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Signor Presidente, continuo il mio intervento, però le chiedo, gentilmente, ma in termini rigorosi e istituzionali, di prendere contatto con il ministro Salvini e di fare un appello accorato affinché sia presente durante il dibattito su tale questione così rilevante per il nostro Paese, per il nostro Governo, per il nostro Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD) . Questa non è l'unica nota di preoccupazione su questa vicenda, signor Presidente e rappresentante del Governo. È una vicenda molto grave, che riguarda noi tutti: non tutti noi parlamentari, credo che riguardi tutti noi italiani. Io ho ascoltato con attenzione tutte le relazioni: le due di minoranza mi sono apparse molto più convincenti di quella di maggioranza. Così come mi sembra che il dibattito all'interno della Giunta abbia avuto i giusti toni e i giusti approfondimenti, ma che le conclusioni del presidente Gasparri non ne tengano conto. Il diritto, ma anche la logica politica e il rispetto istituzionale avrebbero dovuto portare il relatore di maggioranza a conclusioni molto diverse, rispettando, peraltro, l'iniziale volontà del vice presidente Salvini, che aveva, nell'immediatezza della vicenda, dichiarato la propria disponibilità - giustamente, dico io - a sottoporsi al giudizio che veniva richiesto. Siamo preoccupati perché la vicenda rientra in una fase politica complessa. Alcuni hanno parlato di un voto di scambio, della vicinanza tra il voto su questa questione così delicata e la richiesta di sfiducia individuale al ministro Toninelli. Sarà un caso, signor Presidente, rappresentanti del Governo, ma questa contiguità ci fa un po' preoccupare. (Applausi dal Gruppo PD) . Ne prendiamo atto, ma non è certo la nostra preoccupazione principale, perché - ahimè - siamo abituati ormai da questa maggioranza a meccanismi di do ut des , cioè di scambio di nomine, poltrone e scelte politiche, tra la Lega e il MoVimento 5 Stelle, anche se prendo atto che oggi la maggioranza, su una questione così politicamente rilevante, di fatto si è allargata. La preoccupazione principale, ad esempio, è il rispetto della nostra Carta costituzionale, signor Presidente. La Carta costituzionale su questa vicenda è stata sconvolta e io direi offesa più di una volta; lo è stata, ad esempio, sull'articolo 67. Protagonisti di questa offesa sono stati tutti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle, perché hanno aderito a una scelta che va chiaramente contro il dettame costituzionale. «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Si è voluto reintrodurre il vincolo di mandato e lo si è fatto senza nemmeno affidarlo alle scelte un di partito politico con meccanismi democratici ma a un meccanismo legato a una piattaforma web che nessuno ha validato, controlla e conosce in profondità. (Applausi dal Gruppo PD) . Siccome il MoVimento 5 Stelle aveva delle difficoltà politiche a votare su tale questione ha deciso di seguire questa strada per imporre ai singoli parlamentari una scelta sofferta, difficile e contro la natura fondante del movimento stesso, che ha sempre dichiarato in numerosissime occasioni la propria contrarietà ai meccanismi legati all'autorizzazione a procedere. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi sembra che di questi tempi gli slogan come «uno vale uno» non siano più adeguati: oggi decide Casaleggio con la piattaforma Rousseau e tutti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno l'obbligo di rispondere puntualmente a quell'ordine. (Applausi dal Gruppo PD) . Non solo, il mio collega Capogruppo, giusto perché sono passati troppi giorni da quella consultazione, a poche ore dalla votazione ha voluto ricordare che qualora qualcuno dovesse decidere di votare, come prevede la Costituzione, secondo scienza e coscienza, rispettando le carte che sono state presentate alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ne dovrebbe pagare le conseguenze politiche. Signor Presidente, ciò è inaccettabile. Dobbiamo tutti insieme fare un ragionamento su tali questioni e difendere la Costituzione, il Senato della Repubblica e il nostro ruolo, a tutela della democrazia. Purtroppo, così non è. Del resto, le offese al Senato e al Parlamento sono state fatte in più occasioni, negli ultimi mesi di Governo, da parte di questa maggioranza. Non voglio ritornare sulla tristissima vicenda dei brogli legati all'elezione del Presidente della Rai. Non voglio neanche ritornare sulla vicenda legata all'esame dell'ultima legge di bilancio, che è stata votata senza che i parlamentari ne conoscessero il contenuto. Si è trattato di violenze contro il Parlamento, la Costituzione e la democrazia. Sulla nave Diciotti c'è stato di peggio: si è costruito - ex post - un percorso per dar credito a una linea di difesa che semplicemente non c'era. Il reato di cui parliamo, il sequestro di persona (di persone in questo caso) è gravissimo e lede la disponibilità del patrimonio del bene più prezioso che ogni individuo ha, ossia la propria libertà individuale. Si è trattato di una vicenda che non ha precedenti in un Paese democratico. L'articolo 13 della Costituzione recita: «Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge». Questi casi e modi previsti nella legge qua non ci sono. (Applausi dal Gruppo PD) . In quei cinque giorni il ministro Salvini ha deciso di non rispettare la legge del nostro Paese e ridurre a detenuti un numero consistente di persone, e aggiungo: oltre alle persone ospiti di quella nave, anche l'equipaggio della stessa, che è stato sequestrato in un modo e con un atteggiamento di una violenza inaudita. Signor Presidente, le politiche sull'immigrazione del Governo non sono oggi in discussione. Oggi è in discussione una cosa diversa: se il ministro Salvini debba essere processato o no, se la magistratura abbia o no il diritto di giudicarlo, se egli abbia il dovere di affrontare un processo trasparente, chiaro e limpido di fronte agli italiani, se gli italiani abbiano o no il dovere di sapere cosa è successo in quelle ore, se la verità del Gabinetto del Ministro sia nella prima o nella seconda versione (che gli è stata fatta cambiare) se le posizioni prese dal Presidente del Consiglio e dal ministro Toninelli siano state o no frutto di forzature politiche successive. Queste sono le cose delle quali il ministro Salvini dovrebbe rispondere di fronte a un tribunale. Ha deciso di non farlo, ha deciso di ricattare la maggioranza e ha deciso di coinvolgere Forza Italia su un passaggio delicato come questo, formando - ahimè - una nuova maggioranza in Parlamento. Il Partito Democratico stasera interverrà con tutti i suoi parlamentari per dimostrare che ci vuole fermezza, trasparenza e chiarezza nei confronti del Paese. Il Governo ha il diritto e anche il dovere di portare avanti le proprie politiche, anche sull'immigrazione. Sono politiche che il Partito Democratico non condivide, ma questo diritto il Governo ce l'ha. Ce l'ha, ma dovendo rispettare la legge italiana, la Costituzione e la nostra democrazia.