[pronunce]

1.2.1.- La difesa statale evidenzia che, alla stregua della disposizione impugnata, la ricostruzione dell'intera volumetria è assentibile se il nuovo fabbricato determina un minore impatto paesaggistico secondo le indicazioni impartite con le apposite linee guida adottate dalla Giunta regionale e, qualora l'edificio ricada tra le ipotesi di esclusione (di cui all'art. 10-bis, comma 2, della legge della Regione Sardegna 22 dicembre 1989, n. 45, recante «Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale») e in aree tutelate ai sensi degli artt. 136, comma 1, lettere c) e d), e 142 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), anche senza che siano mantenuti la sagoma, i prospetti, il sedime e le caratteristiche planivolumetriche e tipologiche dell'edificio preesistente. 1.2.2.- Tanto premesso, il ricorrente ritiene che la disposizione in esame contrasti con gli artt. 9, secondo comma, e 117, commi secondo, lettera s), e terzo, Cost., quest'ultimo in relazione al decreto del Ministro per i lavori pubblici, di concerto con il Ministro per l'interno 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765), all'art. 41-quinquies, commi ottavo e nono, della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica) e all'art. 2-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. (Testo A)». L'art. 130 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023 inciderebbe, infatti, sul regime degli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici siti nella fascia costiera di trecento metri dalla linea di battigia, la quale è tutelata «in maniera pregnante» ai sensi dell'art. 142, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 42 del 2004, oltre che alla stregua del vigente piano paesaggistico regionale. La previsione censurata travalicherebbe, pertanto, i limiti della potestà legislativa regionale sancita dall'art. 3, primo comma, lettera f), dello statuto reg. Sardegna in materia di edilizia e urbanistica, modificando unilateralmente, e in senso deteriore, la disciplina di un bene paesaggistico, quale è la fascia costiera, assoggettato a rigorosa tutela per la peculiarità delle sue caratteristiche naturali e ambientali. Né, ad avviso del ricorrente, al vulnus arrecato ai valori sottesi alla disciplina violata porrebbe rimedio la precisazione, contenuta nella disposizione modificata, secondo cui il nuovo fabbricato deve determinare un minore impatto paesaggistico in conformità alle indicazioni impartite dalle linee guida adottate dalla Giunta regionale con la deliberazione n. 18 del 5 aprile 2016. Ancora, la disposizione oggetto di censura non rispetterebbe i limiti fissati dal d.m. n. 1444 del 1968, i quali trovano fondamento nell'art. 41-quinquies, commi ottavo e nono, della legge n. 1150 del 1942 e sono vincolanti anche per le regioni autonome, in quanto integrano principi fondamentali della materia posti a presidio del primario interesse generale all'ordinato sviluppo urbano, salvo quanto previsto dall'art. 2-bis, comma 1, del d.P.R. n. 380 del 2001, del quale, tuttavia, nel caso di specie, non ricorrerebbero le condizioni di operatività. 1.2.3.- Lo stesso ricorrente rammenta che una previsione analoga a quella in scrutinio, introdotta dall'art. 14, comma 1, lettera h), della legge della Regione Sardegna 18 gennaio 2021, n. 1 (Disposizioni per il riuso, la riqualificazione ed il recupero del patrimonio edilizio esistente ed in materia di governo del territorio. Misure straordinarie urgenti e modifiche alle leggi regionali n. 8 del 2015, n. 23 del 1985, n. 24 del 2016 e n. 16 del 2017), è stata dichiarata costituzionalmente illegittima, con la sentenza di questa Corte n. 24 del 2022, nella parte in cui aveva aggiunto allo stesso art. 39, comma 15, della legge reg. Sardegna n. 8 del 2015, nuovamente in esame, l'inciso «senza l'obbligo del rispetto dell'ubicazione, della sagoma e della forma del fabbricato da demolire». La disposizione ora impugnata, riproducendo tale inciso, contrasterebbe con il giudicato costituzionale, in violazione dell'art. 136 Cost. 2.- Nel giudizio di legittimità costituzionale si è costituita la Regione autonoma della Sardegna, concludendo per l'inammissibilità e, comunque, la non fondatezza della questione avente ad oggetto l'art. 75 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023, oltre che per la «improcedibilità» delle censure rivolte all'art. 130 della medesima legge. 2.1.- In relazione alla prima delle disposizioni impugnate, la resistente ritiene che essa si ponga in linea con il principio di adeguatezza enunciato dal d.l. n. 104 del 2023, come convertito. Le fattispecie di cui agli artt. 249 e 250 cod. ambiente si configurerebbero, infatti, quali ipotesi specifiche delle procedure descritte in termini generali dall'art. 242 dello stesso codice, ponendosi come «elementi di un sistema unitario delle bonifiche ambientali e, pertanto, non separabili». La Regione argomenta che, poiché l'art. 249 cod. ambiente introduce una procedura semplificata per la contaminazione delle aree di ridotte dimensioni, le quali sono normalmente comprese nel territorio di un solo comune, non sarebbe conforme ai principi di ragionevolezza, sussidiarietà e adeguatezza ammettere il trasferimento di funzioni agli enti locali nei casi di inquinamento più gravi - i quali, di norma, interessano vaste porzioni del territorio -, e, invece, escluderlo per gli eventi che generano un più limitato allarme ambientale. Inoltre, osserva la Regione autonoma Sardegna, la citata disposizione si limita a prevedere che, per le aree di ridotte dimensioni, si applicano le procedure semplificate di cui all'Allegato 4 al Titolo V della Parte IV del codice dell'ambiente, che, a propria volta, si riferisce alle «Autorità competenti» deputate all'approvazione del progetto di bonifica semplificato, le quali non possono che essere individuate nelle amministrazioni titolari della competenza ordinaria di cui all'art. 242 cod. ambiente, sussistendo tra tale previsione e l'art. 249 un rapporto di genere a specie.