[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera della Camera dei deputati del 28 ottobre 2009 (Doc. XVI, n. 1), promosso dal Tribunale di Livorno, sezione distaccata di Cecina, con ricorso depositato in cancelleria il 22 marzo 2012 ed iscritto al n. 1 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2012, fase di ammissibilità. Udito nella camera di consiglio del 20 giugno 2012 il Giudice relatore Giuseppe Frigo.. Ritenuto che, con ricorso del 2 marzo 2012, il Tribunale di Livorno, sezione distaccata di Cecina, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione alla deliberazione del 28 ottobre 2009 (Doc. XVI, n. 1), con la quale la Camera dei deputati - ritenuto che i comportamenti ascritti al senatore Altero Matteoli, oggetto del procedimento penale in corso davanti al Tribunale ricorrente, rientrino nella previsione dell'articolo 96 della Costituzione - ha negato, in relazione ad essi, l'autorizzazione a procedere; che il Tribunale premette di essere investito del procedimento penale nei confronti del senatore Matteoli, al quale è contestato il reato di cui all'articolo 378 del codice penale con riguardo a fatti commessi nell'agosto del 2003, allorché rivestiva la carica di Ministro per l'ambiente; che il procedimento era pervenuto al ricorrente dopo che il Collegio per i reati ministeriali, costituito presso il Tribunale di Firenze ai sensi dell'articolo 7 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1 (Modifiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione e della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, e norme in materia di procedimenti per i reati di cui all'articolo 96 della Costituzione), aveva escluso che i fatti contestati potessero qualificarsi come reati ministeriali ai sensi dell'art. 96 Cost., in quanto «oggettivamente e strumentalmente non riconducibili alle funzioni proprie della carica istituzionale»; che la Camera dei deputati - della quale all'epoca il Matteoli faceva parte - aveva sollevato conflitto tra poteri dello Stato, ritenendo che i provvedimenti adottati tanto dal Collegio per i reati ministeriali che dallo stesso Tribunale di Livorno (davanti al quale il procedimento era giunto alla fase dell'istruzione dibattimentale) fossero lesivi delle proprie attribuzioni costituzionali, previste dall'art. 96 Cost. e dagli artt. 5, 8 e 9 della legge cost. n. 1 del 1989; che la Corte costituzionale aveva risolto il conflitto con la sentenza n. 241 del 2009, affermando, da un lato, che il Collegio per i reati ministeriali avrebbe dovuto trasmettere gli atti al Procuratore della Repubblica, affinché questi desse comunicazione al Presidente della Camera dei deputati, ai sensi dell'art. 8, comma 4, della legge cost. n. 1 del 1989, del provvedimento con cui detto Collegio aveva escluso la natura ministeriale dei reati ascritti all'imputato; dall'altro, che il Tribunale di Livorno, sezione distaccata di Cecina, avrebbe dovuto rilevare l'omissione della predetta comunicazione, adottando i provvedimenti conseguenti di competenza per rimediare ad essa; che, avendo avuto comunque notizia della pendenza del procedimento penale, la Camera dei deputati, nella seduta del 28 ottobre 2009 - sul presupposto che i fatti ascritti al Matteoli avessero natura ministeriale e che fossero stati realizzati «per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo» - aveva deliberato, con la maggioranza prevista dall'art. 9, comma 3, della legge cost. n. 1 del 1989, su conforme proposta della Giunta per le autorizzazioni, di negare l'autorizzazione a procedere per essi; che, con ricorso del 18 dicembre 2009, il Tribunale di Livorno, sezione distaccata di Cecina, aveva sollevato un primo conflitto di attribuzione avverso tale delibera, rilevando che il potere di negare l'autorizzazione a procedere era accordato alle Camere solo in rapporto ai reati ministeriali, mentre il Collegio per i reati ministeriali aveva escluso che i fatti oggetto di giudizio avessero tale natura; e che, d'altra parte, in base a quanto affermato nella citata sentenza n. 241 del 2009, la Camera - nel caso di dissenso dalla valutazione operata dall'autorità giudiziaria - non era abilitata a qualificare come ministeriale il reato contestato, in modo vincolante rispetto all'autorità giudiziaria, ma poteva soltanto sollevare conflitto di attribuzione; che, in detto ricorso, si era altresì sostenuto che il Tribunale avrebbe potuto anche procedere senza tenere conto della delibera dell'organo parlamentare, ma che, comunque, il principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato faceva apparire opportuna la proposizione di un conflitto di attribuzione contro di essa; che, su tali premesse, il Tribunale aveva chiesto, quindi, alla Corte di stabilire «se, ai fini dell'esercizio della prerogativa di cui all'art. 96 Cost., spetti alla Camera di appartenenza o all'autorità giudiziaria la valutazione in ordine alla natura ministeriale o meno del reato contestato»; che, con ordinanza n. 317 del 2011, la Corte aveva dichiarato improcedibile il ricorso, in quanto depositato, con la prova delle relative notificazioni, oltre il termine perentorio previsto dall'art. 24, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale; che, a fronte di ciò, il difensore del senatore Matteoli aveva chiesto al Tribunale ricorrente di emettere sentenza di non doversi procedere nei confronti del proprio assistito per mancanza della necessaria condizione di procedibilità, ai sensi dell'art. 96 Cost. e degli artt. 121 e 129 del codice di procedura penale e, comunque, per intervenuta prescrizione: richiesta al cui accoglimento il pubblico ministero si era opposto; che, preliminarmente rispetto ad ogni altra decisione, il Tribunale reputa di dover sollevare un nuovo conflitto di attribuzione avverso la deliberazione della Camera dei deputati del 28 ottobre 2009; che, diversamente da quanto asserito nel precedente ricorso, il ricorrente ritiene di non potere, allo stato, ulteriormente procedere nei confronti del senatore Matteoli, giacché la delibera impugnata - fin quando «esiste nell'ordinamento giuridico» - rappresenterebbe comunque «un ostacolo al pieno esercizio del potere giurisdizionale da parte del giudice ordinario»: ostacolo che potrebbe essere rimosso solo attraverso lo strumento del conflitto di attribuzione; che, ciò posto, il ricorrente assume che la delibera censurata sia stata assunta in carenza delle condizioni legittimanti la sua adozione;