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La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha rammentato che l'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012 ha ricevuto attuazione anche nel 2014 tramite il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 17 giugno 2014 (Riparto del contributo alla finanza pubblica previsto dall'articolo 16, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, tra le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano. Determinazione dell'accantonamento). La Provincia autonoma di Bolzano, allo stesso modo, riferisce che l'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012 ha trovato attuazione, prima con il decreto ministeriale 27 novembre 2012, poi con il decreto ministeriale 23 settembre 2013, ed infine con il decreto ministeriale 17 giugno 2014, e aggiunge di avere proposto contro tali atti conflitto di attribuzione. La ricorrente specifica che i decreti ministeriali appena citati hanno determinato una sproporzione tra le autonomie speciali, in danno della Provincia autonoma di Bolzano, perché sono state privilegiate le «amministrazioni con maggiore spesa indiretta, rispetto a quelle con maggiore spesa diretta». Più favorevole, per tale aspetto, appare alla ricorrente l'art. 46, comma 2, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 23 giugno 2014, n. 89. Questa stessa Corte, con la sentenza n. 79 del 2014, avrebbe ritenuto che i criteri di riparto del contributo tra le autonomie speciali, in quanto basati sul livello dei consumi intermedi, sarebbero costituzionalmente illegittimi. L'art. 1, comma 118, della legge n. 228 del 2012 avrebbe ulteriormente aggravato il pregiudizio subito dalla ricorrente, incrementando l'importo dovuto a titolo di contributo. Ogni modifica normativa intervenuta sul testo dell'art. 16, comma 3, impugnato, è tale, secondo la ricorrente, da comportare il trasferimento delle questioni sul testo attualmente vigente. Da ultimo la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha depositato due memorie, con le quali ha dichiarato che intende rinunciare all'impugnativa dell'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, e dell'art. 1, comma 118, della legge n. 228 del 2012. La Regione insiste, invece, per l'accoglimento della questione relativa all'art. 16, comma 9, del d.l. n. 95 del 2012, rilevando che tale disposizione non ha subito modifiche.1.- Le Regioni autonome Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (reg. ric. n. 144 del 2012), Trentino-Alto Adige/Südtirol (reg. ric. n. 155 del 2012), Sardegna (reg. ric. n. 160 del 2012) , Friuli-Venezia Giulia (reg. ric. n. 159 del 2012) , la Regione siciliana (reg. ric. n. 170 del 2012) e le Province autonome di Trento e di Bolzano (rispettivamente, reg. ric. n. 156 e n. 149 del 2012) hanno promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135. L'art. 16, comma 4, e l'art. 24-bis del d.l. n. 95 del 2012, invece, sono stati impugnati da tutte le ricorrenti, con l'eccezione della Regione siciliana e della Regione automa Friuli-Venezia Giulia. Quest'ultima ha censurato anche l'art. 16, comma 9, del d.l. n. 95 del 2012. Tutte le ricorrenti hanno poi proposto altri ricorsi (rispettivamente, reg. ric. n. 24, n. 33, n. 41, n. 32, n. 43, n. 35 e n. 30 del 2013) , con i quali hanno impugnato, tra l'altro, l'art. 1, comma 118, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013), che apporta modifiche all'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012. La sola Regione autonoma Sardegna, con separato ricorso (reg. ric. n. 80 del 2013) , ha impugnato, tra l'altro, anche l'art. 11, comma 8, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35 (Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 giugno 2013, n. 64, che reca un'ulteriore modifica all'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012. 2.- Più in particolare, la Regione autonoma Valle d'Aosta ha impugnato gli artt. 16, commi 3 e 4, e 24-bis, del d.l. n. 95 del 2012, e l'art. 1, comma 118, della legge n. 228 del 2012, in riferimento agli artt. 2, lettera a), 3, lettera f), 4, 12, 48-bis e 50 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta), e alla legge 26 novembre 1981, n. 690 (Revisione dell'ordinamento finanziario della regione Valle d'Aosta), nonché in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 119 della Costituzione, in combinato disposto con l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), e ai principi di ragionevolezza e di leale collaborazione, quest'ultimo desunto dagli artt. 5 e 120 Cost. La Regione autonoma Trentino-Alto Adige e la Provincia autonoma di Trento hanno impugnato gli artt. 16, commi 3 e 4, e 24-bis del d.l. n. 95 del 2012 , e l'art. 1, comma 118, della legge n. 228 del 2012, in riferimento agli artt. 69, 75, 79, 104 e 107 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), e all'art. 2, comma 108, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2010).