[resaula]

peraltro, gli autori dello stupro avvenuto a luglio avrebbero poi minacciato di morte la ragazza mentre si trovava in ospedale a seguito della seconda violenza subita; al momento sono in stato di arresto l'autore del secondo stupro e il responsabile delle minacce di morte, mentre sarebbe al vaglio la posizione della persona di 36 anni; tutte le persone denunciate sono richiedenti asilo cui era stato negato lo status di rifugiato. Le vicende sono avvenute in ambienti legati allo spaccio e al consumo di stupefacenti; si è in seguito anche appreso che il pachistano ventitreenne, Dilawar Abbas Jutt, era già stato fermato in precedenza dalle forze dell'ordine, in quanto ritenuto responsabile di un altro episodio di abuso sessuale nei confronti di una ragazza, e che ha all'attivo denunce per lesioni, rapina e spaccio, in conseguenza dei quali il questore gli aveva fatto consegnare foglio di via obbligatorio; alla luce di tali circostanze, risulta davvero difficile comprendere come una persona già contrassegnata dalle autorità di pubblica sicurezza come pericolosa, già fermata in precedenza per una serie di gravi precedenti e già destinataria di misura di prevenzione personale applicata dal questore, e segnatamente, del foglio di via obbligatorio, possa continuare a circolare liberamente sul territorio nazionale; una situazione inaccettabile e suscettibile di generare, al contempo, forte turbamento e un insopportabile sentimento di impotenza e insicurezza, tanto da parte delle vittime che in generale nelle comunità, oltre che forte e condivisibile preoccupazione in ordine alla capacità delle istituzioni di garantire legalità e giustizia sul territorio rispetto ai reiterati soprusi e violenze che continuano a susseguirsi, si chiede di sapere quali interventi il Ministro in indirizzo ritenga di adottare con urgenza al fine di prevenire il reiterarsi di situazioni analoghe, rafforzando le procedure di controllo in ordine all'effettiva esecuzione ed efficacia delle misure di prevenzione, e se non ritenga utile adottare provvedimenti idonei ad introdurre procedure di sicurezza idonee ad innalzare i livelli di sicurezza ed assicurare legalità sul territorio nazionale. Atto n. 4-02350 BALBONI Al Ministro della giustizia Premesso che: la Costituzione italiana garantisce, all'articolo 24, l'accesso alla giustizia ai meno abbienti con appositi istituti, disciplinati dal decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, il testo unico che raccoglie le disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia; purtroppo la procedura dei pagamenti del patrocinio a spese dello Stato è affetta da gravi criticità, derivanti dall'eccessiva complessità della procedura burocratico-amministrativa, dalle carenti risorse umane dedicate agli uffici giudiziari preposti e dagli interminabili differimenti dell'accredito delle liquidazioni agli avvocati da parte delle Corti d'appello; nonostante la previsione, prevista dalla legge di stabilità del 2016 (legge n. 208 del 2015), a favore dei patrocinatori a titolo gratuito di poter compensare con imposte e contributi quanto vantato dallo Stato per la propria attività e nonostante la circolare del Ministero della giustizia del 3 ottobre 2016, che ne ha chiarito il meccanismo, l'operatività della riforma della compensazione è ben lontana dall'obiettivo prefissato, che era quello di garantire la liquidazione celere delle somme dovute agli avvocati; la procedura prevede dei passaggi del tutto superflui che determinano lungaggini gravanti esclusivamente sull'avvocato, che vede drasticamente allungare i tempi del suo pagamento, fino a oltre due anni dalla emissione del decreto di liquidazione del giudice; i legali sono obbligati, intanto, ad emettere fattura elettronica, anticipando il pagamento delle tasse ancor prima di ricevere il pagamento del compenso liquidato; sarebbe, pertanto, necessaria e urgente una semplificazione della procedura di liquidazione che potrebbe essere affidata direttamente al giudice tramite la piattaforma ministeriale SIAMM, o, in alternativa, delegata all'ufficio spese di giustizia presso l'autorità giudiziaria procedente, liberando così le Corti d'appello dalla gestione delle migliaia di fatture elettroniche provenienti dall'intero distretto di competenza, che gravano sul già corposo arretrato esistente; questa situazione danneggia sia gli avvocati che svolgono seriamente la loro professione e che fanno affidamento anche sui patrocini a spese dello Stato, sia i cittadini, che vedono sempre meno avvocati disponibili, di fatto, ad autofinanziare, per anni, il costo di un servizio erogato alla società civile, traducendosi in una denegata giustizia, in aperta violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle criticità descritte in premessa e quali misure urgenti intenda adottare per accelerare la procedura di liquidazione dei compensi dovuti ai legali che svolgono un compito essenziale e costituzionalmente garantito, qual è quello della difesa dei cittadini non abbienti. Atto n. 4-02351 LEONE LOMUTI CAMPAGNA NOCERINO SANTANGELO LOREFICE AUDDINO ABATE TRENTACOSTE MOLLAME ANASTASI LANNUTTI ROMANO MONTEVECCHI ANGRISANI Ai Ministri della giustizia e della salute Premesso che: al 31 luglio 2019 i detenuti ristretti negli istituti penitenziari erano 60.254 per una capienza regolamentare di 50.480 e il personale di ogni livello così ridotto nel suo organico; dal 15 al 18 agosto 2019 circa 300 persone, tra dirigenti e militanti del Partito Radicale insieme all'Osservatorio delle camere penali italiane, a diversi parlamentari, ai garanti delle persone private della libertà, hanno visitato 70 istituti penitenziari in 17 regioni; considerato che secondo quanto risulta agli interroganti: nel carcere di Trapani "Pietro Cerulli" il 16 agosto 2019 erano presenti 513 detenuti a cui vanno aggiunti 22 permissanti per un totale di 535 soggetti in carico e di questi 442 erano detenuti comuni in media sicurezza e 93 in regime di alta sicurezza e la capienza regolamentare del carcere è di 564 posti; 291 i detenuti che scontavano una condanna definitiva, mentre 244 erano in attesa di giudizio e precisamente 116 imputati in attesa del giudizio di primo grado, 102 appellanti e 26 ricorrenti in Cassazione. Non è assicurata la separazione degli imputati dai condannati; nell'istituto vige il regime della custodia chiusa, vale a dire che i detenuti dispongono solo di 4 ore d'aria al giorno da trascorrere nel cortile-passeggio; i detenuti non hanno la possibilità di frequentare corsi di formazione professionale e coloro che lavorano sono 70 (meno del 15 per cento della popolazione detenuta), di cui 5 detenuti semiliberi alle dipendenze di datori di lavoro esterni e 65 detenuti alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria; gli agenti previsti dalla pianta organica sono 300, effettivamente in servizio sono 230 e svolgono turni di otto ore organizzati su tre quadranti durante la giornata;