[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 495 del codice di procedura civile e dell'art. 2, comma 3-sexies, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, come sostituito dall'art. 1, comma 6, della legge 28 dicembre 2005, n. 263, e successivamente modificato dall'art. 39-quater del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, promosso dal giudice dell'esecuzione del Tribunale di Roma nei giudizi riuniti di opposizione agli atti esecutivi instaurati dalla Assimobil di Assennato Maria Laura &amp; c. s.a.s. contro la Capitalia s.p.a. ed altri, iscritta al n. 21 del registro ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 8, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'11 giugno 2008 il Giudice relatore Francesco Amirante.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. –– Nel corso di un giudizio di opposizione agli atti esecutivi (in cui l'opponente aveva impugnato il provvedimento con il quale era stato dichiarato inammissibile un suo precedente ricorso, volto alla revoca dell'aggiudicazione per avere egli presentato istanza di conversione del pignoramento) il giudice dell'esecuzione del Tribunale di Roma ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 495 del codice di procedura civile e 2, comma 3-sexies, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, come sostituito dall'art. 1, comma 6, della legge 28 dicembre 2005, n. 263, e successivamente modificato dall'art. 39-quater del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51. Tali disposizioni sono censurate nella parte in cui, fissando – a partire dal 1° marzo 2006 – in un momento anteriore all'emissione dell'ordinanza di vendita la preclusione alla presentazione dell'istanza di conversione, non fanno salvo il diritto del debitore a fare affidamento sulla posizione giuridica acquisita nel previgente regime, secondo cui egli avrebbe potuto presentare detta istanza fino al giorno dell'udienza in cui si teneva la vendita. Nel giudizio a quo l'opponente aveva depositato istanza di conversione lo stesso giorno (12 maggio 2006) in cui il notaio delegato aveva redatto il verbale di vendita . Precisa il remittente che il nuovo testo dell'art. 495 cod. proc. civ. consente la conversione del pignoramento soltanto prima che sia disposta la vendita e che il tenore letterale dettato nel regime transitorio – secondo cui «questa disposizione entra in vigore il 1° marzo 2006 e si applica anche alle procedure esecutive pendenti a tale data di entrata in vigore» – non lascia dubbi interpretativi sulla scelta retroattiva operata dal legislatore della riforma, tanto è vero che è fatta salva l'applicazione delle norme precedentemente in vigore solo per la fase relativa alla vendita, laddove già sia stata emanata la relativa ordinanza; è così, infatti, che testualmente ha dichiarato il legislatore «...nel prevedere che, quando è già stata ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l'osservanza delle norme precedentemente in vigore». La chiara espressione «la stessa», contenuta nella citata disposizione, non potrebbe che rivolgersi alla fase della sola vendita, vale a dire allo svolgimento di ognuna delle attività che conducono alla definizione del procedimento di vendita che avviene con l'emissione del decreto di trasferimento, con preclusione dell'applicazione della disciplina previgente ad ogni diversa attività processuale delle procedure pendenti. Osserva quindi il giudice a quo (il quale ricorda che il processo esecutivo è strutturato non come una sequenza di atti preordinati ad un unico provvedimento finale, secondo il modello del processo ordinario di cognizione, ma come una serie autonoma di atti ordinati a successivi e distinti provvedimenti) come l'ultrattività della disciplina previgente residui soltanto per la fase della vendita già disposta, mentre il nuovo regime risulta applicabile a tutte le procedure per le quali non sia stata emessa l'ordinanza di vendita ovvero, anche quando essa è stata emessa, per tutte le fasi anteriori alla vendita stessa. Ne consegue che, ogni volta che l'istanza di conversione venga proposta dal debitore esecutato in una procedura in cui la vendita sia già stata disposta, l'istanza medesima deve essere dichiarata inammissibile e ciò anche se l'immobile non sia stato venduto a causa delle vicende processuali concrete. Ciò appare al Tribunale lesivo dell'affidamento del debitore circa le posizioni giuridiche processuali acquisite, secondo cui egli avrebbe potuto presentare domanda di conversione del pignoramento, e così recuperare l'immobile, fino al giorno dell'udienza in cui si teneva la vendita. Infatti, secondo il previgente testo dell'art. 495 cod. proc. civ. , il debitore poteva chiedere la conversione «in qualsiasi momento anteriore alla vendita», dove per vendita si intendeva l'udienza di vendita e non il provvedimento che la disponeva, anche sulla scorta dell'orientamento della Corte di cassazione. A parere del Tribunale, la mera applicazione della disciplina nuova alle procedure pendenti potrebbe risultare in conflitto con posizioni legittimamente acquisite dalle parti in virtù del vecchio regime, così dando luogo a problemi di legittimità costituzionale con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. Al legislatore della riforma il remittente riconosce ampia discrezionalità nel dettare un regime transitorio, purché esso si conformi ai fondamentali principi costituzionali sulla tutela dei diritti. Nel caso specifico, però, la distinzione tra le fasi soggette ad ultrattività della disciplina abrogata e quelle soggette a retroattività della disciplina di nuova introduzione non terrebbe conto dell'esigenza di certezza che si pone per il cittadino non solo con riferimento al contenuto di una legge ma anche riguardo alla normativa processuale, dovendo egli conoscere, nella dinamica dei suoi diritti processuali, quali principi sono applicabili a tutela delle sue aspettative. Secondo il remittente – che richiama la giurisprudenza di questa Corte in tema di retroattività della legge – il cittadino ha il diritto alla ragionevole aspettativa che la corretta applicazione della norma, che ha consacrato una determinata modalità di difesa processuale, non verrà riconsiderata a posteriori a causa del cambiamento della legge che regola quell'atto e quella attività processuale: pur non essendo la regola dell'efficacia irretroattiva della legge intangibile per il legislatore – che può dettare apposita normativa transitoria in ragione delle sue insindacabili scelte politiche – tuttavia questi dovrà pur sempre creare tra i vari atti processuali un rapporto tale da consentire il rispetto dell'unità, della coerenza interna del sistema processuale nel rispetto dei diritti costituzionali di azione e di difesa. 2.