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un giudice tributario in funzione di presidente, un funzionario delle agenzie fiscali e un avvocato tributarista o dottore commercialista. Tale composizione – rappresentativa degli interessi delle due parti in campo ma completata e bilanciata dalla presenza di un giudice terzo e professionale – realizza, nell'ambito di questo specifico istituto, quella terzietà che è uno degli obiettivi della riforma. Si rimedia così ai difetti dell'attuale situazione, che vede come organo competente a decidere sulla proposta di mediazione lo stesso ufficio che ha emanato l'atto, quando non, nelle realtà meno articolate, lo stesso funzionario responsabile dell'atto. Sono ovviamente stabilite tutte le cautele volte ad evitare per tutti i membri del collegio conflitti di interesse; il giudice componente il collegio è esso stesso soggetto all'ovvia limitazione di non poter trattare la causa nel caso la procedura di mediazione abbia esito negativo. A queste innovazioni organizzative si aggiunge l'aumento della soglia di importo per le cause che possono essere oggetto di mediazione, di cui si dirà all'articolo 50. Il capo II costituisce il cuore dell'intervento, definendo la nuova figura del magistrato tributario. L'articolo 7 stabilisce le modalità di reclutamento dei giudici tributari, decretando la fine del sistema dei giudici onorari a tempo parziale e la creazione di un nuovo corpo di magistrati professionalmente qualificati e a tempo pieno. Il modello di partenza è costituito dai requisiti per il reclutamento dei magistrati ordinari, previsti dall'articolo 2 , commi 1 e 2, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, con tre sostanziali modifiche, tutte volte a garantire un'accentuata professionalità, quale la specificità e particolarità della materia tributaria impongono. 1) Oltre al sostenimento delle prove d'esame, è richiesta un'esperienza comprovata in materia tributaria di almeno 5 anni. Si tratta del carattere più innovativo del nuovo sistema di reclutamento dei giudici tributari, che fa salvo un aspetto positivo del vigente sistema: il possesso di una conoscenza maturata sul campo e sensibile alla realtà concreta delle questioni tributarie. 2) Alla laurea in giurisprudenza viene accostata la laurea in discipline economico-aziendali e ai dottorati di ricerca in materia giuridica quelli in materia economico-aziendale specificamente tributari. Questa scelta non solo è coerente con la precedente nel salvaguardare una specializzazione, nonché un retaggio storico per la parte che merita di essere salvata, ma mira altresì alla costruzione di un corpo di magistrati tributari caratterizzato dalla compresenza della cultura giuridica e di quella economica; ciò può rendere possibile un reciproco completamento non solo di conoscenze, ma di sensibilità e consentire un approccio più articolato alle questioni tributarie, che spesso non possono essere ridotte al mero rispetto della norma, ma devono essere approfondite nella loro sostanza economica. 3) Naturale complemento è l'articolazione delle prove: la struttura classica dell'esame (test preselettivo, tre prove scritte e prova orale) è stata rivisitata nei contenuti per accentuarne tanto il carattere concreto di «sapere in azione» (la presenza anche di un test di capacità logico-deduttive, particolarmente importanti in una funzione come quella giurisdizionale; la previsione come prova scritta della predisposizione di una sentenza), quanto l'interdisciplinarietà delle materie, che costringono in modo bilanciato i laureati di ciascuna delle due discipline ad un'apertura, un approfondimento e un avvicinamento all'altra cultura. Particolarmente significativo, nel contesto di globalizzazione anche dei fenomeni elusivi ed evasivi, è la richiesta di una preparazione estesa anche in campo europeo e internazionale. Non è invece presente una valutazione di capacità organizzative o gestionali. La scelta è consapevole: si tratta di abilità il cui accertamento teorico, all'inizio di un percorso professionale, appare discutibile e di scarso valore. Si è pertanto preferito puntare sullo sviluppo di tali capacità in sede di formazione (articolo 20, comma 1, lettera i) ; articolo 26, comma 1, lettera b) ). Le restanti disposizioni regolano lo svolgimento delle prove, dalla formazione della commissione d'esame all'assegnazione dei punteggi. L'articolo 8 elenca, al comma 1, i casi di incompatibilità in modo più sintetico ma più ampio rispetto a quanto previsto dall'attuale disciplina: la natura professionale dei nuovi giudici tributari ha il suo naturale complemento nella sostanziale esclusività di tale lavoro. Sono state altresì riprodotte le disposizioni in tema di partiti e associazioni segrete applicabili ai magistrati ordinari. L'attività di ricerca e insegnamento è possibile solo nel rigoroso e stretto rispetto delle condizioni indicate dal comma 2: preventiva autorizzazione del Consiglio della giustizia tributaria (CGT) ; mancanza di un qualsiasi interesse economico diretto o indiretto, proprio o di altri giudici tributari, onde evitare «incroci» di prestazioni, anche con giudici di altre magistrature; predominanza del lavoro come giudice. Si vuole così evitare che l'attività svolta a latere diventi una fonte di proventi di fatto dominante rispetto all'incarico di giudice, degradato invece a poco più di una forma di accredito professionale. I commi da 3 a 6 regolano le incompatibilità rispetto all'attività dei familiari e quelle «interne» all'organizzazione della giurisdizione tributaria, riprendendo le corrispondenti disposizioni dei commi 1- bis , 2 e 3 dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 545 del 1992; anche il comma 7 riprende la legislazione vigente. Le disposizioni dell'articolo 9 ricalcano quelle vigenti, adeguandole al passaggio da una magistratura onoraria a una professionale. Sono stabilite le modalità di prima nomina dei giudici tributari con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (comma 1) e, con riferimento all'assegnazione di incarichi e ai trasferimenti, quelle di pubblicità, adesione, valutazione e assegnazione degli incarichi vacanti di qualunque tipo. La norma riporta i criteri generali di valutazione, rimettendo il dettaglio degli stessi e la loro quantificazione in punti a un regolamento di attuazione; non si ritiene più necessario codificare normativamente tali criteri, neppure tramite tabelle, essendo essi strumentali alla selezione all'interno di un corpo già selezionato in base a un concorso pubblico selettivo. L'articolo 10 intende evitare una prolungata permanenza dello stesso giudice nello stesso incarico, stabilendo un termine massimo di 10 anni; considerata la presenza di sezioni uniche, viene autorizzata una proroga, fino a un massimo di 5 anni, nei casi in cui non vi siano posti disponibili o il trasferimento sia, per motivi personali del giudice, particolarmente gravoso. L'articolo 11 riproduce le cause di decadenza dall'incarico già previste dall'articolo 12 del decreto legislativo n. 545 del 1992, cancellando unicamente quella collegata allo status di magistrato ordinario o di dipendente dalla pubblica amministrazione. Con l'articolo 12 viene esteso ai giudici tributari il trattamento economico dei magistrati ordinari.