[sommcomm]

I successivi articoli disciplinano i casi di estradizione in materia di reati fiscali (articolo 6), quelli relativi ai cittadini di nazionalità dello Stato membro richiesto (articolo 7) e quelli con riferimento a situazioni in cui, per la legge dello Stato richiesto, l'azione penale o la pena siano prescritte (articolo 8). La Convenzione stabilisce altresì che l'estradizione non debba essere concessa per reati coperti da amnistia (articolo 9) e che per fatti commessi anteriormente alla consegna, diversi da quelli che hanno dato luogo alla domanda di estradizione, la persona estradata possa essere sottoposta a procedimento penale o essere giudicata senza che sia necessario il consenso dello Stato membro richiesto (articolo 10). Ulteriori disposizioni sono relative alla presunzione di consenso dello Stato membro richiesto (articolo 11), alla riestradizione verso un altro Stato membro (articolo 12), all'autorità centrale incaricata della trasmissione e ricezione delle domande di estradizione (articolo 13), alle informazioni complementari e alle esenzioni dall'autenticazione per i documenti trasmessi ai fini dell'estradizione (articoli 14 e 15). Da ultimo, la Convenzione disciplina le ipotesi in cui l'individuo estradato verso lo Stato richiedente venga fatto transitare attraverso il territorio di un altro Paese contraente (articolo 16), e dispone in ordine alle riserve, all'entrata in vigore, all'adesione di nuovi Stati membri e alla figura del depositario (articoli 17-20). Il disegno di legge di ratifica della Convenzione si compone di 4 articoli. Gli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento sono valutati dall'articolo 3 complessivamente in 19.231 euro annui, a decorrere dal 2019. L'analisi tecnico-normativa allegata al disegno di legge evidenzia come la Convenzione in esame non presenti profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento europeo né con altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il presidente IWOBI ( L-SP-PSd'Az ) ringrazia il relatore per l'esauriente relazione svolta ed apre la discussione generale. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. A.S. 1308 Ratifica Protocolli aggiuntivi Convenzione europea assistenza giudiziaria ed estradizione DDL 1308 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Protocolli: a) Secondo Protocollo addizionale alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, fatto a Strasburgo l'8 novembre 2001; b) Terzo Protocollo addizionale alla Convenzione europea di estradizione, fatto a Strasburgo il 10 novembre 2010; c) Quarto Protocollo addizionale alla Convenzione europea di estradizione, fatto a Vienna il 20 settembre 2012 (Esame e rinvio) Il senatore VESCOVI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, illustra il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, recante la ratifica del secondo Protocollo addizionale alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, fatto nel novembre 2001, e di due ulteriori Protocolli addizionali - il terzo e il quarto - alla Convenzione europea di estradizione, risalenti, rispettivamente al novembre 2010 e al settembre 2012. La ratifica in esame, come evidenzia la relazione tecnica che accompagna il disegno di legge, è relativa a strumenti internazionali volti a migliorare la capacità dei Paesi firmatari di reagire contro la criminalità transfrontaliera, potenziando i meccanismi di cooperazione internazionale nel contrasto ai fenomeni penalmente rilevanti ed attivando ulteriori sinergie sia in fase di indagine che in ambito processuale. In particolare con i Protocolli vengono introdotte misure di razionalizzazione, semplificazione ed accelerazione della disciplina in ambito penale, sotto il profilo sostanziale e processuale, che garantiscano l'assistenza richiesta dai Paesi membri del Consiglio d'Europa con modalità e tempi di realizzazione più efficaci e che snelliscano le procedure di estradizione. Ricorda innanzitutto che la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, elaborata nel 1959 nel quadro del Consiglio d'Europa e sottoscritta anche da Stati extra-europei quali Brasile, Cile, Israele, Repubblica di Corea e Sudafrica, è lo strumento normativo internazionale che obbliga i Paesi parte ad accordarsi reciprocamente la più ampia assistenza giudiziaria possibile in qualsiasi procedura concernente reati, la cui repressione sia di competenza delle autorità giudiziarie della Parte richiedente. Il Secondo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria, aperto alla firma nel novembre 2001 ed attualmente in vigore in 39 Stati, membri del Consiglio d'Europa oltre che in Cile ed Israele, punta a migliorare la capacità dei Paesi di reagire contro la criminalità transfrontaliera alla luce delle evoluzioni politiche e sociali in Europa e dei progressi tecnologici intervenuti a livello mondiale, ampliando la varietà delle situazioni nelle quali potrà essere richiesta la reciproca assistenza e rendendo più agevole, più rapida e più flessibile la fornitura di assistenza stessa. Il testo, in particolare, è stato elaborato tenendo ampiamente conto delle norme di assistenza giudiziaria adottate nel frattempo dall'Unione europea, e in particolare nella Convenzione relativa all'assistenza giudiziaria dell'Unione europea del 2000 e nella Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 1990 che prevedono nuove modalità e nuovi strumenti investigativi quali, fra gli altri, audizioni mediante videoconferenza, trasmissione spontanea di informazioni, osservazione transfrontaliera, consegna sorvegliata, operazioni di infiltrazione e squadre investigative comuni. Composto da 35 articoli, suddivisi in tre capitoli, il Secondo Protocollo addizionale contiene innanzitutto disposizioni che sostituiscono o completano diversi articoli della Convenzione del 1959, in particolare in relazione al campo d'applicazione, al trasferimento temporaneo di persone detenute, alle vie di comunicazione ed alle spese (articoli da 1 a 6). Il capitolo II del testo (articoli da 7 a 29) raggruppa le nuove disposizioni relative ad aspetti quali l'esecuzione differita delle domande, l'audizione mediante videoconferenza e conferenza telefonica, la comparsa personale di persone condannate e trasferite, l'osservazione transfrontaliera, la responsabilità civile e penale riguardo ai funzionari, la protezione dei testimoni e dei dati personali. Da ultimo il capitolo III (articoli da 30 a 35) contiene le disposizioni finali. La Convenzione europea di estradizione, elaborata nel 1957 nel quadro del Consiglio d'Europa e sottoscritta anche da Stati extra-europei quali Israele, Repubblica di Corea e Sudafrica, è stata uno dei primi trattati internazionali a disciplinare la procedura di estradizione a livello multilaterale, ovvero il procedimento con cui uno Stato provvede alla consegna forzata di un individuo ricercato in un altro Stato, ai fini del perseguimento penale o dell'esecuzione di una pena detentiva.