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la signora Elena Alquati, a nome dell'Associazione "L'ordine dell'Universo", chiede l'adozione urgente di misure in materia di alimentazione volte a tutelare la salute dei cittadini con un Piano rivolto alla prevenzione e al miglioramento dello stile di vita (Petizione n. 562, assegnata alla 9 a Commissione permanente); il signor Alessio Sundas da Lerici (La Spezia) chiede, al fine di non disperdere il patrimonio di esperienze, di consentire alle persone in quiescenza di creare seminari su piattaforme online sulla base di programmi redatti dal Ministero dell'Istruzione (Petizione n. 563, assegnata alla 7 a Commissione permanente); il signor Gianluca Pontalto da Torino chiede l'avvio di una campagna di prevenzione al virus COVID-19 che preveda il monitoraggio volontario di tutti i cittadini italiani attraverso tamponi faringei e test sierologici da effettuarsi a cadenza settimanale e gratuitamente (Petizione n. 564, assegnata alla 12 a Commissione permanente). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Totaro e la senatrice Petrenga hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03249 del senatore Fazzolari ed altri. Il senatore Totaro e la senatrice Petrenga hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03321 del senatore Fazzolari ed altri. Il senatore Totaro e la senatrice Petrenga hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03323 del senatore Fazzolari ed altri. Interrogazioni Atto n. 3-01547 BERNINI MALAN GALLONE CALIENDO MODENA DAL MAS GHEDINI GALLIANI GIAMMANCO LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI MOLES RIZZOTTI RONZULLI PICHETTO FRATIN VITALI Al Ministro della giustizia Premesso che: domenica 3 maggio 2020, il magistrato antimafia Nino Di Matteo, in collegamento telefonico con il dottor Massimo Giletti nella trasmissione "Non è l'Arena", in onda su La7, ha lanciato accuse gravissime contro il Ministro della giustizia, Alfonso Bonafede; il dottor Di Matteo ha raccontato come nel 2018 il ministro Bonafede gli avesse chiesto di dirigere il DAP (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) e che l'offerta sarebbe venuta meno dopo la reazione di alcuni boss detenuti in regime di 41- bis , che intercettati avrebbero espresso preoccupazione per la nomina; a giudizio degli interroganti, l'iniziativa del dottor Di Matteo, incomprensibile sotto il profilo istituzionale, temporale e politico, e la reazione altrettanto incomprensibile della difesa, sempre telefonica e sempre in diretta televisiva, del ministro Bonafede, oltre ad alimentare pesanti dubbi circa la condotta di un membro del Governo in carica, delineano uno scenario inquietante ed un'evidente frattura all'interno dei rapporti tra la politica e la magistratura, si chiede di sapere: se sia vero quanto affermato nel corso della trasmissione televisiva "Non è l'Arena" dal dottor Di Matteo, in riferimento alla convocazione che anni fa il Ministro in indirizzo, appena nominato, fece allo stesso prospettandogli la direzione del DAP, o altro incarico differente al Ministero e se sia vero che, successivamente, il Ministro avrebbe ritirato la proposta di direzione del DAP, offerta che il dottor Di Matteo riteneva di poter accettare; per quali ragioni sia stato convocato il magistrato individuandolo come la persona più adatta a ricoprire il ruolo di capo del DAP; quali siano le reali ragioni che hanno portato il Ministro a ritirare la proposta fattagli e se sia vero che sulle decisioni del guardasigilli abbiano pesato anche reazioni nel mondo carcerario da parte dei detenuti che avevano criticato l'eventuale nomina del dottor Di Matteo; come sia possibile che il Ministro sia stato a conoscenza del contenuto delle intercettazioni citate, considerato che il nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria, organo investigativo composto da agenti e ufficiali di polizia giudiziaria addetti a indagini su fatti di mafia e terrorismo, riferisce esclusivamente alla magistratura. Atto n. 3-01548 LAFORGIA DE PETRIS Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: secondo quanto stabilito dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020, sono stati 4,4 milioni i lavoratori che dalla giornata del 4 maggio hanno ripreso la propria attività lavorativa; mentre 2,7 milioni continueranno a restare a casa in attesa di successive misure governative; su 100 rimasti a casa per effetto dei provvedimenti di sospensione delle attività, ben il 62,2 per cento potrà tornare al lavoro; un'indagine della fondazione studi dei Consulenti del lavoro, elaborata a partire dai microdati delle forze lavoro dell'Istat, ha fornito, rispetto alle cifre esposte, alcune osservazioni degne di nota; dei citati 4,4 milioni di lavoratori, 3,3 sono uomini (pari al 74,8 per cento) e 1,1 sono donne (pari al 25,2 per cento) e la motivazione, stando ai dati riportati, è riconducibile ad una riapertura prettamente industriale, dove la manodopera utilizzata è per lo più maschile; il rientro al lavoro permetterà a questi 4,4 milioni di lavoratori di percepire uno stipendio certo sfuggendo ai gravi ritardi nei pagamenti della cassa integrazione, come risulta dai tanti lavoratori che sono ancora in attesa degli assegni a causa delle inefficienze di alcune Regioni; i decreti agiscono su una struttura industriale e sul perimetro del mercato del lavoro già fortemente caratterizzati da una marcata discriminazione di genere, a cui bisogna inoltre aggiungere un ulteriore elemento dato dallo stato di necessità, ovvero il fatto che con la chiusura delle scuole, in una famiglia, uno dei due genitori non viene messo nelle condizioni di recarsi sul luogo di lavoro poiché il lavoro di cura dei figli richiede una presenza domestica e nella maggior parte dei casi questo ruolo è affidato alle donne; la partecipazione delle donne al mondo del lavoro mostra nitidamente come il tasso di occupazione delle madri sia decisamente inferiore a quello di una donna senza figli e questo pone un ulteriore problema al rientro delle donne al lavoro soprattutto nella "fase 2" individuabile nella criticità nella conciliazione dei tempi di vita e lavoro, dimostrato dalle cifre: l'11,1 per cento delle donne che ha avuto almeno un figlio nella vita non ha mai lavorato per prendersi cura dei figli (3,7 per cento è la media europea); va segnalato come non siano state create in tempo le condizioni per avere alternative perché, nonostante il Governo abbia giustamente chiesto di promuovere il più possibile il lavoro "agile", i Consulenti del lavoro segnalano come "solo nel 36,6% dei casi i lavoratori chiamati a riprendere le proprie attività potranno farlo in smart working" ed anche quest'ultimo rischia di non risultare la panacea di tutti i mali, poiché, in assenza di una legge sul diritto alla disconnessione, si potrebbe tradurre in un ulteriore sovraccarico di lavoro; la legge sul lavoro agile (legge n. 81 del 2017) obbliga a prevedere le modalità di riposo del lavoratore nell'accordo individuale o aziendale, non previsto però dalla decretazione d'urgenza;