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Insomma, si sono dimostrati veri e propri eroi del territorio e questo è certamente un aspetto positivo, di cui non possiamo fare a meno e per cui vogliamo ringraziarli. Accanto a questo, però, non possiamo ignorare l'altro lato della medaglia, quello che mette in rilievo i nervi scoperti di questo delicato ruolo: i sindaci sono chiamati ad affrontare un nuovo mondo, avendo a disposizione però solo il vecchio apparato normativo e amministrativo, che ormai è caotico e del tutto insufficiente. Allora questo provvedimento non può essere che un inizio di un lavoro certamente più ampio e di sistema, che parta prima di tutto da una revisione sistematica del TUEL. La necessità di rimettere mano alle regole di governo delle autonomie è divenuta evidentemente sempre più urgente, non solo per riscrivere con più certezza lo status giuridico degli amministratori, e quindi i confini della loro responsabilità, ma anche per abbattere quel carico di burocrazia che rischia seriamente di compromettere gli investimenti che sono stati stanziati con i fondi del PNRR. Un impegno di questo tipo richiede non una semplice manutenzione, ma un intervento più ampio e innovativo, che auspico porterà nel breve periodo a riscrivere le regole sul tema, affinché siano più rispondenti alle esigenze dei territori di quanto non lo sia l'attuale TUEL, che ancora non riesce a cogliere le attuali problematicità. In questo credo che l'apporto dei sindaci non solo dovrà essere auspicabile, ma imprescindibile. Il loro coinvolgimento in ogni ipotesi di riforma diventa fondamentale, se si vogliono cogliere le sfumature degli sforzi che caratterizzano il loro lavoro quotidiano nei territori. Peraltro, non si può non considerare l'ampiezza di responsabilità che questi amministratori sono tenuti a rispondere in sede civile, penale ed erariale, come testimoniano anche le cronache degli ultimi anni. Se non si interviene urgentemente su questi aspetti, sempre più persone non saranno più disposte ad assumere la carica di sindaco. Già oggi soprattutto i giovani si stanno allontanando dalla partecipazione amministrativa e corriamo il rischio concreto di non rinnovare adeguatamente e tempestivamente la classe dirigente, sottraendo al Paese quelle caratteristiche di maggiore propensione all'innovazione e alla dinamicità che sono quanto mai necessarie e urgenti e che ritroviamo proprio nelle nuove generazioni. Come ha ricordato il presidente Draghi nell'ultima assemblea di ANCI, i Comuni italiani si trovano sempre di più al centro dei cambiamenti epocali del Paese, perché si apre una nuova fase per l'Italia e per i suoi quasi 8.000 Comuni, che saranno chiamati a svolgere un ruolo fondamentale ai fini dell'attuazione del PNRR, ma anche ad avere maggiori risorse e a realizzare di conseguenza nuovi progetti. I Comuni hanno bisogno di semplificazione e il provvedimento di oggi diventa comunque una prima pietra nello stagno. È necessario investire su chi ha cariche elettive nei propri territori, su chi è sindaco, perché conosce i problemi della gestione quotidiana. Occorre molta consapevolezza su cosa significa essere in prima linea sui territori ed essere al centro delle istanze spesso le più disparate. Quando pensiamo alla revisione dei confini di responsabilità, anche in materia di diritto penale, lo facciamo non perché siamo mossi dalla volontà di creare una classe di privilegiati fra gli amministratori locali, ma perché siamo ben consci che ciò che ricade sull'amministratore locale poi riguarda la vita amministrativa di un intero paese. In conclusione, Presidente, vorrei ringraziare per il suo lavoro rapido ed efficace il sottosegretario Scalfarotto. So che continuerà a operare in questa giusta direzione, sempre vicino alle istanze degli enti locali e degli amministratori. Spero davvero che anche oggi tutti insieme, in maniera trasversale, possiamo dare un primo segnale di vicinanza e di sostegno concreto ai nostri sindaci. Esprimo pertanto il voto favorevole di Italia Viva-PSI. MALAN (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FdI) . Signor Presidente, questo disegno di legge nasce da diverse iniziative parlamentari alla Camera e uno di quei provvedimenti è di Fratelli d'Italia. L'esigenza di cambiare numerose norme nell'ambito degli enti locali è stata molto sentita in Parlamento, il Gruppo di Fratelli d'Italia se n'è fatto promotore e ha contribuito alla promozione di questo disegno di legge. Purtroppo, però, poi è intervenuto - e non è una novità, perché già altri Governi l'hanno fatto - lo spauracchio di un disegno di legge governativo di riforma complessiva del testo unico degli enti locali. Il bel risultato di questo annuncio è che la gran parte delle proposte viene fermata perché bisogna aspettare il disegno di legge governativo. Si trovano su Internet delle bozze che però non sono state ufficializzate in nessun modo, tantomeno trasmesse al Senato, che è l'altro ramo del Parlamento, che risalgono ad ottobre. Per cui, dopo ormai sei mesi, quasi sette, ancora siamo fermi e non si capisce dove arriverà. Il disegno di legge di cui ci occupiamo oggi, pertanto, porta avanti alcune esigenze che sono state proposte, ma molte meno di quelle di cui ci sarebbe stato bisogno. La proposta di legge di Fratelli d'Italia prevedeva una cosa molto importante, e cioè porre fine alla situazione veramente imbarazzante che c'è nelle Province e soprattutto nelle Città metropolitane, dove c'è non il voto popolare, né il suffragio universale dei cittadini, ma la complessa votazione in cui sono coinvolti soltanto sindaci e consiglieri comunali, che meritano tutto il nostro rispetto e la nostra gratitudine per il grande lavoro che svolgono giorno per giorno nell'amministrazione; un lavoro che non ha pause, non ha giorni festivi, non ha orari riservati e richiede un grandissimo impegno. Se però siamo in una situazione democratica, anche le Province e le Città metropolitane dovrebbero essere elette da tutti i cittadini. C'è poi una situazione paradossale - francamente a mio parere incostituzionale - nelle aree metropolitane, dove i cittadini del Capoluogo decidono chi è il cosiddetto sindaco metropolitano, che sarebbe poi il nuovo nome del Presidente della Provincia, anche per i Comuni di tutta la Provincia, una cosa che non sta in piedi. (Applausi) . Faccio l'esempio della mia Provincia, Torino, che ha 800.000 abitanti, che decide chi sarà il sindaco metropolitano anche di altri 300 e passa Comuni, che hanno tra tutti più di un milione di abitanti. È una situazione veramente inaccettabile. Noi avevamo portato avanti con forza questo punto. Ma poi, con la scusa che forse sarebbe arrivato un disegno di legge governativo; con il fatto che qualcuno difende, paradossalmente, questa riforma del tutto improvvida, anche perché a suo tempo l'ha votata, la nostra proposta è stata messa da parte e sono rimaste solo alcune norme. Noi abbiamo facilitato l' iter di questo che è diventato disegno di legge al Senato, perché quest'ultimo potesse esprimersi.