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Sostanzialmente siamo partiti con un provvedimento di legge, che riguarda e contiene esplicitamente nel titolo il riferimento alla disciplina in materia di immigrazione, derivante dalla necessità di modificare i precedenti decreti Salvini, e ci troviamo davanti ad un provvedimento che abbraccia norme penali, introduce nuove sanzioni e passa dal diritto dell'immigrazione e della protezione internazionale ad altre norme. Richiamo dunque il recente intervento del Capo dello Stato, in ordine all'approvazione del decreto-legge n. 76 del 16 luglio 2020, in cui si invitano i Presidenti delle Camere a vigilare affinché, nel corso dell'esame parlamentare dei decreti-legge, non vengono inserite norme eterogenee. Vi è sul punto la sentenza n. 22 del 2012, con cui la Corte ha ritenuto illegittimo il decreto-legge, se il suo contenuto non rispetta il vincolo dell'omogeneità. Si richiama una fonte di rango non costituzionale, ma pur sempre un atto avente forza di legge, ovvero l'articolo 15 della legge del 23 agosto del 1988, n. 400, recante disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri. L'altro ieri il Presidente dell'Assemblea ha richiamato in modo preciso ed inequivocabile l'intervento recente della Corte costituzionale, con la sentenza n. 247 del 4 dicembre 2019, in cui si è affermato che l'inserimento di norme eterogenee, rispetto all'oggetto e alle finalità del decreto-legge, determina la violazione dell'articolo 77 della Costituzione. Perché questo? Il requisito di necessità e urgenza, non essendo insito nel proprio essere in quanto inserito successivamente - trattandosi di norme che vengono inserite nel corso dell'esame e dell'approvazione di un provvedimento - in realtà non può collegarsi a condizioni preliminari di necessità ed urgenza, ma scaturisce dall'uso improprio da parte del Parlamento di un potere che la Costituzione attribuisce ad esso nella conversione del decreto. In altri termini, la legge di conversione - che è ciò che stiamo facendo oggi - rappresenta una legge funzionalizzata e specializzata che non può aprirsi a qualsiasi contenuto ulteriore, anche in caso di procedimenti governativi di origine eterogenea (ordinanza n. 34 del 2013 della Corte) ma si ammettono solo disposizione che siano coerenti con quelle originarie sia dal punto di vista oggettivo e materiale sia dal punto di vista funzionale e finalistico. Ebbene, crediamo che tutto ciò non ci sia; crediamo che, nel corso dell'approvazione della norma, soprattutto in Senato, siano state introdotte ulteriori disposizioni di legge che attribuiscono carattere disomogeneo e non coerente e conforme ai principi e ai pronunciamenti più recenti della Corte, e per tale ragione insistiamo perché siano considerato i profili di dubbia legittimità dal punto di vista della tenuta costituzionale, sia in violazione dell'articolo 77, secondo comma della Costituzione, sia per quello sbilanciamento della funzione legislativa, indicata nell'articolo 70, che assegna condizioni paritarie, nell'esercizio della funzione legislativa, alle Camere. Signor Presidente, spero di avere qualche altro minuto a disposizione. PRESIDENTE. Ha ancora due minuti, senatore Dal Mas, ma sicuramente ne recupera almeno uno o due per la mia interruzione. Prosegua pure. DAL MAS (FIBP-UDC) . Vorrei richiamare alcuni punti del testo uscito dalla Camera, che ha modificato il decreto-legge originario, in particolare con riferimento all'articolo 1, comma 1, recante disposizioni in materia di permesso di soggiorno e controlli di frontiera. Si è intervenuti sulla disposizione relativa al DPCM che stabilisce annualmente i flussi di ingresso stranieri. A seguito delle modifiche apportate si prevede che, in caso di mancata pubblicazione del decreto di programmazione annuale, il Presidente del Consiglio dei ministri possa provvedere in via transitoria con proprio decreto, ed è stato quindi soppresso il termine del 30 novembre di ciascun anno e il limite delle quote stabilite dall'ultimo decreto. La nuova disciplina, come detto, sostituisce quella introdotta dal recente decreto-legge sicurezza- bis del giugno 2019, disponendo che il provvedimento di limitazione o divieto possa riguardare altresì il transito e la sosta delle navi senza più fare riferimento all'ingresso. È disposta l'esclusione per le operazioni di soccorso immediatamente comunicata al centro di coordinamento competente allo Stato di bandiera. Inoltre, si prevede, come ho detto prima - insisto su questo punto - l'abrogazione della sanzione amministrativa del divieto di ingresso nelle acque territoriali. Abbiamo cercato di dare una panoramica il più possibile esaustiva ed esauriente dei provvedimenti affetti da illegittimità costituzionale o quantomeno richiedono una valutazione, un esame pregiudiziale e impediscono l'esame nel merito del provvedimento. Vorrei ricordarvi anche l'uso strumentale che la maggioranza ha fatto di questi decreti-legge, dato il lungo iter di approvazione, il lungo periodo per cui il testo ha stazionato alla Camera ed è stato modificato nel tempo, arrivando all'ultimo momento alla questione di fiducia, che viene di fatto posta a scatola chiusa, dopo pochi giorni di esame da parte del Senato, precludendo ulteriormente l'esercizio dell'attività legislativa e il controllo - da parte del Parlamento - sull'attività svolta dal Governo. A nostro avviso, quindi, non ci sono requisiti di necessità e urgenza; a nostro avviso viene violato indirettamente l'articolo 70. Richiamo la Presidenza del Senato, come ha fatto l'altro giorno in modo molto chiaro il presidente Casellati, allorquando si è riportata al più recente orientamento della Corte costituzionale che ha sancito l'inammissibilità di decreti-legge che contengano norme eterogenee. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Balboni per illustrare la questione pregiudiziale QP2. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, condivido le osservazioni svolte poco fa dal collega Dal Mas e vorrei ricordare a quest'Assemblea così distratta che la nostra Costituzione, all'articolo 77, assegna al Governo il potere di intervenire, certo, con decreti-legge, ma soltanto in casi straordinari - e sottolineo la parola «straordinari» - di necessità e urgenza. Un caso straordinario è un fatto eccezionale, che impone in modo inevitabile e immediato la necessità e l'urgenza di intervenire, dettando senza ritardo una nuova disciplina. Ebbene, dov'è il fatto eccezionale nel decreto-legge in discussione? Il provvedimento è annunciato da un anno e tre o quattro mesi, cioè esattamente da quando si è insediato questo nuovo Governo. Già il fatto che per un anno e oltre si annunci un decreto-legge significa che non è più eccezionale né urgente. Il provvedimento interviene in materia di immigrazione, come se l'immigrazione fosse un fatto nuovo, sconosciuto, sul quale non sia intervenuta a tamburo battente una legislazione per molti anni, in ultimo quella del 2018 che voi, maggioranza e Governo, con il provvedimento in discussione volete stravolgere. In realtà, signor Presidente, non c'è nessun fatto eccezionale purtroppo, non c'è nessuna necessità e non c'è nessuna urgenza.