[pronunce]

n. 9 del 1997, il quale sancisce che la Regione, nel fissare i principi dell'ordinamento locale e nel determinarne le funzioni, deve favorire la piena realizzazione dell'autonomia degli enti locali nel rispetto degli artt. 5 e 128 Cost. 4. - Il ricorrente impugna, inoltre, gli artt. 31, 32, 33, 34, 35, 36 e 37 della legge n. 1 del 2006, i quali istituiscono e disciplinano il Consiglio delle autonomie locali, lamentando la violazione dell'art. 123, quarto comma, Cost., dal momento che la disciplina di tale organo sarebbe riservata alla fonte statutaria. La disposizione costituzionale, infatti, benché riferita espressamente alle sole Regioni ordinarie, sarebbe applicabile anche alle Regioni ad autonomia speciale, in forza dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), il quale nel prevedere che le disposizioni di tale legge costituzionale si applicano anche alle Regioni a statuto speciale per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite, farebbe riferimento alle condizioni di maggior autonomia anche degli enti locali. 5. - Con atto depositato il 27 marzo 2006, si è costituita la Regione Friuli-Venezia Giulia, chiedendo che il ricorso sia rigettato, in quanto inammissibile ed infondato, e riservando ad una successiva memoria lo svolgimento delle argomentazioni a sostegno delle proprie richieste. Memoria in effetti depositata il 7 maggio 2007, con la quale la difesa regionale motiva l'inammissibilità e l'infondatezza delle diverse censure formulate nel ricorso. 6. - Quanto alla doglianza relativa all'art. 8, comma 5, la Regione esclude la lamentata violazione dell'art. 118, secondo comma, Cost. Questa disposizione, pur non menzionando le “funzioni proprie”, comunque contempla quelle “funzioni fondamentali” che, secondo la dottrina prevalente, includono le prime, come del resto statuisce l'art. 2 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla L.Cost. 18 ottobre 2001, n. 3). Se poi si considerassero “proprie” le funzioni che l'ente locale esercita quale esponente della comunità di riferimento mediante scelte autonome che non implicano l'esercizio di pubblici poteri, «sarebbe evidente che tali funzioni proprie sussistono comunque, e non abbisognano del riconoscimento del legislatore statale o regionale”. La doglianza sarebbe comunque inammissibile per difetto di interesse, avendo l'art. 8, comma 5, «carattere meramente ricognitivo» e, in quanto tale, inidoneo ad escludere l'efficacia di altre leggi attributive di funzioni “proprie” alle Province. 7. - Per quanto concerne la censura relativa all'art. 17, la parte resistente ne deduce l'inammissibilità, innanzitutto, per genericità, non avendo il ricorso individuato i compiti ««negati» alla Provincia. Inoltre difetterebbero motivazioni in ordine alla asserita essenzialità, per le Province, delle predette funzioni. Anche l'art. 17 sarebbe privo dei caratteri di una disposizione «concretamente attributiva di funzioni». 8. - Nel merito, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 17 sarebbe infondata innanzitutto in quanto le evocate disposizioni costituzionali (gli artt. 114, secondo comma, 117, secondo comma, lettera p), e 118, secondo comma) trovano applicazione soltanto nei confronti delle Regioni ordinarie. Infatti, come avrebbe anche riconosciuto questa Corte, la legge cost. n. 3 del 2001 si applica alle Regioni speciali solo ove preveda forme più ampie di autonomia per le Regioni stesse, e non per gli enti locali. A séguito della modifica statutaria adottata con la legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2 (Modifiche ed integrazioni agli statuti speciali per la Valle d'Aosta, per la Sardegna, per il Friuli-Venezia Giulia e per il Trentino-Alto Adige), lo stesso riferimento fatto alle leggi statali dall'art. 59 dello statuto Friuli-Venezia Giulia andrebbe inteso in relazione alle materie diverse da quelle che lo stesso statuto assegna alla Regione. Inoltre, la difesa regionale ricorda che la legge n. 131 del 2003, nel delegare al Governo l'individuazione delle “funzioni fondamentali”, ha fatto salve le competenze spettanti alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano (art. 2, comma 4, lettera q)). Del resto, la stessa legge n. 131 del 2003 reca, all'art. 11, comma 1, una clausola generale di salvaguardia per le predette Regioni a regime differenziato. Sarebbe inoltre significativo che lo Stato non abbia impugnato l'art. 12 della stessa legge regionale n. 1 del 2006, che fa riferimento alla Regione per la determinazione delle funzioni delle Province, nel rispetto dell'art. 59 dello statuto e dell'art. 5 Cost. L'inapplicabilità alla Regione Friuli-Venezia Giulia degli artt. 117, secondo comma, lettera p), dell'art. 118, secondo comma, Cost., renderebbe infondato il richiamo agli artt. 19 e 20 del testo unico degli enti locali; e ciò anche alla luce dell'art. 2 del d.lgs. n. 9 del 1997 e dell'art. 1, comma 2, dello stesso testo unico, che esclude l'applicabilità alle Regioni a statuto speciale delle disposizioni ivi contenute «se incompatibili con le attribuzioni previste dagli statuti e dalle relative norme di attuazione». 9. – Inammissibile per genericità e, comunque infondata è, per la difesa regionale, la censura basata sulla dedotta violazione del principio autonomistico di cui agli artt. 5, 114 e 118 Cost. La resistente compie una analitica individuazione delle funzioni riconosciute alla Provincia dalle disposizioni non impugnate della legge n. 1 del 2006 e da numerose altre leggi settoriali, concludendo che l'impugnato art. 17 «non ha il senso di elencare in modo tassativo i settori di intervento provinciale». Il complessivo quadro normativo proverebbe la piena osservanza del principio autonomistico, il quale «non vieta certo al legislatore di disciplinare nei termini ritenuti più giusti ed opportuni l'esercizio delle funzioni nelle materie di propria competenza legislativa, né di incidere sulle stesse funzioni attribuite agli enti stessi, ma impone solo di garantire una certa quota di funzioni, la cui determinazione è appunto rimessa al legislatore ordinario». In questi termini, l'art. 59, dello statuto di autonomia rispecchierebbe l'abrogato art. 128 Cost., inteso nel senso di escludere soltanto «limitazioni gravi» all'autonomia degli enti territoriali.