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I soggetti legittimati ad accedere alle informazioni o il figlio non riconosciuto alla nascita possono, raggiunta l'età di venticinque anni, richiedere al tribunale per i minorenni che ha pronunciato l'adozione di contattare la madre biologica. Il tribunale esamina la richiesta che, se accolta, è trasmessa al Garante per la protezione dei dati personali che vi dà seguito a condizione che la donna abbia precedentemente manifestato la propria disponibilità all'incontro. Il Garante trasmette i dati al tribunale dei minorenni che, avvalendosi preferibilmente del personale dei servizi sociali, assume le necessarie iniziative volte all'organizzazione del loro primo incontro. Chiunque partecipi al procedimento è tenuto al segreto sulle informazioni raccolte nell'ambito del procedimento medesimo. La necessità di modificare l'articolo 28 della legge n. 184 deriva dalla sentenza della Corte costituzionale che è intervenuta sulla compatibilità costituzionale della «irretroattività» dell'anonimato con la sentenza n. 278 del 22 novembre 2013, con la quale ha dichiarato incostituzionale l'articolo 28, comma 7, della legge n. 184 del 1983, nella parte in cui non prevede -- attraverso un procedimento stabilito dalla legge, che assicuri la massima riservatezza -- la possibilità per il giudice, su richiesta del figlio di conoscere le proprie informazioni biologiche, di interpellare la madre, che abbia dichiarato di non voler essere nominata, ai fini di un'eventuale revoca di tale dichiarazione. Da ultimo, la Suprema corte (sezioni unite civili, sentenza n. 1946 del 25 gennaio 2017) ha disposto che «in tema di parto anonimo, per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 278 del 2013, ancorché il legislatore non abbia ancora introdotto la disciplina procedimentale attuativa, sussiste la possibilità per il giudice, su richiesta del figlio desideroso di conoscere le proprie origini e di accedere alla propria storia parentale, di interpellare la madre che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione, e ciò con modalità procedimentali, tratte dal quadro normativo e dal principio somministrato dalla Corte costituzionale, idonee ad assicurare la massima riservatezza e il massimo rispetto della dignità della donna, fermo restando che il diritto del figlio trova un limite insuperabile allorché la dichiarazione iniziale per l'anonimato non sia rimossa in seguito all'interpello e persista il diniego della madre di svelare la propria identità». La questione relativa al parto anonimo e alla compatibilità con i principi stabiliti nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo è stata oggetto di valutazione anche da parte della Corte di Strasburgo. Si segnala in proposito in primo luogo la sentenza Odièvre c. Francia (CEDU, Grande Camera, 13 febbraio 2003), nella quale la Corte europea dei diritti dell'uomo ha fornito un'interpretazione molto chiara delle caratteristiche che la normativa sul parto anonimo (contemplata per l'appunto anche dall'ordinamento francese) dovrebbe avere per essere conforme all'articolo 8 della Carta. Nel caso in esame la ricorrente, abbandonata da madre avvalsasi del diritto all'anonimato, in età adulta aveva cercato di ricostruire le sue origini, ma era venuta a conoscenza solo di informazioni parziali, fra cui la presenza di fratelli e sorelle. Impossibilitata a conoscerne l'identità, la donna si era rivolta alla Corte europea, che però ha giudicato ragionevole il sistema francese di bilanciamento tra il diritto dell'adottato alla conoscenza delle proprie origini e quello della madre all'anonimato del parto. Tale sistema, basato sul principio del consenso, vede la presenza di un ente (il CNAOP) preposto, a richiesta dell'adottato, a mettersi in contatto con la madre naturale rimasta anonima, per ricercarne il consenso a rivelare la sua identità al figlio abbandonato; solo nel caso la donna lo accetti, le sue generalità vengono rivelate, in caso contrario restano sconosciute. Il titolo III della legge n. 184 riguarda l'adozione internazionale. Il capo I disciplina l'adozione di minori stranieri. L'articolo 23 modifica l'articolo 29 della legge n. 184, in materia di adozione di minori stranieri, conseguentemente all'unificazione dei percorsi per l'adozione nazionale e per l'adozione internazionale fino all'emissione del decreto di idoneità. L'articolo 24 modifica l'articolo 30 della legge n. 184, in materia di decreto di idoneità, per renderlo conforme alle suddette modifiche sull'unificazione dei percorsi per l'adozione nazionale e per l'adozione internazionale. In particolare, si prevede che il decreto di idoneità debba essere immediatamente notificato agli aspiranti genitori adottivi. L'articolo 25 modifica l'articolo 31 della legge n. 184, in materia di compiti dell'ente autorizzato a curare la procedura di adozione, prevedendo che lo stesso svolga i compiti cui è tenuto con la diligenza del buon padre di famiglia ai sensi dell'articolo 1176 del codice civile e che, in difetto, risponda dei danni, salvo ogni ulteriore e diverso provvedimento della Commissione per le adozioni internazionali (CAI). La previsione della responsabilità dell'ente per lo svolgimento delle pratiche in Italia e all'estero rappresenta una novità molto importante. L'articolo 26 modifica l'articolo 32 della legge n. 184, in materia di dichiarazione della Commissione per le adozioni internazionali sulla adozione, prevedendo che, qualora l'adozione pronunciata nello Stato straniero non produca la cessazione dei rapporti giuridici con la famiglia d'origine, il provvedimento adottivo sia riconosciuto ex lege secondo quanto previsto dalla legge 31 maggio 1995, n. 218. Ciò al fine di evitare la successiva fase davanti al tribunale per i minorenni, non prevista dalla Convenzione dell'Aja. Quindi si sopprime la norma relativa alla necessità del riconoscimento da parte del tribunale per i minorenni e si prevede che, qualora nel Paese straniero l'adozione non determini per l'adottato la cessazione dei rapporti con la famiglia di origine, per l'efficacia di detto provvedimento sarà sufficiente che la CAI verifichi che lo Stato straniero, nel pronunciare il provvedimento adottivo, fosse consapevole del fatto l'adozione -- una volte riconosciuta in Italia -- avrebbe avuto l'effetto di rescindere tale rapporto. L'articolo 27 modifica l'articolo 34 della legge n. 184, in materia dei compiti dei servizi socio-assistenziali nella fase successiva all'adozione, prevedendo innanzitutto l'allungamento a tre anni del periodo di tempo durante il quale i servizi socio-assistenziali e gli enti autorizzati svolgono, su richiesta degli interessati, attività di assistenza dei genitori adottivi. A tal fine si prevede che i suddetti servizi competenti, d'intesa con gli enti autorizzati di cui all'articolo 39- ter , anche avvalendosi per quanto di competenza delle aziende sanitarie locali e ospedaliere, prevedano l'istituzione di specifiche équipe con il compito di: