[pronunce]

che lo stesso rimettente rileva che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 505 del 2002, nel dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'art. 33, commi 3 e 4, della legge della Regione Veneto n. 3 del 2000, ha affermato che detta norma, «in quanto prevede limitazioni, seppure relative, all'introduzione di rifiuti speciali nel territorio della regione, viola […] l'art. 120 della Costituzione, il quale [...] vieta alle regioni di adottare provvedimenti ostacolanti la libera circolazione delle cose; e così pone un limite assoluto, correlato ai beni in quanto tali e non soltanto ad una loro quantità, che la norma impugnata determina del resto in misura decisamente esigua»; che, in punto di rilevanza della questione proposta, il giudice a quo, si limita ad affermare che essa è «rilevante ai fini della decisione della presente controversia, posto che questo Collegio non può risolverla affidandosi ad altri criteri normativi»; che, con memoria depositata il 24 giugno 2008, si è costituita la s.r.l. Inerteco, chiedendo che la sollevata questione sia dichiarata fondata; che, ad avviso della società contribuente, la norma denunciata, la quale crea «un aggravio economico con riferimento a tutti i rifiuti non prodotti nel Veneto e, quindi, un ostacolo ed un limite alla libera circolazione delle cose», ha carattere protezionistico, perché «si colloca in quel filone di norme regionali indirizzate a preservare il piú possibile il territorio regionale da rifiuti non prodotti nell'ambito medesimo»; che – sempre per la parte privata – il principio di libera circolazione delle cose dovrebbe essere ritenuto applicabile «con riferimento a qualsiasi misura che determini una discriminazione rispetto a “prodotti” (e, di certo, i rifiuti appartengono a tale genus) in base al luogo di provenienza»; che è intervenuta la Regione Veneto, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente inammissibile o, in subordine, infondata; che, in punto di ammissibilità, la Regione rileva che la motivazione sulla rilevanza dell'ordinanza di rimessione è insufficiente, perché quest'ultima: a) «si limita ad affermare, senza altra argomentazione a sostegno, che la controversia […] non potrebbe risolversi facendo applicazione di parametri normativi diversi rispetto a quello sospettato di violare il dettato costituzionale»; b) non prende posizione sulla «contestazione, sollevata dalla ricorrente, circa la stessa qualifica di discarica, piuttosto che di bonifica, attribuita all'attività gestita»; che la stessa Regione deduce, altresì, l'insufficienza della motivazione sulla non manifesta infondatezza della questione – la quale si riferisce, testualmente, non all'intero comma 6 dell'art. 39 della legge regionale n. 3 del 2000, ma alla sola lettera b) di detto comma –, perché il giudice rimettente si limita ad affermare di condividere le censure prospettate dalla società ricorrente sulla scorta della sentenza della Corte costituzionale n. 505 del 2002, pronuncia che aveva «ad oggetto norme di contenuto completamente diverso da quello della disposizione in discorso»; che, nel merito, la difesa regionale – dopo aver premesso che il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi, istituito con la legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), è da considerarsi statale e non regionale e che ciò non esclude la potestà delle Regioni di legiferare sull'imposta, nei limiti riconosciuti dalla legge statale – rileva che «la Regione non ha introdotto alcun divieto o limite allo smaltimento dei rifiuti o al numero degli impianti per lo svolgimento del medesimo, ma ha inteso unicamente disincentivare una eccessiva concentrazione territoriale di questa attività, utilizzando i propri poteri in ordine alla quantificazione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi»; che l'interveniente rileva, inoltre, che la norma denunciata ha un oggetto del tutto diverso dalle disposizioni regionali già dichiarate incostituzionali, perché queste prevedevano la preclusione al transito ed alla presenza nel territorio di rifiuti provenienti da altre Regioni, o il divieto per chiunque conducesse, nella Regione, impianti di smaltimento o stoccaggio di rifiuti di accogliere negli impianti medesimi rifiuti “esterni”, oppure una limitazione percentuale per il conferimento in discarica di rifiuti speciali di provenienza extraregionale; che – osserva la Regione Veneto – la disposizione denunciata appare coerente con la giurisprudenza costituzionale, la quale ha già chiarito, in tema di limiti imposti dalla legislazione regionale allo smaltimento dei rifiuti prodotti in altre Regioni, «che il principio dell'autosufficienza locale nello smaltimento dei rifiuti in ambiti territoriali ottimali vale, ai sensi dell'art. 5, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, solo per i rifiuti urbani non pericolosi (ai quali fa riferimento l'art. 7, commi 1 e 4, del d.lgs da ultimo citato) e non anche per altri tipi di rifiuti», come quelli speciali pericolosi e non pericolosi, «per i quali vige invece il diverso criterio della vicinanza di impianti di smaltimento appropriati, per ridurre il movimento dei rifiuti stessi, correlato a quello della necessità di impianti specializzati per il loro smaltimento, ai sensi della lettera b) del medesimo comma 3»; che – sempre per l'interveniente – la disposizione in oggetto si limita a determinare, in armonia con la legislazione statale sui rifiuti, «l'ammontare dell'imposta, tenendo conto della opportunità di incentivare una movimentazione quanto più contenuta di questo particolare tipo di beni, nel contemperamento del principio di specializzazione con le esigenze di tutela dell'ambiente, nonché di tutela della salute»; che, in conclusione, ad avviso della medesima difesa, «escludere il riconoscimento di un'agevolazione per scoraggiare comportamenti che possano porsi in contrasto, tra l'altro, con il diritto alla salute rientra nell'esercizio della potestà legislativa regionale di cui all'art. 117, comma 3, Cost. e all'art. 119 Cost.»; che, con memorie depositate in prossimità dell'udienza, la s.r.l. Inerteco e la Ragione Veneto hanno ribadito quanto già sostenuto nei precedenti atti difensivi, chiedendo, rispettivamente, che la sollevata questione sia dichiarata fondata e che sia dichiarata manifestamente inammissibile o infondata. Considerato che il rimettente dubita, in riferimento all'art. 120, primo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 39, «comma 6, lettera b)» [recte: comma 6], della legge della Regione Veneto 21 gennaio 2000, n. 3 (Nuove norme in materia di gestione dei rifiuti), «nella parte in cui esclude dalla riduzione del tributo prevista dal comma 3, stesso articolo, i conferimenti di rifiuti prodotti al di fuori del territorio regionale»;