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al bonus vacanze 46 pagine; al credito d'imposta per locazioni non commerciali 33 pagine; la circolare per la dichiarazione dei redditi occupa 411 pagine. Ci si aspettava che le 586 pagine totali potessero essere sfoltite almeno della metà - non vogliamo chiedere molto - proprio per dare un segnale in quella direzione. Ci sono ancora 135.000 lavoratori in attesa della cassa integrazione (che per ora sembra essere ancora un miraggio) e nel frattempo il Paese reale, il Paese che produce, che lavora, registra un calo di quasi il 40 per cento nelle assunzioni rispetto a luglio dell'anno scorso. Quindi, i sintomi della malattia sono molto seri e molto gravi. Ritengo che si sia persa una grande occasione con questo decreto-legge rilancio, ovvero l'occasione di poter mettere in atto quelle riforme strutturali che servono al Paese. Lei dirà, sottosegretario Misiani, che per gli interventi richiesti dall'opposizione servono i soldi, e voi avete messo 55 miliardi a disposizione: è giusto, però questi 55 miliardi sono stati stanziati sempre con la solita modalità, ovvero bonus , sconti un po' di qua, un po' di là, una serie di rigagnoli che perdono efficacia in un momento in cui c'è una vera, profonda, difficoltà di stagnazione economica. In realtà, si poteva anche osare di più se si avesse avuto fiducia negli italiani, negli imprenditori, nei risparmiatori. (Applausi). E come si poteva fare? Si poteva anche mettere a disposizione non 55 ma 150 miliardi, e sa come, sottosegretario Misiani? Rivolgendosi ai risparmiatori italiani, alle famiglie italiane. Abbiamo depositato in questo Senato un disegno di legge per l'istituzione dei conti individuali di risparmio, che sono uno strumento utile alla raccolta di finanza da parte dello Stato verso le famiglie, con un credito di imposta al 23 per cento, l'azzeramento della ritenuta che si paga sui titoli. Si sarebbe ottenuto un rendimento molto utile, molto efficace e decisamente appetibile per i risparmiatori che, se con i BTP Italia in quattro giorni hanno dato allo Stato fiducia per 23 miliardi di euro, l'avrebbero data a condizione che noi avessimo avuto fiducia in loro. Avreste potuto fare una bella emissione da 150 miliardi; sappiamo che i risparmiatori italiani hanno 5.000 miliardi di liquidità disponibile; avreste potuto dire che offrivate quel titolo di Stato a condizioni per loro vantaggiose: loro avrebbero dato una mano all'Italia e l'Italia a loro. E con quei 150 miliardi avremmo potuto fare la famosa e importante riforma strutturale del fisco, che per noi è la flat tax al 15 per cento per tutti (imprese e famiglie). (Applausi). Se avessimo potuto dire agli imprenditori, ai lavoratori, a tutto il ciclo della produzione italiana (e anche straniera) che l'Italia dal 2021 avrebbe avuto un'aliquota fiscale al 15 per cento, come pensa che sarebbe stato adesso l'umore di chi sta lavorando e si sta sacrificando, sottosegretario Misiani? Sarebbe stato molto positivo: la gente avrebbe capito che, di fronte ai sacrifici e alle sofferenze che sta vivendo, perlomeno dall'altra parte il Governo aveva fatto qualcosa di storico cosicché dall'anno successivo finalmente si avrebbe avuto un fisco equo e giusto per tutti. (Applausi). E invece questo non è avvenuto. Il tempo è sempre troppo poco potere illustrare tutte le nostre proposte, ma sono agli atti di questo Senato. Avremmo voluto dare un contributo, che non è stato accettato. Con questo decreto-legge rilancio dimostrate di non avere fiducia negli italiani, nei nostri imprenditori, nei piccoli imprenditori come negli artigiani, nei commercianti, nelle partite IVA; quindi, noi non abbiamo fiducia in voi. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, con grande sorpresa - forse una sensazione che non avrei dovuto provare - ieri ho scoperto che aver messo la fiducia ha privato l'intero Senato della possibilità di intervenire con il minimo delle possibilità di intervento. Una volta si diceva che un ordine del giorno non si nega a nessuno. Parlo delle forme blandissime con cui chiedevamo al Governo di valutare l'opportunità e con cui, comunque, facevamo arrivare un piccolo messaggio. Con la fiducia non siamo in grado di far pervenire al Governo nemmeno modeste suggestioni con una formula del tipo: valuti l'opportunità. È stata scippata anche l'estrema forma di poter intervenire. È come se si fosse rubato a un povero, che è stato già privato di tutte le prerogative del ruolo, anche l'ultima scintilla di ciò che poteva definire i margini operativi reali della collaborazione. Detto questo, voglio sottolineare le tre cose per cui personalmente non potrò votare la fiducia a questo Governo. La prima riguarda il grande tema della scuola. Tutti i giorni sentiamo in televisione e leggiamo sui giornali interventi relativi alla scuola. Non voglio nemmeno parlare di ciò che accade con la scuola paritaria perché mi auguro che ci sia presto una mozione con la quale sia possibile, in ogni caso, far arrivare al Governo le nostre istanze, ma mi riferisco all'insieme della scuola pubblica, che include la scuola paritaria e la scuola statale, e che oggi leggo essere ad alto rischio di una nuova forma di povertà. Parlo della povertà educativa. Ministro e commissario, fino a quando crederanno che la scuola si risolve nella mascherina di turno oppure in quell'autentica forma di discriminazione? Quando ci diranno, infatti, che il 15 per cento degli studenti non possono accedere alla scuola, dovranno dirci innanzitutto i criteri per stabilire qual è questo 15 per cento di studenti che non accederanno a scuola o verranno mandati in un teatro o per cui si aprirà una sorta di circo-tenda fuori dalla scuola. È veramente in gioco il criterio dell'equità, della giustizia e - soprattutto - il criterio di chi è convinto che il rilancio di un Paese comincia dalla scuola intesa nella sua ricchezza educativa. Noi stiamo segnando un punto di non ritorno nella povertà educativa. Un piccolo esempio basta per capire come mai la scuola dell'obbligo viene esclusa dai test Invalsi: chiaramente non ci sono le condizioni oggi per valutare persone che non hanno ricevuto gli stimoli giusti e opportuni per poter dare una valutazione dell'intero sistema. È come dire: siamo un po' più ignoranti e, quindi, molto più poveri. Il secondo punto fondamentale è il dato Istat dell'altro ieri sull'ulteriore impoverimento demografico italiano. Ci sono delle proiezioni accessibili a chiunque. Basta pensare alla famosa piramide rovesciata che descrive l'andamento demografico italiano per immaginare che nel giro di quarant'anni - e sono ottimista - tutti i sessantenni - ce ne sono tanti anche in questa Assemblea - non ci saranno più e non ci saranno neanche i nuovi nati. Avremo un Paese povero culturalmente e demograficamente. Questo è il rilancio Italia che uno si immagina: