[pronunce]

Le riserve che hanno portato all'astensione (ma non al voto contrario) di taluni componenti, motivate dal fatto che a loro avviso Carlo Taormina abbia esercitato con le dichiarazioni contestategli la professione forense e non il mandato parlamentare, sono apparse alla maggioranza superabili in ragione dí quanto già sostenuto dalla Giunta nella seduta del 19 luglio 2005, nella scorsa legislatura. In tale occasione il relatore Gironda Veraldi, riferendo su una questione sostanzialmente analoga alla presente (il citato doc. IV-quater, n. 117), argomentò che le due funzioni, quando esercitate congiuntamente, sono difficilmente distinguibili. Che tale fenomeno ponga problemi di opportunità è stato riconosciuto da diversi componenti, anche tra quelli che hanno votato per l'insindacabilità, ma ciò non ne ha cambiato l'orientamento di fondo. Per completezza, si può aggiungere che nel ricorso per conflitto fra poteri del Tribunale di Milano contro la delibera attinente al caso trattato nella scorsa legislatura, il tribunale medesimo disconobbe il valore scriminante dell'interrogazione più volte menzionata per i rilievi critici mossi al colonnello Garofano, giacché essa si riferiva ai magistrati procedenti. Sicché, se ne dovrebbe dedurre che per ammissione stessa dell'autorità giudiziaria essa dovrebbe valere oggi a coprire le dichiarazioni oggetto della presente relazione. Per questi motivi, a maggioranza e con distinte votazioni, la Giunta propone all'Assemblea di deliberare che i fatti oggetto dei procedimenti concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni» (doc. IV-quater, nn. 19 e 20). Tanto preliminarmente rilevato, osserva il ricorrente che «non è agevole comprendere il nesso fra attività politica e dichiarazioni afferenti la consumazione di illeciti a carico di magistrati, che avrebbero dovuto essere denunciati e provati nelle sedi competenti e non già oggetto di interrogazione e dibattito di fronte al Parlamento come una tematica di carattere generale». A parere del giudice ricorrente, la conclusione adottata dalla Camera dei deputati, inoltre, sarebbe contraria alla costante giurisprudenza della Corte costituzionale secondo cui debbono ritenersi sindacabili, in linea di principio, tutte quelle dichiarazioni che fuoriescono dal campo applicativo del «diritto parlamentare» e che non siano immediatamente collegabili con specifiche forme di esercizio di funzioni parlamentari, anche se siano caratterizzate da un asserito «contesto politico» o ritenute, per il contenuto delle espressioni o per il destinatario o la sede in cui sono state rese, manifestazione di sindacato ispettivo (sentenze n. 140 del 2003 e n. 10 e n. 11 del 2000). A parere del ricorrente, la deliberazione della Camera dei deputati, oggetto di conflitto, «appare in contrasto con i richiamati canoni interpretativi atteso che non contiene alcun elemento concreto da cui poter desumere la sussistenza di una corrispondenza sostanziale tra i contenuti delle dichiarazioni giornalistiche oggetto della querela e le opinioni espresse dal deputato in specifici atti parlamentari, non essendo sufficiente una mera comunanza di tematiche e un generico riferimento alla rilevanza di fatti pubblici». D'altronde - aggiunge il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano - con l'interrogazione parlamentare del 22 aprile 2002, il deputato chiedeva al Ministro della giustizia di compiere accertamenti necessari – se del caso anche attivando i poteri disciplinari – in ordine ad una serie di fatti connessi con l'omicidio consumato a Cogne, censurando la mancata adozione da parte degli investigatori delle dovute cautele per proteggere il luogo del delitto da possibili inquinamenti probatori. Il ricorrente osserva che nelle dichiarazioni in esame, invece, si attribuiscono agli inquirenti illeciti di rilevanza penale e che la mancanza di nesso funzionale è resa, altresì, palese dalla circostanza che le dichiarazioni asseritamente diffamatorie sono successive di oltre due anni rispetto al citato atto di funzione e trovano indubbio fondamento in una serie di specifiche conoscenze che l'on. Taormina non poteva possedere se non in quanto difensore nell'ambito del processo per l'omicidio di Cogne, ossia a titolo privato e professionale, senza alcun collegamento col mandato parlamentare. Il Giudice ricorrente, sospeso il giudizio, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati e ha chiesto alla Corte costituzionale di dichiarare che non spetta alla stessa Camera dei deputati affermare l'insindacabilità, a norma dell'art. 68, primo comma, Cost., della condotta attribuita al deputato e, conseguentemente, di annullare la delibera adottata nella seduta del 2 agosto 2007. 2. – Con ordinanza n. 84 del 2008, la Corte ha dichiarato ammissibile il conflitto. 3. – Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, sostenendo l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso sulla base delle motivazioni contenute nella relazione della Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati (doc. IV-quater nn. 19 e 20). 3.1. – In prossimità della data fissata per l'udienza, la Camera dei deputati ha depositato una memoria nella quale ha insistito nel sostenere l'infondatezza del ricorso. In primo luogo, la difesa della Camera osserva che «del tutto correttamente» è stato ritenuto che le dichiarazioni oggetto del procedimento penale in esame fossero state espresse dal deputato quali esternazioni di opinioni già manifestate in atti parlamentari tipici e come tali assistite dalla prerogativa della insindacabilità a norma dell'art. 68, primo comma, Cost. A parere della Camera, infatti, «nel suo complesso, l'interrogazione presentata dal deputato era intesa a mettere in evidenza “quanto meno” la sostanziale, grave e generalizzata negligenza riscontrabile nella conduzione delle operazioni di indagine da parte dei magistrati del pubblico ministero, la quale, ad avviso dello stesso deputato, poteva aver alterato il corso del processo relativo al delitto di Cogne; nonché un intento persecutorio (con effetti, forse, anche diffamatori) della magistratura inquirente ed in particolare del Procuratore capo presso il Tribunale di Aosta, nei confronti della signora Anna Maria Franzoni». La difesa precisa, inoltre, che la citata interrogazione era stata presentata dal deputato prima dell'assunzione, da parte dello stesso, della difesa dell'imputata nel processo, avvenuta nel giugno 2002. In secondo luogo, la difesa della Camera dei deputati, analizzando il contenuto delle successive esternazioni rese dal deputato, ritiene che le medesime siano tutte da ricondurre all'ambito di applicazione della prerogativa dell'art. 68, primo comma, Cost. come interpretato dal costante orientamento della giurisprudenza della Corte costituzionale, atteso che dette esternazioni «riprendono – in molti passaggi quasi letteralmente – le affermazioni critiche svolte nella citata interrogazione parlamentare e si concretano “nella sostanziale riproduzione di specifiche opinioni manifestate dal parlamentare nell'esercizio delle proprie attribuzioni”».