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Con l'intesa Stato-Regioni del 18 settembre 2008 è stata realizzata la riforma dei consorzi, avviando un processo di riorganizzazione e accorpamento, nonché di efficientamento gestionale. Ricorda che l'ANBI e i consorzi di bonifica hanno messo a disposizione degli agricoltori IRRIFRAME, un portale che fornisce dati e indicazioni per permettere un utilizzo più razionale dell'acqua irrigua nei vari territori e soddisfare in maniera precisa, efficace e certificata le prescrizioni dell'UE legate alla buona gestione dell'acqua in agricoltura nell'ambito della politica agricola comune. Il 2018 è stato il settimo anno di gestione ordinaria di IRRIFRAME. Ad oggi risulta che abbiano aderito al sistema 67 consorzi di bonifica, che sono già attivi e funzionali, su una superficie attrezzata con opere irrigue consortili di circa 1,6 milioni di ettari (circa il 48 per cento della superficie consortile irrigabile di tutta Italia). In linea con la legislazione europea di settore (la vigente direttiva quadro sulle acque n. 2000/60/CE), l'Italia ha definito nel tempo un quadro normativo (in particolare, il codice dell'ambiente di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006), che garantisce priorità all'uso umano e agricolo delle acque, attraverso un sistema di gestione che favorisce la partecipazione degli utenti e decisioni di utilizzo a livello locale. Tali obiettivi sono soddisfatti attraverso i consorzi, che sono enti pubblici a struttura associativa, presenti diffusamente sul territorio, con ambiti territoriali di competenza corrispondenti a unità idrografiche omogenee, amministrati in regime di autogoverno dagli utenti, che partecipano alla gestione anche finanziariamente. Essi sono gestori di impianti di irrigazione collettiva e ripartiscono la risorsa idrica tra gli utenti agricoltori a fronte di un rimborso integrale dei costi sostenuti per il prelievo, l'adduzione, la distribuzione, l'esercizio e la manutenzione delle opere. I consorzi di bonifica e di irrigazione, quindi, non hanno fini di lucro e non svolgono attività commerciale. Evidenzia tuttavia che, se è vero che i consorzi di bonifica sono nati per recuperare terreni da destinare alla produzione agricola e per garantire la sicurezza sanitaria di alcune aree del Paese, è anche vero che oggi si registrano livelli di performance differenti tra i consorzi di bonifica presenti nel centro-nord e quelli del centro-sud. Richiama in proposito le inefficienze non di rado rilevate che finiscono per creare disagi alle imprese agricole, le onerose tariffe relative all'erogazione idrica, e i problemi che ne derivano per le produzioni e le aziende agricole. Tra gli ulteriori aspetti che meritano di essere analizzati cita poi la situazione debitoria in cui versano diversi consorzi, il non sempre razionale utilizzo delle risorse umane e il pessimo stato di alcuni impianti idraulici, auspicando un forte reinvestimento in innovazione e ricerca affinché si possa avere un utilizzo razionale dell'acqua e venga garantita la salvaguardia dei territori. Lamenta poi la mancanza di una vera e propria politica europea sulla gestione delle acque, essendovi ora solo una direttiva-quadro, tarata su esigenze e condizioni diverse da quelle dell'Italia, che è gravemente penalizzata, dato che l'85 per cento dell'agroalimentare italiano proviene da un'agricoltura che dipende dall'irrigazione. Sottolinea che ciò impone una seria riflessione anche sulla futura politica agricola che, per l'Italia, necessariamente dovrà focalizzarsi anche sull'agricoltura irrigua. In conclusione, auspica un ruolo decisivo dei consorzi di bonifica nello sviluppo sostenibile del Paese, a servizio dell'agricoltura. Tutto ciò richiederà un'attenta revisione normativa, con la piena sinergia di tutti gli attori coinvolti nel processo. Chiede quindi a tutti i colleghi di trasmettere eventuali proposte di audizioni per approfondire le questioni relative all'affare in esame. Il presidente VALLARDI si unisce alla richiesta del relatore. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. Fenomeno della cosiddetta 'moria del kiwi' Doc n. 147 Fenomeno della cosiddetta "moria del kiwi" (Esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e rinvio) Il relatore TARICCO ( PD ) riferisce sull'affare in titolo, rilevando che, nel quadro di una produzione mondiale di kiwi di circa 3,5 milioni di tonnellate, quasi la metà della quale realizzata in Cina, l'Italia risulta, dopo la Cina stessa, il secondo produttore mondiale con quasi 450.000 tonnellate di produzione media negli ultimi anni, che nel 2018, dopo i forti cali del 2017 (circa il 20 per cento in meno rispetto agli anni precedenti), dovrebbe tornare a quasi 440.000 tonnellate di cui ben 270.000 tonnellate destinate all'esportazione (il 65 per cento verso l'Unione europea). In Italia, nel 2018, risultavano in produzione circa 25.220 ettari, circa il 2 per cento in più del 2017, di cui 2.860 ettari dedicati al kiwi giallo (con una produzione di 61.700 tonnellate) e 22.360 ettari dedicati al kiwi verde, che registra una produzione di 373.475 tonnellate. A livello regionale, nelle regioni a maggior vocazione produttiva, calano le superfici nel Lazio (- 4 per cento); in Piemonte (-6 per cento), nel Veneto (-3 per cento); mentre aumentano in Emilia-Romagna (3 per cento) e in Calabria (1 per cento); sul piano delle quantità prodotte, a livello regionale, la produzione attesa per il 2018-2019 in Veneto è di 46.000 tonnellate, nel Lazio di 144.000, e il Piemonte dovrebbe ridurre i volumi a 66.000 tonnellate, con un calo delle rese del 7 per cento. Sottolinea che nel Piemonte e nel Veneto, la riduzione delle superfici coltivate è dovuta (tranne alcune eccezioni) essenzialmente al fenomeno della cosiddetta "moria del kiwi", una fitopatologia che ha colpito da alcuni anni le coltivazioni di queste regioni, causando gravi danni. Ciò desta notevole preoccupazione, anche in conseguenza della velocità di diffusione della patologia negli actinidieti (gli allevamenti delle piante di kiwi) la quale, riscontrandosi anche sulle piante nuove messe a dimora, oltre ad incidere sulla produzione dell'annata in corso, inficia anche la produzione e il reddito delle aziende agricole negli anni a venire, mettendo a rischio la tenuta economica di questo comparto agricolo. Ricorda che la produzione di kiwi è fondamentale per l'equilibrio economico e ambientale della frutticoltura italiana, anche per il contesto di stagionalità e di distribuzione del lavoro in cui si inserisce, specie nelle regioni Veneto e Piemonte, dove rappresenta un fondamentale tassello delle rispettive filiere e dove la fitopatologia rischia di avere un pesante impatto economico e sociale. Chiarisce poi che la moria del kiwi consiste nella apoplessia delle piante di actinidia, che senza alcun preavviso collassano perdendo foglie e frutti, arrivando in breve tempo alla morte;