[pronunce]

- Ha depositato atto di intervento "in proprio" anche il prof. avv. Michele Costantino, in qualità di creditore di una delle parti del giudizio a quo, sollecitando una declaratoria di illegittimità costituzionale della disposizione censurata. L'interesse di cui egli sarebbe titolare, in quanto immediatamente inerente ai rapporti sostanziali tra le parti del presente giudizio di costituzionalità, «pur se formalmente esterno rispetto al giudizio nell'ambito del quale è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale», potrebbe risultare, a suo giudizio, inciso da una eventuale pronuncia di accoglimento. 8. - In prossimità dell'udienza, tutte le parti costituite e i soggetti intervenienti hanno depositato memorie per insistere nelle ragioni e nelle richieste già formulate nei rispettivi atti, con precisazioni o sviluppo di argomentazioni anche in replica (e con ricorrente attenzione, tra gli altri, sotto il profilo dell'ammissibilità della questione, per il problema dei rapporti fra le due disposizioni denunciate, in riferimento alle specifiche vicende della legge di conversione).1. - Con ordinanza del 19 marzo 2010, il Tribunale di Bari ha sollevato - in riferimento all'art. 77, secondo comma, della Costituzione - questione di legittimità costituzionale dell'art. 18, comma 1, lettera b), del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria) nonché dell'art. 2, comma 104, lettera b), della legge 24 novembre 2006, n. 286 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, recante disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria). Entrambe le norme denunciate dispongono, con un identico testo, l'abrogazione dell'art. 1, comma 6, della legge 11 novembre 2003, n. 310 (Costituzione della «Fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari», con sede in Bari, nonché disposizioni in materia di pubblici spettacoli, fondazioni lirico-sinfoniche e attività culturali), secondo cui «La Fondazione di cui al comma 1 acquisisce, previo accordo con gli enti pubblici territoriali interessati, i diritti d'uso esclusivo sul Teatro Petruzzelli di Bari, in conformità al Protocollo d'intesa, sottoscritto a Roma il 21 novembre 2002, tra la regione Puglia, la provincia ed il comune di Bari e le parti private». La questione sarebbe rilevante, a giudizio del rimettente, in relazione a una disposizione, come quella denunciata, «risultata priva di ogni giustificazione a seguito della dichiarazione di incostituzionalità delle norme sull'esproprio» del Teatro Petruzzelli, pronunciata da questa Corte con la sentenza n. 128 del 2008. La rilevanza risulterebbe, peraltro, «confermata» dalla circostanza che «la stessa Fondazione opponente ha negato la propria legittimazione, assumendo di non essere la Fondazione prevista dal Protocollo e di non essere (più) vincolata al rispetto del Protocollo». «Venuta meno la norma» che destinava la Fondazione alla gestione del teatro «in conformità al Protocollo», sarebbe, dunque, «caduto il presupposto per la ulteriore operatività del complessivo regolamento negoziale avente origine dal Protocollo stesso», anche perché «le parti, nel darvi attuazione, si sono conformate alla disciplina legislativa» ed hanno esercitato «le facoltà previste dal Protocollo in conformità degli schemi di detta disciplina». Ne sarebbe, nel complesso, conseguito che: a) «non esiste una Fondazione istituita dai soggetti che hanno stipulato il Protocollo»; b) esiste, invece, la Fondazione, che, ai sensi della legge istitutiva, era divenuta titolare dei diritti e degli obblighi nascenti dal Protocollo, oltre che destinataria dei contributi pubblici per la ricostruzione del teatro; c) in ragione, tuttavia, della norma denunciata, questa Fondazione «non può considerarsi più titolare delle situazioni giuridiche collegate al Protocollo». Poiché, d'altra parte, «l'esercizio dei diritti nascenti, per tutti i partecipanti, dal Protocollo d'intesa resta legato alla esistenza in vita» di questa (unica) Fondazione; e poiché la disciplina della legge istitutiva è, però, divenuta «monca», «per effetto della abrogazione della norma di collegamento al Protocollo», l'esercizio di detti diritti presupporrebbe «o il ripristino di tale collegamento con la reviviscenza della norma abrogata» (conseguente alla dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma abrogatrice); oppure «l'intervento di un nuovo atto di autonomia privata», al momento inesistente. Su queste basi, le ragioni che hanno condotto alla dichiarazione di illegittimità delle disposizioni relative all'esproprio del teatro Petruzzelli dovrebbero valere anche per la disposizione denunciata, in ragione dello «stretto collegamento» di questa con quelle, «in funzione delle quali soltanto la abrogazione stessa aveva ragione d'essere»: «allo stesso modo in cui era assolutamente evidente il difetto dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza per disporre con decreto-legge l'esproprio del teatro», «così resta evidente la mancanza dei requisiti stessi con riguardo alla disposizione collegata». 2. - Si sono costituite in giudizio le signore Maria, Teresa, Chiara, Mariarosalba e Stefania Messeni Nemagna nonché la signora Nunziata Metteo, vedova Messeni Nemagna, per chiedere una pronuncia di accoglimento. Si è anche costituita la Fondazione Lirico-Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile e comunque infondata. Si è costituito, inoltre, il Comune di Bari chiedendo: a) di ritenere non rilevante la questione proposta per l'intervento di fatti nuovi e per contraddittorietà ed inadeguatezza della motivazione; b) in subordine, di ritenere infondata la questione stessa; c) in ulteriore subordine, di dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 6, della legge n. 310 del 2003, «ove cancellata la sua abrogazione»; d) in via ulteriormente gradata, di restituire gli atti al Tribunale di Bari perché riesamini la rilevanza della questione alla luce dei fatti nuovi sopravvenuti. E' intervenuta in giudizio la signora Vittoria Messeni Nemagna, per chiedere una declaratoria di illegittimità costituzionale della norma denunciata «e, conseguentemente», di reviviscenza della norma abrogata. E' anche intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per una declaratoria di inammissibilità e, comunque, di infondatezza della questione. Ha depositato atto di intervento "in proprio" il prof. avv. Michele Costantino, in qualità di creditore di una delle parti del giudizio a quo, sollecitando una declaratoria di illegittimità costituzionale della disposizione censurata. In prossimità dell'udienza, tutte le parti costituite e i soggetti intervenienti hanno depositato memorie per insistere nelle ragioni e nelle richieste già formulate nei rispettivi atti, con precisazioni o sviluppo di argomentazioni anche in replica. 3.