[pronunce]

ciò implica che non dev'esservi discrezionalità nell'irrogazione delle sanzioni, potendo solo in tal modo il soggetto agente sapere che, se porrà in essere una condotta illecita, incorrerà non soltanto nella sanzione penale, ma anche in quella pecuniaria "amministrativa". Al contrario, l'irrogazione della sanzione "amministrativa" di cui all'art. 709-ter cod. proc. civ. dipende da una serie di variabili correlate alla volontà del genitore che lamenti l'inadempimento dell'altro genitore. Solo a seguito del ricorso del primo, nel contesto di una procedura di separazione o scioglimento degli effetti civili del matrimonio, è possibile per il giudice adito l'emanazione di una misura di contrasto dell'inadempimento nell'esercizio della responsabilità genitoriale o nelle modalità dell'affidamento; misura che, peraltro, nel quadro di quelle contemplate dal secondo comma dell'art. 709-ter cod. proc. civ. , potrebbe - come già sottolineato - essere, anche a fronte di una medesima condotta, quella diversa dell'ammonimento o del risarcimento del danno. Né la rilevata assenza di una stretta connessione tra le sanzioni penale e "amministrativa", potrebbe essere superata dalla sola possibilità di comminare un trattamento sanzionatorio complessivo proporzionale alla gravità del fatto. La proporzionalità di quest'ultimo, pur costituendo un criterio di preminente importanza, non può rappresentare l'unica ragione giustificatrice, in assenza di una stretta connessione sotto il profilo sostanziale, della duplice repressione di un medesimo fatto. La possibilità di irrogare una sanzione proporzionata costituisce, invero, un posterius rispetto alla valutazione in ordine alla connessione stretta tra diverse sanzioni per lo stesso fatto. 7.&#8210; Si ha quindi che il possibile contrasto tra la disposizione censurata e il principio del ne bis in idem - che, per le ragioni appena indicate, insorgerebbe ove la prima fosse interpretata nei termini indicati dal giudice rimettente - conduce univocamente verso un'interpretazione alternativa che sia costituzionalmente orientata nel senso di escludere la duplice sanzione dell'idem factum in assenza di una "stretta connessione in sostanza e nel tempo". Nella fattispecie in esame può ben ritenersi che la sanzione pecuniaria "amministrativa" introdotta dall'art. 2 della legge n. 54 del 2006 (con la previsione dell'art. 709-ter cod. proc. civ.) sia simmetrica e parallela a quella prevista dal successivo art. 3 e non già complementare a quest'ultima. Come già sopra anticipato, tale legge ha previsto, all'art. 1, la regola generale dell'affidamento condiviso dei minori e dell'esercizio tendenzialmente congiunto della potestà genitoriale rimettendo al giudice ogni decisione in caso di disaccordo. La stessa disposizione ha novellato l'art. 155 cod. civ. sui provvedimenti riguardo ai figli e ha introdotto, in particolare, l'art. 155-bis cod. civ. , che regola l'affidamento a un solo genitore e l'opposizione all'affidamento condiviso, e l'art. 155-ter cod. civ. sulla revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli. A fronte di nuovi diritti e nuovi obblighi, spesso di fare infungibile, e in assenza (all'epoca) di misure indirette per favorirne l'esecuzione (le misure di coercizione indiretta di cui all'art. 614-bis cod. proc. civ. sarebbero state introdotte solo alcuni anni dopo), lo stesso legislatore ha approntato, all'art. 2, uno specifico e mirato strumento processuale di tutela, costituito appunto dall'art. 709-ter cod. proc. civ. La ratio di tale norma è ben posta in evidenza dalla giurisprudenza di legittimità che ha affermato che «l'intento del legislatore appare palesemente quello di fornire uno strumento per la soluzione di conflitti tra genitori, riguardo ai figli, che, a seguito della nuova normativa, potrebbero presentarsi più frequentemente» (Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenza 22 ottobre 2010, n. 21718). In altra pronuncia si è fatta applicazione dell'art. 709-ter cod. proc. civ. con riferimento alla violazione delle prescrizioni date dal giudice nel calendario delle visite del minore (Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenza 27 giugno 2018, n. 16980). Parimenti - nell'escludersi l'applicabilità dell'art. 614-bis cod. proc. civ. - si è però precisato come la disposizione censurata possa offrire tutela al diritto di visita del figlio minore del genitore non collocatario a fronte delle condotte pregiudizievoli poste in atto dall'altro genitore (Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenza 6 marzo 2020, n. 6471). Parallelamente lo stesso legislatore ha rafforzato, all'art. 3, la già esistente tutela penale a fronte di una tipica obbligazione pecuniaria suscettibile di esecuzione forzata, oltre che di altre misure di garanzia della responsabilità patrimoniale, quale è quella avente ad oggetto l'assegno di mantenimento della prole nelle procedure di separazione dei coniugi e di scioglimento degli effetti civili del matrimonio. L'art. 3, infatti, prevede per la «violazione degli obblighi di natura economica» l'applicazione dell'art. 12-sexies della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio) e quindi le pene contemplate dall'art. 570 cod. pen. Questo parallelismo tra l'art. 2, che ha introdotto l'art. 709-ter cod. proc. civ. , e l'art. 3, che ha rafforzato l'art. 12-sexies citato, consente di escludere, in forza del canone dell'interpretazione conforme, che le due norme si intersechino e che la condotta sanzionata come reato dall'art. 3 della legge n. 54 del 2006 con le pene dell'art. 570 cod. pen. possa essere sanzionata anche con la pena pecuniaria "amministrativa" dell'art. 2. La disposizione censurata ha dunque la sua ratio e la sua giustificazione nell'esigenza di assicurare una tutela effettiva rispetto all'adempimento di una serie di obblighi di carattere prevalentemente infungibile nei confronti della prole, per i quali prima dell'emanazione della stessa mancavano efficaci strumenti di attuazione e di coazione. Per converso gli aspetti patrimoniali del rapporto tra i genitori e la prole, relativi all'assegno di mantenimento, non hanno mai posto significativi problemi attuativi, in quanto le relative pronunce sono eseguibili nelle forme del processo esecutivo per espropriazione (anche mediante un pignoramento dei crediti del debitore) e presidiate in sede penale dal reato di cui all'art. 570-bis cod. pen. (sentenza n. 189 del 2019) e finanche - ove il mancato pagamento dell'assegno di mantenimento ridondi in deprivazione dei mezzi di sussistenza - da quello di cui all'art. 570, secondo comma, numero 2), cod. pen. L'art. 709-ter, secondo comma, cod. proc. civ.