[pronunce]

che, secondo il giudice rimettente, la norma denunciata violerebbe gli artt. 3 e 53 della Costituzione, sia perché, «senza alcuna giustificazione», l'erede o legatario cosiddetto “indiretto” viene contemporaneamente gravato non solo dall'imposta successoria collegata all'effettivo arricchimento derivante dal lascito ereditario in suo favore, ma anche dall'imposta sul valore globale dell'asse, collegata ad una ricchezza sussistente in capo al de cuius e non necessariamente in capo all'erede od al legatario; sia perché l'arricchimento «fittizio» del chiamato all'eredità – costituente il presupposto dell'imposta sul valore netto globale dell'asse ereditario – diverrebbe «effettivo» solo a séguito dell'«accettazione dell'eredità», con la conseguenza che, in contrasto con il principio di capacità contributiva, un medesimo cespite sarebbe alla base di due distinte imposizioni nei confronti dello stesso soggetto; che, tuttavia, il giudice a quo non precisa né la data dell'apertura della successione né se il contribuente sia erede cosiddetto “diretto” o “indiretto” del defunto, limitandosi ad affermare che l'accoglimento della sollevata questione comporterebbe che «il ricorrente Branca si vedrebbe esonerato dal pagamento di una somma […] pretesa con l'avviso di liquidazione impugnato»; che tale incompleta descrizione della fattispecie impedisce il controllo di questa Corte circa l'applicabilità, nel giudizio a quo, della norma censurata, sia ratione temporis (in quanto, ai sensi dell'art. 69, comma 15, della legge n. 342 del 2000, la disposizione denunciata si applica solo alle successioni per le quali il termine di presentazione delle relative dichiarazioni ha scadenza non successiva al 31 dicembre 2000), sia in riferimento al cumulo dell'imposta sull'asse globale con quella sulla singola quota ereditaria o sul legato (in quanto il denunciato cumulo si applica solo nei confronti dell'erede, coerede o legatario che non è coniuge né parente in linea retta del defunto); che, in applicazione del consolidato principio di autosufficienza dell'ordinanza di rimessione (v., ex plurimis, sentenza n. 329 del 2001; ordinanze n. 166, n. 125 e n. 22 del 2005; n. 119 del 2002; n. 279 del 2000), le indicate lacune nella descrizione della fattispecie non sono colmabili in base agli scritti difensivi delle parti e si traducono, pertanto, in difetto di motivazione sulla rilevanza della questione, con conseguente manifesta inammissibilità di questa; che la stessa Commissione tributaria provinciale, con la seconda ordinanza (registrata al n. 16 del 2005), dubita, sempre in riferimento agli artt. 3 e 53 Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 7, commi 1 e 2, del citato decreto legislativo n. 346 del 1990 – nel testo anteriore alle modifiche apportate dall'art. 69, comma 1, lettera c), della legge n. 342 del 2000 – perché tali disposizioni non solo irragionevolmente comporterebbero, a causa della progressività delle aliquote di imposizione sull'asse globale ereditario, un carico fiscale differente, a parità di valore del lascito ereditario, a seconda che dei beni ereditari beneficino «uno o più soggetti», ma si porrebbero altresí in contrasto con la disciplina del suddetto d.lgs. n. 346 del 1990, che, prevedendo quale soggetto passivo del tributo non più il mero chiamato all'eredità (come nella previgente normativa), bensí l'erede od il legatario, postulerebbe l'esclusivo riferimento alla specifica capacità contributiva di questi ultimi e non del de cuius; che il rimettente genericamente afferma la rilevanza della questione nei giudizi principali e precisa, al riguardo, che i ricorrenti sono i figli e la vedova del de cuius, deceduto il 30 novembre 1999 e, quindi, sono i suoi eredi cosiddetti “diretti”; che tuttavia, in riferimento al denunciato comma 2 dell'art. 7 del d.lgs. n. 346 del 1990, il rimettente omette di fornire una specifica motivazione sull'applicabilità di tale disposizione nei giudizi a quibus; motivazione tanto più necessaria in quanto la stessa ordinanza di rimessione afferma che i giudizi principali non riguardano l'imposta sulle singole quote ereditarie, prevista dal citato comma 2 a carico esclusivamente dei cosiddetti eredi o legatari “indiretti”, ma hanno ad oggetto l'impugnazione degli avvisi di liquidazione della sola imposta sul valore netto globale dell'asse ereditario, prevista dal comma 1 dell'indicato art. 7, ed appunto emessi – nella specie – nei confronti degli eredi cosiddetti “diretti” del defunto; che, pertanto, la motivazione dell'ordinanza è carente in ordine alla rilevanza, per quanto attiene al censurato comma 2 dell'art. 7 del d.lgs. n. 346 del 1990 , e comporta la manifesta inammissibilità della relativa questione; che, invece, in riferimento al denunciato comma 1 dello stesso art. 7, la questione è ammissibile, perché il rimettente – contrariamente a quanto eccepito dalla difesa erariale – ha precisato sia le ragioni di impugnazione prospettate dai contribuenti nei giudizi principali (cioè la dedotta illegittimità costituzionale dell'imposta sul valore netto globale dell'asse ereditario), sia l'applicabilità nella specie di aliquote superiori a quella minima sul valore netto globale dell'asse ereditario (tenuto conto che l'attivo dichiarato del patrimonio ereditario supera lire 40 miliardi) ed ha quindi fornito adeguata motivazione della rilevanza, in ragione della dimostrata applicabilità della denunciata normativa nei giudizi riuniti a quibus, con riguardo al tempo dell'apertura della successione e con riguardo ad un'aliquota di imposta superiore a quella minima; che, nel merito, la questione è manifestamente infondata; che in proposito va osservato che le censure prospettate dal giudice a quo si incentrano sostanzialmente nel rilievo che, se il presupposto dell'imposta di successione, quale disciplinata dal d.lgs. n. 346 del 1990, è il trasferimento (o, comunque, l'incremento) di ricchezza in favore di ciascun successore e se, di conseguenza, il soggetto passivo è il beneficiario del singolo lascito ereditario, allora il prelievo tributario, che prescinda dall'entità di tale lascito e si rapporti – con un'aliquota progressiva a scaglioni – al valore dell'asse ereditario globale, dovrà essere ritenuto in contrasto con i princípi di uguaglianza (art. 3 Cost.) e di capacità contributiva (art. 53 Cost.); che, in particolare, il contrasto con il principio di uguaglianza conseguirebbe al fatto che, a parità di valore dei singoli lasciti ereditari, la progressività dell'aliquota comporta una maggiore incidenza fiscale per ciascun successore nel caso in cui il lascito provenga da un asse ereditario di maggior valore globale netto;