[pronunce]

che, d'altro canto, la previsione di un tal maggiore contributo unificato neppure potrebbe ritenersi giustificata sotto il profilo della peculiare celerità della disciplina processuale, in realtà prevista dall'art. 23-bis, comma 1, della legge n. 1034 del 1971 per tutta una serie di materie, fra le quali anche quelle ora in considerazione; che è intervenuto nel giudizio incidentale di costituzionalità il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, manifestamente infondata; che, con riferimento al preteso contrasto con l'art. 81, terzo comma, Cost., il Presidente del Consiglio fa rilevare che il parametro costituzionale invocato appare del tutto inconferente, dato che la disposizione in esame (art. 1, comma 307, della legge 296 del 2006) non sarebbe contenuta in una legge di approvazione del bilancio dello Stato, ma sarebbe stata introdotta da una norma di legge finanziaria (legge 27 dicembre 2006 n. 296, per l'anno 2007), la quale, ai sensi dell'art. 11 della legge 5 agosto 1978, n. 468 (Riforme di alcune norme in tema di contabilità generale dello Stato in materia di bilancio), ben può contenere disposizioni di natura fiscale, e, quindi, anche modificative del regime impositivo connesso all'attivazione dei rimedi giurisdizionali previsti dall'ordinamento; che, quanto al profilo concernente il presunto contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost., l'Avvocatura osserva che anche il richiamo all'art. 97 Cost. sarebbe assolutamente inconferente, in primo luogo perchè il parametro viene apoditticamente enunciato (viene lamentata, in concreto, esclusivamente una disparità di trattamento tra situazioni uguali) e, comunque, perché tale norma costituzionale detta principi in tema di attività procedimentale e, quindi, di diritto sostanziale della pubblica amministrazione del tutto estraneo alla disciplina in esame; che, quanto alla questione riguardante la presunta violazione dell'art. 3 Cost, il legislatore, nel censurato art. 13 comma 6-bis, opera numerosi differenziazioni, in ragione sicuramente delle peculiarità delle singole tipologie di processo amministrativo, conosciute dall'ordinamento, con riguardo sia alle materie rispettivamente trattate, sia agli interessi - pubblici e privati - in gioco, sia, in almeno due casi, alle posizioni soggettive coinvolte in giudizio e, dunque, non avrebbe inteso introdurre un criterio automatico ed indifferenziato di determinazione del contributo, ma, abbandonando un sistema che si era rivelato inadeguato, ne avrebbe previsto uno, alternativo, che, oltre che facilitare l'applicazione del tributo, meglio terrebbe conto delle peculiarità delle procedure azionabili dinanzi al giudice amministrativo; che, d'altra parte, secondo l'Avvocatura, la legittimità della scelta operata dal legislatore andrebbe verificata in via generale ed astratta, prescindendo cioè da singoli e specifici risultati applicativi che non possono, da soli, inficiare la ragionevolezza del sistema introdotto, sganciato, com'esso è, dal valore della singola controversia azionata. Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Milano dubita, con riferimento agli artt. 3, 97 e 81, terzo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 6-bis, del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), come modificato dall'art. 1, comma 1307, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007; che il rimettente non effettua una ricostruzione completa delle vicende legislative della norma impugnata, modificata più di una volta, e che, pertanto, la motivazione sulla non manifesta infondatezza risulta del tutto insufficiente; che, invero, il censurato comma 6-bis - originariamente introdotto, nell'art. 13 del d.P.R. n. 115 del 2002, dal decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), come modificato dalla relativa legge di conversione - già prima di essere modificato dall'art. 1, comma 1307, della legge n. 296 del 2006, menzionato dal rimettente - che ha modellato la norma dell'attuale formulazione, oggetto di censura - aveva introdotto, per i giudizi amministrativi, il sistema forfettario di determinazione del contributo unificato basato sul valore della controversia, sia pure ancorandolo a diverse tariffe; che, d'altronde, il rimettente, pur dichiarando, nella motivazione dell'ordinanza, di non contestare il sistema forfettario di determinazione del contributo e pur dolendosi solo dell'eccessiva misura della tariffa prevista per le controversie in materia di affidamento dei lavori pubblici, nel petitum, in contraddizione con tale premessa, chiede la declaratoria sic et simpliciter di illegittimità costituzionale della norma (ossia l'art. 13, comma 6-bis); che la pronuncia caducatoria richiesta dal rimettente, per effetto delle modifiche normative intervenute, determinerebbe la reviviscenza del sistema di determinazione del contributo ancorato al valore della controversia, antecedente alla riforma introdotta con il decreto-legge n. 223 del 2006, con evidente distonia tra petitum e argomentazioni a sostegno del medesimo; che, pertanto, la questione è inammissibile anche per contraddittorietà del petitum (v. ordinanza n. 400 del 2006); che, in ogni caso, la questione è inammissibile per la pluralità delle soluzioni che possono essere offerte dal legislatore in una materia, quale quella della determinazione delle spese processuali poste a carico degli utenti della giustizia ed altresì quella tributaria, nella quale vige il principio della sua discrezionalità e della insindacabilità delle opzioni legislative che non siano caratterizzate da una manifesta irragionevolezza (v. sentenza n. 162 del 1983); che, nel caso di specie, la norma censurata, introducendo una più articolata distinzione tra diverse categorie di controversie amministrative ed elevando la misura dei contributi per alcune di esse, deve ritenersi frutto di una scelta discrezionale non manifestamente irragionevole. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale..