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il Comune con D.D. n. 1435 del 28 settembre 2018 impegnava ulteriori 14.287 euro in favore del RUP e dell'assistente al RUP il Comune con D.D. n. 486 del 6 aprile 2020 procedeva all'affidamento diretto per 44.100 euro all'ingegner Giuseppe Maria Grimaldi del servizio di revisione della perimetrazione delle aree in località Casa Mastellone definite a rischio frana nel PSAI-Rf dell'ex Autorità di Bacino della Campania al fine della "Realizzazione dell'impianto di compostaggio con recupero di biometano da 40.000 t/anno"; il 13 novembre 2018 il "Corriere del Mezzogiorno" informava di una inchiesta della DDA di Napoli e della perquisizione di casa e studio del sindaco di Caserta dove sarebbero stati sequestrati computer, hard-disk , e documentazione sulla gara d'appalto per raccolta dei rifiuti solidi urbani al momento ferma all'ASMEL e atti e delibere sul biodigestore, per trattamento dei rifiuti umidi da far sorgere in località Ponteselice, limitrofa alla Reggia di Caserta; il 16 novembre 2018 il sindaco del Comune Carlo Marino si dimette da Presidente dell'ATO rifiuti di Caserta; l'avviso citato della Regione Campania prevedeva una capacità per gli impianti di trattamento di 30.000 tonnellate all'anno, anziché le 40.000 previste dal Comune; i criteri di localizzazione degli impianti imponevano il rispetto dei vincoli, della tutela dell'ambiente e del territorio, nonché il quadro normativo nazionale e regionale; le risorse economiche concesse dalla Regione Campania al Comune sono a valere sui fondi comunitari FSC 2014-2020, e che come da delibera CIPE n. 25/2016, pena la revoca del finanziamento, l'affidamento dei lavori doveva avvenire inderogabilmente entro il termine del 31 dicembre 2019 e prevedeva idonea garanzia fidejussoria o cauzione rilasciata ai sensi di legge; a giudizio degli interroganti, le azioni messe in atto dal Comune e puntualmente denunciate dagli interroganti, compresa per ultimo quella di voler insediare l'impianto con D.D. n. 486 in località Casa Mastellone a circa 400 metri dall'abitato in una cava dismessa e su un territorio sottoposto a vincoli regionali ed a rischio frana, sono dannose per la cittadinanza e per l'ambiente e dunque da evitare, si chiede di sapere: se il Governo sia informato dei fatti esposti e se intenda, per quanto di competenza, adoperarsi al fine di effettuare delle verifiche, anche disponendo idonei controlli tramite l'Agenzia per la coesione in merito ai fondi comunitari, al fine della loro eventuale revoca; se ritenga che dalla documentazione e dai fatti evidenziati siano ravvisabili episodi di mala gestio o di rischio di danno erariale per esborso di denaro pubblico e di mancata realizzazione della finalità pubblica, tali da adire l'istituzione competente. Atto n. 3-01528 CORRADO VANIN ROMANO ANGRISANI PRESUTTO TRENTACOSTE Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta all'interrogante che il Cleveland Museum of Art (CMA) esponga, da qualche anno, una scultura in bronzo mutila dell'avambraccio sinistro e del braccio destro (restano anche la mano sinistra e la lucertola) che molti specialisti identificano con l'Apollo Sauroktonos (che uccide il rettile), celebre opera dello scultore greco Prassitele (IV sec. a.C.); la statua era già nota per qualche decina di repliche romane in marmo, dopo che nel '700 fu riconosciuta dal barone prussiano von Stosch, grazie alla descrizione pliniana, e più tardi studiata da Winkelmann, ma l'Apollo di Cleveland sarebbe il solo originale in bronzo superstite del celebre scultore ateniese; considerato che: la notizia dell'avvenuta acquisizione da parte del Museo dell'Ohio è stata resa pubblica dalla direttrice il 22 giugno 2004; a vendere è la società specializzata Phoenix Ancient Art S.A., dei fratelli Ali e Hicham Aboutaam, mercanti di antichità con gallerie a Ginevra e New York; secondo la versione ufficiale, la sede ginevrina della Phoenix Ancient Art S.A. avrebbe acquistato il capolavoro da un venditore anonimo al quale, se si dà credito all'avvocato tedesco Ernst-Ulrich Walter, che sostiene di essere rientrato in possesso nel 1990, grazie alla riunificazione della Germania, di una residenza di famiglia nei pressi di Dresda sequestratagli dopo la seconda guerra mondiale dove ricordava la statua in giardino, già creduta un manufatto del XVIII o XIX secolo, fin dal 1930, e dove la recuperò in pezzi verso il 1993, dovrebbe averla ceduta il mercante d'arte olandese che nel 1994 la ebbe dallo stesso Walter, vittima di un vuoto di memoria quanto all'identità dell'acquirente; avrebbe fatto in tempo a vedere la scultura in quello stesso giardino, nel 1993, anche la specialista rumena Lucia Marinescu, che per prima l'ha presentata al mondo scientifico in un congresso internazionale di bronzistica nel 2003, dunque anteriormente all'esposizione nel CMA, ma ad acquisto probabilmente già avvenuto; lo scopo non dichiarato e tuttavia patente di questa sequela di passaggi dai contorni incerti è accreditare l'idea che la statua si trovasse in Germania in data molto anteriore alle convenzioni dell'Aja del 1954 e UNESCO del 1970 (che tra l'altro impone ai musei l'obbligo di vigilare affinché la costituzione delle proprie collezioni sia fondata su principi morali universalmente riconosciuti), così da sottrarla alle rivendicazioni dei Paesi mediterranei dai quali, in teoria, potrebbe provenire; la credibilità degli Aboutaam è infatti pressoché nulla, poiché su entrambi pendono condanne, in Egitto e negli USA, per reati connessi a traffici illeciti di antichità su scala internazionale; indagati in vari Paesi, in Italia i due fratelli di origini libanesi, già coinvolti in indagini analoghe insieme agli altrettanto famigerati R. Symes e G. Becchina, hanno avuto un ruolo anche nel recente tentato acquisto della Collezione Torlonia (2015), oggetto di un pregresso atto di sindacato ispettivo dell'interrogante; considerato inoltre che: stante la palese inattendibilità della ricostruzione ufficiale dei fatti, l'ipotesi di un trafugamento dall'Italia dell'Apollo di Prassitele non ha generato alcun dibattito nell'opinione pubblica nazionale né tra gli studiosi, benché sia stato sostenuto con validi argomenti che la statua si trovasse a Roma già in età repubblicana e che il Palatino potrebbe averla ospitata fino ai celebri saccheggi del V secolo; la Grecia ha invece richiesto con forza agli americani la restituzione della scultura, le cui fratture sembrerebbero compatibili con il ripescaggio accidentale in un sito archeologico subacqueo, asserendo che proverrebbe dalle sue acque territoriali; così anche la Turchia; altrettanto plausibile è per gli specialisti uno scenario simile, ma non identico: quello indiziato dal recupero, nella seconda metà degli anni '90, nelle reti di pescherecci che frequentano il Canale di Sicilia, di alcuni bronzi ellenistici di altissima qualità (compreso il celebre "Satiro Danzante");