[pronunce]

vigente, modificato dalla sentenza n. 364 del 1993 della Corte costituzionale. Considerato che la Corte d'appello di Genova ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 315 cod. proc. pen. , nella parte in cui prevede che il termine per proporre la richiesta di riparazione per l'ingiusta detenzione prevista dall'art. 314 cod. proc. pen. decorra da quando la sentenza di non doversi procedere di cui all'art. 378 cod. proc. pen. del 1930 è divenuta inoppugnabile anziché dal giorno in cui ne è stata effettuata la notifica direttamente alla persona sottoposta alle indagini o da quando questi ne ha avuto effettiva conoscenza, potendo dare luogo alla decorrenza di detto termine all'insaputa dell'interessato, per violazione dell'art. 3 Cost., perché crea un'ingiustificata disparità di trattamento tra chi, prosciolto in esito a un procedimento retto dalle norme del codice abrogato, non venga informato dell'atto che può dar vita al diritto alla riparazione per ingiusta detenzione e chi invece abbia subito quest'ultima sotto la vigenza del nuovo codice, sempre informato, e per violazione dell'art. 24 Cost., perché lega la possibilità di far valere in giudizio il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione ad un onere di informarsi che implica un livello di diligenza eccessivo; che l'art. 314 cod. proc. pen. riconosce a chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato il diritto ad un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave, aggiungendo che la precedente disposizione si applica, alle medesime condizioni, a favore delle persone nei cui confronti sia pronunciato provvedimento di archiviazione; che il successivo art. 315 stabilisce che “la domanda di riparazione deve essere proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni dal giorno in cui la sentenza di proscioglimento o di condanna è divenuta irrevocabile, la sentenza di non luogo a procedere è divenuta inoppugnabile o è stata effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione alla persona nei cui confronti è stato pronunciato a norma del comma 3 dell'art. 314”; che nella specie si è presenza di procedimento pendente alla data di entrata in vigore del codice di procedura penale, conclusosi nel vigore del nuovo codice di rito con sentenza di non doversi procedere per non avere l'imputato commesso il fatto; che il diritto all'equa riparazione, nel sistema creato dagli articoli 314 e 315 cod. proc. pen. , è applicabile, in virtù della norma transitoria di cui all'art. 245 del d.lgs. 28 luglio 1989, n. 271 (Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale), anche ai procedimenti già pendenti alla data del 24 ottobre 1989 e destinati a proseguire nell'osservanza della normativa precedente; che, in applicazione di tale normativa (art. 372 cod. proc. pen. del 1930) , il giudice doveva fare notificare, a cura del cancelliere, avviso dell'avvenuto deposito degli atti e dei documenti del processo ai difensori dell'imputato per consentire agli stessi, nel termine di cinque giorni dall'avviso stesso – prorogabile per una sola volta – di prendere visione di ogni cosa, di estrarre copia degli atti e dei documenti e di presentare le istanze e le memorie ritenute opportune, con obbligo per il giudice, alla scadenza del termine, di provvedere entro quindici giorni ad adottare i provvedimenti conseguenti necessari, ivi compresa la sentenza di proscioglimento di cui al successivo art. 378; che quest'ultima sentenza non doveva essere notificata alle parti private non essendo la stessa soggetta ad impugnazione (art. 151 cod. proc. pen. del 1930) ; che, invece, la normativa vigente prevede che “quando la sentenza non è depositata entro il trentesimo giorno o entro il diverso termine indicato dal giudice a norma dell'articolo 544, comma 3, l'avviso di deposito è comunicato al pubblico ministero e notificato alle parti private cui spetta il diritto di impugnazione. È notificato altresì a chi risulta difensore dell'imputato al momento del deposito della sentenza” (art. 548, comma 2), aggiungendo che “l'avviso di deposito con l'estratto della sentenza è in ogni caso notificato all'imputato contumace” (art. 548, comma 3); che la diversità di disciplina applicabile, a seconda che si tratti di procedimento soggetto alla normativa del codice di rito vigente o a quella del codice di rito del 1930, non evidenzia alcun contrasto con le norme costituzionali invocate dal momento che, sulla base dell'art. 372 cod. proc. pen. del 1930, la parte avente diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione, è posta nelle condizioni – con l'impiego della normale diligenza – di venire a conoscenza del momento in cui il giudice effettua il deposito della sentenza – anche se questi non osserva il termine, pacificamente ordinatorio, per tale deposito – ed è quindi nelle condizioni di osservare il termine di due anni di cui all'art. 315 cod. proc. pen. per la proposizione dell'istanza, con la conseguenza che la mancata previsione dell'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 548 cod. proc. pen. non è irragionevole né viola il diritto di difesa della parte, dal momento che, una volta stabilito un termine di decadenza, l'interessato è posto in condizione di conoscerne la decorrenza iniziale senza l'imposizione di oneri eccedenti la normale diligenza; che la situazione denunciata non è assimilabile a quella che ha dato luogo alla declaratoria di incostituzionalità del comma 1 dell'art. 315 cod. proc. pen. , nella parte in cui prevede che il termine per proporre la domanda di riparazione decorre dalla pronuncia del provvedimento di archiviazione, anziché dal giorno in cui, ricorrendo le condizioni previste dall'art. 314, comma 2, dello stesso codice, è stata effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione alla persona nei cui confronti detto provvedimento è stato pronunciato (sentenza n. 446 del 1997), perché, in tema di archiviazione, la parte non era posta nelle condizioni di conoscere con tempestività il momento in cui il diritto all'equa riparazione è sorto ed è azionabile, sicché l'unico mezzo per acquisire tale conoscenza è la notificazione del provvedimento stesso, laddove in presenza di emanazione di sentenza di non doversi procedere, la parte, sulla base del disposto dell'art. 372 cod. proc. pen. del 1930, può, con la normale diligenza, venire a conoscenza del deposito di tale sentenza, pur in difetto di notifica; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .