[pronunce]

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano ha sollevato – in riferimento agli articoli 3 e 27, terzo comma, della Costituzione – questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 186, commi 2 e 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel testo sostituito, rispettivamente, dalle lettere a) e c) del comma 1 dell'art. 5 del decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117 (Disposizioni urgenti modificative del codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 ottobre 2007, n. 160. I citati commi 2 e 7 sono censurati, rispettivamente, il primo «nella parte in cui omette di sanzionare con la pena e le sanzioni amministrative accessorie», previste dalla lettera c) del medesimo comma, «il fatto di guida in stato di ebbrezza accertato in via sintomatica»; il secondo, invece, «nella parte in cui sanziona esclusivamente quale illecito amministrativo», e non quale reato punito ai sensi del comma 2, lettera c), del medesimo art. 186, «il rifiuto del conducente di sottoporsi agli accertamenti» di cui ai precedenti commi 3, 4 e 5 dello stesso articolo. 1.1. — Preliminarmente, deve rilevarsi che giudice a quo, nel sollevare tali questioni, muove da un duplice presupposto interpretativo non implausibile, che risulta, anzi, confermato dalla giurisprudenza di legittimità pronunciatasi sul punto (in particolare, Corte di cassazione, sezione IV penale, sentenza n. 26132 del 3 giugno 2008). Il remittente reputa, in primo luogo, che la guida effettuata in stato di «ebbrezza sintomatica» – riscontrata, cioè, non attraverso gli esiti delle verifiche di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'art. 186 del codice della strada, bensì sulla base di circostanze riferite dagli agenti accertatori (quali, in via esemplificativa, l'alito vinoso, l'andatura barcollante, l'eloquio sconnesso e simili) – conservi rilevanza penale anche a seguito delle modifiche apportate al testo del comma 2 del medesimo art. 186 dall'art. 5, comma 1, lettera a), del decreto-legge n. 117 del 2007, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 160 del 2007. In secondo luogo, egli ritiene che il descritto contegno debba essere sanzionato – anche nel caso, qual è quello oggetto del giudizio principale, in cui venga in rilievo una fattispecie di guida in stato di «ebbrezza sintomatica» commessa anteriormente all'entrata in vigore del predetto decreto-legge n. 117 del 2007, ponendosi la relativa disciplina, sul punto, come lex mitior, ai sensi ed agli effetti di cui all'art. 2, quarto comma, del codice penale – con il trattamento più lieve tra quelli previsti dal novellato testo del comma 2 dell'art. 186 del codice della strada, e dunque quello di cui alla lettera a). Nondimeno, il remittente reputa che gli interventi operati sul testo dell'art. 186 del codice della strada – non solo quanto al comma 2, ma anche quanto al comma 7, consistiti, in questo secondo caso, nella depenalizzazione (peraltro rivelatasi temporanea, giusti i rilievi che di seguito si svolgeranno) del rifiuto del conducente di sottoporsi agli accertamenti di cui ai commi 3, 4 e 5 del medesimo art. 186 – siano in contrasto con gli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. 1.3. — Nell'ordinanza di rimessione si assume, infatti, che quando «la prova dell'ebbrezza sia raggiunta, per così dire ictu oculi, cioè in ragione di una serie di elementi esplicativi sensorialmente apprezzabili», sarebbe «logico ritenere che il conducente versi in una condizione di grave alterazione psicofisica, se non di vera e propria ubriachezza». Di conseguenza, non sarebbe ragionevole comminare a tale soggetto la sanzione più lieve tra quelle previste dall'art. 186, comma 2, del codice della strada, e cioè quella fissata – dalla lettera a) di tale comma – «per le fattispecie che destano minor allarme sociale». Inoltre, risultando la guida in stato di ebbrezza sintomatica, anche quando si palesi come «ebbrezza acuta», assoggettata soltanto alla «pena prevista per la trasgressione lieve, di minima rilevanza penale», verrebbe ad essere disattesa l'esigenza imposta dall'art. 27, terzo comma, Cost., ovvero che «la risposta sanzionatoria al reato» costituisca «non solo giusta retribuzione della realizzata trasgressione, ma anche efficace monito rispetto a nuove condotte illecite». Infine, il giudice milanese, sul presupposto che «la blandizie del trattamento irrogabile nei casi di ebbrezza sintomatica» avrebbe potuto trovare «una compensazione nella disciplina delle conseguenze del rifiuto» di sottoporsi agli accertamenti di cui ai commi 3, 4 o 5 dell'art. 186 del codice della strada, reputa di dover estendere l'incidente di costituzionalità anche alla previsione del comma 7 del medesimo art. 186, il quale – nella formulazione applicabile, ratione temporis, alla fattispecie oggetto del giudizio principale – configura come mero illecito amministrativo il suddetto rifiuto. 2. — Tanto premesso in ordine all'oggetto delle questioni sollevate, appare necessario dare conto – sempre in via preliminare – delle ulteriori modificazioni che, successivamente all'ordinanza di rimessione, sono state recate, al testo dei censurati commi 2 e 7 dell'art. 186 del codice della strada, dalle lettere b) e d) del comma 1 dell'art. 4 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 125. Si tratta, infatti, di stabilire se tali modifiche comportino la necessità di restituzione degli atti al giudice remittente per una rinnovata valutazione circa la rilevanza e la non manifesta infondatezza delle questioni sollevate. Tale evenienza, però, deve escludersi con riferimento ad entrambi gli interventi modificativi che hanno interessato la normativa censurata. Difatti, quello relativo al comma 2 dell'art. 186 del codice della strada – consistito in un inasprimento del trattamento sanzionatorio previsto per l'ipotesi (lettera c) in cui venga accertato, a carico del conducente di un veicolo colto in stato di ebbrezza, il più elevato tasso alcolemico (superiore a 1,5 grammi di alcol per litro di sangue) tra quelli considerati da detto comma – risulta prima facie privo di influenza rispetto al giudizio principale.