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Signor Presidente del Consiglio, inizio il mio intervento augurandole sul serio buon lavoro in questo vertice che affronterà dei temi essenziali, come quelli che lei ci ha elencato. Parto da quello forse meno appariscente. Mi ha veramente delusa, ieri, il comportamento di alcuni partner europei, nell'ennesimo rinvio dell'apertura dei negoziati con l'Albania e la Macedonia. Credo che in effetti non sia utile alimentare delusioni e frustrazioni in una regione complessivamente così vicina all'Europa e così importante per noi. Vorrei davvero che non ripetessimo l'errore che abbiamo commesso con la Turchia nel lontano 2004. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . In effetti, quando il Consiglio europeo diede avvio ai negoziati all'unanimità, durante i primi anni delle riforme di Erdoğan, tutti sapevamo che quei negoziati sarebbero durati almeno vent'anni, ma era importante ancorare la Turchia in Europa, e come lei ricorda questi impegni furono disattesi pochissimi mesi dopo da Sarkozy e anche dalla signora Merkel, quando tornarono indietro sulla proposta lontana di adesione, proponendo invece la special partnership che nessuno, nemmeno i turchi, ha mai capito cosa fosse. Da lì si susseguì una serie di impegni presi e disattesi, di errori, di speranze, di reciproche delusioni e frustrazioni. Oggi lo scenario è completamente cambiato, ma ricordiamoci sempre che Erdoğan non è eterno e che alcuni segnali anche di opposizione, come la recente sconfitta elettorale nelle più grandi e importanti città turche, persino in Anatolia, che è feudo di provenienza, devono perlomeno attirare la nostra attenzione, perché non c'è niente di più fragile della politica, ma non c'è niente di più stabile della geografia. Questo è un Paese che oggi si comporta in modo inaccettabile con i curdi, che li abbandona dopo che sono stati i nostri più affidabili alleati nel Medioriente nella lotta contro il terrorismo (contro Daesh e altri), che oggi sono vittime anche di un imprevedibile quanto irruente e anche irresponsabile, a mio parere, Presidente degli Stati Uniti d'America, oltre che di una incapacità, che lei ha ben sottolineato, da parte dell'Europa di muoversi più decisamente verso una politica estera e di difesa comune. Da questo punto di vista, le volevo solo segnalare alcuni temi. In primo luogo, vediamo che l'attenzione sulla Siria non faccia venir meno l'attenzione sulla Libia. Noi dobbiamo assolutamente affrontare questo coacervo di conflitti e super-conflitti che si intersecano. In secondo luogo, le chiedo di chiarirci se la moratoria italiana sull' export di armi vale per le prossime commesse o anche sulle commesse in corso. Infine, che senso ha la presenza della missione NATO «Active Fence»? È una missione in cui sono impegnati 130 uomini, tra italiani e spagnoli, voluta per proteggere i turchi da eventuali attacchi curdi. Le chiedo se si può rivedere almeno il mandato, non solo per non incorrere in facili ironie, ma anche perché lei capisce bene che avere una missione NATO per proteggere i turchi dagli eventuali attacchi curdi in questa situazione non è francamente molto credibile. Le ribadisco, comunque, il mio augurio di buon lavoro. (Applausi dai Gruppi Misto-PEcEB, PD e IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, componenti del Governo, onorevoli colleghi, le immagini che ci arrivano dalla Siria da giorni, a seguito dei bombardamenti della Turchia di Erdoğan, sono devastanti: corpi dilaniati, bambini, donne e uomini sfollati, un intero popolo sotto attacco. L'ONU parla di oltre 100.000 sfollati, ma sono probabilmente già molti di più e soprattutto sono destinati ad aumentare ancora, dal momento che nell'area risiedono oltre mezzo milione di persone. Si tratta di quel popolo e di quei soldati curdi che si sono resi artefici, con il loro coraggio e la loro lotta, della sconfitta della formazione jihadista, che si era profilata attraverso l'uso del terrore e della violenza. È una situazione strettamente legata al destino della stessa Europa, Presidente, e dobbiamo prenderla molto sul serio, non soltanto perché è probabile che, se non si procede a un immediato cessate il fuoco, quegli sfollati possano arrivare, con numeri anche importanti, come profughi in Europa, ma anche perché si pone il problema dei miliziani dell'ISIS, tenuti prigionieri nei campi profughi e finora controllati dai curdi. Si parla di oltre 12.000 miliziani che sarebbero un pericolo concreto, se, approfittando del caos in atto, arrivassero in Europa, magari mischiati agli altri profughi, e rimettessero in moto quegli attentati terroristici di cui purtroppo abbiamo conosciuto bene l'orrore e le conseguenze negli anni passati. Pertanto, anche alla luce del fatto che si sono già verificate violente sommosse in alcuni campi ed è già nota la fuga di centinaia di questi miliziani, è assolutamente importante che il Consiglio d'Europa prenda decisioni il più possibile univoche e soprattutto vincolanti. Serve il cessate il fuoco immediato, ordinato con la massima urgenza dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Dopodiché è auspicabile che i componenti europei del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel corso dello stesso Consiglio, chiedano una delega attraverso cui attivare azioni di peace enforcement , peacekeeping e peacebuilding , anche ricorrendo a una forza posta sotto il controllo militare dell'Unione europea, sul modello UNIFIL, nel quadro della Cooperazione strutturata permanente (PESCO): tutti strumenti già in atto, nel rispetto dello statuto della stessa NATO, che possono dare un contributo concreto. Allo stesso modo, la Turchia non può sentirsi libera di proseguire le sue attività di perforazione di petrolio al largo di Cipro. Anche su questo è opportuno che vengano imposte sanzioni europee alla Turchia. Poi vi è tutta la partita dei profughi, su cui già nel pre-vertice di Malta, in effetti, si è giunti a indicazioni importanti che vanno ribadite anche a livello europeo. Abbiamo bisogno che l'Italia torni a parlare in Europa con voce forte e chiara. Noi la sosteniamo, Presidente, quando nelle sue dichiarazioni pubbliche dice che l'Europa non deve lasciarsi intimorire dalle minacce di Erdoğan. Abbiamo ascoltato le dichiarazioni dei colleghi della Lega, che apparentemente parlano di politica, ma in realtà non affrontano i temi, non portano soluzioni e non danno risposte. Questo tipo di politica, quella che l'Italia rappresentava in Europa soltanto pochi mesi fa, non dà alcuna risposta e soprattutto non ci consente di essere protagonisti in Europa. Invece noi, Presidente, chiediamo - e siamo al suo fianco - che l'Italia torni a essere protagonista e dia indicazioni anche rispetto a questioni così drammatiche come quelle che stanno interessando la Siria e le aree a noi limitrofe. (Applausi dal Gruppo IV-PSI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà. ROJC (PD) .