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tali ritardi e mancanze, inaccettabili, si verificano frequentemente rendendo ardua la vita di quei lavoratori arbitrariamente non assunti dalla nuova compagnia ITA Airways; questa grave situazione discende anche dal famigerato articolo 7 del "decreto infrastrutture", decreto-legge n. 121 del 2021, attraverso cui il Governo ha consentito la deroga a quella norma di principio contenuta nell'articolo 2112 del codice civile che costituisce una fondamentale tutela del lavoro e della necessità delle relazioni sindacali, al fine di riequilibrare i rapporti di forza tra datore di lavoro e lavoratore; come noto, infatti, l'articolo 2112 stabilisce che: "In caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario". Con il decreto infrastrutture, invece, si finge che il trasferimento del ramo d'azienda (azienda è un organismo composto di beni e persone, organizzate e dirette ad un fine economico), quello denominato "Aviation", da Alitalia a ITA, non sia quello che è, ovvero la vendita di (un'azienda o di) un ramo di azienda, ottenendo in tal modo di escludere questa cessione di azienda dalla disciplina dell'articolo 2112 del codice civile e fingendo, appunto, che si tratti della sola cessione di un bene, o addirittura di parte di un bene aziendale, consentendo così ad ITA di contrattare singolarmente, con ognuno dei dipendenti in condizioni di supremazia, decidendo chi assumere e chi lasciare a terra, in modo del tutto arbitrario; visto che: a questa decisione, che all'interrogante pare un'illegittima ed inaccettabile violazione dei diritti dei sindacali e dei lavoratori, si aggiunge la beffa dell'erogazione "saltuaria" della cassa integrazione, mentre nulla più si sa del "fondo di solidarietà per il trasporto aereo", strumento che dovrebbe intervenire per alleviare la difficile situazione dei lavoratori del settore; è inaccettabile il balletto di responsabilità tra INPS e Alitalia in amministrazione straordinaria circa la responsabilità di quei ritardi e di quelle disfunzioni nell'erogazione della cassa integrazione, ritardi che offendono la dignità dei lavoratori; tutto quanto sopra avviene in coincidenza con l'inizio delle procedure per la privatizzazione di ITA, e dopo che la compagnia italiana di totale proprietà pubblica ha annunciato l'acquisto di 28 aeromobili airbus per un costo stimato tra i 4 ed i 4,7 miliardi di dollari. Una spesa inspiegabile, vista la prossima privatizzazione, sulla quale l'interrogante ha presentato un atto di sindacato ispettivo (3-03121) che è rimasto senza risposta, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano intraprendere perché sia garantita ai lavoratori in cassa integrazione la regolarità e la puntualità dei pagamenti. Atto n. 4-06724 DE CARLO Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il conflitto tra Russia e Ucraina ha determinato, nella sfera commercio internazionale dei cereali, forti perturbazioni nei prezzi, ma anche gravi preoccupazioni per le disponibilità di materie prime nei diversi Stati dell'Unione europea; l'Italia è tra i Paesi dell'Unione maggiormente esposto alle turbative di mercato internazionali, in quanto è costretta a rivolgersi ai mercati esteri per soddisfare le esigenze interne della filiera di trasformazione. Infatti, l'Italia registra un tasso di autoapprovvigionamento, per i cereali, mediamente pari al 50 per cento ed importa circa il 64 per cento di grano tenero per il pane e i biscotti, il 44 per cento di grano duro necessario per la pasta, oltre a grosse quantità di mais e soia per la mangimistica; le informazioni derivanti dalle prime analisi di mercato evidenziano che talune infrastrutture portuali, produttive e commerciali dell'Ucraina, produttrice ed esportatrice di cereali e semi oleosi, sono state fortemente danneggiate, nel senso che non possono assicurare più il rifornimento di derrate grezze verso la UE. Per questo, anche in Italia sale fortemente la preoccupazione in merito alla concreta possibilità che le scorte per la fabbricazione di prodotti alimentari possano esaurirsi in un arco temporale molto breve; tale situazione ha generato un immediato rincaro dei prezzi, in special modo il grano tenero aumentato del 10 per cento, il mais dell'11 per cento, che unitamente ai rialzi del costo del gasolio e della benzina, oltre a quelli dell'energia, tendono a prefigurare un impatto ancor peggiore di quello attuale; alla luce di quanto sta avvenendo, altri Paesi membri della UE, come Francia, Cipro, Spagna, Portogallo, Croazia, hanno esternato le preoccupazioni circa l'azzeramento delle scorte di cereali, mangimi, fertilizzanti, chiedendo di rivedere gli obiettivi della strategia "Farm to fork" nell'ambito del "Green deal" europeo per fronteggiare la crisi attuale; in Italia, in virtù del set-aside comunitario, oltre 400.000 ettari di terreno con destinazione agricola non sono oggetto di coltura, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire nelle opportune e competenti sedi comunitarie con ogni urgenza al fine di rinegoziare tutte le deroghe attivabili in ambito PAC, per consentire di mettere a coltura tutte le superfici disponibili, in modo da poter sopperire alle carenze di approvvigionamento che già iniziano a manifestarsi e che si protrarranno nel tempo. Atto n. 4-06725 FREGOLENT Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: la guerra in Ucraina sta determinando un drammatico impatto sull'economia europea ed in particolare modo su quella italiana, già fortemente lacerata dalla crisi pandemica, a causa di un vertiginoso aumento del costo dell'energia e delle materie prime, che minaccia concretamente la tanto auspicata ripresa economica del nostro Paese; dell'aumento del costo di luce e gas si parlava già dagli inizi del 2022, ma dallo scoppio della guerra si è assistito a qualcosa di nuovo, un aumento repentino dei prezzi del carburante, con gravi conseguenze sia per i cittadini che per le imprese; a causa dell'aumento del gasolio si sono fermati i pescatori e protestano gli autotrasportatori, mentre l'aumento del gas ha portato alla sospensione delle attività di numerose imprese in tutto il Paese; come noto, il caro benzina non è dovuto esclusivamente alla crisi ucraina. Sicuramente il conflitto in corso contribuisce all'aumento dei prezzi, ma ci sono anche altre ragioni non direttamente collegate alla crisi. Il prezzo del petrolio è regolato anche dalla quantità che i Paesi produttori membri dell'OPEC decidono di estrarre, mentre alla formazione del prezzo nei distributori concorrono anche i costi logistici, il guadagno dei rivenditori e soprattutto le accise. Le tasse e le accise, infatti, sono la parte più consistente del prezzo alla pompa; alle accise si aggiunga anche l'IVA, che non si calcola solo sul prezzo industriale del carburante, ma anche sulle accise stesse. Se si prendono come riferimento i dati del Ministero della transizione ecologica, il prezzo totale della benzina in aumento è di 1,953 euro al litro, formati da: 0,872 euro - prezzo industriale; 0,728 euro - accise e 0,353 euro - IVA;