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Per dare risposta agli interrogativi ancora esistenti, la vicenda Moro va riportata al più ampio contesto in cui ebbe a maturare. Non si può circoscriverla a una banale sequenza di errori, omissioni, negligenze o interferenze più o meno attribuibili ai vari apparati dello Stato italiano. E parlando di Aldo Moro e dell'eventualità di una sua liberazione, l'argomento forse ancora maggiormente popolato da ombre e da misteri, la futura commissione d'inchiesta dovrà esaminare a fondo il controverso tema del cosiddetto «lodo Moro» che -- ancora oggi -- presenta molti aspetti e questioni di estrema attualità, con particolare riferimento ai rapporti che il nostro Paese ha mantenuto con i principali Stati arabi del Mediterraneo. Moro, agli inizi degli anni Settanta, fu l'artefice di accordi segreti, una vera e propria diplomazia parallela, con la galassia della resistenza palestinese, al fine di mettere al riparo la nostra fragile democrazia e il nostro oscillante Stato dalle minacce del terrorismo all'epoca estremamente diffuso e pericoloso, garantendo contemporaneamente all'Italia le indispensabili forniture energetiche. In almeno sei lettere scritte durante la prigionia nel «carcere del popolo», Moro evocò quell'accordo ritenendo che potesse rappresentare un modello per una trattativa, pur con una controparte costituita da un gruppo terroristico, finalizzata alla sua liberazione incruenta. Trattativa che probabilmente venne impostata, seppure attraverso canali non ufficiali, ma dei cui percorsi e protagonisti ben poco ancora si è accertato. Se vi dovrà essere una nuova Commissione d'inchiesta parlamentare, questa non dovrà essere istituita contro qualcuno o qualcosa, ma per conseguire solo l'accertamento della verità. Una nuova commissione d'inchiesta sul Caso Moro, dunque, anche se a così tanti anni di distanza dai fatti, non rappresenterebbe un inutile e sterile « déjà vu » che potrebbe al più interessare persone che hanno vissuto quegli eventi, ma può essere un'occasione unica per far finalmente luce e chiarezza su un periodo cruciale della nostra storia, uno snodo politico e sociale che ha condizionato lo sviluppo stesso della nostra democrazia. Rispetto ad altri Paesi, il nostro purtroppo non può vantare ancora oggi una interpretazione largamente condivisa della propria storia nazionale. Il che è tuttora causa di contrapposizioni e di rancori frenanti un'evoluzione veramente civile e democratica. Ma significato e compito dei Parlamenti, e più in generale delle istituzioni rappresentative, dovrebbe essere proprio quello di lavorare per attenuare le ragioni di tali contrapposizioni e di tali rancori. Di qui l'iniziativa di ricorrere all'antico e sempre moderno strumento dell'istituzione di una commissione d'inchiesta nitidamente bicamerale, che rispetti e valorizzi quel che la nostra Costituzione definisce «Parlamento».. Art. 1. (Istituzione e compiti) 1. È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare d'inchiesta, con il compito di indagare sul terrorismo e sull’uccisione di Aldo Moro, di seguito denominata «Commissione». 2. Compito principale della Commissione è di accertare: a) i nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle Commissioni parlamentari d'inchiesta sulla strage di Via Fani, sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro, sul terrorismo in Italia e sulla mancata individuazione dei responsabili delle stragi; b) i nuovi elementi, informazioni e documenti consultabili presso archivi nazionali ed esteri, oggi disponibili rispetto al passato; c) eventuali responsabilità sui fatti di cui alla lettera a) riconducibili ad apparati, strutture e organizzazioni comunque denominate o a persone ad esse appartenenti o appartenute. 3. La Commissione conclude i propri lavori entro diciotto mesi dalla sua costituzione presentando al Parlamento una relazione sull'attività svolta e sui risultati dell'inchiesta. Sono ammesse relazioni di minoranza. Il presidente della Commissione presenta al Parlamento ogni sei mesi una relazione sullo stato dei lavori. Art. 2. (Composizione della Commissione e funzionamento) 1. La Commissione è composta da venti senatori e da venti deputati nominati, rispettivamente, dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in modo da rispecchiare la consistenza proporzionale di ciascun gruppo parlamentare e comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo costituito in almeno un ramo del Parlamento. Con gli stessi criteri e con la stessa procedura si provvede alle sostituzioni che si rendano necessarie in caso di dimissioni dalla Commissione o di cessazione del mandato parlamentare. 2. L'ufficio di presidenza, composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari, è eletto a scrutinio segreto dalla Commissione tra i suoi componenti. Nella elezione del presidente, se nessuno riporta la maggioranza assoluta dei voti, si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti, è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età. 3. Per l'elezione, rispettivamente, dei due vicepresidenti e dei due segretari, ciascun componente della Commissione scrive sulla propria scheda un solo nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti, si procede ai sensi del comma 2. 4. La Commissione approva, prima dell'inizio dell'attività di inchiesta, un regolamento interno per il proprio funzionamento. 5. Le spese di funzionamento della Commissione sono poste per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati. Art. 3. (Attività di indagine) 1. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le medesime limitazioni dell'autorità giudiziaria. Per le audizioni a testimonianza in Commissione si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 366 a 384- bis del codice penale. 2. Alla Commissione, limitatamente all'oggetto delle indagini di sua competenza, non può essere opposto il segreto di Stato per il quale si applica quanto previsto dalla legge 3 agosto 2007, n. 124, né il segreto d'ufficio. In nessun caso, per i fatti rientranti nei compiti della Commissione, può essere opposto il segreto professionale o quello bancario. Non possono essere oggetto di segreto fatti eversivi dell'ordine costituzionale di cui si è venuti a conoscenza per ragioni della propria professione, salvo per quanto riguarda il rapporto tra difensore e parte processuale nell'ambito del mandato. Quando gli atti o i documenti siano stati assoggettati al vincolo del segreto funzionale da parte delle competenti Commissioni parlamentari di inchiesta, detto segreto non può essere opposto alla Commissione di cui alla presente legge. 3. La Commissione può avvalersi dell'opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e delle collaborazioni che ritenga necessarie. Può richiedere informazioni e documenti all'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE), all'Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) e al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR). 4.