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Il grido di allarme già più volte espresso da ogni parte sociale è stato tanto forte quanto inascoltato dalla politica. Il Pianeta si sta surriscaldando rispetto ai livelli preindustriali e questo nel nostro Paese si sta traducendo in incendi devastanti, frane, esondazioni sempre più frequenti di torrenti e fiumi, inondazioni, nubifragi distruttivi, potenti trombe d'aria mai viste prima, progressiva desertificazione dei territori, proliferazione di insetti dannosi e siccità. Così milioni di persone soffrono per la carenza idrica e il clima alterato e aumentano le malattie a causa delle emissioni inquinanti. Gli allarmi degli scienziati sono stati numerosi, ma inascoltati dalla politica. Il primo grande allarme è stato lanciato negli anni Settanta da numerosi scienziati di quaranta nazioni che si sono incontrati a Ginevra per la prima conferenza mondiale sul clima, ma ciononostante da allora nulla è stato fatto concretamente a causa dell'inerzia politica. Si sono persi ben quarant'anni di attività in tema ambientale. Altri gravi allarmi si sono ripetuti inutilmente negli anni e non più tardi di tre settimane fa più di 11.000 scienziati di tutto il mondo, a fronte dei risultati delle ricerche effettuate, hanno sottoscritto il rapporto «World scientists' warning of a climate emergency» che non lascia spazio a dubbi sulla gravità della situazione. Non è il tempo delle parole: ora l'urgenza è quella di agire con concretezza. Quali sono le contromisure da adottare? La scienza ci indica di adottare con urgenza una radicale riforma del settore energetico: passare dallo sfruttamento delle fonti fossili alla produzione di energia da fonti rinnovabili e pulite. Abbattere le emissioni inquinanti, realizzare un'economia sostenibile e la difesa degli ecosistemi naturali. Questo c'è da fare. I legislatori di tutto il mondo hanno la responsabilità di agire urgentemente nelle direzioni indicate dalla scienza, direzioni recepite da movimenti di cittadini, da ragazzi e ragazze che manifestano per l'ambiente in tutto il mondo, ma non recepite affatto dalla politica. L'Italia oggi qui si fa promotrice per la tutela climatica con il presente decreto-legge che stiamo trasformando in legge. Questo decreto è parte di un percorso che proseguirà con una serie di altre norme. Esso è solo l'inizio urgente. Si tratta del primo decreto-legge totalmente ambientale mai realizzato; è il primo atto normativo del Governo che inaugura il green new deal : la nuova consapevolezza ambientale. Ci sarà poi la manovra finanziaria con una legge tutta dedicata a normative ambientali, il cosiddetto collegato ambientale. Nel frattempo, prosegue l' iter per l'approvazione del disegno di legge salva-mare, che si è arricchito diventando anche salva-fiumi e salva-laghi dalla plastica, nonché per l'approvazione del disegno di legge cantiere-ambiente che mira a proteggere il Paese dal dissesto idrogeologico. Quali sono gli interventi che prevediamo con questo decreto-legge? Migliorare la qualità dell'aria e di conseguenza agire sulla qualità della nostra vita, incidendo soprattutto dove ce n'è più bisogno, come nei territori colpiti dalle infrazioni europee. Occorre quindi agire anche sul piano economico, evitando ulteriori infrazioni, ovvero ulteriori multe ed esborsi. Questo decreto incentiva i Comuni con risorse mirate a sviluppare la mobilità sostenibile, l'uso di scuolabus ibridi ed elettrici, l'utilizzo di mezzi pubblici, anche realizzando corsie preferenziali a loro dedicate nel contesto urbano, e riconoscendo tra l'altro in centinaia di città un buono mobilità a chi rottama auto e motocicli inquinanti. Esso prevede inoltre importanti interventi di sostegno per la forestazione urbana e periurbana, riconoscendo il grande ruolo che gli alberi svolgono per contrastare i cambiamenti climatici. Con questo decreto prevediamo di realizzare anche un sito web unico dei dati ambientali per garantire la trasparenza dei dati sulla qualità dell'aria e dell'acqua, che saranno sempre resi disponibili dai concessionari di servizi pubblici, e consentire al cittadino di essere partecipe della condizione ambientale. Vogliamo poi rafforzare lo Stato, rendendo più incisivi e concreti i commissariamenti per le discariche abusive e per la gestione delle acque reflue, e premiare le scelte virtuose dei negozi, delle botteghe e dei mercati che predispongono un green corner per la vendita di prodotti sfusi e alla spina, con la conseguente riduzione di plastica e imballaggi non necessari. Ricordo che gli imballaggi usa e getta nei supermercati riguardano più dell'80 per cento dei prodotti e meno della metà delle confezioni raccolte vengono poi riciclate e riutilizzate. Sono quindi tutti interventi che incidono sui nostri comportamenti quotidiani, che coinvolgono istituzioni, aziende, cittadini e giovani in particolare, per realizzare quella che si può definire una cultura della quotidianità ambientale, cioè un percorso che inizia con la consapevolezza e termina con le buone pratiche per tutelare l'ambiente. Abbiamo anche tanti interventi positivi contenuti in emendamenti che arricchiscono il decreto-legge, ma vi voglio ricordare una delle norme più importanti, di cui secondo me si parla poco: mi riferisco all'articolo 1, che accelera la presentazione da parte di tutto il Governo del Programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell'aria che segnerà gli interventi economici programmatici di questo Governo e di tutti quelli successivi. Quindi avremo finalmente un panorama ampio, di lungo respiro, trainato dal tema della tutela ambientale che va verso l'ecosostenibilità. Noi del MoVimento 5 Stelle siamo consapevoli che questo decreto-legge è il primo importante passo verso il nuovo percorso green dell'Italia. Per contrastare i cambiamenti climatici non servono discorsi, ma azioni concrete come quelle che tende a fare il decreto-legge in esame. Sappiamo anche che non è facile passare dagli annunci ai fatti, perché è necessario agire insieme, noi forze politiche di ogni Nazione. Noi come Nazione Italia oggi facciamo la nostra parte per trasformare anche una consapevolezza imprenditoriale, nel senso che se finora l'ambiente è stato considerato un limite a causa delle difficoltà burocratiche diventa ora un'occasione per fare sviluppo economico realizzando il cosiddetto green new deal , ossia l'economia basata sull'ambiente e rispettosa dell'ambiente. Investire sull'ambiente con le tecnologie verdi crea non solo posti di lavoro, ma posti di lavoro sani e rispettosi della salute. A tal fine, abbiamo sempre ascoltato e ascolteremo ancora le aziende desiderose di fare economia con l'ambiente, anzi saremo loro alleati verso questa nuova strada imprenditoriale. L'energia pulita deve essere un settore trainante per l'economia italiana, il modello da perseguire, quello dell'economia circolare, dove nulla si spreca, dove nulla deve tornare alla natura come rifiuto inquinante, ma tutto diventa risorsa economica. Dobbiamo uscire dall'economia basata sulle fonti fossili, accompagnando quindi le aziende in questo cammino di transizione. Credo anche fermamente che noi tutti in quest'Aula siamo convinti che questa sia la strada da percorrere. È questa la strada che dobbiamo avviare perché venga poi continuata dalle future generazioni politiche.