[pronunce]

4.- Quanto alla rilevanza della questione, il rimettente osserva che, sulla base del tenore letterale della disposizione, il gravame dovrebbe essere rigettato essendosi prolungata l'assenza del ricorrente dal servizio oltre il semestre, mentre dall'accertamento della illegittimità costituzionale della disposizione scrutinata per eccesso di delega deriverebbe l'esito favorevole del gravame, con l'annullamento dei provvedimenti impugnati. 5.- In punto di non manifesta infondatezza, il rimettente rileva che la legge di delega n. 57 del 2016 - dopo aver disposto, al comma 1 dell'art. 1 (rubricato «Contenuto della delega»), che «[i]l Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge con l'osservanza dei principi e dei criteri direttivi di cui all'articolo 2, uno o più decreti legislativi diretti a: [...] i) regolamentare i casi di decadenza dall'incarico, revoca e dispensa dal servizio», al comma 10, lettera a) del successivo art. 2 (Principi e criteri direttivi) - nel fissare i principi e i criteri direttivi cui il legislatore delegato si sarebbe dovuto attenere, stabilisce che «a tutti i magistrati onorari si applichi la disciplina della decadenza e della dispensa dal servizio, prevista dall'articolo 9 della legge 21 novembre 1991, n. 374 e successive modificazioni», disposizione che, a sua volta, al comma 2, recita, come precisato: «[i]l giudice di pace è dispensato, su sua domanda o d'ufficio, per infermità che impedisce in modo definitivo l'esercizio delle funzioni o per altri impedimenti di durata superiore a sei mesi». 5.1.- Il giudice a quo, nel raffronto tra il tenore letterale delle due disposizioni, apprezza pertanto l'esistenza di un contrasto tra il criterio di delega e l'applicazione di esso nel decreto delegato. Espone il rimettente che la legge n. 57 del 2016 definisce con precisione il contenuto del potere legislativo delegato attraverso il «rinvio automatico e globale» all'art. 9 della legge n. 374 del 1991, vincolando, in tal modo, l'esercizio della delega alla previsione dell'applicazione a tutti i magistrati onorari di tale disciplina, secondo la quale l'infermità è causa di dispensa in quanto impedisca «in modo definitivo» l'esercizio delle funzioni, mentre la durata massima semestrale è stabilita solo per gli «altri impedimenti», diversi dall'infermità. Il decreto delegato ha invece previsto la dispensa per qualsiasi impedimento che si protragga oltre sei mesi, senza riportare la più favorevole regolamentazione prevista dalla legge n. 374 del 1991 per le infermità e senza effettuare alcuna distinzione tra i vari tipi di impedimento. 5.2.- La delega sarebbe stata quindi esercitata in termini diversi da quelli stabiliti, incidendo sul migliore trattamento previsto nella legge n. 57 del 2016 per la malattia, senza che il Governo nella relazione illustrativa di presentazione del decreto legislativo al Parlamento e al CSM - nell'affermare che la disposizione sulla dispensa per malattia mutuava la disciplina prevista dall'art. 9 della legge n. 374 del 1991 per i giudici di pace - avesse offerto chiarimento alcuno in ordine alla diversa opzione adottata. 6.- Con atto depositato il 28 novembre 2022, è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto dichiararsi la questione inammissibile o non fondata. 6.1.- Sotto il primo profilo, per la difesa erariale la questione è motivata in modo generico e comunque insufficiente in riferimento al parametro violato ed all'evocato petitum di illegittimità costituzionale. Il giudice a quo non avrebbe spiegato, in modo chiaro e preciso, quali siano le ragioni del contrasto con l'art. 76 Cost. e quali le invocate modifiche della norma oggetto di dubbio. 6.2.- La questione sarebbe inoltre priva di rilevanza, non essendo corretta l'interpretazione fornita dal rimettente del criterio della legge delega. Ad avviso dell'interveniente, l'art. 9 della legge n. 374 del 1991 andrebbe inteso, infatti, «nel senso che il termine di sei mesi (c.d. periodo di comporto) [sia] elemento costitutivo della fattispecie della dispensa solo nell'ipotesi in cui non vi sia una infermità che impedisca in via definitiva l'esercizio delle funzioni». Pertanto, se la definitività dell'impedimento, quanto al profilo medico-sanitario, rende inutile l'attesa del termine di sei mesi ai fini della dispensabilità di colui che risulti inabile al servizio, per ogni altro impedimento tendenzialmente non definitivo, compresa l'infermità, invece, il legislatore richiederebbe che l'impossibilità di prestare servizio si protragga per oltre sei mesi. Il pronome «altri» utilizzato nell'ordito della norma in connessione agli impedimenti sarebbe indicativo di una diversità rispetto al criterio della definitività dell'impedimento e non rispetto alla sua natura. 6.3.- La questione sarebbe comunque non fondata, rappresentando la norma oggetto di dubbio una più favorevole disciplina, diretta a fissare per tutti i tipi di impedimento, e quindi anche in caso di infermità definitiva, il termine semestrale prima non previsto. 7.- Con atto depositato il 10 novembre 2022, si è costituito, in proprio, C. I. che, dedotte l'ammissibilità e la fondatezza della questione, ha concluso per la declaratoria di illegittimità costituzionale, in riferimento all'art. 76 Cost., dell'art. 21, comma 2, del d.lgs. n. 116 del 2017 per contrasto con il criterio di delega stabilito dall'art. 2, comma 10, lettera a) , della legge n. 57 del 2016, là dove rinvia all'art. 9 della legge n. 374 del 1991. 7.1.- In punto di rilevanza, deduce la parte che la normativa censurata è stata applicata al ricorrente - magistrato onorario dispensato dal servizio in seguito ad un'assenza superiore a sei mesi - come previsto dal decreto delegato, in via generale e per ogni impedimento, senza alcuna indagine sul carattere definitivo, o meno, dell'incidenza della patologia riscontrata sull'esercizio delle funzioni. Il criterio fissato nella legge delega avrebbe invece comportato un trattamento di maggior favore della fattispecie, in quanto la dispensa avrebbe dovuto essere adottata solo ove l'infermità fosse stata impeditiva, in modo definitivo, dell'esercizio delle funzioni, presupposto, in concreto, non esistente e, comunque, in nessun modo accertato.