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per anni, per evidenziare quanto fossero importanti le opere pubbliche e private per la ripresa dell'economia, abbiamo parlato di Piano Marshall; ora potremmo anche parlare di bonus , perché se l'uscita dalla crisi economica determinata dal lockdown è stata migliore delle aspettative, è stato anche in gran parte perché gli interventi sull'immobiliare italiano hanno favorito questa crescita economica. Per la sostenibilità del nostro debito questo sarà fondamentale. Non fermiamo questo volano. Invito perciò il Governo a risolvere immediatamente queste difficoltà e a dare quella certezza che dovrebbe essere un principio fondamentale del nostro ordinamento giuridico ma che in questo momento manca. (Applausi del Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Angrisani. Ne ha facoltà. ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, ci troviamo ancora una volta ad affrontare la discussione di un decreto-legge omnibus , che sotto la sigla del PNRR contiene norme che vanno dall'ambiente alla scuola, dalla giustizia al turismo. L'esame del suo contenuto - come avviene ormai di consueto - è stato compresso in poche sedute e con l'ennesima fiducia e l'altro ramo del Parlamento si troverà la prossima settimana a dover accettare o no un pacchetto blindato. In queste condizioni è quasi superfluo sottolineare la poca fruttuosità dei parlamentari nel procedimento legislativo: da una parte, i senatori ratificano di fatto scelte compiute altrove; dall'altra parte, ai deputati non viene neanche concessa questa possibilità, dovendosi limitare ad obbedire ai Diktat di un Governo che fa e disfa a suo piacimento. Il sistema democratico e i rapporti istituzionali, com'è evidente, sono ormai allo sbando nel nostro Paese, ma a nessuno sembra interessare più di tanto. Meglio invece voltarsi dall'altra parte e fare finta di nulla. È in questo contesto di riferimento che si consuma l'ennesimo colpo di mano che contribuirà ad affossare ancora di più, come se ce ne fosse bisogno, il sistema scolastico italiano. Dopo aver vinto un concorso pubblico bisognerà sottoporsi ad un periodo di prova in servizio di un anno, che si concluderà però con un ulteriore test finale. Si prevede cioè un esame ulteriore dopo aver terminato le prove concorsuali. A che pro? Va bene che la scuola sia un luogo di sperimentazione, ma ci troviamo di fronte ad un unicum , non solo giuridico, ma anche logico. Naturalmente, per permettere al nuovo sistema di reclutamento, ideato dai burocrati ministeriali, di entrare a regime serviva del tempo: è allora inevitabile, come il caldo ormai torrido che attanaglia i mesi estivi, una disciplina transitoria che durerà fino al termine del 2024 e che chiaramente contribuirà a rendere ancora più complicato un quadro a dir poco desolante. Nella fretta di accontentare gli scontenti, si commettono errori madornali, come quello di lasciare fuori dalle assegnazioni provvisorie, che in questo momento si stanno svolgendo, alcune categorie come i docenti delle graduatorie provinciali per le supplenze (GPS), persone vittime di un sistema che ha creato una figura ibrida, che non si vede garantire i diritti costituzionalmente garantiti. Molti sono genitori di bambini spesso di età inferiore ai tre anni, altri assistono parenti disabili e altri chiedono semplicemente di potersi ricongiungere ai genitori anziani. Cari colleghi e colleghe, le responsabilità relative ai meccanismi di selezione del personale scolastico sono innanzitutto politiche. Il nostro Paese si sta abituando in materia scolastica a un trend per cui una riforma non fa neanche in tempo a entrare in vigore che già una nuova è alle porte, pronta a spazzare via la precedente e a riscrivere daccapo le regole del sistema. La scuola avrebbe urgente bisogno di norme chiare, certe e soprattutto stabili. Si parla da anni di una riscrittura del testo unico della scuola (il DPR risale al 1994), di cui non si vede traccia. Con la buona scuola sembrava che il sistema avesse toccato il fondo, tanto che uno dei punti programmatici del MoVimento che si presentava nel 2018 era proprio l'attivazione immediata di questa riforma, con lo scopo di ridare una dignità perduta alla professionalità docente, di portare al centro del sistema la questione didattica e di aumentare i salari da fame degli insegnanti. Bisognava insistere su questi punti e non cedere ai ricatti degli alleati, che volevano che la scuola divenisse solamente un luogo di mera stabilizzazione del personale o che l'attività didattica fosse in larga parte sostituita dalle progettualità extracurriculari. Bisognava cambiare passo, per rimettere il sistema scolastico al centro del nostro Paese e puntare sulla competenza dei nostri giovani, mentre invece purtroppo assistiamo inermi a continui passi indietro. Non credo che la maggioranza dei docenti del nostro Paese sentisse l'esigenza di vedere istituita una scuola specifica per l'alta formazione o misure che incentivassero la partecipazione ad attività formative fuori dall'orario scolastico, con una premialità una tantum da riconoscere non a tutti, in funzione di una graduazione degli esiti della valutazione finale, valutata dall'alto e pensata da altri, lontani dalla realtà delle scuole. Tutto ciò non fa altro che mortificare il lavoro dei docenti. Questa nuova ulteriore riforma del sistema scolastico non è a costo zero. Per il finanziamento del nuovo piano di formazione dei docenti è prevista una riduzione dell'organico di diritto, celata dietro il mantenimento dell'organico dell'autonomia, che è organico di fatto e non organico effettivo. Sarebbe stato molto più opportuno invece che le risorse pubbliche fossero state destinate in primis ad aumentare le retribuzioni degli insegnanti. Sappiamo tutti che gli annuali rapporti dell'OCSE ci ricordano che, in quanto a salari per la retribuzione dei professori, siamo fanalino di coda in Europa da anni. La retribuzione media di un docente italiano è pari a circa 33.000 euro, inferiore a quella dei suoi colleghi in giro per il mondo. Ora, invece di utilizzare per il personale scolastico le medesime locuzioni che si usano per il personale di una pubblica amministrazione qualsiasi, perché questa è l'ottica dietro l'uso della parola "valorizzazione" rivolta ai docenti, si sarebbero dovuti indirizzare gli sforzi verso una rivalutazione sociale del ruolo dell'insegnante, sempre più compresso fra l'ostilità crescente delle famiglie e le riforme verticistiche del sistema dell'istruzione. Concludo, Presidente. Lavorare oggi nella scuola, a fronte di un contesto socio-economico generale in crisi, sta diventando sempre più difficile; ma questo Governo si dimostra insensibile alle richieste che provengono da chi ogni giorno va in cattedra. Purtroppo non credo proprio che quanto previsto con il decreto-legge sul PNRR possa rappresentare un buon viatico per ridare slancio al sistema scolastico del nostro Paese; i tagli all'organico di diritto nei prossimi anni, come emerge dalla relazione tecnica allegata al decreto-legge, non lasciano presagire nulla di buono. Mala tempora currunt , soprattutto per gli alunni e i giovani in generale (Applausi dai senatori Crucioli e Granato) . PRESIDENTE.