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Tale locuzione è poi utilizzata, nel testo della direttiva, esclusivamente all'articolo 8, per indicare le informazioni che le autorità competenti sono tenute a fornire tempestivamente, caso per caso, a richiesta della FIU nazionale. Ne consegue che la definizione di "informazioni in materia di contrasto" di cui al comma 1 , lettera g), comprende tutte le informazioni indicate anche in via esemplificativa dalla direttiva. In proposito, tenuto conto che la UIF, in forza delle disposizioni elencate in relazione all'articolò 7 del presente schema di decreto, già accede a talune delle suddette informazioni, nell'articolato non è stata riprodotta l'esemplificazione propostadalla direttiva, onde evitare richieste su informazioni già accessibili alla predetta Unità, la quale - quando risulta necessario per l'esercizio delle proprie finzioni e fatte salve le norme sul segreto delle indagini - potrà richiedere al Nucleo speciale di polizia-valutaria e alla DIA, caso per caso, dette informazioni quando non altrimenti alla stessa accessibili. Per quanto riguarda le definizioni di riciclaggio, reati presupposto associati e finanziamento del terrorismo, sono state riprodotte quelle contenute nelle disposizioni unionali richiamate nella direttiva in recepimento, con la specificazione che queste valgono ai fini dello scambio di informazioni con le autorità competenti degli altri Stati membri. Con particolare riferimento alla definizione di riciclaggio di cui al comma 1, lettera h) - che riproduce quella contenuta nell'articolo 3 della Direttiva (UE) 2018/1673, in fase di recepimento  la stessa ricomprende tutte le condotte riconducibili ai cd. "reati di riciclaggio", già presenti, anche se con diversa denominazione, nell'ambito dell'ordinamento italiano (ad esempio il delitto di ricettazione di cui all'articolo 648 del codice penale). L'articolo 3,al comma 1,designa le "autorità nazionali competenti abilitate ad accedere al registro nazionale centralizzato dei conti bancari" nell'osservanza della citata norma di delega, la quale individua quali "autorità competenti" l'Ufficio ARO istituito presso il Ministero dell'interno nonché i soggetti di cui all'articolo 4, comma 2, lettere a) e c), del decreto ministeriale n. 269/2000. In proposito, la previsione in parola riproduce l'elenco delle autorità riportato nelle anzidette disposizioni regolamentari. Al riguardo, si ricorda che la delega da parte del pubblico ministero agli ufficiali di polizia giudiziaria può essere rilasciata anche oralmente. Il comma 2 dell'articolo 3, in conformità al principio direttivo di cui all'articolo 21, comma 2, lettera b), della legge di delega, conferma che - fermi restando i casi di cooperazione internazionale stabiliti dal presente decreto - l'accesso e la consultazione dell'archivio dei rapporti è consentito esclusivamente quando necessario per lo svolgimento di un procedimento penale o di un procedimento per l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali (come già previsto a legislazione vigente), fatto salvo quanto previsto dall'articolo 371- bis del codice di procedura penale circa le prerogative riservate al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Il comma 3, infine, stabilisce che l'accesso al registro nazionale centralizzato dei conti bancari avviene sulla base di convenzioni stipulate tra le Autorità competenti e l'Agenzia delle entrate, la quale gestisce - nell'ambito dell'Anagrafe Tributaria - il predetto registro, con le modalità di cui all'articolo 47 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, in quanto compatibili, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. L'articolo 4detta le disposizioni concernenti l'accesso e le consultazioni delle informazioni sui conti bancari da parte delle autorità designate competenti, stabilendo, al comma 1, la modifica dell'articolo 7, undicesimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 605 del 1973, al fine di inserire tra le autorità, ivi annoverate, che possono utilizzare le informazioni registrate nell'archivio dei rapporti, l'Ufficio ARO, il quale potrà accedervi per lo svolgimento dei propri compiti, come sanciti dall'articolo 1 della decisione 2007/845/GAI. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. A.G. 285 - Rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali Doc n. 285 Schema di decreto legislativo recante disposizioni per il compiuto adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 1, della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) Il relatore OSTELLARI ( L-SP-PSd'Az ) illustra lo schema di decreto legislativo che si compone di 6 articoli ed è volto a garantire una più precisa e completa conformità del nostro ordinamento alla direttiva 2016/343/UE, come previsto dall'articolo 1 e dall'allegato A, numero 1, della legge di delegazione europea 2019-2020. Su di esso la Commissione giustizia è chiamata ad esprimere il proprio parere entro il 16 settembre 2021(il termine di esercizio della delega è previsto per l'8 novembre 2021). Prima di procedere alla puntuale disamina dello schema ritengo necessario illustrare il contenuto della recependa direttiva. La direttiva (UE) 2016/343, del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali, intende tutelare (art. 1): la presunzione di innocenza di chiunque sia accusato o sospettato di un crimine da parte delle autorità giudiziarie o di polizia; il diritto di una persona accusata di presenziare al proprio processo penale. La direttiva si applica a qualsiasi persona indagata o imputata in un procedimento penale e riguarda tutte le fasi di quel procedimento, dal momento in cui una persona è sospettata o accusata di aver commesso un reato alla decisione finale (art. 2). Alla persona indagata o imputata in un procedimento penale, la direttiva riconosce, anzitutto, la presunzione di innocenza, finché non ne sia dimostrata la colpevolezza. In merito (articoli 3-5), gli Stati membri dell'Unione europea dovranno adottare misure per garantire che nelle dichiarazioni pubbliche da parte delle autorità procedenti non ci si riferisca alla persona come colpevole e dovranno altresì garantire che le persone indagate o imputate non siano presentate come colpevoli, in tribunale o in pubblico, attraverso il ricorso a misure di coercizione fisica (a meno che tali misure non siano necessarie per garantire la sicurezza o evitare il pericolo di fuga). Corollari della presunzione d'innocenza sono i seguenti principi, che gli Stati dovranno garantire: l'onere della prova della colpevolezza incombe sulla pubblica accusa. L'articolo 6 della direttiva fa salvo l'eventuale obbligo per il PM o il giudice di ricercare le prove sia a carico sia a discarico e il diritto della difesa di produrre proprie prove.