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l'incessante riduzione delle filiali delle banche, da una parte, una rete capillare di Poste Italiane dall'altra, hanno spinto non a caso l'ABI a monitorare l'evoluzione di quest'ultima, in particolare attraverso le tabaccherie (attualmente 5.700 su un potenziale di 48.000). Infatti, più volte l'ABI ha auspicato la necessità di un nuovo quadro normativo che assicuri una competizione alla pari tra le banche e gli altri soggetti che fanno attività bancaria, come appunto Poste Italiane con i servizi Bancoposta; considerato che: Poste Italiane, per la prima volta nella sua storia, ha deciso in maniera del tutto autonoma di chiudere circa 250 uffici postali in alcune grandi città (tra queste Milano, Bari, Messina), nelle date del 28 dicembre 2019 e del 4 gennaio 2020, con la motivazione che in quei giorni si prevedeva una frequentazione ridotta, impedendo di fatto il servizio agli utenti; l'attuale normativa non prevede che si possa in modo autonomo interrompere il servizio universale. Solo le istituzioni deputate a vigilare (il Ministero dello sviluppo economico e l'AGCOM) possono autorizzare la chiusura anche di un solo ufficio postale, per cause di forza maggiore. Se confermata, la decisione unilaterale di Poste Italiane, potrebbe configurare, ad avviso dell'interrogante, una interruzione di pubblico servizio; è evidente che la decisione di Poste Italiane, qualora non opportunamente censurata dalle istituzioni competenti, costituirebbe un pericoloso precedente, consentendo alla società di decidere in assoluta autonomia la chiusura degli uffici postali soltanto in base al presupposto che vi sia una frequentazione ridotta, escludendo dal servizio anche pochi utenti, ai quali andrebbe comunque garantito il servizio; quanto successo potrebbe persino spingere Poste Italiane a sostituire parte della rete degli uffici postali con la rete di "Punto Poste" e con la rete degli "Affrancaposta", con la conseguenza non solo di ridurre notevolmente il numero degli uffici postali, ma anche il relativo numero di dipendenti addetti, esternalizzando di fatto parte dei servizi postali presso le tabaccherie e i piccoli negozi, e continuando in qualche modo a presidiare il territorio, ma con costi notevolmente ridotti; risulta, inoltre, che l'azienda vorrebbe avviare, sempre in un'ottica di riduzione di costi, un percorso per eliminare il servizio pomeridiano in alcuni uffici postali, giustificando tale decisione con una presunta maggiore "efficacia del servizio" e una "massimizzazione del matching tra domanda ed offerta", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti; se il Ministro dello sviluppo economico non ritenga che il comportamento posto in essere da Poste Italiane, debba essere considerato come un'aperta violazione dei principi sottesi al contratto di programma, oltre che una violazione della normativa vigente e, in particolare, dell'art. 3, commi 1, 5, lettera b) e comma 8, lettere a) e d) del decreto legislativo n. 261 del 1999; se il Ministro dello sviluppo economico non ritenga di dover avviare un'indagine sui fatti esposti, che sono in chiaro contrasto con i bisogni della cittadinanza, nonché informare i cittadini sulla posizione assunta in merito dall'Autorità vigilante AGCOM; se il Governo non ritenga di dover sollecitare un intervento dell'Autorità Garante della Concorrenza del Mercato in merito alla posizione di dominanza nella raccolta postale della corrispondenza, assunta da Poste Italiane negli ultimi due anni; se non ritenga, alla luce di quanto descritto, di dover avviare la sostituzione degli attuali vertici di Poste Italiane, anche in considerazione della naturale scadenza dell'incarico dell'amministratore delegato, prevista nel corso del primo semestre 2020. Atto n. 4-03144 LANNUTTI PESCO MORRA CASTELLONE TONINELLI ORTIS NATURALE BOTTO MOLLAME CORRADO VANIN PAVANELLI LOMUTI PRESUTTO PELLEGRINI Marco ABATE LICHERI RICCIARDI TRENTACOSTE GALLICCHIO LANZI GIARRUSSO MATRISCIANO ACCOTO GUIDOLIN Ai Ministri della salute, dello sviluppo economico e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: lunedì 6 aprile 2020 su RAI Tre è andata in onda una puntata della trasmissione "Report" sull'emergenza Coronavirus, dal titolo "La zona grigia"; le telecamere del programma sono andate a Bergamo, la provincia con il più alto numero di morti e di contagiati in Italia. In particolare, il programma ha ricostruito, con testimonianze inedite, quello che è successo a Nembro, Alzano Lombardo e nella stessa Bergamo, dove, ipotizza la trasmissione, a influire su scelte sbagliate, di cui si paga ancora oggi il prezzo in termini di vite umane, sarebbero stati gli errori della politica regionale e la pressione esercitata dagli industriali, che si sono opposti, fino a quando hanno potuto, alla dichiarazione di "zona rossa" per la Val Seriana, per poter continuare la produzione negli stabilimenti di una delle aree più industrializzate del Paese. Dati ufficiosi, basati sulle statistiche ufficiali dei decessi dei Comuni della provincia, parlano di quasi 5.000 morti; nel programma si evidenzia che il 28 febbraio scorso 2020, Confindustria Bergamo, ha invitato i propri iscritti a utilizzare i propri canali social per infondere ottimismo, all'insegna dell' hashtag "Yeswework", per tranquillizzare gli investitori stranieri. Non solo, ha diffuso un video che mostra ottimismo, benché la situazione sanitaria sia già precipitata, e ha diffuso il video "Bergamo is running"; nel servizio viene mostrato che quello stesso 28 febbraio il presidente locale di Confindustria, Marco Bonometti, intervistato per radio su un canale RAI, dice che «la gente può tornare a vivere come prima». A smentire le parole, però, è stato purtroppo il numero dei contagi, passati in una settimana dai primi 2 registrati ad Alzano Lombardo, a 220. Oggi, nella provincia di Bergamo, i positivi sono quasi diecimila, tanto che gli stessi industriali hanno finalmente ammesso che «quel video è stato un errore»; l'ospedale "Pesenti Fenaroli" di Alzano Lombardo è stato chiuso alle 15.30 del 23 febbraio a causa di due casi scoperti di COVID-19. Alle 18, però, la struttura è stata completamente riaperta, anche al pubblico, senza che fosse stata nemmeno sanificata. E nei giorni seguenti l'ospedale ha continuato a restare aperto, e il personale sanitario al suo interno a girare senza mascherine e senza aver fatto nessun esame per accertarne l'eventuale positività; "Report" ha, poi, rivelato che una paziente positiva al Coronavirus, anziché essere prontamente isolata, è stata mandata in reparto. A raccontare la storia il figlio della signora deceduta, Francesco Zambonelli, che al programma di RAI Tre ha raccontato: «Mia madre si era recata in ospedale per uno scompenso cardiaco, ma durante gli altri ricoveri non aveva mai avuto febbre, invece questa volta ha avuto anche crisi respiratoria e dopo due giorni di agonia è morta». Sempre l'infermiere del pronto soccorso di Alzano: «Ci sono stati così pazienti che sono stati gestiti senza la consapevolezza di quello che stava succedendo».