[pronunce]

che, in conseguenza dell'eliminazione del frammento normativo che manteneva fermo il particolare sistema di controllo delle leggi siciliane, risultano ora non più operanti le norme statutarie relative alle competenze del Commissario dello Stato in tale procedura di controllo, «alla stessa stregua di quanto affermato da questa Corte con riguardo a quelle dell'Alta Corte per la Regione siciliana (sentenza n. 38 del 1957), nonché con riferimento al potere del Commissario dello Stato circa l'impugnazione delle leggi e dei regolamenti statali (sentenza n. 545 del 1989)» (sentenza n. 255 del 2014); che pertanto - per effetto della estensione alla Regione siciliana del controllo successivo previsto dall'art. 127 Cost. e dall'art. 31 della legge n. 87 del 1953 per le Regioni a statuto ordinario - non trovano più applicazione gli artt. 27 (sulla competenza del Commissario dello Stato ad impugnare le delibere legislative dell'Assemblea regionale siciliana), 28, 29 e 30 dello statuto di autonomia, secondo quanto affermato da questa Corte per le altre Regioni ad autonomia speciale; che, nel caso di specie, non assume rilievo la circostanza della promulgazione (eventualmente) intervenuta di una specifica norma della legge regionale impugnata, concernente l'autorizzazione di spesa per i tre capitoli contestati dal ricorso del Commissario dello Stato; che, infatti, l'estensione anche alla Regione siciliana del modello di controllo successivo delle leggi impedisce in radice la prosecuzione del presente giudizio, anche agli effetti di qualunque altra valutazione, sia in ordine alla cessazione della materia del contendere, sia in ordine alla eventuale rimessione in termini del Governo per l'impugnazione della disposizione a suo tempo censurata dal Commissario (per la quale l'Avvocatura generale dello Stato non ha comunque manifestato interesse, come risulta dalla ricordata corrispondenza con il Commissariato dello Stato per la Regione siciliana); che, dunque, va dichiarata in limine l'improcedibilità del ricorso (sentenza n. 17 del 2002; ordinanze n. 111 e n. 105 del 2015, n. 228, n. 182 e n. 65 del 2002).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara improcedibile il ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 giugno 2015. F.to: Marta CARTABIA, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 giugno 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI