[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 18, numero 3, secondo comma, quarto e quinto periodo, della legge della Regione siciliana 9 maggio 1969, n. 14 (Elezione dei Consigli delle Province regionali), come sostituiti dall'art. 14 della legge della Regione siciliana 1° settembre 1993, n. 26 (Nuove norme per l'elezione con suffragio popolare del presidente della provincia regionale. Norme per l'elezione dei consigli delle province regionali, per la composizione ed il funzionamento degli organi di amministrazione di detti enti. Norme modificative ed integrative al T.U. approvato con D.Lgs. P.Reg. 20 agosto 1960, n. 3, ed alla legge regionale 26 agosto 1992, n. 7), promosso con ordinanza del 14 novembre 2003 dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, sul ricorso proposto da Lucchese Giuseppe contro la Provincia regionale di Messina ed altri, iscritta al n. 328 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di costituzione di Lucchese Giuseppe, di Calanna Francesco Concetto ed altri, di Faraci Antonino Orazio Michele, nonché l'atto di intervento della Regione siciliana; udito nell'udienza pubblica del 26 ottobre 2004 il Giudice relatore Romano Vaccarella; uditi l'avvocato Arturo Merlo per Lucchese Giuseppe, l'avvocato Giovanni Monforte per Faraci Antonino Orazio Michele e l'avvocato dello Stato Gaetano Zotta per la Regione siciliana. Ritenuto che, nel corso del giudizio elettorale promosso da Giuseppe Lucchese davanti al Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, per ottenere l'annullamento delle operazioni elettorali per il rinnovo del Consiglio della Provincia regionale di Messina, svoltesi nei giorni 25 e 26 maggio 2003 e conclusesi con la proclamazione degli eletti di cui al verbale dell'ufficio elettorale provinciale in data 11 giugno 2003, l'adito Tribunale, con ordinanza del 14 novembre 2003, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 51, primo comma, della Costituzione, dell'art. 18, numero 3, secondo comma, quarto e quinto periodo, della legge della Regione siciliana 9 maggio 1969, n. 14 (Elezione dei Consigli delle Province regionali), e successive modificazioni, introdotte dall'articolo 14, secondo comma, della legge regionale 1° settembre 1993, n. 26 (Nuove norme per l'elezione con suffragio popolare del presidente della provincia regionale. Norme per l'elezione dei consigli delle province regionali, per la composizione ed il funzionamento degli organi di amministrazione di detti enti. Norme modificative ed integrative al T.U. approvato con D.Lgs. P.Reg. 20 agosto 1960, n. 3, ed alla legge regionale 26 agosto 1992, n. 7), nella parte in cui “dispone l'assegnazione dei seggi residuati non secondo la graduatoria delle liste in funzione del miglior quoziente ed in ragione della disponibilità dei seggi per collegio, ma partendo dai collegi «con popolazione legale meno numerosa» e passando via via agli altri in «ordine crescente di popolazione»”; che il giudice rimettente premette, in fatto, che il ricorrente ha partecipato alla competizione elettorale quale candidato della lista “Democratici di sinistra” nel collegio n. 1 (Messina Sud) e che tale lista – alla quale sono stati attribuiti, in sede provinciale, tre seggi, non avendo conseguito quozienti interi – ha partecipato alla distribuzione dei seggi residui, a norma dell'art. 18, numero 3, della legge regionale n. 14 del 1969; che la lista medesima, pur avendo raggiunto nel collegio di Messina Sud il suo più alto quoziente, non ha conquistato alcun seggio in tale collegio, ma ha ottenuto i tre seggi in altri collegi, ove ha riportato quozienti di gran lunga inferiori, per effetto del criterio introdotto dall'art. 14, secondo comma, della legge regionale n. 26 del 1993, il quale, sostituendo il quarto e il quinto periodo del secondo comma dell'art. 18, numero 3, della legge regionale n. 14 del 1969, dispone che «gli eventuali seggi residui verranno attribuiti a partire dal collegio con popolazione legale meno numerosa, seguendo la graduatoria decrescente delle parti centesimali fino all'attribuzione di tutti i seggi spettanti al collegio. Quindi si passa alla attribuzione degli altri seggi residui a quei collegi che seguono il primo secondo l'ordine crescente di popolazione, fino all'esaurimento dei seggi attribuiti a ciascuna lista in sede provinciale»; che, poiché il ricorrente sostiene che uno dei tre seggi attribuiti, in sede provinciale, alla lista “Democratici di sinistra” avrebbe dovuto essere assegnato al collegio n. 1, con conseguente sua elezione, per avere la medesima lista riportato in tale collegio un quoziente più elevato, è evidente la rilevanza della questione di legittimità costituzionale della citata norma di legge; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo osserva che la norma in questione favorisce i candidati delle circoscrizioni minori, mentre il resto della disciplina (art. 18 della legge regionale n. 14 del 1969) – prevedendo formule matematiche intese a omogeneizzare in un'unica graduatoria i risultati conseguiti da ciascuna lista nei vari collegi («si moltiplica per cento il numero dei voti riportati in sede collegiale da ciascuna lista alla quale, in sede provinciale, sono stati assegnati uno o più seggi e il risultato si divide per il totale dei voti conseguiti nell'ambito della circoscrizione collegiale dalle liste ammesse al riparto dei seggi. Quindi si moltiplica tale risultato per il numero dei seggi assegnato al collegio diviso cento») – salvaguarderebbe gli interessi di tutti i candidati attraverso la formazione di “una graduatoria rapportata alla medesima base percentuale (100), con la determinazione di un quoziente che rappresenta, per un verso, il valore proporzionale dell'apporto arrecato dai candidati di una lista in ambito collegiale per il conseguimento dei seggi conquistati dalla medesima lista su base provinciale, per altro verso il valore elettorale di ciascuna lista in ciascun collegio «relativizzato» con l'analogo «valore» collegiale delle altre liste”; che il “correttivo”, per il quale i seggi residui vengono attribuiti partendo dal collegio con popolazione legale meno numerosa, potrebbe togliere ogni significato alla “omogeneizzazione” dei risultati di ciascuna lista nei vari collegi, penalizzando un migliore risultato elettorale e premiando, invece, un risultato deteriore, per cui viene ad essere irragionevolmente depotenziato il principio di maggiore rappresentatività (relativa), che deve presiedere all'assegnazione dei seggi;