[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a), del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 (Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari), convertito, con modificazioni, dalla legge 9 ottobre 2002, n. 222, promossi dal Consiglio di Stato, con ordinanze del 1° febbraio 2005 e del 5 aprile 2005, dal Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, sezione staccata di Brescia, con ordinanza del 19 aprile 2005, dal Tribunale regionale di giustizia amministrativa del Trentino-Alto Adige, sede di Trento, con ordinanze del 4 giugno 2005 e 19 luglio 2005 (n. 2 ordinanze), dai Tribunali amministrativi regionali del Friuli-Venezia Giulia, con ordinanza del 6 giugno 2005, e della Valle d'Aosta, con ordinanza del 14 luglio 2005, dal Giudice di pace di Ferrara, con ordinanza del 14 marzo 2005, dal Tribunale amministrativo regionale del Veneto, con ordinanza dell'8 settembre 2005, rispettivamente iscritte ai numeri 309, 555, 319, 466, 562, 563, 474, 485, 547, e 588 del registro ordinanze 2005 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 25, 26, 39, 40, 46, 47, 48 e 52, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 marzo 2006 il Giudice relatore Francesco Amirante.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. –– Nel corso di due giudizi in materia di emersione dal lavoro irregolare il Consiglio di Stato, sesta sezione, con due ordinanze, rispettivamente, in data 1° febbraio e 5 aprile 2005 (r.o. n. 309 e n. 555 del 2005) ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a), della legge 9 ottobre 2002, n. 222 (recte: del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195, recante “Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari”, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 ottobre 2002, n. 222), nella parte in cui esclude la legalizzazione del lavoro irregolare dei cittadini extracomunitari che risultino destinatari di provvedimento di espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica. Il giudice remittente riferisce, in punto di fatto, che i due cittadini extracomunitari ricorrenti, in sede di appello cautelare, hanno chiesto la sospensione dei provvedimenti di rigetto della domanda di legalizzazione del lavoro irregolare avanzata, sulla base dell'indicata normativa, dai rispettivi datori di lavoro e sottolinea che, in entrambi i casi, la ragione del diniego risiede nella preclusione di cui alla disposizione censurata, per essere intervenuti decreti di espulsione eseguiti mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica, a causa – si precisa nell'ordinanza n. 555 del 2005 – dell'ingresso del ricorrente nel territorio dello Stato con sottrazione ai controlli di frontiera. Conseguentemente si sostiene la rilevanza della sollevata questione di legittimità costituzionale già nella fase cautelare dei giudizi, in quanto, da un lato, in base alla delibazione sommaria tipica della trattazione dell'incidente di sospensione, le censure prospettate nei ricorsi, al di là della questione di costituzionalità, appaiono prive di pregio giuridico – in quanto gli impugnati decreti prefettizi costituiscono «mera applicazione della disposizione normativa» in oggetto – e, dall'altro lato, «l'esecuzione degli atti amministrativi gravati sarebbe suscettibile di provocare l'irreversibile e gravissimo pregiudizio delle posizioni giuridiche soggettive» dei ricorrenti, sicché è da ritenere che le controversie di cui si tratta, anche nella fase cautelare, non possano essere definite indipendentemente dalla risoluzione della sollevata questione, dal momento che «l'istanza di sospensione dell'efficacia dei provvedimenti impugnati dovrà essere definitivamente accolta oppure respinta, a seconda che la disposizione normativa denunciata sarà o meno dichiarata incostituzionale (in parte qua) nella sede competente», salvo restando che comunque, «nella pendenza del giudizio, può essere accolta, ad tempus, l'istanza di cautela». Quanto al merito della questione il giudice a quo, dopo aver ricordato il dettato della disposizione censurata, afferma che la stessa, nella parte denunciata, appare in contrasto con il principio di uguaglianza e con quello di ragionevolezza, in quanto riserva irragionevolmente un trattamento uguale a situazioni profondamente diverse «nella misura in cui sbrigativamente equipara – ai fini dell'aprioristica esclusione dalla “regolarizzazione” (precludendo la possibilità di attribuire rilievo all'esistenza di circostanze obiettive attestanti l'avvenuto inserimento sociale dello straniero) – la ben differente posizione dell'extracomunitario che sia stato destinatario di un provvedimento di espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato o perché ritenuto socialmente pericoloso, con quella del lavoratore extracomunitario che (come di consueto avviene) si sia semplicemente trattenuto nel territorio dello Stato italiano oltre il termine di quindici giorni fissato nell'intimazione scritta di espulsione o sia entrato clandestinamente nel territorio dello Stato privo di un valido documento di identità, non commettendo reati e senza rendersi in alcun modo concretamente pericoloso per la sicurezza pubblica». 2.— Nel corso di un giudizio proposto per l'annullamento del provvedimento con cui era stata respinta dal Questore di Mantova l'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno di un lavoratore extracomunitario, il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, sezione staccata di Brescia, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a), del decreto-legge n. 195 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 222 del 2002 (r.o. n. 319 del 2005). Precisa, in punto di fatto, il TAR che al ricorrente era stato rilasciato, in data 1° agosto 2003, il permesso di soggiorno sulla base della procedura di legalizzazione di cui alla disposizione censurata, ma che in occasione del rinnovo di tale permesso era emerso, grazie ai rilievi dattiloscopici, che il medesimo lavoratore era stato colpito, sotto falso nome, da un provvedimento di espulsione emesso dal Prefetto di Vicenza il 16 agosto 2001, eseguito lo stesso giorno mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo di forza pubblica. Il Questore di Mantova aveva respinto la richiesta di rinnovo del permesso, avendo accertato la sussistenza dell'impedimento alla regolarizzazione previsto dalla norma in esame.