[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 5-ter, terzo comma, della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), introdotto dall'art. 1, comma 3, della legge 26 luglio 1995, n. 328 (Introduzione della prova di preselezione informatica nel concorso notarile), promosso con ordinanza del 4 ottobre 2004 dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio sul ricorso proposto da Catarci Francesco ed altri contro il Ministero della giustizia ed altri, iscritta al n. 90 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 10, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di costituzione di Gervasio Paola ed altri, di Chiarini Lorenzo nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 21 giugno 2005 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; uditi l'avvocato Giuseppina Schettino per Gervasio Paola ed altri e l'avvocato dello Stato Antonio Palatiello per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione I, ha sollevato questione di legittimità costituzionale – per violazione degli articoli 3 e 97, primo e terzo comma, della Costituzione – dell'art. 5-ter, terzo comma, della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), introdotto dall'art. 1, comma 3, della legge 26 luglio 1995, n. 328 (Introduzione della prova di preselezione informatica nel concorso notarile); che il Tribunale rimettente deduce, preliminarmente, di essere stato adito, anche in sede cautelare, da taluni aspiranti notai, i quali – impugnati i bandi, pubblicati in data 9 gennaio 2001 e 31 dicembre 2002, di due concorsi a duecento posti di notaio – censurano specificamente le previsioni concernenti «le modalità di svolgimento della relativa prova di preselezione»; che i predetti ricorrenti, sul presupposto di aver presentato domanda di partecipazione a tali concorsi, hanno dedotto «l'invalidità della previsione impugnata principalmente a cagione dell'illegittimità dell'art. 1 della legge 26 luglio 1995, n. 328, istitutivo della preselezione informatica per l'accesso alle prove scritte del concorso notarile»; che, a loro dire, tale prova preliminare «comprometterebbe una seria e ragionevole selezione, trattandosi di un sistema per sua natura inidoneo a dimostrare l'effettiva preparazione dei candidati e contrario al buon andamento dell'amministrazione», e ciò soprattutto in ragione del fatto che «le sue finalità, di natura organizzativa, interferirebbero negativamente con l'opera di verifica della preparazione dei candidati»; che, sempre ad avviso dei medesimi ricorrenti, «il limite numerico» previsto dall'art. 5-ter, terzo comma, della legge n. 89 del 1913, «introdurrebbe un criterio apodittico di riduzione dei candidati ad un esame di abilitazione professionale, e, subordinando la partecipazione dei concorrenti ad indici numerici che esulano dalla valutazione della loro preparazione, esaspererebbe la natura aleatoria e mnemonica della prova»; che il giudice a quo, previamente sottolineata «l'infondatezza delle censure di parte non riconducibili a questioni di legittimità costituzionale», pone in luce, di conseguenza, la rilevanza di queste ultime, atteso che da esse dipendono, in definitiva, «le sorti dei ricorsi in esame»; che il rimettente – nel ripercorrere le ragioni dell'introduzione della norma impugnata – evidenzia come attraverso lo strumento della procedura preselettiva si siano voluti affrontare «gli inconvenienti derivanti dalla crescente moltitudine dei partecipanti al concorso notarile», ponendo così rimedio all'aggravamento delle «operazioni connesse all'espletamento delle sue prove scritte» ed al prolungamento a dismisura dei «tempi occorrenti per la correzione degli elaborati»; che la finalità della “preselezione” è, dunque, «quella di operare una prima scrematura tra gli aspiranti», e cioè di accertare «il possesso da parte loro di un livello di preparazione minimo»; che, pertanto, non appare irragionevole, «a scopi di semplificazione ed accelerazione dell'iter concorsuale», la previsione «della necessità di sottoporre i candidati ad una prova preliminare preordinata ad accertare il possesso da parte loro dei requisiti culturali di base», rispondendo all'esigenza «di ridurre il numero dei partecipanti alle prove scritte – con conseguente riduzione della complessità e dei tempi della procedura – attraverso un meccanismo semplice e tale da garantire la parità di trattamento degli interessati»; che, dunque, secondo il rimettente lo strumento della preselezione informatica, nella sua configurazione astratta, non si sostanzia «in un sistema ontologicamente inidoneo a dimostrare la preparazione dei candidati e contrario al parametro del buon andamento dell'amministrazione»; che le considerazioni appena svolte, tuttavia, non varrebbero – secondo il giudice a quo – a mandare automaticamente esente dai prospettati dubbi di illegittimità costituzionale la disposizione legislativa che prevede la preselezione informatica nell'ambito del concorso notarile; che, difatti, il «vaglio di una disciplina legislativa in punto di conformità ai canoni di ragionevolezza e buon andamento amministrativo», prosegue il Tribunale rimettente, «non può risolversi nell'ambito di una dimensione puramente astratta, in termini avulsi dalle conseguenze» prodotte «nel suo venire a contatto con la fenomenologia da essa regolata», occorrendo, invece, attribuire rilievo anche a queste ultime, allorché le stesse «non scaturiscono dal concorso di cause anomale o altri fattori contingenti», dovendo piuttosto «considerarsi come fedele proiezione della stessa disciplina sulla realtà regolata»; che alla luce di una valutazione di tale natura dovrebbe prendersi atto, secondo il giudice a quo, che gli svolgimenti del meccanismo preselettivo nel concorso notarile hanno costantemente condotto a limitare l'ammissione alle successive prove scritte ai soli aspiranti non incorsi in alcun errore, sancendo invece l'esclusione di tutti coloro che abbiano commesso «un ridotto numero di sbagli e, al limite, anche uno solo»; che, pertanto, avendo la preselezione «costantemente funzionato nella pratica nel senso di esigere, nei candidati, la mancanza di qualsivoglia errore e la necessità indefettibile del raggiungimento del punteggio massimo», ciò evidenzierebbe «come la realtà abbia reagito in modo difforme da quanto immaginato in sede di previsione normativa», giacché «tutto il complesso apparato sulla classificazione dei quesiti per gradi di difficoltà si è sistematicamente rivelato inutile e privo di senso, così come il rituale della formazione di una graduatoria»;