[pronunce]

l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 8 della CEDU - oltre che agli obblighi internazionali, genericamente evocati in motivazione e non richiamati in dispositivo, discendenti dalla «Convenzione sui diritti del fanciullo adottata a New York il 20.11.1989, e ratificata in Italia con L. n. 176/1991, [dal]la Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei fanciulli, adottata dal Consiglio d'Europa a Strasburgo il 25.01.1996 e ratificata con L. 77 del/ 2003, [nonché dal]la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 7.12.2000, adottata il 12.12.2007 a Strasburgo o c.d. Carta di Nizza» - in materia di riconoscimento del diritto dei genitori e dei figli, nonché di ulteriori soggetti uniti da vincoli familiari di fatto, a mantenere stabili relazioni pur in caso di crisi della coppia (anche omosessuale), avuto sempre riguardo al preminente interesse del minore. 2.- L'eccezione di inammissibilità formulata dalla parte reclamante nel giudizio a quo - sul rilievo che la questione così sollevata sia non pertinentemente riferita all'art. 337-ter cod. civ. - non è fondata. È proprio, infatti, all'interno della suddetta norma che è destinata, in tesi, ad incidere la pronuncia additiva, auspicata dal Collegio rimettente, a fini della sua reductio ad legitimitatem, nella indicata direzione ampliativa del potere di intervento del giudice a tutela dell'interesse del minore. 2.1.- Non pertinente, ed eccentrica rispetto al contesto del giudizio incidentale di legittimità costituzionale - e, per ciò, inammissibile - è l'ulteriore eccezione, formulata (solo in memoria) dalla medesima parte privata, con cui si pretende di rimettere in discussione (sulla base, per di più, di elementi indiziari sopravvenuti rispetto all'ordinanza di rimessione) il dato fattuale della "convivenza" tra le due donne, oggetto di accertamento nella sede (propria) di merito, in ragione della quale è motivata la rilevanza della questione. 2.2.- Non suscettibile di accoglimento è, infine, anche l'eccezione di inammissibilità formulata dall'Avvocatura dello Stato, poiché, diversamente da quanto da essa dedotto, l'intervento additivo richiesto dalla Corte rimettente è, nella sua prospettazione, "a rima obbligata". 3.- Nel merito la questione non è fondata. 3.1.- Muovendo dalla corretta premessa che l'intervento del giudice a tutela del diritto del figlio minore a «conservare rapporti significativi» con persone diverse dai genitori, quale previsto e disciplinato dall'art. 337-ter cod. civ. , abbia esclusivo riguardo a soggetti comunque legati al minore da un vincolo parentale - all'interno, quindi, di un contesto propriamente familiare - il giudice a quo perviene direttamente alla conclusione che esista un "vuoto di tutela" quanto all'interesse del minore a mantenere rapporti, non meno significativi, eventualmente intrattenuti con adulti di riferimento che non siano suoi parenti. E conseguentemente ritiene che a ciò non possa altrimenti porsi rimedio che attraverso la chiesta pronuncia additiva, la quale - con specifico riguardo alla peculiare vicenda per cui è causa - includa, appunto, anche l'ex compagna della genitrice biologica nell'area dei soggetti le cui relazioni con il minore rientrano nel quadro di tutela apprestata dal denunciato art. 337-ter cod. civ. 3.2.- La Corte rimettente trascura, però, di considerare che l'interruzione ingiustificata, da parte di uno o di entrambi i genitori, in contrasto con l'interesse del minore, di un rapporto significativo, da quest'ultimo instaurato e intrattenuto con soggetti che non siano parenti, è riconducibile alla ipotesi di condotta del genitore "comunque pregiudizievole al figlio", in relazione alla quale l'art. 333 dello stesso codice già consente al giudice di adottare "i provvedimenti convenienti" nel caso concreto. E ciò su ricorso del pubblico ministero (a tanto legittimato dall'art. 336 cod. civ.), anche su sollecitazione dell'adulto (non parente) coinvolto nel rapporto in questione. In questo senso, nella fase di primo grado del giudizio a quo, si era, del resto, già orientato il Tribunale di Palermo che - nel disporre la frequentazione delle due minori con l'ex compagna della madre biologica - aveva ritenuto a tal fine necessaria una richiesta del pubblico ministero. 3.3.- Non sussiste, pertanto, il vuoto di tutela dell'interesse del minore presupposto dal giudice rimettente. E ciò appunto comporta la non fondatezza della questione su tal presupposto sollevata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 337-ter del codice civile sollevata - in riferimento agli articoli 2, 3, 30 e 31 della Costituzione, ed all'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848 - dalla Corte d'appello di Palermo, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 ottobre 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Mario Rosario MORELLI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 ottobre 2016. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA