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Delega al Governo per la separazione tra banche d'affari e banche commerciali. Onorevoli Senatori. -- La legge bancaria approvata nel 1933 dagli Stati Uniti, nota come Glass Steagall Act , nacque come risposta alla grande depressione che seguì alla crisi economica e finanziaria del 1929. La legge prevedeva, tra i vari temi, una decisa distinzione giuridica fra l'attività bancaria tradizionale e quella d'investimento, che non potevano essere esercitate dallo stesso soggetto a causa del potenziale conflitto d'interesse esistente tra le due. Il Glass Steagall Act proibiva alle banche commerciali di sottoscrivere, detenere o vendere ai propri clienti titoli emessi da terze società, mentre affidava loro il compito di garantire un efficiente sistema dei pagamenti (soggetto a uno stretto monitoraggio da parte delle autorità di vigilanza) volto a evitare fenomeni d'insolvenza e di bank run . Le banche commerciali operavano sostanzialmente nel breve periodo, impiegando i propri fondi in attività con un profilo di rischio più limitato, come l'anticipo crediti o lo sconto commerciale. Alla banca d'investimento era invece affidato un compito diverso, fondamentale in un mercato finanziario in crescita: quello di intermediare i fondi tra settori in surplus e settori in deficit , convogliando il risparmio privato verso forme d'investimento di lungo periodo, coerenti con le esigenze economiche e industriali di un sistema in espansione. In Italia, la legge bancaria del 1936, in vigore fino alla riforma del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia del 1993, divideva i soggetti esercitanti l'attività creditizia in aziende di credito e istituti di credito: le prime abilitate a effettuare la raccolta del risparmio e l'erogazione del credito a breve termine, i secondi con un'operatività spostata nel medio-lungo termine. Questa forma di specializzazione istituzionale è stata gradualmente abbandonata nel corso degli anni 1980 e definitivamente superata con il decreto legislativo n. 481 del 1992, recepito nel testo unico del 1993, che riconosce nel nostro ordinamento il modello più moderno di banca universale. Negli Stati Uniti, sotto la presidenza di Bill Clinton, il Gramm Leach Bliley Act (1999) ha abrogato il Glass Steagall Act ; alla distinzione tra banca commerciale e banca d'investimento si sostituiva il modello di banca universale, privo di forme di specializzazione e costruito attorno all'idea del gruppo bancario assicurativo. La crisi economica e finanziaria del 2008 ha contribuito a riconsiderare l'opportunità di una separatezza istituzionale tra i soggetti autorizzati a esercitare l'attività bancaria, in virtù dei potenziali conflitti d'interesse cui è sottoposta una banca. Infatti, a fronte di passività sostanzialmente a vista, costituite dai depositi della clientela, una banca che non ha limitazioni in merito alla destinazione delle proprie attività, può essere incentivata a massimizzare il proprio profilo di rischio, investendo in attività meno liquide con potenziale pregiudizio per i depositanti. Parte di queste considerazioni sono state recepite nel progetto di riforma della regolamentazione prudenziale delle banche, noto come Basilea III. Rimane quindi di grande attualità il tema della regolazione dei rapporti tra finanza e sistema bancario nel quale si evidenzia con sempre maggior precisione come tra i problemi principali del sistema bancario finanziario vi siano quelli della commistione tra banca d'affari e banca commerciale. Paul Volcker, in una conferenza al Parlamento europeo, ha sostenuto la necessità di tornare a una netta separazione fra le attività speculative delle banche e la loro funzione tradizionale di deposito dei risparmi e di erogazione di credito all'economia reale. Ricordiamo che Paul Volcker, ora consigliere del presidente Barack Obama per la ripresa economica, è stato a lungo a capo della Federal Reserve, ai tempi in cui Ronald Reagan lanciava il paradigma neoliberista, fondato su deregolamentazione della finanza, alti tassi d'interesse e dollaro forte. Volcker è uno dei padri del «consenso di Washington», uno dei registi negli anni Ottanta della crisi del debito del Terzo mondo, è stato il primo ad aprire le porte alla speculazione, anche se è stato poi il democratico Clinton a cancellare il Glass-Steagall Act . Ora, nel pieno della crisi, il suo richiamo all'Europa a limitare la speculazione finanziaria è caduto nel vuoto. Non l'hanno ascoltato i governi, la Commissione europea latita, perfino i media si sono distratti. Qualche giorno prima era stata Christine Lagarde, ex ministro delle finanze di Sarkozy, attuale direttore generale del Fondo monetario internazionale, a ricordare che la funzione che le banche svolgono è da considerarsi come un bene pubblico: non può essere lasciato al funzionamento del mercato e richiede un intervento pubblico per assicurare credito all'economia, regolamentare il settore, ridurre i rischi. Ma anche quest'intervento della Lagarde è passato sotto silenzio, a differenza delle sue dichiarazioni «lacrime e sangue» sulla Grecia. Il fatto è che la funzione che hanno le banche di deposito dei risparmi dei cittadini e di erogazione del credito le rende così importanti per la tenuta del sistema economico, politico e sociale, che non possono essere lasciate fallire come le altre aziende. Ma se lo stato ha un chiaro interesse a sostenere le banche, queste possono avere un incentivo ad assumere rischi anche eccessivi nelle attività di speculazione finanziaria, sapendo di essere comunque garantite. Finora i governi europei hanno raccolto i cocci -- e pagato il conto -- della crisi delle banche private: nazionalizzazioni che non hanno cambiato il loro modo di operare e finanziamenti di ogni tipo sono sempre gravati, direttamente o indirettamente, sui cittadini. Sono loro a essere esposti al rischio: o in quanto risparmiatori, che potrebbero perdere i risparmi nel caso in cui la banca fallisse, o in quanto contribuenti, quando è lo stato a salvare una banca in difficoltà. È ora di dire: «Basta salvataggi bancari con i soldi dei contribuenti!» Se una banca vuole agire con spregiudicatezza sui mercati finanziari, lo faccia pure. Ma non deve più essere salvata con denaro pubblico perché è «troppo grossa per fallire». La crisi finanziaria del 2008 negli Stati Uniti è stata causata dalla troppa «disinvoltura» delle banche nel concedere il credito e dalla loro propensione ad investire in strumenti altamente rischiosi. Centinaia di miliardi di dollari dei contribuenti sono stati necessari per salvare le banche, perché in caso di fallimento sarebbero stati i risparmiatori a rimetterei. Ora la «filosofia» della proposta di Volcker, che sta alla base del presente disegno di legge, si basa sulla riduzione del rischio impedendo alle banche commerciali garantite dallo Stato di effettuare attività speculative. E di togliere la garanzia dello Stato alle banche d'investimento che vivono della speculazione. È una norma di buon senso quando si vuol lasciare una funzione pubblica così vitale, come la gestione dei risparmi dei cittadini e l'erogazione del credito, a soggetti privati (le banche commerciali), ma garantiti dal settore pubblico (lo Stato). Quanto alle banche d'affari, Volcker le vuole lasciare libere di speculare, ma anche libere di fallire quando si trovano con i conti in rosso.