[resaula]

Se posso, sommessamente, siccome io sono un uomo d'ordine, nel senso che mi piacciono le stanze ordinate, a Palazzo Carpegna ho in mezzo tutti gli scatoloni di cartone che avevo preparato per andarmene perché, essendo una persona corretta, volevo lasciare al Presidente di Commissione, che avremmo eletto questa sera, la stanza a posto: avrei giusto passato un panno per togliere la polvere. Mi faccia una cortesia: metta d'accordo la sua maggioranza, votate, così mi trovo un altro posto. Io guardo avanti. Se ce la fate, provateci. (Applausi) . Il nostro ovviamente sarà un no, com'è stato un no il suo, perché lei, con il suo Governo, ha espresso parere contrario sulla nostra risoluzione che chiedeva una cosa sola, un'unica cosa: che il Parlamento venisse fatto esprimere su ognuna delle meravigliose articolazioni di questo splendido progetto che è fatto di tante sigle, di tre aggettivi (poderoso, inclusivo e sostenibile) e di zero soldi. Noi volevamo comunque votare sul Sure, sul MES, sul BEI, sul recovery and resilience fund : avremmo voluto, ce lo faccia fare, ci faccia giocare alla democrazia. Non mi sembra però che qui ci stiamo orientando in questa direzione. E allora noi voteremo un no, che però non è un no liturgico. Non votiamo no perché siamo l'opposizione e dobbiamo dire no. È un no che va contro le cose che ci ripugnano, perché a noi ripugnano i luoghi comuni, ci ripugna la natura illiberale del progetto, di questo leviatano, dell'idea che centralizzando tutto in questo immenso mostro burocratico risolveremo tutti i nostri problemi. Lei non vuole i compromessi al ribasso e questa è una cosa molto divertente, un'aspirazione nobile, ma lei lo sa in che sistema è? Lei è in un sistema che fatalmente vive sui compromessi al ribasso perché in un'unione monetaria se non si svaluta la moneta, si svalutano i salari. Lei vuole essere pragmatico, ma allora quando smetterà di raccontarci la favola di quelli che ci regalano i soldi per farci riaprire gli ospedali che ci hanno fatto chiudere? (Applausi). Questa favola non fa più ridere. Mi avvio quindi a concludere rapidamente. Noi abbiamo apprezzato la dignità con cui Mitsotakis ha detto una cosa molto semplice: fateci fare le nostre riforme, noi sappiamo quello che c'è da fare nel nostro Paese, non abbiamo bisogno delle lezioni, in particolare di quelle della Germania. Un Paese in cui, come ricordava il sovranista Pittella, abbiamo avuto un autorità di vigilanza che anziché indagare su uno scandalo, ha minacciato i giornalisti che lo stavano rivelando. Parlo del wirecard e parlo dei giornalisti del «Financial Times». Abbiamo adesso un film che racconta cosa il MES ha fatto la Grecia, che in quel Paese viene censurato. Certo che non abbiamo bisogno delle moralità e delle lezioni di questi popoli. Se lei, signor Presidente del Consiglio, tornasse qui con lo spirito di Mitsotakis, tornasse qui senza nascondere agli italiani le difficoltà, ma mostrando di credere in loro, di avere di avere fiducia nella loro capacità di essere arbitri del loro destino, anziché continuare con questi sterili, liturgici, noiosi, stantii appelli alla necessità di questa Unione europea, che è un'unione che fa la debolezza, non è un'unione che fa la forza perché ci impedisce di reagire tempestivamente alle sfide della globalizzazione, se lei tornasse così, la applaudiremmo anche noi della Lega, soprattutto se ci permettesse di dare il nostro contributo. Naturalmente, per fare quello, dovrebbe ogni tanto venirci a trovare, ma siccome così non è, e siccome molto visibilmente lei non è qui per difendere la dignità e l'indipendenza degli italiani, ma per difendere progetti che sono alieni al nostro Paese e al nostro popolo, temo che con il mio Gruppo esprimeremo un voto contrario alla risoluzione di maggioranza. (Applausi). PERILLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, ringrazio anzitutto il Presidente del Consiglio; io ho ascoltato le sue comunicazioni e ho notato - e questo, Presidente, è un connotato che apprezzo molto - anche una sua certa emozione nella parte finale, che rende giustizia ad un suo aspetto che, le assicuro, viene apprezzato anche fuori di qui, che è un senso di umanità e di consapevolezza di quello che si sta facendo e della sfida che si sta raccogliendo. (Applausi). Questo, Presidente, deve essere sfuggito ai più, perché dinanzi a questa azione - e ricordiamo l'azione dell'Italia in seno all'Europa, il Governo che è diventato capofila rispetto ad altri otto Paesi, portando avanti queste richieste e attraendo questi finanziamenti europei, senza precedenti, per far fronte a una rinascita del Paese - chi ama quel Paese dovrebbe cogliere e rivendicare il senso di questo prestigio e di questa forza. Sono però tante chiacchiere, Presidente, perché io noto che specularmente, in maniera inversa, più si va in una direzione, cercando ovviamente collaborazione su questi presupposti, più dall'altra parte c'è una strumentalizzazione, un'interpretazione tipica dell'opposizione sterile, che è assente in tutti i momenti più importanti. (Applausi) . È assente e critica. Siamo arrivati addirittura a criticare che gli Stati generali si tenevano in una villa istituzionale perché forse si era abituati ad Arcore precedentemente, non lo so, o in altri posti. Si sono criticati gli aperitivi; io non citerei gli aperitivi e esco dalle facili battute. Però, Presidente, dal momento che si tratta di una questione che riguarda ovviamente le sorti del Paese, per senso di giustizia - lo avevo anticipato informalmente anche ai miei colleghi - non ce la faccio a sentire un racconto così lontano dalla verità. Ebbene, il senatore Salvini dice che abbiamo fatto un bel regalo ad Autostrade e che il titolo di Atlantia è schizzato verso l'alto. Il regalo non l'abbiamo fatto noi ad Autostrade, ma l'ha fatto, pensate, la famiglia Benetton alla Lega quando ha donato 150.000 euro e non solo alla Lega ma anche a Fratelli d'Italia. (Applausi) . Glielo andate a spiegare voi al Paese il sistema delle donazioni, che erano a tappeto, da parte dei Benetton? Di questo non date spiegazione, ve ne guardate bene. Citate altri regali, non queste cose: non vi riguardano. (Applausi. Proteste) . Vedete, mi sono preparato una specie di "ballario", un prontuario delle balle che vengono dette immediatamente. (Applausi) . Ed è per titoli, dal momento che il senatore Salvini, ma a turno anche altri senatori, raccontano sempre i grandi classici della propaganda. Lei si duole, senatore che è intervenuto adesso, nell'ultimo intervento. (Proteste). Bagnai, me lo sono dimenticato, non è una mancanza di rispetto nei confronti di Bagnai. (Proteste) . PRESIDENTE. Senatore Perilli, si rivolga alla Presidenza. Per cortesia, fate parlare. Non sono ammissibili interruzioni. PERILLI (M5S) . Il senatore Bagnai si duole della propaganda... PRESIDENTE. Parli con me. PERILLI (M5S) . Ha detto che la propaganda è fastidiosa: