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Il documento esamina le pratiche di presa in carico e allontanamento dei minori dal nucleo familiare, invitando i governi a trovare strategie idonee e a costruire sistemi accoglienti e inclusivi, a promuovere interventi educativi mirati alla promozione di processi di cittadinanza attiva, di coping, empowerment e resilienza, nonché a rivisitare consolidate teorie e a trovare nuove idee, strumenti e metodi per produrre un cambiamento risignificando gli interventi educativi promossi anche in favore di bambini, bambine, adolescenti e giovani che vivono condizioni di vulnerabilità e abbandono. Alla base di ciò vi sono due princìpi fondamentali: il principio di necessità, in base al quale l'allontanamento del minore dalla propria famiglia deve rappresentare l'ultima tra le possibilità, cercando di privilegiare ogni azione di supporto per permettere al minore di rimanere in famiglia e di ricevere le cure e la protezione necessaria; il principio di adeguatezza, per cui in caso di allontanamento del minore deve essere individuata la forma di accoglienza alternativa più adeguata ai bisogni individuali e deve essere attivato un monitoraggio costante; 4) raccomandazione CM/Rec(2011)12 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri, riguardante i diritti dei bambini e i servizi sociali adatti ai bambini e alle loro famiglie. L'obiettivo precipuo dei servizi sociali per i minori e le loro famiglie dovrebbe essere quello di fare prevalere l'interesse superiore del minore su ogni altra considerazione, tenendo presente che la responsabilità principale dell'educazione e dello sviluppo del bambino spetta in primo luogo ai genitori. I servizi sociali dovrebbero garantire un ambiente favorevole e incoraggiante per il minorenne, fornendo un livello adeguato e diversificato di servizi e risorse per sviluppare una genitorialità positiva e rafforzare le competenze parentali. I servizi sociali dovrebbero, quindi, mirare a sviluppare pienamente il potenziale del bambino e a riconoscere il suo bisogno di essere accudito, di ricevere un'educazione ben strutturata e di essere accompagnato verso l'autonomia. I servizi sociali dovrebbero essere organizzati sulla base del principio di sussidiarietà e offrire una vasta gamma di servizi preventivi, globali e reattivi, con particolare attenzione ai minori privati dei loro diritti e alle famiglie con maggiori difficoltà. Tali servizi dovrebbero provvedere, in particolare, a: garantire ai minori l'accesso a consigli o consulenze di qualità, a strutture giornaliere educative di accoglienza e ad attività ricreative, culturali e di altro tipo, tenendo conto in particolare della situazione del genitore o dei genitori rispetto al lavoro (partecipazione o esclusione dal mercato del lavoro); predisporre misure generali per fornire consulenze alle famiglie e programmi destinati a rafforzare le competenze parentali; 5) raccomandazione 2013/112/UE della Commissione europea, del 20 febbraio 2013 – Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale . I princìpi ispiratori della raccomandazione sono individuati principalmente nella limitazione della crescita di situazioni istituzionali di collocamento a seguito dell'allontanamento del minore dalla propria famiglia, a vantaggio di altre soluzioni di presa a carico di qualità, in strutture di prossimità o in famiglie di accoglienza, tenendo nella dovuta considerazione il parere dei minori. Le linee di indirizzo citate mostrano come le problematiche delle famiglie con situazioni di elevata vulnerabilità o di fragilità non ancora critica non riguardino solo enti preposti e professionalità specifiche, ma debbano coinvolgere la società nel suo complesso: al fine di costruire percorsi adeguati ed efficaci è infatti necessario che gli interventi di carattere professionale possano essere affiancati dall'attivazione della comunità nella protezione dei bambini, affinché sia possibile offrire risposte adeguate alle diverse necessità (promozione – prevenzione primaria – prevenzione secondaria – tutela), nell'ottica del recupero delle condizioni di una possibile genitorialità positiva. Il quadro normativo nazionale è coerente con quanto proposto nei riferimenti internazionali citati in quanto ha già da tempo recepito gli orientamenti contenuti nelle suddette raccomandazioni e linee guida internazionali. In particolare, il quadro normativo si poggia su alcune norme cardine per la tutela dei minori e la prevenzione del disagio infantile e per la promozione di una genitorialità adeguata. La legge 8 novembre 2000, n. 328, (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), all'articolo 16 recita in modo chiaro l'intenzione di riconoscere il ruolo peculiare delle famiglie nella formazione e nella cura della persona, nella promozione del benessere e nel perseguimento della coesione sociale; di sostenere e valorizzare i molteplici compiti cui le famiglie sono chiamate sia nella quotidianità, sia nei momenti critici e di disagio; di promuovere la cooperazione, il mutuo aiuto e l'associazionismo delle famiglie; di valorizzare il ruolo attivo delle famiglie nella formazione di proposte e di progetti per l'offerta dei servizi e nella valutazione dei medesimi. L'articolo prosegue indicando alcune priorità, tra le quali la promozione del mutuo aiuto tra le famiglie; servizi di sollievo, per affiancare la famiglia nel compito di cura, in particolare i componenti più impegnati nell'accudimento quotidiano dei familiari bisognosi, anche attraverso una sostituzione durante l'orario di lavoro; servizi per l'affido familiare per sostenere, con qualificati interventi e percorsi formativi, i compiti educativi delle famiglie interessate. Orientamenti similari erano contenuti nella legge 28 agosto 1997, n. 285, recante disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza, che, all'articolo 3, incentivava la realizzazione di servizi di preparazione e di sostegno alla relazione genitore-figli, di contrasto alla povertà e alla violenza, nonché di misure alternative all'inserimento dei minori in istituti educativo-assistenziali, tenuto conto altresì della condizione dei minori stranieri. Più esplicito, per il tipo di situazioni di cui al presente disegno di legge, è quanto indicato nell'articolo 1 della legge 28 marzo 2001, n. 149, recante modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di affidamento familiare e adozione. Nell'articolo richiamato si esplicita la prospettiva di fondo cui si ispira tutta la normativa: il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia e le condizioni di indigenza dei genitori non possono essere di ostacolo all'esercizio di questo diritto. A tale fine, a favore della famiglia vanno predisposte strategie di sostegno e aiuto a cura dello Stato, delle regioni e degli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze, con idonei interventi, nel rispetto della loro autonomia e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, al fine di prevenire l'abbandono e consentire al minore di essere educato nella propria famiglia. Tale legge s'inserisce in un contesto normativo e in un quadro di politiche di protezione e tutela dei bambini già decisamente sviluppati a livello nazionale e regionale, relativo al sostegno alle famiglie al fine di prevenire l'eventuale allontanamento dei figli;