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Il riconoscimento dell'autonomia speciale, da una parte, e, dall'altra, l'inclusione di tale principio tra quelli fondamentali della Repubblica sono espressi, come già ricordato, nell'articolo 6 della Costituzione, in base al quale «la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche». Si tratta di un impegno, un impegno programmatico che ha portato all'adozione di misure positive di protezione negli Statuti speciali e nelle leggi di attuazione della Costituzione, come la legge 23 febbraio 2001, n. 38 per gli sloveni. L'approvazione delle modifiche costituzionali, con la riduzione di un terzo del numero dei parlamentari, è tale da comprimere le forme di tutela della minoranza slovena e non solo e vorrei parlare anche a nome del senatore Cucca, per la Regione Sardegna. Con la modifica proposta verrebbe sostanzialmente a mancare completamente il presupposto per consentire agli sloveni in Italia di partecipare in forma libera e autonoma alle competizioni elettorali e concorrere, in ossequio ai principi costituzionali, a eleggere un rappresentante in Parlamento. Onorevoli colleghi, a questo punto l'unico atteggiamento responsabile è fermare questa riforma, che peraltro, a mio avviso, travalica i limiti del procedimento di revisione costituzionale, incidendo su quel nucleo duro di principi costituzionali sanciti dai principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, sono pervaso da due sentimenti. Sono arrabbiato e deluso. Uso il termine ortodosso «arrabbiato» per rispetto a quest'Assemblea, nonostante esso non renda effettivamente il mio stato d'animo. Ci troviamo però nell'Aula del Senato della Repubblica e, quindi, va bene così. Si sta perdendo una grande occasione, quella di porre mano, in maniera chirurgica ma efficace ed efficiente, alla nostra Costituzione. Nel Parlamento c'è un movimento, oggi al Governo, che fa del taglio dei costi della politica un cavallo di battaglia. Vi è poi il Gruppo Forza Italia, che già nel 2005 ha dimostrato di essere assolutamente consapevole della necessità di un adeguamento numerico della rappresentanza parlamentare, ma non isolatamente con un taglio del numero dei parlamentari, bensì con un sistema che rendesse agevole, snello ed efficace il processo legislativo. C'è poi una forza di opposizione, il Partito Democratico, che pure nella sua riforma costituzionale, bocciata come la nostra dal corpo elettorale, aveva previsto il taglio del numero dei parlamentari. Quale miglior modo, allora, per fare della nostra istituzione, in maniera chirurgica e necessaria, un organismo adeguato ai tempi, se non quello di varare una riforma che si facesse carico di questa necessità? Lo abbiamo detto in sede di prima lettura in Commissione, quando, alla richiesta del Presidente di calendarizzare questo disegno di legge costituzionale, tutti i Gruppi hanno dato il loro assenso. Abbiamo quindi dato prova di disponibilità a portare avanti questo progetto. Con il massimo rispetto e la stima che nutro nei confronti del presidente Calderoli, devo dire che mi sembra veramente inconsistente la motivazione secondo la quale, poiché sono stati fatti due disegni complessivi di riforma costituzionale, poi bocciati dal corpo elettorale, si preferisce farli a spizzichi e bocconi. Non è così che funzionano le istituzioni né un Parlamento che abbia il senso di responsabilità di fare leggi che servano e soprattutto modifichino la Costituzione in senso progressivo e moderno, e non soltanto per rispondere ad un'esigenza elettorale. Sono arrabbiato, quindi, perché si è persa una grande occasione, nella quale forse tutto questo Parlamento avrebbe potuto dare un contributo reale e concreto e, una volta tanto, avrebbero vinto le istituzioni e il Paese. Sono anche deluso dai colleghi della Lega, che con noi hanno condiviso un percorso di riforma costituzionale, che non poteva e non può limitarsi soltanto alla riduzione dei parlamentari, ma che deve porsi anche il problema della forma di Governo, di una legge elettorale che garantisca la rappresentatività territoriale e di non sbilanciare il corpo elettorale, per esempio nell'elezione del Presidente della Repubblica. Gli amici della Lega hanno fatto con noi un percorso di riforma costituzionale che si è concluso con un disegno di legge complessivo, per il quale non ci siamo posti il problema di tagliare, puramente e semplicemente per ridurre i costi della politica. Ci siamo invece posti il problema di come garantire una reale rappresentatività, perché in una democrazia rappresentativa la questione fondamentale non sono i costi, ma la rappresentanza del corpo elettorale, che non tenete assolutamente in considerazione. Se facciamo il paio con l'altra riforma costituzionale, quella del referendum propositivo che pure avete portato avanti a spizzichi e bocconi, ci rendiamo conto che il vostro disegno è quello di distruggere il Parlamento e la rappresentatività del popolo italiano! (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . Abrogate il Parlamento, allora, se ne avete il coraggio e attuate una forma di democrazia diretta: la nostra Costituzione è un mix di rappresentanza e partecipazione diretta, ma la state mortificando e stuprando, rendendola inapplicabile, e di questo, un giorno, pagherete il conto politico. Cosa vi avevamo detto in sede di prima lettura? Vi avevamo dato la disponibilità e abbiamo votato convintamente a favore, per evitare che un'esigenza che anche Forza Italia in tempo non sospetto aveva sostenuto e portato avanti diventasse il risultato di un'altra forza politica; vi avevamo fatto però un'apertura di credito, ma non vi avevamo detto, di cambiare tutta la Costituzione. In parte quello che ha detto è condivisibile, presidente Calderoli, ma non totalmente: vi avevamo chiesto di fare due o tre interventi che non rendessero inutile il taglio dei parlamentari. Il primo è sulla legge elettorale: nel 2005, quando abbiamo ridotto il numero dei parlamentari, abbiamo fatto un ragionamento inverso al vostro; ci siamo chiesti quale fosse la rappresentanza da garantire sul territorio e, su quella rappresentanza minima, abbiamo parametrato il numero dei parlamentari (per questo siamo arrivati a 518 deputati e 252 senatori). Non l'avete fatto né avete posto rimedio ad una legge elettorale che, così com'è, squilibra e non garantisce la rappresentanza. Non è vero, come pure ho sentito dire anche da qualche collega di Gruppo, che a quella percentuale numerica corrisponde quella dei parlamentari. Faccio il caso delle elezioni al Senato, dove la ripartizione è regionale: con la legge elettorale che avete applicato e modificato, rendendola attuabile anche a questa riforma, per potervi avere un rappresentante a volte ci vorrà anche il 10 per cento; altro che proporzione, violate il principio di rappresentatività. Si può allora liquidare e archiviare tutto, sostenendo che è un'esigenza di taglio dei costi e di economia?