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Il resto è formato, da un lato, da balzelli di vario genere, perché per fermare 23 miliardi di IVA è stato necessario introdurre dei balzelli, e dall'altro dalle classiche operazioni che vengono fatte nell'ambito dei governi di coalizione e in questo caso è un governo abbastanza "composito", diciamo così, che naturalmente ha una serie di bandierine da piantare: per cui una forza ha la bandierina della famiglia, l'altra forza porta a casa il reddito di cittadinanza, e così via. Il tutto in un quadro generale di tasse che si troveranno a pagare i cittadini, anche se - come sappiamo - è diminuita la tassa sulla plastica, mentre quella sullo zucchero c'è ed è stata rimodulata. Vi è poi la tassa sui concessionari pubblici; abbiamo addirittura registrato la protesta dei tabaccai, perché di fatto si leva loro qualsiasi margine di guadagno per le tasse introdotte sulle vincite; e poi vi sono le tasse sulle auto aziendali, e così via dicendo. Qual è la domanda che mi sono fatta, allora, ascoltando i colleghi che sono intervenuti nel corso del dibattito e tutte le posizioni espresse? La domanda che mi sono fatta è come mai una manovra così non abbia preso in considerazione i dati fondamentali di un'economia che va cambiando ed è cambiata. Quello che mi ha più colpito è stato, in modo particolare, il fatto che lo scorso anno la cosiddetta web tax , chiamatela come volete, tanto per capirsi quella che doveva essere applicata nei confronti dei giganti del web , non ha visto emanati i decreti attuativi. Era stata prevista un'entrata di circa 6-700 milioni e quest'anno è stato presentato come una sorta di successo il fatto che si preveda la tassa su quelli che chiamiamo i giganti del web senza che siano emanati i decreti attuativi. Non abbiamo più un'economia come poteva essere quella degli anni Ottanta e Novanta quando andavi a rincorrere la colf o la badante che veniva pagata in nero, per cui improvvisamente partivano gli accertamenti contro quelle che alla fine erano persone comuni, oggi posso quasi dire "povera gente": il piccolo imprenditore che aveva la badante o la colf , il professionista, eccetera. Oggi abbiamo un'altra economia e i soldi sono andati da un'altra parte; sono ormai intorno alle grandi aziende di natura tecnologica ed è chiaro che se osservo un gettito di 64 milioni da parte di questi e continuo a tartassare la colf , la badante, il tabaccaio, l'artigiano e altri ancora, vuol dire che questa è una manovra che neanche immagina com'è cambiata la nostra economia. Neanche ci prova. Mi sono stupita che il fatto che non siano stati chiesti i soldi previsti dalla scorsa manovra di bilancio non sia stato oggetto di un dibattito televisivo serrato, così come non lo sono state le tasse. Perché c'era il problema - così almeno ho capito - dei dazi minacciati da parte dell'America. E questo non è un tema importante quando andiamo a discutere della posizione del nostro Paese? Non è un qualcosa di fondamentale per capire come dobbiamo impostare i bilanci dello Stato, tenendo conto che viviamo in un mondo dove tutto - dalla criminalità, alla nuova economia - è paradossalmente globalizzato? Dobbiamo provare a darci delle risposte. Si poteva fare questo passo in più e, invece, si è preferito mantenere l'esistente (mi riferisco ai famosi 23 miliardi) e, soprattutto, alcune bandierine, tra cui la più ignobile rimane il reddito di cittadinanza, con i 18.000 soggetti che sono stati impiegati a fronte di un milione di persone che avrebbero dovuto avere questo tipo di supporto. Secondo noi, questa è una manovra che, come ho cercato di spiegare, non ha una prospettiva e compie scelte che noi non condividiamo, perché le riteniamo dannose e francamente neanche classificabili. Da una maggioranza rossa-rossa mi aspettavo qualcosa almeno di identificativo. No, non c'è neanche l'anima di qualcosa di identificativo, non vedo neanche lo sforzo di cercare di dare delle soluzioni tenendo conto di come è cambiata l'economia. C'è poi il tema della giustizia - su cui mi soffermo in quanto faccio parte della Commissione giustizia - che fa rabbrividire. Non voglio sparare sulla Croce Rossa, perché il Ministro non è in Aula, ma, al di là dell'ultimo emendamento con cui si mette a posto qualcosa in termini di amministrazione e di uffici, noi assistiamo a una serie di tagli a danno del Ministero della giustizia. C'è una diminuzione classificata in circa 18 milioni di lire... (Applausi del senatore Bagnai) . ...scusatemi, volevo dire 18 milioni di euro, che derivano dalla riduzione di 65 milioni di euro delle spese di informatizzazione dell'amministrazione giudiziaria, che è una delle cose più importanti da perseguire per far camminare la giustizia. Altri soldi vengono tolti agli uffici e - cosa che mi ha sconvolto - vi è un definanziamento con riferimento al vitto dei detenuti. Voi mi direte: che chi ti importa dei detenuti? Mi importa perché quando si dice che ci sono le rivolte nelle carceri e gli agenti rischiano, ciò è anche per come i detenuti sono trattati. Levate i soldi per dare da mangiare ai detenuti? Che cosa dobbiamo fare, la Torre di Londra? Li lasciamo lì con un pezzo di pane? E poi dopo ci inquietiamo se gli agenti rischiano? Credo che questa sia una cosa ignobile per un Paese civile. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarielli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, non ci formalizziamo per i banchi vuoti della maggioranza, forse c'è anche un certo imbarazzo a venire in Aula a sentirsi dire come stanno veramente le cose su questa manovra di bilancio. Infatti, da parte nostra, questo più che un dibattito è un'operazione verità che faremo anche nel del Paese affinché i cittadini siano preparati a quello che arriverà sulla loro testa e preso dalle loro tasche con questa manovra bilancio. Ieri abbiamo sentito, per l'ennesima volta, un discorso che non sta né in cielo, né in terra: mi riferisco al voler dare colpa alla Lega dell'incapacità di una maggioranza fatta da un Pinocchio che ha messo insieme una manovra che è più un Arlecchino. Tuttavia, il Carnevale purtroppo finirà e gli italiani se ne accorgeranno nonostante voi continuerete a dire che dovevate sterilizzare le clausole di salvaguardia. Il senatore Marco Pellegrini del MoVimento 5 Stelle guardava da questa parte. Prima di pensare all'aritmetica - senatore, non la vedo in Aula e me ne dispiace - pensi alla storia perché il 6 dicembre del 2011 c'era il Governo Monti ed è dall'altra parte dell'emiciclo che deve guardare, ovvero al PD, che votava determinati provvedimenti come il salva-Italia e metteva le clausole di salvaguardia. Nel 2013, quando l'IVA è passata dal 21 al 22 per cento, c'era il Governo Letta e deve guardare dall'altra parte e non da questa.