[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 181, comma 1-quinquies, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), comma aggiunto dall'art. 1, comma 36, lettera c), della legge 15 dicembre 2004, n. 308 (Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione), promosso con ordinanza del 26 giugno 2006 dal Tribunale di Grosseto nel procedimento penale a carico di Ricci Graziana ed altri, iscritta al n. 676 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 6, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 24 ottobre 2007 il Giudice relatore Paolo Maddalena. Ritenuto che, con ordinanza del 26 giugno 2006, il Tribunale di Grosseto, in composizione monocratica ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 181, comma 1-quinquies, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), comma aggiunto dall'art. 1, comma 36, lettera c), della legge 15 dicembre 2004, n. 308 (Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione), nella parte in cui non prevede l'estinzione anche del reato edilizio di cui all'art. 44, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), «in caso di demolizione dell'opera abusiva ad opera del trasgressore prima che venga disposta d'ufficio dall'autorità amministrativa, e comunque prima che intervenga la condanna»; che, in punto di fatto, il Tribunale di Grosseto riferisce di stare giudicando tre soggetti imputati del reato di cui all'art. 44, comma 1, lettera b), del d.P.R. n. 380 del 2001, per avere realizzato opere in totale difformità dalla concessione edilizia; che, in ordine alla rilevanza della questione, il giudice a quo sviluppa, in due distinte parti dell'ordinanza, articolate argomentazioni ed, in particolare, osserva: che dall'istruttoria da esso svolta risulta provata l'avvenuta completa riduzione in pristino dell'immobile oggetto dell'intervento edilizio in conformità alla concessione edilizia; che tale rimessione in pristino sarebbe idonea a determinare l'estinzione del reato paesistico-ambientale previsto dall'art. 181, comma 1-quinquies, del decreto legislativo n. 42 del 2004 (applicabile retroattivamente, quale norma di maggiore favore), «mentre analoga fattispecie estintiva non è contemplata per il reato edilizio oggetto di contestazione»; che tale effetto estintivo del reato paesistico-ambientale si verificherebbe anche ove fosse da seguire l'orientamento (che peraltro il rimettente contesta come eccessivamente restrittivo) espresso dalla Corte di cassazione (sentenza n. 3945 del 2006), secondo cui la riduzione in pristino deve avvenire prima dell'ingiunzione in tal senso dell'autorità amministrativa, non essendo sufficiente, ai fini dell'estinzione del reato, che essa avvenga dopo tale ingiunzione, ma prima della demolizione d'ufficio; che la riduzione in pristino da parte degli imputati è, infatti, intervenuta prima della condanna giudiziale e prima della stessa ingiunzione alla demolizione da parte dell'autorità comunale; che dall'eventuale accoglimento della sollevata questione di legittimità costituzionale deriverebbe l'estinzione anche del reato edilizio contestato agli imputati, con conseguente declaratoria di non procedibilità dell'azione penale; che, d'altra parte, l'intervenuta rimessione in pristino non gioverebbe altrimenti agli imputati, né, in particolare, potrebbe determinarne l'assoluzione, posto che la condotta ripristinatoria, per la giurisprudenza di legittimità, non fa venire meno la oggettività giuridica del contestato reato edilizio, ma potrebbe incidere unicamente al fine di escludere il danno o di comprovare la buona fede degli imputati, circostanze entrambe tuttavia da escludere nel caso di specie; che, in ordine alla non manifesta infondatezza, il Tribunale di Grosseto richiama, anzitutto, la giurisprudenza della Corte di cassazione, la quale (sezione III penale, sentenze n. 9749 del 1994 e n. 10557 del 1995) esclude l'assorbimento del reato edilizio di cui all'art. 20 della legge n. 47 del 1985 (ora art. 44 del d.P.R. n. 380 del 2001) nel reato ambientale di cui all'art. 163 del decreto legislativo n. 490 del 1999 (ora art. 181, comma 1, del decreto legislativo n. 42 del 2004), sull'assunto della diversa obiettività giuridica delle due fattispecie criminose, e parimenti esclude, per le stesse ragioni, che l'estinzione del reato edilizio a seguito della concessione (ora permesso) in sanatoria determini l'estinzione di quello ambientale (sezione III penale, sentenza n. 7541 del 1994); che il rimettente ricorda, poi, la giurisprudenza della Corte costituzionale (sono citate le ordinanze n. 46 del 2001 e n. 327 del 2000), la quale ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 13 e 22 della legge n. 47 del 1985, nella parte in cui non prevedono che il rilascio della concessione edilizia in sanatoria estingua, oltre alle violazioni di natura strettamente urbanistica, anche il reato ambientale; che, in particolare, il Tribunale di Grosseto richiama il passo della citata ordinanza n. 46 del 2001, nel quale si afferma che il diverso trattamento normativo trova giustificazione nella peculiare esigenza di tutela dei beni paesaggistico-ambientali «considerata tra i principi fondamentali della Costituzione come forma di tutela della persona umana nella sua vita, sicurezza e sanità, con riferimento anche alle generazioni future, in relazione al valore estetico-culturale assunto dall'ordinamento quale valore primario ed assoluto insuscettibile di essere subordinato a qualsiasi altro»;