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Ci domandiamo ormai da tempo come si possa alleviare un'eccessiva concentrazione del potere legislativo nell'Esecutivo e restituire al Parlamento questa potestà. È un'obiezione sollevata da tutti, ma soprattutto - ricordo - anche dai colleghi del MoVimento 5 Stelle nella passata legislatura. E ci domandiamo come i tempi e le modalità delle decisioni e del lavoro del Parlamento possano essere al passo con i tempi e con le domande che la comunità dei cittadini ci pone. In questi mesi di raffazzonata, ma soprattutto di rarefatta, assai rarefatta iniziativa legislativa, qual è stato l'atteggiamento della maggioranza? Quante proposte legislative di provenienza parlamentare abbiamo discusso e quanto e come si è adoperata la maggioranza per rendere centrale il Parlamento, per farlo funzionare, per renderlo in questo senso vicino ai cittadini? Abbiamo assistito ad una continua umiliazione del Parlamento; abbiamo assistito a un calpestamento della funzione, ad una cancellazione dell'apporto di proposte dei parlamentari, soprattutto della maggioranza, più ancora che dell'opposizione. Se questo è il contesto, qualcuno in questo contesto ha detto che il Parlamento è superato, che deve essere superato. Qualcuno ha anche detto che le democrazie liberali sono superate e sono da superare. È allora in questo contesto che, senza titoli e senza ragioni, arriva la proposta di diminuire il numero dei parlamentari tout court . Mi chiedo dunque e vi chiedo in che cosa la riduzione del numero dei parlamentari agevoli l'efficienza della produzione legislativa e in che cosa agevoli la democrazia e dove e come venga migliorato il lavoro del Parlamento. Stiamo parlando di modifiche regolamentari? Stiamo parlando - visto che si parla di costi - di come si razionalizzino le spese riguardanti il funzionamento del Parlamento e, soprattutto, di come si possa garantire al meglio una qualità del lavoro dei parlamentari? No, si parla di eliminazione di un costo. Mi chiedo dunque e vi chiedo: qual è il numero perfetto, sul costo? Qual è il costo perfetto? Qual è il prezzo dell'acquiescenza e dell'obbedienza a ciò che detta il Governo, deciso non si sa neanche dove e come? Quanto costa, colleghi? Quanto? Ditecelo, perché gli italiani vogliono saperlo. Io dico che, se non si è utili ai cittadini, anche un euro è troppo, non c'è prezzo adeguato. Vorremo sapere - e ci aspettavamo che la relazione ce lo spiegasse - a quale architettura costituzionale pensate. Qualcuno ha citato, ad esempio, il cambiamento della platea che elegge il Presidente della Repubblica. Come tutti sappiamo, il Presidente della Repubblica è il garante dell'equilibrio tra i poteri ed è quindi, in ultima analisi, l'ultimo garante della libertà di noi tutti. Qualche risposta la troviamo. Non so se sarò smentita, ma in questi ultimi minuti ho letto che sarebbe sbucata una proposta di legge del Governo tale per cui il Parlamento delegherebbe direttamente al Governo, con una Commissione ristretta, la produzione legislativa di 19 materie che spaziano a tutto campo. Forse, quindi, la risposta alla domanda sull'architettura costituzionale alla quale pensate sta in questa proposta. Il sospetto - che a questo punto è qualcosa di più - è che questa proposta in realtà sia l'applicazione di una grande insofferenza e di un fastidio per la democrazia parlamentare e per questo non ci dite qual è la ragione informatrice. La democrazia sta nel controllo, nella trasparenza e nel dibattito pubblico e sulla trasparenza ci piacerebbe riprendere questa discussione. Si può dunque ricominciare a discutere tutti insieme, ma, chiariamoci colleghi - mi rivolgo soprattutto alla maggioranza - in nome di che cosa? In nome di che cosa facciamo questa discussione? Se la facciamo in nome dei cittadini e del popolo, non è certamente per togliere lo scettro della democrazia ai cittadini e al popolo. Grazie. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, relatori, colleghi, non ci preoccupiamo della riduzione del numero dei parlamentari, in quanto è un fatto fine a se stesso che ci preoccupa davvero poco. Ci preoccupa invece moltissimo il fatto che qui dentro non ci si chieda perché si vuole ridurre il numero dei parlamentari e, ancora meno, ci si interroghi sul ruolo dei parlamentari, ridotti - soprattutto in questa legislatura - a soldatini obbedienti. La mancanza di relazione del senatore Calderoli, che è un uomo noto per il rispetto delle istituzioni, dimostra davvero questo, cioè che i senatori, soprattutto di maggioranza, sono considerati obbedienti. A prescindere dal merito delle proposte che vengono portate qui, sanno che le voterete e questo è gravissimo, a prescindere dal numero in cui siete qui: se c'è un'unanimità acritica di pensiero, può anche esserci nessuno a rappresentare. Nel chiedermi il perché, sono andata a leggere le relazioni che accompagnano il provvedimento e ho trovato delle argomentazioni che sono presenti anche in qualche post e in qualche spot : aumentare l'efficienza e la produttività delle Camere, razionalizzare la spesa pubblica, rendere il nostro bicameralismo meno rissoso e conflittuale. Potremmo magari essere superficialmente soddisfatti, ma, in realtà, questa soddisfazione è di gran lunga superata dagli eventi, che ci dicono che questo Parlamento è considerato una cosa che non serve più e che i parlamentari possono essere scelti a sorte e perfino votare la legge di bilancio senza averla vista, né letta. I parlamentari sono considerati superflui. Gli eventi che hanno superato grandemente il disegno di legge in esame ci dicono che in Italia l' hardware della democrazia è in fortissimo pericolo, perché si vogliono sostituire le reti ai partiti e l'unanimismo alla capacità di pensiero critico di ogni singolo parlamentare che rappresenta moltissime persone e non i capi politici. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ciascuno di noi e di voi, che non ha mai preso la parola e nemmeno provato a contraddire qualcosa che profondamente non poteva condividere, rappresenta il popolo italiano. La provocazione della casualità di estrazione a sorte dei parlamentari è inaccettabile. Questi sono gli spunti di riflessione. Noi vogliamo che in questa sede ci siano persone di altissima qualità, perché quello che chiedono i cittadini è che la qualità delle decisioni che vengono prese qui dentro sia alta, nel loro interesse e per il bene collettivo: l'esatto contrario di quello che si sta celebrando, da quasi un anno, in quest'Aula. Chi credeva nella trasparenza e chi crede ancora - non si sa come - in una battaglia giusta, apra gli occhi: colga l'occasione di questa riforma costituzionale. Noi abbiamo aperto gli occhi. Io ho provato ad aprirli. In quest'anno di esperienza mi sono detta: va bene, vogliono aumentare l'efficienza e la produttività. Ma guardate la legge di bilancio o il decreto semplificazione, ma anche un provvedimento a caso, tanto è uguale: siamo stati dei parlamentari inermi, preparati e pronti a discutere a disposizione. Questo non per inefficienza del Parlamento e dei parlamentari, ma per un caos extraistituzionale, un caos politico che nulla ha a che fare con noi. Allora aprite gli occhi!