[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 (Disciplina delle agevolazioni tributarie), promosso dalla Corte di cassazione, sezioni unite, nel procedimento vertente tra l'Agenzia del territorio e l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa spa (già Sviluppo Italia spa), con ordinanza del 3 giugno 2015, iscritta al n. 335 del registro ordinanze 2015 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 2, prima serie speciale, dell'anno 2016. Visti l'atto di costituzione dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa spa, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri; udito nell'udienza pubblica del 24 ottobre 2017 il Giudice relatore Aldo Carosi; uditi l'avvocato Alessandro Trivoli per l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa spa e l'avvocato dello Stato Gianni De Bellis per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 3 giugno 2015 la Corte di cassazione, sezioni unite, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 15 (recte: primo comma) del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 (Disciplina delle agevolazioni tributarie) - nella versione applicabile ratione temporis, in vigore anteriormente alle modifiche apportate dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)» - in riferimento agli artt. 3 e 41 della Costituzione, nella parte in cui esclude l'applicazione dell'agevolazione fiscale ivi prevista alle operazioni relative ai finanziamenti a medio e lungo termine effettuate dagli intermediari finanziari. Secondo la disposizione censurata «Le operazioni relative ai finanziamenti a medio e lungo termine e tutti i provvedimenti, atti, contratti e formalità inerenti alle operazioni medesime, alla loro esecuzione, modificazione ed estinzione, alle garanzie di qualunque tipo da chiunque e in qualsiasi momento prestate e alle loro eventuali surroghe, sostituzioni, postergazioni, frazionamenti e cancellazioni anche parziali, ivi comprese le cessioni di credito stipulate in relazione a tali finanziamenti, effettuate da aziende e istituti di credito e da loro sezioni o gestioni che esercitano, in conformità a disposizioni legislative, statutarie o amministrative, il credito a medio e lungo termine, sono esenti dall'imposta di registro, dall'imposta di bollo, dalle imposte ipotecarie e catastali e dalle tasse sulle concessioni governative». 1.1.- Il rimettente riferisce che, ai sensi del citato art. 15 del d.P.R. n. 601 del 1973, la società d'intermediazione finanziaria Sviluppo Italia spa - ora Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa spa - aveva usufruito dell'esenzione dall'imposta ipotecaria in relazione ad un atto del 2003 concernente un mutuo precedentemente erogato. Riscontrata la mancanza del requisito soggettivo previsto per godere del beneficio, l'Agenzia del territorio aveva provveduto a recuperare l'imposta mediante due avvisi di liquidazione, avverso i quali la società contribuente aveva proposto ricorso, sostenendo di aver diritto all'esenzione in quanto «intermediario finanziario» iscritto nell'elenco all'epoca contemplato dall'art. 107, comma 1, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, recante «Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia» (TUB), e quindi abilitato all'attività di concessione di finanziamenti. L'adita Commissione tributaria provinciale aveva accolto il ricorso con sentenza confermata in appello dalla Commissione tributaria regionale. Avverso la decisione di quest'ultima l'Agenzia del territorio aveva promosso ricorso per cassazione. Con ordinanza interlocutoria la sezione tributaria della Corte di cassazione aveva rimesso al vaglio delle sezioni unite la questione relativa all'applicabilità del beneficio fiscale di cui all'art. 15 del d.P.R. n. 601 del 1973 - con conseguente assoggettamento all'imposta sostitutiva prevista dal successivo art. 17 - alle operazioni relative ai finanziamenti a medio e lungo termine effettuate dagli intermediari finanziari abilitati alla relativa erogazione, rinvenendo nella giurisprudenza di legittimità due orientamenti tra loro inconciliabili. Il primo di essi esclude che il trattamento privilegiato possa essere riconosciuto agli intermediari finanziari, da un lato perché la norma lo riserverebbe esclusivamente alle «aziende e istituti di credito e [...] loro sezioni o gestioni» e ora - a seguito dell'evoluzione della disciplina di settore, di cui il rimettente dà ampiamente conto - alle «banche» e, dall'altro, in virtù del principio generale per cui le disposizioni che, come nella specie, riconoscano agevolazioni e benefici fiscali in deroga al regime ordinario, in quanto eccezionali, sarebbero di stretta interpretazione e insuscettibili di applicazione analogica. Il secondo orientamento, espresso in un'unica occasione, riconosce l'applicabilità del beneficio attraverso un'interpretazione logico-sistematica e costituzionalmente orientata dell'art. 15 del d.P.R. n. 601 del 1973, ripercorrendo l'evoluzione storica dell'attività creditizia - aperta anche agli intermediari finanziari, cui l'art. 47 del TUB, richiamato dal successivo art. 107, comma 7 (ora dall'art. 110, comma 1), avrebbe dischiuso il settore del finanziamento agevolato in piena equiparazione alle banche, anche sul piano della disciplina fiscale - ed ovviando al rischio di incoerenze, di dubbia legittimità costituzionale, nella disciplina di settore. Il rimettente esclude di poter condividere la tesi ermeneutica da ultimo citata. Anzitutto, nega che l'art. 47 del TUB possa essere interpretato nel senso propugnato dall'orientamento minoritario, atteso che esso riguarderebbe i soli «finanziamenti agevolati» - vale a dire finalizzati alla realizzazione di scopi di particolare rilevanza - e il relativo regime, con la conseguenza che il rinvio a tale norma disposto dall'art. 107 (ora dall'art. 110) del TUB, nell'aprire agli intermediari finanziari il settore dei finanziamenti agevolati, estenderebbe loro solo l'applicazione della disciplina fiscale, tariffaria e procedimentale a essi relativa. In secondo luogo, le sezioni unite della Corte di cassazione ribadiscono il principio per il quale le disposizioni fiscali di agevolazione sono di "stretta interpretazione", ossia inapplicabili a casi o situazioni non riconducibili al significato letterale del testo normativo.