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la Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza 10 settembre 2020 (n. 59751/15) ha dato ragione a due genitori condannando l'Italia per discriminazione ai danni di un minore disabile. Lo Stato non può discriminare i ragazzi portatori di handicap , lasciandoli a casa dalla scuola pubblica, facendo leva sul senso di responsabilità, o sull'impellente necessità, dei genitori che, pur di colmare il loro gap educativo, intervengono a spese proprie, anche indebitandosi se necessario; l'epidemia da COVID-19 è stata un evento talmente drammatico che ha riportato in superficie tante ingiustizie che vanno chiamate per nome, senza cedere alla tentazione del politically correct che non consente di dire la verità sino in fondo: sulla scuola le cose non vanno affatto bene, non per tutti almeno e soprattutto non per i ragazzi che hanno una qualche disabilità; la vita quotidiana di queste settimane è stata ed è interessata da una radicale trasformazione, dalla famiglia al lavoro, dall'istruzione al tempo libero; ambiti e settori profondamente stravolti in ottemperanza a norme e disposizioni in vigore per la prevenzione del contagio. In questa fase di pandemia, come in situazioni di normalità, anche gli educatori e le educatrici professionali all'interno delle strutture diurne e residenziali per pazienti affetti da tipologie di disabilità sono chiamati a garantire un servizio di assistenza alla persona 7 giorni su 7 per 365 giorni all'anno, festivi compresi; le famiglie richiedono da tempo percorsi diagnostici e di presa in carico adeguati per chi abbia una disabilità intellettiva o un autismo incompatibili con l'esecuzione di esami invasivi o ricoveri ospedalieri senza caregiver . Ad oggi, soluzione non c'è. E mentre aumentano i casi, sale la preoccupazione; le domande su come possa sottoporsi a tampone una persona con una disabilità intellettiva tale da renderla non collaborante o su come si possa praticare il prelievo naso-faringeo a un ragazzo che non riesce a stare fermo, ad aprire la bocca e lasciare che qualcuno anche solo lo sfiori non hanno risposta; questi ragazzi hanno spesso bisogno di sedazione anche per semplici interventi o cure odontoiatriche, per TAC ed ecografie; si rende quindi sempre più necessario e urgente fare in modo che tutti, anche coloro che hanno maggiori difficoltà, possano accedere al tampone; si potrebbero estendere i test salivari non invasivi, introdotti per ora nelle scuole materne ed elementari, proponendoli a tutti gli studenti, soprattutto se non collaboranti; in attesa che dalle Regioni arrivi una risposta adeguata alle necessità sanitarie delle persone con gravi disabilità in merito al COVID-19, si evidenziano due drammatiche conseguenze: da un lato si crea un "sommerso" che non rientra nel conteggio dei dati e rischia di diffondere il virus; dall'altro aumenta l'isolamento delle famiglie in cui vivono persone con gravi disabilità, per paura di non saper gestire un eventuale contagio, con un netto passo indietro in termini di inclusione sociale; di fatto si stanno moltiplicando le denunce dei genitori i cui figli vengono respinti dalla scuola per mancanza di insegnanti di sostegno o per una documentazione incompleta che garantisca la loro condizione di salute; l'ultimo caso è quello di un bambino autistico in Basilicata, rimandato a casa per mancanza di condizioni adeguate, a cominciare dal docente di sostegno. La mamma del bambino sembra che abbia già scritto sia al Ministro dell'istruzione che al Presidente della Repubblica ed è in attesa di risposte, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda prendere per risolvere tempestivamente la situazione di bambini che ormai mancano dalla scuola da oltre 9 mesi; quale sia la tempistica prevista per garantire l'organico e gli insegnanti di sostegno e rispettare il diritto dei bambini con disabilità ad un giusto servizio didattico e psico-pedagogico, consentendo alle loro madri di tornare al loro lavoro in modo sereno e fiducioso, perché nulla mancherà al proprio figlio. Atto n. 3-01957 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: l'infezione da Papillomavirus umano (HPV, human papilloma virus) è molto diffusa, viene trasmessa prevalentemente per via sessuale, e può determinare l'insorgenza di forme tumorali, tra cui il tumore della cervice uterina, altri tumori in sede genitale (vulva, vagina, ano, pene) ed extragenitale (cavità orale, faringe, laringe); secondo i dati AIOM-AIRTUM pubblicati nel volume "I numeri del cancro 2019", in Italia quasi 5.000 casi all'anno sono attribuibili a infezioni croniche di ceppi oncogeni dell'HPV: il virus è responsabile dello sviluppo del 100 per cento dei casi di cancro della cervice, dell'88 per cento dei tumori anali, del 78 per cento dei tumori vaginali, del 47 per cento dei tumori del pene, del 31 per cento dei casi di cancro all'orofaringe, del 25 per cento dei tumori vulvari; la prevenzione primaria avviene mediante vaccinazione, la via più efficace e sicura per combattere il rischio di infezione; la prevenzione secondaria è fondamentale per l'individuazione precoce delle lesioni e si basa su strumenti di diagnosi quali il paptest e l'HPV test; l'Organizzazione mondiale della sanità ha approvato una strategia globale per accelerare l'eliminazione del cancro al collo dell'utero come problema di salute pubblica, basata su tre pilastri da implementare collettivamente: prevenzione attraverso la vaccinazione, screening e trattamento delle lesioni precancerose, cura del cancro cervicale invasivo; l'European cancer organisation (ECCO) ha approvato una risoluzione con cui chiede ai Governi europei di eliminare i tumori legati all'HPV attraverso quattro azioni da conseguire entro il 2030: vaccinazione universale contro l'HPV per gli adolescenti; organizzazione di programmi nazionali di screening del cancro dell'utero; offerta di trattamento per il cancro qualitativamente uniforme su tutto il territorio nazionale ; implementazione di azioni di sensibilizzazione ed educazione del personale sanitario e della popolazione generale sull'HPV; la vaccinazione degli undicenni di entrambi i sessi in Italia è raccomandata dal piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 tramite l'offerta attiva e gratuita, garantita nei livelli essenziali di assistenza; l'offerta di programmi organizzati di screening oncologici per i carcinomi della cervice uterina è una delle linee strategiche di intervento, come strumento di prevenzione oncologica, previste del piano di prevenzione nazionale 2020-2025; la circolare del Ministero della salute del 12 novembre 2019 ha suggerito di estendere la vaccinazione anche alle donne di 25 anni di età, cogliendo l'occasione della chiamata al primo screening per la citologia cervicale, e di utilizzare la vaccinazione secondo gli indirizzi delle Regioni per tutte le fasce d'età superiori ai 12 anni; rilevato che: le coperture vaccinali degli adolescenti per l'HPV al 31 dicembre 2018, diffusi dal Ministero della salute il 2 luglio 2020, mostrano rilevanti differenze regionali per tutte le coorti e per entrambi i sessi: