[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 170 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A)», e dell'art. 15 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), promosso dal giudice delegato della Corte d'appello di Torino nel procedimento a carico di A. P. con ordinanza del 22 giugno 2017, iscritta al n. 92 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 25, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 10 marzo 2020 il Giudice relatore Giovanni Amoroso; deliberato nella camera di consiglio dell'11 marzo 2020.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.&#8210; Il giudice delegato della Corte d'appello di Torino, con ordinanza del 22 giugno 2017, iscritta al n. 92 del registro ordinanze 2019, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 170 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A)» e dell'art. 15 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), nella parte in cui, in tema di revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, prevedono la inderogabile competenza monocratica del «capo» dell'ufficio giudiziario cui appartiene il «magistrato» che ha emesso il provvedimento opposto, anche ove quest'ultimo sia un giudice collegiale. 2.&#8210; Il giudice rimettente è stato investito dell'opposizione contro un decreto di revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, in favore di un richiedente protezione internazionale, emesso, a seguito del rigetto per manifesta infondatezza del gravame proposto, dalla stessa Corte d'appello in composizione collegiale. In particolare, a fronte del rigetto del ricorso proposto, ai sensi dell'art. 35 del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 (Attuazione della direttiva 2005/85/CE recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato), avverso il provvedimento di diniego della protezione internazionale e umanitaria emesso dalla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, l'appellante era stato ammesso dal locale Consiglio dell'ordine degli avvocati al patrocinio a spese dello Stato per proporre impugnazione. Il giudizio di gravame era stato definito con sentenza di rigetto e, con decreto in pari data, era stata revocata l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato ai sensi dell'art. 136, comma 2, del d.P.R. n. 115 del 2002, per avere il beneficiario agito quanto meno con colpa grave. Contro quest'ultimo provvedimento veniva proposta opposizione ai sensi dell'art. 170 del d.P.R. n. 115 del 2002, la cui decisione era demandata, in conformità all'art. 15 del d.lgs. n. 150 del 2011, al capo dell'ufficio. L'ordinanza di rimessione premette che la parte propone opposizione contro il decreto di revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, assumendone l'erroneità per essere i motivi posti a fondamento dell'appello, pure rigettato, né inammissibili né manifestamente infondati, stante la «consistenza, plausibilità e ragionevolezza» degli stessi rispetto alla credibilità dell'appellante e al suo percorso di integrazione sociale. Nell'ordinanza si ricorda, poi, che sebbene il testo unico in materia di spese di giustizia non contempli un rimedio contro i provvedimenti sulla revoca del beneficio del patrocinio a spese dello Stato emessi dal giudice civile, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, è proponibile l'opposizione ex art. 170 dello stesso d.P.R. n. 115 del 2002, la cui disciplina processuale è dettata dall'art. 15 del d.lgs. n. 150 del 2011, che assoggetta le relative controversie al rito sommario di cognizione demandando la decisione sul ricorso «al capo dell'ufficio cui appartiene il magistrato che ha emesso il provvedimento impugnato». Sottolinea, quindi, il giudice a quo che il decreto impugnato dinanzi a sé è stato emanato dalla Corte d'appello in composizione collegiale e che l'irragionevolezza di un sistema nel quale il riesame di un provvedimento di un giudice collegiale è demandato alla cognizione di un giudice monocratico è tanto più evidente per i provvedimenti, come nella fattispecie processuale posta all'attenzione dello stesso, di revoca dell'ammissione al patrocinio per avere la parte agito o resistito in giudizio per mala fede o colpa grave, involgendo il relativo sindacato valutazioni che dovrebbero essere demandate al giudice dell'impugnazione della decisione di merito e che in ogni caso finirebbero con il sovrapporsi con quelle a quest'ultimo rimesse. Al fine di suffragare la non manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate, rispetto ai parametri di cui agli artt. 3 e 97 della Costituzione, il giudice rimettente pone in evidenza ulteriori contraddizioni interne al sistema normativo quali, ad esempio, la decisione da parte di un giudice ordinario monocratico contro i provvedimenti, sempre collegiali, sul patrocinio a spese statali emessi dal giudice amministrativo e la previsione da parte dell'art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011 della collegialità per le opposizioni contro i provvedimenti di liquidazione dei compensi degli avvocati, che pure di norma sarebbero caratterizzate da maggiore semplicità rispetto a quelle in esame. In punto di rilevanza, il giudice delegato della Corte d'appello di Torino assume che non è percorribile un'interpretazione costituzionalmente orientata demandando la decisione dell'opposizione a un decreto di revoca emesso da un giudice collegiale a un collegio, in considerazione dell'orientamento della Corte di cassazione secondo cui ciò determinerebbe un vizio di costituzione del giudice ai sensi dell'art. 158 del codice di procedura civile, stante la competenza funzionale del presidente dell'ufficio giudiziario in composizione monocratica e l'esplicazione di funzioni decisorie da parte di magistrati ai quali le stesse non sono attribuite dalla legge (è citata Corte di cassazione, sezione seconda civile, sentenza 4 marzo 2015, n. 4362).