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A.S. 2331 Ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla protezione internazionale degli adulti, fatta all'Aja il 13 gennaio 2000, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno DDL 2331 Ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla protezione internazionale degli adulti, fatta all'Aja il 13 gennaio 2000, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (Esame e rinvio) Esordisce il relatore per la 3 a Commissione, senatore AIROLA ( M5S ), che dichiara che le Commissioni riunite sono chiamate ad esaminare il disegno di legge, d'iniziativa parlamentare, recante la ratifica della Convenzione sulla protezione internazionale degli adulti, fatta all'Aja nel gennaio 2000, e contenente altresì le relative norme di adeguamento dell'ordinamento interno. Ricorda, innanzitutto, che un disegno di legge di analogo contenuto, l'Atto Camera 2797, di iniziativa governativa, venne esaminato e discusso nel dicembre 2017, nel corso della XVII legislatura, dalle Commissioni riunite Giustizia e Affari Esteri della Camera dei deputati, ma non poté vedere completato il proprio iter di esame a causa della conclusione della legislatura. Come relatore per la 3 a Commissione, si limita a porre in rilievo gli aspetti internazionalistici del provvedimento, lasciando al collega della 2 a Commissione il compito di esaminare quelli relativi alle norme di adeguamento dell'ordinamento interno che il disegno di legge reca. La Convenzione sulla protezione internazionale degli adulti è stata adottata nel 2000 nell'ambito della Conferenza dell'Aja di diritto internazionale privato (HCCH), l'organismo intergovernativo a cui attualmente aderiscono 91 Paesi e la stessa Unione europea e che persegue l'obiettivo della progressiva unificazione delle norme di diritto internazionale privato mediante l'elaborazione di trattati multilaterali, volti a garantire la certezza del diritto nei rapporti di diritto privato aventi connessioni internazionali. L'origine del testo convenzionale in esame risale alla decisione, adottata il 29 maggio 1993 dagli Stati rappresentati alla diciassettesima sessione della Conferenza dell'Aja di diritto internazionale privato, di includere nell'ordine del giorno della diciottesima sessione il riesame della Convenzione del 1961 sulla competenza delle autorità e sulla legge applicabile in materia di protezione dei minori, e di estendere possibilmente il campo di applicazione della nuova convenzione al fine di ricomprendervi la protezione degli adulti incapaci. La diciottesima sessione della Conferenza ha redatto la Convenzione dell'Aja del 19 ottobre 1996 sulla competenza giurisdizionale, la legge applicabile, il riconoscimento, l'esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori, ratificata anche dall'Italia nel 2015, ma non ha avuto il tempo di esaminare il caso degli adulti. Attraverso il successivo lavoro di una commissione speciale, si è quindi pervenuti all'adozione unanime da parte degli Stati membri della Convenzione sulla protezione internazionale degli adulti. Proprio perché negoziate dagli stessi esperti governativi incaricati di valutare se le soluzioni adottate dalla convenzione del 1996 potevano essere estese alla protezione degli adulti, le strutture dei due atti convenzionali sono del tutto simili. Ricorda altresì che in materia di disabilità la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e in vigore dal 3 maggio 2008 per 184 Paesi, tra cui l'Italia (che l'ha resa esecutiva, insieme al Protocollo opzionale, con la legge 3 marzo 2009, n. 18), rappresenta una delle tappe più importanti nell'evoluzione della tutela internazionale dei diritti fondamentali dell'individuo. In essa si riafferma che tutte le persone, qualunque sia la loro disabilità, debbano poter godere dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e si chiarisce che tutte le categorie di diritti si applicano alle persone con disabilità, identificando le aree nelle quali può essere necessario intervenire per rendere possibile ed effettiva la fruizione di tali diritti. Nel testo si identificano, altresì, le aree di violazione di tali diritti e quelle nelle quali la loro protezione va rafforzata. In tale Convenzione, per la prima volta, l'individuo disabile è considerato come soggetto singolarmente e socialmente debole, destinatario di specifiche prerogative, le quali non gli sono più attribuite in maniera complementare all'affermazione di altri diritti particolari, quali istruzione dei fanciulli o lavoro. Di tale strumento di diritto internazionale va sottolineata la rilevanza dei procedimenti di controllo e garanzia offerti, sostanzialmente riconducibili all'attività del Comitato sui diritti delle persone disabili, che è l'organo preposto a tal fine, competente sia a svolgere attività consultiva e a controllare il rispetto della Convenzione da parte degli Stati, sia anche ad esaminare ricorsi proposti da individui e da associazioni di categoria. Si segnala fra l'altro che anche l'Unione europea ha ratificato la Convenzione di New York e che, quasi contemporaneamente, la Commissione ha adottato la Strategia sulla disabilità 2010-2020, finalizzata all'ampliamento dei principi in essa contenuti. Fa, quindi, presente che la Convenzione all'esame, in vigore sul piano internazionale dal 1° gennaio 2009, ratificata ad oggi da 13 Paesi (fra cui la Francia, la Germania, il Regno Unito e la Svizzera) e sottoscritta dall'Italia nell'ottobre 2008, si compone di un breve preambolo e di 59 articoli suddivisi in sette capitoli, ed è finalizzata a rafforzare, nelle situazioni rilevanti sul piano internazionale, la protezione degli adulti incapaci, al fine di evitare conflitti tra i sistemi giuridici degli Stati contraenti in materia di competenza, legge applicabile, riconoscimento ed esecuzione delle misure di protezione degli adulti. Il capitolo I (articoli da 1 a 4) individua il campo di applicazione della Convenzione, definendo gli oggetti e le persone a cui si applica, enumerando le misure di protezione contemplate e le materie escluse. In particolare, gli articoli 1 e 2 delimitano il campo di applicazione della Convenzione riferendosi esplicitamente, nell'individuazione dei soggetti, all'adulto che necessita di tutela (e senza quindi fornire la definizione di «incapace», contrariamente a quanto rinvenibile all'articolo 1 della già richiamata Convenzione di New York): ai sensi dell'articolo 2 adulto è chi abbia compiuto i diciotto anni (paragrafo 1) e necessiti di tutela qualora presenti un'alterazione o insufficienza delle facoltà personali, tali da renderlo non in grado di provvedere ai propri interessi di natura personale o patrimoniale (articolo 1, paragrafo 1). Il capitolo II (articoli 5-11) riguarda la competenza giurisdizionale, anche in relazione agli adulti rifugiati e agli adulti trasferiti a livello internazionale a seguito di gravi disordini nel proprio Paese (articolo 6). L'articolo 5, in particolare, stabilisce che competenti ad adottare misure di protezione della persona o dei beni dell'adulto siano le autorità sia giudiziarie sia amministrative dello Stato di residenza.