[pronunce]

La prima e la terza questione, che vanno considerate congiuntamente, sono inammissibili, in quanto presentano difetti di rilevanza, nonché un'impostazione dubitativa e ancipite. Sotto il primo profilo, è dirimente osservare che il giudizio a quo verte sulla selezione della zona produttiva in cui, a norma dell'art. 44-bis della legge provinciale n. 13 del 1997, è ammessa la realizzazione di un centro commerciale di rilevanza provinciale. Sono altri i giudizi in corso che riguardano le limitazioni al commercio al dettaglio nelle zone produttive, previste dall'art. 44-ter della legge provinciale del 1997, come novellato nel 2013, e, poi, dall'art. 44 della legge provinciale n. 13 del 1997, come modificato nel 2014. È dunque in questo distinto contenzioso che rilevano le questioni di legittimità costituzionale riguardanti tali disposizioni (come del resto confermato dallo stesso Consiglio di Stato, ad esempio, nella sentenza della Sezione quarta, 21 giugno 2017, n. 3001, prodotta dalla difesa della stessa Aspiag Service srl). Vero è che il rimettente ritiene che tutte le disposizioni censurate sarebbero inscindibilmente legate in quanto espressive di una medesima impostazione fortemente limitativa del commercio al dettaglio, e segnatamente dei nuovi centri commerciali, nelle zone produttive. Ed è vero, inoltre, che spetta in primo luogo al giudice del giudizio principale la valutazione sulla rilevanza delle questioni da sottoporre all'esame di questa Corte (ex plurimis, sentenza n. 228 del 2016 e n. 71 del 2015; ordinanze n. 290 del 2016 e n. 21 del 2015). Tuttavia, nel caso odierno, appare evidente che le disposizioni censurate hanno un diverso campo applicativo e contenuti ben distinguibili, pur essendo frutto di una medesima ispirazione teleologica. Altresì evidente è che nel giudizio a quo, che ha ad oggetto l'identificazione della zona produttiva con vocazione particolare, non vengono in applicazione le norme relative al commercio al dettaglio nelle altre zone produttive, contenute nell'art. 44 impugnato. D'altra parte, non si potrebbe limitare la declaratoria di inammissibilità esclusivamente alla parte in cui la questione investe la disposizione da ultimo menzionata: l'ordinanza di rimessione lamenta una limitazione della libertà di iniziativa privata e della concorrenza derivante dalla interazione tra le due disposizioni, formulata in termini tali da essere priva di significato se, ipoteticamente, fosse riferita al solo art. 44-bis. Infatti, l'eventuale annullamento di questo articolo, unica norma che consente la realizzazione di (almeno) un centro commerciale in zona produttiva, non potrebbe sortire l'effetto di liberalizzazione sperato. Di qui una ulteriore conferma del difetto di rilevanza. 3.2.- Sotto il secondo profilo, poi, il rimettente - nel contesto dell'esame della terza questione, ma con affermazione che evidentemente si riverbera anche sulla prima - afferma di trovarsi di fronte al seguente «dubbio assoluto [...], non risolvibile in via interpretativa»: se sia applicabile alla fattispecie l'art. 44, comma 4, della legge provinciale n. 13 del 1997, come novellato dall'art. 8 della legge provinciale n. 10 del 2014, da ritenere retroattivo in virtù di quanto previsto al suo comma 11; oppure l'art. 3, comma 3, della legge provinciale n. 3 del 2013 (recte: l'art. 44-ter, comma 3, della legge provinciale n. 13 del 1997, come novellato dall'art. 3 della legge provinciale n. 3 del 2013), in virtù del richiamo operato dall'ultimo periodo del citato art. 44, comma 4. Nell'incertezza, il rimettente estende (con la terza questione) alla normativa del 2013 le censure già sollevate (nella prima questione) nei confronti della nuova disciplina sostanziale stabilita dalla novella del 2014. Come osservato dalla difesa di Aspiag Service srl, a fronte di un quadro normativo provinciale tutt'altro che stabile e lineare, queste perplessità sono comprensibili. Nondimeno, è compito del giudice a quo identificare univocamente la norma da applicare alla fattispecie concreta. Omettendo di farlo, e formulando questioni alternative su due diverse leggi succedutesi nel tempo, l'ordinanza finisce per formulare questioni dichiaratamente ancipiti e, per questo, inammissibili (ex plurimis, sentenze n. 102 del 2016 e n. 247 del 2015; in particolare, quanto alle incertezze in merito all'applicabilità di determinate norme di legge nel giudizio a quo, sentenza n. 440 del 2000, ordinanze n. 342 e n. 138 del 2002, nonché n. 206 del 1989). 4.- La seconda questione di legittimità costituzionale è inammissibile per carenza di motivazione sulla non manifesta infondatezza (ex plurimis, sentenza n. 214 del 2017, sentenze n. 276 e n. 219 del 2016, sentenze n. 223 e n. 120 del 2015). Essa si basa sulla laconica affermazione che la previsione di un unico centro commerciale contrasterebbe con il divieto di discriminazione tra gli imprenditori di cui all'art. 31 del d.l. n. 201 del 2011, come convertito dalla legge n. 214 del 2011, il quale a sua volta sarebbe «conseguenza applicativa» del «divieto di disparità di trattamento proclamato dall'articolo 3 [della] Costituzione». A tacere del fatto che il nesso tra la norma legislativa e il principio costituzionale è affermato in termini apodittici, una motivazione siffatta non considera - benché le parti abbiano argomentato in proposito anche nel giudizio a quo - le modalità di selezione della zona anzidetta e, in particolare, la possibilità che il ricorso a forme di evidenza pubblica soddisfi le richiamate esigenze di par condicio. 5.- Deve pertanto essere dichiarata l'inammissibilità di tutte le questioni di legittimità costituzionale sollevate, per le ragioni indicate, rimanendo assorbito ogni altro profilo.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 44 - come novellato dall'art. 8, comma 4, della legge della Provincia autonoma di Bolzano 23 ottobre 2014, n. 10 (Modifiche di leggi provinciali in materia di urbanistica, tutela del paesaggio, foreste, acque pubbliche, energia, aria, protezione civile e agricoltura) - e 44-bis della legge della Provincia autonoma di Bolzano 11 agosto 1997, n. 13 (Legge urbanistica provinciale), sollevata in riferimento agli artt. 41 e 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, dal Tribunale regionale di giustizia amministrativa, sezione autonoma di Bolzano, con l'ordinanza indicata in epigrafe;