[pronunce]

La questione di costituzionalità, sollevata dal Tribunale rimettente in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione, investe l'art. 11, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223 (Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), nella parte in cui, al fine del riconoscimento del trattamento speciale di disoccupazione previsto per i lavoratori licenziati da imprese edili nelle particolari circostanze ivi indicate, non include nel computo del periodo di diciotto mesi di lavoro effettivo, previsto quale presupposto per il conseguimento della prestazione, i periodi di astensione dal lavoro per infortunio sul lavoro o per malattia. Secondo il Giudice rimettente, la norma viola l'art. 38 della Costituzione perché - non considerando, tra i periodi di lavoro utili ad ottenere il trattamento speciale di disoccupazione, quelli di infortunio sul lavoro o di malattia, pur espressamente previsti dal parametro costituzionale evocato - non assicura al lavoratore licenziato da impresa edile i mezzi adeguati alle sue esigenze di vita; e viola altresì il principio di eguaglianza (art. 3 della Costituzione), perché i periodi di assenza per malattia o infortunio sul lavoro sono invece, dagli artt. 7 e 16 della stessa legge n. 223 del 1991, ritenuti rilevanti ad integrare l'analogo presupposto del periodo minimo di lavoro per ottenere una prestazione previdenziale similare, quale l'indennità di mobilità in favore di lavoratori assoggettati a procedura di mobilità o a licenziamento collettivo. 2. La difesa dell'INPS ha eccepito l'inammissibilità, per difetto di rilevanza, della questione di legittimità costituzionale nella parte relativa alla non computabilità dei periodi di assenza per infortunio sul lavoro, nell'anzianità di servizio necessaria per l'accesso del lavoratore al trattamento speciale di cui alla norma impugnata. L'eccezione è fondata, in quanto - risultando dalla stessa ordinanza di rimessione la durata (del resto pacifica tra le parti) dei periodi di assenza per malattia e per infortunio sul lavoro - è di tutta evidenza come nel caso di specie l'esiguità di quest'ultimo periodo (protrattosi per pochi giorni) comporti l'ininfluenza del suo computo al fine di verificare il requisito dei diciotto mesi di lavoro effettivo. La questione di costituzionalità, nella parte indicata, è pertanto manifestamente inammissibile. 3. Nella parte relativa alla computabilità dei periodi di assenza per malattia, la questione non è fondata. 4. In riferimento alla dedotta violazione del principio di eguaglianza (art. 3 della Costituzione), il Tribunale rimettente istituisce una comparazione fra termini non omogenei e quindi non utilmente raffrontabili al fine di estendere la disciplina del tertium comparationis alla fattispecie in esame. 4.1. La norma censurata - integrando e innovando la disciplina del trattamento speciale di disoccupazione per i lavoratori licenziati da imprese edili, istituito dalla legge 6 agosto 1975, n. 427 (Norme in materia di garanzia del salario e di disoccupazione speciale in favore dei lavoratori dell'edilizia ed affini), in alternativa al trattamento ordinario di disoccupazione, avente carattere generale - ha introdotto un nuovo ed ulteriore trattamento speciale di disoccupazione per casi del tutto particolari, in favore di dipendenti di imprese edili localizzate in determinate aree, in crisi all'atto del completamento della realizzazione di impianti industriali o di opere pubbliche di grandi dimensioni. All'uopo la norma ha stabilito un requisito di anzianità lavorativa di almeno diciotto mesi di &laquo;lavoro effettivo&raquo; (più rigoroso del simmetrico requisito contributivo previsto dall'art. 9 della citata legge n. 427 del 1975 per il generico trattamento speciale di disoccupazione in edilizia, pari a dieci contributi mensili nel biennio). Dal canto suo la normativa di cui agli artt. 7 e 16 della legge n. 223 del 1991 (evocata dal rimettente a titolo di tertium comparationis) richiede, per ottenere le prestazioni previdenziali in favore dei lavoratori licenziati o collocati in mobilità, un'anzianità di dodici mesi, di cui almeno sei di &laquo;lavoro effettivamente prestato&raquo; , compresi i periodi di sospensione per &laquo;ferie, festività ed infortuni&raquo; . 4.2. È ben vero, come rileva il rimettente, che - pur nella simmetria tra il requisito di anzianità contributiva previsto per il trattamento speciale di disoccupazione spettante ai dipendenti delle particolari imprese edili prima indicate (riferito dalla disposizione censurata al &laquo;lavoro effettivo&raquo;) e l'analogo requisito previsto per l'indennità di mobilità (riferito dalla normativa assunta come tertium comparationis al &laquo;lavoro effettivamente prestato&raquo;) - la computabilità di taluni periodi di sospensione dal lavoro è testualmente contemplata solo per il secondo trattamento e non anche per il primo. Ma la specificità della prestazione di cui alla norma censurata - riguardante solo i dipendenti di alcune imprese edili, in date circostanze di tempo e di luogo - la rende incomparabile con una prestazione a carattere generale, quale l'indennità di mobilità, per l'evidente disomogeneità dei termini del raffronto. 4.3. L'evocazione - ai fini della comparazione - della disciplina dell'indennità di mobilità è incongrua anche sotto un ulteriore profilo. Il Tribunale rimettente interpreta l'art. 16, comma 1, della legge n. 223 del 1991 nel senso che esso - richiedendo per tale indennità dodici mesi di anzianità di servizio, fra i quali sei di lavoro effettivo (cui sono equiparati i periodi di ferie, festività e infortuni) - consentirebbe, &laquo;espressamente, anche se implicitamente&raquo; , di tener conto dei periodi di malattia per calcolare non i sei mesi di &laquo;lavoro effettivamente prestato&raquo; , ma gli ulteriori sei mesi dell'anno di &laquo;anzianità aziendale&raquo;. Sollevando la presente questione di costituzionalità, lo stesso Tribunale mira invece a conseguire il diverso risultato della ben più ampia utilizzabilità dei periodi di malattia per calcolare l'intero periodo di diciotto mesi di &laquo;lavoro effettivo&raquo; previsto dalla norma impugnata, con l'effetto di attribuire a siffatta espressione un significato diverso da quello che, a suo avviso, essa avrebbe nella norma assunta a tertium comparationis. 5. Neppure è violato l'art. 38 della Costituzione, perché l'ordinamento previdenziale prevede, per la disoccupazione involontaria nel settore edilizio, sia il trattamento ordinario di disoccupazione previsto come istituto di carattere generale, sia quello speciale di cui al citato art. 9 della legge n. 427 del 1975.