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Abbiamo quindi istituito un meccanismo che potremmo definire di normalizzazione. Se non ci piace questa parola, potremmo trovare molti sinonimi, ma l'idea è esattamente quella. Parliamo di due concorsi, quello straordinario e quello ordinario, grazie ai quali il prossimo anno ci saranno 48.000 nuovi posti, e ciò è significativo nell'Italia di oggi. Attorno a questo meccanismo e all'ipotesi sulla quale stiamo ragionando, proviamo a invertire quella tendenza accumulatasi per anni. Non siamo certo riusciti a risolvere tutte le questioni emerse, ma abbiamo cominciato a farlo. Questo Governo ha tutta la forza per poterle affrontare nel corso dei mesi che verranno. Sono ovviamente sensibile anche alla questione dei lavoratori delle pulizie prima richiamata, anche perché ritengo che la scuola pubblica italiana sia esattamente questo: i docenti, gli insegnanti, i presidi ma ovviamente anche i lavoratori ATA e coloro che consentono effettivamente che tutte le mattine le scuole aprano. So bene, quindi, che dobbiamo guardare con grande attenzione a quel mondo e dobbiamo cercare di fare nel migliore dei modi il processo di assorbimento all'interno dello Stato degli ex LSU. Anche questo è un grande fatto politico, perché per la prima volta, dopo quasi venticinque anni, si affronta una questione che comunque vede una condizione sociale drammatica. Ci sono imprese e ditte di pulizie che dal mese di luglio non pagano gli stipendi agli ex LSU che, nonostante ciò, contribuiscono a tenere le scuole aperte. Sarà un problema per questo Paese, sarà un problema anche di giustizia sociale, oppure possiamo far finta di niente? Tutto questo per dire che il decreto-legge al nostro esame prova davvero ad affrontare molte delle questioni in essere e a invertire davvero la tendenza. Certo, comprendiamo che la discussione sia forse un po' viziata dal canto delle sirene del cosiddetto decreto scuola «salvo intese», annunciato qualche mese fa, che aveva prodotto probabilmente grandi aspettative e che però - fatemelo dire - a me pare essere stato prevalentemente un clamoroso atto di propaganda. Ben poca realtà ma molta, molta propaganda. (Applausi della senatrice Russo) . Davvero dovremmo chiederci - se lo dovrebbe chiedere tutta la scuola pubblica italiana - come mai non è stato mai realmente portato in discussione ed è rimasto un pezzo di carta, forse perché è stato giocato sulla pelle degli insegnanti e dei precari, appunto per qualche elemento di propaganda elettorale. In conclusione, Presidente, penso di poter dire senza enfasi, con coscienza e con la piena comprensione di tutti gli elementi di difficoltà del caso, che siamo agli inizi di un percorso vero di controtendenza e occorre continuare il lavoro di superamento di una lunga incrostazione. Credo che possiamo realmente immaginare di restituire alla scuola pubblica italiana il suo ruolo originale, peraltro scolpito con parole molto chiare, molto nette e inequivocabili nella nostra Costituzione repubblicana. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Misto). PRESIDENTE . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 1633, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, recante misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 126, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 14 per la prosecuzione dei lavori, così come concordato. (La seduta, sospesa alle ore 13,51, è ripresa alle ore 14,03) . FANTETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, intervengo per ringraziare la maggioranza e il Governo per l'accoglimento della proposta di Forza Italia, che introduce l'acquisizione generalizzata delle competenze digitali e del cosiddetto coding da parte dei docenti della scuola italiana. Letteralmente coding significa programmazione informatica ed è una disciplina che ha come base il pensiero computazionale, cioè tutti quei processi mentali, che mirano alla risoluzione di problemi, combinando metodi caratteristici e strumenti intellettuali. Si tratta, colleghi, di una vera e propria svolta per la scuola italiana: nel momento in cui si delibera l'assunzione di 48.000 docenti (24.000 con concorso straordinario e gli altri 24.000 con concorso ordinario) si inserisce infatti una norma finalizzata ad assicurare che tutti i docenti della scuola italiana abbiano le competenze proprie dei docenti del terzo millennio. Per questo il Gruppo Forza Italia ha chiesto l'acquisizione delle competenze digitali e del coding da parte dei docenti che saranno assunti a seguito dei bandi di concorso, ma anche di proseguire, senza soluzione di continuità, nella formazione digitale di tutti docenti, che d'ora in avanti si formeranno nelle scuole e nelle università italiane attraverso i 24 crediti formativi universitari richiesti. Signor Presidente, il coding è già una materia fondamentale per le nuove generazioni di studenti, per l'alfabetizzazione nei linguaggi e nelle nuove tecnologie e per dominarli, e rappresenta la quarta abilità di base della scuola del terzo millennio, in continuità con il leggere, lo scrivere e il far di conto. Ciò è indispensabile, com'è stato detto, per non avere, nell'era dell'intelligenza artificiale degli analfabeti di ritorno al termine degli studi superiori, e per non farne dei disoccupati da formare nuovamente con nuovi costi per la collettività. Signor Presidente, colleghi, noi moderni liberali di centrodestra riteniamo che la scuola italiana debba guardare più convintamente ai meriti della rivoluzione digitale, propri della nostra epoca, e soprattutto di quell'epoca in cui opereranno gli studenti che formiamo ora: una realtà che sarà globale (da ciò deriva l'importanza fondamentale della perfetta conoscenza della lingua inglese, molto migliore di quella attualmente fornita) e molto competitiva (per cui si dovrebbero prevedere durate equivalenti a quelle delle altre scuole pubbliche superiori, senza costringere i nostri studenti a restare sui banchi un anno in più dei loro coetanei).