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in particolare, l'articolo rileva che, dei 4,5 miliardi di euro riferiti al calo degli introiti erariali, circa l'80 per cento è imputabile alla perdita di gettito registrata dal canale retail (sale gioco, agenzie di scommesse e bingo) aggiungendo inoltre che il settore sta subendo gravissime perdite economiche, non soltanto per le chiusure delle sale da gioco, ma in quanto un numero elevato di scommettitori si è invece indirizzato sul gioco illegale, come confermato direttamente dal direttore generale delle dogane e dei monopoli, professor Marcello Minenna, il quale ha rilevato che durante il lockdown c'è stato un forte aumento del gioco d'azzardo illegale, a fronte di una contrazione di quello legale (come testimoniano i numerosi interventi di repressione avvenuti in più di 50 capoluoghi di provincia, a seguito di verifiche in 250 sale illegali); anche per l'anno in corso, le chiusure delle sale scommesse e le misure restrittive tuttora in corso non lasciano intravedere segnali positivi (prosegue l'articolo), con il rischio di un'ulteriore erosione del mercato legale in favore di quello illegale, considerato che i rischi di chiusura delle attività economiche riguardano principalmente piccole imprese familiari nella gestione di agenzie di scommesse o esercizi pubblici, a cui viene meno il contributo della raccolta di gioco attraverso gli apparecchi, necessario alla copertura di quota parte dei costi di gestione, quali le utenze dell'esercizio stesso; tali osservazioni, a giudizio dell'interrogante, destano sconcerto e preoccupazione in relazione alle misure adottate dal Governo nei riguardi della filiera del settore dei giochi e delle scommesse legali, che, con comportamento schizofrenico e inaccettabile, da un lato, comportano gravissime perdite di gettito per l'erario, a causa del calo delle scommesse, dall'altro alimentano il grave fenomeno della ludopatia e del mercato del gioco d'azzardo illegale (senza l'introduzione di contromisure efficienti), determinando effetti socioeconomici devastanti, sia sulla riduzione del numero dei lavoratori regolari, che sull'intero sistema economico delle famiglie e delle imprese del comparto, considerato che le misure di ristoro recentemente introdotte si sono dimostrate insufficienti e inadeguate, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se non convenga che il settore del gioco pubblico (unitamente ad altri comparti) sia stato penalizzato oltre misura, con evidenti pregiudizi, considerato il periodo di chiusura media dei negozi di gioco, superiore agli altri Paesi europei (secondo un'indagine dell'Agimeg), le cui conseguenze occupazionali interessano più di 30.000 addetti impiegati nella distribuzione fisica del gioco, unitamente agli effetti negativi sulla spesa e sulle entrate erariali dei giochi; quali misure urgenti e indispensabili intenda intraprendere, anche attraverso misure d'incentivo, al fine di sostenere la categoria interessata, dato che le disposizioni adottate appaiono inique e incapaci di rispondere ai minimi principi di ragionevolezza e proporzionalità, in relazione ad attività con categorie merceologiche analoghe, dove si continua ad effettuare l'attività di scommesse del gioco legale. Atto n. 3-02255 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: la fibrosi polmonare idiopatica (IPF) fa parte delle malattie polmonari interstiziali (ILD), un gruppo eterogeneo di circa 150 malattie polmonari caratterizzate da vari gradi di infiammazione e fibrosi. È una delle forme più aggressive di queste malattie ed è annoverata nella categoria delle malattie rare, e si stima che nei 27 Paesi dell'Unione europea colpisca ogni anno circa 30-35.000 persone; essa interessa soprattutto gli uomini adulti, in particolare tra i 40 e gli 80 anni, fumatori o ex fumatori, mentre le donne sviluppano la malattia meno frequentemente e, di norma, ne presentano forme meno gravi e a evoluzione più lenta; come si legge nel "Pulmonary fibrosis patients should be given priority in COVID-19 vaccination programmes: a joint statement", un documento firmato da EU-IPFF (European idiopathic pulmonary fibrosis and related disorders federation) e dalla ERN-LUNG (European reference network on rare respiratory diseases): "i pazienti che convivono con malattie polmonari interstiziali e con fibrosi polmonare, in particolare, sono tra le popolazioni più vulnerabili e a più alto rischio in questa crisi sanitaria: ricerche recenti mostrano che rispetto ai loro coetanei hanno il 60% di probabilità in più di morire se ricoverati in ospedale con COVID-19, e dovrebbero pertanto avere la priorità nel lancio dei programmi di vaccinazione nazionali"; il documento specifica inoltre che "diversi Paesi hanno diffuso delle raccomandazioni affinché i pazienti con malattie polmonari interstiziali siano considerati fra quelli ad alto rischio. In particolare, l'agenzia governativa inglese Public Health England (PHE) ha recentemente pubblicato una guida per l'uso dei vaccini COVID-19, per proteggere coloro che sono a più alto rischio di malattie gravi e morte. In questa guida, il Capitolo 14 elenca esplicitamente i pazienti con fibrosi polmonare interstiziale come "gruppi a rischio clinico, a cui dovrebbe essere offerta l'immunizzazione per il COVID-19"; sul sito del Governo "Vaccinazione anti Covid-19. L'Italia rinasce con un fiore", dedicato in particolar modo alla comunicazione trasparente sul piano vaccinale in corso, si legge che le categorie che saranno prese in considerazione prioritariamente per la somministrazione dei vaccini sono gli operatori sanitari, i residenti e il personale dei presidi residenziali per anziani e le persone con età avanzata; sullo stesso sito, la sola altra categoria presa in considerazione sulla possibilità di vaccinazione (non prioritaria) si riferisce alle persone immunodepresse specificando che: "Sono disponibili dati limitati sulle persone con immunodeficienza o in trattamento con farmaci immunomodulanti. Sebbene tali soggetti possano non rispondere altrettanto bene al vaccino, non sussistono particolari problemi di sicurezza". Secondo il piano strategico le persone con immunodeficienza o in trattamento con farmaci immunomodulanti dovranno essere vaccinate nelle prime fasi, in quanto maggiormente suscettibili di ammalarsi di COVID-19; il signor Stefano Pavanello, presidente dell'Unione trapiantati polmone di Padova e membro del comitato esecutivo di EU-IPFF ha recentemente dichiarato: "si rende necessario predisporre un piano vaccinale più preciso che non tenga conto solo dell'età dei pazienti e del fatto di essere affetti da una 'patologia a rischio', classificazione troppo generica che sarà destinata a creare molta confusione", e ha proposto di "prendere esempio dai nostri vicini d'Oltremanica, che hanno già redatto il cosiddetto Green Book, un programma di immunizzazione che elenca chiaramente tutte le patologie i cui pazienti dovranno godere di una forma di precedenza nella somministrazione del vaccino, a prescindere dalla loro età", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda rassicurare le persone affette da fibrosi polmonare idiopatica sulla sottomissione prioritaria al vaccino; se non ritenga utile procedere a chiarire ed elencare quali siano le patologie che rientrano nelle fasi prioritarie del piano pandemico.