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per il lavoratore, che vede incrementare le proprie disponibilità economiche senza la tassazione e contribuzione tipica dei redditi da lavoro e ha la possibilità di consumare un pasto sano e non improvvisato; per l'impresa, che riesce a riconoscere ai propri dipendenti una misura di benessere non diminuita dagli effetti del cuneo fiscale; per gli esercenti, che incrementano il proprio fatturato di quasi il 30 per cento; da anni, i criteri contenuti nelle gare pubbliche indotte dalla centrale di acquisti pubblica Consip, orientati al massimo risparmio possibile per lo Stato e quindi costruiti attorno a meccanismi viziosi di massimo ribasso, hanno originato una pericolosa spirale che, generando sempre maggiori sconti, ha conseguentemente diminuito la qualità del prodotto "buono pasto" fruito dai dipendenti pubblici; la qualità facilmente è misurabile mediante criteri oggettivi quali: l'eterogeneità della rete di esercizi convenzionati, i tempi del rimborso agli esercenti, la diffusione territoriale, l'infrastruttura tecnologica, la gestione amministrativa del flusso economico; considerato inoltre che: la società risultata principale assegnataria delle gare, "Qui!Group" SpA, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Genova il 7 settembre 2018, lasciando in eredità agli esercizi convenzionati un "buco" economico di circa 200 milioni di euro, senza che le amministrazioni deputate alla vigilanza abbiano verificato la qualità del servizio erogato e la solidità del fornitore della pubblica amministrazione; tale situazione, a parere degli interroganti incresciosa, causata da un unico soggetto cresciuto anche grazie alla ripetuta aggiudicazione di appalti pubblici da parte della Consip, ha messo a rischio anche il lavoro quotidiano di operatori solidi, affidabili e apprezzati anche dalla rete degli esercenti convenzionata; a breve termine è prevista una nuova gara Consip (la nona) per la fornitura dei buoni pasto nella pubblica amministrazione, che potrebbe riconfermare quegli stessi criteri di selezione degli emettitori che già si sono dimostrati in giudizio inefficaci e forieri di problemi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto; se non ritengano necessario assumere urgentemente iniziative per evitare che il prossimo bando pubblicato da Consip contenga modalità di assegnazione che, ancora una volta, mettono a rischio la qualità del servizio offerto ai lavoratori ed espongano ad un eccessivo rischio la rete degli esercizi convenzionati; se, nei limiti delle proprie attribuzioni, non ritengano utile assumere iniziative al fine di introdurre vincoli stringenti alla vigilanza che la Consip svolge sui soggetti convenzionati, anche nelle fasi successive alla stipula del contratto, affinché per il futuro emergano tempestivamente gli elementi di crisi che coinvolgono soggetti selezionati dalla centrale acquisiti e che rischiano di ripercuotersi su tutta la filiera economica; se non ritengano utile creare una commissione nazionale, con la partecipazione di sindacati, aziende emettitrici, piccoli esercenti, grande distribuzione e consumatori, in modo tale da coinvolgere tutta la filiera dei buoni pasto, allo scopo di mediare tra i diversi attori della filiera, anche predisponendo proposte congiunte da sottoporre al legislatore, nonché monitorare il rispetto della normativa sul buono pasto, anche ricevendo le denunce di violazione delle disposizioni legislative dal territorio; se non ritengano opportuno incoraggiare la modernizzazione del mercato attraverso buoni pasto digitali che garantiscono maggiore tracciabilità, tempi di rimborso istantanei, monitoraggio certo dell'andamento del mercato, informatizzazione dei piccoli punti vendita. Atto n. 4-01899 CASTIELLO ORTOLANI GALLICCHIO MARINELLO CASTELLONE PISANI Giuseppe ROMANO GIANNUZZI GAUDIANO MATRISCIANO DI PIAZZA AUDDINO LANNUTTI ANGRISANI ROMAGNOLI GRASSI DI MARZIO MAUTONE DONNO ENDRIZZI MININNO GIARRUSSO PRESUTTO DI NICOLA FEDE LOMUTI RICCIARDI SANTILLO TURCO COLTORTI PUGLIA Ai Ministri della salute e dell'interno Considerato che: in data 9 giugno 2019 la vittoria elettorale del candidato sindaco di Capaccio-Paestum (Salerno) Franco Alfieri è stata festeggiata a sirene spiegate da un gruppo di ambulanze che hanno fatto da corteo ad un camion vela con l'immagine del neo sindaco. Le ambulanze appartengono a Roberto Squecco, imprenditore funerario condannato con sentenza definitiva per tentata estorsione aggravata da metodo mafioso e ritenuto dalla Cassazione organico al clan camorristico Marandino. Lo stesso Squecco aveva messo a disposizione di Alfieri, per l'inaugurazione della campagna elettorale, uno stabilimento balneare di sua proprietà, ora chiuso per sospensione della concessione demaniale, a seguito dell'intervenuta condanna. Squecco è co-indagato con Alfieri nella nota indagine di recente promossa dalla DIA di Salerno, tanto che l'europarlamentare PD, già procuratore antimafia di Salerno, Franco Roberti, aveva invitato Alfieri a ritirare la candidatura. Nella lista di Alfieri è stata eletta la moglie di Squecco, successivamente premiata con la nomina di capogruppo in Consiglio comunale; con ordinanza di custodia cautelare di ben 2.036 pagine eseguita in data 26 giugno 2019, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha disposto l'arresto di 126 persone, appartenenti alla cupola camorristica dell'"alleanza di Secondigliano", che aveva allocato nell'ospedale "San Giovanni Bosco" la propria sede sociale e logistica. Lì venivano decisi gli indirizzi sindacali dell'azienda, gli affidamenti degli appalti, l'organizzazione delle visite last minute senza prenotazioni e ogni altra attività. Persino l'apertura dei reparti era decisa dai boss . Dall'ordinanza di custodia cautelare, come riferito dalla stampa, risulta che era stata allestita la vendita di certificati di morte, per 500 euro ciascuno, per asportare sollecitamente le salme, favorendo gli amici titolari di pompe funebri, come pure il commercio di false certificazioni funzionali alle truffe in danno delle compagnie di assicurazione. L'ospedale è stato ridotto ad una fabbrica di certificazioni false: padrini, manutengoli, colletti bianchi, riciclatori e truffatori dominavano senza contrasti nel nosocomio, condizionandone l'attività, svolgendo, tra l'altro, funzioni di ufficio di smistamento degli ammalati e di prenotazione delle visite e delle analisi di laboratorio, cui era possibile accedere senza dover passare per l'ufficio ticket e per le liste di attesa; a giudizio degli interroganti la vicenda suscita stupore e sconcerto. Se può sfuggire ai controlli qualche episodio isolato, è inconcepibile che sfugga un comportamento abituale e sistematico. L'"alleanza" non si trovava al San Giovanni Bosco "di passaggio", né per organizzarvi un dopolavoro, ma vi aveva allocato la sede sociale e la centrale operativa, con un via vai di gente che entrava e usciva superando file e prenotazioni.