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in Italia sono circa 118.000 i malati di sclerosi multipla, molti dei quali presentano un'invalidità grave riconosciuta, tra l'80 e il 100 per cento; i malati di sclerosi multipla con invalidità grave o totale non possono prescindere da un'assistenza continua, non esclusivamente medica, specialistica o infermieristica, per gestire i loro bisogni essenziali e quotidiani; il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, stabilisce gli oneri deducibili per le spese mediche e quelle di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, senza contemplare le spese sostenute per assistenza e cura continua ai malati di sclerosi multipla, che restano quindi ad esclusivo carico delle famiglie, con un peso spesso molto gravoso; questi soggetti sono stati doppiamente colpiti dalla crisi sanitaria e sociale provocata dal coronavirus, poiché a causa della fragilità del loro sistema immunitario hanno dovuto adottare maggiori tutele e dunque si sono acuite le loro esigenze di cura, assistenza e supporto, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano doveroso e urgente individuare misure specifiche intese a sostenere gli oneri necessari a garantire assistenza e cura continua ai malati di sclerosi multipla con invalidità riconosciuta tra l'80 e il 100 per cento, ad oggi ad esclusivo carico dei malati e delle loro famiglie, prevedendo ad esempio la detrazione fiscale nella misura del 100 per cento delle spese affrontate per assistenza e cura o un contributo a copertura totale delle spese sostenute. Atto n. 4-05409 ASTORRE Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell'economia e delle finanze Premesso che: il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) rappresenta un piano di investimenti di circa 200 miliardi di euro che può determinare la ripartenza del nostro Paese e di molti settori messi in seria difficoltà dalla crisi pandemica; tra i settori più colpiti, come è noto, vi è quello del turismo e così ogni comparto ad esso legato; le Autorità di sistema portuale italiane possono basare le loro attività economiche sostanzialmente su 2 rami: quello delle merci e quello crocieristico legato al turismo; i porti che hanno saputo rispondere meglio alla crisi sono quelli che hanno una vocazione commerciale e che, di conseguenza, hanno mantenuto il loro bilancio grazie ad un sistema di import-export il quale, nonostante tutto, non ha mai smesso di funzionare. alcuni porti tra i più importanti come quello di Civitavecchia che hanno basato il loro sistema sul crocieristico hanno registrato un declino economico e lavorativo molto grave; considerato che: a fronte dei circa 200 miliardi di euro del PNRR verranno destinati per i porti 3 miliardi che saranno erogati e messi a disposizione con un decreto apposito; l'Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centro-settentrionale raggruppa i porti di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia, e sostanzialmente qui c'è il porto di Roma capitale. Migliaia di aziende laziali dipendono dal porto di Civitavecchia, il porto di Roma, che mai come adesso ha bisogno di investimenti che non solo lo tengano in piedi, ma che lo rilancino anche con una vocazione commerciale; è di fondamentale importanza inserire tra gli investimenti futuri diversi progetti (alcuni dei quali presentati sia dall'Autorità che dalla Regione Lazio) che mirano proprio a rilanciare il porto di Roma. Tra tutti si inserisce il progetto della darsena energetica grandi masse, un piano di investimenti che, insieme al completamento infrastrutturale della superstrada Orte-Civitavecchia, renderebbe il porto finalmente pronto per il binario commerciale di merci e container , si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi urgente prevedere nel prossimo provvedimento normativo l'inserimento di fondi per investimenti infrastrutturali, così da avere la possibilità di ricalibrare gli investimenti per i porti, in particolare quelli più colpiti dalla crisi, come, per l'appunto, quello di Civitavecchia. Atto n. 4-05410 PARAGONE Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: stando a quanto risulta all'interrogante, dai documenti in possesso dei legali dei familiari delle vittime del COVID-19, una parte dei quali depositati presso il Tribunale civile di Roma e l'altra prossima al deposito in occasione dell'udienza già fissata per l'8 luglio 2021, emergerebbe la palese responsabilità della Presidenza Consiglio dei ministri e del Ministero della salute, oltre che della Regione Lombardia, in ordine ad azioni che l'Italia avrebbe avuto l'obbligo di porre in essere, per la tutela della salute dei cittadini che, invece, non avrebbero trovato applicazione entro i tempi necessari: in primis un piano pandemico adeguato, redatto secondo i dettami della decisione del Parlamento europeo n. 1082/2013, nonché delle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità, a decorrere dall'anno 2010 e, quindi, del regolamento sanitario internazionale come modificato nel 2005, sottoscritto e mai attuato dall'Italia (l'unico RSI recepito risulta ancora del 1982); in secundis l'istituzione della zona rossa nei comuni di Nembro ed Alzano Lombardo, entrambi della provincia di Bergamo, nonostante, a quanto si apprende, il Ministero della salute e la Presidenza del Consiglio dei ministri sarebbero stati a conoscenza di numeri ben più allarmanti di quelli di Codogno, come emergerebbe dalle dichiarazioni del dottor Miozzo risalenti al settembre 2020, dalle e-mail dell'epidemiologo Merler del 28 febbraio 2020, dalla riunione convocata dal Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Conte del 2 marzo 2020 e dai verbali del comitato tecnico scientifico dal 23 febbraio al 9 marzo 2020; in tertiis la creazione di una catena di comando e trasmissione immediata dei dati tra Regioni e Governo in conseguenza della mancata attuazione di un piano pandemico adeguato; quanto esposto sarebbe avvalorato da una serie di documenti fra cui: 1) il report dei ricercatori OMS di Venezia "An unprecedented challenge - Italy's first response to COVID-19", in cui si certificava l'assenza di un piano pandemico aggiornato e la risposta dell'Italia all'emergenza veniva descritta come "improvvisata, caotica e creativa", come confermato dai verbali della task force , del CTS, dal ricorso smodato all'uso dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri per evitare l'esame parlamentare, dalle circolari di gennaio e febbraio 2020; 2) il piano emergenziale segreto redatto frettolosamente il 22 febbraio 2020; 3) le circolari OMS fino al 24 febbraio 2020 anche in ordine alla definizione di "caso positivo" e alle modalità di tracciamento; 4) i verbali del CTS; 5) i questionari di autovalutazione inviati dall'Italia all'OMS e alla UE (risalenti al solo 2017 e non anche al 2014 come sarebbe stato, invece, suo preciso obbligo); 6) le relazioni di analisi sul contenuto della autovalutazioni e sulla corrispondenza delle azioni in campo per rispondere all'emergenza; 7) il regolamento sanitario internazionale come modificato nel 2005, mai tradotto in legge seppur sottoscritto in relazione alle risposte date dall'Italia nelle autovalutazioni inviate;