[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 34 (comma 2 o 2-bis) del codice di procedura penale promossi con ordinanze emesse il 27 marzo e il 18 aprile 2000 dal giudice dell'udienza preliminare presso il tribunale militare di Verona e il 6 giugno 2000 dal giudice dell'udienza preliminare presso il tribunale di Ascoli Piceno rispettivamente iscritte ai nn. 345, 346 e 513 del registro ordinanze 2000 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 26 e 40 - 1ª serie speciale - dell'anno 2000. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 7 febbraio 2001 il giudice relatore Gustavo Zagrebelsky. Ritenuto che con ordinanza del 27 marzo 2000 (r.o. n. 345/2000) il giudice dell'udienza preliminare presso il tribunale militare di Verona ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di costituzionalità dell'art. 34 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede l'incompatibilità del giudice per l'udienza preliminare che abbia disposto il rinvio a giudizio a esercitare nuovamente - a seguito di annullamento del precedente decreto che dispone il giudizio - la funzione di trattazione dell'udienza preliminare, nei confronti dello stesso imputato e per il medesimo reato; che nel giudizio principale è stata dichiarata in sede dibattimentale la nullità del decreto che dispone il giudizio emesso a conclusione di una prima udienza preliminare e che, a seguito di ciò, della trattazione della nuova udienza preliminare è stato investito lo stesso giudice-persona fisica che ha disposto il rinvio a giudizio dell'imputato; che il rimettente solleva questione di costituzionalità dell'art. 34 cod. proc. pen. (comma 2) in quanto non esclude che sia affidata allo stesso giudice-persona fisica che ha disposto una prima volta il giudizio, con un decreto successivamente annullato, la funzione di trattazione della ulteriore udienza preliminare, nei confronti dello stesso imputato e per lo stesso reato, assumendo che questa possibilità si pone in contrasto con i principi costituzionali compendiati nella garanzia del giusto processo; che, a tale riguardo, il rimettente esclude che una eventuale soluzione del problema possa essere ricercata nell'ambito degli istituti dell'astensione e della ricusazione (artt. 36 e 37 cod. proc. pen.), i quali, secondo l'interpretazione della Corte costituzionale, attengono alla tutela dell'imparzialità del giudice nei casi in cui il pregiudizio consegua all'esercizio di talune funzioni in un diverso processo, mentre quando il rischio di pregiudizio derivi da attività compiute nello stesso processo si verte nell'ambito di applicazione della disciplina denunciata, che però non ricomprende l'ipotesi anzidetta; che il giudice a quo pur consapevole del fatto che la Corte costituzionale - sulla premessa numerose volte affermata della mancanza dei caratteri del "giudizio" di merito nella sede dell'udienza preliminare anche dopo le modifiche recate dalla legge 8 aprile 1993, n. 105 - ha dichiarato la manifesta infondatezza di una questione analoga (ordinanza n. 367 del 1997), ritiene che sia possibile pervenire ora a diversa soluzione sulla base di ulteriori e più recenti modifiche legislative; che, in particolare, il rimettente fa richiamo al nuovo comma 2-bis dell'art. 34 cod. proc. pen. , inserito dall'art. 171 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, in quanto detta norma, nello stabilire l'incompatibilità alla trattazione dell'udienza preliminare per il giudice che nel medesimo procedimento abbia svolto funzioni di giudice per le indagini preliminari, dimostrerebbe l'abbandono, da parte del legislatore, dello stretto collegamento tra disciplina dell'incompatibilità e "giudizio", inteso come valutazione di merito sul contenuto dell'accusa, ponendo, invece, secondo un diverso e più limitato criterio, la sola condizione dell'aver effettuato una (pregressa) valutazione contenutistica dell'accusa e delle prove, ciò che sarebbe confermato dal successivo comma 2-ter del medesimo art. 34, recante specifiche ipotesi escluse dall'incompatibilità appunto perché prive di qualsiasi connotato in tal senso; che l'omissione legislativa appare al giudice a quo in contrasto con il canone di ragionevolezza (art. 3 della Costituzione), giacché il giudice che abbia disposto una prima volta il rinvio a giudizio con proprio decreto successivamente annullato ha compiuto una valutazione di contenuto dell'accusa di certo più penetrante di quella riscontrabile in qualsiasi altra attività che sia svolta nell'esercizio delle funzioni di giudice per le indagini preliminari, nonché con il principio di uguaglianza (ancora l'art. 3) sotto il profilo della parità di trattamento, nel raffronto con le ipotesi, assimilabili, che viceversa determinano l'incompatibilità; che vi sarebbe inoltre lesione del diritto di difesa dell'imputato (art. 24 della Costituzione), compromesso dalla pregressa valutazione di contenuto dell'accusa, espressa dallo stesso giudice; che sarebbe infine violata la garanzia costituzionale del giusto processo (art. 111 della Costituzione), nel suo aspetto di terzietà del giudice, perché la nuova valutazione sul contenuto dell'accusa ai fini del rinvio a giudizio potrebbe essere condizionata dalla "forza della prevenzione", tendendo il giudice a mantenere ferma la medesima valutazione espressa in precedenza; che con altra ordinanza in data 18 aprile 2000 (r.o. n. 346/2000) il medesimo giudice dell'udienza preliminare presso il tribunale militare di Verona ha sollevato questione identica e riferita agli stessi parametri costituzionali; che con ordinanza del 6 giugno 2000 (r.o. n. 513/2000) il giudice dell'udienza preliminare presso il tribunale di Ascoli Piceno ha sollevato analoga questione, in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, della Costituzione; che anche in questo giudizio di merito un primo decreto di rinvio a giudizio è stato annullato per ragioni processuali, e l'udienza preliminare è stata nuovamente affidata al medesimo giudice-persona fisica; che tale ipotesi, si osserva nell'ordinanza di rimessione, non rientra né nel comma 2 né nel comma 2-bis dell'art. 34 cod. proc. pen. , e che pertanto la disciplina risulta, ad avviso del rimettente (che denuncia specificamente l'art. 34, comma 2-bis), lacunosa e in contrasto con gli anzidetti parametri costituzionali: con l'art. 111, in quanto il principio di terzietà del giudice non si risolve nell'equidistanza rispetto alle parti, ma impone anche di evitare possibili situazioni di pregiudizio, sia esso reale o anche solo apparente, per il condizionamento derivante da precedenti attività;