[pronunce]

Lo stesso Tribunale, del resto, riconosce che alcuni passi dell'intervista di cui si tratta sono da ritenere legittimamente insindacabili, in quanto manifestazione tipica dell'attività parlamentare; tali frasi, secondo la parte costituita, sarebbero di contenuto critico pressoché analogo, se non di maggiore intensità, rispetto a quelle impugnate. Il conflitto, inoltre, sarebbe inammissibile in quanto l'atto introduttivo è ritenuto carente per ciò che riguarda l'individuazione del thema decidendum, poiché aver riportato solo in parte il contenuto dell'intervista contestata renderebbe il conflitto stesso privo dei necessari connotati di oggettività. Analogamente inammissibili, poi, sarebbero le censure contenute nel ricorso, secondo cui la Giunta per le autorizzazioni e la Camera dei deputati non avrebbero tenuto conto delle considerazioni espresse dal Tribunale nell'ordinanza emessa ai sensi dell'art. 3 della legge n. 140 del 2003, in occasione dei loro pronunciamenti sul contenuto delle dichiarazioni: il giudizio per conflitto di attribuzione, infatti, ha per oggetto la sussistenza o meno dei presupposti di cui all'art. 68, primo comma, Cost., e non l'adeguatezza e la congruità della motivazione fornita dalla Camera di appartenenza. Quanto al merito, la difesa della Camera dei deputati sostiene che il ricorrente fonda il proprio erroneo assunto sulla base di una valutazione parziale delle dichiarazioni rese dal parlamentare, dichiarazioni che vanno lette, invece, nella loro globalità. Esse si connotano per il tentativo di contrastare un attacco politico nei confronti del partito della Lega Nord che avrebbe visto nel quotidiano “Libero”, diretto appunto da Vittorio Feltri, uno dei protagonisti. Dopo aver riportato per intero le frasi pronunciate dal deputato nel corso dell'intervista, la parte costituita precisa trattarsi di «affermazioni polemiche che nulla hanno di gratuito», in quanto finalizzate a sostenere la linea politica del proprio partito in riferimento ad alcune tematiche di rilievo (il federalismo e la tutela della famiglia tradizionale). Di questo avrebbe dato atto la Giunta per le autorizzazioni dalla cui relazione risulta che il quotidiano “Libero” era ritenuto responsabile di una campagna di delegittimazione nei confronti della Lega Nord, svolta tramite articoli relativi anche alla vicenda della guerra nel Kosovo ed ai rapporti tra l'onorevole Bossi ed il presidente serbo Milosevic. A sostegno della propria linea difensiva, la Camera dei deputati richiama una serie di atti di funzione tesi a dimostrare non solo l'impegno, da parte del parlamentare di cui si tratta, nel senso di una riforma federalista dello Stato, ma anche a rammentare le iniziative politiche assunte dalla Lega Nord contro la pedofilia e contro l'intervento militare dell'Italia nel Kosovo. Tali atti dovrebbero dare conto del fatto che le dichiarazioni oggetto della causa civile nel corso della quale è stato proposto il presente conflitto trovano, in realtà, pieno riscontro nell'attività parlamentare del deputato. A tale scopo, la memoria cita alcune audizioni del deputato (17 gennaio, 20 febbraio e 26 giugno 2002) presso le Commissioni della Camera e del Senato, tenute nella sua qualità di Ministro per le riforme istituzionali, dalle quali emerge tutto il suo impegno per la riforma federalista. Quanto alle iniziative intraprese contro la prostituzione e la pedofilia, vengono richiamati numerosi atti, fra i quali la mozione dell'onorevole Francesca Martini, capogruppo del partito della Lega Nord nella Commissione parlamentare per l'infanzia, contro la pedofilia, nonché un'interrogazione del 5 ottobre 2000 nella quale veniva proprio criticato l'atteggiamento seguito in questa materia dal quotidiano “Libero”. Quanto, poi, alla questione dell'intervento militare nel Kosovo, la difesa della Camera ricorda come anch'essa sia stata oggetto di specifico impegno parlamentare, da parte della Lega Nord e del deputato di cui si tratta. Si citano, a questo proposito, numerosi atti, a cominciare dall'intervento del medesimo alla Camera in data 26 marzo 1999, aggiungendo anche che tale vicenda si collega a quella oggetto dell'inchiesta parlamentare sull'affare Telekom-Serbia, in relazione al quale vengono pure richiamati numerosi atti di funzione, provenienti da vari deputati, sia della maggioranza che dell'opposizione (primo fra tutti, l'intervento in aula dell'onorevole Pagliarini, della Lega Nord, in data 28 febbraio 2001).1. –– La Corte è chiamata a pronunciarsi sul conflitto di attribuzione sollevato dal Tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio, nei confronti della Camera dei deputati che, con deliberazione del 4 febbraio 2004 (doc. IV-quater, n. 85), ha approvato la proposta della Giunta per le autorizzazioni di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento civile per risarcimento dei danni promosso dal giornalista Vittorio Feltri e dalla Cooperativa editoriale Libero nei confronti del deputato Umberto Bossi, per le dichiarazioni da questo rese alla stampa, concernono opinioni espresse dal parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il ricorrente espone che davanti a lui pende il suindicato processo avente ad oggetto la natura asseritamente diffamatoria di alcune frasi pronunciate dal deputato nel corso di un'intervista rilasciata al quotidiano “La Padania” il 16 febbraio 2002. In particolare, mentre per una parte i giudizi del deputato nei confronti del giornalista, nonostante l'asprezza dei toni, possono considerarsi espressione del diritto di critica, altre frasi, riportate testualmente, travalicano non solo il limite del diritto di critica, ma anche l'esercizio della funzione parlamentare. Il ricorrente attribuisce siffatte considerazioni alle seguenti frasi : «è soltanto un topolino con la barbetta bianca senza alcuno scrupolo»; «guardi, molti di noi non hanno dimenticato che pubblicò le foto orrende della pedofilia»; «con la scusa di condannarla, suscitava apposta la morbosità della gente. D'altra parte la divisione vera non è quella che si dice: è un'altra. C'è chi è convinto che il potere venga dall'alto, che ci sono i diritti artificiali, che va coltivata la “famiglia orizzontale” (compresa quella omosessuale) la dose minima di pedofilia e Feltri sta proprio da quella parte». 2.–– Il conflitto è ammissibile. Si rileva, anzitutto, che il principio di completezza e autosufficienza del ricorso non comporta – in particolare per quanto concerne i ricorsi per conflitti insorti in tema di applicazione dell'art. 68, primo comma, Cost. – che debbano essere riportate tutte le dichiarazioni rese nella medesima occasione in cui furono espresse le opinioni addebitate al parlamentare come illecite e lesive. Il principio di autosufficienza esige, invece, che siano esposti tutti i fatti idonei a giustificare la proposizione del conflitto e richiede specificamente, per i conflitti del tipo di quello in esame, che l'esposizione del ricorrente sia tale da consentire alla Corte di raffrontare le dichiarazioni extra moenia con il contenuto di atti tipici della funzione parlamentare.