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«L'adozione di un minore straniero non può essere pronunciata se la sua legge personale proibisce questo istituto, salvo che il minore sia nato e risieda abitualmente in Francia». Di fatto, però, nonostante tale proibizione i provvedimenti di kafala vengono riconosciuti in Francia e la stessa adozione viene pronunciata anche nei confronti dei minori suddetti. Infatti, l'adozione di un minore in kafala è vietata in Francia solo quando uno o entrambi i coniugi hanno la nazionalità di un Paese la cui legge vieta l'adozione. Se però risiedono in Francia e la loro unione è regolata dal diritto francese, l'adozione può essere pronunciata anche nei confronti di un minore sottoposto a kafala , purché si tratti di minore nato e residente in Francia. Inoltre, per le coppie francesi il divieto di adottare un minore in kafala non sussiste se il minore è nato e risiede in Francia. Vi chiederete perché ho voluto fare questo excursus legislativo. In realtà ho ritenuto opportuno fare questo paragone con gli ordinamenti giuridici più vicini a quello italiano al fine di evidenziare la difficoltà per il nostro Paese di rendere compatibile l'istituto della kafala con l'esistente ordinamento giuridico. Il problema più sentito, e al contempo anche più dibattuto, è stato quello di dovere stabilire se un minore soggetto all'istituto della kafala nel suo Paese, possa ricevere una tutela simile a quella che garantirebbe l'applicazione dell'adozione, ma attraverso altri istituti previsti dal vigente sistema giuridico. Il fatto che si sia giunti ad una conclusione meditata fa comprendere la necessità di non rinviare ulteriormente e inutilmente questa ratifica, dovendosi ritenere essenziale e prioritario nel nostro Paese un intervento normativo tale da rendere applicabili, il prima possibile e in maniera del tutto uniforme, le norme a tutela dei minori provenienti da Paesi di origine islamica. Questa ratifica è importante non solo per i destinatari dell'istituto giuridico che dovrebbero beneficiare di questa tutela, ma anche per gli operatori dei diritto che dovranno applicare la legge e trovare le giuste soluzioni per risolvere gli eventuali problemi che verrebbero a prospettarsi, suscettibili di essere confusi come discriminazioni nei confronti di minori indifesi. Siamo certi che la ratifica permetterà di individuare la strada maestra per salvaguardare il superiore interesse del minore, di cui il mio Gruppo ha sempre mostrato cura e particolare attenzione. È nell'interesse del minore che bisogna orientare il voto finale di questo provvedimento, visto che l'Italia è teatro di accoglienza di migliaia di bambini provenienti da Paesi islamici, e purtroppo molto spesso orfani di padri e di madri. Unico mio rammarico è che avrei desiderato l'accoglimento di un mio emendamento presentato con riferimento al comma 2 dell'articolo 3, nel testo proposto dalle relatrici, dove si prescrive che l'autorità centrale può avvalersi dell'assistenza degli organi della pubblica amministrazione e di tutti gli enti i cui scopi corrispondono alle funzioni che derivano dalla Convenzione. La proposta emendativa, non accolta in Commissione giustizia, verteva nel riconoscimento della funzione di supporto da attribuire all'Autorità garante per l'infanzia e per l'adolescenza, in quanto referente istituzionale al quale il Ministero della giustizia potrebbe fare riferimento perché entità terza, indipendente e neutrale. Stranamente non si è voluto dare alcuna voce a questa authority . Mi chiedo se per caso dà fastidio a qualcuno o se la si reputa soltanto una figura istituzionale la cui natura formale mal si concilia con interessi che spesso vanno oltre le comuni buone intenzioni. (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Rivolgo il saluto dell'Assemblea del Senato agli studenti dell'Istituto professionale «Achille Grandi» di Cantù, in provincia di Como, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi). Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. DDL 1552 DDL 572 STEFANI (LN-Aut) . Signor Presidente, intervengo per dare un piccolo contributo anche da parte nostra rispetto al complesso iter che ha portato oggi a discutere della ratifica di questa convenzione. Già solo tutti gli anni che sono trascorsi da quando è stata sottoscritta lasciano forse intendere come vi sia stata più di una perplessità. Grandissime perplessità ci sono invece da parte nostra proprio sul disegno di legge di ratifica. Come ha già sottolineato il collega che mi ha preceduto, il senatore Consiglio, è molto particolare l' iter della discussione del provvedimento tra Camera e Senato. Alla Camera il Gruppo della Lega Nord e Autonomie ha condotto una forte e decisa opposizione al disegno di legge nella parte concernente il recepimento dell'istituto cosiddetto della kafala . Mi riferisco a tutti quegli articoli che disciplinano l'applicazione di questo istituto, sui quali noi manifestiamo non delle semplici perplessità, ma una decisa contrarietà. Alla Camera solo la Lega Nord ha espresso un voto contrario a questo provvedimento, che poi è giunto in Commissione al Senato e ha avuto un iter anche in questo caso molto articolato e che ha compreso, fortunatamente, un ciclo di audizioni. Nel corso di queste sono stati auditi soggetti che, lungi dal non avere alcuna cognizione della materia, al contrario hanno seguito molto da vicino, anche dal punto tecnico, questi istituti. Tutti i soggetti auditi - tra cui l'Associazione Amici dei bambini, la stessa Presidente del tribunale dei minorenni di Roma, l'Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e la famiglia, l'Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie - hanno condiviso le profonde perplessità manifestate dal Gruppo Lega Nord e Autonomie alla Camera. Tutti questi auditi hanno rilevato una profonda incongruenza rispetto all' iter di riconoscimento in Italia dell'assistenza del minore in situazione di stato di abbandono, in riferimento all'istituto del diritto islamico della kafala . A questo punto potrebbe sembrare che, all'esito dell'esame in Commissione, il problema sia stato risolto; a nostro avviso, invece, non è così. Ricordiamo che in Commissione la Lega Nord aveva presentato un emendamento volto proprio alla soppressione degli interi articoli che disciplinavano la situazione del minore in stato di abbandono e di quello non in stato di abbandono, con l'applicazione dell'istituto della kafala in una maniera che noi ritenevamo assolutamente non condivisibile. La Commissione ha poi deciso di effettuare direttamente lo stralcio di queste norme. Pur tuttavia, resta a nostro avviso una problematica che non è stata a questo punto risolta. Con la ratifica sic et simpliciter della Convenzione, ci troviamo di fronte ad una difficoltà rappresentata in particolare dall'articolo 3 della Convenzione stessa. Infatti l'articolo 3, facendo riferimento alle misure previste all'articolo 1, fra cui l'obbligo di assicurare il riconoscimento e l'esecuzione delle misure di protezione in tutti gli Stati contraenti, prevede, alla lettera e) , «il collocamento del minore in una famiglia di accoglienza o in un istituto, o la sua assistenza legale tramite kafala o istituto analogo»; per cui la problematica resta.