[pronunce]

La “ragionevolezza” delle norme censurate (artt. 1, comma 1, lettera a) e b); 2, comma 4; 3, commi 1 e 2; 4 della legge n. 87 del 1994) è stata ripetutamente affermata da questa Corte con ordinanze di manifesta infondatezza (n. 207, n. 324, n. 468 e n. 495 del 1995; n. 19 e n. 125 del 1996; n. 55 del 1997). 2.4.- Il giudice rimettente dà atto che è dominante nella giurisprudenza di legittimità e del Consiglio di Stato l'interpretazione secondo la quale la “base di calcolo” di cui alla legge n. 87 del 1994 (essendo tale locuzione testualmente ripresa dalla sentenza n. 243 del 1993) individua gli emolumenti utili (e quindi il 60% dell'i.i.s.) ai fini della composizione lorda della base contributiva, mentre la determinazione di quest'ultima avviene computando la quota netta (80%) di tali emolumenti; sicché la legge n. 87 del 1994 si limita a prevedere, come prescritto da questa Corte, l'inclusione dell'i.i.s. (nella misura del 60%) tra gli elementi computabili ai fini della individuazione della “base contributiva”, ma nulla innova quanto ai criteri (80%) di calcolo dell'indennità di buonuscita. A tale consolidato orientamento giurisprudenziale il giudice rimettente nulla oppone, se non la “discrasia, riferibile ai soli lavoratori soggetti alla disciplina di cui all'art. 36 della legge cit. (n. 829 del 1973)” per cui, “al fine della liquidazione dell'indennità di buonuscita, viene prelevato a carico del lavoratore un contributo (4%) riferito all'intera quota del 60% dell'i.i.s. (e non, invece, alla sola quota utile, del 48%)”; “discrasia”, a giudizio del rimettente, non superata dalla giurisprudenza di legittimità allorché essa invoca il principio di solidarietà. 2.5.- La questione di legittimità posta dal rimettente si appunta sul rilievo che l'entità della contribuzione gravante sui lavoratori soggetti all'art. 36 della legge n. 829 del 1973 - in quanto irragionevolmente maggiore di quella, proporzionata alla sola quota utile, gravante sugli altri lavoratori - comporterebbe che l'i.i.s. andrebbe computata ai fini dell'indennità di buonuscita nella misura intera (60%) e non già del solo 48% (80% del 60%). In altri termini, il rimettente sostiene che la circostanza che la contribuzione del 4% sia calcolata sul 60% dell'i.i.s. comporti che l'intera quota del 60% debba sommarsi agli elementi retributivi computati all'80%, e che tale conclusione sia costituzionalmente dovuta. Al che, tra l'altro, parte resistente oppone che, in realtà, il prelievo contributivo avviene sul 48% (e non già sul 60%) dell'i.i.s. A prescindere dalla fondatezza di tale contestazione, l'inaccettabilità della conclusione cui perviene il rimettente emerge dal rilievo che l'indennità di buonuscita ha bensì natura di retribuzione differita, ma anche (quanto meno, funzione) previdenziale ed assistenziale (cfr. , a proposito dell'indennità di fine rapporto, sentenza n. 99 del 1993); sicché è quanto meno apodittico escludere radicalmente che operi il principio di solidarietà a giustificazione della maggior base (60%), rispetto a quella utile (48%), sulla quale opererebbe il prelievo contributivo. Ed è appena il caso di rilevare che non è in relazione ai singoli elementi che confluiscono nella base di calcolo che va valutata la congruità della contribuzione, ma in relazione all'istituto (qui, l'indennità di buonuscita) che quei singoli elementi concorrono a determinare: e la circostanza che il rimettente invochi - oltre l'art. 36 Cost., il quale, peraltro, si riferisce alla globalità della retribuzione, e non già a singole voci di essa (da ultimo, sentenza n. 470 del 2002) - anche il parametro costituzionale dell'art. 38 costituisce conferma (sentenza n. 506 del 2002) della possibilità che un istituto come l'indennità di buonuscita (così come il T.F.R.) sia disciplinato anche tenendo conto del principio di solidarietà. Peraltro, una volta riconosciuto - come il rimettente riconosce - che per tutti i lavoratori contemplati dall'art. 1, comma 1, lettera b), della legge n. 87 del 1994 l'indennità di buonuscita è calcolata tenendo conto del 48% (80% del 60%) dell'i.i.s. , è contraddittorio invocare l'art. 3 Cost. per arguirne che i dipendenti delle Ferrovie dello Stato - solo perché contribuirebbero con il 4% calcolato sul 60% dell'i.i.s. - devono poter godere di un'indennità di buonuscita maggiorata (rispetto agli altri lavoratori), perché dovrebbe essere calcolata sommando - alle voci utili per l'80% - per intero il 60% dell'i.i.s.. Escluso, per quanto si è detto, che l'entità della contribuzione comporti, quale conseguenza costituzionalmente necessaria, una corrispondente entità nell'indennità di buonuscita dell'elemento sul quale la contribuzione è calcolata, resta soltanto la questione - prospettata tra le righe dal rimettente, ma irrilevante nel caso di specie - della (pretesa) violazione del principio di eguaglianza quanto all'entità in sé della contribuzione, che sarebbe irragionevolmente maggiore per i lavoratori soggetti all'art. 36 della legge n. 829 del 1973 rispetto a quelli la cui contribuzione è limitata ad una percentuale del 48%. In sintesi, se è corretta (come il rimettente riconosce) l'interpretazione dell'art. 1, comma 1, lettera b) della legge n. 87 del 1994 quale norma che, senza incidere sulle modalità di determinazione della base contributiva, si è limitata ad ampliare la base di calcolo dell'indennità di buonuscita, la (pretesa) violazione dell'art. 3 Cost. giammai potrebbe riguardare l'entità dell'indennità di buonuscita, ma soltanto (eventualmente) l'entità della contribuzione, e cioè una questione irrilevante in un giudizio avente ad oggetto il (preteso) diritto a percepire in misura maggiore l'indennità di buonuscita.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 1, lettera b) e 2 della legge 29 gennaio 1994, n. 87 (Norme relative al computo dell'indennità integrativa speciale nella determinazione della buonuscita dei pubblici dipendenti) e 14 e 36 della legge 14 dicembre 1973, n. 829 (Riforma dell'Opera di previdenza a favore dell'Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato) sollevata, in riferimento agli artt. 3, 36 e 38 della Costituzione, dal Tribunale di Brescia con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 marzo 2003. F.to: