[pronunce]

n. 279 del 2000, introdotto dalla legge di conversione n. 365 del 2000, nonché dell'art. 2 della medesima legge di conversione per contrasto con gli artt. 3, 5, 41, 97, 117 e 118 della Costituzione “anche con riferimento al riparto di competenze determinato dal d.P.R. n. 616 del 1977 e dal d.lgs n. 112 del 1998”. 5.1.- Con riguardo all'art. 2 della legge censurata la Regione lamenta che il legislatore statale avrebbe ignorato la normativa dettata a livello regionale, in particolare la legge regionale 21 giugno 1988, n. 33 (Disciplina delle zone del territorio regionale a rischio geologico e a rischio sismico). 5.2.- La ricorrente ritiene, inoltre, che la disposizione contestata presenterebbe profili di contraddittorietà ed irragionevolezza intrinseca sul piano contenutistico. Sarebbero, infatti, previsti una serie di pareri “quanto meno singolari”, compreso il parere della regione, obbligatorio ma non vincolante, che non potrebbe, in quanto tale, “recuperare” l'avvenuta grave sottrazione di competenze a garanzia costituzionale. In secondo luogo, si osserva come la stessa attività assoggettata a nulla osta risulterebbe “indefinita, o definita in termini assai generici”, potendo includere anche il mero taglio manutentivo, ordinario e straordinario. La conseguenza sarebbe rappresentata da una proliferazione di pratiche, con il rischio di rendere difficoltosi gli ordinari interventi di silvicoltura e di “appropriato taglio” essenziali “per la stessa conservazione del bosco e quindi per la tutela dell'interesse che la stessa legge qui impugnata pretende di perseguire”. 5.3.- In ordine alla disposizione contenuta nell'art. 1-bis, comma 5, si osserva che l'effetto di automatica variante degli strumenti urbanistici - non adeguatamente compensato dalla partecipazione procedimentale riconosciuta sia alla regione che agli enti locali - inciderebbe “pesantemente” sulle potestà programmatorie dell'uso del territorio spettanti alla regione in base agli artt. 117 e 118 della Costituzione, con riferimento sia alla materia “agricoltura e foreste” sia alla materia “urbanistica”. 5.4.- La difesa erariale, nell'atto di intervento depositato, riporta quanto già esposto in precedenza relativamente alle censure di illegittimità costituzionale prospettate dalla Regione ricorrente. 6.- Con ricorso notificato il 9 gennaio 2001 e depositato il successivo 17 gennaio, la Regione Piemonte denuncia l'illegittimità costituzionale dell'art. 1-bis, commi 2, 3, 4 e 5, “per violazione degli artt. 5, 9, 117 e 118 della Costituzione, nonché per violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione, per irragionevolezza e violazione del principio di buon andamento e del principio di leale cooperazione tra Stato e Regioni”. Le censure riprendono sostanzialmente quelle già esposte con ricorso della Regione Emilia-Romagna sopra riportate. 6.1.- Con riferimento all'art. 2 della legge n. 365 del 2000, si osserva che lo stesso si pone in contrasto con: a) gli artt. 117 e 118 della Costituzione, in quanto sarebbe stata introdotta una disciplina di dettaglio nella materia dell'agricoltura, foreste e vincolo idrogeologico spettante alla competenza legislativa concorrente statale e regionale; b) l'art. 3 della Costituzione, atteso che il nulla osta del sindaco per il taglio dei boschi sarebbe stato previsto soltanto per i cittadini delle regioni danneggiate dalle calamità idrogeologiche di cui al d.l. n. 279 del 2000; ciò, si aggiunge, senza alcuna razionale giustificazione […] potendo le stesse calamità investire regioni non precedentemente colpite e per le quali non trovano invece applicazione le medesime disposizioni; c) l'art. 44, secondo comma, della Costituzione, in quanto “l'aggravamento burocratico all'esplicazione di interventi quotidianamente occorrenti sul territorio” costituirebbe un disincentivo all'attività di manutenzione delle aree boschive; la disciplina regionale della materia sarebbe avvenuta con legge 5 dicembre, 1977, n. 56 (art. 30), e con legge 4 settembre 1979, n. 57 (art. 10 e ss.); d) l'art. 97 della Costituzione, in quanto detto aggravamento burocratico sarebbe in contrasto con il principio di buon andamento, che vorrebbe, invece, l'adozione di criteri che tengano conto delle differenziate dimensioni comunali e delle esigenze effettive dei singoli territori. 6.2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ribadendo ancora una volta quanto già esposto negli altri atti di intervento in relazione alle specifiche censure di illegittimità costituzionale prospettate. 7.- La Regione Liguria, con ricorso notificato il 9 gennaio e depositato il successivo 18 gennaio, denuncia l'illegittimità costituzionale: dell'art. 1-bis del d.l. n. 279 del 2000, introdotto dalla legge di conversione n. 365 del 2000, per violazione degli artt. 5, 97, 117 e 118 della Costituzione; dell'art. 2 della legge n. 365 del 2000 per violazione degli artt. 5, 97, 117, 118 e 128 della Costituzione. 7.1.- Per quanto attiene al primo ordine di censure la Regione ricorrente premette che, in attuazione della legge n. 183 del 1989, il settore della difesa del suolo e della pianificazione di bacino è stato oggetto di disciplina organica da parte della Regione stessa (legge regionale 28 gennaio 1993, n. 9, recante "Organizzazione regionale della difesa del suolo in applicazione della legge 18 maggio 1989, n. 183"; e legge regionale 21 giugno 1999, n. 18, recante "Adeguamento delle discipline e conferimento delle funzioni agli enti locali in materia di ambiente, difesa del suolo ed energia"). Nel ricorso si assume che l'art. 1-bis del decreto impugnato, disciplinando in maniera analitica ed esaustiva il procedimento di formazione dei piani stralcio a tutela del rischio idrogeologico per i bacini di rilievo nazionale e regionale, avrebbe violato gli artt. 5, 117 e 118 della Costituzione, che attribuiscono la competenza legislativa e amministrativa in materia alle Regioni (si ribadiscono sostanzialmente le argomentazioni svolte nel ricorso della Regione Emilia-Romagna). 7.2.- Si assume, altresì, il contrasto della disposizione normativa in esame con l'art. 97 della Costituzione, per avere la stessa disposto una “contrazione dell'istruttoria procedimentale” (con esclusione del ruolo primario che avrebbe dovuto essere riconosciuto alla Regione) “che non consente una adeguata valutazione degli interessi in gioco”, oltre a non permettere di “graduare le scelte in maniera adeguata alle esigenze concrete”.