[pronunce]

che, con altra ordinanza di pari data (r.o. 707/2001), emessa nel corso di altro procedimento penale, lo stesso giudice a quo ha sollevato, in riferimento al medesimo parametro costituzionale, identica questione di legittimità costituzionale dell'art. 171-ter, comma 1, lettera c), della legge n. 633 del 1941, sempre nel testo antecedente le modifiche introdotte dalla legge n. 248 del 2000; che la questione, riproposta anch'essa a seguito della restituzione degli atti disposta con la citata ordinanza n. 547 del 2000 di questa Corte, è sorretta dalle medesime argomentazioni della precedente, circa la persistente rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione; che in entrambi i giudizi così promossi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'inammissibilità e, in subordine, per l'infondatezza della questione; che nel primo giudizio (r.o. 645/2001) la SIAE ha depositato atto di intervento e nel secondo giudizio (r.o. 707/2001), quale parte civile nel giudizio penale principale, ha depositato atto di costituzione, concludendo, in entrambi, per l'inammissibilità o comunque per il rigetto della questione. Considerato che il Tribunale di Milano, nel corso di due distinti procedimenti penali aventi a oggetto il reato di vendita di supporti fonografici privi del contrassegno della Società italiana degli autori e degli editori (SIAE), ha sollevato, in riferimento all'art. 25, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 171-ter, comma 1, lettera c), della legge 22 aprile 1941, n. 633 (Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio), nella sua formulazione anteriore alle modifiche introdotte con la legge 18 agosto 2000, n. 248 (Nuove norme di tutela del diritto di autore); che l'identità delle questioni, riguardanti la medesima disposizione di legge e sollevate in riferimento al medesimo parametro costituzionale, rende opportuna la riunione dei relativi giudizi, perché siano decisi congiuntamente; che il giudice a quo, a seguito della restituzione degli atti da parte di questa Corte, ha integrato le motivazioni delle precedenti ordinanze di rimessione, argomentando sulla persistente necessità di fare applicazione nel giudizio principale della disposizione già denunciata, sicché la questione sollevata con entrambe le ordinanze è, sotto il profilo della motivazione circa la rilevanza, ammissibile; che la premessa da cui muove il rimettente nel sollevare la questione si fonda sull'asserita inapplicabilità della disciplina dettata dall'art. 12 del regio decreto 18 maggio 1942, n. 1369 (Approvazione del regolamento per l'esecuzione della legge 22 aprile 1941, n. 633, per la protezione del diritto di autore e di altri diritti connessi al suo esercizio), alla apposizione del contrassegno SIAE su supporti fonografici, essendo la stessa - a suo avviso - riferibile esclusivamente alle opere letterarie cartacee, e sulla conseguente carenza di contenuto della norma incriminatrice impugnata, facendo essa rinvio - quanto alle modalità di apposizione del contrassegno SIAE - a una disciplina che il giudice a quo reputa inesistente; che da tale premessa interpretativa il giudice non trae l'unica conseguenza che allo stesso sembra possibile secondo il tenore della norma censurata, vale a dire quella della irrilevanza penale della condotta ascritta all'imputato, che «dovrebbe essere mandato assolto [...] perché il fatto non è preveduto dalla legge come reato», apparendogli preclusa tale opzione dalla consolidata giurisprudenza di legittimità, orientata in senso opposto; che, così come prospettata, la questione, sollevata in modo del tutto contraddittorio rispetto alle sue premesse, si configura come una impropria utilizzazione del giudizio di legittimità costituzionale, dichiaratamente attivato per contrastare una interpretazione che l'ordinanza di rimessione, lungi dal far propria e dal porre a fondamento del dubbio di costituzionalità, mostra di non condividere affatto, con il paradossale risultato di sottoporre a censura una soluzione interpretativa alla quale è contestualmente negata ogni plausibilità (ordinanze n. 443 e n. 199 del 2001); che la questione, sollevata per una finalità estranea alla logica del giudizio incidentale di costituzionalità, deve pertanto essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 171-ter, comma 1, lettera c), della legge 22 aprile 1941, n. 633 (Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio), nel testo modificato dal decreto legislativo 16 novembre 1994, n. 685 (Attuazione della direttiva 92/100/CEE concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto d'autore in materia di proprietà intellettuale), sollevate, in riferimento all'art. 25, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Milano con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 maggio 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Gustavo ZAGREBELSKY, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 maggio 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA