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Annualmente sono pubblicati i piani di intervento e di finanziamento per realizzare progetti nazionali e locali nel campo dello studio delle lingue e delle tradizioni culturali appartenenti a una minoranza linguistica. I piani invitano i dirigenti scolastici delle scuole dell'infanzia e del primo ciclo situate in « ambiti territoriali e sub-comunali delimitati in cui si applicano le disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche storiche » a presentare percorsi progettuali in rete per un biennio. Certo è che solo attraverso il rapporto tra scuole e territorio si potrà vivificare e promuovere in modo significativo la cultura linguistica. Proteggere le lingue di minoranza consolidandole negli usi e salvare le lingue minacciate è senza dubbio una tra le grandi sfide che il XXI secolo dovrà affrontare, nel quadro più ampio degli enormi problemi sollevati dal nuovo ordine linguistico globale i cui lineamenti si vanno profilando secondo direzioni solo in parte convergenti. All'inizio del nuovo secolo, l'UNESCO ha incaricato un gruppo di studio di elaborare parametri e criteri finalizzati a valutare il grado di vitalità o di pericolo delle lingue minacciate ed è stato così pubblicato il Libro rosso delle lingue in pericolo , seguito e sostituito dall' Atlante delle lingue del mondo in pericolo , consultabile anche on-line , con lo scopo di stimolare le autorità e sensibilizzare i cittadini sulla necessità e l'urgenza di tutelare e salvaguardare la diversità linguistica nel mondo. Ora, sebbene il galloitalico compaia elencato tra queste « lingue a rischio », per la legislazione italiana non è ancora annoverato formalmente tra le lingue minoritarie. E proprio all'UNESCO che ha pensato di rivolgersi, già diversi anni addietro, un gruppo di studiosi di Piazza Armerina, in provincia di Enna, che ha costituito un comitato per il riconoscimento della lingua galloitalica quale « patrimonio immateriale dell'umanità », un traguardo importante non disgiunto dal presente disegno di legge e che va parimenti perseguito ai fini della tutela e della conservazione di questo bene identitario primario. Anche la Regione Siciliana sta facendo la sua parte: la diversità di accenti e stili di vita, che caratterizza gli elementi costitutivi della nostra cultura materiale e immateriale, ha determinato infatti la volontà della Regione di includere già nel 2006 nel proprio Registro delle eredità immateriali (REI) la specifica « parlata alloglotta galloitalica », individuando i comuni dove è ancora particolarmente in uso: Nicosia, Sperlinga, Aidone e Piazza Armerina in provincia di Enna, San Fratello e Novara di Sicilia in provincia di Messina, e di inserire, con un decreto dell'Assessorato regionale dei beni culturali del 2016, i centri galloitalici nell'elenco dei « Luoghi dell'identità e della memoria ». È da notare come anche i comuni di Randazzo (CT) e Valguarnera Caropepe (EN) presentino parlate ancora ben caratterizzate dalla matrice galloitalica, così come il caso del rione « Funnurìsi » di Enna, popolato con abitanti dedotti dal Casale di Fundrò distrutto nel 1396. Un'importante testimonianza di quanto sia stata diffusa la parlata alloglotta galloitalica ci viene fornita dal saggio del Prof. Salvatore Trovato , un documento arricchito da 4 tavole grafiche sulle quali sono riportati tutti i centri, alcuni dei quali scomparsi nel tempo, ove vi sono o vi sono state tracce galloitaliche nel dialetto locale. A vent'anni ormai dalla sua approvazione, la legge n. 482 del 1999, che continua a costituire l'unico provvedimento-quadro che definisca norme generali valide per tutto il territorio nazionale in merito a una delle tipologie socio-linguistiche che si integrano nel panorama italiano, mostra forti limiti e rivela attraverso i processi di attuazione tutti i gravi deficit di impostazione che ne hanno contraddistinto il tormentato iter in un Paese che vive tuttora con una certa difficoltà il « problema » storico della sua pluralità culturale e linguistica. Lo stesso Tullio De Mauro in più occasioni ha dichiarato che il testo della legge n. 482 è da migliorare, sostenendo che si tratta di una legge territorialista in quanto tutela non le lingue in sé, ma le lingue poste in relazione al loro territorio d'origine secondo un arcaico principio: cuius regio eius lingua . Pensiamo alla più grande comunità sarda che vive a Torino e a tanti altri casi del genere. Occorre, dunque, una serena valutazione dei problemi che riguardano un'ottica di intelligente salvaguardia di un patrimonio di inestimabile valore storico e culturale nel suo insieme e una pratica efficace della democrazia linguistica. Ottenere il riconoscimento del galloitalico di Sicilia significa difendere la nostra identità e le nostre tradizioni. Senza il contatto con le nostre radici culturali è a rischio anche l'avvenire delle giovani generazioni. Per questo la proposta avanzata può e vuole diventare una speranza e una fiducia in un futuro migliore. Questo riconoscimento costituisce un segno importante, un impulso da parte del mondo politico da dare a tutti quei giovani che – proprio perché immersi in una dimensione dove globale e locale finiscono per coincidere – potranno sperare di contribuire a migliorare la vita della propria comunità. L'entroterra siciliano è un luogo di straordinaria bellezza con un grande patrimonio storico e ambientale. Il riconoscimento ufficiale delle comunità galloitaliche di Sicilia come minoranza linguistica storica potrà, altresì, diventare un elemento utile alla crescita del turismo culturale nei nostri comuni. Tutelare la varietà linguistica del Paese significa garantire, attraverso la scuola, l'università e le istituzioni pubbliche, lo sviluppo di un'educazione plurilingue e interculturale. Solo la politica e le istituzioni potranno favorire quella crescita di una politica linguistica e culturale davvero democratica che la nostra Costituzione prefigura. Come ammoniva un grande poeta siciliano, Ignazio Buttitta: « Un popolo, mettetelo in catene, spogliatelo, tappategli la bocca: è ancora libero. Levategli il lavoro, il passaporto, la tavola dove mangia, il letto dove dorme: è ancora ricco. Un popolo diventa povero e servo quando gli rubano la lingua ricevuta dai padri: è perso per sempre ». Nello specifico, con l'articolo 1 del presente disegno di legge si valorizza il patrimonio linguistico e culturale delle comunità galloitaliche della Sicilia, inserendo il galloitalico fra le lingue e le culture tutelate ai sensi della legge 15 dicembre 1999, n. 482. L'articolo 2 stabilisce che le istituzioni scolastiche, anche consociate in rete, che afferiscono ai comuni presso cui la « parlata alloglotta galloitalica » costituisce elemento di memoria identitaria e storica, nel pieno rispetto dell'autonomia scolastica, si costituiscono presidio culturale, individuando e promuovendo progetti-obiettivo specifici finalizzati alla protezione, conservazione, valorizzazione e diffusione del patrimonio linguistico e culturale delle comunità galloitaliche della Sicilia, anche dando vita a forme di collaborazione con università o specifiche realtà certificate e riconosciute dell'associazionismo culturale e del volontariato che operano sul territorio. L'articolo 3 reca, infine, la copertura finanziaria..