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il 16 agosto 1972 vennero rinvenuti nei pressi di Riace marina (Reggio Calabria) due bronzi, due statue considerate nel mondo tra i capolavori scultorei più significativi dell'arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell'età classica. Le ipotesi sulla provenienza e sugli autori delle statue sono ancora oggi diverse; secondo un'inchiesta giornalistica del programma televisivo "Le Iene" potrebbe esistere un terzo bronzo, che sarebbe stato trafugato e venduto illegalmente all'estero. Tale tesi viene sostenuta da un appassionato di archeologia, che frequenta "tombaroli" e mercanti d'arte a Roma, e se tali affermazioni fossero vere potrebbero rivoluzionare la storia di una delle più importanti scoperte archeologiche di tutti i tempi. Si sostiene, a tal proposito, che qualcuno possa aver portato via uno scudo e una lancia spezzata in due, dalla spiaggia di Riace, proprio nei giorni del ritrovamento delle due statue, a circa 700 metri da dove sono stati recuperati i bronzi. La statua sarebbe finita "dentro la villa di un dottore a Casal Palocco", per "400 milioni di lire". Il terzo bronzo sarebbe stato venduto subito "a degli americani che venivano a cercare queste cose, le cose più belle". Oggi quella statua non è esposta ma si troverebbe "al Getty Museum di Malibù, in California"; secondo il giornalista e scrittore Fabio Isman, esperto di arte, "Almeno 47 musei del mondo sono entrati in possesso, sapendolo, di materiale proveniente da scavi illegali in Italia. Anche il Louvre e il British. Il Getty ha restituito una cinquantina di pezzi, ne aveva almeno 350 di provenienza italiana e dagli stessi mercanti sotto processo in Italia". L'ex Ministro per i beni culturali Francesco Rutelli ha ricordato proprio l'avvenuta restituzione dal Getty museum di Los Angeles di decine di opere che erano state trafugate in Italia (inclusa la Dea di Morgantina). Ciò ad ulteriore riprova di come l'Italia sia stata depredata di innumerevoli opere d'arte, finite nei musei e nelle collezioni private di tutto il mondo, decine di migliaia di quadri, sculture e arazzi finiti altrove in modo più o meno legale. Una così alta e preziosa concentrazione di opere italiane all'estero e la dispersione di opere di pregio e grandi collezioni arreca un inestimabile danno culturale e patrimoniale ma anche economico all'Italia; si tratta di un fenomeno molto complesso che ha generato un volume d'affari milionario, nel quale a vari livelli si intrecciano le vicende di "furbetti", "tombaroli", e veri e propri "professionisti" del furto di opere d'arte, senza dimenticare mercanti, antiquari e mediatori che hanno spinto ricchi investitori stranieri all'acquisto di opere di grande pregio, talvolta portate via a una villa, ad un castello o ad una chiesa, imballati e venduti a musei esteri. Aristocratici in rovina si sono disfatti delle opere di famiglia; mercanti ed appassionati che hanno approfittato di situazioni favorevoli. Sono storie dell'Italia che, come diceva qualcuno, forse dovrebbe coltivare uno sguardo più lungo e smetterla di considerare il lavoro di storici dell'arte, archeologi, esperti di epigrafia e restauratori come divertissement di intellettuali annoiati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia avviato verifiche atte ad accertare la possibile esistenza di un terzo bronzo di Riace; se non intenda intraprendere una ricognizione aggiornata dei beni culturali trafugati e trasferiti in modo illegittimo all'estero, anche attraverso la costituzione di una commissione speciale di indagine o avvalendosi di una taske force di esperti d'arte e consulenti tecnici e legali. Atto n. 4-02431 PAPATHEU Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nel corso dell'iniziativa "Sindaci d'Italia" promossa da Poste italiane e svoltasi il 26 ottobre 2019 a Roma è intervenuto il Ministro in indirizzo, che in tale occasione ha preannunciato nuove assunzioni in Poste italiane grazie agli effetti delle pensioni anticipate con "quota 100". "Un passo concreto arriverà dalle circa 7mila nuove assunzioni di giovani che Poste ha programmato e che in larga parte scaturiscono dal turnover di Quota 100". L'obiettivo dei nuovi posti di lavoro da ricondurre agli effetti di quota 100, al momento, in realtà stride con quanto asserito dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, perché la misura è stata richiesta, come certificano i dati Inps, da un numero inferiore di persone rispetto a quelle in origine previste e per le quali vennero stanziate apposite risorse nella legge di bilancio per il 2019; il 25 ottobre c'è stato uno sciopero del personale di Poste italiane, motivato dal fatto che prima di assumere nuova forza lavoro andrebbe valutata e stabilizzata la posizione del personale precario o a tempo determinato in organico a tale società, che per il 64 per cento viene controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze: c'è chi ha un contratto a termine e chi da tempo attende invano che il proprio contratto venga trasformato da part time a full time ; l'integrazione di un congruo numero di risorse per garantire servizi efficienti deve, pertanto, tenere conto dei diritti e delle legittime aspettative di tali livelli occupazionali. Occorre tutelare la qualità e la dignità di tutti i lavoratori e senza disparità nella risoluzione di aspetti critici, come gli effetti di quota 100, ma anche gli incentivi economici per lasciare il servizio e le condizioni in cui operano i lavoratori come nel caso dei giovani sportellisti part time , ad esempio coloro che hanno deciso di lasciare la Sicilia per trasferirsi in altre regioni; risultano, inoltre, stando a quanto rappresentato da alcuni sindacati, tensioni e conflitti tra i vari ruoli all'interno degli uffici postali, di recapito e nei centri di smistamento. La Cisl ha evidenziato casi di "sfruttamento dei pochi ragazzi assunti a tempo determinato, che non potranno mai avere un futuro stabile soprattutto in Sicilia". A causa del "decreto dignità" questi giovani precari "non possono superare i 12 mesi di lavoro, ma spesso Poste Italiane non rispetta neanche questo limite, e dopo qualche mese di lavoro, li rispedisce a casa, come dei pacchi. (...) Dopo averli assunti e sfruttati qualche mese, l'azienda procede in maniera repentina a fare un cambio con nuove assunzioni. La conseguenza è il peggioramento della qualità del servizio a discapito della clientela". Occorre, inoltre, chiarire se siano fondati alcuni presunti casi nei quali sarebbe stato rappresentato al personale che per ottenere il trasferimento sarebbe stato necessario dimezzare il proprio stipendio, accettando il part time e, quindi, liberando dei posti; viene lamentato inoltre che sia necessaria l'abolizione del recapito a "giorni alterni" che dopo 5 anni di "sperimentazione" va considerato un flop e ha portato ad un servizio al di sotto degli auspicati standard , a tagli occupazionali e all'aumento della precarietà con conseguenti drastiche riduzioni dei diritti dei lavoratori.