[pronunce]

che neanche la valutazione dell'“elemento dimensionale del territorio”, d'altra parte, riuscirebbe a fornire un fondamento razionale alla mancata istituzione in territorio sardo delle sezioni specializzate, giacché la competenza territoriale della Corte d'appello di Cagliari si estenderebbe ben oltre quella di altre Corti d'appello, come quella di Trieste, ove, invece, le sezioni specializzate sono state istituite; che a conclusioni analoghe, inoltre, porterebbe la considerazione del “dato della popolazione residente”; che, infine, nel medesimo senso deporrebbe la considerazione degli “indicatori economici rappresentati dal numero delle industrie, delle imprese commerciali e delle aziende agricole”, nonché dell'“elemento dimensionale degli uffici”; che ha depositato atto di intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo l'inammissibilità, e comunque l'infondatezza, della questione proposta; che secondo la difesa erariale l'inammissibilità dipenderebbe dal difetto di rilevanza nel giudizio principale, e ciò in quanto la «sentenza manipolativa che la Corte dovrebbe emettere» in caso di accoglimento «non produrrebbe in modo immediato né certo l'effetto di consentire al giudice a quo la decisione della causa»; che nel caso in cui la Corte ritenesse fondata la questione, infatti, si determinerebbe «la necessità di un provvedimento del Presidente del Tribunale di Cagliari di preventiva individuazione dei magistrati in possesso dei requisiti di legge e di assegnazione degli stessi alla sezione, senza alcuna certezza, peraltro, che nel novero degli stessi rientri il magistrato giudicante nel giudizio principale»; che, in relazione al merito, l'Avvocatura evidenzia come «l'opzione di costituire un numero limitato di sedi presso cui istituire le sezioni era imposta dalla necessità di adempiere agli obblighi derivanti dall'appartenenza della Repubblica italiana all'Unione europea»; che la difesa erariale menziona al riguardo l'art. 91 del Regolamento del Consiglio del 20 dicembre 2003, n. 40/94/CE, il quale disporrebbe l'obbligo, per gli Stati membri, di individuare un ridotto numero di tribunali nazionali di prima istanza nella materia de qua; che, in relazione alla lamentata disparità di trattamento, nell'atto di intervento si afferma come l'ordinanza di rimessione porrebbe a raffronto, ai fini dello svolgimento del giudizio di eguaglianza, situazioni tra loro disomogenee; che, comunque, la disparità di trattamento non sussisterebbe “in relazione a tutti coloro (la gran parte degli abitanti nel territorio nazionale)” che, come i residenti nella Regione Sardegna, non si trovino nelle vicinanze, o nel territorio di un distretto di Corte d'appello; che, inoltre, la considerazione delle caratteristiche socio-economiche delle zone in cui sono state istituite le sezioni specializzate sarebbe sufficiente a mostrare l'infondatezza della censura che lamenta l'irragionevolezza delle disposizioni impugnate; che non risulterebbe leso neanche l'art. 24 Cost., in quanto – come mostrerebbe la relazione illustrativa del Governo allo schema di decreto legislativo – le disposizioni impugnate, nel prevedere la competenza delle sezioni specializzate istituite presso la Corte d'appello di Roma, avrebbero tenuto in considerazione la maggior facilità dei collegamenti con quest'ultima città. Considerato che, preliminarmente, deve essere esaminata l'eccezione di inammissibilità, per difetto di rilevanza della questione nel giudizio a quo, sollevata dalla difesa erariale; che tale eccezione appare infondata, dal momento che, come si desume dall'ordinanza introduttiva del giudizio, l'accoglimento della proposta questione di costituzionalità determinerebbe la adozione, nel giudizio a quo, di un provvedimento giurisdizionale in parte differente rispetto a quello che si imporrebbe in caso di rigetto; che, infatti, in tale ultima ipotesi – come evidenzia lo stesso rimettente – egli dovrebbe dichiarare la propria incompetenza a beneficio delle sezioni specializzate istituite presso il Tribunale di Roma; che, viceversa, nel caso di accoglimento della proposta questione di legittimità costituzionale, il rimettente dovrebbe parimenti dichiarare la propria incompetenza, a beneficio tuttavia della istituenda sezione specializzata presso il medesimo Tribunale di Cagliari; che, come è evidente, ben diverse sarebbero, nelle due ipotesi, anche le conseguenze che si produrrebbero nei confronti delle parti del procedimento principale; che, nel merito, i sollevati dubbi di legittimità costituzionale devono essere ritenuti manifestamente infondati; che, in particolare, tale risulta la censura concernente la presunta violazione dell'art. 24 Cost., in quanto – come la giurisprudenza di questa Corte non ha mancato di evidenziare in molteplici occasioni – tale precetto costituzionale «non impone che il cittadino possa conseguire la tutela giurisdizionale sempre nello stesso modo e con i medesimi effetti (…) purché non vengano imposti oneri tali o non vengano prescritte modalità tali da rendere impossibile o estremamente difficile l'esercizio del diritto di difesa o lo svolgimento dell'attività processuale» (sentenza n. 63 del 1977; analogamente, cfr. sentenza n. 427 del 1999 e ordinanza n. 99 del 2000); che deve escludersi che la attribuzione alle sezioni specializzate presso il Tribunale di Roma della competenza in ordine alle controversie sorte nel territorio della Regione Sardegna determini l'impossibilità o l'estrema difficoltà nell'esercizio dei diritti garantiti dall'art. 24 Cost., come è agevolmente dimostrato dall'esistenza in Roma degli organi giurisdizionali di ultima istanza, competenti per tutto il territorio nazionale; che, parimenti, deve essere esclusa la violazione dell'art. 3 Cost., in quanto la diversità di trattamento che si volesse ravvisare «tra i soggetti coinvolti, in qualità di parte, in procedimenti aventi ad oggetto materie riservate alla cognizione delle sezioni specializzate, e residenti o aventi sede nel territorio della Regione Sardegna (…), e quelli che, in situazioni del tutto corrispondenti, risultano residenti o con sede, invece, nel resto del territorio nazionale» va ricondotta all'esercizio della discrezionalità del legislatore nella conformazione degli istituti processuali; che, infatti, il legislatore è «libero di regolare in modo non rigorosamente uniforme i modi della tutela giurisdizionale a condizione che non siano vulnerati i principî fondamentali di garanzia ed effettività della tutela medesima» (sentenza n. 82 del 1996); che, nella specie, per quanto fin qui osservato, tali principî non possono in alcun modo ritenersi lesi. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .