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La maggiore incidenza di beneficiari si osserva fra le coppie con figli minori (13,2 per cento delle famiglie, con un aumento del reddito del 44 per cento) e, soprattutto, fra i monogenitori con almeno un figlio minore (30 per cento di famiglie beneficiarie, con una maggiorazione del reddito del 76 per cento). La percentuale di famiglie con un reddito inferiore al 60 per cento della linea di povertà relativa viene di fatto azzerata in tutte le ripartizioni geografiche, con un impatto maggiore nel Mezzogiorno dove, prima della simulazione, il 12,4 per cento delle famiglie si trova in condizioni di povertà più grave. [...] L'effetto della misura è massimo sulla povertà più grave e sull'intensità della povertà (misurata dal poverty gap ratio) . Per effetto del provvedimento, nessuna famiglia si trova al di sotto del 50 per cento della linea di povertà relativa e il divario fra il reddito medio delle famiglie relativamente povere e la linea di povertà si dimezza. La disuguaglianza si riduce di quasi 2 punti secondo l'indice di Gini, che passa dallo 0,300 allo 0,282. Per questo tipo di indicatore, si tratta di una variazione significativa». Si ricorda che, in merito al disegno di legge AS 1919, «Disposizioni per l'introduzione di una misura universale di contrasto alla povertà denominata reddito minimo», quello che maggiormente si avvicina allo spirito del disegno di legge oggetto della presente relazione, l'ISTAT rileva che la misura ivi prevista a fronte di «un costo totale di circa un miliardo e 340 milioni di euro», avrebbe «effetti meno incisivi sull'area della povertà rispetto alle altre proposte presentate. Fra le famiglie in condizioni di povertà estrema, al di sotto del 20% della linea di povertà, la metà (circa 190 mila) prenderebbero un sussidio, per un importo medio di circa 290 euro al mese. Sul totale delle 444 mila famiglie beneficiarie, circa 84 mila non sono a rischio di povertà. [...] La distribuzione per tipologie familiari riflette l'esiguità dell'importo. Solo l'uno per cento delle famiglie con figli minori, per esempio, è interessato al provvedimento. Gli effetti globali non sono molto pronunciati, e consistono nella ricollocazione di una piccola percentuale di famiglie da una condizione di povertà estrema (meno del 20% della linea di povertà) ad un'altra meno grave (fra il 20 e il 60%). Gli indicatori di disuguaglianza e di povertà diminuiscono leggermente». Mentre l'Italia non tiene conto della raccomandazione 92/441/CEE del Consiglio, del 24 giugno 1992, (che riconosce «il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana») e della risoluzione del 20 ottobre 2010 sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa, secondo l'Osservatorio sociale europeo, forme di sostegno al reddito esistono già in ventisei Stati membri dell'Unione. La proposta della Commissione europea del 2 marzo 2015 sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione ribadisce l'importanza del sostegno al reddito per combattere la povertà. La garanzia di un reddito minimo e di retribuzioni minime di livello adeguato è compresa nella Prima stesura del pilastro dei diritti sociali redatta durante la conferenza ad alto livello tenutasi a Bruxelles il 23 gennaio 2017. A conclusione della consultazione pubblica su questo tema, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha ribadito che tali misure dovrebbero essere adottate da tutti gli Stati membri. Nell'allegato alla COM(216) 127 recante la prima stesura del Pilastro dei diritti sociali della «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni» incentrato sull'avvio di una consultazione su un Pilastro europeo dei diritti sociali, al punto 15 sul reddito minimo, la Commissione sottolinea che: «La maggior parte degli Stati membri, ma non tutti, erogano un reddito minimo alle persone in condizioni di povertà o a rischio di povertà che non dispongono di altri mezzi di sussistenza. Tra i problemi attuali figurano però l'inadeguatezza della prestazione, che non permette ai beneficiari di sottrarsi alla povertà, una copertura ridotta e il mancato ottenimento di tale sostegno a causa della complessità delle procedure... Per le persone anziane nella maggior parte degli Stati membri le disposizioni sul reddito minimo non sono sufficienti a sottrarre alla povertà coloro che non dispongono di altre risorse». Attraverso l'introduzione anche in Italia del reddito di cittadinanza sarebbe possibile prevenire l'esclusione sociale degli individui con un reddito non continuo ed esiguo e combattere il lavoro nero. Il reddito di cittadinanza permetterebbe di sviluppare riforme e politiche innovative e sostenibili, determinando un possibile cambiamento storico, o comunque divenendo un importante punto di partenza. È uno strumento che permetterebbe effettivamente un cambiamento reale della società contemporanea, è un'idea progressista, che vede l'uomo al centro del progetto, e della società che si va a creare. Un reddito adeguato è un elemento imprescindibile per una vita dignitosa: reddito minimo e partecipazione sociale rappresentano i presupposti necessari affinché le persone possano sviluppare appieno il proprio potenziale e contribuire a un'organizzazione democratica della società. Solo sostenendo il reddito di cittadinanza, si sarebbe potuta dare una visione maggiormente universale a favore dei cittadini, con effetti reali contro la povertà e l'esclusione sociale. Conclusioni In conclusione, riteniamo che rispetto al tema della povertà l'Italia, anche con la misura che si intende varare col presente disegno di legge, rimanga drammaticamente indietro rispetto al resto d'Europa, continuando ad essere l'unico Paese insieme alla Grecia a non aver mai previsto delle forme definitive di sostegno del reddito. In altri termini, il Governo non considera ancora la lotta alla povertà all'interno di un ragionamento più ampio sulle politiche di redistribuzione, avendo proceduto ancora una volta in un'ottica in cui il welfare sembra sempre più spostato sul terreno della beneficenza e sempre meno su quello dei diritti sociali. Il finanziamento complessivo della misura unica di contrasto della povertà che il Governo intende estendere su tutto il territorio nazionale risulta ugualmente una cifra insufficiente, se paragonata alla proposta del Movimento 5 Stelle relativa al reddito di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza è una misura che tutela e restituisce vera dignità ai cittadini più deboli: è destinato ai disoccupati e a coloro che percepiscono un reddito di lavoro o una pensione inferiori alla soglia di povertà. Si tratta di uno strumento che assicura, in via principale e preminente, l'autonomia delle persone e la loro dignità, e non si riduce a una mera misura assistenzialistica contro la povertà.