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Anche la «soluzione Calamandrei» potrebbe essere soddisfacente -- con gli opportuni adattamenti -- anche perché darebbe una risposta realistica all'esigenza di assicurare un certo grado di coordinamento dell'esercizio dell'azione penale (la proposta presentata da Piero Calamandrei alla Costituente prevedeva: «Art. 19 -- Funzioni del procuratore generale Commissario della giustizia . -- Il procuratore generale Commissario della giustizia è nominato dal Presidente della Repubblica tra i magistrati aventi il grado di procuratore generale di Corte d'appello o di Corte di cassazione, scegliendolo in una terna proposta dalla Camera dei deputati all'inizio di ogni legislatura. -- Esso è il capo degli uffici del pubblico ministero, dei quali vigila e coordina l'azione; fa parte di diritto del Consiglio Superiore della Magistratura; esercita l'azione disciplinare presso la Suprema Corte disciplinare; esercita l'ufficio di pubblico ministero presso la Suprema Corte costituzionale. -- È l'organo di collegamento tra il potere giudiziario e gli altri poteri dello Stato, e come tale prende parte al Consiglio dei ministri con voto consultivo e risponde di fronte alle Camere del buon andamento della Magistratura. Rimane in carica per tutta la legislatura anche in caso di cambiamento del Gabinetto, ma deve dimettersi qualora una delle Camere gli dia uno speciale voto di sfiducia»). La soluzione più coerente con il nostro impianto costituzionale è però molto probabilmente l'istituzione di due corpi separati con due Consigli superiori della magistratura, come in Portogallo. Andrebbe comunque introdotto il principio per cui l'obbligatorietà dell'azione penale non significa assenza di controlli su come viene esercitata. L'obbligo dell'azione va inteso come un fine verso cui tendere, nella misura del possibile, e comunque come un obiettivo a sua volta strumentale al rispetto del principio di eguaglianza dei cittadini. Ne va comunque verificato il rispetto, almeno tendenziale, anche al di fuori dei controlli processuali, che più di tanto non possono fare. La separazione non significa che non debbano essere previste garanzie per il pubblico ministero. Infatti, quelle previste all'articolo 107 della Costituzione vanno mantenute. L'introduzione di forme di controllo, come accennato, non deve mettere a repentaglio l'autonomia del magistrato requirente nei singoli casi e soprattutto non deve impedire agli uffici del pubblico ministero di perseguire, senza timori, chiunque debba essere perseguito. La composizione dei Consigli superiori della magistratura deve tener conto che loro compito è quello di garantire non solo l'indipendenza dei magistrati ma anche la loro capacità di svolgere bene la loro funzione istituzionale: rendere giustizia secondo la legge. Quindi, il Consiglio superiore della magistratura deve essere un organo di garanzia non solo verso la magistratura ma anche verso il cittadino: deve essere terzo anche rispetto al giudice. Da qui l'opportunità di una composizione che non dia preminenza a nessuna delle tre principali componenti: magistratura, professionisti e cittadini. Tali proporzioni sono comunque indicative e possono essere modificate, per esempio allargando la componente professionale, senza però stravolgere la logica che sorregge la proposta. Intervenire sulla scelta dei magistrati è essenziale per rafforzarne l'indipendenza, migliorare il rendimento della nostra giustizia e, soprattutto, favorire il collegamento fra le varie professioni giuridiche, aspetto importante per creare una cultura comune del processo. Il presente disegno di legge si prefigge, pertanto, la sostituzione degli articoli 104, 105, 106 e 107 della Costituzione. Con riferimento all'articolato, in particolare: a) la previsione di cui all'articolo 104, secondo comma, è volta ad impedire l'utilizzo di magistrati nei Ministeri o comunque le carriere parallele; b) la previsione di cui all'articolo 104, terzo e quarto comma, relativamente alla presenza del Ministro della giustizia nei Consigli superiori, vuole suggerire una forma di limitato raccordo almeno tra Governo e pubblico ministero; c) la previsione di cui all'articolo 104, terzo e quarto comma, limitatamente alla composizione, esprime una preferenza per dei Consigli superiori in cui i magistrati non siano maggioranza; in questo caso però, per evitare una pressione politica troppo forte, va prevista una durata in carica dei componenti almeno superiore alla durata della legislatura (minimo sei anni) e nomine «sfasate», in modo da rendere più difficile il controllo dell'organo da parte di maggioranze politiche; d) la previsione di cui all'articolo 104, sesto comma, relativamente alla durata dei membri non di diritto e di quelli eletti, propone una durata rispettivamente di sei e tre anni, ma sarebbe possibile anche una durata maggiore (ad esempio: otto e quattro anni), ma non minore, proprio per dare continuità all'organo e diluire la pressione politica, soprattutto nel caso sia modificata la proporzione tra membri laici e membri togati; e) la previsione di cui all'articolo 106, primo comma, dispone per i magistrati il tirocinio dopo il concorso, per evitare che siano nominati magistrati privi di qualunque esperienza professionale.. 1 1 Gli articoli 104, 105, 106 e 107 della Costituzione sono sostituiti dai seguenti: «Art. 104. -- La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni potere. I magistrati si distinguono in magistrati giudicanti e in magistrati del pubblico ministero ed esercitano esclusivamente tali funzioni. Il Consiglio superiore della magistratura giudicante è presieduto dal Presidente della Repubblica. Il primo Presidente della Corte di cassazione e il Ministro della giustizia ne sono componenti di diritto. Fanno altresì parte del Consiglio un rappresentante dell'avvocatura, designato dagli ordini professionali, un rappresentante dell'università, designato dai professori ordinari in materie giuridiche, e un magistrato del pubblico ministero designato dal Consiglio superiore del pubblico ministero. Gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i magistrati giudicanti tra gli appartenenti alle varie categorie e per metà dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano almeno quindici anni di esercizio. Il Consiglio superiore del pubblico ministero è presieduto dal Procuratore generale della Corte di cassazione. Il Ministro della giustizia ne è componente di diritto. Fanno altresì parte del Consiglio un rappresentante dell'avvocatura, designato dagli ordini professionali, un rappresentante dell'università, designato dai professori ordinari in materie giuridiche, e un magistrato giudicante, designato dal Consiglio superiore della magistratura giudicante. Gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i magistrati del pubblico ministero tra gli appartenenti alle varie categorie e per metà dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano almeno quindici anni di esercizio. I Consigli eleggono un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento. I membri non di diritto dei Consigli durano in carica sei anni e non sono rieleggibili. I componenti eletti dalle magistrature si rinnovano per metà ogni tre anni. La nomina dei componenti non di diritto e non elettivi decorre per ciascuno di essi dal giorno del giuramento.