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Di fatto, dunque, i risparmiatori che effettuano i propri depositi nelle banche che mischiano attività tradizionale con trading speculativo proprietario sono due volte vittime: dapprima perché del loro denaro viene fatto un uso improprio e, di nuovo, nel momento in cui le banche devono essere «salvate» perché altrimenti i risparmiatori perderebbero i propri depositi. Questo determina il cosiddetto «azzardo morale», in quanto la banca, consapevole di ciò, è ancora meno restia a limitare il rischio delle proprie operazioni speculative per massimizzare il profitto, confidando in un eventuale salvataggio che, comunque, avverrà per proteggere i soggetti depositanti. È evidente, quindi, che l'unica soluzione seria e realmente efficace per porre fine a questa inaccettabile situazione consiste nel rompere il «cordone ombelicale» tra depositi dei clienti e risorse che le banche utilizzano per svolgere il trading speculativo di natura proprietaria, distinguendo nettamente le due tipologie di banche: quella commerciale ordinaria e tradizionale, e quella speculativa che svolge attività di commercio in proprio di strumenti finanziari. Il principio, del resto, come abbiamo visto, era già previsto nel nostro ordinamento giuridico, ed era alla base della normativa sostituita dal TUB del 1993. Negli ultimi anni il tema della separazione delle banche è stato al centro di un acceso dibattito anche in sede europea: nel novembre 2011 la Commissione europea ha incaricato una commissione di esperti indipendenti, presieduta dal Governatore della Banca centrale finlandese Erkki Liikanen, di approfondire la tematica e sviluppare una proposta. Il gruppo ha presentato le proprie conclusioni nell'ottobre dell'anno successivo, optando per una riforma strutturale complessiva del sistema bancario che preveda, tra gli altri punti, anche e specificamente la separazione dell'attività di banca ordinaria da quella speculativa in proprio, seppure con la previsione di una soglia limite. Le conclusioni del gruppo di Liikanen sono state sottoposte a un processo di consultazione pubblica, e la Commissione europea sta valutando se trasformarle in proposte normative vere e proprie. Dal punto di vista normativo, tuttavia, prevedere la semplice separazione delle attività fra le banche commerciali e quelle d'affari non è sufficiente, posto che non supera la criticità di un unico soggetto che esercita, seppure con limitazioni, la duplice attività. Occorre quindi intervenire in modo incisivo, distinguendo tra le due tipologie di banche e separando nettamente i soggetti che operano in una delle due categorie da quelli che operano nell'altra. Conseguentemente, il disegno di legge intende introdurre nel TUB il principio della separazione dell'attività di commercio in proprio di strumenti finanziari dalle restanti attività esercitate dalle banche, attribuendo alle banche il termine di un anno per esercitare l'opzione in favore dell'attività che intendono svolgere e per adeguare ad essa il proprio assetto societario.. 1 (Modifica all'articolo 10 del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385) 1 All'articolo 10 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, è aggiunto, in fine, il seguente comma: « 3-bis . Le banche che svolgono attività di commercio in proprio di strumenti finanziari non possono svolgere anche le altre attività previste dal presente articolo». 2 (Disposizione transitoria) 1 Le banche che operano ai sensi dell'articolo 10 del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della presente legge, entro dodici mesi dalla medesima data di entrata in vigore devono dichiarare quale tipo di attività intendono svolgere e procedere, ove necessario, alla riorganizzazione del proprio assetto societario.