[pronunce]

che la suddetta questione è stata sollevata in sede di ricorso giurisdizionale proposto da un gruppo di cittadini residenti nel Comune di Messina, i quali hanno chiesto l'annullamento, previa in via cautelare la sospensione della loro efficacia, dei seguenti atti: – delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) n. 86 del 1° agosto 2003, avente ad oggetto “1° programma delle opere strategiche legge n. 433 del 2001 Ponte sullo Stretto di Messina”; – proposta di parere di valutazione di impatto ambientale formulata in data 20 giugno 2003 dalla Commissione speciale VIA relativamente al progetto preliminare dell'opera “Ponte sullo Stretto di Messina”; – delibera del CIPE n. 121 del 21 dicembre 2001; – nota n. 362 del 31 luglio 2003, con la quale il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha trasmesso la relazione istruttoria concernente il progetto preliminare dell'opera in argomento, proponendone l'approvazione; – relazione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze; – pareri resi dal Ministero per i beni e le attività culturali nell'ambito delle procedure di approvazione del progetto preliminare; – pareri ed intese resi dalla Regione Siciliana e dalla Regione Calabria, in ordine all'approvazione e localizzazione del progetto preliminare del “Ponte sullo Stretto di Messina”; nonché, «ove occorra e per quanto di interesse», gli atti e i provvedimenti richiamati nella delibera del CIPE di approvazione del progetto preliminare; che nell'ordinanza di rimessione si rileva come, con il primo motivo di ricorso, i ricorrenti abbiano eccepito la illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, della legge n. 443 del 2001, dell'art. 13 della legge n. 166 del 2002 e degli artt. 1, comma 2, e 3 del d.lgs. n. 190 del 2002; che nel giudizio a quo, in limine litis, è stato tempestivamente proposto dalle parti resistenti regolamento di competenza, con indicazione, quale giudice competente, del TAR per il Lazio; che tra le parti del giudizio a quo non è stato raggiunto accordo sulla remissione del ricorso al suddetto TAR; che il giudice adìto, nella camera di consiglio del 24 febbraio 2004, in sede di trattazione della domanda cautelare, ha adottato tre ordinanze, tutte depositate il successivo 3 marzo; che con la prima ordinanza (n. 366 del 2004) il giudice a quo, ritenuto «che il ricorso evidenzia profili di fondatezza, con particolare riferimento al primo motivo (...) incentrato interamente sulla dedotta incostituzionalità della legge n. 443 del 2001 e successive modifiche e integrazioni, la cui risoluzione è dunque decisiva ai fini della delibazione della domanda cautelare (...)», ha rigettato, allo stato, quest'ultima «fino all'esito del giudizio avanti la Corte costituzionale ed alla restituzione degli atti», rinviando in tal modo la pronuncia definitiva sulla domanda cautelare ad una camera di consiglio successiva alla pronuncia di questa Corte; che con la seconda ordinanza (n. 368 del 2004) lo stesso giudice ha sollevato la questione di legittimità costituzionale disponendo la sospensione del giudizio; che con la terza ordinanza (n. 372 del 2004) il rimettente ha disposto la trasmissione degli atti al Consiglio di Stato per la decisione sul regolamento di competenza, giudicato non manifestamente infondato a norma dell'art. 31, quinto comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), come modificato dall'art. 9, comma 4, della legge 21 luglio 2000, n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa); che il giudice a quo ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale delle norme sopra richiamate «nella parte in cui non prevedono adeguate forme di partecipazione alla decisione in ordine all'approvazione dei progetti preliminari delle opere pubbliche ivi previste in favore dei Comuni e Città metropolitane», per contrasto con gli artt. 3, 5, 97, 117, 118 e 120 della Costituzione e con l'art. 14 del r.d.lgs. n. 455 del 1946, convertito nella legge cost. n. 2 del 1948; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha preliminarmente eccepito l'inammissibilità della questione sollevata dal TAR in considerazione del fatto che il Consiglio di Stato, sezione VI, adìto in sede di regolamento di competenza, con sentenza 24 maggio 2004, n. 3395, ha dichiarato la competenza del TAR per il Lazio; nel merito ha poi dedotto la infondatezza della questione medesima; che nel giudizio davanti a questa Corte si sono costituite numerose parti del giudizio a quo, alcune delle quali hanno formulato sotto vari profili eccezioni pregiudiziali di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale; che, in particolare, è stata eccepita l'irrilevanza della questione in ragione della palese incompetenza del giudice a quo, della pretestuosità della rimessione, nonché per essere stata sollevata la questione quando era già stato proposto regolamento di competenza ed infine per l'intervenuto rigetto dell'istanza cautelare; che uno dei ricorrenti nel giudizio a quo, costituitosi davanti a questa Corte, ha sostenuto la ammissibilità della questione, in ragione di quanto previsto dall'art. 22 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, secondo cui «le norme sulla sospensione del processo non si applicano ai giudizi davanti alla Corte costituzionale neppure nel caso in cui, per qualsiasi causa, sia venuto a cessare il giudizio rimasto sospeso davanti all'autorità giurisdizionale, che ha promosso il giudizio di legittimità costituzionale»; che l'eccezione pregiudiziale di inammissibilità della questione per irrilevanza derivante dal palese difetto di competenza del giudice a quo è fondata; che, innanzitutto, deve essere considerato non conferente il richiamo al citato art. 22, in quanto, nella specie, non vengono in rilievo vicende che si siano verificate nel giudizio a quo successivamente al promovimento della questione di legittimità costituzionale, bensì un vizio relativo al momento genetico dell'instaurazione del giudizio incidentale di costituzionalità; che, come questa Corte ha già avuto modo di affermare, il difetto di competenza del giudice rimettente, ove sia manifesto, come tale rilevabile ictu oculi, comporta l'inammissibilità della questione sollevata per irrilevanza (cfr. ordinanza n. 120 del 1993);