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Noi riteniamo che oggi, con questa azione politica da parte del Governo, si interrompa questo processo, così come è stato ed è accaduto, perché seppure vi siano stati degli incontri con il Governo e gli enti locali rappresentati dall'ANCI non si è pervenuti assolutamente a una soluzione. Noi riteniamo, come indicato anche in alcuni studi fatti dall'ANCI, che questi siano progetti importanti, che oggi possono veramente portare a sviluppare una capacità non soltanto di crescita dei nostri territori ma anche degli investimenti. Con questi studi l'ANCI infatti ritiene che con soli 1.600 milioni di euro, quanto previsto per poter mettere in attuazione tutti i progetti, si possa sviluppare una crescita del nostro Paese per oltre 9 miliardi di euro. L'ANCI ha esaminato e ha continuato a esaminare tutti i progetti e ritiene che molti di questi siano già in stato di avanzamento (lo abbiamo verificato anche noi, toccando con mano tutte le nostre realtà). Molti Comuni hanno già deliberato e hanno già assegnato i lavori; quindi molti Comuni oggi sono veramente in difficoltà economica e finanziaria. L'11 settembre si è tenuto a Palazzo Chigi l'incontro richiesto dall'Associazione nazionale dei Comuni. In quel frangente c'è stata una dichiarazione molto importante da parte del presidente del Consiglio Conte: «Ho ascoltato con grande disponibilità le istanze dell'ANCI e con i sindaci presenti ho condiviso l'obiettivo di avviare un percorso per giungere alla migliore soluzione possibile e nei tempi più rapidi. La soluzione che intendiamo adottare è quella di inserire nel primo decreto utile (successivo alla conversione del milleproroghe) una norma che di fatto dia la possibilità di recuperare la realizzabilità dei progetti già in fase avanzata. In sostanza, questo garantirà un'agevole prosecuzione dei progetti già esecutivi, fondamentali per mettere le amministrazioni comunali nelle condizioni di garantire ai cittadini servizi e investimenti, offrendo le risorse necessarie sulla base del reale stato di avanzamento dei progetti». Queste sono le dichiarazioni del presidente del Consiglio Conte, che qui ancora oggi sono assolutamente disattese. Noi riteniamo pertanto che sia del tutto errato, da un punto di vista politico, posticipare un programma di investimenti così corposo a vantaggio dei nostri Comuni, che sono già fortemente penalizzati dai tagli a svariate tipologie di fondi e finanziamenti. Chiediamo pertanto al Governo di prevedere nell'imminente legge di bilancio per il 2019, che cominceremo ad affrontare già nei prossimi giorni e nelle prossime ore, disposizioni finalizzate a reintrodurre tutte le risorse necessarie ad assicurare l'integrale finanziamento delle restanti 96 convenzioni. Se così non fosse, saremmo costretti, ancora una volta, ad emettere un giudizio negativo sull'operato dell'Esecutivo in materia economica. Un Governo che conferma la sua allergia, a quanto pare, agli investimenti e che, con piena coscienza e volontà, penalizza gli enti locali, preferendo dirottare quelle risorse, che sarebbero state spese in opere pubbliche di elevata utilità sociale e avrebbero rimesso in moto un circuito virtuoso di lavoro e reddito, per foraggiare elargizioni di mero assistenzialismo: una visione che noi rifiutiamo e contro la quale chiediamo di intervenire con decisione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . ZANDA (PD) . Domando di parlare PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, ho chiesto la parola per intervenire sull'ordine del lavori. Ho consultato nuovamente il Regolamento del Senato, perché devo dirle che l'espulsione dalla tribuna di sindaci che avevano indossato, per mostrare il loro ruolo nell'ordinamento italiano, la fascia tricolore mi ha per la verità molto sorpreso. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Mallegni). Com'è evidente, il Regolamento non regola questa fattispecie: chiede soltanto che nelle tribune non vengano fatte delle dimostrazioni né di diniego né di consenso rispetto alla discussione in atto. Quindi, la decisione di voler espellere dall'Aula dei visitatori regolarmente accreditati per aver indossato la fascia con il tricolore per me è stata molto sorprendente. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Casini). Le chiedo quindi, Presidente, di porre nelle dovute sedi, che certamente lei è in grado di individuare meglio di me, la questione se sia ammissibile o meno che nelle tribune del Senato i sindaci del nostro Paese indossino quel contrassegno che non mi sembra dimostri niente: non dimostra né che si consente, né che si dissente da quello di cui si discute in Aula, ma dimostra soltanto che si tratta di sindaci italiani. (Applausi dal Gruppo PD). Mi sembra che questa sia una facoltà che noi non possiamo togliere ai sindaci. Credo che neanche l'autorità della Presidenza del Senato possa arrivare fino a questo. I sindaci nel nostro Paese hanno quel contrassegno, devo dire un bellissimo contrassegno: facciamoglielo indossare anche nella nostra tribuna. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni). PRESIDENTE . Senatore Zanda, i sindaci presenti in tribuna non indossavano la fascia tricolore. Nel corso dell'intervento del senatore Ferrazzi del Gruppo Partito Democratico hanno iniziato ad alzarsi, probabilmente per indossare la fascia, il cui uso è disciplinato per legge. Le leggo l'articolo 71 del Regolamento e le ricordo che io non ho mai chiesto l'espulsione di nessuno dalla tribuna, ma è stato riportato l'ordine per consentire il prosieguo dei lavori. L'articolo 71, senatore Zanda, recita: «Durante le sedute, le persone ammesse nelle tribune devono stare a capo scoperto e in silenzio, astenendosi da qualsiasi segno di approvazione o disapprovazione». (Commenti della senatrice Bellanova). Gli assistenti parlamentari hanno accompagnato i sindaci fuori perché, durante lo svolgimento dei lavori dell'Assemblea, si sono alzati e hanno creato un po' di confusione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az . Vivaci c ommenti dal Gruppo PD). Non è stato espulso nessuno e quindi, nel rispetto del collega che stava terminando il proprio intervento, appena si è ristabilita la tranquillità nell'Aula si sono portati avanti i lavori. LAUS (PD) . Mettete la fascia! DE POLI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE POLI (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo solo per chiarire la situazione. Con la collega Questore, senatrice Bottici, siamo saliti nelle tribune, c'era anche un collega del Gruppo PD, il senatore Astorre. Abbiamo fatto risedere tutti i sindaci, quindi sono tutti qui dentro. Sotto questo aspetto, dunque, non c'è stato nulla di particolare. C'è una prassi consolidata dalla scorsa legislatura, ma già dalle legislature precedenti, adottata anche nei confronti dell'ANCI - che poi sia corretta o meno è un'altra valutazione che potremo rivedere - per cui tutti coloro che siedono in tribuna non indossano alcun segno di riconoscimento, a cominciare dalla fascia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . COMINCINI (PD) . Non è vero! DE POLI (FI-BP) . Le dico che questa è una prassi che ormai viene seguita.