[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 12, 13 e 14 della legge della Regione Emilia-Romagna 24 maggio 2004, n. 11 (Sviluppo regionale della società dell'informazione), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 23 luglio 2004, depositato in cancelleria il 30 successivo ed iscritto al n. 76 del registro ricorsi 2004. Visto l'atto di costituzione della Regione Emilia-Romagna; udito nell'udienza pubblica del 3 maggio 2005 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato dello Stato Massimo Mari per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Franco Mastragostino per la Regione Emilia-Romagna.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso, notificato il 23 luglio 2004 e depositato in cancelleria il 30 luglio 2004, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato gli articoli 12, 13 e 14 della legge della Regione Emilia-Romagna 24 maggio 2004, n. 11 (Sviluppo regionale della società dell'informazione), pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna n. 65 del 25 maggio 2004, in relazione all'art. 117, secondo comma, lettere l), m) e r), e sesto comma della Costituzione, nonché ai principi della legislazione statale in materia di protezione dei dati personali. In particolare, il citato art. 12 prevede che, ferma restando l'applicazione delle norme a tutela della privacy, «l'insieme delle informazioni acquisite o prodotte nell'esercizio di pubbliche funzioni» costituisce patrimonio comune per le attività istituzionali delle pubbliche amministrazioni e degli enti, o associazioni o soggetti privati che operano in ambito regionale per finalità di interesse pubblico, disponendo inoltre che questo patrimonio sia aperto al libero utilizzo di soggetti terzi, con forme e modalità di carattere tecnico disciplinate dalla Giunta regionale. La disposizione in esame prevede, inoltre, che con regolamento regionale sia disciplinata la cessione a privati ed enti pubblici economici dei dati costitutivi del patrimonio informativo pubblico, stabilendo altresì un obbligo sia delle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici, sia delle associazioni e dei soggetti privati che operano in ambito regionale per finalità di interesse pubblico, di «fornire la disponibilità dei dati contenuti nei propri sistemi informativi nei limiti previsti dal decreto legislativo n. 196 del 2003». L'Avvocatura dello Stato ritiene del tutto generico il richiamo, contenuto nel medesimo art. 12, al rispetto dei limiti di cui al d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), e dei principî fondamentali posti dalla legislazione statale in materia, nonché dei livelli di tutela previsti nel citato decreto. La disciplina della protezione dei dati personali, secondo la difesa erariale, sarebbe riconducibile alla conformazione dei diritti fondamentali della persona il cui livello di tutela «non può che essere uniforme sul territorio nazionale», anche in coerenza con atti internazionali quali la Convenzione di Strasburgo del 28 gennaio 1981, n. 108 ratificata con la legge 21 febbraio 1989, n. 98 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione n. 108 sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati di carattere personale, adottata a Strasburgo il 28 gennaio 1981), e con la direttiva n. 95/46/CE del 24 ottobre 1995 (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati). Sarebbe quindi esclusa la configurabilità, in materia di protezione dei dati personali, di una qualsiasi competenza regionale, sussistendo, invece, la potestà legislativa esclusiva dello Stato, in base all'art. 117, secondo comma, lettere l), m) e r) della Costituzione. La previsione, contenuta nella disposizione censurata, di una generale condivisione delle informazioni ai fini della formazione di un patrimonio informativo comune di supporto alle varie attività di soggetti pubblici e privati che operano in ambito regionale per ogni diversa finalità di interesse pubblico, e l'apertura di tale patrimonio alla disponibilità ed al libero utilizzo di soggetti terzi, estranei ad attività di interesse pubblico, secondo il ricorrente, contrasterebbero con l'art. 11 del predetto decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, il quale dispone che la raccolta e la registrazione dei dati sia fatta «per scopi determinati ed espliciti», e che «siano pertinenti e non eccedenti rispetto alle specifiche finalità per le quali sono raccolti e siano conservati per un periodo di tempo non superiore a quello necessario per gli scopi per i quali sono stati raccolti». La previsione della emanazione di un regolamento regionale per la disciplina della cessione dei dati a privati e a soggetti pubblici economici contrasterebbe con l'art. 117, sesto comma, della Costituzione, trattandosi di materia rientrante nella potestà legislativa esclusiva dello Stato. L'art. 12 della legge regionale n. 11 del 2004 violerebbe, altresì, l'art. 19, terzo comma, del d.lgs. n. 196 del 2003, secondo il quale la comunicazione di dati personali da parte di un soggetto pubblico a privati o ad enti pubblici economici, e la diffusione da parte di un soggetto pubblico, sono ammesse solo se previste da una norma di legge o di regolamento, “da intendere”, secondo l'Avvocatura dello Stato, come fonti di livello statale. 2. – Oggetto di censura governativa sono anche le disposizioni contenute negli artt. 13 e 14 della legge della Regione Emilia-Romagna n. 11 del 2004, che disciplinano rispettivamente il Sistema informativo regionale (SIR) e la realizzazione da parte della Regione di progetti integrati volti «all'accrescimento e alla valorizzazione del patrimonio pubblico di conoscenze». Il ricorrente ritiene evidente il contrasto di tali previsioni con l'art. 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione, che riserva allo Stato la competenza sul coordinamento informativo dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale. Ad avviso dell'Avvocatura, ciascun sistema informativo, strumentale all'esercizio di competenze distinte, si caratterizzerebbe per funzioni e procedure diverse e per il trattamento dei dati con forme e modalità differenti che non sarebbero suscettibili di interscambio al di fuori delle condizioni e delle cautele previste dalla normativa statale volta al fine di evitare la messa in pericolo dei diritti inviolabili garantiti dall'art. 2 Cost. L'interscambio di diversi sistemi informativi previsto dalla legge della Regione Emilia-Romagna avverrebbe invece al di fuori delle regole fissate dal Codice nei diversi settori.