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Nell'Italia post fascista, una ristretta oligarchia ha guidato i passaggi decisivi della vita economica e politica, con un modello gerarchico nella distribuzione del potere e della ricchezza specie a livello di influenza sui canali di informazione, con la malcelata aspirazione di celebrati rappresentanti del giornalismo italiano di entrare a far parte di quella stessa ristretta oligarchia, in una logica di non alterazione, e anzi spesso di salvaguardia, dei rapporti di potere; la Carta dei doveri del giornalista che, per salvaguardare la deontologia professionale, metteva al centro l'autonomia ed il dovere di verità, come valori etici inderogabili per la credibilità del giornalista, garante di una informazione veritiera, al servizio della collettività e dell'interesse generale per impedire che la funzione giornalistica fosse subordinata ad interessi particolari, è stata calpestata da ventriloqui di autorità vigilanti e banchieri, complici di crac , dissesti e scandali bancari ed industriali, che hanno bruciato risparmi ed intere vite di lavoro a milioni di famiglie; su "Italia Oggi" dell'11 gennaio 2019, Tino Oldani racconta lo scontro al "Corriere della Sera" tra Ivo Caizzi, Fubini e Fontana, accusato di avere dato spazio agli articoli di Fubini sull'imminenza di una procedura di infrazione contro l'Italia, rispetto a quelli sul prevalere del dialogo, ed i dettagli di un incontro di Soros con Frans Timmermans, vice di Juncker all'UE, subito dopo che a novembre, i partiti socialisti UE l'avevano designato candidato alla presidenza della Ue in caso di vittoria del gruppo S&D (Socialisti e democratici) alle elezioni, un meeting riservato, tanto che Ivo Caizzi, il 3 dicembre titolò «Imbarazzo a Bruxelles per la visita di Soros»; Fubini, oltre al board di Soros, fa parte della task force della Commissione Ue contro le fake news , come si evince anche dal sito della Commissione. Il sito della Open Foundation, nel tesserne le qualità, gradite a Soros, lo definisce «un influente opinion maker nel suo paese». Ma i titoli del Corriere, che hanno annunciato la procedura d'infrazione contro l'Italia, si sono rivelati delle vere e proprie fake news . Secondo una fonte vicina a Timmermans, la manovra italiana è stata uno dei principali argomenti del colloquio di Soros (la cui fissazione è sempre stata quella di chiedere l'invio della Troika in Italia, forse per replicare i guadagni speculativi del 1992), che chiese a Timmermans di attivarsi per far bocciare la manovra italiana, aprendo la strada alla Troika. Il terreno sui mercati, con il rialzo dello spread , era già stato preparato. Mancava solo il colpo finale che poteva essere dato per la collocazione antipopulista e antisovranista di S&D sul governo di Roma, ma anche perché debitrice a Soros ed alla Open Society di un sostegno generoso e dichiarato: un bilancio della Open Society era compreso l'elenco di 226 eurodeputati (sui 751 del Parlamento UE) definiti «alleati affidabili», si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti; se la partecipazione di Fubini alla "Open Society Europe" sia compatibile con la deontologia professionale di giornalista e vice direttore di una importante testata del nostro Paese e, in caso contrario, se si ritenga di segnalare tale incompatibilità ai competenti organi professionali; se le reiterate e inesatte informazioni del "Corriere della Sera" non abbiano negativamente influenzato i mercati, favorendo gli speculatori, che in quei giorni scommettevano sul crac dell'Italia, favorendo possibili condotte predatorie; quali misure il Governo intenda adottare per evitare che iscritti all'ordine dei giornalisti, in violazione dei doveri di autonomia, imparzialità e verità, possano operare contro l'Italia e favorire interessi particolari; se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento per un ulteriore accertamento dei fatti. Interrogazioni Atto n. 3-00492 RUSSO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nell'anno 2015 Enel SpA ha lanciato, anche tramite il suo sito internet , il progetto "Futur-E", volto alla riconversione, totale o parziale, di centrali elettriche obsolete o non più utilizzate; tale progetto, descritto dalla stessa Enel come "percorso di economia circolare per dare nuova vita a 23 centrali termoelettriche", è nato per individuare in modo condiviso, attraverso bandi pubblici e concorsi di progetti, possibili soluzioni circolari, sostenibili e di lungo periodo in grado di trasformare le centrali individuate in una nuova opportunità di sviluppo per il territorio; la centrale "Ettore Majorana" di Termini Imerese (Palermo) è stata inserita da Enel all'interno del progetto Futur-E, nel quale era prevista, in particolare, la cessione per riqualificazione delle aree accessorie del gruppo TI41 (parco serbatoi dell'olio combustibile denso di levante e di ponente e del relativo pontile di servizio); Enel ha ottemperato ai principi di progettazione condivisa e di ascolto degli stakeholder , tramite concorsi e laboratori di idee per la riconversione di 22 centrali elettriche rientranti nel progetto Futur-E, con l'eccezione della centrale "Ettore Majorana"; solo in data 13 giugno 2017, Enel SpA, a seguito di formale richiesta del commissario straordinario per la gestione del Comune di Termini Imerese, ha comunicato l'intenzione di cedere alla Cancascì Petroli Srl il parco serbatoi e il pontile, affinché la stessa potesse realizzarvi un progetto volto alla trasformazione, allo stoccaggio e alla commercializzazione di biocarburanti (nota n. 0019787), prevedendo l'attracco di circa 10 petroliere all'anno e dunque un intenso traffico gommato per il relativo commercio degli idrocarburi lavorati; alla suddetta nota, Enel ha allegato il "Progetto preliminare di frazionamento dell'area Serbatoi della centrale di Termini Imerese sviluppato dai propri uffici tecnici"; l'ufficio tecnico del Comune, tuttavia, con nota del 21 luglio 2017 (prot. n. 34450) , a cui ha allegato una propria relazione tecnica, ha espresso parere contrario al progetto preliminare di frazionamento "Project Neptune. Deposito costiero Centrale Ettore Majorana" rilevando una serie di criticità motivate dal mancato rispetto delle norme urbanistiche e ambientali; il Consiglio comunale di Termini Imerese ha preso atto di tale parere e, pressoché all'unanimità (con voto contrario di 15 consiglieri su 16), ha concluso anch'esso per la bocciatura del progetto preliminare di frazionamento; a seguito del giudizio incardinato da Enel Produzione SpA, la sezione seconda del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, con ordinanza del 26 marzo 2018, ha respinto la richiesta di sospensiva, presentata dalla società ricorrente contro il Comune di Termini Imerese e nei confronti della Cancascì Petroli Srl, degli atti adottati dall'amministrazione comunale di Termini Imerese, con i quali il Comune aveva espresso parere contrario;