[pronunce]

Ciò posto, il giudice a quo – specificando di aver provveduto, in due dei tre casi, con separate ordinanze, alla sospensione temporanea dell'atto impugnato fino all'esito del giudizio di costituzionalità – rivolge nei confronti della norma in esame alcune censure, in riferimento all'art. 3 Cost., già prospettate dal TAR della Lombardia, evidenziando come la disposizione abbia equiparato, ai fini del rigetto dell'istanza di regolarizzazione, ipotesi di espulsione con accompagnamento alla frontiera derivate da motivazioni assai diverse tra loro. In aggiunta, il TRGA ravvisa anche una violazione dell'art. 35, primo comma, Cost., perché non vi sarebbe dubbio che la regolarizzazione del lavoratore extracomunitario concorra in maniera determinante a quell'inserimento sociale che il menzionato parametro costituzionale vuole tutelare. 4.— Nel corso di un giudizio avverso la revoca del permesso di soggiorno di un cittadino extracomunitario, emessa in quanto a carico dello stesso, dopo la concessione della regolarizzazione del rapporto di lavoro con conseguente rilascio del permesso di soggiorno, era risultata l'esistenza di un provvedimento di espulsione eseguito con accompagnamento alla frontiera (originariamente non emersa per un errore nella trascrizione dei dati nominativi), il Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a), del d.l. n. 195 del 2002, convertito con modificazioni, dalla legge n. 222 del 2002, «nelle parti in cui esclude dalla possibilità di revoca del provvedimento di espulsione il lavoratore extracomunitario che “risulti destinatario di un provvedimento di espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica, ovvero abbia lasciato il territorio nazionale e si trovi nelle condizioni di cui all'art. 13, comma 13, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 e successive modificazioni”» (r.o. n. 474 del 2005). Il giudice remittente, dopo aver affermato l'evidente rilevanza della questione sull'assunto che «l'atto di revoca impugnato si presenta come atto dovuto» ai sensi della disposizione di cui si tratta, effettua una disamina della normativa riguardante in generale i provvedimenti di espulsione, alla luce della quale egli osserva che la disposizione censurata, al di là dell'apparente chiarezza, risulta in realtà oscura, in quanto, essendo oggi tutte le espulsioni diverse da quelle per mancato rinnovo di permesso di soggiorno, sempre eseguite dal Questore con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica, non si riesce a comprendere a quali ipotesi il legislatore abbia effettivamente inteso riferirsi nel prevedere la possibilità di revoca. Di qui il rilievo dell'assoluta inapplicabilità e quindi dell'intrinseca irragionevolezza della norma impugnata, sulla falsariga di quanto affermato da questa Corte nella sentenza n. 78 del 2005. Né, d'altra parte, si potrebbe giungere ad un diverso risultato laddove si ritenesse che le ipotesi di provvedimenti di espulsione suscettibili di revoca (in presenza di riscontrate circostanze obiettive riguardanti l'inserimento sociale) siano quelle in cui tali provvedimenti, per i motivi indicati nell'art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998, non siano stati eseguiti con immediatezza mediante accompagnamento alla frontiera ed abbiano poi portato unicamente all'ordine di lasciare il territorio dello Stato ai sensi del comma 5-bis dello stesso art. 14. Infatti, tale previsione rimette la decisione finale circa l'accompagnamento immediato alla frontiera addirittura alla mera «disponibilità di vettore o altro mezzo di trasporto idoneo», il che comporterebbe l'assoluta casualità del discrimine e, «in definitiva, collegherebbe l'ottenimento dell'agevolazione a circostanze che non sono in alcun modo collegabili ad alcun giudizio di maggiore o minore valore o disvalore sociale riguardante i comportamenti dei destinatari degli uni o degli altri provvedimenti di espulsione, rendendo non meno marcato … il contrasto con i principi di ragionevolezza della normativa e di conseguente parità di trattamento in caso di uguaglianza di situazioni tutelati dall'art. 3 della Costituzione». Infine anche il riferimento a chi «abbia lasciato il territorio nazionale e si trovi nelle condizioni di cui all'art. 13, comma 13, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 ...» non permetterebbe, ad avviso del remittente, di pervenire a conclusioni che non siano in contrasto con l'art. 3 Cost. Infatti, da un lato il rinvio al comma 13 dell'art. 13 succitato – che identifica coloro che dopo l'espulsione hanno fatto rientro nel territorio dello Stato senza la speciale autorizzazione del Ministro dell'interno – sembra porsi «come una previsione ridondante e che nulla aggiunge alla già prevista situazione di espulsione con accompagnamento alla frontiera tramite forza pubblica», e d'altro lato – nell'ipotesi in cui si ritenga che siano passibili di revoca le espulsioni che non è stato possibile eseguire mediante accompagnamento diretto alla frontiera ai sensi dell'art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998 (e che hanno quindi dato luogo ad un trattenimento presso un centro di permanenza temporanea, da cui poi lo straniero potrebbe anche essersi in qualche modo allontanato rientrando nella più totale clandestinità e quindi riuscendo a non lasciare l'Italia) – «si giunge alla conseguenza completamente al di fuori di ogni logica di maggiore meritevolezza sociale, che coloro che, per un insieme di circostanze fortuite, non sono stati accompagnati alla frontiera e non hanno nemmeno ottemperato all'ordine di lasciare il territorio dello Stato ex art. 14, comma 5-bis, godono di un trattamento più favorevole rispetto a coloro che sono stati invece destinatari di espulsioni, che hanno potuto essere normalmente ed immediatamente eseguite e che li hanno quindi costretti a lasciare effettivamente l'Italia senza potervi fare rientro a pena di incorrere nel reato di cui all'art. 13, comma 13, del decreto legislativo n. 286 del 1998». 5.— Nel corso di un giudizio proposto per l'annullamento del provvedimento con cui era stata respinta la domanda di regolarizzazione di un lavoratore extracomunitario anche il Tribunale amministrativo regionale della Valle d'Aosta ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 Cost., del medesimo art. 1, comma 8, lettera a), del d.l. n. 195 del 2002, convertito, con modifiche, dalla legge n. 222 del 2002 (r.o. n. 485 del 2005).