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difficoltà di attenzione, fatica a focalizzarsi su una attività o possibilità di concentrarsi su un compito solo per un tempo limitato; scarse abilità di organizzazione – dimentica di portare i compiti, i libri o gli avvisi a casa e viceversa, generalmente pasticciati, perde oggetti. Scarsa pianificazione per le verifiche in classe. Ha problemi ad adattarsi al nuovo anno scolastico o alla routine scolastica; cade e inciampa – più spesso di altri bambini; scarsa concezione degli spazi – sbatte contro oggetti in classe, fa cadere oggetti dal banco o sbatte contro altre persone; scarsa memoria a breve termine – difficoltà a ricordare o seguire istruzioni, dimentica cosa deve fare come compito per casa, difficoltà a copiare dalla lavagna o a scrivere sotto dettatura; facile affaticabilità, con conseguente necessità di pause di ristoro (da rispettare) ; difficoltà nella socializzazione – spesso interpreta le cose alla lettera; emotivo – spesso a disagio. Il disagio spesso si manifesta con malessere, emicrania, nausea; il bambino potrebbe aver bisogno di supervisione e incoraggiamento per rimanere sui compiti assegnati. Strategie a supporto : assicurare una buona posizione seduta – dovrebbe consentire al bambino di tenere entrambi i piedi appoggiati al pavimento e il bambino dovrebbe essere incoraggiato a mantenere una postura eretta; rendere disponibili fogli con le attività svolte in modo da ridurre la quantità di scrittura necessaria e se necessario scrivere i compiti sul diario; scomporre le attività e i compiti in piccole parti; non dare al bambino più di tre-quattro istruzioni per volta e assicurarsi che sia preparato per le istruzioni prima di dargliele. Siate preparati a dover ripetere le istruzioni più volte; fornire quanto più incoraggiamento e apprezzamento possibile. È vitale che il bambino non perda la propria autostima; concedere più tempo per il completamento di un compito; tenere in considerazione che le difficoltà possono essere più apparenti durante gli scatti di crescita; promuovere un coordinamento tra medici professionisti per fornire indicazioni e consigli sulle disposizioni in classe e per le lezioni di educazione fisica. Scuola secondaria : le abilità motorie appaiono inferiori rispetto a quelle dei coetanei ed i movimenti appaiono maldestri; persistono difficoltà rilevanti durante le lezioni di educazione motoria, nei giochi di squadra e/o negli sport di squadra; permangono difficoltà nella scrittura a mano, sia in termini di leggibilità, sia in termini di velocità di scrittura; permangono difficoltà nell'area matematica, con particolare riferimento alle difficoltà correlate ai concetti astratti e possibile conseguente criticità nella comprensione di problemi e di funzioni e/o nello svolgimento; appaiono scarse le abilità relate alla motricità fine, quali, ad esempio, quelle necessarie per il corretto utilizzo di materiale scolastico specifico (squadre, riga, compasso, penne a china, gomma, eccetera) indispensabile nelle lezioni di educazione tecnica e di geometria; residuano difficoltà a vestirsi/svestirsi, abbottonarsi, chiudere le zip , allacciare le stringhe delle scarpe, eccetera; risulta scarsa la competenza nel valutare le distanze e le velocità; appare deficitaria la consapevolezza spaziale sia negli spazi ampi, quali palestra e cortile, sia negli spazi piccoli, come il foglio di educazione tecnica o la pagina del quaderno di geometria; emerge facile faticabilità a scuola; risultano scarse le capacità di organizzazione del materiale (predisporre il materiale necessario per preparare lo zaino in autonomia), dei compiti a casa, della gestione delle comunicazioni sul diario scolastico e degli avvisi, frequentemente il materiale o gli oggetti vengono persi e/o dimenticati; risultano scarse le abilità di copia e di memorizzazione a breve termine (scrittura sotto dettatura, capacità di prendere appunti durante le lezioni); possono manifestarsi scarse capacità relazionali di socializzazione coi pari (rischio di isolamento e di essere vittima di bullismo); appare fragile la flessibilità, con conseguente scarsa capacità di adattarsi a situazioni nuove e insolite; emerge una certa fragilità di comprensione, che si manifesta con difficoltà a comprendere i modi di dire, le metafore e i proverbi, con tendenza a prendere tutto «alla lettera». Si comprende dunque come per gli alunni/studenti con disprassia, indipendentemente da comorbilità con altri disturbi, sia fondamentale la figura dell'adulto di riferimento, che nell'ambiente scolastico è rappresentato dall'insegnante di sostegno. La giornata dell'alunno con disprassia è una successione ininterrotta di gesti complessi che necessitano di organizzazione prassica e spaziale, che non fanno altro che metterlo in difficoltà, svelano le sue incapacità, divorano le sue risorse attenzionali, finiscono per peggiorare inevitabilmente i suoi ritardi nel corso della giornata. La posta in gioco non è solo l'apprendimento di qualche sapere, un voto al compito in classe o il passare ad una classe superiore, in gioco vi è anche il rischio di sviluppare bassa autostima, di sentirsi inadeguati o incapaci, con conseguente aumentato rischio di deviare verso un atteggiamento di rinuncia, ritiro e abbandono, oppure al contrario verso modalità provocatorie, nel momento in cui l'ambiente scolastico non risulta accogliente (sia nell'orario di lezione, sia durante la ricreazione, le pause e lo sport). Troppo spesso, infatti, ai docenti e agli stessi insegnanti di sostegno mancano le competenze necessarie per svolgere adeguatamente il proprio compito. Di seguito alcuni commenti di educatrici di scuola materna e di insegnanti di scuola primaria che non riconoscono la disabilità dei loro alunni: «sembra un pagliaccio, non sta mai fermo, si distrae in continuazione. Non si applica come dovrebbe»; «è sempre conciato da far paura, si infila la scarpa destra al posto della sinistra e viceversa, la camicia gli penzola fuori dai pantaloni, si infila la maglietta al contrario. A casa sua madre lo veste e così non impara. Io lascio che si arrangi da solo, ma impiega un secolo e poi rinuncia»; «non gli interessano i lavori che facciamo in classe, non vuole fare i puzzle , non disegna, non vuole tagliare con le forbici. Non è socievole, non guarda nemmeno in faccia i suoi compagni»; «è un bambino simpatico, ma a casa non lo educano. Non sa andare in bagno da solo. Quando mangia è un disastro. Non vuole applicarsi»; «ha una calligrafia pessima, non riesce a scrivere in modo ordinato, stando nelle righe. In matematica non riesce a incolonnare i numeri. Si stanca subito. È un bambino sveglio, potrebbe applicarsi di più». È evidente, in queste parole delle insegnanti, la mancata consapevolezza dell'origine neurobiologica dei problemi del bambino. In Italia, dove la disprassia non è riconosciuta come disabilità, la legislazione pone l'accento sull'inclusione, ma i nostri insegnanti spesso non posseggono adeguata formazione.