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Il problema sono i costi? Riduciamo i costi. Teniamo il Parlamento come è, riducendo di un terzo i costi. Io faccio il militante politico sin da ragazzo e sto in Parlamento da molto tempo, ma non sono sceso in politica per fare il deputato, il senatore o altre cose. Non ho il problema della remunerazione. Mi considero un cittadino fortunato per i tanti mandati elettorali con le preferenze, con i collegi, con le liste bloccate, in tutti i modi, al Parlamento europeo, presso i consigli comunali: i sistemi elettorali possono mutare. Io credo che oggi siamo di fronte a una compressione della rappresentanza senza introdurre elementi veri di democrazia diretta. Vengo da una tradizione politica che si è battuta per l'elezione del sindaco quando era considerato un sacrilegio, poi per l'elezione del Presidente della Repubblica, di un Capo di Governo: quella è democrazia diretta, non il combinato disposto truffaldino di referendum e della Rete che prima è stato descritto da alcuni colleghi. Io non temo un riequilibrio tra democrazia parlamentare e democrazia diretta, ma penso a una democrazia diretta vera e trasparente, non quella tipo piattaforma Rousseau o giganti della rete! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Poi mi viene un dubbio: non si vogliono tassare i giganti della rete e si vuole continuare il saccheggio del diritto d'autore, poi sono quei giganti della rete con cui si gioca un po' all'esercizio della democrazia. Io non contesto a nessuno il diritto di affidarsi alla piattaforma XY per le decisioni del proprio partito, però quando queste si riversano sulle istituzioni (perché indirizzano voti parlamentari e l'approvazione di leggi) mi chiedo quale sia la trasparenza, quali le garanzie. Il Parlamento, bello o brutto, grande o piccolo, è comunque frutto di un sistema elettorale, di una partecipazione di cittadini. Le leggi elettorali le abbiamo cambiate, ne abbiamo adottate di tutti i tipi, non ce n'è una perfetta, cari colleghi, altrimenti un Paese l'avrebbe copiata dall'altro: se ci sono le preferenze c'è il rischio della rincorsa ai soldi e del voto di scambio; togliendo le preferenze il cittadino non conta. Ogni legge elettorale ha un vulnus , un punto debole, così come i collegi e le primarie. Ogni volta che si fanno le primarie (attualmente ne discutiamo anche nel nostro partito) arriva il giornalista che ci spiega come ha votato in dieci gazebo alle consultazioni di questo o di quel partito. Noi difendiamo un concetto di rappresentatività, non la casta. Lo so che se dicessi di essere qui per abolire tutti i parlamentari, all'esterno avrei 50.000 click , mentre se parlo del senatore Riccardo Gigante o di altre cose probabilmente c'è disinteresse, ma la vita politica e quella nelle istituzioni è fatta di vari argomenti. Noi riteniamo sbagliata questa riforma parziale che comprime la libertà e riduce la rappresentatività senza aggiungere democrazia diretta presidenzialista, vera. Io non voglio delegare a Bezos, a Zuckerberg o ad altri la decisione sulla democrazia di un Paese, perché se uno vale uno, quelli valgono molto, non pagano tasse. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ho letto che uno di costoro ha divorziato e ha dovuto dare alla moglie (beata lei) 38 miliardi di dollari. (Commenti della senatrice Papatheu) . Si tratta di Bezos (la senatrice Papatheu mi ha soccorso): beata lei, ne avrà diritto, avrà contribuito a formare quella ricchezza, ma forse devono dare un po' di soldi a tutti i Governi che non li hanno tassati e forse quei soldi glieli danno, in qualche altra maniera. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi siamo di fronte a una discussione non su quanti senatori e deputati ci sono, ma su cos'è la democrazia, sull'equilibrio tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa, sul presidenzialismo che, cari colleghi di Fratelli d'Italia, è stato cancellato da questo dibattito, perché chi governa oggi non vuole la vera democrazia diretta col voto del popolo, dei cittadini. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Io non voglio né la piattaforma Rousseau e neanche la piattaforma Berlusconi, se ci fosse per ipotesi; voglio quella con i cittadini veri che votano. Poi eleggeranno 400 o 600, o 48 rappresentanti. Non fate paragoni con gli Stati Uniti che hanno 100 senatori, perché facendo il conto di tutte le assemblee negli Stati americani sono migliaia e migliaia di eletti. Se volete adottare il modello americano, facciamolo: faremo un Senato con 100 rappresentanti, poi dovremo fare tutto il resto. Noi riteniamo che ci sia un vulnus in questa riforma, perché si fa questo intervento senza tutto il resto, cioè senza il presidenzialismo, una trasparenza nei meccanismi della rete, una tassazione del web . Mi rendo conto di avere accostato argomenti diversi (dal senatore Riccardo Gigante al divorzio di Bezos), ma stiamo parlando della democrazia, della libertà, della rappresentatività. Non siamo a difendere noi stessi o un numero pletorico di parlamentari, ma a dire che questa è una truffa. È come il post con la pizza: fatevelo il post con la pizza, noi facciamo un'altra cosa. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, noi pensiamo che una domanda di fondo sovrasti questa discussione, la seguente: la riduzione del numero dei parlamentari che ci viene proposta è stata concepita per migliorare il funzionamento del Parlamento o piuttosto è stata concepita per svuotare e mortificare il Parlamento? Noi pensiamo che sia questa la domanda di fronte alla quale ci troviamo e ovviamente la risposta che diamo è che questa riforma è stata concepita nel massimo disinteresse per come il Parlamento funzionerà con la sua attuazione e con la pervicace volontà di dare dei colpi di piccone alla dignità e alle prerogative delle Camere. Se non fosse vero questo, sarebbero avvenute due cose sul piano del merito e del metodo. Sul piano del merito, per esempio, sarebbero stati accolti i nostri emendamenti, dei quali parlerò più avanti; emendamenti circostanziati, che partivano dall'accettazione di buona parte delle proposte che la maggioranza faceva e che cercavano di renderle sensate. Ricorderete tuttavia che i nostri emendamenti non soltanto non sono stati accettati, ma, con un atto che ancora ci brucia, sono stati dichiarati inammissibili (secondo quale criterio ancora non abbiamo capito bene). Ci è stato impedito perfino di discuterne. Sul piano del metodo, se la volontà fosse stata quella di migliorare insieme il modo in cui il Parlamento funziona e di ridurre i suoi costi, sarebbe stata accettata la nostra proposta, avanzata nell'ultima Conferenza dei Capigruppo, di discutere di questa riforma insieme alle altre riforme costituzionali che sono all'esame del Parlamento, in una seduta complessiva che avesse ad oggetto l'ordinamento del nostro Stato e i cambiamenti che si possono portare alla Costituzione.