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Modifica all'articolo 55 del codice penale in tema di esclusione della punibilità per eccesso colposo. Onorevoli Senatori. – Da anni si discute della legittima difesa a causa del moltiplicarsi di procedimenti penali, sfociati spesso in condanne, avviati contro chi abbia semplicemente tutelato se stesso o i propri cari, magari all'interno della propria dimora e tutto questo perché la reazione sarebbe stata giudicata non necessaria. Nel nostro ordinamento è l'articolo 52 del codice penale, come noto, a contemplare la legittima difesa, sancendo la non punibilità di chi abbia commesso il fatto per difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la reazione sia proporzionata all'offesa. L'attuabilità del pericolo è difficilmente ponderabile nelle situazioni in cui l'aggredito si trova ad agire, non essendo prevedibili gli sviluppi futuri dell'aggressione in atto, soprattutto a fronte di una potenziale progressione criminosa. Stando alla nozione accolta da autorevole dottrina, si ha proporzione quando il male inflitto all'aggressore è inferiore, eguale o tollerabilmente superiore al male da lui minacciato: non basta, infatti, che il soggetto si trovi nella necessità di difendersi e nella impossibilità di farlo se non con l'offesa arrecata, ma occorrere anche che questa non sia sproporzionata al male che si vuole evitare. In Germania si occupa dell'autodifesa (« Notwehr ») il paragrafo 32 dello Strafgesetzbuch (StGB), definendola come la difesa richiesta per scongiurare un attacco illegale attuale da sé stessi o da un altro e limitandosi a sancire la non antigiuridicità dell'atto richiesto dall'autodifesa. Come ognun vede, la norma non fa alcuna menzione del requisito della proporzione tra difesa e offesa, in linea con il brocardo adgreditus non habet staderam in manu : nell'intenzione dei redattori del codice penale l'unico limite positivo ed espresso contemplato dall'autodifesa privata era quello dell'esistenza di una situazione di pericolo imminente (icasticamente descritto dal termine «attacco»), che renda necessaria la reazione difensiva. Nondimeno, il requisito della proporzione è recuperato a livello ermeneutico, essendo opinione comune che colui che per autodifesa si spinga oltre la tutela propria e dei propri beni si arrogherebbe prerogative proprie della «punizione» (concetto antitetico alla «difesa»), sì da trascendere, a sua volta, in un atto penalmente rilevante. L'analisi comparatistica, sin qui, non offre pertanto spunti utili a risolvere le aporie – troppo spesso all'onore delle cronache – di condotte «difensive» che per le circostanze concrete del caso trasmodino, sovente sulla scorta di un giudizio ex post , in una «reazione» eccessiva rispetto alle esigenze di autotutela strettamente e rigorosamente intese. Quasi che fosse normale pretendere che in certe situazioni l'aggredito possa e sappia contenere la reazione in termini di stratta esigenza di autodifesa, oppure che abbia contezza del permanere o meno del requisito dell'attualità. In realtà, in Germania, non è così: fondamentale è quanto stabilito dal paragrafo 33 StGB in punto di «superamento» (« Überschreitung ») dei confini (« Grenzen »), ovverosia dei limiti, dell'autodifesa: l'autore del reato non sarà punibile laddove li abbia travalicati a causa di confusione, paura o terrore. Ed è proprio da qua che il disegno di legge intende partire, sottoponendo alle Camere una soluzione che appartiene al diritto naturale, prima ancora che al buon senso. La giurisprudenza, inizialmente, attingendo ai contenuti della Relazione al codice penale del Guardasigilli, riteneva che la proporzione dovesse essere valutata fra i mezzi usati dall'aggressore e quelli adoperati dall'aggredito, sicché veniva ritenuta sussistente la legittima difesa, «qualora l'agente a[vesse] reagito col solo mezzo di cui, all'atto dell'aggressione poteva disporre, indipendentemente dalla entità del danno risentito dell'aggressore». Ben presto, però, il criterio originario si è ridimensionato, spostando il baricentro del giudizio di proporzione tra offesa e difesa sul versante sia dei mezzi usati (compresi quelli a disposizione dell'aggredito), sia dei beni giuridici in conflitto. Con la pratica conseguenza che nel raffronto tra il bene di un aggressore e il bene di un aggredito il requisito della proporzione verrebbe meno, nel caso di beni eterogenei in conflitto, quando la consistenza dell'interesse leso, quale la vita e l'incolumità della persona, sia enormemente più rilevante, sul piano della gerarchia dei valori costituzionali e di quelli penalmente protetti, dell'interesse patrimoniale difeso, ed il male inflitto all'aggredito abbia una intensità di gran lunga superiore a quella del male minacciato. Come evidente, soprattutto in considerazione della recrudescenza registrata all'atto della commissione di delitti contro il patrimonio, complice anche il dilagare dell'incontrollata immigrazione clandestina, si tratta di valutazioni poco praticabili all'atto dell'aggressione. Utilissimo in teoria, ma non risolutivo in pratica – per quanto si dirà tra un istante – l'intervento legislativo di cui alla legge 13 febbraio 2006, n. 59 – il cui articolo 1 è non a caso rubricato «Diritto all'autotutela in un privato domicilio» – che ha novellato l'articolo 52 del codice penale introducendo una presunzione di proporzione «Nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma» – ovverosia nelle ipotesi di violazione di domicilio – «se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o la altrui incolumità; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione», presunzione operativa anche nelle ipotesi di aggressione all'interno di ogni altro luogo ove sia esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale. La riforma, voluta dal governo Berlusconi all'epoca in carica, in vigore dal 17 marzo 2006, mirava a garantire al soggetto ingiustamente aggredito nel proprio domicilio una maggiore tutela ampliando i margini di legittimità della reazione in considerazione della maggiore gravità di un'aggressione «domiciliare» e, soprattutto, del conseguente diverso atteggiarsi nel turbamento che ne derivava, certamente più intenso e idoneo a impedirgli una «ponderata» valutazione della portata della reazione. Esattamente come previsto: (a) in Francia dall'articolo 122-6 del Code pénal , secondo cui si presume che abbia agito « en état de légitime défense » colui che compia l'atto per «Respingere, di notte, l'entrata per irruzione, violenza o astuzia in un luogo abitato», ovvero per «Difendersi dagli autori di rapine o saccheggi compiuti con violenza»;