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Delega al Governo per la riforma del sistema fiscale. Onorevoli Senatori. – Nel corso della XVIII legislatura la VI Commissione Finanze della Camera e la 6ª Commissione Finanze e tesoro del Senato hanno deliberato una vasta indagine conoscitiva preordinata alla riforma fiscale, per raccogliere le istanze dei diversi portatori di interessi e approfondire le principali questioni aperte. A conclusione dell'indagine, è stato deliberato un documento conclusivo i cui contenuti, sono stati in parte ripresi dal disegno di legge di delega per la riforma del sistema fiscale approvato dal Consiglio dei ministri. A seguito della conclusione anticipata della legislatura, esso non ha concluso il suo iter parlamentare. Già nel corso del governo Conte II l'esigenza di riformare il sistema fiscale, in particolare l'imposta delle persone fisiche, aveva avuto particolare e concreto riscontro con lo stanziamento di 8 e 7 miliardi per gli anni 2022 e 2023. Il disegno di legge in esame riprende parte dei contenuti già istruiti nel corso della passata legislatura, con diverse modifiche, correzioni e integrazioni necessarie anche alla luce del mutato contesto economico-sociale. L'attuale sistema tributario, costruito nelle sue fondamenta negli anni '70 del secolo scorso, è caratterizzato sempre più da una base imponibile sempre più ristretta, da una grande quantità di redditi evasi o erosi e, soprattutto, da una pressione fiscale che continua, anche in un confronto internazionale, a concentrarsi in maniera significativa sui fattori produttivi, in particolare redditi da lavoro dipendente e d'impresa, finendo così per limitare la produttività e la competitività dello stesso sistema economico. Tra le principali imposte, certamente quella sulle persone fisiche, basata sul principio della progressività, garantisce il maggiore gettito fiscale, quasi 200 miliardi l'anno, con un peso sul Pil attorno al 10 per cento. In particolare, in Italia, l'imposta personale sul reddito conta 41 milioni di contribuenti e si basa principalmente sul reddito dei lavoratori dipendenti e assimilati, che costituisce circa l'80 per cento della base imponibile complessiva e da cui si genera mediamente il 55 per cento del totale dell'imposta. Nell'ultimo ventennio, la base imponibile dell'imposta personale si è notevolmente svuotata dei redditi da patrimoni, reali o finanziari, perdendo così progressivamente il suo ruolo redistributivo, per l'esclusione oppure, in alcuni casi, per il trasferimento di questi ad altra imposizione di tipo proporzionale. Ciò è avvenuto, in primis , per i redditi da capitale delle persone fisiche (dal 1974); per le rendite delle abitazioni di residenza (dal 2000); per la quasi totalità dei redditi dei fabbricati tenuti a disposizione (dal 2012); per i canoni di locazione di abitazioni locate (dal 2011), per parti di reddito da lavoro dipendente erogate come premio di risultato ai lavoratori dipendenti privati, in base ad accordi aziendali (dal 2008). Inoltre, sono state introdotte forme di esenzione da imposte per parti di reddito derivanti dall'utilizzazione economica delle opere d'ingegno e dei diritti d'autore (dal 2008); sono stati assoggettati a imposta sostitutiva i redditi da lavoro autonomo derivanti da ricavi inferiori a un determinato ammontare (dal 2008 con il regime dei contribuenti minimi, poi esteso, di fatto, dal 2019 con la cosiddetta flat tax degli autonomi), i redditi derivanti dalle ripetizioni private erogate da docenti (dal 2019). L'allargamento della tassa piatta ( flat tax ) e l'introduzione di quella incrementale sul reddito stanno contribuendo a erodere ulteriormente la base imponibile dell'imposta personale, indirizzando alcuni lavoratori verso forme di lavoro autonomo o di microimprese individuali fiscalmente più vantaggiose rispetto al lavoro dipendente, con la conseguenza di aumentare le distorsioni d'imposizione tra i diversi regimi fiscali, di penalizzare i redditi poveri, di favorire la precarietà e fenomeni evasivi o elusivi e, soprattutto, di indebolire il complesso sistema di sicurezza sociale. Altro aspetto caratterizzante l'attuale sistema tributario è l'aliquota media non particolarmente elevata sui consumi, basata sul principio keynesiano della necessità di sostenere la domanda, e dove però la presenza di molte aliquote ridotte valide per tutti i contribuenti, anche con redditi medio-alti, ne riduce di molto il gettito fiscale potenziale. Il sistema fiscale, inoltre, presenta varie forme di evasione e di lavoro nero, che si stima superi ogni anno oltre 100 miliardi di euro, ovvero poco meno di un quarto del gettito teorico complessivo (rif. DEF 2023). Da ciò seguono altre distorsioni nel sistema produttivo e inevitabili conseguenze sulla concorrenza e sulla progressività del sistema tributario, sull'equità e sull'intero sistema economico-sociale. Per tutte queste ed altre ragioni, l'attuale sistema fiscale non è solo oppressivo e particolarmente penalizzante nei confronti del lavoro e delle imprese, ma è anche inefficiente e iniquo, come è dimostrato dall'andamento delle attuali aliquote marginali dell'imposta personale al variare del reddito e dall'effetto delle detrazioni sulle aliquote marginali decrescenti al crescere dell'imponibile, soprattutto per quella fascia dei redditi medi. La presente proposta di riforma, pertanto, si prefigge innanzitutto di razionalizzare il ruolo redistributivo e progressivo dell'imposta personale per una fiscalità più equa basata su quattro principi essenziali: innalzare la no tax area , per garantire a tutti un minimo vitale inviolabile; ampliare la base imponibile per evitare di sottoporre a progressività quasi esclusivamente i redditi da lavoro, d'impresa e da pensione, riducendo l'applicazione della flat tax , di regimi cedolari o sostitutivi di tassazione e includendo anche diverse imposte indirette; aumentare la progressività estesa ai redditi alti, in modo da aumentare lievemente il gettito fiscale dei più ricchi; tassare gli extraprofitti cosiddetti straordinari ed eccezionali, non legati all'attività ordinaria dell'impresa ma a stati d'emergenza, oppure a speculazioni finanziarie o allo sfruttamento gratuito di asset intangibili, soprattutto nel settore digitale e del web. Allo stesso tempo, si intende stimolare la crescita, l'innovazione e il lavoro introducendo, da una parte, una tassazione più favorevole e forme di incentivazione fiscale sugli investimenti orientati all'aumento della produttività e della competitività, dall'altra, riducendo il cuneo fiscale, tassando meno il lavoro, soprattutto giovanile e femminile, così come diminuendo il costo relativo per le imprese. Ulteriore aspetti cardine della proposta legislativa sono il contrasto all'evasione fiscale e la revisione del rapporto tra Amministrazione fiscale e contribuente, dove certezza del diritto, semplificazione, reciprocità dei rapporti e digitalizzazione possono generare un miglior rapporto di fiducia e, quindi, produrre minori oneri per i contribuenti, ridurre l'economia sommersa e facilitare, allo stesso tempo, anche gli investimenti esteri nel nostro Paese.