[pronunce]

Premette il ricorrente che l'articolo in esame, nella parte modificata dall'art. 2, comma 1, della legge regionale n. 13 del 2012, è stato già impugnato innanzi alla Corte costituzionale, in quanto amplierebbe la platea dei destinatari di inquadramenti nei ruoli regionali e comporta, pertanto, un inquadramento riservato di personale in contrasto con gli artt. 3, 51, 97 e 117, terzo comma, Cost. Con l'attuale modifica legislativa, la disposizione regionale in oggetto proroga i termini entro i quali devono maturarsi i requisiti che consentono la partecipazione alle procedure di stabilizzazione e si pone in contrasto con l'art. 1, comma 558, della legge n. 296 del 2006 per i motivi già esposti al punto 5.1.2. In definitiva, la norma in questione, secondo il ricorrente, non rispetta, ai fini della stabilizzazione, i limiti temporali previsti dalla normativa statale richiamata. Sicché, oltre ad essere censurata per le stesse richiamate motivazioni già deliberate in riferimento all'art. 2, comma 1, della legge regionale n. 13 del 2012, lo è pure per violazione del suddetto principio di coordinamento di finanza pubblica di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., perché la Regione, ferma restando la sua autonomia, non sarebbe ammessa a derogarvi. 5.1.4.- L'art. 2, comma 3, ricomprende tra i requisiti utili ai fini della stabilizzazione nei ruoli regionali «sia i periodi lavorativi svolti attraverso contratti di tirocinio formativo retribuito, sia le altre attività lavorative eventualmente svolte in precedenza presso gli enti locali territoriali e le altre pubbliche amministrazioni». Tale disposizione, inserendo tra i requisiti utili ai fini della stabilizzazione nei ruoli regionali anche le attività derivanti da tirocini formativi ovvero periodi di lavoro prestato in amministrazioni estranee a quella regionale, comporta un inquadramento riservato di personale e pertanto viola i principi di uguaglianza, di buon andamento e di imparzialità dell'amministrazione, nonché il principio del pubblico concorso di cui agli artt. 3, 51 e 97 Cost., nonché il principio di coordinamento di finanza pubblica di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., cui si ribadisce che la Regione, fatto salvo il rispetto della sua autonomia, non può derogare. 5.1.5.- L'art. 2, comma 5, della citata legge regionale estende agli operatori di tutela ambientale che hanno prestato servizio presso le amministrazioni provinciali l'applicazione dell'art. 3 della legge regionale n. 13 del 2012, che autorizza la stipula dei contratti a termine del personale in servizio presso i Centri servizi per il lavoro e i Centri servizi inserimento lavorativo non rinnovati dalle soppresse Province sarde in favore del medesimo personale delle gestioni provvisorie. Evidenzia il ricorrente di avere già impugnato l'art. 3 della legge regionale n. 13 del 2012 per contrasto con l'art. 9, comma 28, del d.l. n. 78 del 2010, il quale stabilisce che, a decorrere dall'anno 2011, le amministrazioni pubbliche possono avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del cinquanta per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009, e, dunque, per violazione del principio costituzionale di cui all'articolo 117, comma terzo, in materia di coordinamento della finanza pubblica. Richiama, all'uopo, nuovamente la sentenza n. 212 del 2012 con cui la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima, in quanto lesiva del principio di coordinamento di finanza pubblica fissato dall'art. 9, comma 28, del d.l. n. 78 del 2010, la disposizione di cui all'art. 6, comma 8, della legge regionale n. 16 del 2011. L'ora impugnato art. 2, comma 5, estende ad altri soggetti l'applicazione del citato art. 3 della legge reg. n. 13 del 2012 e, pertanto, attira su di sé le medesime censure già dedotte in riferimento ad esso, pedissequamente riportate. La disposizione regionale in esame, in definitiva, nell'estendere ad una ulteriore categoria l'applicazione del disposto di cui all'art. 3 della legge reg. n. 13 del 2012, violerebbe il principio di coordinamento di finanza pubblica di cui all'art. 117, terzo comma, della Costituzione, dal rispetto del quale la Regione, seppure autonoma, non potrebbe prescindere. 5.1.6.- Infine, l'art. 6, comma l, nell'integrare l'art 4 della legge della Regione autonoma Sardegna 18 dicembre 1995, n. 37 (Norme in materia di funzionamento e di assegnazione di personale ai Gruppi consiliari), di seguito al comma 1 introduce il comma 1-bis, il quale dispone che i gruppi consiliari possono stipulare contratti di lavoro autonomo concernenti prestazioni d'opera intellettuale per oggetti determinati di durata non superiore a quella della legislatura. Il Governo sostiene che tale disposizione, nel consentire ai gruppi consiliari la facoltà di stipulare contratti a tempo determinato senza quantificazione numerica o di spesa, si pone in contrasto con il già richiamato art. 9, comma 28, del d.l. 78 del 2010 e con il rigoroso limite di spesa alle pubbliche amministrazioni a decorrere dall'anno 2011. Conseguentemente, sarebbe violato il principio costituzionale di cui all'art. 117, comma terzo, in materia di coordinamento della finanza pubblica. La medesima disposizione, inoltre, non prevedendo i mezzi finanziari per far fronte alla spesa, lederebbe il principio dell'obbligo della copertura finanziaria di cui all'art. 81, quarto comma, Cost. 6. - Con memoria depositata il 21 dicembre 2012 si è costituita la Regione autonoma Sardegna, chiedendo che anche le questioni di legittimità costituzionale promosse con il predetto ricorso siano dichiarate inammissibili o, comunque, non fondate. 6.1.- Il ricorso sarebbe, innanzitutto, inammissibile. 6.1.1.- In particolare, l'impugnazione sarebbe irricevibile per difetto di rituale notificazione. L'Avvocatura generale dello Stato ha inteso notificare "in proprio" l'atto introduttivo del presente giudizio, ai sensi dell'art. 55 della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, nonché in materia di processo civile). Secondo la difesa regionale, però, ivi si prevede la possibilità di «notificazione di atti civili, amministrativi e stragiudiziali», ai quali gli atti adottati nell'ambito del processo costituzionale non sarebbero in alcun modo assimilabili.