[pronunce]

che il giudice a quo richiama, infine, un ulteriore passaggio della citata sentenza n. 321 del 1998, secondo cui «il diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti (art. 24, primo comma, Cost.) comprende la fase dell'esecuzione forzata, la quale è diretta a rendere effettiva l'attuazione dei provvedimenti giurisdizionali, che non può essere elusa o condizionata da valutazioni amministrative di opportunità»; che, per le ragioni anzidette, il rimettente considera rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, commi 2 e 3, della legge n. 9 del 2007, per violazione degli artt. 24 e 111 Cost.; che la Confedilizia, ricorrente nel giudizio principale, si è costituita nel giudizio di legittimità costituzionale, chiedendo che la questione venga accolta; che, in prossimità della data fissata per l'udienza, la stessa Confedilizia ha depositato una memoria con la quale insiste per l'accoglimento della questione; che la parte privata, pur dando atto che la norma di cui al comma 2 dell'art. 3 della legge n. 9 del 2007 è già stata dichiarata costituzionalmente illegittima con la sentenza n. 166 del 2008, ritiene che ancora si imponga una declaratoria di illegittimità costituzionale del comma 3 dell'art. 3; che, in particolare, la Confedilizia assume che la formale vigenza di quest'ultima disposizione avrebbe dato vita ad una ambigua prassi amministrativa, in virtù della quale il Prefetto di Milano sembrerebbe «giocare sull'equivoco, imputando alla declaratoria di incostituzionalità di cui alla sentenza n. 166 del 2008, in quanto riferibile solo al comma 2 e non anche al comma 3 dell'art. 3 della legge n. 9 del 2007, l'effetto di comportare la semplice “cessazione” per l'avvenire dei compiti della Commissione per la “graduazione” degli sfratti, anziché di travolgere integralmente il “funzionamento” della Commissione stessa, come sarebbe indubitabile che dovrebbe essere in presenza di declaratoria di incostituzionalità tanto del comma 2 che del comma 3 dell'art. 3 della legge n. 9 del 2007»; che, a parere della stessa parte, «in difetto di una esplicita dichiarazione di incostituzionalità del comma 3 dell'art. 3 della legge n. 9 del 2007, resterebbe invero un dubbio, non facile da cancellare, sul significato e la portata da annettere al dato, incontestabile, che tale medesima disposizione è sopravvissuta, appunto, al vaglio di illegittimità di cui alla sentenza n. 166 del 2008»; che, pertanto, la Confedilizia «confida […] nel prudente apprezzamento dell'Ecc.ma Corte affinché ogni possibile incertezza, circa la persistenza nell'ordinamento del comma 3 dell'art. 3 della legge n. 9 del 2007 e dei suoi effetti, possa essere definitivamente rimossa». Considerato che, con ordinanza depositata il 6 marzo 2008, il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, commi 2 e 3, della legge 8 febbraio 2007, n. 9 (Interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali), per violazione degli artt. 24 e 111 della Costituzione; che, successivamente alla proposizione della presente ordinanza, l'art. 3, comma 2, della legge n. 9 del 2007 è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza n. 166 del 2008 di questa Corte, per violazione dell'art. 117, quarto comma, Cost.; che, per effetto di tale pronuncia, la questione di legittimità relativa al comma 2 dell'art. 3 è divenuta priva di oggetto e deve, quindi, essere dichiarata manifestamente inammissibile (ex plurimis, ordinanze n. 45, n. 22, n. 17 e n. 11 del 2009); che il comma 3 dell'art. 3, il quale si limita ad attribuire alle prefetture il compito di convocare e definire il funzionamento e la composizione delle commissioni di cui al comma 2 dell'art. 3, è divenuto inapplicabile a seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale del citato comma 2, con la conseguenza che difetta il requisito della rilevanza della questione; che, pertanto, risulta manifestamente inammissibile anche la questione di legittimità costituzionale relativa al comma 3 dell'art. 3. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, commi 2 e 3, della legge 8 febbraio 2007, n. 9 (Interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali), sollevata, in riferimento agli artt. 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale della Lombardia con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 marzo 2009. F.to: Paolo MADDALENA, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 marzo 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA