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solo conoscendoli e « provandoli » potranno innamorarsene. Per amare bisogna conoscere, e per troppi anni i mestieri d'arte sono rimasti nell'ombra. È importante che i giovani apprendano il « sapere » insieme al « saper fare » e, soprattutto negli ultimi anni di formazione, dare loro la possibilità di fare esperienze significative all'interno di aziende e botteghe. In Italia abbiamo scuole di arti e mestieri che il mondo ci invidia: pensiamo, per esempio, alla Scuola dell'arte della medaglia di Roma, agli Istituti di restauro, all'Istituto di liuteria Stradivari di Cremona; ci si concentra tanto sulla teoria, come è giusto che sia, ma troppo poco sulla pratica. A livello istituzionale, recentemente, sono stati fatti buoni passi avanti, per esempio, con l'introduzione dell'alternanza scuola-lavoro. Bisogna insistere di più su questa strada. In Giappone i maestri d'arte di più alto livello, che si impegnano a tramandare gli antichi mestieri tradizionali, vengono nominati dall'Imperatore « tesori nazionali viventi ». In Francia le istituzioni sostengono e promuovono le attività artigianali, anche economicamente, e premiano i professionisti eccellenti tra i giovani e tra i più esperti. In ambito formativo, nei Paesi nordici si da molto più rilievo alle attività manuali e l'apprendimento pratico è parte integrante dello studio teorico. In questo ambito c'è un notevole divario da colmare, proprio a livello di cultura del craft e di riconoscimento del valore dei maestri d'arte. Il presente disegno di legge si compone di dodici articoli. L'articolo 1 reca modifiche al decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, in materia di misure urgenti di stabilizzazione finanziaria e di competitività. Il decreto-legge n. 78 del 2010 è intervenuto con diverse disposizioni creando dei veri e propri tagli alla spesa pubblica, coinvolgendo in diverse occasioni le regioni e gli enti locali. Alcune disposizioni di particolare importanza per gli enti locali sono contenute all'articolo 6. Gli interventi del legislatore vanno a 360 gradi e coinvolgono diversi aspetti: spese per incarichi, formazione, utilizzo del mezzo proprio, missione e trasferta, eccetera. Tutti questi tagli sono stati, di recente, oggetto di attenzione da parte della Corte costituzionale. La stessa, infatti, aveva evidenziato già con la sentenza n. 139 del 4 giugno 2012, che se da un lato il legislatore statale può legittimamente imporre agli enti autonomi vincoli alle politiche di bilancio, tenuto conto degli obiettivi nazionali a cui tali enti devono concorrere, dall'altro lato i vincoli possono considerarsi solo un limite complessivo che lascia agli enti la libertà di allocazione delle risorse tra i diversi ambiti di spesa. In sostanza, lo Stato può anche imporre limiti puntuali di spesa, ma deve lasciare agli enti libertà di rimodularli, nel rispetto comunque dell'obiettivo complessivo stabilito. Pur se gli enti hanno facoltà di rimodulare i tagli di spesa, spesso è risultato complesso anche il rispetto dell'importo complessivo di riduzioni imposto. Già nel 2017, il legislatore aveva cercato di alleggerire tali limiti, prevedendo da un lato l'eliminazione dal computo delle spese vincolate di quelle sostenute per le mostre effettuate da regioni ed enti locali o da istituti e luoghi della cultura di loro appartenenza (articolo 22, comma 5- quater , del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96) e, dall'altro, l'esonero per il 2017 dal rispetto dei limiti di spesa relativi agli incarichi di studio e consulenza, alle relazioni pubbliche, convegni, pubblicità e di rappresentanza, alle sponsorizzazioni, alla formazione ed alla misura di contenimento della spesa, cosiddetto « tagliacarta ». Pur tenendo conto del tentativo di ridurre il vincolo imposto agli enti locali, appare quanto mai necessaria una rivisitazione dei limiti di spesa. Ferma, infatti, la necessità di contenere le spese per i consumi intermedi e per le spese cosiddette « improduttive », la definizione di limitazioni puntuali di spesa, pur rimodulabili, che prendono come riferimento la spesa di quasi dieci anni prima rende sempre più difficile garantirne il rispetto. In alcuni casi, come accade per le autovetture, gli stringenti limiti rendono impossibile mantenere il parco auto, spesso in molti enti medio-piccoli, esiguo e vetusto. Non è di molto aiuto la disposizione che consente di bypassare alcuni limiti di spesa approvando entro la fine dell'anno il bilancio previsionale. Tale norma innanzitutto riguarda solo i comuni e non per esempio le province, e inoltre non consente di non tenere conto dei limiti di spesa riferiti alle auto ed alla formazione dei dipendenti. Peraltro, alla fine dell'anno l'ente non è in grado di attestare il rispetto delle norme sul pareggio di bilancio. Inoltre, difficilmente i comuni sono in grado di approvare il bilancio prima dell'approvazione della legge di bilancio statale, in quanto frequentemente molte questioni indispensabili per la chiusura dei conti sono risolte solo in quella sede. Ferma restando la necessità di rivedere le disposizioni sui limiti puntuali di spesa, sarebbe almeno opportuna una riscrittura dell'articolo 22 del decreto-legge n. 50 del 2017, che estenda la deroga a tutti i limiti di spesa e a tutti gli enti che approvano il bilancio nei termini di legge. L'articolo 2 modifica il citato decreto-legge n. 50 del 2017 recante modifiche urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo. Si è ritenuto opportuno abrogare quella disposizione che al fine di favorire lo svolgimento delle funzioni di promozione del territorio, non si applica alle spese per la realizzazione di mostre effettuate da regioni ed enti locali o da istituti e luoghi della cultura di loro appartenenza. L'articolo 3 istituisce un Fondo di 10 milioni di euro destinato alla formazione di giovani artisti. L'articolo 4 reca modifiche al decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, ( Art-Bonus) innalzando la detraibilità al 100 per cento. L'articolo 5 dispone agevolazioni fiscali per chi compra opere d'arte, prevedendo la possibilità di detrarre l'intera spesa sostenuta. In ogni caso la fruizione della detrazione è subordinata alla preventiva autorizzazione rilasciata dall'amministrazione finanziaria, secondo le modalità individuate con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. L'articolo 6 reca deducibilità per il 100 per cento delle spese sostenute per l'acquisto di oggetti d'arte e per il finanziamento di mostre di opere d'arte. L'articolo 7 reca agevolazioni in favore delle imprese.