[pronunce]

Nel caso in esame, però, la praticabilità della misura sarebbe ostacolata dai tempi necessari per gli spostamenti con i mezzi pubblici - unici utilizzabili - dalla casa circondariale di Udine al comune dove l'istante è inserito in un programma di lavoro. Alla luce degli elementi acquisiti, d'altro canto, l'istante non potrebbe essere considerato persona tossicodipendente, sicché non sarebbe possibile disporre nemmeno l'affidamento in prova al servizio sociale a scopo terapeutico, ai sensi dell'art. 94 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza). 1.2.- Ciò premesso, il giudice a quo dubita, tuttavia, della legittimità costituzionale dell'art. 47-ter, comma 1-bis, ordin. penit. , nella parte in cui non prevede che ai condannati definitivi cosiddetti liberi sospesi prima dell'entrata in vigore del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari) possa essere concessa la detenzione domiciliare per espiare una pena detentiva non superiore a quattro anni, indipendentemente dalle condizioni di cui al comma 1 dello stesso art. 47-ter ordin. penit. , quando non ricorrono i presupposti per l'affidamento in prova al servizio sociale e sempre che la misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati, e sussistano, altresì, comprovate esigenze familiari, di studio, di formazione professionale, di lavoro o di salute del condannato, secondo quanto prevede l'art. 56 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), come sostituito dall'art. 71, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 150 del 2022, nei limiti delle condizioni soggettive stabilite dall'art. 59 e con le prescrizioni minime indicate dall'art. 56-ter della medesima legge (articoli rispettivamente sostituito e aggiunto dalle lettere g e d dell'art. 71, comma 1, del d.lgs. n. 150 del 2022). Secondo il rimettente, la norma censurata violerebbe l'art. 3 Cost., determinando una irragionevole disparità di trattamento fra i condannati definitivi liberi sospesi anteriormente al d.lgs. n. 150 del 2022 e i condannati non definitivi che abbiano la disponibilità di un'abitazione, i quali, a seguito della riforma operata da tale decreto legislativo, possono essere ammessi alla detenzione domiciliare quale pena sostitutiva ai sensi del novellato art. 56 della legge n. 689 del 1981, con le prescrizioni di cui al successivo art. 56-ter, laddove il giudice della cognizione ritenga di dover determinare la durata della pena detentiva entro il limite di quattro anni. I condannati definitivi cosiddetti liberi sospesi ante d.lgs. n. 150 del 2022 risulterebbero discriminati in peius anche con riguardo alla disciplina delle condizioni soggettive per la sostituzione della pena detentiva, posto che l'art. 59, primo comma, lettera a), della legge n. 689 del 1981, come sostituito, «non preclude l'accesso alla pena sostitutiva a chi ha commesso un delitto non colposo durante l'esecuzione dell'affidamento in prova al servizio sociale». Risulterebbe violato, altresì, l'art. 27, terzo comma, Cost., in quanto, in una situazione quale quella oggetto del giudizio a quo, «[i]l reingresso in carcere tout court o l'esecuzione della pena in regime di semilibertà, con conseguente allontanamento totale o parziale dalla comunità di residenza, dove il condannato fruisce di alloggio messo a disposizione dal comune in quanto persona svantaggiata [...], e nella quale si è reinserito dopo l'ultima scarcerazione senza incorrere in significativi rilievi», verrebbe a porsi in contrasto con la finalità rieducativa della pena. 1.3.- A parere del rimettente, le questioni sarebbero rilevanti nel giudizio principale. Il comune ha, infatti, assegnato al condannato un alloggio fin quando non sarà in grado di rendersi economicamente autonomo e lo ha inserito in un programma regionale a favore di persone svantaggiate, che gli consente di partecipare a corsi di formazione professionale e di lavorare nel comune di residenza. Egli è inoltre seguito, per un «[d]isturbo di [p]ersonalità [d]ipendente», da un reparto specialistico dell'azienda sanitaria locale, presso il quale assume una terapia farmacologica. Ricorrerebbero, pertanto, comprovate esigenze di salute, di formazione professionale e di lavoro per espiare la pena, superiore a due anni e inferiore a quattro anni, in regime di detenzione domiciliare. Per altro verso, sebbene il richiedente risulti gravato da plurime condanne anteriori e nonostante l'esito negativo della misura dell'affidamento in prova al servizio sociale cui è stato in precedenza ammesso, vi sarebbe motivo per ritenere che le prescrizioni inerenti alla detenzione domiciliare, flessibili e adattabili alle esigenze di cura, formazione professionale e lavoro dell'interessato, siano idonee a prevenire il pericolo che egli commetta nuovi reati.1.- Il Tribunale di sorveglianza di Trieste dubita della legittimità costituzionale dell'art. 47-ter, comma 1-bis, ordin. penit. , nella parte in cui «non prevede a favore dei condannati cd. liberi sospesi, anteriormente all'entrata in vigore del D.Lvo 150/2022, la detenzione domiciliare per espiare una pena detentiva inflitta non superiore a quattro anni, indipendentemente dalle condizioni di cui al comma 1 [recte: di cui al comma 1 dello stesso art. 47-ter ordin. penit.], quando non ricorrono i presupposti per l'affidamento in prova al servizio sociale e sempre che la misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati, avuto riguardo a comprovate esigenze familiari, di studio, di formazione professionale, di lavoro, o di salute del condannato, così come previste dall'art. 56 L. 689/81, sostituito dall'art. 71, comma 1, lett. c), D.Lvo 10/10/2022, n. 150, alle condizioni previste dall'art. 59 L. 689/81 come sostituito dall'art. 71, comma 1, lett. g) del D.Lvo 10.10.2022 n. 150, con le prescrizioni disciplinate all'art. 56-ter L. 689/81, introdotto dall'art. 71, comma 1, lett. d) del D.Lvo 10.10.2022 n. 150» . Il rimettente prospetta la violazione dell'art. 3 Cost., ritenendo sussistere una irragionevole disparità di trattamento fra i condannati definitivi cosiddetti liberi sospesi anteriormente al d.lgs.