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Occorre rafforzare la catena alimentare, per migliorare la posizione degli agricoltori, la redditività e la competitività delle loro aziende, aumentando la conoscenza del contributo che le nuove tecnologie meccaniche ed informatiche possono offrire per un'efficace gestione sostenibile delle aziende agricole e la massimizzazione della produzione, nonché il ruolo importante che può svolgere il turismo per la vitalità delle aree rurali e nell'aumentare il valore aggiunto delle produzioni agricole attraverso la promozione dei prodotti locali. Rammento che la riunione in Giappone dei Ministri dell'agricoltura dei Paesi del G20, conclusasi domenica 12 maggio, ha evidenziato la necessità di promuovere l'agricoltura sostenibile attraverso le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, come l'intelligenza artificiale, la robotica e i droni, nonché aumentando la cooperazione tra agricoltori, imprese non agricole e università, intese come centri di ricerca e serbatoio di conoscenza e di giovani, che possono con le loro professionalità migliorare la catena produttiva e le possibilità commerciali del sistema agricolo. Reputo sia importante e indispensabile ragionare su ciò che da tempo si sarebbe dovuto affrontare, cioè la possibilità di superare, e con quali modalità, le criticità presenti nel sistema dell'agroalimentare per evitare che possano riproporsi e in che modo possiamo prevenirle. C'è bisogno di interventi strutturali che, come è emerso in Commissione agricoltura e produzione agroalimentare, possano garantire ai produttori un prezzo remunerativo, la valorizzazione e la qualità del prodotto. Dobbiamo avere una visione articolata del sistema, di quello che è e di quello che potrebbe essere e agire con un approccio di programmazione e di sviluppo nel medio e lungo termine. Diciamo sempre che i beni culturali e ambientali e la nostra tradizione enogastronomica e agroalimentare sono il nostro tesoro, da valorizzare e salvaguardare: il nostro Paese ha molto ed è ciò che ci invidiano tutti gli altri Paesi. Quello che manca, talvolta, nei centri decisionali come il nostro, è una visione di insieme e la predisposizione di interventi strutturali, che sostengano, valorizzandolo, questo sistema in maniera efficace e duratura e che permetta anche ai piccoli produttori di avere i loro spazi. I piccoli produttori possono, con la loro presenza, evitare anche lo spopolamento dei piccoli borghi. Dobbiamo pensare alle produzioni agroalimentari come ad un collante per il Paese, in quanto genera ricchezza per i territori. Ci possono sempre essere delle crisi dovute a improvvise calamità naturali o ambientali, ma le criticità, in assenza di situazioni eccezionali, rappresentano distorsioni, che possono essere previste ed evitate con interventi concertati e condivisi rapidamente dal sistema pubblico e privato. Ci chiediamo anche se le criticità non risolte siano imputabili solamente a scelte poste in essere dai Governi o risiedano in una certa misura anche in un mondo agricolo frazionato, in una miriade di associazioni, che talvolta dimostrano di non condividere le stesse idee e anche gli stessi problemi. Mi domando, cioè, se il sistema dell'agroalimentare abbia anch'esso qualche responsabilità. Se il sistema pubblico può, come soggetto decisionale, creare quelle condizioni che permettono al sistema privato di esprimere le proprie potenzialità, mi chiedo se debba essere sempre il soggetto chiamato a redimere qualsiasi criticità o problema che il privato incontra e che il privato potrebbe risolvere se ben organizzato e strutturato. Talvolta, talune criticità si manifestano per mancanza di analisi e valutazioni preventive. Per tale ragione, reputo che il Governo dovrebbe chiedere alle associazioni agroalimentari di incoraggiare i loro associati all'uso di nuove tecnologie intelligenti per il clima, compresi i software che consentono un accesso più rapido e più facile ai dati meteorologici più recenti per mitigare i danni alle colture a causa di instabilità climatiche. Si apprezza l'attenzione del Governo sulla questione da noi sollevata della fauna selvatica e sulla necessità di istituire un fondo nazionale che vada a coadiuvare i fondi regionali per riuscire a far fronte agli ingenti danni che taluni animali arrecano all'agricoltura. Con riferimento ai danni causati dal maltempo, non sempre le coperture per proteggere l'ortofrutta sono efficaci e spesso le produzioni vengono danneggiate in modo gravissimo. Questo necessita di interventi immediati da parte delle strutture tecniche preposte che devono provvedere alla verifica tempestiva in quanto ritardi possono risultare dannosi ai fini della richiesta dello stato di calamità e del risarcimento dei danni. Servono verifiche accurate, rapide e meno burocrazia. Con riferimento alla xylella e al Piano straordinario per la rigenerazione del settore olivicolo della Puglia, mi chiedo se sarebbe stato possibile prevedere un reimpianto nelle medesime particelle di almeno un numero pari di ulivi che sono stati riconosciuti resistenti al batterio. Come sappiamo, per il Salento e per tutta la Puglia gli ulivi secolari rappresentano il territorio e lo caratterizzano. In quei territori colpiti da xylella, come una nostra collega della Camera ha ricordato, è come se fosse avvenuto un terremoto, un evento disastroso che ha deturpato la storia, la cultura, la tradizione e l'economia di quei posti. Apprezziamo che il Governo abbia dimostrato interesse verso un ordine del giorno che chiede, in sede di redazione del decreto applicativo dell'articolo 6- bis del provvedimento in esame, di valutare l'opportunità di consentire l'accesso ai fondi ivi previsti anche ai frantoi pugliesi che abbiano visto un decremento del fatturato rispetto al valore mediano del corrispondente periodo 2016-2018, a causa della riduzione della produzione generata dal batterio della xylella. Pongo all'Assemblea e al Governo un aspetto di criticità che valuto importante per il futuro dell'agroalimentare e che auspico il Governo affronti quanto prima, nuovamente, a fronte di ulteriori dati già acquisibili. Mi riferisco all'occupazione giovanile e al ricambio generazionale, temi fondamentali dell'attuale nonché della futura politica agricola comunitaria, che riguardano la formazione di capitale umano, la consulenza e il trasferimento di innovazione. Malgrado l'intenzione di aiutare i giovani, pare vi siano ostacoli che frenano l'ingresso dei giovani nella costruzione di un'impresa agricola: gli elevati prezzi della terra, i costi iniziali di impianto, la forte selettività delle politiche esistenti, una legislazione e una burocrazia ancora troppo complesse e lunghe come tempistica. Penso, per il passato, ad esempio, ai tempi di emanazione dei decreti attuativi. Per sostenere il nostro futuro è da valutare, quindi, l'opportunità di ampliare - anche attraverso lo strumento dell'indagine conoscitiva - il ventaglio di misure di settore utilizzabili nel pacchetto a favore dei giovani, e di conoscere se le misure e gli incentivi fiscali disponibili risultino realmente efficaci. Molti giovani sono attratti dall'agricoltura, anche come stile di vita. (Richiami del Presidente) . Presidente, posso chiedere di lasciare agli atti il testo integrale del mio intervento? PRESIDENTE.Certamente, senatore Serafini. La Presidenza la autorizza in tal senso. SERAFINI (FI-BP) .