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La discussione sarà introdotta dalla cancelliera Merkel e dal presidente Macron, i quali informeranno il Consiglio europeo, in particolare con riguardo all'esito del recente vertice dei Capi di Stato e di Governo del cosiddetto Formato Normandia. Tale vertice si è svolto lunedì 9 dicembre. La ripresa del confronto negoziale fra le parti è essenziale per l'Italia; ad un esito positivo di tale confronto, nella prospettiva della piena attuazione delle intese di Minsk, intendiamo comunque continuare a lavorare con i partner europei. Colgo l'occasione per riaffermare che l'Italia intende perseguire un approccio convinto, secondo cui le sanzioni non sono un fine in sé, bensì uno strumento finalizzato ad avviare a soluzione la crisi ucraina. Nella discussione, se non nelle conclusioni del Consiglio europeo, potrebbe infine emergere, su richiesta di un altro Stato membro, la questione del rispetto da parte della Turchia della sovranità e dei diritti sovrani sulle zone economiche esclusive di tutti i suoi Paesi vicini. La questione, di cui si sono già occupati i Consigli europei di giugno e ottobre scorso (e ricordo anche i Consigli di marzo e giugno 2018), ora viene in rilievo non solo per quanto riguarda le interferenze di Ankara nella zona economica esclusiva di Cipro, tema su cui l'Italia continua ad appoggiare il sostegno europeo a Cipro, bensì anche a seguito della recente sottoscrizione di due memoranda siglati dalla Turchia con il GAN libico in materia di sicurezza e di delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive. È importante che dal Consiglio europeo vengano al riguardo reiterati il sostegno agli Stati membri che si affacciano sul Mediterraneo orientale e il richiamo al pieno rispetto del diritto internazionale; è altrettanto essenziale che i predetti segnali non si traducano in un avallo al rallentamento del processo politico per la stabilizzazione della Libia e in un rinvio sine die della Conferenza di Berlino, che noi appoggiamo. I temi su cui mi sono sinora soffermato caratterizzeranno le sessioni di lavoro del Consiglio europeo a 28 di giovedì 12 dicembre. Il giorno successivo, i Capi di Stato e di Governo dei 27 Stati membri si riuniranno nel vertice euro, il cosiddetto Eurosummit, che avrà all'ordine del giorno il tema dell'approfondimento dell'unione economica e monetaria, ovvero la riforma del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità, l'unione bancaria e lo strumento di bilancio per la competitività e la convergenza, sulla base dei lavori dell'Eurogruppo che si sono da poco conclusi, lo scorso 4 dicembre. Ribadisco in questa sede quanto da me già evidenziato nell'informativa resa al Parlamento lunedì 2 dicembre, circa la coerenza e la trasparenza informativa che hanno caratterizzato sempre l'interlocuzione tra Governo e Parlamento su un tema così complesso e così sensibile. Inoltre, il ministro Gualtieri e io personalmente abbiamo spiegato e dimostrato che la revisione del Trattato sul Meccanismo europeo di stabilità non apporta modifiche sostanziali al Trattato già esistente e in particolare non introduce - ed è nostra ferma intenzione che questo non accada - alcun automatismo nella ristrutturazione del debito di uno Stato, ma lascia alla Commissione europea il fondamentale ruolo di valutarne la sostenibilità e di assicurare la coerenza complessiva delle analisi macroeconomiche effettuate sui Paesi membri. Come ho già sottolineato nel corso della mia recentissima informativa del 2 dicembre, qui in questa sede, il MES non è indirizzato contro un particolare Paese o costruito a vantaggio di alcuni Paesi e a scapito di altri. ( Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az ). È un'assicurazione contro il pericolo di contagio di panico finanziario a vantaggio di tutti. In particolare, l'Italia non ha nulla da temere, anche perché il suo debito è pienamente sostenibile, come dimostrano le valutazioni delle principali istituzioni internazionali, inclusa la Commissione europea, e come confermano i mercati. Bisogna quindi stare attenti a insinuare dubbi e paure nei cittadini italiani, tanto più che quantomeno alcune delle posizioni che si sono delineate nel corso del dibattito pubblico hanno disvelato il malcelato auspicio di portare il nostro Paese fuori dall'eurozona o addirittura dall'Unione europea. Ma, se questo è l'obiettivo, allora converrebbe chiarirlo in modo esplicito, affinché il dibattito pubblico sia trasparente e i cittadini italiani possano essere informati di tutte le implicazioni che tali posizioni traggono con sé. Vero è che un dibattito portato avanti in modo molto confuso rischia di indurre il sospetto nei mercati e nelle istituzioni internazionali che siamo noi stessi a dubitare dell'impegno assunto di mantenere il debito su un sentiero di piena sostenibilità, e questo sì che sarebbe un modo per danneggiare il risparmio degli italiani. La revisione del MES è solo una parte di una nuova architettura europea che si verrà designando nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Alcuni elementi di questa nuova architettura devono essere considerati assieme alla revisione del Trattato del MES. In considerazione dell'importanza e della complessità del processo di approfondimento dell'unione economica e monetaria europea, ho reputato e reputo indispensabile continuare a informare puntualmente il Parlamento, personalmente, ma anche tramite i Ministri competenti, in tutte le occasioni in cui l'Italia sarà chiamata a esprimere nelle sedi europee la propria posizione nei vari passaggi del negoziato sul futuro dell'unione economica e monetaria e sulla conclusione della riforma del MES. Il Parlamento, con la risoluzione dello scorso giugno, ha dato mandato al Governo di esprimere una strategia di insieme sul pacchetto di riforme, nella consapevolezza che l'Italia deve giocare un ruolo attivo e propositivo nella sua definizione. Su questo punto non posso che ribadire quanto già auspicato nell'informativa da me resa, sia alla Camera dei deputati che al Senato, lo scorso 2 dicembre, ovvero - ricordo testualmente - che il Parlamento, con la sua autorevolezza, in virtù della sua legittimazione democratica, contribuisca a portare in Europa la voce di un Paese forte, di un Paese coeso che si impegna a rafforzare le istituzioni europee secondo un piano che, ovviamente nel rispetto del nostro interesse nazionale, conduca a un'architettura più robusta e a una più equilibrata condivisione dei rischi. La posizione del Governo in sede europea sarà sempre coerente con gli indirizzi definiti dalle Camere. Il Governo, pertanto, continuerà a operare secondo una logica di pacchetto, assicurando l'equilibrio complessivo dei diversi elementi al centro del processo di riforma dell'unione economica e monetaria e valutando con la massima attenzione i punti critici. Riteniamo negativi, in particolare, interventi di carattere restrittivo sulla detenzione di titoli sovrani da parte di istituti finanziari e di banche e, comunque, la ponderazione dei rischi dei titoli di Stato attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale, come pure riteniamo negative le disposizioni che prevedano una contribuzione degli istituti finanziari all'EDIS in base al rischio di portafoglio dei titoli di Stato.