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Mi sia consentito di aggiungere alcune annotazioni sperando di rimanere all'interno dei tempi assegnatimi perché credo sia necessario, al di là della relazione tecnica, introdurre ulteriori elementi di riflessione rispetto alla lettura notarile dell'articolato. Partiamo dalla ratio che ha ispirato questa riforma, che nasce dalla finanziaria del 2018 che ha introdotto importanti novità nell'ordinamento sportivo italiano e che ha ridisegnato la figura e il ruolo del CONI e, di fatto, ha sconvolto anche gli assetti e il panorama dell'ordinamento sportivo italiano. Sconvolto non significa non averli migliorati, ma su questo ritornerò. Siamo stati abituati per anni a vivere un ordinamento sportivo interpretato e gestito dal CONI, portando avanti solo logiche di carattere competitivo, ma ciò non ha prodotto all'interno del nostro Paese la formazione di una cultura sportiva che, invece, avrebbe favorito lo sviluppo dello sport a 360 gradi, soprattutto sotto le accezioni sanitarie e formative che il nuovo Governo ha inteso inserire all'interno della riforma e successivamente all'interno del provvedimento che ne va a dettagliare alcuni aspetti. In particolare, la domanda che il Governo italiano si è posto è la seguente: il CONI è lo sport, ma lo sport italiano è solo il CONI? Quindi, nell'andare a ridisegnare gli assetti il Governo ha voluto riappropriarsi di alcune capacità di indirizzo del mondo dello sport, che sicuramente erroneamente nel corso degli anni erano state attribuite al CONI. Da questo punto di vista, il dibattito è stato incentrato quasi esclusivamente sul ruolo del CONI. Legittimamente anch'io ho espresso alcune perplessità in merito, però questo ha prodotto un risultato, a mio avviso, ingeneroso nei confronti delle conseguenze scaturite dalla riforma. In primo luogo, mi riferisco al finanziamento dello sport italiano che è stato ancorato al 32 per cento del gettito fiscale prodotto dallo sport e che già da quest'anno ha prodotto 60 milioni in più. Già questo mi sembra un risultato ragguardevole, che ha migliorato il funzionamento della macchina sportiva italiana, che fino ad oggi era costituito invece da un finanziamento fisso da parte dello Stato di 420 milioni, che rappresentano la cifra al di sotto della quale non si deve andare perché, in ogni caso, il 32 per cento può essere soltanto in eccesso e non in difetto. Il dibattito, però, ha ingenerosamente nascosto le altre peculiarità del provvedimento che stiamo esaminando - sul CONI tornerò successivamente - e che riguardano una serie di novità introdotte all'interno di questo provvedimento legislativo e che passano per alcune importanti innovazioni, che impegnano anche i nostri istituti scolastici grazie all'istituzione dei centri sportivi scolastici. Soprattutto ha introdotto novità importanti per quanto riguarda gli aspetti giuslavoristici del lavoro sportivo. Sarebbe disonesto intellettualmente se non tornassi a parlare nel mio ruolo di relatore e della lettera che oggi è stata recapitata dal Comitato olimpico internazionale al CONI. Da questo punto di vista, mi sento profondamente in linea con gli intendimenti del Governo perché, anche all'interno di un mio ordine del giorno, è stato accolto l'impegno da parte del Governo di armonizzare qualsiasi processo legislativo ai princìpi della Carta olimpica e, in particolare, all'articolo 27. Mi sia infine consentito di esprimere un'ulteriore riflessione sul ruolo di relatore che ho svolto; forse un ruolo di stimolo nei confronti della mia maggioranza, ma sempre all'interno di un contesto civile, di un contraddittorio e della capacità di confronto che ho esercitato sia in Commissione, sia all'interno del mio Gruppo. Da questo punto di vista ritengo doveroso da parte mia ringraziare sia il Governo che i presidenti Pittoni e Romeo, i quali non solo non si sono mai ingeriti nelle dinamiche che hanno caratterizzato questo percorso, ma mi hanno rinnovato continuamente la fiducia rispetto al lavoro che stavo portando avanti. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Barbaro. BARBARO, relatore . Vado a concludere, ma spendo ancora poche parole perché ci tengo e credo sia doveroso rispettare il ruolo esercitato dall'opposizione in questo contesto. Al di là delle liturgie classiche che ispirano i comportamenti sia in Aula che in Commissione, siamo andati ben oltre il dettato dispositivo; siamo andati ben oltre le vicende relative all'accoglimento degli ordini del giorno o, se vogliamo, al respingimento di tutti gli emendamenti presentati. La capacità propositiva, sia di maggioranza che di opposizione, è stata encomiabile ed io sono sicuro che gli emendamenti e gli ordini del giorno, soprattutto quelli approvati, non rimarranno lettera morta all'interno del lavoro di stesura delle deleghe. Su questo auspicio voglio concludere il mio intervento ringraziando veramente tutti per il contributo dato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. La relatrice di minoranza, senatrice Sbrollini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza. SBROLLINI, relatrice di minoranza . Signor Presidente, onorevoli senatori, ieri sera la 7 a Commissione ha esaminato e approvato in tutta fretta - lo sottolineo guardando soprattutto il Governo - il disegno di legge recante deleghe al Governo in materia di ordinamento sportivo, senza tener in alcuna considerazione le tante osservazioni dei soggetti auditi in Commissione, né degli emendamenti del Gruppo del Partito Democratico che, in parte, recepivano le suddette osservazioni e che erano finalizzati a migliorare un provvedimento che riteniamo molto pericoloso per l'intero mondo dello sport. Lo sottolineo perché non c'è stato nessun atteggiamento ostruzionistico. La fretta - lo ribadisco - ha caratterizzato l' iter di questo provvedimento; fretta che il Gruppo del Partito Democratico ha già denunciato con forza la scorsa settimana in occasione del voto sul calendario e che ha come unica ragione quella di consegnare al sottosegretario Giorgetti una delega in bianco, recando un danno enorme allo sport di base e non - come si crede - alle grandi federazioni. Trattandosi di una delega, avevamo pensato - erroneamente - di poter svolgere un esame approfondito in Commissione e di avere magari la possibilità di audire molti dei soggetti interessati; possibilità che ci è stata negata visto il numero ristretto di soggetti auditi, la maggior parte dei quali, peraltro, aveva già espresso grande preoccupazione per questo provvedimento. Con questo provvedimento si danno al Governo più di dieci potenziali deleghe legislative. La finalità del disegno di legge, che non rispetta la Carta olimpica - se volete, la posso consegnare al Governo, nel caso in cui non l'abbia letta - è esclusivamente quella di svuotare il CONI dei suoi compiti e delle sue funzioni, per darli alla società Sport e Salute in modo del tutto indefinito e arbitrario, lasciando al CONI una funzione residuale, meramente istituzionale e di rappresentanza. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,40) ( Segue SBROLLINI, relatrice di minoranza ). A conferma di questo pericoloso disegno, vengono stanziati 378 milioni di euro a favore di "Sport e Salute", mentre solo 40 milioni di euro rimangono al CONI.