[pronunce]

che, con ordinanza depositata in data 18 dicembre 2012, emessa dal Tribunale ordinario di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, è stata sollevata questione di legittimità costituzionale dello stesso art. 1, comma 51, della legge 220 del 2010, in riferimento agli artt. 3, comma primo, 24, comma primo, e 111, comma secondo, Cost.; che dinanzi al rimettente pende giudizio di opposizione avverso l'ordinanza con la quale era stata dichiarata la improcedibilità di un'esecuzione mobiliare presso terzi; che il rimettente, illustrati i precedenti interventi normativi aventi contenuto analogo alla disposizione censurata, rileva che la ratio di questa è il blocco delle azioni esecutive quale misura che dovrebbe consentire la realizzazione dei piani di rientro dai disavanzi sanitari predisposti dalle Regioni commissariate al fine non solo di ottenere il riequilibrio finanziario del settore sanitario, ma anche di assicurare la riorganizzazione dei relativi servizi nel rispetto della tutela della salute e delle modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie; che, tuttavia, ad avviso dello stesso rimettente, le modalità attuative di tali intenti confliggono con diversi principi costituzionali; che, in primo luogo, il giudice a quo dubita della ragionevolezza dell'intervento legislativo nella parte in cui esso prevede che «l'esonero dall'aggressione esecutiva» riguardi le aziende sanitarie ed ospedaliere per il solo fatto che esse appartengano a Regioni in situazione di dissesto sanitario, senza che esso sia subordinato alla verifica dell'inizio della procedura prevista dalla legge per il ripianamento dei disavanzi, ovvero alla adozione di un piano di ricognizione dei debiti, permanendo, in tal modo, l'esenzione anche nell'ipotesi in cui l'azienda destinasse il proprio patrimonio, non più oggetto di vincolo pignoratizio, a fini diversi dal soddisfacimento dei crediti pregressi; che, per altro verso, il rimettente dubita della compatibilità della disposizione censurata con l'art. 24 Cost. in quanto essa prevede la sanzione della inammissibilità o della improcedibilità della procedure esecutive, con conseguente loro chiusura con provvedimento definitivo non satisfattivo delle ragioni del creditore, e non la sola sospensione di esse; che, inoltre, contrasterebbe col diritto di azione, tutelato dall'art. 24 Cost., sia il fatto che la dispensa dall'azione esecutiva non riguardi singoli beni, ma l'intero patrimonio delle aziende sanitarie debitrici, sia il fatto che essa si protragga per un considerevole periodo di tempo, sia che essa abbia come presupposto soggettivo la mera appartenenza della azienda sanitaria ad una delle Regioni commissariate; che, rileva ancora il rimettente, la chiusura «per edictum principis» della procedura esecutiva comporta l'inutile assoggettamento definitivo del creditore procedente agli esborsi affrontati per il compimento degli atti processuali già eseguiti; che, riguardo alla violazione del principio di uguaglianza, il giudice a quo osserva che la disposizione censurata crea una ingiustificata discriminazione rispetto al trattamento riservato ai creditori di aziende sanitarie ubicate in Regioni non commissariate, realizzando peraltro anche uno status privilegiato in favore delle aziende sanitarie aventi sede in Regioni commissariate, senza che sia eseguita una verifica sul fatto che esse stesse si trovino in difficoltà finanziaria; che in relazione alla prospettata violazione dell'art. 111 Cost., osserva che la disposizione censurata, vietando le azioni esecutive, violerebbe sia il principio di parità delle armi fra i contraddittori, attribuendo un ingiustificato privilegio alla pubblica amministrazione esecutata, sia quello di ragionevole durata del processo, tenuto conto che questa va valutata in funzione del tempo occorrente per la realizzazione del bene per il quale si è invocata la tutela giurisdizionale; che, infine, con riferimento alla rilevanza della questione, il rimettente osserva che, vertendo il giudizio a quo sulla correttezza dell'ordinanza con cui è stata dichiarata la improcedibilità di un'azione esecutiva ai sensi della disposizione censurata, all'accoglimento della questione di legittimità costituzionale conseguirebbe l'annullamento della detta ordinanza che, viceversa, resterebbe integra nel caso in cui la questione fosse dichiarata non fondata; che è intervenuto nel giudizio, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri, concludendo per l'infondatezza della questione sulla base di argomentazioni analoghe a quelle già svolte nella precedente comparsa di costituzione; che si sono, altresì, costituite in giudizio la DA.MO. s.a.s. e la Emotest s.r.l., creditrici procedenti nel giudizio a quo, le quali hanno concluso per l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale. Considerato che sia Tribunale amministrativo regionale della Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, che il Tribunale ordinario di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, dubitano, con riferimento agli articoli 3, comma primo, 24, commi primo e secondo, 41 e 111, comma secondo, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 51, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale - legge di stabilità 2011), così come modificato ed integrato sia dall'art. 17 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sia dall'art. 6-bis del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 (Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, in quanto prevede che, nelle Regioni già commissariate in quanto sottoposte a piano di rientro dal disavanzo sanitario ai sensi della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale - legge finanziaria 2005), non possano essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali o ospedaliere sino al 31 dicembre 2013, che i pignoramenti e le prenotazioni a debito in danno delle predette aziende siano estinti di diritto e che cessino i doveri di custodia sulle somme pignorate con obbligo per i custodi di renderle, senza previa pronunzia giurisdizionale, disponibili per il pagamento dei debiti riconosciuti e per l'espletamento delle funzioni istituzionali delle predette aziende; che, con le due ordinanze in esame, è sollevata questione di legittimità costituzionale della medesima disposizione legislativa in base ad argomentazioni fra loro strettamente connesse e che, pertanto, i relativi giudizi vanno riuniti affinché possano essere definiti con un'unica pronunzia;