[resaula]

Proroghiamo le misure ancora per pochissime settimane, per allarme contagi all'estero aggiungiamo il divieto all'ingresso in Italia per una serie di Paesi e adottiamo misure che il Gruppo Italia Viva-PSI giudica proporzionate e ragionevoli, legate - come sono - al principio di temporalità. Quello che possiamo dire - ed è la ragione per la quale condividiamo le sue motivazioni - è che nel caso della pandemia e in molti altri casi che la storia manifesta, la storia non è stata affatto - come si sostiene - magistra vitae , ma è stato tutto il contrario, perché soprattutto attorno a noi si sono ripetuti degli errori e delle procedure che erano decisamente note fin dall'antichità. Reputiamo come fattore positivo - lo ha detto lei a conclusione della sua relazione - la concertazione fatta con il Parlamento, prevista da una norma (ma al di là della norma che la prevede), e diventata una sorta di condotta non marginale ma fissa. È una decisione convincente e vorrei che significasse - ci tornerò fra pochissimi minuti - una sorta di superamento dell'emergenza istituzionale. Se dovessimo affrontare in futuro casi così delicati di emergenza, come quelli trattati tra febbraio e marzo, vorrei quindi che si utilizzasse stabilmente questo criterio, che supera quello adottato nel corso degli ultimi mesi. Non avendo alcuna obiezione in merito, preferisco utilizzare i minuti che mi restano per cinque considerazioni. La prima: durante i mesi della pandemia abbiamo dichiarato eroi i medici e i loro assistenti per l'attività che hanno svolto. Forse ora è il caso di utilizzare di meno l'aggettivo «eroi» e di mettere in opera una serie di attività. Sono molti, circa 170, i medici e gli operatori sanitari che hanno perso la vita e a cui non è stata riconosciuta la morte come infortunio sul lavoro. Forse è venuto il momento di trattare la questione con la delicatezza e la determinazione proprie di un Paese civile, che è in grado di rileggere anche alcune regole di fronte a situazioni di crisi e di straordinaria emergenza. La seconda delle questioni: toglierei, ministro Speranza, la disposizione che ascoltiamo ormai in tutte le stazioni d'Italia, in tutti gli aeroporti d'Italia, che è sbagliata: non è distanziamento sociale, è distanziamento fisico. Utilizziamo distanziamento fisico e non sociale. In terzo luogo, aggiungo e sottolineo una parte delle considerazioni fatte da lei e poi vengo alle conclusioni; raccomando anch'io un coordinamento stretto e deciso tra le Regioni e il Governo, senza dimenticare le città. Infatti, nel corso di questi mesi le Regioni hanno lavorato costantemente col Governo, un po' meno - mi pare - i Comuni. Ma poiché le grandi città sono decisive nell'articolazione istituzionale e per le misure che si assumono, a quel tavolo deve sedere stabilmente anche l'ANCI. Infine, tre considerazioni. La prima l'ha già fatta lei e io la sottolineo con uguale forza e con maggiore determinazione: lo stato di emergenza deve essere maneggiato con cura, anzi, con moltissima cura, perché le norme eccezionali non divengano in qualche modo la norma di riferimento. Se il Governo dovesse muoversi in questo campo, perlomeno prenda in esame l'ipotesi di lavorarci con un decreto-legge, non più con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, e abbia a riferimento le due Camere, in quelle discuta e porti le ragioni per le quali noi potremmo trovarci (uso il condizionale del verbo potere: potremmo trovarci) anche nel paradosso di avere di nuovo lo stato d'emergenza con elezioni regionali, amministrative e referendum convocati proprio nel corpo dell'emergenza. La seconda considerazione riguarda le scuole. Ci sono alcune misure previste nell'articolato del decreto rilancio. Il mio modello, il modello dei miei figli non è stato - forse per uno sì - il modello di Gian Burrasca, però la fisicità è parte dell'insegnamento, soprattutto nelle scuole primarie. Se non c'è fisicità la capacità e la possibilità di insegnare cadono e perdono valore. Siccome, nonostante gli sforzi straordinari di un grande cervello (Oxford) e di una impresa piccola, ma non mediocre, italiana, romana, di Pomezia, nonostante uno sforzo straordinario e un miracolo, non riusciremo ad avere il vaccino di massa nel corso di pochissime settimane (perché il vaccino pare sia a un ottimo punto, ma non riusciremo ad assicurare all'Italia e agli altri Paesi la vaccinazione di massa), sapere come le scuole riapriranno diventa un fattore decisivo. Mi permetto di segnalare, in conclusione, un elemento che non è legato a un numero, anzi eviterei di citare i numeri. Io inorridisco quando sento parlare di numeri di Covid-19 in Africa; in Africa c'è un medico ogni 20.000-30.000 persone e sapere quanti siano i malati o i morti di Covid-19 in Africa è assolutamente impossibile. Lo dico per sollecitare attenzione sugli sbarchi che dovessero esserci. Nella risoluzione ne facciamo riferimento: devono essere approntate misure di sicurezza e di vigilanza in quarantena che non siano gravose per le comunità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fattori. Ne ha facoltà. FATTORI (Misto) . Signor Presidente, il Ministro oggi ci ha parlato di vari argomenti e io li affronterò uno per uno, dicendo quello che pensiamo e che penso. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 luglio è la proroga, fino al 31 luglio, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 giugno e delle ordinanze del Ministero della salute del 30 giugno e del 9 luglio. Quindi, l'allegato contiene le nuove linee guida per le informazioni agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del Covid-19 in materia di trasporto pubblico. È quindi legittimo e ha senso prorogarle. Si tratta di ordinanze e non hanno necessità di una procedura di emergenza. Credo che tutti concordiamo su alcuni temi: distanziamento fisico, mascherine nei luoghi chiusi, disciplina dei viaggi, chiusura delle frontiere laddove necessario, lockdown mirati. Per tutto ciò bastano le ordinanze del Ministro della salute. Veniamo ora alla proclamazione dello stato d'emergenza. La legge del 24 febbraio 1992, n. 225 deroga alle regole fondamentali sui diritti dei cittadini e ai poteri del Parlamento, stabilendo che tali deroghe debbano avere carattere di temporaneità (centottanta giorni prorogabili al massimo per altri centottanta giorni), ragionevolezza (quindi basarsi non su previsioni, ma su esigenze effettive) e proporzionalità (nel senso di prevedere il minimo di deroghe necessarie ai diritti delle persone e ai poteri del Parlamento). Diciamocelo chiaramente - lo dico anche da scienziata (ho lavorato per vent'anni all'IRBM dove si fa il vaccino e quindi parlo con cognizione di causa) - in questo momento nel nostro Paese non c'è una pandemia, né un'emergenza: c'è una possibile recrudescenza di una pandemia, ma è più probabile che la pandemia si trasformi in un'endemia. Quindi, non ha senso proclamare uno stato di emergenza come quello di gennaio, quando invece eravamo di fronte a qualcosa di totalmente sconosciuto che doveva essere studiato.