[pronunce]

4 settembre 1998, n. 8781), non è affatto incompatibile con il riconoscimento di una piena efficacia dichiarativa alla iscrizione della cessazione dell'impresa nell'apposito registro; che è infatti del tutto coerente con i principi della pubblicità dichiarativa la possibilità per i terzi di provare la non veridicità del fatto iscritto e, dunque, in ipotesi, di dimostrare il compimento di atti di esercizio dell'impresa successivamente alla iscrizione della sua cessazione; che l'interpretazione che il rimettente ritiene lesiva di principi costituzionali è pertanto erroneamente qualificata in termini di diritto vivente e non è sicuramente l'unica compatibile con il tenore della norma; che la questione va pertanto dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi innanzi alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 10 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione, dal Tribunale di Monza con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 novembre 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Marini Il cancelliere: Fruscella Depositata in Cancelleria il 7 novembre 2001. Il cancelliere: Fruscella