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Art. 13. In caso di morte dell'iscritto in attività di servizio la indennità di cui all'art. 3, lettera a), è corrisposta, in ordine di preferenza, al seguenti soggetti: 1) al coniuge superstite, a meno che questi non risulti da sentenza passata in giudicato legalmente separato per propria colpa. Qualora l'iscritto deceduto abbia lasciato superstiti, oltre il coniuge, figli di precedenti matrimoni, è riservata a questi, nell'ordine di preferenza di cui ai numeri 2), 3) e 4), una quota d'indennità pari a un terzo o metà, secondo che esistano o meno figli di entrambi i coniugi; 2) al figli legittimi, legittimati o adottivi minorenni o permanentemente inabili al lavoro, in parti uguali; 3) alle figlie legittime, legittimate o adottive maggiorenni già conviventi e a carico dell'iscritto deceduto, in parti uguali; 4) al figli legittimi, legittimati o adottivi maggiorenni in parti uguali; 5) ai figli naturali riconosciuti, maggiorenni o minorenni, in parti uguali; 6) agli affiliati minorenni o maggiorenni in parti uguali; 7) al padre, se i genitori sono entrambi viventi e non separati legalmente. Se i genitori sono separati legalmente, la indennità è divisa tra essi in parti uguali: al genitore superstite. In mancanza di genitori legittimi sono equiparati ad essi gli adottanti, in mancanza di questi i genitori naturali ed in mancanza anche di questi gli affilianti; 8) al fratelli e alle sorelle permanentemente inabili al lavoro o minorenni purché non coniugati, in parti uguali; 9) ai fratelli e sorelle maggiorenni o coniugati, nullatenenti, in parti uguali; si considerano nullateneneti coloro che non si trovano nelle condizioni previste dall'art. 12 della legge 15 febbraio 1958, n. 46.