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Disposizioni per l’istituzione di una procedura di dibattito pubblico per i progetti aventi rilevante impatto sull’ambiente e sul territorio. Onorevoli Senatori. -- Il tema del rapporto tra ambiente e democrazia rappresenta una delle questioni di maggior attualità delle società contemporanee. Nel corso degli ultimi decenni si è assistito a una progressiva convergenza tra le necessità di ripensamento degli ordinamenti giuridici, al fine di introdurre la tutela ambientale tra gli interessi fondamentali degli Stati, e le nuove sfide poste dalla crisi della rappresentanza politica, un processo che destabilizza, oggi, una grande parte dei sistemi occidentali. Analizzando alcuni fra i conflitti di maggiore intensità e durata delle realtà contemporanee, si osserva come essi abbiano spesso una matrice comune, che consente loro di innestarsi e radicarsi nei territori, con modalità e logiche molto complesse, di fronte alle quali gli ordinamenti rischiano di trovarsi privi di strumenti idonei alla loro risoluzione o al loro riassorbimento: tale matrice è proprio la questione ambientale. L'ambiente, infatti, è un tema collettivo che riguarda l'umanità nel suo complesso ma che, allo stesso tempo, è in grado di incidere direttamente sui diritti individuali della persona, modificandone la sfera privata e comprimendo la godibilità di altre posizioni giuridiche, tra cui il diritto alla salute o alla vita stessa. In questo contesto, tra i diritti affermatisi con maggiore forza a livello internazionale e di Unione europea nella cornice della cosiddetta «questione ambientale», si sono imposti come protagonisti quelli relativi all'accesso all'informazione e la partecipazione ai processi decisionali, elementi che, ponendo l'uomo al centro della tutela giuridica, configurano l'ambiente come una dimensione essenziale della sua vita e dello sviluppo della sua personalità: quale elemento sostanziale, dunque, della dignità umana. La percezione del legame tra tutela dell'ambiente e strumenti democratici è stata sempre fortemente presente a livello internazionale, materializzandosi con compiutezza nel decimo Principio della Dichiarazione di Rio de Janeiro del 1992, ove si afferma che «Il modo migliore di trattare le questioni ambientali è quello di assicurare la partecipazione di tutti i cittadini interessati, ai diversi livelli», con i conseguenti risvolti sul piano dell'accesso all'informazione. Il successivo, fondamentale passaggio in questo senso è stata indubbiamente la Convenzione di Aarhus del 1998 sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, ratificata in Italia ai sensi della legge 16 marzo 2001, n. 108. La Convenzione è riuscita a legare in modo convincente la dimensione sostanziale e quella procedurale del diritto all'ambiente: nel preambolo viene esplicitamente affermato che «un'adeguata tutela dell'ambiente è indispensabile per il benessere umano e per il godimento dei diritti fondamentali, compreso il diritto alla vita» e che «ogni persona ha il diritto di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere e il dovere di tutelare e migliorare l'ambiente, individualmente o collettivamente, nell'interesse delle generazioni presenti e future». Essendo l'uomo il principale destinatario di tale diritto, viene considerata necessaria la sua configurazione in qualità di protagonista nella gestione e nel controllo della materia, attraverso l'affermazione dei succitati public participation right , blocco omogeneo di diritti: non è possibile, infatti, pensare alla partecipazione del pubblico senza che esso possa disporre di un adeguato accesso all'informazione o che le violazioni di questi diritti, come più in generale del diritto ambientale, possano essere fatte valere di fronte alle autorità giudiziarie. La Convenzione di Aarhus ha in tal modo messo in evidenza le due componenti fondamentali del diritto ambientale: quella individuale e quella collettiva. Nella sua componente individuale, il diritto all'ambiente si esprime nel divieto di deteriorarne la qualità, predisponendo rimedi efficaci che, in caso di danno, tutelino tale posizione giuridica; nella sua dimensione collettiva, vero fulcro delle disposizioni del trattato, il diritto all'ambiente si materializza, invece, nei diritti di accesso all'informazione e di partecipazione ai processi decisionali, riconosciuti, a seconda dei casi, nei confronti di tutti o di un pubblico interessato. Anche l'ordinamento dell'Unione europea ha provveduto a normare i settori giuridici connessi alla Convenzione, in particolar modo quelli riguardanti l'accesso all'informazione e la partecipazione del pubblico ai processi decisionali: già dal 1998 l'Unione aveva provveduto alla firma del trattato, che prese corpo negli anni successivi attraverso le direttive 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, (accesso del pubblico all’informazione ambientale) e 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, (partecipazione del pubblico alle procedure ambientali), la decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005, (relativa alla firma della Convenzione) e il regolamento (CE) n. 1367/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 settembre 2006, (sull'applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari delle disposizioni della Convenzione). La scelta dell'Unione europea di costituire un corpus di norme in grado di rispondere alle esigenze di trasparenza e partecipazione in materia ambientale è stata ribadita, dunque, in numerose occasioni. Il nostro ordinamento, invece, pur avendo ratificato la Convenzione già nel 2001 e avendo predisposto alcune forme di consultazione nei processi decisionali e di rafforzamento del diritto di accedere alle informazioni ambientali, non è stato ancora in grado di produrre una normativa realmente incisiva in tal senso. I modelli più avanzati si riscontrano soprattutto a livello regionale e locale: in particolar modo, si segnala come le regioni Toscana ed Emilia-Romagna abbiano predisposto, già da alcuni anni, leggi regionali sulla partecipazione, che incidono in modo significativo nell'ambito del diritto ambientale. La questione della realizzazione delle opere pubbliche infrastrutturali è, tra quelle connesse al tema dei diritti procedurali dell'ambiente, la più attuale: tale tipo di progetti è infatti, per sua natura, in grado di produrre effetti rilevanti sull'ambiente e sul territorio. Ciò non è riscontrabile unicamente nel nostro Paese, ove ben note sono le vicende legate alla legittima opposizione delle comunità locali nei confronti di opere spesso inutili al benessere della collettività e fortemente dannose per la salute e per l'ambiente, le quali trovano nei movimenti e nelle associazioni ambientaliste un naturale interlocutore; in numerosi altri contesti europei e internazionali la percezione dell'impossibilità di irrigidire le forme di partecipazione alle decisioni che riguardano la materia è già stata da lungo tempo percepita e, attraverso diverse forme, istituzionalizzata. Tra l'altro, è necessario sottolineare come l'allargamento dei soggetti abilitati a partecipare a questo genere di processi decisionali non contribuisca unicamente alla possibilità di realizzare con maggiore celerità le opere pubbliche: