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Disposizioni in materia di disturbi del comportamento alimentare. Onorevoli Senatori . – Nel corso delle passate legislature, in particolare la XVII e la XVIII, sono stati presentati disegni di legge finalizzati a garantire maggiore tutela nei confronti dei pazienti che presentano disturbi psichiatrici, nello specifico di disturbi del comportamento alimentare, soprattutto con riferimento a episodi di disturbi sviluppati a seguito di condotte istiganti da parte di soggetti terzi. Il testo attuale, ampliato e aggiornato rispetto alle versioni precedenti, supera le definizioni obsolete, amplia i disturbi psichiatrici riconosciuti dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) e rimuove i riferimenti espliciti a condotte e pratiche tipiche della sintomatologia dei disturbi alimentari, la cui diffusione potrebbe causare fenomeni di emulazione. In particolare, il testo precedente (atto Senato n. 903 della XVIII legislatura) si riferiva in modo esplicito alle condotte di eliminazione, tipiche di anoressia nervosa e bulimia nervosa, utilizzate dai soggetti stessi per eliminare l'introito calorico derivante dal cibo ingerito, oltre ad indicare pratiche atte all'eliminazione del senso di fame; i fenomeni di emulazione sono tipici di questi disturbi e per i soggetti deboli e a rischio può essere dannoso, se non paradossalmente istigante, elencare o citare in modo chiaro e dettagliato le pratiche che rafforzano e istigano al mantenimento di tali disturbi. Le dimensioni del fenomeno sono in costante crescita negli ultimi anni e gravemente accentuati a seguito della pandemia. L'età di esordio è in costante diminuzione e rappresenta una minaccia per la salute e la vita di una parte consistente della popolazione, soprattutto giovanile e femminile. I disturbi del comportamento alimentare sono disturbi psichiatrici invalidanti che compromettono notevolmente il funzionamento personale e sociale dell'individuo e impattano anche il suo sistema familiare. I disturbi riconosciuti dal DSM-5 come disturbi dell'alimentazione e della nutrizione, sono: anoressia nervosa (AN), bulimia nervosa (BM), disturbo da alimentazione incontrollata o, più comunemente, Binge Eating Disorder (BED/DAI) e disturbo evitante/restrittivo (ARFID). L'età di esordio di questi disturbi è compresa tra i dodici e i venticinque anni e colpisce prevalentemente la popolazione di sesso femminile. Tuttavia, negli ultimi anni si è assistito ad un numero sempre maggiore di casi con soggetti di età inferiore ai dieci anni e di sesso maschile. La distribuzione di questi disturbi, che provocano la morte di migliaia di giovani ogni anno, è un riflesso dell'influenza esercitata da fattori biologici, ambientali, culturali e psicologici. L'anoressia nervosa (AN) è un disturbo psichiatrico grave che si associa a un grande numero di condizioni patologiche e ad alti tassi di mortalità. È caratterizzata dall'incapacità di mantenere un peso minimo accettabile e dalla fobia di essere grassi o di poter ingrassare, che non si attenua nonostante il decremento ponderale. Il basso peso è accompagnato da una distorsione o da un difetto nella percezione del proprio peso e della propria immagine corporea, dall'importanza eccessiva attribuita al proprio peso e all'immagine corporea per quanto riguarda la valutazione personale, o dalla negazione della gravità della perdita di peso. Tra i sintomi psicologici si trovano l'insonnia, la depressione, l'ansia e pensieri di tipo ossessivo. I soggetti che soddisfano i criteri diagnostici necessari per la diagnosi della bulimia nervosa (BM) realizzano abbuffate e comportamenti compensatori, per eliminare le calorie ingerite, durante un periodo di alcuni mesi. Tale patologia è caratterizzata dalla paura di aumentare di peso e dall'importanza eccessiva attribuita al proprio peso e alla propria immagine corporea come elementi determinanti che la persona attribuisce a sé stessa. Il disturbo da alimentazione incontrollata (DAI) si caratterizza per la presenza di episodi di ingestione di una grande quantità di cibo con soggettiva perdita di controllo, senza la presenza simultanea di comportamenti compensatori. Il disturbo evitante/restrittivo dell'alimentazione (ARFID) descrive un disturbo caratterizzato dal ricorso considerevole a comportamenti di tipo restrittivo rispetto all'ingestione di cibo. La restrizione del cibo è legata alle caratteristiche sensoriali, a paure associate all'ingestione o alla mancanza di interesse. Da un punto di vista generale i fattori socio-culturali rappresentano i fattori di rischio base per lo sviluppo di un disturbo psicopatologico. Gli studi realizzati a partire dalla prospettiva socio-culturale suggeriscono che non è la presenza di un semplice fattore che può influire sull'esordio di questi disturbi, bensì la relazione complessa tra numerose variabili, quali l'abbondanza di cibo disponibile, uno stile di vita sempre più sedentario, un ideale di bellezza imposto dalla società che, attualmente, esalta la magrezza. Oltre a ciò, è possibile osservare che gli effetti della modernizzazione hanno fatto sì che i tradizionali ruoli di genere siano stati messi in dubbio generando grande instabilità, in quanto, metterebbero in discussione i modelli associati al genere e alle aspettative della società nei confronti degli stessi. La dinamica che caratterizza questa transizione aumenta la probabilità di esordio dei disturbi dell'alimentazione a causa del rapido cambiamento relativo alle aspettative legate al ruolo e alle norme sociali, privando i giovani di modelli da seguire e imponendo loro ulteriori sfide allo sviluppo individuale. I dati relativi agli aspetti genetici suggeriscono che parte del rischio di soffrire di questi disturbi dipende dall'influenza ereditaria. Potenziali fattori di rischio per lo sviluppo dell'anoressia nervosa sono il perfezionismo, l'affettività negativa, i conflitti familiari, standard elevati imposti dai genitori, o la violenza fisica e sessuale durante l'infanzia. Lo sviluppo della bulimia nervosa e del disturbo da alimentazione incontrollata è legato alla vulnerabilità genetica, all'obesità in età infantile, all'immagine corporea distorta, alla violenza sessuale e all'esposizione prolungata a situazioni negative in ambito familiare, all'ansia sociale, alla bassa autostima e all'impulsività. Dal punto di vista medico la prevenzione può essere attuata nella scuola con l'introduzione di specifici corsi per insegnanti, al fine di migliorare le loro conoscenze di questi disturbi, e con il supporto di uno psicologo scolastico che permetta di diagnosticare tempestivamente la malattia e porvi gli opportuni rimedi. Lo Stato e le regioni possono intervenire nella fase della prevenzione e della cura fornendo ai cittadini opportuni rimedi sul piano sanitario e un percorso di cure multidisciplinare che comprenda figure quali: psicologo e psicoterapeuta, psichiatra e nutrizionista. Sempre sul piano dell'approccio multidisciplinare si dovrebbe fornire aiuto gratuito alle famiglie e ai soggetti colpiti da questi gravi disturbi, che possono portare alla morte. Ecco il perché di questo disegno di legge che, nel rispetto del titolo V della parte seconda della Costituzione, propone idonei interventi sotto il profilo della prevenzione e della cura degli individui affetti dai disturbi del comportamento alimentare, che rischiano di svilupparsi negli adolescenti a ritmo vertiginoso.