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l'interrogante ha ricevuto numerose segnalazioni in merito a criticità e problematiche dovute sia alla manutenzione che all'insufficienza di alcune tra le più importanti dighe del territorio e non è più rinviabile la definizione di efficaci azioni operative e gestionali per consentire ad un territorio più vasto un adeguato approvvigionamento di acqua, venendo in tal modo a soddisfare le esigenze delle aziende agricole. Una mancata programmazione creerebbe un vero e proprio collasso ad un settore già in profonda crisi e provato da eventi calamitosi; ci si chiede anche che cosa stia facendo il consorzio di bonifica dei bacini dello Jonio per incrementare la dotazione idrica a scopo irriguo in vista dell'estate, che si annuncia più siccitosa del solito. Se lo chiedono, preoccupati, gli agricoltori a cui il consorzio, a fronte delle discutibili e discusse bollette che continua ad emettere a prescindere dai reali benefici fondiari, sarebbe tenuto a garantire almeno la sopravvivenza, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo perché le competenti amministrazioni locali esaminino e trovino al più presto una soluzione condivisa alle evidenziate criticità e valutino, di concerto, ogni utile provvedimento per sostenere i nostri agricoltori, che rappresentano il cuore dell'economia del metapontino e sono rimasti privi di acqua nonostante la Basilicata vanti una grande ricchezza di risorse idriche; se non ritenga di dovere sollecitare sia il consorzio di bonifica che la classe politica regionale ad attivarsi in tempo per evitare il peggio. È infatti essenziale fin da subito trovare soluzioni rapide ed efficaci al problema della ripartizione dell'acqua a scopo irriguo, con il massimo impegno da parte dell'EIPLI (Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia), per non lasciare gli agricoltori da soli a fronteggiare un'emergenza che quest'anno, e forse anche per gli anni a venire, si annuncia di dimensioni epocali; se, infine, non sia del parere che vada sospesa la tassa dovuta al consorzio di bonifica per dare un po' di respiro e sostegno agli agricoltori già in ginocchio. Atto n. 4-03558 QUARTO Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: sempre più numerosi sono i soggetti affetti da dipendenza patologica da alcool e droghe che versano in condizioni di disagio e di abbandono. Costoro meritano particolari attenzioni e tutele, prima fra tutte la previsione di un facile accesso alle cure in strutture sanitarie a carattere riabilitativo; la dipendenza da alcool e la dipendenza patologica da sostanze stupefacenti sono state riconosciute dalla comunità scientifica internazionale come patologie psichiatriche e perciò sono state inserite nel quinto manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM V). Si ritiene pertanto che tali patologie debbano essere accertate e trattate dal Servizio sanitario nazionale al pari delle altre patologie psichiatriche, con la possibilità, per i casi più gravi, di un ricovero in strutture a carattere riabilitativo; l'alcolismo e le tossicodipendenze sono patologie il cui trattamento appare complesso: in primo luogo perché il soggetto dipendente deve accettare la sua dipendenza patologica ed in secondo luogo perché questi difficilmente tenderà ad affidarsi alle cure di un sanitario ma preferirà piuttosto affrontare la sua dipendenza nella propria solitudine, di fatto aggravando sempre più le sue condizioni di salute; vi è la necessità di prevedere protocolli di intervento, sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista del reinserimento sociale, che siano personalizzati in base alla gravità della patologia ed alle condizioni sociali del soggetto su cui si intende intervenire. Ciò anche in considerazione del fatto che costoro, specialmente nelle forme più gravi, non sono in grado di provvedere autonomamente alle proprie esigenze di vita quotidiana. Molto spesso, infatti, dietro alle dipendenze patologiche si nascondono altre problematiche psicologiche dettate da stati ansiosi e depressivi, a loro volta determinati da condizioni di abbandono e di degrado sociale; molti sono i servizi posti a tutela della persona offerti dal nostro ordinamento per i soggetti affetti da malattie psicologiche e psichiatriche. Tuttavia, la possibilità di prevedere dei trattamenti si scontra con il diritto all'autodeterminazione del paziente che il più delle volte, disconoscendo di essere affetto da dipendenza patologica, rifiuta di sottoporsi ad analisi diagnostiche e a trattamenti sanitari; considerato che, a parere dell'interrogante: è necessario un intervento urgente del legislatore che anche per le dipendenze patologiche predisponga misure come il trattamento sanitario obbligatorio, quanto meno per l'accertamento della sussistenza della dipendenza patologica e, una volta che questa sia stata accertata, preveda protocolli di intervento affinché il soggetto dipendente, già nella fase dell'insorgenza della patologia, si sottoponga, auspicabilmente sua sponte , al trattamento sanitario; nel caso in cui un soggetto rifiuti o rinunci alle cure e venga del pari rilevata una situazione di incapacità, anche temporanea, a provvedere autonomamente ai propri bisogni di vita quotidiana, si dovrebbe poter avviare tempestivamente, anche d'ufficio, la procedura di volontaria giurisdizione per la nomina di un amministratore di sostegno che possa prestare il consenso al trattamento, specialmente nei casi più gravi; il vuoto normativo è evidente, soprattutto se si considera che un amministratore di sostegno può essere nominato a discrezionalità del giudice tutelare allorquando questi rilevi una situazione di incapacità, anche temporanea, del soggetto beneficiario a provvedere autonomamente ai propri bisogni di vita quotidiana su parere favorevole degli assistenti sociali, ma questa procedura molto spesso comporta un significativo ritardo nell'avvio del trattamento di recupero; un soggetto che non è stato riconosciuto incapace, al contrario, ha il diritto di rifiutare le cure nel rispetto del diritto all'autodeterminazione che trova il suo fondamento nell'articolo 2 della Costituzione e da cui discende il cosiddetto diritto al consenso informato sancito dalla legge n. 219 del 2017; il nostro ordinamento non può abbandonare i più deboli: in altri termini non può consentire che questi rinuncino ad una vita dignitosa. Si deve invece provvedere a colmare il più possibile le disuguaglianze, tutelando la salute di tutti i cittadini. Ciò specialmente se si consideri che la salute viene universalmente riconosciuta come uno stato di completo benessere fisico e psichico coinvolgente anche gli aspetti interiori della vita come avvertiti e vissuti dal soggetto nella sua esperienza; occorre dettare regole che tutelino, prima ancora che l'interesse dell'individuo, l'interesse dell'intera collettività così come ricorda il principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione, secondo cui è compito della Repubblica porre in essere politiche attive che rimuovano gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano valutare la possibilità di considerare per coloro che sono affetti da particolari patologie come l'alcolismo trattamenti e forme di integrazione sia individuali che collettivi, a cui ricorrere non solo su base volontaria come attualmente previsto dall'ordinamento.