[pronunce]

Ma invece sono stati assoggettati a contribuzione anche imprenditori attivi in settori aperti alla concorrenza, che non necessitano di regolazioni pro-concorrenziali e neppure sono soggetti a potestà tariffarie. Con riguardo alla delimitazione oggettiva della misura del contributo, le esponenti sottolineano un ulteriore profilo critico, in relazione al «criterio di proporzionalità e progressività previsto dall'art. 23 della Costituzione»: l'ART (per l'anno 2014) ha applicato l'aliquota contributiva (0,4 per mille; 0,2 per mille per le imprese dell'autotrasporto e della logistica, con una soglia minima di contributo pari a 6.000 euro) al fatturato, identificato come somma delle voci A1 (Ricavi delle vendite e delle prestazioni) e A5 (Altri ricavi e proventi) del conto economico. Tuttavia il fatturato sarebbe capace di denotare la capacità contributiva meno di altri dati (ad esempio, l'utile), per la variegata incidenza dei costi sulle diverse tipologie di imprese. Inoltre, questo riferimento non considera che una singola impresa può ricavare il proprio fatturato da attività molteplici, non tutte riconducibili ai trasporti e alla gestione di infrastrutture; e, benché l'ART (con apposito provvedimento) consenta lo scomputo dei proventi eterogenei, ciò comporta oneri di allegazione e documentazione abnormi, sproporzionati e avulsi da qualsiasi canone di ragionevolezza e semplificazione, con riguardo sia ai principi sul procedimento amministrativo, sia a quelli tributari (di cui alla legge 27 luglio 2000, n. 212, recante «Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente»). 7.3.2.- Pure in relazione all'art. 3 Cost. le società esponenti aderiscono alle considerazioni del TAR rimettente, sottolineando una volta di più, da questo punto di vista, che arbitrariamente la disposizione censurata non tiene conto del fatto che i terminali portuali sono oggetto di concessione, che la loro attività è regolata dagli accordi, contratti e concessioni aggiudicati al gestore e che l'intervento dell'ART non potrebbe incidere sul contenuto di tali atti. 7.3.3.- Dopo avere aderito anche alle censure sviluppate nell'ordinanza di rimessione in riferimento all'art. 41 Cost., le società terminaliste ritengono che la disposizione censurata sia altresì contraria «ai rilevanti principi comunitari» e, pertanto, costituzionalmente illegittima ai sensi dell'art. 117 Cost. A tale riguardo, «in ogni caso ed in subordine», chiedono alla Corte costituzionale, «in qualità di giurisdizione di ultima istanza», di sottoporre alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, ai sensi dell'art. 267 TFUE, il seguente quesito: «se il diritto dell'UE osti ad una disciplina nazionale che, come [l']art. 37, comma 6, del d.l. n. 201 del 2011[,] rimette all'Autorità di regolazione in completa autonomia e senza l'indicazione di criteri vincolanti l'individuazione dell'ambito soggettivo e oggettivo delle competenze della regolazione e il conseguente obbligo delle imprese di contribuire al finanziamento». Sarebbe altresì fondata la censura riferita all'art. 97 Cost., per gli argomenti esposti nell'ordinanza di rimessione. 8.- In data il 24 maggio 2016, hanno depositato atto di intervento Ignazio Messina & C. spa e Costa Crociere spa. 8.1.- Espongono di essere imprese di navigazione marittima, esercenti, rispettivamente, attività di trasporto di merci, e di trasporto di passeggeri mediante navi da crociera. La disposizione censurata inciderebbe direttamente sulle attività delle due società, le quali avrebbero pertanto un interesse immediato all'esito del giudizio di legittimità costituzionale. Le stesse società aggiungono di avere impugnato, con ricorso notificato il 31 marzo 2016, la delibera dell'ART n. 94 del 2015, facendo propri i rilievi formulati dal TAR nell'ordinanza di rimessione che ha introdotto il presente giudizio. Con ordinanze del 5 maggio 2016, il TAR adito sospendeva i giudizi introdotti dalle intervenienti, in attesa della pronuncia della Corte costituzionale sulla questione già sollevata, ritenuta preliminare alla decisione di merito. Dalla data di queste ordinanze, attraverso le quali le due società avrebbero avuto cognizione della loro legittimazione a partecipare al presente giudizio, decorrerebbe, a loro avviso, il termine di 20 giorni previsto dall'art. 4 delle vigenti norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. 8.2.- Nel merito, le società chiedono l'accoglimento delle censure di legittimità costituzionale di cui all'ordinanza di rimessione. 9.- Con memoria depositata il 31 gennaio 2017, la difesa di Confetra e altri ha replicato agli argomenti del Presidente del Consiglio dei ministri, insistendo per l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale. 9.1.- A proposito dell'eccepita inammissibilità per difetto di motivazione sulla rilevanza in relazione alla posizione dei singoli ricorrenti, la difesa riconosce che di questi ultimi il giudice a quo avrebbe potuto effettuare «un primo screening», distinguendo in particolare coloro che non svolgono attività di gestione, non sono titolari di alcuna infrastruttura, né esercitano servizi oggetto di regolazione pubblica. Tuttavia, considerata anche l'eterogeneità delle situazioni presenti dinanzi al TAR, ad avviso della difesa restava comunque fermo il nodo di fondo della difficoltà di individuare i soggetti tenuti alla contribuzione, il che basterebbe a rendere la questione rilevante. 9.2.- Nel merito, in relazione all'art. 23 Cost., diversamente da quanto sostenuto dalla difesa statale, la norma in questione non individuerebbe con precisione i soggetti obbligati. In senso contrario non varrebbe il riferimento alla sentenza n. 256 del 2007, la quale è stata pronunciata in un giudizio di legittimità costituzionale in via principale, in cui l'art. 23 Cost. non era stato affatto evocato come parametro; e, comunque, si riferiva ad altra norma di legge, che ricollega puntualmente l'obbligo contributivo alla particolare situazione in cui gli obbligati si vengono a trovare per effetto dell'attività dell'ente. Invece, i difetti di determinatezza della normativa oggi in esame non potrebbero essere colmati dall'interpretazione suggerita dalla difesa statale, nemmeno con riguardo alla base imponibile e all'aliquota massima. La violazione dell'art. 3 Cost. sarebbe platealmente esemplificata dal trattamento riservato ai tassisti: i quali, pur gestendo un servizio pubblico, sono stati interamente esentati, per l'ammontare non elevato del loro fatturato; senza considerare, però, che l'ampiezza di questa categoria determina, come conseguenza dell'esenzione, effetti notevoli nei confronti delle altre categorie di obbligati, e che l'importanza del servizio in esame, insieme alla diversità dei contesti urbani, richiede all'ART un impegno consistente di organizzazione, mezzi e personale.