[ddlpres]

Norme in materia di tutela del cavallo. Onorevoli Senatori. -- Nell'arco degli ultimi venti anni il nostro Paese si è dotato di un apparato normativo avanzato nei confronti della tutela degli animali, allineandosi e in alcuni casi ponendosi all'avanguardia rispetto agli altri Paesi europei. A livello europeo, l'articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea riconosce gli animali in quanto esseri senzienti e stabilisce che, nella formulazione e nell'attuazione di alcune politiche dell'Unione europea, si tenga conto delle esigenze in materia di benessere degli animali. Il recepimento di direttive europee quali la direttiva 98/58/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998 (riguardante la protezione degli animali durante la macellazione o l'abbattimento), ha consentito di porre in essere condizioni meno dure per quanto attiene alle modalità di trasporto degli animali destinati alla macellazione o all'abbattimento, così come di intervenire nella salvaguardia di standard minimali nelle condizioni degli allevamenti. Nel 2012 la nuova Strategia dell'Unione europea per la protezione ed il benessere degli animali 2012-2015, adottata dalla Commissione europea, ha riunito i vari aspetti della politica europea in materia di benessere degli animali detenuti a fini economici nell'Unione europea. Il consenso trasversale che tali provvedimenti hanno riscosso in Parlamento è specchio di un’attenzione che, tra i cittadini, vede sensibilità diffuse senza preclusioni di schieramento politico. In Italia, a partire dalla legge 14 agosto 1991, n. 281, che tutela gli animali d'affezione, previene il randagismo e introduce il divieto della soppressione degli animali se non in caso di malattia grave o incurabile, passando attraverso le ripetute riforme dell'articolo 544- ter del codice penale contro i maltrattamenti degli animali, per giungere alla più recente legge 20 luglio 2004, n. 189, la legislazione ha proceduto ad ampliare e rafforzare le tutele a favore degli animali, sottolineando il diritto di questi ultimi ad essere protetti e a vedere salvaguardata la loro condizione di vita. Il disegno di legge che proponiamo coglie anch'esso una sensibilità diffusa e ormai matura nei confronti del cavallo, che in sé merita attenzione e che ha svolto nel tempo un’azione insostituibile di supporto, nell'attività di vita e di lavoro e di svago dell'uomo e della donna. Ed oggi risulta essere assai prezioso anche nelle azioni di cura (pet therapy). Con il presente disegno di legge si vuol dunque realizzare una forma più penetrante di tutela dei cavalli riconoscendoli come animali d'affezione. Si vuole evitare che, dopo una vita trascorsa accanto agli esseri umani con funzioni di compagno --- spesso compagno preziosamente utile --- il cavallo venga destinato alla macellazione. Si vuole impedire che vengano destinati alla macellazione cavalli impiegati a scopi sociali o terapeutici, utilizzati per lavoro o nelle competizioni alla fine della loro carriera. Sono recenti e ripetute le mobilitazioni volte ad evitare che i cavalli delle Forze armate venissero messi all'asta per essere macellati, così come cresce il movimento di opinione, e la conseguente mobilitazione, volto ad evitare la stessa sorte agli animali più anziani nei centri equestri ed a quelli impiegati negli ippodromi che arrivano al termine della carriera agonistica ma di fatto ancora molto giovani ed in grado di essere impiegati in altre attività. Inoltre, come recenti fatti di cronaca hanno dimostrato, è necessario esercitare un controllo assai serrato per evitare che vengano destinati alla macellazione animali che non sono destinati alla filiera alimentare: sebbene negli ultimi anni molti allevatori o proprietari abbiano scelto per i propri cavalli l'opzione «Non DPA» (non destinazione alla produzione alimentare), stabilendo di escluderli così dalla macellazione, la non completezza dell'anagrafe equina, ossia dell'identificazione degli equidi e della loro destinazione finale indicata sul medesimo documento di identificazione, connessa anche alla crisi dell'ippica e dunque all'esigenza da parte dei proprietari ed allevatori di «disfarsi» dei cavalli in quanto non più utilizzabili per ottenere provvidenze, contributi e vincite, rende sempre più realistico il rischio di macellazione clandestina dei cavalli. La macellazione di questi animali, clandestina oppure in strutture autorizzate che però, a causa del mancato controllo dell'identificazione degli equidi all'ingresso, determina la destinazione al mercato alimentare di cavalli non DPA, produce rischi consistenti anche per la salute umana, in quanto molto spesso nel settore dei cavalli da corsa sono utilizzate sostanze dopanti e farmaci impropri. Va inoltre ribadito, nel più ampio contesto del benessere animale, il principio di responsabilità del proprietario che deve valere tanto per gli animali già d'affezione come il cane ed il gatto quanto per gli equidi. Per «montare a cavallo» nell'ambito di molteplici discipline sportive sia equestri che ippiche non è necessario acquistare e dunque diventare «proprietari» del cavallo: esistono infatti molteplici centri ippici e scuole di equitazione dove è possibile montare a cavallo, fare lezione con cavalli della struttura o prendere in affidamento in via esclusiva o con altri cavalieri un cavallo. Per quanto concerne invece i centri equestri o le scuole di equitazione dobbiamo ricordare che l'impiego dei cavalli porta un guadagno ed è da quest'ultimo che vanno individuate le risorse per gestire il cavallo anche alla fine della carriera sportiva o in età avanzata. Il medesimo principio dovrebbe valere per gli allevatori e per i cavalieri, fantini o driver professionisti. Inoltre va evidenziato che l'equide anziano o quello che per problemi fisici non è in grado di svolgere attività sportiva può essere reimpiegato nell'attività didattica o di prima conoscenza del cavallo che dovrebbe essere alla base di qualsiasi attività con l'animale, o nella relazione con soggetti con disagi psichici o fisici. Senza dimenticare tuttavia che, se pur importante è creare strutture di ricovero per gli equidi, in particolare quelli sottoposti a sequestro per maltrattamento o altro, il concetto di «strutture di ricovero» rischia di riprodurre la situazione, a volte terribile, dei canili. Va quindi maggiormente rafforzato il principio di responsabilità del proprietario. Ogni cavallo che ha vissuto contribuendo ad aumentare la qualità della vita umana e che non può più essere mantenuto dal proprietario o dal detentore, dovrà aver diritto ad essere ospitato in apposite strutture di ricovero. Con l'articolo 1 del presente disegno di legge si attribuisce allo Stato e alle regioni, nell'ambito delle rispettive competenze, il compito di promuovere e tutelare il benessere degli equidi. Si vieta la macellazione degli equidi impiegati a scopo sociale o terapeutico, di quelli utilizzati per lavoro o nell'attività ludica e sportiva: è consentita dunque la macellazione solo degli equidi allevati o importati per tale finalità. Inoltre, si vieta la macellazione degli equidi importati, allevati o gestiti in violazione alla legislazione vigente a tutela degli animali.