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Piano piano la coscienza che l'attività fisica e sportiva sia un aspetto dell'educazione, della crescita e dell'inserimento sociale è aumentata e ha portato a un progressivo coinvolgimento di parti sempre più ampie della nostra popolazione. Dunque, lo sport di vertice traina anche quello di base. Ovviamente è fonte di grande prestigio e soddisfazione vedere i nostri atleti e le nostre squadre ottenere grandi risultati, ma ciò è particolarmente importante quando spinge tanti giovani a questa pratica che apporta benefici alla salute fisica, al senso dei valori, alla solidarietà e alla lealtà (che sono aspetti fondamentali dello sport), nonché in termini di inclusione. Nello sport, tranne episodi di boicottaggi e chiusure che io ritengo non positivi, c'è sempre stato l'incontro fra atleti di tanti Paesi, di tutti gli strati sociali e di tutte le idee politiche e religioni. Lo sport è stato un grande strumento di integrazione e inclusione. Per questo motivo, siamo stati contrari all'esclusione in questi anni di tanti giovani, che dura tuttora, per scelte mediche che spesso sono state non le loro, ma dei genitori. Lo sport è inclusione e tenere fuori qualcuno è veramente contrario allo spirito sportivo. Lo sport è inclusione anche per le donne, le ragazze e le bambine. Infatti, sappiamo bene che all'inizio la pratica sportiva femminile è stata molto ostacolata e c'era un naturale scetticismo anche da parte delle famiglie, che ai figli maschi facevano fare sport, mentre alle figlie femmine altre cose. Se ci sono benefici per la salute, lo sport deve evidentemente essere aperto a tutti. Anche qui c'è stato il fenomeno di grandi personaggi dello sport di vertice (uno di questi lo abbiamo davanti a noi ed è il sottosegretario Valentina Vezzali, che rappresenta il Governo), che hanno dato l'esempio di straordinari successi sportivi e anche di straordinaria umanità. Queste persone non sono in un mondo a parte, ma fanno parte della società, hanno dei ruoli nella famiglia e poi magari entrano nell'attività politica. Ciò ha contribuito sicuramente in modo decisivo allo sviluppo della pratica sportiva a tutti i livelli sia per i maschi che per le femmine. A proposito di sport femminile, non possiamo che guardare con preoccupazione a quanto accade sempre più spesso e anche in Italia (sia pure in modo meno esplosivo rispetto a quanto abbiamo visto succedere negli Stati Uniti): mi riferisco a signori uomini, con tutte le caratteristiche - dalla testa ai piedi - dei maschi, che dicono di sentirsi femmine e gareggiano pertanto nelle categorie femminili. Si tratta di un obbrobrio e una beffa per le donne che fanno sport e che si impegnano, le quali si trovano a gareggiare con uomini che, nella maggior parte degli sport, sono avvantaggiati dalla loro struttura scheletrica e muscolare e del loro metabolismo. Fratelli d'Italia è particolarmente orgoglioso di aver contribuito in modo decisivo, dando il via alla discussione che porta oggi all'inserimento dell'attività sportiva in Costituzione. Ciò è non un traguardo in sé, ma una spinta ulteriore per rendere l'attività sportiva sempre più accessibile a tutti. Per moltissimi italiani la pratica sportiva è discretamente e sufficientemente accessibile, ma per molti altri ancora no. Sono ancora troppe le scuole che hanno palestre del tutto inadeguate (o addirittura non ce l'hanno) e sono molti i nostri giovani e bambini che non hanno questa possibilità. Lo sport deve essere accessibile a tutti, anche alle persone con disabilità. Abbiamo visto recentemente anche alle Paralimpiadi lo sport di vertice. È importante che gli atleti che raggiungono grandi livelli incoraggino le persone con problemi fisici a impegnarsi nella pratica sportiva, che per loro è forse ancora più benefica che per gli altri. Dunque, questo inserimento, che naturalmente ci auguriamo venga coronato dall'approvazione del disegno di legge nelle letture successive che la Costituzione prevede, sia da stimolo e da spinta, quando si tratta di allocare risorse e prendere provvedimenti per rendere lo sport accessibile a tutti, a metterci veramente di impegno nella ricerca delle risorse che servono, nella certezza che lo sport debba essere accessibile a tutti come mezzo di coesione e di inclusione e come strumento per inserire i giovani in un contesto attento ai valori, alla lealtà e alla formazione di sé nel modo più consono a un vero cittadino. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, prendo la parola in discussione generale su questo argomento con molto piacere, perché ritengo che sia di grande importanza. Voglio cominciare il mio intervento con le parole che ha pronunciato il nostro Capo dello Stato, Sergio Mattarella, in una circostanza recente: «i valori dello sport (...) sono valori universali che riguardano tutti: il coraggio, la determinazione, l'ispirazione. Sono valori che riguardano ogni persona umana». Perché ho voluto citare queste parole del presidente Mattarella? Quando ci siamo messi all'opera per intervenire con una norma che introducesse in Costituzione la tutela del valore dello sport, ci siamo domandati come farlo nel rispetto massimo della lettera della nostra Carta e della sua struttura, ma anche in maniera tale da rendere evidente la multidimensionalità dello sport, il suo carattere universale, la capacità che ha lo sport di toccare tanti ambiti della vita umana e della vita non soltanto individuale, ma collettiva. Ebbene, penso che la formulazione che infine abbiamo trovato, con un lavoro di approfondimento serio avvenuto in comitato ristretto e che ha visto determinarsi in Commissione una larghissima unità, sia una formulazione adeguata. L'articolo 33 della nostra Costituzione alla fine avrà questo comma, se la riforma sarà approvata: «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme». Come spesso avviene quando si interviene in Costituzione, ognuna di queste parole ha, secondo gli intendimenti di chi le ha elaborate, un forte peso specifico e su ciascuno di questi aspetti dello sport vorrei soffermarmi brevemente. L'educazione: lo sport è lealtà verso il prossimo, verso chi partecipa con te a una competizione, è il rispetto delle regole, è correttezza, se praticato nella giusta maniera. Da questo punto di vista penso che lo sport possa essere un grande vettore di coesione sociale e di apprendimento dell'interdipendenza che ci caratterizza come membri di una comunità e anche un grande veicolo di rispetto reciproco. Ovviamente lo sport ha anche una grande importanza sociale. È stato osservato da molti - anch'io credo sia vero - che lo sport ha la grandissima capacità di ridurre le differenze e le disuguaglianze. Quando si pratica sport si gettano ponti, non si costruiscono muri, questo sia quando lo si fa a livelli di vertice, sia e soprattutto quando lo si fa a livelli amatoriali, di base, dilettantistici. Penso che aiuti la coesione sociale e lo dimostra il fatto che l'attività sportiva ha la capacità di suscitare passioni di massa, di produrre tantissimo impegno civile nell'associazionismo e tantissimo volontariato. Penso che questa caratteristica sia degna di nota e ad essa abbiamo pensato quando abbiamo deciso di intervenire in questo senso. Poi, il rapporto tra lo sport e la salute e quindi il benessere psicofisico è immediato.