[pronunce]

che il rimettente non ha, invece, indicato le ragioni del supposto contrasto delle norme impugnate con il parametro costituzionale invocato, limitandosi ad affermare in modo apodittico che esse violerebbero il principio di buon andamento; che il richiamo all'art. 107, terzo comma, della Costituzione è improprio ed erroneo in quanto, secondo un principio consolidato nella giurisprudenza costituzionale, esso riguarda esclusivamente la magistratura ordinaria, poiché le garanzie di indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali sono stabilite dalla legge ordinaria ex art. 108, secondo comma, della Costituzione (tra le più recenti, ordinanza n. 542 del 2000; sentenza n. 433 del 2000); che la questione va pertanto dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 14 e 15 della legge 27 aprile 1982, n. 186 (Ordinamento della giurisdizione amministrativa e del personale di segreteria ed ausiliario del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali) e della allegata tabella A, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 97 e 107, terzo comma, della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione I, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 dicembre 2001. Il Presidente: Vari Il redattore: Capotosti Il cancelliere: Di Paola Depositata in Cancelleria il 21 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola