[pronunce]

in relazione alle somme versate in data anteriore all'entrata in vigore della legge di conversione n. 10 del 2011; che, in punto di non manifesta infondatezza, il Tribunale dubita della legittimità costituzionale del citato art. 2, comma 61, secondo periodo, in riferimento agli artt. 3, 24, commi primo e secondo, 102, primo comma, 111, commi primo e secondo, 117, primo comma, Cost.; che, come il rimettente premette, la norma in esame non sarebbe annoverabile tra quelle di interpretazione autentica, in quanto non diretta ad imporre all'art. 2935 cod. civ. alcun significato tra quelli ascrivibili, ma sancirebbe, in via automatica e retroattiva, la perdita del diritto maturato alla ripetizione di somme versate nel corso dei contratti di conto corrente bancario sino all'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge; che, inoltre, ad avviso del rimettente, il dato letterale "in ogni caso" denoterebbe la inutilità dell'eccezione di prescrizione di cui all'art. 2935 cod. civ. , stante la configurabilità di un vero e proprio divieto generale di restituzione dei versamenti effettuati anteriormente all'entrata in vigore della legge di conversione; che, in primo luogo, il rimettente censura l'art. 2, comma 61, secondo periodo, in riferimento all'art. 3 Cost.: 1) sotto il profilo della irragionevolezza, in quanto il legislatore avrebbe escluso, retroattivamente e limitatamente al contratto di conto corrente bancario, ogni azione restitutoria avente ad oggetto i versamenti effettuati anteriormente all'entrata in vigore della legge di conversione - termine, ad avviso del rimettente, neanche individuabile con esattezza ex ante, tenuto conto dei sessanta giorni per la conversione, ai sensi dell'art. 77, terzo comma, Cost. - a prescindere dall'intervenuto decorso a tale data del relativo termine di prescrizione; 2) sotto il profilo della lesione dell'affidamento dei consociati, in quanto il legislatore, disponendo con la norma censurata retroattivamente e limitatamente alla categoria del contratto di conto corrente bancario, avrebbe creato una ingiustificata disparità di trattamento tra chi abbia versato gli importi, privi di causa, prima dell'entrata in vigore della legge di conversione, e chi abbia effettuato tali versamenti dopo tale termine; che il giudice a quo deduce, altresì, la violazione dell'art. 24, commi primo e secondo, Cost., in quanto il generale divieto di ripetizione dei versamenti, effettuati anteriormente alla entrata in vigore della legge di conversione, renderebbe inutile e privo di effettività il diritto dei cittadini di adire l'autorità giudiziaria per ottenere la tutela delle proprie situazioni giuridiche soggettive; che il rimettente censura la norma in esame anche in riferimento all'art. 102, primo comma, Cost., in quanto essa inciderebbe negativamente sulle attribuzioni costituzionali dell'autorità giudiziaria definendo, sostanzialmente, con atto legislativo, l'esito di giudizi in corso; che, infine, il Tribunale assume la violazione degli artt. 111, commi primo e secondo, e 117, primo comma, Cost., attraverso la violazione dell'art. 6 della CEDU, nell'interpretazione datane dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, in quanto l'applicabilità della norma censurata ai giudizi in corso lederebbe i principi del giusto processo e della parità delle parti, venendo ad incidere su di una determinata tipologia di controversie già pendenti, a vantaggio di una delle parti del giudizio, senza che si ravvisino "ragioni imperative d'interesse generale"; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in giudizio, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o infondata; che, in primo luogo, la difesa erariale deduce la inammissibilità della questione per carente descrizione della fattispecie che consenta di verificarne la rilevanza, nonché per omessa sperimentazione di un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma censurata; che, nel merito, il Presidente del Consiglio dei ministri - dopo avere premesso le medesime argomentazioni sulla non fondatezza della questione di cui all'atto di intervento del 3 gennaio 2012, relativa al giudizio r.o. n. 259 del 2011, cui si fa rinvio - osserva come il secondo periodo dell'art. 2, comma 61, debba essere letto ed interpretato in stretta correlazione con il primo periodo di cui costituisce il corollario; che, ad avviso della difesa erariale, con il secondo periodo censurato, il legislatore ha inteso precisare che non è possibile ripetere le somme indebitamente addebitate in conto nel caso ("in ogni caso") in cui sia decorso il termine prescrizionale, decorrente dall'annotazione, dell'azione di accertamento dell'indebita contabilizzazione di cui al primo periodo della medesima norma; che il Presidente del Consiglio dei ministri esclude, quindi, la violazione dell'art. 3 Cost.: 1) sotto il profilo della ragionevolezza, in quanto la norma censurata non implicherebbe il divieto di esperire azioni di ripetizione dell'indebito per coloro che abbiano effettuato pagamenti alla data di entrata in vigore della legge, ma vieterebbe l'azione di ripetizione nel solo caso di prescrizione del diritto a contestare le annotazioni in conto; 2) sotto il profilo della irragionevole disparità di disciplina tra rapporti regolati in conto corrente bancario e in conto corrente ordinario, attesa la diversità dei rapporti posti a confronto; che, infine, sotto il profilo dell'assunta violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 6 della CEDU, la difesa erariale osserva come la norma denunciata si limiti a chiarire quale sia il termine di decorrenza della prescrizione e quali siano gli effetti del suo decorso, senza ledere il diritto di agire in giudizio a tutela delle proprie ragioni e senza interferire sull'esercizio della potestà giurisdizionale. Considerato che il Tribunale ordinario di Nicosia, il Giudice di pace di Potenza, il Tribunale ordinario di Bari ed il Tribunale ordinario di Siracusa, sollevano, tutti, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 61, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, comma aggiunto in sede di conversione, ipotizzando, nel complesso, la violazione degli articoli 2, 3, 24, 101, 102, 104, 111 e 117, primo comma, della Costituzione; che, pertanto, i relativi giudizi vanno riuniti per essere definiti con unica pronuncia; che, successivamente all'ordinanza di rimessione, questa Corte, con sentenza n. 78 del 2012, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di detto art. 2, comma 61;