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sulla vicenda una commissione di tecnici, incaricata dal pubblico ministero, sta indagando contro ignoti per omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina; la relazione, in particolare, parlerebbe di "criticità estrema" e di "rischio collassamento", a causa della continua e perdurante esposizione all'usura dovuta al traffico veicolare; il viadotto Puleto è stato chiuso in entrambe le direzioni tra gli svincoli di Canili e Valsavignone, in corrispondenza del confine tra le province di Arezzo e Forlì-Cesena; alcuni amministratori del territorio hanno richiesto un incontro urgente con il Ministero, comprensibilmente preoccupati per i danni di carattere economico e sociale, che potrebbero derivare da una chiusura prolungata del tratto; quanto accaduto, a parere dell'interrogante, è un campanello d'allarme da non sottovalutare. La E45 è infatti un'arteria strategica di collegamento, che presenta criticità e problematiche in diversi tratti, con cantieri infiniti che ne rendono disagevole la percorrenza e con viadotti che necessitano di monitoraggio costante, e per i quali, già nei mesi scorsi, si erano riaccese le preoccupazioni, anche a seguito del crollo del ponte Morandi; è evidente, dunque, che, sulla manutenzione e messa in sicurezza della E45, vada aperta una serissima riflessione, sia in termini di interventi straordinari, sia in termini di programmazione futura per la sua totale messa in sicurezza, si chiede di sapere: quale sia stato l'esito dei controlli nel tratto interessato dalla chiusura; quali interventi urgenti siano stati previsti per la riapertura del tratto del viadotto Puleto; quali azioni di monitoraggio abbia svolto o stia svolgendo il Ministro in indirizzo lungo la E45; quali siano i punti di maggiore criticità lungo la E45; quale sia la programmazione rispetto alla messa in sicurezza della E45 e quali e quante risorse siano state stanziate a tale scopo. Atto n. 4-01121 SBROLLINI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: nel mese di novembre 2018 una vera catastrofe, dovuta ad eventi meteorologici eccezionali, si è abbattuta sui monti del Triveneto, dove milioni di alberi sono stati abbattuti; la distruzione di interi boschi ha messo in precarie condizioni la compattezza idrogeologica delle montagne; nel solo Veneto, risultano ben 3 milioni di piante abbattute, 100.000 gli ettari segnati, con conseguenze non solo ambientali che si faranno sentire per almeno un secolo; si tratta di un patrimonio paesaggistico, culturale e naturale e di luoghi che rappresentano alcune tra le principali peculiarità naturalistiche e tradizionali del Veneto, da preservare, e per i quali si è chiamati urgentemente a reagire con misure ad azioni adeguate; considerato che: l'ondata di maltempo verificatasi nel novembre scorso ha compromesso l'equilibrio ecologico ed ambientale di vaste aree montane mettendo a rischio la stabilità idrogeologica; il rischio è che, a seguito di questo improvviso impoverimento di naturali sostegni della montagna, alcune frane possano riattivarsi; la mancanza di copertura vegetale lascia inoltre il campo libero a nuove frane e smottamenti in caso di forti piogge; nei boschi si trova una grande varietà di vegetali e una popolazione di mammiferi, uccelli e rettili estremamente varia; l'intero habitat naturale di queste vaste aree è stato sconvolto da ciò che può essere definito un vero disastro ecologico; anche l'economia dell'area è stata messa al tappeto, ma la Regione Veneto non ha ritenuto opportuno intervenire in modo straordinario; in una situazione nella quale l'Italia importa già circa l'80 per cento del legno che consuma, al danno ambientale si aggiunge quello economico, con importanti ripercussioni sull'intera filiera del legno e la conseguente perdita di posti di lavoro, in aree spesso già difficili; a ciò bisogna aggiungere gli effetti paesaggistici e le loro ripercussioni sul turismo, altra importante risorsa economica delle aree, con le attività legate alla raccolta dei frutti del bosco come i funghi, in forte espansione; considerato altresì che, anche per effetto della chiusura di numerose aziende agricole, si assiste ad un'inarrestabile avanzata della vegetazione boschiva incolta, che ha invaso senza alcun controllo i terreni agricoli abbandonati, senza la gestione da parte di agricoltori o allevatori; tali terreni si estendono ormai su quasi un terzo della superficie nazionale, con una densità che li rende del tutto impenetrabili ai necessari interventi di manutenzione, difesa e sorveglianza, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga di condividere la preoccupazione per la grave situazione che l'intera area del Triveneto deve fronteggiare; se ritenga che sia necessario predisporre e mettere in atto al più presto un piano specifico per sostenere il recupero dei boschi andati perduti; se creda opportuno difendere in generale il bosco italiano e quali misure intenda porre in essere al fine di garantire tale difesa; se non reputi necessario contrastare il fenomeno dell'allontanamento dalle campagne; in tale ottica, quali interventi nonché specifiche forme di sostegno alle imprese agricole, dell'allevamento nonché ai consorzi forestali intenda attivare, anche al fine di valorizzare le funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio che imprenditori agricoli e consorzi forestali potrebbero efficacemente svolgere. Atto n. 4-01122 GASPARRI Al Ministro della giustizia Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (CNAPPC) è un ente pubblico non economico istituito presso il Ministero della giustizia; secondo quanto risulta, in seguito a un avviso pubblico di selezione per il conferimento di un incarico dirigenziale a tempo pieno e determinato di tre anni indetto dal CNAPPC, pubblicato in data 24 novembre 2017, il 10 aprile 2018 veniva assunto il signor G.G.I. quale dirigente di seconda fascia; a pagina 2 dell'avviso di selezione, tra i requisiti richiesti ai candidati, si legge quanto segue: "La formazione universitaria, comunque richiesta, non può essere inferiore al possesso del diploma di laurea (DL) conseguito secondo l'ordinamento previgente al regolamento di cui al D.M. 509/1999, ovvero al possesso della laurea specialistica (LS) o magistrale (LM) rilasciate da Università statali della Repubblica Italiana o presso Università non statali riconosciute a norma dell'ordinamento scolastico italiano"; nell'avviso di selezione era riportato il facsimile di domanda dove il candidato doveva espressamente dichiarare i titoli di studio; in data 5 aprile 2018 è stato pubblicato l'esito della selezione in cui risultava vincitore il signor I. e quindi destinatario del provvedimento di conferimento dell'incarico dirigenziale; con lettera prot. n. 0000481 del 10 aprile 2018 G.G.I. veniva assunto quale dirigente di seconda fascia con le funzioni di direttore dell'ente, con contratto a tempo pieno e determinato e con trattamento economico lordo annuale pari a 55.466,58 euro;