[pronunce]

che, inoltre, i commi 2 e 3 dell'art. 22, prevedendo che uno dei tre componenti dei detti collegi sindacali sia «designato dallo Stato», senza specificare tuttavia che tale componente statale debba partecipare in rappresentanza del Ministero dell'economia e delle finanze, contrasterebbe con il principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica costituito dall'art. 16 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Legge di contabilità e finanza pubblica), che ha individuato come necessaria, negli organi collegiali di revisione contabile delle amministrazioni pubbliche, la presenza di un rappresentante del menzionato Ministero, al fine di dare attuazione alle prioritarie esigenze di controllo e di monitoraggio degli andamenti della finanza pubblica (sono richiamate le sentenze di questa Corte n. 122 del 2011, n. 370 del 2010 e n. 376 del 2003); che è censurato, poi, l'art. 28, comma 1, della citata legge regionale, per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte in cui disciplina l'incarico di direttore di distretto, prevedendo che esso possa essere conferito dal direttore generale «ad un dirigente dell'azienda che abbia maturato una specifica esperienza nei servizi territoriali e un'adeguata formazione nella loro organizzazione»; che tale disposizione contrasterebbe con l'art. 3-sexies, comma 3, del d.lgs. n. 502 del 1992, ai sensi del quale l'incarico in questione può essere attribuito ad «un medico convenzionato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, da almeno dieci anni, con contestuale congelamento di un corrispondente posto di organico della dirigenza sanitaria»; che, ancora, è denunziato l'art. 30, comma 3 (recte: comma 4), della legge reg. Umbria n. 18 del 2012, per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte in cui stabilisce che al presidio ospedaliero sono preposti un dirigente medico e un dirigente amministrativo; che detta disposizione contrasterebbe con l'art. 3, comma 7, del d.lgs. n. 502 del 1992, modificato dall'art. 15, comma 13, lettera f-bis), del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, in forza del quale «nelle aziende ospedaliere, nelle aziende ospedaliero-universitarie di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517, e negli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici, costituiti da un unico presidio, le funzioni e i compiti del direttore sanitario [...] e del dirigente medico di cui all'articolo 4, comma 9, del presidio ospedaliero sono svolti da un unico soggetto avente i requisiti di legge»; che, pertanto, la disposizione regionale in esame, attribuendo al presidio ospedaliero due dirigenti in luogo dell'unico previsto dall'art. 3, comma 7, del d.lgs. n. 502 del 1992, verrebbe a porsi in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di tutela della salute e di coordinamento della finanza pubblica; che, infine, il Presidente del Consiglio dei ministri censura l'art. 32, comma 3, (recte: comma 1), della legge reg. Umbria n. 18 del 2012 per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte in cui disciplina la figura del direttore del dipartimento di prevenzione; che la norma denunziata prevede che detta figura professionale sia nominata dal direttore generale tra i "dirigenti" con almeno cinque anni di anzianità di funzione, così entrando in contrasto con l'art. 7-quater, comma 1, del d.lgs. n. 502 del 1992, come modificato dal d.l. n. 158 del 2012, «secondo cui tale incarico può essere conferito non già ai meri dirigenti, bensì ai "direttori di struttura complessa del dipartimento"», con conseguente violazione del menzionato parametro costituzionale; che, con memoria depositata il 19 febbraio 2013, si è costituita nel giudizio di legittimità costituzionale la Regione Umbria, in persona della Presidente pro tempore della Giunta Regionale, dichiarando di voler resistere in giudizio «solo per quanto concerne la impugnativa dell'articolo 30, considerato che la direzione regionale competente ha manifestato l'intenzione di adeguarsi ai rilievi del Governo» in ordine all'impugnazione delle altre disposizioni normative; che il ricorso avverso l'art. 30 della legge reg. Umbria n. 18 del 2012 sarebbe inammissibile ed infondato, perché detta norma sarebbe chiaramente riferita ai presidi ospedalieri non costituiti in azienda autonoma ed inseriti, quindi, nell'organizzazione delle Unità sanitarie locali dell'Umbria, sicché non sussisterebbe alcun contrasto tra la norma impugnata e l'art. 3, comma 7, del d.lgs. n. 502 del 2012. Considerato che, con il ricorso indicato in epigrafe, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale - in riferimento all'art. 117, terzo comma, della Costituzione - degli artt. 17, comma 3; 19, comma 3; 20, comma 2; 22, commi 2 e 3; 28, comma 1; 30, comma 3 (recte: comma 4); 32, comma 3 (recte: comma 1), della legge della Regione Umbria 12 novembre 2012, n. 18 (Ordinamento del sistema sanitario regionale); che la Regione, costituita nel giudizio di legittimità costituzionale soltanto per resistere all'impugnativa dell'art. 30 della legge reg. Umbria citata, ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile o non fondato; che, con atto depositato nella cancelleria di questa Corte il 10 ottobre 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri (previa delibera dello stesso Consiglio adottata nella riunione del 4 ottobre 2010) ha dichiarato formalmente «di rinunciare all'impugnazione della legge della Regione Umbria 12 novembre 2012, n. 18, pubblicata nel Regione Umbria n. 50 del 15 novembre 2012 e recante il titolo "Ordinamento del servizio sanitario regionale"»; che il menzionato atto di rinunzia al ricorso risulta ritualmente notificato alla resistente che, con deliberazione della Giunta regionale n. 1150 del 21 ottobre 2013, ha accettato la detta rinunzia; che la rinunzia del ricorrente al ricorso, cui faccia seguito l'accettazione della parte resistente, comporta l'estinzione del processo (art. 23 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara estinto il processo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 novembre 2013. F.to: Gaetano SILVESTRI, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 novembre 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI