[pronunce]

Le pronunce di questa Corte da cui emerge la delimitazione della figura del magistrato onorario, rientrante nel paradigma del secondo comma dell'art. 106 Cost., sono essenzialmente le sentenze n. 99 del 1964 e n. 103 del 1998. 15.- Dapprima la questione di legittimità costituzionale dell'art. 105 ordin. giud. - nella sua formulazione originaria tenuta in vita dell'art. 42 della legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla Costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura), che ha previsto in generale la sopravvivenza delle norme dell'ordinamento del 1941 non incompatibili con la nuova legge - è stata sollevata in riferimento proprio all'art. 106, secondo comma, Cost. Questa Corte (sentenza n. 99 del 1964) ha innanzi tutto premesso che le funzioni che possono essere esercitate da magistrati onorari sono quelle del «giudice singolo (pretore e conciliatore)», così confermando la piana lettura secondo cui il "giudice singolo" è un giudice monocratico di primo grado. Ha poi precisato che il riferimento, contenuto nel secondo comma dell'art. 106 Cost., a «tutte le funzioni attribuite a giudici singoli» deve «intendersi come indicazione generica dell'ufficio nel quale i magistrati onorari possono essere ammessi ad esercitare funzioni giudiziarie». Quindi, se un "giudice singolo", qual era il pretore, poteva essere chiamato - ricorrendo le condizioni della supplenza di cui all'art. 105 ordin. giud. - a integrare la composizione di un collegio del tribunale, giudice appunto collegiale, ciò poteva legittimamente fare anche un magistrato onorario, quale il vice pretore onorario, trattandosi di «funzioni temporanee ed eccezionali derivanti da un incarico di supplenza», senza che per questo fosse alterato lo status di quest'ultimo che, anche nell'esercizio di queste funzioni, rimaneva un magistrato onorario. Tale particolarissimo esercizio di funzioni giurisdizionali di giudice collegiale è stato ritenuto compatibile con il parametro evocato, perché rispondente a «esigenze eccezionali dell'amministrazione della giustizia». Il risultato complessivo di questa interpretazione - funzionale, piuttosto che rigorosamente "originalista" - è stato quello di configurare una magistratura onoraria che, seppur non confinata alle sole funzioni monocratiche di primo grado, come avrebbe indotto una lettura testuale del parametro, poteva, in via eccezionale e temporanea, svolgere anche funzioni collegiali, partecipando a collegi del tribunale. 16.- A questa giurisprudenza ha dato continuità la sentenza n. 103 del 1998, che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 90, comma 5, della legge n. 353 del 1990, come modificato dall'art. 9 del d.l. n. 432 del 1995, come convertito; disposizione questa che prevedeva la possibilità, per tutti gli affari pendenti alla data del 30 aprile 1995, di disporre la supplenza dei magistrati professionali chiamati a comporre il collegio giudicante del tribunale in materia civile con vice pretori onorari, «anche in assenza delle condizioni [...] previste» dall'art. 105 ordin. giud. (ossia la disposizione in precedenza sottoposta a scrutinio della Corte con la citata sentenza n. 99 del 1964). In questa pronuncia la Corte ha accolto un'interpretazione adeguatrice della disposizione censurata ritenendo che il suo testuale carattere derogatorio in realtà «attinge soltanto all'ordine delle precedenze» nella supplenza. In tal modo questa Corte ha segnato una linea di confine ben precisa. Quello che testualmente avrebbe potuto essere un allargamento della figura e del ruolo del magistrato onorario, insito nella previsione che l'assegnazione ai collegi di tribunale poteva avvenire «anche in assenza delle condizioni [...] previste» dall'art. 105 ordin. giud. - e quindi potenzialmente anche in mancanza del requisito della supplenza di un magistrato togato - è risultato precluso proprio dall'interpretazione adeguatrice della Corte che ha molto circoscritto la portata dell'innovazione. Deve trattarsi pur sempre di un'«assegnazione precaria e occasionale», riferita a «singole udienze o singoli processi», per essere compatibile con il dettato del secondo comma dell'art. 106 Cost. Sono l'eccezionalità e la temporaneità dell'incarico di supplenza, al quale è chiamato il magistrato onorario, a scongiurare «il rischio dell'emergere di una nuova categoria di magistrati». Infatti - è detto con molta chiarezza - «la supplenza, rettamente intesa, non trasforma i magistrati onorari addetti a un ufficio monocratico, impiegati eccezionalmente, in magistrati appartenenti a un organo collegiale». 17.- Si è meglio delineata così la figura di magistrato onorario già prevista dalla Costituzione (art. 106, secondo comma), compatibile con la regola generale che vuole che le nomine dei magistrati abbiano luogo per concorso (art. 106, primo comma): è quella di un giudice singolo, perché monocratico di primo grado, che solo in via eccezionale e transitoria, può comporre i collegi di tribunale. Le disposizioni, portate all'esame di questa Corte nelle due citate pronunce - sia l'art. 105 ordin. giud. , sia l'art. 90, comma 5, della legge n. 353 del 1990 - hanno infatti previsto come eccezionale e temporanea l'assegnazione di un giudice onorario a svolgere funzioni collegiali e solo in collegi di tribunale. 18.&#8210; Dopo l'istituzione del giudice di pace, quale magistrato onorario esclusivamente monocratico di primo grado, in sostituzione del giudice conciliatore (su cui vedi la sentenza n. 150 del 1993), la disciplina della supplenza in collegi di tribunale anche ad opera di un giudice onorario è stata riformulata nell'art. 43-bis ordin. giud. , introdotto dall'art. 10 del d.lgs. n. 51 del 1998, che ha previsto che i giudici onorari svolgono presso il tribunale ordinario il lavoro giudiziario loro assegnato dal presidente del tribunale o, se il tribunale è costituito in sezioni, dal presidente o da altro magistrato che dirige la sezione. Essi possono tenere udienza solo nei casi di impedimento o di mancanza dei giudici ordinari. Tale disposizione è stata abrogata dall'art. 33, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 116 del 2017, in occasione dell'avvio della riforma della magistratura onoraria. Però una disciplina analoga è stata posta dall'art. 12 dello stesso decreto legislativo, secondo cui i giudici onorari di pace, che sono inseriti nell'ufficio per il processo, possono essere destinati a comporre i collegi civili e penali del tribunale, quando sussistono le condizioni di cui al precedente art. 11 e quando, per situazioni straordinarie e contingenti, non si possono adottare misure organizzative diverse. Ossia occorre che il tribunale (o una sua sezione) presenti vacanze di posti in organico, assenze non temporanee di magistrati o esoneri parziali o totali dal servizio giudiziario, tali da ridurre di oltre il trenta per cento l'attività dei giudici professionali assegnati al tribunale o alla sezione.