[pronunce]

«norma destinata a definire e limitare le rispettive sfere della prerogativa parlamentare e della giurisdizione» (sentenza n. 509 del 2002). 3.- È, invece, fondata l'eccezione di improcedibilità. Questa Corte ha, infatti, più volte affermato la natura perentoria del termine per il deposito del ricorso e dell'ordinanza di ammissibilità emessa da questa Corte, stabilito dall'art. 26, terzo comma, delle norme integrative (v., ex plurimis, sentenze n. 449 del 1997, n. 203 del 1999 e n. 111 del 2003). Nel caso in esame, poiché la notifica è stata eseguita il 18 febbraio 2003 ed il deposito è avvenuto a mezzo posta con plico spedito il 19 marzo 2003 e pervenuto il successivo 28 marzo, il termine di venti giorni dalla notifica è rimasto inosservato. Nessun rilievo può avere la circostanza che gli atti da depositare siano stati restituiti alla Corte di appello richiedente la notifica in un momento in cui il termine per il deposito era già decorso. Mentre, infatti, l'ufficiale giudiziario incaricato della notifica è tenuto ad eseguirla senza indugio e comunque entro il termine prefissato dall'autorità per gli atti da essa richiesti (art. 108, secondo comma, del d.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229) - dovere il cui inadempimento è sanzionato (art. 108, terzo comma, del citato d.P.R.) - nessuna norma impone all'ufficiale giudiziario l'obbligo di restituire gli atti al richiedente nel domicilio o nella sede di questo. È il notificante che deve diligentemente attivarsi, facendo in modo - per quanto egli può controllare - che il procedimento di notificazione si concluda, con il ritorno degli atti nella sua disponibilità, nel tempo utile per il rituale proseguimento del processo. Né ha influenza, al fine della tempestività del deposito e della procedibilità del ricorso, che a promuovere il conflitto sia l'Autorità giudiziaria; le difficoltà che questa può incontrare sia nel seguire il processo con la propria organizzazione, sia nel munirsi di difesa tecnica, sono inconvenienti di mero fatto che non possono indurre a dare alle norme sul deposito, in sede di conflitto di attribuzione, un contenuto diverso a seconda che a proporre il conflitto sia il potere giudiziario o un altro potere dello Stato. Non può, pertanto, procedersi all'esame del merito.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara improcedibile il giudizio sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalla Corte di appello di Bologna, seconda sezione civile, nei confronti della Camera dei deputati con l'atto indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 luglio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA