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Si tratta insomma di un provvedimento con cui si è voluto delineare il perimetro della crisi e cominciare a declinare le misure da porre a rimedio. Si tratta dell'inizio di una cura, del buon inizio della cura per il nostro Paese, anche perché stiamo già vedendo che non mancano consapevolezza e coraggio di dar vita a ulteriori e necessari provvedimenti all'altezza della situazione straordinaria che viviamo. A volte, infatti, fare del proprio meglio non è abbastanza: dobbiamo fare ciò che è necessario. Oggi possiamo dire allora che il cura Italia non solo è stato migliorato nella fase di esame qui in Senato, ma che è già germinato in ulteriori iniziative, come il decreto-legge liquidità, che dovrà essere la base poderosa per la ripartenza del nostro Paese; e poi il decreto-legge di aprile aprirà alla una versione 2.0 di alcune misure contenute nel provvedimento in fase di conversione, in ossequio a quanto abbiamo argomentato in questi giorni e anche oggi in quest'Aula, il tutto provando a tenere bene a mente la necessità di innovare e snellire procedure e adempimenti burocratici che mai come oggi devono trovarci tutti impegnati nella medesima, non più rinviabile, direzione di coraggio: chi non è d'accordo nello snellire la burocrazia? Per farlo, però, non basta fare video sui social : bisogna operare provando a contribuire al miglioramento dei provvedimenti. Concludo allora questo mio breve intervento per ribadire che la drammaticità della situazione che stiamo attraversando ci chiama tutti, ma proprio tutti, ad esercitare il senso di responsabilità. Dobbiamo cacciare via il virus , non dare la caccia ai like . Dobbiamo abbandonare l'atteggiamento di benaltrismo che spesso deteriora e squalifica non solo il dibattito politico, ma anche l'efficacia e la validità stessa delle policy che abbiamo messo in atto. Lo dobbiamo fare come sempre, prima di tutto, per il Paese e poi lo dobbiamo anche all'autorevolezza delle istituzioni che siamo chiamati a servire; lo dobbiamo però anche, oserei dire, proprio a quegli operatori che sono in prima linea e che continuano a combattere per noi e per il nostro sistema. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in primo luogo vorrei associarmi anch'io ai colleghi che hanno rivolto un pensiero alle migliaia di nostri connazionali che hanno perso la vita in questa emergenza e ai loro familiari. Credo che la massima forma di rispetto nei loro confronti sia fare il nostro dovere, farlo con serietà e responsabilità e, però, mi sia permesso, dicendo anche la verità. È quello che si aspettano i cittadini. Poco fa una collega del MoVimento 5 Stelle, con enfasi, ha paragonato la comunicazione del Governo a Benigni che nel film «La vita è bella», descrivendo la realtà al figlio nel campo di concentramento, paragonava tutto a un gioco, a una gara per vincere un premio. Mi sia permesso, ma è un paragone tristemente azzeccato, perché, purtroppo, Benigni, anche se con amore nei confronti del figlio, gli raccontava comunque delle bugie. In queste settimane abbiamo sentito troppe volte bugie e mezze verità, e questo va detto perché altrimenti non si può costruire qualcosa insieme e andare oltre. Il decreto-legge cura Italia era il banco di prova. Ricordiamoci come siamo arrivati al provvedimento, dopo richiami forti da parte del Presidente della Repubblica; forse è intervenuto più volte nelle ultime settimane - qualche volta telefonando a qualche Presidente di Regione, altre volte convocando le forze politiche - che negli ultimi mesi e questo la dice lunga. Purtroppo, rispetto a quello che doveva essere un banco di prova, lo stesso Presidente del Consiglio, in una delle tante conferenze stampa - in un momento, forse l'unico, in cui ha ammesso che forse qualcosa non è andato - ha ammesso che la nostra stessa struttura istituzionale e le nostre regole non erano pronte a una situazione come questa, chiosando: vedremo di rimediare. Tuttavia, da quel momento, stendiamo un velo pietoso sugli attacchi ai governatori, sullo scaricabarile nei confronti dei medici, sulle risate in conferenza stampa con le mascherine, sugli appelli in difesa del lavoro nero. Anche tralasciando questo, quello che c'è stato e che continua a esserci - fino a ieri, fino a oggi - è una fuga non dalle responsabilità, ma dalla realtà. Vedere il ministro Azzolina abbandonare la conferenza con gli assessori all'istruzione regionali (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , andarsene augurando buona giornata perché non aveva nulla da rispondere a domande legittime a un incontro chiesto, implorato e fornito dopo che la stampa aveva ampiamente anticipato, per l'ennesima volta, i contenuti di un decreto, non è corretto. Lo stesso si potrebbe dire - lo farò in seguito - di altre prese di posizione forti: non credo che il presidente dell'ANCI, il sindaco Decaro possa essere accusato di essere un pericoloso leghista, eppure quello che dice è ciò che noi diciamo da settimane. Dicevo, una fuga dalle responsabilità e dalla realtà. Sulla zona rossa, sul cura Italia, sull'elenco dei codici Ateco, sui contributi ai Comuni, sulla liquidità aziendale, abbiamo creato una nuova fase: di solito si ha l'approvazione, la promulgazione e la pubblicazione degli atti; con il Governo Conte abbiamo assistito all'annuncio preventivo, che è diventato una vera e propria fase, sempre. Se errare è umano, perseverare è diabolico. Credo che in una frase del premier ci sia il fallimento di un approccio, nel momento in cui ha detto: «Rifarei tutto, non abbiamo sbagliato niente». Bene, affiancare una dichiarazione del genere - qualcuno prima di me li ha richiamati - alla foto di camion che portano via bare perché non si riesce a gestirle, vuol dire che forse, senza volerne fare una questione personale, tutti abbiamo sbagliato qualcosa. Forse tutti insieme qualcosa di meglio si poteva fare e non l'abbiamo sicuramente fatto con questo decreto-legge. Dove eravate voi? Potrebbe essere facile dire. Al di là delle vicende personali - vorrei salutare il collega Simone Bossi che rientra dopo la quarantena e che è stato sul territorio e rivolgere un pensiero a Daisy Pirovano e a Cristiano Zuliani, che sono anche sindaci - ognuno di noi, noi tutti, ha cercato di essere sul territorio a fianco dei cittadini, a fianco delle imprese, a fianco dei sindaci e degli amministratori. Ognuno di noi è stato anche qui e ha cercato, nelle conference call , negli incontri preventivi e nelle sedute delle Commissioni, di dare il proprio contributo. Allora, collega Vono, non so se lei abbia letto gli emendamenti. Peraltro, la metà erano di maggioranza e quindi delle due l'una: o erano - diciamo così - inutili gli emendamenti, o era inefficace il provvedimento. Non è vero che domani viene posta la fiducia per via dell'ostruzionismo, perché arriviamo in Aula con tutti gli emendamenti trattati (e ringrazio il Presidente della Commissione per come ha condotto i lavori, dato che siamo stati circa venti ore in Commissione fra ieri e oggi) e con un mandato al relatore votato all'unanimità. Lì c'è la nostra responsabilità.