[pronunce]

Ad avviso dell'Avvocatura dello Stato, in realtà, le risorse ittiche necessitano di una disciplina di tutela e conservazione uniforme, nel rispetto, tra l'altro, di convenzioni e accordi internazionali – in particolare si tratta della United Nations Convention on the Law of the Sea, Montego Bay, 10 dicembre 1982, e del United Nations Agreement for the Implementation of the Provisions of the United Nations Convention on the Law of the Sea of 10 December 1982 relating to the Conservation and Management of Straddling Fish Stocks and Highly Migratory Fish Stocks, New York, 4 agosto 1995. La norma impugnata si pone quindi in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettere a) e s), Cost. L'art. 4, comma 2, lettera a), prevede l'articolazione territoriale dei distretti di pesca, con l'introduzione di regole obbligatorie per tutti coloro che vi operano. In tal modo, si determinerebbe una regionalizzazione della flotta di pesca, in contrasto con i principi che regolano la pesca nazionale secondo criteri unitari. Pertanto detta norma invaderebbe la competenza esclusiva statale in materia di rapporti internazionali e con l'Unione europea di cui all'art. 117, secondo comma, lettera a), Cost., in relazione al regolamento CE n. 2371/2002, del 20 dicembre 2002, recante “Regolamento del Consiglio relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell'ambito della politica comune della pesca” (artt. 4, 8, 9, 15, 17 e 23) e al regolamento CE n. 3690/93, del 20 dicembre 1993, recante “Regolamento del Consiglio che istituisce un regime comunitario che stabilisce le norme relative alle informazioni minime che devono figurare nelle licenze di pesca” (artt. 2 e 3). Le norme contenute nell'art. 6, comma 2, lettera e), e nell'art. 7, comma 1, lettera f), della legge della Regione Marche n. 11 del 2004, stabiliscono che tra i componenti della Consulta per l'economia ittica e della Commissione tecnico-scientifica, nuove strutture regionali che operano nell'ambito della pesca, vi sia un rappresentante delle Capitanerie di porto, individuato nel direttore marittimo o in un suo delegato. Tali disposizioni sarebbero in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., in quanto dettano norme prescrittive nei confronti di un titolare di un ufficio periferico dello Stato (cfr. sentenza n. 134 del 2004). L'art. 9, comma 1, della legge della Regione Marche in esame, affida alla Giunta regionale la determinazione dell'ammontare del canone da corrispondere per la concessione dei beni del demanio marittimo. Si invaderebbe, pertanto, la competenza esclusiva statale, in materia di sistema tributario e contabile dello Stato, di cui all'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. 3.2. — Si è costituita la Regione Marche chiedendo il rigetto del ricorso. Con successiva memoria la ricorrente ha osservato che la disciplina de qua è stata adottata anche al fine di disporre di un testo normativo in linea con le disposizioni comunitarie, come modificate dal regolamento CE n. 2792/1999, del 17 dicembre 1999, recante “Regolamento del Consiglio che definisce modalità e condizioni delle azioni strutturali nel settore della pesca” e dal regolamento CE n. 2371/2002. La legge impugnata, inoltre, ha abrogato la legge regionale 18 aprile 1994, n. 14 (Interventi per lo sfruttamento razionale delle risorse ittiche, la qualificazione e l'ammodernamento delle imprese di pesca e la promozione dei consumi ittici), intervenendo in un ambito già rimesso alla potestà legislativa delle Regioni, in ragione del trasferimento delle funzioni amministrative in materia. A sostegno delle proprie difese la Regione ha richiamato la legislazione adottata in materia da altre Regioni. 3.3.— In prossimità dell'udienza pubblica, l'Avvocatura dello Stato ha depositato memoria con la quale ha ribadito le considerazioni svolte a sostegno dei profili di illegittimità costituzionale delle norme impugnate. Lo Stato ravvisa nell'interesse alla tutela delle risorse biologiche del mare una specifica manifestazione del più ampio interesse nazionale alla salvaguardia dell'ambiente, affidato dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., alle competenze esclusive del legislatore nazionale. D'altro canto, come affermato dalla Corte, nel sistema costituzionale sono presenti meccanismi (art. 118 Cost.) volti a rendere più flessibile un disegno che, in ambiti nei quali coesistono, intrecciate, attribuzioni e funzioni diverse, rischierebbe di vanificare, per l'ampia articolazione delle competenze, le istanze di unificazione presenti nei più svariati contesti di vita. 4.— Il Presidente del Consiglio dei ministri (ric. n. 102 del 2004) ha impugnato la legge della Regione Abruzzo 5 agosto 2004, n. 22, recante “Nuove disposizioni in materia di politiche di sostegno all'economia ittica”, ed in particolare l'art. 2, comma 1, lettere f) e g), nonché l'art. 3, comma 2, chiedendo la declaratoria di illegittimità costituzionale degli stessi. 4.1.— La difesa dello Stato ritiene che la legge presenti i seguenti profili di illegittimità costituzionale. L'art. 2, comma 1, lettera f), prevede la promozione di certificazioni di qualità del «prodotto ittico catturato dalla Marineria Abruzzese o allevato in impianti di acquacoltura/maricoltura dislocati in Abruzzo o nel mare antistante». Tale disposizione, attuando una protezione della produzione agroalimentare locale, con l'istituzione di un marchio regionale identificativo di prodotti provenienti da una determinata località geografica, è suscettibile di favorire la produzione regionale nei confronti di quelle originarie di altri Stati membri. Il marchio regionale non sarebbe, pertanto, in linea con le disposizioni dettate dal regolamento CEE n. 2081/92, del 14 luglio 1992, recante “Regolamento del Consiglio relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli ed alimentari” e risulterebbe incompatibile con l'articolo 28 del Trattato che istituisce la Comunità europea, il quale vieta l'introduzione di qualsiasi misura di natura pubblica che possa ostacolare l'importazione da altri paesi comunitari. La norma impugnata, quindi, non rispettando le disposizioni sopra richiamate, contrasterebbe con l'art. 117, primo comma, Cost. La medesima appare, altresì, lesiva, dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., che attribuisce allo Stato la potestà legislativa nella materia “tutela della concorrenza”.