[resaula]

la crescita spaventosa del tasso di iniquità e diseguaglianza. La libertà senza uguaglianza è orfana. Ancora, il declino delle democrazie liberali e rappresentative, che pure il crollo aveva suggellato come le vie maestre del mondo: anche su questo dovremmo interrogarci, sulla necessità di rinvigorire, di correggere, ma mai di smantellare l'architrave della democrazia rappresentativa, affidandoci, semmai, a miraggi che possono portare a regimi leaderistici e perfino dispotici e dittatoriali. Mi avvio alla conclusione citando altre due grandi questioni. Certamente, dopo il crollo del Muro, l'Unione europea si rafforza, e l'unione della Germania rafforza l'Unione europea. È un bene, ed è un'utilità preziosa, l'unità della Germania per l'Unione europea, ma mai cadere nel rischio di una germanizzazione dell'Unione europea. (Applausi del senatore Fazzolari). Infine, chi governa il mondo? Chi governa il mondo oggi, a trent'anni di distanza da quel dato storico? Due blocchi, allora; oggi, tanti, troppi personaggi inquietanti hanno in mano le redini del mondo; a volte non si tratta nemmeno di personaggi, ma di ombre oscure e sconosciute, ignote, senza una capacità di visione democratica, di cooperazione multipolare, di condivisione di rischi e di opportunità. Colleghe e colleghi, su tali questioni dovremmo ragionare insieme e serenamente, se vogliamo leggere la storia traendo giusti e utili suggerimenti per il futuro delle nuove generazioni. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI e del senatore Casini. Congratulazioni) . VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, trent'anni fa - immaginiamo la scena - il portavoce dell'epoca della Germania dell'Est ha dichiarato: «È stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. (...) Se sono stato informato correttamente questo ordine diventa efficace immediatamente». Da quel giorno è caduto un Muro, un Muro che ha segnato la nostra storia; un Muro che ha marcato anche il nostro destino, che ha segnato anche delle vite, uomini che sono morti lì. Ieri sera mi sono messo a leggere la storia di chi è stato ucciso mentre cercava di scavalcare il Muro, e vorrei ricordare due bambini, Jörg e Lothar, di dieci e tredici anni, che, nel tentativo di oltrepassare il muro, sono stati uccisi a pistolettate dai soldati. Ricordiamoli, perché è giusto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI) . Li ho presi ad esempio. Pensate che i soldati che li hanno trucidati sono stati addirittura promossi. Eppure, dobbiamo guardare oltre; dobbiamo guardare al futuro. Ecco che, allora, quando vedo che da una parte si riconoscono solo determinati regimi totalitari, sono dell'idea che vanno ricordati entrambi i regimi totalitari, quindi anche quello che ha fatto l'Unione Sovietica in quegli anni: pensate che sono stati stimati quasi 21 milioni di morti dal regime comunista. Se vogliamo veramente mettere fine alla parola storia dobbiamo riconoscere tutti i delitti e tutte le stragi di qualsiasi regime (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI) , come ha fatto il Parlamento europeo qualche mese fa, ricordando che entrambi i regimi devono essere puniti. Per cui, per quanto mi riguarda, dobbiamo guardare al futuro, ricordandosi però di quanto è successo. Faccio un esempio: è come quando guidiamo in macchina. Guardiamo la strada e il nostro obiettivo; vogliamo vedere il futuro davanti, però, quando facciamo un sorpasso, dobbiamo guardare lo specchietto per ricordare il passato. Questo è ciò che, a mio avviso, dobbiamo fare tutti. Mi piacerebbe che anche in questo Parlamento, per mettere fine a quanto è successo e riconoscere tutte le strade di qualsiasi tipo, venisse riconosciuto quanto fatto dal Parlamento europeo, dove è stato dichiarato che tutti i regimi, di sinistra e di destra, vanno condannati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e FI-BP) . CAUSIN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CAUSIN (FI-BP) . Signor Presidente, la giornata di oggi rappresenta un ricordo sicuramente istituzionale, ma anche personale: avevo diciotto anni e il crollo del Muro di Berlino l'ho visto, come molti, alla televisione e forse senza quelle categorie politiche di lettura che potrei avere oggi dopo anni di attività e di esperienza politica. Ho un ricordo vivido di quella notte in cui pacificamente i cittadini di Berlino iniziarono a circolare liberamente da una parte dall'altra, quasi per incanto, perché anch'io avevo studiato a scuola che il mondo era diviso a metà e che da quel Muro non si poteva passare. In modo pacifico, in un clima di festa e stappando le bottiglie, i cittadini di Berlino iniziarono ad aprire delle brecce nel Muro con dei picconi e dei martelli fortuna. Le lastre andavano giù sotto lo sguardo attonito delle terribili guardie della Repubblica Democratica dell'Est (tra l'altro io, come tanti altri, non ho mai capito perché avesse l'aggettivo «democratica»). Cadeva il simbolo fisico della divisione tra Est e Ovest, tra i Paesi liberi e democratici del blocco atlantico e i Paesi della cortina di ferro. Quella notte rappresenta simbolicamente la riunificazione di una città simbolo, che paradossalmente era stata anche la capitale del nazifascismo europeo, la riunificazione di un popolo drammaticamente e artificialmente diviso, l'inizio del percorso dell'unificazione dell'Europa che conosciamo oggi, ma soprattutto l'inizio della fine dell'ultima delle ideologie totalitarie che hanno insanguinato e oppresso l'Europa del XX secolo. Rappresenta l'inizio della caduta del totalitarismo comunista in Europa: in poco tempo il vento della democrazia e della libertà soffiò su tutta l'Europa dell'Est. In Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Ungheria, fino ad arrivare all'Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche, caddero questi regimi. Il regime oppressivo della Repubblica Democratica tedesca è stato senza dubbio sconfitto dalla storia, dal desiderio di libertà delle persone, dalla capacità - lo hanno ricordato anche prima dei colleghi - dalla determinazione e dalla deterrenza militare, voluta pervicacemente da un Presidente illuminato, che voglio ricordare, come Ronald Reagan, che mise in prima fila la NATO e gli Stati Uniti in questa battaglia. Cadde soprattutto per la capacità di Giovanni Paolo II, un pontefice illuminato che seppe accendere le coscienze individuali e dei popoli sul dramma del totalitarismo comunista dei Paesi dell'Est, portando un messaggio di libertà e mondialità che la chiesa non aveva mai saputo e avuto il coraggio di dare prima. La notte del 9 novembre 1989 rappresenta, perciò, la fine di una stagione in cui il mondo era diviso a metà.