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Dobbiamo partire da questo assunto anche quando ci occupiamo di salute e temi come la peste suina che oggi possono riferirsi solo a un'area geografica, ma che sicuramente hanno un riflesso amplissimo sul mercato nazionale. Alcune Nazioni - le ha citate bene il collega La Pietra - hanno oggi già chiuso l'importazione dei lavorati dall'Italia, penalizzando il mercato. Sappiamo tutti - giocoforza - che in Europa c'è un certo comportamento da parte di qualche Nazione sovranista. Oggi il termine "sovranismo", nel senso di avere un interesse nazionale, è tornato di moda, citato da Macron e non da Giorgia Meloni, Luca De Carlo o Patrizio La Pietra. Quelle Nazioni oggi hanno tutto l'interesse nel vedere erosa una fetta di mercato, oggi appannaggio degli italiani, per sostituirla con fette di mercato interne. Penso a Francia e Germania, che ben godono nel vederci impantanati nella burocrazia anche con riferimento a temi come la peste suina, che dovrebbe unirci e - soprattutto - farci suonare un campanello d'allarme rispetto a qualche visione non dico antiquata, perché nessuno qualche anno fa si sarebbe mai sognato di vedere i cinghiali in centro a Roma, ma che ormai è viziata da una sorta di sindrome di Heidi diffusa, secondo la quale «le caprette ti fanno ciao», mentre i suinicoltori sono grandi inquinatori e assassini. Sgombriamo il campo da tutte queste visioni da cartone animato, perché non è così. La realtà è ben altra e se n'è accorta anche la maggioranza in Europa, che poche settimane fa aveva votato norme come quella della Farm to Fork o del set-aside , che prevedevano la riduzione della produzione, con la chimera del cambiamento climatico, che oggettivamente c'è. Vanno pertanto ripensate le nostre politiche agricole, e già il fatto di pensare a delle politiche agricole è un passo avanti. Infatti, fino a oggi si è pensato poco e programmato zero, a meno che qualcuno si alzi in quest'Aula a dire di avere un piano strategico serio, basato su cose concrete, che oggi verranno illustrate. Mi farebbe molto piacere poterlo vedere e anche discutere. A oggi abbiamo invece visto un «contrordine, compagni» di guareschiana memoria, secondo il quale quello che ieri era votato dalla maggioranza in Europa, cioè il Farm to Fork , oggi non va bene. Si chiede di coltivare maggiori aree. Tutto perfetto, ma non si illuda qualcuno che averlo sospeso di un anno significhi avere a disposizione terreni con la stessa resa di quelli che si lavorano magari da dieci anni. In caso contrario, significa capire poco o nulla di agricoltura. Va bene la sospensione e anche protrarla per il maggior tempo possibile. Stiamo parlando di un'agricoltura - quella italiana - che è oggettivamente una delle più sostenibili d'Europa. Dopodiché, possiamo migliorare. Anche noi possiamo migliorare nel legiferare, visto che a volte lo facciamo in cortocircuito con quanto fatto la settimana precedente. Dobbiamo però partire da due presupposti. Il primo è che dobbiamo dare da mangiare a una popolazione mondiale sempre in crescita; il secondo è che dobbiamo garantire ai nostri agricoltori un reddito certo e sicuro. (Applausi) . Infatti, non può esistere che ci siano sistemi di sicurezza del reddito solo per quanto attiene agli eventi avversi e non ci sia alcun fattore che dia garanzia ai produttori rispetto ai cambiati o mutati effetti del mercato. Non è possibile oggi e su questo dobbiamo lavorare. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,55) ( Segue DE CARLO). Dobbiamo farlo, però, levandoci questa visione secondo la quale l'agricoltore è il grande inquinatore e quello con gli scarponcini alla moda, che vive in città tutta la settimana e va in montagna una volta alla settimana, è il vero ambientalista. Vi siete sbagliati. (Applausi) . Il vero ambientalista, colui che preserva l'ambiente da sempre, è l'agricoltore. Ce lo dicono i dati: i nostri agricoltori hanno ridotto del 20 per cento l'uso di fitofarmaci, mentre la Francia e la Germania, che oggi ci danno lezioni, l'hanno aumentato. Abbiamo un'emissione di 30 milioni di tonnellate di CO2, a fronte di oltre 60 milioni in Germania e 76 milioni in Francia (gli stessi Paesi che oggi vengono a dettarci le regole e pretenderebbero di insegnarci cos'è la sostenibilità). Abbiamo aziende che hanno investito; ci sono dei report , l'ultimo dei quali è quello uscito da Confagricoltura, che cita quante sono le imprese e quanti sono gli investimenti sull'innovazione fatti dalle nostre imprese. Abbiamo una gestione dell'acqua purtroppo pessima, ma che va migliorata, perché le altre Nazioni, questo sì, hanno fatto meglio di noi. Abbiamo l'11 per cento di acqua trattenuta nei nostri bacini dell'acqua piovana, mentre le altre Nazioni sono arrivate quasi al 50 per cento. Allora interroghiamoci e copiamo dalle grandi Nazioni, ma mettiamo al centro l'agricoltura sostenibile italiana, anche quando facciamo questi provvedimenti, altrimenti perdiamo il focus e andiamo a bastonare chi ha fatto sostenibilità fino a ieri, come i suinicoltori (anche in questo caso), a beneficio di chi non l'ha mai fatta e oggi godrebbe delle stesse regole. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, in forza di questo provvedimento, che è in conversione oggi, in Liguria e in Piemonte sono precluse alcune aree boschive in più di cento Comuni. Questo sta procurando un grandissimo danno all'economia rurale. Pensate a tutti i rifugi e ai bed and breakfast , per non parlare di tutte le attività che vengono svolte in boschi e prati e che sono appunto precluse a chiunque voglia fare trekking o andare in bicicletta. Ora, se è evidente che la peste suina africana va contenuta e bisogna evitare che il contagio arrivi negli stabilimenti dove si allevano i maiali per produrre prosciutti e salami, localizzati soprattutto in Piemonte e in Emilia, è altrettanto evidente che bisogna calibrare questo interesse con quello dei cittadini, in particolare liguri e genovesi, che in questo momento si vedono precluse alcune libertà, come quella di girare nei boschi e nei prati. Dico questo perché questa preclusione è funzionale a due obiettivi: evitare di disturbare i cinghiali, che potrebbero essere infetti e potrebbero essere spinti dalle attività umane nei boschi e nei prati a muoversi di più, ed evitare che le persone che vanno nei boschi e nei prati possano calpestare zone che sono state frequentate da maiali infetti e poi portare il virus all'interno degli allevamenti suini. Questi due obiettivi sono però francamente poco raggiungibili: innanzitutto, nella situazione ligure, in particolare genovese, i cinghiali sono in città più che nei boschi; quindi è velleitario pensare che, non mandando gli uomini nei boschi, i cinghiali non si muovano o si muovano di meno; in secondo luogo, sarebbe semmai più utile mettere misure di contenimento negli allevamenti, impedendo che chi è stato a contatto con materiale infetto possa portare la malattia al loro interno.