[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 29, commi 2, 4, 7 e 9, della legge della Provincia autonoma di Trento 9 dicembre 1991, n. 24 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia), come sostituito dall'art. 32 della legge provinciale 23 febbraio 1998 , n. 3 (Misure collegate con la manovra di bilancio di previsione per l'anno 1998), promosso con ordinanza del 19 luglio 2002 dal Tribunale regionale di giustizia amministrativa del Trentino Alto-Adige, sede di Trento, sul ricorso proposto dall'Ente Provinciale Protezione Animali e Ambiente contro la Provincia autonoma di Trento ed altri, iscritta al n. 399 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 37, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visti gli atti di costituzione della Provincia autonoma di Trento nonché gli atti di intervento della Federazione italiana della caccia e dell'Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature; udito nell'udienza pubblica del 25 marzo 2003 il Giudice relatore Fernanda Contri; uditi gli avvocati Giandomenico Falcon e Luigi Manzi per la Provincia autonoma di Trento, Nino Paolontonio per la Federazione italiana della caccia e Alessio Petretti per l'Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Nel corso di un giudizio promosso dall'Ente Provinciale Protezione Animali e Ambiente (EPPAA) per l'annullamento, previa sospensione, di una deliberazione del Comitato faunistico provinciale della Provincia autonoma di Trento recante le prescrizioni tecniche, valevoli per il periodo 2002/2003, per l'esercizio della caccia in ambito provinciale, il Tribunale regionale di giustizia amministrativa del Trentino Alto-Adige, sede di Trento, ha sollevato, con ordinanza del 19 luglio 2002, questione di legittimità costituzionale - in riferimento all'art. 18, commi 1 e 4, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) e agli artt. 4 e 8 dello statuto del Trentino-Alto Adige (d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670, recante “Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige”) nonché alle specifiche norme di attuazione poste con l'art. 1 del d.P.R. 22 marzo 1974, n. 279 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige in materia di minime proprietà colturali, caccia e pesca, agricoltura e foreste), nel testo modificato con l'art. 5 del d.lgs. 16 marzo 1992, n. 267 - dell'art. 29, commi 2, 4, 7 e 9, della legge della Provincia autonoma di Trento 9 dicembre 1991, n. 24 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia), come sostituito dall'art. 32 della legge provinciale 23 febbraio 1998, n. 3 (Misure collegate con la manovra di bilancio di previsione per l'anno 1998), nella parte in cui prevede specie cacciabili e periodi venatori maggiori di quelli previsti dall'art. 18 della legge n. 157 del 1992 e nella parte in cui non prevede l'obbligatorietà del parere dell'INFS preliminare all'adozione di provvedimenti sulla regolazione della caccia. Il rimettente ricostruisce, anzitutto, il quadro normativo, richiamando l'art. 8, n. 15) dello statuto del Trentino-Alto Adige, che riserva la materia della caccia alla potestà esclusiva della Provincia autonoma che la esercita nel rispetto dei limiti indicati dall'art. 4 dello statuto stesso, ossia “in armonia con la Costituzione e i principi generali dell'ordinamento e con il rispetto degli interessi nazionali … nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali”. Il d.P.R. n. 279 del 1974 prevede, al comma 2 dell'art. 2, aggiunto dall'art. 5 del d.lgs. n. 267 del 1992, che “lo standard di protezione della fauna è disciplinato con legge provinciale che stabilisce il calendario venatorio e le specie cacciabili attenendosi ai livelli di protezione risultanti dalle convenzioni internazionali o dalle norme comunitarie introdotte nell'ordinamento statale”. La legge n. 157 del 1992, nel recepire le direttive comunitarie in materia, pone, infine, all'art. 18, una serie di disposizioni che questa Corte ha più volte qualificato quali norme di riforme economico-sociale, come tali vincolanti. Il rimettente richiama, in particolare, la previsione contenuta nel comma 4 dell'art. 18 della legge n. 157 del 1992, secondo la quale il calendario e il regolamento relativi all'intera annata venatoria sono adottati “sentito l'Istituto nazionale per la fauna selvatica”. La normativa provinciale censurata prevede, invece, che il parere - peraltro facoltativo - sia dato da un apposito organo amministrativo, il Comitato faunistico provinciale (art. 29, commi 2 e 4), che disciplina anche specifici aspetti relativi alla caccia a talune specie senza l'acquisizione del parere dell'INFS (art. 29, commi 4 e 7). La previsione contenuta nell'art. 18, comma 4, della legge n. 157 del 1992 è stata ritenuta dalla Corte costituzionale “prescrizione di grande riforma economico sociale” (sentenza n. 4 del 2000), sulla base del rilievo che trattasi di “previsione significativa di una scelta che trova spiegazione nel ruolo spettante a detto Istituto [INFS] qualificato dal precedente art. 7 della stessa legge-quadro come organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza non solo dello Stato ma anche delle regioni e delle province”. Su questa base - prosegue il rimettente - la Corte ha già rilevato l'illegittimità costituzionale della soluzione normativa prescelta, in quel caso, dal legislatore siciliano omettendo la previsione dell'intervento dell'INFS, chiamato, in virtù della sua alta specializzazione e delle speciali conoscenze tecniche necessarie, a fornire il proprio parere alle Amministrazioni per operare scelte conformi alle finalità protettive cui si ispira la produzione normativa, statale e non, riferita all'ambiente. Secondo il rimettente non vale ad escludere la non manifesta infondatezza della questione la previsione, contenuta nello stesso art. 29 della legge provinciale, di un parere obbligatorio di un organo tecnico provinciale (l'Osservatorio faunistico), uno dei cui otto componenti è rappresentante dell'INFS, che non può certo surrogare la funzione di un organo il cui ruolo va rispettato quale inerente a prescrizione di grande riforma economico-sociale.