[pronunce]

Questa Corte ha espresso, con uniforme e consolidata giurisprudenza, l'orientamento a ritenere ammissibile un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, se dall'atto introduttivo emerge con chiarezza la pretesa del giudice confliggente, anche in assenza di una esplicita richiesta di dichiarazione di non spettanza del potere (ex plurimis, sentenze n. 286 del 2006, n. 164 del 2005, n. 246 del 2004, n. 421 del 2002). Nel caso di specie, il Tribunale di Brescia lamenta il non corretto uso, da parte della Camera dei deputati, del potere di decidere sulla sussistenza dei presupposti per l'applicabilità alla fattispecie dell'art. 68, primo comma, Cost. e chiede, di conseguenza, l'annullamento della deliberazione adottata dalla stessa in data 4 febbraio 2004. Tanto basta per dichiarare ammissibile il ricorso. 3. - Nel merito, il conflitto è fondato. 3.1. – Questa Corte ha precisato che l'insindacabilità di cui al primo comma dell'art. 68 Cost. copre le opinioni espresse extra moenia dai membri delle Camere solo quando le stesse costituiscano riproduzione sostanziale, ancorché non letterale, di atti tipici nei quali si estrinsecano le diverse funzioni parlamentari. Deve esistere, pertanto, un nesso funzionale tra queste ultime e le eventuali loro proiezioni esterne (ex plurimis, sentenze n. 260 del 2006, n. 347 del 2004, n. 283 del 2002, n. 10 del 2000). Non è sufficiente una generica comunanza di argomento o di contesto politico, ma è necessario un legame specifico tra l'atto parlamentare e la dichiarazione esterna, volta a divulgarlo e renderlo noto ai cittadini. Non deve mai mancare, in altri termini, una «sostanziale corrispondenza tra le dichiarazioni rese extra moenia e quelle rese […] intra moenia» (sentenza n. 193 del 2005). 3.2.- Allo scopo di dimostrare l'esistenza del predetto nesso funzionale, la resistente cita due atti parlamentari del deputato in questione. Il primo consiste in una interpellanza, da lui sottoscritta, nella quale si segnalava una presunta sobillazione, da parte del magistrato querelante, di un collaboratore di giustizia, perché rendesse dichiarazioni a carico dell'on. Tiziana Parenti, con riferimento alla sua pregressa attività di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Savona. Il secondo atto parlamentare richiamato dalla difesa della Camera è un'interrogazione a risposta orale, presentata dal medesimo parlamentare, riguardante un atteggiamento, ritenuto sospettoso e persecutorio, del magistrato querelante nello svolgimento delle sue funzioni di pubblico ministero in un procedimento penale a carico dell'on. Cesare Previti, nel corso del quale lo stesso magistrato aveva dichiarato di ritenere non attendibili due comunicazioni – provenienti dallo stesso on. Previti e dall'on. Pisanu – poste a base di una richiesta di rinvio dell'udienza per impegni parlamentari dell'imputato. Le dichiarazioni oggetto del procedimento che ha dato origine al presente conflitto riguardano, invece, il caso di una cittadina somala, arrestata con l'accusa – il cui fondamento è stato in seguito escluso – di aver favorito l'ingresso in Italia di minori da impiegare in attività illecite, al fine di favorirne lo sfruttamento. Come si vede, si tratta di vicende tra loro diverse. Va aggiunto che l'interpellanza è stata presentata nella seduta della Camera del 3 luglio 1997, mentre l'interrogazione è del 7 luglio 1999. La prima è anteriore alle dichiarazioni de quibus di circa due anni, la seconda è posteriore di circa tre mesi. La relativa brevità del lasso di tempo intercorso tra le dichiarazioni di cui al presente giudizio e l'atto parlamentare successivo non è, da sola, sufficiente ad integrare il rapporto di sostanziale contestualità ritenuto da questa Corte necessario per poter ammettere l'applicabilità della guarentigia di cui al primo comma dell'art. 68 Cost., giacché l'atto di funzione si riferisce a situazione diversa. L'unico elemento unificatore che potrebbe rinvenirsi sarebbe la asserita tendenza del magistrato querelante al sospetto ed alla persecuzione giudiziaria. Tale comunanza tematica di natura soggettiva non appare sufficiente a soddisfare le condizioni poste dalla giurisprudenza di questa Corte affinché le opinioni espresse dai parlamentari all'esterno delle Camere possano essere considerate sostanzialmente riproduttive e divulgative di atti parlamentari tipici compiuti intra moenia. In definitiva fa difetto, nella fattispecie in esame, il nesso funzionale tra le dichiarazioni rese dal parlamentare in una trasmissione televisiva e gli atti parlamentari tipici richiamati dalla difesa della Camera dei deputati per sostenere la validità della delibera di insindacabilità impugnata dal giudice confliggente. È appena il caso di sottolineare che oggetto del presente giudizio sul conflitto di attribuzione sollevato dal Tribunale di Brescia non è la valutazione dell'offensività delle dichiarazioni del parlamentare imputato, ma solo l'estensione della copertura offerta dal primo comma dell'art. 68 Cost. alle dichiarazioni che hanno dato origine alla querela, non spettando a questa Corte stabilire se, nel caso sottoposto al suo esame, ricorrano o meno gli estremi del reato di diffamazione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spettava alla Camera dei deputati affermare che le dichiarazioni rese dal deputato Vittorio Sgarbi, oggetto del procedimento penale pendente davanti al Tribunale di Brescia, seconda sezione penale, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; annulla, per l'effetto, la delibera di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 4 febbraio 2004 (documento IV-quater, n. 88). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 dicembre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 dicembre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA