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Citiamo questa definizione perché essa comprende correttamente la vasta e variegata comunità che parla la lingua veneta con le sue sfumature e che si sviluppa non solo in Veneto. Ancor oggi la lingua veneta è parlata dal 69,9 per cento degli abitanti del Veneto, con particolare riferimento ai contesti relazionali familiari, ma anche tra le classi dirigenti. Inoltre, l'Osservatorio sul Nord-Est, curato da Demos, attesta che quasi 8 nordestini su 10 ritengono che nell'arco dell'ultimo ventennio l'uso della lingua storica locale sia diminuito e, a fronte di questa crisi, l'opinione quasi unanime (92 per cento) è che essa vada difesa perché è parte della nostra identità. Non solo, essa è parlata sia in altre regioni d'Italia che all'estero: dal basso Friuli (pordenonense e gradense) alla parlata tergestina (Trieste) e al Trentino orientale, dall'Alberese in Maremma all'Agro pontino sino a comunità sarde dell'Arborea, dal piranese in Slovenia e in Croazia, dall'Istria al Quarnaro sino alla Dalmazia, dal Messico (Chipilo), al Brasile (Stati di Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paranà, San Paolo), all'Argentina fino all'Uruguay, coinvolgendo un totale di oltre due milioni e mezzo di persone e interessando intere aree, con diverse forme e sviluppi dati dai contatti con le lingue predominanti, sulle quali si estende la grande koinè veneta. Proprio questa singolare diffusione della lingua veneta ci spinge a prevedere due momenti normativi distinti: l'uno che fa capo al Parlamento della Repubblica, per la tutela della lingua nell'ambito territoriale nazionale, l'altro demandato alla regione Veneto. Il presente disegno di legge inserisce quindi la lingua veneta tra le lingue minoritarie previste dall'articolo 2 della legge n. 482 del 1999. Le successive modifiche alla legge citata riguardano i provvedimenti relativi all'obbligatorietà dell'insegnamento delle lingue minoritarie nel rispettivo territorio regionale nonché la tutela delle stesse lingue e culture minoritarie anche fuori dai confini nazionali italiani, con particolare riguardo agli ambiti storici dell'insediamento linguistico o alle aree di arrivo dell'emigrazione. Le regioni, inoltre, adegueranno la propria legislazione con specifiche previsioni di tutela della lingua; tale tutela dovrà avvenire anche attraverso la sottoscrizione di appositi accordi con la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e con le emittenti locali, anche appositamente costituite a tal fine, per trasmissioni giornalistiche e programmi generali nella lingua minoritaria di interesse. Tali norme si applicheranno a tutto il territorio regionale, attraverso il pronunciamento di ogni regione chiamata a fissare, con proprio provvedimento, d'intesa con il Ministro dell'istruzione e del merito, i criteri generali per l'insegnamento della lingua minoritaria, ferme restando le disposizioni dell'articolo 3 della legge n. 482 del 1999 per quanto riguarda aree, territori o comuni appartenenti ad altre regioni. Alle regioni, per quanto riguarda l'insegnamento nel territorio regionale, spetteranno le funzioni di cui all'articolo 5, comma 1, della legge n. 482 del 1999, nel rispetto dell'autonomia scolastica e senza contribuzioni o trasferimenti di fondi da parte dello Stato.. Art. 1. (Finalità) 1. La presente legge è finalizzata a garantire una maggiore tutela alle lingue minoritarie di cui alla legge 15 dicembre 1999, n. 482, che rappresentano un valido contributo per migliorare le opportunità dei cittadini e facilitare l'accesso a servizi e diritti. Art. 2. (Modifiche alla legge 15 dicembre 1999, n. 482) 1. Alla legge 15 dicembre 1999, n. 482, sono apportate le seguenti modificazioni: a) l'articolo 2 è sostituito dal seguente: « Art. 2. – 1. In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princìpi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano, il sardo e il veneto. »; b) all'articolo 3: 1) il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1. La delimitazione dell'ambito territoriale in cui si applicano le disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche storiche previste dalla presente legge è adottata dalla regione, sentiti i comuni, le province e le città metropolitane interessati, su richiesta almeno del 15 per cento dei cittadini iscritti nelle liste elettorali e residenti nei comuni, nelle province o nelle città metropolitane, ovvero di un terzo dei consiglieri comunali o provinciali dei medesimi comuni, province o città metropolitane »; 2) al comma 2, dopo le parole: « territorio comunale » sono inserite le seguenti: « , provinciale o della città metropolitana »; 3) al comma 3, dopo le parole: « territori provinciali » sono inserite le seguenti: « , metropolitani »; c) all'articolo 5: : 1) il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1. Le regioni, d'intesa con il Ministro dell'istruzione e del merito, con proprio provvedimento, indicano, per il territorio di propria competenza, i criteri generali per l'attuazione delle misure contenute nell'articolo 4, e possono promuovere e realizzare progetti regionali e locali nell'ambito dello studio delle lingue e delle tradizioni culturali riconosciute ai sensi degli articoli 2 e 3 »; 2) il comma 2 è abrogato. d) all'articolo 7: 1) al comma 1, dopo le parole: « Nei comuni » sono inserite le seguenti: « , nelle province e nelle città metropolitane », e dopo le parole: « dei consigli comunali » sono inserite le seguenti: « , provinciali e delle città metropolitane »; 2) al comma 2, dopo le parole: « delle province » sono inserite le seguenti: « , delle città metropolitane ». e) al comma 1 dell'articolo 8, le parole: « Nei comuni di cui all'articolo 3, il consiglio comunale può provvedere, con oneri a carico del bilancio del comune stesso, » sono sostituite dalle seguenti: « I comuni, le province, le città metropolitane e le regioni di cui all'articolo 3 provvedono, con oneri a carico dei rispettivi bilanci, »; f) all'articolo 14: 1) al comma 1, dopo le parole: « le regioni » sono inserite le seguenti: « , le città metropolitane » e dopo la parola: « suddette » sono inserite le seguenti: « città metropolitane o »; 2) sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: « 1-bis . Le regioni possono promuovere iniziative per la tutela e la valorizzazione delle lingue minoritarie di cui all'articolo 2, anche fuori dai confini regionali e nazionali italiani, con particolare riguardo agli ambiti storici o di emigrazione dei relativi insediamenti linguistici, ferme restando le disposizioni dell'articolo 3 per quanto riguarda aree, territori o comuni appartenenti ad altre regioni. 1-ter .