[pronunce]

In particolare, la resistente fa riferimento all'attività posta in essere: dall'on. Balocchi quale coordinatore dei segretari amministrativi dei partiti per la presentazione di proposte comuni; dall'on. Sgarbi come co-firmatario della proposta di legge concernente "nuove norme in materia di finanziamento ai partiti e agli eletti in carica", presentata il 30 dicembre 1998; da entrambi mediante i ripetuti interventi nel corso della discussione di tale proposta di legge; e, sempre da entrambi, mediante la esternazione in sede parlamentare di "posizioni fortemente critiche nei confronti della contrarietà espressa dal senatore Di Pietro e dal movimento dell'"Italia dei valori" alla disciplina del finanziamento ai partiti", in particolare dall'on. Sgarbi con l'intervento in aula del 28 aprile 1998 e dall'on. Balocchi con una interrogazione del 20 luglio 2000. In conclusione, ad avviso della resistente, le dichiarazioni oggetto delle deliberazioni di insindacabilità "si sono limitate ad offrire un più ampio risalto al confronto, assai serrato e polemico, consumatosi in Parlamento tra sostenitori e avversari della nuova normativa concernente il finanziamento pubblico dei partiti", riproponendo gli stessi contrasti e le stesse polemiche che avevano caratterizzato la discussione parlamentare. Con successiva memoria presentata il 3 dicembre 2001 la difesa della Camera dei deputati ha sinteticamente riproposto le argomentazioni esposte in precedenza, richiamandosi anche alle più recenti decisioni di questa Corte in materia e concludendo che tra il nucleo essenziale degli interventi e delle iniziative parlamentari dei due deputati e le dichiarazioni incriminate intercorre quella coincidenza che legittima l'operatività della prerogativa parlamentare di cui all'art. 68, primo comma, Cost.1. - Il conflitto di attribuzione promosso dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Bergamo con ricorso nei confronti della Camera dei deputati investe la deliberazione adottata dall'Assemblea il 29 luglio 1999 con separate votazioni per ciascuno dei due deputati interessati, con le quali è stata affermata, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, l'insindacabilità delle opinioni espresse dai deputati Vittorio Sgarbi e Maurizio Balocchi, per le quali pende procedimento penale per il reato di diffamazione aggravata commesso in concorso tra loro in danno del senatore Antonio Di Pietro. Le espressioni ritenute diffamatorie sono state pronunciate nel corso del programma televisivo "Sgarbi Quotidiani", trasmesso da "Canale 5", durante il quale l'on. Sgarbi in qualità di conduttore e l'on. Balocchi in qualità di ospite della trasmissione avevano intrattenuto una conversazione avente ad oggetto le contraddizioni e l'incoerenza tra le posizioni assunte dal senatore Di Pietro nel dibattito parlamentare al Senato sul tema del finanziamento pubblico dei partiti e i comportamenti personali e gli atteggiamenti politici tenuti dallo stesso in precedenti circostanze. 2. - Il ricorso è inammissibile. 3. - Dal capo di imputazione per il reato di diffamazione, ove è trascritta la conversazione intercorsa tra i due deputati durante il programma televisivo, emerge che ciascuno di essi ha espresso specifiche opinioni sul tema e sul personaggio ai quali era dedicata la trasmissione. Malgrado il reato di diffamazione sia contestato a titolo di concorso, le posizioni dei due deputati sembrano dunque avere una loro autonomia, evidentemente anche con riferimento ai rapporti tra le espressioni loro attribuite e l'esercizio delle funzioni parlamentari. L'autonomia della posizione dei due parlamentari trova conferma nella procedura seguita dalla Giunta per le autorizzazioni e dall'Assemblea, che hanno entrambe avvertito l'esigenza di sottoporre a separate votazioni, riferite a ciascuno dei due deputati, la proposta e, poi, la deliberazione di insindacabilità. Dal canto suo, al fine di dimostrare l'esistenza di un collegamento tra le espressioni contestate e l'esercizio di funzioni parlamentari, la difesa della Camera resistente si richiama, tra l'altro, a specifici e distinti atti tipici propri di ciascuno dei due deputati, alcuni precedenti, altri successivi alla trasmissione televisiva, quali interventi nel corso del dibattito in aula, interrogazioni, presentazione di proposte di legge. 4. - A fronte di questa situazione di fatto, il ricorrente non individua le specifiche dichiarazioni contestate a ciascuno dei due deputati, rispetto alle quali dovrebbe essere verificato il nesso con l'esercizio delle funzioni parlamentari. Le posizioni dei due deputati avrebbero invece dovuto essere mantenute separate proprio ai fini della verifica dell'esistenza del nesso funzionale, posto che dagli interventi pronunciati in aula dall'on. Balocchi e dall'on. Sgarbi nel corso del dibattito sui disegni di legge in tema di finanziamento pubblico ai partiti, rispettivamente il 28 e il 29 aprile 1998, allegati dalla difesa della Camera resistente, emergono valutazioni differenziate in riferimento al senatore Di Pietro. Il ricorso del Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Bergamo si rivela pertanto carente in ordine alla motivazione sui presupposti di fatto che stanno a base del conflitto nei confronti della Camera dei deputati, e va conseguentemente dichiarato inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Bergamo nei confronti della Camera dei deputati, con l'atto indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 marzo 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 5 aprile 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola