[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 10-quater del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), promossi dal Tribunale ordinario di Lecce con ordinanza del 24 aprile 2015 e dal Tribunale ordinario di Palermo con ordinanza del 21 settembre 2015, iscritte rispettivamente ai nn. 167 e 332 del registro ordinanze 2015 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, prima serie speciale, dell'anno 2015 e n. 1, prima serie speciale, dell'anno 2016. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 20 aprile 2016 il Giudice relatore Giuseppe Frigo. Ritenuto che, con ordinanza del 24 aprile 2015 (r.o. n. 167 del 2015), il Tribunale ordinario di Lecce, in composizione monocratica, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 10-quater del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nella parte in cui, con riferimento ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, punisce l'omesso versamento delle somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell'art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 (Norme di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e dell'imposta sul valore aggiunto, nonché di modernizzazione del sistema di gestione delle dichiarazioni), crediti non spettanti o inesistenti, per un ammontare superiore ad euro 50.000 per ciascun periodo d'imposta, anziché ad euro 103.291,38; che il giudice a quo riferisce di essere chiamato a giudicare, con rito abbreviato, una persona imputata del reato previsto dalla norma censurata, per aver omesso di versare - utilizzando in compensazione, ai sensi del citato art. 17 del d.lgs. n. 241 del 1997, «crediti non spettanti e/o inesistenti» - la somma complessiva di euro 60.179,34, in relazione all'anno d'imposta 2008 (fatto commesso il 30 settembre 2009), e la somma complessiva di euro 66.288,61, in relazione all'anno d'imposta 2009 (fatto commesso il 30 settembre 2010); che la questione sarebbe, dunque, rilevante, in quanto il suo accoglimento comporterebbe il proscioglimento dell'imputato, altrimenti assoggettabile a pena, risultando superata la soglia di rilevanza penale pari a 50.000 euro per ciascun periodo di imposta, prevista dall'art. 10-bis del d.lgs. n. 74 del 2000 e richiamata dal successivo art. 10-quater; che quanto, poi, alla non manifesta infondatezza, il rimettente osserva come, con la sentenza n. 80 del 2014, la Corte costituzionale abbia dichiarato costituzionalmente illegittimo, in riferimento all'art. 3 Cost., l'art. 10-ter del d.lgs. n. 74 del 2000 nella parte in cui, con riferimento ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, puniva l'omesso versamento dell'imposta sul valore aggiunto (IVA), dovuta in base alla relativa dichiarazione annuale, per importi non superiori, per ciascun periodo di imposta, ad euro 103.291,38; che la Corte ha ritenuto, in specie, lesiva del principio di eguaglianza la previsione, per il delitto di omesso versamento dell'IVA, di una soglia di punibilità (euro 50.000) inferiore a quelle stabilite per la dichiarazione infedele e l'omessa dichiarazione dagli artt. 4 e 5 del medesimo decreto legislativo (rispettivamente, euro 103.291,38 ed euro 77.468,53), prima della loro modifica in diminuzione ad opera dal decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148; modifica operante, per espressa previsione normativa, in rapporto ai soli fatti commessi dopo il 17 settembre 2011: in questo modo, infatti, veniva riservato un trattamento deteriore a comportamenti di evasione tributaria meno insidiosi e lesivi degli interessi del fisco, attenendo l'omesso versamento a somme di cui lo stesso contribuente si era riconosciuto debitore nella dichiarazione annuale dell'IVA; che, ad avviso del giudice a quo, tali considerazioni sarebbero estensibili anche al delitto di indebita compensazione, previsto dall'art. 10-quater del d.lgs. n. 74 del 2000, affine a quello di omesso versamento dell'IVA sul piano tanto formale che sostanziale; che con riguardo, infatti, alla «struttura formale della fattispecie», l'art. 10-quater, al pari dell'art. 10-ter, non indica in modo diretto la misura della pena né la soglia di punibilità del reato, ma rinvia, per la loro determinazione, alla disposizione di cui all'art. 10-bis; che sul piano sostanziale, d'altro canto, entrambe le figure criminose - congiuntamente introdotte dal decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 - rispondono alla medesima ratio di rafforzamento della tutela penale della fase di riscossione dei tributi; che, d'altra parte, se pure è vero che la condotta incriminata dall'art. 10-quater del d.lgs. n. 74 del 2000 postula la redazione di un modello F24 ideologicamente falso (in quanto rappresentativo di crediti non spettanti o inesistenti) e, dunque, un "tradimento" dell'affidamento riposto dallo Stato nella correttezza dell'«autoliquidazione» del tributo effettuata dal contribuente, la predetta condotta risulta trattata, tuttavia - quanto alla soglia di punibilità - in modo ingiustificatamente più rigoroso di quelle, di uguale gravità, integrative dei delitti di dichiarazione di infedele e di omessa dichiarazione; che si riscontrerebbe, quindi, in conclusione, in rapporto ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, una violazione dell'art. 3 Cost., sia con riferimento alle soglie di punibilità previste dai citati artt. 4 e 5 per i delitti di infedele e di omessa dichiarazione, sia con riferimento a quella prevista dall'art. 10-ter per l'omesso versamento dell'IVA, a seguito della sentenza n. 80 del 2014;