[pronunce]

che, in proposito, va evidenziato come al fondo della scelta legislativa della necessaria fissazione dell'udienza preliminare in esito all'inoltro della richiesta di rinvio a giudizio – ancorché ritenuta nulla o inammissibile – sta l'evidente intento di valorizzare la garanzia del contraddittorio attraverso la doverosa celebrazione dell'udienza: con un meccanismo processuale che risulta espressione di una discrezionalità legislativa – profilo, questo, già in sé dirimente ai fini della soluzione del quesito scrutinato – esercitata in piena rispondenza ai canoni di coerenza e ragionevolezza; che, invero, – come evidenziato di recente anche dalla giurisprudenza di legittimità in analogo ambito – in esito alla ricezione della richiesta di rinvio a giudizio il giudice è tenuto a dare impulso al rito tipico della fase in corso, che è quello dell'udienza preliminare: epilogo, questo, che – lungi dal potersi qualificare come superfluo o diseconomico, secondo le deduzioni del rimettente – impedisce, in realtà, ogni compressione del contraddittorio, inteso, anche quale “diritto delle parti all'ascolto” e, dunque, come possibilità di consentire la discussione in sede di udienza, pure in ordine al profilo di evidente nullità; che, in tale prospettiva, si rivelano manifestamente insussistenti le dedotte violazioni; che, infatti, non sussiste il contrasto con l'art. 3 della Costituzione, poiché il dispositivo normativo denunziato appare scelta effettuata dal legislatore nel rispetto del limite della ragionevolezza e del corretto bilanciamento dei valori costituzionali coinvolti; che è altresì insussistente la ritenuta violazione dell'art. 111 della Costituzione, poiché il meccanismo invocato in via additiva dal rimettente, oltre a non costituire scelta costituzionalmente obbligata, non può ritenersi soluzione destinata a produrre sempre e comunque effetti acceleratori, comportando infatti, in ogni caso, un epilogo regressivo del procedimento, a prescindere dai diversi esiti suscettibili di derivare dal contraddittorio; non senza considerare che, per altro verso, la lesione al principio di ragionevole durata del processo risulta dedotta dal rimettente non già quale conseguenza astratta e generale della norma impugnata, quanto in ragione della peculiare situazione processuale della fattispecie al suo esame; che, infine, è parimenti privo di fondamento il dubbio di costituzionalità avanzato in relazione all'art. 101 della Costituzione, posto che il meccanismo processuale da cui è imposta la fissazione dell'udienza preliminare, lungi dall'implicare elusione del principio di soggezione del giudice solo alla legge, ne risulta concreta espressione, attivando pienamente l'esercizio della funzione giurisdizionale nell'ambito dell'udienza; che l'ulteriore dubbio di illegittimità costituzionale – prospettato dal giudice a quo, in relazione ai medesimi parametri della Carta fondamentale così come sopra dedotti, sullo stesso art. 418 cod. proc. pen. , nella parte in cui «non consente, e dunque preclude, il vaglio di preliminare ammissibilità della richiesta di rinvio a giudizio», seppure formalmente valida – si rivela manifestamente infondato alla luce delle medesime argomentazioni sopra svolte; che, pertanto, la questione proposta si palesa manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara: 1) la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 415-bis e 416, comma 1, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 111 secondo comma, della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro con l'ordinanza in epigrafe; 2) la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionali dell'art. 418 del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 101, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, con la medesima ordinanza. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 dicembre 2005. F.to: Annibale MARINI, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 dicembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA