[pronunce]

(Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - Legge finanziaria 2003), la resistente ne sostiene l'infondatezza. La difesa regionale evidenzia che la disposizione non imporrebbe un ulteriore onere burocratico, ma introdurrebbe uno strumento, quello dell'autocertificazione, ispirato all'orientamento attuale di snellimento delle procedure, a favore innanzitutto del medesimo contribuente. In tal modo, eviterebbe alla Regione di interrogare il Ministero delle finanze, che gestisce l'anagrafe unica delle Onlus, in riferimento al regime applicabile a tali enti. La soluzione normativa della legislazione sarda gioverebbe al contribuente, «che ha tutto l'interesse a potersi qualificare autonomamente attraverso un'autocertificazione». Inoltre, per la parte resistente, l'autocertificazione sarebbe necessaria in base al medesimo art. 21 del d.lgs. n. 460 del 1997 che consente di introdurre agevolazioni a favore dei soggetti non lucrativi. Infatti, l'agevolazione non sarebbe automatica, ma esigerebbe che il contribuente faccia richiesta di applicazione dell'agevolazione. Pertanto, in caso di mancata trasmissione della qualifica, ai sensi della legislazione statale il soggetto non profit decadrebbe dall'agevolazione: effetto esattamente ribadito dal legislatore regionale. Infine, l'autocertificazione prevista dalla normativa impugnata non costituirebbe un onere ulteriore, giacché la comunicazione di avvalersi dell'esenzione da parte del beneficiario può essere effettuata fino al momento della dichiarazione dei redditi e insieme alla stessa. Pertanto, il contribuente non viene onerato di una ulteriore scadenza. 11.- Con riferimento alla quarta doglianza, la resistente ne sostiene l'inammissibilità. Nella lettura del ricorso offerta dalla parte resistente, il ricorrente lamenterebbe la violazione, quale parametro interposto di costituzionalità, dell'art. 2, comma 2, del d.lgs. n. 79 del 1999, che qualifica l'autoproduttore di energia elettrica. L'articolo 2, rubricato «definizioni», non prescriverebbe nulla, ma semplicemente individuerebbe la figura dell'autoproduttore. La questione potrebbe invece essere scrutinata nel merito solo sulla base di una norma regionale applicativa della qualificazione, oppure individuando una norma statale che concretamente impedisca ai consorzi di bonifica di realizzare e gestire impianti di energia elettrica da fonti rinnovabili in deroga al limite dell'autoconsumo. 12.- Quanto alle doglianze relative all'art. 20, commi 1, 2 e 3, la resistente nota innanzitutto che il comma 3 non è affrontato dal ricorrente se non nell'epigrafe del ricorso. Pertanto, non sarebbe coinvolto in alcuna censura. 12.1.- Quanto all'art. 20, comma 1, la censura sarebbe infondata con riferimento a tutti i parametri invocati dal ricorrente. 12.2.- In primo luogo, il comma in esame non violerebbe l'obbligo di concorso sancito all'art. 97 Cost. per il reclutamento del personale degli enti pubblici. Infatti, la norma impugnata esige che i candidati superino una specifica selezione concorsuale, funzionale alla verifica dell'idoneità all'espletamento delle mansioni, e pertanto non configurerebbe una stabilizzazione automatica del personale; al contrario, prevedrebbe una selezione concorsuale in aderenza al parametro di costituzionalità evocato. 12.3.- In secondo luogo, il comma non si porrebbe in contrasto con l'art. 17, commi 10 e 12, del d.l. n. 78 del 2009, in materia di riserve di posti, in quanto non si esprimerebbe sulla quota massima, individuata dal legislatore statale nel 40% dei posti messi a concorso. 12.4.- In terzo luogo, il comma non violerebbe nemmeno l'art. 117, terzo comma, Cost.: il parametro sarebbe innanzitutto enunciato, senza che il ricorrente motivi sul punto. Inoltre, non sarebbe violata la competenza statale in materia di coordinamento della finanza pubblica, dal momento che la normativa regionale censurata non presenta alcun profilo finanziario, nemmeno per quanto concerne il rapporto tra cessazioni e nuove assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, programmato dal legislatore statale. 12.5.- La normativa non violerebbe nemmeno l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. in materia di ordinamento civile, in quanto la disposizione non configurerebbe una nuova tipologia di rapporto di lavoro al servizio della pubblica amministrazione, ma si limiterebbe a dare avvio ad un procedimento amministrativo, che non rientra nell'area dell'ordinamento civile, materia, quest'ultima, che non può essere intesa come capace di assorbire tutte le competenze della Regione sul personale regionale. Diversamente, una lettura che assorbisse all'ordinamento civile tali legislazioni annichilirebbe la potestà legislativa regionale. 13.- Quanto all'art. 20, comma 2, della legge impugnata, riguardante le assunzioni di personale, in relazione alla menzione che tali assunzioni avverrebbero anche in deroga ai limiti di spesa e di organici stabiliti nei confronti degli enti locali, la resistente precisa che tali deroghe farebbero riferimento alla disciplina regionale, non a quella dettata dal legislatore statale. 14.- Quanto alla doglianza relativa all'art. 21 della normativa oggetto d'impugnazione, la resistente ne sostiene innanzitutto l'inammissibilità, poiché il ricorrente si limiterebbe ad evocare, senza argomentare, l'applicabilità del parametro interposto di cui all'art. 12, comma 4, del d.lgs. n. 468 del 1997, riguardante i lavoratori socialmente utili. 14.1.- Inoltre, la resistente motiva per l'infondatezza, sostenendo che la disposizione censurata si limiterebbe ad attribuire all'Assessorato competente in materia di lavoro la competenza a predisporre un programma di misure da adottare nei confronti dei cd. "lavoratori socialmente utili", non disponendo alcuna quota di riserva a loro favore. Dunque non vi sarebbe alcun superamento delle quote di riserva stabilite dal legislatore statale. 15.- Con ulteriore memoria depositata nella cancelleria il 2 marzo 2012, il Presidente del Consiglio dei ministri ha ulteriormente dedotto in merito alle eccezioni d'inammissibilità e d'infondatezza prospettate dalla resistente. 16.- Quanto alla prima doglianza, il ricorrente evidenzia di aver chiaramente indicato nell'art. 56 dello statuto della Regione autonoma Sardegna il parametro di rango costituzionale violato: la legislazione regionale avrebbe introdotto un precetto finalizzato a dare esecuzione all'art. 8, che disciplina la compartecipazione regionale al gettito tributario, eludendo la procedura di cui all'art. 56 predetto. Il ricorrente fa leva sulla versione previgente dell'art. 8 evidenziando che allora la disposizione aveva un contenuto precettivo di compiutezza e determinazione di grado analogo a quello attualmente vigente, ma ciò aveva comunque imposto di adottare il d.P.R. 19 maggio 1949, n. 250 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna) per attuare l'art. 8 dello statuto, con riferimento agli articoli da 32 a 38.