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Disposizioni per promuovere e sostenere lo sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale dei piccoli comuni situati nelle zone interne e nelle aree svantaggiate. Onorevoli Senatori. – Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia esistono oltre 5.000 comuni aventi meno di 5.000 abitanti, per un totale di 10 milioni di persone coinvolte. Lo spopolamento interessa il 23 per cento del territorio nazionale e le cause di questo fenomeno vanno rintracciate a più livelli: da un progressivo « depauperamento della socialità », passando per i problemi di collegamento dei trasporti, fino alla sensibile mancanza dei servizi necessari; tutti fattori che nel complesso stanno contribuendo a trasformare il nostro patrimonio territoriale in veri e propri « dormitori per pendolari » che ogni mattina si spostano per lavorare nelle città. Lo spopolamento e l'impoverimento di vaste aree – soprattutto pedemontane e insulari – hanno nel secondo dopoguerra assunto caratteri strutturali delineando un'Italia che si può definire del « disagio insediativo », che interessa tutto l'arco alpino, si concentra lungo la dorsale appenninica ed arriva fino ai territori interni della Sardegna e della Sicilia. Sono territori spesso incapaci, per molti motivi e in primo luogo per la scarsità di specifiche politiche di intervento e di governance dello sviluppo, di superare le soglie minime di erogazione di servizi e di presenza di condizioni tali da poter soddisfare la domanda potenziale che, con opportune azioni e interventi, potrebbe generarsi ma che oggi rimane nascosta, assopita, messa da parte e catturata da altri luoghi, più reattivi e più propositivi. Il presente disegno di legge intende rilanciare questi luoghi, dando il via a un'inversione di tendenza per arrestare fenomeni di « desertificazione » e prevedere agevolazioni concrete per favorire i giovani nella realizzazione di nuove imprese ossia punti di ritrovo capaci di connettere in rete tutte le attività, le bellezze e i punti di forza di questi territori, concentrando, anche nei luoghi più distanti e isolati, tutta una serie di servizi utili agli abitanti e ai potenziali turisti. Permettere alle persone di ritornare ai propri luoghi di origine, promuovendo una serie di attività volte a valorizzarne le potenzialità e le specialità autoctone è uno degli obiettivi del presente disegno di legge che si compone di dieci articoli. L'articolo 1 reca la finalità della presente legge che, in conformità con il dettato costituzionale e nel rispetto dei princìpi stabiliti a livello dell'Unione europea ha lo scopo di favorire l'adozione di misure in favore dei cittadini residenti e delle attività produttive ricadenti nei piccoli comuni con popolazione residente inferiore ai 5.000 abitanti di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 6 ottobre 2017, n. 158, recante misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni, con particolare riferimento al sistema dei servizi territoriali al fine di contrastare lo spopolamento delle aree interne e il decremento demografico. L'articolo 2 reca la definizione di aree interne e aree svantaggiate e l'ambito di applicazione della presente legge che si concentra nei piccoli comuni dell'entroterra sotto i 5.000 abitanti che distino almeno 50 chilometri dalla costa marina e che presentino un'altitudine minima di 200 metri. Per aree interne si intendono zone caratterizzate da difficoltà di comunicazione e lontananza dai grandi centri urbani, nonché aree significativamente distanti dai centri di offerta di servizi essenziali relativi a settori quali l'assistenza sociosanitaria, l'istruzione e la mobilità, dotate di notevoli risorse ambientali e culturali e fortemente diversificate per caratteristiche naturali, soggette a processi di marginalizzazione dovuti a un significativo spopolamento e invecchiamento demografico. Per aree svantaggiate si intendono le aree caratterizzate da fenomeni di dissesto idrogeologico o, comunque da criticità dal punto di vista ambientale, caratterizzate da marcata arretratezza economica e basso livello di benessere, da un significativo decremento della popolazione residente rispetto a quanto risultante dal censimento generale della popolazione effettuato nel 1981, da specifici parametri di disagio insediativo, definiti in base all'indice di vecchiaia, alla percentuali di occupati rispetto alla popolazione residente e all'indice di ruralità, da scarsità di flussi turistici o da inadeguatezza dei servizi sociali essenziali. L'articolo 3 stabilisce che le nuove imprese che avviano una nuova attività economica nei comuni di cui agli articoli 1 e 2 nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2021 possono fruire di agevolazioni riguardo l'IRES, l'IRAP, l'IMU, la TARI, e più in generale attraverso la riduzione dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente per i primi cinque anni di attività. Tali incentivi sono prolungati nel tempo ed aumentati quantitativamente per tutte le piccole e mediei mprese definite ai sensi dell'articolo 2 del regolamento (UE) n. 651/2014, della Commissione, del 17 giugno 2014. L'efficacia delle disposizioni del presente articolo è subordinata all'autorizzazione della Commissione europea ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea in materia di aiuti « de minimis ». L'articolo 4 reca l'applicazione delle agevolazioni. Il comma 1 stabilisce che le agevolazioni di cui alla presente legge sono concesse ai sensi e nei limiti del regolamento (UE) n. 1407/2013, della Commissione, del 18 dicembre 2013, e del regolamento (UE) n. 1408/2013, della Commissione, del 18 dicembre 2013 relativi all'applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti « de minimis ». Il comma 2 stabilisce che per accedere alle agevolazioni di cui alla presente legge le imprese di cui all'articolo 3 devono avere la sede operativa e produttiva principale all'interno dei comuni di cui agli articoli 1 e 2 e rispettare i limiti e le procedure previsti dai regolamenti dell'Unione europea di cui al comma 1. L'articolo 5 prevede la riduzione del cuneo fiscale in favore delle imprese. Per i datori di lavoro che investono assumendo giovani di età non superiore ai trenta anni è riconosciuto per un periodo massimo di trentasei mesi l'esonero del versamento del 50 per cento dei complessivi contributi previdenziali con l'esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL).