[pronunce]

ha depositato, rispettivamente in data 25 settembre e 23 ottobre 2002, memorie con le quali ha richiamato la giurisprudenza della Corte costituzionale in tema di norme interpretative per dedurne la illegittimità della disposizione denunciata la quale interviene, con pretesa efficacia retroattiva, per attribuire alla norma interpretata una portata contraria alla sua ratio genetica ancorata, invece, alla necessità della forma scritta ad substantiam del contratto di autotrasporto. Osserva che sarebbe profondamente contraddittorio un tessuto normativo il quale preveda che “per tutti i contratti di trasporto, di qualsivoglia genere, anche internazionali, sia richiesta obbligatoriamente la forma scritta del contratto, nel mentre l'unica eccezione sarebbe costituita per i contratti concernenti il trasporto per conto terzi”. Peraltro, disattesa la prospettazione di una nullità relativa (stante l'interesse generale alla repressione del trasporto abusivo sotteso alla norma), all'intervento legislativo in esame dovrebbe essere attribuita portata sostanzialmente innovativa, con la conseguenza che il voluto effetto retroattivo della disposizione finisce per incidere, compromettendolo, sull'affidamento del cittadino nella certezza del diritto e per creare i presupposti per infliggere sanzioni ai committenti non in grado di provare documentalmente la propria buona fede nell'affidamento di un trasporto ad esercenti abusivi di quell'attività. Evidente sarebbe, inoltre, l'indebita ingerenza sulle sorti dei giudizi in corso, con la relativa violazione degli articoli 102 e 104 della Costituzione. Da ultimo, la deducente critica, perché confliggenti con la ratio della norma, le motivazioni contenute nella sentenza n. 8256 del 2002 della Corte di cassazione, in particolare laddove il Supremo Collegio opina nel senso che la nullità discenderebbe da un elemento che è estrinseco al suo contenuto sostanziale e che consiste in un adempimento che è richiesto ad una sola delle parti e che non è perfettamente definito con riferimento a tutte le possibili modalità di conclusione di un contratto per iscritto. Ribadisce, quindi, la deducente la violazione del principio di uguaglianza in quanto la norma denunciata ingenera disparità “tra coloro che avevano, all'epoca, infondatamente dato corso a controversie giudiziarie, e coloro che si erano astenuti in funzione della chiarezza della norma sulla quale il legislatore malamente è intervenuto, con ciò intravedendosi anche la violazione dell'art. 41 della Costituzione”. Richiama, infine, la Comerit s.r.l. l'ulteriore ordinanza di rimessione del Tribunale di Prato del 25 settembre 2002 che pure svolge rilievi critici avverso la trama motivazionale di Cass. n. 8256 del 2002 ritenuta in contrasto con Cass. n. 59 del 2002, la quale aveva diversamente risolto analoga questione nell'interpretazione dell'art. 40 della legge 28 febbraio 1985, n. 47. 2.- Il Tribunale di Genova, nel corso di un processo civile promosso dalla Spinelli s.r.l., esercente attività di trasporto e spedizione terrestre con autoarticolati e containers, nei confronti dei vettori Ratti Mario, titolare della omonima ditta individuale, e Ratti Fausto, solleva, con ordinanza emessa il 9 aprile 2002, questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 del d.l. 3 luglio 2001, n. 256 (convertito, con modificazioni, dalla legge 20 agosto 2001, n. 334) contenente norma di interpretazione autentica dell'ultimo comma dell'art. 26 della legge 6 giugno 1974, n. 298 - come modificato dall'art. 1 del decreto-legge 29 marzo 1993, n. 82, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1993, n. 162 - «nella parte in cui inserisce norma modificativa della precedente attribuendo alla stessa valore retroattivo». 2.1.- In punto di fatto, il Giudice a quo premette che la Spinelli s.r.l., «assumendo di aver intrattenuto con il convenuto, dal 1990 al 1996, rapporti negoziali inerenti il trasporto di contenitori del gruppo B, ha chiesto (…) dichiarare nulli ai sensi delle disposizioni di cui all'art. 1, n. 2 della legge n. 162 del 1993, i contratti intervenuti tra le parti in quanto privi di forma scritta». Soggiunge che la parte convenuta ha opposto la discutibilità della prevalente interpretazione giurisprudenziale della norma di cui alla legge n. 162 del 1993, la quale avrebbe introdotto una figura di contratto con forma scritta richiesta ad substantiam in contrasto con i principi di cui all'art. 1325 cod. civ. (peraltro, in ogni caso sarebbero spettati i conguagli richiesti a titolo di illecito arricchimento). Su istanza della parte attrice, il Tribunale rimette la questione alla Corte costituzionale nei termini sopra indicati, affermandone la rilevanza, in quanto riguarda direttamente una pregiudiziale della causa. 2.2.- Con riguardo alla non manifesta infondatezza della questione, il rimettente ha diffusamente richiamato numerosi precedenti della Corte costituzionale sulla portata ed i limiti dell'attività legislativa di interpretazione autentica (sentenze n. 118 del 1957, n. 123 del 1987, n. 91 del 1988, n. 155 del 1990, n. 311 del 1995, n. 397 e n. 6 del 1994, n. 424 e n. 283 del 1993, n. 440 del 1992, n. 429 del 1993, n. 822 del 1998, n. 525 del 2000), ritenendo sinteticamente e per relationem sussistenti «tutti i dubbi di legittimità inerenti la retroattività della norma sollevati da parte attrice». 2.3.- Si è costituita la Spinelli s.r.l. la quale ha sottolineato, citando numerose pronunce, la (pretesa) univocità della interpretazione di merito, consolidatasi prima dell'entrata in vigore della norma interpretativa, in ordine alla necessità, postulata dal tenore e dalla ratio dell'art. 26, ultimo comma, della legge 6 giugno 1974, n. 298 - come modificato dall'art. 1 del decreto-legge 29 marzo 1993, n. 82, - che i contratti di trasporto di cose per conto terzi dovessero assumere forma scritta ad substantiam. Richiamando la ratio della norma, la parte privata sostiene, in primo luogo, che la norma interpretativa introdurrebbe una irragionevole disparità di trattamento tra coloro che scelgono la forma scritta contrattuale - e che, pertanto, si espongono al rischio di vedersene dichiarare la nullità per il caso di mancata menzione delle annotazioni previste dalla legge - e coloro che, invece, avendo stipulato il contratto verbalmente, non subiranno alcuna conseguenza. La evidente omogeneità delle situazioni sottostanti non giustificherebbe, dunque, a detta del deducente, il differente trattamento normativo, e sanzionatorio in particolare; ciò tenuto anche conto delle gravi ricadute, conseguenti alla declaratoria di nullità del contratto, in termini di inapplicabilità delle c.d. tariffe di trasporto a forcella e di possibile attivazione, a cura del committente, della procedura di ripetizione dell'indebito ex art. 2033 cod. civ.