[pronunce]

Ma i giudici rimettenti, con argomentazioni coincidenti, hanno ritenuto che, nonostante la "sostituzione" della disposizione di rango legislativo con altra di contenuto corrispondente ma di rango secondario, la disciplina tuttora vigente deve ritenersi quella contenuta nella legge poiché il regolamento, intervenuto su aspetti sostanziali della materia e così andando al di là della disciplina procedurale per la quale, sola, era abilitato, ha disposto fuori della materia sulla quale poteva intervenire, con ciò rendendosi inoperante la clausola abrogativa delle norme "anche di legge" anteriori contenuta nel comma 8 dell'art. 2 della legge n. 537. L'intervento di "delegificazione" della normativa oggetto della questione di costituzionalità, secondo i rilievi sopra esposti formulati dai giudici rimettenti, non si sarebbe perfezionato; e, spettando a essi, non a questa Corte, la valutazione circa il rapporto tra le norme aventi forza di legge e le disposizioni regolamentari che le riproducono fuori dell'ambito che la legge ha previsto come suscettibile di "delegificazione" (v. in tal senso l'ordinanza n. 230 del 1999), le questioni di costituzionalità possono avere ingresso, per come sollevate nei confronti della norma che deriva dal riferimento che all'art. 120 del codice della strada, nella sua versione originaria attinente ai requisiti "morali" per il rilascio della patente di guida (comma 1), viene fatto al successivo art. 130, anch'esso nella sua versione originaria, ove prevede [comma 1, lettera b)] la revoca della patente per il venire meno dei requisiti medesimi. 4. - La questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale amministrativo regionale della Calabria - sezione staccata di Reggio Calabria è fondata. Come questa Corte ha già affermato nella sentenza n. 305 del 1996, con la legge n. 190 del 1991 il Governo è stato delegato ad adottare disposizioni aventi valore di legge intese a "rivedere e riordinare" la legislazione vigente in materia di disciplina della circolazione stradale, identificando direttamente, quale base dell'attività normativa delegata, il codice della strada previgente. Nell'ambito di una delega così configurata, l'ampiezza delle scelte normative consentite al legislatore delegato deve essere determinata in relazione alla maggiore o minore innovatività dei principi e dei criteri direttivi posti dal legislatore delegante. A questa stregua, la lettera t) dell'art. 2, comma 1, della legge n. 190 del 1991, che abilitava il Governo a operare un mero "riesame della disciplina [...] della revoca della patente di guida, anche con riferimento ai soggetti sottoposti [...] a misure di prevenzione", ha da essere intesa in un senso minimale, che non consente di per sé, in mancanza di specifiche disposizioni abilitanti, l'adozione di norme che siano sostanzialmente innovative rispetto al sistema legislativo preesistente. È sulla premessa di questi caratteri della delega che è già stata dichiarata l'illegittimità costituzionale della medesima disposizione legislativa oggi impugnata, nella parte in cui stabiliva la revoca della patente di guida nei confronti delle persone che erano state sottoposte a misura di sicurezza personale (sentenza n. 354 del 1998), trattandosi di previsione che non trovava riscontro nella legislazione preesistente. Gli artt. 82, primo comma, e 91, tredicesimo comma, del d.P.R. n. 393 del 1959, infatti, prevedevano la revoca della patente nei confronti di coloro che fossero - in atto - ma non che fossero stati - in precedenza - sottoposti a misura di sicurezza. La stessa ratio della citata pronuncia di questa Corte vale in relazione alla questione in esame. Come per le misure di sicurezza, infatti, anche per quanto concerne le misure di prevenzione, quali disciplinate dalle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, e 31 maggio 1965, n. 575, nel sistema del codice della strada preesistente la sottoposizione a una di esse costituiva ragione di revoca del titolo di abilitazione alla guida solo in quanto la misura fosse in corso di applicazione, secondo una valutazione del legislatore circa l'opportunità che soggetti sottoposti a misure preventive, colpiti quindi da un giudizio di pericolosità sociale, fossero privati della disponibilità della patente di guida. La norma del nuovo codice ora all'esame della Corte prevede però, in aggiunta a tale ipotesi, quale motivo di revoca della patente, anche quella della pregressa sottoposizione a una misura di prevenzione, senza che in nessuna parte della legge di delegazione si possa individuare un principio o criterio direttivo idoneo a giustificare l'innovazione in tal modo disposta, avente evidente carattere di maggior rigore rispetto alla legislazione preesistente. L'impossibilità di individuare nella legge di delegazione un'idonea base della normativa impugnata ne comporta quindi la dichiarazione di illegittimità costituzionale per violazione dell'art. 76 della Costituzione. 5. - Relativamente alle questioni sollevate con le tre ordinanze del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia - sezione staccata di Brescia, è da rilevare che con la sentenza n. 427 del 2000, a esse successiva, questa Corte, pronunciandosi su questione analoga e rimessa sulla base del medesimo presupposto della persistente vigenza della norma impugnata nella versione legislativa nonostante la prevista "delegificazione", ha già dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 120, comma 1, del decreto legislativo n. 285 del 1992 [in combinato disposto con l'art. 130, comma 1, lettera b), dello stesso decreto], nella parte in cui prevedeva la revoca della patente di guida nei confronti di coloro che fossero sottoposti alla misura del foglio di via obbligatorio, a norma dell'art. 2 della legge n. 1423 del 1956, per violazione dell'art. 76 della Costituzione. Essendo la disciplina impugnata già stata dichiarata incostituzionale nei termini prospettati dal rimettente, le questioni in esame devono pertanto essere dichiarate manifestamente inammissibili (v. anche l'ordinanza n. 587 del 2000).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi; 1) Dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 120, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), in relazione all'art. 130, comma 1, lettera b), del medesimo codice, nella parte in cui prevede la revoca della patente nei confronti di coloro che sono stati sottoposti alle misure di prevenzione previste dalla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, come sostituita dalla legge 3 agosto 1988, n. 327, nonché dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, così come successivamente modificata e integrata;