[pronunce]

4.2.- L'atto di intervento sottolinea, peraltro, l'infondatezza della questione, richiamando la sentenza n. 207 del 1974 di questa Corte, che negò l'illegittimità costituzionale dell'art. 162 cod. pen. in rapporto all'art. 3 Cost., rilevando come all'interesse dello Stato a definire i procedimenti aventi ad oggetto contravvenzioni, il cui trattamento sanzionatorio edittale non contempla l'obbligatorio ricorso a pene detentive e che attengono tutte a condotte di contenuta offensività, corrisponda il vantaggio per l'imputato di addivenire automaticamente a godere dell'estinzione del reato commesso, diversamente da quanto avviene con il ricorso ad altri riti speciali. E poiché il contravventore ammesso all'oblazione gode di una serie di effetti favorevoli ulteriori, non sarebbe irragionevole che sia il legislatore ad individuare in modo fisso l'entità della sanzione da versare per la contravvenzione commessa, con l'esclusione di qualunque concreta determinazione della pena da parte del giudice, come della possibilità di valutazione delle connotazioni fattuali della condotta e delle condizioni economiche del reo. Queste ultime, d'altro canto, sono state espunte dall'ambito edittale della pena dopo la modifica apportata agli artt. 24 e 26 cod. pen. dall'art. 101 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale). 4.3.- Vengono ancora smentite le illogicità del sistema che il Tribunale di Cagliari allega a supporto delle proprie argomentazioni, quanto alla diversa incidenza che l'entità della somma richiesta per l'oblazione potrebbe rivestire nei confronti dei concorrenti nella medesima contravvenzione, a seconda delle capacità economiche di costoro, visto che le cause estintive riferiscono l'estinzione al rapporto giuridico base della pretesa punitiva, la quale, pure essendo unico il reato, è invece plurima rispetto ai concorrenti. Il principio di personalità della causa estintiva, di cui all'art. 182 cod. pen. , non può, dunque, portare all'irragionevolezza del meccanismo dell'oblazione per la diversa afflittività dell'accesso ad esso nei confronti dei diversi autori di un medesimo reato. Quanto alla diversa incidenza che l'entità della somma richiesta per l'oblazione potrebbe rivestire nei confronti dei concorrenti nella medesima contravvenzione, a seconda delle capacità economiche di costoro, osserva che il principio di personalità della causa estintiva, di cui all'art. 182 cod. pen. non può portare all'irragionevolezza del meccanismo dell'oblazione per la diversa afflittività dell'accesso ad esso nei confronti dei diversi autori di un medesimo reato. Infine, quanto al paradosso ravvisato dal giudice a quo, secondo cui la somma da versare per oblare una pluralità di contravvenzioni sarebbe inferiore a quella necessaria per estinguere una sola di essa, la difesa statale sostiene che lo stesso sarebbe frutto di un erroneo presupposto interpretativo, in quanto, secondo costante principio giurisprudenziale, nelle ipotesi di concorso formale o di reato continuato, la somma occorrente per addivenire all'oblazione, ai sensi dell'art. 162-bis cod. pen. , si determina senza alcun riferimento all'art. 78 cod. pen.1.- Il Tribunale ordinario di Cagliari, in composizione monocratica, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 162-bis del codice penale, nella parte in cui non prevede in capo al giudice la possibilità di determinare la misura dell'ammenda ai fini dell'oblazione in considerazione delle condizioni economiche dell'imputato e della gravità del fatto contestato. Il rimettente è chiamato a decidere sulla domanda degli imputati di oblazione ai sensi della censurata disposizione, attraverso il pagamento di una somma pari alla metà del massimo della pena pecuniaria prevista per il reato contestato. E poiché, nella specie, tale reato è quello di cui all'art. 712 cod. pen. (Acquisto di cose di sospetta provenienza), gli imputati dovrebbero pagare la somma di euro 5.000,00, in considerazione del fatto che la sanzione pecuniaria massima prevista per quel reato, alternativa a quella della pena dell'arresto, non essendo determinata nel massimo edittale, va quantificata in euro 10.000,00 in base all'art. 26 cod. pen. 1.1.- Ad avviso del giudice a quo, la norma censurata contrasterebbe con l'art. 27, terzo comma, Cost., poiché il trattamento sanzionatorio per casi come quello sottoposto al suo esame, in quanto sproporzionato e irragionevole, confliggerebbe con il principio della funzione rieducativa della pena. La stessa norma contrasterebbe altresì con l'art. 3 Cost., atteso che, in ragione della potenziale irrogazione di una pena sproporzionata rispetto alle rispettive capacità economiche, gli imputati non abbienti non potrebbero ricorrere alla causa estintiva dell'oblazione, o comunque percepirebbero come illegittima la sanzione loro inflitta. 2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto in giudizio per mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, ha eccepito l'inammissibilità delle questioni in relazione alla motivazione della rilevanza, e comunque ne ha chiesto la dichiarazione di non fondatezza. 3.- Le questioni sono inammissibili per distinte e concorrenti ragioni. 3.1.- È, in primo luogo, fondata l'eccezione formulata dalla difesa statale per omessa descrizione della fattispecie concreta e conseguente carenza di motivazione sulla rilevanza. L'ordinanza di rimessione difetta, infatti, non solo della descrizione del fatto contestato - essendosi il giudice a quo limitato a riferire che gli imputati devono rispondere del reato di cui all'art. 712 cod. pen. , del quale si afferma comunque la modesta offensività - ma anche di ogni indicazione circa la sussistenza delle altre condizioni cui l'art. 162-bis cod. pen. subordina l'ammissibilità dell'oblazione nel caso di reati contravvenzionali puniti alternativamente con la pena detentiva o con quella pecuniaria. L'art. 162-bis cod. pen. , invero, dispone, al primo comma, che «il contravventore può essere ammesso a pagare, prima dell'apertura del dibattimento, ovvero prima del decreto di condanna, una somma corrispondente alla metà del massimo dell'ammenda stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le spese del procedimento»; al terzo comma, che «[l']oblazione non è ammessa quando ricorrono i casi previsti dal terzo capoverso dell'articolo 99, dall'articolo 104 o dall'articolo 105, né quando permangono conseguenze dannose o pericolose del reato eliminabili da parte del contravventore»; e, al quarto comma, che «[i]n ogni altro caso il giudice può respingere con ordinanza la domanda di oblazione, avuto riguardo alla gravità del fatto». Orbene, al di là della affermazione della modesta offensività del reato contestato, il Tribunale rimettente non ha argomentato sulla sussistenza delle altre condizioni, soggettive e oggettive, alle quali è subordinato l'accoglimento della domanda di oblazione.