[resaula]

Il rendiconto in realtà non è modificabile, perché è lo stato dell'arte del 2021, mentre l'assestamento è frutto di altri provvedimenti già approvati in questa Aula oppure è frutto di storni effettuati con atti amministrativi. Io penso che chi fa politica e chi fa amministrazione debba capire quello di cui stiamo parlando oggi. Sono discussioni che meriterebbero di farci passare le nottate, se non ci fosse stato lo scioglimento delle Camere, perché occorre capire di bilancio, con esperienza e con umiltà, a tutti i livelli. Io avevo un vicesindaco storico, che per vent'anni è stato con me e che ora è andato avanti; era un alpino, aveva frequentato la quinta elementare ed era un operaio delle fonderie della FIAT. Aveva capito il bilancio pubblico; intuiva e capiva come si faceva a manovrare la competenza, i residui e la cassa e come si spostava da un capitolo all'altro. Inoltre faccio presente a quest'Assemblea, seppure sia tarda ora, che un mezzo è la nasometria (come ho detto stamattina al Sottosegretario), che applicava Giovanni Goria, che è stato Presidente del Consiglio nel 1987 e prima è stato Ministro del tesoro per tanti anni, con i Governi Craxi. Vi invito anche (se vi riuscite, avrete altre fonti) a leggere ogni tanto il sito Zafferano news di Riccardo Ruggeri, che è un ex manager della New Holland (FIAT), figlio dei custodi della palazzina degli uffici della FIAT. Lui dice che l'Italia è tecnicamente fallita da anni, però è un ente pubblico e va avanti. Allora parliamo di bilancio. Il rendiconto è fatto dal conto del bilancio e dal conto del patrimonio. Il patrimonio è dato da 1.001 miliardi di attività, che comprendono i fabbricati e le altre infrastrutture, secondo valutazioni di inventario, e i crediti. Il passivo è 3.434 miliardi, che è tutto il debito pubblico, più i saldi passivi del bilancio annuale. Ne deriva un deficit di 2.433 miliardi, di cui 218 aggiuntivi nel 2021, rispetto al 2020. Queste sono le vere cifre. In questi attivi non c'è quella cifra che il Presidente del Consiglio si è lasciato scappare nell'ultimo intervento in questa Aula dei 1.100 miliardi del magazzino fiscale. Il magazzino fiscale non è 1.100 miliardi, che sono favole, sono importi che risalgono a cinquant'anni fa, ma è di 70-80 miliardi, di cui la cifra incassabile è circa la metà (35-37 miliardi). Questi sono i dati forniti dai suoi colleghi del MEF, cara Sottosegretario. Questi sono i fatti di cui dobbiamo parlare. I numeri non sono opinabili e non perdonano. Infatti la relazione al rendiconto parla di un miglioramento dei saldi rispetto all'esercizio 2020. Questo è certo, perché il 2020 era stato un annus horribilis , quello del Covid; il 2021 è andato un po' meglio. È vero che abbiamo dovuto accendere prestiti per 424 miliardi, di fronte a scadenze rimborsate per 236. Questo è l'importo di prima, che ha fatto diventare più negativo il saldo del patrimonio. Nel rendiconto, nel conto del bilancio, c'è l'annosa questione dei residui, che sono pari a 211 miliardi di euro nell'attivo e a circa 196 miliardi di euro (quasi 197) nel passivo. I residui attivi e passivi sono più o meno uguali come importo, ma quelli passivi sono certi e quelli attivi lo sono un po' meno. Bisogna però perseguire un miglioramento di queste cose. La gestione della competenza, della cassa e dei residui insieme alla cassa fa il mix del bilancio, secondo il quale il saldo netto da finanziare, che è quello che approviamo oggi, è stato pari a 220 miliardi di euro. Dopodiché approviamo, all'articolo 3 del provvedimento odierno, il disavanzo della gestione di competenza, che è pari a 59 miliardi di euro, che tiene conto soltanto della competenza. Invito veramente a pensare a lungo su questi numeri. Gli allegati del bilancio comprendono anche i dati riguardanti l'Europa e il nostro contributo all'Europa, che ammonta all'1,2 per cento del PIL, è pari a 20,87 miliardi di euro. Nel 2021 abbiamo avuto dall'Europa 40 miliardi di euro, di cui 25 con la prima rata del PNRR. La differenza di 15 miliardi di euro è quello che ci dà l'Europa con i contributi, a fronte dei 20,87 miliardi di euro che noi versiamo. Questi 20,87 miliardi di euro potranno aumentare, perché l'1,2 per cento del PIL potrà diventare il 2 per cento - questo l'abbiamo deliberato in questa sede - a restituzione dei sussidi dell'Europa, ovvero della parte del PNRR che è sussidio. Questa è la verità; questi sono gli atti ufficiali. Come hanno già detto alcuni colleghi intervenuti in precedenza, l'assestamento registra, per nostra fortuna, un incremento delle imposte dirette e indirette. Come già detto e ribadito, le imposte indirette, tra cui l'IVA sulla benzina, contribuiscono a finanziare tante cose, tra cui i 14,3 miliardi di euro del decreto-legge aiuti 2, in via di approvazione domani, ma anche il trasferimento - come è scritto negli atti - agli enti pubblici di competenza, per l'assegno unico e universale, pari a 10,3 miliardi di euro. Questo assegno unico comprende, dal lato delle entrate, la mancata assegnazione degli 80 euro del Governo Renzi. Questi sono i dati. Concludo con delle valutazioni, perché mi si chiede di essere breve. Cosa lasciamo dunque noi e cosa lascia questa legislatura, che va a finire, all'Italia e agli italiani, a noi stessi in termini di esperienza e alla prossima legislatura? Lasciamo la necessità di fare crescita attraverso l'aumento del PIL, che da 1.850 miliardi di euro circa deve aumentare in maniera secca e decisa. Come si fa a farlo aumentare? Lo si fa iniettando fiducia, certezze e serietà. Ad esempio, serietà è anche dire cosa si fa con il bonus del 110 per cento, che deve essere chiuso in qualche modo e riportato all'80 per cento, magari previo un periodo di sospensione, ma nella certezza di quello che è in ballo e di chi ha iniziato le pratiche per il 110 per cento. Questo è fare politica, l'Italia è forte, lo è la sua industria manifatturiera, ma tutti i settori sono forti e hanno le più variegate produzioni e c'è una grossa forza legata all'esportazione. Salvo fattori esterni, ce la faremo a garantire il debito, anche grazie all'inflazione, che in qualche modo lo sminuisce. L'inflazione però va governata, perché determina la necessità dell'aumento delle pensioni e degli stipendi, nonostante il Governatore della Banca d'Italia, il 31 maggio, nelle sue valutazioni annuali, abbia detto che non si deve innescare il meccanismo dell'aumento delle pensioni e degli stipendi. Ma come fare con le bollette? Quindi c'è un sistema molto complicato e molto effervescente, che richiederà fiducia, certezze e serietà, che secondo me - non me ne vogliano i colleghi - c'è anche nel centrodestra (e dico centrodestra).