[pronunce]

b) ha attribuito al Presidente del Consiglio dei ministri l'esercizio di un ampio potere inerente alla organizzazione e disciplina della struttura servente le attribuzioni costituzionali del medesimo, potere destinato ad esplicarsi mediante l'adozione di atti - i decreti - che avrebbero valenza interna e ricadrebbero nelle altre previsioni dell'art. 3, comma 1, della legge n. 20 del 1994, non essendo necessariamente identificabili come atti del Governo; c) ha escluso l'applicabilità, ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati nell'esercizio dei poteri di organizzazione della Presidenza, delle procedure di emanazione e dei controlli preventivi previsti dall'art. 17 della legge n. 400 del 1988 e dall'art. 3, commi 1, 2 e 3, della legge n. 20 del 1994. Rileva inoltre l'Avvocatura che la «riconsiderazione» del sistema dei controlli rappresenta un elemento del complessivo disegno di riforma introdotto dalla legge n. 59 del 1997. Da questa però non viene richiamato, quale criterio cui attenersi per l'esercizio della delega, l'art. 3 della legge n. 20 del 1994. Inoltre, ancora con riferimento al rapporto tra legge di delega e decreto legislativo, i principi e criteri direttivi enunciati nella prima, pur delimitando l'ampiezza della discrezionalità del legislatore delegato, non potrebbero - anche alla luce della giurisprudenza costituzionale - eliminare ogni margine di scelta nell'esercizio della delega. Secondo l'Avvocatura, la stessa Corte dei conti avrebbe implicitamente riconosciuto l'esistenza di detto margine di scelta del legislatore delegato, allorché ha invocato la violazione dell'art. 100 della Costituzione solo con riferimento al decreto legislativo e non anche alla legge di delega, postulando così che il primo potrebbe essere incorso nella prospettata violazione pur nella coerente attuazione della norma di delega e in piena conformità all'oggetto, ai principi e ai criteri di questa. 7.4. - Con riferimento alla lamentata violazione dell'art. 100, secondo comma, della Costituzione, l'Avvocatura dello Stato esclude che sia costituzionalmente vincolata la sottoposizione degli atti impugnati al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti, osservando che gli atti in cui si traduce l'attività di governo non sono «tutti e necessariamente “atti del Governo”». Atti del Governo sarebbero soltanto quelli che implicano una delibera del Consiglio dei ministri, come si ricava dalla circostanza che nelle disposizioni costituzionali in cui è citato il Governo il riferimento è al Consiglio dei ministri, mentre il legislatore ha escluso i regolamenti emanati da uno o più ministri dal novero degli atti governativi, contrapponendo inoltre i regolamenti ministeriali e interministeriali ai regolamenti emanati dal Governo. Ulteriore conferma dovrebbe, ad avviso dell'Avvocatura, rinvenirsi nella distinzione - confortata dalla giurisprudenza costituzionale - tra responsabilità collegiale e responsabilità individuale dei singoli ministri, che presuppone la non configurabilità come atti del Governo di atti dei singoli componenti il cui presupposto non risieda su scelte di carattere collegiale. In definitiva, l'area del controllo preventivo costituzionalmente attribuito alla Corte dei conti coinciderebbe con quella degli atti amministrativi riconducibili alla responsabilità collegiale del Consiglio dei ministri. Al di fuori di tale area rientrerebbe nella discrezionalità del legislatore estendere o ridefinire i confini del controllo preventivo, senza che ciò possa configurare una menomazione delle attribuzioni costituzionalmente riconosciute alla Corte dei conti. Le disposizioni legislative che integrano il testo costituzionale, e in particolare quelle contenute nelle lettere b) e seguenti dell'art. 3, comma 1, della legge n. 20 del 1994, non potrebbero condizionare le successive scelte del legislatore in ordine alla ridefinizione delle ipotesi di controllo. Gli atti del Presidente del Consiglio che ineriscono all'autonomia organizzativa e finanziaria della Presidenza non rientrerebbero perciò nella categoria degli atti «del Governo», la cui nozione sarebbe comunque circoscritta anche da limitazioni desumibili in via interpretativa da altre norme di rango costituzionale, quali quelle relative alle funzioni di direzione della politica generale e di impulso, indirizzo e coordinamento che la Costituzione attribuisce al Presidente del Consiglio dei ministri. 7.5. - Con riferimento infine alla autonomia di bilancio, finanziaria e contabile riconosciuta alla Presidenza del Consiglio, l'Avvocatura generale dello Stato - premesso che essa attua la previsione contenuta nell'art. 12, comma 2, della legge n. 59 del 1997 - afferma che essa assicura alla Presidenza la «necessaria flessibilità» nella distribuzione delle risorse in sede di bilancio preventivo e di variazioni in corso di esercizio nell'ambito di uno stanziamento previsto nelle leggi finanziaria e di bilancio, «analogamente agli altri organi costituzionali». Rileva inoltre l'Avvocatura che la ricorrente non ha censurato l'art. 8, comma 3, del decreto legislativo n. 303 del 1999 che, prevedendo la trasmissione alle Camere del bilancio e del rendiconto della gestione finanziaria, «implicitamente» escluderebbe ogni controllo esterno sulla gestione al di fuori di quello parlamentare.1. - La Corte dei conti, con due ricorsi, ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti del Governo, in relazione ad atti governativi che si assumono lesivi delle proprie competenze costituzionali di controllo sugli atti del Governo. Entrambi i ricorsi concernono l'art. 9, comma 7, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303 (Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59), il quale, nel suo primo periodo, stabilisce che ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri previsti dal medesimo art. 9 - in materia di personale della Presidenza del Consiglio -, dall'art. 7 - di esercizio dell'autonomia organizzativa della Presidenza del Consiglio - e dall'art. 8 - in materia di autonomia contabile e di bilancio della Presidenza del Consiglio - non si applica la disciplina dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e dell'art. 3, commi 1, 2 e 3, della legge 14 gennaio 1994, n. 20 (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti). Ciò significa, per quanto rileva ai fini del presente conflitto, che i decreti in questione non sono sottoposti al visto e alla registrazione della Corte dei conti, previsti per l'appunto dal comma 4 dell'art. 17 della legge n. 400 del 1988 e dall'art. 3 della legge n. 20 del 1994.