[pronunce]

Tale circostanza - prosegue la ricorrente - «assume particolare rilievo con riguardo al particolare impianto finanziario della Regione siciliana», in quanto, ai sensi dell'art. 36 dello statuto speciale e delle correlate norme di attuazione in materia finanziaria, sono attribuite alla Regione medesima tutte le entrate tributarie erariali, dirette ed indirette, comunque denominate, riscosse nell'àmbito del suo territorio, ad eccezione delle entrate derivanti dalle imposte di produzione, dal monopolio dei tabacchi, dal lotto e dalle lotterie carattere nazionale, tutte riservate allo Stato. Quanto all'imposta sul gas, non ha poi rilievo alcuno - secondo la ricorrente - la circostanza che la tabella A) annessa al citato d.P.R. n. 1074 del 1965 annoveri, tra le altre «imposte di produzione» ivi previste quali «Entrate tributarie riservate allo Stato in base all'art. 36, secondo comma, dello Statuto», anche l'«imposta erariale sul gas metano». Infatti, tale inclusione non determinerebbe alcuna riserva assoluta in favore dello Stato, ma sarebbe giustificata da «scopi esplicativi e di chiarezza», in quanto, al momento della compilazione delle norme di attuazione, l'imposizione erariale sul gas metano era configurata quale imposta di produzione. In ogni caso - aggiunge la stessa ricorrente - la richiesta di attribuzione alla Regione Siciliana ha per oggetto il gettito dell'imposta sul «gas naturale» e non l'«imposta erariale sul gas metano». La Regione ritiene, poi, prive di fondamento le ragioni adottate dallo Stato, con la nota impugnata, per denegare la spettanza delle accise su carbone, coke e lignite. In proposito, la ricorrente rileva, in primo luogo, che è infondato l'argomento secondo cui le imposte su tali prodotti vennero destinate, in origine, «a specifiche esigenze di copertura di spese», considerando che l'art. 52, comma 6, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), ha disposto che «cessano di avere applicazione le riserve all'erario statale già disposte ai sensi del primo comma dell'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074, con leggi entrate in vigore anteriormente». In secondo luogo, la Regione ricorrente afferma che è privo di pregio anche l'ulteriore argomento prospettato nella nota oggetto di impugnazione, secondo cui i tributi in questione non erano stati istituiti all'epoca della compilazione delle norme statutarie in materia finanziaria e che, pertanto, essi non possono essere oggi di spettanza regionale. Per la ricorrente, infatti, la Corte costituzionale, ricostruendo in diverse pronunzie l'assetto finanziario della Regione siciliana, ha riconosciuto non soltanto la spettanza «del gettito, regionalmente riscosso, dei tributi istituiti e regolati dalle leggi dello Stato, pienamente applicabili anche nel territorio della regione siciliana» (sentenza n. 11 del 1999), ma ha riconosciuto tale spettanza in relazione a proventi da imposte istituite dopo l'emanazione delle norme di attuazione statutaria (sentenza n. 288 del 2001). In terzo luogo, la ricorrente contesta l'ulteriore argomento prospettato nella nota ministeriale, secondo cui, essendo unico il concetto di accisa , la distinzione tra imposte di fabbricazione e imposte di consumo sarebbe di natura «puramente concettuale», tale, quindi, da non consentire la sottrazione all'erario statale del gettito di tassazione dei prodotti energetici in questione. La Regione ricorrente rileva infatti che: a) le definizioni legislative di "accisa" preesistenti al recepimento della Direttiva CE n. 2003/96/CE ad opera del citato d.lgs. n. 26 del 2007 «non contrastano con i sostanziali cambiamenti da tale decreto legislativo determinati nella disciplina della tassazione indiretta»; b) ciò che accomuna le varie imposizioni, sulla fabbricazione o sui consumi, sotto il termine "accisa" «è solo la loro natura di imposizioni indirette che gravano sulla quantità dei beni prodotti o immessi in consumo», a differenza, ad esempio, dell'IVA che incide sul loro valore; c) come già sottolineato, l'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965 attribuisce alla Regione, per contro, la spettanza di «tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate» e riserva allo Stato, in combinato con l'art. 36 dello statuto, le sole entrate derivanti dalle imposte di produzione, dal monopolio dei tabacchi, dal lotto e dalle lotterie nazionali; d) il quadro statutario in materia finanziaria ha dunque «operato una ripartizione "dinamica" fra Stato e Regione non basato su criteri quantitativi, ma sulla natura dei tributi», fatte salve le nuove imposte istituite dallo Stato con specifica destinazione alla copertura di determinate spese, con la conseguenza che spetta all'erario regionale il gettito dell'imposizione, maturata nell'àmbito della regione, derivante dalla tassazione indiretta del gas naturale, carbone, lignite e coke, secondo il vigente testo del d.lgs. n. 504 del 1995. In forza di tali considerazioni, la Regione Siciliana ha chiesto che, in accoglimento del ricorso, la Corte dichiari l'illegittimità costituzionale della nota impugnata, in quanto lesiva delle attribuzioni regionali in materia finanziaria sancite dagli artt. 36 e 37 dello statuto e dalle correlate norme di attuazione approvate con il d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074, e, conseguentemente, annulli l'atto impugnato «nella parte in cui nega la spettanza regionale del gettito delle imposte» indicate nel ricorso, maturate nell'àmbito del territorio della Regione siciliana. 2. - Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che il ricorso venga dichiarato infondato e, pertanto, rigettato. La difesa erariale sostiene che l'eventuale conversione, per effetto del d.lgs. n. 26 del 2007, delle imposte sul gas naturale, sulla lignite, sul carbone e sul coke da imposte di fabbricazione in imposte di consumo «non potrebbe comunque legittimare [...] l'attribuzione alla Regione delle relative entrate». Ciò in quanto «eventuali modifiche del momento generatore dell'obbligazione tributaria» relativa ai prodotti energetici in questione non potrebbero comunque «influire sulla natura giuridica dei tributi correlati», i quali rimangono assoggettati al regime proprio delle "accise", cui appartengono, senza che siano esclusi dalla categoria delle entrate riservate espressamente allo Stato. A parere della difesa erariale, infatti, la categoria delle "accise" è unitaria ed è comprensiva sia delle imposte di fabbricazione che di quelle di consumo, a prescindere dallo specifico presupposto impositivo. Unitarietà, questa, che è desumibile da una serie di indici normativi, ed, in particolare: a) dall'art. 1, comma 2, lettera b), del d.lgs.