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in totale, secondo i dati dell'Osservatorio statistico sul REI (Inps e Ministero del lavoro e delle politiche sociali) pubblicati il 29 marzo 2018, nel primo trimestre 2018 sono risultati coperti dalla misura unica nazionale contro la povertà oltre 230.000 nuclei familiari e circa 870.000 persone (poco meno del 50 per cento della platea annuale stimata), con un importo medio del beneficio mensile pari a poco meno di 300 euro per la generalità della platea, che sale a 430 euro per le famiglie con minori; premesso inoltre che: già la legge di stabilità per il 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 386) aveva affrontato il problema del contrasto alla povertà con l'istituzione del fondo nazionale per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, con una dotazione strutturale di un miliardo di euro all'anno, finalizzata all'attuazione del piano nazionale di lotta alla povertà e, in particolare, alla definizione del SIA, ora sostituito dal REI. Successivamente, con la legge di bilancio per il 2017 (legge 11 dicembre 2016, n. 232, art. 1, commi 238-239), le risorse disponibili per la prosecuzione e l'ampliamento del SIA nel 2017 ammontavano a oltre 1,6 miliardi di euro; dal 1° luglio 2018, grazie alle risorse stanziate nel corso della XVII Legislatura, il REI diventerà una misura pienamente universale, raggiungendo la sua vocazione originaria e superando ogni limitazione categoriale del beneficio: in virtù di questo allargamento già previsto della platea, entro la fine del 2018, i nuclei familiari beneficiari arriveranno fino a 700.000, corrispondenti a quasi 2,5 milioni di persone; in definitiva, se si assumono a riferimento i 50 milioni di euro una tantum stanziati nel 2012 per la prima misura sperimentale, si può evidenziare come in pochi anni, dalla legge di stabilità per il 2016, che ha avviato la costruzione del REI, a quella per il 2018, l'Italia abbia fatto un gigantesco passo in avanti nelle politiche di contrasto alla povertà, arrivando a dotarsi di una misura permanente che vale oltre 2,3 miliardi di euro nel 2018 e quasi 3 miliardi di euro a partire dal 2020 (considerando anche le risorse europee del PON Inclusione, destinate al finanziamento dei servizi); considerato che: secondo una logica di coerente sviluppo delle politiche avviate nella XVII Legislatura, il Partito democratico ha presentato, al Senato e alla Camera dei deputati, due disegni di legge che mirano a rafforzare ulteriormente l'istituto del reddito di inclusione, in termini sia di incremento del beneficio economico sia di estensione della platea, nonché a sostenere attivamente l'occupabilità dei suoi beneficiari (AS 473 e AC 688); alla luce dei risultati raggiunti, coerentemente con quanto indicato dal programma elettorale del Partito democratico, che da sempre considera prioritari per la sua agenda politica i temi del contrasto alle disuguaglianze e dell'inclusione sociale, e che espressamente si è impegnato "a raddoppiare i fondi a disposizione per il reddito di inclusione, per raggiungere tutte le persone che vivono in condizione di povertà assoluta nel corso della prossima legislatura", si intende proseguire nel percorso iniziato "investendo ulteriori risorse in modo da ampliare la platea dei destinatari e la rete di servizi, garantendo a tutti i poveri un reddito sufficiente a essere parte attiva della società"; coerentemente con questi obiettivi, si prevede: a) l'incremento dell'ammontare del beneficio economico prevedendo una serie di interventi il cui combinato disposto porterà l'importo massimo del beneficio per una famiglia di 5 componenti a un ammontare pari a 750 euro; b) l'allargamento della platea dei beneficiari al fine di portare il numero di famiglie beneficiarie a circa 1.400.000, per un totale di oltre 4 milioni di persone coinvolte, raggiungendo così tutte le famiglie che secondo le stime ISTAT si trovano in condizioni di povertà nel nostro Paese e rendendo il REI compiutamente universale non solo nel disegno, ma anche nei suoi effetti generali; c) interventi per favorire l'occupabilità dei beneficiari del REI prevedendo che costoro possano accedere all'assegno di ricollocazione previsto dal "Jobs act" di cui alla legge 10 dicembre 2014, n. 183, anche in deroga alle condizioni previste in via ordinaria per l'accesso a quell'istituto (permanenza in NASPI e stato di disoccupazione di durata non inferiore a 4 mesi): inoltre, a titolo di riconoscimento della peculiare condizione di svantaggio dei beneficiari del REI, si dispone che, in caso di successo occupazionale, l'importo dell'assegno di ricollocazione per questi soggetti sia riconosciuto in misura raddoppiata, a parità di altre condizioni; d) l'innalzamento della quota del fondo povertà destinata al rafforzamento degli interventi e dei servizi sociali in ossequio al carattere peculiare del REI, che si distingue da altre forme di contrasto alla povertà per l'attenzione dedicata alle politiche attive per il (re)inserimento nel mondo del lavoro, evitando qualunque rischio di "trappola della povertà"; considerato che, a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo, il reddito di cittadinanza proposto nel programma di governo sottoscritto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega: 1) è una misura dai contorni poco definiti, in cui si mischiano obiettivi di garanzia del reddito in caso di disoccupazione (di solito perseguiti con schemi di carattere contributivo) e obiettivi assistenziali di contrasto alla povertà; 2) rischia di essere molto oneroso (nelle versioni precedenti a quella definitiva del contratto di governo era indicato un costo di 17 miliardi di euro, poi cancellato, senza, peraltro, l'indicazione della copertura finanziaria, a cui si dovrebbero aggiungere 2 miliardi di euro per la riorganizzazione dei centri per l'impiego); 3) rischia di dirottare tutte le risorse verso uno schema assistenziale, disincentivando lo studio, la ricerca e il mantenimento del lavoro, nonché incentivando il lavoro nero; 4) fa fare un passo indietro al sistema italiano di welfare tornando a una logica di temporaneità e di incertezza sugli strumenti disponibili, in virtù dei due anni di rinvio legati alla necessità (enunciata) di potenziare i centri per l'impiego (senza tra l'altro spiegare come) e alla necessità (reale) di rinviare una misura costosa per le casse dello Stato, generando incertezza negli operatori pubblici e del terzo settore che stanno iniziando adesso a implementare compiutamente il REI dopo aver superato i necessari aggiustamenti iniziali; considerato inoltre che: l'Italia ha finalmente una misura strutturale di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale, una misura a carattere universale dal 1° luglio 2018, condizionata alla prova dei mezzi e all'adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all'affrancamento dalla condizione di povertà;