[pronunce]

In data 30 agosto 2016 le parti private hanno depositato memoria, con la quale hanno contrastato le difese dello Stato e ribadito che il sospetto di costituzionalità riguarda la mancata osservanza del dies a quo di esercizio della delega legislativa.1.- Il Tribunale amministrativo regionale per l'Abruzzo, con ordinanza del 7 febbraio 2015, iscritta al n. 148 del registro ordinanze 2015, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. da 1 a 10 del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155 (Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148), per la violazione dell'art. 76 della Costituzione - in relazione all'art. 1, commi 2 e 5-bis, della legge 14 settembre 2011, n. 148 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari), e alla mancata considerazione dei pareri delle Commissioni giustizia della Camera e del Senato - e dell'art. 1, comma 5, della legge n. 148 del 2011, per la violazione degli artt. 3 e 97 Cost. Le censure sono state prospettate in relazione alla soppressione del Tribunale ordinario e della Procura della Repubblica di Avezzano, disposta prima del termine che sarebbe normativamente previsto per l'esercizio della delega e senza prevedere, per i soli uffici abruzzesi, la possibilità di disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi delegati. 2.- Preliminarmente va rilevato che, come assume il rimettente, la questione della violazione da parte del legislatore delegato del dies a quo per l'esercizio della delega legislativa non è stata già vagliata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 237 del 2013, che è intervenuta sulla legittimità costituzionale della legge n. 148 del 2011 e del d.lgs. n. 155 del 2012. Non è significativa in proposito l'affermazione, contenuta nella sentenza, secondo cui l'art. 1, comma 5-bis, della legge n. 148 del 2011, prevede «un diverso più ampio termine per l'esercizio della delega relativamente ai soli tribunali aventi sedi nelle Province dell'Aquila e di Chieti (tre anni)». Essa è puramente incidentale, perché la portata della disposizione non è stata oggetto di specifica censura né di contraddittorio: la Corte, infatti, ha esercitato il vaglio di costituzionalità della disposizione solo in via consequenziale, in relazione all'impugnazione dell'art. 1, comma 2, della medesima legge, ovvero come parametro interposto rispetto all'art. 76 Cost., e quindi sotto profili limitati e diversi da quello in esame. 3.- Ai fini dell'inquadramento delle questioni sollevate dal TAR per l'Abruzzo, si ricorda che l'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, delegava il Governo ad adottare, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge stessa, uno o più decreti legislativi per riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa ed incremento di efficienza. Sempre l'art. 1, al comma 5, stabiliva che, entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega e nel rispetto dei principi e criteri direttivi fissati, potevano essere adottate disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi medesimi. Successivamente, l'art. 1, comma 3, della legge 24 febbraio 2012, n. 14 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative. Differimento di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative), inseriva nel citato art. 1 il comma 5-bis, che sanciva «In virtù degli effetti prodotti dal sisma del 6 aprile 2009 sulle sedi dei tribunali dell'Aquila e di Chieti, il termine di cui al comma 2 per l'esercizio della delega relativamente ai soli tribunali aventi sedi nelle province dell'Aquila e di Chieti è differito di tre anni». 4.- Tanto premesso, può passarsi all'esame delle censure. 5.- La questione di legittimità costituzionale degli artt. da 1 a 10 del d.lgs. n. 155 del 2012, sollevata in riferimento all'art. 76 Cost., in relazione all'art. 1, commi 2 e 5-bis, della legge n. 148 del 2011, non è fondata. Secondo il giudice amministrativo, alla stregua delle norme citate della legge n. 148 del 2011, la delega, con riguardo agli uffici giudiziari situati nelle Province de L'Aquila e di Chieti, andava esercitata nei dodici mesi successivi ai tre anni dall'entrata in vigore della legge di delegazione; e dunque il relativo provvedimento sarebbe stato adottato prima dello speciale dies a quo previsto. 6.- La tesi non trova giustificazione né sul piano letterale né su quello sistematico. 6.1.- Quanto al primo profilo, l'oggetto della proroga è il termine di cui all'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, termine che è evidentemente "finale" rispetto all'esercizio della delega; cosicché non è dato comprendere come possa riferirsi la proroga al diverso termine dal quale può essere esercitato il relativo potere. Elementi per un'interpretazione nel senso invocato dal rimettente non si rinvengono, del resto, nei lavori parlamentari relativi alla legge n. 14 del 2012. Anzi, sul punto, nella relazione allo schema del decreto legislativo n. 155 del 2012 si legge come: «l'unico termine in senso proprio (ovvero inteso come scadenza, limite estremo di tempo entro il quale compiere una determinata azione) presente nella disposizione [...] sia quello di dodici mesi, alla cui durata deve pertanto intendersi riferito il differimento previsto dal comma 5-bis; la norma proroga di tre anni il termine di esercizio della delega senza modificare in alcun modo il dies a quo della stessa». Nella relazione si rileva anche che una diversa opzione interpretativa sarebbe stata irragionevole, impedendo l'esercizio della delega nei territori limitrofi in ragione dei criteri direttivi. 6.2.- Sul piano sistematico, poi, è solo il termine entro cui deve essere esercitato il potere di delega che è stato oggetto di attenzione da parte dei legislatori deleganti, e ciò in coerenza con la necessità di stabilire un tempo limitato e certo ai sensi dell'art. 76 Cost. Il dies a quo al contrario viene fatto coincidere tradizionalmente e in modo automatico con l'entrata in vigore della legge di delegazione: sarebbe infatti un evidente non senso delegare un potere allo stato non esercitabile.