[pronunce]

, "nella parte in cui consente che l'imputato, con richiesta non soggetta ad alcuna verifica, venga ammesso al giudizio abbreviato" (r.o. n. 305 del 2000), "nella parte in cui non prevede che il giudice possa rigettare la richiesta di giudizio abbreviato" (r.o. n. 279 del 2000). Ancorché sia formalmente impugnato dal tribunale di Firenze anche l'art. 223 del d.lgs. n. 51 del 1998, tutte le censure sono rivolte in realtà all'art. 438 cod. proc. pen. , come sostituito dall'art. 27 della legge n. 479 del 1999: l'art. 223 è invero richiamato, nella prospettiva dei rimettenti, solo come la disposizione che consente in via transitoria l'instaurazione del rito abbreviato nella fase dibattimentale. Ad avviso dei giudici rimettenti, la norma censurata contrasterebbe: con l'art. 3 Cost.: a causa dell'irragionevole diversità di trattamento riservato a situazioni processuali sostanzialmente identiche, potendo il giudice rigettare la richiesta di rito abbreviato solo se effettuata nella forma "subordinata" di cui al comma 5 dell'art. 438 cod. proc. pen. (r.o. n. 305 del 2000); perché la riduzione di un terzo della pena a semplice richiesta trasforma, in caso di condanna, "il diritto processuale dell'imputato alla scelta del rito in un sostanziale diritto del medesimo al conseguimento automatico e irragionevole del beneficio della riduzione di pena" (r.o. nn . 464, 465, 474 e 607 del 2000); perché la norma censurata tratta in modo uguale situazioni diverse, consentendo di procedere con il giudizio abbreviato, a semplice richiesta dell'imputato, qualunque sia lo stato delle acquisizioni probatorie e, quindi, anche in situazioni in cui si imponga una consistente acquisizione probatoria, e perché, a fronte della "obiettiva esigenza di un'istruttoria complessa, il rito sarà ammesso nell'abbreviato puro e respinto - invece - in quello condizionato" così determinando una diversità di trattamento di situazioni identiche (r.o. n. 279 del 2000); infine, perché non pone alcuna distinzione tra coloro che hanno "effettivamente contribuito alla riduzione dei tempi processuali e coloro che invece hanno dato causa alla dilatazione degli stessi attraverso attività di integrazione probatoria resasi necessaria in base alle valutazioni del giudice" (r.o. nn. 464, 465, 474 e 607 del 2000); con gli artt. 3 e 27, primo comma, Cost., che esigono che "la pena, in concreto, sia ragguagliata alla gravità del fatto e alla capacità a delinquere del colpevole" (r.o. n. 305 del 2000); con l'art. 27, terzo comma, Cost., per "l'interferenza incontrollata di una diminuente processuale nel delicato esercizio del potere di determinazione in concreto della pena" con conseguente violazione del principio di proporzione e della funzione rieducativa della pena (r.o. nn. 279 e 305 del 2000) , con l'art. 97 Cost., in quanto l'attribuzione agli imputati di vantaggi significativi ma ingiustificati violerebbe i principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione; con l'art. 101 Cost., perché l'impossibilità per il giudice di esprimersi in ordine alla stessa ammissibilità del giudizio abbreviato violerebbe il principio della soggezione del giudice solo alla legge (r.o. n. 405 del 2000), traducendosi in soggezione del giudice "alla mera volontà di una delle parti del processo" (r.o. nn. 464, 465, 474 e 607 del 2000); con l'art. 102 Cost., perché l'imputato, con la semplice richiesta, può conseguire la diminuzione di un terzo della pena, ovvero la sostituzione dell'ergastolo con la reclusione in anni trenta, così incidendo sulla determinazione della pena, la cui "definizione in concreto [...] è atto di giurisdizione di spettanza del giudice, rientrante nel suo potere discrezionale ex art. 132 c.p." con la conseguenza che l'esercizio della giurisdizione viene ad essere sottoposto a impropri condizionamenti (r.o. n. 305 del 2000). 1.2. - Un secondo gruppo di censure, relative al medesimo art. 438 cod. proc. pen. , si riferisce alla posizione del pubblico ministero, al quale, a differenza di quanto previsto dalla precedente disciplina, non è riconosciuto alcun potere di interloquire sulla richiesta di giudizio abbreviato formulata dall'imputato. In particolare, l'articolo in esame viene censurato nella parte in cui non prevede né "il contraddittorio delle parti nell'ammissione al rito abbreviato" (r.o. n. 405 del 2000), né "il diritto del p.m. di intervenire nella richiesta di rito abbreviato, formulata dall'imputato, esprimendo consenso o dissenso motivato" né la facoltà, da parte del pubblico ministero, di chiedere una integrazione probatoria (r.o. nn. 464, 465, 474 e 607 del 2000). La nuova disciplina sarebbe in contrasto con l'art. 111, secondo comma, Cost., perché la omessa previsione dell'intervento del pubblico ministero e della specifica facoltà di chiedere una integrazione probatoria violerebbe il principio che ogni processo si deve svolgere nel rispetto del contraddittorio, in condizioni di parità tra le parti e davanti ad un giudice terzo ed imparziale. 1.3. - La legittimità costituzionale del nuovo giudizio abbreviato viene contestata anche sotto il profilo che l'art. 441 cod. proc. pen. "consente al giudice di assumere, anche d'ufficio, gli elementi necessari ai fini della decisione" (r.o. n. 405 del 2000). La norma sarebbe in contrasto con gli artt. 111 e 24 della Costituzione perché la previsione, in capo allo stesso organo, di poteri istruttori e decisori violerebbe il principio del contraddittorio nella formazione della prova ed esporrebbe l'imputato che ha chiesto il giudizio abbreviato ad un possibile mutamento del quadro probatorio ed alla conseguente, eventuale modifica dell'imputazione, senza che gli venga riconosciuta la facoltà di rinunciare al rito abbreviato. 1.4. - In parte complementare alla precedente è la censura rivolta all'art. 442, comma 1-bis cod. proc. pen. , "nella parte in cui consente l'utilizzazione, nel giudizio abbreviato, di atti non utilizzabili nel giudizio ordinario" (r.o. n. 305 del 2000). La norma contrasterebbe con l'art. 3 della Costituzione per la diversità della disciplina concernente l'utilizzabilità degli atti del fascicolo del pubblico ministero, consentita in toto solo nel giudizio abbreviato, nonché per la irragionevolezza complessiva della stessa disciplina. 1.5. - Infine, vengono avanzati dubbi sulla legittimità costituzionale dell'art. 441, comma 3, cod. proc. pen. , "nella parte in cui stabilisce che il giudizio abbreviato si celebra in udienza camerale salvo che tutti gli imputati richiedano l'udienza pubblica" (r.o. n. 305 del 2000).