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Si tratta, infatti, dell'accertamento di un diritto, che se pur trova il suo presupposto nel procedimento di prevenzione, prescinde da esso, inserendosi nel rapporto tra l’Agenzia, tenuta al pagamento, ed il creditore che in ragione della titolarità del credito ammesso al passivo, rapporto estraneo alla procedura di prevenzione. L'eventuale successivo giudizio di opposizione di natura civile si svolge con rito camerale nelle forme del procedimento sommario di cui all'articolo 702 -bis e seguenti del codice di procedura civile dinanzi alla corte d'appello del distretto di competenza del giudizio presupposto (di prevenzione o penale). In presenza di somme contestate, queste vanno accantonate, procedendosi all'assegnazione di quelle non controverse. Ove non sia possibile procedere all'accantonamento la proposta opposizione sospende l'esecutività dei pagamenti. Gli articoli 48 e 49 apportano modifiche agli articoli 63 e 64 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, disciplinando i rapporti tra procedure di prevenzione e fallimento. Viene sfoltita la disciplina di cui agli articoli 63 e 64, escludendo che il giudice del fallimento proceda alla verifica di buona fede dei crediti come previsto da una norma vigente ma unanimemente criticata da dottrina e operatori sia del diritto fallimentare sia del diritto di prevenzione; si stabilisce che i beni sottoposti a sequestro, sia nell'ipotesi di fallimento dichiarato prima del sequestro, sia nell'ipotesi di fallimento dichiarato dopo il sequestro, sono esclusi dalla massa attiva del fallimento ed in conseguenza l'accertamento dei crediti connessi a diritti su di essi gravanti sono devoluti in via esclusiva alle valutazioni del giudice delegato della prevenzione attraverso il procedimento di verifica della buona fede ai sensi degli articoli 52 e seguenti. Così che ove già verificato in sede fallimentare i crediti inerenti a beni confiscati, dovranno essere nuovamente accertati dal giudice della prevenzione, nel rispetto per altro del principio della valenza endoprocessuale dell'ammissione al passivo. I crediti esclusi dall'accertamento del passivo in sede fallimentare si identificano in quelli che realizzano cause legittime di prelazione sui beni sottoposti a sequestro (in particolare diritti reali di garanzia o privilegi speciali). È consentito all'amministratore qualora ne ricorrano i presupposti e le finalità di procedere alla ristrutturazione dei debiti delle imprese sequestrate avvalendosi degli strumenti e delle procedure di negoziazione della crisi oggi in vigore. Gli articoli 54, 55, 56, 57 modificano gli articoli 110, 111, 112, 113 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. Sono ridisegnati profilo, competenze e poteri dell'Agenzia. L'articolo 54 modifica l'articolo 110. In ragione del profilo più articolato dell'Agenzia la stessa viene posta sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio quale luogo di sintesi tra più Ministeri interessati, e, conseguentemente, la sola sede legale viene fissata a Roma mentre la sede secondaria (e operativa) rimane a Reggio Calabria (comma 1). Le attribuzioni, prima, esclusive del Ministro dell'interno migrano, ora, in capo al Presidente del Consiglio dei ministri (articolo 111 comma 2, comma 4, comma 5, 112 comma 1). Si ampliano e si dettagliano inoltre i compiti dell'Agenzia. È modificata la lettera a) del comma 2, sono specificati e ampliati i dati che l'Agenzia deve acquisire tramite il suo sistema informativo, si specifica che i flussi informativi corrono in modalità bidirezionale con il sistema informativo del Ministero della giustizia, dell'autorità giudiziaria, con le banche dati e i sistemi informativi delle prefetture uffici territoriali del Governo, degli enti territoriali, di Equitalia e di Equitalia Giustizia, delle agenzie fiscali e con gli Amministratori giudiziari, con le modalità previste dagli articoli 1, 2, e 3 del decreto del Presidente della Repubblica 15 novembre 2011, n. 233, al fine di avere un costante monitoraggio dei dati relativi alla «vita» (stato, consistenza, criticità, destinazione, assegnazione) dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata nel corso dei procedimenti penali e di prevenzione. Sono modificate la lettera b) e la lettera c) del comma 2 ove si specifica che tanto per i beni oggetto di sequestro e confisca di prevenzione che per i beni oggetto di sequestro e confisca penale in senso lato, l'ausilio all'autorità giudiziaria è finalizzato a rendere possibile, fin dalla fase del sequestro, un'assegnazione provvisoria dei beni immobili e delle aziende per fini istituzionali o sociali agli enti, alle associazioni, alle cooperative di cui all'articolo 48, comma 3, lasciando al giudice delegato l'individuazione, nel caso concreto, del modalità più idonee. Sono modificate le lettere c) e d) del comma 2 ove si prevede che all'Agenzia è attribuita in via esclusiva l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati in via definitiva in esito a procedimenti di prevenzione, penali nonché dei beni definitivamente confiscati dal giudice dell'esecuzione penale. L'articolo 55 modifica l'articolo 111. È previsto che il Direttore dell'Agenzia sia scelto tra figure professionali che abbiano maturato esperienza specifica almeno quinquennale nella gestione dei beni e delle aziende e, fermo tale requisito, tra prefetti provenienti dalla carriere prefettizia, dirigenti dell'Agenzia del demanio, amministratori di società pubbliche o private, magistrati che abbiano conseguito la quinta valutazione di professionalità. È ampliata la composizione del Consiglio direttivo con l'inserimento di un qualificato esperto in materia di progetti di finanziamenti europei e nazionali, designato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri o dal Ministro delegato per la politica di coesione. È istituito il Comitato consultivo e di indirizzo, presieduto dal Direttore dell'Agenzia e composto da: un esperto in materia di politica di coesione territoriale; da un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dei fondi del PON sicurezza, del Ministero dell'istruzione, università, ricerca, delle regioni, dei comuni, delle associazioni potenzialmente destinatarie o assegnatarie dei beni sequestrati o confiscati ai sensi dell’articolo 48, comma 3, lettera c) , questo ultimo nominato sulla base di criteri di trasparenza, rappresentatività e rotazione semestrale, da rappresentante delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, delle cooperative, delle associazioni, dei datori di lavori. È previsto che possono essere chiamati a partecipare al Comitato i rappresentanti degli enti territoriali ove i beni o le aziende sequestrati e confiscati si trovano. I componenti del Comitato consultivo e di indirizzo, per i quali non è previsto compenso, sono stati individuati con riguardo alle competenze professionali e alle esperienza lavorativa utile e necessaria per la migliore utilizzazione, assegnazione, destinazione dei beni sequestrati e confiscati. Il Comitato è stato pensato come laboratorio propulsivo per il concreto perseguimento delle finalità istituzionali di destinazione sociale dei beni sequestrati e confiscati (comma 5). L'articolo 56 modifica l'articolo 112.