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nel pomeriggio del 15 giugno 2022 è divampato nei capannoni dell'ex discarica di Malagrotta a Roma un devastante incendio che ha coinvolto il vecchio gassificatore in disuso diventato luogo di stoccaggio di CDR, ovvero il combustibile derivato dai rifiuti, e gran parte del resto della struttura, incluso uno dei due impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti (TMB); l'impianto tratta 900 delle 3.000 tonnellate di rifiuti al giorno prodotti dalla città di Roma, rappresentando uno degli anelli più importanti del fragilissimo ciclo dell'immondizia capitolina; a seguito dell'incendio si è drasticamente ridotto il volume di rifiuti in grado di essere gestito dalla struttura mettendo a rischio tutto il sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti della capitale; anche a seguito delle indicazioni dell'ARPA Lazio e della ASL Roma 3, sui rischi per la salute pubblica connessi all'immissione in aria di sostanze nocive, prevalentemente diossine, e in attesa del completamento delle opportune indagini, sono state disposte con le ordinanze dei sindaci di Roma e di Fiumicino misure precauzionali contingibili e urgenti per "evitare o limitare rischi derivabili dall'esposizione ad agenti inquinanti aerodispersi eventualmente ricaduti al suolo", nell'area compresa nel raggio di 6 chilometri dall'impianto; sono evidenti i danni ambientali dovuti a questi eventi, ma anche quelli sociali ed economici derivanti dalle misure precauzionali disposte dai sindaci, seppur corrette in un'ottica precauzionale, quali il divieto di consumo degli alimenti di origine animale e vegetale prodotti nell'area individuata, il divieto di pascolo e razzolamento degli animali da cortile, il divieto di utilizzo dei foraggi e cereali destinati agli animali, raccolti nelle zone interessate dall'evento; considerato che: nel 2013 sono state avviate indagini che hanno portato al sequestro della discarica di Malagrotta e nel 2014 la Corte di giustizia dell'Unione europea ha condannato l'Italia per aver violato, nella discarica di Malagrotta e in altri 6 siti in Lazio, le direttive UE sul trattamento dei rifiuti; l'incidente di Malagrotta è il terzo incendio ai danni di impianti di trattamento rifiuti avvenuti in quattro anni a Roma: l'11 dicembre 2018 un incendio ha distrutto completamente il TMB Salario, che in quel momento conteneva 3.000 tonnellate di rifiuti, e il 24 marzo 2019 un incendio ha colpito il TMB di Rocca Cencia, che conteneva quasi 500 tonnellate; sono in corso indagini per verificare le cause dell'incendio di Malagrotta, e scongiurarne la natura dolosa, ma induce a riflessione il fatto che l'incidente si sia sviluppato a distanza di poche settimane dal dibattito sulla costruzione del termovalorizzatore a Roma sul quale permangono ancora le resistenze ideologiche e demagogiche in tema di gestione rifiuti e di impiantistica; la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha seguito il caso dei rifiuti della capitale e in particolare del TMB Salario, approvando all'unanimità una relazione sulla necessità di incentivare le misure di sicurezza per gli impianti di trattamento dei rifiuti al fine di prevenire il ripetersi di episodi che mettono a rischio sia l'ambiente che la salute dei cittadini, si chiede di sapere se e come si intenda intervenire per garantire che il disastro di Malagrotta non avrà ripercussioni insostenibili su tutto il Paese che verosimilmente sarà chiamato a contribuire alla risoluzione del problema della gestione dei rifiuti della capitale, e quali misure si intenda mettere in atto affinché sia verificato lo stato degli impianti di raccolta, gestione e trattamento dei rifiuti nel territorio italiano, e soprattutto il loro livello di sicurezza. Atto n. 4-07172 LANNUTTI GIANNUZZI Silvana ANGRISANI Luisa ABATE Rosa Silvana SBRANA Rosellina CORRADO Margherita GRANATO Bianca Laura Ai Ministri della transizione ecologica e dello sviluppo economico Premesso che il prezzo del litio, essenziale per il "cuore" dei veicoli elettrici, è aumentato vertiginosamente a inizio 2022: il litio ad alta purezza adeguato alla produzione di batterie è arrivato a gennaio 2022 all'equivalente di 47.500 dollari alla tonnellata, circa 45.300 euro. Si tratta di una differenza del 495,9 per cento rispetto al prezzo di fine di gennaio 2021. Mentre a giugno 2022 il prezzo del litio è salito ancora, a circa 70 dollari al chilo (70.000 a tonnellata), oltre 33 volte quello della benzina e 36 volte quello del metano; considerato inoltre che: nel 2021 la multinazionale australiana Vulcan energy resources Ltd, che produce idrossido di litio per batterie, attraverso la Vulcan energy Italy Pty Ltd (fondata il 5 luglio 2021) ha presentato alla Regione Lazio la documentazione per ottenere i permessi per valutare l'estrazione diretta di litio, con l'obiettivo di produrre "litio derivato dalle brine geotermiche", come si legge nel progetto presentato; in particolare, il 27 luglio 2021 (prot. n. 646923) la Vulcan energy Italy ha depositato all'area VIA della Regione Lazio "il progetto 'Istanza di permesso di ricerca mineraria Cesano, nel Comune di Campagnano Romano (RM), in località Valle del Baccano, ai fini degli adempimenti previsti per l'espressione delle valutazioni sulla compatibilità ambientale"; l'11 novembre 2021 (proposta n. 39523 del 28 ottobre 2021) la Regione ha disposto "l'esclusione del progetto" dalla procedura di valutazione di impatto ambientale ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006, secondo le risultanze di cui all'istruttoria tecnico-amministrativa "allegata al presente atto da considerarsi parte integrante della presente determinazione"; il 24 gennaio 2022, la Vulcan ha dunque ottenuto i permessi per valutare l'estrazione diretta di litio in un'area di 11,5 chilometri quadrati, vicina alla via Cassia, compresa tra i comuni di Cesano e quello di Campagnano di Roma, dove in passato sono stati trovati campioni di salamoia di litio durante perforazioni geotermiche. Nella salamoia di questo pozzetto nel Lazio è stato rilevato un contenuto medio di litio compreso tra 350 e 380 milligrammi per litro. Si tratta di un valore molto interessante se si pensa che a Graben nell'alta valle del Reno, le acque profonde contengono tra i 200 ei 400 milligrammi di litio per litro, secondo gli esami effettuati l'Istituto federale di geoscienze e risorse naturali (BGR); l'azienda australiana ha già stanziato per la ricerca nel Lazio 425.000 euro solo per la cosiddetta fase 1 (che prevede lo studio dei dati raccolti da Enel, rilievi geologici di superficie e analisi di laboratorio su campioni di gas, fluidi e rocce prelevati), a cui andranno aggiunte le risorse che serviranno per la fase 2. In altre parole, l'Italia potrebbe ritrovarsi a dover pagare almeno mezzo milione di euro a un'azienda straniera per sfruttare un giacimento di litio di cui era perfettamente a conoscenza e che non ha saputo valorizzare per prima;