[pronunce]

Dunque, considerato il tenore letterale delle disposizioni denunciate e l'impossibilità di interpretarle nel senso di consentire la compensazione delle spese processuali, quest'ultima richiederebbe necessariamente la declaratoria d'incostituzionalità del loro combinato disposto. 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo l'inammissibilità o, comunque, l'infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal giudice a quo. A suo avviso, sia il richiamo operato dall'art. 31, comma 6, cod. giust. contabile, tra gli altri, all'art. 92 del codice di procedura civile - nel contenuto assunto a seguito della sentenza n. 77 del 2018 di questa Corte - sia quello dell'art. 7, comma 2, cod. giust. contabile alle disposizioni del codice di procedura civile espressive di principi generali avrebbero consentito al rimettente la compensazione delle spese di lite in presenza di gravi ed eccezionali ragioni a prescindere dall'invocata declaratoria d'incostituzionalità. Nel merito, le questioni sollevate non sarebbero fondate, in quanto il legislatore, nell'esercizio della propria discrezionalità, avrebbe compiuto, in tema di spese processuali, scelte coerenti con il carattere peculiare del giudizio di responsabilità rispetto a quello civile, realizzando un ragionevole contemperamento tra la necessità di deterrenza e quella di buon andamento dell'amministrazione, garantendo al pubblico dipendente, che abbia correttamente operato, la rifusione delle spese processuali. Nessuna rilevanza andrebbe viceversa riconosciuta ai profili psicologici che potrebbero influenzare la scelta del pubblico ministero, chiamato non semplicemente a tutelare l'interesse dell'amministrazione, bensì a perseguire quello generale, svolgendo una funzione obiettiva e neutrale, per cui alla necessità di accertamento della sussistenza di una responsabilità non potrebbe essere d'ostacolo un possibile esito negativo dell'azione.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale del combinato disposto dei commi 2 e 3 dell'art. 31 del decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174 (Codice di giustizia contabile, adottato ai sensi dell'articolo 20 della legge 7 agosto 2015, n. 124), in riferimento agli artt. 3, 24, primo comma, e 111, primo comma, della Costituzione, nella parte in cui non consente «che il giudice, anche in caso di intervenuto proscioglimento nel merito per mancanza di uno degli elementi indicati dall'art. 31, comma 2, c.g.c. , possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, qualora sussistano gravi ed eccezionali ragioni, analoghe a quelle tassativamente indicate dall'art. 31, comma 3, c.g.c.». Nei commi censurati, l'art. 31 del d.lgs. 174 del 2016 prevede che «[c]on la sentenza che esclude definitivamente la responsabilità amministrativa per accertata insussistenza del danno, ovvero, della violazione di obblighi di servizio, del nesso di causalità, del dolo o della colpa grave, il giudice non può disporre la compensazione delle spese del giudizio e liquida, a carico dell'amministrazione di appartenenza, l'ammontare degli onorari e dei diritti spettanti alla difesa» (comma 2) e che «[i]l giudice può compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, quando vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, ovvero quando definisce il giudizio decidendo soltanto questioni pregiudiziali o preliminari» (comma 3). Ad avviso del rimettente, il combinato disposto di tali disposizioni, impedendo la compensazione delle spese processuali nel giudizio di responsabilità dinanzi alla Corte dei conti anche nel caso di accertata insussistenza dei presupposti della stessa - ossia, di proscioglimento del convenuto nel merito - qualora sussistano gravi ed eccezionali ragioni, analoghe a quelle, tassativamente indicate, che la consentono, violerebbe il principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.), il canone del giusto processo (art. 111, primo comma, Cost.) e il diritto alla tutela giurisdizionale (art. 24, primo comma, Cost.). Ciò in quanto la normativa denunciata: a) non terrebbe conto del rilievo che l'esito del giudizio potrebbe essere condizionato da fattori sopravvenuti o imprevedibili; b) prescinderebbe dal carattere doveroso dell'azione promossa dal pubblico ministero contabile e dal margine di discrezionalità inevitabilmente insito nella valutazione dei presupposti della responsabilità; c) costituirebbe una remora all'esercizio della relativa azione, in quanto potenzialmente idonea a tradursi in un esborso per l'amministrazione, ulteriore rispetto al danno altrimenti patito, anche in caso di situazioni assolutamente incerte, in fatto o in diritto, che presentino analoga o maggiore gravità ed eccezionalità rispetto alle ipotesi tipizzate di possibile compensazione. 2.- Il giudice a quo denuncia entrambe le disposizioni in quanto dal loro combinato disposto deriverebbe l'impossibilità di compensare le spese nel giudizio di responsabilità davanti alla Corte dei conti ogniqualvolta sia accertata l'insussistenza di uno dei presupposti della stessa - nella fattispecie, un grado di colpa inferiore a quella grave - pur in presenza di gravi ed eccezionali ragioni analoghe a quelle tassativamente indicate dall'art. 31, comma 3, cod. giust. contabile. Il rimettente ritiene che la compensazione delle spese non possa avvenire in virtù del rinvio dell'art. 31, comma 6, cod. giust. contabile all'art. 92, secondo comma, del codice di procedura civile - il quale, a seguito della sentenza n. 77 del 2018 di questa Corte, risulta modificato nel senso «che il giudice possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni» rispetto a quelle nominativamente indicate - né, più in generale, in virtù di quello dell'art. 7, comma 2, cod. giust. contabile alle disposizioni del codice di procedura civile espressive di principi generali. I rinvii contenuti nelle disposizioni citate, infatti, operano solo «per quanto non [...] disciplinato», onde il mantenimento dell'effetto impeditivo della compensazione derivante dalle esplicite prescrizioni dei commi 2 e 3 dell'art. 31 cod. giust. contabile. 3.- Ai fini del decidere, si rende opportuno preliminarmente rammentare la genesi delle disposizioni censurate.