[pronunce]

Considerato che il rimettente dubita della legittimità costituzionale dell'art. 181 del codice procedura civile, come modificato dall'art. 4, comma 1-bis del decreto-legge 18 ottobre 1995, n. 432 (Interventi urgenti sul processo civile e sulla disciplina transitoria della legge 26 novembre 1990, n. 353, relativa al medesimo processo), convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 1995, n. 534 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 18 ottobre 1995, n. 432, recante interventi urgenti sul processo civile e sulla disciplina transitoria della legge 26 novembre 1990, n. 353, relativa al medesimo processo), nella parte in cui prevede che, se nessuna delle parti compare alla prima udienza, il giudice deve fissare una nuova udienza della quale va data comunicazione alle parti costituite e che il giudice dispone la cancellazione della causa dal ruolo solo se nessuna delle parti compare alla nuova udienza; che secondo il rimettente la disposizione viola l'art. 111 della Costituzione, così come modificato dall'art. 1 della legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2 (Inserimento dei principi del giusto processo nell'art. 111 della Costituzione), perché la disposizione non assicura la ragionevole durata del singolo processo e dei processi civili in genere; che questa Corte ha già esaminato altre questioni di legittimità costituzionale della stessa norma oggi impugnata sollevate in relazione al diverso parametro di cui all'art. 97 Cost., ritenendole manifestamente infondate poiché "il legislatore, nel regolare il funzionamento del processo, dispone della più ampia discrezionalità, sicché le scelte concretamente compiute sono sindacabili soltanto ove manifestamente irragionevoli" e che "i lamentati inconvenienti di fatto derivanti dall'applicazione di norme non possono costituire unico fondamento di questioni di legittimità costituzionale" (ordinanza n. 7 del 1997); che, successivamente, la questione è stata riproposta in riferimento all'art. 111 della Costituzione nel testo novellato, ma questa Corte ordinanza n. 32 del 2001 ha ritenuto "che l'introduzione nella Costituzione del nuovo testo dell'art. 111 non produce modifiche all'orientamento di questa Corte sul punto, dal momento che l'esigenza di garantire la maggior celerità possibile dei processi deve tendere ad una durata degli stessi che sia, appunto, ragionevole in considerazione anche delle altre tutele costituzionali in materia, primo fra tutti il diritto delle parti di agire e difendersi in giudizio garantito dall'art. 24 Cost." ; che il legislatore deve quindi ritenersi in possesso di un'ampia discrezionalità correttamente esercitata e che gli altri problemi prospettati dal giudice a quo riguardano profili meramente organizzativi della giustizia e non coinvolgono principi di legittimità costituzionale; che perciò la questione sollevata è manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 181 del codice di procedura civile, come modificato dall'art. 4, comma 1-bis del decreto-legge 18 ottobre 1995, n. 432 (Interventi urgenti sul processo civile e sulla disciplina transitoria della legge 26 novembre 1990, n. 353, relativa al medesimo processo), convertito dalla legge 20 dicembre 1995, n. 534 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 ottobre 1995, n. 432, recante interventi urgenti sul processo civile e sulla disciplina transitoria della legge 26 novembre 1990, n. 353, relativa al medesimo processo), sollevata in riferimento all'art. 111 della Costituzione dal giudice istruttore presso il tribunale di Napoli con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 aprile 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 24 aprile 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola