[pronunce]

Tra questi è compresa l'ipotesi che il fatto integri un reato diverso da quelli indicati nell'art. 96 Cost. In tale evenienza, si prevede che il collegio disponga altresì, contestualmente all'archiviazione, la trasmissione degli atti all'autorità giudiziaria competente a conoscere del diverso reato. 4.3. – Dal quadro normativo così esposto si deduce l'intento del legislatore costituzionale di apprestare per il Presidente del Consiglio e per i ministri una speciale guarentigia. Questa non implica, tuttavia, l'istituzione di un giurisdizione speciale per i cosiddetti reati ministeriali, come era stabilito dalla Costituzione prima della novella del 1989, ma assoggetta gli stessi alla giurisdizione ordinaria, introducendo, al contempo, una serie di norme processuali, destinate a contemperare la garanzia della funzione di governo e l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Per realizzare un ragionevole bilanciamento tra questi due principi, sia le norme costituzionali che quelle della legge ordinaria, mirano a porre tanto l'autorità giudiziaria quanto quella politica in condizione di tutelare, nei reciproci rapporti, la prima, il potere-dovere di perseguire i reati commessi da qualunque cittadino, indipendentemente dalla carica ricoperta, la seconda, il potere-dovere di attuare in concreto la guarentigia prevista dall'art. 96 Cost. Il risultato ora detto si consegue, da un lato, mantenendo all'autorità giudiziaria ordinaria il potere di svolgere le indagini necessarie rispetto alle notizie di reato a carico di ministri e, dall'altro, assicurando alla Camera competente, ai sensi dell'art. 5 della legge costituzionale n. 1 del 1989, l'adeguata e tempestiva informazione sugli sviluppi e l'esito dei procedimenti penali a carico dei componenti del Governo. A questo fine è stabilito (art. 8, comma 1, della legge costituzionale n. 1 del 1989) che, nell'ipotesi in cui il tribunale dei ministri ritenga di non dover disporre l'archiviazione, deve trasmettere gli atti al procuratore della Repubblica per la loro immediata rimessione alla Camera competente, affinché questa possa pronunciarsi sull'autorizzazione prevista dall'art. 96 Cost. Anche nei casi di archiviazione è previsto un “coinvolgimento” parlamentare. Prescrive, infatti, il comma 4 dello stesso art. 8 che il procuratore della Repubblica dia comunicazione al Presidente della Camera competente dell'avvenuta archiviazione, sia perché l'organo parlamentare possa prendere atto di tale esito del procedimento, sia perché, nell'ipotesi di conclusione ritenuta non satisfattiva, possa adottare le iniziative consentite dalla Costituzione e dalle leggi vigenti a tutela dell'integrità della funzione di Governo. 4.4. – Tra i casi in cui il collegio deve disporre l'archiviazione, l'art. 2, comma 1, della legge n. 219 del 1989 include quello della qualificazione del reato contestato come non appartenente a quelli indicati dall'art. 96 Cost. Si tratta, per vero, di una archiviazione, per così dire, anomala o comunque asistematica, in quanto non pone fine al procedimento e non implica una determinazione negativa sull'esercizio dell'azione penale; anzi, implica proprio un seguito procedimentale nelle forme ordinarie, sicché il provvedimento ha solo il significato di una declinatoria della propria competenza funzionale da parte del tribunale dei ministri. È evidente che, anche e soprattutto in questa situazione, la Camera competente ha un interesse costituzionalmente protetto ad essere tempestivamente informata, per via istituzionale ed in forma ufficiale, dell'avvenuta archiviazione, come prescrive, senza eccezioni, il citato comma 4 dell'art. 8 della legge costituzionale n. 1 del 1989. Tale comunicazione è, del resto, l'unico strumento che consente alla Camera stessa di apprezzare che si tratta di archiviazione che non implica una chiusura, ma, al contrario, un seguito del procedimento per diversa qualificazione giuridica del fatto di reato e così di esercitare, al riguardo, i propri poteri. All'organo parlamentare, infatti, non può essere sottratta una propria, autonoma valutazione sulla natura ministeriale o non ministeriale dei reati oggetto di indagine giudiziaria, né tantomeno – ove non condivida la conclusione negativa espressa dal tribunale dei ministri – la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, assumendo di essere stata menomata, per effetto della decisione giudiziaria, della potestà riconosciutale dall'art. 96 Cost. 4.5. – Nel caso concreto sottoposto al giudizio della Corte nel presente conflitto, si rileva che il Tribunale dei ministri di Firenze ha dichiarato, con il provvedimento del 31 marzo-4 aprile 2005, la propria incompetenza funzionale, ritenendo i reati contestati al Ministro non compresi tra quelli indicati dall'art. 96 Cost. ed ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa. Successivamente, il Tribunale di Livorno, individuato come competente per territorio in luogo di quello di Pisa, con l'ordinanza del 4 dicembre 2006, ha dichiarato manifestamente infondata una eccezione di illegittimità costituzionale sollevata dall'imputato, sul presupposto che l'art. 2, comma 1, della legge n. 219 del 1989 impone la trasmissione degli atti soltanto all'autorità competente e non anche alla Camera competente e sul rilievo che, nel caso di nuova qualificazione del reato come non ministeriale, non sia necessaria l'autorizzazione a procedere da parte dell'organo parlamentare. Non solo, ma, sollecitato ad una propria rivalutazione della qualità ministeriale del reato e conseguentemente a proporre conflitto di competenza avanti la Corte di cassazione ai sensi degli artt. 23 e 28 cod. proc. pen. , ha rigettato la richiesta. Tuttavia, sia il Tribunale dei ministri di Firenze che il Tribunale di Livorno hanno ignorato che il comma 4 dell'art. 8 della legge costituzionale n. 1 del 1989 prescrive che il procuratore della Repubblica debba dare comunicazione al Presidente della Camera competente di ogni provvedimento che disponga l'archiviazione. Poiché l'art. 2, comma 1, della legge n. 219 del 1989 prescrive l'archiviazione nell'ipotesi di ritenuta “non ministerialità” dei reati per cui si procede, la conseguenza costituzionalmente corretta sarebbe stata che il Tribunale dei ministri di Firenze, a prescindere dal nomen iuris conferito al proprio provvedimento, trasmettesse gli atti al Procuratore della Repubblica, affinché desse comunicazione del provvedimento medesimo alla Camera competente, così da consentire a questa di adottare le iniziative ritenute necessarie. Non risulta che questo adempimento sia stato effettuato.