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Giustamente i dati vanno inseriti in una piattaforma adeguata e voi, invece di utilizzare una di quelle già esistenti, ne create un'altra, utilizzando, quando vi fa comodo, l'ampliamento del contratto attualmente in essere presso il Ministero. Ci dite che non si possono usare i dati di altre banche, e fin qui è chiaro e siamo d'accordo. Ma perché evitate di integrare quelle esistenti e continuate a crearne di nuove? Spesa, spesa e ancora spesa, senza pudore. (Applausi) . Utilizzate l'Istat e, quindi, perché non usare le piattaforme tecnologiche che hanno? No: è meglio crearne un'altra e speriamo almeno che sia in grado di dialogare con quelle che già si utilizzano. Tutto questo è davvero incredibile soltanto a immaginarlo. Altro aspetto particolarmente curioso contenuto all'interno del decreto-legge è la necessità da parte dell'Istat di stipulare dieci contratti di lavoro autonomo per la durata di sei mesi per un onere complessivo di 385.000 euro e, su quasi 2.500 dipendenti dell'Istat, voi ci volete far credere che non esistano all'interno dell'Istituto dieci persone con i requisiti per elaborare i dati di 150.000 campioni di test? (Applausi). Come Lega abbiamo chiesto la soppressione del relativo emendamento e l'utilizzo del personale interno per l'elaborazione dei dati. Lo avete bocciato. Solo questo dato parla da solo. Nella sfortuna dell'epidemia vi state ritrovando tra le mani una quantità di soldi che nessuno dei Governi precedenti ha mai avuto; quello che vi chiedono gli italiani che stanno a casa e sono in difficoltà è di non buttarli. Fate scelte consapevoli: sono soldi non vostri, ma delle future generazioni. Dovete pensare al bene dei cittadini e, se davvero avete a cuore la salute di tutti, adottate dei criteri di responsabilizzazione per tutti coloro che impiegheranno risorse pubbliche. Gli italiani devono poter sapere per che cosa avete speso i loro soldi. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, qual è la ratio del decreto-legge in discussione e dell'indagine di sieroprevalenza da esso prevista? Ne abbiamo già parlato ieri quando abbiamo discusso le mozioni: questo è un tassello che va a comporre il mosaico che tutti insieme, unanimemente, ieri abbiamo delineato come necessario per la tutela della salute dei cittadini italiani. Serve a sapere con precisione come il virus ha circolato e sta circolando sul territorio nazionale; quanti cittadini italiani siano stati effettivamente contagiati, visto che tutti abbiamo sentito parlare di paucisintomatici e asintomatici. Dobbiamo quindi avere - come detto anche ieri - la fotografia precisa dello stato di salute della cittadinanza e dello stato di circolazione del virus. Dobbiamo anche sfatare tanti miti e fake news che hanno circolato e ancora circolano e che - a mio avviso - sono la ragione per cui tanti cittadini hanno paura di dire sì quando vengono contattati per partecipare a questa indagine. Abbiamo sentito di tutto su quanto si sia realmente diffusa la malattia. C'è chi dice che i morti in realtà sono stati decine di volte più di quelli realmente calcolati e chi sostiene che invece sono stati molti di meno, che ne abbiamo contati di più, che abbiamo contato come morte per Covid anche persone decedute per altre ragioni. Allora uno Stato serio si fa carico di tutte queste voci e cerca di dare una risposta univoca e autorevole. A questo serve l'indagine di sieroprevalenza. Persino l'Imperial College London ha fatto un'analisi secondo cui all'interno della popolazione italiana potrebbero essere tra i due e i sei milioni i contagiati, mentre noi ne abbiamo misurati e testati dieci volte di meno (siamo intorno a 230.000 contagiati al momento). Dove sta quindi la verità: sono due milioni o 230.000? Noi vogliamo dare una risposta affidabile, seria, scientifica a questa domanda. A questo serve l'indagine di sieroprevalenza, che si fa con un test che ci potrà dire quante persone hanno sviluppato gli anticorpi, di cui abbiamo lungamente parlato ieri. Questa è la ragione per cui si verrà sottoposti a questo tipo di test. Abbiamo operato con un decreto-legge perché siamo in una condizione di emergenza da cui non siamo ancora usciti e il decreto-legge è lo strumento che la Costituzione italiana mette a disposizione per intervenire velocemente in situazioni di emergenza. Non dimentichiamo che per alcune settimane il Senato è stato autorizzato a convocarsi solamente per questioni urgenti e solo da un paio di settimane abbiamo ripreso i lavori ordinari. Quindi, come avremmo potuto intervenire con una procedura ordinaria e in maniera così celere? Non potevamo. L'unico strumento era il decreto-legge. Considero pertanto quantomeno un po' pretestuose alcune polemiche, soprattutto su questo specifico argomento. Capisco però che ognuno debba fare ricorso al gioco delle parti e incarnare il ruolo che gli è proprio. Quello che dovremmo fare responsabilmente, visti il nostro ruolo e la nostra funzione, è dire chiaramente ai cittadini italiani che senza alcun dubbio devono partecipare all'indagine, che non corrono alcun rischio e non mettono a rischio nulla di quello che gli è proprio. E occorre dire loro che l'unico risultato che si può ottenere rispondendo sì alla chiamata che ricevono è contribuire al bene collettivo del Paese, fare qualcosa di utile per tutti, consentire di valutare con precisione qual è il tasso di letalità di questo virus, e si può fare ciò solo se sappiamo esattamente quanti cittadini sono stati contagiati e hanno contratto il SARS-Cov-2. Tutte queste informazioni ci sono utili per commisurare gli interventi successivi, per sapere come dobbiamo intervenire, per potenziare adeguatamente il nostro Sistema sanitario nazionale. Ecco che cosa dovremmo fare tutti quanti responsabilmente: dire a gran voce di partecipare all'indagine, perché si avranno non danni, ma solo benefici. Tra l'altro, credo che sia importante per tutti sapere se si è contratto o meno il virus e, quindi, si è, in qualche senso, possibilmente protetti dall'infezione. Questa indagine, infatti, oltre a informarci sulla diffusione, dopo che la scienza ci avrà messo a disposizione gli strumenti necessari, ci potrà dire anche se e per quanto tempo gli anticorpi che abbiamo sviluppato potranno proteggerci da una seconda eventuale infezione. Quindi, possiamo ricavare dall'indagine solo ottime informazioni per la tutela di tutti quanti noi. Di conseguenza, ripeto che mi sembra assurdo che aver sentito fare polemiche sul metodo con cui è stata trovata la ditta che ha fornito i test. È stata adottata una procedura d'urgenza, prevista dal codice degli appalti e, quindi, non in violazione dello stesso; procedura d'urgenza che, in situazioni simili a questa, negli ultimi mesi hanno utilizzato tutte le amministrazioni e gli apparati dello Stato. Non è stata una scelta occasionale ed estemporanea del commissario per l'emergenza, perché anche i Comuni, le Province, le Regioni hanno utilizzato le procedure d'urgenza per affrontare in maniera tempestiva la crisi in atto. Quindi, dovremmo tutti quanti mettere davvero da parte le nostre ideologie e bandiere e votare a favore del provvedimento in esame, che tutti abbiamo cercato di migliorare in Commissione.