[pronunce]

Infatti, l'ampia competenza attribuita alle Regioni dall'art. 12 della legge n. 225 del 1992 non può intendersi limitata ai soli eventi calamitosi di cui alla lettera b) del primo comma dell'art. 2 della stessa legge. D'altro canto, l'art. 107 del d.lgs. n. 112 del 1998 non esclude la possibilità per le Regioni di dettare gli indirizzi per i piani comunali, provinciali e speciali di previsione, prevenzione ed emergenza, anche in riferimento ai citati eventi calamitosi di cui all'art. 2, comma 1, lettera b), della legge n. 225 del 1992. In ogni caso, poi, la previsione oggetto di censura costituisce norma di dettaglio nell'organizzazione e nella distribuzione della funzione, con la conseguenza che la Regione ben può emanare tale disciplina nell'esercizio della propria competenza legislativa concorrente. 2.4. - Il disposto dell'art. 7, comma 1, della legge regionale impugnata, che conferisce al Presidente della Giunta regionale il potere di individuare le strutture, anche in deroga all'ordinario assetto delle competenze, chiamate ad operare in caso di crisi, non viola l'art. 5 della legge n. 225 del 1992. Si tratta infatti di norma di dettaglio che si pone in linea con il principio di sussidiarietà ed adeguatezza. 2.5. - L'obbligo posto a carico di tutte le amministrazioni pubbliche dall'art. 9, comma 5, della legge regionale di fornire i dati alla struttura regionale di protezione civile appare legittimo sul piano costituzionale, anche se la norma impugnata non fa specifico riferimento alla legge n. 675 del 1996. Infatti, per un verso, la disposizione in questione non esclude che i dati vengano trasmessi con le cautele previste dalla legge; per altro verso, va considerato che nessuna opera di coordinamento a livello regionale potrebbe essere possibile in mancanza della conoscenza dei dati in possesso di tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti nei compiti di protezione civile. 2.6. - Anche l'attribuzione alle Province dei compiti di predisposizione dei servizi urgenti da attivare al verificarsi o nell'imminenza di eventi calamitosi prevista dall'art. 12, comma 1, lettera e), della legge regionale censurata costituisce corretto esercizio della competenza legislativa concorrente in materia di protezione civile. Infatti, i compiti attribuiti alle Province appaiono correttamente e razionalmente individuati dal citato art. 12, il quale precisa che detti compiti debbono essere assicurati “nell'ambito del proprio territorio”. 2.7. - Nell'imminenza dell'udienza, l'Avvocatura generale dello Stato ha presentato memoria, con la quale ribadisce le censure formulate con il ricorso. Dal canto suo, la Regione Marche, con ulteriore memoria, ritiene che la prima censura del ricorso dell'Avvocatura sia viziata di genericità, in quanto non precisa in qual misura la norma di cui al citato art. 108 del d.lgs. n. 112 del 1998 possa costituire principio fondamentale. La facoltà della Regione di avvalersi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco troverebbe invece fondamento nel principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, al quale, del resto, si ispira il sistema normativo di protezione civile. Analoga genericità, con conseguente inammissibilità, riguarderebbe poi il secondo motivo di ricorso, che, nel contestare l'omesso riferimento degli artt. 4, comma 1, lettera a) e 5, comma 1, ultimo periodo, agli “indirizzi nazionali”, non specifica tuttavia quali indirizzi sarebbero violati. In relazione all'art. 7, comma 1, della legge regionale, che secondo l'Avvocatura contrasterebbe con l'art. 5 della legge n. 225 del 1992, nella parte in cui attribuisce al Presidente della Giunta regionale il potere di individuare con apposito provvedimento le strutture che, anche in deroga all'ordinario assetto delle competenze, sono chiamate ad operare per lo svolgimento dei necessari interventi di emergenza, la Regione afferma che il potere di ordinanza in questione riguarda i soli eventi calamitosi di cui all'art. 2, comma 1, lettera b), della legge n. 225 del 1992 e non invece quelli di cui all'art. 2, comma, 1, lettera c), della stessa legge, che giustificano il potere di ordinanza del Governo in materia (art. 5 della citata legge n. 225 del 1992). Inammissibile per la genericità della sua formulazione sarebbe anche il quinto motivo di ricorso, concernente l'obbligo che l'art. 9, comma 5, della legge regionale pone a carico di tutte le amministrazioni pubbliche, comprese quelle statali, di fornire dati alla struttura regionale della protezione civile, senza alcun riferimento alle prescrizioni di cui alla legge n. 675 del 1996. Nel merito la Regione sostiene che la questione non è fondata, in quanto è da ritenere pienamente legittima la circolazione dei dati nell'amministrazione pubblica, se prevista da norme di legge o di regolamento. Inammissibile, per genericità di formulazione, sarebbe infine anche il sesto motivo di ricorso concernente l'art. 12, comma 1, lettera e) della legge regionale, che affida compiti di protezione civile alle Province, senza delimitarli agli eventi di cui all'art. 2, comma 1, lettera c), della legge n. 225 del 1992. Nel merito la questione viene ritenuta infondata, in quanto il compito di ripartire le funzioni tra gli enti locali, spetta al soggetto che detiene la competenza legislativa della materia.1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri solleva questione di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 3, 4, comma 1, lettera a), 4, comma 2, lettera d), 5, comma 1, ultimo periodo, 7, comma 1, 9, comma 5, e 12, comma 1, lettera e), della legge della Regione Marche 11 dicembre 2001, n. 32 (Sistema regionale di protezione civile), in riferimento all'art. 117, terzo comma, della Costituzione e alle norme interposte contenute nell'art. 108 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), nell'art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 (Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile) e nella legge 31 dicembre 1996, n. 675 (Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali). 2. - Per un inquadramento delle questioni di costituzionalità sollevate dal ricorrente vanno considerati i principi fondamentali della materia rinvenibili nel sistema della vigente legislazione. Con l'istituzione del Servizio nazionale della protezione civile ad opera della legge di riforma n. 225 del 1992 il legislatore statale ha rinunciato ad un modello centralizzato per una organizzazione diffusa a carattere policentrico. In tale logica sono state previste tre diverse tipologie di “eventi”, in relazione ai quali definire competenze e responsabilità per gli interventi: