[pronunce]

Caselli ha dimostrato di essere completamente privo di carattere intellettuale&raquo;. Il giudice ricorrente ritiene insussistenti i presupposti dell'insindacabilità di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione, mancando il nesso funzionale con alcun atto parlamentare del senatore Pera avente ad oggetto i fatti di cui alla dichiarazione. 2. - Deve preliminarmente essere ribadita l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già ritenuto da questa Corte nella citata ordinanza n. 271 del 2001. 3. - Nel merito il ricorso è fondato. Le dichiarazioni asseritamente diffamatorie, rese dal senatore Pera nel corso di un'intervista ad un giornalista dell'agenzia ANSA, riguardano l'utilizzo dello strumento della querela da parte del dott. Caselli, il quale era stato criticato dal parlamentare, con le espressioni sopra riportate, per aver fatto ricorso a tale iniziativa giudiziaria. Si tratta della querela presentata dal dott. Caselli e da due sostituti della Procura della Repubblica di Palermo nei confronti del senatore Pera, autore di un articolo dal titolo &laquo;I PM? Mostri a tre teste&raquo; , pubblicato sul Messaggero del 14 gennaio 1999, nel quale egli tra l'altro scriveva &laquo; … o le forze dell'ordine fanno quello che vogliono i PM e indagano nelle direzioni e nei modi da essi voluti, oppure sono nei guai. È così che sono nati (…) i casi Contrada e Mori a Palermo, dove si è visto che quando i poliziotti non si comportano come vogliono i PM, questi li fanno processare, condannare o rimuovere dal ministro compiacente&raquo;. La querela ha dato origine al procedimento penale nei confronti del senatore Pera, per cui è sorto il diverso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, deciso da questa Corte con sentenza n. 347 di pari data, nel senso della non spettanza al Senato del potere di dichiarare che le affermazioni di cui all'articolo del senatore Pera erano coperte dalla garanzia dell'insindacabilità. Gli atti parlamentari richiamati dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari a proposito delle dichiarazioni rese dal senatore Pera all'ANSA il 16 giugno 1999 sono gli stessi esaminati a proposito della dichiarazione di insindacabilità oggetto del precedente menzionato conflitto. La difesa del Senato infatti inscrive l'episodio nella polemica sulla giustizia e sul ruolo del PM nella quale il senatore Pera si è più volte impegnato: le dichiarazioni all'ANSA costituirebbero un passaggio della sequenza di dichiarazioni ed interventi parlamentari in cui egli si è espresso in termini anche fortemente polemici e critici nei confronti dei comportamenti e delle esternazioni del dott. Caselli. In realtà però le dichiarazioni rese nel corso della menzionata intervista riguardano non già il ruolo del PM ed i rapporti tra quest'ultimo e la polizia giudiziaria, bensì il ricorso allo strumento della querela da parte del dott. Caselli. Soltanto questa iniziativa infatti è stata stigmatizzata dal senatore Pera, le cui dichiarazioni peraltro criticano unicamente la querela del dott. Caselli e non anche l'analoga e contestuale iniziativa degli altri querelanti, i sostituti Teresi ed Ingroia. Gli atti parlamentari richiamati dalla Giunta, già esaminati dalla sentenza n. 347 del 2004, hanno invece un oggetto diverso, in quanto riguardano segnatamente l'azione degli uffici del pubblico ministero nonché il trasferimento del gen. Mori, direttore dei ROS (Reparti operazioni speciali) dell'Arma dei Carabinieri, che sarebbe avvenuto a causa di contrasti con la Procura di Palermo; e non concernono minimamente il ricorso allo strumento della querela da parte del magistrato. Pertanto manca del tutto la riproduzione o divulgazione di una precedente attività parlamentare rispetto alla quale la dichiarazione in esame presenti una “sostanziale identità di contenuti”, tale da comportare un &laquo;nesso funzionale&raquo; (da ultimo, sentenza n. 298 del 2004). E la polemica sulla giustizia, con il riferimento più specifico alla Procura di Palermo ed ai ROS, vale tutt'al più ad individuare il contesto di dibattito politico in cui le dichiarazioni suddette si inseriscono, che può essere eventualmente indicativo di un'attività di critica politica, valutabile dal giudice penale in ragione della sua possibile idoneità a scriminare l'illecito. Né il luogo dove le dichiarazioni sono state rese (all'interno della sede del Senato) può, di per sé solo, conferire carattere di funzione parlamentare ad un'intervista privata concessa da un parlamentare ad un giornalista (sentenza n. 509 del 2002), giacché anche tale circostanza può attenere semmai ad un "contesto politico", che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, non può, di per se stesso, fare presumere l'esistenza di un nesso funzionale idoneo a rendere insindacabili le opinioni ivi espresse. 4. - Ne discende che l'impugnata delibera di insindacabilità ha violato l'art. 68, primo comma, Cost., ledendo le attribuzioni dell'autorità giudiziaria ricorrente, e pertanto deve essere annullata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spetta al Senato della Repubblica deliberare che i fatti per i quali era in corso il procedimento penale nei confronti del senatore Marcello Pera, di cui al ricorso in epigrafe, riguardano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari ai sensi del primo comma dell'art. 68 della Costituzione; annulla, per l'effetto, la deliberazione di insindacabilità adottata dal Senato della Repubblica nella seduta del 31 maggio 2000 (documento IV-quater, n. 56). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 novembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 novembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA