[pronunce]

Difatti, con la sentenza 6 luglio 2002, n. 9831, riferendosi all'art. 1, comma 3, della legge costituzionale n. 2 del 2001, relativo alla Regione Siciliana (equivalente all'art. 3, comma 3, relativo alla Regione Sardegna), avrebbe «espressamente escluso che il riferimento alla legislazione statale da applicarsi nelle more dell'adozione della nuova legge elettorale regionale fosse anche a quella in materia di ineleggibilità e di incompatibilità». E, con un'ulteriore pronuncia, relativa proprio alla Regione Sardegna ed alla fattispecie di incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di consigliere regionale (in ragione della popolazione del comune), avrebbe argomentatamente riconosciuto che «l'integrazione delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità previste dallo Statuto, pur se ritenuta opportuna de iure condendo, sarebbe certo preclusa all'autorità giudiziaria poiché questa deve restare entro i limiti delle sue attribuzioni fissati dalla Costituzione». Secondo la Regione Sardegna, non potrebbe neppure invocarsi a sostegno dell'orientamento espresso nella impugnata pronuncia di legittimità la sentenza n. 232 del 2006 di questa Corte, in quanto «le disposizioni relative alla Sardegna e quelle relative al Trentino-Alto Adige, infatti, non coincidono», giacché la norma relativa alla Regione Sardegna (art. 3, comma 3) si riferisce specificamente «alle sole modificazioni dello Statuto regionale “conseguenti” l'introduzione dell'elezione diretta del presidente della Regione», mentre quella relativa al Trentino-Alto Adige (art. 4, comma 4) si riferisce «all'intera legge generale prevista dall'art. 47 dello Statuto di quella Regione», e cioè alla legge che, ai sensi dello stesso art. 47, comma 2, concerne anche «i casi di ineleggibilità e di incompatibilità». Tale differenza tra le due discipline, oltre ad essere evidente, non sarebbe neppure «casuale o ingiustificata», tenuto conto, da un lato, che «il legislatore costituzionale era ben consapevole del regime dei rapporti tra legge statale e legge regionale identificato per la Sardegna dalla sent. n. 85 del 1988» e, dall'altro, che «l'art. 17 dello Statuto della Sardegna contiene una disciplina (pur apoditticamente ritenuta inadeguata dalla Corte di cassazione) delle ineleggibilità e delle incompatibilità ben più ampia di quella di cui all'art. 28 dello Statuto del Trentino-Alto Adige». Ne consegue – ad avviso della Regione ricorrente – che la sentenza impugnata avrebbe violato «palesemente» anche l'art. 3, commi 2 e 3, della legge costituzionale n. 2 del 2001, che si limiterebbe, in via transitoria, «ad imporre la generalizzazione del sistema dell'elezione diretta del presidente della regione e l'applicazione della legge statale relativa alle Regioni ordinarie in assenza di una diversa (conseguente!) legislazione elettorale regionale», lasciando però «intatta» (e anzi ulteriormente rafforzata, con la novellazione dell'art. 17) «la scelta statutaria di sottrarre la Regione Sardegna all'applicazione della normativa statale in materia di ineleggibilità e incompatibilità dettata per le Regioni a statuto ordinario». 1.3.6. - La Regione Sardegna conclude, nel merito, rammentando che la disciplina delle ineleggibilità e delle incompatibilità dei consiglieri regionali della Regione Sardegna, dettata dalla normativa di rango costituzionale, sarebbe costituita: a) dall'art. 17 dello Statuto, che «definisce direttamente alcune cause di ineleggibilità e di incompatibilità», prevedendo che «L'ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere o di un altro Consiglio regionale o di un sindaco di un comune con popolazione superiore a diecimila abitanti, ovvero di membro del Parlamento europeo» (comma 2); b) dall'art. 15 dello Statuto, il quale stabilisce «che la Regione e solo la Regione, nell'esercizio di una potestà legislativa esclusiva, prevede, con legge approvata a maggioranza dei componenti del Consiglio regionale, ulteriori cause di ineleggibilità e di incompatibilità»; c) dall'art. 3, commi 2 e 3, della legge costituzionale n. 2 del 2001, che prevede che alle elezioni del Consiglio Regionale della Sardegna si applicano le norme statali «solo limitatamente a quelle previsioni che sono consequenziali alla scelta dell'elezione diretta del presidente della regione». Prosegue la ricorrente affermando che «il combinato disposto delle disposizioni sin qui ricordate impedisce che nella materia che ne occupa trovi applicazione l'art. 57 dello Statuto» e che, «quand'anche l'art. 57 potesse trovare applicazione, la sola normativa statale in materia di ineleggibilità e di incompatibilità che potrebbe estendersi alla Regione Sardegna sarebbe quella che a detta Regione espressamente si riferisse», come rilevato da questa Corte con la sentenza n. 85 del 1988. Con ciò – si evidenzia nel ricorso – la Corte di cassazione avrebbe «indebitamente e illegittimamente invaso una materia che non solo è riservata alla Regione Sardegna, ma è affidata alla sua competenza esclusiva», avvalendosi «di un potere (di rimediare, con una scelta di pura opportunità, a ritenute inadeguatezze della normativa vigente) che gli artt. 101, 102, 111 e 113 della Costituzione non conferiscono all'autorità giudiziaria». 1.4. - In punto di ammissibilità del ricorso, la Regione Sardegna sostiene che, nel caso di specie, non ricorrerebbero le ragioni che avevano indotto questa Corte a dichiarare, con la sentenza n. 29 del 2003, inammissibile un ricorso della Regione Sardegna avverso taluni provvedimenti giurisdizionali in materia di ineleggibilità e incompatibilità, proprio perché i motivi del ricorso si atteggiavano a denuncia «di semplici errores in iudicando, e non di lesioni delle attribuzioni costituzionalmente spettanti alla Regione». Con il presente ricorso non si «lamenta certo la mera erroneità delle statuizioni giurisdizionali», ma si contesta «proprio la radicale carenza di potere (per rapporto, alle attribuzioni costituzionali dell'autorità giudiziaria)», la quale si risolverebbe «in pregiudizio immediato per la regione ricorrente, a causa della evidente lesione della sua sfera di autonomia, costituzionalmente garantita». 1.5. - Di qui, la stessa domanda di sospensione ai sensi dell'art. 40 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), essendo ravvisabili le gravi ragioni - come nell'analogo caso deciso con l'ordinanza n. 94 del 1980 di questa Corte - nel fatto che «la Regione è costretta a subire, in forza dell'illegittima statuizione impugnata, un'alterazione della composizione del consiglio regionale, che incide sul corretto funzionamento dell'Assemblea rappresentativa». 2.