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Delega al Governo per la razionalizzazione, la semplificazione e l'armonizzazione degli obblighi dichiarativi, delle scadenze e dei pagamenti in materia di imposte, tasse, contributi ed oneri previdenziali ed assistenziali. Onorevoli Senatori. -- Con la riforma tributaria degli anni Settanta si è assistito ad un aumento esponenziale degli obblighi formali a carico del contribuente con un incremento dei costi diretti ed indiretti imposti dalla regolamentazione fiscale alle persone e società. L'aumento degli adempimenti posti a carico dei contribuenti, sia in termine di dichiarazioni che di pagamenti, oltreché di scadenze ha reso più complesso il rapporto con l'amministrazione finanziaria con conseguenti ricadute negative in termini non solo di gettito fiscale, ma anche sul fronte delle attività produttive, un forte disincentivo allo svolgimento di nuova attività imprenditoriali. Il peso di tali adempimenti, a volte non giustificati da alcun vero beneficio pubblico, costituisce una vera e propria tassa occulta, che sottrae ricchezza a famiglie e, soprattutto, alle imprese. Emblematico al riguardo è il 73º posto dell'Italia nella classifica redatta dalla Banca mondiale per la facilità di fare impresa (Doing Business) su 185 Paesi analizzati, che ci fornisce chiaramente quanto gli adempimenti fiscali incidono sugli animal sprits dei nostri imprenditori. Il presente disegno di legge, relativamente ai soli obblighi dichiarativi e quelli previsti in tema di scadenze fiscali e di pagamenti in materia di imposte, tasse, contributi ed oneri previdenziali ed assistenziali, si pone l'obiettivo di introdurre una disciplina volta a razionalizzare, semplificare ed armonizzare la normativa attualmente in vigore con lo scopo di ridurre i costi diretti ed indiretti, oltreché di rendere più moderno ed efficiente il nostro sistema tributario. A dimostrazione dell'impellente necessità di un processo di semplificazione, basta pensare che attualmente esistono 888 scadenze in 250 giorni lavorativi dell'anno, cioè una scadenza ogni 2 ore, 16 minuti e 12 secondi. In particolare, il disegno di legge si compone di tre articoli concernenti alcuni i princìpi generali e le procedure di delega; la revisione della disciplina degli obblighi dichiarativi ed infine la revisione della disciplina delle scadenze e dei pagamenti. L'articolo 1 reca una delega al Governo ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del disegno di legge delega, uno o più decreti legislativi, con l'obiettivo di riordinare, semplificare ed armonizzare gli obblighi dichiarativi e delle scadenze previste in materia di imposte, tasse, contributi ed oneri previdenziali ed assistenziali. Nell'esercizio della delega il Governo deve attenersi, oltre che ai singoli criteri direttivi esplicitati negli articoli 2 e 3, al rispetto dei princìpi costituzionali e a quelli dettati dallo statuto dei diritti del contribuente di cui alla legge 27 luglio 2000, n. 212. Il comma 2 dell’articolo 1 disciplina la procedura per l'emanazione dei decreti legislativi attuativi. In particolare, si prevede che le Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari devono esprimere il loro parere entro trenta giorni dalla data di trasmissione, termine prorogabile su richiesta del Presidente della Commissione. Il comma 3 del medesimo articolo 1 disciplina l'ipotesi in cui il Governo decida di non adeguarsi al parere reso dalle competenti Commissioni parlamentari. Nello specifico, si prevede che il Governo è tenuto a trasmettere nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, al fine di consentire alle Commissioni parlamentari competenti di esprimere il loro parere entro trenta giorni. Decorso tale termine i decreti possono essere adottati dal Governo. Infine, il comma 4 prevede la possibilità per il Governo di adottare entro dodici mesi dall'entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1 uno o più decreti recanti disposizioni integrative e correttive. L'articolo 2 introduce norme volte a semplificare e razionalizzare la disciplina riguardante gli obblighi dichiarativi a carico del contribuente, oltreché migliorarne l'efficacia in termini di gettito fiscale effettivo. Nello specifico, il Governo nell’attuazione della delega deve attenersi ai seguenti criteri: a) revisionare gli studi di settore introdotti nel nostro ordinamento dall'articolo 62- bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, al fine di non consentire più all’Agenzia delle entrate un loro utilizzo in sede di accertamento. A partire dagli anni novanta l'amministrazione finanziaria ha introdotto metodi forfettari e presuntivi di accertamento del reddito allo scopo, tra l'altro, di determinare un reddito imponibile minimo. Questi strumenti poco puntuali nella determinazione presuntiva dei ricavi e compensi in quanto fondati su semplici analisi campionarie non in grado di fotografare la situazione reale dei soggetti passivi d'imposta, sono stati sostituiti con gli studi di settore quale strumento idoneo ad assicurare una maggiore puntualità nella determinazione dei ricavi e compensi. Attualmente, il legislatore attribuisce agli studi di settore tre funzioni fondamentali: 1) strumento di accertamento induttivo dei ricavi e compensi dei soggetti passivi di imposta; 2) strumento di selezione dei contribuenti da sottoporre a verifica; 3) strumento di analisi gestionale dell'impresa attraverso la verifica dell'efficienza produttiva. Sul versante dell'accertamento, gli studi di settore svolgono la funzione di verificare la congruità dei ricavi dichiarati dai contribuenti attraverso l'utilizzo di parametri contabili e di elementi di natura extracontabile che il soggetto passivo di imposta deve reperire al di fuori delle scritture contabili obbligatorie. Sebbene gli studi di settore, notevolmente migliorati nel tempo, presentino un elevato grado di attendibilità, tuttavia urge una loro rivisitazione radicale. Serve, infatti, evitare un loro utilizzo in sede di accertamento mantenendo tuttavia il meccanismo premiale degli studi di settore che ha protetto tante imprese da accertamenti fondati su dati rilevati dall’Agenzia delle entrate ed elaborati, al fine di stimare ricavi e redditi, spesso con un limitato grado di scientificità; b) semplificare attraverso la revisione e conseguente riduzione delle informazioni richieste dalla normativa attuale ai fini della redazione della dichiarazione IVA annuale composta da oltre 500 campi. Come rilevato dal Fondo monetario internazionale nel dicembre 2015 il costo totale per le imprese per la preparazione e l'invio della dichiarazione IVA è pari ad 8,8 miliardi di euro, rappresentando il più alto valore tra i Pesi europei. L'attuale normativa richiede l'indicazione di dati e di informazioni dettagliate su operazioni specifiche non direttamente rilevante ai fini delle calcolo della liquidazione dell'imposta.