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Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea – Legge europea 2018. Onorevoli Senatori. – Con il presente disegno di legge europea 2018, il Governo, nell'adempiere a quanto previsto dalla legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, intende compiere un ulteriore sforzo per adeguare la normativa italiana agli obblighi imposti dall'Unione europea. Nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 27 novembre 2017 è stata pubblicata la legge 20 novembre 2017 n. 167 (legge europea 2017), con la quale sono state affrontate undici procedure avviate dalla Commissione europea nei confronti dell'Italia, tra cui tre procedure di infrazione e otto casi di pre-contenzioso (EU Pilot). Poiché residuano ancora procedure di pre-contenzioso e di contenzioso e sussiste la necessità di adottare in tempi brevi norme che consentano di adempiere agli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione europea, occorre fare ricorso nuovamente allo strumento legislativo fornito dalla legge n. 234 del 2012; ciò al fine di conseguire l'obiettivo prioritario del Governo di ridurre ulteriormente il numero delle procedure di infrazione tuttora aperte nei confronti dell'Italia. Sinteticamente, con il presente provvedimento il Governo intende: – affrontare due procedure d'infrazione e tre casi EU Pilot; – dare attuazione a due direttive, di cui una scaduta il 31 marzo 2018 sulle buone prassi di fabbricazione dei medicinali ad uso umano e l'altra di prossima scadenza (11 ottobre 2018) riguardante le limitazioni ai diritti d'autore a beneficio dei non vedenti; – garantire la piena attuazione di due regolamenti (UE), uno riguardante le aste delle quote di emissione dei gas ad effetto serra, l'altro i diritti doganali; – dare concreta esecuzione a un Accordo internazionale concluso nel quadro delle relazioni esterne dell'Unione europea; – dare attuazione alle linee guida della Commissione europea relative alla direttiva 2005/36/CE sulle qualifiche professionali. Si illustrano di seguito i contenuti del disegno di legge, predisposti secondo la medesima struttura del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Il capo I contiene disposizioni in materia di libera circolazione delle persone. L'articolo 1 reca disposizioni in materia libera circolazione dei lavoratori che intervengono sul decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, recante attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, successivamente modificato dal decreto legislativo 28 gennaio 2016, n. 15, che recepisce la direttiva 2013/55/UE. Le modifiche si rendono necessarie sia al fine di affrontare alcune delle contestazioni mosse dalla Commissione europea nell'ambito della procedura di infrazione n. 2018/2175, allo stadio di messa in mora ai sensi dell'articolo 258 del TFUE, sia al fine di rendere le disposizioni nazionali pienamente coerenti con le disposizioni delle citate direttive 2005/36/CE e 2013/55/UE, così assicurandone una corretta applicazione, nonché per dare esecuzione, limitatamente agli adattamenti della direttiva 2005/36/CE, al Trattato concluso tra gli Stati membri dell'Unione europea e la Repubblica di Croazia relativo all'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea. Di seguito si illustrano in dettaglio le modifiche introdotte, con un unico comma, al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, «Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonchè della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell'adesione di Bulgaria e Romania». La lettera a) concerne la definizione di «legalmente stabilito» di cui all'articolo 4, comma 1, lettera n-septies) , del citato decreto legislativo n. 206 del 2007, introdotta dal decreto legislativo 28 gennaio 2016, n. 15, che ha recepito la direttiva 2013/55/UE in materia di riconoscimento della qualifiche professionali. La citata lettera n-septies) così recita: «legalmente stabilito: un cittadino dell'Unione europea è legalmente stabilito nello Stato membro di residenza quando ha ottenuto il riconoscimento della qualifica professionale da parte delle Autorità competenti di detto Stato e non è soggetto ad alcun divieto, neppure temporaneo, all'esercizio della professione sul territorio nazionale. È possibile essere legalmente stabiliti come lavoratore autonomo o lavoratore dipendente». L'attuale formulazione ha comportato problemi applicativi per quanto riguarda il riferimento allo «Stato membro di residenza», che non è contemplato né dalle citate direttive né dalla Guida per l'utente relativa alla direttiva 2005/36/CE, intitolata «Tutto quello che vorreste sapere sul riconoscimento delle qualifiche professionali», elaborata dalla Commissione europea a fini informativi. Invero, il legittimo stabilimento in uno Stato membro, presupposto per l'esercizio della professione, va riferito non al luogo di residenza del richiedente, ma al luogo di esercizio in via stabile della professione. Occorre pertanto modificare la definizione, rendendola coerente con quella riportata alla parte II, punto 15, della citata Guida, che così recita: «Che cosa significa "essere legalmente stabiliti"? Si è legalmente stabiliti nel momento in cui si soddisfano tutti i requisiti per esercitare una professione in uno Stato membro e non si è oggetto di alcun divieto, neppure temporaneo, all'esercizio di tale professione. È possibile essere legalmente stabiliti come lavoratore autonomo o lavoratore dipendente. Nel momento in cui si ipotizza la prestazione non è necessario che si eserciti effettivamente la professione in questione. Esempio 1: un architetto francese iscritto all'ordine professionale è legalmente stabilito in Francia anche se non vi esercita ancora di fatto la professione di architetto; viceversa, se non è ancora iscritto all'ordine, non è legalmente stabilito. Esempio 2: si lavora in Belgio come veterinario dipendente presso una clinica veterinaria; in tal caso, si è legalmente stabiliti in Belgio». La lettera b) , numero 1), reca modifiche all'articolo 5 del decreto legislativo n. 206 che individua le autorità competenti ai fini del riconoscimento delle qualifiche professionali, deputate a ricevere le domande e le dichiarazioni nonché a prendere le relative decisioni. La vigente disposizione di cui al comma 1, lettera a) , del suddetto articolo 5, modificata dal decreto legislativo 28 gennaio 2016, n. 15, prevede che la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per gli affari regionali, le autonomie e lo sport sia competente per tutte le attività che riguardano il settore sportivo e per quelle esercitate con la qualifica di professionista sportivo, ad eccezione di quelle per cui è competente il CONI (Comitato olimpico nazionale italiano).