[pronunce]

nel prevedere che «Subito dopo il deposito del ricorso in appello, la segreteria della commissione tributaria regionale chiede alla segreteria della commissione provinciale la trasmissione del fascicolo del processo» – già soddisfa detta esigenza di notizia e quindi rende priva di giustificazione la sanzione di inammissibilità prevista dalla disposizione censurata, nel caso di mancato deposito di copia dell’appello presso la segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata. 4.2. –In secondo luogo, sempre per il giudice a quo, «l’inammissibilità è sanzione processuale concettualmente correlata ad un effetto decadenziale collegato al mancato rispetto di un termine essenziale mentre, la norma de qua non indica alcun termine perentorio entro il quale deve essere curato l’adempimento», con conseguente ulteriore motivo di irragionevolezza della disposizione denunciata. 4.3. – In terzo luogo, lo stesso giudice a quo afferma che, nel caso di notificazione effettuata con il mezzo della posta, l’onere del deposito della copia dell’appello presso la segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata è a carico dell’agente postale. Da tale affermazione il giudice rimettente fa derivare altri due profili di censura della norma denunciata. Questa, da un lato, sarebbe irragionevole, perché prevede un effetto decadenziale che incombe sull’appellante «in dipendenza di un’attività posta in essere da un terzo» (cioè dall’agente postale); dall’altro comporterebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra coloro che notificano l’appello tramite ufficiale giudiziario (i quali non hanno l’onere di depositare copia dell’appello nella segreteria del giudice di primo grado) e coloro che si avvalgono del servizio postale (i quali – secondo la lettura della disposizione impugnata data dal rimettente – incorrono, invece, nella sanzione dell’inammissibilità dell’appello, nel caso in cui l’agente postale non abbia adempiuto l’onere di tale deposito). 5. – Quanto alla rilevanza, la Commissione tributaria regionale afferma che, per effetto della disposizione censurata, l’appello di cui al giudizio principale – non notificato per il tramite dell’ufficiale giudiziario e non seguíto dal deposito di una sua copia nella segreteria del giudice di primo grado – dovrebbe essere dichiarato inammissibile, lasciando l’appellante «privo di tutela». 6. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale ed ha chiesto dichiararsi inammissibili o comunque infondate le sollevate questioni. 6.1. – Secondo la difesa erariale, le questioni poste con riferimento agli artt. 2 e 24 Cost. sono inammissibili per difetto di motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza delle questioni medesime, «in quanto non viene in alcun modo precisato per quale motivo la norma si porrebbe in contrasto» con le evocate disposizioni costituzionali. Sempre secondo l’Avvocatura, la questione posta in riferimento al principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost. è inammissibile per la mancata previa ricerca di un’interpretazione conforme a Costituzione della disposizione censurata; interpretazione che sarebbe possibile, perché il censurato secondo comma dell’art. 53 del d.lgs. n. 546 del 1992, non prevedendo un termine per il deposito di copia dell’appello, potrebbe essere inteso come introduttivo di una causa di mera improcedibilità, nel senso che l’appellante avrebbe la facoltà di effettuare il deposito richiesto da detta disposizione fino al momento in cui la causa venga chiamata in decisione. 6.2. – Nel merito, la difesa erariale afferma che la questione posta in riferimento all’art. 24 Cost. è comunque manifestamente infondata, perché «non si comprende come la previsione di un adempimento di semplice esecuzione (quale il deposito di un atto presso la segreteria del giudice di primo grado) possa costituire un ostacolo all’esercizio del diritto di azione e difesa».1. – La Commissione tributaria regionale della Puglia dubita, in riferimento agli artt. 2, 3 e 24 della Costituzione, della legittimità del secondo periodo del comma 2 dell’art. 53 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’articolo 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413) - periodo introdotto dal comma 7 dell’art. 3-bis del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dal comma 1 dell’art. 1 della legge 2 dicembre 2005, n. 248 -, il quale, nel disciplinare la proposizione dell’appello innanzi agli organi della giurisdizione tributaria, prevede che «Ove il ricorso non sia notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, l’appellante deve, a pena di inammissibilità, depositare copia dell’appello presso l’ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata». 2. – La difesa erariale ha eccepito la manifesta inammissibilità, per difetto di motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza, delle questioni poste con riferimento agli artt. 2 e 24 Cost. L’eccezione è fondata. L’ordinanza di rimessione, infatti, non indica le ragioni della ritenuta violazione di tali parametri. In particolare, quanto all’art. 2 Cost., manca nell’ordinanza qualsiasi argomentazione; quanto all’art. 24 Cost., il rimettente si limita al generico ed immotivato rilievo che la disposizione censurata lascia l’appellante «privo di tutela». 3. – Il rimettente denuncia la violazione del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost., sotto il profilo che la disposizione denunciata creerebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra coloro che notificano l’appello tramite ufficiale giudiziario (i quali non hanno l’onere di depositare copia dell’appello nella segreteria del giudice di primo grado) e coloro che si avvalgono del servizio postale (i quali – secondo l’interpretazione dello stesso rimettente – incorrono, invece, nella sanzione dell’inammissibilità dell’appello, nel caso in cui l’agente postale non abbia adempiuto l’onere di tale deposito). La questione è manifestamente inammissibile, per difetto di rilevanza. Al riguardo, va osservato in punto di fatto che, nella specie – secondo quanto riferito dal rimettente –, l’appellante ha notificato l’appello mediante consegna diretta all’appellato. Tuttavia, nel prospettare l’indicata ingiustificata disparità di trattamento, il giudice a quo pone a raffronto il caso della notificazione dell’appello mediante ufficiale giudiziario, non con il caso della notificazione mediante consegna diretta, che costituisce l’oggetto del giudizio principale, ma con quello, del tutto diverso, della notificazione mediante il servizio postale.