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Sono molto preoccupato da chi dà sostegno oggi a un disegno di legge ovviamente liberticida, soprattutto da quelle persone che fino all'altro ieri erano completamente disinteressate al tema dei diritti civili. Detto questo, vorrei parlare di due aspetti tecnico-giuridici per quella che è la mia - seppur minima - competenza. A me preoccupa molto pensare, a valle dell'approvazione di questo disegno di legge, a che cosa potrebbe succedere nelle scuole elementari, medie e superiori; a chi entrerebbe all'interno delle scuole - forse l'ha accennato anche il collega Malan - e a dire cosa. A me piacerebbe che nelle scuole entrassero soltanto gli insegnanti che hanno un contratto, che devono seguire un programma; vorrei che entrassero soltanto amministratori pubblici, autorità o le Forze dell'ordine in determinate cerimonie. Nessun altro, secondo me, dovrebbe essere titolato a entrare nelle scuole. Credo che lo Stato debba essere in grado di proteggere i propri figli da ingerenze esterne, da parte di persone non qualificate, ma scelte a caso nel mucchio semplicemente per convenienze politico-elettorali di facciata, di bandiera, che potrebbero essere veramente estremamente dannose. C'è, poi, un ultimo aspetto in relazione a quello che andremo, forse - speriamo di no - a raccontare ai ragazzi nelle scuole. Purtroppo, non c'è stata la possibilità di dibattere in Commissione, di fare tante audizioni su un tema così importante, su che cosa significa oggi l'attitudine sessuale, su che cos'è l'atteggiamento sessuale, quali sono le abitudini sessuali. Se avessimo avuto la possibilità di approfondire questo aspetto, forse avremmo capito che non tutto si può dire e raccontare, che non di tutto si può parlare con un bambino di sei, dieci, dodici, quindici anni. Non di tutto si può ragionare con queste persone fragili; non tutto si può mostrare ai bambini in determinati modi. Non si possono probabilmente affrontare alcuni temi; ci sono dei limiti - secondo me - assolutamente invalicabili. Per questo motivo ho sposato la linea del nostro partito che è assolutamente di buon senso: è una linea logica, ma soprattutto è conforme alla nostra storia e alla cultura italiana. Non abbiamo bisogno di modelli europei. Non abbiamo bisogno di modelli transeuropei. Abbiamo bisogno di ricordarci quali sono le nostre tradizioni e qual è la nostra cultura. Questo possiamo farlo nel rispetto di tutti, lasciando liberi tutti i cittadini di amarsi e condividere la propria vita con chi si vuole, cercando però di rispettare ed equilibrare i diritti di tutti i cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi, la discussione odierna verte su un argomento che probabilmente è uno dei più discussi in questo momento nei social , nei media e nell'ambito dei dibattiti pubblici. Sostanzialmente ne sta parlando chiunque, ne stanno parlando politici, artisti e influencer . Chiunque possa girare un video o scrivere un post in questo momento si è occupato o si occuperà a breve di questa discussione e non tanto perché effettivamente sia così sentita, ma perché si sta alimentando da quella che è diventata una contrapposizione ideologica. Il punto però per me non è questo, ma il seguente: di tutti questi soggetti che si stanno occupando del disegno di legge Zan quanti lo conoscono veramente? Quanti lo hanno letto? (Applausi) . Ecco perché nel mio intervento voglio riportare l'attenzione su quanto effettivamente è contenuto nell'articolato, quello che prevede esattamente il testo del disegno di legge, iniziando ovviamente dall'articolo 1, che contiene le definizioni. «Ai fini della presente legge: a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico». Per me dovrebbero coincidere, ma andiamo avanti. « b) Per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso». Io ho una laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti, ho una conoscenza empirica derivante da una competenza maturata in trenta anni di storia professionale e personale, che mi portano ad essere un po' dentro i meccanismi e i tecnicismi delle leggi, però ammetto sinceramente che mi sono sentito un po' in difficoltà nel comprendere la lettera b) del comma 1. Comunque andiamo avanti. Alla lettera c) è previsto espressamente che «per orientamento sessuale si intende l'attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi». Questo è del tutto naturale, lo condivido e, quindi, andiamo avanti con la lettera d) : «per identità di genere si intende l'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione». C'è qui, a mio avviso, un'incongruenza, un'incoerenza. Ritengo cioè che la lettera d) del comma 1, dell'articolo 1, sia una contraddizione in termini, perché non si possono esprimere due concetti contrastanti, come identità e transizione, nello stesso periodo. L'identità indica infatti, nel suo significato letterale, un rapporto di esatta eguaglianza; mentre invece la transizione indica un percorso, un iter , un passaggio da una situazione ad un'altra che sostanzialmente implica una dinamica di cambiamento, una evoluzione. Quindi o si parla di identità o si parla di transizione e non è una disquisizione meramente ideologica o di concetto, perché sostanzialmente poi, quando si andranno a valutare le applicazioni pratiche della legge, questa distinzione diventa fondamentale e - a mio avviso ma questa è una convinzione che ho da sempre e ritengo condivisa da tutto il mio Gruppo - le norme devono essere chiare. Se infatti i concetti e le definizioni contenute nelle norme non sono chiare, poi si apre all'interpretazione e, inevitabilmente, l'interpretazione porta all'arbitrio. Ecco perché già nelle definizioni contenute nell'articolo 1 - a mio avviso - andrebbe aperta una riflessione. (Applausi) . I dati devono essere oggettivi. L'oggettività sta nel fatto che i sessi sono due: non lo dice la Lega, non lo dico io e non lo dice solo la scienza, anche se, nel momento in cui due genitori vanno da un ginecologo a chiedere di che sesso è il bambino, questi ne indica genericamente due. Questa convinzione, però, non è solo nostra e non è di parte, perché in un articolo pubblicato ieri da «il Giornale», in un'intervista all'onorevole Francesca Izzo, ex deputata dei DS che si autodefinisce femminista, dal titolo «Io, femminista, vi spiego perché la legge è sbagliata», si evidenzia una contraddizione. Il giornalista le chiede se la legge Zan combatta le discriminazioni; di fronte al diniego di questa possibilità, il giornalista incalza chiedendole cosa lei, donna e femminista, tema di più. La risposta semplice è che la concezione sottesa all'espressione «identità di genere» mette in discussione radicalmente il binarismo, cioè che il genere umano sia diviso in donne e uomini.