[pronunce]

n. 504 del 1998 predetermina la prestazione patrimoniale in cui consiste l'imposta unica sulle scommesse, determinando il presupposto (la scommessa), la base imponibile (la somma giocata), i soggetti passivi (i gestori del servizio, anche in concessione), le aliquote (il 20,20 per cento della quota di prelievo stabilita per ciascuna scommessa), le sanzioni, ma non la determinazione amministrativa delle quote di prelievo, cui l'imposta sulle scommesse è commisurata, con la conseguenza che un parametro quantitativo essenziale per l'applicazione del tributo è stabilito da un atto discrezionale della pubblica amministrazione. L'aliquota effettiva – secondo il giudice a quo – rimane indeterminata, giacché quella nominale del 20,20 per cento non è applicata sulla base imponibile, bensì con riferimento ad una entità non definita da un atto avente forza di legge, cioè alla «quota di prelievo stabilita per ciascuna scommessa», la cui quantificazione è stata precisata con il decreto del Ministro delle finanze 15 febbraio 1999, in cui sono stabilite le aliquote di prelievo con riferimento a nove fasce di eventi. Nel determinare uno dei fattori del prodotto per la determinazione dell'aliquota effettiva, il Ministro – ad avviso della rimettente – avrebbe svolto una funzione discrezionale di supplenza della legge, non limitandosi ad una mera funzione tecnica: nella motivazione del citato decreto 15 febbraio 1999, infatti, nel fissare gli obiettivi della lotta al gioco clandestino (senza però chiarire il procedimento logico per la scelta delle aliquote idonee al raggiungimento di tale scopo), nel mettere a disposizione gli introiti idonei all'espletamento dei compiti istituzionali e nell'ottenere il raggiungimento di un congruo livello di gettito erariale, ha compiuto scelte di politica tributaria che competono al legislatore. L'imposta sulle scommesse costituisce una tipologia di tributo assolutamente innovativa, nella disciplina della quale il Ministro non ha potuto trovare linee guida in precedenti analoghi, tali non potendo considerarsi l'imposta sulle assicurazioni né quella sugli spettacoli e gli intrattenimenti. Non risulta alcuna imposta la cui aliquota sia determinata in materia autonoma da un provvedimento amministrativo, che non trovi determinata dalla legge almeno una forbice ristretta che condizioni la scelta della percentuale di tassazione. In conclusione, con la determinazione amministrativa delle quote di prelievo, cui l'imposta sulle scommesse è commisurata, un parametro quantitativo essenziale per l'applicazione del tributo è stato stabilito da un atto discrezionale della pubblica amministrazione, con la conseguente non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, lettera b), numero 2, del d.lgs. n. 504 del 1998. Con riguardo alla violazione dell'art. 76 Cost., osserva la rimettente che con l'evoluzione della normativa – che in precedenza riservava al CONI e all'UNIRE la gestione delle scommesse e dei concorsi pronostici collegati a manifestazioni sportive (con previsione di «imposta unica sui giochi di abilità e sui concorsi pronostici», istituita dalla legge 22 dicembre 1951, n. 1379) – è ora prevista, in forza della legge n. 549 del 1995, la concedibilità, ad imprese affidabili, della gestione delle scommesse, riservandosi al CONI quote di prelievo dell'introito delle scommesse, al netto dell'imposta unica e delle spese. L'art. 1, comma 2, della legge n. 288 del 1998, avente ad oggetto la disciplina dell'imposta unica di cui alla legge n. 1379 del 1951, ha delegato il Governo ad emanare norme per il riordino dell'imposta unica sui giochi di abilità e sui concorsi pronostici, prevista da detta legge. La delega è stata esercitata con il d.lgs. n. 504 del 1998, che a sua volta è stato completato dal decreto 15 febbraio 1999 del Ministero delle finanze, che, come sopra rilevato, chiarisce gli obiettivi da perseguire e prevede «fasce di eventi» con le rispettive quote di prelievo, precisando che per le scommesse a quota fissa è destinato al CONI il 38 per cento del prelievo fisso tabellare, al netto dall'imposta. In realtà il d.lgs. n. 504 del 1998, emanato in esecuzione della delega di cui alla legge n. 288 del 1998, istituisce – secondo la rimettente, che riporta le argomentazioni della Giada Bet s.r.l., ricorrente del giudizio a quo – una nuova imposta, non limitandosi a riordinare la precedente «tassa di lotteria» , e non rientrando tra i criteri direttivi la modificazione del soggetto passivo, che si è verificata in forza delle nuove disposizioni normative. In precedenza, infatti, il tributo colpiva in misura forfettaria gli introiti lordi conseguiti dal CONI (la differenza tra le somme corrisposte dagli scommettitori e l'importo del prelievo era ripartito tra i vincitori), mentre la nuova imposta colpisce la differente capacità contributiva costituita dalle risorse finanziarie impiegate dai consumatori per scommettere. Il CONI, mentre in passato svolgeva attività imprenditoriale, ed era soggetto passivo del tributo, ora ne è soggetto attivo, giacché sono gli imprenditori privati, in virtù di concessione, che gestiscono le scommesse, e a carico di costoro sono imposti i sacrifici economici e gli obblighi connessi alla liquidazione ed al pagamento delle imposte. Tale trasformazione è stata indotta da radicali modificazioni delle scelte politiche, sia per la sopravvenuta incompatibilità della normativa preesistente con i princípi comunitari in materia tributaria e di libera prestazione di servizi all'interno dell'Unione europea, sia per la lotta alle scommesse illegali, rispetto alle quali le scommesse sportive in concessione si pongono in concorrenza. In conclusione, l'art. 3 del d.lgs. n. 504 del 1998 individua soggetti passivi diversi rispetto a quelli individuati dal quadro normativo in precedenza vigente, senza che la norma delegante (art. 1, comma 2, della legge n. 288 del 1998) l'avesse previsto. Sempre per il giudice a quo, né la legge delega, né l'art. 4 del d.lgs. n. 504 del 1998, né alcuna altra norma di legge forniscono indicazioni per definire il concetto di «prelievo riferito alle scommesse», e non precisano i criteri per procedere alla sua quantificazione. Alla indeterminatezza supplisce il più volte citato d.m. 15 febbraio 1999, che compie scelte di politica tributaria e di tutela dell'ordine pubblico, estranee alla sua competenza. In sostanza, il riempimento di un vuoto normativo mediante un atto amministrativo rivela la violazione dell'art. 1, comma 2, della legge n. 288 del 1998, per eccessiva indeterminatezza nella fissazione dei principi e dei criteri direttivi richiesti a una delega legislativa. Con riguardo alla violazione dell'art. 53 Cost., il rimettente, richiamando ancora la difesa della Giada Bet s.r.l., eccepisce che il quadro normativo emergente dal d.m. 15 febbraio 1999 e dal d.lgs.