[pronunce]

ma se l'affermazione poteva essere valida in relazione alla disciplina originaria del codice di rito, non lo sarebbe più in confronto all'attuale assetto normativo, profondamente modificato dalle possibilità di integrazione probatoria, di rinnovazione della richiesta del rito alternativo sino alla dichiarazione di apertura del dibattimento (per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 169 del 2003) e di revoca della richiesta stessa da parte dell'imputato in caso di nuove contestazioni (art. 441-bis cod. proc. pen.), oltre che dagli interventi sui limiti dell'appello previsti dall'art. 443 cod. proc. pen. Varrebbero, inoltre, con riguardo alla vicenda oggetto del giudizio a quo, le considerazioni svolte dalla Corte costituzionale nella citata sentenza n. 112 del 1998, riguardo all'assoluta identità delle posizioni del convenuto in un giudizio civile per il risarcimento del danno provocato dalla circolazione di veicoli sottoposti all'assicurazione obbligatoria prevista dalla legge n. 990 del 1969, e dell'imputato per il quale, in relazione al medesimo illecito, vi sia stata costituzione di parte civile nel processo penale: con la conseguenza che violerebbe il principio di uguaglianza la mancata attribuzione al secondo del potere - riconosciuto invece al primo - di chiamare in garanzia il proprio assicuratore. 2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque infondata. Ad avviso della difesa dello Stato, il giudice a quo non potrebbe sollevare la questione senza avere prima ammesso la citazione del responsabile civile e atteso la sua costituzione. L'ordinanza di rimessione non indicherebbe, inoltre, in modo adeguato le specifiche ragioni di contrasto tra la norma censurata e i parametri costituzionali invocati, limitandosi ad operare un rinvio per relationem alle motivazioni dell'ordinanza di rimessione della Corte d'appello di Milano del 12 maggio 2014. Nel merito, la questione sarebbe comunque infondata. Come affermato ancora di recente dalla giurisprudenza di legittimità, la presenza del responsabile civile appare «ontologicamente incompatibile» con il rito abbreviato, in considerazione dell'esigenza di «non gravare il giudizio stesso, che dovrebbe essere caratterizzato dalla massima celerità, della presenza, non indispensabile, di soggetti la cui posizione è incisa solo sul piano privatistico dalla decisione penale». Pur considerando le modifiche strutturali subite dal giudizio abbreviato dopo l'entrata in vigore del nuovo codice, il mantenimento del regime di incompatibilità tra tale rito e la presenza del responsabile civile costituirebbe frutto di una scelta discrezionale del legislatore, rispettosa tanto del principio di ragionevolezza che del diritto di difesa della parte civile e del principio di ragionevole durata del processo, tenuto conto anche della non operatività - nei confronti del responsabile civile - della causa di sospensione del giudizio civile prevista dall'art. 75, comma 3, cod. proc. pen.1.- Il Tribunale ordinario di Palermo dubita della legittimità costituzionale dell'art. 87, comma 3, del codice di procedura penale, in forza del quale l'esclusione del responsabile civile «è disposta senza ritardo, anche di ufficio, quando il giudice accoglie la richiesta di giudizio abbreviato». Ad avviso del giudice a quo, la norma censurata violerebbe l'art. 3 della Costituzione, determinando una ingiustificata disparità di trattamento tanto della parte civile che dell'imputato, sul piano delle pretese risarcitorie, rispetto al giudizio ordinario. Violerebbe, altresì, l'art. 24 Cost., compromettendo il diritto di agire in giudizio dei predetti soggetti processuali, nonché l'art. 111 Cost., per contrasto con il principio di ragionevole durata del processo. 2.- Le eccezioni di inammissibilità della questione formulate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri non sono fondate. Il giudice a quo, dopo aver disposto il giudizio abbreviato, si trova a dover decidere sulla richiesta dell'imputato di citazione, quale responsabile civile, del suo assicuratore per la responsabilità civile automobilistica. Non implausibilmente, il rimettente ravvisa nella norma denunciata - che impone l'automatica estromissione del responsabile civile dal giudizio abbreviato - un ostacolo all'accoglimento di detta richiesta. Non è, dunque, condivisibile la tesi della difesa dello Stato, secondo la quale la questione avrebbe potuto essere sollevata solo dopo l'ammissione della citazione del responsabile civile e la sua costituzione in giudizio. L'ordinanza di rimessione non può neppure ritenersi motivata per relationem, quanto alla non manifesta infondatezza. La Corte rimettente richiama, bensì, una precedente ordinanza di rimessione della Corte d'appello di Milano (così come altra ordinanza del Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Sassari), ma ne riproduce, per sintesi, i contenuti, dichiarando di aderirvi. 3.- Nel merito, la questione non è fondata. Come emerge dalla relazione al progetto preliminare del codice di procedura penale, l'esclusione automatica, «senza ritardo, anche d'ufficio», del responsabile civile, prevista dalla norma censurata quando sia disposto il giudizio abbreviato, trova giustificazione «nell'intento di non gravare tale tipo di giudizio, che dovrebbe essere caratterizzato dalla massima celerità, della presenza, non indispensabile, di soggetti la cui posizione può restare incisa solo sul piano privatistico dalla decisione penale». Contrariamente a quanto assume il rimettente, detta ratio non risulta affatto scalfita dalle successive modifiche della disciplina del rito alternativo operate dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479 (Modifiche alle disposizioni sul procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica e altre modifiche al codice di procedura penale. Modifiche al codice penale e all'ordinamento giudiziario. Disposizioni in materia di contenzioso civile pendente, di indennità spettanti al giudice di pace e di esercizio della professione forense): modifiche consistite, in particolare, nella soppressione del requisito del consenso del pubblico ministero e nella previsione di possibili integrazioni del materiale probatorio utilizzabile ai fini della decisione, tanto su istanza dell'imputato (art. 438, comma 5, cod. proc. pen.), quanto per iniziativa officiosa del giudice (art. 441, comma 5, cod. proc. pen.). Come già rilevato da questa Corte, a seguito della citata novella legislativa il rito abbreviato continua a costituire un modello alternativo al dibattimento che, da un lato, si fonda sull'intero materiale raccolto nel corso delle indagini preliminari - in base al quale l'imputato accetta di essere giudicato - e, dall'altro, consente una limitata acquisizione di elementi meramente integrativi, sì da mantenere la configurazione di rito "a prova contratta" (ordinanza n. 57 del 2005). Di conseguenza, anche se viene richiesta o disposta una integrazione probatoria, «il minor dispendio di tempo e di energie processuali rispetto al procedimento ordinario continua [...] ad essere un carattere essenziale del giudizio abbreviato» (sentenza n. 115 del 2001).