[pronunce]

Infine, la Regione sostiene che la norma impugnata ha carattere di norma di dettaglio, e, in quanto tale, è illegittima, giacché vincola i comitati di settore non solo ad attenersi ai criteri previsti per il personale statale, ma anche ad attribuire ai dipendenti regionali i «medesimi benefici economici» stabiliti per i dipendenti dello Stato. 3.1.1.- L'Avvocatura generale dello Stato, dal canto suo, osserva che la disposizione dell'art. 33, comma 4, della legge n. 289 del 2002 è formulata in termini simili a quelli dell'art. 16, comma 7, della citata legge n. 448 del 2001, la cui legittimità è già stata positivamente scrutinata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 4 del 2004. In questa sentenza si è affermato che la questione va correttamente inquadrata nell'ottica non già del pubblico impiego regionale (materia di asserita competenza residuale della Regione), bensì in quella del «coordinamento della finanza pubblica», materia di competenza legislativa concorrente, ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost., e si concreta nella determinazione di un principio fondamentale, volto al coordinato contenimento della spesa corrente, in linea con gli impegni assunti dall'Italia in sede comunitaria. 3.2.- Quanto all'art. 3, comma 49, della legge n. 350 del 2003, la Regione Emilia-Romagna svolge argomentazioni analoghe a quelle di cui innanzi. Aggiunge che detta norma esprime, rispetto a quella corrispondente della legge finanziaria 2002, un più penetrante vincolo nei confronti dell'autonomia regionale, imponendo un preciso limite di crescita delle retribuzioni (0,2%), sicché pare difficile negarne il carattere di dettaglio e, dunque, l'illegittimità costituzionale. Infatti, la Corte costituzionale - conclude la ricorrente - ha più volte precisato che, nelle materie di legislazione concorrente, lo Stato deve limitarsi a fissare principi suscettibili di essere svolti dalle leggi regionali (sentenze n. 12 e n. 13 del 2004) e non si vede come il legislatore regionale possa “svolgere” la norma impugnata. 3.2.1.- L'Avvocatura generale dello Stato, con riguardo alla medesima norma, preliminarmente rileva che l'inciso «comportanti incrementi nel limite massimo dello 0,2%», contenuto nel richiamato comma 46, si riferisce solo alla «contrattazione integrativa per il miglioramento della produttività», e non all'insieme degli “oneri” di cui al medesimo comma. Osserva, poi, che la disposizione ora in esame è solo un po' più esplicita di quelle analoghe contenute nelle precedenti leggi finanziarie e persegue la medesima finalità di esse: ancorare la crescita delle retribuzioni dei pubblici dipendenti dei comparti non statali al quadro complessivo di compatibilità delineato nei documenti di finanza pubblica; in particolare, mira a stabilire che le risorse da destinare alla produttività, aggiuntive rispetto a quelle che derivano dall'applicazione dei tassi di inflazione programmata, devono essere compatibili con i livelli di crescita della produttività del sistema secondo le indicazioni contenute nel “Documento di programmazione economica e finanziaria” e devono tener conto dei vincoli derivanti dal “Programma di stabilità e crescita”, adottato in sede comunitaria, e dal “Patto di stabilità interno”. All'obiezione della ricorrente che non sarebbe possibile ricondurre la norma alla materia del «coordinamento della finanza pubblica», dal momento che “nessun onere deriverebbe al bilancio statale”, la difesa erariale replica che non a caso gli artt. 117 e 119 Cost. adoperano il singolare «finanza pubblica»: l'espressione sta a significare che la «finanza pubblica» è un insieme unitario e che ciascun soggetto pubblico autonomo deve essere sottoposto a «coordinamento». La fissazione di un “tetto massimo”, nella norma censurata, non muta il carattere di questa, atteso che la Corte costituzionale, nella sentenza n. 4 del 2004, ha ritenuto che una disposizione analoga, dettata dalla legge finanziaria 2002, non esprime una disciplina di dettaglio, come tale lesiva della competenza regionale, ma, al contrario, determina principi fondamentali volti al contenimento della spesa corrente, in linea con gli impegni assunti dall'Italia in sede comunitaria. Sotto altro profilo, l'Avvocatura rileva che l'esistenza di norme legislative sulle procedure di contrattazione collettiva non costituisce una “interferenza statale” nei confronti dell'autonomia regionale, ma è resa necessaria dall'esigenza della preventiva quantificazione degli oneri derivanti dalla contrattazione collettiva del settore pubblico, anche integrativa, e del controllo svolto dalla Corte dei conti sulla rispondenza dei costi contrattuali alle previsioni contenute nei documenti finanziari.1.- Con i ricorsi n. 25 del 2003 e n. 33 del 2004 la Regione Emilia-Romagna impugna, invocando i medesimi parametri costituzionali (articoli 117, 118 e 119 della Costituzione), tra numerose altre norme, le disposizioni che, nelle leggi finanziarie del 2003 e del 2004, pongono vincoli ai comitati di settore in sede di deliberazione degli atti di indirizzo riguardanti i dipendenti del comparto Regioni-autonomie locali: sicché, riservate a separate decisioni le altre questioni di legittimità costituzionale poste dai due ricorsi, i giudizi debbono essere riuniti relativamente alle disposizioni de quibus. 2.- Le questioni non sono fondate. 2.1.- Entrambe le parti ricordano che questa Corte ha avuto occasione di pronunciarsi sulla legittimità costituzionale di una norma (art. 16, comma 7) della legge finanziaria 2002 (legge 28 dicembre 2001, n. 448), a tenore della quale «i comitati di settore, in sede di deliberazione degli atti di indirizzo previsti dall'art. 47, comma 1, del d.lgs. n. 165 del 2001, si attengono, anche per la contrattazione integrativa, ai criteri indicati per il personale delle amministrazioni di cui al comma 1 e provvedono alla quantificazione delle risorse necessarie per i rinnovi contrattuali»; e ciò dopo aver precisato che «gli oneri per la corresponsione dei miglioramenti economici …, sono a carico delle amministrazioni di competenza nell'ambito delle disponibilità dei rispettivi bilanci». In relazione a tale norma questa Corte ha osservato che la previsione secondo la quale «i comitati di settore, in sede di deliberazione degli atti di indirizzo, si attengono ai “criteri indicati per il personale” dipendente dallo Stato» costituisce legittimo esercizio del potere di «coordinamento della finanza pubblica», in quanto «fissa - in linea con gli impegni assunti dall'Italia in sede comunitaria - principi fondamentali volti al contenimento della spesa corrente, che rientrano nella competenza della legislazione statale» (sentenza n. 4 del 2004).