[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge della Regione Veneto 29 ottobre 2003, n. 26 (Modifica della legge regionale 13 aprile 2001, n. 11 «Conferimento di funzioni e compiti amministrativi alle autonomie locali in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112» e della legge regionale 9 maggio 2002, n. 10 «Rideterminazione del termine previsto dall'art. 58, comma 2, della legge regionale 13 aprile 2001, n. 11: Conferimento di funzioni e compiti amministrativi alle autonomie locali in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112»), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 29 dicembre 2003, depositato in cancelleria il 7 gennaio 2004 ed iscritto al n. 4 del registro ricorsi. Visto l'atto di costituzione della Regione Veneto; udito nell'udienza pubblica del 16 novembre 2004 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; uditi l'avvocato dello Stato Giuseppe Albenzio per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Luigi Manzi per la Regione Veneto.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.— Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 29 dicembre 2003 e depositato il 7 gennaio 2004, ha sollevato, ai sensi dell'art. 127, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera s), e 114 della Costituzione – dell'art. 1, comma 2, della legge della Regione Veneto 29 ottobre 2003, n. 26 (Modifica della legge regionale 13 aprile 2001, n. 11 «Conferimento di funzioni e compiti amministrativi alle autonomie locali in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112» e della legge regionale 9 maggio 2002, n. 10 «Rideterminazione del termine previsto dall'articolo 58, comma 2, della legge regionale 13 aprile 2001, n. 11: Conferimento di funzioni e compiti amministrativi alle autonomie locali in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112»). 2.— La suddetta norma aggiunge il comma 4bis all'art. 64 della citata legge n. 11 del 2001, la cui rubrica reca Funzioni degli enti parco. La disposizione sospettata di illegittimità costituzionale prevede che nelle aree ricadenti nel perimetro dei parchi nazionali e nelle aree di protezione esterna agli stessi, oggetto di vincolo ai sensi dell'art. 146 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352), le funzioni disciplinate dall'art. 61, comma 1, lettera b), numero 2, riguardanti opere o lavori di competenza degli Enti parco nazionali o da essi anche indirettamente realizzati, nonché le funzioni di cui all'art. 63, comma 1, lettera a), della medesima legge regionale, sono esercitate dall'Ente parco successivamente alla stipula di una convenzione o di un accordo interistituzionale tra l'Ente stesso, la Regione e lo Stato, per la determinazione delle relative modalità di esercizio. L'art. 61, sopra citato della legge regionale n. 11 del 2001, la cui rubrica reca Funzioni della Regione, al comma 1, lettera b), prevede che «Sono di competenza della Regione, in quanto richiedono l'unitario esercizio a livello regionale, le seguenti funzioni già delegate dallo Stato, ai sensi dell'articolo 82 del decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 1977: a) [omissis]; b) rilascio di autorizzazioni, funzioni di vigilanza e adozione di provvedimenti cautelari e sanzionatori in materia di beni ambientali relativi ad opere o lavori: 1) [omissis]; 2) di enti o aziende concessionari pubblici o dipendenti dallo Stato o dalla Regione». L'art. 63 della medesima legge, la cui rubrica reca Funzioni dei comuni, al comma 1, lettera a), prevede che «Sono subdelegate ai comuni, secondo le disposizioni vigenti, le seguenti funzioni: a) rilascio delle autorizzazioni e adozione di provvedimenti cautelari e sanzionatori nelle fattispecie diverse da quelle previste dall'articolo 61, comma 1, lettera b), comprese quelle relative alle linee telefoniche interrate, agli impianti per l'allacciamento delle singole utenze ed ai punti telefonici pubblici con esclusione delle funzioni previste da specifiche leggi regionali». 3.— Ad avviso del ricorrente, «la norma eccede chiaramente l'ambito delle competenze regionali, sotto un duplice profilo». In primo luogo, la disposizione censurata «concreta un illegittimo condizionamento dell'attività dell'Ente parco e risulta invasiva della competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione». In tal modo si condizionerebbe a preventivi accordi o all'assenso di altri enti il rilascio del nulla osta di competenza dell'Ente parco, previsto dell'art. 13 della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette). La norma da ultimo richiamata riconosce come autorità di gestione del parco nazionale l'Ente parco ed allo stesso affida, tra l'altro, il compito di verificare la conformità di eventuali concessioni o autorizzazioni, relative ad opere ed interventi all'interno dell'area, al piano del parco e al suo regolamento e «deve ritenersi vincolante e non derogabile dalle Regioni, quale espressione della competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema che, così come affermato dalla Corte costituzionale (sentenza n. 536 del 2002), legittima lo Stato a dettare standards di tutela uniformi sull'intero territorio nazionale, anche incidenti sulle competenze legislative regionali». In secondo luogo, la disposizione in questione impone allo Stato, in termini di obbligatorietà, l'esercizio di un'attività amministrativa, cioè la stipula di una convenzione o di un accordo interistituzionale, per la determinazione delle modalità di esercizio delle prerogative degli Enti parco. In ordine a tale profilo, pertanto, il ricorrente deduce la violazione dell'art. 114 della Costituzione, per lesione del principio di equiordinazione tra Stato, Regioni ed enti locali. 4.— Con memoria depositata il 27 gennaio 2004 si è costituita la Regione Veneto, in persona del Presidente della Giunta, eccependo, preliminarmente, l'inammissibilità del ricorso e chiedendo, nel merito, che lo stesso venga dichiarato non fondato. La Regione deduce che il ricorso è inammissibile, in quanto l'effettiva applicabilità della norma è, in ogni caso, subordinata alla stipula di una convenzione o di un accordo tra l'Ente parco, lo Stato e la Regione.