[resaula]

io ho citato solo quelle riguardanti i rifiuti di cui avevo i dati, ma credo che consultando il sito del Senato potremo avere un panorama complessivo di quanto ci costano le infrazioni europee. Ho fatto solo l'esempio del capitolo ambientale; potremmo fare una richiesta relativa agli altri capitoli, che certamente faremo. La seconda questione che ho sentito sollevare anche relativamente al nuovo negoziato sul bilancio riguarda i fondi di coesione. È ben difficile chiedere il mantenimento dei fondi di coesione - per non parlare dell'aumento degli stessi - quando in realtà la Corte dei conti ci dice che non abbiamo usato i fondi di coesione per centinaia di milioni di euro, che dovremmo restituire entro dicembre o per progetti non realizzati o per progetti non finanziabili perché non presentati in termini corretti. Volevo soltanto che fossero ben chiari questi due elementi, che certamente non aiutano. Tutto questo discorso mi porta all'ultima considerazione che è già stata fatta dal mio collega precedentemente. A parte le visioni politiche che possiamo avere, e ognuno di noi ha le sue, quello che rimane sicuro è che da quel dì il nostro Governo non si è attrezzato per avere un Ministero per gli affari europei degno di questo nome, nel senso di essere adeguato a questo nome. Avevamo provato a costituire un comitato interministeriale che funzionava molto bene, in modo da coordinare la posizione dei diversi Ministri quando vanno a Bruxelles, nonché per dare in tempo utile, quindi in fase ascendente e fin dall'inizio, istruzioni precise ai nostri bravissimi funzionari a Bruxelles, che molto spesso ne sono privi e questo, non per mala volontà del Ministro in carica, ma per mancanza di uno strumento adeguato. A questo proposito vorrei chiedere al Ministro o anche a lei, sottosegretario Santangelo, o a chi vuole, di fare un giretto al Ministero per gli affari europei a Parigi: si renderà conto che, al di là della politica del Primo Ministro o del Presidente, la macchina e la struttura del Ministero per gli affari europei è quella che garantisce fin dal giorno uno, anzi, molto spesso dal giorno zero, che gli interessi francesi - sia pur mediati, perché è chiaro che a volte si vince e a volte no - siano presenti sul tavolo negoziale di qualunque direttiva. Noi non ci siamo mai dati questa struttura e quindi che facciamo? In realtà critichiamo le direttive, che poi come ho detto non applichiamo, solamente quando ci arrivano. Io invece penso che, indipendentemente da chi sarà al Governo, ma se cominciamo è meglio, bisognerà darsi gli strumenti - finora non lo abbiamo fatto - per avere una presenza competente tecnica e amministrativa capace anche di negoziare tra i vari Ministri, perché non si vince sempre. Il Governo deve stabilire delle priorità per cui, in base alla priorità «X», è disponibile anche a fare dei compromessi sulla direttiva «Y», è normale. A questo proposito, ricordo l'esperienza positiva fatta con il Governo Prodi - e lo dico per conoscenza, perché ero Ministro per le politiche europee - che mi ha consentito spesso di avere una posizione negoziata, quindi di avere chiaro che cosa dovevo negoziare e che cosa dovevo ottenere. Spero che di questi tre suggerimenti si voglia tener conto in modo positivo, perché l'interesse che io ho e sento politicamente non è quello di fare polemica su temi europei, ma, se possibile, di mettere in condizione il nostro Paese, per i Governi che verranno, non solo di battere i pugni o di minacciare sfracelli, ma di essere rispettabile, rispettato e competente sulle questioni che si dovranno affrontare. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, oggi discutiamo della legge di delegazione europea 2018. Esaminiamo le relazioni programmatiche e consuntive nel totale disinteresse del Parlamento: i banchi totalmente vuoti ne sono sintomatici. Noi oggi abbiamo fatto i compiti a casa; abbiamo preso la lista di tutto ciò che nel nostro ordinamento non va bene e abbiamo fatto un provvedimento in cui chiediamo al Governo di adeguarlo velocemente alla normativa europea per evitare che l'Unione europea ci bacchetti. Siamo stati molto educati; abbiamo fatto i compiti a casa; lo abbiamo fatto anche per l'assestamento di bilancio: la Commissione ci ha detto di stare entro il 2 per cento come rapporto deficit -PIL e il Governo si è affrettato a rivedere i propri conti per rientrare in questa percentuale. Ciò è avvenuto alla faccia di chi stappava bottiglie di champagne dicendo che il deficit veniva fatto come meglio credeva o di chi diceva che i numerini della Commissione europea non servono e vengono rispettati solamente se non nuocciono agli interessi italiani. Oggi, invece, il Governo ha fatto i compiti a casa e ha fatto esattamente ciò che gli veniva chiesto dalla Commissione europea. È un po' bizzarro per un Governo che doveva far tremare le cancellerie europee e la Commissione europea. Non è successo nulla di tutto ciò. Questo è accaduto come se in Europa andasse tutto bene, ma non è così; non va tutto bene per due motivi. Innanzitutto, non c'è una visione di interesse generale in Europa. Quindi, chi parla di europeismo come se esistesse una stanza nella quale c'è qualcuno che fa il bene dell'Europa si sbaglia perché in Europa ognuno persegue gli interessi del proprio stato nazionale. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 18,54) ( Segue FAZZOLARI). Ciò vale per tutti tranne che per l'Italia, che non siede ai tavoli nei quali queste decisioni vengono prese, che non si fa sentire, che presenta una relazione programmatica 2019 alla Commissione europea che oserei definire da educande, molto timida e rispettosa. Diciamo che non abbiamo visto la ruspa in questo provvedimento. Fratelli d'Italia nella sua risoluzione, che adesso diventerà emendamento alla risoluzione di maggioranza, ha detto cosa avremmo dovuto fare per farci sentire. Innanzitutto bisogna considerare la natalità come priorità dell'Unione europea e, quindi, come prima voce di spesa nell'Unione europea. Non è così; l'Unione europea non ha tra le sue mille priorità la natalità e noi non l'abbiamo inserita tra le nostre priorità italiane. Ci sono poi i dazi di civiltà nei confronti di quegli Stati che non rispettano i nostri standard salariali, ambientali e sociali per evitare un dumping sociale in Europa. L'euro poi è un problema perché arricchisce i tedeschi e impoverisce gli italiani. Non lo dico io, ma i tedeschi, che hanno fatto uno studio accurato e dettagliato. Di solito sono bravi a fare queste cose e hanno certificato che in vent'anni, grazie all'euro, i tedeschi hanno guadagnato 23.000 euro e gli italiani ne hanno persi 75.000. A fronte di ciò, ci saremmo aspettati un dibattito molto acceso. Fratelli d'Italia ne parla chiaramente dicendo che, visto che l'euro avvantaggia qualcuno e svantaggia altri, all'interno dei meccanismi della dell'Unione europea ce ne devono essere alcuni di compensazione tra chi guadagna e chi perde.