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Come la cronica mancanza di reagenti, indispensabili alla attivazione dei tamponi essenziali per gli interventi di contenimento dell'epidemia e per la diagnosi e la cura precoce, con le ordinarie misure programmatiche nazionali atte a far sì che l'industria sia chiamata ad attrezzarsi prontamente per rispondere alle esigenze con i consueti strumenti previsti di licenza e produzione conto terzi in uso nell'industria farmaceutica, sì da escludere le carenze che hanno determinato l'incontrollata espansione dell'epidemia (a conferma dell'ingiustificabile gravità del ritardo, è stato fatto un bando nazionale lanciato dalla struttura del Commissario l'11 maggio per offerta di kit e reagenti e il 18 ben 59 aziende a domanda hanno risposto!). Il ché, stante l'impossibilità di mappare tutti i casi sospetti, a cascata ha generato la tardiva presa in carico dei pazienti sul territorio ovviamente con i risultati di cui oggi si dibatte. Del pari, non si capisce perché non siano state adottate misure di autentica prevenzione avendo a disposizione una schiera di task force mai viste prima d'ora in campo che avrebbero potuto in tempi brevissimi, sol ché incaricate, preparare - partendo dalle informazioni a mani del Ministero - un vero piano nazionale antipandemia che avrebbe potuto essere attuato in accompagnamento al lockdown. Così come non si capisce perché non sia stato previsto tra gli innumerevoli DPCM come assicurare tutela sanitaria protetta in regime di detenzione senza soluzione di continuità per coloro che sono soggetti a restrizioni della libertà, dedicando allo scopo o un ospedale o una caserma dismessi tanto per esemplificare (se non c'erano posti a sufficienza nelle strutture dedicate) a salvaguardia del principio della certezza della pena. Si è permesso, viceversa, che alcune Amministrazioni locali potessero accanirsi su cittadini che legittimamente protestavano per gli effetti dei surrichiamati provvedimenti nella riapertura dei loro esercizi; non c'è altresì piena consapevolezza della gravità della crisi economica che ci aspetta, rilevando non meno gravi i ritardi e le carenze sul versante del contrasto all'emergenza economica, giacché il periodo di chiusura necessitata a causa dell'emergenza sanitaria avrebbe dovuto essere accompagnato da politiche di vera solidarietà transnazionale da far valere sui tavoli comunitari con misure che impediscano ex ante possibili azioni di dumping nei confronti di altri Stati membri a fronte di ingenti aiuti alle imprese pur legittimi da parte dei singoli Stati a seconda delle relative disponibilità. Oltre all'irrisolta questione del dumping fiscale che avrebbe dovuto trovare delle disposizioni correttive che mitigassero gli effetti, sta puntualmente avvenendo anche il dumping industriale, registrandosi imprese dalla Germania per esempio che vengono a prendere quote di mercato delle nostre imprese proprio perché con gli aiuti di Stato possono fare prezzi al di sotto dei costi variabili di produzione. Vale a dire, cominciare a far sentire la propria voce con proposte semplici ma efficaci di solidarietà e non solo a slogan o a parole, facendo sì ad esempio che non possano ricevere aiuti di Stato quelle imprese che vadano ad aggredire opportunisticamente mercati in altri paesi della Comunità diversi dal market share precedente al covid grazie ai sussidi ricevuti, con un sistema europeo trasparente di verifica e controllo della finalizzazione degli aiuti di Stato alle sole imprese che ne hanno effettivamente bisogno e non a quelle che hanno solo mire espansionistiche. Queste sarebbero state politiche lungimiranti di rilancio e rafforzamento del ruolo dell'Europa di fronte alla sfida dell'emergenza pandemica coerentemente alla sua missione costitutiva, anche se negli ultimi giorni parrebbe che vi siano interventi affinché qualche prospettiva di solidarietà seppur tardiva ci dovrebbe essere ma di cui, a quanto pare, al nostro Paese verrà dato il premio di consolazione' mentre da noi c'è chi vuol farlo passare per una vittoria nostrana'; trattasi di incongruenze sostanziali e a rischio di incostituzionalità che risultano amplificate dalle lacune, carenze ed omissioni in sede di programmazione strategica della Fase 2 di cui al Decreto Legge cosiddetto rilancio n. 34 del 19 maggio che non tiene conto della necessità di adottare le seguenti iniziative normative e progettuali atte a superare i nodi critici dell'emergenza e le carenze strutturali del ns Sistema Sanitario (strategia Anti e Post Covid) secondo le direttrici di riprogettazione della Gestione della Sanità nell'emergenza (a) e nell'ordinarietà (b) di seguito indicate: (a) Il paradigma è: non basta avere le linee guida, ma bisogna avere ben chiare le procedure e seguirle e farle seguire in modo rigoroso. E questo in Sanità vale ancora di più ma chi è a capo delle varie strutture a sua volta deve essere in grado di declinare le norme nazionali e regionali calandole nelle singole realtà in protocolli aziendali operativi, igienico sanitari, diagnostico terapeutici che, recependo le direttive superiori, mettano degenti e personale nelle condizioni di massima sicurezza e protezione possibili. Nessuno deve sottrarsi alle proprie responsabilità. Azioni e strumenti a.1. CDC (Center for Disease Control and Prevention) centrale nazionale emergenza che potrebbe coincidere per esempio con l'ISS (Istituto Superiore di Sanità) o addirittura essere incardinato nella Protezione Civile sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica, prevenzione nuova ondata epidemica, potenziamento capacità diagnostica e predittiva in emergenza in forte sinergia e leale collaborazione Stato Regioni; a.2. Reingegnerizzazione del sistema nazionale di Protezione civile strutturato come vero Hub centrale per le emergenze, con progettualità innovative quale per esempio la creazione di un albo dinamico di "riservisti in Sanità" sviluppabile come segue: Attivazione di un elenco di riservisti idonei della Protezione Civile tra i vari professionisti in pensione, in questo caso "riservisti in Sanità" quindi medici, infermieri che siano richiamabili entro 12 mesi comunque non oltre 3 anni dalla quiescenza, su base volontaria a fronte di un riconoscimento tipo indennità di chiamata, di reperibilità (per esempio, tanto per introdurre un parametro si potrebbe pensare al 10% dell'ammontare netto della pensione percepita) pronti a intervenire con la massima tempestività (altro che necessità di fare bandi). Tenuto conto che in Italia vanno in pensione almeno 5.000 medici all'anno, non sarà cosa difficile avere una riserva di 5.000 medici idonei anche già dal primo anno, posto che, come dicevo prima, si possono richiamare coloro che ancora freschi di tecnicalità e professionalità siano andati in pensione da nel triennio antecedente. Ovviamente un registro in progress aggiornato dinamicamente in modo che, raggiunti i tre anni, gli old siano automaticamente depennati e mensilmente siano inseriti le new entry che abbiano dato disponibilità in occasione del loro pensionamento, così che si abbia una riserva di professionisti suddivisi per specialità e ruoli ricoperti, aggiornato dinamicamente, attivabili in 24 ore. La stessa cosa per gli infermieri, con un elenco a cui attingere di non meno di 10.000 all'anno posto che non tutti quelli che mediamente vanno in pensione potrebbero essere in condizione di rispondere alla chiamata, ovviamente suddivisi per macro aree: