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Con riferimento all'articolo 25, il Relatore sottolinea che l'esame della lettera della disposizione rende evidente come in nessun caso sia possibile qualificare la stessa nei termini di un nuovo condono. Il comma 1 del citato articolo 25 è in questo senso chiarissimo, prevedendo che la disposizione abbia ad oggetto la definizione delle procedure relative alle istanze di condono presentate ai sensi della legge n. 47 del 1985, della legge n. 724 del 1994 e del decreto-legge n. 269 del 2003, " pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto ". E' quindi incontestabile che la previsione considerata non consente la presentazione di nessuna nuova istanza di condono e prevede solo una procedura accelerata per la definizione delle predette istanze pendenti in tempi contenuti, compatibili con le attività della gestione straordinaria di cui al capo III del decreto-legge in conversione. E' appena il caso di ricordare che istanze di condono presentate ai sensi delle leggi citate sono pendenti presso i competenti uffici comunali in tutta Italia in una quantità misurabile nell'ordine delle centinaia di migliaia; una situazione assurda e ingiustificabile a cui da tempo l'apparato pubblico avrebbe dovuto porre rimedio. Per quanto riguarda invece l'articolo 41, il Relatore sottolinea come, pur essendo i limiti previsti dalla disposizione in esame riferiti alla sostanza tal quale e non rapportati invece alla materia secca, la loro concreta incidenza sull'ambiente vada determinata tenendo conto delle modalità di utilizzo dei fanghi di depurazione e del loro impatto sul suolo e, da questo punto di vista, va sottolineato come nell'impatto al suolo i limiti delle sostanze considerate rimangono comunque al di sotto delle soglie previste dal Codice dell'ambiente. Si apre la discussione generale. Il senatore MARGIOTTA ( PD ) chiede preliminarmente rassicurazioni ai Relatori, per i quali esprime la propria stima, sul fatto che il Senato possa apportare modifiche al provvedimento: nell'attuale assetto bicamerale, confermato dal referendum del 2016, non si comprendono infatti le ragioni per le quali la seconda Camera che esamina i disegni di legge non vi possa apportare miglioramenti a servizio del Paese, nello spirito voluto dai Costituenti. Auspica anche che maggioranza e opposizione possano lavorare insieme in tal senso. Quanto ai contenuti, pur riservando la trattazione di numerosi temi alla fase emendativa, si riferisce alla tragedia avvenuta nei giorni scorsi in Sicilia, dove diverse persone hanno perso la vita per il maltempo, nove delle quali all'interno di una villetta abusiva invasa dall'esondazione di un fiume. Posto che il disastro di Genova avrebbe meritato un provvedimento ad hoc e che inserire il corpus di norme su Ischia appariva già in origine poco opportuno, ciò assume contorni di maggiore gravità alla luce dei recenti fatti. L'articolo 25 prevede infatti un condono, circostanza palese nonostante i tentativi del relatore Patuanelli di dimostrarne l'insussistenza. Ricorda che il Gruppo del Partito democratico, alla Camera, ha condotto una forte opposizione: dopo quanto avvenuto presso Palermo, si attenderebbe ora anche da parte della maggioranza un segnale contro l'abusivismo, fenomeno che provoca vittime, con l'obiettivo di addivenire alla demolizione di tutti gli abusi. Ricorda peraltro che sul tema il Gruppo del Movimento 5 Stelle, nella scorsa Legislatura, ha condotto molte battaglie. A nome del proprio Gruppo propone dunque di stralciare tutto il Capo concernente Ischia, assicurando in cambio di accelerare l'adozione dell'intero disegno di legge, che pure contiene molte norme non condivise dalla parte politica che rappresenta. Si tratterebbe, in considerazione delle vittime di questi giorni, di un comune e condiviso impeto di buon senso, di cui non ha peraltro intenzione di intestarsi i meriti. Circa l'articolo 41 del decreto, nota con preoccupazione come vi si parli anche di fanghi relativi all'estrazione di idrocarburi. Il tema lo vede peraltro particolarmente sensibile a motivo delle attività estrattive svolte nella sua regione e sul quale il Movimento cui appartiene il relatore Patuanelli ha condotto in passato una battaglia politica: si dichiara perciò stupito per il passaggio dalla fiera opposizione alle trivellazioni a una disposizione che invece favorisce gli sversamenti. La senatrice NUGNES ( M5S ) interviene con specifico riferimento alle problematiche connesse all'articolo 25 del decreto legge, evidenziando che, per quanto corretta sia in termini generali l'esposizione sul punto svolta dal relatore Patuanelli, deve però rilevarsi come le ragioni di perplessità in ordine alla formulazione della disposizione siano nate innanzitutto in ragione di quanto stabilito dall'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 25, ai sensi del quale per la definizione delle istanze di cui all'articolo 25 medesimo dovrebbero trovare "esclusiva applicazione le disposizioni di cui ai capi IV e V della legge n. 47 del 1985" : al riguardo la senatrice Nugnes ricorda che i capi IV e V della legge n. 47 del 1985 hanno costituito il quadro normativo di fondo per tutti e tre i provvedimenti legislativi in materia di condono edilizio prima citati, ma che sia la legge n. 724 del 1994, sia il decreto-legge n. 269 del 2003 hanno in alcuni punti specifici modificato tale quadro normativo con riferimento alle istanze di condono presentate sulla base degli stessi. In particolare, poiché i provvedimenti del 1994 e del 2003 prevedono dei limiti di volumetria per gli abusi sanabili che invece non erano previsti nella legge del 1985, è chiaro che il riferimento all'esclusiva applicazione di quest'ultima appare quanto meno suscettibile di determinare incertezze e difficoltà sul piano applicativo. Più in generale la senatrice Nugnes ritiene che l'intervento normativo in esame avrebbe dovuto tenere conto degli aspetti problematici che hanno accompagnato in Campania l'applicazione del decreto-legge n. 269 del 2003. In proposito la senatrice ricorda che l'effettiva applicazione delle disposizioni del cosiddetto "terzo condono" è stata resa di fatto impossibile prima da una legge regionale e, successivamente, alla declaratoria dell'illegittimità costituzionale di tale legge, dalla circostanza materiale che i tempi del contenzioso tra Regione e Stato avevano di fatto reso impossibile la presentazione delle istanze di condono. Da questo punto di vista sarebbe stato a suo avviso preferibile evitare il riferimento al decreto-legge n. 269 del 2003, e ciò al fine di non porre un precedente che potrebbe riaprire, relativamente alla Campania, la questione su cui ha testé richiamato l'attenzione. Il senatore NENCINI ( Misto-PSI ) ricorda un disegno di legge della XVII Legislatura, di iniziativa del senatore Falanga, che ottenne una notevole attenzione politica e mediatica e che, pur non essendo stato approvato, si ritenne a lungo che potesse divenire legge. A tale riguardo, la propria posizione all'interno della maggioranza era contraria, ma riconosce che sarebbe stato difficile arrestarne il percorso senza la tenace opposizione da parte dei Gruppi del Movimento 5 Stelle delle due Camere.