[pronunce]

non ritiene che le attestazioni rese dal deputato circa la professione compiuta dalla propria accompagnatrice possano essere qualificate come opinioni espresse nell'esercizio del mandato parlamentare e che esse siano collegate da un nesso funzionale con l'esercizio di tale mandato. 2. – Con ordinanza n. 350 del 2006, la Corte ha dichiarato ammissibile il conflitto. 3. – La Camera dei deputati non si è costituita in giudizio.1. – Il Tribunale di Torino, con ricorso dell'8 febbraio 2006, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera adottata nella seduta del 22 dicembre 2005 (Doc. IV-quater, n. 109), con la quale è stata dichiarata, ai sensi del primo comma dell'art. 68 della Costituzione, l'insindacabilità delle dichiarazioni dell'onorevole Sandro Delmastro Delle Vedove, rispetto alle quali pende un procedimento penale. Il Tribunale ritiene che le attestazioni fornite dall'on. Delmastro Delle Vedove agli addetti al carcere torinese non possano essere ricondotte ad uno degli atti previsti dall'art. 68, primo comma, Cost., ovvero ad attività di natura strettamente parlamentare, oppure ad atti che in concreto possano dirsi connessi funzionalmente con l'ufficio di parlamentare. Secondo il Tribunale rimettente, non appare possibile qualificare le attestazioni in oggetto come atti di divulgazione, di critica o di denuncia politica, trattandosi di dichiarazioni rese agli addetti alla sorveglianza dell'istituto penitenziario, concernenti la qualifica professionale rivestita dall'accompagnatrice del parlamentare e finalizzate a consentire agli agenti di polizia di verificare la sussistenza delle condizioni di cui all'art. 67, secondo comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà) per autorizzare l'ingresso di accompagnatori del parlamentare «per ragioni del [suo] ufficio»; né le stesse attestazioni sarebbero riconducibili ad un'attività ispettiva, tenuto conto che il parlamentare avrebbe potuto accedere all'istituto di pena, in virtù della richiamata disciplina, senza necessità di rendere false attestazioni. Evidenzia, altresì, il Tribunale che l'on. Delmastro Delle Vedove non ha documentato di aver svolto attività parlamentare successiva all'incontro con Igor Marini concernente la sua condizione di detenuto, in tal modo offrendo una conferma del fatto che la visita in questione, lungi dal rientrare nell'esercizio del diritto di ciascun parlamentare di ispezionare le carceri italiane al fine di verificare le condizioni di detenzione, «si sia risolta in realtà in un mero espediente per consentire alla giornalista Lodi Cristiana di venire in contatto […] con la fonte del suo articolo di stampa […]». 2. – Preliminarmente, deve essere confermata l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già ritenuto da questa Corte nella ordinanza n. 350 del 2006. 3. – Nel merito, il ricorso è fondato. 4. – La dichiarazione in questione è stata resa dal deputato all'autorità carceraria mentre accedeva all'istituto di pena torinese, avvalendosi della prerogativa spettante ai membri del Parlamento a norma dell'art. 67, primo comma, lettera b), della legge n. 354 del 1975. Tale prerogativa rientra tra «le attività di ispezione» cui l'art. 3 della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato) riferisce l'applicazione dell'art. 68, primo comma, Cost., a norma del quale «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni». Si tratta, pertanto, di valutare se la dichiarazione fornita dal deputato, a lui imputata come reato di falso, rientri nella prerogativa di insindacabilità delle opinioni espresse nell'esercizio delle sue funzioni. Il ricorrente premette che davanti all'autorità carceraria, il deputato ha qualificato come «collaboratrice» la persona che lo accompagnava, onde ottenere per essa l'accesso senza autorizzazione, previsto dall'art. 67, secondo comma, della legge n. 354 del 1975 per «coloro che accompagnano» i parlamentari «per ragioni del loro ufficio». Il comportamento del deputato è consistito nell'attestare una circostanza di fatto e non nell'esprimere un'opinione nell'esercizio della funzione di parlamentare; di conseguenza, non può ritenersi coperto dalla prerogativa di cui all'art. 68 Cost. (da ultimo, sentenza n. 286 del 2006, con riferimento al caso della presentazione di un esposto penale). Ne discende l'irrilevanza della verifica circa l'esistenza di un qualche nesso tra la dichiarazione resa dal deputato e qualsiasi attività da lui svolta in sede parlamentare (compresa l'interrogazione n. 3-02512, presentata il 14 luglio 2003 in merito alle condizioni carcerarie del Marini, all'epoca detenuto in Svizzera). Conclusivamente, la delibera della Camera dei deputati ha violato l'art. 68, primo comma, Cost., ledendo le attribuzioni dell'autorità giudiziaria ricorrente, e deve essere annullata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spettava alla Camera dei deputati affermare che i fatti per i quali pende un procedimento penale a carico dell'onorevole Sandro Delmastro Delle Vedove davanti al Tribunale di Torino, di cui al ricorso indicato in epigrafe, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; annulla, per l'effetto, la delibera di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 22 dicembre 2005 (Doc. IV-quater, n. 109). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 novembre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 novembre 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA