[pronunce]

che a parere del giudice a quo tale disciplina, per la sua palese irrazionalità e per il trattamento più sfavorevole ingiustificatamente riservato ai reati meno gravi, violerebbe l'art. 3 Cost.; che il Tribunale osserva, in punto di rilevanza, come solo l'eventuale dichiarazione di illegittimità della norma censurata, nel senso auspicato dallo stesso Tribunale, possa implicare un immediato effetto estintivo per il reato contestato nel giudizio a quo; che il Giudice di pace di Firenze, con ordinanza del 19 giugno 2007 (r.o. n. 804 del 2007) , ha sollevato – in riferimento all'art. 3 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede un termine prescrizionale di tre anni quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria; che nel giudizio principale si procede nei confronti di persona accusata del delitto di lesioni personali (art. 582 cod. pen.), commesso il 26 gennaio 2003 e, secondo il rimettente, già estinto per prescrizione; che infatti, trattandosi di reato punito con le cosiddette sanzioni paradetentive, il giudice a quo ritiene applicabile il termine prescrizionale di tre anni previsto dal novellato quinto comma dell'art. 157 cod. pen. ; che peraltro tale ultima norma, a parere del rimettente, introduce un grave elemento di irrazionalità nel sistema dei reati attribuiti alla competenza del giudice di pace, fissando il termine triennale proprio per i reati puniti con le pene della permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilità, da considerarsi per questo più gravi, mentre il tempo necessario alla prescrizione delle fattispecie meno rilevanti, in quanto punite con la sola sanzione pecuniaria, sarebbe pari a quattro anni (per le contravvenzioni) ed a sei anni (per i delitti), secondo il disposto del primo comma dell'art. 157 cod. pen. ; che nella disposizione censurata difetterebbe, in particolare, una corrispondenza rispetto alla «causa» della normativa sulla prescrizione, essendosi generata un'aporia non giustificabile alla luce di valori od esigenze riconducibili alla nuova disciplina introdotta dal legislatore, od alla stessa ratio dell'intervento di riforma (è citata la sentenza della Corte costituzionale n. 89 del 1996); che il Giudice di pace di Benevento, con ordinanza del 6 dicembre 2007 (r.o. n. 114 del 2008), ha sollevato – in riferimento all'art. 3 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede un termine prescrizionale di tre anni quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria; che nel giudizio a quo si procede per il reato di lesioni personali (art. 582 cod. pen.), in relazione al quale – dovendosi nella specie fare applicazione delle nuove disposizioni dell'art. 157 cod. pen. e trattandosi di fattispecie punibile anche con le sanzioni della permanenza domiciliare o del lavoro di pubblica utilità – il termine prescrizionale sarebbe pari a tre anni; che il rimettente, richiamando senza trascriverli analoghi provvedimenti con il medesimo oggetto, osserva come la norma censurata determini una violazione dell'art. 3 Cost., in relazione ai principi di ragionevolezza ed uguaglianza; che lo stesso rimettente rileva, infine, che «la questione di applicabilità o meno della norma sui nuovi termini appare rilevante … attesa la possibilità di un'avvenuta prescrizione del reato in capo all'imputato»; che il Tribunale di Reggio Emilia, con ordinanza dell'8 maggio 2007 (r.o. n. 155 del 2008), ha sollevato – in riferimento all'art. 3 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, primo comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui assoggetta ai più lunghi termini di prescrizione in esso previsti, anziché ad un termine triennale, i reati di competenza del giudice di pace puniti con la sola pena pecuniaria; che nel giudizio a quo si procede per il reato di minaccia (art. 594 cod. pen.), in ordine al quale sarebbe applicabile, a parere del rimettente, un termine prescrizionale pari a sei anni, nella specie non ancora decorso; che secondo lo stesso rimettente – il quale riprende rilievi sviluppati in analoghe e già considerate ordinanze di rimessione (r.o. numeri 734, 735 e 786 del 2007) – i reati di competenza del giudice di pace puniti con la permanenza domiciliare ed il lavoro di pubblica utilità, cui si riferisce il quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , si prescriverebbero in tre anni, mentre i reati puniti con la sola pena pecuniaria, riconducibili alla previsione del primo comma dello stesso art. 157, sarebbero suscettibili di prescrizione in un tempo pari almeno a quattro anni; che a parere del giudice a quo tale disciplina, per la sua palese irrazionalità, e per il trattamento deteriore ingiustificatamente riservato ai reati meno gravi, violerebbe l'art. 3 Cost.; che il Tribunale osserva, in punto di rilevanza, come solo l'invocata dichiarazione di illegittimità della norma censurata possa implicare un immediato effetto estintivo per il reato contestato nel giudizio a quo; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto, con atti di identico tenore, in tutti i giudizi indicati; che, secondo la difesa erariale, le questioni sollevate sarebbero infondate; che, infatti, il quinto comma dell'art. 157 cod. pen. si riferirebbe a tutti i reati di competenza del giudice di pace, compresi quelli puniti con la sola sanzione pecuniaria, e che dunque non sussisterebbe, nel relativo ambito, alcuna irrazionale difformità di trattamento. Considerato che, mediante le ordinanze di rimessione indicate in epigrafe, sono state sollevate varie questioni concernenti la disciplina della prescrizione per i reati attributi alla competenza del giudice di pace; che alcuni dei giudici a quibus censurano in particolare – con riferimento all'art. 3 della Costituzione – il primo comma dell'art. 157 del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui assoggetta ai più lunghi termini di prescrizione in esso previsti, anziché ad un termine triennale, i reati di competenza del giudice di pace puniti con la sola pena pecuniaria (r.o. numeri 734, 735 e 786 del 2007, n. 155 del 2008);