[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 4, comma 3, e dell'art. 5, comma 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nel testo risultante a seguito delle modifiche di cui alla legge 30 luglio 2002, n. 189, promosso dal Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, sul ricorso proposto da A. E. L. contro il Ministero dell'interno, con ordinanza del 21 febbraio 2006, iscritta al n. 214 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 28, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 marzo 2007 il Giudice relatore Francesco Amirante. Ritenuto che, nel corso di un giudizio avente ad oggetto l'annullamento di un provvedimento del Questore di Mantova dell'11 gennaio 2005, con il quale è stato rifiutato il rinnovo del permesso di soggiorno ad un cittadino marocchino regolarmente soggiornante in Italia con la famiglia di origine dal maggio 1992, il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 11, 13, 24, 27, 29, 30, 35, 36, 41 e 117, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 4, comma 3, e dell'art. 5, comma 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nel testo risultante a seguito delle modifiche di cui alla legge 30 luglio 2002, n. 189; che – riferisce il remittente – il ricorrente aveva presentato domanda per il rinnovo del permesso di soggiorno e il Questore di Mantova, con il provvedimento impugnato, l'aveva respinta in quanto a carico dell'istante risultava una condanna penale irrogata, con sentenza del 29 settembre 2004, a seguito di patteggiamento e con sospensione condizionale della pena, per il reato in materia di stupefacenti di cui agli artt. 81, secondo comma, del codice penale e 73, comma 4, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309; che l'amministrazione resistente ha chiesto il rigetto del ricorso, depositando una relazione della Questura nella quale veniva riportato il giudizio, espresso dai Carabinieri, di «scarsa condotta morale e civile» del ricorrente in considerazione di due precedenti condanne subite: la prima, per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesione personale continuata e rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale, e, la seconda, per il reato di guida in stato di ebbrezza; che dopo la sospensione, in via cautelare, del provvedimento impugnato e il successivo annullamento della relativa ordinanza da parte del Consiglio di Stato, la Questura di Mantova, con provvedimento del 27 ottobre 2005, ha revocato il permesso di soggiorno provvisorio rilasciato al ricorrente a seguito dell'ordinanza di sospensiva; che, conseguentemente, con motivi aggiunti, anche tale provvedimento è stato impugnato e, con successivo decreto, è stata accolta, in via provvisoria, la relativa istanza incidentale di sospensione; che, con ulteriore provvedimento, è stato, poi, rinviato al merito l'esame della domanda cautelare; che il TAR remittente richiama il contenuto delle disposizioni censurate sottolineando, in particolare, come, in base all'art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 286 del 1998, non è ammesso in Italia lo straniero condannato, anche a seguito di patteggiamento della pena, per una serie di reati, fra i quali quelli inerenti agli stupefacenti, e come il successivo art. 5, comma 5, dispone che il permesso di soggiorno o il suo rinnovo vengono rifiutati quando mancano o vengono a mancare i requisiti per l'ingresso in Italia, con la conseguenza che, in presenza di una condanna per uno dei reati di cui al citato art. 4, comma 3, il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno (o la sua revoca) rappresenta un epilogo automatico, non essendo consentita all'autorità amministrativa alcuna concorrente valutazione della pericolosità sociale in concreto dello straniero; che, in applicazione di tale normativa – il cui tenore letterale non consente, ad avviso del remittente, alcuna interpretazione adeguatrice – nel caso di specie il provvedimento impugnato è stato emanato in via automatica, nell'esercizio di un'attività vincolata della Questura, in conseguenza dell'intervenuta condanna con pena patteggiata, senza alcun vaglio della pericolosità sociale del ricorrente e senza alcuna possibilità di dare rilievo a quegli elementi che hanno determinato la concessione della sospensione condizionale della pena; che da tanto deriva, secondo il giudice a quo, la rilevanza della questione, in quanto solo l'accoglimento della medesima potrebbe comportare l'accoglimento del ricorso; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il TAR remittente sottolinea il contrasto tra gli invocati parametri e le due suddette disposizioni, applicate in combinato disposto, nella parte in cui pongono come «automatico, inderogabile ed assoluto elemento ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno [...] un'unica isolata condanna per determinati reati, anche di lieve o lievissima entità; senza che possa assumere alcun rilievo l'esame dell'eventuale pericolosità sociale dell'istante, compiuto in concreto dall'autorità amministrativa»; che, in primo luogo, la normativa in oggetto violerebbe l'art. 3 Cost., inteso come principio di ragionevolezza e coerenza interna della legge, nonché i diritti fondamentali dello straniero regolarmente soggiornante in Italia, in quanto, pur essendo pacifico che la disciplina della permanenza degli stranieri è affidata alla discrezionalità del legislatore, tale discrezionalità incontra il limite della ragionevolezza da ritenere, nel caso in esame, superato a causa dell'assoggettamento al medesimo trattamento sia dello straniero che per la prima volta chieda di fare ingresso in Italia, sia di quello che, soggiornandovi già da lungo tempo, è, quindi, stabilmente radicato nel territorio nazionale ed ha maturato la ragionevole aspettativa di fermarvisi;