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In particolare, l'articolo 4 prevede la sostituzione dell'articolo 113- bis del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016, per ricondurre a trenta giorni il termine per il pagamento degli acconti sul corrispettivo di appalto, come indicato dalla direttiva, calcolato a partire dalla data di emissione del documento sullo stato di avanzamento dei lavori (SAL) e non da quella del certificato di pagamento, che comunque deve essere emesso contestualmente o entro sette giorni. Si prevede anche la possibilità di concordare nel contratto un termine comunque non superiore a sessanta giorni, purché oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche. Si chiarisce inoltre che la fattura finale emessa dall'appaltatore deve essere saldata nel termine di trenta giorni decorrenti dal collaudo o verifica di conformità, salvo che sia espressamente concordato nel contratto un termine comunque non superiore a sessanta giorni, oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche. L'articolo 5, introdotto durante l'esame in Commissione, delega il Governo all'adozione di un decreto legislativo per la regolamentazione della disciplina relativa all'utilizzo dei termini « cuoio » e « pelle » e di quelli da essi derivati o loro sinonimi. La delega riprende quella già scaduta, contenuta nell'articolo 26 della legge europea 2013- bis (legge n. 161 del 2014). Il citato articolo 26 infatti, al fine di chiudere il caso EU-Pilot 4971/13/ENTR, aveva provveduto ad abrogare la legge n. 8 del 2013, facendo rivivere la precedente legge n. 1112 del 1966. Tale modifica normativa richiedeva un riordino della materia, al cui scopo fu prevista una delega al Governo, che tuttavia non fu esercitata. Ritenendo opportuno colmare la lacuna normativa, al fine di tutelare i consumatori e i produttori, anche artigianali, di prodotti in cuoio, l'articolo 5 ripropone la delega legislativa, nei medesimi termini. In particolare, il decreto legislativo deve essere adottato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentite le Commissioni parlamentari competenti, ed è sottoposto alla procedura di informazione comunitaria prima della definitiva adozione, ai sensi della direttiva (UE) 2015/1535 sulle regolamentazioni tecniche. L'articolo 6 (già articolo 4 del disegno di legge) estende l'ambito di applicazione delle disposizioni della legge 22 aprile 2005, n. 69, in materia di mandato di arresto europeo e procedure di consegna tra Stati membri, anche ai rapporti tra l'Italia e il Regno di Norvegia e a quelli tra l'Italia e la Repubblica d'Islanda. L'articolo 7 (già articolo 5) interviene in materia di requisiti richiesti agli esaminatori di patenti di guida diverse da quella per gli autoveicoli (patente B). La disposizione modifica la lettera a) del punto 2.2. dell'allegato IV del decreto legislativo n. 59 del 2011, prevedendo quale requisito alternativo alla titolarità di una patente di categoria corrispondente a quella per la quale l'esaminatore è chiamato a svolgere la propria attività il possesso di un diploma di laurea in ingegneria del vecchio ordinamento o di laurea specialistica o magistrale in ingegneria. L'articolo 8, introdotto durante l'esame in Commissione, è finalizzato a risolvere la procedura di infrazione n. 2014/4187, con cui la Commissione europea ha rilevato che agli utenti degli aeroporti di Milano, Roma e Venezia, regolati dai cosiddetti contratti di programma in deroga, non viene garantita la possibilità di ricorrere contro le decisioni riguardanti i diritti aeroportuali e che l'ENAC non sarebbe in possesso dell'indipendenza necessaria per svolgere le funzioni di autorità di vigilanza su tali scali aeroportuali. L'articolo 8 pertanto attribuisce in via definitiva le funzioni di autorità di vigilanza all'Autorità di regolazione dei trasporti, ormai pienamente operativa, anche con riferimento ai contratti di programma in deroga, previsti per i tre citati aeroporti. L'articolo 9 (già articolo 6) disciplina il regime IVA applicabile ai servizi di trasporto e spedizione dei beni in franchigia, allo scopo di archiviare la procedura di infrazione n. 2018/4000. Con le modifiche proposte si esentano da IVA le predette prestazioni, a condizione che il loro valore sia compreso nella base imponibile dell'operazione esentata, anche qualora non sia stata scontata l'IVA in dogana. L'articolo 10 (già articolo 7) novella l'articolo 84 del testo unico in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, con particolare riferimento ai termini di prescrizione dell'obbligazione doganale, al fine di garantire piena attuazione al nuovo codice doganale dell'Unione, di cui al regolamento (UE) n. 952/2013, che si applica dal 1° maggio 2016. In particolare nessuna obbligazione doganale può essere notificata al debitore dopo la scadenza di tre anni dalla data in cui è sorta, mentre qualora l'obbligazione doganale sorga a seguito di un comportamento penalmente perseguibile, il termine per la notifica dell'obbligazione doganale è stabilito in sette anni. L'articolo 11 (già articolo 8), modificato durante l'esame in Commissione, contiene disposizioni volte alla piena attuazione del regolamento (UE) n. 1031/2010, che disciplina i tempi, la gestione e altri aspetti della vendita all'asta delle quote di emissioni dei gas a effetto serra. Il comma 1, lettera a) , introduce, nell'ambito della disciplina degli intermediari di cui alla parte II del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, il nuovo articolo 20- ter sull'autorizzazione e la vigilanza dei soggetti legittimati a presentare domanda di partecipazione al mercato delle aste, ai sensi del regolamento europeo. L'articolo 12, introdotto durante l'esame in Commissione, abroga il contributo annuo di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, assegnato dalla legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017), in favore dell'istituto Isiamed, per la promozione di un modello digitale italiano nei settori del turismo, dell'agroalimentare, dello sport e delle smart city . Tale contributo, ancora non erogato, è stato dichiarato incompatibile con la normativa europea sugli aiuti di Stato, nell'ambito della procedura SA.50464 (2018/N). L'articolo 13 (già articolo 9), reca disposizioni attuative della direttiva (UE) 2017/1564, che ha dato attuazione agli obblighi imposti all'Unione dal Trattato di Marrakech e alla quale gli Stati membri devono conformarsi entro l'11 ottobre 2018.