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Disposizioni per la tutela della salute e dell'ambiente e per la prevenzione dei rischi derivanti dalle attività di prospezione, ricerca e produzione di idrocarburi liquidi e gassosi. Onorevoli Senatori. -- Le norme che regolano lo sfruttamento degli idrocarburi vanno adeguate alle nuove e altamente impattanti tecniche di perforazione oggi in uso. Tecniche che, grazie alla possibilità di ricorrere all'uso di isotopi radioattivi e di centinaia di composti chimici, con l'aggiunta di acqua ad altissima pressione, consentono di raggiungere profondità che fino a ieri, con le sole tecniche a rotazione e percussione, non era pensabile ottenere. Oggi si raggiungono anche i 7 km di profondità in perforazione verticale o obliqua, mentre le perforazioni orizzontali, quelle usate non solamente per la devastante pratica del fracking, possono arrivare fino a 14 km (è la perforazione più lunga mai fatta sinora). Queste nuove tecnologie di trivellazione hanno pertanto avuto l'effetto di favorire maggiormente, in terraferma, le perforazioni in aree montane. Oggi, se si guarda una qualsiasi mappa dei permessi di ricerca e di coltivazione, si nota come (rispetto ad una trentina di anni fa, quando si perforava esclusivamente in pianura) questi sono situati, per l'estrazione del petrolio, lungo la fascia appenninica. Sono numerosi e diversi, pertanto, i rischi correlati alle moderne attività estrattive: 1) rischio sismico (quasi tutte le aree coinvolte dalla ricerca ed estrazione petrolifera in Italia sono a rischio sismico medio o elevato); 2) rischio di inquinare irreversibilmente le falde nelle zone montane costituenti i serbatoi delle sorgenti di acqua dolce che, in altura, danno origine ai fiumi e ai bacini imbriferi; 3) rischio di compromettere la catena alimentare umana attraverso l'acqua potabile, sempre più inquinata da metalli pesanti nonostante i sistemi di potabilizzazione, e attraverso l'acqua che si utilizza per irrigare e per abbeverare gli animali. Le protezioni in cemento e acciaio che le società petrolifere realizzano intorno ai pozzi, a tutela del sottosuolo attraversato, hanno una profondità che raramente supera i 400 metri (la più lunga mai realizzata è di 1700 metri) e hanno una percentuale di falle che arriva fino al 60% delle camicie realizzate. Inoltre, sia lo sviluppo stratigrafico dei pozzi nel sottosuolo, sia le sostanze chimiche altamente tossiche utilizzate (piani ingegneristici), sono coperti dal segreto industriale. Rifugiarsi dietro il segreto industriale è una tecnica costruita ad arte per poter avere mani libere sull'utilizzo di sostanze che andrebbero assolutamente vietate, come il berillio, che è un noto carcinogeno, o l'americio 241, che è invece sostanza radioattiva. Non si intende venire a conoscenza dei dosaggi usati (vero obiettivo di un segreto industriale), ma semplicemente del mero elenco di sostanze immesse nel sottosuolo, al solo fine di tutela della salute umana. La legislazione attuale non obbliga le agenzie di controllo a verificare, nei fanghi delle attività estrattive, la presenza di sostanze radioattive o ritenute carcinogene per la salute umana. Così come non fissa né pone fasce di garanzia tra la filiera estrattiva e varie attività antropiche o componenti del paesaggio quali centri abitati, alvei dei fiumi e dighe, aree agroalimentari di pregio, zone simicamente attive, linee di costa e zone retrodunari. Il tutto per una quantità esigua di petrolio e di gas nel sottosuolo terrestre e marino italiano, che, se estratta tutta in una volta, basterebbe appena al fabbisogno energetico di un anno. Il presente disegno di legge impone fasce di garanzia, limiti di emissioni, ristrutturazione della logica delle compensazioni ai territori, con lo scopo della tutela della catena alimentare umana e della salute pubblica, a partire da una corretta informazione, periodica e diffusa, a carico delle stesse società petrolifere, sul modello della Proposition 65 dello Stato della California, che avvisi i cittadini dei rischi che incorrono con le attività di perforazione. Nel merito, all'articolo 1 sono espresse la finalità del disegno di legge e le definizioni generali. L'articolo 2 indica gli obblighi di trasparenza per gli operatori del settore degli idrocarburi relativamente all'esposizione umana alle sostanze tossiche e nocive, ponendo altresì il divieto di utilizzo di specifiche sostanze e composti. Stabilisce anche modalità e tipologia dei monitoraggi del suolo e in atmosfera e introduce l'obbligo del registro di pozzo. Nell'articolo 3 si introduce l'obbligo della valutazione di impatto sanitario (VIS) per ogni titolo concessorio. L'articolo 4 prevede l'istituzione di un elenco di sostanze cancerogeniche, mutageniche e teratogeniche connesse con le attività estrattive, redatto dal Ministero della salute. L'articolo 5 definisce i limiti e i divieti per gli operatori del settore. Sono individuate fasce di rispetto e divieti per gli abitati, le aree protette, le aree agroalimentari di pregio, le zone sismiche, le aree sopra i 600 metri sul livello del mare, i siti nucleari, le coste e le aree retrodunari, le zone in forte subsidenza. Nell'articolo 6 si fa obbligo di sottoscrizione di polizza fideiussoria assicurativa dell'importo di 10 milioni di euro per chilometro quadrato di concessione, destinata alla copertura dei costi di incidenti e delle opere di bonifica dei luoghi. All'articolo 7 si provvede alla definizione delle incompatibilità tra soggetti che ricoprano cariche pubbliche nel settore degli idrocarburi e gli enti operanti nel medesimo settore. L'articolo 8 apporta modifiche all'articolo 104 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sul divieto di scarico a mare di reflui e scarti di produzione, modificando altresì le condizioni alternative alla reiniezione degli stessi in unità geologiche profonde. L'articolo 9 modifica l'articolo 144 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, imponendo il divieto di operare tecniche di fatturazione idraulica o similari. Nell'articolo 10 sono apportate modifiche all'articolo 299 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in merito a disposizioni preventive e risarcitorie agli enti locali per danni all'ambiente da attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. L'articolo 11, modificando il decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 117, prescrive l'obbligo della presentazione del piano di caratterizzazione dei rifiuti presso la regione territorialmente competente. Con l'articolo 12 si dispone la delega al Governo ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge, un testo unico delle disposizioni in materia di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Tale testo deve razionalizzare le procedure autorizzative garantendo che le attività degli enti operanti nel settore si svolgano tutte nel rispetto della tutela dell'ambiente e della salute, secondo i più avanzati standard internazionali di qualità e sicurezza.