[pronunce]

Per quanto rileva in questa sede, occorre osservare che, prima della legge n. 251 del 2005, il termine della prescrizione era stabilito per scaglioni, a seconda della fascia a cui apparteneva la pena massima del reato contestato: così, se il fatto era punito con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a dieci anni, il termine della prescrizione era di anni quindici, mentre se il reato era punito con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, la prescrizione era di anni dieci. Inoltre, per la determinazione della pena ai fini del computo della prescrizione si teneva conto delle circostanze attenuanti e aggravanti e del bilanciamento fra le medesime, vale a dire del giudizio di equivalenza, prevalenza o soccombenza tra aggravanti e attenuanti. In caso, poi, di atti interruttivi, i termini non potevano essere prolungati oltre la metà. Ancora, nell'ipotesi di reato continuato (come nella specie), il termine di prescrizione decorreva a partire dalla fine della continuazione. 4.2.- Con la riforma introdotta dalla legge n. 251 del 2005 si è modificato il criterio di calcolo del termine prescrizionale, commisurandolo al massimo della pena edittale stabilita dalla legge per ciascun reato, fermo restando il limite della soglia minima di sei anni per i delitti e di quattro anni per le contravvenzioni, anche se puniti con la sola pena pecuniaria (art. 157, comma 1, cod. pen.). Per calcolare il termine di prescrizione di un determinato reato si ha riguardo al massimo edittale della pena, senza tener conto delle circostanze aggravanti e attenuanti, ad eccezione delle aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e quelle ad effetto speciale, nel qual caso si considera l'aumento massimo di pena previsto per l'aggravante (art. 157, comma 2, cod. pen.). Per ciò che concerne l'interruzione della prescrizione, di regola essa non può comportare l'aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere (salvo quanto si dirà tra breve), secondo quanto previsto dall'art. 161, secondo comma, cod. pen. Quanto alla decorrenza del termine, in base all'art. 158 cod. pen. , esso deve essere computato a partire dalla consumazione di ciascun singolo reato commesso in esecuzione del medesimo disegno criminoso. 4.3.- Accanto a ciò - e il dato non può considerarsi trascurabile - deve osservarsi che, mentre l'originario impianto della prescrizione era articolato esclusivamente su base quantitativa, calibrato, cioè, soltanto in funzione della pena stabilita dalla legge per ciascun reato tentato o consumato, il legislatore ha poi invece introdotto, e via via incrementato, un criterio "misto", nel quale accanto al parametro quantitativo è stata affiancata una disciplina speciale in rapporto a una serie di reati nominativamente indicati. Tra tali reati sono stati inseriti - dalla citata legge n. 172 del 2012 di ratifica della Convenzione di Lanzarote - i reati a sfondo sessuale, per i quali i termini di prescrizione sono, di regola, raddoppiati. Infatti, l'attuale sesto comma dell'art. 157 cod. pen. , come modificato dall'art. 4, comma 1, lettera a), legge n. 172 del 2012, prevede che siano raddoppiati i termini di prescrizione in riferimento, tra l'altro, ai reati di cui agli artt. 609-bis (violenza sessuale), 609-quater (atti sessuali con minorenne), 609-quinquies (corruzione di minorenne) e 609-octies (violenza sessuale di gruppo), cod. pen., «salvo che risulti la sussistenza delle circostanze attenuanti contemplate dal terzo comma dell'articolo 609-bis ovvero dal quarto comma dell'articolo 609-quater». Nella stessa logica sono state introdotte deroghe di tipo "qualitativo" anche per ciò che attiene al regime dei termini massimi di prescrizione in caso di atti interruttivi (art. 160, ultimo comma, cod. pen.), nonché in tema di effetti della interruzione (art. 161, secondo comma, cod. pen.). 4.4.- Le leggi susseguitesi nel tempo, dunque, differiscono fra loro sotto molti profili, sicché su un piano astratto non si può del tutto predeterminare quale di esse possa produrre nei singoli casi effetti più favorevoli o meno favorevoli all'imputato. La normativa oggi vigente si è venuta a stratificare secondo connotazioni assai diversificate, sia per la molteplicità delle esigenze che la prescrizione mira a soddisfare (quali evidenziate dalla Corte costituzionale, ad esempio, nelle sentenze n. 115 del 2018, n. 143 del 2014, n. 236 del 2011, n. 294 del 2010 e n. 393 del 2006; ordinanze n. 34 del 2009, n. 317 del 2000 e n. 288 del 1999), sia per la variabile dinamica a cui tale istituto, pur afferendo alla sfera del diritto penale sostanziale (come ribadito da questa Corte, da ultimo, nella sentenza n. 115 del 2018), è in concreto esposto nelle singole vicende processuali, ciascuna contrassegnata da uno specifico andamento in sede giurisdizionale. Pertanto, l'applicazione delle regole sulla prescrizione richiede una valutazione in concreto, alla luce delle caratteristiche del singolo caso, come pacificamente riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte di cassazione (ad esempio, e da ultimo, proprio con riferimento a reati sessuali, la sentenza della Corte di cassazione, sezione terza penale, 17 novembre 2016 -24 gennaio 2017, n. 3385). 5.- Il rimettente trascura la complessità dei dati sopra evidenziati, si concentra essenzialmente sul mutamento dei criteri di calcolo del termine della prescrizione e si limita a chiedere a questa Corte di dichiarare l'illegittimità costituzionale della disciplina introdotta dalla legge n. 251 del 2005 nella parte in cui non esclude i reati sessuali nei confronti di minori dall'ambito della sua applicazione. Tale semplificazione si rivela inadeguata specie a fronte di un parametro interposto, come l'art. 8, punto 6, della citata decisione quadro 2004/68/GAI, ampio e indeterminato quanto alla individuazione dei reati a cui si riferisce e alla durata minima necessaria della prescrizione da applicarsi in tali casi, posto che esso si limita a richiedere, senza ulteriori specificazioni, che ciascuno Stato membro adotti «le misure necessarie affinché sia reso possibile il perseguimento, conformemente al diritto nazionale, almeno dei più gravi dei reati» relativi allo sfruttamento sessuale dei bambini, indicati all'art. 2 della medesima decisione quadro, «dopo che la vittima abbia raggiunto la maggiore età». Oltretutto, il rimettente omette di illustrare se, nel caso concreto sottoposto al suo giudizio, i reati contestati fossero in tutto o in parte prescritti quando la vittima aveva raggiunto la maggiore età.