[pronunce]

Lo Stato invece avrebbe adottato il decreto impugnato procedendo esso stesso a scegliere i siti in questione pur in assenza di alcuna determinazione della Regione, così violando il principio di leale collaborazione e ledendo la competenza regionale. In realtà, ad avviso dell'Emilia-Romagna, la decisione in ordine ai siti di importanza comunitaria non potrebbe che spettare agli organi politici della Regione poiché "coinvolge delicate ponderazioni di interessi di intere comunità, riservate alla competenza degli organi istituzionali”. L'atto impugnato pertanto si risolverebbe in una arbitraria lesione, "se non addirittura usurpazione delle competenze costituzionali riservate alla Regione stessa”. 4.- Successivamente, con atto depositato il 17 aprile 2000, la Regione Emilia-Romagna (conformemente a quanto deliberato dalla Giunta con atto del 13 marzo 2001, n. 304) ha dichiarato di rinunciare al ricorso in considerazione del fatto che la delibera 21 novembre 2000, n. 2042, con cui la Giunta regionale ha "modificato l'elenco dei proposti siti di importanza comunitaria”, è stata trasmessa al Ministero dell'ambiente il quale, a sua volta, ha provveduto a trasmetterla alla Commissione europea "con invito a considerare il nuovo elenco dei siti italiani” e che pertanto il Ministero sembra avere riconosciuto la fondatezza delle posizioni della Regione. 5.- In entrambi i giudizi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, per mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che i ricorsi siano respinti perché del tutto privi di fondamento. Nelle memorie depositate successivamente e di identico contenuto per entrambi i giudizi, la difesa erariale, in via preliminare, evidenzia come il titolo del decreto ministeriale impugnato sia stato corretto - con rettifica pubblicata nella Gazzetta ufficiale - in "Elenco delle zone di protezione speciale designate ai sensi della direttiva 79/409/CEE e dei siti di importanza comunitaria proposti ai sensi della direttiva 92/43/CE”. L'Avvocatura precisa che vi è stata una cospicua corrispondenza con le Regioni e le Province autonome per ottenere le indicazioni sui siti ambientali da comunicare alla Commissione europea e che l'elenco predisposto dal Ministero dell'ambiente costituisce una fase di individuazione dei siti stessi, essendo infatti in corso, da parte della stessa Commissione in collaborazione con gli Stati interessati (attraverso seminari biogeografici) la verifica di tali proposte, al termine della quale si avvierà una fase di contrattazione per la scelta definitiva dei siti con il coinvolgimento a livello nazionale delle Regioni e Province autonome, e per la designazione delle Zone speciali di Conservazione (ZPS). Lo Stato, quindi, si sarebbe limitato a trasmettere, come "proposta” alla Commissione europea, un elenco di siti indicati dalle Regioni e dalle Province autonome. Il d.m. 3 aprile 2000, secondo la difesa erariale, rappresenterebbe soltanto lo strumento attraverso il quale si è ritenuto opportuno rendere pubblici elenchi di siti proposti già trasmessi alla Commissione europea e, proprio al fine di evitare interpretazioni distorte del decreto stesso, si sarebbe provveduto a correggere il suo titolo evidenziando che i siti ivi elencati sarebbero soltanto oggetto di proposta. 6.- In prossimità dell'udienza, la Provincia autonoma di Trento ha depositato una memoria in cui ribadisce la propria competenza all'individuazione dei siti contemplati nella direttiva e conferma l'impossibilità di considerare la trasmissione dei dati conclusivi del progetto BIOITALY come formale e definitiva individuazione dei siti da parte della Provincia, sia perché ciò risultava chiaramente dalla relazione di accompagnamento agli elenchi, sia perché il d.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, attuativo della direttiva comunitaria, non poteva che presupporre che la proposta italiana a quella data non fosse già avvenuta e che dunque mancasse ancora la formale individuazione dei siti da parte delle Regioni e delle Province autonome. In ogni caso, il Ministro non si sarebbe limitato a trasmettere i siti individuati dalla Provincia, dal momento che sarebbero stati inclusi nell'elenco anche 7 dei 15 siti che erano stati indicati come "siti di importanza regionale” e non "di importanza comunitaria”. 7.- Anche l'Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria integrativa delle proprie difese, confermando la piena correttezza dell'iter procedimentale seguito dal Ministero dell'ambiente: richiesta da parte del Ministro alle Regioni e Province autonome per la individuazione dei siti di importanza comunitaria; comunicazione al Ministro da parte di Regioni e Province autonome dei siti individuati ; formazione dell'elenco e proposta dei siti stessi da parte del Ministero alla Commissione delle Comunità europee ; fase istruttoria e di contrattazione a livello comunitario per la concreta scelta dei siti. 8.- L'Avvocatura dello Stato ha inoltre depositato atto di formale accettazione della rinuncia al ricorso presentata dalla Regione Emilia-Romagna, su conforme deliberazione del Consiglio dei ministri.1.- Preliminarmente deve essere disposta la riunione dei giudizi, dal momento che entrambi hanno ad oggetto i medesimi atti del Ministro dell'ambiente, avverso i quali vengono mosse censure sostanzialmente analoghe. 2.- Lamenta la Provincia autonoma di Trento che, in assenza di apposito atto di decisione dei competenti organi provinciali, il decreto 3 aprile 2000 del Ministero dell'ambiente - nella parte in cui individua e pubblica l'elenco dei siti di importanza comunitaria individuati ai sensi della direttiva 92/43/CE - nonché l'atto con cui il medesimo Ministero ha trasmesso alla Commissione europea tale elenco, avrebbero menomato le competenze in materia di ambiente attribuite alla Provincia dallo statuto speciale e dalle relative norme di attuazione, nonché dall'art. 3 del d.P.R. n. 357 del 1997 e dalla sentenza di questa Corte n. 425 del 1999. 3.- Il ricorso è inammissibile. Il Ministero dell'ambiente, con il d.m. 3 aprile 2000, ha pubblicato l'elenco dei siti individuati e proposti dalle Regioni e dalle Province autonome e trasmessi, dallo stesso Ministero, alla Commissione europea in attuazione della direttiva 79/409/CEE e della direttiva 92/43/CE. Quest'ultima, finalizzata "a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo” (art. 2), prevede la costituzione di una "rete ecologica europea coerente di zone speciali di conservazione”, denominata "Natura 2000” (art. 3). A tal fine, ogni Stato membro propone alla Commissione europea un elenco di siti degli habitat naturali e delle specie locali tra quelli indicati nella direttiva. La Commissione, d'accordo con ciascuno degli Stati, elabora un progetto di elenco dei siti di importanza comunitaria che viene poi approvato secondo il complesso procedimento descritto nell'art. 21 della direttiva (art. 4). Inoltre, l'art. 5 della direttiva prevede anche che la Commissione, ove constati l'assenza di un sito particolarmente significativo da un elenco nazionale, possa attivare una procedura di concertazione con lo Stato interessato e, ove questa non si risolva entro sei mesi, far decidere in materia il Consiglio dei ministri della Comunità europea.