[pronunce]

Alla luce di tale quadro sistematico, la difesa statale prospetta che l'indeducibilità dell'IMU sugli immobili strumentali ai fini IRAP costituirebbe espressione di ragionevole discrezionalità del legislatore, posto che, non sussistendo, ai fini della disciplina dell'IRAP, una previsione analoga a quella di cui all'art. 99 del d.P.R. n. 917 del 1986, al legislatore sarebbe consentito di regolare discrezionalmente la materia degli oneri deducibili, in particolare di natura fiscale, con la conseguenza che «[l]a previsione dell'indeducibilità dell'IMU dall'IRAP non determina quindi alcuna rottura della coerenza interna della struttura dell'imposta con il suo presupposto economico». 8.- Con atto depositato il 4 dicembre 2023 si sono costituite in giudizio la Società Reale Mutua di Assicurazioni, la Reale Immobili spa e la Compagnia Italiana di Previdenza, Assicurazioni e Riassicurazioni spa, che hanno chiesto di dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1, del d.lgs. n. 23 del 2011, nella versione vigente negli anni di imposta dal 2014 al 2018 e di valutare, «sussistendone i presupposti, l'estensione dell'eventuale pronuncia di incostituzionalità anche alle versioni del medesimo articolo 14, comma 1, del d.lgs. n. 23/2011 vigenti nei diversi periodi di imposta 2013 e dal 2019 al 2021». 8.1.- Le parti, dopo avere evidenziato, in punto di rilevanza, che il giudice rimettente ha accertato che l'IMU versata dalle società era relativa a immobili strumentali, per natura e per destinazione, in quanto utilizzati, in concreto, nell'ambito dell'attività di impresa, argomentano sulle ragioni per le quali le questioni non sarebbero manifestamente infondate. In particolare, si soffermano sul principio affermato dalla pronuncia di questa Corte n. 262 del 2020, secondo cui, poiché il presupposto dell'IRES consiste nel reddito complessivo netto, non sarebbe possibile, senza rompere un vincolo di coerenza, rendere indeducibile un costo fiscale chiaramente e interamente inerente. Secondo le parti, il suddetto principio sarebbe trasponibile anche alle modifiche normative intervenute successivamente a quella in vigore per il 2012, poi dichiarata costituzionalmente illegittima, posto che «[sarebbe] evidente che l'adeguamento "sopravvenuto" della norma operato dal legislatore fiscale per renderla "rispettosa" dei predetti principi costituzionali, per quanto apprezzabile, non è suscettibile di porre rimedio alla mancata deduzione dalla base imponibile IRES di un "costo inerente necessitato", qual è stato il prelievo dell'IMU sugli immobili strumentali, negli anni precedenti alla previsione della integrale deducibilità (e, per quanto di interesse, nel periodo 2014-2018)». Sotto tale profilo, il regime di indeducibilità parziale ai fini IRES, non essendo coerente con il presupposto dell'imposta, sarebbe irragionevole, in quanto mancherebbe una valida giustificazione per un trattamento fiscale differente rispetto alla generalità degli altri costi del pari inerenti e deducibili. 8.2.- Le parti evidenziano, inoltre, che la norma censurata sarebbe in contrasto con l'art. 53 Cost. per violazione del principio della capacità contributiva, perché «prevedere l'indeducibilità dell'80% (i.e. pressoché integrale) dell'IMU pagata sugli immobili strumentali, ai fini IRES, e l'integrale indeducibilità, ai fini IRAP, comporta l'assoggettamento a imposizione di una ricchezza non realmente realizzata, ma imputata al contribuente per mera fictio iuris, per effetto della mancata considerazione - nelle rispettive basi imponibili - di un costo inerente all'esercizio dell'attività di impresa (rappresentato dall'IMU pagata sugli immobili strumentali, appunto)». 8.3.- L'art. 53 Cost. sarebbe altresì violato sia poiché il censurato regime di parziale indeducibilità ai fini IRES non risulterebbe coerente con il presupposto della suddetta imposta, consistente nel «"reddito complessivo netto"», sia in quanto vi sarebbe una violazione del divieto di doppia imposizione, posto che, in ragione della proprietà degli immobili da parte delle esponenti, le stesse verrebbero assoggettate due volte a imposta sulla base del medesimo indice di capacità contributiva. 8.4.- Sussisterebbe anche la violazione dell'art. 3 Cost. sotto il profilo del principio di ragionevolezza e di uguaglianza, perché si realizzerebbe un'ingiustificata disparità di trattamento tra i contribuenti che, a parità di risultati economici o di valore della produzione, «sono assoggettati ad un differente e più gravoso onere impositivo ai fini IRES e IRAP, esclusivamente sulla base dei diversi fattori della produzione impiegati per raggiungere il medesimo risultato economico». 8.5.- Infine, sarebbe violato anche l'art. 41 Cost., avuto riguardo al principio di libertà di iniziativa economica privata, in quanto la norma censurata finirebbe per penalizzare ingiustificatamente, ai fini IRES e IRAP, la scelta imprenditoriale di sostenere costi per l'acquisto di immobili strumentali, «senza che siano rinvenibili "differenze qualitative apprezzabili" del costo in esame rispetto alla generalità dei costi deducibili, in base alla disciplina generale dell'IRES/IRAP». 8.6.- Le parti, infine, rimarcano il passaggio della sentenza n. 262 del 2020 secondo cui «la temporaneità dell'imposizione non costituisce un argomento sufficiente a fornire giustificazione a un'imposta, che potrebbe comunque risultare disarticolata dai principi costituzionali». Precisano, altresì, che non potrebbe assumere rilievo l'esigenza di rispettare l'equilibrio di bilancio, sia perché la citata sentenza avrebbe chiarito che ad essa il legislatore deve rispondere in modo trasparente, aumentando l'aliquota dell'imposta principale e non attraverso incoerenti manovre sulla deducibilità, sia in quanto la «natura meramente programmatica» del principio dell'equilibrio di bilancio impedirebbe che a questo sia attribuito «un ruolo di preminenza» rispetto ad altri principi costituzionali. 9.- Con successivo atto, depositato in data 19 dicembre 2023, la Società Reale Mutua di Assicurazioni, la Reale Immobili spa e la Compagnia Italiana di Previdenza, Assicurazioni e Riassicurazioni spa, hanno depositato una memoria contenente repliche alle argomentazioni espresse dalla difesa statale nel suo atto di intervento. 9.1.- In particolare, viene presa in considerazione l'eccezione di inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale per insufficiente motivazione sulla non manifesta infondatezza, in quanto il giudice rimettente avrebbe omesso di considerare che, con la sentenza n. 262 del 2020, questa Corte «non [avrebbe] ritenuto di estendere le determinazioni di illegittimità cui era giunta con riferimento al periodo di imposta 2012 alle annualità successive».