[pronunce]

renderebbe in ogni caso obbligatoria la sospensione del processo prima dello svolgimento delle conclusioni e della discussione, in quanto contrastante sia con la sintassi della disposizione censurata, sia con la volontà del legislatore, che emerge chiaramente dai lavori parlamentari, di limitare l'obbligo di sospendere il processo ai casi di assegnazione della richiesta di rimessione ad una sezione competente a deciderla nel merito, al fine di rendere la relativa disciplina compatibile con la sentenza di questa Corte n. 353 del 1996 e con le successive precisazioni contenute nell'ordinanza n. 5 del 1997; che le questioni risultano pertanto prive di rilevanza, in quanto sollevate in un momento in cui i rimettenti non erano chiamati a fare applicazione della disciplina censurata, e debbono conseguentemente essere dichiarate manifestamente inammissibili; che manifestamente inammissibili, per difetto di motivazione, sono anche le questioni sollevate dal Tribunale di Pescara (r.o. n. 334 del 2003) e dal Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale (r.o. n. 444 del 2003), nella parte in cui i rimettenti censurano la sospensione facoltativa prevista dall'art. 47, comma 1, cod. proc. pen. , posto che da un lato i rimettenti omettono di fornire qualsiasi elemento sul perché ricorrerebbero gli estremi per disporre la sospensione, dall'altro rilevano che l'imputato ha già presentato plurime richieste di rimessione, ma non dicono perché nel caso di specie non sarebbe applicabile la disposizione di cui all'ultimo periodo dell'art. 47, comma 2, cod. proc. pen. ; che, infine, il Tribunale di Trani dubita anche della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 5, della legge n. 248 del 2002, in riferimento all'art. 25 Cost., in quanto la norma censurata, prevedendo l'applicabilità della nuova disciplina della rimessione anche ai processi in corso, e in particolare alle richieste di rimessione presentate dopo la data di entrata in vigore della legge, violerebbe il principio tempus criminis regit iudicem, secondo cui la competenza del giudice si radica al momento della commissione del fatto; che, avendo questa Corte già rilevato, nell'esaminare il primo gruppo di questioni, che i rimettenti non sono chiamati a fare applicazione della disciplina censurata, ne consegue che il giudice a quo non è neppure abilitato a sindacare la legittimità costituzionale della norma transitoria che dispone l'immediata applicabilità dei nuovi presupposti di cui all'art. 45 cod. proc. pen. ai processi in corso; che, quanto alla nuova disciplina 'processuale' della rimessione, il giudice a quo non è certamente tenuto a fare applicazione delle disposizioni relative al procedimento incidentale che si svolge davanti alla Corte di cassazione, mentre potrebbero riguardarlo gli effetti della richiesta di rimessione in ordine alla sospensione, facoltativa ovvero obbligatoria, del giudizio a quo; che peraltro, in relazione alla sospensione facoltativa, il rimettente omette qualsiasi considerazione circa la sussistenza dei presupposti per l'esercizio di tale facoltà, mentre in ordine alla sospensione obbligatoria non è chiamato a fare applicazione della nuova disciplina di cui all'art. 47, comma 2, cod. proc. pen. , posto che - come si è già osservato nell'esaminare il secondo gruppo di questioni - non avendo trasmesso la richiesta di rimessione alla Corte di cassazione, non ha sicuramente potuto ricevere la comunicazione della sua assegnazione ad una sezione competente a deciderla nel merito; che pertanto anche la questione relativa all'art. 1, comma 5, della legge n. 248 del 2002 deve essere dichiarata manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 45 e 47 del codice di procedura penale, come modificati dalla legge 7 novembre 2002, n. 248 (Modifica degli articoli 45, 47, 48 e 49 del codice di procedura penale), e dell'art. 1, comma 5, della predetta legge 7 novembre 2002, n. 248, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 25, 97, 111 e 112 della Costituzione, dalla Corte di assise di Cosenza, dal Tribunale di Pescara, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pescara e dal Tribunale di Trani, sezione distaccata di Molfetta, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 luglio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA