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Anche questa nuova modalità può essere alternativa e complementare all'attività di formazione tradizionale, ma non deve essere «la modalità», a meno che qualcuno non voglia cancellare la socialità, le relazioni e trasformare i nostri ragazzi, cioè il nostro futuro, in individui non pensanti e capaci solo di eseguire eventuali comandi. Della scuola e dell'università ancora non è dato sapere nulla. Voglio sperare che si siano perse momentaneamente le chiavi, anche se il dubbio che si siano buttate per non ritrovarle a volte fa capolino. A tal proposito, voglio esprimere l'amarezza per il colpo di spugna che si sta dando alle scuole paritarie: un provvedimento incredibile, dettato da mera ideologia e ignoranza storica delle realtà territoriali e - cosa ancora più grave - dal tentativo di cancellare la pluralità della formazione. Eravamo, ahimè, abituati alla non pluralità dell'informazione, ormai assodata nel nostro Paese, e adesso ci tocca anche assistere a queste bizzarrie, per usare un eufemismo. In questa Assemblea, dove protagonista dovrebbe essere il cittadino e noi parlamentari solo il tramite delle sue istanze, si è assistito in questi mesi a una rovina totale del concetto di garanzia. Innanzitutto voglio dire che la collaborazione, tanto declamata dal Governo, non ha mai preso forma: prova ne è il fatto che nessun emendamento dell'opposizione viene accolto, salvo poi strumentalizzare anche in modo grottesco e maldestro azioni perfettamente legittime, che le opposizioni hanno il diritto e il dovere di utilizzare. Vediamo insomma un arroccamento su posizioni che sembrano degli assiomi, un dialogo inesistente e una distanza inconcepibile dal cittadino e dalla realtà in cui vive. A tal proposito, prima di entrare nel merito del decreto-legge al nostro esame, ricordo il proclama di un ex Ministro sul fantastico provvedimento del monopattino, a suo dire una soluzione che cambierà la vita. Mi chiedo cosa possa pensare di un provvedimento di tal sorta chi come me vive in montagna, in provincia di Belluno, in cui le strade hanno anche una pendenza del 17 per cento e in cui la gente ha problemi molto più seri per rimanere a vivere in quei luoghi meravigliosi, che trasudano storia e identità. Penserà ancora una volta che esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B (Applausi) e che la conoscenza della realtà non è certo alla base di questo intervento. Invito dunque l'ex ministro Toninelli a fare il percorso da Belluno ad Alpago o da Belluno a Santo Stefano di Cadore col monopattino che ti cambia la vita e poi ne parliamo. (Applausi). Entrando nel merito del decreto-legge al nostro esame, lascia sconcertati il fatto che il Governo, come negli altri decreti-legge che possiamo definire gemelli, impedisca di fatto al Senato di intervenire, tanto da incardinare il provvedimento in Commissione giovedì scorso ed iniziare la discussione soltanto questa mattina, per portare già stasera il provvedimento in Assemblea senza relatore, sapendo che verrà utilizzato l'istituto della fiducia. Certamente a questa maggioranza interessa molto di più il parere della miriade di task force coinvolte nei vari Ministeri per dare risposte alla crisi, ma così facendo viene calpestata la Costituzione, impedendo a tutti noi parlamentari di esercitare la potestà che spetta ai cittadini, tramite i loro rappresentanti. La cosa più inquietante è l'incapacità di infondere tranquillità e serenità ai cittadini. Proviamo a guardare le vere esigenze delle imprese e delle attività economiche. Gli operatori economici, a causa della pandemia, si sono visti obbligati a sospendere varie attività in misura differente: il contagio non li ha colpiti tutti nello stesso modo. Quella che è mancata e ancora non si vede, da parte del Governo, è la capacità di dare delle linee guida sicure per ripartire. È un'incertezza che sfianca e colpisce al cuore. Ricordo che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con cui si dava il via alla riapertura di alcune attività per il 18 maggio 2020, è stato annunciato in conferenza stampa dal premier Conte il 16 maggio, ma è stato firmato solo la domenica pomeriggio, alle ore 18. Questo comportamento ha costretto le Regioni a predisporre le modalità di riapertura di tali attività in modo velocissimo. Mi chiedo dunque se sia un Paese serio quello che considera la riapertura di attività economiche, ferme da oltre due mesi, come una cosa che si può organizzare dalla domenica sera al lunedì mattina. Forse i componenti della mega task force credono che riavviare un ristorante o un negozio da parrucchiere o estetista sia semplice, come premere un interruttore. Ricordiamo pure che il Governo ha detto alle Regioni "potete aprire" e non "dovete aprire", scaricando su altri ogni tipo di responsabilità. Questa fuga dalle responsabilità si nota anche in questo decreto liquidità. Infatti non è ancora chiaro il rapporto di garanzia tra lo Stato, le banche (o istituti di credito) e le imprese. È sotto gli occhi di tutti la grande confusione che investe le imprese per poter ottenere i finanziamenti: finanziamenti, e non denaro a fondo perduto. Ricordo anche che i Comuni e le Regioni sono in subbuglio per la mancanza di adeguati rimborsi. Interi sistemi, come il trasporto pubblico locale e pure il servizio sanitario rischiano di saltare. È importante più che mai in questo momento dare fiducia ai cittadini che hanno dimostrato grandissima responsabilità (Applausi) , facendo partire tutte le opere pubbliche ferme da troppo tempo, sburocratizzando il più possibile e soprattutto intervenendo sugli aiuti fiscali alle aziende e alle famiglie maggiormente colpite dal Covid-19. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Marin. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Gentile Presidente, colleghi senatori, oggi ci troviamo a discutere un provvedimento che avrebbe dovuto fornire, mesi fa, risposte alle imprese colpite dall'emergenza sanitaria. Non solo arriva con un ritardo disarmante, ma arriva incompleto e non soddisfacente. Ci sono Regioni che hanno dovuto supplire alle mancanze governative, raccogliendo le istanze delle categorie maggiormente danneggiate e studiando strategie efficaci ed immediate, attingendo anche ai fondi propri pur di sostenere le imprese coinvolte nella crisi in corso. Vogliamo qui portare all'attenzione dell'Assemblea e del Paese la pesante situazione in cui si vengono a trovare, a causa della crisi provocata dall'epidemia, alcune Regioni, in particolare la mia. La Regione a Statuto speciale Friuli-Venezia Giulia è una Regione virtuosa, un contributore netto in quanto versa allo Stato più di quanto riceve. In particolare, dal 2011 la Regione è tenuta a versare allo Stato un contributo straordinario che la stessa ha chiesto di sospendere, per ovvi motivi. Il Friuli-Venezia Giulia si approvvigiona esclusivamente attraverso risorse proprie, senza trasferimenti da Roma. Il 30 maggio, a ventisei giorni dall'uscita dal lockdown , a dodici dalla riapertura di bar, ristoranti e altre attività commerciali, i dati dell'Istituto superiore della sanità hanno certificato che il Friuli-Venezia Giulia è tra le Regioni con i migliori risultati nella lotta al coronavirus.