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Varese, con gli istituti di Busto Arsizio, Como, Lecco, Sondrio e Varese; in totale, negli istituti del distretto, al 31 gennaio 2019, erano "ospitati" ben 6.940 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 5.147 posti e quindi con un sovraffollamento pari al 135 per cento per cento, sovraffollamento che raggiunge anche il 197 per cento per cento nel carcere di Como; il carico di lavoro affrontato nel periodo 1° luglio 2017 - 30 giugno 2018 dal Tribunale di sorveglianza di Milano e dagli uffici di sorveglianza di Milano, Pavia e Varese, può essere così riassunto in termini numerici: riguardo all'attività collegiale svolta dal Tribunale, i procedimenti definiti sono stati 12.115; riguardo, invece, all'attività monocratica, i procedimenti definiti dall'Ufficio di sorveglianza di Milano sono stati ben 37.403, mentre l'Ufficio di Pavia ne ha esitati 7.083 e quello di Varese 11.293: 67.894 procedimenti lavorati ed esitati da soli 18 magistrati di sorveglianza, compreso il presidente, il che vuol dire che nel 2018 ciascuno dei 18 magistrati si è fatto carico in media di 3.772 procedimenti, senza tener conto delle altre incombenze previste dalla legge, come quella riguardante il dovere di visitare gli istituti per verificare le condizioni di detenzione; nonostante questa mole immensa di lavoro, il Tribunale di sorveglianza di Milano è riuscito a migliorare la produttività quanto a procedimenti definiti rispetto a quelli sopravvenuti, produttività accresciutasi di una quota pari al 20 per cento per cento rispetto all'anno precedente ed è il secondo incremento registrato nell'ultimo biennio (il precedente era stato pari al 10 per cento per cento); la funzione istituzionale svolta dalla magistratura di sorveglianza è centrale nel percorso di rieducazione del condannato e quindi fondamentale anche ai fini della sicurezza della società esterna, si chiede di sapere cosa intenda fare il Ministro in indirizzo e in quali tempi, per ripristinare gli organici, sia della magistratura di sorveglianza, sia del personale amministrativo in servizio presso il Tribunale di sorveglianza di Milano e negli uffici di sorveglianza di Milano, Pavia e Varese. Atto n. 4-01308 DAL MAS Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: con decreto 21 febbraio 1990, n. 300, il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato ha emanato il regolamento sulla determinazione delle materie e delle modalità degli esami da superare per l'iscrizione a ruolo degli agenti d'affari in mediazione. Non risulta invece mai emanato il decreto sulle modalità e caratteristiche per lo svolgimento del praticantato; in particolare, l'articolo 2, comma 3, la lettera e), della legge 3 febbraio 1989, n. 39, concernente la disciplina della professione di mediatore, così come modificato dall'articolo 18 della legge 5 marzo 2001, n. 57 recante "Disposizioni in materia di apertura e regolazione dei mercati", definisce le condizioni per l'iscrizione al ruolo degli agenti di affari in mediazione; il citato articolo prevede, per l'accesso al ruolo, «l'aver conseguito un diploma di scuola secondaria di secondo grado, avere frequentato un corso di formazione ed avere superato un esame diretto ad accertare l'attitudine e la capacità professionale dell'aspirante in relazione al ramo di mediazione prescelto»; si prevede altresì, in alternativa, «l'aver conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado ed avere effettuato un periodo di pratica di almeno dodici mesi continuativi con l'obbligo di frequenza di uno specifico corso di formazione professionale. Le modalità e le caratteristiche del titolo di formazione, dell'esame e quelle della tenuta del registro dei praticanti sono determinate con decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato»; la mancata emanazione del decreto sta impedendo di fatto l'accesso ad un'attività di servizi tramite una modalità già prevista dalla legge e si pone palesemente in contrasto con i principi del decreto legislativo n. 59 del 2010, recante l'attuazione della direttiva 2006/123/CE, traducendosi in una sostanziale discriminazione di quanti intendessero utilizzare tale percorso; l'emanazione del previsto decreto è tanto più opportuna, quindi, considerata la necessità di armonizzare la legislazione italiana a quella degli altri Paesi europei, nei quali il praticantato è previsto e disciplinato e nei quali l'accesso all'attività di mediazione appare essere ovunque meno restrittivo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda dar seguito a quanto previsto dall'articolo 2, comma 3, lettera e) , della legge 3 febbraio 1989, n. 39, emanando il decreto al fine di definire le modalità e le caratteristiche del titolo di formazione, dell'esame e quelle della tenuta del registro dei praticanti per l'iscrizione al ruolo degli agenti di affari in mediazione; se non intenda aprire un Tavolo di confronto con le associazioni degli agenti e dei mediatori d'affari, al fine di valutare l'opportunità di addivenire ad un aggiornamento della legge 3 febbraio 1989, n. 39, al fine di attualizzarla alle mutate condizioni di esercizio della professione, anche in relazione al quadro normativo comunitario. Atto n. 4-01309 AIMI Al Ministro dell'interno Premesso che: da fonti stampa si apprende della notizia relativa al fatto che alcuni migranti, che erano a bordo della nave "Diciotti", hanno presentato ricorso al Tribunale civile di Roma per chiedere un risarcimento al Governo italiano, poiché rimasti a bordo della imbarcazione per diversi giorni; a fare ricorso, complessivamente, sono stati 41 migranti, tra cui un minore. Il ricorso è stato presentato da uno studio legale e la richiesta di risarcimento sarebbe quantificata tra i 42.000 e i 71.000 euro. Contestualmente sarebbe stato presentato anche un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo; secondo fonti del Viminale, dei 41 migranti che hanno presentato ricorso, 16 risulterebbero essere nati il 1° gennaio, circostanza che denota l'assenza di documenti volti a identificare i migranti stessi; la vicenda, a parere dell'interrogante, appare paradossale e surreale: i migranti infatti sono stati tratti in salvo dal nostro Paese e, anche durante i giorni di permanenza a bordo dell'imbarcazione, sono stati assistiti, nutriti e curati. Nessuna emergenza si è di fatto prodotta a bordo della Diciotti e la scelta di non far sbarcare i migranti è stata dettata dalla necessità di ricercare urgenti e doverosi accordi con i Paesi dell'Unione europea per far fronte all'accoglienza degli stessi, si chiede di sapere: di quali informazioni si disponga al riguardo e quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per riaffermare il pieno diritto dello Stato italiano a mettere in atto politiche migratorie sostenibili e lungimiranti; se il Ministro sia a conoscenza del soggetto o dei soggetti che faranno fronte alle spese legali e se si possa escludere con certezza il ricorso al gratuito patrocinio per i 41 migranti;