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Il Comitatone per la salvaguardia di Venezia, giustamente convocato per il 26 novembre, deve essere l'occasione per esprimersi sull'accesso alle grandi navi, per chiudere il protocollo dei fanghi e del piano morfologico. Il protocollo dei fanghi è fermo dal 1993 e doveva durare un anno: siamo in stato di eccezione e di violazione delle direttive europee. Bisogna chiudere la partita delle bonifiche a Marghera e del marginamento delle microisole, altrimenti continuerà lo sversamento nella laguna di sostanze velenose. Bisogna estendere l' art bonus a Venezia e al territorio. Vi è una richiesta pressante da parte della città di Chioggia relativamente all'impianto di GPL in Val da Rio: lì il Governo deve intervenire. Da ultimo, signor Presidente, deve assolutamente essere posta al centro dell'attenzione la questione della gestione dei flussi turistici e del moto ondoso. Sono competenze che hanno molto a che fare con le autonomie locali e con il Comune, che ovviamente deve fare la propria parte. Noi, in questa mozione, chiediamo che lo Stato italiano sia a fianco del Comune, degli enti locali e della Regione affinché questo possa avvenire. (Applausi dai Gruppi PD, IV-PSI, Misto-LeU e Aut (SVP-PATT, UV)) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, è evidente che, di fronte a questo nuovo dramma che riguarda Venezia, è molto importante, come noi auspichiamo, che tutto il Senato, in modo unitario, assuma una posizione a sostegno di Venezia, della Laguna, della Città metropolitana. È altrettanto evidente che anche questa, come le altre situazioni drammatiche di questi giorni, si inquadra in quel cambiamento di clima di cui ormai parliamo tutti. Voglio sperare che questa consapevolezza diventi un punto di riferimento irrinunciabile per tutti noi e non oggetto di un confronto politico. Vorrei sottolineare due aspetti, condividendo la mozione presentata dal collega Ferrazzi nella sua complessità. In primo luogo, credo che occorra centralizzare il ragionamento sulla prospettiva di Venezia, che non può essere solo - credo siamo tutti d'accordo - legata al turismo, che, anzi, come è stato detto, deve essere governato nei flussi. Se poi vogliamo affrontare anche i problemi demografici di questa città, c'è un problema che attiene alla qualità del vivere e dei servizi, al quale si deve finalmente far fronte in modo organico e integrato: un'idea forte di Venezia che, com'è stato detto da tanti, è un valore di tutto il mondo. Governo, enti locali, Regioni, Vigili del fuoco, Protezione civile in questa emergenza hanno lavorato insieme in modo positivo e questo è sempre un segnale importante quando accadono fatti come quelli ai quali abbiamo assistito. Ora però bisogna costruire una strategia ed è quanto noi proponiamo con la mozione n. 192. Il Governo deve costruire, insieme alla Regione, al Comune e agli enti locali, un sistema di interventi integrato in grado di rispondere nel complesso ai problemi della città, a partire dalla legge di bilancio e dal rifinanziamento strutturale della legge speciale di Venezia - sono d'accordo anche con chi ha presentato la prima mozione - nella consapevolezza che bisogna finalmente realizzare un intervento di sistema. È evidentissimo che il Mose deve essere completato al più presto; è altrettanto evidente, però, che non basta il Mose per avere garanzie, che occorre fare microinterventi puntuali a salvaguardia della fragilità di questo sistema. Così come è fondamentale pensare a nuovi investimenti pubblici e privati, inquadrati in una strategia di innovazione e di futuro per la città di Venezia. Vorrei poi sottolineare altri due aspetti. Ho detto, senza se e senza ma, che il Mose deve essere completato. Tuttavia, bisogna riuscire a far tesoro dell'esperienza che abbiamo alle spalle. Non mi interessa adesso fare polemiche in astratto; no, nessuna polemica. Tuttavia, se oggi ci troviamo in questa situazione, nonostante la prima legge speciale per Venezia del 1973, la seconda legge del 1984 e nonostante il Mose sia partito nel 2003, con oltre 5,5 miliardi di intervento e con l'impiego di leve straordinarie - per me, ad esempio, assolutamente eccessive, come quella di non fare bandi di gara - bisognerà riflettere su come costruire un sistema di gestione e di governo dei provvedimenti che dovremo adottare nei prossimi anni, senza l'illusione che con soluzioni risolutive, attraverso il commissariamento e il superamento delle procedure, si sciolgano sempre i problemi. Non è stato così. Per questo tipo di emergenze bisogna costruire una strategia di intervento che, non solo risponda all'emergenza, ma che rientri in un modo ordinario di gestire le opere, a partire prima di tutto dal Comune e via a salire, con l'affiancamento dello Stato a sostegno degli interventi. Il Governo - e concludo - ha messo al centro la strategia della lotta alla crisi climatica. Il punto è questo, non è propaganda, com'è stato detto anche precedentemente, nel dibattito sul decreto clima. Occorre una strategia, l'abbiamo avviata e da questo punto di vista Venezia è un banco di prova decisivo per dimostrare finalmente che una nuova strategia integrata ha la capacità di dare una risposta vera prima di tutto ai cittadini di Venezia, poi all'Italia, poi a tutto il mondo. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD, e dei senatori Bottici e Bressa) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, abbiamo oggi l'occasione di dare risposte importanti alle attese non solo dei veneziani ma direi degli italiani e anche del mondo intero, considerato il valore e la storia che Venezia rappresenta per il patrimonio dell'umanità, un patrimonio artistico unico, perché Venezia ha davvero delle specificità - non è necessario dilungarsi per spiegarlo - uniche al mondo. Il delicatissimo equilibrio sul quale fonda la sua specificità la città di Venezia, la Laguna di Venezia, trovano nell' insula di San Marco un termometro, una cartina di tornasole di alcune criticità ben più grandi che stanno colpendo il Pianeta intero e che hanno a che fare con i cambiamenti climatici. La cripta della Basilica Marciana ha 1.200 anni di storia circa, essendo stata fondata nell'828, e, nel corso della sua storia, ha subito sette allagamenti dovuti all'acqua alta. Di questi allagamenti, quattro sono avvenuti negli ultimi vent'anni e il penultimo, quello precedente all'ultimo verificatosi pochi giorni fa, risale al 30 ottobre dell'anno scorso e interessò alcuni metri quadrati della pavimentazione mosaicata che si trova di fronte all'altare della Madonna Nicopeia. Da questo capiamo quanto sia grave la situazione e l'accelerarsi degli effetti provocati dal cambiamento climatico. Sappiamo bene che il cambiamento climatico porta ad un innalzamento delle temperature medie e ciò causa un innalzamento del livello idrico dei mari. Chiaramente, l'innalzamento idrico dei mari non può che portare, unito alle concomitanti condizioni di vento specifiche legate alla bora e allo scirocco, al crescere delle maree e dell'acqua alta, che danneggiano la città di Venezia.