[pronunce]

8 — La Regione censura, poi, l’art. 6-quinquies del d.l. n. 112 del 2008, che prevede, al comma 1, l’istituzione di un fondo per il finanziamento, in via prioritaria, di interventi finalizzati al potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale, ivi comprese le reti di telecomunicazione e quelle energetiche, alimentato con le modalità nella stessa norma indicate. Anche tale norma risulterebbe in violazione dei medesimi parametri posti in evidenza con riferimento alla disposizione di cui all’art. 6-quater, nella parte in cui incide su vincoli e rapporti già sorti in data antecedente alla propria entrata in vigore senza ragionevolezza alcuna ed in violazione dei principi di affidamento e di certezza del diritto. Inoltre la medesima violerebbe gli artt. 97, 117, terzo comma, 118 e 119 Cost., nonché il principio di leale collaborazione, per le medesime ragioni prima riassunte, in quanto verrebbe ad incidere retroattivamente, ed in modo del tutto irragionevole, su stanziamenti già effettuati prima della sua entrata in vigore, e svierebbe fondi ancora legittimamente programmabili, comportando variazioni nel bilancio regionale, che vulnerano l’autonomia amministrativa e l’autonomia finanziaria della Regione, garantite dagli artt. 118 e 119 Cost.; ancora, rappresenterebbe una norma di dettaglio (obbligo di concentrazione dei fondi sul potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale) in materie di legislazione concorrente (ad esempio, governo del territorio, grandi reti di trasporto e navigazione; porti e aeroporti civili; trasporto e distribuzione nazionale dell’energia). Nel comma 3, poi, è prevista, come principio fondamentale, la concentrazione, da parte delle Regioni, delle risorse del Quadro Strategico Nazionale (QSN) su infrastrutture di interesse strategico regionale in sede di predisposizione dei programmi finanziati dal FAS, e di ridefinizione dei programmi finanziati dai fondi strutturali comunitari. La disposizione incide sia su materie di competenza concorrente (in particolare, porti e aeroporti, governo del territorio, tutela della salute, trasporto e distribuzione di energia) che su materie riservate alla Regione (in particolare, turismo, rete regionale di trasporto); inoltre, pone un vincolo di destinazione sull’intero ammontare delle risorse residue, ivi compresi i fondi comunitari (differentemente dal comma 1 della medesima norma), privando le Regioni di autonomia sia per determinare le proprie scelte, sia per negoziare eventuali intese con lo Stato e con la Comunità europea, con conseguente violazione anche dell’art. 117, commi terzo e quinto, Cost., nonché dell’art. 118, che conferisce autonomia amministrativa alle Regioni (ivi compresa la discrezionalità nell’impiego delle risorse), con violazione anche del principio del buon andamento della pubblica amministrazione, sancito nell’art. 97 Cost. La norma impugnata sarebbe, quindi, illegittima, perché, in virtù del QSN, i programmi attuativi dei FAS regionali sono nella titolarità delle amministrazioni regionali, responsabili della loro definizione e attuazione, e destinatarie delle risorse FAS assegnate con la delibera CIPE di riferimento. Quanto previsto nei commi 2 e 3, ad avviso della ricorrente, limita direttamente anche l’autonomia di spesa della Regione, con conseguente lesione dell’art. 119 Cost.: infatti, vengono definanziati i programmi di interesse strategico nazionale (all’interno dei quali la quota di spettanza della Regione Calabria è pari al 10,34%), come l’istruzione, l’ambiente, la sicurezza, l’inclusione sociale, le risorse naturali, le reti ed i servizi per la mobilità, l’internazionalizzazione, per complessivi 9.451,440 milioni di euro (dei quali 97,279 relativi alla sola Calabria) e viene definanziato il progetto speciale relativo alla salute nelle Regioni del Mezzogiorno (all’interno del quale la quota di spettanza della Regione Calabria è sempre pari al 10,34%), per una somma pari a 1.550 milioni di euro (di cui 155 per la sola Calabria); viene inoltre definanziata la riserva di programmazione (all’interno della quale la quota di spettanza della Regione Calabria è pari al 10,34%) stravolgendo le regole fissate per lo svincolo di tali risorse fissate dal punto 7.3 della delibera CIPE 166 del 2007. La ricorrente lamenta anche la violazione del principio di leale e fattiva collaborazione. Infatti, il QSN, previa intesa con la Conferenza unificata, costituisce la sede della programmazione unitaria delle risorse aggiuntive, nazionali e comunitarie, e rappresenta, per le priorità individuate, il quadro di riferimento della programmazione delle risorse ordinarie in conto capitale, fatte salve le competenze regionali in materia. L’intesa raggiunta, che riconosceva espressamente un ruolo regionale nella programmazione, non è stata osservata, senza prevedere la necessità di una nuova intesa, ma limitando il meccanismo «partecipativo» della Regione alla mera necessità di «sentire» la Conferenza unificata. Ulteriore violazione dell’art. 119, primo e quinto comma, Cost., riguarderebbe la previsione di cui al comma 2, circa la generica concentrazione nel Mezzogiorno almeno dell’85% degli stanziamenti, in quanto non sarebbe stata richiamata la necessaria applicazione della chiave di riparto valida per il ciclo 2007-2013 e della metodologia utilizzata nell’istruttoria tecnica curata dal Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione, diffusa con nota del 5 aprile 2006; non sarebbero stati garantiti a ciascuna Regione il volume di stanziamenti già indicato in precedenza – con conseguente lesione dell’autonomia finanziaria della Regione – e la finalità di «riequilibrio» bene evidenziata nel QSN, dovendosi considerare che nel Mezzogiorno d’Italia coesistono Regioni (come la Calabria) inserite integralmente nell’Obiettivo “Convergenza” – già Obiettivo 1 – ed ammesse agli aiuti di Stato di carattere regionale per l’Italia con il massimale di aiuto più elevato (40%), per il periodo dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2010, e Regioni (come Molise ed Abruzzo), selezionate per l’estinzione degli aiuti, all’interno delle quali solo alcuni comuni hanno ottenuto di essere ammessi a tali aiuti per un periodo limitato, o come la Basilicata, ammessa fino al 2001 e soggetta a revisione.