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«Ci domandiamo e ci ridomandiamo che conseguenze nefaste potrebbe avere un ipotetico errore di questo genere su un'intera popolazione di età pediatrica». Uno studio dell'università della California di metà settembre, ripreso anche dal «The Guardian» - quindi sto parlando di giornali e riviste importanti - arriva alla conclusione che i ragazzi tra i dodici e i diciassette anni sono più a rischio di effetti collaterali dopo il vaccino rispetto al Covid. Due studi britannici sostengono che il long- Covid nei minori sia quasi inesistente (ho qui l'elenco completo delle fonti, che poi consegnerò alla Presidenza per evitare di perdere tempo). Il Murdoch children's research institute dell'università di Friburgo, oltre che le associazioni pediatriche tedesche, consigliano prudenza. La rivista americana «Time» riporta che almeno il 40 per cento di bambini probabilmente ha contratto il Covid in maniera asintomatica e questo renderebbe ancora più inutile la vaccinazione di massa. In Nuova Zelanda alcuni ricercatori hanno richiesto, dopo una serie di studi, lo stop all'immunizzazione anti-Covid nei confronti di minori e donne incinte, ritenendo che le stime dei rischi fossero viziate da alcuni errori. Non si può quindi affermare che tutta la comunità scientifica sia unanime sul tema dei vaccini agli under dodici. Se vogliamo parlare di corretta informazione, io ho dato anche un altro punto di vista. (Applausi) . Molti sono concordi sul fatto che siano necessari altri studi, magari con campioni di più grandi dimensioni. Quindi, forse sarebbe meglio aspettare e andare con prudenza perché, se la comunità scientifica è divisa, cosa dovrebbe ispirarci? Forse sarebbe saggio rispettare il principio di massima precauzione, e invece sappiamo bene che sarà già tutto pronto e stabilito; sarà pronto probabilmente anche il green pass per i minori, per i bambini. Il nostro Ministro non vedrà l'ora di partire con questa misura. Si dice che bisogna vaccinare i bambini nell'interesse di altre persone, ma la mia riflessione è che una società che mette a rischio i bambini per proteggere adulti e anziani perlopiù già con due dosi, che faranno probabilmente la terza, a mio giudizio è, oltre che egoista, anche senza ragione. Già facciamo pochi figli; almeno tuteliamo quelli che abbiamo, se non siamo assolutamente certi che ciò che inoculiamo sia effettivamente sicuro. Questo è il messaggio. (Applausi) . Ho fatto un intervento pacato. Ve lo chiedo con garbo e gentilezza: per favore, non mettete obblighi surrettizi. Lasciate stare i bambini o quantomeno usate un po' più di prudenza per alcune fragilità. È giusto e gli esperti lo testimoniano. Non tirate troppo la corda, perché altrimenti si spezza. Fermatevi un attimo e ragionate finché siete in tempo. Bisogna discutere, ragionare e confrontarsi. Io non amo e non ho mai amato i deliri di onnipotenza. (Applausi) . PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare l'elenco delle fonti completo che ha prima chiesto di allegare. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intanto rassicuro il collega Vitali sul fatto che non farò dichiarazioni di voto o, meglio, la farò non per il Gruppo, ma per me stesso. Siccome abbiamo già votato tre decreti sul green pass - questo viene infatti definito decreto green pass 4 - devo ammettere che l'intervento che farò oggi sembrerà essere controcorrente rispetto alla maggioranza degli interventi che mi hanno preceduto, che sono - lo dico con dispiacere, perché ho opinioni molto diverse - di critica all'impostazione del green pass . La maggior parte dei colleghi che mi ha preceduto, escluso quelli appartenenti al mio Gruppo, che ringrazio, come le senatrici Rizzotti e Binetti, hanno fatto interventi che prescindono dal merito di questo decreto green pass 4, che prevede la salvaguardia della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro sia nel pubblico che nel privato. Dico con molta franchezza che a me l'impiego del certificato verde nei luoghi di lavoro appare come una decisione di buonsenso che tiene conto della cornice giuridica emergenziale in cui essa si colloca e opera un ragionevole bilanciamento tra il diritto al lavoro e la tutela della salute pubblica. Purtroppo, ciò che è emerso dalla maggioranza degli interventi di chi mi ha preceduto è che sfugge completamente questo aspetto e, cioè, che il certificato verde è stato pensato e ideato - a mio giudizio correttamente e giustamente - per cercare non solo il recupero della salute ai cittadini italiani, ma anche il ritorno a un'economia forte. Se le cose vanno bene, infatti, la gente non si ammala e probabilmente l'economia cresce. E i risultati si stanno vedendo. Io appartengo all'80 per cento di italiani che crede nel certificato verde. Certo, ascoltando i colleghi mi sento in minoranza. Lo ammetto. La maggior parte dei colleghi ha parlato in modo critico rispetto a questo provvedimento, ma non la penso così. Credo che l'Italia sia in migliori condizioni rispetto agli altri Paesi perché, attraverso la collaborazione con la sua comunità scientifica, ma anche per la creatività e il buonsenso che il Governo ha saputo trovare con questo tipo di provvedimenti, si è creata una situazione - mi pare che gli altri colleghi abbiano completamente taciuto questo aspetto - migliore di quella di tantissimi altri Paesi che non hanno adottato le stesse misure di contenimento e il certificato verde non solo nei luoghi di lavoro, ma ove è possibile farlo. Devo ammettere che mettere ancora in dubbio l'utilità del certificato verde; mettere ancora in dubbio addirittura la fondamentale necessità della massima diffusione del vaccino, anche tra i più piccoli, va contro il buon senso e contro la volontà dell'intera comunità scientifica. Io non sono un virologo, né uno scienziato e non citerò alcuna dichiarazione, alcun articolo di «Nature» o di altri virologi che si sono espressi, perché in questa sede faccio il parlamentare e sono in grado di poter dare un giudizio politico su ciò che il Governo sta facendo. Devo dire, cari colleghi, che sono assolutamente lieto di avere un Governo che ha saputo affrontare la situazione con questa decisione e senza adottare l'obbligo vaccinale, che pure avrebbe potuto adottare; ma lo ha fatto per dare la possibilità a chi la pensa diversamente di non vaccinarsi, di avere un atteggiamento differente rispetto all'utilità del vaccino. Tenete conto, tuttavia, che noi siamo ormai arrivati, anche per merito dell'adozione del certificato verde, all'84 per cento della popolazione che ha completato l'intero ciclo vaccinale e all'87 per cento che ha fatto almeno una somministrazione. Vorrei dire a tutti coloro i quali ritengono questo tipo di soluzione non adeguata, non utile; una soluzione che non fa bene al Paese, alla salute, alla libertà, all'economia - tutto il contrario di quello che pensa il sottoscritto - che comunque solo il 13 per cento degli italiani non ha assunto alcuna somministrazione di vaccino. Sostanzialmente, chi si sbraccia, si spertica, si agita nel dire che tutto questo è sbagliato rappresenta il 13 per cento degli italiani e ha contro l'87 per cento degli italiani. Ho la sensazione che tutto questo si smarrisca.