[pronunce]

– L'Avvocatura generale dello Stato eccepisce altresì l'inammissibilità del ricorso per la mancanza di un interesse attuale, in quanto le norme impugnate riguarderebbero – in difetto di prova contraria fornita dalla ricorrente – finanziamenti già ricevuti dalla ricorrente e presumibilmente già spesi. Anche tale eccezione è infondata. Al riguardo, va osservato che, in materia di conflitti tra enti, la lesione delle attribuzioni costituzionali ben può concretarsi anche nella mera emanazione dell'atto invasivo della competenza, potendo perdurare l'interesse dell'ente all'accertamento del riparto costituzionale delle competenze. 3. – Nel merito, il ricorso è fondato. 3.1. – La disciplina contenuta nelle disposizioni impugnate rientra, ai sensi dell'art. 8, numero 25, dello statuto speciale, nella materia dell'assistenza e beneficenza pubblica, nella quale la Provincia autonoma ha competenza legislativa esclusiva. La riconducibilità delle norme regolamentari oggetto del conflitto alla suddetta materia emerge con evidenza dal tenore letterale dell'art. 81 della legge n. 388 del 2000 (“legge finanziaria 2001”), in attuazione del quale il regolamento è stato emanato. Tale articolo, nel fare riferimento al Fondo nazionale per le politiche sociali ed alle correlative finalità di cura ed assistenza di soggetti portatori di handicap grave, specificamente dispone che, per l'anno 2001, il suddetto Fondo sia integrato con una determinata somma destinata al finanziamento di un «programma di interventi svolti da associazioni di volontariato e da altri organismi senza scopo di lucro con comprovata esperienza nel settore dell'assistenza ai soggetti con handicap grave […], per la cura e l'assistenza di detti soggetti successiva alla perdita dei familiari che ad essi provvedevano». Per il perseguimento di tali finalità, lo stesso articolo 81 prevede, al comma 2, l'emanazione di un regolamento ministeriale attuativo, con il quale sono disciplinate «la definizione dei criteri e delle modalità per la concessione dei finanziamenti e per la relativa erogazione, nonché le modalità di verifica dell'attuazione delle attività svolte e le ipotesi di revoca dei finanziamenti concessi». Le norme regolamentari impugnate intervengono, dunque, nella materia dell'assistenza e beneficenza pubblica, e non disciplinano – come invece sostenuto dall'Avvocatura dello Stato nel corso dell'udienza pubblica – i livelli essenziali delle prestazioni concernenti l'assistenza e la beneficenza pubblica. Come già rilevato da questa Corte, infatti, le norme che, al pari del citato art. 81 della legge n. 388 del 2000, pongono vincoli nell'assegnazione alle Regioni delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, istituito dall'art. 59, comma 44, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), non determinano livelli essenziali delle prestazioni, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., ma si limitano a prevedere somme a destinazione vincolata (sentenza n. 423 del 2004). 3.2. – La riconduzione della disciplina in questione alla materia dell'assistenza e beneficenza pubblica implica una diretta interferenza, da parte del regolamento impugnato, nella competenza legislativa esclusiva della Provincia autonoma in tale materia, in palese violazione del principio, più volte affermato da questa Corte, per cui un decreto ministeriale non può comunque disciplinare materie di competenza legislativa delle Province autonome (si vedano, fra le altre, le sentenze n. 267 del 2003 e n. 371 del 2001). 3.3. – Deve poi essere rilevato che, anche a prescindere dalla riconducibilità della disciplina impugnata ad una materia di competenza legislativa provinciale, trovano applicazione al presente conflitto – nel quale non si verte, come già evidenziato, in tema di “livelli essenziali delle prestazioni” – i commi 2 e 3 dell'art. 5 della legge n. 386 del 1989. Come sopra ricordato, questi due commi stabiliscono, per l'ipotesi di finanziamenti recati da leggi statali che non siano diretti a «garantire livelli minimi di prestazione in modo uniforme su tutto il territorio nazionale», rispettivamente: a) che tali finanziamenti, ove «sia previsto il riparto o l'utilizzo a favore delle regioni, sono assegnati alle Province autonome ed affluiscono al bilancio delle stesse per essere utilizzati, secondo normative provinciali, nell'ambito del corrispondente settore»; b) che per l'assegnazione e per l'erogazione degli stessi finanziamenti «si prescinde da qualunque adempimento previsto dalle stesse leggi, ad eccezione di quelli relativi all'individuazione dei parametri o delle quote di riparto». Siffatta normativa, come esattamente sottolineato dalla ricorrente, è confermata dai primi due commi dell'art. 12 del d.lgs. n. 268 del 1992: il comma 1 stabilisce che «le disposizioni in ordine alle procedure ed alla destinazione dei fondi di cui all'art. 5 della legge 30 novembre 1989, n. 386, si applicano con riferimento alle leggi statali di intervento previste, anche se le stesse non sono espressamente richiamate»; il comma 2 precisa che le disposizioni che vietano allo Stato lo svolgimento di attività amministrativa nelle materie regionali e provinciali non si riferiscono all'attribuzione o alla ripartizione di fondi statali a favore della Provincia per scopi determinati dalle leggi statali e che «a detti fondi continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'art. 5, comma 2, della legge 30 novembre 1989, n. 386». In palese violazione dell'art. 5 sopra citato, le norme regolamentari impugnate – che sono espressamente rivolte anche alle Province autonome di Trento e di Bolzano e non attengono all'individuazione dei parametri o delle quote di riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali – disciplinano, invece, in modo minuzioso e vincolante i criteri e le modalità per la concessione e l'erogazione dei finanziamenti da parte delle Province autonome (art. 1), definendo in particolare i soggetti con handicap grave (con lo stesso art. 1); indicando i soggetti abilitati a presentare la domanda di finanziamento (art. 3); individuando le caratteristiche dei progetti finanziabili, secondo criteri che, in parte, prescindono dalle norme degli statuti di autonomia (artt. 4, specie il comma 2, e 5); fissando i requisiti delle strutture di accoglienza (art. 6); determinando modalità di concessione e di erogazione dei finanziamenti che, in parte, prescindono dalle norme degli statuti di autonomia (art. 7, specie il comma 2); prescrivendo le modalità di verifica dell'attuazione delle attività svolte e le ipotesi di revoca dei finanziamenti (artt. 9 e 10). È dunque evidente, anche sotto tale aspetto, la lesione delle competenze della Provincia ricorrente. 3.4. – Per quanto evidenziato in ordine alla diretta lesione di competenze statutarie da parte delle norme regolamentari impugnate, resta assorbita la questione, prospettata dalla ricorrente in via subordinata, circa la violazione, mediante tali norme, «dell'art. 117, sesto comma, della Costituzione, esteso alle autonomie speciali dall'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001».