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Norme per l'azzeramento del consumo di suolo, il ripristino e la sostenibilità dell'uso del suolo. Onorevoli Senatori. – Sono davvero troppi anni che per vari motivi si sta rinviando l'approvazione della legge sul consumo di suolo e la sua rigenerazione per arginare la cementificazione e rinaturalizzare un territorio ormai troppo impermeabilizzato. Purtroppo assistiamo inerti al susseguirsi, con un ritmo sempre più incalzante, di eventi atmosferici abnormi che stanno diventando ordinari e che cagionano enormi danni alle cose e alle persone. È evidente come l'eccessiva impermeabilizzazione del suolo stia contribuendo e aggravando le conseguenze dannose di questi drammatici eventi atmosferici. Un suolo impermeabilizzato non assorbe l'acqua come invece potrebbero fare un prato o un bosco, il cemento e l'asfalto non trattengono l'acqua, ma anzi fanno da scivolo e ne aumentano la velocità di scorrimento che trascina via con sé tutto ciò che incontra. Un suolo impermeabilizzato non trattiene e non conserva l'acqua a beneficio degli apparati radicali degli alberi, non convoglia l'acqua verso le falde acquifere profonde per ricostituire le riserve. Un suolo cementificato trattiene e restituisce calore rendendo l'ambiente malsano e contribuendo al fenomeno delle isole di calore. Un suolo cementificato interrompe gli equilibri della natura creando danni alla flora e alla fauna (genere umano compreso). Un suolo cementificato non assorbe CO 2 . Il suolo è un ecosistema che fa parte di quello più complesso che è la natura. È necessario ripristinare quest'ultimo, proteggere le acque e i fiumi perché un suolo in condizioni naturali fornisce al genere umano i servizi ecosistemici necessari al proprio sostentamento, per preservare la salute dell'uomo, per garantire la qualità dell'aria e dell'acqua, per garantire l'approvvigionamento alimentare, per difenderlo dai cambiamenti climatici, nonché per aumentare la resilienza ai rischi rappresentati dalle calamità naturali e dagli eventi estremi. Il suolo non va inteso come superficie da costruire, ma come spessore. Uno spessore di qualche decina di centimetri appena, dove risiede l'ecosistema che consente la vita; il suolo è una risorsa non rinnovabile, una volta distrutto o compromesso non è recuperabile: occorrono centinaia di anni affinché si possa ricostituire la funzione ecosistemica di due centimetri di spessore di suolo. Proviamo a pensare al suolo come alla pelle del pianeta terra e meditiamo sul fatto che il corpo umano non può sopravvivere se la pelle che lo riveste viene bruciata oltre una certa percentuale. Ecco, lo stesso avviene per la pelle della terra. Se ne distruggiamo ed impermeabilizziamo una quantità eccessiva, il pianeta smette di respirare. E siamo terribilmente vicini al superamento di questa soglia. Dobbiamo fermarci subito! Il consumo di suolo in Italia continua, invece, la sua inesorabile marcia distruttiva al ritmo di una media di 19 ettari al giorno, 2 metri quadrati al secondo, con punte altissime soprattutto nel Nord Italia e non a caso proprio in quelle regioni maggiormente colpite dalle alluvioni. La stessa Commissione europea ha annunciato un intervento normativo per la protezione del suolo entro il 2030 e il Parlamento europeo ha recentemente approvato, in vista dell'avvio dei negoziati con il Consiglio europeo, la Nature Restoration Law , ovverosia la proposta di regolamento sul ripristino della natura, finalizzata a ricostituire almeno il 20 per cento della superficie dell'Unione europea entro il 2030 e a garantire al suolo la stessa protezione giuridica già presente per le altre risorse come l'acqua, l'aria e il mare. Si auspica che questa norma possa vedere la luce entro il termine dell'attuale legislatura europea, ma a maggior ragione si confida nella introduzione – in tempi contingentati - di una normativa nazionale. Per affrontare consapevolmente e seriamente il tema della necessità di tutelare il suolo occorre ricostruire una solida e preparata sensibilità ecologica e politica. La politica deve riuscire a rappresentare questa urgente questione ambientale, dare delle risposte e proporre delle soluzioni efficaci ed efficienti. Occorre una legge che detti principi chiari: il divieto di consumare nuovo suolo è improcrastinabile e doveroso. La presente proposta di legge si compone di sette articoli. L'articolo 1 individua l'ambito della legge e le sue finalità. L'articolo 2 elenca le definizioni e, in particolare, quella di suolo quale ecosistema. All'articolo 3 si introducono criteri e modalità per monitorare il consumo di suolo precisando che i dati del monitoraggio devono essere pubblicati e resi disponibili sui canali internet del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA), dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e delle Agenzie per la protezione dell'ambiente, perché la visibilità e conoscibilità deve essere garantita evitando che il cittadino « non addetto ai lavori » possa non essere aggiornato. L'articolo 4, rubricato « divieto di consumo di nuovo suolo e attività di pianificazione territoriale », precisa che non è consentito il consumo o l'impermeabilizzazione di nuovo suolo per qualsiasi destinazione d'uso. Le esigenze insediative e infrastrutturali sono soddisfatte tramite il riuso, la rigenerazione e la riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti (comma 1). Il comma 2 prevede che i comuni adeguino le loro pianificazioni, fermo restando il pregresso, a tali princìpi. La pianificazione, a qualunque livello, deve tener conto delle finalità e delle disposizioni della presente proposta di legge e del processo di adeguamento della propria pianificazione, per la quale ciascuna amministrazione fornisce dati specifici (comma 3). Al comma 4 si prevede che , ove non fosse possibile il riuso o la rigenerazione del suolo, ogni occupazione del suolo deve essere motivata. In ogni caso l'occupazione di suolo libero impone il ripristino ad usi permeabili di aree di pari superficie urbanizzate e impermeabilizzate, precisando che non costituiscono strumento di compensazione ecologica il verde pensile tecnologico, sia estensivo che intensivo, né gli impianti vegetali su supporti o altre strutture che non assicurino continuità ecologica tra il verde e il sottosuolo fino alla roccia madre. Al comma 5, con riferimento all'obbligo di non consumare nuovo suolo a decorrere dall'entrata in vigore della presente legge, al fine di evitare contenziosi, resta ferma la modifica da parte degli enti locali dell'attuazione dei correnti strumenti di programmazione. Al comma 7 si prevede che i comuni debbano censire annualmente le aree non edificabili, per ragioni di sicurezza o di tutela paesaggistica, e pubblicare i dati relativi all'eventuale consumo di suolo. Si introduce, altresì, l'obbligo per i comuni di indicare nei propri bilanci il costo derivante dalla perdita di servizi ecosistemici per ogni ettaro di suolo consumato.