[pronunce]

che infine, in ordine alla rilevanza della sollevata questione, il rimettente asserisce che «la questione sollevata è di evidente rilevanza»; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in giudizio, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, in subordine, non fondata; che, quanto all'inammissibilità, la difesa dello Stato osserva che il rimettente: a) ha omesso di verificare la possibilità di pervenire, in via interpretativa, ad una soluzione conforme alla Costituzione (come richiesto dalla sentenza della Corte costituzionale n. 217 del 2010); b) non ha motivato la dedotta violazione degli evocati parametri costituzionali; c) non ha chiarito la rilevanza nel giudizio a quo della diversità della disciplina del processo tributario rispetto a quella del processo civile in tema di sospensione dell'esecuzione della sentenza di secondo grado; che, quanto alla non fondatezza, la medesima difesa deduce che, comunque: a) la Corte costituzionale si è piú volte pronunciata nel senso della legittimità costituzionale della normativa denunciata e la ricorrente non ha prospettato nuovi profili di illegittimità; b) non sussiste alcun principio costituzionale che imponga uniformità tra i vari tipi di processo; c) il processo tributario ha una sua spiccata specificità, in quanto è teso a contemperare la preminente esigenza pubblica di assicurare il flusso delle entrate tributarie con «le pretese del contribuente», tanto da rendere non irragionevole l'attribuzione di una minore ampiezza di poteri cautelari all'organo giudicante tributario rispetto a quelli dei giudici civili o amministrativi; d) il processo tributario, peraltro, assicura al contribuente una tutela cautelare piú ampia rispetto a quella prevista nel giudizio civile, perché il titolo esecutivo, in materia tributaria è costituito non dalla sentenza di rigetto del ricorso, ma dall'atto impugnato ed il giudice civile, diversamente dal giudice tributario, non ha il potere di sospendere la riscossione dei tributi (viene citata l'ordinanza della Corte costituzionale n. 165 del 2000); e) il peculiare sistema di riscossione dei tributi in pendenza del giudizio tributario previsto dall'art. 68 del d.lgs. n. 546 del 1992 è idoneo a contemperare il diritto di difesa del contribuente (art. 24 Cost.) con l'esigenza dello Stato di riscuotere i tributi; f) non sussiste la denunciata violazione degli artt. 111 e 113 Cost., perché la pienezza ed effettività della tutela giurisdizionale è garantita dall'esperimento di tutti i gradi di giudizio e perché «la pur fondamentale esigenza di evitare ritardi dannosi nell'amministrazione della giustizia non può tradursi in una totale paralisi del sistema tributario». Considerato che la Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, dubita - in riferimento agli artt. 3, 24, 111 e 113 della Costituzione - della legittimità del comma 1 (unico comma) dell'art. 49 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), il quale stabilisce che «Alle impugnazioni delle sentenze delle commissioni tributarie si applicano le disposizioni del titolo III, capo I, del libro II del codice di procedura civile, escluso l'art. 337 e fatto salvo quanto disposto nel presente decreto»; che, al riguardo, la suddetta Commissione tributaria rileva preliminarmente che, in base alle disposizioni richiamate dalla censurata normativa: a) «L'esecuzione della sentenza non è sospesa per effetto dell'impugnazione di essa, salve le disposizioni degli artt. 283, 373, 401 e 407» (primo comma dell'art. 337 del codice di procedura civile); b) «Il ricorso per cassazione non sospende l'esecuzione della sentenza. Tuttavia il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata può, su istanza di parte e qualora dall'esecuzione possa derivare grave ed irreparabile danno, disporre con ordinanza non impugnabile che la esecuzione sia sospesa e che sia prestata congrua cauzione» (primo comma dell'art. 373 cod. proc. civ.); che, ad avviso della medesima Commissione, il denunciato comma 1 dell'art. 49 del d.lgs. n. 546 del 1992, da un lato, víola gli evocati parametri costituzionali «nella parte in cui esclude l'applicabilità degli artt. 337 e 373 c.p.c. al processo tributario» e, dall'altro, non può essere interpretato in modo diverso, tale da superare il prospettato dubbio di legittimità costituzionale; che la questione è manifestamente inammissibile per tre distinti motivi; che un primo motivo di inammissibilità discende dal difetto assoluto di motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza della denunciata violazione della Costituzione, in quanto il giudice rimettente afferma soltanto, senza svolgere altre considerazioni al riguardo, che la legittimità della disposizione denunciata deve essere valutata dalla Corte costituzionale «in relazione ai princípi costituzionali di uguaglianza e di diritto alla difesa, come pure del giusto processo e della pienezza ed effettività della tutela giurisdizionale, consacrati negli articoli 3, 24, 111 e 113 della Costituzione»; che un secondo motivo di inammissibilità deriva dalla mancata motivazione, da parte dello stesso rimettente, circa la rilevanza della questione con riferimento alla sussistenza dei requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora dell'istanza cautelare in ordine alla quale è chiamato a decidere nel giudizio principale; che, infatti, la Commissione tributaria regionale si limita a riferire, in proposito, le opinioni della parte istante, secondo cui: a) si può prescindere dal fumus boni iuris, comunque desumibile - sempre a parere della stessa parte - dai motivi del ricorso per cassazione (non riportati nell'ordinanza di rimessione); b) il periculum in mora è desumibile dall'elevato ammontare delle somme iscritte a ruolo (euro 2.411.538,33), superiore alle sue disponibilità finanziarie; che, pertanto, il giudice rimettente non chiarisce se ritiene di aderire, e per quali ragioni, alle suddette opinioni della contribuente e, comunque, non mette in grado questa Corte di valutare se la norma denunciata debba essere effettivamente applicata nel giudizio cautelare a quo;