[pronunce]

che il giudice a quo, chiamato a decidere sull'impugnazione del provvedimento con il quale il Comune di Lissone ha rifiutato il rimborso dell'ICI pagata da un contribuente per gli anni dal 1995 al 2004 riguardo ad un'area di proprietà di quest'ultimo: a) con sentenza, ha qualificato detta area come pertinenza dell'abitazione principale e pertanto non autonomamente assoggettabile all'ICI, ha dichiarato non dovuta l'imposta pagata per il predetto decennio ed ha ordinato il rimborso delle sole somme versate per le annualità dal 2002 al 2004, in quanto l'«art. 13 D. Lgs. 504/92 limita il rimborso agli ultimi tre anni»; b) con ordinanza redatta in calce alla sentenza – relativamente al rimborso dell'imposta chiesto per le annualità dal 1995 al 2001 –, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'«art. 13, comma 1», dello stesso d. lgs. n. 504 del 1992, nella parte in cui «limita il diritto al rimborso delle somme ICI versate e non dovute al periodo d'imposta di tre anni anziché al periodo d'imposta dell'ultimo decennio»; che, per lo stesso rimettente, la norma censurata violerebbe: a) l'art. 76 Cost., perché, nel prevedere la suddetta limitazione triennale al rimborso dell'ICI, si pone in contrasto con il principio direttivo di cui all'art. 4, comma 1, lettera a), della legge 23 ottobre 1992, n. 421 (Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione della disciplina in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale), il quale stabilisce che «il rimborso è limitato all'imposta pagata per il periodo di tempo decorrente dall'ultimo acquisto per atto tra vivi dell'area e, comunque, per un periodo non eccedente dieci anni»; b) l'art. 23 Cost.; c) l'art. 70 Cost.; che, preliminarmente, la difesa dello Stato eccepisce l'inammissibilità della questione, perché il giudice a quo, non avendo precisato la data di assoggettamento al vincolo di inedificabilità dell'area oggetto d'imposta, avrebbe omesso di indicare una circostanza indispensabile per il controllo della Corte costituzionale sulla rilevanza, essendo detta data decisiva sia per individuare le norme applicabili, ratione temporis, ai rimborsi dell'ICI chiesti nel giudizio principale per i periodi d'imposta dal 1995 al 2001, sia per verificare la tempestività delle istanze di rimborso, sia per accertare la sussistenza delle condizioni del rimborso stesso; che l'eccezione è infondata, perché è basata sull'erroneo presupposto che la fattispecie dedotta nel giudizio a quo attiene al rimborso dell'ICI pagata per le aree fabbricabili successivamente divenute inedificabili; che invece, come già rilevato, la Commissione tributaria rimettente non fa riferimento ad una sopravvenuta inedificabilità dell'area, ma, mediante il richiamo della ratio decidendi di una precedente sentenza concernente l'imponibilità ai fini dell'ICI della medesima area, afferma che quest'ultima, dovendo qualificarsi pertinenza dell'abitazione principale, non è autonomamente assoggettabile all'imposta e, conseguentemente, ritiene che l'ICI chiesta a rimborso nella specie è stata indebitamente pagata per l'illegittimo assoggettamento dell'area stessa ad autonoma imposizione; che la questione è manifestamente inammissibile, per diversi e concorrenti motivi; che, quanto alla dedotta violazione dell'art. 76 Cost., il giudice a quo prospetta la censura in termini incerti e, comunque, contraddittori; che, infatti, il rimettente censura l'art. 13, comma 1, del d. lgs. n. 504 del 1992 sia nella parte in cui «sancisce che il contribuente può chiedere […] il rimborso delle somme non dovute ai fini dell'ICI entro il termine di tre anni dal giorno del pagamento» (motivazione dell'ordinanza di rimessione), sia nella parte in cui «limita il diritto al rimborso delle somme ICI versate e non dovute al periodo d'imposta di tre anni anziché al periodo d'imposta dell'ultimo decennio» (dispositivo della stessa ordinanza); che, conseguentemente, il giudice a quo censura la norma, tanto nella parte in cui stabilisce un termine triennale di decadenza per esercitare il diritto al rimborso dell'ICI non dovuta, quanto nella parte in cui, nella sua interpretazione, fissa un limite quantitativo dell'imposta rimborsabile, in misura non eccedente all'ICI corrisposta per tre annualità; che l'incertezza nell'individuazione della norma sottoposta a censura induce incertezza anche in ordine all'individuazione della norma della legge di delegazione n. 421 del 1992, che si assume violata; che, in particolare, il rimettente non chiarisce se l'eccesso di delega denunciato consista (come sembrerebbe evincersi dalla motivazione dell'ordinanza di rimessione) nella fissazione di un termine triennale di decadenza per l'esercizio del diritto al rimborso dell'ICI non dovuta, che – a suo avviso – la legge delega non prevedrebbe, ovvero (come sembrerebbe evincersi dal dispositivo della stessa ordinanza) nella previsione di un limite massimo quantitativo all'entità dell'ICI rimborsabile, pari all'imposta pagata per tre annualità, che – sempre a suo avviso – l'art. 4, comma 1, lettera a), numero 12, della stessa legge delega, fisserebbe, invece, in un importo non eccedente le dieci annualità di imposta; che, pertanto, tale incertezza sui termini della questione sollevata, ne comporta la manifesta inammissibilità (v., ex plurimis, ordinanze n. 114 del 2006, n. 246 del 2005, n. 159 del 2003); e ciò anche a prescindere dalla considerazione che la norma interposta di cui al citato art. 4, comma 1, lettera a), numero 12, della legge delega riguarda esclusivamente l'ipotesi, non oggetto del giudizio principale, di sopravvenuta inedificabilità dell'area fabbricabile, e che il terzo periodo del censurato comma 1 dell'art. 13 del d.lgs. n. 504 del 1992, come già rilevato, è stato abrogato – a decorrere dal 1° gennaio 1998 – dall'art. 58, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 446 del 1997; che, quanto alla dedotta violazione degli artt. 23 e 70 Cost., il giudice a quo non giustifica in alcun modo il richiamo di tali parametri, con la conseguenza che la questione sollevata in riferimento agli stessi è manifestamente inammissibile per carenza di motivazione sulla non manifesta infondatezza (v., ex plurimis, ordinanza n. 14 del 2006); Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi avanti la Corte costituzionale.. .