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Si precisa, inoltre, che le convocazioni tra giugno e luglio 2019 risultano 33 e non 14, come indicato nell'interrogazione. Alle convocazioni di questi tavoli, presieduti anche dal ministro Di Maio, si aggiungono quelle per i tavoli tenutisi presso il Ministero del lavoro, nonché gli incontri e le riunioni propedeutiche alla gestione delle vertenze. Peraltro, occorre specificare che molte delle ulteriori controversie sono relative a vicende che, seppure ritenute in precedenza risolte a seguito di un accordo, nella realtà non erano state del tutto definite, in quanto i termini degli accordi sottoscritti sono stati disattesi o non avevano basi solide. Relativamente alle modalità di istituzione dei tavoli di crisi - com'è noto - si precisa che questi vengono generalmente attivati su istanza delle organizzazioni sindacali e/o delle proprietà. Peraltro, ultimamente il Ministero dello sviluppo economico si sta facendo spesso carico anche di istanze relative a tavoli di crisi regionali non risolte sul territorio dalle unità di crisi costituite presso l'istituzione regionale stessa. Una volta pervenuta la richiesta viene quindi avviata un'istruttoria diretta per analizzare il caso, anche attraverso interlocuzioni dirette con le organizzazioni sindacali e le aziende coinvolte, per poi procedere alle convocazione delle parti. Al fine di ampliare la trasparenza il ministro Di Maio, a differenza dei precedenti Ministri, ha previsto che i tavoli convocati siano aperti anche ai parlamentari di tutti i Gruppi politici, che invece ne erano stati in precedenza esclusi. Il Ministro dello sviluppo economico, dunque, continuerà a risolvere e a seguire con il massimo impegno e comunque nei tempi idonei tutte le vertenze per garantire la continuità aziendale e salvaguardare i lavoratori. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Margiotta, per due minuti. MARGIOTTA (PD) . Capisco la difficoltà e l'imbarazzo del ministro Fraccaro, che deve fare oggi il succedaneo del ministro Di Maio nel leggere lo speech preparato dal Ministero: ha tutta la solidarietà e la comprensione umana del Partito Democratico. Tuttavia, signor Ministro, i numeri sono argomenti testardi e i numeri elencati un attimo fa dalla collega Parente parlano chiaro, ma c'è di più. Se non fosse sufficiente ciò che ha detto la collega Parente, farò riferimento ai numeri (180 crisi) richiamati dal vice presidente Salvini, per una volta ancora al Viminale, anche se in genere ovunque: abbiamo scoperto che spesso è a Mosca, quasi mai nel suo ufficio, men che meno in Senato a rispondere alle nostre domande su amici e fondi russi. (Applausi dal Gruppo PD) . Lunedì era al Viminale, anche se non a svolgere il suo lavoro, ma a fare qualcosa di ibrido tra il presidente Conte e il ministro Di Maio, anche lui un po' un succedaneo, anche se questa definizione non gli piacerebbe. Torniamo però ai numeri, che attestano incontrovertibilmente che sono aumentati i tavoli di crisi, i lavoratori a rischio, le ore di cassa integrazione. Ho umana comprensione per il ministro Di Maio, rectius dovrei dire avevo umana comprensione, perché le volgarità pronunciate tra ieri e oggi sul Partito Democratico, la mia comunità, azzerano ogni forma di umana comprensione e di simpatia. (Applausi dal Gruppo PD) . Ha scelto di assumere su di sé due deleghe pesantissime, sviluppo economico e lavoro: non so se lo abbia fatto per temerarietà o per arroganza o semplicemente per candida ingenuità. Voleva dimostrare forse di essere in grado di risolvere i problemi e le crisi, di creare lavoro, di essere più bravo dei suoi predecessori. Ebbene, se voleva fare questo, è assolutamente fallimentare il risultato, e non parlo solo di numeri: Whirlpool; Mercatone Uno; Ilva nuovamente a rischio; il balletto inqualificabile su Alitalia, con Atlantia che, a giorni alterni, passa dall'essere il male assoluto a salvatore della Patria. Chissà se a settembre avremo ancora il carburante per far decollare gli aerei di Alitalia. Altro che anno bellissimo: il 2019 è un annus horribilis per il suo Governo, per il suo partito e, soprattutto, per il Paese. Altro che abolizione della povertà. Il reddito di cittadinanza non ha funzionato, e concludo: platea ristretta, importi insufficienti, cassa integrazione aumentata, nessuna soluzione a precarietà. Vi aspettavate una marcia trionfale. È una totale Waterloo e purtroppo le vittime sono gli italiani. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Il senatore Bagnai ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01032 sull'attuazione della riforma del credito cooperativo, per tre minuti. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, ringraziandola per la sua volontà di dialogo con il Parlamento, le illustro brevemente il quesito. Esso si situa nel contesto della riforma del credito cooperativo disposta con il decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, la cosiddetta autoriforma del settore, su cui questa maggioranza è intervenuta a più riprese per correggere alcune potenziali criticità che la Lega aveva proposto di approfondire, chiedendo nel maggio 2018 una moratoria. Tale richiesta andò inascoltata, perché precedente alla formazione dell'attuale Governo. Ci siamo quindi trovati a operare su un processo ormai avviato, che abbiamo cercato di accompagnare, pur con le nostre perplessità, per conformarci responsabilmente al principio della tutela del risparmio disposto dall'articolo 47 della Costituzione. Restano tuttavia aperti alcuni temi, tra cui quello del rispetto di un altro principio costituzionalmente garantito: la promozione della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata, rispetto alla quale l'articolo 45 della Costituzione chiede al legislatore di disporre gli opportuni controlli. Nel caso dei gruppi bancari cooperativi, la radicale innovazione proposta dal citato decreto-legge n. 18, il controllo del carattere di mutualità si interseca con il tema della tutela della concorrenza. Occorre cioè verificare che le agevolazioni fiscali di cui le banche aderenti godono (direttamente connesse al favor del legislatore per la funzione sociale della cooperazione) non si traducano, direttamente o indirettamente, in un vantaggio competitivo per società capogruppo che invece operano secondo una logica tradizionale di massimizzazione del profitto. L'intervento legislativo disposto con l'articolo 20- ter del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 (cosiddetto decreto fiscale) assegna al Ministero dello sviluppo economico il compito di definire le modalità di questa particolare vigilanza, specificandone l'ambito e i soggetti abilitati. Il relativo decreto ministeriale era atteso per il 31 marzo scorso. Signor Ministro, le saremmo grati se volesse illustrarci gli orientamenti del Governo sui contenuti e i tempi di questi provvedimenti di particolare rilevanza per un ordinato sviluppo del processo di riforma. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE.