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si tratta di un numero impressionante, in quanto i residenti della città sono formalmente 22.000, ma è verosimile immaginare che una certa parte di essi, come spesso accade nell'entroterra meridionale, sia ancora formalmente residente, ma nella sostanza viva in altri luoghi per ragioni di studio o lavoro; il contagio da COVID-19 risulta quindi essersi esteso, approssimativamente, all'1 per cento della popolazione: non si registrano, nelle zone del sud Italia tassi così alti di diffusione del virus ; è, altresì, clamoroso che in una provincia di 420.000 abitanti, divisa in 118 comuni, come quella di Avellino, dove i casi totali di contagio sono meno di 500, ben 200 siano concentrati in un unico Comune. Nella classifica irpina dei contagi, dopo Ariano, infatti, c'è il capoluogo che presenta 31 casi ed una popolazione residente più che doppia rispetto a quella del Tricolle; ogni osservatore può facilmente verificare come il caso di Ariano Irpino sia oggettivamente eccezionale e che quella comunità di popolo stia patendo in maniera significativa e tragica l'evento pandemico. Nonostante la istituzione della cosiddetta "zona rossa" ad Ariano Irpino fino al 22 aprile, è evidente che il meccanismo della prevenzione abbia avuto delle falle e che le conseguenze ferali saranno irrimediabili per la popolazione; a giudizio dell'interrogante, quindi, la città di Ariano Irpino, pur lontana dai riflettori mediatici e dai clamori comunicativi, merita una maggiore attenzione da parte del Governo, tanto più che con la maggiore elasticità della "fase 2", associata ai dispositivi regionali di distensione delle misure restrittive, la città di Ariano Irpino rischia di vedere peggiorare maggiormente la propria situazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno promuovere interventi ispettivi volti ad accertare le cause e le responsabilità che hanno portato Ariano Irpino a subire un così alto tasso di contagio e, altresì, quali provvedimenti intenda porre in essere per sostenere ed incentivare la ripresa economica della città del Tricolle. Atto n. 4-03427 BARBARO Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nel 2018 la Prefettura di Caserta ha comunicato il trasferimento della compagnia dei Carabinieri di Piedimonte Matese, invitando i sindaci della zona a trovare locali idonei per poterli accogliere. Purtroppo, non avendo individuato uno spazio che fosse adeguato per metratura e per le necessarie esigenze militari, il territorio è costretto a rinunciare al presidio di legalità offerto dall'Arma, che, soprattutto in quella zona, è assolutamente necessario ed indispensabile; il sindaco di Piedimonte Matese ha messo a disposizione vari locali che potrebbero essere idonei ad ospitare un posto fisso di Polizia di Stato: la richiesta per l'apertura di questo presidio è stata inoltrata al capo della Polizia e sono stati svolti una serie di incontri con i sindacati di Polizia Coisp e SAP e con il questore di Caserta; garantire la presenza stabile sul territorio della Polizia di Stato sarebbe un segnale molto importante, anche come deterrente, per il crescente fenomeno emergenziale legato ai furti che attanaglia il Matese da alcuni anni e per arginare le infiltrazioni di carattere criminale che hanno visto l'area protagonista di vicende giudiziarie, si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per garantire all'area del Matese in provincia di Caserta la necessaria presenza di un posto fisso di Polizia di Stato, resosi vieppiù necessario in previsione del trasferimento della compagnia dei Carabinieri che sguarnirebbe il capoluogo matesino da un presidio di legalità. Atto n. 4-03428 LANNUTTI PESCO PRESUTTO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: sul quotidiano "Il Sole-24 ore" l'8 maggio 2020 è comparso un articolo dal titolo "Ubi-Intesa, a Cuneo il giallo dei 7 milioni investiti sulla banca"; il quotidiano economico riferisce che a fare l'investimento da 7 milioni di euro "in opzioni Call su azioni Ubi è stata la Sgr Fondaco, incaricata di gestire una parte delle risorse della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (Crc), che con il 5,908 per cento è il primo azionista di Ubi Banca", se si escludono i grandi fondi internazionali. L'operazione realizzata a ridosso dell'emergenza Coronavirus e nel bel mezzo della battaglia con Intesa Sanpaolo per il controllo di Ubi, riferisce il quotidiano di Confindustria, "ha generato una minusvalenza potenziale tra i 2 e i 3 milioni di euro"; i vertici della fondazione, interpellati dal quotidiano economico, si sono difesi sostenendo che «"le operazioni sul titolo Ubi Banca realizzate in questo periodo in capo alla stessa Fondazione Crc riguardano esclusivamente una normale attività su opzioni e sono compiute in piena autonomia da un gestore esterno, senza modifiche della quota azionaria detenuta dalla Fondazione"». Questa "normale" attività di fatto ha portato la fondazione Cassa di risparmio di Cuneo a investire più di un terzo del suo bilancio annuale, destinato ad aiutare i più deboli, per comprare azioni Ubi, proprio mentre è in corso l'offerta pubblica di scambio (ops) di Intesa-Sanpaolo, con il risultato che l'aiuto di Cuneo ai "deboli", cioè ai pattisti bresciani anti-Intesa, è costata una perdita tra due e tre milioni di euro; a rendere ancora più "opaca" l'operazione, facendo intravedere dietro l'iniziativa "una sorta di giallo", come l'ha definita il quotidiano economico, è il fatto che la comunicazione effettuata secondo la norma da Ubi, indica come soggetto che ha realizzato l'operazione la fondazione CRC e non, come sostenuto dalla fondazione, la SGR Fondaco. La fondazione CRC, che ad aprile ha confermato alla presidenza Giandomenico Genta per il periodo 2020-2023, si è difesa sostenendo che «"sono centomila le operazioni effettuate ogni anno, per cui è fisiologico che parte di esse si chiuda col segno meno"»; considerato, inoltre, che: l'operazione al centro dell'attenzione arriva nel pieno della "battaglia a distanza" tra una parte dei soci Ubi e Intesa Sanpaolo, con la fondazione Cuneo schierata a difesa dell'ex Popolare; sul territorio c'è chi ritiene che quella perdita dovesse essere evitata, soprattutto a ridosso di un mercato azionario condizionato dal crollo da lockdown , il che rende ancora più incomprensibile l'operazione; l'ostilità della fondazione guidata da Giandomenico Genta nei confronti del piano dell'amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo, Carlo Messina, è stata giustificata anche dalla paura di una possibile diminuzione del peso della fondazione nei confronti dell'istituto di credito. Le fondazioni però spesso giocano un ruolo importante anche in un'altra partita: quella dei posti di comando negli istituti di credito, con i quali le fondazioni continuano ad avere un'osmosi, non di rado eccessiva, con la possibilità, appunto, di esprimere membri dei board e, non di meno, poter contare su un legame privilegiato con la banca, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa operazione;