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Piuttosto, la questione riguarda l'elemento di calcolo nel rapporto tra il reddito di cittadinanza e l'assegno temporaneo, perché questo ha un impatto sulle dinamiche di risparmio delle famiglie e sull'impianto progressivo generale. Ripeto, è una questione tecnica che però ha una sua importanza, che verrà e dovrà essere attenzionata quando dovremo occuparci della fase implementativa dell'assegno unico. Per queste ragioni, e anche alla luce delle criticità che ho sottolineato, voteremo a favore del provvedimento e naturalmente ci impegniamo a migliorare il percorso di strutturazione dell'assegno unico quando ne avremo - molto presto - l'occasione. FLORIS (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signora Ministro, colleghe e colleghi, non replico - per rispetto delle opinioni - all'intervento che mi ha preceduto, ma svolgo il mio intervento così come avevo previsto. Come avevamo segnalato durante l'esame della legge delega sull'assegno unico per i figli, anche con questo decreto-legge sono emerse diverse criticità e iniquità. Rimane comunque la nostra volontà di votare a favore del provvedimento, nella considerazione che le risorse a favore delle famiglie aumentano per ulteriori 3 miliardi, anche se non avviene nel modo e nell'ammontare che avremmo voluto. Soprattutto è apprezzabile il fatto che a percepire l'assegno saranno, per la prima volta, anche i lavoratori autonomi e persino i disoccupati. Di negativo resta il fatto che l'assegno sia ancora legato a parametri che non fotografano l'esatta situazione reddituale e patrimoniale di una famiglia, con un meccanismo troppo selettivo che decresce troppo velocemente. Rileviamo poi il problema ulteriore delle famiglie sposate, che sono di fatto discriminate rispetto a quelle non sposate. La somma del reddito di due persone sposate fa registrare un ISEE più elevato rispetto a quello di due persone che convivono. L'assegno per due persone che convivono sicuramente verrà richiesto dal partner con il reddito più basso, per cui non c'è cumulo di reddito in questo caso. Ancora, la procedura prevede che tutti coloro che vogliono l'assegno devono richiederlo all'INPS, come se lo Stato non fosse già a conoscenza di chi ha figli e di quanti ne ha. (Applausi) . La richiesta invece non deve essere presentata dai percettori del reddito di cittadinanza, che uniranno ora un assegno al reddito pubblico, non preoccupandosi la norma della rioccupabilità di questi padri di famiglia che nella loro dignità avrebbero dovuto cercare di essere invogliati a trovare un lavoro anziché un reddito che peraltro non li arricchirà sicuramente. Insomma, è una riforma che discrimina chi ha reddito superiore a 50.000, cioè circa 2.300 euro al mese - questa è la cifra di cui parliamo - che non penso possa essere discriminato in quanto tale, ma soprattutto disincentiva la creazione della famiglia classica, quella sposata con figli, come l'abbiamo sempre conosciuta. Questo assegno deve essere quindi solo un passaggio temporaneo - per questo voteremo a favore - che dovrà essere modificato da una riforma complessiva dell'intero sistema fiscale disegnato a misura della famiglia, come già chiesto nella riforma fiscale da Forza Italia. (Applausi) . In caso contrario, si rischia di creare uno Stato meramente assistenzialista, che è forse l'obiettivo di alcune presenze in quest'Assemblea. Lasciatemelo dire con una battuta: se persino uno Stato comunista come la Cina ha abbandonato la politica del figlio unico per passare all'incentivo ai tre figli, con la politica dell'assegno unico rischiamo di andare verso un modello persino peggiore di quello comunista. Il modello può essere per noi quello tedesco, dove l'assegno ai figli non ha livello di selettività, ma soprattutto possiede il carattere dell'universalità. Ma può essere anche quello francese, dove è previsto il quoziente familiare, in cui la riduzione non è così drastica come quella italiana; da 7.000 euro si prende tutto, poi si arriva a risorse intorno ai 30.000-35.000 euro l'anno di ISEE, che rappresentano veramente uno stipendio che non arriva a 2.000 euro al mese. Un'imposta, quella che noi vorremmo, che dovrebbe crescere con il nucleo familiare, dove la differenza non la fa l'assegno per il figlio o meno, ma il reddito che rimane a disposizione della famiglia, al netto di tutte le tasse che gravano sul nucleo familiare, comprese quelle sulla casa. Inoltre, noi pensiamo che anche l'accesso alle strutture che provvedono alla crescita e alla formazione dei nostri ragazzi, come gli istituti, le scuole e le università, debba essere agevolato per tutti e non legato al reddito; deve essere reintrodotto anche il merito. Un tempo gli studenti che avevano un buon profitto avevano l'esenzione dalle tasse, che non era dovuta solo al reddito dello studente, così come avviene oggi. È ora di cambiare questo passo, che è molto importante, altrimenti le persone che sono veramente meritevoli le borse di studio se le vanno a prendere all'estero, dove le danno agli studenti meritevoli; con la differenza che lì rimangono, lì lavorano e lì mettono a frutto le loro capacità. (Applausi) . Non dobbiamo peraltro assolutamente penalizzare il ceto medio. Stiamo parlando di redditi pari a 25.000 o 30.000 euro l'anno, meno addirittura del ceto medio, che al contrario va premiato e fatto crescere. Non dobbiamo punire le famiglie monoreddito, in cui uno dei genitori ha scelto di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia. Anche noi siamo ovviamente a favore della piena occupabilità femminile; ma, in assenza di un lavoro, il fatto di occuparsi dei figli a tempo pieno deve avere un pieno riconoscimento sociale ed economico, in attesa di vedere tutte le mamme inserite nel mondo del lavoro. Invece non c'è alcun premio per chi si prende cura direttamente della famiglia e non scarica questi oneri sulla società e sul nostro welfare . A noi adesso sembrano mal coniugate le ragioni di favorire le donne che lavorano con quelle che invece danno il giusto sostegno economico alle mamme; ma non ci deve essere contrapposizione tra la donna che lavora e la donna che sta a casa, in attesa di vedere comunque tutte le donne lavorare e avere una propria soddisfazione, perlomeno quelle che cercano lavoro. Anche lì dovremmo inserirci non sull'assegno unico, ma su quelle che sono le possibilità e dare veramente alle donne la possibilità di lavorare, avendo tutte le strutture sociali che consentano questo (la scuola che dura fino alle 16, il tempo pieno, gli asili nido). Ma questo è un argomento che affronteremo nel prossimo futuro. Si dovrebbero quindi attivare anche le agevolazioni sulla genitorialità, che mancano in questo provvedimento e che però sono previste dalla legge delega che abbiamo approvato e che speriamo di dover riesaminare a breve. Dicevo che servono più sgravi per i nuclei monoreddito con figli adulti. È vero che la legge si interessa dei figli fino ai ventun anni di età;