[pronunce]

e) in applicazione di tale normativa statale, la legge della Regione Puglia n. 9 del 2011, nel rispetto del termine del 31 dicembre 2011 fissato dal citato comma 186-bis dell'art. 2 della legge n. 191 del 2009 e successive modificazioni - cioè come prorogato, prima, dal comma 1 dell'art. 1 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10; e, poi, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 marzo 2011 (Ulteriore proroga di termini relativa al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare), emesso ai sensi del comma 2 del suddetto art. 1 del decreto-legge n. 225 del 2010 -, ha istituito l'Autorità idrica pugliese quale soggetto rappresentativo dei Comuni pugliesi per il governo pubblico dell'acqua e le ha attribuito tutte le funzioni ed i cómpiti già propri della soppressa ATO Puglia. Su tali premesse, la Regione deduce, in primo luogo, che - contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente - i commi 90 e 94 dell'art. 3 della legge n. 244 del 2007 (richiamati dall'art. 3 della legge reg. Puglia n. 27 del 2011) sono applicabili all'ATO Puglia, perché tale soggetto, in quanto consorzio obbligatorio tra Comuni, costituisce una nuova figura di ente locale, dotato di autonoma soggettività e con cómpiti istituzionalmente di competenza degli enti locali. In particolare, ad avviso della resistente, è applicabile all'ATO Puglia la lettera b) del comma 94 dell'art. 3 della legge n. 244 del 2007, secondo cui «le amministrazioni regionali e locali possono ammettere alle procedure di stabilizzazione di cui all'articolo 1, comma 558, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, anche il personale che consegua i requisiti di anzianità di servizio ivi previsti in virtú di contratti stipulati anteriormente alla data del 28 settembre 2007» (vengono citati, a sostegno, il parere n. 13/2008, espresso dalla Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione autonoma Sardegna, favorevole all'applicabilità all'ATO locale della suddetta procedura di stabilizzazione nonché la circolare UPPA n. 5/2008 in materia di stabilizzazioni). A conforto della natura pubblicistica dell'ATO Puglia, la resistente sottolinea anche che alle undici unità di personale appartenenti a tale autorità ed interessate dalla suddetta procedura di stabilizzazione è stato sempre applicato il contratto collettivo nazionale di lavoro delle Regioni ed autonomie locali. In secondo luogo, la Regione afferma che l'impugnata normativa, quale risultante a séguito della legge reg. Puglia n. 27 del 2011, non prevede affatto una stabilizzazione del personale dell'ATO Puglia, ma solo il trasferimento all'Autorità idrica pugliese del personale già in servizio a tempo indeterminato nell'ATO, ai sensi dell'art. 31 del d.lgs. 2001, n. 165, secondo cui, «fatte salve le disposizioni speciali, nel caso di trasferimento o conferimento di attività, svolte da pubbliche amministrazioni, enti pubblici o loro aziende o strutture, ad altri soggetti, pubblici o privati, al personale che passa alle dipendenze di tali soggetti si applicano l'art. 2112 del codice civile e si osservano le procedure di informazione e di consultazione di cui all'art. 47, commi da 1 a 4, della legge 29 dicembre 1990, n. 428». Ne deriva, ad avviso della resistente, che il personale dell'ATO Puglia stabilizzato ai sensi dei commi 90 e 94 dell'art. 3 della legge n. 244 del 2007 gode della stessa tutela del personale assunto in conformità ad altre disposizioni e, pertanto, può essere legittimamente trasferito all'Autorità idrica pugliese, alla quale sono stati attribuiti tutti i cómpiti e le funzioni della soppressa ATO Puglia. In terzo luogo, la medesima resistente osserva che la normativa nazionale sulle stabilizzazioni non può essere qualificata come espressione di un principio di coordinamento della finanza pubblica, perché non impone alle amministrazioni soggette al patto di stabilità interno un limite quantitativo di spesa per le assunzioni di personale od un divieto di instaurare tali rapporti, ma si limita a richiedere peculiari modalità - nella specie rispettate, a suo avviso - per l'assunzione di personale (viene citata la sentenza della Corte costituzionale n. 95 del 2008, relativa all'ipotesi, ritenuta analoga, prevista dall'art. 1, comma 560, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007»). 5.- Nel giudizio iscritto nel registro ricorsi n. 170 del 2011, la Regione Puglia ha depositato, in data 3 agosto 2012, una memoria illustrativa, con costituzione di un nuovo difensore (in sostituzione del precedente, che ha rinunciato al mandato), ribadendo la richiesta di una declaratoria di inammissibilità dell'intero ricorso o, comunque, di non fondatezza delle questioni. La Regione eccepisce preliminarmente l'inammissibilità del ricorso per la mancata corrispondenza delle ragioni di impugnazione indicate nella delibera di autorizzazione al ricorso adottata dal Consiglio dei ministri con quelle prospettate dall'Avvocatura generale dello Stato nel ricorso. Secondo la resistente, nella delibera consiliare il rilievo della "inconferenza" del richiamo, contenuto nella disposizione impugnata, ai commi 90 e 94 dell'art. 3 della legge n. 244 del 2007 costituisce il presupposto interpretativo della dedotta illegittimità costituzionale di una norma che, per il Consiglio dei ministri, prevede l'assunzione di personale senza procedura selettiva concorsuale ed in contrasto con i commi da 10 a 13 dell'art. 17 del decreto-legge n. 78 del 2009. Nel ricorso invece, sempre ad avviso della resistente, la suddetta "inconferenza" è prospettata come un'autonoma censura di illegittimità costituzionale, che si aggiunge a quella basata sulla violazione del principio del pubblico concorso e sul contrasto con l'art. 17 del decreto-legge n. 78 del 2009. Tale mancata corrispondenza delle censure comporterebbe l'inammissibilità del ricorso «nella sua interezza» (e, quindi, delle questioni), perché da essa conseguirebbe, da un lato, la proposizione di una questione non prospettata dall'organo politico che ha autorizzato il ricorso medesimo e, dall'altro, una situazione di incertezza sul contenuto dell'impugnazione, tale da ledere i diritti ed i poteri processuali della parte resistente. Un ulteriore motivo di inammissibilità viene eccepito dalla Regione con riguardo alla dedotta violazione del primo comma dell'art. 120 Cost., in quanto: