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L'altro modo invece è dato da una visione più ottimista: abbiamo avuto tante di quelle crisi, ma finora ce l'abbiamo fatta, quindi perché non farcela anche ora? Ecco questa è la mia visione. (Applausi) . Non bisogna affrontare queste crisi con senso di smarrimento, ma con senso positivo, voglia di costruire facendolo insieme, anche perché da soli non ci riusciamo. Quindi occorre negoziare, essere pazienti e, certe volte, fare marcia indietro e poi tornare avanti. Questo è il futuro che abbiamo e con cui dovremo confrontarci. Il secondo argomento che è stato toccato è quello della difesa, trattato negli interventi dei senatori Cioffi, Bossi, Vattuone e Rauti. In particolare la senatrice Rauti ha dato una rappresentazione puntuale della bussola strategica e ha descritto bene come la bussola strategica sia un disegno importante per il futuro della difesa europea, quindi sul piano progettuale è uno sforzo che sarà accettato da tutti i Paesi membri ed è un passo straordinario sul piano progettuale, perché disegna perfettamente i contorni principali di quello che sarà la difesa nel futuro. Sul piano dell'azione, però, è un primo piccolo passo perché quella di 5.000 soldati è una cifra che, come è stato ricordato, è stata definita in altre epoche e che oggi appare veramente piccola, ma non solo oggi. Stamattina ho ricordato che il presidente della Repubblica Mattarella, quando era Ministro della difesa, cioè all'inizio degli anni 2000, ha discusso questo tema della costruzione di una difesa comune e all'epoca si parlava di 150.000 soldati. Questa, quindi, è una cifra di prima approssimazione su cui poi occorrerà andare avanti. Il terzo punto della bussola europea è quello più difficile, ovvero il coordinamento che inizia dalla produzione militare. È una produzione che deve giustamente avere una ricaduta sul tessuto economico italiano, ma anche quello di altri Paesi, sulle piccole e medie imprese, è un coordinamento che richiede una dislocazione industriale degli impianti di produzione dell'intero territorio dell'Unione europea ed è un coordinamento che poi deve espandersi nelle fasi successive, nelle decisioni strategiche. Ci si chiede, allora, perché cominciare dal tetto: occorre una politica estera comune. A mio parere no, le cose devono andare avanti insieme, bisogna attrezzarsi, bisogna cominciare a costruire quella che sarà l'attrezzatura e nello stesso tempo bisogna fare passi avanti su una politica estera comune. Devo dire che le ultime prove hanno mostrato la capacità dell'Unione europea di definire una politica estera comune. La senatrice Bonino ha prima detto che il presidente Putin contava sulla nostra divisione, sulla nostra incapacità di essere uniti, eppure la risposta è stata straordinaria, un'unione straordinaria. Questo è un test che la politica estera comune è possibile. Deve essere possibile sul piano strutturale e non solo eccezionale e lì indubbiamente c'è molto da fare. In ogni caso, bisogna andare avanti con entrambi. Un ultimo aspetto riguardo alla bussola strategica è che ci vuole pari dignità con i nostri alleati della NATO, anzi con la NATO, perché noi siamo parte della NATO. Ci vuole complementarietà. Questo è qualcosa di importante da dire, ma è anche molto difficile. Il coordinamento, di cui parlavo prima, non si deve intendere soltanto come coordinamento all'interno dell'Unione europea, che già è complesso, ma anche come coordinamento tra le forze NATO e le forze dell'Unione europea. La cosa importante, però, è che in questo periodo in cui tutti parlano di difesa, di aumento delle spese militari e alcuni Paesi hanno deciso di aumentare le spese militari in maniera straordinariamente significativa, è importante che questi aumenti vengano annunciati all'interno di una strategia europea e non all'interno di una strategia nazionale. (Applausi) . Capite bene che il rischio di andare avanti con strategie nazionali è piuttosto serio, specialmente in prospettiva (l'abbiamo già visto, tra l'altro). I problemi relativi all'energia sono tanti e sono stati toccati in molti interventi, dal senatore Girotto, dal senatore Saccone, dal senatore Stefano, dal senatore Pellegrini e da altri. C'è un problema di formazione del prezzo. Certamente il Title transfer facility (TTF) è un mercato che sta dando prezzi che non hanno nessuna connessione con i costi di produzione, anche immaginando un adeguato profitto. Su questo però le posizioni sono molto divise tra i Paesi e le società petrolifere del Nord da una parte e gli altri Paesi dall'altra. Lo schieramento è molto diviso e occorrerà arrivare a una soluzione e a un accordo. Io spero veramente che ci si arrivi; in ogni caso, è importante che ci sia una strada verso questo accordo. Qui occorre ricordare che il TTF è una struttura che fu creata quando le energie fossili, in particolare il gas e anche il petrolio, erano dominanti, mentre le rinnovabili erano una minima percentuale. Noi stiamo andando ora verso un mondo dove le rinnovabili saranno dominanti e il gas e il petrolio saranno invece residuali, per non parlare del carbone. Questo mercato, creato in questo modo, secondo me risponde sempre meno alla realtà. Vedremo poi come ci muoveremo a livello nazionale. L'altra questione è vedere come riuscire a separare la formazione del prezzo sul mercato del gas. Tenete presente che, all'interno del mercato del gas, ci sono due realtà profondamente diverse: da una parte c'è il gas che arriva attraverso i tubi e dall'altra c'è il gas liquido. Il gas che arriva attraverso i tubi arriva qui; l'Unione europea avrebbe pertanto un forte potere di mercato nell'imporre condizioni, tra cui quelle di prezzo, perché questo gas non può andare in altre parti. Viene in Europa e non può andare altrove, perché non ci sono i tubi e almeno per un po' di anni non ci saranno. Il gas liquido, invece, è facilmente vendibile nel resto del mondo, per cui il potere di mercato dell'Unione europea è indubbiamente ridotto. Per quanto riguarda le rinnovabili, ho detto spesso che dobbiamo investire e accelerare i piani di investimento nelle rinnovabili. Bisogna pensare però che non è vero che il fatto che abbiamo fissato un tetto scoraggia gli investimenti nelle rinnovabili (non ricordo chi è che l'ha notato). Il tetto fissato è fantastico e permette un profitto straordinario ai produttori di rinnovabili. La verità è che le società che fanno rinnovabili e fanno anche energia termoelettrica con il gas hanno realizzato dei profitti colossali, che derivano non solo dalla formazione del prezzo del gas, ma anche dal fatto che il prezzo dell'elettricità, anche quella prodotta dalle rinnovabili, è collegato, anzi si forma sulla base di quello del gas. Quindi non ho francamente nessun rimorso ad aver fissato quel prezzo, che è un prezzo ampiamente remunerativo. (Applausi) . L'Italia sta muovendosi rapidamente sul fronte della diversificazione, non solo avviando contatti, ma anche facendo contratti. Qui c'è anche un elemento di tempo e occorre muoversi con molta rapidità. Gli stessi fornitori che contattiamo noi, infatti, sono contattati da tanti altri Paesi in situazioni di bisogno, tant'è che la Commissione alla riunione del Consiglio europeo di domani proporrà anche un piano per coordinare questi acquisti.