[pronunce]

che all'esito di tale seconda ordinanza di restituzione la predetta Sezione di controllo della Corte dei conti - oltre a prendere atto dell'esistenza di richiesta scritta, proveniente dal «rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali», avente ad oggetto il ritiro del «d.P.R. 21 dicembre 1998, concernente la formazione professionale» (affermando, così, di considerare «concluso il relativo procedimento di controllo», e non riproponendo pertanto le questioni di costituzionalità relative alle norme in base alle quali lo stesso risultava emanato) - ha ritenuto di «poter circoscrivere il riesame, siccome richiesto dalla Corte costituzionale con l'ordinanza n. 144 del 2002, alle questioni di costituzionalità interessate dalle modificazioni apportate agli artt. 117, 118 e 119 Cost. dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3»; che alla stregua, in particolare, dell'art. 117 della Costituzione - avendo esso rovesciato il principio di tassatività delle competenze regionali, determinando le competenze (tassative) affidate in via esclusiva (secondo comma) o concorrente (terzo comma) allo Stato, ed assegnando alle Regioni potestà legislativa esclusiva in ogni altra materia, secondo un disegno volto a rafforzarne l'autonomia normativa - dovrebbe ritenersi precluso allo Stato, con particolare riferimento alla materia “agricoltura e foreste” (ora non prevista nel campo delle materie a competenza concorrente e dunque assegnata in via esclusiva alle Regioni), il potere di fissare i principi fondamentali della medesima materia; che nello stesso segno di rafforzamento dall'autonomia regionale - secondo la rimettente - si collocano sia le modifiche in tema di potestà regolamentare, spettante ora di regola alle Regioni (salvo che nell'ambito della competenza esclusiva dello Stato), che quelle in tema di funzioni amministrative, con il venir meno del parallelismo tra competenze legislative e amministrative posto nel vecchio testo dell'art. 118 della Costituzione, poiché quello nuovo le riferisce ora in generale ai Comuni, salve le esigenze di esercizio unitario alla stregua dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza (ciò che, pur determinando per certi aspetti una compressione della specifica potestà in capo alle Regioni, delinea comunque un globale incremento della potestà delle autonomie locali); che alla stregua del nuovo testo dell'art. 119 della Costituzione deve ritenersi superato pure il precedente orientamento - espresso anche dalla giurisprudenza di questa Corte, ma in base alla formulazione anteriore della disposizione costituzionale suddetta - che riconosceva alle Regioni, in materia finanziaria, solo poteri attuativi delle leggi statali, dovendo la loro autonomia finanziaria ora ritenersi soggetta ai principi posti dalle leggi quadro ma non anche alla normativa statale di dettaglio, dato che il “coordinamento del sistema tributario” è ricompreso negli ambiti di legislazione concorrente; che premesse, dunque, queste osservazioni, la Sezione rimettente ribadisce di aver già sollevato - in relazione al regolamento sulla disciplina delle commissioni provinciali per l'artigianato e dell'albo delle imprese artigiane - questione di legittimità costituzionale dell'art. 20, comma 2, della legge n. 59 del 1997 e del relativo allegato 1, numero 96), per violazione dell'art. 117 della Costituzione, in quanto il regolamento sottoposto a controllo attuava, integrava e specificava principi fondamentali nella materia dell'artigianato, affidata alla potestà concorrente delle Regioni e suscettibile quindi di limitazione solo ad opera di leggi-cornice, abilitate a porre i principi fondamentali della materia; che tale dubbio di costituzionalità - ricadendo ormai la materia dell'artigianato nell'ambito della potestà legislativa esclusiva delle Regioni, a norma del quarto comma del nuovo testo dell'art. 117 della Costituzione (ciò che esclude, pertanto, la possibilità di determinazione di principi da parte della legge statale) - risulterebbe, secondo la rimettente, ancora più marcato, in quanto la determinazione dei principi viene a essere demandata a un regolamento, laddove la potestà regolamentare appartiene, secondo il sesto comma dello stesso art. 117, alle Regioni; che - quanto all'altro regolamento, in tema di adempimenti e procedure nel settore vitivinicolo - la predetta Sezione della Corte dei conti ricorda di aver sollevato dubbi sulla costituzionalità dell'art. 14, comma 3, del d.lgs. n. 173 del 1998, per violazione degli artt. 70, 76, 117 e 118, primo comma, della Costituzione; che, in particolare, le censure formulate alla stregua degli ultimi due parametri costituzionali investivano sia l'avvenuta emanazione - stabilita dalla norma di legge suddetta - di un regolamento “delegato”, in un ambito di competenza legislativa concorrente regionale (e dunque in contrasto con l'art. 117, che, affidando alla legge formale la fissazione dei principi fondamentali della materia, non consentiva che la legge ordinaria potesse demandare la disciplina di detta materia a un regolamento), sia la violazione dell'art. 118, primo comma, poiché il regolamento in questione sembrava conferire all'amministrazione centrale compiti propri della Regione; che tali dubbi - precisa la Corte dei conti - risulterebbero ora «rafforzati» per le stesse considerazioni svolte circa l'altra questione, e ciò sia in riferimento all'art. 117 della Costituzione (posto che anche la materia “agricoltura” è transitata nel campo della potestà legislativa esclusiva delle Regioni), che al successivo art. 118 (poiché i compiti amministrativi in questa materia spettano ora di norma ai Comuni, mentre solo eventuali esigenze di carattere unitario potrebbero giustificare il conferimento di essi a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato); che, pertanto, la Sezione di controllo rimettente reputa tuttora rilevanti ai fini del decidere, e non manifestamente infondate, le questioni sollevate, attinenti ai due regolamenti citati, relative: a) all'art. 20, comma 2 (nel testo sostituito dall'art. 2, comma 1, della legge n. 50 del 1999), e all'allegato 1, numero 96), della legge 15 marzo 1997, n. 59; b) all'art. 14, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, rilevando - in primo luogo - come neppure in occasione del secondo provvedimento di restituzione degli atti la Sezione rimettente si sarebbe fatta carico del problema preliminare della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4, lettera a), della legge n. 340 del 2000, disposizione la cui rilevanza pure era stata segnalata nell'ordinanza n. 77 del 2001 di questa Corte, ciò che indurrebbe a dubitare dell'ammissibilità delle questioni così come riproposte;