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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, con particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori. Onorevoli Senatori. -- Nel corso di questa legislatura sono stati approvati diversi provvedimenti sul sistema bancario, fra cui il decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, recante misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti, che riforma la disciplina delle banche popolari, e il decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132, recante misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria, avente lo scopo di ridurre i tempi per il recupero dei crediti e di migliorare il processo esecutivo. Questi provvedimenti perseguono l'importante obiettivo di garantire il corretto funzionamento del sistema bancario, basato su precise regole e cogenti strumenti di controllo. È importante sottolineare come nel Documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sul sistema bancario italiano nella prospettiva della vigilanza europea condotta dalla Commissione finanze e tesoro del Senato, approvata il 16 dicembre 2015, si affermi che «(...) Il sistema bancario italiano, cui sono state indirizzate risorse pubbliche largamente inferiori rispetto ai partner europei, vive una stagione di trasformazione del quadro complessivo, alla quale contribuisce certamente la nuova configurazione giuridica delle più importanti banche popolari. Dopo gli anni della crisi e con le conseguenze sui bilanci bancari ancora rilevanti in termini di ridotta erogazione del credito, il sistema si è rimesso lentamente in moto: da un lato per fattori riconducibili alla ripresa economica, dall'altro per fattori esogeni e non da ultimo per le misure adottate dalla Banca centrale europea per garantire alle banche risorse a basso costo. Nei fattori endogeni vanno computate le misure adottate dal Governo -- dalla rivalutazione delle quote azionarie della Banca d'Italia alla riforma delle banche popolari, dalla deducibilità integrale delle perdite sui crediti ai nuovi requisiti patrimoniali. Nello stesso tempo, soggetti molto rilevanti per il sistema quali le fondazioni bancarie e il mondo delle banche di credito cooperativo hanno iniziato un percorso di autoriforma, e cioè di elaborazione interna di nuovi assetti giuridico-istituzionali, volti a garantire una transizione verso un modello maggiormente rispondente alle sfide del rafforzamento patrimoniale e delle nuove regole di Basilea. Inoltre con il recepimento della direttiva CRD IV sull'accesso all'attività creditizia e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento ci sono stati interventi sulla governance in grado di estendere la trasparenza, la correttezza e il controllo degli organi di vertice, indirizzando le sanzioni per violazioni normative direttamente all'ente, nonché norme sui conflitti di interesse». Sulle sofferenze bancarie e le esposizioni deteriorate, nel suddetto Documento si sottolinea che «L'adozione di misure rivolte al sistema bancario con il decreto-legge n. 83, nel solco delle risultanze delle audizioni costituisce un tassello di assoluto rilievo, soprattutto perché dimostra la consapevolezza politica del ruolo del sistema bancario nell'evoluzione delle dinamiche economiche e produttive, ma allo stesso tempo chiama le banche italiane a una grandissima responsabilità: tocca adesso a tutti i banchieri italiani meritare lo sforzo e la prontezza del legislatore per sostenere con innovazione, fantasia, rischio imprenditoriale e sfida del futuro la ripresa dell'economia». Purtroppo gli eventi che hanno portato al dissesto della Banca delle Marche, della Banca popolare dell'Etruria e del Lazio, della Cassa di risparmio di Ferrara e della Cassa di risparmio della provincia di Chieti testimoniano come logiche deteriori abbiano avuto il sopravvento sull'interesse collettivo, nonché sul buon e corretto funzionamento del sistema bancario e finanziario. La Banca d'Italia, con provvedimenti del 21 novembre 2015, approvati dal Ministro dell'economia e delle finanze il 22 novembre 2015, ha disposto l'avvio di un programma di risoluzione delle suddette banche, tutte in amministrazione straordinaria. Come sottolineato dalla Banca d'Italia in una nota del 22 novembre 2015, «(...) l'attuazione del programma, attese le perdite rilevate, ha reso necessario procedere alla riduzione integrale delle riserve e del capitale rappresentato da azioni, nonché del valore nominale delle passività subordinate computabili nei fondi propri, con conseguente estinzione dei relativi diritti amministrativi e patrimoniali (...)». Per risolvere questo problema, il decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183, nel quadro delle procedure di risoluzione delle crisi bancarie disciplinate dai decreti legislativi nn. 180 e 181 del 16 novembre 2015, confluito poi nella legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016), reca disposizioni volte ad agevolare la tempestiva ed efficace attuazione dei programmi di risoluzione nei confronti dei suddetti istituti bancari, «al fine -- come scritto nella premessa -- della migliore tutela dei depositanti e degli investitori e al fine di evitare effetti negativi sulla stabilità finanziaria ed economica, in particolare nell'area di insediamento delle banche in questione». Come si legge nella relazione illustrativa del disegno di legge di conversione del decreto-legge, «I provvedimenti di avvio della risoluzione prevedono per ciascuna delle banche coinvolte la costituzione di un "ente ponte", al quale saranno trasferite le attività e le passività delle banche in risoluzione, e di una società-veicolo per la gestione delle attività, alla quale l'ente ponte trasferirà i crediti in sofferenza. Non saranno trasferiti all'ente ponte i titoli subordinati emessi dalle banche in risoluzione». A questo proposito – come si legge nel citato Documento conclusivo dell’indagine conoscitiva - «va messa in luce una duplice esigenza legata al nuovo regime della risoluzione: appare quanto mai opportuna l'introduzione di sistemi di informazione corretta, sintetica e chiara dei rischi assunti dai risparmiatori nel decidere forme di investimento che, nel previgente regime, hanno tradizionalmente assunto un carattere di scarsa rischiosità, anche in relazione alla solidità finanziaria della singola banca (su tutti il contratto di deposito); contestualmente appare urgente intervenire a tutela dei risparmiatori con una misura di forte restrizione della possibilità di collocare strumenti finanziari particolarmente rischiosi da parte delle banche, con riferimento a determinate fasce di clienti». È stato poi istituito, nel corso dell'esame della legge di stabilità 2016, un Fondo di solidarietà in favore degli investitori (persone fisiche, imprenditori individuali, coltivatori diretti o imprenditori agricoli) che, alla data del 23 novembre 2015, detenevano strumenti finanziari subordinati emessi dalle quattro banche in questione. Esso è alimentato dal Fondo interbancario di tutela dei depositi -- FIDT, con una dotazione sino a un massimo di 100 milioni di euro, in conformità con le norme europee sugli aiuti di Stato e da questo gestito con risorse proprie.