[resaula]

GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la collega Valente ha già fatto un efficace riassunto delle norme contenute nel provvedimento al nostro esame che - lasciatemelo dire - ne ricorda tanto altri che sono già passati per quest'Aula (e infatti ho una forte sensazione di déjà vu ). Certo, alcuni passaggi sono interessanti: ad esempio il coordinamento dell' app Immuni con altre piattaforme europee o il riferimento ad un impiego più incisivo dei dispositivi di protezione individuale. La mia domanda, però, è la seguente: abbiamo bisogno di procedere, per norme di questo tipo, con singoli decreti? Immaginiamo di dover affrontare un viaggio, di dover partire per una destinazione e di fermarci ogni dieci metri per decidere dove andare per i successivi dieci. Questo provvedimento è l'espressione dell'incapacità della maggioranza di operare una programmazione e di avere una visione di sistema. Siamo di fronte, ormai, a una totale confusione della gerarchia e nell'uso delle fonti normative. In questo provvedimento, a mio giudizio, sono presenti norme che, quelle sì, avrebbero meritato di essere inserite in fonti di grado subordinato. Perché siamo di fronte a un decreto di questo tipo? Nei mesi che possiamo definire di bonaccia, questa maggioranza non ha operato alcuna programmazione. Quando il tempo e il diffondersi del virus lo consentivano, avremmo dovuto approvare una sorta di testo unico della pandemia, individuando le azioni da assumere nel caso di un progresso della pandemia stessa. Avremmo dovuto avvertire di cosa sarebbe accaduto con l'aumentare dei contagi. Questo avrebbe avuto l'effetto di consentire agli italiani di organizzarsi, di programmare le loro attività e anche di limitare i danni. Sappiamo che alcune persone nei mesi di tranquillità hanno avviato delle attività imprenditoriali rilevandole da altri soggetti e poi queste persone si sono trovate in una condizione di gravissima difficoltà per la ripresa della diffusione della pandemia. Così non va bene. Abbiamo un Presidente del Consiglio che sta abusando del codice della Protezione civile perché, da un lato, sta utilizzando i DPCM come se fossero dei decreti, impedendo al Parlamento di avere un sano confronto sui contenuti e, dall'altro, sta utilizzando i decreti-legge come se fossero provvedimenti di rango subordinato. Ciò vuol dire che questa maggioranza sta procedendo senza un piano e vive alla giornata. ( Applausi ). Spesso ci viene chiesto cosa avremmo fatto se fossimo stati al Governo. Ebbene, avremmo adottato un provvedimento, confrontandoci con tutti, in grado di individuare i passaggi successivi e di stabilire una sorta di automatismo con il procedere della pandemia. Quando, infatti, si fa appello all'unità e si chiede di unire il Paese per contrastare questa minaccia, bisogna anche dare seguito a tale richiesta nelle Aule del Parlamento e farlo in modo normativamente ordinato, accogliendo gli emendamenti dell'opposizione e non chiudendo le porte a quell'opposizione di cui si chiede la collaborazione. Il giudizio della Lega, pertanto, sull'operato di questa maggioranza è completamente negativo sia per le modalità che per i contenuti. ( Applausi ). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, dopo mesi di opposizione costruttiva pressoché inascoltata ci troviamo - ci dispiace, credeteci - a vedere realizzato, come Cassandra, quanto avremmo voluto con tutte le nostre forze fosse prevenuto: un'Italia tricolore non per i colori della bandiera, ma per i vari livelli di crisi pandemica che hanno portato nuovamente alla chiusura di tante attività, prima fra tutte le attività scolastiche in presenza. Oggi si chiude perché fare la cicala d'estate ha portato a non essere pronti ad affrontare la seconda prevedibile ondata della pandemia. Oggi si chiude perché le regole ci sono, ma è mancata l'azione concreta di controllo e un'organizzazione interministeriale di supporto alle riaperture. Oggi si chiude gettando l'Italia nuovamente nel girone infernale del lockdown semplicemente perché nei mesi estivi dell'allentamento del virus niente o poco di saggio, pratico e concreto è stato fatto per prevenire o almeno limitare questa nuova chiusura. Fateci caso: tutto ciò che è stato demandato all'iniziativa delle scuole, delle attività produttive e delle imprese stava funzionando e ora viene penalizzato da tutto ciò che era nelle mani del Governo, che non è stato in grado di gestire. Oggi abbiamo scuole vuote piene di banchi a rotelle, città piene di monopattini parcheggiati ovunque, bonus vacanza non utilizzati. Con quanto si è speso si sarebbero potuti organizzare meglio e potenziare almeno la sanità e i trasporti. Prima o poi si dovrà giudicare a mente fredda quanto è venuto nei tre mesi e mezzo trascorsi tra metà maggio e inizio settembre. Purtroppo, il non fatto, il fatto troppo poco o il fatto male e tardi rischierà di tradursi in una perdita aggiuntiva di vite umane superiore a quella direttamente prodotta dalla pandemia, per non parlare delle conseguenze sociali ed economiche. Oggi si chiude per la presunzione di pensare di poter fare tutto da soli, pensando che in momenti come questo abbia ancora senso per il Governo non coinvolgere il Parlamento nella sua interezza. Mi stufo da sola a ripetere queste cose. Il problema non sono solo i DPCM, che comunque, per carità, contengono spunti interessanti e condivisibili. Anche in questo provvedimento c'è tutta una serie di spunti assolutamente condivisibili e la prova è ciò che ha detto la relatrice, ovvero che si è lavorato effettivamente insieme. Il problema è che ogni iniziativa fa parte di un puzzle le cui tessere non collimano, perché, oltre a non parlare con il Parlamento nella sua interezza, il Governo a volte non parla neanche al proprio interno; quindi manca una visione di insieme. Un Ministro dell'istruzione che non parla con il Ministro dei trasporti e fa sì che le scuole non fossero preparate e che il virus si sia andato espandendo perché i trasporti non erano pronti dà la misura. Partiamo dal concetto di stato di emergenza. Cosa vuol dire stato di emergenza? Sanitaria, sociale, economica? O l'emergenza di un Governo inadeguato fin dal primo giorno, che ha continuato ad agire imperterrito a fari spenti nella notte, nonostante le profferte di aiuto e collaborazione di tutto l'arco costituzionale, completamente disinteressate e mai ascoltate? In questo momento voler dare aiuto vuol dire anche assumersi la responsabilità. Noi ci vogliamo assumere la responsabilità e vogliamo condividere questa responsabilità. Torniamo all'emergenza e ribadiamo le nostre proposte. Per l'emergenza sanitaria si poteva usare il MES e si può ancora usare il MES; invece, per non rompere inutili equilibri, c'è stato ancora un «no grazie, non ne abbiamo bisogno, noi abbiamo i commissari e un sistema di medicina del territorio efficientissimo». Consentitemi di sparare un momento sulla Croce Rossa, perché non ce la faccio più: il passaggio da Cotticelli a Zuccatelli dà il metro della pièce da teatro dell'assurdo che sta andando in scena in Italia.