[pronunce]

che la disposizione censurata non consentirebbe alcun accertamento circa la sussistenza di un rapporto di lavoro e la tipologia del medesimo, dal momento che tale operazione presupporrebbe una attività istruttoria basata essenzialmente sull'escussione di testimonianze orali che, invece, non sarebbe consentita nell'ambito del processo tributario, con ciò determinando una violazione del diritto di difesa; che, infine, il giudice a quo lamenta la violazione dell'art. 3 Cost., sotto il profilo del principio di uguaglianza, dal momento che tale norma, quantificando l'ammontare della sanzione unicamente in relazione al momento dell'accertamento della violazione, collegherebbe l'entità della sanzione alla “mera casualità” della data di contestazione della violazione; che la disposizione censurata creerebbe, inoltre, una sproporzione tra l'entità della sanzione e la gravità del comportamento, nonché una “grave sperequazione” tra la funzione afflittiva, dissuasiva e retributiva della sanzione, in quanto limiterebbe il lasso di tempo di riferimento per la quantificazione della sanzione al periodo compreso tra l'inizio dell'anno e la data di contestazione della violazione, così costituendo un modesto deterrente per chi utilizza lavoratori irregolari da molti anni; che, anche in questo giudizio, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha eccepito la manifesta inammissibilità della questione sollevata in relazione agli artt. 3 e 24 Cost., dal momento che essa sarebbe già stata dichiarata fondata da questa Corte con la sentenza n. 144 del 2005; che infondata, invece, sarebbe la denunciata violazione dell'art. 27 Cost., poiché rientrerebbe nella discrezionalità del legislatore determinare l'entità della sanzione, con il solo limite della manifesta irragionevolezza delle scelte adottate, limite che, nella specie, non sarebbe stato superato. Considerato che, sia la Commissione tributaria provinciale di Alessandria, sia la Commissione tributaria provinciale di Imperia dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 3 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12 (Disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni di emersione di attività detenute all'estero e di lavoro irregolare), convertito in legge dall'art. 1 della legge 23 aprile 2002, n. 73, per profili in gran parte sostanzialmente analoghi e che, pertanto, deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che tutte le ordinanze di rimessione risultano prive di una descrizione delle fattispecie oggetto dei relativi giudizi che consenta a questa Corte di individuare chiaramente tali oggetti e, dunque, di verificare l'effettiva applicabilità della norma censurata nei giudizi a quibus e, con essa, la rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale; che, pertanto, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, le questioni devono essere dichiarate manifestamente inammissibili (così, tra le più recenti, le ordinanze n. 396 e n. 251 del 2005); che, in ogni caso, la questione prospettata dalla Commissione tributaria di Alessandria con riguardo all'art. 3, del decreto-legge n. 12 del 2002, in relazione all'art. 2, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413) e concernente la asserita attribuzione alle commissioni tributarie della giurisdizione sugli atti di irrogazione delle sanzioni ivi contemplate, deve comunque ritenersi inammissibile, non avendo il rimettente compiuto il doveroso tentativo di verificare la possibilità di seguire un'interpretazione diversa da quella da esso accolta ed essendo, pertanto, venuto meno all'onere che incombe su ogni giudice di esplorare eventuali interpretazioni conformi a Costituzione prima di sollevare questioni di legittimità costituzionale davanti a questa Corte. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 del decreto- legge 22 febbraio 2002, n. 12 (Disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni di emersione di attività detenute all'estero e di lavoro irregolare), convertito in legge dall'art. 1 della legge 23 aprile 2002, n. 73, sollevata, in relazione all'art. 3 Cost. dalla Commissione tributaria provinciale di Alessandria con le ordinanze indicate in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 3, del decreto-legge n. 12 del 2002 in relazione all'art. 2, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della L. 30 dicembre 1991, n. 413), sollevata, per contrasto con l'art. 102, secondo comma, nonché con la VI disposizione transitoria della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Alessandria con le ordinanze indicate in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3 del decreto-legge n. 12 del 2002 sollevata, in relazione agli artt. 3, 24 e 27 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Imperia con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 gennaio 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'1 febbraio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA