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Come Europa ed europei siamo ancora immersi in 1.000 interrogativi in merito alla guerra, nella certezza - però - di voler mettere in campo ogni risorsa e iniziativa, a partire dalla costruzione di una difesa comune e di una politica estera efficace e unitaria, affinché l'Europa si rafforzi e diventi un vero strumento di pace. Ripeto: Europa come strumento di pace, che è proprio il motivo per cui è nata. Ma l'Europa della pace non può che essere l'Europa della solidarietà e l'Europa della solidarietà è l'Europa che decide di essere protagonista della storia e che, con coraggio, fonda sulla difesa e sulla promozione dei diritti e della democrazia la sua identità e il suo ruolo storico. I lavori della Conferenza sul futuro dell'Europa si collocano in questo quadro, cercando di rispondere a una domanda sola: quale Unione europea per il terzo millennio? La risposta a questa domanda è stata cercata valorizzando la partecipazione dei cittadini, con la creazione di una piattaforma digitale multilingue: un metodo innovativo, ma allo stesso tempo profondamente radicato nella nostra cultura democratica. Democrazia e partecipazione sono un passaggio obbligato per la costruzione sempre più ineludibile degli Stati Uniti d'Europa, che è il nostro fine come punto di arrivo di una solidarietà sempre più intensa tra Stati e popoli europei. Tra i molti temi che sono stati affrontati nella Conferenza vorrei concentrarmi sulla garanzia dello Stato di diritto e dei diritti e sulle politiche migratorie. Su entrambi la Conferenza ha prodotto proposte importanti e avanzate, a testimonianza del fatto che la preoccupazione su questi temi è forte tra i cittadini e che, soprattutto, tali temi sono percepiti come identitari e qualificanti. Senza diritti e senza solidarietà non può esserci l'Europa. A quelle sette "Unioni" di cui ha parlato il nostro segretario Enrico Letta in un bellissimo articolo di qualche giorno fa sul «Foglio» se ne aggiunge, allora, un'altra, che tutte riassume e racchiude: l'Europa dei diritti, della libertà, dell'uguaglianza, della giustizia. Penso alle minacce allo stato di diritto che provengono in modo ormai sempre più sfacciato da alcuni Stati membri, come l'Ungheria e la Polonia. Anche su questo il gruppo di lavoro sui diritti e valori dell'Unione europea ha formulato proposte importanti, volte a rendere effettive le procedure di controllo del rispetto dello stato di diritto da parte degli Stati membri. Come afferma una delle proposte, valori e diritti fondamentali devono essere davvero condizioni non negoziabili, condizioni irreversibili per l'accesso e la permanenza nell'Unione europea. Penso alla situazione dei diritti delle donne, soprattutto in Polonia, dove l'interruzione di gravidanza è diventata un diritto non più garantito e praticamente inesistente; un clima di terrore tra le donne e anche tra gli operatori sanitari troppo spesso provoca la morte di donne, anche giovani e giovanissime, alle quali non è consentito di interrompere la gravidanza. Abbiamo sentito e letto tutti delle donne profughe ucraine che, arrivate in Polonia, fuggono dagli orrori della guerra e non possono interrompere la gravidanza, neanche se frutto di una violenza subita proprio in guerra. Penso alla condizione delle persone LGBT in Polonia e in Ungheria, alla legislazione liberticida e oscurantista voluta da Orbán. Penso alla risposta orgogliosa del Parlamento europeo, che nel 2021 ha approvato ben tre risoluzioni sul tema, proclamando l'Unione zona libera per le persone LGBT. (Brusio). Presidente, c'è un rumore incredibile. PRESIDENTE. Richiamo tutti all'attenzione, ma è un'Assemblea abbastanza silenziosa. CIRINNA' (PD) . È una strategia, colleghe e colleghi, che riguarda da vicino anche il nostro Paese che, sulla questione LGBT, è ancora molto lontano, davvero molto lontano dagli standard europei; un Paese nel quale questa Assemblea ha ritenuto vergognosamente di affondare una legge contro i crimini d'odio; un Paese che continua a ignorare la domanda di riconoscimento e di tutela dei figli e delle figlie delle famiglie arcobaleno, nonostante la pronuncia della Corte costituzionale. Ricordo che anche la Corte di giustizia nel 2021 ha affermato che chi è genitore in un Paese deve esserlo in tutti gli altri Paesi. In conclusione, signor Presidente, penso alle politiche migratorie: la parola d'ordine deve rimanere solidarietà. E la solidarietà deve essere uguale per tutti gli esseri umani. Chi è respinto alla frontiera, in pieno inverno, con gli idranti di acqua gelata, non ha davanti a sé l'Europa: ha davanti a sé semplicemente l'orrore, lo stesso orrore dei profughi ucraini, lo stesso orrore da cui ognuno vorrebbe scappare. (Applausi) . Poiché non ho concluso il mio intervento, chiedo di poter allegare il testo integrale. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, da giornalista sapevo che, per strappare un facile e sicuro applauso, era sufficiente parlar male della politica e dei politici. Ho cercato sempre di non farlo, ritenendo - come ritenevo e ritengo tuttora - che la politica siamo noi e delegittimare la politica indebolisce noi stessi e lo Stato a cui apparteniamo. Da parlamentare di centrodestra so che, per strappare un facile applauso, spesso è sufficiente parlar male dell'Europa ma, per le stesse ragioni per cui non parlavo e non parlo male della politica e dei politici, cerco di non parlar male dell'Europa. Volendo competere in un mondo globalizzato, l'Europa non può che diventare la nostra Patria: è sempre stato vero e lo è oggi più che mai. Colleghi, è inutile nasconderci e mentire a noi stessi o, ancor peggio, al nostro elettorato. L'Italia è uno Stato strutturalmente fragile, in un mondo in dissoluzione, ormai privo di un ordine geopolitico, alle prese con problemi colossali di ordine globale e che non può più contare sulla protezione e sulla guida degli Stati Uniti d'America, perché con tutta evidenza gli Stati Uniti si stanno ormai da anni ritirando dal mondo. In questo contesto, non è pensabile fare da soli: dare un'anima politica all'Europa economica è l'unica condizione per evitare che l'Italia diventi una colonia di uno dei due risorgenti e incombenti imperi, la Cina e la Russia; della Turchia temo che ci dovremo occupare di qui a poco. Non è retorica dire che o si fa l'Europa ora o non la si farà più. Ma, per fare l'Europa politica, è necessario che la ragione europea sia preceduta dal sentimento europeista. È necessario che si faccia largo nella coscienza delle nazioni quel sentimento di cittadinanza comune che, con tutta evidenza, ancora non si è affermato. L'Europa è un frutto della ragione, un'idea, un concetto; vive nella testa di molti, ma non scalda il cuore di nessuno, non presuppone un'identità, non evoca un'appartenenza. È un'Europa tutta testa e niente sentimento - diceva Ralf Dahrendorf - e noi sappiamo bene quanto siano in realtà i sentimenti più della ragione a guidare la storia, quanto sia sentimentale più che razionale la scelta politica.