[pronunce]

Altrettanto pacifica è la legittimazione passiva del Senato della Repubblica, quale organo competente a dichiarare in modo definitivo la propria volontà in ordine all'applicazione dell'art. 68, primo comma, Cost. Quanto ai presupposti oggettivi, l'inibizione a esercitare la funzione giurisdizionale, conseguente alla deliberazione del Senato della Repubblica, è idonea a cagionare, ove le affermazioni di Mario Michele Giarrusso non fossero riconducibili a opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost., la lesione della sfera di attribuzioni costituzionalmente garantita al potere ricorrente. 3.- Il Senato della Repubblica, costituitosi in giudizio, ha tuttavia eccepito l'inammissibilità del ricorso sotto due diversi profili. 3.1.- In primo luogo, secondo il resistente il Tribunale di Potenza non è chiamato a conoscere della portata suppostamente diffamatoria dell'intera intervista rilasciata dal senatore Giarrusso, ma solo di quelle parti della stessa che il dott. Basentini ha posto a fondamento della propria pretesa risarcitoria. In ordine alle affermazioni estranee al suo perimetro di cognizione - quali sarebbero quelle per cui è promosso conflitto - il Tribunale ricorrente non sarebbe chiamato a esercitare la funzione giurisdizionale e, dunque, non sarebbe neppure legittimato a promuovere conflitto di attribuzione. L'eccezione deve essere rigettata. Il Tribunale di Potenza, per quanto detto nel Ritenuto in fatto, non solo sintetizza adeguatamente i contenuti dell'atto di citazione, ma riferisce ampiamente anche delle affermazioni rese nell'intervista che sono poste alla base della pretesa risarcitoria, precisando poi che solo alcune di esse - quelle in relazione alle quali è promosso l'odierno conflitto - non trovano riscontro contenutistico nell'interrogazione parlamentare del sen. Giarrusso. Deve ritenersi, pertanto, che il Tribunale di Potenza si considera chiamato a esercitare la funzione giurisdizionale anche con riferimento a queste ultime affermazioni e sia, dunque, legittimato a promuovere conflitto. Del resto, non spetta a questa Corte una diversa delimitazione del thema decidendum dinanzi al giudice civile, che soltanto in quella sede, e sempre che ne ricorrano i presupposti, potrà eventualmente essere valutata. 3.2.- Il Senato della Repubblica lamenta, poi, che il Tribunale di Potenza non abbia riportato in modo esaustivo il contenuto delle dichiarazioni extra moenia, il che è necessario per consentire a questa Corte di verificare se esse siano state espresse o meno nell'esercizio della funzione parlamentare. Il ricorrente, infatti, non avrebbe citato alcuno stralcio dell'intervista, ma avrebbe soltanto parafrasato e ricostruito alcuni passaggi, «peraltro in modo già orientato». Anche questa eccezione deve essere rigettata. Il Tribunale di Potenza, infatti, riporta testualmente diverse delle affermazioni compiute nell'intervista dal senatore Giarrusso, le mette in raffronto con l'interrogazione parlamentare per poi, infine, riscontrare che solo alcune di esse sono sostanzialmente corrispondenti nel loro significato. Di qui la decisione di proporre l'odierno conflitto in relazione alle affermazioni che, a parere del ricorrente, non sono state espresse nell'esercizio della funzione parlamentare: affermazioni testualmente riportate nel ricorso e che, dunque, questa Corte può verificare se siano riconducibili o meno a opinioni ex art. 68, primo comma, Cost. 4.- Nel merito, il conflitto non è fondato. 4.1.- Ai fini della risoluzione di conflitti quali quello odierno, che vertono sulla riconducibilità o meno di opinioni rese extra moenia all'esercizio della funzione parlamentare, questa Corte, come è stato ancora di recente ribadito, «ha considerato indici rivelatori dell'esistenza del nesso funzionale la sostanziale corrispondenza con opinioni espresse nell'esercizio di attività parlamentare tipica e la sostanziale contestualità temporale fra tale ultima attività e l'attività esterna (si vedano, tra le tante, le sentenze n. 218 del 2023, n. 241 del 2022, n. 59 del 2018, n. 144 del 2015 e n. 115 del 2014). Al ricorrere di queste condizioni, infatti, ben può affermarsi che le opinioni espresse fuori dalle sedi delle Camere siano connesse all'esercizio della funzione parlamentare, in quanto destinate a comunicare all'esterno, pur nell'ineliminabile diversità degli strumenti e del linguaggio adoperato nell'atto tipico e nella sua diffusione all'opinione pubblica, il significato dell'attività compiuta nell'esercizio del mandato, che, d'altronde, per sua natura è destinata" a proiettarsi al di fuori delle aule parlamentari, nell'interesse della libera dialettica politica che è condizione di vita delle istituzioni democratico-rappresentative" (sentenze n. 321 e n. 320 del 2000)» (sentenza n. 104 del 2024). 4.2.- Nel caso di specie, non può dubitarsi, a differenza di quanto fa, pur solo incidentalmente, il Tribunale di Potenza, che ci sia una sostanziale contestualità temporale tra l'interrogazione parlamentare del senatore Giarrusso richiamata dall'impugnata deliberazione, pubblicata il 28 maggio 2020, e la successiva intervista rilasciata dal medesimo senatore, pubblicata l'8 giugno 2020. 4.3.- Per quel che concerne la sostanziale corrispondenza contenutistica tra le opinioni intra ed extra moenia, deve innanzitutto ribadirsi che il conflitto è promosso non in relazione a tutte le affermazioni rese dal senatore Giarrusso nell'intervista, ma solo a quelle che, secondo il ricorrente Tribunale di Potenza, non trovano riscontro nell'interrogazione parlamentare. Si tratta, più nello specifico, di tre serie di affermazioni. Con una prima serie, il senatore Giarrusso asserisce che il dott. Basentini appartiene alla cosiddetta "banda Palamara": «Le rivelazioni sul caso Palamara: al ministero s'era insediata una banda di Luca Palamara"; "Come altro definirla? Capo di gabinetto, capo del Dap, vicecapo del Dap, tutti che lo chiamavano affettuosamente e facevano riferimento a lui. Questa intimità, se riguarda i vertici di uno dei ministeri più importanti, è uno scandalo». Con una seconda serie, il senatore Giarrusso lamenta una «dismissione della responsabilità» da parte del dott. Basentini in occasione della firma della circolare del DAP del 21 marzo 2020 che, a suo dire, avrebbe condotto alla scarcerazione di detenuti condannati per reati di stampo mafioso: «Difatti, quella era una circolare talmente scottante, che al ministero si sono rifiutati di firmarla. Alla fine, l'hanno fatta siglare alla dottoressa [A. B.], che abbiamo sentito in Antimafia». Con una terza serie, infine, il senatore Giarrusso allude a che l'adozione di detta circolare durante il giorno del sabato avrebbe avuto la «precisa finalità» di sottrarla al controllo di altre direzioni ministeriali: «Mi pare evidente: bisognava scaricare su qualcun altro la responsabilità. E poi perché la circolare è stata emessa di sabato, con gli uffici amministrativi chiusi? ";