[pronunce]

A queste era permesso concludere contratti che non avessero a oggetto un'opera di progettazione di ingegneria civile interamente rientrante nell'attività professionale tipica dell'ingegnere o dell'architetto, sicché l'apporto intellettuale di tali professionisti doveva essere solo uno dei fattori del più complesso risultato promesso (art. 13 della legge 2 maggio 1976, n. 183, recante «Disciplina dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno per il quinquennio 1976-80»; art. 1 del decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 20, recante «Proroga al 30 giugno 1979 delle disposizioni relative al contenimento del costo del lavoro nonché norme in materia di obblighi contributivi», convertito, con modificazioni, in legge 31 marzo 1979, n. 92; art. 11 della legge 12 febbraio 1981, n. 17, recante «Finanziamento per l'esecuzione di un programma integrativo di interventi di riclassamento, potenziamento ed ammodernamento delle linee, dei mezzi e degli impianti e per il proseguimento del programma di ammodernamento e potenziamento del parco del materiale rotabile della rete ferroviaria dello Stato»). 4.2.2.- Successivamente, con la legge n. 109 del 1994, si è consentito l'esercizio dell'attività professionale a società di ingegneria costituite nelle forme delle società di capitali o cooperative, permettendo loro di stipulare contratti con la pubblica amministrazione. L'art. 17 della citata legge faceva, infatti, riferimento a società di ingegneria «costituite nelle forme di cui ai capi V, VI e VII del titolo V e al capo I del titolo VI del libro quinto del codice civile che eseguono studi di fattibilità, ricerche, consulenze, progettazioni, direzione dei lavori, valutazioni di congruità tecnico-economica e studi di impatto ambientale e che non esercitino le attività di produzione di beni» (comma 8). Rispetto a tali società, l'art. 17 disponeva l'abrogazione del «divieto previsto dall'articolo 2 della legge 23 novembre 1939, n. 1815» (comma 8), stabilendo che le pubbliche amministrazioni potessero affidare loro «la redazione del progetto preliminare, nonché del progetto definitivo ed esecutivo o di parti di essi nonché lo svolgimento di attività tecnico-amministrative connesse alla progettazione» (comma 4). Quanto alla regolamentazione dell'esercizio dell'attività professionale, l'art. 17, comma 9, della legge n. 109 del 1994 stabiliva che «l'attività di progettazione d[oveva] far capo ad uno o più professionisti iscritti negli appositi albi, nominativamente indicati e personalmente responsabili», rinviando a un regolamento la disciplina concernente i «requisiti organizzativi, professionali e tecnici delle società di ingegneria». Il regolamento è stato emanato nel 1999, con il decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554 (Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni), fermo restando che la circolare del Ministero dei lavori pubblici 7 ottobre 1996, n. 4488/UL, recante «Indirizzi operativi e chiarimenti sulla disciplina transitoria di talune norme della legge quadro sui lavori pubblici (legge 11 febbraio 1994, n. 109, come modificata dalla legge 2 giugno 1995, n. 216)» aveva disposto che, «[f]ino all'entrata in vigore del Regolamento, per garantire l'imparzialità dell'azione amministrativa», fosse comunque possibile «ammettere alle gare per l'affidamento degli incarichi di progettazione le società di ingegneria». Ha ritenuto, infatti, che i requisiti demandati al regolamento riguardassero «elementi inerenti [a]l funzionamento della società che nulla [avevano] a che vedere con [...] la possibilità di essere controparti dell'Amministrazione». A tal fine, appariva, dunque, sufficiente che l'art. 17 assicurasse, al comma 9, l'esecuzione personale della prestazione da parte del professionista e la sua responsabilità personale, stabilendo, al contempo - in base a quanto precisava il comma 14 del medesimo art. 17 - che nei progetti preliminari, definitivi ed esecutivi dovesse essere indicato il nome del progettista inteso come persona fisica. Se poi i progettisti erano più di uno, essi dovevano essere nominativamente indicati ed erano responsabili in solido, per le attività professionali globali o specialistiche per cui erano incaricati. Le norme della citata legge n. 109 del 1994 sono state, di seguito, abrogate e riprodotte nei codici dei contratti pubblici, che si sono succeduti nel tempo, e nei relativi regolamenti di attuazione (art. 90 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»; art. 254 del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207, recante «Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante "Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE"»; art. 46 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante «Codice dei contratti pubblici»; art. 66 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, recante «Codice dei contratti pubblici in attuazione dell'articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78, recante delega al Governo in materia di contratti pubblici»). 4.3.- Dopo che la legge n. 109 del 1994 aveva, dunque, regolamentato, sia pure al fine della stipula di contratti pubblici, le modalità di esercizio dell'attività professionale da parte di società di ingegneria costituite nella forma delle società di capitali o delle società cooperative, è intervenuta la legge n. 266 del 1997. L'art. 24, comma 1, di tale legge ha abrogato l'art. 2 della legge n. 1815 del 1939, eliminando, in generale, il divieto di costituire società professionali e di esercitare l'attività professionale nelle forme delle società di persone, di capitali e cooperative. Al contempo, però, il comma 2 del medesimo art. 24 ha stabilito che: «[a]i sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato e, per quanto di competenza, con il Ministro della sanità, fissa con proprio decreto, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i requisiti per l'esercizio delle attività di cui all'articolo 1 della legge 23 novembre 1939, n. 1815». Il decreto ministeriale cui si riferisce il comma 2 non è stato mai adottato.