[massime]

Processo penale - Procedimento per decreto - Possibilità che la difesa dell’imputato interloquisca sulla richiesta del pubblico ministero di emissione del decreto penale di condanna - Mancata previsione - Prospettata disparità di trattamento, rispetto all’imputato tratto a giudizio con le forme ordinarie, nonché asserito contrasto con il diritto di difesa - Manifesta infondatezza delle questioni.. Manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 459 e 460 del codice di procedura penale, sollevate in riferimento agli artt. 3, 24, e 111 della Costituzione, concernenti la disciplina del procedimento per decreto, in quanto non consentirebbe alla difesa dell'imputato di interloquire sulla richiesta del pubblico ministero prima che il giudice emetta il decreto penale di condanna. Infatti poiché il decreto penale, al di là della denominazione formale di "decreto di condanna", costituisce una sorta di decisione "preliminare", destinata ad essere posta nel nulla in caso di opposizione ed a trasformarsi in pronuncia definitiva di condanna solo nel caso in cui l'imputato, non opponendosi, vi presti acquiescenza, l'omessa previsione di un avviso all'indagato prima della notificazione del decreto penale non si traduce in un sacrificio, costituzionalmente rilevante, del diritto al contraddittorio, che l'imputato potrà pienamente esercitare ove decida di proporre opposizione. - Sul procedimento per decreto, v. citate ordinanze n. 432/1998, n. 325/1999, n. 326/1999 e n. 458/1999. - Sul diritto di difesa, v. citata ordinanza n. 203/2002. - Sul regime della notificazione del decreto, v. citatata sentenza n. 504/2000.