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Quando i fatti avranno una rilevanza penale, saranno qui discussi, punto. (Vivaci commenti dal Gruppo PD) . VERDUCCI (PD) . È una questione di rilevanza politica! (Commenti dai Gruppi PD e Misto). PRESIDENTE. Non permetto a nessuno di mettere in discussione... (Commenti dai Gruppi PD e Misto). VERDUCCI (PD) . Questi fatti hanno rilevanza politica! PRESIDENTE. Non lo permetto a nessuno. Seguito della discussione e approvazione, in seconda deliberazione, del disegno di legge costituzionale: Doc 214-515-805-B Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari (Approvato, in prima deliberazione, dal Senato, in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale d'iniziativa dei senatori Quagliariello; Calderoli e Perilli; Patuanelli e Romeo; approvato, senza modificazioni, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati) (Seconda deliberazione del Senato) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale n. 214-515-805-B, già approvato, in prima deliberazione, dal Senato, in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale d'iniziativa dei senatori Quagliariello; Calderoli e Perilli; Patuanelli e Romeo; approvato, senza modificazioni, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati. Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale e hanno avuto luogo la discussione generale e le repliche. DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, come abbiamo già sottolineato in prima lettura, abbiamo alcune perplessità su questo provvedimento che, a nostro avviso, non risolve tutta una serie di problemi. La riforma in esame non rende il procedimento legislativo più veloce, non scioglie il nodo del rapporto tra potere esecutivo e legislativo, non migliora la qualità del rapporto tra eletti ed elettori. Secondo il nostro parere, la riduzione del numero dei parlamentari doveva andare di pari passo con una riforma più sistematica, che sciogliesse in primo luogo il nodo del bicameralismo perfetto e che ponesse più seriamente la questione della rappresentanza democratica. Tuttavia, conosciamo il proverbio «chi troppo vuole nulla stringe», motivo per cui auspichiamo che questo provvedimento rappresenti il primo passo verso una riforma più organica. Per quel che riguarda la tutela delle minoranze linguistiche e delle autonomie speciali, la versione iniziale del provvedimento avrebbe compromesso gravemente la corretta rappresentanza dei gruppi linguistici nella Provincia autonoma di Bolzano. Si rischiava, cioè, di violare quanto stabilito dalla misura 111 del Pacchetto, diretta attuazione dell'accordo internazionale di Parigi, che garantisce la partecipazione all'attività parlamentare dei rappresentanti dei gruppi linguistici italiano e tedesco in proporzione alla consistenza dei gruppi stessi. L'unica soluzione era quindi nella previsione di tre collegi uninominali, esattamente come indicato dalla legge n. 422 del 1991; un numero che veniva indicato come il minimo irriducibile ed irrinunciabile per garantire quanto indicato dalla misura 111 del Pacchetto che, ricordiamolo, costituiva il passaggio decisivo per la chiusura del contenzioso con l'Austria. Grazie alla modifica approvata da questa Assemblea, il disegno di legge ha giustamente riportato a tre il numero di eletti per le Province autonome di Trento e di Bolzano e ha parificato le Province autonome alle Regioni, in linea con la giurisprudenza della Corte costituzionale. Di questo ringraziamo il relatore del provvedimento, il presidente Roberto Calderoli. Tuttavia c'è una questione che vorrei segnalare al Governo e per la quale chiediamo attenzione: il decreto legislativo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, di cui all'articolo 3 della legge 27 maggio 2019, n. 51, dovrà, appunto, rideterminare anche i collegi uninominali per la Camera dei deputati della circoscrizione Trentino Alto Adige- Südtirol. Ci auguriamo che in tale occasione la rideterminazione tenga conto del principio di continuità territoriale, di omogeneità e di dimensionamento dei medesimi, affinché sia garantita un'adeguata rappresentanza del gruppo linguistico tedesco in relazione alla propria consistenza. Solo in questo modo si eviterà un disequilibrio che, oltre a essere dannoso dal punto di vista della rappresentanza dei gruppi linguistici, sarebbe in palese violazione dell'articolo 6 della Costituzione, che prevede che la Repubblica tuteli con apposite norme le minoranze linguistiche. Per quel che riguarda, invece, la Regione Valle D'Aosta, dove è presente |a minoranza di lingua francese, il testo del provvedimento non modifica la situazione attuale, mantenendo immutati gli stessi numeri di rappresentanti sia per il Senato, che per la Camera dei deputati. All'appello manca la rappresentanza della minoranza linguistica slovena, che con questa riforma vede fortemente compromessi gli spazi per l'elezione autonoma di un proprio rappresentante in Parlamento. È un grave limite del provvedimento e chiediamo quindi che il Parlamento dedichi anche a questa minoranza l'attenzione e la tutela che le spettano. È con questo auspicio che annuncio il voto favorevole dei senatori delle minoranze linguistiche del Gruppo per le Autonomie al provvedimento. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, francamente, dopo l'ennesimo no da parte dei cittadini italiani all'ennesima riforma costituzionale - l'esito del referendum della fine del 2016 non era, infatti, il primo, come tutti sapete - ci saremmo aspettati un atteggiamento cauto, di prudenza nell'approcciare le riforme costituzionali e intervenire sugli assetti costituzionali. Questo perché sono ormai quasi quarant'anni che la classe politica italiana che si è succeduta nel tempo, anche nel passaggio tra le cosiddette prima, seconda e terza Repubblica, ha avuto nella sua maggioranza una sorta di ossessione - la chiamo così - un mantra nei confronti della Costituzione: l'ossessione, appunto, di intervenire per modificare. In ogni legislatura, infatti, abbiamo assistito al tentativo di metter mano, in modo più o meno compiuto, più o meno riuscito, a riforme costituzionali, come se tutte le questioni che hanno un impatto notevole sulla situazione del Paese fossero legate all'impianto costituzionale. Colleghi, membri del Governo, relatore - mi rivolgo in particolare al relatore - è evidente - lo sappiamo perfettamente - che ci troviamo di fronte a una crisi non passeggera della democrazia rappresentativa;