[pronunce]

La norma in esame violerebbe il principio di leale collaborazione, in quanto «la forte incidenza degli accordi di programma su una materia di competenza regionale non può non richiedere un'intesa (appunto) "forte"». La ricorrente ritiene pertanto che il comma 4 sia incostituzionale anche nella denegata ipotesi in cui i poteri statali previsti nei commi 1 e 4 dell'art. 11 siano considerati legittimi. 4.1.3. - La Regione Emilia-Romagna censura, inoltre, il comma 11 dell'art. 11 del d.l. n. 112 del 2008, nella parte in cui prevede che i programmi integrati di cui al comma 4 sono dichiarati «di interesse strategico nazionale». Secondo la ricorrente, la norma in esame - specie alla luce del fatto che il comma 4 non precisa da chi sono approvati questi programmi - «pare sottintendere» un intervento statale non sorretto da esigenze unitarie e già attribuito alle Regioni dall'art. 93 del d.P.R. n. 616 del 1977 e dall'art. 60, comma 1, lettera d), del d.lgs. n. 112 del 1998. Sarebbe pertanto violato l'art. 118, primo comma, Cost. 4.1.4. - È impugnato anche il comma 12 dell'art. 11, che istituisce un fondo nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nel quale confluiscono le risorse previste da altre leggi. La Regione ricorrente lamenta la mancata indicazione dei destinatari di tali risorse; in particolare, ove dovesse ritenersi che il Ministero disponga direttamente di questo fondo, sarebbero violati gli artt. 117, terzo e quarto comma, 118, primo comma, e 119 Cost., in quanto la norma sarebbe lesiva delle competenze legislative, amministrative e finanziarie delle Regioni. Qualora, invece, la disposizione censurata fosse intesa nel senso che le risorse previste devono «transitare» attraverso le Regioni (in coerenza con quanto stabilito dall'art. 93 del d.P.R. n. 616 del 1977), la norma di cui al comma 12 sarebbe comunque illegittima in quanto creerebbe un fondo settoriale a destinazione vincolata in materia di competenza regionale, anziché attribuire le corrispondenti risorse alle Regioni (nel rispetto di quanto stabilito dall'art. 60, comma 1, lettera b, del d.lgs. n. 112 del 1998), con conseguente violazione dell'autonomia finanziaria regionale (art. 119 Cost.). 4.2. - La ricorrente impugna, inoltre, l'art. 13, commi 1, 2, 3-bis e 3-quater, del d.l. n. 112 del 2008. 4.2.1. - Preliminarmente, la Regione evidenzia come i commi 1 e 2 dell'art. 13 regolino - sia dal punto di vista procedurale (attraverso il rinvio agli accordi in sede di Conferenza unificata), sia da quello sostanziale - la materia dell'alienazione degli immobili degli IACP, al fine di valorizzare il patrimonio immobiliare di questi enti, di favorire l'acquisto in proprietà da parte degli assegnatari e di acquisire risorse per realizzare nuovi interventi di edilizia residenziale pubblica. La ricorrente si sofferma, altresì, sulle norme che hanno conferito alle Regioni la competenza in relazione alla vendita degli immobili degli IACP, richiamando gli artt. 93 e 94 del d.P.R. n. 616 del 1977, gli artt. 31, 34 e 35 del r.d. 28 aprile 1938, n. 1165 (Approvazione del testo unico delle disposizioni sull'edilizia popolare ed economica), e l'art. 8 del decreto-legge 6 settembre 1965, n. 1022 (Norme per l'incentivazione dell'attività edilizia), convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 1° novembre 1965, n. 1179. Al riguardo, si precisa come sin dal 1977 siano attribuite alle Regioni le competenze relative all'alienazione degli immobili degli IACP. La difesa regionale ricorda, poi, che la sentenza n. 94 del 2007 della Corte costituzionale ha ricondotto al terzo livello normativo, rientrante nel quarto comma dell'art. 117 Cost., la gestione del patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica di proprietà degli IACP o degli altri enti a questi sostituitisi. Inoltre, la sentenza n. 1115 del 1988 ha qualificato come enti regionali gli Istituti autonomi per le case popolari. Ancora, la Regione Emilia-Romagna evidenzia come la Corte, con la sentenza n. 94 del 2007, abbia dichiarato illegittime due norme (i commi 597 e 598 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005) «del tutto simili a quelle qui impugnate». Pertanto, secondo la ricorrente, le argomentazioni utilizzate per sostenere l'illegittimità costituzionale dei commi 597 e 598 possono essere agevolmente riprese anche nel presente giudizio. Le differenze esistenti tra la normativa recata dalla legge n. 266 del 2005 e quella contenuta nel d.l. n. 112 del 2008 sarebbero, peraltro, irrilevanti. In particolare, il comma 1 dell'art. 13 del d.l. n. 112 del 2008 prevede che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed il Ministro per i rapporti con le Regioni promuovano, in sede di Conferenza unificata, la conclusione di accordi con Regioni ed enti locali, al fine di semplificare le procedure di alienazione degli immobili degli IACP. Il comma 597 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005 prevedeva, invece, che la semplificazione delle suddette procedure di alienazione avvenisse con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previo accordo tra Governo e Regioni. Dunque, il comma 597 prevedeva che l'accordo intercorresse solo con le Regioni (e non anche con gli enti locali) e che quest'ultimo venisse poi recepito in un d.P.C.m. Pertanto, le differenze esistenti tra i due testi non sarebbero tali da escludere la possibilità di estendere le argomentazioni sviluppate nella sentenza n. 94 del 2007 anche all'odierno giudizio; infatti, il vero atto regolatore della materia sarebbe sempre l'accordo, in quanto il d.P.C.m. , previsto nel comma 597, avrebbe avuto solo la funzione di recepire il contenuto dell'accordo e di formalizzarlo in un atto normativo tipico. Ciò si tradurrebbe nell'impossibilità di evocare, nell'odierno giudizio, il parametro di cui all'art. 117, sesto comma, Cost., mancando un atto regolamentare statale che intervenga in materia regionale. Anche il disposto del comma 2 dell'art. 13 del d.l. n. 112 del 2008 sarebbe sostanzialmente coincidente con quello del comma 598 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005; le due disposizioni, infatti, fisserebbero i medesimi criteri da osservare ai fini della conclusione degli accordi di cui, rispettivamente, al comma 1 dell'art. 13 del d.l. n. 112 del 2008 ed al comma 597 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005.