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La Pinacoteca di Brera, villa Adriana e villa d'Este, il Parco archeologico di Paestum e Velia hanno senz'altro un comitato scientifico ma, nella prima, "organizzazione" prelude al solo organigramma del personale su foglio Excell (aggiornato a gennaio 2018 e di fatto illeggibile), mentre nel terzo, alla voce "organi di indirizzo politico-amministrativo", sono presenti solo atti relativi al cessato direttore Zuchtriegel: vista la confusione che caratterizza detti portali, i dati sul comitato potrebbero essere ovunque; un comitato scientifico sembra invece non esistere affatto, benché previsto dall'art. 12 del citato decreto ministeriale 23 dicembre 2014, se si consultano i siti web del palazzo Reale di Napoli e del Museo nazionale di Cagliari, del Museo nazionale di Taranto, del Parco archeologico di Sibari e del Museo nazionale di Matera, quest'ultimo caso limite (con Brera) quanto a lacune nell'inserimento di informazioni nella struttura del portale. Quanto pesino, caso per caso, l'eventuale sciatteria e incapacità dell'operatore chiamato a caricare i dati o invece un'opacità premeditata o la mancata istituzione è difficile dire; valutato che, sempre per quanto risulta: nel dettaglio dei 26 portali (su 38) che danno informazioni sul comitato scientifico, ai nomi dei commissari sono associati un numero variabile di curriculum (solo in 8 casi si rinvengono i curricula di tutti i commissari nominati; in 9 nessuno) e questi ultimi, stilati senza seguire un criterio univoco, spesso mancano non solo della data e della firma dell'intestatario ma anche della pagina di apertura, evidentemente per non fornire i contatti, che in altri casi sono deliberatamente oscurati; se il Parco archeologico di Pompei pubblica le 4 dichiarazioni di insussistenza di cause di incompatibilità ma nessun curriculum , il Parco archeologico di Ostia antica si limita ai nomi dei commissari, così anche il palazzo Ducale di Mantova, il palazzo Reale di Genova, il Museo nazionale d'Abruzzo, il Museo nazionale romano, la biblioteca e complesso monumentale dei Girolamini; il Museo archeologico nazionale di Napoli e la Galleria nazionale dell'Umbria pubblicano tuttora solo il decreto e i curriculum del comitato nominato nel 2015, dunque scaduto da 2 anni, senza alcun aggiornamento o spiegazione. Il Parco archeologico di Ercolano pubblica il decreto ministeriale di luglio 2017 e i nomi dei 4 commissari (compreso il direttore generale Musei, Massimo Osanna) insieme agli atti relativi al consiglio di amministrazione, al collegio dei revisori, ai loro curricula , ai compensi, agli atti di accettazione eccetera, gettando tutti i documenti indistintamente nel medesimo "calderone". La confusione è totale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo possa spiegare l'assenza di qualsiasi forma di vigilanza e controllo sull'effettiva pubblicazione dei dati e sulle modalità con cui i 44 musei e parchi con autonomia speciale offrono all'utenza, sui propri siti web , informazioni alle quali la normativa impone di dare evidenza in nome del principio dell'"accessibilità totale" dei dati su organizzazione e attività delle pubbliche amministrazioni ( ex decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33), consentendo invece che ciascun istituto adotti soluzioni "personalizzate", benché si tratti di organi di una stessa amministrazione centrale; perché non abbia provveduto alla nomina del comitato scientifico di alcuni musei e parchi autonomi situati nel Centro-Sud del Paese, accentuando, invece di ridurla, la forbice tra le due Italie anche sul piano culturale. Atto n. 3-03154 MANTERO NUGNES LA MURA Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: come si è appreso dagli organi di stampa, nei giorni scorsi ci si è trovati di fronte all'ennesima chiusura di un'azienda del Sud Italia, in favore di una delocalizzazione. Questa volta si tratta dello stabilimento della Logista di Maddaloni (Caserta), un'azienda che, pur godendo di un'ottima situazione finanziaria, ha deciso di spostare le attività in un altro stabilimento; Logista è una multinazionale spagnola che ha in concessione dallo Stato italiano la distribuzione del tabacco nel nostro Paese. Lo spostamento dell'attività cancella 108 posti di lavoro, in un Sud dove trovare alternative di occupazione non è semplice. Solo 22 dipendenti sarebbero destinati a trasferirsi ad Anagni (Frosinone), con tutte le difficoltà che ciò comporterebbe per i lavoratori e le loro famiglie; in occasione dello sciopero nazionale dei dipendenti di Logista Italia e della ditta subappaltatrice dei servizi logistici "GLD", i lavoratori dello stabilimento di Maddaloni (che il 3 febbraio si sono visti comunicare la notizia della chiusura per ottobre 2022) hanno presidiato manifestato presso il Ministero dello sviluppo economico; i lavoratori sono stati in piazza per testimoniare il loro "no" alla delocalizzazione, alla chiusura ed alla dismissione della piattaforma logistica presso cui lavorano. Hanno affermato ancora una volta la loro opposizione alla possibilità che sia consentito ad una multinazionale di mutilare l'assetto produttivo del territorio per meri calcoli di pretesa maggior convenienza, anche se la stessa azienda, com'è pacificamente rilevabile, gode di ottima salute finanziaria e possiede tutti gli elementi necessari alla continuazione della produzione; gli stessi lavoratori sono stati convocati ed ascoltati presso il Ministero, ove è stata chiesta l'apertura del tavolo di crisi e la formulazione da parte datoriale del piano industriale, al fine della determinazione precisa della misura reale del procedimento (o dei procedimenti) incipienti; considerato che: a giudizio degli interroganti, lo Stato, in tutte le sue articolazioni istituzionali, e con esso gli enti locali non solo non sembrano capaci di tutelare insieme i diritti dei lavoratori e le prerogative del territorio, ma appaiono addirittura disinteressati; ancora una volta ci si ritrova innanzi ad una grande società, florida ed in attivo, che decide di trapiantare unità produttive e stabilimenti da un luogo ad un altro, producendo impunemente disastri sociali oltre che più strettamente occupazionali; durante i lavori in Senato sul disegno di legge di bilancio per il 2022, è stato approvato l'emendamento governativo 77.0.2000 avente ad oggetto "Disposizioni in materia di cessazione dell'attività produttiva" che appariva molto lontano dalle vere richieste dei lavoratori italiani di tutela dalla scellerata attività di delocalizzazione delle imprese presenti sul territorio; nonostante fosse stato presentato dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo un emendamento, scritto in collaborazione con gli operai GKN e i giuristi democratici, nato per difendere i lavoratori e le aziende e quindi il tessuto produttivo italiano dalla predazione di multinazionali e fondi di investimento per evitare la chiusure di aziende produttive e solide, come nel caso dell'azienda di Maddaloni, che danno lavoro a migliaia di persone, lo stesso è stato respinto con l'approvazione finale dell'emendamento 77.0.2000 che altro non fa se non regolamentare le chiusure, ed è quindi incapace di difendere lo Stato italiano da multinazionali senza scrupoli;