[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 3, 7, comma 6, e 22, comma 1, della legge della Regione Basilicata 5 agosto 2016, n. 18 (Norme in materia di autorizzazione alla costruzione ed esercizio di linee ed impianti elettrici con tensione non superiore a 150.000 volt, non facenti parte della rete di trasmissione nazionale, e delle linee e degli impianti indispensabili per la connessione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 30 settembre-4 ottobre 2016, depositato in cancelleria il 4 ottobre 2016 ed iscritto al n. 56 del registro ricorsi 2016. Udito nell'udienza pubblica del 4 luglio 2017 il Giudice relatore Giancarlo Coraggio; udito l'avvocato dello Stato Giacomo Aiello per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato gli artt. 3, 7, comma 6, e 22, comma 1, della legge della Regione Basilicata 5 agosto 2016, n. 18 (Norme in materia di autorizzazione alla costruzione ed esercizio di linee ed impianti elettrici con tensione non superiore a 150.000 volt, non facenti parte della rete di trasmissione nazionale, e delle linee e degli impianti indispensabili per la connessione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili), per violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione. 1.1.- Deduce il ricorrente che la legge regionale impugnata reca norme in materia di autorizzazione alla costruzione ed esercizio di linee ed impianti elettrici con tensione non superiore a 150.000 volt, non facenti parte della rete di trasmissione nazionale, e delle linee e degli impianti indispensabili per la connessione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La disciplina dettata dal legislatore non sarebbe rispettosa del riparto di competenze legislative fissato dall'art. 117, terzo comma, Cost., che assegna allo Stato il compito di elaborare i princìpi fondamentali regolanti la materia della produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia. L'introduzione di una soglia di riferimento (150.000 volt) nella individuazione degli impianti i cui processi autorizzatori sono disciplinati a livello regionale lascerebbe infatti scoperta tutta una serie di infrastrutture energetiche, che, non essendo ricomprese in quelle facenti parte della rete di trasporto nazionale, necessitano di un indirizzo regolatorio da parte dell'ente regionale. La legge regionale impugnata si porrebbe così in contrasto con la normativa statale interposta in materia di energia, dettata dal decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239 (Disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo del sistema elettrico nazionale e per il recupero di potenza di energia elettrica), convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290. Quest'ultimo avrebbe modificato il previgente assetto delle competenze tra Stato e Regioni, passando da un riparto della materia basato su criteri oggettivi, quali le soglie di tensione degli impianti elettrici, a uno incentrato sulla loro appartenenza o meno alla rete nazionale di trasporto dell'energia. L'art. 1-sexies del d.l. n. 239 del 2003 dispone, infatti, che, al fine di garantire la sicurezza del sistema energetico e di promuovere la concorrenza nei mercati dell'energia elettrica, la costruzione e l'esercizio degli elettrodotti facenti parte della rete nazionale di trasporto dell'energia elettrica sono attività di preminente interesse statale e sono soggetti ad un'autorizzazione unica rilasciata dal Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, previa intesa con la Regione o le Regioni interessate. Il Presidente del Consiglio dei ministri, in particolare, ritiene censurabili gli artt. 3, 7, comma 6, e 22, comma 1, della legge regionale in esame, perché: a) il primo reca le definizioni ai fini dell'applicazione della legge, ma omette qualsivoglia riferimento alle linee di altissima tensione, nonostante esse possano anche non essere annoverate tra le strutture facenti parte della rete di trasporto nazionale; b) il secondo, nel disciplinare la presentazione della domanda di autorizzazione, ripropone il menzionato limite di tensione; c) il terzo, nel prevedere che l'esercente può, entro due anni dall'entrata in vigore della legge regionale, chiedere un'autorizzazione in sanatoria per gli impianti già in esercizio, fa anch'esso riferimento alla soglia di 150.000 volt. Le disposizioni regionali impugnate, in conclusione, disattenderebbero l'assetto delle competenze fissate dal legislatore statale, creando di fatto un vuoto normativo nella regolamentazione delle linee elettriche con tensione superiore a 150.000 volt non facenti parte della rete di trasporto nazionale dell'energia. 2.- Con memoria depositata nella cancelleria di questa Corte il 29 maggio 2017, il ricorrente ha ribadito le deduzioni svolte nell'atto introduttivo.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato gli artt. 3, 7, comma 6, e 22, comma 1, della legge della Regione Basilicata 5 agosto 2016, n. 18 (Norme in materia di autorizzazione alla costruzione ed esercizio di linee ed impianti elettrici con tensione non superiore a 150.000 volt, non facenti parte della rete di trasmissione nazionale, e delle linee e degli impianti indispensabili per la connessione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili), per violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in relazione ai princìpi fondamentali della materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia» recati dall'art. 1-sexies del decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239 (Disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo del sistema elettrico nazionale e per il recupero di potenza di energia elettrica), convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290. 1.1.- Secondo il ricorrente, le norme censurate - che dettano le definizioni ai fini dell'applicazione della legge (art. 3) e disciplinano la presentazione delle domande di autorizzazione a regime e transitoria (rispettivamente, artt. 7, comma 6, e 22, comma 1) - sarebbero affette dal vizio comune di non avere regolato le procedure autorizzatorie relative alle linee elettriche con tensione superiore a 150.000 volt non appartenenti alla rete di trasporto nazionale. Anche queste autorizzazioni, infatti, sarebbero ormai di competenza regionale, proprio in forza dell'art. 1-sexies citato, che avrebbe modificato il precedente assetto regolatorio incentrato sulla menzionata soglia quantitativa di tensione. 2.- Le questioni sono inammissibili, in primo luogo, per difetto di interesse.