[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 589, secondo comma, del codice penale, promosso dal Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale ordinario di Treviso nel procedimento penale a carico di S. B., M. P. e M. T., con ordinanza del 24 dicembre 2019, iscritta al n. 72 del registro ordinanze 2020 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 26, prima serie speciale, dell'anno 2020. Visti l'atto di costituzione di S. B., nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 27 aprile 2021 il Giudice relatore Giovanni Amoroso; uditi l'avvocato Stefano Pietrobon per S. B. e l'avvocato dello Stato Andrea Fedeli per il Presidente del Consiglio dei ministri; deliberato nella camera di consiglio del 27 aprile 2021.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale ordinario di Treviso, con ordinanza del 24 dicembre 2019 (reg. ord. n. 72 del 2020) ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 589, secondo comma, del codice penale, nella parte in cui non prevede una diminuzione di pena nel caso in cui «l'evento non sia esclusivamente conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole». Il rimettente riferisce di procedere nei confronti di S. B., M. P. e M. T., per il reato di omicidio colposo commesso con la violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, ai sensi degli artt. 40, 113 e 589, secondo comma, cod. pen. Dal capo di imputazione risulta che gli imputati, in qualità di legali rappresentanti della B. snc, e S. B., anche come responsabile del servizio di protezione e prevenzione, per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia, nonché in violazione delle previsioni dell'art. 71, comma 3, in riferimento al punto 3.1.3 dell'Allegato VI al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro), omettendo, in particolare, di adottare adeguate misure tecniche e organizzative affinché le attrezzature per la movimentazione dei carichi fossero utilizzate in condizioni tali da garantire la stabilità dell'attrezzatura stessa e del carico trasportato, causavano la morte di V. H., autista, dipendente di una società slovacca, il quale, incaricato del trasporto e consegna di un carico di balle di terriccio, imballate con film plastico e poste sui bancali, presso la sede della società dei predetti imputati, veniva travolto e schiacciato da una di tali balle (del peso di 1000 chilogrammi circa) a causa dello sbilanciamento del carico del carrello elevatore, utilizzato per l'operazione di scarico. Il rimettente dà atto che, all'udienza del 3 ottobre 2019, il difensore degli imputati ha eccepito l'illegittimità costituzionale dell'art. 589, secondo comma, cod. pen. nella parte «in cui non riconosce, come fa invece nel comma 7 dell'art. 589-bis c. p., una diminuzione di pena nel caso in cui la condotta colposa dell'infortunato abbia contribuito a causare l'evento dannoso». Sciogliendo la riserva in ordine all'eccezione di illegittimità costituzionale, il giudice a quo afferma che la questione è rilevante e non è manifestamente infondata. In particolare, il rimettente evidenzia che l'art. 589-bis cod. pen. , introdotto dall'art. 1, comma 1, della legge 23 marzo 2016, n. 41 (Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274), prevede, come pena base, la reclusione da due a sette anni, per chi si rende responsabile del reato di omicidio stradale, e al settimo comma contempla una diminuzione di pena fino alla metà qualora l'evento non sia «esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole». Anche l'art. 589, secondo comma, cod. pen. , prevede la pena da anni due ad anni sette di reclusione per colui che si rende responsabile di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, ma non contempla, invece, una circostanza attenuante analoga a quella di cui all'art. 589-bis, settimo comma, cod. pen. Il giudice a quo rileva come entrambe le fattispecie astratte di cui agli artt. 589, secondo comma, e 589-bis, primo comma, cod. pen. sanzionino condotte caratterizzate da colpa specifica consistente, nel primo caso, nella violazione della normativa posta a tutela della sicurezza dei luoghi di lavoro e dei lavoratori, e, nel secondo caso, nella violazione della normativa tesa a tutelare la sicurezza degli utenti delle strade. In entrambe le fattispecie, «il bene oggetto di tutela è l'integrità fisica delle persone». Le due norme sarebbero «sostanzialmente identiche, se non sovrapponibili tra loro», quantomeno in relazione alla loro funzione, tanto che le violazioni delle stesse erano sanzionate, e con la stessa pena, nel secondo comma dell'art. 589 cod. pen. , sino alla introduzione del reato di omicidio stradale. Osserva il rimettente che, tuttavia, manca nella previsione dell'art. 589, secondo comma, cod. pen. , una norma che preveda la diminuzione di pena qualora la condotta della vittima sia stata tale da contribuire al verificarsi dell'evento. Pertanto, sussisterebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra le due fattispecie di omicidio colposo, con conseguente violazione dell'art. 3 Cost. In punto di rilevanza, il rimettente riferisce che se esistesse una disposizione analoga a quella di cui all'art. 589-bis, settimo comma, cod. pen. , si «alleggerirebbe la pena eventualmente infliggenda agli imputati nel processo che ne riguarda ove fosse riconosciuta la loro responsabilità ma, nello stesso tempo, fosse riconosciuta una condotta imprudente da parte dell'infortunato. Circostanza, questa, che il difensore intende dimostrare attraverso l'acquisizione della relazione dello SPISAL intervenuto sul luogo dell'infortunio e attraverso l'escussione dei testi». 2.- Con atto depositato il 14 luglio 2020, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel presente giudizio di costituzionalità chiedendo alla Corte di dichiarare la questione inammissibile e, comunque, non fondata.