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Se non si fanno rispettare le regole nei penitenziari, è impossibile percorrere strade che portino alla redenzione del reo, al suo reinserimento in un percorso che conduca al rispetto delle regole fuori dal carcere, nel momento in cui uscirà. Questo non avviene. Vige l'anarchia nel mondo dei nostri penitenziari e molto spesso succede che uno o due agenti - lo diceva un collega prima - si trovino ad avere a che fare con 70-100 detenuti nelle sezioni. Anche questa storia della carenza di personale è vecchia. Signora Ministro, c'è un concorso fatto nel 2019, che riguardava 745 allievi agenti della Polizia penitenziaria, che è fermo da due anni. Questi ragazzi hanno passato l'orale e devono fare le prove attitudinali ed è due anni che aspettano di farle, perché non vengono assunti. Le volevo dire, Ministro, ma lei lo saprà meglio di me, che nei prossimi cinque anni ci saranno 12.000 agenti di polizia penitenziaria in meno, perché andranno in pensione, oppure saranno riformati. Bisogna cominciare a parlarne e a pensare adesso a quello che sta accadendo, perché già sono pochi adesso nei nostri penitenziari, nei prossimi anni saranno ancora meno. Un intervento su questo va fatto. Volendo metterla in positivo, Ministro, il fattore importante anche del suo presentarsi qui, alla Camera prima e al Senato adesso, a parlare di questi problemi è che voi volete vedere cosa sta succedendo e ve ne state rendendo conto. Certo che non possiamo dare la colpa a lei per quello che è avvenuto negli ultimi decenni, in cui una certa politica se n'è fregata di quello che avveniva nel mondo del carcere e ha preferito dare indulti, sconti di pena e approvare provvedimenti svuota carceri. Questo è stato fatto ovviamente colpendo anche i cittadini che poi hanno subito il reato e hanno visto, semmai, coloro che hanno commesso il reato uscire facilmente dal carcere o stare in giro a commettere altri reati. Sarebbe molto facile prendere questa scorciatoia in modo da rispondere a ciò che l'Europa ci dice o ci impone, però noi dobbiamo fare ben altro e lei, Ministro, penso che in questo caso si sia resa conto di ciò che serve. Sono convinto che anche da parte di Fratelli d'Italia - noi siamo all'opposizione di questo Governo - se lei lavorerà nella direzione di affrontare i problemi e intervenire sulle realtà del mondo carcerario, troverà, come al solito, non un'opposizione fino a se stessa, ma un'opposizione propositiva e ovviamente troverà il nostro appoggio perché vogliamo la risoluzione dei problemi e non la polemica fine a se stessa. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, signora Ministra, le sue parole sono state chiare, ma soprattutto pesanti e inequivoche. Lei ha toccato un argomento scomodo per la politica e su questa scomodità vorrei tornare. Direi che nella sua chiarezza c'è qualcosa di molto di più che identificare fatti spiacevoli avvenuti non solo nel carcere di Santa Maria Capua Vetere; c'è in ballo l'articolo 13 della Costituzione - è stato ricordato da molti - che esordisce dicendo che «la libertà personale è inviolabile» e dice anche che «è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà». Sul tema della libertà, sancita dall'articolo 13, è dall'inizio di questa legislatura che torniamo e lo attraversiamo perché è un tema importante che lo si ritrova in tutta la Costituzione. Nell'articolo 13 viene sancito con estrema chiarezza, però vorrei sottolineare quando lei ha parlato di responsabilità del contesto. La politica non può essere lo spazio per comodi accessi al consenso e questa è la responsabilità del contesto, sempre. Noi anche durante la pandemia abbiamo occupato questo spazio scomodo della politica. Non è stato semplice e oggi i fatti ci dimostrano che, purtroppo, avevamo ragione. Allora, noi siamo contro l'affermazione che bisogna marcire in galera. (Applausi) . In galera non si marcisce; se si ha l'idea che chi va in galera marcisce, questo è l'impianto da rovesciare e cambiare. È questo il senso dell'articolo 27 della Costituzione, dell'articolo 13 e di tutta la Costituzione, ma è questo il senso della sicurezza, cui tutti noi teniamo. La sicurezza è legalità fuori dalle carceri come dentro le carceri. La sicurezza è un concetto di protezione e di tutela. È ancora più grave quando chi è il tutore della libertà e della nostra sicurezza si macchia di questi fatti molto gravi essendo in una posizione di autorità. Non possiamo accontentarci, pertanto, di parole postume di vicinanza o di impegni astratti e la ringrazierò per le sue parole e per averci richiamato alla responsabilità del contesto. (Applausi) . Ci sono molte cose da fare. C'è da riprendere la riforma dell'ordinamento penitenziario, investire sul trattamento, sul personale e sulle risorse perché le carceri siano più umane anche per chi ci lavora. Se non vogliamo retoricamente rivolgerci indossando qualche felpa o qualche mezza divisa a seconda delle stagioni e se vogliamo parlare sul serio anche ai custodi penitenziari, dobbiamo occuparci delle condizioni delle carceri e del fatto che la pena sia modulata a seconda del percorso e che non ci siano automatismi. Anche questo non è da oggi che lo scopriamo. Ci siamo battuti per eliminare tutti gli automatismi sulla pena e sugli aggravamenti di pena e continueremo a batterci perché questa è la strada da battere. Allora, diciamo sì a più risorse, più spazi per il trattamento, la rieducazione e per la formazione anche degli agenti penitenziari, sempre per sfuggire dalla comoda retorica dell'attenzione a questo o a quello. Sugli sconti di pena, è già così: chiunque frequenti un carcere o un tribunale di sorveglianza sa che c'è un'osservazione del detenuto, ma il punto è che ci sono pochi psicologi, pochi assistenti, c'è poco personale dedicato a questo. Abbiamo una straordinaria occasione già con la riforma del processo penale, nella quale sono previste pene alternative al carcere, che non è l'impunità. Questa è la cultura diversa, questo è il garantismo vero, non a correnti alternate. Il garantismo è un concetto globale, è la legalità nel processo, è la legalità nelle sanzioni, è la legalità nelle carceri. Ridiscutiamo di questi ultimi vent'anni di giustizia, sul garantismo, ma su tutto; che tutti vengano all'appuntamento e mettano in discussione qualche posizione, altrimenti evitiamo di... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruotolo. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto-LeU-Eco) . La ringrazio, signor Ministro, perché le sue parole sono state parole di verità e senza reticenza. Per questo la ringrazio davvero, perché abbiamo segnato in questo momento, in quest'Aula, grazie a lei, un primo passo e ha fatto bene a ricordare questa coincidenza con il 21 luglio di vent'anni fa. Accadde ieri, è accaduto oggi, non deve più accadere.