[pronunce]

Né sarebbe convincente conclude la difesa della Camera opporre che gli atti di sindacato ispettivo di cui innanzi si è detto provengano da altri parlamentari: la verifica del rapporto di inerenza tra le dichiarazioni incriminate e l'attività parlamentare non può circoscriversi agli atti posti in essere dal singolo parlamentare, "ben potendo sussistere tale rapporto ogni qualvolta questi si ricolleghi, implicitamente od esplicitamente che sia, alle posizioni critiche ufficializzate in atti di altri parlamentari, tanto più in caso di appartenenza ad un medesimo gruppo". Con successiva memoria, depositata in prossimità della udienza pubblica, la Camera dei deputati ha riproposto, "in termini sintetici e riassuntivi", le argomentazioni già dedotte in sede di atto di costituzione.1. - Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza, investito di un procedimento penale promosso nei confronti del deputato Maurizio Gasparri per il reato di diffamazione a mezzo stampa, ha sollevato, con ordinanza depositata il 19 aprile 2000, conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione adottata dalla assemblea il 17 giugno 1999 (documento IV-quater n. 72), con la quale - su conforme parere della giunta per le autorizzazioni a procedere - è stato dichiarato che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale concernono opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari e sono, in quanto tali, insindacabili a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il giudice confliggente, dopo aver esposto i fatti che hanno dato origine alla formulazione della imputazione ed alla vicenda processuale, e dopo aver richiamato i principi più volte espressi da questa Corte nella ormai nutrita giurisprudenza costituzionale formatasi sull'argomento, ha sottolineato come anche alla luce delle considerazioni e dei rilievi che compaiono nella relazione della giunta, poi recepita dalla deliberazione assembleare posta a fondamento del conflitto la condotta addebitabile all'on. Gasparri esuli dall'esercizio delle funzioni parlamentari e non presenti "oggettivamente alcun legame con atti parlamentari, neppure nell'accezione più ampia". Tale impostazione è contestata dalla Camera resistente, la quale, in particolare, osserva che la dedotta sussistenza del nesso funzionale tra opinioni espresse e attività parlamentare non comporta agli effetti della garanzia di insindacabilità che il membro del Parlamento "debba sempre limitarsi a dar conto in termini strettamente testuali degli atti posti in essere in sede parlamentare". Al tempo stesso - deduce ancora la Camera - non possono condividersi i rilievi che il giudice confliggente reputa di poter desumere dalla relazione della Giunta, poiché in tale atto si puntualizza come le opinioni espresse dall'on. Gasparri avessero investito "fatti e circostanze che all'epoca erano al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica nonché del dibattito politico parlamentare", come d'altra parte era testimoniato da molti atti di sindacato ispettivo svolti da altri parlamentari. 2. - Il ricorso è fondato. Come questa Corte ha avuto modo di affermare più volte - nella ormai consolidata giurisprudenza formatasi sul tema dei conflitti di attribuzione fra autorità giudiziaria e Camere, in ordine alla applicazione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione - allorché le dichiarazioni per le quali il parlamentare è chiamato a rispondere in sede giurisdizionale siano state rese, come nella specie, "del tutto al di fuori di un'attività funzionale riconducibile alla qualità di membro della Camera, e del tutto al di fuori delle possibilità di controllo e di intervento offerte dall'ordinamento parlamentare, l'unico punto da verificare riguarda l'eventualità che la dichiarazione medesima non rappresenti altro se non la divulgazione all'esterno di un'opinione già espressa, o contestualmente espressa, nell'esercizio di funzione parlamentare" (v., fra le tante, la sentenza n. 289 del 2001). Per poter dunque ricondurre le dichiarazioni extra moenia al panorama delle "opinioni" per le quali opera la garanzia costituzionale della irresponsabilità, non bastano né la semplice comunanza di argomenti, né l'identità del "contesto" politico tra quelle dichiarazioni e l'espletamento di atti tipici della funzione parlamentare. "Occorre, invece, che la dichiarazione possa essere qualificata come espressione di attività parlamentare; il che normalmente accade se ed in quanto sussista una sostanziale corrispondenza di significati tra le dichiarazioni rese al di fuori dell'esercizio delle attività parlamentari tipiche svolte in Parlamento e le opinioni già espresse nell'ambito di queste ultime" (v., tra le altre, la sentenza n. 76 del 2001). Nella specie deve escludersi che alle dichiarazioni, per le quali pende procedimento penale nei confronti dell'on. Gasparri, possa attribuirsi siffatto carattere divulgativo di una opinione parlamentare insindacabile. Gli atti di sindacato ispettivo evocati e prodotti dalla difesa della Camera - compiuti, nel caso di specie, da parlamentari diversi da quello cui si pretenderebbe estendere la garanzia costituzionale, con riferimento esclusivo a una prospettata attività di tipo meramente divulgativo - lungi dall'evidenziare, infatti, profili di sostanziale corrispondenza rispetto alle espressioni che formano oggetto della imputazione, si limitano a tratteggiare e stigmatizzare l'identica vicenda attorno alla quale si sono poi dipanate le espressioni totalmente diverse per forma, significati e oggetto specifico poste a fondamento della accusa contestata al predetto parlamentare. Deve dunque ritenersi che la Camera dei deputati, nel votare per la insindacabilità delle dichiarazioni di cui qui si tratta, abbia violato l'art. 68, primo comma, della Costituzione, e leso in tal modo le attribuzioni della autorità giudiziaria ricorrente.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara che non spetta alla Camera dei deputati deliberare che i fatti per i quali è in corso davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza il procedimento penale a carico del deputato Maurizio Gasparri, di cui alla ordinanza in epigrafe, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; conseguentemente annulla la deliberazione in tal senso adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 17 giugno 1999. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 febbraio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Flick Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 15 marzo 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola