[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 360, primo comma, n. 3, come sostituito dall'art. 2 del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40 (Modifiche al codice di procedura civile in materia di processo di cassazione in funzione nomofilattica e di arbitrato, a norma dell'articolo 1, comma 2, della L. 14 maggio 2005, n. 80), e dell'art. 420-bis del codice di procedura civile, promosso con ordinanza del 12 settembre 2006 dal Tribunale di Genova nei procedimenti civili riuniti vertenti tra Canepa Giuseppe ed altri e la Ilva s.p.a iscritta al n. 177 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 14, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 20 giugno 2007 il Giudice relatore Luigi Mazzella. Ritenuto che il Tribunale di Genova, sezione lavoro, con ordinanza del 12 settembre 2006 ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 360, primo comma, n. 3, come sostituito dall'art. 2 del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40 (Modifiche al codice di procedura civile in materia di processo di cassazione in funzione nomofilattica e di arbitrato, a norma dell'articolo 1, comma 2, della L. 14 maggio 2005, n. 80), e dell'articolo 420-bis del codice di procedura civile per contrasto, rispettivamente, con gli artt. 39 e 111 e con gli articoli 3, 76 e 111 della Costituzione; che, ad avviso del rimettente, la prima delle due norme indicate violerebbe l'articolo 39 Cost., in quanto affida al giudice la qualificazione del contratto collettivo come nazionale, nonché l'articolo 111 Cost., nella parte in cui estende l'ambito dei casi nei quali il giudice di legittimità può conoscere del merito della causa; che, sotto altro aspetto, l'art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ. , trasformando i contratti collettivi in “fonti di diritto oggettivo”, determinerebbe una lesione del diritto sancito dall'art. 39 Cost., attraverso una ingerenza eteronoma dello Stato nell'autonomia sindacale; che l'articolo 420-bis cod. proc. civ. sarebbe costituzionalmente illegittimo sia per palese irrazionalità, sia per violazione del principio di ragionevole durata del processo, sia, infine, per eccesso di delega; che, in punto di rilevanza – premesso che la questione di merito concerne l'interpretazione del significato dell'espressione «orario di lavoro» cui sarebbe collegato, nella contrattazione collettiva applicabile ratione temporis, un contenuto difforme da quello che il giudicante ricava dalla normativa vigente all'epoca e che pertanto si pone un problema di interpretazione di una clausola di un accordo nazionale - il rimettente osserva che l'art. 420-bis impone una definizione della questione «con sentenza suscettibile di immediato ricorso in Cassazione» e sospensione del giudizio, in tal modo impedendo una definizione di merito in tempi brevi; che è altrettanto rilevante la questione di legittimità costituzionale dell'art. 360, primo comma, n. 3, poiché una declaratoria di illegittimità costituzionale renderebbe privo di oggetto l'art. 420-bis che, ad avviso del Tribunale, esiste solo in funzione di una pronuncia pregiudiziale finalizzata al successivo gravame di legittimità; che il rimettente denuncia altresì il vizio di delega, del quale ritiene affetto l'art. 420-bis, rispetto alla legge 14 maggio 2005, n. 80 (Conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato, nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali): quest'ultima, infatti, ispirata al principio di concentrazione del processo, ha previsto la possibilità di ricorrere in cassazione «solo avverso la decisione che definisce l'intero giudizio», mentre l'art. 420-bis impone la ricorribilità immediata in cassazione (art. 1, comma 3, lettera a); che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, per il tramite dell'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo la manifesta inammissibilità di tutte le questioni: le disposizioni impugnate non trovano applicazione nel giudizio a quo avendo il Tribunale rimettente già risolto la questione interpretativa con provvedimento reso nel corso del processo, prima dell'entrata in vigore dell'art. 420-bis cod. proc. civ. ; che altrettanto irrilevante – a giudizio della difesa erariale – è la questione concernente l'art. 360 cod. proc. civ. la quale, avendo ad oggetto i vizi della sentenza deducibili dinanzi alla Corte regolatrice, potrà essere sollevata solo da questa nel momento in cui si troverà a farne applicazione e non prima; che, secondo l'Avvocatura generale, infondata è la censura di eccesso di delega, come pure la questione di costituzionalità dell'art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ. , sollevata dal rimettente per asserita lesione dell'art. 39 Cost, non comprendendosi per quale ragione la qualificazione del contratto come «nazionale» sfuggirebbe alla disponibilità dei contraenti; che, quanto all'asserito contrasto dell'art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ. , con l'art. 111 Cost., secondo l'Avvocatura dello Stato la norma costituzionale non impedisce al giudice di legittimità di conoscere – anche se in casi circoscritti – del merito della causa; come pure del tutto destituita di fondamento è la tesi del rimettente secondo cui la medesima norma avrebbe trasformato il contratto collettivo nazionale in «fonte di diritto oggettivo». Considerato che vengono in discussione due norme sostituite dagli artt. 2 e 18 del decreto legislativo 30 marzo 2006, n. 40 (Modifiche al codice di procedura civile in materia di processo di cassazione in funzione nomofilattica e di arbitrato, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 maggio 2005, n. 80): a) l'art. 360, primo comma, n. 3, il quale introduce un nuovo motivo di ricorso in cassazione concernente la «violazione o falsa applicazione di accordi o contratti collettivi di lavoro»; b) l'art. 420-bis, ai sensi del quale «Quando per la definizione di una controversia di cui all'articolo 409 è necessario risolvere in via pregiudiziale una questione concernente l'efficacia, la validità o l'interpretazione delle clausole di un contratto o accordo collettivo nazionale, il giudice decide con sentenza tale questione, impartendo distinti provvedimenti per l'ulteriore istruzione o, comunque, per la prosecuzione della causa fissando una successiva udienza in data non anteriore a novanta giorni (primo comma).