[pronunce]

A tale proposito, si deve ribadire che il “contesto politico” o comunque l'inerenza a temi di rilievo generale dibattuti in Parlamento, entro cui tali dichiarazioni si possano collocare, non vale in sé a connotarle quali espressive della funzione, ove esse, mancando di costituire la sostanziale riproduzione delle specifiche opinioni manifestate dal parlamentare nell'esercizio delle proprie attribuzioni, siano non già il riflesso del peculiare contributo che ciascun deputato e ciascun senatore apporta alla vita parlamentare mediante le proprie opinioni e i propri voti (come tale coperto, a garanzia delle prerogative delle Camere, dall'insindacabilità), ma una ulteriore e diversa articolazione di siffatto contributo, elaborata ed offerta alla pubblica opinione nell'esercizio della libera manifestazione del pensiero assicurata a tutti dalla Costituzione (sentenza n. 51 del 2002). Neppure gli atti di sindacato ispettivo, evocati e prodotti dalla difesa della Camera, provenienti dal parlamentare (gli unici che possono qui essere presi in considerazione, non potendo un deputato giovarsi, ai fini della insindacabilità di sue dichiarazioni, dell'attività parlamentare posta in essere da altri deputati o senatori: cfr. sentenza n. 249 del 2006), evidenziano profili di sostanziale corrispondenza rispetto alle espressioni che formano oggetto del giudizio civile dinanzi alla Corte d'appello ricorrente. Tali atti tipici, infatti, riguardano le indagini relative all'inchiesta “Mani pulite” – in particolare, le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Milano su presunte “tangenti” a componenti della Guardia di finanza –, e censurano i metodi utilizzati dai magistrati di Milano, anche in riferimento alle condizioni fisiche e psicologiche degli indagati, e l'uso ritenuto troppo disinvolto delle misure cautelari. Viceversa, le espressioni extra moenia del parlamentare contengono soltanto valutazioni fisionomiche sul magistrato. Tali dichiarazioni sono dunque prive di un intimo raccordo, contenutistico e funzionale, con l'esercizio delle funzioni parlamentari, le quali sole legittimano e giustificano, sul piano costituzionale, la garanzia della insindacabilità. 4. ¾ Deve dunque concludersi che la Camera dei deputati, nel votare per la insindacabilità delle dichiarazioni di cui qui si tratta, ha violato l'art. 68, primo comma, della Costituzione, e leso in tal modo le attribuzioni dell'autorità giudiziaria ricorrente. La deliberazione di insindacabilità deve essere, pertanto, annullata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spettava alla Camera dei deputati affermare che le dichiarazioni rese dal deputato Vittorio Sgarbi, oggetto del procedimento civile pendente davanti alla Corte d'appello di Milano, sezione seconda civile, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; annulla, di conseguenza, la delibera di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 7 ottobre 2003 (documento IV-quater, n. 26). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 novembre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 novembre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA