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MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, con riferimento alla richiesta del Presidente del Gruppo della Lega e nello spirito di collaborazione che porterà all'approvazione del provvedimento nella giornata odierna, accettiamo la richiesta di sospensione. SANTANGELO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SANTANGELO (M5S) . Signor Presidente, anche noi riteniamo che un'ora sia un arco temporale adeguato per procedere nel modo più sereno possibile. Va bene anche per il MoVimento 5 Stelle. PRESIDENTE . Chiedo però ai relatori, prima di disporre la sospensione, se effettivamente un'ora è sufficiente, per non aprire e chiudere di nuovo la seduta. (Commenti). Decido io, la Presidenza per favore. PILLON, relatore di minoranza . Quanto alla sua gentile richiesta, come relatore di minoranza posso dirle che, se ci concede più tempo, possiamo lavorare in modo migliore. PRESIDENTE . Non si tratta di dare più tempo: vi chiedo quanto tempo effettivamente vi serve, per non tenere i senatori sul chi vive. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Il presidente Romeo ci ha chiesto di cominciare i lavori alle ore 14. Noi accogliamo la sua richiesta. PRESIDENTE. Ma questa è la sua opinione. MARCUCCI (PD) . Un'ora da adesso, fino alle 14,10. PRESIDENTE . Se per i relatori è sufficiente, potremmo riprendere i lavori alle ore 14,15. Se pensate di non riuscire, però, ditecelo in tempo. Sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 13,12, è ripresa alle ore 14,18) . Riprendiamo i nostri lavori. Le relatrici, senatrici Valente e Evangelista, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Valente. VALENTE, relatrice . Signor Presidente, il voto di oggi è l'atto finale di un provvedimento che è costato fatica. Una discussione sicuramente non facile, ma oggi siamo arrivati in fondo ed è un successo che, vorrei dirlo in premessa, secondo me non va ascritto ad un partito soltanto; e non è la rivalsa, come pure qualcuno si ostina ad affermare, di una parte su un'altra parte. Il voto di oggi è un traguardo, anche per la difesa dei diritti fondamentali e per l'idea di dignità umana che fa parte della cultura del nostro Paese, una cultura laica e cattolica. È anche un successo per tutta quella parte di Paese che guarda, con fiducia e con speranza, a una politica che vuole governare i problemi più grandi e difficili del presente, senza usarli mai per scopi partigiani né per affermare forza o proprio consenso. Oggi, con questo provvedimento, proviamo a chiudere una pagina aperta due anni fa sull'onda di una sbandierata emergenza e soprattutto, secondo me e secondo noi, sull'errata equazione immigrazione uguale insicurezza. Una pagina che, però, in questi due anni si è rivelata nei fatti sostanzialmente inefficace. Con questo provvedimento che, certo, sì, lo voglio dire con chiarezza, rivendica una scala di valori e una visione dei temi trattati differenti e nettamente alternativa, si apre una pagina diversa, ispirata a valori di solidarietà che uno Stato di diritto e democratico, come il nostro, dovrebbe avere sempre incisi nel proprio DNA. Questo decreto è un primo passo e non sempre i primi passi sono agevoli e semplici. La discussione è stata molto lunga alla Camera ed anche qui, seppure l'esame poteva apparire una semplice formalità, così non è stato. Detto questo, è evidente che il provvedimento rappresenta di certo un punto qualificante per l'azione del Governo. Il motivo è oggi esattamente lo stesso del 2019, quando questa compagine di Governo è nata proprio sull'idea che i cosiddetti decreti sicurezza Salvini andassero modificati, proprio perché nei fatti stavano ottenendo esattamente l'obiettivo contrario a quelli che si dicevano essere gli obiettivi invece dichiarati; non il controllo dei flussi, ma semplicemente più insicurezza e più illegalità per i cittadini e per i migranti. Come tutti sappiamo e come è stato anche ricordato, pesava, pesa e peserà sempre su di noi il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, al momento della promulgazione, ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio che aveva acceso un faro soprattutto sulla compatibilità delle limitazioni del divieto di ingresso per le navi delle ONG con i trattati internazionali. È stata richiamata anche stamattina la pronuncia della Corte costituzionale che aveva dichiarato illegittima la norma che esclude i richiedenti asilo dall'iscrizione anagrafica. Una norma che, come maggioranza, avevamo denunciato anche in Assemblea per irrazionalità perché controproducente nel controllo del territorio. C'erano insomma questi elementi di rilievo, ma c'era e c'è poi soprattutto il dato di realtà che quei due decreti nei fatti hanno prodotto: un esercito di persone in carne ed ossa emarginate, sbattute fuori dai percorsi di integrazione, depotenziate e gettate scientemente in zone d'ombra pericolose, costrette a vivere in un limbo e nella precarietà. Quei decreti insomma, al di là delle intenzioni dichiarate, hanno portato il nostro Paese fuori dalle regole condivise del diritto internazionale, allontanandolo dalla posizione che negli anni precedenti l'Italia aveva sostenuto anche in Europa per un impegno più coraggioso sulla gestione di un fenomeno tanto complesso e portandolo invece drammaticamente più vicino a Paesi, che rivendicavano il disprezzo delle regole basilari della nostra democrazia. In questo contesto mi sia consentito, anche in qualità di relatrice, un semplice inciso: mi chiedo come si fa in questa Aula, ma anche nel Paese, ad essere, da un lato, i più convinti sostenitori della difesa dei nostri confini e, poi, in Europa ad essere amici solidali di quei Paesi, come quelli di Visegrád, che sono e restano sempre più contrari a una modifica del regolamento di Dublino, modifica che sarebbe l'unico strumento per garantire pari trattamento all'Italia rispetto agli altri Paesi. Durante questo anno terribile l'Europa ha dimostrato di esserci quando serve. Credo che c'è da attendersi che presto lo dimostri anche sul dossier migrazioni. Questo però potrebbe ovviamente essere chiesto soltanto da chi non persegue la totale chiusura dei confini nazionali, da chi accetta la fatica di governare il processo migratorio e non cerca invano di costruire muri di carta. Dico che oggi con questo provvedimento noi scegliamo di mettere fine al tempo delle semplificazioni. È arrivato il momento di lasciarsi alle spalle banalità come difensori dei confini, da un lato, e responsabili dell'invasione, dall'altro. È una retorica che ha avuto effetti disastrosi sulla percezione diffusa delle migrazioni: è un fenomeno globale ed enorme del nostro tempo che riguarda tutti i Paesi. Non lo dico io. Sono i numeri - se solo si avesse la pazienza e l'umiltà di leggerli - a dire che l'andamento dei flussi nel Mediterraneo purtroppo è condizionato da fattori che solo in piccola parte hanno a che fare con le legislazioni nazionali.