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Arriviamo a questo benedetto decreto-legge chiamato cura Italia, signor Sottosegretario. Avremmo auspicato provvedimenti più diretti, più immediati; avremmo auspicato che quei soldi che state approvando oggi fossero stati destinati direttamente sui conti correnti di nostri concittadini. Lo sta facendo la Spagna; lo sta facendo la Francia. Avremmo auspicato che quei soldi fossero andati direttamente alle imprese. Bastava un codice. Oggi, un imprenditore spagnolo ha ottenuto un codice e con quello va in banca e ottiene i fondi. Voi, invece, con roboanti annunci state creando illusione. Se aveste fatto due chiamate - non tante di più - ai direttori di banca, avreste saputo che sono sobbarcati da numerosi imprenditori che si sono già da essi recati, e questo creerà disillusione. Fate attenzione, perché la rabbia può tramutarsi in una rivolta sociale, signor Sottosegretario. Fate attenzione! Dico con molta franchezza che avete scelto un altro percorso, il famoso click-day dell'INPS. Pensi per un solo attimo, lei che rappresenta il PD, se a parti invertite fosse accaduto quello che è accaduto all'INPS con i 5 Stelle all'opposizione. Si sarebbero barricati sul tetto del palazzo dell'INPS; avrebbero denunciato l'incapacità e l'inadeguatezza di quel presidente, magari anche citando la famiglia, e - perché no? - qualche dirigente. Ecco, questo spero sia da monito per quello che hanno fatto negli anni scorsi, perché quello dovrebbe render loro consapevoli che alcune battaglie erano legittime e giuste, ma altre erano esclusivamente propaganda. Oggi che sono al Governo ormai da due anni sono testimoni diretti di quanto sia complesso governare un popolo di 60 milioni di abitanti. Noi sui tetti non ci andremo, anche se quel giorno non abbiamo fatto una bella figura, come italiani, non come parlamentari del centrodestra o di Forza Italia- UDC. In conclusione, signor Presidente, in questo decreto-legge avremmo auspicato un sostegno autentico alle scuole paritarie; lo avete dimenticato. Ancora volta sono penalizzate: quasi un milione di famiglie avrà enormi difficoltà a pagare le rette, e vi è quasi una miopia ideologica nel comprendere che lo Stato non riesce a fare tutto da solo; ha bisogno del contributo in via sussidiaria. Avete scelto una scorciatoia: quella della fiducia, sbarrando totalmente le porte al contributo dell'opposizione, che in questo lasso di tempo si è dimostrata seriamente disponibile. Lo dico sia a lei sia agli amici che tifano contro l'Unione europea, perché chi tifa contro l'Unione europea sbaglia clamorosamente, dal momento che i primi a pagare saranno le famiglie e le aziende. Dobbiamo auspicare che nei prossimi giorni si trovi un accordo in quel consesso internazionale. Avete scelto una scorciatoia ma, nonostante questo, l'opposizione conterà e continuerà a mantenere un atteggiamento responsabile perché noi tifiamo sempre e comunque Italia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, noi di Fratelli d'Italia voteremo contro questo decreto-legge. Non avremmo voluto farlo, è stata una scelta presa non a cuor leggero, perché avremmo voluto, invece, dare un segnale diverso al Paese. Avremmo voluto votare questo provvedimento insieme alla maggioranza, nella consapevolezza che il Paese ha bisogno di unità e responsabilità, per dare un segnale a chi è in prima linea: ai medici, agli infermieri, a chi soffre per la malattia e a chi soffre, per le conseguenze della malattia, la paralisi economica del Paese. Ci abbiamo provato in tutti i modi: abbiamo presentato proposte nei giornali e nella comunicazione; abbiamo elaborato emendamenti e ordini del giorno; abbiamo partecipato a tutti i tavoli a cui ci era stato richiesto di partecipare con spirito costruttivo, tentando di dare il nostro contributo per migliorare il provvedimento. E poi a un certo punto è giunto anche l'importante messaggio del Capo dello Stato, che invitava tutti alla collaborazione istituzionale. Quel messaggio ci ha confortato nella nostra scelta e abbiamo proseguito nella collaborazione. Noi di Fratelli d'Italia siamo giunti anche a ritirare la gran parte degli emendamenti, lasciando solo i più sostanziali, una ventina, affinché fossero esaminati nel merito. La maggioranza e il Governo hanno chiuso le porte in faccia a ogni collaborazione; hanno respinto tutte le proposte senza nemmeno esaminarle. Hanno preferito circoscrivere le proprie competenze di maggioranza in una situazione emergenziale e straordinaria e affrontano la guerra - perché di questo si tratta - come ordinaria amministrazione, con l'egoismo dei burocrati, parlando in questi stessi giorni di come spartirsi le nomine, o addirittura elaborando un decreto, quello che è stato annunciato a tutti i canali televisivi, senza poi ancora sostanziarlo nel presentarlo e pubblicarlo nella Gazzetta Ufficiale , litigando sulle competenze della SACE e creando addirittura nuove commissioni che dovrebbero coordinare l'attività con l'equilibrio certosino di inserire nella commissione il rappresentante ministeriale di uno dei quattro partiti del Governo. Addirittura, nel suo annuncio, il premier Conte è stato molto attento a sottolineare che 200 miliardi (fantasma) sono per l' export , cioè amministrati dai 5 Stelle e da Di Maio, e 200 miliardi, la metà, sono invece per le misure interne sotto la giurisdizione dell'Economia. È stato attento a dire «metà a testa» e «ce li dividiamo questi miliardi fantasma», perché purtroppo "fantasma" sono. Questo provvedimento, che è nato sotto altri auspici - e noi abbiamo votato lo scostamento di bilancio - nasce con lo scostamento di bilancio e parla di 25 miliardi, di cui 20 di scostamento di bilancio. I 400 miliardi sono annunciati in un anno. Di cosa stiamo parlando? Per 25 miliardi è necessario lo scostamento di bilancio, mentre per 400 miliardi (200 per l' export e 200 per la crescita interna) nulla? È soltanto debito. Incentivate i cittadini a fare ulteriore debito e noi abbiamo cercato di farvi capire che non è il momento per indebitare ulteriormente le famiglie e le imprese, se anche in sede europea viene lanciato l'allarme sul rischio che altre famiglie e altre imprese finiscano nell'avvitarsi nel debito e vedano il loro debito dichiarato credito inesigibile, NPL. Già sono 1,4 milioni i soggetti italiani che sono nelle mani degli usurai internazionali, perché hanno avuto il loro debito deteriorato, dichiarato NPL e spesso venduto dalle banche a soggetti internazionali che utilizzano lo stalking bancario per rivalersi sui più disgraziati. In questo provvedimento abbiamo chiesto di affrontare detta tematica, portando al suo interno un disegno di legge che è già in discussione in Commissione finanze del Senato e su cui c'è largo consenso, per consentire a questo milione e più di soggetti, famiglie e imprenditori, di riscattare il proprio debito deteriorato con una sorta di sanatoria, che li metta in condizioni di tornare in bonis e quindi di riprendere l'attività lavorativa.