[pronunce]

n. 2006/4.1/3628/RC, declinando l'invito rivoltole dall'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze – Dipartimento finanze e credito ad uniformarsi alla suddetta norma di interpretazione autentica contenuta nella legge reg. n. 19 del 2005, aveva ritenuto di «confermare le disposizioni sino ad oggi emanate» ed oggetto del conflitto di attribuzione, ancorché nel frattempo annullate dal T.a.r. della Sicilia, sezione staccata di Catania, con sentenza n. 1075 del 2005; c) il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, in sede giurisdizionale, con pronuncia n. 255 del 2006, aveva dichiarato improcedibile l'appello proposto avverso l'indicata sentenza del T.a.r. La Regione ricorrente afferma che il descritto comportamento dell'Agenzia delle entrate – la quale ha negato efficacia e validità sia all'art. 60 della legge reg. n. 2 del 2002, sia alle norme di interpretazione autentica di cui agli artt. 99 della legge reg. n. 4 del 2003 e 20 della legge reg. n. 19 del 2005 – esclude la cessazione della materia del contendere. 4. – Con memoria depositata in prossimità della suddetta udienza, l'Avvocatura generale dello Stato, preso atto che la norma interpretativa introdotta dal comma 15 dell'art. 20 della legge reg. n. 19 del 2005 «sembra aver eliminato ogni dubbio» sui requisiti per l'applicazione, nel territorio siciliano, delle agevolazioni fiscali previste dall'art. 60 della legge reg. n. 2 del 2002, chiede alla Corte costituzionale di valutare la possibilità di sollevare d'ufficio davanti a sé la questione di legittimità costituzionale di detta norma di interpretazione autentica, per violazione sia degli artt. 17 e 36 dello statuto di autonomia, sia dell'art. 3 Cost. I suddetti parametri statutari sarebbero violati, ad avviso della difesa erariale, perché l'indicata legge interpretativa, nel disporre, nell'àmbito del territorio regionale, l'estensione a tutti i contribuenti di benefici previsti dalla legge statale solo per specifiche finalità ed a favore di soggetti aventi determinati requisiti: a) avrebbe superato «i limiti dei princípi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato», che il legislatore della Regione Siciliana deve, invece, rispettare (art. 17 dello statuto); b) non si sarebbe adeguata alla tipologia adottata, per ogni singolo tributo, dalla legge statale, in quanto la rilevante entità economica delle agevolazioni fiscali disposte dalla Regione ricorrente (l'art. 1, numero 1, della parte I della Tariffa allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, prevede, per le cessioni dei terreni agricoli, un'aliquota ordinaria del 15 per cento) si traduce in una differenza qualitativa rispetto alla legislazione statale e, quindi, in un manifesto privilegio dei contribuenti della Regione stessa, rispetto a tutti gli altri. Quanto al dedotto contrasto con l'art. 3 Cost., l'illegittimità consisterebbe nella ingiustificata disparità di trattamento tra i contribuenti. La difesa erariale conclude ribadendo la richiesta di dichiarare l'inammissibilità del ricorso o di pronunciarne il rigetto, «previa, se del caso,» dichiarazione di illegittimità costituzionale del comma 15 dell'art. 20 della legge reg. n. 19 del 2005. 5. – La discussione del giudizio di legittimità costituzionale è stata rinviata a nuovo ruolo. 6. – La difesa erariale ha prodotto copia del ricorso per cassazione proposto dall'Agenzia delle entrate avverso la citata sentenza n. 255 del 2006 del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, con il quale si eccepisce il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, per essere competente il giudice tributario. Con sentenza n. 23031 del 2007, la Corte di cassazione ha cassato senza rinvio la suddetta sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, per difetto assoluto di giurisdizione. 7. – La discussione è stata nuovamente fissata per l'udienza dell'11 marzo 2008.1. – La Regione Siciliana deduce l'invasione della sua sfera di competenza costituzionale da parte dello Stato, e per esso dell'Agenzia delle entrate – Direzione regionale della Sicilia, in riferimento agli artt. 36 dello statuto della Regione Siciliana e 6 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria), nonché al principio di leale cooperazione tra Stato e Regioni. In particolare, la ricorrente chiede l'annullamento della nota del 31 marzo 2005, prot. n. 2005/3.0/L/25079, e della nota del 21 aprile 2005, prot. n. 2005/4.2/30927, con le quali l'Agenzia delle entrate, nell'impartire agli uffici dipendenti una direttiva per l'interpretazione dell'agevolazione fiscale prevista dall'art. 60 della legge della Regione Siciliana 26 marzo 2002, n. 2 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2002), avrebbe manifestato – senza alcuna previa interlocuzione con gli uffici della Regione – l'«orientamento interpretativo» secondo cui, per l'applicazione dell'agevolazione, è necessario che ricorrano le condizioni ed i requisiti indicati dall'art. 2 della legge statale 6 agosto 1954, n. 604 (Modificazioni alle norme relative alle agevolazioni tributarie a favore della piccola proprietà contadina). Per la ricorrente, tale orientamento si porrebbe in «assoluto contrasto» con detta norma agevolativa regionale, come interpretata autenticamente dall'art. 99 della legge della Regione Siciliana 16 aprile 2003, n. 4 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2003), secondo cui l'agevolazione fiscale – riguardante gli atti, «da chiunque posti in essere», elencati al primo comma dell'art. 1 della legge statale n. 604 del 1954 – prescinde, quale «misura fiscale di carattere generale», dalle condizioni e dai requisiti previsti dall'art. 2 della citata legge statale. In tal modo, il legislatore regionale sarebbe esautorato «dall'esercizio di potestà rientranti nell'àmbito della competenza normativa» sua propria. 2. – Al fine di valutare l'ammissibilità del conflitto, occorre procedere preliminarmente alla ricostruzione del quadro normativo nel quale gli atti impugnati si inscrivono e alla precisa individuazione del contenuto di tali atti. 2.1. – L'art. 60 della legge reg.