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RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, innanzitutto ricordo l'anomalia di quest'anno. Qualche mese fa abbiamo portato in Assemblea un DEF preparato dal Governo precedente, in assenza di un Governo votato, ed è la prima volta che ciò accade nella storia del nostro Parlamento. (Commenti della senatrice Bellanova) . Quest'oggi portiamo in Assemblea il rendiconto per il 2017 e l'assestamento per il 2018 fatti ancora dal Governo precedente (Applausi della senatrice Bottici) . Partendo dal rendiconto possiamo fare alcune dissertazioni sui risultati derivanti da politiche nate magari secondo le migliori intenzioni, ma che non hanno avuto i risultati sperati. Ho l'obbligo di ricordare che ciò è stato decretato da tutte le persone che non hanno avuto, nella loro vita, come famiglie o come imprenditori, i risultati sperati. A mio avviso, gli elettori hanno sempre ragione - e l'ho sempre pensato, anche quando magari era il mio movimento essere penalizzato - e gli elettori hanno detto che le politiche del PD sono state sbagliate o comunque non hanno dato i risultati sperati. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Evidentemente qualcosa è andato storto. Mi soffermerò soltanto su alcuni aspetti, iniziando dalla finanza pubblica. Sul rendiconto si legge che i dati riferiti all'ultimo esercizio, e resi noti dall'ISTAT, attestano un indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni per il 2017 pari, in valore assoluto, a -39,691 miliardi di euro, corrispondente al 2,3 per cento del PIL, al netto degli interventi sul settore bancario. Quindi, al netto delle disastrose misure salva banche, che hanno avuto un impatto dello 0,4 per cento del PIL, secondo i dati del DEF, il deficit per il 2017 si è assestato a -33,184 miliardi di euro, che corrisponde all'1,9 per cento del PIL. Quindi, sono dati ben lontani da quelli forniti dal DEF 2018, dove si prevedeva una riduzione del deficit all'1,6 per cento del PIL nel 2018. Sono dati che rappresentano l'eredità del PD. La crisi bancaria e le disastrose politiche di salvataggio messe in campo, tramite riforme dal nostro punto di vista sbagliate e certamente portate avanti con troppa fretta, non hanno certamente portato beneficio al sistema, ma forse hanno agevolato alcuni. Penso - ad esempio - alla riforma del credito cooperativo, che ha accorpato in una maxiholding una realtà fatta di piccole e medie banche di credito territoriali, che hanno rappresentato e rappresentano la vera spina dorsale del settore produttivo italiano e che da sole, durante gli anni della crisi, hanno sostenuto il tessuto imprenditoriale del nostro Paese, composto - anche se a qualcuno dà fastidio - da piccoli e medi artigiani e da produttori locali (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Non dimentichiamolo mai. È stata una riforma che ha devastato la nostra rete mutualistica locale e non ha scalfito certamente il sistema dei prestiti alle grandi SpA o alle mega holding multinazionali. Tra l'altro, dai dati emersi, al contrario delle previsioni iniziali, le operazioni che hanno coinvolto le banche in difficoltà hanno causato, nel 2017, effetti anche sull'indebitamento netto, per un totale di circa 6,3 miliardi di euro (1,6 miliardi di euro causati dalle operazioni relative al Monte dei Paschi di Siena e circa 4,8 miliardi di euro derivanti dalle operazioni sulle banche venete). Ma anche la Corte dei conti - come ha ricordato qualche collega prima - nel referto al Parlamento sul rendiconto 2017, ha evidenziato delle anomalie e delle incongruenze nella contabilità delle amministrazioni. Ha infatti confermato rilievi critici già emersi negli scorsi esercizi, a causa di diversi fattori: prima di tutto l'esistenza di incongruenze contabili all'interno dello stesso rendiconto delle entrate, essendo stati riportati, aggregati in ordine di importo per titoli, per tipologia e per capitoli, i riaccertamenti e le insussistenze effettuati; in secondo luogo, per la mancata evidenziazione delle riscossioni in conto residui operate nell'esercizio di riferimento, che si trovano invece cumulate con quelle operate in esercizi precedenti e rimaste da versare, incidendo negativamente sulla trasparenza di bilancio. Infine, si è evidenziato, a livello di unità elementare di bilancio, un cospicuo numero di capitoli e articoli per i quali gli accertamenti sono inferiori alle previsioni, sia iniziali che definitive, tanto per la competenza che per la cassa. Questa è l'eredità che ci ha lasciato il precedente Governo, alla quale abbiamo cercato di dare un'iniziale ma significativa risposta all'interno del tanto contestato milleproroghe. Prima di tutto, sulle banche abbiamo emanato norme di attuazione per il fondo di ristoro finanziario, per rendere effettive le norme messe in atto. A tutela dei risparmiatori, abbiamo accelerato sul tema dei rimborsi, per far sì che i risparmiatori possano avanzare istanza alla Consob per ottenere immediatamente l'erogazione dell'importo liquidato, nella misura del 30 per cento e con il limite massimo di 100.000 euro. Un secondo intervento di carattere sistemico riguarda il credito cooperativo: abbiamo cercato di limitare la precedente riforma, per far sì che le piccole realtà mutualistiche locali non finiscano fagocitate dalla capogruppo, per tutelarle dal rischio di trasformarle in una mega SpA, esposta alla possibilità di scalate, anche estere. Ma passiamo ora al tema della pressione fiscale. Nel DEF si leggeva che la pressione fiscale, passando dal 42,7 al 42,5, si è ridotta di 0,2 punti percentuali (l'hanno detto in molti). Si tratta di una flessione che riflette l'andamento delle imposte dirette in conto capitale, che sono diminuite in valore assoluto per i minori incassi della voluntary disclosure , dopo quelli già registrati nel 2016. Però, anche se il collega Misiani ha detto che c'è stata crescita, l'Italia rimane ancora ultima per crescita tra i Paesi fondatori dell'Unione europea e comunque fanalino di coda anche nel blocco dei Paesi orientali, perché rimaniamo in presenza di una pressione fiscale ancora troppo alta, se si vuole davvero rilanciare il Paese. E comunque le imprese italiane sono quelle che versano più soldi nelle casse dello Stato, mentre le famiglie subiscono una pressione fiscale opprimente e non possono usufruire degli stessi servizi dei cittadini di altri Paesi del Nord Europa. Sono state fatte molte illazioni su quello che succederà nei prossimi giorni, a partire dalla Nota di aggiornamento al DEF e poi dalla manovra. Noi abbiamo in mente un altro modo per far ripartire il Paese: certamente cominciare a inserire e ad applicare la flat tax . È evidente - ed è stato detto da molti - che non tutto quello che è scritto nel contratto di Governo potrà essere nella prossima legge di stabilità, perché non siamo alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts, ma siamo in un Parlamento, di fronte a un Governo che deve presentare dei programmi che possano avere un equilibrio e una fattibilità. Noi siamo consapevoli che questo Paese ha bisogno di ripartire;