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È questa la prospettiva cui si orienta il presente disegno di legge, che intende fornire ai cittadini che scelgano forme non tradizionali di convivenza la necessaria tutela delle relative situazioni giuridiche soggettive, evitando così ogni forma di discriminazione ai loro danni. Nel perseguire quest'obiettivo, il disegno di legge in discussione prevede criteri e modalità di estensione alle unioni civili dei diritti spettanti al nucleo familiare nei casi sanciti dalla legge, secondo criteri di parità di trattamento, in conformità al principio di cui all'articolo 3 della Costituzione. A tale estensione dei diritti delle parti delle unioni civili, corrisponde del resto una parallela regolamentazione dei loro doveri ed oneri, tali da garantire la necessaria tutela non soltanto ai figli ma anche al contraente economicamente più debole nel caso di cessazione dell'unione civile, l'affidamento dei terzi in ordine alla situazione patrimoniale della coppia, la trasparenza dello stato giuridico delle parti. Il presente disegno di legge, ed in particolare il suo capo II -- intitolato alle «unioni di mutuo aiuto» -- intende del resto riconoscere uno statuto normativo flessibile e «leggero» di diritti essenziali alle forme di convivenza non basate necessariamente e costitutivamente sulla relazione sessuale. Questo particolare tipo di disciplina -- strutturalmente affine a quella prevista dalla Ley catalana de 28 de diciembre de 1998, sobre situaciones convivenciales de ayuda mutua (legge della Catalogna n. 19 del 28 dicembre 1998) e della Norvegian Joint Osso hold Act (legge norvegese 4 luglio 1991, n. 45), nonché dal progetto di riforma del diritto di famiglia canadese elaborato dalla Law Commission nel 2000, nell'ambito del programma Recognizing and Supporting Close Personal Relationships Between Adults -- appare funzionale alla regolamentazione minima (e come tale aperta, in larga misura, all'autonomia negoziale delle parti) della convivenza tra studenti, della coabitazione per motivi di assistenza a persone anziane, ovvero a tutela di peculiari situazioni di interdipendenza economica od affettiva, insuscettibili di ricomprensione all'interno del rigido paradigma della relazione di coppia. L'intensità del vincolo e la finalità assistenziale o solidaristica di tali forme di convivenza non determinano comunque un'assimilazione al concetto né alla disciplina della famiglia: la disponibilità delle parti nello specificare i termini della convivenza è massima, operando sia in sede di determinazione dei contenuti dell'accordo, sia in fase di risoluzione delle controversie, preferibilmente definite dalla transazione delle parti, e solo qualora ciò non sia possibile rimesse all'intervento del giudice o del collegio arbitrale. Le parti sono infatti ritenute libere di accordarsi per regolare sia la convivenza, sia gli effetti conseguenti alla sua cessazione, mediante accordi il cui contenuto può giungere sino al punto di escludere quel diritto agli alimenti altrimenti previsto ex lege in caso di estinzione dell'unione in ragione della morte di una delle parti. La stessa facoltà, di ricorso all'arbitrato, per risolvere eventuali controversie relative a situazioni di contitolarità, anche nella successione nel contratto di locazione in caso di morte del conduttore parte dell'unione di mutuo aiuto, evidenzia come, sotto il profilo patrimoniale, la legge apra ad un regime di separazione dei beni, in cui ciascuna parte rimane proprietaria del proprio patrimonio, rispondendo personalmente verso i terzi delle obbligazioni contratte. La prevista annotazione nell'apposito registro dell'accordo estintivo dell'efficacia dell'unione, evidenzia peraltro come il rilievo giuridico di queste unioni sia affidato ad una dialettica costante tra autonomia negoziale delle parti e normazione minima, tesa a garantire la certezza delle situazioni giuridiche soggettive. La registrazione delle vicende costituive, modificative ed estintive dell'unione, che non crea alcuno status , ma si limita a conferire rilievo giuridico alla volontà delle parti, non soltanto soddisfa un'esigenza di certezza normativa dell'ordinamento -- al fine di evitare possibili difficoltà probatorie in ordine alle posizioni personali e patrimoniali delle parti -- ma consente una forma adeguata di controllo di meritevolezza di tutela degli interessi coinvolti, soddisfatto solo qualora le parti ed i loro accordi presentino i requisiti previsti. Tale disciplina si conforma pertanto alla natura delle forme di convivenza oggetto di normazione, fondate come sono su di una manifestazione di consenso e di solidarietà, tale da realizzare una comunità di vita materiale e spirituale. Lo scopo assistenziale e solidaristico che informa tali forme di convivenza ne ispira così la disciplina. Ne sono espressione in particolare i criteri equitativi previsti ad esempio per la compensazione economica in ragione del lavoro prestato dalle parti, nonché il principio di solidarietà sociale che ispira la norma sulla tutela del convivente in caso di estinzione dell'unione per morte del conduttore, cui si surroga, nella medesima posizione contrattuale, la parte (o le parti) ancora in vita. La disciplina mira pertanto ad attribuire a tali forme di convivenza uno statuto normativo minimo ma essenziale al riconoscimento della rilevanza giuridica delle ipotesi di coabitazione a fini solidaristici e/o assistenziali, conformandosi a tale finalità in ogni sua specifica disposizione. La disciplina complessivamente prevista dal presente disegno di legge appare quindi suscettibile di ricomprendere, nelle sue diverse disposizioni, le forme più varie e significative di convivenza, oggi di fatto ignorate dal diritto. L'estensione delle categorie di soggetti legittimati a contrarre le unioni civili (possibili anche tra coppie omosessuali, conformemente alle indicazioni di fonte comunitaria), l'affermazione della pari dignità e rilevanza giuridica di tali unioni, il riconoscimento delle forme di convivenza basate su esigenze solidaristiche rappresentano del resto espressioni significative non soltanto del pluralismo su cui si basa necessariamente ogni Stato di diritto, ma anche e soprattutto del principio personalistico che ispira la nostra Costituzione. Consentire a ciascun cittadino di scegliere la forma di convivenza che meglio risponda alle proprie esigenze, senza per questo subire discriminazione alcuna -- come espressamente sancito dall'articolo 2 del presente disegno di legge -- costituisce infatti un dovere fondamentale, cui uno Stato democratico di diritto quale il nostro non può sottrarsi.. Capo I DELLE UNIONI CIVILI Art. 1. (Unione civile) 1. Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, di seguito denominate «parti dell'unione civile», possono contrarre tra loro un'unione civile per organizzare la loro vita in comune. Art. 2. (Divieto di discriminazione e trattamento dei dati personali delle parti dell'unione civile) 1. Le unioni civili sono riconosciute quali titolari di autonomi diritti. 2. Lo stato di parte dell'unione civile non può essere motivo o fonte di discriminazione in qualunque settore della vita pubblica e privata. 3. Il trattamento dei dati personali contenuti nelle certificazioni anagrafiche deve avvenire conformemente alla normativa prevista dal codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, garantendo il rispetto della dignità degli appartenenti all'unione. I dati personali contenuti nelle certificazioni anagrafiche non possono costituire elemento di discriminazione a carico delle parti dell'unione civile. Art. 3. (Istituzione del registro delle unioni civili) 1.