[resaula]

penso all'infrastrutturazione degli asili nido e penso, signora Ministro, anche alla regolamentazione delle forme nuove di organizzazione del lavoro. Gli italiani e le italiane le stanno sperimentando sulla loro pelle in questi mesi così difficili, e non vanno viste con un approccio di diffidenza o persino iconoclasta. Lo smart working e la relazione tra le nuove forme di lavoro e le nuove tecnologie sono una cosa da guardare con grande curiosità, persino intellettuale, oltre che dal nostro punto di vista di decisori politici. Attenzione a non riprodurre e persino ad allargare le disuguaglianze. Quando diciamo che una donna in smart working può tranquillamente badare al figlio che è a casa in DAD, diciamo una corbelleria gigantesca. E quando diciamo che una donna in quella condizione di lavoro può evitare di essere destinataria di misure di sostegno e di accompagnamento in relazione, per esempio, al tema dell'accudimento dei figli, diciamo una cosa gigantesca. Ha ragione chi diceva che ci vuole un salto culturale che deve attraversare le nostre scelte di legislatori, quando mettiamo in campo, ad esempio, provvedimenti come quelli con cui ci misureremo nelle prossime settimane, a partire dal decreto-legge sostegni. Facciamo questo, signor Presidente e signora Ministra, perché penso che se la prendiamo in questo modo, la voglia di entrare nel mondo nuovo supererà sicuramente le paure che si stanno attraversando in questo tempo così difficile. FLORIS (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signora Ministro, rappresentanti del Governo, colleghe, colleghi, il provvedimento oggi in esame è uno di quelli in cui bisognerebbe avere il coraggio di dire: fermiamoci, riflettiamo, rinviamolo. Invece la foga è sempre quella di regalare dichiarazioni alla stampa in cui si distribuiscono pani e pesci, e in questo caso assegni di 250 euro a figlio a tutti. Ma sappiamo bene che non è così: non tutte le famiglie riceveranno i declamati 250 euro a figlio; anzi, molte famiglie riceveranno poche decine di euro e molte altre riceveranno meno di quello che ricevono oggi con i vari bonus , i quali saranno assorbiti dall'assegno unico familiare. A tale proposito, mi limito a citare uno studio, a cui ha partecipato anche l'AREL (ricordo che è il centro studi di Enrico Letta, ora segretario del PD), che evidenzia come 1.350.000 famiglie saranno penalizzate dal meccanismo dell'assegno unico. Questo è il primo vulnus del disegno di legge in esame: l'assegno unico universale non è universale (Applausi) . Universale significa che riguarda tutti, quindi lo stesso titolo del provvedimento è fuorviante. Non basta dire che l'assegno porta 6.280.000 famiglie al miglioramento. Il dato è che, secondo questo disegno di legge, quasi il 18 per cento di 7.630.000 famiglie italiane e i loro figli non meritano di essere tutelati dallo Stato italiano. Sulla base di questa consapevolezza acquisita è partita la rincorsa alle nuove risorse finanziarie - da parte sua, ministro Bonetti, i cui buoni propositi e la cui buona fede non mettiamo minimamente in discussione - attraverso il coinvolgimento del MEF. Risorse che al momento però non ci sono. Queste nuove risorse, che sarebbero una sorta di clausola di salvaguardia, potrebbero risolvere il problema nei prossimi tre, quattro, cinque anni, perché oltre non si può andare: le risorse non basterebbero. Una riforma di questo tipo, che ha l'indubbio merito di accorpare e razionalizzare le misure esistenti in una sorta di testo unico, porta però ad un assegno non equo. In nessun ordinamento estero esiste questa sperequazione tra figli di serie A e figli di serie B. (Applausi) . In Germania, addirittura l'assegno è esattamente lo stesso per ogni fiocco, rosa o azzurro, che sia nato nella periferia o nel quartiere residenziale. E per favore, non chiediamoci più perché d'estate arrivano in Italia famiglie straniere con tre, quattro, cinque figli, mentre in Italia in media se ne fanno uno o uno e mezzo. Il dato di fatto di questo disegno di legge è che il ceto medio produttivo, quello con un reddito lordo familiare a partire da 50.000 euro annui (stiamo parlando di 2.200-2.300 euro netti al mese) probabilmente verrà penalizzato. Ma già dopo i 30.000 euro di reddito lordo l'assegno decresce in modo importante. L'altro dato è che si smette di dare un valore alle 623.000 donne che fanno le mamme a tempo pieno (Applausi) e che, con l'abolizione delle detrazioni per il coniuge a carico, subiranno conseguenze che porteranno a perdere e non ad avere risorse in più. Se la vera intenzione, Ministro, è quella di inserire le donne nel mondo del lavoro, bisogna prima prevedere per loro un impiego e il rafforzamento del sistema dell'assistenza all'infanzia. La proposta di legge Bonetti, il cosiddetto family act , è più ampia; ma soprattutto la possibilità di proseguire con l'esame di quel disegno di legge avrebbe dato il tempo al Parlamento di fare due cose fondamentali: in primo luogo, proseguire in una istruttoria con le categorie interessate; in secondo luogo, trovare veramente le risorse. Per fare una riforma che accontentasse tutte le famiglie, con un assegno che fosse veramente universale, si sarebbe dovuto arrivare a diversi miliardi in più. Come ha sentito, signora Ministro, il mio intervento a nome del Gruppo è stato abbastanza critico. Ma noi vogliamo dare fiducia a lei, alla sua attività nel Governo Draghi e, trattandosi di una legge delega, ci attendiamo che sappia trasformarla e che, recependo i punti dolenti da noi evidenziati, possa trasformare i provvedimenti in disposizioni a favore di tutte le famiglie. A tale proposito, per non ostacolare l' iter della delega a lei assegnata, il Gruppo Forza Italia ha persino ritirato gli emendamenti in Commissione. Ci auguriamo che l'universalità evocata nel titolo divenga tale e che questo provvedimento non sia come il balcone di Palazzo Chigi, da cui fu annunciata l'abolizione della povertà. Il provvedimento, infatti, presenta il nobilissimo scopo di sostenere una serie di famiglie economicamente disagiate o con disabilità al proprio interno e questo noi lo apprezziamo moltissimo. Altresì auspichiamo che in sede di decreti di attuazione il Governo presti attenzione al problema degli indicatori ISEE. (Applausi) . Come hanno detto in tanti infatti prima di me, essi spesso non costituiscono un indicatore affidabile del reddito e del patrimonio, anzi, talvolta rappresentano un peso. Servono nuove risorse per attivare tutti gli ulteriori strumenti e le strutture a sostegno dell'infanzia e dell'adolescenza, che in questo momento possono essere realizzati anche - e, direi, soprattutto - con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che saranno a vostra disposizione fra breve. L'auspicio, signora Ministro, è che con la delega vengano perseguiti e raggiunti gli obiettivi concatenati che si prefigge questo disegno di legge delega: