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Proprio in virtù di questo, il decreto-legge n. 19 giunto successivamente ha ridefinito il contesto giuridico entro cui collocare tutti gli interventi necessari a gestire l'emergenza epidemiologica, a partire da tutte le possibili azioni che l'articolo 2 di quel decreto mette in relazione, iniziando dalla restrizione delle libertà personali per quanto riguarda la circolazione - ad esempio - che è ciò che più colpisce ed è da tutelare dal punto di vista costituzionale. Proprio quel decreto determina la cornice giuridica rispetto alla Costituzione e al suo articolo 16, che dice che la restrizione delle libertà personali di circolazione è possibile soltanto in virtù di un intervento avente forza di legge. Quel principio tiene insieme tutti i provvedimenti successivi. Credo, quindi, che la cornice giuridica alla base della gestione dell'emergenza e, in particolar modo, dell'utilizzo dei decreti del Presidente del Consiglio sia pienamente in essere. Il decreto-legge n. 19, infatti, c'è ed è soltanto prorogato nei suoi effetti. Altra cosa potrebbe essere il rapporto tra Governo e Parlamento. Credo, comunque, che quello stesso decreto-legge introduceva il dovere del Governo di rapportarsi con il Parlamento. È vero che quel decreto dice che ciò può avvenire anche successivamente all'emanazione del decreto e, comunque, abbiamo avuto prova di una presenza costante del Governo in queste settimane. Dimentico le volte in cui è venuto - sono state molte - il ministro della salute Roberto Speranza a dialogare con il Parlamento relativamente alle iniziative in corso del Governo per fronteggiare l'emergenza, soprattutto contestualmente all'emanazione dei decreti del Presidente del Consiglio, come è avvenuto nell'ultima settimana con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 ottobre. Credo che quindi, dal punto di vista dell'ordine legislativo, o meglio del rispetto del dei principi costituzionali, non vi sia nulla da obiettare. Invece, si potrà aprire un confronto e un dibattito politico-parlamentare - non solo dopo l'approvazione del decreto al nostro esame ma in generale - sul tema della rapidità della discussione di decreti che, di fatto, essendo stati presentati in una condizione di emergenza, necessitano di un'approvazione rapida e spesso, contenendo la cornice nella quale si inserisce il successivo decreto del Presidente del Consiglio, di un'approvazione tal quale, così come varati dal Consiglio dei ministri. Questo è un tema generale, relativo al funzionamento del nostro sistema legislativo, che va affrontato. Lo diciamo ogni volta, ormai è da marzo che solleviamo il problema del monocameralismo di fatto, ma tale tema non è attinente al decreto al nostro esame perché riguarda un problema complessivo relativo al funzionamento del sistema legislativo del nostro Paese. Una considerazione di questa natura è necessaria ma non è pertinente alla possibilità di chiedere un rinvio della trattazione del provvedimento in discussione. Sulla base di queste considerazioni, chiediamo di respingere la questione pregiudiziale e di procedere all'esame del provvedimento. VALENTE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione l'intervento del senatore Vitali, dopo avere letto con cura la pregiudiziale e mi sento di esprimere una particolare amarezza perché la discussione di oggi non può non essere completamente scevra da ciò che accade in queste ore, dai dati di ieri e dall'evoluzione dell'epidemia in corso che inchioda tutti noi ad un grandissimo senso di responsabilità. Quindi sarebbe difficile non valutare una pregiudiziale di questo tipo anche dentro questo contesto. Al netto di tale amarezza, però, che esprimo sinceramente per l'ennesima occasione mancata di collaborazione e per la mancata possibilità di intravedere un percorso che porti le opposizioni a dare un contributo di merito, non comprendo la coerenza della presentazione di una pregiudiziale per ragioni che sostanzialmente negherebbero l'esigenza stessa di presentarla. Provo a spiegarmi meglio: da mesi e settimane sentiamo dire che rischiamo di mortificare il ruolo del Parlamento nella gestione di questa epidemia, il ruolo delle istituzioni e quindi l' iter legislativo che accompagna la gestione dell'epidemia stessa, perché troppo spesso il Parlamento è a latere delle decisioni e per l'uso abnorme dei decreti del Presidente del Consiglio e della possibilità di dichiarare lo Stato di emergenza. Intanto con il provvedimento al nostro esame - lo dico al senatore Vitali che è troppo attento - noi non dichiariamo lo stato d'emergenza. Lo stato d'emergenza lo dichiara il Presidente del Consiglio dei ministri, peraltro dopo essere stato qui, dopo avere ascoltato il Parlamento e dopo quest'ultimo, attraverso il voto di alcune risoluzioni, abbia dato degli indirizzi. Solo successivamente, così come è avvenuto in questi mesi, il Presidente del Consiglio ha dichiarato lo stato di emergenza anche in relazione, ovviamente, ai provvedimenti adottati dalla Protezione civile. Quindi la dichiarazione dello stato di emergenza non è oggetto del provvedimento al nostro esame. Come ha detto il senatore Grimani, con questo provvedimento proroghiamo provvedimenti già adottati con decreto-legge, che sono fonte di rango primario e che prevedono il ruolo del Parlamento. Proroghiamo misure che sono già state adottate nei decreti precedenti, in modo particolare nei decreti nn. 19, 33 e 83 del 2020 che ormai conosciamo siano ma che si riferiscono a provvedimenti che contengono sostanzialmente misure che consentono al Paese di affrontare il periodo attuale e anche di modificare le norme stesse. Infatti i provvedimenti sono sempre temporanei, ferma restando l'esigenza di valutare, di volta in volta, l'evoluzione dell'epidemia. Per questa ragione dicevo che anche la discussione di oggi non può prescindere dai dati registrati ieri. Torno al punto che mi sembra essere davvero più di merito rispetto alla questione pregiudiziale, anche perché, ascoltando quello illustrativo della stessa pregiudiziale ho fatto un po' fatica perché mi sembrava oggettivamente più un intervento in discussione generale che nel merito del provvedimento. Infatti fate fatica anche voi a motivare una questione pregiudiziale che, se paradossalmente fosse accolta, pregiudicherebbe la discussione del disegno di legge di conversione di questo decreto-legge, con la conseguenza che azzittiremmo il Parlamento. Il decreto-legge, infatti, in questa circostanza resta l'unico strumento a disposizione, a meno che non pensiamo di affrontare questa fase con leggi ordinarie, con i tempi che prevede il Parlamento e il bicameralismo a cui lei faceva giustamente riferimento. L'unico strumento che riusciamo ad utilizzare per tentare di stare al passo con i tempi e l'emergenza che ci impone questa epidemia oggettivamente è il decreto-legge. Quindi, mi sarei aspettata esattamente il contrario, ovvero che le forze di opposizione chiedessero che ci fossero più cose dentro il decreto-legge e non che addirittura il Parlamento non lo discutesse. Una questione pregiudiziale davvero non si giustifica;