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Questa non è una gaffe , è un atto ufficiale di fronte al Parlamento e credo che da questo punto di vista sia davvero inaccettabile che in ben quattro decreti-legge si sia totalmente ignorata la situazione dei magistrati onorari. Credo che non ci rendiamo davvero conto che se non risolviamo, anche con un decreto-legge, la drammatica situazione dei magistrati onorari, le procure si troveranno presto costrette a mandare i procuratori, i pubblici ministeri in udienza e quindi con la paralisi totale delle indagini da parte dei pubblici ministeri. Non ci rendiamo conto che oggi l'ufficio del giudice di pace non è più quello che una volta era il conciliatore, ma è diventato di fatto una vera e propria sezione del tribunale, che tratta affari anche importanti, soprattutto in materia civile, ma anche in materia penale. Tratta, ad esempio, tutta la materia relativa all'espulsione degli immigrati, tratta questioni importanti e fondamentali, perché quelli che vengono definiti i reati bagatellari, reati di seconda importanza, in realtà per chi li subisce sono reati importanti e il giudice onorario di pace aiuta la giustizia a dare risposta alla domanda di giustizia del cittadino, che altrimenti non la vedrebbe soddisfatta. Per tutte queste ragioni, caro Presidente, credo sia importante che questa Assemblea oggi prenda atto dell'importanza di rispondere il più presto possibile alla domanda di giustizia di questi servitori dello Stato che sono stati troppo a lungo mortificati e invito il Governo, tramite il Sottosegretario, a dare finalmente e al più presto nel prossimo decreto-legge ristori o con un decreto-legge ad hoc la risposta che stanno aspettando da troppo tempo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Falco. Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto-+Eu-Az) . Signor Presidente, colleghi, signori del Governo, provvedimenti come il decreto-legge ristori e il decreto sicurezza meriterebbero un ampio dibattito e un approfondimento, come anche, e a maggior ragione, la legge di bilancio, che arriverà a fine anno in Senato. Sono tutti provvedimenti connotati e caratterizzati dalla data certa. Di fatto, però, cosa si dimostra con il decreto ristori e gli altri provvedimenti? Si dimostra che il sistema bicamerale paritario è stato in realtà trasformato di fatto in un monocameralismo a senso unico alternato. Ad esempio il decreto ristori scadrebbe il prossimo 27 e, essendo noi all'inizio della prima lettura, il provvedimento arriverà alla Camera sicuramente blindato e inemendabile. Così, allo stesso modo, ma in senso inverso, ci è arrivato il decreto sicurezza; sostanzialmente bloccato, inemendabile e prossimo alla scadenza. Così arriverà anche la legge di bilancio. Ciò comporta un vero e proprio svuotamento del ruolo del Parlamento e del mandato stesso del parlamentare. In pratica, a questo punto, è vera ipocrisia continuare a fare menzione della centralità del Parlamento. Noi stiamo assistendo, in realtà, apertis verbis , ad una vera e propria esternalizzazione del procedimento democratico attraverso task-force e cabine di regia. A ciò si aggiunge l'ulteriore abitudine di "invagonare" - mi sia consentito questo termine - dietro un decreto-legge, caratterizzato da requisiti specifici di necessità e urgenza, norme ad esso del tutto estranee. Nelle Commissioni riunite 5 a e 6 a è stato presentato un emendamento improponibile, giustamente, che ora però riappare nel fascicolo dell'Assemblea. Con tale emendamento si vuole intervenire per innalzare il limite d'età dei medici, professori universitari, avvocati dello Stato e magistrati. L'emergenza sanitaria può giustificare ovviamente il richiamo in servizio dei medici, ma per quanto riguarda i professori universitari e i magistrati, le norme ordinamentali, per evitare di interferire nelle legittime aspettative esistenti, dovrebbero essere il più possibile stabili e disciplinare un futuro non immediato. Per quanto riguarda i magistrati, inoltre, è chiaro che, trattandosi di un altro potere dello Stato, bisognerebbe smetterla di giocare con l'asticella del limite d'età. Ricordo che il Governo Berlusconi ha innalzato il limite d'età a settantacinque anni, il Governo Renzi l'ha abbassata a settanta e oggi si propone di rialzare di nuovo l'età di collocamento d'ufficio a riposo per raggiunti limiti di età a settantadue anni con l'emendamento 22.0.29, a firma dei senatori Lannutti, Morra e altri. Bisognerebbe smetterla perché è fin troppo evidente che si tratta di una selezione dei capi degli uffici giudiziari. È uno strumento con cui si violenta l'indipendenza della magistratura con un controllo politico inaccettabile. L'obiezione mossa è che non è stato possibile celebrare l'ultimo concorso. Va bene, ma quello di cui parlava il collega adesso rientra perfettamente nel discorso. In questo frangente noi dobbiamo ricordare due cose. Primo: il citato emendamento era stato annunciato a dicembre del 2018, quando del Covid non se ne parlava, ed è stato presentato varie volte, anche in assenza di Covid. Tutto questo, mentre - come ha ben detto il collega ed io eviterò di ripetere - il ministro Bonafede afferma che non si può aumentare il numero dei magistrati, integrando finalmente i magistrati onorari perché altrimenti verrebbero meno il prestigio e la retribuzione dei magistrati togati, che invece sono anche d'accordo. Come ha detto il collega che mi ha preceduto, abbiamo 5.500 persone senza malattie, senza ferie, senza TFR, senza pensione, senza stabilità e senza maternità. Ricordo che l'86 per cento di loro sono donne e non hanno diritto alla maternità. Si tratta di esigenze insopprimibili di tutela del lavoro. Non c'è invece alcuna urgenza di selezionare politicamente i capi degli uffici giudiziari. Il contenuto dell'emendamento è del tutto estraneo agli indennizzi, ai ristori, alle necessità della gente. Nulla ha a che vedere l'età dei magistrati con il decreto-legge ristori se non una necessità, evidentemente estranea al provvedimento, di controllare la selezione dei capi degli uffici giudiziari. In tal senso si erano già espressi il presidente Napolitano nel 2011, poi la Corte costituzionale con la sentenza n. 2 del 2012 e a settembre il Presidente alla Repubblica ha riaffermato che la prassi di far seguire emendamenti impertinenti rispetto al testo deve cessare. Il riferimento al Covid non basta (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Senatore, le ridò la parola, ma ha superato il tempo a sua disposizione di oltre un minuto e dieci secondi. DE FALCO (Misto-+Eu-Az) . È una modifica strumentale che non contribuisce a sostenere il Paese e i cittadini in difficoltà, ma favorisce interferenze costituzionalmente indebite e ciò alla fine porta al contrasto tra istituzioni dello Stato e alla crisi istituzionale per confusione. PRESIDENTE . La ringrazio, senatore. C'è un problema.