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Disposizioni dirette a rendere effettivo il diritto dei cittadini di concorrere con metodo democratico alla determinazione della politica nazionale in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione. Onorevoli Senatori. – In tutte le democrazie i partiti e i movimenti politici svolgono un ruolo fondamentale e irrinunciabile. Per Hans Kelsen, uno dei maggiori teorici del diritto pubblico e della democrazia del ’900, i partiti rappresentano la conditio sine qua non per l'esistenza della democrazia, che «può esistere solo se gli individui si raggruppano secondo le loro affinità politiche, allo scopo di indirizzare la volontà generale verso i loro fini politici, cosicché, fra l'individuo e lo Stato, si inseriscono quelle formazioni collettive che, come partiti politici, riassumono le uguali volontà dei singoli individui». Di conseguenza, «solo l'illusione o l'ipocrisia può credere che la democrazia sia possibile senza i partiti politici». I Padri Costituenti, riprendendo tale pensiero, hanno riconosciuto ai partiti un ruolo centrale nel funzionamento della nostra democrazia. L'articolo 49 della Costituzione, infatti, recita che: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». A partire dal secondo dopoguerra i grandi partiti di massa del nostro Paese hanno concorso, anche da posizioni diverse o contrapposte, alla crescita economica e al miglioramento del benessere dei cittadini, portando il nostro Paese, in pochi decenni e attraverso istituzioni democratiche, nel ristretto novero delle potenze economiche mondiali. Ciascuno dei grandi partiti nati nel dopoguerra poteva vantare un consistente numero di iscritti. Sono stati proprio i grandi partiti il luogo di partecipazione politica e di rappresentanza delle diverse istanze della società. Milioni di italiani, in precedenza estranei alla vita delle comunità sociali sia nazionali che locali, furono così avvicinati ai codici ideali e alle attività della politica democratica rendendo, per molti anni, il nostro Paese l'unico dell'Europa meridionale governato da una democrazia parlamentare. Ciò nonostante, e malgrado le numerose iniziative dirette a dare attuazione al disposto dell'articolo 49 della Costituzione, nel Parlamento italiano non sono mai maturate le condizioni per l'approvazione di una legge che regoli l'associazione democratica dei partiti. A partire dagli anni ’90, dopo la caduta del muro di Berlino e le successive vicende di Tangentopoli, è iniziato un processo di profonda trasformazione dello scenario politico italiano, con la scomparsa o la trasformazione dei maggiori partiti di massa della prima Repubblica (DC, PCI e PSI) e l'affermazione di nuove formazioni politiche. Un cambio di scenario e di modalità di confronto politico che è stato, insieme all'emergere della questione morale, alla base della perdita progressiva di oltre due milioni e mezzo di cittadini iscritti ai partiti. Tuttavia, la crisi profonda che ha attraversato in questi recenti anni il rapporto tra società e politica e gli effetti delle massicce trasformazioni dovute alle nuove tecnologie non hanno determinato il venir meno della centralità dei partiti e dei movimenti politici nel nostro sistema democratico. Né sarebbe mai potuto accadere qualcosa di diverso! I partiti e i movimenti, comunque si chiamino o si autodefiniscano, restano il principale strumento di cui dispongono i cittadini per concorrere a determinare la politica del Paese e per esserne liberamente rappresentati nelle istituzioni. «L'esercizio dei diritti dei cittadini, l'adempimento dei loro doveri e i caratteri democratici del sistema possono essere garantiti solo se la lotta politica e l'esercizio del potere politico si svolgono all'interno dei confini della Costituzione. E quindi solo se i partiti, soggetti di quella lotta e titolari di quel potere, si muovono nello spirito della Costituzione» (L. Violante). Il presente disegno di legge, proprio per ribadire il concetto della centralità dei partiti nel nostro sistema democratico e in attuazione del disposto dell'articolo 49 della Costituzione, si propone di affrontare due problematiche di grande attualità che meritano di essere risolte e che appaiono oggi, più ancora che in passato, indispensabili per migliorare il funzionamento del nostro sistema democratico. La prima riguarda la trasparenza dei meccanismi di democraticità interni, di cui molti partiti e movimenti presenti sulla scena politica difettano in modo evidente. La seconda non riguarda il riconoscimento di nuove forme di generico finanziamento pubblico diretto ai partiti e ai movimenti politici, quanto il rimborso delle spese di base necessarie al funzionamento della democrazia che, per loro natura, sono rimborsabili ai soggetti che le hanno sostenute e, cioè, ai partiti o ai movimenti. In linea con quanto già avviene in altri Paesi di riconosciuta democraticità, tali rimborsi potranno essere erogati solo secondo precisi protocolli e a fronte della necessaria documentazione. Si tratta di passaggi fondamentali per la qualità del sistema democratico, al punto da meritare una disciplina legislativa specifica e di dettaglio. Relativamente al primo punto, il disegno di legge si propone di dare un contributo alla disciplina interna dei partiti e alla necessaria acquisizione della personalità giuridica per i partiti che intendano prendere parte alle elezioni politiche e candidarsi alla guida del Paese. Tale riconoscimento deve essere collegato al rispetto di puntuali standard di democrazia interna da includere nello statuto, fra cui la disciplina delle procedure di ammissione e di espulsione, l'ambito di applicazione della regola democratica maggioritaria, gli strumenti posti a tutela delle minoranze, le modalità di selezione delle candidature alle cariche pubbliche e le procedure per la scelta del leader . Nel corso degli ultimi anni, la disciplina dei partiti è profondamente mutata. Con il decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, infatti, sono state introdotte nuove regole per assicurare standard minimi di democraticità interna, trasparenza e controllo sulle spese dei partiti. I partiti sono oggi tenuti a dotarsi di uno statuto, redatto nella forma dell'atto pubblico, che deve avere un contenuto minimo indicato dall'articolo 3 del citato decreto-legge comprendente, tra l'altro: il simbolo, l'indirizzo della sede legale nel territorio dello Stato, il numero, l'attribuzione e la composizione degli organi deliberativi, esecutivi e di controllo; i diritti e i doveri degli iscritti; le modalità di selezione delle candidature; le misure disciplinari adottabili; criteri e modalità per la promozione della presenza delle minoranze negli organi collegiali esecutivi e della parità tra i sessi; le regole che assicurano la trasparenza, con particolare riguardo alla gestione economico-finanziaria. I partiti devono inoltre rispettare alcuni requisiti minimi idonei a garantire la trasparenza, come ad esempio la trasmissione dello statuto alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, per verificare la presenza all'interno dello statuto stesso degli elementi che ne garantiscano la conformità ai princìpi di democrazia interna e trasparenza. Solo dopo tale verifica è possibile procedere alla registrazione nel registro nazionale dei partiti politici, consultabile pubblicamente via internet .