[pronunce]

n. 152 del 2006, deducendo il contrasto di tali disposizioni con gli artt. 3, 5, 76, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 Cost., e la «violazione dei princìpi di leale collaborazione, ragionevolezza, adeguatezza, differenziazione, sussidiarietà, buon andamento della p.a., anche sotto l'aspetto della violazione di princìpi e norme del diritto comunitario e di convenzioni internazionali». 2.1. – La ricorrente denuncia che i predetti parametri e princìpi costituzionali sono lesi dall'art. 121, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006, perché tale norma, disponendo che il Piano di tutela delle acque adottato dalla Regione sia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio «per le verifiche di competenza», subordina le potestà regionali di pianificazione e programmazione alla supervisione ed al controllo di organismi statali, in contrasto con l'assetto costituzionale e con il quadro complessivo delle attribuzioni amministrative scaturito dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59). 2.2. – La Regione Piemonte deduce, poi, che i suddetti parametri e princìpi costituzionali sono violati anche dall'art. 117 del d.lgs. n. 152 del 2006, il quale prevede l'adozione, da parte della Conferenza istituzionale permanente dell'Autorità di bacino di distretto e con l'approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri, di un Piano di gestione per ciascun distretto idrogeografico, e dall'art. 121 dello stesso decreto legislativo, che prevede la definizione degli obiettivi a scala di distretto da parte dell'Autorità di bacino entro il 31 dicembre 2006 nel contesto delle attività di pianificazione o mediante appositi atti di indirizzo e coordinamento e l'adozione, entro il 31 dicembre 2007, da parte delle Regioni e sulla base degli obiettivi fissati dall'Autorità di bacino, del Piano regionale di tutela delle acque, sottoposto alla verifica del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, nonché al parere vincolante dell'Autorità di bacino, e da approvare definitivamente da parte della Regione entro il 31 dicembre 2008. Infatti, nonostante la scansione dei tempi di adozione ed approvazione dei Piani regionali di tutela delle acque, sopra indicata, l'art. 122 del d.lgs. n. 152 del 2006 stabilisce che le Regioni provvedano affinché siano pubblicati e resi disponibili per eventuali osservazioni da parte del pubblico: il calendario ed il programma di lavoro per la presentazione del Piano almeno tre anni prima dell'inizio del periodo cui il Piano si riferisce; una valutazione globale provvisoria dei problemi prioritari per la gestione delle acque nell'ambito del bacino idrografico di appartenenza, almeno due anni prima dell'inizio del periodo cui il Piano si riferisce; copia del progetto del Piano di tutela, almeno un anno prima dell'inizio del periodo cui il Piano si riferisce. Ad avviso della ricorrente, una simile disciplina è intrinsecamente contraddittoria, sostanzialmente inottemperante alla direttiva 2000/60/CE ed ingiustificatamente innovativa del quadro normativo ed amministrativo vigente. Inoltre essa si pone in contrasto con i princìpi della legge di delega 15 dicembre 2004, n. 308 (Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione), secondo cui i decreti legislativi: dovevano essere finalizzati ai soli scopi di riordino, coordinamento ed integrazione della disciplina previgente; dovevano rispettare le competenze delle Regioni e degli enti locali; dovevano essere informati al principio di sussidiarietà; dovevano dare piena e coerente attuazione alla disciplina comunitaria; dovevano prevedere «misure che assicurino la tempestività e l'efficacia dei piani e dei programmi di tutela ambientale». Secondo la Regione, poi, gli artt. 117 e 121 del d.lgs. n. 152 del 2006, riducendo il Piano di tutela delle acque a piano di settore attuativo del Piano di gestione adottato dall'Autorità di bacino distrettuale, privano il primo della forza che – nel previgente sistema – gli derivava dall'essere stralcio del Piano di bacino e quindi sovraordinato alle pianificazioni di settore. Inoltre le suddette norme determinano un «declassamento» della pianificazione regionale a favore di quella di bacino che è lesivo del principio di sussidiarietà ed anche irragionevole, sia in considerazione dell'inutile sovrapposizione che crea tra strumenti di pianificazione aventi tempi di approvazione tra loro assolutamente incongruenti, sia con riferimento al fatto che il necessario approccio unitario e sistemico è sufficientemente garantito dalla fissazione, da parte delle Autorità di bacino, degli obiettivi su scala di distretto e delle priorità degli interventi, nonché dal parere vincolante che le stesse debbono esprimere sulla conformità dei Piani di tutela regionali ai predetti obiettivi e priorità. 2.3. – La ricorrente ha proposto anche istanza di sospensione degli artt. 117, commi 1 e 2, 121 e 175, comma 1, lettera bb), del d.lgs. n. 152 del 2006, perché l'abrogazione dell'art. 44 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole), e l'entrata in vigore del nuovo regime dei Piani di gestione e di tutela delle acque in difetto di una norma transitoria idonea a consentire il completamento dell'iter del Piano di tutela eventualmente già adottato dalla Regione in esecuzione del citato art. 44 e positivamente esaminato dall'Autorità di bacino, aggrava l'ingiusta situazione di difficoltà della Regione e causa lo scadimento della tutela delle risorse idriche nel territorio regionale. 3. – Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile e, comunque, infondato. Riservandosi il deposito di memorie illustrative, la difesa erariale deduce che il carattere trasversale della materia ambientale, pur legittimando le Regioni a provvedere attraverso la propria competenza legislativa esclusiva o concorrente su temi che hanno riflessi sulla materia ambientale, non costituisce però un limite alla competenza esclusiva dello Stato a dettare regole omogenee nel territorio nazionale per procedimenti e competenze che attengono specificatamente alla tutela dell'ambiente ed alla salvaguardia del territorio. In tale materia la legislazione statale non è condizionata ad una intesa “forte”, oltretutto di difficile perseguibilità in sede di redazione di testi normativi di notevole complessità. 4. – Con ricorso (reg. ric. n. 73 del 2006) ,