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sia in un'accezione più ampia o di seconda generazione, come quello derivante da una realizzazione «a scacchiera» o «a macchia di leopardo» delle reti di nuova generazione (NGNs), della banda larga, dovuta al fatto che, visti i maggior costi di questa tecnologia, l'imprenditore, in assenza di alcuna costrizione legale, sarà portato a realizzarla solo in quelle zone in cui sarà certo di avere un ritorno economico, senza preoccuparsi delle persone che vivono in zone del Paese territorialmente meno profittevoli e che quindi subirebbero una discriminazione nei fatti. In più ciò permetterebbe di superare il divario con gli altri paesi europei ed extraeuropei; attualmente l'Italia occupa gli ultimi posti, se non l'ultimo, per velocità della connessione internet in Europa e nel mondo. Il diritto di accesso ha quindi funzione compensatrice delle asimmetrie politiche, sociali e culturali, richiedendo alla Stato l'emanazione di norme asimmetriche in bonam partem , a tutela delle categorie sociali deboli per nascita, età, condizioni personali o di collocazione geografica, o l'emanazione di norme che differenzino per equiordinare. È questo il motivo per cui il riconoscimento del diritto di accesso si pone come presidio di uguaglianza nel mondo digitale in quanto, operando come forza equilibratrice, al pari degli altri diritti sociali, sposta le risorse da chi le ha a chi non le ha, in piena attuazione dell'articolo 3, secondo comma, della Costituzione. Il riconoscimento costituzionale del diritto di accesso permetterebbe inoltre, non solo di garantire l'effettivo esercizio dei diritti sul Web , ma opererebbe anche come volano per la crescita nel nostro paese. Operando l'accesso anche come precondizione all'articolo 41 della Costituzione, permetterebbe agli imprenditori che sfruttano il Web di svolgere più agevolmente la loro attività e di vedersi garantito l'utilizzo della Rete per i rapporti con lo Stato o la PA. L'accesso ad internet offrirebbe agli imprenditori nuovi servizi, aprirebbe nuovi mercati e nuove possibilità, disincentivando la delocalizzazione perché ad un aumento dei servizi si accompagnerebbe una riduzione dei costi. La realizzazione e l'implementazione delle strutture per eseguire l'accesso creerebbe non solo nuovi posti di lavoro ma anche la nascita di nuove professionalità, l'ammodernamento di quelle tradizionali e il reimpiego in altri settori di chi non ha o ha perso il lavoro. In questo caso, il diritto di accesso non si pone come precondizione all'esercizio delle libertà sociali, ma come anticamera all'iniziativa economica privata, in quanto un dato imprenditore, per offrire un certo tipo di servizio, necessita della connessione ad internet e, a seconda del servizio, di una certa lunghezza di banda. Tenuto conto di quanto detto, solo tutelando l'accesso ad internet come diritto sociale, nel modo più ampio e onnicomprensivo dell'esercizio on line di ogni situazione giuridica soggettiva, si riconoscerà e tutelerà il diritto di ognuno di partecipare attivamente alla vita della società. E non solo della società virtuale, ma della società reale e della vita sia pubblica che privata. Non si dimentichi inoltre la portata sovrannazionale e mondiale della Rete. In tutto il mondo si discute della possibilità di dare tutela giuridica all'accesso ad internet al fine di modernizzare e di ricollegare la situazione istituzionale/giuridica a quella quotidiana e reale. Ma prima di volgere lo sguardo al resto del mondo, sarebbe bene rilevare come questo diritto è stato già riconosciuto a livello regionale dall'Umbria. Con la legge regionale n. 31 del 23 dicembre 2013 (« Norme in materia di infrastrutture per le telecomunicazioni »), la regione Umbria ha infatti riconosciuto «il diritto di tutti i cittadini di accedere a internet quale fondamentale strumento di sviluppo umano e di crescita economica e sociale e promuove lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione al fine di assicurare la partecipazione attiva alla vita della comunità» (articolo 1, comma 1). Si tratta di una legge che, stabilendo le regole per la realizzazione delle infrastrutture per le telecomunicazioni, è unica nel suo genere ed è la dimostrazione della sempre più evidente rilevanza giuridica di internet . Un pezzo dell'Italia ha quindi deciso di investire in questa direzione; è ora che anche il resto del paese faccia lo stesso. Passando all'Europa, ma anche oltre i confini europei, non mancano esempi di questa sempre maggiore attenzione alla Rete, soprattutto in materia di diritto d'autore. E così, il Parlamento europeo in una raccomandazione del 26 marzo 2009 sul rafforzamento della sicurezza e della libertà fondamentali su internet afferma che «[...] l'evoluzione di internet dimostra che esso sta diventando uno strumento indispensabile per promuovere iniziative democratiche, un nuovo foro per il dibattito politico (ad esempio per campagne elettroniche e il voto elettronico), uno strumento fondamentale a livello mondiale per esercitare la libertà di espressione (ad esempio i blog) e per sviluppare attività commerciali, nonché uno strumento per promuovere l'acquisizione di competenze informatiche e la diffusione della conoscenza (e-learning) [...]». Sempre per il Parlamento europeo, nella risoluzione del 10 aprile 2008, l'accesso ad internet : «crea dei ponti tra le generazioni nella società dell'informazione, e, conseguentemente, evita l'adozione di misure contrarie ai diritti dell'uomo, ai diritti civili [...]»; mentre la raccomandazione del marzo 2010 afferma che internet «dà pieno significato alla libertà di espressione» e «rappresenta una straordinaria opportunità per rafforzare la cittadinanza attiva». Rilevante è anche il rapporto del relatore speciale Frank La Rue, del maggio 2011, al Comitato per i diritti umani dell'Onu, e cioè il Rapporto sulla promozione e protezione della libertà di opinione e di espressione nella rete internet , dove si ribadisce il carattere fondamentale dell'accesso ad internet , definito al punto 85: « an indispensable tool for realizing a range of human rights, combating inequality, and accelerating development and human progress, ensuring universal access to the internet should be a priority for all States ». Il rapporto sottolinea anche la rilevanza strategica dell'intervento statale nel riconoscimento dell'accesso alla rete: « Each State should thus develop a concrete and effective policy, in consultation with individuals from all sections of society, including the private sector and relevant Government ministries, to make the internet widely available, accessible affordable to all segments of population ». La portata innovativa dell'accesso ad internet è chiara e il suo riconoscimento giuridico favorirebbe nuovi processi di partecipazione non solo alla politica nazionale ma anche a quella europea, avvicinando ancor più le istituzioni ai cittadini. Il tema della tutela dell'accesso alla Rete è quindi un tema sensibile anche per l'Unione europea e ciò si trasformerebbe in un'ottima occasione per l'Italia, in vista del semestre di presidenza del Consiglio Europeo, per riconquistare un ruolo preminente nella tutela dei diritti umani. Il tema è anche sempre più affrontato dalle varie corti costituzionali, sia in riferimento al diritto di accesso sia alla libertà di espressione on line .