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Disposizioni per la promozione, la tutela e la salvaguardia della produzione artistica e culturale della danza. Onorevoli Senatori . – Frutto d'un approfondito confronto, rinnovato e condotto tra quanti in Italia lavorano nel settore della danza e in quanto appassionati di quest'arte, il presente disegno di legge prende spunto da una proposta già presentata nel corso della XVIII legislatura a prima firma della senatrice Montevecchi (atto Senato n. 2661). Se, d'altro canto, diverse iniziative di parlamentari avevano avuto modo di denunciare l'ingiustificata chiusura progressiva dei corpi di ballo succedutasi negli ultimi venti anni (salvo errore sono rimasti solo quattro corpi di ballo a Milano, Roma, Napoli e Palermo), esse trovarono quindi attuazione facendo confluire le diverse istanze e i numerosi apporti provenienti da quella sorta di « movimento spontaneo » dapprima nel disegno di legge atto Senato n. 1762 e nella proposta di legge atto Camera n. 2815 della XV legislatura (confluiti nell'atto Senato n. 1227 della XVI legislatura), che furono presentati alla stampa in un'affollatissima conferenza stampa tenutasi in Senato il 24 ottobre 2007, alla presenza, tra gli altri, di Carla Fracci–che fu sempre in prima linea per la tutela e la promozione artistica della danza e della sua diffusione –, del sovrintendente al Teatro dell'Opera Francesco Ernani e del professor Alberto Testa. Il confronto, articolato e analitico, ha interessato forze politiche di ogni schieramento, tanto che può dirsi, a ragione, che si tratta di una proposta bipartisan, condivisa da alcune fra le migliori espressioni della cultura italiana e dai tanti politici interessati alle sorti dell'arte coreutica italiana. Ora, nonostante le fondazioni lirico-sinfoniche in Italia abbiano espresso un prodotto artistico e culturale della danza di elevatissima qualità, con notevole apprezzamento del pubblico, e riscuotendo ampi apprezzamenti della critica, anche internazionale, appare per converso inspiegabile la controtendenza istituzionale che ha condotto alla soppressione dei corpi di ballo e il declino della danza, che appare intenzionale da parte di alcune sovrintendenze , delle fondazioni e dell'amministrazione politica che le ha sostenute, sino a ravvisare una vera e propria eterogenesi dei fini istituzionali, sanciti dal decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e dal decreto-legge 24 novembre 2000, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 gennaio 2001, n. 6. Il balletto, come massima espressione dell'arte e della cultura, è nato infatti in Italia e ha fatto scuola nel mondo per secoli, esportando danzatori, coreografi e maestri di ballo di eccellente qualità, che hanno creato e diffuso nuovi passi, movimenti, virtuosismi tecnici, metodi di studio, oggi internazionalmente riconosciuti, al punto da essere entrati nelle codificazioni, nelle nomenclature e nei programmi di studio di tutte le scuole e i teatri del mondo. Tuttavia, seppur da sempre ai vertici mondiali, la danza italiana è diventata negli ultimi trent'anni la « Cenerentola » trascurata e sacrificata dei teatri e dello spettacolo italiano in generale. Sino a vedere, oggi, come si diceva, la sopravvivenza solo di pochissimi corpi di ballo, cui sono sostanzialmente affidate produzione, promozione e tutela di uno fra gli aspetti più radicati dell'identità e del patrimonio artistico e culturale italiano. Ciò nonostante emerga, da tutte le statistiche economiche e finanziarie delle fondazioni lirico-sinfoniche, un rapporto tra costi di produzione e ricavi di incasso per le produzioni dei corpi di ballo che vede sempre e costantemente un notevole attivo patrimoniale (come dalle rendicontazioni della sezione di controllo degli enti della Corte dei conti); segno del coinvolgimento popolare e dell'attenzione che la comunità dedica a tale aspetto artistico e del nutrimento che ne trae la propria identità culturale. La danza, dunque, è molto amata e seguita dal pubblico, che partecipa numeroso alle rappresentazioni ed è in costante aumento; tanto che si riscontrano spesso – in presenza d'una mirata, adeguata programmazione –, situazioni di « tutto esaurito » e una difficoltà diffusa nel reperimento dei biglietti, di là dal numero di repliche previste in cartellone. A una disattenzione della politica è spesso corrisposta una gestione poco capace sotto il profilo manageriale e un sostanziale disinteresse delle istituzioni. Sono mancati progetti artistici e specifiche scelte politico-istituzionali, in netta controtendenza rispetto alle finalità via via attribuite alle fondazioni lirico-sinfoniche. La forte riduzione dell'espressione e della tutela del patrimonio artistico e culturale della danza in Italia rappresenta, da un lato, una parziale eterogenesi dei fini istituzionali delle « fondazioni » e, dall'altro, una perdita inestimabile del patrimonio artistico e dell'identità culturale appartenenti all'indiscusso genio artistico italiano. Il che, oltre a provocare una pesante decadenza culturale, ha determinato, nel settore della danza, anche una gravissima perdita di posti di lavoro e una costante migrazione verso l'estero. In specie negli ultimi venti anni, si è verificata infatti una crescente migrazione artistico-professionale dei coreuti italiani verso i corpi di ballo di istituzioni europee e internazionali, a discapito della cultura artistica italiana del balletto e della danza. Così che, in tantissime compagnie europee e internazionali, si assiste alla presenza di danzatori italiani che ricoprono ruoli di primaria importanza. Le giovani leve italiane della danza emigrano, infatti, in maniera sempre più costante e numerosa verso compagnie e istituzioni estere, per poter corrispondere a una concreta aspirazione professionale. Risultano assenti, in Italia, sufficienti punti di riferimento concreti e fondativi per i giovani professionisti della danza, in netta controtendenza con quanto, invece, accade in altri Paesi europei, come ad esempio Francia e Germania. Abbiamo assistito, viceversa, attraverso la riduzione della produzione artistica relativa al balletto, alla riduzione e alla soppressione degli organici funzionali, in assenza di norme, precise ed efficaci, che potessero impedire la distrazione delle risorse finanziarie destinate alla danza. È noto, infatti, che nel corso degli anni siano state soppresse diverse compagnie di ballo di fondazioni e teatri sebbene le produzioni di danza messe in scena da tali fondazioni fossero di elevata qualità artistica e culturale, in presenza di artisti italiani di fama internazionale. La documentazione contabile e i resoconti offerti dalla Corte dei conti negli ultimi venti anni segnalano una spesa costante, sempre più sottratta alla produzione di danza, cui non corrisponde alcun vantaggio finanziario delle fondazioni, né alcuna agevolazione utile a perseguire il vincolo di bilancio.