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È stata inoltre presentata una serie di ordini del giorno solo perché si sono accorti di essersi completamente dimenticati dell'unica cosa importante dell'Europa e, cioè, i popoli. Da questo punto di vista, credo che quanto accaduto sia davvero kafkiano perché questa maggioranza con questo decreto-legge di fatto non ha compiuto passi avanti perché non si applicherà mai. Ha però fatto un'enorme operazione di verità dicendo che sta rinnegando tutti i presupposti politici per i quali i cittadini li hanno votati. Ebbene questa è una notizia. Vengo a una seconda notizia altrettanto importante: questo decreto-legge è autolesionista. È pur vero che è stato scritto dai tecnici parlando di banche, di mercati e di finanza, però di fatto giustamente - perché i tecnici lo scrivono così - non si occupa degli interessi reali della finanza e dei mercati. Non se ne occupa perché questo è un decreto-legge di "divorzio"; è un decreto-legge che regola le fattispecie di divorzio tra il Regno Unito e i Paesi dell'Unione europea e, in questo caso, l'Italia. Dal punto di vista strategico-politico, forse l'unico suggerimento che la maggioranza avrebbe dovuto dare è come regolare le fattispecie affinché gli operatori che operano in Italia possano continuare a farlo in ogni caso. Non stiamo parlando proprio di nulla: stiamo parlando di 70 banche britanniche, 223 istituti di pagamento, 100 emittenti di moneta elettronica, 21 fondi (che assicurano poi il 12 per cento delle prestazioni previdenziali) e 58 compagnie assicurative. Stiamo parlando dei cardini dei rapporti economico-finanziari bilaterali tra Italia e Regno Unito. Da questo punto di vista, c'era da fare una cosa seria, una volta tanto: invece di criticare la Francia la Germania, bisognava andare a vedere cosa facevano. Memori del fatto che la MIFID regola i rapporti cross-border e, cioè, tra operatori UE ma che nulla vieta agli Stati di avere rapporti bilaterali, loro hanno giustamente fatto sì che gli operatori UK che operavano in Francia e in Germania potessero continuare a farlo non demolendo un modello operativo esistente. L'Italia invece cosa ha fatto? Ha scritto un'ipotesi di divorzio; dopo il DEF e tutto il resto che ha fatto, ha messo ulteriormente in difficoltà consumatori e imprese negando loro in prospettiva liquidità, servizi e così via. È riuscita a fare veramente un disastro. È un approccio molto miope. Non dobbiamo però allarmarci perché, per fortuna, questo decreto-legge non opera e, quindi, non è particolarmente grave. Tutti sappiamo che a ottobre l'accordo ci sarà e che, se si votasse ora, il popolo del Regno Unito saprebbe come votare bene e saprebbe di dover votare: « Remain ». Da questa esperienza possiamo trarre due insegnamenti, di cui uno è politico: i referendum popolari su materie tecniche che riguardano la stabilità dello Stato e dell'Unione europea non si fanno; non si ascoltano gli uomini del marketing e non si seguono su queste sciocchezze. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il secondo insegnamento è che è stata un'esercitazione che però vi è riuscita male e anche in termini pericolosi. Noi, infatti, in Commissione finanze abbiamo visto emendamenti a prima firma del Presidente della Commissione bilancio, su cui era stato espresso un parere contrario ai sensi dell'articolo 81, che erano stati bocciati o su cui era stato rivolto un invito al ritiro. Signori, è stata un'esercitazione che vi è riuscita davvero male, ma per fortuna per l'Italia non si applicherà mai. Noi al Regno Unito auguriamo una cosa: « Remain ». (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, tra i grandi Paesi europei, l'Italia è tra i meno esposti con l'Inghilterra, sia sul piano commerciale che sugli investimenti, pesando il Regno Unito sugli scambi di beni poco più del 5 per cento sull' export italiano, contro il 7 per cento di Francia e Germania, e oltre il 10 per cento di Paesi Bassi e Irlanda. Tuttavia l'Italia, avendo un consistente surplus commerciale con il Regno Unito - oltre 10 miliardi di euro l'anno - in costante aumento, con la Brexit subirebbe un impatto importante sull'economia, in particolare su alcuni settori di punta del nostro export , come la meccanica strumentale, il tessile, il chimico e l'agroalimentare. Per garantire stabilità finanziaria e integrità dei mercati, tutelare investitori e clientela, il decreto-legge prevede un regime transitorio differenziato in base alla natura dei soggetti e del tipo di attività. Alle banche, alle imprese di investimento e alle succursali italiane degli istituti di moneta elettronica con sede nel Regno Unito viene concessa la possibilità di continuare a operare per altri diciotto mesi, purché notifichino alle autorità competenti entro tre giorni lavorativi antecedenti la data di recesso la loro volontà di continuare a operare (presentando la relativa istanza entro sei mesi dalla data di recesso). A queste banche ed imprese di investimento abilitate a partecipare alle aste di titoli di Stato non è richiesta la presentazione della notifica, salvo che per continuare a esercitare la raccolta del risparmio. In tal caso, dopo aver presentato l'istanza di autorizzazione, gli intermediari potranno continuare a esercitare l'attività per diciotto mesi dalla data di recesso. Per le banche che operano in modalità di prestazione di servizi senza stabilimento viene prevista una limitazione alla raccolta del risparmio - consentita solo per i rapporti esistenti - in attesa dell'eventuale rilascio dell'autorizzazione a operare come banche di Paese terzo. Le attività svolte da tali soggetti sono sottoposte alla normativa bancaria e finanziaria europea e nazionale, inclusa quella in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo, di sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie, usura, trasparenza e correttezza nei rapporti con la clientela. Il riconoscimento per banche e imprese di investimento del Regno Unito a proseguire la propria operatività vale anche per l'abilitazione alle aste di titoli di Stato e per la qualifica di specialista in titoli di Stato e dei profili di partecipazione alle infrastrutture di post - trading . La possibilità di continuare a prestare servizi di investimento - nei limiti previsti dalle disposizioni transitorie - consente di gestire le potenziali ricadute connesse a un no deal per il servizio dei contratti derivati over the counter (OTC) conclusi da intermediari del Regno Unito con soggetti italiani. Tali intermediari, ai quali non è consentito di assumere lo status di intermediario di Paese extra-UE e quindi di poter operare in Italia con succursale o in regime di prestazione senza stabilimento, dovranno procedere in sei mesi alla cessazione delle attività o alla cessione dei rapporti a soggetti autorizzati. A tutela dei risparmiatori, per i finanziamenti concessi la cessazione del rapporto non modifica i termini e le modalità di pagamento degli interessi e del rimborso del capitale. Si introduce un regime speciale per la gestione dei contratti derivati OTC in essere tra controparti italiane e imprese di investimento del Regno Unito che non intendano richiedere l'autorizzazione ad operare in Italia o a cedere i rapporti instaurati a un intermediario italiano.