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Penso che questa maggioranza - sentiremo adesso anche il Ministro - abbia tutte le capacità e la coerenza necessaria, dimostrata durante il mese di lavoro sul provvedimento, per fare un passo avanti molto importante. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, il disegno di legge in discussione oggi, conversione in legge del decreto-legge n. 10 del 2019, reca disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali. Esso assume un particolare significato in presenza di un nuove forme di prestazioni lavorative rese possibili grazie a talune applicazioni tecnologiche che necessitano di adeguata tutela. Questo provvedimento reca, altresì, disposizioni per fare fronte ad importanti crisi industriali in corso in vari territori del Paese, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e garantire sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti. Ma non solo. Tra le azioni previste dal Governo, voglio evidenziare per il suo notevole impatto sociale l'articolo 13. Seppur indirettamente, esso mira alla costruzione di un futuro più verde, più equo e più inclusivo, garantendo energia sostenibile, sicura e a prezzo accessibile, favorendo così un'accelerazione della transizione energetica. Per raggiungere tali scopi, l'articolo in questione lavora su un doppio binario. Da una parte, con il comma 1, si finanziano, interventi di decarbonizzazione e di efficientamento energetico del settore industriale, dando vita ad un apposito Fondo per la riconversione occupazionale nei territori in cui sono ubicate centrali a carbone. A tale riguardo avevo chiesto con un emendamento di specificare gli ambiti di utilizzo delle risorse del Fondo, ossia garantire il mantenimento e il potenziamento dei livelli occupazionali dando priorità ad attività produttive volte alla valorizzazione del sistema produttivo territoriale, alla formazione e riqualificazione professionale, nonché allo sviluppo di iniziative imprenditoriali nei settori dell'economia circolare e della bioeconomia. Con il comma 2 viene istituito presso il Ministero dello sviluppo economico il Fondo per la transizione energetica nel settore industriale, per sostenere la transizione energetica di settori esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio a causa dei costi connessi alle emissioni di gas a effetto serra trasferiti sui prezzi dell'energia elettrica. Anche in questo caso, avevo chiesto con un emendamento di dare un indirizzo ben preciso: una totale virata verso una politica sostenibile. Ho chiesto infatti, che nell'ambito della manovra di finanziamento dei processi di transazione energetica sia data priorità a interventi di riconversione totalmente sostenibili, caratterizzati da processi di decarbonizzazione che non prevedono l'utilizzo di combustibili fossili fortemente impattanti sull' habitat . Vorrei menzionare brevemente, a livello territoriale, un caso riferito alla mia Regione, la Puglia: abbiamo la centrale a carbone Federico II a Brindisi (conosciuta come Cerano), che rientra in uno di questi casi. Si tratta di un aiuto doveroso, un accompagnamento pubblico al mondo dell'impresa verso un nuovo modo di approvvigionamento, e che guarda soprattutto ad un futuro sostenibile. La via intrapresa dal Governo e da questa maggioranza parlamentare è chiara: è un segnale di come la politica volge lo sguardo e le azioni ad un modello economico ecologico e circolare che ha a cuore la salute del cittadino e la nostra casa comune. Il provvedimento in esame oggi pone anche fine alla tormentata storia dell' end of waste . Di cosa si tratta? A fine vita un rifiuto o scarto cessa di avere la qualifica di rifiuto, per diventare materia prima in ingresso ad un ciclo di produzione. Grazie a tale previsione si potrà finalmente chiudere il cerchio e pensare che gli scarti non rappresentano solo un rifiuto, ma una risorsa su cui continuare ad investire. Per fare questo dobbiamo continuare a lavorare e collaborare al fianco degli stakeholder . L'intesa raggiunta da questa maggioranza parlamentare sull' end of waste dà fiato e speranza a tutti i settori e a tutta la rete delle aziende italiane e, allo stesso tempo, tutela la salute dei cittadini e la resilienza del nostro habitat . Le autorizzazioni a poter utilizzare un rifiuto come materia prima seconda potranno essere rilasciate dagli enti territoriali, ma secondo criteri chiari, definiti dalle normative europee e dalle indicazioni del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. In questo modo si evita di creare una scorretta concorrenza fra aziende italiane allocate in diversi terrori, evitando asimmetrie nel mercato interno, che viene così regolarizzato. L'ISPRA e l'ARPA effettueranno vigilanza e controllo sulle autorizzazioni e sugli impianti. La cosa più importante è poi la creazione di una banca dati delle autorizzazioni, che servirà sia per effettuare i dovuti controlli, ma anche per creare una rete di collegamento tra la nuova filiera, che si sta creando nell'economia circolare e quindi una sinergia fra le aziende circolari. Quindi, per questo sarà più facile poter collocare il rifiuto in uscita, lo scarto di un'azienda, in entrata in un altro processo produttivo. A questo punto devo assolutamente esprimere la gioia e i ringraziamenti di tutti i parlamentari pugliesi, soprattutto dei parlamentari della zona di Taranto (Applausi dal Gruppo M5S) . Lo voglio fare con le parole del mio collega, il senatore Ruggiero Quarto: togliere l'immunità non è una scelta ideologica, ma ecologica. Non scambiamo il post-ideologico con l'assenza di valori umani imprescindibili, che rendono l'umanità una comunità. Pensiamo che in politica non basta essere dei bravi amministratori, ma avere una visione e la nostra visione è "vita e lavoro" e non "morte e lavoro". (Applausi dal Gruppo M5S) . Il green new deal , di cui avete sentito parlare, quindi, parte da qui. Questo è il percorso per ottenere un cambio di paradigma culturale, necessario se vogliamo custodire la rete della vita per le generazioni presenti e future. Bisogna maturare la consapevolezza che la transizione verso un'economia sostenibile richiede un cambiamento strutturale, sia sugli individui che sulle imprese. Per poter innescare una vera transizione, infatti, non basta recepire direttive e approvare leggi, ma è necessario coinvolgere tutti gli attori e i soggetti, che hanno un ruolo fondamentale in questa transizione. Sono necessari la partecipazione di tutti gli stakeholder , la condivisione, l'elaborazione di buone pratiche e l'approccio integrato. È necessario l'ascolto delle aziende e della nostra popolazione. Una via di salvezza, dunque, esiste ancora ed è giunto il momento di fare un salto in avanti, formare coscienze biosferiche, per supportare il viraggio di un modello capitalistico ormai in declino, a costo marginale zero, come direbbe Rifkin, e passare da un modello economico quindi ormai in disuso ad uno circolare, ecologico, collaborativo e inclusivo. Tutto ciò può essere possibile adottando un approccio sistemico, che tenga conto della complessità del sistema produttivo, economico e sociale.