[ddlpres]

4 Il centro di prima accoglienza, quando il minorenne è straniero, per le attività di cui ai commi 1, 2 e 3, si avvale di mediatori linguistico-culturali. 5 Entro dodici ore dall'ingresso i minorenni sono sottoposti a visita medica per accertare eventuali malattie fisiche o psichiche, la dipendenza da sostanze stupefacenti o psicotrope ovvero da alcol o esiti di maltrattamenti. Il sanitario, ove la situazione lo richieda, attiva la consulenza specialistica e assicura la somministrazione di farmaci o di terapie. 6 Sono consentiti visite e colloqui dei familiari e di altre persone legate da riconosciuti rapporti affettivi, salvo diversa disposizione dell'autorità giudiziaria procedente. 7 All'esito dell'udienza di convalida il personale di polizia penitenziaria del contingente minorile provvede alla traduzione del minorenne presso la struttura detentiva o all'accompagnamento alla comunità o all'abitazione familiare individuata per l'esecuzione della misura cautelare. In caso di remissione in libertà, i servizi sociali minorili preparano e curano le dimissioni, affidando il minorenne all'esercente la potestà genitoriale o al tutore o al servizio sociale dell'ente locale. Le informazioni acquisite durante la permanenza del minorenne nel centro di prima accoglienza devono essere comunicate ai competenti servizi sociali dell'ente locale. 31 (Comunità pubblica o del privato sociale) 1 Le comunità pubbliche o del privato sociale che ospitano minorenni e giovani adulti sottoposti alla misura cautelare del collocamento in comunità e alla misura di sicurezza del riformatorio giudiziario devono rispondere ai seguenti requisiti: a avere un'organizzazione di tipo familiare e capienza non superiore a dieci unità; b essere distinte tra comunità maschili e comunità femminili e per fasce di età; c essere attrezzate per accogliere anche minorenni non sottoposti a procedimento penale, valutate le esigenze educative; d essere attrezzate ad accogliere madri con figli; e assicurare un trattamento educativo e psicologico integrato. 2 Salvo espressa disposizione dell'autorità giudiziaria procedente, il minore e il giovane adulto partecipano alle attività interne ed esterne previste dal progetto educativo della comunità concordato con il servizio sociale minorile. 32 (Comunità pubbliche) 1 Le comunità pubbliche istituite dal Dipartimento possono essere anche destinate all'esecuzione delle misure disposte nei confronti dei giovani adulti; possono accogliere anche soggetti minorenni o maggiorenni in transito o in pronta accoglienza. 2 Le comunità pubbliche istituite dagli enti locali, anche in collaborazione con il Dipartimento, sono destinate all'esecuzione delle misure disposte nei confronti dei soggetti che, al momento dell'ingresso, sono minorenni. 33 (Comunità del privato sociale) 1 Il direttore del centro per la giustizia minorile può stipulare convenzioni con le comunità del privato sociale ritenute idonee per accogliere soggetti minorenni in esecuzione di misura penale. 2 Le comunità del privato sociale, destinate all'esecuzione delle misure, devono essere iscritte agli albi regionali e autorizzate al funzionamento, garantire un personale dotato di formazione specifica e osservare scrupolosamente le prescrizioni contenute nei provvedimenti giudiziari. 3 Il direttore del centro per la giustizia minorile dispone opportuni e costanti controlli sull'organizzazione e sulla gestione in relazione al trattamento e all'osservanza delle prescrizioni contenute nei provvedimenti giudiziari. 34 (Ruolo dei servizi sociali minorili) 1 I servizi sociali minorili concorrono all'osservazione della personalità e alla definizione del programma di trattamento individualizzato per i soggetti ristretti nelle strutture detentive. III DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER L'ESECUZIONE DELLA PENA DETENTIVA 35 (Disposizioni particolari per i condannati minorenni) 1 Ai condannati minorenni non si applicano le disposizioni dei commi 7 e 9, lettere a) e c) , dell'articolo 656 del codice di procedura penale. Nell’ipotesi di cui al comma 5 del citato articolo 656 del codice di procedura penale, se il condannato durante la minore età si trova sottoposto alla misura cautelare della permanenza in casa o del collocamento in comunità pubbliche o del privato sociale si applica il comma 10 del medesimo articolo. 2 All'articolo 656 del codice di procedura penale è aggiunto, in fine, il seguente comma: « 10-bis. Il pubblico ministero presso il tribunale per i minorenni, quando procede alla sospensione dell'esecuzione ai sensi del comma 5, trasmette il provvedimento di sospensione ai servizi sociali minorili con richiesta di formulare nel termine di trenta giorni un progetto di intervento per la concessione di una misura alternativa alla detenzione. Il progetto è trasmesso, unitamente all'istanza presentata dal condannato o dal suo difensore ai sensi del comma 6, al tribunale per i minorenni in funzione di tribunale di sorveglianza». IV DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER LE COMUNITÀ DESTINATE AGLI INFRAQUATTORDICENNI IN MISURA DI SICUREZZA 36 (Comunità pubbliche per minori infraquattordicenni sottoposti alla misura di sicurezza) 1 La misura di sicurezza del riformatorio giudiziario per i minorenni che al momento della commissione del reato erano infraquattordicenni può essere eseguita in comunità pubbliche istituite dal Dipartimento. 2 In relazione alle esigenze di protezione del minorenne dal contesto familiare e sociale la misura di cui al comma 1 può essere eseguita fuori dall'ambito della regione di residenza. 3 La comunità pubblica, oltre ad avere i requisiti di cui all'articolo 31, deve: a approfondire la situazione personale, educativa, familiare e sociale del minorenne; b assicurare un trattamento specializzato in relazione all'età, alle esigenze educative e alle problematiche adolescenziali e relazionali con la famiglia e con il gruppo dei coetanei, di efficacia tale da limitare il rischio di allontanamento e della conseguente interruzione del percorso trattamentale, nonché di reiterazione del reato; c assicurare al minorenne un particolare percorso scolastico; d garantire al minorenne la stabilità e la continuità relazionali con un operatore socio-educativo di riferimento; e prevedere l'attivazione del collegamento e del coinvolgimento degli operatori dei servizi sociali degli enti locali e del volontariato sociale per la definizione e l'attuazione condivise di programmi individualizzati di trattamento, di reinserimento e di educazione alla legalità. 4 Il direttore della comunità esercita le responsabilità, i diritti e i doveri dell'affidatario sui minorenni. III UFFICIO E PROCEDURA DI SORVEGLIANZA I UFFICIO DI SORVEGLIANZA 37 (Ufficio di sorveglianza) 1 È istituito presso ogni tribunale per i minorenni l'ufficio di sorveglianza, di cui fanno parte il magistrato di sorveglianza, il magistrato di sorveglianza supplente e due o più giudici onorari. Nell'ufficio di sorveglianza le competenze sono ripartite tra il magistrato di sorveglianza e il tribunale di sorveglianza. 38 (Magistrato di sorveglianza)