[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 6, comma 1, lettera d), 8 e 27, comma 2, lettera d), della legge della Regione Liguria 3 marzo 1994, n. 10 (Norme per l'edilizia residenziale pubblica), promosso con ordinanza del 23 dicembre 2002 dal Tribunale amministrativo regionale per la Liguria sul ricorso proposto da Ottavio Sechi ed altra contro l'Azienda regionale territoriale per l'edilizia ed altro, iscritta al n. 337 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24, prima serie speciale, dell'anno 2003. Udito nella camera di consiglio del 21 gennaio 2004 il Giudice relatore Piero Alberto Capotosti.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. — Il Tribunale amministrativo regionale per la Liguria ha sollevato, con ordinanza del 23 dicembre 2002, questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 1 (recte: dell'art. 6, comma 1, lettera d), dell'art. 8 e dell'art. 27, comma 2, lettera d), della legge della Regione Liguria 3 marzo 1994, n. 10 (Norme per l'edilizia residenziale pubblica), in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione. Il giudice rimettente - dinanzi al quale è stato proposto ricorso avverso il decreto con cui l'Azienda regionale territoriale per l'edilizia aveva pronunciato la decadenza dall'assegnazione dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica nei confronti di soggetti risultati proprietari nell'ambito del territorio nazionale di immobili il cui valore locativo era superiore alla soglia stabilita dal predetto art. 6, comma 1, lettera d), della legge regionale n. 10 del 1994 - premette che tale ultima disposizione, richiamata dall'art. 27, comma 2, lettera d), della medesima legge regionale ai fini della pronuncia di decadenza, prevede, quale requisito per l'assegnazione dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica, che l'aspirante non sia titolare di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione “su uno o più alloggi, ubicati in qualsiasi località del territorio nazionale, il cui valore locativo complessivo, determinato ai sensi della legge n. 392 del 1978 e successive modificazioni ed integrazioni, sia pari al valore aggiornato o confermato dalla Giunta regionale ogni due anni per l'ambito territoriale cui si riferisce il bando di concorso”. Tale previsione viene censurata dal giudice a quo in quanto la disciplina delle locazioni è stata profondamente modificata dalla legge 9 dicembre 1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo), la quale ha abrogato, tra l'altro, l'art. 12 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), che regolava la base di calcolo del valore locativo ai fini della determinazione dell'equo canone per le locazioni abitative, ed ha attribuito al libero accordo dei contraenti la determinazione del canone, “sicché deve ritenersi contrario al principio di ragionevolezza il mantenimento di un valore non idoneo a rappresentare il fabbisogno abitativo e che, comunque, non rispecchia più, nel quadro delle transazioni immobiliari, la realtà economico-sociale del Paese”. 2. — Secondo il Tar, l'incongruenza sarebbe tanto più palese se si considera che i valori relativi agli immobili, eventualmente posseduti dall'assegnatario, quali i redditi da fabbricati, concorrono alla determinazione del reddito imponibile complessivo del soggetto, che, ai sensi dell'art. 8 della legge regionale in esame, può costituire motivo di esclusione dall'assegnazione dell'alloggio, qualora risulti superiore, per due annualità consecutive, oltre quella di rilevamento, al limite di reddito fissato dal Consiglio regionale. Ad avviso del Tar, la Regione non potrebbe emanare norme che disciplinino, specificandolo, l'accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, con previsione dell'esclusione di coloro i quali siano proprietari di beni immobili della stessa natura di quelli assegnati, se non predisponendo “criteri propri di valutazione, preferibilmente ancorati ad indici oggettivi, quali potrebbero considerarsi la superficie abitabile o il valore di mercato del bene determinato dagli uffici tecnici erariali”. Nel caso in esame il riferimento al reddito dell'immobile, commisurato al valore locativo, sarebbe, peraltro, stato eliminato con la delibera 13 marzo 1995 del CIPE, organo al quale spetta la fissazione dei criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Pertanto, il giudice rimettente ritiene che l'art. 27, comma 2, lettera d), della legge regionale n. 10 del 1994, il quale richiama il predetto art. 6 della medesima legge, si ponga in contrasto con l'art. 3 e con l'art. 97 della Costituzione, in linea peraltro con quanto deciso nelle sentenze n. 176 e n. 299 del 2000 della Corte costituzionale.1. — La questione di legittimità costituzionale sollevata con l'ordinanza in epigrafe concerne l'art. 6, comma 1, lettera d), l'art. 8 e l'art. 27, comma 2, lettera d), della legge della Regione Liguria 3 marzo 1994, n. 10 (Norme per l'edilizia residenziale pubblica), nella parte in cui prevedono, tra i requisiti per l'assegnazione - e per non incorrere nella decadenza - degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, la non titolarità di diritti reali di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su uno o più alloggi, anche sfitti, ubicati in qualsiasi località, la cui quota di valore locativo complessivo, determinato ai sensi della legge 27 luglio 1978, n. 392, sia almeno pari al valore locativo di un alloggio adeguato, di medie condizioni abitative, situato nell'ambito territoriale cui si riferisce il bando di concorso. Secondo il rimettente tali norme contrasterebbero con gli artt. 3 e 97 della Costituzione in quanto irragionevolmente fanno riferimento al valore locativo dell'immobile “non più idoneo a rappresentare il fabbisogno abitativo”, perché non legato ad indici oggettivi quali potrebbero considerarsi la superficie abitabile o il valore di mercato del bene e perché non più in grado di rispecchiare la realtà economico-sociale del Paese, essendo ancorato alle previsioni della legge n. 392 del 1978, in larga parte abrogata e comunque superata dalla diversa impostazione e disciplina della legge 9 dicembre 1998, n. 431. 2. — La questione è fondata. La questione di legittimità in esame si incentra sostanzialmente sull'incongruità del criterio del valore locativo, calcolato ai sensi della legge n. 392 del 1978 quale parametro di valutazione del reddito effettivo di un immobile.