[massime]

Previdenza - Impiego pubblico - Indennità di buonuscita - Abrogazione in toto dell'art. 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, già dichiarato incostituzionale dalla sentenza n. 223 del 2012 nella parte "in cui non escludeva l'applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva prevista dall'art. 37, comma 1, del d.P.R. n. 1032 del 1973" - Sostanziale ripristino del più favorevole regime di trattamento fine servizio (TFS) di cui al d.P.R. n. 1032 del 1973 - Estinzione di diritto dei processi pendenti aventi ad oggetto la restituzione del contributo previdenziale obbligatorio del 2,50%, nonché dichiarazione di inefficacia delle sentenze già emesse, fatta eccezione per quelle passate in giudicato - Asserita disparità di trattamento - Asserita interferenza nella funzione giurisdizionale - Asserita violazione del diritto alla tutela giurisdizionale - Insussistenza - Non fondatezza della questione.. Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - in riferimento agli artt. 3, 24, 35, secondo comma, 36, primo comma, 101, 102, 104 e 113 Cost. - dell'art. 1, commi 98 e 99, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che, in attuazione della sentenza n. 223 del 2012, dispone l'abrogazione del detto art. 12, comma 10, con sostanziale ripristino del precedente regime del trattamento di fine servizio (TFS) per i dipendenti pubblici, e prevede l'estinzione di diritto dei processi pendenti aventi ad oggetto la restituzione del contributo previdenziale obbligatorio del 2,50%, nonché la dichiarazione di inefficacia delle sentenze già emesse, fatta eccezione per quelle passate in giudicato. Il TFS è, infatti, diverso e normalmente "migliore" rispetto al trattamento di fine rapporto (TFR) disciplinato dall'art. 2120 cod. civ., per cui il fatto che il dipendente - che (in conseguenza del ripristinato regime ex art. 37 citato) ha diritto all'indennità di buonuscita - partecipi al suo finanziamento, con il contributo del 2,50% (sull'80% della sua retribuzione), non integra un'irragionevole disparità di trattamento rispetto al dipendente che ha diritto al TFR. Inoltre, l'attribuzione ad alcuni dipendenti pubblici del TFS e ad altri del TFR è conseguenza del transito del rapporto di lavoro da un regime di diritto pubblico ad un regime di diritto privato e della gradualità che il legislatore ha discrezionalmente ritenuto di imprimervi. Parimenti non è illegittima la disposta estinzione dei giudizi in corso, atteso che l'interesse dei ricorrenti alla restituzione del contributo del 2,50% è venuto meno con il ripristino (ad opera della normativa impugnata) del previgente regime di TFS. Infine, non è irragionevole la diversità di trattamento tra i dipendenti che, nelle more, abbiano ottenuto la restituzione del 2,50% con sentenza passata in giudicato e quelli che non l'abbiano ottenuta per il sopravvenuto ripristino dell'indennità di buonuscita, essendo ciò inevitabilmente dovuto alla successione di diverse disposizioni normative ed al generale principio di intangibilità del giudicato. - Per la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte in cui non escludeva l'applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva prevista dall'art. 37, comma 1, del d.P.R. n. 1032 del 1973, v. la citata sentenza n. 223/2012. - Per il principio secondo cui il legislatore può anche incidere sui giudizi in corso, dichiarandoli estinti, senza ledere il diritto alla tutela giurisdizionale, ove la nuova disciplina sia tale da realizzare le pretese fatte valere dagli interessati, v. le citate sentenze nn. 223/2001 e 310/2000.