[pronunce]

che sarebbe vulnerato, ancora, l'art. 101, secondo comma, della Costituzione, in quanto, nel modello di rito abbreviato delineato nella norma censurata, l'automatismo tra dichiarazione dell'imputato e riduzione della pena, risolvendosi in un diritto potestativo sulla pena attribuito all'imputato, costituirebbe un vincolo o una "sovradeterminazione" nella decisione per il giudice, essendo quest'ultimo privato del potere di stabilire la pena adeguata, attribuitogli in via generale dall'art. 133 codice penale, o comunque limitato nell'esercizio di esso, con una norma in deroga di carattere singolare e contingente; che, inoltre, proprio in quanto esautora il giudice da ogni potere discrezionale nell'applicare la riduzione di pena, l'art. 4-ter citato introdurrebbe una "diminuente speciale ad effetto bloccato", imposta per legge ai processi in corso, con conseguente violazione anche dell'art. 102, primo comma, della Costituzione, in quanto la riduzione della pena non sarebbe più opera del giudice, ma "scelta diretta del legislatore che nel caso concreto si sostituisce al giudice"; che, infine, il giudice a quo rileva come l'art. 4-ter del decreto-legge 7 aprile 2000, n.82, convertito, con modificazioni, nella legge 5 giugno 2000, n. 144, si ponga in contrasto con gli artt. 97, primo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione in quanto, traducendosi la disciplina censurata in un sensibile allungamento dei tempi di definizione del procedimento, la stessa comprometterebbe, ad un tempo, tanto il principio di buon andamento dell'amministrazione della giustizia, che il nuovo, specifico vincolo costituzionale della "ragionevole durata del processo". Considerato che il decreto-legge 24 novembre 2000, n. 341 (Disposizioni urgenti per l'efficacia e l'efficienza dell'amministrazione della giustizia), convertito, con modificazioni, dalla legge 19 gennaio 2001, n. 4, ha apportato sensibili innovazioni al quadro normativo di riferimento della questione sollevata; che, in particolare, l'art. 7 del decreto-legge n.341 del 2000 ha stabilito, al comma 1, con norma di interpretazione autentica dell'art. 442, comma 2, ultimo periodo, cod. proc. pen. , che "l'espressione "pena dell'ergastolo" deve intendersi riferita all'ergastolo senza isolamento diurno" ed ha altresì aggiunto, con il comma 2, un ulteriore periodo al capoverso del medesimo art. 442 codice procedimento penale, prevedendo che "alla pena dell'ergastolo con isolamento diurno, nei casi di concorso di reati e di reato continuato, è sostituita quella dell'ergastolo"; che, in correlazione a tali previsioni, l'art. 8 del medesimo decreto-legge n. 341 del 2000 ha inoltre introdotto una speciale disciplina transitoria per i procedimenti penali in corso, stabilendo che l'imputato, in determinate ipotesi, possa revocare la richiesta di giudizio abbreviato ovvero la richiesta di cui al comma 2 dell'art. 4-ter del decreto-legge n. 82 del 2000; che, pertanto, gli atti devono essere restituiti al giudice rimettente, perché valuti se la questione sollevata possa ritenersi tuttora rilevante nel giudizio a quo.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Ordina la restituzione degli atti al giudice rimettente. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 marzo 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Flick Il cancelliere: Di Paola Depositata in Cancelleria il 4 aprile 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola