[pronunce]

che la circostanza secondo cui l'avvenuta espulsione determina il non luogo a procedere deriverebbe dal venir meno dell'interesse alla persecuzione del fatto, mentre il potere della amministrazione di operare coattivamente la espulsione costituirebbe circostanza non conferente ai fini dedotti, permanendo la condotta illegale di trattenimento nel territorio dello Stato; che la mancata previsione della clausola del "giustificato motivo" non farebbe venir meno la possibilità di applicare, comunque, le ordinarie scriminanti dello stato di necessità, nonché la causa di non punibilità rappresentata dalla incolpevole mancata conoscenza della norma e dalla inesigibilità del comportamento lecito, fino a «giungere alla rilevanza della buona fede»; che, con ordinanza del 18 dicembre 2009 (r.o. n. 223 del 2010), il Giudice di pace di Palermo, qualificando come «rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 10 bis D.Lgs. 286/98 e 1, co. 16 lett. A) L. 94/09 con gli artt. 2, 3, 10, 25, 27, 97, 111 e 117 della Costituzione Italiana», si è limitato a disporre la sospensione del proprio giudizio e la rimessione degli atti a questa Corte. Considerato che i giudizi hanno come oggetto parzialmente comune una medesima disposizione e vanno, perciò, riuniti per essere congiuntamente decisi; che il Giudice di pace di Montepulciano dubita, in particolare, in riferimento agli artt. 3, 25 e 27 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 16, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), il quale punisce a titolo di contravvenzione, salvo che il fatto costituisca più grave reato, la condotta dello straniero che fa ingresso o si trattiene nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni dettate dal medesimo testo unico; nonché dell'art. 16, comma 1, come modificato dall'art. 1, comma 16, lettera b) e comma 22, lettera o), della legge n. 94 del 2009, e dell'art. 62-bis del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), aggiunto dall'art. 1, comma 17, lettera d) della legge n. 94 del 2009; che, nell'ordinanza di rimessione, il Giudice a quo omette, tuttavia, qualsiasi descrizione della fattispecie devoluta al suo giudizio, trascurando di indicare le ragioni per le quali la questione di legittimità costituzionale - peraltro già decisa, nel merito, nel senso della infondatezza, con la sentenza n. 250 del 2010 - sarebbe rilevante nel giudizio stesso; che la questione proposta deve essere dichiarata inammissibile, in quanto l'atto di rimessione risulta privo degli indispensabili requisiti per consentire a questa Corte di procedere al preliminare scrutinio relativo al nesso di pregiudizialità tra la questione sollevata e la decisione che il giudice rimettente è chiamato ad adottare; che ancor più radicalmente inammissibile si presenta la questione sollevata dal Giudice di pace di Palermo, il quale si è limitato a pronunciare una ordinanza di rimessione che consta del solo dispositivo, essendo totalmente priva di qualsiasi descrizione dei fatti di causa e di motivazione tanto sulla rilevanza che sulla non manifesta infondatezza della questione, enunciata solo attraverso il richiamo degli articoli di legge che si assumono in contrasto con i numerosi parametri indicati; che, pertanto, le questioni vanno dichiarate manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 16, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica); dell'articolo 16, comma 1, del medesimo decreto legislativo n. 286 del 1998, come modificato dall'art. 1, comma 16, lettera b) e comma 22, lettera o), della legge n. 94 del 2009; nonché dell'articolo 62-bis del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), aggiunto dall'art. 1, comma 17, lettera d), della legge n. 94 del 2009, sollevate, in riferimento agli articoli 3, 25 e 27 della Costituzione, dal Giudice di pace di Montepulciano e, in riferimento agli articoli 2, 3, 10, 25, 27, 97, 111 e 117 della Costituzione, dal Giudice di pace di Palermo, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 febbraio 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 febbraio 2011. Il Cancelliere F.to: MELATTI