[pronunce]

Infatti, secondo la ricostruzione effettuata dalle sezioni unite della Corte di cassazione nella sentenza n. 3240 del 2010, la previsione, concernente l'iscrizione alla gestione assicurativa per l'attività svolta in misura prevalente, sarebbe stata stabilita proprio a fronte della introduzione, in forza della medesima legge, dell'obbligo di iscrizione del socio alla gestione commercianti, al fine di non gravare eccessivamente l'attività di lavoro autonomo di dimensioni e redditi modesti (tenuto conto, tra l'altro, del fatto che, per l'assicurazione commercianti, quale sia il reddito ricavato, la contribuzione non può scendere al di sotto di una certa soglia ai sensi dell'art. 6, comma 7, della legge 31 dicembre 1991, n. 415, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 1992»). Inoltre, l'incidenza sulle attribuzioni costituzionali dell'autorità giudiziaria sarebbe evidente, in quanto l'intervento legislativo sarebbe stato realizzato con normativa d'urgenza, a pochi mesi di distanza dalla pronuncia sulla questione delle sezioni unite della Corte di cassazione la quale aveva respinto la tesi dell'INPS svolta negli innumerevoli giudizi pendenti analoghi a quello di specie. Con memoria depositata il 3 maggio 2011, si è costituito l'INPS, in persona del legale rappresentante pro-tempore, chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata. L'Istituto premette che la quaestio iuris riguarda la compatibilità della contemporanea iscrizione alla gestione commercianti di cui all'art. 1 della legge 27 novembre 1960, n. 1397 (Assicurazione obbligatoria contro le malattie per esercenti attività commerciali), come modificato dall'art. 1, comma 203, della legge n. 662 del 1996, e alla gestione separata di cui all'art. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995, di un socio amministratore di s.r.l. che svolga attività lavorativa all'interno della stessa società. Nel riportare il quadro normativo di riferimento, si evidenzia come, in forza dell'art. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995, sia stata prevista l'estensione dell'assicurazione obbligatoria a varie categorie di lavoratori autonomi indicati espressamente attraverso il rinvio all'art. 49 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), tra cui gli amministratori di società e, in forza dell'art. 1, comma 203, della legge n. 662 del 1996, sia stata prescritta - qualora ricorrano i presupposti di legge - l'iscrizione alla gestione commercianti anche ai soci di s.r.l. La ratio della estensione dell'obbligo assicurativo anche a detti soci è stata ravvisata (parere del Consiglio di Stato, sezione seconda, 17 giugno 1998, n. 926) nella esigenza di evitare che, grazie allo schermo societario, la prestazione del socio di una s.r.l. espletata nell'ambito dell'impresa sia sottratta alla contribuzione previdenziale obbligatoria e, nel contempo, di superare la preesistente disparità di trattamento tra i titolari di ditte individuali e i soci di società di persone, da un lato, e di s.r.l., dall'altro. L'INPS sottolinea che, a fronte della estensione ai sensi dell'art. 1, comma 203, dell'obbligo assicurativo ad altre categorie di soggetti prima esclusi (Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenze 19 luglio 2005, n. 15167 e 17 aprile 2007, n. 9121), l'art. 1, comma 208, della legge n. 662 del 1996 ha previsto l'ipotesi del concomitante svolgimento da parte di un soggetto (da individuare tra quelli di cui ai commi precedenti), anche in un'unica impresa, di varie attività autonome previste dalla legislazione vigente in materia (commercianti, artigiani, coltivatori diretti). Secondo l'interpretazione dell'INPS e della giurisprudenza di merito, il citato art. 1, comma 208 - che fonda l'individuazione dell'unica gestione assicurativa alla quale effettuare l'iscrizione in base al criterio della «prevalenza» dell'attività svolta - trova applicazione soltanto con riguardo alle attività concretanti fattispecie unitarie, ma caratterizzate dalla compresenza di elementi cosiddetti "misti" (iscrivibili in teoria presso diverse gestioni) e dalla unicità del reddito (commercianti, artigiani e coltivatori diretti). Un conforto alla suddetta interpretazione lo si desume, ad avviso dell'INPS, anche dal contesto storico-normativo nel quale si inserisce tale disposizione. Infatti, in forza dell'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 28 febbraio 1961, n. 184 (Norme di attuazione della legge 27 novembre 1960, n. 1397, per l'assicurazione obbligatoria contro le malattie per gli esercenti attività commerciali), con una disposizione di tenore letterale analogo a quello di cui all'art. 1, comma 208, il legislatore ha previsto per gli esercenti di piccole imprese commerciali e gli ausiliari del commercio, qualora esercitino contemporaneamente, anche in un'unica impresa, varie attività autonome assoggettabili distintamente a diverse forme di assicurazione obbligatoria contro le malattie, la iscrizione alla gestione assicurativa prevista per l'attività alla quale gli stessi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente. A detta dell'INPS, essendo stato il citato art. 2 emanato in attuazione della legge istitutiva dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie per gli esercenti attività commerciali, non poteva che fare riferimento allo svolgimento contemporaneo delle varie attività autonome contemplate dalla legislazione vigente in materia di assicurazione obbligatoria (legge 27 novembre 1960, n. 1397, «Assicurazione obbligatoria contro le malattie per esercenti attività commerciali»; legge 29 dicembre 1956, n. 1533, «Assicurazione obbligatoria contro le malattie per gli artigiani»; legge 22 novembre 1954, n. 1136, «Estensione dell'assistenza malattia ai coltivatori diretti»). Anche con l'art. 1, comma 208, il legislatore, dopo l'ampliamento soggettivo (art. 1, commi da 196 a 207, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 recante «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica») dell'obbligo assicurativo alla gestione commercianti, avrebbe inteso evitare una duplice contribuzione nel caso di espletamento di cosiddette attività omologhe, produttive della stessa tipologia di reddito, ossia del cosiddetto reddito di impresa (commercio, artigianato e agricoltura).