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C'era bisogno invece di un segnale del tutto diverso, che, peraltro, chi si è candidato nel centrodestra, compresi i cari amici leghisti, avevano sottoscritto nel contratto di programma con gli elettori, e cioè più libertà e meno vincoli, più sostegno all'impresa e meno limiti. Questo, Ministro, è un pessimo segnale, che si aggiunge a quello che in queste ore altri Dicasteri 5 Stelle stanno dando. Non capisco perché la Lega abbia lasciato tutti i Dicasteri produttivi ed economici in mano ai 5 Stelle: il Ministero del lavoro e dello sviluppo economico, che contiene in sé cinque Dicasteri (comunicazione, energia, industria, artigianato, consumatori); il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; il Ministero della salute; il Ministero dei beni culturali: tutti Ministeri che in qualche misura incidono sulle attività produttive ed economiche sono lasciati alla sua mano sinistra. Di conseguenza, abbiamo un dibattito in queste ore tra il vice premier Salvini e gli altri Ministeri in merito alla TAV, al Terzo valico, al Passante, alla Pedemontana, alla TAP, il gasdotto che porterebbe nuovo gas, quindi nuova energia e nuove libertà per il nostro Paese. Per questo siamo preoccupati, perché è un segnale estremamente negativo di una nuova lotta di classe. Non la lotta di classe di vecchio stampo di origine comunista tra chi, proprietario, ha i mezzi di produzione, e chi fornisce il proprio lavoro, tra chi lavora e chi fornisce i mezzi di produzione, tra gli operai e i datori di lavoro. È una nuova lotta di classe tra chi non lavora, aspirando, grazie a voi, ad essere mantenuto dallo Stato attraverso il reddito di cittadinanza, e chi produce ricchezza, sia esso proprietario dei mezzi di produzione o lavoratore. Questo nuovo conflitto di classe tra chi non lavora e spera soltanto di essere mantenuto dallo Stato, e chi invece, impresa e lavoratore, mantiene lo Stato e crea ricchezza e lavoro, è la lotta di classe che voi volete imporre in questo Paese, a danno di tutti coloro che producono. In conclusione, signor Vice Ministro, lei sa che il reddito di cittadinanza è stato recentemente abolito in Finlandia dopo un esperimento di un anno, perché risultava diseducativo? In Finlandia, figuriamoci in Calabria. Lei sa che l'altro giorno è stato abolito in Ontario (in Canada), perché risultava uno sperpero di risorse? Lei sa che la Scozia lo sta abolendo? Ebbene, in questa analisi costi-benefici, perché non tenete conto del fatto che altri Paesi, che l'hanno introdotto prima di noi, vi stanno rinunciando? Perché non ne tenete conto e perché non cambiate davvero rotta, dando più libertà all'impresa e più sostegno a chi lavora, invece di illudere che si risolva tutto mantenendo tutti all'interno del sostegno dello Stato? Credo che di questo ci sia davvero bisogno. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, colleghi, interverrò solo sull'articolo 9 del decreto-legge, perché credo che sulla vicenda del gioco sia utile, al di là della retorica e della propaganda, dire le cose come stanno, sapendo che non sottovalutiamo assolutamente l'importanza della proibizione della pubblicità. Credo che sia un provvedimento giusto, necessario per ridurre la domanda di gioco; un provvedimento importante che interviene dopo una regolamentazione che i Governi precedenti avevano già messo in campo sulla pubblicità, proibendo la pubblicità in RAI e stabilendo delle regole ferree rispetto agli orari in cui era possibile trasmettere pubblicità sulle reti generaliste. Riconosciamo che quella regolamentazione non era sufficiente. È evidente che, soprattutto in occasione degli avvenimenti sportivi e sulle televisioni specializzate nello sport, si è arrivati a un vero e proprio abuso della pubblicità, in particolare in relazione alle scommesse. Quindi è giusto proibire la pubblicità: non abbiamo difficoltà a riconoscerlo. Abbiamo detto dall'inizio di questa discussione che se c'era un punto su cui non ci convinceva quel provvedimento, era quello legato alle sanzioni, perché le sanzioni erano troppo basse: solo il 5 per cento del valore di una sponsorizzazione come multa da pagare nel caso si facesse la pubblicità, ci sembrava un provvedimento leggero; diciamo che non rendeva cogente la norma. Ho visto che, immagino anche grazie al nostro intervento e al ragionamento che abbiamo fatto, è stata aumentata al 20 per cento la sanzione. Continuo a non capire perché non si può dire che chi fa la pubblicità perde la concessione da parte dello Stato, che mi pare la cosa più chiara e radicale, che proibirebbe davvero la pubblicità. (Applausi dal Gruppo PD) . Signor Presidente, noi non abbiamo problemi a riconoscere che questo è un provvedimento importante. Ma voglio dire al senatore Di Piazza che noi riconosciamo questo, ma voi dovete riconoscere quello che è stato fatto dagli scorsi Governi e che voi non avete fatto; quello che è stato fatto nel 2015 e che voi non avete fatto. Mi riferisco, in particolare, alla riduzione delle AWP e delle slot . Noi non abbiamo solo proibito la pubblicità; non siamo intervenuti solo sulla domanda, ma sull'offerta. Abbiamo tolto un terzo delle macchinette dai bar e dalle tabaccherie. (Applausi dal Gruppo PD) . Abbiamo previsto l'accesso remoto perché quelle macchinette fossero più controllate. Io chiedo che venga riconosciuto. Dire, come è stato detto dal senatore Di Piazza, che noi abbiamo solo presentato disegni di legge non è vero. Forse sono proprio i Governi precedenti che hanno fatto molto su questo aspetto, molto di più di chi, negli anni precedenti, per fare cassa ha messo gli apparecchi con premi in denaro nei bar. (Applausi dal Gruppo PD) . Voglio anche rivendicare il fatto che alla Camera abbiamo contribuito a migliorare questo provvedimento, che è migliorato. Dicevo prima delle sanzioni più alte, ma vorrei riconoscimenti per gli emendamenti del Partito Democratico in virtù dei quali oggi, per giocare a una slot machine , sarà necessario un documento identificativo e l'utilizzo della tessera sanitaria. Serve, quindi, discutere. Se si fosse discusso anche sul resto del decreto dignità, forse avremmo potuto fare un intervento migliore per il Paese. Però anche sul gioco serve fare di più; serve un riordino vero; serve ridurre l'offerta, come abbiamo cominciato a fare noi. Servono regole per tutelare le persone, tante regole che riguardano il modo di giocare, la formazione degli operatori, regole che sono scritte e che si potevano già mettere in questo decreto-legge perché non costano nulla. Sono le regole che ha messo insieme la campagna «Mettiamoci in gioco». Servono regole per la trasparenza, per controllare le filiere e dare responsabilità ai concessionari. Signore Presidente, mi faccia dire una cosa: c'è un vulnus che mette in discussione tutto ciò che si è fatto. Si aumenta il prelievo erariale unico (PREU). Non solo si aumenta il PREU per coprire le perdite che lo Stato ha dalla proibizione della pubblicità, ma si aumenta ulteriormente il PREU, cioè si aumenta ulteriormente la tassazione sul gioco, per finanziare le decontribuzioni per le assunzioni. Allora, se volete combattere il gioco, non serve la retorica; non serve fare l'elenco di quanto male faccia il gioco.