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forse addirittura avrebbe dovuto essere già pronta con un decreto che contenesse le misure urgenti per la regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e per lo svolgimento degli esami di Stato, in virtù anche e soprattutto della proclamazione dello stato di emergenza, datato 31 gennaio, che lei in quanto Ministro ben conosceva. (Applausi) . Invece no, quella sera ha detto solo due parole sulla chiusura delle scuole. Abbiamo dovuto attendere oltre un mese (l'8 aprile) perché venisse partorito un mezzo decreto risolutivo di nulla. Non risolveva nulla perché, in un momento in cui studenti, famiglie e docenti avrebbero avuto bisogno di un po' di certezza, questo decreto ha portato ancora più incertezza. Un decreto è una scelta mediante la quale si danno indicazioni; è una linea da seguire; è un provvedimento con cui un Ministro prende decisioni per i cittadini mettendosi al loro servizio e cercando di risolvere un problema che in questo caso si chiama scuola, insegnamento, istruzione e possiamo continuare con tutte le declinazioni che si vuole. Invece, in questo decreto il Ministro ha posto due opzioni. Mi riferisco alla possibilità, poi sfumata, di ricominciare le scuole prima del 18 maggio oppure no. Va bene che al Ministro piacciono i quiz , ma che ponga in un decreto due diverse possibilità mi pare eccessivo. ( Applausi ). Questa doppia possibilità non ha fatto altro che creare confusione: ha lasciato per settimane nell'incertezza studenti, famiglie, insegnanti e dirigenti scolastici che non sapevano se approntare le classi e l'organizzazione degli istituti per un eventuale rientro, oltre ad avere l'incombenza di dover approntare e gestire nel migliore dei modi la didattica a distanza insieme agli insegnanti e, naturalmente, ai genitori. L'incertezza è durata fino all'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, datato 26 aprile, con cui è stata definitivamente sancita la chiusura delle strutture scolastiche fino a settembre. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ha tolto il Ministro dall'imbarazzo di tornare sui suoi passi e di dover correggere il suo decreto. Mi chiedo: se i nostri studenti fossero realmente tornati a scuola entro il 18 maggio, il Ministro aveva considerato se le nostre scuole erano realmente pronte e attrezzate per questa evenienza? Penso di no perché ad oggi è ancora così. A prescindere dalle indicazioni del comitato tecnico-scientifico, il Ministro, visto l'evolversi dell'epidemia, avrebbe dovuto prendere una decisione politica fin da subito con coraggio e concentrarsi su una sola decisione al fine di far concludere dignitosamente e senza incertezze l'anno scolastico ai ragazzi e agli insegnanti. Questo non è l'unico errore di questo decreto-legge. I 391 emendamenti e i 23 ordini del giorno inizialmente ad esso apportati sia da noi senatori di minoranza che dai senatori di maggioranza la dicono lunga e impongono una riflessione, perché questo decreto è proprio solo del Ministro. Infatti, nelle 63 audizioni che abbiamo svolto in Commissione ci è parso che il Ministro non avesse parlato con nessuno e con nessuno si fosse confrontata. Le sue fidate scudiere in Commissione avrebbero preteso che noi della minoranza accogliessimo a cuor leggero questo decreto-legge in nome dell'urgenza e della necessità dopo che il Ministro aveva tardato a emetterlo. Con fatica è stata, infine, accolta la nostra richiesta, avallata - a dire il vero - anche da una parte della maggioranza (che non è quella cui il Ministro appartiene), di svolgere le audizioni dei numerosi richiedenti. Tale richiesta era, peraltro, più che legittima. Voglio precisare che non c'è stato nulla di strumentale in tutto questo da parte del Gruppo Lega in quanto abbiamo svolto le 63 audizioni in due giornate concedendo cinque minuti ad ogni audito, collegato in videoconferenza con la Commissione. Ripeto: non c'è stata nessuna strumentalizzazione, ma solo la volontà di ascoltare la voce dei diretti interessati per apportare al decreto proposte emendative ragionevoli e di buonsenso, per rispondere alle reali necessità che la scuola ha in questo momento. Abbiamo ascoltato studenti, docenti e rappresentanti di sigle sindacali, dirigenti scolastici e rappresentanti di comitati di famiglie. Abbiamo ascoltato tutti. Il Ministro chi ha ascoltato? A ben vedere, ci pare che non abbia ascoltato nessuno e che non accetti consigli da nessuno. Nonostante i suoi vecchi proclami di democrazia partecipata e le annunciate intenzioni di non voler lasciare indietro nessuno, in questo decreto-legge ha invece lasciato indietro tanti, anche arrivando a discriminare un buon numero di studenti, i privatisti, scordandosi poi completamente anche del mondo che ruota intorno alla scuola, chi lavora nelle mense e chi guida gli scuolabus. Noi invece, nonostante i tanti difetti appellativi che vi piace attribuirci, abbiamo ascoltato tutti, abbiamo letto centinaia di e-mail e richieste, in molti casi di suppliche, come per esempio quelle degli studenti privatisti che dovranno aspettare settembre per dare l'esame di maturità, rischiando di non riuscire a svolgere i test per l'ammissione all'università. Ognuno con le sue storie e i suoi sacrifici, come i tanti precari che nel Ministro hanno confidato, prima che diventasse tale, ma che ora molto chiaramente scrivono di non sentirsi più rappresentati da lei. È in questo modo che il Ministro ha pensato di non lasciare indietro nessuno? PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Saponara. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Avrei bisogno di altri due minuti, signor Presidente. PRESIDENTE. Facciamo uno e mezzo. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Oltre al coraggio di prendere una decisione netta, in questo decreto-legge il Ministro avrebbe dovuto anche farsi accompagnare da una buona dose di ascolto e umiltà, perché i veri capi sono quelli che ascoltano e si mettono al servizio degli altri. Essere a capo di un Ministero come quello dell'istruzione è una cosa molto importante. Visto che non ho molto tempo, stringo il mio intervento. Domani si va ad approvare o disapprovare - come si preferisce - un decreto-legge che ha bisogno di decine di correzioni e che, nonostante tutto, lascia irrisolti numerosi problemi relativi alla conclusione di quest'anno scolastico, all'inizio del prossimo e alle modalità con cui verranno assegnate le supplenze ai docenti. Insomma, ci sono ancora tante incertezze, proprio nel momento in cui tutti avremmo bisogno di punti fermi. Non so se il Ministro sia consapevole fino in fondo dell'onore che ha, come del resto tutti noi, di far parte di questo Parlamento e di esserci, perché è stata eletta ed è stata scelta dai cittadini. È un grande onore, che ci impone però di essere al servizio di chi ci ha eletto: è a loro che dobbiamo principalmente rispondere e, se non lo facciamo oggi, lo dovremo fare in seguito, perché c'è sempre un momento in cui si devono fare i conti con la propria coscienza e con chi ha riposto fiducia in noi.