[pronunce]

che, per le medesime ragioni, il requisito soggettivo non sussiste quando il conflitto sia stato sollevato dai promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare sottoposta a referendum propositivo si sensi degli artt. 12 e seguenti della legge della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste n. 19 del 2003; che, circa il requisito oggettivo, questa Corte ha stabilito, con riguardo alle consultazioni referendarie dirette ad abrogare leggi statali (art. 75 Cost.), che la «assimilazione» degli elettori sottoscrittori di una richiesta di referendum - dei quali i promotori sono competenti a dichiarare la volontà in sede di conflitto - «ad un "potere dello Stato" [...] trova il suo naturale limite nella conclusione del procedimento referendario», che si esaurisce «con la proclamazione dei risultati e l'abrogazione delle disposizioni oggetto di referendum» (ordinanza n. 9 del 1997); e, con riguardo a conflitti sollevati da promotori di referendum riguardanti il distacco dei Comuni da una Regione (art. 132 Cost.), che manca il requisito oggettivo se i ricorrenti lamentano «la lesione delle proprie prerogative unicamente in relazione a fasi successive a quella concernente la celebrazione del referendum» (da ultimo, ordinanze n. 11 del 2011 e n. 264 del 2010); che, analogamente, anche nell'ipotesi di consultazione referendaria a carattere propositivo - come quella prevista, in attuazione dell'art. 15 dello Statuto speciale, dagli artt. 12 e seguenti della legge della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 25 giugno 2003, n. 19 (Disciplina dell'iniziativa legislativa popolare, del referendum propositivo, abrogativo e consultivo, ai sensi dell'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale) - in sede di conflitto il requisito oggettivo deve ritenersi assente quando i promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare sottoposta a referendum propositivo lamentano la lesione di proprie prerogative unicamente in riferimento a fasi successive alla conclusione del procedimento referendario e alla conseguente promulgazione della legge oggetto di referendum; che, pertanto, nel caso di specie, difetta anche il requisito oggettivo perché la asserita lesione lamentata dai ricorrenti, peraltro determinata dalla mera proposizione, da parte dello Stato, del ricorso nei confronti della legge della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 23 novembre 2012, n. 33 (Modificazioni alla legge regionale 3 dicembre 2007, n. 31, "Nuove disposizioni in materia di gestione dei rifiuti"), si è verificata in una fase successiva alla celebrazione del referendum e alla conseguente promulgazione della legge; che, dunque, nel caso in esame, non è configurabile una specifica prerogativa del comitato promotore costituzionalmente garantita nei confronti del Governo in relazione alla sua potestà di impugnazione delle leggi regionali ai sensi dell'art. 127, primo comma, Cost.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto da Fabrizio Roscio, Marco Grange, Jeanne Cheillon, Anna Gamerro ed Elisa Maria Désandré, in qualità di promotori della proposta di legge di iniziativa popolare approvata con legge della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 23 novembre 2012, n. 33 (Modificazioni alla legge regionale 3 dicembre 2007, n. 31, "Nuove disposizioni in materia di gestione dei rifiuti"), nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 luglio 2013. F.to: Franco GALLO, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 luglio 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI