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Quanto al museo Pigorini, chiuso da tempo, sarà il futuro teatro de "l'avventuroso racconto dell'era dell'Antropocene" (Viliani), destinato agli alunni delle scuole, che, in verità, già lo frequentavano e svolgevano laboratori con guide specializzate, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non voglia rivalutare, usando maggiore prudenza, l'opportunità di assecondare i progetti del direttore Viliani tesi a "scombinare" tutte le esposizioni storiche e spostare finanche i depositi del museo, a parere degli interroganti senza una ragione scientifica patente, ma come mera dimostrazione di un "attivismo contemporaneo" (notoriamente gradito di per sé al vertice amministrativo dei musei) teso a propagandare un'antropologia improvvisata e di spettacolo che per fini personalistici è disposta a sacrificare, senza rispettarne la valenza storica, le collezioni e la qualità della proposta culturale di questo grande museo. Atto n. 4-07351 LANNUTTI SBRANA Rosellina Ai Ministri della salute e della giustizia Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: G.D., 52 anni, vive a Torino e dal 2004 ha subito numerosi trattamenti sanitari obbligatori (TSO), a seguito di una diagnosi discutibile, basata sulle dichiarazioni della sua famiglia. Tutti i TSO sono stati effettuati nel reparto psichiatrico dell'ospedale "san Giovanni Bosco" di Torino. Non solo. G.D. ha passato molto tempo in 4 comunità psichiatriche torinesi, che gli hanno sottratto quasi 8 anni di vita; G.D. non ha mai avuto atteggiamenti violenti e non ha alcuna restrizione a suo carico. Da oltre un decennio è stato privato delle chiavi di casa, in cui è oramai costretto ad abitare con la sua famiglia, a causa delle condizioni precarie dovute ai troppi farmaci, che è costretto a prendere, anche con l'inganno; a causa di tutta questa situazione e dell'abuso di farmaci, in questi anni sono sorti seri problemi psicologici che impediscono a G.D. di avere una vita normale, tanto da arrivare a prendere in considerazione anche l'idea dell'eutanasia, come più volte manifestato, anche attraverso i social network ; considerato che, sempre per quanto risulta: nel 2009 G.D. ha perso il lavoro, peraltro trovato a fatica, e a causa dei continui TSO non riesce più a fare quelle attività che prima svolgeva senza difficoltà, come leggere un libro, o andare a suonare nei locali la sera. Non può neppure uscire o frequentare quelle pochissime persone che gli sono ancora vicine. Se lo facesse, G.D. sarebbe costretto a citofonare per rientrare nella propria abitazione, rischiando un nuovo TSO, come è già successo in passato; durante la sua permanenza al reparto psichiatrico dell'ospedale, G.D. ha conosciuto diversi pazienti nella sua stessa condizione, persone che in molti casi avevano una vita normale e svolgevano un lavoro o seguivano un percorso di studi prima di essere confinati in quel reparto, dove hanno vissuto un incubo senza via di scampo, tra continui ricoveri e danni da farmaci, spesso permanenti (e mai riconosciuti, o risarciti), somministrati sotto coercizione o minacce; G.D. ha raccontato, anche pubblicamente, attraverso ad esempio un'intervista a "Radio radicale", che durante uno degli ultimi TSO è stato spinto a terra e preso a calci dagli infermieri e da alcuni dei medici del reparto, nel tentativo di somministrare con una puntura un farmaco che rifiutava, il Risperdal, con conseguenze gravi dovute agli effetti di quel genere di medicinale, come le crisi depressive e i pensieri suicidi. Il 4 dicembre 2020, un paziente di quel reparto si è tolto la vita nel corso di un ricovero, ma nessuno dei principali quotidiani torinesi ha riportato la notizia, come se nulla fosse successo, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo ritengano che sia stata violata nel caso di specie la legge istitutiva del servizio sanitario nazionale (legge n. 833 del 1978, artt. 33 e 34) che prevede per l'attuazione di TSO psichiatrico la concomitante presenza di tre condizioni: 1) alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici; 2) il rifiuto di detti interventi urgenti da parte dell'interessato; 3) la mancanza di condizioni e circostanze che consentano di adottare tempestive e idonee misure extraospedaliere; se il Ministro della salute ritenga necessario disporre accertamenti di competenza presso l'ospedale "san Giovanni Bosco" di Torino per verificare se vi siano comportamenti illegittimi e perseguibili da parte del personale sanitario a danno di pazienti del reparto di psichiatria, e se ritenga di intervenire, per quanto di sua competenza, per scongiurare che possano verificarsi altri episodi come quello del signor G.D.; se ritengano che sia stata violata la normativa anche rispetto alla limitazione temporale di durata del TSO prevista nel limite di 7 giorni, prorogabili per specifiche ragioni cliniche e comunicate previamente all'autorità sanitaria; quali provvedimenti di loro competenza intendano assumere. Atto n. 4-07352 GRANATO Bianca Laura Al Ministro della salute Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: l'Azienda sanitaria provinciale (ASP) 6 di Palermo, in data 25 luglio 2022, ha inviato una comunicazione, a firma del direttore del dipartimento, ad una sua dipendente, la dottoressa C.M., con cui veniva disposta la sospensione del servizio a seguito del decorso infruttuoso del termine di 3 mesi dall'avvenuta documentata infezione da COVID-19 per non aver adempiuto all'obbligo vaccinale previsto dall'articolo 4 del decreto-legge n. 44 del 2021 (da effettuare entro il 31 dicembre 2022); la dipendente, dunque, che svolge la professione di fisioterapista, è stata conseguentemente estromessa dallo svolgimento dell'attività lavorativa, con privazione delle retribuzione; l'articolo 4, comma 4, del decreto-legge n. 44 del 2021 stabilisce che l'atto di accertamento dell'inadempimento dell'obbligo vaccinale sia adottato da parte dell'ordine professionale territorialmente competente, all'esito delle verifiche di cui al comma precedente, e che abbia natura dichiarativa e non disciplinare; nonostante il legale della dottoressa M. e la medesima abbiano subito interpellato il consiglio dell'ordine di appartenenza lo stesso ordine, che non ha ancora dato una risposta formale alle note inviate, ha comunicato alla professionista di non aver provveduto alla sospensione, rifiutandosi altresì di interagire con l'ASP 6 di Palermo e lasciando la professionista, non vedente, in balia degli eventi (ragion per cui l'unica via percorribile è il ricorso giudiziale per l'annullamento dell'illegittimo provvedimento di sospensione adottato da un organo, ex lege , incompetente); in considerazione dell'incompetenza dell'organo che ha adottato il provvedimento di sospensione, il giorno 29 luglio la dottoressa M. si è recata comunque presso la propria sede di lavoro ma le è stato espressamente comunicato per mezzo di lettera scritta, da parte del dirigente della struttura, di astenersi dallo svolgimento dell'attività lavorativa, si chiede di sapere: