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Qualora tale entità svolga anche attività economiche, il finanziamento, i costi e i ricavi di tali attività economiche devono formare oggetto di contabilità separata. Le imprese in grado di esercitare un'influenza determinante su tale entità, ad esempio in qualità di azionisti o di soci, non possono godere di alcun accesso preferenziale ai risultati generati ». Per gli organismi di ricerca l'Unione europea prevede una speciale deroga alle regole sugli aiuti di Stato. Infatti, nella comunicazione 2014/C 198/01, la Commissione europea precisa (punto 2.1.1) che il finanziamento delle « attività non economiche » degli organismi di ricerca non costituisce aiuto di Stato. Nella stessa comunicazione (punto 19) precisa che le « attività non economiche » degli organismi di ricerca sono configurate come: – le attività di formazione volte a ottenere risorse umane più numerose e meglio qualificate [...]; – le attività di R&S svolte in maniera indipendente e finalizzate all'acquisizione di maggiori conoscenze e di una migliore comprensione, inclusa la R&S collaborativa, nel cui ambito un organismo di ricerca o l'infrastruttura di ricerca intraprendono una effettiva collaborazione; – l'ampia diffusione dei risultati della ricerca su base non esclusiva e non discriminatoria, ad esempio attraverso l'insegnamento, le banche dati ad accesso aperto, le pubblicazioni aperte ( open access ) o il software open source ; – le attività di trasferimento di conoscenze, svolte dall'organismo di ricerca o dall'infrastruttura di ricerca (compresi i rispettivi dipartimenti o filiali), o congiuntamente con altri organismi o per loro conto, e laddove tutti gli utili provenienti da dette attività siano reinvestiti nelle attività primarie dell'organismo di ricerca o dell'infrastruttura di ricerca. Il carattere non economico di tali attività non viene meno se la prestazione dei servizi corrispondenti è appaltata a terzi con procedura di gara aperta. Al punto 15, lettera v), della citata comunicazione si precisa che per « trasferimento di conoscenze » debba intendersi « qualsiasi processo inteso ad acquisire, raccogliere e condividere conoscenze esplicite e implicite, comprese le competenze e le capacità, in attività di natura sia economica che non economica, quali le collaborazioni in materia di ricerca, le consulenze, la concessione di licenze, la creazione di spin-off , la pubblicazione e la mobilità di ricercatori e altri membri del personale coinvolti in tali attività (...) ». Sempre nella stessa comunicazione (punto 18), la Commissione precisa che, laddove l'organismo di ricerca svolga attività economiche e non economiche e al fine di evitare sovvenzioni incrociate a favore dell'attività economica, il finanziamento pubblico dell'attività non economica non ricade nell'ambito di applicazione dell'articolo 107, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea se i due tipi di attività e i relativi costi, finanziamenti ed entrate possono essere nettamente separati. La corretta imputazione dei costi, dei finanziamenti e delle entrate può essere comprovata mediante i rendiconti finanziari annuali della pertinente entità. Inoltre al punto 20 si precisa che laddove « un organismo o un'infrastruttura di ricerca sono utilizzati sia per attività economiche sia non economiche, i finanziamenti pubblici rientrano nelle norme in materia di aiuti di Stato solo nella misura in cui coprono i costi connessi ad attività economiche. Se l'organismo o l'infrastruttura di ricerca sono utilizzati quasi esclusivamente per attività di natura non economica, il relativo finanziamento può esulare completamente dalle norme in materia di aiuti di Stato, a condizione che l'utilizzo economico rimanga puramente accessorio, ovvero corrisponda a un'attività necessaria e direttamente collegata al funzionamento dell'organismo o infrastruttura di ricerca oppure intrinsecamente legata al suo uso non economico principale, e che abbia portata limitata. Ai fini della presente disciplina, la Commissione riterrà che tale sia il caso laddove l'attività economica assorbe esattamente gli stessi fattori di produzione (quali materiali, attrezzature, manodopera e capitale fisso) delle attività non economiche e la capacità destinata ogni anno a tali attività economiche non supera il 20 per cento della pertinente capacità annua complessiva dell'entità ». Dall'insieme di tutte queste precisazioni risulta evidente che se un'organizzazione di ricerca e tecnologia (RTO) di diritto privato non ha scopo di lucro in quanto reinveste tutti gli utili nelle sue attività primarie (ricerca, formazione e trasferimento di conoscenze) e se nessuno dei suoi soci è in grado di esercitare un'influenza dominante (talché non possa ricevere accesso preferenziale ai risultati della ricerca) allora tale organizzazione ha tutti i requisiti per essere qualificata « organismo di ricerca ». Con tale qualifica quindi lo Stato e le regioni possono finanziare queste organizzazioni senza che i relativi finanziamenti siano considerati aiuti di Stato. La mancanza di un sostegno stabile e di lungo termine, così come avviene in altre regioni europee, ha impedito a queste organizzazioni di potersi sviluppare, depotenziando il loro impatto sul territorio, e, in alcuni casi più gravi, le ha costrette alla chiusura, disperdendo un prezioso patrimonio di risorse umane qualificate che con fatica era stato costruito negli anni e peggiorando la capacità occupazionale del territorio per le professioni tecnico-scientifiche altamente qualificate. Il presente disegno di legge stabilisce che gli organismi di ricerca privati senza scopo di lucro che hanno sede sul territorio nazionale possono ottenere ogni anno un contributo a fondo perduto pari al 50 per cento del costo annuo del lavoro sostenuto per le spese dei ricercatori da essi dipendenti con contratto a tempo indeterminato o determinato. Per poter concedere una tale agevolazione è necessario, tuttavia, che i beneficiari siano qualificabili come organismi di ricerca senza scopo di lucro. La qualificazione di « organismo di ricerca » non è una qualifica giuridica, ma si basa sul rispetto dei requisiti stabiliti dalle norme europee e non è nemmeno una qualifica permanente. Per evitare l'indeterminatezza legata alla necessità di dimostrare in ogni occasione il possesso dei requisiti, si rende necessaria l'individuazione di un soggetto terzo che verifichi il rispetto di tali requisiti. Per questo motivo l'articolo 1 istituisce il Registro speciale nazionale degli « organismi di ricerca privati senza scopo di lucro » che sarà gestito e curato dall'Agenzia nazionale della ricerca (ANR) di cui all'articolo 3, commi 241 e seguenti, della legge 27 dicembre 2019, n. 160. L'Agenzia dovrà verificare che il richiedente sia un soggetto senza scopo di lucro e che quindi non distribuisca utili ma li destini a investimenti in attività di ricerca, di formazione o trasferimento tecnologico. Non è consentita l'iscrizione ai soggetti partecipati da società fiduciarie, sia perché la norma intende agevolare organizzazioni trasparenti, sia perché la presenza di una fiduciaria rende impossibile il riscontro del requisito di assenza di accesso preferenziale da parte dei soci e si presta a operazioni di elusione delle norme.