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Disposizioni in materia di prevenzione e di lotta al degrado urbano, nonché per la sicurezza metropolitana. Onorevoli Senatori. -- Negli ultimi decenni la sicurezza nei centri urbani ha progressivamente assunto una posizione di centralità, coagulando crescente attenzione dei cittadini, delle Istituzioni, delle forze politiche e, in genere, della «società civile». Un processo di trasformazione della fisionomia delle città, con l'avvento di nuove problematiche, tra le quali l'emergenza migratoria che colpisce pesantemente il nostro Paese, e le ripercussioni che tali mutamenti hanno prodotto e producono sul comune sentire, hanno fatto sì che il tema «sicurezza» diventasse questione di quotidiana evidenza, nonché di fondamentale rilevanza politica. Al di là di qualunque possibile strumentalizzazione, è un dato di fatto che la diffusa penetrazione della criminalità nel tessuto sociale, anche nelle sue manifestazioni più cruente, abbia alimentato nella collettività una forte preoccupazione, consolidando un esteso sentimento di allarme. Le istituzioni, ai diversi livelli di responsabilità, hanno dovuto affrontare in modo credibile questo contesto, elaborando nel tempo strategie di contrasto sempre più complesse. Si è formata via via la consapevolezza del fatto che la criminalità urbana vada fronteggiata con un impegno collettivo, non più basato soltanto sull'equazione «più reati, più polizia», ma che tenga conto di fattori diversificati mettendo in campo tutte le risorse che la società è in grado di esprimere. Si è sviluppata così una sempre più stretta collaborazione interistituzionale, con il coinvolgimento delle amministrazioni locali accanto alle Istituzioni statali, preposte naturalmente alla salvaguardia dell'ordine e della sicurezza pubblica, e la conseguente formazione di una rete di azioni e di interventi armonicamente raccordati. Questa evoluzione è andata di pari passo con una sempre maggiore attenzione dei cittadini, che divengono oggi protagonisti sempre più preziosi, al fianco delle Istituzioni e delle Forze dell'ordine, della legalità nelle nostre città attraverso l'attuazione della cosiddetta «sicurezza partecipata». La domanda di sicurezza, pur avendo seguito una parabola crescente dall'inizio del anni '90 ad oggi, ha subito un'evoluzione. Ha avuto origine dalla richiesta di tutela nei confronti di talune forme di fenomeni criminali, quali microcriminalità o criminalità diffusa, e si è estesa, divenendo più articolata e complessa, a tutta una serie di problematiche concernenti la vivibilità delle città e classificabili come cause di «disordine fisico» -- esempi sono gli edifici abbandonati e incustoditi, la cattiva manutenzione degli spazi urbani e dell'arredo urbano, i rifiuti e veicoli abbandonati su strada, la scarsa illuminazione --, cause di «disordine sociale» -- per esempio comportamenti disturbanti o aggressivi verso residenti e passanti, conflitti tra gruppi, connessi in talune situazioni alla presenza di immigrati o nomadi, presenza di senza fissa dimora, accattonaggio, tossicodipendenza, prostituzione di strada -- fino ad arrivare oggi all'allerta che origina dal terrorismo internazionale di matrice religiosa. Insieme agli episodi di microcriminalità, dunque, anche il degrado urbano, le inciviltà ed il degrado sociale vengono strettamente connessi con la percezione di insicurezza dei cittadini. Ecco perché il presente disegno di legge si propone di affrontare alcune delle emergenze ancora presenti nelle nostre città quali il fenomeno della prostituzione, dell'accattonaggio, il rovistaggio dei rifiuti, il commercio abusivo, il contrasto alla contraffazione e inserisce infine norme in materia di videosorveglianza e di sicurezza partecipata. L'articolo 1 prevede norme in materia di sicurezza partecipata. Si disciplina in particolare la partecipazione di delegazioni rappresentanti dei cittadini ad alcune sedute del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. L'articolo 2 modifica, ampliandolo, il credito di imposta inserito nella legge di stabilità 2016 in favore di chi effettua spese per installare sistemi di videosorveglianza o per altri servizi di sicurezza erogati da soggetti privati diretti alla prevenzione di attività criminali, per la tutela della proprietà privata e della sicurezza pubblica. Il credito di imposta del 30 per cento in favore delle persone fisiche viene esteso anche alle società. Tale credito di imposta viene raddoppiato in favore dei soggetti che finanziano, attraverso forme di sponsorizzazione, l'installazione e la manutenzione di sistemi di videosorveglianza per il controllo di zone pubbliche quali strade, isolati, quartieri. Infine il comma 3 dispone che tali sistemi non debbano essere sottoposti ai limiti massimi di registrazione di sette giorni previsti dalla normativa sulla privacy , che ne inficia l'utilità ai fini della tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico. L'articolo 3 riguarda la prostituzione. L'intervento legislativo previsto dal comma 1 dell'articolo 3 vale a tutelare la sanità, la sicurezza stradale e l'incolumità pubblica contrastando il fenomeno della prostituzione nei casi in cui esso, per luoghi e modalità di esercizio, ponga in pericolo gli interessi pubblici innanzi indicati. Con la disposizione in questione è attribuito al sindaco, che opera quale ufficiale del Governo ai sensi dell'articolo 54 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, la facoltà di individuare nel territorio comunale -- a mezzo di ordinanze contingibili e urgenti -- aree densamente abitate, arterie ad alto scorrimento di traffico e aree prossime ad edifici di culto ovvero di pregio storico-architettonico o ambientale nelle quali sia vietato l'esercizio della prostituzione in ogni sua forma. Con il comma 2 è innovato l'articolo 5 della legge 20 febbraio 1958, n. 75. Viene aggiornata e aggravata la sanzione amministrativa nei confronti di chi si renda autore delle contravvenzioni stabilite dalla norma. Viene prevista una nuova ipotesi di illiceità della prostituzione, ove questa si eserciti nel territorio comunale, nelle aree densamente abitate, nelle arterie ad alto scorrimento di traffico e nelle aree di rilievo religioso ovvero di pregio storico-architettonico, come individuate dal sindaco ai sensi dell'articolo 54, comma 4, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000. È stabilita, altresì, la punibilità, con la sanzione amministrativa da euro 300 ad euro 500 di chi, nelle stesse aree individuate dal sindaco ai sensi dell'articolo 54, comma 4, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, in qualsiasi modo contratti prestazioni sessuali sostando con autoveicoli e così ponendo in pericolo la sicurezza stradale o l'incolumità pubblica. Previa integrazione dell'articolo 1 del codice di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011 è stabilito che può essere destinatario del foglio di via obbligatorio chiunque eserciti la prostituzione nelle stesse aree individuate dal sindaco ai sensi dell'articolo 54, comma 4, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 e chiunque eserciti, nell'intero territorio comunale, il rovistaggio nei raccoglitori di rifiuti predisposti dal comune o il commercio abusivo.