[pronunce]

– Ulteriore profilo di illegittimità costituzionale viene ravvisato dal giudice a quo nella norma censurata – con riferimento alla violazione dell'art. 97 della Costituzione posto a presidio della imparzialità e del buon andamento dell'amministrazione – in quanto essa consente ad un organo monocratico di modificare, irrogando una sanzione più afflittiva, la valutazione tecnica, comparata e ponderata, già operata, nel rispetto del contraddittorio e con le garanzie della collegialità, dalla Commissione di disciplina. 2. – Occorre valutare, preliminarmente, le eccezioni di inammissibilità formulate dalla difesa erariale. 2.1. – Con la prima di esse si contesta la mancanza di una adeguata descrizione della fattispecie, ridondante in difetto di motivazione sulla rilevanza della questione, non essendosi il rimettente, atteso che il potere di modifica in malam partem è subordinato al positivo riscontro della particolare gravità del caso, espresso chiaramente sulla ricorrenza di tale condizione. L'eccezione non merita accoglimento. Il rimettente, infatti, nella descrizione della fattispecie al suo esame, ha rilevato che l'illecito disciplinare contestato al militare in questione era connesso alla commissione di un delitto di considerevole gravità e dal quale era scaturita, previa richiesta ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale, la applicazione della pena detentiva di ben un anno e quattro mesi di reclusione; evidente è, pertanto, la ricorrenza del caso di particolare gravità che, in via astratta, legittima l'intervento in malam partem dell'organo cui compete l'adozione della sanzione disciplinare. Sul punto va anche rilevato che nella ordinanza di rimessione si dà, altresì, atto del fatto che la sentenza emessa in prime cure era stata impugnata, fra l'altro, anche in quanto non aveva tenuto conto della carenza di motivazione del provvedimento irrogativo della sanzione disciplinare riguardo alla presenza della ipotesi «di particolare gravità». La circostanza – esplicitata con, sia pur sintetica, puntualità dal rimettente – che tale specifico motivo di impugnazione era stato rigettato con sentenza parziale emessa nella stessa data dell'ordinanza di rimessione, vale ad escludere la sussistenza del dedotto profilo di carenza di motivazione della ordinanza stessa. 2.2. – Ulteriore motivo di inammissibilità della questione consisterebbe, secondo la prospettazione dell'Avvocatura dello Stato, nel non aver considerato il rimettente il fatto che, diversamente da quanto da lui affermato, l'art. 75 della legge n. 599 del 1954, sulla base degli orientamenti giurisprudenziali amministrativi, sarebbe applicabile non ai soli sottufficiali e volontari di truppa di Esercito, Marina e Aeronautica, ma anche agli stessi sottufficiali dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza, di tal ché la stessa prospettata disparità di trattamento non sarebbe in realtà sussistente, stante la possibilità di dare un'interpretazione della norma censurata che ne assicuri l'uniforme applicazione. Anche in questo caso l'eccezione non merita accoglimento. Infatti, se è pur vero che la ampiamente prevalente giurisprudenza amministrativa appare orientata nel senso di ritenere applicabile l'art. 75 della legge n. 599 del 1954 anche ai sottufficiali dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza o, come più correttamente si deve dire, agli appartenenti ai ruoli degli Ispettori e dei Sovrintendenti di tali Forze armate, tale applicazione è stata, tuttavia, esclusa dalla medesima magistratura amministrativa nei confronti del personale appartenente al ruolo degli appuntati e carabinieri ed al ruolo degli appuntati e finanzieri, nei cui confronti sono invece tuttora applicabili, rispettivamente, le disposizioni contenute nei ricordati artt. 42, quarto comma, della legge n. 1168 del 1961 e 46, terzo comma, della legge n. 833 del 1961. Poiché, nel caso che interessa, l'aggravamento della sanzione disciplinare è stato operato nei confronti di un militare appartenente al ruolo dei volontari di truppa in servizio permanente, che, per essere quello iniziale nella scala gerarchica delle tre Armi, può essere utilmente comparato con quello degli appuntati e carabinieri e appuntati e finanzieri, ruoli egualmente iniziali nella scala gerarchica, rispettivamente, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza, non può, in linea di principio, disconoscersi l'inconciliabile diversità della normativa regolante il particolare aspetto in questione del procedimento disciplinare rispetto a quello relativo alle tre categorie di appartenenti alle Forze armate, tale da escludere l'inammissibilità della questione sotto il profilo della asserita disparità di trattamento. 3. – La questione è fondata. 3.1. – È opportuna una sintetica ricostruzione del sistema disciplinare previsto dalla legge n. 599 del 1954 che, in base al rinvio disposto dall'art. 30 del decreto legislativo n. 196 del 1995, si applica al militare in questione (ed ai sottufficiali e militari di truppa dell'Esercito, della Marina militare e dell'Aeronautica militare). L'art. 63 della citata legge n. 599 del 1954 contempla quattro sanzioni disciplinari di stato: a) la sospensione disciplinare dall'impiego, di cui all'art. 21; b) la cessazione dalla ferma volontaria o dalla rafferma per motivi disciplinari, di cui all'art. 40, lettera c); c) la sospensione disciplinare dalle attribuzioni del grado, prevista dall'art. 48; d) la perdita del grado per rimozione, di cui al primo comma, n. 6, dell'art. 60. Solo per la più grave di dette sanzioni, e cioè per la perdita del grado per rimozione, è prevista la sottoposizione alla valutazione del Consiglio di disciplina. Negli articoli da 67 a 74 della predetta legge sono specificamente indicate le procedure che regolano l'attivazione ed il funzionamento del collegio nonché la sua composizione. In particolare, per quello che interessa ai fini della presente decisione, l'art. 69 prevede che «La Commissione di disciplina [sia] formata, di volta in volta» e l'art. 74 che, al termine dei suoi lavori, quando «la Commissione [ritenga] di poter deliberare, il Presidente [ponga] ai voti il seguente quesito: “il … è meritevole di conservare il grado?”». Risulta, quindi, che la Commissione di disciplina non è un organo permanente ma un collegio che viene convocato ad hoc ogni volta che si presenti la necessità di giudicare in merito alla irrogazione della sanzione della perdita del grado per rimozione e che essa, a differenza dell'analogo organo competente a valutare gli illeciti disciplinari del personale civile dello Stato, può solo pronunciarsi sull'applicazione o meno di tale sanzione. È, pertanto, manifestamente irragionevole che il Ministro o, attualmente, il responsabile della struttura amministrativa competente, possa effettuare una reformatio in pejus di tale giudizio, dato che, così facendo, verrebbe non a integrare o correggere tale decisione, ma a capovolgerla. Il quesito rivolto alla Commissione ha un esclusivo contenuto: