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Signor Presidente, cari colleghi, esattamente due settimane fa in quest'Aula, abbiamo sollevato la questione di come l'Italia dovesse intervenire a tutela non solo della libertà e della democrazia in Venezuela, ma anche di 2 milioni di oriundi italiani, di cui 200.000 con passaporto italiano. In queste due settimane è accaduto esattamente il contrario: il ministro degli esteri Moavero ha balbettato qui una posizione poi contraddetta, il giorno dopo, nel vertice tenutosi in Romania, a Bucarest. In queste due settimane abbiamo visto, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, cambiare radicalmente la collocazione e la politica estera del nostro Paese senza nemmeno un voto in Parlamento. Cari colleghi, questo non è il Venezuela: questa è la Repubblica parlamentare italiana - lo dico agli amici dei 5 Stelle, che tanta ammirazione hanno per la Repubblica venezuelana - e qui la politica estera la decide il Parlamento, espressione del voto dei cittadini italiani. Come qualcuno ha sottolineato in una dichiarazione ufficiale, l'Italia non può rompere, per la prima volta, la sintonia con i suoi partner europei e con i suoi alleati internazionali: non può farlo senza un voto palese del Parlamento. (Applausi dal Gruppo FdI) . Non può farlo - lo dico agli amici della Lega - soprattutto a fronte di alcune parole, che cito: «Maduro è un presidente abusivo. Maduro affama, incarcera e tortura il suo popolo». Queste parole le ha dette Matteo Salvini, pochi minuti fa. Maduro affama, incarcera e tortura il suo popolo, di cui 2 milioni sono italiani. E voi che fate? Subite il Diktat di una minoranza parlamentare, che si è impadronita di alcuni Ministeri chiave e parla a nome di un Paese che non conosce a sufficienza e parla senza un voto parlamentare? A fronte di un Vice Premier che dice che Maduro affama, incarcera e tortura il suo popolo, certo, c'è anche un altro Vice Premier in pectore , il cittadino Di Battista, che dice esattamente il contrario. Quanto può durare questa situazione? Noi chiediamo che si tenga conto di quello che è accaduto in queste settimane e dell'isolamento del Governo italiano, insieme alla Grecia e a Cipro. Certo Cipro, cassaforte dei capitali russi; certo la Grecia, la cui economia è in mano alla Cina e non può più muoversi. Ma questa è l'Italia; non è né Cipro, né la Grecia. E l'Italia deve tutelare anche gli italiani in Venezuela, oltre che la sua dignità e le sue alleanze internazionali. Se volete cambiare la politica estera di questo Paese, abbiate il coraggio di votarlo in Parlamento, alla luce del sole e non sottobanco. Se volete cambiarla, lo fate. Altrimenti io chiedo agli amici della Lega di essere conseguenti con quello che il vice premier Salvini dichiara e di presentare e votare con noi una mozione parlamentare che impegni il Parlamento e il Governo italiano a riconoscere, come la Costituzione venezuelana prevede, il presidente ad interim Guaidó, affinché il Venezuela possa sì votare, ma non sciogliendo l'Assemblea nazionale come vuole Maduro, bensì eleggendo davvero il suo Presidente della Repubblica e io mi auguro che ciò avvenga con votazioni libere e sovrane. La Lega non può ulteriormente continuare in questa politica del doppio forno. Deve decidere, anch'essa in Parlamento, qual è la posizione dell'Italia e lo deve fare qui oggi, prima che sia troppo tardi. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, eravamo pronti già la settimana scorsa, quando è venuto il Ministro degli affari esteri e ha detto che l'Italia si sarebbe messa nel solco dell'Unione europea. Pochi minuti dopo aver affermato con decisione quella posizione, è stato smentito dalla Lega e dal MoVimento 5 Stelle. Noi siamo pronti a lavorare insieme a tutti coloro, non solo le forze di opposizione, vogliano dire con chiarezza da che parte stanno. Ho sentito anche le parole del senatore Urso che riprendevano le dichiarazioni del ministro Salvini. Lo voglio dire con grande chiarezza: siccome non siamo ancora una democrazia dei social , ma una democrazia parlamentare, basta con i post su Facebook e le dichiarazioni su Twitter; venga qui in Parlamento e prenda insieme a noi una posizione netta e chiara. (Applausi dal Gruppo PD) . Dalla settimana scorsa le cose sono cambiate, eccome se sono cambiate. C'è stata una presa di posizione molto forte dei rappresentanti della comunità italo-venezuelana, diretta alle principali istituzioni italiane, con cui hanno descritto con chiarezza la loro situazione e hanno detto da che parte vogliono stare, cioè delle centinaia di migliaia di persone che sono scese in piazza e hanno chiesto libertà. Così come i principali Paesi europei, quelli con cui abbiamo sempre collaborato e con cui abbiamo affrontato le principali sfide a livello europeo: Francia, Spagna, Germania e Regno Unito hanno detto con chiarezza da che parte stanno. Hanno riconosciuto il presidente dell'Assemblea nazionale Guaidó, che ai sensi dell'articolo 233 della Costituzione venezuelana è colui che deve portare a nuove elezioni presidenziali. Non si può scherzare su questo aspetto, con le ambiguità e parlando solo di elezioni. (Applausi dal Gruppo PD) . Di elezioni ha parlato anche Maduro, sottovalutandole, con sprezzo a volte anche del ridicolo, e dicendo: sono pronto a fare le elezioni, sì, ma dell'unica assemblea eletta regolarmente, che è l'Assemblea nazionale guidata da Guaidó. L'Italia deve dire chiaramente da che parte sta e lo deve dire qui dentro, dentro le Aule parlamentari, perché si deve assumere una responsabilità enorme. L'Italia, con questo Governo, ha rotto la solidarietà europea, nel momento in cui è riuscita a parlare con una voce sola. Quando c'è un cambio così radicale della politica estera di un Paese, non lo si fa con le dichiarazioni via social e via Twitter, ma lo si fa in Parlamento, mettendo la faccia e prendendosi la responsabilità per quelle scelte. (Applausi dal Gruppo PD) . Quindi spero, Presidente, che si possa fare un dibattito approfondito e poi votare con grande nettezza e dire da che parte intende stare l'Italia. Noi lo sappiamo: vogliamo stare dalla parte della democrazia. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . BONINO (Misto-PEcEB) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, colleghi, abbiamo già svolto questa discussione due settimane fa, come è stato ricordato. Quello che voglio dire è che i tempi stringono e tutti gli sforzi, diplomatici e di pressione, vanno fatti innanzitutto perché l'esercito resti nelle caserme, perché prima di tutto vanno evitati una guerra civile e un ulteriore massacro per un popolo già martoriato. Oltre a questo, serve prevenire inconsulti interventi esterni (l'avete già fatto in altri posti e non ha portato proprio benissimo). Va negoziata una fuoriuscita per Maduro e va fatta pressione sul presidente Guaidó per elezioni rapide. Lo ripeto: per elezioni rapide.