[pronunce]

Sono seguite le sentenze numeri 246 e 298 del 2004, le quali, in sede di conflitto tra poteri dello Stato, hanno affermato che l'art. 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003 &laquo;non altera il contenuto dell'art. 68, primo comma, della Costituzione&raquo; ; hanno ribadito la necessità, ai fini dell'esistenza del &laquo;nesso funzionale&raquo; , che le opinioni in esame costituiscano &laquo;divulgazione e riproduzione&raquo; di attività parlamentari; ed hanno fatto concreta applicazione di tali riconfermati principi. In particolare, la sentenza n. 298 del 2004 ha ulteriormente sottolineato la necessità di una &laquo;sostanziale identità di contenuti&raquo; tra l'opinione espressa nell'atto parlamentare e l'esternazione che siffatta opinione divulghi. 4. - Con riguardo al caso di specie, la difesa del Senato ritiene che le affermazioni contenute nell'articolo del senatore Pera rientrino nell'area della garanzia di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione, essendo collegate da nesso funzionale con una serie di atti parlamentari, sia del medesimo senatore Pera, sia di altri senatori. Tra gli atti compiuti dal senatore Pera - menzionati nella relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e risalenti agli anni tra il 1997 e il 1999 - quelli del 1997 sono estranei all'argomento trattato nell'articolo, perché riguardano il diverso tema della &laquo;gestione&raquo; - da parte di taluni uffici del pubblico ministero, fra cui anche la Procura della Repubblica di Palermo - dei &laquo;pentiti&raquo; Di Maggio, Siino e Brusca (interrogazioni del 16 e del 28 ottobre, del 7 novembre e del 2 dicembre 1997). Parimenti estraneo è l'unico atto del 1998 (interrogazione del 6 ottobre), relativo ad un intervento che il magistrato Caselli avrebbe svolto nei confronti del direttore di un telegiornale perché non fosse trasmessa un'intervista al senatore Andreotti, alla vigilia di un processo a suo carico avanti al Tribunale di Palermo. Rimane l'interpellanza presentata dal senatore Pera il 10 febbraio 1999, a proposito di un'indagine svolta dal generale Mori nel 1991 sugli appalti pubblici in Sicilia, conclusa con la consegna di un'informativa alla Procura di Palermo. Questa interpellanza, secondo il Tribunale ricorrente, ha un contenuto &laquo;sostanzialmente coincidente&raquo; con le opinioni espresse nell'articolo del senatore Pera, ed è tuttavia ininfluente ai fini dell'insindacabilità di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione, perché successiva di quasi un mese alla pubblicazione dell'articolo. Si pone quindi il problema della rilevanza, a tali fini, di atti parlamentari posteriori alle dichiarazioni considerate diffamatorie. In proposito questa Corte, nella sentenza n. 289 del 1998, ha ritenuto irrilevante un'interrogazione parlamentare intervenuta &laquo;in epoca successiva [..] al ricevimento dell'avviso di garanzia all'origine delle dichiarazioni diffamatorie contestate al deputato&raquo; ed ha affermato - in termini generali - che, &laquo;diversamente opinando, qualsiasi affermazione, anche ritenuta gravemente diffamatoria e [..] estranea alla funzione od all'attività parlamentare, potrebbe diventare insindacabile a seguito della semplice presentazione in data successiva al fatto di un'interrogazione ad hoc&raquo;. La sentenza ha accolto quindi un criterio rigoroso, secondo cui le dichiarazioni rese dal parlamentare extra moenia, in tanto possono essere coperte dalla garanzia di insindacabilità in quanto siano collegate da nesso funzionale ad un'attività parlamentare precedentemente svolta, restando invece irrilevante quella successiva. Nella stessa prospettiva si è collocata la giurisprudenza posteriore che ha precisato la nozione di nesso funzionale, esigendo, per l'insindacabilità delle opinioni manifestate all'esterno degli organi parlamentari, che esse riproducano il contenuto di dichiarazioni &laquo;già rese&raquo; nell'esercizio di funzioni parlamentari (sentenza n. 11 del 2000), ovvero siano &laquo;sostanzialmente riproduttive di un'opinione espressa in sede parlamentare&raquo; (sentenza n. 10 del 2000). Analogamente la sentenza n. 521 del 2002, nel ribadire la necessità del nesso funzionale, ha precisato che esso deve intercorrere tra l'attività divulgativa all'esterno e le opinioni &laquo;già espresse, o contestualmente espresse&raquo; , nell'esercizio di funzioni parlamentari, così enunciando l'irrilevanza di opinioni manifestate successivamente. Del resto, la stessa formulazione del primo comma dell'art. 68 della Costituzione - sancendo la non perseguibilità dei membri del Parlamento per le opinioni &laquo;espresse&raquo; e i voti &laquo;dati&raquo; nell'esercizio delle loro funzioni - rende inconfigurabile un'iniziale perseguibilità del parlamentare, cui possa eventualmente sovrapporsi un successivo atto parlamentare che la escluda. La memoria del Senato, a sostegno della possibile rilevanza dell'atto parlamentare posteriore, richiama la sentenza n. 246 del 2004, che ha ritenuto ininfluente, ai fini dell'insindacabilità, alcune interrogazioni parlamentari presentate in un momento &laquo;di molto successivo&raquo; per desumerne, a contrario, la rilevanza degli atti parlamentari &laquo;di poco&raquo; posteriori. Ma la sentenza non ha affatto operato una tale distinzione diacronica: essa ha ritenuto irrilevanti quelle interrogazioni perché si trattava di &laquo;atti successivi&raquo; , aggiungendo &laquo;e di molto&raquo; in chiave evidentemente rafforzativa, così nella sostanza negando la rilevanza, ai fini della garanzia di insindacabilità, di eventuali collegamenti fra dichiarazioni rese fuori del Parlamento ed atti parlamentari posteriori. 5. - La difesa del Senato fa anche riferimento ad una serie di interrogazioni discusse nella seduta del 12 gennaio 1999, due giorni prima della pubblicazione dell'articolo in questione, sui temi dell'assetto organizzativo dei ROS (reparti operazioni speciali) dell'Arma dei carabinieri e dell'eventuale incidenza di talune ventilate modifiche sull'efficienza da essi dimostrata nella lotta alla criminalità organizzata: in questo quadro alcune interrogazioni inserivano anche l'allontanamento del generale Mori dal vertice dei ROS e definivano &laquo;conflittuali&raquo; i suoi rapporti con la Procura della Repubblica di Palermo. Fra tali interrogazioni, quella presentata dal senatore Centaro è menzionata nella relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, approvata in Aula dal Senato; e quelle presentate dai senatori Milio e Caruso sono indicate nel ricorso del Tribunale e richiamate nella memoria depositata dalla difesa del Senato in prossimità dell'udienza. Nessuna di queste interrogazioni è stata però presentata dal senatore Pera, del quale nemmeno risulta la partecipazione al relativo dibattito.