[pronunce]

che l'art. 514, comma 1, cod. proc. pen. prevede, infatti, che il giudice del dibattimento possa dare lettura dei verbali delle dichiarazioni rese al giudice dell'udienza preliminare nelle forme previste dagli artt. 498 e 499 cod. proc. pen. (ossia nelle forme previste per il dibattimento), alla presenza dell'imputato o del suo difensore; che se è consentito, dunque, dare direttamente lettura dei verbali di dichiarazioni assunte in contraddittorio, da altro magistrato, in una diversa fase processuale (l'udienza preliminare); a maggior ragione dovrebbe essere permesso farlo quando si tratti di dichiarazioni assunte in contraddittorio, da altro magistrato, nella medesima fase (il dibattimento); che tale facoltà di lettura, d'altro canto, sarebbe prevista tanto dall'art. 26 cod. proc. pen. , ove il processo si sia svolto davanti a diverso giudice, dichiaratosi incompetente; quanto dall'art. 33-nonies cod. proc. pen. , allorché si sia proceduto all'istruzione dibattimentale in violazione delle norme sulla composizione collegiale o monocratica del tribunale; che le disposizioni censurate violerebbero, per altro verso, gli artt. 24, 25, 27 e 111 Cost., determinando una dilatazione dei tempi processuali che potrebbe potenzialmente protrarsi, a seguito degli avvicendamenti dei magistrati negli uffici giudiziari, sino alla scadenza dei termini di prescrizione del reato: con conseguente pregiudizio del diritto di difesa delle parti, della possibilità per il giudice di conoscere con immediatezza del processo, dell'efficace esercizio dell'azione penale e della ragionevole durata del processo medesimo; che nel giudizio di costituzionalità si è costituito L. Z., imputato nel processo principale, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata non fondata; che, con le due ordinanze indicate in epigrafe, di analogo tenore, il Tribunale di Genova ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 25, 101 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 511, 514 e 525, comma 2, cod. proc. pen. , nella parte in cui - secondo l'interpretazione della giurisprudenza di legittimità - non prevedono che, nel caso di mutamento totale o parziale dell'organo giudicante, le dichiarazioni assunte nella precedente istruzione dibattimentale siano utilizzabili per la decisione mediante semplice lettura, dopo l'applicazione degli artt. 190 e 190-bis cod. proc. pen. , anche quando l'esame del dichiarante possa avere luogo e sia stato richiesto da una delle parti; che le ordinanze riferiscono che — disposta la rinnovazione del dibattimento a seguito del parziale mutamento della composizione del collegio — i difensori degli imputati avevano negato il consenso alla lettura delle dichiarazioni testimoniali assunte dal collegio diversamente composto; che, al riguardo, il rimettente osserva come — alla luce dell'interpretazione offerta dalle sezioni unite della Corte di cassazione al combinato disposto degli artt. 511, 514 e 525 cod. proc. pen. - la richiesta di una delle parti, ancorché immotivata, di nuovo esame del dichiarante renderebbe non utilizzabili per la decisione, mediante semplice lettura, le dichiarazioni rese al diverso collegio; che, in simile prospettiva, le norme censurate verrebbero a porsi peraltro in contrasto con plurimi parametri costituzionali; che ne deriverebbe, anzitutto, una evidente disparità di trattamento di fattispecie identiche: giacché il riesame del teste già escusso - che pure non sarebbe imposto in situazioni di maggiore rischio per la genuinità e la terzietà dell'acquisizione delle prove, quali quelle contemplate dagli artt. 26, 33-nonies, 190-bis cod. proc. pen. e dall'art. 1 del d.l. n. 553 del 1996 (in tema, rispettivamente, di incompetenza, di inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o monocratica del tribunale, di procedimenti penali per reati di criminalità organizzata e di incompatibilità del giudice) - verrebbe reso viceversa obbligatorio in situazioni «fisiologiche», quali quelle connesse all'occasionale mutamento del giudice per ragioni del tutto estranee alle «vicende endoprocessuali»; che, nell'anzidetta interpretazione, le norme denunciate contrasterebbero, inoltre, tanto con il bene dell'efficienza del processo, enucleabile dagli artt. 25 e 101 Cost.; quanto con il principio di ragionevole durata del processo medesimo, sancito dall'art. 111, secondo comma, Cost., posto che l'obbligatoria ripetizione di prove assunte nella pienezza del contraddittorio — senza altro scopo che quello di assicurare l'oralità, quale mezzo di conoscenza del giudice — si risolverebbe in una «gratuita inefficienza» e in un irrazionale allungamento dei tempi processuali; che nel giudizio di costituzionalità relativo all'ordinanza r.o. n. 300 del 2006 è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata manifestamente infondata. Considerato che le ordinanze di rimessione sollevano questioni identiche o analoghe, onde i relativi giudizi vanno riuniti per essere definiti con unica decisione; che tutti i giudici rimettenti si dolgono, nella sostanza, del fatto che - alla luce dell'interpretazione delle norme denunciate accolta dalla giurisprudenza di legittimità - nel caso di rinnovazione del dibattimento a causa del mutamento della persona del giudice monocratico o della composizione del giudice collegiale, la richiesta di riesame del dichiarante — ancorché immotivata — formulata da una delle parti, impedisca di utilizzare ai fini della decisione la prova dichiarativa assunta dal diverso giudice, a mezzo di semplice lettura del relativo verbale; che, in proposito, va osservato come le sezioni unite della Corte di cassazione - nella sentenza n. 2 del 1999, richiamata dai giudici a quibus ed alla quale si è conformata la successiva giurisprudenza di legittimità - abbiano preliminarmente ribadito che il principio di immutabilità del giudice, sancito dall'art. 525, comma 2, del codice di procedura penale («alla deliberazione concorrono, a pena di nullità assoluta, gli stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento»), impone di procedere alla integrale rinnovazione del dibattimento medesimo ogni qualvolta intervengano cambiamenti della persona del giudice monocratico o della composizione del collegio; che la citata pronuncia ha ribadito, altresì, che in tale ipotesi - conformemente a quanto in precedenza affermato da questa Corte (sentenza n. 17 del 1994; ordinanza n. 99 del 1996) - i verbali delle prove, assunte nella fase dibattimentale svoltasi davanti al giudice poi sostituito, confluiscono (trattandosi di documentazione di attività comunque «legittimamente compiuta») nel fascicolo per il dibattimento a disposizione del nuovo organo giudicante: con la conseguenza che le prove in parola ben possono essere utilizzate ai fini della decisione - successivamente alla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale - attraverso lo strumento della lettura;