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si pensi, ad esempio, all'innevamento iniziale delle piste, operazione che si effettua alcune settimane prima dell'apertura ed il cui costo è di circa 15.000 euro per ogni ettaro da trattare; complessivamente, nell'arco alpino si spendono circa 100 milioni di euro in costi fissi per il solo avviamento degli impianti; se permanessero le attuali restrizioni, soltanto nelle regioni alpine, potrebbero andare in fumo oltre 1,2 miliardi di euro di fatturato, con ricadute sull'economia del territorio per circa 9-11 miliardi; gli addetti impegnati direttamente sugli impianti sono circa 15.000, e oltre 40.000 coloro che indirettamente lavorano nel settore nel suo complesso, di cui i due terzi sono stagionali; il 27 ottobre si è riunita la commissione speciale turismo e industria alberghiera della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che ha presentato un protocollo di sicurezza per l'apertura degli impianti sciistici, un documento che parte dalla proposta formulata dal tavolo tecnico misto con la sanità del Trentino, concordato con tutte le Regioni dell'arco alpino e poi condiviso con tutte le Regioni italiane. Il protocollo è stato approvato il 23 novembre in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ed è stato sottoposto al parere del comitato tecnico scientifico, ai fini della validazione da parte del Governo; dall'esito di tale valutazione dipenderà l'apertura degli impianti sciistici ed il lavoro di migliaia di addetti occupati nel comparto del turismo e dell'industria dello sci, che hanno bisogno di tempi certi per riavviare gli investimenti e garantire agli utenti servizi perfettamente adeguati alle disposizioni di sicurezza richieste per la tutela della salute propria e degli utenti, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano adottare tutte le opportune iniziative affinché sia prontamente fissata una data certa di riapertura degli impianti sciistici, anche sollecitando un riscontro da parte del comitato tecnico scientifico in merito al citato protocollo, e, qualora dovessero invece permanere necessità di chiusura tali da comportare perdite di guadagni o aggravio di spese per gli operatori, quali azioni intendano attuare per riconoscere loro gli adeguati ristori e sgravi. Atto n. 3-02138 DE BONIS LONARDO GIARRUSSO BUCCARELLA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: è di pochi giorni fa la notizia dell'intesa sottoscritta da AGEA, l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, e il CAA della Coldiretti per snellire i procedimenti, valorizzare l'occupazione in un momento di crisi e, soprattutto, ridurre la burocrazia per evitare all'Italia di perdere fondi europei, con 682 milioni di euro che rischiano di essere restituiti a causa delle difficoltà ad utilizzarli e farli arrivare alle aziende agricole, sarebbe questo l'obiettivo dell'intesa; le risorse pubbliche a rischio di disimpegno, scrive l'agenzia ANSA del 20 novembre 2020, sono in molte regioni e riguardano, nell'ordine secondo l'analisi della Coldiretti, Puglia (256,6 milioni di euro), Sicilia (140,4 milioni), Campania (72,6 milioni), Basilicata (45,8 milioni), Lombardia (44,6 milioni di euro), Abruzzo (36 milioni), Liguria (28 milioni), Marche (26,5 milioni) e Toscana (15 milioni di euro); l'intesa punterebbe ad un ulteriore miglioramento della qualità dei servizi offerti dimezzando il rapporto tra operatori e fascicoli e rendendo così più snelle le attività di costituzione, aggiornamento e verifica. Secondo la Coldiretti, tra le motivazioni del ritardo ci sono soprattutto l'eccesso di burocrazia, problemi informatici, ricorsi al TAR e la strutturazione dei bandi, e si rischierebbe di perdere importanti risorse finalizzate, tra l'altro, all'ammodernamento delle imprese agricole, ai progetti di filiera, al biologico, alla difesa della biodiversità, alla forestazione e all'insediamento dei giovani agricoltori in un momento in cui cresce l'attrattività della campagna e si riducono le opportunità di lavoro nelle città; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: più che un'intesa volta a snellire la burocrazia ed evitare il disimpegno di fondi europei per 682 milioni di euro, l'intesa sembra essere fatta apposta per consolidare posizioni dominanti, da un lato, e probabili conflitti d'interessi, dall'altro. Infatti ci si chiede perché AGEA, ente pubblico vigilato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, proponga questi patti esclusivamente ad un'associazione di categoria ignorando tutte le altre; non è pensabile che sia stata l'Europa a suggerire ad AGEA di stipulare un patto anti burocrazia solo con Coldiretti per evitare all'Italia di perdere fondi europei. Del resto, le vicende della Puglia, anche giudiziarie, di cui l'Europa è a conoscenza attraverso l'OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), dimostrano che proprio quando questi patti si fanno troppo stretti sorgono problemi, soprattutto laddove ci si affida a tecnici, più o meno legati a organizzazioni specifiche, nella gestione dei PSR (piani sviluppo rurale). Sorprende che AGEA non abbia tenuto conto di questi aspetti; in Puglia l'operazione "Grande carro" condotta dai Carabinieri del ROS riguarda organizzazioni criminali ma anche funzionari regionali. In essa emerge lo studio Cassandro, "re" del PSR, specializzato nei finanziamenti europei. La "Gazzetta del Mezzogiorno" del 27 ottobre 2020 riporta, infatti, tra gli arrestati, il nome di un certo Manlio Cassandro, agronomo di 61 anni, titolare dell'omonimo studio di Barletta a cui faceva capo il maggior numero di domande presentate in Regione (oltre 1.000) sul piano di sviluppo rurale, che negli anni passati è stato protagonista di un aspro scontro con Coldiretti. Ma poi, in seguito, è stato (con una lettera a sua firma) uno degli ispiratori delle modifiche al PSR; da notizie di stampa si apprende che Cassandro è stato accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai fondi comunitari, secondo la Procura di Bari, e avrebbe sottoscritto una relazione che avallava le sovrafatturazioni presentate dagli imprenditori arrestati. Probabilmente, il fatto che si dica nell'articolo che "In anni passati fu protagonista di un aspro scontro con Coldiretti" vorrebbe essere un tentativo della medesima associazione per dichiarare che "noi [Coldiretti] non abbiamo più nessun rapporto con lui". Sta di fatto che, contrariamente a quanto asserito da Coldiretti, all'epoca dei fatti il rapporto era ancora in vigore, tanto è vero che le notizie narrano che l'illecita acquisizione di fondi comunitari è riferita alle programmazioni delle precedenti amministrazioni, 2000-2006 e 2007-2013, in cui Cassandro era ancora in buoni rapporti con Coldiretti; inoltre, notoriamente, Cassandro è stato sempre il tecnico della Coldiretti e tale rapporto è durato diversi decenni sin da quando Bellomo, direttore della Coldiretti Puglia, divenne prima assessore per l'agricoltura della Puglia e successivamente presidente.