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Richiamandosi agli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione, ai deliberati delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa in materia di diritti umani e all'attuazione della legge 13 maggio 1978, n. 180, si stabilisce che la Repubblica italiana persegue la finalità di tutelare la salute mentale dei cittadini e garantirne l'integrità psicofisica. La Repubblica riconosce la rilevanza della salute mentale quale diritto universale da attuare in primo luogo attraverso il rinnovamento culturale della società, con lo scopo principale di rimuovere le cause della sofferenza e dell'esclusione dei cittadini portatori di disagio mentale. La Repubblica considera infine il disagio mentale, in qualsiasi forma rappresentato, quale stimolo per la comunità nazionale ad una sempre maggiore comprensione della complessità della psiche umana, delle sue infinite possibilità di espressione e di autoaffermazione, considera i cittadini portatori di disagio mentale come esseri umani in crisi e fa della loro tutela il centro della propria iniziativa di prevenzione e di cura. Ai fini di una crescita solidale e consapevole della società, lo Stato si impegna nella cura del cittadino portatore di disagio mentale attraverso la sanità pubblica limitando le pratiche psichiatriche coercitive ai soli casi di effettiva e comprovata necessità ai sensi degli articoli da 1 a 6 della legge 13 maggio 1978 n. 180. In tale contesto il cittadino portatore di disagio mentale è considerato soggetto prioritario di tutela, rispetto, solidarietà da parte dello Stato in tutte le sue articolazioni, con la finalità di contribuire in ogni modo a sostenerne il progetto di vita e di guarigione. Lo Stato coadiuva e sostiene altresì i familiari dei portatori di disagio mentale nel percorso di riabilitazione e ricostruzione o semplice gestione della propria esistenza. L'articolo 2 introduce un principio di precauzione volto a vietare la terapia elettroconvulsivante (TEC), la pratica della lobotomia prefrontale e transorbitale ed altri simili interventi di psicochirurgia su tutto il territorio nazionale. L'articolo 3 si occupa della prevenzione e della cura nel campo del disagio mentale. A tale scopo e al fine di dare piena attuazione alla legge 13 maggio 1978, n. 180, le regioni dispongono l'integrazione o la creazione dei «Centri di salute mentale», volti alla prevenzione e alla cura dei cittadini che ad essi si rivolgono. I Centri istituiscono presidi territoriali suddivisi in microaree con lo scopo di avvicinare i servizi erogati ai cittadini. Nel corso degli ultimi anni i servizi di salute mentale si trovano a fare fronte ad una domanda definibile come disagio diffuso inteso come condizione di malessere legata ai più differenti eventi traumatici e stressanti caratterizzati da difficoltà relazionali, violenze e conflitti familiari, abusi e molestie, lutti, separazioni, gravi malattie, ma anche difficoltà economiche, abitative, lavorative, di integrazione. Le persone arrivano spesso ai Centri anche su invio del medico di medicina generale con ipotesi di diagnosi quali disturbo depressivo, insonnia, disturbo d'ansia ed altro. Il rischio che questa condizione di malessere si trasformi in condizione di malattia e di successiva invalidazione è molto elevato. Oltre ad affrontare il disagio diffuso con un programma specifico a chiara impronta preventiva, il Centro di salute mentale deve porre tra le proprie strategie l'obbiettivo di affrontare alcune forme di disagio e le rilevanti problematiche sociali che hanno a che vedere sia con il rischio conclamato di disturbo mentale per singoli e per gruppi di popolazione sia ad una condizione di salute mentale generale. I Centri di salute mentale dunque devono essere in grado di accogliere la domanda di cura, una domanda che in questi anni si è moltiplicata e diversificata senza che di pari passo si siano moltiplicate le risorse umane ed economiche. I programmi e gli interventi dei Centri più efficienti sono indirizzati non soltanto alla popolazione che presenta problemi e disturbi mentali gravi, ma a tutti coloro che in cicli e fasi della loro vita sperimentano stati più o meno prolungati di angoscia e di tristezza, di paura e di ansia, spesso in coincidenza con particolari eventi traumatici sperimentati nella propria vita. Secondo il presente disegno di legge, l'attività dei Centri è rivolta ad accogliere la domanda di cura delle persone adulte e dei minori, per i quali sono disposti centri di cura separati rispetto a quelli diretti agli adulti. Obiettivo prioritario dei Centri è ridurre al minimo i casi di TSO. I Centri di salute mentale sono luoghi d'incontro e di scambio, in grado di offrire prestazioni, interventi e programmi sia per le persone con disagio o disturbo psichico che per i loro familiari. I Centri devono essere attivi 24 ore su 24, con un minimo di otto posti letto per l'ospitalità diurna e notturna, devono svolgere attività di emergenza e urgenza, ambulatoriali, di day hospital e di centro diurno, con lo scopo di accogliere domande sempre più diversificate. I centri devono gestire gruppi appartamento, comunità terapeutiche di transizione e gruppi di convivenza. L'attività dei Centri è fondata sulla continuità dell'intervento terapeutico-riabilitativo, specie per le persone che soffrono di disturbi mentali gravi. Tali attività prevedono il sostegno della persona nell'esercizio di fondamentali diritti e nell'accesso a opportunità sociali quali la casa, l'istruzione, la formazione al lavoro, la gestione della salute, le attività del tempo libero, accompagnandola nei suoi percorsi abilitativi e orientandola nel rapporto con altri servizi e istituzioni. I Centri sono organizzati per intervenire nei diversi luoghi in cui la persona con disagio o disturbo psichico si trova non solo presso l'abitazione, ma anche l'ospedale, il pensionato per persone in età, il carcere e l'ospedale psichiatrico giudiziario. I Centri devono garantire le seguenti attività, interventi e prestazioni di base: -- prima visita ambulatoriale di definizione del programma terapeutico multidisciplinare, visite successive di verifica dell'andamento del programma stesso nel corso della quale vengono scambiate notizie e pareri con la persona e con i suoi familiari, si effettuano verifiche sul trattamento farmacologico, si danno consigli o si interviene in situazioni di crisi, si predispongono certificati medici e relazioni sanitarie specialistiche; -- visite domiciliari programmate o svolte d'urgenza, volte alla conoscenza delle condizioni di vita della persona e della sua famiglia e per la mediazione di conflitti nelle relazioni di vicinato specie nell'intervento in situazioni di crisi, per la somministrazione della terapia farmacologica nel caso di persone che hanno difficoltà a recarsi al servizio, per portare sostegno all'utente e alla famiglia, accompagnare a e da casa, in ospedale, negli uffici pubblici, a corsi di formazione e al lavoro; -- lavoro terapeutico individuale con incontri programmati, orientati all'ascolto e all'approfondimento dei problemi e delle condizioni di vita della persona finalizzato a stimolare la consapevolezza della persona, la volontà di curarsi, l'acquisizione di nuovi punti di vista, l'apprendimento e la rassicurazione, l'aiuto a intravedere vie d'uscita e a costruire nuovi equilibri;