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Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea -- Legge di delegazione europea 2013. Onorevoli Senatori. -- Come noto, il disegno di legge comunitaria 2011 (atto Senato n. 3129) e il disegno di legge comunitaria 2012 (atto Senato n. 3510), ancora in corso di approvazione al Senato al momento della fine anticipata della XVI legislatura, sono decaduti con lo scioglimento delle Camere. La possibilità di ripresentarli come tali al nuovo Parlamento -- analogamente a quanto si è solitamente fatto nell'avvicendarsi delle legislature -- è attualmente preclusa dall'entrata in vigore della legge n. 234 del 2012, recante norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, che ha sostituito lo strumento della legge comunitaria annuale con i due strumenti della legge di delegazione europea e della legge europea: la prima, finalizzata al conferimento di deleghe legislative per il recepimento delle direttive e degli altri atti dell'Unione europea; la seconda, volta a prevedere norme di diretta attuazione degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea. I contenuti dei due disegni di legge comunitaria non approvati durante la scorsa legislatura devono quindi essere riproposti all'interno dei nuovi strumenti normativi. Nel presente disegno di legge di delegazione europea confluiscono le sole disposizioni di delega contenute nei citati disegni di legge e le altre norme di delega che si sono rese necessarie in considerazione della pubblicazione di altre direttive europee da recepire nell'ordinamento nazionale. Sullo schema di disegno di legge deve essere acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell'articolo 29, comma 4, della legge n. 234 del 2012, nonché dell'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che definisce le attribuzioni della Conferenza, come modificato dalla stessa legge n. 234 del 2012. L'articolo 1 reca la delega legislativa al Governo per l'attuazione delle direttive, elencate negli allegati A e B, che richiedono l'introduzione di normative organiche e complesse. Esso richiama gli articoli 31 e 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, relativamente alle procedure, ai criteri direttivi e ai termini per l'esercizio delle deleghe legislative. In relazione agli oneri per prestazioni e controlli -- e alle relative tariffe -- da eseguire al fine dell'attuazione delle disposizioni dell'Unione europea di cui alla presente legge, si applicano i commi 4 e 5 dell'articolo 30 della legge n. 234 del 2012, in quanto legge di sistema per l'attuazione della normativa europea. L'articolo 2 conferisce al Governo una delega legislativa biennale per l'emanazione dei decreti legislativi recanti sanzioni penali ed amministrative, di competenza statale, per la violazione di precetti europei non trasfusi in leggi nazionali, perché contenuti o in direttive attuate con fonti non primarie, inidonee quindi a istituire sanzioni penali, o in regolamenti dell'Unione europea, direttamente applicabili. Come noto, infatti, non esiste una normazione europea per le sanzioni, in ragione della netta diversità dei sistemi nazionali. I regolamenti e le direttive lasciano quindi agli Stati membri di regolare le conseguenze della loro inosservanza. L'articolo 3 delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi al fine di attuare la direttiva 2010/75/UE, contenuta altresì nell'allegato B al presente disegno di legge, che integra, tra le altre, la direttiva 2008/1/CE (cosiddetta direttiva IPPC in materia di emissioni industriali), fissando alcuni princìpi e criteri direttivi. La direttiva 2010/75/UE opera una rifusione, con modifiche sostanziali, di sette direttive europee preesistenti riguardanti la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento proveniente da attività industriali, sostituendole in via definitiva a partire dal 7 gennaio 2014 (tranne una, la 2001/80/CE sulla limitazione delle emissioni nell'atmosfera di taluni inquinanti originati da grandi impianti di combustione, cui la nuova direttiva subentrerà a inizio anno 2016). Una tra le direttive sostituite dalla 2010/75/UE, e precisamente la citata 2008/1/CE, è stata oggetto di contenzioso tra l'Italia e gli organismi comunitari, come si dirà tra breve. Gli obiettivi dichiarati della direttiva 2010/75/UE sono l'eliminazione, o almeno la riduzione, delle emissioni delle predette attività industriali nell'aria, nell'acqua e nel terreno e l'impedimento della produzione di rifiuti, per proteggere l'ambiente nel suo complesso a livello locale (prescindendo dai riflessi sull'azione di contrasto del fenomeno del riscaldamento globale, prevedibilmente positivi). La norma si basa sul principio «chi inquina paga». Il campo di applicazione della direttiva in parola è quello delle attività industriali ad elevato potenziale inquinante, con particolare riferimento all'impiego di sostanze quali i composti di zolfo e di azoto, le particelle di polvere, amianto e metalli pesanti. I principali rami di attività interessati sono l'energia, la produzione e la trasformazione dei metalli, i prodotti minerali, l'industria chimica, la gestione dei rifiuti, l'allevamento di animali. Sono tuttavia escluse dall'applicazione della direttiva 2010/75/UE le attività di ricerca, sviluppo e sperimentazione di nuovi prodotti o processi. La direttiva interviene già alla fonte delle emissioni, in quanto prevede numerosi obblighi tra cui quello di ottenere l'autorizzazione da parte delle autorità competenti anche per ogni installazione e ogni impianto di combustione, di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti. Inoltre sono previsti controlli e piani di ispezione. Secondo il considerando 46, comunque, l'obbligo di attuare la direttiva nel diritto nazionale dovrebbe limitarsi alle disposizioni che rappresentano un cambiamento sostanziale rispetto alle direttive precedenti, mentre l'obbligo di attuare le disposizioni rimaste immutate nella sostanza discende dalle direttive precedenti. L'articolo in esame reca nelle lettere dalla a) alla e) i princìpi e criteri direttivi della delega. Ai sensi della lettera a) , saranno riordinate le competenze in materia di rilascio delle autorizzazioni e dei controlli, ferme restando le competenze statali semplificate per gli impianti con potenza superiore a 300 MegaWatt contenute nel decreto-legge n. 7 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55 del 2002. La lettera b) prevede, per determinate categorie di installazioni, la determinazione di requisiti autorizzativi previa consultazione delle associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale degli operatori delle installazioni interessate. Con la lettera c) , il Governo è impegnato a semplificare e razionalizzare i procedimenti autorizzativi, anche in relazione con altri procedimenti aventi valore di autorizzazione integrata ambientale.