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In Italia, a seguito della citata direttiva 96/34/CE, la legge 8 marzo 2000, n. 53, ha introdotto modifiche sostanziali all'istituto del congedo parentale, facendone un diritto individuale (pertanto, non più legato per i padri al diritto della madre) ed estendendone la durata complessiva a dieci mesi (usufruibile per non più di sei mesi da ciascun genitore entro i primi otto anni di vita del bambino), ma con un incentivo « promozionale » per i padri, vale a dire riconoscendo un mese in più (undici in totale) in caso di fruizione da parte del padre di almeno tre mesi, con un'indennità del 30 per cento della retribuzione. La disciplina in questione è poi confluita nel testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, ed è stata oggetto di modifiche ad opera del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80 (cosiddetto « Jobs Act ») , che ha esteso in modo significativo l'orizzonte temporale entro il quale entrambi i genitori potevano usufruire del diritto di astensione dal lavoro per dedicarsi alla cura della famiglia e dei figli. Da ultimo, con l'approvazione del decreto legislativo 30 giugno 2022, n. 105, adottato in attuazione della direttiva (UE) 2019/1158, l'Italia ha ulteriormente modificato la disciplina relativa ai congedi parentali, estendendo l'arco temporale di fruibilità del congedo da parte di entrambi i genitori e garantendo la retribuzione dello stesso fino al dodicesimo anno di vita del figlio (retribuzione che prima era prevista solo fino all'ottavo anno di età). Resta tuttavia il problema della percentuale di indennità riconosciuta, rimasto nella misura del 30 per cento della retribuzione, nonché la mancata previsione di meccanismi realmente incentivanti che, accompagnati ad un innalzamento del livello di retribuzione, rendano effettivamente fruibile l'istituto del congedo parentale, specie da parte del padre. A tal fine, l'articolo 1, comma 1, lettera a) , del presente disegno di legge modifica l'articolo 32 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 151 del 2001, al fine di riconsiderare la durata complessiva dei congedi parentali e ridistribuire, nei termini previsti dalla citata direttiva (UE) 2019/1158 in relazione all'età del bambino, i periodi di congedo fruibili, rispettivamente, dalla madre e dal padre. In particolare, si prevede che ciascun genitore – in condizioni di perfetta parità di trattamento – possa usufruire di quattro mesi di congedo nei primi otto anni di vita del bambino, ai quali si aggiungono altri due mesi fino al dodicesimo anno di età (attualmente, il padre e la madre possono usufruire, in generale, di sei mesi di congedo fino al dodicesimo anno di età). Nel caso del padre, al fine di incentivare l'utilizzo del congedo parentale soprattutto da parte degli uomini, si prevede che due mesi (dei quattro complessivamente fruibili) non possano essere trasferiti alla madre e che, laddove sia il padre a usufruire di tutti e quattro i mesi di congedo previsti entro l'ottavo anno, il limite complessivo dei congedi parentali è aumentato di ulteriori due mesi. Contestualmente, tenendo conto del fatto che la fruizione del congedo spesso comporta una notevole perdita di reddito per la famiglia e che il primo percettore di reddito (generalmente il padre) è in grado di esercitare il proprio diritto al congedo solo se quest'ultimo è sufficientemente retribuito, la lettera b) modifica l'articolo 34 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 151 del 2001, che disciplina il trattamento economico. Al fine di prevedere, quindi, un'indennità adeguata per il lavoratore (padre o madre) che usufruisce del congedo, nonché per i casi in cui vi sia un solo genitore, le soglie del 30 per cento della retribuzione attualmente previste sono aumentate, rispettivamente, all'80 per cento, per i primi quattro mesi di congedo, e al 65 per cento, per gli ulteriori due mesi, fino al dodicesimo anno di età. L'articolo 2 individua le risorse necessarie alla copertura finanziaria, a valere sul Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. L'articolo 3, infine, disciplina l'entrata in vigore del presente disegno di legge.. 1 (Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo n. 151 del 2001, in materia di congedo parentale) 1 Al capo V del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 32: 1 al comma 1, alinea, il secondo periodo è sostituito dal seguente: « I relativi congedi parentali dei genitori non possono complessivamente eccedere il limite di dodici mesi, fatto salvo il disposto del comma 2 del presente articolo »; 2 al comma 1, lettera a), le parole: « per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi » sono sostituite dalle seguenti: « per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi, di cui quattro mesi entro i primi otto anni di vita del bambino »; 3 al comma 1, lettera b), le parole: « per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi, elevabile a sette nel caso di cui al comma 2 » sono sostituite dalle seguenti: « per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a quattro mesi nei primi otto anni di vita del bambino, due dei quali in ogni caso non trasferibili alla madre, e a due mesi fino al dodicesimo anno di età del figlio, complessivamente elevabili a otto nel caso di cui al comma 2 »; 4 il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2. Qualora il padre lavoratore eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a quattro mesi nei primi otto anni di vita del bambino, il limite complessivo dei congedi parentali è elevato a quattordici mesi »; b all'articolo 34: 1 al comma 1, il primo, il secondo e il terzo periodo sono sostituiti dai seguenti: « Per i periodi di congedo parentale di cui all'articolo 32, fino al dodicesimo anno di vita del figlio, a ciascun genitore lavoratore spetta per quattro mesi un'indennità pari all'80 per cento della retribuzione. Nel caso vi sia un solo genitore, allo stesso spetta un'indennità pari all'80 per cento della retribuzione per un periodo massimo di nove mesi »; 2 al comma 2, le parole: « un'indennità pari al 30 per cento della retribuzione » sono sostituite dalle seguenti: « un'indennità pari all'80 per cento della retribuzione »; 3 al comma 3, le parole: