[pronunce]

L'intervento normativo statale sarebbe volto a superare le criticità del sistema e si giustificherebbe per il rilievo di plurimi interessi costituzionali di dimensione nazionale di cui, nel tempo, l'evoluzione normativa ha preso atto nella materia portuale. 5.1.2.- In esito a tale inquadramento, la resistente preliminarmente contesta l'assunto principale del ricorso secondo cui le disposizioni impugnate non si applicherebbero alla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. La materia «porti e aeroporti civili» non figurerebbe, secondo la ricorrente, tra quelle in cui lo statuto speciale le riconosce potestà legislativa primaria, sicché essa è da ricondurre, piuttosto, alla potestà legislativa concorrente. In tale prospettiva, in ragione della rilevanza strategica dei porti di rilevanza economica internazionale e nazionale, le norme della legge n. 84 del 1994, relative a conformazione e disciplina dei poteri delle AdSP, compresi i suoi rapporti con le Regioni nella regolazione e nella gestione degli ambiti portuali, dovrebbero qualificarsi quali princìpi fondamentali della materia. 5.2.- Nel merito lo Stato si difende, anzitutto, dal primo gruppo di questioni concernenti i vizi nell'iter di formazione delle disposizioni censurate. 5.2.1.- In primo luogo, il resistente confuta la prima dedotta violazione dell'art. 77, secondo comma, Cost., assumendo la pertinenza della disciplina della pianificazione portuale introdotta con la legge di conversione rispetto alla disciplina degli investimenti in materia di infrastrutture oggetto del decreto-legge. Questi ultimi, infatti, secondo il suo preambolo, sarebbero preordinati a migliorare la mobilità tra le regioni e a ridurre il divario infrastrutturale esistente, mentre la necessità della sollecita entrata in vigore della disciplina si giustificherebbe per la sua stretta connessione con gli impegni del PNRR. 5.2.2.- In secondo, luogo l'Avvocatura dello Stato nega il contrasto con lo stesso parametro costituzionale con riferimento alla pretesa introduzione con decreto-legge di una riforma di sistema, contestando tale qualificazione. Le norme impugnate si occuperebbero, piuttosto, del solo aspetto pianificatorio, seguendo e integrando precedenti interventi normativi, e in particolare il d.lgs. n. 169 del 2016, che hanno realmente innovato la disciplina sul regime dei porti. 5.2.3.- Il resistente ritiene, ancora, non meritevoli di accoglimento le censure di violazione dell'art. 72, primo comma, Cost. Richiamando quanto già argomentato in punto di violazione dell'art. 77 Cost., il Presidente del Consiglio dei ministri deduce il rispetto da parte delle Camere della disciplina dei regolamenti parlamentari relativa all'approvazione dei disegni di legge di conversione con l'esame in sede referente e con l'approvazione in aula: ciò escluderebbe la violazione delle norme procedurali contenute nell'art. 72 Cost., secondo la giurisprudenza costituzionale in tema di maxi-emendamenti in sede di conversione di decreti-legge. 5.2.4.- La difesa statale reputa, poi, non fondata la censura di violazione degli artt. 120, secondo comma, e 5 Cost. In proposito, l'atto di costituzione invoca, in diritto, l'orientamento di questa Corte che esclude che il principio di leale collaborazione si traduca in vincoli a carico della funzione legislativa e rammenta, in fatto, che l'urgenza dell'intervento normativo per rispettare gli impegni europei e i tempi imposti dalla conversione del decreto-legge non consentivano l'acquisizione del parere della Conferenza Stato-regioni, ma che queste ultime erano state debitamente consultate durante l'esame parlamentare della legge di conversione. 5.3.- Il resistente si sofferma, di seguito, sulla non fondatezza delle censure di illegittimità costituzionale relative al contenuto delle singole disposizioni. 5.3.1.- L'Avvocatura dello Stato ritiene non meritevoli di accoglimento le questioni promosse con riguardo all'art. 4, comma 1-septies, lettera a), del d.l. n. 121 del 2021, come convertito, nella parte in cui modifica l'art. 5 della legge n. 84 del 1994 in relazione al documento di programmazione strategica di sistema. A dire del resistente non sarebbero, anzitutto, configurabili le invocate competenze statutarie. In secondo luogo, ripercorrendo gli assunti della difesa svolta nei confronti della Regione Toscana, il Presidente del Consiglio dei ministri esclude anche le lesioni delle prerogative regionali nelle invocate materie concorrenti di cui all'art. 117, terzo comma, Cost.: in ragione degli interessi nazionali coinvolti sarebbe legittimo l'intervento del legislatore statale con la chiamata in sussidiarietà nel rispetto dei princìpi di proporzionalità e di ragionevolezza, e risulterebbe sufficientemente garantito l'apporto partecipativo con il previsto parere regionale, senza la necessità dell'intesa o del riconoscimento di una specifica comptenza ad approvare il DPSS. 5.3.2.- La rilevanza nazionale degli interessi di infrastrutturazione, sviluppo commerciale e relazioni politiche ed economiche internazionali giustificherebbe anche la previsione secondo cui il DPSS debba interessarsi delle aree retro-portuali e delle aree di interazione porto-città, oltre che di ulteriori aree pubbliche o private rientranti nella competenza dell'AdSP, stante la nozione fluida ed espansiva della nozione di ambito portuale. Evidenzia, inoltre, lo Stato che di queste aree ulteriori, in cui effettivamente si attenua l'interesse statale, il DPSS si limita alla loro individuazione senza incidere sui poteri pianificatori degli enti locali. 5.3.3.- Infine, il resistente contesta che l'eliminazione della relazione di accompagnamento possa ridondare in lesione di competenze regionali, in ragione della rinnovata natura e finalità del Documento di programmazione strategica di sistema, di per sé idoneo a esternare le scelte di fondo con esso compiute. 5.4.- Il Governo ritiene, ancora, non meritevoli di accoglimento le questioni rivolte verso l'art. 4, comma 1-septies, lettere a) e b), del d.l. n. 121 del 2021, come convertito, nella parte in cui modificano l'art. 5 della legge n. 84 del 1994 in relazione all'iter di formazione e valenza del piano regolatore portuale. 5.4.1.- Richiamando quanto dedotto in ordine alle modifiche della disciplina del DPSS, il Presidente del Consiglio dei ministri osserva che il PRP va annoverato tra gli strumenti della pianificazione speciale, cui ragionevolmente conseguirebbe che il rapporto con i piani urbanistici comunali sia di sola coerenza, in luogo del «non contrasto». Ciò giustificherebbe anche la scelta di semplificazione del procedimento di adozione e approvazione del PRP, con coinvolgimento della regione nella fase di redazione, tramite la partecipazione al Comitato di gestione delle AdSP, e nella fase procedimentale, con l'acquisizione del suo parere obbligatorio sulla coerenza con i piani locali delle aree contigue a quelle portuali e retro-portuali.