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È evidente che la nostra Carta costituzionale, chiedendo una maggioranza rafforzata, indica la strada della condivisione e della responsabilità nazionale e considero positivo che in quest'Aula oggi, probabilmente, si raggiungerà un'unanimità necessaria, che rafforza la credibilità di questa istituzione. Trentadue miliardi di indebitamento netto aggiuntivi, dopo gli oltre 120 già autorizzati, dimostrano la drammaticità della crisi pandemica, la sua unicità e la difficoltà che il Governo ha inevitabilmente affrontato per superare la stessa e per portarne fuori l'Italia. Ecco perché dobbiamo considerare il senso delle parole che utilizziamo. Recuperiamo la credibilità delle istituzioni che rappresentiamo, proviamo a dare senso compiuto e profondità alle parole. Non possiamo nemmeno considerare la funzione del Ministro come, di fatto, qualcosa che riguarda la poltrona. Per piacere, torniamo a considerare il significato delle parole. Il Ministro, al pari di un maestro (dalla parola magister ), o di un medico, rappresenta l'identità di una comunità e il ruolo più importante e più prezioso da salvaguardare. Smettiamo di usare termini incompiuti, privi di qualsiasi connessione con il senso etimologico delle parole. Il Ministro ha la funzione fondamentale di guidare il Paese fuori dalla pandemia e dunque dobbiamo rappresentare la dignità di queste istituzioni, se vogliamo offrire ai cittadini la credibilità e la responsabilità nazionale, che in questo voto oggi si manifesta. Considero questo passaggio politicamente rilevante, perché significa che quando in gioco c'è il bene comune del Paese, la necessità di salvaguardare gli ammortizzatori sociali e di garantire alle imprese la liquidità necessaria per superare questa fase, l'ostinato lavoro teso ad accompagnare l'Italia fuori dalla crisi pandemica richiede giustamente il superamento degli steccati e delle barriere tra maggioranza e opposizione, mettendo in campo una condivisione necessaria, quando in gioco c'è il destino del Paese. Stiamo infatti parlando di questo ed ecco perché dobbiamo restituire credibilità e dignità alla politica. Lo si fa se, prima di tutto, tra noi riconosciamo la responsabilità delle Assemblee parlamentari e la credibilità dei provvedimenti che stiamo esaminando. Cominciamo a sfatare i luoghi comuni: dobbiamo riconoscere che non siamo all'interno di una fase economica, nella quale si possa parlare di ordinarietà. Chiedere ad un Governo di attraversare una pandemia, superando contemporaneamente nodi strutturali, economici, sociali e di disuguaglianza, che ci trasciniamo da vent'anni, non è degno della buona politica. La buona politica sa distinguere le fasi. Con queste risorse stiamo portando l'Italia fuori dalla pandemia e sappiamo che dobbiamo unire, soprattutto col nuovo decreto ristori, la gestione emergenziale e una lettura compiuta della crisi pandemica, che inevitabilmente richiede una visione e risposte nuove, per creare crescita economica, per superare le disuguaglianze e per costruire un nuovo modello di sviluppo economico, con il nuovo volto dell'Europa. Questa è una sfida grande, enorme, che richiede responsabilità e sono orgoglioso che il Partito Democratico si collochi dalla parte della stessa, in questo passaggio così difficile e così delicato. È la nostra identità, sono le radici naturali della nostra appartenenza politica. Non dobbiamo avere paura nell'assumerci questa responsabilità e non dobbiamo neanche avere paura di chiedere, di sforzarci di allargare il confronto, di costruire condivisione anche con le opposizioni, quando in gioco sono l'interesse nazionale e il destino dei giovani, ai quali stiamo chiedendo uno sforzo enorme. Stiamo infatti aggiungendo debito e chiedendo limitazioni, perché il distanziamento, che viene richiesto sul piano delle relazioni tra le persone, colpisce e rinchiude le giovani generazioni, chiedendo loro un sacrificio aggiuntivo, ad esempio nella rinuncia ad una scuola in presenza, ma anche nella rinuncia a tante relazioni, che sono parte integrante della crescita e dello sviluppo delle giovani generazioni. Credo allora che, con grande determinazione, dobbiamo riconoscere il lavoro che stiamo compiendo e agganciare alle misure emergenziali un progetto per uscire da questa crisi pandemica. Da qui deriva, a mio avviso, l'importanza anche di intervenire sulla decontribuzione nel campo delle partite IVA. Si tratta di condivisioni ed istanze nate da un confronto con le opposizioni e crediamo che queste misure siano fondamentali, per non lasciare il mondo delle partite IVA nella solitudine e nell'indifferenza. Aver garantito l'universalità di un sostegno, che non c'era, è qualcosa di importante e prezioso, che deve andare oltre un dibattito assurdo sulle poltrone, sulle responsabilità e sulla fuga dalle responsabilità, che in questo momento credo non ci sia consentita. Non è consentito all'Italia scappare dalla responsabilità anche per le sfide europee che abbiamo di fronte, dove ci giochiamo il nostro futuro e il futuro dell'economia e della società italiana. Allora, Presidente, il nostro voto di fiducia oggi non è un voto burocratico, ma è l'interpretazione autentica della nostra identità, è uno stimolo per il Governo a superare il meccanismo dei codici Ateco e a cominciare ad interpretare le filiere come risposta adeguata per riconoscere i necessari sostegni, fondamentali per attraversare questa crisi, alle imprese che hanno perso fatturato, uscendo dal confronto mese su mese e da quei codici Ateco che probabilmente non sono in grado di interpretare per intero la filiera economica. Credo che su queste operazioni, al pari della necessità di destinare nuove risorse per dare velocità al piano vaccinale ... (Il microfono si disattiva automaticamente). ( Applausi) . PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevole Vice Ministro, colleghe e colleghi, nella giornata di ieri il Governo ha ottenuto la fiducia da quest'Assemblea, ma non la maggioranza assoluta, e pur essendo vero che i sondaggi vanno solo annusati e non presi per oro colato, sembra certo che non rappresenta la maggioranza degli italiani. Mentre voi consumavate i vostri intrighi, scontri o dibattiti di Palazzo per il Conte 2 in mutazione, fuori un altro virus in mutazione, il Covid-19, ci ha fatto superare gli 80.000 morti e non si intravede ancora la fine. Un Paese ancora in completo disordine: Regioni multicolori, parametri che variano continuamente, senza un chiaro piano di vaccinazione e a oggi pare senza neanche la certezza di avere i vaccini. (Applausi) . Un Paese senza un quadro di regole, senza un piano per passare dai ristori almeno alla previsione degli accompagnamenti per la ripresa. È scarsa l'evidenza dei 150 miliardi finora spesi. Colleghi, a marzo 2020, il Covid-19 era uno spiacevole ed imprevisto evento. E passi l'euforia dei buoni vacanza, dei monopattini e dei rubinetti, ma da ottobre vi è coscienza di tre dati rilevanti: la seconda ondata di Covid che doveva essere prevista; le nuove chiusure e, come terzo elemento, l'effetto di tutto ciò. Non più ferie forzate, come il primo lockdown , ma conseguenze di lungo periodo: