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Si può ricordare per esempio la legge fondamentale tedesca (che richiede il voto favorevole dei due terzi del Bundestag e del Bundesrat ), o la Costituzione della Norvegia (che richiede, similmente, il voto favorevole dei due terzi dei membri dello Storting ), ma soprattutto la procedura di revisione della Costituzione statunitense che può partire su iniziativa o proposta di emendamento approvata dai due terzi dei membri di ciascuna Camera del Congresso, ovvero dal voto della maggioranza di un'apposita convenzione convocata dal Congresso su proposta dei due terzi delle Assemblee legislative statali: peraltro, la ratifica dell'emendamento richiede il voto favorevole delle Assemblee legislative di almeno tre quarti degli Stati membri ovvero di apposite convenzioni formate su base statale e consenzienti in almeno tre quarti degli Stati membri. Per le ragioni sinteticamente esposte e facendo seguito a uguali iniziative di illustri parlamentari ad eminenti costituzionalisti (l'ultima delle quali sottoscritta anche dal firmatario del presente disegno di legge), si propone di modificare l'articolo 138 della Costituzione, elevando a due terzi dei componenti delle Camere il quorum attualmente previsto per l'approvazione, in seconda votazione, di leggi di modifica o di revisione della Costituzione, nonché stabilendo che non si possa dar luogo a referendum se la legge di revisione costituzionale sia stata approvata nella seconda votazione da ciascuna Camera a maggioranza dei quattro quinti dei suoi componenti (ora è previsto che ciò avvenga se la legge di revisione è approvata a maggioranza dei due terzi). Come si vede, il testo non modifica l'attuale scansione delle maggioranze in relazione al referendum confermativo, ma si limita ad elevare i due quorum previsti dall'articolo 138. D'altra parte la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera corrisponde a quella stabilita, come si è visto, nelle Costituzioni di importanti democrazie straniere, come quella statunitense e quella tedesca. È evidente che elevare il quorum aumenta le possibilità che le minoranze possano partecipare alla modifica di norme costituzionali. È proprio questo l'obiettivo che si vuole raggiungere con il presente disegno di legge costituzionale, evitando che la revisione rimanga totalmente nella disponibilità della maggioranza vittoriosa nell'ultima elezione. Questa modifica all'articolo 138 della Costituzione renderà più difficile approvare le riforme necessarie? Si può rispondere che non è stato così in tante altre grandi democrazie (Stati Uniti d'America, Germania, eccetera), dove da sempre la Costituzione può essere cambiata solo con maggioranze bipartisan , così che l'impossibilità di procedere a colpi di maggioranza renderà più facile, non più difficile, cercare una larga intesa sulle riforme realmente necessarie e, dunque, sentite da tutti come tali. La necessità di ottenere una maggioranza più ampia toglierebbe infatti alle componenti della maggioranza di governo vincitrice delle elezioni il potere di imporre riforme costituzionali utili esclusivamente alla propria parte. Il presente disegno di legge costituzionale ha altri precedenti, oltre a quello già citato del 2008. Ci si riferisce alla proposta di legge costituzionale atto Camera n. 2115 presentata alla Camera dei deputati nella XII legislatura su iniziativa degli onorevoli Bassanini ed Elia, cui si aggiunsero le firme di parlamentari molto autorevoli, quali gli onorevoli Napolitano, Mattarella, Veltroni e Fassino. Tale proposta di legge costituzionale non poté essere esaminata per lo scioglimento anticipato delle Camere decretato dal Presidente della Repubblica nel 1996. Un altro precedente è la già citata proposta di legge costituzionale atto Camera n. 2953 presentata alla Camera dei deputati nella XV legislatura. Anch'essa non venne esaminata per lo scioglimento anticipato delle Camere decretato dal Presidente della Repubblica nel 2008. Il presente disegno di legge costituzionale,come già ricordato, rappresenta l'integrale riproposizione di due testi delle legislature XV e XVI. L'obiettivo di garantire la stabilità della Costituzione, impedendo riforme « di parte », è un obiettivo di interesse comune e generale, naturalmente bipartisan . La Costituzione appartiene infatti a tutti i cittadini. E dovrebbe essere condiviso da tutti che porre in sicurezza la nostra Costituzione è un grande atto di pacificazione nazionale. Infatti non è sufficiente che le parti politiche, come è certamente auspicabile, accrescano la loro reciproca legittimazione: è necessario, del pari, che queste parti si riconoscano tutte nella Carta costituzionale e nell'impegno di conservarla integra, salvo revisioni circondate da largo consenso (come avvenne del resto con l'amplissimo voto dei Costituenti il 22 dicembre 1947).. 1 1 All'articolo 138 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni: a il primo comma è sostituito dal seguente: « Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi e sono approvate a maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione »; b il terzo comma è sostituito dal seguente: « Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata in seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di quattro quinti dei suoi componenti ».