[pronunce]

10.- In punto di rilevanza il TAR osserva che la determinazione direttoriale dell'ADM del 29 dicembre 2022, impugnata con il terzo ricorso per motivi aggiunti solo da ITM e MIT, sarebbe stata adottata ai sensi dell'art. 39-octies, comma 6, del d.lgs. n. 504 del 1995 «nel testo modificato dalla legge di bilancio 2023», sicché «l'eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale comporta l'invalidità del provvedimento amministrativo che su di essa [è stato] adottato». 11.- Il rimettente, quanto alla non manifesta infondatezza, ribadisce che «la disciplina nazionale nella parte in cui introduce un meccanismo di determinazione dell'onere fiscale minimo che, in quanto agganciato all'accisa ad valorem (art. 39-octies, comma 3, lett. b, d.lgs. n. 504/1995) , comporta [...] un carico fiscale maggiore sui produttori che commercializzano sigarette ad una classe di prezzo più bassa rispetto a quella c.d. di parità». La norma censurata, pertanto, violerebbe gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost. «per il tramite della disciplina interposta degli artt. 7, par. 3 e 4, 14, par. 1 e 15, par. 1, della direttiva 2011/64/UE, prevista al fine di tutelare i principi di libera concorrenza nel mercato interno e quindi di libera determinazione del prezzo di vendita nel settore economico della produzione delle sigarette». 12.- Si sono costituite in giudizio MIT e ITM, ripercorrendo l'iter normativo e giurisprudenziale che avrebbe condotto il legislatore nazionale all'applicazione dell'OFM, prima «con il D.Lgs. n. 188 del 15.12.14», «sino al 31.12.18», «per via legislativa in un ammontare predeterminato», e poi con un «metodo di aggiornamento automatico», in modo tale che «l'importo dell'onere fiscale minimo veniva automaticamente ancorato alla variazione dei prezzi totali di vendita delle sigarette, causato dagli stessi competitors presenti nel mercato di riferimento». Per le due società le ulteriori modifiche di cui alla legge n. 197 del 2022 «non scalfiscono i profili sintomatici in tema di distorsione della concorrenza e del mercato e, anzi, li aggravano», in quanto sarebbe stata «ulteriormente aumentata la soglia percentuale sulla quale tale onere fiscale è calcolato» passata, per l'anno 2023, dal 96,22 al 98,10 per cento della somma di accisa globale e dell'IVA. Ribadiscono che «l'ammontare dell'onere fiscale minimo, in quanto dipendente dal PMP» sarebbe condizionato «dalle scelte strategiche dei grandi produttori di sigarette di fascia alta», per cui «[i] dubbi di costituzionalità sollevati dal Giudice amministrativo sono assolutamente fondati». 13.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che «venga dichiarata inammissibile e comunque infondata la questione sollevata». La difesa erariale precisa che «l'articolo 1, comma 659, della Legge di bilancio 2020, ha modificato, aumentandole, sia l'aliquota di base per il calcolo dell'accisa ordinaria (dal 59,5 % al 59,8 %), sia l'aliquota per il calcolo dell'onere fiscale minimo (dal 95,22 % al 96,22 %)». Osserva, quindi, che l'OFM «è stato rideterminato dal Legislatore in 199,72 euro/chilogrammo, così come previsto dall'art. 39-octies, comma 6, T.U.A., così come modificato dal comma 122 dell'art. 1, lettera a), della legge n. 197/2022 (Legge di bilancio 2023)». L'Avvocatura generale chiarisce che l'OFM «così come attualmente determinato [...] - corrispondente alla percentuale attuale dell'accisa globale e dell'IVA gravanti sul "PMP-sigarette" [...] - si applica a tutti i prezzi di sigarette per i quali la somma dell'accisa [...] e dell'IVA [...] sia inferiore a 199,72 euro/chilogrammo, cioè fino al prezzo di circa 254 euro/chilogrammo», che costituirebbe il "prezzo di parità", con la conseguenza che «tutti i prodotti che ricadono in una fascia di prezzo uguale o inferiore a euro 254,00 sono soggetti al pagamento di tale ammontare minimo complessivo». La difesa statale aggiunge che tale meccanismo di calcolo fa sì che «la fiscalità è ancorata ad un dato di mercato più stabile, definito dalle scelte di tutti i suoi operatori» non subendo le «fluttuazioni a seconda delle variazioni nei modelli di consumo come la classe di prezzo più richiesta» e risulterebbe «meno influenzabile dalle politiche tariffarie praticate dai produttori». Inoltre, sempre ad avviso della difesa erariale, la fissazione di un OFM risponderebbe «pure all'esigenza di tutela della salute pubblica», «al fine di scoraggiare il consumo di prodotti da fumo». La previsione dell'OFM risulterebbe, peraltro, «coerente con gli obiettivi di un onere minimo di tassazione [...] in quanto incide in misura più rilevante sui prezzi molto bassi e in misura più attenuata sui prezzi via via più elevati». 14.- In prossimità dell'udienza ha depositato memoria YM, solo in relazione al primo giudizio, ribadendo che il meccanismo di calcolo dell'OFM neutralizza «i vantaggi competitivi che ottengono i produttori che riescono, grazie alle loro capacità imprenditoriali, a vendere prodotti a prezzi più bassi, intercettando così la domanda di quei consumatori interessati a prodotti con prezzi più contenuti rispetto ad altri», con la «creazione di un regime simile ad un oligopolio» e l'introduzione di «una vera e propria discriminazione concorrenziale a carico dei tabacchi lavorati più economici». Ne seguirebbe, dunque, anche una «lesione del diritto alla libertà di iniziativa economica privata» di cui all'art. 41 Cost. 14.1.- YM, dopo aver richiamato la normativa nazionale ed europea sui «requisiti qualitativi» delle sigarette, «imposti dal d.lgs. 6/2016, concernente il recepimento della direttiva 2014/40/UE», osserva che quelle da essa prodotte «hanno un contenuto in nicotina, catrame e monossido di carbonio inferiore rispetto ad altre sigarette vendute ad un prezzo superiore al c.d. prezzo di parità», in presenza, peraltro, di «specifici controlli, preventivi e successivi, da parte dell'ADM». La conseguenza sarebbe che «[r]ispetto alle sigarette di "bassa fascia" non si pongono [...] problemi di salute diversi da tutte le restanti sigarette». 14.2.- La società, infine, ha presentato due «istanze di autorimessione». La prima in quanto i provvedimenti impugnati e le norme censurate «violano anche le previsioni di cui all'art. 53 Cost.», con lesione dei «principi di proporzionalità e progressività delle imposte».