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ciò che vale, ai fini dell'inserimento nelle fasce di istituto è il titolo di studio, come espresso nelle direttive 2005/36/CE e 2013/55/UE, recepite rispettivamente mediante il decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 206 e il decreto legislativo 28 gennaio 2016, n. 15, in virtù delle quali l'accesso alla professione può essere subordinato al conseguimento di specifiche qualifiche che possono consistere, alternativamente, in un titolo di formazione ovvero in una determinata esperienza lavorativa; ne è ulteriore conferma la circostanza che il legislatore nazionale ha già recepito, mediante l'art. 1, comma 79, della legge n. 107 del 2015, alla luce del riferito quadro normativo comunitario, la sostanziale irrilevanza della cosiddetta "abilitazione all'insegnamento". Infatti, detta norma stabilisce che il dirigente scolastico può conferire incarichi anche a docenti che siano sprovvisti di titoli di "abilitazione"; considerato altresì che: la direttiva 2005/36/CE e il relativo decreto di attuazione impongono il possesso di idonea "qualifica professionale" al fine dell'esercizio di una professione regolamentata, quale quella di docente nel sistema scolastico pubblico italiano, e tale requisito è condizione necessaria ed al tempo stesso sufficiente all'esercizio della stessa; i titoli conseguiti in Italia in quanto Stato membro dell'Unione europea rientrano nella definizione di "titolo di formazione" e quindi di "qualifica professionale" utile all'esercizio della "professione regolamentata"; i termini di "abilitazione" o "idoneità" non rientrano tra le definizioni adottate dalla suddetta direttiva o del relativo decreto di attuazione e devono quindi ritenersi sostituiti dalla più generale definizione di "qualifica professionale" adottata dalla normativa dell'Unione europea; le procedure definite "abilitanti" dallo Stato italiano non rientrano nelle definizioni di "qualifica professionale" adottate dalla direttiva 2005/36/CE, poiché non rappresentano, ai sensi della stessa, una "formazione regolamentata", ma una mera procedura amministrativa appartenente all'ambito di una modalità di reclutamento attuata in forma non esclusiva dallo Stato stesso, posto che il diritto all'esercizio della professione avviene non in virtù di tali procedure, ma in virtù di idoneo titolo di accesso conseguito secondo le vigenti disposizioni di legge; in altri termini, il titolo non è altro che la "qualifica professionale" adottata dalla normativa dell'Unione europea, si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di sanare i molteplici contenziosi sorti a seguito della citata sentenza del Tribunale di Roma, nonché a seguito delle diverse sentenze emesse da svariati tribunali su tutto il territorio nazionale, e quali azioni intenda intraprendere per fornire un'interpretazione univoca sulle modalità di abilitazione all'insegnamento, garantendo altresì che il titolo di laurea, unitamente ai 24 crediti formativi universitari (CFU), rappresenti il nuovo titolo di "abilitazione" al fine di non permettere che vi siano disparità di trattamento. Atto n. 4-05927 ANGRISANI GRANATO CORRADO CRUCIOLI GIANNUZZI LA MURA Al Ministro della salute Premesso che: il capo IV del decreto-legge n. 104 del 2020, recante misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia, reca disposizioni in materia di scuola, università ed emergenza; l'articolo 33- bis , in particolare, reca misure urgenti per la definizione delle funzioni e del ruolo degli educatori socio-pedagogici nei presidi sociosanitari e della salute; ai sensi del comma 2, le funzioni dell'educatore socio-pedagogico svolte in collaborazione con altre figure sociosanitarie e in applicazione dell'articolo 1, comma 2, della legge n. 4 del 2013, fanno riferimento alle seguenti attività professionali: a) individuare, promuovere e sviluppare le potenzialità cognitive, affettive, ludiche e relazionali dei soggetti, a livello individuale e collettivo, nell'ambito di progetti pedagogici elaborati in autonomia professionale o con un' équipe in prospettiva interdisciplinare e interprofessionale; b) contribuire alle strategie pedagogiche per programmare, pianificare, realizzare, gestire, monitorare, verificare e valutare interventi educativi mirati allo sviluppo delle potenzialità di tutti i soggetti per il raggiungimento di livelli sempre più avanzati di sviluppo, autonomia personale e inclusione sociale; c) progettare, organizzare, realizzare e valutare situazioni e processi educativi e formativi sia in contesti formali, pubblici e privati, sia in contesti informali, finalizzati alla promozione del benessere individuale e sociale, al supporto, all'accompagnamento e all'implementazione del progetto di vita delle persone con fragilità esistenziale, marginalità sociale e povertà materiale ed educativa, durante tutto l'arco della vita; d) costruire relazioni educative, cura educativa, accoglienza e responsabilità, prevenire situazioni di isolamento, solitudine, stigmatizzazione e marginalizzazione educativa, soprattutto nelle aree territoriali culturalmente e socialmente deprivate; il comma 1 stabilisce che il Ministero della salute, d'intesa con il Ministero dell'università e della ricerca, con apposito decreto, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, stabilisce le funzioni proprie degli aspetti socio-educativi, considerato che il tratto specifico del ruolo della figura professionale dell'educatore socio-pedagogico nei presidi sociosanitari e della salute è la dimensione pedagogica, nelle sue declinazioni sociali, della marginalità, della disabilità e della devianza; il decreto ministeriale, dunque, sarebbe dovuto essere emanato dal dicastero competente entro il 13 novembre 2020; ad agosto 2021, invece, non v'è ancora traccia del provvedimento; valutato che, secondo l'interpretazione ministeriale e della giurisprudenza del Consiglio di Stato, l'educatore professionale socio-sanitario è una professione sanitaria, le cui competenze sono definite dal decreto ministeriale n. 520 del 1998 mentre, per quanto concerne i laureati in scienze dell'educazione, sono diverse le competenze dell'educatore socio-pedagogico; si tratta, dunque, di due professioni differenti e non di due articolazioni del medesimo profilo, si chiede di sapere: se l'istruttoria per l'emanazione dell'atto sia stata avviata da parte degli organi competenti; entro quale termine si ritenga di dare seguito alla disposizione di cui al comma 1 dell'articolo 33- bis del decreto-legge n. 104 del 2020, in quanto si tratta di un passaggio importante ed indispensabile per definire l'attività degli educatori professionali socio-pedagogici nei presidi della salute e per garantire concretamente l'integrazione sociosanitaria. Atto n. 4-05928 DE BONIS Ai Ministri della transizione ecologica, della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il 4 agosto 2021, alle ore 13 circa si è sviluppato un incendio presso l'impianto dei rifiuti "La Martella" di Matera, che ha prodotto una vasta colonna di fumo denso;