[pronunce]

Un simile principio fondamentale sarebbe stato violato, a parere del rimettente, sia dall'art. 58 della legge regionale n. 33 del 1996 e successive modificazioni – nella parte in cui prevede l'applicazione del contratto nazionale di lavoro giornalistico nella sua interezza ai giornalisti impiegati negli uffici stampa –, sia dall'art. 16 della legge regionale n. 8 del 2000 – nella parte in cui stabilisce che «ai componenti degli uffici stampa si attribuisce la qualifica ed il trattamento contrattuale di capo servizio» –, sia infine dall'art. 127 della legge regionale n. 2 del 2002, nella parte in cui prevede che «in sede di prima applicazione ai giornalisti componenti gli uffici stampa già esistenti presso gli enti di cui all'articolo 1 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 10, è attribuita la qualifica ed il trattamento contrattuale di redattore capo, in applicazione del Contratto nazionale di lavoro giornalistico ed in sintonia con l'art. 72 della legge regionale 29 ottobre 1985, n. 41». Ulteriore profilo di illegittimità costituzionale è dedotto dal giudice a quo con riferimento all'art. 9, comma 5, della legge 7 giugno 2000, n. 150 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni), il quale stabilisce che negli uffici stampa delle pubbliche amministrazioni l'individuazione e la regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla contrattazione collettiva nell'àmbito di una speciale area di contrattazione, con l'intervento delle organizzazioni rappresentative della categoria dei giornalisti, e che dall'attuazione di tale disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. A parere del rimettente, anche questi precetti godono di copertura costituzionale in virtù del successivo art. 10 della legge n. 150 del 2000, a norma del quale le disposizioni del capo I della medesima legge (tra le quali rientra anche l'art. 9) «costituiscono princìpi fondamentali ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione e si applicano, altresì, alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano nei limiti e nel rispetto degli statuti e delle relative norme di attuazione». Il Tribunale di Marsala, inoltre, svolge alcune argomentazioni circa la diversa operatività del limite previsto sia dalla norma statale, sia da quella regionale. In particolare, il rimettente afferma che nell'ultimo periodo dell'art. 9, comma 5, della legge n. 150 del 2000, il legislatore statale ha imposto alle parti sociali anche un preciso limite economico, stabilendo che, dalla individuazione e regolazione dei profili professionali dei dipendenti addetti agli uffici stampa, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Siffatto limite, individuato esclusivamente in relazione a questo aspetto, implicherebbe che il trattamento retributivo dei lavoratori impiegati negli uffici stampa non possa essere superiore a quello già spettante in relazione alla categoria in cui essi erano inquadrati prima dell'assegnazione agli uffici stampa, senza incidere, per il resto, sulla potestà normativa dell'amministrazione di rideterminare la propria dotazione organica e di sopportare, per effetto delle modifiche all'apparato organizzativo, un eventuale onere finanziario aggiuntivo. Viceversa, l'art. 58 della legge regionale n. 33 del 1996, nel conferire agli enti territoriali l'autorizzazione «a modificare le piante organiche del personale riconvertendo i posti vacanti e disponibili, e senza ulteriori oneri per le amministrazioni, al fine di prevedere l'istituzione di uffici stampa di cui faranno parte giornalisti a cui si applica il contratto nazionale di lavoro giornalistico nella sua interezza», permetterebbe che dall'applicazione di quel contratto collettivo consegua l'incremento del trattamento retributivo previsto per i singoli dipendenti assegnati agli uffici stampa, perché il divieto di nuovi oneri finanziari dovrebbe essere riferito all'aspetto delle modificazioni delle piante organiche, modificazioni che gli enti locali possono disporre esclusivamente mediante una riconversione dei posti vacanti e disponibili. Il giudice a quo deduce, infine, che i rilievi sopra svolti mantengono validità anche a seguito della modifica dell'art. 58 della legge regionale n. 33 del 1996 disposta dall'art. 111 della legge regionale n. 17 del 2004. Quest'ultima norma, infatti, pur prevedendo che gli enti territoriali dovessero procedere, entro il 31 maggio 2005, ad adeguare le rispettive piante organiche alle previsioni della legge n. 150 del 2000, non ha innovato il profilo relativo all'applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico. 2. – Le parti private del giudizio a quo si sono costituite nel giudizio costituzionale ed hanno chiesto che le questioni sollevate dal Tribunale di Marsala siano dichiarate manifestamente infondate. Deducono, in proposito, che le norme censurate non hanno assoggettato il rapporto di lavoro degli addetti agli uffici stampa degli enti locali ad una fonte regolatrice diversa dalla contrattazione collettiva, avendo esse disposto, al contrario, proprio l'applicazione di un contratto collettivo, qual è quello nazionale di lavoro giornalistico, maggiormente aderente al contenuto della prestazione lavorativa di quei dipendenti. 3. – È intervenuta la Regione Sicilia che ha chiesto che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili o, comunque, infondate. Preliminarmente la difesa regionale eccepisce che il rimettente deduce la violazione di norme statali alle quali attribuisce natura di leggi di grande riforma economico-sociale, ma non indica le ragioni per le quali non dovrebbe assumersi, quale parametro costituzionale, l'art. 14, lettera o), dello statuto di autonomia speciale che attribuisce alla Regione la competenza legislativa esclusiva in materia di enti locali. Nel merito, la Regione deduce che le norme censurate non involgono direttamente la materia del trattamento giuridico ed economico del personale degli enti locali, bensì la costituzione ed il funzionamento degli uffici stampa e, quindi, attengono all'ordinamento degli enti stessi. Inoltre, ad avviso della difesa regionale, le disposizioni impugnate ricalcherebbero quelle contenute nella legge n. 150 del 2000, la quale ha previsto, in sede di prima applicazione, la conferma del personale che già svolgeva le funzioni di comunicazione ed informazione (art. 6) e l'istituzione di appositi uffici stampa costituiti da dipendenti iscritti all'albo nazionale dei giornalisti con affidamento della regolazione del relativo status ad una speciale area di contrattazione (art. 9), previsione, quest'ultima, che confermerebbe come, anche secondo il legislatore statale, i giornalisti non potrebbero ritenersi equiparati tout court al restante personale dell'amministrazione, in ragione del particolare ruolo attribuito agli uffici stampa.