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Modifiche al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di detrazione delle spese sostenute per l'assistenza personale nei casi di non autosufficienza, e al decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1403, in materia di prestazioni economiche dell'assicurazione contro le malattie nei confronti dei lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari. Onorevoli Senatori. – L'assistenza alle persone non autosufficienti costituisce una delle sfide più importanti che il nostro Paese è chiamato ad affrontare. La definizione di una politica nazionale rivolta alle persone non autosufficienti deve diventare una grande priorità dell'agenda pubblica, con l'obiettivo di determinare i livelli essenziali delle prestazioni da garantire e di definire una strategia organica di rafforzamento del sistema di sostegno delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie. Nelle more dell'approvazione di una legge quadro sulla non autosufficienza, il presente disegno di legge intende rafforzare gli strumenti di agevolazione fiscale a favore delle famiglie che si avvalgono della collaborazione di un'addetta all'assistenza personale (cosiddetta badante) o che acquistano il servizio da imprese che ne organizzano la fornitura (come l'operatore di aiuto) nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, contribuendo anche all'emersione di forme di irregolarità nella conduzione dei rapporti di lavoro. Secondo l'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) 3,2 milioni di persone di età superiore a sei anni hanno limitazioni funzionali gravi, di cui 2,5 milioni – pari all'80,2 per cento del totale – sono anziani over 65 (dati 2013). Il fenomeno degli anziani non autosufficienti è destinato a crescere in connessione al progressivo invecchiamento della popolazione. Secondo l'ISTAT, al 1º gennaio 2017 gli ultrasessantacinquenni erano il 22,3 per cento della popolazione, pari a 13 milioni e mezzo contro gli 11,7 milioni del 2007, con un incremento del 15,6 per cento. L'ISTAT prevede che nel 2030 gli italiani over 65 saranno 16,3 milioni (il 27,1 per cento della popolazione totale). La forte presenza tra gli anziani di patologie cronico-degenerative e il dolore fisico che spesso le accompagna condizionano notevolmente le normali attività quotidiane comportando una progressiva riduzione nell'autonomia. Secondo l'indagine dell'ISTAT sulle condizioni di salute degli anziani (dati 2015) l'11,2 per cento degli anziani (1.400.000 persone) riferisce gravi difficoltà in almeno un'attività di cura della persona. Si tratta in gran parte di ultrasettantacinquenni (1.200.000): in questa fascia di età un anziano su cinque ha tali difficoltà. Per quanto riguarda le attività quotidiane strumentali di tipo domestico, l'ISTAT stima che complessivamente il 30,3 per cento degli anziani (circa 4 milioni) ha gravi difficoltà a svolgerle, una percentuale che sale al 47,1 per cento dopo i 75 anni. In questo contesto, come evidenzia il 6º rapporto del Network non autosufficienza (NNA) sull'assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia, il sistema di interventi pubblici di Long-Term Care (LTC) è largamente insufficiente e la spesa è in diminuzione (dall'1,28 per cento del prodotto interno lordo nel 2011 all'1,13 per cento nel 2016). La copertura dell'assistenza domiciliare integrata è in lieve aumento ma con un limitato numero di ore di assistenza per utente; il servizio di assistenza domiciliare è in declino già da diversi anni e anche l'assistenza in presìdi residenziali è in diminuzione. È invece in crescita la spesa dei comuni per servizi sociali destinati agli anziani. Buona parte dell'assistenza agli anziani non autosufficienti è delegata di fatto ai pazienti stessi e alle loro famiglie, attraverso il ricorso all'assistenza informale dei familiari (caregiver) o al pagamento di servizi privati di cura (assistenti familiari cosiddette badanti e servizi di assistenza privati out-of-pocket) . L'ISTAT, nella sua indagine sulla conciliazione tra lavoro e famiglia, ha stimato in 3,3 milioni le persone tra i 15 e i 64 anni che si prendono cura di adulti, inclusi anziani, malati e disabili (dati 2010). Tra queste, il 63,4 per cento sono donne. Il numero dei caregiver familiari è in progressiva diminuzione, in relazione ai mutamenti nella struttura delle famiglie e della società. Più complessa è la quantificazione del fenomeno delle assistenti familiari. Secondo l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS)-Osservatorio sui lavoratori domestici, nel 2016 le badanti regolari erano 379.046 (23,1 per cento rispetto al 2011), per il 92,8 per cento donne e per l'80,2 per cento di cittadinanza straniera. Le stime più recenti dell'intero universo delle badanti (Pasquinelli e Rusmini, 2013) lo valutano in 830.000 unità, di cui il 90 per cento straniere e solo il 43,5 per cento in regola dal punto di vista contrattuale (ma in sei casi su dieci dichiarando ore inferiori a quelle effettivamente prestate). La diffusa irregolarità è legata a una reciproca convenienza: le famiglie pagano meno e sono libere da vincoli, mentre le badanti rinunciano a garanzie e tutele in cambio di paghe più elevate. I costi di questo welfare informale sono molto onerosi per i bilanci familiari. Il lavoro di cura privato costa annualmente alle famiglie italiane 9,4 miliardi di euro, di cui solo 2,6 miliardi corrispondono a contratti di lavoro regolari (fonte: 5º rapporto di NNA). Secondo una ricerca del Censis-Fondazione iniziative e studi sulla multietnicità del 2013, la spesa che le famiglie sostengono per le badanti incide per il 29,5 per cento sul reddito familiare. A fronte di una spesa di 668 euro al mese, solo il 31,4 per cento delle famiglie riesce a ricevere contributi pubblici, che si configurano principalmente nell'indennità di accompagnamento (19,9 per cento) e nelle detrazioni fiscali (9,4 per cento). Di conseguenza, il 48,2 per cento delle famiglie interessate è costretto a ridurre i propri consumi pur di mantenere il collaboratore, il 20,2 per cento intacca i propri risparmi e il 2,8 per cento si indebita. Date l'importanza e l'irrinunciabilità del servizio di cui l'84,4 per cento dichiara di non poter fare a meno, il 15,1 per cento delle famiglie è portato a considerare anche l'ipotesi che un membro della stessa possa rinunciare al lavoro per «prendere il posto» del collaboratore. Alla richiesta di fare previsioni per i prossimi cinque anni, il 44,4 per cento delle famiglie pensa che avrà bisogno di incrementare i servizi di assistenza familiare, ma il 49,4 per cento pensa che avrà sempre più difficoltà a sostenere il servizio e il 41,7 per cento pensa che potrà arrivare a non poterselo più permettere. Attualmente a fronte delle ingenti spese sostenute per il lavoro di cura privato le agevolazioni fiscali previste per le famiglie sono assai limitate.