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D'accordo con i Presidenti dei due rami del Parlamento, ho poi voluto informare i Presidenti dei Gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione sulle importanti determinazioni che stavamo per assumere e li ho incontrati lo stesso pomeriggio di sabato 24. I dati delle ultime settimane indicano una curva epidemiologica in rapida crescita, con diffusione del virus su tutto il territorio nazionale. L'indice RT ha raggiunto la soglia critica di 1,5 e il numero di nuovi positivi al virus è cresciuto in maniera preoccupante. Risulta ormai difficoltoso per gli operatori tracciare in modo completo le catene di trasmissione. Lo stesso, peraltro, sta avvenendo in molti altri Paesi europei, in particolare in Germania e Francia, come ammesso pubblicamente rispettivamente dalla cancelliera Merkel e dal presidente Macron. Questo quadro epidemiologico sta determinando una pressione particolarmente severa sul nostro servizio sanitario. Negli ultimi giorni si è infatti osservato un incremento significativo del numero di persone ricoverate e conseguentemente sono aumentati i tassi di occupazione delle degenze in area medica e in terapia intensiva. Da tutto ciò deriva la necessità di adottare misure che consentano di raffreddare e mitigare il più possibile la curva di crescita del contagio, al fine di alleviare il carico già molto pesante che grava sul sistema sanitario. Riassumo di seguito le ragioni e anche i criteri che hanno ispirato queste ultime scelte. Innanzitutto, mi preme sottolineare che le misure adottate si pongono in linea di continuità sul piano sia del merito, che del metodo, con le decisioni sin qui assunte dal Governo, tutte sempre ispirate ai principi di massima precauzione, adeguatezza e proporzionalità e mai tendenti a sottovalutare la severità e l'imprevedibilità della pandemia. Non abbiamo mai affermato di essere fuori dal pericolo e da una costante condizione di necessaria allerta. In questi mesi abbiamo agito di conseguenza, impegnandoci costantemente nell'attuazione di una pluralità di misure atte a realizzare un adeguato apparato di prevenzione del contagio e di rafforzamento del servizio sanitario. Notevole è stato lo sforzo sin qui compiuto in termini sia finanziari che organizzativi per potenziare l'organizzazione del servizio sanitario. Tali interventi appaiono tanto più rilevanti se si ha la bontà di considerare che negli ultimi anni il reiterarsi delle diverse misure di contenimento della spesa aveva determinato una significativa riduzione anche del personale del Servizio sanitario nazionale. Nella prospettiva di consolidare e stabilizzare l'apparato preventivo costruito e nella consapevolezza di non aver superato la fase del rischio pandemico si iscrive la scelta di prorogare lo stato di emergenza nazionale che - lo ricorderete - è stata annunciata e poi deliberata una prima volta a luglio scorso, pur in presenza di un quadro pandemico fortemente attenuato, e successivamente a ottobre, quando invece già si palesava una nuova recrudescenza del contagio. Ricordo che tale decisione, da parte di alcuni (anche tra i presenti in quest'Aula) fortemente criticata, ha in realtà consentito di mantenere in vigore quel quadro giuridico che costituisce il presupposto per l'intera nostra disciplina dell'emergenza, nonché per la continuità operativa del sistema di allerta, prevenzione e contrasto del virus. Le misure si collocano pertanto in un continuum di interventi progressivamente più restrittivi e rigorosi, adeguati all'evoluzione dell'epidemia che si muove con crescente e preoccupante rapidità. Con le misure adottate da ultimo lo scorso 24 ottobre abbiamo compiuto il passo più deciso; abbiamo scelto di intervenire su attività, ambiti e situazioni suscettibili di favorire direttamente o anche indirettamente fenomeni aggregativi e afflussi eccessivi di persone, spesso concentrati in determinati orari della giornata. Le misure introdotte si fondano sulle indicazioni e le raccomandazioni elaborate dai nostri esperti e scienziati e fanno riferimento anche a protocolli internazionali formulati per il contrasto alla pandemia. Vorrei sottolineare in particolare che l'Istituto superiore di sanità, insieme e d'intesa con il Ministero della salute, la Conferenza delle Regioni e vari organismi di ricerca anche universitari, hanno pubblicato, ed è quindi accessibile a tutti, il documento che vi invito a considerare intitolato «Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione autunno-invernale». In questo documento sono rappresentate, in relazione all'evoluzione di scenari epidemiologici, le specifiche e diverse modulazioni delle misure da adottare. Allo stato l'epidemia è in rapido peggioramento e risulta compatibile a livello nazionale con lo scenario di tipo 3, che è descritto nello studio, con rapidità di progressione maggiore in alcune Regioni italiane. In particolare, per lo scenario di tipo 3, lo studio menzionato prevede tra le misure da adottare proprio quelle alle quali il Governo si è attenuto. Non abbiamo quindi agito secondo criteri arbitrari, né operando una impropria gerarchia di valori tra differenti attività con il risultato di apprezzarne alcune a scapito di altre, ma ci siamo attenuti a evidenze scientifiche che ci hanno consentito di compiere solide valutazioni prognostiche. Non solo, una volta poi elaborato il quadro più dettagliato delle nuove misure da inserire nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nel primo pomeriggio dello stesso sabato 24 ottobre il Governo, nella persona del Ministro della salute, ha inviato la bozza al Comitato tecnico-scientifico (CTS), sollecitando un parere degli esperti anche sul merito delle specifiche misure. Con verbale n. 121, reso qualche ora più tardi dello stesso giorno, il CTS - leggo letteralmente - «dopo ampia analisi condivide i provvedimenti previsti dal testo». Ha poi aggiunto qualche limitata osservazione che peraltro il Governo ha sostanzialmente recepito. Voi sapete che il regime di pubblicità degli atti del CTS prevede la pubblicazione, quindi l'accessibilità a tutti, dopo quarantacinque giorni; il verbale n. 121 sarà pertanto accessibile integralmente tra un po' di giorni. Peraltro, la ratio che ha ispirato le misure è coerente con il modello adottato per la fase di ripresa delle attività. C'è quindi una coerenza nella strategia del Governo per affrontare e gestire la pandemia. Infatti il nostro modello, che ha portato alla creazione di quattro classi di rischio - basso, medio-basso, medio-alto e alto - è basato su tre parametri: esposizione, prossimità e aggregazione. Come è noto, la riapertura progressiva delle attività ha interessato prima alcune classi di attività lavorative, poi quelle commerciali e, infine, quelle che potremmo definire ludico-ricreative. Per questo, nel momento in cui siamo costretti a progressive restrizioni, quindi adesso, dobbiamo inevitabilmente adottare i medesimi criteri, procedendo però a ritroso, a partire da quelle attività che presuppongono e determinano propensione alle relazioni sociali anche, se non soprattutto, tra persone sconosciute. In particolare l'intervento si è decisamente indirizzato con maggiore severità a tre settori: ristorazione serale, teatri, cinema e sale concerto, palestre e piscine, le cui attività sono state sospese. Sono, inoltre, sospese tutte le competizioni sportive, ad eccezione di quelle professionistiche a livello nazionale, senza, però, più la presenza del pubblico. Per ciò che concerne l'attività sportiva di base, rimane consentita solo quella non da contatto e comunque al di fuori di palestre e piscine.