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Anzi, la risposta è quella di riacquistare un protagonismo dell'Europa, tra l'altro utilizzando quegli strumenti di cui l'Europa si è già dotata, ad esempio in ambito di cooperazione strutturata permanente della PESCO, in ambito appunto di politica della Difesa. Anche stamani, in audizione in Commissioni congiunte, ho avuto modo di ribadirlo nei confronti del ministro Guerini. Allo stesso modo, siamo contenti che il Governo, anche nella risoluzione di maggioranza che noi oggi andiamo a sottoscrivere, accetti la nostra proposta, avanzata come Italia Viva-P.S.I., di mobilitarsi come Italia, a livello internazionale, ancora prima che vengano riconvocati i prossimi vertici dei Ministri della difesa e dei Ministri degli affari esteri, proprio affinché l'Europa possa essere in campo, sotto il mandato delle Nazioni Unite, per una forza multinazionale di interposizione in accordo con Russia e Turchia. Questo affinché ci sia una posizione che veda, sempre con l'accordo delle Nazioni Unite, sotto il mandato dell'ONU, una possibile presenza anche dell'Europa per un'operazione di pace, per una operazione di peacekeeping , che consenta, da un lato, di garantire quel cessate il fuoco che, purtroppo, anche l'attualità di queste ore lascia trapelare non sia affatto certo, dall'altro, di impegnarsi al fianco della popolazione civile per la protezione della stessa e poi per il ripristino di una stabilità geopolitica estremamente importante in un'area così delicata e così vicina al nostro Paese e all'intera Europa e anche per garantire il controllo di quei campi di detenzione dei foreign fighters che potrebbero, appunto, essere una bomba ad orologeria che potrebbe mettere a rischio e in pericolo tutta una serie di Paesi a livello europeo. Ecco che la stessa Unione europea può giocare un ruolo, può riacquistare un proprio protagonismo, anche in un'area così delicata nella quale, purtroppo, ad oggi l'Europa è invece totalmente assente. Altrettanto importante è che non si concedano nuovi finanziamenti alla Turchia, perché il rischio è che, rispetto a queste minacce, diversi Paesi che, magari, nel corso del conflitto si erano rivelati piuttosto duri, adesso cedano e vadano a potenziare e incrementare quelle risorse che negli ultimi anni sono state destinate ad Erdoğan per prendersi cura dei vari campi profughi e dei profughi detenuti all'interno della Turchia stessa. Positivo che si blocchi l'invio di armi e che l'Italia abbia preso posizione in tal senso ed è opportuno che valga anche per quelle armi il cui invio è già stato deliberato. Guardiamoci, però, dal tentativo o dalla preoccupazione o dalla intenzione di isolare la Turchia, perché, al di là di un approccio che veda l'Europa di nuovo protagonista, con una posizione a tutela degli interessi dei singoli Paesi ma anche proprio dell'Europa in quanto tale, sarebbe un errore se andassimo ad intraprendere passi che portino ad un'esclusione, ad un estromissione e ad un isolamento della Turchia. È un'area troppo importante, troppo delicata. L'Europa non può stare alla finestra a guardare e tantomeno l'Italia. Abbiamo bisogno di pace, abbiamo bisogno di ripristinare condizioni di equilibrio ed è positivo che in questo senso oggi andiamo a votare la risoluzione di maggioranza, della quale Italia Viva è chiaramente parte in causa. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, innanzi tutto ringrazio i colleghi presenti in Aula per questo dibattito di estrema importanza. Il Parlamento italiano, il Senato della Repubblica oggi si dovrà pronunciare sul dramma che stanno vivendo il popolo siriano e il popolo curdo, un dramma che si sta verificando nelle immediate vicinanze delle frontiere italiane, dopo che si sono già pronunciati il Parlamento europeo e, stanotte, il Congresso degli Stati Uniti. Sinceramente, mi aspettavo che in quest'Aula ci fosse lo stesso sentore, lo stesso spirito, lo stesso atteggiamento che c'è stato nel Parlamento europeo, che ha approvato una risoluzione non giuridica ma fondamentale in cui si chiedono ai Governi europei misure efficaci di sanzioni e di embargo nei confronti della Turchia. Mi aspettavo che in quest'Aula del Senato della Repubblica italiana ci fosse lo stesso spirito, lo stesso sentore, la stessa comunità di intenti che c'è stata poche ore fa nel Congresso degli Stati Uniti che ha approvato, quasi all'unanimità, una mozione bipartisan che impegna il Presidente, e quindi gli Stati Uniti, a sanzioni nei confronti di Erdogan e della Turchia, quindi a provvedimenti drastici, fermi e risolutivi. Il Parlamento italiano, che fa parte della comunità dei popoli europei e della comunità dei popoli occidentali, assiste invece a questo spettacolo - lo dico ai colleghi - in cui il Governo, formato da 21 ministri e 42 Sottosegretari, cioè da 63 persone, è in questo momento clamorosamente assente, salvo la presenza legale del Sottosegretario al lavoro. Il Sottosegretario al lavoro! Non c'è il Ministro degli affari esteri, non ci sono i Sottosegretari degli affari esteri, non c'è il Ministro della difesa, non c'è il Ministro degli interno, non c'è il Governo italiano! (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). È presente il Sottosegretario al lavoro, colleghi dei 5 Stelle. Forse la politica nei confronti della Turchia e dei profughi fa parte del reddito di cittadinanza? Io sono avvilito per quanto accade, anche per le risoluzioni che avete presentato. (Commenti dal Gruppo M5S) . VOCE DAL GRUPPO FdI. Ma stai zitto! (Commenti dal Gruppo M5S) PRESIDENTE. Facciamo silenzio tutti. Lasciamo parlare il senatore, grazie. ZAFFINI (FdI). Presidente, stanno provocando! URSO (FdI) . Cari senatori, nella risoluzione di maggioranza non trovo nulla di ciò che nei giorni scorsi ha dichiarato il Partito Democratico, non trovo nulla di quello che hanno dichiarato Zingaretti e gli altri esponenti fino al 17 di ottobre, non trovo nulla di quello per cui si era impegnato il Governo in queste Aule, prima il ministro Di Maio, il 15 ottobre e poi il Presidente del Consiglio, il 16 ottobre. Non trovo nulla di ciò. Trovo una risoluzione pilatesca in cui, di fronte al sangue dei curdi, vi lavate le mani. Fino al 17 ottobre l'atteggiamento delle forze politiche della maggioranza e del Governo era diverso, e perché dico fino al 17 ottobre? Nei giorni precedenti, il ministro Di Maio diceva in Aula alla Camera che l'Italia sarebbe stata in prima fila e che aveva già preso provvedimenti non solo nei confronti delle armi che sarebbero state inviate eventualmente nei prossimi contratti, ma da subito. E il Presidente del Consiglio, il 16 ottobre, disse in quest'Aula che l'Italia era da subito orientata, anche unilateralmente (unilateralmente significa: da soli) verso la moratoria della vendita di armi alla Turchia e che aveva fermamente voluto, fin dalla scorsa settimana, farne oggetto anche di un dibattito in sede europea. Quindi si era impegnato a porre in essere provvedimenti anche unilaterali. E dove sono? E perché dico fino al 17 ottobre?