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Poca presa probabilmente avrebbe, sulla canea anti-parlamentare, l'argomento che i danni portati dalla mancanza di democrazia e di libertà (non si conoscono finora casi in cui queste siano garantite in assenza di un Parlamento) sono di certo enormemente più seri, anche solo dal punto di vista meramente materiale, e di ciò abbiamo prova provata nella storia italiana del secolo scorso, quando pure il Parlamento ancora c'era, sia pure non più democraticamente eletto. 4) Per i motivi descritti ai punti 2) e 3), la decisione migliore sul Senato sarebbe la sua pura e semplice soppressione, con l'allettante prospettiva di risparmiare fin da subito otto centesimi al mese per cittadino (anche se una sola legge sbagliata e non corretta da una seconda lettura parlamentare può far spendere molto ma molto di più). Sfugge infatti l'utilità che potrebbe avere in Italia un organismo modellato sul Bundesrat tedesco, cioè l'Assemblea delle giunte regionali, se non quella di dare ulteriore vigore alle richieste di sempre maggiori trasferimenti dalle casse del Governo nazionale a quelle regionali. Anche l'ipotesi di avere una Camera specializzata nel legiferare sulle materie a legislazione concorrente, formata in maniera sostanzialmente diversa dall'altra Camera, dotata del potere legislativo sulle restanti materie, non sembra particolarmente auspicabile: in caso di maggioranze diverse tra le Camere, ai già oggi numerosissimi conflitti di attribuzione tra Stato e regioni si aggiungerebbe una guerra di logoramento tra Camera e Senato. La Conferenza Stato-regioni appare più che sufficiente a svolgere questi compiti. Può invece avere la sua utilità un organismo che consenta una seconda lettura, sia pure con potere differenziato rispetto all'altro ramo del Parlamento, per correggere gli errori che emergono ordinariamente alla fine della prima lettura, anche quando i Governi siano di fatto detentori del potere esclusivo di proporre ed emendare i testi. Esistono sicuramente sistemi (e ne sono già stati autorevolmente proposti) per evitare il fenomeno della navetta infinita, peraltro più paventato nella teoria che frequente nella pratica, che vede la grande maggioranza dei provvedimenti esitati nei sessanta giorni assegnati dalla Costituzione per la conversione dei decreti-legge. Se poi, per i modi e i tempi di elezione, questa Camera può rappresentare in modo più forte il livello di governo regionale, continuando a conservare il suo carattere nazionale, la sua utilità è evidente. Un senatore deve certamente rappresentare la sua regione, ma deve essere e ritenersi un senatore della Repubblica italiana, che veda i senatori delle altre regioni come colleghi e non come avversari né come compagni di saccheggio delle casse nazionali. 5) Se la velocità nel legiferare è cosa desiderabile in sé, di certo bisogna guardare al periodo in cui le leggi approvate annualmente superavano stabilmente il numero di mille: dalla fine degli anni Venti ai primi anni Quaranta dello scorso secolo. Accanto a tante leggi spesso davvero ben scritte, si arrivò però all'infamia delle leggi razziste che non furono certo l'unico obbrobrio di quella stagione legislativa. I veri obiettivi: divisione dei poteri e responsabilità Fuori dal paradosso, ritengo che il dibattito istituzionale degli ultimi anni sia stato in parte fuorviato. Cercando di uscire da approcci demagogici o incoerenti, che peraltro finora non hanno portato ad altro risultato che alla cosiddetta riforma del titolo V nel 2001, in parte inattuata, in parte inattuabile, andrebbero individuati meglio i veri obiettivi di una riforma costituzionale. 1) Un Esecutivo stabile, basato sul mandato degli elettori, la cui continuità possa essere minacciata solo dalla sconfitta elettorale alla scadenza prevista. Un tale Governo è in grado di prendere quelle decisioni difficili, a volte impopolari, che possono rendersi di volta in volta necessarie, sapendo che gli elettori lo giudicheranno solo alla fine del mandato. Deve essere provvisto degli strumenti adeguati per dirigere veramente la pubblica amministrazione, rendendola efficiente, dedita a realizzare i servizi necessari alla Nazione e ai cittadini. Questo servirebbe a ricordare un concetto banale, persino ovvio, ma spesso dimenticato: il compito principale del Governo è governare, cioè fare buona amministrazione, non legislazione. Se il Governo non governa, chi esercita il potere esecutivo resta unicamente nelle mani della burocrazia, non sempre più preparata dei politici eletti, non certo meno corruttibile né meno incline alla tutela di interessi diversi da quelli comuni, certamente del tutto priva di legittimazione e sanzione popolare. Le leggi sono inutili se inattuate, ma troppo spesso oggi il rimedio a una legge inattuata è un'altra legge, magari più velleitaria e ancora più inattuabile, mentre è l'attività quotidiana del Governo che deve garantire l'attuazione delle leggi. Il bilanciamento all'Esecutivo non può che essere costituito dall'organo che storicamente è stato posto a temperare il potere del monarca o di altro organo di vertice: un Parlamento che rappresenti i cittadini ed eventualmente altri corpi politici di base, come gli enti territoriali. 2) Un Parlamento più snello, dove gli atti dei singoli membri siano identificabili dall'opinione pubblica, dotato di poteri propri individuabili, ma non in grado di vanificare il mandato degli elettori all'Esecutivo. Il Parlamento rappresenta veramente i cittadini e ne soddisfa le necessità e le richieste solo se è dotato di idonei poteri propri e se i comportamenti dei singoli possono essere giudicati e poi premiati o puniti in sede elettorale. Deve perciò essere dotato di un vero potere legislativo, nell'ambito del quale possa anche dire di no alle richieste dell'Esecutivo, senza essere sciolto il giorno dopo. Se ne deve invece assumere le responsabilità davanti agli elettori, sia in termini di qualità della legge, sia in termini di celerità nell'approvarla. Un tale Parlamento può davvero rappresentare un freno ad eventuali esondazioni di potere da parte dell'Esecutivo e in ogni caso porsi come strumento di reale controllo. Tutte funzioni che difficilmente possono essere svolte quando l'organo assembleare non può bocciare provvedimenti del Governo senza rischiare lo scioglimento, laddove la minoranza non ha dunque la reale possibilità di bloccare alcun atto del Governo (poiché la maggioranza lo voterà in ogni caso) e l'unico strumento di opposizione di un qualche rilievo è perciò l'ostruzionismo, cioè l'allungamento dei tempi, da praticare anche sui provvedimenti da tutti riconosciuti come positivi, poiché non conta il contenuto ma solo il tempo perso. La situazione in cui da parecchie legislature è venuto a trovarsi il Parlamento italiano è tale che, per un verso, l'Esecutivo detiene di fatto una somma di poteri che nessuna Costituzione penserebbe di affidargli, per un altro può credere e far credere di essere preda di un Parlamento neghittoso e sordo al mandato popolare.