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In aggiunta, occorre solo precisare le ragioni della scelta del limite di pena relativo alla commissione di reati colposi, individuato nella misura di mesi dieci e giorni venti di reclusione. Il parametro di riferimento è rappresentato dall'articolo 589, secondo comma, del codice penale, che punisce l'omicidio colposo, quando «il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro», con la pena edittale della reclusione da due a sette anni. Ciò vuoi dire che, nelle ipotesi più lievi, per il concorso dei benefìci connessi all'operatività di attenuanti di pena e diminuenti di rito, il reo può essere condannato alla pena della reclusione di mesi dieci e giorni venti. Questo ci appare il limite di pena oltre il quale la condotta del reo, benché colposa, soggiace ad un giudizio di riprovazione sociale, che lo sottrae dalla capacità di rappresentare rettamente la Nazione. Il presente intervento normativo, agendo sul decreto legislativo menzionato, consente di equiparare il patteggiamento alla sentenza di condanna per le fattispecie di incandidabilità che qui rilevano. L'articolo 2 è volto a disciplinare le cause di incandidabilità sopravvenuta nel corso del mandato elettivo parlamentare, disponendo un obbligo di deliberazione immediata da parte delle Assemblee elettive per la pronuncia della relativa decadenza del Parlamentare rientrante nelle fattispecie di cui all'articolo 1, successivamente all'assunzione del mandato. Con l'articolo 3 si introduce il carattere della perpetuità della incandidabilità, perché il rappresentante della Nazione deve essere una persona che, per prima, abbia saputo dare l'esempio. Una persona che, anzi, si propone come rappresentante credibile della Nazione, in quanto sia stato capace di vivere nella società nel rispetto delle regole; regole che egli stesso sarà destinato, con il suo contributo, a creare e modificare. Con gli articoli 4 e 5 si introducono, nei testi unici recanti la disciplina per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, le disposizioni volte ad aggiungere, a fianco del solo voto di lista oggi vigente, la previsione del voto di preferenza. Questa consiste, com'è noto, nella indicazione del nominativo di un candidato della lista prescelta, mediante la sua apposizione nell’apposito spazio a fianco del contrassegno relativo. Lo scopo del voto di preferenza è di distribuire i seggi spettanti alla lista, sulla base non dell'ordine di presentazione dei candidati voluto dai partiti, ma dell'ordine di preferenza espresso dagli elettori. A questo scopo gli articoli 4 e 5 disciplinano, mediante le necessarie novelle ai due testi unici, le modalità di voto e le procedure di scrutinio e di proclamazione degli eletti, tenendo conto della introduzione del voto di preferenza espresso dagli elettori. Si modificano, in particolare, le disposizioni relative alla struttura delle schede elettorali, distribuendo gli spazi in modo da collocare una riga, a fianco di ogni contrassegno, in cui l'elettore possa scrivere il nominativo del candidato prescelto; alle modalità di espressione del voto di preferenza, optando per soluzioni semplici che abbiano di mira la semplificazione del sistema di voto, al fine di prevenire il rischio di contenziosi elettorali; alle modalità di proclamazione degli eletti sulla base della cifra individuale raccolta da ciascun candidato e, solo in caso di parità di cifra individuale, sulla base dell'età del candidato, dando preferenza al più giovane. L'articolo 6 del disegno di legge, infine, riduce a un giorno la vacatio legis , in quanto le leggi elettorali necessitano per loro natura di entrare in vigore immediatamente.. Art. 1. (Modifica dell'articolo 1 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, in materia di incandidabilità alle elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica) 1. L'articolo 1 del testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, di cui al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, è sostituito dal seguente: «Art. 1. - (Incandidabilità alle elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica). -- 1. Non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore: a) coloro che hanno ricoperto per due volte l'ufficio di membro del Parlamento; b) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva per delitto non colposo ovvero a pena detentiva superiore a mesi dieci e giorni venti di reclusione per delitto colposo». Art. 2. (Modifica all'articolo 3 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, in materia di incandidabilità sopravvenuta nel corso del mandato elettivo parlamentare) 1. All'articolo 3 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1. Qualora una causa di incandidabilità di cui all'articolo 1 sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza delibera immediatamente ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione e pronuncia la decadenza del parlamentare. A tal fine le sentenze definitive di condanna di cui all'articolo 1, emesse nei confronti di deputati o senatori in carica, sono immediatamente comunicate, a cura del pubblico ministero presso il giudice indicato nell'articolo 665 del codice di procedura penale, alla Camera di rispettiva appartenenza». Art. 3. (Modifica all'articolo 13 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, in materia di durata dell'incandidabilità) 1. All'articolo 13 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1. L'incandidabilità alla carica di deputato, senatore e membro del Parlamento europeo spettante all'Italia, derivante da sentenza definitiva di condanna per i delitti indicati all'articolo 1, decorre dalla data del passaggio in giudicato della sentenza stessa ed è perpetua»; b) il comma 3 è abrogato. Art. 4. (Introduzione del voto di preferenza per le elezioni della Camera dei deputati) 1. All’articolo 4 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, il comma 2 è sostituito dai seguenti: « 2. Ogni elettore dispone di un voto per la scelta della lista e di un voto per l’espressione della preferenza tra i candidati compresi nella lista votata. 2- bis. Il voto di lista si esprime tracciando, con la matita, un segno, comunque apposto, sul rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta. 2- ter. Il voto di preferenza si esprime indicando, nell’apposita riga a fianco del contrassegno della lista votata, il candidato prescelto». 2.