[pronunce]

che qualora, però, si ritenesse che da tale obiettivo non si possa dedurre la «generalità delle norme», si rientrerebbe, «in ogni caso», nella materia dell'istruzione di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., con la conseguente violazione, da parte delle norme regionali, dei princípi fondamentali della materia, che andrebbero individuati negli articoli sopra richiamati della legge n. 390; che, infine, il sostegno finanziario agli studenti meritevoli e bisognosi rientrerebbe, in ogni caso, nella lettera m) del comma 2 dell'art. 117 Cost., in quanto la prestazione in parola sarebbe sicuramente essenziale; che si è costituita in giudizio la Regione Piemonte, chiedendo che il ricorso sia dichiarato infondato. In particolare, la difesa regionale osserva che, a seguito della riforma del titolo V della Costituzione, il diritto allo studio universitario sarebbe divenuto materia di competenza legislativa residuale delle Regioni, «salvo il potere-dovere del legislatore statale di fissare i livelli essenziali delle prestazioni pubbliche». Inoltre, requisito imprescindibile per accedere alla borsa di studio sarebbe solo quello economico previsto dalla normativa nazionale; ciò consentirebbe alla Regione di «uscire da una logica meramente assistenzialistica premiando i più capaci e meritevoli ancorché privi di mezzi», senza, per ciò solo, violare né un principio fondamentale né una norma generale sull'istruzione; che, ad avviso della difesa regionale, le suddette considerazioni escluderebbero l'eccepita incostituzionalità; che, in data 6 settembre 2005, la Regione Piemonte ha depositato un'istanza, peraltro non notificata, per la declaratoria della cessazione della materia del contendere; che, secondo la difesa regionale, l'art. 9 della legge della Regione Piemonte n. 31 del 2004, modificando le norme impugnate, avrebbe accolto i rilievi mossi nel ricorso erariale. In particolare, il detto art. 9 ha aggiunto: a) all'art. 3, comma 2, della legge reg. n. 20 del 2004 (recte: all'art. 6, comma 2, della legge reg. n. 16 del 1992, come modificato dall'art. 3 della legge reg. n. 20 del 2004) , dopo le parole «i requisiti di merito fissati dalla Giunta regionale», le seguenti «secondo i criteri previsti, per la valutazione del merito, dalla normativa statale»; b) all'art. 3, comma 3, della legge reg. n. 20 del 2004 (recte: all'art. 6, comma 3, della legge reg. n. 16 del 1992, come modificato dall'art. 3 della legge reg. n. 20 del 2004) , dopo le parole «i requisiti di merito previsti dalla Giunta regionale», le seguenti «in applicazione dei criteri fissati, per la valutazione del merito, dalla normativa statale»; c) all'art. 5, comma 2, della legge reg. n. 20 del 2004 (recte: all'art. 6-ter, comma 2, della legge reg. n. 16 del 1992, come modificato dall'art. 5 della legge reg. n. 20 del 2004) , dopo le parole «le borse di studio sono concesse sulla base dei criteri fissati dalla Giunta regionale», le seguenti «in applicazione di quanto disciplinato dalla normativa statale». che all'udienza pubblica il Presidente del Consiglio, tramite l'Avvocatura dello Stato, ha dichiarato di aderire alla richiesta di cessazione della materia del contendere. Considerato che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, ha proposto questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, commi 2 e 3, e dell'art. 6-ter, comma 2, della legge della Regione Piemonte 18 marzo 1992, n. 16 (Diritto allo studio universitario), come modificati, rispettivamente, dall'art. 3 e dall'art. 5 della legge della Regione Piemonte 3 agosto 2004, n. 20 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 18 marzo 1992, n. 16 “Diritto allo studio universitario”, modificata dalla legge regionale 7 dicembre 2000, n. 58), in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettere m) e n), e terzo comma, della Costituzione; che le norme impugnate sono state modificate dall'art. 9 della legge della Regione Piemonte 4 novembre 2004, n. 31 (Modifiche alla legge finanziaria per l'anno 2004 e provvedimenti di natura pluriennali); che l'intervenuta modificazione della disposizione oggetto di censura deve ritenersi satisfattiva delle pretese del ricorrente e, conseguentemente (sentenze numeri 407 e 272 del 2005, 196 del 2004 e ordinanza n. 137 del 2004), va dichiarata – aderendo, peraltro, alla concorde richiesta della Regione resistente e del Presidente del Consiglio dei ministri – la cessazione del contendere in riferimento alle questioni di legittimità costituzionale poste sulle norme impugnate.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in ordine al ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 dicembre 2005. F.to: Annibale MARINI, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 dicembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA