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Tra le novità, è inserito l'obbligo di portare sempre con sé dispositivi di protezione e di usarli quando non è possibile mantenere le distanze di sicurezza. Sul rapporto Stato-Regioni si stabilisce che queste non possono intervenire in maniera meno rigida sulle norme previste dal provvedimento. La cosa che però ci lascia perplessi è la reiterazione dell'uso dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che, oltre a non essere sottoposti al vaglio del Parlamento - come abbiamo detto tante volte, specificandolo anche nelle altre pregiudiziali e in tanti dibattiti parlamentari - non hanno neanche il vaglio del Presidente della Repubblica e, quindi, non possono avere una verifica ex post da parte della Corte costituzionale. Non è opportuno, né costituzionalmente legittimo, che alle richieste di proroga dello stato di emergenza, peraltro con modalità inedite rispetto a quelle adottate dagli altri Paesi europei, si autorizzi il Consiglio dei ministri a limitare le libertà dei cittadini con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Ci sembra che lo stato di emergenza sia diventato lo scudo per atti forzati, addirittura in contrasto con lo spirito della Costituzione. Un Governo serio e autorevole deve essere in grado di gestire una situazione emergenziale, come quella che stiamo vivendo, con strumenti ordinari, soprattutto quando detta situazione era prevista, prevedibile e conosciuta già da gennaio 2020; nulla di nuovo. Abbiamo la sensazione che il ricorso smisurato alla decretazione di urgenza, più che essere giustificato dalla necessità di affrontare emergenze contingenti, frutto della emergenza sanitaria che viviamo, sia il risultato di una contorta strategia politica, tendente a marginalizzare le opposizioni e il Parlamento. Alle opposizioni non viene concesso di intervenire, interloquire, modificare e migliorare i provvedimenti e si mortifica il Parlamento, ormai destinato solo a subire le scelte dell'Esecutivo, con lo sfrenato ricorso al voto di fiducia. Per non parlare - anche questo è un argomento più volte sollevato in Assemblea - del fatto che abbiamo trasformato un bicameralismo perfetto in un monocameralismo forzato e lo abbiamo realizzato - lo avete realizzato - senza neppure cambiare la Costituzione. Signor Presidente, mi consentirà di fare una chiosa su quello che è successo ieri. Dopo il voto sullo scostamento di bilancio, abbiamo assistito a un tripudio, come se avessimo partecipato a una manifestazione sportiva conclusasi in maniera positiva: c'era chi aveva vinto e chi aveva perso. A me sembra che vi fosse poco da festeggiare, perché la maggioranza ha fatto esattamente il proprio dovere: ha dimostrato di essere maggioranza in questo Parlamento e chi è maggioranza lo deve dimostrare con i numeri, né più, né meno. È un'attività ordinaria. Voglio fare una piccola nota polemica, sempre nel rispetto dei ruoli: credo che ieri la maggioranza, più che aver fatto gli interessi degli italiani, abbia fatto gli interessi della propria parte politica, perché, consapevole di essere minoranza reale nel Paese, ha rinviato sine die il confronto con l'elettorato; un confronto che prima o poi ci sarà e verrà. Non basta un modesto intervento a favore delle Forze dell'ordine e dei Vigili del fuoco a rendere digeribile questo decreto-legge e compatibile con l'articolo 70 della Costituzione. Noi riteniamo che, invece di continuare con la decretazione di urgenza, il Governo e la maggioranza debbano concentrarsi sulla necessità di esitare gli oltre 200 decreti attuativi che di fatto immobilizzano e congelano le norme che voi stessi avete realizzato. (Applausi) . Io credo che, piuttosto che procedere con i decreti-legge, questo Governo debba pensare a far ottenere la cassa integrazione a quei 300.000 operai che ancora l'attendono, visto che dai vostri discorsi e dalle vostre enunciazioni emerge il principio che nessuno sarà lasciato indietro. Ma 300.000 operai aspettano ancora la cassa integrazione. Questo Governo dovrebbe occuparsi di ridurre la pressione fiscale, che non è al 42 per cento, come è stato ritenuto nella discussione di ieri: un'indagine economica ha accertato che oggi in Italia la pressione fiscale è ben del 48 per cento. Io credo che un Governo serio debba soprattutto dare una motivazione adeguata alle giovani generazioni, alle quali, sin da ora, avete regalato soltanto debito pubblico, senza orizzonti, né programmi, né futuro. Per questo, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, chiediamo di non procedere all'esame del provvedimento n. 1970. (Applausi) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, per me e per tutti noi è una giornata difficile e, quindi, dibattere sulla questione pregiudiziale appare veramente complicato e addirittura poco rispettoso. Ma è il nostro lavoro e dobbiamo andare avanti, ricordando la determinazione di Jole Santelli. La questione pregiudiziale, posta ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, appare a nostro avviso pretestuosa e, di fatto, in contrasto con il percorso legislativo compiuto in questi mesi, con tutti i provvedimenti che si sono succeduti per contrastare l'emergenza epidemiologica. Il decreto-legge n. 125 del 2020, di fatto, introduce una novella giuridica nel decreto-legge n. 19 di questo anno, che è un po' la cornice giuridica in cui si sono inseriti tutti i provvedimenti successivi, a partire dai tanto declamati decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Con il decreto-legge in esame proroga lo stato di emergenza al gennaio 2021 e, conseguentemente, si prorogano tutte le scadenze che sarebbero coincise con la fine del precedente stato di emergenza. Si introduce un elemento che caratterizzerà la fase attuale di contrasto alle emergenze epidemiologiche, che è l'obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie. Sostanzialmente, questo decreto non introduce elementi giuridici nuovi, ma proroga come principio giuridico gli effetti del decreto-legge n. 19, con l'elemento di novità di cui ho parlato, insieme ad altri contenuti all'interno del decreto stesso, a partire dalla questione che attiene all'App Immuni per quanto riguarda la possibilità che abbia una funzionalità anche oltre frontiera. Secondo me, in ciò si rileva la sostanza del ragionamento che ci porta a respingere e a non condividere la questione pregiudiziale. La cornice giuridica che il decreto-legge n. 19 fornisce, infatti, nell'ordinamento consente anche una copertura giuridica dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Ricordiamo la fase precedente all'approvazione del decreto-legge n. 19, nella quale anche noi, come Gruppo Italia Viva, manifestammo delle perplessità rispetto all'utilizzo eccessivo di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. In quel momento contestavamo le modalità di gestione dell'emergenza, che era eccessivamente svincolata da un rapporto con il Parlamento.