[resaula]

Questo è uno dei punti fondamentali delle critiche che noi sottolineiamo rispetto all'atteggiamento del nostro Paese e dei nostri organismi nell'Unione europea. Come tutti sappiamo, infatti, una normativa di riferimento comunitario ha prima una fase ascendente e poi una discendente e noi come sistema Paese siamo gravemente assenti nella fase ascendente. Non riusciamo a incidere quanto vorremmo, non siamo presenti quanto sarebbe necessario nel momento più importante, quello in cui si costruisce la norma, sia essa regolamentare o direttiva, quindi di diretta attuazione o con la necessità di essere recepita. Quando esaminiamo la legge europea, trattiamo una sommatoria di temi estremamente diversi, ma che non sono semplicemente una normativa omnibus , una miscellanea di elementi che hanno poco a che fare l'uno o con l'altro, ma sono invece quei momenti che permettono al nostro sistema Paese di riuscire affettivamente ad adeguarsi al quadro normativo di riferimento. Ed è qui che fortemente cominciamo a sottolineare alcune problematiche. Bisogna ricordare che risultano ancora molto consistenti le procedure pendenti a carico del nostro Paese: sono oltre settanta, come è già stato ricordato, che siano del Governo precedente o meno, quindi non si può che sottolineare come lo sforzo compiuto dall'Esecutivo, a nostro parere, non sia sufficiente: non è sufficiente a ridurre in maniera adeguata il contenzioso; non è sufficiente a far sì che noi, Paese fondatore, titolato, nonché titolare di un'importanza assoluta rispetto all'Unione europea, non riusciamo ad essere capaci di dare adeguata attuazione alle normative a cui siamo tenuti, e a cui dovremmo, per quanto riguarda l' iter di funzionamento, partecipare attivamente. Nonostante il fatto che tutti noi sappiamo che in questo momento l'Unione europea ha delle grandi criticità - è indubbio - riteniamo, come Forza Italia e anche come cittadini italiani, che bisogna continuare ad essere nettamente favorevoli all'Europa; quell'Europa che abbiamo in maniera importantissima contribuito a costruire, un'Europa i cui vantaggi sono enormi e sono quelli di cui tutti abbiamo fruito, di cui abbiamo certezza e di cui siamo consapevoli; un'Europa che se non ci fosse stata non ci avrebbe consentito settant'anni di pace che diamo troppo spesso per scontati. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Certo, noi siamo anche convinti che, purtroppo, l'Europa di oggi non risponda pienamente all'Europa ideale dei nostri padri fondatori; che sia un'Europa spesso percepita come lontana, distante, senz'anima, caratterizzata da eccessi di burocrazia e di politiche di austerità, rigida sui conti, e basata su algoritmi distanti dalla vita di ogni giorno. Il ministro Salvini - e non solo lui, ma in molti nel Governo - ha detto che andrà in Europa per chiedere ed ottenere modifiche ai parametri e una loro maggiore flessibilità. Orbene, sicuramente è una giusta iniziativa, ma vorrei ricordare, sulla base anche di una spicciola economia domestica, che non si può spendere ciò che non si ha nel portafoglio, indebitandosi ulteriormente, fra l'altro per politiche in deficit , di spesa corrente, che non creano sviluppo e non permettono al sistema Paese quello shock fiscale di cui avremmo avuto bisogno. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non ha senso quindi modificare i parametri per politiche che si riveleranno un buco nell'acqua, perché questo sarà il giudizio che l'Europa ci darà il 9 maggio, colleghi; è una previsione semplice, non è che faccio l'oroscopo: troppo debito, nessuna crescita, rallentamento dell'economia, disoccupazione in aumento. Servono davvero misure adeguate in favore di attività che permettano all'Unione europea di tornare invece ad essere un'Europa che riparte, che cresce, che dia fiducia ai propri cittadini e che dia una prospettiva per sentirsi fieri di essere europei, perché dobbiamo essere fieri di sentirci europei. Un'Europa che non venga vista dai suoi cittadini come un ostacolo al proprio benessere e allo sviluppo, bensì come un supporto, un aiuto a migliorare questo stesso benessere. E questo, colleghi, è il leitmotiv di Forza Italia e della politica che vogliamo portare in Europa. Con l'Europa si deve interagire da Paese forte e credibile, non con metodi che sembrano voce grossa e poi si rivelano solo sussurri vacui, quanto però controproducenti, inutili, provocatori e superflui. Ci aspettano sfide troppo importanti per poter continuare a guardare ai sondaggi, al consenso, ad una campagna elettorale continua, invece che al bene del Paese, ovvero ciò per cui tutti noi siamo chiamati qui ad operare. L'ora dei giochi è finita; si torni in Aula, si torni a bordo, alle cose di buonsenso. Abbiamo davanti la sfida Brexit e ciò che questa uscita comporterà soprattutto sul bilancio della PAC, basilare per l'economia dell'Italia, che sull'agricoltura fonda gran parte della propria economia. Abbiamo la sfida della Cina, la gestione di un delicato rapporto relazionale che non può essere affrontato da soli mettendo a rischio la nostra sovranità, ma che invece va gestito - perché nessuno mette in discussione che il nostro Paese debba potenziare l'interscambio con la Cina - con prudenza e opportune valutazioni. Semmai, dovremmo essere il collante fra cultura del Nord e del Sud del nostro continente e senza mai perdere di vista la nostra naturale e storica connotazione di alleanze, soprattutto se si rischia di perderle per risultati di accordi commerciali risibili. Abbiamo davanti una sfida dolorosa, difficile e inevitabile dei flussi migratori. È apertissima la questione libica, con probabili nuovi flussi da gestire, che certo non potranno, né dovranno vederci soli ad affrontare questa nuova emergenza. Né soli, né isolati, però. Quindi, sì, è necessario rivedere il Trattato di Dublino alla luce delle diverse esigenze sviluppatesi dai suoi primi periodi, così come bisogna combattere per l'obbligatorietà dei ricollocamenti. Ma certo non fa bene al nostro Paese aprirsi a sovranismi in totale competizione con i nostri interessi, minando l'unico sovranismo che possa avere un senso, quello europeo, come dice il nostro presidente Silvio Berlusconi, a cui auguriamo di tornare in Europa con la sua voce autorevole. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Con il disegno di legge in esame si sono perse molte opportunità per apportare migliorie con azioni concrete nelle materie che erano oggetto di osservazione e valutazione. Insomma, è ancora una volta un'occasione persa e mal sfruttata. Si tratta, ancora una volta, di una politica senza visione e umiltà, con cui si cerca di mascherare la propria scarsa capacità di analisi e di incidere, sempre dando la colpa a qualcun altro, ovvero usando lo stesso metodo che utilizzate all'interno del Governo quando l'Esecutivo scricchiola. Da questo scricchiolio noi ci teniamo fuori e siamo lontani, perché in Europa servono voce nitida e capacità di analisi lucide, che noi abbiamo sempre saputo avere.