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Se noi allarghiamo l'elettorato e con questa modifica costituzionale diamo la possibilità ai giovani di poter votare anche per il Senato, rimane davanti a noi però un problema di rappresentanza molto serio. È stata approvata la riduzione del numero dei parlamentari e al Senato il problema delle differenze degli esiti elettorali, che ha accompagnato un po' tutta la storia del nostro Paese, non è legato solo ed esclusivamente al fatto che vi era una differenza sostanziale dell'elettorato attivo, ma anche al fatto - il presidente Parrini lo sa perfettamente - che il Senato è eletto su base regionale. Pertanto avremo un problema: con la riduzione del numero dei parlamentari - stiamo parlando dell'elezione di duecento senatori - ho paura che molti dei giovani a cui giustamente diamo la possibilità di poter esercitare il loro elettorato attivo anche per il Senato, in molte Regioni potrebbero non veder rappresentato il voto che esprimono per la prima volta. Questo è un problema che sta tutto davanti a noi. Richiamo una questione che però è stata rimossa dalla discussione politica e riguarda il fatto che, dopo la riduzione del numero dei parlamentari, non abbiamo più affrontato il tema della modifica della legge elettorale per avere un sistema che possa far sì che non ci sia una compressione, con la riduzione del numero dei parlamentari, della rappresentanza politica e territoriale. È una questione che, a maggior ragione nel momento in cui interveniamo per allargare l'elettorato attivo al Senato, si pone con forza, perché non è detto che possano essere pienamente rappresentati e che, di fatto, il loro voto non possa andare sprecato nel combinato disposto dell'elezione del Senato, che rimane su base regionale, e del fatto che si è rimosso completamente il ragionamento sulla legge elettorale. Ma la questione c'è e ci teniamo oggi a porla con forza, perché il problema della compressione oggettiva che rischia di verificarsi con la riduzione del numero dei parlamentari è rimasta non affrontata, e soprattutto sembra che nemmeno lontanamente si voglia affrontare. Avremo quindi un problema nelle prossime elezioni se si dovesse andare a votare con le leggi elettorali attualmente in vigore. Certamente l'allargamento dell'elettorato attivo ai diciottenni per il Senato non risolve il problema di fondo che abbiamo e che sarà molto pesante ed evidente dopo la riduzione del numero dei parlamentari. Vi è un'altra questione. Noi, al contrario di Italia Viva, siamo stati assolutamente d'accordo ad eliminare da questa riforma la modifica dell'elettorato passivo. Lo dico perché non pensiamo e non vogliamo pensare che questa riforma dovesse essere soltanto l'anticamera di fatto dell'eliminazione del Senato o di una sua radicale modifica, come prevedeva la riforma costituzionale Renzi che abbiamo affrontato nel 2016 per il superamento del bicameralismo e la riduzione del Senato ad un club. La questione del bicameralismo è molto complessa e credo che il fatto di aver espunto dalla riforma l'elettorato passivo sia stato assolutamente giusto, non solo perché questo intervento normativo non deve essere l'anticamera del tentativo di riportare in auge una riforma che i cittadini con il referendum hanno bocciato, ma anche perché, nello spirito dei Padri e delle Madri costituenti c'era l'idea di un Senato che avesse un carattere di maggiore ponderazione nell'esame dei provvedimenti. Credo dunque che in qualche modo quello spirito e quella valutazione debbano essere assolutamente salvaguardati. Detto ciò, rimangono però davanti a noi non risolte le questioni che ho posto e che noi continuiamo a rimuovere. La riduzione dei parlamentari, tuttavia, pone con forza una questione di equilibrio del sistema, oltre alla questione del pluralismo politico e della rappresentanza territoriale. Spero in ogni caso che, anche dopo l'approvazione finale di questa riforma, possiamo mettere mano finalmente a tutto questo, affrontando una volta per tutte in modo serio la questione della legge elettorale per tentare di ridare rappresentanza al sistema politico. Diversamente, infatti, rischiamo di aver compromesso il meccanismo stesso della rappresentanza e del pluralismo politico e territoriale. Certamente dunque questa riforma è positiva, perché propone e permette un allargamento della partecipazione, ma rimane davanti a noi la questione molto seria del pluralismo politico e della rappresentanza. (Applausi) . MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, è difficile aggiungere qualcosa per me dopo gli interventi che, a nome del Gruppo di Forza Italia, hanno fatto ieri in discussione generale i senatori Nazario Pagano e Luigi Vitali, i quali hanno delineato un quadro estremamente chiaro della situazione, spiegando perché noi non ci siamo associati al coro pressoché unanime a favore della riforma che stiamo approvando. Voglio aggiungere però qualcosa. Ci troviamo di fronte a uno dei provvedimenti che ci erano stati promessi quando, l'anno scorso, si è votato per la drastica riduzione del numero dei parlamentari. Come risulta anche dai giornali dell'epoca, che ho rivisto in questi giorni, l'allora segretario del Partito Democratico Zingaretti disse che di lì a poco ci sarebbero state le misure compensative per aggiustare la riforma riguardante la riduzione del numero di parlamentari che evidentemente, per bocca degli stessi proponenti, crea degli squilibri. Ebbene, è passato quasi un anno e non abbiamo visto niente, se non questa proposta che, secondo quanto si diceva, dovrebbe partecipare a compensare i problemi creati dalla riduzione del numero di parlamentari, e che ha, tra gli altri, l'effetto che ora dirò. Nel 1947 i Padri costituenti avevano stabilito un numero variabile di senatori eletti che, se fosse rimasto tale, avrebbe portato ad avere un Parlamento di circa 1.200 membri rispetto ai 900 che ci sono stati fino a questa legislatura e che saranno drasticamente ridotti a partire dalla prossima. Nel 1963 si stabilì il numero fisso di 315 senatori eletti, cioè uno ogni 98.000 elettori. Nel 2018, in occasione delle ultime elezioni, il numero di elettori per ogni senatore è passato da 98.000 a 148.000 per via dell'aumento della popolazione italiana. Di fronte a questo, si è pensato di ridurre il numero dei senatori, portandolo a 233.000 elettori per ogni eletto, per cui siamo passati da 98.000 nel 1963 a 233.000 con le precedenti riforme. Per "compensare" questo problema, si promuovono al voto del Senato altri 4 milioni di persone, di giovani, che avranno molto meno potere di quello che avrebbero avuto prima della riduzione del numero dei parlamentari, quando avrebbero potuto votare per un adeguato numero di deputati. (Applausi) . Se questa è la compensazione, siamo completamente fuori strada. Si è parlato solo di un'altra questione. Sono state avanzate proposte, tra l'altro venute proprio da persone che si sono fieramente opposte alla riduzione, ma sono state lasciate cadere; come tutte, tali proposte sono opinabili, però sono pervenute. L'altra proposta che abbiamo sentito in questi giorni dall'attuale segretario del Partito Democratico Enrico Letta è quella di una norma contro i cambi di casacca. Per carità, noi che abbiamo visto cadere l'ultimo Governo che è stato espressione diretta del voto dei cittadini proprio a causa di cambi di casacca non siamo contrari;