[resaula]

resta ancora da chiarire, inoltre, a chi spetterà la guida della nuova missione e quali saranno i parametri di riferimento per misurare il rischio di "pull factor" (ovvero la soglia oltre la quale si considererà che si sta verificando una nuova ondata di sbarchi sulle coste europee); secondo quanto si apprende da notizie di stampa, il prossimo 23 marzo dovrebbe essere formalizzato l'avvio della nuova operazione, che avrà una diversa area di intervento rispetto alla precedente "Sophia", che copriva l'intera costa libica: i pattugliamenti dovrebbero riguardare le acque non lontane dall'Egitto, in modo da intercettare le navi turche che riforniscono Serraj e quelle di Emirati e Giordania che tramite Suez approvvigionano Haftar; considerato che: a fronte delle innumerevoli incertezze evidenziate e a negoziato, di fatto, ancora aperto, appare a parere degli interroganti del tutto incomprensibile la soddisfazione mostrata dal Ministro in indirizzo che, al termine del vertice, ha dichiarato, con un eccesso di entusiasmo, che finalmente «l'Italia è stata ascoltata», che «se [la nuova missione] sarà "pull factor" la bloccheremo» e che in teoria e, comunque, non nell'immediato, essa potrebbe diventare «anche terrestre»; nel corso delle comunicazioni tenute meno di un mese fa (il 30 gennaio 2020) nelle Commissioni congiunte 3ª e III (Affari esteri) e 4ª e IV (Difesa) di Camera e Senato sugli esiti della conferenza di Berlino, il Ministro in indirizzo ha assunto una posizione sulla questione alquanto ondivaga e, a tratti, contraddittoria; in estrema sintesi, da una parte egli aveva dichiarato: «per accorciare i tempi, evitiamo di farci dare un nuovo mandato dalle Nazioni Unite per ricostruire una missione daccapo, ma, su quella base, ne costruiamo una già esistente, trasformandola e rendendola più efficace per l'embargo», dall'altra faceva generico riferimento ad una "nuova missione"; per la maggior parte le misure messe in campo fino ad oggi per il contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di migranti e di armamenti si sono rivelate, per molti aspetti, del tutto inefficaci e carenti; nel quadro di un approccio globale della UE alla migrazione, assolutamente insufficiente sarebbe, altresì, una missione europea navale e aereo-satellitare, limitata alla vigilanza e alla sorveglianza sull'attuazione dell' embargo delle armi, concentrata sul versante del Mediterraneo orientale, senza implementare contestualmente l'attività di contrasto all'attività dei trafficanti di migranti e di esseri umani, che rivestirebbe un ruolo secondario, per così dire residuale; una misura sicuramente più efficace su questo versante, come da tempo richiede Fratelli d'Italia, sarebbe stata quella di impedire contestualmente la partenza dei barconi degli scafisti, attraverso l'attivazione, in accordo con le autorità della Libia, di un blocco navale direttamente al largo delle coste libiche ovvero una vera e propria "interdizione marittima", come ventilato prima della conferenza di Berlino anche dal Ministro in indirizzo; peraltro, anche il mero obiettivo di garantire l'attuazione dell' embargo delle armi risulterebbe, di fatto, vanificato, dalla possibilità concreta che le stesse continuino ad arrivare via aerea e via terra, mancando, come è stato confermato, l'avvio contestuale di un'efficace operazione terrestre; inoltre, nella migliore delle ipotesi, un rischio concreto potrebbe essere quello di ingenerare il ragionevole sospetto che la stessa operazione possa colpire esclusivamente la parte che si approvvigiona degli armamenti via mare, sottovalutando altri canali pur rilevanti; a ciò si aggiunge che il nostro Paese, con la nuova operazione, caldeggiata principalmente da Francia e Germania, rischia di perdere il ruolo di Paese guida nelle attività che interessano l'area mediterranea, si chiede di sapere quali ulteriori elementi di dettaglio, oltre quanto sta già emergendo da notizie di stampa, il Ministro in indirizzo ritenga di dover fornire riguardo all'accordo politico raggiunto in sede europea, anche al fine di fugare ogni dubbio e preoccupazione circa possibili minacce per la difesa dell'interesse e della sicurezza nazionale, e, in ogni caso, quali siano le motivazioni che hanno portato il Governo a cambiare posizione, optando per l'avvio di una missione europea ex novo , piuttosto che per un rafforzamento e ampliamento dell'operazione "Sophia" a guida italiana, come sostenuto in numerose sedi istituzionali. Atto n. 3-01406 D'ALFONSO MARCUCCI MIRABELLI STEFANO COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' VALENTE ROSSOMANDO PARRINI PINOTTI Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: la crescita del sistema Paese, delle sue imprese, dei suoi territori a favore delle famiglie e delle persone richiede di mettere a disposizione la mole di risorse finanziarie in giacenza nelle tante articolazioni della pubblica amministrazione; se si vuole un'amministrazione pubblica adeguata alle ormai impellenti necessità di ripresa economica e di competitività del nostro Paese si deve aprire una fase di semplificazione, snellimento e innovazione normativa e amministrativa, idonea a facilitare una radicale trasformazione della pubblica amministrazione nel segno della rivoluzione digitale in atto; d'altra parte, se si vuole un'amministrazione efficiente, funzionale e responsabile, capace di dare risposte concrete in tempi brevi e certi ai cittadini e alle imprese, si deve essere coscienti che gli interventi legislativi, come quelli pure essenziali di semplificazione, non sono però sufficienti se non affiancati da una capacità di incidere sulle prassi procedimentali concretamente seguite nella pubblica amministrazione, con strumenti idonei a promuovere da subito l'efficacia, l'efficienza e l'economicità delle azioni e l'obiettivo di migliorare in modo tangibile il rendimento effettivo dell'amministrazione; si deve oggi ammettere la limitata utilità di una nuova disciplina legislativa sulla pubblica amministrazione o la riproposizione di norme rimaste disapplicate, se non si dà luogo anche ad interventi puntuali sull'organizzazione delle strutture, sulle regole e i tempi dei procedimenti e sulla formazione di chi vi opera; considerato che: gli interroganti sono convinti che il Ministro per la pubblica amministrazione possa assumere anche da definizione di decisione pubblica: si ha il bisogno di ricostituire adeguatezza nel mondo delle competenze da destinare alla decisione pubblica; per questi scopi servono formazione ripetuta, tecnologia pienamente utilizzabile, organizzazione flessibile e una proporzionata copertura normativa capace di modernizzare il procedimento amministrativo: per questi fini sono necessarie poche ma determinanti riforme "chirurgiche" idonee ad innescare effettivi percorsi di revisione delle prassi amministrative, nel segno della trasparenza dei processi decisionali e della responsabilizzazione degli attori pubblici coinvolti; le risorse umane vanno riconosciute contrattualmente in relazione alle crescenti responsabilità di decisione. Si deve passare da un'organizzazione qualsiasi ad un'organizzazione scandita dai tempi certi, valorizzati, riconosciuti, premiati contrattualmente e se al contrario sanzionati;