[pronunce]

- Con memoria dell'aprile 2002 si è costituito, quale controinteressato, l'Ordine dei farmacisti delle province di Milano e di Lodi, sostenendo, in via preliminare, la manifesta infondatezza della questione, in quanto la stessa sarebbe già stata esaminata da questa Corte, con la sentenza n. 446 del 1988. Nel merito, la memoria pone in evidenza che proprio la citata sentenza di questa Corte ha affermato che la materia in esame inerisce ad un servizio di pubblica necessità, le cui finalità non possono essere condizionate o snaturate con il richiamo all'aspetto privato ed imprenditoriale dell'esercizio farmaceutico, laddove ragioni di utilità sociale legittimano invece la compressione dell'iniziativa economica privata. La legislazione successiva, nonché la relativa giurisprudenza, si sarebbero pienamente uniformate a questo principio. 7. - Con memoria del luglio 2002 si è infine costituita la Regione Lombardia, sostenendo, sia l'inammissibilità della questione, sia la sua infondatezza nel merito. Quanto al profilo dell'inammissibilità, la memoria sostiene innanzitutto che l'ordinanza di remissione è carente di motivazione circa la rilevanza: il Tar Lombardia descriverebbe infatti in maniera generica ed apodittica i presupposti di fatto da cui trae origine il giudizio di costituzionalità. Altro profilo di inammissibilità è costituito dalla carenza di motivazione circa la non manifesta infondatezza. Infatti, mancherebbero nell'ordinanza, da un lato la descrizione delle norme della legge regionale impugnate, e dall'altro la puntuale denuncia di ogni singola norma e la correlativa motivazione. A questo proposito la memoria pone in evidenza che, qualora venissero dichiarate incostituzionali in toto le norme dettate dagli artt. 3, 4, 5, 6, 7 e 8 della legge reg. Lombardia n. 21 del 2000, si avrebbe l'effetto di creare un vuoto normativo nella disciplina di un servizio pubblico essenziale per la salute dei cittadini. Venendo al merito, la memoria si sofferma sul quadro generale della disciplina statale vigente in materia sottolineando l'importanza del servizio pubblico svolto dalle farmacie per soddisfare il diritto alla salute di tutti i cittadini. A questo fine, precisa la memoria, concorrono, da un lato le disposizioni statali che dispongono in ordine al contingentamento ed alle piante organiche, e dall'altro la disciplina legislativa regionale in materia di orari, turni, chiusura infrasettimanale. Insomma, il “sistema farmacia” costituisce un unicum, nel quale sono saggiamente bilanciati i valori espressi dagli artt. 32, 97, 41 e 36 della Costituzione. 8. - In prossimità della pubblica udienza del 5 novembre 2002, le parti interessate hanno provveduto a depositare memorie scritte con cui hanno reciprocamente dedotto in ordine agli argomenti esposti negli atti di costituzione. 8.1. - In particolare, le farmacie Ravani, Corvetto, Scevola, San Siro e Castoldi, con due atti di identico contenuto, hanno controdedotto alle eccezioni di inammissibilità sostenendo che la questione proposta è rilevante ai fini della soluzione dei giudizi a quo e che le disposizioni della legge regionale sono state censurate non in toto, ma soltanto nella parte in cui stabiliscono obblighi di chiusura giornaliera, infrasettimanale, festiva e per ferie degli esercizi farmaceutici. Nel merito, le parti interessate hanno evidenziato come non sia in contestazione la natura pubblica del servizio farmaceutico, ma il fatto che a tale servizio siano imposti limiti di orario, non solo minimi, ma anche massimi. Esse sostengono che l'eliminazione dei limiti massimi di orario sia di maggiore utilità per gli utenti ed aumenti l'efficienza del sistema farmaceutico. Tale liberalizzazione degli orari, inoltre, non danneggerebbe le piccole farmacie e non sarebbe di pregiudizio per la capillarità del servizio. 8.2. - L'Associazione chimica farmaceutica lombarda tra titolari di farmacie ha ulteriormente dedotto in ordine alla eccepita inammissibilità della questione per essere l'ordinanza di remissione carente, oltre che in ordine alla descrizione dei fatti di causa, anche in punto di rilevanza. Nel merito, ha apportato ulteriori argomenti a sostegno della tesi della natura pubblicistica del servizio farmaceutico, assolutamente prevalente nei confronti degli invocati aspetti privatistici della gestione del servizio. 8.3. - La Regione Lombardia, ha presentato una memoria d'udienza, nella quale, nel riconfermare tutte le eccezioni precedentemente svolte, ha evidenziato che l'attività delle farmacie, essendo volta a fornire un servizio pubblico destinato alla tutela dei cittadini, non può essere ricondotta alla materia del “commercio”, nella quale sussiste la competenza esclusiva delle Regioni, bensì alla competenza concorrente dello Stato e delle Regioni, con la conseguenza che spetta a queste ultime la legislazione di dettaglio ed allo Stato la determinazione dei principi fondamentali.1. - Le due ordinanze di remissione hanno identico contenuto e pertanto i due giudizi vanno riuniti per essere decisi con un'unica sentenza. 2. - Vanno respinte, innanzitutto, le eccezioni di inammissibilità sollevate da alcune delle parti in causa. 2.1. - Quanto all'eccezione di carenza di motivazione in ordine alla rilevanza della questione, è da ritenere che i richiami ai presupposti di fatto ed all'oggetto della controversia, benché sintetici, siano sufficienti tuttavia a dimostrare l'influenza diretta che il presente giudizio di costituzionalità ha nel giudizio a quo. 2.2. - Quanto poi all'eccezione di carenza di motivazione circa la non manifesta infondatezza, poiché mancherebbero da un lato la descrizione delle norme della legge regionale impugnata, e dall'altro la puntuale denuncia di ogni singola norma e la correlativa motivazione, è agevole replicare che le disposizioni della legge regionale non sono state affatto censurate in toto, ma soltanto nella parte in cui stabiliscono obblighi di chiusura giornaliera, infrasettimanale, festiva e per ferie degli esercizi farmaceutici. 2.3. - Quanto infine all'eccezione di manifesta infondatezza per essere la questione già stata decisa da questa Corte con sentenza n. 446 del 1988, appare dirimente la considerazione che in quel caso si discuteva della legittimità costituzionale delle sole norme che stabiliscono la chiusura per ferie ed il riposo settimanale, in questo caso, invece, viene censurata anche la disposizione che stabilisce gli orari di apertura e chiusura delle farmacie, aspetto, quest'ultimo, del tutto nuovo, sul quale la Corte deve pronunciarsi per la prima volta. 3.