[pronunce]

Occorre, dunque, stabilire se la sopravvenienza legislativa in esame, abrogando e modificando le disposizioni regionali gravate, possa configurare la fattispecie della cessazione della materia del contendere quanto alle relative questioni di legittimità costituzionale, imponendosi, invece, l'esame per ciò che riguarda le censure mosse all'art. 10, comma 1, della legge reg. Liguria n. 1 del 2014, disposizione non incisa dal nuovo intervento del legislatore regionale. 3.1.- Secondo il costante orientamento di questa Corte, le condizioni richieste perché possa essere dichiarata cessata la materia del contendere sono: «a) la sopravvenuta abrogazione o modificazione delle norme censurate in senso satisfattivo della pretesa avanzata con il ricorso; b) la mancata applicazione, medio tempore, delle norme abrogate o modificate» (sentenza n. 87 del 2014, e, tra le più recenti, sentenze n. 300, n. 193 e n. 32 del 2012, n. 325 del 2011). Nel caso in esame deve ritenersi che lo jus superveniens, incidendo specificamente sull'oggetto delle questioni in relazione alle censure sollevate, sia satisfattivo delle ragioni del ricorrente. Con la novella, infatti, il legislatore regionale ha espunto dalla disciplina dettata dalla legge reg. Liguria n. 1 del 2014 le previsioni che attribuivano poteri determinativi della tariffa alla Regione, abrogando il comma 3 dell'articolo 8 sulle agevolazioni tariffarie e sugli interventi a sostegno dei piccoli Comuni che in materia di SII potevano essere previsti in seno al Piano d'ambito. Analogamente, il legislatore regionale ha modificato l'art. 15, comma 2, lettera c), della legge reg. Liguria n. 1 del 2014, depurando le funzioni attribuite al Comitato d'ambito per il ciclo dei rifiuti da ogni riferimento alla determinazione delle tariffe ed imponendo, al contempo, il rispetto dei criteri previsti dalla normativa interposta evocata dal ricorrente (art. 238, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006). Sotto connesso profilo, la legge regionale n. 21 del 2014 ha modificato l'art. 11 della legge impugnata, riconducendo l'esercizio dei poteri sostitutivi della Regione nell'alveo delle funzioni di regolazione del SII già spettanti all'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, poi trasferite all'AEEG, in forza del più volte menzionato art. 3 del d.P.C.m 20 luglio 2012. Il legislatore ligure ha, infine, modificato l'art. 15, comma 2, lettera e), della legge regionale n. 1 del 2014, imponendo il «rispetto della normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza» nell'individuazione, da parte del Comitato d'ambito per il ciclo dei rifiuti, degli enti &#8210; contestualmente ricondotti a quelli «pubblici» &#8210; incaricati della gestione delle procedure per la realizzazione e/o l'affidamento della gestione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti. 3.2.- A sostegno della mancata attuazione delle norme sospettate di illegittimità costituzionale - anche se la circostanza non risulta allegata dalla Regione resistente, che non si è intesa difendere in ordine a queste censure - milita il breve lasso temporale intercorso tra la pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria della legge n. 1 del 2014 (26 febbraio 2014) e della legge novellatrice (6 agosto 2014), circostanza di fatto da valutarsi in uno all'efficacia non immediata delle norme censurate. Sotto tale profilo, non può essere, infatti, sottaciuto che la legge impugnata prevede una serie di adempimenti - la costituzione degli enti d'ambito attraverso l'approvazione di una convenzione da parte dei Comuni ricadenti nell'ATO (art. 6) e la predisposizione dei piani d'ambito entro i quattro mesi successivi alla predetta costituzione - per l'attuazione degli artt. 8 e 11, oltre a demandare alla Regione, quale Autorità d'ambito per il governo del ciclo dei rifiuti, la definizione delle aree territoriali omogenee in relazione alle quali si definiscono le funzioni del Comitato d'ambito di cui all'art. 15. 3.3.- Può, in conclusione, ritenersi che le descritte modifiche legislative abbiano adeguato la disciplina regionale censurata ai principi contenuti nelle evocate norme interposte prima della effettiva applicazione della precedente normativa, così da determinare il sopravvenuto difetto di interesse del ricorrente a proseguire nel giudizio. Deve essere, di conseguenza, dichiarata la cessazione della materia del contendere in relazione alle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 8, comma 3, 11 e 15, comma 2, lettere c) ed e), della legge reg. Liguria n. 1 del 2014, sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettere e) ed s), Cost., e, quali parametri interposti, agli artt. 202 e 238, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006, all'art. 3, comma 1, lettere d), e) ed f), del d.P.C.m. 20 luglio 2012, ed all'art. 10, comma 14, lettere d), e) ed f), del d.l. n. 70 del 2011, come convertito. 4.- L'art. 10, comma 1, della legge reg. n. 1 del 2014 è impugnato dalla difesa dello Stato poiché, ponendosi in contrasto con la norma interposta dell'art. 147 del d.lgs. n. 152 del 2006, invade le competenze legislative statali nelle materie della tutela della concorrenza e tutela dell'ambiente di cui all'art. 117, secondo comma, lettere e) ed s), Cost. 4.1.- Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, la Regione eccepisce la genericità del ricorso in riferimento alla dedotta violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., sostenendo che l'atto avrebbe omesso sia di motivare in ordine alla negativa incidenza della disciplina regionale sugli standard di tutela ambientale fissati dal legislatore statale, sia di valutare il contenuto del comma 3 dell'art. 10 censurato, che impone ai Comuni di assicurare la gestione dell'intero ciclo idrico integrato in base a livelli di prestazione conformi alla normativa vigente. Secondo il consolidato insegnamento di questa Corte, «il ricorso in via principale non solo "deve identificare esattamente la questione nei suoi termini normativi", indicando "le norme costituzionali e ordinarie, la definizione del cui rapporto di compatibilità o incompatibilità costituisce l'oggetto della questione di costituzionalità" (ex plurimis, sentenze n. 40 del 2007, n. 139 del 2006, n. 450 e n. 360 del 2005, n. 213 del 2003, n. 384 del 1999), ma deve, altresì, "contenere una seppur sintetica argomentazione di merito a sostegno della richiesta declaratoria di incostituzionalità della legge"» (sentenza n. 3 del 2013, e, nello stesso senso, ordinanza n. 123 del 2012 e sentenza n. 312 del 2010).