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Organo che al tempo stesso sia messo nelle condizioni di poter contrastare atti e discorsi che istigano all'intolleranza, all'odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sulla base di determinate caratteristiche. (Applausi dal Gruppo M5S) . Non si intende ovviamente, come paventato da alcuni, limitare la libertà di espressione. Il punto, semmai, è garantire a tutti l'accesso a un dibattito informato, la convivenza tra individui e tra gruppi che hanno orientamenti eterogenei e plurali e che da sempre rappresentano la ricchezza di una democrazia. La diversità c'è sempre stata, c'è ora e ci sarà sempre, dentro e fuori di noi, basta iniziare a non averne più paura. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice De Petris) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. MALPEZZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, è chiaro a tutti che questa non è una materia da Governo, anche per lo strumento che giustamente è stato utilizzato. Il Governo desidera tuttavia garantire la presenza nella fase di discussione e in quella di votazione per esprimere la sua partecipazione a un tema molto caro e all'iniziativa della senatrice Segre. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto e del senatore Verducci) . PRESIDENTE . Sospendo quindi i lavori dell'Aula, che riprenderanno alle ore 16,30 con le dichiarazioni di voto. (La seduta, sospesa alle ore 13,57, è ripresa alle ore 16,33) . BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole alla mozione della senatrice Segre. Sono soddisfatto che si voti la sua mozione, così come è stata presentata, per il valore in sé che tale mozione rappresenta. I benefici di una discussione pubblica destinata ad essere arbitrata in Parlamento sono superiori a quelli di qualunque altra forma di decisione - così Hans Kelsen - per cui, istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare non significa processare la storia, ma svolgere un'indagine parlamentare per evitare che la storia si ripeta. La cronaca di questi giorni ha visto l'attacco alla Sinagoga di Halle, l'assalto di cinquanta neonazisti in divisa al centro culturale ebraico di Budapest e, in Turingia, il successo elettorale di chi ha definito il monumento all'olocausto una vergogna. Il Senato, nell'approvare l'istituzione della Commissione parlamentare, così come pensata dalla senatrice Segre, assume la volontà e l'impegno, per dirla con le parole di Voltaire, di affermare un'idea di universalità e di libertà intese come frutto di una lotta incessante della ragione contro ogni forma di oscurantismo e, quindi, il prevalere della ragione, della conoscenza, della cultura come unico autentico antidoto all'odio, al razzismo, all'antisemitismo. È in gioco non solo una decisione parlamentare ma il riconoscimento e la valorizzazione di alcuni diritti fondamentali: la dignità dell'uomo e la sua eguaglianza. È in gioco il riconoscimento dei diritti fondamentali in materia religiosa, sanciti dall'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dall'articolo 10 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dagli articoli 19 e 20 della nostra Costituzione. Nei giorni scorsi abbiamo assistito all'ennesima indecente, intollerabile e vile manifestazione di odio attraverso la Rete contro la senatrice Segre ad opera di antisemiti protetti dall'anonimato, fenomeno non solo nazionale. Basti pensare alle parole di Felix Klein, commissario del Governo tedesco per la lotta contro l'antisemitismo - e qui mi permetto di aprire una parentesi: anche noi dovremmo nominarne uno quanto prima - che ha invocato nuove regole per il web per contrastare quanto accade oggi in Germania. Io credo che il nostro Parlamento si debba porre seriamente il problema se sia democrazia consentire simili insulti ed espressioni in quanto protette dal diritto fondamentale della libertà di pensiero o, viceversa, sia democrazia rendere impraticabile, attraverso identificazioni, perquisizioni o rinvii a giudizio, la diffusione di razzismo o antisemitismo. E non si adduca l'argomento che a gestire le piattaforme sono aziende straniere, perché tutto questo avviene in violazione della nostra Costituzione e delle leggi che la attuano. Basta incertezze, basta debolezze. Sì a normative capaci di sanzionare ogni forma di odio, di razzismo, di antisemitismo perché, sia chiaro, stiamo sempre parlando di azioni di uomini contro altri uomini, stiamo parlando, per dirla con le parole di Hannah Arendt, della lezione della spaventosa, indicibile e inimmaginabile banalità del male. Oggi il nostro voto non è un voto ordinario: è la riaffermazione di un principio di universalizzazione in forza del quale le norme, per essere valide, devono essere riconosciute da tutti. È la riaffermazione di un'etica parlamentare che, come diceva Kelsen, non produce essa stessa le norme ma ne verifica, alla luce di quel principio, la pretesa di validità. Istituire una Commissione d'inchiesta per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza è un voto importante, molto importante. Non si tratta di far valere la giustizia dei vincitori ma di far vincere i valori della giustizia, della tolleranza, della ragione, della dignità umana, per far sentire forte il richiamo del Parlamento italiano al diritto di ogni individuo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione come un diritto inalienabile che nessun rigurgito neofascista, né pretesa sovranista, potrà mai, ripeto mai, mettere in discussione. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, voglio innanzitutto ringraziare la senatrice Liliana Segre per aver presentato la mozione per l'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, che con convinzione ho firmato io stesso insieme a tanti colleghi. Tali fenomeni non sono nuovi, né sono il frutto di Internet o dei social network , come una lettura superficiale vuol far sembrare. Covano purtroppo da sempre nella nostra società, crescono nell'ombra e nei momenti di crisi possono far riemergere dalle tenebre del passato fantasmi, sentimenti, parole d'ordine, emulazioni, scorciatoie pericolose. La predicazione dell'odio viene amplificata e propagata dai mezzi di comunicazione disponibili. Se i totalitarismi del ventesimo secolo si sono serviti di radio, cinema e giornali, oggi a fare da megafono sono senza dubbio Internet e i social network dove il fenomeno esplode in tutta la sua evidenza come sintomo ma non è lì che nasce. Negli ultimi giorni, una notizia ha colpito me e credo tutti noi.