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non abbiamo neanche più il coraggio di uscire da Camp Arena - qualcuno gliel'avrà detto - e andare a Shindand o a Farah, nei posti in cui siamo stati presenti e dove abbiamo attivato un processo di stabilizzazione. Che dire? Mi rendo conto che, quando si fa un provvedimento di questo tipo, dobbiamo fare una lista della spesa: 7.343 militari italiani sono impegnati nelle 45 missioni qua descritte. Mi auguro solo che qualcuno al Governo sia consapevole di quello che stanno facendo i militari italiani. Ho l'impressione che di questa consapevolezza non ci sia traccia, anche perché nessuno ne ha parlato o scritto né si è posto il problema di migliorare e fare un upgrade di quello che è stato fatto e che fino ad oggi non ha funzionato. L'unica cosa che sento dire è «porti chiusi», ma il problema è di bloccare le partenze e per farlo ci sono gli strumenti, che vanno attivati in sede internazionale, con la collaborazione delle Forze armate italiane ed europee, ma questo non viene fatto. Basta che il 68 per cento degli italiani sappia che la Lega presidi il problema della sicurezza. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fusco. Ne ha facoltà. FUSCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, saluto il Ministro della difesa e i rappresentanti del Governo. Onorevoli colleghi, viviamo in uno scenario internazionale molto difficile, segnato da sfide globali come il terrorismo, il traffico di essere umani, i conflitti etnico-religiosi, i cambiamenti climatici, le minacce ibride, le guerre informatiche, e così via. Nel periodo della guerra fredda per molti versi il mondo era più semplice. C'erano due grandi blocchi e all'interno del nostro c'era un Paese che produceva sicurezza: Gli Stati Uniti e gli altri stavano sotto il suo ombrello. Oggi il mondo è diverso e tutti i Paesi che chiedono sicurezza devono contribuire alla sua produzione. Per questo partecipare alle missioni internazionali assicura al nostro Paese un ruolo di primo piano nella comunità internazionale ed è un impegno a cui siamo tenuti per dare il nostro contributo alla pace e alla sicurezza globale. Per l'Italia, come tutti sappiamo, c'è un valore aggiunto: nello scenario complesso che tratteggiavo prima il nostro Paese è collocato per geografia in una posizione davvero poco invidiabile. Si trova infatti giusto ai confini di un arco di crisi che dal Maghreb, passando per la Libia e per il Sahel, arriva al Medio Oriente allargato, per prolungarsi fino all'Iran e all'Afghanistan. Per questo la partecipazione alle missioni non appartiene solo alla nostra posizione nella comunità internazionale, ma corrisponde alla tutela dei nostri interessi. Non riguarda solo la pace e la sicurezza nel mondo, ma riguarda la pace e la sicurezza a casa nostra. Nella delibera del 2019, com'è stato già detto, ci sono alcuni elementi di continuità con il passato. Non dobbiamo certo vergognarcene, perché nella politica estera un grande Paese mantiene sempre una linea di continuità. Ma è anche un cambiamento deciso: c'è un riposizionamento delle nostre energie e delle nostre risorse nelle aree a noi vicine, per contrastare le minacce più immediate e difendere i nostri interessi più diretti. Penso al rafforzamento della nostra presenza in Libano, dove abbiamo di nuovo il comando della missione Unifil. Penso agli sforzi in Libia e alla presenza in Iraq; penso alla missione in Niger che, dopo lo stallo della scorsa legislatura, è finalmente partita. Penso al contributo al rafforzamento del dispositivo NATO ai confini sudorientali dell'Alleanza, e così via. Vorrei citare un punto della risoluzione che nelle Commissioni affari esteri e difesa, com'è stato già detto, abbiamo approvato all'unanimità, ove si dice che la partecipazione alle missioni internazionali rappresenta una componente essenziale della politica estera e di sicurezza del nostro Paese che rafforza la posizione e il prestigio dell'Italia nella comunità internazionale, grazie anche alla professionalità e al personale impegnato all'estero. Vorrei soffermarmi su quest'ultimo punto, sulla professionalità dei nostri uomini e delle nostre donne in divisa che sono impegnati all'estero. Ricordo a me stesso e all'intera assise che molti uomini sono attualmente impegnati in teatri difficili, consapevoli che le loro azioni rappresentano un contributo inestimabile alla crescita del nostro Paese, promuovendo la coscienza dell'importanza che l'Italia accresca il proprio ruolo non solo sul territorio nazionale, ma anche nei teatri internazionali più critici. Ringrazio con orgoglio tutti coloro che con il loro impegno, in Paesi quali l'Afghanistan, il Libano, l'Iraq, il Marocco, la Somalia, il Mali, hanno contribuito e ancora contribuiscono ad accrescere il valore dell'Italia e a stimolare sviluppo e stabilità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Nelle missioni internazionali i nostri militari sono impegnati in attività molto diverse tra loro: fanno operazioni di mantenimento della pace, ma anche interventi di cooperazione allo sviluppo; fanno formazione al personale locale e contribuiscono al rafforzamento delle istituzioni locali; operano per la tutela della salute e per la salvaguardia del patrimonio archeologico. In ognuna di queste attività operano con professionalità e dedizione, ma anche con umanità; hanno un approccio che è sempre attento alla sicurezza, ma anche al dialogo con le popolazioni civili, con un atteggiamento di equilibrio tra le diverse forze in campo e un'attenzione particolare alle fasce più deboli della popolazione. Non è dunque un caso che ovunque siano impegnati riscuotono sempre un apprezzamento unanime, non solo nei palazzi dell'ONU o nei quartieri generali della NATO, ma anche nelle assemblee di villaggio e nel cuore di tutti quelli che ricevono il sostegno della nostra presenza. Per questo vorrei concludere il mio intervento da ufficiale in congedo rivolgendo un ringraziamento a tutti i militari impegnati nelle missioni internazionali, a quelli che hanno perso la loro vita e sono stati feriti, rappresentando la Patria, a quelli che ogni giorno lavorano per la sicurezza di tutti e per il prestigio del nostro Paese (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . Estendo il ringraziamento a tutte le Forze armate per lo spirito di servizio e la loro dedizione. L'amor di Patria che muove il loro operato, unito alla professionalità, che è loro riconosciuta globalmente, rappresentano un elemento imprescindibile affinché il mondo possa essere un posto più stabile, sicuro e libero. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intendo intervenire in questa discussione avendo fatto parte, per un brevissimo periodo, della Commissione difesa proprio quando è stata messa in votazione questa proposta di risoluzione. Mi auguro anzitutto che si riporti un clima di serenità nell'Assemblea e che, come ha chiesto lei, si possa arrivare presto a una soluzione rispetto alla querelle venuta fuori prima.