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Gli elementi salienti, alla luce dei quali francamente ogni volta tento di capire se quest'Assemblea, questo Parlamento e questo Governo sono attenti a quanto accade nel Paese, rappresentano una situazione particolarmente preoccupante: si registra l'1,8 per cento in meno di produzione industriale; ci sono 158 tavoli aperti per crisi aziendali; si contano 2,5 milioni di disoccupati, 13,4 milioni di inattivi, un'economia sommersa di 192 miliardi, 132.000 cervelli in fuga, di cui il 50 per cento giovani e un terzo laureati; il valore degli immobili in tutto il territorio nazionale sta precipitando (oscilla fra il 28 e il 58 per cento); i Comuni impongono ai cittadini, oltre alle tasse deliberate in Parlamento, 36,4 miliardi di tasse (IMU, addizionale IRPEF e TARI); dei cantieri bloccati, che si sarebbero dovuti sbloccare con il cosiddetto sblocca cantieri, non se n'è mosso neppure uno. Ma non basta tutto questo. Oltre al Parlamento, che già ci mette del suo, e al Governo, che ci mette altrettanto del suo, anche i Ministeri, nell'assetto burocratico, fanno la loro parte. È notizia di qualche giorno fa che, pensate, in un Paese meraviglioso, baciato dal sole, con tre quarti del patrimonio culturale del mondo, in cui l'arte, la cultura, l'ingegno predominano e pittori e scultori si possono dedicare al futuro e guardare avanti, con gallerie d'arte distribuite in tutta la penisola italiana, ebbene, dal 20 di novembre i galleristi devono sottoporre ad adeguata verifica chiunque entri nel negozio e compri un pezzo. Pensate a quello che accade quando si va ad aprire un conto corrente in banca. Se mi permettete, ricordo quel bellissimo film, «Johnny Stecchino», quando Benigni dice: «Ai siciliani chiedetegli tutto, ma non le banane». Vi ricordate che lui pensava che gli sparassero per le banane, invece gli sparavano perché assomigliava al suo sosia mafioso. Ebbene, sta succedendo la stessa cosa: vai in banca ad aprire un conto corrente e lì comincia la tragedia, perché ti chiedono tutto; devi andare preparato, anche con le analisi del sangue della famiglia, dei nonni, degli zii e dei nipoti. Ma adesso anche le gallerie d'arte! Quindi, nel Paese in cui l'arte fa da padrona, il gallerista deve sottoporre a chi entra per acquistare un pezzetto da 300 euro ad adeguata verifica. E che siano veloci a portarla, altrimenti tu, gallerista, sai cosa devi fare? Devi fare la segnalazione all'autorità, devi denunciare il tuo cliente, che è venuto a comprare l'opera d'arte, alla Guardia di finanza. Mi sembra normale, lo fanno tutti. È come se, quando uno va al ristorante e per caso gli cade il tovagliolo o fa qualcosa che non deve fare, il ristoratore chiamasse i vigili urbani per denunciare il proprio cliente perché ha sporcato la tovaglia. Se questa fosse una barzelletta, uno potrebbe farsi anche due risate. Ma tutto ciò si somma a un particolare punto di vista. L'altro giorno, in Commissione 8 a , si parlava del parere sul decreto fiscale, perché decreto fiscale e manovra di bilancio vanno a braccetto, almeno in questo Paese. Tutti i miei amici che vivono all'estero mi chiedono come mai l'Italia ogni anno faccia un decreto fiscale cambiando le regole, così che l'anno precedente o quello successivo l'imprenditore non sa mai cosa deve scrivere sulla denuncia dei redditi o cosa portare in detrazione, se acquistare una cosa piuttosto che un'altra. Gli ho risposto che è una cosa tutta italiana, una delle specificità che noi abbiamo, anzi ce ne facciamo un vanto ogni anno cambiano le regole, perché vogliamo che le persone siano rapide e non si adagino sugli allori. Parlando di questo provvedimento, ho fatto un ragionamento che riguarda l'applicazione dell'IMU sui beni strumentali, perché ritengo che, se è sui beni strumentali, debba essere portata totalmente in detrazione, ma questo non c'è. Ho fatto riferimento alla grande invenzione dell'eliminazione del 21 per cento di cedolare secca sui negozi. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,03) ( Segue MALLEGNI). Vi do una notizia, così almeno lo dico anche al collega Misiani. Stiamo attenti, perché dal prossimo anno in poi tutto quello che succedeva prima dell'introduzione della cedolare secca tornerà a succedere: incasseremo meno perché ci saranno nuovamente affitti in nero. E che qualcuno non dica: evasore, in galera! Ti sei permesso di non pagare le tasse! Certo, se affitto un fondo a 1.000 euro al mese e 500-600 vanno via per pagare l'IRPEF, anziché il 21 per cento, com'era prima, è un problema. Sapete perfettamente che l'imposizione al 21 per cento della cedolare secca ha consentito l'emersione di una serie di contratti di locazione, che hanno fatto aumentare il gettito, non diminuire. Se poi ci si mette sopra, come ciliegina sulla torta, la tassazione della cannabis light o del principio attivo 05 THC, la sintesi è che davvero siamo coloro i quali vogliono ammazzare le aziende, distruggere il progresso e cercare di annacquare le idee attraverso una canna. Facciamoli fumare, prendiamo anche qualcosa indietro, tanto poi si dimenticano e pagano tranquillamente le tasse. Concludo su una questione che mi ha impaurito e, devo dire, allarmato. La trovate nei Resoconti della Commissione 8 a del Senato. A questa mia sollecitazione, un collega del Partito Democratico, del quale non cito ovviamente il nome per amor di Patria, mi ha detto, quasi indignato: «Ma dove credi che prendiamo queste norme? Ci arrivano dalla Guardia di finanza, dall'Agenzia delle entrate e dalla Corte dei conti». E io che pensavo che fossero strutture di controllo dello Stato e non che imponessero l'agenda politica al Governo. È da vergognarsi! Concludo... PRESIDENTE. Deve davvero concludere, senatore Mallegni. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Naturalmente, signor Presidente. In ogni caso ringrazio i colleghi che si sono spesi, nottetempo, nelle Commissioni, ma a dire la verità non avrei accettato l'elemosina della maggioranza, non avrei accettato nulla di quanto stato approvato delle nostre proposte, perché, in questi casi, bisogna alzarsi e andare via. Lo dico con grande rispetto, ma non meritate, colleghi, che ci sia qualcuno che dialoghi con voi e che abbia la voglia, come ho fatto io e come hanno fatto altri, di dialogare con voi. Questa è veramente una cosa che non mi perdonerò mai. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, la legge di bilancio è un atto politico, perché compie delle scelte e indirizza le risorse dello Stato verso una misura o un'altra. La prima scelta della legge di bilancio per il 2020 è la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, per 23 miliardi di euro, senza rimodulazione. Se ne sarebbero potute fare altre, ma è stata fatta questa scelta, giusta.