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il disegno di legge è attualmente in esame presso la 2ª Commissione permanente (Giustizia), e il suo iter ha già affrontato la fase delle audizioni ed è già spirato anche il termine per il deposito degli emendamenti; sempre in Commissione Giustizia si discute della riforma della geografia giudiziaria e, a quanto si è appreso dagli organi d'informazione locali, il capo di gabinetto del Ministro avrebbe convocato in audizione, proprio in concomitanza con l' iter parlamentare, magistrati e avvocati per discutere della vicenda relativa allo spostamento del Tribunale di Tempio Pausania ad Olbia, convocando però unicamente gli avvocati di Olbia, escludendo quelli di Tempio Pausania; considerato inoltre che: nel territorio della Gallura è sempre più forte la preoccupazione in merito a tale provvedimento. I sindaci dell'Unione dei Comuni dell'alta Gallura e del territorio hanno, infatti, espresso univocamente la protesta vibrata e corale del territorio contro il disegno di legge ed hanno, fin da subito, attivato le opportune interlocuzioni con gli organi politici regionali e nazionali circa la permanenza nella città di Tempio Pausania della sede del tribunale e dei connessi uffici giudiziari; la soppressione del Tribunale e della Procura a Tempio Pausania risulterebbe critica per il bacino di utenza e per il contenzioso già incardinato presso il tribunale. Il nuovo assetto previsto dal disegno di legge, peraltro, non solo non risolverebbe i problemi della giustizia in Gallura, ma provocherebbe un forte squilibrio dei servizi a livello territoriale; il polo giudiziario della Gallura nella città di Tempio garantisce una condizione complessiva di equilibrio territoriale dei servizi a vantaggio dell'intero territorio del circondario anche grazie alle condizioni di centralità della sede rispetto agli altri comuni, e la sua soppressione rischierebbe di lasciare le periferie sguarnite di presidi amministrativi e giudiziari presenti da tempo; le rappresentanze istituzionali e le organizzazioni sociali economiche e professionali del territorio sono tutte impegnate nel reclamarne il consolidamento e potenziamento al fine di ottenere una sempre maggiore efficienza del servizio a beneficio dei 23 comuni del circondario e dell'intero territorio provinciale, che chiede di essere ascoltato; rilevato che, alla luce di quanto sopra, considerato l'incardinamento in stato avanzato di un provvedimento in Parlamento avente proprio ad oggetto una riorganizzazione delle sedi dei tribunali nelle sedi indicate, appare quantomeno forzata una riunione sul punto, a maggior ragione se a questa prenderebbero parte unicamente avvocati del foro di Olbia, escludendo i colleghi direttamente interessati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso offrire opportuni chiarimenti in relazione ai fatti esposti ed in particolare rispetto alla scelta di convocare solo avvocati di Olbia, specialmente dopo che le audizioni su tale provvedimento hanno già avuto luogo; se non ravveda una grave intromissione dell'Esecutivo nell'attività parlamentare, visto lo stato avanzato dell'esame del disegno di legge, e se non ritenga opportuno, nelle more della definizione dei fatti, annullare ogni riunione in attesa delle più opportune statuizioni parlamentari; se, sulla base delle informazioni in suo possesso, possa accertare che si sia trattata di un'iniziativa autonoma del capo di gabinetto e, in caso affermativo, se non ne reputi necessaria la rimozione immediata dall'incarico. Atto n. 3-03358 MANCA D'ALFONSO D'ARIENZO CIRINNÀ Monica COLLINA STEFANO LAUS MARCUCCI ROSSOMANDO Anna PITTELLA VATTUONE MARILOTTI MARGIOTTA FEDELI Valeria VERDUCCI BOLDRINI Paola COMINCINI FERRAZZI TARICCO IORI Vanna PINOTTI Roberta ROJC Tatjana BITI Caterina VALENTE Valeria NANNICINI ALFIERI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il 17 maggio 2022, le principali organizzazioni di categoria, che rappresentano la quasi totalità degli esercizi presso cui i lavoratori pubblici e privati possono spendere i buoni pasto, hanno denunciato con grave preoccupazione che, nella prossima gara per la fornitura dei buoni pasto (BP10), CONSIP possa nuovamente aggiudicare il servizio sostitutivo di mensa con commissioni anche oltre il 18 per cento a carico degli esercenti; il prossimo bando CONSIP, che ragionevolmente si attesterà sulle dimensioni del 2019, avrà una base d'asta complessiva di oltre 1.250.000 euro, IVA esclusa, con l'affidamento di 12 lotti, più tre "accessori", volti a coprire in tutto il territorio nazionale il fabbisogno del servizio sostitutivo mensa nei confronti dei lavoratori pubblici, con durata di 12 mesi prorogabile fino ad un massimo di ulteriori 6; i buoni pasto rappresentano un giro di affari di circa 3 miliardi di euro all'anno e garantiscono lavoro a circa 190.000 addetti, compreso l'indotto. Quasi tutti i buoni pasto sono emessi da poche grandi aziende specializzate; la diffusione del servizio sostitutivo di mensa tramite buoni pasto ha conosciuto un'importante crescita in questi anni. Esso costituisce uno strumento vantaggioso sia per il lavoratore sia per il datore di lavoro in quanto defiscalizzato e decontribuito fino a 8 euro per i buoni pasto elettronici e a 4 euro per quelli cartacei, oltre ad essere integralmente deducibile dal reddito d'impresa; considerato che: per ciascun buono da 8 euro, il bar, il negozio alimentare o il supermercato ne incassa poco più di 6 anche per effetto degli oneri accessori di gestione, con un deprezzamento complessivo che arriva fino al 30 per cento. A ciò si aggiungono le difficoltà legate al rimborso da parte delle società emettitrici che avviene, in media, in un periodo non inferiore a 50-60 giorni dal momento in cui il lavoratore ha speso il buono pasto nell'esercizio convenzionato; l'attuale contesto economico rende impossibile per gli esercenti continuare a pagare commissioni a due cifre: la spinta inflazionistica sui costi delle materie prime alimentari e dell'energia e le ingenti ripercussioni su fatturati già gravati dall'emergenza epidemiologica palesano l'insostenibilità economica di un simile onere che, di fatto, comporta un aggravio di oneri sulle attività di ristorazione e su quelle della distribuzione del valore di oltre 200 milioni all'anno per le sole gare pubbliche; le criticità emerse nel corso degli ultimi anni hanno già ridotto drasticamente il numero di punti vendita in cui i buoni pasto sono accettati, che attualmente si attestano a circa 150.000, con notevoli disagi per circa 2,4 milioni di lavoratori; un numero consistente di imprese, che fino ad oggi ha garantito la spendibilità di tale strumento, ha già comunicato l'intenzione di non continuare a ritirare i buoni pasto qualora le commissioni a carico continuino ad essere elevate, con il rischio di inutilizzabilità dei medesimi da parte di oltre un milione di lavoratori pubblici, si chiede di sapere: