[resaula]

nell'atto di sindacato ispettivo 3-03151 del 9 marzo 2022 è stata già portata all'attenzione del Ministro in indirizzo una situazione riguardante la "Alma Mater studiorum" università di Bologna che pare non conforme ai principi di trasparenza e parità di trattamento che sono imprescindibili fondamenti dell'agire e del buon andamento della pubblica amministrazione, dunque anche delle università italiane. Nell'atto di sindacato ispettivo 3-03328 del 18 maggio, poi, sono stati ulteriormente segnalati il perdurare e l'aggravarsi di tale situazione, che sembra vedere l'ateneo bolognese non interessato a verificare la sussistenza di un presunto plagio di notevole gravità; tale presunto plagio, segnalato da un docente della medesima università e documentato da una perizia tecnica, sarebbe stato compiuto da un dottorando di ricerca titolare di una borsa di studio erogata da "Alma Mater", con fondi pubblici, nel quadro di un corso di dottorato condiviso dalle università di Bologna e di Padova, e ai danni di un progetto di ricerca di ateneo e di un'altra tesi di diploma, inedita, realizzata all'interno del medesimo progetto; a quanto risulta agli interroganti, ad oggi il rettore di "Alma Mater" ha risposto, e l'ha fatto solo dopo il primo atto di sindacato ispettivo richiamato, che la segnalazione va archiviata per difetto di informazione e mancanza di interesse: da una parte, in quanto il presunto plagio non sarebbe verificabile, perché l'autore della tesi di dottorato avrebbe posto sulla medesima un embargo permanente (e quindi l'ateneo di Padova, sede amministrativa, non sarebbe in grado di fornirla all'ateneo di Bologna), e dall'altra in quanto "anche un eventuale riscontro" non avrebbe conseguenze concrete, perché l'autore della tesi, e del presunto plagio, non sarebbe ora interno ad "Alma Mater"; la replica del rettore non sembra aver tenuto in debita considerazione due dati di fatto: in primo luogo, la tesi di dottorato che ha beneficiato del presunto plagio è sempre stata nelle disponibilità di "Alma Mater", in quanto sede consorziata del corso di dottorato, nonché erogatrice della borsa di dottorato di cui ha fruito l'autore del presunto plagio; inoltre, la segnalazione pervenuta all'ateneo è stata sin dall'inizio corredata dei documenti necessari per una verifica diretta; risulta inoltre agli interroganti che il rettore non abbia finora ritenuto suo dovere dare riscontro all'istanza di accesso agli atti che il docente autore della segnalazione gli ha indirizzato, al fine di conoscere gli atti che hanno fatto seguito alla sua documentata e dettagliata segnalazione e quelli che sono stati prodotti; la posizione che il rettore ha voluto assumere sembra essere in forte contrasto con i regolamenti di cui l'ateneo si è dotato al fine di prevenire, contrastare e sanzionare non solo la corruzione, ma anche il mancato rispetto del codice etico e dell'integrità nella ricerca: pare voler continuare a tutelare strenuamente l'autore di un presunto plagio, omettendo le verifiche e le valutazioni previste dai suoi stessi regolamenti, come già evidenziato nell'atto 3-03328; considerato inoltre che: il comportamento di "Alma Mater" non sembra essere, purtroppo, un caso isolato, anche in relazione a questo stesso presunto plagio. Risulta infatti agli interroganti che anche il rettore dell'ateneo di Padova, all'epoca dei fatti sede amministrativa del corso di dottorato, ha ricevuto, il 21 dicembre 2021, la medesima segnalazione pervenuta ad "Alma Mater" e che nessun riscontro, neppure interlocutorio, ha dato sino ad oggi, né alla segnalazione né alla richiesta di riscontro indirizzatale il 28 marzo 2022. Un tale silenzio pare in contrasto non solo con le norme in vigore che regolano il buon andamento della pubblica amministrazione, ma anche con il codice etico di cui l'università patavina si è dotata nel 2009; secondo quanto affermato nella parte i (preambolo) del codice etico, infatti, "L'Università di Padova richiede ai docenti, al personale tecnico amministrativo e agli studenti, in relazione ai ruoli e alle responsabilità assunte, sia individualmente sia nell'ambito dei propri organi collegiali, di rispettare, proteggere e promuovere con coraggio i valori cardine delle istituzioni universitarie", fra i quali anche "(e) l'onestà, l'integrità e la professionalità" e "(g) l'equità, l'imparzialità, la trasparenza e la leale collaborazione"; il medesimo codice etico ricomprende fra le questioni etiche disciplinate anche quella relativa a "proprietà intellettuale e plagio" (parte II, articolo 4); valutato che: la vicenda richiamata riguarda un corso di dottorato, ovvero il livello della ricerca universitaria sul quale molto stanno investendo, e ancor più si preparano a investire, Ministero e università, anche grazie ai finanziamenti PNRR. In tale prospettiva, appare ancora più preoccupante il difetto di interesse per la verifica della sussistenza di un presunto plagio, acclarato da una perizia tecnica, compiuto da un dottorando stipendiato con fondi pubblici; la vicenda vede coprotagonisti due fra i più grandi atenei italiani, dove, allo stato, pare che non tutti i casi di presunto plagio siano meritevoli della medesima attenzione, e che alcuni soggetti possano beneficiare della massima tutela, a prescindere da ogni effettiva ed accurata verifica dei fatti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di acquisire dal rettore dell'università di Padova i dati utili a chiarire le motivazioni del suo silenzio di fronte ad una documentata segnalazione di presunto plagio e di renderne edotto il Parlamento; se possa spiegare per quale ragione il medesimo rettore voglia far apparire l'ateneo di Padova del tutto disinteressato alla verifica della sussistenza di un presunto plagio che sarebbe stato compiuto nel quadro di un suo corso di dottorato e, non ultimo, da parte di un soggetto che proprio in quel dottorato beneficiava di una borsa di studio finanziata con fondi pubblici; se intenda porre in essere tutte le azioni utili ad evitare che questo caso si trasformi in un modello negativo per i molti giovani che ancora vedono nel dottorato di ricerca un importante strumento di formazione e di crescita, in termini non solo scientifici e professionali ma anche etici. Atto n. 3-03415 D'ARIENZO Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell'interno Premesso che: giovedì 2 giugno 2022, circa 2.000 ragazzi e ragazze, di cui molti minorenni, si sono ritrovati a Peschiera del Garda (Verona) per un raduno che era stato organizzato nei giorni precedenti tramite passaparola sulla piattaforma "TikTok"; nel corso del raduno, non autorizzato, molti dei partecipanti si sono resi protagonisti di violenze, risse, scontri con la polizia e in alcuni casi anche di molestie sessuali, in particolare sul treno di ritorno verso casa; come emerge dai resoconti di stampa, pare che la situazione sia degenerata dal primo pomeriggio, nel momento in cui sono arrivate in treno oltre 1.500 persone, quasi tutte dalla Lombardia, che si sono aggiunte ai circa 600 giovani già presenti a Peschiera del Garda;