[pronunce]

da un lato, per palese irragionevolezza, poiché la disciplina, incidendo retroattivamente sui diritti degli interessati, ne lede il legittimo affidamento in ordine all'entità della pensione che essi si attendevano di conseguire; da un altro lato, perché in questo modo vengono equiparate, ai fini della decurtazione del trattamento di quiescenza, due situazioni evidentemente diverse, ossia quella di chi era ammesso alla revoca della propria domanda di pensionamento (in quanto presentata successivamente al 31 dicembre 1992) e quella di chi, al contrario, tale facoltà non poteva esercitare. Il giudice remittente, pertanto, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 11, commi 16 e 18, della legge n. 537 del 1993, nella parte relativa alla previsione della riduzione del trattamento di pensione «anche nei confronti dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni che, avendo presentato domanda di collocamento in pensione entro il 31 dicembre 1992, non si sono conseguentemente potuti avvalere della facoltà di revocare le dimissioni (ovvero di chiedere la riammissione in servizio) prevista dal comma 19 dello stesso articolo». In ordine alla rilevanza, il giudice a quo precisa che il ricorso può essere accolto – con conseguente ripristino della pensione senza alcuna decurtazione – soltanto qualora la presente questione di legittimità costituzionale venga dichiarata fondata, sicché sussiste il necessario carattere pregiudiziale del dubbio prospettato a questa Corte. 2. — È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o infondata. Alla prima conclusione dovrebbe pervenirsi in quanto ogni eventuale lesione del principio di uguaglianza potrebbe, casomai, derivare dalle disposizioni del comma 19 dell'art. 11 della legge in esame – che è quello che limita la facoltà di revoca della domanda di pensione a coloro i quali hanno inoltrato la relativa domanda dopo il 31 dicembre 1992 – il quale, però, non è stato impugnato dal remittente. Nel merito, peraltro, i dubbi prospettati dalla Corte dei conti sarebbero privi di fondamento alla luce della sentenza n. 417 del 1996 di questa Corte, nella quale è stato chiarito che il legislatore può legittimamente ridurre un trattamento pensionistico in precedenza previsto qualora ciò si renda necessario per esigenze di contenimento della spesa pubblica. Quanto, poi, alla limitazione temporale della facoltà di revoca della domanda di pensionamento – punto sul quale si focalizza l'attenzione del giudice remittente – l'Avvocatura dello Stato rileva che anche in questo caso non sussiste alcuna discriminazione, perché l'art. 11, comma 19, della legge n. 537 del 1993 è norma aggiuntiva rispetto a quelle, generali, che regolano l'istituto delle dimissioni. Ed in questa materia la giurisprudenza amministrativa già da tempo ha chiarito che, qualora il rapporto di impiego sia ancora in corso, l'accettazione delle dimissioni da parte dell'amministrazione non preclude l'eventuale successivo riesame delle medesime, qualora l'interessato intenda revocarle.1. — La Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, in composizione monocratica, dubita, in riferimento agli artt. 3, 36 e 38 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 11, commi 16 e 18, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica), «nella parte in cui prevedono (rectius: non escludono) che la riduzione del trattamento pensionistico di cui alla tabella “A” allegata alla stessa legge si applichi nei confronti dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni che hanno presentato domanda di collocamento in pensione entro il 31 dicembre 1992». La remittente premette che il giudizio di cui si tratta è stato promosso da un insegnante – il quale il 12 dicembre 1992 aveva chiesto il collocamento anticipato in quiescenza ed aveva visto accogliere le sue dimissioni soltanto il 27 ottobre 1993, con decorrenza dal 1° settembre 1994 – avverso i provvedimenti con i quali è stata disposta nei suoi confronti la liquidazione, prima in via provvisoria e poi in via definitiva, della pensione di anzianità, facendo applicazione della decurtazione prevista dalle disposizioni censurate. L'ordinanza di rimessione rileva che il comma 18 in oggetto stabilisce che le riduzioni delle pensioni di anzianità si applicano a coloro le cui dimissioni siano state accolte successivamente al 15 ottobre 1993, mentre il comma 19 dello stesso articolo attribuisce a coloro che si siano dimessi successivamente al 31 dicembre 1992 la facoltà di revocare il recesso anche nell'ipotesi in cui il rapporto si sia risolto a seguito dell'intervenuta accettazione delle dimissioni. Ne consegue, secondo il giudice a quo, che coloro i quali – come il ricorrente – abbiano presentato le dimissioni anteriormente al 31 dicembre 1992 e se le siano viste accogliere dopo il 15 ottobre 1993, sono costretti a subire la riduzione dell'importo della prestazione previdenziale, senza godere della facoltà di revocare il recesso alla stregua di una valutazione della normativa comportante effetti pregiudizievoli, intervenuta successivamente alla domanda di collocamento anticipato in quiescenza. Alla luce di tali considerazioni la Corte dei conti sostiene la irragionevolezza del suindicato sistema normativo e quindi la violazione dell'art. 3 nonché degli artt. 36 e 38 della Costituzione. 2.— La questione è inammissibile. La remittente è consapevole che le norme che essa censura sono state già sottoposte allo scrutinio di questa Corte, la quale ha dichiarato infondata la questione all'epoca sollevata in riferimento agli stessi parametri ora evocati (anche se sotto profili in parte diversi), nonché in riferimento all'art. 97 Cost. (sentenza n. 417 del 1996 e ordinanza n. 92 del 1997). Nell'ordinanza di rimessione si dà quindi atto che questa Corte ha ritenuto non irragionevole aver delimitato l'arco temporale di applicazione delle disposizioni prevedenti la riduzione delle pensioni di anzianità con riguardo alla data di accettazione delle dimissioni, atteso il carattere costitutivo di questa, e tuttavia si chiede una sentenza additiva che riconosca efficacia alla data di presentazione della domanda qualora essa sia anteriore al 31 dicembre 1992. A tale scopo la remittente vorrebbe che, ad evitare le conseguenze della lentezza dell'amministrazione nel procedere all'accettazione delle dimissioni, si stabilisse che la riduzione della pensione non si applichi non soltanto a coloro le cui dimissioni siano state accettate prima del 15 ottobre 1993, ma anche ai dipendenti che abbiano presentato domanda prima del 31 dicembre 1992. Tale data non è scelta a caso dal giudice a quo; essa, infatti, come si è detto, è stabilita nel comma 19 dell'art. 11 della legge n. 537 del 1993, il quale riconosce la facoltà di revoca della domanda di collocamento anticipato in pensione soltanto a favore di coloro che ne abbiano fatto richiesta in epoca successiva alla data indicata.