[pronunce]

b) che il decreto-legge impugnato non avrebbe fatto altro che riportare i poteri organizzativi e di coordinamento facenti capo al Presidente del Consiglio dei ministri (come affermato da questa Corte nella sentenza n. 418 del 1992) sullo stesso piano della responsabilità corrispondente, eliminando una situazione che avrebbe potuto far sorgere dubbi di legittimità costituzionale; c) che il rispetto dell'esigenza di leale collaborazione andrebbe valutata nell'ambito del procedimento attraverso il quale lo Stato e la Regione esercitano le attribuzioni rispettive, mentre non porrebbe vincoli ai poteri di organizzazione di cui ciascuno dei soggetti è titolare; d) che, dunque, il principio di leale collaborazione non sarebbe leso, in quanto, operando esso in sede di esercizio e non di organizzazione, le Regioni avrebbero solo l'interesse ad essere coinvolte quando lo Stato esercita i suoi poteri di coordinamento attraverso l'organo che ha ritenuto opportuno investire, mentre non avrebbero nessun interesse costituzionalmente garantito a che il loro coinvolgimento sia realizzato mantenendo operanti figure organizzative statali, destinate all'esercizio di attribuzioni anche esse statali; e) che la ricorrente non sarebbe legittimata ad evocare l'art. 76 Cost., non essendovi alcun suo interesse da tutelare (e comunque, l'Avvocatura sottolinea che il decreto-legge è stato portato all'esame della Conferenza unificata, che nella seduta dell'11 ottobre 2001 ha espresso parere favorevole con la richiesta di alcune modifiche accettate dal Governo). 2.1. - Con due ricorsi, entrambi notificati il 10 ottobre 2001 e depositati nella cancelleria di questa Corte il successivo 18 ottobre, le Regioni Emilia-Romagna ed Umbria, con identiche motivazioni, hanno impugnato in via principale il decreto-legge n. 343 del 2001, nella parte in cui sopprime l'Agenzia di protezione civile, trasferendone le funzioni agli apparati governativi, nonché nella parte in cui tiene ferme le attribuzioni di cui al decreto legislativo 12 marzo 1948, n. 804 (Norme di attuazione per il ripristino del Corpo forestale dello Stato) - con riferimento in particolare alle disposizioni dell'art. 1, comma 1, lettera e) e lettera f) e degli artt. 4, 5 e 7 - per violazione degli artt. 5, 95, 117 e 118 della Costituzione, del principio di leale collaborazione fra Stato e Regioni, dell'art. 2, commi 4 e 5, del d.lgs. n. 281 del 1997 e dell'art. 77 della Costituzione. Premessa, con considerazioni analoghe a quelle formulate dalla Regione Toscana, la “trasversalità” della materia protezione civile nell'ambito delle competenze di cui all'art. 117 Cost., le ricorrenti sottolineano che, con l'istituzione dell'Agenzia di protezione civile, si erano intesi perseguire gli obiettivi della unificazione della gestione di funzioni svolte da diversi apparati statali, nonché dell'assicurazione dell'autonomia tecnica della gestione di tali funzioni rispetto agli apparati ministeriali e del coinvolgimento delle Regioni, attraverso un modello condiviso di amministrazione “centrale”, ma non esclusivamente statale, imperniato su uno strumento tecnico costituente al tempo stesso una sede di cooperazione tra le diverse istituzioni territoriali protagoniste del sistema di protezione civile. Il decreto-legge impugnato avrebbe, invece, sconvolto tale assetto, riattribuendo agli apparati puramente statali le funzioni già assegnate all'Agenzia, così travolgendo il carattere “comune” dello strumento organizzativo e i meccanismi di collaborazione tra Stato e Regioni. Sulla base di tali premesse, le Regioni ricorrenti lamentano la violazione: a) degli artt. 5, 117 e 118 Cost., del principio di leale collaborazione e dell'art. 2, commi 4 e 5, del d.lgs. n. 281 del 1997, stante l'emanazione del decreto-legge senza loro preventiva consultazione in sede di Conferenza Stato-Regioni, e senza neppure la dichiarazione delle specifiche ragioni di urgenza giustificative di tale omissione; b) degli artt. 5, 95, 117 e 118 Cost. e del principio di leale collaborazione, in ragione della soppressione degli strumenti di partecipazione regionale alle funzioni centrali previsti dal d.lgs. n. 300 del 1999, non sostituiti da altri equivalenti. Più specificamente, poi, l'art. 5 del decreto-legge impugnato sarebbe illegittimo - in riferimento agli artt. 95, 117 e 118 Cost. - anche là dove attribuisce al solo Presidente del Consiglio dei ministri poteri di coordinamento in materia di protezione civile (già facenti capo all'Agenzia), così sottraendo una funzione di indirizzo (anche) delle Regioni alla sede costituzionalmente necessaria, cioè al Consiglio dei ministri. Illegittimo sarebbe anche il successivo art. 7, in base al quale “nelle materie oggetto del presente decreto restano ferme le attribuzioni di cui al decreto legislativo 12 marzo 1948, n. 804” (che disciplina, come detto, il Corpo forestale dello Stato), giacché lo Stato in tal modo si riapproprierebbe unilateralmente di funzioni già trasferite alle Regioni con i decreti legislativi 4 giugno 1997, n. 143 (Conferimento alle regioni delle funzioni amministrative in materia di agricoltura e pesca e riorganizzazione dell'Amministrazione centrale) e 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59), in violazione, quanto al metodo, del principio di leale collaborazione e, nella sostanza, degli artt. 5 e 118 della Costituzione. Infine, secondo le ricorrenti, l'intero decreto-legge impugnato sarebbe illegittimo per violazione degli artt. 77, 117 e 118 Cost., per essere stato assunto al di fuori dei necessari presupposti giustificativi costituzionali. 2.2. - Anche in tali giudizi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per il rigetto dei ricorsi, sulla base di considerazioni sostanzialmente identiche a quelle svolte rispetto alla impugnazione proposta dalla Regione Toscana. 3.1. - Con ricorso notificato il 9 gennaio 2002 e depositato nella cancelleria di questa Corte il successivo 16 gennaio, la Provincia autonoma di Trento ha impugnato in via principale, nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, l'art. 5, commi 1, 2, e 5 e, «in via cautelativa e ipotetica», anche i commi 3-ter, 4, 4-bis, e 4-ter dello stesso art. 5 del decreto-legge n. 343 del 2001, come risultanti dalla legge 9 novembre 2001, n. 401 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, recante disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile), per violazione: