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Negli ultimi tempi, sempre più economisti sostengono che la diseguaglianza sociale ed economica costituisce al tempo stesso effetto e causa della perdurante crisi economica. In materia di riforma fiscale stiamo affrontando il tema della diseguaglianza con giuste misure di sostegno ai redditi: in questi giorni è in esame in Senato il decreto-legge sul cuneo fiscale. Ci stiamo interrogando sull'opportunità di un sistema maggiormente progressivo verso i redditi più elevati. Va bene, ma stiamo attenti a non concentrarci soltanto su una redistribuzione tra contribuenti comuni, tra contribuenti poveri e meno poveri. Non perdiamo di vista il fatto che una delle principali cause di diseguaglianza è proprio l'insopportabile trattamento fiscale di favore che concediamo a colossi che stanno drenando risorse dal Paese (Applausi dal Gruppo M5S) , dai cittadini, le stanno conducendo altrove e stanno contribuendo a destabilizzare il tessuto economico e sociale delle nostre comunità locali. Anche su questo punto il presidente Von der Leyen ha usato parole inequivocabili garantendo che il tema della tassazione dei colossi tecnologici è una priorità. Dove i profitti vengono generati, le tasse devono anche contribuire al nostro sistema di sicurezza sociale, al nostro sistema educativo e alle nostre infrastrutture. Sempre sul tema delle risorse, crediamo sia fondamentale in Europa una riforma che finalmente armonizzi i sistemi di tassazione delle multinazionali. Ancora oggi, l'Unione europea accetta di avere al suo interno almeno sette Paesi che fanno concorrenza sleale adottando politiche fiscali aggressive. Paesi che, con il sistema dei tax ruling , offrono a centinaia di multinazionali la possibilità di pagare da loro imposte pressoché simboliche. Anche su questo il presidente Von der Leyen ha usato parole chiare assicurando che si sarebbe battuta per realizzare una base imponibile comune, al fine di fornire alle imprese un unico complesso di regole per calcolare la loro base imponibile nell'Unione europea. Pertanto, Presidente, se tutti, incluso il presidente Von der Leyen, abbiamo chiaro quello che va fatto, facciamolo senza esitazioni o saremo testimoni inerti e complici del declino europeo. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà. MONTI (Misto) . Signor Presidente, condivido integralmente la posizione del Presidente del Consiglio: per i motivi da egli esposti, che non ripeto, questa proposta del presidente Michel è inadeguata per dimensione, per composizione e per rigidità. Secondo il Trattato, il bilancio pluriennale può essere o quinquennale o settennale; si è scelto di confermare la forma settennale - cosa problematica in un mondo che cambia così rapidamente - ma si è addirittura abolita la revisione di metà percorso, che finora esisteva. Come ha detto bene e lucidamente il senatore Renzi, questo non è semplicemente un bilancio: questa è la visione di Europa. Sono sorpreso che la Commissione europea, a quanto pare, abbia dato la sua adesione a questa proposta del presidente Michel. Secondo me, l'effetto primo dell'eventuale adozione di questa proposta sarebbe un calo a zero della credibilità dell'Unione europea e soprattutto della credibilità della nuova legislatura europea e della Commissione Von der Leyen. In particolare, le priorità qualificanti della presidenza Von der Leyen sul piano dell'Europa geopolitica, della lotta al cambiamento climatico e dell'Europa digitale verrebbero molto penalizzate. Quindi, l'Europa avrebbe, più che mai, una schizofrenia tra ambizioni dichiarate e mancanza di vera convinzione nel perseguirle. Questa schizofrenia sarebbe percepita dai cittadini europei, ancora più scettici nei confronti dell'Unione se questa proposta passasse, e anche degli avversari - in qualche caso nemici - che circondano l'Europa, per la prima volta nella storia recente, da est, a sud-est, a ovest. L'unica nota positiva, che anche lei ha rilevato, è l'apertura sulle risorse proprie, che bisognerebbe cercare di dilatare. Io non credo che solo l'Italia, attraverso lei, manifesterà grandi riserve sulla proposta Michel, ma voglio dire di più: anche nell'ipotesi, allo stato altamente improbabile, che tutti gli altri Stati membri fossero favorevoli, l'Italia a mio parere dovrebbe opporre il suo veto. Vede, signor Presidente del Consiglio, vedete colleghi, il diritto di veto viene utilizzato di solito per la tutela di legittimi interessi specifici nazionali, ma in qualche caso può essere molto utile per bloccare decisioni che non vanno nella direzione dell'interesse dell'Europa. Ricordo il caso del Consiglio europeo del giugno 2012, in piena crisi finanziaria. I capi di Governo avevano trovato sul tavolo una proposta abbastanza innocente, che piaceva a tutti, piuttosto "vuotina", per un piano per la crescita, fatto di molte parole e di pochi atti concreti, e niente per il freno alla speculazione che stava divorando alcuni dei nostri Paesi. In quell'occasione, l'Italia oppose il suo veto, sconcertando gli altri Paesi, perché a tutti, compresa l'Italia, piaceva un po' quel piano. In quella sede si disse infatti: solo se entro domani mattina ci saranno misure forti per sconfiggere la speculazione, anche l'Italia si assocerà a questo pacchetto. Così fu, perché vennero decisioni alle quali dovette sottostare anche la Germania, nel timore di essere additata come responsabile unica del crollo dell'euro, e che liberarono la Banca centrale europea dalle maglie tedesche che avrebbero continuato a bloccare la sua azione. Ecco perché, signor Presidente, mi auguro che, se le circostanze ricorreranno (questo sarebbe un caso molto simile), l'Italia userà il suo potere di veto, motivandolo, non tanto per gli interessi nazionali, che pure ci saranno, ma per l'interesse generale dell'Europa. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Falco) . PRESIDENTE . Vorrei rivolgere, e ritengo di interpretare il pensiero di tutti i senatori, il mio plauso alla senatrice Segre, che ieri è stata insignita di un riconoscimento importante da parte dell'Università di Roma «La Sapienza»: il conferimento del dottorato honoris causa in Storia dell'Europa. (Applausi). È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono un membro della Commissione bilancio. Quindi, mi scuso per la mia limitazione, nell'esaminare l'argomento, alla prospettiva di un interesse esclusivamente nazionale e, quindi, prettamente italiano. Nella vita, poi, sono un'artigiana, quindi mi scuso per la mia visione concreta delle problematiche e delle ricadute della politica sulla vita reale. Mi viene perciò difficile oggi parlare di bilancio europeo a lungo termine, un bilancio che si trascina ormai da due anni. Mi scuserete, quindi, qualche inesattezza. Oggi il presidente Conte ci ha raccontato come andrà a difendere in Europa gli interessi dell'Italia. Prendiamo atto - e non oggi: