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Ricordiamoci che se un animale si muove come un'anatra, nuota e starnazza come un'anatra, è un'anatra; e se tante persone si muovono come il mercato, agiscono e falliscono come il mercato, sono il mercato. Cosa serve, allora, lo Stato se continuiamo con questa retorica fasulla dell'intervento a condizioni di mercato che è solo uno strumento per posporre alle generazioni future il vero costo del salvataggio? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Anche perché qui si è parlato, ad esempio, dei vari interventi del Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD) perché è un organismo privato e lo Stato non è coinvolto; ma lo sapete - non è vero? - che tutti noi stiamo pagando questi costi attraverso gli aumenti dei costi dei nostri conti correnti? Tanto per fare un esempio. La retorica del non coinvolgere il contribuente tanto poi coinvolge il consumatore, il cittadino, cioè il contribuente. Prendiamoci, allora, le nostre responsabilità e interveniamo. Queste erano le due considerazioni che mi sentivo di fare in ordine alle nostre perplessità, e su queste considerazioni vogliamo sfidare l'attuale maggioranza a ingaggiare un dibattito sui punti veri. Li ripeto: la struttura del nostro sistema creditizio e il ruolo che al suo interno deve avere il settore pubblico - dobbiamo andare in Europa a combattere questa battaglia senza partire pregiudizialmente battuti, come abbiamo visto fare dalle maggioranze precedenti nel corso di tanti anni - e il dibattito sulla struttura dell'autorità di vigilanza in Italia che, mi dispiace dirlo, in questa circostanza ha dimostrato di non essere particolarmente efficiente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PEROSINO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, a quest'ora abbiamo forse perso un po' la concentrazione, ma dobbiamo portare a termine il nostro compito. Come già detto, Forza Italia voterà a favore perché così ha fatto alla Camera e per alto senso di responsabilità in casi come questi, come è già avvenuto nel 2016 e, a seguire, in altri casi di salvataggi bancari effettuati con regole diverse, ma di fronte ai quali alcuni partiti - o meglio un partito dell'attuale maggioranza - faceva le barricate con dichiarazioni di fuoco, soprattutto da parte di alcuni membri (quelli che oggi sono in giro per il mondo a cercare ispirazioni). Governare è difficile, è una cosa seria; eravamo d'accordo allora e lo siamo anche oggi. È una cosa seria tant'è che penso che tra i 3.200 dipendenti, di fronte a una ristrutturazione - e auspico che non sia così - ce ne sarà magari qualcuno in esubero; che le 350 filiali avranno qualche chiusura obbligatoria, perché troppe banche (non solo quella di cui parliamo) hanno aperto troppe filiali. Sappiamo che è vero che è un rischio per l'azionista e che le ultime azioni sono state trattate a 2,38 euro quando erano partite da un valore di 9,53. Occorre allora un piano industriale, che è previsto entro il 15 aprile, dopo la due diligence di KPMG del 15 marzo. Auspico che sia un vero piano industriale che dica cosa vuol dire fare banca. Conosco per esperienza personale la propensione al risparmio della gente del Sud; conosco fior di imprenditori del Sud - e lo dice un uomo del Nord - che hanno sempre pagato tassi bancari troppo alti perché le banche approfittavano della difficoltà, degli eventuali rientri, del maggior rischio e facevano pagare anche agli imprenditori validi tassi più alti. Il piano industriale dovrà dire cosa vuol dire fare banca: una percentuale di NPL, ora al 22,9 per cento in Banca Popolare di Bari quando ha toccato anche il 27 per cento, è anomala nel sistema perché una percentuale giusta, secondo me, non può andare più del 3 o 4 per cento, anche se oggi si tende a largheggiare e si arriva fino al 9-10 per cento. Perché il conto economico non lo può sostenere, con tassi negativi. Oppure saranno vessati sia i risparmiatori, sia coloro che vanno a chiedere credito. C'è un auspicio che, come Forza Italia, avevamo tradotto in un emendamento che però è stato cassato. La nostra proposta era che la Banca del Mezzogiorno (passaggio antecedente, Banca Popolare di Bari) collaborasse ai confidi e costruisse una rete di credito attraverso i confidi. Infatti, laddove sono stati attuati, i confidi hanno dato, soprattutto per la divisione del rischio e il sistema delle garanzie, dei grossi risultati. Mi domando a chi il credito sia stato fatto per arrivare al punto in cui sono arrivate questa e altre banche. Come qualcuno ha già accennato, il disegno di legge più giusto è quello che parla della responsabilità degli amministratori e dei dirigenti che devono essere espropriati delle loro proprietà. Lo dico brutalmente, ma è così. C'è poi il discorso della vigilanza, cui ha accennato il collega Bagnai poco fa. La Banca d'Italia e la Consob si rimpallano le responsabilità. La Banca d'Italia aveva segnalato dal 2010, ma doveva fare di più perché è suo compito; la Banca Popolare di Bari è sua competenza perché è una less significant nella classificazione europea. C'è stata la parentesi di Banca Tercas, che è stata autorizzata da Banca d'Italia. La Banca d'Italia dice che la colpa della situazione attuale è la mancata trasformazione in società per azioni (ora società cooperativa con voto capitario), che ha impedito di raccogliere capitale di rischio. Credo che sia una valutazione non aderente alla realtà, perché nessuno avrebbe rischiato in quella situazione. Oggi costa molto meno ricapitalizzare, che rimborsare i depositi. Su un totale di 8-9 miliardi di euro, quelli rimborsabili sono pari a 4,5 miliardi di euro (quelli sotto i 100.000 euro). Il Fondo interbancario di tutela dei depositi ha possibilità per 1,7 miliardi di euro e dovrebbe indebitarsi. Inoltre, non sarebbe giusto spenderli tutti qui. Perciò li mette lo Stato? Sì, li mette lo Stato insieme a tutti gli altri che siamo stati costretti (o siete stati costretti, per vostra decisione, rappresentanti del Governo) a decidere in quest'Aula. Mi riferisco ai 400 milioni di euro per Alitalia, ai futuri milioni per l'Ilva, e a quelli per le concessioni autostradali e tutte le altre aziende in crisi, per cui non c'è una politica industriale (forse c'è l'idea di nazionalizzare tutto, ma non so in che modo). Esiste il Fondo indennizzo risparmiatori (FIR), che è suppletivo ed è un mezzo per indennizzare i risparmiatori per cifre sotto i 100.000 euro. Il FIR ha una dotazione di 1,5 miliardi di euro, che però non può essere spesa tutta qui; allora probabilmente i 900 milioni di euro sono il male minore. Secondo le mie idee di "nasometria", sono coinvolte troppe società: Invitalia, Mediocredito Centrale-Banca del Mezzogiorno, un'eventuale nuova società che sarà costituita per detenere le partecipazioni che saranno in capo al Ministero dell'economia e delle finanze.