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Dunque quali devono essere le nostre priorità? E quali sono le priorità del nuovo Governo? Il dibattito parlamentare e la presentazione delle proposte di risoluzioni in ordine al DEF dovrebbero contribuire a delineare il quadro dell'azione di Governo, in misura meno approssimativa di quanto fin qui chiarito e nella prospettiva della prossima legge di bilancio. Ai fini della crescita economica, che a medio termine, per quel che riguarda l'Italia e l'eurozona, potrebbe presentare problemi aggiuntivi, rispetto a quelli di natura ciclica, dovuti ad eventuali misure o minacce protezionistiche, la misura più urgente è rappresentata dallo stop alle clausole di salvaguardia e dunque all'aumento dell'IVA, manovra che come sappiamo è stimata nell'ordine dei 12,5 miliardi di aumento. Il nuovo Governo ha annunciato l'intenzione di porre in sede europea l'esigenza di ulteriori margini di flessibilità a sostegno della crescita. Ciò avverrà in un quadro reso certamente più complesso dalla decisione della BCE di interrompere a fine 2018, pur senza aumento dei tassi nel primo semestre 2019, il quantitative easing . Il piano straordinario di acquisti di titoli pubblici da parte della BCE è stato un importante fattore di politica monetaria che ha garantito stabilità dei mercati, misure espansive ed un ridotto costo del debito. In Italia tale intervento si è tradotto in minori interessi, pari a 15 miliardi di euro l'anno, nonostante l'aumento del debito pubblico negli ultimi anni, una condizione che è stata resa possibile dal rispetto dei vincoli posti sui conti pubblici. Per queste ragioni attendiamo dal Governo l'indicazione di un quadro attendibile che eviti, per così dire, insostenibili estremismi programmatici. Per concludere, ci auguriamo che, nella ricerca delle risorse economiche per finanziarie l'ambizioso programma del nuovo Governo, esse non vadano ricercate, come già è avvenuto in passato, presso le autonomie speciali, in violazione delle prerogative statutarie e delle relative norme di attuazione. A questo proposito, vogliamo ricordare che l'accordo finanziario siglato nell'ottobre 2014 tra la Provincia autonoma di Bolzano e lo Stato italiano, il cosiddetto Patto di garanzia, ha ridefinito complessivamente, fino al 2022, i rapporti finanziari ed esclude la possibilità di modifiche peggiorative salvo esigenze eccezionali di finanza pubblica e per importi già predefiniti nel Patto stesso. A conferma di ciò segnaliamo l'importante sentenza della Corte Costituzionale n. 103 del 2018. Questa sentenza, per noi un caposaldo, ha ribadito le prerogative costituzionali e statutarie della nostra autonomia speciale anche in materia finanziaria, sottolineando il principio pattizio dell'autonomia finanziaria delle Regioni e delle Province a statuto speciale, principio che «non implica un vincolo di risultato, bensì di metodo», come ribadito in sentenza e va declinato nella forma della leale collaborazione. Si chiede quindi che tale principio sia scrupolosamente osservato e garantito anche nell'ambito di future leggi di bilancio. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, da membro della Commissione speciale, onestamente, avrei preferito che questa analisi e questa discussione venissero fatte con una netta presa di posizione del Governo in carica rispetto al Documento di economia e finanza e che esso non fosse affidato, così, alla Commissione speciale, perché mi sarebbe piaciuto vedere finalmente scritte nero su bianco le misure della campagna elettorale che oggi sono diventate il vero cambiamento di questo Governo, nel senso che sono proprio cambiate: non si parla più di abolizione della Fornero o dei 1.600 euro a famiglia in difficoltà, ma di provvedimenti che a nostro parere sono stati tutti annacquati o posticipati a data da definirsi. Non mi stupirei neanche, perché in questo siete maestri, se tra qualche tempo, con un'abile operazione di maquillage e di comunicazione (e siete davvero imbattibili), voi non prendeste provvedimenti dei Governi precedenti spacciandoli come vostri. Ma noi siamo perché le buone idee vadano condivise e continueremo a proporvele e lo stiamo facendo anche in questo momento: stiamo ribadendo l'importanza di potenziare il REI e delle misure di sostegno alla natalità, ma non basta, perché a fianco di quelle misure, che vanno a tamponare le emergenze, noi abbiamo visioni, facciamo politica e non scriviamo contratti e chi fa politica sa che servono misure per coprire le emergenze, ma servono anche misure per gettare uno sguardo verso il futuro, mentre voi, come dimostrano i vostri primi interventi, siete abituati a dare risposte solo sul qui ed ora, risposte che sono limitate e oscure. Ad ogni uscita di qualche vostro Ministro voi ribadite immediatamente: «No, un attimo, fa fede il contratto», fermo restando che forse anche il vostro contratto è scritto con la stessa malafede con cui non siete neanche in grado di presentarvi in Aula a spiegare come il finto Governo della trasparenza trasparente non sia ed è la cronaca degli ultimi giorni: non è trasparente nei fondi della Lega, non è trasparente nelle nomine, non è trasparente in quello che riguarda gli stadi e il caso Roma. Ma non è l'argomento di oggi. Torniamo a questo contratto che fa fede e se il contratto fa fede, nel contratto non c'è nulla, zero, in cui si parli di visione del futuro. E guardate che nella discussione che c'è stata qui oggi - e sono state ore di discussione - non si è citato nemmeno per una volta il termine «futuro». Quando si parla di futuro, si parla necessariamente di giovani e allora, visto che va di moda, visto che dà più credenziali, lo dico anch'io e lo dico «da madre», perché la genitorialità oggi per qualcuno è di moda, in particolare per il nostro Ministro dell'interno. Dico quindi, da madre di due figlie, che sono molto preoccupata, perché in questa assenza di visione del futuro a perderci sono le mie figlie e i figli di tutti, anche i vostri. Cosa diciamo, infatti, a quei giovani che devono fare i conti con un mondo che cambia a una velocità incredibile? La rivoluzione tecnologica è la sfida che i nostri ragazzi sono chiamati ad accogliere. Gli studi internazionali evidenziano che le dieci professioni più richieste dal mercato del lavoro non esistevano fino a dieci anni fa, che quasi la metà dei lavori sono destinati a essere automatizzati nei prossimi quindici anni, che il 65 per cento dei bambini che sta andando a scuola oggi farà in futuro un mestiere che oggi non esiste. E qual è la vostra risposta, voi che state governando e che vi siete presentati ai cittadini dicendo che tutto era semplice? La vostra risposta è nulla, o meglio, la vostra risposta è la paura, perché è attraverso la paura che siete riusciti a sedervi lì, quella paura che voi avete lanciato durante tutta la campagna elettorale e che state continuando a lanciare. Noi invece rispondiamo in un altro modo, rispondiamo con una parola chiara: la parola è «competenze», di cui non si parla mai, ma che invece servono.