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Modificazioni alla legge 24 marzo 1958, n. 195, in materia di elezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura da parte dei magistrati. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge è volto a riformare le norme che presiedono all'elezione della componente togata del Consiglio superiore della magistratura (CSM). L'esigenza, divenuta ormai indifferibile, che la modifica aspira a soddisfare è quella di ridimensionare le distorsioni legate al peso preponderante assunto dalle diverse correnti non solo nel momento per così dire « genetico », cioè in sede di individuazione dei candidati destinati a concorrere per l'elezione, ma anche successivamente, nel quotidiano esercizio da parte dell'organo delle proprie attribuzioni costituzionali. Dopo la pandemia, gli scandali che hanno coinvolto la magistratura, prima col caso Palamara, e poi con la vicenda della Loggia Ungheria, sono stati un vero e proprio terremoto per il nostro assetto democratico. Ma, il cosiddetto caso Palamara è solo la punta dell' iceberg di una situazione che, per la verità, non coinvolge tutta la magistratura, ma una parte di essa che, anche se minoritaria, ha gravemente minato la credibilità dell'intera categoria, la sua indipendenza e imparzialità. Si avvertono, anche in quella vicenda, i gravissimi sintomi di una patologia del sistema giustizia. Il ben noto e collaudato sistema di conferimento degli incarichi, l'uso a orologeria della giustizia, il distorto pilotaggio delle indagini verso vicende selezionate nei confronti di esponenti politici poco graditi, tutto questo ha rivelato un sistema di collusioni assai ampio e profondo, in grado di condizionare direttamente o indirettamente l'azione di settori essenziali della magistratura secondo quello che, senza timore di smentite, può definirsi un surrettizio e inammissibile esercizio politico della funzione giurisdizionale. E non è un caso che il Presidente Mattarella, all'atto del suo secondo giuramento, abbia richiamato la magistratura a recuperare l'etica nell'esercizio della funzione proprio perché la giustizia è un bene di tutti. Infatti, ad essere intaccato da simili logiche è l'intero sistema giustizia nel suo insieme che ha estrema urgenza e necessità di recuperare un rapporto di riconciliazione con il cittadino, tanto nel settore penale quanto in quello civile, così come, e ancora prima, nella necessaria credibilità dei magistrati che la giustizia amministrano. Una vera e propria patologia quella messa a nudo dall'esplosione dello scandalo dell'hotel Champagne e dalla pubblicazione di centinaia di conversazioni tra magistrati con incarichi rappresentativi nelle correnti e nel CSM. Il correntismo, ossia la degenerazione del libero e sacrosanto diritto di associarsi dei magistrati in un micidiale mix di clientelismo e di carrierismo, conduce ad una diffusa spartizione lottizzatoria degli incarichi di ogni genere e tipo tra magistrati appartenenti allo stesso « partito-corrente », in totale dispregio del principio di legalità, al quale pure risulta soggetto il Consiglio superiore della magistratura, al pari di ogni singolo magistrato. Come noto, su questo snodo, cruciale per l'assetto democratico delle nostre istituzioni, è intervenuta la legge 17 giugno 2022, n. 71, nota come « Riforma Cartabia dell'Ordinamento giudiziario » che, fra le numerose modifiche apportate, ha ridisegnato il sistema elettorale della componente togata del Consiglio superiore della magistratura. In particolare, con riguardo al nuovo sistema per eleggere i 20, non più 16, componenti togati del CSM, si individua una nuova articolazione dei collegi elettorali, così delineata: un collegio unico nazionale maggioritario per l'elezione di 2 componenti che esercitano funzioni di legittimità in Cassazione e relativa Procura generale, in cui vengono eletti i 2 candidati più votati; 2 collegi territoriali binominali maggioritari per l'elezione di 5 magistrati che esercitano funzioni requirenti, in ciascuno dei quali vengono eletti i 2 candidati più votati nonché il « miglior terzo » per percentuale di voti presi sul totale degli aventi diritto al voto; 4 collegi territoriali binominali maggioritari per l'elezione di 8 magistrati con funzioni di merito, o destinati all'ufficio del massimario della Cassazione, in ciascuno dei quali vengono eletti i 2 candidati più votati; un collegio unico nazionale, virtuale, in cui vengono eletti 5 magistrati con funzioni di merito, o destinati all'ufficio del massimario della Cassazione, con ripartizione proporzionale dei seggi. Nei collegi territoriali per i magistrati giudicanti di merito è inoltre previsto che le candidature possano essere individuali ovvero collegate con quelle di altri: per l'ipotesi di candidature collegate la Riforma Cartabia specifica che ciascun candidato non può appartenere a più di un gruppo e che il collegamento opera soltanto ove intercorra tra tutti i candidati del medesimo gruppo (reciprocità) e sia garantita – all'interno del gruppo – la rappresentanza di genere. La scelta concernente la dichiarazione di collegamento non rileva ai fini dell'assegnazione degli 8 seggi dei collegi territoriali maggioritari, ma rileva ai fini dell'accesso al riparto proporzionale, su base nazionale, dei 5 seggi assegnati nel collegio unico nazionale. In estrema sintesi: i consiglieri del CSM verranno eletti ancora una volta (come già previsto nella legge del 2002 abrogata) con un sistema prevalentemente maggioritario, ossia con il metodo che favorisce la « governabilità » e che concentra il potere in mano ai partiti/gruppi aventi più voti, così esaltando l'abusivo carattere « politico » assunto dal CSM in questi decenni, piuttosto che la rappresentatività della categoria, con recupero proporzionale. Così, il sistema misto prima descritto garantisce ai candidati il voto nei territori i cui collegi si sono costruiti a tavolino per consentire di non perdere in alcun modo i seggi (quelli del maggioritario) e di poter mantenere il controllo anche nel sistema proporzionale (cinque ulteriori seggi riservati solo a magistrati giudicanti). Prova di quanto detto sono gli esiti delle recenti elezioni, « spartite » fra le due più grandi correnti della magistratura, ovvero Magistratura Indipendente e Area DG, con spazio quasi nullo per le candidature indipendenti. Si tratta, all'evidenza, di una legge elettorale del tutto inefficace rispetto alle finalità perseguite e atta a mantenere, anzi a rafforzare, lo status quo , specialmente per i grandi gruppi che governano il CSM. Il presente disegno di legge si propone di spezzare il legame fra magistrato e correnti tramite l'introduzione, nel procedimento elettorale della componente togata del CSM, di un sistema che consenta la possibilità di candidarsi anche a quei magistrati non supportati dalla corrente maggiormente influente di turno: il sorteggio temperato. Tale istituto, nel rispetto del dettato costituzionale che vuole che i membri togati del CSM siano « eletti » da tutti i magistrati (articolo 104 della Costituzione), incide sulla fase iniziale del procedimento elettorale, prevedendo che i candidati al Consiglio siano individuati per sorteggio, per poi essere effettivamente eletti da tutti i magistrati.