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Modifiche al codice civile, alla legge 19 febbraio 2004, n. 40, e altre disposizioni in materia di vita familiare delle coppie formate da persone dello stesso sesso, di stato giuridico dei figli, di accesso all'adozione e alla procreazione medicalmente assistita per le persone di stato libero, nonché delega al Governo per l'adeguamento della legislazione vigente. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge prende le mosse da un lungo e intenso lavoro di due associazioni LGBT+, « Famiglie arcobaleno – associazione genitori omosessuali » e « Rete Lenford – avvocatura per i diritti LGBTI+ », ma soprattutto nasce dall'urgenza e dal bisogno reale di tanti e tante che sono in attesa di un intervento legislativo che colmi le lacune del nostro sistema normativo e non lasci indietro nessuna realtà familiare, a prescindere dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere di chi la compone. Il « Rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali in Europa e Asia Centrale », redatto nel 2022 dalla regione europea dell'Associazione internazionale lesbiche e gay (ILGA Europe), cartello internazionale di organizzazioni non governative che raccoglie 700 soggetti in 54 Paesi di Europa e Asia centrale, e relativo al 2021, registra due macro-tendenze contrapposte: da un lato, c'è stata una crescita severa della retorica anti-LGBTQIA+ da parte di politici e altri leader , che ha alimentato un'ondata di violenza, come dimostra il numero dei crimini registrato in tutti i Paesi; dall'altro lato si è risposto a tali fatti, in numerosi Paesi e a livello europeo, affrontando l'esclusione e l'odio nei confronti delle persone LGBTQIA+. Purtroppo, quasi tutti gli Stati membri dell'Unione europea non sono stati in grado di rispondere ai bisogni delle comunità durante la pandemia e le organizzazioni della società civile hanno continuato a colmare le lacune in questo ambito, in particolare fornendo aiuto materiale e supporto psicologico. Emerge in ogni caso dal summenzionato rapporto ILGA che le retoriche e le leggi anti-LGBTQIA+, anche quando provengono dallo Stato stesso, non sono largamente condivise dall'opinione pubblica, come si evince da alcuni dati sull'Ungheria, la Serbia, la Romania, la Bulgaria. Al contempo, le organizzazioni e le corti internazionali e nazionali di molti Paesi sono intervenute a tutela delle persone LGBTQIA+. Nella mappa elaborata da ILGA, l'Italia si colloca al trentatreesimo posto fra le 49 nazioni europee per quanto riguarda la tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+, con una percentuale del 25 per cento rispetto all'attuazione di tutte le politiche relative alla garanzia e alla promozione di tali diritti (su una media nell'Unione del 48 per cento), decisamente lontana dai risultati di Paesi come Belgio (72 per cento), Svezia e Norvegia (68 per cento), Francia (64 per cento), ma anche Spagna e Portogallo (62 per cento), Irlanda (53 per cento), Grecia (52 per cento) e Croazia (45 per cento). Le politiche di riferimento riguardano l'eguaglianza e la non discriminazione rispetto ai diritti e ai servizi fondamentali, il riconoscimento dei diritti relativi alle famiglie, il contrasto ai crimini e ai discorsi di odio, il riconoscimento legale del genere, l'integrità fisica delle persone intersessuali, gli spazi nella società civile e il diritto d'asilo. Per quanto riguarda la tutela dei diritti nell'ambito delle famiglie – tema oggetto della presente proposta di legge – la percentuale di adeguatezza della normativa italiana è ancora più bassa: il 17 per cento, che la pone al ventitreesimo posto fra i Paesi dell'Unione, laddove per esempio la Svezia e il Belgio raggiungono addirittura il 100 per cento, la Spagna e il Portogallo 1'86 per cento, la Francia il 76 per cento, ma anche la Grecia il 33 per cento e l'Ungheria il 29 per cento. Nello specifico, si tratta delle politiche che riguardano: eguaglianza matrimoniale, unioni civili (con diritti equiparati o diversi rispetto al matrimonio), convivenza, adozione per le coppie omosessuali, adozione per il secondo genitore, riconoscimento automatico del secondo genitore, inseminazione medicalmente assistita (per coppie o per persone prive di legame sentimentale, cosiddette single ), riconoscimento della genitorialità per persone transessuali. Dal 5 giugno 2016 le coppie composte da persone dello stesso sesso possono accedere alle unioni civili, istituite con la legge 20 maggio 2016, n. 76, che garantisce la maggior parte dei diritti garantiti dal matrimonio, ma non fa alcun riferimento alla filiazione. L'Italia è stata uno degli ultimi Paesi dell'Europa occidentale ad approvare una legge sulle unioni civili, ma non dispone di una legge che istituisca il matrimonio egualitario. La legge n. 76 del 2016 fornisce alle coppie conviventi, siano esse dello stesso sesso o di sesso opposto, alcuni diritti minimi, tuttavia il diritto/dovere alla responsabilità genitoriale da parte di entrambi i genitori verso il loro figlio è stato rimosso all'ultimo dal testo della legge nel corso del dibattito parlamentare. Nonostante ciò, tale diritto è stato al centro di diverse sentenze, inclusa una della Corte suprema di cassazione. Analogamente, la legislazione italiana non prevede a oggi la possibilità di adottare bambini per single , coppie di persone dello stesso sesso e persone non legalmente sposate. Per quanto riguarda la procreazione medicalmente assistita, la legge di riferimento è la legge 19 febbraio 2004, n. 40, tra le più restrittive d'Europa e ampiamente criticata, fino alla bocciatura da parte della Consulta, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 14, comma 2, della legge, nel punto in cui prevede che ci sia un « unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre » di embrioni. Vìola la Costituzione anche il comma 3 dello stesso articolo, nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna. La Corte, infine, ha dichiarato inammissibili, per difetto di rilevanza nei giudizi principali, le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 6, inerente all'irrevocabilità del consenso della donna, e dei commi 1 e 4 dell'articolo 14. La legge contiene vari divieti; tra questi, il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione assistita per i single , le coppie dello stesso sesso e le vedove e quello sulla gestazione per altri. Il 9 marzo 2021, con le sentenze n. 32 e 33, la Corte costituzionale si è espressa su due importanti casi relativi al riconoscimento di bambini di coppie omogenitoriali. Nel primo si è trattato di una domanda di riconoscimento della madre non biologica in una coppia di donne, nel secondo di entrambi i padri di un bambino nato con gestazione per altri.