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Detta pronuncia ha perimetrato l'ambito di applicazione della norma che impone ai Comuni, entro il 2019, di procedere all'accertamento dei mancati pagamenti, con conseguenti addebiti di sanzioni e interessi sul mondo agricolo, già in forte difficoltà, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, per le peculiarità della norma, per la successiva abrogazione, per le questioni di legittimità sollevate e per il tempo trascorso per la definizione, non ritenga utile prevedere una disposizione normativa "di favore" che, sulla scorta di quanto già effettuato con la rottamazione delle cartelle, possa portare allo sgravio di sanzioni e interessi per l'IMU agricola non versata, sebbene ad oggi non ancora accertata (lo si farà entro il 2019, almeno per quanto concerne l'IMU 2014), che allevierebbe le difficoltà del mondo agricolo e, probabilmente, consentirebbe anche ai Comuni di incassare le somme vitali per garantire l'erogazione dei servizi. Atto n. 4-01560 LONARDO GALLONE BERARDI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: la libertà di scelta educativa necessita di un pluralismo educativo composto da scuole pubbliche statali e scuole paritarie, anch'esse pubbliche di diritto e di fatto; ai sensi dell'articolo 33 della Costituzione, il sistema pubblico di istruzione italiano è articolato in scuole statali e scuole paritarie; il quarto comma recita espressamente che: "La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali"; ai sensi della legge 10 marzo 2000, n. 62, recante "Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione", il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall'articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali; la scuola pubblica statale conta 8 milioni e mezzo d'iscritti, mentre la scuola pubblica non statale ne registra un milione; l'Italia è tra gli ultimi Paesi in Europa a riconoscere il ruolo nel sistema statale alle scuole non statali; basti pensare che lo Stato riconosce alle scuole paritarie un contributo di circa 500 milioni di euro annui (circa 500 euro all'anno a studente), a fronte di una spesa di circa 50 miliardi per la scuola statale (circa 10.000 euro all'anno a studente). Il finanziamento alla scuola paritaria deve essere visto come una priorità, poiché potrebbe tradursi in un bel risparmio per le casse dello Stato; gli studenti italiani sono quindi discriminati, per ragioni economiche, nel loro diritto di apprendere; ai sensi dell'articolo 30 della Costituzione e dell'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, i genitori hanno il diritto di "istruire ed educare i figli" e la "priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli"; è quindi dovere degli Stati europei "rispettare il diritto dei genitori di provvedere nel campo dell'insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche" (art. 2 della Convenzione europea sulla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo); per il rispetto di tali norme, occorre riconoscere alla famiglia il diritto di educare liberamente la prole; un modo per sostenere economicamente l'educazione di tutti i cittadini, anche di quelli che non frequentano la scuola statale, e allo stesso tempo far risparmiare risorse allo Stato, è l'applicazione del costo standard di sostenibilità per allievo, applicabile ugualmente a tutte le scuole pubbliche, paritarie e statali. Si potrebbe ipotizzare l'assegnazione alla famiglia di una quota (che si colloca su 5.500 annui per studente) da spendere per l'istruzione dei figli. Sarà poi la famiglia stessa a decidere dove spendere tale quota, se in una scuola pubblica statale o in una scuola pubblica paritaria, sotto la garanzia e il controllo dello Stato; solo in questo modo il sistema scolastico italiano riuscirà a emergere da una situazione di costante allarme rosso, facendo risparmiare soldi allo Stato e garantendo il diritto fondamentale all'istruzione senza discriminazioni economiche, restituendo alla famiglia la responsabilità educativa in una piena libertà di scelta, con l'obiettivo di innalzare la qualità dell'istruzione italiana, portandola allo stesso livello degli altri Paesi europei; inoltre, gli insegnanti potranno scegliere dove esercitare la propria professione, nella scuola pubblica statale o in quella pubblica paritaria, con uno stipendio uguale, come avviene nel resto dell'Europa, e non potranno più verificarsi discriminazioni, come invece avvenuto nell'ultimo concorso straordinario che, nella riserva prevista, considera unicamente il servizio svolto presso le scuole statali; infatti, occorre ricordare che, negli ultimi anni, molti docenti hanno rinunciato a un contratto a tempo indeterminato presso la scuola pubblica paritaria nella quale prestavano servizio, per non essere esclusi dalle graduatorie ad esaurimento, e hanno accettato contratti a tempo determinato presso la scuola pubblica statale, auspicando ragionevoli soluzioni; gli stessi docenti, oggi, rischiano di perdere il posto di lavoro e dovranno attendere un eventuale nuovo concorso ordinario, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che i dati esposti impongano una riflessione sull'urgente bisogno di cambiamento del sistema dell'istruzione italiano e se non ritenga ragionevole e conveniente per lo Stato introdurre, nell'ordinamento scolastico, l'applicazione del costo standard di sostenibilità per allievo, ossia l'ammontare minimo di risorse da riconoscere a ciascuna scuola pubblica, statale e paritaria, sulla base di parametri certi. Atto n. 4-01561 VITALI MALAN MALLEGNI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: in data 29 marzo 2019 la testata giornalistica nazionale "il Fatto Quotidiano" ha pubblicato un articolo a firma del giornalista Daniele Martini con il quale si evidenziano gli interessi connessi alla prossima aggiudicazione del bando di gara per la gestione dei giochi numerici a totalizzatore nazionale, meglio conosciuti come Superenalotto; tale bando di gara ha una valenza in termini di entrate erariali importante, ai sensi dell'art. 1, commi 576 e 577, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), si è determinato che la base d'asta a rialzo di partecipazione ha un importo di 100 milioni di euro ed un aggio a ribasso del 5 per cento; considerato quindi il valore della concessione novennale pari a circa 1.5 miliardi all'anno, l'articolo rileva un forte interesse da parte delle principali società del settore del gioco, ponendo l'attenzione sull'azione di alcune figure professionali esperte nel settore lobbistico, che prestano il loro servizio per uno dei maggiori partecipanti alla procedura di selezione;