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La Giunta, operando nel solco tracciato dalla Corte costituzionale, in particolare con la sentenza n. 188 del 2010, ha confinato il sindacato del Senato ai soli profili di manifesta implausibilità ed altresì ai casi in cui tali profili emergano per acta senza necessità di accertamenti. Come detto, l'infondatezza palese e manifesta dell'ipotesi accusatoria nel caso di specie emerge dagli atti trasmessi al Senato dalla stessa autorità giudiziaria ed altresì riveste carattere manifesto riscontrabile, ictu oculi , dall'esame espletato. Se, tuttavia, non c'è palesemente alcuna corruzione, allora, occorre chiedersi come può l'autorità giudiziaria sindacare un emendamento che costituisce un atto tipico parlamentare, anzi, che costituisce uno dei perni della funzione parlamentare. Da ricordare, quindi, in questa sede, ancora una volta, le parole dell'articolo 68 della Costituzione: «I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni». Nel caso di specie, ravvisandosi la manifesta infondatezza dell'accusa di corruzione, la senatrice Bonfrisco è stata chiamata a rispondere per un emendamento, quindi per un atto cosiddetto intramoenia , anche secondo la giurisprudenza della Consulta. Conseguentemente, è sicuramente configurabile la prerogativa dell'insindacabilità, che il Senato dovrà difendere nel conflitto di attribuzione in questione. Le prerogative del Parlamento costituiscono un elemento fondamentale della vita democratica del Paese, salvaguardando l'autonomia del mandato parlamentare, e in definitiva l'autonomia della politica. L'interferenza indebita dell'autorità giudiziaria nelle scelte legislative potrebbe ledere non solo l'autonomia del Parlamento e del mandato parlamentare, ma anche la stessa imparzialità, autonomia ed indipendenza della stessa magistratura, che, interferendo indebitamente in ambiti estranei alle proprie attribuzioni, finirebbe per scivolare in situazioni patologiche e contra Costitutionem. L'autonomia del Parlamento e l'indipendenza della magistratura costituiscono due facce della stessa medaglia, due valori costituzionali strettamente connessi: una magistratura che supera i confini delle proprie attribuzioni lede non solo l'autonomia della politica, ma la stessa indipendenza del potere giudiziario. Ravviso pertanto, anche a nome del partito Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, l'opportunità che il Senato si costituisca in giudizio per far valere tutte le proprie ragioni e le proprie prerogative. (Applausi) . EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, ricordo brevemente i fatti che hanno interessato la Giunta in questa vicenda. In data 21 luglio 2017, il pubblico ministero chiedeva il rinvio dell'allora senatrice Bonfrisco, con i seguenti capi di imputazione: reato di associazione per delinquere e corruzione per l'esercizio della funzione. In particolare, la norma di cui all'articolo 318 del codice penale mira ad impedire il mercanteggiamento della funzione pubblica, ossia mira a contrastare gli atti di soggetti pubblici che possono essere oggetto di compravendita privata. Ebbene, secondo l'impianto accusatorio, la senatrice Bonfrisco avrebbe accettato da parte del signor Zoccatelli, direttore generale del Consorzio energia Veneto, nonché amministratore delegato della Global Power e della E-Global Service SpA, il pagamento di un soggiorno in Costa Smeralda per lei ed altre tre persone; l'assunzione, dietro sua richiesta, di una persona presso la E-Global Service SpA; la corresponsione, dietro sua richiesta, per conto del signor Bendinelli, di un bonifico pari a euro 4.000, disposto in data 26 maggio 2015 sempre dallo stesso Zoccatelli per finanziare la campagna elettorale del Bendinelli. Dunque, la magistratura ha ipotizzato un vero e proprio sodalizio criminoso finalizzato a garantire che tutte le gare bandite dal Consorzio venissero illegittimamente aggiudicata in via automatica alla società di cui lo Zoccatelli era il legale rappresentante. Secondo l'autorità procedente, la senatrice avrebbe fornito un costante e continuo appoggio politico in favore del signor Zoccatelli, promuovendo e rafforzando il Consorzio, in particolare attraverso la presentazione di un emendamento finalizzato a consentire al Consorzio di rientrare tra i trentacinque soggetti aggregatori a livello nazionale, nonché attraverso il concreto interessamento, da parte della senatrice, circa l' iter legislativo di tale emendamento. Ebbene, con dichiarazione del 5 maggio 2018, la Bonfrisco eccepiva l'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Il giudice per l'udienza preliminare, ritenendo inapplicabile la garanzia dell'immunità nell'ipotesi di procedimento nei confronti di un parlamentare per il reato di corruzione per l'esercizio della funzione, disponeva invece la trasmissione degli atti al Senato. Senonché, in data 9 gennaio 2019, la Giunta nella maggioranza dei suoi membri ha ritenuto che l'accusa di corruzione fosse manifestamente infondata per la palese mancanza di dolo, e conseguentemente venisse meno la giustificazione del sindacato del magistrato su un atto parlamentare, e in particolare sull'emendamento presentato dalla senatrice. In sostanza, la Giunta ha ritenuto che, senza un'accusa non implausibile di corruzione, il parlamentare non possa essere chiamato a rispondere per le opinioni date e i voti espressi nell'esercizio delle sue funzioni, di cui all'articolo 68 della Costituzione, riconducendo quindi entro l'alveo dell'insindacabilità di questa norma anche un atto tipico parlamentare come un emendamento. Ciò con il parere e il voto favorevole allora del Gruppo MoVimento 5 Stelle, che invece ha ritenuto doveroso lasciare alla magistratura il compito di valutare o meno la sussistenza del dolo specifico, ossia della consapevolezza o meno di ricevere danaro o altra utilità allo scopo di compiere atti conformi al proprio dovere di organo pubblico. In data 9 gennaio 2019, l'Assemblea approvava le conclusioni della Giunta. Ebbene, in riferimento alla predetta deliberazione, il giudice per l'udienza preliminare ha sollevato conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato dinanzi alla Corte costituzionale chiedendo l'annullamento della deliberazione di insindacabilità adottata dal Senato. Nel merito, il giudice ritiene che il Senato, avendo esercitato un sindacato sulla non manifesta implausibilità dell'accusa, si sia attribuito un potere di valutarne il fondamento non rientrante nell'ambito delle attribuzioni della Camera di appartenenza del parlamentare e spettante invece esclusivamente all'autorità giudiziaria. Ebbene, il MoVimento 5 Stelle concorda con quest'argomentazione in quanto, nel caso in cui si proceda nei confronti di un parlamentare per il reato di corruzione per l'esercizio della funzione, non può essere invocata la garanzia dell'insindacabilità di cui all'articolo 68 della Costituzione.