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I frequenti arresti di giovani nigeriani (alcuni dei quali richiedenti asilo), in particolare per spaccio di droga, come l'ultimo in ordine di tempo avvenuto a Modena, sembrano essere un campanello d'allarme chiaro e da non sottovalutare rispetto all'esistenza di una vera e propria organizzazione criminale; il quarto rapporto trimestrale sulle aree settentrionali per la presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso, a cura dell'osservatorio sulla criminalità organizzata dell'università degli studi di Milano, ha dedicato ampio spazio alla mafia nigeriana, sottolineando anche un'accresciuta offensività dei clan nigeriani soprattutto in Emilia-Romagna; nel rapporto si evidenzia come le aree maggiormente interessate dal fenomeno siano Piemonte e Lombardia ma si sottolinea anche che "la criminalità organizzata nigeriana presenta un buon livello di penetrazione e presenza anche in Liguria, Emilia-Romagna e Veneto (…) L'Emilia Romagna ha anch'essa una numerosa comunità nigeriana residente. Le organizzazioni criminali centrafricane vi operano in diversi settori, dal traffico di sostanze stupefacenti alla ricettazione, fino alla tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e al lavoro nero; e sono principalmente insediate nei territori di Bologna, Reggio Emilia, Modena, Ravenna e Rimini, anche se, proprio per la struttura reticolare, se ne ha una presenza diffusa sull'intero territorio della regione"; si legge inoltre: "In questo quadro resta da sottolineare la particolare situazione venutasi a creare nella città di Ferrara, dove una forte comunità nigeriana ha avuto un momento importante di espansione sul finire del primo decennio degli anni duemila. Diverse indagini hanno infatti evidenziato come il mercato della cocaina sul territorio ferrarese sia gestito da uomini di nazionalità nigeriana, confermando anche qui il più volte citato legame esistente tra sfruttamento della prostituzione e traffico di droga. Gli uomini nigeriani organizzerebbero e gestirebbero cioè il traffico della cocaina, grazie anche ai proventi che le mesdames nigeriane ricavano dallo sfruttamento della prostituzione"; diverse inchieste giornalistiche, tra l'altro, hanno trattato proprio del radicamento della mafia nigeriana sul territorio dell'Emilia-Romagna. Esiste infatti più di una relazione, anche recente, che ben descrive la presenza del fenomeno in città; già 10 anni fa, infatti, il rapporto sulla criminalità in Italia del Ministero dell'interno parlava dell'Emilia-Romagna come una delle regioni più coinvolte dalla malavita africana. In particolare, negli anni '80, erano state riscontrate nel Nord Italia "isolate presenze di comunità nigeriane" che, negli anni, sono diventate più fitte e organizzate, confermando la presenza di un "reticolo criminale organizzato" con caratteristiche di tipo mafioso, e operante soprattutto nel campo degli stupefacenti e dello sfruttamento della prostituzione; nel 2017, anche la Regione ha ritenuto necessario approfondire ulteriormente lo studio sulla presenza della mafia nigeriana sul suo territorio, attraverso l'osservatorio regionale sui fenomeni connessi al crimine organizzato mafioso; con l'aumento degli sbarchi negli ultimi anni, sono inoltre approdati sul territorio italiano migliaia di nigeriani richiedenti asilo, situazione che, a parere dell'interrogante, deve essere altamente monitorata in relazione ai fenomeni descritti; occorre, a parere dell'interrogante, prestare fortissima attenzione anche alle potenziali infiltrazioni jihadiste legate a Boko Haram, poiché non si può definitivamente e totalmente escludere che i proventi del traffico di droga finiscano per finanziare organizzazioni terroristiche, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo abbiano intrapreso o intendano intraprendere per contrastare la presenza della mafia nigeriana nel nostro Paese; se intendano valutare di stipulare accordi bilaterali con la Nigeria al fine di individuare soluzioni per lo smantellamento della rete della mafia nigeriana e per imporre che gli appartenenti alla rete mafiosa e gli spacciatori parte di questa rete, individuati sul territorio nazionale, vengano immediatamente rimpatriati e scontino la loro pena nel Paese di origine. Atto n. 4-01277 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: una campagna è stata promossa dal presidente della federazione nazionale ordini dei medici chirurghi e odontoiatri nonché presidente dell'ordine medici di Bari, Filippo Anelli, in risposta alle richieste di autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna; il rischio di gravissime ricadute sulla salute dei cittadini è stato denunciato attraverso manifesti affissi in molte città italiane; la campagna punta ad alzare l'attenzione sulle possibili conseguenze del regionalismo differenziato: una questione che rischia di passare inosservata e che invece potrebbe avere conseguenze sull'unità nazionale e sull'uguaglianza dei cittadini nell'accesso al diritto alla salute; la campagna è accompagnata dall' hashtag "Sì al SSN", che richiama il Servizio sanitario nazionale e i suoi valori di equità, uguaglianza e solidarietà come baluardo conto derive che potrebbero produrre cittadini italiani di serie A e cittadini italiani di serie B in alcuni ambiti come la sanità, a seconda della regione in cui vivono, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che la preoccupazione dei professionisti della salute di fronte a una riforma poco trasparente e i relativi timori che essa possa minare il principio di solidarietà del sistema sanitario nazionale nel suo complesso siano fondati; se reputi fondamentale che il sistema sanitario possa continuare a garantire i livelli essenziali delle prestazioni, da cui dipendono imprescindibili diritti sociali e civili dei cittadini. Atto n. 4-01278 DESSI' SANTILLO RICCARDI L'ABBATE DI NICOLA LOMUTI CASTELLONE Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che il Comune di Porto Cesaraeo (Lecce), in data 28 giugno 2018, ha affisso all'albo pretorio "Avviso di pubblicazione domanda di concessione demaniale marittima" (prot. n. 15361) relativamente alla richiesta della dottoressa Elsa Valeria Mignone, presentata per conto proprio e degli altri soggetti interessati, tesa ad ottenere il rilascio della concessione per un'area demaniale marittima di circa 42,60 metri quadrati, in località Scalo di Furno-Bacino grande, allo scopo di mantenere una porzione di fabbricato a tre piani e relativo giardino di pertinenza; considerato che, per quanti risulta agli interroganti: la richiedente a tutt'oggi è proprietaria dell'immobile costruito in parte su suolo demaniale; la proprietaria stessa in data 6 novembre 2018 ha inoltrato, alla Capitaneria di porto di Gallipoli, alla Direzione regionale Puglia e Basilicata dell'Agenzia del demanio, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Provveditorato di Bari (ufficio genio civile), una richiesta di sollecito alla conclusione dell'istanza di sdemanializzazione presentata con nota del 21 dicembre 1978 e acquisita in pari data al protocollo della Capitaneria di porto di Gallipoli; considerato inoltre che, per quanto risulta: si apprende dalla richiesta di sollecito che dopo 41 anni si insiste ancora nell'ottenere la sdemanializzazione;