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In entrambi i casi è la Costituzione, non la politica, che deve guidare la nostra valutazione. L'interesse dello Stato deve essere costituzionalmente rilevante e il perseguimento dell'interesse pubblico deve avvenire nell'esercizio di una funzione di Governo, funzione di Governo che è ab origine contenuta nei limiti che la stessa Costituzione ci pone. Diceva bene, di nuovo, Leopoldo Elia: a guidare la valutazione delle Camere deve essere non la ragion di Stato, ma la ragion di Costituzione e in questo caso non è così. In questo caso non è così. Dobbiamo guardarci, colleghe e colleghi, dalla tentazione di interpretare da un punto di vista di partito interessi che invece sono collettivi, che sono dello Stato, che questo Parlamento dovrebbe rappresentare, perché con il nostro voto rischiamo di mettere in discussione i fondamenti etici della democrazia; ragion di Costituzione, quindi, e non realizzazione di promesse elettorali, come invece il ministro Salvini addirittura ha rivendicato, cercando di giustificare l'opacità e la gravità del suo operato; ragion di Costituzione che - come ribadì alla Camera un altro grande del nostro diritto costituzionale, Gianni Ferrara - si identifica anche - e io dico soprattutto - con la protezione della dignità umana e dei diritti fondamentali. Quella dignità e quei diritti sono stati negati da Salvini non solo all'equipaggio della Diciotti - tutti militari e marinai italiani - ma anche a quelle 177 persone disperate, fiaccate da giorni e giorni in mare, trattate come rifiuti da respingere, da un comportamento politico indegno di un Ministro della Repubblica e mi spingo a dire - con grande rispetto, non equivocate come al solito - indegno di un uomo politico credente, che addirittura ha più volte sventolato nei suoi comizi il Vangelo e il Rosario. Ma forse, per i nostri sovranisti, la solidarietà è solo a senso unico, vale solo tra di loro, bianchi, cattolici, meglio se sposati e certamente eterosessuali. (Applausi dal Gruppo PD) . RIZZOTTI (FI-BP) . Ma stati zitta! CIRINNA' (PD) . Oggi siamo tutti chiamati - o forse voi siete chiamati perché noi non abbiamo mai avuto dubbi dal primo giorno - a scegliere tra politica e Costituzione, tra gli interessi di una maggioranza politica e la tutela dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra Carta. Un precedente di questo genere domani legittimerebbe, infatti, violazioni sempre più gravi dei diritti e della dignità delle persone, perché sarebbe infinitamente più semplice giustificarli di nuovo. Affermare che l'esercizio della funzione di Governo può spingersi fino ad infrangere impunemente - perché voi lo salverete dal processo - la legalità penale significa rinnegare secoli di costituzionalismo; significa colpire a morte la nostra Carta repubblicana. Non stupisce che un atto così grave provenga da una maggioranza che si autodefinisce populista e sovranista. Fin dal primo giorno del suo mandato, il Governo ha dato larga dimostrazione di non possedere una cultura delle garanzie costituzionali. Come dimenticare che il presidente Conte ha avuto il coraggio di dire di fronte all'Assemblea generale delle Nazioni Unite che la nostra Costituzione è sovranista e populista, perché l'articolo 1 afferma che: «La sovranità appartiene al popolo». (Applausi dal Gruppo PD) . Ci sarebbe da ridere, ma a me viene da piangere. Come dimenticare tutte le volte in cui abbiamo ascoltato da Salvini e da altri esponenti del Governo che tutto è concesso a chi ha dalla sua parte 60 milioni di italiani. Non è così, non è così. Lo dico al presidente Conte, perché l'articolo 1 non finisce a quella frase, e lui da giurista lo dovrebbe sapere. L'articolo 1 dice che la sovranità appartiene al popolo, ed è vero, ma anche che il popolo: «la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», quei limiti che voi violerete con questo voto. (Applausi dal Gruppo PD) . Non è così. Lo dico all'assente, al latitante, all'impaurito e fugace ministro Salvini: non avete e non avrete mai il consenso del 99 per cento degli italiani e, se anche fosse, non sareste comunque una maggioranza onnipotente. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ridete, ridete: vi ricordo che la democrazia non è arbitrio della maggioranza, ma è governo della maggioranza nei limiti della Costituzione, che limita l'esercizio del potere per garantire i soggetti più deboli e le minoranze politiche rispetto all'arbitrio. Per questo esistono la garanzia dei diritti fondamentali, la separazione dei poteri, la certezza del diritto e il principio di uguaglianza di fronte alla legge, che gli italiani fuori da qui conoscono bene. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Unterberger. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Che succede, colleghi? Siamo solo all'inizio della serata, quindi, frenate gli entusiasmi e i commenti in quella parte dell'Emiciclo, anche perché l'argomento è molto serio. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FI-BP) . Signor Presidente, esprimo la mia solidarietà al sottosegretario Candiani e alla mamma per quanto è successo nella giornata di domenica, con profonda commozione personale e, credo, anche a nome del mio Gruppo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e dei senatori Puglia e Rizzotti). La proposta del relatore Gasparri, dal punto di vista giuridico, è a mio avviso ineccepibile e possiamo riassumerla come segue. Il delitto di cui è stato accusato il Ministro dell'interno è grave (sequestro di persona aggravata, ex articolo 605 del codice penale). Ma la relazione del senatore Gasparri, approvata dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, sostiene trattarsi di un reato ministeriale e che l'indirizzo governativo - lo spiega bene, richiamando i fatti - più volte espresso in Senato dal presidente Conte e anche nei contatti con l'Europa, è stato chiaro: il Governo ha previsto una diversa regolamentazione e gestione dei flussi migratori; la responsabilità è comune con l'Europa, per cui chi sbarca in Italia sbarca in Europa; vi è una redistribuzione dei costi e dei migranti. Pertanto, peraltro e comunque, si è trattato dell'atto di tutto un Governo e, quindi, il movente è governativo e l'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989 esclude la responsabilità del Ministro. Credo tuttavia - e tornerò tra poco sui motivi strettamente giuridici - che, sotto sotto, questo dibattito riguardi altri aspetti, secondo quanto ho sentito dagli interventi dei colleghi. In realtà, si torna a parlare del tema dell'immigrazione, che abbiamo trattato diverse volte in quest'Aula, evidentemente con visioni politiche molto diverse, che corrispondono a visioni storiche, intellettuali e anche religiose in senso lato, in un periodo contingente molto delicato sul tema, dato che l'allarme terrorismo è sempre in atto e l'immigrazione è stata seguita e gestita dai Governi precedenti in maniera troppo lassista. (Applausi della senatrice Rizzotti). Non posso negare inoltre che in questi concetti c'è un richiamo ai programmi elettorali dei partiti e delle coalizioni, in particolare di quella di centrodestra.