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La gravidanza è una situazione esclusiva delle donne, nel cui contesto possono svilupparsi malattie renali acute e croniche, con un impatto a breve-lungo termine sulla salute, e potenziali ripercussioni sulle generazioni future. Numerose malattie autoimmuni sono più frequenti nelle donne e anch'esse possono compromettere la gestazione e la salute del feto. Le donne con MRC hanno un rischio cardiovascolare superiore alle donne non affette da MRC, ma tale rischio è inferiore rispetto a quello degli uomini affetti dallo stesso grado di compromissione della funzionale renale. Le donne in dialisi hanno comorbilità differenti rispetto agli uomini. Negli studi di coorte in emodialisi la distribuzione del tipo di accesso vascolare è differente negli uomini e nelle donne, con una prevalenza inferiore di fistole arterovenose nelle donne, probabilmente legata a fattori costituzionali. Anche la scelta del trattamento, dialisi peritoneale o emodialisi, è influenzata dal sesso del paziente e per quanto riguarda il trapianto renale, le donne sono più propense a offrirsi come donatrici piuttosto che ad esserne beneficiarie. In oncologia sono descritte in alcune neoplasie significative differenze di sesso/genere nelle manifestazioni cliniche. Citiamo la più frequente localizzazione a sinistra del cancro colico nell'uomo che porta ad una diagnosi più precoce rispetto al cancro colico nella donna più frequente a destra e che rende meno attendibili gli screening del sangue occulto nelle feci; nell'efficacia dei farmaci chemioterapici e nella comparsa di eventi avversi nei due sessi. La differente immunità dell'uomo e della donna contribuisce verosimilmente alla diversa progressione della neoplasia e alla risposta alla terapia. L'osteoporosi in Italia colpisce prevalentemente il sesso femminile con una prevalenza, al di sopra dei 50 anni, del 23 per cento nelle donne rispetto all'8 per cento negli uomini. Le fratture da fragilità, la cui incidenza aumenta progressivamente con l'età, sono circa 465.000 l'anno ed il 65 per cento di esse si manifesta nelle donne. L'osteoporosi e il conseguente aumento del rischio di frattura vengono studiate prevalentemente nella donna, sebbene anche l'uomo nella terza età sviluppi osteoporosi e rischio di frattura, con ritardo di 10 anni rispetto alla donna e con una mortalità dopo frattura dell'anca superiore rispetto alla donna. Il diabete è più frequente negli uomini rispetto alle donne in tutte le fasce di età tranne in età giovanile nella quale è presente una lieve prevalenza femminile. A causa della maggior propensione delle donne al sovrappeso e alla caduta degli estrogeni che influenzano positivamente l'omeostasi glucidica, la prevalenza di diabete mellito di tipo 2 è maggiore tra le donne rispetto agli uomini solo dopo i 70 anni. Anche l'infezione da Covid-19 ha evidenziato significative differenze di genere: infatti la malattia ha colpito prevalentemente il sesso maschile con livello di gravità più elevato, un più frequente ricovero in terapia intensiva con una più elevata mortalità. Al contrario il long Covid ha avuto un maggiore impatto nel sesso femminile. Uomini e donne usano diversamente i farmaci e i dispositivi medici, per motivazioni biologiche (si ammalano diversamente) e socioculturali (hanno diversa attitudine alla salute e alle cure). Secondo i dati dell'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali (OsMed) nel 2021 in Italia il 67 per cento delle donne ha ricevuto almeno una prescrizione contro il 58 per cento degli uomini. Queste differenze risultano più marcate nella fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni, in cui le donne sono più esposte all'uso dei farmaci rispetto agli uomini. Studi molto recenti hanno evidenziato quanto l'assorbimento, la distribuzione, il metabolismo e l'eliminazione dei farmaci siano capaci di determinare significative differenze farmacocinetiche e farmacodinamiche. La diversa risposta ai vaccini nei due sessi è differente: nelle donne la somministrazione di vaccino induce sviluppo di livelli anticorpali protettivi significativamente più elevati rispetto agli uomini. Tuttavia, le donne manifestano più spesso reazioni avverse ai vaccini. L'aumentato rischio di insorgenza di effetti secondari avvalora la necessità di approfondire le possibili differenze nell'assorbimento, distribuzione ed eliminazione dei medicinali (farmacocinetica), così come gli effetti di interazioni con altri farmaci. La valutazione delle differenze di sesso e genere costituisce oggi quindi un elemento fondamentale per lo sviluppo di una « medicina equa ed appropriata ». La valutazione delle differenze di genere, strettamente correlata all'utilizzo di indicatori specifici capaci di evidenziare le caratteristiche delle malattie e l'esito delle stesse, diventa fondamentale per raggiungere questi obiettivi. Valutare i risultati disaggregati secondo indicatori specifici rappresenta un'importante fonte di informazione per orientare le migliori scelte organizzative. Riconoscere e valorizzare le differenze di genere permette di erogare cure appropriate, evitare le disuguaglianze di genere nei servizi sanitari e garantire alle persone la cura migliore, con un significativo risparmio della spesa pubblica. Il documento « Piano formativo nazionale per la medicina di genere » recentemente pubblicato dal Ministero della salute, di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca, sollecita tutti gli operatori sanitari ad acquisire conoscenze in questo ambito e sostiene la promozione e il sostegno dei relativi percorsi formativi, anche in ambito universitario, con l'obiettivo di assicurare adeguati livelli di formazione e di aggiornamento a tutto il personale medico e sanitario, e garantire la qualità e l'appropriatezza delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale. È necessario quindi, in linea con l'obiettivo dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che prevede di ridurre entro il 2030 i divari sanitari agendo sui determinanti sociali dell'equità sanitaria e migliorando le infrastrutture essenziali ed i percorsi di prevenzione ed assistenza, sollecitare le istituzioni a sviluppare programmi per la formazione e la promozione della salute e prevenzione delle malattie, investire nei sistemi di assistenza primaria, trasferire l'assistenza sanitaria su territorio potenziando le cure ambulatoriali e domiciliari più accessibili e meno costose, con una particolare attenzione al rapporto tra indicatori di genere e sostenibilità sociale. Attivare programmi di comunicazione ed informazione istituzionali riveste un ruolo strategico per la conoscenza dei determinanti di salute e per costruire nella popolazione consapevolezza e responsabilità nel rapporto con i percorsi di prevenzione e di cura. La valorizzazione della comunicazione e dell'informazione è, nella medicina di genere, obiettivo fondamentale per la sanità che dovrà progressivamente coinvolgere operatori sanitari, cittadini e pazienti, al fine di impostare un dialogo aperto e trasparente circa il significato e le finalità in questo ambito di conoscenze. Per raggiungere questo obiettivo non è sufficiente definire il target di riferimento della popolazione da raggiungere, ma anche valutare l'utilizzo di tecnologie abilitanti di tipo bioingegneristico, tecnologie evolute quali quelle digitali, particolarmente utili in quanto costituiscono uno strumento di facile utilizzo per i giovani ed un valido supporto in territori svantaggiati, anche se trovano un grande limite in fasce di età più avanzate. La MdG è quindi uno strumento di appropriatezza. Un approccio di genere nella pratica clinica e nella gestione terapeutica consente di promuovere l'appropriatezza e la la personalizzazione delle cure con conseguenti risparmi per il Servizio sanitario nazionale.