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Poter inserire e coinvolgere senza spese aggiuntive il sistema, mettere in rete delle aviosuperfici e delle idrosuperfici, poter realizzare ulteriori vasche e sistemi idrici che permettono di avere i mezzi più presenti sul fronte dell'incendio, riducendo i tempi di percorrenza, coinvolgere inoltre tantissime realtà associative e di volontariato nella possibilità di segnalare gli incendi ritengo che sia un passaggio importante, che può dare un contributo forte. La questione del personale è stata giustamente rivendicata da tutti i partiti, che hanno presentato emendamenti in questo senso: l'aumento di 250 unità di personale, la riduzione a cinque settimane del corso per i capisquadra, per poter avere persone che diano braccia e gambe a quello che abbiamo previsto nel decreto, che altrimenti rimarrebbe lettera morta. Tutti - mi auguro - speravamo di vedere di più anche con l'intervento sulle regole per la graduatoria dei discontinui, che - fa male sapere - in alcuni casi vede figurare persone per le quali abbiamo anche inasprito le pene, che dovrebbero tutelare e difendere gli incendi e invece li vanno ad appiccare. Su questo tema si è speso particolarmente e ha rischiato anche personalmente il collega Candiani quando era Sottosegretario di Stato all'interno. Consentitemi l'unica nota non polemica, ma che mi sento di fare perché provo un po' di rabbia. Di fronte a tutto questo, ritengo che definire fallimentare l'azione del Governo e del Parlamento sia non solo scorretto, ma anche irrispettoso verso tutti gli operatori che operano in questo settore e rischiano la vita. Dire che la gestione dell'emergenza dell'estate scorsa è stata fallimentare e vergognoso e penso non faccia onore al Parlamento e a chi quegli incendi li ha combattuti personalmente. Il tema della caccia, che è entrato surrettiziamente nel provvedimento e nella discussione, è divisivo e ci sarà probabilmente un referendum , l'ennesimo, sulla questione. In proposito, mi limito a dire una cosa. Partiamo da quello che siamo riusciti a fare, dicendo alle associazioni di ambientalisti e ai cacciatori che devono partire subito i dieci anni e che serve perimetrare subito. Ritengo che ciò sia un punto di partenza, muovendo dalle posizioni più estreme, che magari potrebbe portarci a trovare una soluzione condivisa. Concludo con un ultimo passaggio. Quasi tutti hanno ricordato le immagini di quest'estate. Io voglio invece ricordarne altre, che sono quelle di questi ultimi giorni relative al disastro a Catania e in Sicilia. L'auspicio più forte che possiamo esprimere è che lo spirito che ci ha portato ad approvare insieme un provvedimento di questo genere (perché, alla fine, questo è stato, se non per un emendamento) ci conduca ad approvare finalmente un'altra cosa che manca da sempre nel nostro Paese, ossia un testo unico sulle emergenze che disciplini le varie fattispecie, dal dissesto idrogeologico ai terremoti. Il 30 ottobre (cioè tra due giorni) ricorrerà l'anniversario del terremoto del Centro Italia. Io penso che da qui alla fine del mandato (l'abbiamo ripetuto per tutta la durata della legislatura, ogni volta che c'è stata una tragedia) l'impegno che potrebbe assumere il Governo è quello di adottare un testo unico per le emergenze e noi di migliorarlo in sede parlamentare. (Applausi) . PAVANELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, membri del Governo, in queste ore il maltempo sta flagellando la Sicilia orientale e purtroppo dobbiamo registrare anche delle vittime. Tutto il MoVimento 5 Stelle si stringe intorno alle famiglie delle popolazioni colpite da questa terribile alluvione. (Applausi) . Da un disastro a un altro. Permettetemi prima di parlarvi degli aspetti positivi contenuti nel provvedimento ed esprimere tutta la mia delusione. Quella passata è stata un'estate che difficilmente dimenticheremo. Il Paese è andato a fuoco come mai in precedenza e migliaia di ettari di verde sono andati distrutti, così come allevamenti, aziende agricole, abitazioni e animali selvatici che abitano quei luoghi. Nonostante questa tragedia, tra di noi c'è chi, come la Lega, fa giochetti senza scrupoli sulla pelle del Paese per tutelare interessi di pochi e portare acqua al proprio mulino. Piuttosto che tutelare la flora e la fauna del nostro Paese, si è preferito montare un caso su un emendamento che aveva come ratio semplicemente quella di sospendere l'attività venatoria per una sola stagione e solo in occasione della dichiarazione dello stato di emergenza. (Applausi) . Era una norma di buon senso, in quanto le fiamme hanno distrutto gli habitat di tantissime specie animali. Vorrei anche aggiungere che le Regioni gestiscono la fauna selvatica e quando ci sono problemi di tale natura nei territori si fa comunque caccia di animali selvatici. Pertanto, questo emendamento era alquanto pertinente. Ma andiamo avanti, perché questo provvedimento è troppo importante e deve sanare una profonda ferita causata dagli incendi. Sì, perché il provvedimento in esame oggi rimedia ad una situazione gravissima, figlia di una politica miope e senza scrupoli, che non ha voluto puntare per decenni su controllo e prevenzione; la stessa politica che ha cancellato quella risorsa preziosissima rappresentata dal Corpo forestale dello Stato (e anche qui le colpe hanno un nome e un cognome). E così ogni anno migliaia di incendi hanno devastato e distrutto migliaia di ettari di bosco, gli stessi boschi che dovrebbero catturare la CO₂ e aiutare i nostri territori a depurare l'aria e a combattere il cambiamento climatico. A ricordare i drammi del passato ci pensa Ferdinando Cotugno, giornalista e scrittore, nel suo libro «Italian woood». Negli ultimi decenni, i roghi boschivi sono stati un'emergenza nazionale. Il 2017 fu un anno terribile: secondo i dati dei Vigili del fuoco, ci fu un incremento del 321,6 per cento, con particolare sofferenza delle aree più calde, il Sud e le isole. Tra il 2009 e il 2016 un ettaro su tre è andato in fumo in Sicilia, uno su cinque in Sardegna. Nel 2018 c'è stato un calo del 90 per cento, con una ripresa dei roghi nel 2019. Negli ultimi trent'anni, secondo i dati della Protezione civile, è andato distrutto a causa delle fiamme il 12 per cento del patrimonio forestale nazionale. Tra il 1980 e il 2009 - ricorda Cotugno - la superficie media incendiata per anno era di 111.665 ettari. Tra il 2010 e il 2017 era di 72.621 ettari, contando il tremendo picco del 2017. Gli incendi di quest'anno hanno superato il record del 2017. Secondo l'ultimo inventario forestale, in Italia si contano oggi ben 11 milioni di ettari, cioè il 36,7 per cento del territorio da Nord a Sud: più di un terzo dell'Italia, una grande responsabilità che il nostro Paese non ha ancora accettato. In Sicilia, da cui sono arrivate le immagini terrificanti e dove le fiamme hanno divorato oasi bellissime, pare siano stati bruciati circa 80.000 ettari, pari al 3 per cento della Regione.