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Va valutato e messo in commercio subito, così come va valutato qualsiasi altro vaccino ritenuto potenzialmente utile al contrasto del Covid. Se il siero prodotto dagli scienziati di Mosca, signor Presidente, può aiutare a vincere la pandemia, l'Unione europea non può rifiutare un altro potenziale rimedio. Non ce lo possiamo permettere soltanto per un pregiudizio geopolitico, perché devono essere prevalenti l'interesse della salute e l'interesse scientifico. Se il commissario Breton dice - come ha fatto oggi - che non serve, lei può agevolmente dire il contrario. Insomma, signor Presidente, uso le parole di Giorgia Meloni nel dire che il Governo italiano si deve svegliare dal torpore e agire nell'esclusivo interesse nazionale, intervenendo in sede europea e, se necessario, andando avanti per la propria strada. Basta ritardi e guerre commerciali. Basta perdere un tempo che non c'è, mentre il virus accelera e si modifica! Serve una radicale inversione di rotta. Vengo ora al piano vaccinale. Lei oggi afferma che vaccineremo quante più persone possibili nel più breve tempo possibile. Nulla da dire: è condivisibile. Il punto, però, sono i numeri. Se il ritmo è quello di oggi, ovvero 158.000 dosi, per raggiungere il 70 per cento degli italiani occorre oltre un anno. E questo non lo dico io. Non può rimanere questo il ritmo. Quando lei dice, ottimisticamente forse, che ci potrebbero essere due mesi di ritardo, devo pensare che ogni giorno di ritardo può significare 500 persone che muoiono. Se devo moltiplicare questa cifra per due mesi, significa che possono morire 30.000 persone. E non voglio fare altri conti, perché non sono numeri, ma sono persone e la responsabilità è enorme. Qual è il piano, allora? 500.000 iniezioni al giorno ad aprile e 700.000 a maggio? Bene: bisogna arrivarci. Bisogna arrivarci ed essere pronti. Il piano predisposto dal generale Figliuolo può funzionare come macchina, ma solo se ci saranno le dosi necessarie e se ci sarà la platea per somministrarle, altrimenti fallirà tutto. Bisogna mettere a punto tante cose, di cui sentiamo parlare ma che non vediamo messe a sistema. La campagna vaccinale lanciata il 27 dicembre è poi fallita. Su questo lei non ha le responsabilità dirette e personali, ovviamente, ma sa che ciò rientra nella fallimentare politica sanitaria messa in atto dall'Esecutivo precedente, che vede nel ministro Speranza il segno di una sinistra continuità, mentre è di radicale discontinuità che, anche su questo, l'Italia ha bisogno. Ancora: ha chiesto alle Regioni un riallineamento. È giusto ma, se mancano indicazioni precise a livello centrale, è difficile richiamare le Regioni. Come mai abbiamo il paradosso per il quale vediamo che la popolazione over 80 è stata vaccinata neppure per il 30 per cento del suo totale, quando ormai è chiaro che il virus colpisce per l'86 per cento persone di fascia anziana. È un paradosso inspiegabile, presidente Draghi. Ancora, la campagna vaccinale è partita secondo alcune categorie, mentre adesso, invece, per fasce d'età: confusione e ritardi. E soprattutto, avete dimenticato, nelle fasi 1 e 2, le categorie dei disabili, dei fragili, i caregiver e i loro familiari. Oggi - per fortuna - ve ne ricordate, e anche grazie a un emendamento di Fratelli d'Italia. Nulla potrà giustificare il caos che abbiamo visto. Nulla potrà giustificare anziani in fila, assembrati e magari portati con gli autobus. Nulla potrà giustificare il ritardo nelle assistenze domiciliari e il ritardo di protocolli non aggiornati da parte del Ministero. Davvero nulla. Noi non abbiamo solo criticato: abbiamo fatto un piano vaccinale. Tra l'altro, alcune proposte le vediamo inserite e ne siamo contenti. Questo è un caso in cui ci va bene anche solo il fatto di partecipare. Il nostro piano vaccinale prevedeva assistenza domiciliare, allargamento della platea dei vaccinatori, coinvolgendo medici di base e farmacisti. Anche sui farmacisti, però, dovete sbrigarvi a fare i protocolli, altrimenti non riuscirete a mettere a punto questo sistema. Vede, presidente Draghi, il punto è anche che, su tutta la strategia di contenimento della pandemia, non vediamo segni di importante discontinuità, perché siamo ancora qui con la DAD, con le scuole chiuse, con i ristoranti chiusi, con i vaccini che non arrivano. Mi avvio alla conclusione, perché mi rendo conto che il mio tempo è finito. Mi piacerebbe parlarne del reshoring farmaceutico, ma lo farò la prossima volta. Presidente Draghi, il punto è sempre uno ed è sempre quello: quale postura avere stando in Europa. Noi continuiamo a pensare che sia necessario difendere, in Europa, l'interesse nazionale e considerarlo preminente. Non potremo mai accettare alcuna cessione di sovranità nazionale, come lei ha detto anche nelle sue comunicazioni il giorno del voto di fiducia. Presidente, questo è il momento in cui bisogna essere assertivi e non si può cedere su nulla. Lei guarda l'Europa, oggi, da un'altra posizione. Il suo compito e il suo dovere, oggi, è pensare solo e soltanto all'Italia e agli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nannicini. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, il prossimo Consiglio europeo riveste un'importanza fondamentale per le cittadine e i cittadini europei, stremati e angosciati dalla pandemia e dagli effetti economici e sociali che produce. L'Unione europea, rispetto alla crisi finanziaria del 2008 e alla successiva crisi del debito sovrano, quando sbagliammo tempi e modi di risposta a quella duplice crisi, ha dimostrato di esserci, mettendo in campo una risposta forte e coordinata. Ma non possiamo distrarci e non possono esserci ritardi nell'attuazione di quella risposta. Vaccini sicuri, efficaci e rapidamente accessibili sono la migliore risposta non solo all'emergenza sanitaria, ma anche alla recessione e alla crisi occupazionale. È importante che dal prossimo Consiglio escano scelte che rassicurino le cittadine e i cittadini europei del fatto che, grazie al coordinamento europeo, tutti gli Stati membri potranno procedere speditamente con i piani vaccinali. Ma uscire dalla crisi con un'Europa più forte e più giusta - e di conseguenza con un'Italia più forte e più giusta - non dipende solo dai vaccini; dovremo realizzare, impostandolo già oggi, un salto di qualità nella costruzione europea. Presidente Draghi, nel suo discorso di insediamento lei ha detto che sostenere questo Governo significa condividere la prospettiva di un'Unione europea sempre più integrata, che approderà a un bilancio comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione. Parole chiare: nessuno meglio di lei può sapere i limiti di lasciare da sola la politica monetaria nella risposta alle crisi. Non si tratta di cedere sovranità, ma di costruire una nuova sovranità laddove una sovranità non c'è, laddove gli Stati europei da soli non sono in grado di rispondere alle sfide globali che abbiamo di fronte.