[sommcomm]

4,2 (rispetto a 4,3) per il 2022, 2,6 (invece di 2,5) per il 2023 e 1,9 (rispetto a 2,0) per il 2024, delineando un quadro di ripresa a "V" che porterebbe, già nel corso del 2022, all'integrale recupero del calo dell'8,9 per cento registrato nel 2020. Per effetto della maggiore crescita, anche le stime dell'evoluzione del tasso di disoccupazione sono in miglioramento: rispetto al 9,3 del 2020, si prevede un aumento più contenuto nel 2021, al 9,6 per cento (il DEF prevedeva invece 9,9), per poi calare al 9,1 per cento nel 2022 (contro il 9,5 del DEF), all'8,4 per cento nel 2023 (contro l'8,8 del DEF) e al 7,7 per cento nel 2024 (il DEF 2020 prevedeva 8,2). L'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni (in rapporto al PIL) è rivisto al ribasso, ed è pari al 9,6 per cento per l'anno in corso, al 5,6 per cento per il 2022, al 3,9 per cento per il 2023 e al 3,3 per cento per il 2024 (il DEF 2021 prevedeva un tasso pari all'11,8 per cento per l'anno in corso, al 5,6 per cento per il 2022, al 4,3 per il 2023 e al 3,4 per il 2024). Riguardo all'indebitamento netto strutturale delle pubbliche amministrazioni (nel quale sono escluse dal computo le misure una tantum e le variazioni imputabili alla congiuntura economica), il nuovo quadro programmatico prevede un valore pari al 7,6 per cento per l'anno in corso, al 5,5 per cento per il 2022, al 4,5 per cento per il 2023 e al 3,9 per cento per il 2024, mentre il quadro tendenziale a legislazione vigente prevede un valore pari al 7,6 per cento per l'anno in corso, al 4,2 per cento per il 2022, al 2,8 per cento per il 2022 e al 2,6 per cento per il 2023. In merito alle suddette variazioni degli obiettivi relativi al tasso di indebitamento netto, il Documento osserva che l'impatto della manovra di fine anno sarà espansivo con riferimento al prossimo biennio, mentre nel 2024 vi sarà una lieve restrizione rispetto al tendenziale. Il rapporto debito-PIL è previsto scendere progressivamente dal 153,5 per cento stimato per quest'anno al 146,1 nel 2024: ricorda che nel 2020 era salito a 155,6 rispetto al 134,3 dell'anno precedente. A completamento della manovra di bilancio 2022-2024, il Governo dichiara quali collegati alla decisione di bilancio i seguenti disegni di legge che investono i profili di competenza della 1 a Commissione: - "Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione; " - di revisione del testo unico dell'ordinamento degli enti locali; - "Legge quadro per le disabilità". Non si ritrovano invece nell'elenco i seguenti provvedimenti: "Riordino della disciplina in materia di prevenzione della corruzione, obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni" e "Implementazione delle forme di raccordo tra Amministrazioni centrali e regionali, anche al fine della riduzione del contenzioso costituzionale", già dichiarati nel DEF 2021. Tra i principali provvedimenti di finanza pubblica adottati nel 2021, la Nota, per quanto di interesse della Commissione affari costituzionali, ricorda che sono stati destinati circa 1,6 miliardi a sostegno degli enti territoriali, volti a rifinanziare i fondi per le funzioni fondamentali delle autonomie territoriali per il ristoro delle perdite di gettito subite in conseguenza della pandemia. Si ricordano anche le risorse previste per il rafforzamento delle Forze armate e delle Forze di polizia impegnate nelle attività di contrasto all'emergenza epidemiologica e nell'operazione "strade sicure" (circa 0,4 miliardi nel periodo 2021-2024). L'ultima parte della Nota è dedicata alle riforme e alle raccomandazioni del Consiglio dell'Unione europea. In particolare, il documento ricorda che lo scorso aprile l'Italia ha presentato alla Commissione europea il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), con l'intento di intervenire sui danni economici e sociali provocati dalla crisi pandemica, affrontare le debolezze strutturali dell'economia italiana e stimolare la transizione ecologica e digitale. Il Governo ha scelto di avvalersi della possibilità di inglobare nel PNRR il Programma nazionale di riforma (PNR). Per conseguire gli obiettivi generali del PNRR il Governo ha inserito nel Piano un significativo pacchetto di riforme strutturali. Sono previste, in particolare, tre tipologie di riforma: le riforme orizzontali o di contesto, d'interesse traversale a tutte le missioni del Piano, che sono interventi strutturali volti a migliorare l'equità, l'efficienza e la competitività e, di conseguenza, il clima economico del Paese; le riforme abilitanti, ovvero gli interventi funzionali a garantire l'attuazione del Piano e in generale a rimuovere gli ostacoli amministrativi, regolatori e procedurali; un certo numero di riforme settoriali. Tra le due riforme orizzontali, articolate in diversi obiettivi da realizzare entro il 2026, vi è la riforma della pubblica amministrazione, di particolare interesse per la 1 a Commissione (l'altra è la riforma del sistema giudiziario). La riforma della PA è indicata come condizione necessaria per il successo delle misure del PNRR e mira a rendere più efficace ed efficiente l'azione amministrativa al fine di favorire un miglioramento dei servizi offerti e un incremento della produttività dell'intera struttura economica del Paese. Negli intendimenti del Governo, la riforma modificherà la struttura delle amministrazioni pubbliche attraverso innovazioni e miglioramenti delle norme che regolano il reclutamento del personale, accompagnati da importanti investimenti sul capitale umano e sulla digitalizzazione. Tali interventi avverranno in un contesto di semplificazione normativa che mira a rimuovere i vincoli burocratici e a rendere più rapide le procedure, in particolar modo quelle collegate all'attuazione del PNRR. I primi passi per l'attuazione della riforma generale della PA sono stati compiuti già tra il primo ed il secondo semestre del 2021, come previsto nel cronoprogramma del PNRR. Nello specifico, è stato approvato il decreto sulla governance del PNRR e le semplificazioni normative, che ha introdotto disposizioni per la gestione del Piano e definito le prime misure di snellimento di procedure che incidono in alcuni dei settori oggetto del Piano. È stato, inoltre, adottato e convertito dalle Camere il decreto-legge n. 80 del 2021 - esaminato in prima lettura dalla Commissione, in sede riunita - che introduce modifiche strutturali dei processi di reclutamento e, più in generale, dell'organizzazione del capitale umano nella PA. Secondo il Governo l'obiettivo delle misure è duplice: