[pronunce]

(sentenza n. 437 del 1998), in forza di tale principio solo il legislatore può, nel rispetto dei principi della Costituzione, individuare i beni da tutelare mediante la sanzione penale e le condotte, lesive di tali beni, da assoggettare a pena, nonché stabilire qualità e quantità delle relative pene edittali, secondo il principio nullum crimen, nulla poena sine lege, cui si riconducono sia la riserva di legge vigente in materia penale, sia il principio di determinatezza delle fattispecie penali, sia il divieto di applicazione analogica delle norme incriminatrici; e che, al di fuori dei confini delle fattispecie di reato, come definiti dalla legge, riprende vigore il generale divieto di incriminazione; che la questione è inammissibile anche per difetto di motivazione sulla rilevanza, poiché il rimettente non offre alcun elemento per valutare se nel giudizio sottoposto al suo esame ricorrano le condizioni di fatto tali da giustificare l'applicazione del diritto vivente; che egli, invero, si limita a riferire la tesi sostenuta dal pubblico ministero (il quale fonda la sua richiesta di rinvio a giudizio sulla deduzione del fine esclusivo degli imputati di provocare un ingiusto danno ai proprietari del veicolo) e la tesi sostenuta dalla difesa degli imputati (i quali hanno dedotto di aver agito esclusivamente per impedire la reiterazione dell'infrazione e, dunque, neppure affermano di aver perseguito contestualmente il fine abusivo e quello pubblico), senza dar conto di quali fossero le risultanze delle indagini preliminari e dell'eventuale istruttoria camerale e senza esprimere alcuna propria valutazione sulla possibile fondatezza dell'una o dell'altra tesi, né dedurre perché egli ritenga invece plausibile il concorso di finalità eterogenee; con la conseguenza che la pronuncia invocata interverrebbe su una questione di diritto di dubbia rilevanza, finanche alla luce della peculiare regola di giudizio di cui all'art. 425 del codice di procedura penale; che, in ogni caso, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile per erroneità della ricostruzione del diritto vivente in materia di dolo nel reato di abuso di ufficio effettuata dal rimettente; che, invero, nelle pronunce di legittimità citate dal giudice ragusano e in altre successive non è stato affermato che la mera compresenza di una finalità pubblicistica basti ad escludere la sussistenza del dolo (intenzionale) previsto dalla norma; né si è mai affermato, come invece sostiene il rimettente, che “intenzionalmente” significhi “al solo scopo di”; che in base ai principi affermati nella giurisprudenza di legittimità non è sufficiente che l'imputato abbia perseguito il fine pubblico accanto a quello privato affinché la sua condotta, ancorché illecita dal punto di vista amministrativo, non sia soggetta a sanzione penale, ma è necessario che egli abbia perseguito tale fine pubblico come proprio obiettivo principale; con conseguente degradazione del dolo di danno o di vantaggio da dolo di tipo intenzionale a mero dolo diretto (semplice previsione dell'evento) od eventuale (mera accettazione del rischio della verificazione dell'evento); che, pertanto, la questione di costituzionalità deve essere dichiarata manifestamente inammissibile anche perché, essendo erroneo il presupposto interpretativo da cui muove il giudice rimettente, non sussiste, nei termini prospettati, il diritto vivente di cui si denuncia l'incostituzionalità. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi la corte costituzionale dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 323 del codice penale sollevata, in riferimento agli artt. 97 e 3 della Costituzione, dal Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale di Ragusa, con l'ordinanza in epigrafe; Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 giugno 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 giugno 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA