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Capisco quindi gli amici del Nord delle Marche, che in parte si sentono romagnoli - e probabilmente lo sono - e quindi la loro volontà di passare a una Regione, l'Emilia-Romagna, che potrebbero vedere più vicina, più simile e più omogenea a sé per tradizioni culturali e per tipicità. Tutto questo, però, mi porta appunto a esprimermi non da marchigiano e non da senatore, ma da leghista. La Lega da sempre è a favore dell'autodeterminazione dei territori, quindi, nonostante la mia contrarietà personale e la mia convinzione che sarebbe di gran lunga preferibile che questo passo non avvenisse, non posso che rispettare la volontà popolare di quelle due comunità e ricordare che, seppur con una partecipazione non elevatissima, comunque l'85 per cento in media di quei due Comuni si è espresso a favore di tale passaggio. Come dicevo ieri a un ex sindaco di Montecopiolo, Mauro Baldacci, che si è opposto in maniera corretta e garbata, ma ferma a questo passaggio, sostenendo che i numeri del referendum non erano tali da far presupporre che questa volontà ancora permanesse, sono convinto che chi è assente ha sempre torto. Chi non ha votato innanzitutto non si può e non si deve presumere che avrebbe espresso una volontà contraria, ma, non partecipando al voto, in sostanza ha delegato la propria decisione ad altri. Gli altri si sono espressi quasi con un plebiscito, perché l'85 per cento dei voti a favore di questo passaggio non può farci dubitare assolutamente della volontà di quelle popolazioni, volontà che personalmente conosco, perché ho avuto occasione di parlare con alcuni abitanti di queste città. Ricordo, ad esempio, una nostra militante che spiegava che, per poter andare a fare il vaccino per il Covid, a seconda del punto che sarebbe stato individuato, avrebbe dovuto percorrere 70 o 72 chilometri, quando invece, se avesse avuto la possibilità di valutare come alternativa quello istituito dalla Provincia di Rimini, di chilometri ne avrebbe dovuti percorrere una decina e 60 chilometri di differenza in montagna rappresentano la differenza tra la vita e la morte. Capisco quindi che, nonostante tutte le obiezioni che poc'anzi sono state espresse in quest'Aula e il fatto che la volontà popolare non sia stata espressa recentemente, comunque si voglia continuare con questo percorso. Ricordo, in conclusione, che la mia Regione, per la quale ho espresso parole d'amore fino ad ora, è stata individuata dalla «Lonely Planet» come la seconda più bella al mondo ed è evidente che con la perdita di questi due Comuni saremo un po' meno belli. Nonostante questo, non posso che fare un enorme in bocca al lupo a questi miei conterranei, con la speranza che tale scelta poi un giorno non debbano rimpiangerla. (Applausi) . PRESIDENTE. Stiamo parlando di due Comuni di 2.500 abitanti complessivamente. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, questo provvedimento non è, onestamente, un bell'esempio di buona amministrazione italiana, a livello sia regionale, sia parlamentare. Purtroppo, quello che oggi finalmente ci accingiamo a votare - e, mi auguro, ad approvare - è una delle espressioni peggiori della lentezza, della burocrazia e soprattutto dell'atteggiamento ostruzionistico per cui alcune istituzioni del Paese, quando le cose non vanno per il verso che desiderano, non ottemperano a quanto stabilito per legge. È vero, infatti, che sono trascorsi quattordici anni da quel referendum, ma diciamoci perché ciò è accaduto, cari colleghi. Sono trascorsi quattordici anni perché l'Italia e le sue diramazioni territoriali hanno dato un pessimo esempio di amministrazione; stavo per dire di buona amministrazione, ma in realtà hanno dato un eccellente esempio di pessima amministrazione. La nostra Costituzione prevede che esista un aspetto fondamentale per i territori e per i cittadini italiani. (Brusio. Richiami del Presidente). Stavo spiegando che la nostra Costituzione prevede la possibilità per i cittadini di decidere alcuni aspetti fondamentali della loro vita quotidiana, come in questo caso. Si tratta soltanto di due piccoli Comuni al confine tra le Marche e l'Emilia-Romagna, dove vivono cittadini che desideravano e sentivano la necessità, per mille motivi culturali, storici, anche legati alla vita lavorativa quotidiana o persino alla necessità di avvalersi dei servizi sanitari, di essere aggregati alla Regione Emilia-Romagna. Questo perché quei cittadini, come hanno affermato in Commissione i sindaci di quei Comuni, si avvalgono per esempio delle strutture sanitarie di Rimini e di una serie di servizi che non sono della Regione Marche, ma della regione Emilia-Romagna, e la maggior parte dei cittadini si reca al lavoro in provincia di Rimini. Voi capite bene che contrastare la volontà di alcuni cittadini che si sono democraticamente espressi in un referendum solo per ragioni di gretto egoismo di confini territoriali, che nulla hanno a che vedere con la storia, con la cultura e persino con il dialetto di queste popolazioni, è grave. Non abbiamo dato un bell'esempio. La Regione Marche - mi spiace doverlo dire - ha avuto un atteggiamento ostruzionistico, perché di fatto ha bloccato il regolare andamento e le procedure di questo provvedimento, negando a quei cittadini il diritto di esprimere e far sì che quella risposta, quell'espressione potesse divenire atto amministrativo e atto legislativo concreto. Questo non è quindi un bell'esempio. L'Italia dovrebbe cambiare, dovrebbe essere qualcosa di diverso; oggi mettiamo una pezza a un pessimo esempio che questo Parlamento ha dato, non certo solo per colpa sua, anche se non vi nascondo che anche noi non abbiamo dato un bell'esempio. Ci sono voluti tre anni perché il provvedimento in esame arrivasse in Aula. Qualcuno poco fa ha citato il fatto che vi è stato un avvicendamento di gestione politica della Regione Marche e si è passati dal centrosinistra al centrodestra: oggi c'è un presidente espressione di Fratelli d'Italia. Leggo tra i miei appunti che l'attuale Presidente, quando era ancora deputato, in prima lettura ha votato a favore di questo provvedimento; egli, marchigiano, oggi Presidente della Regione Marche, ha votato a favore del provvedimento in esame. Ha fatto bene l'attuale presidente Acquaroli, perché è andato incontro alla volontà di liberi cittadini italiani che desideravano essere aggregati alla Regione Emilia-Romagna per ragioni esclusivamente legate alla qualità della loro vita. Sappiate inoltre che questa vicenda è ancor più grave in considerazione del fatto che vi era stato un precedente in cui ben sette Comuni viciniori (cioè sette piccoli centri montani confinanti con questi due Comuni) erano già stati aggregati alla Regione Emilia-Romagna con analogo provvedimento, ma con una speditezza procedurale e legislativa assai maggiore. A chi figli, a chi figliastri: si sono dati spazio e facilità di aggregazione a quei sette Comuni e non a questi altri due. Cerchiamo allora di fare bene i legislatori e diamo seguito alla volontà democraticamente espressa da quei cittadini, in quanto la nostra Costituzione lo prevede e consente. Per questo motivo, sia pure colpevolmente e tardivamente, dico che non possiamo che votare a favore di quella volontà democraticamente espressa dai cittadini di Sassofeltrio e Montecopiolo.