[pronunce]

1.3.- Ciò posto, il giudice rimettente solleva d'ufficio questione di legittimità costituzionale delle disposizioni di cui all'art. 5, comma 1, della legge n. 233 del 1990, e all'art. 1, comma 18, della legge n. 335 del 1995, assumendo che esse si pongono in contrasto con il precetto di cui all'art. 3, primo comma, Cost. 1.4.- Il rimettente deduce che, stante la separazione fra momento di maturazione del requisito per l'accesso al pensionamento (30 novembre 2011) e data di conseguimento del diritto alla decorrenza della pensione (1° giugno 2013), il lavoratore interessato riceverebbe, a tale data, un trattamento quantitativamente inferiore a quello in precedenza spettante (ma non esigibile) all'epoca della maturazione dei requisiti per l'accesso al pensionamento. Secondo il rimettente sarebbe «contraria al principio di razionalità, insito nel precetto ex art. 3 comma 1 Cost., sia nel senso di razionalità pratica, sia nel senso di razionalità formale, cioè del principio logico di non contraddizione (in questo senso Corte cost. n. 113 del 2015 e n. 172 del 1996) , una norma che determini in presenza di ulteriore contribuzione un trattamento pensionistico inferiore a quello che sarebbe stato attribuito in mancanza di quella stessa contribuzione». Per il rimettente sarebbe evidente che un lavoratore, una volta maturati i requisiti per l'accesso al pensionamento, non può subire una diminuzione del suo trattamento pensionistico per il solo fatto di aver maturato una maggiore contribuzione, essendo illogico che il versamento di una ulteriore contribuzione determini una riduzione delle prestazioni. 2.- Con atto depositato il 19 aprile 2016, l'INPS si è costituito nel giudizio incidentale, chiedendo di dichiarare manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata. Ad avviso dell'INPS, il giudice rimettente «sembra muovere da un duplice presupposto palesemente errato: il calcolo della pensione può essere piegato alle esigenze del singolo assicurato e dunque registrare variazioni nelle modalità di svolgimento e di esecuzione; esiste un momento di perfezionamento dei requisiti diverso da quello di maturazione del diritto a ricevere la pensione». Rileva, in particolare, l'Istituto previdenziale che, ai sensi dell'art. 22, quinto comma, della legge 30 aprile 1969, n. 153 (Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale), la pensione di anzianità, oggetto della controversia, decorreva normalmente dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda a seguito del perfezionamento dei requisiti assicurativi, contributivi e ferma la cessazione dell'attività. Il sistema, tuttavia, ha subito una serie di modifiche, per effetto di norme che hanno differito il tempo di decorrenza del trattamento, a partire dall'art. 1, comma 1, del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384 (Misure urgenti in materia di previdenza, di sanità e di pubblico impiego, nonché disposizioni fiscali), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 novembre 1992, n. 438. Evidenzia l'INPS che in tale contesto si colloca l'art. 12, comma 2, lettera b), del d.l. n. 78 del 2010, stabilendo che, per i lavoratori autonomi iscritti alla specifica gestione previdenziale, il trattamento pensionistico decorra dopo diciotto mesi dalla maturazione dei relativi requisiti. Secondo l'Istituto, il legislatore ha così ritenuto non più sufficiente il requisito contributivo per la sussistenza del diritto, prevedendo il decorso di un ulteriore segmento temporale ai fini della concessione del trattamento. Afferma, in proposito, l'INPS che tale valenza costitutiva del fattore tempo «si fonda sulla valorizzazione della natura di tale elemento quale ulteriore integrazione, con riferimento alla pensione di anzianità, dell'età anagrafica: il diritto dunque si perfeziona solo una volta che è completamente trascorso tale ulteriore lasso temporale indicato dalla legge (cfr. Cass. sez. lav. 24 agosto 2007 n. 18041)». Aggiunge, inoltre, l'Istituto che elementi accidentali come una temporanea flessione degli incassi non «può indurre ad accreditare una lettura delle disposizioni che "adatti" la determinazione della quota alle particolari esigenze dell'assicurato, anche in considerazione del fatto che tali eventi si verificano prima che siano perfezionati i requisiti per la maturazione del diritto al momento della decorrenza della pensione». 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel presente giudizio, con atto depositato il 19 aprile 2016, chiedendo di dichiarare infondata la questione. Assume l'interveniente che la modalità di attuazione del principio sancito dall'art. 38 Cost. compete alla discrezionalità del legislatore, nella quale rientrano «le mutevoli scelte politiche che via via orientano la disciplina del periodo di riferimento per la determinazione della retribuzione pensionabile, nel senso della semplificazione del sistema ovvero di garantire al lavoratore una più favorevole base di calcolo oppure al contrario di attenuare il disavanzo del sistema». Rileva l'Avvocatura generale dello Stato che le cosiddette "finestre mobili", previste dall'art. 12 del d.l. n. 78 del 2010, sono finalizzate al contenimento della spesa, differendo il pagamento della prestazione in un momento successivo a quello nel quale sono maturati i requisiti per il pensionamento e che, conseguentemente, l'impostazione sostenuta dal giudice rimettente condurrebbe ad un aumento della spesa pubblica. 3.1.- Con memoria depositata il 17 ottobre 2017, la difesa erariale, nel ribadire le considerazioni già formulate nell'atto di intervento, insiste per la dichiarazione di infondatezza della questione di legittimità costituzionale.1.- Il Tribunale ordinario di Trento, sezione per le controversie di lavoro, con ordinanza del 6 ottobre 2015, solleva questione di legittimità costituzionale, per violazione dell'art. 3, primo comma, della Costituzione, dell'art. 5, comma 1, della legge 2 agosto 1990, n. 233 (Riforma dei trattamenti pensionistici dei lavoratori autonomi), e dell'art. 1, comma 18, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), nelle parti in cui individuano, rispettivamente le ultime 520 settimane e 780 settimane coperte da contribuzione - cui si riferiscono i redditi da computare per la determinazione del reddito medio annuo costituente la base di calcolo del trattamento pensionistico - in quelle anteriori alla data di insorgenza del diritto alla decorrenza della pensione, anziché in quelle anteriori alla data di maturazione dei requisiti per l'accesso al pensionamento.