[resaula]

Molti centri antiviolenza sul territorio attendono da otto anni l'accreditamento per ottenere il pagamento delle rette delle case rifugio. Ho apprezzato moltissimo le parole del Ministro e le sue promesse: capisco che conosce questo argomento molto meglio di noi, visto che è il Ministro delegato ad occuparsi di questo tema, ma magari oggi un po' più di attenzione a quanto diciamo in Assemblea sarebbe stata gradita. Occorre riconoscere il ruolo dei presidi sul territorio, che sono una rete fondamentale per salvare la vita delle donne. Anche a questo riguardo abbiamo insistito molto su quanto il fenomeno della violenza sia strutturale, multiforme, sociale e pervasivo. L'Italia nel 2013 ha ratificato la Convenzione di Istanbul; sono stati approvati il decreto-legge n. 93 del 2013 e tanti altri provvedimenti; sono stati stanziati 67,2 milioni di euro per il potenziamento delle case rifugio, a cui si sommano i 77,8 milioni di euro per l'attività di prevenzione e protezione del Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere 2015-2017. Nel periodo compreso tra il 2013 e il 2019, in Italia si sono stanziati 145 milioni di euro per realizzare l'azione di contrasto alla violenza contro le donne. L'analisi della Commissione, però, parla di un loro utilizzo frammentario e lento e riporta l'inadeguatezza di molte amministrazioni responsabili dell'attuazione degli interventi ad agire in maniera puntuale contro un fenomeno, che richiede una chiara volontà politica e un impegno quotidiano, di trecentosessantacinque giorni all'anno. Il rapporto Grevio - come è stato ricordato - ha sottolineato il grave ritardo per la distribuzione dei fondi e questo è - come già detto - un ostacolo alla continuità e alla qualità dei servizi. Un'altra conseguenza di siffatto modo di distribuire fondi nazionali è la mancanza di trasparenza e di uniformità nella gestione delle risorse a livello regionale e locale. Non si ha contezza di ciò - questo lo chiedo da anni e l'ho fatto anche nella Commissione di inchiesta della scorsa legislatura - e la relazione di oggi è un primo passo per poter sapere con esattezza a quanto ammontano i fondi destinati al contrasto alla violenza sulle donne e come vengono gestiti, perché c'è abbastanza confusione. Sebbene vi sia stato quindi un incremento progressivo dei fondi, per le case rifugio e per i centri antiviolenza, nessun miglioramento è stato registrato rispetto alla riduzione dei tempi di assegnazione e di stanziamento delle risorse. Il tempo medio di un anno, trascorso tra l'emanazione del decreto di ripartizione e il trasferimento dei fondi nelle casse regionali, impatta negativamente sulla gestione delle risorse a livello territoriale, gravando soprattutto sulla sostenibilità delle case rifugio. In questa logica, fondamentale è l'istituzione di un sistema di monitoraggio e valutazione periodica di impatto. Per quanto riguarda le Regioni, il monitoraggio fatto dalla Commissione ha evidenziato sì segnali di miglioramento rispetto allo scorso anno, ma altrettanto il permanere di una situazione critica generale. I dati mostrano un lieve incremento nella percentuale di liquidazione dei fondi del biennio 2015-2016 e per il 2017 l'attivazione e il potenziamento delle case rifugio antiviolenza in Italia. Gravissimo è lo stato dell'arte per le risorse relative al 2018 e al 2019. Dai dati reperibili risulta che, per l'annualità del 2018, solo la Regione Molise ha liquidato una quota dei fondi assegnati, mentre le restanti Regioni non hanno ancora trasferito alcuna risorsa statale agli enti locali e al privato sociale che gestiscono le strutture di accoglienza. Per l'annualità del 2019, il Dipartimento delle pari opportunità ha emanato il decreto di ripartizione dei fondi solo lo scorso aprile, e conosciamo il momento che abbiamo appena vissuto. Questa situazione mette seriamente a rischio la gestione delle case rifugio e dei centri antiviolenza, ed è urgente attivare politiche nazionali, regionali e locali fondate su un'analisi strutturata dei bisogni. Sono molto felice di quanto è stato discusso in Commissione, della relazione presentata e votata all'unanimità; altrettanto sicura sono che sarà approvata da quest'Aula, ma spero e mi fido delle parole dette dal Ministro per poter compiere dei passi avanti concreti sulle problematiche messe in evidenza dalla nostra relazione. (Applausi). RUFA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la Commissione, a seguito di audizioni, documentazione e testimonianze, presenta oggi in Aula un atto di indirizzo, a riconoscimento dell'impegno notevole e difficile degli uomini e delle donne che si prestano alla risoluzione di una problematica complessa e articolata nei centri antiviolenza e nelle case rifugio. L'incolumità e la sicurezza delle donne vittime di violenza e di abusi è motivo di vita delle Forze dell'ordine tutte, dei servizi di tutela e di tutti i volontari che accolgono, aiutano, ascoltano e proteggono le vittime di violenza. A loro va il più sentito ringraziamento. Un doveroso e particolare ringraziamento lo rivolgo ai parroci che, nel silenzio, spesso sono la prima speranza di salvezza per molte donne sfortunate. La politica deve fare la propria parte; in modo particolare la Commissione d'inchiesta deve mostrare preparazione, responsabilità e libertà da preconcetti e logiche di partito. La Commissione ha redatto la risoluzione sollecitata dalle necessità e dalle richieste, più o meno celate, di oltre 350 centri antiviolenza e di oltre 250 case rifugio. Si rivendica chiarezza, già a cominciare da un numero certificato di tali strutture, e si chiede che rispettino requisiti strutturali omogenei. Non sempre, infatti, sono operative in esse figure professionali, accreditate o specializzate, come richiesto dalla Convenzione di Istanbul. La Commissione è stata informata e ha compreso che i centri misti, le cui finalità non sono solamente specifiche alla sfera della violenza sulle donne, non possono rappresentare al meglio il luogo finalizzato alla sicurezza e alla incolumità fisica e psicologica. Occorrono centri, case rifugio e strutture specializzate e preparate alla complessità del fenomeno della violenza sulle donne e di tutto il contesto che lo circonda, fino ad arrivare alle conoscenze delle diversità religiose e culturali. La risoluzione evidenzia, inoltre, la problematica della distribuzione dei fondi disponibili, non solo limitandoli attraverso la specializzazione tali centri, ma anche e soprattutto scongiurando il dubbio che alcune strutture possano diventare un vanto e una conseguenza politica, delegittimando l'intento e la natura notevole degli stessi. Per la Commissione è un dubbio inaccettabile. Allora occorrono criteri di distribuzione economica categorici e omogenei e requisiti strutturali e professionali obbligatori per i vari centri antiviolenza; il metodo non della raccomandazione per conoscenza, quanto piuttosto della meritocrazia nel finanziare progetti e strutture. Inoltre, nella Conferenza Stato-Regioni si sono deliberati 30 milioni: 10 milioni per centri antiviolenza, non solo pubblici ma anche privati, e 10 per case rifugio, non solo pubbliche ma anche private.