[ddlpres]

Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti, di misure alternative alla detenzione e di programmi di riduzione del danno. Onorevoli Senatori. -- La dichiarazione di incostituzionalità della legge 21 febbraio 2006, n. 49, cosiddetta «Fini-Giovanardi», da parte della Corte costituzionale non ha risolto, ma anzi ha reso ancora più urgente, la revisione della legislazione italiana sulle droghe e, specificamente, della parte sanzionatoria e penale. Questione tanto più urgente, alla luce degli indirizzi emersi dalla sessione straordinaria dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sul problema mondiale della droga che ha avuto luogo nell'aprile 2016. In questa prospettiva (centralità della persona, protezione di gruppi più vulnerabili, politiche integrative, uso di misure alternative alla reclusione) si muovono le associazioni e i gruppi che si riconoscono nel Manifesto di Genova, redatto in occasione della conferenza tenuta «Sulle orme di Don Gallo» all'indomani dell'abolizione della legge Fini-Giovanardi, il cui lavoro è alla base di questa iniziativa legislativa oltre che dei periodici libri bianchi sulle politiche in materia di droghe in Italia. La proposta che qui si avanza è il frutto di una rielaborazione della proposta presentata dall'onorevole Marco Boato nella XIV legislatura (vedi atto Camera n. 4208), a sua volta ricalcata sull'elaborazione della Commissione ministeriale presieduta dal Presidente La Greca sotto la responsabilità del sottosegretario Franco Corleone durante il Governo Prodi I. Essa si incentra sulla revisione dei titoli VIII (Della repressione delle attività illecite), X (Attribuzioni regionali, provinciali e locali. Servizi per le tossicodipendenze), XI (Interventi preventivi, curativi e riabilitativi) e XIII (Disposizioni finali) del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Anche la parte ordinamentale relativa alle istituzioni e alle amministrazioni di coordinamento e monitoraggio nazionale delle politiche sulle droghe merita un incisivo intervento riformatore, ma l'urgenza di una chiara linea di indirizzo in materia penale e di servizi ci spinge a proporre per il momento una revisione dei titoli citati. Il primo articolo di questo disegno di legge concerne la qualificazione in termini di liceità, penale ed amministrativa, del mero consumo di stupefacenti e, conseguentemente, delle condotte ad esso strumentali tramite la modifica dell'articolo 72 che apre il capo I del titolo VIII del citato testo unico. L'articolo 2 contiene le modifiche dell'articolo 73 del testo unico. Nel dettaglio, si è proceduto alla semplificazione delle condotte, riconducendole a quattro tipologie fondamentali: produzione (condotta che compendia quelle di coltivazione, fabbricazione, raffinazione e estrazione), acquisto (che ricomprende tutte le condotte con le quali la droga rientra nella disponibilità di un soggetto), cessione e detenzione. La condotta di cessione deve avere il dolo specifico di ricavo, di profitto o altra utilità. Le altre tre condotte devono avere un doppio dolo specifico: di cessione ad altri (con conseguente esclusione di ogni condotta finalizzata al consumo personale) e di ricavo di profitto o di altra utilità, che comprende situazioni di vantaggio non patrimoniale ma comunque illecito da parte dell'agente, come ad esempio la cessione di stupefacenti in cambio della custodia di un'arma clandestina. In questo modo sono fuori dalla penalizzazione la coltivazione ed ogni altra condotta finalizzata al consumo personale, la cessione totalmente gratuita (in genere riconducibile a contesti amicali) e la cessione finalizzata all'uso di gruppo. Le pene sono state complessivamente ridotte in maniera considerevole, riportando il trattamento sanzionatorio in questa materia in un alveo di proporzionalità dell'offesa, più in linea con i princìpi costituzionali. Si è inoltre differenziato il regime sanzionatorio in funzione della diversa natura della sostanza, al fine di graduare il trattamento punitivo in relazione alla differente gravità delle condotte. Quanto al fatto di lieve entità si è ulteriormente accentuato il carattere di autonomia della fattispecie, attraverso la previsione di un distinto articolo 73 -bis . Il nuovo articolo 73 -ter introduce la coltivazione in forma associata per uso personale. Mutuando il modello dei cosiddetti cannabis social club si è stabilita la liceità penale dell'attività di coltivazione in forma associata di piante di cannabis , idonee e finalizzate alla produzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, destinate ad un uso esclusivamente personale o di gruppo. Si tratta di un modulo organizzativo dell'attività di produzione e somministrazione la cui liceità è condizionata al rispetto di una pluralità di disposizioni amministrative dirette a disciplinare le forme di costituzione dell'associazione, le modalità di rilascio dell'autorizzazione, la gestione della coltivazione, anche con riferimento al numero di piante coltivabili. Tali profili, unitamente alla determinazione dell'ammontare della tassa di concessione governativa annuale, dovranno essere determinati con un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri da adottare, di concerto con i Ministeri della salute e dell'economia e delle finanze, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. La competenza al rilascio dell'autorizzazione è stata attribuita alla prefettura competente per territorio, la quale potrà procedere anche alla revoca dell'autorizzazione in presenza di gravi o reiterate violazioni del suo contenuto prescrittivo. L'articolo 3 del disegno di legge interviene sul versante delle fattispecie associative. Le pene previste per i promotori ed i capi dell'associazione di cui all'articolo 74 del testo unico sono considerevolmente ridotte: il minimo edittale è stato portato da venti a otto anni di reclusione e, per i semplici partecipanti, da dieci a sei anni di reclusione. Si è quindi proceduto ad una rimodulazione del trattamento sanzionatorio previsto nel caso di associazione armata, fornendone anche una nuova definizione. L'articolo 4 prevede l'abrogazione degli articoli 75 (Condotte integranti illeciti amministrativi) relativo all'uso personale e l'articolo 75 -bis (Provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica) che stabilisce una serie di sanzioni amministrative e penali di impatto fortemente desocializzante. All'articolo 5 si è proceduto a modificare la fattispecie di agevolazione all'uso di sostanze stupefacenti disciplinata dall'articolo 79 in modo da armonizzarla con la ricordata introduzione dei cannabis social club e da consentire, in futuro, interventi di regolamentazione di contesti in cui il consumo è ammesso, sia pure con modalità controllate. Tali obiettivi sono realizzati introducendo una doppia clausola di esclusione all'ambito di operatività dell'articolo 79: la prima è, appunto, quella dei gruppi di persone costituiti in forma libera per l'attività di coltivazione associata di piante di cannabis al fine della produzione di sostanze;