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Signor Presidente, la invito a prendere nota di quello che sto per dire: il Consiglio d'Europa, nella sua ultima seduta non ha fatto parlare un senatore eletto, cioè il sottoscritto, perché la pensava in modo diverso da loro. Questo è il Consiglio d'Europa! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ero io l'ultimo relatore, ma non mi hanno dato la parola, per esprimere qualcosa di diverso a proposito dei migranti climatici. Il Senato dovrebbe difendere le minoranze all'interno del Consiglio d'Europa, che è composto da 47 Stati, tra cui la Turchia, di cui oggi abbiamo sentito cosa pensate anche voi. Dunque andiamo a consegnare il nostro patrimonio culturale all''Europa! Non esiste al mondo! Siete veramente qualcosa di incredibile. Andiamo a leggere l'articolo 7 della Convenzione, che sembra anche bello: il patrimonio culturale, come ha detto lei, vogliamoci tutti bene; che bello. Poi però vedo che istituiscono il tavolo delle conciliazioni per stabilire i valori delle opere d'arte: da noi le opere d'arte hanno 2.000 anni, basta girare per Roma o passeggiare in qualsiasi città italiana per rendersi conto che le nostre opere d'arte sono nei nostri valori cristiani. Questa è la nostra storia, queste sono le nostre tradizioni (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Allora non vorrei mai trovarmi in un dibattito (cosa che succede) in cui una minoranza osserva - perché è accaduto - che il crocifisso in aula dà fastidio e che pertanto dobbiamo toglierlo. No. Oppure prima il collega ha richiamato un affresco del Quattrocento che a Bologna raffigura Maometto torturato dai demoni e che quindi è a rischio. Ci sarà un tavolo di discussione, è questo che mi fa paura: le nostre tradizioni le sappiamo difendere noi! Adesso però il PD, il partito delle tasse, e il partito della decrescita felice si sono uniti per consegnare il nostro patrimonio all'Europa con la Convenzione in discussione e questa è una vergogna (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) ! Questa è la cosa più importante ed è di questo che mi rammarico. Chiedo quindi ai colleghi di Forza Italia e di Fratelli d'Italia di votare tutti uniti contro la ratifica, perché anche gli articoli 15 e 22 vanno a demolire i nostri valori, che sono molto più importanti dell'economia (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , perché nel momento in cui io metto in discussione i valori è come quando all'albero gli si tagliano le radici e cade. Voi state distruggendo e mettendo in discussione i nostri valori. Vedo delle minoranze - ed è lo stesso concetto di questa Convenzione - che li mettono in discussione; porto la discussione sulla difesa delle minoranze: volete ritornare al concetto di genitore 1 e genitore 2. È la stessa cosa: le nostre tradizioni fanno riferimento a papà e mamma e voi volete annientare le tradizioni per difendere le minoranze, che non rappresentano questo Paese (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Invito quindi Fratelli d'Italia e Forza Italia a votare con noi contro la ratifica di questa Convenzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti del senatore Airola) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, perlomeno è una bella soddisfazione oggi mettere al centro del dibattito culturale quello che rappresenta il patrimonio, in un certo senso potremmo dire l'anima stessa dell'Italia. Stiamo parlando di ciò che ci rende non solo famosi e apprezzati nel mondo, ma di ciò che ha reso veramente grande il contributo che il nostro Paese ha dato e che ci auguriamo con tutto il cuore possa continuare a dare, soprattutto nell'ambito della cultura nelle sue molteplici manifestazioni, di cui l'arte costituisce davvero l'interfaccia più straordinaria tra il nostro passato, il nostro presente e anche il patrimonio che vogliamo consegnare alle generazioni future. Non c'è dubbio che il grande turismo italiano è un turismo d'arte: la gente viene in Italia soprattutto per visitare le nostre città d'arte. Viene a Milano, a Roma, a Napoli e a Firenze, dovunque sia, anche e soprattutto per contemplare quei paesi, quei paesini - chiamiamoli così - piccoli solo per dimensione, ma grandi per patrimonio culturale, che sono dei veri e propri musei en plein air. Sono veramente l'espressione di una ricchezza condivisa da un territorio, dalle persone che lì hanno abitato e che lì continuano ad abitare, custodi tutte insieme di quel patrimonio. Sarebbe molto strano se oggi il dibattito si dovesse strutturare secondo una sorta di derby tra chi crede nel patrimonio culturale, chi lo vuole difendere e chi sembra opporre una resistenza per esempio al riconoscimento di questa Convenzione. Non è così. Noi crediamo fermamente che il patrimonio culturale, non solo italiano ma di ogni Paese, sia l'espressione e l'anima di quel Paese. Penso, tanto per fare un esempio, a come è stato difeso il patrimonio culturale italiano nell'ultima guerra, a come amici e nemici, davanti al patrimonio artistico nazionale, si sono fermati, perché hanno percepito che era qualcosa che andava oltre la dimensione nazionale. Non si spiegherebbe, altrimenti, la gigantesca migrazione - per così dire - di persone colte che vengono a vedere, a contemplare questo patrimonio, che riempiono le nostre sale per ammirare una bellezza che non è soltanto un'armonia della forma fisica, ma fa percepire a chi la osserva di essere protagonista egli stesso di questa avventura. Diversamente, l'opera d'arte resterebbe di chi l'ha creata, mentre l'opera d'arte è di ognuno di noi e quando parlo di opera d'arte mi riferisco a quell'introduzione straordinaria per cui l'opera d'arte vive in un contesto. Tuttavia questo non è il tema di oggi. Il tema di oggi vede tutti gli italiani, noi parlamentari, appartenenti a tutti i partiti, schierati dalla parte della cultura, a difesa di questo patrimonio. Il punto su cui di fatto può nascere la contrapposizione, la diversa strategia di tutela di questo patrimonio, è un altro. Non c'è dubbio che tutti noi intendiamo garantire il nostro patrimonio e quello degli altri Paesi, peraltro veniamo da una cultura nella quale le collezioni di tutti i grandi musei europei sono in gran parte frutto di quello che potremmo definire un prelievo di opere d'arte dai luoghi di origine. Il Pantheon si trova a Roma, come pure piazza Navona, ma penso anche, ad esempio, ai famosi obelischi di Roma, che sono opere d'arte importate. Penso alla ricchezza dei Musei Vaticani, alla ricchezza dei Musei Capitolini, per fare solo due esempi riferiti al nostro contesto. Noi consideriamo nostro patrimonio ciò che abbiamo in qualche modo realizzato, ma anche ciò che abbiamo custodito. Ci siamo sentiti custodi della bellezza e dell'arte. Lo siamo tutti qui dentro, a prescindere da come voteremo. Che non si abbia mai a pensare che, nel nostro Parlamento, manchi questo gene straordinario che è la passione per l'arte, che tutti noi abbiamo.