[pronunce]

Gli interventi previsti dalla disposizione censurata rientrerebbero in definitiva tra quelli conservati alla competenza statale dall'art. 18, lettera o), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), trattandosi di misure finanziarie volte ad incentivare gli investimenti e l'espansione del mercato in ampi ed importanti settori produttivi in una prospettiva che – per rilevanza dei settori, dimensione territoriale, generale accessibilità e simultaneità degli interventi – si riflette chiaramente sull'intera economia nazionale. Per quanto concerne il comma 4, l'Avvocatura, precisato che le sole disposizioni vincolanti per le Regioni sono quelle di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2 della norma impugnata, ribadisce che esse costituiscono «principi fondamentali» per il coordinamento della finanza pubblica ai sensi del comma terzo dell'art. 117 della Costituzione, in quanto non esprimono una specifica regolamentazione dei provvedimenti da assumere dagli enti substatali, relativamente agli interventi di propria competenza, ma dettano solo criteri di principio cui si atterrà la disciplina regionale, in funzione dell'unitario obiettivo di contenimento degli oneri finanziari pubblici.1. – La Regione Emilia-Romagna ha impugnato, con un unico ricorso, numerose disposizioni della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), tra l'altro censurando, in riferimento agli artt. 117, commi terzo e quarto, 118 e 119 della Costituzione, l'art. 72, commi 1, 2, 3 e 4, della legge. Ad avviso della Regione ricorrente i primi tre commi della norma impugnata sarebbero lesivi delle competenze regionali, in quanto, anziché disporre il mero riparto tra le Regioni delle somme stanziate dallo Stato quali trasferimenti alle imprese per contributi alla produzione e agli investimenti, prevedono la costituzione di fondi rotativi, gestiti, sulla base dei principi dettati dal comma 2, mediante decreti interministeriali di natura sostanzialmente regolamentare, nonostante che la materia – quella appunto dei contributi all'imprenditoria – debba ritenersi appartenente alla competenza residuale esclusiva delle Regioni. Il comma 4, che qualifica le precedenti disposizioni (ed in particolare quelle di cui al comma 2) come norme di principio e coordinamento, cui anche le Regioni devono adeguare i propri interventi, in relazione a non meglio specificati obblighi comunitari, sarebbe a sua volta lesivo dell'autonomia legislativa e finanziaria delle Regioni stesse, non competendo allo Stato di stabilire le modalità di spesa regionale in un determinato settore. 2. – Per ragioni di omogeneità di materia, la trattazione della indicata questione di legittimità costituzionale viene separata dalle altre, sollevate con il medesimo ricorso, che formeranno (o hanno già formato) oggetto di distinte decisioni. 3. – La questione, quanto ai commi 1, 2 e 3 dell'art. 72 della legge n. 289 del 2002, è inammissibile. Le disposizioni in esame riguardano – come esplicitamente enuncia il comma 1 – «le somme iscritte nei capitoli del bilancio dello Stato aventi natura di trasferimenti alle imprese per contributi alla produzione e agli investimenti», e prevedono che tali somme confluiscano ad appositi fondi rotativi in ciascuno stato di previsione della spesa e siano quindi attribuite ai destinatari dei contributi, a decorrere dal 1° gennaio 2003, secondo criteri e modalità stabiliti con decreti interministeriali di natura non regolamentare, da emanarsi nel termine di cui al comma 3, sulla base dei principi indicati al comma 2. A prescindere da qualsiasi valutazione riguardo alla fondatezza delle censure formulate dalla Regione ricorrente, appare evidente che la prospettata lesione delle competenze regionali, che sarebbe in sostanza rappresentata dall'intervento finanziario diretto dello Stato in materia sottratta alla competenza statale, non è imputabile alla normativa impugnata, ma dovrebbe eventualmente ricondursi alle diverse disposizioni di legge in virtù delle quali avviene l'iscrizione, nel bilancio dello Stato, di somme «aventi natura di trasferimenti alle imprese per contributi alla produzione e agli investimenti». È infatti tale destinazione imposta alle somme di cui si tratta che la Regione ricorrente ritiene contrastante con il riparto delle competenze a suo avviso delineato dai parametri costituzionali evocati, posto che le disposizioni impugnate si limitano a disciplinare la gestione di tali somme secondo modalità che sono coerenti con la loro (preesistente) natura di stanziamento statale finalizzato alla erogazione di contributi alle imprese, senza che da tale disciplina possa derivare alcuna ulteriore lesione dell'autonomia legislativa e finanziaria regionale. 4.– La questione relativa al comma 4 dello stesso art. 72 non è fondata. Le disposizioni vincolanti per le Regioni sono, secondo la più corretta lettura dei commi precedenti alla quale aderisce anche l'Avvocatura dello Stato, quelle di cui al comma 2 relative: a) all'ammontare minimo della quota di contributo soggetta a rimborso; b) alla decorrenza e durata massima del piano di rimborso; c) alla misura minima del tasso d'interesse da applicare alle somme rimborsate. Indipendentemente dalla loro autoqualificazione come norme di principio e di coordinamento, quel che occorre precisare, guardando al loro contenuto diretto a fissare un limite al costo degli interventi, anche regionali, di contribuzione alla produzione e agli investimenti, è che si tratta di disposizioni con finalità di contenimento della spesa pubblica regionale e dirette, dunque, ad incidere sulla finanza regionale. Ora, il coordinamento della finanza pubblica, cui fa riferimento l'art. 117, comma terzo, della Costituzione, è, più che una materia, una funzione che, a livello nazionale, e quanto alla finanza pubblica nel suo complesso, spetta allo Stato. Ciò non esclude, ed in tal senso va letto il richiamo alla competenza concorrente di cui alla citata norma costituzionale, che il coordinamento incidente sulla spesa regionale deve limitarsi a porre i principi ai quali la Regione deve ispirare la sua condotta finanziaria, lasciando, poi, alla Regione la statuizione delle regole di dettaglio della condotta medesima. La norma impugnata è sicuramente rispettosa di tale criterio di riparto, in quanto pone esclusivamente limiti massimi all'onerosità, sotto diversi aspetti, degli interventi regionali di sostegno all'imprenditoria, senza invadere la sfera di competenza riservata al legislatore regionale..