[massime]

Magistratura - Cessazione dal servizio del magistrato per dimissioni - Divieto di successiva riammissione in magistratura - Asserita irragionevolezza con disparità di trattamento tra magistrati ordinari, a seconda che siano dimissionari o decaduti, e dei magistrati ordinari rispetto ai magistrati amministrativi e contabili - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 211, primo comma, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, nella parte in cui preclude la riammissione in magistratura al magistrato cessato dal servizio a sua domanda. Detta disposizione non è, infatti, manifestamente irragionevole e arbitraria in mancanza di un valido termine di confronto: non essendo possibile instaurare un utile confronto tra la cessazione del rapporto di impiego per dimissioni e quella per decadenza (cui si richiama il giudice rimettente); essendo, d’altro canto, la norma censurata una norma speciale in ragione della peculiarità di 'status' dei magistrati, essa non può essere perciò comparata con norme generali; né essendo contemplata un’uniformità di regolamentazione, nello stato giuridico, delle diverse magistrature. - Sulla discrezionalità del legislatore nella materia dell’inquadramento e dell’articolazione delle carriere nel pubblico impiego, v. sentenza (richiamata) n. 5/2000. - Sulla diversità di regime relativo alla cessazione del rapporto di impiego per dimissioni o decadenza, sentenza n. 33/1994 (richiamata). - Sulla diversità di regolamentazione delle diverse magistrature, ordinanza n. 434/2001 (richiamata).