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So di trovare in lei, come nel Governo tutto (a partire dal presidente Conte, che è sempre stato molto disponibile rispetto all'attività e al lavoro della Commissione), sicuramente degli alleati e dei compagni di viaggio che in qualche modo renderanno attuabili le indicazioni contenute nella proposta di risoluzione e che ci aiuteranno a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati tutti insieme. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il proprio parere sulla proposta di risoluzione presentata. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signor Presidente, sono davvero grata innanzitutto al lavoro della Commissione, alla presidente senatrice Valente e a tutte e tutti i suoi componenti. Sono grata per la discussione di quest'Assemblea, che è stata sinceramente ricca di intensità e di progettualità, volto davvero di quelle istituzioni che creano la necessaria sinergia per farsi volto di una comunità, che è l'unico luogo che può restituire concretezza di speranza alle donne, troppo sole e troppo abbandonate nella tragedia di una violenza subita e troppo spesso taciuta e dimenticata. La relazione ha messo in luce alcune criticità: il tema della complessità delle procedure, della lentezza e della non certezza di un'erogazione efficiente ed effettiva dei fondi. È un dato che io stessa ho rilevato un anno fa, quando mi sono insediata come Ministro; è per questo che nel riparto allora bloccato del 2019 abbiamo voluto mettere indicazioni di progettualità condivisa, di coprogettualità rispetto al livello nazionale, in coerenza con il piano strategico, e di monitoraggio. Tuttavia, ritengo sia importante anche lavorare su azioni di sistema. È per questo che nel riparto 2020, che è oggi all'attenzione del coordinamento tecnico delle Regioni, c'è l'intenzione di un bando e di una progettualità di alcuni fondi destinati ad azioni di sistema, perché è un sistema Paese che va costruito e rafforzato - com'è stato detto - con una molteplicità di soggetti protagonisti, nel quale certamente i centri antiviolenza e le case rifugio, a cui va davvero la gratitudine dell'intero Paese, svolgano e debbano svolgere sempre maggiormente un ruolo nevralgico. Ciò significa formazione, sostegno delle reti territoriali, coraggio di osare temi nuovi correlati alla violenza, come la violenza economica e come il tema del rapporto tra madri e figli, che è uno degli elementi oggi problematici all'interno del nostro processo. Le donne vanno infatti collocate nel divenire di una vita che va quindi resa autonoma anche rispetto alla loro autonomia finanziaria. Restituire la libertà significa anche questo e ciò va inserito all'interno di relazioni fondanti e fondative per la loro femminilità, come la maternità. Questo è un impegno che il Parlamento, il Governo e l'intero Paese possano assumersi. Oggi, a venticinque anni dalla Conferenza di Pechino, lo dobbiamo alla dignità delle donne, ma soprattutto lo dobbiamo alle donne che in questi mesi ci hanno lasciato, uccise tragicamente, trucidate dalla violenza più disumana che si può immaginare: Irina, Larisa, Barbara, Bruna, Pamela, Rossella, Irma, Lorena, Gina, Viviana e Alessandra. Parliamo di un fenomeno, ma dietro quel fenomeno ci sono storie di vita, notti di silenzio lacerate, vite violentate costantemente. E lo dobbiamo a Daniela, a cui è stata operata la violenza più disumana, con l'uccisione di Elena e Diego. L'impegno per Elena, Diego, Daniela e tutte le donne che ho ricordato deve essere oggi quello di andare avanti nello stesso impegno. È per questo che intendo convocare una conferenza straordinaria che veda coinvolti tutti i soggetti oggi protagonisti nel contrasto alla violenza contro le donne, dai centri antiviolenza alle Regioni, la Commissione femminicidio, gli enti locali, le Forze dell'ordine e tutti i componenti della cabina di regia, non solo per verificare il Piano strategico nazionale di contrasto alla violenza maschile contro le donne, ma per disegnare una nuova progettualità, eventualmente un nuovo sistema che accompagni il nostro Paese nel contrasto di questo fenomeno, ma soprattutto nella risposta alle singole vite delle donne alle quali oggi dobbiamo davvero tutto il nostro impegno, sia come istituzione che come Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. Mi scusi Ministro, lo do per scontato, ma le devo chiedere il parere sulla proposta di risoluzione presentata. BONETTI , ministro per le pari opportunità e la famiglia . Scusi, Presidente, l'avevo dato per scontato. Sono ovviamente favorevole alla proposta di risoluzione, assumendomene come Governo tutti gli impegni. PRESIDENTE . Passiamo quindi alla votazione. RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, Ministro, questa è la prima dichiarazione di voto dopo la discussione. Oggi quest'Assemblea si deve esprimere sulla relazione relativamente alla governance dei servizi antiviolenza e sul finanziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Questa relazione - lo sottolineo - è stata approvata all'unanimità nella nostra Commissione di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere e all'unanimità approveremo oggi una risoluzione, "la risoluzione" presentata. Non capita spesso che si registri piena unanimità in Commissione e molto meno frequente è che si voti all'unanimità una risoluzione in Aula. Di questo sono contenta, perché non è questa una materia sulla quale ci si possa dividere. Lo fa solo chi è miope e piccolo. Anzi mi correggo: non è una materia, ma è una questione, qualcosa di più ampio e di più profondo, sulla quale - ripeto - non ci si può e non ci si deve dividere, a meno che non si abbia una visione miope e piccola della stessa questione. Fratelli d'Italia voterà a favore della risoluzione e lo farà perché condivide gli impegni richiesti al Governo, ma soprattutto perché condivide quanto contenuto nella relazione approvata in Commissione. Sostanzialmente, se dovessi sintetizzare, noi - e penso di poter dire noi - abbiamo chiesto più risorse da impegnare nella prevenzione e nel contrasto alla violenza sulle donne, abbiamo chiesto una puntualità e una semplificazione nei finanziamenti, che sono di vitale importanza per la vita, la gestione e l'organizzazione dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Abbiamo chiesto anche una tempistica che non fosse improvvisata, ma certa e che fosse più lunga di quella anno per anno, sapendo perfettamente che purtroppo i finanziamenti previsti ogni anno non arrivano mai a destinazione nei tempi stabiliti e che troppo spesso i centri antiviolenza e le case rifugio devono fronteggiare l'emergenza nell'emergenza, proprio perché i finanziamenti non arrivano in tempo. Abbiamo introdotto altresì la parola monitoraggio per verificare l'effettiva erogazione. In sostanza un grido per diminuire, anche qui o almeno qui, i mali della burocrazia, i passaggi, i rimandi, i rinvii per l'arrivo delle risorse e anche un aggiornamento nell'intesa Stato-Regioni. In definitiva, criteri più puntuali, requisiti chiari anche per gli enti gestori. Quando si parla infatti di queste risorse, si parla di risorse che consentono nella realtà la presa in carico delle donne vittime di violenza e dei loro bambini.