[massime]

Ordinamento giudiziario - Provvedimenti incidenti sullo stato professionale di un magistrato del tribunale di lecce, adottati dal consiglio superiore della magistratura - Ricorso dello stesso magistrato per conflitto di attribuzione tra poteri, nei confronti dell'organo di autogoverno della magistratura - Assunta lesione delle prerogative costituzionali degli organi giurisdizionali - Legittimazione a ricorrere - Esclusione - Inammissibilità del ricorso.. E' inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal magistrato già Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Lecce e giudice della prima sezione penale del medesimo Tribunale, nei confronti del Consiglio superiore della magistratura - in relazione ai provvedimenti da quest'ultimo adottati incidenti, a giudizio del ricorrente, sul suo stato giuridico e sull'assegnazione di sede e/o di funzioni e, perciò, lesivi delle prerogative costituzionali degli organi giurisdizionali -, in quanto nei confronti degli atti con i quali il Consiglio superiore della magistratura, nell'esercizio delle attribuzioni conferitegli dall'articolo 105 della Costituzione, dispone assunzioni, assegnazioni, trasferimenti e promozioni, i singoli magistrati che se ne assumano lesi non possono opporre la propria posizione di potere dello Stato, ma solo la propria qualità di persone, titolari di diritti e di interessi legittimi che devono essere fatti valere dinanzi alle giurisdizioni comuni. - Sulla esigenza di una difesa piena del magistrato nei procedimenti disciplinari, che ha giustificato la dichiarazione d'illegittimità dell'art. 34, secondo comma, del r.d. n. 511 del 1946, v. sentenza (qui richiamata) n. 497/2000. - Sulla tutela giurisdizionale dei magistrati nei confronti di provvedimenti lesivi di diritti e interessi legittimi adottati dal Consiglio superiore, v. sentenze (richiamate) n. 44/1968 e n. 189/1992.