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Non tutta questa massa di liquidità è ancora giunta ai destinatari. Le risposte degli istituti di credito, interrogati in merito al numero delle domande presentate, accolte ed evase, ci dicono che, su oltre 500.000 domande, solo il 51 per cento delle richieste è andato a buon fine per prestiti fino a 25.000 euro; mentre, per le domande di importo superiore (sono circa 48.000), il risultato è stato molto scarso, dal momento che solo un quarto delle domande è andato a buon fine ed è stato accolto. Quindi, qualcosa non funziona e ce lo dicono nelle manifestazioni di piazza i cittadini, che oggi percepiscono un forte danno per la Nazione, non voluto per un'attività bloccata non imputabile alle nostre imprese. E tutto questo avviene mentre in Europa sono stati erogati dei soldi a fondo perduto da subito, mentre noi a giugno ancora non abbiamo visto questa liquidità. Oggi un milione di lavoratori autonomi non ha ancora ricevuto la prima tranche , mentre per la seconda tranche il decreto rilancio prevede nuovamente una serie di limitazioni nella richiesta. Abbiamo inoltre 2.600.000 lavoratori dipendenti ancora in attesa della cassa integrazione. Mi chiedo, quindi, con quali aziende il Governo abbia interloquito e con quali rappresentanze di categoria si sia confrontato. Ad oggi abbiamo 90.000 aziende italiane che non hanno riaperto; un'azienda su tre il 18 maggio non ha alzato la saracinesca. Credo che questo non renda orgogliosi non solo i componenti del nostro Parlamento, ma nemmeno la maggioranza, che ancora una volta dice che si provvederà in futuro, che non si poteva fare di meglio e che è stato fatto il più possibile. L'Italia e gli italiani hanno bisogno che si faccia il massimo, non il meglio possibile. Bisogna andare oltre e, per fare ciò, non serve neanche appoggiarsi ai consulenti; ad esempio, nel decreto rilancio abbiamo visto ulteriori costi per una spesa di 1.600.000 euro. Non servono nuovi consulenti: ne abbiamo già troppi. Non serve una grandissima strategia: basterebbe parlare con le categorie e ascoltare coloro che lamentano problemi e li vivono sulla propria pelle. Se il Governo avesse compiuto questo lavoro di ascolto, forse avrebbe anche capito, attraverso le parole degli imprenditori e di chi è andato in banca a chiedere un finanziamento, che non solo ci sono più o meno venti moduli da compilare, ma che, dopo questa procedura presso l'istituto bancario, la banca deve inviare il tutto all'istituto SACE per una seconda valutazione. Tutto ciò è un aumento di burocrazia che mal si concilia con la semplificazione e non aiuta a velocizzare un percorso che in questo momento deve invece essere veloce ed efficace. Liquidità e disponibilità immediata di denaro: di questo aveva bisogno l'Italia e di questo l'Italia ancora oggi ha bisogno. Nel decreto manca la visione globale; manca una lungimiranza che il Governo ha saputo ben rappresentare invece in alcune conferenze stampa; ma poi, nella traduzione di atti concreti, non abbiamo potuto verificare quale sia la visione di lungo termine. La soluzione è capire come possiamo aiutare le piccole imprese che rappresentano il nostro tessuto economico; come possiamo aiutare le categorie a pagare i fitti, a pagare le bollette, a pagare la tassa sulla spazzatura. È questo che chiede la gente e non perché vuole appoggiarsi allo Stato per non lavorare, ma perché vuole continuare a poterlo fare. Purtroppo le Caritas oggi non riescono più ad evadere tutte le richieste di cui sono sommerse. Forse il Governo dovrebbe sforzarsi un po' di più; avrebbe dovuto farlo prima e permettere anche al Senato di esaminare i provvedimenti e di accogliere tutte le misure che possono migliorare i testi. Gli italiani vogliono uno Stato libero in cui le aziende e le persone abbiano la possibilità di confrontarsi, di mettersi in gioco e di lavorare. Se vogliamo aiutare quelle aziende a tornare competitive sui mercati europei, dobbiamo anche metterle nelle condizioni di essere competitive con quei mercati e con le aziende che ci sono in giro per l'Europa. L'Italia è un Paese fortissimo. Gli italiani sono persone di cuore e di coraggio e penso che, nonostante questo Governo, riusciranno a rialzarsi. PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, colleghi, Sottosegretario, sono consapevole anch'io - come lo sono i colleghi che mi hanno preceduto - che i recenti decreti in esame, oltre a essere incalzati con particolare forza e vigore da un'obiettiva necessità e urgenza, scontano di fatto un'ulteriore esigenza di semplificazione nella gestione dei tempi, che rischia di tradursi in una sorta di monocameralismo di fatto; un monocameralismo di cui ravvisiamo anche noi l'assoluta eccezionalità, tanto che - ne siamo certi - a partire già dal prossimo provvedimento, il cosiddetto decreto rilancio, saranno garantite le previste due letture dei due rami di cui il Parlamento degli italiani si compone. Lo stesso iter di approvazione di questo decreto-legge e i lavori che lo hanno caratterizzato evidenziano, infatti, l'importanza e la centralità della funzione parlamentare nel processo legislativo. Noi, proprio per ovviare alle difficoltà che sin dall'inizio si paventavano, con i colleghi della Camera abbiamo provato a costruire un'iniziativa comune per migliorare e potenziare il provvedimento al nostro esame, al quale in qualche modo abbiamo quindi anche noi contribuito, tanto che oggi discutiamo un testo migliorato rispetto a quello licenziato da Palazzo Chigi, grazie proprio al contributo parlamentare che si è nutrito dell'apporto di stakeholder e dell'intero sistema. L'impegno del Partito Democratico nel passaggio parlamentare si è misurato a partire proprio dall'insopportabile collo di bottiglia - per usare le stesse parole del ministro Gualtieri - nel quale rimanevano bloccate le richieste di finanziamento che lo stesso decreto prevede e dispone in favore dei soggetti economici e delle imprese. Su questo aspetto infatti, sull'effettiva liquidità, sono stati tanti gli interventi migliorativi che si dispiegano lungo diverse direttrici. Penso all'ampliamento della platea dei beneficiari, che oggi include nell'accesso al credito anche il terzo settore, gli assicuratori, le imprese situate nelle zone colpite dai terremoti, quelle a partecipazione pubblica. E poi penso all'estensione della durata del rimborso dei prestiti con garanzia al 100 per cento, che viene portata da sei a dieci anni, più due di preammortamento. Penso però altresì ai prestiti fino a 800.000 euro garantiti all'80 per cento dallo Stato, che potranno essere rimborsati fino al termine di trenta anni. Siamo di fronte, di fatto, quindi a un intervento migliorativo robusto, molto apprezzato dalle imprese, che consegna a questo impianto un valore di leale spinta alla ripartenza. Allo stesso modo non dimentico e apprezzo l'aumento dell'importo finanziabile per i prestiti, con garanzia al 100 per cento, da venticinque a trenta.