[pronunce]

Abruzzo n. 14 del 2021, nella parte in cui ha sostituito il comma 2, lettera c, e introdotto il comma 3 dell'art. 12 della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2011) per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettere g), h) ed l), Cost., in relazione agli artt. 55 e 57, commi 1 e 2, cod. proc. pen. , agli articoli da 133 a 141 TULPS e all'art. 254 del regolamento di esecuzione TULPS. Le norme impugnate prevedono, rispettivamente, che «ad apposite guardie del parco assegnate all'Ente Parco» è attribuita «la qualifica di agente di polizia giudiziaria di cui all'articolo 57 del codice di procedura penale con apposito decreto prefettizio nei limiti territoriali dell'area protetta di competenza» (comma 2, lettera c) e che questo personale «svolge il proprio servizio in divisa ed è munito di tesserino di riconoscimento rilasciato dall'Ente Parco» (comma 3). Quanto alla prima norma, il ricorrente rileva che ufficiali o agenti di polizia giudiziaria possono essere solo i soggetti indicati nell'art. 57, commi 1 e 2, cod. proc. pen. , nonché quelli a cui le leggi e i regolamenti attribuiscono le funzioni di cui all'art. 55 del medesimo codice. Una legge regionale non può infatti conferire siffatta qualifica, in considerazione della competenza legislativa esclusiva statale in materia di ordine pubblico e sicurezza e di ordinamento e giurisdizione penale (art. 117, secondo comma, lettere h ed l, Cost.). La difesa statale aggiunge che l'impugnato comma 2, lettera c), violerebbe anche la competenza legislativa statale in materia di organizzazione amministrativa dello Stato (art. 117, secondo comma, lettera g, Cost.), poiché attribuirebbe al prefetto compiti non previsti dalla legislazione statale. Inoltre, le previsioni di cui ai commi 2, lettera c), e 3, «ove si riferiscono alla figura e allo status della "guardia particolare giurata"», invaderebbero la competenza legislativa esclusiva statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., cui si ricollega la disciplina dettata dagli articoli da 133 a 141 TULPS e dall'art. 254 del relativo regolamento di esecuzione. 2.- La Regione Abruzzo si è costituita in giudizio chiedendo che le questioni promosse siano dichiarate inammissibili e/o non fondate. 2.1.- Quanto alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021, la difesa regionale rileva, sotto il profilo della tutela ambientale, che la riduzione del perimetro del parco naturale regionale Sirente Velino consente comunque di rispettare gli obiettivi fissati dalla Strategia europea per la Biodiversità 2030, tra cui l'individuazione di zone protette comprendenti almeno il 30 per cento del territorio nazionale e, all'interno di queste, un terzo di zone «strettamente protette» (pari quindi al 10 per cento del territorio nazionale). In particolare, secondo i dati riportati dalla Regione, oltre il 36 per cento del territorio regionale è sottoposto a diverse forme di tutela ambientale, in quanto: a) più del 27 per cento della superficie regionale rientra nell'area dei parchi nazionali e regionali o nelle 25 riserve naturali regionali; b) oltre il 35 per cento della superficie regionale rientra nei siti Natura 2000, alcuni dei quali ricadenti, in tutto o in parte, in aree naturali protette. In dettaglio, dalla Tabella contenuta nell'atto di costituzione si evince che la percentuale di superficie delle aree protette era del 27,87 per cento prima della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021 ed è diventata del 27,25 per cento dopo l'entrata in vigore di quest'ultima. La resistente precisa, altresì, che la superficie di territorio regionale protetta è comunque superiore al 30 per cento proposto dalla Commissione europea (essendo pari al 36,89 per cento) e che la riperimetrazione, oggetto della legge impugnata, incide per lo 0,62 per cento della somma delle aree protette tutelate ai sensi della legge n. 394 del 1991, ma non sul totale delle aree protette, comprensivo anche dei siti Natura 2000. Con riguardo alla censura relativa al mancato coinvolgimento delle autonomie locali interessate dall'iter modificativo della superficie del parco, la Regione dichiara di essere intervenuta con atto legislativo in quanto il parco naturale regionale Sirente Velino è in stato di commissariamento dal 30 giugno 2015, a causa della scadenza naturale del Consiglio direttivo e della mancata approvazione della legge di riordino dell'ente. Per questa ragione non è stato possibile adottare né il piano del parco né il relativo regolamento attuativo. Di qui l'urgenza di approvare una nuova legge regionale di riordino del parco che tenesse conto anche delle norme sul contenimento della spesa pubblica, attraverso la riduzione del numero dei componenti degli organi di vertice. Per le anzidette ragioni, i comuni ricadenti all'interno dell'area protetta avrebbero più volte chiesto l'intervento del legislatore regionale per la revisione dei confini e dell'organizzazione amministrativa del parco. La resistente dà conto delle diverse riunioni che si sono susseguite tra la Regione e i comuni interessati a partire dall'11 febbraio 2016, precisando come la proposta originaria prevedesse una riduzione dell'area protetta di circa 11.870 ettari. Nella riunione del 17 luglio del 2019 tutti i componenti della comunità del parco (ad eccezione di tre comuni, di cui uno ha però aderito successivamente) hanno confermato la riperimetrazione proposta e hanno condiviso i contenuti del nuovo progetto di legge, che di fatto ricalca i principi già presenti e discussi nella riunione dell'11 febbraio 2016. La difesa regionale riferisce, altresì, dell'esito favorevole alla riperimetrazione ottenuto da un referendum svoltosi il 10 luglio 2019 nel Comune di Fagnano Alto. La proposta di riperimetrazione è stata poi esaminata dal Servizio regionale foreste e parchi, che ha escluso dall'intervento la parte compresa nei territori dei Comuni di Rocca di Mezzo e di Rocca di Cambio, per la loro valenza naturalistica e per la mancata adozione dell'atto deliberativo del Consiglio comunale. Con delibera della Giunta regionale n. 33/C del 15 giugno 2020, è stata quindi adottata la proposta di legge con la nuova riperimetrazione e la documentazione a corredo, dalla quale risulta che la riduzione dell'area protetta è di circa 8.000 ettari. A seguito dell'avvio dei lavori consiliari sul progetto di legge i comuni interessati alla riduzione hanno confermato le rispettive posizioni. La Regione riferisce anche di una serie di ulteriori definizioni della perimetrazione del parco, sottolineando come la posizione delle associazioni ambientaliste su questa proposta sia rimasta fortemente critica, anche a seguito delle varie occasioni di concertazione.