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Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità «Il Forteto». Onorevoli Senatori. – La cooperativa agricola «Il Forteto», fondata alla metà degli anni Settanta nella azienda agricola di Bovecchio, comune di Barberino di Mugello (FI), considerata per lunghi anni una delle principali comunità toscane di recupero per minori disagiati, negli ultimi anni è stata al centro di varie vicende giudiziarie per maltrattamenti anche su minori e bambini presi in affido, costretti a lavori durissimi, punizioni corporali e abusi sessuali. I due cofondatori de «Il Forteto», Rodolfo Fiesoli detto il «profeta» e Luigi Goffredi, nel 1985 furono processati e condannati ad una pena di reclusione per maltrattamenti aggravati ed atti di libidine nei confronti degli ospiti della comunità. Nonostante questi gravissimi capi di imputazione, nel 1997 Fiesoli risultava ancora a capo della comunità e, fatto ancora più grave (a parere dei firmatari del presente disegno di legge), il tribunale avrebbe continuato ad affidare minori alla struttura: almeno 60 fino al 2009. Vale dunque la pena di ripercorrere la cronistoria de «Il Forteto», dalla sua fondazione ai più recenti sviluppi giudiziari. Nel 1975 inizia l'esperienza della «Comune del Forteto», progetto basato su una proposta di comunità agricola produttiva caratterizzata da una totale promiscuità sessuale fra i suoi partecipanti. A rivestire il ruolo di leader è Rodolfo Fiesoli, coadiuvato da Luigi Goffredi, entrambi coinvolti, sin dalla fine degli anni Settanta, in un'inchiesta penale per supposti atti di pedofilia commessi all'interno della cooperativa. Il 30 novembre 1978 Fiesoli viene arrestato su richiesta del giudice Carlo Casini che aveva aperto un procedimento per abusi sessuali ne «Il Forteto». Il 10 luglio 1979 Fiesoli lascia il carcere per tornare alla comune «Il Forteto» dove lo stesso giorno, affidato dal tribunale dei minori, giunge il primo bambino down . Il presidente del tribunale, Giampaolo Meucci, grande amico di don Milani, afferma di non credere nell'indagine del giudice Casini e di ritenere «Il Forteto» una comunità accogliente e idonea. Nel 1982 la cooperativa acquista una proprietà di circa cinquecento ettari nel comune di Dicomano (FI) e vi si trasferisce. L'azienda continuerà a prosperare fino a diventare un'azienda con un fatturato da 18-20 milioni di euro all'anno, con circa 130 dipendenti. Nel 1985, come detto, viene emessa la sentenza di condanna a carico di Luigi Goffredi e Rodolfo Fiesoli. Fiesoli viene condannato a due anni di reclusione per maltrattamenti nei confronti di una ragazza a lui affidata, atti di libidine violenta e corruzione di minorenne; dalla sentenza emerge «istigazione da parte dei responsabili del Forteto alla rottura dei rapporti tra i bambini che erano loro affidati e i genitori biologici». Nel 1998 la Corte europea dei diritti dell'uomo riceve la richiesta di ricorso contro l'Italia e, in particolare, contro l'operato del tribunale dei minori di Firenze, da parte di due madri con doppia cittadinanza, italiana e belga, cui il tribunale per i minorenni di Firenze aveva imposto di interrompere ogni relazione con i rispettivi figli, collocati presso la comunità «Il Forteto». Le donne, inoltre, denunciarono trattamenti violenti e inumani nei confronti dei minori ed una scolarizzazione pressoché inesistente. Il 13 luglio 2000 la stessa Corte ha condannato l'Italia a pagare una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali per l'affidamento alla comunità dei due bambini. Il 20 dicembre 2011 Rodolfo Fiesoli viene arrestato con l'accusa di atti di pedofilia commessi all'interno della cooperativa. Nella relazione finale della Commissione d'inchiesta della regione Toscana (15 gennaio 2013) vengono elencati i nominativi di politici (di livello locale e nazionale), magistrati e professionisti che avevano frequentazioni con la comunità «Il Forteto». In detta relazione si legge quanto segue: «Per fornire un'idea di massima del fenomeno tentiamo di ricostruire dalle testimonianze ascoltate un elenco dei personaggi che, a vario titolo e con differenti modalità, passano al Forteto: Edoardo Bruno, Piero Fassino, Vittoria Franco, Francesca Chiavacci, Susanna Camusso, Rosi Bindi, Livia Turco, Antonio Di Pietro, Tina Anselmi, Claudio Martini, Riccardo Nencini, Paolo Cocchi, Michele Gesualdi (presidente della provincia di Firenze), Stefano Tagliaferri (ex presidente della comunità montana del Mugello), Alessandro Bolognesi (sindaco di Vicchio), Livio Zoli (sindaco di San Godenzo e Londa), Rolando Mensi (sindaco di Barberino di Mugello) E poi i magistrati del tribunale per i minorenni di Firenze, a cominciare dai presidenti che si sono succeduti (Francesco Scarcella, Piero Tony) e dal sostituto procuratore Andrea Sodi, i giudici Francesca Ceroni e Antonio Di Matteo ed il giudice onorario Mario Santini. Frequenta "Il Forteto" Liliana Cecchi, allora presidente dell'Istituto degli Innocenti di Firenze, ma anche molti medici tra cui Roberto Leonetti (responsabile dell'unità funzionale salute mentale infanzia-adolescenza per la zona Mugello). Non mancano i professionisti: volti noti come i giornalisti della RAI Betty Barsantini e Sandro Vannucci, ma anche avvocati come Elena Zazzeri, presidente della camera minorile di Firenze». Dalla stessa relazione emerge inoltre che la comunità ha ottenuto, dal 1997 al 2010, contributi per 1.200.000 euro. In data 3 maggio 2013, l'europarlamentare Morganti chiede l'intervento della Commissione sul caso «Il Forteto» «perché sembrerebbe che questa comunità degli orrori abbia ricevuto finanziamenti provenienti da Fondi europei, sia perché ci troviamo difronte ad una palese violazione dei diritti dei minori previsti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea». In data 17 agosto 2013 il Ministero dello sviluppo economico, nella relazione conclusiva sui profili amministrativo-gestionali della cooperativa agricola «Il Forteto», chiede il commissariamento della struttura ritenuto indispensabile a causa della pesante ed invasiva commistione tra la comunità di Rodolfo Fiesoli e la cooperativa «Il Forteto». Scrivono infatti i commissari ministeriali che tra cooperativa e comunità esiste «un legame imprescindibile» e una «tendenza a confondere le regole e i principi della "comunità" con il rapporto lavorativo e societario della cooperativa», rilevando altresì che tutto «viene delegato ai capi ed i soci vengono lasciati all'oscuro persino dei propri diritti»;