[resaula]

Lo stesso dicasi per il numero dei collegi uninominali, che si ridurrebbe di un terzo, così come quelli della parte proporzionale. Tuttavia, la quota del 55 per cento dei seggi assegnati in collegi uninominali eccezionalmente riconosciuta al Trentino-Alto Adige/Südtirol dalla legge del 2017 resterebbe invariata (quattro su sette). In assenza, dunque, di una tutela paragonabile a quella che per il Senato è garantita dalla misura 111, alla Camera l'intervento proposto è l'unico che appare neutro, come è richiesto dall'impostazione di questo disegno di legge. È giusto, peraltro, che sia garantita una speciale disciplina per la Regione Trentino-Alto Adige, in ragione della peculiare configurazione costituzionale della stessa, articolata su due Province autonome ed è parso, quindi, corretto prevedere - in sede di revisione costituzionale della composizione del Senato - che il minimo di tre senatori previsto per le altre Regioni sia garantito, nella Regione Trentino-Alto Adige, alle due Province autonome. Tale modifica rappresenta peraltro il risultato della valutazione delle posizioni espresse in Parlamento dagli esponenti delle minoranze linguistiche. La soluzione adottata prevede infatti che, se i seggi assegnati alla Regione sono sei, si manterranno i collegi già oggi individuati dalla legge n. 422 del 1991. Qualora i seggi assegnati alla Regione ex articolo 57 della Costituzione siano superiori a sei, la legge rimarrà comunque applicabile. Si tratta, tuttavia, di una ipotesi del tutto astratta poiché, in base alla soluzione adottata nel testo di riforma costituzionale (Atto Senato 214), verranno assegnati al Trentino-Alto Adige sei seggi, tre a ciascuna delle due Province autonome. Per le ragioni già esposte, invece, non può essere accolto un intervento derogatorio che riguardi i seggi del Trentino-Alto Adige/Südtirol alla Camera. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, non intendo intervenire in sede di replica. PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. FERRARI (PD) .Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, in base all'articolo 96 del nostro Regolamento, propongo il non passaggio all'esame degli articoli e lo faccio lasciando agli atti, con la sua cortesia, un testo dove più compiutamente motiviamo la nostra richiesta. Vorrei però brevemente ribadire che noi riteniamo che non si debba procedere con l'esame del provvedimento e delle disposizioni per la formazione di leggi elettorali, in ragione di alcuni elementi. Uno di fondo: è scritto esplicitamente negli obiettivi della legge il fatto che in realtà essa va a rendere neutre le disposizioni delle leggi elettorali rispetto al numero dei parlamentari fissato in Costituzione, anche qualora venissero cambiati con riforme costituzionali, ovvero quelle in atto esattamente in questo periodo, gli articoli 56 e 57 della Costituzione. È come se si dicesse: a prescindere dal numero di parlamentari, la legge elettorale ha una sua applicazione. Noi crediamo che l'assunto per cui esiste una legge elettorale neutra rispetto al modo in cui sono costituite le due Camere sia da respingere perché è del tutto evidente che il numero dei parlamentari incide fortemente sulla rappresentatività delle Camere rispetto ai territori, sulla riconoscibilità dei candidati da parte degli elettori - questa è una delle materie più discusse dalla Corte costituzionale anche quando rese incostituzionale buona parte del Porcellum - e sulla tutela del Parlamento, delle prerogative parlamentari, anche in relazione alle prerogative del Governo. Per tutte queste ragioni - non ultimo il fatto che pare abbastanza evidente che questo sistema con i nuovi numeri (400 deputati e 200 senatori) previsti nella legge costituzionale possa produrre effetti di curvatura maggioritaria molto spinti tanto che in alcune Regioni per il Senato rischieremmo di trovarci rappresentate semplicemente le liste elettorali che abbiano superato abbondantemente il 10 per cento - riteniamo che non si debba procedere con l'esame degli articoli, anche perché non c'è nulla di più grave di un'altra eventuale e sopraggiunta incostituzionalità, che porterebbe il Parlamento ancora nella situazione in cui si trovò dopo che nel 2014 la Corte rese incostituzionale il Porcellum, ovvero la legge elettorale con cui era stato eletto e legittimato il Parlamento stesso. Penso che noi tutti, per il rispetto delle prerogative del Parlamento italiano, dobbiamo evitare di sottoporre al giudizio di costituzionalità ancora una volta una legge che rischia di non passare questo vaglio e creare inevitabilmente discredito per la nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, non posso che riportarmi agli argomenti appena illustrati dal collega del Partito Democratico che, per una volta, trovo assolutamente confacenti alle necessità del Parlamento e, in particolare, del Senato. Lo faccio non solo per le ragioni che ha esposto e che considero giuste, ma anche per una motivazione di logica di base: non si costruisce un sistema partendo da un'ipotesi futura e incerta. L'ipotesi futura e incerta è la modifica costituzionale che ha appena fatto il primo gradino; c'è ancora una strada lunga da compiere. Non è detto che questa strada si compia nella direzione oggi immaginata dalla maggioranza perché il tempo di un percorso di riforma costituzionale non sempre è più breve della vita di un Governo. A volte, è più lungo e può capitare che, quando arriveremo alle successive letture, questo Governo non ci sia più e, in tal caso, i presupposti della legge di oggi verrebbero magari completamente meno. Io non immagino una diversa composizione numerica di quella prevista oggi dalla riforma costituzionale, ma al contrario vorrei poter mantenere viva la speranza che una riforma costituzionale non si limiti solo a modificare il numero dei parlamentari da dare in pasto agli elettori in cambio delle riforme che non siete in grado di fare. Una riforma costituzionale, oltre a rideterminare il numero dei parlamentari, potrebbe avere a cuore la volontà della stragrande maggioranza degli italiani di poter eleggere un numero minore di parlamentari, ma anche direttamente il Capo dello Stato. Questo è il punto. Voi state facendo una sottoriforma di una futura riforma incerta escludendo a priori che la riforma costituzionale, nel prosieguo del percorso, cambi completamente la prospettiva delle nostre nuove istituzioni. Se ciò avvenisse, farebbe risultare del tutto inadeguata questa leggina di flessibilità, perché è di tutta evidenza che una elezione diretta del Capo del Governo e dello Stato, da noi auspicata, comporterebbe un sistema elettorale magari a doppio turno, come da sinistra è stato più volte suggerito, che sia collegato a una riforma costituzionale più ampia.