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Penso che a questo proposito ci siano veramente gli estremi per dei crimini contro l'umanità, di cui spero al più presto che voi dovrete rispondere in qualche sede. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, credo che questa complicata legislatura che stiamo vivendo, con l'alternanza dei diversi Governi di cui abbiamo potuto fare esperienza in questi mesi, passerà alla storia anche per un obiettivo particolarmente qualificante che si è riusciti ad ottenere e che ha il nome di vaccinazione. Una vaccinazione che mai si era data prima in un momento storico senza che ci fosse stata una preparazione culturale. Ci siamo trovati davanti all'emergenza di una pandemia, e in tale emergenza abbiamo dovuto vivere il dramma delle morti, che adesso forse abbiamo anche dimenticato ma i cui numeri erano davvero pesanti, fino alla comparsa del vaccino nel nostro scenario. Inizialmente erano più tipi di vaccino, poi sappiamo che sono stati progressivamente selezionati i vaccini che utilizzano il nuovo meccanismo a mRNA: penso ai vaccini di Pfizer e Moderna. Il vaccino ha fatto da spartiacque nella pandemia, così come nella gestione del nostro tempo e del contesto in cui stiamo vivendo ha fatto da spartiacque l'intervento sistematico, strutturale e continuativo del generale Figliuolo, che ha guidato queste operazioni e lo ha fatto - credo - con grande competenza e certamente anche con un piglio militare che non possiamo dimenticare. Il decreto-legge che stiamo esaminando oggi va letto alla luce di queste due situazioni: da un lato, il dramma di una patologia e di un'aggressione virale che ci ha lasciato nel mondo intero sorpresi, spiazzati, anche angosciati e rinchiusi in casa nei rispettivi lockdown e, dall'altro lato, l'irruzione del vaccino come unico strumento, in quel momento, di risoluzione del problema: un mezzo di prevenzione che si innestava all'interno di una situazione ad elevata complessità e che ha cercato di creare, nella sensibilità di tutti noi, l'idea di vaccinarsi. Vaccinarsi fa bene: ricorderete tutti come, all'inizio di questa operazione, quella al vaccino sembrava quasi una rincorsa e sembrava quasi che l'azione del Governo fosse quella di rallentare, ordinare, classificare e stabilire le priorità, salvo poi, a un certo punto, innestare un'inversione di tendenza per cui era bene vaccinare tutti, sempre e comunque, fino agli open day della vaccinazione. Ma è stato proprio questo pressing positivo che ci ha permesso di emergere dalla pandemia, che non è ancora del tutto risolta, ma che comunque presenta le condizioni o almeno le precondizioni per un ritorno alla normalità. Di questo stiamo parlando in questo momento: non tanto del pressing della vaccinazione che si è cercato di fare utilizzando tutte le possibili e immaginabili categorie: la persuasione, la convinzione e la spiegazione scientifica a quella dell'incentivazione (sappiamo di aziende che hanno addirittura promesso premi a chi si vaccinava), fino alla situazione opposta, che è quella della penalizzazione per chi non si vaccinava, quell'alzare sempre di più la quota di complessità della vita per chi si andava sottraendo al vaccino. Ora però questa sorta di emergenza richiede da parte di tutti noi lo studio di un piano inclinato per capire come ne veniamo fuori. Sappiamo che le situazioni più complesse sono, per esempio, quelle delle scuole: abbiamo creduto per un certo periodo di tempo all'inizio della pandemia - ce lo ricordiamo tutti - che i bambini fossero in qualche modo immuni da questo rischio. Poi abbiamo scoperto che i bambini non erano affatto immuni dal rischio: ricordo all'inizio i primi casi che sembravano quasi orecchiare la sindrome di Kawasaki, che è una sindrome particolare, una patologia che colpisce i bambini, perché se ne coglievano le somiglianze e le differenze. Però certamente abbiamo visto bambini ammalarsi e abbiamo visto quindi la necessità di estendere la vaccinazione anche a loro, ma soprattutto abbiamo tenuto conto di una cosa fondamentale: il bisogno di salute va sempre ottemperato all'interno di altri bisogni. Il diritto alla salute, previsto dall'articolo 32 della Costituzione, contempla la necessità, per esempio, che per i bambini si tenga conto del diritto all'istruzione, quindi del diritto a frequentare la scuola, e per tutti gli adulti del diritto-dovere al lavoro. Abbiamo vissuto l'esperienza dello smart working , che abbiamo enfatizzato all'inizio come se fosse la soluzione e la panacea di tutti i mali, ma soprattutto abbiamo enfatizzato quello che riguardava la didattica a distanza. Se ricorderete, un anno fa, parlavamo della didattica a distanza come della soluzione ideale, anzi addirittura ne enfatizzavamo il valore per la spinta la digitalizzazione che stava offrendo. Dopo di che, come a volte succede nelle mode intellettuali, dalla enfatizzazione siamo quasi passati alla demonizzazione: si è detto no alla didattica a distanza, perché non si costituisce come una fonte di apprendimento adeguato per i bambini. Tuttavia oggi possiamo parlare della emersione dalla fase più drammatica e quindi del ritorno alla normalizzazione grazie a uno strumento: questo strumento resta, ancora oggi, la vaccinazione. Ancora oggi, in relazione alle terapie che ci permettono di intervenire per curare precocemente l'infezione che si stabilisce quando il virus attacca l'organismo, sussistono molte speranze e qualche dubbio, qualche perplessità. Sappiamo anche che, in questo momento, le persone che hanno ricevuto le famose tre dosi di vaccino e che comunque impattano, incontrano il virus possono cavarsela a volte con terapie che sono molto simili a quelle di una normale influenza; in qualche altro caso servono terapie più impegnative, come quelle con i monoclonali. Noi oggi stiamo discutendo come poter garantire alle persone quella vita normale, che include la possibilità di fare sport e di partecipare alle attività sportive, di frequentare luoghi come musei, cinema e teatri, di frequentare anche le discoteche. Tutto questo ci deve riempire di speranza nel guardare avanti. Resta ancora, invece, altamente problematico renderci conto che quell'attività positiva che il vaccino permette, facilitando l'inclusione e il recupero sociale da parte di tutti, non ha ovunque la stessa ricaduta sul piano economico; non ha la stessa ricaduta sul piano, per esempio, della riapertura degli esercizi commerciali. Roma, da questo punto di vista, è una fonte continua e costante di esperienza di alberghi e di esercizi commerciali che hanno chiuso e che stentano a riaprire, di persone che non hanno affatto recuperato la propria posizione di lavoro e che sono stremate da una cassa integrazione prolungata, che non solo ha ridotto le loro possibilità economiche, ma molte volte ne ha anche minato l'autostima, lo spirito di iniziativa, la voglia di rimettersi in gioco. In tutto questo influiscono non soltanto i costi emergenti, che sono in questo momento legati all'elettricità, alla luce e al gas, con tutto quello che ciò comporta, ma anche un'inflazione che sta rosicchiando condizioni economiche già provate dalla stessa pandemia.