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Al di là di questo, è chiaro che il riferimento alla libertà di manifestazione del pensiero, di cui all'articolo 21 della Costituzione, non solo è pleonastico, perché comunque il principio costituzionale esiste al di là di ciò che scrive la norma, ma è anche controproducente, perché la parte finale dell'articolo 4 porta a considerare e a far rientrare nell'alveo penale determinati comportamenti che forse non hanno alcuna rilevanza penale. Veniamo al concetto di fondo che, secondo me, ispira un po' il disegno di legge al nostro esame, ovvero l'articolo 1, irto di definizioni complicate, tipo quella sull'identità di genere, che appartiene ad un concetto che è la sovrastruttura ideale e idealista di un qualcosa che sfugge alla percezione dei singoli. Esiste un problema: il concetto di uomo, parola che termina con una vocale, appartiene alla Dichiarazione universale dei diritti umani; quando ci riferiamo ad esso, parliamo di una complessità propria del concetto illuminista, che contiene in sé il diverso e una molteplicità di aspetti, non la separatezza, né ciò che volete difendere e di fatto discriminate. La dichiarazione dell'universalità degli uomini e della loro uguaglianza contiene in sé tutte quelle definizioni che pensate invece di voler inserire, ipostatizzandole all'interno di una norma la cui portata è contraria alle sue premesse. Qualcuno la chiama estetica dell'eccezione, in base alla quale si è qualcosa perché si appartiene a una determinata comunità o a un determinato tipo e quindi, gay , trans, o appartenente al mondo LGBT, si appartiene a qualcosa che è già di per sé un diritto; si ha un sovvertimento nel concetto di ciò che doveva essere una minoranza e finisce per avvertirsi o per essere riconosciuto come un aspetto qualificante, di una portata e di una connotazione tali per cui il normale esce dalla sfera di ciò che è interessante e dev'essere tutelato. Inviterei l'Assemblea a riflettere su questo aspetto, perché ritengo che nel concetto di uomo e nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ci stia tutto: il concetto di uomo è universale, di derivazione illuminista nella sua formazione; pensare di separare, come si sta facendo, irreggimentando classificazioni secondo le quali nascono ulteriori e particolari diritti, crea un orientamento che di per sé è discriminatorio, e questa si chiama eterogenesi dei fini. Non ritengo che tutto debba essere buttato al macero: sicuramente il dibattito in Parlamento ha prodotto interventi di qualità; come quelli che ho sentito oggi, ho però sentito anche posizioni assolutamente ideologiche e una partigianeria di fondo che non è al passo con i tempi. Non è quello che la società ci richiede e non è probabilmente ciò che può tutelare al meglio quel mondo di cui qualcuno pensa di avere l'assoluta ed esclusiva rappresentanza. Un grande italiano diceva che la ragione serve a illuminare la natura, non a incendiarla. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, esordirò anch'io, come il senatore Dal Mas, con un fastidio e un dispiacere, che è quello di vedere gli scranni vuoti, in effetti, a partire da quelli di coloro che sul tema si dicono più accalorati e che poi vengono anche in Aula a fare dimostrazioni molto di peso, come direbbero loro. Nella realtà dei fatti, di peso ne abbiamo sentito poco anche negli interventi. Si è visto più, invece, un atteggiamento che a me non piace e che definirei fazioso, provocatorio, tignoso, rigido, per nulla volto a cercare una posizione di accordo, ma in tutto incentrato a imporre una propria visione. Imporre una visione, quando si parla di etica, di morale, di costume e di diritti è quanto di più lontano dovrebbe esserci rispetto alle cose che si vogliono fare, perché è come dire che chi vuol essere tollerante ammette qualsiasi cosa che corrisponda al proprio pensiero, ma, quando non corrisponde al proprio pensiero, esclude qualsiasi possibilità di accordo. Questa non è tolleranza, ma arroganza, che è un'altra cosa. Signor Presidente, mi ha fatto un po' specie ciò che ha detto il senatore Faraone nel suo intervento questa mattina. Mi riferisco a ciò che ha riportato relativamente allo scatto malizioso della senatrice Cirinnà, che poi ha additato il senatore Faraone al pubblico ludibrio. Ciò certamente non denota un atteggiamento tollerante ed è, al contrario l'atteggiamento - che temo, purtroppo, appartenga a una buona parte dei sostenitori del disegno di legge - di chi ammette solamente la propria opinione e predica tolleranza, ma non è disposto ad accettare quella degli altri. Questo non è un buon presupposto per poterci convincere nel sostenere tali tesi. L'indifferenza con la quale anche adesso la senatrice Cirinnà non ascolta ciò che sto dicendo lo dimostra. Dà fastidio, lo so. Va bene, ce ne faremo una ragione. Signor Presidente, sappiamo garantire agli italiani una cosa: la tolleranza è il principio fondamentale cui qualsiasi cosa votiamo in quest'Aula dev'essere sempre improntata. Quando siamo al Governo, siamo tolleranti e rispettiamo, siamo liberali e accogliamo le idee degli altri. Sappiamo che a una parte di sinistra questi concetti sono estranei: non ce ne facciamo una ragione, ma continuiamo nella nostra battaglia di libertà; altrimenti, si mescolano gli elementi e ci si confonde anche sul principio che dovrebbe ispirare il disegno di legge (uso il condizionale, perché così pare non essere). Chi non è d'accordo sul fare leggi che obblighino a rispettare? Per altro, siamo in un Paese nel quale il diritto non si fonda negli ultimi dieci anni, ma ha alle spalle secoli di storia e di storie di tolleranza. Quindi, si fa un po' fatica a vedere questa esacerbazione delle espressioni come se fossimo in un Paese tribale, nel quale si sta iniziando a mettere qualche piccolo tassello di legge per imporre il rispetto delle altre persone. Non è così. L'altro giorno mi sono trovato in un dibattito nel quale la controparte argomentava che serve approvare il disegno di legge Zan così com'è, parola per parola, per impedire che ci siano ancora omosessuali, transessuali o altri picchiati per le strade. Cosa stiamo dicendo? Per le strade non dev'essere picchiato nessuno. Non è che se sei di una categoria, se sei interista o milanista, hai diritto a non essere picchiato e, se sei juventino, devi esserlo. Non è che, se sei bianco, puoi essere indenne dalle botte e, se sei nero, devi essere picchiato. Cosa stiamo dicendo? Questo tipo di categorie non può esistere in un Paese civile. Tutti hanno il diritto di essere liberi e tutelati. (Applausi) . Il paradosso cui stiamo arrivando è mettere categorie che non sono privilegiate, ma è come se fossero quasi protette. Sembra che ci siano categorie che hanno meno diritto a essere tutelate rispetto alla discriminazione. No, la discriminazione non deve esistere nei confronti di alcuno, parlando ovviamente in termini positivi. L'abbiamo detto e lo stiamo dicendo in tutti i modi: troviamo un'intensa. Ci è stato opposto un argomento: