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Quanto all'ordinamento interno, in attuazione dell'art. 38, terzo comma, Cost., il diritto all'istruzione dei disabili e l'integrazione scolastica degli stessi sono previsti, in particolare, dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104; legge che, come già osservato da questa Corte, è volta a 'perseguire un evidente interesse nazionale', stringente ed infrazionabile, quale è quello di garantire in tutto il territorio nazionale un livello uniforme di realizzazione di diritti costituzionali fondamentali dei soggetti portatori di handicaps" (sentenza n. 406 del 1992). E ancora: "Questa Corte ha già avuto modo di precisare che la partecipazione del disabile al processo educativo con insegnanti e compagni normodotati costituisce, infatti, un rilevante fattore di socializzazione e può contribuire in modo decisivo a stimolare le potenzialità dello svantaggiato. (...) Pertanto, il diritto del disabile all'istruzione si configura come un diritto fondamentale. La fruizione di tale diritto è assicurata, in particolare, attraverso 'misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicaps la frequenza degli istituti d'istruzione" (sentenza n. 215 del 1987). Infine, la Corte costituzionale ha affermato come a un maggiore livello di disabilità debba corrispondere un maggior grado di assistenza, al fine di consentire al disabile di superare il suo svantaggio e di porlo in condizione di parità con gli altri (sentenza n. 80 del 2010); nello specifico, per quanto riguarda le ore di sostegno spettanti agli alunni disabili, l'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, stabilisce che, nella formulazione del piano educativo individualizzato, vadano elaborate le proposte relative all'individuazione delle risorse necessarie, ivi compresa l'indicazione del numero delle ore di sostegno; valutato infine che: in molti casi, nell'ambito di redazione ed esecuzione del PEI, non viene riconosciuto all'alunno disabile, bisognoso di un'assistenza continua, un numero di ore idoneo a coprire l'intero arco temporale di permanenza di quest'ultimo nella scuola per lo svolgimento dell'ordinaria attività didattica. Infatti, nelle scuole, il massimo delle ore che vengono attribuite sono inscindibilmente legate al numero di ore lavorative che deve svolgere settimanalmente l'insegnante titolare della cattedra, corrispondenti nella scuola dell'infanzia a 25 ore, a 22 nella scuola primaria e a 18 nelle scuole secondarie. Dunque, non venendo reso disponibile un numero di ore sufficienti a coprire il "tempo scuola", ovvero l'intero periodo temporale che l'alunno solitamente trascorre nell'edificio scolastico, si cerca di coprire le restanti ore alternando la presenza del docente di sostegno a quella dell'assistente educatore (figura di affiancamento alla struttura scolastica durante la frequenza dell'alunno disabile non autonomo, al fine di sostenerlo e di assisterlo per tutte le necessità del caso); il mancato riconoscimento di un numero di ore proporzionato al precipuo fabbisogno rilevabile dal caso concreto determina in molti casi il ricorso, da parte di genitori o curatori degli alunni con gravi disabilità, alla giustizia amministrativa per ottenere un maggior numero di ore di sostegno, che vanno dalle 30 alle 40 ore nel caso del modulo scolastico a "tempo pieno"; i giudici amministrativi frequentemente hanno riconosciuto il diritto degli alunni con gravi disabilità a essere supportati dagli insegnanti di sostegno per tutto il tempo trascorso a scuola, indipendentemente dal numero di ore lavorative che deve svolgere settimanalmente l'insegnante titolare della cattedra; la situazione pandemica in atto, determinata dalla diffusione del COVID-19, ha ulteriormente aggravato la situazione degli alunni con disabilità, avendone determinato un'ulteriore marginalizzazione. Infatti, in presenza di misure volte a evitare i contagi, quali distanziamento sociale, soglie massime per la presenza degli studenti, quarantene, l'alunno disabile non ha potuto godere della costante frequenza fisica dei luoghi di istruzione, con conseguenti effetti negativi sulla sua crescita dinamico-relazionale, impegna il Governo: 1) a promuovere e sostenere, nell'ambito delle proprie competenze, le politiche di sostegno agli alunni con disabilità in un'ottica di maggior tutela del "tempo scuola"; 2) a valorizzare e favorire il potenziamento del diritto allo studio dell'alunno disabile assicurando in tal modo il venir meno della disparità di trattamento, purtroppo esistente, rispetto ai soggetti non portatori di handicap ; 3) nell'ambito delle proprie competenze e tenuto conto del quadro di misure già adottate, a intraprendere le opportune iniziative legislative volte ad ampliare il paradigma basato sulla situazione di specie di ciascun alunno affetto da disabilità al fine della redazione dei piani individuali. Atto n. 1-00433 BOSSI Simone BERGESIO AUGUSSORI CAMPARI BRIZIARELLI RIPAMONTI BRUZZONE PELLEGRINI Emanuele - Il Senato, premesso che: l'originario art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 vietava l'immissione di fauna ittica alloctona; attualmente tale divieto è stato rimosso in forza della modifica intervenuta con il decreto del Presidente della Repubblica n. 102 del 2019, "Regolamento recante ulteriori modifiche dell'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, concernente attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche"; il nuovo iter procedurale stabilisce che Regioni, Province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti di gestione delle aree protette nazionali possano richiedere al Ministero della transizione ecologica l'autorizzazione per l'immissione in natura delle specie e delle popolazioni non autoctone; tale richiesta deve essere corredata da uno studio del rischio; tuttavia, per effetto del decreto direttoriale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 2 aprile 2020, e soprattutto del correlativo allegato 3 "Contenuti dello studio del rischio per l'immissione di specie o popolazioni non autoctone per motivazioni diverse dal controllo biologico", i criteri per l'ottenimento dell'autorizzazione risultano eccessivamente complessi, finanche ostativi; l'attuazione del nuovo dispositivo normativo e l'adozione della tabella delle specie ittiche autoctone, diramata dal Ministero sotto forma di allegato a una mera nota esplicativa, ha comportato l'interruzione delle immissioni di "specie non autoctone", fermando di fatto l'intero sistema della pesca nazionale; un esempio concreto riguarda l'immissione del coregone lavarello ( Coregonus lavaretus ) e della trota fario ( Salmo trutta ), che avviene in modo capillare da oltre un secolo; in tal modo, sono pregiudicati la pesca, ricreativa e professionale, in acque interne, gli allevamenti, la troticoltura e i laghi di pesca sportiva con ricadute negative per l'economia e per tutto l'indotto, con evidenza particolare nelle aree interne vocate al turismo alieutico;