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Alla decadenza dei vincoli sulle aree destinate a servizi pubblici soggette all'esproprio, corrisponde automaticamente la decadenza delle capacità edificatorie previste dallo stesso piano operativo; b che i premi volumetrici, le compensazioni e i crediti edilizi siano previsti e trovino applicazione nel piano operativo, nella misura e nella forma stabilite dal piano generale di assetto del territorio e non possano essere attribuiti successivamente all'approvazione del piano operativo stesso. La delocalizzazione di fabbricati ubicati nelle aree a rischio deve trovare nuova collocazione in aree edificabili previste dal piano operativo, mentre le nuove costruzioni, ricostruzioni e ristrutturazioni edilizie si devono adeguare ai parametri di contenimento energetico indicati nelle norme del regolamento edilizio senza la concessione di aumenti volumetrici; c che i comuni possano prevedere agevolazioni fiscali, riduzione degli oneri e altre forme agevolative laddove sia garantito che non vi sia ulteriore consumo di suolo; d che i nuovi piani urbanistici e loro varianti possano modificare in tutto o in parte le previsioni precedenti, comprese quelle relative all'edificabilità dei suoli, qualora non siano già state stipulate convenzioni o rilasciati titoli abilitativi; e che gli accordi di programma e altri strumenti di concertazione e negoziazione fra pubblico e privato comunque denominati non possano applicarsi in deroga agli strumenti urbanistici approvati; f che gli oneri di urbanizzazione secondaria e i contributi di concessione non possano essere utilizzati per la spesa corrente, ma siano destinati esclusivamente alle opere di urbanizzazione della città, alle operazioni di recupero di edifici preesistenti e quale contributo al trasferimento di edifici situati in zone a rischio. Le opere di urbanizzazione primaria debbono essere interamente realizzate a cura e spese del soggetto interessato; g che il plusvalore derivante dalla trasformazione della destinazione d'uso e degli indici di edificabilità generata dall'approvazione dello strumento urbanistico vada quantificato e ceduto al comune sotto forma di opere o aree standard o di contributo straordinario con destinazione vincolata alla manutenzione del territorio e alla rigenerazione urbana; h che per i piani urbanistici e le opere sottoposti a valutazione ambientale strategica debba essere prevista anche la valutazione economico-finanziaria. Ogni progetto deve essere accompagnato da una descrizione del percorso partecipativo assicurato non solo negli aspetti formali, ma anche nell'accessibilità a tutti gli atti, garantendo margini adeguati di incidenza da parte di soggetti portatori di interessi diffusi; i che lo strumento del Project financing sia accompagnato da una scheda tecnico-economica che dimostri, anche nel lungo periodo, il prevalere dell'interesse pubblico rispetto a quello privato anche attraverso la comparazione di modalità alternative di intervento, compreso quello diretto da parte del soggetto pubblico promotore. L'avvio dei lavori di qualsiasi intervento che comporti la trasformazione di suolo agricolo deve essere sempre preceduta dalla sottoscrizione da parte del proponente di un contratto di finanziamento per la realizzazione dell'opera. La copertura finanziaria dell'investimento in Project financing deve essere garantita al netto di eventuali agevolazioni di carattere fiscale. I contratti non possono contenere clausole di salvaguardia per i concessionari dell'opera che consentano di porre a carico della parte pubblica il rischio d'impresa e richiedere il pagamento di somme a canone a copertura di introiti mancanti o insufficienti, nel caso l'opera non generi flussi di cassa sufficienti a coprire l'ammortamento dell'investimento ed a generare gli utili previsti, e deve essere precisata la modalità di calcolo del canone negli anni, assicurata l'effettività delle gare per la scelta del partner privato e il controllo da parte dell'ente pubblico sulle forniture; l che i comuni possano acquisire aree da destinare, anche con successive varianti al piano urbanistico, ai fini istituzionali connessi con l'attuazione della presente legge e ai trasferimenti di nuclei familiari conseguenti alle trasformazioni di aree edificate inserite negli ambiti di cui all'articolo 6. Le aree acquisite dal comune a prezzo agricolo o nel caso di attività produttive dismesse al prezzo corrispondente alla destinazione d'uso in essere, possono essere urbanizzate e rivendute attraverso concorso o asta pubblica a soggetti privati previa variante al piano regolatore generale che ne trasformi l'uso in conformità alle nuove destinazioni individuate dall'amministrazione comunale stessa; m che nei piani debbano essere inserite misure di adattamento ai cambiamenti climatici ed essere valutate l'impronta ecologica e la sua riduzione generata dai piani medesimi nell'arco di previsione temporale degli stessi. Con cadenza almeno quinquennale devono essere monitorate le fasi intermedie del piano generale di assetto del territorio; n che la capacità edificatoria prevista nei piani regolatori generali vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge è sospesa finché non sia dimostrata la necessità di nuovi volumi edilizi, sulla base dei dati prodotti dall'Osservatorio di cui all'articolo 13, in particolare quelli relativi all'incremento demografico, o di altri parametri stabiliti dalle regioni entro quattro mesi dalla medesima data. I nuovi volumi devono in ogni caso rispettare le prescrizioni contenute nella presente legge. 2 La pianificazione d'area vasta, considerata quale dimensione più idonea a tutelare efficacemente sistemi ambientali non coincidenti con i confini amministrativi, attraverso uno strumento progettuale che attivi politiche di tutela e di valorizzazione, nella pianificazione urbanistica e di settore, comprende: a il piano di assetto del territorio intercomunale, finalizzato a pianificare in modo coordinato scelte strategiche e tematiche relative al territorio di più comuni, anche attraverso la puntuale verifica degli atti predisposti da altri enti territoriali sovracomunali che agiscono sullo stesso territorio. La redazione del piano è attribuita ai comuni appartenenti al territorio interessato e segue le procedure previste dalle leggi regionali. La regione favorisce con propria legge l'accentramento di servizi e funzioni amministrative dei comuni, in particolare quelli di piccole dimensioni e attiva una rete efficiente e competitiva di trasporto pubblico e collettivo che rafforzi la rete dei comuni e le loro interazioni. La regione definisce le condizioni in cui rendere obbligatorio il piano intercomunale riferibili alla dimensione territoriale, al numero di abitanti, ai caratteri di omogeneità morfologica, paesaggistica, storica dei comuni in modo da rendere più efficace lo strumento della pianificazione urbanistica sopratutto nei comuni di piccole dimensioni; b il piano dell'area metropolitana, comprendente i comuni che ne fanno parte, redatto conformemente a quanto stabilito dalla legge nazionale e dalle leggi regionali secondo princìpi che affidino alla tutela ambientale, alla riconversione ecologica della città e del territorio la priorità delle scelte alle quali si devono adeguare in via subordinata le previsioni infrastrutturali e insediative. Le città metropolitane possono estendere l’applicazione del piano a province e a comuni contermini che sono assoggettati alla stessa disciplina prevista dalla legge, previo referendum da effettuare tra le popolazioni interessate, purché non vi sia soluzione di continuità fra i comuni appartenenti all'area della città metropolitana. 10 (Edilizia sociale)