[pronunce]

che pertanto, ad avviso del rimettente, il risultato ottenuto sarebbe intrinsecamente irragionevole per contrasto con lo scopo perseguito dal legislatore, che intendeva ridurre l'area di procedibilità d'ufficio della truffa e che invece, per effetto del diritto vivente formatosi sulla norma, l'ha vista incrementarsi, con conseguente violazione dell'art. 3 Cost.; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevata in via subordinata, l'incidenza della recidiva qualificata sul regime di procedibilità finirebbe per frustrare la stessa ratio della procedibilità a querela, poiché il riconoscimento di tale circostanza potrebbe avvenire solo in una fase molto avanzata del procedimento, vanificando le necessità di celerità e deflazione del carico giudiziario e travalicando, pertanto, il limite di ragionevolezza delle scelte legislative nella definizione del regime di procedibilità dei reati, in violazione dell'art. 3 Cost.; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni sollevate siano dichiarate manifestamente inammissibili e, comunque, manifestamente infondate; che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal rimettente in via principale sarebbe irrilevante nel giudizio a quo, poiché genericamente riferita all'art. 11 del d.lgs. n. 36 del 2018 e a tutte le fattispecie di reato in esso contemplate, a fronte di un procedimento penale instaurato per la sola fattispecie di truffa di cui all'art. 640 cod. pen. ; che la stessa sorte dovrebbe subire, per i medesimi motivi, la questione sollevata in via subordinata con riferimento all'art. 649-bis cod. pen. ; che le questioni sarebbero comunque manifestamente infondate nel merito, perché il legislatore delegato si sarebbe perfettamente conformato agli indirizzi del Parlamento espressi nella legge delega, con conseguente esclusione del lamentato vulnus all'art. 76 Cost.; che il carattere vincolato della legislazione delegata non escluderebbe ogni discrezionalità del delegato nell'esercizio del potere che gli è stato affidato, sicché l'irrigidimento o l'ampliamento del regime di procedibilità d'ufficio per i casi di maggiore offensività non configurerebbe una violazione dell'art. 3 Cost.; che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal rimettente in via subordinata sarebbe essa pure manifestamente infondata, poiché la scelta della procedibilità d'ufficio sarebbe giustificata dalla maggiore gravità dell'ipotesi selezionata, caratterizzata dalla presenza di un'aggravante a effetto speciale, senza pertanto che l'esercizio della discrezionalità legislativa si caratterizzi per quel manifesto contrasto con il canone di ragionevolezza che fonderebbe la violazione dell'art. 3 Cost. Considerato che la disciplina oggetto della presente questione di legittimità costituzionale è stata modificata, successivamente all'ordinanza di rimessione, dal decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari); che, a seguito della proroga dell'ordinario termine di vacatio legis ad opera dell'art. 6, comma 1, del decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162 (Misure urgenti in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia, nonché in materia di entrata in vigore del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, di obblighi di vaccinazione anti SARS-COV-2 e di prevenzione e contrasto dei raduni illegali), convertito, con modificazioni, nella legge 30 dicembre 2022, n. 199, il menzionato d.lgs. n. 150 del 2022 è entrato in vigore il 30 dicembre 2022; che, con riferimento al delitto di truffa, l'art. 2, comma 1, lettera o), del d.lgs. n. 150 del 2022 ha modificato il terzo comma dell'art. 640 cod. pen. eliminando le parole «o la circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, primo comma, numero 7»; che, con riguardo invece all'art. 649-bis cod. pen . , l'art. 2, comma 1, lettera q), del medesimo decreto è intervenuto - oltreché eliminando le parole «o se il danno arrecato alla persona offesa è di rilevante gravità» - aggiungendo, dopo le parole «si procede d'ufficio qualora ricorrano circostanze aggravanti ad effetto speciale», l'inciso «diverse dalla recidiva»; che tale intervento legislativo, dunque, amplia le ipotesi di procedibilità a querela dei delitti di truffa, frode informatica e appropriazione indebita, tramite l'esclusione della recidiva dal novero delle circostanze aggravanti ad effetto speciale che ne determinano la procedibilità d'ufficio; che, pertanto, si rende necessaria la restituzione degli atti al giudice a quo perché possa procedere alla rivalutazione della rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate, alla luce delle intervenute modifiche normative.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale ordinario di Firenze, sezione prima penale. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 gennaio 2023. F.to: Silvana SCIARRA, Presidente Francesco VIGANÒ, Redattore Igor DI BERNARDINI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 gennaio 2023. Il Cancelliere F.to: Igor DI BERNARDINI