[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 4 e 6 della legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura), nel testo modificato dall'art. 2 della legge 28 marzo 2002, n. 44 (Modifica alla L. 24 marzo 1958, n. 195, recante norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura), promosso con ordinanza del 25 giugno 2002 dalla Corte di cassazione sul ricorso proposto da E. R. contro Ministero della giustizia ed altro, iscritta al n. 417 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 39, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visto l'atto di costituzione di E. R.; udito nell'udienza pubblica del 6 maggio 2003 il Giudice relatore Piero Alberto Capotosti.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La Corte di cassazione, Sezioni unite civili, con ordinanza del 25 giugno 2002, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale degli artt. 4 e 6 della legge 24 marzo 1958, n. 195 recante le "Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura” e successive modificazioni, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione. La Corte di cassazione rileva che le norme in parola - nella parte in cui non consentono una sostituzione, in un numero maggiore di quelli nominati dal Consiglio, di componenti della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, divenuti incompatibili a giudicare in sede di rinvio per avere fatto parte del collegio che aveva pronunciato la decisione cassata - sarebbero in contrasto con gli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione. 2. - La questione trae origine da un giudizio di legittimità promosso, con ricorso avverso la sentenza 30 maggio-12 luglio 2001 della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, da un magistrato nei cui confronti era stato confermato il giudizio di responsabilità già espresso dalla Sezione disciplinare, nella medesima composizione, ed annullato con rinvio dalle Sezioni unite. Il giudice a quo precisa che il magistrato, al quale con decisione 16 luglio 1999 era stata inflitta la sanzione dell'ammonimento, proponeva ricorso alle Sezioni unite della Corte, che, con sentenza 14 novembre 2000, cassava la sentenza impugnata con rinvio alla Sezione disciplinare per un nuovo esame. Nel corso del giudizio di rinvio l'incolpato, prima della discussione, ricusò otto dei nove componenti che avevano partecipato alla precedente fase processuale e, in subordine, propose la questione di legittimità costituzionalità degli articoli 4, commi primo e terzo, e 6 della legge n. 195 del 1958. La Sezione disciplinare, con ordinanza del 30 maggio 2001, dichiarava inammissibile l'istanza di ricusazione e manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale. Con sentenza del 30 maggio 2001, depositata il successivo 12 luglio, la Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura - nella medesima composizione che aveva pronunciato l'originaria sentenza, poi annullata con rinvio dalle Sezioni unite - dichiarava l'incolpato responsabile dell'addebito. Il magistrato incolpato ha proposto ricorso avverso la sentenza della Sezione disciplinare - denunciando l'inosservanza dell'art. 546, comma primo, del codice di procedura penale del 1930, nonché il vizio di motivazione sotto il profilo della contraddittorietà ed insufficienza circa i punti decisivi della controversia - ed ha impugnato l'ordinanza con la quale fu dichiarata manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 4 e 6 della legge n.195 del 1958 e successive modificazioni. La questione - si rileva nell'ordinanza di rimessione - non potrebbe essere risolta in applicazione degli articoli 61, primo comma, 64, n. 6, del codice di procedura penale del 1930, in quanto tale normativa non può ritenersi applicabile per la sua incompatibilità con la natura del procedimento dinanzi alla Sezione disciplinare, non essendo altri organi competenti ad esercitare le funzioni di giudice di rinvio a seguito di annullamento da parte della Corte di cassazione, e non consentendo le speciali norme dettate per il procedimento dinanzi alla Sezione, in particolare i citati artt. 4 e 6 della legge n. 195 del 1958, la sostituzione di componenti in posizione d'incompatibilità, quando il numero degli stessi sia, come nel caso di specie, superiore a sei. Il primo comma dell'art. 4 della legge n. 195 del 1958, nella sua formulazione originaria, prevedeva, infatti, che i componenti effettivi della Sezione disciplinare dovevano essere nove, mentre i componenti supplenti soltanto sei. 3. - La Corte rimettente ha ritenuto pregiudiziale l'esame della questione relativa all'irregolare costituzione del giudice per la rilevata incompatibilità dei componenti della Sezione disciplinare, facenti parte del collegio che aveva emanato la decisione cassata, a giudicare in sede di rinvio. 3.1. - Quanto al profilo del contrasto con l'art. 111 della Costituzione, il giudice a quo preliminarmente osserva di non condividere la decisione di manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, pronunciata dalla Sezione disciplinare. In particolare, il giudice a quo rileva che l'ordinanza in parola avrebbe ritenuto che l'impossibilità - dovuta al fatto che il numero dei componenti previsto dalla legge non consente una completa sostituzione dei componenti incompatibili - di una formazione del collegio giudicante per il giudizio di rinvio con componenti diversi da quelli che avevano partecipato alla decisione annullata, «non avrebbe alcuna rilevanza, dovendosi privilegiare l'interesse del funzionamento dell'organo disciplinare» e dunque, la regola dell'imparzialità e terzietà del giudice, stabilita dall'art. 111 della Costituzione, non opererebbe nel caso in cui ciò potrebbe determinare una paralisi dell'organo disciplinare, poiché vi dovrebbe essere la prevalenza, rispetto al valore dell'imparzialità del giudice, dell'interesse «ad una rapida decisione nella materia disciplinare dei magistrati ordinari da parte dello speciale organo indicato dalla Costituzione, espressione delle diverse componenti del Consiglio». Le Sezioni unite ritengono che non sia da condividere tale conclusione secondo cui l'interesse al funzionamento dello speciale organo giurisdizionale istituito in attuazione dell'art. 105 della Costituzione avrebbe «un rango superiore a quello riconosciuto» ad altri valori costituzionalmente protetti, quale quello dell'imparzialità della giurisdizione. Mentre, sarebbe fondamentale «il diritto di essere giudicato da un giudice terzo ed imparziale» e la sua tutela sarebbe «particolarmente rafforzata da obblighi internazionali, e precisamente dall'art. 6, primo comma, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848».