[pronunce]

Al piano consortile in esame non è applicabile l'articolo 11 della legge 31 maggio 1990, n. 128, che ha prorogato al 31 dicembre 1990 il termine di validità dell'art. 25 della legge n. 1 del 1978, non potendo ammettersi la prorogabilità di un provvedimento non più efficace perché scaduto, e nemmeno l'ulteriore proroga triennale di validità di detti piani, prevista dal secondo comma dell'articolo 52 del d.P.R. 6 marzo 1978, n. 218 (nel testo novellato dall'articolo 25 della legge 3 gennaio 1978, n. 1) - il termine è stato a sua volta prorogato dal decreto-legge 13 febbraio 1981, n. 19, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 15 aprile 1981, n. 128 (art. 2) di tre anni (15.1.1984), dal decreto-legge 28 febbraio 1986, n. 48, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, primo comma, della legge 18 aprile 1986, n. 119 (art. 1) per un altro anno, dall'art. 1 del decreto-legge 20 novembre 1987, n. 474, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 21 gennaio 1988, n. 12, fino al 30 giugno 1988, dall'art. 13 della legge 10 febbraio 1989, n. 48, fino al 31 dicembre 1989, e dall'art. 11 della legge 31 maggio 1990 n. 128 fino al 31 dicembre 1990 - in quanto l'art. 52 deve essere interpretato alla luce del suo complessivo disposto: al primo comma è fissata in linea generale in dieci anni la durata dell'efficacia dei piani regolatori consortili; alla data del 15 gennaio 1981 (triennio successivo all'entrata in vigore della legge 3 gennaio 1978, n. 1) è fissata altresì la scadenza dell'efficacia dei piani approvati da oltre un decennio rispetto alla data dei 15 gennaio 1978; in linea generale, è confermata la durata decennale dei piani approvati da meno di un decennio rispetto alla data del 15 gennaio 1978 (com'è quello del Consorzio per l'Area di sviluppo industriale di Caserta), puntualizzandosi che detta durata (decennale) non potrà essere inferiore ad un triennio dalla predetta data (del 15 gennaio 1978). Venendo alla proroga disposta dall'art. 10 della legge della Regione Campania n. 16 del 1998, della cui legittimità costituzionale si dubita, detta norma, rubricata «Piani regolatori delle aree e dei nuclei industriali», al comma 9, dopo aver fissato in via generale l'efficacia dei piani dei Consorzi in dieci anni, espressamente afferma che «La validità dei piani esistenti è prorogata per tre anni dalla data di entrata in vigore» e l'art. 77, comma 2, legge regionale n. 10 del 2001, fornendone l'interpretazione autentica, ha disposto che la proroga di validità ed efficacia dei Piani regolatori delle Aree e dei Nuclei di cui all'articolo 10, comma 9, della legge regionale n. 16 del 1998, è intesa nel senso che la stessa si applica a tutti i Piani esistenti, anche se medio tempore scaduti. Secondo il rimettente, l'art. 10 della legge della Regione Campania n. 16 del 1998 è applicabile al giudizio a quo, mentre non lo era secondo la decisione impugnata del TAR, dal momento che l'espressione «medio tempore scaduti» non poteva riferirsi indiscriminatamente a tutti i piani a.s.i. comunque scaduti (ed indipendentemente dal momento della scadenza), ma doveva riferirsi esclusivamente, in virtù di un'interpretazione conforme a Costituzione, a quei piani venuti in scadenza tra il 1° gennaio 1991 (data di scadenza dell'ultima proroga degli stessi stabilita con norma statale e cioè con la legge 31 maggio 1990, n. 128) ed il 25 agosto 1998, data di entrata in vigore della legge regionale 13 agosto 1998, n. 16, poiché l'intenzione del legislatore regionale era stata quella di eliminare ogni incertezza in materia, raccordando in questo modo, ai fini della efficacia dei piani esistenti, la legislazione statale a quella regionale, con la conseguenza che, pertanto, poiché il piano a.s.i. di Caserta, scaduto il 28 luglio 1980, non rientrava in tale lasso di tempo, ad esso non poteva applicarsi la citata normativa di proroga. Con l'ordinanza di rimessione, la IV sezione del Consiglio di Stato non condivide tale assunto: la tesi dei primi giudici, lungi dall'essere ancorata ad un qualche dato positivo, e neppure ad eventuali lavori preparatori, piuttosto che costituire espressione di una interpretazione della norma conforme a Costituzione, finisce in concreto per comportare una disapplicazione della legge in questione, in quanto incostituzionale, sostituendo inammissibilmente nella regolazione di un caso concreto la volontà del giudicante a quella del legislatore. Il giudice rimettente, proponendosi un'interpretazione fondata sul dato letterale dell'art. 10, comma 9, della legge della Regione Campania n. 16 del 1998, e sull'effettiva intenzione del legislatore, fatta palese dall'interpretazione autentica dell'articolo 77, comma 2, della legge della Regione n. 10 del 2001, per cui lo scopo delle ricordate disposizioni era proprio quello di rendere validi ed efficaci i piani che i Consorzi per le aree di sviluppo industriale avevano già elaborato anche da tempo e che, dunque, fossero suscettibili di immediata attuazione, deduce che l'espressione non tecnica usata dal legislatore che, come ricordato, parla di «piani esistenti», impedisce l'individuazione di qualsiasi lasso di tempo entro il quale individuare la eventuale scadenza dei piani consortili al fine di legittimare la loro proroga legislativa: in realtà la voluntas del legislatore è stata evidentemente quella di "prorogare" (impropriamente, ovvero di far rivivere) tutti i piani approvati, in qualsiasi tempo scaduti. Ciò del resto ben può giustificarsi in considerazione del fatto che la legge n. 16 del 1998 costituisce il primo intervento normativo regionale nell'ambito di una materia così delicata qual è quella dei consorzi per le aree di sviluppo industriale. Motivata dunque l'applicabilità della normativa regionale di proroga del piano a.s.i. di Caserta - che dunque porterebbe all'accoglimento dell'appello - il Consiglio di Stato solleva d'ufficio la questione di legittimità costituzionale della norma richiamata: l'ulteriore vigenza triennale del piano, a partire dall'entrata in vigore della legge regionale n. 16 del 1998, determina compressione del diritto di proprietà per effetto della reiterazione del vincolo e assoggettamento alla procedura espropriativa. L'art. 53 del d.P.R. 6 marzo 1978, n. 218, attribuisce all'approvazione dei piani a.s.i.