[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge della Regione Basilicata 22 ottobre 2007, n. 17 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 12 febbraio 1990, n. 3 di approvazione dei piani territoriali paesistici di area vasta) e dell'art. 1 della legge della Regione Basilicata 26 novembre 2007, n. 21 (Integrazioni alla legge regionale del 22 ottobre 2007, n. 17), promossi con ricorsi del Presidente del Consiglio dei ministri, notificati il 20 dicembre 2007 ed il 30 gennaio 2008, depositati in cancelleria il 31 dicembre 2007 ed il 7 febbraio 2008 ed iscritti al n. 52 del registro ricorsi 2007 e al n. 9 del registro ricorsi 2008. Visti gli atti di costituzione della Regione Basilicata; udito nell'udienza pubblica del 4 novembre 2008 il Giudice relatore Paolo Maddalena; udito l'avvocato Donato Del Corso per la Regione Basilicata e l'avvocato dello Stato Vittorio Russo per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.1. - Con ricorso notificato il 20 dicembre 2007 e depositato il successivo 31 dicembre, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha proposto questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge della Regione Basilicata 22 ottobre 2007, n. 17 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 12 febbraio 1990, n. 3 di approvazione dei piani territoriali paesistici di area vasta), denunciandone il contrasto con gli artt. 9, secondo comma, 117, secondo comma, lettera s), 118, terzo comma, e 120 della Costituzione. Il ricorrente premette che con la disposizione censurata è stato aggiunto all'art. 6 della legge della Regione Basilicata 12 febbraio 1990, n. 3 (Piani regionali paesistici di area vasta), un ulteriore comma (il comma 5), che recita: «Nelle aree classificate di basso valore paesaggistico, gli interventi di trasformazione a regime ordinario (Modalità C), nelle more della formazione dei Piani Paesistici Esecutivi d'Ambito, sono ammessi nei seguenti casi: a) siano conformi allo strumento urbanistico regionale, ovvero non comportino variante allo stesso secondo le procedure definite, ovvero non comportino variante allo stesso secondo le procedure definite dalla legge regionale 7 agosto 1996, n. 37; b) in variante allo strumento urbanistico generale, adottando le procedure della Conferenza di Localizzazione di cui all'art. 27 della legge regionale 11 agosto 1999, n. 23, a condizione che siano riferiti ad interventi pubblici di interesse pubblico, siano compatibili con eventuali prescrizioni progettuali delle Schede d'Ambito e siano motivati da oggettive ragioni d'urgenza valutate in sede di Conferenza di Localizzazione». Si tratta, ad avviso dell'Avvocatura erariale, di norme che prescrivono interventi in aree sottoposte a tutela per il loro interesse paesaggistico e, segnatamente, di interventi «di trasformazione del territorio da effettuarsi a regime ordinario, secondo quanto previsto dall'art. 4 della l.r. n. 3 del 1990, nelle aree classificate di basso valore paesaggistico, ai sensi del già citato art. 4 della l.r. n. 3/1990». Il ricorrente rammenta, quindi, che in materia di tutela del paesaggio allo Stato compete la potestà legislativa esclusiva, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in forza della quale è stato dettato il Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, recante, appunto, «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137»), il quale, ai sensi dell'art. 143, stabilisce «regole specifiche per la verifica di compatibilità tra la pianificazione paesaggistica regionale, ove esistente, ed i principi, cui detta pianificazione si sarebbe dovuta informare». Sicché, essendo la Regione Basilicata, al momento dell'entrata in vigore della novella al Codice recata dal d.lgs. 24 marzo 2006, n. 157 (Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio), dotata di uno «strumento di pianificazione territoriale regionale con considerazione dei valori paesaggistici, redatto secondo le procedure dettate con la l.r. n. 3/1990, avrebbe dovuto provvedere, in conformità a quanto stabilito dall'art. 156 del Codice, a verificare la rispondenza di detta pianificazione alle previsioni dell'art. 143 del Codice stesso». Soltanto all'esito di una siffatta verifica, effettuata d'intesa con il Ministero per i beni e le attività culturali, la Regione avrebbe potuto, negli ambiti individuati d'accordo con il Ministero stesso, «prevedere procedure autorizzatorie semplificate, ai sensi dei commi 4 e 5 dell'art. 143 del Codice». Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, contrariamente a quanto previsto dalle disposizioni citate, la Regione Basilicata ha direttamente provveduto, con l'impugnato art. 1 della legge reg. n. 17 del 2007, a disciplinare procedure autorizzatorie semplificate, in aree vincolate, «nella sostanza stabilendo la ammissibilità di interventi di trasformazione del territorio a condizione che essi siano conformi al solo strumento urbanistico o addirittura in variante allo strumento urbanistico purché “riferiti ad interventi pubblici di interesse pubblico”». Con ciò, prosegue il Presidente del Consiglio dei ministri, si sarebbe ammessa, in aree vincolate «classificate di basso valore paesaggistico» dall'art. 6, comma 4, della legge regionale n. 3 del 1990, «la equivalenza fra l'interesse pubblico preordinato alla tutela del paesaggio e l'interesse pubblico finalizzato al governo del territorio». Il ricorrente sostiene, pertanto, che la norma denunciata si porrebbe in contrasto: a) con il principio di leale collaborazione nei rapporti fra Stato e regioni, di cui all'art. 120, secondo comma, Cost., «con riguardo all'esercizio da parte dello Stato, di poteri sostitutivi in caso di inerzia delle regioni, ma avente valenza generale»; b) con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., «che attribuisce potestà legislativa esclusiva allo Stato in materia di tutela del paesaggio, ed in attuazione del quale è stata dettata la disciplina del Codice ed in particolare gli artt. 156 e 143, disattesi dalla disposizione regionale» censurata; c) nonché «in rapporto alla gerarchia sussistente, secondo Costituzione, fra la tutela del paesaggio ed il governo del territorio», il primo da reputarsi «valore primario ed assoluto, sovraordinato, fra l'altro, anche al governo del territorio», come precisato dalla Corte costituzionale, tra l'altro, con la sentenza n. 367 del 2007. 1.2.