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contrastare l'interramento dei corsi d'acqua; tenere i canali fluviali puliti da rifiuti e materiali inquinanti, ripulire i declivi da alberature e arbusti pericolanti, ammalati o secchi, sono solo alcune delle buone pratiche da adottare per impedire ai fenomeni franosi di trasformarsi in catastrofi. Anche i siti storici costieri del Mediterraneo, classificati come patrimonio dell'umanità dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO), sono in gran parte a rischio di catastrofiche inondazioni e, a causa dell'aumento del livello marino dovuto al riscaldamento globale, nel corso di questo secolo la probabilità che questo avvenga può aumentare fino al 50 per cento. Basti pensare a Venezia e la sua laguna. Si stima infatti che sono a rischio alluvioni un numero pari 39.426 beni culturali, il 19,4 per cento del totale. Servono dunque interventi puntuali di monitoraggio, messa in sicurezza e manutenzione del territorio, quali ad esempio la realizzazione di opere di difesa da frana delle falesie, opere per il contrasto all'arretramento della linea di costa, opere per la ricostituzione degli ambienti dunali, i ripascimenti, la salvaguardia della biodiversità marina e degli ecosistemi marini e delle zone umide. Mettere in sicurezza il territorio è una necessità, specie se si consideri che questi interventi preventivi andrebbero ad evitare il verificarsi di eventi dannosi e rappresenterebbero nel lungo periodo un risparmio di spesa rispetto agli interventi eseguiti in una situazione emergenziale. Con particolare riferimento alla necessità di salvaguardare la biodiversità e gli ecosistemi marini, è d'uopo affermare che l'acqua assume un ruolo strategico e prioritario per la protezione dell'ambiente e il contrasto alla crisi climatica in atto. È necessario tutelarla, preservarla e garantirla per tutti i suoi usi. Secondo la relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente del luglio 2018, solo il 38 per cento dei corpi idrici superficiali presenta un buono stato chimico e il 40 per cento un buono stato o un buon potenziale ecologico. Le conclusioni della relazione indicano che le acque europee continuano a essere sottoposte a pressioni significative dovute all'inquinamento da fonti diffuse (ad esempio, l'agricoltura e le infrastrutture di trasporto) e puntuali (ad esempio, l'industria o la produzione energetica), all'estrazione eccessiva e ai cambiamenti idro-morfologici che derivano da una serie di attività umane. Secondo la relazione della Commissione europea del 26 febbraio 2019 concernente l'attuazione della direttiva quadro sulle acque (direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000), molto resta da fare per realizzare completamente gli obiettivi della medesima direttiva quadro e delle direttive correlate, innanzitutto da parte degli Stati membri. Gli Stati membri potranno trarre beneficio da un maggiore coinvolgimento di tutti gli attori pertinenti del mercato e della società civile, al fine di assicurare una migliore applicazione del principio « chi inquina paga ». I fondi dell'Unione europea continueranno a sostenere le iniziative dirette all'attuazione, anche con il finanziamento di ricerca e innovazione, nonché le iniziative tese alla realizzazione del mercato unico digitale dei servizi idrici. Il cammino verso il pieno conseguimento degli obiettivi della direttiva quadro sulle acque entro il 2027, termine a partire dal quale le possibilità di esenzione sono limitate, sembra per il momento molto complesso. Le relazioni hanno infatti dimostrato che, nonostante il fatto che verranno prese altre misure sino al 2021, ne occorreranno molte di più successivamente. Il Green New Deal presentato dalla Commissione europea ha messo in campo il piano di azione « inquinamento zero », che prevede la salvaguardia della biodiversità nelle acque superficiali, la riduzione dell'inquinamento da nutrienti, microplastiche, farmaci e contaminanti emergenti. Purtroppo i diffusi fenomeni d'inquinamento delle matrici ambientali si ripercuotono sulla qualità delle acque potabili, con gravi conseguenze sulla nostra salute, sulla difficoltà di reperimento di acque salubri e sul conseguente eccessivo consumo di acque imbottigliate. L'ambiente deve essere salvaguardato nella sua interezza perché vengano preservate le sue fondamentali funzioni ecosistemiche e la biodiversità, basilare per la sopravvivenza della vita sul Pianeta. Salvaguardare la plurifunzionalità dei paesaggi e delle componenti, utilizzarne consapevolmente e in modo durevole le risorse è necessario se non vogliamo farci « sfuggire di mano » la vitalità del sistema. Questo presuppone in particolare per il nostro Paese il ripopolamento delle aree collinari abbandonate, la riscoperta dei saperi perduti, la cura collettiva dal basso dell'ambiente naturale-umano. Le comunità locali devono riappropriarsi delle capacità riproduttive dei propri ambienti di vita e di lavoro riattivando processi co-evolutivi e di condivisione interrotti dalla civiltà delle macchine, partendo dal ripopolamento e dalla valorizzazione delle zone costiere. Occorre essere consapevoli che gli elementi del paesaggio e il paesaggio stesso, svolgono importanti funzioni di interesse generale, sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e il paesaggio costituisce una risorsa favorevole all'attività economica, e che, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato, può contribuire alla creazione di posti di lavoro; il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana (Convenzione europea del paesaggio, Firenze, 2000). Infine, con riferimento allo sviluppo ecosostenibile delle zone costiere e delle aree portuali, il presente disegno di legge: promuove l'interoperabilità su tutti i porti della piattaforma logistica nazionale (PNL) per la creazione di una rete digitale dei servizi di trasporto marittimo di passeggeri e merci; favorisce la decarbonizzazione e la riduzione delle emissioni inquinanti delle aree portuali; favorisce la connettività e la digitalizzazione delle aree portuali e della catena logistica, nonché la semplificazione delle procedure e della catena logistica; incentiva e agevola la realizzazione dei porti turistici nelle zone costiere a maggior valenza storico-culturale e paesaggistica; favorisce la realizzazione di opere infrastrutturali per il loro collegamento con la rete autostradale e ferroviaria del nostro Paese nel rispetto del naturale equilibrio di tipo idrogeologico, ambientale e paesaggistico. Le città costiere e le zone ad esse circostanti, perché possano finalmente svilupparsi da un punto di vista socio-economico, necessitano di interventi di rigenerazione urbana e periurbana, nell'ottica delle « smart cities », che cioè utilizzino per migliorare la gestione e l'efficienza dell'ambiente urbano soluzioni dell' internet delle cose. Una città intelligente è un luogo in cui le reti e i servizi tradizionali vengono resi più efficienti con l'uso delle tecnologie digitali e delle telecomunicazioni a vantaggio dei suoi abitanti e delle imprese.