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Signor Presidente, anche il Gruppo Italia Viva vuole associarsi alle manifestazioni di cordoglio per la morte del senatore Biondi, che ha lasciato un insegnamento che, sicuramente, - ripeto - dovremmo preservare e conservare, quantomeno perché egli è stato capace, in tempi sicuramente molto difficili, di portare degli insegnamenti, che - ripeto - dovremmo ancora oggi tenere molto a cuore e cercare di difendere. Il senatore Biondi, come è stato già detto, grande avvocato, grande uomo politico, ha ricoperto molte cariche, tra cui Vice Presidente della Camera più volte e Ministro della giustizia. Egli era davvero un garantista, un autentico garantista, in maniera assolutamente schietta e molto rigorosa. Questi temi, nonostante sia passato molto tempo, sono ancora assolutamente vivi. Nessuno può dimenticare la battaglia, ancora non risolta, sull'abuso della carcerazione preventiva. Riportandoci a quel periodo e contestualizzando la battaglia a quell'epoca, in cui davvero si respirava un clima estremamente pesante nei confronti della politica, davvero è stato una persona ammirevole e lodevole, perché ha avuto il coraggio, fra i primi, di dire che troppo spesso si abusava della carcerazione preventiva e che, soprattutto, veniva utilizzata come un mezzo di ricerca della prova. È quanto qualunque uomo di diritto deve avere a cuore, dovendo sempre perseguire quelle idee, perché purtroppo quelle vicende si sono ripetute in tante altre circostanze e quella battaglia è ancora irrisolta. Egli ha costituito un esempio di garantista autentico, di depositario dei principi di civiltà giuridica, dei quali in molti parlano ma, purtroppo, forse in pochi applicano o in troppi non applicano. È giusto, dunque, ricordare oggi una figura di quella levatura ed è giusto che tutti quanti noi facciamo una riflessione sulle battaglie che egli ha combattuto e che, ancora oggi, sono oggettivamente delle battaglie assolutamente attuali. Pertanto, Italia Viva si associa ancora alle manifestazioni di cordoglio nei confronti dei suoi familiari ma anche di tutti coloro che lo hanno conosciuto, che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e penso conservino di lui il ricordo di un uomo assolutamente probo, onesto e, soprattutto, depositario di quei valori che troppo spesso vengono oggi mortificati. (Applausi) . PINOTTI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, sono contenta di essere qui oggi in Aula per poter ricordare Alfredo Biondi. L'ultima volta che ci siamo sentiti è stato per il suo novantesimo compleanno. Gli ho telefonato. Sapevo già che problemi di salute lo avevano già, in qualche modo, colpito. C'erano problemi di vista, difficoltà a spostarsi da casa, ma la voce era quella che Alfredo Biondi ha sempre avuto: la voce di un ragazzo, la voce di un uomo che ha guardato la vita con positività. Ricordo, appunto, che a questi auguri egli ha risposto con le sue battute spiritose e davvero argute, che sono state una caratteristica di tutta la sua vita e che lui non ha mai rinunciato a fare. È un'immagine di lui, già anziano, uomo politico che aveva passato un pezzo importantissimo della storia della nostra Repubblica, ma che, nello stesso tempo, sapeva mantenere uno spirito giovane e aperto ai giovani. Ricordo ancora una trasmissione televisiva, uno di quei format un po' particolari per cui ci sono i giovani seduti a terra e i politici che vengono intervistati. Eravamo presenti io e lui, che ci trovavamo su fronti diversi. Io ero più vicina a quei giovani per età, ma nel rispondere alle domande sentivo, nella freschezza delle sue risposte, che gli anni non contavano, perché il suo interesse per la vita, per i giovani e nello spiegare le cose, lo rendeva estremamente giovane. Lo sentivo più giovane di me. Non si perdeva mai una battuta. Ricordo anche che è stato Vice Presidente della Camera per quattro legislature, quindi un Vice Presidente con grandissima esperienza. Quando presiedeva, lo faceva con estrema competenza, estrema autorevolezza, con la capacità di tenere l'Aula che è una competenza importante per chi deve gestire quel ruolo. Se c'era l'occasione per una battuta, non la perdeva mai, ma non una battuta sarcastica, non erano mai battute che potevano offendere chi le ascoltava. Erano battute che inducevano al sorriso e allo sguardo benevolo e non è facile perché spesso, invece, chi ama la battuta, magari per amore di battuta, le fa anche sfregiando un po' l'interlocutore, per avere maggiore successo e suscitare una maggiore ilarità. Oltre alla sua vita politica, dunque vorrei ricordare l'uomo che ha sempre avuto uno sguardo aperto e positivo sugli altri. Lui è stato, da sempre, liberale e alla fine del suo percorso politico, dopo essere passato in Forza Italia, è tornato al Partito Liberale. Del Partito Liberale è stato segretario, è stato parlamentare, è stato Ministro. È stato più volte ministro Alfredo Biondi: è stato Ministro per le politiche comunitarie, per l'ambiente e poi Ministro della giustizia nel primo Governo Berlusconi. Ma proprio per questo suo essere liberale non mi sono stupita quando, alla fine, è tornato in quella formazione che ha sempre sentito sua, perché davvero l'essere liberale era l' habitus di quest'uomo; in un certo senso, ancora prima della politica, era il suo modo di concepire il mondo e la vita, quindi incarnava la sua appartenenza a quella forza politica e a quella cultura davvero anche con il suo modo di vivere. Era un grandissimo avvocato. Era nato a Pisa, come sapete, ma io ho avuto modo di conoscerlo bene perché ha vissuto a Genova, che è diventata davvero la sua città. Non ha mai perso l'accento toscano, ma Genova è diventata la città che aveva nel cuore. A lui si rivolgevano tutti coloro che avevano bisogno di letture particolari e approfondite delle questioni che conosceva. Era un grandissimo avvocato e un grande uomo di cultura, non solo di cultura giuridica - profondamente garantista - ma di cultura tout court . Era piacevolissimo cenare con lui e poter conversare di teatro, di letteratura o degli avvenimenti della politica italiana. Voglio ricordare anche la sua amarezza in un momento difficile, quando, da Ministro della giustizia, presentò il decreto che limitava la carcerazione preventiva. Ci fu uno scontro fortissimo, come tutti ricordiamo, visto che quelli erano gli anni di mani pulite, e ci fu una ferma presa di posizione dall'allora pool di mani pulite. Lui, poi, ritirò quel decreto ma in qualche modo gli venne imputato una sorta di garantismo à la carte , dovuto ai tempi, che non era giusto imputare a lui. Alfredo Biondi sempre è stato garantista e sempre si era battuto per mantenere civiltà giuridica anche nei confronti dei detenuti. La contingenza lo aveva in qualche modo inchiodato in quel momento in una battaglia politica molto forte ma ricordo la sua amarezza e anche come sentiva un po' ingiusto il fatto che a lui fosse legata un'etichetta, come se le sue scelte fossero legate alla contingenza e non a convinzioni profonde che aveva sempre avuto. Anche in quella occasione, da Ministro della giustizia, non aveva rinunciato ad una battuta, che poi gli era costata.