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Delega al Governo per riordinare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e la dote unica per i servizi. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge reca una delega al Governo per l'adozione di uno o più decreti legislativi finalizzati a riordinare e potenziare le misure di sostegno economico per i figli a carico e a favorire la fruizione di servizi a sostegno della genitorialità. La disciplina vigente in materia, infatti, si presenta assai frammentata e, proprio in ragione della mancanza di omogeneità dei benefìci riconosciuti, la sua applicazione genera disparità di trattamento difficilmente giustificabili. La normativa in vigore non riconosce, ad esempio, le detrazioni fiscali a chi ha redditi bassi o nulli, mentre si concedono gli assegni familiari solo ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, escludendo i disoccupati e quasi tutte le altre forme di lavoro che interessano una porzione consistente e crescente degli occupati. È evidente, pertanto, la necessità di intervenire per affermare il principio della universalità dei benefìci in materia, anche tenendo conto del profondo cambiamento intervenuto nel tessuto sociale ed economico del Paese nel corso degli ultimi decenni, in particolare nel mercato del lavoro. A queste considerazioni si aggiunge anche la questione dell'esiguità delle risorse riconosciute attualmente a chi ne beneficia, sebbene potenziate durante la XVII legislatura. Gli importi sono, infatti, di gran lunga inferiori a quelli mediamente riconosciuti in Europa, per cui l'Italia è tra le nazioni che meno investe in politiche per la natalità. Queste distorsioni hanno certamente contribuito a determinare, negli ultimi vent'anni in Italia, un drastico abbassamento del tasso di natalità, che risulta tra i più bassi in Europa e nel mondo. Il declino demografico del nostro Paese si è addirittura intensificato negli ultimi anni: l'ISTAT ci dice che nel 2017 sono nati 464.000 bambini, oltre 9.000 in meno rispetto al 2016, il valore più basso mai registrato in Italia; nell'arco degli ultimi 9 anni, dal 2008 al 2017, il numero di nascite è diminuito di oltre 100.000 unità. Sempre l'ISTAT ci dice che l'incidenza della povertà aumenta all'aumentare dei figli e, complice la crisi economica, il trend è peggiorato nell'ultimo decennio. Le ragioni di tale fenomeno sono molteplici, ma certamente ha inciso anche l'assenza o l'esiguità delle risorse destinate a sostenere le famiglie con figli a carico. In altri Paesi europei le politiche di sostegno per i figli a carico sono semplici, ma anche più consistenti. Nella gran parte dei Paesi dell'Unione europea gli assegni per i figli sono universali, non dipendono dalla condizione professionale e non si perdono in caso di disoccupazione. In Gran Bretagna il Child benefit è previsto per tutti i figli a carico con un solo limite reddituale; in Germania ogni genitore riceve dallo Stato un assegno mensile per figlio indipendentemente dalla condizione occupazionale, il Kindergeld, che si aggiunge eventualmente, in caso di povertà, alle misure di reddito o lavoro minimo. In Italia, invece, la situazione normativa è paradossale. Le norme sono stratificate, spesso non note agli aventi diritto e di non semplice applicazione. L'assegno al nucleo familiare è riservato ai dipendenti, ai pensionati e a poche altre categorie di lavoratori atipici. Esso si conserva durante il trattamento di disoccupazione ma si perde alla sua scadenza. Per le famiglie povere è previsto un sussidio specifico, ma solo a partire dal terzo figlio. Chi fa la dichiarazione dei redditi può beneficiare delle detrazioni per familiari a carico purché abbia un reddito superiore alla soglia di incapienza; pertanto chi non la supera non ha alcun vantaggio fiscale. Paradossalmente, i nuclei familiari più poveri e fragili sono anche quelli meno aiutati nella copertura dei costi per il mantenimento dei figli. Solo da questi brevi accenni si comprende la distanza che ci separa dagli altri Paesi dell'Unione europea in tema di tutela e riconoscimento di benefìci per il mantenimento dei figli a carico. Il presente disegno di legge è volto a superare la situazione descritta mediante la previsione dell'assegno unico per i figli a carico e della dote unica per i servizi a favore dei figli a carico . Si tratta di un ripensamento complessivo delle varie misure previste a legislazione vigente volto a concentrare le risorse in un unico istituto onnicomprensivo, investendo nuove e rilevanti risorse pubbliche in questo comparto della fiscalità e del welfare per sostenere le famiglie e l'occupazione, a partire da quella femminile. In particolare, l'articolo 1, al comma 1, reca la delega per l'adozione di uno o più decreti legislativi per il riordino e il potenziamento delle misure di sostegno economico per i figli a carico e delle disposizioni volte a favorire la fruizione di servizi a sostegno della genitorialità. Il comma 2 stabilisce i princìpi e criteri direttivi generali e comuni ai quali il Governo deve attenersi nell'esercizio della delega, identificando le modalità di applicazione dei nuovi benefìci e le risorse da destinarvi. Si dispone, in particolare, che in aggiunta agli stanziamenti derivanti dalla razionalizzazione degli istituti esistenti in materia, siano destinati al finanziamento delle misure previste dal disegno di legge ulteriori importi per un ammontare non inferiore rispettivamente a 3,2 e 6,4 miliardi di euro nel biennio successivo a quello di entrata in vigore del disegno di legge e a 9,6 miliardi di euro a decorrere dal terzo anno. Al comma 3 si stabilisce che, al momento della registrazione della nascita, l'ufficiale di Stato civile informi le famiglie dei benefìci previsti dalla legge per i figli a carico e sulla fruizione di servizi a sostegno della genitorialità. L'articolo 2 reca princìpi e criteri direttivi nell'ambito dell'adozione di uno o più decreti legislativi per il riordino e il potenziamento delle misure dedicate al sostegno economico per i figli a carico stabilendo, mediante una complessiva razionalizzazione ed una parziale eliminazione degli istituti vigenti, il riconoscimento di un assegno unico mensile per i figli a carico di importo massimo pari a 240 euro per quelli minorenni e 80 euro per i maggiorenni fino a 26 anni. Il beneficio viene assegnato in base al reddito, prevedendo una progressiva riduzione dell'entità fino al suo azzeramento per quelli superiori a 100.000 euro annui. Per evitare applicazioni penalizzanti, si prevedono strumenti di integrale compensazione qualora il nuovo beneficio economico complessivo risultasse inferiore a quello fruito dalle famiglie prima dell'entrata in vigore del nuovo istituto.