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Istituzione dell'Autorità garante delle competenze acquisite in situazioni di apprendimento e di lavoro. Onorevoli Senatori. – Sviluppi tecnologici e competizione globale hanno nel capitale umano, nella sua crescita permanente, nella capacità di interagire tempestivamente con le innovazioni un fattore determinante per la competitività stessa e per la crescita dell'economia del Paese. Oggi crescita del capitale umano coincide con apprendimento lungo tutto l'arco della vita e valorizzazione delle competenze che la persona acquisisce in situazioni formali, non formali ed informali. Le carriere di lavoro sono e saranno sempre più caratterizzate da transizioni: tra lavori, tra fasi della vita, tra lavoro dipendente e autonomo con soluzioni che renderanno sempre meno certi i confini delle forme del lavoro. Nei nuovi mercati della transizione continua occorre che tutti i soggetti (istituzioni pubbliche, private e privato-sociali) offrano opportunità di apprendimento e di sviluppo delle abilità e delle competenze coerenti con le opportunità offerte dalla dimensione digitale e innovativa del lavoro, in modo da evitare l'esclusione e «l'intrappolamento» nei lavori poveri. La possibilità di esercitare il diritto ad accedere ad opportunità di lavoro soddisfacenti e adeguatamente retribuite è e sarà, quindi, sempre più condizionata dalla possibilità di valorizzare e far crescere il proprio bagaglio di competenze acquisite in tutte le fasi della vita, sia in situazioni di apprendimento, che nel lavoro, che in ogni altro contesto. Tale condizione è stata per molto tempo, anche nella legislazione esistente, associata al riconoscimento formalizzato delle competenze acquisite e collegata alla disponibilità di un sistema di certificazione delle stesse regolato ed in capo a operatori accreditati dalle diverse istituzioni competenti in materia. Indubbiamente si tratta di una conquista di valore, che va portata a regime in modo tale che tutte le occasioni formali, non formali e informali di apprendimento permettano alla persona di accedere a servizi in grado di dare valore certificato alle competenze acquisite. Sappiamo però che i percorsi nel mercato del lavoro sono, e sempre più saranno, caratterizzati da discontinuità e da occasioni e opportunità di natura diversa, da percorsi non lineari fra contesti e forme contrattuali, e le competenze utili alla mobilità nel lavoro saranno sempre più «ibride», dinamiche, in evoluzione continua, difficilmente riconducibili ad un quadro formalizzato di descrittivi delle professioni e delle competenze, che richiedono tempi lunghi di produzione e aggiornamento e si legano necessariamente ad elementi di stabilità delle caratteristiche della produzione e della domanda di prodotti e servizi. La stessa produzione di un quadro completo, esaustivo di tutte le fonti che dovrebbero concorrere a costruire il bagaglio delle competenze della persona in esito a percorsi di apprendimento, di formazione e ad esperienze professionali, rimane ancora distante dagli obiettivi che la legislazione ha indicato, pur in presenza di sforzi importanti fatti ed in corso. È quindi opportuno promuovere un approccio diverso, coerente con le opportunità che lo sviluppo digitale, la rete, algoritmi e intelligenza artificiale mettono a disposizione per interagire in tempo reale con le trasformazioni della realtà, affiancando alla produzione di descrittivi formalizzati dei processi produttivi, delle professioni, dei lavori, delle competenze ad essi collegate, pur da completare e manutenuti con puntualità, soluzioni riconosciute dal mercato e corrispondenti ai nuovi stili di interazione e apprendimento, in particolare dei giovani (come sollecitato dalle conclusioni del Consiglio dell'Unione europea « Promoting new approaches in youth work to uncover and develop the potential of young people », del 23 novembre 2016), così da permettere una miglior valorizzazione, anche ai fini della mobilità nel lavoro, delle competenze acquisite dalle persone. Il permanere nel mercato del lavoro italiano di un grado elevato di inefficienza che condiziona l'accesso al lavoro, la possibilità di sviluppo delle imprese, le scelte e l'orientamento dei giovani e delle famiglie è in larga parte ascrivibile, come peraltro ci indica da tempo l'Unione europea, da un lato al mancato adeguamento dei nostri sistemi educativi e del lavoro alla logica (prima ancora che alla nomenclatura) delle competenze come unità descrittive dell'insieme delle risorse che una persona mobilita in un certo contesto per realizzare un risultato riconoscibile dai diversi attori, dall'altro alle barriere alla circolazione dei dati e al permanere di blocchi di natura burocratica ed amministrativa, spesso mascherati dietro ad esigenze di tutela della privacy . L'ormai prossima entrata in vigore della nuova normativa europea in materia di protezione dei dati ( General Data Protection Regulation , di cui al regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, in vigore dal prossimo maggio 2018) è una occasione per rimuovere le incertezze in materia di disponibilità e circolazione delle informazioni. È quindi possibile disegnare un approccio nuovo che permetta di ridurre tali inefficienze e dare risposte migliori alle imprese e alle persone, in particolare ai giovani, adeguando la normativa esistente agli sviluppi delle tecnologie. È necessario quindi riprendere il filo a partire dalla borsa continua nazionale del lavoro (BCNL), istituita dal decreto legislativo n. 276 del 2003, che rappresenta lo strumento utilizzato dal sistema pubblico per favorire lo scambio informativo dei dati utili all'incontro tra domanda e offerta di lavoro. L'impianto normativo suddetto si inseriva in un quadro di riferimento in evoluzione rispetto al decreto legislativo n. 469 del 1997, abrogato poi dal decreto legislativo n. 150 del 2015, che prevedeva un sistema informativo omogeneo sul territorio nazionale basato su nodi regionali per la gestione delle attività amministrative e che non prevedeva uno strumento specifico, aperto alla cittadinanza, per il matching nel mercato del lavoro. Dopo una prima esperienza sperimentale la BCNL viene attuata attraverso il portale Cliclavoro prima e, attraverso il sito dell'Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) a partire dal 2016, mantenendo lo stesso approccio definito dal decreto legislativo n. 276 del 2003, ovvero l'utilizzo, come schema di interconnessione, del «conferimento» dei dati da parte degli operatori pubblici e privati. Tale schema, per diverse ragioni, non ha portato al risultato auspicato di avere in un unico punto tutte le informazioni provenienti dai diversi soggetti e, di fatto, ad oggi l'utilizzo di tale strumento è molto limitato. Si tratta, quindi, di intervenire con urgenza per rimuovere una serie di vincoli che ritardano il processo di adeguamento dei servizi in chiave europea, rendendo altresì problematica la situazione sotto il profilo delle aspettative dei soggetti interessati. Se è vero che da un lato il problema del mismatch del mercato del lavoro è provocato dalla distanza tra esigenze produttive/tecnologiche e sistema di istruzione/formazione, dall'altro è evidente come ad oggi molte domande di lavoro restano inevase per mancanza di un sistema informativo in grado di mettere a sistema i dati delle diverse fonti. Senza una riforma organica dell'approccio ai sistemi informativi, che sostituisca all'attuale modello passivo ed inefficiente un modello basato su una qualificata azione tecnologica innovativa e di sostegno attivo alle persone in cerca di occupazione, gran parte degli sforzi finalizzati a promuovere l'occupazione rischiano di restare solo parzialmente utilizzati, con le gravi conseguenze che ne potrebbero derivare.