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agli inizi di ottobre 2020 veniva annunciata sulla stampa la costituzione di CAI-Consorzi Agrari d'Italia, formato da Bonifiche Ferraresi, Consorzio Agrario dell'Emilia, dell'Adriatico, del Tirreno, del Centro-sud e da società consortile CAI. Una nuova struttura societaria che sembra richiamare nostalgicamente la vecchia Federconsorzi; a distanza di trent'anni Bonifiche Ferraresi, i Consorzi agrari dell'Emilia, dell'Adriatico, del Tirreno e del Centro-sud e la Società Consortile CAI rendono operativa la nuova società Consorzi Agrari d'Italia, tanto simile alla Federconsorzi, senza che ciò sia stato deliberato da tutte le assemblee dei soci dei diversi consorzi agrari, che perseguono per legge evidenti scopi mutualistici; l'articolo 2, comma 3 del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, prevede che i consorzi agrari possono partecipare a società per azioni solo qualora: (i) abbiano la maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria; (ii) le attività che le predette società per azioni esercitano a favore dei soci dei consorzi agrari siano svolte nel rispetto degli scopi mutualistici dei consorzi; i patti parasociali CAI, benché prevedano che "il veto di Bonifiche ferraresi non potrà essere esercitato con riferimento a delibere aventi ad oggetto materie e interventi a finalità mutualistica", hanno per oggetto l'esercizio del diritto di voto nella società CAI, pongono limiti al trasferimento delle relative azioni e, soprattutto, hanno per oggetto o per effetto l'esercizio di un'influenza dominante di Bonifiche ferraresi su CAI; il 15 maggio 2020 Marco Neri, presidente di Confagricoltura Toscana e, in sua rappresentanza, membro del Cda del Consorzio del Tirreno (che ha espresso voto contrario all'operazione CAI) su un sito on line ha affermato che si tratta di una manovra che "cancellerebbe i fini mutualistici prevalenti e di sostegno reciproco, in cui vige il concetto dell'aiuto a chi è in difficoltà, e in cui l'unione dei piccoli conferisce loro la forza dei grandi senza l'assillo del raggiungimento del profitto a ogni costo, stella polare del Consorzio: tutto questo sarebbe spazzato via per sempre da un progetto concepito da società finanziarie e bancarie come Bonifiche Ferraresi, il cui fine è quello di realizzare profitti e che di mutualistico nel loro DNA hanno ben poco"; il 29 novembre 2020 Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, su "Avvenire", ha sostenuto, al contrario, che il progetto CAI potrà concretamente tutelare e aiutare il settore portando come esempio la concentrazione del mercato dei semi (il 63 per cento è nelle mani di tre multinazionali) che rischia di minare la competitività del settore, ma omette di riferire che nel caso del seme Cappelli l'alleanza SIS (partecipata da Bonifiche Ferraresi al 41,19 per cento, ma con misure di governance tali da assicurare l'acquisizione del controllo di fatto da parte di BF) e Consorzi agrari è stata oggetto di sanzioni dall'Antitrust per pratiche commerciali scorrette; tenuto conto che: l'interrogante, con atto di sindacato ispettivo 4-02595, pubblicato il 9 dicembre 2019, al quale il Ministro in indirizzo non ha ancora dato risposta, metteva in evidenza come ENPAIA, Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, facesse investimenti per milioni di euro per aumentare il capitale di Bonifiche ferraresi, che a sua volta acquisiva la tenuta controllata da Federico Vecchioni, che è anche l'amministratore delegato della società; le recenti dichiarazioni di Federico Vecchioni sono molto preoccupanti. Egli, rispondendo alla notizia di stampa riguardante un dossier anonimo, legato al mondo agricolo, denuncia addirittura una crisi istituzionale e un forte imbarazzo dell'Italia anche nei rapporti internazionali, a causa del clima che si sarebbe creato per queste attività volte, a suo dire, a danneggiare e fermare determinati progetti, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle citate operazioni e collegamenti societari che riguardano la Coldiretti, i consorzi agrari, Bonifiche ferraresi e società afferenti e dell'inchiesta del febbraio 2020, condotta dal giornale "Il Fatto quotidiano"; quali iniziative intendano intraprendere al fine di verificare la veridicità o meno di quanto esposto e delle conclusioni della relativa inchiesta giornalistica; se non ritengano opportuno e urgente dare delle risposte agli interrogativi posti; se lo scopo mutualistico sia entrato a pieno titolo nella fase redazionale dell'atto costitutivo e dello statuto CAI, oppure sia solo relegato nel patto parasociale come eventualità, mentre la legge richiede che gia dall'atto costitutivo risultino gli elementi qualificanti del rapporto mutualistico; se non ritengano che il potere di controllo di Bonifiche Ferraresi, derivante dai patti parasociali, faccia venir meno gli scopi e le finalità mutualistiche dei consorzi agrari. Atto n. 4-04694 URSO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: come è noto le reti di telecomunicazioni, in termini semplicistici, possono essere suddivise in due macro elementi: la rete di accesso (il cosiddetto ultimo miglio) e la rete di lunga distanza che unisce le reti di accesso (il cosiddetto backbone o dorsale); le reti di accesso connettono ogni singolo utilizzatore finale (residenziale o business ) ad un punto di presenza dell'operatore (POP, Point of Presence o Centrale), mentre le reti di backbone connettono tra loro tutti i POP a livello nazionale e internazionale, per consentire scambio di dati e comunicazioni globali; ai fini della strategicità della rete e della contestuale necessità di efficienza e protezione della stessa, è da considerare che sul backbone transitano tutti i dati raccolti dalle reti di accesso e che nei punti di interscambio si concentra il passaggio e la "disponibilità" di una grande quantità di informazioni, per cui una potenziale criticità su uno o più di questi punti può causare grandi problemi alle comunicazioni di un Paese; dunque, l'infrastruttura che gestisce il trasporto dati di lunga distanza acquisisce carattere di strategicità nazionale; considerato che: di particolare rilievo è il caso della società Interoute Comunications, una multinazionale europea che possedeva il più esteso backbone in fibra ottica presente sul continente europeo, essendo contemporaneamente proprietaria delle infrastrutture (tubi e cavidotti) e delle fibre di trasmissione in essi contenute; tra febbraio e maggio 2018 gli azionisti di Interoute hanno venduto la società, per 2,3 miliardi di dollari, all'americana GTT Comunications, Inc; in quel frangente, il Consiglio dei ministri del 21 marzo 2018 deliberò di non esercitare la golden power in relazione all'operazione, formulando specifiche raccomandazioni nei confronti della società controllata italiana Interoute S.p. A., operante anch'essa nel settore delle telecomunicazioni, a garanzia della prosecuzione senza soluzione di continuità dei servizi in essere con le amministrazioni dello Stato; è recente la notizia delle gravi difficoltà finanziarie in cui versa GTT Comunications, che risulta anche sotto indagine, perché avrebbe reso false comunicazioni alla borsa di New York dove è quotata;