[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione della Camera dei deputati del 13 febbraio 2001 relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dall'onorevole Giancarlo Cito nei confronti di Liborio Domina, promosso con ricorso del Tribunale di Taranto, prima sezione penale, notificato il 5 agosto del 2003, depositato in Cancelleria il 18 successivo ed iscritto al n. 31 del registro conflitti 2003. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 22 marzo 2005 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick; udito l'avvocato Paolo Saitta per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso del 3 luglio 2002, depositato nella cancelleria della Corte l'8 ottobre 2002, il Tribunale di Taranto, prima sezione penale, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione adottata dalla Assemblea nella seduta del 13 febbraio 2001, con la quale – approvando la proposta formulata dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere (documento IV-quater, n. 166) – è stato affermato che i fatti per i quali pende procedimento penale a carico del deputato Giancarlo Cito concernono opinioni espresse dal medesimo parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni. Il ricorrente premette che – a seguito della querela proposta da Liborio Domina – il deputato Cito è stato rinviato a giudizio per rispondere dell'imputazione di diffamazione aggravata a mezzo stampa, perché, nel corso di una conferenza stampa trasmessa il 22 agosto 1998 da alcune emittenti televisive, aveva offeso la reputazione del Domina, all'epoca consigliere comunale, dichiarando, in particolare, che il dissenso politico di quest'ultimo nei confronti del sindaco di Taranto doveva collegarsi al mancato conferimento di un incarico sia alla figlia (testualmente: «Domina che ce l'ha con il Sindaco e ce l'ha con gli altri. Siccome alla figlia di Domina non è stato dato questo incarico da manager, il Domina scende sul piede di guerra») che a lui stesso (testualmente: « … il Domina chiedeva l'incarico – lui diceva la delega – al personale»). Il Tribunale osserva che, alla luce della giurisprudenza di questa Corte, la guarentigia dell'insindacabilità opera solo in relazione a dichiarazioni riconducibili stricto sensu all'attività parlamentare, in quanto sostanzialmente riproduttive delle opinioni sostenute in tale sede, rimanendo escluse, dalla sua sfera, le dichiarazioni non teleologicamente collegate agli atti tipici della funzione. Ad avviso del ricorrente, le opinioni espresse dal deputato Cito nel corso della conferenza stampa non sarebbero in alcun modo riconducibili all'attività parlamentare svolta dal predetto: le dichiarazioni asseritamente diffamatorie riguarderebbero, infatti, una polemica politica «attinente ai rapporti tra il sindaco di Taranto e un consigliere comunale e dunque a vicende circoscritte all'ambito del Comune di Taranto, che nulla hanno a che fare con la funzione di parlamentare all'epoca esercitata dal Cito». Il ricorrente assume che, essendo la funzione di parlamentare dotata «di rilievo nazionale», non può ravvisarsi un nesso fra essa e questioni «attinenti i rapporti tra esponenti politici di un organismo locale, quale il consiglio comunale», perlomeno in assenza di specifiche attinenze da dimostrarsi in concreto, che difettano nel caso di specie. Da ciò risulterebbe l'insussistenza del nesso funzionale tra le opinioni espresse e le funzioni svolte dal parlamentare, richiesto quale presupposto dall'art. 68, primo comma, della Costituzione: pertanto – conclude il ricorrente – la deliberazione di insindacabilità adottata dalla Camera travalica la propria sfera di attribuzioni e così menoma quella costituzionalmente garantita dell'autorità giudiziaria. 2. – Il conflitto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con ordinanza n. 282 depositata il 24 luglio 2003, ritualmente notificata alla Camera dei deputati, unitamente all'atto introduttivo del ricorso, e successivamente depositata, nei termini, con la prova delle avvenute notificazioni, nella cancelleria di questa Corte. 3. – Nel giudizio si è costituita la Camera dei deputati, chiedendo che il conflitto sia dichiarato inammissibile o comunque infondato. In punto di ammissibilità, la difesa della Camera deduce che il ricorso per conflitto risulterebbe «carente della necessaria indicazione del petitum», in quanto il Giudice ricorrente avrebbe omesso di rivolgere alla Corte la richiesta di annullamento dell'atto asseritamente lesivo della sfera di attribuzioni. Un ulteriore motivo di inammissibilità viene prospettato dalla resistente in relazione all'entrata in vigore della legge n. 140 del 2003, recante disposizioni di attuazione dell'art. 68 della Costituzione, la cui immediata applicazione esigerebbe la rivalutazione, da parte del giudice, «della effettiva sussistenza, nella specie, dei presupposti per l'elevazione del conflitto». Nel merito, la difesa della Camera ritiene, contrariamente a quanto prospettato in ricorso, del tutto ingiustificato escludere la garanzia della insindacabilità in relazione al carattere “locale” e non già “nazionale” delle vicende cui fanno riferimento le dichiarazioni oggetto di incriminazione, posto che la ratio di tutela del singolo parlamentare e dell'organo nel suo complesso esigono che l'insindacabilità non sia subordinata «al grado di ampiezza degli interessi potenzialmente investiti dalle opinioni medesime». Nella specie, secondo la difesa della resistente, le opinioni espresse dal deputato Cito devono ritenersi connesse non già in via esclusiva alla funzione sindacale, ma a quella propriamente parlamentare: a questo proposito verrebbero in rilievo una serie di atti di natura ispettiva, posti in essere dal deputato, attinenti sia alla gestione amministrativa del Comune di Taranto (specificamente, le interrogazioni a risposta scritta n. 4/07966 del 26 febbraio 1997; n. 4/08905 del 3 aprile 1997; n. 4/10194 del 21 maggio 1997) che alla grave situazione della disoccupazione nella provincia di Taranto (interrogazione a risposta scritta n. 4/04313 del 16 ottobre 1996). L'insieme di tali atti funzionali varrebbe a documentare – conclude la resistente – il «rapporto di continuità» tra l'attività politico-parlamentare del deputato Cito e le dichiarazioni oggetto del giudizio penale, essendo costante «il motivo, nella prospettiva critica fatta propria dal dichiarante, della difesa dai tentativi, per ragioni talvolta inquietanti, di screditare l'attività di gestione del comune di Taranto»: con conseguente configurabilità del nesso funzionale tra le opinioni espresse dal deputato Cito e l'esercizio delle attribuzioni proprie del parlamentare.