[pronunce]

2.1.1.- A detta delle ricorrenti, l'ONC, pur qualificato alla stregua di una fondazione con personalità giuridica di diritto privato, rivestirebbe un ruolo decisorio nel sistema del Terzo settore, sia sotto il profilo gestorio e finanziario, sia per quanto riguarda la definizione degli indirizzi strategici generali da perseguire attraverso le risorse del FUN. Il che, unito alla sua costituzione mediante atto amministrativo, alla sua compagine rigorosamente predeterminata ex lege e ai rilevanti poteri sanzionatori attribuitigli e giustiziabili avanti al giudice amministrativo (art. 66 del d.lgs. n. 117 del 2017), renderebbe la natura di tale soggetto sostanzialmente pubblicistica. Di tale natura sarebbero indice, altresì, quelle attribuzioni idonee a incidere significativamente sulla strutturazione dell'intero sistema del Terzo settore, influenzando in modo rilevante ambiti materiali di competenza regionale. Verrebbe in rilievo, in particolare, la previsione dell'art. 61, comma 2, che attribuisce all'ONC la determinazione del numero di enti accreditabili come CSV nel territorio nazionale, secondo criteri quantitativi eccezionalmente derogabili solo in ragione di specifiche esigenze territoriali. Il sistema dei CSV, infatti, costituirebbe la chiave di volta dell'intera disciplina del Terzo settore e, pertanto, la potestà attribuita all'ONC di determinarne la distribuzione territoriale avrebbe un'assoluta rilevanza in ordine al concreto svolgimento delle politiche pubbliche a esso afferenti. Il che renderebbe indispensabile riconoscere in capo alle Regioni uno specifico ruolo partecipativo, istruttorio e codecisorio, concorrendo le stesse al funzionamento del sistema. La rappresentanza delle Regioni nell'ONC, invece, sarebbe del tutto marginale e irrilevante, poiché l'art. 64, comma 2, lettera e), del d.lgs. n. 117 del 2017 prevede un solo membro di derivazione regionale, designato dalla Conferenza Stato-Regioni. Nessun rilievo assumerebbe, inoltre, la previsione degli organismi territoriali di controllo (da qui: OTC) di cui all'art. 65 del d.lgs. n. 117 del 2017; tali organismi, infatti, non solo sarebbero privi di autonoma soggettività giuridica, ma svolgerebbero compiti meramente esecutivi e istruttori, senza rilevanza decisoria. La denunciata illegittimità costituzionale si manifesterebbe, per tali ragioni, sia riguardo all'art. 64, nella parte in cui non prevede un'adeguata partecipazione degli enti territoriali, sia con riferimento all'art. 61, comma 2, nella parte in cui non è stabilito che la determinazione dell'ONC sia assunta previo parere o intesa in sede di «conferenze intergovernative». Analoghe considerazioni si potrebbero prospettare riguardo all'art. 62, comma 7, del d.lgs. n. 117 del 2017, che affida all'ONC la determinazione dell'ammontare del finanziamento stabile triennale dei CSV, nonché il compito di stabilirne la ripartizione annuale e territoriale, su base regionale. Infatti, determinazioni amministrative dell'ONC, aventi un rilevante impatto sulle politiche regionali nei vari ambiti del Terzo settore, verrebbero assunte senza un adeguato coinvolgimento delle Regioni. Da tali considerazioni si dovrebbe concludere per l'illegittimità costituzionale dell'intero art. 64, nella parte in cui non prevede un'adeguata partecipazione regionale all'organo di amministrazione dell'ONC ovvero non impone che l'esercizio delle funzioni di cui al comma 5 avvenga previo parere o intesa con le Regioni, quanto meno mediante il sistema delle conferenze. 2.1.2.- Non varrebbe a sanare il deficit di costituzionalità delle disposizioni impugnate il riferimento al principio di sussidiarietà orizzontale di cui all'art. 118, quarto comma, Cost., in quanto il riconoscimento di un ruolo attivo del cittadino nello svolgimento di attività d'interesse generale non potrebbe assumere un carattere tale da espropriare o confliggere con la naturale cura dell'interesse pubblico affidato alle Regioni e agli enti pubblici in generale. Il fatto che le attività d'interesse generale possano essere svolte anche da privati, non implicherebbe, infatti, una sostituzione da parte di questi ai pubblici poteri. Invece, proprio il riconoscimento di una rilevanza pubblica dell'attività privata imporrebbe una regolamentazione, anche autoritativa, che assicuri il coordinamento degli sforzi pubblici e privati nel soddisfacimento del superiore interesse generale. Un organismo quale l'ONC, apparentemente privato ma sostanzialmente pubblico, proprio al fine di garantire tale coordinamento e un adeguato sistema di esercizio dei compiti di controllo, dovrebbe avere una composizione in cui siano rappresentati gli enti territoriali, che vedono coinvolte numerose competenze proprie nell'ambito del Terzo settore. Ragion per cui sarebbe lo stesso art. 118, quarto comma, Cost. a comprovare come la scarsa rappresentatività delle Regioni nell'ONC costituisca motivo d'illegittimità costituzionale dell'art. 64 del d.lgs. n. 117 del 2017. 2.1.3.- Tale carenza strutturale dell'ONC sarebbe idonea, inoltre, a determinare una violazione del principio di eguaglianza ex art. 3 Cost., nonché del principio di buon andamento di cui all'art. 97 Cost. Infatti, il riconoscimento in capo alle Regioni di un ruolo attivo nel sistema amministrativo del Terzo settore costituirebbe un requisito essenziale per il proficuo e sostanziale soddisfacimento degli interessi generali sottesi alle attività in parola, garantendo prestazioni sociali che assicurino l'eguaglianza dei cittadini, in termini di materiale soddisfacimento dei loro bisogni, nonché l'efficiente coordinamento tra l'esercizio dei pubblici poteri e l'iniziativa privata. 2.2.- In secondo luogo, sarebbero altresì illegittimi gli artt. 64 e 65 del d.lgs. n. 117 del 2017, in quanto lesivi degli artt. 3, 76, 97, 117, terzo e quarto comma, e 118 Cost., nonché del principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost. 2.2.1.- La disciplina contenuta nell'art. 64, relativo all'ONC, e nell'art. 65, concernente gli OTC, in particolare, violerebbe l'art. 76 Cost., con una compromissione delle attribuzioni regionali costituzionalmente riconosciute (a tal proposito si richiama la sentenza n. 236 del 2013). L'art. 5, comma l, lettera f), della legge n. 106 del 2016, infatti, ha previsto, quali principi e criteri direttivi, la revisione del sistema di programmazione e di controllo delle attività e della gestione dei CSV, svolta mediante organismi regionali o sovraregionali, tra loro coordinati sul piano nazionale. Dunque, il legislatore delegante avrebbe indicato l'attribuzione di poteri decisori in capo a organismi regionali o sovraregionali, affidando al livello centrale statale unicamente un ruolo di coordinamento.