[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge 21 luglio 2000, n. 202 (Disposizioni in materia di nomina del Presidente della Corte dei conti) e dell'articolo 11, comma 7, ultimo periodo, della legge 4 marzo 2009, n. 15 (Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti), promosso dalla Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, nel procedimento vertente tra A.D. ed altri e il Comando della Regione militare meridionale ed altra, con ordinanza del 20 giugno 2011, iscritta al n. 238 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 48, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 4 aprile 2012 il Giudice relatore Sabino Cassese.. Ritenuto che la Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, con ordinanza del 20 giugno 2011 (reg. ord. n. 238 del 2011) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge 21 luglio 2000, n. 202 (Disposizioni in materia di nomina del Presidente della Corte dei conti), in riferimento agli articoli 100, terzo comma, e 101 della Costituzione, e dell'articolo 11, comma 7, ultimo periodo, della legge 4 marzo 2009, n. 15 (Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti), in riferimento agli articoli 3, 25 e 101 Cost.; che il giudice rimettente riferisce che i ricorrenti nel giudizio principale - in qualità di ex dipendenti del Ministero della difesa - hanno chiesto la rideterminazione dell'indennità di ausiliaria, sostenendo che il Ministero, erroneamente interpretando l'art. 44 della legge 19 maggio 1986, n. 224 (Norme per il reclutamento degli ufficiali e sottufficiali piloti di complemento delle Forze armate e modifiche ed integrazioni alla L. 20 settembre 1980, n. 574, riguardanti lo stato e l'avanzamento degli ufficiali delle Forze armate e della Guardia di Finanza), come interpretato dall'art. 6 della legge 27 dicembre 1990, n. 404 (Nuove norme in materia di avanzamento degli ufficiali e sottufficiali delle Forze armate e del Corpo della guardia di finanza), non avrebbe incluso, nel computo di tale indennità, l'indennità militare, le maggiorazioni stipendiali biennali e le ore di lavoro straordinario obbligatorio; che, pertanto, rilevato un contrasto giurisprudenziale al riguardo, il giudice rimettente ha deferito la questione di massima alle sezioni riunite le quali, con la decisione n. 1/QM del 26 febbraio 2010, hanno risolto il contrasto giurisprudenziale nel senso di escludere la computabilità dell'indennità militare in quella ausiliaria; che la Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, riassunto il giudizio dinanzi a essa, in primo luogo ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge n. 202 del 2000, nella parte in cui prevede che il Presidente della Corte dei conti è nominato su proposta governativa, per violazione degli artt. 100, terzo comma, e 101 Cost.; che, secondo la Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, questa norma contrasterebbe, in primo luogo, con il principio di indipendenza della funzione giurisdizionale (art. 101 Cost.), per cui i giudici non possono essere «scelti» dal potere esecutivo, «giacché in tal guisa si spezzerebbe quel rapporto esclusivo che il legislatore costituente ha voluto istituire tra il giudice e la legge, il quale non ammette in alcun modo la interferenza di altri poteri dello Stato, tra cui quello esecutivo», e, inoltre, il potere di proposta del Presidente del Consiglio dei ministri minerebbe alla radice l'indipendenza della Corte dei conti nella veste di organo controllore dell'attività di Governo (art. 100, terzo comma, Cost.); che il giudice rimettente, in secondo luogo, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 7, ultimo periodo, della legge n. 15 del 2009, per contrasto con gli artt. 3, 25 e 101 Cost.; che la disposizione censurata prevede, in particolare, che «[S]i applica al Presidente della Corte dei conti, per la composizione nominativa e per la determinazione delle competenze delle sezioni riunite, in ogni funzione ad esse attribuita, ferme restando le previsioni organiche vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, la disposizione di cui all'articolo 1, quinto comma, della legge 27 aprile 1982, n. 186, introdotto dall'articolo 54 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»; che, in base all'art. 1, quinto comma, della legge 27 aprile 1982, n. 186, il «Presidente del Consiglio di Stato, con proprio provvedimento, all'inizio di ogni anno, sentito il Consiglio di Presidenza, individua le sezioni che svolgono funzioni giurisdizionali e consultive, determina le rispettive materie di competenza e la composizione, nonché la composizione della Adunanza Plenaria ai sensi dell'art. 5, primo comma» che, a sua volta novellato, attribuirebbe al Presidente del Consiglio di Stato, secondo il giudice rimettente, la più ampia libertà nella composizione dell'Adunanza Plenaria, in quanto i magistrati che la compongono vengono scelti dal medesimo e non più dal Consiglio di presidenza, che deve essere soltanto sentito, talché la legge n. 15 del 2009 autorizzerebbe il presidente a stabilire la «composizione nominativa» delle sezioni riunite, consentendogli di costituire collegi ad hoc per l'esercizio sia del controllo sia della giurisdizione, con l'unico limite delle «previsioni organiche vigenti»;