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l'atto di chiusura indagini però prosegue evidenziando e confermando che il 22 dicembre 2016 sia avvenuta una cessione ad un soggetto diverso dal Fattorie Greco, cioè Alimentitaliani Srl, soggetto non vincolato all'impegno di investimento di 1,5 milioni di euro, denunciando anche una novità nella vicenda, e cioè che non vi fu una cessione totale di attività e passività, essendo restate in capo al fallimento Novelli i debiti pre-concordato e i debiti sorti in pre-deduzione durante la gestione, per un totale stimato di circa 38 milioni di euro; verificato che il gruppo Novelli aveva presentato un esposto-denuncia avverso la cessione del dicembre 2016 perché giudicata "irregolare" e ad oggi nessuna sentenza sia è stata emessa e non vi è traccia pubblica di indagini avvenute sul territorio ternano e umbro, o comunque nel perimetro di azione delle società di che trattasi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se consideri efficace l'azione svolta dagli organi della procedura, o se ritenga necessaria l'attivazione dei propri poteri ispettivi previsti dalla legge per verificare eventuali criticità negli uffici giudiziari interessati; se non ritenga opportuno, alla luce del disastro economico e sociale causato dalla gestione fallimentare del gruppo Novelli e dai fatti a seguire, l'emissione di un atto, da approntare anche mediante l'iniziativa di nuovi strumenti normativi, che congeli la vicenda giudiziaria, a tutela dello stato aziendale e occupazionale dell'ex gruppo Novelli. Atto n. 4-03067 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: la grave crisi che il nostro Paese sta attraversando, oltre al carattere sanitario, acquista in modo considerevole, giorno dopo giorno una valenza economica, mettendo a rischio importanti settori dell'economia; nonostante il comparto agricolo e zootecnico continui ad assolvere alla sua importante funzione di settore primario, indispensabile al sostentamento della popolazione, specie in una fase di emergenza, purtroppo non rimane immune da una crisi che deve fare i conti con una riduzione dei consumi, determinata dalla chiusura obbligata di tanti settori (alberghi, ristorazione, pizzerie, bar o mense, eccetera), alla luce delle giuste e gravi disposizioni e restrizioni adottate dal Governo, nonché dalle difficoltà di esportazione di alcuni prodotti verso molti Paesi; nella grande distribuzione organizzata (GDO) le forniture iniziano a non essere più garantite e gli scaffali iniziano a svuotarsi. La GDO sta iniziando a ricevere e-mail dai fornitori con cui non solo non si promettono forniture per le promozioni, ma si accenna alla difficoltà di non poter garantire nemmeno le vendite senza sconti promozionali; le carni sono sotto forte stress , molte aziende si sono ritrovate con vendite abnormi e non sono in grado di sopportare lo stress dei sell out che in due settimane hanno raggiunto livelli impensabili; le ultime notizie danno anche le categorie del dolciario e della pasta di semola in difficoltà: sono diverse le aziende che non riescono a rispettare l'integrità delle evasioni degli ordini della GDO; nel mercato interno del latte si sta assistendo ad una serie di fenomeni alquanto contraddittori: se da un lato la domanda di latte e derivati da parte di ristoranti, pizzerie, bar e mense sembra essere crollata dal 20 al 40 per cento, dall'altro, si assiste ad un aumento dei consumi di latte e derivati che, sulla base dei dati IRI, hanno fatto registrare un incremento del 47 per cento degli acquisti delle famiglie in altri canali di consumo (supermercati, ipermercati, negozi alimentari). Tale aumento si verifica anche per gli acquisti di formaggi con un più 35 per cento nelle vendite di mozzarelle ed un più 38 per cento nelle vendite di Grana Padano e Parmigiano Reggiano; a conferma di un aumento della domanda di latte fresco alla stalla, la cooperativa Granlatte di Bologna in una lettera inviata agli allevatori in data 24 marzo 2020, avente ad oggetto "II° richiamo su volumi previsionali 2020", e finalizzata a riallineare le consegne alle previsioni, invitava gli allevatori "ad aumentare la quantità di latte conferito, che ad oggi ci risulta essere sotto la soglia del 15 per cento"; di diverso tenore la comunicazione inviata in data 11 marzo dalla società Auricchio SpA che, dopo aver lamentato una riduzione delle vendite di tutti i propri prodotti pari al 25 per cento, invitava gli allevatori a "ridurre la produzione assolutamente e non aumentare il numero di bovine presenti in mungitura"; dello stesso tenore la comunicazione, inviata in data 12 marzo dal Caseificio D'Ambruoso Francesco Srl di Putignano (Bari), invitava gli allevatori a "ridurre la produzione di latte giornaliera di almeno il 20 per cento, modificare la razione giornaliera e anticipare il periodo di asciutta"; accanto a questa già drammatica situazione si affianca, purtroppo, anche l'attività speculativa; è, infatti, intollerabile che si importino quasi 6 milioni di litri di latte e cagliata dall'estero e che si abbassino i prezzi ai nostri allevatori; appaiono, infatti, confermate le notizie che arrivano dagli allevatori; in data 20 marzo il caseificio Vivolat Srl di Gioia del Colle (Bari), annunciava ai suoi produttori "una riduzione del prezzo a 0,35 euro al litro in caso di mancata riduzione del 30 per cento del conferimento giornaliero di latte"; in data 17 marzo il caseificio Mozzarella Martina Srl di Martina Franca (Taranto), comunicava agli allevatori che "il latte ritirato dal 1° marzo lo abbiamo trasformato e stoccato; e continueremo fino a data da destinarsi", ma vista la gravità della situazione "il prezzo del latte dal 1 marzo 2020 sarà garantito a 0,25 euro al litro"; nella stessa comunicazione si consiglia di "limitare il più possibile la quantità di latte conferito"; in data 19 marzo il Caseificio dei Colli Pugliesi di Maiullari & C. Srl di Santeramo in Colle (Bari), comunicava agli allevatori che "per potervi garantire il ritiro del latte ed il relativo pagamento siamo costretti nostro malgrado a ridurre di 2 centesimi il prezzo del latte dal 1 marzo a dara da destinarsi"; in data 11 marzo la società Diano Latte Srl di Sassano (Salerno), comunicava agli allevatori che "il prezzo massimo al quale possiamo ritirare il latte presso il suo stabilimento, a far data dal 12 marzo, è pari a 0,38 euro litro più iva"; nella stessa comunicazione si legge "la situazione è catastrofica, con richieste quasi nulle e per di più con l'enorme quantità di latte proveniente dal nord Italia, ad un costo poco superiore ai 30 centesimi"; inoltre, ogni giorno 5,7 milioni di litri di latte straniero attraversano le frontiere e invadono l'Italia con cisterna o cagliate congelate low cost di dubbia qualità, proprio in piena emergenza Coronavirus, mentre alcune aziende di trasformazione cercano di tagliare i compensi riconosciuti agli allevatori italiani, con la scusa della sovrapproduzione; è superfluo evidenziare come tali comportamenti rischiano di minare alle fondamenta la coesione di una filiera che, invece, passata la tempesta, dovrà trovarsi pronta ad affrontare un futuro di crescita e di sviluppo.