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Serve un nuovo patto per l'Italia, che le forze politiche presenti in questo Parlamento possono certamente favorire, e rispetto al quale un buon segnale sono stati gli incontri avuti nei giorni scorsi dal presidente Draghi con le parti sociali, i sindacati e Confindustria. A seguito di questo decreto aiuti, è stato già annunciato dal presidente Draghi un corposo provvedimento, da adottare entro la fine del mese di luglio, con interventi urgenti a sostegno delle imprese e delle famiglie. In questa direzione, il presidente Draghi ha tutto il nostro sostegno e il nostro incoraggiamento. Un provvedimento sostanzioso sarebbe certamente un buon viatico per il lavoro da fare, con il Parlamento e le parti sociali, in vista della stesura di una legge di bilancio in grado di varare provvedimenti strutturali a sostegno di una crescita economica e solidale. Al primo punto dell'agenda deve esservi sicuramente la lotta all'inflazione, una tassa iniqua che colpisce certamente i più poveri e che noi dobbiamo contrastare per evitare l'ulteriore erosione del potere d'acquisto delle famiglie e gli aumenti dei costi di produzione dell'apparato produttivo. Altra emergenza è sicuramente il lavoro, che ha bisogno di adeguate misure di sostegno, in grado di far lievitare a livelli accettabili i salari, in modo da combattere quel fenomeno inaccettabile ormai semplicemente definito lavoro povero. Non c'è bisogno che lo ricordi, visto che lo stesso presidente Draghi lo ha messo ai primi punti della sua agenda. Vi è poi la questione annosa del cuneo fiscale, rispetto al quale questo Governo e questa maggioranza hanno ripetutamente espresso la volontà di arrivare al più presto a un taglio robusto, in maniera da riempire le buste paga dei lavoratori. Ancora vi è molto da fare, anche se molto è stato già fatto. I cittadini ci guardano, aspettando fiduciosi che questo Governo possa continuare a lavorare per risolvere i loro drammatici problemi. Penso soprattutto alle persone che in questo momento sono negli ospedali, agli anziani e ai giovani che la sera guardano tristi spettacoli in televisione, dove si assiste a risse in un politichese che non comprendono. E non credo si divertano a seguire, davanti agli schermi televisivi, sui giornali e sui social , coloro che sembrano volersi impegnare sempre più a rendere impotente il Governo e a umiliarlo. Signor Presidente, noi continuiamo a sperare proprio in quello spirito repubblicano che, nei momenti peggiori della nostra storia, ha saputo chiamare a raccolta le forze politiche e i cittadini per uscire unitariamente dalle emergenze più drammatiche, e questo è un momento drammatico. Le sfide che ci aspettano sono colossali. C'è bisogno di tutti. C'è bisogno della fiducia del Senato, che certamente il presidente Draghi avrà, così come noi di Insieme per il futuro-Centro Democratico le esprimiamo la nostra. (Applausi) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,03) CRUCIOLI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr. SMART-IdV) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr. SMART-IdV) . Signor Presidente, l'altro ieri ho ascoltato il presidente del Consiglio Draghi affermare, davanti alla stampa estera, che grazie al Governo sono stati centrati tutti gli obiettivi e che l'Italia sarebbe un Paese più forte. Non so che Paese veda lui, ma io, ovunque giri gli occhi, vedo i danni provocati da questo Governo nel Paese, danni allo spirito del Paese, innanzitutto. Io vedo un popolo diviso, vedo un popolo fiaccato, confuso e impaurito, e vedo soprattutto danni all'economia. Innanzitutto i danni sono raffigurati in maniera plastica dai 2.800 miliardi di debito. È chiaro che questi debiti si sono depositati e accumulati nel corso degli anni. Ma, se guardiamo al periodo della pandemia, da quando è iniziata, e alla modalità di gestione isterica e paternalistica della pandemia stessa, vediamo che il debito è aumentato di ulteriori 500 miliardi. Siamo stati il Paese con maggiori chiusure e con maggiori provvedimenti divisivi, che hanno creato odio e divisioni in tutte le famiglie, che hanno creato discriminazioni e hanno prodotto il danno economico che ha portato all'enorme aumento del deficit . Guardiamo poi cosa sta succedendo per quanto riguarda l'allineamento alle posizioni più oltranziste della NATO sulla guerra da parte di questo Governo. Prima la NATO ha abbaiato di fronte alla Federazione russa, provocando il conflitto, e adesso non vuole arrivare ad alcun tipo di compromesso. Per noi non è un tabù quello di dire che un compromesso, anche di natura territoriale, per porre fine immediatamente al conflitto deve essere preso in considerazione. Invece l'Italia, con un'adesione alle posizioni della NATO in maniera veramente acritica e contro i propri interessi, considera un tabù questa discussione e prosegue con una politica di contrapposizione netta e di contrasto fino in fondo, qualunque siano le conseguenze che ciò comporta, anche di natura economica, oltre a quelle di un rischio militare e nucleare. Stiamo vedendo tali conseguenze attraverso i rincari delle materie prime e dell'energia: abbiamo infatti la triplicazione del costo delle bollette, la benzina stabilmente sopra i due euro al litro, l'inflazione che su base annua è aumentata dell'8 per cento e che nell'ultimo mese è aumentata ulteriormente dell'uno per cento. L'inflazione quest'anno ha provocato e provocherà un aumento di 500 euro per ogni famiglia soltanto per il carrello della spesa. Ci sono poi 5,6 milioni di persone in povertà assoluta; la povertà è ai massimi storici, in aumento ulteriore quest'anno, con un milione di poveri assoluti in più. Ci sono quasi cinque milioni di lavoratori che prendono meno di 1.000 euro al mese; c'è la crisi delle imprese, che a settembre e a ottobre vedremo provocare un aumento della disoccupazione mai vista prima. Di fronte a tutto questo, il nostro Presidente del Consiglio dice che l'Italia è più forte e abbiamo centrato tutti gli obiettivi. Quali sono i suoi obiettivi? Non sono certo quelli di fare il bene del popolo, se la situazione è quella che ho descritto. Se i dati sono questi, quali obiettivi sono stati centrati? Per quanto riguarda poi il decreto aiuti, c'è una tassazione degli extraprofitti delle imprese che hanno lucrato sulla crisi dell'energia al 25 per cento. È chiaramente una misura insufficiente; si sarebbe dovuta adottare una tassazione molto più alta per quelle imprese. E la mancia dei 200 euro? Abbiamo detto che, soltanto per la maggiorazione del costo del cibo, i cittadini italiani spenderanno 500 euro in più, ciascuno di loro, per comprare il cibo e si danno 200 euro una tantum a una fascia ristretta di popolazione, peraltro con l'erogazione a ottobre per una grossissima fetta di coloro che ne avranno diritto. E poi soprattutto non si sblocca in maniera decisiva la cessione dei crediti fiscali, del superbonus, mettendo in crisi migliaia di imprese del settore e le famiglie che avevano fatto affidamento su questa misura. Avevamo proposto alla Camera di tagliare l'IVA sui generi alimentari, ma l'emendamento è stato bocciato.