[pronunce]

che, invece, il rimettente omette di descrivere la tipologia dei parcheggi oggetto del procedimento penale, ed in particolare se si tratti di parcheggi realizzati nel sottosuolo oppure al pianterreno di edifici preesistenti, ovvero di posti auto costruiti su aree libere, fuori terra o nel sottosuolo delle stesse; che l'incompleta descrizione della fattispecie all'esame del giudice a quo non consente di verificare a quale delle ipotesi regolate dalla norma impugnata la condotta degli imputati sarebbe riconducibile; che tale specificazione è invece imprescindibile al fine di consentire una compiuta valutazione della rilevanza della questione nel giudizio a quo dal momento che la norma censurata, nella sua formulazione, è tale da riferirsi ad una pluralità di ipotesi; che, inoltre, la mancata descrizione della tipologia di parcheggi non consente neppure l'esatta individuazione dell'oggetto del giudizio, e cioè quale delle molteplici fattispecie regolate dal comma 2 dell'art. 6 della legge regionale n. 19 del 2001 costituisca oggetto delle censure formulate dal rimettente, vale a dire la disciplina dei parcheggi in aree libere sopra terra ovvero nel sottosuolo o al pianterreno di edifici esistenti; che l'omessa indicazione delle tipologie di parcheggi cui si riferisce il capo di imputazione all'esame del giudice a quo rende impossibile, altresì, stabilire con esattezza quali siano le norme statali che disciplinano la realizzazione di tali parcheggi rispetto alle quali la legge regionale avrebbe disposto in termini diversi; che, in secondo luogo, il giudice rimettente ritiene rilevante la questione nel giudizio a quo sull'assunto che la norma regionale censurata – modificando la disciplina urbanistica richiamata dalla norma incriminatrice di cui all'art. 20, comma 1, lettera b), della legge n. 47 del 1985 (ora art. 44 del d.P.R. n. 380 del 2001), ed in particolare escludendo (diversamente da quanto già previsto dalla normativa statale) che determinate opere necessitino di concessione edilizia (ora permesso di costruire) – abbia determinato un fenomeno di successione di leggi penali nel tempo, tale da imporre, alla luce dei principî generali regolativi della materia, l'assoluzione degli imputati; che l'assunto è fondato sul puro e semplice richiamo a non meglio specificate “pronunce della Corte di cassazione”, che – secondo quanto si legge nell'ordinanza di rimessione – “sembrano” aver ricondotto al paradigma della successione delle leggi penali nel tempo anche la modifica di norme extrapenali destinate ad integrare i contenuti di norme penali “in bianco” (quale sarebbe, nella specie, quella dianzi citata); che, in realtà, l'indirizzo interpretativo verosimilmente evocato dal giudice a quo – nel contrapporsi ad un orientamento prevalente di segno contrario della giurisprudenza di legittimità – subordina comunque l'applicabilità dell'art. 2 cod. pen. alla condizione, da verificare caso per caso, che la modifica (o l'abrogazione) delle norme extrapenali incida sullo stesso giudizio di disvalore della condotta incriminata sotteso alla comminatoria di pena, e non si limiti soltanto a precisare la fattispecie precettiva; che tale verifica viene, per converso, completamente omessa nell'ordinanza di rimessione, in rapporto alla specifica ipotesi di successione di norme extrapenali che al presente interessa; onde, sotto tale profilo, la motivazione sulla rilevanza risulta evidentemente parziale e inadeguata; che, inoltre, nel sollevare la questione di legittimità costituzionale in relazione all'art. 117, terzo comma, della Costituzione, il rimettente individua i principî fondamentali della legislazione statale, che assume violati dalla norma regionale, attraverso il contestuale richiamo sia della normativa “già in vigore al momento della introduzione della legge regionale” – legge n. 47 del 1985 e legge n. 122 del 1989 – sia “della legislazione attualmente in vigore” e cioè del d.P.R. n. 380 del 2001; che, in definitiva, il GIP non specifica quale sia il parametro interposto che assume violato dall'art. 6 della legge regionale n. 19 del 2001, così mostrando di ritenere i principî fondamentali posti dalle due normative sostanzialmente equivalenti, e trascurando, invece, di valutare le modifiche alla disciplina dei titoli abilitativi introdotte dal d.P.R. n. 380 del 2001, tra le quali, in particolare, la soppressione dell'autorizzazione gratuita e l'ampliamento dell'ambito di applicazione della denuncia di inizio attività, nonché le conseguenze che ciò determina sulla normativa regionale preesistente, ed inoltre le conseguenze del riconoscimento espresso alle Regioni del potere di ampliare, o restringere, l'ambito degli interventi soggetti a DIA ovvero a permesso di costruire, fermo restando il regime sanzionatorio previsto dal testo unico (art. 10, comma 3, e art. 22, comma 4, del d.P.R. n. 380 del 2001); che, pertanto la questione si appalesa manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, della legge della Regione Campania 28 novembre 2001, n. 19 (Procedure per il rilascio delle concessioni e delle autorizzazioni edilizie e per l'esercizio di interventi sostitutivi – Individuazione degli interventi edilizi subordinati a denuncia di inizio attività – Approvazione di piani attuativi dello strumento urbanistico generale nei comuni obbligati alla formazione del programma pluriennale di attuazione – Norme in materia di parcheggi pertinenziali – Modifiche alla legge regionale 28 novembre 2000, n. 15 e alla legge regionale 24 marzo 1995, n. 8), sollevata, in relazione agli articoli 3 e 117 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 dicembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 dicembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA