[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 576 del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 6 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento), e degli artt. 6 e 10 della medesima legge, promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, con ordinanze del 22 maggio 2006 dalla Corte d'appello di Napoli, del 14 giugno e del 5 luglio 2006 dalla Corte d'appello di Palermo, del 30 maggio 2006 dalla Corte d'appello di Lecce, del 23 febbraio 2007 dalla Corte d'appello di Palermo e del 17 maggio 2006 dalla Corte d'appello di Brescia, rispettivamente iscritte ai nn. 18, 159, 160, 231, 602 e 635 del registro ordinanze 2007 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 7, 14, 16, 35 e 37, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 16 aprile 2008 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che, con ordinanza del 22 maggio 2006 (r.o. n. 18 del 2007) , la Corte d'appello di Napoli ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 10 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento), nella parte in cui «non prevede alcuna disposizione per gli appelli proposti dalla parte civile prima dell'entrata in vigore della legge suddetta avverso la sentenza di proscioglimento dell'imputato»; che la Corte rimettente riferisce di essere investita degli appelli proposti, avverso la sentenza di assoluzione pronunciata in primo grado, dal pubblico ministero, da un imputato prosciolto e, ai soli effetti della responsabilità civile, dalle parti civili; che, alla luce delle modifiche introdotte dall'art. 6 della legge n. 46 del 2006 all'art. 576 del codice di procedura penale che disciplina l'appello della parte civile, la Corte d'appello di Napoli ritiene che l'unico mezzo di impugnazione oggi consentito alla parte civile avverso la sentenza di proscioglimento sia il ricorso per cassazione; che a tale conclusione condurrebbe, in primo luogo, l'«interpretazione sistematica» dell'art. 576 cod. proc. pen. e, in particolare, la circostanza che nel nuovo testo è stato eliminato il riferimento al «mezzo di impugnazione previsto per il pubblico ministero»; con la «conseguenza che, non essendo previsto dagli artt. 593 e seg. c.p.p. un autonomo potere di appello della parte civile, il mezzo di cui dispone dopo la riforma tale soggetto processuale non può che essere il ricorso per cassazione»; che, in secondo luogo, sarebbe «del tutto incongruo» ritenere che la parte civile possa proporre autonomamente appello avverso la sentenza di proscioglimento in casi più ampi rispetto a quelli riservati, a seguito della novella del 2006, alla pubblica accusa (limitati alle ipotesi di cui all'art. 603, comma 2, cod. proc. pen.); che, secondo la Corte rimettente, se l'eliminazione dell'appello della parte civile può ritenersi esente da vizi di incostituzionalità «per i processi non ancora esauriti in primo grado», essa presenterebbe invece evidenti profili di contrasto con la Costituzione in relazione «ai procedimenti pendenti in appello» al momento dell'entrata in vigore della legge; che, infatti, nei procedimenti in corso – non essendo consentito alla parte civile altro mezzo di impugnazione, a differenza di quanto stabilito dall'art. 10 della legge n. 46 del 2006 per l'imputato e il pubblico ministero che possono proporre ricorso per cassazione – la declaratoria di inammissibilità dell'appello comporta che la parte civile è costretta a subire gli effetti della sentenza di proscioglimento ai sensi dell'art. 652 cod. proc. pen. , pur avendo legittimamente esercitato un diritto che la legge le conferiva prima della riforma; che sarebbe, pertanto, evidente la violazione degli artt. 3 e 24 Cost., per l'ingiustificata disparità di trattamento riservata nella disciplina transitoria alla parte civile, rispetto all'imputato e al pubblico ministero; che analoga questione è sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111 Cost., dalla Corte d'appello di Palermo, con due ordinanze del medesimo tenore del 14 giugno 2006 (r.o. n. 159 del 2007) e del 5 luglio 2006 (r.o. n. 160 del 2007), con le quali è censurato l'art. 10 della legge 20 febbraio 2006, n. 46, nella parte in cui prevede – per l'imputato e per il pubblico ministero e non già per la parte civile costituita – la possibilità di proporre ricorso per cassazione entro quarantacinque giorni dalla notifica del provvedimento di inammissibilità dell'appello proposto, avverso una sentenza di proscioglimento, prima della data di entrata in vigore della legge; che, con altra ordinanza del 23 febbraio 2007 (r.o. n. 602 del 2007), la Corte d'appello di Palermo ha sollevato, in riferimento agli stessi parametri, questione di costituzionalità degli artt. 6, comma 1, lettera a), e 10 della citata legge n. 46 del 2006, dubitando della legittimità costituzionale anche della inappellabilità a regime delle sentenze di proscioglimento da parte della persona offesa costituita parte civile; che, ai fini della rilevanza, i rimettenti precisano di essere investiti degli appelli proposti tra gli altri dalla parte civile avverso sentenze di assoluzione pronunciate rispettivamente dal Giudice per le indagini preliminari, in funzione di giudice dell'udienza preliminare, del Tribunale di Palermo per il reato di lesioni (r.o. n. 159 del 2007); dal Tribunale di Agrigento per il reato di false informazioni al pubblico ministero (r.o. n. 160 del 2007); dal Tribunale di Palermo per il reato di lesioni colpose (r.o. n. 602 del 2007); che in tutte le ordinanze si dà atto che, nelle more del giudizio, è entrata in vigore la legge n. 46 del 2006 e che, in forza dell'art. 10 di essa, gli appelli proposti dovrebbero essere dichiarati inammissibili; che la Corte d'appello di Palermo muove da un presupposto interpretativo identico a quello fatto proprio dalla Corte d'appello di Napoli: vale a dire che le modifiche recate dall'art. 6 della legge n. 46 del 2006 all'art. 576 cod. proc. pen. abbiano fatto venir meno il potere di appello della parte civile avverso le sentenze di proscioglimento; che tale conclusione è argomentata sulla base di considerazioni in parte analoghe a quelle sviluppate dalla Corte d'appello di Napoli;