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la situazione dei rifiuti a Roma dopo l'incendio è sempre drammatica, con gli altri impianti di trattamento del Lazio che non riescono a scongiurare il rischio sanitario per l'immondizia in strada; a seguito dell'incendio nella giornata dell'11 dicembre sono state attivate dal Dipartimento dell'ambiente diverse azioni riguardanti il monitoraggio della qualità dell'aria, che hanno rilevato, in numerose zone della città, la presenza in aria di un insieme di numerosi composti chimici nocivi, che complessivamente determinano odori molesti; rilevato che dopo un mese dall'incendio è presente nell'impianto un cumulo di più di mille tonnellate di rifiuti abbandonati che stanno cominciando solo ora ad essere rimossi, senza un preciso piano di Ama e Campidoglio che possa portare, in tempi brevi, al totale sgombero dell'impianto; nessuna informazione ufficiale è stata data ai cittadini sulle emissioni di diossina e i benzopireni e ancora oggi nessun atto ufficiale è stato emanato su come quel sito, in cui è avvenuto un disastro ambientale, debba essere monitorato e gestito e quando sarà messo in sicurezza e bonificato; tenuto conto che: gli interroganti il 12 giugno 2018 hanno presentato un atto di sindacato ispettivo (3-00020) con il quale si chiedeva di sapere quale iniziative il Governo intendeva mettere in campo per fronteggiare le risapute, già all'epoca, criticità dell'impianto che emanava cattivi odori. La risposta al momento non è arrivata, nonostante un sollecito; l'ARPA Lazio nella relazione sull'impianto di via Salaria, presentata il 15 ottobre 2018, aveva già rilevato numerose criticità: rispetto alla produzione prevista dall'autorizzazione dalle BAT (best technique available) di settore e dal piano di gestione rifiuti del rifiuto atteso e biologicamente stabile avente le caratteristiche della FOS (frazione organica stabile), è stato rilevato che l'impianto produceva rifiuti che presentavano ancora caratteristiche di putrescibilità e che pertanto non potevano essere identificati dal gestore quale FOS, situazione già rilevata in passato dagli osservatori dei comitati di quartiere dei cittadini della zona; inoltre, le attività di controllo effettuate hanno evidenziato la saturazione dell'area di stoccaggio iniziale dei rifiuti e dell'ulteriore area funzionale all'alimentazione del trattamento, con formazione di cumuli di rifiuti con altezze in parte superiori alla quota del piano di scarico; l'ARPA ha infine aggiunto che tali condizioni hanno generato maggiori emissioni di polveri e odori molesti all'atto dell'apertura dei portelloni delle stazioni di scarico dei rifiuti in ingresso e dei portelloni laterali dai quali entravano e uscivano i mezzi per il carico dei rifiuti in trasferenza; il 15 gennaio 2019, nel corso della seduta della Commissione trasparenza del Campidoglio, il presidente del III municipio di Roma ha ribadito come l'emergenza rifiuti della capitale non è dovuta all'incendio dell'impianto Tmb Salario. Dai 15 municipi la valutazione sulla raccolta dei rifiuti fornita dai cittadini per il 2017 non andava oltre il 3,6 in una scala da uno a 10: una netta bocciatura, e oggi la situazione è ancora peggiorata, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di risolvere lo stato di emergenza che la capitale d'Italia si trova ad affrontare in tema di gestione dei rifiuti; quali misure ritenga di dover adottare per sollecitare la chiusura formale e definitiva dell'impianto; quali provvedimenti intenda intraprendere per realizzare la bonifica dell'impianto dal punto di vista igienico-sanitario; quali misure intenda attuare al fine di realizzare progetti di recupero nelle zone interessate dal disastro ambientale per risarcire così le cittadine e i cittadini per i cattivi odori subiti. Atto n. 3-00543 DE PETRIS GRASSO LAFORGIA ERRANI Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: in data 22 gennaio 2019 il centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Castelnuovo di Porto (Roma) ha ricevuto un avviso di imminente chiusura; il CARA dovrà essere sgomberato entro il 31 gennaio. Già 23 gennaio, tuttavia, risultano essere iniziate le operazioni di trasferimento di circa 30 rifugiati, a cui ne seguiranno il giorno successivo altre 70, secondo quanto riportato dalla stampa nazionale; i rifugiati verranno trasferiti, a gruppi di decine di persone, in altre regioni e province: sulla questione, tuttavia, c'è ancora molta poca chiarezza, con il risultato che tale operazione a giudizio degli interroganti sembra assumere i tratti di una deportazione, a cui manca una seria attenzione per la tutela dei diritti umani; ancora peggiore è il destino di tutti coloro che risultavano titolari di protezione umanitaria e che, per effetto del "decreto sicurezza" (decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132), risultano sprovvisti delle tutele di integrazione della seconda accoglienza; la protezione umanitaria, si ricorda ancora una volta, era attribuita qualora mancassero requisiti per la protezione internazionale o lo status di rifugiato ma sussistessero "seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali". Non si trattava dunque di situazioni caratterizzate da criticità superficiali, ma di persone a cui avrebbe dovuto continuare ad essere garantita tutela dei diritti fondamentali, e che ora si ritrovano prive di qualsiasi protezione; il CARA, tra l'altro, risultava essere un'esperienza di positiva integrazione nel territorio dei migranti, che ora si troveranno a dover interrompere le esperienze di studio e lavoro già attivate (progetti educativi, inserimento scolastico, corsi ricreativi, iscrizioni alle associazioni sportive del territorio, collaborazioni volontarie e lavori socialmente utili), e con il risultato che anche i 107 posti di lavoro dei dipendenti del centro andranno persi: non è un gran risultato né in tema di immigrazione né in tema di lavoro; ecco, dunque, a giudizio degli interroganti, i primi risultati del Governo in materia di politiche di immigrazione ma, soprattutto, gli effetti del decreto sicurezza: lesione di diritti umani, perdita di posti di lavoro, aumento delle persone costrette a vivere per strada o in condizioni di irregolarità e profonda marginalità sociale, si chiede di sapere: quali azioni intendano intraprendere i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, per garantire che sia assicurato il pieno rispetto dei diritti umani di tutti i migranti del CARA di Castelnuovo di Porto e l'occupazione dei dipendenti del centro; se il Ministro dell'interno non intenda chiarire dove siano diretti i rifugiati e quali siano le prospettive che li attendono ora che i percorsi di integrazione sono stati interrotti; quali iniziative intenda mettere in atto al fine di garantire la tutela dei diritti di coloro che risultano attualmente sprovvisti di protezione umanitaria per effetto del decreto sicurezza, e che rischiano di andare ad accrescere le sacche di irregolarità e marginalità sociale già presenti in Italia.