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Istituzione del Fondo per il sostegno delle vittime di reati, mediante destinazione dei proventi percepiti dalle persone condannate per gravi reati come corrispettivo per l'uso della propria immagine o di informazioni sulla loro attività criminale. Onorevoli Senatori. -- Da molti anni la legislazione del nostro Paese ha mostrato una doverosa attenzione nei confronti delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata; infatti sono state previste a partire dagli anni Settanta misure e forme di assistenza, sostegno e informazione a favore delle vittime di questi reati e dei loro familiari superstiti. L'articolata legislazione in materia ha infatti origine con la determinazione di una serie di provvidenze a favore degli appartenenti alle Forze dell'ordine e dei militari colpiti nell'adempimento del dovere. Successivamente, la platea dei beneficiari si è andata estendendo, arrivando a comprendere le vittime del terrorismo e, più in generale, le vittime di azioni criminose. Ricordiamo, a titolo puramente esemplificativo, la legge n. 302 del 1990, in materia di tutela delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, la legge n. 512 del 1999 sull'istituzione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, e la legge n. 44 del 1999, che istituisce il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura. Ma nessuna norma di diritto interno riconosce il diritto al risarcimento per reati intenzionali violenti diversi da quelli specifici già regolamentati dallo Stato. Nel corso degli ultimi decenni è venuta sempre più maturando, sul piano della politica criminale, l'esigenza di farsi carico dell'assistenza alle vittime dei reati alla stessa stregua e dunque in misura non minore di quanto, da più antica data, praticato in ordine al trattamento da adottare nei confronti degli autori dei reati. In linea di principio il risarcimento del danno dovrebbe essere attuato a cura dell'autore del reato. Tuttavia, sul piano generale, oggi il quadro complessivo dei risarcimenti risulta tutt'altro che rassicurante, ove si pensi alle numerose ipotesi di autori di reato rimasti ignoti o scomparsi dalla circolazione o, comunque, di reati insolvibili. I problemi delle vittime dei reati sono stati a lungo trascurati e questa sensazione di abbandono è stata acuita dalla progressiva concentrazione di attenzione verso la personalità e gli interessi dell'autore del reato e dal talora mortificante raffronto, specie per le vittime traumatizzate in massimo grado, con il dispendio di risorse e di energie provocato dalle varie forme di protezione previste a favore di coloro che collaborano con la giustizia, dopo averla offesa. Un efficace stimolo al riconoscimento della posizione della vittima come soggetto debole meritevole di una particolare tutela giuridica sia nel sistema di diritto sostanziale che in quello di diritto processuale è venuto da un intervento normativo a livello europeo, attuato con la decisione quadro 2001/220/GAI del Consiglio, del 15 marzo 2001, poi sostituita dalla direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012. L'attenzione giuridica e mediatica che si riserva all'autore del reato rende la vittima di nuovo violata, fino ad arrivare al paradosso di assistere al racconto romanzato, attraverso trasposizioni letterarie o cinematografiche, delle gesta dei criminali che hanno causato loro tanto dolore. Negli ultimi tempi si assiste con una certa frequenza infatti all'uscita di libri e di pellicole cinematografiche che ripercorrono le vite di noti criminali e raramente questi racconti si soffermano a evidenziare la sofferenza che quegli atti criminali hanno prodotto, dimenticando in questo modo di onorare la memoria delle vittime e di rispettare il dolore dei loro familiari. Oltretutto in questi casi il criminale si trova a beneficiare economicamente della commercializzazione dei propri reati e questo appare oltraggioso nei confronti delle vittime e dei loro familiari. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti d'America è previsto che, qualora un criminale che abbia commesso gravi reati decidesse di rendere pubblica, attraverso libri, memorie o film, la propria storia di delinquenza, l'autorità giudiziaria, su istanza di una « enforcement authority », può disporre che una quota dei proventi a lui derivanti da queste iniziative sia destinata a un fondo statale ( Coroners and Justice Act 2009, Part 7 ). Nel 1977, il legislatore dello Stato di New York ha emanato una legge che vietava ai criminali di utilizzare la loro notorietà per ottenere profitto, comunemente chiamata « Son of Sam Law ». Questa legge prevedeva che quando un criminale condannato concludeva un contratto per ricevere proventi dal racconto del suo delitto -- come un libro, film, show televisivi o altre rappresentazioni del reato -- la parte che aveva concluso il contratto con lui doveva pagare allo Stato tutti i proventi che avrebbe altrimenti dovuto pagare al criminale. Questi fondi venivano posti a favore delle vittime del reato o, in alcuni casi, destinati al fondo statale di risarcimento delle vittime. Questa legge fu emanata per vietare che il famigerato assassino condannato David Berkowitz, conosciuto anche come «Figlio di Sam», e altri criminali come lui, traessero profitto dalla vendita di storie relative ai crimini da loro commessi. Il principio alla base della « Son of Sam Law » ritiene che è contrario all'ordine pubblico consentire che criminali violenti traggano profitto dal racconto dei loro crimini, mentre le loro vittime soffrono finanziariamente e sono costrette a sopportare il dolore emotivo aggiunto dalla pubblicità. Seguendo l'esempio di New York, altri 42 Stati e il Governo federale hanno emanato simili leggi «Figlio di Sam». Sembra arrivato il momento che anche l'Italia si doti di uno strumento normativo similare, che faccia confluire i ricavi economici dei film, dei libri e delle fiction ispirati alla vita di noti criminali, in un apposito Fondo per il sostegno delle vittime dei reati e delle loro famiglie. Una parte di questo Fondo, e precisamente la metà, sarà utilizzata per l'assistenza medica e legale e per il sostegno psicologico delle vittime, mentre l'altra metà sarà destinata alla realizzazione di progetti nelle scuole secondarie di secondo grado e nelle università per spostare il punto di vista dal criminale alla vittima. In questo modo si vuole scongiurare il rischio che gli adolescenti possano essere affascinati dal racconto romanzato di vite sregolate e tormentate, dando loro la possibilità di indagare e di scoprire quali sono le conseguenze che gli atti criminosi provocano sulle vite degli altri. Il presente disegno di legge vuole essere un segnale di sostegno, in termini morali ed economici, per tutte le vittime che hanno subito l'oltraggio di vedere il proprio carnefice diventare noto, e a volte addirittura ricco, in seguito al racconto delle azioni criminali commesse.. Art. 1. (Fondo per il sostegno delle vittime di reati) 1. È istituito, presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Fondo per il sostegno delle vittime di reati, di seguito denominato «Fondo». 2.