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Di solito, i provvedimenti di ratifica sono meno complicati, magari giungono egualmente in ritardo, ma abbastanza facilmente all'attenzione dell'Aula, alla discussione ed alla approvazione. Qui invece le stesse relatrici ricavano da alcuni disegni di legge allegati proposte emendative, sulle quali torneremo in sede di esame degli emendamenti. Qual è il problema che pone questa ratifica e che probabilmente spiega, come qualcuno ha detto, i tempi lunghi, i ripensamenti ed i ritardi? Il problema è che se, sul piano del diritto privato, gli istituti connessi alla cosiddetta kafala possono essere, dal punto di vista occidentale, resi più analoghi a quelli che noi faremmo rientrare nell'affidamento, il diritto islamico, dovunque e comunque interpretato, esclude la possibilità di adozione. Ma questi sono problemi tutti e soltanto riconducibili al diritto privato. In un Paese con una storia nazionale come la nostra, mi permetto di aggiungere che esiste anche la Costituzione. Esiste un diritto costituzionale scritto che rende meno privatistica, meno tecnicistica e meno generica quella stupenda formula di adeguamento all'impianto normativo che anche a me tante volte è capitato di adoperare in sede di discussione sulle ratifiche. Ferma restando la massima sensibilità e la massima umanità nel cercare di salvaguardare i diritti e gli interessi dei minori, io mi sento molto colpito quando odo colleghe che stimo, come la senatrice Mussini ma anche la senatrice Stefani, ammonirci che, una volta salvaguardata la priorità dei diritti e gli interessi dei minori, il resto è irrilevante. No. Il resto non è irrilevante. Mi ha molto colpito come la collega Bertorotta nel suo excursus si sia riferita alla Francia, Paese che non è al centro delle priorità etico-civili della collega Fattorini, per una troppo forte laïcité di timbro illuministico, mentre a lei piace di più, come ha detto recentemente in assemblee internazionali, un secolarismo o una laïcité di tipo anglosassone. I francesi hanno detto che, dove non c'è l'istituto dell'adozione, neanche loro lo contemplano: hanno cioè fatto barrage a ogni ipotesi di possibile introduzione di kafala nell'ordinamento. Noi non dobbiamo «seguire» e in questo mi fido abbastanza degli emendamenti proposti dalle relatrici, ma già il fatto che ci abbiano proposto tali e tanti emendamenti (l'espulsione dall'articolo 3 della kafala come riferimento giuridico, la previsione, presa anche questa da un disegno di legge non del Governo, ma del collega Di Biagio, di una autorità centrale di riferimento dell'ordinamento nazionale) rende probabilmente più opportuna la presenza in quest'Aula di un rappresentante del Governo titolare di prerogative in materia di giustizia che non degli affari esteri. Resta però, grande come una casa, me lo consentano con molta amicizia le colleghe Stefani e Mussini, anche il problema dei genitori, che è la libertà di religione. Non voglio citare questo o quell'articolo della nostra Costituzione. Forse tecnicamente, se diventassi giudice della Corte costituzionale, mi toccherebbe citare l'articolo 19. Ma io direi che tutta la Costituzione italiana contempla e garantisce la libertà di religione o, meglio, la non barattabilità della libertà di religione. E allora, in quelle ipotesi in cui vi sarebbe da pretendere la conversione dei genitori, sul piano della sensibilità umana vado ancora al di là delle senatrici Mussini e Stefani: capisco quei genitori che barattano il loro credo religioso di fronte al rapporto di una vita e li rispetto; sul piano del nostro ordinamento, però, possiamo barattare la nostra Costituzione con qualche bambino in più! E Dio sa se ne abbiamo bisogno: la crisi delle adozioni internazionali è sotto gli occhi di tutti ed i dati sono allarmanti. Credo però che questo vada tutelato e sarebbe opportuno che le relatrici ci prospettassero, oltre alla meritoria fascia di emendamenti già illustrata in sede di relazione, qualcosa che meglio tuteli la non convertibilità come prezzo del bambino da avere affidato, nell'interesse del provvedimento ed in quello di riprendere la via. Un'ultima considerazione: si è parlato di ritardi, comprensibili o no, della minaccia di sanzioni e così via. Sono tutti argomenti che lasciano il tempo che trovano, perché o non è in gioco alcuna ipotesi di diritto costituzionale, altrimenti, nella concezione democratica, il diritto internazionale non può mai implicare disinvolte lesioni della sovranità nazionale sotto il profilo dei diritti costituzionali. (Applausi del senatore Albertini). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Serra. Ne ha facoltà. SERRA (M5S) . Signor Presidente, stiamo esaminando la ratifica della Convenzione sulla competenza in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori, fatta all'Aja il 19 ottobre del 1996 (come è già stato ripetuto più volte) su cui oggi forse si intravede la fine del tunnel . Dal 1996, vari disegni di legge, norme e mozioni hanno riguardato questo importante tema. Ora, con i disegni di legge nn. 1552 e 572, si tenta di migliorare la proposta iniziale: la Convenzione dell'Aja del 1996 era stata al centro dell'attenzione anche nelle precedenti legislature, ma l'esame dei diversi progetti di legge prodotti non era mai stato realmente avviato e sembra invece che quest'ultima stesura sia quella definitiva. Si tratta di una Convenzione particolarmente importante, perché riguarda l'ipotesi di una sorta di affidamento internazionale ed i provvedimenti stranieri di kafala (che è la misura di protezione dell'infanzia disposta all'estero nei Paesi di tradizione giuridica islamica, che si colloca a metà tra adozione e affido). Nello specifico, sono stati presentati numerosi emendamenti al disegno di legge n. 1552, che disciplina l'affidamento o l'assistenza legale del minore non in stato di abbandono e l'assistenza legale del minore in stato di abbandono. In merito al primo punto, regolato dall'articolo 4 del testo, viene chiesto l'inserimento anche delle comunità di tipo familiare, tra le possibilità di accoglienza. È però l'emendamento che propone una nuova versione del comma 2 dello stesso articolo a stabilire in particolare i requisiti per l'affidamento del bambino non in stato di abbandono, a partire da una collaborazione tra l'autorità centrale del Paese di origine e la Commissione italiana per le adozioni internazionali. Perché ciò avvenga, è necessario che venga individuata la finalità dell'applicazione della Convenzione ai minori dal momento della nascita fino al compimento dei 18 anni. Rientrano nel campo di applicazione della Convenzione: l'attribuzione, l'esercizio e la revoca - totale o parziale - della responsabilità genitoriale; il diritto di affidamento; la tutela; la designazione e le funzioni di qualsiasi persona od organismo incaricato di occuparsi del minore o dei suoi beni; il collocamento del minore in famiglia di accoglienza o in istituto, anche mediante kafala o istituto analogo. E proprio nell'istituto della kafala per i Paesi che ispirano la propria legislazione ai precetti coranici non esiste rapporto di filiazione diverso dal legame biologico. La legge islamica, inoltre, vieta l'adozione.