[pronunce]

che si è costituito anche l'opposto, avv. Luigi Fontanella, che ha eccepito sia l'inammissibilità della sollevata questione, per la mancanza, nella ordinanza di rimessione, di una rigorosa motivazione sulla rilevanza, sia la sua infondatezza, da un lato, perché, attesa la natura impugnatoria dell'opposizione a decreto ingiuntivo, non potrebbe porsi un parallelo con la disciplina della costituzione nell'ordinario giudizio di cognizione, attesa la disomogeneità delle due situazioni e, dall'altro, perchè sarebbe lo stesso opponente a porre le premesse per la sua costituzione nel termine ridotto; che nel giudizio ha spiegato intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità o, comunque, per l'infondatezza della questione, rilevando che ai dubbi manifestati dal giudice rimettente la Corte costituzionale ha già risposto rigettando la censura di ristrettezza del termine di costituzione dell'opponente, che decorre dalla consegna dell'atto di opposizione all'ufficiale giudiziario e dipende da una scelta dell'opponente nel concedere un termine abbreviato per la comparizione del convenuto (sentenza n. 239 del 2000); che, nell'imminenza dell'udienza pubblica, sia i Beltrami che l'avvocato Fontanella hanno depositato distinte memorie illustrative, insistendo i primi per l'accoglimento della questione di costituzionalità, sulla base delle argomentazioni svolte dal giudice rimettente, ed il secondo ribadendo le ragioni di inammissibilità della questione, la cui rilevanza sarebbe motivata in modo apparente, e di infondatezza nel merito, ed aggiungendo che il giudice non ha sperimentato la possibilità di un'interpretazione conforme a Costituzione, chiedendo, in definitiva, alla Corte un intervento creativo, che, attenendo alla modulazione di termini processuali, non potrebbe che essere affidato alle scelte discrezionali del legislatore; che, investita del ricorso proposto dalla Lidl Italia s.p.a. avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano, che aveva confermato la pronuncia di primo grado dichiarativa dell'improcedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo emesso a favore della Grotto s.r.l., per essersi l'opponente Lidl costituita dopo cinque giorni, malgrado il duplice dimezzamento dei termini a comparire, la Corte di cassazione ha sollevato questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 645, secondo comma, 647, 165, primo comma, cod. proc. civ. , e dell'art. 71 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, per violazione degli artt. 3, 24 e 111, primo e secondo comma, Cost., nella parte in cui prevede che il termine per la costituzione dell'opponente a decreto ingiuntivo decorra dalla data di notificazione dell'atto anziché da quella della consegna di esso all'ufficiale giudiziario; che il giudice rimettente ha osservato che il precedente specifico, costituito dalla sentenza n. 239 del 2000 della Corte costituzionale, dovrebbe essere rimeditato, sia perché, in quella occasione, non era invocato il parametro dell'art. 111 Cost., ma soprattutto, perché, in virtù del principio introdotto nell'ordinamento con le sentenze della stessa Corte costituzionale n. 477 del 2002 e n. 28 del 2004, la parte non può risentire delle conseguenze di attività sottratte al suo controllo e alla sua sfera di disponibilità, con la conseguenza che non può che farsi decorrere il brevissimo termine per la costituzione dalla consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario (che è evento controllabile dal giudice a differenza dalla data di conoscenza o conoscibilità dell'avvenuta notifica), postergando ad un momento successivo l'assolvimento dell'obbligo di documentare l'avvenuta notificazione dell'atto al destinatario; che, secondo il giudice a quo, l'attuale disciplina si pone oltretutto in contrasto con i princípi enucleabili dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, nella parte in cui stabilisce che ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente; che la rilevanza della questione non può essere esclusa dalla circostanza che la costituzione dell'opponente, tardiva rispetto alla notifica dell'opposizione, lo sarebbe ancor più rispetto alla consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario; che la richiesta alla Corte costituzionale di una sentenza dichiarativa dell'illegittimità costituzionale della previsione circa la decorrenza del termine di costituzione dalla notifica si associa alla fissazione additiva di un diverso termine, localizzabile nella consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, «profilo che produrrà i suoi effetti solo a decorrere dalla pronuncia della Corte»; che nel giudizio di legittimità costituzionale si è costituita la Lidl s.p.a., la quale, associandosi alla richiesta di dichiarazione di illegittimità costituzionale delle norme denunciate, censura l'individuazione del termine di costituzione, da parte del Tribunale, in modo del tutto arbitrario, non desumibile da nessuna disposizione processuale, attesa la rigorosa riserva di legge sui termini processuali di decadenza; che, secondo la parte privata, si impone una rivisitazione della normativa, in modo da evitare che il termine dipenda da un evento esterno alla parte e da questa non immediatamente conoscibile, secondo un'esigenza che la Corte costituzionale ha assecondato con varie pronunce; che il principio ha trovato consacrazione con la nuova previsione legislativa (art. 149, terzo comma, cod. proc. civ. , aggiunto dall'art. 2, comma 1, lettera e), della legge 28 dicembre 2005, n. 263, in vigore dal 1° marzo 2006) per cui la notifica si perfeziona, per il notificante, al momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario, e, per il destinatario, al momento in cui lo stesso ha legale conoscenza dell'atto; che vanno poi sottolineati i riferimenti, nell'ordinanza di rimessione, all'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e alla giurisprudenza sviluppata sul punto dalla Corte di Strasburgo, in riferimento alla proroga di termini scaduti per oggettive difficoltà di notifica, e in genere all'eliminazione di barriere processuali che vanificano la possibilità di agire in giudizio per la tutela dei propri interessi. Considerato che il Tribunale ordinario di Reggio Emilia, con ordinanza 28 dicembre 2005 (reg. ord. n. 96 del 2006)