[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione della Camera dei deputati 17 marzo 1998 relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dall'on. Nicola Vendola nei confronti del dott. Paolo Foresti, promosso con ricorso della Corte d'appello di Roma, sezione prima civile, notificato il 18 febbraio 2003, depositato in cancelleria il 10 marzo 2003 ed iscritto al n. 6 del registro conflitti 2003. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 5 aprile 2005 il Giudice relatore Romano Vaccarella; udito l'avvocato Massimo Luciani per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Nel corso di un processo civile per risarcimento danni, promosso da Paolo Foresti nei confronti del deputato Nicola Vendola, detto Nichi, – conseguente alla pubblicazione sul quotidiano “Il Manifesto” del 27 marzo 1997 di un articolo, a firma del citato deputato, contenente apprezzamenti diffamatori nei confronti del Foresti, all'epoca ambasciatore a Tirana – la Corte d'appello di Roma, sezione prima civile, ha sollevato con ordinanza 16 novembre 2001 (depositata nella cancelleria della Corte il successivo 22 dicembre) conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera adottata in data 17 marzo 1998 (doc. IV-quater, n. 20): delibera secondo la quale le dichiarazioni per le quali è in corso il procedimento civile concernono opinioni espresse dal deputato nell'esercizio delle sue funzioni di parlamentare, con conseguente insindacabilità a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. 1.1. – La Corte d'appello ricorrente rammenta, in punto di fatto, che Paolo Foresti, con citazione notificata il 29 luglio 1997, aveva convenuto davanti al Tribunale di Roma il deputato Vendola, unitamente al direttore responsabile del quotidiano “Il Manifesto” e alla società cooperativa editrice Il Manifesto, per sentirli condannare al risarcimento dei danni, ed inoltre al pagamento di una somma ulteriore a titolo di riparazione ex art. 12 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa), conseguenti alla pubblicazione sul quotidiano “Il Manifesto” del 27 marzo 1997 di un articolo a firma del citato parlamentare nel quale si parlava – sotto il titolo “Profughi e mafiosi” – di «un lestofante del calibro di Paolo Foresti, nostro ambasciatore a Tirana e principale cerniera tra l'Italietta dei predoni e un'Albania da colonia o da protettorato». Pervenuta la delibera di insindacabilità della Camera dei deputati del 17 marzo 1998, il Tribunale, con sentenza non definitiva del 4 novembre 1999, reputando corretta tale esplicazione del potere della Camera, aveva dichiarato inammissibile la domanda avanzata nei confronti del parlamentare. Avverso questa sentenza aveva proposto appello il Foresti, chiedendo preliminarmente che fosse sollevato conflitto di attribuzione, ai sensi dell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, in quanto non ricorrevano i presupposti di diritto per l'applicazione a favore del deputato Vendola dell'immunità di cui all'art. 68 Cost. 1.2. – Tanto premesso, il giudice ricorrente sostiene che, con la citata deliberazione, la Camera dei deputati avrebbe illegittimamente esercitato il proprio potere, immotivatamente affermando l'esistenza di un collegamento funzionale tra le espressioni ritenute diffamatorie dal Foresti e l'attività parlamentare del Vendola. In particolare, secondo la Corte d'appello, le espressioni contenute nell'articolo a firma del deputato Vendola non sarebbero collegate all'esercizio della funzione parlamentare, ma conterrebbero soltanto pesanti apprezzamenti personali espressi come un qualunque privato cittadino: l'articolo in questione non concernerebbe il dibattito parlamentare che in quei giorni si svolgeva sulla questione albanese, ma si sostanzierebbe in un attacco diretto alla persona del Foresti, e non già alla sua carica istituzionale di ambasciatore italiano a Tirana. Le dichiarazioni del deputato Vendola, quindi, non sarebbero state rese nell'esercizio dell'attività parlamentare e la delibera adottata dalla Camera dei deputati sarebbe lesiva delle attribuzioni della giurisdizione ordinaria, in quanto il potere conferito dall'art. 68 Cost. sarebbe stato esercitato in modo distorto ed arbitrario. La Corte d'appello di Roma, pertanto, solleva conflitto di attribuzione ai sensi dell'art. 37 della legge n. 87 del 1953 e chiede a questa Corte di accertare che non spetta alla Camera dei deputati dichiarare la insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Nicola Vendola, e, conseguentemente, di annullare la deliberazione del 17 marzo 1998. 2. – Il conflitto così proposto è stato giudicato ammissibile con ordinanza n. 31 del 2003, regolarmente notificata il 18 febbraio 2003 alla Camera dei deputati, a cura del ricorrente, che ne ha quindi curato il deposito presso la cancelleria di questa Corte il successivo 10 marzo 2003. 3. – A seguito della notifica, si è costituita la Camera dei deputati chiedendo che il conflitto venga dichiarato irricevibile o comunque respinto nel merito. 3.1. – In primo luogo, la Camera rammenta che, ai sensi del combinato disposto degli articoli 26, quarto comma, e 6 del regolamento della Corte costituzionale 16 marzo 1956 (Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale), ciascuna parte deve depositare in cancelleria gli atti e i documenti «in tante copie in carta libera quanti sono i componenti della Corte e le parti» e che «il cancelliere non può ricevere atti e documenti (…) che non siano corredati del necessario numero di copie»; tale norma dimostrerebbe «l'infungibilità del ricorso e dell'ordinanza quale strumento utile a promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (…) (in quanto) l'utilizzazione della forma dell'ordinanza comporta la violazione del principio della parità delle armi tra le parti del giudizio». 3.2. – Nel merito, osserva la difesa della Camera che, nell'imminenza e subito dopo la manifestazione delle opinioni espresse dal deputato Vendola, vi fu un acceso dibattito parlamentare sulla situazione albanese e sul ruolo dell'ambasciatore Foresti, con particolare riguardo allo scandalo delle c.d. «finanziarie piramidali» ed alle «accuse di oscuri rapporti tra criminalità organizzata italiana e albanese, coperti dal Governo all'epoca insediato a Tirana». In tale quadro, che ha visto l'intervento in sede parlamentare di numerosi deputati, appartenenti a diversi schieramenti politici, si collocherebbero, con tratto non innovativo, le dichiarazioni del Vendola contenute nell'articolo di stampa in questione. 3.2.1. – In particolare, la difesa della Camera ricorda: a) le dichiarazioni rese, nella seduta del 4 marzo 1997, dall'on. Brunetti (sul «coacervo di forze politico-mafiose che ha trovato sostegno nel Governo» e sulla «inspiegabile compiacenza» nei confronti degli eventi albanesi);