[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato sorto a seguito della nota del 21 settembre 2005 (prot. n. 2005/0001389/SG-CIV) della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, nonché dell'atto del 17 settembre 2005 (prot. n. 3490/ALPI) del Presidente della medesima Commissione, on. Carlo Taormina, promosso con ricorso della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, depositato in cancelleria il 5 ottobre 2005 ed iscritto al n. 37 del registro conflitti fra poteri dello Stato, fase di ammissibilità. Udito nella camera di consiglio del 25 gennaio 2006 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha promosso, con ricorso depositato presso la cancelleria della Corte il 5 ottobre 2005, conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato nei confronti della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin; che la ricorrente premette di aver appreso da organi di stampa «dell'arrivo in Italia della vettura Toyota a bordo della quale, presumibilmente, furono uccisi Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, il 20 marzo 1994», e di aver pertanto avviato – nel settembre del 2005 – uno scambio di corrispondenza con la citata Commissione parlamentare, al fine di segnalare «l'opportunità dello svolgimento congiunto degli accertamenti tecnici» necessari a ciascuna delle due autorità per l'espletamento dell'attività di indagine di rispettiva competenza; che, tuttavia, il Presidente della predetta Commissione – pur informando la ricorrente che l'organo parlamentare in questione aveva «preso in carico, previo sequestro, l'autovettura», disponendo «anche a norma dell'art. 360 c.p.p.» alcuni «accertamenti tecnici», taluni dei quali «di natura irripetibile» – comunicava, con nota (prot. n. 2005/0001389/SG-CIV) pervenuta alla medesima Procura il 21 settembre 2005, di non potere «aderire alla richiesta» formulata, «significando che, tra l'altro, l'atto deliberativo di istituzione della Commissione», dal medesimo presieduta, «impone accertamenti non solo sul fatto e sui responsabili, ma anche sulle carenze istituzionali, comprese quelle attribuibili ai molteplici passaggi giudiziari che hanno interessato la vicenda»; che proprio per l'annullamento di tale nota – e dell'atto, adottato dal Presidente della citata Commissione parlamentare in data 17 settembre 2005 (prot. n. 3490/ALPI) , con il quale è stato conferito «incarico peritale» al dott. Alfredo Luzi, «volto allo svolgimento di accertamenti tecnici, anche di natura irripetibile, sull'autovettura in questione» – la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha proposto il presente conflitto di attribuzione; che la ricorrente evidenzia, innanzitutto, come la possibilità di configurare un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato postuli – ex art. 37, primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 – che lo stesso insorga «tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono»; che tra questi organi sono stati inclusi – prosegue la ricorrente – tanto i «singoli giudici, in considerazione segnatamente del carattere “diffuso” che contrassegna il potere giudiziario», quanto gli «organi requirenti», in relazione, in particolare, «all'attribuzione, costituzionalmente individuata, dell'esercizio dell'azione penale» (vengono richiamate le sentenze di questa Corte n. 150 del 1981 e n. 231 del 1975); che – sempre secondo la Procura ricorrente – egualmente indubbia è la legittimazione passiva della Commissione parlamentare di inchiesta, avendo questa Corte «fin dal 1975» precisato che «a norma dell'art. 82 Cost., la potestà riconosciuta alle Camere di disporre inchieste su materie di pubblico interesse non è esercitabile altrimenti che attraverso la interposizione di Commissioni a ciò destinate, delle quali può ben dirsi perciò che, nell'espletamento e per la durata del loro mandato, sostituiscono ope constitutionis lo stesso Parlamento, dichiarandone perciò e definitivamente la volontà ai sensi del primo comma dell'art. 37» (ordinanza n. 228 del 1975; si citano anche la sentenza n. 231 e l'ordinanza n. 229 del 1975); che, quanto «ai requisiti di ordine oggettivo», la ricorrente sottolinea come questa Corte abbia «da tempo superato la restrittiva nozione di conflitto di attribuzione come vindicatio potestatis, riconoscendo l'ammissibilità del cosiddetto “conflitto per interferenza” o “conflitto da menomazione”» (sono richiamate le sentenze n. 126 del 1994, n. 473 del 1992, n. 204 del 1991 e n. 731 del 1988), conflitto ipotizzabile «quando un organo, pur non rivendicando a sé la competenza a compiere un determinato atto, denuncia che un atto oppure un comportamento omissivo di un altro organo abbiano menomato la sua competenza o ne abbiano impedito l'esercizio»; che siffatta evenienza ricorrerebbe proprio nel caso di specie, giacché, se è innegabile che la suddetta Commissione parlamentare ha «il potere di compiere atti di indagine» (ex art. 82, secondo comma, Cost.), la decisione dalla stessa assunta «di procedere autonomamente ad accertamenti sul veicolo», con esclusione della possibilità di analogo intervento dell'autorità giudiziaria, «provoca un pregiudizio alla Procura perché le impedisce di esercitare le funzioni che le attribuisce la Costituzione»; che, difatti, risulta precluso «il proseguimento delle indagini» che la ricorrente ha tuttora in corso, essendole, in particolare, inibito «di raccogliere tutti gli elementi necessari ai fini delle proprie determinazioni in ordine all'esercizio dell'azione penale», con palese violazione del principio della obbligatorietà della stessa «sancito dall'art. 112 della Costituzione», oltre che di quelli «di indipendenza ed autonomia della magistratura (artt. 101, 104 e 107 Cost.)»; che la ricorrente, segnatamente, si duole di essere stata privata della possibilità «di sottoporre a sequestro l'autovettura su cui viaggiavano Ilaria Alpi e Miran Hrovatin», nonché «di effettuare rilevamenti ed accertamenti sul veicolo stesso ai fini dell'esatta ricostruzione della dinamica dei fatti, attività queste tutte essenziali nell'ambito del procedimento penale in oggetto e la cui mancata effettuazione ha determinato una vera e propria paralisi» del medesimo; che, infine, la ricorrente lamenta la sostanziale vanificazione di quella «opportunità di un effettivo coordinamento tra la Commissione e le strutture giudiziarie», presa, invece, in considerazione «all'atto dell'istituzione della stessa Commissione con Deliberazione della Camera dei Deputati del 31 luglio 2003 (art. 6, comma 3) nonché nel regolamento interno approvato dalla Commissione nella seduta del 4 febbraio 2004 (art. 22, comma 1)»;