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Signor Presidente, pensiamo che la volontà espressa dal decreto-legge in esame fosse certamente quella di provare a creare un sistema virtuoso nella gestione del personale dipendente delle fondazioni lirico-sinfoniche, purtroppo però non si è previsto alcun periodo transitorio perché, in attesa che si svolgano tutti gli adempimenti previsti dalla norma per individuare le piante organiche, ahimè i lavoratori in scadenza stanno già ricevendo le lettere con cui si comunica che non è possibile stipulare altri contratti a termine. Quindi, da questo punto di vista, il provvedimento suscita in noi alcune perplessità, soprattutto perché l'intervento normativo annunciato era di altro segno, essendo stato preannunciato come finalizzato a risolvere finalmente l'annoso problema del precariato, attraverso la stabilizzazione dei tantissimi precari e come attuativo della sentenza della Corte di giustizia europea del 25 ottobre 2018. Se questi erano gli intenti e gli annunci che hanno accompagnato il provvedimento in esame, certamente non c'è corrispondenza tra la programmazione degli intenti e il risultato ottenuto. Dal nostro punto di vista, non può essere accettata la decadenza del diritto di precedenza. Si tratta di una norma iniqua, che colpisce ingiustamente proprio i precari più "storici", che si vedono messi da parte. Quindi, ribadisco ancora una volta che non si affronta davvero e fino in fondo il problema del precariato ma si rischia di alimentare una guerra tra poveri, contrapponendo i nuovi precari ai vecchi precari, e inoltre si contraddicono proprio quegli intenti di tutela della qualità, che invece vengono proclamati e che nel campo in cui opera il provvedimento costituiscono la questione fondamentale. In tal senso credo che una parte dei teatri inizierà a stabilizzare il personale, mentre altri purtroppo non ce la faranno. Il rischio, condizionando la dotazioni organiche alla sostenibilità, è che qualcuno verrà stabilizzato ma molti altri no. È poi evidente che la tagliola dei trentasei mesi, che è stata inserita, creerà d'ora in poi una marea di problemi. Si rischia di avere lavoratori ancora più precari, perché se vorranno lavorare sanno già che dovranno fare tre anni qui e tre anni là, sperando di trovare lavoro e magari senza mai maturare un possibile diritto alla stabilizzazione. Ci auguriamo che così non sia, ma leggendo attentamente il decreto-legge avverte il rischio di stabilizzare solo pochi lavoratori. In particolare, i corpi di ballo, che sono più deboli, rischiano di continuare ad essere costituiti in gran parte da precari, ma anche nelle orchestre si rischia di coprire solo una parte dei posti disponibili, per non parlare poi delle questioni riguardante i tecnici e gli amministrativi. È chiaro poi che abbiamo un problema diverso da fondazione a fondazione e quindi si sarebbe dovuta innanzitutto considerare la necessità di stabilire un criterio. L'altro elemento fondamentale è che, senza un po' di investimenti, non si può parlare di un vero processo di stabilizzazione. Ancora una volta poi - e questo è un altro punto debole - non si vuole chiarire lo status del lavoratore delle fondazioni lirico-sinfoniche; sarebbe invece stato necessario definire una volta per tutte se sono pubblici o privati, mentre, per come appare nel decreto-legge, si continua con questa ambivalenza, che non può che generare un contenzioso infinito. Un'ulteriore questione che ci vede molto preoccupati è il fatto che il testo in discussione riveda il decreto legislativo dell'allora ministro Franceschini in merito alla promozione delle opere europee e italiane da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi. In particolare, dopo la direttiva europea TV senza frontiere, è stata introdotta, con la legge n. 122 del 1998, la riserva per la produzione e la diffusione di film e audiovisivi italiani ed europei. Tale impostazione, pur con qualche modifica, si è affermata e persino nel testo novellato del 2017 si sono innalzate e rese più cogenti le soglie, con una specifica attenzione verso le opere di espressione originale italiana e al repertorio più recente. Entravano poi in scena i servizi pay e on demand . La diffusione andava quindi giustamente applicata alle ore di maggiore ascolto e non conteggiata di notte. Da questo punto di vista, secondo noi, il nuovo testo fa passi indietro: si rinvia infatti al 2020 - se non al 2021 - l'entrata in vigore dei passaggi cruciali di quel decreto e si annacquano i diversi tetti. Per rendere l'idea, all'articolo 3 vi è, ahimè, una sequenza di rimandi, mentre si elimina il parere preventivo delle Commissioni parlamentari. Insomma, signor Ministro, bisognava avere molto più coraggio, non rimandare e andare avanti nella direzione della promozione e in qualche modo della premialità delle opere di qualità italiane. Abbiamo avuto anche la sorpresa di un emendamento della relatrice, poi accolto, con il quale si riducono tra l'altro le quote percentuali previste per le opere cinematografiche di maggiore impegno qualitativo, finanziate in modo selettivo, che già non avevano ingenti risorse economiche nella legge Franceschini e che ora vengono ulteriormente ridotte. Le opere di maggiore mercato prendevano circa 1'85 per cento, per quelle di impegno restava il 15 per cento. Con la nostra attività emendativa abbiamo cercato di incrementare almeno la quota per i contributi selettivi, anche rispetto alla legge Franceschini. Un'altra considerazione va fatta sui biglietti nominali, su cui, ahimè, gli emendamenti non sono stati accolti. In considerazione delle problematiche tecnico-operative relative alla gestione della sicurezza pubblica di eventi e spettacoli di medie e grandi dimensioni sarebbe stato importante prorogare di almeno sei mesi l'entrata in vigore delle disposizioni relative alla bigliettazione nominale. Potrei continuare richiamando un'altra serie di questioni. Mi limito a dire, in sintesi, che certamente il provvedimento in esame ha dimostrato ancora una volta molti punti critici e molta debolezza. Soprattutto - e questo è ciò che ci sta cuore - esso ha il merito di voler assumere una volta per tutte la questione della stabilizzazione del personale delle fondazioni lirico-sinfoniche, anche se poi in realtà, rispetto a questo intento, rischia di produrre alla fine una situazione di precariato, che nel mondo dello spettacolo potrebbe durare ancora per moltissimo tempo. Per tutti questi motivi annuncio il voto di astensione dei senatori del mio Gruppo. (Applausi dal Gruppo Misto) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, questo provvedimento ci lascia molto insoddisfatti come Gruppo Fratelli d'Italia. Voglio ringraziare il presidente Pittoni, i colleghi della Commissione e i funzionari per il clima di assoluta collaborazione con il quale abbiamo lavorato in questi giorni. Allo stesso modo, voglio ringraziare il ministro Bonisoli per la sua cortesia e per la disponibilità sempre manifestata al confronto, anche se purtroppo, nonostante questi buoni ingredienti, il risultato non ci sembra assolutamente accettabile. Come infatti abbiamo avuto modo più volte di rilevare anche nel corso audizioni che si sono svolte in questo anno di lavoro dinanzi alle Commissioni congiunte, non si mette mano, a nostro avviso, al problema del precariato dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche, anzi, lo si acuisce.