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Inoltre, consentitemi di rimarcare l'importanza dell'avvio di una cooperazione franco-italiana nel settore agricolo e agroalimentare per un'azione congiunta che porti alla tutela a tutti i livelli delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche registrate nell'Unione europea e per la protezione e valorizzazione del patrimonio culturale. Infine, reputo doverosa una riflessione su alcune riserve che sono emerse in questi mesi e che si sono appalesate sia in fase di approvazione del testo da parte della Camera sia in parte in questo dibattito. A dirla con parole chiare, certo che pretendiamo che chi si è macchiato di delitti nel nostro Paese debba scontare in Italia la sua pena. (Applausi) . Con grande onestà dico che non faremmo un buon servizio al nostro Paese se non tenessimo conto di queste osservazioni e se non considerassimo alcuni potenziali rischi che, a mio avviso, dovranno essere totalmente scongiurati dalle nostre determinazione e capacità come sistema Paese di garantire e pretendere, di volta in volta, reciprocità nell'attuazione del Trattato, specie sulle questioni finanziarie. Onorevoli colleghi, la nostra azione comune dev'essere improntata alla necessità che l'Italia abbia gli strumenti per essere un attore della scena internazionale, ritrovando quel protagonismo necessario che le è proprio. Quindi, con questo spirito costruttivo, nella consapevolezza che le sfide che si stagliano al nostro orizzonte sono tante e difficili, dichiaro il voto favorevole di Forza Italia al Trattato del Quirinale. (Applausi) . CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, siamo finalmente alla ratifica del Trattato. Bisogna ricordare innanzi tutto che di questo Trattato si è sentito parlare per lungo tempo senza che il testo fosse realmente a disposizione, e questo, come ben sa chi tratta di politica internazionale, è prassi usuale nella stesura degli accordi tra gli Stati. Mai più si giungerebbe a un trattato, se fossero pubblicamente messe sul tavolo le clausole prima ancora di essere definite. Dico questo perché, a sentire qualche intervento che ha preceduto me e la collega prima di me, sembrerebbe che il testo non fosse ancora noto, mentre non è così. Come sappiamo bene, è stato firmato al Quirinale il 26 novembre 2021 e, leggendolo, ci si rende ben conto che, forse per la prima volta dal dopoguerra, abbiamo a disposizione uno strumento importantissimo per uscire da quello che, per molti versi, in alcune parti della storia d'Italia, è stato una sorta di isolamento. Non parlo dello splendido isolamento degli inglesi nel XVI, XVII o XVIII secolo, ma di un isolamento, purtroppo, come quello destinato a chi non conta nulla. Presidente, è evidente che con questo Trattato abbiamo una centralità; abbiamo un'iniziativa che completa un percorso che ci ha visto estranei, ovvero l'accordo di Parigi, che già esisteva tra Francia e Germania, che pareva essere un motore all'interno dell'Unione europea alternativo a quello della stessa Unione, ma nel quale certamente l'Italia poteva essere semplicemente spettatrice. Questo Trattato riposiziona l'asse, il baricentro. Esiste quindi un rapporto privilegiato tra Italia e Francia, per il quale i due Paesi si impegnano a collaborare, a consultarsi, a trovare accordi e impegni su tutto: sulla politica estera, su sicurezza e difesa, sulle politiche migratorie e, certamente, sugli affari europei. Anche per quanto riguarda gli aspetti della collaborazione giudiziaria, siamo soddisfatti che il Governo abbia accolto il nostro ordine al giorno con cui chiediamo che i due Governi collaborino affinché ci sia l'estradizione dei terroristi e, dopo questo fatto, che non ci sia neanche bisogno di giungere a un ordine del giorno che impegna il Governo, perché i due Governi collaborano, com'è scritto nell'accordo, impegnandosi ad approfondire la cooperazione tra le rispettive amministrazioni giudiziarie. Altri punti importantissimi sono la cooperazione economica e industriale, l'ambiente e lo sviluppo sociale sostenibile e inclusivo, tutti temi sui quali il nostro Paese non può rimanere estraneo a scelte decisive, come anche lo sviluppo nell'industria aerospaziale, che vede nell'Italia un'eccellenza, la collaborazione in merito all'istruzione e alla cultura, i giovani, la società civile, la cooperazione transfrontaliera e le dinamiche europee. In nessun punto ho trovato riferimenti alla subalternità dell'Italia rispetto alla Francia, senatore Balboni. (Applausi) . Trovo invece riferimenti alla volontà dell'Italia di sedersi al tavolo insieme alla Francia e alla volontà della Francia di sedersi al tavolo insieme all'Italia per condividere scelte strategiche. Questo significa fare politica estera, questo significa essere maturi per il Governo. (Applausi) . Prendere semplicemente posizioni in maniera un po' maschia, trascurando il fatto che dopodomani andranno coniugate con la politica di Governo - non se ne abbia a male il Ministro degli affari esteri - costringe poi ad abiurare come quando si vanno ad abbracciare i gilet gialli e poi si abiura a quell'atto. Bisogna stare attenti, prima di fare azioni e passi di fronte ai quali poi, quando si assume una responsabilità di Governo, bisogna fare retromarcia. Prima di dire che questo Trattato non vale nulla o che mette l'Italia in posizione subalterna rispetto alla Francia, vale la pena di leggerlo, approfondirlo o almeno conoscerlo. (Applausi) . Vale la pena, magari, di confrontarsi con le associazioni datoriali e imprenditoriali, con le nostre imprese, con gli artigiani e con quell'economia che - quella sì - per troppi anni ha subito un'azione di concorrenza da parte delle industrie francesi di fronte alla quale, essendo nel mercato unico europeo, poco ci si poteva opporre. Oggi non vogliamo opporci a nessuno, non vogliamo che la Francia faccia azioni predatorie in Italia e non vogliamo certamente ricambiare con azioni di sgarbo, quando le imprese francesi si propongono per collaborazioni (penso ai rapporti nella grande industria navale e alle azioni fatte anche per inibire qualche penetrazione, nel momento in cui si parlava di tecnologie o di comunicazioni). Dobbiamo unirci per costruire un percorso comune che renda l'Italia più forte e protagonista dello sviluppo europeo, non subalterna alla Germania, né a scelte fatte magari in Cina, dall'altra parte dell'Oceano, di cui però siamo solo spettatori. Questa centralità noi la rivendichiamo e diciamo al Governo di sfruttare bene questo strumento. Com'è stato detto in maniera convincente precedentemente, la bontà non è nello strumento, ma in chi poi lo utilizza. Se ne sarà fatto un buon uso o se ne sarà fatto un cattivo uso dipenderà dalla maturità dei Governi che verranno. (Applausi) .