[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1, 2 e 3 della legge della Regione Puglia 9 febbraio 2006, n. 4 (Conservazione dello stato di disoccupazione e dei relativi diritti), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 10 aprile 2006, depositato in cancelleria il 19 aprile 2006 ed iscritto al n. 55 del registro ricorsi 2006. Udito nell'udienza pubblica del 19 giugno 2007 il Giudice relatore Francesco Amirante; udito l'avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.— Con ricorso notificato il 10 aprile 2006 e depositato il successivo 19 aprile, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato l'art. 1, commi 1, 2 e 3 della legge della Regione Puglia 9 febbraio 2006, n. 4 (Conservazione dello stato di disoccupazione e dei relativi diritti), per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera o), e terzo comma, della Costituzione, dell'art. 4, comma 1, lettere a), c), d), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, evocato come norma interposta, nonché degli artt. 3 e 97 della Costituzione. Premesso che la Regione Puglia ha inteso regolamentare le ipotesi nelle quali il lavoratore, pur temporaneamente occupato, può mantenere i benefici dallo status di disoccupato, il ricorrente espone che l'articolo unico della legge impugnata così recita: «1. I lavoratori che accettino un'offerta di lavoro a tempo determinato o di lavoro temporaneo di durata fino a dodici mesi, conservano lo status di disoccupati, indipendentemente dal reddito che ne sia derivato, il quale non concorre, ai fini della presente legge, alla soglia di cui all'art. 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 (Disposizioni per agevolare l'incontro fra domanda e offerta di lavoro, in attuazione dell'articolo 45, comma 1, lettera a), della legge 17 maggio 1999, n. 144), e successive modificazioni e integrazioni. È escluso ogni effetto delle norme di cui alla presente legge sull'accesso alle prestazioni previdenziali. Gli uffici competenti operano nei confronti dei suddetti lavoratori solo la sospensione di cui all'art. 5, lettera d), del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297 (Disposizioni modificative e correttive del d.lgs. n. 181 del 2000). 2. Qualora si tratti di giovani, come individuati dall'articolo 1, comma 2, lettera b), del d.lgs. n. 181 del 2000, così sostituito dal d.lgs. n. 297 del 2002, il periodo di lavoro che determina la sospensione non deve superare la durata di sei mesi. 3. Le norme di cui alla presente legge si applicano a far data dal 1° gennaio 2003». A parere del ricorrente, la materia regolamentata dalla legge regionale rientra nel campo della previdenza sociale – atteso che lo stato di disoccupazione costituisce il presupposto per una serie di benefici compresi in tale settore – e della tutela e sicurezza del lavoro. Sotto il primo profilo sussiste la competenza esclusiva della legislazione statale ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera o), Cost., mentre sotto il secondo vi è competenza concorrente tra la legislazione statale e quella regionale, di tal che è riservata allo Stato la determinazione dei principi fondamentali (ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost.). Il legislatore statale, infatti, ha posto la normativa di principio con l'art. 4 del d.lgs. n. 181 del 2000 (come sostituito dall'art. 5 del d.lgs. n. 297 del 2002) , disposizione che, nel regolamentare la perdita dello stato di disoccupazione, demanda alle Regioni la determinazione di procedure uniformi in materia di accertamento di detto stato sulla base dei seguenti principi: «a) conservazione dello stato di disoccupazione a seguito di svolgimento di attività lavorativa tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione. Tale soglia di reddito non si applica ai soggetti di cui all'articolo 8, commi 2 e 3, del decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468; b) perdita dello stato di disoccupazione in caso di mancata presentazione senza giustificato motivo alla convocazione del servizio competente nell'ambito delle misure di prevenzione di cui all'articolo 3; c) perdita dello stato di disoccupazione in caso di rifiuto senza giustificato motivo di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno ed indeterminato o determinato o di lavoro temporaneo ai sensi della legge 24 giugno 1997, n. 196, con durata del contratto a termine o, rispettivamente, della missione, in entrambi i casi superiore almeno a otto mesi, ovvero a quattro mesi se si tratta di giovani, nell'ambito dei bacini, distanza dal domicilio e tempi di trasporto con mezzi pubblici, stabiliti dalle Regioni; d) sospensione dello stato di disoccupazione in caso di accettazione di un'offerta di lavoro a tempo determinato o di lavoro temporaneo di durata inferiore a otto mesi, ovvero di quattro mesi se si tratta di giovani». Osserva il ricorrente che i citati commi 1 e 2 della impugnata norma regionale prevedono la conservazione (sospensione) dello status di disoccupato in caso di accettazione di un lavoro temporaneo o a tempo determinato per un periodo diverso (e più lungo) rispetto a quello indicato dalla legge statale (lettera a), indipendentemente dal reddito che ne possa derivare, mentre il d.lgs. n. 181 del 2000 ha previsto un preciso tetto (lettera d sopra riportata). Così facendo, il legislatore regionale avrebbe ecceduto dalle proprie competenze, consentendo la conservazione dello status in argomento al di fuori delle ipotesi previste dalla norma interposta, contenente una disciplina di principio, vincolante per le Regioni. Sarebbe parimenti illegittimo il comma 3 dell'art. 1 della legge regionale in esame, laddove afferma la retroattività dei criteri posti nei due commi precedenti. Una tale previsione violerebbe gli artt. 3 e 97 Cost., stabilendo una irragionevole e immotivata disparità di trattamento rispetto alla analoga situazione nella quale versino i soggetti di altre Regioni, e contrasterebbe con il principio del buon andamento dell'amministrazione, in quanto onererebbe la stessa di complesse indagini e accertamenti e farebbe gravare sulla medesima prestazioni per le quali si sono già consolidate situazioni difformi. 2.— La Regione Puglia non si è costituita.1. –– Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera o), e terzo comma, nonché agli artt. 3 e 97 della Costituzione, la legge della Regione Puglia 9 febbraio 2006, n. 4 (Conservazione dello stato di disoccupazione e dei relativi diritti), costituita dall'art. 1, composto da tre commi.