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È stata una discussione approfondita, un testo condiviso, un percorso cristallino fino a ieri mattina. Era una normale dinamica di maggioranza che non prevedeva certamente quanto avvenuto ieri, provocando tensioni e ritardi giustamente stigmatizzati dai colleghi delle opposizioni, a cui chiedo scusa. Onorevoli colleghi, vi confesso che io per primo ho faticato a comprendere le ragioni di questo strappo, soprattutto alla luce del risultato su cui alla fine abbiamo raggiunto una nuova intesa. Il testo del relatore Giarrusso che è stato votato e il subemendamento che abbiamo tutti firmato e sottoscritto, infatti, non cambiano nulla nella sostanza rispetto a quanto era già previsto dall'emendamento Grasso (testo 2), come riformulato su indicazione della maggioranza. Basta confrontare i due testi e avere delle basilari nozioni di diritto per capirlo: sempre di articolo 266, comma 1, si parla, e cioè di reati per cui sono previsti limiti di ammissibilità e tra cui sono compresi quelli per cui è previsto l'arresto in flagranza. Si tratta, quindi, di un'aggiunta pleonastica. Infine, circa l'ulteriore subemendamento che aggiunge l'aggettivo «rilevante» a quello già presente, ossia «indispensabile», è evidente che, se una prova è indispensabile, sarà senza dubbio anche rilevante. È stato quindi un vero teatro dell'assurdo quello a cui ho non solo assistito, ma, per ovvie ragioni e mio malgrado, persino partecipato nella giornata di ieri. Non è stato di certo il primo e temo non sarà neanche l'ultimo. La necessità di alzare un polverone prescindendo dal merito è solo una buona arma per riempire le pagine dei giornali e soprattutto gli spazi televisivi, dal momento che per alcuni questo sembra essere il parametro più importante dell'azione politica. Affronteremo con la calma di Cicerone l'abuso della nostra pazienza, finché sarà possibile però: « Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra? ». La sensazione che quest'Assemblea venga usata come trailer di partecipazioni a importanti trasmissioni televisive, infatti, non è peregrina leggendo i giornali di oggi e seguendo le agenzie di oggi pomeriggio e stasera. Ma questa è l'Assemblea del Parlamento e, per quanto la terza camera di «Porta a Porta» sia rilevante - e non lo discuto - le istituzioni democratiche a mio parere lo sono di più e pretendono più rispetto. Lo dico soprattutto a chi, invece di essere qui, ha magari finito di registrare l'epocale intervista foriera di annunci eclatanti. (Commenti del senatore Cucca) . Ho presieduto quest'Assemblea e non posso che condannare manovre utili solo a dimostrare di poter bloccare a piacimento i lavori parlamentari, ancora più assurde quando provengono dalla maggioranza. Aggiornando Shakespeare, se - come pare - siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sondaggi, i numeri impietosamente indicano che questo tipo di guerriglia non è la strada per aumentare i consensi. Lo dico da appartenente a una componente del Gruppo Misto che sta comodamente tutta in un selfie . Non intendo dare lezioni a nessuno, ma per rispetto nei confronti di quest'Assemblea offro un consiglio: si faccia chiarezza una volta per tutte, si decida se e come mettere in condizione questa maggioranza di lavorare per trasformare in atti parlamentari e di Governo quel programma che ci ha accomunato a settembre e che viene approfondito in questi giorni nei tavoli convocati dal presidente Conte. Come ha ben scritto stamattina Mario Sechi nel suo «List»: «Non succede niente ma si prepara il tutto, che potrebbe tranquillamente finire in niente». Fine della citazione. Che sia tutto o niente, ma purché sia qualcosa di definitivo e purché sia presto. Non abbiamo ulteriore tempo da perdere. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e M5S) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, grazie della possibilità che mi viene data anche in un'occasione di particolare concentrazione rarefatta: rarefatto è il numero e rarefatta è anche la concentrazione. Metto a disposizione un'opinione qualificata in ragione non del valore della persona che interviene, ma delle esperienze fatte, che mi permettono di entrare nel merito e forse anche di rendere dicibile il difficile. Noi siamo davanti a una materia normativa che ha diviso e presentato anche un combattimento dialettico sia in Commissione, che fuori. La materia si può riassumere così: quanto serve la tecnologia per l'accertamento della verità? Noi abbiamo bisogno di avere lo sguardo su tutte e due le parti di cui abbiamo necessità di occuparci. C'è la parte del cittadino, che va sottoposto a copertura in ordine alla cultura delle garanzie. Servono cultura delle garanzie per il cittadino, ma anche garanzia per l'ordinamento giudiziario quando deve ricercare la prova e dare luogo all'individuazione delle responsabilità. In questi giorni il nostro sistema Paese, la cultura dell'Italia e dell'Europa hanno pianto la scomparsa di un grande intellettuale, Emanuele Severino, che non è stato ricordato in quest'Aula. Severino ci ha insegnato che la civiltà delle persone è messa in campo da questa coppia: da ciò che le persone hanno trovato per donazione del creato, perché già c'era, ad esempio la natura, e ciò che la civiltà ha aggiunto dal punto di vista della scienza e della tecnologia. Noi abbiamo bisogno di valorizzare la scienza e la tecnologia quando c'è da accertare la verità. Personalmente, tra il fattore umano e il fattore tecnologico, mi fido di più del fattore tecnologico. La tecnologia e la scienza, infatti, ci garantiscono memoria remota. Su questo mi sono permesso di avanzare anche una proposta, sottoscritta, per adesso, da numerosi colleghi del Partito Democratico e che spero riguarderà anche colleghi di altre formazioni politiche: fare in modo che, nelle attività di ricerca della responsabilità e, all'interno di queste, nella ricerca della prova, nella fase delle indagini preliminari, vi sia certezza di ciò che accade; la certezza, ad esempio, quando le persone - i cittadini liberi, normali, quelli che si fanno carico di provvedere ai bisogni della famiglia e di realizzare il loro progetto di vita - vengono sentite a sommarie informazioni: in quel caso si realizza una sorta di safari a opera di alcune espressioni della polizia giudiziaria. Io non mi fido della ricostruzione umana, individuale, soggettiva; occorre un deposito di memoria remota a certificare cosa accade, cosa si dice, cosa si chiede, cosa si risponde alle domande. Voi sapete che ciò che punta ad accertare la verità si distingue in una fase che si chiama procedimento e in un'altra fase che si chiama processo. Io mi fido solo della tecnologia e quante volte, se ci fosse stata la tecnologia, avremmo evitato chilometri inutili di carte giudiziarie e anni di sofferenze di cittadini assolutamente innocenti! Personalmente ho fatto questa esperienza. Una volta mi sono trovato a patire l'assunzione a sommarie informazioni di un cittadino, solo perché l'avevo accompagnato a Milano per cercare di facilitare una certa presa di opportunità economica, nel rispetto del mercato e della legge. Quella persona vendeva ciabatte di nome Fly Flot;