[pronunce]

, come novellato, e art. 10 della legge n. 46 del 2006], dovrebbe dichiarare l'inammissibilità dell'appello medesimo, anche nel caso in esame, per il disposto del comma 4 del citato art. 10 della legge 46/2006, avendo la Corte di cassazione annullato la sentenza della Corte d'appello di Ancona su punti non concernenti la pena, né la misura di sicurezza»; che, nel procedimento di cui all'ordinanza iscritta al n. 349 del registro ordinanze del 2007, oggetto di impugnazione dinanzi alla Corte d'appello è la sentenza con cui gli imputati sono stati «prosciolti ex art. 425 cod. proc. pen.» dal Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Perugia perché il fatto non sussiste e perché il fatto non costituisce reato; che, infine, nel procedimento recante il numero di registro ordinanze 354 del 2007, l'imputata è stata «assolta ex art. 530, comma 2, cod. proc. pen.» dal Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Perugia dal reato di cui all'art. 323 cod. pen. per non aver commesso il fatto, sentenza tempestivamente appellata dal pubblico ministero; che, come nella già riportata ordinanza n. 336 del 2007, nelle ordinanze da ultimo citate la rilevanza è motivata sulla base del rilievo che in applicazione delle norme denunciate (art. 593 cod. proc. pen. , come novellato, e art. 10 della legge n. 46 del 2006), gli appelli, in quanto proposti avverso sentenze di proscioglimento, dovrebbero essere dichiarati inammissibili. Considerato che, con le ordinanze in epigrafe, i rimettenti dubitano, in riferimento agli artt. 3, 24, 97, 111 e 112 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 593 del codice di procedura penale, come sostituito dall'art. 1 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento) e – ad eccezione della Corte d'appello di Messina – dell'art. 10 della medesima legge; che, stante l'identità delle questioni proposte, i relativi giudizi vanno riuniti per essere decisi con unica pronuncia; che l'art. 593 cod. proc. pen. disciplina, al comma 2, l'appello del pubblico ministero e dell'imputato avverso le sentenze dibattimentali di proscioglimento, stabilendo - per effetto delle modifiche introdotte dall'art. 1 della legge n. 46 del 2006 ed immediatamente applicabili in forza dell'art. 10 della medesima legge - che l'appello è consentito solo nell'ipotesi di cui all'art. 603, comma 2, cod. proc. pen. , se la nuova prova è decisiva; che dalle stesse ordinanze di rimessione risulta che le Corti rimettenti sono in realtà investite degli appelli proposti dal pubblico ministero avverso sentenze pronunciate dal giudice per le indagini preliminari, in funzione di giudice dell'udienza preliminare (sentenze di assoluzione emesse a seguito di giudizio abbreviato e sentenze di non luogo a procedere ai sensi dell'art. 425 cod. proc. pen.); che, dunque, le Corti rimettenti sottopongono a scrutinio di costituzionalità una norma (l'art. 593 cod. proc. pen.) - unitamente alla relativa disciplina transitoria - di cui non devono fare applicazione nei rispettivi giudizi a quibus; che l'inesatta indicazione della norma oggetto di censura (aberratio ictus) implica, per costante giurisprudenza di questa Corte, la manifesta inammissibilità della questione (ex plurimis, ordinanze n. 435, n. 384, n. 294, n. 187 e n. 42 del 2007). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 593 del codice di procedura penale, come sostituito dall'art. 1 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento) , e dell'art. 10 della medesima legge, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 97, 111 e 112 della Costituzione, dalle Corti d'appello di Ancona, di Trieste, di Messina e di Perugia, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 dicembre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 dicembre 2007. Il Cancelliere F.to: MILANA