[pronunce]

Contesta, inoltre, l'affermazione, contenuta nella medesima pronuncia, dell'irrilevanza degli atti compiuti da altri parlamentari (ed anche appartenenti al medesimo gruppo parlamentare) ai fini della configurabilità del nesso funzionale.1. – Il Tribunale di Venezia ha sollevato conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato in relazione alla deliberazione adottata dalla Camera dei deputati nella seduta dell'11 gennaio 2000 (Doc. IV-quater, n. 96), mediante la quale l'Assemblea ha approvato la proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale a carico del deputato Umberto Bossi, imputato del reato previsto dagli artt. 81, secondo comma e 292 primo e terzo comma, del codice penale concernono opinioni espresse da un componente del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. – Preliminarmente, deve essere confermata l'ammissibilità del conflitto, come già ritenuto da questa Corte con ordinanza n. 272 del 2003. Infondate, infatti, sono le molteplici eccezioni sollevate dalla difesa della Camera. Anzitutto, viene eccepita l'inammissibilità del conflitto a causa di un asserito vizio della notificazione. Le copie dell'ordinanza con cui questa Corte ha dichiarato ammissibile il conflitto e dell'ordinanza del Tribunale di Venezia con cui esso è stato sollevato, notificate alla Camera dei deputati, non recherebbero l'attestazione di conformità all'originale da parte della Cancelleria della Corte, bensì «un'irrituale attestazione di conformità da parte della Cancelleria dello stesso ricorrente». Effettivamente, la copia dell'ordinanza n. 272 del 2003, con cui la Corte ha dichiarato ammissibile il conflitto, notificata alla Camera dei deputati, risulta priva della attestazione di conformità all'originale ad opera della Cancelleria della Corte. Nessuna rilevanza, pertanto, può riconoscersi alla attestazione effettuata dalla Cancelleria del Tribunale di Venezia circa la conformità alla decisione della Corte delle copie di questa da essa notificate, non disponendo tale ufficio dell'originale dell'ordinanza. Peraltro, la certezza in ordine alla corrispondenza della copia notificata all'originale non risulta pregiudicata da tale omissione, ben potendo essere agevolmente conseguita attraverso il confronto con il testo della decisione di questa Corte pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, tanto più che tale pubblicazione è avvenuta in data 30 luglio 2003, e cioè anteriormente alla notifica da parte del Tribunale di Venezia dell'ordinanza alla Camera, effettuata il 6 agosto 2003. Di conseguenza non può configurarsi alcuna lesione del diritto di difesa, né la stessa parte resistente ha lamentato alcun concreto pregiudizio. La difesa della Camera dei deputati ha, poi, eccepito l'inammissibilità del conflitto a causa della impossibilità di identificare il ricorrente, dal momento che l'ordinanza con cui è stato sollevato il conflitto non conterrebbe sufficienti indicazioni dell'ufficio giudiziario di provenienza, posto che mancherebbe l'indicazione delle funzioni del giudice che l'ha sottoscritta e l'ufficio di appartenenza. Anche tale eccezione deve essere respinta. Al contrario di quanto asserito dalla resistente, infatti, l'ordinanza con cui è stato proposto il conflitto non solo specifica il luogo in cui essa è stata pronunciata e individua personalmente il magistrato che l'ha emessa, ma contiene su ciascuna pagina dell'atto, nonché in calce allo stesso, timbri che recano espressa menzione dell'ufficio ricorrente (Tribunale di Venezia). Pertanto, l'omessa intestazione dell'ordinanza non preclude l'identificazione del giudice ricorrente, la quale emerge con sufficiente certezza dal contesto dell'atto. La difesa della Camera dei deputati eccepisce, inoltre, che il ricorso sarebbe comunque inammissibile a causa dell'assoluta incertezza nella qualificazione dell'atto introduttivo, definito dal ricorrente ora come “ordinanza” che contiene il ricorso, ora come “ricorso”. Questa Corte, peraltro, ha più volte affermato l'irrilevanza della forma dell'atto introduttivo, allorché esso, al di là del nomen iuris, comunque possieda i requisiti di sostanza necessari per un valido ricorso (si vedano, ex plurimis, le sentenze n. 314 del 2006, n. 193 del 2005 e n. 298 del 2004). Del pari infondate sono le eccezioni della resistente relative alla asserita mancanza, nell'atto introduttivo del conflitto, di «uno specifico petitum» e al mancato assolvimento, da parte del ricorrente, dell'onere di esprimere inequivocabilmente la pretesa da far valere, avendo il Tribunale rimesso alla Corte la valutazione di opportunità dell'annullamento dell'atto impugnato. La consolidata giurisprudenza di questa Corte afferma che, ai fini della corretta formulazione del petitum, è sufficiente «qualsiasi espressione idonea a palesare, in modo univoco e chiaro, la volontà del ricorrente di richiedere la decisione della Corte su un determinato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato» (si vedano, ex plurimis, le sentenze n. 249 del 2006; n. 164, n. 146 e n. 28 del 2005). Nel caso del presente giudizio, il Tribunale di Venezia giustifica la proposizione del conflitto, in quanto «la Camera avrebbe sostanzialmente esorbitato dai limiti di esercizio della potestà parlamentare prevista dall'art. 68, primo comma, Cost.» e chiede alla Corte «una pronuncia che dichiari la non spettanza alla Camera dei deputati della valutazione contenuta nella delibera impugnata dell'11 gennaio 2000, con conseguente suo annullamento, se del caso, per incompetenza e dichiarando conseguentemente il potere dello Stato al quale spettano le attribuzioni contestate». La volontà del ricorrente, dunque, appare manifestata in modo inequivoco, avendo egli espressamente richiesto a questa Corte la dichiarazione di “non spettanza” alla Camera del potere in contestazione, nonché l'annullamento della delibera parlamentare. La difesa della Camera eccepisce, ancora, l'inammissibilità del presente conflitto in ragione della asserita mancanza nell'atto introduttivo di una sufficiente descrizione delle opinioni espresse extra moenia dal deputato, tant'è che il ricorrente rinvierebbe, a tal fine, ad atti allegati all'ordinanza che, in realtà, non sarebbero mai stati depositati. Inoltre, l'atto non conterrebbe «alcuna indicazione delle “ragioni del conflitto”». Al contrario, la descrizione delle opinioni espresse extra moenia dal deputato appare sufficiente alla loro compiuta identificazione, dal momento che il loro contenuto è stato testualmente riprodotto. Riferisce, infatti, il Tribunale che la condotta contestata nel capo di imputazione concerne le dichiarazioni che il deputato, mentre si trovava a Venezia il 14 settembre 1997, avrebbe rivolto ad una persona, che teneva esposta alla finestra la bandiera italiana, pronunciando la seguente frase: «Il tricolore lo metta al cesso, signora», e aggiungendo inoltre: «Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore».