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I commi 9 e 10 delineano la procedura per avvalersi della regolarizzazione, stabilendo che le imprese che intendono avvalersi della stessa devono trasmettere, entro il 30 settembre 2022, una comunicazione all'Agenzia delle entrate. L'importo del credito utilizzato in compensazione indicato nella comunicazione inviata all'Agenzia delle entrate deve essere riversato entro il 16 dicembre 2022, ovvero in tre rate annuali di pari importo, a decorrere dalla medesima data del 16 dicembre 2022. In caso di rateazione sono dovuti, a decorrere dal 17 dicembre 2022, gli interessi calcolati al tasso legale. Il comma 11 stabilisce che la regolarizzazione si perfeziona con l'integrale versamento di quanto dovuto. Il comma 12 prevede che la procedura di regolarizzazione non può essere attivata se, alla data di entrata in vigore della disposizione, l'utilizzo in compensazione, totale o parziale, del credito d'imposta è già stato rilevato con un atto di recupero o con altri provvedimenti impositivi, resisi definitivi. Al contrario, anche in considerazione delle finalità latu sensu deflattive che si intende perseguire, viene previsto che se l'utilizzo in compensazione del credito è già stato accertato, con provvedimenti non ancora resisi definitivi, o constatato ad opera dell'Amministrazione finanziaria, l'impresa può utilizzare la procedura di riversamento solo aderendo interamente alle pretese impositive in fieri . La disposizione di cui al comma 13 interviene sul comma 13 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 41 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 69 del 2021, al fine di ricomprendere nel quadro normativo che consente di fruire dei nuovi massimali previsti dalle sezioni 3.1 « Aiuti di importo limitato » e 3.12 « Aiuti sotto forma di sostegno a costi fissi non coperti » della comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final , recante « Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19 », e successive modificazioni, anche le misure di aiuto di cui agli articoli 1- ter , 5 e 6- sexies del medesimo decreto-legge n. 41 del 2021, nonché le misure introdotte con gli articoli 1 e 4 del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106. In particolare, la modifica normativa in esame si rende necessaria affinché sia assicurata la compatibilità con le regole europee sugli aiuti di Stato, nell'ambito di un complesso negoziato con la Commissione europea i cui esiti sono imminenti, anche per le predette disposizioni agevolative non richiamate nel quadro normativo individuato dal citato articolo 1, commi da 13 a 17, del decreto-legge n. 41 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 69 del 2021, in quanto introdotte nell'ordinamento successivamente all'entrata in vigore dello stesso. Infine, la disposizione integra il disposto del comma 16 del medesimo articolo 1 con lo scopo di acquisire, ai fini dell'emanazione del decreto attuativo ivi previsto, il parere della Conferenza Stato – città ed autonomie locali. La norma di cui al comma 14 modifica l'articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, integrando la lettera a) con il richiamo ai soggetti iscritti nel registro dei revisori legali, istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze in applicazione del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39. Per effetto di tale modifica, i revisori legali vengono fatti rientrare nel novero dei soggetti abilitati alla trasmissione delle dichiarazioni annuali e, quindi, all'apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni trasmesse ai sensi dell'articolo 35 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Art. 6. – (Semplificazione della disciplina del patent box ) La norma introduce nel nostro ordinamento un regime agevolativo con riferimento ai costi di ricerca e sviluppo sostenuti dai soggetti titolari di reddito d'impresa in relazione ai marchi d'impresa, ai brevetti industriali, ai software , ai disegni e modelli nonché ai processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili, in sostituzione del vigente regime, introdotto dall'articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificato dal decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, e di recente novellato dall'articolo 4 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58. Quest'ultima modifica ha introdotto una generale facoltà di « autoliquidazione » del beneficio da patent box e quindi la possibilità da parte del contribuente di determinare in maniera autonoma, e indicare direttamente in dichiarazione, l'agevolazione spettante. Coerentemente a tale ultima modifica legislativa, in sostituzione del patent box , si introduce una nuova norma, volta ad agevolare i costi di ricerca e sviluppo con l'obiettivo di semplificare e rendere più celere la fruizione del beneficio da parte del contribuente. Il nuovo regime consente ai soggetti titolari di reddito d'impresa, inclusi i soggetti residenti in Paesi con i quali sia in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni sia effettivo, operanti mediante stabile organizzazione localizzata nel territorio dello Stato, di liquidare autonomamente il beneficio rinviando il confronto con l'Amministrazione finanziaria alla successiva fase di controllo. Come già avviene per il patent box , i contribuenti che optano per il nuovo regime possono beneficiare di un regime di penalty protection , a condizione che si dotino di documentazione idonea il cui contenuto sarà definito con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate. I requisiti di accesso al regime e le modalità di determinazione dell'agevolazione si pongono in linea con le raccomandazioni dell'OCSE (« Countering Harmful Tar Practices More Effectively, Taking into Account Transparency and Substance », Action 5, 2015 Final Report) che consentono la presenza di agevolazioni per i beni immateriali mediante l'attribuzione di benefici fiscali direttamente collegati alle spese sostenute per la creazione di detti beni. La norma prevede una modalità di determinazione del beneficio spettante al contribuente, basata sulla determinazione diretta di una variazione in diminuzione stabilita come percentuale dei costi di ricerca e sviluppo sostenuti per la creazione e sviluppo di beni immateriali. Il regime introdotto assume, pertanto, la sussistenza di un collegamento diretto tra i costi di ricerca e sviluppo e il beneficio fiscale, in quanto detti costi sono utilizzati per determinare l'ammontare del beneficio spettante. Nello specifico, il comma 1 della norma definisce l'ambito soggettivo di applicazione della stessa e le modalità di accesso al regime, basate sull'esercizio di un'opzione valida per cinque periodi di imposta, irrevocabile e rinnovabile.