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Ci sono stati emendamenti approvati dalla Commissione, al di là del fatto che i presentatori fossero di maggioranza o di opposizione, ma ci troviamo regolarmente a vedere interventi, nell'ambito del maxiemendamento, anche da parte della Ragioneria generale dello Stato, che annullano in qualche modo il lavoro e la convergenza. Certamente non sono interventi extra legem , ma questa è comunque una riflessione che dobbiamo fare. Il Parlamento è già sottoposto all'esame ripetuto di decreti-legge e alla continua posizione della questione di fiducia sulla loro conversione. Emergenza o non emergenza, si tratta di una deriva che è stata presa da moltissimo tempo. Rivolgendomi anche ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, il problema quindi evidentemente non era tanto quello di ridurre i parlamentari, quanto di ridare centralità e sovranità al Parlamento, rispettandone le prerogative, e impedire che le Camere svolgano appieno la loro attività nella conversione dei decreti-legge e nella votazione della questione di fiducia. Soprattutto, ci assumiamo la responsabilità di questo decreto-legge, degli emendamenti e della sua conversione. Ci assumiamo tutta la responsabilità davanti ai cittadini, nel momento in cui facciamo una serie di proposte e interveniamo, nel bene e nel male, ma come eletti dai cittadini abbiamo a che fare con altri meccanismi, difficilmente spiegabili. Rivolgendomi anche al presidente Calderoli, credo che anche su quest'aspetto, visto che siamo nella fase di revisione dei Regolamenti parlamentari, sarà necessario cominciare ad intervenire, perché anche il Regolamento ci permetterà di ridare centralità al lavoro delle Commissioni e del Parlamento stesso. Altrimenti ci troveremo sempre in una situazione difficile. Intervengo ora su una serie di questioni, che sono davanti a noi: tra poco dovremo affrontare l'esame della legge di bilancio e il recovery plan. Avete ascoltato spesso i miei interventi al riguardo. Certo che abbiamo bisogno di una visione, di una progettualità ampia, di una strategia e di concentrarci sulle priorità: questi sono stati decreti fondamentali per tamponare l'emergenza e oggi siamo tutti alla prova per dare un futuro a questo Paese, ricordando quali sono le sue priorità. Si è parlato molto di dissesto: certo che servono altre risorse, ma anche quelle che ci sono dobbiamo trovare il modo di spenderle; anche lì, però, continuiamo ad avere impuntature, lacci e lacciuoli burocratici che ci impediscono di farlo. Un mio emendamento riguardante i parchi, ad esempio, non era stato presentato per dargli qualche soldino, ma per permettere di fare la manutenzione delle aree interne, che sono spopolate; non per spendere altri soldi, quindi, ma per permettere di utilizzare le risorse che già ci sono. In questo c'è la responsabilità di maggioranza e di opposizione: qui ci dovrebbe essere l'orgoglio di un Parlamento che sa dare le indicazioni e tracciare la strada e credo che anche il Governo avrebbe tutto il vantaggio ad utilizzare tali risorse. Ribadisco che è arrivato il momento di cambiare strada e di fare in modo che, quando si discute, si approvino le norme e ci si assuma la responsabilità di quello che si vota, quello sia. e non ci siano altri interventi, che non comportano le stesse responsabilità nei confronti del Paese e dei cittadini. Voteremo convintamente la fiducia e la conversione del decreto-legge in esame, con l'auspicio che possa essere la coda finale e un anticipo per mettere in campo un progetto molto più ampio, come quello che siamo chiamati a discutere, varare, realizzare e portare in Europa. (Applausi). NANNICINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Presidente, il decreto che ci apprestiamo a convertire contiene misure importanti per il sostegno al reddito e alla ripresa dell'attività economica delle persone e delle imprese più colpite dalla crisi economica e sociale innescata dalla pandemia. È per questo che quello del Partito Democratico è un sì convinto a un provvedimento che cerca di non lasciare nessuno da solo di fronte alla fatica di non restare schiacciato sotto gli effetti drammatici della crisi. Tuttavia, la soddisfazione di chiudere con la conversione di questo decreto-legge non deve farci perdere di vista la prospettiva in cui dobbiamo inserirlo e la sfida enorme che ancora abbiamo di fronte, ossia quella di non lasciare nessuno da solo nella fatica del cambiamento che ci attende. Il decreto-legge in esame, com'è stato ricordato, è l'ultimo di una serie di interventi importanti, tanto sul piano legislativo quanto su quello finanziario, per dare garanzia del reddito ai lavoratori e liquidità alle imprese e investire sui servizi pubblici di fronte all'emergenza Covid, a partire da sanità e scuola. Adesso serve però una nuova fase: dobbiamo chiudere quella emergenziale, fatta di interventi giustamente ispirati a una logica risarcitoria, cioè volti a risarcire le persone e le imprese per i costi della crisi, e aprirne una progettuale, che metta al centro una crescita sostenuta e sostenibile e la giustizia sociale. Proprio partendo da quest'esigenza, voglio ricordare alcune novità di questo decreto-legge, che è vero che si muove ancora in una logica emergenziale e risarcitoria, ma contiene alcuni semi che, se ben interpretati, ci possono aiutare per le sfide che ci attendono. Sul lavoro, rinnoviamo la cassa integrazione d'emergenza per diciotto settimane, nove delle quali senza costi aggiuntivi per le imprese e nove con costi graduati sul calo di attività: per la serie - se interpretiamo bene il messaggio - che non si può stare fermi, stiamo per uscire dalla terapia intensiva del welfare e lo Stato c'è, ma si deve tornare a progettare come creare lavoro. Per aiutare la creazione di lavoro, il decreto-legge introduce nuove forme di decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato, gli stagionali e le aziende che smettono di usare la cassa integrazione: per la serie - di nuovo, se interpretiamo bene il messaggio - che ora è il momento di misure temporanee, che aiutino chi può tornare a creare lavoro in una congiuntura ancora molto difficile, ma in attesa di un intervento strutturale sul costo del lavoro, sul welfare e sulla formazione, che non possiamo rinviare oltre. Nel decreto-legge c'è anche la proroga di due mesi per NASPI e Dis-Coll per i disoccupati e la proroga delle indennità Covid per i soggetti deboli senza altri ammortizzatori sociali, così come c'è un nuovo e importante investimento finanziario sul fondo per le nuove competenze, per mettere al centro dei processi di trasformazione aziendale la formazione e la contrattazione territoriale e aziendale. Per la serie, di nuovo, se interpretiamo bene il messaggio: investiamo su competenza e qualità del lavoro, in attesa di una riforma complessiva e universalistica del welfare , preoccupandoci già adesso di finanziare una formazione che non sia la scusa per dare altri sussidi mascherati, ma un investimento di qualità e certificato sulle nuove competenze che servono ai lavoratori. C'è inoltre un intervento importante, fortemente rafforzato nel passaggio parlamentare su richiesta di molti Gruppi, a favore dei lavoratori fragili, immunodepressi, malati oncologici e categorie a rischio di fronte alla pandemia.