[pronunce]

Secondo la resistente, lo Stato avrebbe denunciato la violazione dell'art. 117 Cost. senza però indicare le ragioni per le quali la norma costituzionale appena citata dovrebbe prevalere sull'art. 13 dello statuto speciale, la cui prevalenza - prosegue la resistente - sarebbe invece stabilita dalla stessa Costituzione, al primo comma dell'art. 116, che attribuisce (anche) alla Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol forme e condizioni particolari di autonomia, secondo lo statuto speciale adottato con legge costituzionale. Di conseguenza, il ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri sarebbe carente di motivazione in punto di contrasto tra la normativa impugnata ed il parametro evocato (è citata, tra l'altro, la sentenza di questa Corte n. 174 del 2020). Con specifico riguardo poi alla seconda delle questioni sollevate, la Provincia prospetta un vizio concorrente di omessa motivazione, poiché non sarebbe stato giustificato l'assunto, implicitamente proposto, della appartenenza ai «principi fondamentali dell'ordinamento statale» della prescrizione di un unico procedimento in materia di concessione di grandi derivazioni. Prescrizione posta alla lettera m) del comma 1-ter dell'art. 12 del d.lgs. n. 79 del 1999, ma non per questo cogente, riguardo alla Provincia resistente, secondo il disposto dell'art. 13 dello statuto, che condiziona la legislazione provinciale nella materia de qua al solo rispetto, appunto, dei «principi fondamentali dell'ordinamento statale». 2.2.- La Provincia assume che anche la terza delle questioni sollevate, relativa al disposto dell'art. 10 della legge prov. Trento n. 9 del 2020, sarebbe inammissibile per difetto di motivazione. La normativa impugnata, secondo il ricorrente, sarebbe afflitta da «la numerosità, il significativo frazionamento, l'onerosità e il tecnicismo» dei requisiti opzionali previsti per i bandi. E tuttavia il ricorso avrebbe omesso qualunque valutazione specifica su detti requisiti, senza coglierne la funzione di adeguamento ai profili concreti che ogni attività produttiva presenta in fase di progettazione e di sfruttamento delle grandi derivazioni idroelettriche. 2.3.- Quanto al merito delle questioni sollevate, la Provincia autonoma di Trento delinea in primo luogo un quadro delle competenze nella materia delle grandi derivazioni e delle relative evoluzioni. Ricorda, anzitutto, che l'art. 8, comma primo, lettera e) del d.P.R. 20 gennaio 1973, n. 115 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige in materia di trasferimento alle province autonome di Trento e di Bolzano dei beni demaniali e patrimoniali dello Stato e della Regione) - come modificata dall'art. 1 del decreto legislativo 11 novembre 1999, n. 463 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige in materia di demanio idrico, di opere idrauliche e di concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, produzione e distribuzione di energia elettrica) - ha trasferito alle due Province autonome tutti i beni del demanio idrico dello Stato che insistevano nel loro territorio, comprese le opere idrauliche. Con l'art. 11 dello stesso d.lgs. n. 463 del 1999 (che ha inserito l'art. 1-bis nel d.P.R. n. 235 del 1977), sono state trasferite alle Regioni le funzioni concernenti il rilascio delle concessioni di grandi derivazioni. Inoltre nel 2006 (dopo la riforma costituzionale attuata mediante la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante «Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione»), alle Province autonome è stata assegnata anche la competenza legislativa in materia di grandi derivazioni a scopo idroelettrico (art. 1-bis, comma 2, del d.P.R. n. 235 del 1977, come novellato dall'art. 1 del d.lgs. 7 novembre 2006, n. 289, concernente «Norme di attuazione dello statuto speciale della regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, recanti modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 1977, n. 235, in materia di concessioni di grandi derivazioni d'acqua a scopo idroelettrico»), e di rilascio delle relative concessioni, compresa la determinazione dei canoni (comma 16 dell'art. 1-bis, appena citato). Se è vero - prosegue la resistente - che con la sentenza n. 28 del 2014 questa Corte aveva comunque ascritto alla competenza statale radicata dalla lettera e) del primo comma dell'art. 117 Cost. la disciplina delle procedure di gara nel settore dell'energia idroelettrica, la situazione sarebbe comunque mutata col nuovo testo dell'art. 13 dello statuto di autonomia (come novellato dal comma 833 dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020»). Dunque - anche sul piano del merito - la Provincia autonoma di Trento assume che nel riparto costituzionale riguardo alla materia de qua la competenza legislativa sarebbe affidata ad essa Provincia, e non allo Stato. 2.3.1.- Sulle premesse fin qui riassunte, la resistente chiede a questa Corte di dichiarare non fondata, anzitutto, la questione di legittimità costituzionale concernente il comma 9 dell'art. 8 della legge prov. Trento n. 9 del 2020. La norma imporrebbe una condizione non per la partecipazione alla gara, ma per l'effettiva assegnazione della concessione al vincitore, il quale, quand'anche privo di una sede operativa nel territorio provinciale, ben potrebbe stabilirne una presso lo stabilimento produttivo, o comunque procurarsela con appositi strumenti negoziali, valendosi dell'ampio termine posto a disposizione dalla legge. La stessa giurisprudenza amministrativa avrebbe sanzionato di illegittimità la clausola in questione solo quando prevista quale requisito di partecipazione alla gara. E d'altronde la disponibilità di una sede operativa sarebbe indispensabile per l'osservanza di tutti i doveri connessi alla gestione della derivazione ed all'attività produttiva. Non vi sarebbe dunque violazione dell'art. 49 TFUE, e neppure sarebbe violato l'art. 14 della più volte citata direttiva 2006/123/CE, che attribuisce carattere discriminatorio alla sola pretesa che il concorrente stabilisca nel territorio la propria sede principale (è citata Corte di giustizia dell'Unione europea, quarta sezione, sentenza 29 luglio 2019, in causa C-209/18, Repubblica d'Austria), mentre non è vietata la prescrizione di istituire sedi operative, che sono anzi obbligatorie in altri settori della legislazione comunitaria (art. 1, paragrafo 5, del regolamento n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli artt. 107 e 108 del trattato).