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per questi lavoratori quell'assegno costituisce un'integrazione del reddito professionale ridotto per la diminuita capacità lavorativa ed i costi sostenuti a causa di patologie che rendono meno "redditizie" le proprie attività lavorative ed è quindi una prestazione previdenziale ben diversa nelle premesse, nelle finalità e negli importi rispetto alle pensioni dirette di anzianità e vecchiaia, riconosciute a chi cessa la propria attività; il bonus dunque è riconosciuto ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti "sani" che hanno subito un danno economico da coronavirus, ai lavoratori invalidi civili che già percepiscono una prestazione assistenziale dall'INPS, mentre, paradossalmente, non viene erogato a lavoratori "malati e invalidi" che hanno una "pensione o assegno" di invalidità grazie ai contributi versati; l'interpretazione della norma in tal senso sembrerebbe in palese contraddizione con la volontà del legislatore di porre in atto, per ogni cittadino, tutte le misure necessarie in un momento di riduzione dell'attività lavorativa determinata dallo stato emergenziale causato dal COVID-19, si chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire, con carattere di urgenza, estendendo tale strumento di tutela, cosiddetto bonus , anche a quei ai lavoratori che, a causa della loro cagionevole salute, si trovano in una condizione di maggiore fragilità e pertanto necessitano di maggiori sostegni. Atto n. 4-03361 ARRIGONI PELLEGRINI Emanuele BOSSI Simone DE VECCHIS MONTANI AUGUSSORI URRARO NISINI LUNESU SBRANA PERGREFFI VALLARDI FAGGI CANDURA PIANASSO BAGNAI BERGESIO VESCOVI PAZZAGLINI TOSATO PUCCIARELLI CANTU' FREGOLENT CENTINAIO CASOLATI Al Ministro della salute Premesso che: negli ultimi giorni, sono stati divulgati i primi aggiornamenti relativi a programmi di sperimentazione terapeutica potenzialmente molto importanti nella lotta contro il COVID-19; un primo programma, condotto presso il policlinico "San Matteo" di Pavia e l'ospedale "Carlo Poma" di Mantova, ha studiato l'efficacia delle trasfusioni, in pazienti positivi al COVID-19, di plasma iperimmune prelevato da soggetti guariti dal virus; il protocollo prevede somministrazioni di plasma iperimmune con dosi da 300 millilitri ciascuna, effettuate secondo un determinato schema; il direttore del reparto di pneumologia e terapia intensiva dell'ospedale Carlo Poma ha commentato i risultati del programma in maniera estremamente positiva, riferendo di circa 80 pazienti trattati con successo e di sintomi eliminati con estrema rapidità, in un range temporale compreso tra le 2 e le 48 ore; a quanto consta, proprio grazie alla sperimentazione della terapia, nei due ospedali di Mantova e Pavia i decessi per COVID-19 si sarebbero completamente azzerati da oltre un mese; la stessa terapia, oltre ad essere sicura ed efficace, presenterebbe vantaggi aggiuntivi correlati, tra l'altro, all'economicità delle procedure per l'acquisizione del plasma (in Italia le donazioni sono gratuite, per legge), alla possibilità di accumulare plasma per un'eventuale seconda ondata di contagi e, ancora, alla possibilità di selezionare il plasma stesso per ogni caso specifico, in base ai risultati degli esami integrativi effettuati sul titolo neutralizzante degli anticorpi; dopo l'avvio negli ospedali di Pavia e Mantova la sperimentazione terapeutica è partita positivamente anche negli ospedali di Lodi, Cremona e Padova; a seguito dei risultati positivi conseguiti sui malati COVID grazie al plasma dei guariti all'infezione, molti di questi ultimi cittadini che hanno superato la malattia si sono dichiarati disponibili a fare la donazione del plasma; ma con grande sorpresa, alcuni ospedali (come ad esempio l'ospedale "Torrette" di Ancona insieme alla locale facoltà di Medicina) che fanno già parte del protocollo di ricerca non hanno iniziato nemmeno a raccogliere donazioni, né tantomeno a fare applicazioni del plasma ai pazienti da curare; gli importanti risultati raggiunti negli ospedali di Pavia, Lodi, Mantova e Cremona, e recentemente anche nell'ospedale di Padova, non solo inducono ad essere ottimisti nell'intraprendere questa strada, ma soprattutto dovrebbero indurre ad accelerare le tempistiche di attuazione in virtù anche dei passaggi tecnici che devono ancora essere ancora completati per l'inizio dei protocolli per la terapia sperimentale; dalle notizie che emergono dai medici delle strutture in cui tale sperimentazione è stata attuata, l'efficacia della terapia è correlata anche alla tempestività con la quale viene intrapresa e pertanto agire in tempo è fondamentale; è evidente l'interesse alla massima trasparenza sui risultati dei programmi di sperimentazione e alla loro implementazione più ampia possibile per sostenere la ricerca contro il COVID-19, si chiede di sapere: quali siano i dati in possesso del Ministero della salute, della commissione tecnico-scientifica dell'AIFA e del comitato etico dell'istituto nazionale per le malattie infettive "Lazzaro Spallanzani" in merito all'impiego del plasma iperimmune nella cura dei pazienti positivi al COVID-19; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno ampliare e accelerare su scala nazionale il programma di sperimentazione che si è tenuto presso gli ospedali di Pavia e Mantova. Atto n. 4-03362 ARRIGONI BRIZIARELLI BRUZZONE MARTI PAZZAGLINI PIANASSO PISANI Pietro RIPAMONTI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: recentemente a sud della Puglia i geologi hanno individuato, tra Santa Maria di Leuca e l'isola di Corfù, un giacimento di metano, denominato "Fortuna Prospect" che rappresenta un'eccezionale opportunità per l'Italia; non sembra che il Governo attuale intenda cogliere le opportunità offerte da tale scoperta dei geologi; la società "Global Med" aveva presentato le istanze per i permessi di ricerca nel dicembre 2013 e la conferenza dei servizi, che risale al 7 novembre 2016, e subito dopo il Ministero dello sviluppo economico hanno espresso parere positivo; il 26 settembre 2017, il Ministro pro tempore dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali, aveva riconosciuto poi la compatibilità ambientale dei progetti. Il 31 dicembre 2018 è stato pubblicato il decreto del 7 dicembre 2018 con il quale il direttore generale per la sicurezza dell'approvvigionamento e le infrastrutture energetiche del Ministero dello sviluppo economico ha concesso il permesso, valido per 6 anni: fino al 7 dicembre 2024, per un totale di 68.830 euro di canoni annui pagati in anticipo. Ma subito dopo è subentrato il decreto moratoria che ha bloccato tutto; un emendamento del Movimento 5 Stelle all'ultimo decreto milleproroghe (decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8), approvato il 13 febbraio nelle Commissioni della Camera dei deputati, estende di 6 mesi la moratoria sulle trivelle.