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adeguare al ribasso la politica salariale e la politica sociale riducendo anche le spese per la tutela dell'ambiente, per reggere la concorrenza dei prodotti cinesi e del resto del mondo, oppure chiudere, come molte nostre imprese stanno facendo. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,17) ( Segue FAZZOLARI). Noi non vogliamo né l'una né l'altra ipotesi e, pertanto, chiediamo che in sede europea l'Italia ponga il problema di affrontare in modo serio il problema del dumping salariale, sociale e ambientale che viene posto in questa fase all'Occidente. Passo ora, velocemente, alla questione Cina. Abbiamo sentito in questi giorni un po' di tutto, come il pericolo della penetrazione commerciale cinese in Occidente. Segnalo a tutti che, nel 1816, un tal Napoleone aveva detto: quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà. Era, però, due secoli fa. Adesso, nel 2019, prima di parlare del pericolo cinese, magari uno dovrebbe andare a leggere alcuni dati. Stati Uniti e Cina hanno un interscambio di 600 miliardi di dollari l'anno; la Cina detiene mille miliardi di debito pubblico americano. La Cina è diventato il primo partner commerciale della Germania. Germania e Cina hanno stretto tra loro duecentoventicinque accordi. La Germania si è proposta come hub ferroviario della Via della Seta. La Cina ha già chiuso tredici accordi con tredici Stati europei. Possiede quote percentuali importanti di dei porti europei: il 35 per cento del porto di Rotterdam; il 49 per cento del porto di Marsiglia; il 100 cento del Pireo. È così in tutta Europa. Se avevamo, dunque, un problema di penetrazione cinese in Occidente, siamo arrivati tardi. Il problema, ovviamente, non è quello. Il problema è come l'Italia ha posto questa trattativa con la Cina. Fratelli d'Italia reputa che sia stata un'occasione persa non porre sul tavolo questioni molto specifiche che invece andavano poste. La prima riguarda le infrastrutture strategiche. Il ministro Salvini ha detto: le chiavi di casa le teniamo noi. Giustissimo. Segnalo, però, che questo Parlamento ha bocciato sistematicamente le proposte di Fratelli d'Italia che chiedevano il possesso pubblico delle infrastrutture strategiche italiane. È una clausola di salvaguardia dell'interesse nazionale su tutte le infrastrutture strategiche, sia in mano, domani, ai cinesi, che in mano, oggi, in gran parte, ai francesi. Abbiamo chiesto una visione complessiva. Anche qui, chiedo a lei, premier Conte: come possiamo parlare di Italia hub della Via della Seta e poi fare problemi sull'Alta velocità Torino-Lione? L'aspetto più importante, che avremmo voluto che in questa fase fosse posto, è approfittare di questa opportunità per porre il problema della concorrenza sleale cinese a casa nostra. Le imprese cinesi a casa nostra, in gran parte del territorio, compiono atti di palese illegalità e di elusione ed evasione fiscale che la Guardia di finanza stima in un miliardo di euro nella sola zona di Prato. Questa era l'occasione per porre anche questi problemi. Per tali ragioni Fratelli d'Italia voterà contro la risoluzione della maggioranza, non perché non capiamo l'utilità del dialogo con la Cina, ma perché reputiamo che questa sia stata un'occasione persa per porre sul tavolo, in sede europea e in sede nazionale, questi problemi. (Applausi dal Gruppo FdI) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, qualcuno ha la memoria cortissima o fa finta di non ricordare cosa fu la campagna referendaria sulla Brexit, anche qui da noi. Infatti anche in Italia ci fu una campagna sulla Brexit e a favore della Brexit. Quante bugie. Ricordo bene le bugie sui presunti costi dell'Unione europea, le bugie sull'invasione di immigrati nel Regno Unito, le bugie sull'ingresso della Turchia nell'Unione europea. Così come ricordo benissimo le promesse: la Brexit - diceva un mio collega del Parlamento europeo dell'UKIP - porterà 350 milioni di sterline a settimana al sistema sanitario inglese; rimarremo nel mercato unico europeo e sarà un gioco da ragazzi firmare nuovi accordi commerciali con tutti i partner del mondo. Falso, tutto falso - ahinoi - e alimentato anche dalle forze politiche che oggi rappresentano il Governo italiano, qui in Italia. (Applausi dal Gruppo PD) . Cito il vice presidente Salvini che così commentò l'esito del referendum : «Evviva il coraggio dei liberi cittadini di Gran Bretagna!!! Il cuore, la testa e l'orgoglio hanno battuto le bugie, le minacce e i ricatti. Grazie UK, ora finalmente cambierà l'Europa, ora tocca a noi». È stato un disastro. La Brexit è stata un disastro, vice presidente Salvini! (Applausi dal Gruppo PD) . Sarebbe bello se lei lo ammettesse perché in politica si può sbagliare ma quando si sbaglia si deve avere l'onestà di ammetterlo. Ora siamo in un cul-de-sac . Alcuni media internazionali ci attribuiscono anche il ruolo di Stato membro che si opporrebbe ad una soluzione che consenta un rinvio nel Consiglio europeo. Io sono convinto che non sia così: lo dica chiaramente, presidente Conte. Il Governo italiano lavori insieme agli altri Paesi europei affinché, se ci sono le condizioni, ci sia il rinvio, se non si può completare entro il 29 marzo la Brexit. Sarebbe una follia: un'uscita non concordata del Regno Unito potrebbe mettere a rischio migliaia di posti di lavoro. Lo hanno detto i miei colleghi di Gruppo e lo sottolineo nuovamente: metterebbe a rischio le aziende italiane che fanno affari nel Regno Unito e le 700.000 persone italiane e gli altri europei che risiedono nel Regno Unito e che si vedrebbero, da sera a mattina, senza diritti. Stiamo parlando di una cosa esplosiva, non di un gioco da affrontare con sufficienza. Presidente, gli altri due temi sono stati trattati efficacemente dai colleghi Ferrazzi e Alfieri. Mi spiace osservare che lo spazio da lei dedicato nel suo intervento introduttivo al tema dell'ambiente e della transizione ecologica ed energetica non sia andato oltre i dieci - quindici secondi. Concludo parlando di economia: questo è il primo Consiglio europeo, lei ha detto quarto o quinto ma in realtà è il primo, con l'Italia - ahinoi - in recessione. Vi è un punto nel Consiglio europeo che riguarda la crescita. È giusto spingere l'Europa a fare sul versante della crescita, ma il Governo italiano deve fare la propria parte. Come si può pensare di produrre crescita se si fa una legge di bilancio senza un euro per gli investimenti? (Applausi dal Gruppo PD). Come si fa a pensare di stimolare la crescita senza un'attenzione particolare al Mezzogiorno, che è stato derubricato dall'agenda politica di questo Governo, che è stato lasciato senza investimenti e dal quale sono scomparse le zone economiche speciali introdotte dall'ottimo ministro De Vincenti? (Applausi dal Gruppo PD). Che fine hanno fatto? Qual è la risposta del Governo sulle zone economiche speciali? Poi viene Salvini nella mia Regione e dice: «Ma quanto è difficile arrivare in Basilicata!»;