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Riconoscimento del diritto di autodeterminazione al popolo veneto. Onorevoli Senatori. -- Giovanni Paolo II, in occasione dell'Assemblea generale delle Nazioni unite per la celebrazione del 50º di fondazione, pronunciò queste parole: «Possono esserci circostanze storiche in cui aggregazioni diverse dalla singola sovranità statuale possono risultare persino consigliabili, ma a patto che ciò avvenga in un clima di vera libertà, garantita dall'esercizio dell'autodeterminazione dei popoli. Il diritto all'esistenza implica naturalmente, per ogni nazione, anche il diritto alla propria lingua e cultura, mediante le quali un popolo esprime e promuove quella che direi la sua originaria "sovranità" spirituale. La storia dimostra che in circostanze estreme (come quelle che si sono viste nella terra in cui sono nato), è proprio la sua stessa cultura che permette ad una nazione di sopravvivere alla perdita della propria indipendenza politica ed economica. Ogni nazione ha conseguentemente anche diritto di modellare la propria vita secondo le proprie tradizioni, escludendo, naturalmente, ogni violazione dei diritti umani fondamentali e, in particolare, l'oppressione delle minoranze. Ogni nazione ha il diritto di costruire il proprio futuro provvedendo alle generazioni più giovani un'appropriata educazione». E, ancora: «(...) non solo l'eguaglianza di diritto tra tutti i popoli, ma anche la loro attiva partecipazione alla costruzione di un futuro migliore; non solo il rispetto delle singole identità culturali, ma la loro piena valorizzazione, come ricchezza comune del patrimonio culturale dell'umanità. Non è forse questo l'ideale additato dalla Carta delle Nazioni Unite, quando pone a fondamento dell'Organizzazione "il principio della sovrana eguaglianza di tutti i suoi Membri" (art. 2, 1), o quando la impegna a "sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli, fondate sul rispetto del principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione" (art. 1, 2)? È questa la strada maestra che chiede di essere percorsa fino in fondo, anche con opportune modifiche, se necessario, del modello operativo delle Nazioni Unite, per tener conto di quanto è avvenuto in questo mezzo secolo, con l'affacciarsi di tanti nuovi popoli all'esperienza della libertà nella legittima aspirazione ad "essere" e "contare" di più. Non sembri, tutto questo, un'utopia irrealizzabile. È l'ora di una nuova speranza, che ci chiede di togliere l'ipoteca paralizzante del cinismo dal futuro della politica e della vita degli uomini». Il presente disegno di legge costituzionale si rende necessario ed urgente per acclarare la volontà del popolo veneto in ordine alla propria autodeterminazione, in modo tale che la libera e volontaria aspirazione all'autodeterminazione possa essere raggiunta in un contesto pacifico e costituzionalmente riconosciuto dallo Stato italiano. È, difatti, importante ricordare che il Consiglio regionale del Veneto ha approvato il 28 novembre 2012 la risoluzione n. 44 che impegna la Giunta ad indire in tempi brevi un referendum per l'autodeterminazione del popolo veneto. È vero però che prima di indire il referendum sarebbe opportuno definire nell'ambito costituzionale una procedura finalizzata a legittimarne l'esito. Il presente disegno di legge parte dal presupposto che è un principio universalmente riconosciuto quello secondo il quale la legittimità di un ordinamento sovrano risiede solo nel «consenso del popolo». Il «popolo veneto» è una realtà storica millenaria, viva e attuale già giuridicamente organizzata in modo sovrano, in un preciso ambito territoriale ove ancor oggi si parla la stessa lingua, si accresce la stessa cultura, si valorizzano le stesse tradizioni, le stesse abitudini collettive, si difendono gli alti valori della comunità familiare, della nazione, dell'attaccamento al lavoro e alla solidarietà, della legalità e della giustizia nella libertà. Il «popolo veneto» è giuridicamente riconosciuto tale anche dall'attuale ordinamento positivo italiano il quale con la legge 22 maggio 1971, n. 340, all'articolo 2 esplicitamente riconosce il suo diritto che: «L'autogoverno del popolo veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia». È nella facoltà del «popolo veneto» invocare e rivendicare il diritto alla verifica referendaria (di conferma o smentita) -- in modi e forme legali e democratiche (regolate anche da atti o patti internazionalmente concepiti e sottoscritti) -- dell'atto di adesione del Veneto all'ordinamento statuale italiano del 1866. Proprio l'articolo 10 della Costituzione italiana prevede che l'ordinamento giuridico dello Stato si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute. L'adesione del Veneto al Regno d’Italia con il referendum del 21 e 22 ottobre 1866 è maturata con uno strumento di consultazione diretta. Oggi il popolo veneto intende rivendicare pacificamente, legalmente e democraticamente lo stesso diritto alla consultazione referendaria sul medesimo quesito sostanziale. L'aspirazione ad esercitare tale diritto di consultazione diretta e ufficiale del popolo veneto poggia, tra l'altro, su numerose norme del diritto internazionale che prevedono e ribadiscono il diritto all'autodeterminazione dei popoli, diritto naturale, e come tale intangibile, inalienabile e imprescrittibile, di ogni popolo libero. L'autodeterminazione dei popoli è diritto solennemente proclamato e riconosciuto: -- dalla «Carta» dell'ONU all'articolo 1, comma 2, e all'articolo 55; -- dalla risoluzione n. 1514 (XV) del 14 dicembre 1960 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite; -- dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, adottato a New York il 19 dicembre 1966 e ratificato dall'Italia con legge 25 ottobre 1977, n. 881; -- dalla risoluzione n. 2625, (XXV) del 24 ottobre 1970 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite; -- dall'Atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, firmato a Helsinki il 1º agosto 1975, parte (VIII); -- dalla dichiarazione adottata dalla Conferenza internazionale di Algeri il 4 luglio 1976, articolo 5. La Corte internazionale di giustizia ha chiarito che: -- «il principio del diritto dei popoli all'autodeterminazione, riconosciuto dalla Carta delle Nazioni Unite e nella giurisprudenza della corte, costituisce uno dei princìpi essenziali dei diritto internazionale contemporaneo». Uno dei principali sviluppi intervenuti nel diritto internazionale a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo è rappresentato dall'emergere di un diritto all'autodeterminazione spettante ai popoli di territori non autonomi o ai popoli sottoposti a dominio straniero. È perfettamente concepibile che un atto -- quale una dichiarazione di indipendenza -- non sia in violazione del diritto internazionale senza tuttavia costituire l'esercizio di un diritto conferito da tale ordinamento.