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Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo e alla ripartizione delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni. Onorevoli Senatori. -- A più di mezzo secolo dalla sua approvazione, la Costituzione italiana presenta una contraddizione sempre più insostenibile tra l'ambizione degli obiettivi che pone alla Repubblica (a cominciare dall'articolo 3, secondo comma) e la debolezza dell'apparato istituzionale che dovrebbe conseguirli. Senza alcuna pretesa di risolvere compiutamente tale contrasto, il presente disegno di legge si propone di dare soluzione ad uno degli aspetti cruciali della debolezza della seconda parte della Costituzione: quello che riguarda la fisionomia del Parlamento. L'attuale assetto dell’istituzione centrale della nostra democrazia, un assetto come è noto basato sul modello del bicameralismo paritario o perfetto, è infatti uno dei principali fattori sia della debolezza della forma di governo italiana (perché il doppio rapporto fiduciario rende più difficoltoso il formarsi dinanzi al corpo elettorale di una chiara maggioranza parlamentare di governo), sia della farraginosità della nuova forma federale di Stato, introdotta con la riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione del 2001 (perché la mancanza di un Senato federale come camera di mediazione tra la legislazione statale e quella regionale ha fatto del contenzioso davanti alla Corte costituzionale l'unica forma di gestione del fisiologico conflitto tra i due livelli legislativi). Il presente disegno di legge punta a rimediare a questo grave limite della nostra Carta costituzionale adottando, per quanto riguarda il rapporto tra bicameralismo e forma di governo, il modello di gran lunga prevalente in Europa, che limita alla sola Camera dei deputati il rapporto fiduciario con il Governo; e, per quanto riguarda invece il rapporto tra bicameralismo e forma di Stato, ispirandosi al modello germanico del Bundesrat, unico vero esempio di concertazione legislativa forte tra Stato e Regioni. La scelta della soluzione indicata dalla Grundgesetz tedesca presenta anche il vantaggio di consentire una significativa riduzione (un terzo) del numero dei parlamentari a tempo pieno (e con indennità), ponendo così le basi anche per una incisiva riduzione del costo complessivo della pesante macchina parlamentare italiana: dall'odierno miliardo e mezzo di euro ad un livello stabilmente attestato entro il miliardo. Mentre sul superamento del bicameralismo paritario il consenso politico e parlamentare sembrerebbe largamente maggioritario, sulla soluzione da individuare per dar vita al nuovo Senato le opinioni sembrano invece divergere in maniera significativa. C'è chi resiste sulla linea di un Senato eletto direttamente dal popolo e chi, all'opposto, propone di fare del Senato una sorta di Stati generali delle autonomie territoriali e magari anche funzionali. Non mancano argomenti a favore dell'una o dell'altra soluzione. Resta il fatto che la soluzione che meglio può assegnare un ruolo effettivo ad una seconda Camera che non disponga del voto di fiducia al Governo è quella che assegna al nuovo Senato un ruolo circoscritto ma incisivo nel procedimento legislativo, sulla base di un’effettiva esigenza di completamento della riforma del titolo V: a meno che si voglia, quella riforma, non rivederla e aggiustarla, come è necessario e urgente, ma azzerarla fino a ritornare allo status quo ante , obiettivo arduo oltre che poco condivisibile. La giusta preoccupazione di far giocare un ruolo significativo nei rami alti della Repubblica non solo ai governi regionali, ma anche alle assemblee elettive delle regioni e soprattutto ai sindaci (protagonisti dell'istituzione comunale, certamente la più radicata nella storia italiana e la più apprezzata dai cittadini), viene raccolta dal presente disegno di legge ampliando significativamente, fino ad occupare lo spazio quantitativo finora riservato ai senatori, la quota di delegati associati al Parlamento come grandi elettori del Presidente della Repubblica: una quota che verrebbe assegnata per un terzo alle minoranze presenti nei consigli regionali e per due terzi ai sindaci. Gli articoli 1 e 2, che intervengono rispettivamente sugli articoli 57 e 58 della Costituzione vigente, sono quelli più evidentemente mutuatari della Grundgesetz , in quanto riformano la composizione del Senato della Repubblica sul modello del Bundesrat tedesco, ovvero prevedendo una rappresentanza dei governi regionali e il voto in blocco di ogni regione. L'articolo 3 elimina dall'articolo 59 il riferimento ai senatori a vita e prevede che gli ex presidenti della Repubblica siano nominati deputati di diritto e a vita. Gli articoli dal 4 al 10 potrebbero essere definiti di drafting , in quanto adattano il testo degli articoli dal 60 al 69 della Costituzione vigente al nuovo impianto a bicameralismo differenziato: in particolare, l'articolo 9 attribuisce ai soli deputati la potestà, prevista dall'articolo 67 della Costituzione vigente, di rappresentanza generale della Nazione e l'esclusione del vincolo di mandato; mentre l'articolo 10, modificando l'attuale 69, assegna ai soli deputati l'indennità parlamentare. L'articolo 11 riforma in modo significativo l'articolo 70 della Costituzione vigente che oggi assegna alle due Camere in forma collettiva la potestà legislativa: la forma collettiva viene riservata ai soli disegni di legge costituzionale e agli altri casi esplicitamente indicati dalla Costituzione; sulle materie di esclusiva competenza dello Stato la potestà legislativa viene riservata alla Camera con un ruolo solo consultivo del Senato; sulle materie concorrenti la Camera è invece tenuta all'intesa col Senato, superabile solo attraverso quorum rafforzati; è infine prevista una Commissione bicamerale per dirimere le controversie sulla procedura da adottare nell'esame dei singoli disegni di legge. L'articolo 12 interviene sulla potestà di iniziativa legislativa disciplinata dall'articolo 71 della Carta, circoscrivendo la potestà di iniziativa del Senato alla sola materia concorrente, mentre è esclusa la potestà di iniziativa del singolo senatore; il comma sull’iniziativa legislativa popolare è arricchito dalla previsione di un termine entro il quale la Camera deve prendere in esame in via conclusiva i disegni di legge presentati per questa via. L'articolo 13 interviene sul procedimento legislativo, disciplinato dall'articolo 72 della Costituzione, prevedendo termini perentori per l'invio da parte del Senato dei propri pareri sui disegni di legge all'esame della Camera (nel caso di materie di competenza esclusiva dello Stato), nonché per il pronunciamento della Camera sulle proposte del Senato, in materia di legislazione concorrente; al fine di dare snellezza e chiarezza al procedimento legislativo ordinario alla Camera, l'articolo introduce il divieto di presentare emendamenti in Assemblea se non per il tramite del relatore. Anche gli articoli dal 14 al 17 possono essere definiti di drafting conseguente alla opzione per il bicameralismo differenziato, in quanto attribuiscono alla sola Camera il potere di amnistia e indulto e di istituzione di commissioni d'inchiesta, nonché di approvazione, sentito il Senato, dalla legge di bilancio.