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Modifiche al codice di procedura civile e alle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, in materia di processo civile telematico. Onorevoli Colleghi . – Il presente disegno di legge, recante modifiche al codice di procedura civile ed alle relative disposizioni di attuazione, si colloca in uno scenario normativo profondamente mutato a seguito della cosiddetta « Riforma Cartabia », attuata con il decreto legislativo n. 149 del 2022. Esso nasce con l'obiettivo di rimuovere alcune disfunzionalità e criticità che sono emerse ad un attento esame delle risultanze del nuovo codice di rito, nonché a seguito di recenti pronunce della Suprema Corte di cassazione a sezioni unite, che hanno messo in evidenza la necessità di incidere ulteriormente su alcune norme, che sono da ritenere definitivamente superate in quanto legate ad un'idea puramente cartacea della produzione e della circolazione degli atti e delle informazioni del processo, in un quadro ormai proiettato verso una sempre maggiore e più efficiente digitalizzazione. Con l'articolo 1, lettera a) , si propone l'abrogazione dell'articolo 169 del codice di procedura civile, che prevede la facoltà di ciascuna parte di richiedere al giudice l'autorizzazione a ritirare il proprio fascicolo di parte. A tale previsione si collega anche la norma contenuta nell'articolo 2, lettera b) , con la quale è abrogato l'articolo 77 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, norma che detta le modalità della presentazione dell'istanza di ritiro del fascicolo e di emissione del provvedimento del giudice. Tali abrogazioni appaiono necessarie alla luce dei principi dettati dalla Corte di cassazione a sezioni unite con sentenza n. 4835 del 16 febbraio 2023, la quale prende atto del mutato quadro dettato dalla vigenza del processo civile telematico, della conseguente impossibilità per le parti di ritirare un non più esistente « fascicolo di parte » cartaceo. Al contrario, il principio di « non dispersione (o di acquisizione) della prova » impone al giudice d'appello, conformemente al principio dettato dalle sezioni unite, di tener conto di tutti i documenti a sua disposizione in quanto versati nel fascicolo informatico e, pertanto, non suscettibili di ritiro. Si segnala che analogo principio era stato affermato dalla Suprema corte anche per il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo e con riferimento al fascicolo della fase monitoria (ordinanza n. 21626/2019). È infatti evidente che un fascicolo creato in formato digitale e custodito nei sistemi informatici ministeriali non può essere giammai « ritirato » (nel significato di essere prelevato e sottratto alla disponibilità del giudice e alla consultazione delle altre parti del processo), per essere successivamente (ed eventualmente) nuovamente depositato, sia nel medesimo grado di giudizio che nei gradi successivi. Appare peraltro conforme al buon senso, oltre che ai principi generali dettati dalla Carta costituzionale che, una volta acquisita al processo, la prova resti nella disponibilità di tutte le parti e del giudice anche nei successivi gradi, così come accade nel processo amministrativo ed in quello tributario, ove la facoltà di ritiro del fascicolo non è stata mai prevista. Nello stesso solco si inserisce la proposta di modifica dell'articolo 320 del codice di procedura civile, contenuta nell'articolo 1, lettera c) , del presente disegno di legge. La modifica si rende necessaria in quanto, a far data dal 30 giugno 2023, è in vigore l'obbligo di deposito telematico anche dinanzi al giudice di pace. Da quel momento la facoltà di ritiro del fascicolo di parte non sarà più possibile, salvo il caso della domanda introdotta a verbale dalla parte non assistita dal difensore, ex articolo 316, secondo comma, del codice di procedura civile. Con l'articolo 1, lettera d) , si propone la modifica dell'articolo 371 del codice di procedura civile, la cui attuale formulazione rende totalmente incerta la data di decorrenza del termine per il deposito del controricorso in risposta al controricorso contenente il ricorso incidentale. Giova ricordare che, ai sensi dell'articolo 370 del codice di procedura civile di nuovo conio, il controricorso, ancorché contenente il ricorso incidentale, non dev'essere più notificato al ricorrente principale, dovendo essere meramente depositato nel termine di quaranta giorni dalla notifica del ricorso principale. Il ricorrente principale che intenda quindi contraddire al ricorso incidentale non sarà in grado di conoscere – a meno che non acceda quotidianamente al fascicolo informatico della Corte di cassazione per sincerarsene – in quale data il ricorso incidentale sia stato depositato. In ipotesi, ciò potrebbe accadere in uno qualunque dei giorni intercorrenti da quello successivo alla notifica del ricorso. Appare conforme a logica, quindi, la previsione che il controricorso in risposta al ricorso incidentale debba essere depositato nel termine di quaranta giorni decorrenti dalla data di deposito del controricorso contenente il ricorso incidentale. Con l'articolo 1, lettera b) , si propone una duplice modifica del sub-procedimento di correzione d'errore materiale, previsto dall'articolo 288 del codice di procedura civile. Si tratta di uno strumento volto a correggere gli errori materiali (cioè, immediatamente riconoscibili dal testo del provvedimento del giudice o dagli atti del processo) che, soprattutto con l'utilizzo degli strumenti informatici, sono molto più frequenti nella quotidianità giudiziaria. La norma proposta mira ad introdurre nel procedimento una sorta di contraddittorio eventuale, con alleggerimento degli oneri di notifica a carico della parte che subisce incolpevolmente l'onere della proposizione dell'istanza. Una volta depositata l'istanza, questa viene notificata a cura della cancelleria alle (sole) altre parti costituite, mentre l'onere di notifica a cura di parte è conservato solo nel caso di deposito ultra-annuale dell'istanza, laddove le notifiche vanno eseguite alle altre parti personalmente. Le altre parti hanno la facoltà di opporsi alla correzione, depositando memorie entro un brevissimo termine dalla notificazione e, all'esito, il giudice provvede de plano . I benefici che ne derivano, anche in termini di durata dei procedimenti, sono più che evidenti, considerato che, in media, un procedimento di correzione dura attualmente anche svariati mesi. Con l'articolo 2, comma 1, lettera a) , si propone la modifica dell'articolo 46, quarto comma, delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile. Tale norma, introdotta dalla cosiddetta « riforma Cartabia », ha formato oggetto di discussioni più per il contenuto della bozza del relativo decreto attuativo che per la sua previsione, che è nel concreto davvero incomprensibile. La norma in questione, così com'è formulata e per quanto sia aderente alla previsione contenuta nella legge delega – che imponeva che negli atti del processo fosse « assicurata la strutturazione di campi necessari all'inserimento delle informazioni nei registri del processo » – rischia, se attuata alla lettera, di mettere a repentaglio l'intera struttura del processo civile telematico.