[pronunce]

Quanto all'art. 1, commi 505 e 510, che imporrebbero, a dire della Provincia autonoma ricorrente, oneri e adempimenti gravosi e si rivelerebbero norme di minuto dettaglio, l'Avvocatura generale dello Stato ribadisce che si tratta di previsioni preordinate a rafforzare l'acquisizione centralizzata e a garantire risparmi di spesa tramite la riduzione dei prezzi unitari di acquisto, in un'ottica di trasparenza, di razionale programmazione e di costante controllo delle spese relative agli acquisti di beni e di servizi di importo rilevante. L'Avvocatura generale dello Stato, «anche in relazione alle disposizioni in oggetto», reputa «corretto riconoscere l'operatività della clausola di salvaguardia». Le disposizioni impugnate, ad ogni modo, si configurerebbero come princìpi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica e non interferirebbero con la potestà legislativa esclusiva della Provincia autonoma in tema di organizzazione degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto. Per quel che attiene all'art. 1, commi 219, 236, 469, 505, 510, 512, 515, 516, 548, 549, 672 e 675, l'Avvocatura generale dello Stato nota conclusivamente che tali disposizioni si inseriscono nel solco di precedenti interventi legislativi, come quelli recati dall'art. 2 del d.l. n. 95 del 2012, e si atteggiano come princìpi di coordinamento della finanza pubblica, rispettosi delle condizioni di transitorietà della misura adottata e di non esaustività degli strumenti dettati dalla normativa statale per conseguire l'obiettivo. A conferma del margine di autonomia comunque riconosciuto, si richiama la previsione dell'art. 1, comma 221, che consente a Regioni ed enti locali di effettuare la ricognizione delle dotazioni organiche dirigenziali e il riordino delle competenze degli uffici dirigenziali, allo scopo di evitare eventuali duplicazioni e di garantire «la maggiore flessibilità della figura dirigenziale nonché il corretto funzionamento degli uffici». 1.5.- In prossimità dell'udienza, il 18 aprile 2017, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria illustrativa, confermando le conclusioni già formulate nell'atto di costituzione. Quanto alle norme in materia di limitazioni al trattamento accessorio del personale (art. 1, comma 236, della legge n. 208 del 2015) e ai compensi degli amministratori e del personale delle società pubbliche controllate (art. 1, comma 672, della medesima legge), l'Avvocatura generale dello Stato evidenzia che esse sono componente indispensabile degli interventi di razionalizzazione e di contenimento della spesa pubblica attuati dal legislatore statale, il quale ha dovuto porre regole comuni e uniformi, «in considerazione dell'unitarietà del quadro di finanza pubblica». Il legislatore nazionale, allo scopo di coordinare la finanza pubblica, ben potrebbe adottare norme suscettibili di applicarsi con valenza generale a tutta la pubblica amministrazione e alle autonomie speciali, nel rispetto degli statuti e delle relative norme di attuazione. A sua volta, la disciplina in tema di acquisti di beni e servizi (art. 1, commi 505 e 510) risponderebbe a esigenze di razionalizzazione e di riduzione degli sprechi di risorse pubbliche. Anche il sistema di approvvigionamento delle amministrazioni pubbliche disciplinato dall'art. 1, commi 512, 515, 516 e 517 sarebbe diretto a perseguire obiettivi di «ottimizzazione e razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi informatici e di risparmio di spesa da perseguire sull'intero territorio nazionale». Le norme in tema di approvvigionamento degli enti del servizio sanitario nazionale (art. 1, commi 548 e 549) non presenterebbero alcun contenuto innovativo rispetto alla vigente legislazione e si limiterebbero a disciplinare situazioni specifiche, nelle more della piena attuazione dell'art. 9 del d.l. n. 66 del 2014. 2.- Con ricorso notificato il 29 febbraio 2016, depositato il successivo 10 marzo e iscritto al n. 20 del registro ricorsi 2016, la Provincia autonoma di Trento ha promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 219, 236, 469, secondo periodo, 470, 505, 510, 512, 515, 516, 517, 548, 549, 672, 675 e 676 della legge n. 208 del 2015, prospettando la violazione di numerosi parametri statutari e costituzionali, nei termini di séguito esposti. 2.1.- La Provincia autonoma di Trento ha impugnato l'art. 1, commi 219 e 236, della legge n. 208 del 2015, riguardanti, rispettivamente, l'indisponibilità dei posti dirigenziali di prima e di seconda fascia vacanti alla data del 15 ottobre 2015 e la limitazione dell'ammontare complessivo delle risorse annualmente destinate al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale. Ad avviso della ricorrente, i commi citati non dovrebbero essere applicati alle Province autonome in forza della clausola di salvaguardia sancita dall'art. 1, comma 992, della legge n. 208 del 2015, che così recita: «Le disposizioni della presente legge sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le disposizioni dei rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3». Ove fossero, invece, direttamente applicabili, tali commi contrasterebbero con gli artt. 8, numero 1), e 79 del d.P.R. n. 670 del 1972, con l'art. 2 delle norme di attuazione di cui al d.lgs. n. 266 del 1992, con l'art. 117, quarto comma, Cost. (in combinazione con l'art. 10 della l. cost. n. 3 del 2001), ove norma più favorevole, e con gli artt. 3 e 97 Cost. L'art. 8, numero 1), dello statuto assegna alle Province autonome la potestà di carattere primario di emanare norme legislative in materia di «ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto», nei limiti tracciati dall'art. 4 del medesimo statuto. L'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 266 del 1992 impone alle Province autonome, entro sei mesi dalla pubblicazione, di adeguarsi ai princìpi recati dagli atti legislativi dello Stato, adottati nel rispetto degli artt. 4 e 5 dello statuto. Nelle more dell'adeguamento, hanno applicazione le leggi provinciali. In contrasto con tali previsioni, la normativa statale invaderebbe l'àmbito riservato alla potestà legislativa primaria della Provincia, dettando norme di carattere preciso e specifico, che non configurano riforme di carattere economico-sociale. L'art. 1, comma 219, in particolare, escluderebbe la facoltà della Provincia autonoma di assumere personale dirigenziale, con la regola dell'indisponibilità dei posti già occupati e della risoluzione dei contratti già stipulati dall'ente pubblico.