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Tale provvedimento dispone, infatti, (articoli 42-45) il rilascio del nulla osta al lavoro subordinato nel termine di soli trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge e una semplificazione della verifica dei requisiti concernenti l'osservanza delle prescrizioni del contratto collettivo di lavoro e della congruità del numero delle richieste presentate (di cui all'articolo 30- bis, comma 8, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394), in relazione alle istanze per il rilascio del nulla osta al lavoro previste dai decreti flussi per le annualità 2021 e 2022, prima rimessi agli Ispettorati territoriali del lavoro, prevedendo che sia asseverata (sulla base di linee guida emanate dall'Ispettorato nazionale del lavoro con circolare n. 3 del 2022) da consulenti del lavoro (professionisti di cui all'articolo 1 della legge 11 gennaio 1979, n. 12) e associazioni datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale ai quali il datore di lavoro aderisce o conferisce mandato. Sono esentate le organizzazioni datoriali che stipuleranno protocolli d'intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. La disposizione proroga per l'annualità 2023 la descritta procedura di semplificazione. Il comma 3 proroga il termine in materia di adeguamento dei fondi di solidarietà bilaterale alle modifiche introdotte dalla legge 30 dicembre 2021, n. 234. Il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali di cui alla legge n. 234 del 2021 ha interessato anche la disciplina dei fondi di solidarietà bilaterali di cui agli articoli 26, 27 e 40 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, assegnando ai suddetti fondi di solidarietà bilaterali, già costituiti al 31 dicembre 2021, un periodo transitorio per adeguarsi alle nuove disposizioni, che scade il 31 dicembre 2022. L'adeguamento richiesto dalla normativa riguarda sostanzialmente due aspetti relativi ai fondi di solidarietà in argomento: A) adeguamento platea datori di lavoro; B) adeguamento prestazione assegno di integrazione salariale. Con riferimento al punto A), con l'articolo 1, comma 204, lettera b) , della legge n. 234 del 2021, che ha disposto l'introduzione nel corpo dell'articolo 26 del decreto legislativo n. 148 del 2015 del comma 7- bis, il legislatore ha previsto l'estensione del campo di applicazione dei fondi di solidarietà ai datori di lavoro che occupano anche solo un lavoratore dipendente. La norma dispone che i fondi già costituiti alla data di entrata in vigore della legge n. 234 si adeguino alle disposizioni del sopra citato articolo 1, comma 204, lettera b) , entro il 31 dicembre 2022. In mancanza, i datori di lavoro del relativo settore confluiscono, a decorrere dal 1° gennaio 2023, nel fondo di integrazione salariale di cui all'articolo 29 del decreto legislativo n. 148 del 2015 ove vengono trasferiti i contributi già versati o comunque dovuti dai datori di lavoro medesimi. Analoga disposizione è stata dettata dal legislatore in merito ai fondi bilaterali alternativi. Il comma 4- bis dell'articolo 27 del decreto legislativo n. 148 del 2015 stabilisce che: « Per i periodi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa decorrenti dal 1° gennaio 2022, sono soggetti alla disciplina dei fondi di cui al comma 1 anche i datori di lavoro che occupano almeno un dipendente. I fondi già costituiti alla predetta data si adeguano alle disposizioni di cui al presente comma entro il 31 dicembre 2022. In mancanza, i datori di lavoro confluiscono nel fondo di integrazione salariale di cui all'articolo 29, a decorrere dal 1° gennaio 2023 ». Del pari, anche i fondi territoriali intersettoriali delle province autonome di Trento e di Bolzano, nel caso in cui prevedano una soglia dimensionale di accesso al fondo diversa da quella prescritta dalla legge. Il comma 1- bis dell'articolo 40 del decreto legislativo n. 148 del 2015 stabilisce che: « A decorrere dal 1° gennaio 2022, sono soggetti alla disciplina dei fondi di solidarietà territoriale intersettoriale anche i datori di lavoro che occupano almeno un dipendente. I fondi già costituiti alla predetta data si adeguano alle disposizioni di cui al presente comma entro il 31 dicembre 2022. In mancanza, i datori di lavoro confluiscono, a decorrere dal 1° gennaio 2023, nel fondo di integrazione salariale di cui all'articolo 29, al quale sono trasferiti i contributi già versati o comunque dovuti dai datori di lavoro medesimi ai soli fini dell'erogazione dei trattamenti di integrazione salariale ». Con riferimento al punto B), l'articolo 30 del decreto legislativo n. 148 del 2015, al comma 1- bis , stabilisce che « per periodi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa decorrenti dal 1° gennaio 2022, i fondi di cui agli articoli 26, 27 e 40 assicurano, in relazione alle causali previste dalla normativa in materia di integrazioni salariali ordinarie e straordinarie, la prestazione di un assegno di integrazione salariale di importo almeno pari a quello definito ai sensi dell'articolo 3, comma 5- bis , e stabiliscono la durata della prestazione in misura almeno pari ai trattamenti di integrazione salariale, a seconda della soglia dimensionale dell'impresa e della causale invocata, e comunque nel rispetto delle durate massime complessive previste dall'articolo 4, comma 1. Entro il 31 dicembre 2022, i fondi già costituiti si adeguano alle disposizioni di cui al presente comma. In mancanza, i datori di lavoro, ai soli fini dell'erogazione dei trattamenti di integrazione salariale, confluiscono nel fondo di integrazione salariale di cui all'articolo 29, a decorrere dal 1° gennaio 2023 ». Pertanto, nel caso in cui i fondi di solidarietà già costituti, di cui agli articoli 26, 27 e 40 del decreto legislativo n. 148 del 2015, prevedano una prestazione di assegno ordinario, oggi assegno di integrazione salariale, che non risponde ai requisiti innanzi citati relativi a causali, importo e durata di cui alla prestazione dell'assegno di integrazione salariale, delineata dalla norma innanzi citata, ai fini dell'adeguamento alla legge, è ammessa la possibilità di stipulare accordi e contratti collettivi, anche intersettoriali, da parte delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative, al fine di adeguare la disciplina del fondo alle disposizioni del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148. In assenza di tale adeguamento entro il 31 dicembre 2022, tutti i datori di lavoro del relativo settore confluiranno nel Fondo di integrazione salariale (FIS) a decorrere dal 1° gennaio 2023 ai soli fini dell'erogazione dei trattamenti di integrazione salariale.