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il senatore del Movimento 5 Stelle Vito Petrocelli, nonché presidente della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) del Senato ha dichiarato all'agenzia di stampa AGI, in merito alla situazione di Hong Kong, che "ogni Paese sovrano ha il diritto e il dovere di garantire l'ordine pubblico e la stabilità sociale ed economica sul suo territorio"; al contrario, l'on. Marta Grande, presidente della III Commissione permanente (Esteri) della Camera, anch'ella appartenente al Movimento 5 Stelle, ha dichiarato al quotidiano "la Repubblica": "La libertà è il valore fondamentale. La Cina rispetti lo schema che prevede uno Stato e due sistemi"; in una nota congiunta, i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Esteri di Camera e Senato hanno accumunato la situazione di Hong Kong a quella di Minneapolis, scrivendo che "ogni paese ha il diritto e il dovere di garantire l'ordine pubblico sul suo territorio, nelle strade di Hong Kong come in quelle di Minneapolis, ma deve farlo rispettando i diritti umani e le libertà civili e senza compiere abusi nell'uso della forza, come accaduto nel tragico caso di George Floyd. A tale proposito, giudichiamo preoccupante la minaccia di Trump di sparare per fermare i saccheggi"; valutato infine che: ad Hong Kong non è in discussione la tutela dell'ordine pubblico, ma l'approvazione di una legge da parte della Repubblica popolare cinese sulla sicurezza nazionale, che inciderebbe sulla vita dei cittadini di Hong Kong con diverse privazioni sulle libertà di manifestazione ed espressione, e include reati, come quello del terrorismo, che comportano pene fino all'ergastolo; già molti cittadini, anche stranieri, sono attualmente detenuti nella Repubblica popolare cinese per reati d'opinione, conseguentemente i timori dei cittadini di Hong Kong e della comunità internazionale sono reali, ed è più che fondata l'esigenza di mantenere l'assetto previsto ai tempi del negoziato con la Gran Bretagna, si chiede di sapere quale sia la posizione univoca del Governo e della Farnesina sulla questione di Hong Kong, e se il Governo non ritenga che l'approvazione di tale legge sulla sicurezza nazionale non rappresenti la fine del principio "un Paese, due sistemi". Atto n. 4-03595 AIMI Ai Ministri dell'interno, delle politiche agricole alimentari e forestali e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'articolo 103 del decreto-legge "rilancio" prevede una sanatoria per i lavoratori irregolari, mediante regolarizzazione dei rapporti di lavoro con i cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale alla data dell'8 marzo 2020; per far emergere tali rapporti di lavoro sommersi, sarà sufficiente il pagamento forfettario di 500 euro per ogni pratica, unitamente a un altro contributo, retributivo e fiscale; si prevede anche l'attivazione di una richiesta da parte del cittadino straniero con permesso di soggiorno scaduto al 31 ottobre 2019; tale sanatoria potrebbe interessare circa 220.000 irregolari presenti sul nostro territorio e, a parere dell'interrogante, ciò costituisce una grave criticità. Non solo non si risponde alle richieste delle organizzazioni agricole in relazione alla carenza di manodopera, ma il rischio concreto è che si facciano emergere rapporti di lavoro non veritieri, utilizzati come semplice giustificazione per la regolarizzazione stessa; le organizzazioni agricole, infatti, avevano chiesto la possibilità di utilizzo dei voucher unitamente all'attivazione di "corridoi verdi" per consentire l'arrivo dall'estero di persone già preparate alla manodopera nei campi; non vi è traccia inoltre dell'iniziativa, sollecitata in maniera trasversale, di impiegare per il lavoro nei campi in via prioritaria i percettori del reddito di cittadinanza; intanto a Lampedusa gli sbarchi continuano ad aumentare con gravi difficoltà per le autorità, costrette a recuperare i "barconi" anche a 12 miglia dalla costa, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare per superare le criticità descritte; se e in quali termini intendano dare corso alle richieste avanzate dalle organizzazioni agricole in relazione alla carenza di manodopera nei campi; quali iniziative il Ministro dell'interno intenda adottare per favorire il rimpatrio degli irregolari attraverso accordi bilaterali con i Paesi di provenienza. Atto n. 4-03596 DE BONIS Ai Ministri dell'università e della ricerca, per il Sud e la coesione territoriale, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: uno studente nato al Sud su 4 decide di frequentare l'università nelle regioni settentrionali e ciò comporta un costo di 3 miliardi di euro all'anno per il Mezzogiorno; pochi anni fa lo Svimez (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) aveva scattato una perfetta fotografia della situazione e da allora i dati non sono cambiati poi più di tanto. Secondo i numeri nell'anno accademico 2016/2017 i ragazzi meridionali iscritti negli atenei della penisola sono complessivamente 685.000 circa; di questi il 25,6 per cento, ovvero 175.000 universitari, studia al Centro-Nord. Il movimento opposto è praticamente assente: la quota di giovani residenti nelle regioni del Centro-Nord che frequenta un'università del Mezzogiorno è appena dell'1,9 per cento, solo 18.000 studenti. "Ne deriva, quindi, un saldo migratorio netto universitario pari a circa 157.000 unità", annota la ricerca. Di fatto, i giovani preferiscono anticipare la "decisione migratoria" spostandosi già per gli studi, sapendo che molto probabilmente sarebbe toccato loro farlo per cercare un reddito; la Sicilia e la Puglia, con oltre 40.000 studenti "prestati" al Nord, sono i territori che alimentano maggiormente questo flusso; è evidente che la perdita di una quota così rilevante di giovani ha, già di per sé, un effetto sfavorevole sull'offerta formativa delle università meridionali, ha rilevato il direttore dello Svimez. Ben più gravi, tuttavia, sono le conseguenze sfavorevoli che derivano dalla circostanza che, alla fine del periodo di studio, la parte prevalente degli studenti emigrati non ritorna nelle regioni di origine, indebolendo le potenzialità di sviluppo dell'area attraverso il depauperamento del cosiddetto capitale umano, uno degli asset più importanti nell'attuale contesto; l'istituto ha tradotto questo fenomeno migratorio in un calcolo delle ricadute economiche, cominciando dallo stimare la riduzione dei costi sostenuti dagli atenei per i diversi corsi di studio (per i docenti, i servizi didattici, le infrastrutture). Si arriva così a stimare che al Sud ci sia circa un miliardo di euro annui di minore spesa della pubblica amministrazione dovuta all'iscrizione fuori circoscrizione di studenti meridionali; ma non sembra che finisca qui, perché è da considerare, infatti, che i ragazzi che si spostano hanno dei consumi e, nel caso specifico, li avranno sui tessuti industriali e commerciali del Nord. Non è una stima uguale per ogni città, secondo lo Svimez si va dal valore massimo di 4.700 euro di chi studia a Milano ai 1.700 euro di chi studia a Cassino e Vercelli;