[pronunce]

1.3.- Ciò premesso, il giudice a quo osserva, in punto di rilevanza, che la controversia appartiene alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 33 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione delle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'art. 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), trattandosi di accertare la legittimità «della pretesa della Regione Calabria di ottenere il rendiconto delle spese inerenti le risorse delle funzioni trasferite, a pena della sospensione delle erogazioni finanziarie relative alle medesime funzioni»; ciò in quanto la nota, avente "valore provvedimentale", impugnata dalla Provincia ricorrente «manifesta, da parte della Regione, l'intendimento, attuale e concreto, avente come tale natura di imposizione cogente e vincolante e dunque di ordine, di dare immediata attuazione alla nuova norma sopravvenuta, ottenendo quindi l'ottemperanza all'obbligo di redazione e presentazione dei rendiconti, a pena della sospensione dei trasferimenti, con evidenti refluenze sulla certezza della effettiva disponibilità delle risorse trasferite ed, in conseguenza, della formazione del bilancio». 1.4.- Quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente ribadisce le ragioni già espresse con la precedente ordinanza di rimessione del 21 maggio 2008, reputando che esse mantengano intatta la loro valenza anche a fronte della modifica legislativa sopravvenuta. In particolare, si puntualizza che, in base alla trama normativa di cui agli artt. 114, 118 e 119 Cost., il riconoscimento costituzionale dell'autonomia delle Province già risultava «evidentemente non coerente con l'assoggettamento delle stesse, nell'esplicazione delle funzioni "conferite", a controllo trimestrale della relativa spesa, con la previsione, oltre tutto, di sospensione necessaria di ogni erogazione nel caso che il rendiconto non venga inviato a seguito di specifica diffida». Una siffatta conclusione non viene meno, ad avviso del giudice a quo, per il solo fatto che la nuova norma regionale «abbia escluso dal rendiconto le spese del personale e di funzionamento», giacché «ha, per il resto, solamente modificato le modalità di presentazione del rendiconto stesso (annuale e non più trimestrale), mantenendo quindi sostanzialmente, la sanzione della sospensione del trasferimento delle risorse per il caso della sua mancata presentazione». Sicché, le modalità di erogazione dei finanziamenti relativi alle funzioni conferite alle Province sarebbero lesive della relativa autonomia, in quanto le Province medesime «vengono sottoposte ad una forma di controllo "finanziario" molto penetrante, non compatibile con la posizione loro riconosciuta dalla Costituzione». A tal riguardo, il rimettente ricorda che, secondo la giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 16 del 2004) «nei confronti degli enti locali non possono considerarsi costituzionalmente ammissibili interventi finanziari vincolati nella destinazione, per normali attività e compiti di competenza di questi ultimi», quali sarebbero, nella specie, le funzioni conferite con la legge regionale n. 34 del 2002. 2.- Si è costituita la Provincia di Reggio Calabria, in persona del Presidente pro tempore, che ha concluso nel senso della incostituzionalità della norma denunciata, riservandosi in prosieguo ulteriori deduzioni. 3.- E' intervenuta nel giudizio la Regione Calabria per sentir dichiarare inammissibile o infondata la sollevata questione. La difesa regionale evidenzia la inconferenza del richiamo operato dal rimettente alla sentenza n. 16 del 2004 della Corte costituzionale, trattandosi, in quel caso, di decisione concernente una norma statale che disponeva interventi diretti in favore dei Comuni, mentre, nella specie, si tratterebbe di "rimesse" effettuate dalla Regione in favore della Provincia. La Regione sostiene, peraltro, che la norma denunciata si muoverebbe nell'ambito della competenza statutaria e della stessa legge regionale n. 34 del 2002, che «mantengono esplicitamente in capo alla Regione le funzioni di controllo in materia». Inoltre, l'art. 7 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), renderebbe evidente che i trasferimenti comportano comunque un vincolo per gli impegni ad essi correlati, là dove il controllo regionale sulla destinazione di fondi assegnati agli enti locali, in relazione alle funzioni ad essi delegate, troverebbe fondamento anche nell'art. 12, comma 3, del d.lgs. 28 marzo 2000, n. 76 (Principi fondamentali e norme di coordinamento in materia di bilancio e di contabilità delle Regioni, in attuazione dell'art. 1, comma 4, della legge 25 giugno 1999, n. 208), in forza del quale è stato poi emanato l'art. 58 della legge della Regione Calabria 4 febbraio 2002, n. 8 (Ordinamento del bilancio e della contabilità della Regione Calabria). Invero, soggiunge la difesa regionale, la disposizione denunciata non sarebbe lesiva delle prerogative provinciali, ma introdurrebbe «due semplici "misure precauzionali", adottate nell'ambito della competenza regionale in materia di controllo», che non sarebbero «né gravose né eccessive rispetto alla finalità sottesa, e cioè il corretto impiego delle somme destinate alla Provincia stessa». 4.- Con memoria depositata in prossimità dell'udienza del 15 dicembre 2009, la Provincia di Reggio Calabria insiste per l'incostituzionalità dell'art. 26 della legge della Regione Calabria n. 9 del 2007, nonché dell'art. 8 della legge della Regione Calabria n. 40 del 2008, il quale, pur abrogando i commi 1, 2, 3, 4 e 5 dell'art. 26 citato, ne ha riprodotto, nella sostanza, le prescrizioni normative, giacché ha soltanto escluso dal rendiconto le spese del personale e di funzionamento, modificandone le modalità temporali di presentazione (annualmente e non più trimestralmente) e lasciando in vita la sanzione della sospensione del trasferimento delle risorse in caso di sua omessa presentazione. La difesa provinciale rileva, anzitutto, che anche «la nuova disposizione non esplicita la (asserita) finalità in relazione alla quale l'obbligo di comunicazione del monitoraggio e della rendicontazione viene disposto», in tal modo facendo supporre - soprattutto là dove il comma 3 dell'art. 8 prevede il "trasferimento in acconto", suscettibile di revoca e conseguente "recupero" in caso di "somme non rendicontate correttamente" - che la Regione abbia inteso predisporre «un surrettizio sistema di controlli di gestione sull'operato delle Province, riservandosi un potere di approvazione a posteriori delle spese effettuate».