[pronunce]

Innanzitutto, l'Avvocatura evoca quale parametro interposto, asseritamente leso dalla disposizione regionale, l'art. 16 del d.lgs. n. 76 del 2000 e lamenta la violazione del principio fondamentale da esso dettato. Tuttavia, il ricorrente omette di specificare quale sia tale principio, mentre una precisazione in proposito deve ritenersi necessaria secondo quanto già affermato da questa Corte nella sentenza n. 73 del 2004. Specificazione che appare ancor più essenziale dal momento che la disposizione in oggetto presenta un contenuto eterogeneo. Inoltre, il ricorrente omette di individuare le ragioni per cui l'intero Titolo II della legge regionale si porrebbe in contrasto con l'art. 16 citato, nonché di svolgere argomentazioni a sostegno della doglianza. Anche tale censura, dunque, risulta sostanzialmente oscura e generica, e pertanto deve essere dichiarata inammissibile. 4. – Quanto alle censure concernenti l'art. 12 della legge regionale impugnata, deve essere accolta, in via preliminare, l'eccezione di inammissibilità formulata dalla Regione Puglia in relazione alle disposizioni diverse dai commi 1 e 5. Il ricorso, infatti, contiene specifiche argomentazioni solo in riferimento a quanto disposto nei suddetti commi e, d'altronde, anche la proposta di impugnazione contenuta nella relazione del Ministro per gli affari regionali ed allegata alla delibera del Consiglio dei ministri riferisce le doglianze del ricorrente sull'art. 12 della legge regionale in esame ai soli commi 1 e 5. Nel ricorso viene contestata la violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., sotto il profilo dell'asserito contrasto con il principio fondamentale in materia di istruzione e ricerca scientifica posto dall'art. 5 del d.lgs. n. 517 del 1999, nonché dell'art. 33 e dell'art. 120 Cost. Quest'ultima censura è inammissibile, in quanto priva di qualunque motivazione. In ogni caso il riferimento al parametro in questione è inconferente rispetto al contenuto delle norme impugnate; né il richiamo dell'art. 120, secondo comma, Cost., al principio di leale collaborazione, potrebbe in alcun modo consentire di superare il fatto che la disciplina legislativa sottoposta allo scrutinio di questa Corte nel caso di specie non ha relazione con la disciplina del potere sostitutivo straordinario del Governo contenuta nella richiamata disposizione costituzionale. Le rimanenti censure non sono fondate. L'art. 12, comma 1, della legge regionale n. 12 del 2005 autorizza il direttore generale dell'Azienda ospedaliera universitaria “Policlinico” di Bari ad incrementare la dotazione organica fino ad un massimo del 12%. Analoga previsione è contenuta nel comma 5 con riguardo al direttore generale dell'Azienda ospedaliera universitaria di Foggia, autorizzato ad incrementare la dotazione organica del 4%. Nelle more del giudizio è intervenuta la legge regionale 22 novembre 2005, n. 14, recante «Modificazioni agli articoli 12 e 14 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 12 (Seconda variazione al bilancio di previsione dell'esercizio finanziario 2005)», la quale ha introdotto, nel predetto art. 12, i commi 2-bis, 2-ter e 9-bis, ed ha sostituito il secondo periodo del comma 9. In particolare, per quanto qui rileva, il comma 2-bis ha autorizzato anche il direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Foggia a procedere alla copertura a tempo indeterminato dei posti risultanti dall'incremento della dotazione organica previsto dal comma 5, come già disponeva, del resto, il comma 3 per il direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Bari. Tali modifiche, tuttavia, non incidono in alcun modo, neppure dal punto di vista sostanziale, sulle disposizioni oggetto di specifica impugnazione (ossia i commi 1 e 5), con la conseguenza che non si pone alcun problema di valutazione della rilevanza dello ius superveniens ai fini della decisione del ricorso. La legge regionale n. 12 del 2005 è solo l'ultima, in ordine di tempo, di una serie di leggi con cui la Regione Puglia ha autorizzato le Aziende ospedaliero-universitarie a procedere all'aumento della dotazione organica con previsioni del tutto analoghe a quelle oggi oggetto di censura (si vedano, in tal senso, l'art. 8 della legge regionale n. 19 del 2003, e l'art 33, comma 5) della legge regionale n. 1 del 2005, e che non risultano essere state impugnate dallo Stato. Il ricorrente sostiene che le disposizioni censurate violerebbero il principio fondamentale espresso dall'art. 5 del d.lgs. n. 517 del 1999, recante la disciplina dei rapporti fra Servizio sanitario nazionale ed Università, dal momento che non richiederebbero, ai fini della decisione in ordine all'aumento dell'organico delle Aziende ospedaliere universitarie, l'intesa con il rettore dell'Università. Tale censura, tuttavia, evidenzia un'erronea interpretazione della disposizione evocata a parametro interposto. Il richiamato art. 5 del d.lgs. n. 517 del 1999, infatti, al comma 1, dispone che «i professori e i ricercatori universitari, che svolgono attività assistenziale presso le aziende e le strutture di cui all'articolo 2 sono individuati con apposito atto del direttore generale dell'azienda di riferimento d'intesa con il rettore, in conformità ai criteri stabiliti nel protocollo d'intesa tra la regione e l'università relativi anche al collegamento della programmazione della facoltà di medicina e chirurgia con la programmazione aziendale. Con lo stesso atto, è stabilita l'afferenza dei singoli professori e ricercatori universitari ai dipartimenti di cui all'articolo 3, assicurando la coerenza fra il settore scientifico-disciplinare di inquadramento e la specializzazione disciplinare posseduta e l'attività del dipartimento». Dal tenore letterale della disposizione si desume che la necessità del raggiungimento di un'intesa tra direttore generale e rettore – da adottarsi secondo i criteri definiti dai protocolli d'intesa tra Regione ed Università – si riferisce alla specifica individuazione dei professori e ricercatori universitari che dovranno essere destinati a svolgere attività assistenziale all'interno dell'azienda ospedaliera e non già alla definizione della dotazione organica dell'azienda stessa (che semmai può essere vincolata dai protocolli di intesa fra Regione ed Università previsti dall'art. 1 del d.lgs. n. 517 del 1999 ai commi 1 e 2). In altri termini, l'intesa è richiesta solo con riguardo all'atto che concretamente individua il personale universitario che dovrà essere assegnato alla struttura sanitaria e per il quale si rende necessaria la partecipazione dell'Università. In conclusione, l'art. 12 non viola né l'art. 117, terzo comma, dal momento che non contrasta con il principio evocato nel ricorso introduttivo del presente giudizio, né, tanto meno, l'art. 33 Cost., poiché non è in grado, di per sé, di determinare alcuna compressione dell'autonomia universitaria..