[pronunce]

terzo comma) dell'art. 111 Cost., posto che non sarebbero assicurati alla difesa il tempo e le condizioni per il concreto suo esplicarsi, almeno nei casi, come quello di specie, di fascicoli composti da migliaia di pagine e pertinenti a fatti molto complessi. 2. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 17 giugno 2008, concludendo per la inammissibilità o la infondatezza della questione sollevata. La difesa erariale assume, in particolare, che le doglianze del rimettente sarebbero (manifestamente) infondate in quanto il sistema assicura, nel suo complesso, le condizioni per un pieno ed efficace accesso della difesa agli atti che formano la base cognitiva del procedimento. La richiesta di rinvio a giudizio è preceduta, a norma dell'art. 415-bis cod. proc. pen. , dal deposito degli atti, che restano a disposizione delle parti e dei loro difensori per venti giorni almeno. Un esame ulteriore è consentito per almeno dieci giorni, e cioè per il termine dilatorio che deve intercorrere tra la notifica dell'avviso per l'udienza preliminare e la celebrazione dell'udienza medesima. Il relativo decreto di fissazione, d'altronde, contiene l'invito alla trasmissione della documentazione pertinente ad indagini svolte dopo la richiesta di rinvio a giudizio. La disponibilità di un termine generale mai inferiore a trenta giorni (e, in realtà, necessariamente superiore) comporta, secondo l'Avvocatura generale, la possibilità di un adeguato espletamento della funzione difensiva anche in caso di fascicoli voluminosi e non ordinati secondo il disposto dell'art. 3 reg. esec. cod. proc. pen. Quanto all'eventualità di atti mancanti, lo stesso rimettente ricorda che, per giurisprudenza costante, la lesione del diritto di difesa è preclusa dalla inutilizzabilità degli atti medesimi. Non avrebbe pregio, infine, la particolare doglianza concernente la valutazione finalizzata ad una eventuale richiesta di accesso ai riti speciali. La domanda di giudizio abbreviato, infatti, può essere posticipata fino alla fine della discussione nell'udienza preliminare, e cioè avendo modo di attendere che il giudice corregga eventuali irregolarità. Per una eventuale richiesta di giudizio immediato, poi, le prerogative della difesa sarebbero comunque garantite, «in quanto il fascicolo verrebbe formato nel contraddittorio tra le parti».1. – Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Varese, con l'ordinanza indicata in epigrafe, solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 416 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede una sanzione di nullità per i casi in cui il fascicolo trasmesso al giudice con la richiesta di rinvio a giudizio sia predisposto senza l'osservanza delle prescrizioni contenute nello stesso art. 416 cod. proc. pen. , nell'art. 130 delle «Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale» (approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271) e nell'art. 3 del decreto ministeriale 30 settembre 1989, n. 334 (Regolamento per l'esecuzione del codice di procedura penale). La norma violerebbe l'art. 24, secondo comma, della Costituzione, dato che un fascicolo composto in guisa da non consentire la identificazione degli atti tempestivamente depositati, e l'epoca della loro acquisizione, lede il diritto della difesa ad ottenere «certezza» circa la base cognitiva per l'udienza preliminare, anche al fine di valutare le opzioni concernenti i riti speciali, ed inoltre può pregiudicare, nell'ambito di procedimenti complessi, la concreta possibilità di un'adeguata conoscenza degli atti. Si prospetta inoltre la violazione dell'art. 111, secondo comma (recte: terzo comma), Cost., in quanto un fascicolo composto con le modalità indicate, nel caso comprenda atti numerosi e complessi, non garantirebbe il tempo e le condizioni necessari per preparare la difesa dell'imputato. 2. – La questione non è fondata. 2.1. – Il rimettente segnala un problema reale, che può assumere, nello svolgimento dei singoli procedimenti, gravità maggiore o minore, a seconda delle concrete situazioni. Si deve rilevare, infatti, che le disposizioni legislative e regolamentari, che disciplinano le modalità di formazione dei fascicoli, non hanno una semplice finalità di razionale ed omogenea sistemazione degli atti processuali, ma sono volte a rendere possibile e, in certa misura, ad agevolare l'esercizio dei diritti spettanti alle parti. Lo stesso rimettente tuttavia ritiene che non esistano nel sistema processuale penale vigente strumenti idonei a porre rimedio alle eventuali anomalie riscontrabili nel fascicolo, contenente la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari, che il pubblico ministero deve trasmettere per il deposito nella cancelleria del giudice, a corredo della richiesta di rinvio a giudizio, a norma dell'art. 416, comma 2, cod. proc. pen. Nell'ipotesi che il fascicolo di cui sopra, specie se voluminoso, presenti difficoltà di consultazione, a causa del disordine con cui sono stati inseriti gli atti e della mancanza di un indice, sia le parti che lo stesso giudice non sono posti nelle condizioni per esercitare con la dovuta accuratezza ed efficacia il proprio mandato e la propria funzione. A ciò si aggiunge, quando manchi l'indice degli atti, la maggior difficoltà di rilevare indebite manipolazioni del fascicolo stesso, in ipotesi effettuate mediante la sottrazione o l'inserimento di documenti in tempi successivi alla richiesta di rinvio a giudizio. 2.2. – La situazione di difficoltà ben può essere rilevata dal giudice, il quale – contrariamente a quanto si argomenta nell'atto introduttivo – può sollecitare il pubblico ministero ad effettuare la corretta sistemazione del fascicolo, nel rispetto delle prescrizioni contenute nell'art. 3 del decreto ministeriale n. 334 del 1989. L'invito a riordinare il fascicolo trova il suo fondamento nell'art. 124 cod. proc. pen. , che fa obbligo ai magistrati, ai cancellieri e agli altri ausiliari del giudice di osservare le norme processuali, la cui violazione, in aggiunta alle specifiche conseguenze processuali, è causa di responsabilità disciplinare. Non si può condividere l'assunto del rimettente, basato sulla considerazione che una sollecitazione al rispetto delle disposizioni concernenti il fascicolo comporterebbe una regressione del procedimento, possibile solo se venisse dichiarata la nullità della richiesta di rinvio a giudizio, preclusa dall'attuale quadro normativo. Si deve osservare invece che il procedimento regredisce quando viene annullato l'atto introduttivo di una fase e non certamente quando, in una normale dialettica tra uffici, il pubblico ministero è invitato dal giudice a perfezionare un adempimento collaterale rispetto alla richiesta del decreto che dispone il giudizio.