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sui casi di recensioni negative e scorrette su TripAdvisor (4-05923) (risp. GARAVAGLIA, ministro del turismo ) LANNUTTI ed altri: sulla morte del cameraman Mario Biondo a Madrid il 30 maggio 2013 (4-05685) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) MALLEGNI: sui rapporti tra Italia e Emirati arabi uniti (4-05739) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) URSO: sulla detenzione in Sudan di un imprenditore italiano accusato di frode (4-05534) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) Interpellanze Atto n. 2-00091 DE BERTOLDI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: secondo quanto riportato dal quotidiano "la Repubblica", il progetto di trattato di cooperazione rafforzata tra Italia e Francia, noto come "trattato del Quirinale" che dovrebbe essere firmato entro la fine dell'anno in corso, sarebbe già stato (anche se in bozza) approvato da parte del Governo francese e al momento sottoposto all'esame del nostro Paese, per le ultime correzioni; il quotidiano evidenzia che il contenuto del trattato intenderebbe prevedere una cooperazione tra Roma e Parigi a più livelli: dalla difesa, all'industria, dall'energia, alle politiche europee sui migranti, nonché la riforma del patto di stabilità; l'economista ex Ministro dell'economia e delle finanze negli anni '80, Francesco Forte, nel corso di un'intervista pubblicata il 16 settembre 2021 dal quotidiano "Italia oggi", ha evidenziato profonde contrarietà in merito alla condivisione del trattato, in relazione alle conseguenze derivanti dai rapporti più stringenti tra l'Italia e la Francia, in grado di costituire seri problemi dal punto di vista bancario, petrolifero e tecnologico; Forte ha rilevato come nel nostro sistema bancario ci sia già una forte influenza francese, che può ulteriormente aumentare, aggiungendo inoltre che gli interessi confliggenti delle compagnie petrolifere Eni e Total, nel Nord Africa e nel Mediterraneo, rischiano di arrecare ulteriori effetti negativi e penalizzanti per il nostro sistema Paese; il diverso livello di golden share (ovvero l'istituto giuridico in forza del quale uno Stato, a seguito del processo di privatizzazione di un'azienda pubblica, riserva poteri speciali al fine di tutelare la collettività) esistente tra i due Paesi, ha aggiunto Forte, comporta inoltre il rischio, con estrema facilità, che un'azienda italiana passi in mano francese, più che il contrario; al riguardo l'ex Ministro ha posto seri dubbi sulla necessità che il trattato possa essere firmato dal nostro Paese (peraltro nel corso del semestre bianco), aggiungendo fra l'altro che l'Italia non dovrebbe più sottoscrivere trattati bilaterali con altri Paesi europei, ma occorrerebbe approvarne uno europeo multilaterale, considerato che (non essendoci più un interesse americano in ambito mondiale) è necessaria una politica comune europea di difesa, in grado di definire un trattato che includa tutti i Paesi dell'Unione europea o quanto meno i principali; tali osservazioni, a giudizio dell'interrogante, appaiono pertinenti e condivisibili e rientrano all'interno di un più ampio quadro, caratterizzato da un processo in corso da diversi anni della vendita di importanti assetti proprietari di aziende italiane: dalla moda, all'agroalimentare, alla finanza, al settore assicurativo, oltre a società operanti in settori pubblici considerati strategici, per il sistema Paese, senza che i Governi succedutisi nel nostro Paese (in particolare quelli della presente Legislatura) abbiano posto in essere adeguati e rigorosi interventi volti a tutelare e salvaguardare gli interessi nazionali di rilevanza generale; l'interrogante al riguardo evidenzia come, tra il 2015 e il 2016, proprio la Francia ha effettuato operazioni di acquisizione di quote in Italia per 5 miliardi di euro, nei confronti di Telecom Italia e Mediaset; inoltre, come sin dal 2006, la stessa Francia abbia acquisito quote d'imprese italiane per circa 52 miliardi di euro, rilevando 185 aziende; così come anche l'alta finanza italiana è divenuta sempre più transalpina, considerato che Unicredit ha venduto, nel 2017 per poco meno di 4 miliardi di euro, la sua Pioneer (un'ottima società di gestione del risparmio con 200 miliardi di euro di proprietà italiana) alla francese Amundi; l'interrogante rileva altresì come nel settore del credito e della finanza non si riscontrano invece operazioni in direzione opposta, ovvero acquisizioni da parte di banche italiane in Francia (basti pensare alle operazioni BNL-BNP e Cariparma-Crédit agricole che oggi stanno generando buoni risultati sul territorio italiano da parte dei francesi, peraltro senza grandi sforzi finanziari); ulteriori criticità si rinvengono a parere dell'interrogante anche nella recente vendita della Borsa italiana ad Euronext (il gestore di mercato francese che rappresenterà la principale infrastruttura di mercato paneuropea con una capitalizzazione di mercato complessiva di 5,6 trilioni di euro e circa 1.890 società quotate), senza che il Governo italiano abbia attivato le procedure normative previste dal golden power , come invece avrebbe dovuto fare, considerati i rischi derivanti dalle conseguenze per la stabilità finanziaria e in particolare dei nostri titoli pubblici, si chiede di sapere: quali valutazioni il Governo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se, considerata l'importanza internazionale del trattato di cooperazione con la Francia per il nostro Paese, non ritenga opportuno informare il Parlamento nelle sedi competenti; se infine, in relazione alle osservazioni richiamate, che evidenziano un quadro negativo e penalizzante per il nostro Paese, non ritenga urgente e necessario intervenire anche in sede europea, al fine di sospendere ogni procedura legata al trattato tra Italia e Francia, considerati gli evidenti squilibri che verrebbero a determinarsi per il nostro Paese, in ambito nazionale ed europeo. Interrogazioni Atto n. 3-02834 MATRISCIANO NOCERINO ROMANO CATALFO GUIDOLIN ROMAGNOLI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: ai sensi del decreto legislativo n. 207 del 1996 è stato istituito l'indennizzo per la cessazione delle attività commerciali in crisi, che è stato, poi, più volte esteso e prorogato; la misura consiste in un indennizzo corrisposto mensilmente, pari al trattamento pensionistico minimo (l'importo per il 2019 è di circa 513 euro), in occasione della cessazione definitiva di specifiche attività commerciali in favore dei titolari o collaboratori di un'impresa commerciale in crisi i quali, costretti alla chiusura dell'attività, non risultino ancora in possesso dei requisiti anagrafici per il pensionamento di vecchiaia; ai sensi dell'art. 1, commi 283 e 284, della legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio per il 2019), la misura è stata resa strutturale con decorrenza 1° gennaio 2019; considerato che: con la circolare n. 77 del 24 maggio 2019,