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la Commissione europea, le agenzie di rating internazionali e i maggiori istituti finanziari sostengono che le previsioni fatte sono un po' troppo ottimistiche, quindi ci misureremo con un abbassamento ulteriore delle previsioni di crescita. Le principali variabili economiche di questo Paese - che non elenco - sono sempre al di sotto della media dei Paesi dell'eurozona e noi dobbiamo misurare lo stato di salute dell'Italia non solo in relazione alla sua crescita, ma anche e soprattutto in relazione a quanto cresce rispetto agli altri. Il deficit e il debito pubblico vedono peggiorare la loro situazione, come diceva stamattina anche il relatore, anche in ragione del fatto che l'Eurostat decide di includere in questa spesa anche quella per il salvataggio delle banche. Nella nostra proposta di risoluzione abbiamo definito irrealistici e allarmanti gli obiettivi tendenziali di indebitamento per i prossimi anni perché sono fondamentalmente basati su ulteriori e pesanti riduzioni della spesa pubblica in alcuni settori delicati, a partire da quello della sanità. Dico questo, signor Presidente, perché penso che ci troviamo in un passaggio molto delicato. Non mi soffermo sul fatto che alcune delle variabili che hanno avuto un impatto positivo sul quadro macroeconomico non avranno più un ruolo nei prossimi mesi, a partire dalla fine del quantitative easing . Il tema in questo caso non è semplicemente il disinnesco delle clausole di salvaguardia. Mi consenta, signor Presidente, di dire che ci mancava che il Governo appena insediato non si occupasse della prima cosa di cui si sarebbe dovuto occupare, cioè di evitare un ulteriore salasso alle famiglie e alle imprese di questo Paese: siamo nella sfera del minimo sindacale. Il tema è se questo Governo (non lo sappiamo ancora, perché abbiamo semplicemente dei documenti molto generici) abbia la voglia e l'ambizione di capire cosa si muove dentro la scatola nera dei processi economici e produttivi del mondo del lavoro di questo Paese, cioè a che punto è l'Italia sul piano della sua trasformazione. Personalmente penso che noi dobbiamo capire - lo dico con una frase un po' enfatica - quali sono i segmenti, i settori, le parti della società italiana che hanno pagato più di altri il peso della globalizzazione e gli effetti di una lunga stagione di austerità delle politiche imposte dall'Unione europea. Signor Presidente, mi rivolgo a lei e, per il suo tramite, alla maggioranza: avete voglia di guardarci dentro? La mia impressione è che non ci sia assolutamente questa volontà; se sto alle sortite di questi giorni sulla questione dell'immigrazione e su una vicenda deprecabile e insostenibile come le dichiarazioni che abbiamo ascoltato sulla vicenda dei rom, ho l'impressione che la maggioranza sia interessata a tutto, a partire da una campagna elettorale permanente, fuorché ad occuparsi delle priorità degli italiani. Dovete spiegare ai vostri concittadini (che poi sono anche i nostri) che tutto ciò che state dicendo sul terreno dell'immigrazione e le sortite che state facendo non spostano di un solo millimetro la condizione materiale di milioni di donne e uomini di questo Paese. Dobbiamo dirla questa verità. Pensiamo allora che si debbano fare alcune cose (procedo velocemente, perché non ho abbastanza tempo). La prima è dichiarare ufficialmente che si è chiusa la stagione, che dura ormai da più di vent'anni e che peraltro ha avuto protagonisti anche trasversali alle forze politiche, nella quale si è pensato sempre, di volta in volta, che il nostro sistema economico e sociale potesse ripartire manomettendo le regole del mercato del lavoro, rendendolo più flessibile: il che poi, alla fine, ha sempre voluto dire comprimere la sfera dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Apriamo una nuova stagione, se ne siete capaci (io ne dubito), quella che dica che questo Paese non può crescere se non apre un grande piano di investimenti pubblici nei settori strategici, a partire da quanto riguarda l'ambiente e la sostenibilità ambientale (quello che nella nostra risoluzione abbiamo definito un green new deal ), i processi di decarbonizzazione ed un passaggio sostanziale dall'economia lineare a una economia circolare. Il lavoro: la prossima settimana verrà in Aula il ministro Di Maio. Ascolteremo cosa ci dirà, non solo sulla questione della sicurezza ma anche su tutto il resto. Vedo un proliferare di iniziative positive sulla questione dei lavori, dei nuovi lavori e delle tutele; anche qui, però, guardiamo dentro la scatola nera del mercato del lavoro di questo Paese. Questo Paese ha un mercato del lavoro nel quale, quando si genera una unità di lavoro in più, questa è precaria e si concentra nelle coorti più anziane (alla faccia della questione generazionale), e nei settori a più bassa tecnologia (alla faccia del ragionamento sul modello di specializzazione produttiva che dovremmo affrontare). Guardiamo, cioè, in faccia i problemi e, soprattutto, ingaggiamo delle sfide che riguardano la modernità. Noi siamo quelli che, in campagna elettorale, abbiamo detto che avremmo dovuto e che dovremmo fare, come Paese, quello che stanno facendo Paesi più avanzati del nostro. Vi è una grande discussione su come si aumenta l'occupazione, su come si aumenta l'occupazione di qualità e - aggiungo - su come si riduce l'orario di lavoro a parità di salario. Ci stanno ragionando grandi Paesi, molto più sviluppati del nostro. Quando parlate di fiscalità, riferitevi per favore alla Costituzione. Noi combatteremo la flat tax , perché è uno strumento di fiscalità iniqua, fuori dal perimetro della Costituzione. Per noi stare nella Costituzione vuol dire una cosa molto semplice (poi, traducetela come volete): chi ha di più in questo Paese deve e può dare di più, perché c'è bisogno di una grande operazione di ridistribuzione della ricchezza e delle opportunità. Infine, sull'Europa e, in generale, sull'impianto di politica economica rispetto soprattutto al tema del rigore dei conti pubblici, ho ascoltato le dichiarazioni del Ministro dell'economia e delle finanze. Insomma, l'impressione è che la maggioranza sia un po' più piombata e più paludata di quanto non sia il tono delle dirette Facebook del Ministro dell'interno. Siete scesi un po' dalla luna e siete arrivati un po' più a terra. Noi pensiamo, invece, che proprio sul tema dell'Europa e dell'impianto della politica economica che abbiamo conosciuto su quel terreno istituzionale negli ultimi anni vi sia bisogno di fare qualcosa di molto più radicale, come ad esempio arrivare a un rapporto deficit -PIL del 2 per cento per i prossimi anni; in modo da non battere semplicemente i pugni sul tavolo - che è la retorica che ha investito il dibattito pubblico di questo Paese in Europa - ma di cambiare realmente le regole del gioco. Se facciamo questo - ma temo che non lo farete - rimetteremo il Paese sui binari giusti. Noi faremo un'opposizione senza sconti ma, soprattutto, non ci limiteremo a fare un'opposizione: vorremmo costruire un'alternativa alla politica economica, alla politica sociale e alla vostra idea di Paese. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, ci troviamo oggi a commentare un DEF che non ha padri, che probabilmente non ha nonni, che non ha avi ma che non ha neanche figli.