[massime]

Ordinamento penitenziario - Benefici penitenziari - Ammissione (nella specie, ai permessi-premio) dei condannati per determinati reati già in espiazione di pena - Condizione della condotta collaborativa con la giustizia - Prospettata violazione del principio di irretroattività della norma penale e del principio di eguaglianza - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 25, secondo comma, della Costituzione, nella parte in cui preclude l'accesso ai permessi premio ai condannati per i reati ivi indicati che non collaborino con la giustizia a norma dell'art. 58-ter dell'ordinamento penitenziario, anche nell'ipotesi in cui l'esecuzione della pena era già iniziata al momento dell'entrata in vigore della legge di modifica. Infatti, per un verso, la norma impugnata, non comportando una modificazione dei presupposti sostanziali dei permessi premio, rimane estranea alla sfera di applicazione del principio di irretroattività della legge penale di cui all'art. 25, secondo comma, Cost.; e con riguardo alla censura riferita all'art. 3 Cost., la diversità di trattamento "nel tempo", che consegue cioè al mutamento del regime giuridico, è effetto connaturato alla successione delle leggi ed è quindi fenomeno in relazione al quale non è configurabile la lesione del principio di eguaglianza. - V. richiamati precedenti, sentenza n. 273/2001 e ordinanza n. 280/2001. - In tema di successione delle leggi e principio di eguaglianza, v. richiamata sentenza n. 410/1995. M.F.