[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 199, comma 1, del codice di procedura penale, promosso dal Tribunale ordinario di Firenze, sezione prima penale, in composizione monocratica, nel procedimento penale a carico di A. A., con ordinanza del 12 febbraio 2024, iscritta al n. 37 del registro ordinanze 2024 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell'anno 2024. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 25 novembre 2024 il Giudice relatore Stefano Petitti; deliberato nella camera di consiglio del 25 novembre 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 12 febbraio 2024, iscritta al n. 37 del registro ordinanze 2024, il Tribunale ordinario di Firenze, sezione prima penale, in composizione monocratica, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 199, comma 1, del codice di procedura penale, «nella parte in cui, con riguardo alla facoltà dei prossimi congiunti dell'imputato di astenersi dal deporre, prevede un'eccezione per la persona offesa dal reato», o, in subordine, nella parte in cui, con riguardo alla facoltà dei prossimi congiunti dell'imputato di astenersi dal deporre, prevede un'eccezione alla medesima facoltà di astensione anche nell'ipotesi in cui la deposizione del prossimo congiunto persona offesa dal reato non sia assolutamente necessaria per l'accertamento dei fatti, in riferimento agli artt. 3, 27, secondo comma, 29 e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. 2.- Il giudice a quo riferisce che nel processo penale è stata contestata all'imputato una condotta di lesioni personali aggravate in danno della figlia. Nel corso del dibattimento, a seguito della iniziale mancata comparizione della persona offesa citata per deporre in qualità di testimone, ne era stato disposto l'accompagnamento coattivo (poi revocato a fronte dell'impegno della medesima a comparire spontaneamente alla successiva udienza). Dopo l'assunzione della testimonianza di un ufficiale di polizia giudiziaria, all'udienza del 2 ottobre 2023 si era proceduto all'esame della persona offesa. Ancora di seguito si erano tenute l'udienza del 20 novembre 2023 e quella in cui è stata pronunciata l'ordinanza di rimessione. Il Tribunale di Firenze sostiene che dall'istruttoria svolta è emerso pacificamente che l'imputato abbia percosso la figlia, cagionandole plurime lesioni, restando controverse unicamente l'entità e le modalità della condotta. 2.1.- L'ordinanza di rimessione si sofferma sulla deposizione della persona offesa, la quale, in base all'art. 199, comma 1, cod. proc. pen. , non ha potuto beneficiare della facoltà di astensione. In relazione a tale deposizione, il rimettente ravvisa indizi del reato di falsa testimonianza ex art. 372 del codice penale, in quanto la teste avrebbe cercato palesemente di ridimensionare la gravità della condotta del genitore, rendendo dichiarazioni notevolmente difformi rispetto a quelle rese ai Carabinieri in sede di sommarie informazioni e ai sanitari del Pronto soccorso. La testimone avrebbe circoscritto in termini minori la durata dell'aggressione, attribuito alcune delle lesioni riportate ad una caduta a terra e ad un urto con un tavolo, nonché sostenuto di non avere visto il padre utilizzare una cintura per colpirla (elemento circostanziale su cui si basa, tra l'altro, la procedibilità d'ufficio del reato), smentendo quanto invece emergerebbe chiaramente da altri dati probatori acquisiti. La stessa persona offesa, inoltre, benché ripetutamente avvertita dal giudice ai sensi degli artt. 207, comma 1, e 497, comma 2, cod. proc. pen. , avrebbe, nel corso dell'esame dibattimentale, più volte asserito di non ricordare alcuni punti salienti della vicenda e infine affermato che la condotta del padre fosse giustificabile. 2.2.- Il giudice rimettente si interroga, pertanto, sull'utilizzabilità della deposizione testimoniale della persona offesa e sulla necessità di disporre l'immediata trasmissione degli atti al pubblico ministero perché proceda a norma di legge nei confronti della teste, e perciò solleva le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 199, comma 1, cod. proc. pen. 2.3.- L'ordinanza di rimessione ricorda la sentenza n. 440 del 2000 di questa Corte, secondo cui l'art. 512 cod. proc. pen. va interpretato «nel senso che non è consentito dare lettura delle dichiarazioni in precedenza rese dai prossimi congiunti dell'imputato che in dibattimento si avvalgono della facoltà di astenersi dal deporre a norma dell'art. 199 cod. proc. pen. , in quanto tale situazione non rientra tra le cause di natura oggettiva di impossibilità di formazione della prova in contraddittorio». Nel caso di specie, tuttavia, la testimone, benché figlia dell'imputato, non poteva astenersi dal deporre, in quanto persona offesa dal reato, e conseguentemente non aveva diritto a ricevere l'avviso di cui all'art. 199, comma 2, cod. proc. pen. Il rimettente, però, reputa che la teste, visto il comportamento osservato in dibattimento, ove le fosse stato consentito, si sarebbe avvalsa della facoltà di astensione. Alla luce delle altre emergenze istruttorie (le testimonianze dell'ufficiale di polizia giudiziaria e della madre della persona offesa, il referto ospedaliero, il verbale di sequestro della cintura), la deposizione testimoniale della vittima non risulterebbe nemmeno assolutamente necessaria all'accertamento dei fatti. Avverte il giudice a quo che neppure sono emersi elementi per ritenere che la testimone sia stata sottoposta a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità, affinché deponesse il falso. Anzi, risulta che la teste, a distanza ormai di vari anni dalla vicenda oggetto di processo, non vive più con la famiglia di origine, ma in altro centro urbano a distanza significativa da essa. 3.- Il rimettente si dice consapevole che le ravvisate questioni di legittimità costituzionale avrebbero dovuto essere sollevate, «più opportunamente, [...] prima della deposizione della persona offesa, sì da assicurarle eventualmente (in caso di accoglimento della questione) la facoltà di astensione». Tali questioni sarebbero, comunque, tuttora rilevanti, innanzitutto perché dalla eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale della disposizione censurata deriverebbe la nullità della acquisita deposizione testimoniale per omissione dell'avvertimento relativo alla facoltà di astenersi. Tale nullità, benché relativa, e soggetta al regime di deducibilità di cui all'art. 182, comma 1, cod. proc. pen. , ad avviso del rimettente potrebbe essere fatta valere dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale, la quale renderebbe inutilizzabile la deposizione della testimone per la costrizione subita, ai sensi dell'art. 191, comma 1, cod. proc. pen.