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Sono una parte di cui dobbiamo farci carico, ma c'è anche il resto che sta spesso in silenzio e che ha tanto bisogno della nostra attività, a maggior ragione proprio nel momento in cui il mondo, che ci piace definire sempre più globale, ci chiede davvero di farci carico di una serie di processi di cura e di integrazione, che nel caso specifico di oggi riguardano soprattutto la fascia più debole della popolazione e che dobbiamo preoccuparci di tutelare di più. La Convenzione dell'Aja è del 1961, quindi in parte è anche obsoleta, e in questo momento con il disegno di legge in esame stiamo cercando di integrarla nel nostro ordinamento. Essa sicuramente ci pone degli aspetti critici, ad iniziare dall'istituto della kafala . Dobbiamo esaminare come sia possibile integrarlo, riflettendo anche sul tema generale delle adozioni, dell'affidamento, della genitorialità e della cura dei minori. Noi vediamo che la nostra società è sempre meno cristallizzata nella realtà di famiglie mononucleari con figli e si apre sempre più a una famiglia allargata, in cui si susseguono vari matrimoni, in cui fratelli che hanno diverso padre o diversa madre convivono e hanno diritto di convivere e di essere integrati. La nostra è una società che accoglie; il nostro è un Paese vocato all'accoglienza, è un Paese in cui le adozioni anche internazionali hanno una loro storia e un loro profondo radicamento. Chiaramente, soprattutto alla luce del tema delle adozioni internazionali, questo ci impone un confronto. Nel caso della kafala si tratta veramente dell'integrazione di due culture e di due approcci diversi, perché da un lato abbiamo la matrice europea con cui vediamo la genitorialità e dall'altro abbiamo quella islamica. Nella kafala , infatti, il kafil , che è il soggetto cui viene affidato il minore per la protezione e la cura (che significa la crescita, l'istruzione, l'ottenimento del successo di questo minore una volta cresciuto) chiede però di non recidere mai il legame parentale, il vincolo di sangue, e questo ci impone una riflessione che è reale: la kafala ce la impone, perché oggi è necessario integrarci con un sistema diverso. Si tratta, però, di una riflessione che dobbiamo fare anche rispetto alle adozioni internazionali con altri Paesi. Il genitore adottivo si deve cioè domandare quale tipo di relazione questo minore che farà crescere deve intrattenere con la sua cultura d'origine. È chiaro che può fare effetto - e vedo che al senatore Giovanardi fa molto effetto - il fatto che il mondo islamico si preoccupi principalmente del mantenimento di quei legami culturali che con questo istituto si impone al minore di mantenere. Ricordiamo che nel mondo islamico non è assolutamente prevista l'adozione così come la vediamo noi: il rapporto genitoriale è esclusivamente biologico (e questo dovrebbe piacere anche a certe parti politiche), quindi, di fatto, la potestà genitoriale non la si può trasferire. L'articolo 44 della legge sull'adozione che disciplina l'adozione in casi particolari, potrebbe anche essere lo strumento per integrare la kafala nel nostro ordinamento, ma è anche vero che l'incrociarsi di sentenze ci richiama oggi a un lavoro molto attento, perché, come è stato ricordato dalla relatrice, la situazione è delicata e impone soprattutto una verifica caso per caso. Noi parliamo di minori, di situazioni specifiche, quindi dobbiamo stare molto attenti a creare un quadro normativo che permetta però anche una valutazione caso per caso e il rispetto, secondo lo spirito e la natura della convenzione stessa, della normativa e della cultura del Paese d'origine. Giudichiamo quindi positivamente lo stralcio di alcune norme, solo a patto che questo Senato, con l'aiuto del Governo, si impegni seriamente ad esaminarle in tempi brevi all'interno delle Commissioni di merito, che hanno lavorato con attenzione, avvalendosi anche del contributo di auditi e che potranno avvalersi di tutte le competenze, dato che questo è un interesse veramente trasversale. Esse potranno sciogliere i nodi evidenziati e portare molto rapidamente in Aula questo tema, per arrivare ad una definizione completa della ratifica e all'accoglimento dell'intera Convenzione nel nostro sistema. Condividiamo anche la preoccupazione di evitare una sanzione. Come abbiamo ricordato più volte in quest'Aula, è in arrivo la legge di delegazione europea. È vero che il sottosegretario Gozi ci dice che il numero delle sanzioni si è ridotto, ma è anche vero che comunque tale numero è percentualmente doppio rispetto alle procedure che potrebbero essere aperte rispetto ad altri Paesi. È chiaro quindi che dobbiamo accelerare la nostra attività ed essere più attenti. Essendo il nostro Paese votato all'accoglienza, come ho detto, sarebbe particolarmente vergognoso che ci facessimo punire per negligenza in questo ambito, ma sarebbe altrettanto vergognoso che non fossimo in grado di dare certezza alle famiglie e soprattutto ai minori. E qui vorrei concludere sottolineando un altro aspetto che, in realtà, è forse quello che dovrebbe guidarci, una sorta di GPS nel nostro lavoro: in tutte le sentenze, in tutte le audizioni e nella discussione che abbiamo svolto si parla della tutela degli interessi dei minori. Sembra una formula tecnica, invece è una formula che ci ricorda un punto di grandissima umanità, che è la cura dei bambini. Anche il provvedimento successivo si inquadra in questo tema e vorrei che ci fermassimo a riflettere su quanto, al di là di provvedere tecnicamente a testi di legge corretti, stiamo veramente investendo sulla cura dei piccoli e degli adolescenti, soprattutto in una situazione di crisi economica in cui i primi a soffrire sono proprio i più piccoli, che sono meno tutelati e meno visibili e che hanno sicuramente meno forza nel farsi intendere. Chiederei allora a questo Senato un impegno, intanto di destinare maggiori risorse a tutto il sistema di pubblico sostegno, perché dobbiamo ricordarci che quando parliamo di tribunale dei minori stiamo parlando anche di un sistema esterno, che è quello dei servizi sociali, un sistema fondamentale per applicarsi caso per caso. Vorrei far presente a chi mai distrattamente non dovesse essersene reso conto che in realtà le risorse destinate a tutti i servizi sociali sono state profondamente tagliate, per cui oggi i bambini sono numeri di fascicoli che passano di mano in mano. Chiedo quindi una maggiore attenzione ed un maggiore investimento, anche sulle condizioni di povertà delle famiglie, che a volte devono dare il loro bambino in tutela ad altri perché manca il lavoro. Chiedo altresì maggiori attenzioni a livello di rapporti internazionali per quanto riguarda le garanzie su un mondo, quello delle adozioni internazionali, che è difficile, perché convivono situazioni di grande generosità ed umanità con un vero e proprio traffico di bambini. Credo che su questo non possiamo chiudere gli occhi perché è una realtà lontana. Come Comitato per le questioni degli italiani all'estero ci siamo interessati del tema ed abbiamo la fortuna di avere una rete di italiani nel mondo che dobbiamo utilizzare per essere più attenti anche su questi aspetti. (Applausi dei senatori Bencini, Maurizio Romani e Zin) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Compagna. Ne ha facoltà. COMPAGNA (AP (NCD-UDC)) . Signor Presidente, colleghi senatori, vorrei anzitutto rendere onore al lavoro delle relatrici, che ci hanno esposto la complessità del provvedimento in esame.