[resaula]

a giudizio degli interroganti il richiamo contenuto nelle ipotesi di modifica dei principi degli ordinamenti sportivi nazionali e internazionali sotto ripetuti profili appare fuorviante, fuori luogo ed inappropriato in quanto: a) gli statuti della FIFA e della UEFA non prevedono esplicitamente la presenza di ufficiali di gara nelle assemblee generali e nei comitati esecutivi, ma neppure la vietano, attesa comunque la norma FIFA prima richiamata; b) i medesimi statuti non prevedono, peraltro, esplicitamente la presenza in tali organi direttivi né di atleti, né di tecnici e, dunque, non si comprende perché il richiamo agli ordinamenti internazionali, per una possibile esclusione dagli organi federali interni, andrebbe a valere solo per gli ufficiali di gara; c) gli statuti federali di altre nazioni prevedono la presenza degli ufficiali di gara, senza alcun intervento degli organismi internazionali; d) come si legge nel comunicato ufficiale FIGC del 21 marzo 2007, l'attuale statuto, che prevede la presenza degli ufficiali di gara negli organi direttivi federali, risulta essere stato approvato dalla FIFA, che nulla ha mai eccepito sul tema; dunque, il richiamo operato dal CONI appare del tutto fuori luogo; tali variazioni dei principi fondamentali degli statuti delle federazioni sportive, così come risulta agli interroganti, sono state adottate sostanzialmente contra institutionem , perché sono contro unicamente, nella negazione del diritto di voto e rappresentanza, all'AIA, in quanto unica realtà federale attualmente esercitante la rappresentanza democratica, seppure nella forma il provvedimento del CONI è rivolto a tutte le 44 federazioni sportive, ed è ancora più grave che a determinarle sia il CONI, luogo di elezione degli sportivi dilettanti che toglie rappresentatività a 33.000 arbitri di calcio dilettanti solo per la necessità di ridistribuirla ad altra componente, verosimilmente per aumentare la percentuale di voto alle leghe professionistiche; il presidente del CONI attualmente è commissario straordinario della lega nazionale professionisti di serie A; agli interroganti appare risibile il richiamo operato dal commissario straordinario della lega di serie A alla funzione arbitrale quale causa giustificativa della non partecipazione agli organismi e alle scelte federali, posto che un conto è lo svolgimento, da parte degli arbitri, delle specifiche proprie funzioni di giudici dell'attività sportiva "in osservanza dei principi di terzietà, imparzialità ed indipendenza di giudizio" (come prescrive lo statuto CONI e come viene fatto quotidianamente con competenza e professionalità riconosciute unanimemente); ed altra cosa è, invece, partecipare a pieno titolo alla vita federale, a tutela dei predetti valori e dell'autonomia arbitrale, si chiede di sapere: il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda esercitare il potere di indirizzo politico al fine di garantire la rappresentanza democratica per atleti, tecnici e ufficiali di gara, al fine di scoraggiare l'ipotizzata variazione dei principi fondamentali degli statuti delle federazioni sportive; se non intenda attivarsi al fine di sollecitare un ripristino dei principi di lealtà sportiva ed imparzialità che la delibera della giunta nazionale del CONI del 9 aprile 2018, sottraendo il quorum partecipativo dell'AIA, mette a rischio anche tenendo conto del fatto che essa viene adottata da un organo presieduto da chi, nello stesso tempo, ha nominato il legale rappresentante pro tempore dell'ente dove viene esercitato il medesimo quorum , che a sua volta ha nominato il presidente del CONI al vertice della lega di serie A, ponendo in essere un intreccio di cointeressenze tra controllori e controllati; se non intenda attivarsi al fine di sospendere l'emanazione degli atti di propria competenza relativi all'applicazione dei nuovi principi informatori degli statuti delle federazioni sportive. Atto n. 4-00163 CASTALDI PUGLIA LANZI GIROTTO PESCO Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: sono iniziate il 2 marzo 2018, presso il Consiglio superiore della magistratura, le udienze del processo a carico del giudice Camillo Romandini, ex giudice del Tribunale di Chieti e ora in servizio presso la Corte d'appello a Roma, dopo un concorso pubblico per titoli la cui documentazione non sarebbe mai stata pubblicata sul sito del Consiglio superiore in violazione delle più elementari regole della trasparenza; il giudice è accusato di "gravi scorrettezze nei confronti di altri magistrati" nel corso del processo sulla "megadiscarica dei veleni" di Bussi sul Tirino (Pescara), conclusosi in primo grado con l'assoluzione dei 19 imputati, e di "incompatibilità con la funzione giudiziaria" per essere stato titolare di un'azienda agricola; tale situazione è stata già evidenziata, dal primo firmatario della presente interrogazione, nell'atto 4-08296, pubblicato il 24 ottobre 2017; in tale atto di sindacato ispettivo viene evidenziato come «il dottor Camillo Romandini sarebbe titolare di una ditta individuale, con codice ATECO 01135 "Colture miste viticole, olivicole, frutticole", che ha ricevuto fino al 2015 contributi statali attraverso il sistema AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), istituito con decreto legislativo n. 165 del 1999 per lo svolgimento delle funzioni di organismo di coordinamento e di organismo pagatore»; ed ancora che: «il Consiglio superiore della magistratura nella delibera del 2 maggio 2007, su specifico quesito riguardante la possibilità per un giudice di essere titolare di società unipersonale nel settore dell'agricoltura, ha chiarito in maniera inequivocabile che una tale situazione comunque rientra tra le previsioni dell'articolo 16 dell'ordinamento giudiziario in cui si fa divieto per i giudici di "esercitare industrie e commerci". Infine, "l'esercizio della ditta individuale non sarebbe stato possibile, non potendo avere il giudice Camillo Romandini una posizione contributiva e, di conseguenza, percepire contributi»; rilevato che, per quanto risulta agli interroganti: da un'indagine specifica del Nucleo di polizia tributaria di Pescara della Guardia di finanza, verrebbe rilevato, nella relazione del 2 maggio 2017, che sono emersi fatti di rilevanza penale a carico del giudice dottor Camillo Romandini; rispetto alla "incompatibilità con la funzione giudiziaria" per essere stato titolare di un'azienda agricola, l'inchiesta specifica della Guardia di finanza avrebbe accertato 46.000 euro di contributi concessi al giudice dalla Regione Abruzzo; nella relazione informativa, rimessa al pubblico ministero del caso, la Guardia di finanza scrive: «Pertanto, alla luce di quanto sopra» riterrebbe di ipotizzare, «a carico del dottor Romandini Camillo, le ipotesi di reato previste e punite dagli artt. 81 e 316 ter c.p., in quanto presentando più istanze tendenti ad ottenere contributi erogati dalla Regione Abruzzo, ometteva di informare l'autorità competente del proprio ruolo di Magistrato, a cui era preclusa la possibilità di essere titolare di impresa, conseguendo a proprio beneficio, pertanto, indebitamente detti contributi, per un totale di € 46.658,46»;