[pronunce]

Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Trieste ha sollevato - in riferimento agli artt. 24, terzo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 91, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), il quale esclude dall'ammissione al patrocinio a spese dello Stato «l'indagato, l'imputato o il condannato di reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell'evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto»; che, ad avviso del rimettente, la norma preclusiva dell'ammissione al patrocinio sarebbe incompatibile con il terzo comma dell'art. 24 Cost., e contrasterebbe anche con la presunzione di non colpevolezza fino alla sentenza irrevocabile, non potendo una persona ancora non condannata in via definitiva «subire le conseguenze di una sorta di presunzione assoluta di arricchimento attraverso una violazione fiscale»; che il giudice a quo dà esplicitamente conto del rigetto disposto, nella fase delle indagini preliminari, di una domanda dell'imputato di accesso al patrocinio a spese dello Stato; che lo stesso rimettente riferisce altresì di aver pronunciato sentenza di condanna dell'imputato, all'esito di un giudizio abbreviato, ulteriormente ricordando che, in apertura dell'udienza, il difensore aveva depositato memoria con cui lamentava il pregresso rigetto della domanda di accesso al patrocinio ed eccepiva l'incostituzionalità della norma preclusiva posta a base del provvedimento; che, sotto questo profilo, va accolta l'eccezione d'inammissibilità, per difetto di rilevanza, sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato, non sussistendo nel giudizio principale, per quanto si desume dalla stessa ordinanza di rimessione, alcun margine per una legittima modifica del provvedimento reiettivo; che, infatti, il provvedimento in questione non risulta essere stato impugnato nella forme previste dalla legge (ordinanza n. 54 del 2005), né potrebbe essere oggetto di un provvedimento di revoca, stante la sua natura giurisdizionale e data l'assenza di variazioni sostanziali delle condizioni di fatto valutate al momento della relativa deliberazione (ex multis, ordinanza n. 145 del 2009); che neppure risulta proposta una nuova istanza di ammissione al patrocinio, la cui valutazione sarebbe stata del resto condizionata dalla preclusione di cui si è appena detto; che il rimettente, in definitiva, ha completamente omesso qualsiasi considerazione circa l'ammissibilità della procedura di revoca intrapresa, che pure rappresenta condizione essenziale di rilevanza e tempestività della questione sollevata (ordinanze n. 339 del 2000, n. 145, n. 144 e n. 99 del 1999, n. 104 del 1997); che, inoltre, come pure eccepisce l'Avvocatura generale dello Stato, l'ordinanza non contiene notizie sufficienti sulle condizioni reddituali complessive dell'interessato, neppure con riguardo ai redditi aggiuntivi ricavati dal delitto in contestazione, limitandosi all'apodittica affermazione che, dal reato, costui avrebbe tratto solo «le briciole necessarie per la sua sopravvivenza», così da doversi escludere che «attraverso il reato fiscale [...] possa aver superato la soglia di reddito prevista per l'accesso al beneficio in questione»; che mancano del tutto notizie circa le dichiarazioni eventualmente rese dall'interessato a proposito della disponibilità di redditi ulteriori e, in generale, riguardo al tenore di vita del richiedente, alle sue condizioni personali e familiari, alle eventuali attività economiche svolte (ordinanze n. 136 del 2007 e n. 251 del 2005); che, pertanto, anche sotto questo profilo, la questione è inammissibile per carente descrizione della fattispecie concreta, cui consegue l'impossibilità di apprezzare la rilevanza della sollevata questione di legittimità costituzionale (ex multis, sentenza n. 98 del 2014 e ordinanza n. 147 del 2014).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 91, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), sollevata, in riferimento agli artt. 24, terzo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Trieste, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 giugno 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 luglio 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI