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Il padre può usufruire del congedo anche nel periodo di astensione obbligatoria o dei congedi per allattamento della madre. La legge, a partire dal 1º gennaio 2007, ha previsto anche per le lavoratrici e per i lavoratori parasubordinati, che non sono titolari di pensione e che non sono iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, la possibilità di usufruire di un congedo parentale di tre mesi entro il primo anno di vita del bambino. Anche le lavoratrici autonome possono usufruire del congedo parentale, ma solo per tre mesi entro il primo anno di età del bambino e con l'obbligo di astensione dal lavoro. Ai padri lavoratori autonomi non è riconosciuto il diritto al congedo parentale. Recentemente, il comma 339 dell'articolo unico della legge 24 dicembre 2012, n. 228, (legge di stabilità 2013), riproponendo il contenuto dell'articolo 3 del decreto-legge 11 dicembre 2012, n. 216, ha introdotto una modifica all'articolo 32 sopra citato in relazione al congedo parentale. Lo scopo era quello di recepire la direttiva 2010/18/UE del Consiglio, dell’8 marzo 2010, in attuazione dell'accordo quadro riveduto sul congedo parentale concluso il 18 giugno 2009 dalle tre organizzazioni generali europee interprofessionali delle parti sociali (CES, CEEP, BUSINESSEUROPE e UEAPME). La modifica intervenuta si traduce in due interventi: il primo consente la fruizione dei congedi anche a ore a partire dal 1º gennaio 2013, secondo le disposizioni che saranno adottate dalla contrattazione collettiva nazionale, che dovranno individuare le modalità di fruizione e i criteri di calcolo della base oraria. Si tratta dei congedi che spettano a ciascun genitore lavoratore nei primi otto anni di vita del bambino, fino a un periodo massimo di sei mesi di astensione (continuativo o frazionato). In ogni caso, l'astensione totale di entrambi i genitori non può eccedere i dieci mesi. Con la seconda modifica, è stato poi precisato che la comunicazione con cui il lavoratore è tenuto a dare congruo preavviso al datore di lavoro sull'intenzione di fruire del periodo di congedo parentale (almeno 15 giorni prima) deve contenere anche l'indicazione dell'inizio e della fine del periodo di congedo. Durante questo periodo, potranno essere anche concordate adeguate misure di ripresa dell'attività lavorativa, osservando quanto eventualmente disposto dai CCNL. L'articolo 1 del presente disegno di legge, modificando l'articolo 17 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 151, del 2001, regola la possibilità delle lavoratrici in congedo di maternità di partecipare a concorsi pubblici, a procedure selettive interne, anche finalizzate alla progressione di carriera, a corsi di formazione professionale, nonché a corsi di riqualificazione per la progressione in carriera. La partecipazione è subordinata alla presentazione di un'idonea certificazione medica attestante che tale opzione non arreca pregiudizio alla salute della donna e del nascituro. Parimenti, viene assicurata alla lavoratrice in stato di gravidanza, interessata da un provvedimento di interdizione, la conservazione del diritto alla frequenza dei concorsi, dei corsi e delle procedure selettive ovvero, laddove si tratti di concorsi, di corsi e di procedure delle amministrazioni pubbliche, l'ammissione a una seconda sessione (previo accantonamento dei posti necessari), sempreché le sessioni del corso siano ancora attive e il corso stesso continui ad essere funzionale alle esigenze formative o di riqualificazione professionale. L'articolo 2, modificando l'articolo 28 del testo unico n. 151 del 2001, consente al padre di fruire del congedo -- attualmente riconosciuto solo in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre -- anche nelle ipotesi in cui la madre sia lavoratrice autonoma, imprenditrice agricola o libera professionista; in aggiunta, al comma 2, è inserita una delega al Governo finalizzata ad introdurre nell'ordinamento il congedo di paternità obbligatorio, da riconoscere al padre lavoratore entro i cinque mesi dalla nascita del figlio. Al comma 3, sono indicati i princìpi e criteri direttivi cui il Governo deve attenersi ai fini dell'esercizio della delega: riconoscimento al padre lavoratore dell'obbligo di astenersi dal lavoro per un determinato periodo di giorni continuativi, non inferiore a tre giorni, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio; individuazione del numero di giorni continuativi per i quali il padre lavoratore è tenuto ad astenersi; previsione della previa comunicazione al datore di lavoro, da rendere in forma scritta, almeno quindici giorni prima della data di inizio del periodo di astensione dal lavoro, da parte del lavoratore padre che si avvale del congedo obbligatorio; posizione a carico del sistema previdenziale di appartenenza dell'indennità prevista per il periodo di congedo obbligatorio del lavoratore padre; applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 4 del citato testo unico n. 151 del 2001 per l'eventuale sostituzione dei lavoratori assenti dal lavoro nel periodo di astensione obbligatoria. L'articolo 3, modificando l'articolo 32 del citato testo unico, introduce la possibilità che, presentando opportuna documentazione (capoverso 4- quater ), il padre lavoratore e la madre lavoratrice possano usufruire del congedo parentale in modo «orizzontale», ossia su base oraria, fissando come limite temporale massimo di fruizione la metà dell'orario giornaliero, secondo le modalità che saranno stabilite dalla contrattazione collettiva nazionale. Nei primi tre anni di vita del figlio, i congedi parentali «orizzontali» sono stabiliti fino ad un massimo di otto ore a settimana per ciascun figlio. L’articolo 4, modificando l'articolo 45 del decreto legislativo, prevede che le disposizioni in materia di congedo di paternità, di cui all'articolo 28 dello stesso decreto, si applicano anche in caso di adozione e di affidamento entro i tre mesi «dall'ingresso del minore nella famiglia», riprendendo peraltro la dicitura introdotta (al comma l dello stesso articolo 45) dal decreto legislativo 18 luglio 2011, n. 119, a seguito della sentenza 26 marzo -- 1º aprile 2003, n. 104, della Corte costituzionale. L'articolo 5, infine, modificando l'articolo 54 del decreto legislativo, integra le disposizioni relative al divieto di licenziamento dei genitori che ricorrono all'adozione o all'affidamento; il divieto di licenziamento si applica dal momento della comunicazione della proposta di incontro con il minore adottando, ovvero della comunicazione dell'invito a recarsi all'estero per ricevere la proposta di affidamento.. 1 (Partecipazione delle lavoratrici in congedo di maternità e in congedo a corsi di formazione e a concorsi pubblici) 1 Dopo l'articolo 17 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, è inserito il seguente: «Art. 17- bis.