[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa) e dell'art. 595, comma 3, del codice penale, promosso dal Tribunale ordinario di Salerno, sezione seconda penale, nel procedimento penale a carico di P. N. e A. S., con ordinanza del 9 aprile 2019, iscritta al n. 140 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 38, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visti l'atto di costituzione di P. N., nonché gli atti di intervento del Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti (CNOG) e del Presidente del Consiglio dei ministri; vista l'istanza di fissazione della camera di consiglio per la decisione sull'ammissibilità dell'intervento depositata dal CNOG; udito nella camera di consiglio del 29 gennaio 2020 il Giudice relatore Francesco Viganò; deliberato nella camera di consiglio del 10 febbraio 2020. Ritenuto che il Tribunale ordinario di Salerno, sezione seconda penale, con ordinanza del 9 aprile 2019 ha sollevato, in riferimento all'art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'art. 10 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), nonché agli artt. 3, 21, 25 e 27, terzo comma, Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa) e dell'art. 595, terzo comma, del codice penale; che il rimettente espone di essere chiamato a giudicare della responsabilità penale di P. N., giornalista, e di A. S., direttore responsabile del giornale, imputati il primo di diffamazione a mezzo stampa compiuta mediante l'attribuzione alla persona offesa di un fatto determinato (artt. 13 della legge n. 47 del 1948 e 595, terzo comma, cod. pen.), e il secondo di omesso controllo sul contenuto del periodico (art. 57 cod. pen. , in relazione ai medesimi delitti attribuiti al giornalista); che, ad avviso del rimettente, la previsione di una pena detentiva (obbligatoria nell'ipotesi di cui all'art. 13 della legge n. 47 del 1948, e alternativa nell'ipotesi di cui all'art. 595, terzo comma, cod. pen.) si porrebbe in contrasto con i parametri costituzionali e convenzionali sopra indicati; che con atto depositato l'8 ottobre 2019 il Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti (CNOG) è intervenuto in giudizio ad adiuvandum, ai sensi dell'art. 4 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, chiedendo alla Corte di dichiarare ammissibile l'intervento e di accogliere le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal rimettente; che, quanto alla propria legittimazione a intervenire, il CNOG richiama la giurisprudenza di questa Corte sull'ammissibilità dell'intervento di ordini professionali nei giudizi di legittimità costituzionale concernenti norme relative ai diritti e doveri del professionista (sono citate le sentenze n. 180 del 2018, n. 171 del 1996 e n. 456 del 1993, nonché le ordinanze n. 250 del 2007, n. 389 e n. 50 del 2004); che l'interveniente sottolinea altresì che il CNOG, oltre a esercitare poteri di autogoverno dei giornalisti e di coordinamento delle attività promozionali per il miglioramento, aggiornamento e perfezionamento professionale, esprimerebbe pareri su progetti di legge e di regolamento concernenti la professione giornalistica e da tempo avrebbe orientato la propria azione politica e culturale alla denuncia delle criticità della disciplina sanzionatoria della diffamazione a mezzo stampa, risultante dagli artt. 595, terzo comma, cod. pen. e 13 della legge n. 47 del 1948, attraverso diverse audizioni parlamentari e l'organizzazione e partecipazione a convegni dedicati a detta tematica; che il CNOG costituirebbe dunque organismo rappresentativo del relativo ordine, preposto alla tutela di «tutti gli interessi pubblici, oggettivamente immanenti, della categoria professionale», risultando così portatore di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio; che l'interesse qualificato dell'interveniente - strettamente connesso a quello della parte privata, ma riverberantesi su tutte le posizioni giuridiche individuali che, tramite le diverse attività dell'ente, trovano garanzia e tutela - consisterebbe in «un interesse, pur collettivo e superindividuale, diretto, attuale e concreto al rispetto della finalità della libertà di stampa ex art. 21 della Costituzione», che comporterebbe la «legittimazione a veder eliminata la menomazione di un diritto fondamentale derivante da una norma incostituzionale che si riferisce alla sua "sfera di competenza"», atteso che «un'eventuale pronuncia di accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale [...] produrrebbe necessariamente un'immediata incidenza sulla posizione soggettiva del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, ente rappresentativo degli interessi della categoria dei giornalisti italiani»; che con istanza depositata il 17 dicembre 2019 il CNOG ha chiesto a questa Corte di essere autorizzato alla consultazione integrale del fascicolo di causa. Considerato che l'intervento nel giudizio costituzionale di soggetti diversi dalle parti del giudizio a quo è regolato dagli artt. 4 e 4-bis delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, come modificati dall'art. 1 della delibera della stessa Corte in sede non giurisdizionale dell'8 gennaio 2020, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, serie generale, del 22 gennaio 2020, entrata in vigore il giorno successivo alla suddetta pubblicazione ai sensi dell'art. 8 della medesima delibera, con effetto immediato anche nei giudizi in corso; che, ai sensi dell'art. 4-bis delle Norme integrative, l'interveniente può chiedere di prendere visione e trarre copia degli atti processuali, dopo che la Corte - con deliberazione da assumere in camera di consiglio prima dell'udienza pubblica - abbia dichiarato ammissibile il suo intervento; che il Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti (CNOG) ha chiesto a questa Corte di dichiarare ammissibile il proprio intervento e, conseguentemente, di essere autorizzato a prendere visione degli atti processuali e a trarne copia; che l'art. 4, comma 7, delle Norme integrative stabilisce che «[n]ei giudizi in via incidentale possono intervenire i titolari di un interesse qualificato, inerente in modo diretto e immediato al rapporto dedotto in giudizio»;