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PRESIDENTE. Per cortesia, si sta svolgendo la relazione sul decreto semplificazioni. Chi non è interessato - lo ripeto - può uscire tranquillamente dall'Aula, lasciando alla relatrice la possibilità d'intervenire. Diversamente non si capisce nulla. Chiedo un po' di rispetto per la vostra collega. SUDANO, relatrice . Lo spirito della semplificazione è quello che ha ispirato il Governo nel formalizzare il decreto-legge ed è questo anche lo spirito - ne do atto alle colleghe e ai colleghi di tutti i Gruppi di maggioranza e di opposizione - che ha accompagnato il lavoro nelle Commissioni. Degli effetti sociali ed economici della pandemia si è detto molto e a volte anche a sproposito, ma non possiamo negare come in Italia la crisi che ne è seguita abbia messo ancora più in evidenza la fragilità e la criticità che affligge il nostro sistema economico, il rapporto fra amministrazioni pubbliche e cittadini, la capacità competitiva delle imprese e quella complessiva del Paese. Siamo consapevoli che l'Italia ha bisogno di un vero e forte cambio di prospettiva; uno scossone per rilanciare l'economia, liberare le energie produttive dalla tenaglia di una burocrazia farraginosa e sbloccare quelle infrastrutture di cui tutti abbiamo bisogno per tornare a crescere, per migliorare la qualità della vita e della competitività del nostro Paese. Il provvedimento che ci apprestiamo a votare va in questa direzione: rompere il groviglio di procedure inutili, di veti, di norme ormai inapplicabili o comunque irragionevoli che hanno rappresentato un costante freno al potenziale di crescita del Paese e che, in un momento come quello attuale, rischiano di rappresentare un'inaccettabile zavorra, un ostacolo alla ripresa economica e occupazionale. Non è, né può essere ovviamente un punto d' arrivo, ma rappresenta certamente un forte, significativo e chiaro punto di partenza. Ed è proprio guardando alle tematiche fondamentali del provvedimento che si coglie il senso della direzione di marcia che ci si impone. Non è un caso, infatti, che la prima parte del testo, i primi dieci articoli, sia dedicata alla modifica e alla semplificazione delle procedure relative agli investimenti pubblici, intervenendo sulle criticità che ognuno di noi ha potuto riscontrare un po' a tutti i livelli sul territorio. Si tratta di procedure già di per sé spesso inutilmente complicate e suscettibili di incertezze interpretative, che alimentano un ricorso spropositato, quanto spesso temerario, alla giurisdizione. Tale generale rigidità di sistema, lungi dal tutelare l'interesse pubblico e la legalità, si risolve a solo svantaggio del territorio, dei cittadini e delle imprese. Si è perciò inteso agire su due fronti: da un lato, prevedendo misure mirate, volte allo sblocco della miriade di opere cantierabili e, in qualche caso, perfino avviate e rimaste ingiustificatamente incagliate, con procedure speciali, come prevedono gli articoli 8 e 9; dall'altro, introducendo a regime un diverso approccio che, fermo restando il rigoroso rispetto della legalità e della trasparenza, responsabilizzi le pubbliche amministrazioni, a iniziare dai dirigenti, quanto al completamento dei procedimenti. In altri termini, si propone di guardare alle infrastrutture non come fascicoli problematici, ma come risposta a esigenze inderogabili del nostro Paese. È in questo senso che si è voluto affrontare anche il punto dolente dei contenziosi in sede giurisdizionale e dei purtroppo frequentissimi casi di opere che restano sospese per tempi inaccettabilmente lunghi. Se alla giustizia amministrativa spetta valutare la legittimità delle procedure, è proprio a noi, come legislatori, che spetta di approntare un apparato normativo che garantisca il più importante degli interessi legittimi, quello generale dei cittadini a vedere le infrastrutture completate e fruibili e che il gettito delle proprie tasse non finisca sprecato in una delle troppe opere incompiute sparse nel nostro Paese. In altri termini, sospendere l'esecuzione di un'opera avviata deve diventare veramente l' extrema ratio per tempi limitatissimi e in casi del tutto peculiari e non dev'essere più - come invece spesso oggi vediamo - un comunissimo incidente di percorso. La centralità dell'investire, del realizzare e del poter contare su tempi certi e procedure trasparenti si pone ugualmente per il settore privato. È questo lo spirito dell'articolo 10, che guarda all'attività edilizia in una prospettiva dinamica, in cui le esigenze di conservazione del paesaggio e del patrimonio culturale e ambientale non sono affatto sacrificate, ma sono invece esaltate guardando alla valorizzazione e alla riqualificazione e rigenerazione del tessuto edilizio esistente, come un corpo vivo e non come qualcosa da mandare in rovina, per poi magari indulgere follemente in un inaccettabile nuovo consumo di suolo. Quella stessa prospettiva dinamica e positiva si ritrova in tutta la parte relativa alla semplificazione dei procedimenti amministrativi, in cui istituti e strumenti già esistenti (dal silenzio-assenso ai termini procedimentali) vengono opportunatamente valorizzati e riportati pienamente alla loro funzione di garanzia del cittadino e dell'interesse pubblico, della trasparenza e dell'efficienza dell'azione amministrativa. È anche perseguendo questa prospettiva che l'introduzione di norme che finalmente disincentivano l'irrazionale proliferazione di oneri regolatori, unita a una decisa opzione per il digital first , rappresenta un passo in avanti per un diverso rapporto fra cittadini e imprese, da una parte, e pubblica amministrazione, dall'altra, che dev'essere basato sulla certezza delle regole e sulla semplicità delle procedure, a iniziare anche dalla stessa modulistica. Per ragioni di celerità non mi addentrerò nelle tante rilevanti previsioni in altre materie, come: università; trattamento economico degli appartenenti al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, alla cui professionalità e al cui spirito di sacrificio dobbiamo ancora una volta portare la nostra sincera gratitudine; cittadinanza digitale; potenziamento e razionalizzazione dei sistemi informativi. Mi limiterò invece a sottolineare l'importanza delle disposizioni che abbiamo introdotto in materia di responsabilità erariale e penale dei pubblici funzionari. L'incertezza interpretativa, infatti, lungi dal tutelare l'imparzialità e il buon andamento dell'azione amministrativa, è stata fonte di confusione, di paura, a volte immotivata, di generale irresponsabilità e di un atteggiamento volto a procrastinare, quando non omettere, la doverosa azione. A ben guardare il rovescio della stessa medaglia, ai cittadini e alle imprese l'amministrazione deve riconoscere più fiducia e, viceversa, dev'essere pronta a controllare e intervenire concretamente in caso di abusi e distorsioni, non limitandosi a ostacolare l'iniziativa privata, per poi rimanere inerte in caso d'irregolarità. Ritengo importanti anche le innovazioni introdotte nella disciplina d'impresa con riferimento sia alle misure incentivanti sia a quelle destinate, fra l'altro, a facilitare la capitalizzazione.