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Disciplina dell'attività di rappresentanza degli interessi particolari e istituzione del registro pubblico dei rappresentanti di interessi. Onorevoli Senatori. – L'opinione pubblica sollecita sempre più a promuovere la trasparenza dei processi decisionali, per garantire l'interesse generale anche attraverso il necessario confronto con gli interessi particolari, sempre più rappresentati dai gruppi di pressione o lobby. Questa esigenza è stata già avvertita e affrontata in altri Paesi occidentali. In Italia, la questione si lega alla crisi dei grandi partiti, che per decenni hanno svolto un compito di mediazione democratica degli interessi economici, sociali e culturali. L'assenza di luoghi di mediazione e la debolezza dei corpi intermedi impongono una riflessione seria sulla qualità della rappresentanza e, nel contempo, invitano ad arginare lo scatenamento di istanze e pressioni che intendono orientare a proprio vantaggio la decisione pubblica. La necessità di stabilire regole e procedure che presiedano al rapporto fra gruppi di pressione e classe politica è divenuta dunque improcrastinabile. L'Unione europea ha già dato indicazioni in tal senso. Fin dal 2005, la Commissione europea ha varato l'iniziativa europea per la trasparenza, che si è poi sostanziata nella pubblicazione di un Libro verde dedicato, in parte, alla trasparenza e alla rappresentanza degli interessi (lobbismo). Nel Libro verde il lobbismo viene definito quale componente legittima dei sistemi democratici e si prevede il sostegno finanziario a determinati gruppi d'interesse (ad esempio di consumatori, di disabili eccetera) perché siano meglio riconosciute le loro ragioni. È inoltre stabilito che ogni intervento sul procedimento deliberativo sia reso noto alla pubblica opinione, insieme con la missione e con le forme di finanziamento dei gruppi lobbistici. Nel giugno 2011, la Commissione europea e il Parlamento europeo hanno istituito il Registro comune per la trasparenza. Il nuovo strumento amplia la platea dei potenziali lobbisti (aggiungendo anche studi legali, organizzazioni non governative eccetera) allo scopo di raccogliere e rendere disponibili le informazioni su tutti i soggetti in grado di influenzare la politica europea, così da contribuire a fare dell'Unione europea una democrazia più partecipativa. A tale scopo sono stati aumentati il numero e la completezza delle informazioni richieste ai lobbisti, imponendo ad esempio di specificare quali iniziative legislative sono state sostenute, quali finanziamenti si sono ottenuti dall'Unione europea, eccetera. Chi si iscrive nel Registro accetta, inoltre, di rispettare il Codice di condotta comune e di essere sottoposto alle eventuali sanzioni. L'iscrizione nel Registro europeo resta tuttavia facoltativa e, in pratica, è possibile continuare ad esercitare la mediazione lobbistica anche senza essere iscritti e quindi senza avere obblighi né codici da rispettare. Nell'aprile 2014 è stato raggiunto un nuovo accordo tra il Parlamento e la Commissione europea sul Registro, operativo dal 2015. Le principali novità riguardano le modalità di dichiarazione delle risorse umane che svolgono attività di lobby; la richiesta di informazioni supplementari sulla partecipazione a comitati, forum , intergruppi e strutture analoghe in seno all'Unione europea e sui provvedimenti legislativi seguiti dalle lobbies; l'estensione a tutte le entità registrate dell'obbligo di dichiarare i costi stimati relativi a tali attività. È poi prevista una procedura semplificata di « allerta e denuncia » che consente di esercitare un controllo più rigoroso sulle informazioni potenzialmente fuorvianti e di trattarle in modo più efficiente. Vi sono ulteriori incentivi per incrementare l'efficacia della registrazione, come l'obbligo di registrarsi per chi desidera incontrare membri della Commissione, membri di gabinetto e direttori generali e per tutte le organizzazioni che intendono prendere la parola nelle audizioni del Parlamento europeo. Il 12 marzo 2016 la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere contributi sull'attuale regime di registrazione per i rappresentanti di interessi che cercano di influenzare il lavoro delle istituzioni dell'Unione europea e per verificare l'opportunità di rendere obbligatorio il registro. Già nel 2013 l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE ) aveva individuato alcuni elementi per una regolamentazione efficace del sistema delle lobby . I principali punti di una buona legislazione in materia, secondo l'OCSE, sono i seguenti: – definizioni chiare di lobbista e di attività di lobbying, prive di ambiguità; – requisiti di trasparenza che forniscano informazioni pertinenti sugli aspetti chiave dell'attività di lobbying e sui soggetti che la pongono in atto, tra cui l'obiettivo dell'attività, i beneficiari, le risorse finanziarie e gli scopi; – regole e linee guida che definiscano gli standard di comportamento (tra cui, ad esempio, il divieto di utilizzare indebitamente informazioni confidenziali, il conflitto di interessi eccetera); – procedure di individuazione e di collaborazione inserite in un contesto coerente di strategie e di meccanismi d'azione, quali il monitoraggio; – promozione di una cultura dell'integrità e della trasparenza nella pratica quotidiana, mediante un'informazione periodica e l'interazione con le entità coinvolte, al fine di ottenerne la collaborazione. Anche il Consiglio d'Europa ha affrontato la disciplina delle lobbies nell'ambito della lotta alla corruzione nei Paesi membri. Il tema è oggetto dell'attività del Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO), organismo costituito in seno al Consiglio d'Europa nel 1999. Il rapporto tra lobbying e corruzione è stato tra i temi del seminario parlamentare organizzato il 2 dicembre 2013 a Belgrado dal Parlamento serbo e dall'Assemblea del Consiglio d'Europa, dal titolo « Meccanismi utilizzabili dai parlamenti nazionali per fronteggiare la corruzione ». Il Consiglio d'Europa, attraverso il Comitato europeo per la cooperazione giuridica (CDCJ), ha lavorato alla preparazione del progetto di raccomandazione del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulla regolamentazione giuridica delle attività di lobbying nel contesto del processo decisionale pubblico. Prima di completare la preparazione di tale strumento giuridico, il CDCJ ha organizzato una consultazione sul progetto di raccomandazione. Questa consultazione ha coinvolto la società civile, le imprese e gli enti pubblici nel processo di sviluppo del futuro strumento giuridico, adottato poi dal Comitato dei Ministri il 22 marzo 2017. Con riferimento al panorama internazionale, si rammenta, in primo luogo, che le due assemblee del Parlamento francese hanno avviato da tempo una riflessione sulla materia delle lobbies. In particolare, il Bureau dell'Assemblea nazionale ha adottato, il 2 luglio 2009, alcune regole di trasparenza e di etica applicabili all'attività dei rappresentanti dei gruppi di pressione presso l'Assemblea. Il 7 ottobre 2009 anche il Senato ha adottato una serie di misure volte a inquadrare meglio, in termini di trasparenza, deontologia ed equità, le attività di lobbying. Il Bundestag tedesco è stato il primo Parlamento in Europa a prevedere disposizioni specifiche volte a regolare i rapporti istituzionali con i gruppi di pressione.