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D'altra parte, perché deve farlo il Presidente del Parlamento tedesco, portando la voce di un deputato che ha sollevato la questione, e noi in Italia, Paese che forse più di altri sta soffrendo le politiche monetarie e finanziarie da parte della BCE, dobbiamo stare zitti? Non è forse questa una grande occasione per sollevare la questione che è lì, oggettiva, grande quanto una casa? E invece siamo distratti dall'inseguire il contingente, sia per interventi necessari, come nel caso di Carige, sia quando andiamo dietro alle polemiche sterili che si vedono in questa Assemblea: «Questo decreto-legge è uguale a quello che abbiamo fatto noi quando eravamo al Governo. Ah, non è uguale». Andiamo al sodo e vediamo di trovare la modalità di incidere veramente per liberare il nostro Paese - e magari non solo il nostro - da situazioni che trovo veramente incredibili, e che devono cambiare. (Applausi dal Gruppo Misto) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame comporta misure urgenti a sostegno di Carige, la Cassa di risparmio di Genova e Imperia, conseguenti alla bocciatura dello stato patrimoniale, derivata dall'azione del Meccanismo di vigilanza unico europeo e dalla decisione degli azionisti di non procedere, nell'assemblea di dicembre, all'aumento di capitale. Un provvedimento con il quale vengono previste misure per garantire la liquidità e il rafforzamento patrimoniale di Carige. Si autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze a concedere la garanzia dello Stato sulle passività di nuove emissioni fino a un valore nominale di 3 miliardi di euro e si predispone un meccanismo di ricapitalizzazione preventiva o precauzionale fino a un miliardo di euro. Si tratta di un intervento inevitabile, esattamente come inevitabili furono gli interventi a sostegno delle Banche venete e di Monte dei Paschi di Siena. I focolai di crisi vanno spenti prima che si determinino squilibri finanziari del sistema bancario. Carige è una banca solvibile, come è stato detto prima, con oltre 500 sportelli bancari, 4.200 dipendenti, un milione di clienti. Va quindi ristabilito un clima di fiducia. Infatti, solo così potrà essere preservata l'erogazione del credito all'economia reale e, quindi, mantenere l'occupazione ed evitare l'appesantimento del nostro debito pubblico. Sicuramente, come abbiamo potuto leggere e verificare, la crisi di Carige è dovuta a problemi relativi al management . Il susseguirsi di cambiamenti nella struttura governativa non ha sicuramente fatto del bene alla banca. Ma il dato più rilevante è rappresentato dall'enorme massa di crediti deteriorati, frutto di una grave crisi economica che ha caratterizzato anche l'economia ligure, soprattutto nei settori dei trasporti marittimi e immobiliare. Il punto di riflessione è però il seguente. Occorre superare, una volta per tutta, l'ipocrisia dell'attuale maggioranza. Il provvedimento che stiamo esaminando è identico a quello che venne approvato nel 2016 dal Governo di centrosinistra. Non è un fattore di poco conto, perché intorno a quel provvedimento venne costruita una demagogica campagna di attacco al Governo di centrosinistra. Se andiamo a leggere il decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, ci accorgiamo che quello in esame ne è un perfetto copia e incolla. Per approvarlo sono bastati dieci minuti, in una seduta del Consiglio dei Ministri convocata di notte affinché la notizia non avesse troppo clamore. Riecheggiano le parole che, nel 2016, i rappresentanti del MoVimento 5 Stelle e della Lega, che si opposero al provvedimento, pronunciarono nelle Aule parlamentari: «Non date i soldi alle banche!». Oggi, ci si ritrova ad approvare in fretta e furia un provvedimento identico. I due partiti che allora non votarono il provvedimento sono gli stessi che oggi ne approvano uno identico, sconfessando la pura demagogia dei loro atteggiamenti istituzionali di allora. Non esiste una contrapposizione politica su questi temi. Le banche sistemiche vanno salvate per evitare che l'economia crolli e salvare gli aspetti che caratterizzano l'economia reale, soprattutto i posti di lavoro. Si tratta di un concetto che dovrebbe valere sempre e non diventare mai materia di contesa elettorale. Sarebbe utile capire ora quale deve essere il futuro di Carige. Il Ministro, nell'audizione presso le Commissioni congiunte di Camera e Senato, ha auspicato una soluzione di mercato. Il vice premier Di Maio ha invece più volte elogiato i vantaggi di una banca di Stato. Credo che, alla luce delle esperienze registrate in questo Paese, le banche commerciali di Stato non hanno certo brillato per efficienza o etica. La nazionalizzazione deve essere l'ultima istanza e, comunque, temporanea. Ritengo che per dare un futuro a Carige bisogna fare un'analisi chiara della situazione italiana. Molti istituti si stanno sottraendo e appaiono sempre meno interessati ad acquistare Carige. Soprattutto, per incentivare l'aggregazione, che può essere una via di uscita, bisogna isolare la mole di crediti deteriorati, che è ancora un problema rilevante. In questo senso, come previsto nelle proposte migliorative che abbiamo presentato al provvedimento, occorre estendere lo schema di garanzia dello Stato sulle cartolarizzazioni delle sofferenze (cosiddetta GACS), che nel nostro Paese ha già consentito di ridurre il volume dei crediti deteriorati, portandolo da 360 a 200 miliardi di euro. Inoltre, occorre sostenere la Società per la gestione di attività - la SGA - che è l'intermediario finanziario che si occupa del recupero dei crediti deteriorati. La stabilità finanziaria è una condizione necessaria per la tutela del risparmio. La liquidità depositata in banca è spesso - anzi, quasi sempre - l'unica protezione economica a disposizione dei cittadini, soprattutto di quelli che non hanno molte possibilità di diversificazione. È pertanto fondamentale tutelare i risparmiatori e far sì che ci sia la certezza di essere rimborsati per coloro che sottoscrivono obbligazioni o azioni senza una piena comprensione dei rischi. Inoltre, c'è un aspetto non secondario e molto rilevante, che è il completamento dell'unione bancaria. A mio avviso, c'è una contraddizione forte tra la supervisione e le decisioni sulla gestione delle crisi, che ha una connotazione europea, e la garanzia di stabilità finanziaria, che è una questione strettamente nazionale. L'unione bancaria va quindi completata perché è la chiave per ricostruire la fiducia dei cittadini nei confronti dell'Unione europea. L'obiettivo deve essere costruire un sistema che garantisca la stessa tutela ai risparmiatori di tutta Europa. Solo così potrà essere reciso il circolo vizioso tra crisi bancarie e crisi del debito sovrano. Solo così potremo affrontare le crisi giocando d'anticipo. Per questo credo sia stato sbagliato l'atteggiamento di attacco a Bankitalia e alla Consob che avete promosso negli ultimi mesi, soprattutto in un periodo di grande volatilità finanziaria dei mercati. Io credo che il miglior obiettivo che ci dobbiamo dare sia garantire a questo Paese un percorso di crescita.