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Disciplina delle attività di sicurezza sussidiaria svolte da soggetti privati. Onorevoli Senatori . – L'attività di guardia giurata prevede lo svolgimento di compiti sempre più rilevanti all'interno della società italiana. Lo Stato stesso si avvale molto spesso delle prestazioni di vigilanza offerta dalla sicurezza privata per le sedi istituzionali. Una particolare importanza spetta anche alle attività di investigazione privata, di ricerca o raccolta di informazioni e di recupero stragiudiziale dei crediti per conto terzi che, negli ultimi anni, hanno visto aumentare sensibilmente i propri ambiti di operatività. Tuttavia, l'attività di vigilanza privata e di investigazione privata sono tuttora disciplinate dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e dal relativo regolamento di esecuzione, di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635. L'espansione dinamica di una società in continua evoluzione contrasta con la vetustà di tali disposizioni e richiede una revisione della normativa di settore, che tenga soprattutto conto della contestuale evoluzione del concetto di sicurezza, che attualmente non è solamente ancorata alle attività istituzionali di prevenzione e repressione di polizia, ma che diviene per così dire « sicurezza partecipata ». Di qui la necessità di elaborare un progetto di sicurezza globale che distingua tra una « sicurezza primaria » che è e rimane affidata alle varie Forze di polizia e fa capo alle autorità di pubblica sicurezza (nazionale e locale) e una « sicurezza secondaria, o sussidiaria », che consenta di demandare ai privati quelle attività che non presuppongono l'esercizio dei poteri coercitivi che le vigenti leggi attribuiscono esclusivamente alle Forze di polizia. Il disegno di legge si compone di sei capi. Il capo I enumera le attività di sicurezza affidate all'esercizio professionale privato (vigilanza, custodia, investigazioni e ricerche, recupero crediti, eccetera) e detta le norme generali e comuni che inquadrano, con forti caratteri di omogeneità, i tratti essenziali della disciplina autorizzatoria e dei controlli. Il capo II disciplina specificamente gli istituti di vigilanza e le guardie giurate. Il capo III concerne le imprese fornitrici di servizi di custodia e i custodi, confermando alcune recenti « liberalizzazioni » del settore. Il capo IV è dedicato agli istituti di investigazione e ricerca e agli investigatori privati, incrociando la relativa disciplina con due temi di particolare rilievo: la tutela dei diritti della difesa penale (per le cosiddette « indagini difensive ») e quella concernente il trattamento dei dati personali (tutela della privacy ). Il capo V è dedicato alle agenzie e agli agenti per il recupero dei crediti, per i quali emergono profili di tutela della privacy . Il capo VI, infine, reca disposizioni diverse e finali, che comprendono le sanzioni, le agevolazioni finanziarie e fiscali, il regime transitorio e le abrogazioni. Gli obiettivi che il presente disegno di legge mira a raggiungere possono così riassumersi: sviluppo delle attività di sicurezza esperibili da soggetti privati, in un più ampio contesto di sicurezza generale coordinato e controllato dal Ministero dell'interno e dalle autorità provinciali di pubblica sicurezza; crescita strutturale e funzionale degli istituti di vigilanza, anche al fine di meglio corrispondere alle esigenze dell'utenza; valorizzazione e implementazione delle professionalità di settore; calibrata apertura all'Europa, compatibilmente con i tratti pubblicistici dei compiti delle guardie giurate e con le esigenze di controllo pubblico su attività particolarmente delicate per i profili di ordine e sicurezza pubblica; introduzione di meccanismi atti a favorire un miglioramento dei servizi e la riduzione dei costi, anche attraverso esenzioni o incentivi fiscali; adeguamento del sistema dei controlli. Passando ad esaminare il provvedimento in dettaglio, si osserva che con l'articolo 1 vengono innanzitutto definite in generale le attività di sicurezza sussidiaria, conferendo ai soggetti privati operanti in tale settore margini di intervento assai più ampi di quelli che il citato testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931, attualmente riconosce agli istituti di vigilanza. In tale contesto si inserisce il comma 5 che rimette alla decretazione interministeriale, fra l'altro, l'individuazione di ulteriori attività di sicurezza esercitabili da soggetti privati, consentendo, tra gli altri, di estendere l'azione di operatori privati ai controlli di sicurezza agli accessi, anche attraverso l'identificazione personale degli interessati, ad esempio negli stadi, di attivare i servizi svolti ad integrazione dei sistemi di prevenzione e di sicurezza assicurati dalle Forze di polizia dello Stato, come già ora avviene in ambito aeroportuale. L'articolo 2 riguarda la « disciplina generale delle autorizzazioni » contemplate dal presente disegno di legge e, al comma 1, viene posta una preclusione significativa, peraltro presente nell'ordinamento attuale e coerente con il sistema dei pubblici poteri, che tali autorizzazioni non possono essere rilasciate per attività che importino l'esercizio di pubbliche funzioni o limitazioni della libertà personale. I commi successivi riguardano i requisiti per il rilascio di tali autorizzazioni. L'articolo 3 impone al soggetto interessato all'autorizzazione per l'esercizio di un istituto di « sicurezza sussidiaria » di sottoporre all'approvazione dell'autorità competente un progetto organizzativo e tecnico-operativo, congruamente documentato, la cui eventuale inadeguatezza ne impedisce l'approvazione. Ciò al fine di assicurare un'efficace corrispondenza con le esigenze di qualità dei servizi e di evitare la proliferazione di licenze prive di un reale contenuto imprenditoriale. L'articolo 4, in materia di disciplina generale delle attività autorizzate, impone per tutte le attività disciplinate dalla legge alcuni obblighi generali, oltre quelli previsti dalle disposizioni riguardanti le singole attività, che devono essere osservati dal titolare della licenza e dal suo institore: affissione nei locali dove si svolge l'attività di una tabella delle operazioni autorizzate, con l'indicazione delle relative tariffe; tenuta di un registro degli incarichi assunti ; comunicazione al prefetto o al questore dell'elenco del personale dipendente o comunque impiegato; vigilanza sull'attività del personale; informazione alle autorità di pubblica sicurezza sulle questioni comunque attinenti l'ordine e la sicurezza pubblica. L'articolo 5, in materia di diniego, sospensione e revoca delle autorizzazioni, ai commi 1 e 2 prevede altre ipotesi – oltre quelle concernenti il possesso dei requisiti soggettivi di cui all'articolo 2 – nelle quali le autorizzazioni previste dalla legge sono negate o revocate: il mancato avvio delle attività autorizzate decorso un anno dal rilascio della licenza; la mancanza, anche sopravvenuta, dei requisiti professionali e organizzativi occorrenti; la violazione grave e reiterata degli obblighi inerenti alla licenza; il fondato pericolo che l'istituto o l'impresa acquisisca una posizione predominante nel territorio o nel settore di attività;