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A proposito di quei colleghi che giustamente si lamentano del fatto che è stata inserita una norma, che niente aveva a che vedere con questo decreto-legge perché riguardava le elezioni politiche, con la quale si salvano alcuni Gruppi che si sono costituiti entro il 31 dicembre 2021, io dico di stare tranquilli: mi sembra assolutamente necessario e doveroso che o nella manovra finanziaria o nel provvedimento cosiddetto milleproroghe possano essere sanate anche queste soluzioni. Ritengo infatti che maggiore è l'offerta politica che si propone agli italiani, maggiore sia la possibilità che gli italiani riscoprano il voto ed il gusto di andare a votare. In questo decreto-legge, lo si è fatto per quei partiti e per quei Gruppi che si erano costituiti entro il 31 dicembre 2021, ma ritengo che in una prossima occasione e comunque prima del voto politico si possa dare la possibilità anche a coloro che il 31 dicembre 2021 non avevano assolutamente in mente né di creare un Gruppo, né di creare una formazione, ma che oggi invece l'hanno realizzata, di presentarsi regolarmente, ad armi pari, e di presentare i loro programmi agli italiani. (Applausi) . Credo che questo sia il minimo del rispetto delle regole nei confronti di tutti. Personalmente, mi occupo di giustizia e parlo quotidianamente non soltanto per la mia professione, ma anche per l'attività politica, con i cittadini e vi assicuro che non trovo nessuno che sia soddisfatto della nostra giustizia, dei suoi tempi, delle procedure esecutive infinite, delle procedure fallimentari senza fine, dei processi penali, della facilità con cui si sottopone a misura cautelare. Eppure, quando poi vi sono i referendum va a votare solo il 20 per cento degli italiani. Mi sembra, quindi, che il nostro sia un popolo ormai rassegnato, che ha bisogno di un elettroshock e credo sia compito di una politica sana e seria praticarlo. Non mi scandalizzo se si cambiano partiti e si cambiano collocazioni, quando questi cambi sottendono un progetto, un programma, un interesse collettivo, ma mi vedono un po' meno d'accordo quando tendono a difendere uno status quo , a rappresentare un interesse di parte, un interesse personale che va addirittura a collidere con l'interesse pubblico. Mi auguro che si faccia tesoro dell'esperienza che stiamo vivendo in queste ultime elezioni. Negli altri Paesi, peraltro, non si scandalizza nessuno se va a votare il 20-30 per cento degli elettori, ma nel nostro Paese, che ha una lunga tradizione di altissime percentuali di votanti alle elezioni politiche e soprattutto alle elezioni amministrative, vedere oggi che più della metà degli aventi diritto al voto preferisce non esercitare il voto credo non sia un bel vedere. Fatte queste precisazioni e con questi auspici, signora Presidente, anche perché ormai questo decreto-legge ha esplicitato gli effetti per il quale era stato pensato, e con le precisazioni che ho fatto all'inizio sul rapporto che ci deve essere tra il Governo e il Parlamento in generale e tra il Governo e la sua maggioranza in particolare, annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. (Applausi) . AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, interverrò brevemente per dichiarare il voto a nome del mio Gruppo, perché siamo - non per la prima volta - di fronte ad una situazione un po' surreale, direi anche imbarazzante. Siamo chiamati oggi a decidere su come fare alcune cose, che però sono già accadute. Con il decreto-legge che siamo chiamati a convertire dovremmo decidere come deve essere inserita la scheda nell'urna, quante firme servono per presentare una lista alle elezioni amministrative, come devono essere sanificati i seggi e potrei continuare all'infinito. Sono tutte cose già successe. Questo non può far altro che deprimere ancor di più il ruolo del Parlamento. Mi si potrà dire che siamo in seconda lettura e che ormai, con il monocameralismo di fatto, la seconda lettura è un passaggio burocratico, ma in realtà anche la prima lettura alla Camera è avvenuta a cose già fatte, dopo la domenica di voto del referendum e del primo turno. Noi addirittura ci troviamo a trattare questo decreto-legge dopo che si sono già svolti anche i ballottaggi e questo non va bene. Ripeto, non va bene, è grave perché, Presidente, se il Parlamento fosse stato coinvolto, e c'era modo e tempo di farlo dal momento che, come hanno rilevato bene alcuni colleghi prima, il decreto-legge è dei primi giorni di maggio e quindi c'erano addirittura quaranta giorni per poterlo esaminare ed intervenire, avremmo potuto aiutare il Governo ad evitare certe figuracce. Pensiamo ad esempio a quella delle mascherine ai seggi. Ricordo brevemente la questione: tre giorni o quattro giorni prima del voto una circolare dei Ministeri dell'interno e della salute sui protocolli sanitari ha previsto le mascherine all'interno delle sezioni di voto. Attenzione, non all'interno dei seggi, degli edifici e delle scuole, ma all'interno delle sezioni vi era mandato ai presidenti di controllare. Un obbrobrio; presumo che molti di voi siano andati a votare qualche volta e sappiamo bene quindi che l'assembramento è fuori, non quando si entra uno alla volta nella sezione di voto. (Applausi) . Chi ha scritto questa norma può quindi essere tacciato quantomeno di ignoranza istituzionale. Il bello è che queste mascherine sono state comunque consegnate ai seggi da parte del Governo, sono arrivate alle prefetture, le prefetture le hanno inviate ai Comuni e questi ultimi alle sezioni di voto. Ebbene questo giochetto è costato 6 milioni di euro ai cittadini. Mascherine che poi, all'ultimo, non sono più state necessarie, ma sono state acquistate e distribuite; pensiamo quindi non solo al costo vivo della materia, ma anche a tutto il lavoro che è stato fatto. E chi paga? Paga sempre Pantalone o pagano il ministro Lamorgese e il ministro Speranza? (Applausi) . Vorrei rilevare un'altra questione politicamente molto più grave: la scelta di votare solo nella giornata di domenica. Il Governo, anzi la Presidenza del Consiglio, nei mesi scorsi ha svolto un ottimo lavoro con un comitato di esperti e ha prodotto il libro bianco sull'astensionismo dal titolo «Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l'astensionismo e agevolare il voto». Sono individuate da parte del Governo alcune modalità per favorire la partecipazione e ridurre l'astensionismo. Presidente, sa qual è la prima e più importante? Votare in due giornate. Lo dice il Governo: per ridurre l'astensionismo bisogna votare domenica e lunedì. Cosa fa il ministro Lamorgese? Votiamo solo la domenica. Non è una scelta dettata da altre ragioni, da altre logiche, non so magari evitare i costi degli scrutatori. No, il Governo sa che votare su due giorni riduce l'astensionismo e quindi il Governo o meglio il ministro Lamorgese decide di votare in una giornata sola proprio per agevolare l'astensionismo e ridurre la possibilità di raggiungere il quorum al referendum . (Applausi) . Scelta politica, cosa che non mi sarei aspettato da un Ministro che si dichiara tecnico.