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Se impiantiamo al Sud un'azienda, che produce lo stesso identico prodotto realizzato al Nord e i mercati di riferimento sono nel Centro Europa, quell'azienda non sarà mai competitiva, perché dovrà superare dagli 800 ai 1.000 chilometri di distanza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Damiani) . Il Meridione dunque è vincente quando gli garantiamo un quid pluris di innovazione, di studio e di ricerca. Le aziende vincenti sul mercato, che per fortuna nel Meridione esistono, sono quelle che offrono prodotti di alta qualità, grazie alla ricerca e all'innovazione. Credo quindi sia indispensabile sollecitare l'attenzione a questo profilo e spero che si voglia rimediare con gli statuti. Ahimè devo parlare di "statuti", visto che il testo fa riferimento appunto a due società. Mi sorge il dubbio che creare una società in più possa servire solo a moltiplicare le cariche direttive (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) e ben sappiamo cosa si nasconde dietro questi obiettivi. Come vedete, colleghi, sono stato molto sintetico e sto usando assai meno del tempo a mia disposizione. Concludo osservando che sono mosso da una preoccupazione: non vorrei che il provvedimento al nostro esame vado poco più in là del noto aforisma di Oscar Wilde: «Amo molto parlare di niente. È l'unico argomento di cui so tutto». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Damiani. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, la questione degli aiuti di Stato alle banche si presta facilmente alle strumentalizzazioni politiche, di cui nel recente passato abbiamo avuto ampia conoscenza ed esperienza, per alcune vicende ben note. Affrontare tale questione in quest'Aula richiede grande senso di equilibrio e, soprattutto, chiarezza di intenti, per un caso specifico e particolare, come quello della Banca Popolare di Bari, che assume una connotazione di interesse pubblico. Ritengo quindi che il dibattito in quest'Aula debba essere connotato in modo preminente dall'interesse pubblico, tant'è che lo stesso provvedimento al nostro esame è intitolato «Misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimenti». Ecco allora tre parole chiave, fondamentali, che sono presenti nel testo del provvedimento: Mezzogiorno, sistema creditizio e investimenti. Si tratta di tre concetti chiave, che bisogna avere ben presenti, nella gestione di questa criticità e di questo shock . Auspico quindi che quella odierna sia pertanto l'occasione per il Parlamento di affrontare un tema ben più ampio, rispetto al caso singolo e a quanto accaduto, con una visione più ampia del Mezzogiorno e dei suoi investimenti. Noi siamo stati sempre critici in quest'Aula, lo abbiamo fatto anche di recente; lo abbiamo fatto contro il I Governo Conte e lo facciamo anche contro il II Governo Conte, proprio per la mancanza di una visione di politiche di investimento per il Mezzogiorno e per il fatto che vi siete imbarcati sulla strada dell'assistenzialismo, con quelli che sono stati e sono i risultati negativi che abbiamo denunciato fin dall'inizio. Oggi ci ritroviamo in quest'Aula - com'è stato già detto nell'intervento che mi ha preceduto - ad affrontare il tema degli investimenti al Sud perché è accaduto un fatto grave e scioccante come il commissariamento della Banca Popolare di Bari, che - lo voglio ricordare - è una banca di sistema: è la banca di sistema più importante del Mezzogiorno in Italia, con le sue oltre 350 filiali, 9 miliardi di raccolta e 14 miliardi di attivo, 3.300 dipendenti e 70.000 soci. Questa è quindi l'occasione per discutere dei problemi del Mezzogiorno. In una situazione di estrema fragilità dell'economia al Sud, con i suoi tassi di disoccupazione sopra la media, con la carenza di infrastrutture, l'assenza di incentivi alle imprese, la burocrazia che soffoca, l'elevata mortalità di iniziative di lavoro autonomo e d'impresa e la pressione fiscale crescente, l'impatto di un evento shock come la vicenda della Banca Popolare di Bari moltiplica i suoi effetti negativi sull'intero sistema economico-finanziario meridionale, e non solo. Da queste premesse discende la necessità - lo sostengo convintamente - di un intervento statale, rispetto al quale non abbiamo pregiudizi di sorta, né semplicistiche prese di posizione, perché siamo ben coscienti e consapevoli della complessità della realtà da gestire in un territorio già provato da numerose negatività. È prassi comune negli altri Stati europei l'intervento pubblico a sostegno di istituzioni bancarie in difficoltà: in Germania l'impatto sul debito pubblico delle misure di sostegno ai settori finanziari nazionali ammontava a fine 2017 a circa il 7 per cento del PIL tedesco; nel Regno Unito al 4,3 per cento; in Spagna al 4,6 per cento; in Austria al 9,5 per cento e solo in Italia l'impatto è stato stimato a meno dell'1,5 per cento del PIL. Il nostro Paese quindi registra la percentuale più bassa di sostegno pubblico al sistema bancario, nonostante il settore finanziario contribuisca in quota significativa al PIL nazionale. Infatti, il settore finanziario del nostro Paese contribuisce all'economia nazionale in misura superiore sia alla Francia che alla Germania. Il punto perciò, in merito a questa vicenda, non è se intervenire o no, perché è chiaro che bisogna assolutamente intervenire. Lo sostiene anche uno studio recente della BCE, che ha riconosciuto che oggi è necessario l'intervento pubblico «per salvaguardare la stabilità finanziaria» dei nostri Paesi. Non ci dobbiamo nascondere dietro un dito. Il punto è tradurre oggi un fatto singolo, il caso particolare in una strategia di intervento di ampio respiro e di sostegno alle politiche finanziarie del Mezzogiorno d'Italia. Questo è oggi il dibattito fondamentale. In sintesi, il provvedimento lo conosciamo tutti: vengono attribuiti ad Invitalia fino a 900 milioni di euro nel 2020, finalizzati al rafforzamento patrimoniale della società Mediocredito Centrale - Banca del Mezzogiorno che, a sua volta, potrà promuovere attività finanziarie e di investimento, a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno, anche mediante l'acquisizione di partecipazioni al capitale di banche e società finanziarie. Il testo del provvedimento non cita espressamente la Banca Popolare di Bari, ma sappiamo tutti - è stato pubblicamente annunciato - che verrà disposto un aumento di capitale che consentirà a Mediocredito Centrale, insieme al Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD) e a eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari. In merito a tale operazione - voglio subito essere chiaro e sgombrare il campo da dubbi - Forza Italia mantiene assolutamente la sua posizione di coerenza e responsabilità. Noi approviamo l'intervento nel sistema bancario a tutela dei correntisti, degli obbligazionisti e degli azionisti, per i quali auspichiamo un ristoro effettivo e non solo annunciato. Lo facciamo a favore dei dipendenti della banca e dell'economia di un territorio che è già fragile.