[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 32, commi 21, 22 e 23, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), nel suo testo originario ed in quello risultante dalla legge di conversione 24 novembre 2003, n. 326 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), e dell'art. 2, comma 53, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2004), promossi con ricorsi della Regione Campania (reg. ric. n. 76 del 2003 e n. 14 del 2004), Puglia (reg. ric. n. 9 del 2004) ed Emilia-Romagna (reg. ric. n. 13 e n. 33 del 2004) , notificati il 17 ottobre 2003 e il 22 gennaio 2004 (reg. ric. n. 76 del 2003 e n. 14 del 2004) , il 21 gennaio 2004 (reg. ric. n. 9 del 2004) , il 23 gennaio 2004 e il 24 febbraio 2004 (reg. ric. n. 13 del 2004 e n. 33 del 2004) , depositati in cancelleria il 25 ottobre 2003 e il 30 gennaio 2004 (reg. ric. n. 76 del 2003 e n. 14 del 2004) , il 28 gennaio 2004 (reg. ric. n. 9 del 2004) , il 29 gennaio 2004 e il 4 marzo 2004 (reg. ric. n. 13 e n. 33 del 2004) ed iscritti al n. 76 del registro ricorsi 2003 ed ai nn. 9, 13, 14 e 33 del registro ricorsi 2004. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell'8 giugno 2004 il giudice relatore Paolo Maddalena; uditi gli avvocati Vincenzo Cocozza per la Regione Campania, Francesco Paparella per la Regione Puglia, Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 17 ottobre 2003 e depositato il successivo 25 ottobre (reg. ric. n. 76 del 2003) , la Regione Campania ha impugnato l'art. 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), in riferimento agli artt. 3, 9, 77, 114, 117, 118, 119 e 127 della Costituzione, oltre che per i profili concernenti il “condono edilizio”, anche in relazione ai commi 21, 22 e 23, che disciplinano la rideterminazione dei canoni d'uso del demanio marittimo, senza peraltro specifiche motivazioni sul punto. 1.1. - Nell'atto di costituzione, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha concluso per l'inammissibilità del ricorso e comunque per l'infondatezza dello stesso, senza comunque far cenno alla disciplina in materia di determinazione dei canoni concessori del demanio marittimo. 2. - Con successivo ricorso notificato il 22 gennaio 2004 e depositato il successivo 30 gennaio (reg. ric. n. 14 del 2004) , la stessa Regione Campania ha impugnato anche la legge 24 novembre 2003, n. 326 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), nella parte in cui ha convertito in legge, con modificazioni, l'art. 32 del decreto-legge n. 269 del 2003, in riferimento agli artt. 3, 9, 32, 77, 97, 114, 117, 118, 119 e 127 della Costituzione. 2.1. - Nell'atto di costituzione, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha rilevato che i commi 21, 22 e 23 del citato art. 32, pur menzionati nel ricorso, non hanno formato oggetto di doglianza da parte della Regione ricorrente, talché essi rimarrebbero fuori della materia del contendere. 3. - Con ricorso notificato il 21 gennaio 2004 e depositato il successivo 28 gennaio (reg. ric. n. 9 del 2004) , la Regione Puglia ha impugnato l'art. 32, commi 21 e 22, della legge 24 novembre 2003, n. 326 (recte: l'art. 32, commi 21 e 22, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, nel testo risultante dalla conversione, con modificazioni, operata dalla legge 24 novembre 2003, n. 326) per violazione degli artt. 117 e 119 della Costituzione e del principio di leale collaborazione. La ricorrente rileva che l'art. 117 della Costituzione non include il demanio marittimo tra le materie attribuite alla legislazione esclusiva dello Stato; inserisce la materia dei porti ed aeroporti civili, nonché il governo del territorio, tra quelle disciplinate dalla legislazione concorrente; non fa menzione del lido del mare, della spiaggia, delle rade e delle lagune, che sarebbero sottoposte alla potestà legislativa piena delle Regioni. La Regione evidenzia inoltre che le funzioni amministrative sulle aree del demanio marittimo, connesse alla loro utilizzazione per finalità turistico-recettive, sono state delegate alle Regioni dapprima dall'art. 59 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382) e successivamente dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59). La Regione rileva infine che il disegno di legge costituzionale n. 2544/XIV/Senato, nel modificare l'art. 117, secondo comma, della Costituzione, intenderebbe ricondurre in modo espresso il demanio marittimo nell'ambito della competenza legislativa esclusiva dello Stato, il che farebbe pensare che, nella situazione attuale, detta competenza non potrebbe considerarsi statale. Sulla base delle predette considerazioni, secondo la Regione, nella vigenza dell'attuale art. 117 della Costituzione, sarebbe evidente che la competenza legislativa in materia di demanio marittimo rientrerebbe nella sfera della legislazione esclusiva regionale o, al più, della legislazione concorrente (“governo del territorio”).