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Ebbene questa mozione, a prima firma della collega De Petris, chiede di celebrare in maniera forte i centocinquant'anni della proclamazione di Roma Capitale. Certo, in questo anno non abbiamo potuto farlo come Roma e l'Italia avrebbero meritato e come è stato fatto per altri eventi, tra i quali, ad esempio, quello ricordato nella mozione, del 2018, in occasione dell'anniversario della vittoria nella Prima guerra mondiale, con un evento finale al quale ha partecipato il Presidente della Repubblica. A questo proposito, ancora una volta mi piace ricordare l'impegno nel comitato per gli anniversari di interesse nazionale del senatore Marini, che purtroppo abbiamo perso da poco a causa del Covid-19 e che è stato autorevole presidente di questo Senato. Il 150° anniversario della proclamazione di Roma Capitale va oltre le sue celebrazioni, naturalmente, e ci induce a ripartire dall'epidemia, per ragionare su come la nostra bella capitale sia città di solidarietà e di inclusione e come dobbiamo aiutarla a svolgere questo ruolo. Ricordare i centocinquant'anni significa compiere una grande operazione culturale ed educativa, come la mozione chiede, con il coinvolgimento di centri studi, università pubbliche e private, associazioni culturali, terzo settore, sindacato, mezzi di comunicazione, aggiungendo adesso, su impulso della ministra Dadone, come ricordavo prima, giovani e associazioni giovanili. Ma richiede anche un impegno straordinario per la riduzione dell'inquinamento e la realizzazione di un programma di opere pubbliche e di riqualificazione del tessuto urbano. Abbiamo le risorse del recovery e anche su questo dobbiamo impegnarci per la nostra capitale. Questa discussione naturalmente intreccia - lo diceva molto bene la collega De Petris - inevitabilmente la questione del rafforzamento del ruolo, delle funzioni e del finanziamento della nostra capitale. All'altro ramo del Parlamento sono in corso le audizioni per l' iter di proposte di legge di intervento nella nostra Costituzione per ampliare il ruolo di Roma Capitale. Riteniamo che questo sia il momento. C'è un osservatorio - anche questo lo si ricordava - in cui sono presenti tutte le forze politiche per rilanciare il ruolo e le funzioni di Roma Capitale. È, dunque, questo il momento. Rendiamo la nostra capitale il simbolo del riscatto dell'umanità intera per l'infinitezza del senza confini che Roma rappresenta nel post -pandemia. Per queste ragioni, il Gruppo Italia Viva-P.S.I. voterà convintamente a favore della mozione su Roma Capitale in discussione oggi. (Applausi) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, Governo, Ministri, oggi discutiamo la mozione su Roma Capitale, che risale ad agosto 2020 e che è gemella di un'omologa mozione presentata alla Camera. Entrambe sono uno dei frutti e degli intenti trasversali, come è stato ricordato, del lavoro dell'Osservatorio parlamentare per Roma. L'oggetto è la ricorrenza dei centocinquant'anni dalla proclamazione di Roma a capitale. La data di riferimento è quella del 3 febbraio 1871, data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia della legge n. 33, appunto del 3 febbraio 1871, che trasferiva la capitale da Firenze a Roma. Il 3 febbraio scorso, complice la pandemia e le note ristrettezze, le celebrazioni sono state ridotte e la ricorrenza è passata quasi inosservata, ma abbiamo ancora tempo per recuperare. Il punto non è solo questo, come ricordava anche la collega De Petris. Non è solo una questione di celebrazioni, peraltro dovute, ma anche di sostanza e cercherò di spiegarlo. Potrei impiegare interamente i dieci minuti a mia disposizione per elencare il quadro normativo. Non lo farò, ma darò dei riferimenti che contestualizzano la vexata quaestio di Roma Capitale. Come non ricordare alle origini la legge per Roma Capitale n. 396 del 1990 di Craxi e Andreotti, con relativi stanziamenti, definanziati purtroppo nel 2012. Mi piace sottolineare che Roma Capitale entra nella Costituzione con la legge costituzionale n. 3 del 2001, che modifica il comma 3 dell'articolo 114 della nostra Costituzione con la definizione: «Roma è la capitale della Repubblica». Seguono altri interventi legislativi nel 2009 e nel 2010 in attuazione del federalismo fiscale, il decreto legislativo del 2011 per funzioni e valorizzazioni e il già citato ridimensionamento del decreto legislativo del 2012 e poi, purtroppo, la mannaia della legge finanziaria 2015. Potrei continuare - ma non lo farò - perché sono praticamente più di trent'anni che parliamo di questo. Torniamo, però, ad oggi. La data del 3 febbraio 2021, che segna i centocinquant'anni dalla proclamazione di Roma Capitale, non è stata adeguatamente celebrata finora. Questo è il senso propositivo e l'intento della mozione che Fratelli d'Italia ha sottoscritto alla Camera e al Senato e che quindi - anticipo - convintamente voterà. Lasciateci, però, sottolineare talune cose. Non è stata solo la pandemia a contribuire a questa distrazione istituzionale verso Roma e la ricorrenza in oggetto. Infatti, non si era predisposto il calendario degli eventi a partire dalla data del 20 Settembre 2020, cioè l'anniversario della Breccia di Porta Pia, fino al citato 3 febbraio, mentre il 50° anniversario dell'unione di Roma all'Italia nel secolo scorso fu ampiamente celebrato con iniziative istituzionali. Lo stesso dicasi per la ricorrenza dei cento anni dalla proclamazione di Roma Capitale, celebrata come completamento dell'unità d'Italia e come chiusura dell'epopea risorgimentale. Invece i centocinquant'anni sono stati trascurati. Mi piace ricordare un bel francobollo celebrativo di Poste italiane e qualche iniziativa quel giorno; però poca roba. Ma qual è il vulnus , al di là del 3 febbraio scorso? Il vulnus è più profondo, cari colleghi, ed è l'attribuzione a Roma Capitale di poteri speciali, cui devono o dovrebbero corrispondere fondi speciali. Questa è peraltro la storica posizione di Fratelli d'Italia, che siamo contenti abbia visto anche la convergenza di altre forze politiche, come dimostra l'approvazione dell'ordine del giorno alla Camera a firma degli onorevoli Meloni e Rampelli nel febbraio scorso, ma anche l'assemblea capitolina del 24 febbraio scorso dedicata a maggiori fondi e poteri per Roma Capitale, con un consenso trasversale. Mi riferisco alla richiesta di poteri speciali per la città di Roma, come avviene per le altre capitali europee: Parigi, Berlino, ma anche Londra pre e post Brexit. Qual è il punto, cari colleghi? La piena attuazione della riforma in materia di poteri, risorse e funzioni di Roma Capitale. È evidente a tutti che non sono bastati gli importanti dispositivi introdotti nella Costituzione, né la legge ordinaria sui poteri e le competenze speciali, perché sono rimasti senza conseguenze concrete e perché la legge ordinaria è rimasta senza i decreti attuativi.