[pronunce]

Ove sia accertata una riduzione della capacità lavorativa superiore ai due terzi si ha diritto all'assegno mensile a condizione che la persona sia "incollocata" al lavoro e sempre che ricorrano determinate condizioni reddituali. Al compimento del sessantacinquesimo anno di età è prevista l'automatica trasformazione della provvidenza in parola in pensione sociale (art. 19 della legge 30 marzo 1971, n. 118). Agli invalidi di età superiore agli anni 18, nei cui confronti sia accertata una totale inabilità lavorativa, è concessa una pensione di inabilità (art. 12 della legge n. 118 del 1971), alla quale si aggiunge un'indennità di accompagnamento per l'ipotesi in cui abbisognino di assistenza continua (art. 1 della legge 11 febbraio 1980, n. 18). 2.2. - Il soggetto disabile che frequenta la scuola ha dunque senz'altro diritto alla relativa indennità fino all'età di diciotto anni, mentre oltre questo limite è prevista la corresponsione di un assegno mensile, a condizione che la persona sia "incollocata" al lavoro. Più precisamente, la corresponsione dell'assegno mensile è condizionata dalla ricorrenza di tre requisiti: il requisito sanitario (percentuale di invalidità civile), il requisito economico (rispetto del limite di reddito) e il requisito dello stato di "incollocazione al lavoro". Avuto riguardo al complessivo sistema normativo e non rilevando nel caso di specie la previsione relativa all'indennità di frequenza, non invocata dal giudice a quo in quanto riguardante i soli disabili di età inferiore ai diciotto anni, è senz'altro ipotizzabile rispetto al sintagma "incollocati al lavoro", contenuto nella disposizione censurata, una interpretazione diversa da quella prospettata nell'ordinanza di rimessione che sia conforme a Costituzione, tenuto conto della particolare condizione del soggetto che intenda proseguire il corso degli studi. Del resto la possibilità di enucleare "una accezione ulteriore" del requisito dello stato di "incollocazione al lavoro" è stata sostenuta dalla stessa Corte di cassazione, che, pur ribadendo il proprio orientamento, ha precisato che i soggetti invalidi di età compresa tra i cinquantacinque e i sessantacinque anni, i quali non possono essere iscritti negli elenchi di cui all'art. 1 della legge n. 482 del 1968, devono poter provare il loro stato di disoccupazione o non occupazione "con gli ordinari mezzi di prova, comprese le presunzioni" (Cass. , sez. lav. , 2 gennaio 2001, n. 4). La "ulteriore accezione" del requisito ben può essere estesa alla diversa ipotesi dell'invalido che frequenti la scuola per le ragioni di seguito sviluppate. La sola iscrizione - o la richiesta di iscrizione - nelle liste di collocamento per il disabile maggiorenne che frequenti la scuola, se intesa come condizione imprescindibile per l'erogazione dell'assegno mensile, costituirebbe un adempimento meramente formale, contrario allo spirito della legislazione più recente rivolta alla valorizzazione della capacità lavorativa residua dei disabili attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato, nel più ampio quadro della promozione dell'inserimento e della integrazione lavorativa di questi soggetti (legge 12 marzo 1999, n. 68). Viceversa, l'interpretazione della disposizione censurata che permette di considerare l'ipotesi della frequenza scolastica come condizione per la fruizione dell'assegno mensile per l'invalido maggiorenne, in quanto rivolta a favorire il diritto all'istruzione contro ogni possibile ostacolo che di fatto impedisca il pieno sviluppo della persona umana (sentenze n. 215 del 1987; n. 226 del 2001), si rivela funzionale ad un più proficuo successivo inserimento nella società e nel mondo del lavoro. La norma, così ricavata, risponde senz'altro allo scopo prioritario della legislazione in tema di soggetti disabili rivolta a favorire una effettiva integrazione lavorativa, valorizzando le abilità residue di soggetti affetti da gravi minorazioni. 3. - Nei confronti dei soggetti disabili presi in considerazione dalla disposizione censurata, il requisito della incollocazione - interpretato alla luce dei principi fondamentali di uguaglianza sostanziale, di tutela della persona e di solidarietà sociale sanciti dalla Carta costituzionale e invocati dal giudice a quo per sostenere l'incostituzionalità della norma impugnata va letto come comprensivo dell'ipotesi della frequenza scolastica, che pertanto costituisce condizione per l'erogazione dell'assegno mensile, dovendo l'invalido provare la ricorrenza dello stato di incollocazione attraverso il certificato di frequenza scolastica.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, primo comma, della legge 30 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del decreto legge 30 gennaio 1971 e nuove norme in favore di mutilati e invalidi civili), sollevata, in riferimento agli artt. 2 e 3, secondo comma, 31, primo comma, 32, 34 e 38, terzo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Lucca, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 9 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola