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se i Ministri in indirizzo, ciascuno conformemente alle proprie competenze ed eventualmente anche in modo congiunto, non ritengano necessario adottare provvedimenti normativi adeguati finalizzati a favorire parità di trattamento tra tutti i migranti che, in fuga dal Venezuela, approdano in Italia, estendendo le protezioni previste per i cittadini extracomunitari anche agli italo-venezuelani, cui risulta attualmente precluso l'accesso ai programmi di integrazione universitaria e professionale; se non valutino l'opportunità di procedere senza indugio ad adottare provvedimenti normativi volti ad abilitare gli italo-venezuelani in Italia all'esercizio delle professioni medico-sanitarie, favorendo una maggiore integrazione di questo flusso migratorio e fornendo al contempo una prima risposta alle carenze strutturali di personale medico-sanitario all'interno delle strutture del Servizio sanitario nazionale. Atto n. 4-02809 FAZZOLARI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la drammatica situazione sociale, politica ed economica del Venezuela, determinata dalla persistenza in carica dal regime ormai conclamatamente dittatoriale di Nicolas Maduro, oltre ad aggravare nel Paese una situazione umanitaria già gravemente deteriorata, degradata e compromessa e rispetto alla quale la comunità internazionale ha più volte espresso forte preoccupazione, continua a determinare gravissime difficoltà economiche ed esistenziali in danno alla comunità italo-venezuelana, sia in Venezuela che in Italia; non ci si sofferma in questa sede in ordine all'opportunità, comunque considerata impellente e indemandabile, a che la nostra nazione, coerentemente con la propria tradizione democratica e costituzionale e con lo storico e continuo concorso al processo di affermazione e difesa universale dei diritti fondamentali dell'uomo, della dignità e del valore della persona umana e della libertà di manifestazione del pensiero, adotti rispetto a questa gravissima situazione una posizione di netta, chiara e decisa condanna, scardinandosi in modo definitivo da qualsiasi ambiguità o esitazione nell'identificazione dei propri interlocutori internazionali sulla base di principi di democrazia e giustizia; appare necessario focalizzare l'attenzione, nell'ottica della necessaria ricerca, almeno nel nostro Paese, di soluzioni di problemi impellenti che interessano la comunità italo-venezuelana coinvolta da queste dinamiche, su effetti e correlazioni tra la persistenza di questa grave situazione politica ed umanitaria in Venezuela e le dinamiche dei flussi migratori verso il nostro Paese e i disagi sociali connessi ad una gestione che risulterebbe inadeguata rispetto alle dimensioni del fenomeno; secondo una rilevazione del 2018 dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), nel periodo tra il 2015 e il 2017 un milione di venezuelani (cifra che comunque potrebbe essere molto più elevata) avrebbe abbandonato il Paese, e il numero dei migranti venezuelani è in costante aumento, oltre che in tutti i paesi latinoamericani, negli Stati Uniti e in Canada, anche in tre Paesi dell'Unione europea: Portogallo, Spagna e Italia; con riguardo al nostro Paese e con particolare riferimento al crescente fenomeno della "migrazione di ritorno", risulta all'interrogante che numerose sarebbero le problematiche e le difficoltà di carattere burocratico che gli italo-venezuelani riscontrano sistematicamente presso gli uffici della rete consolare: dai costi esorbitanti del rilascio delle apostille Aja e per il riconoscimento di certificati professionali, titoli di studio, patenti di guida, alla sospensione nell'erogazione delle pensioni maturate in Venezuela (problematica peraltro già oggetto di un precedente atto di sindacato ispettivo a firma dell'interrogante presentato in data 9 ottobre 2019, 4-02261); ad aggravare la già critica e difficile situazione, vi sono le numerose denunce e segnalazioni di frodi per ottenere, dietro il pagamento di somme tra i 250 e i 500 euro a persona, appuntamenti presso l'ambasciata e gli uffici consolari d'Italia in Venezuela: vicenda evidentemente nota al Governo italiano, come dimostra il comunicato pubblicato sul sito istituzionale del consolato generale d'Italia a Caracas del 17 giugno 2019, nel quale, proprio in relazione alle segnalazioni all'ambasciata e agli uffici consolari, si avvisavano gli utenti della gratuità del servizio, mettendo in guardia dalle frodi; nella medesima nota, si legge: "l'utilizzo di questi mediatori non è una soluzione alle difficoltà di prenotazione, bensì ne è spesso la causa principale in quanto occupano di proposito decine di spazi d'appuntamento e impediscono ai singoli utenti di accedervi", e ancora: "il Ministero degli esteri e della Cooperazione internazionale che gestisce centralmente il sistema di prenotazione, sta studiando rimedi tecnici per impedirne l'azione", si chiede di sapere: quali rimedi tecnici il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale abbia effettivamente messo a punto ed attivato per mettere in sicurezza il sistema di prenotazione degli appuntamenti presso il consolato e con quali risultati; se il Ministro in indirizzo abbia effettuato indagini interne per verificare se la causa di simili frodi sia da ricercare esclusivamente in malfunzionamenti o falle tecniche del sistema di prenotazione, e se escluda che, invece, all'interno degli uffici abbiano avuto luogo fenomeni di corruzione o forme di connivenza con mediatori e affaristi; se non consideri necessario avviare, entro breve termine, una verifica in ordine all'adeguatezza della rete consolare e diplomatica degli uffici italo-venezuelani a far fronte, con le proprie procedure, al crescente flusso migratorio verso l'Italia che interessa la comunità italo-venezuelana, al fine di promuovere una semplificazione e un abbattimento dei costi amministrativi e rimuovere le numerose difficoltà burocratiche in ordine al riconoscimento di certificati professionali, titoli di studio o attestazioni legali, volte a favorire e rendere più agevole un'effettiva reintegrazione degli italo-venezuelani che ritornano nel nostro Paese. Atto n. 4-02810 MARTELLI Al Ministro della difesa Premesso che: il 29 dicembre 2019 le forze statunitensi hanno colpito obiettivi del gruppo sciita Kataib Hezbollah in Iraq e Siria. Il Pentagono ha spiegato la mossa come una reazione all'attacco del movimento filo-iraniano alla base irachena vicino a Kirkuk, dove un cittadino americano ha perso la vita e 4 soldati americani sono rimasti feriti; dopo i raid di ritorsione americani, è scoppiata la rabbia degli sciiti iracheni, che hanno preso d'assalto l'ambasciata statunitense a Baghdad. Washington ha risposto con l'assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani, considerato la mente delle rivolte sciite; dopo l'uccisione del generale iraniano Soleimani e di alte gerarchie della milizia irachena da parte dell'amministrazione Trump, che ha portato sull'orlo dello scontro gli Stati Uniti da un lato e Iran dall'altro, si è avuta una forte e civile risposta da parte del Governo di Baghdad, il quale ha giudicato il raid mirato contro Soleimani una violazione delle condizioni per il dispiegamento dell'esercito americano in Iraq;