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cinquecento anni fa in Italia, a Firenze, un signore che si chiamava Niccolò Machiavelli ha scritto cose definitive su come vanno gli uomini e su come va il mondo, perché poi alla fine la politica si muove con realismo e con pragmatismo. La prima regola è che la solidarietà disarmata a un popolo aggredito è soltanto retorica (Applausi) , che la diplomazia disarmata offerta a un popolo aggredito è inutile e rovinosa e che la ricerca della pace per la pace, ovvero il pacifismo di cui tanti si riempiono la bocca, è soltanto un altro nome che diamo alla resa incondizionata. Presidente e colleghi, il 7 aprile, illustrando il DEF, lei disse che gli italiani erano chiamati a scegliere tra la pace e i condizionatori. Purtroppo, dobbiamo constatare che non abbiamo la pace e non abbiamo nessuna garanzia nemmeno sul funzionamento dei condizionatori. (Applausi) . Noi le abbiamo proposto una risoluzione che ci appariva di assoluto buon senso: un prezzo massimo del gas, un fondo europeo di solidarietà per i Paesi più colpiti dalla crisi, un fondo internazionale per evitare la carestia in Nord Africa. Ci avete detto di no, ed è sorprendente, come lo è l'ostinazione, Presidente, con cui la sua maggioranza continua a bocciare i nostri emendamenti, che chiedono di poter utilizzare i giacimenti di gas italiani nel mare Adriatico, che non vengono usati o che vengono sottoutilizzati, mentre i nostri vicini di casa naturalmente non perdono tempo. (Applausi) . Devo concludere, perché ho soltanto otto minuti a mia disposizione: noi del Gruppo Fratelli d'Italia non siamo e non saremo, da oggi con più ragioni, la stampella del Governo. Rivendichiamo ancora una volta in quest'Aula, con orgoglio, il coraggio di essere stati l'unica forza di opposizione, ma sappiamo bene quali sono i doveri e le responsabilità che derivano dalla nostra collocazione europea e internazionale. Lo sa soprattutto la nostra leader , Giorgia Meloni, che è anche il leader dei conservatori europei. (Applausi) . È questa la forza su cui abbiamo costruito il nostro consenso, che dà tanto fastidio, soprattutto agli odiatori di professione che stanno a sinistra. Signor Presidente, lo abbiamo detto sin dal primo giorno: siamo coloro che fanno quello che dicono; lo facciamo soltanto in nome e nell'interesse dell'Italia e lo faremo anche oggi, senza chiedere nulla in cambio; per quanto ci riguarda, è soltanto questo ciò che conta. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che ci troviamo di fronte a una situazione estremamente complessa, che solo qualche mese fa non avremmo neanche lontanamente immaginato. È quasi una sorta di tempesta perfetta, con il conflitto seguito all'invasione russa dell'Ucraina, con una crisi energetica iniziata per le speculazioni ancor prima del conflitto, con una crisi idrica, di cui oggi abbiamo parlato poco - ma è un'altra questione che dovremo capire come affrontare rapidamente - e con una situazione economica che evidentemente crea apprensione e preoccupazione nei cittadini italiani: abbiamo visto la scorsa settimana come abbiamo "ballato" e forse continueremo a "ballare" per la vicenda dello spread . Signor Presidente, lo voglio dire, perché c'è la diretta televisiva e forse i cittadini italiani vogliono sentire da noi e dalla nostra discussione quali sono gli obiettivi e gli strumenti che possiamo mettere in campo per affrontare questo insieme di problemi, che - torno a ripeterlo - sono concomitanti. La crisi idrica e la crisi energetica - lo dico non perché sono fissata - devono far tornare al centro della nostra discussione i cambiamenti climatici, che a causa dell'emergenza del conflitto bellico non solo sono stati relegati in secondo piano, ma c'è anche qualcuno che tenta di ridimensionare fortemente gli obiettivi e le ricette che ci siamo dati in Europa. Ciò significa che la discussione nelle Aule parlamentari non può essere soltanto un rito, che dobbiamo fare per obbligo di legge, perché, come lei sa, signor Presidente, la legge obbliga a venire in Parlamento prima di andare al Consiglio europeo e quindi a votare una risoluzione. Credo dunque ci sia la necessità di un coinvolgimento molto più forte del Parlamento e anche di assumerci una responsabilità, in una situazione così complessa e difficile, come effettivamente facciamo. Questo Senato - ovviamente parlo per il Senato, ma credo che la Camera sia altrettanto impegnata - continuamente e costantemente lavora sui decreti-legge e sul Piano nazionale di ripresa e resilienza per rispettare le scadenze, per fare in modo che le opportunità che abbiamo messo in campo possano essere realizzate. In questa assunzione di responsabilità, le indicazioni che derivano dal coinvolgimento del Parlamento devono essere viste come un aiuto, un sostegno all'azione di governo, perché questo dà forza allo stesso Esecutivo. Per fare cosa? Arriviamo alla questione del conflitto. Il primo punto della risoluzione di maggioranza indica una strada molto chiara, che non è assolutamente retorica, perché penso sia l'azione che la maggior parte dei parlamentari e delle forze politiche riconosce come strategica e fondamentale. Signor Presidente, non dobbiamo assolutamente pensare di andare avanti con una forma di rassegnazione all'idea che andremo verso una sorta di guerra permanente, una guerra con alti e bassi. Ho sentito il Segretario della NATO fare previsioni del conflitto di due-tre anni. Ecco, a questo non ci possiamo rassegnare, e non in nome di un pacifismo da imbelli, ma semplicemente perché dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative e le azioni negoziali multilaterali - bene il viaggio, bene il rafforzamento dell'asse con gli altri Paesi europei; ne avevamo già parlato la scorsa volta, se l'Europa non è in grado in quanto tale - per provare a spianare tutte le strade che permettano di aprire il negoziato, perché dobbiamo arrivare al cessate il fuoco. Signor Presidente, capisco che lei dica che ci sono determinate condizioni per la pace. La pace si dovrà fare quando le parti, aiutate dall'iniziativa multilaterale che anche noi dobbiamo continuare a perseguire, saranno riuscite a raggiungere il risultato di aprire un negoziato. È interesse comune: del nostro Paese, come dell'Europa e lo è ancor di più nel momento in cui c'è il riconoscimento dello status di candidato all'Ucraina, e su ciò quest'Assemblea è pienamente d'accordo. È nostro interesse. Dobbiamo agire per fermare il conflitto e per fare in modo che - possibilità a mio avviso concreta - cessino le violenze, le uccisioni e i bombardamenti e soprattutto si torni a perseguire un percorso di dialogo. Solo la diplomazia ci può permettere questo; non c'è alcun'altra strada. In merito alla crisi energetica, capisco che possiamo avere avuto soddisfazione - è stato già un risultato - rispetto alla vicenda del price cap che è stato inserito, ma non possiamo affrontare la questione dell'aumento continuo e costante dell'energia solo e unicamente pensando di poter avere un piccolo risultato con riferimento al tetto.