[pronunce]

che il rimettente – investito in entrambi i casi dell'opposizione proposta, da genitore esercente la potestà su un minore, avverso il verbale di sequestro e successiva confisca di un ciclomotore, per essersi il predetto minore reso responsabile dell'infrazione consistente nella guida del mezzo senza l'uso del casco protettivo – ha sollevato incidente di costituzionalità avverso le disposizioni summenzionate; che il rimettente ipotizza, innanzitutto, la «violazione dell'articolo 3 della Costituzione, per il motivo della irragionevolezza e sproporzionalità» della misura della confisca, perché «vi è identità di disciplina (ingiustificata), sia quando il veicolo venga usato per commettere un reato, sia nel caso che lo stesso venga adoperato per commettere una di quelle violazioni amministrative» individuate dalla medesima norma censurata (artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171 del codice della strada); che, inoltre, deduce il contrasto con l'art. 42 della Costituzione, atteso che la confisca di un ciclomotore o motoveicolo, specie se disposta a carico di un terzo, «incolpevole del comportamento del conducente, finisce con assumere aspetti di mero trasferimento coattivo di un bene dal privato allo Stato per finalità squisitamente repressive, sì da identificarsi addirittura con l'istituto dell'espropriazione», imponendo, però, il sacrificio del diritto di proprietà del privato per realizzare «un interesse generale non costituzionalmente protetto, quale la prevenzione degli incidenti stradali»; che, infine, il rimettente assume che le norme censurate sarebbero affette anche dai vizi della «illogicità e della ingiustizia manifesta», per un duplice concorrente motivo; che esse, difatti, assoggettano l'autore dell'infrazione prevista dall'art. 171 del codice della strada «a quattro conseguenze negative» (il pagamento della sanzione pecuniaria, la decurtazione del punteggio dalla patente di guida, la confisca obbligatoria del mezzo, l'impossibilità di accedere al pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria), ed inoltre riservano allo stesso un trattamento sanzionatorio più severo rispetto a quello contemplato per «altre violazioni amministrative» (ed in particolare per quella di cui all'art. 148, comma 10, del codice della strada), sebbene esse pongano «più gravemente in pericolo l'incolumità fisica non solo del conducente»; che è intervenuto in tutti i giudizi (salvo che in quello che trae origine dall'ordinanza del Giudice di pace di Caltanissetta, iscritta al r.o. n. 509 del 2006) il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, svolgendo considerazioni sostanzialmente identiche in ciascun atto di intervento; che in particolare la difesa erariale – eccepita, in via preliminare, l'inammissibilità delle questioni relative ai commi 1, 2 e 3 dell'artt. 171 del codice della strada, atteso che tali disposizioni si limitano a descrivere le infrazioni in relazione alle quali il (solo) comma 2-sexies dell'art. 213 del medesimo codice della strada prevede, quale sanzione accessoria a quella pecuniaria, la confisca del veicolo a due ruote – ha dedotto l'infondatezza delle questioni sollevate; che, secondo l'Avvocatura generale dello Stato, la confisca è rivolta a sottrarre la disponibilità di ciclomotori e motoveicoli a coloro i quali, mostrandosi indifferenti all'obbligo di indossare il casco protettivo, abbiano realizzato «una causa di incremento del pericolo di lesioni craniche da circolazione di motocicli»; che – sottolinea ancora la difesa erariale – pure «il proprietario che autorizzi o tolleri l'uso del motociclo da parte di soggetti che non rispettano l'obbligo in questione» è ragionevolmente sottoposto, dal denunciato art. 213, comma 2-sexies, alla medesima sanzione, avendo lo stesso non solo «accettato di concorrere all'incremento complessivo del rischio da circolazione», ma anche «rinunciato ad esercitare un controllo personale e diretto sul comportamento del conducente»; che nessuna violazione del principio di eguaglianza può, poi, essere ravvisata nel caso di specie; che priva di fondamento è la censura che tende a stigmatizzare il fatto che la confisca obbligatoria «non sia prevista per violazioni stradali che il giudice rimettente considera più gravi sotto il profilo degli interessi protetti», atteso che la legittimità costituzionale di una sanzione va riconosciuta «qualora sussista una ragionevole coerenza tra la sua misura ed entità e gli interessi protetti dal precetto di cui la sanzione è presidio»; che nella specie, prosegue la difesa erariale, «la prevenzione del rischio individuale e sociale da trauma cranico, specifico e peculiare della circolazione motociclistica, rende ragione sufficiente di una misura intesa a togliere la disponibilità del mezzo specifico della creazione di tale rischio»; che tali rilievi, inoltre, valgono a fugare l'ulteriore dubbio relativo alla violazione dell'art. 3 Cost., dimostrando come nell'applicazione della sanzione de qua «non abbia alcun rilievo il valore dei motocicli confiscati», giacché attraverso di essa non si «tende a colpire il patrimonio del responsabile, bensì a rimuovere una causa di incremento del rischio di cui si è detto»; che, infine, la difesa dello Stato esclude l'esistenza di un contrasto tra le norme censurate e gli artt. 24 e 111 Cost., conseguente al «carattere rigido» di tale sanzione, essendo quella della confisca obbligatoria una «sanzione ampiamente nota all'ordinamento penale e sanzionatorio amministrativo», giustificata dalla «necessità di eliminare le cause materiali di potenziali, ulteriori, lesioni dell'interesse protetto». Considerato che i Giudici di pace di Caltanissetta (r.o. nn. 330 e 509 del 2006) , Recanati (r.o. n. 546 del 2006), Modica (ro. nn. 554 e 555 del 2006) e Locri (r.o. n. 556 del 2006) sollevano questioni di legittimità costituzionale – in riferimento, nel complesso, agli artt. 3, 27, 31 e 42 della Costituzione – dell'art. 213, comma 2-sexies (comma introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada); che i Giudici di pace di Noto (r.o. nn. 541 e 542 del 2006) e Torre Annunziata (r.o. nn .