[pronunce]

che inoltre i rimettenti di Cesena (r.o. n. 965 del 2004) ed Urbino (r.o. n. 1022 del 2004) richiamano pure, l'uno il disposto dell'art. 6 della legge n. 689 del 1981 e dell'art. 2054 cod. civ. , l'altro esclusivamente la norma da ultimo citata, entrambi sottolineando come la responsabilità solidale del proprietario del veicolo, per il pagamento della sanzione pecuniaria e per l'adempimento delle obbligazioni riparatorie in favore dei terzi danneggiati da sinistri stradali, risponda unicamente alla necessità di evitare sia che molte norme sulla circolazione stradale restino eluse, sia che legittime aspettative risarcitorie non siano soddisfatte; che è il solo Giudice di pace di Pordenone (r.o. n. 763 del 2004) a dedurre la violazione dell'art. 111 della Costituzione, assumendo che la mancata previsione – nella disposizione impugnata – di casi in cui il proprietario del veicolo sia esonerato dall'obbligo di comunicazione, da essa sancito, «impedisce, di fatto, qualsiasi possibilità di controdedurre», e quindi comprime il diritto di difesa, in particolare «ostacolandone l'esercizio nel giusto processo»; che il contrasto con l'art. 113 Cost. è ipotizzato dai Giudici di pace di Siena (r.o. n. 847 del 2004) e Milano (r.o. n. 932 del 2004); che quest'ultimo in particolare osserva come la possibilità di sottrarsi all'applicazione della sanzione della decurtazione del punteggio dalla patente di guida, unicamente attraverso la comunicazione dei dati personali e della patente del conducente, violerebbe la norma costituzionale suddetta, ai cui sensi è vietato che la tutela contro gli atti della pubblica amministrazione «possa essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti»; che ha dedotto, infine, la violazione dell'art. 134 della Costituzione – senza meglio motivare sul punto – il Giudice di pace di Porretta Terme (r.o. n. 825 del 2004). Considerato che i Giudici di pace meglio indicati in epigrafe hanno sollevato questione di legittimità costituzionale – adducendo, complessivamente, la violazione degli artt. 2, 3, 13, 16, 23, 24, 27, 111, 113 e 134 della Costituzione – dell'art. 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 7, comma 1, del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'art. 7, comma 3, lettera b), del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214; che tutte le questioni sollevate, per la loro evidente connessione, vanno trattate congiuntamente, per cui va disposta la riunione dei relativi giudizi; che questa Corte, investita di analoghe questioni aventi ad oggetto sempre l'art. 126-bis, comma 2, del d.lgs. n. 285 del 1992, ha concluso nel senso dell'illegittimità costituzionale di tale disposizione (sentenza n. 27 del 2005); che, pertanto, in relazione alle questioni sollevate da tutti gli odierni rimettenti deve darsi atto come questa Corte abbia già affermato che la disposizione impugnata «dà vita ad una sanzione assolutamente sui generis, giacché la stessa – pur essendo di natura personale – non appare riconducibile ad un contegno direttamente posto dal proprietario del veicolo e consistente nella trasgressione di una specifica norma relativa alla circolazione stradale»; che su tali basi questa Corte ha concluso per la declaratoria d'incostituzionalità della norma suddetta, giacché «proprio la peculiare natura della sanzione prevista dall'art. 126-bis» (e segnatamente la sua incidenza sulla «legittimazione soggettiva alla conduzione di ogni veicolo»), «fa emergere l'irragionevolezza della scelta legislativa di porre la stessa a carico del proprietario del veicolo che non sia anche il responsabile dell'infrazione stradale» (sentenza n. 27 del 2005); che, dunque, alla stregua di tale sopravvenuta decisione vanno restituiti gli atti ai suddetti giudici a quibus.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti ai Giudici di pace di Parma, Legnago, Olbia, Pordenone, Vergato, Siena, Livorno, Modena, Torino, Porretta Terme, Verolanuova, Sulmona, Cortona, Chiavenna, Rimini, Castel di Sangro, Lugo, Guastalla, Erba, Milano, Arcidosso, Cesena, Pisa, Sorso, Codogno, Pescara, Palermo, Cerignola, Montepulciano, Cervignano del Friuli, Monza, Massa, Portogruaro, Urbino, Casteggio, Bologna e Castelfiorentino. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 2 maggio 2005. F.to: Fernanda CONTRI, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 maggio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA