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Da questo punto di vista, quindi, o cambiamo la modalità di pensare e iniziamo ad avere una visione strategica e a non pensare solo alle emergenze, o da questo punto di vista rischiamo di andare a sbattere. Gli slogan di cui dicevo all'inizio servono magari per prendere qualche voto in più, per vincere qualche ballottaggio, ma non per vincere le sfide decisive, quelle della cooperazione allo sviluppo, del finanziamento alle organizzazioni internazionali, del finanziamento ai rimpatri volontari assistiti che potremmo cominciare a chiamare in maniera diversa e della collaborazione con le organizzazioni non governative, che non hanno a che fare solo con la solidarietà, ma con l'interesse e con la sicurezza nazionale. Ficcatevelo bene in testa: se non cambiate atteggiamento, potremo governare nell'immediato, ma non risolveremo i problemi dell'Italia e, soprattutto, non daremo una speranza di futuro a chi sta in quel continente, che continuerà a guardare ai Paesi europei come il punto di riferimento e il luogo in cui arrivare. Cambiamo atteggiamento e proviamo ad andare oltre l'immediato, per tentare di dare una visione strategica, non solo alla nostra politica estera, ma alla politica economica e della cooperazione allo sviluppo del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, colleghe, signori membri del Governo, sottosegretario Garavaglia, che desidero ringraziare per la disponibilità in questi fantastici giorni trascorsi insieme in Commissione, io non mi soffermerò su quanto avvenuto in Commissione e sulla manovra, che è stata ben descritta da chi mi ha preceduto. Siamo in clima natalizio e vorrei evocare qualche film. È il momento in cui con la famiglia si va a teatro o al cinema e partirei da una storica commedia italiana: «Un marziano a Roma», di Ennio Flaiano. Se potessimo ipotizzare qui questo fantastico marziano, la prima cosa che gli verrebbe in mente è una bella esclamazione: «L'ennesima manovra stangata. Questa non è una manovra del Governo del cambiamento. Questa è la manovra del Monti- bis ». Secondo lui non sono trascorsi sette anni da quella maledetta manovra, ma siamo in continuità perfetta con la stessa. Il marziano poi farebbe delle domande e direbbe: dove sono finiti tutti i professori e gli opinionisti che hanno calcato tutti i talk show in questi anni raccontando di un'Europa matrigna, le loro tesi economiche, come avrebbero fatto loro una volta arrivati al Governo per far rispettare la sovranità italiana? Questa occasione l'avete avuta; ce l'avete e non mi pare, visto l'andamento del dibattito tra l'opinione pubblica, che la continuiate a portare avanti. Si sono tutti defilati, sono tutti desaparecidos . Parlando con alcuni di loro ho potuto constatare il rammarico del fallimento delle loro tesi nel momento in cui dovevano attuarle. Poi sapere cosa si chiederebbe questo fantastico marziano? Ne è valsa la pena di sei mesi di insulti e di scontro frontale con l'Unione europea? Ben 50 miliardi di euro di aggravi di accise per i prossimi due anni, questo è il frutto degli insulti, dell'«ubriacone», dello spread che «ce lo mangiamo a colazione». Avete denigrato il famoso spread per tutti questi anni e oggi alcuni colleghi della maggioranza si congratulano tra di loro perché da 300 è arrivato a 250. Come cambiano le cose; cambiano sempre, purtroppo, in peggio. Ora un commento lo faccio io e non più il marziano: avete fatto i gradassi in Patria e siete stati modesti in Europa. Tutto questo è avvenuto per uno 0,8 di flessibilità. Do una notizia riservata e segreta: i Governi precedenti sapete quanto hanno ottenuto dall'Unione europea in flessibilità? Lo 0,7. Pensate lo 0,1 per cento in più di flessibilità ha comportato il risultato strategico del Governo del cambiamento. Qualcuno della maggioranza ci ha spiegato che è un negoziato: quando si negozia parte e controparte si siedono assieme. E poi c'è una piccola notazione: quando si negozia, l'imprenditore pensa al suo patrimonio e ai suoi soldi, voi avete negoziato mettendo le mani nelle tasche e avete preso i soldi dei risparmiatori italiani. Tutta questa roba l'avete fatta con questa modalità, non con i soldi vostri, ma con i risparmi e le imprese italiane. Questa manovra ci porta non più credito d'imposta, meno investimenti e non si indicizzano le pensioni più basse. Dico poi una cosa che veramente mi ha lasciato di sasso: avete ridotto del 50 per cento l'Ires a tutte le strutture del terzo settore, anche a quelle di culto che non hanno fine di lucro. Noi - lo voglio dire con estrema chiarezza, amici della maggioranza - siamo da quella parte, siamo a sostegno di quei volontari che con passione, sacrificio e umanità si dedicano al prossimo. Quei servizi integrano il Servizio sanitario nazionale e non vanno in competizione e voi avete ridotto l'Ires del 50 per cento. Per non parlare del reddito di cittadinanza: non voglio utilizzare le parole del sottosegretario Giorgetti, ma permettetemi di dire che finalmente qualcuno comincia a dire la verità. Lui l'ha definito: non serve a nulla e crea lavoro nero. Non l'ha detto un esponente dell'opposizione, l'ha detto il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Se non siete d'accordo, allora ribellatevi; se non siete d'accordo con la trattativa che questo Governo ha condotto con l'Unione europea andate avanti, siate coraggiosi, portate avanti le vostre tesi, se ci credete, altrimenti tutto ciò sembra una pantomima. Nel momento in cui dovevate sbattere i pugni siete tornati indietro con la coda fra le gambe. Signor Presidente, non è un regalo di Natale allora questo, anzi, chiedo scusa, è un grande pacco di Natale. Anche in questo caso vorrei citare un film che forse ricorderete, un grande film: «Regalo di Natale» di Pupi Avati, il cui protagonista era Diego Abatantuono che interpreta un personaggio tracotante, arrogante, un po' gradasso, che pensava di fare una bella partita di poker con gli amici e di spennare il pollo di turno, interpretato da Carlo Delle Piane. In quella grande e magnifica partita di poker, il pollo finisce per spennare il gradasso. Ecco, questa è la metafora di questo Governo: siete partiti con arroganza e tracotanza, siete andati a sedervi in Europa, i vostri alleati, quelli di Visegràd, sono stati i primi a scappare, chiedendovi dove pensavate di andare e dicendo che eravate dei folli e Juncker, magari con il grappino accanto (che magari si sarà anche bevuto) vi ha spiegato che se non aveste mantenuto bene i conti pubblici ne avrebbero pagato le penalità i risparmiatori e le imprese italiane, e avete firmato il 2 per cento di rapporto deficit -PIL. Questo è quello che avete fatto. Niente di più e niente di meno.