[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2 e 3 della legge della Regione Lazio 21 luglio 2008, n. 11 (Disposizioni per l’utilizzo di tecnologie innovative per le unità di soccorso in acqua), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 26 settembre 2008, depositato in cancelleria il 2 ottobre 2008 ed iscritto al n. 60 del registro ricorsi 2008. Udito nell’udienza pubblica del 21 ottobre 2009 il Giudice relatore Giuseppe Frigo; udito l’avvocato dello Stato Chiarina Aiello per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto Con ricorso notificato il 26 settembre 2008, depositato il successivo 2 ottobre ed iscritto al n. 60 del registro dei ricorsi del 2008, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha sollevato, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettere g) ed h), della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2 e 3 della legge della Regione Lazio 21 luglio 2008, n. 11 (Disposizioni per l’utilizzo di tecnologie innovative per le unità di soccorso in acqua). Il ricorrente assume che la legge impugnata disciplina l’attività di salvataggio svolta con moto d’acqua equipaggiate con speciali dotazioni per il trasporto dei bagnanti, al dichiarato fine di realizzare un efficace e rapido pattugliamento delle coste ed interventi di soccorso a medio e corto raggio, nel rispetto delle condizioni di sicurezza degli operatori. In particolare, gli artt. 1, 2 e 3 definiscono le caratteristiche e l’allestimento dei mezzi di soccorso nautico e degli strumenti di salvataggio ed individuano, quale strumento prioritario, la barella, descrivendone i requisiti. Il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene che la Regione, con le menzionate norme, venendo a disciplinare l’organizzazione amministrativa e tecnica del pattugliamento, della vigilanza e del soccorso nautico, disponga in materia di «sicurezza della navigazione marittima» e della «vita umana in mare», in contrasto con le vigenti norme di diritto interno ed internazionale: e precisamente, a livello nazionale, con gli artt. 68, 69 e 70 del codice della navigazione, con l’art. 59 del regolamento per l’esecuzione del codice della navigazione (navigazione marittima) (d.P.R. 15 febbraio 1952, n. 328) e con l’art. 7 del d.P.R. 8 dicembre 2007, n. 271 (Regolamento di riorganizzazione del Ministero dei trasporti a norma dell’art. 1, comma 404, della legge 27 dicembre 2006, n. 296); a livello internazionale, con la Convenzione di Amburgo del 27 aprile 1979 sul salvataggio in mare, a cui l’Italia ha aderito e dato esecuzione con la legge 3 aprile 1989, n. 147, attuata dal regolamento adottato con il d.P.R. 28 settembre 1994, n. 662. Tali materie sarebbero attribuite, secondo la prospettazione del ricorrente, alla competenza legislativa esclusiva dello Stato dall’art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., in quanto attinenti alla «sicurezza pubblica» e concernenti funzioni di competenza fondamentalmente statale, «anche per la evidente necessaria uniformità a livello nazionale e sopranazionale che la materia presenta». Conseguentemente, la disciplina recata dalla legge regionale impugnata eccederebbe la competenza legislativa della Regione. In relazione alle singole disposizioni, il Presidente del Consiglio dei ministri deduce che l’art. 1, evocando una forma particolare di pattugliamento delle coste, invaderebbe la competenza statale – attribuita, a seconda dell’ambito territoriale, al Comando generale delle Capitanerie di porto, alle Direzioni marittime ed ai Comandi di porto – in ordine al coordinamento delle attività di soccorso della vita umana in mare nelle zone costiere italiane. Del pari, gli artt. 2 e 3 – nell’individuare, il primo, la moto d’acqua quale mezzo di soccorso nautico con minuziosa regolamentazione delle caratteristiche tecniche, e, il secondo, la barella quale strumento di salvataggio, con individuazione delle caratteristiche di galleggiabilità e di portata – invaderebbero la competenza esclusiva statale a regolare sia il trasporto marittimo delle persone (competenza esercitata con l’art. 59, numero 6, del regolamento per la navigazione marittima), sia l’allestimento dei natanti adibiti al salvataggio (competenza espressamente riservata allo Stato dall’art. 3, lettera c, del d.P.R. n. 662 del 1994). Al riguardo, la Presidenza del Consiglio dei ministri richiama la giurisprudenza della Corte costituzionale sulla nozione di sicurezza, desunta dall’art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., in cui sarebbe ricompresa la tutela dell’incolumità personale da fattori che la espongono a rischio (sono citate le sentenze n. 428 del 2004 e n. 222 del 2006): poiché chi si trova in mare verserebbe, in ogni caso, in una situazione di pericolo, l’attività di soccorso in mare rientrerebbe nel concetto di sicurezza pubblica. Inoltre, anche a voler ritenere che la legge regionale impugnata persegua l’ulteriore finalità di tutela della salute, questa sarebbe recessiva rispetto alla finalità di tutela della sicurezza, in considerazione dell’inscindibile connessione con le attribuzioni del Corpo delle Capitanerie di porto. In applicazione del criterio della prevalenza, pertanto, la legge regionale impugnata andrebbe comunque ricondotta innanzitutto all’ambito della sicurezza pubblica e, conseguentemente, esulerebbe dalla competenza regionale. Il Presidente del Consiglio dei ministri censura la normativa regionale anche con riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., il quale attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di «ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici». Ritiene il ricorrente che gli artt. 1, 2 e 3 della legge regionale interferiscano sull’organizzazione e sulle funzioni delle varie strutture del Corpo delle Capitanerie di porto, innanzitutto perché le attività di programmazione e di coordinamento nel salvataggio in mare esercitate da dette strutture verrebbero, in concreto, incise dal pattugliamento e dal diffuso impiego delle moto d’acqua nel soccorso dei bagnanti, in mancanza di coordinamento tra la disciplina regionale e quella dettata dai competenti organi di tale Corpo. La legge regionale, inoltre, potrebbe essere interpretata come limitativa delle scelte delle strutture del Corpo delle Capitanerie di porto di dotarsi anche delle moto d’acqua e delle barelle, da utilizzare come mezzi di salvataggio: con la conseguente invasione della competenza organizzativa dello Stato e la violazione del consolidato principio secondo il quale la legge regionale non può prevedere l’istituzione di strutture o l’adempimento di obblighi da parte di organi statali.