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Non posso non pensare che non sia voluto questo attacco al cuore delle istituzioni, soprattutto a una delle principali espressioni della nostra democrazia, cioè il lavoro, proprio nel momento in cui il Paese dava chiari segnali di profonda ripresa, attraverso l'azione straordinaria del nostro Governo. Speravo ci fosse una condanna unanime delle violenze che ci sono state, così invece non è stato. Mi dispiace dover rimarcare una cosa: io non sono solito criticare in maniera gratuita le affermazioni dei colleghi, perché ho rispetto estremo delle idee di ciascuno, ma francamente mi lasciano molto perplesso e voglio pensare siano il frutto di una scarsa informazione, considerata anche la giovane età. Chi come me ha ormai i capelli bianchi sa cosa vuol dire parlare di strategia della tensione e sa cosa ha voluto dire nel nostro Paese affrontare quel periodo della strategia della tensione. Infatti, riportare alla memoria in maniera del tutto incauta e inappropriata quella terminologia e quel periodo significa non aver rispetto per chi in quel periodo ha dato la vita e ha consentito di arrivare al momento in cui siamo oggi, con le proprie azioni, con la difesa a costo della propria vita. Come dicevo - e lo ribadisco - le Forze dell'ordine, qualunque esse siano, quotidianamente mettono a repentaglio la propria vita nel nostro interesse, nell'interesse dell'intera cittadinanza. Tuttavia è evidente che chi parla a vanvera - mi si passi il termine forse poco cortese - di strategia della tensione non sa di che cosa parla e ho idea che si lanci in affermazioni di questo genere soltanto per cercare di coprire quel che è effettivamente accaduto il 9 ottobre. Di fronte a questi fatti la nostra condanna è netta. Ribadisco ancora una volta, dopo averlo ripetuto mille volte in quest'Aula, che prima di tutto viene la nostra Costituzione, che noi siamo tenuti ad osservare e difendere a qualunque costo e in qualunque modo. Chi fuoriesce dal perimetro democratico, insito nel nostro dettato costituzionale, adoperando la violenza come modalità per far sentire la propria voce non può trovare spazio e noi quello spazio lo dobbiamo chiudere e tutti insieme dobbiamo isolare queste persone. I fatti del 9 ottobre vanno condannati. Sui profili penali della vicenda deciderà la magistratura come è corretto che sia, ma è arrivato il momento, qui dentro, di decidere cosa vogliamo fare di queste persone che stanno veramente minando o tentando di minare il nostro sistema democratico. Personalmente, sono convinto che ci riusciremo ancora una volta, perché credo che la coscienza democratica che abbiamo maturato, soprattutto dopo gli anni di piombo, sia assolutamente viva. Credo però che sia opportuno prendere i necessari provvedimenti per isolare queste persone e soprattutto per sciogliere quei movimenti che della Costituzione e della democrazia fanno dei semplici vocaboli senza alcuna volontà di attuazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Ministro Lamorgese, innanzitutto le devo dire che noi non le permettiamo di strumentalizzare e di nascondersi dietro le Forze dell'ordine, dietro cui lei cela sue responsabilità, perché questo è profondamente ingiusto. (Applausi) . Le Forze dell'ordine hanno tutta la nostra solidarietà sia perché sono state lasciate sole, sia - me lo lasci dire - perché hanno un Ministro come lei come referente. (Applausi) . Ministro Lamorgese, oggi dobbiamo accertare che purtroppo la patologia da cui è affetta questa meravigliosa Nazione si può definire un disturbo borderline di personalità o - per dirla in maniera più chiara - di una personalità sdoppiata. Altrimenti, ministro Lamorgese, non capiremmo come mai il suo Ministero soffre di questa specifica patologia. Non si spiegherebbero altrimenti le due facce del Ministero che lei fa vedere ogni giorno. Da una parte ha mostrato una faccia quando non è riuscita a fermare un rave illegale fatto su un terreno privato e dall'altra parte ci ha mostrato un'altra faccia, quando usava i droni per inseguire i runner , tutto questo mentre gli esercizi di ristorazione erano chiusi, mentre studiavate questa misura del green pass , senza il quale - lei sa benissimo - non si possono accompagnare i bambini a scuola, non si può bere il caffè al bar. Quella faccia, signor Ministro, che in una Nazione così lacerata e sofferente ha lasciato che migliaia di ragazzi italiani e stranieri si riunissero in un rave illegale, in quel caso davvero senza alcun tipo di sicurezza, usando qualsiasi tipo di droga in commercio. Il suo Ministero ha fatto vedere quella faccia quando non ha fermato quel rave nemmeno quando sono morti dei ragazzi, perché lei ricorderà molto bene che ci ha messo alcuni giorni. Non si spiegherebbero altrimenti le due facce del suo Ministero. Perché accanto al rave e alle chiusure per Covid, invece una cosa certa... (Commenti). Va bene, ma non è importante. PRESIDENTE. Per cortesia, non c'è bisogno di fare polemica. Faccia continuare la senatrice Garnero Santanché. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Come dicevo, accanto al rave e alle misure per il Covid, Ministro, gli sbarchi degli immigrati, invece, non li ha mai fermati, in barba anche all'emergenza sanitaria, in barba a tutte le misure che gli italiani devono naturalmente seguire. Peraltro, lei sa benissimo che molti immigrati non vogliono fare il tampone, né il vaccino, ma per loro, come si suol dire, tutto va bene, madama la marchesa. Non va invece bene per gli italiani, cui nulla concedete, mentre avete una simpatia particolare per gli immigrati. Forse, poi, non si rende neanche conto dell'emergenza sociale che gli italiani stanno vivendo, dell'assenza del lavoro e del problema delle periferie. È stato rotto il patto sociale con i cittadini che si sentono abbandonati, anche perché voi accogliete - o, meglio, abbandonate - gli immigrati nelle periferie. Questa è la ragione della paura degli italiani. Poi, naturalmente, c'è la faccia del Ministero, che lei ha molto ben rappresentato nell'Aula della Camera quando ha risposto ai quesiti di Giorgia Meloni in merito all'aggressione alla sede della CGIL, cui - lo ribadisco - va tutta la nostra solidarietà. Il corteo era stato autorizzato ad arrivare alla sede del sindacato e lei sapeva che chi lo guidava aveva delle forme restrittive e la Daspo e non aveva quindi alcun diritto di essere lì, peraltro non nascosto tra la folla, ma addirittura sul palco. Lei sapeva anche che il rischio di degenerazione in atti di violenza era altissimo. Lei, signor Ministro, ha quindi scelto di lasciare sette poliziotti a prendere le botte davanti alla CGIL. Lei, Ministro, ha scelto di non proteggere la sede del sindacato. Lei, signor Ministro, ha scelto di non tutelare chi ha il sacrosanto diritto di manifestare in maniera pacifica per la propria libertà. Le vorremmo chiedere a chi faceva comodo quell'incidente. A quale propaganda? Forse la stessa che sabato pomeriggio, in piazza, issava bandiere comuniste e pugni chiusi? Mi riferisco alle bandiere del peggior regime del Novecento: il comunismo, signor Ministro. Poi, però, ha un'altra faccia e, quindi, nel porto di Trieste, anche se non vi è stato alcun tipo di incidente, non si poteva e non si può manifestare.