[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 13, commi 3 e 3-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifiche alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), promossi con ordinanze del 20 febbraio 2003 dal Tribunale di Ascoli Piceno, sezione distaccata di S. Benedetto del Tronto, del 30 luglio 2003 (due ordinanze) dal Tribunale di Lucera e del 13 luglio 2004 dal Tribunale di Pesaro, rispettivamente iscritte ai numeri 437, 1006 e 1007 del registro ordinanze 2003 e al n. 87 del registro ordinanze 2005 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 28 e 48, prima serie speciale, dell'anno 2003 e n. 10, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 febbraio 2006 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che con l'ordinanza in epigrafe il Tribunale di Ascoli Piceno, sezione distaccata di S. Benedetto del Tronto, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dell'art. 13, commi 3 e 3-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifiche alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), nella parte in cui non consente al giudice del dibattimento di emettere sentenza di non luogo a procedere qualora, a seguito del rilascio del nulla osta, sia acquisita la prova dell'avvenuta espulsione dell'imputato; che il giudice a quo premette, in punto di fatto, che un cittadino extracomunitario, imputato del reato di cui all'art. 385 del codice penale, era stato tratto a giudizio con citazione diretta per l'udienza del 28 marzo 2003; che la Questura di Ancona, con domanda pervenuta il 7 febbraio 2003, aveva chiesto il rilascio del nulla osta all'espulsione dell'imputato, ai sensi dell'art. 13, comma 3, del d.lgs. n. 286 del 1998; che, ad avviso del rimettente, la norma ora citata risulterebbe lesiva – avuto riguardo anche al disposto del comma 3-quater del medesimo art. 13 – tanto del principio di eguaglianza che del diritto di difesa dello straniero; che sarebbe evidente, infatti, l'ingiustificata disparità di trattamento tra lo straniero che ha commesso un reato per il quale è prevista l'udienza preliminare e lo straniero che è stato tratto a giudizio con procedimento direttissimo o con citazione diretta ai sensi dell'art. 550 del codice di procedura penale; che mentre nel primo caso, infatti, le disposizioni censurate consentono al giudice dell'udienza preliminare di pronunciare, a seguito dell'acquisizione della prova dell'avvenuta espulsione, sentenza di non luogo a procedere ex art. 425 cod. proc. pen. ; nel secondo caso, lo straniero non avrebbe invece diritto né ad una tale pronuncia, né tanto meno a quella di proscioglimento prima del dibattimento ai sensi dell'art. 469 cod. proc. pen. , risultando l'una e l'altra precluse – alla luce di quanto stabilito dall'art. 13, comma 3-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998 – dall'avvenuta emissione del provvedimento che dispone il giudizio; che sussisterebbe, pertanto, un «vuoto normativo» tra il provvedimento ora indicato e la sentenza di primo grado, atto a compromettere i parametri costituzionali evocati, posto che lo straniero tratto a giudizio con citazione diretta, una volta espulso, non avrebbe la possibilità di difendersi, né di venire prosciolto con la formula di non doversi procedere; che la questione sarebbe altresì rilevante, in quanto, per le considerazioni dianzi indicate, l'eventuale rilascio del nulla osta all'espulsione comporterebbe la violazione di diritti costituzionalmente protetti dell'imputato; che con le due ordinanze indicate in epigrafe, di identico tenore, il Tribunale di Lucera ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 111 Cost., dell'art. 13, comma 3-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998, limitatamente all'inciso «se non è stato ancora emesso il provvedimento che dispone il giudizio» ed alla parte in cui non prevede che, acquisita la prova dell'avvenuta espulsione, il giudice del dibattimento emetta sentenza di non luogo a procedere; che il rimettente riferisce che l'imputato – cittadino extracomunitario tratto in arresto per il reato di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998 – era stato presentato per la convalida della misura; che, disposta la convalida, era stato rilasciato anche il nulla osta all'espulsione amministrativa, a norma dell'art. 13, commi 3 e 3-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, e si era quindi proceduto a giudizio direttissimo, obbligatorio in relazione al reato contestato; che, avendo l'imputato chiesto ed ottenuto termine a difesa, ai sensi dell'art. 558, comma 7, cod. proc . pen. , alla successiva udienza era stata acquisita prova della sua espulsione; che, ciò premesso, il rimettente osserva come le norme che prevedono il rilascio del nulla osta all'espulsione, all'atto della convalida dell'arresto, escludono che il giudice possa negarlo per consentire all'imputato di essere presente nel processo; che l'art. 13, comma 3-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998 stabilisce, a sua volta, che nei confronti degli imputati, per i quali sia acquisita la prova dell'avvenuta esecuzione dell'espulsione, debba pronunciarsi sentenza di non luogo a procedere, salvo che sia stato già emesso il provvedimento che dispone il giudizio; che nella specie, essendo stato disposto il giudizio direttissimo, non sarebbe dunque più possibile la pronuncia della sentenza dianzi indicata: e ciò quantunque l'imputato risulti assente per causa indipendente dalla sua volontà; che tale meccanismo contrasterebbe con diversi precetti costituzionali; che esso determinerebbe, infatti, una disparità di trattamento tra gli imputati del tutto irragionevole, in quanto dipendente da fattori meramente casuali, ossia dalla circostanza che le condizioni per il rilascio del nulla osta all'espulsione si concretizzino prima del rinvio a giudizio, ovvero contestualmente o successivamente a questo;