[resaula]

Tornando al merito del testo che abbiamo in esame, fa bene il Governo a proseguire nel solco che abbiamo tracciato noi, ma non possiamo non rilevare alcune criticità proprio sul testo, che abbiamo cercato di risolvere con proposte emendative che ripresenteremo oggi in Aula, all'esito di una discussione velocissima - se non quasi inesistente - in Commissione e un altrettanto rapido voto. Oggi arriviamo in Aula senza che sia stato approfondito sufficientemente un tema così tanto complesso. Volevamo introdurre le soluzioni cloud driven , ma la nostra proposta non è stata accettata; non è stata nemmeno accettata la proposta di definire quale sia l'incidente rilevante, tant'è che diventa anche difficile comprendere l'ambito applicativo. Abbiamo proposto anche un tavolo di coordinamento con la partecipazione di tutti i soggetti interessati per definire procedure e misure operative. Abbiamo inoltre proposto un emendamento per fare un aggiornamento annuale e non biennale. La tecnologia ha delle velocità incredibili e in due anni nemmeno i nostri telefonini ormai sopravvivono. Insomma, abbiamo cercato di dare il nostro contributo ovviamente nell'interesse del nostro Paese. Presidente, oggi ci troviamo di fronte a un altro grave problema istituzionale. Vi sono oggi degli elementi di fatto contingenti che non possono essere sottovalutati; anche se la legge dispone per l'avvenire e agisce in maniera generale e astratta, non possiamo dimenticare il contesto politico e governativo attuale. Faccio riferimento alle disposizioni che ci sono nel testo e che conferiscono al Presidente del Consiglio alcuni poteri attivabili in caso di rischio grave o di crisi cibernetica. Questi, infatti, può disporre la disattivazione di uno o più apparati o prodotti allorquando il mantenimento della loro operatività possa costituire un rischio grave e imminente per la sicurezza nazionale. Noi condividiamo lo spirito del provvedimento, ma non ci fidiamo affatto della persona alla quale lo stesso delegherà poteri straordinari e un ruolo di coordinamento che questo Presidente del Consiglio non è in grado di garantire. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dobbiamo oggi riporre la fiducia in un Presidente del Consiglio che si è consultato con la cancelliera Merkel e, quindi, con uno Stato straniero, per chiedere consigli su come limitare l'azione del suo alleato e ministro dell'interno Salvini? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dobbiamo affidare la nostra sicurezza a un Primo Ministro che è dovuto comparire davanti al Copasir per chiarire i poco trasparenti contorni della visita del ministro statunitense Barr? Vogliamo ricordare Fiber? Vogliamo ricordare alcuni passaggi che non rendono di certo l'atmosfera priva di nebbia? Signori, questa è sicurezza nazionale; non stiamo parlando di politica da palco; non stiamo parlando di proclami: stiamo parlando di sicurezza nazionale. Conferire ampi potere a una persona in un contesto come quello attuale non rassicura, ma confonde. Il profilo diventa incerto, se non pericoloso. La grande sicurezza che può dare lo Stato è la coerenza, la forza e il rispetto del popolo e del suo volere. A me pare che siamo molto in alto mare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, la materia è veramente molto complicata. Credo siano necessarie competenze non solo tecnologiche, ma che abbracciano un po' tutta la società reale. L'ha detto bene prima la collega Binetti. Non possiamo pensare che il digitale sia una disciplina a sé: il digitale rappresenta - lo dico al collega che mi ha preceduto - la quinta rivoluzione industriale (perché siamo oltre Internet , che rappresentava la quarta rivoluzione industriale) e un nuovo ecosistema mondiale. Oggi sentiamo parlare tanto di clima e di ambiente. Secondo voi, il clima e l'ambiente possono essere affrontati come temi globali da un singolo Stato? Assolutamente no. Cerco di semplificare, perché è complesso dirlo con i termini (che peraltro non mi appartengono perché non sono un tecnico), la stessa cosa si può dire sul digitale. È un ecosistema mondiale, che ibrida analogico e digitale e questa ibridazione è un processo complessissimo, che va certamente governato dalla politica. Il decreto-legge in esame è sicuramente un primo passo importante e necessario, per definire il perimetro nazionale della sicurezza cibernetica. Si tratta di un passo fondamentale, al quale l'Italia è ahimè arrivata - questo va altresì detto - con un ritardo di dieci anni rispetto ad altri Paesi, come la Francia, la Germania, il Regno Unito e all'Olanda. Invito quindi questo ramo del Parlamento e tutti noi colleghi ad osservare chi è più avanti di noi. In particolare, con riferimento all'organo denominato Centro di valutazione e certificazione nazionale (CVCN), che fa capo al Presidente del Consiglio dei ministri, invito ad osservare l'organizzazione e il modello tedesco, per cui sono state investite importanti risorse umane e finanziarie: stiamo infatti parlando di un dipartimento, all'interno del quale lavorano circa 300 persone. Noi stiamo partendo in una maniera un po' flebile, per quel che riguarda il CVCN, che pure svolgerà un ruolo cruciale e fondamentale per mettere in equilibrio i due piatti della bilancia, ovvero l'aspetto della sicurezza nazionale, che va certamente salvaguardato, e quello della competitività e dello sviluppo del nostro Paese in un sistema globale. Nel CVCN - ahimè - abbiamo infatti investito poche risorse: mi pare che siano previste solo 77 persone e vorrei anche dire che il loro stipendio sarà abbastanza basso, perché si parte da un minimo di 32.000 euro, ad un massimo di 40.000 euro. Si tratta di figure professionali altamente specializzate, che necessitano di un percorso formativo e di training e non vorrei che l'Italia affrontasse tale incombenza solo per qualche anno, con riferimento a queste risorse umane, per poi lasciarle scappare verso Paesi in cui possono essere pagate di più. Si tratta infatti di figure professionali dotate di skill e competenze, che non sono diffuse nel nostro Paese. A tal proposito vorrei aprire anche un'altra parentesi, relativa all'alfabetizzazione digitale, perché oggi il vero problema degli attacchi cibernetici non è tanto la tecnologia, ma è la collettività: siamo noi cittadini, noi esseri umani, che spesso non conosciamo i rischi della tecnologia. Sarebbe quindi estremamente importante, necessario ed indispensabile, che nel Paese venga affrontato un programma di investimento e di alfabetizzazione digitale. So che la TIM sta facendo molto in tal senso e ha avviato un programma in 108 Comuni italiani, che durerà due anni e sul quale sono state investite risorse importanti, proprio per avvicinare la comunità italiana alle tecnologie e ai servizi digitali. Passiamo dunque ad affrontare, molto sinteticamente, le principali problematiche del testo in esame. Innanzi tutto dobbiamo essere consapevoli che il percorso è estremamente complicato per l'Italia, non solo per i dieci anni di ritardo, ma anche perché va investito ancora molto in tal senso e spero che le prossime leggi di bilancio prevedano delle poste allocate specificamente per questa partita. Dobbiamo però essere anche consapevoli che per raggiungere il livello di sicurezza informatica degli altri Paesi ci vuole veramente molto.