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dalla legge Basaglia in poi, che è stata una norma di grandissima civiltà che ha qualificato il nostro Paese anche a livello internazionale, sono stati molti i provvedimenti costruiti che ci hanno consentito di elaborare anche una buona pratica guardata con attenzione a livello internazionale. Nell'interrogazione si pone un tema che condivido e cioè quello della disparità della qualità dei servizi di salute mentale offerti in ambito regionale in diverse aree del nostro territorio, un grande tema su cui dobbiamo lavorare e dobbiamo investire. Questo è l'impegno del Governo. Lo faremo con nostre risorse nazionali, penso ad esempio, per quanto mi riguarda, alle risorse dell'edilizia sanitaria ex articolo 20 della legge del 1988, ma sto lavorando anche perché risorse comunitarie importanti possano essere utilizzate esattamente per questo tentativo. In conclusione, voglio garantire, anche alla luce delle cose che ho velocemente enunciato, che c'è la massima attenzione del Governo e che considero personalmente la questione del rafforzamento dei nostri dipartimenti di salute mentale una questione prioritaria su cui mettere il massimo impegno come Governo. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Marin, per due minuti. MARIN (L-SP-PSd'Az) . La ringrazio, Ministro, ma mi preme chiarire che le buone pratiche basagliane cui lei ha appena accennato non ce le ha copiate nessuno nel mondo. In quasi tutti i Paesi del mondo sono rimaste attive strutture ospedaliere per la cura dei pazienti affetti da disturbi psicotici, che non hanno consapevolezza della malattia e che presentano scarsa aderenza alla cura. In Italia invece, nonostante quanto previsto dall'articolo 32 della Carta costituzionale, tale possibilità di cura è negata dalla legge anche per i pazienti che volontariamente richiedono di essere curati e ricoverati. Perché? Attenzione al paradosso: sebbene il malato di mente oggi sia ritenuto non più pericoloso per sé stesso e per gli altri, ma solo bisognoso di assistenza, paradossalmente è ancora possibile disporre di misure restrittive della libertà personale mediante il ricovero coatto, il TSO è un provvedimento rigido e complesso. Nel corso degli ultimi decenni l'offerta psichiatrica si è trasformata in banale assistenzialismo, alimentando tra l'altro la paura per la riapertura dei vecchi manicomi. Ministro Speranza, mi perdoni, il vecchio modello manicomiale con elettroshock e bagni gelidi sta come i salassi e le sanguisughe alla moderna cardiochirurgia. (Applausi) . Ciò nonostante, rispetto alle richieste della Lega nello specifico non è stata presa alcuna posizione sulla necessità della modifica della legge n. 180 per offrire dignitose e doverose cure mediche non assistenziali ai pazienti psichiatrici e alleggerire le famiglie, da cui si leva un urlo silente che - le assicuro - non smetterete mai di sentire. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Alfieri ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02752 sui rapporti con la Tunisia in relazione ai recenti eventi politici, per tre minuti. ALFIERI (PD) . Signor Ministro, la nostra interrogazione nasce dalla preoccupazione crescente per la situazione in Tunisia, culminata domenica scorsa in un' escalation ,dopo manifestazioni che si sono susseguite in parecchie città del Paese contro il Governo e, in particolare, per la rimozione del primo ministro Mechichi. La reazione è stata molto forte da parte del presidente della Repubblica Saïed, che ha sospeso le attività del Parlamento per trenta giorni, ha destituito di fatto il Capo del Governo e ha inviato l'esercito presso le sedi del Parlamento e del Governo, invocando l'articolo 80 della Costituzione. Al netto delle disquisizioni che potremmo fare sul perimetro di un articolo della Costituzione di uno Stato estero, preme a noi esprimere delle preoccupazioni e chiedere quali sono le iniziative che intendano mettere in campo il Ministero degli affari esteri e il Governo nelle sedi europee e nelle sedi internazionali per ciò che succede a pochi chilometri dalle nostre coste. Ricordo, infatti, che Pantelleria è a pochi chilometri da Tunisi e a pochi chilometri dalle coste siciliane. La situazione tunisina preoccupa da un po' di tempo dal punto di vista economico, con un calo del reddito pro capite negli ultimi dieci anni del 34 per cento, evidentemente acuito dalla crisi del Covid. Ad essere coinvolto è, in particolare, il settore turistico, che costituisce un'ossatura importante del sistema economico tunisino e non c'è bisogno di dire come la crisi economica in un Paese così vicino si riverberi nei confronti dell'Italia, cui la Tunisia è legata da rapporti commerciali e culturali di forte integrazione, soprattutto tra le comunità delle Regioni del Sud. A questo si aggiunge una situazione del sanitaria molto grave: il 90 per cento delle terapie intensive è occupato, mentre solo il 7 per cento delle persone si è vaccinato (il progetto Covax dovrebbe funzionare meglio in Tunisia). Tutto questo porta a una preoccupazione, che intercetta anche questioni geopolitiche, per le reazioni che possono avere i partiti di maggioranza, in particolare Al Nahda, partito islamista sostenuto dalla Turchia. Siamo dunque preoccupati per una situazione che ci deve vedere protagonisti per la stabilità del Mediterraneo centrale, di un Paese così importante per il nostro territorio. Chiediamo dunque di capire, per evitare di doverci trovare ad affrontare nuove situazioni post-primavere arabe, motivi per cui i tentativi di costruire percorsi democratici nei Paesi del Nord Africa incontrino uno stop che rischia di riverberarsi poi anche sulla politica estera del nostro Paese e dei Paesi del Mediterraneo. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Di Maio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DI MAIO, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, ringrazio il senatore Alfieri. La situazione in Tunisia è fonte di forte preoccupazione. Seguiamo con la massima attenzione gli effetti delle decisioni assunte dal presidente della Repubblica Saïed nella notte fra il 25 e il 26 luglio. Nelle ore successive all'annuncio del Presidente abbiamo subito dato un forte impulso per avviare un coordinamento con i principali partner europei. Nella convinzione che l'Unione europea possa e debba svolgere un ruolo decisivo in questa fase, il 26 luglio ho avuto un colloquio telefonico con l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, con il quale resto in costante contatto. Ho sottolineato l'importanza di una presa di posizione corale da parte dell'Unione, poi concretizzatasi nella pubblicazione del comunicato a nome di tutti e 27 gli Stati membri sulla situazione in Tunisia. Ieri ho discusso delle vicende tunisine anche con il ministro degli esteri francese Jean-Yves Le Drian. Da tutti questi colloqui, così come dalle interlocuzioni a livello di funzionari, emerge unanime la necessità di ribadire alle istituzioni tunisine un forte appello alla responsabilità e al rispetto della democrazia e dello stato di diritto. La Costituzione tunisina deve essere pienamente rispettata. Occorre consentire al Parlamento legittimamente eletto di svolgere le proprie funzioni.