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secondo i giudici costituzionali si è verificata una situazione paradossale nel commissariamento della sanità calabrese, avendo fatto il Governo, dunque, un uso improprio del potere sostitutivo di cui all'articolo 120 della Costituzione, con l'obiettivo di colmare il grave gap assistenziale evidenziato in Calabria ma senza predisporre i giusti mezzi a superarlo, al punto che nella decisione della Corte si fa riferimento al "carattere della sproporzione" dello strumento attivato attraverso la nomina del commissario ad acta , non assistito da una struttura adeguata; appare dunque evidente che, sinora, il commissariamento si sia basato su una sostituzione formale e non sostanziale, riservata solamente all'organo di vertice, non avendo affrontato lo Stato, in modo congruo, le inadempienze dell'amministrazione territoriale, si chiede di sapere quali siano le intenzioni del Governo per contribuire al risanamento effettivo della sanità calabrese, anche alla luce delle gravi carenze nell'attivazione del potere sostitutivo evidenziati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 168 del 2021, onde giungere al più presto all'erogazione di servizi ai cittadini confacenti ai principi costituzionali di uguaglianza e buon andamento nel settore sanitario. Atto n. 3-02766 TURCO RICCIARDI FENU DI PIAZZA BOTTICI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 1, comma 1051, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021), riconosce un credito d'imposta in relazione a diverse tipologie di beni agevolabili, alle imprese residenti nel territorio dello Stato che effettuino investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate in Italia, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022; il comma 1059 della suddetta legge esclude il principio di cedibilità dei crediti fiscali, laddove dispone che il credito d'imposta sia utilizzabile esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo, mentre, per gli investimenti in beni strumentali effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il comma 1054 prevede che il credito d'imposta spettante ai soggetti con volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro sia utilizzabile in compensazione in un'unica quota annuale; gli articoli 119 e 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 ("decreto rilancio") e le successive modificazioni apportate dal decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 ("decreto agosto") hanno introdotto il " superbonus " al 110 per cento dell'aliquota di detrazione delle spese sostenute per gli interventi ricadenti nell'ambito dell'efficienza energetica o in ambito antisismico; in luogo della fruizione diretta di tali detrazioni, è prevista la possibilità di optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto in fattura praticato dai fornitori di beni o servizi ovvero, in alternativa, per la cessione, anche parziale ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari, del credito corrispondente alla detrazione spettante; considerato che: il miglioramento della produttività delle imprese costituisce uno degli obiettivi fondanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e richiede conseguentemente investimenti connessi principalmente alla digitalizzazione e all'innovazione tecnologica; risulta evidente l'esigenza di assicurare la massima liquidità alle imprese, anche favorendo temporaneamente l'accesso a fonti finanziarie innovative rispetto al passato, vista la straordinarietà dell'emergenza pandemica; secondo una prima stima indicata nel rapporto "Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell'impatto delle misure di incentivazione", realizzato dal Servizio studi della Camera dei deputati e dal Cresme (presentato alla Camera dei deputati il 26 novembre 2020), dall'introduzione della misura del superbonus dovrebbero derivare benefici che superano le agevolazioni che si prevede verranno richieste; ritenuto che: all'interno del PNRR è contenuto il piano nazionale transizione 4.0, che riconosce crediti d'imposta alle imprese per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali, in ricerca e sviluppo, in innovazione tecnologica, digitalizzazione e in formazione; l'estensione al piano nazionale transizione 4.0 della cessione dei crediti d'imposta, oltre che al " superbonus " immobili, elettrodomestici e aree verdi, assicurerebbe liquidità immediata alle imprese, oltre che ai cittadini, e garantirebbe la realizzazione degli investimenti necessari per il miglioramento della produttività del sistema, realizzando un vero cambio di paradigma, consentendo alle imprese di scegliere tra "compensare" l'agevolazione fiscale con i futuri impegni verso l'erario oppure "monetizzare" il credito d'imposta al momento dell'investimento; la dottrina maggioritaria è concorde nel ritenere che i crediti d'imposta del piano transizione 4.0, " superbonus " immobili, elettrodomestici e aree verdi, ancorché cedibili non rientrano nel calcolo del debito pubblico, in quanto rientrano tra le partite "non pagabili", non sono mai una spesa, perché non sono né prestiti (AF.4) e né titoli di debito (AF.3), da restituire ad una certa data e per una determinata somma futura; secondo quanto previsto dal regolamento (UE) n. 549/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2013, i crediti d'imposta, inoltre, non sono titoli di credito "pagabili", perché non sono "strumenti finanziari negoziabili che comprovano l'esistenza di un debito" (artt. 5.89 e 5.90); non comprovano l'esistenza di un debito da rimborsare alla scadenza, ma rappresentano solo una riduzione di debito d'imposta futuro, in quanto il loro valore è limitato all'ammontare del debito fiscale e l'eventuale eccedenza di credito fiscale non può essere chiesta a rimborso (art. 20.127); considerato che: nel corso dell'esame in Commissione Bilancio del disegno di legge di conversione del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, con particolare riferimento alla cedibilità del credito di imposta Industria 4.0 (emendamento 1.0.60 testo 2, a prima firma dell'interrogante e altri) relativa all'ampliamento della cedibilità dei crediti d'imposta alle agevolazioni per il piano transizione 4.0, la Ragioneria dello Stato ha manifestato perplessità sull'estensione della cedibilità ad altre tipologie di crediti, "alla luce delle incertezze sull'impianto metodologico a parità di modalità di fruizione", sostenendo altresì che la facoltà di cessione del credito comporterebbe di fatto il superamento della capienza fiscale dei beneficiari, e pertanto renderebbe il credito "pagabile"; l'articolo 1, comma 1051, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, specifica in modo chiaro che il credito d'imposta del piano transizione 4.0 è utilizzabile esclusivamente in compensazione, quindi non è "rimborsabile" e/o "pagabile";