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Ma ci sono anche quei genitori - e purtroppo non sono pochi - che non si occupano per niente dei propri figli e talvolta non pagano neanche il contributo di mantenimento. Adesso questi dovrebbero riscuotere anche la metà dell'assegno unico? Su questo spero davvero, signora Ministra, che si interverrà quanto prima. Per concludere, a mio avviso il tema su cui devono convergere tutte le misure è l'indipendenza economica della donna. Ne trae giovamento la natalità e la crescita affettiva dei figli, che vedono la presenza di entrambi i genitori, e libera le donne da quelle forme di dipendenza che sono uno dei motivi per cui alcune non riescono a liberarsi dei partner violenti. Paradossalmente, sarebbe anche un vantaggio per i mariti, che, con la tradizionale divisione dei compiti, rischiano di pagare un alto contributo di mantenimento dopo una separazione. Nei Paesi nordici il contributo al mantenimento al partner dopo la separazione è quasi scomparso. Se la politica mette risorse sulla famiglia, certificando rapporti di forza esistenti, senza cioè coltivare l'ambizione di cambiarli, ha perso una parte importante della sua funzione. Nel XXI secolo deve incentivare la parità e rendere conveniente nelle quotidianità delle famiglie comportamenti paritari, tutelando di più chi si fa maggiormente carico della crescita dei figli nei casi di separazione. Spero davvero che con questo importantissimo provvedimento si punti a fare tutto questo. Noi del Gruppo per le Autonomie voteremo a favore. (Applausi) . CARBONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CARBONE (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi senatori, ministra Bonetti, la famiglia è stata il collante e il cemento che ha tenuto insieme la nostra società in questi anni, soprattutto nei momenti di grandissima difficoltà causati dalla pandemia e dalla conseguente crisi economica e sociale, che ancora oggi morde forte. Di fatto, per tante situazioni di fragilità è stata, a tutti gli effetti, un ammortizzatore sociale che non ha generato fratture, ma semplicemente ha fatto deflagrare le tante criticità, il tanto detto non detto in questi ultimi anni. Tutto questo non pensato e non agito ha lasciato spesso sulle famiglie solitudine, difficoltà, incertezza nell'intercettare le sfide del nostro tempo; ha acuito i divari tra generazioni, quelli di genere e quelli geografici, nella contrapposizione tra aree interne e aree metropolitane. Tutte difficoltà che abbiamo vissuto anche noi come legislatori durante la pandemia, notando che gli strumenti legislativi, gli strumenti a disposizione delle istituzioni erano deboli, mancavano di una visione di insieme per rispondere ai diversi bisogni delle famiglie, dei cittadini e soprattutto dei giovani. È per questo motivo che il family act diventa riforma strutturale di accompagnamento al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), una grande occasione per il nostro Paese per colmare fratture e fragilità, per rilanciare la coesione sociale e per ripartire investendo proprio sulla famiglia. Ho sentito dire spesso che il family act è una scatola vuota, ma è proprio questo il punto: in questi anni è mancata la scatola entro la quale innestare le politiche legate alla crescita del Paese a sostegno delle situazioni di difficoltà. Grazie al family act il nostro Paese, per la prima volta nella sua storia, riconosce il ruolo della famiglia nella sua dimensione economica, sociale e culturale, afferma che la famiglia esiste nella sua complessità, nella sua dimensione culturale, economica e sociale. Il family act agisce su tanti livelli perché guarda la famiglia in un modo differente. Cosa significa guardare la famiglia in modo differente? Finalmente, attraverso il provvedimento al nostro esame, si mette nero su bianco la dimensione dei singoli all'interno delle comunità e le scelte individuali intercettate all'interno di un contesto sociale che vede in primo piano le istituzioni, le imprese e il terzo settore. Il family act prende altro della complessità quotidiana che vivono ad esempio le famiglie con persone con disabilità, le famiglie numerose, le famiglie che vivono una condizione di indigenza e di difficoltà, le famiglie che hanno pagato in questi anni il gap , anche culturale, nell'accesso agli strumenti di inclusione sociale, le famiglie in cui i genitori sono lavoratori autonomi e le famiglie con partite IVA. Sono gli stessi problemi che durante la pandemia abbiamo affrontato con strumenti deboli e quasi mai coordinati fra di loro. Allo stesso tempo il family act ci consente di pensare e di concepire le politiche per la famiglia su due assi, il sostegno innanzitutto, ma anche la promozione. Il sostegno rispetto a tanti ambiti della vita quotidiana. Pensiamo ad esempio ad uno degli assi prioritari del family act , l'assegno unico universale che dal primo gennaio del 2022 è diventato strutturale, valendo dal settimo mese di vita fino alla maggiore età. Il family act è però tanto di più; non è soltanto prendersi carico della gestione dell'economia familiare, ma è ad esempio prendersi carico delle spese educative e dei servizi. Quanto nella pandemia la carenza di servizi ha rappresentato davvero un divario tra le classi sociali, tra le generazioni, tra aree geografiche? Servizi vuol dire asili nido, che spesso nel nostro Paese sono assenti. Ci sono infatti aree del Paese che non vedono nemmeno la presenza di questo servizio. Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) abbiamo iniziato soprattutto a ridurre questo gap , assegnando un ruolo prioritario di programmazione ai Comuni e agli enti locali. Il ruolo di promozione e di sostegno però deve essere necessariamente legato, se vogliamo pensare alle future generazioni e ai nostri giovani, anche a tutto quello che completa i nostri bambini e le nostre bambine. Mi riferisco all'accesso al cinema, al teatro, alla cosiddetta educazione non convenzionale, che vede come soggetti attivi e protagonisti gli enti locali e il terzo settore stesso in maniera sussidiaria, che è lo strumento prioritario, più potente e tangibile di democrazia. Allo stesso modo lo è - ed è citato nel family act e nei tanti strumenti attuativi che il suo Ministero ha già messo in atto - la valorizzazione delle discipline cosiddette STEM ( science, technology, engineering and mathematics ). Se dobbiamo costruire e guidare la presenza femminile nel mondo del lavoro, dobbiamo potenziare anche quegli strumenti che consentono l'accesso alla conoscenza, all'apprendimento delle materie cosiddette scientifiche che sono quel nesso importante e fondamentale con le richieste e i bisogni di innovazione che arrivano dal mondo del lavoro. Il family act , quindi, è soprattutto costruzione di un modello economico oltre che sociale. La famiglia, attraverso gli strumenti di cui ci siamo dotati dal punto di vista legislativo, e quindi anche da un punto di vista culturale e da un punto di vista di fatto, diventa un modello giuridico e un modello fiscale. L'assegno unico universale non è solo un riordino di misure sparse, è una visione di insieme rispetto alla prospettiva delle misure di sostegno alla famiglia. Il family act è anche attuazione, il vero nodo di questo momento storico. Le persone vogliono vedere concretamente le misure attuate nella loro quotidianità. Questo è un punto nodale anche rispetto all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Come si attua?