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È diventato tutto più complicato e più difficile e per chi già soffre ogni giorno per difficoltà medico - sanitarie, questo è stato davvero un fardello molto, molto pesante. Non dobbiamo dimenticare che possiamo aiutarli in futuro, per esempio con una gestione domiciliare più attenta, con l'assegno di cura per garantire loro prestazioni a domicilio invece che costringerli ad essere ricoverati in istituti che abbiamo visto tutti quanto abbiano manifestato un grado importante di fragilità e di vulnerabilità in questo periodo. Molto meglio, quindi, affrontare tutti i passi necessari per garantire, laddove possibile e al numero più alto possibile di malati non autosufficienti, di essere seguiti a casa, nel proprio ambiente e dai propri cari. Questo vuol dire anche tutelare la figura del caregiver , cosa che avevamo già iniziato a fare in Senato con un disegno di legge, e vuol dire anche potenziare la figura dell'infermiere di famiglia, cosa che finalmente vediamo affrontata nel cosiddetto decreto rilancio e che potremmo poi ritagliare, secondo noi, in una maniera ancora migliore e più specifica con un altro disegno di legge depositato sempre in Senato. Tutti i temi che sono venuti alla ribalta in questo periodo, noi, con lungimiranza, avevamo già pensato di affrontarli. Dobbiamo poi puntare, con forza e decisione, sulla ricerca, caro Ministro, come ha detto anche lei, perché solo così potremo trovarci con le armi pronte per il futuro. La ricerca deve essere lo strumento fondamentale per affrontare il futuro. In questo campo non dobbiamo dimenticare di valorizzare i dottorati di ricerca, così bistrattati nel nostro Paese, e dobbiamo anche pensare, per il futuro, di valorizzare gli assegni che ricevono i dottorandi. Dobbiamo pensare, finalmente, di adeguarli non dico alle cifre dei Paesi più sviluppati del pianeta, ma quanto meno portarli sopra la soglia della rilevanza contributiva, in modo da garantire loro anche una tutela per il futuro e per gli anni della quiescenza, si spera al termine di una carriera fulgida e nel nostro Paese. Infatti dobbiamo fare di tutto per impedire che queste menti brillanti, che così bene sappiamo formare nonostante le scarse risorse a disposizione, fuggano all'estero e diano lustro ad altri invece che a noi con il loro lavoro. Dobbiamo pertanto promuovere sempre più un sistema meritocratico, che è fondamentale. Concludo, Ministro, con una piccola nota di dispiacere perché dopo tutte le cose che abbiamo sentito in quest'Aula negli ultimi giorni, stamattina, mentre discutevamo del provvedimento sulla sieroprevalenza, proprio dal Presidente di turno, il vice presidente La Russa, ho ascoltato una cosa che non avrei mai voluto sentire. Infatti, parlando delle mascherine e invitando i colleghi ad indossarle, ha poi detto, più o meno testualmente, che la loro utilità è controversa. Sono mesi che ci battiamo per invitare tutti i cittadini italiani a utilizzare le mascherine. (Appalusi) . Sono mesi che ripetiamo quanto sia utile e indispensabile per far fronte all'emergenza, per cercare di ridurre sempre più la diffusione del contagio, questo strumento della cui carenza tanto ci siamo lamentati nelle prime settimane dell'epidemia. Abbiamo urlato in lungo e in largo che dovevamo reperirle in fretta, sia quelle che costituiscono dei dispositivi di protezione individuale per i nostri medici, sia quelle per la popolazione. In alcuni luoghi hanno addirittura obbligato ad utilizzarle anche all'aperto perché ci si rende conto di quanto siano importanti e poi, dallo scranno più alto di quest'Aula, dallo scranno della seconda carica dello Stato, sentiamo metterne in dubbio l'utilità. Concludo quindi con un invito: siamo tutti più responsabili, cerchiamo di non dimenticare il ruolo che abbiamo, l'importanza di quello che diciamo e non lamentiamoci tanto delle fake news se poi siamo i primi a divulgarle. Cerchiamo quindi di fare un'informazione attenta e veritiera. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, impiegherò meno del tempo a mia disposizione, avendomi chiesto la collega Rizzotti di cederle qualche minuto. Mi interessa però intervenire, perché sinceramente non ho capito il discorso fatto in Aula dal Ministro. Da personaggio politico sicuramente non di primo pelo riuscirei anche a capirlo, ma quando parla della volontà di aprire un confronto diretto e leale tra maggioranza e opposizione non mi pare un discorso che si possa fare in quest'Aula, laddove tra i decreti-legge e i vari provvedimenti approvati difficilmente la maggioranza ha aperto all'opposizione, come dimostrano i tanti emendamenti presentati in quest'Aula che non hanno neanche avuto un esito negativo, ma non sono stati proprio presi in considerazione. Probabilmente lei vorrebbe un confronto migliore tra la stessa maggioranza e il Governo, dal momento che su molte proposte di legge è stata presentata una quantità enorme di emendamenti dalla stessa maggioranza. Apprezzo pertanto il suo sentimento, perché non mi pare essere latore di un messaggio proveniente dal Governo di cui lei fa parte, di un'apertura nuova tra maggioranza e opposizione; un'apertura che abbiamo chiesto da diverso tempo e che soprattutto abbiamo ulteriormente ribadito nel momento in cui è scoppiata la pandemia, per la quale abbiamo sentito il Presidente del Consiglio dire che l'Italia, come settima potenza mondiale, era dotata di un piano pandemico nazionale, il che poi si è dimostrato non essere assolutamente veritiero. Siccome il tempo è limitato e lei ha detto di esser venuto qui anche per sentire qualche consiglio da far confluire nei piani e nelle diverse linee guida che lei ha detto esser già presenti nella sua agenda, allora dico quello che si può fare. A mio avviso bisogna partire da un vero piano nazionale sulla pandemia, per quello che residua di quella in essere, ma anche per essere pronti a tutto ciò che potrà avvenire anche in futuro; inoltre occorre utilizzare le risorse europee, che pare non siano trascurabili, per realizzare una ristrutturazione importante della rete ospedaliera, sia per la parte dell'edilizia sia per la dotazione tecnologica. Ancora, signor Ministro, occorre realizzare quella connessione tra le reti ospedaliere e i servizi territoriali di cui si è sentita una forte carenza (Applausi). Sono due entità che viaggiano su binari diversi, invece sarebbe opportuno che la sanità, che è fatta di reti ospedaliere ma sicuramente anche di territorio, fosse fortemente connessa, in cui i due elementi non siano uno contro l'altra, ma uno per l'altra. Mi sembra, inoltre, che il problema cui ci troveremo di fronte - ne parlo come medico, appena si allargheranno le maglie, come sta accadendo proprio in questo periodo, sia quello di porre fine alle liste d'attesa. Tuttavia, signor Ministro, lei sa bene che il condizionamento che riguarderà la ripresa delle visite e la riapertura delle sale operatorie, e il tempo che sarà dedicato alla sanificazione tra un intervento e l'altro, tra una visita e l'altra, probabilmente renderanno poco praticabile la riduzione delle liste d'attesa. Ecco queste sono alcune indicazioni, ce ne sono tante altre. Il tempo a mia disposizione però sta per scadere e dunque mi taccio. Questi sono i primi consigli che potrò dare. Un altro consiglio.