[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 384, primo comma, del codice penale, promosso, nell'ambito di un procedimento penale, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Velletri con ordinanza in data 8 gennaio 2003, iscritta al n. 210 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 aprile 2004 il Giudice relatore Guido Neppi Modona.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Velletri ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 384, primo comma, del codice penale, «nella parte in cui non include il reato di cui all'art. 374-bis cod. pen. tra quelli ai quali è applicabile la speciale esimente in esso indicata». Il rimettente, che procede nei confronti di persona imputata del reato di cui all'art. 374-bis cod. pen. (False dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria) «per aver falsamente attestato in un atto prodotto al Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Velletri nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto del proprio figlio […] che lo stesso lavorava alle proprie dipendenze da circa un anno percependo una retribuzione mensile pari a euro 750, allo scopo di ottenere la remissione in libertà o gli arresti domiciliari», premette che in udienza preliminare il difensore dell'imputato ha eccepito l'illegittimità costituzionale dell'articolo 384 cod. pen. , nella parte in cui non richiama la fattispecie in esame tra quelle (artt. 361, 362, 363, 364, 365, 366, 369, 371-bis, 371-ter, 372, 373, 374 e 378 cod. pen.) per le quali è prevista la particolare causa di non punibilità ove il soggetto abbia «commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore». Ad avviso del giudice a quo la mancata inclusione della norma censurata nel primo comma dell'art. 384 cod. pen. determina una «disomogeneità di trattamento» del reato di cui all'art. 374-bis cod. pen. rispetto ad altre fattispecie - in particolare, rispetto alla falsa testimonianza, alla falsa perizia e alla falsa interpretazione - sanzionate in modo più grave, e purtuttavia incluse nella «scriminante speciale». Il reato di cui all'art. 374-bis è infatti inserito tra i delitti contro l'amministrazione della giustizia e, segnatamente, contro l'attività giudiziaria, cioè nello stesso capo nel quale figurano gli altri reati elencati dall'art. 384 cod. pen.: sarebbe perciò identico il bene protetto dalle fattispecie poste in comparazione. Analoghe sono inoltre le condotte sanzionate, tutte tendenti ad ostacolare l'attività della giustizia, ad impedire l'accertamento della verità o a «viziare la genuinità del convincimento del giudice». La Corte ben potrebbe quindi operare la richiesta addizione includendo la disposizione in esame tra quelle previste dall'art. 384 cod. pen. , posto che «tutela un interesse che può essere sacrificato nell'ipotesi in cui si voglia salvare l'interesse privato superiore della libertà di sé medesimo o di un prossimo congiunto, in perfetta aderenza con il principio di proporzionalità necessario per l'applicazione della scriminante speciale». 2. - È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque infondata. A parere dell'Avvocatura il rimettente non avrebbe motivato sulla sussistenza di elementi sufficienti per disporre il rinvio a giudizio dell'imputato e del requisito della necessità di salvare il prossimo congiunto da un grave e non altrimenti evitabile nocumento nella libertà o nell'onore. Nel merito, l'esclusione della fattispecie in esame dal novero di quelle per le quali trova applicazione l'esimente di cui all'art. 384 cod. pen. appare del tutto ragionevole, in quanto nella maggioranza dei casi (vengono richiamati gli artt. 361, 362, 363, 364, 365, 371-bis, 371-ter, 372 e 373 cod. pen.) l'autore del fatto si trova a dover obbligatoriamente operare una scelta tra compiere (o compiere fedelmente) un atto imposto dall'ordinamento giuridico, recando così pregiudizio a sé o a un prossimo congiunto, o non compiere (o non compiere fedelmente) l'atto, commettendo il reato ed evitando così il pregiudizio. Per quanto riguarda, invece, il reato di cui all'art. 374-bis cod. pen. l'ordinamento non pone in capo al soggetto agente alcun obbligo di formare l'atto destinato all'Autorità giudiziaria, il che renderebbe del tutto ragionevole la diversità di disciplina. Circa gli altri reati individuati dall'art. 384 cod. pen. , in particolare quelli previsti dagli artt. 369, 374 e 378 dello stesso codice, secondo l'Avvocatura il legislatore, sanzionando le condotte con una pena edittale inferiore rispetto a quella prevista dall'art. 374-bis cod. pen. , li ha chiaramente ritenuti meno gravi rispetto al reato di chi attesta o dichiara falsamente condizioni o qualità personali o trattamenti terapeutici o rapporti di lavoro relativi all'imputato o al condannato, in atti destinati a essere prodotti all'Autorità giudiziaria. La specificità della condotta del reato in esame impedirebbe, inoltre, una utile comparazione in quanto gli autori degli altri reati ora menzionati, pur ponendo in essere condotte del tutto libere, «non abusano di quella funzione di collaborazione con la giustizia che viene liberamente assunta e svolta da coloro che emettono certificati o attestazioni che l'Autorità giudiziaria […] prende in considerazione». L'Avvocatura rileva infine che il documento falso prodotto all'Autorità giudiziaria può essere utilizzato anche presso organi amministrativi o presso altri giudici, così ingenerando falsi convincimenti e rendendo concreto il pericolo che la falsità possa operare in relazione a situazioni diverse da quella considerata.1. - Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Velletri dubita, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 384, primo comma, del codice penale, nella parte in cui non include il reato di cui all'art. 374-bis dello stesso codice, relativo alle false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'Autorità giudiziaria, tra quelli ai quali è applicabile la speciale esimente dell'avere agito per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore.