[pronunce]

La regione rileva che il decreto correttivo ha invece disposto che le regioni subentreranno nelle convenzioni "in vigore alla data di effettivo trasferimento e delega delle funzioni disposte dal presente decreto legislativo": con la conseguenza che fino a quella data rimangono competenti le amministrazioni statali. Inoltre, la regione osserva che in base all'art. 7 della legge di delega i previsti decreti del Presidente del Consiglio dei ministri dovevano servire unicamente "alla puntuale individuazione" dei beni e delle risorse da trasferire, e dunque i mezzi economici in questione avrebbero dovuto essere complessivamente già indicati dai decreti legislativi di trasferimento, e cita, quale esempio di un modo corretto di operare, il decreto legislativo 11 novembre 1999, n. 463, recante norme di attuazione dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige, con il quale si è provveduto a conferire contestualmente funzioni, mezzi e personale. Al contrario il Governo, adottando le norme impugnate, avrebbe rinviato ai successivi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri il compito di attuare direttamente la delega legislativa. In relazione al secondo motivo di ricorso, la memoria regionale, riprendendo l'impostazione del ricorso introduttivo, ribadisce che la legge di delega avrebbe indicato un criterio di lettura delle materie regionali assolutamente ampio e favorevole alle regioni, secondo il quale nelle materie di cui all'art. 117 della Costituzione il Governo avrebbe dovuto trattenere in capo allo Stato solo i compiti previsti dalla legge stessa. Tale interpretazione della legge di delega avrebbe trovato, secondo la memoria regionale, significativa conferma nella previsione dell'art. 1, comma 2, della legge 16 giugno 1998, n. 191, che, integrando l'art. 1, comma 3, della legge n. 59 del 1997, ha escluso dai conferimenti anche le funzioni relative ai "trasporti aerei, marittimi e ferroviari di interesse nazionale": il legislatore del 1998 sarebbe infatti intervenuto sul presupposto che gli aspetti ed i profili di interesse nazionale di tutte le materie conferite non potessero essere sottratti agli enti locali sulla base di una clausola generale già implicita nella legge di delega. Né, in contrario, potrebbe valere il richiamo all'art. 1, comma 2, della legge di delega, a norma del quale sono conferiti alle regioni le funzioni e i compiti "relativi alla cura degli interessi e alla promozione dello sviluppo delle rispettive comunità", nonché quelli "localizzabili nei rispettivi territori": tale comma non potrebbe essere inteso come riconoscimento di un generalizzato potere governativo di riserva di funzioni allo Stato, poiché altrimenti si dovrebbe ammettere, ad esempio, l'inutilità di tutto il comma 3 dello stesso articolo 1. Anche in relazione al terzo motivo del ricorso la difesa regionale insiste sull'illegittimità delle disposizioni impugnate, nelle parti in cui pongono riserve di funzioni a favore dello Stato non riconducibili a puntuali titoli giustificativi posti dalla legge di delega. In materia di energia rimarrebbero prive di fondamento in particolare le riserve di cui all'art. 18 del decreto legislativo impugnato, lettere a), b), d), e), i), m), n), o); molte di esse, inoltre, sarebbero riserve "in bianco", e vanificherebbero così l'obbligo di tassatività, in quanto non definirebbero esattamente la funzione trattenuta, ma farebbero riferimento ad aspetti non ulteriormente qualificati di "interesse nazionale". Anche in materia di energia molte delle riserve puntuali a favore dello Stato sarebbero di ardua giustificazione, quali quelle dell'art. 29, lettere f), g), l), n), o). La stessa formulazione dell'art. 85 attesterebbe poi che in materia di rifiuti niente sia stato delegato dallo Stato. Quanto all'art. 93 del decreto legislativo, la regione ammette che le funzioni di cui al comma 1, lettera c), possono trovare corrispondenza nell'art. 1, comma 4, lettera b) della legge di delega, ma esclude che altrettanto possa dirsi per le riserve di cui alle lettere f) e g), o per quelle previste dall'art. 98, in particolare lettere a), d), f), g), h). Quanto alla materia dei trasporti, molti sarebbero i casi in cui, tradendo il disegno della legge di delega (che voleva riservare solo le funzioni di cui all'art. 1, comma 3, lettera r-bis e comma 4, lettera b), il decreto legislativo impugnato avrebbe trattenuto in capo allo Stato funzioni il cui esercizio sarebbe facilmente localizzabile sul territorio. Infine, quanto all'art. 137, esso sarebbe chiaramente illegittimo per la parte in cui non riguarda gli oggetti considerati dall'art. 1, comma 3, lettera q), della legge di delega. Sul quarto motivo di ricorso, la regione afferma che spetta alla Corte costituzionale appurare "il fatto" della mancata intesa in Conferenza Stato-regioni sui compiti di rilievo nazionale, eventualmente facendo uso dei poteri istruttori; e che, comunque, il motivo del ricorso sarebbe ammissibile, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa erariale, in quanto la Corte costituzionale avrebbe già in passato sindacato il procedimento di formazione dei decreti legislativi, anche per ciò che attiene alla avvenuta acquisizione di pareri o altri atti endoprocedimentali, imposti da norme costituzionali o dalle leggi di delega. Sulla quinta censura, la difesa regionale afferma che, in base alla legge di delega, nelle materie regionali il Governo non era abilitato ad attuare direttamente l'ultima parte del primo comma dell'art. 118 della Costituzione. Ciò risulterebbe sia dall'art. 4, commi 1 e 2, della legge di delega, sia dal successivo comma 5, che rinvia all'art. 3 della legge n. 142 del 1990, il quale, attraverso il richiamo all'art. 118, primo comma, della Costituzione, prevede che spetta alla regione individuare i compiti di interesse esclusivamente locale da attribuire a province e comuni; sia, anche, dall'interpretazione dell'art. 3 della legge n. 142 del 1990 e della stessa legge di delega fornita dalla Corte costituzionale. Quanto alla sesta censura, la regione, replicando alle due eccezioni di inammissibilità proposte dalla difesa erariale, ricorda, quanto alla prima, che già in passato la Corte costituzionale ha valutato nel merito la congruità di un termine assegnato alle regioni per esprimere un parere; e, quanto alla seconda, che la questione non sarebbe stata sollevata tardivamente, poiché l'art. 3 del decreto legislativo avrebbe novato la fonte precedente (l'art. 4, comma 5, della legge di delega), ponendo esso direttamente la norma impugnata.