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Davvero crediamo che si sconfigga l'evasione fiscale e si recuperino oltre tre miliardi facendo la lotteria degli scontrini o la lotta al contante? Davvero qualcuno che capisce di finanza e di economia pensa che con questi strumenti, ovvero con le manette agli evasori che vengono vieppiù rinforzate, si faccia lotta all'evasione fiscale? Qualcuno, infatti, nelle ultime ore, ha detto che in realtà la maggioranza ha ridimensionato le intenzioni iniziali relative alle pene per gli evasori e, quindi, prima si alzano all'inverosimile e poi si riducono, mantenendole comunque al di sopra dello status precedente, cercando di fare la bella figura. Invece basterebbe guardare meglio le norme e capire che le manette agli evasori hanno peggiorato lo stato del diritto penale tributario in un Paese - lo ricordo - dove la maggior parte dell'evasione è interpretativa. Il nostro sistema fiscale - chi ne capisce di fisco, chi fa il mio lavoro lo sa benissimo - è basato in gran parte su una evasione interpretativa e di conseguenza parlare di manette all'evasore e di diritto penale, laddove spesso sono mere questioni di interpretazione normativa a creare, appunto, l'evasione, è davvero vergognoso. Se con questi strumenti si pensa di recuperare fondi, ci vuole poco per capire che le finalità non saranno certamente conseguite. Il deficit, invece, sì che sarà conseguito. Ma quali sono i problemi del nostro Paese, i problemi che tutti, singolarmente, diciamo di conoscere e che poi molto raramente, invece, cerchiamo di affrontare? I problemi di produttività, i problemi di debito pubblico. Perché - lo dico a nome del mio partito e lo assumo come impegno anche per il domani, qualora fossimo chiamati a dare un riscontro diverso a questo Paese - non iniziamo a ragionare di andare anche lentamente verso il pareggio di bilancio? Perché non cominciamo a ragionare di una politica che riveda il sistema dei costi e delle spese correnti, per far sì che quel 2,1 diventi quanto prima 1,8, 1,6 o 1,4, affinché finalmente questo Paese dimostri di essere un buon padre di famiglia? Niente di tutto questo: andiamo in deficit . Ci è andata la scorsa legge finanziaria con il Governo Conte "prima giacca" e ci sta andando adesso il Governo del Conte "giacchetta seconda". Non vi è nulla quindi per il bene del Paese, nulla per le imprese, nulla per la produttività. Noi di Fratelli d'Italia abbiamo da oltre un anno proposto delle misure per incentivare una tassazione favorevole per chi produce di più. Sostanzialmente abbiamo detto che, se una persona, un dipendente, un artigiano, un lavoratore autonomo, un professionista lavora di più per il proprio Paese, per la propria azienda, allora prevediamo una tassazione vantaggiosa su quel di più, perché - da una parte - si favorisce la sua voglia di produrre in più, e quindi la produttività, e - dall'altra parte - si garantisce un maggiore introito allo Stato, un minore interesse a evadere. L'evasione, infatti, è incentivata quando la tassazione cresce, mentre quanto più la tassazione si abbassa, quanto più l'evasione è un qualche cosa che comunque non viene visto come premiante. Tutte queste misure che servirebbero al Paese vengono deliberatamente ignorate alla luce dei populismi e della demagogia, perché piace andare nelle piazze a dire di mettere gli evasori in galera. Io, invece, dico di fare in modo che gli evasori non ci siano; che questo Paese possa crescere e, nella sua interezza, produrre di più; possa davvero credere e attrarre capitali dall'estero, perché diventa conveniente investire nella nostra Italia. Nulla di tutto questo, invece, avviene. Concludo dicendo che anche sul tema della burocrazia e della semplificazione delle norme, che sono altre barriere all'entrata nel nostro Paese, non avete fatto nulla, perché la normativa diventa a ogni finanziaria sempre più complicata. Che semplificazione avete apportato con l'attuale manovra finanziaria? Nessuna. Anche riferendomi al diritto tributario che sta alle spalle di questa manovra finanziaria e al collegato fiscale, dico che avete reso le cose ancora più complicate. Credere che un Paese si possa risollevare facendo solamente demagogia o deficit è una pura utopia. (Applausi dal Gruppo FdI) . AIROLA (M5S) . È una questione di voglia di lavorare! PRESIDENTE. Senatore Airola, anche se cambia posto, la vedo sempre. Si sieda al suo posto tranquillo. È la terza volta da un terzo posto diverso. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, sottosegretario Malpezzi, vorrei iniziare il mio intervento con una storia che riguarda Giovanni Ferro, sindaco di Mirabella Imbaccari, una piccola località in Sicilia, in provincia di Catania, di neanche 5.000 abitanti, oltre la metà dei quali risiede all'estero; una delle tante realtà del nostro Sud, ma anche di zone montuose appenniniche del Nord, anzi sempre più anche del Nord (in Lombardia, per esempio, o in Veneto). Questo sindaco mi ha telefonato nel pieno della legge di bilancio, dicendomi: «Mi raccomando, in modo compatto cerchiamo di abolire l'Imu per tutti gli italiani all'estero». Perché? Sa bene che tanti dei suoi concittadini - ripeto, oltre la metà dei suoi circa 5.000 abitanti - sono una risorsa per il Paese: sono connazionali che rientrano, spesso durante le vacanze ma non solo; sono connazionali che, laddove andassimo a prevedere in loro favore l'esonero dell'Imu, avrebbero un maggiore incentivo a mantenere le loro abitazioni in Italia e probabilmente anche a ristrutturarle, a mantenerle in un migliore stato, immaginando anche di trasferirle ai propri figli. Insomma, questo sindaco sa bene che un esonero di questo tipo andrebbe a contrastare quello spopolamento che la sua realtà territoriale conosce purtroppo già da diversi anni, e che sempre di più interessa tanti nostri piccoli centri abitati. Non solo: questo gli consentirebbe di mantenere vivo il suo territorio, proprio perché quei connazionali portano ricchezza e investimenti e sono legati da affetto, alle loro terre di origine, e magari ipotizzano anche un possibile rientro. Lo dico in particolare perché prevedere un esonero di questo tipo, e una sua estensione a tutti, vorrebbe dire fare un investimento sul futuro, perché spesso e volentieri riguarda non soltanto connazionali di una certa età, ma sempre di più anche i giovani, i famosi cervelli in fuga - e ce ne sono tanti, mediamente tra i 180.000 e i 200.000 l'anno - tanti giovani talenti che vanno all'estero anche se possessori di un immobile. Escluderli dall'esenzione dell'Imu è un danno non soltanto per i nostri concittadini, ma anche per tanti nostri territori. Oggi, purtroppo, noi invece facciamo esattamente questo: non soltanto li escludiamo dall'esonero, ma addirittura cancelliamo un esonero che invece avevamo previsto almeno per una fetta di connazionali pensionati all'estero, che avevamo introdotto a partire dal 2015 con l'allora Governo Renzi. Questo è un neo del disegno di legge di bilancio in esame. È inutile nasconderlo.