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Modifiche alla legge 24 ottobre 2000, n.323, concernente la disciplina del settore termale e delega al Governo per l'adozione di un testo unico delle leggi in materia di attività idrotermali nonché di disposizioni per la promozione delle medesime attività. Onorevoli Senatori. -- Il settore termale in Italia conta 378 stabilimenti (distribuiti tra 20 regioni e 170 comuni), occupa oltre 60.000 addetti (tra i diretti e l'indotto) e produce un fatturato annuo di 3 miliardi di euro (di cui 800 milioni riferiti alle sole prestazioni sanitarie). Il settore termale, nel corso degli anni, è stato interessato da varie fasi di evoluzione della domanda di mercato, ad ognuna delle quali è corrisposta una diversa «offerta» dell'attività termale e, di conseguenza, una diversa concezione del termalismo. Una prima fase può essere collocata all'inizio del secolo, quando si avevano, in Italia, forme ancora embrionali di turismo. In tale periodo furono proprio le località termali a qualificarsi come «primi» luoghi di villeggiatura d' élite . L'esigente clientela borghese e aristocratica di allora pretendeva, infatti, un'offerta di grande lusso e di comodità, privilegiando una concezione del termalismo non esclusivamente terapeutica, ma fatta anche di relax e di preservazione della salute. Successivamente, con lo svilupparsi di altri turismi, in particolar modo di quello balneare, le terme persero parte del loro contenuto «ludico», a tutto vantaggio della componente salutifera. Tale processo, intensificatosi nel secondo dopoguerra, ha portato ad una concezione eminentemente terapeutica delle terme, che le identifica solo con il concetto di cura. Un simile cambiamento fu favorito anche dalle politiche sanitarie dell'epoca, fortemente favorevoli al settore, e dal forte supporto delle mutue, anche in termini di facilitazioni per gli utenti. Questo supporto pose, di fatto, gli stabilimenti termali fuori dal mercato, in quanto la grande maggioranza dei loro ricavi veniva conseguita con utenti convenzionati, facendo così, di quello termale, un comparto «protetto». Questa situazione perdurò fino a quando, agli inizi degli anni ottanta, entrarono in campo nuove tendenze che maturarono, agli inizi degli anni novanta, portando a un cambiamento radicale nella concezione dell'attività termale, anche in seguito l'evolversi del contesto concorrenziale, con l'entrata di nuovi soggetti operanti nell'ambito del benessere, caratterizzati da politiche commerciali e di marketing fortemente aggressive e dall'apertura al nuovo mercato del wellness . Con il diffondersi di centri benessere all'interno degli stabilimenti, parallelamente ai tradizionali trattamenti termali, si entra nella «quarta generazione» dell'attività termale, nella quale, se da un lato si assiste al ritorno sul mercato delle terme, dall'altra si cerca di creare e di sfruttare le potenziali sinergie con il ramo benessere. Si comincia a parlare, quindi, di «benessere termale», per identificare un prodotto nuovo che, grazie al fondamentale apporto delle acque termali e alla certezza validata delle cure, si pone come prodotto in grado di distinguersi dalle tante prestazioni di benessere che vengono effettuate ovunque, ma che non hanno alcun vincolo di carattere sanitario. In conclusione possiamo dire che, se per lungo tempo le terme sono state un comparto libero dai problemi di competitività e perciò fuori dalle logiche di mercato, oggi le nuove istanze della mutata domanda di riferimento hanno portato il comparto a «entrare» prepotentemente nel mercato, ma con non pochi problemi di riassetto organizzativo. L'entrata nel comparto benessere, peraltro, non è risultata risolutiva per gli interessi del settore, ma può rappresentare un primo passo verso un'idea di «mercato della salute» onnicomprensiva, nella quale terme e benessere non siano due mercati separati, ma fortemente integrati tra di loro, benché non coincidenti. Non bisogna dimenticare, infatti, che le cure termali, per la loro efficacia terapeutica e per la loro duttilità di impiego, si sono da sempre rivelate particolarmente idonee a esplicare un'incisiva azione per la tutela globale della salute in ciascuna delle sue tre fasi fondamentali «prevenzione, terapia e riabilitazione» e costituiscono, da sempre, uno strumento indispensabile per il mantenimento e per il ripristino dello stato di benessere psico-fisico, costituendo, tra l'altro, un valido rimedio per una pluralità di patologie ampiamente diffuse nella popolazione (artroreumatiche, broncoasmatiche eccetera). In quest'ottica risulta determinante orientarsi verso la concezione di «benessere termale», come prodotto che trae forte valore aggiunto dall'utilizzo di risorse, di strumenti e di esperienze termali: in altre parole si validano e si caratterizzano quei trattamenti benessere che possono essere praticati solo nei centri termali, distinguendoli dagli altri che possono essere effettuati ovunque. Il benessere termale va quindi inteso come superamento e integrazione della distinzione e della contrapposizione fino ad oggi esistente tra la concezione termale tradizionale e quella del benessere. Proprio in quest'ottica molte aziende termali hanno cominciato progressivamente ad «aprirsi» al territorio e al sistema locale di risorse che le ricomprendono. Si è capito, sostanzialmente, che la capacità attrattiva di uno stabilimento termale non è legata solamente alle sue caratteristiche intrinseche (qualità delle acque, tipologia di servizi offerti, efficienza delle strutture eccetera) ma anche alla macro-organizzazione territoriale che gli fa da contorno. La qualità dell'offerta tende, infatti, a migliorare se si configura un adeguato assetto organizzativo-funzionale che, con modalità diverse, integra terme, ricettività, ristorazione, intrattenimento, trasporti, aree di sosta, parchi, prodotti locali e così via. Venendo alla legge n. 323 del 2000, che si modifica, bisogna ricordare che a seguito della sua entrata in vigore l'assetto della normativa disciplinante il settore termale ha subìto una radicale innovazione. La legge in questione, infatti, approvata nel corso della XIII legislatura, dopo una «gestazione» ultraventennale, ha finito con il congiungersi e con lo stratificarsi con la normativa previgente, peraltro in parte richiamata, sia con riferimenti diretti alle norme, che con rinvii di natura indiretta. Il sistema termale italiano, peraltro, necessitava fortemente di un'organica legge di riordino, poiché la disciplina precedente, di cui rimane apprezzabile la chiarezza definitoria, risultava ormai desueta in più aspetti. La legge n. 323 del 2000 è una cosiddetta «legge cornice», destinata a dettare norme di principio, volte a determinare i confini entro i quali deve poi muoversi la normativa regionale e delle province autonome e il suo limite, connesso peraltro alla multidisciplinarietà della materia termale, è quello di dover rispondere a tutte le istanze che agitano il sistema e che si riflettono sugli aspetti sanitari, turistici, ambientali ed economici, spesso oggetto di ulteriore e ancor più specifica normativa.