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Norme per il contrasto, la riduzione e la prevenzione del gioco d'azzardo patologico. Onorevoli Senatori. – La ludopatia o disturbo da gioco d'azzardo (GDA) è una disfunzione dai caratteri patologici sofferta da specifici soggetti che sviluppano un irresistibile impulso a giocare d'azzardo o scommettere denaro. La sua preoccupante (e crescente) diffusione su casinò on line e piattaforme tecnologiche via web prive di adeguati controlli spinge sempre più persone ad avvicinarsi al gioco d'azzardo grazie, soprattutto, alle ammalianti pubblicità che prospettano e ingenerano nel soggetto la speranza di realizzare i propri sogni e/o di cambiare il proprio tenore di vita. In tutto il mondo e da circa trent'anni, la ludopatia viene considerata una malattia riconosciuta e, secondo alcuni dati, in Italia rappresenta un problema sociale, dato che sarebbero circa 30 milioni gli italiani che hanno giocato almeno 1 euro, circa 4 o 5 milioni quelli che avrebbero scommesso somme di denaro considerate «importanti» rispetto alle loro reali possibilità, quindi al loro patrimonio, mentre sono stimati in oltre 200.000 i giocatori patologici afflitti da una vera e propria malattia. Il gioco d'azzardo può assumere la connotazione di un vero e proprio disturbo psichiatrico, così come ufficialmente riconosciuto dall’ American psychiatric association (APA) nel 1980. Nel 1994, il gioco d'azzardo patologico (GAP) è stato classificato nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) come «disturbo del controllo degli impulsi»; il DSM-IV text revision ha definito il GAP come un «comportamento persistente, ricorrente e maladattativo di gioco che compromette le attività personali, familiari o lavorative». Nel 2013 l'APA ha elaborato una nuova definizione più aggiornata e scientificamente corretta ovvero: «disturbo da gioco d'azzardo» (APA DSM-V, 2013). L’ International classification of diseases (ICD-10) dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) lo ha inserito tra i «disturbi delle abitudini e degli impulsi». Secondo una recente indagine dell'UPB (Ufficio parlamentare di bilancio), il fisco italiano incassa dalle scommesse il doppio che in Francia e Regno Unito e quasi quattro volte rispetto alla Spagna o alla Germania, ma rapportando il gettito dal settore dei giochi al prodotto interno lordo (PIL) non ci sono uguali in Europa. A tutto il 2016 (dati più recenti disponibili) il gettito del settore dei giochi è pari a quasi 10 miliardi di euro, corrispondente allo 0,6 per cento del PIL e a oltre il 2 per cento delle entrate tributarie complessive. Il gettito (al netto delle vincite) complessivo è aumentato tra il 2006 e il 2010, passando da 6,7 a 8,8 miliardi di euro, grazie agli elevati tassi di crescita (superiori in media al 17 per cento annuo) relativi al comparto dei giochi di nuova generazione. Dal 2011, il gettito si è stabilizzato sugli 8 miliardi, nonostante la netta contrazione del gettito dei giochi tradizionali. Il picco del 2016 – sostiene l'UPB nel suo studio – è dovuto congiuntamente alla ripresa della raccolta e alla revisione delle aliquote di tassazione verso l'alto . Considerando la spesa effettiva dei giocatori in rapporto al PIL, nel 2015 l'Italia si collocava, tra i principali Paesi europei, al primo posto (0,8 per cento), dopo il Regno Unito (0,7 per cento), la Spagna (0,5 per cento), la Francia (0,4 per cento) e la Germania (0,3 per cento). L'Italia veniva superata dal Regno Unito solo in termini di spesa effettiva pro capite (rispettivamente circa 355 e 362 euro annui, per la popolazione adulta). Nel Focus curato dall'UPB si ripercorrono i grandi numeri del settore, che negli ultimi anni ha vissuto una vera e propria impennata: tra il 2000 e il 2016, la raccolta complessiva da giochi è aumentata di cinque volte, «passando in termini reali da 20 a circa 96 miliardi di euro (stime recenti quantificano in oltre 102 miliardi la raccolta nel 2017)». Una crescita che si deve anche all'ampliamento dell'offerta di scommesse, principalmente attraverso Internet anche per via della legalizzazione (datata 2006) delle puntate su portali che abbiano sede in Europa e licenza italiana. A questo si accompagna la diffusione degli «apparecchi da intrattenimento», macchinette varie e videolotterie, che – ricorda lo stesso studio – espongono «i giocatori a maggiori rischi di dipendenza»: ammontano a 96 miliardi di euro le puntate degli italiani tra macchinette, scommesse, gratta e vinci. Nel 2016, le vincite hanno superato i 77 miliardi, con i premi pagati per circa l'80 per cento delle puntate complessive (il cosiddetto payout) . Il 20 per cento, ossia la spesa effettiva dei giocatori (differenza tra raccolta e vincite), pari a 19 miliardi, sono stati equamente divisi «tra le entrate erariali, circa 10 miliardi (10,5 per cento della raccolta), e il fatturato del settore, oltre 9 miliardi (8,5 per cento della raccolta)». Considerando il numero di abitanti e le cifre giocate, l'Abruzzo spicca come la regione con la raccolta pro capite più alta (1.767 euro), seguito dalla Lombardia e dall'Emilia-Romagna (rispettivamente 1.748 e 1.668 euro). Smentendo il senso comune della passione per i numeri e la cabala, nel Mezzogiorno i valori medi della raccolta sono invece generalmente più bassi della media complessiva (rispettivamente 1.291 e 1.475 euro), come rileva l'UPB. Ma quel sentore popolare trova conferma se si approfondisce l'analisi considerando un ulteriore aspetto: rapportando la spesa per i giochi al reddito disponibile, ovvero andando a vedere quanto del portafoglio di un abitante di una determinata zona d'Italia va a finire in azzardo, la propensione maggiore si trova nelle regioni del Mezzogiorno, con una percentuale dell'8,3 per cento, a fronte di una media nazionale del 7,2 e al Nord pari al 6,5 per cento. In questo contesto, spicca la propensione relativamente più elevata in Campania e in Abruzzo (rispettivamente 10,2 e 9,7 per cento). A fronte di queste cifre importanti si configura un fenomeno (il disturbo da gioco d'azzardo) che assurge a dipendenza patologica « sine substantia ». La medicina moderna sposa, in toto , i riscontri dei numerosi studi clinici che hanno altresì dimostrato lo stretto legame della ludopatia con altre patologie consequenziali come la depressione, l'abuso di alcool e droghe, uno spiccato atteggiamento aggressivo, l'ipomania e disturbi bipolari oltre ad una serie di disturbi della personalità (atteggiamenti borderline , tendenza ad emarginarsi e ad essere asociale, narcisismo istrionico, deficit di attenzione, iperattività, attacchi di panico e patologie fisiche come stati di stress , ulcera e ipertensione arteriosa).