[pronunce]

innoverebbe il precedente regime fiscale perché la tassazione del patrimonio del de cuius non sarebbe più posta a carico del chiamato all'eredità, ma a carico di ciascun «beneficiario attivo dell'eredità», a séguito dell'accettazione dell'eredità, con la conseguenza che la capacità contributiva dovrebbe essere specificamente riferita a chi effettivamente si arricchisca dei beni ereditari; che su tali premesse interpretative, il giudice a quo afferma che le norme censurate – modificate dall'art. 69, comma 1, lettera c), della legge n. 342 del 2000, ma applicabili ratione temporis alla fattispecie nel loro testo originario – sono in contrasto con i princípi di eguaglianza (art. 3 Cost.) e di capacità contributiva (art. 53 Cost.), perché, senza alcuna «motivazione logica convincente», prevedono, a causa della progressività delle aliquote, un carico fiscale differente, a seconda che dei beni ereditari beneficino «uno o più soggetti», pur in presenza di un identico valore dei beni ricevuti mortis causa; che, nel giudizio di legittimità costituzionale, si sono costituiti i contribuenti Niccolò Branca, Ilaria Branca e Gloria Cavaciocchi, chiedendo la declaratoria di illegittimità costituzionale delle norme denunciate dal giudice rimettente; che le parti private precisano di essere, rispettivamente, figlio, figlia e coniuge del de cuius; di avere accettato con beneficio d'inventario l'eredità, a séguito di successione apertasi il 30 novembre 1999; di avere impugnato gli avvisi di liquidazione dell'imposta di successione, relativi sia alla prima denuncia di successione per lire 40.059.672.000, sia alla denuncia integrativa di successione per lire 9.260.490.093; di aver specificamente contestato, nei giudizi principali, la debenza dell'imposta sul valore globale della successione; che le stesse parti private – dopo aver illustrato i precedenti e le successive modificazioni dell'imposta sul valore netto globale dell'asse ereditario – deducono il contrasto della norma censurata con il principio della capacità contributiva dell'erede e ripropongono, nella sostanza, le osservazioni già svolte dal contribuente nella memoria di costituzione nell'altro giudizio di legittimità costituzionale sia sul punto della non pertinenza delle sentenze della Corte costituzionale n. 147 del 1975 e n. 68 del 1985 per la risoluzione della questione; sia sul punto dell'accento, che il d.lgs. n. 346 del 1990 avrebbe posto, sul nesso tra l'unitaria imposizione successoria e la capacità contributiva del singolo erede o legatario; sia sul punto dell'asserita incongruenza tra il presupposto e la base imponibile del tributo successorio (entrambi afferenti all'arricchimento effettivo ed alla capacità contributiva dell'erede o legatario), rispetto alla tassazione del valore globale dell'asse ereditario (afferente, invece, alla capacità contributiva solo del defunto); sia, infine, sul punto delle inique ed irragionevoli sperequazioni che comporterebbe l'applicazione di aliquote progressive nel tributo, di carattere reale, sul valore netto globale dell'asse ereditario. che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, adducendo la manifesta inammissibilità o, in subordine, la manifesta infondatezza della questione; che, quanto all'inammissibilità, la difesa erariale eccepisce il difetto di motivazione sulla rilevanza, perché, non essendo stati riportati nell'ordinanza di rimessione né i motivi dei ricorsi dei contribuenti né le argomentazioni difensive dell'Amministrazione finanziaria, non risulterebbe se le parti controvertano sull'aliquota applicabile all'asse ereditario; che, quanto all'infondatezza, l'Avvocatura generale dello Stato osserva: a) che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 68 del 1985 e con le ordinanze n. 170 del 1988, n. 222 del 1989 e n. 179 del 1992, ha chiarito che l'imposta di successione di cui al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 637 (Disciplina dell'imposta sulle successioni e donazioni) è in diretto collegamento con il patrimonio ereditario unitariamente considerato, colpendo l'eredità come tale, indipendentemente dal trasferimento di ricchezza; b) che, contrariamente all'assunto del rimettente, il d.lgs. n. 346 del 1990 – disponendo, all'art. 7, comma 4, che, «fino a quando l'eredità non è stata accettata da tutti i chiamati, l'imposta è determinata considerando come eredi i chiamati che non vi hanno rinunciato» – non innova affatto la previgente disciplina sui soggetti passivi d'imposta, mantenendo all'imposta sulle successioni la configurazione di imposta progressiva sul complesso del patrimonio ereditario, senza trasformarla in imposta sulla trasmissione di tale patrimonio ai singoli eredi; c) che rientra nella insindacabile discrezionalità del legislatore individuare il presupposto oggettivo di imposta, con il solo limite (nella specie non superato) che non vengano colpiti elementi del tutto inidonei a manifestare ricchezza; d) che l'imposta sull'asse ereditario, là dove assoggetta le singole quote ereditarie (pur se di pari valore) ad aliquote di imposta diverse a seconda dell'entità globale dell'asse, prevede un trattamento differenziato per situazioni tra loro diverse e, quindi, non víola il principio di eguaglianza; e) che la legge prevede specifiche disposizioni antielusive della censurata disciplina dell'imposta di successione, proprio al fine di prevenire artificiose riduzioni dell'asse ereditario e di garantire che ogni patrimonio caduto in successione sconti l'aliquota pertinente alla sua effettiva consistenza. Considerato che le ordinanze di rimessione, entrambe emesse dalla Commissione tributaria provinciale di Milano, sollevano questioni in gran parte analoghe e comunque connesse e che, pertanto, deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che la questione sollevata con l'ordinanza registrata al n. 700 del 2004 è manifestamente inammissibile, mentre quella sollevata con l'ordinanza registrata al n. 16 del 2005 è in parte manifestamente inammissibile ed in parte manifestamente infondata; che, con la prima ordinanza, la Commissione tributaria provinciale di Milano dubita della legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 2, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni) – nel testo anteriore alle modifiche apportate dall'art. 69, comma 1, lettera c), della legge 21 novembre 2000, n. 342 (Misure in materia fiscale) – nella parte in cui prevede per gli eredi o legatari cosiddetti “indiretti”, cioè non legati da rapporto di coniugio o di parentela in linea retta con il defunto, il cumulo dell'imposta sull'asse globale con l'imposta dovuta sulle singole quote trasferite ai successori mortis causa;