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Lei lo ha detto in sede di replica. Ci dispiace che, anche per un simile provvedimento, non sia stato possibile incidere con almeno qualche modifica, segno di capacità di ascolto della voce del popolo che rappresentiamo - non parlo della voce di noi senatori - e di un dialogo democratico che non smetteremo mai di cercare in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Congratulazioni). PRESIDENTE . Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali. Ha chiesto di intervenire il senatore Malan per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, non mi dilungherò perché le ragioni della nostra richiesta di non procedere con l'esame di questo provvedimento le ha illustrate la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin e lo ha fatto molto bene; pertanto, mi rimetto a quanto da lei detto per quanto riguarda le argomentazioni. Apprezziamo la presenza del ministro Bongiorno, alla quale mi permetto di dire che sono sicuro che i suoi intendimenti mostrati nelle dichiarazioni pubbliche, che abbiamo in parti importanti condiviso, sono molto migliori di questo provvedimento. Non ci deve essere fretta nel presentare a tutti i costi qualcosa entro l'anno. Noi, soprattutto per la realtà delle cose, possiamo avere la pazienza di aspettare uno o due mesi per avere un provvedimento migliore che abbia una visione più complessiva della pubblica amministrazione, un settore importantissimo per il nostro Paese. Ci sono sicuramente dei furbi che cercano di aggirare gli obblighi materiali e morali che hanno di lavorare per chi paga loro lo stipendio, cioè per i cittadini italiani, ma soprattutto ci sono tante professionalità da valorizzare e da mettere in condizione di lavorare meglio. Pensiamo francamente che ciò non si possa fare con un Nucleo che, per quanto abbia il bel nome di «interventi per la concretezza», non sembra molto in grado di incidere positivamente mentre si sovrappone a molti altri organismi. Credo, quindi, che i lavoratori della pubblica amministrazione debbano essere messi in grado di fare bene il loro lavoro e di farlo in modo più efficace. Dovrebbero essere fatti meno controlli, ma in maniera più efficace e non solo formalmente. Ci interessa poco se stanno fino all'ultimo minuto in ufficio; l'importante è cosa fanno nelle ore in cui sono in ufficio. Queste sono le cose che dovremmo fare. Dovremmo vedere se i lavori che fanno non sono inutili; se devono passare più tempo a rispondere a continui obblighi di relazioni e di rendicontazioni per spiegare che non sono lì per rubare o per farsi corrompere e a redigere tutte le relazioni antimafia e anticorruzione per poi magari lavorare per il bene dei cittadini negli eventuali pochi minuti residui. Noi pensiamo che bisogna valorizzare le professionalità e controllare per evitare gli abusi, ma che occorre un provvedimento organico, che non vediamo nel testo al nostro esame. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Patriarca per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà. PATRIARCA (PD) . Signor Presidente, ministro Bongiorno, continua la sequenza di provvedimenti battezzati - lo dico con molto rispetto - con parole piuttosto impegnative, ma che nulla hanno a che fare con il contenuto del testo: «concretezza» oggi; «dignità» e «sicurezza» nei mesi scorsi. Si tratta di provvedimenti slogan che non muovono alcun cambiamento e, anzi, producono complicazioni e danni al Paese. Il decreto-legge dignità ha innescato precarietà e disoccupazione. Ministro, i dati Istat ce lo confermano. Il decreto-legge sicurezza aumenterà il numero degli irregolari e produrrà più insicurezza sui nostri territori e questo ragionamento vale anche per il disegno di legge concretezza. Signor Ministro, in questi mesi l'abbiamo seguita e abbiamo notato che ha fatto annunci piuttosto impegnativi, direi roboanti: 450.000 nuove assunzioni, turnover , attenzione ai giovani, contrasto alla precarietà. In realtà, come ricordava la collega Parente, non cambia alcunché rispetto alla normativa vigente, bisognerebbe riconoscerlo. Nessuna delle nuove assunzioni nel pubblico impiego nel 2019 potrà determinarsi per merito del disegno di legge concretezza; lo sblocco totale del turnover è già previsto dall'ordinamento vigente, sulla base di una norma del Governo Renzi, con decorrenza addirittura dal 2018. Dico con un po' di ironia e con estrema chiarezza che le due norme innovative, cioè il Nucleo della concretezza e l'introduzione di sistemi di verifica biometrici dell'identità nonché di strumenti di videosorveglianza, propongono in filigrana (ma è abbastanza evidente) un progetto accentratore, autoritario (mi si consenta questo termine, signor Ministro), un ritorno inquietante a forme di neocentralismo statale. Più di tutto, però, si nega il principio di realtà, quel principio che sta alla base di ogni azione politica, che ci aiuta a dire quali sono le cose giuste e buone da fare. Il Paese, infatti, va conosciuto, così come va conosciuta la pubblica amministrazione prima di intervenire su questo corpo complesso, fatto da 20.000 enti e 3 milioni di dipendenti, altrimenti si rischia davvero di fare pasticci, oppure di non produrre alcunché. Parlavo del principio di realtà e vado a citare il vostro testo in riferimento al Nucleo della concretezza, cui sono affidati compiti improbabili, che mi permetto solo di leggere per dire come siamo lontani da questo principio di realtà. Si dice che il Nucleo della concretezza assicura la concreta realizzazione del piano triennale (evoca i piani quinquennali di vecchia stagione, quelli dell'Unione Sovietica), effettua sopralluoghi e visite ispettive, interviene sulle modalità di organizzazione e gestione dell'attività amministrativa; propone misure correttive, redige verbali e chiede il riscontro entro tre giorni alle pubbliche amministrazioni ispezionate (tre giorni). Si tratta, signor Ministro, di un nucleo improbabile: parliamo di 53 persone che dovrebbero svolgere quest'attività. Tra l'altro, tale organismo rischia la sovrapposizione con l'Ispettorato per la funzione pubblica e questo lo si deduce anche dal vostro testo: di fatto dichiarate tra le righe che c'è una sovrapposizione, salvo poi fare finta di non vederla. L'organismo non è neppure immediatamente operativo perché nel vostro testo si afferma che il piano triennale cui è affidata la concretezza verrà attivato soltanto con un decreto del Ministro per la pubblica amministrazione. Mi avvio alla conclusione dicendo che noi in realtà avevamo proposto un altro progetto. La legge n. 124 del 2015 indicava altre parole, usava un altro lessico; mi permetto di rileggerla per dire che c'era una visione, una prospettiva, un'idea di cambiamento. Leggo i titoli per dire della differenza, della distanza tra quello che voi avete scritto e quello che questa legge propone e sul quale si poteva lavorare insieme. Il cambiamento prevede anche questo, il Paese si cambia così: assumere quello che è stato fatto, cercando di migliorarlo.