[pronunce]

Peraltro, la ricorrente deduce che, nel quadro degli obiettivi della nuova pianificazione, essa ha avviato dei tavoli di lavoro con operatori e amministratori locali per la gestione delle istruttorie di rispettiva competenza, anche al fine di sperimentare la cosiddetta decommissioning di alcuni impianti. Ad avviso della Regione, l'autorizzazione generalizzata degli impianti con saturazione del carico termico, con le conseguenti ripercussioni in termini di emissioni, potrebbe risultare penalizzante rispetto alle specifiche condizioni sanitarie delle aree interessate dalla presenza di questi impianti, specie nel territorio del bacino padano, caratterizzato da condizioni climatiche favorevoli all'accumulo degli inquinanti. Tale misura, dunque, inciderebbe sulla competenza regionale in materia di tutela della salute, vanificando gli accertamenti istruttori già compiuti dalle competenti autorità al momento dell'autorizzazione integrata degli impianti. Infine, secondo la difesa regionale, l'ingresso nel mercato di ulteriori rifiuti a costi nuovamente negoziabili, potrebbe comportare l'aggravio della tariffa di smaltimento per i cittadini lombardi, con conseguente compressione dell'autonomia finanziaria della Regione. Di qui, secondo la Regione, l'ammissibilità della censura relativa alla violazione dell'art. 77, secondo comma, in combinato disposto con l'art. 117, secondo e terzo comma, Cost. 2.2.- Sarebbe altresì violato l'art. 117, primo comma, Cost., in riferimento alla direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001, in quanto la disposizione impugnata adotterebbe un vero e proprio programma nazionale in materia di gestione integrata dei rifiuti, in assenza della necessaria analisi di valutazione ambientale strategica (VAS). Neppure si potrebbe ritenere, secondo la Regione, che le norme della direttiva non riguardino l'attività legislativa degli Stati membri. L'art. 2, lettera a), infatti, stabilisce che per «piani e programmi» debbano intendersi anche quelli «che sono previsti da disposizioni legislative»; l'art. 4, poi, stabilisce che la procedura di VAS debba essere avviata «anteriormente alla sua adozione e all'avvio della relativa procedura legislativa» di adozione del piano o programma. Diversamente opinando, gli obblighi imposti a livello europeo sarebbero facilmente eludibili dallo Stato, che potrebbe occultare sotto il nomen iuris dell'atto normativo un provvedimento avente i connotati essenziali di un atto di programmazione generale, che dovrebbe essere obbligatoriamente sottoposto alla prescritta valutazione di impatto. Secondo la Regione, inoltre, una diversa interpretazione della direttiva, che fosse in contrasto con il suo tenore letterale, richiederebbe a questa Corte di investire la Corte di Giustizia dell'Unione europea mediante rinvio pregiudiziale, ai sensi dell'art. 267 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea. Ad ogni modo, anche a voler ritenere che il legislatore statale non si sia sottratto alle procedure in materia di VAS, in quanto queste ultime sarebbero esperibili al momento dell'attuazione della legge, l'art. 35 sarebbe comunque illegittimo, perché non contemplerebbe affatto l'esperimento di siffatte procedure, nemmeno per l'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri chiamato ad individuare gli impianti. Sarebbe evidente, infatti, come la scelta degli impianti da considerare quali infrastrutture di preminente interesse nazionale, con le conseguenze delineate dal legislatore in termini di operatività al massimo del carico termico e di trattamento dei rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale al fine di garantire l'autosufficienza, costituisca un'operazione di rilevantissimo impatto ambientale. Ad avviso della ricorrente, la circostanza, che nell'esercizio della propria discrezionalità amministrativa, l'autorità competente a rilasciare l'autorizzazione abbia stabilito un vincolo per un livello di carico sub-massimo, richiederebbe di verificare se un'utilizzazione a pieno regime non abbia ricadute ambientali nocive. Il Governo, dunque, avrebbe dovuto necessariamente prevedere che la stessa venisse assoggettata a VAS, anche alla luce della necessità di definire criteri univoci per la distribuzione territoriale degli impianti e per la valutazione degli impatti discendenti dalle scelte in ordine alla loro localizzazione. Anche in questo caso, ad avviso della Regione, i vizi denunciati arrecherebbero un vulnus alle proprie competenze; né si potrebbe obiettare che tale vulnus sia giustificato dalla finalità di tutela ambientale e, quindi, dal carattere trasversale della relativa competenza statale. Infatti, osserva la ricorrente, da una parte la finalità ambientale non è l'unica perseguita dall'intervento normativo statale; dall'altra, per le modalità con le quali viene perseguita, risulta strettamente intrecciata con la materia della «produzione di energia». In ogni caso, alla luce della giurisprudenza costituzionale, alle Regioni residua la potestà di assicurare livelli di tutela maggiori di quelli previsti dallo Stato. 2.3.- Secondo la Regione, inoltre, l'impugnato art. 35 violerebbe i principi costituzionali in materia di riparto delle competenze sanciti dall'art. 117, commi secondo e terzo, Cost., perché introdurrebbe misure in materia di gestione dei rifiuti che comprometterebbero oltre il limite dell'adeguatezza le competenze regionali e locali coinvolte. Tale disposizione, infatti, inciderebbe sulla programmazione regionale di recente approvazione, in particolare sull'autosufficienza nello smaltimento tramite recupero energetico dei rifiuti indifferenziati. La Giunta regionale, infatti, ha adottato specifiche misure per evitare un sovradimensionamento di impianti di trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati ed ha attivato tavoli di lavoro con operatori e amministratori locali per la valutazione dell'eventuale disattivazione di alcuni impianti. Questa attività di pianificazione ha portato alla diminuzione della produzione di rifiuti urbani pro-capite, stimabile intorno al -2 per cento, e alla definizione di nuovi obiettivi per incrementare la raccolta differenziata e prevenire la produzione del rifiuto. Secondo la Regione, invece, l'impugnato art. 35 vanificherebbe questi risultati e avrebbe ricadute nel suo territorio, che conta ben 11 impianti di incenerimento. 2.3.1.- Quanto all'impatto sulla tutela della salute, la Regione osserva come i propri impianti abbiano ottimizzato il processo in relazione alle tipologie di rifiuti raccolti e alle caratteristiche di questi ultimi. Invece, la variazione della qualità del rifiuto conseguente alla normativa introdotta dal Governo, ridurrebbe l'efficienza dei processi e aggraverebbe i relativi impatti ambientali e sanitari. Inoltre, ad avviso della Regione, l'autorizzazione ad operare con saturazione del carico termico potrebbe risultare penalizzante per le condizioni sanitarie delle aree interessate dalla presenza di tali impianti, specie nel bacino padano.