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Il sottosegretario DI STEFANO, al riguardo, precisa che il disegno di legge in titolo è stato ideato per cercare di risolvere un problema che, da molto tempo, va ad inficiare le condizioni dei lavoratori a contratto presso le sedi diplomatiche, consolari e gli istituti di cultura, in particolare la parità di trattamento tra di loro. Il senatore ALFIERI ( PD ), relatore, rammenta come il punto discriminante dell'intera questione non sia tanto la cittadinanza dei lavoratori interessati, quanto l'eliminazione di eventuali discriminazioni. Mette in risalto, inoltre, che, molto spesso, risulta oltremodo proficuo ed utile per le nostre Ambasciate assumere dipendenti aventi la nazionalità del luogo, proprio perché conoscono meglio ed hanno maggior esperienza della realtà locale. Segue un breve intervento del senatore URSO ( FdI ), incentrato sulla copertura finanziaria del provvedimento in titolo. Ai fini di un ulteriore chiarimento della problematica, il sottosegretario DI STEFANO sottolinea che lo scopo del disegno di legge è anche quello di garantire il rispetto di determinati standard a tutela dei lavoratori locali, standard caratteristici e fatti propri dalla rete diplomatico-consolare degli altri Paesi che agiscono nella medesima situazione. Il senatore LUCIDI ( L-SP-PSd'Az ) ribadisce come, dal suo punto di vista, il provvedimento non afferisce solo all'equiparazione del trattamento lavorativo, ma anche alle modalità di reclutamento del personale in questione. Alla luce di tale valutazione, pertanto, permangono delle perplessità che, a suo avviso, richiedono un supplemento di disamina da parte della 3 a Commissione, anche se chiamata a fornire un parere in sede consultiva. Il presidente PETROCELLI , nel precisare che, in ogni caso, approfondimenti nel merito sono possibili solamente presso l'11 a Commissione, che detiene la sede referente dell'atto, procede, acquisito il consenso del relatore, al rinvio dell'espressione del parere. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO A.G. 184 Schema di documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo 2019-2021 Doc n. 184 Schema di documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo 2019-2021 (Parere al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ai sensi degli articoli 12 e 13, comma 1, della legge 11 agosto 2014, n. 125. Esame e rinvio) La senatrice MAIORINO ( M5S ), relatrice, dà conto dello schema di decreto ministeriale, sottoposto al parere della Commissione, chiamata a esprimersi, entro il prossimo 15 luglio, sullo schema di documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo 2019-2021. Ricorda che, a norma dell'articolo 12, comma 2, della legge n. 125 del 2014, il Documento in esame deve indicare la visione strategica, gli obiettivi di azione e i criteri di intervento, la scelta delle priorità delle aree geografiche e dei singoli Paesi, nonché dei diversi settori nel cui ambito dovrà essere attuata la cooperazione allo sviluppo, nonché esplicitare gli indirizzi politici e strategici relativi alla partecipazione italiana agli organismi europei e internazionali e alle istituzioni finanziarie multilaterali. Sul Documento si è espresso favorevolmente lo scorso 11 giugno, il Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo (CICS). Allegate allo schema di Documento, le relazioni riguardanti l'attuazione della politica italiana di cooperazione allo sviluppo nel 2017 e nel 2018 forniscono una ricognizione dettagliata dei settori dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) promosso dal nostro Paese. Il Documento offre, innanzitutto, un quadro di riferimento del contesto internazionale, di quello europeo e di quello nazionale, evidenziando come il triennio 2019-2021 debba essere considerato decisivo per l'attuazione dell'Agenda 2030 e dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Per l'Unione europea e gli Stati membri il quadro di riferimento della cooperazione allo sviluppo è segnato dal nuovo Consenso europeo per lo sviluppo, alla cui redazione nel 2017 ha contribuito anche il MAECI, che riconosce l'importanza di temi prioritari per l'Italia quali il nesso fra migrazione e sviluppo, la sicurezza alimentare, il ruolo del settore privato. Il testo peraltro sottolinea come l'Italia, con il suo 13 per cento, rappresenti uno dei principali contributori dell'aiuto allo sviluppo dell'Unione europea. A livello nazionale, il testo ricorda l'organizzazione, prevista nel 2021, della Conferenza Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo, incentrata sulla necessità di favorire una più diffusa consapevolezza in merito alla portata dell'Agenda 2030 e dei temi dello sviluppo sostenibile. Il successivo capitolo del Documento, che traccia il quadro della Cooperazione pubblica allo sviluppo del nostro Paese nel triennio 2019-2021, evidenzia come la visione strategica nazionale si incentri sui 5 Pilastri dell'Agenda 2030 e ponga al centro della propria azione il pieno sviluppo della persona, del capitale umano e la protezione di coloro che vivono in situazioni di maggiore disagio e vulnerabilità. Viene sottolineato come l'impegno dell'Italia a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione sarà rafforzato nelle principali aree di crisi, dal Medioriente all'Africa e all'Asia. Per quanto riguarda le risorse, il quadro fornito dal Documento e in particolare dalle relazioni allegate, la relatrice ricorda come l'Italia abbia avviato negli ultimi anni un percorso di graduale riallineamento del rapporto fra Cooperazione Pubblica allo Sviluppo (CPS) e Reddito Nazionale Lordo (RNL), salito dallo 0,14 per cento nel 2012 allo 0,30 per cento nel 2017. In valore assoluto, nel 2017 l'importo computato come Cooperazione Pubblica allo Sviluppo (CPS) è stato pari a 5.209,89 milioni di euro. Peraltro la Relazione 2018 allegata al Documento, attesta che l'ammontare dell'APS per l'anno 2018 - pari a 4.405,76 milioni di euro - sia nel frattempo sceso allo 0,25 per cento del RNL a causa essenzialmente del decremento dei costi di assistenza ai rifugiati e richiedenti asilo. La stessa legge di bilancio 2019-2021 prevedeva che nel 2019 il rapporto CPS/RNL rimanesse stabile, ma decrescente dal 2020, in previsione di un sensibile decremento dei costi di assistenza ai rifugiati e richiedenti asilo. Il testo tuttavia rimarca l'intenzione dell'esecutivo, a partire dal prossimo DEF, di rilanciare un percorso di adeguamento degli stanziamenti annuali per il comparto, tale da porre l'Italia in linea con gli impegni assunti a livello internazionale. Le previsioni indicate nel testo parlano per il triennio di riferimento di risorse per 5.011,89 milioni euro per il 2020, per 4.428,21 milioni di euro per il 2021 e di 4.477,20 milioni di euro per il 2022.