[resaula]

si tratta, a parere degli interroganti, di una grave responsabilità del Governo, che non solo ha creato una norma aberrante, peraltro sulla base di una decisione della Commissione europea tuttora segreta, ma che, inoltre, rimane inspiegabilmente in silenzio dinanzi a comportamenti di tale gravità posti in essere in suo "nome e conto"; è anche grave che in entrambe le Camere, prima nelle Commissioni e poi nelle Aule, siano state respinte le richieste di trasparenza, presentate attraverso un ordine del giorno in Senato ad iniziativa del primo firmatario della presente interrogazione, con contenuto analogo ad altro atto presentato alla Camera, entrambi atti volti, a norma dell'articolo 72 della Costituzione, a esaminare il provvedimento nell'ambito della procedura di conversione in legge del decreto; era, infatti, chiaro che l'articolo 7 del decreto infrastrutture, nella fase genetica del rapporto di lavoro, in discontinuità attraverso la finzione della "cessione di parte del ramo d'azienda", avrebbe consentito al presidente ed al gruppo dirigente di ITA di godere di una vera e propria supremazia contrattuale, nel selezionare i dipendenti da assumere, o, senza un giusto criterio, da non assumere. Si tratta di decisioni che non devono basarsi sull'arbitrio, e devono essere svincolate da criteri oggettivi predeterminati; addirittura si verifica ora che tale abnorme potere viene usato anche nella fase di gestione dei rapporti di lavoro, attraverso un illecito comportamento antisindacale apertamente dichiarato ed ingiustificabile; a parere degli interroganti, si è creato un gravissimo precedente, un vero e proprio modello paradigmatico che potrà essere utilizzato in futuro da altre aziende, per isolare i lavoratori, lasciandoli per così dire "nudi" ed indifesi con le proprie esigenze personali e familiari di vita, senza alcuna protezione, come parte debole, sia nella fase della trattativa precontrattuale, sia pure successivamente, nella fase di gestione del rapporto, consentendo un totale illecito e ingiusto arbitrio a questi nuovi "padroni delle ferriere", anche se, come nel caso di ITA, si trattasse di azienda di piena proprietà statale; visto che: nelle registrazioni della riunione della società ITA, il dottor Altavilla esprime contenuti inaccettabili e, si ripete, a parere degli interroganti, illeciti, e, inoltre, manifesta una voragine di ignoranza rispetto al settore dell'aviazione civile; quanto esposto viene confermato anche dall'iniziativa di ITA, che in quanto tale non può che essere attribuita al presidente, di una lettera inviata in data 24 novembre 2021 al giornale "il Fatto Quotidiano", nella quale la società chiedeva di non rivelare quanto detto dal presidente alla riunione del 1° ottobre 2021, poiché il rilancio della compagnia avrebbe necessitato de "il massimo supporto possibile di tutti, compresi gli organi di stampa", evidenziando una visione in chiaro contrasto con la funzione essenziale di controllo ed informazione che la stampa libera deve sempre svolgere; in ultimo si osserva che la proprietà pubblica della società impone al Governo di chiarire la propria posizione in ordine alla missione attribuita a quel dirigente scelto sotto la responsabilità del Governo stesso, si chiede di sapere: quale sia il contenuto della decisione della Commissione europea cui fa riferimento il "decreto infrastrutture" e la norma con cui è aggirato, di fatto, l'articolo 2112 del codice civile, con la conseguente distruzione dei diritti dei lavoratori e la mortificazione dei diritti sindacali; quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere i Ministri in indirizzo nei confronti delle dichiarazioni del presidente di ITA; infine, quale sia effettivamente la latitudine del mandato conferito al presidente di ITA e se gli consenta di porre in essere le azioni da lui intraprese alla guida dell'azienda di proprietà pubblica ITA Airways. Atto n. 3-02978 DE FALCO LA MURA FATTORI NUGNES Al Ministro dell'interno Premesso che: l'articolo 67, comma 1, lettera b) , della legge n. 345 del 1975 sull'ordinamento penitenziario tra coloro che possono visitare le carceri senza necessità di autorizzazione indica anche "i membri del Parlamento"; al comma 2 precisa che "L'autorizzazione non occorre nemmeno per coloro che accompagnano le persone di cui al comma precedente per ragioni del loro ufficio"; l'articolo 19, comma 3, del decreto-legge n. 13 del 2017, estende il disposto dell'articolo 67 anche ai centri per la permanenza e rimpatrio (CPR); considerato che: il primo firmatario della presente interrogazione, in forza della prerogativa di legge, ha effettuato alcune visite ispettive ai CPR; dopo la prima visita al CPR di Roma del 24 aprile 2021, da cui è scaturito l'atto di sindacato ispettivo 4-05386, pubblicato il 5 maggio 2021, ancora senza risposta, il primo firmatario della presente si è ripresentato allo stesso centro il 13 maggio e poi il 16 novembre, sempre con lo stesso accompagnatore con cui era entrato senza alcun problema il 24 aprile, ed ancora il 4 dicembre 2021, quando si era presentato con altri due accompagnatori; nonostante la chiarezza della legge, in tutte le circostanze indicate successivamente al 24 aprile, si è visto opporre un costante, immotivato ed illegittimo rifiuto sia dai responsabili della vigilanza del centro, ma anche da parte del dottor Piantedosi, prefetto di Roma e, nell'ultima occasione, dal capo di gabinetto del Ministro in indirizzo prefetto Frattasi; l'illegittimo rifiuto del 4 dicembre, oltre ad inibire indebitamente la piena esplicazione del mandato, assume connotazione ancora più grave in considerazione del fatto che quell'accesso era funzionale all'acquisizione di informazioni circa il decesso del giovane tunisino Wissen Ben Abdellatif, già ristretto a Ponte Galeria, avvenuto il 28 novembre 2021; considerato che: in ogni circostanza il rifiuto di consentire l'accesso agli accompagnatori è stato illecito ed illegale, poiché la norma di legge esclude che l'amministrazione possa esercitare qualsiasi forma di discrezionalità nei confronti del diritto soggettivo pieno del parlamentare in visita ispettiva e dei suoi accompagnatori; il capo di gabinetto Frattasi il 4 dicembre 2021 ha chiesto telefonicamente al primo firmatario della presente interrogazione di redigere una sorta di dichiarazione di propria mano, sebbene non prevista dalla legge; a tale pretesa egli ha aderito, pur di portare a compimento l'ispezione, redigendo un manoscritto in cui indicava il nome degli accompagnatori ex articolo 67 della legge sull'ordinamento penitenziario; analogamente, come richiesto, ciascuno degli accompagnatori ha proceduto a redigere una dichiarazione indicando di rivestire tale funzione ai sensi di legge; ciononostante, la polizia ha impedito l'accesso agli ausiliari, rispondendo che "non si autorizza l'accesso dell'accompagnatore del Senatore de Falco, in quanto lo stesso [il collaboratore si intende] si è rifiutato di firmare la modulistica (...) circa lo status di collaboratore";