[massime]

Edilizia e urbanistica - Norme della Regione Sardegna - Possibilità di ampliare i fabbricati ad uso residenziale, quelli destinati a servizi connessi alla residenza e quelli relativi ad attività produttive, entro il limite del venti per cento della volumetria esistente, "anche mediante il superamento degli indici massimi di edificabilità previsti dagli strumenti urbanistici" - Asserito intervento di depenalizzazione, lesivo della competenza legislativa statale esclusiva in materia penale - Eccezione, prospettata dalla Regione e dalla parte privata, di difetto di rilevanza della questione volta a conseguire una pronuncia in malam partem in materia penale - Questione in cui viene in discussione la idoneità della fonte di produzione normativa - Reiezione.. Non è fondata l'eccezione di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale riguardante l'art. 2 della legge della Regione autonoma Sardegna 23 ottobre 2009, n. 4 - che consente l'ampliamento dei fabbricati ad uso residenziale, di quelli destinati a servizi connessi alla residenza e di quelli relativi ad attività produttive, entro il limite del venti per cento della volumetria esistente, «anche mediante il superamento degli indici massimi di edificabilità previsti dagli strumenti urbanistici» - formulata, sotto diverse angolazioni, tanto dalla Regione che dalla parte privata sul rilievo che il giudice rimettente mira inequivocabilmente a conseguire una pronuncia in malam partem in materia penale. La preclusione di tali tipo di pronunce, infatti, non può venire in considerazione quando sia in discussione non il " quomodo " dell'esercizio della potestà legislativa, ma la stessa idoneità della fonte di produzione normativa. Tale motivazione è logicamente prioritaria anche rispetto all'orientamento della Corte invocato dal giudice a quo , che ritiene ammissibile il sindacato di legittimità costituzionale, anche in malam partem , sulle cosiddette norme penali di favore. - Sull'ammissibilità del sindacato di legittimità costituzionale, anche in malam partem , sulle cosiddette norme penali di favore, vedi, ex plurimis , sentenze nn. 79/2009, 324/2008, 148/1983. - Sulla spettanza del potere di normazione in materia penale al Parlamento, v. le citate sentenze nn. 230/2012, 394/2006 e 487/1989. - Sull'impossibilità per la Corte sia di creare nuove fattispecie criminose o di estendere quelle esistenti a casi non previsti, sia di incidere in peius sulla risposta punitiva o su aspetti comunque inerenti alla punibilità vedi, ex plurimis , ordinanze nn. 285/2012, 204/2009, 66/2009 e 5/2009. - Sulla sufficienza, per rendere ammissibile una questione di legittimità costituzionale, che la norma impugnata sia applicabile nel giudizio a quo , senza che rilevi il "senso" degli effetti per le parti in causa, v. la citata sentenza n. 294/2011. - Sulla spettanza al giudice del giudizio principale del potere di valutare le conseguenze applicative di una sentenza costituzionale di accoglimento, vedi le citate sentenze nn. 5/2014 e 28/2010. - Sull'influenza di una pronuncia costituzionale di accoglimento sull'esercizio della funzione giurisdizionale, vedi le sentenze nn. 394/2006 e 148/1983. - Sullo scrutinio nel merito di analoghe questioni di legittimità costituzionale in malam partem aventi ad oggetto norme regionali, sollevate nell'ambito di giudizi penali, vedi, ex plurimis , sentenze nn. 234/1995, 110/1994,. 96/1994, 437/1992, 307/1992, 306/1992, 504, 213/1991, 117/1991 e 14/1991.