[pronunce]

Lo stesso metodo di stabilizzazione del personale precario previsto dalla Regione autonoma Sardegna, a prescindere dalla sua esorbitanza dall'ambito del presente giudizio, sarebbe conforme al principio del pubblico concorso di cui all'art. 97 Cost. Sottolinea, infatti, la difesa regionale che, diversamente dalla fattispecie scrutinata con esito demolitorio dalla sentenza n. 212 del 2012, il meccanismo di selezione del personale precario in esame, stante il rinvio all'art. 36, comma 2, della legge reg. n. 2 del 2007, prevede che possano essere stabilizzate unicamente quelle figure professionali assunte sulla base di procedure concorsuali; richiede espressamente la pubblicità delle prove concorsuali; dispone un riconoscimento di premialità che si spiega esclusivamente con l'espletamento di concorsi aperti al pubblico, dato che esso non avrebbe senso per i soli concorsi cosiddetti "interni". 4.2.2.- Quanto al secondo motivo di ricorso, concernente l'art. 3 della legge reg. n. 13 del 2012, contesta la resistente che esso darebbe luogo ad un «prolungamento dei termini di durata dei contratti di lavoro a tempo determinato», posto che la disposizione censurata non prevede un "prolungamento ex lege" della durata dei contratti in essere, bensì rimette al dirigente competente al ramo della struttura interessata il potere di stipulare nuovi contratti con il personale precario, in tal modo inserendosi nel più vasto procedimento di riforma del governo locale nella Regione autonoma Sardegna, seguito alla consultazione referendaria del 2012. Viene ricordato che, al fine di portare a regime la riforma degli enti locali sardi, il legislatore regionale, con l'art. 1, comma 3, della legge reg. n. 11 del 2012, come novellato dall'art. l della legge della Regione autonoma Sardegna 27 febbraio 2013, n. 5 (Proroga dei termini di cui all'articolo 1 della legge regionale 25 maggio 2012, n. 11, recante «Norme sul riordino generale delle autonomie locali e modifiche alla legge regionale n. 10 del 2011») , ha previsto che «Al fine di assicurare il rispetto dei principi di cui agli articoli l, 5, 114, 116 e 118 della Costituzione, nonché di cui all'articolo 43 dello Statuto ed in attesa del riordino e della sua applicazione volta a realizzare un nuovo assetto, gli organi provinciali in carica assumono in via provvisoria, e sino al 30 giugno 2013, la gestione delle funzioni amministrative attribuite alle otto Province che saranno soppresse all'esito dei referendum svoltisi il 6 maggio 2012 e provvedono alla ricognizione di tutti i rapporti giuridici, dei beni e del personale dipendente ai fini del successivo trasferimento». In attuazione della suddetta previsione, le gestioni provvisorie delle Province di Olbia, Carbonia Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra hanno comunicato alla Direzione Regione Enti Locali gli esiti della ricognizione sopra menzionata, quale passaggio imprescindibile per la redistribuzione delle risorse necessarie allo svolgimento delle funzioni pubbliche già attribuite alle Province. Conseguentemente, a parere della difesa regionale, il temporaneo rinnovo dei contratti previsto dalla disposizione impugnata è necessario affinché la Regione possa compiere quel lavoro di ricognizione generale della situazione amministrativa delle soppresse Province, onde consentire il passaggio al nuovo ordinamento locale entro il 30 giugno 2013. Sussisterebbero, dunque, quelle «straordinarie esigenze di interesse pubblico» che giustificano una deroga alle disposizioni statali in tema di gestione del personale delle amministrazioni pubbliche (è nuovamente citata la sentenza n. 30 del 2012, in tema di pubblico concorso). La disposizione in esame, inoltre, sarebbe strumentale al riordino del sistema di governo locale della Regione e, dunque, funzionale ad un sicuro e imponente risparmio di spesa per la pubblica amministrazione. Per altro verso, prosegue la difesa regionale, la straordinarietà del caso di specie, relativo alla soppressione delle quattro Province regionali sarde, dimostrerebbe l'infondatezza della censura con cui il ricorrente lamenta la pretesa violazione dell'art. 9, comma 28, del d.l. n. 78 del 2010, alla luce dell'interpretazione costituzionalmente orientata delle disposizioni ivi contenute, secondo cui «Lo Stato, quindi, può agire direttamente sulla spesa delle proprie amministrazioni con norme puntuali e, al contempo, dichiarare che le stesse norme sono efficaci nei confronti delle Regioni "a condizione di permettere l'estrapolazione, dalle singole disposizioni statali, di principi rispettosi di uno spazio aperto all'esercizio dell'autonomia regionale" (sentenza n. 182 del 2011)» (così la sentenza n. 139 del 2012). Poiché la disposizione in esame interviene nel procedimento di soppressione delle Province regionali e di riallocazione delle risorse economiche, materiali e umane già in servizio presso le stesse, con notevoli effetti di contenimento della spesa pubblica regionale, la Regione autonoma Sardegna ritiene di avere certamente rispettato il "principio" generale di contenimento della spesa, con riflessi positivi sui saldi di finanza pubblica assolutamente maggiori di quelli ascrivibili all'art. 9, comma 28, del d.l. n. 78 del 2010. Né varrebbe l'obiezione che essa dovesse comunque conseguire un certo risparmio di spesa proprio nel settore del personale assunto con i cosiddetti "contratti atipici", perché la Regione, virtuosamente, realizza ben altri e più cospicui risparmi grazie alla ridefinizione dell'assetto dei livelli territoriali di governo (implicante, altresì, la riduzione della spesa per il personale). Osserva, infine, la difesa regionale che l'art. 6, comma 8, della legge reg. n. 16 del 2011 è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo anche e soprattutto perché «dispone[va] uno stanziamento per finanziare la stipulazione dei contratti». Al contrario, la disposizione oggetto del presente giudizio non dispone alcuno stanziamento economico. Nemmeno ricorrerebbe il secondo elemento sintomatico di violazione del richiamato principio di contenimento della spesa pubblica, ossia l'ampliamento della pianta organica, come rilevato nella sentenza n. 212 del 2012, sicché non vi sarebbe alcuna ragione per attribuire alla norma censurata un aumento della spesa pubblica. 5.- Con ricorso notificato il 19 novembre 2012, depositato in cancelleria il successivo 26 novembre e iscritto al n. 180 del registro ricorsi dell'anno 2012, il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questioni di legittimità costituzionale della legge della Regione autonoma Sardegna 13 settembre 2012, n. 17, recante «Finanziamento agli enti locali per il funzionamento dei Centri servizi per il lavoro (CSL), dei Centri servizi inserimento lavorativo (CESIL) e delle Agenzie di sviluppo locale e disposizioni varie», per violazione dell'art. 3, lettera a) dello statuto speciale, approvato con legge cost. n. 3 del 1948, e successive modificazioni e integrazioni, nonché dell'articolo 117, terzo comma, Cost. Nel dettaglio, il Governo impugna partitamente le seguenti disposizioni: