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i Paesi che affacciano sul Mediterraneo devono vedere nell'Italia un referente di primo piano su cui poter contare e senza il quale la stessa definizione politico-economica di unità mediterranea viene meno. Queste due principali caratterizzazioni della nostra politica di interventi, lungi dall'essere in contrapposizione o in contraddizione tra loro, trovano l'una nell'altra la loro ragion d'essere. Innanzitutto, prima di procedere ad una disamina di ciò che ci motiva, desidero ricordare gli sforzi profusi dai nostri uomini e dalle nostre donne in divisa contro l'avanzata dello Stato islamico di Daesh. Molte parti in causa hanno contribuito alla caduta di quel pericolo mondiale, figlio di una cultura della morte contraria ad ogni libertà, che chiamiamo ISIS, e tra di loro, nella coalizione internazionale contro la minaccia terroristica del Daesh, è bene ricordare i nostri uomini. Per il 2019 prevediamo una partecipazione di 1.100 unità, 305 mezzi terrestri e 12 mezzi aerei. Nel complesso sono numeri inferiori rispetto al precedente anno, così come l'autorizzazione di spesa relativa a questa missione è stata diminuita in virtù del fatto che dal punto di vista territoriale lo Stato islamico è venuto meno ed è iniziato un percorso di pacificazione per quei territori martoriati da anni di barbarie; un percorso dal quale, tuttavia, non possiamo tirarci indietro, sia per motivi etici, sia per interesse nazionale. Infatti, la presenza sul territorio significa saper arginare possibili ritorni di fiamma che nel medio termine hanno come obiettivo l'Europa, in una zona storicamente suscettibile di grandi rivolgimenti e da cui, spesso, partono i messaggeri della morte diretti in Occidente per vendicarsi delle sconfitte subite. Essere lì ci offre una grande possibilità per tenere sotto controllo i movimenti di cellule e gruppi terroristici che non possiamo non attenzionare a tutela della nostra incolumità e di quella dei nostri partner occidentali. In Asia non ci limitiamo agli sforzi contro Daesh, bensì partecipiamo a missioni altrettanto importanti, tra cui la più impegnativa in termini di forze stanziate è la quella denominata United Nations interim force in Lebanon (Unifil) dove, dall'agosto 2018, operano alle dipendenze del nostro generale quasi 10.500 militari provenienti da 42 Paesi. Si tratta di un impegno assolutamente primario per una regione che da decenni vive una situazione politico-sociale assolutamente difficile: Amnesty International ha certificato in più occasioni sistematiche violazioni dei diritti umani, a danno sia dei rifugiati siriani che delle minoranze etniche e di genere. La cooperazione internazionale e la presenza in loco di contingenti che sappiamo proporsi, non come forza di occupazione, ma come sostegno allo svolgersi del regolare processo democratico, è un impegno a cui la comunità internazionale si è votata e a cui noi stiamo adempiendo con grande senso di responsabilità. Se in Asia le direttrici che seguono le nostre missioni internazionali sono tutte sotto l'egida dell'atlantismo, in Europa, che dopo l'Asia è il secondo continente quanto al numero dei nostri uomini impegnati in missioni internazionali, emerge anche chiaramente la vocazione mediterranea dell'Italia. Ciò ci consente ancora una volta di constatare senza retorica che, proprio perché c'è l'Italia come Stato portatore di valori e difensore di diritti, il Mediterraneo non può non essere considerato Europa. Allo stesso modo, non è un caso se le due missioni più importanti dello scenario europeo sono rispettivamente una missione NATO nei Balcani e una missione dell'Unione europea nel Mediterraneo centrale. L'organismo europeo dimostra di saper prendere in capo la progettualità di interventi internazionali che vadano a vantaggio dei suoi confinanti e della propria sicurezza interna. Peccato che il più delle volte l'Europa non sia riuscita a perseguire questi obiettivi senza portarsi dietro, sottotraccia, le pretese egemoniche di alcuni Stati a discapito di altri. Ancora una volta assistiamo al fallimento di un modello che, per essere salvato, deve essere ridiscusso senza trionfalismi. Il continente africano, poi, è per noi un teatro naturale di intervento. Ancora una volta non è un caso che la presenza italiana più consistente sia nella missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia, un impegno che abbiamo assunto anche in Niger. Insomma, la continuità con i nostri assetti strategici è pienamente garantita, per i rinnovi così come per l'unica nuova missione che inizia nel 2019, quella bilaterale in Tunisia. Libia e Tunisia sono due punti critici dello scacchiere mediterraneo e, oggi più che mai, c'è bisogno di cooperazione e missioni bilaterali nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale, perché stiamo assistendo a momenti di difficoltà della tenuta democratica interna in alcuni e a situazioni critiche in altri. Dal punto di vista normativo le missioni internazionali riposano in un quadro, sia interno al nostro Paese che esterno e sovraordinato ad esso, ben più ampio della dinamica giornalistica dei porti aperti e dei porti chiusi. Riportare tutto ad essa, come è stato fatto nella discussione delle settimane passate e com'è avvenuto anche oggi qui in Aula, è un modo inaccettabile di fare propaganda contro il Governo, senza tenere conto che parliamo di prospettive strategiche, che mettono in gioco le vite dei nostri uomini e delle nostre donne in divisa. Ma non ci stupiamo, signor Presidente, che la vita dei militari interessi poco a un partito i cui esponenti erano sulla Sea-Watch, quando questa ha letteralmente speronato una motovedetta delle Fiamme gialle. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . Non ci stupiamo noi, né si stupiscono gli italiani, che ormai osservano disillusi certi parlamentari che si mettono in congedo - forse per non avere decurtato lo stipendio - e saltano i lavori d'Assemblea per salire sulle navi delle ONG. ( Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti del senatore Faraone). Caro collega Faraone, il riferimento è proprio per lei . BITI (PD) . Ma che cosa stai dicendo? PRESIDENTE. Senatrice Pucciarelli, ferma restando la possibilità critica, ha fatto un'illazione che non è inerente, quindi non mi costringa a richiamarla. Vale per lei come per gli altri colleghi. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Non è una critica, è una constatazione dei fatti. PRESIDENTE. Prego, concluda pure il suo intervento. GIARRUSSO (M5S) . Che vergogna! PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Non è un'offesa, ma una constatazione di quanto è avvenuto la scorsa settimana, Presidente. (Commenti dei senatori Faraone e Mirabelli). PRESIDENTE. Ha capito benissimo a che cosa mi riferisco. La invito a concludere, senatrice. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Peccato che nulla abbiano avuto da ridire contro la Germania, che rispedisce in Italia migranti spesso narcotizzati, e che nulla abbiano avuto da protestare contro la Francia, che ce li rispedisce nei furgoni come fossero pacchi postali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Croatti). Possono questi politici trattare della nostra politica estera e dei nostri assetti strategici in maniera imparziale?