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L'escussione delle garanzie avrebbe fatto il resto con Salins du Midi, che avrebbe così acquisito il controllo delle due società, perché i crediti messi sul mercato da Monte Paschi di Siena sono appunto legati ad azioni delle due società; tenuto conto che: per quanto riguarda Margherita di Savoia, all'inizio del 2019, pare che le rappresentanze sindacali unitarie aziendali avessero evidenziato al Governo forti preoccupazioni per una eventuale, possibile instabilità dei livelli occupazionali dello stabilimento di produzione di Atisale SpA, dove sono occupati circa 120 lavoratori e l'economia locale è prevalentemente basata sulla gestione della salina e su tutte le attività correlate a seguito della cessione dei crediti vantati da Monte dei Paschi di Siena alla società Salins. Allora, affermavano i sindacati che i crediti acquisiti avrebbero potuto consentire al gruppo francese di assumere il controllo della società Atisale, di effettuare la lavorazione del prodotto in altri stabilimenti strategicamente più convenienti e logisticamente più adeguati a perseguire gli obiettivi francesi e, di conseguenza, di ridurre drasticamente la funzionalità dello stabilimento pugliese nonché il numero dei lavoratori impiegati; se quanto detto corrispondesse al vero, sarebbe una cosa riprovevole; per le saline pugliesi e sarde si sarebbero potute valutare proposte di risanamento del debito, inoltrate a suo tempo dal gruppo italiano. Invece, se ciò non è stato fatto, è evidente che il controllo delle saline e la gestione del relativo prodotto da parte del gruppo francese, in luogo di società italiane, determinerà sicuramente l'instabilità dei livelli occupazionali e causerà danni all'immagine del prodotto notoriamente «Made in Italy» di Margherita di Savoia e di Sant'Antioco, in quanto alimento di eccellenza italiano venduto con marchio italiano. Sarà, invece, avvantaggiata una posizione di monopolio della società francese nello specifico settore di mercato; ad avviso dell'interrogante, la vicenda delle saline non fa altro che riproporre le evidenti difficoltà di un Paese, i cui soggetti decisionali sembrano avere carenze di strategie industriali ed economiche in grado di tutelare e difendere le imprese "Made in Italy" e non riescono, inoltre ad arrestare un processo in atto ormai da anni che riguarda l'acquisizione di aziende italiane (dal settore manifatturiero, a quello della moda e dell'agroalimentare) da parte di holding straniere, con l'evidente rischio di aumento dei livelli di disoccupazione, diminuzione dell'approvvigionamento delle materie prime e, non ultimo, un danno per la nostra immagine, si chiede di sapere: se i fatti esposti, riportati da organi di stampa, corrispondano al vero e quali iniziative di competenza intenda adottare il Governo al fine di tutelare i livelli occupazionali relativi agli stabilimenti di produzione delle saline di Margherita di Savoia e di Sant'Antioco e le economie di tutte le attività correlate; se non intenda acquisire, per quanto di competenza, elementi volti a verificare se la scelta di Monte Paschi di Siena di procedere a una gara per poi cedere crediti vantati nei confronti della società Salapia-Atisale al gruppo francese Salins du Midi sia stata opportuna, ovvero la migliore possibile dal punto di vista industriale; se non ritenga che la mancanza di un piano industriale per le numerose imprese del settore in Italia, sostituito purtroppo da cessioni, non faccia altro che determinare riflessi economici e d'immagine dell'Italia altamente penalizzanti per l'intero processo della filiera salina, che rappresenta un patrimonio nazionale importante, in grado di determinare favorevoli sbocchi, interessi e possibilità di creare imprese nel mondo della cosmesi, della medicina e della conservazione dei cibi. Atto n. 4-02330 LANNUTTI LEONE LEZZI TRENTACOSTE PIRRO NATURALE Ai Ministri dello sviluppo economico, per gli affari regionali e le autonomie e dell'economia e delle finanze Premesso che: in Italia ci sono 7.090 società partecipate, di cui 5.768 a tutt'oggi in attività, che danno lavoro a 327.807 persone. Sono di proprietà di Regioni, Comuni, città metropolitane, occupandosi dai trasporti ai servizi, dai rifiuti all'acqua, svolgendo perfino attività creditizia; nell'ultimo rapporto della Corte dei conti si legge: «La gestione finanziaria dimostra una netta prevalenza dei debiti sui crediti in tutti gli organismi esaminati. Nel complesso, i debiti ammontano a 104,41 miliardi, di cui circa un terzo è attribuibile alle partecipazioni totalitarie. La gran parte di tali debiti è stata contratta dalle partecipate del Nord Italia (il 74 per cento), con una forte concentrazione in Lombardia (26,5 miliardi), Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna (rispettivamente: 12,71 e 8,89 miliardi). Tra le Regioni del Centro, spiccano gli organismi del Lazio (11,28 miliardi) e, nel Meridione, i valori più elevati si registrano in Campania e Sicilia (3,87 e 3,24 miliardi)»; sempre la Corte dei conti sostiene che «dagli esiti della revisione straordinaria emerge che il 37,35 per cento versa in condizioni da richiedere un intervento di razionalizzazione da parte dell'ente proprietario»; le società partecipate fanno un massiccio ricorso agli affidamenti diretti, con buona pace delle gare competitive. «Nonostante la rigidità dei presupposti per derogare ai principi della concorrenza, su un totale di 15.139 affidamenti, le gare con impresa terza sono soltanto 828 e gli affidamenti a società mista, con gara a doppio oggetto, 146», scrive la Corte dei conti. Affidamenti fatti attraverso i contratti di servizio, derogando sia al principio della competizione che a quello dell'efficienza; considerato che: secondo la Corte dei conti, «in numerosi enti, assumono un posto di rilievo le partecipazioni in società che operano quale centro di coordinamento ed attuazione dell'attività finanziaria promossa dalle Regioni e che, gestendo ed erogando fondi propri, fondi pubblici o fondi da reperire sul mercato anche attraverso la promozione di strumenti finanziari innovativi, si pongono quali organismi intermedi per la realizzazione di specifici programmi (Molise, Campania, Liguria, Lombardia, Veneto). Le Sezioni del controllo hanno, sul punto, rilevato che la devoluzione a società partecipate dell'attuazione delle politiche di sviluppo regionali (Molise, Veneto, Lombardia) ha sottratto al controllo della Regione un notevole flusso di danaro e ha consentito un ampliamento di funzioni e attività che, in alcuni casi, esulano dall'oggetto sociale della partecipata (Campania)»; ci sono molti casi di duplicazione di attività svolte da più società partecipate della stessa Regione, soprattutto nei settori delle forniture e dei servizi informatici (Molise), del trasporto pubblico (Sicilia), dei servizi aeroportuali (Sicilia), autostradali (Valle d'Aosta), delle attività finanziarie e di quelli di prestazione di servizi (Sicilia); inoltre, a quanto risulta agli interroganti: secondo quanto stabilito dall'allegato "A" al TUSP, art. 24 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, di cui al decreto legislativo n. 175 del 2016) dovrebbero essere liquidate o razionalizzate (fuse o incorporate) tutte quelle partecipate che: