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Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018. Onorevoli Senatori. – Il 26 settembre 2018 il Governo ha presentato al Senato il disegno di legge « Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018 », in ottemperanza alle disposizioni di cui alla legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante le norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea. Come da prassi procedurale, invece, l'altro ramo del Parlamento ha esaminato ed approvato la legge di delegazione europea che, insieme alla legge europea, rappresenta l'ulteriore strumento di adeguamento all'ordinamento dell'Unione. L'importanza di questi provvedimenti è quindi sostanziale, non solo formale. Si tratta di strumenti normativi con i quali il nostro Paese si mette in regola rispetto a quelli che sono i suoi obblighi di appartenenza all'Unione europea, con particolare riguardo ai casi di non corretto recepimento della normativa di provenienza europea. Nella legge europea in particolare sono inserite non solo quelle disposizioni che consentono un riallineamento periodico dell'ordinamento nazionale all'ordinamento dell'Unione in seguito a rilievi specifici mossi dalla Commissione europea attraverso le procedure di infrazione, ma sono anche inserite quelle modifiche mirate a prevenire possibili procedure di infrazione. Soprattutto a questo proposito è dirimente sottolineare l'assoluta volontà del Governo e del Parlamento di farsi carico delle proprie responsabilità di fronte a violazioni acclarate, ma soprattutto quella di adottare ogni misura necessaria, con un atteggiamento attivo e propositivo, dinanzi al rischio di un contenzioso. Allo stato attuale, il numero delle procedure a carico dell'Italia ha raggiunto quota sessantotto, di cui sessanta per violazione del diritto dell'Unione e otto per mancato recepimento delle direttive. Il disegno di legge europea per l'anno 2018 in particolare mira ad affrontare, nel testo risultante dall'esame in Commissione, cinque procedure di infrazione, quattro casi di pre-infrazione avviati tramite il sistema di comunicazione cosiddetto « EU-Pilot » e due procedure per aiuti di Stato, nonché a dare attuazione a due direttive, a garantire la piena attuazione di due regolamenti, a dare concreta esecuzione ad un accordo internazionale e a una specifica direttiva dell'Unione. Gli argomenti trattati nel provvedimento di quest'anno hanno, come di consueto, una natura molto eterogenea. Le disposizioni che stiamo per adottare riguardano settori come la libera circolazione di persone, merci e servizi, la sicurezza, la tutela della salute umana sulle buone prassi di fabbricazione dei medicinali ad uso umano, il diritto d'autore a beneficio delle persone non vedenti e la tutela dell'ambiente. L'impatto che questi provvedimenti avranno sulla nostra legislazione è dunque notevole. Recependo le direttive europee, il Governo e il Legislatore non devono mai dimenticare che i primi soggetti direttamente coinvolti e che subiranno effetti positivi o negativi dall'assunzione di certe disposizioni sono i cittadini e le imprese italiane. Sarebbe pertanto un errore gravissimo considerare la legge europea come un mero atto burocratico da espletare al solo fine di evitare contenziosi o sanare irregolarità. La legislazione europea influisce direttamente sulla vita quotidiana di tutti noi. Sta a noi, al nostro compito di interpreti delle istanze dei cittadini, garantire la massima armonizzazione tra le regole europee e quelle del nostro ordinamento. Sta a noi fare in modo che non ci sia una supremazia del diritto europeo in contrasto con l'interesse nazionale. Va rilevato che tra le cause principali del diffuso sentimento di euroscetticismo vi è proprio l'accettazione obbligatoria delle disposizioni provenienti dall'ordinamento europeo. Accettazione doverosa, certamente, ma troppo spesso privata di forme di contraddittorio, laddove l'appartenenza all'Unione europea non può essere in alcun modo sinonimo di sudditanza. Il nostro diritto va difeso e tutelato. L'emanazione di leggi nazionali risponde a specifiche esigenze del Paese e il nostro compito è quello di far rispettare queste leggi perché crediamo nella loro importanza. L'Europa tante volte ci offre indirizzi per migliorare la nostra normativa, ma troppo spesso interviene senza considerare la specificità del nostro Stato, le nostre caratteristiche, i nostri usi e le nostre tipicità. La tecnocrazia va combattuta attraverso il contraddittorio. L'approvazione della legge europea, nonché quella della legge di delegazione europea, possono e devono avere questo scopo. Ottemperiamo ai nostri doveri, ma non in maniera passiva, avendo sempre ben chiaro che le conseguenze di quello che si decide a Bruxelles hanno ricadute sulla vita di tutti noi. Troppo spesso invece questi provvedimenti hanno assolto alla primaria esigenza di rispondere a un richiamo. Si è proceduto quindi più per evitare sanzioni che non per analizzare l'effettivo impatto che le direttive europee avrebbero avuto sul nostro ordinamento. Un errore grave, laddove il recepimento delle norme europee dovrebbe comportare sempre un significativo miglioramento delle nostre condizioni di vita, un vantaggio per le imprese italiane. Risultati che si conseguono non attraverso l'accettazione pedissequa del dettato di Bruxelles, ma intervenendo noi stessi nel processo decisionale, facendo prevalere la politica sulla burocrazia, difendendo l'interesse nazionale attraverso l'armonizzazione delle norme. Va comunque sottolineato che, nella stesura di questo disegno di legge, il Governo ha assunto un atteggiamento che potremmo definire di cauta osservanza degli obblighi imposti dall'Unione. Anche la trattazione in Commissione del provvedimento si è svolta all'insegna del confronto democratico. A tal proposito è positivo che si sia voluto dare parere favorevole a un ordine del giorno presentato da Forza Italia relativamente alla procedura di infrazione n. 2175/2018 in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali. I cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, dei Paesi dello Spazio economico europeo e della Svizzera possono esercitare una « professione regolamentata » in Italia dopo aver ottenuto il riconoscimento del proprio titolo o della propria qualifica professionale dalle autorità competenti. Il riconoscimento delle qualifiche professionali in Italia è regolamentato dal decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, che ha recepito la direttiva comunitaria 2005/36/CE. Attraverso il nostro ordine del giorno abbiamo impegnato il Governo a valutare l'opportunità di rendere più stringenti i percorsi di riconoscimento dei titoli di formazione di categorie quali i medici, gli infermieri, gli odontoiatri e i farmacisti. L'Italia infatti ha il dovere di favorire la libera circolazione dei lavoratori, ma allo stesso tempo ha l'obbligo di affrontare e gestire due gravi realtà che interessano il settore sanitario. Da una parte infatti vi è una cronica carenza di personale sanitario, alla quale si deve far fronte favorendo l'ingresso nel mondo del lavoro di nuovi professionisti della sanità.