[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 223, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 385 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 120 del decreto legislativo 10 settembre 1993, n. 360, promossi con ordinanze emesse il 15 novembre e il 7 dicembre 2000 dal Tribunale di Imperia, iscritte ai nn. 370, 371 del registro ordinanze 2001 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, 1a serie speciale, n. 21 dell'anno 2001. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 5 dicembre 2001 il giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che con due ordinanze di identico tenore, emesse il 15 novembre 2000 ed il 7 dicembre 2000 nel corso di altrettanti giudizi di opposizione avverso provvedimenti di sospensione provvisoria della validità della patente di guida, il Tribunale di Imperia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 16, 24, 25 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 223, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 385 (Nuovo codice della strada), come sostituito dall'art. 120 del decreto legislativo 10 settembre 1993, n. 360, nella parte in cui prevede che il prefetto possa disporre la sospensione provvisoria della validità della patente di guida anche nelle "ipotesi di reato perseguibili a querela, ancorché l'azione penale risulti improcedibile o comunque non iniziata"; che il giudice a quo premette, in punto di fatto, di essere investito dell'opposizione avverso un provvedimento prefettizio di sospensione provvisoria della validità della patente di guida, adottato ai sensi dell'art. 223, comma 2, del codice della strada a seguito di un incidente stradale da cui erano derivate lesioni personali: fatto in relazione al quale, peraltro, la persona offesa non aveva proposto querela entro il termine di legge; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il rimettente osserva come, nel caso di violazione di norme sulla circolazione stradale da cui siano derivati danni alle persone, sia prevista l'applicazione, con la sentenza di condanna emessa in sede penale, della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente; che in relazione alle ipotesi di reato ora indicate, l'art. 223, comma 2, del codice della strada stabilisce altresì che il prefetto disponga, su segnalazione dell'organo accertatore, la sospensione provvisoria della patente, ove sussistano "fondati elementi di una evidente responsabilità"; che quest'ultima disposizione, peraltro - nella parte in cui obbliga l'autorità amministrativa ad emanare il provvedimento interdittivo della guida anche quando il reato ipotizzato sia perseguibile a querela e la stessa non sia stata proposta - risulterebbe intrinsecamente irragionevole e contraria ai principi costituzionali di uguaglianza, di buon andamento della pubblica amministrazione, di legalità e tassatività in materia sanzionatoria e di libertà di circolazione, oltre che lesiva del diritto di difesa; che nell'ipotesi considerata, difatti, la natura cautelare, innegabilmente propria della sospensione provvisoria della patente rispetto all'esito sfavorevole all'imputato del giudizio penale (al quale soltanto conseguirebbe l'irrogazione della sanzione vera e propria), risulterebbe completamente "stravolta" e la misura si trasformerebbe essa stessa in una sanzione, non prevista peraltro dalla legge; che a differenza delle altre misure di cautela preventiva, le quali possono essere adottate, in rapporto ai reati perseguibili a querela, solo se questa sia presentata (come stabilisce, ad esempio, l'art. 381, comma 3, cod. proc. pen.), la sospensione della patente - provvedimento che pure "comprime con inevitabile danno economico la libertà di circolazione" - potrebbe essere disposta in via preventiva anche quando, difettando la querela, il procedimento penale non abbia luogo: col risultato che essa verrebbe "scontata" senza alcun possibile rimedio; che in tal modo, il diritto di difesa del soggetto la cui patente è stata cautelarmente sospesa resterebbe sostanzialmente rimesso all'arbitrio della parte lesa, libera di non proporre la querela e di inibire, così, all'interessato l'accertamento della propria innocenza (presunta fino alla condanna definitiva) nell'ambito naturale del giudizio penale; che ne deriverebbe, in pari tempo, una ingiustificata disparità di trattamento tra i soggetti "che hanno avuto la possibilità di essere sottoposti a giudizio" e quelli "cui il giudizio è stato negato", benché destinatari di "analoga ed impropria "sanzione ": né l'accertamento penale potrebbe ritenersi superfluo solo perché la norma impugnata subordina la sospensione provvisoria al riscontro di una "evidente" responsabilità, stante la genericità ed indeterminatezza di tale concetto; che lo stesso legislatore avrebbe mostrato del resto di condividere i rilievi esposti, allorché, nell'introdurre, con il d.P.R. 9 ottobre 1997, n. 431, una nuova disciplina in materia analoga - quella delle patenti nautiche - ha espressamente subordinato, all'art. 25, comma 4, il corrispondente provvedimento di sospensione all'"inizio" del procedimento penale nei confronti dell'abilitato e, dunque, alla presentazione della querela, nei casi in cui essa è richiesta; che emergerebbe così, peraltro, una ulteriore disparità di trattamento tra conducenti di mezzi terrestri e di natanti, non potendo sostenersi che la tutela dell'incolumità personale richieda minor tutela durante la navigazione, piuttosto che durante la circolazione su strada; che è intervenuto in entrambi i giudizi di costituzionalità il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Considerato che le due ordinanze di rimessione sollevano identiche questioni, onde i relativi giudizi possono essere riuniti e decisi congiuntamente; che i dubbi di costituzionalità espressi dal giudice a quo poggiano sulla premessa interpretativa per cui la sanzione della sospensione della patente di guida, prevista dall'art. 222 del codice della strada nei casi di violazione di norme del medesimo codice da cui siano derivati "danni alle persone", non possa essere comunque applicata allorché - trattandosi di reato perseguibile a querela (come nell'ipotesi di lesioni colpose) - l'azione penale non abbia corso per difetto di questa; che da ciò il rimettente trae la conseguenza che, in violazione di plurimi parametri costituzionali (tra cui, in primis, quello di ragionevolezza), l'art. 223, comma 2, del codice della strada - prevedendo indistintamente, nelle ipotesi di reato dianzi indicate, la misura cautelare della sospensione provvisoria della patente da parte del prefetto - consentirebbe di applicare tale misura, anticipatoria della sanzione vera e propria, anche in fattispecie nelle quali la sanzione definitiva resterebbe, per contro, radicalmente preclusa;