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Mi riferisco poi ad altre forze al di fuori del Parlamento, che stanno lottando affinché si ricostituisca nuovamente questa forza di polizia ambientale e forestale, in particolare la Federazione per la rinascita forestale e ambientale (Ferfa), che ringrazio, perché aiuta molti di noi ad avere le informazioni che troppo spesso le amministrazioni pubbliche non danno. Si tratta di informazioni capaci di far capire il problema nella sua reale dimensione, ma soprattutto che l'unica soluzione è una nuova polizia civile forestale e ambientale. Non c'è più tempo da perdere: ricreare un corpo civile specializzato è l'unica soluzione; se non la intraprendiamo il prima possibile, un giorno ci troveremo a dire che è troppo tardi, anche perché non c'è altro destino che questo. Bisogna solo decidere quando farlo e, se non sarà subito, come chiede il MoVimento 5 Stelle, vorrà dire che saremo destinati a contare ogni estate i danni che avremmo potuto evitare, e ciò non è accettabile. Chiediamo pertanto a tutte le forze politiche interessate di appoggiare queste iniziative e anche al presidente Draghi di prendere una posizione netta, che garantisca l'appoggio del Governo sul ritorno della polizia forestale civile. Il tempo, signor Presidente, è finito e la nostra bellissima Italia, con la sua meravigliosa e unica biodiversità, non può più aspettare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Papatheu. Ne ha facoltà. PAPATHEU (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi carissimi, mi preme innanzitutto ringraziare voi, perché tutti convintamente avete lavorato al disegno di legge sugli incendi boschivi, assieme ai relatori, che oggi sono presenti, e al Governo. Siamo arrivati a un testo, oggi in discussione in Aula, che sicuramente offrirà una risposta migliore rispetto a quella data fino a oggi dalla nostra legislazione, ma naturalmente ancora tanto bisogna fare e prevedere, soprattutto in una logica che non sia sempre quella della decretazione di urgenza. Colleghi, sapete tutti che questa è stata la peggiore stagione degli incendi in Italia da trent'anni a questa parte: il 12 per cento del patrimonio forestale nazionale è stato coinvolto e sono 150.000 gli ettari di bosco andati a fuoco in Italia dall'inizio dell'anno. Trent'anni sono tantissimi. Se ognuna delle persone che hanno parlato degli incendi e se ognuno dei passati Governi che hanno scritto su questa materia o hanno rilasciato interviste avessero piantato un albero, avremmo potuto salvare il pianeta. Invece in trent'anni nulla è stato fatto fino ad oggi. (Applausi) . Non tutti sanno che il patrimonio forestale italiano è tra i più importanti d'Europa per ampiezza e varietà di specie e costituisce un'immensa ricchezza per l'ambiente e l'economia, per l'equilibrio del territorio, per la conservazione della biodiversità e del paesaggio. Il nostro è veramente il più importante d'Europa, quindi è un costo drammatico quello che l'Italia è stata costretta ad affrontare, perché è mancata l'opera di prevenzione nei boschi, che, a causa dell'incuria e dell'abbandono, sono diventate vere giungle ingovernabili. Abbiamo assistito inerti all'inarrestabile avanzata della foresta, che senza alcun controllo si è impossessata di territori incolti e domina ormai più di un terzo della superficie nazionale, con una densità che la rende del tutto impenetrabile ai necessari interventi di manutenzione, difesa e sorveglianza. Voglio però evidenziare, colleghi, che dall'Unità d'Italia questa superficie è raddoppiata e oggi copre 11 milioni di ettari. Da siciliana, la prima cosa che mi viene in mente è che tutti questi terreni, in effetti, sono rimasti abbandonati. Come diceva anche il collega Floris, le aziende agricole man mano scompaiono, per dieci anni vengono penalizzate e paralizzate e private della loro fonte di reddito e di sussistenza, che forse per tanti è anche l'unica, soprattutto senza un agricoltore che possa gestirli. Per difendere il bosco italiano, bisogna creare anche le condizioni che contrastino l'allontanamento dalle campagne, perché si possano appunto valorizzare le funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte proprio dagli imprenditori agricoli, dai nostri imprenditori agricoli. Abbiamo letto tutti dai vari articoli dei giornali che le cause degli incendi boschivi sono più o meno cinque e che tra queste vi sono le condizioni metereologiche, che ritengo siano un prerequisito. Soprattutto oggi è sotto gli occhi di tutti come con il riscaldamento si verifichino piogge torrenziali, di cui oggi la mia Regione è vittima, e soprattutto la mia città, Catania, ma anche la vicina Siracusa e altri Comuni. Lo sono stati anche altri paesi e Comuni italiani nel corso di quest'anno. Ricordiamo tutti anche le immagini degli incendi in Australia, di tutti gli animali che sono finiti carbonizzati e che sono stati messi alla mercé dei nostri social media per farci rendere conto di quello che stava succedendo. Abbiamo incendi molto più rapidi, intensi e di larghe dimensioni; poi abbiamo incendi volontari e non, ma attenzione: quella dei piromani è una malattia rara, non così diffusa da poter attribuire loro la colpa, che invece è dei comportamenti dolosi di una moltitudine di soggetti, come pastori in cerca di pascoli più ricchi e puliti, incendiari con motivazioni vendicative, operai forestali in cerca di future opportunità di impiego, cacciatori interessati a controllare e concentrare le aree di rifugio della selvaggina o raccoglitori di prodotti selvatici. La causa prevalente degli incendi però sono i comportamenti colposi, collegati a noncuranza, negligenza, imperizia e sottovalutazione del rischio. Nell'Europa meridionale, il 70 per cento degli incendi è legato proprio alle bruciature di residui vegetali e al desiderio di rigenerare e rendere più produttivi i pascoli. Il terzo motivo cui si adduce la causa degli incendi sono la scarsa attenzione e la mancanza di prevenzione, che, da una parte, viene definita indiretta, cioè legata alle pratiche colturali che permettono la scelta di specie appropriate e la realizzazione di diradamenti e di interventi di pulizia del sottobosco, che hanno un'importanza fondamentale per aumentare la resistenza e la resilienza delle formazioni forestali. Abbiamo poi anche una prevenzione diretta, che significa - come hanno detto i miei colleghi - realizzazione e manutenzione di fasce tagliafuoco, riduzione del materiale combustibile e pulizia delle fasce laterali, tutte pratiche che anche in Sicilia lasciano il tempo che trovano, perché di fatto, malgrado i sindaci facciano ordinanze, dall'altra parte trovano gente provata da due anni di Covid, che sicuramente, se deve scegliere tra mangiare o pulire i fondi, sceglie di mangiare. Questo naturalmente ha generato un ulteriore aggravamento della condizione di assenza, ancora una volta, del nostro Ministero dell'interno, con le prefetture, che avrebbero il compito - e, forse, l'onere - di vigilare affinché queste pratiche vengano rispettate, almeno nei fondi privati. C'è poi un'altra causa, che è l'antitesi della prevenzione, ossia lo spegnimento.