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Modifiche agli articoli 178, 706, 708, 709- ter e 711 del codice di procedura civile e agli articoli 155, 155- bis , 155- quater , 155- quinquies e 155- sexies del codice civile, nonché agli articoli 14, 19, 22 e 23 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, in materia di affidamento condiviso. Onorevoli Senatori. -- La legge 8 febbraio 2006, n. 54, sull'affidamento condiviso si è rivelata, per usare le parole della sua co-relatrice al Senato (Sen. Baio), «un autentico fallimento, pur duro da ammettere». Peraltro, se ci fosse stata una maggior inclinazione a studiare le realtà estere che prima di noi si erano affacciate a questo stadio evolutivo, si sarebbe provveduto a inserire nell'articolato quei correttivi che in altre Nazioni già si erano introdotti o si sono in seguito resi necessari, o di cui si era già iniziata la discussione. La grande novità dell'affidamento condiviso secondo l'accezione della legge n. 54 del 2006 (o secondo l'interpretazione che ne ha potuto legittimamente dare la magistratura), infatti, ad altro non corrisponde se non a quella che da lustri nel mondo veniva comunemente definita joint legal custody (affido legalmente condiviso): un concetto giuridico dell'adulto privo di incisivi riflessi pratici sul benessere psicofisico dei minori e incapace di garantire ai medesimi un diritto concreto di relazionarsi con ambedue i genitori anche dopo la loro separazione. Questi stessi problemi sono stati in passato sperimentati da molti Paesi nel mondo (fra i tanti ricordiamo Belgio, Francia, alcuni Stati degli USA, in seguito Brasile, Repubblica ceca, Romania, eccetera), alcuni dei quali sono stati in grado di porre rimedio alla disapplicazione del senso della legge attraverso specifici correttivi in grado di indirizzare la joint legal custody verso quella che internazionalmente si definisce joint physical custody (affido materialmente condiviso) o shared custody per i Paesi che giuridicamente non prevedono l'affido condiviso (che, pragmaticamente, presuppone che almeno il 30 per cento in Inghilterra o il 35 per cento in Australia ed USA del tempo totale sia trascorso dal minore col genitore « less involved » ovvero meno coinvolto, meno presente; in Quebec addirittura, si parla di «affido esclusivo» se il minore passa più del 60 per cento dell'anno ovvero 219 giorni con un genitore e di «affido condiviso o alternato» se il minore passa tra il 40 e il 60 per cento del suo tempo con ciascuno dei due genitori). Il Belgio, ad esempio, attraverso il correttivo della legge sull' Hébergement égalitaire del 2006 è riuscito in breve a portare l'affido a tempi paritetici al 20 per cento del totale e ad aumentare enormemente la consensualizzazione. La legge australiana del 2006 sulla shared custody ha analogamente portato l'affido materialmente condiviso a oltre il 16 per cento del totale e aumentato enormemente le consensualizzazioni (anche se, aspetto interessante, spesso non sulla base di una divisione paritetica dei tempi ma più frequentemente su quella di una divisione tipo 35 per cento versus 65 per cento). Questo disegno di legge, di respiro culturale internazionale, non si basa quindi solo sulla mera analisi della giurisprudenza italiana e sugli elementi emersi nelle audizioni dei progetti di legge di riforma tenutesi nella scorsa legislatura, ma anche sulla doverosa analisi delle buone prassi di Nazioni estere e sull'indispensabile esame della ormai ampia letteratura scientifica internazionale disponibile sul tema in questione. È infatti ormai chiaro che, data la ricaduta sul benessere psicofisico dei minori delle varie forme di affido, la bigenitorialità è oggi un concetto non solo giuridico, antropologico o sociologico ma anche (e forse soprattutto) scientifico. Sono infatti ormai numerosi gli studi che hanno comprovato danni organici (ormonali, bioumorali, neurotrasmettitoriali, persino cromosomici) derivanti – direttamente o indirettamente – dalla monogenitorialità, dalla carenza affettiva o dall'abuso, dalla separazione dei genitori. Tra le centinaia di studi disponibili ricordiamo solo un’interessante ricerca da poco pubblicata su Psychoneuroendocrinology che osserva come il divorzio dei genitori aumenti addirittura i livelli di una proteina infiammatoria, la proteina C-reattiva, ormai da tempo collegata allo stato di salute e a malattie cardiovascolari, depressione e diabete. Gli esperti hanno osservato quasi 7.500 bambini, parte dei quali aveva i genitori separati. La separazione e il divorzio erano avvenuti prima che i figli avessero compiuto 16 anni. Gli esperti hanno poi esaminato la quantità di proteina C-reattiva nel sangue del campione ormai divenuto adulto e constatato livelli più alti della norma evidenziando un rischio per la loro salute. In particolare, molti elementi sono stati tratti dalle recenti e autorevoli conferenze internazionali multidisciplinari sulla shared custody di Coimbra (20-21 giugno 2013), di Bonn (10-11 agosto 2013), di Strasburgo (Parlamento europeo, 23 ottobre 2013) nonché dalla allegata relazione tecnica elaborata dal dottor Vittorio Vezzetti, (pediatra, referente scientifico della piattaforma europea per la joint custody and childhood Colibri nonché dei Familiaristi italiani, autore della prima indagine comparativa sull'affido condiviso in Europa, già presentata all'Europarlamento) coadiuvato dall'avvocato Simone Pillon (membro del direttivo del Forum delle famiglie). Gli articoli da 1 a 5 introducono il doppio percorso di accesso al procedimento di separazione, esternalizzando il prescritto tentativo di conciliazione e garantendo un percorso più rapido per le coppie che si presentino in tribunale dopo aver redatto e concordato il piano educativo e il piano di riparto delle spese. In questo caso il presidente può procedere direttamente all'udienza e il tribunale potrà omologare gli accordi. Qualora invece le parti si presentino in conflitto, il presidente sospenderà il procedimento per almeno tre mesi invitandole a tentare la conciliazione o la mediazione (come avviene in molti Paesi esteri). L'articolo 4 intende rendere più incisivo il ricorso ex articolo 709- ter del codice di procedura civile: ormai nell'esperienza naturale troppi sono stati i casi, a sette anni dall'introduzione della legge, in cui genitori pluriammoniti continuavano le loro condotte senza avere nulla da perdere a fronte anche di svariate ammonizioni. Non possiamo non ricordare ancora una volta come l'Italia sia il Paese più sanzionato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per non avere saputo tutelare i rapporti dei figli col genitore less involved (nelle pratiche della Corte sono sempre stati genitori di sesso maschile).