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questa soluzione sarebbe consentita dall'articolo 102, secondo comma, della Costituzione anche se vengono paventati i negativi riflessi sul normale funzionamento dell'apparato giudiziario normale; 2) attribuendo il contenzioso tributario ai tribunali amministrativi regionali in primo grado ed al Consiglio di Stato in grado di appello; questa soluzione sarebbe consentita dall'articolo 103, primo comma, della Costituzione, trattandosi della tutela giurisdizionale dei contribuenti nei confronti della pubblica amministrazione; 3) attribuendo il contenzioso tributario alla Corte dei conti, che lo potrebbe esercitare in primo grado con strutture decentrate ed in secondo grado con le normali sezioni giurisdizionali centrali; questa soluzione sarebbe consentita dall'articolo 103, secondo comma, della Costituzione, secondo cui la Corte stessa ha giurisdizione -- oltre che nelle materie di contabilità pubblica -- anche «nelle altre specificate dalla legge», fra le quali ben può essere compreso il contenzioso tributario. «Il terzo requisito -- sempre secondo il Buscema -- dovrebbe essere quello della "economicità" della giustizia sotto il duplice aspetto degli enti impositori e dei contribuenti». Sotto il primo aspetto -- a parità di garanzie -- dovrebbe essere data la preferenza a quella soluzione che comporti il minor costo per la finanza pubblica; con ciò intendendo gli oneri che, in qualsiasi modo, gravano sul bilancio dello Stato e degli altri enti impositori. Sotto il secondo aspetto, va tenuto presente che l'economicità per i contribuenti discende dal sistema di introduzione del giudizio e di difesa. Allo stato attuale i sistemi di difesa più economici sono quelli che consentono al contribuente di non avere l'assistenza di un legale. Questi sistemi sono già usati per le commissioni tributarie e per il contenzioso pensionistico presso la Corte dei conti. Comunque, nella scelta del sistema di giustizia tributaria non può essere ignorato questo aspetto. Il quarto requisito dovrebbe essere quello della «celerità» dei procedimenti per la rapida definizione degli accertamenti tributari. Questo requisito va visto sia nell'interesse del contribuente, sia nell'interesse dell'ente impositore. Il contribuente ha interesse alla sollecita definizione della vertenza nella misura in cui dalla decisione definitiva spera di ottenere un miglioramento rispetto a quanto già pagato in virtù degli strumenti giuridici posti a disposizione dell'ente impositore. Ben più notevole appare l'interesse dell'ente impositore -- e degli enti comunque destinatari del gettito tributario -- alla sollecita definizione dell'accertamento tributario, in quanto le vertenze aperte influiscono negativamente sulla certezza delle relative entrate e, quindi, sui programmi della spesa pubblica. Ed è facendo leva su questa specifica interconnessione logico-sistematica che si è pervenuti ad accogliere una tesi piuttosto che un'altra. 4. Si rende, comunque, necessario esporre le ragioni che militano a favore della proposta così come esposta. A parte la considerazione che sull'intero territorio nazionale, ormai, sono operanti articolazioni periferiche della Corte dei conti a livello regionale (sezioni giurisdizionali) e che, a livello centrale, in funzione di giudice del diritto, operano le sezioni giurisdizionali centrali (e ciò costituisce un dato storico insopprimibile), sembrano essere maturi i tempi per l'affermazione di una volontà politica che si dimostri capace di: «-- attuare concretamente un sistema di accertamento tributario che elimini in modo totale e definitivo le evasioni; naturalmente, con una Amministrazione finanziaria efficiente e costretta a muoversi esclusivamente sul binario della legittimità, ma stimolata da un altrettanto efficiente sistema di controllo; -- realizzare un contenzioso tributario capace di conciliare, senza riserve mentali, i diritti dei cittadini contribuenti con quelli veri della collettività, al di fuori di ogni possibile sospetto di connivenze o di astuzie a tutto danno degli enti impositori e/o della collettività; -- ricercare il sistema migliore e realizzarlo, senza lasciarsi condizionare da pressioni di vario genere e da una dottrina non sempre disinteressata». In effetti, la scelta politica più congrua (rispetto a quelle che, secondo altre correnti di pensiero, riterrebbero utile il coinvolgimento o della auorità giudiziaria ordinaria o dei tribunali amministrativi regionali) è da ricercare nel fatto che la Corte dei conti: a) possiede obiettivamente, per espressa posizione costituzionale, la «posizione di giudice» con le necessarie garanzie di indipendenza e di imparzialità; b) il requisito della «specializzazione» nella materia tributaria, data la stretta connessione della materia con il controllo sulle entrate oltre che con la giurisdizione contabile; specializzazione che abbisogna, comunque, delle necessarie interpretazioni, tutte le volte che la questione di cui si controverte assume connotazioni multidisciplinari. Così che il ricorso alla figura del consulente può essere utile allo scopo. In relazione a ciò, si possono vedere perseguiti più agevolmente alcuni obiettivi: -- quello della «economicità», che potrebbe essere adeguatamente realizzato in quanto le sezioni regionali -- istituite per la giurisdizione contabile -- potrebbero assorbire la competenza per il contenzioso contabile con ragionevoli adeguamenti di organici; ancor più incisivamente può essere realizzata la economicità per la difesa dei contribuenti, in quanto già per la materia pensionistica esiste la facoltà di non farsi assistere da legali e la presenza del Procuratore generale offre idonee garanzie di obiettività anche per i contribuenti meno facoltosi, come la giurisprudenza ampiamente dimostra; -- quello della «celerità», che potrebbe essere realizzato, a condizione che non venga condizionata la fissazione dell'udienza a preventive conclusioni scritte del Procuratore generale e che venga adeguatamente distribuito il personale di magistratura e delle categorie di personale a supporto, che sono da ritenere circoscritte alle unità attualmente in servizio; -- quello della «armonizzazione» del sistema di giustizia tributaria con le esigenze di articolazione della finanza pubblica; -- quello dell'«accostamento» ai contribuenti, che sarebbe posseduto in grado adeguato, dato che le sezioni regionali coincidono tendenzialmente con le circoscrizioni dei tribunali amministrativi regionali; pertanto, parallelamente a quanto consentito dalla Costituzione per questi ultimi, il legislatore potrebbe consentire la istituzione di sezioni in sedi diverse da quelle del capoluogo di regione, fondandosi tale potestà sull'autonomia organizzativa di cui è titolare la Corte dei conti; -- quello del «collegamento» col controllo esterno -- adeguatamente potenziato per tutte le entrate ai sensi dell'articolo 100 della Costituzione -- che verrebbe realizzato in modo organico ed efficiente; da questo collega-mento risulterebbe un indiscutibile potenziamento del sistema delle garanzie obiettive nell'interesse degli enti impositori e della collettività nazionale nelle sue articolazioni territoriali. La «copertura amministrativa» del presente disegno di legge è stata individuata seguendo due logiche: la logica della necessaria continuità nel dover rendere giustizia; la logica della completa sostituzione della magistratura contabile all'attuale organizzazione. Quest'ultimo obiettivo è da perseguire in un tempo ragionevole che si può quantificare in tre anni. Di conseguenza si è ritenuto di dover quantificare l'onere finanziario «aggiuntivo» rispetto all'attuale in maniera graduale.