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Senza lavoro, infatti, un detenuto esce dal carcere «peggiore» di prima e commette un nuovo reato, come detto, nel 90 per cento dei casi, con costi notevoli in termini personali e sociali. Al contrario, una persona che cessa di essere un pericolo per la sicurezza dei cittadini «risparmia» i costi che altrimenti la persona in primis e la società avrebbero sostenuto quasi certamente come conseguenza della commissione di un nuovo reato. A titolo esemplificativo, si tenga conto che il costo di ogni detenuto, complessivamente, non solo il costo a carico del DAP, è di circa 250 euro giornalieri. Al fine dunque di affrontare in modo sistematico i problemi concernenti il lavoro penitenziario, il presente disegno di legge si pone l'obiettivo di creare nuove opportunità per i detenuti, modificando alcune disposizioni previste dalla legge 26 luglio 1975, n. 354, recante norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà, e dalla legge 22 giugno 2000, n. 193, contenente norme per favorire l'attività lavorativa dei detenuti, cosiddetta legge «Smuraglia». Il presente disegno di legge riprende anche quanto elaborato nel corso della precedente legislatura in merito alle agevolazioni per l'inserimento lavorativo dei detenuti, allorché la Commissione referente della Camera dei Deputati era addivenuta ad un testo unificato (atto Camera n. 124 e abbinati -- A), frutto dello sforzo di mediazione condiviso da diversi schieramenti politici, volto a favorire e a incentivare le imprese e le cooperative sociali pubbliche e private, nonché i loro consorzi, che, direttamente o indirettamente, creano occasioni di lavoro per i detenuti sia all'interno che all'esterno del carcere ovvero promuovono e attuano programmi di rieducazione e di reinserimento sociali, in stretta collaborazione con le strutture speciali pubbliche competenti. In particolare, l'articolo 1 modifica la legge 8 novembre 1991, n. 381 («Disciplina delle cooperative sociali»), da ultimo modificata dal decreto-legge 1º luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 94. Si prevede, infatti, l'estensione della riduzione delle aliquote complessive della contribuzione per l'assicurazione obbligatoria previdenziale ed assistenziale dovute dalle cooperative sociali relativamente alla retribuzione corrisposta alle persone svantaggiate anche ai casi, finora diversamente normati, in cui le persone svantaggiate siano persone detenute o internate negli istituti penitenziari, ex degenti di ospedali psichiatrici giudiziari e persone condannate e internate ammesse al lavoro all'esterno. L'articolo prevede inoltre che gli sgravi contributivi si applichino per un ulteriore periodo di dodici mesi successivo alla cessazione dello stato di detenzione se il detenuto ha beneficiato nel corso della pena delle misure alternative alla detenzione o del lavoro all'esterno, ovvero per un periodo di ventiquattro mesi qualora il detenuto non ne abbia beneficiato. L'articolo 1, poi, introduce un nuovo comma l- bis all'articolo 4 della legge 8 novembre 1991, n. 381, al fine di «attualizzare» la categoria dei soggetti svantaggiati, tenendo conto del mutamento delle condizioni dello «svantaggio sociale» in atto da alcuni anni. Il regolamento CEE 800/2008 ha definito, infatti, le categorie «svantaggiate» in modo notevolmente più estensivo di quanto non preveda l'articolo 4, comma l, della legge n. 381 del 1991 e, più recentemente, lo stesso è stato previsto dall'articolo 2, comma 2, lettera a) , del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, recante «Disciplina dell'impresa sociale, a norma della legge 13 giugno 2005, n. 118». In tal senso, estensivo è anche il disposto di cui all'articolo 20 della Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 gennaio 2014, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, inerente la modifica della direttiva n. 18/2004 sugli appalti pubblici. Dunque, tenendo in debita considerazione la differenza tra disagio permanente e disagio temporaneo, e legando ancora più strettamente il concetto di inserimento socio-lavorativo a quello di progetto individuale finalizzato al recupero dell'autonomia della persona e, più in generale, al proprio percorso di emancipazione, si prevede che i soggetti svantaggiati che abbiano realizzato un percorso di inserimento al lavoro, possano continuare ad essere conteggiati nella quota di lavoratori in situazione di svantaggio, per un periodo massimo, non prorogabile, di due anni, e senza che abbiano accesso ai benefici contributivi. L'articolo 2 modifica la legge 22 giugno 2000, n. 193 («Norme per favorire l'attività lavorativa dei detenuti»), prevedendo, al comma 1, lettera a) , l'estensione degli sgravi fiscali, oggi limitati alle imprese che assumono lavoratori detenuti per un periodo di tempo non inferiore ai trenta giorni o che svolgono effettivamente attività formative nei confronti dei detenuti, e in particolare dei giovani detenuti. Infatti, si amplia la platea dei beneficiari delle agevolazioni: non più solo aziende pubbliche o private che impiegano detenuti o internati per attività svolte all'interno del carcere, ma anche aziende, pubbliche o private, che organizzino attività all'esterno del carcere, impiegando persone detenute o internate, e persone ammesse alle misure alternative alla detenzione o al lavoro esterno. La lettera b) dell'articolo 2, comma 1, modifica la disciplina del credito d'imposta, sulla quale da ultimo ha inciso il citato decreto-legge n. 78 del 2013. Si stabilisce, infatti, che un credito d'imposta, per ogni lavoratore assunto, sia concesso alle imprese che assumono lavoratori detenuti, internati, beneficiari di misure alternative alla detenzione o ammessi al lavoro all'esterno: il credito è innalzato a 1.000 euro (dagli attuali 700 euro), in misura proporzionale alle effettive giornate lavorative prestate dal lavoratore stesso. La concessione del credito d'imposta è poi estesa ai 12 mesi successivi alla scarcerazione nel caso il detenuto abbia usufruito di misure alternative o del lavoro esterno, o ai 24 mesi successivi nel caso non ne abbia usufruito. Alla lettera c) dell'articolo 2, comma 1, del presente disegno di legge si prevede la concessione di un credito d'imposta anche alle imprese che affidano a cooperative sociali o ad altre aziende pubbliche o private l'esecuzione di attività produttive o di servizi costituenti occasione di inserimento lavorativo per detenuti, sia all'interno che all'esterno del carcere, da utilizzare in progetti di innovazione tecnologica, di formazione professionale e di sicurezza, in proporzione all'attività produttiva o di servizi affidata. Il credito d'imposta è altresì concesso alle cooperative sociali e alle comunità di recupero che inseriscono in attività lavorative detenuti tossicodipendenti o alcol dipendenti.