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tale promessa, infatti, è stata smentita dalla realtà, come ho appena detto. Ancora una volta il legislatore ha reputato, in modo inappropriato, che inserire nel titolo il termine «urgenti» sia motivo sufficiente per rendere emanabile un decreto-legge. Non basta usare la parola «urgente» perché un provvedimento lo sia davvero e sostanzialmente possa definirsi come tale per i cittadini italiani. Torno a ricordare a me stesso e all'Assemblea che la Corte costituzionale ha più volte qualificato la possibilità per il Governo di adottare atti con forza di legge come un'ipotesi eccezionale, subordinata al rispetto di condizioni precise, in quanto derogatoria rispetto all'attribuzione della funzione legislativa del Parlamento, che costituisce un tratto essenziale della forma di Governo disegnata dalla Carta fondamentale, dalla nostra Costituzione. È necessario ricordare e considerare che si dovrebbe usare maggior cautela nell'emanazione di provvedimenti emergenziali, che sembrano redatti solo per regolare questioni meramente di carattere politico. Nel caso di specie mi pare evidente, dopo la crisi seguita alle dimissioni dell' ex Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che nell'attuale maggioranza parlamentare fosse insorto un problema di natura politica. L' escamotage di spacchettare quel Ministero è stato semplicemente una soluzione per uscire fuori dalle sabbie mobili, nelle quali ancora una volta la maggioranza si era ficcata. Chiedo quindi che, non essendovi i presupposti, non si passi all'esame del provvedimento, per chiara ed evidente incostituzionalità dello stesso. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice Saponara per illustrare la questione pregiudiziale QP2 (testo 2). Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, in occasione della discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge 9 gennaio 2020, n. 1, recante disposizioni urgenti per l'istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca, il Gruppo Lega-Salvini Premier ha ritenuto opportuno fare alcune considerazioni e portarle, per quanto possibile, all'attenzione dell'Assemblea, in quanto ritenute di notevole importanza, ai fini della finanza pubblica e del buon governo. Il decreto-legge in esame, attraverso la soppressione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, realizza la suddivisione degli uffici tra il Ministero dell'università e della ricerca e il Ministero dell'istruzione, stabilendo di conseguenza che, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, verranno apportate le variazioni di bilancio, occorrenti per l'adeguamento del bilancio di previsione dello Stato alla nuova articolazione del Governo. (Brusio). Signor Presidente, mi scusi, ma non riesco a parlare con questa confusione. PRESIDENTE. Ha perfettamente ragione. Per cortesia, colleghi, c'è troppo brusio. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . A ciò si aggiunge il termine del 30 giugno 2020, come data fissata per l'emanazione dei regolamenti di organizzazione dei due Ministeri, compresi gli uffici di diretta collaborazione dei Ministri. Per ritrovare una siffatta suddivisione dei Ministeri dobbiamo ritornare al 2006 - quindi torniamo indietro - quando il Ministero della pubblica istruzione era un'entità autonoma rispetto al Ministero dell'università e della ricerca. Stiamo parlando del secondo Governo Prodi, con i ministri Fioroni e Mussi, prima cioè che gli interventi di contenimento della spesa pubblica, attuati a seguito della congiuntura economica internazionale del 2008, facessero optare per una razionalizzazione del numero dei Ministeri con portafoglio. A proposito di ciò, con la legge finanziaria per il 2008, oltre alla limitazione del numero complessivo dei membri del Governo, si stabiliva anche la riduzione del numero dei Dicasteri, portandolo da 18 a 12, che solo successivamente, con la legge del 13 novembre 2009 e l'istituzione del Ministero della salute, è poi salito a 13. A queste premesse si aggiungono una serie di considerazioni, su cui invito i colleghi senatori a fare attenzione. La prima di esse riguarda il fatto che la situazione economica non può dirsi mutata strutturalmente. Non si comprende quindi questo intervento legislativo, che si discosta decisamente dalla linea di contenimento delle spese per la compagine governativa, che da anni caratterizza il nostro Paese (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) ,in linea con le misure di austerità. Non si tratta di una soluzione criticabile tout court nel merito, ma pecca di scarsa opportunità per il periodo economico che ancora sta vivendo il nostro Paese. Infatti, come ben si evince dall'articolo 5 del decreto-legge, che reca disposizioni finanziarie, dai trasferimenti di personale e competenze da un Dicastero all'altro derivano nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica pari a 2.491.000 euro per l'anno 2020 e a 3.405.000 euro annui a decorrere dal 2021 nella versione iniziale del decreto-legge, lievitati però a 6.036.000 euro per l'anno 2020 e a 12.465.000 euro annui a decorrere dal 2021, sulla base dell'emendamento 1.1000 presentato dalla relatrice. Il decreto-legge in esame, inoltre, all'articolo 4, comma 10, abrogando il precedente limite fissato a 13 Dicasteri, oltre a lasciare praticamente campo aperto alla duplicazione dei Ministeri, rende permeabile l'organizzazione della compagine governativa a logiche spartitorie, a scelte non maturate secondo un preciso indirizzo politico, ma piuttosto per cercare di tenere unita una maggioranza distribuendo posti di potere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Resta difficile, quindi, ravvisare nel provvedimento quei presupposti oggettivi di necessità e urgenza che hanno portato all'emanazione di questo decreto-legge. È, invece, fin troppo facile ravvisare presupposti soggettivi e contingenti. Aggiungo che lo strumento della decretazione d'urgenza viene adoperato con eccessiva disinvoltura da un Governo che annovera tra i suoi esponenti coloro che da sempre avversano l'abuso di questo strumento legislativo. Infine, un ulteriore problema non di poco conto in una dinamica di efficienza organizzativa e di buona amministrazione è costituito dalle difficoltà legate alle procedure di interpello per l'attribuzione degli incarichi dirigenziali. Considerando che ci sono voluti anni per unificare la struttura, altrettanti ce ne vorranno per attuare di nuovo la divisione, con conseguenti disguidi e rallentamenti nell'azione decisionale. Presidente, onorevoli colleghi e membri del Governo, mi pare che ci siano sufficienti motivi per cui il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azionepossa chiedere che il Senato deliberi, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame del decreto-legge n. 1664. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE .