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Modifiche al decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, concernenti il trasferimento delle imprese agricole costituite in maso chiuso. Onorevoli Senatori. -- Il maso chiuso (Geschlossener Hof) è un istituto tipico dell'area alpina germanofona, particolarmente diffuso in Tirolo, che ha garantito in Alto Adige, a differenza delle altre regioni italiane, la salvaguardia dei territori agricoli montani, impedendo la parcellizzazione delle superfici, causa frequente dell'abbandono, da parte della popolazione, di queste zone dove l'agricoltura è definita difficile, in alcuni casi addirittura eroica. Il maso chiuso si diffonde in Alto Adige approssimativamente alla fine del VI secolo, introdotto dalla colonizzazione dei bavari, antiche popolazioni germaniche. Per esigenze di difesa i bavari erano organizzati in gruppi che costituivano villaggi per lo più dediti all'allevamento e all'agricoltura, con insediamenti in ordine sparso. Il possesso della terra per queste popolazioni non veniva imputato al singolo individuo ma alle singole famiglie, si trattava di un legame strettissimo tra terra e famiglia, che trovava le sue radici nell'antico ordinamento germanico della proprietà terriera secondo cui ci si basava su una società organizzata come una sorta di consorzio agrario: ad ogni capo famiglia veniva assegnata una porzione di terra necessaria alla sopravvivenza di una famiglia numerosa. A rafforzare questa struttura contribuì la concezione germanica della famiglia che vedeva i membri della stessa come soci di una società, a differenza del diritto romano in cui il pater familias aveva un possesso assoluto sui beni. La proprietà, per l'antico diritto germanico, spettava alla famiglia e, come questa, aveva un carattere sacro. Con la dominazione latina si impose anche la concezione romana della proprietà, basata su princìpi individualistici, che però non intaccò l'istituto masale. Le prime norme scritte risalgono al 1404, ad opera del duca Leopoldo IV; l'ordinamento generale del Tirolo non è altro che un primo ordinamento a tutela dell'integrità della proprietà fondiaria per il quale la divisione ereditaria del fondo era subordinata al consenso del signore concedente. Successivamente la materia fu affrontata nel 1502 dall'Imperatore Massimiliano I d'Asburgo e poi da Ferdinando II con le Costituzioni tirolesi nel 1526 e nel 1532. In questi atti, per la prima volta, viene disciplinato l'istituto del maso chiuso sulla base di alcuni princìpi fondamentali: a) si ammettono divisioni solo quando le nuove proprietà possono garantire il decoroso mantenimento delle famiglie; b) il maso deve essere ereditato dai soli maschi in ordine di nascita; c) se il maso non può essere diviso, la sorte designerà l'assuntore che liquiderà i coeredi. Furono le Patenti dell'Imperatrice Maria Teresa d'Asburgo nel 1775 a dare la più completa definizione giuridica dell'istituto. Quattro i princìpi della normativa teresiana: a) il maso chiuso è un'azienda agricola indivisibile; b) per istituire un maso chiuso è necessario che i fabbricati e i terreni attinenti permettano il sostentamento di quattro persone; c) il maso chiuso si trasmette per eredità nella sua interezza a un solo figlio maschio (di norma il primogenito) mentre agli altri figli spetta un indennizzo; d) la qualità di maso chiuso dell'azienda agricola viene iscritta nel libro fondiario. L'Imperatrice Maria Teresa istituì il Catasto teresiano nel quale si metteva per iscritto la consistenza territoriale dei masi chiusi del Tirolo e si determinava la relativa imposta fondiaria. Il concetto del maso chiuso consiste in un'azienda agricola unitaria che al catasto figura come unico oggetto di imposizione. Ciò che rende tale un maso è il criterio funzionale sulla base del quale i singoli appezzamenti sono legati alla casa poiché costituiscono un'unità di produzione agricola. Nel 1787 l'imperatore d'Austria Giuseppe II con la Patente del 3 aprile intervenne sulla divisione ereditaria della proprietà rurale, stabilendo per la prima volta che la cessione del maso dovesse avvenire a favore del primogenito, a meno che non ci fosse un'espressa volontà del de cuius di trasferire la proprietà al figlio più giovane. Quindi il sesso e l'anzianità erano determinanti per ereditare la proprietà rurale e gli eventuali altri figli venivano, nel tempo, indennizzati dal nuovo proprietario. La Patente dell'Imperatore Giuseppe II ha introdotto un'altra questione fondamentale ovvero a quali beni si riferiva il vincolo dell'indivisibilità. Alla casa erano legati tutti i fondi che appartenevano ad un'abitazione sottoposta a imposta e che erano attribuiti alla stessa nel catasto. Tutte queste norme non trovarono applicazione in tutto l'Impero asburgico, ma solo nel Tirolo; infatti con la legge austriaca del 27 giugno 1868 l'istituto del maso chiuso fu soppresso, ma visto che l'agricoltura era materia di competenza legislativa delle province, in Tirolo il divieto di suddivisione non fu abolito. Successivamente, con la legge imperiale del 1º aprile 1889, i vari consigli regionali ebbero la possibilità di salvaguardare l'indivisibilità e il mantenimento di masi chiusi di media grandezza. Solo due province daranno seguito a questa legge: la Carinzia e il Tirolo. Nel giugno del 1900 fu promulgata la legge approvata dal Parlamento regionale della Contea principesca del Tirolo riguardante i rapporti giuridici speciali dei masi chiusi. Questo è un testo fondamentale che regola in maniera organica la materia stabilendo la competenza di un'apposita commissione per la formazione dei nuovi masi e per tutti i cambiamenti di consistenza territoriale degli stessi. Inoltre si vietava di considerare chiusi quei masi il cui reddito non fosse in grado di sostenere una famiglia di cinque persone, senza superare il quadruplo di tale reddito. Alla fine della prima guerra mondiale, con l'annessione dell'Alto Adige all'Italia nel 1919, l'istituto del maso chiuso fu formalmente soppresso. L'estensione della legislazione civile del Regno d'Italia alle nuove province avvenne con i regi decreti 4 novembre 1928, n. 2325, e 28 marzo 1929, n. 499. L'istituto, soppresso de iure ma non de facto , sopravvisse grazie alla consuetudine radicata nella popolazione locale. La soppressione durò per ben venticinque anni, fino al 1954. Con l'accordo De Gasperi-Gruber che si concluse il 5 settembre del 1946, con l'Accordo di Parigi e con la Costituzione della Repubblica italiana furono assicurate alla regione Trentino-Alto Adige «forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale» (articolo 116, primo comma, della Costituzione). Come sappiamo fu approvato lo statuto della regione con la legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5. La nuova legge provinciale sui masi chiusi fu emanata nel 1954, la n. 1. Questi i pilastri del nuovo testo normativo: