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il Parlamento iracheno, in data 5 gennaio 2020, in sessione straordinaria, ha votato una risoluzione all'unanimità con cui ha chiesto al proprio Governo, nell'ottica di preservare la propria sovranità, il ritiro delle truppe americane e il ritiro della richiesta di assistenza straniera. Successivamente, il Presidente statunitense Donald Trump ha minacciato l'Iraq di sanzioni in caso di azioni ostili verso gli Stati Uniti; la votazione ha avuto come conseguenza una prepotente risposta americana che, forte di un potere militare primo al mondo, al fine di perseguire i propri interessi geopolitici e a dispetto delle norme del diritto internazionale, ha confermato e potenziato la propria presenza nel Paese iracheno, ciò a spregio della volontà espressa dal popolo iracheno, disattendendo e ignorando così le dichiarazioni aggiuntive del capo del Governo iracheno, che ritiene la ritirata delle truppe straniere vantaggiosa per il Paese; "Vox Italia", movimento del quale l'interrogante è rappresentante, con stupore osserva l'inerzia dell'attuale Governo, coadiuvato da larga parte della silenziosa opposizione, all'atteggiamento antidemocratico e di arroganza militare americana. Comportamento suggellato dalla conferma di affiancare, con circa 1.000 militari italiani, le forze di occupazione statunitensi in Iraq, dimenticando così i militari italiani feriti e rivendicando sempre maggiori stanziamenti economici per l'acquisizione e l'aggiornamento degli armamenti dello strumento militare; è del tutto evidente che i militari italiani in Iraq, in considerazione di tale risoluzione, sono considerati e sentiti come occupanti e non più come liberatori e collaboratori dell'esercito iracheno, divenendo oggetto di minaccia trasversale, nonché potenziali obiettivi degli eventuali e legittimi insorgenti. Il movimento Vox Italia, condividendo il grido di dolore lanciato dai sindacati militari, ritiene necessario esprimere il proprio dissenso verso l'impegno delle forze armate italiane in Iraq, ormai non consono agli obiettivi internazionali di pace e stabilità, concordando, altresì, sulla necessità di ritirare i contingenti militari italiani dalle missioni all'estero, ove l'impegno delle forze armate è divenuto chiaramente incostituzionale, si chiede di sapere: se il Governo abbia, ai sensi dell'articolo 11 della Costituzione, che sancisce che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, intrapreso le opportune e necessarie azioni atte ad interrompere l'intervento di assistenza militare, provvedendo al ritiro immediato delle truppe italiane dal territorio iracheno, sia per salvaguardare le vite dei militari, sia per impedire il proseguimento di questo atto incostituzionale, rendendo conforme e coerente il proprio operato rispetto agli accordi legittimi sottoscritti con i propri alleati; se intenda porre in essere ogni iniziativa atta alla tutela della salute e della vita dei militari italiani impiegati in operazioni militari in Iraq, non limitandosi ad operazioni temporanee di ridislocazione degli assetti o alla sospensione delle attività addestrative, nonché ad evitare la partecipazione attiva a conflitti di guerra e l'uso improprio delle forze armate; se intenda, nel territorio iracheno, invertire il rapporto tra costi militari e piani di cooperazione civile, attualmente 7 a uno, attraverso la polarizzazione delle proprie risorse finanziarie verso lo sviluppo delle progettualità o opere civili di costruzione di scuole, ospedali, potabilizzatori, infrastrutture, ricostruendo ciò che le guerre in questi decenni hanno distrutto e ponendo in essere una più efficace opera di contrasto al "Daesh" ed alla divisione settaria del Paese. Atto n. 4-02811 RUSPANDINI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: Samami SpA è un'azienda di componentistica con sede a Isola del Liri (Frosinone), che lavora con commesse di altre aziende, tra le quali colossi come ABB; nel mese di settembre 2019 vi è stato il passaggio di proprietà e il cambio di denominazione dell'azienda; ad oggi non è chiaro quale sarà il futuro dell'azienda, sia in termini occupazionali, sia per quanto riguarda il pagamento degli stipendi arretrati, constatato che dal giorno della cessione ad oggi è stato pagato, peraltro con tre mesi di ritardo, un solo stipendio (del mese di settembre), e non è stata pagata nemmeno la tredicesima; nonostante l'azienda continui a ricevere commesse, i lavoratori continuano a non ricevere le retribuzioni con evidenti ripercussioni sotto l'aspetto psicologico ed economico, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della grave situazione e quali iniziative di competenza intendano intraprendere affinché vengano garantiti i livelli occupazionali dell'azienda e il diritto alla retribuzione per l'attività lavorativa svolta. Atto n. 4-02812 FERRO MALLEGNI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la revisione periodica è finalizzata ad accertare il possesso, da parte dei veicoli a motore, dei requisiti di sicurezza, silenziosità e rispetto dei limiti ambientali, necessari al regolare fluire della circolazione stradale; è un sistema complesso che per funzionare esige capillarità, prossimità e speditezza nello svolgimento del servizio; per questa ragione, si spiega l'oculata scelta delle istituzioni di demandare la revisione di alcune categorie di veicoli a motore ai centri di controllo privati, sollevando il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di una significativa mole di pratiche, con un evidente vantaggio per la pubblica amministrazione; prima dell'affidamento in concessione (poi autorizzazione) ai centri privati del servizio, le revisioni sui veicoli erano effettuate con cadenza decennale, in luogo degli odierni e più stretti termini di adempimento, funzionali a garantire un più elevato grado di sicurezza di automobilisti e cittadini; le imprese artigiane rappresentano il pilastro di un settore costituito da: circa 9.000 centri di controllo, di cui il 93 per cento sono micro imprese, oltre 25.000 occupati, 16 milioni di revisioni annue, per un fatturato complessivo superiore al miliardo di euro; il quadro normativo di settore attraversa oggi un'incontrovertibile fase di disorientamento, che penalizza le imprese operanti nel pieno rispetto delle regole e rischia di compromettere la sicurezza stradale; si registrano carenze organizzative in capo agli uffici territoriali della motorizzazione, che determinano una preoccupante dilatazione dei tempi nell'esercizio delle revisioni di propria attribuzione; la precarietà del ruolo istituzionale delle Province si ripercuote sull'effettiva capacità degli uffici preposti a svolgere i compiti connessi al rilascio delle autorizzazioni e al controllo sul corretto espletamento delle attività dei centri di controllo, si chiede di sapere: