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Sembra quasi una norma volta a tenere sotto una spada di Damocle i responsabili dei servizi di sicurezza e in uno Stato di diritto non mi sembra che ciò sia consentito e ammissibile, pertanto noi la denunciamo in maniera veemente alla opinione pubblica: in un momento delicato come questo, c'è un tentativo di condizionare l'attività delicatissima ed indipendente dei servizi di sicurezza. Anche questo è un vulnus presente nel decreto-legge in esame, per il quale chiediamo che non si passi all'esame degli articoli. (Applausi) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, a mio avviso dobbiamo lavorare insieme per riprendere la normalità dell' iter legislativo, compatibilmente con la fase epidemiologica che ora ci induce a un periodo sicuramente non breve di convivenza controllata con il virus . Come Italia Viva siamo stati tra le forze politiche che hanno sollecitato informative del Governo prima di definire i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri; questo sta puntualmente avvenendo e dobbiamo ripristinare la centralità del Parlamento. Penso sia una situazione comune di sofferenza per il Governo e il Parlamento trattare norme con fretta, urgenza, andando avanti per proroghe temporali dovute naturalmente alla terribile epidemia. Tuttavia questa proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre si rende necessaria per la situazione epidemiologica ancora molto instabile. In questi giorni stiamo vivendo un amento dei contagi e molti degli interventi straordinari del Governo, a partire da quelli più corposi (dal decreto-legge cura Italia, il decreto-legge n. 18 del 2020, il cosiddetto decreto rilancio) per contenere gli effetti dell'epidemia sulla salute collettiva e sull'economia reale del Paese che sono strettamente legati, nei loro presupposti di efficacia sono strettamente connessi alla dichiarazione dello stato di emergenza disposta dal 31 gennaio al 31 luglio e che con il provvedimento in esame si proroga fino al 15 ottobre. Al cessare dello stato di emergenza sarebbero venute meno anche le misure adottate con i decreti-legge fin qui emanati, come ad esempio la questione delle mascherine, le assunzioni di personale nelle professioni sanitarie, il fondo di solidarietà per medici e personale sanitario, la semplificazione delle riunioni di organi collegiali, lo smart working per i disabili e potrei continuare citando le norme che si prorogano nel decreto-legge in esame. Sappiamo tutti che la lotta al coronavirus non può essere uno sprint ma una maratona; è giusto oggi prorogare lo stato di emergenza, ma prendiamoci del tempo, come Governo e Parlamento, di qui al 15 ottobre per ripristinare gradualmente un iter legislativo magari semplificato ma normale, anche con la definizione più organica di piani pandemici e protocolli comuni, anche per dare maggiore chiarezza di interventi alle cittadine e ai cittadini italiani (Applausi) . DE FALCO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, intervengo a titolo personale. A fine luglio il Presidente del Consiglio venne in quest'Aula a chiedere l'appoggio del Parlamento, tramite una risoluzione, perché fosse possibile per il Governo prorogare lo stato di emergenza. In quel momento probabilmente le cose sembravano andar meglio, ma oggi vediamo che effettivamente c'è una recrudescenza della epidemia. In quella circostanza il Presidente del Consiglio chiese di evitare che perdessero efficacia tutta quella serie di strumenti, di mezzi e di poteri straordinari per fronteggiare l'emergenza, previsti per limitati e determinati periodi di tempo, secondo l'articolo 24 del codice di protezione civile e, quindi, lo stato di emergenza che autorizza a emanare ordinanze di protezione civile. Qui vorrei fare una piccola distinzione rispetto a quanto ho appena ascoltato, perché lo stato di emergenza non autorizza i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che sono atti che promanano dal Presidente del Consiglio e sono ordinari, ma l'utilizzo delle ordinanze di protezione civile, che sono invece atti i quali possono agire in deroga ad ogni disposizione vigente, ovviamente nel rispetto dei princìpi generali dell'ordinamento e della normativa dell'Unione europea. In vista della scadenza del 31 luglio, il Governo quindi ha ottenuto da Camera e Senato risoluzioni che lo impegnavano a porre come termine della proroga il 15 ottobre. La proroga è il necessario presupposto quindi per mantenere in piedi tutto lo strumentario di poteri che servono a garantire tempestività e efficacia, che senza la proroga avrebbero cessato di avere effetto. Ci sono 38 ordinanze emanate, i procedimenti attuativi conseguenti, il coordinamento da parte della Protezione civile, lo stesso Comitato tecnico scientifico (CTS), l'ufficio del Commissario straordinario. Insomma si sarebbe arrestato il complessivo sistema di protezione ed indennità costituito a fatica nei mesi scorsi. Di conseguenza il Consiglio dei ministri ha adottato un decreto-legge che proroga fino al 15 ottobre, come sappiamo, i vari decreti-legge del 2020; lo smart working , l'edilizia scolastica, il reclutamento dei medici e dei pediatri di base, l'assunzione degli specializzandi, la sperimentazione dei farmaci e così via, tutto ciò che è connesso, pertinente e strettamente congiunto alla necessità di fronteggiare l'epidemia e le sue conseguenze. È evidente quindi che rispetto a questo fine nulla ha a che vedere la norma introdotta che invece riguarda la proroga dei servizi di informazione e sicurezza dello Stato. Come diceva chi mi ha preceduto, in questa circostanza quindi c'è una vera e propria eterogeneità che non consente al Parlamento di esplicare la propria funzione. Questa norma, già criticata nell'altro ramo del Parlamento, costituisce secondo me un vero e proprio tentativo di aggiramento della funzione parlamentare e quindi della centralità del Parlamento. Ecco che allora tutta la normativa, così come è costruita, mi lascia perplesso. Annuncio quindi, a titolo personale, che mi asterrò dalla votazione perché, in effetti, qui abbiamo il tentativo, ancora una volta, per l'ennesima volta, di aggirare la centralità del Parlamento e io questo non lo voglio avallare con il mio voto. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, stiamo parlando della conversione del decreto-legge del 30 luglio 2020, n. 83, che reca le misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione dello stato di emergenza. Lo ricordo perché è importante che ogni atto non sia solo legato formalmente ad atti precedenti, ma vi sia anche su questo un richiamo di responsabilità. È stata presentata una pregiudiziale, alla cui approvazione ovviamente il Partito Democratico è contrario, che se passasse, decadrebbe il decreto che determina lo stato di emergenza con proroga fino al 15 ottobre, con tutte le conseguenze di cui questo Senato deve essere consapevole.