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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 161 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 15. IN SEDE REFERENTE dl n. 28/2020 - proroga intercettazioni e sospensioni processuali DDL 1786 Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta COVID-19 (Esame e rinvio) Il senatore MIRABELLI ( PD ) e la senatrice PIARULLI ( M5S ), correlatori, illustrano il decreto legge n. 28 del 2020, in conversione, che reca misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19. Nel merito il provvedimento si compone di otto articoli. L'articolo 1 proroga al 1° settembre 2020 il termine a partire dal quale la riforma della disciplina delle intercettazioni  introdotta dal decreto legislativo n. 216 del 2017, nella versione novellata con decreto n. 161/2019, convertito in legge n. 7/2020  troverà applicazione. In particolare, al comma 1, lettera a) si prevede, con una modifica all'articolo 9, comma 1, del citato decreto legislativo, che la riforma si applicherà non più ai procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020, come previsto nella disciplina vigente, ma ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020. Per tutti i procedimenti in corso continuerà dunque ad applicarsi la disciplina attuale. La lettera b) del comma 1 modifica a sua volta il comma 2 dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 216 del 2017, prorogando al 1° settembre 2020 il termine a partire dal quale acquista efficacia la disposizione che introduce un'eccezione al generale divieto di pubblicazione degli atti (di cui all'articolo 114 del codice di procedura penale), tale da consentire la pubblicabilità dell'ordinanza di custodia cautelare (articolo 2, comma 1, lett. b), del decreto legislativo n. 216 del 2017). Il comma 2 proroga l'entrata in vigore delle disposizioni di cui al citato decreto-legge n. 161 del 2019, come convertito, stabilendo che anche le sue nuove disposizioni (ad eccezione di quelle di cui all'articolo 2, comma 6) si applichino ai procedimenti iscritti successivamente al 31 agosto 2020. In tal modo viene allineata l'efficacia della disciplina delle intercettazioni recata dalla cosiddetta "riforma Orlando" del 2017 e l'efficacia delle nuove disposizioni previste dal decreto-legge medesimo, che l'hanno in parte modificata. Il decreto-legge n. 161 non si è infatti limitato a prorogare il termine a partire dal quale la riforma delle intercettazioni telefoniche di cui al decreto legislativo n. 216 del 2017 avrebbe trovato applicazione, ma ha a sua volta apportato una serie di modifiche alla disciplina delle intercettazioni contenuta nel codice di procedura penale. Entra invece immediatamente in vigore la disposizione di cui all'art. 2, comma 6, del decreto-legge n. 161 del 2019 (quindi senza alcuna proroga rispetto al termine del 30 aprile stabilito dalla legge di conversione del decreto-legge medesimo) relativa all'adozione del decreto del Ministro della giustizia con il quale vengono stabiliti le modalità da seguire per il deposito in forma telematica degli atti e dei provvedimenti riguardanti le intercettazioni, nonché i termini a decorrere dai quali il deposito in forma telematica sarà l'unico consentito. Il decreto potrà essere adottato previo accertamento della funzionalità dei servizi di comunicazione e nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. L'articolo2 apporta alcune modifiche alla disciplina procedimentale dei permessi cosiddetta di necessità (di cui all'articolo. 30- bis dell'ordinamento penitenziario, di seguito anche o.p.) e della detenzione domiciliare cosiddetta in deroga', cioè sostitutiva del differimento dell'esecuzione della pena ( ex articolo 47- ter comma 1 ter o.p.). In particolare, il comma 1, lettera a) , modifica l'articolo 30- bis dell'ordinamento penitenziario (legge 26 luglio 1975, n. 354), nella parte in cui disciplina il procedimento per l'adozione del provvedimento relativo ai permessi cosiddetti di necessità, i quali trovano il presupposto applicativo "nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente" ovvero "eccezionalmente per eventi familiari di particolare gravità". La modifica apportata dal decreto-legge consiste nella previsione della richiesta obbligatoria, da parte dell'autorità competente a decidere sull'istanza di permesso di un parere in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata ed alla pericolosità del soggetto, rivolta: al Procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto ove ha sede il tribunale che ha emesso la sentenza, nel caso di detenuti per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater ; anche al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, nel caso di detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis o.p.. La disposizione non prevede un termine entro il quale i pareri debbano essere resi, ma stabilisce che la misura non possa essere concessa dal magistrato di sorveglianza prima di 24 ore dalla richiesta. Sono tuttavia fatte salve le ipotesi in cui "ricorrano esigenze di motivata eccezionale urgenza", in relazione alle quali il giudice di sorveglianza potrà procedere anche prima dello spirare del termine delle 24 ore. La lettera a) del comma 1 apporta un'ulteriore modifica all'articolo 30- bis o,p., integrando il contenuto del nono comma, che concerne l'informativa trimestrale - che deve essere resa al Procuratore generale presso la corte d'appello in relazione ai permessi concessi ed al relativo esito - dagli organi che li hanno rilasciati. Con l'integrazione apportata dal decreto-legge si prevede che il Procuratore generale presso la corte d'appello, una volta ricevuta l'informativa, a sua volta dia comunicazione: dei permessi concessi a detenuti per delitti previsti dall'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater del codice di procedura penale, al Procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto ove ha sede il tribunale che ha emesso la sentenza; di permessi concessi a detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis o.p., al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo.