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5) le informazioni sul fenomeno della subsidenza e sui benefici che possono derivare da un intervento di ricarica controllata della falda; b) per il sito (o i siti) di ricarica: 1) le caratteristiche pedologiche; 2) le caratteristiche idrogeologiche; 3) la conducibilità idraulica verticale nella zona insatura e orizzontale nella falda; 4) la prossimità ad eventuali corsi d'acqua con alveo a quota inferiore rispetto alla piezometrica di riferimento (elementi drenanti); 5) la verifica nel tempo e nello spazio della interazione della ricarica con le eventuali captazioni preesistenti tramite modellizzazione e valutazione delle variazioni della qualità delle acque. c) per il corpo idrico donatore: 1) la modellazione del prelievo e della sua non interferenza con le altre concessioni già in essere. Il progetto definitivo comprende, inoltre: 1) la descrizione tecnica delle opere da realizzare; 2) l'analisi economica dell'intervento comprensiva dei costi ambientali e della risorsa; 3) l'analisi di rischio, includendo il rischio di contaminazione chimica e microbiologica in considerazione degli utilizzi delle acque, con particolare riguardo all'approvvigionamento di acque da destinare a consumo umano; 4) il piano di gestione e manutenzione; 5) il piano del monitoraggio e di controllo di cui al successivo punto C; 6) il piano di emergenza. Il progetto definitivo deve includere la descrizione dei sistemi di monitoraggio e controllo adottati dal proponente, con controlli periodici delle ARPA/APPA, finalizzati al: completamento della caratterizzazione del sito precedentemente all'intervento; monitoraggio post operam finalizzato alla valutazione dell'efficacia dell'intervento e alla individuazione di eventuali effetti indesiderati ; monitoraggio di «prima allerta» sul corpo idrico donatore a monte della derivazione per poter interrompere la ricarica in caso di transito di sostanze indesiderate o di modificazioni quantitative del corpo idrico donatore (es. portata inferiore al minimo deflusso vitale). I parametri da considerare, i valori soglia e le frequenze del monitoraggio, in aggiunta a quelle già previste dal monitoraggio operativo per quel corpo idrico, deriveranno dall'analisi di rischio di cui al punto 3. Il monitoraggio quali-quantitativo delle acque destinate alla ricarica, predisposto a monte e a valle delle opere di infiltrazione, deve, inoltre, consentire la valutazione dei benefici raggiunti dalle misure di ricarica controllata, sia in termini di riequilibrio quantitativo che in termini di dinamica chimica delle acque nel sottosuolo. La configurazione minima del sistema di monitoraggio e controllo deve prevedere: 1) portate fluviali; 2) piezometria della falda acquifera in un adeguato numero di punti ed eventuali portate sorgive ad essa connesse; 3) parametri chimici e fisici atti a definire lo stato qualitativo dei corpi idrici coinvolti. C. Sistema di monitoraggio e controllo. 1) Monitoraggio ante operam: deve essere definita una rete di monitoraggio progettata specificamente per l'intervento, con punti a monte e a valle sia del sito/siti di ricarica, sia del sito/siti di prelievo. La finalità di questa fase è sia di definire il livello di base chimico e quantitativo su cui valutare l'efficacia dell'intervento, sia di ottimizzare la progettazione definitiva dell'intervento stesso. Il monitoraggio ante operam deve avere una durata di almeno 12 mesi e frequenza almeno mensile. 2. Monitoraggio post operam: il monitoraggio post operam si deve basare sulla stessa rete di cui al punto 1 (ante operam) e deve essere finalizzato sia a valutare l'efficacia dell'intervento, sia ad individuare un eventuale deterioramento dello stato del corpo idrico ricevente e/o del corpo idrico donatore. Le risultanze del monitoraggio sono trasmesse con frequenza almeno annuale all'Autorità concedente l'autorizzazione. Nei casi in cui i corpi idrici oggetto di interventi siano interessati da approvvigionamenti idro-potabili i risultati dei monitoraggio, insieme ad ogni altra informazione utile ai fini dell'analisi di rischio e contaminazione chimica e microbiologica, sono trasmessi alle Aziende unità sanitarie locali territorialmente competenti cui spetta il giudizio di idoneità d'uso dell'acqua destinata al consumo umano ai sensi dell'articolo 6, comma 5, del decreto legislativo n. 31/2001. 3. Monitoraggio di prima allerta: le infrastrutture per la ricarica controllata devono essere dotate, a monte del punto di derivazione, di un sistema di monitoraggio ad elevata frequenza o in continuo mediante, ad esempio, sonde multiparametriche, atto a misurare variazioni significative di variabili chimico-fisiche rappresentative. Tale sistema deve essere realizzato in modo da organizzare protocolli gestionali per l'interruzione (automatica e manuale) del flusso idrico di ricarica entro tempi tali da prevenire ogni impatto. Anche per le problematiche inerenti a fasi di scarsità idrica dovrà essere previsto un monitoraggio di prima allerta che avrà comunque una dinamica differente a seguito del fenomeno in osservazione. Riguardo alle variabili controllate sia nel corpo idrico donatore che in quello ricevente, dovranno essere preventivamente definiti i criteri, che verranno riportati nel piano di emergenza, per i quali si dovrà procedere all'interruzione del prelievo idrico e della ricarica controllata.