[pronunce]

Come riconosciuto, difatti, dalla stessa ricorrente nella memoria depositata in vista dell'udienza pubblica (e dalla stessa ribadito nel corso del suo svolgimento), sino ad oggi «non risultano emanati decreti attuativi delle norme impugnate», risultando inoltre «scaduto» il termine previsto per l'espletamento di tale incombente, originariamente fissato in un anno, portato a due dall'art. 2, comma 11, della legge 27 luglio 2004, n. 186 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 maggio 2004, n. 136, recante disposizioni urgenti per garantire la funzionalità di taluni settori della pubblica amministrazione. Disposizioni per la rideterminazione di deleghe legislative e altre disposizioni connesse). Siffatta evenienza, determinando una sopravvenuta carenza di interesse, conduce all'esito processuale della declaratoria di cessazione della materia del contendere. 4.— I quattro ricorsi proposti dalla Regione Toscana sono, invece, inammissibili. 4.1. — Deve precisarsi, innanzitutto, che si tratta delle impugnative che hanno investito – in riferimento agli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione, all'art. 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), ed al principio di leale collaborazione – l'art. 1, commi 2, lettere b), i), l), m), n), r), s), v), z), aa), bb), cc) e dd), 5 e 6, e l'art. 3 della legge di delega 7 marzo 2003, n. 38, recante «Disposizioni in materia di agricoltura» (ric. n. 46 del 2003), nonché – in relazione a numerosi parametri costituzionali, di seguito meglio specificati – i decreti legislativi emanati in attuazione della suddetta delega. Si tratta, segnatamente, dei ricorsi con cui sono stati impugnati – in relazione agli artt. 76, 97, 117 e 118 della Costituzione – gli artt. 13, comma 4, 14, comma 6, 17, comma 1, e 18, commi 2 e 4, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, recante «Disposizioni in materia di soggetti e attività, integrità aziendale e semplificazione amministrativa in agricoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettere d), f), g), l), ee), della legge 7 marzo 2003, n. 38» (ric. n. 61 del 2004) , nonché – in riferimento agli articoli 76, 117, 118 e 119 della Costituzione – gli artt. 2, 3, 4, 5, 9, 12, 15, comma 1, 16, 17, 18, 19 e 20 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154, recante «Modernizzazione del settore pesca e dell'acquacoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 7 marzo 2003, n. 38» (ric. n. 86 del 2004) , ed infine – in riferimento agli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione – gli artt. 1, 2, 3, 4, 9 e 10 del decreto legislativo 26 maggio 2004 n. 153, recante «Attuazione della legge 7 marzo 2003, n. 38, in materia di pesca marittima» (ric. n. 87 del 2004). 4.2.— Per ciascuno dei quattro ricorsi suindicati le deliberazioni della Giunta regionale della Toscana, che hanno autorizzato la loro proposizione, appaiono inficiate dal medesimo vizio di genericità, ciò che si traduce in una causa di nullità dei medesimi ricorsi per indeterminatezza del loro oggetto. Tutte le deliberazioni, difatti, recano la generica autorizzazione ad impugnare, rispettivamente, la legge di delega n. 38 del 2003 ed i decreti legislativi n. 99, n. 153 e n. 154 del 2004, senza che siano state specificamente individuate né le disposizioni asseritamente illegittime, né le norme costituzionali violate. In proposito, giova richiamare la costante giurisprudenza di questa Corte secondo cui debbono ritenersi inammissibili i ricorsi delle Regioni quando la deliberazione della Giunta regionale, di autorizzazione al Presidente a proporre il ricorso, «omette di indicare specificamente le disposizioni da impugnare e le ragioni della impugnativa e si limita ad affermare che la legge stessa “appare in più parti invasiva delle competenze attribuite alla Regione dagli artt. 117 e 118 della Costituzione”» (così la sentenza n. 50 del 2005; in senso conforme anche la sentenza n. 384 del 2005). Infatti, «è principio più volte affermato» quello secondo cui «la delibera di autorizzazione al ricorso di cui all'art. 127 Cost. può concernere l'intera legge soltanto qualora quest'ultima abbia un contenuto omogeneo e le censure siano formulate in modo tale da non ingenerare dubbi sull'oggetto e le ragioni dell'impugnativa» (sentenza n. 50 del 2005). Evenienze, queste ultime, da escludere nel caso di specie, se si considera, da un lato, che l'intervento del legislatore statale – il rilievo vale segnatamente per la legge n. 38 del 2003 – ha investito, secondo la stessa prospettazione della ricorrente, differenti ambiti materiali (quello dell'agricoltura e quello della pesca), nonché, dall'altro, che l'eterogeneità delle disposizioni censurate e dei parametri evocati – l'osservazione questa volta concerne anche le impugnative dirette contro i predetti decreti legislativi n. 99, n. 153 e n. 154 del 2004 – è tale, appunto, da poter ingenerare dubbi sull'esatta portata dei ricorsi, e dunque sostanzialmente sul loro oggetto. 4.3. — Né, del resto, l'esito processuale della declaratoria di inammissibilità può essere escluso in forza delle deliberazioni di “conferma” delle impugnazioni proposte, allegate dalla Regione Toscana alle memorie depositate in prossimità dell'udienza di discussione; deliberazioni adottate diversi mesi dopo la proposizione dei ricorsi e, dunque, a termini perentori di impugnazione abbondantemente scaduti. Esse, infatti, non possono avere l'efficacia di “sanare” i vizi che inficiavano le deliberazioni “originarie”, giacché ciò si porrebbe in contrasto con la natura perentoria del termine previsto per la proposizione dei ricorsi in via principale. Ed è significativa – nella medesima prospettiva – la previsione dell'art. 182 del codice di procedura civile (applicabile anche al giudizio innanzi a questa Corte), la quale, nel consentire anche ex officio la sanatoria dei difetti di rappresentanza o di autorizzazione, fa comunque salva l'ipotesi in cui «si sia avverata una decadenza». 4.4.— Quel che rileva nel caso di specie è, dunque, unicamente la verifica della idoneità delle deliberazioni “originarie” a “sostenere” i ricorsi regionali, ciò che tuttavia deve escludersi, proprio alla luce delle considerazioni sopra svolte. 4.5. — Né, d'altra parte, può accogliersi la tesi della Regione Toscana, secondo cui il difetto di specificità che connota l'oggetto delle proposte impugnative potrebbe comunque ritenersi superato.