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Il senatore Zanda ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03221 sulle iniziative per la costituzione di un sistema europeo di difesa e sicurezza, per tre minuti. ZANDA (PD) . Signor Ministro della difesa, considero molto importante che proprio oggi il Senato possa rivolgersi a lei sul tema della difesa europea. Dico in premessa che considero le Forze armate uno strumento di pace e anzi nel nostro Paese, anche i sensi della nostra Costituzione, uno dei principali strumenti di pace di cui esso dispone e ne dispone esclusivamente con funzione di difesa. Varie volte in questa legislatura ho richiamato - devo dire con un discreto isolamento - l'urgenza di una più completa unità politica dell'Europa, con priorità nella politica estera e di difesa comune. La guerra della Russia di Putin in Ucraina ha fatto riemergere quasi all'unanimità nel mondo politico italiano il tema della difesa europea, che in verità dagli anni Cinquanta era stato praticamente riservato solo agli specialisti. Lei, signor Ministro, ha detto recentemente, e non soltanto una volta, che il tema della difesa europea è un tema politico prima che tecnico-militare e io condivido questa sua considerazione, perché è la stessa struttura istituzionale e politica dell'Unione europea a rendere complessa la creazione di una vera Forza armata europea. I nodi da sciogliere prioritariamente sono tanti: sono d'accordo tutti i 27 componenti dell'Unione? Quale autorità politica e democratica dovrebbe guidare le Forze armate europee? Ci serve un'Europa a due velocità? La regola dell'unanimità è compatibile con una politica estera e di difesa comune? Non le chiedo di rispondere a tutte queste domande, ma sarei molto rassicurato dal sapere da lei che il Governo italiano sta lavorando per sciogliere diplomaticamente tutti questi nodi e la ringrazio sin d'ora per la sua risposta. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Guerini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. GUERINI, ministro della difesa . Signor Presidente, onorevoli senatori, più volte ho avuto modo di ribadire - come ricordato dal senatore interrogante - che il tema della difesa comune europea è sempre stato presente nell'agenda del Dicastero e del nostro Governo. Se l'Unione europea, infatti, vuole essere un attore globale, deve dotarsi di una politica estera e di difesa comune, che consenta un'autonomia strategica a tutto campo. Si tratta di un obiettivo ambizioso e che presuppone un percorso impegnativo, innanzitutto dal punto di vista politico. Lungo questo percorso, un passo fondamentale - direi addirittura storico - è stato compiuto esattamente una settimana fa, il 24 marzo, con l'adozione formale, da parte del Consiglio europeo, della bussola strategica, un documento che rappresenta il culmine di un lavoro durato circa due anni, e che rappresenta un'occasione unica per il rafforzamento della politica di sicurezza e difesa dell'Unione europea. Il documento, che ha visto i contributi di pensiero di tutti gli Stati membri, segna un autentico spartiacque in tema di sicurezza collettiva. Prevede una corposa serie di provvedimenti, da implementare alle scadenze previste, da oggi sino al 2030, che afferiscono a quattro aree ben definite: la capacità di agire in contesti di prevenzione e gestione delle crisi; la capacità di proteggere, con particolare riferimento al libero accesso nei domini marittimo, cibernetico e spaziale; l'investimento in termini di sviluppo di capacità congiunte in ambito Unione; il rafforzamento dei rapporti di partenariato. In quest'ottica - e vengo al quesito rivoltomi - un ruolo fondamentale riveste la previsione volta a costituire una forza di intervento rapido di 5.000 militari per tipologie di crisi differenziate, con capacità di operare anche in ambiente non permissivo. Si tratta di una capacità interforze con assetti terrestri, aerei e navali, che dovrà raggiungere entro il 2025 la piena operatività, grazie anche all'istituzione di un'unità di pianificazione militare e capacità di condotta. La dimensione delle forze, tuttavia, non esaurisce lo spettro delle capacità di cui l'Unione si deve dotare per essere credibile e competitiva e per acquisire l'autonomia strategica menzionata dall'interrogante. Una direzione altrettanto fondamentale, lungo la quale è necessario perseverare, riguarda il settore della ricerca e dello sviluppo, che, per l'industria nazionale della difesa, rappresenta un'opportunità di cooperazione e, nel contempo, di affermazione del proprio know how . In quest'ottica, la Difesa italiana dovrà saper raccogliere la sfida di una funzionale integrazione comunitaria, sia attraverso il rafforzamento del ruolo dell'Italia nelle iniziative dello European defence fund (EDF), partecipandovi attivamente, in maniera qualificata e presidiandone i futuri potenziali sviluppi; sia perseguendo una piena integrazione civile e militare nel campo della ricerca, rimuovendo ogni residua distinzione concettuale, programmatica e finanziaria, che non paga, rispetto al valore aggiunto che si può ottenere dalla sinergia di tutte le risorse a disposizione. Al fine di sostenere questi obiettivi strategici, avvierò a breve i lavori di un tavolo di coordinamento per la politica industriale che ho di recente istituito. Ed è nell'ottica di questa integrazione comunitaria, onorevoli senatori, che ogni singola iniziativa deve essere ricondotta se vogliamo confermarci attori credibili e affidabili in un'Europa credibile e affidabile, consapevole delle responsabilità che derivano dallo scenario internazionale nel quale ci troviamo e che, specialmente nell'attuale momento storico, siamo chiamati ad assumerci; anche sul piano degli investimenti e delle risorse dedicate. È un percorso che va affrontato con gradualità e costanza, tenendo certamente conto dei vincoli finanziari, ma mantenendo ben chiara la direzione di marcia che l'Italia intende perseguire. Per raggiungere un adeguato livello di capacità strategiche comuni e una base tecnologica e industriale condivisa, sono certamente necessarie scelte politiche chiare e determinate e risorse conseguenti da parte di tutti gli Stati membri. Su questo, anche alla luce del dibattito di questi giorni, voglio assicurare che l'Italia sta facendo e continuerà sempre di più a fare, senza alcun tentennamento, la sua parte. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Zanda, per due minuti. ZANDA (PD) . Signor Ministro, la ringrazio per la sua risposta che naturalmente approvo, così come considero importanti le iniziative prese dall'Unione europea anche su impulso dell'Italia. Confido che il Governo italiano, lei personalmente, e la nostra diplomazia continueranno in questa opera che ha un'importanza strategica per il futuro non solo del nostro Paese ma anche dell'Europa. Aggiungo soltanto la grande importanza che ha in questo quadro anche il tentativo di arrivare a una maggiore integrazione delle industrie europee degli armamenti che - come lei certamente sa - costituiscono una parte molto rilevante di questo processo, la cui integrazione può portare non soltanto a una riduzione di spese, ma anche a un miglioramento molto consistente della qualità dei nostri armamenti. (Applausi) . PRESIDENTE .