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Atto n. 4-05862 DE POLI Al Ministro della salute Premesso che la carenza di medici di pronto soccorso e di medici anestesisti rianimatori, l'urgenza di recuperare le liste di attesa e la necessità di garantire, almeno in parte, il diritto alle ferie arretrate a quanti hanno lavorato ininterrottamente ed intensamente per un anno intero a causa dalla pandemia da COVID-19 hanno messo in evidenza una questione nota che si ripresenta ciclicamente in maniera dirompente, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi improrogabile prevedere assunzioni di specialisti e il reclutamento dei medici in formazione degli ultimi due anni per garantire la continuità dell'assistenza sanitaria e la salute dei cittadini. Atto n. 4-05863 LEONE DE LUCIA SANTILLO VANIN TRENTACOSTE PAVANELLI MAUTONE CROATTI PRESUTTO CASTALDI Al Ministro della giustizia Premesso che: seppure da tempo le carceri italiane versano in situazioni critiche, sia dal punto di vista del sovraffollamento che da quello dei diritti umani e delle condizioni dei detenuti, non si rilevano ad oggi margini di miglioramento; a riprova i fatti avvenuti di nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020, che hanno portato a 52 misure cautelari nei confronti di agenti della Polizia penitenziaria; quello che si è consumato nel penitenziario campano è un esempio di quello che non dovrebbe accadere e di ciò che lo Stato dovrebbe evitare, proprio all'interno di una struttura pubblica in cui si scontano le pene e ci si impegna a perfezionare la funzione rieducativa delle stesse, il cui fine ultimo è rendere i soggetti in grado di accogliere i valori e i principi del nostro orientamento costituzionale cercando di evitare ulteriori illeciti; considerato che: recentemente la prima firmataria del presente atto, ritenendo doveroso vedere con i propri occhi e toccare con mano una situazione che nelle carceri è diventata incontrollabile, campanello d'allarme per la nazione intera, si è recata in visita, tra le altre, anche presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. La visita nel reparto Senna, reparto femminile di massima sicurezza, organizzata ed effettuata con la garante dei detenuti della provincia di Caserta, è stata guidata da un uomo di cui non è stato possibile, in quel frangente, conoscere il ruolo; al termine della visita si è scoperto, dal registro degli ingressi, che l'uomo era stato identificato come l'autista dell'interrogante; considerato inoltre che: la prima firmataria ha chiesto più volte ai presenti a che titolo il signore, tale Armando Schiavo, stesse conducendo la visita, ma nessuno ha risposto e solo successivamente è stato comunicato che egli è il compagno della direttrice del penitenziario, dottoressa Palmieri; la stessa direttrice, solo a visita conclusa e poco dopo aver lasciato la casa circondariale, ha informato per telefono l'interrogante che tale Armando Schiavo era in realtà un "articolo 17", cioè un volontario del carcere; considerato infine che, a giudizio degli interroganti: le due versioni ricevute a descrizione della figura di cui sopra appaiono piuttosto inverosimili. L'episodio merita un'attenta riflessione, in quanto aleggia su di esso un chiaro strato di opacità che investe anche tutta la struttura carceraria; sarebbe opportuno che chi di dovere si soffermi e indaghi su questa vicenda incresciosa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda avvalersi dei propri poteri ispettivi al fine di fare luce sulla vicenda descritta, a parere degli interroganti tanto grave quanto singolare; se non ritenga altresì opportuno prendere provvedimenti nei riguardi della dirigente Palmieri. Atto n. 4-05864 MALAN Ai Ministri della salute e della giustizia Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il 26 giugno 2017, l'allora minore V.F. (nato a Cosenza il 7 maggio 2000) veniva dimesso dal reparto pediatrico di Cosenza dopo un ricovero per gastroenterite acuta; durante il ricovero, su pressione degli zii, il minore veniva sottoposto ad una consulenza psichiatrica senza consenso dei genitori e la sussistenza dello stato di necessità; la madre del ragazzo, E.P., medico specializzato in gastroenterologia e dipendente dell'ASP di Cosenza, trovatasi in difficoltà con il figlio ed il coniuge separando, padre di V.F., ricoverata per depressione in psichiatria in altra città, aveva chiesto aiuto ai propri familiari (cognato e sorella) con cui aveva interrotto i rapporti per contrasti ereditari da oltre 10 anni; essi intervennero sui sanitari, tra cui una psicologa loro amica, per affermare che V.F. non era malato di gastroenterite ma, insieme alla madre, aveva problemi psichiatrici a causa di un asserito rapporto simbiotico, in quanto "madre manipolativa" che causava "regressione"; il 27 giugno 2017, la madre, traumatizzata per l'intervento ostile dei familiari, era ricoverata con un TSO a seguito di un atto di autolesionismo; il minore, ancora sofferente di gastroenterite, trovatosi solo, veniva anch'egli prelevato da casa su segnalazione degli zii P.P. e R.P. ed inviato, in regime di TSO, al reparto di degenza dell'unità operativa complessa SPDC dell'ASP di Cosenza sulla base di un certificato di proposta-convalida a firma dei medici territoriali Rita Stifani e Luigina Volpentesta con diagnosi di "scompenso psicotico - grave dipendenza e rapporto simbiotico con la madre"; V.F. veniva così coattivamente prelevato dai medici territoriali e vigili urbani in uniforme e trasportato nel Reparto Psichiatrico per adulti senza alcuna comunicazione all'autorità giudiziaria; il dottor Francesco Zottola, dopo aver visitato V.F., riportava in cartella clinica: "paziente lucido, orientato nel tempo e nello spazio... eloquio fluente, nessi associativi validi (...) non verbalizza dispercezioni"; ciononostante, tratteneva V.F. nel reparto, gli prescriveva e attuava una terapia antipsicotica; il minore veniva collocato in una camera insieme a un paziente psicotico adulto che non parlava, vagava agitato senza tregua avvicinandosi continuamente a V.F.; traumatizzato, senza contatti con alcuno essendo stato privato del cellulare, chiedeva ai medici di essere trasferito in altra stanza, ma finiva con un altro paziente adulto psicotico; il ricovero in TSO fu disposto sulla base di quanto riportato dagli zii del ragazzo, giunti al domicilio della dottoressa E.P. il giorno stesso, nonostante essi, per loro stessa ammissione, non frequentassero V.F. e la madre da oltre 10 anni; risulta che al minore venivano aumentate le dosi degli psicofarmaci quando si lamentava; il trattamento è durato 9 giorni e 8 notti, il ragazzo costretto a letto, con accesso alla sala da pranzo solo ai pasti, solo fra malati psichiatrici adulti e gravi, senza informazioni, autorizzato ad avere contatto solo con gli zii; il presunto stato psicotico del ragazzo non trova alcun riscontro presso il liceo del minore, dove pochi giorni dopo ha superato l'esame di Stato con il massimo dei voti; il dottor Paolo Cioni, nel suo parere pro veritate sulla vicenda così si è espresso: