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Istituzione del Registro nazionale degli amministratori di condominio. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge è finalizzato all'istituzione del Registro nazionale degli amministratori di condominio allo scopo di introdurre garanzie a tutela sia dei singoli condomini sia della professionalità degli operatori del settore, che non sono adeguatamente tutelati dalla vigente normativa. I requisiti per lo svolgimento dell'incarico di amministratore di condominio sono disposti dall'articolo 71- bis delle disposizioni per l'attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, introdotto dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220. Tuttavia l'attuale previsione legislativa non garantisce la professionalità dell'amministratore, qualora sia interno allo stabile e quindi condomino, in quanto non contempla il possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado né lo svolgimento di un corso di formazione iniziale, oltre a quello di aggiornamento periodico regolamentato dal decreto del Ministero della giustizia 13 agosto 2014, n. 140. È doveroso segnalare che nel nostro ordinamento l'attività professionale di amministratore di condominio non è ancora regolamentata, seppure tale figura rivesta un'importanza fondamentale, in quanto gli amministratori di condominio sono i gestori del patrimonio immobiliare italiano. Il legislatore ha inteso regolamentare molteplici professioni quali, ad esempio, l'acconciatore, l'assistente sociale, l'autoriparatore, il direttore tecnico di agenzia di viaggi e turismo, ma non l'amministratore di condominio. L'esigenza di istituire un registro scaturisce dalla mancanza, all'interno del nostro ordinamento, di un sistema selettivo che valuti i requisiti di accesso alla professione. Il citato articolo 71- bis, primo comma, delle disposizioni per l'attuazione del codice civile e disposizioni transitorie stabilisce che: « Possono svolgere l'incarico di amministratore di condominio coloro: a) che hanno il godimento dei diritti civili; b) che non sono stati condannati per delitti contro la pubblica amministrazione, l'amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio o per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commina la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, a due anni e, nel massimo, a cinque anni; c) che non sono stati sottoposti a misure di prevenzione divenute definitive, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione; d) che non sono interdetti o inabilitati; e) il cui nome non risulta annotato nell'elenco dei protesti cambiari; f) che hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado; g) che hanno frequentato un corso di formazione iniziale e svolgono attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale ». Ma non vi è alcun ente che verifica la sussistenza dei suddetti requisiti. In relazione a quanto previsto dalla lettera g) del primo comma del citato articolo 71- bis delle disposizioni per l'attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, è opportuno segnalare che in Italia sono operative ben oltre cinquanta associazioni di categoria che organizzano corsi di avviamento e aggiornamento per la professione di amministratore di condominio. Ma solo un terzo di queste risulta iscritta nell'apposito elenco del Ministero delle imprese e del made in Italy , previsto per quelle associazioni che rilasciano un attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci. È evidente che la semplice frequenza di un corso all'avviamento della professione, o di aggiornamento annuale, seppur tenuto da un'associazione di categoria, non costituisce un elemento utile a fornire alcuna garanzia in merito alla professionalità degli amministratori di condominio. Si può affermare, senza ombra di dubbio, che un qualsiasi soggetto potrebbe esercitare la professione di amministratore di condominio, e quindi gestire denaro altrui, senza alcun controllo in ordine al possesso dei requisiti previsti dalla legge. Questa situazione si ripercuote negativamente sia sui condomini, in quanto sovente si crea un disorientamento in merito alla scelta del professionista cui affidare l'amministrazione dello stabile, sia su tutti quegli amministratori di condominio che, pur operando con competenza e correttezza, sono confusi con i colleghi meno professionali e trasparenti, che compiono illeciti e, con il loro operato, ingenerano le numerose controversie che, purtroppo, si registrano nel settore. È il caso di riferire che oggi, presso i tribunali italiani, pendono circa due milioni di giudizi civili che hanno ad oggetto contenziosi di natura condominiale. Tale situazione può essere superata con un processo di valorizzazione della figura dell'amministratore di condominio, anche in considerazione del mutato contesto nel quale si trova oggi ad operare. Un contesto nel quale, alle peculiarità proprie del patrimonio e della proprietà immobiliare del nostro Paese, si sono aggiunte nuove e articolate esigenze. Tra emergenze abitative, frammentazione della proprietà immobiliare e vetustà dei fabbricati, a cui hanno fatto seguito misure di riqualificazione energetica e antisismica che comportano l'acquisizione di ulteriori e complesse competenze, l'amministratore di condominio è chiamato a ricoprire una pluralità di ruoli che, a loro volta, richiamano molteplici adempimenti e responsabilità. Da ciò scaturisce la necessità di individuare strumenti adeguati per stimolare una crescita professionale e, nel contempo, per responsabilizzare maggiormente gli operatori rispetto al contesto nel quale operano, soprattutto a tutela dei condomini. I dati del settore giustificano questa esigenza. Secondo la settima edizione del rapporto « Gli immobili in Italia » del 2019, curato dal Ministero dell'economia e delle finanze e dall'Agenzia delle entrate, in collaborazione con la Società generale d'informatica Spa (Sogei), il patrimonio immobiliare è composto da oltre 63 milioni di unità immobiliari, di cui oltre 34 milioni (il 54 per cento) sono abitazioni. Si stima, inoltre, che i condomini siano oltre 1.200.000, mentre, secondo una ricerca della Confederazione europea delle professioni immobiliari (CEPI), il numero degli amministratori di condominio è pari a circa 300.000. Questa professione assume particolare rilievo in relazione a due peculiarità del contesto italiano: la vetustà degli edifici e la distribuzione della proprietà immobiliare. Due elementi che pongono con forza al centro della gestione del fabbricato l'amministratore condominiale, diviso tra il ruolo di mediatore tra le diverse volontà e i diversi interessi degli inquilini e dei proprietari, di gestore della manutenzione del bene immobile, di consulente e interprete delle misure che incentivano la riqualificazione dell'abitazione, con la gestione anche di consistenti flussi di denaro. A questo proposito è il caso di segnalare che, per quanto attiene alla vetustà del patrimonio abitativo, dai dati del 15° Censimento dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) della popolazione e delle abitazioni del 2011 emerge che: – il 53,7 per cento delle abitazioni ha più di quarant'anni ed è quindi stato costruito prima dell'entrata in vigore della legge 30 aprile 1976, n. 373, per il contenimento del consumo energetico per usi termici degli edifici; – il 31 per cento del patrimonio abitativo è stato edificato nel ventennio successivo; – il 7,4 per cento del patrimonio abitativo è stato edificato nel periodo 1991-2000;