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In Austria addirittura l'inno è stato corretto. A tutti i fratelli che vengono menzionati nell'inno si è aggiunta una sorella. Dico questo per segnalarvi come sia diversa la sensibilità in altri Paesi e quanto l'Italia sia indietro su questo piano. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e M5S, e del senatore Laus) . AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Su cosa, senatore Airola? AIROLA (M5S) . Signor Presidente, su una precisazione linguistica che il collega Malan ha fatto... PRESIDENTE . Senatore Airola, pensavo che volesse intervenire solo per aggiungere la firma all'emendamento. Mi spiace, ma non può più intervenire perché per il suo Gruppo ha già parlato la senatrice Maiorino. Adesso non può più fare precisazioni di sorta. Le avrei potuto dare la parola se la sua intenzione fosse stata quella di aggiungere la firma, come ha fatto la senatrice Gaudiano; in caso contrario, il Regolamento non lo consente. VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, intervengo per pronunciare poche parole con la massima sobrietà e pacatezza, senza alcun approccio ideologico, né oltranzista. Ho sentito alcune cose in quest'Aula che credo impongano a tutti quanti noi una riflessione e qualche parola di verità. Mi rivolgo in modo particolare al collega Schifani, che stimo in modo particolare per la sua cultura politica e istituzionale. Quando afferma che a essere definiti nel genere sono il ruolo e la funzione, gli vorrei dire che il tema è proprio questo: il ruolo e la funzione oggi sono declinati unicamente al maschile perché rappresentano una cultura che ha visto dentro quei ruoli e quelle funzioni, per tantissimi anni e per la storia del nostro Paese, un protagonismo unicamente maschile. (Applausi dai Gruppi PD e M5S) . Oggi proviamo invece a cambiare questo sistema e a dire che dentro quei ruoli e quelle funzioni ci sono anche le donne. Basta prenderne atto e guardare all'eterogeneità di quest'Assemblea. Siamo diversi e vogliamo semplicemente che questa differenza sia vista, letta, riconosciuta, chiamata e verbalizzata, perché la parola dà forza anche alle cose. Non è assolutamente indifferente l'utilizzo della declinazione del genere anche perché il rischio - ed è quello che tante di noi pensano essere il più grande - è che quando le donne arrivano a rivestire alcuni ruoli sono poi costrette a omologarsi tante volte non solo nel linguaggio e che quel linguaggio rischi in qualche modo l'omologazione e la negazione di una differenza. La differenza va riconosciuta e semplicemente declinata. Peraltro, mi pare che questo emendamento, così come scritto, sia anche molto sobrio ed equilibrato perché semplicemente evita che vi sia l'unica declinazione al maschile, quasi a dire che quella funzione è sostanzialmente maschile. Farei anche semplicemente riflettere tutti quanti noi sul fatto che vi sono ruoli e funzioni che storicamente noi decliniamo al femminile, senza sorprendercene. Per il ruolo della maestra, abbiamo sempre detto che si può dire il maestro o la maestra, mentre ci risulta difficile declinare parlamentare o presidente. Oggi chiediamo che questa declinazione sia almeno resa possibile e credo che questo faccia fare a tutti noi un passo di civiltà e progresso. (Applausi dai Gruppi PD e M5S) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, vorrei ricordare che nella nostra lingua - l'italiano - non esiste il neutro, ma esistono il maschile e il femminile. È evidente quindi che questo è tanto più vero - questa è la sostanza dell'emendamento della senatrice Maiorino - a maggior ragione nella comunicazione istituzionale, quando ci sono cariche che rappresentano e devono rappresentare le cittadine e i cittadini, per cui deve essere dichiarato: io sono una senatrice perché sono una donna, il senatore è uomo, quindi è il riconoscimento di una differenza. La lingua non può quindi essere discriminante da questo punto di vista; non esistono cariche istituzionali neutre, non esistono politicamente, quindi non esistono certamente neanche dal punto di vista del genere (maschile o femminile) di chi riveste una determinata carica. Presidente, noi abbiamo un problema di discriminazione, come credo dicesse poc'anzi la senatrice Valente. La lingua diventa così discriminante perché cancella questa presenza, soprattutto nella polis , perché nel mondo delle professioni forse, anche se con grande difficoltà, qualche passo in avanti si è fatto, fermo restando che nel caso di ruoli professionali storicamente quasi tutti femminili non è che gli uomini, che pure ci sono, assumono la dizione femminile. Ad ogni modo, la questione oggi si pone nella polis , e cioè nel luogo che per eccellenza continua a mantenere questa traccia di discriminazione. Quindi, non nominare e non riconoscere il maschile e il femminile significa di fatto ancora una volta fare un'operazione di cesura su una forte presenza femminile. Posso comprendere, Presidente, che ci sono talune figure rispetto alle quali la declinazione al femminile può sembrare addirittura una svalutazione, perché storicamente sono figure professionali magari non altissime, ma credo sia nostro dovere fare un passo in avanti, che non può essere sganciato dal percorso di riconoscimento della parità di genere. L'articolo 3, che è il caposaldo della nostra Costituzione e del patto repubblicano, vieta tassativamente le discriminazioni e questa del linguaggio è una discriminazione assoluta perché è la cancellazione del femminile. (Applausi) . CALDEROLI, relatore . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI, relatore . Signor Presidente, prima di tutto, avvicinandoci alla conclusione dei nostri lavori, prendo atto - e per questo ringrazio - del fatto che in un'ora e tre quarti questo Senato ha rivoluzionato per la seconda volta un Regolamento, a mio avviso non solo con adeguamenti numerici ma anche migliorando il funzionamento del Senato. Poi ci si ferma rispetto a quelle che vengono proposte quasi come battaglie di religione. Personalmente sono completamente estraneo alle battaglie di religione perché non ci credo, ma ritengo ci sia un principio di buonsenso che deve essere utilizzato tutte le volte che si fa qualcosa. Ho fatto una valutazione di una prima versione dell'emendamento a firma della collega Maiorino che introduceva direttamente nel nostro Regolamento importanti modifiche che non credo sia possibile affrontare in una sede come questa, perché dovrebbero essere contenute in un Regolamento, in un qualcosa. Come relatori e come Giunta abbiamo espresso un parere favorevole rispetto a un testo riformulato, che voglio chiarire perché gli interventi sia a sostegno sia contro non corrispondono al contenuto dell'emendamento. L'emendamento mira a inserire un articolo aggiuntivo secondo cui il Consiglio di Presidenza, quindi il prossimo, stabilisce i criteri generali - non dice esclusivamente come modificare il Regolamento - affinché nella comunicazione istituzionale e nell'attività dell'amministrazione sia assicurato il rispetto della distinzione di genere nel linguaggio, ovvero evitando l'utilizzo di un unico genere nell'identificazione di funzioni e ruoli, nel rispetto del principio di parità tra uomini e donne. Ho sentito l'amico e collega Schifani dire che è giusto lasciare la libertà di scelta.