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Naturalmente qui si sta chiedendo con grande ragionevolezza - non siamo noi a chiederlo, ma non ci opporremo - di tornare in Commissione perché evidentemente questo provvedimento, nato sotto il precedente Esecutivo, deve affrontare anche nella nuova compagine di Governo una discussione per la composizione dei reciproci punti di vista. Non mi sembra scandaloso: sono state spiegate anche le motivazioni da parte del relatore, il cui punto di vista è frutto dell'istruttoria ed è testimonianza di quanto è avvenuto in Commissione. Non rinneghiamo il nostro voto che, dopo essere stato favorevole in Commissione, lo sarà probabilmente anche in Aula. Non mi sembra però veritiero rispetto al discorso che facciamo cercare di far passare il rinvio in Commissione del provvedimento come qualcosa di grosso, come un tradimento o un grave torto nei confronti dei cittadini. Ci tengo anche a precisare che già all'epoca in Commissione venne fuori un quadro che non era proprio lineare, nel senso che, nonostante tutto, c'era una parte della cittadinanza - non era più quella che chiese il referendum , perché una serie di persone oggettivamente non c'era più - che era contraria. La Commissione quindi non si è inventata un quadro complesso: il quadro complesso c'era. È stata presa una decisione e oggi si chiede un rinvio in Commissione. Nulla di strano, nessun ricatto e grande rispetto per l'articolo 132 della Costituzione, che rivendichiamo. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Parrini) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93, comma 6, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione sospensiva avanzata dal senatore Verducci. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno ROJC (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di poter prendere la parola in Assemblea perché credo doveroso e giusto che la tragica morte dell'agente scelto Pierluigi Rotta e dell'agente semplice Matteo Demenego sia ricordata e onorata dal Senato della Repubblica - come lei ha già fatto - in nome di tutti i cittadini italiani, ma anche da chi, come me, è triestino. Nella mia città abbiamo seguito con angoscia i primi momenti di un fatto che credevamo impossibile. Siamo rimasti increduli di fronte alla conferma di una sparatoria nel centro, dentro la questura; attoniti abbiamo via, via preso consapevolezza delle due vite spezzate, di un terzo poliziotto ferito e di altre possibili vittime evitate dall'intervento determinato degli agenti accorsi. Difficilmente il colpo avrebbe potuto essere più doloroso. La città tutta si è sentita colpita al cuore, ferita nel sentimento di comunità che quei due giovani rappresentano, perché le loro divise sono il punto di contatto concreto tra le istituzioni e il cittadino; sono la protezione dalle minacce, la difesa che invochiamo quando siamo in pericolo. Pierluigi Rotta e Matteo Demenego erano il volto dello Stato in mezzo a noi. Da poco caduti, nella città si è propagato un vuoto sgomento, come un'onda, un silenzio pesantissimo e quasi intollerabile. Trieste ha subito risposto compatta e civile. I colleghi di tutte le Forze dell'ordine hanno portato il loro cordoglio e l'affetto davanti alla questura; le famiglie hanno accompagnato i bambini a portare un fiore o un disegno e la solidarietà si è diffusa attraverso l'Italia, con un contagio fatto di piccoli gesti e di manifestazioni pubbliche. Voglio ringraziare il questore di Trieste, Giuseppe Petronzi, che anche nelle fasi più drammatiche è stato un saldissimo riferimento per i suoi uomini e - vorrei dire - per tutti i triestini. Abbiamo fatto il possibile per far loro sentire la nostra vicinanza. La sicurezza non è né di destra, né di sinistra. Il nostro Governo saprà giustamente valorizzare l'impegno e la dedizione delle donne e degli uomini delle Forze di polizia e di tutte le Forze dell'ordine. Vigileremo: questo è un impegno che dobbiamo prendere affinché l'attenzione resti viva e concreta, senza mezzi termini. Ma in questi giorni non calpestiamo con il tumulto delle parole il doveroso rispetto che tutti siamo chiamati ad avere di fronte alla morte: permettiamo che vincano il pudore e la pietà; aspettiamo almeno che i figli siano restituiti alle madri per gli estremi riti. (Applausi) . VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, ci sono ancora quattro bambini dispersi nel nostro mare, il Mare Mediterraneo, a poche miglia dalla nostra costa. E sono dispersi da troppe ore, Presidente, e sappiamo che non torneranno, che non riabbracceranno i loro fratelli, i loro padri e le loro madri, molti dei quali ancora dispersi; alcuni corpi sono stati recuperati senza più vita nel naufragio avvenuto nella notte di lunedì. Loro avranno almeno risparmiato lo strazio di questa ennesima tragedia, di questa ennesima ecatombe, di questa vergogna senza fine che annovera un'altra giornata di lutto per il Mediterraneo, per l'Africa, per l'Europa, per l'Italia. Presidente, dobbiamo ringraziare la Guardia costiera italiana per aver salvato - come ha potuto, come abbiamo letto nella cronaca tremenda di quelle ore - vite in quella notte così buia, col mare in tempesta, ed evitato che il dolore fosse ancora più grande e più insostenibile. Dobbiamo però sapere e dire, Presidente, che questa strage è dovuta anche a leggi sbagliate, alla criminalizzazione delle organizzazioni non governative, al sequestro delle loro navi. È figlia di una politica cieca e controproducente che ha interrotto le missioni di salvataggio e di soccorso internazionale, che ha cancellato i corridoi umanitari e ha invece affidato la gestione di parte dei flussi alla famigerata Guardia costiera libica, di cui alcuni esponenti, tra cui il famigerato Bija, sono accusati dall'ONU e dalla Corte di giustizia internazionale dell'Aia di essere a capo della tratta degli schiavi su e giù per il Mediterraneo. Si dice che non dovevano essere su quel barchino: è vero, ma si fa finta di non vedere da dove fuggivano e perché lo hanno fatto: da guerre e torture indicibili, spesso armate dall'Occidente; da carestie, cataclismi ambientali dovuti al modello di sviluppo occidentale; da campi lager , come quello in Libia, tollerati ipocritamente dall'Occidente. Abbiamo il dovere morale, prima che politico, di cancellare leggi sbagliate, quelle che ipocritamente vengono definite decreti sicurezza e sono invece leggi disumane perché impediscono il soccorso, violano e sfregiano le leggi dell'uomo e il codice del mare. Quelle leggi non portano sicurezza, ma causano morte e illegalità. In quei bambini dispersi, che resteranno bambini per l'eternità, nei corpi degli uomini e delle donne, senza più vita in grembo, ci siamo anche noi, c'è un pezzo di noi, perché ognuno di noi è un migrante in cerca di futuro e di possibilità e non possiamo far finta di niente. Non possiamo chiudere gli occhi. Non possiamo ignorare, Presidente, perché chi lo fa è complice. Non possiamo e non vogliamo esserlo una volta di più, mai più.