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Contestualmente alla pubblicazione del DEF, il Governo ha approvato due decreti legge contenenti misure di stimolo agli investimenti privati e delle amministrazioni territoriali (decreto-legge "Crescita") e misure volte a snellire le procedure di approvazione delle opere pubbliche e di progetti di costruzione privati (decreto-legge "Sblocca Cantieri"), che vengono considerate per la predisposizione delle stime del quadro programmatico. L'impatto complessivo dei due provvedimenti sull'economia viene prudenzialmente stimato in 0,1 punti percentuali di crescita aggiuntiva del PIL reale nel 2019, portando il tasso di crescita nello scenario programmatico allo 0,2 per cento. Per quanto riguarda gli anni successivi, è previsto un tasso di crescita pari allo 0,8 per cento in ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022. In tale contesto macroeconomico, prosegue il Relatore, l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni per il 2018 risulta pari, in valore assoluto, a 37.505 milioni, corrispondente al 2,1 per cento del PIL, stima in rialzo rispetto a quella dell'1,9 per cento recata dalla Nota tecnico-illustrativa alla legge di bilancio 2019-2021. A tale valore dell'indebitamento netto, nel 2018 le entrate totali delle amministrazioni pubbliche hanno contribuito per 816,1 miliardi di euro, attestandosi al 46,4 per cento del PIL, in contrazione rispetto al 2017. In particolare, le entrate correnti evidenziano, rispetto al 2017, un incremento di circa 15,4 miliardi (+1,9 per cento), determinato dall'aumento delle imposte indirette e dei contributi sociali, parzialmente compensato dalla contrazione delle imposte dirette. Le imposte in conto capitale registrano, invece, una contrazione di circa 0,84 miliardi di euro. Il DEF segnala che la contrazione delle imposte dirette è in parte riconducibile agli effetti delle misure di "rottamazione" delle cartelle esattoriali, di riduzione dell'aliquota IRES e di proroga delle agevolazioni relative al cosiddetto superammortamento e iperammortamento. L'andamento negativo delle imposte in conto capitale (da 2.318 milioni del 2017 a 1.478 milioni) risente del calo del gettito derivante dalla voluntary disclosure. Il Relatore sottolinea che la pressione fiscale nel 2018 si è attestata al 42,1 per cento del PIL e che le entrate tributarie includono gli effetti dell'attività di contrasto all'evasione fiscale. Nello scenario tendenziale del periodo di programmazione, il DEF evidenzia per il 2019 un indebitamento netto pari al 2,4 per cento del PIL (42,1 miliardi di euro). Per gli anni successivi, si stima un decremento dell'indebitamento netto, sia in valore assoluto sia in rapporto al PIL. Tale previsione è in parte riconducibile alla stima di un andamento crescente, in valore assoluto, delle entrate totali, che passano da 827,6 miliardi nel 2019 a 892,9 miliardi nel 2022. In termini di incidenza sul PIL, si passa dal 46,5 per cento nel 2019 al 46,6 per cento del PIL nel 2022. Tale andamento risente della dinamica del PIL nominale, dell'effetto combinato della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia con riguardo all'esercizio 2019, del venir meno delle misure relative agli sgravi contributivi previsti dalle leggi di bilancio 2015 e 2016 e delle disposizioni della legge di bilancio 2019 in materia di entrate fiscali. Le entrate tributarie in rapporto al PIL sono attese scendere al 28,5 per cento nel 2019, per aumentare al 29,4 per cento per ciascuno degli anni 2020 e 2021 e diminuire nuovamente al 29,2 per cento nell'anno successivo. In proposito il DEF segnala che la riduzione del 2019 sconta gli effetti dei provvedimenti introdotti con la legge di bilancio 2019 che ha previsto, tra l'altro, la disattivazione delle clausole di salvaguardia, l'estensione dell'ambito di applicazione del regime forfettario agevolato e la tassazione a favore delle imprese che reinvestono gli utili in beni strumentali e per l'incremento dell'occupazione, nonché l'aumento della deducibilità IMU sugli immobili strumentali e la proroga al 2019 delle detrazioni fiscali delle spese destinate all'efficientamento energetico. Le stime relative alle annualità successive al 2019, invece, includono gli effetti degli aumenti automatici dell'IVA e delle accise (c.d. "clausole di salvaguardia"). Ai fini della disattivazione dei predetti aumenti automatici, il DEF precisa che sono ancora da definire le misure alternative di copertura e di riforma fiscale. Per il complesso delle entrate tributarie, si registra una variazione positiva per l'anno 2019, rispetto al 2018, in misura pari a circa 2,9 miliardi. Nel 2020, le entrate tributarie mostrano un incremento del 5,6 per cento ascrivibile non solo al miglioramento del quadro congiunturale, ma anche agli effetti della legge di bilancio 2019 e dei provvedimenti legislativi adottati in anni precedenti, con particolare riferimento all'operatività delle "clausole di salvaguardia". L'andamento crescente prosegue, in modo più attenuato, negli anni 2021 e 2022 con ulteriori incrementi su base annua, pari, rispettivamente, al 2,8 per cento e all'1,6 per cento. Nel periodo 2020-2022, la dinamica delle entrate tributarie risente, oltre che degli aumenti automatici dell'IVA e delle accise, degli effetti dell'obbligo di trasmissione elettronica dei corrispettivi all'Agenzia delle entrate nonché di quelli della definizione agevolata delle contestazioni fiscali e delle controversie tributarie pendenti. Infine, la pressione fiscale è prevista ridursi lievemente nel 2019 (42 per cento in luogo del 42,1 per cento nel 2018), e attestarsi al 42,7 per cento negli anni 2020 e 2021, per poi scendere al 42,5 per cento nel 2022. Tale andamento, evidenzia il Documento, riflette l'entrata a regime degli incrementi delle imposte indirette previsti dalle clausole di salvaguardia, in mancanza di misure compensative di spesa o di entrata. Con riferimento alla terza sezione del DEF 2019, relativa al Programma Nazionale di riforma, si rammenta che nella riunione del 13 luglio 2018 il Consiglio dell'Unione europea ha approvato le raccomandazioni specifiche per paese e i pareri sulle politiche economiche e di bilancio degli Stati membri. Nella raccomandazione n. 1, in particolare, il Consiglio, dopo avere rilevato che nessun progresso è stato realizzato riguardo all'alleggerimento della pressione fiscale sui fattori produttivi, alla revisione delle agevolazioni fiscali e alla riforma del sistema catastale, mentre progressi limitati si sono avuti nel potenziamento delle fatturazioni e dei pagamenti elettronici obbligatori, raccomanda che si riduca la pressione fiscale sul lavoro e che si intensifichino gli sforzi per ridurre l'economia sommersa. Il Governo attribuisce un ruolo centrale alla riduzione della pressione fiscale sui redditi per la creazione di un clima più favorevole alla crescita.