[pronunce]

La sostanziale inconsistenza del rinvio suddetto sarebbe poi ulteriormente vanificato dal fatto che l'art. 48, comma 1-bis, del decreto-legge impugnato fa espressamente salve le previsioni dell'art. 28 dalla clausola di salvaguardia in cui si stabilisce che le modalità di applicazione e gli effetti finanziari del decreto-legge siano definiti con le norme di attuazione statutaria di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009. Riguardo poi all'art. 48 del decreto-legge impugnato, la Provincia autonoma ribadisce come tale articolo, nell'imporre indiscriminatamente che siano destinate allo Stato tutte le maggiori entrate da esso derivanti, contrasterebbe frontalmente con l'art. 75 dello statuto speciale, il quale stabilisce che siano attribuite alle Province autonome di Trento e di Bolzano i nove decimi di tutte le entrate tributarie erariali, dirette o indirette, comunque denominate, diverse da quelle espressamente indicate in tale articolo. Né sarebbero invocabili l'eccezionale gravità della situazione economica o la natura transitoria della destinazione, alla luce del carattere tassativo del sistema pattizio nel delineare l'autonomia finanziaria delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome (sentenza n. 133 del 2010). 5.5.- La Provincia autonoma di Bolzano, in data 21 gennaio 2015, ha depositato il proprio atto di rinuncia all'impugnazione degli artt. 28, comma 3, e 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011. 5.6.- Con memoria depositata il 19 febbraio 2015, l'Avvocatura generale dello Stato, sulla base della delibera del Consiglio dei ministri del 10 febbraio 2015, ha comunicato di accettare, a nome del Presidente del Consiglio dei ministri, la rinuncia al giudizio da parte della Provincia autonoma di Bolzano. 6.- Con ricorso notificato in data 24 febbraio 2012 e depositato il successivo 2 marzo (reg. ric. 47 del 2012) la Regione autonoma Sardegna ha promosso questioni di legittimità costituzionale, tra l'altro, degli artt. 28, commi 3, 7, 8, 9 e 11-ter, e 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, per violazione degli artt. 3, 4, 5, 7 e 8 dello statuto della Regione Sardegna (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3), nonché degli artt. 3, 116, 117 e 119 Cost. 6.1.- Quale premessa generale a tutte le censure svolte contro le singole disposizioni del decreto-legge impugnato, la Regione richiama l'attenzione sull'art. 8 del proprio statuto, come modificato, in applicazione dell'art. 54, comma 5, dello stesso statuto, dall'art. 1, comma 834, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007): tale revisione ha determinato rilevanti modifiche al sistema delle entrate regionali, per consentire alla ricorrente di assolvere ai propri compiti istituzionali; ma essa non è stata correttamente attuata da parte dello Stato, con grave vulnus all'autonomia regionale. 6.1.1.- L'art. 28 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, fissa un ulteriore concorso delle Regioni speciali alla finanza pubblica, stabilendo - senza alcuna intesa o forma di cooperazione - che, fino all'emanazione delle norme di attuazione degli statuti, come richiamate anche dall'art. 27 della legge n. 42 del 2009, ciascuna Regione, in misura proporzionale alla media degli impegni nel triennio 2007-2009, sopporti questi oneri attraverso l'accantonamento delle somme corrispondenti a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali. Così facendo, ad avviso della ricorrente, il legislatore sarebbe incorso in una duplice violazione dell'art. 8 dello statuto della Sardegna: il contributo della Regione sarebbe equiparato a quello delle altre autonomie speciali, benché proprio la citata modifica del parametro statutario, disposta nel 2006, attesti la particolare necessità di adeguare il quadro normativo regionale alla mutata realtà economico-finanziaria; inoltre, incorrendo in una contraddizione intrinseca censurabile anche in relazione al principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., sarebbero stati fissati obiettivi di finanza pubblica incoerenti con la novella statutaria. Sarebbero violati anche gli artt. 117 e 119 Cost., ed altresì gli artt. 3, 4 e 5, nonché 7 e 8 dello statuto della Sardegna - i quali, rispettivamente, enumerano le competenze legislative della Regione e garantiscono la sua autonomia finanziaria, anche mediante specifiche entrate tributarie e patrimoniali - giacché, in mancanza di una completa e corretta attuazione del citato art. 8, l'aggravio degli oneri finanziari impedirebbe alla Regione e agli enti locali del suo territorio di adempiere alle proprie funzioni senza essere condizionati da "vincoli eterodeterminati" e irragionevoli. È richiamato, al riguardo, il principio, affermato nella giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 245 del 1984), che vieterebbe di imporre alle Regioni oneri senza corrispondente attribuzione di risorse: a maggior ragione, visto che, contestualmente alla riscrittura dell'art. 8 dello statuto sardo, lo stesso legislatore statale, con l'art. 1, commi 836 e 837, della legge n. 296 del 2006, avrebbe ulteriormente ampliato il catalogo delle funzioni pubbliche che la Regione è tenuta a finanziare. Ancora gli artt. 3, 4, 5, 7 e 8 dello statuto della Sardegna, nonché gli artt. 116, 117 e 119 Cost., anche in relazione al principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., sarebbero violati in quanto l'art. 28 impugnato avrebbe creato uno "pseudo-comparto", composto dalle autonomie regionali speciali, accomunando in un'unica voce realtà diverse sia in punto di fatto, per la localizzazione geografica, condizione di sviluppo economico, popolazione residente, sia in punto di diritto, per il diverso regime di compartecipazione alle entrate erariali fissato per ciascun ente dal rispettivo statuto. Per questo specifico profilo, la ricorrente specifica poi che l'ultimo periodo dell'art. 28, comma 3, impugnato, laddove stabilisce che «Per la Regione Siciliana si tiene conto della rideterminazione del fondo sanitario nazionale», violerebbe l'art. 3 Cost., sia sotto il profilo del principio d'eguaglianza, sia sotto il profilo del principio di ragionevolezza, oltre all'art. 7 dello statuto della Sardegna, che ne tutela l'autonomia finanziaria, e all'art. 119 Cost.: