[pronunce]

- Quanto al dubbio prospettato dal rimettente in ordine alla ragionevolezza della denunciata disposizione, «rispetto allo scopo e al principio di uguaglianza», la difesa dello Stato afferma che la scelta del legislatore di prevedere l'assegnazione dell'immobile allo Stato per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede «non risulta irragionevole», tenuto conto che: a) le argomentazioni utilizzate dalla Corte costituzionale nell'ordinanza n. 383 del 1988 per dichiarare la manifesta infondatezza della questione di legittimità degli artt. 87 e 51 del d.P.R. n. 602 del 1973, nella formulazione vigente prima della riforma attuata con il d.lgs. n. 46 del 1999, sono valide anche nell'«attuale contesto normativo in parte mutato» e nonostante la «diversa prospettazione della questione da parte del giudice a quo»; b) il rimettente non ha considerato né che il prezzo base del terzo incanto non può costituire un «utile parametro di riferimento», considerato che per quel prezzo l'immobile «non è risultato "appetibile" sul mercato» né che «per lo Stato la devoluzione rappresenta un "acquisto coattivo"» di detto immobile, con la conseguenza che «L'accoglimento della questione [...] comporterebbe [...] per lo Stato l'acquisto (coattivo) di un immobile [...] ad un valore risultato non appetibile sul mercato, ossia un esito che non potrebbe ritenersi congruo e ragionevole»; c) l'istituto censurato è «preordinato a fronteggiare la invendibilità del bene esecutato evitando che la procedura esecutiva si estingua per mancanza di offerte e non è pregiudizievole per i creditori, che partecipano comunque alla distribuzione del ricavato dall'assegnazione, potendo essi stessi partecipare agli incanti». 2.2. - Quanto al parametro di cui all'art. 53 Cost., l'Avvocatura generale dello Stato afferma che esso non è conferente, nella specie, atteso che il principio di capacità contributiva «attiene alla genesi dell'obbligazione tributaria, ovvero al momento in cui si verifica il presupposto dell'imposizione» (cita, in proposito, la sentenza di questa Corte n. 172 del 1986, nonché le ordinanze n. 181 del 2007, n. 252 del 1985 e n. 367 del 1983) e non riguarda la «fase patologica dell'obbligazione tributaria», ossia la «fase della riscossione di somme già resesi definitive», nella quale invece si inserisce la disposizione denunciata. 2.3. - Priva di fondamento è, infine, secondo la medesima Avvocatura generale, anche la questione sollevata in riferimento all'art. 42 Cost., perché detto parametro riguarda l'istituto dell'espropriazione per motivi di interesse generale, che fa sorgere, in capo all'espropriato, un interesse legittimo all'indennizzo, e non quello, ad essa estraneo, dell'espropriazione forzata (vengono richiamate le sentenze di questa Corte n. 13 del 1971; n. 93 del 1964; n. 42 del 1964). 3. - Nel corso di una procedura di riscossione coattiva di crediti tributari effettuata mediante espropriazione immobiliare e promossa nei confronti di un contribuente dalla s.p.a. Equitalia Nomos, agente della riscossione per la provincia di Torino, il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Torino, con ordinanza pronunciata il 18 maggio 2010 e depositata il successivo 31 maggio 2010 ( r.o. n. 5 del 2011), ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 42 e 53 Cost., questioni di legittimità dell'art. 85, comma 1, del d.P.R. n. 602 del 1973, «nella parte in cui prevede che l'assegnazione allo Stato abbia luogo "per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede", anziché "per [...] il prezzo base del terzo incanto"». 3.1. - Il Giudice dell'esecuzione rimettente riferisce, in punto di fatto, che: a) il suddetto agente della riscossione aveva promosso «esecuzione esattoriale» immobiliare per crediti tributari dello Stato, pari ad &#8364; 48.621,49, risultanti dagli estratti di ruolo prodotti in atti; b) la procedura di riscossione si era svolta regolarmente, con la trascrizione dell'avviso di vendita dell'immobile, la sua notificazione al debitore e l'effettuazione di tre incanti andati deserti; c) la base d'asta del terzo incanto era stata di &#8364; 145.331,76; d) l'agente della riscossione aveva chiesto, ai sensi dell'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973, l'assegnazione dell'immobile pignorato allo Stato per il prezzo costituito dall'importo dei sopra indicati crediti tributari dello Stato, inferiore alla base d'asta del terzo incanto; e) era intervenuto nell'esecuzione il «creditore sequestrante Fallimento AEDIFICA S.r.l.»; f) la causa era stata trattenuta a riserva, per provvedere sull'istanza di assegnazione. 3.2. - Il Giudice dell'esecuzione prospetta questioni analoghe a quelle sollevate con l'ordinanza introduttiva del giudizio r.o. n. 380 del 2010, svolgendo argomentazioni sostanzialmente coincidenti con quelle esposte in detta ordinanza. 3.3. - Quanto alla rilevanza, il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Torino - dopo avere anch'egli affermato che l'interpretazione della disposizione denunciata da lui seguita, analoga a quella esposta nell'ordinanza introduttiva del giudizio r.o. n. 380 del 2010, è «l'unica possibile» e che non è prospettabile un'interpretazione costituzionalmente orientata - afferma che, nella specie: a) sussistono tutte le condizioni per far luogo all'assegnazione allo Stato dell'immobile per un prezzo pari alla «somma per la quale si procede», invece che per il maggior importo del prezzo base del terzo incanto andato deserto; b) solo per effetto della richiesta pronuncia di illegittimità costituzionale «l'istanza di assegnazione dovrebbe essere o respinta oppure accolta ma per il maggior prezzo previsto dall'art. 85 emendato». 4. - Anche in questo giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, svolgendo considerazioni identiche a quelle esposte nell'atto di intervento nel giudizio iscritto al r.o. n. 380 del 2010 e concludendo nel senso dell'infondatezza delle questioni.1. - Con due ordinanze, di contenuto sostanzialmente identico, il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Forlí ed il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Torino dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 85, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), il quale, nel contesto della disciplina della riscossione coattiva delle imposte sul reddito effettuata mediante espropriazione immobiliare, dispone che: