[pronunce]

In via del tutto subordinata, si deduce ancora - ove venga accolta la questione di costituzionalità - la illegittimità costituzionale della reviviscenza della disposizione abrogata, in quanto contrastante con l'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte in cui affida alle Regioni la potestà legislativa in tema di valorizzazione dei beni culturali, salva la determinazione statale dei principi fondamentali, tra i quali non potrebbe certo annoverarsi l'attribuzione della gestione del Teatro Petruzzelli alla Fondazione. Nel merito, la normativa censurata non sarebbe in contrasto con il parametro evocato, posto che le disposizioni del decreto-legge, per la parte che qui interessa, sono state integralmente riprodotte nel corpo dei commi 104-107 dell'art. 2 della legge di conversione, la quale ultima, costituisce, dunque, la fonte vigente. 4. - Si è costituita in giudizio la Fondazione Lirico-Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile e comunque infondata. La Fondazione deduce la irrilevanza della questione: gli eredi Petruzzelli chiesero al Tribunale di Bari, attraverso la domanda monitoria, la corresponsione della penale risarcitoria prevista dall'art. 5 del Protocollo per il caso di ritardo nella ultimazione dei lavori del Teatro; viceversa, l'art. 1, comma 6, della legge n. 310 del 2003, che si vorrebbe far rivivere attraverso la declaratoria di incostituzionalità, ha ad oggetto "i diritti d'uso esclusivo sul Teatro Petruzzelli" e non riguarda in alcun modo né la ricostruzione del Teatro né la correlativa penale per il ritardo. In secondo luogo, il giudice rimettente avrebbe omesso di descrivere compiutamente la fattispecie sottoposta al suo esame. E ancora la questione sarebbe inammissibile perché sollevata al solo fine di ottenere un avallo interpretativo della norma impugnata, specialmente in relazione alla figura del "contratto imposto". In estremo subordine, e da ultimo, la questione di legittimità sarebbe infondata, in quanto la diversità tra le previsioni dichiarate incostituzionali con la sentenza n. 128 del 2008 e quelle ora in esame sarebbe attestata dalla mancata declaratoria di illegittimità consequenziale, a norma dell'art. 27 della legge n. 87 del 1953, al contrario di quanto dedotto dall'odierno rimettente, che invece sottolinea le "stesse ragioni" e lo "stretto collegamento" esistenti tra i due gruppi di norme. 5. - E' intervenuta in giudizio la signora Vittoria Messeni Nemagna, interveniente nel giudizio a quo, per chiedere una declaratoria di illegittimità costituzionale della norma denunciata «e, conseguentemente», di reviviscenza della norma abrogata. Riassunto «il percorso processuale che ha condotto alla proposizione dell'odierna questione di costituzionalità» e ripercorse, in un dettagliato «excursus storico-giuridico», le vicende variamente relative alla vita del Teatro Petruzzelli, la difesa dell'interveniente - titolare del marchio "Petruzzelli" - ha rilevato che la norma denunciata, incidendo sul diritto di proprietà privata, si porrebbe in contrasto, oltre che con il parametro di cui all'art. 77, secondo comma, Cost., anche con quelli di cui agli articoli 42 e 43 Cost.: risulterebbero, infatti, lese «posizioni giuridiche riconducibili alla libertà di iniziativa economica e alla tutela della proprietà, sia sotto il profilo della perdita di un essenziale segno identificativo dell'impresa sia della portata sostanzialmente espropriativa di un bene che fa parte del patrimonio aziendale»; e risulterebbe leso «altresì il valore della concorrenza». Conformemente all'ordinanza di rimessione, l'atto di intervento reputa «incontestabile» il dato dei diritti e degli obblighi della Fondazione per come previsti nel Protocollo; così come altrettanto «incontestabile» parrebbe che, venuto meno l'esproprio, lo stesso Protocollo abbia «ripreso efficacia quale atto regolatore degli interessi delle parti» e «che, pertanto, non abbia più ragione di operare la disposizione» denunciata. La norma denunciata, d'altra parte, «cancella il rinvio al Protocollo, ma non cancella il Protocollo stesso», tuttavia sottraendo «alla Fondazione (...) qualsivoglia collegamento con il teatro Petruzzelli, azienda di rilevanza pubblicistica che, come il suo marchio, è e rimane di proprietà privata». E la violazione del parametro evocato deriverebbe dall'«evidente assoluta mancanza dei presupposti della decretazione d'urgenza», stante l'assenza di collegamento tra «la straordinaria necessità ed urgenza di interventi di carattere finanziario» o «per il riequilibrio dei conti pubblici» o «per il riordino di settori della pubblica amministrazione», da un lato, e la norma denunciata, dall'altro. 6. - E' intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per una declaratoria di inammissibilità e, comunque, di infondatezza della questione. L'inammissibilità discenderebbe, anzitutto, «dalla carenza d'interesse» alla pronuncia richiesta, attesa la soppressione dell'intero art. 18 del d.l. n. 262 del 2008 da parte della legge di conversione e atteso che i profili di incostituzionalità si attaglierebbero non alla disposizione contenuta nella legge, ma solo a quella di cui al decreto-legge e che il venir meno di quest'ultima renderebbe la questione riferita alla legge priva della «ragione di esistere» e comunque di adeguata motivazione. Un ulteriore motivo di inammissibilità deriverebbe dalla «carente esposizione delle ragioni della violazione dell'invocato parametro costituzionale», risultando insufficiente il «mero richiamo» della sentenza n. 128 del 2008. Nel merito, la disposizione censurata presenterebbe «profili di autonomia ben marcati» rispetto alle norme sull'esproprio dichiarate incostituzionali: essa avrebbe, in definitiva, consentito la riapertura del teatro, «disancorando la vita e l'attività della Fondazione da un atto privato (il protocollo d'intesa del 21/11/2002), la cui validità era ed è sub iudice». La predetta autonomia emergerebbe, del resto, anche dalla circostanza che la Corte non abbia ritenuto di estendere in via consequenziale gli effetti caducatori della pronuncia relativa alle disposizioni sull'esproprio. D'altra parte, la norma denunciata costituirebbe «un atto dovuto», giustificato dal fatto che la Fondazione richiamata nel Protocollo del 2002 «era un soggetto del tutto distinto da quello istituito con la legge 310/03». Ciò renderebbe indubbio, da un lato, il rilievo «per la finanza pubblica» del funzionamento, tra le altre, anche di questa Fondazione; dall'altro lato «la necessità e l'urgenza dell'intervento del Legislatore, atteso che, in forza della norma abrogata, la nuova Fondazione (...) sarebbe stata costretta a sborsare a favore di soggetti privati (...) una ingente somma per un tempo molto lungo», pur avendo «diritto ad ottenere dall'amministrazione comunale la piena e gratuita disponibilità del Teatro». 7.