[pronunce]

che, a tale ultimo proposito, si determinerebbe, anzi, il risultato paradossale per cui nelle Regioni «più virtuose» gli amministratori, liberi di decidere in merito alle addizionali, sarebbero esposti alla impopolarità di scelte discrezionali non gradite ai contribuenti, mentre nelle Regioni «bocciate dai Tavoli Tecnici» gli amministratori godrebbero «di una sostanziale (irragionevole ed immeritata) deresponsabilizzazione, asimmetrica, antagonistica e contraddittoria rispetto agli obiettivi di prossimità, di decentramento dei poteri e delle responsabilità impositivi, di buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione»; che, in relazione all'art. 24 Cost., la difesa privata osserva, in particolare, che «il cittadino molisano non ha la concreta e compiuta possibilità di contrastare la legittimità e la fondatezza della pretesa [impositiva], in quanto non dispone di alcuno strumento per verificare la fonte dell'obbligazione tributaria, id est, nella fattispecie, l'effettività del mancato raggiungimento degli obiettivi di rientro dal disavanzo sanitario», il che distinguerebbe la situazione in esame da tutte le altre forme di tassazione e dall'intero «panorama tributario»; che, con atto depositato il 16 febbraio 2016, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili o manifestamente infondate; che, riassunti i termini delle questioni, la difesa dell'interveniente sottolinea anzitutto come le norme censurate si collochino in un quadro composito, in cui interventi articolati e sistematici, operanti su piani diversi e basati su strumenti eterogenei, convergono verso la finalità di un graduale risanamento dei disavanzi sanitari regionali; che alcune di queste misure «potrebbero ritenersi ispirate a finalità sanzionatorie, collegate all'esercizio di poteri sostitutivi dello Stato in relazione ai casi di violazione sistematica degli obblighi derivanti dai principi della finanza pubblica», mentre altre, segnatamente di carattere tributario, rispondono all'esigenza di sostenere contemporaneamente il ripianamento del disavanzo e il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza; che la questione sollevata in relazione all'art. 53 Cost. sarebbe infondata, perché l'aggravio dell'imposizione non sarebbe scollegato da esigenze di assistenza sanitaria della popolazione regionale, ma, essendo previsto per tutti i casi di disavanzo, anche non generati da cattiva amministrazione, servirebbe ad assicurare i livelli essenziali di assistenza e, quindi, la continuità delle prestazioni sanitarie, oltre che comunque alla copertura delle spese derivanti dalla gestione pregressa; che le censure di cui agli artt. 97 e 24 Cost., incentrate sull'assenza di meccanismi di partecipazione dei contribuenti al procedimento di valutazione del mancato raggiungimento degli obiettivi dei piani di rientro, sarebbero inammissibili perché il procedimento suddetto non è regolato dalle norme in questione, ma dall'art. 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)» (come modificato dall'art. 2, comma 76, della legge n. 191 del 2009), il quale non è bersaglio di alcuna censura; che, comunque, nel merito le censure sono manifestamente infondate, perché, come rilevato dalla giurisprudenza di legittimità (è citata la sentenza della Corte di cassazione, Sezioni unite civili, 9 dicembre 2015, n. 24823), il principio del contraddittorio non permea tutti i settori dell'ordinamento nazionale, sicché non esiste un obbligo generalizzato di contraddittorio in seno al procedimento amministrativo, mentre lo stesso diritto dell'Unione europea, che pure prevede un tale obbligo, lo fa solo con riguardo ai procedimenti per l'adozione di provvedimenti lesivi delle situazioni giuridiche dei singoli individui (art. 41, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007) e, nel caso, il procedimento per la valutazione del grado di attuazione del piano di rientro non possiede questa finalità, avendo invece come protagonisti gli organi tecnici incaricati di esaminare gli adempimenti regionali e servendo alla verifica di dati e situazioni oggettive, non esclusivamente preordinate all'imposizione fiscale; che, con atto depositato il 16 maggio 2017, l'avvocato Francesco Mancini ha formulato una «istanza di trattazione della causa»; che, con memoria depositata il 3 ottobre 2017, l'Avvocatura generale dello Stato ha insistito per il rigetto delle questioni sollevate, riproponendo argomenti e riferimenti sostanzialmente corrispondenti a quelli dell'atto di intervento; che, con riguardo alla questione sollevata in riferimento all'art. 53 Cost., la difesa dell'interveniente aggiunge che le norme sospettate d'illegittimità costituzionale si limitano a introdurre una maggiorazione dell'aliquota dell'addizionale regionale all'IRPEF, lasciando per il resto inalterata la struttura del tributo; che il divario tra l'imposizione così incrementata e quella applicabile nelle Regioni "virtuose" sarebbe «insito nello stesso federalismo fiscale», previsto nel vigente Titolo V della Parte seconda della Costituzione, e resterebbe contenuto entro valori compatibili con il principio della capacità contributiva; che, inoltre, il prelievo in questione non è esclusivamente destinato a coprire un disavanzo finanziario (giacché serve anche ad assicurare la continuità dell'assistenza sanitaria e dei suoi livelli essenziali) e, quand'anche lo fosse, non per questo risulterebbe estraneo al concetto di «spesa pubblica», di cui all'art. 53 Cost., a proposito del quale la difesa statale sottolinea altresì il rilievo costituzionale dell'«interesse fiscale» e la discrezionalità che spetta al legislatore, anche secondo recenti ricostruzioni dottrinali; che, con riguardo alla censura sollevata in relazione all'art. 97 Cost., l'Avvocatura generale dello Stato rimarca come la valutazione sul conseguimento degli obiettivi di rientro avvenga in base a parametri oggettivi e misurabili, quali i dati di bilancio, e in contraddittorio con la Regione. Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Campobasso, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)», e dell'art. 6, comma 10, del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, recante «Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario», per violazione degli artt. 24, 53 e 97 della Costituzione;