[pronunce]

8.- Ciò posto, al fine di ritenere che il fenomeno considerato confligga con l'art. 3 Cost. non giova richiamare la natura sostanziale dell'istituto della prescrizione, in uno all'esigenza di diversificare il trattamento di situazioni obiettivamente dissimili. A differenziare la fattispecie dolosa da quella colposa, assicurando la proporzionalità del trattamento sanzionatorio al disvalore del fatto, provvede la pena. Non è, per converso, imprescindibile che alla diversificazione delle risposte punitive - pure prefigurata dal legislatore - si aggiunga, sempre e comunque sia, quella dei termini di prescrizione. Come nota anche l'Avvocatura generale dello Stato, la natura sostanziale dell'istituto della prescrizione - in quanto implicante una rinuncia dello Stato alla pretesa punitiva - non vale certamente a cancellare l'eterogeneità della sua funzione rispetto a quella della pena. Al legislatore non è, in effetti, precluso di ritenere, nella sua discrezionalità, che in rapporto a determinati delitti colposi la "resistenza all'oblio" nella coscienza sociale e la complessità dell'accertamento dei fatti siano omologabili a quelle della corrispondente ipotesi dolosa, giustificando, con ciò, la sottoposizione di entrambi ad un identico termine prescrizionale. E tale apprezzamento può legittimamente esprimersi anche attraverso la introduzione di deroghe alla disciplina generale. Al riguardo, non può non ribadirsi quanto già affermato nella sentenza n. 143 del 2014: e, cioè, che simili soluzioni derogatorie possono essere giustificate da entrambi gli elementi sopra indicati - livello dell'allarme sociale e laboriosità delle attività accertative dell'illecito - e non già soltanto dal primo di essi, come invece sostiene la parte privata costituita nel giudizio promosso dal Tribunale ordinario di Velletri, facendo leva sull'asserita eccentricità di un fattore di tipo processuale, quale la complessità delle indagini, rispetto al fondamento dell'istituto della prescrizione. È ben vero che, come rileva la parte privata, la prescrizione decorre anche se il procedimento penale non viene instaurato. Ciò nondimeno, è ragionevole che il legislatore si faccia carico dell'eventualità che il termine di prescrizione risultante dall'applicazione delle regole ordinarie non permetta, anche quando il procedimento penale prenda tempestivamente avvio, di pervenire alla pronuncia definitiva prima dell'estinzione del reato. 9.- Il discorso vale in modo particolare proprio con riguardo al delitto cui si riferisce l'odierno scrutinio. È noto, infatti, come, prima della recente introduzione dei nuovi delitti in materia di ambiente, la giurisprudenza - valorizzando l'ampia comprensività del concetto di «altro disastro» (cosiddetto disastro innominato), cui fa riferimento l'art. 434 cod. pen. - abbia ripetutamente ricondotto a tale paradigma punitivo, anche e soprattutto nell'ipotesi colposa delineata dall'art. 449 cod. pen. , fatti di cosiddetto disastro ambientale. Proprio fatti di tal genere formano, del resto, oggetto di due degli odierni giudizi a quibus. Si tratta di una soluzione interpretativa che la legge 22 maggio 2015, n. 68 (Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente) ha inteso convalidare e preservare, inserendo nella formula descrittiva della nuova fattispecie tipica di disastro ambientale delineata dall'art. 452-quater cod. pen. una clausola volta espressamente a far salvi «i casi previsti dall'articolo 434». È dato di comune esperienza, altresì, come si sia al cospetto di vicende che -sebbene risultino ascrivibili a colpa - generano nell'attuale momento storico un allarme sociale particolarmente intenso e i cui effetti si manifestano spesso a notevole distanza di tempo, richiedendo nella generalità dei casi accertamenti complessi tanto nella fase delle indagini quanto in quella processuale (anche per il numero dei soggetti usualmente coinvolti). In quest'ottica, il legislatore della legge n. 251 del 2005 ha inteso quindi evitare che, per effetto della nuova regola di determinazione del tempo necessario a prescrivere, si determinasse un drastico abbattimento del termine prescrizionale della fattispecie colposa in questione (il quale sarebbe rimasto, in pratica, quasi dimezzato, passando da dieci a sei anni): esito che avrebbe impedito, in una larga percentuale di casi, di definire il processo prima dell'estinzione del reato. Tale preoccupazione si è, d'altro canto, nel frangente tradotta nella previsione di un regime che resta entro il confine del legittimo esercizio della discrezionalità legislativa in materia, proprio perché implica la semplice equiparazione di detto termine prescrizionale a quello della fattispecie dolosa, e non già - come per l'incendio - lo "scavalcamento" di quest'ultimo (soluzione costituzionalmente ingiustificabile, per le ragioni indicate nella sentenza n. 143 del 2014). La circostanza - denunciata anch'essa dalla parte privata costituita nel giudizio promosso dal Tribunale ordinario di Velletri - che la legge n. 251 del 2005 abbia, per un verso, aumentato il termine prescrizionale del disastro innominato colposo, e per l'altro ridotto quello del disastro doloso (e ciò diversamente da quanto è avvenuto con la successiva legge n. 68 del 2015, che ha assoggettato al raddoppio tanto l'ipotesi dolosa, quanto quella colposa del neointrodotto delitto di disastro ambientale), può essere eventualmente motivo di critica sul piano politico-criminale, ma non vale, di per sé, a rendere costituzionalmente illegittima la soluzione adottata. Mentre il fatto - dedotto dalla stessa parte privata - che il legislatore non abbia avvertito l'esigenza di coinvolgere nel regime del raddoppio anche altri delitti colposi, distinti da quello di cui si discute, quali i delitti contro la salute pubblica (art. 452 cod. pen . ) , resta nell'ambito degli apprezzamenti discrezionali, insuscettibili di sindacato da parte di questa Corte. 10.- Le questioni vanno dichiarate, pertanto, non fondate.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 157, sesto comma, del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), sollevate, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dalla Corte di cassazione, dal Tribunale ordinario di Velletri, dal Tribunale ordinario di Torino e dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Larino con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 novembre 2017. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 dicembre 2017. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA