[pronunce]

In proposito, questa Corte ha già ripetutamente affermato – sussistendo, in generale, «l'esigenza costituzionale che il giudizio, una volta instaurato, sia concluso in termini certi non rimessi alle parti confliggenti» (cfr. sentenza n. 116 del 2003) – che tale termine «è da osservarsi a pena di decadenza, secondo quanto si rileva dal regolamento di procedura dinanzi al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (in connessione con l'art. 36 del testo unico delle leggi sul Consiglio stesso, approvato con regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054), applicabile nei procedimenti davanti alla Corte costituzionale in virtù del richiamo di cui all'art. 22, legge n. 87 del 1953» (cfr. già ordinanza n. 386 del 1985 e sentenze n. 200 del 2001 e n. 88 del 2005). Nella specie, il ricorso e l'ordinanza risultano notificati in data 8 novembre 2005 e, quindi, ben oltre la scadenza del termine di sessanta giorni fissato nell'ordinanza medesima; pertanto non può procedersi allo svolgimento dell'ulteriore fase del giudizio, non essendo stato rispettato il termine perentorio per la notificazione del ricorso e dell'ordinanza di ammissibilità.. per questi motivi La Corte costituzionale dichiara improcedibile il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato proposto dal Tribunale di Roma nei confronti della Camera dei deputati con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 luglio 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 luglio 2006. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA