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In altri casi, sono presenti fenomeni molto estesi di duplicazione, sovrapposizione e concorrenzialità nello svolgimento delle attività istituzionali, che denotano un grave deficit di governance . Emerge, infine, in molte situazioni, lo sconfinamento in attività del tutto incoerenti e improprie rispetto alle finalità istituzionali e volte esclusivamente a giustificare il sovradimensionamento degli organici. Non si può inoltre non sottolineare l'incongruenza tra la presenza così rilevante di enti strumentali a livello centrale e la competenza esclusiva regionale in materia agricola a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione. Né si può sottacere lo scollamento esistente tra tali strutture e le realtà produttive agricole e agroalimentari del Paese. Vi è, dunque, bisogno di eliminare attività e strutture inutili, di dismetterne altre perché potrebbero più proficuamente essere gestite da soggetti diversi dal pubblico o dall'amministrazione centrale, e di riqualificare le attività e le strutture che si ritengono necessarie, adeguando gli strumenti ai nuovi compiti che lo scenario odierno impone e riorganizzandoli per partecipare attivamente all'innovazione sociale e alla costruzione delle economie di rete. Posto di fronte a sollecitazioni di competitività che vengono da mercati da considerarsi ormai globali, il settore agroalimentare italiano necessita un recupero di efficienza, produttività, organizzazione delle filiere, che determini un investimento altrettanto efficiente, produttivo e che sia ben organizzato nei campi fondamentali della ricerca e dell'innovazione. Nel confronto con le altre principali economie europee emerge con chiarezza che la particolarità del settore agricolo, animato da piccole o piccolissime imprese immerse in un regime sostanzialmente concorrenziale, e la rilevanza politico-strategica dell'approvvigionamento alimentare, determinano e rendono necessario che in questo settore la ricerca e l'innovazione siano in prevalenza finanziate da soggetti pubblici. Ciò avviene anche nei Paesi dove l'entità dell'investimento privato è rilevante, quali Regno Unito e Olanda. Anche in questo caso, non si tratterebbe, per l'Italia, di rivendicare maggiori fondi pubblici per la ricerca; è ben più urgente l'analisi dell'organizzazione dei soggetti operanti, della loro integrazione e delle loro performance , al fine di realizzare un quadro istituzionale ed organizzativo di qualità che superi l'attuale frammentazione e contribuisca al recupero di competitività del sistema agroalimentare nazionale, riorganizzando al meglio l'attività di ricerca pubblica così da far convergere l'azione dei vari soggetti in una logica di sistema. Proprio lo sguardo alle altre economie europee pone in luce come sia vincente non tanto la quantità di risorse impiegate, quanto il coordinamento delle scelte pubbliche e la loro integrazione, anche rispetto all'azione degli altri soggetti coinvolti nel sistema. Si tratta, complessivamente, di ancorare strettamente il processo di riordino degli enti agli obiettivi della Strategia Europa 2020 e favorire il progressivo allineamento, in termini di efficienza ed efficacia, agli standard di analoghe strutture esistenti negli altri Paesi europei. Il presente disegno di legge, dunque, prevede in primo luogo di accorpare in un unico ente le funzioni relative alla promozione e gestione delle attività di ricerca e sperimentazione in materia agricola. Tale ente dovrà configurarsi come uno strumento agile e snello, con compiti di partecipazione e controllo, insieme alle regioni e ai soggetti privati, di una rete di spin-off universitari orientata a creare innovazione nel settore agroalimentare. Si prevede poi di attribuire ad un altro unico ente i compiti di analisi dei dati e di costruzione di previsioni socio-economiche e storico-etno-antropologiche riguardanti i settori agricolo, agro-industriale, forestale, ittico, degli alimenti, della nutrizione, delle sementi, dello sviluppo rurale, della valorizzazione delle risorse ambientali, della gestione delle risorse idriche e della manutenzione del territorio. Tale costruzione di scenari dovrebbe essere utilmente messa alla base delle politiche elaborate dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per il sostegno della crescita e dell'innovazione delle imprese agricole. In tale ottica di razionalizzazione complessiva delle funzioni e dei compiti, inoltre, la rilevazione dei dati dovrebbe essere di esclusivo appannaggio dell'ISTAT, che possiede già gli strumenti operativi e le competenze tecniche necessarie allo scopo e che dovrebbe mettere a disposizione degli utenti, siano essi strutture quali gli enti controllati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali o imprese ed individui operanti nel settore agricolo, i dati raccolti. In terzo luogo, si prevede la riorganizzazione dell'AGEA e delle analoghe agenzie regionali, per ottenere un'efficiente gestione e controllo dei flussi finanziari derivanti dalla PAC, scorporando ogni altra funzione, mediante l'adozione di scelte organizzative meno onerose, e rendendo AGECONTROL, cui sono attribuite le funzioni di controllo, effettivamente organo terzo. AGECONTROL dovrebbe inoltre operare, proprio per semplificare il sistema dei controlli gravanti sulle imprese agricole e per renderlo più trasparente, in sinergia con gli altri organismi di prevenzione e contrasto delle frodi operanti ad altri livelli. Circa le funzioni di pagamento e le difficoltà e i ritardi che tanto mettono in difficoltà gli agricoltori italiani, riterremmo utile porsi l'obiettivo di superare buona parte dei passaggi burocratici esistenti, e, in sintonia con gli obiettivi complessivi che il Governo Monti si è posto con l'Agenda digitale italiana, giungendo alla istituzione di uno strumento digitale (Carta dell'impresa agricola), che consenta la informatizzazione di tutti i dati relativi all'impresa agricola, e l'utilizzo di questo strumento per la riscossione direttamente tramite istituti bancari convenzionati con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e regioni. Infine, la razionalizzazione del sistema degli enti sotto la vigilanza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali dovrebbe comportare la costituzione di un quarto ed ultimo ente che si occupi dei servizi finanziari a sostegno delle imprese agricole: questo ente, in rete con una strumentazione finanziaria di carattere privatistico, dovrebbe poter fornire supporto mirato ed efficiente allo sviluppo complessivo del sistema imprenditoriale, mettendolo in grado di affrontare le sfide del mondo contemporaneo connesse alla globalizzazione, all'internazionalizzazione e alla necessità di crescita dimensionale, nonché l'esigenza di garanzie attraverso il sostegno dei consorzi fidi. Da ultimo, si prevede infine che quota parte delle rilevanti risorse risparmiate attraverso l'efficientamento del sistema di enti vigilati, sia destinato a sostenere politiche per la riqualificazione e la ricollocazione dei lavoratori impiegati presso i medesimi enti, così che la complessiva razionalizzazione delle risorse, anche umane, non si traduca in una perdita delle professionalità oggi impiegate ed in un calo occupazionale.. Art. 1. 1.