[pronunce]

Nell'ordinanza si osserva che l'art. 64 impugnato è finalizzato esclusivamente ad obiettivi di tipo finanziario, e pertanto non è riconducibile né alla potestà legislativa esclusiva dello Stato in materia di norme generali sull'istruzione, né rientra nell'ambito della competenza concorrente relativa alla materia "istruzione", e quindi tra i principi fondamentali di competenza statale. Le riduzioni previste, ad avviso del giudice remittente, non incidono neppure indirettamente sulla materia "istruzione", e riguardano esclusivamente «aspetti ausiliari e di servizio che, sia pure funzionalmente collegati all'attività dell'insegnamento in senso proprio, ne restano tuttavia logicamente, concettualmente ed operativamente distinti, risolvendosi le due sfere, quella dell'insegnamento e quella delle prestazioni ausiliarie, in altrettante categorie organizzative concorrenti e coordinate, ma ontologicamente diverse, tanto che il relativo personale è strutturato in carriere e graduatorie diverse, con accessi diversi e senza alcuna graduazione di carriera». 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in giudizio per chiedere che le questioni sollevate siano dichiarate inammissibili e infondate. Preliminarmente, nell'atto di intervento, si osserva che l'ordinanza di rimessione non contiene alcun riferimento alla violazione del principio di uguaglianza e del principio di buon andamento dell'amministrazione, di cui agli artt. 3 e 97 Cost., limitandosi ad esporre la tesi secondo la quale le disposizioni impugnate non indicano i criteri direttivi per procedere alla riduzione dell'organico del personale ATA. In riferimento al lamentato eccesso di potere legislativo, oltre a ritenere inconferenti i parametri costituzionali indicati, l'Avvocatura sostiene che le conclusioni del giudice remittente si fondano su una lettura frammentaria ed incompleta dell'art. 64 in questione. Il comma 2 di tale articolo deve invece essere posto in correlazione con i commi successivi, i quali hanno previsto un particolare procedimento per addivenire agli obiettivi fissati nei primi due commi, ed in particolare per la predisposizione di un piano programmatico da parte dei Ministeri interessati, e per l'adozione di norme regolamentari sulla base dei criteri e parametri specificati dal comma 4, lettere da a) ad f). Pertanto, ad avviso dell'Avvocatura, le norme sulla riduzione del personale ATA si inseriscono in un insieme di criteri direttivi, quali l'accorpamento delle classi e la razionalizzazione dei piani di studio e del rapporto alunni/docente secondo standard europei, coerenti con il fine dichiarato di riorganizzazione del servizio scolastico. Nell'atto di costituzione in giudizio si sottolinea che il rinvio ad un successivo piano programmatico di interventi ed a regolamenti di delegificazione, previsto dall'art. 64 censurato, è già stato riconosciuto legittimo dalla sentenza della Corte costituzionale n. 200 del 2009, e si nega che il richiamo ad un più razionale ed efficiente utilizzo del personale sia finalizzato unicamente ad esigenze di riduzione della spesa pubblica: esso è, al contrario, preordinato anche al miglioramento del servizio, all'eliminazione degli sprechi, all'uso razionale delle risorse, e quindi all'attuazione del principio di buon andamento dell'amministrazione sancito dall'art. 97 Cost.. 3.1.- In secondo luogo, in relazione alla censura riguardante la violazione della riserva di legge in materia di organizzazione dei pubblici uffici, si osserva che tale riserva ha natura relativa e non assoluta, ed impone alla legge la sola determinazione dei criteri direttivi. Nel rispetto di questo principio, e quindi dell'art. 97 Cost., i commi 2 e 4, lettera e), dell'art. 64 impugnato, rinviano alla fonte regolamentare per la disciplina di aspetti che non attengono alle linee generali dell'organizzazione degli uffici, ma incidono sulla loro dotazione organica, la quale non può che essere affidata alla discrezionalità dell'amministrazione. L'Avvocatura richiama ancora la sentenza della Corte costituzionale n. 200 del 2009, che da un lato ha ritenuto che l'art. 64 in questione ha provveduto ad una predeterminazione puntuale dei criteri cui deve attenersi il Governo nell'esercizio del potere regolamentare, e dall'altro, in riferimento al profilo della ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, ha ritenuto che le norme contenute nel comma 4, lettere da a) ad f), dello stesso articolo, sono da qualificare "norme generali sull'istruzione". Pertanto, le disposizioni impugnate risultano legittime anche se valutate nell'ambito delle competenze statali previste dall'art. 117, secondo comma, lettera n), della Costituzione. 3.2.- Quanto alla censura riferita alla violazione dell'art. 97 Cost., l'Avvocatura ribadisce la natura relativa della riserva di legge ivi prevista, e, sotto diverso profilo, sostiene che le disposizioni impugnate rinviano alla fonte regolamentare la disciplina di aspetti che non riguardano in alcun modo l'organizzazione dei pubblici uffici, ma incidono esclusivamente sulla dotazione organica del personale, «la quale non può che essere affidata alla discrezionalità amministrativa»: la natura tecnica delle scelte relative alla consistenza degli organici del personale pubblico è confermata dall'art. 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), che prevede che le pubbliche amministrazioni determinano tale consistenza mediante atti organizzativi, e quindi tenendo conto delle concrete esigenze che solo le stesse amministrazioni possono valutare, e non rimette questa disciplina alla definizione astratta della legge. Nel caso di specie, si sottolinea che le dotazioni organiche sono state determinate sulla base dei provvedimenti di attuazione dell'art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico), che ha disposto il trasferimento allo Stato del personale ATA dipendente degli enti locali. 3.3.- Con successiva memoria depositata in prossimità dell'udienza, l'Avvocatura rileva che nelle more del giudizio di costituzionalità sono intervenuti alcuni mutamenti del quadro normativo in grado di determinare la restituzione degli atti al giudice a quo. Una prima novità si ricava dall'art. 9, comma 17, del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per l'economia), convertito, con modificazioni, in legge 12 luglio 2011, n. 106, che prevede l'adozione di «un piano triennale per l'assunzione a tempo indeterminato, di personale docente, educativo ed ATA, per gli anni 2011-2013, sulla base dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno, delle relative cessazioni del predetto personale e degli effetti del processo di riforma previsto dall'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;