[pronunce]

che, infatti, secondo un certo orientamento, la somma da rimborsare deve essere sempre decurtata degli importi dovuti (in base al primo comma) per iscrizione di atti sociali nel periodo 1985-1992, indipendentemente dall'accertamento che in quel periodo iscrizioni di singoli atti siano state in concreto eseguite, mentre un altro orientamento ritiene che questa lettura dell'art. 11 lo porrebbe in irrimediabile contrasto con l'art. 10 della direttiva, rendendolo conseguentemente "non applicabile", e interpreta la norma interna nel senso che la somma da rimborsare può essere decurtata degli importi dovuti nel periodo indicato per tassa di iscrizione di atti sociali, solo in caso di effettiva iscrizione, provata dall'Amministrazione finanziaria; che - a fronte di tali irrisolti contrasti (non ignoti alla dottrina, che propone anche ulteriori ricostruzioni della norma) - il rimettente avrebbe dovuto motivare la sua adesione all'uno o all'altro indirizzo, traendone le conseguenze ai fini del giudizio di rilevanza; che, in particolare - qualora, avuto riguardo alla difesa dell'Amministrazione costituita, avesse optato per il secondo - avrebbe dovuto precisare se, nella specie, la prova dell'effettiva iscrizione di atti sociali era stata fornita, posto che, altrimenti, la domanda di rimborso avrebbe ben potuto essere accolta integralmente, senza la detrazione di cui all'art. 11 (sostanzialmente integrante un'eccezione di compensazione), e, ancora una volta, la questione di costituzionalità di tale articolo sarebbe stata irrilevante; che, d'altra parte, il rimettente non considera che alcuni giudici italiani - dubitando della conformità della disciplina in esame all'ordinamento comunitario - hanno chiesto alla Corte di giustizia di stabilire se l'art. 10 della ricordata direttiva (che vieta di imporre tributi annuali per l'iscrizione delle società di capitali in un registro, anche se il relativo gettito contribuisca al finanziamento del servizio) e l'art. 12, 1/2 1, lettera e) (che ammette "diritti di carattere remunerativo", di importo correlato al costo dell'operazione, anche in via forfetaria purché con criteri di ragionevolezza) possano essere interpretati nel senso di ritenere ad essi conforme la normativa interna sulla tassa annuale forfetaria di iscrizione di atti sociali; che anche il giudice rimettente (in base a quanto emerge da un'ordinanza prodotta dall'Avvocatura dello Stato, cui potrebbe riferirsi il generico accenno contenuto nella premessa dell'ordinanza di rimessione) risulta avere già chiesto alla Corte di giustizia di stabilire se i citati articoli della direttiva possano essere interpretati nel senso che non consentano l'introduzione di una normativa nazionale - come quella di cui all'art. 11. commi 1 e 2, della legge n. 448 del 1998 - che retroattivamente assoggetti gli importi da rimborsare, perché indebitamente pagati, ad una detrazione forfetaria ed arbitraria per l'iscrizione nel registro delle imprese di atti sociali, per ciascuno dei quali la legge nazionale già prevedeva un corrispettivo; che tale richiesta di interpretazione rivolta alla Corte di giustizia ha fatto sorgere nel giudizio a quo una "pregiudiziale comunitaria", circa la compatibilità con il diritto comunitario della stessa norma sospettata di contrasto con la Costituzione, con conseguente incidenza sulla rilevanza della questione di legittimità costituzionale; che questa Corte - in ipotesi in cui il giudice rimettente non aveva motivato, ai fini dell'operatività e dell'applicabilità della norma impugnata, sul profilo della sua compatibilità con direttive comunitarie - ha ritenuto la manifesta inammissibilità della questione (ordinanze n. 38 del 1995 e n. 244 del 1994); che, in conclusione - emergendo dai rilievi che precedono come l'ordinanza in epigrafe presenti, sotto plurimi profili, un palese difetto di motivazione sulla rilevanza - la questione di legittimità costituzionale deve essere dichiarata manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, 101 e 104 della Costituzione, dal tribunale di Milano con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Bile Il cancelliere: Fruscella Depositata in cancelleria il 12 luglio 2001. Il cancelliere: Fruscella