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Un lavoro faticoso e non sempre ottimale - lo voglio dire partendo dalle posizioni che ha espresso Partito Democratico - ma sono state raccolte, va riconosciuto, anche molte nostre proposte. Mi soffermo su un punto per economia di tempo, che è stato però quello più significativo, non a caso l'ultimo nodo politico sciolto in 10 a Commissione: la disciplina delle concessioni balneari, che è un tema vecchio come la direttiva Bolkestein, che è stata varata nel 2006 e recepita nel nostro ordinamento nel 2010. Quella vicenda è stata affrontata per anni a colpi di proroghe, da ultimo quella fino al 2033 voluta dal Governo giallo-verde. Signor Presidente, di fatto si è messa per anni la testa sotto la sabbia, con una logica miope che da una parte ha prorogato una situazione ben poco difendibile, con lo Stato che incassava poco più di 100 milioni di euro di canoni annui a fronte di un giro d'affari stimato in 15 miliardi di euro ogni anno; dall'altra, quella logica della proroga ha lasciato nella più totale incertezza 30.000 imprese e 300.000 lavoratori che per anni si sono affidati a quella logica, ma in realtà non avevano alcuna certezza del futuro delle proprie attività. Va a merito del Governo non aver messo per l'ennesima volta la testa sotto la sabbia; anzi va a merito del Governo aver risposto rapidamente alla sentenza di novembre del Consiglio di Stato, che ha fatto a pezzi la proroga al 2033 del Governo giallo-verde e con grande nettezza l'ha sostanzialmente bocciata. Era compito del Governo e del Parlamento trarre le conseguenze di quel pronunciamento. Va però a merito del Parlamento (ed è un però molto importante) aver fissato una serie di paletti per far sì che le future procedure selettive, che partiranno dal 2023, siano un'operazione il più possibile sostenibile dal punto di vista sociale, perché ci sono in ballo 30.000 imprese e 300.000 lavoratori e non possiamo applicare ricette astratte a quella e ad altre situazioni su cui interviene il presente disegno di legge. Su un punto chiave è stata ricordata la questione dell'indennizzo da riconoscere ai concessionari uscenti; i criteri di calcolo saranno definiti dal decreto delegato; ci tengo a dire, però, signor Presidente, che i senatori della 10 a Commissione avevano raggiunto una visione comune su una serie di criteri e di principi nella determinazione di tali indennizzi e noi chiediamo che vengano tenuti in considerazione dal Governo in sede di costruzione dei decreti delegati. Questo metodo, la necessità di proseguire, nel momento in cui verranno scritti i decreti delegati, quel lavoro di ascolto e di confronto paziente e faticoso che i relatori e la Commissione hanno messo in campo in questi mesi, credo sia un punto determinante per costruire provvedimenti delegati che completino positivamente il lavoro messo in campo dal Parlamento. Alcune parti del disegno di legge in esame saranno discusse in seconda lettura dalla Camera dei deputati, a partire dalla delicata questione del trasporto pubblico non di linea. Il lavoro fatto in Senato ha complessivamente migliorato questo disegno di legge e faciliterà il raggiungimento di un obiettivo verso cui dobbiamo lavorare tutti: l'approvazione definitiva della legge sulla concorrenza entro la pausa estiva e dei decreti delegati entro fine anno, mettendo a segno - è un dovere morale che abbiamo nei confronti di questo Paese - un tassello fondamentale per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e per il rilancio dell'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, questa mattina, nel preparare il mio intervento odierno, stavo cercando di capire quali fossero le differenze tra le posizioni in campo e per fortuna ci ha aiutato il collega Misiani poco fa, risolvendo il problema. È successo proprio questo. Pertanto, come ha detto prima il collega Gasparri, continuare a dire che una categoria paga 100 milioni e incassa 15 miliardi è una falsità che solo quel Consiglio di Stato poteva dire. Mi piacerebbe dire che c'è stata una sorta di organizzazione sotterranea; non ne ho le prove e quindi non posso affermarlo, ma guarda caso c'è stata tutta una serie di questioni che sono andate una dietro l'altra. Inoltre, dare merito al Governo che, insieme al Consiglio di Stato, ha fatto a pezzi la legge n. 145 del 2018, all'interno della quale noi abbiamo combattuto perché fosse inserita una proroga al 2033, chiarisce le posizioni in campo. È da lì che siamo partiti. Avevo iniziato a dire nel mio intervento dove eravamo. Eravamo messi molto, ma molto male: dalle bugie del Consiglio di Stato all'aver fatto finta che non ci fosse un TAR di Lecce che aveva rimesso tutto alla Corte di giustizia dell'Unione europea, a sperare che qualcuno sequestrasse le spiagge, come già si era iniziato a fare in Liguria. Sembrava che quella Procura della Repubblica non avesse altro da fare che andare a sequestrare le spiagge ai concessionari di stabilimenti balneari. Nessuna certezza per programmare gli investimenti, altro problema: negli ultimi anni sono calati quasi del 100 per cento per l'incertezza che avevamo di fronte, mentre prima hanno rappresentato il traino del sistema turistico nazionale, perché nasce lì il turismo. Che significa difendere le imprese? Lo so che per qualcuno qui dentro è argomento sconosciuto, però se non sono le imprese a pagare le tasse e a reggere in piedi il sistema della burocrazia e dei palazzi, chi le paga le tasse? Chi regge in piedi il sistema democratico? Le imprese. E qual è il più grosso sistema industriale nazionale? Lo chiedo perché ancora ci si gira intorno. Impegniamoci un po'. Che sia il turismo, che rappresenta direttamente il 13 per cento e, come indotto, quasi il 25 per cento del prodotto interno lordo? Lo sapete quante persone sono assunte nel settore del turismo? Oltre 3,5 milioni di persone: famiglie, gente in carne e ossa. Far finta che questa cosa non esista ci è quindi sembrato qualcosa di strano. Abbiamo dovuto esercitare il nostro senso di responsabilità anche quando, dopo aver depositato il disegno di legge concorrenza a gennaio, il Governo a un certo punto si è presentato con l'emendamento sui balneari. Noi glielo abbiamo detto: vi sembra normale che un pezzo del prodotto interno lordo si possa in qualche modo buttar là, con un emendamento al disegno di legge sulla concorrenza? Non è bastato, però. Ci sono stati l'impegno e la discussione di tutti. Ringrazio il vice ministro dello sviluppo economico Pichetto Fratin, che ha seguito provvedimento in Aula, e il collega Gasparri, da cui ho imparato e cerco di imparare spesso molto e molte cose, in particolare sulla battaglia dei balneari (che già da prima, io, da sindaco, e lui, da parlamentare, abbiamo fatto). Ciò però non è bastato. È arrivata addirittura una letterina (e non era, peraltro, neanche periodo natalizio) alla seconda carica dello Stato da parte del Governo, in cui era scritto: ragazzi fate presto, dobbiamo fare velocemente. Questa lettera è arrivata al Parlamento. Abbiamo perso di vista le regole di base: