[pronunce]

che la Regione osserva come la non irragionevolezza della norma concernente la penale sarebbe vieppiù confermata dalla circostanza che essa non troverebbe applicazione quando il mancato pagamento del canone dipenda da ragioni, indicate all'art. 30, comma 4, legge reg. Toscana n. 2 del 2019, che rendono la penale non dovuta; che la difesa della Regione sottolinea, infine, la non irragionevolezza della previsione che contempla la solidarietà passiva estesa all'intero nucleo familiare, poiché l'art. 9 della legge reg. Toscana n. 2 del 2019 disporrebbe che la domanda di partecipazione al bando di concorso per l'assegnazione dell'alloggio debba essere presentata dal soggetto richiedente relativamente all'intero nucleo familiare, purché ogni membro risulti titolare del diritto di assegnazione. Considerato che, con ordinanza del 7 febbraio 2023, il Tribunale ordinario di Siena, sezione unica, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 30, commi 1 e 2, della legge reg. Toscana n. 2 del 2019, per violazione degli artt. 3, 41, 42, 47 e 117, commi terzo e quarto, Cost.; che la prima disposizione censurata (art. 30, comma 1) prevede che «[i]l ritardato pagamento del canone di locazione e delle spese accessorie dopo trenta giorni dalla scadenza del termine prescritto per il pagamento comporta l'applicazione di una penale in misura pari all'1,5 per cento dell'importo complessivo, relativo al canone di locazione e alle spese accessorie, dovuto per ogni mese di ritardo del pagamento, senza necessità di preventiva messa in mora. Sul ritardato pagamento del canone di locazione e delle spese accessorie si applica altresì l'interesse annuo nella misura legale»; che la seconda previsione censurata (contenuta nell'art. 30, comma 2) dispone che «[i] componenti del nucleo familiare sono obbligati in solido con l'assegnatario ai fini di quanto dovuto per la conduzione dell'alloggio assegnato»; che, a detta del giudice rimettente, la violazione degli artt. 3 e 117, commi terzo e quarto, Cost. dipenderebbe dalla posizione «differente e privilegiata» nella quale ambedue le citate norme porrebbero il locatore di immobili di edilizia residenziale pubblica «rispetto a tutti i locatori (privati cittadini e società commerciali proprietari di immobili concessi in locazione)»; che il Tribunale rimettente, nel ritenere che le due norme censurate comportino a favore del locatore ERP un potere «superiore, illegittimo, e privilegiato rispetto a tutti gli altri locatori», ravvisa altresì una lesione degli artt. 41, 42 e 47 Cost.; che, infine, nell'ordinanza è evocata l'autonoma violazione dei parametri di cui all'art. 117, commi terzo e quarto, Cost., in quanto i commi 1 e 2 dell'art. 30 della legge reg. Toscana n. 2 del 2019 inciderebbero su «principi fondamentali del nostro ordinamento»; che il giudice a quo ha omesso di descrivere compiutamente la fattispecie concreta sottoposta al suo giudizio e si è limitato ad affermare la sussistenza di un credito vantato dalla parte opposta, fondato sulla legge reg. Toscana n. 2 del 2019, senza chiarire se tale legge trovi applicazione nella sua originaria formulazione, o in quella novellata con la legge della Regione Toscana 6 luglio 2020, n. 51 (Legge di manutenzione dell'ordinamento regionale 2019) e, soprattutto, se debbano essere applicate nel giudizio a quo le due norme censurate; che, infatti, non viene fornita alcuna informazione circa la sussistenza di un ritardo nell'adempimento da parte del conduttore, né viene chiarito se tale ritardo sia idoneo a far operare la previsione in materia di penale; che, pertanto, difettano gli elementi atti a sostenere l'applicabilità dell'art. 30, comma 1, della legge reg. Toscana n. 2 del 2019; che, inoltre, non è possibile ricavare, dalla ricostruzione della vicenda fornita nell'ordinanza, se vi siano altri componenti del nucleo familiare, oltre all'assegnatario, e se a essi sia stato richiesto il pagamento delle somme in solido con l'assegnatario; che, di riflesso, resta oscura la ragione della ritenuta applicabilità della disciplina concernente l'obbligazione solidale dei componenti del nucleo familiare, di cui al censurato art. 30, comma 2, della citata legge; che la lacunosa descrizione della fattispecie impedisce a questa Corte di compiere il vaglio esterno circa il carattere non implausibile della motivazione sulla rilevanza delle questioni sollevate (ex multis, sentenze n. 249, n. 197 e n. 109 del 2022; ordinanze n. 37 del 2023, n. 156 del 2022 e n. 161 del 2015); che, inoltre, le censure non sono sufficientemente motivate in ordine alla non manifesta infondatezza; che, in particolare, la prima censura, che richiama congiuntamente gli artt. 3 e 117, commi terzo e quarto, Cost., è del tutto apodittica, generica e imprecisa nella ricostruzione normativa; che il giudice erra nel riportare il testo della prima disposizione, la quale non prevede una penale del 15 per cento, bensì dell'1,5 per cento, senza che tale errore si riveli un mero refuso, in quanto la percentuale errata sostiene il ragionamento del giudice a quo; che, infatti, nell'ordinanza, il rimettente si confronta con la normativa in materia di usura, per concludere che l'alta percentuale della penale fissata dalla fonte regionale comporti «inevitabilmente» il superamento del tasso soglia usurario, riconducibile alla competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia «ordinamento penale»; che, in ogni caso, tanto la richiamata argomentazione, fatta valere rispetto all'art. 30, comma 1, della legge reg. Toscana n. 2 del 2019, quanto il contrasto con l'art. 1587 cod. civ. , rilevato rispetto al comma 2 del medesimo articolo, risultano del tutto privi di collegamento rispetto alla pretesa lesione dell'art. 117, commi terzo e quarto, Cost.; che, oltretutto, il rimettente non chiarisce in relazione a quale materia concorrente sarebbe evocata la disciplina del citato terzo comma e in base a quale motivazione sarebbe implicata la previsione di cui al quarto comma; che, di riflesso, i fugaci riferimenti alla disciplina civilistica e a quella penalistica non sono corredati dal riferimento al parametro costituzionale conferente; che, anche con riguardo alla censura relativa all'art. 3 Cost., in punto di irragionevolezza estrinseca, la motivazione appare del tutto generica, poiché il giudice non si confronta con i caratteri propri della norma censurata, che è parte di una disciplina di settore, con peculiari riflessi pubblicistici (sentenze n. 203 del 2003 e n. 594 del 1990);