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le richieste di riutilizzo della parte disponibile dell'immobile sono state sostenute ed avallate sia dalla Prefettura di Cuneo, sia dal presidente del Tribunale di Cuneo, che con proprie note, indirizzate al Ministero, hanno sottolineato come la richiesta avanzata dal Comune di Saluzzo risponderebbe a plurimi interessi pubblici, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti e se non ritenga utile avviare un'azione risoluta, coordinata e concreta, nell'interesse generale, per una pronta e veloce soluzione che permetta, immediatamente, il riutilizzo dell'immobile, ormai necessario ed improrogabile, mantenendo così in efficienza un edificio che altrimenti rischierebbe un rapido degrado; se non ritenga utile assumere con urgenza tutte le iniziative necessarie per un esito positivo anche considerando la rilocalizzazione della Polizia stradale al suo interno, nel mantenimento del servizio di pubblica sicurezza per la comunità e per il territorio piemontese tutto, anche nell'auspicabile collaborazione istituzionale tra pubbliche amministrazioni e nell'interesse dei cittadini, non solo del saluzzese, in un'ottica di nuova fruizione funzionale, per evitare che diventi così uno spreco di denaro pubblico ed un vuoto urbano, fatiscente ed abbandonato. Atto n. 3-00802 BERTACCO Al Ministro della salute Premesso che: l'articolo 24 della Convenzione di New York del 1989 sui diritti del fanciullo sancisce "il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione" e impegna gli Stati membri a sforzarsi di "garantire che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi"; tale principio trova altresì fondamento nell'articolo 32 della Costituzione, che riconosce il diritto alla salute come "diritto fondamentale" dell'individuo e interesse della collettività che, in quanto tale, deve essere garantito anche ai minori; numerosi sono gli interventi che possono essere predisposti, nell'ambito di appositi piani ministeriali, per la prevenzione, l'informazione, la sorveglianza epidemiologica e il contrasto della diffusione delle infezioni da HIV nonché l'assistenza alle persone affette da tali patologie; in particolare, l'articolo 5 della legge 5 giugno 1990, n. 135, reca disposizioni in materia di accertamento dell'infezione e sancisce che nessuno può essere sottoposto, "senza il suo consenso", ad analisi tendenti ad accertare l'infezione da HIV se non per motivi di necessità clinica nel suo interesse e che la comunicazione di risultati di accertamenti diagnostici diretti o indiretti per infezione da HIV può essere data "esclusivamente" alla persona cui tali esami sono riferiti; considerato che: nel nostro ordinamento la capacità di agire, e, dunque, di stipulare negozi giuridici e incidere sulla propria sfera giuridica, si acquista con la maggiore età, ovvero al compimento del diciottesimo anno, salvo i casi speciali per i quali sia richiesta un'età diversa; attualmente, proprio al fine di garantire al minore la tutela assoluta del diritto fondamentale alla salute, sono già previste alcune ipotesi di deroga a tale regola generale contenuta nell'articolo 2 del codice civile (ad esempio, in materia di prevenzione, cura e riabilitazione degli stati di tossicodipendenza ovvero di tutela sociale della maternità e di interruzione volontaria della gravidanza); lo scorso mese di febbraio l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, rispondendo ad una specifica richiesta di parere del Ministro in indirizzo, si è espressa favorevolmente sulla possibilità di valutare l'introduzione di norme che consentano in Italia l'accesso ai test dell'HIV e per le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) da parte dei minorenni anche senza il preventivo consenso dei genitori; l'Autorità, nel rendersi disponibile a fornire il proprio contributo già in fase di redazione di un eventuale disegno di legge in materia, ha chiarito che è comunque necessario che siano rispettate le seguenti tre condizioni: 1) i test devono essere eseguiti in un "contesto protetto e dedicato nell'ambito del Servizio sanitario nazionale"; 2) in caso di positività ai test , i genitori o il tutore devono essere coinvolti al fine di garantire al minore un "adeguato supporto affettivo nella gestione della notizia e della terapia"; 3) è necessario promuovere capillarmente una "cultura della prevenzione e l'educazione all'affettività e alle emozioni"; anche alla luce delle considerazioni espresse dalla "Consulta dei ragazzi" (organo di consultazione istituito presso la medesima authority ) interpellata al riguardo, si ritiene assolutamente urgente e prioritario un intervento normativo in materia, tenuto conto che la possibilità per il minore di accedere (gratuitamente e in anonimato) al test HIV, anche senza il consenso dei genitori o di chi ne esercita la responsabilità genitoriale, è del tutto rispondente al suo superiore interesse e che, invece, l'attuale disciplina costituisce, di fatto, un serio ostacolo al libero accesso ai test diagnostici; i dati diffusi evidenziano, peraltro, che i contagi da HIV in età precoce sono sempre più frequenti a fronte di diagnosi spesso troppo tardive, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo stia predisponendo in concreto al fine di assicurare il libero accesso alle persone minorenni ai test diagnostici e quando ritenga di poter proporre un'efficace modifica normativa. Atto n. 3-00803 MALPEZZI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in data 18 ottobre 2018 si è svolta la prova scritta del concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici; i concorrenti avrebbero dovuto essere 8.736, ma il numero è stato alterato dalla mancata partecipazione dei concorrenti della Sardegna che, a causa delle avverse condizioni meteorologiche, non hanno potuto svolgere la prova, che è stata rinviata al 13 dicembre 2018; nell'ambito della procedura, sono state riscontrate diverse anomalie che riguardano la violazione del principio di contestualità ed unicità delle prove scritte su tutto il territorio; la violazione del principio dell'anonimato; la mancata pubblicazione, in anticipo, delle griglie di valutazione con descrittori analitici; la disparità di trattamento in merito alla possibile consultazione dei testi normativi, rimessa ad un'eccessiva discrezionalità; malfunzionamenti della tastiera ; impostazione della risoluzione di casi non riscontrabili nei contenuti del bando; predisposizione di quadri di riferimento uguali, con evidente vantaggio per i candidati che hanno svolto la prova successivamente; in particolare, sarebbe grave la violazione del principio di contestualità ed unicità delle prove scritte sancita dall'articolo 8, comma 2, del bando; sembra, dunque, evidente la violazione del disposto del decreto ministeriale 24 novembre 2017, nonché la violazione del principio di equità, che avrebbe dovuto creare pari opportunità per tutti i concorrenti; tale principio di equità appare ulteriormente violato considerato che la griglia di valutazione con i rispettivi criteri, è stata pubblicata 24 ore prima della prova. In tal senso, il Ministero ha opportunamente pubblicato la griglia, aggiungendo l'"incipit" per ognuno dei 5 quesiti.