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Norme sulla democrazia nei partiti e sulla selezione democratica e trasparente delle candidature per le cariche elettive. Onorevoli Senatori . – I partiti politici, benché in crisi nel loro rapporto con la società, rappresentano ancora oggi lo strumento essenziale per il funzionamento del moderno parlamentarismo. Proprio i partiti politici, che all'inizio dell'esperienza repubblicana potevano rivendicare di svolgere, in forza del loro radicamento sociale e territoriale, una funzione di continua responsabilizzazione dei parlamentari, idonea ad assicurare una permanente rappresentatività delle Camere, sono andati gradualmente perdendo il loro rapporto con la società e con esso la loro capacità di rappresentare i diversi interessi presenti nel corpo elettorale. Un declino che si è manifestato nel forte aumento dell'astensionismo, nella diminuzione del numero degli iscritti ai partiti e nel discredito e nella sfiducia dei cittadini nei loro confronti attestata da molteplici indagini demoscopiche. Una delle ragioni di questo fenomeno è dovuta all'assenza, nella maggior parte dei partiti oggi rappresentati in Parlamento, di garanzie di democrazia interna che stimolino la partecipazione dei cittadini alla vita di queste associazioni, determinandone un democratico rinnovamento nel tempo e un più profondo radicamento sociale. La loro distanza dalla società, la loro trasformazione in oligarchie autoreferenziali ruotanti intorno a un capo, la loro occupazione della sfera pubblica fino alla loro identificazione con le pubbliche istituzioni, in breve la loro perdita di rappresentatività, non solo ha messo in crisi il funzionamento ordinario della forma di governo italiana, ma sta pericolosamente minando agli occhi dei cittadini la stessa credibilità della democrazia rappresentativa. Tuttavia i partiti politici – intendendo con « partiti » tutti quei soggetti, movimenti e gruppi organizzati che si candidano alle elezioni delle istituzioni rappresentative – sono indispensabili per la nostra democrazia rappresentativa. Senza veri partiti organizzati nella società, infatti, una democrazia fondata sul suffragio universale non può funzionare, ma degenera inevitabilmente in sistemi oligarchici e tendenzialmente autocratici, basati sul rapporto diretto tra masse e capi. Per questo, come scrisse Hans Kelsen, l'ostilità nei confronti dei partiti equivale in ultima analisi a un'ostilità nei confronti della democrazia, equivalendo alla negazione del solo strumento tramite il quale può essere organizzata, nella società, la rappresentanza politica. Le difficoltà patite dai partiti in questi ultimi anni sul piano della loro capacità rappresentativa non hanno comportato un ridimensionamento del loro ruolo nelle istituzioni e della loro influenza su tutti più importanti processi decisionali. La loro riforma, diretta ad assicurarne la democrazia interna, la capacità di rappresentare opzioni politiche e interessi sociali, un loro rinnovato rapporto con la società e, insieme, una più rigorosa definizione del loro ruolo costituzionale è perciò essenziale per il buon funzionamento della forma di governo parlamentare delineata nella nostra Costituzione. Una riforma dei partiti è oggi al centro del dibattito pubblico. Lo testimoniano le diverse e per certi versi innovative modalità di selezione delle candidature – come le « primarie » – messe in atto in questi ultimi anni dai partiti stessi, con effetti rilevanti sia nella loro vita interna che nel funzionamento del sistema parlamentare, ai fini della selezione democratica dei loro dirigenti o dei candidati a pubbliche funzioni elettive. D'altra parte l'ipotesi di una regolazione legislativa dei partiti e della loro vita interna è già una realtà. Non si fa riferimento qui solo alle numerose proposte di legge che nelle ultime due legislature hanno affrontato il tema dell'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione, ma soprattutto alla legge che nel 2014 ha abolito il finanziamento pubblico diretto dei partiti e che contiene un primo tentativo di regolamentazione della vita interna dei partiti. È quindi essenziale, per la democrazia italiana, una riforma dei partiti che possa assicurare che essi svolgano il ruolo indicato dall'articolo 49 della Costituzione di strumento dei cittadini per « concorrere con metodo democratico alla determinazione della politica nazionale ». Vi è quindi uno specifico compito costituzionale assegnato ai partiti che è quello promuovere la partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica della Repubblica attraverso l'organizzazione sociale della rappresentanza politica. In questo senso una legge sui partiti che ne possa orientare il funzionamento nel solco dei principi costituzionali è necessaria per assicurare il buon funzionamento delle nostre istituzioni democratiche. La novità di questo disegno di legge sui partiti è quella di essere finalizzato esclusivamente a promuoverne la democrazia nei processi decisionali interni e ad introdurre procedure democratiche e trasparenti per la selezione delle candidature. La disciplina del finanziamento ai partiti viene considerata solo ai fini dell'accesso alla destinazione volontaria del due per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, già prevista dall'articolo 12 del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, introducendo una disposizione che impone ai partiti che ne vogliano beneficiare ad adeguare, entro sei mesi, il proprio statuto a quanto previsto dall'articolo 3. Inoltre i partiti che si avvarranno delle procedure democratiche di selezione delle candidature potranno beneficiare di spazi gratuiti specificatamente dedicati per svolgere la loro propaganda politica nei canali televisivi e radiofonici della RAI nazionali e regionali. L'articolo 1 del disegno di legge definisce l'ambito di intervento. Esso reca disposizioni per la disciplina dei partiti politici, in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione. Ad essi è affidata la definizione dell'indirizzo politico e la promozione della partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica della Repubblica attraverso l'organizzazione sociale della rappresentanza politica, la formulazione dei programmi di governo e la presentazione di proprie liste di candidati alle elezioni delle istituzioni rappresentative nazionali, locali ed europee. L'articolo 2 stabilisce che i partiti politici sono associazioni riconosciute aventi personalità giuridica acquisita ai sensi dell'articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, che reca le norme sui procedimenti di riconoscimento delle persone giuridiche. L'articolo 3 del disegno di legge introduce i contenuti minimi necessari per lo statuto dei partiti politici, rispetto a quelli già stabiliti dall'articolo 3 del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, con la finalità di assicurare il pieno rispetto dei principi di democrazia interna e di trasparenza, promuovendo la partecipazione degli iscritti e le garanzie dei loro diritti all'interno della vita del partito. L'articolo 4 riguarda il rapporto tra gli eletti e il partito nelle cui liste sono stati candidati. Un rapporto che comporta, anche quando l'eletto non sia un iscritto al partito, una sua responsabilità politica per le opinioni e i voti dati dall'eletto nell'esercizio delle proprie funzioni nei confronti della forza politica che ha contribuito alla sua elezione, candidandolo nelle sue liste o con il suo contrassegno.