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Per questo c'era bisogno, citando e organizzando una certa interpretazione del diritto, di argomenti plausibili, a cominciare dall'invenzione letterale della responsabilità collegiale. Ho ascoltato la serie di riunioni citate dal senatore Pillon, se non ricordo male sette: purtroppo, però, a nessuna delle riunioni citate è seguito un provvedimento da parte del Consiglio dei ministri. Sarebbe stato meglio fare un'unica riunione, magari del Consiglio dei ministri, in cui sostenere la tesi fatta valere da un unico Ministro, che è anche il Vice Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo PD) . Ricordo anche alcuni cinguettii sulla rete - ma neppure questi appartengono all'atto amministrativo su cui il Consiglio dei ministri si muove - che sono in netta contraddizione rispetto alla posizione assunta dal vice presidente del Consiglio Matteo Salvini. Quindi non capisco la differenza tra il cinguettio del ministro Toninelli o del vice presidente Di Maio, che ho mandato a memoria, e riunioni su riunioni o esternazioni su esternazioni, con nessuna delle due posizioni supportata, però, da un atto amministrativo, da un provvedimento collegiale tale da far ritenere l'atto sconsiderato di un Ministro come l'atto di un intero Governo. Quell'atto non esiste; se c'è, bisogna che venga tirato fuori. Che la vicenda Diciotti abbia assunto un rilievo preminentemente politico è un fatto, e come tale lo consideriamo. È un fatto che siano state rovesciate due posizioni: quella del ministro Salvini, prima propenso a farsi giudicare e, successivamente, con evidente esempio di camaleontismo, propenso, invece, a farsi proteggere dall'Assemblea. Il punto vero, però, è l'aver rinnegato, da parte del MoVimento 5 Stelle, una parte consistente della loro anima circa il giudizio sulle immunità. Ho anche io una sfilza di citazione possibili e, se mi vengono richieste, le consegno agli atti per ragioni di tempo. Opporsi all'autorizzazione a procedere è un ribaltamento secco della posizione da voi tenuta nel corso degli anni. È stato detto, lo ha fatto anche il presidente Conte, in questo caso in veste di giurista, e ne sono preoccupato, che «chi tira in ballo le immunità non sa di cosa parla». Ma sapeva di cosa parlava un suo maestro. E poiché la generazione mia e del presidente Conte è la stessa, noi ci siamo formati, pure se in facoltà diverse, sullo stesso testo, che è quello di Costantino Mortati. Costantino Mortati inseriva nell'articolo 96 della Carta tutto ciò che attiene alla giustizia politica. Ed è l'articolo 96 della Costituzione l'articolo che fa da pendant alla discussione nella quale oggi siamo infissi. Il caso che esaminiamo oggi, signor Presidente, è un modello classico studiato dalla scienza della politica. È il problema che si pone ai movimenti populisti quando vanno al Governo. Infatti, una cosa è promuovere campagne elettorali permanenti sulla base di slogan ad effetto, altra cosa è assumere responsabilità istituzionali e, per farlo, muoversi dentro la cornice costituzionale. Può accadere, come in questo caso, che si sia travolti anche da un corto circuito; che comportamenti di quando si è all'opposizione vengano rinnegati una volta al Governo; che l'onorevole Di Maio debba esibirsi in acrobazie da funambolo. Certo che può accadere. Tuttavia, se si rinuncia ai principi fondanti della propria storia, se si contravviene a uno degli ideali bandiera, la storia si vendica sempre. E, prima della storia, si vendicano, decisamente, gli elettori. Oggi dobbiamo registrare, comunque, un fatto nuovo. In questo Parlamento seggono due tipi di maggioranza diversa: una maggioranza larga, fondata sull'articolo 96 della Costituzione, ed una maggioranza, invece, fondata sull'articolo 94 della Costituzione. Ho concluso. Ho letto più volte le carte, per chiedermi se il mio garantismo entrasse in conflitto con il voto a favore sulla concessione dell'autorizzazione a procedere. La risposta è stata non facile, ma è stata che non c'è conflitto. E non c'è conflitto perché le libertà individuali, l'incolumità delle persone, i diritti fondamentali prevengono, cioè vengono prima. Inoltre, poiché questo è un tempo dove dilaga il diciannovismo, noi non possiamo, quando dilaga il diciannovismo, fare dei diritti civili carne di porco. Non si può tentennare. Anzi, sono sorpreso che l'anima liberale di Forza Italia non si sia ribellata. Mi rivolgo al senatore Perosino, che ha citato il Papa Ratzinger di Ratisbona e il dialogo tra Manuele II Paleologo e il dotto persiano. Suggerisco, invece, al senatore Perosino di leggere Papa Wojtyla che accettò, come evoluzione della scienza e dei diritti, tale Darwin e il darwinismo, che Papa Ratzinger, naturalmente, a Ratisbona smentì e dimenticò. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bellanova. Ne ha facoltà. BELLANOVA (PD) . Signor Presidente, il Ministro, che non c'è, il 16 marzo in Basilicata, disse: «Per l'ennesima volta, sulla Diciotti andrò a testa alta in Senato. Facciano come credono. Se mi processano, sarò orgoglioso». La stessa ostentazione di forza è stata replicata più e più volte in questi mesi, accortamente orchestrata da un gruppo di comunicazione che il Ministro, orgogliosamente, definisce la bestia. Il quesito della procura di Catania - di questo oggi discutiamo - è semplice: su quanto avvenuto nell'agosto scorso al largo delle nostre coste, ci sono o no gli estremi per un reato che nulla ha a che fare con la sicurezza nazionale, compiuto con totale spregio di qualsiasi prassi istituzionale e senza alcuna collegialità, come dimostrano i documenti analizzati dalla Giunta per l'autorizzazione a procedere? Ministro - che non c'è - lei ha deciso sì o no di tenere in ostaggio 177 persone, immigrati, sì, persone? (Applausi dal Gruppo PD) . E ciò per un calcolo che non riguarda per niente la sicurezza nazionale ma le sue fortune politiche. È una modalità da allora divenuta prassi, dovrei dire aberrante, di questo Governo: orchestrare ad arte su qualsiasi questione seria solo dei can-can mediatici, sottraendo alla politica e alle aule parlamentari il proprio ruolo, facendo divenire qualsiasi tema esclusivo oggetto di contrattazione e compravendita ad uso e consumo dei due contraenti di Governo. Il volgare scambio è: no processo a Salvini, no sfiducia a Toninelli. (Applausi dal Gruppo PD) . Caro Ministro che non c'è, lei probabilmente a processo non ci andrà e non perché quello che ha fatto coincida con l'interesse supremo nazionale. Lei non ci andrà perché ha fatto di tutto per non andarci, perché i suoi alleati di Governo, un tempo campioni di giustizialismo, sono divenuti felicemente suoi complici. (Applausi dal Gruppo PD) . Mentre ancora fingono, da anime belle, di essere diversi in un vergognoso gioco delle parti, non possono smentirla se non smentendo se stessi e questo Governo. La salveranno dal processo ma non dal giudizio politico, un giudizio per noi indiscutibile.