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L'articolo 8 riguarda infine l'entrata in vigore della normativa in argomento.. Art. 1. (Misure per la prevenzione del fenomeno della prostituzione e per il reinserimento sociale) 1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in collaborazione con gli enti locali ed avvalendosi di organismi non lucrativi di utilità sociale, delle organizzazioni del volontariato e di altri soggetti privati, promuovono interventi diretti a favorire la partecipazione delle persone che manifestano la volontà di cessare l'attività di prostituzione a iniziative di sostegno idonee al loro reinserimento sociale, anche con riferimento alle attività di assistenza e protezione sociale disciplinate dall'articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con le predette modalità, promuovono altresì interventi di formazione degli operatori pubblici a contatto con la prostituzione e di informazione, prevenzione e riduzione del danno sanitario e sociale connesso al fenomeno della prostituzione, con particolare attenzione ai giovani di età inferiore a diciotto anni. Gli interventi sono promossi dalle regioni mediante l'utilizzo in rete di servizi sociali, del lavoro e sanitari. 2. Nell'ambito del Fondo nazionale per le politiche sociali di cui all'articolo 20 della legge 8 novembre 2000, n. 328, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della salute con proprio decreto, adottato di concerto con il Ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, determinano annualmente la quota da riservare agli interventi di cui al comma 1 del presente articolo. Art. 2. (Modifiche al codice penale e al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231) 1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 600- septies.1 , sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: «La stessa diminuzione di cui al primo comma si applica nei confronti del concorrente che si adopera concretamente ed efficamente in modo che la persona offesa riacquisti la propria autonomia e libertà. In caso di concorso tra le diminuenti di cui al primo e secondo comma, la diminuzione di pena non può essere in ogni caso superiore ai due terzi»; b) dopo l'articolo 600- octies sono inseriti i seguenti: «Art. 600- novies. -- (Prostituzione coattiva). -- Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque costringe taluno a prostituirsi è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 5.000 a euro 50.000. Art. 600- decies. -- (Reclutamento, induzione e sfruttamento della prostituzione). -- Salvo che il fatto costitutisca più grave reato, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 3.000 a euro 30.000 chiunque: 1) recluta o induce alla prostituzione; 2) sfrutta, gestisce, organizza controlla l'latrui prostituzione, ovvero altrimenti ne trae profitto; 3) ha la proprietà, l'esercizio, la direzione, l'amministrazione o il controllo, anche non esclusivi, di locali aperti al pubblico dove si esercita la prostituzione. La medesima pena di cui al primo comma si applica a chi, avendo l'esercizio, la direzione, l'amministrazione o il controllo, anche non esclusivi, di locali aperti al pubblico, tollera abitualmente l'esercizio della prostituzione da parte di una o più persone all'interno dei medesimi locali»; c) all'articolo 734- bis , dopo le parole: «609- octies », sono inserite le seguenti: «, nonché nei casi dei delitti previsti dagli articoli 600- novies e 600- decies ». 2. All'articolo 25- quinquies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, dopo la lettera c) , è aggiunta la seguente: « c- bis) per i delitti di cui agli articoli 600- novies e 600- decies , la sanzione pecuniaria da duecentocinquanta a settecentocinquanta quote»; b) al comma 2, le parole: «lettere a) e b) » sono sostituite dalle seguenti: «lettere a), b) e c- bis)». Art. 3. (Divieto di prostituzione in luogo pubblico) 1. Gli enti locali, di comune accordo con gli organismi del privato sociale operanti in tale settore, con le associazioni delle prostitute e, qualora esistano, con i comitati dei cittadini, possono individuare luoghi pubblici nei quali è consentito l'esercizio della prostituzione, concordando orari e modalità di utilizzo degli stessi. In tali luoghi sono promosse anche misure volte alla riduzione del danno sociale e sanitario connesso all'esercizio della prostituzione, quali il controllo della criminalità e interventi volti alla tutela della salute. In tali luoghi è garantita la presenza di presidi sanitari e il presidio del territorio è assicurato dalla presenza di corpi di polizia a composizione prevalentemente femminile. 2. Con le modalità di cui al comma 1 possono altresì essere individuati luoghi pubblici nei quali è espressamente vietato l'esercizio della prostituzione. 3. Chiunque, partecipando anche quale cliente, viola il divieto disposto ai sensi del comma 2 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 6.000 euro. Art. 4. (Non punibilità degli atti di prostituzione) 1. L'attività di prostituzione consiste nel mettere a disposizione di terze persone e a fine di lucro il proprio corpo per il compimento di atti sessuali. 2. Non è punibile, né altrimenti passibile di sanzione chi, per esercitare la prostituzione, utilizza una privata dimora di cui ha la legittima disponibilità, anche ospitando persone, dedite alla medesima attività, senza che intermediari conviventi traggano profitto dall'attività di altri. La convivenza nelle private dimore è ispirata al rispetto dei diritti fondamentali dell'autoregolamentazione del proprio lavoro e della salute. Non è consentita la presenza di minori, ancorché figli delle persone che esercitano la prostituzione. 3. Non è punibile il proprietario di un immobile che legittimamente lo concede in locazione, in uso, in abitazione, in usufrutto o in comodato a persona che ivi eserciti la prostituzione, purché non siano presenti minori, ancorché figli delle persone che vi esercitano la prostituzione. 4. Non è punibile l'attività, prestata in qualsiasi forma e senza fini di lucro, di reciproca assistenza tra soggetti che esercitano la prostituzione. Art. 5. (Modalità di autorizzazione all'esercizio della prostituzione) 1. Per l'esercizio volontario della prostituzione è necessario: a) comunicare presso una qualunque sede delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA) presenti sul territorio nazionale l'intenzione di esercitare la professione;