[pronunce]

Perciò, nel caso di una condanna per reato commesso da un minorenne, questa sospensione sarebbe «inestricabilmente conness[a] con la finalità (ri)-educativa della pena» e il rigido automatismo che la preclude - «peraltro di per sé privo di apprezzabile significato di "difesa sociale", fondandosi la preclusione solo su presunzione legale generale e astratta di aver riportato una condanna per taluni reati» - risulterebbe in contrasto con questa finalità, perché comporta la detenzione in carcere in attesa dell'attivazione del procedimento per l'applicazione di misure alternative. Con l'ordinanza di rimessione il giudice a quo, nel sospendere il procedimento esecutivo, ha disposto la scarcerazione del condannato. 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Secondo la difesa dello Stato la questione sarebbe inammissibile, perché mancherebbe, nell'ordinanza di rimessione, la descrizione della fattispecie concreta oggetto del giudizio principale, non avendo il giudice a quo indicato l'epoca di commissione del reato e le condizioni che dovrebbero giustificare l'applicazione delle misure alternative alla detenzione. La questione sarebbe comunque infondata, in quanto coinvolgerebbe scelte discrezionali riservate al legislatore, che nel caso di specie sono giustificate dalla presunzione di pericolosità dell'autore di reati particolarmente gravi. 3.- Nel giudizio si è costituito anche l'interessato, chiedendo che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale della norma impugnata. Richiamata la giurisprudenza costituzionale sulla finalità di recupero dell'imputato propria della giustizia minorile, la difesa dell'interessato ha rilevato come il rigido automatismo di esecuzione della pena, nel caso di condanna per un reato ostativo ai sensi dell'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. , sarebbe in contrasto con la finalità di risocializzazione che deve caratterizzare il trattamento penale del minore anche in fase esecutiva. La mancata sospensione dell'esecuzione della pena costituirebbe, peraltro, la più grave forma di automatismo, perché realizza la pretesa punitiva dello Stato, senza tener conto dell'esigenza di recupero sociale del minore, demandato alla successiva fase detentiva. 4.- La Corte d'appello di Milano, sezione per i minorenni, con ordinanza del 13 maggio 2016 (r.o. n. 154 del 2016), ha sollevato, in riferimento agli artt. 27, terzo comma, e 31, secondo comma, Cost., una questione di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. , «nella parte in cui stabilisce il divieto di sospensione dell'ordine di esecuzione anche per titolo esecutivo concernente reati commessi da minorenne». Il rimettente premette che il Procuratore generale presso la Corte d'appello di Milano aveva emesso un ordine di esecuzione nei confronti del minorenne V. S., determinando la pena da espiare in sei mesi di reclusione e 150 euro di multa, per il reato di rapina aggravata, ex art. 628, primo e terzo comma, numero 1), del codice penale, e per il reato di cui all'art. 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110 (Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi). Con atto del 9 maggio 2016 la difesa di V. S. aveva proposto un incidente di esecuzione, ai sensi dell'art. 666 cod. proc. pen. , dando atto che il Procuratore generale aveva respinto la propria richiesta di sospensione dell'esecuzione, in quanto il minore risultava condannato per un reato - la rapina aggravata - che, secondo l'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. , era ostativo alla sospensione, e aveva chiesto che venisse sollevata una «"questione di legittimità costituzionale dell'art. 656 c. 9, lett. a) c.p.p., in quanto in conflitto con gli artt. 27, terzo comma e 31 della Costituzione, nella parte in cui si riferisce a titolo esecutivo per reati commessi da minorenne"». A sostegno della non manifesta infondatezza della questione, il giudice rimettente ha ribadito le ragioni già esposte nell'ordinanza del 19 febbraio 2016, con cui la medesima Corte d'appello aveva già sollevato la stessa questione di legittimità costituzionale. Secondo il giudice rimettente la norma censurata violerebbe gli artt. 27 e 31 Cost., perché «preclude, automaticamente e solo in forza del titolo del commesso reato, qualsivoglia discrezionalità del Tribunale di Sorveglianza circa la possibilità che un autore di reato minorenne in stato di libertà, ove i processi educativi e rieducativi in atto lo consentano, inizi l'esecuzione penale in misura alternativa anziché fare ingresso in carcere». Per quanto concerne la rilevanza della questione dovrebbe considerarsi che il minore ha presentato istanza di affidamento in prova al servizio sociale e ha già intrapreso un processo rieducativo, attestato anche dall'Ufficio di servizio sociale per i minorenni in una nota del 7 maggio 2016. Con l'ordinanza di rimessione il giudice rimettente, nel sospendere il procedimento esecutivo, ha disposto la scarcerazione del condannato. 5.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Secondo la difesa dello Stato la questione sarebbe inammissibile, perché nell'ordinanza di rimessione mancherebbe «un'adeguata motivazione in punto di concreta rilevanza della norma censurata», non avendo il giudice a quo indicato «la data di inizio e la durata complessiva» della progettata attività rieducativa», né fatto riferimento alle condizioni che dovrebbero giustificare l'applicazione delle misure alternative al carcere. La questione sarebbe comunque infondata, in quanto coinvolgerebbe scelte discrezionali riservate al legislatore, che, nel caso di specie, sono giustificate dalla presunzione di pericolosità dell'autore di reati particolarmente gravi.1.- La Corte d'appello di Milano, sezione per i minorenni, con due ordinanze di analogo tenore (r.o. nn. 80 e 154 del 2016), ha censurato, in riferimento agli artt. 27, terzo comma, e 31, secondo comma, della Costituzione, l'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte in cui prevede il divieto di sospensione dell'esecuzione della pena detentiva anche per reati commessi da minorenni. Considerata l'identità delle questioni sollevate, i giudizi devono essere riuniti per una decisione congiunta.