[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 35 e 36 della legge 26 aprile 1974, n. 191 (Prevenzione degli infortuni sul lavoro nei servizi e negli impianti gestiti dall'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato), promosso con ordinanza emessa il 18 maggio 2001 dal Tribunale di Milano nel procedimento penale a carico di Rizzotti Silvio, iscritta al n. 640 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 35, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti l'atto di costituzione di Rizzotti Silvio, nonché gli atti di intervento della Rete ferroviaria italiana s.p.a. e del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 23 aprile 2002 il giudice relatore Riccardo Chieppa; Uditi gli avvocati Massimo Biffa per Rizzotti Silvio, Marcello Mole' per la Rete ferroviaria italiana s.p.a. e l'Avvocato dello Stato Massimo Massella Ducci Teri per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che con ordinanza emessa il 18 maggio 2001 il Tribunale di Milano - nel corso di un procedimento penale (fase preliminare al dibattimento) nei confronti del direttore pro tempore dell'ASA Rete delle ferrovie dello Stato s.p.a. imputato del reato di lesioni personali cagionate ad un dipendente - ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 35 e 36 della legge 26 aprile 1974, n. 191 (Prevenzione degli infortuni sul lavoro nei servizi e negli impianti gestiti dall'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato), nella parte in cui attribuiscono la competenza ad emanare l'atto di prescrizione di cui all'art. 20 del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758 (Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro), congiuntamente all'Ispettorato del lavoro e ai funzionari delle ferrovie stesse; che, in via preliminare, il giudice rimettente osserva che la citata prescrizione era stata impugnata dalla difesa dell'imputato dinanzi al Tribunale amministrativo regionale, assumendo la sua illegittimità, perché emanata dall'organo di vigilanza dell'Asl; che il giudice amministrativo aveva accolto la richiesta cautelare di sospensione, mentre la Corte di cassazione (Cass. , I sez. pen. , 14 febbraio 2000, n. 1037) - risolvendo il conflitto di giurisdizione sollevato in sede penale dal Tribunale a quo - aveva attribuito, di converso, alla prescrizione la natura di atto di polizia giudiziaria affermando la giurisdizione del Tribunale ordinario di Milano; che sulla base di queste premesse il rimettente faceva discendere la rilevanza della questione, osservando che dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma censurata deriverebbe il riconoscimento della relativa competenza ad emanare l'atto di prescrizione all'Asl, con consequenziale incidenza sulla sussistenza della condizione di procedibilità; che il giudice a quo ha sottolineato la perdurante vigenza della legge n. 191 del 1974, ritenendo che né la legge 17 maggio 1985, n. 210 (Istituzione dell'ente "Ferrovie dello Stato"), di privatizzazione delle ferrovie dello Stato, né le leggi 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale) e 6 dicembre 1978, n. 835 (Delega al Governo ad emanare nuove norme in materia di polizia, sicurezza e regolarità dell'esercizio delle ferrovie e di altri servizi di trasporto) avrebbero comportato alcuna abrogazione espressa o tacita della legge impugnata; che, nel merito, il giudice rimettente ha ritenuto che il riconoscimento dei poteri di vigilanza all'Ispettorato del lavoro e agli organi delle ferrovie determinerebbe una limitazione dei poteri dei primi nell'esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, attribuendo ai secondi il ruolo di controllori e controllati, con conseguente violazione degli artt. 3, 32, 41, 97, 102, 109 e 112 della Costituzione; che in relazione all'art. 3 della Costituzione la censura investe, innanzi tutto, la intrinseca irragionevolezza della normativa: la specificità dei problemi della sicurezza non potrebbe giustificare l'esistenza di "limiti sostanziali ai poteri pubblici di prevenzione e di repressione delle contravvenzioni, impedendo all'unico organo di polizia giudiziaria titolato ope legis di poter intervenire autonomamente e costringendolo ad operare congiuntamente ai dipendenti dell'ente controllato"; inoltre non potrebbe, in ogni caso, evocarsi la specificità del servizio ferroviario per giustificare gli speciali poteri di vigilanza, poiché questi investirebbero anche operazioni semplici (es. vigilanza sui servizi di ristorazione o di polizia) del tutto identiche a quelle che si svolgono in qualsiasi altro ambiente di lavoro; che le norme censurate - sempre in relazione all'art. 3 della Costituzione - determinerebbero, altresì, secondo il rimettente, una ingiustificata disparità di trattamento rispetto ad altre società (quali, ad es., le Ferrovie Nord s.p.a e l'Azienda che gestisce le linee metropolitane) che esercitano un'attività identica in ambito ferroviario e che non godrebbero, però, dei "privilegi" concessi dalla legge n. 191 del 1974; che, in relazione alla assunta violazione dell'art. 3 della Costituzione, in combinato disposto con gli artt. 32 e 41 della Costituzione, il Tribunale ha evidenziato come l'anomala vigilanza mista, limitando i poteri amministrativi e giudiziari, assicurerebbe una più ridotta prevenzione con una inferiore tutela della salute dei lavoratori rispetto a quella garantita in altri ambienti di lavoro; che, sempre secondo il Tribunale, l'avvenuta privatizzazione dell'Ente ferrovie, trasformato in s.p.a., imporrebbe, inoltre, di seguire una logica tipicamente imprenditoriale nelle scelte aziendali e ciò potrebbe comportare "un freno all'attività di vigilanza degli Ispettori del lavoro sulla base di scelte non propriamente pubblicistiche"; che, in relazione agli artt. 101, 109 e 112 della Costituzione, il giudice rimettente ha sottolineato che le previsioni delle norme censurate potrebbero impedire al pubblico ministero di esercitare pienamente ed autonomamente i poteri-doveri inerenti all'esercizio dell'azione penale; il conferimento di una eventuale delega agli Ispettori del lavoro, in qualità di polizia giudiziaria, di emettere la prescrizione di cui agli artt. 19 ss. del decreto legislativo n. 758 del 1994 incontrerebbe il limite dell'azione congiunta con i dipendenti delle ferrovie ("che in ipotesi potrebbero essere gli stessi indagati"), con ripercussione anche sui poteri del giudice per le indagini preliminari in sede di archiviazione e del giudice della fase successiva in sede di verifica della sussistenza di una condizione di procedibilità;