[pronunce]

Mentre il testo originario della lettera a di tale comma 2 prevedeva che il versamento unitario e la compensazione riguardassero i crediti e i debiti relativi alle imposte sui redditi e alle ritenute alla fonte riscosse mediante versamento diretto al concessionario dei servizi di riscossione, ai sensi dell'art. 3, primo comma, del d.P.R. n. 602 del 1973, il nuovo testo fa riferimento alle imposte sui redditi e alle ritenute alla fonte riscosse sia mediante versamento diretto al concessionario, sia mediante versamento diretto alle sezioni di tesoreria provinciale dello Stato, aggiungendosi però che per le ritenute di questa seconda categoria resta ferma la facoltà di eseguire il versamento presso la competente sezione di tesoreria provinciale dello Stato. La ricorrente lamenta che la disposizione impugnata non consenta di eseguire il versamento di quanto dovuto, e per quanto spettante, presso la cassa regionale, così diversificando illegittimamente la posizione della Regione rispetto a quella dello Stato. Il ricorso conclude affermando che la Regione non lamenta alcuna lesione causata da una riforma di vasta portata, organica e generale, incidente sul sistema finanziario, quale può riconoscersi nelle disposizioni dei decreti legislativi n. 237 e n. 241 del 1997, bensì "lo squilibrio e la disparità di trattamento" che, a causa delle modifiche apportate, si determinerebbero fra Stato e Regione in ordine agli stessi tributi, in forza dell'unico elemento differenziante della loro percezione: con l'effetto di alterare le disponibilità di cassa della Regione, quanto meno sotto il profilo della ritardata acquisizione delle relative spettanze rispetto ai più brevi termini disposti per il versamento alle competenti sezioni di tesoreria provinciale dello Stato. Ciò lederebbe altresì il principio di eguaglianza, che varrebbe anche nei confronti "degli oggetti, dei fatti, delle situazioni e degli istituti giuridici", e il canone di ragionevolezza, che verrebbe in rilievo anche a proposito della necessità di bilanciamento e di valutazione della legittimità costituzionale di atti e comportamenti, in particolare per quanto riguarda i principi desumibili dagli artt. 116 e 119 della Costituzione in ordine al riparto delle competenze tra Stato e Regioni ad autonomia differenziata e ai rapporti tra potere centrale e poteri locali. Sarebbero infatti vietate discriminazioni atte ad incidere negativamente sulle relative spettanze o comportanti una "reformatio in pejus" di attribuzioni e situazioni consolidate. La ricorrente osserva infine che anche il semplice ritardo nella acquisizione dei tributi spettanti configurerebbe una violazione dei principi desumibili dall'art. 81 della Costituzione, nonché un pregiudizio finanziario per la Regione atto a ripercuotersi financo nell'assolvimento delle funzioni proprie della stessa. 2. - Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo il rigetto del ricorso, in quanto le norme impugnate non produrrebbero alcun pregiudizio sostanziale alla Regione né sottrarrebbero ad essa la disponibilità immediata dei tributi di sua spettanza, e osservando in via generale che l'interesse avuto di mira da parte del legislatore è quello di favorire il contribuente nell'assolvimento dei suoi obblighi, donde deriverebbe la necessità di alcuni adattamenti meramente procedurali per consentire la gestione contabile dei versamenti. In una successiva memoria l'Avvocatura erariale articola più ampiamente la propria difesa, osservando preliminarmente che il ricorso sarebbe ammissibile solo nei limiti in cui lamenta la violazione di norme costituzionali sulla competenza o comunque una effettiva ed attuale lesione della autonomia costituzionalmente garantita alla Regione, non là dove sembra denunciare, di per sé, la violazione dei criteri di ragionevolezza e di uguaglianza. Quanto alla prima delle disposizioni denunciate, la difesa del Presidente del Consiglio osserva poi che, abolendo la correlazione territoriale tra ufficio finanziario cui compete la determinazione delle entrate e concessionario del servizio di riscossione cui si effettuano i pagamenti, con la finalità di semplificare gli adempimenti dei contribuenti, i quali possono effettuare i propri pagamenti ovunque sul territorio nazionale, non si lederebbe l'autonomia tributaria della Regione, la quale continuerebbe a percepire le entrate tributarie relative a fattispecie maturate nell'ambito del suo territorio, senza alcun apprezzabile ritardo, non diversamente, del resto, da quanto era già previsto dall'art. 4 delle norme di attuazione di cui al d.P.R. n. 1074 del 1965 per le entrate affluite, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari extraregionali. In ordine alla censura che investe la lettera e del primo comma dell'art. 1 del decreto impugnato, si osserva che la norma demanda alla disciplina di un decreto ministeriale non già la materia della riscossione delle entrate, in questo caso riservata agli uffici, bensì quella delle modalità di riversamento da parte degli uffici periferici delle somme riscosse e che siano destinate alla tesoreria provinciale dello Stato. Tale decreto non sarebbe dunque destinato ad interferire pregiudizievolmente nella potestà regionale di organizzazione delle entrate, neppure sotto il profilo del riversamento di esse alla Regione, che continuerebbe ad avvenire mediante versamento da parte degli uffici riscuotitori alla cassa regionale, secondo le specifiche norme in proposito vigenti, come esplicitamente presupposto dagli artt. 4, comma 2, 5, comma 2, e 7, ultimo comma, del decreto interministeriale 16 dicembre 1998, emanato in attuazione della norma impugnata. Quanto alla terza censura, relativa all'art. 1, comma 1, lettera g, del decreto, che, nel disciplinare il riversamento delle entrate da parte del concessionario del servizio di riscossione, elimina il riferimento alle casse degli enti territoriali, rilevata la inammissibilità del profilo di doglianza fondato sulla asserita lesione del principio costituzionale di uguaglianza, l'Avvocatura erariale contesta che la modifica introdotta determini la sottrazione delle entrate in questione alla Regione, e sostiene che l'asserito limitato ritardo nella acquisizione di dette entrate non comporterebbe alcun pregiudizio alla autonomia finanziaria della Regione, né quindi alcuna menomazione della sfera di questa costituzionalmente garantita. Quanto infine all'ultima censura, relativa alla disposizione dell'art. 2, comma 1, lettera a, numero 2 - che, sempre nella prospettiva della semplificazione degli adempimenti dei contribuenti, si sarebbe limitata a consentire la deroga al sistema del versamento unitario per certe entrate tributarie - ribadita la inammissibilità dei profili non attinenti alla competenza regionale, si sostiene che dalla norma contestata non verrebbe messa in discussione la spettanza delle entrate alla Regione; mentre l'affermazione secondo cui ne deriverebbe un ritardo nel versamento delle entrate alla cassa regionale sarebbe apodittica e indimostrata, non essendovi ragione per ipotizzare che il versamento non debba avvenire immediatamente e comunque in tempi non superiori a quelli che, nel sistema, non contestato, del versamento unitario con compensazione, sono strettamente necessari per la ripartizione e il riversamento delle somme ai soggetti destinatari.1.