[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 1, lettera g), 4, comma 1, 6, commi 1, 2, 4, 5 e 13, e 7, commi 6, lettera b), e 7 della legge della Regione Lombardia 19 febbraio 2014, n. 11 (Impresa Lombardia: per la libertà di impresa, il lavoro e la competitività), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 22-23 aprile 2014, depositato in cancelleria il 30 aprile 2014 ed iscritto al n. 33 del registro ricorsi 2014. Visto l'atto di costituzione della Regione Lombardia; udito nell'udienza pubblica del 4 novembre 2014 il Giudice relatore Mario Rosario Morelli; uditi l'avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Francesco Saverio Marini per la Regione Lombardia.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.&#8210; Con il ricorso in epigrafe, il Presidente del Consiglio dei ministri ha proposto questione di legittimità costituzionale di talune disposizioni della legge della Regione Lombardia 19 febbraio 2014, n. 11 (Impresa Lombardia: per la libertà di impresa, il lavoro e la competitività), volta a promuovere la crescita e le innovazioni del sistema produttivo regionale. Sono stati, in particolare, denunciati gli articoli: - 3, comma 1, lettera g), sul «riconoscimento del "Made in Lombardia"», per contrasto con l'art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione «ai vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario»; - 4, comma 1, prevedente la «costituzione [...] di un circuito di moneta complementare», per violazione dell'art. 117, comma secondo, lettera e), Cost.; - 6, commi 1, 2 e 13 (recanti disciplina di un iter semplificato per taluni aspetti delle attività economiche), per contrasto con l'art. 117, comma secondo, lettere m) ed s), Cost.; nonché commi 4 (concernente "accordi per la competitività") e 5 (sul regime sanzionatorio di dichiarazioni mendaci), per violazione, rispettivamente, dell'art. 117, comma secondo, lettera s) e lettera l), Cost.; - 7, commi 6, lettera b), e 7 (in tema di ricorso alla Conferenza dei servizi ed all'istituto del silenzio assenso nell'ambito del procedimento svolto dallo Sportello unico per le attività produttive), per contrasto con l'art. 117, comma secondo, lettera s), Cost. 2.- Successivamente alla proposizione del ricorso, la Regione Lombardia ha emanato la legge regionale 5 agosto 2014, n. 24 (Assestamento del bilancio 2014-2016 - I Provvedimento di variazione con modifiche di leggi regionali), il cui art. 21, comma 3, ha inciso su tutte le disposizioni denunciate. 3.- In prossimità dell'udienza di discussione, la Regione Lombardia, già costituitasi, ha depositato memoria per sostenere il carattere satisfattivo, per lo Stato, delle modifiche apportate dallo ius supervenies a ciascuna delle disposizioni oggetto della odierna impugnativa, e per chiedere, in via principale, una declaratoria di cessazione della materia del contendere. In sede di udienza l'Avvocatura dello Stato si è rimessa, al riguardo, alla decisione di questa Corte.1.&#8210; Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato, in via principale, le diposizioni di cui agli artt. 3, comma 1, lettera g), 4, comma 1, 6, commi 1, 2, 4, 5 e 13, e 7, commi 6, lettera b), e 7, della legge della Regione Lombardia 19 febbraio 2014, n. 11 (Impresa Lombardia: per la libertà di impresa, il lavoro e la competitività). E ne ha dedotto il contrasto, rispettivamente, con l'art. 117, primo comma, in relazione ai vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario, e con l'art. 117, secondo comma, lettere e), m), s) ed l), della Costituzione, quanto alla competenza esclusiva dello Stato nelle materie della moneta, dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti diritti civili e sociali, della tutela dell'ambiente e dell'ordinamento penale. 2.- La Regione Lombardia, costituitasi nel presente giudizio per resistere al ricorso, ha, per altro, nelle more, approvato la legge 5 agosto 2014, n. 24 (Assestamento del bilancio 2014-2016 - I Provvedimento di variazione con modifiche di leggi regionali), il cui art. 21, comma 3, ha modificato tutte le disposizioni, della precedente legge regionale n. 11 del 2014, sottoposte all'odierno vaglio di costituzionalità. 3.- In conseguenza e per effetto dello ius superveniens, il testo di ciascuno dei censurati articoli della legge della Regione Lombardia n. 11 del 2014 risulta riformulato in senso satisfattivo delle ragioni del ricorrente. 3.1 - La disposizione di cui all'art. 3, comma 1, lettera g), della citata legge n. 11 del 2014 - attributiva alla Giunta regionale del compito di istituire «il riconoscimento del "Made in Lombardia" finalizzato alla certificazione della provenienza del prodotto» - è stata denunciata, infatti, per contrasto con l'art. 117, primo comma, Cost., sul presupposto che l'imputazione ad una autorità pubblica del "sistema di marcatura" avrebbe effetti, almeno potenzialmente, restrittivi sulla libertà di circolazione delle merci tra Stati membri, in violazione delle prescrizioni comunitarie (artt. 34 e 35 del TFUE). Nel testo della predetta disposizione, risultante dalle modifiche apportatevi dall'art. 21, comma 3, della successiva legge regionale n. 24 del 2014, risulta ora, però, eliminato il marchio "Made in Lombardia" e, in luogo dello stesso, è prevista l'istituzione di «marchi collettivi regionali, secondo la disciplina nazionale ed europea vigente», da rinvenirsi, quest'ultima, negli artt. 66 e 67 del Regolamento CE n. 207/09 del Consiglio, del 26 febbraio 2009, che attiene ai "Marchi comunitari collettivi". Ai sensi dell'art. 66 citato, detti marchi sono, in particolare, «idonei a distinguere i prodotti o servizi dei membri dell'associazione titolare da quelli di altre imprese», anche in relazione alla loro provenienza geografica, e possono essere depositati da «associazioni di fabbricanti, produttori, prestatori di servizi o commercianti». L'operato rinvio alla disciplina europea ha così mutato la portata precettiva della norma originaria in esame, che risulta, quindi, non più orientata ad un intervento diretto della Regione nella istituzione del marchio di origine, bensì volta a promuovere l'istituzione di marchi collettivi in ambito regionale, lasciati, però, all'iniziativa privata. Dal che la sua attuale compatibilità con i parametri evocati.