[pronunce]

Al fine di supportare tale interpretazione, l'atto di intervento richiama l'art. 40, comma 3, del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, recante «Disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC), nonché per l'attuazione delle politiche di coesione e della politica agricola comune», convertito, con modificazioni, nella legge 21 aprile 2023, n. 41, secondo il quale «[a]l fine di conseguire gli obiettivi di riduzione del numero dei giudizi pendenti dinnanzi alla Corte di Cassazione di cui alla Riforma 1.7 "Giustizia tributaria" della Missione 1, Componente 1, Asse 2, del Piano nazionale di ripresa e resilienza mediante la riduzione dei tempi per la dichiarazione di estinzione dei giudizi di legittimità ai sensi dell'articolo 1, comma 198, della legge 29 dicembre 2022 n. 197 e dell'articolo 391 del codice di procedura civile, l'Agenzia delle entrate, fermi restando gli oneri posti a carico del contribuente, provvede a depositare entro il 31 ottobre 2023 presso la cancelleria della Corte di cassazione un elenco delle controversie per le quali è stata presentata domanda di definizione, con l'indicazione dei relativi versamenti previsti dal comma 197 del medesimo articolo 1». Ciò convaliderebbe l'assunto che nessuna disposizione impone di attribuire al solo contribuente la legittimazione attiva ad esperire il particolare mezzo di revocazione previsto dal comma 201 dell'art. 1 della legge n. 197 del 2022 (oltre che a richiedere la decisione ai sensi dell'art. 391, terzo comma, cod. proc. civ.). Sempre in riferimento alle questioni inerenti all'art. 1, commi 200 e 201, della legge n. 197 del 2022, l'Avvocatura generale ravvisa un ulteriore profilo di inammissibilità per difetto di rilevanza, non essendo la Corte rimettente chiamata a fare immediata applicazione di dette disposizioni, le quali suppongono che la domanda di definizione sia stata respinta e indicano come tale diniego possa essere impugnato. 5.3.- L'atto di intervento passa poi ad esporre, in subordine, le ragioni di ritenuta manifesta infondatezza delle questioni. 5.4.- I rischi che l'ordinanza di rimessione rapporta all'eventualità che il contribuente, dopo il pagamento della prima rata, possa restare inadempiente rispetto alle rate successive, secondo la difesa dello Stato, costituirebbero solo un effetto distorto dell'applicazione pratica della disposizione censurata. Si tratterebbe, peraltro, di eventualità regolata nel comma 194 dell'art. 1 della legge n. 197 del 2022, ove, nel caso in cui è ammesso il pagamento rateale, si prevede l'applicazione, in quanto compatibili, delle disposizioni dell'art. 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218 (Disposizioni in materia di accertamento con adesione e di conciliazione giudiziale), il quale, nel disciplinare le modalità di versamento delle somme dovute per effetto dell'accertamento con adesione, al comma 4 stabilisce che in ipotesi di inadempimento nei pagamenti rateali si applicano le disposizioni di cui all'art. 15-ter del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito). L'art. 15-ter del d.P.R. n. 602 del 1973, relativo agli inadempimenti nei pagamenti delle somme dovute a seguito dell'attività di controllo dell'Agenzia delle entrate, al secondo comma prescrive che, in caso di rateazione ai sensi dell'art. 8 del d.lgs. n. 218 del 1997, il mancato pagamento di una delle rate diverse dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva comporta la decadenza dal beneficio della rateazione e l'iscrizione a ruolo dei residui importi dovuti a titolo di imposta, interessi e sanzioni, nonché della sanzione di cui all'art. 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, recante «Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell'articolo 3, comma 133, lettera q), della legge 23 dicembre 1996, n. 662», aumentata della metà e applicata sul residuo importo dovuto a titolo di imposta. Quanto alle censure di violazione degli artt. 3 e 53 Cost., l'Avvocatura osserva che la normativa censurata concede a tutti i contribuenti la possibilità di scegliere la modalità di pagamento ai fini del perfezionamento della definizione agevolata delle liti, così realizzando un bilanciamento dei diversi interessi costituzionalmente tutelati. 5.5.- L'atto di intervento esamina poi le doglianze della Corte rimettente circa il procedimento camerale della declaratoria di estinzione da seguire ove sia stata fissata la data della decisione, per la ravvisata irretrattabilità dell'ordinanza resa al riguardo. Viene sul punto contrapposto che l'automaticità dell'estinzione non preclude affatto all'amministrazione finanziaria di svolgere i suoi controlli e di esprimere l'eventuale diniego della definizione agevolata entro il 30 settembre 2024, il che legittimerebbe la stessa amministrazione a sperimentare il rimedio speciale della revocazione. 5.6.- L'Avvocatura contesta, altresì, la fondatezza delle questioni con le quali vengono censurate la definitività dell'immediato effetto estintivo correlato alla presentazione dell'istanza di definizione agevolata (in luogo della previsione di una mera sospensione dei processi pendenti, sul modello di analoghi precedenti interventi legislativi), e la scelta di estendere l'impugnazione per revocazione a provvedimenti che non hanno forma di sentenza, in danno dell'amministrazione finanziaria. La difesa dello Stato, richiamando altresì alcuni passaggi della relazione parlamentare all'intervento legislativo in esame, obietta che tali censure non tengono conto delle oggettive criticità dello stato del contenzioso tributario e della necessità di raggiungere il traguardo di cui alla «Milestone M1C1-35» del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), ovvero l'entrata in vigore della normativa di riforma delle commissioni tributarie di primo e secondo grado al fine di «rendere più efficace l'applicazione della legislazione tributaria italiana e di ridurre l'elevato numero di ricorsi alla Corte di Cassazione». La soluzione della immediata estinzione, anziché della sospensione del processo, potrebbe risultare giustificata alla luce del confronto tra la consistenza del numero prevedibile dei dinieghi e la quantità delle domande di definizione complessivamente presentate, ferma l'esperibilità del rimedio della revocazione nelle ipotesi appunto di diniego e col vantaggio del parimenti immediato sgravio dei ruoli sovraccarichi dei giudici tributari. Le censure della Corte rimettente, ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, non avrebbero dato il giusto rilievo all'interesse dello Stato all'immediato incasso di somme necessarie al finanziamento della spesa pubblica, attraverso la possibilità, offerta al contribuente, di regolarizzare la propria posizione fiscale.