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Modifiche alla disciplina sulle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Onorevoli Senatori. – La recente riforma del sistema camerale è apparsa sin da subito insoddisfacente e soprattutto non è stata mai discussa e concertata con i destinatari e i diretti interessati. Le camere di commercio sono enti pubblici essenziali per lo sviluppo delle economie locali. Anche in forza del principio di sussidiarietà di cui all'articolo 118 della Costituzione alle camere di commercio non è affidata solo la tenuta del registro delle imprese, ma anche funzioni determinanti per l'economia delle varie realtà territoriali, come gli interventi di promozione delle filiere produttive locali, la valorizzazione delle eccellenze territoriali e la realizzazione di infrastrutture economiche. Le camere di commercio rappresentano, insomma, uno di quei corpi intermedi che rafforzano e declinano la rappresentanza pluralistica. Una loro riforma organica deve necessariamente preservare il loro ruolo primario di sostegno alle piccole e medie imprese, soprattutto nelle aree interne del Paese. Pertanto qualsiasi progetto di riforma organica delle stesse non può minare la funzionalità delle stesse. Il progetto di accorpamento avvenuto tramite l'attuazione della legge 7 agosto 2015, n. 124, non ha tenuto in considerazione una serie di aspetti che dovevano essere centrali nella ridefinizione territoriale degli ambiti operativi delle camere di commercio. In primis , la virtuosità delle camere: sembra irrazionale, infatti, forzare la chiusura di sedi che nel corso degli anni hanno dimostrato non solo la capacità di tenere i conti in attivo ma anche quella di valorizzare il loro patrimonio immobiliare. Paradossalmente, nel processo di riordino delle varie sedi, alcune camere di commercio hanno dovuto abbandonare propri immobili per essere accorpate ad altre che continuano a pagare canoni di locazioni, a discapito di una reale razionalizzazione delle spese. Inoltre, anche la riduzione drastica del diritto annuale versato alle camere di commercio rischia di minare il ruolo e il sostegno delle stesse nei confronti delle imprese che al contrario, avrebbero bisogno di essere sostenute nel fronteggiare le novità che i mercati pongono costantemente, soprattutto in tema di internazionalizzazione. Per questo è apparso necessario al proponente rivisitare le modalità con cui possono essere costituite le camere di commercio. Il presente disegno di legge si poggia sui criteri individuati dalla recente riforma operata con il decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 219, ossia la costituzione di massimo 60 di camere di commercio sul territorio nazionale e il limite minimo di 75.000 imprese iscritte nei registri per la costituzione delle stesse. Al contempo, l'articolo 1 prevede che entrambi i limiti possano essere derogati dinanzi ad alcune specificità territoriali, quali la presenza di specificità geo-economiche dei territori da salvaguardare; la non omogeneità dei settori economici delle imprese iscritte alle camere di commercio accorpate, secondo le modalità stabilite dall'allegato b) al decreto del Ministero dello sviluppo economico 16 febbraio 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 57 del 9 marzo 2018; la presenza di particolari esigenze nelle province montane o nei territori montani delle regioni insulari privi di adeguate infrastrutture e collegamenti pubblici stradali e ferroviari. Un'ulteriore modifica prevista all'articolo 1 riguarda la codificazione normativa di un'ulteriore funzione che le camere di commercio svolgono sul territorio, ossia quella di sostegno alle piccole e medie imprese per il relativo sviluppo tecnologico (comma 1, lettera c) . Con le modifiche apportate dalla lettera d) del primo comma dell'articolo 1 si intende, invece, introdurre un nuovo sistema di elezione del consiglio delle camere di commercio. La modifica introduce un sistema di elezione diretto del consiglio da parte delle imprese. Ad oggi l'organo è nominato dal presidente della Giunta regionale, sulla base delle designazioni dei consiglieri eseguite dalle organizzazioni rappresentative delle imprese, nonché dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dalle associazioni di tutela degli interessi dei consumatori. Con la modifica proposta si vuole eliminare l'intermediazione delle associazioni di categoria delle imprese e consentire l'elezione diretta da parte delle stesse sulla base di un procedimento di voto elettronico. L'articolo 2 del disegno di legge apporta modifiche ad alcune disposizioni introdotte nella XVII legislatura sulla gestione delle risorse delle camere di commercio. La prima riguarda il taglio lineare del diritto annuale. Intervenuto dal 2015 in base alle disposizioni del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, il taglio era previsto come misura di risparmio per le imprese, nelle more del riordino del sistema delle camere di commercio. Nonostante il completamento del processo di riordino, la natura permanente della riduzione rischia – come sottolineato nel parere espresso sullo schema del decreto da parte della Commissione industria del Senato – da un lato, di essere in contraddizione con la natura transitoria della riduzione (nelle more del riordino) e, dall'altro, di sacrificare importanti funzioni svolte dalle camere di commercio sul territorio. Pertanto al comma 1 dell'articolo 2 del presente disegno di legge si prevede la soppressione del taglio dell'importo del diritto annuale, le cui modalità di calcolo restano assoggettate alla disciplina dell'articolo 18 della legge 29 dicembre1993, n. 580. Il comma 2 dell'articolo 2 del disegno di legge, invece, elimina l'assoggettamento delle camere di commercio al sistema di tesoreria unica. L'inserimento in tale sistema era stato disposto dalla legge di bilancio per il 2015 (legge 23 dicembre 2014, n. 190). Con la soppressione delle relative norme si ripristina quanto stabilito dall'articolo 1, comma 45, della legge finanziaria per il 2006 (legge 23 dicembre 2005, n. 266), ossia la fuoriuscita delle camere di commercio dal regime di tesoreria unica e la possibilità per le stesse di depositare liquidità presso il sistema bancario.. 1 (Modifiche alla legge 29 dicembre 1993, n. 580) 1 Alla legge 29 dicembre 1993, n. 580, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 1, il comma 3 è sostituito dai seguenti: « 3. Le camere di commercio operano nelle circoscrizioni territoriali individuate dagli allegati A e B al decreto del Ministero dello sviluppo economico 16 febbraio 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 57 del 9 marzo 2018, nel limite massimo di 60, con la presenza di almeno una camera di commercio in ciascuna regione. Nei registri delle imprese di ciascuna camera di commercio devono essere iscritte o annotate almeno 75.000 imprese e unità locali. Ai fini dell'individuazione della soglia delle 75.000 imprese e unità locali è considerato il relativo numero risultante dall'ultima pubblicazione effettuata dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 4 agosto 2011, n. 155. 3- bis .