[pronunce]

che tutto ciò evidenzia ulteriori aspetti di carenza della motivazione sulla rilevanza nelle due ordinanze di rimessione; che, infine, come eccepito dalla difesa dello Stato, il Tribunale di Parma ha del tutto omesso di verificare previamente - e il Tribunale di Catania ha in modo sostanzialmente immotivato escluso - la possibilità di una interpretazione costituzionalmente adeguata della norma censurata, pur condivisa da altri giudici di merito; che la questione identicamente sollevata dai due Tribunali rimettenti è, pertanto, sotto più profili manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, commi 1 e 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 147, comma 5, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa) sollevata, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 24, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Catania, sezione fallimentare, e dal Tribunale ordinario di Parma, sezione prima civile, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 gennaio 2016. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Mario Rosario MORELLI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 gennaio 2016. Il Cancelliere F.to: Roberto MILANA