[resaula]

Rivolgendomi al Sottosegretario, che ringrazio per la sua presenza in Commissione, vorrei dire che la globalizzazione ed i cambiamenti climatici ci impongono di avere un approccio rapido e lungimirante, altrimenti tra poche settimane ci troveremo ancora qui ad affrontare una nuova emergenza e purtroppo, colleghi, le notizie che ci arrivano dal Nuorese sull'invasione di cavallette non ci rassicurano affatto. In conclusione, quindi, dichiaro il voto naturalmente favorevole del Gruppo Forza Italia al documento in esame, ma auspico che in brevissimo tempo vengano messe in campo azioni concrete, come l'istituzione di un fondo dedicato a questo tipo di emergenze, per prevenire quando possibile e gestire immediatamente questi avvenimenti che, ahimè, saranno non più un unicum ma, purtroppo, la triste quotidianità. Questo lo dobbiamo al nostro straordinario patrimonio agroalimentare, ma soprattutto lo dobbiamo ai sacrifici che i nostri agricoltori fanno giornalmente per preservare il nostro ambiente e permetterci di godere della bontà dei loro prodotti. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . NATURALE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NATURALE (M5S) . Gentile Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, parlare di Halyomorpha halys , la cosiddetta cimice asiatica marmorata significa affrontare un problema di interesse globale e di difficile gestione che è causa di drammatiche conseguenze per l'agricoltura e l'ambiente, come tutti abbiamo convenuto. Tale cimice è un insetto particolarmente infestante originario dall'Asia orientale. Dal 2012 ha invaso molte Regioni del nostro Paese, partendo dall'Emilia Romagna, dove è stato catturato il primo esemplare, e da lì ora è in rapidissima espansione verso il Centro Italia. Insetto polifago, si nutre e vive su oltre cento piante ospiti, prediligendo quelle della famiglia delle rosacee (melo, pero, pesco) e le colture erbacee (soia e mais). Si nutre di frutti maturi, ma anche immaturi, di semi, di getti verdi appena formati e anche di giovani cortecce. Ha delle caratteristiche proprie che lo differenziano dalle altre cimici nostrane, può sopravvivere più a lungo, fino a un anno e mezzo di età, ed è molto prolifico, come abbiamo visto: le femmine possono deporre più volte le uova (una trentina alla volta fino a 400-500 in totale per individuo nel corso della vita). Purtroppo le misure di contrasto adottate finora hanno avuto effetti limitati e non apprezzabili; gli insetticidi sono per lo più inefficaci poiché gli insetti per nutrirsi introducono l'apparato boccale in profondità sotto la superficie dei frutti. Si tratta di una vera e propria calamità per le coltivazioni italiane già messe duramente alla prova da tante avversità, alle quali si aggiungono questi danni che arrivano fino al 50 per cento della produzione nel settore ortofrutticolo del Centro-Nord. Si passa dai danni prettamente estetici, che sono causa di svalutazione del prodotto, a quelli più severi, laddove le punture dell'insetto possono determinare la perdita del raccolto. Per questi motivi già il Governo e noi in Commissione agricoltura ce ne siamo occupati tempestivamente. Tra le azioni del Ministero, l'autorizzazione al Crea a svolgere un programma di controllo biologico della cimice asiatica, con il quale, previa acquisizione di tutte le necessarie autorizzazioni, è stata introdotta in condizione di quarantena e per soli motivi di studio, la specie alloctona antagonista naturale della cimice, la Trissolcus japonicus , un imenottero parassitoide più noto con il nome di vespa samurai. A seguito di questi e di altri studi effettuati in collaborazione con i Servizi fitosanitari regionali e condotti in parallelo anche da altre istituzioni scientifiche come l'Università di Modena e Reggio Emilia e l'Università di Torino, il Crea denuncia che l'incidenza degli insetti antagonisti autoctoni nel controllo della cimice è da ritenersi al momento non determinante e quindi inutile per contenere i danni in modo significativo. Allo stesso modo strumenti chimici, quali reti o trappole antinsetto, si sono rivelati sostanzialmente poco efficaci. Allo stato attuale delle cose sembra che la strategia percorribile per il contenimento della cimice asiatica sia rappresentata da interventi di lotta biologica classica da realizzarsi, però, con l'impiego di parassiti esotici provenienti dallo stesso areale di origine della cimice, in particolare facendo ricorso ad ovo-parassitoidi, piccoli microimenotteri che depongono le loro uova nelle uova delle cimici, causandone la morte. Un efficace contrasto alla cimice marmorata è stato quindi identificato nella vespa samurai, insetto che proviene dall'estremo oriente non assimilabile alle vespe presenti nel nostro territorio, in quanto ha dimensioni prossime ai 2 millimetri e non è munito di pungiglione, ma è in grado di parassitare le uova di cimice, così da contenerne la diffusione: in Cina riesce a raggiungere percentuali di parassitazione superiori al 70-80 per cento delle ovature. Utile sarebbe quindi l'introduzione di tale insetto in campo, previa tipizzazione genetica e completati tutti i necessari studi, al fine di valutarne anche gli effetti sulle specie autoctone. Tale introduzione ad oggi in Italia non è consentita a causa della normativa vigente rappresentata dal decreto del Presidente della repubblica del 12 marzo 2003 n. 120, di modifica del decreto del Presidente della repubblica n. 357 del 1997 che, all'articolo 12, comma 3, vieta genericamente l'introduzione di organismi non autoctoni e non prevede nessun percorso in deroga per gli interventi di controllo biologico di specie aliene. Nel nostro Paese sono vigenti quindi norme più restrittive di quelle stabilite dalla cosiddetta direttiva europea habitat del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali, seminaturali e della flora e fauna selvatica, direttiva che consente invece di introdurre, in modo «regolamentato», nemici naturali di specie dannose aliene. Con questi veti si espone l'Italia al rischio di gravi danni ambientali conseguenti al comunque inevitabile intensificarsi di introduzioni accidentali di insetti e altri organismi dannosi data la mobilità di mezzi, merci e persone derivata dalla globalizzazione che stiamo vivendo. La Coldiretti già cita il dato di due insetti su tre come specie aliene. Per questo esperti del settore sottolineano la necessità di derogare a tale divieto attraverso una modifica dell'articolo 12 del decreto del Presidente della repubblica n. 357 del 1997. Trattasi sostanzialmente di un ritorno al passato in quanto il comma 3, precedente alla modifica operata dal decreto del Presidente della repubblica n. 120 del 2003, consentiva lo studio e l'introduzione di specie non autoctone, a patto che non si recasse danno agli habitat naturali, né alla fauna, né alla flora anche selvatica locale, tenendo conto delle esigenze economiche, sociali e culturali.