[pronunce]

che tale previsione armonizza il trattamento economico dei dirigenti generali, inizialmente non interessati dalla privatizzazione del rapporto di lavoro (secondo l'originaria previsione contenuta nell'art. 2 del d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29), con il trattamento previsto per la dirigenza "contrattualizzata” dal CCNL relativo al biennio 1996-1997; che il riconoscimento, ad opera della norma censurata, di un'indennità ai dirigenti generali unicamente a far data dal 1° gennaio 1996, con conseguente impossibilità di computo della stessa nel trattamento di quiescenza del personale collocato a riposo anteriormente a tale data, non contrasta con l'art. 3 della Costituzione, in quanto, secondo il costante orientamento di questa Corte, è riservato alla valutazione discrezionale del legislatore modulare in ragione del tempo i trattamenti pensionistici; che non contrasta di per sé con il principio di uguaglianza un diverso trattamento applicato "alla stessa categoria di soggetti, ma in momenti diversi nel tempo, perché lo stesso fluire di questo può costituire un elemento diversificatore” (sentenze n. 126 del 2000 e n. 409 del 1998; ordinanza n. 177 del 1999); che, nel caso in esame, la scelta del legislatore appare ancor più giustificata in considerazione del fatto che la previsione interviene nella fase di transizione ad un nuovo regime giuridico e ad una nuova disciplina del trattamento economico del personale dirigente delle amministrazioni statali, inizialmente escluso dalla contrattazione collettiva e successivamente ricompresovi (art. 2 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80); che del pari infondato è l'asserito contrasto della norma censurata con gli artt. 36 e 38 della Costituzione, dal momento che questa Corte ha ripetutamente affermato che il principio di proporzionalità del trattamento pensionistico alla quantità e qualità del lavoro prestato - che pure deve sussistere tanto al momento del collocamento a riposo del lavoratore, quanto successivamente - non impone affatto il necessario adeguamento del trattamento pensionistico agli stipendi (sentenze n. 62 del 1999; n. 457 del 1998; n. 96 del 1991 e n. 26 del 1980); che neppure è violato l'art. 97 della Costituzione, in quanto, come più volte precisato, il principio del buon andamento della pubblica amministrazione non può essere invocato per conseguire miglioramenti retributivi (sentenza n. 205 del 1998 e ordinanza n. 177 del 1999); che pertanto la questione sollevata deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art.1 della legge 2 ottobre 1997, n. 334 (Disposizioni transitorie in materia di trattamento economico di particolari categorie di personale pubblico, nonché in materia di erogazione di buoni pasto) sollevata dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, in riferimento agli art. 3, 36, 38 e 97 della Costituzione, con l'ordinanza di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 maggio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 maggio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA