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Il dato più allarmante riguarda le aggressioni che subiscono i medici che lavorano in pronto soccorso - come ha già detto qualche collega prima - e soprattutto al servizio di soccorso e allarme che risponde al numero telefonico 118, le cui percentuali stanno aumentando e arrivano addirittura all'80 per cento. Spesso però gli aggressori sono familiari di pazienti o persone che non hanno avuto una risposta soddisfacente ai loro bisogni. Ora, oltre al fatto di avere delle norme, è importante - a mio avviso - che si torni a parlare della situazione della gestione dei conflitti. Anche questa è un'altra nota importante. È vero che si vengono a creare situazioni di violenza, ma è anche vero che dovremmo formare ed educare il personale sanitario e i cittadini ad affrontare i conflitti che possono emergere in determinate situazioni. Per fortuna spesso si riesce ad arrivare a una conclusione e a una mediazione, ma dobbiamo capire che le aggressioni a volte avvengono perché al medico, provato da ore di lavoro, dalla mancanza di turnover e dal sovraffaticamento, scappa una parola di troppo da cui poi scaturisce il conflitto. Sono temi che dovremmo affrontare dal punto di vista normativo e, soprattutto, della formazione, la quale riveste in tale ambito un ruolo molto importante. In Commissione abbiamo poi inserito nel testo anche gli assistenti sociali, perché la situazione non è affatto rosea anche per questa professione sanitaria. Nel 2017, infatti, è stata messa a punto una ricerca che ha visto coinvolti ben 20.000 assistenti. Nell'ambito di tale professione sebbene si stia registrando un aumento delle forme di violenza anche fisica, non sono stati denunciati episodi importanti. Sono ambiti sempre più a rischio, soprattutto nei servizi a tutela dei minori e a sostegno degli adulti in difficoltà. Colleghi, il tema della sicurezza sul lavoro è molto importante e soprattutto quello dell'incolumità del lavoratore, che deve essere inserito nell'agenda del Governo, del nuovo Governo che si affaccia. Noi possiamo dare il nostro contributo anche oggi cercando di approvare la norma al nostro esame. Entrando nel merito del testo che ci apprestiamo a esaminare, esso prevede l'istituzione presso il Ministero della salute dell'Osservatorio nazionale della sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Tale Osservatorio, che sembra una cosa semplice, in realtà è molto importante; dovrà monitorare gli episodi di violenza commessi ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie; dovrà proporre al Ministro l'adozione di idonee misure per ridurre i fattori di rischio negli ambienti più esposti e, infine, verificare l'attuazione delle misure di prevenzione e protezione previste dalle vigenti disposizioni a garanzia dei livelli di sicurezza nei luoghi di lavoro. Si tratta di un atto importantissimo, perché credo che ancora adesso, nonostante una legislazione in materia di sicurezza sul lavoro importante (è stata emanata una legge quadro fondamentale), spesso e volentieri i documenti di valutazione del rischio non vengono realizzati come si dovrebbe. Mi riferisco - ad esempio - al tema della sicurezza per le guardie mediche. A causa dell'organizzazione della sicurezza, ma anche della riorganizzazione nelle aziende sanitarie, sempre più spesso i luoghi dove si effettua la guardia medica sono un po' delocalizzati e chi svolge il servizio (spesso e volentieri sono donne) ritiene di non essere al sicuro. Pertanto, redigere un documento di valutazione del rischio specifico rispetto a tali luoghi o svolgere il servizio in questione in un luogo più consono riuscirebbe a risolvere il problema. Ovviamente, ciò rientra nella piena autonomia delle aziende sanitarie, ma dobbiamo porre l'attenzione anche su questo e, quindi, sulla sicurezza del luogo del lavoro e su una maggiore valutazione del rischio rispetto a siffatte realtà. In 12 a Commissione - come è stato detto prima - abbiamo fatto un ottimo lavoro; abbiamo apportato dei miglioramenti, come il fatto di considerare le buone prassi già esistenti: alcune Regioni stanno già su questo lavorando, ma è giusto che tutte le Regioni si parlino tra loro per scambiarsi le buone prassi. Inoltre, è positivo il fatto che siano state aggiunte le associazioni di rappresentanza dei lavoratori nell'ambito dell'Osservatorio e anche l'approvazione della norma sulla rilevazione degli eventi sentinella che possono sfociare in un atto di violenza. Ciò detto, all'Osservatorio sono attribuiti molti compiti: monitorare gli episodi di violenza commessi ai danni degli esercenti le professioni sanitarie; monitorare gli eventi sentinella (aggiunti in sede redigente durante l'esame del disegno di legge) che possono dar luogo a fatti commessi con violenza o minaccia ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni; promuovere - anche questo è importante - studi e analisi per la formazione di proposte e misure idonee a ridurre i fattori di rischio negli ambienti più esposti. Come dicevo prima, ciò si potrebbe realizzare anche attraverso una buona redazione del documento di valutazione dei rischi. Tra i compiti rientra anche quello di monitorare e promuovere la diffusione delle buone prassi - punto è aggiunto durante l'esame del provvedimento in sede redigente - in materia di sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie. L'Osservatorio acquisisce i dati regionali relativi all'entità e alla frequenza del fenomeno, anche con riguardo alla situazione di rischio o di vulnerabilità nell'ambiente di lavoro, con il supporto dell'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità istituito presso l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). Abbiamo infatti un Osservatorio già esistente sulla sicurezza delle professioni sanitarie in capo ad Agenas, l'ente vigilato dal nostro Ministero della salute. Ritorniamo sempre sul fatto che l'ambiente di lavoro è un luogo importantissimo dove si svolge la professione. L'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità dovrà collaborare con questo nuovo Osservatorio. Occorre dire anche in questa sede che l'altra importante aggiunta apportata al testo riguarda le aggravanti rispetto alle aggressioni. Ritorniamo quindi all'articolo 2, che estende ai casi di lesioni personali gravi o gravissime cagionate a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o a incaricati di pubblico servizio, nell'atto o a causa dell'adempimento delle funzioni o del servizio presso strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche o private, le pene aggravate previste per le corrispondenti ipotesi di lesioni cagionate ad un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive. Pertanto, le disposizioni di cui all'articolo 583- quater del codice penale sono state estese anche alle professioni sanitarie. L'articolo 3 prevede che l'aver commesso il fatto con violenza o minaccia in danno gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni rientri fra le circostanze aggravanti previste dall'articolo 61 del codice penale. Come vedete, sono state aggiunte le aggravanti nei confronti di chi commette aggressioni, ma ritengo che questa non sia la panacea e ci sia da aggiungere molto altro. L'articolo 4 modifica il codice penale in materia di procedibilità. In conclusione, vorrei aggiungere un punto molto importante: