[pronunce]

A ciò si aggiunga che la legge della Provincia di Trento n. 2 del 2003, la quale ha regolato tutta la materia elettorale, ha riformulato la causa di ineleggibilità in esame, stabilendo che essa riguarda soltanto «il legale rappresentante, l'amministratore delegato, il consigliere delegato o il direttore generale delle società con capitale maggioritario della Regione o della Provincia di Trento» (art. 16, comma 1) e non anche, dunque, il semplice componente del consiglio di amministrazione, qual era il consigliere Durnwalder nella società Sadobre s.p.a. «Appare perciò inconcepibile, alla luce di quest'ultimo rilievo, che nello stesso Consiglio regionale, formato dai consiglieri delle due Province, siedano soggetti eletti con un diverso regime giuridico delle ineleggibilità e incompatibilità. E non può anzi non rilevarsi come una simile situazione porti a disparità di trattamento costituzionalmente censurabili». Quanto, poi, all'affidamento, può parlarsi di legittimo affidamento solo in caso di una interpretazione pacifica e consolidata di segno contrario a quella pretesa dal legislatore; il che, nella specie, certamente deve escludersi. 3.3. – Circa l'asserita violazione dell'art. 102 Cost., il deducente ricorda il costante insegnamento della Corte costituzionale, secondo cui «l'attribuzione per legge di un dato significato ad una norma non tocca la potestas judicandi, ma definisce e delimita la fattispecie normativa – che è oggetto di tale potestas – così come risulta dal precetto integrato (cfr. Corte cost. 8 marzo 1983, n. 70)» (sentenza n. 6 del 1988). Poiché «l'attività del legislatore, pur se diretta a stabilire il significato di una norma preesistente, opera su un piano diverso dall'interpretazione in senso proprio del giudice, in quanto mentre la prima “interviene sul piano generale ed astratto del significato delle fonti normative, quella del giudice opera sul piano particolare come premessa per l'applicazione concreta della norma alla singola fattispecie sottoposta al suo esame” (sentenze n. 432 del 1997, n. 311 del 1995, n. 397 del 1994, n. 402 del 1993), l'efficacia retroattiva della norma non viene ad incidere sulla potestas judicandi bensì sul modello di decisione cui l'esercizio della suddetta potestà deve attenersi» (sentenza n. 229 del 1999). 3.4. – Infine, il deducente osserva: se è vero che la legge impugnata è meramente interpretativa; che il significato da essa attribuito all'art. 11, comma 1, della legge regionale n. 7 del 1983 è quello stesso che la commissione consiliare di convalida aveva più volte dato alla medesima disposizione; che a tale significato, aderente a quanto, a livello nazionale, disposto dall'art. 2 della legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale), è anche giunto in via interpretativa il giudice di primo grado, ed esso è analogo a quello fatto proprio dalla legge provinciale trentina; allora, la questione di legittimità costituzionale è inammissibile. Infatti, quand'anche la norma impugnata fosse caducata, «la Corte d'appello dovrebbe comunque applicare alla specie l'art. 11 della legge regionale n. 7 del 1983; e dovrebbe attribuire a tale disposizione quello stesso significato costituzionalmente adeguato ad essa interpretativamente riconosciuto sia dalla commissione di convalida (e dal Consiglio provinciale) che dal giudice di primo grado; quello stesso significato che – per esigenze di certezza – la contestata legge regionale n. 3 del 2004 aveva opportunamente ritenuto di rendere indiscutibile». 4.– È intervenuta nel giudizio la Giunta della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, per chiedere che la questione sia dichiarata non rilevante e infondata. 4.1. – L'interveniente osserva che la censura, secondo la quale la impugnata legge d'interpretazione autentica avrebbe creato una situazione di disparità di trattamento a danno dei possibili aspiranti alla carica di consigliere provinciale, indotti a rinunciare alla candidatura dal significato che avrebbe avuto la disposizione dell'art. 11, comma 1, della legge regionale n. 7 del 1983, non ha fondamento, in quanto la prassi interpretativa costantemente seguita nella Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e nella Provincia autonoma di Bolzano (come dimostrano varie deliberazioni dell'organo competente per la verifica dell'eleggibilità dei consiglieri) è sempre stata nel senso della limitazione della ineleggibilità ai soli amministratori e dirigenti investiti della rappresentanza esterna delle società per azioni partecipate maggioritariamente dalla Regione o dalla Provincia. Non solo, poi, tale interpretazione era conforme al principio secondo cui le cause di ineleggibilità devono essere di stretta interpretazione, ma deve aggiungersi che una diversa interpretazione sarebbe risultata discriminatoria rispetto a quanto stabilito nella Provincia di Trento dall'art. 16 della legge provinciale trentina n. 2 del 2003. A tal proposito si richiama la giurisprudenza costituzionale, secondo la quale «il principio di eguaglianza fra i cittadini nella possibilità di accesso alle cariche elettive esige che la riserva di legge in materia si attui sul piano nazionale in condizioni di parità» (sentenza n. 438 del 1994), senza distinzioni fra Regioni a statuto ordinario e Regioni a statuto speciale, e questo principio è a maggior ragione da applicare all'interno del medesimo organo rappresentativo. La legge regionale n. 3 del 2004, dunque, non ha fatto altro che «ratificare formalmente l'interpretazione offerta costantemente dalla prassi del Consiglio regionale». Con ciò viene meno anche il dubbio che l'adozione della legge in questione nel corso del processo avrebbe avuto l'effetto distorsivo di influenzare l'esito del giudizio: infatti, l'organo giudicante avrebbe, comunque, dovuto tener conto della menzionata prassi interpretativa. 4.2. – Circa la asserita incompetenza della legge regionale ad intervenire sulla disciplina della ineleggibilità dopo la modifica dello statuto speciale, l'interveniente osserva che la Provincia autonoma di Bolzano ha deciso di non adottare una nuova completa disciplina, ma di fare integrale rinvio alla legge regionale n. 7 del 1983, la quale, perciò, in detta Provincia conserva pieno vigore. «Pertanto, se è certo che la legge provinciale ha voluto effettuare il rinvio alla fonte regionale, appare sicuramente corretto e legittimo che spetti a tale ultima fonte la adozione di norme di interpretazione autentica. Tutto questo fino a che non intervenisse una esplicita normativa in sede provinciale che dimostrasse di voler utilizzare direttamente la competenza ai sensi dello Statuto». Infatti, rimanendo vigente la normativa regionale, «solo l'autore della disposizione che viene interpretata può essere considerato l'unico depositario della volontà legislativa espressa in quella sede. Dunque solo il legislatore regionale poteva essere competente ad interpretare autenticamente il suo pensiero».