[pronunce]

3. ¾ Nel giudizio si è costituita la Camera dei deputati, depositando documenti e svolgendo deduzioni, a conclusione delle quali ha chiesto che la Corte dichiari il conflitto inammissibile, e in subordine rigetti il ricorso per infondatezza, dichiarando che spettava alla Camera dei deputati affermare l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi, secondo quando deliberato dall'Assemblea nella seduta del 7 ottobre 2003. 3.1. ¾ Il ricorso sarebbe inammissibile, perché del tutto carente di motivazione in relazione alla riconducibilità o meno delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi alla sua funzione di parlamentare. Premesso che la valutazione effettuata dall'autorità giudiziaria sulla ricorrenza del nesso funzionale rappresenta un elemento la cui sussistenza è fondamentale affinché il giudizio su conflitto di attribuzione possa validamente radicarsi e che, ove una tale valutazione non vi sia, il ricorso deve ritenersi inammissibile perché carente di quella esposizione sommaria delle ragioni del conflitto, richiesta dall'art. 26 delle norme integrative per i giudizi dinanzi alla Corte costituzionale, la Camera ritiene che nella specie tale valutazione sarebbe stata del tutto omessa. In nessuna parte del ricorso, infatti, la Corte d'appello si soffermerebbe a dimostrare i motivi sostanziali – ovvero riguardanti la vicenda concreta che costituiva lo sfondo delle richiamate opinioni – per cui le affermazioni del deputato Sgarbi non si sarebbero dovute ritenere rientranti nella funzione di parlamentare e, di conseguenza, nell'area di insindacabilità di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione. In particolare, non sarebbero fatti riferimenti alla vicenda giudiziaria collegata alla custodia cautelare di ventuno militari della Guardia di finanza, che il giudice per le indagini preliminari dott. Padalino aveva disposto in breve tempo su richiesta del pubblico ministero; non si effettuerebbe alcun, seppur sommario, esame sulla pertinenza di tali vicende al dibattito politico-istituzionale e sarebbe del tutto omessa la ricostruzione degli antefatti delle vicende che, in seguito, sono state oggetto delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi. Inoltre, il ricorso della Corte d'appello, per sostenere la non riconducibilità delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi alla sua funzione di parlamentare, farebbe esclusivo riferimento al linguaggio asseritamente offensivo e denigratorio usato dal parlamentare. In particolare, ad avviso della Corte d'appello, ogni motivazione sul nesso funzionale rimarrebbe assorbita dal preteso carattere oltraggioso e diffamatorio delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi, elemento di per sé solo idoneo, secondo la Corte ricorrente, ad impedire una loro riconducibilità alle funzioni proprie dell'attività parlamentare. A questo riguardo, la difesa della Camera ritiene di dover, preliminarmente, ridimensionare il contenuto delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi nel corso della trasmissione televisiva “Sgarbi quotidiani” del 15 ottobre 1994, osservando che quelli che sembrano talvolta “eccessi verbali” non sarebbero rivolti direttamente nei confronti del dott. Padalino. Le affermazioni fatte dal deputato Sgarbi andrebbero riconnesse alle vicende, di grande rilevanza politica nel dibattito sia all'interno che all'esterno del Parlamento, legate alle inchieste giudiziarie milanesi sulla presunta corruzione di alcuni componenti della Guardia di finanza da parte dei vertici della Fininvest s.p.a. al fine di ottenere informazioni riservate sui procedimenti penali in corso. Tale elemento varrebbe, quindi, ad escludere la natura esclusivamente privata delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi, ed a ricondurle in un contesto politico-parlamentare che vede alcuni parlamentari – e tra questi il deputato Sgarbi – particolarmente attivi nel prendere posizione su taluni presunti abusi legati all'azione della magistratura inquirente e giudicante. Sottolinea ancora la difesa della Camera che è nel corso della prima trasmissione televisiva del 4 agosto 1994 che il deputato Sgarbi entra nel merito di quella che egli ritiene l'inadeguatezza del dott. Padalino a farsi carico in poco tempo di una serie assai nutrita di provvedimenti di convalida, facendo leva sull'argomento fisionomico al fine di sottolineare – con un evidente intento paradossale – la giovane età del giudice per le indagini preliminari. Nel corso della trasmissione del 15 ottobre 1994, invece, la serie di richiami fisionomici si rivelerebbe evidentemente finalizzata a delimitare la portata delle precedenti affermazioni: contrariamente a quello che ritiene la Corte d'appello, infatti, le stesse espressioni volgari richiamate nel ricorso non si riferirebbero al dott. Padalino. Ad avviso della Camera, il modo (sarcastico, provocatorio, al limite anche offensivo) con cui una certa opinione è stata espressa non può in alcun modo rappresentare di per sé solo motivo di esclusione dell'insindacabilità parlamentare. Il giudice, posto di fronte ad una deliberazione assembleare con cui vengono ritenute insindacabili opinioni sia pure svolte con toni non commendevoli da parte di un parlamentare, sarebbe tenuto ad entrare nel merito della riconducibilità oggettiva di quelle affermazioni alla funzione parlamentare; laddove l'arrestarsi a mettere in evidenza il carattere denigratorio di un'opinione (evidentemente ritenendo questo elemento sufficiente a dimostrare la rottura del nesso funzionale) equivarrebbe a non evidenziare in maniera corretta la causa petendi del conflitto e, di conseguenza, a non consentire alla Corte di esercitare il suo ruolo di giudice della spettanza di un'attribuzione costituzionalmente disciplinata. Nella specie la Corte d'appello avrebbe ritenuto assorbente il modo in cui le opinioni sono state espresse rispetto al loro contenuto oggettivo, limitandosi – incongruamente – a far leva soltanto sul primo dato al fine di cercare di dimostrare la non inerenza delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi al disposto dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Solo l'assenza di un fumus di inerenza alla funzione parlamentare dispenserebbe, in ipotesi, l'autorità giudiziaria da una motivazione sulla riconducibilità in concreto delle opinioni espresse dal parlamentare a quanto prevede la norma costituzionale. Se tale circostanza non sussiste, perché, come nella specie, queste fanno parte di una polemica politica, non si potrebbe ritenere che il ricorrente sia esentato dalla motivazione sul punto della inerenza, posto che, se lo fosse, la Corte costituzionale non sarebbe in grado di assolvere al suo ruolo di giudice del conflitto. Il ricorso della Corte d'appello sarebbe, pertanto, inammissibile per difetto assoluto di motivazione. 3.2. ¾ Nel merito, la difesa della Camera ritiene che le affermazioni rese dal deputato Sgarbi nel corso della trasmissione “Sgarbi quotidiani” del 15 ottobre 1994 rappresentino la divulgazione all'esterno di un'opinione già espressa nell'esercizio di funzioni parlamentari, e come tale insindacabile.