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si apprende da notizie di stampa della scelta, a parere degli interroganti drastica e immotivata, del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, vicepresidente della fondazione musei civici e, nella Giunta che guida, con delega alla cultura, di chiudere il sistema museale della città, equiparandolo a un servizio a esclusiva funzione turistica, non tenendo, quindi, conto che in tutto il mondo i grandi musei svolgono compiti fondamentali di studio, conservazione e cura dei materiali loro affidati (cosiddette attività non espositive), come si legge sul sito "ytali" il 2 gennaio 2021; il sindaco ha reso noto che i musei civici di Venezia resteranno chiusi fino al 1° aprile 2021 mentre, a livello nazionale, i musei italiani apriranno dopo il 15 gennaio 2021, come si legge su "Corriere del Veneto" il 5 gennaio; fonti di stampa sottolineano come la decisione stupisca particolarmente perché "sono appena arrivati quasi otto milioni da parte del governo alla Fondazione come sostanzioso ristoro per la mancata bigliettazione sul 2020"; ciò evidenzia dunque come il bilancio della fondazione non patisca sofferenze gravi mentre, paradossalmente, "i dipendenti, per lo più in cassa integrazione, hanno davanti un futuro incerto con pesanti riduzioni nei già magri stipendi", anzi la chiusura per gran parte del 2020 ha fatto risparmiare alla fondazione 600.000 euro e nel 2021 ne risparmieranno altrettanti; inoltre, grazie ai contributi statali, ha prodotto un utile di quasi 2 milioni di euro, incrementando il proprio patrimonio a circa 9 milioni ("Corriere del Veneto", 29 dicembre 2020; "La Nuova", 30 dicembre 2020); la decisione del sindaco appare in contrasto con il principio fondamentale contenuto nella convenzione firmata nel 2008 tra il Comune di Venezia e la fondazione musei civici di Venezia, esattamente con l'articolo 7, a mente del quale la convenzione regola i rapporti tra i due soggetti firmatari "per quanto riguarda le modalità di gestione, fruizione e valorizzazione dei Musei civici veneziani" e dove per valorizzazione si intende "ogni attività diretta a migliorare le condizioni di conoscenza e conservazione dei beni culturali e a incrementarne la fruizione"; in altri e più chiari termini, principi e parole che sembrerebbero venir cancellate dalla "serrata" pretesa dal Comune di Venezia, in tutta evidenza indirizzata in direzione opposta al miglioramento delle condizioni di conoscenza del patrimonio storico, artistico, culturale di Venezia; rilevato che: questa vicenda porta alla ribalta i gravi difetti della struttura della fondazione, con la quale un patrimonio immenso di carattere pubblico rischia di venire gestito in forma privatistica, in una mera logica aziendalistica e di profitto, trascurando che si tratta di un patrimonio per chi comunque vive il territorio; sono state attivate delle iniziative a sostegno degli oltre 500 lavoratori impegnati nelle attività dei musei civici, per la maggior parte lavoratori esternalizzati, già in condizioni di precariato e di scarsa e fragile tutela dei loro diritti anche se impegnati in un settore vitale del tessuto sociale ed economico della città. Il sindacato ha indetto due giorni di mobilitazione il 29 e il 30 gennaio, denunciando la grave situazione degli oltre 400 lavoratori e lavoratrici dei servizi in appalto sui quali non solo incide l'impoverimento dei salari, ma anche la precarietà dovuta alla condizione di personale esternalizzato ("Il Gazzettino", 4 gennaio); in tale contesto non sono mancate le proposte di chi ritiene opportuno, a fronte dell'evidente incapacità del Comune di garantire servizi espositivi e non, consegnare nelle mani dello Stato la gestione della fondazione musei civici veneziani, visti i risultati delle gallerie dell'accademia che dimostrano modelli di gestione più funzionali e già attivi ("Il Gazzettino", 5 gennaio); si tratta di appelli e di raccolta firme, che hanno superato le 5.000 firme, a difesa altresì della vita culturale della città e delle sue istituzioni culturali, colpite duramente dalla crisi in corso e non tutelate da chi ha la responsabilità istituzionale e politica di farlo e di immaginare un futuro culturale diverso che, per riprendersi e sopravvivere, dovrebbe prendere finalmente le distanze da quella monocultura turistica che già tanti danni ha prodotto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di porre in essere le opportune verifiche e scongiurare la chiusura così prolungata dei musei civici veneziani per renderli operativi, in linea con le aperture nazionali. Atto n. 4-04813 BOTTO VACCARO DONNO LANNUTTI MONTEVECCHI PRESUTTO ANGRISANI TRENTACOSTE MAUTONE Al Ministro dell'interno Premesso che: lo scorso 30 dicembre 2020, la Giunta comunale di Genova ha approvato la delibera di riforma dello statuto della Città metropolitana, che riconfigura la funzione politico-amministrativa dei municipi, modificando in maniera sostanziale le attuali forme di decentramento delle competenze e delle funzioni organizzative, concentrando invece le potestà normative e regolamentari in capo all'ente centrale; l'attuazione delle modifiche statutarie, oltre a sopprimere e a modificare una serie di competenze attribuite ai municipi, nella gestione di alcuni servizi sociali, del patrimonio immobiliare destinato ad uso sociale, degli interventi di edilizia privata e della viabilità, indebolendo conseguentemente i medesimi enti decentrati, rischia di determinare, a parere degli interroganti, effetti negativi e penalizzanti sull'intera comunità locale genovese e sullo sviluppo economico del territorio; al riguardo gli interroganti evidenziano come l'articolo 17 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali", preveda, al comma 1, l'istituzione delle circoscrizioni di decentramento, quali organismi di partecipazione, di consultazione e di gestione di servizi di base, nonché di esercizio delle funzioni delegate dal Comune; stabilisce, inoltre, attraverso i commi 2 e 4, rispettivamente che l'organizzazione e le funzioni delle circoscrizioni sono disciplinate dallo statuto e da apposito regolamento e che gli organi delle circoscrizioni "rappresentano le esigenze della popolazione delle circoscrizioni nell'ambito dell'unità del comune e sono eletti nelle forme stabilite dallo statuto e dal regolamento"; in relazione al quadro normativo esposto, si configura pertanto, a giudizio degli interroganti, uno scenario dal quale si desume come il principio di sovranità popolare (garantito dalla Carta costituzionale all'articolo 1) sia strettamente legato al principio del decentramento amministrativo, riconosciuto dal successivo articolo 5, la cui funzione consiste nel promuovere le autonomie locali da parte dello Stato nei confronti dei cittadini, consentendo di esercitare più strettamente (e in maniera tangibile) la parte di sovranità; le circoscrizioni di decentramento comunale risultano pertanto essenziali per garantire nel migliore dei modi l'attuazione di tali principi, consentendo la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e all'amministrazione comunale di essere più puntuale e capace di adeguare la propria azione alle esigenze del territorio;