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da diverso tempo si rileva un'inerzia da parte di organi decisionali istituzionali nel mettere in atto politiche e azioni funzionali al prosieguo o all'avviamento di opere di bonifica e risanamento dei siti contaminati nel nostro Paese, vitali per un'efficace tutela dell'ambiente e di rilancio dei territori; la crescita economica dell'Italia dipende, in larga misura, anche dalla capacità del nostro Paese di risanare e mettere in sicurezza il territorio, nonché dalla valorizzazione delle aree dismesse (cosiddetti brownfield ), anche per quanto riguarda la scelta di localizzazione di opere e infrastrutture strategiche per il Paese, garantendo quindi, al contempo, il rilancio di attività economiche; in particolare, la reindustrializzazione dei brownfield può rappresentare un asse portante anche per quel che riguarda l'economia circolare, nella misura in cui favorisce la gestione "dinamica" della risorsa suolo. Infatti, consente di evitare il consumo di suolo non antropizzato, garantendo la realizzazione di nuove iniziative di sviluppo o riconversione industriale attraverso il riutilizzo di aree già antropizzate e sottoposte ad interventi di prevenzione, messa in sicurezza e bonifica; le problematiche che ostacolano tale processo sono innanzitutto di natura normativo-procedimentale; secondo l'annuario dei dati ambientali ISPRA, edizione 2018, in termini di avanzamento complessivo delle procedure a terra per 35 SIN (ad eccezione di 4 SIN con contaminazione prevalente da amianto e dei SIN bacino del fiume Sacco e officina grande riparazione ETR di Bologna), si osserva che la caratterizzazione è stata eseguita ad oggi in oltre il 60 per cento della superficie, sia per i suoli che per le acque sotterranee, gli interventi di bonifica e di messa in sicurezza sono stati approvati con decreto in più del 12 per cento delle superfici (17 per cento nel caso delle acque sotterranee) e il procedimento si è concluso nel 15 per cento della superficie complessiva per i suoli e nel 12 per cento per le acque sotterranee; a ciò si aggiungono i meccanismi di bonifica previsti dal titolo V della parte quarta del decreto legislativo n. 152 del 2006, che risultano spesso incompatibili con le esigenze di risanamento di cui i territori hanno bisogno, non essendoci sufficiente certezza dei tempi, trattandosi di termini ordinatori e non perentori per l'amministrazione; a tali problematiche si aggiungono quelle di natura economica; ad oggi, risultano essere stati spesi da parte dello Stato circa 3 miliardi di euro, sebbene lo stanziamento dei fondi risulti disarticolato proprio a causa del rallentamento delle valutazioni e dei lavori che non ha impedito il raggiungimento degli obiettivi; nel rapporto "Dalla bonifica, alla reindustrializzazione" del 2016, Confindustria ha stimato che, a fronte di un investimento complessivo di 10 miliardi di euro per il risanamento delle aree pubbliche e private (una superficie complessiva di 46.000 ettari), si avrebbe, in 5 anni, un aumento del livello di produzione di oltre 20 miliardi di euro, un incremento del valore aggiunto complessivo di circa 10 miliardi di euro e circa 400.000 unità lavorative per anno; a fronte di tale situazione, occorre segnalare come il Governo e Parlamento abbiano già messo in atto alcune iniziative, alle quali è però necessario dar seguito. Giova a tal fine ricordare il lavoro istruttorio realizzato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, e condiviso con il sistema industriale, per l'emanazione di un decreto ministeriale, con il quale si intende rivedere gli allegati che definiscono i valori limite di riferimento (CSC), necessari per avviare un procedimento di bonifica. Il processo di revisione e aggiornamento consentirebbe di rivedere lo stato dei siti inquinati sul territorio nazionale, derubricando a siti non inquinati intere aree, senza compromettere in alcun modo la tutela dell'ambiente e della salute; occorre evidenziare, inoltre, il lavoro della commissione di studio per la sburocratizzazione dei procedimenti in materia ambientale, che ha dedicato un intero capitolo (il n. 4) all'individuazione delle criticità di tipo amministrativo procedurale e le possibili soluzioni da attuare; per quel che riguarda lo stato di avanzamento delle bonifiche e reindustrializzazioni in Italia, sarebbe, altresì, opportuno dar concreto seguito alle diverse iniziative, anche di natura parlamentare, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia adottato o intenda adottare misure relative alla semplificazione delle procedure di risanamento e di bonifica dei siti contaminati presenti su tutto il territorio nazionale, al fine di garantire la tutela ambientale, la salute dei cittadini e il rilancio degli investimenti. Atto n. 4-02926 URSO BERTACCO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la fondazione Cassa di risparmio di Verona è una delle più importanti fondazioni bancarie italiane; il suo patrimonio e la sua attività istituzionale coinvolgono non solo ampie parti del territorio italiano, ma anche la più grande banca italiana Unicredit SpA; la governance della fondazione prevede un organo di indirizzo, al quale siedono professionalità espresse dal territorio, un organo gestorio (consiglio di amministrazione) ed un presidente; lo statuto prevede che il presidente del consiglio di amministrazione sia scelto dall'organo di indirizzo dopo attenta valutazione dei curricula forniti dagli enti del territorio; i mandati di tutti e tre gli organi della fondazione, che hanno durata quadriennale, sono in scadenza in questi giorni e, in particolare, il consiglio di indirizzo sarà soggetto al rinnovo della maggior parte dei propri componenti sulla base delle nuove sensibilità degli enti territoriali; da notizie di stampa si apprende che, sfruttando le pieghe dello statuto, l'attuale presidente uscente, con il supporto dell'attuale direttore generale, intenderebbe fare eleggere se stesso, nonché un consiglio di amministrazione da lui indicato, da parte del consiglio generale in scadenza, mettendo così i nuovi maggioritari componenti dell'organo di indirizzo di fronte al fatto compiuto di un organo gestorio e di un presidente non da loro eletto e che non ha chiesto la loro fiducia; considerato che: tutto ciò appare come un classico caso di " managerial entrenchment " (vale a dire, una precostituzione delle proprie poltrone), in palese contrasto con i più basilari principi di governance ; il territorio si è già espresso con forza anche pubblicamente contro ciò che si può solamente definire un " blitz " solo formalmente legittimo, ma sostanzialmente illegittimo; per saggia scelta del legislatore le fondazioni bancarie, benché abbiano capacità di diritto privato, sono anche soggetti alla vigilanza del Ministero dell'economia e delle finanze, in quanto il loro agire deve anche rappresentare e tutelare gli interessi pubblici, secondo il modello della " community owned foundation "; in buona sostanza i vertici della fondazione, pur nella loro autonomia gestionale, devono sottostare a principi di governo ispirati prima di tutto al rispetto del ricambio democratico ed al rispetto delle voci del territorio nelle loro più attuali configurazioni e declinazioni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che tali fatti non possano costituire un gravissimo vulnus sia all'interno della fondazione stessa, sia nel rapporto tra fondazione e territorio;