[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002 n. 313 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti), promosso con ordinanza del 6 aprile 2005 dal Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Cagliari, iscritta al n. 312 del registro delle ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 25, prima serie speciale, dell'anno 2005. Udito nella camera di consiglio del 5 aprile il Giudice relatore Gaetano Silvestri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza depositata in data 6 aprile 2005 il Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Cagliari ha sollevato d'ufficio questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti), nella parte in cui prevede l'eliminazione delle iscrizioni dal casellario giudiziale al compimento dell'ottantesimo anno di età della persona alla quale si riferiscono, per contrasto con l'art. 3 della Costituzione. Il rimettente è chiamato a decidere sull'istanza di applicazione della pena ex art. 444 del codice di procedura penale, avanzata dalle parti in riferimento all'imputazione di violenza sessuale continuata, consumata e tentata, ai sensi degli artt. 56, 81, secondo comma, 609-bis e 609-ter del codice penale, elevata a carico di un soggetto già ultraottantenne alla data del fatto di reato. Osserva il giudice a quo come, in assenza di notizie riguardanti i precedenti dell'imputato per effetto dell'eliminazione di ogni iscrizione dal casellario giudiziale, le valutazioni previste dall'art. 444, comma 2, cod. proc. pen. , in ordine alla correttezza dell'applicazione e comparazione delle circostanze, alla congruità della pena e alla concedibilità della sospensione condizionale della stessa, avverrebbero sulla base di una situazione di incensuratezza apparente, che potrebbe non corrispondere alla realtà della vita pregressa dell'imputato, risultando in tal modo impossibile l'adeguamento del trattamento sanzionatorio alla personalità del predetto. Risulterebbe evidente, a parere del rimettente, il conflitto tra la ratio delle numerose disposizioni che, a diversi fini, impongono al giudice di valutare i precedenti penali dell'imputato, e la norma impugnata, dalla cui applicazione discende una lacuna di informazioni non rimediabile neppure nei casi, diversi dall'attuale, nei quali il giudice sia dotato di poteri di integrazione istruttoria. Gli accertamenti necessari a ricostruire le vicende personali di un soggetto ultraottantenne imporrebbero, infatti, ricerche complesse da indirizzare verso tutti gli uffici giudiziari del Paese, con esiti incerti e tempi di attesa incompatibili con l'esigenza della rapida definizione dei procedimenti penali. Sottolinea il giudice a quo come dall'applicazione della norma impugnata derivi anche l'impossibilità di procedere all'iscrizione nel casellario delle condanne riportate da soggetti che abbiano superato la soglia d'età indicata, con la conseguenza che rimane priva di riscontro perfino l'eventuale reiterazione di reati ad opera di persona ultraottantenne, senza che sia dato rinvenire, nella legge penale sostanziale, alcuna disposizione di favore per tale categoria di soggetti. 2. - In riferimento alla non manifesta infondatezza della questione, il rimettente assume che la norma censurata sarebbe in contrasto con l'art. 3 Cost. in quanto produrrebbe un'ingiustificata disparità di trattamento tra soggetti ultraottantenni e infraottantenni, laddove, in assenza di particolare significato riconducibile al raggiungimento della predetta soglia d'età, i primi si avvantaggiano dell'eliminazione dal casellario giudiziale delle iscrizioni a loro carico, risultando da tale momento in avanti del tutto immuni da censure. Rileva il rimettente come, in conseguenza della eliminazione delle iscrizioni dal casellario, risultino di fatto inapplicabili, ai soggetti ultraottantenni, gli istituti della recidiva e della dichiarazione di delinquenza abituale, professionale o per tendenza, con conseguenti ricadute sul giudizio di ammissibilità dell'oblazione discrezionale. Allo stesso modo, nei confronti dei predetti soggetti non può trovare applicazione l'istituto della revoca della sospensione condizionale della pena previsto dall'art. 168, comma 3, cod. proc. pen. , nel mentre, in senso opposto, diventa automatica l'ammissione degli stessi al c.d. “patteggiamento allargato”, nonostante il disposto dell'art. 444, comma 1-bis, cod. proc. pen. , espressamente escluda dall'accesso a tale rito coloro i quali siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, o recidivi ai sensi dell'art. 99, quarto comma, cod. pen. Tali significative conseguenze si produrrebbero, a parere del giudice a quo, in assenza di corrispondenti previsioni penali di favore per gli imputati ultraottantenni, che pure il legislatore avrebbe potuto introdurre così come ha stabilito che i soggetti infraventunenni e ultrasettantenni beneficino del più ampio limite di due anni e sei mesi ai fini della sospensione condizionale della pena. Il rimettente evidenzia anche un profilo di irragionevolezza intrinseca della previsione impugnata, la quale non sarebbe più coerente con la ratio ad essa sottesa, considerati i profondi mutamenti intervenuti nella realtà sociale e nell'organizzazione della pubblica amministrazione rispetto all'epoca in cui è stata introdotta nell'ordinamento. A tale proposito si osserva come, in conseguenza dell'innalzamento dell'età media della popolazione, gli ultraottantenni risultino oggi numerosi e sovente ancora attivi nella vita sociale ed economica, di modo che non sarebbe più attuale la presunzione di ridotta pericolosità - connessa alla perdita di efficienza psico-fisica - che giustificava, per il passato, la previsione dell'eliminazione delle iscrizioni dal casellario giudiziale dopo il raggiungimento della predetta soglia di età. Inoltre, con l'introduzione del sistema informatico nell'organizzazione del casellario giudiziale, sarebbero definitivamente cessate le difficoltà di gestione del cospicuo materiale cartaceo, di cui il legislatore aveva disposto a certe condizioni la distruzione, allo scopo precipuo di alleggerire l'attività dell'amministrazione. In punto di rilevanza il giudice a quo ribadisce di non poter svolgere attività di integrazione probatoria per rimediare alla lacuna cognitiva riguardante gli eventuali precedenti penali dell'imputato, attesa la natura del rito scelto dalle parti. Assume, inoltre, il rimettente che, non sussistendo elementi che gli impongano di prosciogliere l'imputato ai sensi dell'art. 129 cod. proc. pen.