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La norma prevede, poi, che questi dati siano elaborati dal CENPSU per valutare la perdita di funzioni e servizi ecosistemici in base alla contaminazione del suolo, e che il CENPSU definisce programmi d'azione obbligatori di ripristino dei predetti servizi e funzioni, ove tecnicamente, possibile. Infine, essa prevede che l'intervento sia diretto alla mitigazione del danno laddove il ripristino non sia tecnicamente possibile. L'articolo 13 prevede che con apposito atto di indirizzo e coordinamento relativo all'accertamento e allo studio degli effetti delle condizioni generali dei suoli sulle minacce da frane e alluvioni siano determinati i metodi e i criteri, anche tecnici, limitatamente agli aspetti riguardanti il suolo, per l'attività conoscitiva e per le attività di pianificazione, programmazione e attuazione, previste rispettivamente dagli articoli 55 e 56 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (cosiddetto codice dell'ambiente). La norma statuisce, inoltre, che il Ministero della transizione ecologica e il Dipartimento della protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei ministri trasmettano i dati raccolti sulle frane e alluvioni al CENPSU, che provvede ad elaborarli e a confrontarli con quelli della banca dati pedologica nazionale per valutare la perdita delle funzioni e dei servizi ecosistemici in base al livello di degrado causato da frane e alluvioni. Infine, il CENPSU definisce programmi d'azione obbligatori per il ripristino, ove tecnicamente possibile, delle funzioni e dei servizi ecosistemici, che attuano le regioni. L'articolo 14 affida al CENPSU il compito di individuare le aree a diverso grado di impermeabilizzazione e i relativi criteri di valutazione sulla quantità e qualità del consumo di suolo e sull'integrità del tessuto rurale, e di inserirli in un apposito elenco, da aggiornare ogni anno. La norma prescrive che i dati sulle aree impermeabilizzate e i criteri di valutazione del consumo di suolo, nonché i dati sulle funzioni e sui servizi ecosistemici dei suoli da sottoporre ad impermeabilizzazione siano tenuti in considerazione: per ogni trasformazione delle coperture e degli usi dei suoli, previste nei piani urbanistici e di settore, a qualsiasi scala; per la valutazione ambientale strategica connessa ai predetti piani. Essa, poi, impone allo Stato, alle regioni, alle province e ai comuni di considerare i dati sulle funzioni e sui servizi ecosistemici dei suoli e sull'impermeabilizzazione degli stessi in un'area più estesa rispetto al sito direttamente coinvolto, nella progettazione delle opere infrastrutturali, nella redazione dei nuovi strumenti di pianificazione urbanistica e nelle modifiche o negli aggiornamenti degli stessi. Si prevede, inoltre, che tutti gli strumenti di pianificazione urbanistica, nel definire le destinazioni d'uso del territorio, siano predisposti, dopo aver effettuato verifiche preventive e preferendo sempre soluzioni volte a non aumentare il grado di impermeabilizzazione del suolo, nonché a garantire un utilizzo sostenibile dello stesso, con conseguente necessità di provvedere all'adeguamento degli strumenti di pianificazione urbanistica vigenti entro un anno dall'entrata in vigore della legge. La norma, infine, richiama la gerarchia del contrasto al consumo di suolo, come prevista dalla Strategia, in riferimento all'utilizzo dei suoli nei piani urbanistici. L'articolo 15 attribuisce al CENPSU il compito di effettuare una valutazione globale delle aree a rischio di degrado, attuale e potenziale, e di desertificazione del suolo, tenendo conto delle procedure proposte dalle Nazioni Unite per quantificare l'obiettivo 15.3 della neutralità del degrado delle terre e degli effetti dei cambiamenti climatici sul suolo e della loro interazione con l'uso agricolo e forestale. Si prevede che il CENPSU provveda all'individuazione e all'inserimento in un apposito elenco (aggiornato ogni quattro anni), delle aree minacciate dal degrado e dalla desertificazione del suolo sulla base di una valutazione globale delle singole minacce. Si prevede, inoltre, che le regioni definiscano programmi d'azione obbligatori basati sull'impiego di tecniche di gestione sostenibile dei suoli, per la tutela, il risanamento e la valorizzazione delle aree minacciate dal degrado e dalla desertificazione del suolo, da attuare entro un anno dalla loro predisposizione. Infine, la norma statuisce che le regioni e le autorità di bacino devono obbligatoriamente tenere conto della valutazione globale delle aree a rischio di degrado, attuale o potenziale, e di desertificazione del suolo, al fine di valutare, per il territorio di competenza, la presenza delle aree vulnerabili soggette o minacciate da fenomeni di degrado del suolo e da processi di desertificazione. L'articolo 16 recepisce le indicazioni contenute nella Strategia dell'Unione europea per il suolo per il 2030 in tema di utilizzo sicuro, sostenibile e circolare della terra da scavo. In particolare, secondo la Commissione europea, le terre da scavo dovrebbero essere riutilizzate nella stessa area o in un altro luogo adeguato, e, qualora non sia possibile il loro riutilizzo a causa di livelli di inquinamento inaccettabili, « la priorità dovrebbe andare al loro riciclo o ad altre forme di recupero invece che al conferimento in discarica, in linea con la gerarchia dei rifiuti ». Ne deriva che è fondamentale monitorare i flussi di suoli contaminati e i flussi di suoli non contaminati lungo tutta la catena del valore, prevedendo controlli sulla tracciabilità e la qualità dal luogo di scavo fino alla fase finale. Per le ragioni appena esposte la norma attribuisce al CENPSU il compito di monitorare il flusso dei suoli escavati sani e il flusso dei suoli escavati contaminati sul territorio italiano, con lo scopo di riutilizzare i suoli escavati per il ripristino di suoli degradati, tenendo conto della compatibilità tra le funzioni e i servizi ecosistemici del suolo escavato e quelle del suolo degradato da ripristinare. La norma, inoltre, al fine di limitare il consumo di suolo e l'impermeabilizzazione, statuisce che nella pianificazione territoriale si applica la gerarchia del contrasto al consumo di suolo, come prevista dalla citata Strategia. L'articolo 17 prevede che per l'attuazione delle disposizioni di cui agli articoli 7 e 8, rispettivamente rubricati « Banca dati pedologica nazionale » e « Informazione e formazione sul suolo », è autorizzata la spesa di euro 500.000 a decorrere dall'anno 2022.. I PRINCÌPI GENERALI 1 (Oggetto e finalità) 1 La presente legge disciplina le misure per la tutela, il risanamento e la gestione sostenibile dei suoli per il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Strategia dell'Unione europea per il suolo per il 2030, di cui alla comunicazione della Commissione europea COM(2021) 699 definitivo, del 17 novembre 2021, nonché per il raggiungimento degli obiettivi contenuti nell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015.