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Modifica al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, in materia di demolizioni a seguito di procedimento penale. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge trae origine dal lavoro svolto dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali, la quale, costituita all'inizio di questa legislatura, ha concluso la propria attività il 26 febbraio 2015 con la votazione della relazione conclusiva, approvata successivamente con risoluzione dall'Aula il 20 maggio 2015. Nel corso dell'indagine, dalla quale è emersa una complessiva drammatica sottovalutazione del fenomeno, sono stati individuati specifici ambiti, ai quali più frequentemente sembrano ricollegarsi le intimidazioni ai danni degli amministratori locali. La crisi del rapporto fiduciario fra cittadini e classe politica; gli illeciti edilizi e la conseguente attività repressiva; la gestione dei rifiuti e delle attività estrattive; le procedure di affidamento degli appalti; la gestione del commercio e delle licenze; l'amministrazione dei beni confiscati e il ruolo dei sindaci all'interno dei procedimenti di trattamento sanitario obbligatorio (TSO) costituiscono, anche se con diversa portata e incidenza territoriale, alcune delle possibili fonti delle azioni intimidatorie. La relazione conclusiva, dopo aver ricostruito la portata complessiva, sia in termini quantitativi che qualitativi, del fenomeno, ha poi prospettato non solo una serie di misure di carattere organizzativo e di modifica della legislazione penale vigente, la quale, non tenendo conto della portata plurioffensiva della condotta intimidatoria, non appresta una specifica tutela agli amministratori locali, ma anche puntuali interventi, anche normativi sui singoli «moventi» sopra ricordati. Una prima parte delle misure prospettate nella relazione -- ovvero quelle relative alla legislazione criminale e penale -- è stata recepita nel disegno di legge atto Senato n. 1932, il quale, approvato con modifiche dal Senato, lo scorso 8 giugno, e non ancora esaminato dall'altro ramo del Parlamento, prevede, per l'appunto, «Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, a tutela dei Corpi politici, amministrativi o giudiziari e dei loro singoli componenti». Con riguardo poi agli interventi sui singoli «moventi» è stato presentato, recentemente, il disegno di legge atto Senato n. 2496, il quale fa propri, invece, gli esiti dell'inchiesta con riguardo alle modifiche normative relative al TSO. Sempre nel quadro degli interventi correttivi indicati nella relazione conclusiva, si inserisce anche il provvedimento in esame, il quale, recependo non solo le sollecitazioni emerse nel corso dell'attività di inchiesta, ma anche i rilievi formulati in sede giurisprudenziale, interviene sulla disciplina relativa alla demolizione degli edifici abusivi. Si tratta a ben vedere di una materia particolarmente complessa, il cui quadro legislativo di riferimento, in linea generale, è rappresentato dalle norme del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 -- testo unico degli enti locali (TUEL) -- e più nel dettaglio, dagli articoli 27, 31, 41 e 98 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 -- testo unico in materia edilizia (TUE). La legislazione vigente prevede in particolare, con riguardo alla immediata repressione degli abusi edilizi e quindi all'esecuzione delle demolizioni, un sistema a doppio binario che vede la competenza delle autorità amministrative (comuni, regioni e prefetture) e dell'autorità giudiziaria, in presenza della condanna definitiva del giudice penale per i reati di abusivismo edilizio. Con riguardo al procedimento amministrativo la normativa ricordata conferisce la competenza in materia di repressione dell'abusivismo ai comuni nell'ambito dei più ampi poteri di vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia e di governo del territorio prevedendo nel caso di immobili abusivi la possibilità di ordinare la demolizione ovvero, in presenza di determinati presupposti, di disporre l'acquisizione del bene al patrimonio pubblico. Tali strumenti sono volti, da un lato, ad evitare che il responsabile dei lavori abusivi possa fruire in modo definitivo dell'opera illecita e, dall'altro, a eliminare concretamente dal territorio il manufatto stesso o quantomeno ad assicurarne una fruizione a vantaggio pubblico compatibilmente con gli assetti urbanistici-territoriali. Con riguardo ai rimedi giudiziari, al fine di assicurare una piena repressione degli abusi edilizi la normativa vigente (articolo 98 del TUE) prevede che «Con il decreto o con la sentenza di condanna il giudice ordina la demolizione delle opere o delle parti di esse costruite in difformità alle norme del presente capo [...] ovvero impartisce le prescrizioni necessarie per rendere le opere conformi alle norme stesse, fissando il relativo termine», senza – tuttavia – nulla precisare in ordine all'esecuzione delle stesse e senza disciplinare puntualmente le possibili ipotesi di sovrapposizione o interferenza tra autorità giudiziaria e decisioni dell'amministrazione. In teoria infatti l'intervento dell'autorità giudiziaria – chiamata a perseguire l'illecito sul piano penale -- dovrebbe inserirsi quando ormai la procedura amministrativa è in fase conclusiva; tuttavia, nella prassi si riscontrano poche demolizioni ad opera dell'amministrazione comunale e altrettanti sporadici casi di acquisizione al patrimonio pubblico, per ragioni principalmente di carattere economico-finanziario, ma anche per motivazioni politico-sociali. Tale situazione fattuale, unita alla anomia legislativa segnalata ha contribuito al formarsi di un vivace dibattito giurisprudenziale. In particolare con riguardo alla questione relativa ai rapporti fra l'ordine di demolizione impartito dal giudice e l'attività amministrativa un primo e più risalente orientamento (Cass. pen. sez. unite, sentenza 10 ottobre 1987, n. 1, Bruni), nell'interpretare l'articolo 7 della legge n. 47 del 1985 (oggi articolo 31, comma 9, del TUE), il quale prevede che «il giudice, con la sentenza di condanna [...], ordina la demolizione delle opere stesse se ancora non sia stata altrimenti eseguita», ha riconosciuto al giudice un ruolo di mera supplenza dell'autorità amministrativa, alla quale compete istituzionalmente la cura degli interessi urbanistici. In altri termini solo quando vi sia stata inerzia dell'amministrazione, l'autorità giudiziaria può intervenire ordinando la demolizione a seguito di condanna.