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Concessione di amnistia e di indulto. Onorevoli Senatori. -- La disastrosa situazione della giustizia costituisce ormai la questione per cui lo Stato italiano è condannato in sede europea ogni anno e sotto vari profili, negli ultimi vent'anni per violazione di diritti umani fondamentali. Più volte il Consiglio d'Europa ha infatti denunciato che «i ritardi della giustizia in Italia sono causa di numerose violazioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo sin dal 1980» e che tali ritardi «costituiscono un pericolo effettivo per il rispetto dello Stato di diritto in Italia». Il dossier dell'associazione «Detenuto Ignoto» su quanto costa la Giustizia in Italia (fonti: le analisi di Confindustria Confartigianato, Banca d'Italia e Banca Mondiale) dimostra come essa sia la «madre» di tutte le emergenze. Con quattro anni di attesa per le cause civili (e sette anni per quelle penali) sei milioni di processi civili costano all'Italia 96 miliardi di euro in termini di mancata ricchezza; a fronte di ciò secondo i dati della Commissione europea per l'efficienza della giustizia (CEPEJ) riferiti al 2008 l'Italia destina al funzionamento del sistema giustizia (civile e penale) circa lo 0,19 per cento del PIL. Il costo annuo della giustizia in Italia è stimato a 4.088.000.000 euro (contro i 3.350.000.000 della Francia, i 2.983.000.000 della Spagna, i 1.613.000.000 dei Paesi Bassi); il centro studi di Confindustria (2011) stima che smaltire questa enorme mole di pratiche frutterebbe alla nostra economia il 49 per cento del PIL ma basterebbe abbattere anche del 10 per cento i tempi di risoluzione delle cause per guadagnare lo 0,8 per cento del PIL l'anno. Secondo il rapporto Doing business 2012 della Banca mondiale, i difetti della nostra giustizia civile ci fanno perdere l'1 per cento di PIL l'anno; per tempi ed efficacia di risoluzione dei contratti civili il nostro Paese è posizionato al 158esimo posto su 183. La giustizia lumaca costa circa 371 euro ad azienda e i ritardi costano alle imprese circa 2,3 miliardi di euro l'anno («il Sole 24ore»). Il costo medio sopportato dalle imprese italiane rappresenta circa il 30 per cento del valore della controversia stessa, a fronte del 19 per cento nella media OCSE. Per recuperare un credito occorrono: 1.210 giorni in Italia; 515 giorni in Spagna; 406 giorni in Cina; 399 giorni in Inghilterra; 394 in giorni Germania; 331 in Francia; 300 giorni negli Stati Uniti d'America. Il nostro Stato spende (fonte Commissione europea sull'efficienza della giustizia 2011) per la giustizia circa 70 euro per abitante a fronte dei 56 della Francia, dove la durata media di un processo civile è della metà. La spesa pubblica complessiva per i tribunali e per le procure supera i 75 miliardi di euro l'anno ed è la seconda più alta in Europa dopo quella della Germania. Secondo dati ricavati dai discorsi di inaugurazione dell'anno giudiziario 2012, nell'efficienza del sistema giustizia tutte le Nazioni europee hanno registrato lievi progressi mentre nel nostro Paese occorrono ancora: 1.000 giorni affinché una causa civile prenda il via in primo grado; dieci anni di durata media per i fallimenti; nove anni per la giustizia tributaria. Occorrono circa 800 giorni alle coppie per separarsi giudizialmente in primo grado (612 giorni al Nord, 816 al Centro, 836 al Sud e 784 nelle isole); per i divorzi occorrono 571 giorni al Nord, 781 al Centro, 693 al Sud e 678 nelle isole. La spesa pubblica complessiva per tribunali e procure supera i 7,5 miliardi di euro ed è la seconda più alta in termini pro capite in Europa dopo la Germania. I costi della «legge Pinto» per gli indennizzi dovuti in ragione di processi troppo lunghi registrano un trend che è in aumento vertiginoso; nel 2008 il danno per le casse dello Stato è stato di 81,3 milioni di euro; nel 2009 il danno per le casse dello Stato è salito a 267 milioni di euro; nel 2010 ha superato i 300 milioni. Oltre 2.000 sono poi le sentenze con le quali l'Italia è stata condannata per violazione delle norme della Convenzione europea (dati dal 1959 al 2010); oltre 2.000 sono i procedimenti pendenti contro l'Italia per l'eccessiva durata dei processi. Dal Rapporto che la Commissione europea per l'efficacia della giustizia ha presentato nel 2010 sull'analisi comparata effettuata sui dati 2008 dei sistemi giudiziari di 39 Paesi aderenti del Consiglio d'Europa, risulta che l'Italia è al secondo posto per sopravvenienza di nuovi procedimenti in primo grado (ben 2.842.668), superata soltanto dai 10.164.000 procedimenti della Russia, che però conta 143 milioni di abitanti. La Francia e la Spagna, Paesi ben più comparabili con il nostro, accumulavano nello stesso anno oltre un milione in meno di procedimenti (rispettivamente 1.774.350 e 1.620.717). La classifica è identica per i processi civili definiti e analoga per i procedimenti penali avviati e portati a termine in quello stesso anno, che furono rispettivamente 1.280.282 e 1.204.982, in Italia; 796.920 e 758.610 in Turchia; 610.674 e 618.122 in Francia (che sono i due Stati che ci seguono immediatamente). Ovviamente, la ricaduta di questa gravissima inefficienza sulla vita dei cittadini, in termini economici, è solo un aspetto del problema: quello che incide sulla sostenibilità economica della collettività. Esso viene centuplicato, ed esaltato, quando dall'economia si passa alla carne e al sangue delle persone; quando, cioè, si entra nell'aberrazione, tutta nostrana, in cui il sistema penale e penitenziario divengono veri e propri sfogatoi, per tutto ciò che non funziona nei rapporti civili tra cittadini e nei rapporti amministrativi tra Stato e cittadini. Nel nostro Paese risultano pendenti quasi dieci milioni di processi, di cui circa quattro milioni civili e sei milioni penali. Commentando questi dati, il Procuratore generale pro tempore Francesco Favara svolse nel 2006 queste considerazioni: «Se si pensa che per ogni causa civile vi sono almeno due parti interessate (ma spesso ve ne sono tante altre), e che ogni processo penale coinvolge un numero di persone, come imputati o come parti lese, certamente superiore a quella grande cifra che ho sopra indicato, si ha subito la sensazione concreta della entità dell'interesse -- e del malcontento -- che per la giustizia hanno i cittadini. Non senza poi considerare le spese e i costi materiali e le ansie che i processi comportano per ciascuno di essi». Secondo il Ministero della giustizia--Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi, del resto, già soltanto i costi per il servizio delle trascrizioni e fonici degli atti dei processi e delle udienze nel 2005 ammontavano a 26.000.000 di euro (IVA compresa). Quando le sezioni unite della Corte di cassazione si sono pronunciate sul cosiddetto abuso del processo, è emerso che la prescrizione oltre ad essere un'amnistia mascherata comporta un esborso da parte dello stato molto alto.