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Al tasso medio di crescita che l'Italia ha registrato fra il 1999 e il 2019, pari allo 0,45 per cento, si sarebbe dovuto aspettare il 2028, cioè ventun anni, più del doppio di quanto era occorso per recuperare in occasione degli eventi bellici del XX secolo, per raggiungere e superare il livello pre-crisi del 1997. Vengo al punto. Quando qui oggi qualcuno si intenerisce sui cosiddetti errori del passato, sull'austerità che - signora mia - fa tanto male alla crescita, la mia sensazione è che non sappia proprio di che cosa si sta parlando. Questi dati lo illustrano: le regole europee hanno raddoppiato il nostro tempo di recupero e prolungato le nostre crisi, di qualsiasi natura, portandole da dieci a vent'anni. (Applausi) . Ora voi siete qui, ispirati naturalmente dal vostro ideologo - che, come ho già avuto modo di dirvi, non è Karl Marx, ma Alberto Sordi - a raccontarci «A me m'ha bloccato la malattia». Sarà; però, seguendo il vostro discorso, quello che ci ha bloccati, la malattia, non è il Covid, ma, dal 1997, l'adozione del Patto di stabilità e crescita, quindi un'altra malattia: l'austerità europea, la governance economica europea, il semestre europeo (sì, proprio lo stesso che dovrà gestire i soldi del recovery). Come potrà andare a finire? Ora voi siete tutti costretti a dire quanto noi dicevamo nel 2012, cioè che l'austerità è un errore. La mia domanda è se c'era bisogno del Covid per accorgersene, quindi per sospendere le regole. La risposta è nei dati che vi ho fornito ed è no. Chi voleva vederlo lo avrebbe già potuto vedere: era già chiaro che qualcosa non andava. Adesso, però, ragioniamo sulle conseguenze del Covid, pro futuro . Le ultime previsioni della Banca d'Italia dicono che quest'anno faremo il meno 9 per cento, un buco di 155 miliardi, che ci porterà intorno a 1.571 miliardi, cioè torneremo ai valori precedenti alla malattia (perché nel 1998 il PIL italiano era più o meno lì, a 1.574 miliardi) e poi ci sarà il rimbalzo. Certo, il rimbalzo doveva essere del 6 per cento e oggi la Banca d'Italia lo quota al 3,5, ma solo se non ci sarà una crisi finanziaria, se il commercio mondiale riprenderà, se, se e ancora se. L'unico dato che abbiamo è la crescita media che riusciamo a fare con queste regole: lo 0,45 per cento. A questo tasso di crescita annua dovremo aspettare il 2045 per rivedere il livello del PIL del 2007, cioè trentotto anni (che vanno persi e sono quasi due generazioni). Questo è lo scenario più plausibile che ci aspetta. Voi direte che ora le regole sono sospese e abbiamo una pioggia di miliardi, che è una grande opportunità, quindi dobbiamo fare presto. Mai sentita questa esortazione? Ragioniamo sulla sospensione. Perché le regole venissero sospese non è bastato che danneggiassero il nostro Paese al punto da raddoppiare la durata della sua crisi, ma è dovuto succedere qualcosa che oltre a noi mettesse in difficoltà la potenza egemone, quella stessa che le regole, i trattati e i contratti li applica e disapplica a suo piacimento, nella vostra indifferenza. Voi, intanto, avete alimentato, con i vostri "intellettuali" e i vostri media , una narrazione abietta, che colpevolizzava il popolo italiano per un fallimento che altro non era che la leale adesione a regole assurde di cui oggi dovete riconoscere l'assurdità. E gli altri intanto come si regolavano? Vi faccio un esempio. Quando la Germania, a giugno di quest'anno, ha deciso di procedere indennizzando i costi fissi delle imprese, non ha chiesto permessi: l'autorizzazione europea è arrivata dopo, a ottobre, con la quarta modifica del quadro temporaneo di aiuti, ma intanto il Governo tedesco aveva agito. (Applausi) . Non lo critichiamo per questo, sareste voi a doverlo fare, voi che siete così babbalei da credere all'Europa della solidarietà e voi che continuate a credere che la difesa dell'interesse nazionale sia deprecabile, perché il bene del tutto per voi giustifica sempre il male delle parti, che queste siano la Grecia o - peggio ancora - la vostra parte, l'Italia. Vi faccio un altro esempio. Avete letto l'allegato alla COM n. 4192 del 2020, la decisione della Commissione che stabilisce la strategia vaccinale europea? L'articolo 7, rubricato «Obbligo di non negoziare separatamente», recita: «Firmando questo accordo gli Stati membri confermano la loro partecipazione alla procedura e acconsentono a non lanciare procedure nazionali per anticipare l'acquisto di vaccini dagli stessi produttori». A occhio, è esattamente ciò che la Germania non ha fatto secondo concordi fonti di stampa (Applausi) : neanche per questo le diamo torto; diamo torto invece a chi ciancia di Europa cambiata e di grande prova di solidarietà, senza voler affrontare il nodo della questione, che non è la sospensione, ma il totale ripensamento delle regole. È tutto in questa storia di ordinaria subalternità il motivo per cui gli italiani che noi ci onoriamo di rappresentare non hanno fiducia in voi. È per il vostro rifiuto di confrontarvi con la realtà, per la vostra incapacità di rivendicare pari dignità per il nostro Paese e per l'aperto disprezzo che avete dimostrato verso di loro, verso gli italiani. Anziché parlare di miliardi che in gran parte non ci sono - e che, se ci saranno, dovranno comunque essere restituiti, dopo essere stati gestiti secondo le regole che hanno distrutto la nostra economia - e ringhiare come cani attorno a un osso per spartirvi il prestito che arriverà, lasciando chiudere le aziende e fallire le imprese che poi dovranno ripagarlo (cosa che ben vi guardate dal dire), dovreste porvi qui e in Europa l'unica domanda urgente che abbia senso porsi oggi: come cambiare la governance economica europea e cosa fare se questo dovesse rivelarsi impossibile. Tale operazione di verità, però, vi è preclusa per motivi non etici, ma etologici. Preferite continuare a tirare a campare, di rinvio in rinvio: meglio un sussidio domani che la dignità oggi! Questa è la cifra della vostra politica. (Applausi) . È per questo che il Gruppo cui mi onoro di appartenere vi nega oggi - e ve la negherà finché non cambierete atteggiamento - la sua fiducia. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Bagnai, sto controllando una sua espressione con riferimento a un paragone tra la situazione della Germania e della Polonia, che non mi sembra sia proprio adatto. (Applausi) . Mi è stato segnalato e sto controllando il testo. (Applausi) . ACCOTO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ACCOTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe, colleghi e rappresentanti del Governo, è stato un anno difficile e tra poco meno di quarantott'ore sarà terminato.