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con la comunicazione della Commissione europea del 12 febbraio 2021 C(2021) 1054 definitiva vengono forniti gli "Orientamenti tecnici sull'applicazione del principio non arrecare un danno significativo", a norma del regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza, il quale stabilisce che "le misure di produzione di energia elettrica e/o di calore a partire da combustibili fossili, e le relative infrastrutture di trasmissione/trasporto e distribuzione, in generale non si dovrebbero considerare conformi al principio DNSH ai fini dell'RRF, data l'esistenza di alternative a basse emissioni di carbonio". Il principio DNSH ( do not significant harm , ovvero "non arrecare un danno significativo"), dunque, prevede che gli interventi previsti dai PNRR nazionali degli Stati non arrechino nessun danno significativo all'ambiente. Tale principio è fondamentale per accedere ai finanziamenti del RRF ( recovery and resilience facility ); dal punto di vista ambientale, risulta inoltre evidente il controsenso di introdurre all'interno della tassonomia della finanza sostenibile anche la produzione di energia tramite l'utilizzo di gas da fonti fossili, che deve sottostare al principio "chi inquina paga", ai sensi dell'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e della direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, e la produzione di energia nucleare, in considerazione della conseguente creazione di combustibile nucleare esaurito e di rifiuti radioattivi dall'elevato potenziale inquinante, che necessitano di stoccaggio in impianti specializzati, dato il loro elevato potere inquinante; l'atto delegato complementare sul nucleare e sul gas ha già suscitato forti reazioni e critiche da parte di esponenti politici, associazioni, scienziati e tecnici, che considerano le proposte avanzate dalla Commissione in contraddizione rispetto alle azioni dell'Unione europea già intraprese per concretizzare la transizione ecologica, oltre che controproducenti rispetto al raggiungimento degli obiettivi clima e energia in ambito internazionale; alcuni Stati membri, tra i quali l'Austria e il Lussemburgo, si sono già esposti pubblicamente dichiarando di essere pronti a contestare tale decisione davanti alla Corte di giustizia europea; considerato inoltre che: il sistema produttivo italiano risulta fortemente in crisi a causa del persistere dell'enorme incremento dei costi di generazione dell'energia, con conseguenze economiche molto preoccupanti, sia dal lato dell'inflazione sia per il pericolo di un rallentamento, se non addirittura interruzione, della ripresa. Le cause intrinseche di questo aumento derivano dalla struttura del sistema energetico europeo, fortemente dipendente dal gas, e l'Unione europea, pur disponendo di un sistema di infrastrutture diversificato, non ha potuto sottrarsi alle dinamiche globali, non dominabili, degli aumenti di prezzo; il forte aumento riguarda tutti gli Stati, anche quelli più nuclearisti, legati comunque alle stesse regole di formazione dei prezzi sui mercati internazionali, tanto da rendere palesemente antieconomica qualsiasi ipotesi di riapertura al nucleare; nella comunicazione della Commissione europea del 13 ottobre 2021, COM (2021) 660 final , "Risposta all'aumento dei prezzi dell'energia: un pacchetto di misure d'intervento e di sostegno", viene indicato chiaramente che "la transizione verso l'energia pulita è la migliore assicurazione contro le crisi dei prezzi come quella che l'UE si trova ad affrontare oggi. È ora di premere l'acceleratore"; perseguire velocemente la transizione verso le energie pulite è essenziale anche per il nostro Paese al fine di conseguire l'autonomia energetica e la riduzione dei costi energetici, impegna il Governo ad attivarsi e a sostenere in sede europea l'opposizione all'atto delegato complementare sul nucleare e sul gas naturale, al fine di escludere che le attività nel settore del gas naturale e dell'energia nucleare dalle attività economiche possano essere considerate sostenibili e, in quanto tali, finanziabili nell'ambito della cosiddetta tassonomia verde. Atto n. 1-00448 ROMEO CANDIANI CALDEROLI AUGUSSORI TOSATO PIROVANO GRASSI RICCARDI FREGOLENT ALESSANDRINI ARRIGONI BAGNAI BERGESIO BONGIORNO BORGHESI BOSSI Simone BRIZIARELLI BRUZZONE CAMPARI CANDURA CANTU' CASOLATI CORTI DE VECCHIS DORIA FAGGI FERRERO FUSCO IWOBI LUCIDI LUNESU MARIN MARTI MINASI MOLLAME MONTANI OSTELLARI PAZZAGLINI PELLEGRINI Emanuele PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PISANI Pietro PITTONI PIZZOL RIPAMONTI RIVOLTA RUFA SAPONARA SIRI SUDANO TESTOR URRARO VALLARDI VESCOVI ZULIANI - Il Senato, premesso che: la rigenerazione urbana rappresenta la vera grande sfida per lo sviluppo ecosostenibile di tutto il territorio nazionale, in special modo per i piccoli e piccolissimi centri storici e borghi del nostro Paese; nel quadro generale del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il recupero e la rigenerazione di edifici e territori urbani, con particolare attenzione a periferie e aree interne del territorio italiano, vengono qualificati come obiettivi principali all'interno della missione 5, "Inclusione e coesione", componente 2 "Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore", investimento 2.1 "Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale", al fine di supportare l'inclusione soprattutto giovanile, nonché favorire la riduzione del degrado sociale e ambientale; tra gli interventi disposti negli ultimi anni in tema di riqualificazione urbana, si evidenzia che l'articolo 1, commi 42 e 43, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, ha previsto, per gli anni dal 2021 al 2034, l'assegnazione (per complessivi 8,5 miliardi di euro) di contributi ai Comuni per investimenti in progetti di rigenerazione urbana volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale ed ambientale; in data 21 gennaio 2021, è stato emanato, in attuazione della citata normativa primaria, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con il quale sono stati fissati i criteri per assegnare le menzionate risorse prioritariamente ai Comuni che presentano nel proprio territorio una maggiore densità demografica caratterizzata da condizioni di vulnerabilità sociale e materiale (in base all'indice di vulnerabilità sociale e materiale, IVSM, calcolato dall'ISTAT) con conseguente più elevata manifestazione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, individuando quali destinatari delle medesime i Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti; come previsto dalla citata legge n. 160 del 2019, con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze e del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, il 30 dicembre 2021, sono stati individuati i Comuni beneficiari delle risorse da destinare ad investimenti in progetti di rigenerazione urbana che, confluiti nell'ambito del PNRR, per gli anni 2021-2026 ammontano complessivamente a 3,4 miliardi di euro;