[resaula]

Questi cittadini italiani devono rientrare dalle loro famiglie il prima possibile, e vi posso assicurare che ogni volta - anche quando le famiglie di alcuni di loro ci hanno segnalato il problema dei medicinali - ci siamo attivati subito; ogni volta che abbiamo avuto un qualche sentore rispetto al loro stato di sicurezza ce ne siamo sincerati subito. È questo quello che fa un Governo mentre lavora per riportarli a casa. Non voglio fare paragoni impropri, ma almeno in questo caso sappiamo dove si trovano e come stanno. (Applausi). In altri casi, infatti - che nulla hanno a che vedere con questo - per mesi non sapevamo neanche dove fossero e, quando sapevamo che erano in vita, non potevamo neanche dirlo ai genitori. Questo è quello che facciamo come Farnesina. Potete attaccare me, ma lasciate in pace il corpo diplomatico e l'intelligence nel lavoro che stanno facendo. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Giammanco, per due minuti. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Ministro, la ringrazio per la sua risposta, però, alla luce della portata che sta assumendo la vicenda, sinceramente ci aspettavamo di più. Le sue sono parole di circostanza. Il riserbo sulle trattative diplomatiche - mi permetta - non può e non deve essere un alibi per non dare maggiori aggiornamenti sulla situazione dei nostri connazionali. Non lo possiamo accettare. Ministro, lei deve alle famiglie di questi pescatori, che ho incontrato personalmente, risposte più concrete, più pragmatiche. A distanza di un mese e mezzo la situazione appare ancora in una fase di stallo, nonostante siano state anche coinvolte - lo ha detto lei - le diplomazie di altri Paesi. Ciò a conferma del fatto che abbiamo ormai perso la nostra influenza nel Mediterraneo, ed è sotto gli occhi di tutti. Non crediamo sia un caso che la vicenda sia avvenuta a sole ventiquattr'ore dalla sua visita in Libia e dalle sue successive dichiarazioni di soddisfazione. Il sequestro dei nostri pescatori è solo l'ennesima dimostrazione di come sia debole, ambigua e priva di visione la politica estera di questo Esecutivo. Lo ripeto, sì: durante il Governo Berlusconi, precisamente dieci anni fa, avvenne un episodio analogo e i pescatori vennero liberati in pochi giorni. Altri tempi, direte voi. Io vi rispondo: altri leader ! Le ricordo che Berlusconi è stato l'unico leader a livello internazionale che si è opposto alla deposizione di Gheddafi (applausi) , così come si è opposto al bombardamento della Libia perché aveva compreso, prima di tutti voi, le conseguenze della destabilizzazione della Libia e quello che sarebbe avvenuto successivamente. Mi auguro che i pescatori di Mazara del Vallo possano tornare presto a casa, ma lei sa bene, Ministro, che il giorno dopo la loro liberazione il rischio che nelle acque libiche altri pescatori possano avere problemi si ripresenterà. Le chiedo, quindi, che l'Italia ponga la questione in Europa e promuova un accordo internazionale con la Libia almeno sull'attività della pesca nel Mediterraneo, Ministro. Le nostre marinerie vanno tutelate e i pescatori devono lavorare in sicurezza. PRESIDENTE. Concluda, per cortesia. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Ministro, sappia che continueremo a tenere alta l'attenzione affinché non si spengano i riflettori su questa vicenda. Non possiamo permettere che i nostri cittadini siano oggetto di ricatto o di baratto, che dir si voglia... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . Senatrice, ha concluso il tempo a sua disposizione. Subito dopo che le due senatrici avranno ripreso il loro contegno in quest'Aula, il senatore Iwobi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01975 sul ripetersi di sequestri illegittimi di imbarcazioni italiane al largo della Libia, per tre minuti. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevole Ministro, il 1° settembre scorso 18 marittimi di Mazara del Vallo sono stati sequestrati da esponenti dell'esercito libico che rispondono al generale Haftar, mentre si trovavano per una battuta di pesca a circa 38 miglia nautiche a nord delle coste della Cirenaica. Dopo il fermo, i pescatori sono stati portati a Bengasi a bordo di alcuni gommoni. Anche i loro due pescherecci sono stati sequestrati dalle milizie del generale Haftar, e questa storia è nota, signor Ministro, la conosciamo. Tutta l'Aula oggi la sta interrogando sulla questione. Quello su cui vorrei insistere in questa sede è un particolare: secondo importanti inchieste internazionali, le milizie di Haftar richiedono in cambio il rilascio di quattro cittadini libici condannati dal tribunale di Catania a trent'anni di carcere per traffico di essere umani, quel traffico che il nostro partito sta combattendo da lunghissimo tempo. Signor Ministro, onorevoli colleghi, ci troviamo di fronte a un paradosso: un attore sul campo, Haftar, con le sue milizie non riconosciute da nessun organismo internazionale, ricatta il nostro Paese e lo fa sulle pelle dei cittadini italiani e stranieri sequestrati. E il nostro Governo sembra immobile. Sono passati circa due mesi e questa è l'esemplificazione della fallimentare politica estera italiana ed europea sulla Libia. La volontà politica italiana di cercare a tutti i costi una soluzione per la Libia in un contesto multilaterale a cosa ci ha portato? Ci ha portato, per forza di cose, a dover interloquire con tutti, Paesi e milizie varie, anche con chi ha interessi strategici opposti ai nostri in Libia. Questo modo di fare, signor Ministro, che dietro alla diplomazia del dialogo con tutti nasconde in realtà una completa mancanza di visione e di capacità decisionale, di conseguenza ci ha completamente fatto uscire di scena dal Mediterraneo e dal Nord Africa. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Iwobi. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Adesso termino, signor Presidente. Non contiamo più nulla, ovviamente. Quanto si potrà andare avanti in questo modo? Come è possibile che nel Mediterraneo, dove ormai da cinque anni è presente una missione militare europea, bande e milizie non riconosciute da nessun organismo internazionale possano permettersi di sequestrare navi di pescatori di un Paese europeo? Signor Ministro, la Lega per Salvini Premier non ha alcuna intenzione di speculare su una questione così delicata, che riguarda soprattutto la libertà e il rispetto della dignità umana, ma di chiamare alla... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Grazie, senatore Iwobi. Lei ha un tempo prestabilito, l'ho detto sin dall'inizio; lasci rispondere il Ministro, grazie. Il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Di Maio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DI MAIO, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, prima di tutto, per quanto riguarda quello che è avvenuto in passato, vorrei dirvi che questo Governo, come quello precedente, ha già affrontato dei temi simili. Dall'inizio del mio mandato mi sono recato in missione in Libia quattro volte, da ultimo il 1° settembre scorso.