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Però, in sede di conversione in legge (il decreto-legge n. 19 del 2020 è stato convertito con modificazioni dalla legge n. 35 del 2020), il Parlamento è intervenuto sul massimo edittale della sanzione, riducendolo da 3.000 a 1.000 euro: pertanto la modifica della sanzione pecuniaria (con il nuovo limite massimo di 1.000 euro) riguarda anche l'illecito amministrativo qui in esame. Si pone peraltro  sia con riguardo all'illecito di cui all'articolo 4, comma 1 del decreto-legge n. 19 del 2020, sia in relazione all'illecito di cui all'articolo 2, comma 1 del decreto-legge n. 33 del 2020  il problema di determinare se il nuovo e più favorevole limite edittale debba trovare applicazione anche con riguardo ai fatti antecedentemente commessi. Il nuovo limite sembrerebbe dover trovare applicazione alla luce del recente riconoscimento, nella giurisprudenza costituzionale, della operatività, in rapporto alle sanzioni amministrative punitive, del principio di retroattività della lex mitior , fondato sugli articoli 3 e 117, comma 1 della Costituzione, in relazione all'articolo 7 Cedu (Corte costituzionale, sentenza n. 63 del 2019): del resto, è stata questa la posizione espressa dal relatore - e sostenuta dal Governo - in sede di parere contrario all'emendamento del senatore Pellegrini 4.12 al disegno di legge n. 1786 (quando, nel dichiarare inopportuna l'estensione del principio, di natura penalistica, della retroattività della legge più favorevole "per tutte le sanzioni amministrative", il relatore sostenne che la retroattività della lex mitior è stata già riconosciuta dalla Corte costituzionale con sentenza n. 63 del 2019 "per le sanzioni amministrative di natura punitiva"). Anche qui, come in precedenza, la sanzione amministrativa opera "salvo che il fatto costituisca reato"; anche qui, la clausola di salvaguardia non opera in riferimento al reato di cui all'articolo 650 del codice penale. Non trova quindi applicazione la contravvenzione per l'inosservanza degli ordini dell'autorità, punita con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a 206 euro (precedentemente prevista dal decreto-legge n. 6 del 2020, abrogato dal decreto-legge n. 19). Pertanto, chi viola le misure di contenimento non incorrerà nella contravvenzione di inadempimento di ordine legittimo dell'autorità amministrativa, ma (salvo reato diverso) solo nel predetto illecito amministrativo. È opportuno, infatti, ricordare che, il citato articolo 4, comma 1, del decreto-legge n. 19 esclude che la violazione delle misure di contenimento ivi previste comporti l'applicazione della pena prevista dall'articolo 650 del codice penale mentre, al contrario, l'illecito amministrativo rimane assorbito in altra eventuale figura di reato integrata con il medesimo fatto (ad esempio, i delitti di lesioni personali, omicidio o epidemia). Si osserva, poi, che le disposizioni in esame operano un rinvio di carattere generale alle violazioni "dei decreti e delle ordinanze emanati in attuazione del presente decreto", possibilmente introdotte, quindi, non solo dal Governo, ma anche da autorità regionali o locali. Sempre il comma 1 prevede che nei casi in cui la violazione sia commessa nell'esercizio di un'attività di impresa, si applichi altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni. Il comma 2 dell'articolo 2 prevede, poi, che le sanzioni per le violazioni delle misure disposte da autorità statali sono irrogate dal Prefetto, mentre quelle per le violazioni delle misure disposte da autorità regionali e locali sono irrogate dalle autorità che le hanno disposte. Quanto all'accertamento delle violazioni e al pagamento in misura ridotta si applica l'articolo 4, comma 3, del decreto-legge n. 19 del 2020 (anch'esso modificato in sede di conversione in legge). Inoltre, prevede ancora il comma 2 che: all'atto dell'accertamento delle violazioni, ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l'autorità procedente può disporre la chiusura provvisoria dell'attività o dell'esercizio per una durata non superiore a 5 giorni; il periodo di chiusura provvisoria è scomputato dalla corrispondente sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione; in caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima. Si segnala, peraltro, che le disposizioni menzionate concernenti le competenze del Prefetto e delle autorità regionali e locali quanto all'irrogazione delle sanzioni, la chiusura provvisoria dell'attività o del servizio fino a 5 giorni, così come il raddoppio della sanzione pecuniaria e l'applicazione nella misura massima della sanzione interdittiva accessoria per la "reiterata violazione della medesima disposizione", confermano quanto stabilito da analoghe previsioni recate dall'articolo 4 del decreto-legge n. 19. Ai sensi del comma 3, salvo che il fatto integri un delitto colposo contro la salute pubblica (articolo 452 del codice penale)  compresa l'epidemia  o comunque un più grave reato (doloso o colposo che sia), l'inosservanza della quarantena (di cui all'articolo 1, comma 6) è punita ai sensi dell'articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265", cioè con l'arresto da 3 a 18 mesi e con l'ammenda da 500 a 5.000 euro (pene così modificate dall'articolo 4, comma 7 del decreto-legge n. 19). Tale disposizione reca misure analoghe a quanto previsto dall'articolo 4, comma 6, del decreto-legge n. 19. Si deve tuttavia osservare che il comma 3 in esame fa riferimento all'inosservanza della quarantena di cui all'articolo 1, comma 6, del presente decreto-legge n. 33, che disciplina tale fattispecie in maniera difforme rispetto all'articolo 1, comma 2, lettera e) del decreto-legge n. 19, sia con riguardo ai profili della autorità competente a disporre la misura sia in relazione alla durata (si rinvia alla scheda di lettura dell'articolo 1). La sanzione è quindi individuata attraverso un rinvio alla pena prevista per il reato contravvenzionale dell'inosservanza "di un ordine legalmente dato per impedire l'invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell'uomo" di cui all'art. 260 del Testo unico delle leggi sanitarie, così come modificato dal comma 7 dell'articolo 4, del decreto-legge n. 19. Essa consiste dunque nell'arresto da 3 mesi a 18 mesi e nell'ammenda da euro 500 ad euro 5.000. Con riguardo all'illecito penale dell'inosservanza della quarantena, si ricorda che la comminatoria delle pene congiunte dell'arresto e dell'ammenda esclude la possibilità dell'oblazione. Trattandosi di contravvenzione, potrà essere commessa con dolo o anche solo con colpa.