[pronunce]

sentenza n. 186 del 2000). Sono dunque violati gli articoli 3 e 24 della Costituzione. L'eliminazione dell'automatismo comporta l'attribuzione al decidente del potere di apprezzare, nel caso concreto, se sussistano le condizioni per escludere la condanna alla pena pecuniaria, o se invece la stessa debba trovare applicazione: e dunque alla necessità della condanna, attualmente prevista, si deve sostituire il potere del giudice di applicarla, apprezzando le eventuali circostanze del caso concreto che la rendano ingiustificata. 9. - È inammissibile la questione, sollevata dalla Corte di appello di Perugia, avente ad oggetto l'art. 30-bis (Foro per le cause in cui sono parti magistrati) del codice di procedura civile, nella parte in cui non prevede che il giudizio incidentale sulla ricusazione di un giudice della sezione civile della Corte di appello venga devoluto alla cognizione di un giudice, ugualmente competente per materia, che ha sede nel capoluogo di un diverso distretto di Corte di appello, determinato ai sensi dell'art. 11 del codice di procedura penale, allorquando nella sede del distretto non vi sia altra "sezione diversa" da quella cui appartiene il magistrato ricusato. La norma dell'art. 30-bis è evocata dalla Corte remittente anzitutto come tertium comparationis (peraltro improprio, come si è detto) per censurare la diversa disciplina dell'art. 53, primo comma, del codice di procedura civile, applicabile alla decisione sulla ricusazione: ma è pacifico, per ammissione anche dello stesso rimettente, che essa non trova applicazione nel giudizio incidentale sulla ricusazione, onde la questione difetta di rilevanza. Quest'ultima è affermata dal giudice a quo "nel caso di accoglimento della questione di costituzionalità del combinato disposto degli artt. 53 e 54 cod. proc. civ. ", evidentemente nel presupposto implicito - pur non risultante chiaramente dalla configurazione data dal remittente a tale ultima questione - che in luogo delle norme oggi vigenti debba risultare applicabile alla fattispecie l'art. 30-bis medesimo. Non verificandosi tale presupposto, data la dichiarazione di non fondatezza della predetta questione, la carenza di rilevanza di questa ulteriore censura appare comunque palese. Tale irrilevanza esime la Corte - a prescindere da ogni altra considerazione sui limiti della questione proposta dalla Corte remittente - dal prendere in esame la prospettazione avanzata dalla parte privata, secondo cui l'illegittimità costituzionale dell'art. 30-bis cod. proc. civ. sussisterebbe anche con riferimento all'ipotesi in cui vi sia nella Corte di appello una sezione civile diversa da quella cui appartiene il magistrato ricusato.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, a) Dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 54, terzo comma, del codice di procedura civile (Ordinanza sulla ricusazione), nella parte in cui prevede che l'ordinanza, che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, "condanna" la parte o il difensore che l'ha proposta ad una pena pecuniaria, anziché prevedere che "può condannare" la parte o il difensore medesimi ad una pena pecuniaria; b) Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 53, primo comma, del codice di procedura civile (giudice competente), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, 104 e 111 della Costituzione, dalla Corte di appello di Perugia con l'ordinanza in epigrafe (reg. ord. n. 793 del 2000); c) Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 53, primo e secondo comma, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 104 della Costituzione e all'articolo 6 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, resa esecutiva in Italia con legge 4 agosto 1955, n. 848, dalla Corte di appello di Roma con l'ordinanza in epigrafe (reg. ord. n. 519 del 2001); d) Dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 53, secondo comma, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, 104 e 111 della Costituzione, dalla Corte di appello di Perugia con l'ordinanza in epigrafe (reg. ord. n. 793 del 2000) ; e) Dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 30-bis del codice di procedura civile (Foro per le cause in cui sono parti magistrati), sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 104 della Costituzione e all'art. 6 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, dalla Corte di appello di Perugia con l'ordinanza in epigrafe (reg. ord. n. 793 del 2000). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1 marzo 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Onida Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 21 marzo 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola