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in attuazione dell'articolo citato, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 2016 è stata individuata sia la capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, sia il fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati, suddividendo il territorio in 3 macro aree: Nord, Centro, Sud e isole; l'art. 35, al comma 6, prevede altresì la circolazione interregionale dei rifiuti urbani da avviarsi a incenerimento stabilendo che: "ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, non sussistendo vincoli di bacino al trattamento dei rifiuti urbani in impianti di recupero energetico, nei suddetti impianti deve comunque essere assicurata priorità di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e, solo per la disponibilità residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni"; in termini di principi generali, anche conformemente alle direttive nazionali ed europee, la gestione dei rifiuti urbani dovrebbe esse condotta secondo i principi di autosufficienza e prossimità. Sul territorio nazionale, la presenza di impianti di gestione di tali rifiuti, ed in particolare di inceneritori, è decisamente disomogenea, con regioni, come la Lombardia, dotate di diversi impianti (13 nel caso specifico) e regioni completamente sprovviste degli stessi (tra cui Liguria, Sicilia e Abruzzo); considerato, inoltre, che: per effetto dell'applicazione dell'art. 35 del decreto-legge n. 133 del 2014, la delocalizzazione nella gestione dei rifiuti urbani in regioni differenti da quelle di produzione ha di fatto disincentivato l'avvio di pratiche virtuose di gestione dei rifiuti a livello locale e quindi in "prossimità" del luogo di produzione. Nel 2016, ad esempio, ogni giorno da Roma capitale partivano 163 autotreni carichi di rifiuti (dato AMA Roma) con destinazione Nord Italia (oggi, per effetto della chiusura dell'impianto TMB Salario, saranno molti di più). Lo stesso accade alla Liguria, che esporta circa il 35 per cento dei rifiuti indifferenziati prodotti con destinazione inceneritori in Piemonte e Lombardia, ma gli esempi sarebbero molteplici e, purtroppo, confermano il fatto che molte regioni sono ancora ben lontane dalla chiusura del ciclo dei rifiuti; inoltre, la saturazione degli impianti presenti nel Nord Italia ha provocato che la dismissione degli impianti di incenerimento poco efficienti per cui era prevista la chiusura (" decommissiong " già avviato, per esempio, in Lombardia e poi abbandonato per effetto dell'art. 35) sia stata di fatto rimandata "a data da definirsi"; ancora, il "turismo dei rifiuti" non solo ha impedito alle Regioni meno virtuose di mettere in campo azioni serie e concrete di prevenzione e pianificazione nella gestione dei rifiuti, ma sta generando pesanti impatti ambientali per via delle emissioni (non controllate e non calcolabili) dovute ai trasporti, un settore, peraltro, che spesso risulta essere permeato dalla criminalità organizzata. Il business del trasporto rifiuti sta crescendo esponenzialmente, spesso senza un'efficace rete di controllo che verifichi produttori e destinatari finali (a tutti è noto il fenomeno dei roghi di capannoni abbandonati e riempiti di rifiuti, come riferito dalla relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, Doc. XXIII, n. 35 della XVII Legislatura, approvata nella seduta del 17 gennaio 2018); per effetto della saturazione degli impianti presenti nel Nord Italia e quindi dell'aumento della domanda, i prezzi di smaltimento in impianti di incenerimento sono raddoppiati passando da 70-80 euro per tonnellata (prima del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133) a prezzi che nel corso del 2018 hanno toccato picchi di 150-180 euro per tonnellata (ad esempio: gara AMA Roma del luglio 2018 con base d'asta di 155 euro per tonnellata, trasporto incluso; gara SAPNA del febbraio 2018 con base d'asta 180 euro per tonnellata); ancora, l'aumento ingiustificato dei costi di smaltimento in impianti di incenerimento ha irrimediabilmente contaminato tutto il settore, facendo aumentare, con un effetto domino, anche i prezzi di smaltimento in discarica equiparandone di fatto le funzioni; infine, l'aumento esponenziale dei costi di smaltimento (incenerimento e discarica) ha fatto lievitare i costi di gestione di tutte le filiere di trattamento rifiuti, incluse quelle virtuose di recupero e riciclo ove, a valle del trattamento, persistono alcune frazioni non utilmente riciclabili. Questo ha generato costi maggiori di gestione che inevitabilmente ricadono sui cittadini che, attraverso il meccanismo della TARI, hanno visto le bollette triplicarsi; considerato, infine, che: l'art. 35 consente, solo per la disponibilità residua autorizzata, il trattamento mediante incenerimento dei "rifiuti urbani prodotti in altre regioni". Per effetto del suddetto articolo, ai soli rifiuti urbani (codice CER 20) è consentito l'incenerimento fuori regione. Accade, invece, che, come dimostrato dalle recenti gare pubbliche per l'affidamento dei servizi di trasporto e recupero o smaltimento dei rifiuti, questi siano prevalentemente trattati in impianti di trattamento meccanico (codice CER 19) ad essere oggetto dei conferimenti fuori regione. Questo comporta che, per effetto del doppio trattamento a cui i rifiuti sono sottoposti, si crei non solo un danno economico ed un inutile aggravio dei costi a carico dei cittadini, ma anche un'indistinta situazione in cui trasportatori e gestori di impianti, anche per effetto dell'aumento dei prezzi, trovino reciproca convenienza nel mantenere un contesto che genera profitto a entrambe le parti a danno dell'ambiente e della collettività; come richiamato dalla comunicazione della Commissione europea del 26 gennaio 2017 (COM (2017) 34 final) concernente il ruolo della termovalorizzazione nell'economia circolare, l'incenerimento si colloca tra le ultime strategie di gestione dei rifiuti nella gerarchia definita dalla direttiva 2008/98/CE; gli Stati membri, prima di optare per l'esportazione di rifiuti non riciclabili ai fini del recupero energetico in un altro Stato, dovrebbero sviluppare uno studio sul ciclo di vita per assicurare che gli impatti ambientali totali, inclusi quelli relativi al trasporto dei rifiuti, non superino i benefici attesi, impegna il Governo: 1) ad assumere le opportune iniziative, anche di carattere normativo, al fine di superare, sia l'art. 35 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, e sia il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 2016, alla luce della nuova normativa europea in materia di economia circolare;