[pronunce]

n. 286 del 1998, nella parte in cui prevede il rilascio “sostanzialmente” obbligato del nulla-osta all'espulsione da parte del giudice della convalida dell'arresto; che anche la Corte d'appello di Perugia ha censurato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., l'art. 13, commi 3 e 3-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, nella parte in cui «non prevede che il giudice, all'esito della convalida dell'arresto, possa negare il rilascio del nulla-osta all'espulsione amministrativa del cittadino straniero sottoposto a procedimento penale, per assicurare le esigenze difensive dell'imputato»; che, preliminarmente, stante la parziale identità delle questioni sollevate, i giudizi vanno riuniti, per essere decisi con un'unica pronuncia; che la questione concernente la disciplina del divieto di espulsione, contenuta nell'art. 19, comma 2, lettera c), del d.lgs. n. 286 del 1998, sollevata dal Tribunale di Como, risulta manifestamente inammissibile per carenza di motivazione sulla rilevanza (ex plurimis, ordinanza n. 259 del 2008); che, in particolare, non è illustrata nell'atto di rimessione la ragione per cui la norma censurata dovrebbe considerarsi immediatamente applicabile (come preteso dal rimettente) nel giudizio penale, posto che detta norma regola in via esclusiva il procedimento amministrativo di espulsione, e neppure vengono indicati gli effetti che potrebbe produrre, nello stesso giudizio, l'auspicata estensione del divieto di espulsione allo straniero convivente more uxorio con persona di nazionalità italiana; che anche le questioni riguardanti il rilascio del nulla-osta all'espulsione, prospettate sia dal Tribunale di Como sia dalla Corte d'appello di Perugia, risultano, per ragioni diverse, manifestamente inammissibili; che il rimettente Tribunale di Como non descrive compiutamente la fattispecie sottoposta al suo giudizio, trascurando di precisare se abbia o non rilasciato il nulla-osta all'espulsione, pur essendo tale circostanza decisiva a fini del controllo sulla rilevanza della questione (ex plurimis, ordinanza n. 444 del 2008); che, infatti, nel caso in cui il giudice a quo avesse già fatto applicazione della disposizione oggetto di censura, pronunciandosi sul rilascio del nulla-osta, la questione risulterebbe posta tardivamente, e quindi non più rilevante, in quanto priva della capacità di incidere sul giudizio principale; che anche la questione sollevata dalla Corte d'appello di Perugia, concernente l'art. 13, commi 3 e 3-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, appare viziata con riguardo al profilo della motivazione sulla rilevanza; che infatti la rimettente, pur prospettando gravi ricadute del rilascio del nulla-osta giudiziale sulla effettività del diritto di difesa e sull'attuazione del giusto processo, nel caso in cui l'espulsione venga eseguita mentre è in corso il processo a carico dell'interessato, non precisa, neppure in forma sintetica, in quali termini l'accoglimento della questione inciderebbe sul giudizio principale, anche considerando che quest'ultimo concerne la fase di appello del procedimento; che, peraltro, appare generica anche la motivazione riguardante il collegamento tra il rilascio del nulla-osta ed il vulnus al diritto di difesa dello straniero sottoposto a giudizio, tenuto conto che, nella prospettazione della stessa rimettente, sono richiamati altri meccanismi processuali che concorrono a determinare l'effetto denunciato; che, in particolare, la lesione del diritto di difesa viene fatta discendere dalla compenetrazione tra l'immediatezza del prescritto nulla-osta all'espulsione e l'adozione del giudizio direttissimo quale rito obbligatorio per i reati come quello contestato nel giudizio a quo; che, in conclusione, le indicate caratteristiche della motivazione per un verso non giustificano appieno la scelta della rimettente nell'individuazione della disciplina che contrasterebbe con il dettato costituzionale, e, per altro verso, non lasciano intuire quali conseguenze si determinerebbero nel giudizio a quo, secondo la logica della stessa rimettente, nel caso che il rilascio del nulla-osta all'espulsione fosse reso «facoltativo» da una sentenza di questa Corte; che, pertanto, anche la predetta questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 19, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), e dell'art. 13, comma 3-bis, del medesimo decreto legislativo, sollevate in riferimento, rispettivamente, agli artt. 2, 3, 29 e 30 della Costituzione, e agli artt. 3, 10, 24 e 111 Cost., dal Tribunale di Como con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, commi 3 e 3-bis, del decreto legislativo n. 286 del 1998, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., dalla Corte d'appello di Perugia con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'1 aprile 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 aprile 2009. Il Cancelliere F.to: MELATTI