[pronunce]

La ricorrente rileva, a questo punto, che, seppure è vero che nell'adozione degli atti di indirizzo essa è chiamata a rendere solo un parere di conformità alle previsioni statutarie dell'atto sottoposto al suo esame e che tale parere può essere disatteso dall'organo che emana l'atto, sarebbe tuttavia lesivo delle sue prerogative sia il dare per acquisito un parere di conformità, reso in realtà in senso negativo, sia il disattenderne o, meglio, l'ignorarne il contenuto senza motivazione alcuna. 2.3.- Quanto al terzo motivo di ricorso, la Provincia autonoma osserva che, in forza di quanto stabilito dall'art. 5 della legge n. 833 del 1978, gli atti di indirizzo e coordinamento nella materia in questione sono emanati, su proposta del Presidente del Consiglio, d'intesa con il Ministro della sanità, sentita la Conferenza Stato-Regioni, nella forma del decreto del Presidente della Repubblica, secondo la regola generale di cui all'art. 1, comma 1, lettera ii), della legge 12 gennaio 1991 n. 13 (Determinazione degli atti amministrativi da adottarsi nella forma del decreto del Presidente della Repubblica). Nel caso dell'atto impugnato, invece, il provvedimento è stato emanato nella forma del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, secondo una prassi invalsa a decorrere dal 1997, ma che, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 408 del 1998 - con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59, nella parte in cui disponeva l'abrogazione dell'art. 2, comma 3, lettera d), della legge n. 400 del 1988 - appare illegittima. L'adozione, quindi, dell'atto impugnato nella forma del d.P.C.m. , alterando l'ordine delle competenze e “trasponendo” la deliberazione governativa collegiale in un atto del Presidente del Consiglio dei ministri, sottrarrebbe alla Provincia la garanzia, ritenuta di sicuro livello costituzionale, dell'intervento nel procedimento di emanazione dell'atto di un organo rappresentante l'unità nazionale ed in grado di formulare, al momento della emanazione, gli eventuali rilievi sulla legittimità dell'atto. Peraltro, nel caso di specie, sarebbe riscontrabile un ulteriore vizio procedimentale, in quanto il provvedimento sarebbe stato emanato non su proposta del Presidente del Consiglio ma direttamente da questo; il legislatore della riforma sanitaria ha invece previsto che, in materia sanitaria, gli atti di indirizzo e coordinamento siano emanati su proposta del Presidente del Consiglio e non dell'amministrazione competente, proprio per mantenerne la funzione generale e sottrarli all'essere espressione dell'interesse dell'amministrazione direttamente coinvolta, titolare non di una potestà di proposta ma solo di una potestà d'intesa. La dedotta illegittimità dell'atto si tradurrebbe, ad avviso della ricorrente, in una violazione delle sue prerogative costituzionali. 3.- Si è costituito nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'inammissibilità o comunque per l'infondatezza del ricorso. Osserva la difesa erariale, quanto al primo motivo di ricorso, che, interpretando il d.P.C.m. impugnato alla luce di quanto disposto dall'art. 3, comma 2, del d.lgs n. 266 del 1992 - secondo cui gli atti di indirizzo e di coordinamento vincolano le Province autonome solo al conseguimento degli obbiettivi e dei risultati che in essi sono stabiliti - emergerebbe chiaramente che l'art. 7 del medesimo d.P.C.m. , secondo il quale le Province di Trento e Bolzano provvedono alle finalità dell'atto di indirizzo «nell'ambito delle proprie competenze secondo quanto previsto nei rispettivi statuti», si riferisce a tutte le disposizioni contenute nel provvedimento, così limitando l'ambito dell'impugnato art. 3, che, perciò, non troverebbe applicazione riguardo alle dette Province autonome. Sotto tale aspetto il ricorso sarebbe dunque inammissibile, in quanto investirebbe una disciplina riguardante le sole Regioni ordinarie. Relativamente agli altri motivi di ricorso, l'Avvocatura osserva, in primo luogo, che ambedue attengono a profili di regolarità formale dell'atto che non potrebbero essere dedotti in sede di conflitto di attribuzione, potendo soltanto essere azionati di fronte al giudice amministrativo. Non risponderebbe comunque al vero, ad avviso ancora dell'Avvocatura, che l'atto sia stato emanato in assenza del parere della Provincia ricorrente, regolarmente richiesto e reso, ancorché non richiamato nel testo del d.P.C.m. oggetto del conflitto, mentre, per quanto riguarda l'ultimo motivo di ricorso, assume la difesa erariale che la funzione di indirizzo e coordinamento, se non esercitata con atti legislativi, deve far capo all'organo collegiale di Governo, come chiarito dalla stessa Corte con la sentenza n. 408 del 1998. 4.- Nell'imminenza dell'udienza pubblica ambedue le parti hanno depositato memorie illustrative. La Provincia ricorrente riferisce che, successivamente alla proposizione del ricorso, è intervenuto l'Accordo 6 febbraio 2003 (Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, relativo alla definizione di alcune modalità applicative degli articoli 3, comma 1, 4, comma 1, 7, comma 2, dell'atto di indirizzo e coordinamento approvato con d.P.C.m. 1° dicembre 2000, per il rimborso delle spese di soggiorno per cure dei soggetti portatori di handicap in centri all'estero di elevata specializzazione) il quale, nel dichiarato intento di dettare modalità applicative dell'art. 3 del d.P.C.m. impugnato, stabilisce, all'art. 2, criteri di rimborso ritenuti sostitutivi di quelli dettati dal citato art. 3. Peraltro lo stesso art. 2 indica come destinatari delle disposizioni in esso contenute solo le Regioni e non anche le Province autonome, il che porta la ricorrente ad ipotizzare che la norma impugnata possa essere venuta meno; ciononostante, a suo avviso, non sarebbe venuto meno l'interesse al ricorso, sia in relazione alle possibili applicazioni del provvedimento già intervenute, sia in vista dell'interesse all'affermazione della illegittimità del modus operandi seguito dallo Stato. Insiste pertanto nelle conclusioni già rassegnate, ritenendo il provvedimento oggetto del conflitto non suscettibile della interpretazione adeguatrice prospettata dalla controparte. 5.- Anche l'Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria illustrativa, sostanzialmente ribadendo le difese svolte in sede di costituzione.1.- La Provincia autonoma di Trento ha sollevato, nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, conflitto di attribuzione in relazione all'art. 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° dicembre 2000 (Atto di indirizzo e coordinamento concernente il rimborso delle spese di soggiorno per cure dei soggetti portatori di handicap in centri all'estero di elevata specializzazione), chiedendone l'annullamento.