[pronunce]

che si sono costituiti i due elettori, ricorrenti con azione popolare nel giudizio a quo chiedendo, in via principale, che la questione sia dichiarata inammissibile, o infondata, tra l'altro, per avere il remittente ritenuto pregiudiziale lo scioglimento del dubbio di costituzionalità, riferito ad una causa di incompatibilità, laddove avrebbe potuto comunque pronunciare la decadenza dell'eletto in relazione ad altre due cause di incompatibilità prospettate nell'atto introduttivo, e per aver presupposto l'applicabilità della disciplina dell'elettorato passivo vigente al momento della proposizione dell'azione, e non di quella vigente all'epoca dell'elezione, violando così il principio di irretroattività delle leggi; e, in subordine, che il d.lgs. n. 267 del 2000 sia dichiarato costituzionalmente illegittimo per eccesso di delega, per aver abrogato la disposizione dell'art. 8, numero 2, della legge n. 154 del 1981, che prevedeva la causa di incompatibilità non riprodotta nel testo unico; che si è costituito il Sindaco eletto, eccependo anzitutto l'inammissibilità della questione per irrilevanza, per non avere l'ordinanza di rimessione valutato l'eccezione pregiudiziale, sollevata nel giudizio a quo, di inammissibilità dell'azione popolare, perché proposta oltre il termine perentorio fissato dall'art. 82 del d.P.R. n. 570 del 1980; e, nel merito, concludendo per la manifesta infondatezza, in quanto all'epoca del conferimento, con la legge n. 265 del 1999, della delega legislativa per il testo unico, la causa di incompatibilità prevista dall'art. 8, numero 2, della legge n. 154 del 1981 sarebbe già stata abrogata dalla riforma del sistema sanitario realizzata dal d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, e, quindi, dal d.lgs. 19 giugno 1999, n. 229, che avevano sottratto le neo istituite aziende sanitarie alla dipendenza ed al controllo del comune; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, eccependo in primo luogo l'inammissibilità della questione, tra l'altro, per non essersi pronunciato il remittente sull'eccezione di inammissibilità, per tardività, dell'azione popolare proposta; e chiedendo, nel merito, che la questione sia dichiarata infondata, in quanto il legislatore delegato, non inserendo nel testo unico sull'ordinamento degli enti locali la causa di incompatibilità già prevista dall'art. 8, numero 2, della legge n. 154 del 1981, avrebbe preso atto dell'evoluzione del quadro normativo, rimuovendo dall'ordinamento una norma non più attuale e virtualmente superata dalla riforma dell'ordinamento sanitario, disegnata con il d.lgs. n. 502 del 1992, il quale peraltro aveva previsto, all'art. 3, comma 9, specifiche cause di incompatibilità riferite alle sole figure del direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario delle aziende sanitarie. Considerato che l'ordinanza di rimessione riferisce che il Sindaco eletto, resistendo alla domanda diretta a farne pronunciare la decadenza per incompatibilità, ha eccepito fra l'altro l'inammissibilità dell'azione popolare per il mancato rispetto del termine perentorio di cui all'art. 82 del d.P.R. n. 570 del 1960 (ai cui sensi il ricorso contro le deliberazioni del consiglio comunale in materia di eleggibilità deve essere proposto entro il termine perentorio di trenta giorni dalla data finale di pubblicazione, ovvero dalla data di notificazione, quando sia necessaria, della deliberazione impugnata), richiamato dall'art. 70, comma 3, del testo unico approvato con d.lgs. n. 267 del 2000 (che, nel disciplinare l'azione giudiziale popolare per la dichiarazione di decadenza degli amministratori locali, dispone che per tali giudizi si osservano le norme di procedura e i termini stabiliti dal citato art. 82 del d.P.R. n. 570 del 1960); che la medesima ordinanza omette, però, qualsiasi motivazione in ordine alle ragioni che hanno indotto il giudicante a non pronunciarsi su detta eccezione, logicamente preliminare, e a sollevare, invece, una questione di legittimità costituzionale rilevante solo ai fini della decisione di merito ad esso richiesta; che tale omissione si traduce in un palese difetto di motivazione sulla rilevanza della questione di legittimità costituzionale, la quale deve pertanto essere dichiarata manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 63, 66 e 274, lettera l del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 76 e 97 della Costituzione, dal Tribunale di Forlì con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Onida Il cancelliere: Fruscella Depositata in Cancelleria il 25 luglio 2002. Il cancelliere: Fruscella