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sul punto, il citato articolo de "il Fatto Quotidiano" denunciava non solo una scarsa trasparenza in merito alle modalità di selezione del personale assunto con tale procedura (in quanto la graduatoria dei partecipanti non veniva resa conoscibile neanche ai diretti interessati e un vasto numero di candidati veniva escluso, nonostante fosse in possesso dei requisiti richiesti) ma soprattutto il fatto che l'Arpab stessa avesse modificato i requisiti minimi previsti per le varie figure professionali, abbassandoli rispetto a quanto stabilito inizialmente: infatti l'accordo quadro definito dalla stazione appaltante e fatto proprio dall'Arpab prevedeva per le varie posizioni la laurea magistrale o specialistica e l'iscrizione all'albo, mentre, in sede di accordo attuativo, si è previsto come requisito la sola laurea triennale; tale circostanza assume particolare rilievo alla luce delle accuse rivolte negli anni all'Arpab, relative ai mancati controlli e ai tentativi di coprire veri e propri disastri ambientali. La Basilicata è una regione ad alto tasso di rischio ambientale per via dell'estrazione di idrocarburi da parte di multinazionali, quali Total ed Eni, per i problemi relativi al bacino del Pertusillo e per l'impianto di ritrattamento del combustibile nucleare di Rotondella, oltre che di svariate aree da bonificare, ragion per cui non si giustifica in alcun modo l'utilizzo di lavoratori precari e dotati di qualifiche minime; si evidenzia peraltro come i lavoratori in regime di somministrazione di lavoro non potrebbero neppure essere utilizzati per le attività di ispezione e controllo, fondamentali per l'operato dell'ente, come chiarito anche dalla delibera n. 308 del 12 ottobre 2018 emanata dalla stessa Arpab, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative, per quanto di loro competenza, intendano assumere al fine di porre rimedio alle carenze organizzative denunciate e ripristinare la piena operatività dell'Arpab, nonché il corretto svolgimento delle funzioni di controllo ad essa demandate. Atto n. 4-01955 DE BONIS Ai Ministri per la pubblica amministrazione, dell'interno e dello sviluppo economico Premesso che: nell'editoriale di Maurizio Bolognetti per "La Gazzetta del Mezzogiorno" (edizione Basilicata) del 9 luglio e nel servizio su Radio radicale "Good Morning Basilicata: la Provincia, l'Effluvio, la Convenzione di Aarhus" del 12 luglio 2019, l'interrogante ha appreso che, a fronte della richiesta "chiara ed inequivocabile" di informazioni aventi ad oggetto l'inquinamento delle matrici ambientali in contrada "La Rossa", nell'agro di Montemurro (Potenza), uno degli innumerevoli siti inquinati inseriti nell'anagrafe dei siti da bonificare, un dirigente della Provincia di Potenza avrebbe negato l'accesso a tali informazioni, di rilevante interesse pubblico, adducendo la motivazione di "richiesta vaga e generica"; la verità, a parere di Bolognetti, è che l'unica cosa "vaga" in questa vicenda sarebbe rappresentata dalle motivazioni che hanno indotto la Provincia ad archiviare le contravvenzioni comminate all'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, per un importo complessivo di oltre 800.000 euro; secondo Bolognetti, giornalista, collaboratore di Radio Radicale, per la quale ha tra l'altro realizzato numerosi reportage su vicende di inquinamento ambientale, nonché autore di libri quali "Buchi per terra, ovvero, cinquanta sfumature di greggio", "Le mani nel petrolio. Basilicata coast to coast ovvero da Zanardelli a Papaleo passando per Sanremo e Tempa Rossa" e "La peste Italiana. Il Caso Basilicata. Dossier sui veleni industriali e politici che stanno uccidendo la Lucania", è assurdo quello che sta avvenendo tra lui e la Provincia di Potenza con la quale, da giugno, Bolognetti stesso sta intrattenendo un carteggio; il tutto, dice "testimonia l'ottusità di una burocrazia che, con le sue interpretazioni, tradisce la ratio legis che ispira le norme in materia di accesso alle informazioni ambientali"; infatti, si chiede Bolognetti, "chi governa la Provincia di Potenza, il Presidente Guarino o alcuni funzionari che ritengono di poter gestire informazioni ambientali come se si trattasse di dati top secret? Definire paradossale il carteggio intercorso con l'Ing. Santoro sulla vicenda dell'inquinamento delle matrici ambientali di contrada La Rossa sarebbe stato mero eufemismo"; nell'era dell'informatica e, nonostante quanto previsto dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (codice dell'amministrazione digitale), sembra che la Provincia di Potenza prenda decisioni secondo i propri desiderata , contravvenendo alla Convenzione di Aarhus, alle direttive comunitarie, al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195 (attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale), e finanche al contrario dell'Eni che ha scelto, invece, di non opporsi alle richieste di accesso agli atti, come pure aveva fatto in passato su altre vicende, trincerandosi dietro improbabili e improponibili segreti da tutelare; inoltre, l'articolo 98 della Costituzione, al primo comma, recita: "I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano inopportuno il comportamento dei funzionari della Provincia di Potenza; se non siano del parere che le risposte fornite dalla Provincia ad una richiesta di accesso agli atti, riguardante l'anagrafe regionale di uno dei siti da bonificare, non rappresentino una pubblica amministrazione ancora profondamente imperniata nella burocrazia, tanto da negare l'acquisizione di informazioni ambientali di rilevante interesse pubblico; se e quali iniziative di competenza vogliano assumere perché i rappresentanti della pubblica amministrazione, in questa ed in altre circostanze, agiscano col buonsenso e nel rispetto delle leggi vigenti. Atto n. 4-01956 MALAN VITALI Al Ministro della giustizia Premesso che: il sindacato degli agenti di Polizia penitenziaria OSAPP (Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria) ha annunciato che organizzerà il 19 luglio 2019 un sit-in davanti al Carcere di Torino "Lorusso e Cutugno" per protestare contro le condizioni di servizio, le offese e aggressioni subite, la penuria di organico, aggravata da un impiego non ottimale del personale, che riduce ulteriormente il numero degli addetti ai compiti istituzionali, carenze organizzative, il fatto che il personale sarebbe costretto ad acquistare per conto proprio gli indumenti da lavoro, la condizione delle mense di servizio, i mezzi di trasporto fatiscenti che con la calda stagione si traducono in veri e propri forni roventi; l'OSAPP segnala, inoltre, uno stato di incuria degli alloggiamenti nelle caserme, l'inadeguatezza delle strutture e quello che definisce un crescente permissivismo nei confronti dei detenuti;