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Nell'annunciare il voto favorevole del Partito Democratico a una riforma così giusta e così importante come l'assegno unico e universale e nel ribadire la soddisfazione e l'orgoglio del Partito Democratico per vedere un pezzo importante del nostro programma elettorale diventare legge dello Stato, tengo a dire che da domani il Partito Democratico metterà tutte le sue energie e non farà sconti a nessuno perché non prevalgano superficialità e autocompiacimento, perché si faccia bene e davvero l'assegno unico e universale. Non ce lo chiede il programma del Partito Democratico, non ce lo chiede nemmeno la Leopolda, ce lo chiede il futuro del Paese. (Applausi) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, noi voteremo a favore di questo provvedimento, perché riteniamo di fare oggi un passo importante nella direzione giusta. Crediamo anche che la trasversalità del sostegno che sta accompagnando l'approvazione di questo provvedimento - io dico l'unanimità - sia un tratto importante da mettere a valore, perché vuol dire che le forze politiche di ogni segno condividono i temi di fondo che sono l'oggetto della nostra discussione. Certo, Presidente, mi permetta di osservare che se il dibattito di oggi avesse contenuto meno note echeggianti stagioni, per fortuna, molto lontane e sepolte dalla storia - ho sentito usare espressioni come "salvaguardare la famiglia tradizionale" e immaginare che le politiche per la natalità possano essere messe in contrapposizione alla questione migratoria - se avessimo ascoltato meno argomentazione di questo genere, forse avremmo fatto un dibattito più avanzato. Prendo comunque il buono di quello che sta arrivando e mi permetta solo un'altra piccola nota, Presidente, che non è polemica. Lo dico a lei e per il suo tramite al senatore Renzi: le civiltà non finiscono per il calo demografico, le civiltà finiscono quando non sanno più interpretare il mondo e il mondo nel quale viviamo non ha un problema di natalità, ma semmai un problema esattamente opposto. Certo, c'è un tema gigantesco che attraversa le società cosiddette più avanzate e tra queste anche l'Italia: come conciliare il desiderio di un amore infinito come quello verso un figlio con la possibilità reale di poterlo praticare, perché questo Paese è famosissimo per la distanza significativa che spesso si registra tra i proclami rispetto al tema della famiglia e del valore della famiglia - io dico le famiglie - e la possibilità concreta e reale di sostenerle. Se quindi facciamo un passo nella direzione di un accorciamento di questa distanza, facciamo un'operazione giusta. Ci sono solo due sottolineature - non dico nulla di nuovo - che sono emerse nel dibattito di oggi e che vorrei riprendere velocemente. La prima è che mi convince molto il tratto della universalità, che io penso debba essere in generale il tratto che caratterizza qualsiasi scelta che sta dentro la cornice di un welfare contemporaneo che vogliamo costruire, perché universalità vuol dire costruire uno strumento con maglie non sufficientemente larghe da impedire che ci siano potenziali beneficiari che non siano appunto destinatari della misura che viene immaginata e realizzata. Aver capito, ad esempio, che bisogna misurarsi con alcune categorie che, lo dico con grande onestà intellettuale, alcuni di noi hanno colpevolmente trascurato - penso ai lavoratori autonomi - e che dunque occorre includere queste categorie e farle diventare destinatarie anche di misure di questo genere è un passo importante, e la pandemia ce lo insegna. C'è un pezzo del lavoro autonomo - la posso dire così, mi consenta, signor Presidente - che sta diventando neoproletariato di questo Paese e quindi immaginare una misura che vada anche nella direzione di incrociare categorie che tradizionalmente uscivano dalle maglie larghe del nostro welfare è una cosa positiva (penso naturalmente anche gli incapienti). L'universalità mi piace molto. Naturalmente non c'è universalità senza che questa si concili con il tema della progressività perché naturalmente, non facendo questa operazione, creeremo più disuguaglianze di quelle che vogliamo contrastare. L'universalità mi convince anche nella direzione di un riordino degli strumenti esistenti: penso al fatto che l'assegno unico sostituisca l'assegno per le famiglie con tre minori, il bonus bebè, il premio alla nascita, il fondo di sostegno alla natalità, le detrazioni Irpef con figli a carico, gli assegni per il nucleo familiare: ne ho dato lettura perché la lista rende della giungla che va sfoltita e nella giungla vivono contraddizioni e maggiori disuguaglianze. Mi pare quindi che tutto questo sia positivo. Lo hanno detto molti colleghi che mi hanno preceduto e io lo dico a lei, signor Presidente e, per il suo tramite, alla signora Ministra: se ci sforziamo di evitare che, a fronte dell'inclusione di quelle categorie che un tempo sarebbero state escluse, ci sia il rischio che ne vengano escluse altre (penso, ad una parte dei lavoratori dipendenti), se questo sforzo è in campo, si va nella giusta direzione per evitare una sorta di paradosso per cui una coperta rischia di diventare corta: la tiriamo, da un lato, e rischiamo di scoprire settori del mondo del lavoro, dall'altro. Questo non deve avvenire. È stata citata la clausola di salvaguardia. Mi pare, signora Ministra, che ci sia una prima definizione anche in termini quantitativi: si parla di 800 milioni di euro. Sono tutte cose che poi dovranno essere discusse in sede di implementazione di questo provvedimento. L'importante è che si faccia un passo per evitare di produrre delle disfunzioni rispetto alle quali - se si producessero, appunto - il provvedimento risulterebbe non efficace fino in fondo e sicuramente non rispondente agli obiettivi che si dà. La seconda sottolineatura - e finisco, signor Presidente - è di carattere generale. Dire che questo è un tassello piccolo di una strategia molto più complessa, come lei stessa ha sottolineato, signora Ministra, non deve essere considerato benaltrismo, tutt'altro; deve essere la sottolineatura della necessità di dare vita a una strategia complessiva, perché siamo dentro un mondo in trasformazione e in questo mondo e in questa società in trasformazione continuano a sussistere enormi contraddizioni e sussisteranno anche dopo l'approvazione di questo giustissimo provvedimento, perché il tema gigantesco della parità di genere, tanto per citare la questione che ha legato sostanzialmente tutti gli interventi, non si risolve in questo modo, se non parzialmente. Questa deve essere dunque la nostra ossessione positiva: mettere in fila politiche e priorità che centrino la questione di genere e la affrontino in modo definitivo e efficace. Penso al tema gigantesco della parità salariale e - aggiungo - ad un tema che non è di genere, come quello della precarietà del lavoro, ma il cui impatto rischia di essere un impatto di genere, perché a pagare il prezzo più alto della precarietà sono innanzitutto le donne. Penso anche al tema dei congedi parentali paritari - lo diceva il collega che mi ha preceduto - non opzionali: gli uomini devono essere obbligati ad accedere a questa opportunità. Perché penso che una società più giusta si costruisca anche con strumenti di questo genere: