[pronunce]

, liquida l'ammontare degli onorari e diritti spettanti alla difesa del prosciolto, fermo restando il parere di congruità dell'Avvocatura dello Stato da esprimere sulle richieste di rimborso avanzate all'amministrazione di appartenenza; che il giudice a quo si limita ad affermare apoditticamente la rilevanza della questione per il semplice fatto che, ove la norma censurata venisse dichiarata costituzionalmente illegittima, verrebbe meno il potere-dovere del medesimo giudice di decidere la controversia; che, in presenza dell'eccezione dell'appellante e della menzionata decisione delle sezioni riunite della Corte dei conti – i quali rilevano che la sentenza impugnata aveva dichiarato la prescrizione dell'azione di responsabilità amministrativa, mentre la normativa impugnata si riferisce alle sentenze di proscioglimento nel merito – il rimettente avrebbe dovuto motivare, ai fini della rilevanza della questione, sull'applicabilità della norma impugnata alla fattispecie anche in ipotesi diverse dal proscioglimento nel merito; che, in difetto di tale accertamento, la questione è manifestamente inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza nel giudizio principale, dal momento che essa non può essere sostenuta sulla base della affermata incostituzionalità della norma impugnata, ma in ragione dell'applicabilità della stessa alla fattispecie in esame. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 10-bis, comma 10, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, sollevata, in riferimento agli artt. 24, 103, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale di appello per la Regione Siciliana, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso, in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 luglio 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 luglio 2009. Il Cancelliere F.to: MILANA