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c) non contengono sostanze tossiche e nocive e/o persistenti, e/o bioaccumulabili in concentrazioni dannose per il terreno, per le colture, per gli animali, per l'uomo e per l'ambiente in generale". Condizioni (in particolare la terza) che, già di per sé, escludono la possibile presenza di sostanze tipicamente industriali, ammesse invece dall'art. 41 (se pure con limiti) quali diossine, furani, PCB, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), toluene, selenio, berillio, arsenico, cromo che sono, in buona parte, comprese tra quelle il cui uso la UE e la Convenzione di Stoccolma sugli "inquinanti organici persistenti" del 2001 (ratificata dalla UE ma non dall'Italia, nonostante l'abbia firmata il 23 maggio 2001) si pongono l'obiettivo di eliminare o diminuire drasticamente; considerato che: dalle inchieste delle Procure di Brescia, Milano, Lodi e Pavia sono state scoperte centinaia di migliaia di tonnellate di fanghi e gessi fuori norma e inquinati da sostanze tossiche che sono state sversate sui terreni del Nord Italia; oltre 12 milioni di euro di profitti illeciti, 150.000 tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti (l'equivalente di circa 5.000 tir), spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna: sono questi i numeri dell'imponente traffico illecito di rifiuti, realizzato tra il gennaio 2018 e l'agosto 2019, su cui si sono concentrate le indagini svolte dai Carabinieri forestali di Brescia. Il fulcro delle attività illecite è una società bresciana operante nel settore del recupero di rifiuti, dotata di tre stabilimenti industriali ubicati nei comuni di Calcinato, Calvisano e Quinzano d'Oglio, sottoposti a sequestro dai Carabinieri forestali su ordine del sostituto procuratore della Repubblica, in esecuzione all'ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari, anche ai fini della successiva confisca. L'azienda, a fronte di lauti corrispettivi, ritirava i fanghi prodotti da numerosi impianti pubblici e privati di depurazione delle acque reflue urbane ed industriali, da trattare mediante un procedimento che ne garantisse l'igienizzazione e la trasformazione in sostanze fertilizzanti. Per massimizzare i propri profitti, la ditta ometteva di sottoporre i fanghi contaminati al trattamento previsto ed anzi vi aggiungeva ulteriori inquinanti come l'acido solforico derivante dal recupero di batterie esauste. Infine, per disfarsi di tali rifiuti e poter continuare il proprio ciclo produttivo fraudolento, li classificava come "gessi di defecazione" e li smaltiva su terreni destinati a coltivazioni agricole situati nelle province di Brescia, Mantova, Cremona, Milano, Pavia, Lodi, Como, Varese, Verona, Novara, Vercelli e Piacenza, retribuendo a questo scopo sei compiacenti aziende di lavorazioni rurali conto terzi (5 bresciane ed una cremonese). "Dalle tabelle emergono dati impressionanti" scrive il GIP nella sua ordinanza. "Nei campioni dei gessi in uscita dall'azienda e in spargimento le sostanze inquinanti (fluoruri, solfati, cloruri, nichel, rame, selenio, arsenico, idrocarburi, zinco, fenolo, metilfenolo e altri) erano decine, se non addirittura centinaia di volte superiori ai parametri di legge"; tra gli indagati, con l'accusa di traffico di consulenze illecite, figura anche il direttore generale dell'AIPO, Autorità interregionale per il fiume Po, che, si legge nell'ordinanza, sfruttando relazioni esistenti con il sindaco di Calvisano e relazioni esistenti o comunque asserite con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio e in particolare il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, l'assessore regionale per l'Aaricoltura Fabio Rolfi, Fabio Carella, direttore generale di ARPA Lombardia, e Guido Guidesi, assessore regionale lombardo per lo sviluppo economico (nessuno di loro è indagato) "indebitamente - scrive il giudice per le indagini preliminari - si faceva dare e promettere da Giuseppe Giustacchini denaro, vantaggi patrimoniali ed altre utilità quali il prezzo della propria mediazione illecita verso i suddetti pubblici ufficiali, finalizzata a favorire le attività imprenditoriali condotte da Giustacchini quale titolare della Wte srl"; un'altra inchiesta è quella della Procura di Milano nei confronti di 11 persone, indagate a vario titolo. Tra il 2012 e il 2015 in diversi comuni delle provincie di Lodi, Cremona e Pavia, per risparmiare sugli abituali costi di smaltimento, fecero profitti illeciti per 4,5 milioni di euro, sversando illecitamente circa 110.000 tonnellate di fanghi di depurazione, recuperati tra quelli regolarmente trattati dalla loro società, e li riversavano sui terreni agricoli privi di qualsiasi trattamento, con l'obiettivo di risparmiare sugli abituali costi di smaltimento; tenuto conto che: i principi disciplinanti la politica ambientale dell'Unione europea e, in particolare, il principio "chi inquina paga", sono fissati all'art. 174, ex art. 130 R, comma 2, del Trattato della Comunità europea, nonché le disposizioni di cui alla direttiva 21 aprile 2004, 2004/35/CE, nei seguenti termini: "La politica della Comunità in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni della Comunità. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio 'chi inquina paga'"». Tale principio risulta disatteso; l'aumento dei limiti di idrocarburi, introdotto con il richiamato decreto Genova del 2018, è 10 volte superiore sia per pericolosità che per tossicità ai limiti di idrocarburi previsti per i fanghi industriali tossici da portare in discarica. Ciò comporta l'obbligo, a livello europeo, di invocare l'applicazione del principio di precauzione al fine di evitare la contaminazione dei cibi. Principio da applicare perché da 30 anni l'Organizzazione mondiale della sanità stabilisce che tutti i composti già previsti dal codice dell'ambiente (13 cancerogeni, 10 probabili cancerogeni, 24 possibili cancerogeni), presi a riferimento dai giudici, devono essere evitati; al riguardo, l'articolo 41 del decreto-legge n. 109 del 2018 non fornisce una valutazione dei rischi sulla salute e sull'ambiente derivante da un innalzamento dei limiti, né riporta una valutazione del potenziale effetto sinergico dei diversi composti, riconosciuto a livello scientifico internazionale, dove gli effetti delle miscele potenziano quelli dei singoli composti. Molti dei composti dell'elenco sono riconosciuti dall'Environmental protection agency (Agenzia per la protezione dell'ambiente, EPA) statunitense nella lista degli interferenti endocrini;