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Con l'approvazione di questo decreto-legge diventiamo un esempio per l'Europa e per il mondo intero. Questo provvedimento mette l'Italia nella giusta direzione, quella dei percorsi green dell'economia circolare e della qualità dell'aria. È di certo una sfida che però, anziché spaventarci, deve essere lo stimolo per poter dire un giorno: «Noi abbiamo iniziato e gli altri hanno seguito il nostro esempio». (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, è evidente che non basterà un decreto-legge per dare risposte, di certo urgenti, necessarie e non più rinviabili, per la tutela dell'ambiente e il contrasto del cambiamento climatico, ai cui devastanti risvolti stiamo - ahimè - assistendo da Nord a Sud, da Matera a Venezia. Il grido degli studenti del Fridays for future, gli impegni sanciti nell'Agenda strategica 2030 e il rapporto speciale presentato lo scorso agosto all'ONU su cambiamenti climatici, desertificazione e degrado terrestre ci impongono, come sancito all'articolo 1 del decreto stesso, di adottare un programma strategico nazionale coerente, ma anche coraggioso e lungimirante, che risponda a quella responsabilità intergenerazionale cui i nostri figli ci hanno richiamato dalle piazze. Sarebbe stato tuttavia opportuno, signor Ministro, trattandosi di dare compiuta attuazione a direttive europee e chiudere infrazioni della Corte di giustizia, utilizzare lo strumento probabilmente più proprio dettato dalla legge n. 234 del 2012, ovvero la legge europea, e non un decreto-legge (i numerosi emendamenti presentati lo testimoniano e lo confermano). Di particolare rilievo sono le procedure d'infrazione in relazione alla direttiva 2008/50/CE, come è stato ricordato, per aver superato in alcune zone le soglie previste per il biossido di azoto e le polveri sottili, in particolare nel bacino padano e nelle Città metropolitane, ma anche infrazioni riferite a siti inquinati e discariche abusive da regolarizzare. Sono infrazioni importanti che pesano, non solo per il costo sulle casse dello Stato (milioni di euro), ma anche sulla qualità di vita dei nostri territori: emissioni in atmosfera, rifiuti, discariche, trattamento acque reflue, dissesto idrogeologico, mobilità. Si tratta di materie, signor Ministro, di competenza spesso condivisa, concorrente tra diversi livelli istituzionali e di Governo, nazionale, regionale, locale, tra tutela dell'ambiente e governo del territorio; sovrapposizioni che spesso non aggiungono interventi, ma al contrario li rallentano per difetto di chiarezza. Credo che molto ci avrebbe aiutato riformare l'articolo 117 della Costituzione per semplificare e rendere più efficiente il sistema decisionale e di governance , soprattutto di fronte a tali emergenze, ma il nostro non sembra essere un Paese normale e il ricorso alla struttura del commissario straordinario unico ed ai poteri sostitutivi per il superamento delle procedure di infrazione e l'attuazione delle sentenze della Corte di giustizia lo testimonia. Sono convinta, anche come ex sindaco, di quanto sia necessario coinvolgere e responsabilizzare i diversi livelli di governo, come sancito all'articolo 1 del decreto, assegnando però alle amministrazioni coinvolte valori obiettivo da perseguire specifici e determinati, dando anche tempi da rispettare. Non solo, quindi, un programma nazionale, ma agende urbane e piani regionali convergenti cui destinare in modo integrato le tante, diverse risorse che già sono disponibili, tra fondi strutturali, fondo di coesione, risorse nazionali ed europee. Investimenti green che riteniamo dovrebbero uscire dai vincoli del Patto di stabilità, almeno in questo tempo di transizione ecologica, una richiesta, signor Ministro, che consegniamo a lei perché la porti sui tavoli europei. Un investimento per il futuro, dunque, ma anche fondi già stanziati, come dicevamo, da sbloccare subito, dal dissesto idrogeologico al ciclo dei rifiuti per un'economia effettivamente circolare, alla mobilità sostenibile per servizi pubblici a zero emissioni, anche con corsie preferenziali, nonché riforestazione (come previsto dall'articolo 4), rifunzionalizzazione di edifici e divieto di consumo di nuovo territorio, questione cruciale. Le nostre città sono il luogo dove si determinano e si concentrano lo sviluppo e la crescita e quindi il rischio ambientale. Per questo riteniamo non più rinviabile un piano di risanamento e un piano casa per le periferie, nella consapevolezza che alle problematiche di sostenibilità comunque dovremo accompagnare sempre quelle sulla disparità territoriale e sulle disuguaglianze sociali. Fondamentale, inoltre, nell'ottica dell'efficacia - è stato accennato dalla collega - sarà la capacità di coinvolgere il pubblico, i cittadini, l'associazionismo, le comunità locali sia nella fase della progettazione, che in quella dell'attuazione degli interventi, come anche auspicato dalla normativa europea. Nella stessa direzione sarà però fondamentale il ruolo delle aziende, delle imprese private che dovranno convergere in questa strada, e mi rivolgo alla collega del Gruppo Forza Italia: le imprese che hanno già un programma per la sostenibilità ambientale e sociale raggiungono già migliore produttività, più valore e quindi più occupazione e reddito, quindi la scelta per il clima è una scelta per il lavoro e per l'economia e non contro l'economia. Presidente, oggi pensare alla sostenibilità significa pensare al rilancio economico del Paese. Le risorse ci sono, in parte, e la nostra proposta è proprio quella di sbloccarle immediatamente per ferrovie, per mobilità alternativa, per rigenerare le nostre periferie. È necessario ricostituire da subito l'Unità di missione per il dissesto idrogeologico e per la messa in sicurezza del nostro territorio. Non c'è infatti più tempo per salvare le nostre città, patrimonio dell'umanità, di cui siamo custodi, per salvare non solo il Pianeta, ma la nostra stessa sopravvivenza. In conclusione, il nostro è un Paese straordinario - lo abbiamo ripetuto spesso in quest'Aula - di una bellezza unica, ma è al contempo un Paese molto fragile, e la grave crisi della vicenda Ilva ce lo racconta. È tempo di dare unità di valore a termini che ancora sembrano distanti e distinti: «salute» e «lavoro», «clima» e «sviluppo», «presente» e «futuro». (Applausi dal Gruppo IV-PSI e della senatrice Rojc) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, penso che quello al nostro esame sia un decreto-legge importante, un primo passo sicuramente, ma un passo sostanziale. Con questo provvedimento si avvia infatti un percorso che l'attuale Governo ha messo al centro della propria azione. La lotta ai mutamenti climatici, la transizione ambientale dell'economia, lo sviluppo sostenibile sono priorità per questo Governo, una sua ragione fondante, la scelta più evidente di discontinuità con il passato. Con questo decreto-legge, e le tante norme contenute nel disegno di legge di bilancio - su cui tornerò - proprio su questo punto diamo concretezza al nostro impegno.