[ddlpres]

la prostituzione coattiva (600- novies ), il reclutamento, l’introduzione o lo sfruttamento della prostituzione (600- decies ). A quest’ultima fattispecie viene parificata quoad poenam l’attività (dolosa) di chi ha la proprietà o la gestione di locali ove si esercita la prostituzione. Si prevede poi una circostanza attenuante speciale (ulteriore rispetto a quelle di cui all’articolo 600- septies.1, nel testo vigente) volte a incentivare particolari forme di ravvedimento operoso, dispondendo la riduzione della pena da un terzo fino alla metà nei confronti dell’autore che si adopera concretamente ed efficacemente in modo che la persona offesa riacquisti la propria autonomia e libertà. Si precisa inoltre che in caso di concorso tra le diminuenti previste dall’articolo 600- septies.1, la diminuzione di pena non può essere in ogni caso superiore ai due terzi. Si estende inoltre ai delitti di prostituzione coattiva, induzione e sfruttamento della prostituzione, nonché ai delitti di schiavitù e tratta, l’applicabilità della fattispecie di cui all’articolo 734- bis del codice penale, volta a tutelare la privacy e l’immagine della persona offesa da delitti di particolare gravità, quali quelli contro la personalità individuale e la libertà personale. Si prevedono, quindi, alcune modifiche al decreto legislativo n. 231 del 2001, estendendo anche ai casi di prostituzione coattiva, sfruttamento e induzione, la disciplina della responsabilità da reato della persona giuridica. L'efficacia preventiva (generale e speciale) delle sanzioni previste da tale decreto, la loro idoneità a contrastare e prevenire anche quelle forme di criminalità che spesso si avvalgono della copertura di enti o persone giuridiche per compiere reati di notevole gravità, inducono quindi ad estendere la disciplina prevista dall'articolo 25- quinquies del decreto legislativo n. 231 del 2001 anche ai delitti sopra richiamati. Nell'articolo 3 si prevede di disincentivare l'esercizio della prostituzione nei luoghi pubblici. Le amministrazioni locali possono procedere alla individuazione delle aree di comune accordo con le associazioni per i diritti delle prostitute, con le organizzazioni di volontariato e con i comitati dei cittadini. L'articolo introduce anche sanzioni per coloro che violano il divieto di esercizio della prostituzione e per i clienti. L'articolo 4 prevede talune cause di non punibilità, modulate sulla giurisprudenza consolidata, relativa alle condotte collaterali all'esercizio dell'attività di prostituzione, prive di disvalore penale in quanto scevre da ogni finalità di sfruttamento. In tal senso, si prevede in particolare la non punibilità per il proprietario dell'immobile concesso in locazione, comodato, uso, usufrutto o abitazione a persona che vi eserciti la prostituzione in forma individuale, purché l'eventuale corrispettivo non sia in alcun modo determinato in relazione all'esercizio dell'attività di prostituzione ovvero rapportato ai relativi proventi. È di tutta evidenza la ratio di tale scriminante in considerazione dell'assenza di disvalore penale delle condotte descritte, scevre da finalità lucrative e da comportamenti legati allo sfruttamento della prostituzione. Si esclude inoltre la punibilità dell'attività di reciproca assistenza prestata senza fini di lucro tra persone che praticano la prostituzione. Parimenti si esclude la punibilità di chi eserciti la prostituzione in luoghi di privata dimora di cui abbia la legittima disponibilità, anche qualora ospiti altre persone, dedite alla medesima attività, senza che né intermediari né alcuna delle persone conviventi tragga profitto dall'attività delle altre. L'articolo prevede la depenalizzazione dell'adescamento e dell'utilizzo di immobili propri o della concessione in locazione di immobili nei quali è esercitata la prostituzione. Al fine di evitare che ciò riproponga il modello delle case chiuse, l'esercizio della prostituzione deve essere autogestito nel rispetto dei diritti fondamentali (salute, libertà di scelta del cliente, libertà di scegliere orari di lavoro) e limitato a un numero esiguo di persone; deve inoltre escludere non solo il coinvolgimento ma anche la presenza di minori conviventi. L'articolo 5 entra nel merito del rilascio di autorizzazione a svolgere la professione della prostituzione. È prevista una comunicazione presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA). Consentendo l'iscrizione in qualunque CCIAA del territorio nazionale e non necessariamente nella provincia di residenza, si evita di incorrere in forme di pregiudizio e condanna morale che ancora oggi costituiscono motivo di esclusione ed emarginazione sociale. È richiesta la certificazione facoltativa di sana e robusta costituzione, ma le disposizioni in materia di controlli igienico-sanitari non sono dettate da atteggiamenti «aids fobici» ma da uno spirito educativo e pedagogico mirato alla salvaguardia della salute di coloro che offrono e fruiscono prestazioni sessuali. Tant'è che all'articolo 7 è previsto come obbligatorio l'uso del profilattico. È chiaro che il rispetto dell'uso obbligatorio del profilattico è fatto di difficile rilevazione da parte degli organi di controllo, ma rappresenta un importante principio e la fondamentale affermazione che si tratta dell'unico strumento in grado di prevenire e non veicolare la trasmissione di malattie sessuali. Il costo semestrale dell'autorizzazione, di euro 6.000 per l'attività full-time e 3.000 per quella part-time , rappresenta un giusto costo considerando che su centocinquanta giorni lavorativi si pagherebbe una cifra di circa 20 euro al giorno che è già al disotto del prezzo medio per prestazione stabilito in almeno 30 euro. Le persone autorizzate all'esercizio della prostituzione si assoggettano ai regimi fiscali e previdenziali previsti dalle normative vigenti. L'articolo 6 abroga l'articolo 3, primo capoverso, numeri 3), 4), 5), 6), 7) e 8), e gli articoli 4, 5, 6 e 7 della legge 20 febbraio 1958, n. 75. Restano in vigore le previsioni di cui ai numeri 1) e 2) dello stesso articolo 3, primo capoverso, che sanzionano le fattispecie connesse all'esercizio delle case di prostituzione vietate ai sensi dei precedenti articoli 1 e 2 della legge Merlin. Lo stesso articolo 6 del disegno di legge introduce, infine, una disposizione transitoria al fine di adeguare l'ordinamento giuridico italiano alle modifiche apportate al codice penale dal presente disegno di legge. In particolare, si prevede che quando in leggi, regolamenti od altri atti normativi sono richiamate le disposizioni della legge Merlin abrogate dal comma 1 del medesimo articolo 6, il richiamo si intende effettuato ai nuovi articoli 600- novies e 600- decies del codice penale. Resta fermo il principio cardine della legge Merlin, cioè il divieto di esercizio delle «case di prostituzione», chiarendosi così che la deroga è consentita solo per forme di autogestione con le modalità previste dall'articolo 4 del presente disegno di legge. All'articolo 7 viene introdotto l'uso obbligatorio del profilattico.