[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 8 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), promosso con il ricorso della Regione Emilia-Romagna, notificato il 1° marzo 2003, depositato in cancelleria il 7 marzo successivo ed iscritto al n. 25 del registro ricorsi 2003. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 30 novembre 2004 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna e l'avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, con ricorso del 28 febbraio 2003, depositato presso la cancelleria della Corte il successivo 7 marzo, la Regione Emilia-Romagna ha proposto questione di legittimità costituzionale in via principale, tra numerose disposizioni, anche dell'art. 69, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), ipotizzandone il contrasto con gli articoli 3 e 119 della Costituzione, e con il principio di ragionevolezza; che ai sensi della disposizione impugnata – premette la ricorrente – «nell'ambito delle risorse finanziarie di cui ai decreti legislativi 18 maggio 2001, n. 227 e n. 228» (recanti, rispettivamente, “Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57”, nonché “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57”), «un importo pari a 30 milioni di euro per l'anno 2003 è destinato all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura per le esigenze connesse agli adempimenti di cui al regolamento (CEE) n. 729/70 del Consiglio, del 21 aprile 1970, ed al regolamento (CE) n. 1663/95 della Commissione, del 7 luglio 1995»; che tale previsione legislativa, nel contemplare «un finanziamento destinato all'AGEA, per i pagamenti connessi all'attuazione di normativa comunitaria», parrebbe ignorare – sempre secondo la ricorrente – che presso la Regione Emilia-Romagna opera, in luogo dell'ente nazionale suddetto, un'apposita agenzia, istituita dalla legge regionale 23 luglio 2001, n. 21 (Istituzione dell'Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura – AG.R.E.A.), di talché l'impugnato articolo di legge avrebbe «escluso, senza alcuna ragione obiettiva di differenziazione, tale organismo dal finanziamento, in violazione degli articoli 119 e 3 della Costituzione, nonché del principio di ragionevolezza»; che il finanziamento previsto in favore dell'AGEA risulterebbe, dunque, «discriminatorio nei riguardi della Regione, che non verrebbe a goderne esclusivamente per il fatto di aver provveduto alla costituzione di una propria organizzazione», e ciò quantunque essa abbia agito nell'esercizio di una facoltà espressamente riconosciutale dall'art. 3, comma 3, del decreto legislativo 27 maggio 1999, n. 165 (Soppressione dell'AIMA e istituzione dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura – AGEA , a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59); che su tali basi la Regione Emilia-Romagna ha concluso per l'accoglimento del ricorso, non senza osservare, però, che l'ipotizzata «discriminazione non vi sarebbe se la disposizione fosse da intendere nel senso che l'AGEA, una volta ricevuto il finanziamento, ha a sua volta l'obbligo di trasferire all'ente regionale la quota ad esso spettante», ragion per cui, precisa la ricorrente, l'impugnazione «è prospettata in via cautelativa, ove non fosse questa l'interpretazione esatta»; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo il rigetto della questione, giacché, ove «davvero in Emilia-Romagna non operi l'AGEA, ma altra Agenzia regionale», da ciò non potrebbe «certo dedursi la irragionevolezza della norma che prevede un contributo all'AGEA», e ciò «per il sol fatto» che tale organismo «non operi nel territorio di una Regione»; che con memoria depositata presso la cancelleria della Corte il 16 novembre 2004, l'Avvocatura generale dello Stato ha insistito affinché venga dichiarata «inammissibile e comunque infondata» la questione di legittimità costituzionale in esame; che – ricostruite, preliminarmente, le vicende legislative che hanno portato all'istituzione, in Emilia-Romagna, dell'Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura, ai sensi di quanto previsto dalla citata legge regionale n. 21 del 2001 – la difesa erariale evidenzia come, sino ad oggi, soltanto alcune Regioni, al pari dell'odierna ricorrente, abbiano provveduto all'istituzione (così come previsto dall'art. 3, comma 3, del già menzionato d.lgs. n. 165 del 1999) dei c.d. “organismi pagatori regionali”, di talché l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), «oltre ad esercitare le funzioni proprie di coordinamento, supporto tecnico e di consulenza», continua tuttora ad operare «in via transitoria come organismo pagatore dello Stato italiano per l'erogazione di aiuti, contributi e premi comunitari previsti dalla normativa comunitaria e finanziati dal Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia»; che, così ricapitolato il quadro normativo, l'Avvocatura generale dello Stato osserva che la disposizione di legge impugnata – nel destinare alla testé menzionata AGEA un importo pari a 30 milioni di euro, per l'anno 2003, per le esigenze connesse agli adempimenti di cui ai citati regolamenti comunitari – «afferisce a risorse statali già specificamente stanziate a carico del bilancio statale per la copertura degli interventi di cui ai menzionati decreti legislativi e non già a fondi di origine comunitaria, ed in particolare a quelli erogati dal FEOGA, sezione garanzia, la cui “gestione” è affidata agli organismi pagatori regionali»;