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Consigliere di amministrazione dell'Istituto per l'assistenza allo sviluppo del Mezzogiorno (on. Campagna e La Loggia, V legislatura); Consigliere di amministrazione dell'industria SVIMEZ nel Mezzogiorno (on. Compagna, VI legislatura); carica nell'area industriale di Napoli (on. Patriarca, VI legislatura); Presidente dell'Ente nazionale Tre Venezie (on. Corder, VII legislatura); Consigliere di amministrazione della Dalmine S.p. A. (on. Manfredi, IX legislatura); Consigliere di amministrazione FMI-Mac Fond (Finsider) (on. Cazora, IX legislatura); Consigliere lNSUD (on. Gorgoni, IX legislatura)». Ad avvalorare questa tesi è anche la modifica della legge 17 febbraio 1968, n. 108 (Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale), ad opera della legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale), che ha qualificato come causa di incompatibilità la causa di ineleggibilità prevista dalla legge n. 108, analoga a quella di cui al citato articolo 10, primo comma, numero 1), del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957. Fra l'altro, gli obiettivi della libera formazione della volontà degli elettori e della tutela del diritto di voto non sempre sono stati assicurati dalla configurazione di una fattispecie quale l'ineleggibilità. Basti pensare agli ultimi casi in cui l'Assemblea della Camera dei deputati ha respinto la proposta della Giunta delle elezioni di annullare l'elezione di alcuni deputati per motivi di ineleggibilità, con conseguente decadenza dal mandato parlamentare (7 giugno 2007 per l'elezione contestata dei deputati Sebastiano Neri e Lorenzo Bodega e 21 aprile 2010 per l'elezione contestata del deputato Paolo Corsini). A proposito della necessità di terzietà ed indipendenza del giudice competente a decidere sulla legittimità dell'elezione, ineleggibilità e incompatibilità, la Relazione finale del Gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali (i cosiddetti «saggi»), istituito il 30 marzo 2013 dal Presidente della Repubblica, propone di modificare l'articolo 66 della Costituzione attribuendo detta competenza ad un giudice indipendente e imparziale. «In base all'articolo 66 della Costituzione, in conformità ad una tradizione storica risalente, ma ormai priva di giustificazione, -- osservano i «saggi» -- il giudizio finale sui titoli di ammissione dei membri del Parlamento (legittimità dell'elezione, ineleggibilità e incompatibilità) spetta a ciascuna Camera con riguardo ai propri membri; pertanto le relative controversie non hanno un vero giudice e le Camere sono chiamate a decidere in causa propria, con evidenti rischi del prevalere di logiche politiche». In ogni caso, qualunque sia la soluzione che si troverà in merito alla modifica dell'articolo 66 della Costituzione, si ritiene necessario correggere fin da subito la normativa sulla cosiddetta «ineleggibilità d'affari» nei termini esposti. Entriamo perciò nel merito del disegno di legge. Al fine di assicurare senza equivoci l'indipendenza e l'imparzialità nell'esercizio delle funzioni degli eletti, il disegno di legge prevede che le aree dove possono darsi casi di incompatibilità vadano estese dalle sole attività in rapporto contrattualistico con lo Stato, individuate dal testo unico del 1957, alle attività sottoposte a regolazione specifica. In questo quadro di crescente liberalizzazione dell'economia, non ha più senso la franchigia concessa a suo tempo alle società cooperative e ai loro esponenti. Del resto, la cooperazione ormai esprime imprese di grande dimensione che partecipano all'economia di mercato e intrattengono rapporti rilevanti con le pubbliche amministrazioni. Allo stesso modo, i casi di incompatibilità vanno a loro volta estesi dagli esponenti e dai consulenti delle imprese, che si trovino nelle condizioni di cui sopra, agli azionisti che abbiano il controllo di diritto o di fatto o che esercitino il controllo, di diritto o di fatto, in forma congiunta attraverso la partecipazione a patti di sindacato o ad altri accordi. Il disegno di legge prevede che la situazione di conflitto d'interessi di eletti, che siano anche azionisti di controllo, non dia luogo all'immediata decadenza dal mandato parlamentare, ma determini una situazione di incompatibilità. In tal modo, si offre ancora la scelta tra il restare parlamentare, rimuovendo in radice la causa di incompatibilità, e il rinunciare al mandato, salvaguardando la propria posizione di azionista. Per rimuovere la causa di incompatibilità, l'azionista di controllo eletto parlamentare deve conferire entro trenta giorni ad un soggetto non controllato né collegato il mandato irrevocabile a vendere entro trecentosessantacinque giorni le partecipazioni azionarie di cui sopra a soggetti terzi, ossia a soggetti senza rapporti azionari né professionali con il venditore e comunque a soggetti diversi dal coniuge, dal convivente more uxorio e dai parenti fino al quarto grado e affini fino al secondo grado, nonché a soggetti diversi dagli amministratori delle società. I due termini di trenta e di trecentosessantacinque giorni devono intendersi come perentori. Per rimozione in radice si intende la vendita della partecipazione di controllo, giacché la sua devoluzione a un blind trust elimina sì l'influenza del parlamentare nella gestione aziendale, ma non la ben più grave possibilità che il parlamentare pieghi la sua opera a favore della società nella quale conserva il suo interesse patrimoniale. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato provvede a svolgere l'istruttoria preliminare sulla condizione di incompatibilità e ad accertare che la vendita delle partecipazioni azionarie avvenga nelle modalità previste dal disegno di legge. Il vano decorso dei termini per rimuovere la situazione di incompatibilità comporta la decadenza dalla carica del parlamentare con delibera della Camera di appartenenza. Per i membri del Parlamento in carica, per i quali esista o si determini qualcuna delle incompatibilità citate, le disposizioni di cui sopra avranno effetto all'entrata in vigore della legge, previsto per il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale . In difetto, si prevede la decadenza dalla carica del parlamentare con delibera della Camera di appartenenza. Un tale regime si propone di salvaguardare le regole della democrazia, in primis la garanzia che il mandato parlamentare sia esercitato in condizioni di imparzialità, e di tutelare, al tempo stesso e nella misura del possibile, il diritto di proprietà, assicurando che l'eventuale cessione della partecipazione di controllo avvenga in tempi ragionevoli e certi.. 1 (Integrazione della legge 15 febbraio 1953, n. 60) 1 Dopo l’articolo 2 della legge 15 febbraio 1953, n. 60, è inserito il seguente: «Art. 2- bis . -- 1.