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Disposizioni concernenti l'erogazione anticipata dell'assegno di mantenimento a tutela del minore. Onorevoli Senatori . – Con il presente disegno di legge si vuole intervenire in materia di prestazioni assistenziali in favore dei minori. La realtà sociale dell'Italia è marcata da una sempre più crescente instabilità coniugale e il modello tradizionale familiare viene sfaldato da separazioni e da divorzi progressivamente aumentati negli ultimi decenni. Per i divorzi, il trend è stato sempre crescente dal 1970 (anno di introduzione del divorzio nell'ordinamento italiano) fino alla metà del decennio scorso. Nel 2015, il numero di divorzi ha subito una forte impennata (+57,5 per cento in un solo anno) a seguito dell'entrata in vigore di due importanti leggi che hanno modificato la disciplina dello scioglimento e della cessazione degli effetti civili del matrimonio. Si tratta del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162,, che ha introdotto le procedure consensuali extragiudiziali (quindi, presso gli uffici di stato Civile o tramite negoziazioni assistite da avvocati senza più il ricorso ai tribunali) e della legge 6 maggio 2015, n. 55 (cosiddetto « divorzio breve »), che ha fortemente ridotto l'intervallo tra separazione e divorzio (dodici mesi per le separazioni giudiziali e sei mesi per quelle consensuali). La procedura che si perfeziona direttamente presso gli uffici di stato civile (ai sensi dell'articolo 12), introdotta dal citato decreto-legge n. 132 del 2014, è preclusa in caso di presenza di figli minori o anche maggiorenni economicamente autosufficienti. Essendo i figli minori più coinvolti nelle separazioni rispetto ai divorzi per via della struttura per età più giovane di chi si separa, il ricorso alla procedura ai sensi dell'articolo 12 è più frequente, secondo i dati pubblicati dall'ISTAT, nei divorzi. Ma il vero boom è stato determinato dalla legge sul cosiddetto « divorzio breve ». Entrambi i provvedimenti, in ogni caso, hanno avuto un impatto diretto sull'aumento delle separazioni e soprattutto dei divorzi, a partire dal biennio 2015-2016. La pandemia ha contribuito poi ad aumentare ulteriormente l'instabilità coniugale, soprattutto nel periodo delle chiusure degli uffici e delle restrizioni alla mobilità. Nel 2020, le separazioni sono state complessivamente 79.917 (-18,0 per cento). Dopo l'aumento tra il 2015 e il 2016 (da 91.706 a 99.611; +8,6 per cento), le separazioni si sono mantenute fino al 2019 sullo stesso livello, con piccole oscillazioni. Nello stesso anno, i divorzi sono stati 66.662, il 21,9 per cento in meno rispetto al 2019 e il 32,7 per cento in meno nel confronto con il 2016, anno di massimo relativo (99.071 divorzi). Nei primi nove mesi del 2021, l'aumento rispetto allo stesso periodo del 2020 (+36,4 per cento per le separazioni e +32,8 per cento per i divorzi) riporta a livelli simili a quelli del 2019. Per le separazioni, la crescita è più consistente nel caso di provvedimenti presso i tribunali, in particolare per le consensuali (+49,3 per cento). Stesso andamento si rileva nel caso dei divorzi consensuali. Gli accordi di negoziazione assistita con avvocati sia per le separazioni sia per i divorzi hanno mostrato, soprattutto per le separazioni, un calo contenuto nei primi nove mesi del 2020 (-2,1 per cento), seguito da un aumento negli stessi mesi del 2021 (+11,1 per cento). Nel confronto tra il 2021 e il 2019, si evidenzia quindi un aumento dell'8,8 per cento, in linea con quanto osservato tra 2018 e 2019. Infine, le separazioni e i divorzi consensuali direttamente presso i comuni hanno visto una ripresa nei primi nove mesi del 2021, rispetto allo stesso periodo del 2020 (rispettivamente, +14,8 per cento e +9,9 per cento). Il naufragio di tanti matrimoni coinvolge direttamente i figli. Poco più della metà delle separazioni (54,0 per cento) e il 39,1 per cento dei divorzi del 2015 riguardano matrimoni con almeno un figlio minore di 18 anni. Nello stesso anno, le separazioni con figli in affido condiviso, per effetto ormai della legge 8 febbraio 2006, n. 54, sono circa l'89 per cento (contro l'8,9 per cento di quelle con figli affidati esclusivamente alla madre). Si mantiene stabile anche la quota di separazioni con assegno di mantenimento corrisposto dal padre (94 per cento del totale delle separazioni con assegno nel 2015). Già nel 2006, le separazioni e i divorzi con figli minori che si sono concluse prevedendo una corresponsione monetaria per il loro sostentamento economico costituivano l'89,6 per cento delle separazioni e il 90,5 per cento dei divorzi. Nel 2012, nel 47,3 per cento delle cause di separazione è stato disposto che venisse versato un assegno di mantenimento per i figli. In quasi tutti i casi (94 per cento), è il padre a dover pagare il mantenimento. Nel 2022, l'assegno di mantenimento per i figli è calcolato in media in 521,2 euro mensili, con rivalutazione annuale secondo gli indici ISTAT. I numeri citati sono impressionanti e dimostrano una situazione di estrema delicatezza per quanto riguarda i minori. La contribuzione al mantenimento della prole nell'istituto dell'affidamento esclusivo viene riconosciuta al coniuge affidatario, nella maggior parte dei casi la madre, economicamente più debole, e purtroppo non sempre viene percepita come un obbligo, ma piuttosto come una mera facoltà. Anche nel mutato quadro normativo, con l'introduzione dell'istituto dell'affidamento condiviso come regola, il giudice può ancora disporre l'assegno periodico a favore del genitore che sostiene le spese maggiori. La disciplina proposta con la presente iniziativa legislativa quindi rimane attuale sia per quei casi di affidamento esclusivo già conclusi prima dell'entrata in vigore della legge 8 febbraio 2006, n. 54, ove non si chieda l'applicazione delle nuove norme, sia per le separazioni e per i divorzi ai quali si applicano le regole dell'affidamento condiviso. In quest'ultimo caso, la potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggior interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei medesimi figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente. Il giudice determina i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli. Prende altresì atto, se non contrari all'interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori.