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Nuove norme in materia di delitti contro l'ambiente e delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria penale in materia di reati contro il patrimonio culturale. Onorevoli Senatori. -- Nelle scorse legislature, al fine di colmare l'annoso ritardo nell'adeguamento della disciplina penale in materia di reati contro il patrimonio culturale, il governo in carica nel corso della XV legislatura, era intervenuto tempestivamente, presentando al Parlamento un apposito disegno di legge delega (atto Camera n. 2806) che lo scioglimento anticipato delle Camere non avrebbe consentito di portare all'approvazione definitiva. Successivamente, nella passata legislatura, il disegno di legge fu ripresentato a prima firma dei senatori Rutelli e Zanda (atto Senato n. 962) e venne discusso congiuntamente con il disegno di legge del governo (atto Senato n. 3016) con il quale risultava in gran parte coincidente. Nel corso dell'esame in Commissione II del Senato fu anche inserita tra gli oggetti della delega la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio paesaggistico (atto Senato n. 1076). Oggi si ripropongono a maggior ragione gli argomenti a favore dell'urgenza di una riforma del sistema sanzionatorio applicabile ai reati perpetrati a danno del patrimonio culturale. È infatti diventato se possibile più acuto l'allarme relativo alle minacce al nostro patrimonio; ed è quanto mai necessario consolidare i positivi risultati della «diplomazia culturale» italiana nel recuperare capolavori archeologici trafugati dal nostro Paese e nello sperimentare criteri scientifici e metodologie di cooperazione per prevenire i traffici e snidare le complicità nel commercio illecito di opere d'arte. Si è dunque opportunamente rafforzato il Codice dei beni culturali e del paesaggio, dotando l'Italia di procedure più efficaci per la tutela di questa parte decisiva del nostro territorio e rendendo in tal modo necessario rafforzare anche le previsioni sanzionatorie rispetto ai comportamenti illeciti. In sede di elaborazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, i ristretti limiti imposti dalla legge di delega non avevano infatti consentito incisivi interventi sulle disposizioni a carattere sanzionatorio, contenute principalmente nelle abrogate leggi 1º giugno 1939, n. 1089, sulla tutela delle cose d'interesse artistico e storico, e 29 giugno 1939, n. 1497, sulla protezione delle bellezze naturali. Non erano tuttavia sfuggite alle competenti Commissioni parlamentari, chiamate a rendere il prescritto parere al riguardo, la necessità e l'urgenza di un riordino complessivo della materia, al fine di ammodernare il vetusto sistema delle sanzioni, adeguandolo ai princìpi costituzionali, alle esigenze di una mutata filosofia della tutela dei beni culturali e paesaggistici e al nuovo atteggiarsi dei fenomeni. Da allora vari gruppi di lavoro si sono succeduti per l'elaborazione di una disciplina che prevedesse l'adeguamento e il rafforzamento della tutela penale in materia di reati contro i beni culturali; mentre, parallelamente, si è registrata una crescente attenzione per le esigenze di tutela dei beni paesaggistici, sempre più spesso minacciati da interventi che ne mettono in pericolo la bellezza, che ha condotto ad affiancare ai lavori concernenti la nuova disciplina sanzionatoria relativa ai beni culturali lo studio di disposizioni volte a rafforzare la tutela penale in materia di reati contro il paesaggio. Tali esperienze costituiscono il sostrato dell'originario disegno di legge presentato dal Governo nella XV legislatura successivamente riproposto nell'identica forma di legge di delegazione legislativa, finalizzata a riformare l'attuale disciplina sanzionatoria penale e a modificare quella amministrativa in materia di beni culturali e paesaggistici, di cui ai titoli I e II della parte quarta del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. In linea con l'unanime avviso dell'odierna dottrina penalistica, il disegno di legge impone di elevare a delitto le forme più gravi di offesa al patrimonio culturale, affinché siano puniti nel modo più severo i comportamenti che suscitano, nell'attuale contesto storico, un maggiore allarme sociale -- come il vandalismo, il furto d'arte, la ricettazione e l'illecita esportazione di beni culturali -- e per i quali nessun altro tipo di sanzione, al di fuori di quella penale, sarebbe percepito come adeguato; e mantenere o declassare, invece, al rango di contravvenzioni le fattispecie di minore impatto. Rispetto alla vigente disciplina penale, si è in generale previsto un inasprimento delle pene, sia per segnalare il particolare grado di offensività della condotta, sia per garantire un più efficace espletamento dell'attività investigativa volta all'individuazione dei responsabili delle condotte medesime, con particolare riguardo alla possibilità di emanare provvedimenti coercitivi e di utilizzare più penetranti strumenti di investigazione. Il presente disegno di legge consta di cinque articoli. L'articolo 1 detta, al comma 2, i princìpi e criteri direttivi per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di beni culturali e paesaggistici, riferiti alle singole fattispecie di reato. Alla lettera a) si chiede, in sostanza, di riformulare la disposizione di cui all'articolo 635, secondo comma, numero 3), del codice penale, come integrato dall'articolo 13 della legge 8 ottobre 1997, n. 352, onde perfezionare i termini descrittivi della fattispecie delittuosa, pur confermandola come circostanza aggravante del reato di danneggiamento, affiancando ad essa la previsione di una figura di danneggiamento colposo. L'entità della sanzione è stata aumentata nel massimo edittale. La previsione di cui alla lettera b) stabilisce che le condotte di cui all'articolo 733 del codice penale siano inserite nella fattispecie di opere illecite di cui all'articolo 169 del decreto legislativo n. 42 del 2004, con conseguente armonizzazione del trattamento sanzionatorio ed abrogazione dell'articolo 733 del codice penale. L'introduzione del fatto attualmente previsto dall'articolo 733 del codice penale nel novero delle condotte alternativamente indicate all'articolo 169 del Codice dei beni culturali e del paesaggio permetterà di omogeneizzare le pene, evitando che sia punita più severamente la condotta di chi realizzi opere su un bene vincolato senza munirsi della prescritta autorizzazione rispetto al fatto di chi distrugga il bene culturale di cui sia proprietario. Inoltre, la previsione normativa consentirà di escludere il concorso tra la condotta di cui all'articolo 733 del codice penale e i fatti previsti dall'attuale articolo 169 del decreto legislativo n. 42 del 2004.