[pronunce]

che, quanto al problema più generale dei limiti dei trattamenti sanitari obbligatori, l'Avvocatura richiama la sentenza di questa Corte n. 258 del 1994, in cui, pur affermandosi che il corretto bilanciamento fra la tutela della salute del singolo e la tutela della salute collettiva renderebbe necessario individuare con la maggior precisione possibile le complicanze potenzialmente derivabili dalla vaccinazione e gli strumenti per prevederne la concreta verificabilità, si rileva che sarebbe necessario un intervento del legislatore, cui la Corte costituzionale non potrebbe sostituirsi, con conseguente inammissibilità della questione, che dovrebbe essere ritenuta anche nel presente caso. Considerato che la Corte remittente si trova a dover giudicare sull'impugnazione avverso un provvedimento giudiziale adottato nei confronti dei genitori di un minore che avevano rifiutato di sottoporre il figlio ad una delle somministrazioni di vaccino antitetanico nel quadro della vaccinazione obbligatoria per legge; che il giudice a quo non chiarisce se l'opposizione dei genitori alla vaccinazione sia motivata solo dalla convinzione della illegittimità del relativo obbligo legale o dalla allegata pericolosità in concreto, per il minore, della somministrazione del vaccino, in ragione di specifiche condizioni cliniche, riconducibili a precedenti somministrazioni (come risulterebbe dagli atti del giudizio), o in ragione del fatto che il vaccino in uso contiene mercurio, del quale si contesta la pericolosità; che, nel caso di opposizione motivata da specifiche condizioni sanitarie del minore, il giudice minorile dovrebbe operare i necessari approfondimenti tecnico-sanitari, per verificare la fondatezza dell'opposizione, essendo pacifico, anche secondo la giurisprudenza, che la vaccinazione deve essere omessa o differita nel caso di accertati pericoli concreti per la salute del minore; che, nel caso di opposizione motivata dalla allegata pericolosità del vaccino in uso, si tratterebbe di valutare, sulla base di comprovati elementi di natura tecnico-scientifica, la fondatezza di tale allegazione, tenuto anche conto che dal provvedimento ministeriale indicato dal remittente (art. 1 del d.m. 13 novembre 2001, come sostituito dall'art. 1 del d.m. 27 giugno 2003) emerge solo un programma a medio termine di sostituzione di un tipo di vaccino ad un altro, e non l'affermazione di una pericolosità concreta del vaccino in uso, che ne avrebbe richiesto il ritiro immediato dal commercio; che in ogni caso, ai fini di apprezzare la portata e il fondamento dell'obbligatorietà della vaccinazione antitetanica da praticare ai nuovi nati, rispetto alla quale si manifesti un rifiuto dei genitori, non è sufficiente argomentare, come viceversa fa il remittente, in base al solo carattere non diffusivo della malattia: infatti, alla valutazione rimessa al giudice non può essere estranea la considerazione del rischio derivante allo stesso minore dall'omissione della vaccinazione, posto che, nel caso del minore, non è in gioco la sua autodeterminazione, ma il potere-dovere dei genitori di adottare le misure e le condotte idonee a evitare pregiudizi o concreti pericoli alla salute dello stesso minore, non potendosi ammettere una totale libertà dei genitori di effettuare anche scelte che potrebbero essere gravemente pregiudizievoli al figlio (cfr. sentenza n. 132 del 1992); che la Corte remittente omette invece ogni considerazione in proposito; che pertanto l'ordinanza risulta carente in punto di motivazione sulla rilevanza della questione, la quale si palesa perciò manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, lettera c), della legge 5 marzo 1963, n. 292 (Vaccinazione antitetanica obbligatoria), introdotta dall'art. 1 della legge 20 marzo 1968, n. 419, e modificata dall'art. 1 della legge 27 aprile 1981, n. 166, sollevata, in riferimento all'art. 32 della Costituzione, dalla Corte d'appello di Venezia, sezione minorenni, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Valerio ONIDA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA