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Modificazioni alla legge 6 ottobre 2017, n. 158, in materia di sostegno e valorizzazione dei piccoli comuni e di riqualificazione e recupero dei centri storici dei medesimi comuni. Onorevoli Senatori . – La legge 6 ottobre 2017, n. 158, recante misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni, all'articolo 1 individuava finalità e scopi, nello specifico prevedendo che, in ossequio agli articoli 3, 44, secondo comma, 117 e 119, quinto comma, della Costituzione, nonché in coerenza con gli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale di cui all'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea, e nel rispetto delle pari opportunità per le zone con svantaggi strutturali e permanenti di cui all'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che promuove e favorisce il sostenibile sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale dei piccoli comuni, si debba promuovere l'equilibrio demografico del Paese, favorendo la residenza in tali comuni, tutelando e valorizzando al contempo il loro patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico. È bene rilevare, anzitutto, che per effetto di tale disposizione i soggetti legittimati alla richiesta di fondi sono i comuni con popolazione residente fino a 5.000 abitanti nonché i comuni istituiti a seguito di fusione tra comuni aventi ciascuno popolazione fino a 5.000 abitanti, purché rientrino in una delle seguenti tipologie: a) comuni collocati in aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico; b) comuni caratterizzati da marcata arretratezza economica; c) comuni nei quali si è verificato un significativo decremento della popolazione residente rispetto al censimento generale della popolazione effettuato nel 1981; d) comuni caratterizzati da condizioni di disagio insediativo, sulla base di specifici parametri definiti in base all'indice di vecchiaia, alla percentuale di occupati rispetto alla popolazione residente e all'indice di ruralità; e) comuni caratterizzati da inadeguatezza dei servizi sociali essenziali; f) comuni ubicati in aree contrassegnate da difficoltà di comunicazione e dalla lontananza dai grandi centri urbani; g) comuni la cui popolazione residente presenta una densità non superiore ad 80 abitanti per chilometro quadrato; h) comuni comprendenti frazioni con le caratteristiche di cui alle lettere a) , b) , c) , d) , f) o g) : in tal caso, i finanziamenti disposti ai sensi dell'articolo 3 sono destinati a interventi da realizzare esclusivamente nel territorio delle medesime frazioni; i) comuni appartenenti alle unioni di comuni montani di cui all'articolo 14, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, o comuni che comunque esercitano obbligatoriamente in forma associata, ai sensi del predetto comma 28, le funzioni fondamentali ivi richiamate; l) comuni con territorio compreso totalmente o parzialmente nel perimetro di un parco nazionale, di un parco regionale o di un'area protetta; m) comuni istituiti a seguito di fusione; n) comuni rientranti nelle aree periferiche e ultraperiferiche, come individuate nella strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese, di cui all'articolo 1, comma 13, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. Secondo dati Ancitel, sito telematico dell'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), su poco meno di 8.000 comuni, quelli con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti sono ben 5.564 (pari a quasi il 70 per cento del totale) e i fondi destinati agli scopi indicati in precedenza sono, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, di 10 milioni di euro per l'anno 2017 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023. Una somma piuttosto esigua per una platea così vasta di potenziali richiedenti, tanto che si rischierebbe di polverizzare o peggio, paralizzare, ogni forma di salvaguardia e tutela che pure la legge intenderebbe garantire in particolare per gli enti locali più piccoli, maggiormente bisognosi di finanziamenti. Non si dimentichi – in secondo luogo – che, come indicato dalle finalità di cui al comma 1 dell'articolo 1, la legge n.158 del 2017 intendeva permettere alle istituzioni locali di valorizzare il proprio patrimonio storico-culturale. Tuttavia, a tale scopo, l'unica previsione che si evince dal testo di legge in esame è contenuta all'articolo 5 che si configura, in buona sostanza, più come mera dichiarazione di intenti che non come dettato normativo vero e proprio, non costituendo, né prevedendo, alcuno strumento specifico ulteriore da fornire alla pubblica amministrazione per intervenire in quei casi in cui beni storici di rilevante impatto culturale, ancorché in mano ai privati, sono soggetti a decadimento e quindi destinati, nella migliore delle ipotesi, a successiva demolizione sempreché, nelle more di un provvedimento di abbattimento, il crollo parziale di un edificio non coinvolga persone o cose danneggiandole talvolta in maniera seria e irreparabile. Alla luce di tali preliminari rilievi è di tutta evidenza che l'allocazione dei fondi, se commisurata al numero di potenziali comuni richiedenti, è del tutto inadeguata e che nulla si dispone, nel concreto, per permettere alle istituzioni di intervenire nelle occasioni, che si susseguono con frequenza, in cui il patrimonio culturale, anche privato, è soggetto a incuria e versa in stato di disfacimento fino a dover essere demolito. Pertanto, ciò premesso e considerato, il presente disegno di legge si propone in particolare, con riferimento al comma 1, lettera a) , di ottenere una migliore capacità dell'operatività della legge attraverso la riduzione del numero dei comuni legittimati alla ricezione dei fondi. In ossequio ai princìpi di economicità ed efficacia dell'operato della pubblica amministrazione, e viste le disposizioni di cui all'articolo 16 della legge n.158 del 2017 sull'invarianza finanziaria, appare opportuno, infatti, ridurre la platea dei comuni legittimati favorendo, in luogo di quelli con fino a 5.000 abitanti residenti (che corrispondono a quasi il 70 per cento degli enti locali italiani) i comuni con non più di 3.000 abitanti residenti. Con riferimento alla lettera b) di acquisire da parte della pubblica amministrazione beni di interesse storico-culturale, anche privati, in caso di stato di deperimento degli stessi e inerzia della proprietà, con conseguente facoltà di cambio destinazione d'uso in accordo agli obiettivi della stessa legge n. 158 del 2017.