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Detta disciplina, che ha trovato la propria originaria fonte nella generica previsione dell'art. 7, quinto e sesto comma, del testo unico approvato con regio decreto 12 aprile 1934, n. 1214 (Approvazione del testo unico delle leggi sulla Corte dei conti), è stata innovata dall'art. 58 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), il quale, in riferimento ai magistrati, demanda ad apposito regolamento l'emanazione di norme «dirette a determinare gli incarichi consentiti e quelli vietati» (comma 3), stabilendo altresì che, una volta scaduto il termine per l'emanazione del regolamento, «l'attribuzione degli incarichi è consentita nei soli casi espressamente previsti dalla legge o da altre fonti normative» (comma 4). Per i magistrati della Corte dei conti, il regolamento è stato emanato con il d.P.R. 27 luglio 1995, n. 388 (Regolamento recante norme sugli incarichi dei magistrati della Corte dei conti, ai sensi dell'art. 58, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29), il quale, posta la disciplina di principio, include tra gli incarichi per i quali sussiste il divieto di conferimento anche la «partecipazione a collegi sindacali o di revisori dei conti», ma con salvezza dei «casi espressamente previsti da legge dello Stato o delle regioni» (art. 3, comma 6, lettera g). A tale specifico riguardo, in forza dell'art. 7 della Delibera n. 227/2002 del Consiglio di presidenza (adottata nell'adunanza del 4-5 giugno 2002), la partecipazione a collegi sindacali o di revisione «è consentita solo se espressamente prevista dalla legge, statale o regionale, o da regolamenti di delegificazione oppure da statuti di istituzioni ad autonomia costituzionalmente garantita». Lo stesso art. 7 stabilisce altresì: «Detti incarichi qualora si tratti di Amministrazioni, Enti o Istituzioni soggetti al controllo o alla giurisdizione della Corte dei conti, non possono essere autorizzati o conferiti nell'ambito della Regione nella quale ha sede l'ufficio cui il magistrato è assegnato [comma 2]. Fa eccezione la partecipazione a titolo gratuito ad organi di enti senza fine di lucro ed alle istituzioni di garanzia di cui all'art. 3, comma 3, lett. b) del D.P.R. 27 luglio 1995, n. 388 [comma 3]. I magistrati della Corte dei conti, nei limiti di cui al comma 2, possono svolgere l'incarico, autorizzato o conferito, di Presidente o componente dei collegi dei revisori delle Università o di Istituzioni universitarie, secondo quanto previsto dai relativi statuti di autonomia [comma 4]». 4. - Questa Corte, con la sentenza n. 224 del 1999, ha già avuto modo di affrontare questioni di costituzionalità analoghe a quella attualmente oggetto di scrutinio, e riguardanti talune disposizioni di leggi della Regione siciliana (art. 5 della legge regionale 6 marzo 1976, n. 25; art. 22 della legge regionale 14 settembre 1979, n. 212), nella parte in cui prevedevano che anche i magistrati contabili chiamati a far parte di organi collegiali di controllo di enti pubblici regionali dovessero essere nominati tra quelli in servizio nel territorio della Regione. In detta occasione si è precisato, per quanto specificamente interessa in questa sede, che il vulnus all'indipendenza ed all'imparzialità dei magistrati contabili (artt. 100, terzo comma, e 108, secondo comma, Cost.), le quali «governano anche la materia degli incarichi extraistituzionali, e sono affidate, per la loro cura in concreto, alle determinazioni del Consiglio di presidenza della Corte dei conti», deriva, in particolare, dalla «delimitazione territoriale, per il contesto normativo in cui si colloca, e per le caratteristiche degli incarichi in questione». Ciò in quanto le «sezioni regionali siciliane della Corte dei conti svolgono, in posizione di indipendenza, nei confronti dell'amministrazione regionale, comprensiva degli enti pubblici dipendenti dalla Regione, e degli amministratori e dei funzionari che operano presso di essa, tutte le funzioni di controllo e giurisdizionali proprie della Corte stessa», là dove i «collegi dei revisori dei conti degli enti regionali in questione svolgono le funzioni tipiche del controllo interno, essendo dunque a loro volta soggetti alle valutazioni “esterne” della Corte dei conti», rendendo, quindi, «palese il rischio di un intreccio fra i due ordini di funzioni, suscettibile di tradursi in una menomazione dell'indipendenza e dell'imparzialità dei magistrati delle sezioni regionali della Corte». Ed ancora, la medesima sentenza n. 224 del 1999 ha puntualizzato che, sebbene una «siffatta linea possa corrispondere all'intento del legislatore regionale, di per sé lodevole, di imprimere caratteri di serietà e di “neutralità” al controllo interno agli enti, attraverso la presenza della professionalità tipica dei magistrati contabili», essa, tuttavia, «non elimina la “contaminazione” fra controlli interni ed esterni, che si può realizzare attraverso la sistematica attribuzione di incarichi di controllo interno, conferiti e remunerati dalla Regione o da enti regionali, a molti degli stessi magistrati che per i compiti di istituto operano, nel medesimo ambito territoriale, nell'organo di controllo esterno». In definitiva, la «limitazione territoriale […] si traduce in un ostacolo all'esercizio dei compiti di salvaguardia dell'indipendenza e dell'imparzialità dei magistrati, affidati al Consiglio di presidenza, cui spetta, proprio a questi fini, deliberare sugli incarichi, e che non potrebbe impedire, non tanto in singole occasioni (per le quali esso potrebbe sempre esercitare la sua potestà di rifiutare in concreto la designazione), ma sistematicamente, che si crei l'accennato rischio di intreccio, pericoloso per l'indipendenza della Corte e dei suoi magistrati». 5. - Alla luce di quanto sopra, il censurato art. 3 della legge della Regione siciliana n. 21 del 2006 si presta, con più evidenza rispetto alle stesse norme scrutinate dalla richiamata sentenza n. 224 del 1999, ad infliggere un vulnus all'indipendenza ed all'imparzialità dei magistrati della Corte dei conti, giacché esso non solo limita nel territorio della Sicilia la scelta dei magistrati cui affidare l'incarico di revisore della “Riscossione Sicilia s.p.a.”, ma attribuisce detta scelta all'esclusivo apprezzamento dell'amministrazione regionale siciliana.