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Nel merito il provvedimento che, oltre a modificare la legge sull'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975) interviene anche sul decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 (il titolo richiama, a ben vedere, soltanto la legge n. 354), consta di quattro articoli. L'articolo 1 apporta modifiche all'articolo 28 della legge sull'ordinamento penitenziario. Più nel dettaglio oltre ad inserire anche nella rubrica dell'articolo il richiamo al "diritto all'affettività" (comma 1), aggiunge un ulteriore comma alla disposizione (comma 2). Il nuovo comma dell'articolo 28 prevede che particolare cura è altresì dedicata a coltivare i rapporti affettivi. A tale fine i detenuti e gli internati hanno diritto ad una visita al mese, della durata minima di sei ore e massima di ventiquattro ore, delle persone autorizzate ai colloqui. Le visite devono svolgersi in apposite unità abitative appositamente attrezzate all'interno degli istituti penitenziari senza controlli visivi e auditivi. L'articolo 2 interviene invece sull'articolo 30 O.P. in materia di permessi di necessità. I permessi costituiscono strumenti di sostegno al detenuto. La legge sull'ordinamento penitenziario prevede sostanzialmente due tipologie di permessi: i permessi premio (articolo 30- ter O.P.) e i permessi di necessità (articolo 30 O.P.). I due permessi differiscono oltre che sul piano dell'ambito soggettivo di applicazione (i permessi di necessità a differenza dei permessi premio possono essere riconosciuti a tutti i detenuti non solo ai condannati ma anche agli imputati e agli internati, i permessi premio invece sono riservati ai soli condannati), anche sul piano dei presupposti. Più nel dettaglio per quanto riguarda i permessi di necessità, ai sensi dell'articolo 30 O.P., essi possono essere concessi in ogni tempo "nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente" (comma 1) oppure "eccezionalmente per eventi familiari di particolare gravità" (comma 2). Competente alla concessione del permesso è il magistrato di sorveglianza qualora si tratti di condannato o internato oppure l'autorità competente a disporre il trasferimento in luoghi esterni di cura nel caso di imputati. Essi decidono con provvedimento motivato reclamabile (articolo 30- bis O.P). Il disegno di legge modifica il comma 2 dell'articolo 30 O.P. prevedendo che possano essere concessi permessi per eventi familiari di particolare rilevanza. Rispetto alla formulazione vigente vengono meno quindi sia il presupposto della «eccezionalità» che quello della «gravità». Con la modifica introdotta si intende fare riconoscere - precisa la relazione illustrativa - che anche gli eventi non traumatici hanno una «particolare rilevanza» nella vita di una famiglia, quindi rappresentano un fondato motivo perché la persona detenuta vi sia partecipe. A ben vedere quindi il criterio della rilevanza - in luogo della gravità - dovrebbe consentire il rilascio dei permessi anche per eventi non traumatici. L'articolo 3 del disegno di legge interviene poi sulle modalità attuative del diritto alla corrispondenza telefonica, attraverso modifiche all'articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 (regolamento penitenziario). L'articolo 39 del regolamento penitenziario in attuazione dell'articolo 18 O.P., regolamenta, al comma 2, la corrispondenza telefonica con i congiunti e conviventi (ovvero, allorché ricorrano ragionevoli e verificati motivi, con persone diverse dai congiunti e conviventi) stabilendone i tempi (una volta alla settimana, ma non più di due volte al mese nel caso di delitti ostativi di cui all'articolo 4- bis , comma 1, O.P.). La disposizione consente anche al detenuto di effettuare una corrispondenza telefonica, con i familiari o con le persone conviventi, in occasione del rientro nell'istituto dal permesso o dalla licenza) e le modalità. In particolare ai sensi del comma 6 dell'articolo 39 del regolamento penitenziario il contatto telefonico viene stabilito dal personale dell'istituto con le modalità tecnologiche disponibili e la durata massima di ciascuna conversazione telefonica è di dieci minuti. Il disegno di legge interviene sui commi 2 e 6 dell'articolo 39 reg.es.: prevedendo che i colloqui telefonici con i familiari e i conviventi possano essere svolti quotidianamente (e non più una volta alla settimana); eliminando le ulteriori restrizioni previste per i detenuti condannati per reati di cui all'articolo 4- bis , comma 1, O.P.(ovvero il limite dei due colloqui al mese); raddoppiando la durata della conversazione (da dieci a venti minuti). L'articolo 4 infine reca disposizioni finali prevedendo che a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge, il diritto alle visite deve essere garantito in almeno un istituto penitenziario per Regione (comma 1) e che, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il diritto alle visite debba essere garantito in tutti gli istituti penitenziari presenti sul territorio nazionale (comma 2). La senatrice PIARULLI ( M5S ) interviene focalizzando l'importanza della proposta di legge idonea ad innovare finalmente la legge sull'ordinamento penitenziario ed evidenziando l'importanza di reperire risorse, strumenti e personale al fine di realizzare gli obiettivi che la legge propone. La senatrice STEFANI ( L-SP-PSd'Az ) interviene sottolineando alcune criticità che ostacolerebbero nei fatti la realizzazione degli obiettivi perseguiti dal disegno di legge, in particolare la mancanza di strutture e di spazi necessari a garantire l'attuazione di tale progetto che appare forse troppo ambizioso in relazione alla reale situazione delle strutture carcerarie italiane; mette in guardia i colleghi contro il rischio che tale iniziativa legislativa possa essere fraintesa dai nostri concittadini. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ), pur ritenendo meritoria di un approfondimento la proposta ne evidenzia, tuttavia, la contraddittorietà rispetto alle opinioni ribadite dalla maggioranza proprio oggi in occasione della discussione sull'articolo 23 del cosiddetto decreto ristori in merito alla custodia cautelare preventiva; ricorda la drammaticità del problema del sovraffollamento carcerario provocato da una popolazione carceraria perlopiù costituita da extracomunitari o stranieri ai quali si dovrebbe invece imporre di scontare la pena nel Paese di provenienza così da consentire alla nostra Amministrazione penitenziaria di risolvere finalmente il problema del sovraffollamento carcerario. La senatrice EVANGELISTA ( M5S ) manifesta perplessità sulla proposta contenuta del disegno di legge in quanto, pur ricordando l'importanza della funzione rieducativa della pena, fa presente come non ci siano spazi, strutture e mezzi adeguati per assicurare gli obiettivi di tale disegno di legge; paventa i rischi per la sicurezza collettiva; evidenzia il pericolo di un aggravio per il bilancio dello Stato, invita quindi ad una maggiore riflessione e cautela;