[pronunce]

che le norme censurate violerebbero anche l’art. 24, primo comma, Cost., poiché la distruzione dei supporti sequestrati, e la concomitante assenza di riferimenti all’oggetto ed alla natura delle informazioni illegalmente acquisite nel verbale destinato alla lettura dibattimentale, pregiudicherebbero il diritto della persona offesa ad agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno subito; che sussisterebbe infine contrasto con l’art. 112 Cost., in quanto la distruzione della prova del reato connesso all’illecita acquisizione dei dati ostacolerebbe l’efficace esercizio dell’azione penale in relazione al reato medesimo, anche con riferimento alla documentazione dei fattori che condizionano la quantificazione della pena; che, in epoca successiva all’ordinanza di rimessione, con la sentenza n. 173 del 2009, questa Corte ha dichiarato la parziale illegittimità costituzionale della norma cui si riferisce l’odierna censura, incidendo tanto sulle regole del procedimento incidentale, quanto sui contenuti del verbale «sostitutivo» destinato a provare il fatto contestato in luogo del materiale destinato alla distruzione; che infatti, ed anzitutto, è stata affermata l’illegittimità dell’art. 240, commi 4 e 5, cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede, per la disciplina del contraddittorio, l’applicazione dell’art. 401, commi 1 e 2, dello stesso codice, cioè delle norme concernenti la partecipazione degli interessati e la difesa tecnica nell’ambito dell’incidente probatorio; che si è dichiarata, per altro verso, l’illegittimità dell’art. 240, comma 6, cod. proc. pen. , «nella parte in cui non esclude dal divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti, nella redazione del verbale previsto dalla stessa norma, le circostanze inerenti l’attività di formazione, acquisizione e raccolta degli stessi documenti, supporti e atti»; che la pronuncia di questa Corte ha determinato una profonda modificazione del quadro normativo interessato dalle odierne censure (per inciso, proprio nel senso auspicato dall’attuale rimettente), di talché si rende necessaria, con ogni evidenza, la restituzione degli atti al giudice a quo, affinché proceda ad una nuova valutazione di rilevanza e non manifesta infondatezza delle questioni sollevate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il l'11 gennaio 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 gennaio 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA