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Non soltanto abbiamo incrementato il Fondo di garanzia per le medie imprese, così da assicurare l'accesso al credito per investimenti di lungo periodo, ma abbiamo anche rifinanziato il Fondo di garanzia prima casa, per aiutare tante giovani coppie a contrarre un mutuo per acquistare un immobile e cominciare così a investire nel proprio futuro. Grazie al MoVimento 5 Stelle, grazie alla maggioranza che sostiene questo Governo, nel decreto crescita è stata garantita la massima concentrazione sui temi dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile. Non mi soffermo nuovamente sulla questione dell'acqua pubblica, principio identitario del MoVimento, perché ha già spiegato tutto in maniera esemplare il collega Grassi poco fa. Dico solo che il tentativo di privatizzare l'acqua al Sud, costruito sotto traccia dai precedenti Governi sino a poco prima delle elezioni politiche del marzo 2018, è stato così sventato. Sempre in tema di ambiente abbiamo stanziato 140 milioni per incentivare lo sviluppo dell'economia circolare. Queste risorse hanno lo scopo di aiutare a realizzare nuovi prodotti, processi o servizi, fornendo sostegno alle attività economiche che desiderano ripensare o riconvertire il modello produttivo. Pensiamo solo all'utilizzo efficiente delle risorse e al riuso e trasformazione dei rifiuti; pensiamo alla riduzione, riciclo e riuso degli scarti alimentari; allo sviluppo di sistemi di ciclo integrato delle acque; alla fornitura, all'uso razionale e alla sanificazione dell'acqua; alle tecnologie in grado di aumentare il tempo di vita dei prodotti e di efficientare il ciclo produttivo; pensiamo, infine, alla sperimentazione e allo sviluppo di nuovi modelli di packaging intelligente. Tutto ciò ha nel decreto crescita una sponda economica non indifferente. Ci sono, poi, gli interventi a favore dei Comuni, martoriati negli anni scorsi da tagli e patti di stabilità vari. Nel decreto-legge vengono stanziati ulteriori 500 milioni per aiutare i sindaci a realizzare progetti di investimento nel campo dell'efficientamento energetico - si pensi, tanto per fare un esempio, all'illuminazione pubblica - e dello sviluppo territoriale sostenibile (per esempio, la messa in sicurezza delle scuole). Tale intervento si aggiunge ai 400 milioni che erano già stati stanziati in manovra per aiutare i Comuni nella realizzazione di investimenti contro il rischio idrogeologico. Per non parlare del segnale che diamo agli stessi Comuni sul fronte delle assunzioni: abbiamo legato le capacità di assunzione dei Comuni e delle Regioni non più alla spesa storica e al turn over , ma a un valore standard di sostenibilità finanziaria riferito a entrate dell'anno precedente. Si stima che, grazie a questo intervento, riusciremo a sbloccare nei Comuni oltre 40.000 assunzioni. Sarà aria fresca e personale fondamentale anche per implementare con più rapidità ed efficienza gli investimenti pubblici che abbiamo rilanciato attraverso la manovra. Da ultimo, Presidente, ma solo a titolo di esempio, voglio dedicare un passaggio all'innovazione. Nel decreto crescita, tra le tante misure, abbiamo inserito una norma molto importante che fluidifica il cosiddetto patent box , ovvero il regime fiscale agevolato che esclude dall'imponibile il 50 per cento dei redditi derivanti dall'utilizzo di brevetti o software protetti da copyright . Con la nostra modifica non sarà più necessario aspettare i tempi lunghi dell'interpello all'Agenzia delle entrate, ma si potrà indicare il reddito agevolabile direttamente all'interno della dichiarazione dei redditi. Un aiuto non indifferente a tutte quelle imprese che scommettono sulla propria capacità di innovare e inventare soluzioni per crescere ed essere competitive sui mercati domestici e internazionali. In conclusione, Presidente, ci accingiamo ad approvare un decreto che intende reagire alla situazione di rallentamento economico dotando finalmente l'Italia di strumenti per cominciare a imprimere un'inversione di tendenza. Il tutto valorizzando l'anima e il corpo del Paese, le sue piccole imprese, i suoi talenti, i suoi giovani e le sue eccellenze. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, siamo arrivati alle battute finali di una storia lunga e travagliatissima. Due mesi fa, il Governo ha emanato il decreto-legge detto «crescita», una tipologia di provvedimento che il Governo può adottare solo in caso di necessità e urgenza. Ebbene, tanto era necessario e urgente il contenuto di questo decreto (che penso di poter definire insieme agli altri colleghi omnibus ) che ci sono voluti mesi di attesa per vederlo arrivare all'approvazione finale. Un'attesa che non solo smentisce i requisiti della necessità e dell'urgenza, ma che rivela profondissime perplessità tra le forze di Governo, che si dimostrano ogni giorno più in affanno nel perseguire gli interessi del Paese. Sì, perché i tempi dell' iter parlamentare non si possono che spiegare con i tentativi, alternati e continui, di soddisfare varie esigenze elettorali, ciascuno le proprie. Ma se almeno tutta quest'attesa avesse portato a misure concrete di crescita dell'economia nazionale, ne avremmo volentieri sopportato il peso. Nostro malgrado, non solo stiamo assistendo all'ennesimo atto di estromissione del ruolo e della funzione di questo Parlamento, essendo stati privati di uno spazio ampio, concreto e reale di intervento, ma dobbiamo arrenderci al fatto che, come al solito, siamo costretti a prendere atto, anche di un'eterogeneità disorganica che allontana dal principio stesso e dal valore della crescita. Non basta affiggere il cartello «crescita» affinché un provvedimento generi davvero effetti positivi sull'economia reale del Paese. Sarà un ottimo modo per comunicare a mezzo social , attraverso un impatto mediatico forte e immediato, ma non pensato, non ragionato e soprattutto in maniera del tutto inefficace per ottenere risultati tangibili. Non c'è crescita, non c'è strategia che definisca tempi certi e scelte mature, all'altezza dei bisogni reali del Paese. Si sarebbe potuto e dovuto fare molto, molto di più, soprattutto in termini di stanziamento di risorse per rilanciare gli investimenti pubblici e privati, vero volano di una ripresa economica solida, strutturata e sostenibile. Si sarebbe dovuto intervenire con coraggio sulle politiche industriali e invece il decreto quasi le dimentica. E a pagarne le conseguenze saranno proprio la piccola e media industria italiana, che non viene sostenuta a sufficienza in un momento in cui, al contrario, avrebbe bisogno di condizioni migliori per rafforzarsi e riprendere a correre. Si sarebbe dovuto agire in maniera strutturale per incentivare i consumi, adeguare i salari e accrescere l'occupazione. Mancano politiche realmente attive. Poco, quasi nulla è stato fatto a tal proposito. E anche lì dove sono condivisibili le finalità di alcuni provvedimenti - come nel caso delle agevolazioni per l'efficientamento energetico o dei contributi ai Comuni per lo sviluppo sostenibile del territorio - resta la perplessità: