[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 12 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), promosso con ordinanza del 4 febbraio 2003 dalla Corte dei conti - sezione giurisdizionale d'appello per la Regione Siciliana, sull'appello proposto dal Presidente del Consiglio dei ministri ed altro contro Giamportone Filippo, iscritta al n. 372 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 25, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 26 maggio 2004 il Giudice relatore Paolo Maddalena.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza emessa in data 4 febbraio 2003, la Corte dei conti - sezione giurisdizionale di appello per la Regione Siciliana ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 12 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), nella parte in cui non prevede, a favore dei dipendenti statali, ove sussistano i requisiti prescritti dall'art. 13 dello stesso decreto, il computo del periodo di tempo corrispondente alla durata legale degli studi universitari, già riscattato presso la gestione previdenziale dei dipendenti delle assemblee legislative, degli enti locali territoriali, degli enti parastatali o degli enti e istituti di diritto pubblico sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato. 2. - È necessario premettere che l'art. 12 (Servizi resi ad enti diversi) del d.P.R. n. 1092 del 1973 dispone che “i servizi di ruolo e non di ruolo prestati alle dipendenze delle assemblee legislative, di enti locali territoriali, di enti parastatali o di enti e istituti di diritto pubblico sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato, sono computati a domanda dell'interessato” e che “l'amministrazione, l'ente o l'istituto presso il quale il dipendente ha prestato servizio o è stato iscritto ai fini di quiescenza corrisponderà allo Stato l'importo dei contributi versati, compresi quelli a carico dell'interessato, in relazione al periodo ammesso al computo ai fini del trattamento di quiescenza statale; nulla è dovuto dal dipendente”. Il successivo art. 13 dello stesso decreto (Periodi di studi superiori e di esercizio professionale) dispone, inoltre, che “il dipendente civile al quale sia stato richiesto, come condizione necessaria per l'ammissione in servizio, il diploma di laurea o, in aggiunta, quello di specializzazione rilasciato dopo la frequenza di corsi universitari di perfezionamento può riscattare in tutto o in parte il periodo di tempo corrispondente alla durata legale degli studi universitari e dei corsi speciali di perfezionamento, verso corresponsione di un contributo” pari alla riserva matematica, determinata ai sensi dell'art. 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338 (Disposizioni per il miglioramento dei trattamenti di pensione dell'assicurazione generale obbligatoria per invalidità, la vecchiaia e i superstiti), necessaria per la copertura assicurativa del periodo utile considerato. 3. - Il remittente espone di dovere decidere l'impugnazione, proposta da un magistrato amministrativo in servizio presso il TAR di Palermo, già dipendente di enti locali e parastatali (Comune di Torino, Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato e INPS), avverso il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 settembre 1992, n. 916 e avverso la nota del Consiglio di Stato del 7 ottobre 1993, n. 761, con i quali è stato escluso dal computo dei servizi ai fini del trattamento di quiescenza, ai sensi dell'art. 12 del d.P.R. n. 1092 del 1973, il periodo di studi universitari già riscattati dal ricorrente presso l'INPS. L'impugnazione - espone sempre il remittente - è stata risolta favorevolmente dal giudice di primo grado, il quale, accogliendo il ricorso, ha ammesso, ai sensi del richiamato art. 12, il computo gratuito del periodo di studi universitari già riscattato presso l'INPS, equiparandolo in sostanza ad un servizio effettivamente prestato. Il giudice a quo ritiene, al contrario, che una tale opzione interpretativa non sia praticabile, a fronte del chiaro disposto del successivo art. 13 dello stesso decreto n. 1092 del 1973 (il quale disciplina autonomamente il riscatto degli studi universitari dei dipendenti statali, prevedendone l'onerosità per il riscattante), e ritiene, pertanto, che, in base al diritto vigente, il ricorso del magistrato debba essere rigettato. Il remittente sostiene che l'interessato possa, allo stato, alternativamente o riscattare nuovamente, ai sensi dell'art. 13 del d.P.R. n. 1092 del 1973, gli anni di corso di laurea, ovvero chiedere la ricongiunzione dei periodi assicurativi, ai sensi dell'art. 2 della legge 7 febbraio 1979, n. 29 (Ricongiunzione dei periodi assicurativi dei lavoratori a fini previdenziali): soluzioni entrambe onerose per il richiedente. 4. - Il remittente dubita, allora, in relazione all'art. 3 della Costituzione e sotto vari profili, della legittimità costituzionale dell'art. 12, proprio nella parte in cui esso non consente la computabilità gratuita presso la gestione previdenziale statale degli anni di studi universitari già riscattati. In particolare il giudice a quo ritiene irragionevoli: - la differente regolamentazione, ai fini del computo dei servizi svolti, del periodo di servizio e del periodo di studi universitari, che pure l'ordinamento riterrebbe meritevoli di analoga considerazione per la determinazione dell'ammontare della pensione; - la discriminazione tra coloro i quali siano ammessi per la prima volta a riscattare il periodo di studi universitari nell'ordinamento statale e coloro i quali, avendo già riscattato tale periodo nella gestione previdenziale di provenienza, pure in presenza delle medesime condizioni stabilite dalla legge, sarebbero in sostanza costretti ad “un duplice esborso economico”; - l'intera disciplina, in quanto, mentre sarebbe “possibile, in forza dell'art. 124, comma quinto, del d.P.R. n. 1092 del 1973, come modificato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 113 del 2001, il trasferimento senza oneri a carico del dipendente, del periodo di studi universitari, che sia stato oggetto di riscatto ai sensi dell'art. 13 del medesimo decreto n. 1092 del 1973, dallo Stato all'AGO” (assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, gestita dall'INPS), non sarebbe “invece possibile il contrario”. 5.