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Per queste ragioni, la previsione di una competenza collegiale per le cause di primo grado appare necessaria non solo per assicurare una più ponderata decisione delle cause di maggiore importanza, ma anche per consentire lo svolgimento della necessaria attività di formazione dei giudici tributari, mediante confronto con i colleghi più anziani. Si propone dunque, alla lettera n) , di prevedere l'attribuzione delle cause di primo grado relative ai tributi di valore superiore a 100.000 euro a un collegio composto di tre membri, e delle altre cause tributarie di primo grado a un giudice di ruolo monocratico con almeno tre anni di servizio nel sistema della giustizia tributaria. Si ritiene che un altro punto qualificante della riforma del rito tributario possa essere costituito dalla disciplina della udienza telematica, in conformità alla proposta formulata alla lettera o) . Una tale disciplina, che tende a valorizzare le potenzialità delle nuove tecnologie e potrebbe avere un effetto espansivo per la disciplina di altri procedimenti giurisdizionali, dovrebbe avere carattere derogatorio rispetto alla tradizionale udienza in presenza e dovrebbe essere attivata su opzione espressa di una delle parti entro il termine di cinque giorni dalla data di comunicazione dell'udienza, in mancanza di opposizione della controparte nei dieci giorni successivi. Un tale sistema favorirebbe l'economicità e l'efficienza del processo e dovrebbe comunque garantire la corretta autenticazione delle parti e dei difensori, la tutela del contraddittorio e dei dati personali, il corretto svolgimento delle attività collegiali e l'assistenza del pubblico alle udienze pubbliche attraverso idonee piattaforme telematiche. b) Gli strumenti conciliativi Nel sistema della giurisdizione tributaria dovrebbero assumere particolare rilevanza gli strumenti conciliativi, che appaiono espressione dei valori della collaborazione e della buona fede a cui il sistema tributario dovrebbe ispirarsi, ai sensi dell'articolo 10, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212, (Statuto del contribuente) e in attuazione dei generali principi di capacità contributiva e di buon andamento. Tali strumenti dovrebbero essere altresì coordinati con i mezzi di definizione della controversia in sede amministrativa, quali l'accertamento con adesione nella fase sia antecedente che successiva all'adozione dell'atto impositivo, e dovrebbero favorire una maggiore coscienza dei doveri contributivi, un più equo sistema di tassazione, una consistente deflazione del contenzioso, una più efficace attività di riscossione e una maggiore stabilità e certezza dei rapporti fiscali per le imprese, con conseguenti vantaggi per l'equilibrio del sistema economico nel suo complesso. In questa prospettiva, alle lettere p) e q), si propone di conservare tutte le forme conciliative attualmente previste, sia nella fase precontenziosa, quale presupposto processuale dell'azione per le cause di valore inferiore a 50.000 euro (articolo 17- bis del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546) sia nel corso del processo (« conciliazione in udienza » di cui all'articolo 48 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e « conciliazione fuori udienza » di cui all'articolo 48- bis . Si ritiene tuttavia che nel già menzionato articolo 17- bis del decreto legislativo n. 546 del 1992, occorra sostituire la nozione di « mediazione » con quella di « conciliazione amministrativa » (lettera p) ); e ciò sia perché il termine « mediazione » costituisce fonte di equivoci, in mancanza di un soggetto in posizione di terzietà preposto all'attività di definizione, sia perché appare necessario differenziare il procedimento dalla conciliazione giudiziaria extragiudiziale prevista dai citati articoli 48 e 48- bis del decreto legislativo n. 546 del 1992. Si ritiene inoltre che, al mantenimento e alla valorizzazione degli strumenti conciliativi esistenti, si debba aggiungere – fino ad assumere un ruolo preminente – una ulteriore forma di definizione bonaria, affidata all'iniziativa del giudice, mediante estensione al processo tributario delle disposizioni contenute nell'articolo 185- bis del codice di procedura civile. Al fine di rafforzare l'efficacia di questa disposizione, è utile prevedere, altresì, che le spese del processo restino a carico della parte che non abbia accettato senza giustificato motivo la proposta del giudice, ove il riconoscimento delle sue pretese risulti inferiore al contenuto della proposta di definizione ad essa rivolta. c) Il rito e l'istruttoria Alla lettera r) si propone di includere, tra gli atti impugnabili ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, l'atto di recupero dei tributi indebitamente compensati. La norma potrebbe apparire superflua, perché la giurisprudenza ritiene pacificamente impugnabile tale categoria di atti. Ciò nonostante, si ritiene opportuno dare maggiore completezza e organicità alla disciplina processuale, anche al fine di dare migliore evidenza all'atto di recupero, quale istituto a carattere estremamente invasivo, che è stato elaborato prevalentemente attraverso la prassi e che costituisce oggetto di una disciplina normativa ancora incerta e lacunosa. Assume notevole impatto la proposta articolata alla lettera s) , con cui si intende affermare la natura decadenziale dei termini per la produzione di documenti, memorie e note di repliche, e il divieto della costituzione in giudizio « ultra-tardiva » (cioè, della costituzione in giudizio oltre il termine per la produzione di memoria difensiva, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, del decreto legislativo n. 546 del 1992). In tal modo si vuole contrastare la frequente prassi di taluni enti impositori che, in contraddizione con il loro ruolo di attori in senso sostanziale, tendono a costituirsi in giudizio e a svolgere la propria attività di difesa solo all'ultimo momento (spesso coincidente con la data stessa dell'udienza), così impedendo la formazione di un contraddittorio effettivo con il contribuente e ledendo i suoi diritti di difesa. La fissazione del termine ultimo per la costituzione in giudizio al momento del deposito della memoria difensiva assicura una maggiore parità delle parti, una maggiore pienezza del contraddittorio e una maggiore speditezza del giudizio, salvaguardando allo stesso tempo il diritto di difesa. Essa consente infatti al contribuente di conoscere e prevedere la condotta processuale dell'ente impositore prima della data dell'udienza fissata per la decisione, consentendo la facoltà di replica ed evitando un « effetto sorpresa » che potrebbe comportare la necessità di un rinvio e determinare una pronuncia basata su fatti nuovi, in precedenza non conosciuti. Con la lettera t) si propone di precisare, nel giusto contesto normativo e in conformità agli indirizzi giurisprudenziali più autorevoli, il significato e la portata delle disposizioni che prevedono il divieto di utilizzare atti e documenti di cui sui sia stata rifiutata l'esibizione in sede di verifica (cfr. articolo 32, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e articolo 52, quinto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633).