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Tra l'altro, questa indagine ci permetterà anche di capire un altro dato importante su cui si è soffermata la collega Elena Fattori che ha espresso la sua preoccupazione relativamente ad una categoria professionale particolare, cioè quella delle persone che lavorano nella macellazione degli animali. L'indagine, infatti, servirà anche all'INAIL (che si occupa degli infortuni sul lavoro) per individuare - grazie ad un emendamento che abbiamo approvato - quelle classi professionali che sono a maggiore rischio. Abbiamo sempre tenuto conto - e non finiremo mai di ringraziarli - della classe delle professioni sanitarie, ma ci sono tante altre professioni che possono essere ritenute a rischio. Questa indagine ci aiuterà anche in questo senso. Il monitoraggio ci permetterà pertanto di ridisegnare la mappa geografica del contagio. Anche il fatto di individuare più cittadini in determinate Regioni è stato importante. Ad esempio, in Lombardia sono stati individuati 30.000 cittadini, in Veneto 13.000 (sicuramente meno), in Emilia-Romagna 12.000 e così via fino ad arrivare ai 4.000 cittadini nella regione Valle d'Aosta. Questa è una indagine ragionata. L'Istat - che ha una competenza della quale non dobbiamo dubitare - ha fatto in modo di individuare i partecipanti all'indagine per categoria, per età, per collocazione geografica e per indice di gravità, anche tenendo conto dei malati della fase pandemica. Solo effettuando questa indagine potremo capire davvero quali sono le risposte da dare e che anche adesso gli studiosi purtroppo non hanno, come ho detto anche prima. Essa ci consentirà quindi di prevenire errori futuri, di mitigare il rischio delle classi più esposte preparando i cittadini più vulnerabili, perché non dobbiamo essere allertati sempre. Ormai, grazie a Dio, il virus ci sta dando un pochino di tregua, quindi dobbiamo avere la possibilità anche di tranquillizzare i nostri cittadini, però ribadisco ancora una volta che bisogna farlo sempre con oculatezza, con tranquillità, senza spaventarli. Rispetto al provvedimento in discussione, però, devo dire che l'unica amarezza che ho provato è stata quando è stato dichiarato improponibile l'emendamento 1.0.2, che tra l'altro aveva presentato anche la relatrice. Credo che in questo momento avremmo potuto dare un segnale importante, quello della stabilizzazione del personale sanitario, che impropriamente viene trattato in maniera diversa dalla pubblica amministrazione. Mi farò carico di controllare se nel decreto-legge rilancio, il cui esame è in corso alla Camera, ci sia un emendamento che deve essere approvato per trovare anche in questo caso una soluzione di continuità con quello che stiamo dicendo. Dobbiamo controllare che la sanità abbia davvero tutti i mezzi disponibili; ne avremo altri, ma quelli che ci sono adesso devono essere comunque stabilizzati. A parte questa amarezza personale, dichiaro il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi). STABILE (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STABILE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, in primo luogo vorrei chiarire che noi siamo assolutamente favorevoli - chi potrebbe non esserlo? - sia ai testi sierologici - di cui oggi è stata ripetuta l'utilità - sia all'indagine epidemiologica e di sieroprevalenza. Non siamo noi a sostenere la validità di questi strumenti ma la scienza, come è stato ricordato più volte oggi in quest'Aula. Una cosa, però, è la validità teorica dei test altra è la situazione pratica. Noi vediamo che questo studio sta rischiando forse addirittura il fallimento se i cittadini chiamati a partecipare non si rendono disponibili. Si dice che ovviamente andrebbero coinvolti, che dovremmo coinvolgere, convincere, informare; però i cittadini sanno bene, prima di tutto dall'esperienza di questi ultimi mesi, che abbiamo un sistema sanitario in difficoltà già da lungo tempo e che quindi non è stato efficiente nemmeno in questa situazione. Pertanto, c'è una preoccupazione dei cittadini. Se noi diciamo loro che facendo il test non rischiano niente, non è proprio così: correttamente, dopo il test, in caso di positività va fatto il tampone. I cittadini hanno esperienza - e si passano parola - del fatto che il tampone spesso può essere atteso per giorni: si fa in ventiquattro ore, ma spesso i laboratori non sono in grado di fornire una risposta prima di una settimana o di dieci giorni. Quindi, se il sistema non è in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze di tempestività, i cittadini ovviamente saranno scoraggiati e partecipare, anche perché nell'attesa del risultato del tampone il cittadino resterebbe in isolamento, quindi senza possibilità di lavorare, forse addirittura senza la possibilità di vivere in famiglia se le condizioni non lo permettono. Ciò ha sicuramente creato in questi mesi una situazione di perdita di fiducia nelle strutture sanitarie e probabilmente questa perdita di fiducia ha anche altre ragioni. Noi adesso diciamo di spiegare e di informare, ma in realtà in tutti questi mesi quali informazioni hanno avuto i nostri cittadini, considerando che spesso sono anche colti e in grado di comprendere e che ci sono anche gli operatori sanitari? L'informazione che abbiamo ricevuto si è limitata a fornire dati, per esempio, di decessi, di guariti e di positivi solo su base regionale: delle Province erano noti solo i dati dei contagi complessivi, cioè un cittadino non poteva sapere cosa succedeva nella sua città o nella sua Provincia. Questo non incoraggia e non stimola sicuramente il coinvolgimento e la fiducia nel Governo (mi riferisco, ovviamente, a chi propone queste cose). Sappiamo che una gran parte dei casi, più della metà, si sono verificati negli ospedali, nelle strutture sanitarie e nelle strutture assistenziali e residenziali per anziani. Questo dato è riportato dall'Istituto superiore di sanità, ma informazioni corrette e complete su questo non sono state date. Per cui, né le persone né gli operatori sanitari sono stati in grado di sapere che cosa succedeva nei loro ospedali. Nessuna informazione completa ed esauriente è mai stata data sui contagi dei degenti all'interno dell'ospedale. Per fare un altro esempio, per la programmazione della fase 2 c'è stato un documento, presumibilmente prodotto dall'Istituto superiore di sanità e dalla fondazione Kessler (quello che ha determinato il mantenimento di molte chiusure della fase 2), che non è mai stato reso pubblico. È apparso sulla stampa senza intestazione, senza firma e senza bibliografia. Richiamando di nuovo il problema degli operatori sanitari, vi è un ulteriore aspetto. Dopo mesi in cui gli operatori sanitari hanno chiesto di conoscere la situazione dei contagi negli ospedali e nelle strutture sanitarie, questa volta noi abbiamo chiesto di effettuare i test sierologici sugli operatori e sulle famiglie, perché molti contagi di provenienza da ambienti sanitari ovviamente si saranno verificati anche nelle famiglie degli operatori. Anche questa volta la maggioranza ci ha risposto di no. Sarebbe stata un'occasione, anche per approfondire, da un punto di vista epidemiologico - ovviamente nessuno ha proposto di andare a inquinare il campione - un aspetto importante di questa epidemia, dato che più di metà dei contagi avviene in strutture sanitarie e assistenziali per anziani.