[pronunce]

Secondo la difesa erariale, la disposizione censurata non viola la competenza della Provincia di Trento in materia di ordinamento del personale e in tema di igiene e sanità, trattandosi di norme di coordinamento della finanza pubblica. 6.3. – In prossimità dell’udienza, l’Avvocatura generale dello Stato ha depositato una memoria a completamento e integrazione di quanto sostenuto nell’atto di costituzione, insistendo circa l’inammissibilità o comunque la non fondatezza del ricorso della Provincia autonoma di Trento. La difesa erariale rileva che le norme impugnate «essendo finalizzate a coprire gli oneri connessi alla spesa sanitaria, non si ritengono applicabili alla provincia di Trento». Ad avviso dell’Avvocatura generale dello Stato, dunque, poiché la Provincia provvede al finanziamento della spesa sanitaria «senza alcun apporto a carico del bilancio dello Stato», essa può provvedere autonomamente all’individuazione delle «modalità per la copertura degli oneri del servizio sanitario provinciale nel suo complesso, ivi compreso l’ammontare dei compensi degli organi delle azione sanitarie». 6.4. – La Provincia autonoma di Trento, in prossimità dell’udienza, ha depositato una memoria illustrativa in cui ribadisce le censure proposte con l’atto introduttivo del giudizio. Nella memoria, in particolare, viene sottolineato che il comma 15 dell’art. 61 individua un complesso ampio di soggetti rispetto ai quali i commi 1, 2, 5 e 6 non trovano applicazione in alcun modo, ma ciò non comporta che tutte le altre disposizioni debbano applicarsi sia alle Regioni che alle Province autonome. Al contrario, posto che le norme non eccettuate sono destinate a trovare applicazione nei confronti delle Regioni, per quanto riguarda le Province autonome spetterà ad esse di valutare, come per la generalità delle norme statali di disciplina della materia, se esse comportino o meno, secondo le regole statutarie, l’adeguamento della disciplina provinciale, ferma restando la possibilità per lo Stato di contestare, ove lo ritenga e nei termini previsti, il mancato adeguamento. La precisazione «fermo quanto previsto dal comma 14», contenuta nel comma 15, «non può che essere intesa nel senso di mantenere ferma la disposizione nell’ambito di applicazione che risulta dal suo testo diretto». Le norme censurate, d’altro canto, ad avviso della ricorrente e come prospettato dalla stessa Avvocatura generale dello Stato, non sono applicabili nei confronti della Provincia autonoma di Trento. A tale conclusione, del resto, porterebbe anche un’«interpretazione costituzionalmente orientata» della norma. La ricorrente chiede alla Corte, dunque, di sancire che i commi 14 e 15 dell’art. 61 non si applicano alla Provincia autonoma di Trento o in subordine, ove essi fossero invece ritenuti applicabili alla Provincia autonoma, di dichiararne l’illegittimità costituzionale per le ragioni dedotte nel ricorso. 7. – La Regione Toscana ha impugnato, con un primo ricorso, il comma 8 dell’art. 61 e, con un successivo ricorso, l’art. 18, comma 4-sexies, del decreto-legge n. 185 del 2008, introdotto in sede di conversione dalla legge n. 2 del 2009, per contrasto con l’art. 117 Cost. 7.1. – Nel primo ricorso, la Regione Toscana innanzitutto precisa di impugnare il comma 8 dell’art. 61 per l’ipotesi in cui questa Corte dovesse ritenere corretta una determinata interpretazione di tale disposizione. La ricorrente sostiene, infatti, che il predetto comma 8 debba essere considerato, in base a quanto disposto dal successivo comma 17, non applicabile alle Regioni. Tuttavia, la Regione Toscana ritiene possibile anche una diversa e «più restrittiva» interpretazione, in base alla quale la riduzione della percentuale diretta ad incentivare il personale interno coinvolto nella progettazione e nel collaudo potrebbe invece ritenersi applicabile anche alle Regioni, restando queste soltanto esentate, ai sensi del comma 17, dall’obbligo di versare le maggiori entrate derivanti da tale riduzione al bilancio statale. Se, pertanto, il comma 17 dell’art. 61 escludesse le Regioni non già dall’applicazione della riduzione dell’incentivo prevista dal comma 8, ma solo dall’obbligo di versare allo Stato le conseguenti maggiori entrate, allora la disposizione censurata violerebbe, secondo la ricorrente, la potestà legislativa esclusiva regionale in materia di organizzazione amministrativa. La lesione dell’autonomia organizzativa regionale deriverebbe in particolare dalla circostanza che la prevista riduzione dell’incentivo inciderebbe negativamente sulla progettazione interna delle stazioni appaltanti, che verrebbero pertanto costrette ad affidare all’esterno le attività di progettazione e di collaudo, con inevitabile aggravio dei costi. 7.2. – Con il secondo ricorso, la Regione Toscana impugna il predetto art. 18, comma 4-sexies, del decreto-legge n. 185 del 2008, convertito dalla legge n. 2 del 2009, che ha inserito il comma 7-bis dell’art. 61, proponendo in relazione ad esso le medesime censure presentate con riferimento alla norma impugnata con il precedente ricorso. 7.3. – Si è costituito in entrambi i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato. In relazione al primo ricorso (reg. ric. n. 74 del 2008), la difesa erariale ha chiesto che le proposte censure di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili o, comunque, non fondate, per le stesse ragioni esposte con riferimento al giudizio promosso dalla Regione Piemonte. Con riguardo al secondo ricorso, la difesa dello Stato ha chiesto che ne venga dichiarata la non fondatezza, per le ragioni esposte con riferimento al secondo giudizio promosso dalla Regione Veneto (reg. ric. n. 25 del 2009). 7.4. – In prossimità dell’udienza, la Regione Toscana ha depositato una memoria illustrativa unica per i due ricorsi. Ad avviso della ricorrente, le norme impugnate non sono applicabili alle Regioni, per il rispetto della loro autonomia organizzativa e finanziaria. Nel rispondere alle argomentazioni dedotte dall’Avvocatura generale dello Stato nell’atto di costituzione, la Regione sottolinea di non aver mai contestato che la percentuale dell’incentivo di progettazione sia determinata dallo Stato, al fine di garantire una uniformità di trattamento tra tutti i dipendenti pubblici. La Regione contesta, invece, il fatto che, sulla percentuale del 2 per cento, la norma impugnata imponga «un limite di utilizzabilità, perché l’1,5 per cento deve necessariamente restare nel capitolo di bilancio» regionale. Sarebbe perciò lesivo dell’autonomia organizzativa delle Regioni non poter usare somme stanziate per gli incentivi. Ove riferito anche alle Regioni, quindi, «l’obbligo di articolare l’incentivo del 2 per cento in due parti dando lo 0,5 per cento per la progettazione svolta internamente dal personale regionale e trattenendo l’1,5 per cento, determina una violazione dell’art. 117 Cost. per interferenza con le competenze delle Regioni in tema di organizzazione amministrativa e di disciplina del personale».