[pronunce]

Secondo la ricorrente, in base alla giurisprudenza costituzionale, la compressione degli spazi entro cui possono esercitarsi le competenze legislative e amministrative di Regioni e Province autonome, specialmente in tema di organizzazione e personale, potrebbe derivare soltanto da un intervento legislativo statale diretto a stabilire principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica. Ma le norme impugnate, ad avviso della Regione, non hanno la natura di principio fondamentale, poiché «non pongono obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica, né criteri e obiettivi cui dovrà attenersi la Regione, ma contengono un precetto puntuale, dettagliato, immediatamente applicabile, che individua una specifica voce di spesa del bilancio regionale da limitare». 8. – La Regione Valle d’Aosta ha impugnato il comma 17 dell’art. 61, lamentando la violazione dell’art. 48-bis della legge cost. n. 4 del 1948 (Statuto speciale per la Valle d’Aosta), per contrasto con la norma interposta di cui al d.lgs. n. 282 del 2000 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Valle d’Aosta in materia di potestà legislativa regionale inerente il finanziamento dell’università e l’edilizia universitaria), nonché la lesione dell’autonomia finanziaria e legislativa della Regione e dei principi di leale collaborazione e di ragionevolezza. 8.1. – Premette la Regione ricorrente che, nel recare disposizioni di attuazione dello Statuto speciale per la Valle d’Aosta, adottate seguendo il particolare procedimento previsto dallo statuto stesso, il d.lgs. n. 282 del 2000 ha attribuito alla Regione Valle d’Aosta la potestà legislativa e amministrativa in materia di finanziamento dell’Ateneo di cui al comma 120 dell’art. 17 della legge 15 maggio 1997, n. 127 (Misure urgenti per lo snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo), cioè l’Università della Valle d’Aosta. In tale quadro, la ricorrente afferma che il comma 17 dell’art. 61, «nel prevedere il versamento ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato delle somme provenienti dalle riduzioni di spesa disposte dal medesimo articolo, ove ritenuto applicabile all’Università della Valle d’Aosta, risulta lesivo delle competenze legislative e amministrative in materia di finanziamento all’Ateneo valdostano, attribuite alla Regione Valle d’Aosta dal d.lgs. n. 282 del 2000 in attuazione dell’art. 48-bis dello Statuto speciale valdostano». Ritiene infatti la Regione ricorrente che la disposizione censurata, nella parte in cui non esclude dal proprio ambito di applicazione l’Università della Valle d’Aosta, contrasti con un decreto di attuazione dello statuto speciale valdostano, che «non può essere derogato o tacitamente abrogato da una legge ordinaria dello Stato o da un atto ad essa equiparato che sia adottato senza osservare il peculiare procedimento previsto dall’art. 48-bis dello Statuto». Ne deriva la violazione di quest’ultima disposizione, nonché del principio di leale collaborazione. Osserva inoltre la Regione ricorrente che, essendo il finanziamento dell’Università valdostana prevalentemente a carico del bilancio regionale, l’applicazione della disposizione censurata avrebbe l’effetto di «trasformare le riduzioni di spesa o le maggiori entrate dell’Ateneo valdostano […] in un irragionevole e illegittimo trasferimento di risorse economiche dalla Regione allo Stato». Ciò lederebbe l’autonomia legislativa e finanziaria della Regione, nonché il principio di ragionevolezza, traducendosi appunto in una «irragionevole sanzione nei confronti del principale finanziatore […] di un ente […] con un bilancio in attivo, in ragione di una sana ed efficiente gestione economico-finanziaria». 8.2. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata non fondata. La difesa erariale precisa che l’Università della Valle d’Aosta, unitamente ad altre università non statali, risulta finanziata dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ed è ricompresa nell’ambito delle amministrazioni pubbliche di cui al conto economico consolidato annualmente elaborato dall’ISTAT. Ne deriva, secondo l’Avvocatura generale dello Stato, che la disposizione censurata non è lesiva dell’autonomia statutaria della Regione ricorrente, in quanto l’Università della Valle d’Aosta, risultando inclusa nel novero delle amministrazioni pubbliche del conto economico consolidato, è sottoposta all’applicazione della norma censurata. 9. – La Regione Calabria ha impugnato, chiedendone la previa sospensione, l’art. 61, con censure riferite specificamente ai commi 14, 16, 19, 20, lettera b), e 21, per violazione degli artt. 117, terzo comma, e 119 Cost., nonché del principio di leale collaborazione. 9.1. – La ricorrente censura la complessiva disciplina risultante dai predetti commi dell’art. 61, la quale, da un lato, prevede l’abolizione della quota di partecipazione al costo per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale (cosiddetto ticket) e, dall’altro lato, dispone che, ai fini della copertura dei relativi oneri finanziari, le Regioni adottino misure di incremento dell’efficienza e razionalizzazione della spesa, fra cui quelle di cui ai commi 14 e 16, ovvero, in alternativa, introducano, in forma integrale o ridotta, il ticket abolito dal comma 19 o altre forme di partecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria di equivalente effetto finanziario. Ad avviso della Regione, tale disciplina attiene, in maniera trasversale, alle materie della tutela della salute e del coordinamento della finanza pubblica, entrambe rientranti nella potestà legislativa concorrente di cui all’art. 117, terzo comma, Cost. In tali materie, quindi, il legislatore statale deve limitarsi alla definizione dei principi fondamentali della materia, senza invece dettare, come secondo la ricorrente avverrebbe nel caso in esame – in particolare ad opera dei commi 14, 16, 20 e 21 – «disposizioni puntuali e di dettaglio», che producono una invasione della competenza legislativa regionale asseritamente acuita, anziché ridimensionata, dalla previsione di una serie di misure alternative rimesse alla scelta della Regione. In secondo luogo, la Regione ritiene che la disciplina censurata leda l’autonomia finanziaria regionale sancita dall’art. 119 Cost. L’abolizione del ticket, prevista dal comma 19, e le già menzionate disposizioni (commi 14, 16, 20 e 21) che fissano «in maniera estremamente e irragionevolmente puntuale le misure finanziarie per il reperimento delle risorse sostitutive» di tale fonte di finanziamento, concreterebbero infatti una «evidente invasione dell’autonomia finanziaria regionale». Infine, secondo la Regione ricorrente, la disciplina impugnata violerebbe anche il principio di leale collaborazione, che impone la predisposizione di meccanismi di confronto fra Stato e Regioni.