[pronunce]

– In via preliminare, vanno disattese le eccezioni di inammissibilità delle questioni per difetto di motivazione sulla rilevanza, formulate dall'Avvocatura generale dello Stato sul duplice rilievo che il giudice a quo avrebbe omesso, da un lato, di indicare l'incidenza sul quadro probatorio complessivo degli interrogatori acquisiti e, dall'altro, di specificare se per tali atti fosse stato dato l'avviso previsto dall'art. 64, comma 3, lettera c), cod. proc. pen. Il primo rilievo attiene, infatti, al merito della res iudicanda, laddove il quesito di costituzionalità investe il profilo preliminare, di ordine processuale, relativo all'utilizzabilità nei confronti dei coimputati del materiale probatorio acquisito ai sensi dell'art. 503, commi 5 e 6, cod. proc. pen. Non era necessario, quindi, che nell'ordinanza di rimessione si specificasse se gli interrogatori acquisiti fossero concretamente idonei a orientare il giudizio sull'imputazione, essendo questa una valutazione che attiene al momento della decisione, quando, ai sensi dell'art. 546, comma 1, cod. proc. pen. , il giudice è tenuto a valutare tutti i risultati probatori per affermarne o escluderne la decisività. Quanto, poi, al secondo rilievo, la circostanza che il giudice rimettente abbia accertato l'avvenuta formulazione dell'avviso previsto dall'art. 64, comma 3, lettera c), cod. proc. pen. è da ritenere implicita nel fatto che le dichiarazioni, recate dai verbali poi acquisiti, siano state utilizzate, senza alcuna eccezione di parte e senza alcun rilievo d'ufficio, per le contestazioni previste dal comma 3 dell'art. 503 cod. proc. pen. , necessariamente preliminari all'acquisizione al fascicolo per il dibattimento. 3. – Nel merito, le questioni non sono fondate. 3.1. – Il giudice a quo muove dal presupposto che, in base alle norme censurate, le precedenti dichiarazioni difformi, rese dall'imputato prima del giudizio e utilizzate per le contestazioni, assumano – una volta acquisite al fascicolo per il dibattimento – piena efficacia probatoria senza limitazioni non solo nei confronti dell'imputato che le ha rese, ma anche dei coimputati. I commi 5 e 6 dell'art. 503 cod. proc. pen. , recherebbero quindi, sotto questo profilo, una disciplina in tema di formazione della prova affatto diversa dalla vigente in forza di altre norme, in particolare quelle di cui agli artt. 238 e 513 cod. proc. pen. , che, ammettendo l'utilizzabilità in dibattimento dei verbali contenenti precedenti dichiarazioni rese dall'imputato, la subordinano o alla partecipazione del difensore o al consenso all'acquisizione dell'atto. Tale ricostruzione delle fattispecie oggetto di rimessione si assume costituire il «diritto vivente, espresso dalla giurisprudenza della Corte di cassazione e dalla stessa Corte costituzionale», ma in contrasto con i parametri costituzionali evocati. Tuttavia, l'esame delle sentenze di legittimità e costituzionali indicate a sostegno del presupposto interpretativo fatto proprio dal giudice a quo consente di apprezzare che si tratta o di richiami non pertinenti o di decisioni emesse prima della modifica dell'art. 111 Cost., operata dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2, e delle conseguenti riforme al codice di procedura penale apportate dalla legge 1° marzo 2001, n. 63. Quindi, i principi affermati in dette decisioni non sono più attuali né conformi ai dati normativi di riferimento. 3.2. – La censura di incostituzionalità involge la più ampia problematica del “valore probatorio” da attribuire agli atti a contenuto dichiarativo assunti nelle fasi precedenti il giudizio per attività unilaterale dei soggetti processuali, in particolare del pubblico ministero. Il processo penale è ora regolato dal principio del «contraddittorio nella formazione della prova», enunciato dal quarto comma dell'art. 111 Cost., il quale comporta che tutte le parti devono essere poste in grado di partecipare attivamente al momento genetico, e non soltanto di formulare a posteriori valutazioni su elementi acquisiti unilateralmente. Ne discende l'impermeabilità del processo rispetto al materiale raccolto in assenza della dialettica tra le parti. Per le prove dichiarative, il contraddittorio e il suo necessario corollario della oralità sono ora, nel dibattimento, regola generale – fuori delle tassative fattispecie derogatorie delineate dal nuovo dettato costituzionale – per cui gli istituti che mirano a preservarlo da contaminazioni probatorie fondate su atti unilateralmente assunti nelle fasi antecedenti devono necessariamente essere valutati in coerenza con gli enunciati dell'art. 111 Cost. La legge n. 63 del 2001, attuativa dei principi del giusto processo, pur avendo mutato la regola di utilizzabilità delle dichiarazioni servite per le contestazioni al testimone e ripristinata l'esclusione probatoria contenuta nella stesura iniziale del codice, ha lasciato inalterata la disciplina prevista dai commi 5 e 6 dell'art. 503 cod. proc. pen. Derogando al principio d'irrilevanza probatoria delle dichiarazioni rese durante le indagini, si continua a prevedere l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento, se utilizzate per le contestazioni, delle dichiarazioni difformi rese dall'imputato in precedenza, cui il difensore aveva diritto di assistere. Peraltro e conformemente a quanto stabilito da questa Corte, nella nuova prospettiva indicata dall'art.111 Cost. «l'istituto delle contestazioni – proprio perché configurato quale veicolo tecnico di utilizzazione processuale di dichiarazioni raccolte prima e al di fuori del contraddittorio – non può mai atteggiarsi alla stregua di un meccanismo di acquisizione illimitato e incondizionato di quelle dichiarazioni» (ordinanza n. 36 del 2002; si veda anche già l'ordinanza n. 440 del 2000). 3.3. – L'interpretazione della disciplina censurata offerta dal giudice a quo non può, quindi, essere ritenuta adeguata all'attuale quadro normativo. In particolare, per quanto concerne l'aspetto che al presente interessa, precise esigenze, non solo di lettura conforme al disposto dell'art. 111, quarto comma, Cost., ma anche – e prima ancora – di coerenza sistematica, rispetto alla regolamentazione complessiva della materia attualmente racchiusa nel codice di rito, impongono di ritenere che il recupero probatorio per effetto delle contestazioni, prefigurato dai commi 5 e 6 dell'art. 503 cod. proc. pen. , non operi comunque ai fini dell'affermazione della responsabilità di soggetti diversi dal dichiarante. Al riguardo, va rilevato, anzitutto, che le regole generali per l'interrogatorio sono state modificate dalla legge n. 63 del 2001. L'art. 64 cod. proc. pen. ora prevede che, prima che abbia inizio l'interrogatorio, la persona deve essere avvisata che le sue dichiarazioni potranno sempre essere utilizzate nei suoi confronti e che, se renderà dichiarazioni su fatti che concernono la responsabilità di altri, assumerà, in ordine a tali fatti, l'ufficio di testimone.