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Previa integrazione dell'articolo 1 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011, è stabilito che può essere destinatario del foglio di via obbligatorio chiunque eserciti la prostituzione nelle stesse aree individuate dal sindaco ai sensi dell'articolo 54, comma 4, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 e chiunque eserciti, nell'intero territorio comunale, il rovistaggio nei raccoglitori di rifiuti predisposti dal comune o il commercio abusivo. L'articolo 4 interviene sul tema dell'accattonaggio. Il codice penale punisce solo chi impieghi soggetti minori ovvero non imputabili nell'accattonaggio. Con la disposizione in questione si intende punire la condotta di chiunque organizzi l'altrui condotta di accattonaggio, se ne avvalga o comunque la favorisca a fini di profitto, trattandosi di condotta carica di disvalore penale anche se compiuta avvalendosi di persone maggiori di età e imputabili, ma in condizioni di difficoltà economica e soggezione personale. Con la disposizione all'articolo 5 è punita la condotta di chi rovisti nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti predisposti dal comune, anche al fine di impossessarsi del contenuto. Il reato è perseguibile di ufficio, essendo posto a tutela di elementari esigenze di sanità, decoro e sicurezza pubblica. Chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, ceda, riceva, trasporti, esporti, importi, o comunque gestisca abusivamente i rifiuti provenienti dall'attività suddetta è punito con la reclusione da uno a sei anni. Alla condanna conseguono le pene accessorie di cui agli articoli 28, 30, 32- bis e 32- ter del codice penale. Alla condotta di chi organizzi l'attività di raccolta e riutilizzo dei proventi del rovistaggio è, così, applicabile il medesimo trattamento sanzionatorio previsto dall'articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per chi organizzi il traffico illecito di rifiuti, trattandosi di condotte offensive dei medesimi interessi pubblici e di paragonabile gravità. L'intervento legislativo previsto dall'articolo 6, comma 1, del disegno di legge vale a contrastare il fenomeno dell'abusivismo commerciale e della contraffazione e a tutelare il commercio autorizzato. Con la disposizione in questione è attribuito al sindaco, che opera quale ufficiale del Governo ai sensi dell'articolo 54 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, la facoltà di individuare nel territorio comunale – a mezzo di ordinanze contingibili e urgenti – aree di pregio storico-architettonico, ambientale ovvero commerciale nelle quali è vietato l'esercizio del commercio ambulante in ogni sua forma. Con il comma 2 è punita la condotta del commerciante che eserciti nelle zone individuate dal sindaco con ordinanza contingibile e urgente ai sensi dell'articolo 54, comma 4, terzo periodo, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. I commi 3, 4 e 5 valgono a riformulare gli attuali commi 7 e 8 dell'articolo 1 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, disposizioni che già puniscono i consumatori finali che acquistano a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale. La stessa sanzione è applicabile – in ragione della norma come riformulata – all'acquirente finale che acquisti a qualsiasi titolo merci offerte da commercianti ambulanti ovvero abusivi nelle aree di pregio storico-architettonico, ambientale ovvero commerciale individuate dal sindaco ai sensi dell'articolo 54, comma 4, terzo periodo, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Il comma 4 prevede che le somme derivanti dall'applicazione delle sanzioni previste dalle disposizioni siano destinate in via esclusiva al bilancio del comune nel cui territorio la violazione è accertata, con modalità da definire con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze. Tale modifica vale a sostenere le finanze comunali e a superare i problemi di riscossione e di riparto delle somme provenienti dalle sanzioni che hanno precluso una efficace applicazione degli attuali commi 7 e 8 dell'articolo 1 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80. L'articolo 7 modifica l'articolo 54 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000. I primi due commi dell'articolo 54 attualmente recitano: « 1. Il sindaco, quale ufficiale del Governo, sovrintende: a) all'emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza pubblica; b) allo svolgimento delle funzioni affidategli dalla legge in materia di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria; c) alla vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l'ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto. 2. Il sindaco, nell'esercizio delle funzioni di cui al comma 1, concorre ad assicurare anche la cooperazione della polizia locale con le Forze di polizia statali, nell'ambito delle direttive di coordinamento impartite dal Ministro dell'interno - Autorità nazionale di pubblica sicurezza». L'integrazione da inserire al comma 2 vale ad attribuire al sindaco metropolitano la facoltà di concorrere nella definizione della politica di tutela della sicurezza stradale, dell'incolumità pubblica e della sanità pubblica, nonché di contrasto al commercio illegale nel territorio metropolitano. Il coordinamento con l'Autorità nazionale di pubblica sicurezza avviene nell'ambito del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che garantirà la collaborazione delle Forze di polizia statali. La disposizione contenuta nell'articolo 8 vale a rivisitare le fattispecie penali attualmente previste dagli articoli da 473 a 475 e 517 del codice penale in materia di contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti industriali, introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. I delitti in questione non sono più considerati delitti contro la fede pubblica e contro l'economia pubblica, ma sono inseriti nel titolo XIII del libro secondo del codice penale e, pertanto, tra i delitti contro il patrimonio. Per favorire la punibilità in concreto di tali condotte, le fattispecie di reato sono riformulate per essere punite a titolo di dolo generico e non più di dolo specifico. Vengono riformulati, infine, i commi 3- bis e 3- ter dell'articolo 260 del codice di procedura penale al fine di consentire la distruzione immediata della merce contraffatta e di superare i gravi problemi concreti determinati dalla conservazione della merce per tutto il corso del processo penale.