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Il Rosatellum era già una legge incostituzionale; noi la nostra battaglia l'abbiamo fatta fino in fondo e continueremo a farla, perché vi era una torsione della rappresentatività e una distorsione del voto dell'elettore, che produceva già nell'elettorato attivo un problema molto serio. Voi, con questo sistema, nel cambiare il rapporto tra collegi e seggi, con il meccanismo dei tre ottavi, producete un ridimensionamento del grado di rappresentatività dell'organo parlamentare, che è forse quello che volete, intervenendo alle radici, proprio per indebolire il sistema della democrazia rappresentativa. Producete altresì un altro problema nell'elettorato attivo, perché il voto che potrà dare sarà indeterminato, e nell'elettorato passivo, perché vi è una riduzione fortissima della rappresentanza e questo è un aspetto molto serio in democrazia. Mi rivolgo anche ai colleghi del Partito Democratico che hanno votato contro tutti gli emendamenti che cercavano di introdurre un tasso di proporzionalità: ancora non avete imparato la lezione e questo mi dispiace moltissimo. (Richiami del Presidente) . In conclusione… PRESIDENTE. Senatrice De Petris, si è verificato un errore. Ha ancora quattro minuti. DE PETRIS (Misto-LeU) . Grazie Presidente. Sono stati molto gravi e significativi il voto e il parere contrario sul divieto di pluricandidature, perché cosa produce la torsione che si introduce, accentuando a dismisura i difetti del Rosatellum? Ho già parlato del danno che produce sulla capacità degli elettori, quindi sul fronte dell'elettorato attivo di incidere seriamente sull'esito delle elezioni, cioè sull'efficienza elettiva ex ante . Contemporaneamente vi è una diminuzione drastica del pluralismo della rappresentanza e, poi, la mancata eliminazione delle pluricandidature, eliminazione che avevamo proposto e che poteva essere anche per voi un modo per rendere la modifica meno grave. Vi sono quindi tre situazioni: l'allargamento della dimensione dei collegi, un problema molto serio sull'efficienza dell'elettorato attivo e sulla capacità di incidere sull'esito del voto, la diminuzione drastica - di cui il presidente La Russa ha ben compreso la portata - del pluralismo della rappresentanza e quindi della rappresentatività dell'organo. Chi ne trarrà beneficio? Vi sarà un'ulteriore dilatazione, a dismisura, del potere delle segreterie dei capi politici: questo è quello che si produrrà. Per tutti questi motivi, credo che anche questo sistema elettorale avrà molti problemi dal punto di vista costituzionale e noi ci faremo carico di provare a portarlo davanti alla Corte costituzionale. Per quanto riguarda le minoranze linguistiche, fatto l'accordo con l'SVP, del resto delle minoranze linguistiche nel Paese a voi non interessa assolutamente nulla, mentre il problema della minoranza slovena è molto serio. Vi siete convertiti al Rosatellum; con le conversioni che state conoscendo, non in senso religioso ma introducendo una modifica a 360 gradi dei vostri princìpi, avete sposato in pieno non solo il Rosatellum- bis , ma addirittura un suo peggioramento, perché sebbene fosse molto difficile peggiorare il Rosatellum- bis , con il disegno di legge in esame ci state riuscendo in pieno. Per questi motivi, voteremo contro il provvedimento, come fieramente abbiamo votato contro e ci siamo opposti al Rosatellum- bis, perché anche se non siamo rimasti in moltissimi, per noi la coerenza è un fatto fondamentale, soprattutto nel rapporto con i nostri elettori. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. Senatrice De Petris, mi scuso per aver scampanellato per una non corretta impostazione del timer . COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, per me e per coloro i quali erano presenti nella scorsa legislatura davanti agli occhi ci sono tanti appassionati interventi e varie discussioni approfondite, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista tecnico, e nel merito sulle leggi elettorali che abbiamo approvato nella scorsa legislatura, dall'Italicum alla legge Rosato. È evidente a tutti, infatti, la connessione tra la legge elettorale e le riforme della Costituzione approvate dal Parlamento e poi respinte con il referendum . La legge elettorale è la più politica delle leggi che il Parlamento possa approvare ed è per questo che ha sempre rappresentato uno snodo decisivo del dibattito e del confronto politico. Il modo con il quale il Paese viene rappresentato in queste Aule dipende dalla legge elettorale, questa formula che trasforma il voto di milioni di italiani in un ridotto numero di rappresentanti, che riproducono in Camera e Senato le caratteristiche del consenso, il peso dei territori e le loro peculiarità. Ebbene, oggi siamo qui, nel più totale disinteresse dei commentatori e dei giornalisti - non c'è nessuno - ma anche della politica, a votare - dico votare perché discutere non mi pare sia un verbo da usare in questa situazione: discutere è una parola grossa - una legge elettorale che non esito a definire un obbrobrio. Dopo una legislatura di riforme, che ha visto discutere il nesso tra riforme del Parlamento e legge elettorale, arriva una legislatura in cui non si discute neppure, dopo che si è approvata una legge costituzionale che riduce in modo significativo il numero di parlamentari e che pone in modo inequivocabile il tema del rapporto con la legge elettorale. Sono una persona che coltiva il dubbio e, quindi, rifletto su questo nuovo modo di pensare che ha invaso queste Aule parlamentari. Mi sembra come un incontro di scherma: Lega e MoVimento 5 Stelle affondano la stoccata più spettacolare, cioè la riduzione del numero dei parlamentari: ma dopo ogni stoccata bisogna parare il colpo in difesa, perché rimane un fianco scoperto. È evidente: prevedere la riduzione del numero dei parlamentari e non affrontare il tema della legge elettorale è un esempio di incompetenza e di ignavia totali. Quindi, dobbiamo approvare anche la legge elettorale. Va bene la riduzione dei parlamentari - "va bene" in questo caso è un intercalare - ma con quale legge elettorale si eleggerebbero questi 400 più 200 parlamentari? Su questo punto neanche il contratto di Governo ci viene in soccorso e a nulla serve un avvocato Presidente del Consiglio. Avrete pensato: come ne usciamo? Facciamo una consultazione su Rousseau? Ma veramente vogliamo metterci a discutere tra di noi quale legge elettorale si accoppi con una siffatta riforma del Parlamento? Da questo punto di vista siete stati abbastanza concreti: non ne uscireste da questa discussione. Qui nasce l'idea di neutralizzare la legge elettorale e di congelare la questione. Sembra quasi un'ibernazione: iberniamo la legge elettorale e magari, nel futuro, succederà qualcosa che ci consentirà di trovare una soluzione, ma intanto nessuno ci potrà accusare di non aver tenuto in considerazione la questione della legge elettorale. Meglio ibernare la legge elettorale, poi chissà, tra qualche anno ci sarà una piattaforma Rousseau 4.0 o 5.0, che sia in grado, meglio di oggi, di formulare una domanda e di dare anche la risposta, ma forse le risposte le sa dare anche la piattaforma Rousseau 1.0 e non c'è bisogno di aspettare.