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il coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di "Cittadinanzattiva", Tonino Aceti, ha dichiarato che "Se da una parte la riduzione da cinque a due delle Regioni considerate inadempienti rappresenta una buona notizia per i cittadini, dall'altra ci preoccupa il dato della Campania e ancora di più quello in calo della Calabria. Dai Piani di rientro dal debito sanitario è necessario passare sempre di più a Piani di rientro nei diritti dei cittadini in tutte le Regioni. Non più solo equilibrio di bilancio ma soprattutto servizi accessibili, sicuri e di qualità in tutto il Paese", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione; se intenda decretare la fine del commissariamento per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo del servizio sanitario della Regione Calabria; quali altre iniziative intenda adottare a tutela del diritto alla salute dei cittadini calabresi; quali azioni intenda promuovere per evitare il ripetersi di disservizi gravi ed inaccettabili quali quelli descritti. Atto n. 3-00162 CROATTI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: con decreto n. 323 del 28 novembre 2017 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è stata verificata la compatibilità ambientale del progetto "Bianca & Luisella", promosso dalla ENI SpA, per l'installazione di una piattaforma adibita alla produzione di gas, la perforazione e la messa in produzione di 8 nuovi pozzi e l'installazione di 3 condotte sottomarine per il trasporto del gas dalla piattaforma Bianca-Luisella all'esistente piattaforma Brenda, da realizzarsi nell'area di coltivazione di idrocarburi A.C12.AG sita nel mare Adriatico centro-settentrionale; la concessione di coltivazione di idrocarburi A.C12.AG, vigente dal 1979 e con scadenza trentennale, è stata prorogata nel 2009 per anni 10, portando la scadenza del titolo al 2019, momento in cui devono essere realizzate le operazioni finali di ripristino ambientale; considerato che, a parere dell'interrogante: il progetto di sviluppo "Bianca & Luisella" prevede lo sfruttamento delle riserve per un ulteriore periodo di 11 anni: si andrebbe a prorogare ulteriormente la scadenza del titolo, variando gli originari termini della concessione e autorizzando di fatto un nuovo titolo minerario, senza che siano eseguite le procedure necessarie per il rilascio di una nuova concessione; l'area della concessione di coltivazione interessa la fascia di tutela delle 12 miglia marine in violazione dell'art. 6, comma 17, del decreto legislativo n. 152 del 2006. Più in particolare, è necessario interpretare la norma richiamata nella parte in cui dispone che "i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento", per comprendere se il complesso intervento voluto dalla ENI rientri, o meno, nella disposizione transitoria. Ebbene, l'interpretazione della disposizione nell'attuale formulazione induce a ritenere (similmente a quanto aveva fatto il Consiglio di Stato in sede consultiva, sez. II, con il proprio parere n. 282 del 20 gennaio 2012 sull'affare n. 123/2011) che non ricadano nel divieto quelle sole attività che non comportino una modifica sostanziale del titolo abilitativo. Invece, se al titolare di una concessione di coltivazione nell'area di divieto è data la possibilità di modificare il programma dei lavori per aprire un nuovo pozzo, si finisce di fatto per autorizzare una nuova attività e, quindi, per approvare implicitamente un nuovo titolo minerario, pur sotto le mentite spoglie di una modifica del precedente. Proprio il medesimo ragionamento è stato posto alla base del parere del Consiglio di Stato richiamato, che, pronunciandosi sull'interpretazione dell'originaria formulazione dello stesso art. 6, comma 17, del decreto legislativo n. 152 del 2006 (come introdotto dal decreto legislativo n. 128 del 2010), ha rilevato che "devono (…) ritenersi esorbitanti dalla misura di salvaguardia ricordata quelle iniziative che si risolvono nell'esistenza di un nuovo titolo abilitativo o, comunque, in una modifica del titolo abilitativo già esistente, e ciò perché, tali iniziative essendo volte a tali finalità, da una parte suppongono nuovi procedimenti, in quanto tali regolati dalla nuova disciplina, dall'altra non si muovono nell'ambito delle autorizzazioni già emanate all'atto dell'entrata in vigore della nuova normativa, ma ne suppongono la modifica ovvero il superamento con un nuovo titolo abilitativo". Ebbene, il Consiglio di Stato ha considerato proprio la modifica del programma dei lavori fra quelle ipotesi che devono ricadere nel divieto; il decreto n. 323 è stato inoltre emanato in palese violazione di legge e, in particolare, dell'art. 25 del decreto legislativo n. 152 del 2006, che, nella formulazione previgente e applicabile al caso, richiedeva che, nel caso dei progetti di competenza dello Stato, venisse acquisito il parere delle Regioni interessate. Ebbene, la regione Emilia-Romagna risulta del tutto pretermessa nel procedimento, mentre il parere regionale delle Marche effettivamente inoltrato è stato emesso da un organo non competente (il dirigente della posizione di funzione valutazioni ed autorizzazioni ambientali della Regione Marche, anziché la Giunta regionale); considerato inoltre che: nonostante l'art. 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 2007 preveda che, per le valutazioni di impatto ambientale di opere per le quali sia riconosciuto un concorrente interesse regionale, la commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS debba essere integrata da un componente designato dalle Regioni interessate, la Regione Emilia-Romagna (diversamente dalla Regione Marche) non è stata posta in condizione di esprimere il proprio rappresentante; nell'ambito del procedimento che ha condotto all'emissione del provvedimento impugnato risulta pretermessa l'autorizzazione integrata ambientale, nonostante l'art. 6, comma 13, del decreto legislativo n. 152 del 2006 ne preveda espressamente la necessità per opere come quelle che sono state assentite nel decreto n. 323 del 28 novembre 2017; non è stata effettuata la revisione dell'autorizzazione integrata ambientale della centrale gas di Fano (Pesaro e Urbino), nonostante il chiaro disposto dell'art. 29- octies del decreto legislativo n. 152 del 2006 e il superamento di alcuni valori soglia; la capacità estrattiva del sito risulta assolutamente irrilevante rispetto al fabbisogno nazionale, contribuendo soltanto per lo 0,0000396 per cento; di converso, ciò va posto in contrapposizione con gli interessi pubblici prevalenti dell'area in considerazione quali la tutela dell'ambiente, del turismo, della fauna marina e della pesca che rappresentano i settori trainanti dell'economia locale; l'impatto di tale progetto potrebbe influire sull'ambiente e sull'economia dell'area proprio in considerazione del fatto che il settore trainante della comunità è rappresentato dal turismo e che quindi anche il minimo incidente potrebbe avere ripercussioni deleterie sul settore;