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Il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 124 del 2019 ha concluso l'esame in prima lettura alla Camera il 6 dicembre scorso; è stato approvato definitivamente dal Senato nella seduta del 17 dicembre 2019 e in quella sede si era preso atto dell'abrogazione dell'articolo 54. Ma non finisce qui, perché nel corso dell'esame in sede referente del disegno di legge di bilancio per il 2020 è stato, inoltre, presentato un emendamento dei relatori che riproduceva il testo del provvedimento in esame, durante l'esame della Commissione bilancio del Senato. Ovviamente l'emendamento è stato dichiarato inammissibile per estraneità di materia. In sostanza, con questa pregiudiziale vogliamo stigmatizzare il fatto che si sia assistito a una vera e propria schizofrenia legislativa nelle decisioni del Governo e della sua stessa maggioranza. Per ben due volte, infatti, la maggioranza ha presentato e poi stralciato la norma alla Camera dei deputati e al Senato. Ribadisco per tali ragioni che il ricorso alla decretazione di urgenza è palesemente improprio, se non addirittura incostituzionale. La motivazione che sta alla base dell'emanazione del decreto non appare sufficiente a connotare i requisiti indispensabili di necessità e urgenza imposti dall'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, come dicevo dinanzi. Abbiamo voluto rimarcare ed evidenziare tale atteggiamento proprio attraverso il ricorso allo strumento parlamentare della questione pregiudiziale, consentito dal nostro Regolamento. Ritengo che, ancora una volta, si debba stigmatizzare il ricorso eccessivo alla decretazione d'urgenza, diversamente da quanto previsto dalla nostra Costituzione, e che debba essere riportata nel giusto alveo, che non è quello in cui si sono mossi il Governo e la maggioranza, tenuto conto che, nel caso in esame, vi è stato un atteggiamento schizofrenico dal punto di vista legislativo. Pertanto, chiediamo un voto favorevole alla questione pregiudiziale da noi proposta. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE . Ricordo che, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, nella discussione sulla questione pregiudiziale può prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo per non più di dieci minuti. D'ARIENZO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, se siamo tutti convinti ‑ e penso sia così ‑ che la questione relativa ad Alitalia sia centrale nel nostro dibattito politico e che questa importante società, ex compagnia di bandiera, sia da salvare, mi appare incomprensibile il tentativo di rendere nullo il decreto‑legge attraverso la proposizione della questione pregiudiziale di costituzionalità. Infatti, se dovesse mai passare, per Alitalia sarebbero guai: le incertezze che sono state denunciate esploderebbero in maniera significativa e creerebbero sul mercato ripercussioni importanti. Basterebbe già questo per dire che la questione pregiudiziale proposta appare impropria rispetto al tema vero di cui stiamo parlando. Un'altra considerazione di carattere generale deve essere sicuramente affrontata sulla ratio delle questioni pregiudiziali, come abbiamo detto molte volte. Ormai sulla decretazione d'urgenza non solo ci sono importanti sentenze della Corte costituzionale, ma oltretutto, nella lunghissima esperienza del Parlamento, di Camera e Senato, in più occasioni e sempre sulle questioni pregiudiziali, sono stati affrontati i termini molti incisivi della necessità o meno, in determinate occasioni, della decretazione d'urgenza. Basterebbe leggere questa ampia giurisprudenza per superare una modalità che viene utilizzata, legittimamente, ma che a volte non è effettivamente corrispondente al tema proposto. Qual è il tema oggetto del decreto‑legge di cui si sta parlando? Sono misure necessarie, imprescindibili, per far sì che Alitalia possa continuare ad esistere. Ma, rispetto alla proposizione iniziale del decreto‑legge, la parte importante, votata nel corso del dibattito alla Camera, concerne le modifiche al programma della procedura di amministrazione straordinaria per il trasferimento dei complessi aziendali e dei poteri dell'organo commissariale. Si tratta, quindi, di un ulteriore approfondimento, su cui il Parlamento si è già espresso, e non mi risulta che nell'altra Camera siano state affrontate questioni di costituzionalità, neanche su questi passaggi. Quindi, sarebbe stato opportuno per il nostro ramo del Parlamento procedere spediti, senza affrontare il tema della costituzionalità. Nel merito della questione pregiudiziale, il collega ha sostenuto, nel testo della questione stessa, che questo decreto‑legge sarebbe inappropriato, perché l'uso della decretazione d'urgenza, in presenza di un tema già inserito in un altro decreto, quello fiscale, o in un'altra legge, come la legge di bilancio, non sarebbe appropriato, come se quelle due situazioni, peraltro risolte, incidessero sulla costituzionalità del provvedimento attualmente in esame. Com'è noto ‑ l'ha ricordato il collega che ha esposto le ragioni della questione pregiudiziale ‑ per motivi procedurali le proposte a cui ho fatto riferimento a favore di Alitalia sono state abrogate o stralciate, quindi sono rimaste vere le ragioni esigenziali della decretazione d'urgenza. Basterebbe già questo per risolvere la questione, perché, appunto, sono chiare sia la necessità che l'urgenza di un decreto‑legge dedicato e specifico, alla luce dell'impossibilità di risolvere il nodo con altri passaggi normativi e legislativi. Diversamente, avremmo forse dovuto abbandonare il tema? Ci sarebbe stato un Governo che avrebbe fatto qualcosa di diverso rispetto a quanto abbiamo fatto noi? A fronte delle condizioni che si sono determinate, qualcuno avrebbe forse operato in maniera diversa? Basterebbero già queste domande. Oltre alla questione logica che ho posto con queste semplici domande, basterebbe leggere alcune delle sentenze ‑ ce ne sono state diverse ‑ della Corte costituzionale sulla decretazione d'urgenza, soprattutto una, la n. 220 del 2013, in cui viene ribadito che «i decreti‑legge traggono la loro legittimazione generale da casi straordinari e sono destinati ad operare immediatamente, allo scopo di dare risposte normative rapide a situazioni bisognose di essere regolate in modo adatto a fronteggiare le sopravvenute e urgenti necessità». Questo significa, per la giurisprudenza consolidatasi nel nostro Paese, che i requisiti di necessità ed urgenza sono valutati al momento dell'emanazione del decreto, con riferimento ai casi che abbisognano di un immediato intervento di rango legislativo. Rispetto a questo assunto, non ha alcuna rilevanza il fatto (citato nella questione pregiudiziale) che sia stato presentato, nel corso dell'esame del disegno di legge di bilancio 2020, un emendamento analogo al provvedimento, peraltro dichiarato inammissibile, che è una delle ragioni per le quali si procede in questa direzione, né tanto meno che lo stesso decreto abroghi una disposizione già presente in una norma precedente, evidentemente ritenuta inadeguata a fronteggiare la problematica, come effettivamente è stato.