[resaula]

Il trust è la L.B. (Luigi Brugnaro) holding , che poco ha a che fare con un blind trust visto che nel consiglio di amministrazione della società siedono manager delle altre società di Brugnaro e "sono loro che presiedono le assemblee con il legale dall'altra parte dell'oceano", come fa notare "Domani"; inoltre, alla citata discussione in Consiglio comunale del 5 febbraio 2018, il sindaco ha partecipato ed è anche intervenuto quando si sono affrontati contenuti riguardanti la variante urbanistica che interessa proprio la zona dei Pili. Così come ha partecipato anche all'approvazione della delibera di Giunta comunale n. 41 del 13 febbraio 2018, dedicata all'esame della variazione del bilancio di previsione per gli esercizi finanziari 2018-2020, dove è stato votato il cambio di destinazione della previsione di spesa inizialmente prevista per la "riqualificazione urbanistica ed edilizia della stazione di Mestre", per la realizzazione dell'obiettivo di cui al punto 1, lettera b) , del patto per lo sviluppo della città di Venezia, verso l'obiettivo di realizzare un ponte ciclopedonale per collegare il parco di San Giuliano con la zona dei Pili. Nonché ha partecipato all'approvazione della delibera di Giunta comunale n. 374 del 4 novembre 2019 dedicata all'approvazione della documentazione del piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS) della città, dove è prevista, nel principale elaborato di progetto "collegamenti territoriali strategici", la realizzazione di un nuovo canale, che collegherà direttamente la zona dei Pili con la marittima e il centro storico di Venezia attraverso il canale Vittorio Emanuele III. Pertanto sembra evidente la correlazione immediata e diretta tra gli atti discussi e varati dal Consiglio comunale e dalla Giunta alla presenza del sindaco Brugnaro e i suoi interessi privati; considerato infine che: sono note le intenzioni del sindaco di trasformare l'area dei Pili in un progetto edilizio e urbanistico imponente, tale da portare il valore dell'area, circa 430.000 metri quadrati acquistati all'asta nel 2005, dai 5 milioni di euro dell'acquisto ai 100-150 milioni di euro post variante urbanistica, attraverso la previsione di attività commerciali, alberghiere, residenziali, di intrattenimento (tra cui un casinò), sportive, darsene, come si può leggere anche in inchieste giornalistiche. Come pure è noto che i terreni dei Pili sono stati a lungo oggetto di trattativa con la società Oxley, di proprietà del magnate di Singapore Ching Chiat Kwong, per la vendita a un prezzo di molto superiore proprio grazie alla modifica della destinazione urbanistica dell'area e la previsione della successiva realizzazione di un progetto edilizio imponente: risulterebbero volumi per 1.300.000 metri cubi e una superficie coperta pari a 84.000 metri quadrati, con un indice di edificabilità doppio rispetto a quello previsto dal piano regolare generale vigente. Ed è alla società del magnate di Singapore che nel 2018 il Comune ha venduto a prezzi scontati due palazzi sul canal Grande; la vicenda dei Pili ha dunque messo in luce la commistione di interessi pubblici e privati e il conflitto di interessi che appaiono coinvolgere il sindaco di Venezia. Alla quale si aggiungono i poco edificanti incroci tra società partecipate pubbliche e ruoli privati riconducibili sempre al sindaco: dal socio del trust di Brugnaro, Paolo Bettio, che è amministratore unico di Venis S.p. A., la società che gestisce tutti i servizi di informatica del Comune di Venezia, ad Alilaguna, sponsor della Reyer, la squadra di basket del sindaco, che ha ottenuto più di mezzo milione di euro di affidamenti dal Comune, solo per citarne alcuni. Tutti elementi che, ad avviso degli interroganti, evidenziano commistioni ramificate e prolungate nel tempo e il coinvolgimento di interessi privati del sindaco, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato, una vicenda che, ad avviso degli interroganti, rischia di minare la credibilità delle istituzioni e getta una luce preoccupante sulla trasparenza e legittimità di alcuni atti; se siano a conoscenza di quella che appare come un'evidente posizione di conflitto di interessi, protratta nel tempo e a cui non è stata data ad oggi alcuna soluzione, e quali atti intendano adottare, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, al fine di intervenire rispetto a tale conflitto d'interessi che riguarda la figura del sindaco di Venezia. Atto n. 4-05977 BOTTO LANNUTTI ABATE GIANNUZZI DI MICCO ANGRISANI MORONESE LEZZI ORTIS Ai Ministri dell'università e della ricerca e della salute Premesso che: secondo quanto risulta dagli organi di stampa, i test d'ingresso per il corso di laurea in medicina e odontoiatria per l'anno in corso sono stati caratterizzati anche quest'anno da una serie di irregolarità e violazioni delle disposizioni previste, sia con riferimento agli errori contenuti nelle domande di ammissione (addirittura 4 errori su 60) che all'uso improprio di smartphone durante la prova d'esame, oltre che da carenze sul fronte della segretezza delle domande dei test ; le diverse segnalazioni in merito alle domande errate, che potrebbero influire sul passaggio finale decretando l'ammissione o meno al corso di laurea, sono state confermate oltre che dai candidati anche da alcuni docenti, che hanno analizzato i quesiti e individuato gli errori commessi in primis dal Ministero dell'università e della ricerca; si evidenzia come, nonostante l'impegno e i sacrifici compiuti dagli oltre 60.000 candidati su tutto il territorio nazionale e dalle loro famiglie, gli effetti derivanti dagli errori contenuti nelle domande di ammissione rischiano di vanificare, oltre ad un anno di preparazione didattica (considerato che se tra le opzioni non c'è la risposta corretta o peggio non è quella individuata dal Ministero, ai candidati è sottratto il punteggio relativo al quesito), soprattutto la possibilità di accedere al corso di laura; ulteriori criticità, a giudizio degli interroganti, si ravvisano nella scelta del numero chiuso per accedere ai corsi di laurea in medicina (oltre alla scarsa trasparenza che caratterizza tutta la fase istruttoria per giungere alla determinazione del numero di posti disponibili), nonostante, proprio a causa della situazione sanitaria emergenziale che il Paese sta attraversando connessa alla pandemia, la sanità territoriale necessita di incrementare notevolmente il numero del personale medico e degli infermieri, anche per il futuro; la legge 2 agosto 1999, n. 263, recante "norme in materia di accesso ai corsi universitari", con riferimento alla facoltà di medicina, risulta, a parere degli interroganti, anacronistica e inadeguata rispetto all'evoluzione dei tempi, considerato che, inizialmente, era consentito agli studenti accedere al corso di laurea avendo frequentato studi classici e successivamente esteso a tutte le maturità, ed in seguito furono invece introdotti interventi per calmierare gli accessi, in quanto nel passato era presente più personale sanitario, rispetto alle effettive esigenze richieste nel Paese;