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da autorevoli agenzie di stampa, si apprende che la mattina dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri, con tempismo perfetto, il Presidente del Consiglio dei ministri Conte e il vice Presidente del Consiglio dei ministri Di Maio si sono recati ad annunciare la "lieta novella" agli Stati Generali dei consulenti del lavoro, dove, con un trasporto degno più di un iscritto all'Albo dei consulenti del lavoro che non a un Ministro della Repubblica, equidistante tra le tante categorie professionali portatrici di interessi altrettanto legittimi quanto divergenti, quest'ultimo ha dichiarato in particolare: "Sono contento del fatto che, nell'ambito della riforma fallimentare che ieri è passata in Cdm, anche i consulenti del lavoro potranno accedere alla figura del curatore. Questo è un ruolo che fa fare un altro passo avanti a un Ordine professionale che un miglio alla volta, un miglio alla volta, sta accrescendo le proprie competenze", si chiede di sapere quali siano le ragioni tecniche e giuridiche che hanno portato il Dicastero della giustizia a condividere la decisione di estendere la funzione di curatore e liquidatore nelle crisi d'impresa agli iscritti all'Albo dei consulenti del lavoro, nonostante un secco e motivato parere contrario delle strutture tecniche dello stesso Ministero, onde fugare che si tratti di decisione eminentemente politica, fortemente e immotivatamente voluta da componenti apicali dell'Esecutivo, che immediatamente si sono intestati politicamente quella che, in assenza di parere tecnico favorevole da parte del competente Ministero, palesa in modo a giudizio degli interroganti addirittura sfacciato la propria natura di entusiastica risposta a sollecitazione puramente lobbistica. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00579 BERNINI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: nelle giornate del 2 e del 3 febbraio 2019, numerose aree del Nord Italia sono state colpite da una critica ondata di maltempo; in Emilia-Romagna, nel bolognese, si sono verificate diverse piene ed esondazioni: la zona più colpita è stata quella intorno a Castel Maggiore, ma anche il quartiere di Borgo Panigale e il comune di Argelato sono stati fortemente danneggiati. L'esondazione del Reno ha portato ad allontanare dalle proprie abitazioni almeno 300 persone, mentre quelle ricoverate per principio di ipotermia sono state 10, tra cui sei carabinieri. Diversi e numerosi i disagi: dalle case allagate, ai danni ingenti per le aziende agricole, al black out che per diverse ore ha interessato interi territori; consta all'interrogante che, nei pressi dell'argine rotto, a Castel Maggiore, sia stato aperto un cantiere, allestito tra settembre e ottobre 2018, proprio per mettere in sicurezza l'argine stesso, i cui lavori sarebbero stati interrotti in attesa della primavera. Su tale circostanza permangono numerosi dubbi e perplessità, soprattutto in ordine all'adeguatezza del cantiere; per tali eventi la Regione Emilia-Romagna ha annunciato di aver chiesto lo stato di emergenza. Oltre agli eventi legati all'esondazione del Reno, sono stati segnalati anche il gelicidio nel piacentino, diverse frane nel reggiano, cedimenti nel modenese; le organizzazioni agricole hanno già lanciato l'allarme per gli ingenti danni causati dall'esondazione. Stanti le prime stime fornite, i danni sarebbero quantificabili in diversi milioni di euro; Coldiretti ha stimato danni per un ammontare pari a 9 milioni di euro, mentre più di 200 ettari di terreno sarebbero stati colpiti dall'inondazione, che ha causato il deterioramento delle colture (in particolare grano ed erba medica), l'allagamento di numerosi magazzini e mezzi agricoli; occorre, inoltre, considerare il rischio di congelamento che le basse temperature potrebbero causare, con ulteriore nocumento per le coltivazioni, in particolare quelle più delicate come i germogli di grano; Confagricoltura ha chiesto di accertare in fretta le responsabilità legate alla mancata messa in sicurezza dell'argine, e di risarcire i danni alle imprese: in particolare l'organizzazione agricola ha chiesto di estendere l'esonero del pagamento Imu a tutti i proprietari di terreni e fabbricati coinvolti dall'esondazione e l'azzeramento dei contributi previdenziali dei lavoratori autonomi e datori di lavoro e contributi consortili dovuti per lo scolo e per il beneficio di disponibilità irrigua; CNA, invece, solo nelle prime ore avrebbe conteggiato almeno 10 aziende agricole fortemente danneggiate e ingenti danni dovuti all'allagamento di case, fabbricati e magazzini; l'Emilia-Romagna, come da recente studio di Confagricoltura, risulta essere la regione maggiormente esposta a rischio idraulico, con una percentuale pari al 92,3 della superficie totale, si chiede di sapere: se e con quali tempistiche il Governo intenda intervenire per dare riscontro della richiesta di stato di emergenza avanzata dalla Regione Emilia-Romagna; quali misure di sostegno e di defiscalizzazione e quali forme di risarcimento intenda mettere in campo per le aziende agricole danneggiate dalla piena e per le famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni; quali iniziative di competenza intenda assumere per incrementare i fondi destinati alle politiche di prevenzione del rischio idraulico; di quali informazioni disponga rispetto all'avvio di procedure volte ad accertare eventuali responsabilità per quanto avvenuto, con particolare riguardo alla rottura degli argini e alla tracimazione del fiume Reno nel punto in cui risultava aperto un cantiere. Atto n. 3-00584 AIROLA LOMUTI GIARRUSSO RICCIARDI PARAGONE MANTOVANI BOTTICI GAUDIANO Ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze Premesso che: ogni consiglio dell'ordine regionale tiene l'albo professionale di categoria che è ripartito, ai sensi dell'art. 1 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, in due elenchi: il primo relativo ai giornalisti professionisti (coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista) e il secondo comprendente i giornalisti pubblicisti (coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi); annessi all'albo dei giornalisti sono alcuni elenchi speciali nei quali vengono iscritti (art. 28) i giornalisti stranieri che operano in Italia, nonché i direttori che, pur non esercitando l'attività di giornalista, assumono la qualifica di direttore responsabile di periodici o riviste a carattere tecnico, professionale o scientifico, esclusi quelli sportivi e cinematografici: