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La prima ha riguardato l'estensione di test obbligatori a persone che negli ultimi quattordici giorni sono stati in Spagna, Grecia, Malta e Croazia. Questi test possono essere effettuati o prima della partenza dal Paese di provenienza oppure nei luoghi di arrivo - penso ai porti, agli aeroporti e il nostro sistema si è organizzato in maniera rapida e significativa per predisporre questi presidi nei luoghi di arrivo - o, ancora, nelle quarantotto ore successive presso le nostre aziende sanitarie. Credo che queste misure siano state importanti e in questo passaggio in Aula qui in Senato - sarò più tardi alla Camera - voglio rendere nota una proposta che come Governo italiano stiamo portando all'attenzione di tutti gli altri Paesi europei. La proposta parte da un'idea molto semplice: quando assumiamo una misura di maggiore controllo dei nostri confini e degli arrivi nel nostro Paese non compiamo mai un atto ostile nei confronti di quel Paese, ma è un atto che vuole semplicemente aumentare il livello di sicurezza. La nostra proposta come Governo italiano agli altri Paesi europei, che porterò in modo particolare il 4 settembre alla riunione dei Ministri della salute dell'Unione europea, è che si possa costruire un meccanismo di reciprocità tra i Paesi. Proprio per eliminare dal tavolo questo elemento di ostilità che in alcuni casi viene così interpretato nelle relazioni tra i Paesi, credo che la cosa più intelligente sia condividere un meccanismo di reciprocità. Dobbiamo convivere con questo virus ancora per un tempo significativo. Stiamo investendo sul vaccino (lo dirò alla fine) e sulle cure con tutte le energie che abbiamo, ma è chiaro che di fronte a noi abbiamo nella migliore delle ipotesi ancora alcuni mesi di convivenza. Se proprio non vogliamo stringere le relazioni tra i Paesi, se non vogliamo correre il rischio di arrivare ad ulteriori momenti di riduzione della mobilità tra i Paesi, l'idea di fare test nei principali aeroporti del nostro Continente ci sembra un'idea giusta, che in uno spirito collaborativo e inclusivo ci può portare - crediamo - ad ottenere risultati giusti. La seconda ordinanza che ho firmato durante queste settimane, in modo particolare il 16 agosto, riguarda la sospensione delle attività di ballo, non solo nelle discoteche ma anche in luoghi affini, e l'utilizzo obbligatorio delle mascherine all'aperto dopo le ore 18 nei luoghi dove c'è rischio di assembramento. Voglio utilizzare questo passaggio in Parlamento per chiarire che il Governo nazionale nei suoi provvedimenti formali non aveva mai autorizzato la riapertura delle discoteche, ma com'è noto dal 16 maggio le Regioni hanno avuto la facoltà non solo di applicare misure più restrittive (facoltà che era già prevista nella fase precedente e più drammatica dell'emergenza), ma anche di mettere in campo misure meno restrittive. Dentro quest'ambito alcune Regioni hanno utilizzato queste facoltà. Permettetemi ancora una volta di ribadire che ogni ordinanza comporta evidentemente un sacrificio e un costo per il nostro Paese, ma ritengo che queste ordinanze siano state giuste e opportune e che ci consentono di conservare quel vantaggio rispetto ad altri Paesi di cui ho provato velocemente a parlare. È chiaro che l'orizzonte del Governo e il suo obiettivo fondamentale è in questo momento quello della riapertura delle scuole e anche tutti i sacrifici che stiamo tenendo ancora in piedi hanno quello come obiettivo fondamentale. Penso che chiudere le scuole abbia rappresentato per tutti noi, per me in modo particolare, la scelta più difficile e voglio dire che oggi riaprirle è davvero la nostra priorità assoluta su cui stiamo impegnando tutte le energie di cui disponiamo. (Applausi) . Permettetemi in questa sede di ricordare che stiamo parlando di un grande tema di carattere mondiale: sono stati 190 i Paesi del mondo che durante questi mesi hanno sospeso le attività scolastiche. In questi 190 Paesi gli studenti coinvolti sono stati 1,6 miliardi: stiamo quindi parlando di numeri che - come vedete - hanno una portata di natura planetaria. Mi piace ricordare solo in un istante che il 31 agosto, pochissime ore fa, si è tenuta una conferenza con 53 Paesi del mondo, che l'Italia ha promosso insieme all'OMS e che ho avuto l'onore di copresiedere, che ha avuto come obiettivo fondamentale proprio quello di provare a condividere alcune regole essenziali per la riapertura delle scuole. All'esito di questa riunione con 53 Paesi dell'area europea dell'OMS, che è un'area molto vasta (per fare un esempio c'è anche la Russia), all'interno di tale area abbiamo deciso di costruire una piattaforma permanente per mettere a sistema le migliori esperienze e le nostre conoscenze e anche per poter aggiornare le linee guida che stiamo costruendo sulla base di relazioni innovative che possono arrivarci dal mondo scientifico e dalle nuove conoscenze. Tutte le scuole riapriranno nel mese di settembre e lo faranno in sicurezza. Già ieri è stato molto bello poter vedere le immagini di una parte dei giovani del nostro Paese che, per i corsi di recupero, hanno ricominciato ad entrare negli istituti scolastici. Voglio ricordare in questa sede che pochi giorni fa abbiamo approvato, in Conferenza unificata, con l'opinione unanimemente favorevole delle Regioni, delle Province e dei Comuni italiani, il documento dell'Istituto superiore di sanità e del Ministero della salute sulle linee guida per la gestione dei casi Covid-19 e dei focolai Covid-19; si tratta di un documento che ci consentirà, senza alcuna differenziazione di natura territoriale, di gestire gli eventuali casi e gli eventuali focolai. Io penso che avere su questo un elemento di piena omogeneità nel nostro Paese sia sicuramente un fatto positivo e importante. Sulla base delle linee guida, che - ripeto - abbiamo approvato all'unanimità con tutte le Regioni, i Comuni e le Province del nostro Paese, sta partendo proprio in queste ore un corso di formazione, organizzato dall'Istituto superiore di sanità, rivolto alla nostra popolazione studentesca e, in modo particolare, al personale che lavora nelle scuole, ma anche al personale medico, per poter essere pienamente allineati rispetto agli obiettivi che stiamo costruendo. Come ho avuto già modo di dire in questa Assemblea in altri passaggi, a mio avviso la chiave fondamentale rispetto alla riapertura delle scuole consiste nel ricostruire una relazione organica tra scuola e Servizio sanitario nazionale. Questa relazione è esistita in una fase della storia del nostro Paese: nel 1961 il Parlamento italiano approvò una norma che riguardava la cosiddetta medicina scolastica. Questa rete di relazioni, questo momento di contatto costante tra scuola e servizio sanitario nazionale si è poi andato, un po' alla volta, perdendo; in modo particolare, negli anni Novanta se ne è persa traccia. Ebbene, credo che dobbiamo puntare su questo: ricostruire una relazione organica e strutturata, costante e permanente, tra il servizio sanitario nazionale e il sistema scolastico del nostro Paese. (Applausi) . Se ci saranno - come sarà abbastanza naturale - dei casi positivi nelle scuole, saranno i dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie territoriali a intervenire, con le loro competenze e con le loro conoscenze, a mettere in campo una vera e propria indagine e a disporre le misure potenziali (i tamponi e chiaramente la quarantena) che si possono attuare in caso di positività.