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Dalle notizie che stanno trapelando pare ci sia un aumento del contagio. Noi, attraverso questa interrogazione, chiedevamo esattamente la trasparenza dei dati, anche per incentivare il vaccino, evitando gli obblighi surrettizi e l'inasprimento dei toni legati al green pass , su cui dovremmo fare una riflessione. Ci sembrava fondamentale sapere in modo chiaro e determinato quali fossero le percentuali di contagiati, ospedalizzati, ricoverati in terapia intensiva e, purtroppo, deceduti tra coloro che erano vaccinati e coloro che non lo erano. Soprattutto adesso che si è dato il via alla terza dose, addirittura anche sugli over 40, occorre cercare di evitare di convincere le persone attraverso l'obbligo surrettizio del green pass , che in questo momento inasprisce i toni. Come ha detto bene il nostro Capogruppo, cerchiamo di stare più calmi; forse la trasparenza aiuterebbe. Addirittura - credo che sarà notizia tra qualche giorno - si pensa di dare l'autorizzazione a vaccinare i bambini: vacciniamo cioè i bambini sotto gli undici anni per difendere coloro che non si vogliono vaccinare e che hanno un'età avanzata; mi sembra una cosa poco coerente. Noi chiediamo questo strumento, ossia la trasparenza dei dati una volta per tutte. (Applausi) . Mi sento di chiedere al Ministro alcune cose. La prima: perché non ha ancora risposto? La mia quindi è una speranza, rivolta a Speranza, nella speranza che possa darci questi dati. In secondo luogo, vorrei sapere se non ritiene che la trasparenza dei dati sia un mezzo più efficace rispetto a qualsiasi obbligo surrettizio e quindi da incentivare. A questo punto, mi chiedo se devo costringere i miei uffici a presentare questa interrogazione in cinese, vista la sensibilità che il Ministro dimostra nei confronti di quel Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Ripamonti, sarò felice di leggerla in cinese. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, in questi giorni abbiamo appreso dalla stampa che il ministro Cartabia ha chiesto al suo omologo statunitense di far tornare in Italia Chico Forti. Una nota diffusa dal Ministero di via Arenula ha rinnovato la sua richiesta di trasferimento, affinché possa scontare nel suo Paese la pena cui è stato condannato in Florida, alla fine di un processo per omicidio dai contorni nebulosi, ricco di falle e privo di prove concrete a suo carico. Ringrazio di cuore il ministro Cartabia per il suo lavoro e mi auguro che continui a tenere alta l'attenzione su questo caso drammatico, per far sì che possa avere almeno un lieto fine. Signor Ministro, le chiedo di andare avanti con tenacia. Dobbiamo raggiungere l'obiettivo senza perdere altro tempo. Era infatti il 23 dicembre 2020 quando il ministro degli affari esteri Luigi Di Maio annunciava in modo plateale che Chico Forti sarebbe rientrato in Italia, forse sottovalutando la complessità della procedura. Il 29 marzo successivo, lo stesso Ministro faceva sapere che Forti sarebbe stato trasferito in un altro penitenziario, al quale verrebbero assegnati detenuti in attesa di trasferimento. Da allora non abbiamo saputo più nulla, nonostante il nostro Paese aspetti con ansia il rientro di Chico Forti e la sua famiglia combatta da oltre vent'anni contro quello che sembra un enorme errore giudiziario, che ha letteralmente distrutto la vita sua e di tutti quelli che gli vogliono bene. Il 16 giugno scorso, signor Presidente, ho presentato un'interrogazione per sapere cosa sarà di Chico. Nessuno mi ha risposto. Oggi, a distanza di un anno dall'annuncio in pompa magna fatto dal ministro Di Maio, rinnovo la mia richiesta al Governo di avere risposte, ma qui in Aula e non a mezzo stampa. Quindi, signor Presidente, tramite lei chiedo al Governo, al ministro Cartabia e allo stesso ministro Di Maio di venire a rispondermi. Non lo devono fare per me, ma per Chico Forti, per la sua famiglia e per tutti quelli che si sono affezionati a lui, pur non conoscendolo, e che vogliono aggiornamenti sulla sua triste vicenda. Nell'attesa di ricevere una risposta, infine, voglio fare un appello al presidente Draghi, consapevole della stima di cui gode a livello internazionale e dell'onestà intellettuale che lo contraddistingue. Presidente Draghi, faccia qualcosa. Aiuti Chico Forti a ritornare nel suo Paese. Nessuno potrà mai risarcirlo; la sua famiglia non potrà essere neanche risarcita per gli anni che le sono stati rubati e per tutto il dolore che ha vissuto. Se c'è stata però un'ingiustizia, in qualche modo va sanata. Presidente Draghi, intervenga. Chico da oltre vent'anni aspetta che il nostro Paese gli tenda una mano. Dimostriamogli di non averlo lasciato solo. (Applausi) . DE BONIS (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, voglio portare alla vostra attenzione due casi emblematici sul mancato riequilibrio dei divari che ancora attanagliano il nostro Paese. Ricordo che il riequilibrio dei gap territoriali è uno degli obiettivi indicati espressamente dall'Unione europea e che quindi siamo tenuti a rispettarlo. Il primo caso riguarda proprio le fondazioni bancarie. Ci risulta che la Compagnia di San Paolo, di origine torinese, abbia progettato una Next generation We a beneficio esclusivo di alcuni municipi, quelli del Nord-Ovest: una sorta di sistema di supporto nei servizi per aggiudicarsi i bandi del PNRR. Voglio far notare che l'istituto creditizio controllato dalla Compagnia di San Paolo, che peraltro è Intesa San Paolo, che ha rilevato anche il Banco di Napoli, opera in tutta Italia e all'estero ed è molto presente nel meridione, anche grazie alle vecchie filiali anche del Banco di Napoli. Come funziona, allora, il risparmio in Italia? I conti correnti dei meridionali vanno bene, ma, quando si tratta di ridistribuire le risorse, si pensa solo ad alcuni Comuni, quelli di casa propria. Ricordo tra l'altro che, su 86 fondazioni presenti in Italia, solo dieci si trovano al Sud, svantaggiato pure nella capacità di attrazione dei fondi, come se non bastasse tutto il resto. L'andazzo però non riguarda solo la Compagnia di San Paolo: anche altre fondazioni si stanno regolando così; basti vedere cosa accade con Monte dei paschi di Siena. Passiamo al secondo caso, che riguarda il fondo per l'abbattimento delle liste d'attesa inserito nel disegno di legge di bilancio di previsione. Ci risulta che la Regione che ne beneficerà più di tutti sarà proprio la Lombardia, in generale il Nord, e che al Sud andrà solo il 33,4 per cento, secondo i calcoli. Ora, se questa divisione con il bilancino può sembrare a prima vista corretta, nei fatti non lo è. È risaputo che a soffrire maggiormente per le liste d'attesa siano proprio le Regioni del Sud, tanto è vero che i cittadini meridionali sono spesso costretti a veri e propri viaggi della speranza per curarsi: ho presentato anche un'interrogazione su questo tema.