[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 58, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato), promossi con sette ordinanze depositate il 31 gennaio 2008 dalla Commissione tributaria provinciale di Milano, rispettivamente iscritte al n. 185 ed al n. 186 nonché ai numeri da 196 a 200 del registro ordinanze 2008 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 26 e n. 27, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 3 dicembre 2008 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che, nel corso di alcuni giudizi aventi ad oggetto l'impugnazione del silenzio-rifiuto formatosi sulle istanze di rimborso dell'IRPEG ovvero dell'IRPEG e dell'ILOR presentate nel luglio 2005 da varie società a responsabilità limitata in relazione a periodi di imposta compresi tra il 1981 ed il 1986, la Commissione tributaria provinciale di Milano, con sette ordinanze di contenuto sostanzialmente identico, depositate il 31 gennaio 2008, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 97 e 113, secondo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 58, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato), il quale dispone che, «Nel quadro delle iniziative volte a definire le pendenze con i contribuenti, e di rimborso delle imposte, l'Agenzia delle entrate provvede alla erogazione delle eccedenze di IRPEF e IRPEG dovute in base alle dichiarazioni dei redditi presentate fino al 30 giugno 1997, senza far valere la eventuale prescrizione del diritto dei contribuenti»; che, secondo quanto il giudice rimettente premette in punto di fatto: a) le società ricorrenti nei giudizi principali, nelle dichiarazioni dei redditi a loro tempo presentate ai fini dell'IRPEG e dell'ILOR, avevano evidenziato crediti nei confronti dell'amministrazione finanziaria, chiedendone contestualmente il rimborso; b) le stesse società – dopo aver invano sollecitato, nel novembre 2004, la suddetta amministrazione a provvedere al rimborso – avevano reiterato, con plico postale spedito nel luglio 2005, l'istanza di rimborso delle imposte versate; che, secondo quanto il medesimo giudice rimettente premette in punto di diritto: a) il silenzio-rifiuto si era già formato con il mancato adempimento dell'amministrazione finanziaria alle richieste di rimborso contenute nelle dichiarazioni dei redditi delle contribuenti e, quindi, prima ancora della spedizione, nel 2005, delle rinnovate istanze di rimborso; b) alle suddette richieste di rimborso, presentate contestualmente alle dichiarazioni dei redditi, non erano applicabili i termini di decadenza fissati dall'art. 38 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizione sulla riscossione delle imposte sui redditi), riguardanti esclusivamente le istanze di rimborso di versamenti diretti presentate autonomamente rispetto alle dichiarazioni dei redditi; c) il termine di prescrizione decennale del diritto al rimborso si era già maturato prima della presentazione, da parte delle società (nel «novembre 2004»), dei solleciti di pagamento e delle rinnovate istanze di rimborso (nel «luglio 2005»); d) la maturata prescrizione del diritto al rimborso del tributo – prescrizione che, per lo stesso giudice a quo, «non può essere rilevata di ufficio dal giudice (art. 2938 del codice civile)» – non era stata eccepita in giudizio dalla resistente Agenzia delle entrate; che, su tali premesse, il giudice a quo afferma, in ordine alla non manifesta infondatezza delle sollevate questioni, che la norma censurata, nel vietare all'amministrazione finanziaria di eccepire al contribuente la prescrizione del diritto al rimborso, víola: a) l'art. 3 Cost., perché: a.1.) discrimina ingiustificatamente l'amministrazione finanziaria, vietandole di esercitare una facoltà difensiva prevista in generale dall'ordinamento processuale; a.2. ) favorisce, irragionevolmente, la sola categoria di contribuenti che hanno presentato le proprie dichiarazioni fiscali entro il 30 giugno 1997; a.3.) riguarda tutti i rapporti derivanti dalle dichiarazioni anteriori al 30 giugno 1997, senza porre alcun limite iniziale, e pertanto, altrettanto irragionevolmente, «offre ai contribuenti la possibilità di riaprire ad libitum rapporti giuridici di crediti anche risalenti al passato remoto»; a.4. ) incongruamente adduce a propria espressa giustificazione l'intento del legislatore di «definire le pendenze con i contribuenti» e di procedere ad «iniziative […] di rimborso delle imposte», senza considerare che, per i rapporti ancora sub iudice o per i quali sono ancora aperti i termini per l'accertamento, non è maturata alcuna prescrizione e che i termini per il rimborso d'ufficio delle imposte – previsti dal combinato disposto degli artt. 42-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, e 36-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 – sono molto piú brevi di quelli della prescrizione; b) l'art. 97 Cost., perché «dà adito a vere e proprie frodi ai danni dell'erario», in quanto, a séguito della ormai avvenuta eliminazione, ad opera degli uffici tributari, della documentazione cartacea ed informatica relativa a remoti anni d'imposta, è impossibile effettuare controlli sulla effettiva spettanza delle richieste di rimborso relative a tali anni, con conseguente lesione dei princípi di buon andamento e di imparzialità della pubblica amministrazione; c) l'art. 113, secondo comma, Cost., perché «esclude la tutela giurisdizionale della […] Pubblica Amministrazione per determinate categorie di atti», cioè per le richieste di rimborso delle eccedenze IRPEF e IRPEG risultanti dalle dichiarazioni dei redditi presentate fino al 30 giugno 1997; che infine, in ordine alla rilevanza, il giudice a quo afferma che la sottolineata fattuale impossibilità per l'amministrazione finanziaria – dato il tempo ultradecennale trascorso dalla maturazione dei crediti e l'eliminazione della documentazione – di contrastare nel merito le richieste di rimborso dei contribuenti comporterebbe l'accoglimento dei ricorsi dei giudizi principali, i quali potrebbero essere rigettati solo ove, per effetto dell'accoglimento delle sollevate questioni, l'Agenzia delle entrate potesse eccepire l'estinzione, per prescrizione, del diritto delle contribuenti al rimborso; che in tutti i giudizi di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque infondate; che, per la difesa erariale, la norma censurata: