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In conseguenza dei trasferimenti delle risorse umane, strumentali e finanziarie all’Agenzia per la coesione territoriale ed alla Presidenza del Consiglio dei ministri, sono corrispondentemente ridotte le analoghe strutture e risorse del Ministero dello sviluppo economico. Articolo 11 Al fine di consentire il proficuo riavvio del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri) alle date, già calendarizzate, del 1º ottobre 2013 e del 3 marzo 2014, vengono apportate alla disciplina alcune modifiche finalizzate a ridurre la platea soggettiva dei destinatari e a semplificare il sistema, in una prospettiva anche di riduzione progressiva dei costi per gli utenti. Giova ricordare che dagli articoli 17, 23 e 35 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, si desume che gli Stati membri devono prevedere un sistema di tracciabilità dei rifiuti, dalla fase di produzione a quella di smaltimento, per i produttori e gestori dei rifiuti pericolosi, e per gli enti o imprese che gestiscono rifiuti. La direttiva non specifica peraltro se il sistema di tracciabilità debba essere informatico o cartaceo. Con l’intervento normativo in oggetto la platea soggettiva viene circoscritta ai produttori e gestori di rifiuti pericolosi, mentre per gli enti e imprese intermediari nei rifiuti diversi dai pericolosi, si mantiene per ora il sistema dei registri cartacei, demandando ad un decreto ministeriale da adottarsi entro il 3 marzo 2014 la individuazione di ulteriori categorie tenute ad aderire al SISTRI. Quanto all’operatività del sistema, si prevede, anzitutto che alla data del 1º ottobre 2013 il sistema partirà solo per i gestori di rifiuti pericolosi, e non anche per i produttori di rifiuti pericolosi. In tal modo il sistema, che avrebbe dovuto partire per quasi 70.000 utenti, partirà il 1º ottobre per circa 17.000 utenti. Per i produttori di rifiuti pericolosi il sistema partirà il 3 marzo 2014, al fine di consentire nelle more le necessarie semplificazioni, con possibilità di ulteriore proroga di sei mesi se a tale data le semplificazioni non saranno operative. Entro il 3 marzo 2014 potranno essere individuate le ulteriori categorie di intermediari nel settore dei rifiuti a cui estendere il sistema, debitamente semplificato. Si prevede sia una semplificazione periodica del sistema, che andrà fatta tenendo conto delle esigenze manifestate dagli utenti e della evoluzione tecnologica, sia una semplificazione in sede di prima applicazione, e che avrà luogo tra settembre 2013 e marzo 2014. In questa prospettiva, il termine del 3 marzo 2014 potrà essere con decreto ministeriale differito di altri sei mesi, se ciò sarà necessario per rendere operative le semplificazioni. Contestualmente si prevede una semplificazione della governance mediante la soppressione del Comitato di vigilanza e controllo, di cui all’articolo 27 del regolamento di cui al decreto ministeriale 18 febbraio 2011, n. 52, e la costituzione di un più operativo Tavolo tecnico focalizzato sulle attività di monitoraggio e concertazione. Sono previste altre disposizioni che consentono il pagamento parziale delle prestazioni già eseguite all’esito del collaudo e dell’audit dei costi, validato dall’Agenzia per l’Italia digitale (AGID). In sede di prima applicazione della disciplina, si prevede una moratoria dell’applicazione delle sanzioni per le violazioni meramente formali. La norma di cui al comma 14 mira a semplificare e, allo stesso tempo, a concentrare il campo di intervento dell’attività di vigilanza che la legge affida all’Autorità per l’energia elettrica e il gas circa la «puntuale osservanza» del divieto di traslazione sui prezzi al consumo della maggiorazione IRES. Come noto, il decreto-legge 13 agosto 2011, n.138, recante «Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo», ha modificato l’articolo 81 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, in materia di addizionale IRES. In particolare, la legge, oltre a prevedere un incremento di aliquota dell’addizionale di imposta di 4 punti percentuali per il triennio 2011-2013 (dal 6,5 per cento al 10,5 per cento), ha introdotto nuove soglie per l’assoggettamento alla maggiore imposta (volume dei ricavi superiore a 10 milioni di euro e reddito imponibile superiore ad un milione di euro) ed esteso l’applicazione della medesima e la conseguente vigilanza dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas ad altri settori del comparto energetico. Più di recente, il decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98 ha ulteriormente ampliato il perimetro di applicazione dell’imposta, riducendo la soglia relativa al volume di ricavi a 3 milioni di euro e la soglia del reddito imponibile a 300 mila euro. Pertanto, per rendere efficace l’attività di controllo tendente ad evitare traslazioni sui prezzi finali e allo stesso tempo ridurre le complesse incombenze burocratiche a carico delle imprese, a volte anche di limitate dimensioni, la norma specifica che la vigilanza si svolge mediante accertamenti a campione e si concentra sulle imprese con un fatturato superiore al valore soglia di fatturato totale indicato dalla legge 10 ottobre 1990, n.287 per la preventiva comunicazione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato delle operazioni di concentrazione (oggi pari a circa 482.000 milioni di euro). Articolo 12 L’articolo 12 ai commi 1 e 2, reca disposizioni necessarie all’attuazione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria di cui al comma 5 dell’articolo 1 del decreto legge 4 giugno 2013 n.61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n.89, a loro volta necessarie per assicurare il rispetto delle prescrizioni di legge e dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) rilasciata allo stabilimento ILVA di Taranto. A tal fine sussiste l’urgente necessità di disporre delle discariche di cui alla norma in questione per le quali è già stato rilasciato il giudizio positivo di compatibilità ambientale. Gli interventi di attuazione dell’AIA anzidetta comportano infatti la produzione di rilevanti quantità di rifiuti non pericolosi e pericolosi (per esempio i rifiuti prodotti a seguito della bonifica del suolo sottostante ai parchi minerali da coprire, o le polveri prodotte dai nuovi sistemi di abbattimento fumi), per il cui corretto smaltimento è necessario poter disporre, in tempi rapidi, di impianti idonei compresi nel perimetro dello stabilimento ILVA di Taranto e a servizio di quest’ultimo, che hanno già avuto provvedimenti positivi di valutazioni d’impatto ambientale ma il cui iter autorizzativo non è stato ancora definito.