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Sicuramente bisognerà intervenire, apportare modifiche, pensare, ma dobbiamo comprendere che si tratta di una questione strategica per l'Italia. Assolutamente strategica è di certo anche la scelta di aver ricollocato il comparto del turismo all'interno del Ministero dei beni e delle attività culturali perché, fermo restando tutte le cose importanti e assolutamente da coordinare nell'organizzazione e nell'asse strategico del turismo nel nostro Paese - che ricomprende il turismo rurale, l'agriturismo, la valorizzazione dei nostri territori anche dal punto di vista enogastronomico - è chiaro però che l' asset fondamentale è strettamente collegato al Ministero dei beni e delle attività culturali. La stessa questione della tutela del paesaggio - ho ascoltato gli interventi precedenti - così come quelle legate al rispetto dell'articolo 9 della Costituzione, attiene anch'essa alle Soprintendenze per i beni architettonici, culturali e archeologici. Siamo il Paese che ha il tesoro più grande al mondo, con la più alta percentuale di beni culturali e archeologici: è per questo motivo, dunque, che l' asset doveva essere collocato all'interno del Ministero dei beni e delle attività culturali, fermo restando che, a mio avviso, se questo Governo davvero intende riavviare il Paese verso uno sviluppo diverso legato alla qualità, non può trascurare la riflessione di dar vita finalmente - io qui lo dico - a un vero e proprio Ministero del turismo. Il problema infatti non è tanto quello di questo «pendolarismo» da una parte e dall'altra, che di certo non ci fa proprio onore, ma è quello di avere una forte capacità di investire. Non basta soltanto il fatto che, per fortuna, arrivino milioni di persone nel nostro Paese, bisogna anche investire sulla qualità di questo turismo; probabilmente bisogna anche dare degli indirizzi, modificare un tipo di fruibilità. Abbiamo città che hanno dei problemi d'impatto, quindi dobbiamo intervenire su quello; abbiamo problemi da questo punto di vista che considero molto seri, ma anche grandissime opportunità. Sarebbe quindi opportuno intervenire tutti quanti insieme perché questo sì che è interesse nazionale. Stiamo discutendo molto di Ilva, per carità, ma capite bene che dovrebbe essere un punto d'incontro tra tutte le forze di maggioranza e di opposizione quello di scegliere il turismo come uno dei principali asset d'investimento per il nostro Paese e di sviluppo vero, quello buono e di qualità. Tuttavia occorre altresì praticare anche in questo campo delle scelte necessarie, che non possono più essere improntate solo a un turismo di massa, di tipo iperconsumistico, dei beni culturali delle nostre città, ma si deve diversificare l'offerta. Faccio queste considerazioni perché non possiamo soltanto considerare un bene il ritorno della competenza sul turismo in capo al Ministero, ma poniamo anche il tema della necessità di una riflessione seria sulla possibilità della costituzione di un Ministero del turismo. Peraltro, anche gli emendamenti approvati in Commissione rafforzano molto questo indirizzo: penso alla questione dei musei, alla possibilità di utilizzare ancora più personale, anche tramite altre società, per una migliore fruizione e anche apertura dei musei stessi. È molto importante anche la parte, su cui si è intervenuti con emendamenti, che riguarda tutta la rimodulazione degli stanziamenti per la revisione dei ruoli e delle carriere delle Forze armate e la questione del lavoro straordinario, che fa parte del decreto-legge, ma che - capite bene - ci permette oggi, al di là delle molte polemiche strumentali che ho sentito, di rispondere con i fatti rispetto a cosa significa investire sulla sicurezza (quella buona, quella vera) nel Paese e nelle nostre città. Torno a ripetere che certamente avremmo potuto anche approvare un decreto-legge che ci avrebbe permesso di dare più funzionalità anche ad altri Ministeri, ma questo avrà bisogno di un po' più di tempo; lo dico al Governo, perché altri emendamenti che riguardavano tale possibilità sono stati dichiarati inammissibili. Va bene, ma questo tema non può essere abbandonato. Noi abbiamo bisogno di un efficientamento molto forte dei Ministeri e di un raccordo molto più intenso tra l'indirizzo politico e l'apparato amministrativo, perché il tema da noi posto e che non possiamo mai dimenticare è che il riordino è positivo, ma dobbiamo assolutamente imprimere una forte accelerazione alla capacità di efficientamento all'interno dei Ministeri. Come parlamentari, come legislatori, approviamo norme, continuiamo a vararle, poi spesso le perdiamo di vista. Abbiamo un problema molto forte di attuazione delle norme, dei decreti attuativi; pertanto dobbiamo intervenire, anche velocemente, per riuscire a comprendere che occorre immettere dei meccanismi, delle modifiche di funzionamento (non genericamente efficientamento) all'interno dei Ministeri stessi e dell'apparato, in modo che questo possa davvero garantire la rapida attuazione delle norme, il varo dei decreti attuativi, perché questo è uno dei grandi problemi che noi abbiamo. Mi auguro pertanto che il prossimo provvedimento di riordino entri nel merito di questo problema per dare veramente risposte ai cittadini e, soprattutto, coerenza tra le leggi che noi approviamo come legislatori e la loro attuazione. Per questo motivo annunciamo il nostro voto favorevole. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . SUDANO (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SUDANO (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento di riorganizzazione dei Ministeri che ci apprestiamo a votare incide in maniera puntuale su una serie di settori strategici per lo sviluppo e l'economia del Paese, attraverso modifiche orientate dal disegno unitario di ottimizzare l'impulso del nuovo Governo, secondo una prospettiva che pone al centro gli obiettivi del suo programma. Mi riferisco al turismo, all'internazionalizzazione delle imprese italiane, alle infrastrutture, all'ambiente, all'istruzione e alla ricerca, cui si aggiunge certamente l'esigenza ineludibile della sicurezza, attraverso il riordino delle carriere del personale delle Forze armate e gli stanziamenti che verranno loro destinati. In particolare, si interviene riportando il settore del turismo nell'ambito dei beni culturali, sua collocazione più idonea anche ad avviso di tutti i principali osservatori, dopo che la relativa competenza era stata spostata al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per motivi difficilmente riconducibili a ragioni di efficacia dell'azione amministrativa. La scelta di ripristinare le competenze secondo l'assetto precedente che, come ho detto, va nella direzione auspicata dalla maggioranza degli operatori del settore, certamente critici verso la decisione del precedente Governo, non esclude in alcun modo la rilevanza della produzione agroalimentare nell'ambito del turismo, ma, al contrario, ne esalta la sinergia, in quanto è evidente che il patrimonio culturale deve essere inteso e valorizzato unitariamente con una veduta d'insieme che comprenda i beni artistici, ma anche quelli naturalistici. Questo perché il turismo ha un ampio potenziale di sviluppo che è necessario assecondare se è vero che, come risulta da una recente inchiesta della Banca d'Italia, se nel periodo compreso tra il 1999 e il 2017 la spesa dei turisti stranieri nel nostro Paese fosse cresciuta quanto la domanda potenziale, il PIL italiano sarebbe oggi a più 0,8 punti percentuali.