[pronunce]

Le questioni sarebbero inammissibili perché il rimettente non avrebbe esperito il tentativo di interpretazione costituzionalmente conforme. Nel merito, esse sarebbero infondate in ragione della «profonda differenza intercorrente tra il procedimento penale ed il procedimento di prevenzione». 3.- Si è costituito anche il proposto, rappresentato, in quanto interdetto, dal proprio tutore, e ha chiesto l'accoglimento della questioni. Secondo il proposto anche l'applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale non potrebbe prescindere dallo «svolgimento del contraddittorio» con la parte privata, in particolare sull'esistenza della pericolosità «al momento dell'acquisto del bene oggetto della richiesta ablatoria». L'incapacità processuale del proposto, pertanto, non potrebbe consentire al Tribunale l'adozione di un provvedimento sulla confisca del bene. Né l'incapace potrebbe essere equiparato al deceduto, che resta estraneo al procedimento avviato nei confronti degli eredi, e per il quale non si pone perciò un problema di violazione del diritto di difesa, come questa Corte ha ritenuto con la sentenza n. 21 del 2012. 4.- Nell'imminenza dell'udienza pubblica, l'Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria, insistendo perché le questioni siano dichiarate inammissibili e, nel merito, non fondate. La difesa erariale ribadisce che il rimettente avrebbe dovuto offrire un'interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione impugnata, in difetto della quale sarebbe inammissibilmente richiesto alla Corte di «avallare una tra le scelte ermeneutiche possibili». Nel merito, l'Avvocatura generale insiste sulle differenze tra il procedimento penale e il procedimento per l'applicazione della misura di prevenzione reale, con ampie citazioni tratte dalla giurisprudenza costituzionale. Questa distinzione renderebbe non fondate le questioni.1.- Il Tribunale ordinario di Napoli, sezione misure di prevenzione, solleva questioni di legittimità costituzionale dell'art. 72, comma 2, del codice di procedura penale, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui, nel procedimento di applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale, non prevede la revoca dell'ordinanza di sospensione disposta per l'infermità di mente del proposto, qualora si accerti che l'incapacità della persona è irreversibile. Il giudice a quo si trova a decidere su domande congiunte di applicazione di una misura di prevenzione personale e della confisca, nei confronti di una persona indiziata di appartenere a un'associazione di tipo mafioso, nell'ambito di un procedimento ancora governato ratione temporis dalla legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere), e dalla legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità). Nel corso del procedimento è stato accertato che il proposto non era in grado di partecipare coscientemente a causa di un'infermità mentale. Per tale ragione il Tribunale rimettente ha adottato un'ordinanza di sospensione ai sensi dell'art. 71 cod. proc. pen. All'esito di una nuova perizia è risultata la natura irreversibile dell'incapacità. Il giudice a quo reputa che la «permanente stasi processuale», alla quale il procedimento sull'applicabilità della misura patrimoniale sarebbe consegnato per effetto di tale situazione, generi un contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost. L'attuale assetto normativo sarebbe lesivo del principio di uguaglianza, perché tratterebbe in modo diverso l'imputato nel procedimento penale e il proposto nel procedimento di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, e sarebbe anche del tutto irragionevole. Inoltre sarebbe leso, sia il diritto di difesa dell'incapace, «al quale viene preclusa ogni possibilità di far valere le proprie ragioni attraverso il curatore speciale per dimostrare la lecita provenienza dei beni in sequestro», sia il diritto di difesa dei terzi intestatari di beni sequestrati nel presupposto che ne abbia la disponibilità il proposto. 2.- L'Avvocatura dello Stato ha eccepito l'inammissibilità delle questioni, perché il rimettente non avrebbe esperito il tentativo di interpretare la norma impugnata in senso costituzionalmente conforme, e ne ha chiesto il rigetto facendo rilevare la differenza tra il processo penale e il procedimento di prevenzione. 3.- L'eccezione di inammissibilità è priva di fondamento, perché il giudice rimettente ha ritenuto che la possibilità di dare un'interpretazione della disposizione impugnata tale da far superare il denunciato contrasto fosse preclusa dal testo normativo, che non permetterebbe di revocare l'ordinanza di sospensione per il caso di irreversibile incapacità del proposto (sentenza n. 42 del 2017). 4.- Le questioni non sono fondate. Di fronte all'incapacità del proposto di partecipare coscientemente al procedimento di prevenzione, il Tribunale rimettente, richiamando una giurisprudenza in tal senso, ha ritenuto di dover fare applicazione delle disposizioni che regolano una situazione analoga nel processo penale, e in particolare dell'art. 71 cod. proc. pen. Perciò ha sospeso il procedimento. L'irreversibilità dell'incapacità avrebbe poi determinato, secondo il Tribunale, una durata interminabile della sospensione, in quanto non si sarebbe potuta verificare nel procedimento di prevenzione la situazione che, a norma dell'art. 72, comma 2, cod. proc. pen. , comporta nel processo penale la revoca dell'ordinanza sospensiva; sarebbe cioè mancata la possibilità di pronunciare una sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere. Il giudice a quo rileva che lo stato di irreversibile incapacità del proposto nel caso di specie, anche alla luce della natura dell'infermità mentale che lo ha colpito, «fa venir meno in radice ogni possibilità di ritenere attuale la sua eventuale pericolosità sociale», e che pertanto «deve certamente escludersi uno dei requisiti essenziali per l'applicazione della misura di prevenzione personale ex art. 2 L. 575/65». Nonostante ciò, l'ordinanza di sospensione non potrebbe essere revocata; infatti non sarebbe «possibile alcuna analogia con la "sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere". Queste, «mai previste dalla legislazione in materia di misure di prevenzione, [avrebbero] evidentemente ragione di essere solo nel procedimento penale di cognizione ed innanzi alla contestazione di ipotesi di reato». Tale affermazione non può essere condivisa. È vero che nel procedimento di prevenzione non sono previste sentenze di proscioglimento o di non luogo a procedere, ma se fossero previste verrebbe in questione non un'applicazione analogica dell'art. 72, comma 2, cod. proc. pen. , ma un'applicazione diretta. Esclusa l'applicazione diretta, nel caso in cui la mancanza di pericolosità del proposto comporti il rigetto della richiesta della misura di prevenzione personale, non c'è alcuna ragione per escludere anche l'applicazione analogica della disposizione in questione. In questo caso il procedimento di prevenzione si conclude con una decisione sostanzialmente assolutoria, come quella del processo penale, e, una volta fatta applicazione analogica dell'art. 71 cod.