[pronunce]

che la proliferazione delle condanne, in caso di reiterazione dell'inottemperanza a fronte di ripetuti provvedimenti del questore, contrasterebbe, ancora, con il primo comma dell'art. 27 Cost., dato che spetterebbe allo Stato, in via principale, il compito di procedere alla fisica estromissione dello straniero dal territorio nazionale; che la reiterazione dei decreti di allontanamento, in particolare, rappresenterebbe il frutto della inefficienza dell'azione amministrativa, di talché lo straniero verrebbe a subire, in violazione del principio di personalità della responsabilità penale, le «pesanti conseguenze dalla concorrente inerzia [...] degli enti pubblici deputati all'applicazione delle norme sull'immigrazione»; che, d'altra parte, il legislatore avrebbe arbitrariamente disconosciuto il carattere permanente ed unitario del reato di inottemperanza, in contrasto con la giurisprudenza costituzionale secondo cui «la natura permanente o meno di una fattispecie criminosa» sarebbe connessa «non tanto ad una estemporanea definizione legislativa, quanto alla oggettiva manifestazione della condotta tipica, così come interpretata dalla giurisprudenza» (è citata, in proposito, la sentenza n. 520 del 1987); che, secondo il rimettente, non potendosi ascrivere alla volontà dell'interessato la reiterazione delle violazioni, l'attuale disciplina sarebbe illegittima, e perderebbe tale carattere solo se la punibilità degli inadempimenti successivi al primo fosse subordinata alla preliminare estromissione dello straniero dal territorio dello Stato, a cura e con i mezzi della pubblica amministrazione; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 7 dicembre 2010, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque infondate; che la mancanza nella fattispecie censurata di una clausola di esenzione da punibilità nel caso ricorra un «giustificato motivo», a parere dell'Avvocatura generale, sarebbe dovuta ad una scelta discrezionale del legislatore, non censurabile nell'ambito del controllo di legittimità delle leggi; che l'insindacabilità delle opzioni in merito alla disciplina penalistica dell'immigrazione avrebbe trovato specifica conferma nella giurisprudenza della Corte costituzionale, sul versante delle scelte sanzionatorie (è citata la sentenza n. 22 del 2007) come su quello della conformazione delle condotte punibili (è citata l'ordinanza n. 41 del 2009); che la fattispecie censurata, d'altra parte, non potrebbe essere sovrapposta a quella sanzionata dal comma 5-ter dell'art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998, in quanto la relativa condotta esprimerebbe una sorta di recidiva, una «progressione criminosa» posta in essere da colui che deliberatamente contravviene a ripetuti ordini di allontanamento, così da recare un'offesa ben più marcata di quella connessa al primo fatto di inottemperanza; che, dunque, il maggior rigore sanzionatorio sarebbe legittimato da esigenze di difesa sociale e di prevenzione generale, ed in particolare dalla necessità di controllare i flussi migratori e di presidiare le frontiere, con la quale vanno bilanciate le ragioni della solidarietà umana (sono citate le sentenze della Corte costituzionale n. 353 del 1997, n. 5 e n. 80 del 2004, nonché l'ordinanza n. 146 del 2002); che la mancanza della clausola concernente il «giustificato motivo», d'altra parte, non impedirebbe l'applicazione dei principi generali in materia di colpevolezza o della scriminante fondata sullo stato di necessità, tanto che la stessa Corte costituzionale avrebbe già escluso la necessità di una previsione corrispondente in tutte le fattispecie concernenti l'obbligo di lasciare il territorio dello Stato (è citata la sentenza n. 250 del 2010, relativa alla contravvenzione prevista dall'art. 10-bis dello stesso d.lgs. n. 286 del 1998); che, inoltre, l'eventuale incidenza di fattori tali da rendere inesigibile la condotta imposta dalla norma incriminatrice troverebbe riscontro nell'applicazione del principio «ad impossibilia nemo tenetur», in forza del quale resterebbe esclusa, prima ancora della colpevolezza, la conformità al fatto tipico della condotta omissiva tenuta dall'interessato; che sarebbe infondata, a parere dell'Avvocatura generale, anche la questione costruita sulla presunta violazione del primo comma dell'art. 27 Cost., posto che, per effetto della disposizione censurata, lo straniero è chiamato a rispondere per un fatto proprio, consapevole e volontario; che la possibile reiterazione delle condanne sarebbe giustificata, infine, anche nella prospettiva dell'art. 13 Cost., essendo finalizzata al governo dei flussi migratori ed essendo subordinata alla doppia condizione della pluralità di provvedimenti rimasti senza esito (tale da interrompere una pretesa permanenza del reato) e dell'assenza di fattori ostativi all'esecuzione dei provvedimenti medesimi; che il Tribunale di Ferrara in composizione monocratica, con ordinanza del 16 luglio 2010 (r.o. n. 366 del 2010), ha sollevato - in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 27, primo e terzo comma, Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998, in relazione all'ultimo periodo del precedente comma 5-ter, nel testo modificato dall'art. 1, comma 22, lettera m), della legge n. 94 del 2009, nella parte in cui sanziona reiteratamente lo straniero nei confronti del quale, a causa della mancata esecuzione del decreto espulsivo mediante accompagnamento alla frontiera, vengano emessi ripetuti ordini di allontanamento non ottemperati, e nella parte in cui non esclude la punibilità dell'interessato quando ricorra un «giustificato motivo» per l'inadempimento; che il rimettente procede nei confronti di persona accusata del reato di cui all'art. 14, comma 5-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998, per non avere ottemperato all'ordine del questore di lasciare il territorio dello Stato, impartito dopo l'accertamento dell'inosservanza di un analogo e precedente provvedimento; che il giudice rimettente ricorda in via preliminare come, per effetto di un orientamento giurisprudenziale consolidatosi prima della legge n. 94 del 2009, si ritenesse penalmente irrilevante la condotta dello straniero il quale, sorpreso nel territorio dello Stato in violazione di un primo ordine di allontanamento, fosse di nuovo espulso a norma dell'art. 14, comma 5-ter, e restasse inottemperante anche ad un nuovo e conseguente ordine di allontanamento impartito dal questore; che tuttavia la citata legge di riforma avrebbe introdotto un regime di autonomo sanzionamento per ogni fatto di inottemperanza, consentendo espressamente al questore la reiterazione degli ordini di allontanamento e prevedendo, con il nuovo testo della norma incriminatrice, la punizione dello straniero il quale «continua a permanere» nel territorio dello Stato dopo ciascuno dei provvedimenti in questione;