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giudici, cancellieri, nonché agenti della polizia giudiziaria del tribunale per i minorenni cui si rivolge l'interessato; o ancora i responsabili dei reparti maternità, gli impiegati addetti alla conservazione del plico in cui sono indicate le generalità della donna e del neonato, il personale dell'Agenzia delle entrate incaricato di rintracciare attraverso il codice fiscale l'ultima residenza della donna, il personale, anche impiegatizio, i servizi sociali interpellati al riguardo dai tribunali. Inoltre, le lettere di convocazione, indirizzate alle madri biologiche per verificare la loro disponibilità ad un incontro, potrebbero molto facilmente finire con l'essere intercettate dai loro familiari. Infine, non si può tacere che la possibilità del non riconoscimento del neonato e la garanzia della segretezza dell'identità della donna, sono anche uno strumento a difesa della stessa vita di donne che provengono da contesti in cui per tradizioni o pratiche di origine religiosa, l'avere rapporti sessuali o partorire al di fuori del matrimonio può portare a gravissime conseguenze sulla loro vita. A quanto detto si aggiunga che la donna che non intenda riconoscere il proprio nato, non potendo più contare sulla sussistenza della garanzia dell'anonimato e della segretezza del parto, finirà con il non rivolgersi più all'ospedale per partorire, trovandosi costretta a partorire in condizioni precarie e rischiose per la salute sia propria che del bambino. Infine, inevitabilmente aumenteranno, oltre agli aborti, gli infanticidi e gli abbandoni dei neonati in luoghi e con modalità tali da mettere in pericolo la loro vita. Con il presente disegno di legge si prevede la possibilità di interpello della donna, unicamente nei casi in cui la stessa abbia preventivamente rinunciato al diritto all'anonimato e stabilisce un procedimento per consentire l'accesso alle informazioni sulle proprie origini tale da garantire la massima riservatezza alla madre biologica.. 1 (Disposizioni in materia di servizi socio-assistenziali) 1 Al fine di garantire un'attuazione uniforme in tutto il territorio nazionale delle disposizioni di cui all'articolo 8, comma 5, della legge 8 novembre 2000, n. 328, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano assicurano l'informazione, la consulenza e le prestazioni socio-assistenziali, diurne e residenziali, occorrenti alle gestanti e alle partorienti, indipendentemente dalla loro residenza anagrafica e dalla loro cittadinanza, che necessitano di specifici sostegni in ordine al riconoscimento o al non riconoscimento dei loro nati e alla garanzia della segretezza del parto. 2 Gli interventi di cui al comma 1, che costituiscono livello essenziale ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m) , della Costituzione, sono promossi dagli enti locali titolari delle funzioni socio-assistenziali di cui alla legge 8 novembre 2000, n. 328, secondo le modalità stabilite dalle leggi regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano. 3 I soggetti di cui al comma 2 garantiscono, altresì, alle partorienti e ai loro nati i necessari interventi per la continuità socio-assistenziale e per sostenere il loro reinserimento sociale. 4 Gli interventi socio-assistenziali in favore dei neonati non riconosciuti sono garantiti dai soggetti di cui al comma 2 fino all'adozione definitiva. 2 ( Facoltà della madre di modificare la volontà espressa in sede di dichiarazione di nascita) 1 In sede di dichiarazione di nascita, nel caso in cui la madre esprime la volontà di non essere nominata secondo quanto previsto dall'articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, la stessa viene informata che potrà in futuro revocare la propria decisione, dandone espressa comunicazione al tribunale per i minorenni del luogo di nascita del nato. 3 (Modifiche al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di accesso alle informazioni sulle origini del figlio non riconosciuto alla nascita) 1 All'articolo 93 del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Possono sempre essere rilasciate a chi vi ha interesse informazioni di carattere sanitario, con particolare riferimento alla presenza di malattie ereditarie trasmissibili »; b dopo il comma 3 è inserito il seguente: « 3- bis . La persona non riconosciuta alla nascita può, raggiunta l'età di venticinque anni, presentare istanza al tribunale per i minorenni del suo luogo di nascita per accedere a informazioni riguardanti la sua origine e per conoscere l'identità della donna che lo ha partorito in anonimato. Qualora risulti che la medesima abbia precedentemente revocato la propria volontà di non essere nominata e non sussistano gravi ragioni tali da impedire l'accoglimento dell'istanza, il tribunale organizza il primo incontro tra l'istante e la donna che lo ha partorito. Chiunque partecipi è tenuto al segreto sulle informazioni raccolte nell'ambito del procedimento medesimo, in particolare in riferimento ai dati personali che rendono identificabile la madre ». 4 (Accesso dell'adottato alle informazioni sull'identità della madre) 1 Il comma 7 dell'articolo 28 della legge 4 maggio 1983, n. 184, è sostituito dal seguente: « 7. L'accesso alle informazioni di cui al comma 5 nei confronti della madre che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata non è consentito ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, salvo il caso in cui la madre abbia precedentemente revocato la propria volontà di non essere nominata. Si applica l'articolo 93, comma 3- bis , del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 ».