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Oggi, dopo ben quattordici anni, finalmente si saprà se la volontà popolare verrà rispettata. Stiamo parlando di quella dei cittadini di due piccoli Comuni incastonati nei monti tra le Province di Pesaro e Rimini, piccoli perché assommano circa 2.500 abitanti, ma non insignificanti, perché come tanti altri rappresentano l'ossatura della storia e della cultura di questo Paese degli 8.000 campanili. (Applausi) . È, infatti, dal lontano 2007 che le popolazioni di Montecopiolo e Sassofeltrio hanno votato un referendum per ricongiungersi, come già fatto da altri Comuni della Valmarecchia, alla loro casa naturale, che è la Romagna. È una scelta democratica prevista dalla nostra Costituzione, ma comunque per nulla facile, perché tale esito è stato possibile solo con l'espressione favorevole della maggioranza assoluta degli elettori. Tale elevatissimo quorum deliberativo era reso ancora più difficile da ottenere stante la presenza significativa di elettori residenti all'estero che, sebbene iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), dovevano essere computati nel plenum elettorale. Tale scelta democratica è stata poi osteggiata per anni da chi è democratico solo di nome, ma non di fatto (Applausi) , con un atteggiamento ostruzionistico attuato tramite l'omertosa mancanza del previsto parere che la Regione Marche era chiamata ad esprimere. Stante la volontà di arrivare a una celere definizione della questione, bene ha fatto la Commissione affari costituzionali nel 2019 a verificare che nel frattempo la volontà di queste due comunità non avesse subito mutamenti. A fronte della petizione depositata da una parte consistente, seppur minoritaria, di cittadini, si è seguita la strada, grazie all'ordine del giorno del senatore Calderoli, di consultare entrambi i consigli comunali: quello di Sassofeltrio ha confermato la scelta del distacco, mentre quello di Montecopiolo, appena rinnovato, si è rimesso alla volontà del Parlamento, respingendo nel contempo la proposta di un nuovo referendum. Si arrivò così all'esame in quest'Aula nell'ottobre 2019, quando si era da poco insediato il Governo Conte- bis. Ovviamente i nodi vennero al pettine e la differenza di opinioni all'interno della nuova maggioranza giallo-fucsia fece arenare il provvedimento, con la delusione delle popolazioni interessate, e lo rimandò in Commissione affari costituzionali, dove, anche con un nuovo ciclo di audizioni, abbiamo rifatto praticamente tutta l'istruttoria del caso, ma la conclusione dell'esame è sempre stata la medesima: non vi è modo di modificare o concludere diversamente l' iter, se non terminando l'esame da parte del Parlamento. Non è possibile dichiarare scaduto il referendum come se fosse uno yogurt e non è possibile ripeterlo (Applausi). La Costituzione, infatti, prevede l'esame in tre livelli: nel primo, le popolazioni si sono espresse a maggioranza assoluta; nel secondo, le due Regioni hanno espresso il parere, sebbene la Regione Marche lo abbia fatto - come abbiamo visto - con estremo e sospetto ritardo, mentre la Regione Emilia-Romagna e i romagnoli si sono attivati prontamente ed ampiamente spesi per far rientrare a casa anche questi due ultimi Comuni della Valmarecchia; il terzo riguarda il Parlamento: la Camera dei deputati si è espressa a favore, manca solo il passaggio del Senato. Non è più il momento di nascondersi dietro a un dito o di fare azioni dilatorie: o si approva o si respinge, ma lo si fa oggi (Applausi) . Se qualche Gruppo è contrario, schiacci il bottone rosso. Tutto qui, è semplice (Applausi) . Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, cercando di trovare un aspetto positivo in questa vicenda che ha tenuto banco per quasi tre anni. Vi è la consapevolezza comune - e non credo di poter essere smentito dai colleghi degli altri Gruppi - che il processo di attuazione dell'articolo 132 della Costituzione debba essere riformato o quantomeno subire un adeguato tagliando. Due sono gli ambiti dove ritengo si possa e si debba intervenire: il primo è la modifica del meccanismo di calcolo del quorum, che tenga conto delle mutate condizioni di partecipazione al voto rispetto al passato: calo fisiologico dell'affluenza al voto ed elettorato AIRE che è di fatto impossibilitato a votare, ma conteggiato ai fini del quorum. Sul tema stiamo esaminando in Commissione un disegno di legge della Lega che propone una soluzione; ve ne possono essere altre, parliamone, discutiamone, ma non restiamo inermi. Il secondo ambito è inserire una disciplina legislativa che imponga ai Consigli regionali delle Regioni interessate al distacco e all'aggregazione dei termini perentori entro i quali esprimere il proprio orientamento. Su questo la 1 a Commissione ha approvato un ordine del giorno, cui bisogna dar seguito e non lasciarlo diventare lettera morta. Anche su questo tema esiste già un disegno di legge della Lega in attesa di essere calendarizzato. Concludendo, non essendovi altre vie percorribili e anche in considerazione di quanto ora sinteticamente espresso, ma soprattutto con la convinta volontà di dare seguito alla scelta popolare, auspico che il Senato approvi il disegno di legge in esame e dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier. (Applausi) . CROATTI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CROATTI (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo presenti, colleghi senatori e senatrici, sin dalla nascita del MoVimento 5 Stelle una delle battaglie che abbiamo portato avanti con più forza è stata quella di migliorare e proteggere gli strumenti di democrazia. Al centro è stata sempre messa la figura del cittadino e la delega al politico è un problema oggettivo, perché spesso e volentieri quello che viene scelto dai cittadini non ha poi un percorso all'interno delle Istituzioni. Troppe volte in passato abbiamo visto calpestare le scelte chiare fatte dai cittadini nelle urne, nei referendum e con le leggi di iniziativa popolare. Gli esempi sono tantissimi, a partire dalla formazione dei Governi, che non erano l'espressione della volontà dei cittadini, o addirittura quando è stato cambiato il nome al finanziamento pubblico ai partiti per consentire loro di continuare a intascare una montagna di soldi indecenti che non volevano essere più dati. (Applausi) . O, ancora, non ascoltando la richiesta plebiscitaria di non piegare un bene pubblico come quello dell'acqua al profitto delle logiche economiche. Sono tutti eventi che hanno svilito la volontà delle persone che si sono recati alle urne. Oggi, all'interno di quest'Aula, si discute il tema di due piccoli Comuni, che sembra insignificante davanti alle riflessioni che stiamo facendo in questo momento, ai problemi della pandemia e dell'emergenza sanitaria e alla ripartenza del Paese con il PNRR, considerando tutte le difficoltà che ci sono dietro e i provvedimenti giganteschi come quelli sul bonus del 110 per cento e sul blocco dei licenziamenti. In realtà non è così insignificante, perché si tratta di due Comuni che hanno perso la fiducia nelle Istituzioni. C'è un sottile legame fra il principio della politica che si deve portare avanti e la volontà delle persone che si deve rendere reale.