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la massima Istituzione continentale ha incredibilmente deciso di sanzionare un popolo europeo, quello ungherese, in quanto il sovrano parlamento di Budapest ha inteso approvare una legge che esclude ogni forma di propaganda gender ai minori e nelle scuole, soprattutto se a farla sono associazioni che non sono riconosciute dal sistema formativo ungherese. Potremmo citare innumerevoli esempi di amministrazioni pubbliche, in Italia e nel mondo, che sono arrivati a licenziare o a sanzionare lavoratori che hanno solo espresso opinioni, a volte anche di grande banalità: l'esempio più emblematico fu quello della ostetrica inglese Lynsey McCarthy, costretta alle dimissioni per aver detto «solo le donne possono partorire». A tal proposito: la legge in discussione istituisce, anche, una Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, individuata nel 17 maggio di ogni anno. Nulla ci sarebbe da obbiettare, se ciò non fosse il pretesto per introdurre nelle scuole determinati temi che, per opportuna delicatezza, non possono rientrare in un'opera di indottrinamento ma, al contrario, dovrebbero essere condivisi con le famiglie dei minori. Ebbene per noi è da brividi sentire frasi, pronunciate in diretta dal parlamentare Alessandro Zan che dice che vanno aiutati i bambini in un percorso di transizione perché percepiscono che la loro identità di genere non corrisponde al sesso biologico. Quale mira educativa e pedagogica cerca di ottenere questa legge, se il suo estensore, espressamente, vuole aiutare i bambini, ripeto i bambini, a compiere un percorso di transizione non corrispondente al sesso biologico? Siamo palesemente oltre i limiti della tutela legale di una minoranza, ma al contrario dentro una pura azione di propaganda. L'Italia non è un Paese islamico, dove l'omosessualità spesso è punita penalmente, l'Italia è un Paese dove essere gay non pregiudica l'ottenimento di successi in ambito professionale, culturale, artistico, sportivo o politico. Certo, è nella natura dei limiti della condizione umana anche la scompostezza e finanche la violenza, ma esse sono già punite dall'ordinamento penale, vieppiù segnatamente allorquando le condotte traggono origine da motivi di odio e di discriminazione. In conclusione, il mio appello a tutti i colleghi per riflettere con ponderazione e giudizio prima di votare questo provvedimento. La legge è stata presentata dalla stampa e dai sui promoters extraparlamentari come una protezione contro le discriminazioni, ma in effetti è prodromica alla edificazione di un rapporto pericolosissimo fra Stato e cittadini, in cui verrà punita la libertà di pensiero e di opinione, e nei fatti, principia la creazione di una interpretazione fuorviata ideologicamente della stessa umanità. Si nasce con una dotazione genitale biologica che ci rende tasselli della natura e del creato. Negarlo è negare la logica. Nessuno dovrà essere mai discriminato per i propri gusti o le proprie preferenze, laddove i comportamenti e le attitudini sessuali si svolgano in rapporti fra adulti consenzienti. Su questo siamo assolutamente d'accordo; tuttavia non ci convincerete mai che da questo assioma, che ripeto ci trova convintamente favorevoli, possa scaturire un modello di società repressiva contro le libere opinioni. Testo integrale dell'intervento della senatrice Cirinnà nella discussione generale del disegno di legge n. 2005 Preliminarmente voglio dire che ho sbagliato a fotografare il collega Faraone, benché questa sia una pratica molto diffusa. Ammetto l'errore ma resta il mio giudizio politico: ognuno è libero di applaudire ma ognuno è libero di dare il significato politico alle singole azioni. Grazie signor Presidente, colleghi, non sarà facile né troppo breve questo mio intervento, il primo del Gruppo del Partito Democratico, Gruppo titolare e firmatario di questa legge. Dopo tanta, troppa, disinformazione e sterile polemica politica facciamo chiarezza: il disegno di legge Zan si occupa di parità sociale cioè di eguaglianza, si occupa di dare attuazione all'articolo 3 della Costituzione, una norma fondamentale sulla quale non dovrebbero esserci differenze tra noi. Eppure ci sono e ci sono state molte differenze tra noi, a cominciare dai lavori in Commissione ostacolati da subito: inaudito aver dovuto votare l'incardinamento, che guarda caso si è sbloccato solo quando si è alzato il dibattito social e pubblico grazie ai cosiddetti influencer che in tanti blandiscono e mi pare in tanti temono! Penso anche alla grande mobilitazione del mondo LGBT e femminista, culminata in un grande appello unitario di 114 associazioni che ci chiedono che questo testo sia approvato senza modifiche: meglio nessuna legge che una cattiva legge. Il testo Zan attua l'articolo 3 della Costituzione in primo luogo punendo i reati d'odio, fattispecie già prevista dalle nostre leggi e in particolare dalla legge Mancino. Non è vero che si introducano reati nuovi, si estendono reati già esistenti che sono: il compimento di atti discriminatori e violenti e l'istigazione a commetterli. Non viene esteso il reato di propaganda di idee, che resta limitato alle idee fondate sull'odio raziale ed etnico. Questi reati già esistenti vengono estesi per proteggere alcune fondamentali dimensioni della personalità: sesso , genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità e per le stesse ragioni viene estesa la circostanza aggravante speciale prevista dalla legge Mancino. Non ci accontentiamo, cara collega Ronzulli, della semplice aggravante dell'articolo 61 del codice penale, un'aggravante comune che offre minore tutela rispetto all'articolo 604-ter. Si è e si resterà liberi di dire ciò che si pensa; non si sarà liberi di istigare all'odio, alla discriminazione e alla violenza. L'articolo 4 del testo in discussione non mette quindi a rischio la libertà di espressione. Chi lo dice vuole forse continuare a esser libero di spargere odio e di alimentare la violenza Il disegno di legge Zan non si occupa di regolare la circolazione delle idee nello spazio pubblico. Si occupa solo e soltanto di proteggere la dignità delle persone, punendo solo le condotte idonee a determinare un concreto pericolo di violenza e discriminazione Il secondo modo in cui il disegno di legge Zan si occupa di eguaglianza, è cercando di fare cultura. Quante volte ho sentito dire che le discriminazioni non si combattono con il diritto penale ma facendo cultura? Pensate colleghi che ieri lo hanno detto anche dai banchi della Lega. Ecco, il disegno di legge Zan cerca di fare cultura con l'articolo 7 che prevede la giornata del 17 maggio, che peraltro già esiste. Voi dite che lo fa ideologizzando i bambini; una fake news meschina e degradante. Ai giovani si cercherà soltanto di far capire - nel pieno rispetto dell'autonomia scolastica, "le scuole possono" - che le differenze esistono e che devono essere rispettate. Questo non lo chiede Monica Cirinnà , lo chiede la Costituzione, che promuove la cultura del rispetto e dell'inclusione, unico possibile contrasto al bullismo.