[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, sorto a seguito della deliberazione della Camera dei deputati del 4 febbraio 2004 (doc. IV-quater, n. 85) relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dall'on. Umberto Bossi nei confronti del dott. Vittorio Feltri, promosso dal Tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio, con ricorso notificato il 18 febbraio 2005, depositato in cancelleria il 26 febbraio 2005 ed iscritto al n. 13 del registro conflitti 2005. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 22 maggio 2007 il Giudice relatore Francesco Amirante; udito l'avvocato Roberto Nania per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. –– Il Tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio, con ordinanza del 13 luglio 2004, ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera adottata il 4 febbraio 2004 (doc. IV-quater, n. 85), con la quale è stato dichiarato che i fatti per i quali è stato instaurato «procedimento penale» a carico del deputato Umberto Bossi (recte: i fatti per i quali Vittorio Feltri ed altra hanno instaurato un procedimento civile nei confronti del deputato Umberto Bossi) riguardano opinioni espresse da quest'ultimo nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari e sono, quindi, insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Premette in fatto il Tribunale che il giornalista Vittorio Feltri e la Cooperativa editoriale Libero hanno convenuto in giudizio il suddetto deputato ed altri lamentando che sul numero del quotidiano “La Padania” del 16 febbraio 2002 era stata pubblicata un'intervista rilasciata dall'onorevole Bossi contenente svariate affermazioni, ad avviso degli attori, diffamatorie. Il Tribunale, dopo aver deciso e definito, con sentenza del 19 novembre 2003, la controversia tra gli attori e i convenuti diversi dal parlamentare, ha disposto, in relazione a quest'ultimo, la prosecuzione e la contestuale sospensione del giudizio rimettendo gli atti alla Camera dei deputati che ha, poi, adottato la delibera cui si riferisce il presente conflitto. Il Tribunale ricorda, in primo luogo, che in più occasioni questa Corte ha escluso l'esistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni del parlamentare e le funzioni da questo svolte per le affermazioni proferite nel corso di interviste, in assenza di riscontro in opinioni espresse nel corso di regolari interventi durante le sedute parlamentari. Inoltre, nella sentenza n. 120 del 2004 - nella quale l'intera materia dell'insindacabilità è stata riesaminata alla luce dell'entrata in vigore della legge 20 giugno 2003, n. 140 - è stato, conclusivamente, affermato che, anche dopo l'emanazione della suddetta legge, permane l'esigenza che vi sia un collegamento necessario tra il comportamento del parlamentare e l'ambito funzionale nel quale esso va inserito, nel senso che in ogni caso si deve trattare di esercizio in concreto delle funzioni proprie dei membri delle Camere. Nel caso di specie, mentre alcune delle risposte del parlamentare all'intervistatore, «ancorché caratterizzate da connotazioni forti» costituiscono senz'altro, ad avviso del Tribunale, «opinioni di un politico e rientrano anche nell'esimente del diritto di critica», due dichiarazioni, entrambe relative a Vittorio Feltri, «travalicano il limite della continenza verbale e trasmodano nell'espressione ingiuriosa, priva di finalità diversa da quella di svilire e indicare a disprezzo pubblico la persona oggetto della critica medesima, mera denigrazione fine a sé medesima». Tali ultime dichiarazioni, oltre a non rientrare nel diritto di critica, sembrano esulare anche dalla garanzia di cui all'art. 68, primo comma, Cost., perché pronunciate extra moenia e del tutto estranee all'attività parlamentare, non potendosi ricollegare al dibattito parlamentare sul cosiddetto caso Telekom-Serbia, dato il loro carattere di valutazioni personali e offensive del tutto svincolate dai fatti in questione. Per il Tribunale, tali considerazioni, ancorché ampiamente illustrate nell'ordinanza di richiesta di deliberazione, non sembra siano state esaminate né dalla Giunta per le autorizzazioni né dalla Camera dei deputati, visto che dai resoconti delle rispettive sedute risulta che la valutazione di insindacabilità è stata adottata in riferimento a dichiarazioni diverse da quelle indicate dallo stesso Tribunale come diffamatorie, senza alcuna considerazione di queste ultime, le quali anzi, in particolare negli interventi in Assemblea, non sono state neppure menzionate. Ciò induce a ritenere che la suddetta valutazione sia stata effettuata violando le prerogative del potere giurisdizionale perché, in contrasto con l'orientamento più volte espresso da questa Corte, essa è stata assunta sulla premessa che sia da considerare insindacabile «qualsiasi espressione proferita da un parlamentare, in virtù della mera veste di quest'ultimo, così esponendo qualunque cittadino alla possibilità di essere diffamato senza poter neppure tutelare i propri diritti in base all'art. 24 Cost.». Il Tribunale ritiene, pertanto, necessario promuovere il presente conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato – che considera ammissibile sia sotto il profilo soggettivo sia sotto il profilo oggettivo – e chiede che questa Corte dichiari che non spettava alla Camera dei deputati il potere di qualificare come insindacabili le dichiarazioni di cui si tratta, annullando la relativa delibera della Camera. 2.— Il conflitto così proposto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con ordinanza n. 5 del 2005, depositata in data 11 gennaio 2005. Tale provvedimento, comunicato al ricorrente, è stato a cura di questi notificato alla Camera dei deputati, unitamente al ricorso, il 18 febbraio 2005, ed il successivo deposito presso la cancelleria di questa Corte è avvenuto, a mezzo posta, il 26 febbraio 2005. 3. — Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, chiedendo che il conflitto venga preliminarmente dichiarato irricevibile, inammissibile e/o improcedibile e che, nel merito, si affermi la spettanza alla medesima del potere di dichiarare l'insindacabilità in relazione alle espressioni usate dal parlamentare oggetto del giudizio civile pendente davanti al Tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio. La Camera afferma, innanzitutto, che il giudice ricorrente ha prospettato l'inidoneità della delibera impugnata a ledere le proprie attribuzioni, il che dovrebbe determinare l'inammissibilità e/o improcedibilità del conflitto. Premesso che le frasi del deputato riportate nell'atto introduttivo sono state arbitrariamente estrapolate dal contesto nel quale si inseriscono, la Camera rileva che non si può sollevare conflitto nei confronti di una delibera «di insindacabilità della cui idoneità lesiva, ancorché infondatamente, si mostri di dubitare».