[pronunce]

Essa, in particolare, si porrebbe in contrasto con i principi fondamentali delle materie "tutela della salute, ordinamento sportivo, governo del territorio e ordinamento della comunicazione" dettati dagli artt. 3, comma 1, lettera c) e 8, comma 1, lettera e), della legge 22 febbraio 2001, n. 36 (Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici), che, rispettivamente, non contemplano espressamente gli impianti sportivi tra i luoghi sensibili in cui è esclusa la installazione di siffatta tipologia di impianti e che demandano alla Regione la individuazione di criteri localizzativi e non consentirebbero la introduzione di divieti specifici e indiscriminati diversi dalle tipologie contemplate dalla legge quadro statale. Il remittente mostra di conoscere la giurisprudenza della Corte costituzionale (sentenza n. 307 del 2003), che ha ritenuto non in contrasto con la Costituzione l'art. 10, comma 1, della legge della Regione Puglia 8 marzo 2002, n. 5 (Norme transitorie per la tutela dell'inquinamento elettromagnetico prodotto da sistemi di telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza tra 0 Hz e 300GHz), che vieta l'installazione di sistemi radianti relativi agli impianti di emittenza radiotelevisiva e di stazioni base per telefonia mobile su ospedali, case di cura e di riposo, scuole e asili nido, e reputando, in particolare, non in contrasto con i principi fondamentali dettati dalla legge n. 36 del 2001 la fissazione da parte delle Regioni non solo di criteri localizzativi, ma anche di veri e propri divieti di localizzazione su luoghi determinati. Il remittente, tuttavia, ritiene che l'indeterminatezza e l'ampiezza della nozione di impianto sportivo enucleabile dalla normativa regionale e statale rendano il divieto fissato dall'impugnato art. 7, comma 2, lettera b), della legge della Regione Marche n. 25 del 2001 idoneo a pregiudicare l'interesse nazionale alla realizzazione delle reti di telecomunicazioni e ricorda, altresì, come «la genericità ed eterogeneità delle categorie di aree e di edifici costituì il presupposto per affermare l'illegittimità costituzionale dell'art. 7, comma 3, della L.r. marche n. 25/2001 perché eccedente i limiti della competenza regionale e in contrasto con il principio di legalità sostanziale (cfr. Punto 11 Corte Cost. n. 307/2003 cit. )» . Sotto altro profilo, l'art. 7, comma 2, lettera b), della legge della Regione Marche violerebbe gli arti. 3, 15, 21, 41 Cost., in quanto la previsione di un divieto di installazione di impianti per la telefonia mobile negli impianti sportivi realizzerebbe un bilanciamento irragionevole e non proporzionato tra l'interesse alla protezione della salute e le libertà costituzionalmente garantite di comunicazione e di manifestazione del pensiero degli utenti dei servizi di telefonia e di iniziativa economica delle imprese che gestiscono tali servizi e perché tale divieto nella sua inderogabilità non terrebbe conto delle singole realtà territoriali e dell'effettivo rischio per la salute provocato dagli impianti di telefonia mobile. 3. - Si è costituito il Comune di Senigallia con una memoria nella quale eccepisce l'irrilevanza delle questioni, sostenendo che la norma contestata non debba trovare applicazione nel giudizio a quo, posto che il divieto di installazione degli impianti di telefonia mobile non potrebbe applicarsi estensivamente e, pertanto, non potrebbe applicarsi, come invece proposto dal remittente, ad una antenna posta all'esterno di un impianto sportivo. Nel merito la difesa del Comune di Senigallia si limita ad aderire alla prospettazione dell'ordinanza di remissione, riproducendone larghi brani o riassumendone gli argomenti. 4. - Si è costituita la Wind Telecomunicazioni s.p.a., interveniente ad opponendum nel giudizio a quo (quale soggetto nel cui interesse la Nokia Siemens Network aveva richiesto il permesso per la costruzione del contestato impianto di telefonia mobile), con una memoria nella quale, dopo avere analiticamente ricostruito il giudizio pendente davanti al TAR Marche, sostiene anch'essa l'irrilevanza delle questioni, giacché la norma contestata non si applicherebbe al caso di specie, essendo l'antenna telefonica esterna all'impianto sportivo. Nel merito la difesa della Wind aderisce, in buona sostanza, alla prospettazione del remittente, rimarcando, in particolare, «l'assoluta estraneità degli "impianti sportivi", genericamente intesi, rispetto alle tre categorie ("ambienti abitativi, scolastici e nei luoghi adibiti a permanenza prolungate") specificamente individuate dalle legge quadro» n. 36 del 2001 «come aree ed immobili da sottoporre alla più pregnante tutela di cui ai valori di attenzione» (art. 3, comma 1, lettera e), legge n. 36 del 2001) e sostenendo che la individuazione di criteri localizzativi degli impianti da parte delle Regioni non potrebbe riguardare la tutela di tali aree "sensibili". La Wind, inoltre, sostiene che la disposizione censurata determinerebbe una disparità di trattamento sul territorio nazionale tra i cittadini oltre che una lesione dei principi di unitarietà delle forme e criteri di tutela apprestati dall'ordinamento. E rimarca, infine, come la legge regionale n. 25 del 2001, al suo art. 1, individua tra le finalità perseguite dall'intervento normativo la tutela ambientale e sanitaria della popolazione, sebbene la competenza in materia di tutela dell'ambiente sia riservata allo Stato dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. 5. - E' intervenuta in giudizio la Regione Marche con una memoria nella quale sostiene l'inammissibilità e l'infondatezza delle questioni. 5.1. - Per la difesa regionale le questioni sarebbero inammissibili sotto vari profili. Anzitutto, sarebbero inammissibili per irrilevanza, posto che la disposizione censurata, contrariamente a quanto ritenuto dal remittente, non sarebbe applicabile nel giudizio a quo. Per la difesa regionale, da una attenta disamina delle medesime disposizioni normative regionale e statali richiamate dal remittente, emergerebbe che «la presenza di una recinzione in grado di delimitare l'area di pertinenza dell'impianto (o area annessa) rispetto all'area esterna costituisce l'unico elemento dirimente ed inequivoco per stabilire la portata spaziale del divieto di installazione degli impianti di telefonia mobile» contenuto nella disposizione impugnata. Sicché la collocazione dell'antenna radiante al di fuori della recinzione dell'impianto sportivo e solo in prossimità della stessa escluderebbe in radice una applicazione del divieto contenuto nell'impugnato art. 7, comma 2, lettera b), della legge della Regione Marche n. 25 del 2001 al caso di specie.