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Trattandosi di una obbligazione sostitutiva dell'obbligazione principale della rimessa in ottimo stato, non sembra concepibile che nel calcolo dell'indennizzo possa rientrare un elemento immateriale ed aleatorio, quale la clientela. Lo stesso ragionamento vale, secondo l'Arbitro italiano, anche per le responsabilità stabilite dal par. 4-d) e ciò a parte altre considerazioni, perché la perdita della clientela non può non rientrare nel concetto di mancato utile, espressamente escluso dall'indennizzo. L'Arbitro italiano tiene poi a mettere in rilievo le difficoltà pratiche di accertare in moltissimi casi il nesso di casualità fra il fatto di guerra (art. 78, par. 4-a) o le misure discriminatorie (art. 78, par. 4-d) e la perdita della clientela; soprattutto quando si tratti di perdita parziale. La guerra, come fenomeno che ha inciso su tutti gli aspetti della vita economica, ha certamente turbato anche la fisionomia delle aziende commerciali, onda è difficile dire in quali condizioni quella singola azienda si sarebbe trovata, se non ci fosse stato il fatto di guerra o le misure discriminatorie. Al contrario l'Arbitro Greco ritiene che la clientela costituisca uno dei principali elementi di una impresa e, per di più, per alcune di esse, l'elemento esclusivo della loro attività, essendo a questo titolo considerata come facente parte del capitale. Ora la diminuzione o la perdita della clientela incide necessariamente sui capitale e, per conseguenza, il danno che ne risulta rientra nella applicazione del par. 4 dell'art. 78 del Trattato. È d'altra parte evidente che, trattandosi di un bene incorporale, la clientela è incontestabilmente compresa nella definizione dei beni, quall'è data dal par. 9, lett. e) del medesimo articolo. Avverte peraltro l'Arbitro Greco che l'assegnazione di un indennizzo per il titolo in esame è subordinata alla constatazione da un lato che il danno è esclusivamente dovuto a misure speciali prese durante la guerra nei riguardi dell'azienda e, d'altro lato, che queste misure hanno avuto per effetto la perdita o la diminuzione, in via permanente, del giro di affari dell'impresa. B) DANNI PER UTILIZZAZIONE DI NAVIGLIO. Ad avviso del Rappresentante del Governo Greco, l'utilizzazione, in qualsiasi modo, di naviglio requisito o sequestrato dalle Autorità italiane, crea nel proprietario un credito contro il Governo italiano, derivato dallo stato di guerra, per la perdita che egli ne ha subito a seguito di una lesione ad un bene che si trovava in Italia. Di conseguenza il diritto ad una siffatta indennità, riferendosi esclusivamente alle somme dovute per la utilizzazione realmente effettuata durante uno spazio di tempo preciso e non avendo alcun rapporto, né con la perdita eventuale del naviglio né con il mancato guadagno, è incontestabilmente basata sul par. 4 a) del Trattato. Ad avviso del Rappresentante del Governo italiano, una siffatta concezione è inammissibile. Posto che si invoca un indennizzo per l'uso di naviglio, requisito o sequestrato non è possibile alcun riferimento al par. 4-a) per due perentorie ragioni: a) perché detta norma assume come evento causale solo fatti di guerra veri e propri e non misure adottate dal Governo italiano, quali sono quelle ipotizzate nella specie, regolate dal par. 4-d); b) perché la norma stessa disciplina l'ipotesi della distruzione totale o parziale del bene, mentre qui si prescinde dalla distruzione. Il problema non può perciò essere esaminato che sotto il profilo del par. 4-d); ma l'indennizzo per l'uso del naviglio non può essere diretto che a compensare l'utile che il proprietario avrebbe potuto ricavare dal relativo esercizio, se non ne fosse stato privato. Siamo quindi nella ipotesi tipica di mancato utile escluso tassativamente dal par. 4-d) e, del resto, come la Commissione ha ritenuto, anche dal par. 4-a). C) DANNI SUBITI NELLE EX-COLONIE ITALIANE. Secondo l'Arbitro Greco i territori delle ex-Colonie italiane debbono, secondo l'esatto significato del par. 7 dell'art. 78, considerarsi come territori ceduti ed a questo titolo assimilati al territorio metropolitano italiano ai fini dell'applicazione delle disposizioni del detto articolo. Di conseguenza i reclami riferentisi a danni subiti sul territorio delle antiche Colonie italiane hanno lo stesso carattere di quelli concernenti danni subiti sul territorio metropolitano italiano, le disposizioni dell'art. 14 del Trattato non avendo alcuna influenza su detta questione. L'Arbitro italiano non condivide questa tesi, la quale non tiene conto che l'equiparazione, stabilita dal par. 7 dell'art. 78 ai fini dell'applicazione dell'articolo stesso, fra territori ceduti e territorio metropolitano italiano riguarda soltanto i territori ceduti in virtù del Trattato stesso. Il par. 7 si apre appunto con questa esplicita affermazione: "En depit des transferts de territoires prevus par le present Traitè, l'Italie demeurera responsable, etc.". Ora nessuna disposizione del Trattato prevede la cessione delle Colonie italiane; l'Italia ha dovuto rinunziare alla sovranità su di esse (art. 23), ma il Trattato ha riservato ad atti futuri la loro sorte. In questa ipotesi non si può parlare di cessione, postulando necessariamente questo concetto l'esistenza di un soggetto, a cui viene trasferita la sovranità italiana. Il par. 19 dell'Annesso XIV, escludendo che le disposizioni economiche e finanziarie dettate dal Trattato per i territori ceduti, trovino applicazione nei riguardi delle antiche colonie italiane è - ad avviso dell'Arbitro italiano, la più sicura conferma dei concetti ora espressi. D) DANNI MATERIALI SUBITI IN ITALIA DA CITTADINI GRECI IVI DEPORTATI. Il punto che divide i due arbitri sulla detta questione concerne la data (10 giugno 1940) assunta dall'articolo 78, par. 1, come limite temporale delle responsabilità italiane. Ad avviso del Rappresentante del Governo italiano, tutto l'art. 78 è basato su un presupposto essenziale: ripristino della situazione economica dei cittadini delle Nazioni Unite in Italia, quale esisteva al momento della dichiarazione di guerra (par. 1), che sia stata compromessa da fatti espressamente preveduti come generatori di responsabilità per l'Italia dai paragrafi successivi. I beni che siano stati - per qualunque motivo - portati in Italia durante il corso del conflitto non possono ricevere la medesima tutela. In ordine a detta questione, il Rappresentante del Governo Greco si richiama alla decisione arbitrale resa a Roma il 4 marzo 1952 sull'affare del panfilo "Gin and Angostura" (decisione peraltro adottata con il dissenso dell'Arbitro italiano), secondo la quale anche la perdita ed il danno di beni importati o acquistati su territorio italiano posteriormente al 10 giugno 1940 danno diritto alla indennità ai sensi del par. 4-a) dell'art. 78. Constatato il loro dissenso sui quattro punti suesposti, i due Arbitri ritengono però che non ricorrano le condizioni perché la procedura sia ulteriormente proseguita per la risoluzione del dissenso stesso. Come si è avvertito, la presente decisione non può in alcun modo modificare la somma forfettaria concordata fra i due Governi per il risarcimento dei danni dovuti alla Grecia ed ai suoi cittadini.