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la relazione illustrativa di accompagnamento del disegno di legge di conversione ricorda che dal 7 gennaio 2022 è stata accertata la presenza della PSA nelle popolazioni di cinghiali nei territori delle regioni Piemonte e Liguria, con un numero di casi confermati pari a 34 alla data del 10 febbraio 2022, successivamente incrementati a 73 con 2 nuovi casi nell'entroterra genovese, uno a Rossiglione e l'altro a Campo Ligure (le carcasse positive trovate in Liguria salgono complessivamente a 32); al riguardo, il comparto agricolo ligure, già pesantemente colpito dalla crisi economica determinata dalla pandemia, nonché dagli effetti determinati dalle sanzioni mondiali adottate dalla comunità internazionale nei riguardi della Russia a seguito del conflitto bellico in corso in Ucraina, sta affrontando (unitamente alle altre realtà territoriali nazionali) i costi finanziari derivanti dalla diffusione dell'epidemia della peste suina, che, dall'inizio di gennaio, sta coinvolgendo gli allevamenti e causando danni economici e produttivi ingenti al settore suinicolo; nel quadro degli interventi previsti dal medesimo provvedimento d'urgenza, si ravvisa tuttavia la necessità di affiancare ulteriori misure volte a sostenere l'economia agricola ligure (oltre a quella piemontese), al fine di consentire alle imprese che hanno subito danni causati dalla diffusione della PSA nei suini da allevamento e nei cinghiali, di fronteggiare gli sforzi che stanno affrontando per l'emergenza concernente l'eradicazione della malattia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno prevedere in tempi rapidi l'introduzione di misure di sostegno volte a indennizzare direttamente gli allevatori liguri colpiti dalla PSA, senza prendere in considerazione le diverse tabelle, quali ad esempio, quella dell'ISMEA, al fine di riconoscere un giusto valore sia per la perdita del prodotto, che per l'acquisto di nuove fattrici, unitamente a interventi di ristoro nei riguardi delle attività connesse al settore agricolo dei territori liguri interessati dalla diffusione del virus, quali gli agriturismi, penalizzati dalla regolare attività ricettiva, che ha causato l'allontanamento dei turisti dall'entroterra. Atto n. 4-06865 LANNUTTI ABATE ANGRISANI GIANNUZZI SBRANA Al Ministro della salute Premesso che: il decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, "Misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici", ha introdotto nel nostro ordinamento l'obbligo vaccinale per tutti gli operatori sanitari; il successivo decreto-legge 27 novembre 2021, n. 172, "Misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da Covid-19 e per lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche e sociali", ha modificato il decreto-legge n. 44, attribuendo agli ordini professionali degli esercenti le professioni sanitarie l'onere della verifica dell'adempimento dell'obbligo vaccinale per gli iscritti ai relativi albi professionali, intendendosi tale obbligo adempiuto con il completamento del ciclo vaccinale primario e, a far data dal 15 dicembre 2021, con la somministrazione della successiva dose di richiamo, nel rispetto delle indicazioni e dei termini previsti con circolare del Ministero della salute. Gli ordini degli esercenti le professioni sanitarie, per il tramite delle rispettive federazioni nazionali, avvalendosi della piattaforma nazionale "DGC" sono tenuti a eseguire la verifica automatizzata del possesso delle certificazioni verdi comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione anti SARS-CoV-2. Qualora non risulti l'effettuazione della vaccinazione, anche con riferimento alla dose di richiamo successiva al ciclo vaccinale primario, l'ordine professionale territorialmente competente invita l'interessato a produrre, entro 5 giorni dalla ricezione della richiesta, la documentazione comprovante l'effettuazione della vaccinazione oppure l'attestazione relativa all'omissione o al differimento ovvero la presentazione della richiesta di vaccinazione, da eseguire entro un termine non superiore a 20 giorni dalla ricezione dell'invito, o comunque l'insussistenza dei presupposti per l'obbligo vaccinale. Qualora l'ordine professionale accerti il mancato adempimento dell'obbligo vaccinale in capo al professionista, anche con riguardo alla dose di richiamo, provvede all'immediata sospensione dall'esercizio delle professioni sanitarie dandone comunicazione alle federazioni nazionali competenti e, per il personale che abbia un rapporto di lavoro dipendente, anche al datore di lavoro; nella circolare del Ministero della salute n. 8284 del 3 marzo 2021, "Vaccinazione dei soggetti che hanno avuto un'infezione da SARS-CoV-2", la Direzione generale della prevenzione sanitaria chiarisce che per il completamento del ciclo vaccinale primario nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 è sufficiente la somministrazione di un'unica dose di vaccino, purché la vaccinazione avvenga ad almeno 3 mesi di distanza dall'infezione ed entro i 6 mesi da essa. Tale determinazione è ribadita anche sul portale del Ministero della salute, ultimo aggiornamento del 18 marzo 2022; considerato che: sulla base di quanto sopra, un professionista sanitario deve considerarsi pienamente in regola con l'obbligo vaccinale se, a seguito di infezione da SARS-CoV-2, abbia completato il ciclo di vaccinazione primario con somministrazione di un'unica dose di vaccino nei termini stabiliti e, successivamente, abbia ricevuto somministrazione di dose booster ; risulta agli interroganti che il consiglio direttivo dell'ordine delle professioni infermieristiche (OPI) di Roma stia trasmettendo ad alcuni propri iscritti in questa posizione, e quindi a tutti gli effetti in regola con le vaccinazioni obbligatorie, lettere d'invito a produrre la documentazione comprovante l'adempimento dell'obbligo vaccinale. In alcuni casi, alla richiesta di chiarimenti da parte dei professionisti interessati, a supporto di quanto sostenuto nella lettera d'invito, l'ordine ha opposto quanto rappresentato dal Ministero nella circolare n. 2992 del 17 febbraio 2022, che tuttavia fa riferimento sic et simpliciter alla fattispecie di sanitari non vaccinati che abbiano contratto il virus in seguito al provvedimento di sospensione e non ha evidentemente alcuna attinenza con tali disposizioni. A seguito della risposta dell'OPI alcuni professionisti, intimoriti dalla possibile sospensione, hanno tentato egualmente di prenotare un'ulteriore dose di vaccino, tuttavia senza esito, poiché ritenuti rebus sic stantibus già adempienti dall'azienda sanitaria locale di competenza; risulta, inoltre, che in alcuni casi, anche a seguito della trasmissione da parte degli infermieri interessati di quanto richiesto dall'OPI di Roma nel rispetto dei tempi e delle modalità stabilite nelle lettere d'invito, il consiglio direttivo abbia provveduto egualmente alla sospensione dei sanitari dall'esercizio della professione per inadempimento dell'obbligo vaccinale, con conseguente segnalazione alla federazione nazionale FNOPI, alla Procura della Repubblica e, per il personale con rapporto di lavoro dipendente, al datore di lavoro;