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è anche una versione superata e sarebbe urgentemente da aggiornare. L'Italia oggi non prevede il riconoscimento normativo di questa patologia né tantomeno lo status di malattia sociale, per cui la stessa diagnosi della sua gravità e le cure correlate variano in maniera significativa a seconda dei servizi sanitari regionali. Nelle nostre Regioni vi sono numerosi centri per la diagnosi e la cura della cefalea, ma non sono sufficienti. È necessario che vi siano strutture e percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali diffusi capillarmente in maniera uniforme sul nostro territorio. Comunque, il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale è un importante passo in questa direzione e consente una migliore organizzazione e gestione delle risorse, l'efficacia della diagnosi e cura della patologia, e soprattutto consente maggiore omogeneità nel nostro territorio. Quello che però contestiamo, come Forza Italia, è ancora una volta la clausola di invarianza finanziaria, che indebolisce fortemente l'efficacia di questa proposta di legge. Infatti, la mancata immissione di risorse aggiuntive è un limite evidente che rischia di inficiare le sue stesse finalità. Se è vero che per riconoscerla ci vuole un anno per poter quantificare, come ha detto la collega Boldrini, il finanziamento da stabilire, è anche vero che le Regioni subiscono da anni tagli costanti e pesanti ai bilanci. Come si fa a diagnosticare se i centri della cefalea sono pochi e non sono in rete? Quindi diventa un po' problematica una legge a costo zero di questo tipo. Occorre precisare che la cefalea spesso è sintomo anche di malattie rare, il cui iter diagnostico è spesso disagevole nei percorsi e incerto negli esiti. Diciamo la verità, noi sapremmo come colmare questo grande gap : sapete bene che il mio riferimento è ai fondi del MES. L'Italia in questi mesi ha l'occasione storica per tornare a dotarsi di una strategia nazionale di lungo termine e ripensare alla struttura e al funzionamento di un sistema sanitario che negli ultimi anni è stato progressivamente definanziato e abbandonato. I risultati, purtroppo, si sono visti in questi mesi di emergenza. Occorre concentrarsi sul vero sviluppo della medicina territoriale organizzata con distretti, ambulatori, assistenza domiciliare, gestione delle cronicità, vicinanza ai più deboli, residenze socio-sanitarie (che in alcune parti del Paese o non esistono o sono totalmente insufficienti). I fondi tanto bistrattati del MES servirebbero, ad esempio, a rimodernare tutte quelle apparecchiature vetuste che per anni non hanno ricevuto la giusta manutenzione. Questo è un problema da affrontare: penso alle liste d'attesa proprio per apparecchi vetusti che lavorano poco; penso a tutte le diagnosi mammografiche con mammografi che hanno vent'anni e che possono anche fare diagnosi di negatività per il tumore della mammella. Grazie al cielo, lo screening è gratuito nel nostro Paese; ma se, quando si viene chiamati a fare la diagnosi, la macchina per le mammografie è vecchia e dà un risultato negativo, ci si ritrova, oltre allo stato della paziente con un tumore non diagnosticato nei tempi, anche con ulteriori costi sanitari. Potrei continuare e fare migliaia di esempi. Il mio è veramente un appello: l'Europa ci dà questa possibilità e noi non dovremmo mancare questo appuntamento. Mettiamo da parte le ideologie e cerchiamo di essere pratici, perché per avere i soldi (come si dice, più di 20 miliardi) per il nostro sistema sanitario, un debito da qualche parte si fa, sia che si emettono titoli di Stato, sia che si prendono i soldi del MES (con la differenza che gli interessi sui fondi del MES sono molto minori). Cerchiamo dunque di imparare la lezione dalla tragedia che ha vissuto il nostro sistema sanitario e il nostro Paese. Lasciamo alle spalle l'Italia degli ospedali incompiuti, delle assunzioni in sanità come bacini elettorali, di persone senza professionalità. Occorre puntare invece a costruire un Paese dove ci siano ovunque reti di servizi socio-sanitari, territoriali, capillari ed efficienti, diagnostica, prevenzione, amministrazione sanitaria di qualità, cura a lungo termine. L'elenco potrebbe essere molto lungo. Il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale è certamente un passo importante al fine di un eventuale e successivo - auspichiamo il più rapido possibile - inserimento nei livelli essenziali di assistenza (LEA), come giustamente si aspettano le migliaia di persone che soffrono quotidianamente di questa patologia. Annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. ( Applausi ). LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi e colleghe, mi fa piacere intervenire oggi in dichiarazione di voto sul disegno di legge cefalee a sostegno di un disturbo che, finalmente, verrà considerato una patologia sociale. Come qualche collega ha già detto, si tratta di un progetto che nasce venti anni fa. Già da allora ci provarono, ma fu in Veneto nel 2011, dopo un lungo lavoro, che nacque una proposta di legge in Consiglio regionale da proporre alle Camere. Non essendo trattata, però, in modo adeguato nelle varie Commissioni competenti, non andò a buon fine. Ci fu persino il contributo del Centro regionale Veneto per le cefalee. È proprio calandosi nella realtà delle persone colpite che è nata l'idea del disegno di legge. Si tratta di un disturbo che colpisce in maniera continua e prolungata nel tempo, senza che sino ad oggi se ne conoscano le cause. Chi soffre di cefalea primaria cronica in maniera frequente constata un peggioramento della propria qualità di vita. L'obiettivo della legge è dare uniformità su tutto il territorio nazionale con l'inserimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale diagnosticata da almeno un anno con caratteristiche invalidanti (emicrania cronica quotidiana, cefalea a grappolo cronica, emicrania parossistica cronica, cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione). Questi sono i sintomi. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, la cefalea è al terzo posto - come già detto anche dal sottosegretario Sileri - tra le malattie invalidanti. Secondo la nostra collega promotrice del testo alla Camera, l'onorevole Lazzarini, è più diffusa di quanto si possa pensare: colpisce, come già detto, il 12 per cento delle persone in Italia (ben 7 milioni di italiani), con un'alta percentuale di donne, nelle quali si manifesta con grande rilevanza. Per quanto riguarda la cronicità nelle diverse fasce di età, è curioso osservare la manifestazione nella fascia di età tra i venti e i cinquanta anni. Con l'utilizzazione ormai massiccia e capillare di computer e videoterminali si è diffuso moltissimo il mal di testa e l'emicrania, dovuti proprio a esposizioni continue e costanti delle persone a questi dispositivi. Parrebbe che tutto il tempo che i giovani trascorrono a smanettare ai videogiochi, a chattare con smartphone e tablet contribuirebbe a provocare vere crisi emicraniche che, con il tempo, si trasformerebbero in patologie e sarebbero la causa di questo problema.