[pronunce]

che, secondo la Corte d'appello di Torino, la limitazione all'appellabilità delle sentenze di proscioglimento per entrambe le parti «solo apparentemente soddisfa l'esigenza di parità garantita dalla disposizione costituzionale», mentre sarebbe del tutto irragionevole posto che, in realtà, è solo con riferimento all'organo dell'accusa che tale limitazione «assume preponderanza e rilievo centrale», avendo solo il pubblico ministero l'interesse ad impugnare le sentenze di proscioglimento ed essendo già in precedenza inibita all'imputato l'impugnazione della sentenza di proscioglimento con formula piena; che, secondo la Corte d'appello di Bari, sarebbe palese la totale irragionevolezza di un processo che, nato come penale con l'appendice eventuale e meramente sussidiaria di una domanda di risarcimento, prosegua in appello come processo esclusivamente civile, celebrato dinanzi al giudice penale per iniziativa e volontà di una parte privata che, pur non avendo il potere di promuovere l'azione autonomamente in sede penale, ha il potere esclusivo di proseguirla dinnanzi al giudice di appello penale; che, quanto alla violazione del principio di uguaglianza, sarebbe, secondo la Corte d'appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, evidente la disparità di trattamento «tra l'imputato assolto all'esito del giudizio abbreviato e l'imputato assolto all'esito del giudizio ordinario», posto che nella seconda ipotesi il divieto di appellare per il pubblico ministero trova un'eccezione nel caso in cui, dopo il giudizio di primo grado, siano sopravvenute o scoperte nuove prove decisive a carico dell'imputato; con la conseguenza che l'imputato nel giudizio abbreviato godrebbe di un ulteriore ingiustificato beneficio, oltre che di un trattamento sanzionatorio premiale; che, secondo la Corte d'appello di Bari, la norma censurata, nell'attribuire alla parte civile la facoltà di impugnazione negata alla pubblica accusa, determinerebbe una ulteriore evidente disparità di trattamento tra le parti private con una ulteriore inaccettabile prevalenza attribuita all'interesse privato rispetto all'interesse pubblico; che tutte le Corti d'appello rimettenti, ad eccezione della Corte d'appello di Torino, evocano a parametro della questione di costituzionalità anche l'art. 112 Cost., assumendo il contrasto della disciplina censurata con il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, sul presupposto che tale principio, espressione dell'interesse punitivo dello Stato, implichi, logicamente e coerentemente, anche il potere di impugnazione; che anche se la Corte costituzionale ha affermato che il potere di appello del pubblico ministero non può essere ricondotto all'obbligo di esercitare l'azione penale, nel senso che la facoltà di impugnazione non costituisce “estrinsecazione necessaria” dell'esercizio dell'azione penale, tuttavia, secondo la Corte d'appello di Brescia, una così ampia limitazione al potere di impugnazione, certamente, inciderebbe anche sulla completezza delle possibilità di esercizio dell'azione penale; che, sempre a parere della Corte d'appello di Brescia, risulterebbe leso anche il diritto di difesa che l'art. 24 Cost. garantisce anche alle parti offese dei reati, e che non può ritenersi soddisfatto dalla possibilità di appello della parte civile avverso la sentenza di proscioglimento di primo grado, sia pure ai soli effetti della responsabilità civile, in quanto solo l'esercizio dell'azione penale da parte del pubblico ministero può offrire alle vittime dei reati l'essenziale tutela del loro legittimo interesse ad ottenere giustizia, a prescindere dalle possibilità che dette vittime in concreto abbiano di accedere al processo nelle forme dell'azione civile ivi direttamente intrapresa; che, secondo la Corte d'appello di Palermo, la disciplina transitoria di cui all'art. 10 della legge n. 46 del 2006 violerebbe anche l'art. 97 Cost., essendo contraria al principio del buon andamento dell' attività giudiziaria la mancata previsione di norme di salvaguardia delle attività processuali compiute dalle parti prima dell'entrata in vigore della legge. Considerato che il dubbio di costituzionalità sottoposto a questa Corte ha per oggetto la preclusione – conseguente alla sostituzione dell'art. 593 del codice di procedura penale ad opera dell'art. 1 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento) – dell'appello delle sentenze dibattimentali di proscioglimento da parte del pubblico ministero e l'immediata applicabilità di tale regime, in forza dell'art. 10 della stessa legge, ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge medesima; che, stante l'identità delle questioni proposte, i relativi giudizi vanno riuniti per essere decisi con unica pronuncia; che, successivamente alle ordinanze di rimessione, questa Corte, con la sentenza n. 26 del 2007, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della citata legge n. 46 del 2006, «nella parte in cui, sostituendo l'art. 593 del codice di procedura penale, esclude che il pubblico ministero possa appellare contro le sentenze di proscioglimento, fatta eccezione per le ipotesi previste dall'art. 603, comma 2, del medesimo codice, se la nuova prova è decisiva», e dell'art. 10, comma 2, della stessa legge, «nella parte in cui prevede che l'appello proposto contro una sentenza di proscioglimento dal pubblico ministero prima della data di entrata in vigore della medesima legge è dichiarato inammissibile»; che, alla stregua della richiamata pronuncia di questa Corte, gli atti devono pertanto essere restituiti ai giudici rimettenti per un nuovo esame della rilevanza delle questioni.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti alle Corti d'appello di Palermo, Torino, Brescia, Lecce, sezione distaccata di Taranto, e Bari. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 ottobre 2008. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 ottobre 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA