[resaula]

stiamo discutendo - giustamente - di come salvare una banca e i risparmiatori, ma sicuramente non potremmo fare questo stesso ragionamento nei confronti di una fabbrica che produce automobili, bulloni, panettoni o mobili. È chiaro quindi che siamo di fronte a un trattamento speciale che dovrebbe comportare responsabilità speciali in capo al beneficiario, signor Presidente e onorevoli colleghi, ma non ci pare che questo sia avvenuto nemmeno stavolta: pertanto, questa è per noi un'occasione perduta per dare un segnale di vera discontinuità. L'Unione europea liquida senza un solo problema il fatto che gli Stati offrano alle banche garanzie fideiussorie o di capitali, ma bastona selvaggiamente un'azienda che supera l'utilizzo di contributi pubblici, diretti o indiretti e di aiuti di Stato in regime di de minimis di 300.000 euro in tre anni. Questo è evidentemente uno squilibrio e una situazione paradossale che dovremo affrontare prima o poi, perché sicuramente è giusto difendere i risparmiatori, soprattutto se truffati, ma è anche vero che potrebbero esserci distorsioni, nel momento in cui si sa che l'investimento in banca, alla fine, comunque è garantito dallo Stato, mentre quello che si fa come singolo privato e cittadino in un'azienda che produce mobili, automobili o panettoni non dà questa garanzia. Credo sia una distorsione del mercato degli investimenti su cui forse sarebbe stato il caso di riflettere, ma nessuno su questo ha pronunziato una parola soltanto. Ripeterò quanto detto da altri colleghi, perché è semplicemente la verità oggettiva e incontrovertibile: questo è un decreto-legge copia e incolla di quelli precedenti; è inutile che tentiate di negarlo, l'avete fatto in fretta e furia, nottetempo e, ancora una volta, d'urgenza, perché, dopo aver negato che mai sarebbe successo, anche il Governo giallo-verde si è trovato di fronte alla necessità di non far saltare per aria una banca, con tutte le conseguenze del caso. La fretta, purtroppo - e spero soltanto quella, non altre ragioni ingiustificabili - vi ha impedito di fare un intervento sistemico, come spesso annunciato, sul settore bancario. Siamo ancora molto critici, ad esempio, rispetto al fatto di non aver avuto risposte concrete - salvo la proposta d'istituire la Commissione d'inchiesta, che speriamo inizi presto il proprio lavoro - rispetto al meccanismo malato che crea il default bancario e al ruolo di Bankitalia e di Consob. Consentitemi, signor Presidente e colleghi, di fare un riferimento anche alla vicenda Consob, perché anche per il professor Savona, di cui abbiamo grande stima personale per gli studi e il percorso accademico e professionale, valgono le stesse ragioni e leggi e gli stessi requisiti di trasparenza e indipendenza. Pertanto, al netto del giudizio personale sul professore, sia chiaro che non faremo sconti rispetto alle qualifiche che deve avere per ricoprire una carica così delicata in Consob, perché altrimenti partiamo ancora una volta con il piede sbagliato, dopo aver fatto annunzi che andavano in tutt'altra direzione, cioè quella della massima trasparenza e indipendenza. Manca nel provvedimento una discussione sul fatto che si debba finalmente prendere per mano la distinzione e la separazione netta tra le banche retail , le banche ordinarie e le banche di investimento. Questo è all'origine del travisamento della volontà del piccolo risparmiatore, che non è in grado nonostante le norme, i pacchi di carta, le avvertenze degli sportelli bancari, di distinguere tra un investimento ad alto rischio e uno a basso rischio. Dobbiamo separare le finalità delle banche, altrimenti i risparmiatori saranno ancora indotti in errore. Abbiamo presentato emendamenti - lo ripeto ancora una volta - non a carattere ostruzionistico, per tentare di migliorare il testo. Sono stati in gran parte respinti, alcuni addirittura giudicati, in maniera assolutamente ingiustificata, inammissibili. Voglio ricordarli brevemente. Il primo riguardava un codice di natura etica. Forse la parola etica in politica non andrebbe usata; usate allora un aggettivo che vi piace di più, ma c'è da dire che di fronte al fatto che i soldi dei cittadini vanno a garanzia di una banca, credo che essa debba dotarsi di comportamenti rispetto agli stipendi e alle retribuzioni dei propri top manager in linea con il buon senso. Non si possono più vedere situazioni come quelle a cui abbiamo assistito, con top manager che guadagnano milioni di euro, hanno buonuscite clamorose ed ingiustificate, stipendi stellari, godono di stock option e di bonus infiniti, e conducono però le loro aziende e le loro banche al default e al fallimento. Abbiamo chiesto che anche le operazioni relative ai non performing loan , ai crediti deteriorati, non diventino un'altra occasione di speculazione a favore di agenzie di banche che fanno questo di mestiere. Presidente e colleghi, chi segue la vicenda sa bene che anche la cessione dei crediti deteriorati è diventata occasione di speculazione. Abbiamo chiesto semplicemente che sia riconosciuto un diritto di prelazione, soprattutto per il piccolo risparmiatore, rispetto alle pratiche di factoring , cioè alla cessione del credito, che sia consentito cioè al piccolo debitore di saldare il proprio credito con la banca senza essere oggetto di un'ennesima speculazione condotta da chi lucra interessi giganteschi sulla difficoltà delle banche e sulla difficoltà di recuperare il credito. L'ultima richiesta che abbiamo fatto mille volte, che credo sia una riproduzione di richieste avanzate dai colleghi di maggioranza in altre occasioni, seduti su altri banchi, in altre legislature, è quella di rendere pubblico l'elenco dei debitori più importanti delle banche oggetto di salvataggio pubblico. Dove è lo scandalo di prevedere una norma che renda pubblico l'elenco di chi è debitore per più di 100.000 - è troppo poco? - 200.000 o 300.000 euro, dei grandi debitori delle banche che sono all'origine del default ? La storia recente insegna infatti che spesso i default bancari non sono riconducibili a 10.000 piccoli risparmiatori, ma a tre, quattro o cinque grandi debitori che sono stati oggetto di favori, anche a sfondo politico da parte delle banche, che le hanno portate in default per l'impossibilità di restituire quanto ricevuto. Cosa impedisce allora al Senato della Repubblica di fare non un ordine del giorno - perché ne conosciamo tutti il valore politico - ma una norma che stabilisca che se la banca intende ricevere e beneficiare dei contributi pubblici e delle garanzie pubbliche deve rendere pubblico l'elenco. Avete fatto una norma che costringe anche le sagre, se composte da un direttivo di un consigliere comunale negli ultimi dieci anni, a norme sulla trasparenza, ma esse non si applicano alle banche. Allora, Presidente, andando alla conclusione, esprimeremo un voto di astensione sul provvedimento, ribadendo che avremmo preferito che fosse in esso sancito che il salvataggio degli istituti di credito con soldi pubblici, con soldi di tutti, non può avvenire senza che nulla cambi, senza un processo di riforma, di trasparenza, di eticità e di responsabilità. Altrimenti continuiamo e continuate a dare la sensazione che cambiano i Governi, ma il sistema bancario rimane lo stesso: impenetrabile e immodificabile. (Applausi dal Gruppo FdI) . PINOTTI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto.