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in merito ai soldi ricevuti dall'associazione "Più voci", Centemero ha dichiarato a "L'Espresso" che "I soldi ricevuti non sono stati trasferiti al partito o utilizzati in attività di carattere politico, come ad esempio la campagna elettorale (...) l'associazione, come da ragione sociale, stimola il pluralismo dell'informazione, perciò i progetti di sostegno sono stati indirizzati su Radio Padania e su Il Populista"; come fanno notare i giornalisti del settimanale non è facile cogliere la distinzione fatta da Centemero tra il finanziamento della campagna elettorale della Lega, che lui esclude sia avvenuto usando questi soldi, e il finanziamento dell'informazione realizzata dai suoi media . "Radio Padania" e "Il Populista" sono, infatti, testate attraverso cui la Lega fa campagna elettorale e non si capisce per quale strano motivo, a voler credere a Centemero, Esselunga e Parnasi non sono stati invitati a donare soldi direttamente a "Radio Padania" e a "Il Populista"; considerato inoltre che: "È indagando sugli affari dei tre commercialisti, scrive "L'Espresso", che si scopre una lista infinita di società. Una ragnatela che nasconde parecchie sorprese. Ci sono ad esempio sette imprese registrate presso lo studio Dea Consulting, di cui però è impossibile conoscere il reale proprietario"; Centemero, tesoriere della Lega e fratello di Elena Centemero, più volte deputata di Forza Italia, è recentemente diventato deputato, mentre Manzoni e Di Rubba sono stati nominati, rispettivamente, direttore amministrativo e revisore contabile dei Gruppi parlamentari della Lega della Camera dei deputati e del Senato; risalendo la "catena di controllo" delle 7 imprese, fondate tra il 2014 e il 2016, si arriva a una fiduciaria italiana, a sua volta controllata da una holding del Lussemburgo dietro la quale si trova un'altra fiduciaria. Un complesso meccanismo, secondo la ricostruzione de "L'Espresso", finalizzato a nascondere l'identità dei proprietari; considerato altresì che da quanto risulta dalla ricostruzione del settimanale del 3 aprile 2018, anche Salvini ha continuato a investire i soldi del partito in obbligazioni societarie: 1,2 milioni di euro in Mediobanca, Arcelor Mittal e Gas Natural, agendo così in palese violazione del divieto, stabilito dall'articolo 9, comma 22, della legge 6 luglio 2012, n. 96, per i partiti e per i movimenti politici di "investire la propria liquidità derivante dalla disponibilità di risorse pubbliche in strumenti finanziari diversi dai titoli emessi da Stati membri dell'Unione europea"; rilevato che: in data 11 luglio 2018, l'ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito, ha rilasciato al quotidiano "La Stampa" un'intervista, nella quale sostiene che "Quando ho lasciato il Carroccio, nel 2012, la Lega Nord era un partito ricchissimo. Ricordo che sui conti c'erano più di 40 milioni di euro di cui dieci solo di riserva legale (...). Ma non solo: c'erano immobili di proprietà prestigiosi come la sede in via Bellerio e le frequenze di radio Padania"; inoltre, nella predetta intervista l'ex tesoriere afferma anche che, mentre con il ministro pro tempore Maroni, i rapporti erano limitati, con il Ministro dell'interno Matteo Salvini i rapporti erano più frequenti, poiché "come europarlamentare si occupava di Radio Padania ed era molto attento a ricevere i fondi per pagare i giornalisti o i collaboratori"; si aggiunga che, nella suddetta intervista, alla domanda del cronista riguardo i versamenti in nero ai collaboratori, Belsito, afferma che: "In via Bellerio tutti sapevano che i collaboratori erano pagati in nero. Ogni fine del mese mi recavo in banca e ritiravo contanti (...) per circa 600 mila euro all'anno. Era una prassi da tempo. E tutti lo sapevano, proprio tutti. " Inoltre, all'esplicita domanda se anche il ministro Salvini sapesse dei versamenti in nero, Belsito risponde affermativamente, aggiungendo che anche il sottosegretario Giorgetti, il senatore Calderoli e il senatore Bossi ne fossero a conoscenza; infine, alla domanda del cronista sugli investimenti all'estero Francesco Belsito afferma che: "tutti i vertici sapevano perché erano cose che si discutevano nel consiglio federale. Dopo l'esplosione dello scandalo in tanti mi hanno rinnegato prendendo le distanze. E però quasi tutti i parlamentari hanno fatto investimenti personali identici a quelli della Lega. C'era la fila per chiedermi consigli"; rilevato inoltre che come riportato dal predetto settimanale del 15 luglio scorso, sempre in merito alla condanna dei vertici della Lega per truffa ai danni dello Stato, nella memoria depositata dall'Avvocatura dello Stato nel giudizio di primo grado sarebbe definito "inqualificabile e scellerato" il comportamento dei protagonisti della truffa, soprattutto alla luce del drammatico periodo che l'Italia si trovava a vivere in quegli stessi anni. Infatti, come si leggerebbe nella memoria dell'Avvocatura di Stato: "i vertici del Paese sono stati costretti ad emanare disposizioni di rigido contenimento della spesa pubblica, tra le quali il blocco della contrattazione e l'aumento dell'età pensionabile con la riforma Fornero (...). Si rimane, pertanto, sbalorditi, nel sapere che negli stessi anni venivano distribuiti migliaia di euro in nero a dipendenti della Lega"; rilevato altresì che: "L'Espresso" del 15 luglio scorso sottolinea come, sebbene rimanga la facoltà di devolvere il 2 per mille alla Lega Nord per l'indipendenza della Padania, il codice pubblicizzato sul sito della Lega è D43, che fa capo alla "nuova" Lega per Salvini Premier, fondata pochi mesi dopo la sentenza di condanna del 24 luglio 2017; tuttavia, come rivelato dal quotidiano "il Fatto Quotidiano" in data 5 luglio 2018, la sede legale del nuovo partito, sita in via Privata delle Stelline 1, come indicato nello statuto, e riportato nella Gazzetta Ufficiale , è deserta; il domicilio, infatti, risulterebbe registrato presso uno studio di commercialisti sito nella medesima via. Da qui il sospetto, avanzato dal settimanale "L'Espresso", che il "vecchio" e il "nuovo" partito, ove confluiscono le donazioni di esponenti storici quali ad esempio il senatore Calderoli, siano uniti da un obiettivo comune, salvare le finanze del partito dal provvedimento di sequestro emesso dalla magistratura; rilevato infine che: secondo quanto riportato da "L'Espresso" del 2 ottobre 2017, Matteo Salvini avrebbe affermato di essere estraneo ai fatti che hanno portato alla sentenza di condanna, ma secondo documenti pubblicati e da nessuno contestati, avrebbe incassato e utilizzato centinaia di migliaia di euro appartenenti ai finanziamenti contestati; secondo quanto riportato dal quotidiano "Il Giornale" dell'8 novembre 2014, il senatore Calderoli avrebbe sostenuto che in questa vicenda giudiziaria la Lega è parte lesa, dichiarazione in palese contrasto con la volontà di non costituirsi di parte civile nel processo nei confronti di Umberto Bossi;