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corsi di informazione sulla salute per le detenute e le minorenni sottoposte a provvedimento penale e di formazione per il personale dedicato, che forniscano anche utili indicazioni sui servizi offerti dalla azienda sanitaria al momento della dismissione dal carcere o dalle comunità (consultori, punti nascita, ambulatori, ecc.) ; potenziamento delle attività di preparazione al parto svolte dai consultori familiari; espletamento del parto in ospedale o in altra struttura diversa dal luogo di reclusione ; sostegno e accompagnamento al normale processo di sviluppo psico-fisico del neonato. La tutela della salute della popolazione immigrata. La popolazione immigrata detenuta e quella minorile sottoposta a provvedimenti penali, ha subito nell'ultimo decennio un incremento sostanziale legato anche alla presenza di alcune frange di criminalità proveniente dagli ambienti degli immigrati. L'entità del fenomeno suggerisce di prevedere specifiche raccomandazioni per gli immigrati detenuti. Propedeutica ad ogni intervento migliorativo delle condizioni di salute degli immigrati in carcere è, infatti, la conoscenza delle caratteristiche della popolazione di cui trattasi, con particolare attenzione ai minorenni immigrati non accompagnati sottoposti a provvedimento dell'Autorità giudiziaria minorile. Pertanto è necessario: 1) conoscere i reali bisogni di carattere sanitario della popolazione immigrata ristretta negli istituti di pena; 2) rendere fruibili le risorse sanitarie esistenti anche per i minorenni privi di regolare permesso di soggiorno o di documenti di identità; 3) adottare i programmi di prevenzione esistenti per le malattie trasmissibili, tenendo conto della specificità della popolazione immigrata. Tra i punti critici da superare, si evidenziano: la carenza di esperienze specifiche di prevenzione da adottare come modelli di riferimento; l'assenza di formazione specifica del personale che opera negli istituti di pena; la non comprensione della lingua italiana da parte di molti detenuti; la non conoscenza da parte dell'immigrato delle norme e dei regolamenti che disciplinano le attività sanitarie negli istituti di pena e delle opportunità offerte dalle misure alternative; la scarsità e la non uniformità sul territorio nazionale di aiuti esterni su cui contare una volta usciti dall'istituzione; la frammentarietà e la disomogeneità degli interventi (opuscoli informativi multilingue, sportelli d'ascolto, ecc.) spesso di iniziativa regionale, a volte addirittura locale; la pressoché assoluta carenza di mediatori culturali; la presenza nel circuito penale minorile di un consistente numero di minorenni immigrati non accompagnati, privi di identificazione e di riferimenti parentali. Si rende necessario, pertanto, uno specifico programma per la salute della popolazione immigrata sul quale devono essere impegnati i servizi sanitari, le direzioni degli istituti di pena, gli enti locali e il volontariato, per la messa a disposizione di mediatori culturali e per la predisposizione di opportunità di accoglienza all'esterno del carcere, in modo da consentire la fruizione delle opportunità consentite dall'ordinamento penitenziario. Indicazioni sui modelli organizzativi. Il decreto legislativo n. 230/1999, prevede che gli obiettivi per la tutela della salute dei detenuti, degli internati e dei minori del circuito penale siano precisati nei programmi delle regioni e delle aziende sanitarie e realizzati mediante l'individuazione di specifici modelli organizzativi, anche di tipo dipartimentale, differenziati in rapporto alla tipologia e alla consistenza degli istituti di pena ubicati in ciascuna regione. Per tale scopo, è prioritaria una ricognizione della realtà esistente, in merito all'assistenza sanitaria negli istituti penitenziari e negli istituti di pena minorili, per quanto attiene alle risorse umane, economiche e strutturali attualmente utilizzate. I provveditorati e i centri per la giustizia minorile forniranno alle regioni un dettagliato elenco dei locali ad uso sanitario giù utilizzati sia dalle aziende sanitarie che dall'Amministrazione penitenziaria e dalla giustizia minorile. Del pari, verrà fornito l'elenco con lo stato di conservazione e l'efficienza delle strumentazioni presenti e gli arredi utilizzati in detti locali alla data del 1° gennaio 2007, ai sensi dell' art. 6 del decreto legislativo n. 230/1999. Fino a nuove disposizioni, le aziende sanitarie continueranno ad utilizzare detti spazi, anche per uso sanitario-amministrativo, mentre le strumentazioni ed il mobilio per uso sanitario, saranno trasferiti con decreto delle amministrazioni competenti. Pur tenendo conto che l'organizzazione dei servizi del Servizio sanitario nazionale è di competenza regionale, in considerazione della specificità del contesto degli istituti di pena, è necessario assicurare in tutto il sistema sanitario penitenziario ed extra-murario un'organizzazione omogenea dei servizi, per garantire in modo uniforme i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie. A tal fine, le regioni, entro il termine previsto dall'art. 3, comma 4, ultimo periodo, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui il presente allegato costituisce parte integrante, individuano strumenti omogenei più idonei per assicurare, nel rispetto della normativa applicabile al Servizio sanitario nazionale ed in conformità ai modelli organizzativi adottati dalle singole regioni, la necessaria continuità nell'esercizio delle funzioni trasferite. La definizione dei modelli organizzativi deve tener conto di criteri diversificati, quali il numero dei detenuti previsti per capienza negli istituti di pena, ma anche la tipologia dei ristretti (minori, donne, disabili, persone affette da specifiche patologie ...), o particolari esigenze di sicurezza (collaboratori di giustizia, alta sicurezza, ecc.). Tenuto conto di ciò, e nell'ambito delle risorse finanziarie, umane e strumentali trasferite, si propone quanto segue: nelle aziende sanitarie sul cui territorio sono presenti istituti penitenziari con una capienza complessiva fino a 200 detenuti, istituire un servizio multiprofessionale che assicuri le prestazioni di base e specialistiche. Il medico responsabile del servizio coordina le prestazioni erogate dalle strutture e dal personale dell'azienda sanitaria. La regione stabilisce la collocazione organizzativa del servizio nell'ambito del distretto o alle dirette dipendenze della direzione sanitaria dell'azienda sanitaria; nelle aziende sanitarie sul cui territorio sono presenti istituti penitenziari con una capienza complessiva da 200 a 500 detenuti, istituire una unità operativa multiprofessionale, ai fini della erogazione delle prestazioni di base e specialistiche. Il medico responsabile dell'unità coordina la medicina generale e quella specialistica, promuove gli interventi necessari da parte delle competenti articolazioni organizzative delle aziende sanitarie; nelle aziende sanitarie sul cui territorio sono presenti istituti penitenziari con una capienza complessiva di oltre 500 detenuti, o istituti sede di centro clinico o di sezioni specializzate di degenza ospedaliera, osservazione e/o riabilitazione psichiatrica, disabilità motoria, malattie infettive, ovvero quando presenti più istituti penitenziari anche di diversa tipologia (minorili, femminili), l'indicazione è di istituire idonea struttura con autonomia organizzativa;