[pronunce]

che, quanto al merito del conflitto, il ricorrente sostiene che il termine di sessanta giorni per la presentazione del suddetto disegno di legge sarebbe perentorio e dunque inderogabile, tenuto conto della particolare scansione temporale che caratterizza il procedimento di distacco-aggregazione configurato dalla legge n. 352 del 1970; che anche laddove tale termine dovesse ritenersi meramente ordinatorio, il Ministro dell'interno dovrebbe «motivare il ritardo […] e comunque fare in modo che lo stesso ritardo non si prolunghi oltremodo» e l'inadempimento di tale obbligo violerebbe il diritto costituzionalmente garantito all'autodeterminazione territoriale delle comunità locali; che una ulteriore lesione di tale diritto sarebbe stata perpetrata dal Presidente della Repubblica, il quale avrebbe espresso perplessità sull'opportunità di presentare il disegno di legge senza la preventiva acquisizione dei pareri dei Consigli regionali; che, in tal modo, il Presidente avrebbe esercitato «un'indebita ingerenza nell'iter legislativo di distacco-aggregazione in aperta violazione del diritto di autodeterminazione delle comunità locali interessate»; che, in ogni caso, il ricorrente contesta la sussistenza dell'obbligo di acquisizione dei pareri dei Consigli regionali anteriormente alla presentazione del disegno di legge; che, infine, il ricorrente chiede alla Corte si sollevare avanti a sé – in quanto rilevante ai fini della decisione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 45, terzo comma, della legge n. 352 del 1970, nella parte in cui non prevede la comunicazione dei risultati referendari al delegato effettivo e al delegato supplente del Comune che abbia chiesto lo svolgimento del referendum ai sensi dell'art. 132, secondo comma, Cost., in quanto detta disposizione determinerebbe un'ingiustificata disparità di trattamento di tali soggetti rispetto ai rappresentanti del Consiglio dei ministri, del Parlamento e delle Regioni interessate, ai quali è invece trasmessa copia del verbale dell'Ufficio centrale per il referendum. Considerato che, ai sensi dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, questa Corte è chiamata, in via preliminare, a decidere, con ordinanza in camera di consiglio, senza contraddittorio, se il ricorso sia ammissibile sotto il profilo dell'esistenza della materia di un conflitto la cui risoluzione spetti alla sua competenza, valutando, in particolare, se sussistano i requisiti oggettivi e soggettivi di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato; che il ricorso in esame è sostanzialmente analogo a quello già proposto dallo stesso sig. Francesco Valerio Rodeghiero sia in qualità di delegato effettivo dei Comuni di Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana e Rotzo, sia in qualità di rappresentante del «Comitato per il passaggio dell'Altipiano dei Sette Comuni alla Provincia di Trento», nonché in qualità di elettore del Comune di Enego contro il Ministro dell'interno e il Governo e deciso da questa Corte con ordinanza n. 99 del 2008, nel senso della inammissibilità per difetto del requisito soggettivo; che anche con il presente conflitto il ricorrente, nelle medesime qualità ora richiamate, lamenta l'inadempimento, da parte del Ministro dell'interno, dell'obbligo di presentare al Parlamento il disegno di legge di variazione territoriale conseguente all'esito favorevole del referendum ed inoltre, censura l'inadempimento da parte del Presidente della Repubblica dell'obbligo di autorizzare la presentazione di tale disegno di legge; che, in ordine alla sussistenza dei presupposti soggettivi del conflitto, questa Corte non può che ribadire quanto già affermato nella richiamata ordinanza n. 99 del 2008, che il ricorrente neppure mostra di conoscere, nonché in altre precedenti pronunce (ordinanze n. 296 e n. 69 del 2006) e, da ultimo, ribadita con ordinanza n. 189 del 2008, le quali escludono qualunque legittimazione attiva al conflitto del delegato comunale; che inconferente è il richiamo operato dal ricorrente alle pronunce di questa Corte che hanno riconosciuto la legittimazione attiva del comitato promotore del referendum abrogativo di cui all'art. 75 Cost., poiché non ricorre nella specie il presupposto da cui muovevano quelle decisioni e cioè la titolarità, in capo ai ricorrenti, di «funzioni pubbliche costituzionalmente rilevanti e garantite, concorrenti con quelle attribuite a poteri e organi statuali in senso proprio» (sentenza n. 69 del 1978); che, infatti, l'ordinamento non riconosce al delegato comunale la titolarità di alcuna attribuzione costituzionale, tanto meno quella di rappresentante del corpo elettorale comunale, in relazione ai procedimenti referendari concernenti il distacco dei Comuni da una Regione e la loro aggregazione ad altra Regione, né con riguardo alla fase di proclamazione dei risultati referendari (ordinanza n. 69 del 2006), né nella fase ad essa successiva (come espressamente affermato nell'ordinanza n. 99 del 2008, nonché nell'ordinanza n. 296 del 2006); che, del pari, privo di legittimazione attiva al conflitto è il rappresentante del comitato promotore del referendum di cui all'art. 132, secondo comma, della Costituzione; che, anche per tale soggetto, deve essere riaffermato l'orientamento espresso da questa Corte – sia con riguardo al comitato promotore di referendum abrogativo di una legge provinciale (ordinanza n. 82 del 1978), sia con riguardo ai promotori del referendum sullo statuto regionale ai sensi dell'art. 123 Cost. (ordinanza n. 479 del 2005) – in base al quale tali soggetti «non sono equiparabili agli organi statali competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono e nemmeno esercitano funzioni concorrenti con quelle attribuite a poteri dello Stato-apparato», ma «debbono invece venire assimilati ai poteri di istituzioni autonome e non sovrane, quali sono gli enti territoriali interessati»; che il rappresentante del comitato promotore del referendum di cui all'art. 132, secondo comma, della Costituzione non costituisce potere dello Stato, essendo egli estraneo a tale articolazione della Repubblica (art. 114 Cost.), e neppure è titolare di alcuna funzione concorrente con quelle proprie dei poteri dello Stato-apparato (ordinanza n. 99 del 2008); che con riguardo alla legittimazione attiva del ricorrente quale elettore di uno dei Comuni interessati alla variazione territoriale, deve richiamarsi il consolidato indirizzo di questa Corte secondo cui «in nessun caso […] il singolo cittadino può […] ritenersi investito di una funzione costituzionalmente rilevante tale da legittimarlo a sollevare conflitto di attribuzione ai sensi degli artt. 134 Cost. e 37 legge n. 87 del 1953» (ordinanza s.n. del 27 luglio 1988; dello stesso tenore le ordinanze n. 284 e n. 189 del 2008; n. 296 del 2006; n. 57 del 1971); che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per difetto del requisito soggettivo.. .