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1 Le vittime di violenza di genere hanno diritto alla riorganizzazione dell’orario di lavoro e alla mobilità geografica. 2 Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delegato per le pari opportunità emana, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un regolamento a tutela dei diritti lavorativi delle vittime di cui al comma 1, per definire le misure idonee a realizzare i diritti di cui al comma 1. 11 (Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) 1 Al comma 1 dell’articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo le parole: «di un procedimento», sono inserite le seguenti: «per taluno dei delitti previsti dalla sezione I del capo III del titolo XII del libro II del codice penale ovvero dagli articoli 572, 581, 582, 583- bis , da 609- bis a 609- octies e 612- bis del medesimo codice, ovvero» e dopo le parole: «per effetto dei tentativi di sottrarsi» sono inserite le seguenti «alla violenza o agli abusi, ovvero». 12 (Modifiche alla legge 8 novembre 2000, n. 328) 1 All’articolo 22 della legge 8 novembre 2000, n. 328, al comma 2, dopo la lettera e) , sono inserite le seguenti: « e-bis) misure di sostegno alle donne vittime di violenza sessuale, atti persecutori e maltrattamenti, che consentano anche l’allontanamento dal nucleo familiare quando ciò si renda necessario, anche attraverso il finanziamento del centri antiviolenza, nonché misure di assistenza anche di tipo psicologico al minori testimoni di violenza nel confronti di donne; e-ter) interventi per l’ascolto e la riabilitazione psicologica, su base volontaria, degli autori di violenza di genere, di abusi sessuali o di maltrattamenti in famiglia». 13 (Intervento in giudizio) 1 Nel procedimenti per taluno dei delitti previsti dagli articoli 570, 571, 572, 609- bis , 609- quater , 609- octies e 612- bis del codice penale, ovvero dalla sezione I del capo III del titolo XII del libro II del codice penale, il centro antiviolenza che presta assistenza alla persona offesa può intervenire in giudizio ai sensi degli articoli 91 e seguenti del codice di procedura penale. 2 Nei procedimenti per taluno del delitti previsti dall’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, ovvero per taluno dei delitti di cui all’articolo 380, comma 2, lettere d) e d -bis), del codice di procedura penale, nei quali la persona offesa sia stata destinataria di un programma di assistenza ed integrazione sociale ai sensi dell’articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, ovvero di interventi nell’ambito del programma speciale di assistenza di cui all’articolo 13 della legge 11 agosto 2003, n. 228, l’ente locale o il soggetto privato che ha prestato assistenza alla persona offesa nell’ambito dei suddetti programmi possono intervenire in giudizio ai sensi degli articoli 91 e seguenti del codice di procedura penale. 14 (Banca dati interforze per il contrasto della violenza nei confronti delle donne) 1 Presso il Ministero dell’interno-Dipartimento della pubblica sicurezza è istituita la banca dati interforze per il contrasto della violenza nel confronti delle donne, nella quale confluiscono gli atti di denuncia o di querela, le sentenze di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti nonché i provvedimenti applicativi di misure cautelari personali per i delitti previsti dagli articoli 572, 575, commessi nei confronti di donne o minorenni, e dalla sezione I del capo III del titolo XII del libro II del codice penale, dagli articoli da 609- bis a 609- octies e 612- bis del medesimo codice, nonché per i reati di cui all’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, i provvedimenti di adozione degli ordini di protezione di cui gli articoli 342- ter del codice civile e 736- bis del codice di procedura civile e i provvedimenti emanati ai sensi degli articoli da 330 a 333 del codice civile. 2 I dati di cui al comma 1 sono raccolti nella banca dati di cui al medesimo comma con l’osservanza del segreto investigativo e dei limiti di cui all’articolo 7 della legge lº aprile 1981, n. 121, e sono resi accessibili, esclusivamente per finalità di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché di prevenzione e contrasto dei reati, ad ufficiali e agenti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria nell’ambito dell’attività delegata, secondo modalità stabilite entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della giustizia, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali. V CASE E CENTRI DELLE DONNE 15 (Disposizioni in materia di case e centri delle donne) 1 Le case e i centri destinati all’accoglienza, all’ospitalità o alla residenza temporanea, i centri d’ascolto, di accoglienza, di consulenza legale e psicologica, di raccolta dati, di informazione e di ricerca, di seguito denominati «case e centri delle donne», che agiscono senza fini di lucro e sono autonomi nelle metodologie, nei progetti, nella gestione e nelle modalità di rapporto con le istituzioni pubbliche o private, assicurano sostegno e solidarietà ad ogni donna, cittadina italiana o straniera, presente sul territorio italiano. 2 Le case e i centri delle donne si avvalgono di competenze appositamente acquisite e maturate nelle pratiche e nell’esperienza dell’accoglienza. 3 L’attività delle case e centri delle donne persegue i seguenti obiettivi: a offrire solidarietà ed accoglienza ad ogni donna che a essi si rivolga e, su sua richiesta, ricorrendo le condizioni previste dalla legge, ai suoi figli minori; b predisporre progetti di uscita dalla violenza mediante una relazione tra donne che renda ogni singola donna protagonista di un percorso autonomo; c sperimentare, studiare ed affinare le pratiche e le competenze al fine di prevenire la violenza e superarne i danni, favorire un’educazione alla non violenza, formare consulenti d’accoglienza per le case e i centri delle donne nonché operatrici ed operatori sociali esterni; d favorire e promuovere interventi di rete, sia con l’insieme delle istituzioni, associazioni, organizzazioni, enti pubblici e privati, sia con l’insieme delle competenze e delle figure professionali, al fine di offrire differenti risposte, in merito alle diverse tipologie di violenza, ai danni inferti e alle loro conseguenze sulle singole donne, siano esse cittadine italiane o straniere. 16 (Gestione delle case e dei centri delle donne)