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La relazione con gli Stati Uniti è storica (è inutile che lo ricordi) ; guarda caso proprio oggi la Lega e il nostro segretario Salvini sono stati a commemorare i caduti della Seconda guerra mondiale in quel di Pistoia, in particolare i nostri amici brasiliani. Nel giorno dei morti, noi siamo andati lì a commemorare questi caduti, che sono stati al fianco del nostro Paese. È questo il solco e lo scenario nei quali dobbiamo muoverci. È chiaro che l'Italia non deve scegliere, perché ha già scelto qual è il suo partner strategico. Questa relazione, secondo me, va rafforzata soprattutto all'interno dello scenario europeo; l'Italia deve fare la sua parte per rafforzare anche questa alleanza. Noi l'abbiamo fatto da tempo; il nostro ministro dello sviluppo economico Giorgetti è stato in visita negli Stati Uniti circa due settimane fa, a testimoniare proprio l'importanza di questo legame. Sui temi dai quali noi dobbiamo come Paese trarre giovamento, secondo me fondamentale è quello dei semiconduttori, ripreso in Aula anche dal premier Draghi la scorsa settimana. È un tema sul quale l'Italia può fare e dire molto a livello industriale e commerciale, ma sul quale dobbiamo fare un grande lavoro non soltanto a livello di marketing industriale e di ricerca e sviluppo, ma anche e soprattutto per un'analisi approfondita sull'indotto e sulla formazione. Il secondo punto importante che vorrei toccare riguarda la sicurezza e il terrorismo. È una questione ancora aperta. Abbiamo detto tantissime volte in quest'Aula che l'Italia è la frontiera dell'Europa; l'Italia deve essere chiaramente considerata una sorta di regione a statuto speciale in Europa, perché noi affrontiamo difficoltà che la maggior parte dei Paesi europei non avverte. In questi giorni stiamo assistendo nelle nostre città a migliaia e migliaia di sbarchi che determinano l'arrivo nel nostro Paese di personaggi non chiaramente identificati, che danno vita anche a episodi come quelli successi a Ospitaletto, ad Alcamo, a Palermo e recentemente anche a Piacenza. Noi lo abbiamo sottolineato e crediamo che questa stessa discussione in un ambito europeo, rimarcando la nostra posizione e il nostro ruolo in Europa, possa confermare l'importanza dell'Italia anche per quanto riguarda questo assetto strategico. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, la discussione odierna verte sull'Atto Senato 2169, riguardante la legge europea 2019-2020. È un provvedimento molto importante perché disciplina la nostra partecipazione all'Unione europea con riguardo a tanti aspetti della vita quotidiana di tutti noi e su temi di politica generale che, indirettamente o molto spesso direttamente, hanno conseguenze anche pesanti nel nostro ordinamento. Nel poco tempo che ho a disposizione per il mio intervento farò riferimento ad alcuni contenuti presenti nella legge, per me meritevoli di approfondimento, ma, allo scopo di introdurre spunti di riflessioni per l'Assemblea, parlerò anche di alcuni contenuti che non ci sono e che invece, secondo me, avrebbero dovuto esserci o comunque dovranno esserci nel dibattito europeo nel tempo più rapido possibile. Inizio dall'articolo 1, che contiene le tutele per i lavoratori. Il tema ovviamente è di stretta attualità; purtroppo la cronaca peggiore, che evidentemente tutti noi ricordiamo, ci fa pensare a quanto sarebbe importante disciplinare il mondo del lavoro affinché non vi siano più quei drammi e quei lutti che recentemente e troppo spesso ci hanno colpito, segnando nel corpo coloro che li hanno subiti, ma segnando anche nell'anima tutti noi, che avremmo dovuto fare in modo che tutto questo non accadesse. Abbiamo infatti la responsabilità di creare le condizioni affinché chi esercita il diritto costituzionalmente garantito di mantenersi con il proprio lavoro non debba rischiare la vita. In questo caso il tema riguarda i lavoratori stranieri e il fine è contrastare le discriminazioni basate sulla nazionalità. A mio avviso, però, non si può ragionare per compartimenti stagni e non si può pensare a questo senza andare con la mente a quelle forme di lavoro che in passato anche in quest'Aula abbiamo equiparato a nuove forme di schiavitù: anche in questo caso impossibile non pensare ai morti nei campi di lavoro, allo sfruttamento, al caporalato, a tutti quei temi che purtroppo hanno gettato lunghe ombre scure sulle nostre realtà produttive che, per la qualità dei prodotti e per le eccellenze che rappresentano a livello mondiale, non dovrebbero essere assolutamente avvelenate da alcun tipo di sospetto. In questo caso, poi, purtroppo non si tratta di sospetto, ma di cruda realtà. A mio avviso andrebbe dunque avviata una riflessione sui temi dell'accoglienza e delle politiche migratorie. Ricordo che il precedente Ministro dell'interno è processato per aver fatto il proprio dovere e per aver cercato di porre freno a un fenomeno che ha pesanti conseguenze sul dibattito odierno, quindi sull'articolo 1 e sul mondo del lavoro. Evidentemente l'attuale Ministro dell'interno non corre questo rischio, anche se la mia richiesta non è di far rischiare tutti i Ministri, ma piuttosto quella di non far rischiare a nessun Ministro di essere processato per aver adempiuto al proprio dovere. Sarebbe bene, quindi, che questo tema non venisse trattato come un compartimento stagno. Passando all'articolo 2, troviamo disposizioni relative alle prestazioni accessibili ai cittadini di Paesi terzi titolari di alcune categorie di permessi di soggiorno per lavoro, studio e ricerca. Su questa fattispecie è in itinere una procedura di infrazione europea. Non posso non rilevare che l'Unione europea è solerte quando si tratta di avviare procedure di infrazione anche e soprattutto nei confronti del nostro Paese. Vorrei che fosse altrettanto puntuale quando si tratta di rispettare gli obblighi assunti magari in tema di ricollocamento e di accoglienza, soprattutto quando questi obblighi vengono da impegni che gli Stati membri assumono spontaneamente, al fine di convincere i frontalieri ad accogliere ben oltre le proprie possibilità materiali, appunto per alleviare l'onere che invece inevitabilmente e drasticamente va a incidere sempre su coloro che si trovano nella posizione di dover diventare il Paese di prima accoglienza. (Applausi) . Premesso questo, per me all'articolo 2, comma 1- ter , c'è una definizione importante che riporto letteralmente. «Sono equiparati ai cittadini italiani esclusivamente gli stranieri titolari di permesso unico di lavoro autorizzati a svolgere un'attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi, nonché gli stranieri titolari di permesso di soggiorno per motivi di ricerca autorizzati a soggiornare in Italia per un periodo superiore a sei mesi». Evidenzio subito l'avverbio «esclusivamente» perché evidentemente l'intento del legislatore europeo è far sì che ci sia una discriminante nella fruibilità dei diritti che vorremmo estendere indiscriminatamente in questo caso a tutti, ma che non siamo nelle condizioni materiali di poter fare. L'arco temporale minimo di sei mesi e il permesso di soggiorno implicitamente indicano la necessità di una disciplina nella politica di accoglienza e tutto questo è molto lontano da ciò che stiamo facendo attualmente nella nostra nazione.