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in Spagna il calo è stato ancora maggiore, quasi del 90 per cento, se si considera il primato spagnolo del 2004 quando erano stati ben 5.541 i bambini oggetto di adozione internazionale in confronto ai 567 del 2018; in Italia, le adozioni sono diminuite dalle 4.130 del 2011 alle 1.394 del 2018; la dipendenza gerarchica ed amministrativa della Commissione adozioni risulterebbe nella Presidenza del Consiglio dei ministri, in cui il presidente è anche presidente della Commissione, ma per altre competenze, tra cui quelle amministrative, è coinvolto il Dipartimento per la famiglia della stessa Presidenza del Consiglio; il costo dell'adozione internazionale, per scelta del legislatore (legge n. 184 del 1983, e successive modifiche), è sostenuto integralmente dalla famiglia che riceve un aiuto molto ridotto, attraverso il recupero fiscale e il contributo della Commissione, mentre le altre forme di genitorialità quali l'adozione nazionale, la fecondazione assistita, la fecondazione eterologa, il cui importo è sicuramente non inferiore a quello dell'adozione internazionale, è sostenuto integralmente dalla collettività; secondo le lagnanze di alcuni enti autorizzati dalla CAI, non sarebbero stati erogati i contributi del fondo per le famiglie, circa 12.000 famiglie che hanno adottato dal 2011 al 2017, né saldati i finanziamenti dei progetti realizzati dagli enti autorizzati, per conto della Commissione, mentre sarebbero state interrotte le iniziative di incontri, colloqui e accordi bilaterali con i Paesi di provenienza dei minori, si chiede di sapere: se gli enti autorizzati dalla CAI, per loro natura organizzazioni senza scopo di lucro, che non godono di alcun contributo pubblico per il loro funzionamento, diventati creditori dello Stato, potranno vedere riconosciuta l'erogazione dei fondi a saldo dei progetti di adozione da loro conclusi negli anni 2009-2014, che ammonta a circa 2 milioni di euro; se la CAI non abbia il compito di ripristinare accordi bilaterali con i Paesi di provenienza dei minori adottati, al fine di realizzare missioni, colloqui, inviti in Italia per verificare l'inserimento dei bambini adottati dalle famiglie italiane, consentendo in tal modo l'incremento delle adozioni stesse; se il Governo, oltre a sbloccare la situazione con le opportune autorizzazioni alla Commissione, non debba attivarsi al fine di modificare la normativa contenuta nella legge n. 184 del 1983, per sanare le discriminazioni enunciate tra i minori adottati in Italia ed all'estero. Atto n. 4-01401 GINETTI GRIMANI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la proposta di riparto di risorse del piano nazionale per il dissesto idrogeologico su un totale di 3 miliardi di euro assegna 750 milioni al Veneto, 300 alla Liguria, 230 milioni all'Abruzzo, mentre assegna alla Regione Umbria circa 900.000 euro per il 2019 e 3 milioni per il triennio 2019-2021, cifre che appaiono irrisorie rispetto al fabbisogno di messa in sicurezza del territorio regionale; il presidente della Regione, Catiuscia Marini, in una nota Ansa del 27 febbraio 2019, evidenziava che il riparto di risorse sembra rispondere ad un mero criterio di discrezionalità politica e non ad un quadro oggettivo di valutazione del rischio sul territorio, preannunciando pertanto un parere negativo alla proposta di riparto in sede di Conferenza Stato- Regioni; la comunicazione a firma del Presidente del Consiglio dei ministri Conte del 20 febbraio 2018 per il riparto di risorse del piano nazionale per il dissesto idrogeologico sembra far riferimento alle risorse destinate meramente agli eventi calamitosi verificatisi nei mesi di settembre e ottobre 2018, in riferimento al riparto delle risorse finanziarie stanziate dall'art. 24- quater del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, e dell'art.1, comma 1028, della legge 30 dicembre 2018, n. 145; nello specifico il territorio dell'Umbria risulta esposto al rischio idrogeologico per il 100 per cento della superficie, attraversata peraltro dal Tevere caratterizzato da evidenti problematiche idrauliche che si riflettono lungo l'intero corso del fiume in territorio laziale fino alla città di Roma capitale; 40 sui 92 comuni umbri sono stati interessati da fenomeni di frane e smottamenti di diversa entità durante il 2018; l'Umbria lungo la fascia appenninica e su una parte significativa del restante territorio è tra le regioni a più alto rischio sismico, che la espone pertanto ad evidenti impatti di dissesto; grazie ai finanziamenti assegnati dal 2016 alla Regione Umbria per un totale di 82,613 milioni di euro, sono stati conclusi interventi per 71,382 milioni e sono in corso i restanti 11,230 milioni di euro, dimostrando pertanto un'alta capacità di impegno e di spesa delle risorse previste; le necessità per le quali si richiede il finanziamento per far fronte al rischio idrogeologico ed idraulico ammontano a 425,477 milioni di euro come risulta dalla banca dati RENDIS (repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo dell'Ispra); inoltre sono stati richiesti al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare finanziamenti da attivare con i fondi BEI per complessivi 34,691 milioni di euro, come meglio specificato nell'elenco degli interventi proposti di cui alla delibera della Giunta regionale n. 97 del 5 febbraio 2018, si chiede di sapere: quali criteri tecnici e valutazioni scientifiche abbiano guidato la scelta nella ripartizione delle risorse alle diverse Regioni del piano nazionale per il dissesto idrogeologico; se il Ministro in indirizzo non ritenga che siano stati violati principi d'imparzialità, e pari dignità di tutti i territori nell'attribuzione discrezionale delle risorse in relazione ai fattori di rischio e certificati in atti e mappe ufficiali in possesso del Governo; quali provvedimenti di competenza intenda adottare per far fronte alle richieste motivate da presidente Catiuscia Marini al fine della messa in sicurezza e mitigazione del rischio idrogeologico per l'Umbria, in particolare con il finanziamento degli interventi connessi alla crisi sismica del 2016-2017, solo parzialmente finanziati dal commissario straordinario, che sono propedeutici alla ricostruzione privata; quali intendimenti abbia in merito all'attuazione dell'accordo di programma previsto dall'art. 1, commi 1072 e seguenti, della legge 25 dicembre 2017, n. 205, con il finanziamento del piano stralcio già concordato con la Regione Umbria (individuati interventi con delibera della Giunta regionale n. 97 del 5 febbraio 2018) per il quale era ipotizzato il ricorso ai fondi BEI. Atto n. 4-01402 GIRO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il "reddito di cittadinanza" è una misura assistenziale, riservata a chi non supera determinate soglie di reddito e volta ad aiutare le famiglie o le persone singole che realmente si trovano in una situazione di disagio economico;