[pronunce]

- Quanto alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 8 del decreto legislativo, con riferimento all'art. 35 Cost., la parte pubblica rileva che l'indeducibilità delle spese per il personale dipendente non può ritenersi di per sé in contrasto con il principio costituzionale di tutela del lavoro - per il suo preteso effetto disincentivante rispetto alla assunzione ed al mantenimento di lavoratori dipendenti - in quanto detto principio va comunque coordinato con altri interessi aventi pari rilevanza costituzionale, ed in specie con quelli presidiati dall'art. 53 della Costituzione. In ogni caso l'Avvocatura osserva che l'introduzione dell'I.R.A.P. e la contemporanea abolizione dei contributi al S.S.N. e della c.d. tassa sulla salute hanno in realtà attenuato, e non aggravato, l'onere fiscale incidente sul lavoro subordinato. 13.7. - Inammissibile e, comunque, priva di fondamento sarebbe, da ultimo, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 45, comma 3, del decreto legislativo n. 446 del 1997, sollevata con riferimento al parametro di cui all'art. 23 della Costituzione. Incomprensibile - secondo l'Avvocatura - sarebbe infatti la rilevanza della questione nei giudizi a quibus, aventi ad oggetto domande di rimborso dell'acconto versato, considerato che la norma denunciata prevede l'applicazione della c.d. clausola di salvaguardia che consente al contribuente, nella ricorrenza di determinate condizioni, di ridurre il versamento in acconto dovuto per l'anno 1998. Dovrebbe in ogni caso considerarsi, nel merito, che la riserva di legge di cui all'art. 23 della Costituzione va intesa in senso relativo, come obbligo del legislatore di determinare preventivamente e sufficientemente criteri direttivi di base e linee generali di disciplina dell'attività amministrativa. La norma denunciata risulterebbe quindi pienamente rispettosa del dettato costituzionale, avendo il legislatore rimesso al decreto ministeriale la sola fissazione dell'entità della riduzione dell'acconto, determinato per legge, sulla base di criteri predeterminati.1. - Con le ordinanze indicate in epigrafe vengono sollevate, sotto profili e con riferimento a parametri in buona parte coincidenti, questioni di legittimità costituzionale di singole norme del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), ovvero dell'intero testo normativo. I giudizi, stante l'evidente connessione, vanno pertanto riuniti per essere unitariamente decisi. 2. - Va preliminarmente dichiarata l'inammissibilità delle questioni sollevate, con riferimento all'intero decreto legislativo n. 446 del 1997, dalla commissione tributaria provinciale di Torino, con l'ordinanza emessa il 6 ottobre 1999, dalla commissione tributaria provinciale di Como, con entrambe le ordinanze, dalla commissione tributaria provinciale di Lecco e dalla commissione tributaria provinciale di Piacenza. E ciò in quanto secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, il rimettente - salvo il caso in cui specificamente argomenti che il vulnus derivi da un intero corpo normativo - è tenuto ad individuare, a pena appunto di inammissibilità, la norma, o la parte di essa, la cui presenza nell'ordinamento determinerebbe la lamentata lesione della Costituzione (cfr., ex multis, ordinanze n. 208 del 2000 e n. 185 del 1996). 3. - L'Avvocatura generale dello Stato eccepisce inoltre l'inammissibilità, per difetto di rilevanza, delle questioni riferite all'art. 1 del decreto legislativo n. 446 del 1997, nella parte in cui dispone la non deducibilità dell'imposta regionale sulle attività produttive (I.R.A.P.) ai fini delle imposte sui redditi, sollevate dalla commissione tributaria provinciale di Milano, dalla commissione tributaria provinciale di Parma, dalla commissione tributaria di primo grado di Bolzano, con tutte e tre le ordinanze, dalla commissione tributaria provinciale di Genova, dalla commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia e dalla commissione tributaria provinciale di Piacenza. L'eccezione va accolta. Quella prospettata, in termini sostanzialmente coincidenti, dai suddetti rimettenti è infatti questione che attiene al regime giuridico ed alla fase applicativa delle imposte sui redditi, ed è perciò irrilevante nei giudizi a quibus, aventi tutti ad oggetto controversie in tema di rimborso dell'acconto I.R.A.P. (cfr. sentenze n. 111 del 1997 e n. 21 del 1996). 4. - Del pari inammissibile è la questione di legittimità costituzionale riguardante l'art. 45, comma 3, del decreto legislativo n. 446 del 1997, sollevata, in riferimento all'art. 23 Cost., dalla commissione tributaria provinciale di Como, con l'ordinanza emessa il 18 ottobre 1999, dalla commissione tributaria di primo grado di Bolzano, con l'ordinanza emessa il 10 maggio 2000, dalla commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia e dalla commissione tributaria provinciale di Piacenza. La norma denunciata prevede che "con decreto del Ministro delle finanze sono stabiliti (...) gli ammontari in valore assoluto e percentuale del maggior carico impositivo rispetto a quello derivante dai tributi e contributi soppressi ai sensi degli articoli 36 e 51, comma 1, in base ai quali fissare l'entità della riduzione dell'acconto dovuto ai fini della stessa imposta determinato ai sensi dell'articolo 31". L'eventuale caducazione di detta norma, richiesta dai rimettenti, comporterebbe il venir meno della stessa possibilità di riduzione dell'acconto ma non certo la restituzione dell'acconto già versato, che costituisce l'oggetto dei giudizi a quibus. La questione risulta pertanto del tutto irrilevante. 5. - L'Avvocatura generale dello Stato eccepisce ancora l'inammissibilità della questione sollevata dalla commissione tributaria provinciale di Genova, in considerazione dell'asserito difetto di legittimazione passiva della Regione Liguria, unica convenuta nel giudizio a quo, avente ad oggetto il ricorso proposto da un contribuente avverso il provvedimento di reiezione di un'istanza di rimborso dell'acconto I.R.A.P. versato. L'eccezione va disattesa. La questione riguardante la legittimazione passiva della Regione Liguria risulta già introdotta, in via di eccezione, nel giudizio a quo, ed il rimettente motiva specificamente, nell'ordinanza, riguardo alle ragioni per le quali egli ritiene invece la regione medesima passivamente legittimata al giudizio. Ciò è sufficiente per escludere che questa Corte possa pervenire, sovrapponendo il proprio giudizio a quello del giudice del merito, ad una declaratoria di inammissibilità della questione di costituzionalità per difetto di rilevanza, rimanendo ovviamente impregiudicata ogni ulteriore valutazione, da compiersi nel giudizio a quo, riguardo all'esattezza delle conclusioni cui il rimettente è pervenuto sul punto. 6.