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Altrettanto giusta è l'introduzione dell'articolo 612- ter , che punisce con la reclusione fino a sei anni, oltre a una multa da 5.000 a 15.000 euro, la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, anche se in questo caso non si comprende per quale ragione Governo e maggioranza non abbiano accolto la proposta della senatrice Unterberger di estendere la stessa punizione alla diffusione di audio avente lo stesso contenuto. Allo stesso modo non si comprende perché sia stato respinto l'emendamento del senatore Caliendo, che prevedeva di inserire tra le aggravanti di cui al quarto comma la commissione del fatto in danno di un minore: non sarebbe costato nulla e certamente avremmo avuto una norma più efficace. Inoltre, il Gruppo Fratelli d'Italia condivide anche la modifica introdotta al codice di procedura penale per imporre che il pubblico ministero - questo è il cuore del provvedimento - senta la vittima di violenza domestica e di genere entro il termine di tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato. Anche in questo caso, però, non si capisce perché siano stati respinti gli emendamenti delle minoranze, che proponevano l'estensione di tale norma anche ai nuovi reati di cui agli articoli 558- bis e 612- ter del codice penale, introdotti con il disegno di legge in esame. Inoltre non si capisce perché non sia stata prevista alcuna conseguenza o sanzione in caso di inosservanza del termine di tre giorni da parte del pubblico ministero. Il rischio è quindi che la giurisprudenza interpreti questo termine come meramente ordinatorio e che le procure non lo prendano sul serio o nella dovuta considerazione, vista anche, signor Ministro, la mancata implementazione delle risorse umane e organizzative necessarie alla sua attuazione, come ha giustamente rilevato la senatrice Rauti nel suo intervento di stamane in discussione generale. È condivisibile anche la modifica dell'articolo 165 del codice penale che, per alcuni gravi reati di violenza di genere, subordina la sospensione condizionale della pena alla partecipazione del reo a specifici percorsi di recupero. Sarebbe però stato auspicabile che gli enti o le associazioni in cui svolgere questo percorso fossero iscritti in apposito albo, ma anche il relativo emendamento è stato respinto. Giusta anche l'introduzione dell'articolo 583- quinquies del codice penale, che punisce con la reclusione da otto a quattordici anni la deformazione o lo sfregio permanente del viso, perché è un attacco diretto alla identità della persona: è una pena esemplare e noi auspichiamo che venga applicata più verso il massimo che verso il minimo. Giusto anche prevedere che la scarcerazione del condannato debba essere immediatamente comunicata alla persona offesa e al suo difensore, oltre a quanto già previsto dal vigente articolo 90- ter del codice di procedura penale per i casi di violenza alla persona. Ma anche in questo caso non si capisce, signor Ministro, perché escludere i nuovi articoli 558- bis e 612- ter del codice penale; soprattutto, Fratelli d'Italia è particolarmente rammaricata che sia stato respinto il proprio emendamento 15.1, che chiedeva di comunicare, oltre la scarcerazione, anche i permessi concessi durante l'esecuzione della pena. Se il reo intende reiterare il reato o, peggio, vendicarsi della propria vittima, può purtroppo farlo non solo nel caso di scarcerazione, ma anche nel corso di un banale permesso, uno dei tanti, troppi permessi generosamente concessi dal nostro ultra permissivo ordinamento penitenziario. Potrei continuare a lungo, ma al Ministro non interessa, interessa più la chat . Presidente, il Ministro consulta la chat : questo è il rispetto che ha del Parlamento. Potrei continuare a lungo, ad esempio richiamando l'articolo 604- quater del codice penale proposto da tutte le minoranze, di destra e di sinistra, volto a istituire il reato di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere. Ci siamo dovuti accontentare di un ordine del giorno. Ma mi fermo per non abusare del tempo concessomi. Ribadisco quindi il voto favorevole del mio Gruppo, pur nel rammarico che Governo e maggioranza non abbiano voluto accogliere nemmeno uno dei tanti buoni suggerimenti che le minoranze hanno proposto; tutte le minoranze, anche il PD. Criticare il comportamento di un parlamentare non significa attaccare un partito; se quel partito vuole fare proprio il comportamento di quel parlamentare è un problema del partito, non certamente di chi stigmatizza quel comportamento. Noi avremmo voluto che molti di questi emendamenti fossero accolti, perché questo avrebbe consentito quel salto di qualità che con questo provvedimento si sarebbe potuto davvero fare; ma così non è stato. Accontentiamoci di quanto si è potuto fare. Ci rammarichiamo soprattutto che non siano stati accolti quegli emendamenti che miravano ad aumentare le tutele e i diritti delle vittime, una maggior tutela e una maggiore difesa delle vittime, che sarebbe stato possibile inserire in questa norma. Tornare alla Camera per approvare definitivamente il disegno di legge in esame tra quindici giorni, con questi pochi interventi tecnici, ma anche giuridicamente fondati proposti dalle minoranze, non avrebbe comportato nessuna conseguenza negativa, ma anzi avrebbe arricchito la legge. Pertanto, pur nel rammarico che questo non sia stato fatto e che siano state negate le risorse necessarie a fare di una buona legge sulla carta anche una buona legge nella sua pratica applicazione, noi annunciamo il voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FdI) . CUCCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (PD) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, ci risiamo. Ancora una volta siamo costretti a dire in quest'Aula: «ci risiamo». Ancora una volta un provvedimento di estrema importanza, che avrebbe dovuto e potuto dare una risposta seria e condivisa da tutti alla diffusa richiesta di uguaglianza e di parità tra i generi, sancita dalla Costituzione, e che avrebbe potuto rispondere alla richiesta di sicurezza delle persone interessate alla parità di genere, si risolve invece nell'ennesimo spot pubblicitario di questo Governo. Vede, signor Ministro, lei oggi è arrivato in Aula - e la ringrazio per la sua presenza, è piacevole averla qui in Aula - con un fiocco rosso. Io spero che questo sia il simbolo della lotta all'AIDS (Applausi dal Gruppo PD) , come era stato originariamente concepito quel fiocco rosso, e che non si tratti invece di un richiamo al codice rosso, perché, se così fosse, sarebbe un'offesa nei confronti di quelle donne che aspettavano questo provvedimento e che invece sono state mortificate ancora una volta. Questo provvedimento è un insulto a quest'Aula, è un insulto all'opposizione, è un insulto alla nostra Costituzione e, infine, è un insulto anche a voi stessi, perché state abdicando, colleghi della maggioranza, al ruolo che il suffragio popolare vi aveva assegnato e state abdicando al ruolo che la Costituzione vi ha assegnato. Questo provvedimento segue una linea già tracciata e tristemente nota, come ho avuto modo di dire più volte sia in Aula che in Commissione. È l'ennesimo attacco al sistema democratico di questo Paese (rendiamocene conto).