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Misure urgenti di contrasto alla carenza idrica. Onorevoli Senatori . – La siccità è una condizione meteorologica naturale e temporanea caratterizzata primariamente da una riduzione delle precipitazioni rispetto alle caratteristiche climatiche del territorio interessato. La siccità non è legata esclusivamente alla mancanza di pioggia nel periodo più caldo, bensì all'alterazione del regime pluviometrico annuale e degli andamenti meteorologici, anche a causa della crisi climatica in corso che ne altera gli andamenti stagionali, che incidono anche sulla riduzione delle precipitazioni invernali, soprattutto da quelle nevose, ovvero sulle riserve idriche naturali dei laghi e dei fiumi a valle. Ogni anno, con l'arrivo della stagione più calda, il nostro Paese si trova a dover gestire il problema di siccità e i connessi rischi per il settore agricolo e zootecnico, per la stabilità dei territori nonché per il rischio di incendi. Al problema della siccità si aggiunge spesso anche la scarsità idrica, ovvero la condizione in cui la domanda idrica eccede la naturale disponibilità di risorse idriche rinnovabili dovuta alla dispersione, perdita o eccessivo utilizzo della risorsa o alla crescente richiesta per lo sviluppo di agricoltura di alta qualità. I fenomeni siccitosi e la carenza idrica in Italia sono ormai una costante. Ogni anno praticamente tutto il Paese soffre di periodi più o meno lunghi di assenza di precipitazioni, a cui si alternano fenomeni idro-meteorologici estremi che comportano il violento rovescio di grandi quantità di acqua in un periodo piuttosto breve che i terreni non sono in grado di assorbire, esponendo i territori al rischio di alluvione e comportando lo spreco della risorsa a causa della mancanza di adeguate strutture di raccolta e accumulo idrico. L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ha stimato in 104,8 mm la riduzione delle precipitazioni medie annue in Italia nel periodo 1991-2020 rispetto alla prima metà del XX secolo (1921-1950), evidenziando come negli ultimi settant'anni si sia registrata una riduzione del 19 per cento della disponibilità media annua della risorsa idrica a livello nazionale. In particolare, la disponibilità di risorsa idrica media annua per il periodo 1921-1950 era di 550 mm (corrispondente a circa un volume di 166 miliardi di metri cubi, per il territorio nazionale) mentre per il periodo 1991-2020 il valore annuo medio risulta essere di 445,2 mm (corrispondente a circa 134,5 miliardi di metri cubi). Secondo le stime del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) da gennaio a maggio 2022 è caduto il 46 per cento di pioggia in meno rispetto alla media degli ultimi trent'anni. Con il Nord che soffre di un deficit del 60 per cento, e con almeno due mesi di anticipo rispetto ai dati medi stagionali a causa delle scarse precipitazioni nevose dell'inverno passato e delle temperature molto superiori alla media stagionale. A tal riguardo, l'Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue (ANBI), a metà maggio 2022, aveva denunciato la mancanza del 40 per cento della neve sulle Dolomiti (-246 centimetri) ed il 51 per cento sulle Prealpi (-202 centimetri). Da una ricerca Ipsos per Finish , realizzata in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, che si celebra il 17 giugno di ogni anno, otto italiani su dieci sono preoccupati per il « futuro idrico » dell'Italia, in particolare il 56 per cento per l'agricoltura, il 25 per cento per i fenomeni di prolungata siccità, il 24 per cento per lo scioglimento dei ghiacciai e il 19 per cento per la presenza di fenomeni atmosferici intensi di breve durata. Secondo lo stesso studio la sensibilità dei cittadini sull'importanza del risparmio idrico è costantemente in aumento. Il contributo dei cittadini attenti e sensibili non può essere la soluzione. Servono misure concrete, strutturali, da attuare nel breve e nel lungo periodo, secondo una strategia che punti alla realizzazione di opere di raccolta e di accumulo delle acque anche piovane e di dilavamento a monte, a cui si devono accompagnare misure di contrasto alla dispersione della risorsa. E' in un quadro così strutturato che il ruolo e il contributo dei cittadini assume un'importanza strategica. La creazione di pertinenti strutture, quali bacini imbriferi montani e invasi, può limitare in maniera significativa il rischio di lasciare letteralmente a secco interi territori e mettere al sicuro colture, e quindi redditi, anche nei periodi più caldi e asciutti dell'anno, e di avere acqua disponibile per la gestione di incendi. Il presente disegno di legge intende contribuire in maniera concreta alle problematiche di carenza idrica nei territori italiani, introducendo misure di delega alle strutture regionali della Protezione civile per la realizzazione di bacini imbriferi montani da utilizzare al fine di attingere acqua nel caso di necessità, quali situazioni di siccità o carenza idrica e incendi, su iniziative autonome o su proposta di comuni o delle province a il beneficio di tutta la comunità. Tali misure potranno consentire ai territori di avere a disposizione importanti quantità di acqua, senza dover attingere alle risorse di acqua potabile, nonché vasche di laminazione che potranno evitare, o quantomeno limitare in maniera significativa, fenomeni alluvionali ed esondazioni. Al fine di una rapida realizzazione degli interventi, sono previste misure autorizzative amministrative semplificate. Per la realizzazione e la manutenzione di tali strutture, la Presidenza del Consiglio dei ministri provvede annualmente, per il quinquennio 2022-2026, a stabilire criteri e modalità per l'erogazione dei fondi ai soggetti richiedenti, le necessarie misure autorizzative semplificate e le risorse finanziarie necessarie.. 1 (Finalità) 1 Al fine di contrastare le problematiche di carenza idrica dovute a fenomeni siccitosi e a problematiche strutturali di dispersione idrica nei territori italiani, le strutture regionali del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, possono provvedere alla realizzazione di strutture di accumulo idrico, quali bacini imbriferi montani, su iniziative autonome o su proposta di comuni o di province, quali strutture per la raccolta delle acque piovane e di dilavamento e di contrasto a fenomeni alluvionali, a beneficio di tutta la comunità. 2 (Disposizioni finali) 1 Ai fini della realizzazione degli interventi previsti dalla presente legge, la Presidenza del Consiglio dei ministri provvede entro il 31 dicembre di ogni anno, per il quinquennio 2022-2026, a definire con proprio decreto i criteri, le modalità e l'entità delle risorse destinate al finanziamento degli interventi in materia di creazione e di manutenzione dei bacini imbriferi montani nonché le misure di semplificazione, anche derogatorie ove applicabili, delle autorizzazioni per la realizzazione degli interventi.