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Negli anni Ottanta siamo stati produttori insieme agli Stati Uniti, all'allora Unione Sovietica, alla Cina, alla Francia e al Sudafrica. Nel 1993 l'Italia per fortuna ha deciso di interrompere la produzione. Gli accordi internazionali, come le Convenzioni di Ginevra e Ottawa, proibiscono l'uso delle armi che causano una mutilazione indiscriminata e inutile. Malgrado ciò, ogni anno si fabbricano nel mondo da 5 a 10 milioni di mine antiuomo, che purtroppo vengono impiegate, provocando un numero di vittime ancora troppo elevato: 7.200 nel 2017, 2.716 delle quali colpite da ordigni improvvisati. Si tratta di un livello record , secondo il rapporto annuale dell'Osservatorio sulle mine reso noto dalle Nazioni Unite. Il drammatico bilancio è dovuto all'elevato numero di vittime nei Paesi in conflitto o dove la violenza è endemica. (Brusio). Signor Presidente, ringrazio i colleghi per l'attenzione, perché vedo che sono davvero tutti interessati. Tra l'altro, è il mio primo intervento in dichiarazione di voto in Aula, per cui per una volta un po' di attenzione sarebbe richiesta, anche perché tra poco andremo tutti via tranquillamente. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S e del senatore Steger) . PRESIDENTE.Si imponga, senatore Berardi. BERARDI (FI-BP) . Le vittime sono distribuite in 49 Paesi, ma la grande maggioranza si registra in Afghanistan e in Siria. (Brusio). L'argomento purtroppo è abbastanza rilevante: potrebbe darsi che proprio in questo momento qualcuno, anche un bambino, stia morendo a causa di una mina in qualche Paese. Scusate, colleghi, non volevo riprendere nessuno. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Continuo dicendo che la stragrande maggioranza delle vittime è rappresentata da civili, che sono infatti l'87 per cento del totale, di cui il 47 per cento è costituito da bambini, senza considerare quelli che poi rimangono feriti, anche gravemente. Il disegno di legge che stiamo per approvare oggi ha l'obiettivo di estendere il campo di azione e di controllo già definito dalle Convenzioni di Ottawa e di Oslo, introducendo il divieto di finanziamento e di sostegno alle imprese produttrici di mine antipersona, munizioni e submunizioni cluster da parte delle banche e degli altri soggetti operanti nel settore finanziario. Il provvedimento - com'è stato già detto da altri colleghi - riprende il testo del disegno di legge già approvato nella scorsa legislatura dal Senato e dalla Camera dei deputati e successivamente rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica in ragione dell'incompatibilità delle previsioni sanzionatorie, in assenza di clausola di salvaguardia penale, con la disciplina internazionale di cui alle Convenzioni di Ottawa e Oslo. I rilievi del Presidente, che ringraziamo sempre per il suo ruolo di garante delle nostre leggi, si sono concentrati sulla parte del testo che prevede solo sanzioni amministrative per coloro che rivestano ruoli apicali o di controllo degli istituti finanziari e bancari, nel caso in cui questi violino il divieto di finanziamento di società che svolgano attività di stoccaggio, fabbricazione, impiego, trasferimento o trasporto di mine antiuomo. Vorrei però sottolineare - e ci tengo - come questo non debba costituire il pretesto per una condanna a un intero settore, ovvero l'industria armiera, che nel nostro Paese rappresenta un segmento produttivo di tutto rispetto. In Italia le imprese produttrici sono diverse centinaia e si tratta prevalentemente di imprese di dimensioni medio-piccole, che danno lavoro complessivamente a circa 50.000 addetti. Per quanto si possa deplorare la guerra - e questo lo urlo davvero con forza - essa costituisce purtroppo una terribile e quanto possibile eventualità. La difesa armata è, quindi, un'esigenza insita in ogni Paese; non costituisce esigenza alcuna, invece, produrre infernali meccanismi di autodistruzione fini a se stessi, i quali mettono in pericolo la popolazione di oggi e quella di domani L'approvazione di questo provvedimento rappresenta quindi per l'Italia un ulteriore e importante tassello del disarmo umanitario, campo in cui ha già dato prova di costanti e buoni risultati, che sono da guida per altri Paesi. Dichiaro pertanto il voto favorevole del Gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente e sottolineo con soddisfazione il fatto che venga approvato un disegno di legge di iniziativa parlamentare, a dimostrazione della permanente validità del Parlamento quale strumento indispensabile di democrazia. Concludo prendendo spunto da un'espressione che Giovanni Paolo II pronunciò al vertice contro le mine antiuomo; disse con forza: «Questo deve finire!». Ci auguriamo tutti quanti che questa sia la volta buona. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . RUSSO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUSSO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, leggo: «Sono Sabrai, non so leggere né scrivere. Non ne so niente della guerra. Sono solo una ragazza. Io e la mia famiglia siamo nomadi. Ci spostiamo con le tende e le nostre pecore da una parte all'altra dell'Afghanistan. Viviamo così. Quel giorno, ci trovavamo in un luogo che già conoscevamo. Ci eravamo stati più volte insieme al nostro gregge. Ricordo che stavamo montando la nostra tenda e che c'era un'aiuola, un albero vicino a dei fiori che non mi ricordavo di aver mai visto. Era primavera, una stagione bellissima. Stavo camminando proprio verso quell'albero quando ho sentito l'esplosione. Ho riaperto gli occhi e mi sono resa conto che la mia gamba non c'era più. Eravamo in mezzo alle montagne, non c'era nessuno che poteva aiutarci. Nessun ospedale. Ma io in quel momento ne avevo bisogno. Non avevo più la gamba. I miei fratelli, che erano con me, hanno preso due pezzi di legno, li hanno sistemati sulle spalle e mi hanno caricato lì, camminando per tre ore tra le montagne per portarmi in ospedale. Sono solo una ragazza. E ora, anche un peso per la mia famiglia. Penso però di essere stata fortunata. A quest'ora potevo essere morta. Mi mancano un paio di dita e una gamba ma sono viva». Sabrai racconta dal centro chirurgico di Emergency per vittime di guerra a Kabul. Nasser, invece, ha quattordici anni ed è stato ferito dall'esplosione di una mina mentre sorvegliava le pecore di famiglia con suo zio e suo cugino nei campi di Mafraq, in Yemen. All'ospedale di Medici Senza Frontiere ha subito l'amputazione della gamba destra poco sotto il ginocchio. Qualche anno fa, aveva perso anche il pollice della mano destra, colpito da un proiettile, per cui per lui anche usare le stampelle è difficile. Il 2 marzo 2013 a Novalesa, intento a piantare delle patate in un campo, il quindicenne Nicolas Marzolino trova un involucro che, fatalmente, gli esplode tra le mani, costringendolo a rimanere senza vista e privo di una mano.