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nel ricorso è stata anche richiesta la misura cautelare di sospensione dell'efficacia del decreto ministeriale impugnato (oltre al suo annullamento), limitatamente alla parte in cui ridefinisce la circoscrizione della Camera di commercio, industria artigianato e agricoltura di Pordenone, mediante l'istituzione della Camera di commercio, industria artigianato e agricoltura di Pordenone e Udine, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di attivarsi per favorire, nell'ambito delle procedure previste dall'ordinamento, la transizione della competenza sul riordino delle camere di commercio alla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. Atto n. 4-00100 URSO BALBONI DE BERTOLDI ZAFFINI RAUTI Ai Ministri dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 145, predisposto sulla base della delega contenuta nella legge 12 agosto 2016, n. 170 (legge di delegazione europea 2015), è volto ad adeguare l'ordinamento nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011 del 25 ottobre 2011 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori; il provvedimento ha reintrodotto nel nostro ordinamento l'obbligo di indicazione in etichetta della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento dei prodotti alimentari, nonostante la citata normativa europea abbia abrogato, tra le altre, la direttiva 2000/13/CE, che aveva concesso agli Stati membri la facoltà di mantenere tale obbligo per garantire la tracciabilità degli alimenti preimballati; tale previsione è stata resa possibile sulla base dell'articolo 114, paragrafo 4, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), il quale sancisce la possibilità per uno Stato membro di richiedere di mantenere proprie disposizioni nazionali, giustificate sulla base di alcune esigenze (tra le quali quelle legate alla tutela della salute e dell'ambiente), nonostante sulla materia sia stata adottata una misura di armonizzazione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, ovvero del Consiglio o da parte della Commissione; in tal caso è previsto che il Paese membro debba notificare tali disposizioni alla Commissione, precisando i motivi del mantenimento; come evidenziato nella relazione illustrativa che accompagnava lo schema di decreto, la possibilità di introdurre l'obbligo era subordinata, inoltre, al rispetto delle disposizioni recate dalla direttiva (UE) 2015/1535 del 9 settembre 2015, che prevede una procedura di informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi delle società dell'informazione; al fine di garantire il buon funzionamento del mercato interno e la massima trasparenza, la direttiva prevede che la norma tecnica che lo Stato intende introdurre nel proprio ambito nazionale debba essere comunicata alla Commissione europea, con indicazione espressa dei motivi che ne giustificano la formulazione; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: le autorità italiane, lo scorso 28 settembre 2017, hanno notificato alla Commissione europea lo schema del suddetto decreto legislativo, sulla base di quanto previsto dall'articolo 114, paragrafo 4, del TFUE, a quanto pare interrompendo il processo di notifica previamente attivato ai sensi invece di una disposizione del regolamento (UE) n. 1169/2011; il 30 gennaio 2018, la Commissione europea, senza entrare nel merito del contenuto, ha emesso una decisione di rigetto della notifica, ritenendola irricevibile, conformemente all'articolo 114, paragrafo 6, del TFUE: in sostanza, trattandosi di uno schema di decreto non in vigore al momento della notifica, ha specificato che il provvedimento non rientra nell'ambito di applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 114, paragrafo 4, del TFUE, che riguarda unicamente disposizioni nazionali vigenti; le disposizioni in materia di etichettatura obbligatoria sono divenute applicabili lo scorso 5 aprile 2018; tenuto conto che, a quanto risulta agli interroganti: numerose sono le aziende interessate che in questi mesi hanno sostenuto costi finanziari anche ingenti, al fine di adeguarsi alla nuova regolamentazione; la superficialità, anche tecnica, con la quale, a parere degli interroganti, il Governo ha affrontato l'intera materia, oltre a confermare l'inefficacia degli interventi adottati a tutela della salute pubblica, della sicurezza alimentare e del made in Italy , rischia di provocare gravi danni economici e seri svantaggi competitivi alle molteplici imprese operanti nel settore; la previsione di un obbligo di etichettatura dei prodotti alimentari rappresenta, in ogni caso, una misura estremamente utile e opportuna, al fine di assicurare non solo una corretta e completa informazione al consumatore, ma una più efficace tracciabilità dei prodotti da parte degli organi di controllo e una celere tutela della salute, si chiede di sapere: quali ulteriori informazioni i Ministri in indirizzo ritengano di dover fornire al fine di fare chiarezza sulla questione, anche nell'interesse dei consumatori e dei produttori interessati; quali misure abbiano predisposto o stiano predisponendo nelle sedi competenti, anche europee, al fine di ovviare alle problematiche evidenziate e consentire una piena e corretta applicazione delle disposizioni in materia di etichettatura dei prodotti alimentari. Atto n. 4-00101 BRIZIARELLI TESEI PAZZAGLINI BAGNAI BONFRISCO DE VECCHIS FUSCO RUFA ARRIGONI PILLON Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: con l'articolo 46 decreto-legge n. 50 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2017, è stata istituita la zona franca urbana nei comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi sismici che si sono susseguiti a far data dal 24 agosto 2016, di cui agli allegati 1, 2 e 2- bis del decreto-legge n. 189 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 229 del 2016; le agevolazioni sono state riconosciute alle imprese con sede o unità locale all'interno della zona franca e che hanno subito a causa degli eventi sismici la riduzione del fatturato almeno pari al 25 per cento nel periodo dal 1° settembre 2016 al 31 dicembre 2016, rispetto al corrispondente periodo dell'anno 2015, nonché alle imprese che hanno avviato la propria attività all'interno della zona franca entro il 31 dicembre 2017; tuttavia, con circolare direttoriale del Ministero dello sviluppo economico n. 157293 del 2 novembre 2017 è stato stabilito il 20 novembre 2017 come termine ultimo per inoltrare le domande per usufruire dei benefici della zona franca; tale termine si presenta alquanto incongruo in quanto anticipa il termine stabilito dalla legge per l'avvio dell'attività di impresa che è quello del 31 dicembre 2017;