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Dico subito, a scanso di equivoci, che negli ultimi anni il nostro Paese si è contraddistinto in maniera seria per la tutela dei diritti dei migranti. Anzi, oserei dire che nessun altro Paese europeo ha difeso la dignità di chi ha diritto di asilo meglio del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Quindi, il nostro Paese non prende lezioni di dignità e tutela dei diritti dei migranti da parte di alcun Paese europeo, in modo particolare - mi sia consentito - sul tema dei minori stranieri non accompagnati. Infatti i minori stranieri non accompagnati nel nostro Paese non vengono respinti, a differenza ad esempio di quello che accade in Francia, dove li respingono. L'Italia non fa respingimenti, l'Italia non fa rimpatri, l'Italia non fa espulsioni di minori stranieri non accompagnati. Quindi la soglia di tutela dei diritti era alta e alta rimane, come è giusto che sia in un Paese civile e democratico come il nostro. Cosa andiamo a contrastare? Andiamo a contrastare gli sprechi, andiamo ad aumentare i controlli e andiamo a fare un'integrazione, come diceva ieri la collega Pirovano basando interamente il proprio intervento sul concetto di integrazione. Il concetto integrazione è un concetto importante. Però, perché ci possa essere integrazione, serve che ci siano due soggetti: il soggetto Stato che fa integrazione e il soggetto migrante che dà la propria disponibilità a fare integrazione. Noi questo lo prevediamo attraverso un meccanismo, quello di garantire ogni forma di integrazione nei confronti di chi ha ottenuto una forma di tutela internazionale. Nei confronti di coloro i quali hanno ottenuto un titolo di soggiorno attraverso una forma di protezione internazionale ci sarà ogni forma di integrazione possibile e immaginabile: ci sarà l'integrazione sociale, l'inclusione sociale e tutti quei servizi che il nostro sistema prevede. Ovviamente tutto questo non può essere previsto nei confronti del semplice richiedente asilo, al quale garantiremo accoglienza e tutti i servizi primari, ma che, proprio perché richiedente asilo con una domanda ancora in corso, godrà evidentemente di una tutela, seppure garantita, leggermente minore rispetto a quella di chi invece è soggetto ad una forma di protezione internazionale. Dico questo, perché non è assolutamente vera l'affermazione di coloro i quali sostengono che il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), cioè l'accoglienza secondaria e l'accoglienza diffusa, sia stato smantellato, come ci ricordava ieri la senatrice Bonino. I centri SPRAR non vengono assolutamente smantellati, ma vengono efficientati, perché la logica e la politica di questo Governo non è quella di spendere meno, ma è quella di spendere meglio. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Non si possono infatti spendere 4,6 miliardi di euro per servizi pagati e magari non erogati, rispetto ai quali nessuno in questi anni ha mai avuto la premura di andare a controllare se alcuni determinati servizi (penso alla mediazione linguistica, alla mediazione culturale, alla formazione, all'osservanza territoriale e al supporto psicologico) siano stati effettivamente svolti. Credo che sia dovere di un Governo serio, nel momento in cui spende una marea o una montagna di soldi per l'accoglienza e l'integrazione, controllare che questi soldi vengano effettivamente spesi, ma soprattutto che questi servizi vengono effettivamente erogati. Questo è il motivo per cui orgogliosamente noi, su tanti di questi servizi, andremo a effettuare controlli ulteriori e maggiori rispetto a quelli che sono stati fatti in passato. Quindi il sistema degli SPRAR non viene evidentemente smantellato, mentre viene invece implementato uno degli elementi fondamentali e cardine dell'azione di questo Governo: la politica dei rimpatri e delle espulsioni. Sottolineo che un Paese come il nostro, che fa tra i 5.000 e i 6.000 rimpatri ed espulsioni all'anno, evidentemente fa troppo poche espulsioni e troppo pochi rimpatri. Per fare espulsioni e rimpatri ovviamente servono gli accordi. Ci è stato ricordato ieri che il nostro Paese ha quattro accordi bilaterali di riammissione; ne funziona in maniera integrale uno, che in realtà funziona a metà, quello con la Tunisia. Noi infatti dovremmo rimpatriare ogni anno circa 4.000 tunisini, ma ne abbiamo rimpatriati fino all'anno scorso 1.800; quindi vuol dire che l'accordo c'è e funziona, ma può essere migliorato. L'obiettivo di questo Governo è evidentemente quello di migliorare l'accordo che c'è e di implementarlo. In questo momento il ministro Salvini è di ritorno dal Ghana, proprio perché il Ghana è uno di quei Paesi, come altri, rispetto ai quali le politiche di rimpatrio e le politiche di cooperazione e di collaborazione di natura economica, all'interno della quale prevedere delle riserve per i rimpatri e per le espulsioni, sono evidentemente una delle nostre azioni principali. Però, per poter fare i rimpatri e le espulsioni, il nostro Governo deve fare i propri compiti. E i propri compiti sono quelli di avere più Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). Noi oggi abbiamo sei CPR per 800 posti, totalmente insufficienti per poter gestire quei 500.000 o 600.000 immigrati illegali e irregolari presenti sul nostro territorio, che, per volontà politica, ma anche per disposizioni giuridiche, devono essere rimpatriati. L'articolo 2 va esattamente in questa direzione: avere più CPR, d'intesa ovviamente con gli enti territoriali, avere più spazi disponibili per i CPR e portare il periodo di trattenimento da novanta a centottanta giorni, perfettamente in linea con le direttive europee. La direttiva europea sui rimpatri prevede la possibilità di poter prolungare il trattenimento fino a diciotto mesi. Noi riteniamo che centottanta giorni, sei mesi, siano un tempo sufficiente e idoneo per poter arrivare all'identificazione del soggetto e per poter aprire con il Paese di riammissione tutte quelle procedure e quei meccanismi che possano consentire il rimpatrio medesimo. Mettiamo dei fondi, metà del Governo nazionale e metà da parte delle istituzioni europee, non solo per i rimpatri di polizia, ma anche per fare i rimpatri volontari assistiti. È appena stato bandito dal Ministero dell'interno un bando da 12 milioni di euro per poter rimpatriare 2.700 immigrati irregolari in alcuni Paesi con i quali il nostro Paese non ha politiche di riammissione. Quindi, con la politica dei rimpatri volontari assistiti paghiamo per formare il migrante irregolare e rimandarlo nel suo Paese, dove possa essere effettivamente una risorsa utile al suo sviluppo. Riteniamo che queste misure vadano esattamente in quella direzione: aumentare i rimpatri. Inseriamo la lista dei Paesi sicuri e della manifesta infondatezza della domanda, che non tolgono alcun diritto al migrante. Semplicemente questo ci consente due cose: poter avere delle procedure accelerate di asilo o di rimpatrio, nel caso in cui evidentemente il migrante irregolare debba essere rimpatriato (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) , e consentire al richiedente asilo di poter sapere in tempi certi e brevi se la sua domanda verrà accolta oppure no. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) .