[pronunce]

«La disparità di trattamento che, quanto alla garanzia della retribuzione, si viene in tal modo a determinare tra prestatori d'opera intellettuale e non intellettuale, risulta, come osservato dall'unanime dottrina, palesemente irragionevole, attesa l'omogeneità delle categorie di soggetti (e di crediti) messe a confronto e riconducibili allo stesso tipo contrattuale delineato dall'art. 2222 cod. civ.». L'estensione del privilegio al credito di rivalsa IVA, operata dall'art. 1, comma 474, della legge n. 205 del 2017, benché testualmente collocata a fianco della sola categoria dei «professionisti», non può avere l'effetto - secondo un'interpretazione adeguatrice, costituzionalmente orientata al rispetto del principio di eguaglianza - di far rivivere, seppur al limitato effetto dell'estensione del privilegio, una tale distinzione, che sarebbe altrimenti ingiustificata e come tale illegittima. Deve, quindi, ritenersi che i «professionisti» e «ogni altro prestatore d'opera», intellettuale o no, beneficino tutti della stessa estensione del privilegio mobiliare al credito per rivalsa IVA, prevista dalla disposizione censurata. 6.- Non fondata tout court è invece la questione di legittimità costituzionale sollevata nella parte in cui, in riferimento allo stesso parametro del principio di eguaglianza, il raffronto è fatto con gli altri tertia comparationis indicati dal rimettente, previsti dallo stesso art. 2751-bis cod. civ. Il principio di eguaglianza viene evocato in malam partem, nel senso che il rimettente assume la specialità del regime del privilegio mobiliare del credito per rivalsa dell'IVA, previsto dall'art. 2751-bis, numero 2), cod. civ. , come elemento di ingiustificato trattamento di favore, per professionisti e altri prestatori d'opera, rispetto al regime ordinario (quello degli artt. 2558, secondo comma, e 2772, terzo comma, cod. civ. ) cui sono assoggettati i crediti per rivalsa dell'IVA per altre categorie previste dalla stessa disposizione censurata - agenti (numero 3), coltivatori diretti (numero 4), artigiani e cooperative (numero 5), cooperative agricole (numero 5-bis) - i cui corrispettivi e proventi sono parimenti assoggettati alla medesima imposta. In passato la stessa disposizione attualmente censurata fu oggetto di una questione di legittimità costituzionale simile, ma in bonam partem, perché sollevata nella parte in cui essa non prevedeva (all'epoca) lo stesso privilegio mobiliare per il credito di rivalsa IVA (ciò che poi il legislatore - come si è detto - ha introdotto nel 2017); questione dichiarata manifestamente inammissibile (ordinanza n. 163 del 1999). Si è già rilevata la particolare ragione ispiratrice dell'estensione del privilegio mobiliare recata dalla disposizione oggetto di censura: salvaguardare il compenso dei prestatori di lavoro autonomo, che ricade nella generale tutela del lavoro «in tutte le sue forme ed applicazioni» (art. 35, primo comma, Cost.). Questa Corte (sentenza n. 1 del 2000) ha già sottolineato come «la ratio dell'intero articolo 2751-bis cod. civ. sia quella di riconoscere una collocazione privilegiata a determinati crediti in quanto derivanti dalla prestazione di attività lavorativa svolta in forma subordinata o autonoma e, perciò, destinati a soddisfare le esigenze di sostentamento del lavoratore». Anche se il credito di rivalsa per l'IVA non può dirsi accessorio del credito retributivo, avendo stricto iure diversa natura, nondimeno l'inadempimento (o ritardato adempimento) del primo comporta, in termini sostanziali, una decurtazione di quest'ultimo; sicché si giustifica, per i «professionisti» e per «ogni altro prestatore d'opera», l'elevazione del regime del privilegio da quello degli art. 2758, secondo comma, e 2772, terzo comma, cod. civ. - che risultava di fatto poco efficace, mancando quasi sempre un bene mobile o immobile al quale potesse riferirsi il servizio o l'attività prestata - a quello, di maggior favore, posto dalla disposizione censurata (art. 2751-bis, numero 2, cod. civ.). L'estensione del privilegio mobiliare in esame trova specifica giustificazione nell'esigenza di tutela della «prestazione di attività lavorativa svolta in forma subordinata o autonoma» (sentenza n. 1 del 2000). Ciò di per sé toglie significatività alla comparazione fatta dal giudice rimettente con le altre situazioni contemplate dall'art. 2751-bis cod. civ. , quali quelle riferibili al credito retributivo degli agenti (numero 3), del coltivatore diretto (numero 4), dell'artigiano e della cooperativa (numero 5) e delle cooperative agricole (numero 5-bis); situazioni per le quali il credito di rivalsa dell'IVA è assistito dal generale privilegio di cui agli artt. 2558, secondo comma, e 2772, terzo comma, cod. civ. , secondo una scelta del legislatore, che non esclude, anche per le categorie suddette, la possibilità di una disciplina di maggior tutela del credito di rivalsa dell'IVA. 7.- In conclusione, la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento all'art. 3, primo comma, Cost., è in parte non fondata nei sensi sopra indicati, essendo possibile un'interpretazione adeguatrice in parte qua della disposizione censurata (supra, punto 5), e per il resto è infondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2751-bis, numero 2), del codice civile, come modificato dall'art. 1, comma 474, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), sollevata, in riferimento all'art. 3, primo comma, della Costituzione, sotto il profilo della disparità di trattamento tra le situazioni contemplate dallo stesso numero 2), dal giudice delegato del Tribunale ordinario di Udine al fallimento, con l'ordinanza indicata in epigrafe; 2) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2751-bis, numero 2), del codice civile, sollevata, in riferimento all'art. 3, primo comma, della Costituzione, sotto il profilo della disparità di trattamento rispetto alle situazioni contemplate dai numeri 3), 4), 5) e 5-bis) dello stesso art. 2751-bis, dal giudice delegato del Tribunale ordinario di Udine al fallimento, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 novembre 2019. F.to: Aldo CAROSI, Presidente Giovanni AMOROSO, Redattore Filomena PERRONE, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 3 gennaio 2020. Il Cancelliere F.to: Filomena PERRONE