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Restano ancora tutti irrisolti i problemi della giustizia che non ci siamo dimenticati, anche se spariscono dalla quarta, dalla quinta o dalla ventesima pagina dei giornali. Non ci siamo dimenticati che il tempo sta trascorrendo infruttuosamente. Questo Paese, presidente Conte, non è la Cina e non vi lasceremo soffocare gli italiani come i cinesi fanno con Hong Kong. Anche se lei a quel Paese si ispira, noi questo non glielo concederemo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, gentile Presidente del Consiglio, membri del Governo, colleghe senatrici e senatori, nella conferenza stampa con il ministro Azzolina del 26 giugno scorso, in merito al tema della riapertura delle scuole nel mese di settembre, ha parlato di recovery fund e della possibilità di utilizzare le risorse che saranno messe a disposizione anche per il rilancio della scuola italiana e - come ha ricordato oggi - per next generation EU, per le nuove generazioni e per l'educazione. In particolare, ha parlato di opportunità di investimento in percorsi di formazione per i nostri ragazzi, in modo da combattere la dispersione scolastica, di migliorare la formazione, di investire in competenze digitali per tutto il personale scolastico e infine della possibilità di migliorare i percorsi professionalizzanti per permettere ai nostri giovani di accedere al mondo delle imprese. Si tratta di parole importanti che mi sento di condividere in pieno: scuola, digitalizzazione e professionalizzazione dei ragazzi dovrebbero essere al centro degli investimenti del Fondo europeo per la ripresa. Purtroppo - come lei saprà - scontiamo sul terreno delle competenze digitali - ed è un problema dal momento che dobbiamo affrontare la transizione digitale senza tali conoscenze - un grave ritardo dovuto alla mancanza di una strategia dei Governi che l'hanno preceduta. Nel DESI 2019, ossia l'indice di digitalizzazione dell'economia e della società realizzato dalla Commissione europea per quanto riguarda il capitale umano, che si riferisce a coloro che hanno competenze nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, l'Italia si posizionava al ventiseiesimo posto su 28. Recentemente è uscito il DESI 2020 e la posizione dell'Italia è peggiorata. Nel 2020, secondo l'indicatore del capitale umano, siamo al ventottesimo posto, scendendo di due posizioni, ossia all'ultimo posto. Questa situazione è tragica non soltanto per noi, ma anche per il futuro dei nostri figli. A che genere di scuola stiamo affidando i nostri figli? Che prospettive avranno i nostri figli? Che possibilità avranno di comprendere e interpretare il mondo in cui stiamo vivendo? Molte volte ci soffermiamo a discutere per molto tempo di dettagli e non delle questioni veramente strategiche per il Paese. Ritengo che, se l'Italia non aumenterà il numero dei laureati nell'ambito delle materie scientifiche, non potrà che rassegnarsi a essere uno dei Paesi della nuova colonizzazione tecnica e scientifica. È infatti in atto una vera e propria competizione che punta a sottrarre i cervelli ai vari Paesi e a far studiare e trattenere il maggior numero di giovani che provengono da altre parti del mondo. Questa fuga di cervelli, e cioè l'emigrazione senza ritorno dei giovani ricercatori italiani, è un danno per l'Italia. Abbiamo pochi laureati STEM e quelli che riescono a diventare tali ci vengono sottratti dagli altri Paesi. Mancando queste competenze, non comprendiamo l'importanza dei dati. Abbiamo la materia prima - cioè i dati digitali - ma non ne traiamo alcun vantaggio perché non ne capiamo il valore, che potrebbe essere sfruttabile per la crescita dell'Italia. È di domenica scorsa l'articolo apparso sul sito online del "Corriere della Sera": «Cloud, sfida tra USA e Europa: la battaglia (sulle nuvole) per l'Italia vale 5 miliardi». E noi questi 5 miliardi - il valore del cloud italiano - li lasceremo agli Stati Uniti, perché gli italiani non hanno le competenze non solo per realizzare un proprio cloud , ma anche per capirne l'importanza. Tutto ciò avviene perché in Italia manca la cultura scientifica. Mancano - e non certo per colpa loro - gli insegnanti che sappiano trasmettere la cultura scientifica fin dai primi anni di scuola. Manca una didattica che permetta a tutti di apprezzare questa cultura, che non è seconda ad alcuna altra tipologia di cultura. Purtroppo in Italia non è percepito che uno scienziato stia svolgendo un lavoro intellettuale e produca pensiero e cultura. Se non capiamo in primis noi parlamentari che c'è assoluto bisogno di una strategia di lungo periodo per risollevare il Paese puntando alla cultura scientifica, cominciando fin dalle scuole elementari in modo che la cultura scientifica sia veramente inclusiva e per tutti, affosseremo definitivamente il Paese. La matematica, che è alla base di queste conoscenze, è per tutti e tutti devono avere il diritto di impararla, per avere le basi culturali per comprendere il mondo in cui viviamo e, quindi, poter esercitare i propri diritti, nella consapevolezza di quello che accade intorno. Il recovery fund - come lei, Presidente, ha sostenuto - può essere davvero un'importante occasione e, per non sprecarla, è necessario strutturare i relativi interventi attraverso una puntuale strategia. La strategia è la digitalizzazione del Paese e non è possibile realizzarla senza adeguate risorse umane. Occorre un grande piano per la scuola digitale, per alfabetizzare i bambini e i giovani, insieme ai loro genitori e agli insegnanti. Non basta la digitalizzazione della pubblica amministrazione; non basta la digitalizzazione delle aziende: serve anche una strategia per innovare i contenuti didattici e i programmi scolastici. È un compito immane, molto difficile, ma dobbiamo impegnarci a realizzarlo, altrimenti perderemo ogni possibilità di competere insieme ai partner europei nella sfida mondiale. Sono convinta che il Governo saprà cogliere tale occasione, che segue questo periodo tragico per il nostro Paese e per il mondo causato dall'emergenza epidemiologica, che ci ha fatto capire l'importanza del digitale, attraverso strumenti come lo smart working , l' e-commerce , la didattica a distanza e le video call con le persone lontane. È necessario impegnare tutti gli sforzi e le energie a disposizione per elaborare tale strategia e permettere a tutti i cittadini di padroneggiare tali competenze e dominare la digitalizzazione. In conclusione, facciamo in modo che il nuovo umanesimo, da lei, Presidente, spesso citato, metta davvero al centro del suo pensiero le attuali inclinazioni dell'uomo moderno, che comprendono, ora più che mai, la conoscenza scientifica e la competenza digitale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, fin dall'inizio di questa drammatica crisi, noi, come Fratelli d'Italia, abbiamo auspicato che vi fosse una convergenza tra maggioranza e opposizione sulle posizioni da assumere in sede di Unione europea, per rendere più forte, consapevole, coeso e quindi determinato il nostro Paese. Purtroppo questo non è avvenuto e non certo per responsabilità dell'opposizione, perché sono la maggioranza e il Governo a dover creare i presupposti affinché l'opposizione possa contribuire nei passaggi decisivi; certamente tra questi vi sono quelli in cui si danno indicazioni al Governo su come comportarsi nelle sedi comunitarie.