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Il servizio di recupero crediti ha ad oggetto somme che afferiscono non solo a tributi, ma anche ad entrate extratributarie (canoni di affitto, rette dei servizi a domanda individuale, e così via). Si tratta in buona sostanza di un appalto di servizio: – l'attività non è qualificabile come «pubblica funzione» (e, quindi, non integra una «concessione di pubblico servizio»), in quanto non vi è cessione di credito ma è un «appalto di servizi», circoscritto entro un rapporto contrattuale/convenzionale di natura esclusivamente bilaterale (tra Amministrazione e soggetto affidatario), in quanto non diretto a soddisfare alcuna esigenza della collettività locale di riferimento, ma unicamente finalizzato ad ausiliare la pubblica amministrazione committente; – l'affidatario (service del recupero crediti) non riceve nelle proprie mani il pagamento dell'obbligazione pecuniaria il cui assolvimento è preteso dall'ente, ma si limita a svolgere, a suo favore, un'attività istruttoria, di supporto, sollecito e assistenza al recupero, facendo transitare ogni incasso direttamente dal debitore alle casse comunali; l'appaltatore non è in grado d'incidere direttamente sulla posizione dei soggetti (debitori) chiamati a concorrere alle entrate pubbliche. L'approvazione del disegno di legge avrebbe quindi l'indubbio beneficio di intervenire in anticipo e ridurre drasticamente il numero di posizioni debitorie da iscrivere a ruolo. Si tenga altresì conto che, alla luce della settima proroga disposta (articolo 10 del decreto-legge n. 210 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 21 del 2016), dal 1º luglio 2016 i comuni non potranno più avvalersi di Equitalia per la riscossione coattiva delle proprie entrate, ma dovranno agire con lo strumento dell'ingiunzione fiscale previsto dal testo unico di cui al regio decreto n. 639 del 1910, in via diretta (in house) o in forma associata (mediante lo strumento dell'unione di comuni), oppure selezionando attraverso una gara uno dei cosiddetti «concessionari minori» iscritti all'albo di cui al citato articolo 53; ciò con tutte le incognite e le difficoltà legate: a) all'internalizzazione di un servizio (la riscossione coattiva) storicamente gestito dal concessionario nazionale della riscossione; b) alla complessità delle procedure di gara per la selezione del partner ; c) infine, alla precarietà del corpus normativo in materia su cui, peraltro, pesano le attese legate all'inattuata riforma sulla riscossione di cui alla legge delega 11 marzo 2014, n. 23. Ridurre il numero di posizioni da riscuotere coattivamente agendo sulla leva del recupero stragiudiziale, in una situazione come quella descritta (resa ancora più critica dalle nuove regole sul bilancio armonizzato ed i nuovi princìpi contabili, in un quadro comunque caratterizzato dall'incertezza sulla disponibilità delle risorse finanziarie e dall'insufficienza degli organici comunali), rientra certamente tra le mission dell'ente, atteso che la modalità attraverso cui il comune accerta e riscuote le proprie entrate è una questione strategica per la propria funzione istituzionale e per l'interesse della comunità amministrata. Per le ragioni indicate, la previsione legislativa che qui si propone va nel senso di attribuire alle imprese di recupero crediti, aderenti ai codici di autodisciplina imposti dalle principali associazioni di categoria, un'esplicita legittimazione normativa che faciliti la stipulazione di contratti di servizio con le pubbliche amministrazioni locali per il recupero stragiudiziale dei loro crediti patrimoniali e tributari. Il disegno di legge -- inserendosi nel quadro della disciplina di revisione delle modalità di riscossione delle entrate degli enti -- contribuisce a rendere più efficiente la fase di recupero stragiudiziale del credito. A essa, pertanto, devono ascriversi evidenti effetti positivi nell'intero processo di gestione di tali entrate e quindi sulla finanza pubblica locale nel suo complesso, quantificabili cautelativamente -- secondo un recente studio KPMG -- in oltre 5 miliardi di euro. La presente proposta legislativa si pone infine in linea con i princìpi contenuti all'articolo 10, comma 1, lettera c) , della legge 11 marzo 2014, n. 23.. 1 1 Al fine di assicurare l'interesse finanziario dei comuni, delle città metropolitane, delle province e delle loro associazioni, unioni e società partecipate, e per garantire competitività, certezza e trasparenza delle procedure di esternalizzazione di taluni servizi di tali enti, nonché per migliorare e semplificare le procedure di recupero crediti dei predetti enti e di assoggettarle a regole pubblicistiche, tutte le obbligazioni pecuniarie di modesta entità certe, liquide ed esigibili, compresi gli accessori per interessi, sanzioni e penalità, con esclusione di quelle di natura contributiva, degli enti possono essere affidate in gestione a società di recupero stragiudiziale per conto di terzi, di cui all'articolo 115 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, che siano in possesso di certificazioni di professionalità e qualità e che aderiscano ad appositi codici di condotta. 2 L'affidamento a società di recupero stragiudiziale per conto di terzi avviene nel rispetto della disciplina di settore e delle procedure di evidenza pubblica, secondo le seguenti modalità e i seguenti princìpi: a le prestazioni rese da tali società hanno la natura esclusiva di servizio e non possono presupporre alcun trasferimento di pubbliche funzioni; b i rapporti tra gli enti e le società di recupero crediti, di cui all'articolo 115 del citato testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni, sono regolati da appositi contratti; c il gettito delle entrate derivante dal recupero dei crediti confluisce direttamente nelle casse degli enti impositori; d le società di recupero crediti prestano adeguata garanzia a favore dell'ente a tutela del corretto svolgimento del servizio; e l'ente locale committente colloca nel proprio bilancio un'apposita voce di spesa per i contratti di affidamento del servizio, che tenga conto della natura dei crediti, della loro anzianità e delle concrete possibilità di realizzo. 3 Al fine di assicurare un'idonea copertura finanziaria degli oneri derivanti dai contratti di affidamento, gli enti affidatari possono addebitare al soggetto debitore le spese sostenute per il recupero del credito, purché tali spese siano rispondenti a princìpi di trasparenza, di equità e di proporzionalità. 4 La mancata o parziale riscossione degli importi eventualmente richiesti al debitore a titolo di risarcimento dei costi di recupero non può in alcun modo influire sulle somme dovute alla società di recupero crediti a titolo di compenso pattuito in sede di conferimento dell'incarico.