[ddlpres]

Disciplina dell'attività di ippicoltura, nonché delega al Governo in materia di misure a favore della filiera agricola del cavallo. Onorevoli Senatori. – L'allevamento degli equini con finalità economiche, cosiddetta ippicoltura, eccellenza del made in Italy , è stato caratterizzato, negli ultimi decenni, da una forte contrazione produttiva dovuta alla progressiva riduzione dell'utilizzazione del cavallo stesso e a un aumento limitato del consumo di carne. Ciò nonostante, le imprese di allevamento hanno reagito alla crisi sviluppando attività correlate all'allevamento stesso e modernizzando le aziende anche attraverso forti investimenti di capitale. A fronte di queste situazioni, gli interventi del legislatore si sono dimostrati, sostanzialmente, sporadici e non coordinati. L'interesse del Parlamento al suddetto comparto risale, ormai, alla X Legislatura quando la Commissione agricoltura del Senato della Repubblica svolse un'indagine conoscitiva relativa al settore, a cui, peraltro, non seguirono particolari progetti legislativi. Nelle legislature successive l'interesse per il cavallo si è manifestato attraverso progetti di legge che avevano principalmente di mira il benessere dell'animale, senza interventi sistematici per le imprese di allevamento. La frammentazione e la disomogeneità legislativa è causa di perdita di competitività. Nel complesso, sia la legislazione comunitaria che nazionale e regionale non forniscono, tuttora, un quadro legislativo coerente e preciso, mentre lo sviluppo della filiera dell'allevamento del cavallo richiede nuovi interventi che prendano atto della situazione determinatasi negli ultimi anni. In particolare, la legislazione europea è sostanzialmente intervenuta sul settore, attraverso la normativa veterinaria, zootecnica e di controllo nonché sulla partecipazione ai concorsi. Il legislatore nazionale, ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173, nella definizione di imprenditore agricolo che esercita attività di allevamento di equini, richiedeva, comunque, una connessione con l'azienda agricola. Successivamente, con il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, ha sostituito l'articolo 2135 del codice civile ampliando il concetto di allevamento di animali, con riferimento al ciclo biologico o a una sua parte e senza la necessità di utilizzare il fondo agricolo. Questa nuova definizione di allevamento non ha avuto le conseguenze che ci si poteva attendere, sia a livello di legislazione europea che nazionale. Per quanto riguarda la prima, principalmente, non è stato garantito l'accesso di tutte le imprese del settore equino ai piani regionali di sviluppo in quanto si sono privilegiati gli allevamenti da carne, escludendo quelli dei cavalli da vita. Sempre in quest'ambito non sono stati ammessi numerosi interventi a favore delle imprese di allevamento di cavalli; molte misure non vengono applicate all'allevamento da riproduzione né vengono attribuiti particolari punteggi per l'accesso agli interventi. A livello nazionale non sono stati previsti i dovuti e conseguenti interventi legislativi di cui all'articolo 2135 del codice civile e sussiste, tuttora, una legislazione diversificata in ambito fiscale, previdenziale e amministrativo. In sostanza, dal punto di vista fiscale, situazioni identiche hanno trattamenti diversi, così come in materia previdenziale, con particolare riferimento all'inquadramento previdenziale dei dipendenti delle imprese di allevamento. Nella prassi si determinano anche difficoltà di inquadramento, a esempio, per le aziende agrituristiche che ricorrano all'attività del turismo equestre e per le associazioni sportive dilettantistiche che gestiscono una parte importante della filiera. Anche dal punto di vista della legislazione amministrativa si possono rinvenire disposizioni non coerenti dal punto di vista urbanistico e in materia ambientale, a esempio nella gestione dei reflui. Nel complesso, la filiera dell'allevamento del cavallo si è sviluppata senza un appropriato e complessivo inquadramento agricolo e mancano, inoltre, adeguati strumenti di promozione per il rilancio dell'allevamento del cavallo in Italia. È necessario rafforzare il comparto per poter affrontare meglio i mercati esteri e creare prodotto interno lordo (PIL) e occupazione. È sulla base delle indicate considerazioni che si è ritenuto di presentare questa iniziativa legislativa per meglio disciplinare il settore dell'ippicoltura, fornendo alla filiera dell'allevamento del cavallo un quadro legislativo coerente e maggiori possibilità di sviluppo. Con l'articolo 1 si è inteso ricomprendere esplicitamente nell'attività agricola, conformemente al dettato dell'articolo 2135 del codice civile, l'allevamento del cavallo in tutte le sue fasi, nonché le attività che concretizzano la filiera dell'allevamento, facendo venir meno le possibili situazioni giuridicamente non chiare e quelle che si possono prestare a interpretazioni fuorvianti. L'ippicoltura, pertanto, è una attività agricola a tutti gli effetti che si caratterizza dall'insieme delle attività elencate al comma 1, quali: la gestione della riproduzione del cavallo, l'allevamento dello stesso con le relative operazioni di stallaggio, la sua valorizzazione, la gestione e il mantenimento, l'allenamento, le scuole di equitazione, l'agriturismo legato al cavallo e la relativa assistenza tecnica alle imprese di allevamento. Viene, inoltre, precisato che chi esercita l'attività di ippicoltura è, ai sensi del predetto articolo 2135, un imprenditore agricolo. Conseguentemente, l'appartenenza del settore all'agricoltura comporta l'applicazione delle disposizioni fiscali e previdenziali del settore agricolo stesso. Il comma 4 precisa che i lavoratori dipendenti delle imprese che svolgono l'attività di ippicoltura debbano essere inquadrati, dal punto di vista previdenziale, nel settore agricolo e pertanto considerati come lavoratori agricoli. Il comma 5, tenendo conto anche di altre iniziative legislative concernenti il benessere degli animali, vieta l'impiego a scopo alimentare degli equini utilizzati per motivi sociali o per finalità terapeutiche. Con l'articolo 2 si intende favorire lo sviluppo della filiera agricola del cavallo conferendo delega al Governo di intervenire a favore del settore secondo i principi e i criteri direttivi indicati che consistono, principalmente, in una semplificazione legislativa, nel favorire la libera concorrenza tra le imprese della filiera, nel rendere coerente con la natura agricola dell'attività la disciplina amministrativa, urbanistica e ambientale, nel promuovere l'allevamento dei cavalli sportivi da parte delle aziende agricole, nel garantire l'accesso ai programmi di sviluppo rurale 2023-2027 e infine nel rilanciare l'allevamento del cavallo attraverso un' Agenzia per la promozione del cavallo allevato in Italia.. Art. 1. (Attività di ippicoltura) 1. Costituiscono esercizio dell'attività di ippicoltura, di seguito « filiera », ai sensi dell'articolo 2135 del codice civile, e sono attività agricole: a) la gestione della riproduzione, gestazione, nascita e svezzamento del cavallo; b) l'attività delle stazioni di fecondazione pubbliche o private e l'assistenza e gestione della produzione del seme del cavallo;