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Modifiche al codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di verifica dell'età degli utenti dei servizi di comunicazione elettronica, e altre disposizioni per la tutela dei minori nella fruizione di tali servizi. Onorevoli Senatori. – Negli ultimi anni l'utilizzo dei social media è in costante aumento. Secondo i dati del CENSIS, nel 2022 l'82,4 per cento degli italiani ha utilizzato i social network , il 5,8 per cento in più rispetto all'anno precedente. L'incremento dell'utilizzo dei social ha riguardato anche la popolazione più giovane. Già prima della pandemia, nel 2019, è stato stimato che l'85,8 per cento degli adolescenti tra 11 e 17 anni utilizzasse regolarmente gli smartphone e che oltre il 72 per cento accedesse a internet via smartphone . Sempre il CENSIS, in un'indagine del 2021, ha rivelato che quasi il 60 per cento degli adolescenti dichiarava di utilizzare lo smartphone più spesso che nel passato e la metà degli intervistati dichiarava di passare più di 3 ore al giorno sul dispositivo. Un recente studio del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, condotto insieme al Centro nazionale dipendenze e doping dell'Istituto superiore di sanità, ha definito l'utilizzo dei social media un'attività che crea dipendenza comportamentale tra gli adolescenti. Secondo i risultati, la « dipendenza da social media » coinvolge il 2,5 per cento dei ragazzi tra 11 e 17 anni, percentuale che raggiunge il 3,1 per cento per le ragazze tra 11 e 13 anni e il 5,1 per cento per le ragazze tra 14 e 17 anni. Una recente pubblicazione dell' International Journal of Environmental Research and Public Health ha affermato che l'esposizione al mondo virtuale fa aumentare i livelli di depressione tra i giovani, soprattutto tra i più vulnerabili. Questa ipotesi è riportata anche da uno studio condotto sulla popolazione liceale statunitense dall' American Economic Review , che ha dimostrato un aumento della depressione del 9 per cento e un aumento dell'ansia del 12 per cento tra i giovani che fanno un maggior uso dei social rispetto alla media. Nel mese di aprile 2023, la rivista scientifica Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology ha pubblicato uno studio sul rapporto tra l'utilizzo problematico di Instagram (inteso come utilizzo compulsivo e potenziale dipendenza) e i disturbi dell'alimentazione. L'analisi rileva evidenze empiriche a supporto della tesi che i disturbi dell'alimentazione tra la popolazione femminile più giovane possano essere prevenuti o contenuti anche evitando la sovraesposizione a Instagram e alle immagini legate all'aspetto fisico che sono molto diffuse sul social network . Infatti, i pazienti che soffrono di disturbi dell'alimentazione tendono ad usare i social network per paragonare il proprio aspetto fisico a quello degli altri utilizzatori e a mostrare un'attenzione eccessiva alla loro immagine. La rivista americana Sleep medicine review ha approfondito, invece, la relazione tra l'utilizzo dei social media e la qualità del sonno: si evidenzia un aumento della difficoltà nel dormire e una diminuzione della durata del sonno per i giovani che fanno uso di social network . Le scarse ore di sonno causano, secondo lo studio, uno sviluppo del cervello con alterazioni neurologiche, sintomi di depressione e, nei casi più estremi, tendenze al suicidio. Inoltre, i social network espongono i giovani a contenuti inappropriati e situazioni di rischio: cyberbullismo, condivisione e visualizzazione di contenuti sessuali, istigazione all'anoressia e bulimia e a comportamenti rischiosi, « social challenge » che incoraggiano a partecipare a sfide pericolose e autolesionistiche. Secondo il Ministero della salute, il cyberbullismo è più frequente tra le fasce di età più giovani: coinvolge il 19 per cento degli undicenni, il 16 per cento dei tredicenni e il 10 per cento dei quindicenni. Sul piano legale, ad ottobre 2022 è stata riconosciuta per la prima volta da parte di un tribunale la responsabilità dei social nel processo di deterioramento della salute mentale di un'adolescente che ha poi portato alla sua morte. La ragazza, Molly Russel, era un'assidua frequentatrice dei social network e secondo i giudici del Regno Unito molti contenuti delle piattaforme hanno provocato sintomi di depressione ed ansia a Molly, fino ad istigarla al suicidio. La sentenza finale ha riconosciuto una parte di responsabilità ai social network che fornivano una visione romanticizzata dell'autolesionismo e dell'isolamento e che la scoraggiavano dal chiedere aiuto. La stessa definizione di social network è particolarmente complessa e priva di riferimenti univoci all'interno della normativa europea. Per arginare i rischi esposti in precedenza, confermati da una ormai copiosa letteratura scientifica, senza imporre restrizioni arbitrarie all'accesso dei minori a qualunque servizio di messaggistica (ad esempio WhatsApp) o di condivisione partecipativa di contenuti e conoscenze (ad esempio Wikipedia), è ragionevole circoscrivere l'ambito dei servizi di comunicazione sociale soggetti a una disciplina più severa a quelli che implicano a fini commerciali non solo la classificazione, ma anche la pubblicizzazione dei profili degli utenti, nonché, per le caratteristiche formali e sostanziali del servizio, l'esposizione a contenuti o a relazioni aggressive o condizionanti. Oltre ai social network , le principali piattaforme che espongono i minori a rischi, seppur di diversa natura, sono quelle che mostrano contenuti pornografici. La risoluzione del Consiglio d'Europa « Pornografia minorile – mezzi e disposizioni di contrasto all'esposizione delle persone di minore età a contenuti pornografici » dell'aprile 2022 evidenzia con preoccupazione l'accresciuta esposizione dei minori a contenuti pornografici causata dalla facilità di accesso alle piattaforme virtuali. Il testo afferma che questa esposizione può avere conseguenze dannose per la salute e lo sviluppo del benessere dei minori: dipendenza dalla pornografia, consolidamento di stereotipi di genere, difficoltà nello sviluppo di relazioni interpersonali. Le stesse conseguenze sono state evidenziate dallo studio pubblicato dal Governo australiano nel 2017 « The effects of pornography on children and young people », che lancia l'allarme anche sul fatto che i minori, soprattutto maschi adolescenti, sovraesposti alla pornografia, hanno più probabilità di essere responsabili di aggressioni sessuali. L'attuale framework normativo europeo, disciplinato dalla General Data Protection Regulation – GDPR (regolamento (UE) 2016/679), prevede che l'età minima per un'autonoma espressione di consenso al trattamento dei dati on line sia 16 anni. Al di sotto di questa età il consenso deve essere prestato dai genitori. È tuttavia previsto che gli Stati membri possano stabilire per legge una soglia di età meno stringente, purché non sia inferiore a 13 anni. Al di sotto dell'età stabilita dalle legislazioni nazionali per il consenso prestato autonomamente dal minore, il consenso può essere prestato dai genitori. I gestori dei servizi della società dell'informazione, a partire da quelli di comunicazione elettronica, devono prevedere strumenti per verificare che in questo caso il consenso sia effettivamente prestato dal titolare della responsabilità genitoriale. La legge italiana recepisce solo parzialmente la legge europea: