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L'intermediario immobiliare e quello finanziario sarebbero diventate due professioni distinte, senza che l'una potesse avere un doppio beneficio e guadagno. Con la normativa in esame, così come approvata alla Camera dei deputati, lo stesso soggetto avrà invece il doppio vantaggio e sicuramente non andrà a tutelare gli interessi del singolo o della giovane coppia che vuole una casa e un futuro, ossia la garanzia di avere il giusto trattamento che chi è in conflitto di interessi sicuramente non ha la voglia o la volontà di portare avanti. Oltre a questo, l'emendamento approvato alla Camera estende ancora di più la compatibilità tra professioni, prevedendola anche tra intermediario finanziario e mediatore di assicurazione, riassicurazione o consulenza finanziaria. Ma non è solo questo. Vorrei fornire alcuni elementi di valutazione per far capire cosa è successo alla Camera. La quasi totalità delle associazioni di categoria (quelle più rappresentative e che rappresentano la maggior parte dei consulenti finanziari) era contraria a questa estensione e commistione. Oltre a questo, voglio sottolineare che alla Camera si è consumata la violazione di un patto. A Camere sciolte, con un Governo che gestisce gli affari correnti, ci sarebbe dovuta essere l'unanimità di intenti da parte di tutte le forze politiche. Invece, alla Camera è stata fatta una forzatura e, nonostante non ci fosse l'unanimità (vista la contrarietà del MoVimento 5 Stelle e anche di un altro Gruppo politico), si è andati avanti. Non ultimo, voglio segnalare la violazione di una norma generale legata principalmente all'entrata in vigore del decreto legislativo 16 ottobre 2020, n. 142, che richiamava l'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato per l'espressione di un parere obbligatorio in qualità di ente terzo sulla proporzionalità. Su questo emendamento si doveva esprimere l'Autorità. Questo provvedimento rischia di innescare una nuova procedura di infrazione. Per questo, faccio anche un appello alla Presidenza del Senato affinché verifichi se l'introduzione di questa nuova norma possa aprire il fronte a una procedura di infrazione. Cari colleghi, ribadisco una volta di più la differenza tra il MoVimento 5 Stelle e le altre forze politiche: da una parte abbiamo chi difende sempre a spada tratta i cittadini, in special modo coloro che hanno grandi difficoltà e, dall'altra, il resto, cioè coloro che magari difendono le lobby e gli interessi della finanza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr. SMART-IdV) . Signora Presidente, il tortuoso iter che ha portato al disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza è nato sotto le direttive dell'Europa che, forte del bisogno dei Paesi più colpiti dalla pandemia, ha vincolato questo disegno di legge agli obiettivi del PNRR, legandolo così alla terza tranche di aiuti. In tale contesto, si evince come l'Italia perda l'ennesima occasione per far sentire la propria voce, finendo così di svendere le proprie risorse, dalle concessioni balneari alle guide turistiche ai servizi pubblici locali, spogliando l'Italia delle sue ultime fonti di produzione di lavoro e di ricchezza nazionale. Tali disposizioni impongono la collocazione sul mercato interno europeo inscindibilmente legato al mercato generale di beni e gestione di servizi pubblici che fanno parte del demanio costituzionale, che ha come fine il perseguimento di interessi generali e pertanto non possono essere ceduti o gestiti da privati o da società per azioni private, peggio se a capitale pubblico, che devono perseguire gli interessi di singoli privati o degli azionisti della società gestita da un proprio consiglio di amministrazione. Si tratta in particolare di dare a privati la gestione dei servizi pubblici essenziali, nonché della distribuzione dell'acqua, bene pubblico per eccellenza, specie in questi periodi di mutamenti climatici e di gravissima siccità. L'articolo 1 ha l'obiettivo di promuovere lo sviluppo della concorrenza anche al fine di garantire l'accesso ai mercati di imprese di minori dimensioni, tenendo in adeguata considerazione gli obiettivi di politica sociale connessi alla tutela dell'occupazione nel quadro dei principi dell'Unione europea, nonché di contribuire al rafforzamento della giustizia sociale, migliorare la qualità e l'efficienza dei servizi pubblici, potenziare lo sviluppo di investimenti e innovazione in funzione della tutela dell'ambiente, della sicurezza e del diritto alla salute dei cittadini, obiettivo però che viene subito stralciato, mostrando in realtà come dietro a questo disegno di legge per la concorrenza si giochi la partita della privatizzazione o delle svendite di beni pubblici essenziali. L'articolo 8 svuota le funzioni dei Comuni del ruolo di garanzia svolto storicamente dai servizi pubblici locali, creando una sorta di modus operandi a due velocità, rapidissima per le aziende private erogatrici del servizio che si limitano solamente a stilare una relazione annuale sui dati di qualità del servizio e sugli investimenti effettuati, tortuosa per il pubblico che deve giustificare il mancato ricorso al privato sobbarcandosi anche gli oneri. L'articolo 8 è vago sul concetto di servizio pubblico locale, facendo rientrare così tutti i servizi; data la mancanza di una puntuale elencazione di questi servizi, si giunge alla conclusione che venga ignorato il volere dei cittadini, che nel 2011, a stragrande maggioranza dei votanti (il 97 per cento), hanno approvato il referendum per l'acqua pubblica. (Applausi) . Con l'articolo 8, diventa proibitivo per i Comuni tenere i servizi in house. All'articolo 16, invece, si assiste all'indebolimento del Servizio sanitario nazionale, altro business per i privati che, invece di essere implementato e migliorato al fine di essere fruibile ed efficiente per i cittadini, lascia sempre più spazio ai privati, che faranno affari d'oro. L'articolo 30 sul controllo delle merci non tiene conto dei veri bisogni dei cittadini e della necessità di avere merci controllate e sicure, ma agevola solo alcune aziende garantendo processi di controllo più veloci. Lo stralcio dell'articolo 10 sul trasporto pubblico non di linea da una parte asseconda le richieste delle associazioni di categoria, ma dall'altra relega nel dimenticatoio la questione del trasporto non di linea nelle zone più remote ed impervie non urbane; vengono totalmente ignorate le richieste dei piccoli e medi commercianti locali, che costituiscono il perno dell'economia delle città italiane, vessati dalla crisi e dalla spietata concorrenza sleale dell' e-commerce . Scrive il giurista Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte costituzionale, che la realtà dell'ordinamento costituzionale è chiara e definita: i beni o sono in proprietà privata o sono in proprietà pubblica (articolo 42 della Costituzione) e in uno Stato comunità la proprietà pubblica coincide con la proprietà comune (Applausi) , che spetta al popolo a titolo di sovranità, ripeto, a titolo di sovranità.