[pronunce]

che l'Avvocatura richiama in particolare l'ordinanza n. 33 del 2001, con la quale questa Corte ha dichiarato manifestamente infondate alcune delle censure svolte dall'odierno rimettente, ricordando in particolare che la Corte ha ribadito l'ampia discrezionalità del legislatore nella materia de qua e che i parametri invocati per il giudizio di eguaglianza sono del tutto inconferenti; che, quanto alla asserita violazione dell'art. 16 Cost., l'Avvocatura ritiene che nessun impedimento alla circolazione personale derivi dal provvedimento di fermo amministrativo del veicolo. Considerato che il giudice di pace di Imperia dubita della legittimità dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), anche in combinato disposto con l'art. 214, comma 1-bis, dello stesso decreto legislativo n. 285 del 1992, per violazione degli artt. 3 e 16 della Costituzione; che, secondo il rimettente, la disposizione impugnata - nella parte in cui prevede, per la guida con patente scaduta di validità, l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria del fermo del veicolo per la durata di due mesi - violerebbe l'art. 3 della Costituzione, perché la sanzione accessoria è prevista in misura fissa che non ne consente la graduazione in relazione alla gravità in concreto dell'illecito e perché la sanzione accessoria sarebbe irragionevole e sproporzionata rispetto alla sanzione pecuniaria principale e non può essere estinta neanche nel caso in cui venga conseguito il rinnovo della patente; che secondo il giudice a quo la disposizione violerebbe lo stesso art. 3 della Costituzione - questa volta sotto il profilo del principio di eguaglianza - perché la sanzione è analoga a quella prevista per chi conduce un veicolo pur essendo privo di patente, condotta da ritenersi più grave di quella di chi guida con patente scaduta ed infine che essa sarebbe in contrasto anche con l'art. 16 Cost., perché al fermo amministrativo del veicolo consegue una compressione della libertà di circolazione del soggetto; che ad avviso del giudice di pace rimettente l'art. 126, comma 7, citato, in combinato disposto con l'art. 214, comma 1, del codice della strada, violerebbe l'art. 3 Cost., nella parte in cui prevede sanzioni diverse per comportamenti identici quali quelli di chi guida con patente scaduta il proprio veicolo o il veicolo di un terzo ignaro della violazione; che, come questa Corte ha costantemente affermato (sentenze n. 217 del 1996 e n. 313 del 1995, ordinanza n. 190 del 1997 e da ultimo ordinanza n. 33 del 2001) la individuazione delle condotte punibili e delle relative sanzioni, siano esse penali o amministrative, rientra nella più ampia discrezionalità legislativa, non spettando alla Corte rimodulare le scelte punitive del legislatore né stabilire la quantificazione delle sanzioni che ben possono essere stabilite anche in misura fissa, ove questa sia contenuta entro limiti di congruità e ragionevolezza; che la sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo condotto da persona la cui patente di guida sia scaduta non è né sproporzionata né irragionevole, perseguendo essa la finalità, comune al sistema sanzionatorio del codice della strada, di contrastare in modo effettivo ed immediato le condotte potenzialmente pericolose (ordinanza n. 33 del 2001 citata), mentre l'ininfluenza sulla durata delle sanzioni accessorie dell'estinzione della sanzione pecuniaria principale a seguito di intervenuto pagamento, prevista in via generale dall'art. 202 del codice della strada, tende anch'essa a raggiungere il predetto scopo; che nessuna comparazione può essere fatta, ai fini dello scrutinio di legittimità costituzionale della norma impugnata, fra le sanzioni previste per la guida di veicolo con patente scaduta di validità e quelle che l'art. 116 del codice della strada commina per la guida senza patente, dal momento che si tratta di condotte diverse per le quali la legge prevede conseguenze diverse sia in ordine alla sanzione pecuniaria principale che in ordine a quella accessoria del fermo del veicolo, non potendo assurgere a criterio di giudizio il fatto che si tratti di misure "pressoché" coincidenti; che è manifestamente erroneo il riferimento del giudice a quo all'art. 16 Cost., sotto il profilo della limitazione alla libertà di movimento che sarebbe arrecata al trasgressore dal fermo del suo veicolo, dal momento che nessuna limitazione al diritto di circolazione e soggiorno del cittadino sul territorio nazionale viene arrecata da una sanzione che si limita a sottrargli la disponibilità, per un tempo limitato, di un bene patrimoniale; che nessuna violazione del principio di eguaglianza, data l'evidente disomogeneità delle situazioni poste a raffronto, discende dalla circostanza che, mentre colui che guida con patente scaduta di validità un proprio veicolo è sempre soggetto alla sanzione accessoria, viceversa, ove il veicolo non appartenga al guidatore, il fermo del mezzo non è disposto nei confronti del proprietario, quando risulta "evidente che la circolazione è avvenuta contro la volontà di costui"; che perciò le questioni sollevate dal giudice di pace di Imperia sono manifestamente infondate sotto ogni profilo. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) come modificato dall'art. 19, comma 3, del decretolegislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), anche in combinato disposto con l'art. 214, comma 1-bis, dello stesso codice, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 16 della Costituzione, dal giudice di pace di Imperia con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 23 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola