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Modifiche a norme del codice civile in materia di riduzione di quote di riserva e quote di riserva a natura creditoria. Onorevoli Senatori . – Da tempo dottrina e giurisprudenza evidenziano i problemi connessi alla sorte dei beni pervenuti a titolo di donazione. Come noto, in conseguenza del vittorioso esperimento dell'azione di riduzione, i beni donati sono assoggettati a restituzione con possibilità per i legittimari di agire anche nei confronti dei terzi aventi causa dal donatario. Più in generale tutto quanto conseguito in una condizione di potenziale lesione della quota di legittima costituisce un acquisto che si può definire precario. Ciò determina un'evidente difficoltà nella circolazione di tali beni. Basti pensare che i beni conseguiti a titolo di donazione, almeno fin quando pende la minaccia di un'eventuale azione di riduzione, sono considerati dagli istituti di finanziamento non idonei economicamente a costituire oggetto di ipoteca al fine di garantire un mutuo o similare contratto. Si consideri inoltre che l'esperimento vittorioso dell'azione di riduzione fa sì che gli immobili restituiti siano automaticamente liberati da ogni peso o ipoteca di cui il legatario o il donatario possa eventualmente averli gravati (articolo 561 del codice civile). Tale regola, con tutta evidenza, dissuade i potenziali finanziatori ( in primis , ovviamente, le banche) dal concedere prestiti al proprietario-donatario, impedendogli di fatto l'accesso al credito ma anche di far circolare il bene qualora il terzo potenziale acquirente, pur essendo disposto a correre rischi di restituzione ex articolo 563 del codice civile, non abbia tuttavia provvista sufficiente per pagare il prezzo e sia costretto a ricorrere al sistema bancario (che, per quanto appena osservato, gli opporrà un netto rifiuto o gli imporrà di sottoscrivere apposita polizza a garanzia) con possibilità di offrire in garanzia ipotecaria soltanto e proprio il bene di provenienza donativa. Da quanto detto discende che il donatario nel nostro ordinamento finisce con l'apparire, e con l'essere, « figlio di un dio minore », un proprietario affievolito, limitato de facto in quel potere di disposizione che, secondo la norma contenuta nell'articolo 832 del codice civile, dovrebbe ordinariamente costituire una facoltà saliente ed essenziale del diritto reale di proprietà. La sua proprietà è infatti ridotta essenzialmente al solo potere di godimento, con conseguente creazione di una vasta fascia di beni di fatto incommerciabili. Tali problemi non sono certo superabili invocando l'usucapione da parte del donatario (e del suo avente causa) che pur avesse posseduto uti domino il bene donato per un ventennio prima dell'apertura della successione del donante, poiché il termine necessario per usucapire potrà validamente decorrere soltanto da tale ultimo evento. Né la rinunzia da parte dei futuri legittimari all'azione di restituzione verso i terzi, a causa della sua strettissima dipendenza funzionale dall'azione di riduzione, può ritenersi valida. Da tempo si tenta di ovviare al problema: il legislatore intervenne già nel 2005 modificando gli articoli 561 e 563 del codice civile al fine di « mettere in sicurezza » perlomeno gli acquisti dei terzi purché fossero trascorsi almeno venti anni dalla trascrizione della donazione. Tale termine resta tuttavia sospeso in caso di opposizione alla donazione esercitata dai soggetti di cui all'articolo 563 del codice civile. La modifica, in ogni caso, ha dato inadeguata prova di sé, come rilevato in molteplici studi. La dottrina, a sua volta, ha proposto varie soluzioni, ma nessuna di queste sembra risolutiva. Comunque si ragioni con riguardo al tema in esame non vi è dubbio che la disciplina degli originari articoli 553 e seguenti del codice civile appaia assai pregiudizievole alla luce di una valutazione di altri interessi generali extrafamiliari sicuramente meritevoli anch'essi di tutela, con particolare riguardo all'interesse alla sicurezza degli acquisti e dei traffici giuridici, anche con riguardo alla continuità di aziende familiari. Più in generale la questione si inquadra nella necessità di rendere più agile il sistema delle successioni, avvicinando la libertà del disponente alla libertà assicurata a chi ricorre ad atti governati dai principi generali in tema di obbligazioni e contratti. La verità è che il problema va affrontato alla radice privando l'azione di restituzione di ogni efficacia reale, stabilendo che il legittimario leso vada ristorato esclusivamente per mezzo di un'obbligazione pecuniaria, salva ovviamente la volontà dell'obbligato di liberarsi per mezzo di una prestazione in facultate che abbia per oggetto il bene il cui acquisto abbia determinato lesione della quota indisponibile. A tale facoltà, di natura unilaterale, si è posto il limite che il bene non abbia subito variazioni di valore per migliorie o per deterioramenti (di natura sia materiale sia giuridica), sì che in tali casi diviene necessario procedere alla stipula di una dazione in pagamento. A tale contratto fa esplicito riferimento l'articolo 561: la norma da questo recata serve a chiarire che l'eventuale datio in solutum avrebbe un oggetto unitario, ancorché complesso. In ordine alla tutela dei legittimari, adesso privati della possibilità di essere soddisfatti in via primaria col bene, si è previsto un privilegio generale, così da compensare la loro minor tutela. In coerenza con l'obiettivo di rendere affidabile il contratto di donazione si è infine ritenuto opportuno intervenire anche sull'articolo 778 del codice civile il quale disciplina il cosiddetto mandato a donare. La norma da tempo è oggetto di critica in dottrina per la sua ambigua formulazione. L'esito dell'insufficiente redazione vuole che la giurisprudenza concluda nel senso che è nulla anche la donazione stipulata a valle di una procura a donare nulla. Non soltanto tale conclusione deroga ai principi generali in tema di patologie dell'atto concluso dal falsus procurator , ma essa non consente al rappresentato – ancorché falsamente – di recuperare l'atto invalido con lo strumento della ratifica nei casi in cui dovesse ritenere l'atto medesimo opportuno sebbene concluso in forza di una patologia del procedimento rappresentativo. D'altra parte gli interessi in gioco sono esclusivamente di rango privatistico e in ogni caso appaiono disponibili, sì che la sanzione estrema della nullità assoluta risulta ultronea.. 1 1 All'articolo 540, secondo comma, del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni: a al primo periodo sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « con quegli »; b il secondo periodo è sostituito dal seguente: « Tali diritti gravano sulla quota di riserva del coniuge e, qualora questa non sia sufficiente, per il rimanente sulla quota disponibile ». 2 1 All'articolo 548 del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni: a il primo comma è sostituito dal seguente: « Il coniuge perde la qualità di legittimario con la separazione »; b al secondo comma: 1 al primo periodo, le parole: « Il coniuge cui è stata addebitata la separazione » sono sostituite dalle seguenti: « Il coniuge separato »; 2 al secondo periodo, dopo le parole: « è commisurato » sono inserite le seguenti: « alla durata del matrimonio e allo stato di bisogno, »;