[pronunce]

Coerente a tale finalità, sottesa alla normativa in esame, è anche il comma 7 dell'art. 43 della legge n. 448 del 1998 che - disponendo per il futuro - eleva l'accordo sindacale a presupposto legale della sospensione della facoltà di opzione, così esprimendo una decisa scelta a favore della concertazione sindacale. Del resto, il quadro complessivo di questo particolare intervento di settore offre elementi di conferma dell'interpretazione della disposizione censurata: tanto il comma 1 dell'art. 1 del d.l. n. 324 del 1998, che il comma 7, prima parte, dell'art. 43 della legge n. 448 del 1998 presuppongono chiaramente un atto di recesso; ed anche il comma 8 del medesimo art. 43, che disciplina taluni aspetti della risoluzione, implica l'esistenza di un tale atto. 5. - Così ricostruita la disposizione impugnata, le censure di costituzionalità devono ritenersi infondate. 5.1. - Quanto all'art. 3 della Costituzione - sotto il profilo della disparità di trattamento interna all'azienda, ravvisata nella comparazione tra i dipendenti delle Ferrovie dello Stato S.p.a. , in possesso dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia, che avevano optato per la prosecuzione del rapporto, considerati dal d.l. n. 324 del 1998, e i dipendenti della stessa società, in possesso di medesimi requisiti, che avevano esercitato identica opzione, considerati dalla legge n. 448 del 1998 - deve escludersi che i primi siano collocati in quiescenza ex lege mentre per i secondi la risoluzione del rapporto di lavoro sia condizionata alla previa valutazione della condizione di esubero da concordarsi con le organizzazioni sindacali di categoria. In entrambe le ipotesi, infatti, la risoluzione discende dal recesso unilaterale della società, e gli accordi sindacali sono esterni alla risoluzione prevista dalla legge, pur se rilevano sul piano dell'inadempimento contrattuale. Quanto poi all'altra censura di disparità di trattamento ravvisata nella comparazione tra i dipendenti delle Ferrovie dello Stato S.p.a. ed i lavoratori di tutti gli altri settori produttivi, è sufficiente richiamare le esigenze di risanamento dell'azienda, risultanti anche dall'art. 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), che ha all'uopo previsto uno speciale fondo; tali esigenze congiunturali rappresentano un elemento differenziale sufficiente a giustificare una disciplina speciale e transitoria dell'opzione per la prosecuzione del rapporto di lavoro (cfr. anche, in materia di prepensionamento, la sentenza n. 456 del 1990). 5.2. - Neppure sussiste la violazione dell'art. 39 Cost. Pur se il riconoscimento dell'autonomia sindacale, contenuto nel parametro evocato, non implica una riserva in suo favore nella materia della disciplina dei rapporti di lavoro (cfr. sentenza n. 419 del 2000), la quale rientra pur sempre nella discrezionalità del legislatore, tuttavia quest'ultimo "non può comprimere la libertà di azione dei sindacati che certamente comprende anche l'autonomia negoziale" (sentenza n. 697 del 1988). Nella fattispecie però la censurata disposizione del d.l. non comprime affatto gli spazi dell'autonomia sindacale, atteso che - come già rilevato - il fatto che la società possa giovarsi della risoluzione immediata del rapporto anche nei confronti di coloro che abbiano già optato per la sua prosecuzione, non pregiudica l'ottemperanza agli impegni assunti negli accordi sindacali. 5.3. - Parimenti infondata è la censura relativa all'art. 41 Cost., atteso che, nella menzionata prospettiva interpretativa, la libertà di iniziativa economica è pienamente salvaguardata, essendo la società datrice di lavoro libera di esercitare o meno il recesso. 6. - Infine infondata, sotto ogni prospettiva interpretativa, è la censura di violazione dell'art. 38 della Costituzione. Questa Corte ha infatti più volte ritenuto che non c'è garanzia costituzionale dell'aspettativa del lavoratore a raggiungere il massimo dell'anzianità contributiva, in quanto "sul piano costituzionale il bene protetto è rappresentato dal conseguimento della pensione al minimo, mentre non gode uguale protezione il raggiungimento del trattamento pensionistico al massimo" (ex plurimis ordinanza n. 195 del 2000). 7. - Il Tribunale di Venezia ha anche sollevato la questione di legittimità costituzionale del comma 7 dell'art. 43 della legge n. 448 del 1998 (che dispone per l'avvenire, per il periodo che va dall'entrata in vigore della stessa legge fino al 1 gennaio 2002), in riferimento agli artt. 3 e 38 Cost. La questione è manifestamente inammissibile per irrilevanza. Infatti tutti i giudizi a quibus concernono vicende di dipendenti delle Ferrovie dello Stato S.p.a. collocati a riposo d'ufficio ai sensi dell'art. 1, comma 2, del d.l. n. 324 del 1998, non convertito, e cioè vicende relative ad un periodo anteriore all'entrata in vigore della norma impugnata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi; Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 43, comma 9, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo) sollevata, in riferimento agli artt. 3, 38, 39 e 41 della Costituzione, dal Tribunale di Messina e dal Tribunale di Venezia con le ordinanze indicate in epigrafe; Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 43, comma 7, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione, dal Tribunale di Venezia con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 dicembre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Bile Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria l'11 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola