[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 1, commi 1, 2 e 3, lettera a), 2, 3, 4, 5, 9, 11 e 12 della legge della Regione Veneto 23 giugno 2020, n. 23 (Norme in materia di costruzione, esercizio e vigilanza degli sbarramenti di ritenuta e dei bacini di accumulo di competenza regionale), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 24-28 agosto 2020, depositato in cancelleria il 28 agosto 2020, iscritto al n. 73 del registro ricorsi 2020 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, prima serie speciale, dell'anno 2020. Visto l'atto di costituzione della Regione Veneto; udito nell'udienza pubblica del 22 settembre 2021 il Giudice relatore Augusto Antonio Barbera; uditi l'avvocato dello Stato Ettore Figliolia per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Andrea Manzi per la Regione Veneto; deliberato nella camera di consiglio del 23 settembre 2021.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 24 agosto 2020 e depositato il 28 agosto (reg. ric. n. 73 del 2020) , il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1, commi 1, 2 e 3, lettera a), 2, 3, 4, 5, 9, 11 e 12 della legge della Regione Veneto 23 giugno 2020, n. 23 (Norme in materia di costruzione, esercizio e vigilanza degli sbarramenti di ritenuta e dei bacini di accumulo di competenza regionale), in riferimento agli artt. 97, 117, secondo comma, lettere l), m) ed s), e terzo comma, della Costituzione. 1.1.- Il primo motivo di ricorso ha ad oggetto gli artt. 1, commi 1 e 3, lettera a), e 2 della legge regionale impugnata, che il ricorrente assume in contrasto con l'art. 117, terzo comma, Cost. 1.1.1.- L'art. 1, comma 1, rubricato «Finalità e ambito di applicazione», identifica le opere di sbarramento idrico oggetto di disciplina come «argini, dighe e traverse e relativi bacini di accumulo, compresi i bacini idrici multifunzionali destinati anche all'accumulo di acqua a fini antincendio e per l'innevamento tecnico [...] secondo le attribuzioni trasferite alla Regione dalla legislazione statale vigente relativamente agli sbarramenti ed ai manufatti [...] che non superino i 15 metri di altezza o che determinino un volume di invaso non superiore a 1.000.000 di metri cubi». L'art. 2, rubricato «Classificazione delle opere», dispone invece che «[l]e opere di cui all'articolo 1, comma 1, sono classificate nelle seguenti categorie: a) sbarramenti con altezza superiore a 5 metri e fino a 15 metri e/o che determinano un volume d'invaso superiore a 5.000 metri cubi e fino a 1.000.000 di metri cubi; b) sbarramenti che non superano i 5 metri di altezza e/o che determinano un volume d'invaso non superiore a 5.000 metri cubi». Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, le disposizioni in questione, pur richiamando i limiti massimi di altezza e volume di invaso che la legge statale prevede congiuntamente onde individuare gli impianti di sbarramento di competenza delle Regioni, riterrebbero sufficiente - mediante l'uso della disgiuntiva "o" all'art. 1, comma 1, ultimo periodo, e della doppia congiunzione "e/o" all'art. 2 - la sussistenza di uno solo di essi, così sottraendo alla competenza dello Stato la funzione di vigilanza sulle opere di sbarramento che superano uno di tali limiti, con conseguente violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. in riferimento alla materia «governo del territorio». 1.1.2.- Parimenti illegittima sarebbe la previsione di cui all'art. 1, comma 3, lettera a), della legge regionale impugnata, che ne esclude dall'applicazione «le opere poste al servizio di grandi derivazioni di acqua». Ad avviso del ricorrente, infatti, la preesistente riserva di competenza statale relativa a tali opere sarebbe venuta meno in forza di quanto previsto dall'art. 29, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) e del recepimento della direttiva 96/1992/ CE del Consiglio, del 10 novembre 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l'assicurazione diretta diversa dall'assicurazione sulla vita e che modifica le direttive 79/267/CEE e 90/619/CEE (terza direttiva assicurazione vita); pertanto, l'esclusione disposta dalla norma impugnata, oltre a determinare un vuoto normativo relativamente alle opere di dimensioni ridotte poste al servizio di grandi derivazioni di acqua, violerebbe il riparto di competenze fra Stato e Regioni proprio della materia «governo del territorio». 1.2.- Oggetto di impugnazione è anche l'art. 1, comma 2, della legge reg. Veneto n. 23 del 2020, per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in relazione agli artt. 135, 142, 143 e 145 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137). Il ricorrente ha sostenuto che la disposizione impugnata, a mente della quale le opere in questione «possono essere adibite a qualsiasi uso compatibile con la disciplina urbanistica dell'area in cui vengono realizzate, ivi compresi i diversi usi turistici e la balneazione», non conterrebbe alcun richiamo alla disciplina paesaggistica, alla quale gli sbarramenti idrici sono suscettibili di essere sottoposti in quanto afferenti a corsi d'acqua, beni espressamente tutelati dalla normativa statale interposta. L'esclusivo riferimento alla disciplina urbanistica, pertanto, sottrarrebbe gli sbarramenti idrici regionali al sistema organico della tutela del paesaggio, «il quale impone che i suddetti interventi siano valutati nel necessario quadro di disciplina costituito dal piano paesaggistico, da elaborare previa intesa con lo Stato, ai sensi degli articoli 135, 143 e 145 del Codice». 1.3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato anche l'art. 3 della legge reg. Veneto n. 23 del 2020, che rinvia alla Giunta regionale la definizione di criteri e modalità procedurali per il rilascio delle autorizzazioni all'esercizio degli impianti di sbarramento.