[pronunce]

che la deliberazione impugnata, dunque, sarebbe illegittima ed invasiva delle attribuzioni del potere giudiziario, così da indurre la medesima Corte ricorrente a sollecitare direttamente attraverso il conflitto - senza far luogo a giudizio di rinvio, reputato superfluo - la rimozione della deliberazione stessa, chiedendo conclusivamente a questa Corte di dichiarare che non spettava al Senato della Repubblica deliberare, ai fini dell'esercizio della prerogativa di cui all'art. 96 Cost., che le frasi pronunciate dall'allora Ministro della giustizia Roberto Castelli nel corso della predetta trasmissione, oggetto del procedimento penale in relazione al quale pende ricorso per cassazione, integravano un reato avente natura ministeriale in quanto commessi nell'esercizio delle funzioni. Considerato che, in questa fase del giudizio, la Corte è chiamata, a norma dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, a delibare, senza contraddittorio, se il ricorso sia ammissibile in quanto vi sia «materia di un conflitto la cui risoluzione spetti alla sua competenza», sussistendone i requisiti soggettivo ed oggettivo e restando impregiudicata ogni ulteriore questione, anche in punto di ammissibilità; che, sotto il profilo del requisito soggettivo, va riconosciuta la legittimazione della Corte di cassazione a sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, in quanto organo giurisdizionale, in posizione di indipendenza costituzionalmente garantita, competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartiene nell'esercizio delle funzioni attribuitegli; che, parimenti, deve essere riconosciuta la legittimazione del Senato della Repubblica ad essere parte del presente conflitto, quale organo competente a dichiarare in modo definitivo la volontà del potere cui appartiene; che, per quanto attiene al profilo oggettivo, la Corte ricorrente lamenta la lesione della propria sfera di attribuzioni costituzionalmente garantite, in conseguenza di un esercizio ritenuto illegittimo, per inesistenza dei relativi presupposti, del potere di dichiarare, da parte del Senato della Repubblica, il carattere ministeriale dei reati di ingiuria e diffamazione contestati al senatore Roberto Castelli in riferimento a talune espressioni profferite nei confronti dell'onorevole Oliviero Diliberto nel corso di una trasmissione televisiva e la sussistenza, in ordine a tali reati, della finalità di cui all'art. 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989; che, dunque, esiste la materia di un conflitto la cui risoluzione spetta alla competenza della Corte.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara ammissibile, ai sensi dell'articolo 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, il ricorso per conflitto tra poteri dello Stato indicato in epigrafe, proposto dalla Corte di cassazione nei confronti del Senato della Repubblica; dispone: che la Cancelleria di questa Corte dia immediata comunicazione della presente ordinanza alla ricorrente Corte di cassazione; che il ricorso e la presente ordinanza siano, a cura della ricorrente, notificati al Senato della Repubblica, in persona del suo Presidente, entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione di cui al punto a), per essere successivamente depositati, con la prova dell'avvenuta notifica, presso la Cancelleria della Corte entro il termine di trenta giorni previsto dall'art. 24, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 novembre 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 novembre 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI