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Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.0.1 (testo 2), sostanzialmente identico all'emendamento 3.0.2. COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, l'emendamento 3.0.1 (testo 2) mira a riproporzionare il numero dei delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica. Ieri il relatore, presidente Calderoli, ci ha spiegato, in modo molto preciso, il motivo per il quale ha ridotto proporzionalmente i rappresentanti degli italiani all'estero: ha detto che si sta facendo una riduzione proporzionale, quindi proporzionalmente si fa anche sugli eletti all'estero. A quel punto, l'unico emendamento non politico, ma tecnico, che abbiamo presentato è andato proprio nella direzione indicata dal vice presidente Calderoli. Perché non ridurre proporzionalmente anche il numero dei delegati regionali? Ieri però lo stesso vice presidente Calderoli ha invece fatto un ragionamento al contrario, sostenendo che tale numero non va ridotto proporzionalmente. Ebbene, questo ci sembra assolutamente incoerente. Vorrei fare, in conclusione, un'osservazione. C'è un combinato disposto di cui occorre tenere conto. Il senatore Calderoli ci ha detto ieri che la visione complessiva delle riforme non la discutiamo qui, perché si trova nel contratto di Governo. Il ministro Fraccaro ci ha poi detto che questa è un'iniziativa parlamentare e, quindi, il Governo non dice nulla. Infine, arriva lei, signor Presidente, che con l'interpretazione giudica inammissibili gli emendamenti. A questo punto è evidente che del quadro e dell'idea complessiva delle riforme che porterete avanti nel Paese non ne discuteremo mai. Infatti, il senatore Calderoli ci dice di leggere il contratto di Governo; il rappresentante del Governo ci dice che è una questione che riguarda del Parlamento; la Presidenza ci dice che è tutto circoscritto. Vi chiedo, per favore, di darci la possibilità di discutere complessivamente del disegno di legge e, quindi, vi invito a ritornare dal notaio e fare un contratto di riforme, estrapolandolo da quello di Governo. Così è più chiaro. Il contratto di Governo riguarda il Governo e lei, ministro Fraccaro, potrà tranquillamente esprimersi sulle questioni dell'Esecutivo. Le riforme saranno contenute nel contratto delle riforme e qualcuno ci dovrà spiegare complessivamente come vanno fatte. Non va però bene questo giochino in cui il relatore ci dice di guardare il contratto di Governo, il rappresentante del Governo sostiene che si tratta di una questione del Parlamento (e, quindi, dobbiamo occuparcene noi), mentre il Presidente giudica inammissibili tutte le proposte emendative che escono di una virgola dal contenuto dei disegni di legge (puntuali e chirurgici, come sono stati definiti). Tutto ciò, infatti, azzera la discussione sul disegno complessivo delle riforme che volete portare avanti nelle Aule parlamentari ed è assolutamente inaccettabile. (Applausi dal Gruppo PD) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, ieri abbiamo ascoltato la replica del relatore, che - lo dico con estrema franchezza - sulla questione di come rimane invariato il collegio per l'elezione del Presidente della Repubblica non è assolutamente convincente, per un motivo molto semplice. Avete applicato una percentuale di riduzione secca del numero dei parlamentari ed è evidente che si produce così uno squilibrio. Nessuno mette in discussione che tutti coloro che fanno parte del collegio chiamato a eleggere il Presidente siano eletti (anche i consiglierei regionali sono eletti). Il problema è però costituito dal rapporto e dalla proporzione, per un motivo molto semplice. Stiamo parlando di una percentuale pari a circa il 10 per cento (58 su 600) ed è evidente che crea un'alterazione. Con questi numeri - il senatore Calderoli lo sa meglio di me - il rapporto si altera. Infatti, il nuovo rapporto tra i 58 grandi elettori indicati dalle Regioni e i 600 parlamentari produrrà un effetto chiaro sull'elezione del Presidente della Repubblica e sulle disposizioni della Costituzione per tentare di avere una maggioranza la più larga possibile. Quindi era assolutamente normale che ci fosse un riproporzionamento; per questo motivo noi l'abbiamo indicato nel numero di due, garantendo che ci siano le minoranze, uno e uno, opposizione e governo delle Regioni. Questo non modifica assolutamente nulla dello spirito e del senso per cui vengono indicati i grandi elettori regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica. Invece altera molto e ci fa capire una cosa; ho parlato ieri, nel mio intervento, dell'applicazione dell'articolo 116 e di quello che accadrà il 15 febbraio. L'unica cosa che rimane intatta è il numero dei grandi elettori per l'elezione del Presidente della Repubblica; questo indica una strada di modifica sostanziale dell'assetto del nostro Stato. Bisogna dirlo e bisogna assumersene la responsabilità. Volete fare l'autonomia rafforzata e la secessione delle Regioni ricche; fatelo, però dovete dirlo e ve ne dovete assumere la responsabilità. Non prendetela da un'altra parte, con la storiella della riduzione del numero dei parlamentari o con la retorica della democrazia diretta. Assumetevi le vostre responsabilità e indicate qual è l'obiettivo che state perseguendo, perché questo ormai è chiarissimo. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.0.1 (testo 2), presentato dai senatori Parrini e Collina, sostanzialmente identico all'emendamento 3.0.2, presentato dalle senatrici De Petris e Nugnes. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 10,40) DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il Gruppo Per le Autonomie, con l'intervento del senatore Casini, ha espresso le sue perplessità sul provvedimento in esame, un provvedimento che rischia di compromettere oltremodo la rappresentanza democratica del Paese. Siamo certamente d'accordo sul fatto che una revisione del numero dei parlamentari debba essere fatta, ma questa dovrebbe essere accompagnata, a nostro avviso, da una riforma più organica. Come rappresentante della componente delle minoranze linguistiche del Gruppo Per le Autonomie vorrei tuttavia rivolgere un ringraziamento a tutti quei colleghi, a cominciare dal relatore del provvedimento, presidente Roberto Calderoli, per aver sostenuto e votato a favore dell'emendamento che salvaguarda la giusta rappresentanza delle minoranze linguistiche negli organi legislativi. Come noto, nella Provincia autonoma di Bolzano la misura 111 del pacchetto, diretta attuazione dell'accordo internazionale di Parigi, garantisce la partecipazione al Parlamento dei rappresentanti dei gruppi linguistici italiano e tedesco in proporzione alla consistenza dei gruppi stessi.