[pronunce]

Onorato, accertamento che, ad avviso del ricorrente, fa invece «semplicemente sorridere, se si pensa alle trasformazioni che in questi 13 anni si sono verificate nel dibattito politico» e alla circostanza che il carattere offensivo non costituirebbe, di per sé, elemento sufficiente a considerare l'esternazione come extrafunzionale, anche alla luce della consolidata giurisprudenza costituzionale in tema di prerogative di cui all'art. 68, comma 1, Cost. Osserva il ricorrente, infine, che sebbene la sentenza n. 154 del 2004 abbia rimesso all'autorità giudiziaria il compito di decidere circa 1'applicabilità in concreto, in rapporto alle circostanze di fatto, della clausola eccezionale di esclusione della responsabilità, ciò impone uno scrutinio di ragionevolezza della decisione dell'autorità giudiziaria, se possibile, ancora più stringente. 2. – Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 357 del 2005. 3. – Con atto del 28 ottobre 2005, si è costituito in giudizio il Presidente della Repubblica in carica, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, riservando «al prosieguo la formulazione delle proprie conclusioni». 4. – È intervenuto in giudizio il senatore Onorato, attore nel giudizio che ha originato il conflitto, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. In particolare, nel merito, chiede che il ricorso sia dichiarato infondato alla luce dei principi affermati dalla Corte di cassazione e già passati indenni al vaglio della Corte costituzionale. Da un lato, ricorda che la Corte di cassazione ha precisato che l'immunità del Presidente della Repubblica riguarda solo gli atti che costituiscono esercizio delle funzioni presidenziali e le dichiarazioni strumentali o accessorie rispetto a tale esercizio (sentenza n. 8734 del 2000, punto 6 dei motivi della decisione). Dall'altro, sottolinea che la correttezza di tale impostazione è stata già riconosciuta dalla Corte costituzionale, secondo cui è necessario tenere ferma la distinzione tra esternazioni funzionali ed esternazioni extrafunzionali, stabilendo che solo queste ultime restano addebitabili, ove foriere di responsabilità, alla persona fisica del titolare della carica (sentenza n. 154 del 2004, punto 6 del considerato in diritto). Sottolinea, inoltre, che è la stessa Corte costituzionale, nella sentenza menzionata, a riconoscere la difficoltà di operare la distinzione nell'ambito delle esternazioni tra quelle riconducibili all'esercizio delle funzioni presidenziali e quelle ad esse estranee e, tuttavia, a sottolineare che, nonostante «l'eventuale maggiore difficoltà», detta distinzione «sia necessaria». Aggiunge la difesa del sen. Onorato che la menzionata sentenza della Corte costituzionale ha pure concluso nel senso di escludere il fondamento costituzionale della tesi secondo cui «tutte le dichiarazioni non afferenti esclusivamente alla sfera privata del Presidente della Repubblica dovrebbero ritenersi coperte da irresponsabilità a garanzia della indipendenza dell'alto ufficio da interferenze di altri poteri, o in forza della impossibilità di distinguere, in relazione alle esternazioni, il munus dalla persona fisica» e che ciò consente di smentire la tesi del ricorrente secondo cui sarebbe possibile una distinzione tra esternazioni che hanno carattere meramente privato (non coperte da immunità) ed esternazioni pubbliche coperte dalla guarentigia dell'insindacabilità in quanto riconducibili alla carica istituzionale. L'intervenuto ripercorre diffusamente i punti salienti della motivazione della sentenza della Corte d'appello di Roma, sottolineando come essa abbia correttamente accertato l'estraneità delle dichiarazioni relative all'episodio del 15 marzo 1991 alle funzioni del Capo dello Stato sulla base dei princípi affermati dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 8734 del 2000. Insiste nel chiedere di dichiarare ammissibile il proprio intervento e, nel merito, il rigetto del ricorso. 5.1. – In prossimità della data fissata per l'udienza, ha depositato una memoria il Presidente della Repubblica in carica nella quale «si rimette integralmente al giudizio di codesta Corte sia per quanto attiene alle questioni pregiudiziali sia, in caso di soluzione positiva delle stesse, per quanto attiene alla perimetrazione dei confini funzionali della irresponsabilità presidenziale». 5.2. – Ha altresì depositato una memoria il sen. Onorato, che insiste nel chiedere sia l'inammissibilità sia l'infondatezza del ricorso. Quanto all'eccepita inammissibilità, ribadisce la carenza del profilo soggettivo del conflitto non essendo possibile una scissione tra persona fisica e munus; scissione che consentirebbe al ricorrente di tutelare, non le prerogative del suo passato ufficio, bensì la correttezza del suo personale operato con singolari ricadute processuali in tema di legittimazione a ricorrere del Capo dello Stato, duplicata in quella proposta dall'ex Presidente e in quella «partecipata» dall'attuale Presidente in carica. Eccepisce altresì l'inammissibilità del conflitto anche sotto il profilo oggettivo, tenuto conto che il ricorrente, da un lato, contesta i princípi di diritto ritenuti corretti dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 154 del 2004 e, dall'altro, si limita a denunciare dei semplici errores in iudicando della sentenza oggetto dell'attuale conflitto, duplicando l'impugnazione proposta con ricorso per cassazione avverso la medesima sentenza. Nel merito, insiste per l'infondatezza del ricorso alla luce della consolidata giurisprudenza costituzionale in ordine all'art. 68 Cost. ed alla necessarietà dell'individuazione del «nesso funzionale» tra la dichiarazione incriminata e l'attività parlamentare, giurisprudenza che «nei limiti del compatibile» può essere utilizzata in tema di responsabilità presidenziale. Conclude nel ritenere corretto il percorso argomentativo compiuto dalla decisione oggetto di conflitto.1. – Il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato è stato proposto dal senatore Francesco Cossiga in qualità di ex Presidente della Repubblica (il suo mandato, esplicatosi negli anni 1985-1992, è terminato il 28 aprile 1992), in relazione alla sentenza della Corte d'appello di Roma del 23 settembre 2004, n. 4024, pronunciata in seguito alla cassazione con rinvio di una precedente sentenza della stessa Corte d'appello, nell'ambito di un giudizio civile di risarcimento del danno, promosso dal senatore Pierluigi Onorato in relazione a dichiarazioni (ritenute diffamatorie) pronunciate dall'allora Presidente della Repubblica Cossiga. Nel giudizio civile rileva l'episodio accaduto il 15 marzo 1991, allorché, nel corso della audizione del presidente Cossiga davanti al Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato in merito all'istituzione e al funzionamento della struttura denominata «Gladio», il presidente Cossiga, rivolgendosi al sen.