[pronunce]

che la Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. – ribadita l'eccezione di inammissibilità della questione, in quanto la eventuale dichiarazione d'incostituzionalità della norma denunciata opererebbe dal 2001, laddove i giudizi a quibus riguardano (presunti) diritti maturati fino al 1999; e ribadita l'eccezione d'inammissibilità per avere i giudici rimettenti omesso di individuare i fatti di causa, e cioè se si tratti di lavoro “straordinario” in senso stretto, ovvero di lavoro “supplementare” – richiama la giurisprudenza di legittimità, secondo la quale «è del tutto legittima, perché non si pone in contrasto né con l'art. 36 Cost. né con l'art. 2108 cod. civ. , la condotta del datore di lavoro che – in presenza della contrattazione collettiva che fissi un limite di orario normale inferiore a quello predeterminato per legge – corrisponda ai propri dipendenti che abbiano superato il limite convenzionale ma non quello legale, un corrispettivo per il suddetto lavoro inferiore a quello prescritto dall'art. 2108 cod. civ. per l'orario straordinario, dovendosi a tale soluzione pervenire sia perché l'art. 36 Cost. va letto in relazione non ai singoli elementi retributivi ma al complessivo trattamento economico riconosciuto al lavoratore, e sia perché l'inderogabilità del disposto dell'art. 2108 cod. civ. opera, come detto, solo in presenza di violazioni dei tetti massimi di “orario normale” previsti da norme legislative» (Cass. 22 giugno 2004, n. 11641); che la questione sarebbe, in ogni caso, infondata sia perché l'art. 4, punto 2, della Carta sociale europea non esprime un valore fondamentale imprescindibile, sia perché la prevista «eccezione di taluni casi particolari» giustifica la disciplina posta a tutela dell'esigenza di arginare le spinte inflazionistiche in un settore, come quello dei servizi pubblici, particolarmente esposto al conflitto sindacale; che, osserva la deducente, l'orario di lavoro nel settore dei pubblici servizi è da sempre oggetto di una disciplina speciale e costituisce, quindi, un «caso particolare» riconducibile alla previsione del richiamato inciso dell'art. 4 della Carta sociale europea; che l'art. 4 della Carta sociale europea trova attuazione nel nostro ordinamento non solo attraverso le disposizioni degli articoli 2108 cod. civ. e 5 del r.d.l. n. 692 del 1923, ma anche, come recita la Carta (art. I della parte V), attraverso «le convenzioni stipulate tra datori di lavoro […] e organizzazioni di lavoratori» (lettera b) ovvero «una combinazione di questi due metodi» (lettera c), e cioè della legislazione e della contrattazione collettiva; che l'Avvocatura dello Stato, nella sua memoria illustrativa, sostiene che, alla stregua di una convincente interpretazione proposta da una parte della dottrina, la portata innovativa dell'art. 117 Cost., come modificato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, va ridimensionata, in quanto la nuova norma si limita a stabilire una garanzia costituzionale dell'osservanza degli obblighi internazionali e comunitari, senza, però, modificare i meccanismi utilizzati per attuare tali obblighi nell'ordinamento interno (artt. 10 e 11 Cost.) e senza alterare il rango formale delle norme di origine internazionale, le quali, dunque, non sono poste su di un piano di supremazia rispetto alle norme interne di rango subcostituzionale; che la ratio della nuova norma costituzionale va ricollegata all'introduzione della possibilità per le Regioni di concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato nelle materie di loro competenza (art. 117, comma nono, Cost.), sicché il vincolo alla potestà legislativa andrebbe riferito alla ripartizione di competenze fra Stato e Regioni ed opererebbe nel senso che l'assunzione di obblighi internazionali da parte di ciascuno di questi enti costituisce un limite di legittimità per l'esercizio di competenze normative interne dell'altro; che le disposizioni della Carta sociale europea non integrano «obblighi internazionali» previsti dall'art. 117, primo comma, Cost., ma costituiscono «impegni di carattere generalissimo, obiettivi da perseguire nell'ambito delle relazioni internazionali, come tali non direttamente applicabili ai singoli rapporti»; che, peraltro, l'art. 4 della Carta contiene una clausola («ad eccezione di taluni casi particolari»), la quale consente allo Stato firmatario di regolare diversamente la fattispecie per finalità rilevanti, e tali sono certamente le fondamentali esigenze di riequilibrio del bilancio statale, oltre che la peculiarità del sistema retributivo vigente nel nostro Paese. Considerato che il Tribunale ordinario di Genova dubita della legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 117, comma primo, nonché (ordinanza n. 1051 del 2004) all'art. 11 della Costituzione, dell'art. 7, comma 5, del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384 (Misure urgenti in materia di previdenza, di sanità e di pubblico impiego, nonché disposizioni fiscali), convertito, con modificazioni, nella legge 14 novembre 1992, n. 438; dell'art. 3, comma 36, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica); dell'art. 1, comma 66, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica); dell'art. 22 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2000); dell'art. 36 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), nelle parti in cui, nello stabilire – per il personale comunque dipendente da enti pubblici non economici, nonché per quello degli enti, delle aziende o società produttrici di servizi di pubblica utilità – il “blocco” degli aumenti relativamente a «tutte le indennità, compensi, gratifiche ed emolumenti di qualsiasi genere, comprensivi, per disposizioni di legge o atto amministrativo previsto dalla legge o per disposizione contrattuale, di una quota di indennità integrativa speciale di cui alla legge 27 maggio 1959, n. 324, e successive modificazioni, o dell'indennità di contingenza prevista per il settore privato o che siano, comunque, rivalutabili in relazione alla variazione del costo della vita», tali norme «non hanno riguardo unicamente ai meccanismi automatici di indicizzazione, ma si estendono anche a voci contrattate, come il compenso per il lavoro straordinario»;