[pronunce]

dal momento che l’art. 70-bis (Regolamento interno dell’Assemblea regionale siciliana) disciplina le modalità con cui le Commissioni permanenti si pronunciano, ove il Governo regionale sia per legge tenuto a richiedere un parere parlamentare in ordine ad atti che rientrano nella sua competenza, anche il surrichiamato parere sarebbe riconducibile all’esercizio di una funzione di indirizzo politico dell’Assemblea nei riguardi della Giunta, che dovrebbe ritenersi insindacabile. Questa Corte osserva, in senso contrario, che il regolamento interno dell’Assemblea, fonte dotata in sé di «minor rilievo normativo» e di «minor grado di autonomia» rispetto ai regolamenti delle Camere (sentenza n. 288 del 1987), può disciplinare l’esercizio delle funzioni assembleari conformemente alla forma di governo definita dallo statuto regionale, come modificato nel caso di specie dall’art. 1 della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, ma non invece modificarne i confini: le modalità entro cui si manifesta il rapporto politico tra Assemblea e Giunta non sono, in altri termini, oggetto di competenza regolamentare, né, su un piano distinto, può ammettersi che il regolamento interno introduca nuove cause di esenzione dalla giurisdizione, che non discendano direttamente dall’impianto statutario. Del resto, è ovvio che, nel caso oggetto di conflitto, la decisione sostanziale di coinvolgere l’Assemblea nell’esercizio di una funzione amministrativa spettante al Governo regionale non è stata assunta in forza dell’art. 70-bis del regolamento interno, che si limita a predisporre in via astratta un procedimento, ma dalla legislazione regionale. Su tale piano, va ribadito che proprio la pluralità delle leggi regionali che, anche in Sicilia, prevedono l’inserimento dell’organo legislativo in fasi relative ai procedimenti amministrativi regionali o gli attribuiscono compiti di controllo su atti della Giunta comporta la necessità di discernere, con l’attenzione dovuta alla tutela del fondamentale principio di legalità, quanto sia effettivamente riconducibile alle tipiche funzioni dell’Assemblea, quali definite dallo statuto regionale ed eventualmente dalla legge statutaria, da quanto non possa che restare soggetto, in virtù di una “copertura” dovuta alla sola legislazione regionale, al regime giuridico proprio dell’ordinaria attività amministrativa. Per quanto attiene specificamente ai pareri, questa Corte non esclude in via astratta che essi vengano espressi dall’Assemblea o dalle sue articolazioni interne, al fine di manifestare nei confronti della Giunta un orientamento politico in ordine a questioni di ordine generale, sulle quali l’organo legislativo intende esercitare il proprio indirizzo sul consonante Governo della Regione. In siffatte occasioni, resta ovviamente ferma sia la competenza di quest’ultimo ad adottare l’atto, ove prevista dalla legge, sia l’assunzione di responsabilità, conseguente a tale decisione, nei confronti dell’Assemblea. L’insindacabilità, in tal caso, dell’attività svolta dai consiglieri regionali deriverà dal fatto che con esso l’Assemblea non ha inteso intromettersi nella gestione affidata al Governo regionale (art. 20 dello statuto), ma si è resa partecipe, nei limiti previsti dallo statuto, delle scelte strategiche che connotano l’indirizzo politico regionale, conformemente alla natura, che le è propria, di organo legislativo, dotato di “autonomia politica” (sentenza n. 66 del 1964). Si tratta, ora, di verificare, alla luce di tali premesse, la natura propria del parere che ha originato il presente conflitto. Contrariamente a quanto asserito dalla difesa regionale, l’attività svolta dalla Commissione consiliare non può essere ricondotta a «funzioni direttamente strumentali all’esercizio della funzione legislativa» e neppure alla «funzione di controllo e direzione (lato sensu) politica», rientrante nell’alveo della insindacabilità. Al contrario, essa è consistita in un mero concorso all’azione provvedimentale dell’esecutivo regionale: la Commissione, nella seduta del 19 ottobre 2005, non solo ha approvato il testo dell’«atto aggiuntivo alla Convenzione con la C.R.I. del 31 marzo del 2001 e successive proroghe», ma vi ha apportato alcuni “emendamenti”, che sono poi stati integralmente recepiti nell’atto aggiuntivo deliberato dalla Giunta. Tali emendamenti, ben lontani dall’esprimere un indirizzo politico, si sono ridotti alla previsione che si sarebbe dovuto ulteriormente incrementare il numero delle ambulanze in servizio, selezionando il personale tra i soggetti indicati dalla Commissione stessa. La circostanza per cui l’art. 11 della legge regionale n. 36 del 2000 abbia previsto che il parere reso dalla Commissione avesse carattere “conforme”, impedendo così alla Giunta di discostarsene, ove avesse inteso procedere, non fa altro che rafforzare la conclusione già tratta: l’assunzione, da parte dell’Assemblea, di una funzione consultiva, prevista dalla legislazione regionale, ha avuto per effetto di coinvolgere la competente Commissione nel procedimento amministrativo finalizzato alla gestione di un servizio pubblico. Tale attività di carattere amministrativo sfugge all’insindacabilità garantita dall’art. 6 dello statuto ai deputati regionali, e conseguentemente è soggetta alla giurisdizione contabile. Spettava, pertanto, alla Procura regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Sicilia adottare le note istruttorie oggetto di conflitto. 5. – La presente decisione, risolvendo il merito del conflitto, determina non luogo a provvedere in ordine all’istanza cautelare proposta dalla ricorrente.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che spettava allo Stato, e per esso al Procuratore regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Sicilia, adottare, ai sensi dell’articolo 74 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, le note 16 ottobre 2008, n. V2004/02645/GA/329641, e 7 novembre 2008, n. V2004/02645/GA/331032 nei confronti dell’Assemblea regionale siciliana, in relazione ad un parere reso dalla VI Commissione permanente di tale Assemblea. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 dicembre 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 18 dicembre 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA