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Disposizioni in tema di impignorabilità della prima casa di abitazione. Onorevoli Senatori. -- Il protrarsi della crisi economica sta mettendo migliaia di persone in condizioni di difficoltà economica e le conseguenti inadempienze in materia di pagamenti costituiscono un fenomeno in rapida espansione che sta causando un aumento esponenziale delle procedure di pignoramento immobiliare, anche delle prime case di abitazione. In moltissimi casi si tratta di cittadini e nuclei familiari che si trovano a dover fronteggiare al contempo la perdita del posto di lavoro, o magari la chiusura di una propria piccola impresa, e le necessità finanziarie derivanti dall'impegno di mantenere una famiglia. Il disegno di legge che intendo presentare in materia di impignorabilità della prima casa risulta urgente e necessario, al fine di una perequazione sociale che salvaguardi un bene, appunto la prima casa, che costituisce un elemento fondamentale di aggregazione familiare, di coesione sociale e che consenta di tutelare le famiglie ed il diritto di tutti ad avere un alloggio ed eviti il rischio di indigenza e di disagio sociale abitativo che ne nascerebbe anche in relazione alla mancanza di alloggi di edilizia sociale. A partire dal 2010 le procedure di espropriazione forzata sono risultate in costante aumento e nel 2014 hanno superato quota 5.000. Già il decreto-legge adottato nel 2013 noto come il «decreto del fare» (decreto-legge n. 69 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 98 del 2013) ha disposto l'impignorabilità sulla prima ed unica casa di abitazione a fronte di debiti contratti con la pubblica amministrazione, mentre ha previsto che per gli altri immobili del debitore l'agente della riscossione possa procedere all'espropriazione immobiliare a fronte di un debito complessivo superiore a 120.000 euro, elevando tale importo rispetto ai limiti originariamente previsti dalla normativa in materia. In base alla normativa del 2013 il divieto di espropriazione dell'abitazione principale opera in presenza di quattro condizioni, vale a dire il fatto che si tratti dell'unico immobile posseduto dal debitore, che il fabbricato abbia destinazione catastale abitativa, che non sia accatastato come immobile di lusso, e che il debitore abbia nell'abitazione la residenza anagrafica. Per noi italiani, la casa è il nostro principale patrimonio. Rappresenta per noi un primo passo per la sicurezza e la crescita economica e sociale. Inoltre, svolge anche una fondamentale funzione di garanzia, qualora il debitore volesse contrarre un prestito per onorare il proprio insoluto, e trovarsela ipotecata o pignorata, o, ancora peggio, esserne espropriato, lo priva di un suo fondamentale diritto di libertà. Appare, pertanto, evidente come a fronte di una situazione debitoria, se da un lato è certamente giusto che siano soddisfatti i creditori, non si possa, dall'altro, prescindere dall'esigenza di tutelare alcuni beni di primaria importanza, quale la prima casa di abitazione. Non è ammissibile che una famiglia perda la propria abitazione, talvolta unico bene reale, acquistato con anni di sacrifici, e l'espropriazione della stessa oltre a costituire una lesione della sfera più intima delle persone rappresenta anche un pericoloso fattore di instabilità sociale. Le procedure per la vendita all'asta inoltre determinano una sostanziale perdita di valore del bene, che viene venduto ad un prezzo largamente inferiore a quello di mercato, a tutto svantaggio dei proprietari dello stesso che, una volta soddisfatti i creditori, si ritrovano senza nulla, o addirittura peggio perché magari hanno ottenuto dalla vendita una cifra più bassa (cosa che succede molto spesso), non riescono a saldare tutti i debiti e si trovano anche senza casa. Le iniziative sin qui adottate a livello governativo per contrastare l'emergenza nel settore delle abitazioni si sono rivelate lontane dal rappresentare un approccio strutturale e, quindi, risolutivo alla questione. L'Assemblea regionale siciliana invece ha provveduto a formulare una proposta per regolare la materia approvata all'unanimità in data 22 ottobre 2014 che ora giace in Senato (atto Senato n. 1720) in attesa di essere esaminata e approvata affinché diventi legge dello Stato. Il comprare all'asta le case pignorate è diventato un business per tante persone, sia cittadini comuni che agenzie immobiliari, ma purtroppo anche soggetti e gruppi criminali, perché si comprano a circa il 30/40 per cento in meno, si ristrutturano con pochi soldi (10.000/15.000 mila euro), si aspetta un anno e si rivendono a prezzo pieno. Fare questo diverse volte l'anno significa un ottimo guadagno, significa fare investimenti senza rischio. Nessun legislatore ha previsto che la rivendita degli immobili comprati all'asta può avvenire dopo cinque anni (come per le case che si comprano dagli enti). Le operazioni per avviare la vendita degli immobili all'asta sono seguite di norma da professionisti (avvocati, commercialisti, oltre che notai) delegati da un giudice. Il delegato alla vendita è tenuto a verificare l'effettiva proprietà dell'immobile oggetto di pignoramento e di vendita all'asta (compresa l'analisi dell'effettivo stato civile del debitore), e può redigere lui stesso sia l'avviso di vendita che il verbale dell'avvenuta aggiudicazione. Sarà sempre il professionista delegato alla vendita a depositare le somme versate a titolo di cauzione e le spese, a pagare le imposte ipotecarie di registro e catastali, a trascrivere o cancellare le formalità pregiudizievoli, ad aggiornare le visure ipotecarie per verificare la presenza di eventuali nuove trascrizioni o iscrizioni di formalità e a redigere il piano di riparto qualora previsto in delega. Sarebbe opportuno che fossero direttamente i giudici a occuparsi della vendita del bene per evitare turbative d'asta. Negli Stati Uniti ed in Canada è in vigore la « homestead exemption » secondo la quale la casa può essere pignorata solo in caso di iscrizione volontaria di ipoteca se supera un determinato valore di mercato. La stessa legge non si applica se il proprietario ha liberamente acceso un'ipoteca sulla casa, ovvero, se l'abitazione è al di sotto di una soglia di valore prestabilito che varia sensibilmente da Stato a Stato e può dipendere anche dalle condizioni del proprietario. In ogni caso il valore massimo esentabile non supera i 200.000 dollari. Se l'immobile è di valore superiore, il pignoramento viene portato a termine ed il valore esentato viene girato ai proprietari. Con questa norma si tutela la libertà individuale di scegliere volontariamente di rischiare la propria prima casa per ottenere un credito attraverso l'ipoteca e dall'altra si limita la distorsione dei comportamenti d'investimento, rendendo inutile il sovrainvestimento nella prima abitazione per tutelare il patrimonio dei creditori. Alla luce di quanto sopra detto, ritengo oltremodo prioritario provvedere ad una sistemazione organica di questo fenomeno che va arginato quanto prima.. 1 1 All'articolo 2910 del codice civile, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: «In deroga a quanto stabilito dai commi precedenti, non può formare oggetto di espropriazione, salvo quanto stabilito dal quarto comma del presente articolo, l'unico immobile di proprietà del debitore ove ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni: