[pronunce]

che il giudice a quo ha dato atto che la Corte costituzionale, con ordinanza n. 209 del 2008, ha già dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 131, comma 4, lettera c), del d.P.R. n. 115 del 2002, la quale, tuttavia, sarebbe stata sollevata in riferimento a parametri costituzionali solo parzialmente coincidenti con quelli attualmente evocati e, comunque, sulla base di argomentazioni diverse; che, alla luce delle considerazioni svolte, il Tribunale ordinario della Spezia ha chiesto che sia dichiarata costituzionalmente illegittima la norma contenuta nell'art. 131, comma 4, lettera c), del d.P.R. n. 115 del 2002, nella parte in cui prevede che sono anticipate dall'erario «le spese sostenute per l'adempimento dell'incarico da parte di questi ultimi [consulenti tecnici di parte e ausiliari del magistrato]», anziché prevedere che siano anticipate dall'erario «le spese sostenute o, qualora i consulenti tecnici di parte e gli ausiliari del magistrato chiedano l'anticipazione, le spese da sostenere per l'adempimento dell'incarico da parte di questi ultimi»; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la manifesta infondatezza delle questioni sollevate; che la difesa statale evidenzia come la Corte costituzionale, con ordinanza n. 209 del 2008, abbia già dichiarato manifestamente infondata un'analoga questione di legittimità costituzionale; che l'Avvocatura generale richiama la giurisprudenza della Corte di cassazione, in base alla quale la consulenza tecnica d'ufficio, quale ausilio fornito al giudice da un collaboratore esterno, anziché mezzo di prova in senso proprio, è un atto compiuto nell'interesse generale della giustizia e, dunque, nell'interesse comune delle parti (è citata la sentenza della Corte di cassazione, sezione terza civile, 17 gennaio 2013, n. 1023); che la difesa statale mette in luce come il giudicante possa, quindi, disporre che le spese della consulenza tecnica d'ufficio siano sopportate in solido dalle parti del giudizio, indipendentemente dall'esito dello stesso, oppure, attesa la provvisorietà dell'anticipo riconosciuto al consulente tecnico per l'espletamento dell'incarico, possa prevedere, ove una delle parti sia stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato, che le spese di consulenza siano anticipate dalla parte abbiente, non sussistendo perciò alcuna violazione dell'art. 24 Cost.; che, inoltre, ad avviso della difesa statale, nel caso in cui l'ausiliario non abbia la possibilità di anticipare le spese, il giudice potrebbe ravvisare un «giusto motivo» di astensione e, conseguentemente, procedere alla sua sostituzione, manifestandosi così l'inconsistenza delle censure riferite alla violazione dell'art. 101 Cost., non risultando in alcun modo ostacolata la funzione giudiziaria; che, infine, l'evocazione del parametro di cui all'art. 111 Cost. sarebbe inconferente, poiché, come già stabilito dalla ricordata ordinanza n. 209 del 2008 della Corte costituzionale, la disposizione censurata, disciplinando il procedimento di liquidazione delle spese sostenute dall'ausiliario del magistrato, non è idonea a incidere sui tempi di celebrazione del processo, cui lo stesso procedimento è accessorio. Considerato che il Tribunale ordinario della Spezia dubita, in riferimento agli artt. 3, 24, 101 e 111 Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 131, comma 4, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A); che, ad avviso del rimettente, la disposizione censurata, nella parte in cui non prevede che siano anticipate dall'erario anche le spese ancora da sostenersi per l'adempimento dell'incarico, qualora i consulenti tecnici di parte e gli ausiliari del magistrato ne chiedano l'anticipazione, violerebbe gli «artt. 3 e 24 Cost., anche in combinato disposto tra loro», perché precluderebbe, limiterebbe o, comunque, condizionerebbe l'esercizio del diritto di difesa dei soggetti meno abbienti; che, in particolare, la norma farebbe dipendere la possibilità di istruire il procedimento dalla capacità economica del consulente tecnico di ufficio, e comporterebbe, altresì, che le modalità di espletamento delle indagini peritali possano essere influenzate da una valutazione di economicità da parte del consulente tecnico d'ufficio, di fatto indotto o costretto ad anticipare personalmente le spese nella minor misura possibile; che la medesima disposizione sarebbe in contrasto anche con l'art. 111 Cost., perché il consulente tecnico d'ufficio, nel caso in cui non sia in grado di anticipare le spese, sarebbe costretto a richiedere prestiti o a risparmiare nel corso del tempo le somme necessarie per l'espletamento dell'incarico, con conseguente allungamento dei tempi del processo; che, da ultimo, la norma censurata violerebbe anche «i principi contenuti negli artt. 101 e 111 Cost., in combinato disposto tra loro», giacché, da un lato, indurrebbe il giudice ad individuare il consulente tecnico d'ufficio sulla base, non già della professionalità e della necessaria turnazione degli incarichi, bensì della capacità economica del medesimo; dall'altro, la necessaria anticipazione delle spese vive da parte del consulente tecnico d'ufficio, comportando il depauperamento - seppure temporaneo - del suo patrimonio, inciderebbe indirettamente anche sulla sua indipendenza; che l'ordinanza di rimessione muove da presupposti interpretativi palesemente erronei, frutto, inoltre, di un'incompleta ricostruzione del quadro normativo di riferimento; che, in primo luogo, infatti, il giudice a quo esclude la possibilità di porre l'anticipazione delle spese di consulenza - peraltro non obbligatoria, ma rimessa ad una valutazione discrezionale a norma dell'art. 8, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002 - a carico di parte convenuta, assumendo che quest'ultima non avrebbe alcun interesse a consentire lo svolgimento delle indagini peritali, il cui esito, in astratto, potrebbe rivelarsi ad essa sfavorevole; che, così argomentando, il giudice rimettente trascura del tutto la funzione assolta dalla consulenza tecnica d'ufficio, la quale non costituisce un vero e proprio mezzo di prova, è sottratta alla disponibilità delle parti, ed è finalizzata all'acquisizione, da parte del giudice - al cui prudente apprezzamento è affidata - di un parere tecnico necessario per la valutazione di elementi probatori già acquisiti, ovvero per l'accertamento di fatti rilevabili unicamente con l'ausilio di specifiche cognizioni o strumentazioni tecniche;