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Il Senato approva . (v. Allegato B) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno ROJC (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ricorre oggi in data 13 maggio il 75° anniversario dalla pubblicazione del primo numero del «Primorski dnevnik», quotidiano della comunità nazionale degli sloveni in Italia ed è importante - penso - ricordare in quest'Aula. (Brusio) . PRESIDENTE. Chiedo cortesemente ai colleghi, se non per rispetto della senatrice che dovrebbe essere dovuto, di evitare assembramenti mentre vi state allontanando dall'Aula. ROJC (PD) . Ricorre oggi, 13 maggio, il 75° anniversario dalla pubblicazione del primo numero del «Primorski dnevnik», quotidiano della comunità nazionale degli sloveni in Italia. È importante - penso - ricordare in quest'Aula il valore della parola scritta, di una tribuna libera e indipendente, specie per una minoranza linguistica che si riconosce non certamente nel territorio soltanto, ma nella propria lingua e nella propria cultura e coltiva e rinnova, proprio attraverso i media , quei registri linguistici che verrebbero, in caso contrario, assorbiti da un patrimonio lemmatico della lingua maggioritaria, depauperando così le preziosa fondamenta definitesi, nel caso degli sloveni, nel corso di almeno quindici secoli. Quando, a cavallo tra Ottocento e Novecento, Trieste vide l'ascesa economica e culturale della borghesia slovena, venne compresa da subito l'importanza di un proprio giornale. Nasce così l'«Edinost», testimone quotidiano degli accadimenti fino al 4 settembre 1928, data in cui fu costretto a chiudere per ordine delle autorità fasciste. Il primo numero del «Primorski dnevnik» del 13 maggio 1945 affonderà le sue radici nell'«Edinost», succederà, però, alla gloriosa epopea del «Partizanski dnevnik», unico quotidiano della Resistenza finora conosciuto che veniva dato alle stampe nell'Europa occupata e portato dalle staffette partigiane ogni notte dalla catena montuosa delle Karavanche fino a Trieste e all'Istria. Chi ha potuto visitare la tipografia del «Partizanski dnevnik» negli impervi rilievi montagnosi dell'entroterra goriziano potrà capire quale impresa epica fu la stampa di ogni numero del quotidiano con articoli di fondo e rubriche che costituì, specialmente per gli sloveni della Venezia Giulia che videro proibita la propria lingua per quasi un quarto di secolo, un prezioso segno di speranza durante il periodo della Resistenza. Perciò, il suo successore, il «Primorski dnevnik» rappresenta un punto fermo nella nostra quotidianità. Oggi il giornale è di proprietà di una cooperativa costituita da oltre 2.000 soci; esce su oltre venti pagine; ha una redazione di giovani giornalisti professionisti. Nel corso di questi 15 lustri, è divenuto una voce importante nella costruzione del dialogo tra le comunità italiana e slovena. Membro della FIEG e dell'Associazione dei quotidiani in lingua minoritaria (MIDAS), il «Primorski dnevnik» continua a sostenere la consapevolezza di un discorso che, superando quelle barriere di incomprensioni storiche che molti vorrebbero tenere vive, è teso al dialogo con i popoli confinanti, con le Regioni dell'Alpe Adria e, quindi, dell'Europa del presente e del futuro. Il «Primorski dnevnik» costituisce, a tutti gli effetti, una voce autorevole, sottolineata oggi anche dai messaggi pubblicati dal presidente della Repubblica Mattarella e dal presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor. Il giornale è seguito con affetto e orgoglio dai suoi migliaia di lettori. Per cui, da quest'Aula che custodisce preziose memorie di libertà e di rispetto profondo delle istituzioni, io non posso che augurargli ancora lunga, lunghissima vita. (Applausi). RUFA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in attuazione dell'articolo 117 della Costituzione, nel rispetto dell'azione preventiva sancita dall'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nasce, con 11 articoli, la legge regionale n. 13 del 2019, recante «Disciplina delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale», che tutela il territorio e la salute dei cittadini. Con l'articolo 2, la Regione Lazio si impegna ad individuare gli ambiti territoriali caratterizzati da elevato rischio ambientale; con l'articolo 3, si dovrebbero individuare i piani di risanamento; con l'articolo 4, si impegna a indagini epidemiologiche; con l'articolo 5, la Regione dovrebbe individuare e dichiarare le aree ad elevato rischio ambientale; con l'articolo 8, la Regione, con l'ARPA, ASL, Province e Comuni deve monitorare le aree inquinate. Bene, caro Zingaretti, non solo si elude e si maschera - e lei lo fa bene - tale legge, ma, soprattutto, non c'è un articolo 12 in cui si dichiarano i 91 Comuni della Provincia di Frosinone esclusi da tale legge regionale. E non c'è nemmeno un articolo 13, che certifichi Frosinone come pattumiera di Roma. Ricordo alla Regione Lazio che la Valle del Sacco è il terzo sito più inquinato d'Italia ed è, a Frosinone, una discarica a cielo aperto, con sovraccarico di inquinanti in acque e terreni e perciò in colture e allevamento. È ciò che mangiamo. E cosa fa Zingaretti per rimediare ad un ovvio commissariamento della Raggi e nella totale sfrontatezza, avallata anche dal bieco opportunismo di qualche ossequioso politico ciociaro? Definisce un nuovo impianto di trattamento rifiuti nella zona ASI di Frosinone, già fortemente inquinata, e, più precisamente, nel comune di Patrica. Ma Patrica, per la vicinanza, significa Frosinone, Ferentino, Anagni, Supino, Morolo, Ceccano, Giuliano di Roma, Amaseno, Villa Santo Stefano. Ma gli uffici e le consulenze dorate della Regione conoscono o no la legge suddetta? Perché sempre e solo a Frosinone il duo "Zinga-Raggi" pretende di buttare l'immondizia romana? Ogni giorno, almeno 15 Tir attraversano i Comuni per arrivare a Roccasecca. Ma perché Zingaretti e Raggi non portano i propri figli a giocare e crescere in queste aree sacrificate, dove c'è una puzza vomitevole? Con una riunione del Consiglio dei ministri in data 20 aprile 2020 e per mano della Presidenza del Consiglio si è presa una sconcertante decisione politica e, con una serie di: visto, vista, preso atto, rilevato, considerato, si delibera, con 13 complesse e strane pagine, di revocare la propria deliberazione del 7 marzo 2019. Sostanzialmente, si è ricorso ancora una volta e vergognosamente obbligato l'innalzamento della discarica di Roccasecca a più di 16 metri e mezzo, avallando anche la costruzione del quinto invaso per accogliere la mondezza di Roma. Ed il tutto per emergenza e compiacenza.