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i tempi giuridici sono quelli necessari per l'approvazione, per il parere dei beni ambientali, per il parere della soprintendenza) anche al minimo, al 31 dicembre 2021, dove sono state stabilite alcune delle provvisorietà, non siamo pronti con quasi niente, perché non ci stiamo. La valutazione da farsi, quindi, è anche sui tempi, sulla data. Con questo decreto semplificazioni, abbiamo perso l'occasione di dotare il nostro Paese, e quindi il sistema pubblico - con conseguenze sul privato - degli strumenti adeguati per intervenire. Tra l'altro, il provvedimento doveva correggere la burocrazia e in realtà è scritto molto in burocratese. Quindi, è un inghippo burocratico per correggere un blocco burocratico del Paese. Mi viene in mente il codice civile: è entrato in vigore - come sa bene il nostro Vice Presidente, che è avvocato - il 1° gennaio 1942, ed è stato scritto nel 1940-41, quindi nel pieno degli anni della guerra. Andate a leggerlo e vedrete cosa si può leggere, come lo si può leggere. Chiunque lo può leggere. Semplificazione significava anche cominciare da questo provvedimento per arrivare a un percorso di quel genere e semplificazione significa proprio andare sulla sequenza degli atti. In un'audizione, uno dei soggetti auditi ci ha detto che la questione è quella delle gare: se in Italia si impiegano dieci anni per avviare un'opera pubblica, non i tempi delle gare, ma i tempi di tutta la procedura sono faraonici. Siamo alla moltiplicazione delle opinioni, che poi in linguaggio giuridico vengono chiamati pareri, ma molte volte sono opinioni. Vorrei infine solo accennare che si è persa l'occasione anche rispetto a un'altra questione, e lo dico alla maggioranza, o a una parte di essa: governare significa anche dover prendere atto che non sempre vi è coincidenza tra l'idea, l'azione e il risultato dell'azione. Per parlare di agricoltura, siamo in autunno, tempo di vendemmia e raccolta, che in Italia in questa stagione occupa dal milione al milione e mezzo di lavoratori con contratti a tempo determinato o con voucher , braccianti - scegliete il termine che ritenete più opportuno - precari. Ci sono i cosiddetti contratti di lavoro accessorio. Ebbene, provate ad andare sul sito dell'INPS per fare un contratto di lavoro accessorio. Invito chi è più pratico di me a farlo. Io fatico e lo ammetto, ma dall'altra parte, non avendo più gli immigrati - qui si apre un'altra questione - dobbiamo fare il pieno di questo tipo di lavoratori e possiamo dare un'opportunità a molti nostri lavoratori, da quelli che hanno più voglia di lavorare, a quelli che sono disoccupati e cercano lavoro. C'è poi tutta una fascia sociale che - ahimè - non inseriamo negli schemi modello, ma che è una fascia sociale che su quello ci conta e ci contava. Quando c'erano i voucher cartacei - io sono a favore della tecnologia e, quindi, andiamo su quel fronte - andavano il giorno dopo a incassarli. Poi probabilmente in alcuni casi, purtroppo, se lo bevevano tutto la sera stessa, ma ora devono aspettare il mese successivo. Semplificazione vuol dire anche confrontarsi con la realtà. Credo che le opposizioni abbiano dato disponibilità a un confronto completo. Mi riferisco alla forza politica alla quale appartengo sia alle altre forze di opposizione. Il Governo non l'ha accolta totalmente, perché era molto impegnato nella discussione e nel dirimere le questioni della maggioranza. Avremo il decreto agosto, ma dobbiamo prepararci davvero all'autunno per una riforma del Paese. Come opposizione noi ci siamo e porteremo il nostro contributo. Il Governo e la maggioranza si dichiarino almeno disponibili a discuterlo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, voglio ringraziare lei e i colleghi senatori e, in modo particolare, chi ha seguito il provvedimento. Ringrazio anche gli Uffici delle varie Commissioni per il lavoro che è stato fatto e che le Commissioni 1 a e 8 a hanno poi raccolto e strutturato in ciò che è stato possibile concedere e accordare tra le forze di maggioranza. Un ringraziamento va poi ai Sottosegretari, sempre attenti e presenti, ma il cui silenzio è stato un'assordante evidenza del fatto che questo Governo è una forzatura legata solo alle poltrone. (Applausi) . Il grazie più inorgoglito va ai componenti della Lega, sempre presenti, a differenza dei colleghi che siedono sui banchi che ho di fronte e che - come anche in Commissione - continuano a essere spesso vuoti: questa è la risposta a un decreto semplificazioni in cui credete. (Applausi) . La Lega con responsabilità ha perfezionato e cercato di evitare l'approvazione di emendamenti pericolosi e inutili per i cittadini; anzi, l'antagonismo, la presunzione e l'impreparazione della maggioranza in molti casi hanno portato a cassare molti dei nostri emendamenti, per cui il decreto semplificazioni si è trasformato in effetti in un decreto complicazioni, come dimostra la probabile richiesta di fiducia che andrete a presentare. Eppure, l'intento era auspicato da tutte le categorie e dai professionisti auditi: anche per loro un decreto così importante non doveva essere solo ordinamentale. Occorre investire per semplificare e risparmiare così tempo e denaro. Non si può regolamentare e pianificare senza investimenti qualitativi e quantitativi sulle strutture e sul personale perché - come accade oggi in alcune zone - ci sono i computer , ma non c'è segnale. È come voler giocare a calcio senza avere il pallone. Eppure, avete respinto una serie di emendamenti che risolvevano questi problemi. Non ci sono articoli che creino investimenti all'interno dei Comuni, nelle professionalità e sulla meritocrazia e, se le distanze sociali e tecniche non verranno colmate, ci sarà sempre più complicazione. Impariamo ad esempio dagli anni Sessanta, quando Alberto Manzi conduceva la trasmissione «Non è mai troppo tardi», un metodo semplice per alfabetizzare un popolo che voleva saper leggere e scrivere. Oggi invece l'Italia è ferma e investe poco: in base al digital quality of life index siamo quarantunesimi per la qualità della connessione alla Rete e cinquantaquattresimi per infrastrutture digitali e, se non si ottimizzano i bandi entro il quarto trimestre 2020, ossia oggi, rischiamo di perdere fondi sui digital innovation hub europei: si tratta di circa 9,2 miliardi di euro dal 2021 al 2027 per semplificare proprio le sfide sul digitale. Le nostre pubbliche amministrazioni impiegano ancora server le cui interoperabilità e i cui risparmi economici e temporali sono preclusi, se non in cloud. Investimenti ed emendamenti al riguardo nessuno, ma regole nuove, obblighi nuovi e responsabilità, quelli sì, li avete messi. D'altronde, se per voi semplificare non è investire sul personale, ma raccomandare ignari abitanti - magari compagni di scuola - che si ritrovano nei Ministeri senza saperlo (Applausi) ; o, ancora, se semplificare per voi è dire ai ristoratori di cercare di cambiare lavoro e non proporre voucher e dire alle partite IVA che non stanno peggio di altri e non proporre flat tax ;