[pronunce]

nn. 187 e 188 del 2005) – si faccia riferimento all'intero art. 126-bis del codice della strada, non vi è dubbio che la censura sollevata anche da tali rimettenti investa, come esplicitano chiaramente le argomentazioni dedotte a sostegno della stessa, la previsione normativa di cui al comma 2 di tale articolo; che analogamente, anche il Giudice di pace di Monza (r.o. n. 1092 del 2004) e quello di Avezzano (r.o. n. 143 del 2005) hanno chiesto la declaratoria di illegittimità costituzionale della disposizione da ultimo indicata, e ciò quantunque indirizzino le proprie iniziative, a causa di un evidente lapsus calami, il primo avverso l'art. 126 del codice della strada, il secondo contro un inesistente art. 126-bis della legge n. 214 del 2003; che, ciò premesso in ordine all'oggetto dell'iniziativa assunta dai rimettenti, deve ribadirsi come i parametri costituzionali dai medesimi complessivamente evocati siano costituiti dagli artt. 3, 13, 16, 24, 27, 41, 97 e 113 della Costituzione; che, in particolare, la violazione dell'art. 3 della Costituzione è ipotizzata da tutti i giudici di pace rimettenti, ad eccezione di quello di Milano (r.o. n. 164 del 2005); che tale censura è motivata sulla base di argomentazioni non sempre identiche, ma comunque riconducibili a due fondamentali profili; che, in primo luogo, si censura la natura di sanzione «eventuale ed intermittente» che connoterebbe la misura della decurtazione dei punti dalla patente di guida, e dunque la disparità di trattamento che la sua applicazione determinerebbe a carico di certe categorie di soggetti, prospettandosi in particolare l'esistenza di una discriminazione in danno dei soggetti muniti di patente, rispetto a coloro che ne siano privi, in tal senso pronunciandosi i rimettenti di Rho (r.o. n. 39 del 2005), Penne (r.o. n. 40 del 2005), Cairo Montenotte (r.o. nn. 41 e 163 del 2005), Lanciano (r.o. nn. 42 e 43 del 2005), Reggio Calabria (r.o. n. 44 del 2005), Pescara (r.o. nn. 47 e 148 del 2005), Avezzano (r.o. n. 143 del 2005), Firenze (r.o. n. 149 del 2005), Lagonegro (r.o. n. 150 del 2005), Pontremoli (r.o. n. 151 del 2005), Tempio Pausania (r.o. n. 159 del 2005), Revere (r.o. nn. 160, 161 e 162 del 2005), Trapani (r.o. n. 188 del 2005), Empoli (r.o. n. 189 del 2005) ed Oriolo (r.o. n. 218 del 2005); che, del pari, si ipotizza una disparità di trattamento – tale è la censura dei Giudici di pace di Rho (r.o. n. 39 del 2005), Penne (r.o. n. 40 del 2005), Cairo Montenotte (r.o. n. 41 del 2005), Lanciano (r.o. nn. 42 e 43 del 2005), Roma (r.o. n. 46 del 2005), Avezzano (r.o. n. 143 del 2005), Empoli (r.o. n. 189 del 2005) ed Aosta (r.o. n. 207 del 2005) – tra le persone fisiche e quelle giuridiche, che siano proprietarie del veicolo a mezzo del quale venne commessa l'infrazione stradale, e ciò in base all'assunto che la decurtazione dei punti dalla patente di guida operi esclusivamente nei riguardi delle prime, trovando invece applicazione, a carico delle seconde, la sanzione pecuniaria – richiamata nella disposizione censurata – di cui all'art. 180, comma 8, del medesimo codice della strada; che la violazione dell'art. 3 della Costituzione è, in secondo luogo, ipotizzata sotto il profilo del difetto di ragionevolezza che connoterebbe la disposizione impugnata; che in tale prospettiva, innanzitutto, si deduce – in base ad una opzione ermeneutica, opposta a quella sopra illustrata, che esclude l'operatività della decurtazione del punteggio dalla patente in caso di infrazioni stradali commesse a mezzo di veicoli di proprietà di persone giuridiche – che, ricorrendo l'evenienza testé descritta, la misura de qua graverebbe, irragionevolmente, sul legale rappresentante dell'ente, ovvero su altri soggetti individuati secondo criteri del tutto casuali o arbitrari; che a questo profilo di illegittimità costituzionale – che sostanzialmente accomuna i rimettenti di Lanciano (r.o. nn. 42 e 43 del 2005), Reggio Calabria (r.o. n. 44 del 2005), Firenze (r.o. n. 149 del 2005), Lagonegro (r.o. n. 150 del 2005), Tempio Pausania (r.o. n. 159 del 2005), Revere (r.o. nn. 160 e 161 del 2005) e Trapani (r.o. n. 188 del 2005) – si sovrappone, poi, la denunciata irrazionalità dell'applicazione della misura, giacché collegata – è l'assunto del rimettente di Firenze (r.o. n. 149 del 2005) e di quello di Gravina in Puglia (r.o. n. 209 del 2005) – ad «un obbligo impossibile da ottemperare», potendo il proprietario del veicolo al più rivelare il nominativo della persona avente la materiale disponibilità dello stesso, non invece quello dell'effettivo conducente; che argomenti a sé stanti sono, infine quelli proposti – in taluni casi in aggiunta a quelli testé illustrati – dai rimettenti di Monza (r.o. n. 1092 del 2004), Lanciano (r.o. nn. 42 e 43 del 2005), Fano (r.o. n. 146 del 2005), San Giovanni in Persiceto (r.o. n. 147 del 2005), Pontremoli (r.o. n. 151 del 2005), Trapani (r.o. n. 187 del 2005), Empoli (r.o. n. 189 del 2005) ed Oriolo (r.o. n. 218 del 2005); che, difatti, il primo di tali giudici a quibus pone l'accento sulla irragionevole equiparazione tra la posizione del proprietario del veicolo – sanzionato «sulla base di una presunzione di responsabilità» – e quella del conducente «a cui sia stata effettuata invece la contestazione immediata», e dunque «identificato come il vero trasgressore»;