[pronunce]

Essa non illustrerebbe le ragioni della dedotta violazione dei parametri di legittimità costituzionale evocati, limitandosi a richiamarli «tutti insieme e senza chiarire sotto quali profili e per quali ragioni vi sarebbe un contrasto con ciascuna di tali norme costituzionali». Donde l'inammissibilità delle questioni sollevate. Nel merito, queste sarebbero comunque non fondate, alla luce dell'«esigenza di un'amministrazione unitaria e coordinata» nella materia rimessa alla competenza dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. La parte mette a confronto la fattispecie odierna con quelle che hanno formato oggetto sia della sentenza n. 159 del 2014 di questa Corte (che ha dichiarato non fondate le questioni concernenti l'attribuzione, alla sede di Roma del TAR Lazio, della competenza funzionale inderogabile sulle controversie relative ai provvedimenti dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, di cui all'art. 135, comma 1, lettera p, cod. proc. amm.), sia della sentenza n. 174 del 2014, di poco successiva (che, invece, ha accolto, come già riferito, la questione concernente la seconda parte della lettera q-quater dell'art. 135 cod. proc. amm., relativa alla competenza del TAR Lazio sui provvedimenti emessi dall'autorità di polizia in materia di giochi pubblici). Nel richiamare tali precedenti, la parte sottolinea gli elementi, rispettivamente, di affinità e di diversità rispetto al caso in esame, non mancando di evidenziare che la richiamata sentenza n. 174 del 2014 «ha distinto la diversa tipologia» dei provvedimenti dell'autorità di polizia (per i quali questa Corte ha ripristinato la competenza dei TAR locali) e dei provvedimenti dell'amministrazione dei monopoli (per i quali, invece, è attualmente prevista la competenza funzionale inderogabile del TAR centrale). La parte, infine, si sofferma sulla questione dell'eccesso di delega (art. 76 Cost.), in ordine alla quale deduce l'inammissibilità per non avere l'ordinanza di rimessione considerato che la lettera q-quater) è stata inserita nell'art. 135 cod. proc. amm. da una fonte successiva a quella delegata. Sicché il giudice a quo avrebbe «ricostruito in maniera non corretta il quadro normativo di riferimento». 5.- Con memoria depositata il 4 novembre 2024 il Presidente del Consiglio dei ministri ha svolto ulteriori difese. Dopo aver ribadito l'eccezione di inammissibilità (per inadeguatezza della motivazione spesa dall'ordinanza di rimessione a sostegno della non manifesta infondatezza), la difesa dello Stato ha ulteriormente approfondito le ragioni di merito a sostegno della non fondatezza delle questioni sollevate dal TAR Piemonte. In particolare, ha sottolineato che l'oggetto del giudizio a quo riguarda «provvedimenti di competenza di una articolazione periferica di ADM (l'Ufficio territoriale ADM del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta)»: situazione, questa, che non sarebbe sufficiente «per ravvisare una analogia col precedente citato dal giudice rimettente» (ossia, con la sentenza n. 174 del 2014), «in quanto si tratta di una articolazione periferica priva di autonomia e soggettività giuridica, avente competenza ultraregionale e deputata ad applicare sul territorio di propria competenza le disposizioni generali della sede centrale di ADM». Anzi - si evidenzia - proprio tale precedente, in un passaggio della motivazione, avrebbe operato, quanto al regime della competenza processuale, una netta distinzione tra gli atti «di autorità centrali (e in particolare [...] quelli emessi dall'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, previsti dalla prima parte della stessa lettera q-quater dell'art. 135, comma 1)» e i provvedimenti del questore, di cui alla seconda parte della norma, che, in quanto caratterizzati dal «carattere squisitamente locale degli interessi coinvolti», questa Corte ha ricondotto alla competenza dei TAR periferici. Gli atti dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli - si sottolinea - «vengono adottati nell'esercizio di una funzione di regolazione nazionale del settore giochi che tiene conto degli interessi economici dell'Erario, della necessità di contrastare il gioco illegale e del fenomeno della ludopatia attraverso l'opportuna distribuzione delle sale gioco sull'intero territorio nazionale». Ciò rifletterebbe le ragioni che sorreggono la riserva, allo Stato, del monopolio sulle attività di organizzazione ed esercizio dei giochi e delle scommesse (di cui all'art. 1 del decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496, recante «Disciplina delle attività di giuoco»), da rinvenirsi nell'ordine pubblico e sociale, nella sicurezza delle persone «ed in particolare dei minori di fronte al gioco e ai suoi potenziali effetti nocivi, come la dipendenza e la ludopatia». Nella stessa direzione, si ricorda anche la «rilevanza economica» del settore che «costituisce, altresì, fonte importante di gettito finanziario per lo Stato». 6.- Con memoria depositata il 5 novembre 2024, Gamenet spa ha riferito in ordine agli «ultimi sviluppi» del processo a quo. Preliminarmente, la parte ha ricordato che, all'esito della camera di consiglio dell'11 giugno 2024, tenuta dinanzi al TAR Piemonte per la decisione della domanda cautelare avanzata nel giudizio a quo, il rimettente ha adottato contestualmente due ordinanze: con la prima, pubblicata lo stesso giorno, ha respinto la domanda cautelare per mancanza del requisito del fumus boni iuris, dando però atto della propria decisione di sollevare, con separata ordinanza, questione di legittimità costituzionale sull'art. 135, comma 1, lettera q-quater), cod. proc. amm.; con la seconda, pubblicata qualche giorno dopo, ha in effetti sollevato le odierne questioni dinanzi a questa Corte. Successivamente, le parti ricorrenti (Cirsa Italia spa e Palabingo srl), soccombenti nel giudizio cautelare, hanno tuttavia proposto appello cautelare dinanzi al Consiglio di Stato. Nel giudizio di appello, le parti appellate hanno riproposto l'eccezione di incompetenza del TAR Piemonte. Il Consiglio di Stato, sezione sesta, con ordinanza 20 settembre 2024, n. 3524, proprio in applicazione dell'art. 135, comma 1, lettera q-quater), cod. proc. amm., ha ritenuto fondata l'eccezione di incompetenza del TAR Piemonte, affermando dunque la competenza del TAR Lazio. A fronte di tale decisione - riferisce la parte - Cirsa Italia spa e Palabingo srl hanno notificato ricorso per riassunzione dinanzi al TAR Lazio, ai sensi dell'art. 16, comma 3, cod. proc. amm.: di conseguenza, conclude l'esponente, la questione di legittimità costituzionale sollevata dal TAR Piemonte sarebbe ormai «inammissibile per irrilevanza a causa del difetto di competenza del giudice rimettente», dinanzi al quale la controversia principale non è più pendente.