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Tante volte all'interno della maggioranza ci siamo interrogati e anche divisi in ordine - per esempio - all'impatto conseguente alla riforma della prescrizione. Su questo punto, così come su tutto l'andamento dei tempi del processo, sarà importante, sulla scia di quanto già fatto per il cosiddetto codice rosso, istituire una commissione ministeriale di approfondimento e monitoraggio dei tempi che permetta di valutare l'efficacia della riforma sia del nuovo processo penale, sia del nuovo processo civile. La garanzia del diritto alla difesa e la ragionevole durata del processo sono due valori imprescindibili che vanno di pari passo e rappresentano l'obiettivo principale delle riforme del processo civile e di quello penale. A tal proposito, visto che in relazione a una delle due mozioni mi si imputa il fatto che non sia stata calendarizzata, ricordo che questo - come è noto a tutti - appartiene alla sovranità del Parlamento, su cui non interferisco. Sempre in tema di garanzie e diritti fondamentali, rivendico con orgoglio la massima attenzione riservata alla gravissima patologia legata alle ingiuste detenzioni. Voglio chiarire che sono il primo Ministro della giustizia che ha disposto che l'ispettorato del Ministero verificasse in via strutturale e sistematica tutti i casi in Italia di ingiusta detenzione per i provvedimenti che poi riterrà di dover portare avanti. (Applausi). Tra l'altro, il poderoso aumento, già disposto, delle persone che lavorano e lavoreranno nei tribunali, in sinergia con la ministra Dadone, con giudici togati e onorari e con personale amministrativo, è il miglior punto di partenza. Altro fondamentale progetto di riforma è quello del Consiglio superiore della magistratura, a tutela dell'autonomia, ma anche dell'autorevolezza e del prestigio dell'Istituzione. Sul relativo progetto c'era già stata un'ampia convergenza nella maggioranza poco prima che cominciasse l'emergenza coronavirus. Sono consapevole che su tutti questi contenuti il confronto con tutte le forze politiche di maggioranza sarà costante, approfondito e improntato a una leale e reale collaborazione, così come accaduto - per esempio - in occasione della recente approvazione dei due decreti antimafia. In questi primi mesi dell'anno le sfide affrontate sono state tante e hanno riguardato settori fondamentali non solo della giustizia, ma anche della salute e della vita economica del nostro Paese. Penso - per esempio - al disegno di legge governativo sulle agromafie, scritto insieme alla ministra Bellanova, che recepisce il progetto della cosiddetta Commissione Caselli. Allo stesso modo, bisognerà proseguire nel monitoraggio e miglioramento dell'efficacia degli strumenti di contrasto alla violenza sulle donne. Di fronte a differenze culturali e politiche che esistono e vanno rispettate, la grande sfida da raccogliere consiste nella possibilità concreta di trovare una sintesi nella maggioranza, in nome e nella consapevolezza del fine ultimo della giustizia: vale a dire la tutela, la protezione e il rispetto dei diritti di tutti i cittadini che sono e devono essere realmente uguali davanti alla legge. (Applausi). PRESIDENTE . Passiamo alla votazione delle mozioni. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, come si è visto anche nella discussione generale di oggi, in Italia, quando si parla di giustizia, si arriva sempre alle categorie di garantisti e giustizialisti. Mentre i garantisti sono fieri di esserlo e lo sottolineano con molta enfasi, i giustizialisti vengono chiamati così più dai loro avversari politici. Per dirlo in maniera banale: i garantisti sono quelli che nel processo penale ripongono maggiore attenzione sui diritti dell'imputato, mentre i giustizialisti sui diritti delle persone offese. È una categorizzazione tutta italiana: almeno nella mia lingua e nella mia cultura questa terminologia e queste categorie non esistono. Nel caso che affrontiamo oggi, i rappresentanti del centrodestra, e tra loro un partito che del garantismo e dell'antifanatismo giudiziario ha fatto il pilastro della propria ragione politica, per primi hanno depositato una mozione di sfiducia contro il Ministro della giustizia. Ebbene, vediamo i punti della mozione uno per uno. Dopo quasi due anni dalla sua mancata nomina a capo del DAP, un pubblico ministero interviene in una trasmissione televisiva per esternare il sospetto che il Ministro della giustizia non lo abbia nominato per non scontentare alcuni boss mafiosi. A prescindere dalle spiegazioni che il Ministro ha già offerto, mi chiedo: da che parte dovrebbe essere chi si vanta di essere garantista? Sicuramente non dalla parte del magistrato che usa la televisione per fare insinuazioni di tale gravità. (Applausi) . Se quel magistrato fosse sicuro di quel che dice, perché non si è rivolto agli organi competenti? E poi vi chiedo: vedete il ministro Bonafede succube della mafia? Uno che è autore di una serie di provvedimenti che - come gli viene contestato nella stessa mozione di sfiducia - sarebbero di un tale giustizialismo da essere addirittura fuori dalla Costituzione? (Applausi) . Se hanno una colpa Bonafede e il suo movimento, è quella di aver alimentato il mostro del sospetto e della giustizia spettacolo, che oggi si ritorce contro di loro. Ma questo non può essere un motivo per agire secondo gli stessi schemi. Passiamo al secondo punto, le proteste nelle carceri. All'inizio dell'emergenza molti carcerati hanno protestato per il degrado e il sovraffollamento delle strutture - ancora più grave ai tempi del Covid - e per la sospensione delle visite, che spesso sono la sola possibilità di ricevere beni di conforto. Il Ministro ha reagito con una norma per concedere gli arresti domiciliari ai detenuti che avevano ancora una pena da scontare inferiore ai diciotto mesi, escludendo espressamente da questo beneficio i condannati per mafia e per i reati più gravi. Questa iniziativa è stata necessaria, figlia di una situazione in cui lo Stato non riesce a garantire la salute dei detenuti. E anche qui mi chiedo: i garantisti sono tali solo nella frase del processo? Se una persona viene condannata deve poi marcire in carcere, come tante volte abbiamo sentito dire? I boss mafiosi che sono andati ai domiciliari per motivi di salute si contano sulle dita di una mano, mentre il numero più nutrito è composto da persone in custodia cautelare. Certo, ogni boss mafioso che esce dal carcere è sempre di troppo, ma tutto questo è successo sulla base di norme che esistevano ben prima del ministro Bonafede. Soprattutto, questa decisione è una prerogativa dei tribunali di sorveglianza? Non vi viene in mente che, dando la colpa al ministro Bonafede, state attaccando la divisione dei poteri che, per voi fieramente garantisti, dovrebbe essere il più sacro dei principi? (Applausi). Il Ministro ha fatto l'unica cosa che poteva fare scrivendo una norma che impone ai tribunali di sorveglianza di verificare periodicamente la sussistenza dei presupposti della loro decisione. E già questo, per alcuni, era troppo. La mozione della collega Bonino rimprovera al Ministro di avere imposto la revisione con un asserito effetto retroattivo delle decisioni adottate dai giudici di sorveglianza;