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Norme per la tutela della minoranza linguistica ladina della regione Veneto. Onorevoli Senatori. – I ladini sono una minoranza linguistica insediata nel cuore delle Dolomiti e suddivisa in tre province differenti: Bolzano (Val Badia e Val Gardena), Trento (Val di Fassa) e Belluno (Fodom, Col e Anpezo). Caratteristiche di tali popolazioni sono la parlata, una cultura e una coscienza di appartenenza tipiche dei gruppi minoritari. Dal 1511 e fino alla prima guerra mondiale i ladini erano riuniti nel Tirolo sotto l'Impero austro-ungarico e si consideravano da secoli un piccolo popolo a sé stante. Nella valle d'Ampezzo per molti secoli si è sviluppata e mantenuta una forte componente linguistica legata ai primi insediamenti latino-romani sulle Dolomiti, poi autonomamente evoluti in uno specifico linguaggio e in caratteristici costumi di vita e di tradizione, poiché nel Tirolo formavano un gruppo etnico e linguistico distinto da quello italiano e da quello tedesco. Con il Trattato di pace con cui il Tirolo meridionale (Trentino e Sudtirolo) fu annesso all'Italia anche i ladini passarono sotto la sovranità italiana. Il 5 maggio 1920 i rappresentanti delle valli ladine si radunarono al Passo Gardena per protestare contro il diniego dell'autodeterminazione e per chiedere il riconoscimento di gruppo etnico distinto. In un primo momento sembrava che il governo volesse ascoltare le loro richieste e nel censimento del dicembre 1921 gli abitanti poterono dichiararsi ladini. Dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922 i fascisti presero il potere e uno dei loro primi provvedimenti fu quello, nel gennaio del 1923, di staccare i comuni di Anpezo/Ampezzo, Fodom/Livinallongo e Col/Colle Santa Lucia dal Tirolo meridionale per aggregarli alla provincia di Belluno, con il chiaro scopo di italianizzarli: a nulla valsero le proteste della popolazione. Nel gennaio del 1927 fu creata la provincia di Bolzano, ma i ladini fassani furono assegnati alla provincia di Trento. In tale modo la dittatura fascista impose iniquamente lo smembramento del popolo ladino in tre parti, tripartizione che permane tuttora, nonostante i ladini delle province di Trento e di Bolzano godano del riconoscimento di apposite tutele nell'ambito di una regione a statuto speciale, mentre lo stesso non è avvenuto per i ladini rimasti nella provincia di Belluno sotto la giurisdizione della regione Veneto, a statuto ordinario. Nel settembre del 1943, quando i tedeschi invasero l'Italia, riunirono i comuni di Anpezo/Ampezzo, Fodom/Livinallongo e Col/Colle Santa Lucia alla provincia di Bolzano, con grande soddisfazione degli abitanti, ma all'arrivo delle truppe americane nel maggio del 1945 i comitati di liberazione nazionale convinsero gli alleati a ripristinare la situazione ante -guerra. A nulla valsero le petizioni e le numerose manifestazioni popolari. Un'ulteriore cesura dolorosa avvenne nel 1964, anno in cui i confini ecclesiastici furono allineati con quelli amministrativi. Fino a quell'anno infatti i tre comuni ladini ampezzani avevano fatto parte della diocesi di Bressanone. Nei primi anni non pochi cittadini ladini si rifiutarono, per protestare contro quest'ennesima violazione dei propri diritti, di seguire la messa nel proprio comune recandosi nella vicina provincia di Bolzano per professare la propria fede. Il nuovo articolo 132 della Costituzione, come modificato dalla riforma costituzionale del 2001 (legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), ha permesso alle popolazioni ladine abitanti nella provincia di Belluno di chiedere con referendum popolare l'annessione al Trentino-Alto Adige e il conseguente distacco dalla regione Veneto. Il referendum per il distacco dei comuni di Anpezo/Cortina d'Ampezzo, Fodom/Livinallongo del Col di Lana e Col/Colle Santa Lucia dalla regione Veneto e la loro aggregazione alla regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, nell'ambito della provincia autonoma di Bolzano, si è svolto il 28 e 29 ottobre 2007 con un grande successo di partecipazione e di voti a favore dell'annessione alla provincia autonoma di Bolzano. Tuttavia, la fine prematura della XV legislatura ha interrotto l’ iter per la presentazione del disegno di legge del Governo, che avrebbe portato a conclusione la procedura per il definitivo distacco dei comuni ladini della provincia di Belluno dal Veneto. Il presente disegno di legge si colloca nel contesto sopra descritto ed è volto pertanto a riconoscere le medesime tutele di cui godono i ladini delle province di Trento e di Bolzano anche ai ladini che risiedono nei comuni della provincia di Belluno. L'articolo 1 sancisce il riconoscimento della minoranza ladina che risiede nella provincia di Belluno. L'articolo 2 prevede che le tutele da riconoscere alla minoranza ladina debbano ispirarsi ai princìpi contenuti nella Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992. L'articolo 3 istituisce un Comitato istituzionale paritetico per i problemi della minoranza linguistica ladina, con sede a Cortina d'Ampezzo/Anpezo, composto da dieci membri, di cui almeno cinque espressione della minoranza linguistica ladina. L'articolo 4 individua il campo di applicazione della legge nei comuni, e frazioni di essi, di Anpezo/Cortina d'Ampezzo, Fodom/Livinallongo del Col di Lana e Col/Colle Santa Lucia. L'articolo 5 concede anche ai ladini residenti nella provincia di Belluno di avere i propri nomi e cognomi scritti e stampati in lingua ladina. Stabilisce inoltre che i ladini che hanno subito l'«italianizzazione» del nome o del cognome possano ottenerne il cambiamento nella lingua ladina, con effetto anche sui discendenti e senza oneri tributari di alcun genere a loro carico. L'articolo 6 disciplina l'uso della lingua ladina negli uffici pubblici e riconosce il diritto all'uso della lingua stessa nei rapporti, sia verbali che scritti, con gli uffici locali delle amministrazioni pubbliche, ad eccezione delle Forze armate e di polizia. Anche i documenti, su richiesta dell'interessato, possono essere redatti nella doppia lingua, italiana e ladina. I cittadini di lingua ladina possono sollevare l'eccezione di nullità degli atti o provvedimenti amministrativi emessi nei loro confronti redatti in italiano, con la conseguente sospensione dell'efficacia degli stessi, fino al loro perfezionamento in caso di errore, oppure fino al rigetto della richiesta in caso di infondatezza della questione sollevata. Dall'articolo 6 deriva dunque l'esigenza, cui si provvede con l'articolo 8, di adeguare il personale addetto gli uffici pubblici dei comuni e delle frazioni di essi con minoranza linguistica ladina. L'articolo 7 concede, ai cittadini di lingua ladina residenti nella provincia di Belluno, di essere giudicati e interrogati in ladino nei processi. La stessa cosa deve valere anche per i procedimenti dinanzi al giudice di pace competente in quei territori.