[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 17, comma 30-ter, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dall'art. 1, comma 1, lettera c), n. 1, del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141, promosso dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Liguria, nel procedimento vertente tra S.V. ed altri e la Procura regionale presso la medesima sezione, con ordinanza del 19 aprile 2016, iscritta al n. 190 del registro ordinanze 2016 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 40, prima serie speciale, dell'anno 2016. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 24 maggio 2017 il Giudice relatore Augusto Antonio Barbera. Ritenuto che la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Liguria, con ordinanza del 19 aprile 2016, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 17, comma 30-ter, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, nel testo modificato dall'art. 1, comma 1, lettera c), n. 1, del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141, «nella parte in cui esclude l'esercizio dell'azione del P.M. contabile per il risarcimento del danno all'immagine conseguente a reati commessi da pubblici dipendenti, diversi da quelli contro la P.A. di cui al Capo I titolo II libro II del codice penale»; che, secondo il giudice a quo, il Procuratore regionale per la Liguria della Corte dei conti (d'ora in poi: P.M. contabile) ha proposto azione di responsabilità nei confronti di quattro dipendenti della Polizia di Stato, i quali, con sentenza della Corte di appello di Genova del 13 luglio 2010, passata in giudicato, sono stati ritenuti colpevoli «del reato continuato di falsità ideologica» e condannati alla pena di anni quattro di reclusione ed al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, da liquidarsi in separato giudizio, avendo invece detta sentenza dichiarato prescritti i reati di calunnia ed abuso di ufficio; che, in particolare, il P.M. contabile ha chiesto la condanna dei predetti, per quanto qui rileva, anche al risarcimento del danno all'immagine della Polizia di Stato; che, ad avviso del rimettente, il censurato art. 17, comma 30-ter, in virtù del rinvio dallo stesso operato all'art. 7 della legge 27 marzo 2001, n. 97 (Norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare ed effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche), stabilisce che l'azione di risarcimento per il danno all'immagine può essere proposta esclusivamente se questo sia conseguente alla condanna per i «delitti contro la pubblica amministrazione previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale»; che i convenuti nel giudizio principale non hanno riportato condanna per uno di tali delitti e, quindi, l'azione di risarcimento per il danno all'immagine sarebbe preclusa dal richiamato art. 17, comma 30-ter, del quale il P.M. contabile ha tuttavia eccepito l'illegittimità costituzionale, eccezione ritenuta dalla Corte dei conti rilevante e non manifestamente infondata in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost.; che, secondo il giudice a quo, la questione sarebbe rilevante, in quanto la norma censurata, nell'interpretazione offertane dalla Corte costituzionale (sono richiamate la sentenza n. 355 del 2010 e le ordinanze n. 219, n. 220 e n. 221 del 2011) e dalla Corte dei conti (sezioni riunite, sentenza 19 marzo 2015, n. 8), assunta quale diritto vivente, stabilisce che il P.M. contabile può proporre azione di risarcimento per il danno all'immagine soltanto in presenza di un reato ascrivibile ai delitti sopra indicati, tra cui non è compreso il delitto di falso ideologico, il solo per il quale i convenuti hanno riportato condanna; che, a suo avviso, la sollevata questione sarebbe altresì non manifestamente infondata, poiché il citato art. 17, comma 30-ter, sarebbe intrinsecamente irragionevole e lesivo del canone di razionalità della legge; che, secondo la sezione giurisdizionale ligure della Corte dei conti, identificata la ratio della norma in esame nella finalità di limitare l'area della gravità della colpa del dipendente incorso in responsabilità, allo scopo di garantire un esercizio dell'attività di amministrazione efficace, siccome scevra da appesantimenti dovuti allo stato diffuso di preoccupazione di coloro ai quali ne è demandato l'esercizio, la stessa sarebbe soddisfatta da strumenti più congrui (in particolare, dalla limitazione del risarcimento ai danni cagionati da condotte connotate da dolo o colpa grave e dalla trasmissibilità agli eredi dell'obbligazione risarcitoria; dall'insindacabilità delle scelte discrezionali e dall'obbligo di tenere conto dei vantaggi conseguiti dall'amministrazione; dalla fissazione di un termine quinquennale di prescrizione del diritto; dal diritto del dipendente al rimborso delle spese legali, se prosciolto); che la norma censurata prevederebbe, dunque, una «misura eccessiva ed esuberante rispetto allo scopo», non garantirebbe i principi di legalità, imparzialità, economicità e trasparenza e buon andamento dell'azione amministrativa e realizzerebbe un irragionevole bilanciamento degli interessi costituzionalmente rilevanti; che, infine, ad avviso del rimettente, l'irragionevolezza del citato art. 17, comma 30-ter, ed il contrasto dello stesso con il principio di eguaglianza sarebbe altresì dimostrato dal fatto che l'azione di risarcimento per il danno all'immagine è, invece, proponibile anche in presenza di fatti dannosi meno gravi e, in particolare, nei casi previsti: dall'art. 55-quinquies, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), inserito dall'art. 69, comma 1, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni);