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Il comma 1, lettera b) , introducendo nell'articolo 47- ter o.p., un nuovo comma 1-quinquies , modifica la disciplina procedimentale della concessione o proroga della detenzione domiciliare c.d. "in deroga". Si tratta della misura - prevista dal comma 1- ter del suddetto articolo - in base alla quale, nei casi in cui vi sono i presupposti per disporre il rinvio obbligatorio o facoltativo dell'esecuzione della pena (ai sensi degli articoli 146 e 147 del codice penale), il tribunale di sorveglianza ha la facoltà di disporre l'applicazione della detenzione domiciliare "in deroga" cioè non vincolata da limiti edittali (e concedibile anche ai detenuti in regime speciale ex art. 41- bis o.p. e per quelli che in passato hanno subito la revoca di misure alternative). In tali casi il giudice di sorveglianza, pur ricorrendo i presupposti per il differimento dell'esecuzione (con particolare riguardo alle condizioni di salute del condannato, incompatibili col regime carcerario), effettua un bilanciamento tra le istanze sociali correlate alla pericolosità del detenuto - tali da non consentire un semplice differimento dell'esecuzione - e le condizioni complessive di salute di quest'ultimo. Il nuovo comma 1- quinquies contempla come obbligatoria la richiesta di un parere sull'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata e sulla pericolosità del soggetto. Tale parere deve essere richiesto dal giudice di sorveglianza: soltanto al Procuratore distrettuale, laddove si tratti di detenuti per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater , del codice di procedura penale; anche al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, nel caso di detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis , o.p.. La formulazione della norma sembrerebbe imporre la richiesta di parere soltanto quando debba disporsi il differimento della pena nelle forme della detenzione domiciliare, e non anche per il mero differimento della pena ( ex articolo 147 del codice penale): se così fosse, in casi fondati sui medesimi presupposti, il giudice rimarrebbe libero di disporre, senza alcuna previa richiesta di parere, il mero differimento della pena, mentre avrebbe l'onere di attendere il parere nel caso di detenzione domiciliare in luogo del differimento. Con riguardo ai termini di espressione dei pareri, essi devono essere resi: entro 2 giorni dalla richiesta, il parere del Procuratore distrettuale; entro 15 giorni dalla richiesta, il parere del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. L'articolo 3 modifica l'articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020, che rappresenta la disposizione principale in tema di misure di contenimento (degli effetti dell'epidemia e della quarantena) sul sistema giudiziario nazionale. L'articolo 83 aveva sostituito, arricchendole, le previsioni già contenute nei decreti-legge n. 9 e n. 11 del 2020, ed è stato ampiamente modificato in sede di conversione dalla legge n. 27 del 2020 (entrata in vigore il 29 aprile scorso). Mentre il Parlamento convertiva in legge il decreto-legge n. 18/2020, è entrato poi in vigore il decreto-legge n. 23 del 2020, tuttora in corso di conversione alla Camera (Atto Camera n. 2461) che, senza novellare espressamente l'articolo 83, con l'articolo 36 ha prorogato fino all'11 maggio 2020 il rinvio d'ufficio delle udienze e la sospensione dei termini per il compimento di atti nei procedimenti civili, tributari, penali e di competenza dei tribunali militari, con le eccezioni già previste dal decreto-legge n. 18 del 2020; conseguentemente, si è posticipato al 12 maggio 2020 l'avvio della "seconda fase", nella quale sarà rimessa ai capi degli uffici giudiziari l'organizzazione dei lavori, al fine di garantire le misure di distanziamento per prevenire la diffusione del contagio. Tali termini non vengono modificati dal decreto-legge in titolo, che interviene però sul termine finale di efficacia delle misure speciali, spostandolo dal 30 giugno al 31 luglio 2020. Il decreto in conversione non interviene sui primi due commi dell'articolo 83, che rispettivamente prevedono il rinvio delle udienze e la sospensione dei termini processuali fino al 15 aprile 2020. La lettera a) interviene sul comma 3 dell'articolo 83, che individua una serie di controversie e procedimenti, tanto civili quanto penali, caratterizzati da urgenza, per i quali non si applica la disciplina del rinvio delle udienze e della sospensione dei termini. In particolare (al numero 1) tra le controversie civili il decreto-legge aggiunge l'esclusione dal rinvio nelle cause relative alla tutela dei minori, quando vi sia pregiudizio per la tutela di bisogni essenziali, e corregge la formulazione della disposizione in modo da escludere, con una norma di chiusura, il rinvio delle udienze civili quando l'autorità giudiziaria dichiari - con decreto non impugnabile - l'urgenza della trattazione per evitare un grave pregiudizio alle parti. Per quanto riguarda le udienze penali, il decreto-legge (al numero 2) interviene sulla disposizione che esclude il rinvio delle udienze e la sospensione dei termini nei procedimenti nei quali, nel periodo di sospensione, scadrebbero i termini di custodia cautelare ( ex articolo 304 del codice di procedura penale). Il Governo, in proposito, precisa che i termini di custodia cautelare sono quelli di cui al comma 6 dell'articolo 304 del codice di procedura penale, e dunque quelli di durata massima della custodia; aggiunge che non possono essere rinviate le udienze penali nei procedimenti in cui i termini di durata massima della custodia cautelare scadano entro l'11 novembre 2020 (ovvero sei mesi dopo la scadenza del periodo di sospensione, attualmente fissato all'11 maggio dal decreto-legge n. 23 del 2020). La lettera b)  al pari della lettera i) - interviene sul comma 6 dell'articolo 83, che demanda ai capi degli uffici giudiziari l'adozione di misure organizzative volte a consentire la trattazione degli affari giudiziari nel rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie, al fine di evitare assembramenti all'interno degli uffici. Il decreto-legge prevede che tali misure organizzative - che caratterizzano la "seconda fase" della gestione dell'emergenza nell'ambito della giustizia ordinaria  debbano essere introdotte e rispettate a partire dal 12 maggio 2020, ovvero il giorno successivo alla scadenza delle disposizioni sul rinvio delle udienze e la sospensione dei termini (11 maggio 2020), e fino al 31 luglio 2020 (cfr. lett. i) della disposizione in commento) . La lettera c) interviene sul comma 7 dell'articolo 83, che elenca le misure organizzative che potranno essere adottate dai capi degli uffici giudiziari. In particolare, per quanto riguarda la possibilità di svolgere le udienze civili mediante collegamenti da remoto (lett. f) del comma 7), il decreto-legge precisa che il giudice dovrà essere fisicamente presente nell'ufficio giudiziario;