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risulta agli interroganti che l'analisi dello statuto abbia mostrato chiaramente che la gestione e il patrimonio di Cassa Prestanza sono del tutto separati da quelli del Comune di Bari e che la gestione "particolare" della Cassa avrebbe generato, nel tempo, forti perdite di liquidità, anche in ragione di alcune singolari decisioni quali, a titolo di esempio, quella di liquidare i dirigenti non con il metodo contributivo ma applicando il sistema retributivo, o, come sembrerebbe, quella di procedere a liquidazioni di potenziali iscritti in realtà non dipendenti del Comune; non risulta determinata l'esatta qualificazione giuridica e/o contabile dei contributi posti a carico del bilancio comunale a favore della Cassa Prestanza dei dipendenti del Comune, non rinvenendo nello Statuto della Cassa Prestanza alcun riferimento all'obbligatorietà degli stessi; al fine di evitare un potenziale danno erariale, il Movimento 5 Stelle ha interpellato la Corte dei conti. Tale decisione ha generato un ampio dibattito politico, che ha comportato successivamente, da parte dell'amministrazione comunale, l'interruzione dei prelievi dei contributi mensili e il congelamento dei fondi disponibili; ad oggi la Cassa Prestanza ha smesso di liquidare le buonuscite, generando una situazione di forte crisi e di incertezza economica nei confronti dei dipendenti comunali, che per anni hanno versato regolarmente contributi all'interno della stessa Cassa, certi di affidare in buone mani i propri risparmi; per anni il Comune di Bari, in particolare i sindaci che si sono succeduti (presidenti della Cassa), i revisori e il Consiglio di amministrazione hanno tranquillizzato i dipendenti sulla corretta gestione della Cassa Prestanza, ma, ad oggi, risulta che non siano reperibili nemmeno i libri contabili; risulta agli interroganti che l'Amministrazione comunale, nel tempo, non ha mai assunto una posizione chiara, né fornito informazioni esaustive e proposte risolutive e rispettose dei diritti dei circa 1.100 dipendenti del Comune di Bari iscritti alla Cassa; considerato, infine, che secondo quanto riportato nell'articolo pubblicato il 21 marzo 2019 sul quotidiano "la Repubblica", edizione di Bari, titolato "Cassa Prestanza - Il danno erariale c'è stato ma senza dolo", il procuratore regionale della Corte dei conti avrebbe dichiarato che il danno patrimoniale alle casse del Comune di Bari è stato accertato, sebbene manchi l'elemento "psicologico del dolo o della colpa grave dei presunti responsabili", per cui non vi sarebbero i presupposti per l'azione di responsabilità, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto; quali iniziative di propria competenza intenda assumere, al fine di trovare una soluzione alla questione e, al contempo, evitare il danno erariale; se e come ritenga di agire per evidenziare le responsabilità di chi ha causato il danno erariale, eventualmente anche in solido con altri soggetti; quali iniziative di propria competenza intenda adottare al fine di garantire ai dipendenti pubblici iscritti alla Cassa di Prestanza il recupero delle somme versate. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00743 LONARDO Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: in materia di utilizzo in agricoltura dei fanghi di depurazione, la sentenza del TAR Lombardia n. 1782 del 20 luglio 2018, che ha ripreso quanto precedentemente affermato dalla Corte di cassazione (con la sentenza n. 27958 del 6 giugno 2017), ha ribadito, in estrema sintesi, che, in mancanza di valori limite per gli idrocarburi nella disciplina dettata dal decreto legislativo n. 99 del 1992, si applica la disciplina più generale prevista dal codice dell'ambiente (decreto legislativo n. 152 del 2006) e, conseguentemente, i fanghi ad uso agricolo devono rispettare i limiti previsti dalla tabella 1 dell'allegato 5 al titolo V della parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006, ove viene fissato un valore massimo di 50 milligrammi per chilo per gli idrocarburi pesanti e di 10 milligrammi per chilo per quelli leggeri, in termini di sostanza secca; l'articolo 41 del decreto-legge n. 109 del 2018, cosiddetto decreto Genova, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 130 del 2018, ha nuovamente consentito l'utilizzo dei fanghi di depurazione da spargere sui terreni; la problematica principale dei fanghi di depurazione di provenienza industriale è il loro potenziale ecotossico e la difficoltà intrinseca a definirne la tossicità lungo termine (basti pensare ai Pfas nella provincia di Vicenza); inoltre, la loro presenza non esclude la contaminazione di altri inquinanti dichiaratamente cancerogeni e mutageni con un'elevata persistenza ambientale, quali metalli pesanti, diossina e IPA; la tossicità dei suddetti inquinanti si aggrava quando vengono metabolizzati e bioaccumulati negli organismi lungo la piramide alimentare al cui vertice si trova inevitabilmente l'uomo, inteso come essere umano; a parere dell'interrogante, le modifiche introdotte con il decreto-legge n. 109 del 2018 costituiscono una violazione del principio di precauzione europeo che, molto semplicemente, in caso di dubbi circa pericoli per l'ambiente e per la salute, impone di scegliere la cautela, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda proporre l'adozione di urgenti disposizioni volte a operare una revisione organica della normativa di settore, superando le situazioni di criticità emerse a seguito delle modifiche operate dal citato articolo 41, in merito alla mancata distinzione tra fanghi industriali e fanghi civili. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01492 IANNONE Ai Ministri per i beni e le attività culturali, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il comune di Sant'Anastasia (Napoli) è costituito da un territorio in gran parte vincolato, come tutta l'area vesuviana; la disciplina delle suddette aree urbanistiche che, quindi, introduce dei divieti per edificare nelle aree particolarmente sensibili, presenterebbe delle limitazioni fin troppo ampie che poco si conciliano con le esigenze reali del territorio; appare, infatti, inverosimile che, a differenza del Comune di Sant'Anastasia, il Comune di Pomigliano d'Arco, situato nelle immediate vicinanze, non sia completamente vincolato; in passato, la situazione avrebbe accentuato il fenomeno dell'abusivismo edilizio all'interno del centro storico e nelle aree di campagna. Molteplici sono, infatti, le costruzioni abusive, per lo più costituite per essere utilizzate come dimore, che gli enti locali non riuscirebbero a gestire in termini di demolizione delle strutture e di ricollocazione degli abitanti, a causa delle carenti risorse economiche a disposizione;