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Se ai 7,5 miliardi aggiungiamo il costo di quota 100 e il costo del reddito di cittadinanza (sette-otto miliardi ciascuno), arriviamo a circa 22-23 miliardi (caramelle), che equivalgono alla clausola di salvaguardia IVA da sterilizzare tutti gli anni. È un grande errore degli anni scorsi. È un debito da coprire e provo a dire all'Assemblea continuiamo a costruire, a deliberare, a fare delle leggi sul debito. L'Ufficio parlamentare di bilancio, in effetti - come già notato da alcuni colleghi - ha parlato del problema degli incapienti, ma anche delle mancate coperture per l'anno prossimo sulle detrazioni tra i 28.000 e i 35.000 euro. È un problema tecnico, ma equivale a 1,6 miliardi. Abbiamo poi ancora una volta lasciato fuori dal provvedimento i pensionati che hanno lavorato una vita, che hanno costruito le basi del nostro progresso e tenore di vita nel quale tutti viviamo bene e abbiamo premiato altre categorie che stanno sul divano. La riforma dell'Irpef è da farsi - l'ha detto il Governo ed è stato ribadito - ma non so se sarà possibile, con gli attuali chiari di luna, ipotizzare una diminuzione delle aliquote come è nelle cose, perché si diminuiscono le tasse se si diminuiscono le aliquote, ma bisogna finanziare la differenza creando ricchezza o permettendo che la ricchezza si crei attraverso gli investimenti pubblici. L'abbiamo detto diverse volte: sono passati gli anni e gli investimenti non partono perché una parte di quest'Aula non li vuole. Lo dico da persona di destra o perlomeno di centrodestra: risparmi e lotta ai privilegi sono sempre opportuni, ci stanno sempre ma sono da attuare. Certamente un po' di liquidità del sistema non guasta, ma è surrettizia. Dovendomi contenere nei tempi, vado un po' fuori tema e concludo. Credo che siamo veramente di fronte a un'emergenza storica enorme, più grande di noi. Allora chiederemo di sforare il 3 per cento e oltre e ce lo consentiranno perché abbiamo aderito al MES. Ma chi ragiona con la propria testa sa che il MES è un altro errore storico. Sforeremo, faremo più debito, pagheremo più interessi e intanto qualcuno provvederà. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 18,18) ( Segue PEROSINO). Secondo me - avevo detto all'insediamento del Governo Conte che ci avviavamo all'Apocalisse - andremo verso la patrimoniale, perché non c'è altra soluzione di fronte a una situazione di questo tipo. Il gatto si è morso la coda. Concludo, approfittando della qualifica di senatore pro tempore , dicendo che a mio parere questa tragedia è un segnale grave, è un'emergenza senza Dio. Lo dico per i cattolici e per i laici. La religione ha un effetto di contenimento, allevia la sofferenza e dà una speranza; la nostra civiltà si è costruita su questo. Infine, è da valutare secondo me una quarantena all'Italia, altrimenti non ne veniamo fuori, stanti le notizie che arrivano di minuto in minuto. Di fronte a ciò, su questo provvedimento Forza Italia si asterrà. Forse sarebbe stato meglio aspettare. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Leone. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, il Governo si era dato delle priorità e prefissato degli obiettivi, primo fra tutti quello di contrastare la povertà relativa. Per effetto dei provvedimenti messi in atto dal MoVimento 5 Stelle, 2,5 milioni di nostri concittadini poveri assoluti hanno avuto un sospiro di sollievo per tutte quelle incombenze quotidiane cui dovevano far fronte grazie al reddito di cittadinanza. Con il decreto dignità siamo intervenuti sui lavoratori precari e abbiamo previsto norme che garantiscono un impiego più stabile e dignitoso. Adesso è giusto occuparsi anche della colonna portante del nostro sistema Paese, la classe media. Il ceto medio, quella parte di società che si pone al centro tra i poveri e i ricchi, si è col tempo assottigliato sempre più, allungando così le distanze tra i due estremi e contribuendo, quindi, a una sempre più forte sperequazione sociale. La nostra classe media, una volta motore economico e produttivo della società, si è indebolita a seguito della forte recessione. Ed è proprio quando entra in crisi la spina dorsale della società che viene a mancare il fondamentale contributo al finanziamento dello Stato sociale. E così l'erosione del potere d'acquisto degli stipendi ha determinato un depauperamento dell'intera macchina economica e soprattutto produttiva del Paese, e questo ha causato una marcata inquietudine, sentimento con cui imprenditori e lavoratori dipendenti devono convivere. Ridurre il cuneo fiscale significa ridurre la tassazione sul lavoro ovvero il peso delle imposte che impattano sulla vita reale dei cittadini. Non è concepibile prevedere aliquote per imposte personali o contributi previdenziali tra le più alte dell'Unione europea. Abbassare il cuneo fiscale porta maggiori risorse nelle tasche dei nostri concittadini, innescando un circolo virtuoso nella direzione di un benessere generale che investe anche le giovani generazioni. Nell'ultimo decennio, pezzi della nostra migliore forza lavoro hanno abbandonato non solo il Sud del Paese ma, seppure in misura minima, anche il Nord, andando a occupare posti di prestigio all'estero, realizzando così i loro sogni e le loro vite in altri Paesi. Londra - ad esempio - è la terza città per italiani trasferiti all'estero. Le nostre migliori risorse - risorse che formiamo e su cui investiamo una cifra che supera i 100 milioni di euro per studente - stanno andando via. E se consideriamo la spesa che sostiene lo Stato italiano per istruire le nostre ragazze e i nostri ragazzi, e a questo sommiamo il mancato introito derivato dalla loro fuga e dalla conseguente mancata tassazione, vediamo come la cifra sia molto consistente. Ritengo doveroso fermarsi e riflettere. Quante volte abbiamo letto di grosse realtà imprenditoriali del nostro Paese che hanno trasferito le loro sedi in altri Stati perché la tassazione in Italia non è più sopportabile? Oppure quante volte sentiamo di aziende che decidono di investire in Paesi diversi dall'Italia per la medesima ragione? E quante volte leggiamo di tanti ragazze e ragazzi - spesso sono anche i nostri figli - che partono con un biglietto di sola andata per l'estero, perché in Italia si sentono sottopagati e dunque sfruttati? Il MoVimento 5 Stelle ha contribuito finora a dare risposte molto importanti a questi problemi; non serve essere esperti in economia per comprendere che il nostro Paese è quello ad oggi con le maggiori potenzialità di sviluppo, e non serve essere esperti in fiscalità e tassazione per comprendere che il nostro Paese è meno attrattivo rispetto ad altri Paesi dell'Unione europea in chiave di investimenti esteri. Ridurre il cuneo fiscale apporterà benefici tangibili in quanto gravano meno tasse sui nostri lavoratori e si avranno una maggiore liquidità e maggiori consumi. Questa misura, dunque, vuole rappresentare un intervento concreto nel segno dell'equità, che costituirà la base, o meglio solo l'inizio, di una più ampia riforma del sistema fiscale.