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Il testo dell'articolo 2 reca «misure per incentivare la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane». Quindi si parla di un programma sperimentale al comma 1, non se ne parla al comma 2, ma sostanzialmente ci si riferisce di nuovo a misure sperimentali. Mi chiedo tali misure sperimentali quale fine abbiano, perché se davvero il fine fosse quello di migliorare la qualità dell'aria delle nostre città, dovrebbero prevedere misure finalizzate a questo scopo. Se poi, invece, andiamo a verificare nella sostanza le conseguenze che determina il provvedimento al nostro esame, ci accorgiamo che di misure per il miglioramento della qualità dell'aria non ce ne sono, ma c'è tutt'altro. L'articolo 3, nello specifico, prevede che si possano finanziare progetti sperimentali per il trasporto scolastico. Qualunque persona di buonsenso penserebbe che il fine sia quello di ridurre le emissioni inquinanti determinate dai mezzi di trasporto e il criterio da adottare, di conseguenza, dovrebbe essere quello di intervenire a favore dei mezzi che percorrono tragitti più lunghi perché l'inquinamento determinato da un mezzo di trasporto non si calcola in base al numero degli alunni trasportati, come scrivete nell'articolo 3, ma in base al tragitto percorso. Infatti sappiamo benissimo che se uno scuolabus trasporta uno studente per 20 chilometri inquina molto di più di uno scuolabus che trasporta 20 studenti per un chilometro solo. Quindi il buon senso e la logica avrebbero determinato che il finanziamento venisse erogato per il mezzo che affrontava il percorso più lungo, invece voi, nell'articolo 3, scrivete che il criterio di ammissione al finanziamento è il numero dei ragazzi trasportati. Ecco perché sostengo che si faccia solo ideologia e che non ci siano misure concrete. Purtroppo il mio tempo sta per scadere, quindi, confidando nella bravura dei miei colleghi per entrare nel merito, voglio concludere semplicemente con un accenno a due problematiche che mi stanno particolarmente a cuore. La prima è contenuta nell'articolo 4. Nello specifico, la conclusione del quarto comma dell'articolo 4 prevede che si intervenga per prevenire il rischio idrogeologico laddove ritenuto necessario. A mio avviso la formulazione dell'articolo 4 fa sì che l'applicabilità di questo testo non sia limitata solo alle Città metropolitane, come in teoria dovrebbe essere, ma sia applicabile all'intero territorio nazionale. Questo mio sospetto è suffragato dalla locuzione che ho poc'anzi letto che mi farebbe pensare che l'intento non sia quello di intervenire per la forestazione nelle Città metropolitane ma per adottare misure di prevenzione contro il rischio idrogeologico anche nelle altre aree del territorio. E siccome questo andrebbe a scontrarsi con un disegno di legge già presentato dalla Lega, che prevede, invece, la pulizia degli alvei nelle zone più a rischio, spero che il mio sospetto venga fugato e il Governo chiarisca che l'applicabilità di questo decreto-legge non riguarda, appunto, le zone montane. L'ultima considerazione è la seguente. Vorrei capire quale obiettivo si intende perseguire con l'emendamento 5.0.850, del Governo, che prevede la reintroduzione dei Caschi verdi per l'ambiente. Io ricordo a tutti che noi avevamo già i Caschi verdi per l'ambiente. Si chiamavano Corpo forestale dello Stato, che è stato soppresso! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Vorrei capire se i colleghi del Partito Democratico si sono pentiti di quel provvedimento che, appunto, sopprimeva il Corpo forestale dello Stato e, magari stimolati dal Ministro, che, invece, ne dovrebbe avere un'approfondita conoscenza, vogliono reintrodurli; oppure se si introduce una figura nuova, come nella sostanza sarà. Se questo è l'obiettivo, allora torniamo a discutere di quella riforma scellerata perché, comunque, un corpo che poteva soddisfare tali esigenze, con capacità, esperienza e competenza, già lo avevamo, e lo abbiamo ancora, con le professionalità che avevano acquisito. Non facciamo, quindi, misure specchietto per le allodole - come evidentemente è questa - e cerchiamo di ragionare seriamente su una riforma strutturale dello Stato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quarto. Ne ha facoltà. QUARTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi iniziamo un percorso che dovrà segnare un radicale cambio di rotta nel contrasto al cambiamento climatico, nel miglioramento della qualità dell'aria che respiriamo e, in definitiva, nel nostro stile di vita. Nonostante il suo carattere sperimentale, il disegno di legge n. 1547 è certamente una risposta a modelli di produzione e consumo sbagliati che hanno trascurato il loro principale destinatario: l'uomo. È emblematico che il decreto clima giunga in Aula alla vigilia della festa dell'albero, che ci ricorda, sin dal 1898, la sua importanza per la vita sul Pianeta. Sono convinto sia di buon auspicio per il decreto-legge, incipit del green new deal , pilastro cardine dell'attuale Governo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Il decreto giunge in Aula anche a pochi giorni dal dramma dell'acqua alta di Venezia, simile a quello del tragico 1966. È passato oltre mezzo secolo. Stiamo colonizzando lo spazio, ma non abbiamo salvaguardato una città d'arte incantevole, unica e ineguagliabile. Il pericolo aumentava a causa del cambiamento climatico, ma le paratie miliardarie, ben oliate da tangenti, sono ancora bloccate. (Applausi dal Gruppo M5S) . Poi arriva l'autunno e mette a nudo la fragilità idrogeologica del territorio italiano, aggravata dalle scelte urbanistiche del passato e dagli sconvolgimenti climatici del presente. Le recenti scene apocalittiche di Matera e del Salento sono un doloroso monito. Bisogna agire subito per ridurre le emissioni di gas climalteranti e per migliorare la qualità dell'aria. Il decreto-legge in esame nasce proprio dalla necessità di rispettare una direttiva europea che stabilisce gli obiettivi di qualità dell'aria, volti a migliorare la salute dell'uomo e la qualità dell'ambiente; direttiva non rispettata: due procedure di infrazione per il superamento di NO 2 e PM10, deferimento alla Corte di giustizia per inadempienza, rischio di condanna con esborso milionario. Per particolato e biossido d'azoto, la situazione italiana è drammatica. Abbiamo il primato in Europa per morti premature da esposizione alle polveri sottili PM2.5. Solo nel 2016, sono state ben 45.600. Lo ha rivelato, pochi giorni fa, la famosa rivista «Lancet» nel paper «Countdown on health and climate change», che ha coinvolto 35 enti di ricerca e 120 ricercatori in tutto il mondo. Il particolato con diametro minore di 2,5 disperso nell'aria può penetrare fin negli alveoli polmonari e passare nel sangue. In pericolo è soprattutto la salute dei bambini e dei neonati, con impatto a lungo termine. In Italia risulta molto critica la situazione in Pianura Padana e nei centri urbani.