[resaula]

alla richiesta il dirigente preposto dell'ufficio ha fornito risposta negativa; la Corte di cassazione in svariate occasioni ha avuto modo di affermare che la legge n. 266 del 2005, all'articolo 1, comma 563, stabilisce che per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui alla legge n. 466 del 1980, articolo 3, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un'invalidità permanente in attività di servizio o nell'espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza degli eventi verificatosi ivi elencati; di seguito al successivo comma 564, si precisa che sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidante o alla quale consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura effettuate dentro e fuori dei confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali e operative; in attuazione di quanto stabilito dalla legge n. 266 del 2005, articolo 1, comma 565, è stato emanato, con decreto del Presidente della Repubblica n. 243 del 2006, il regolamento concernente i termini e le modalità di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere e ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva estinzione dei benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo; come riportato nella sentenza della Corte di cassazione n. 6214/2022 dal quadro normativo riportato si evince che il legislatore ha ritenuto di intervenire a protezione delle vittime del dovere con le diverse disposizioni contenute nella legge n. 266 del 2005, rispettivamente ai commi 563 e 564 dell'art. 1; con le sentenze n. 6214, n. 6215 e n. 6216 del 24 febbraio 2022, le sezioni unite della suprema Corte di cassazione hanno riconosciuto, inoltre, la piena applicabilità del decreto del Presidente della Repubblica n. 181 del 2009, comprensivo del danno morale, per tutte le vittime del terrorismo, del dovere e della criminalità organizzata, sancendo i principi già noti dal 2014 relativi alla risarcibilità del danno complessivo per tutte le vittime, senza distinzioni tra le categorie; inoltre, il Tribunale di Roma, sezione lavoro, con sentenza del 7 maggio 2019 si è pronunciato con riferimento al termine di prescrizione per l'attribuzione dello status di vittima del dovere, necessario ai fini dell'ottenimento dei benefici previsti dalla legge n. 266 del 2005, chiarendo che il diritto al riconoscimento di tale status non è soggetto a prescrizione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato; per quali motivi la richiesta del luogotenente D.V. abbia avuto da parte degli uffici preposti esito negativo e sulla base di quali presupposti; se ritenga di verificare le ragioni del diniego del riconoscimento dei benefici al luogotenente D.V. e se ritenga di accertare eventuali responsabilità relative all' iter procedurale di esame della richiesta il cui esito umilia la vittima; se ritenga di adottare ogni iniziativa utile volta a garantire all'interessato e a coloro che versano in analoghe situazioni, azioni di tutela. Atto n. 3-03446 RUOTOLO DE PETRIS Loredana Al Ministro dell'istruzione Premesso che: il Ministero dell'istruzione ha adottato il decreto n. 170 del 2022 con il quale vengono definiti i criteri di riparto delle risorse per le azioni di prevenzione e contrasto della dispersione scolastica in attuazione della linea di investimento 1.4, "intervento straordinario finalizzato alla riduzione dei divari territoriali nel I e II ciclo della scuola secondaria e alla lotta alla dispersione scolastica", nell'ambito della missione 4, componente 1, del piano nazionale di ripresa e resilienza, finanziato dall'Unione europea nell'ambito del programma Next Generation EU. Il decreto, in fase di registrazione, fa riferimento a quota parte, pari a 500 milioni di euro, delle risorse stanziate; a giudizio degli interroganti, i criteri per l'assegnazione dei fondi alle scuole dovrebbero proporre indicazioni chiare e verificabili tese a invertire la tendenza all'aumento dei divari tra minori, territori, scuole e ad avviare un'ampia azione di sistema, come il PNRR prescrive, per contrastare il fallimento formativo esaminando puntualmente le aree di intervento per obiettivi entro le sezioni del documento stesso: a) rafforzare l'offerta delle scuole con l'accompagnamento competente nell'elaborazione e gestione delle azioni di prevenzione e riparazione del fallimento formativo potenziandone l'organico; b) creare aree di educazione prioritaria dedicate a interventi sistematici e di lungo periodo in territori particolarmente difficili; c) stabilire target di interventi differenziati per età, situazioni e bisogni, in modo flessibile secondo i contesti e mirati a riparazione e riconquista piena al diritto allo studio e alla formazione, anche attivando percorsi di seconda opportunità; d) dare forza ai processi di apprendimento di ciascun alunno e alunna in situazione di esclusione, fragilità, difficoltà, anche con azioni di tutoring e presa in carico personalizzati; e) costruire alleanze casa-scuola nella distinzione di ruoli e funzioni e nella concordia delle finalità educative condivise; f) coinvolgere le famiglie e sostenere e promuovere il protagonismo di bambini e ragazzi; g) curare una visione lungimirante che preveda scambio e confronto permanente tra scuole, continuità nelle fasi di transizione ed orientamento, comune capacity building di tutte le professionalità coinvolte tra scuola e fuori da scuola; per quanto risulta agli interroganti, il decreto fa il grave errore di non condizionare la conferma dell'assegnazione dei fondi alla costituzione dell'alleanza territoriale, all'elaborazione condivisa di un progetto d'azione territoriale e di miglioramento dell'offerta scolastica che comprenda le annualità 2022/2023, 2023/2024 e possibilmente 2024/2025. Si sarebbe, insomma, potuto e dovuto affiancare subito all'assegnazione delle risorse un insieme definito di cornici, indicazioni operative e regole di ingaggio, inderogabili che il documento del gruppo di lavoro ha definito. Non è davvero pensabile assegnare così tante risorse, su una questione così importante, senza definire un chiaro sistema di opportunità e di vincoli per il loro uso; rilevato che: sulla base della ripartizione regionale derivante dall'applicazione dei criteri di assegnazione dei fondi, il decreto stanzia circa 79 milioni di euro per oltre 400 scuole della Campania. A Napoli sono 78 gli istituti che ricevono le risorse previste, da un minimo di 60.000 ad un massimo di 384.000 euro, per un totale di quasi 15 milioni. L'elenco comprende anche i beneficiari delle risorse del "patto educativo contro la dispersione" per l'area metropolitana di Napoli, siglato a maggio tra Ministero dell'interno, Prefettura, enti locali, curia e terzo settore;