[pronunce]

«Ai ricercatori universitari all'atto della loro immissione nella fascia dei ricercatori confermati, è riconosciuta per intero ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza e per i due terzi ai fini della carriera l'attività effettivamente prestata nelle università in una delle figure previste dall'art. 7 della legge 21 febbraio 1980, n. 28, nonché, a domanda, il periodo corrispondente alla frequenza dei corsi di dottorato di ricerca ai soli fini del trattamento di quiescenza e previdenza con onere a carico del richiedente», e (b), in connessione con la norma suddetta, dell'art. 7 della legge delega n. 28 del 1980, che, nel suo ottavo comma, lettera g), tra i soggetti ammessi al giudizio di idoneità per l'inquadramento nella fascia dei ricercatori confermati, individua i «lettori assunti con pubblico concorso o a seguito di delibera nominativa del consiglio di amministrazione dell'università, che abbiano svolto tale attività per almeno due anni». Alla stregua del combinato disposto delle due anzidette disposizioni nonché alla luce di interventi «additivi e manipolativi» della Corte costituzionale, che hanno «modificato e precisato gli ambiti e i contorni della categoria enunciata dal ripetuto art. 7» (eliminando il requisito dell'anzianità biennale di servizio: sentenza n. 284 del 1987; e ricomprendendo nella categoria in questione i lettori incaricati secondo la precedente disciplina di cui all'art. 24 della legge 24 febbraio 1967, n. 62: sentenza n. 39 del 1989), ritiene il giudice rimettente che non sia possibile includere tra i servizi che possono essere riconosciuti ai fini della carriera e dell'anzianità, a norma dell'art. 103, quello di lettore di lingua straniera svolto a norma dell'art. 28 del d.P.R. n. 382. La disposizione che consente il riconoscimento di pregresse attività, infatti, anche secondo la giurisprudenza amministrativa, si riferisce solo alle seguenti categorie di lettori: 1) quelli entrati in ruolo per pubblico concorso, a norma dell'art. 6 della legge 29 agosto 1941, n. 1058 (Istituzione di scuole, presso le Università e gli Istituti universitari, per l'insegnamento pratico delle lingue straniere moderne); 2) quelli nominati o incaricati a norma degli artt. 23 e 24 della legge 24 febbraio 1967, n. 62 (Istituzione di nuove cattedre universitarie, di nuovi posti di assistente universitario, e nuova disciplina degli incarichi di insegnamento universitario e degli assistenti volontari); 3) quelli incaricati a norma dell'ottavo comma dell'art. unico del decreto-legge 23 dicembre 1978, n. 817 (Norme transitorie per il personale precario delle Università), convertito, con modificazioni, dalla legge 19 febbraio 1979, n. 54. Categorie, quelle suddette, che - aggiunge il rimettente - sono disomogenee ma disciplinate da normative diverse e anteriori rispetto a quella, riguardante i lettori assunti con contratto di diritto privato, prevista nell'art. 28 del d.P.R. n. 382 del 1980 e, prima, nell'art. 6, commi sesto e settimo, della legge delega n. 28 del 1980. Né sarebbe praticabile - aggiunge il TAR - un'interpretazione estensiva, tale da ricomprendere nell'ambito di applicazione dell'art. 103 in argomento anche i lettori assunti tramite contratto di diritto privato, poiché vi osta il carattere tassativo delle figure indicate dalla disposizione, affermato anche dalla giurisprudenza; e neppure si potrebbe accedere - secondo una prospettazione formulata dalla ricorrente nel giudizio di merito - a una applicazione analogica della disciplina concernente la categoria degli assistenti universitari, ai quali i lettori sono equiparati per espresso disposto legislativo. 5. - Escluso, dunque, che alla normativa possa attribuirsi un significato diverso da quello proprio del tenore letterale di essa, ne deriverebbe il rigetto del ricorso giurisdizionale, non potendosi ammettere il riconoscimento, ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza e della carriera, del servizio prestato quale lettore ex art. 28 del d.P.R. n. 382 del 1980. Ma di questa impossibilità il TAR si duole, accogliendo l'eccezione di incostituzionalità prospettata in via subordinata dalla parte, in riferimento agli artt. 3 e 76 della Costituzione. 5.1. - Se, come detto - e come è incontestato, anche tra le parti del giudizio di merito -, i servizi pregressi valutabili in generale e per le altre categorie di dipendenti ai fini della carriera sono tutti quelli prestati in una delle figure considerate nella disposizione, sia prima che dopo l'anno accademico (1980/1981) a partire dal quale la disciplina del d.P.R. n. 382 del 1980 è stata messa in opera, fino all'inquadramento nella fascia dei ricercatori confermati, la limitazione del riconoscimento ai soli servizi di «lettorato» svolti prima del sistema apprestato dello stesso d.P.R. n. 382 risulta essere, secondo il TAR, una discriminazione non giustificata e contrastante con l'art. 3 della Costituzione, perché espressiva di un arbitrario utilizzo della discrezionalità che è da riconoscersi al legislatore in questa materia, in considerazione della identità di compiti e di prestazioni rese dai lettori, prima e dopo la riforma di cui al d.P.R. n. 382. Osserva il TAR che si tratta infatti di un servizio avente «identiche caratteristiche sostanziali» e che l'unico elemento di differenziazione, costituito dal fatto che l'art. 28 in discorso non costituisce più, come avveniva in precedenza, un rapporto di pubblico impiego, ma prevede assunzioni regolate dal diritto privato, rappresenta una circostanza irrilevante e comunque inidonea a dare ragione della discriminazione ai fini che interessano, giacché, come è stato chiarito anche dall'interpretazione della giurisprudenza, i contratti di «lettorato» ex art. 28 appartengono alla categoria del lavoro subordinato e fondano - anche a seguito della sentenza n. 55 del 1989 della Corte costituzionale - un rapporto lavorativo essenzialmente a tempo indeterminato. Inoltre, il TAR rileva che la disciplina dell'assunzione dei lettori in base al ripetuto art. 28 del d.P.R. n. 382 del 1980 «riecheggia», salvo il dato formale del carattere privatistico del rapporto, quella contenuta nell'articolo unico del decreto-legge n. 817 del 1978, convertito dalla legge n. 54 del 1979, onde anche sotto questo profilo sussiste una sostanziale continuità tra le due figure all'interno della medesima categoria.