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Al di là dei nomi di fantasia che ho sentito oggi in questa Assemblea - "decreto indignità", "decreto viltà" - il decreto-legge dignità, di cui oggi stiamo dibattendo, contiene misure di politica sociale che si propongono in primis di restituire, appunto, la dignità a quei lavoratori che per troppi anni hanno dovuto combattere - spesso inutilmente - per il riconoscimento di un diritto garantito dalla nostra Costituzione: il diritto al lavoro (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) ; un lavoro stabile e una tranquillità economica per quei lavoratori che vivono in uno stato di continua insicurezza, senza più alcuna garanzia di tutela e certezza del posto di lavoro. È una riforma, questa, resasi necessaria dal groviglio di norme del jobs act che voi, colleghi del PD, avete creato e che ha innescato un pesante squilibrio nel mondo del lavoro e l'insufficienza - e talvolta l'assenza - di strumenti per tutelare il lavoro e la dignità delle persone. Proprio voi che oggi ci accusate, siete proprio voi quelli che hanno tolto dignità ai cittadini; quegli stessi cittadini che hanno scelto il Governo del cambiamento, che hanno scelto noi. Badate bene: a mio avviso, questo decreto-legge rappresenta non solo il raggiungimento di un obiettivo, ma anche l'inizio di un lungo e impegnativo percorso che ci siamo presi la responsabilità di portare avanti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Vorrei inoltre ricordare, agli stessi colleghi dell'opposizione che quotidianamente ci accusano, che siamo ben consci che lavoratori e imprese, soprattutto le piccole e medie imprese, sono entrambi vittime del sistema che voi stessi avete messo in piedi. Come è ben evidente - perlomeno ai cittadini e a noi - la reintroduzione dei voucher si muove proprio in questo senso: per permettere alle imprese che operano in certi settori di poter lavorare senza le costrizioni e i limiti che voi avete introdotto e imposto. Abbiamo infatti reinserito i voucher per i lavoratori stagionali, per le aziende agricole, per le attività alberghiere e anche per gli enti locali, ascoltando proprio i nostri sindaci, che ci chiedono di poter far proseguire i lavori di pubblica utilità necessari per i nostri territori. Cari colleghi, vorrei ricordarvi che questo decreto-legge prevede molte altre cose. Con esso mettiamo uno stop alle delocalizzazioni selvagge, perché noi siamo da sempre dalla parte delle imprese e dei lavoratori onesti che credono nel nostro Paese e rimangono in Italia. E sia ben chiaro: mettere uno stop alle delocalizzazioni non significa essere contro l'internazionalizzazione; sono due cose ben diverse. Con questo decreto-legge siamo intervenuti sulla ludopatia, per contrastare questa piaga sociale che rovina le nostre famiglie. Come potete assumervi la responsabilità di dire che non è corretto vietare la pubblicità e la sponsorizzazione del gioco d'azzardo? Come potete assumervi la responsabilità di famiglie rovinate dal gioco? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Con questo decreto-legge ci siamo mossi anche per snellire il redditometro, che voi avete introdotto, soffocando questo Paese fatto di lavoratori, professionisti e imprese perbene, che tutti i giorni ci rendono orgogliosi di essere italiani. Abbiamo scelto di metterci dalla parte dello sport come momento di condivisione, perché pensiamo che quello dilettantistico non debba avere fine di lucro e, quindi, abbiamo abolito questa fattispecie, restituendo alle vere associazioni dilettantistiche meno burocrazia e la possibilità di operare senza le complicazioni che la normativa introdotta dal precedente Governo avrebbe invece comportato per tante decine di migliaia di volontari e appassionati. L'eliminazione della forma della società sportiva lucrativa, infatti, è pienamente meritevole di sostegno in quanto era priva di qualunque senso logico, giuridico e pratico. Non è infatti comprensibile come si possa legittimare l'esistenza di una società sportiva, che, anziché promuovere i tratti e i valori tipici del dilettantismo e del volontariato nello sport, persegua invece scopi riconducibili a schemi giuridici diversi, come quelli descritti dalla disciplina codicistica in tema di società. Le società sportive - come ha avuto modo di chiarire fin da subito la stessa Lega nazionale dilettantisti nel mondo del calcio - non hanno bisogno di complicazioni burocratiche; semmai di maggiori incentivi e semplificazioni. Elaborare una figura di società sportiva che, anziché sviluppare lo sport, consente a società che de facto svolgono attività commerciale di camuffarla come attività sportiva rappresenta solo il tentativo, clientelare e mal congegnato, di creare un sistema parallelo di finanziamenti e scambi di ricchezza. Sono orgogliosa di poter affermare, come assessore allo sport nella città di Arezzo, che ciò è il primo segnale che dà l'idea dell'attenzione che questo Governo porrà verso lo sport di base, lo sport nelle scuole e nelle associazioni dilettantistiche. Per questo, la Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà convintamente sì alla conversione in legge del decreto dignità. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, dal 1997 abbiamo assistito a una progressiva precarizzazione del mondo del lavoro, con la motivazione che quelle cosiddette riforme avrebbero modernizzato la regolamentazione dell'accesso al lavoro, con il conseguente aumento dell'occupazione. Ci raccontarono che chi si opponeva alle cosiddette riforme era fuori dal tempo, rappresentava il vecchio e che il mercato avrebbe risolto tutto, avvicinando la domanda all'offerta. Dopo il cosiddetto pacchetto Treu si sono susseguite norme su norme che hanno accolto tutte le richieste di flessibilità delle parti datoriali, ma nulla o poco è stato fatto in tema di sostegno ai lavoratori cosiddetti flessibili. In tal modo si è precarizzato sistematicamente il lavoro, tornando quasi a una sua concezione ottocentesca, reintroducendo di fatto il cottimo, chiamandolo con un bell'appellativo inglese: gig economy . Sono diminuiti i salari, e i consumi interni sono crollati provocando instabilità e incertezza, che si sono tradotte in un aggravamento della recessione e in ritardo dell'uscita dalla crisi esplosa nel 2008. Tutto ciò ha rubato il futuro e la speranza a un'intera generazione. I nostri giovani sono stati obbligati a lavori sempre più brevi, meno retribuiti, meno tutelati e con poche speranze di stabilizzazione del rapporto: tutti fattori che - per esempio - hanno impedito la loro uscita dai nuclei familiari di origine. E qualcuno, dopo aver provocato questi disastri epocali, ha anche avuto il coraggio di definirli "bamboccioni". Chi non ha accettato lo svilimento delle competenze acquisite e i compromessi al ribasso, e ne ha avuto la possibilità, ha scelto di lasciare il Paese, se di scelta può parlarsi.