[pronunce]

Sulla base della considerazione della sussistenza dell'indicato concorso di competenze, la ricorrente ritiene che un primo vizio di illegittimità costituzionale della norma in esame derivi dalla violazione dell'art. 117, sesto comma, Cost., in ragione della previsione, in essa contenuta, dell'esercizio del potere regolamentare da parte dello Stato; in subordine, la norma sarebbe comunque in contrasto con l'art. 117 e con l'art. 119, quinto comma, Cost. e con il principio della leale collaborazione, per la mancata previsione dell'intesa con la Conferenza Stato-Regioni come presupposto dell'azione ministeriale. Anche l'art. 189, comma 1, secondo periodo, del medesimo decreto legislativo sarebbe in contrasto con l'art. 117, sesto comma, Cost., nonché, in subordine, con il principio di leale collaborazione, nella parte in cui attribuisce al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio la competenza a dettare norme di organizzazione del Catasto dei rifiuti, omettendo ogni riferimento ad un intervento regionale, peraltro a fortiori necessitato dalla circostanza che le sezioni regionali del catasto hanno sede appunto presso le Regioni. L'art. 195, comma 1, lettere f) e g), dell'impugnato decreto sarebbe, poi, costituzionalmente illegittimo nella parte in cui stabilisce che spettino allo Stato, rispettivamente, l'individuazione degli impianti di recupero e di smaltimento di preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese e la definizione di un piano nazionale di comunicazione e conoscenza ambientale. In entrambi i casi, infatti, nonostante si faccia salvo il rispetto delle attribuzioni costituzionali delle Regioni, si limita l'intervento delle autonomie territoriali ad un mero parere della Conferenza unificata, anziché prescriversi, come imposto dal principio di leale collaborazione, il raggiungimento di una intesa che orienti l'operato degli organi statali nelle predette attività. Ancor più evidente sarebbe – ad avviso della Regione Calabria – la violazione dell'art. 117, sesto comma, Cost. e, in subordine, del principio di leale collaborazione determinata dall'art. 195, comma 2, lettera b), in combinato disposto con l'art. 195, comma 4, nella parte in cui prevede che, con un decreto ministeriale, adottato senza alcun intervento di istanze rappresentative delle autonomie territoriali, si adottino le norme e le condizioni per l'applicazione delle procedure semplificate di cui agli artt. 214, 215 e 216. L'art. 195, comma 1, lettera t), è, poi, impugnato nella parte in cui stabilisce che spetta allo Stato «l'adeguamento della parte quarta del [...] decreto alle direttive, alle decisioni ed ai regolamenti dell'Unione europea», in palese violazione del quinto comma dell'art. 117 Cost., secondo il quale l'adeguamento del diritto interno agli obblighi comunitari spetta allo Stato e alle Regioni in relazione alle rispettive competenze. Infine, l'art. 212, commi 2 e 3, del medesimo decreto legislativo viene censurato in riferimento agli artt. 114 e 118 Cost., in ragione della composizione del Comitato nazionale dell'albo dei gestori ambientali e delle sezioni regionali e provinciali dell'albo medesimo. In particolare, il comma 2 del predetto art. 212 è censurato nella parte in cui dispone che il citato Comitato nazionale sia composto di diciannove membri, di cui ben sette (compresi Presidente e Vicepresidente) nominati da varie componenti del Governo e soltanto tre dalle Regioni, rendendo in tal modo assolutamente marginale la presenza di queste ultime, nonostante l'albo dei gestori ambientali raccolga i soggetti abilitati a svolgere attività che hanno effetti diretti sul territorio regionale e, soprattutto, che ricadono in ambiti di competenza regionale (sub specie di competenze residuali – commercio ed industria – o di competenze concorrenti – tutela della salute e governo del territorio). Quanto al comma 3, anch'esso viene censurato per le stesse ragioni, dal momento che le sezioni regionali e provinciali risultano composte in maniera tale da rendere marginale il ruolo delle singole Regioni chiamate a nominare soltanto il vicepresidente, all'interno di un collegio composto di otto membri, tra cui anche uno designato dal Ministro dell'ambiente e del territorio. 2.1. – In prossimità dell'udienza pubblica, la Regione Calabria, con memoria del 22 aprile 2009, ribadisce l'interesse a coltivare il ricorso, con esclusione delle censure proposte nei confronti dell'art. 207, comma 1, in riferimento alle quali chiede che sia dichiarata la cessazione della materia del contendere. 3. – Con ricorso, notificato il 12-21 giugno 2006, depositato il successivo 16 giugno, anche la Regione Toscana (reg. ric. n. 69 del 2006) ha promosso questione di legittimità costituzionale di numerose disposizioni del d.lgs. n. 152 del 2006, fra le quali, gli artt. 181, commi da 7 a 11, 183, comma 1, lettere f) e q), 185, comma 1, 186, 189, commi 1 e 3, 195, comma 1, lettera f), comma 2, lettere b), e), 1), m) ed s), 196, comma 1, lettera d), 199, commi 9 e 10, 201, comma 6, 202, comma 1, 203, comma 2, lettera c), 208, comma 10, 212, commi 2 e 3, 214, commi 2 e 3, 215, commi 1, 3 e 4, e 216, commi 1, 3 e 4, in riferimento agli artt. 11, 76, 117 e 118 Cost. ed al principio di leale collaborazione. In primo luogo, la Regione Toscana impugna l'art. 181, commi da 7 a 11, e l'art. 183, comma 1, lettera q), del d.lgs.n. 152 del 2006, per violazione degli arti. 11, 76, 117 e 118 Cost. In particolare, l'art. 181 è censurato nella parte in cui stabilisce che il c.d. “recupero dei rifiuti” possa essere disciplinato mediante accordi di programma di cui provvede a disciplinare le modalità di stipulazione, approvazione e pubblicazione (comma 7, secondo periodo e commi da 8 a 11). A tale previsione si collega l'art. 183, comma 1, lettera q), che definisce le c.d. materie prime secondarie, individuate nelle sostanze o materie aventi le caratteristiche stabilite ai sensi dell'art. 181. Tali norme – secondo la Regione Toscana – si pongono in contrasto con la normativa comunitaria e con la legge delega, nella parte in cui consentono che gli accordi di programma deroghino al sistema normativo previgente (in parte trasfuso nel Testo Unico), istituendo una contrattazione diretta tra privati ed Amministrazione statale idonea ad escludere dal regime dei rifiuti e dalle relative procedure di autorizzazione e controllo tutta una serie di materiali o sostanze – tra cui le materie prime secondarie – nonché i metodi di recupero dei rifiuti e le modalità per la raccolta, per la messa in riserva, per il trasporto e commercializzazione dei rifiuti, che nella legislazione vigente e nel diritto comunitario, invece, vi sono assoggettati.