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Talora la frammentazione normativa ha condotto ad avere prodotti diversi tra Regioni limitrofe e purtroppo saranno necessari interventi per uniformarli. Mentre in molti Stati europei il servizio geologico ha una regia Nazionale nel nostro Paese il ruolo nazionale è spesso di solo indirizzo con ampia libertà alle Regioni. La microzonazione sismica, che permette di limitare le aree più critiche, è nota solo per un numero limitato di Comuni. A seguito dell'evento, nell'area del cratere è stato fatto uno sforzo elevato per produrre la microzonazione sismica di terzo livello per le zone dove è stata indirizzata la ricostruzione, anche se purtroppo l'esiguità delle cifre messe a disposizione ha impedito di ottenere dati esaustivi. Questo strumento avrebbe dovuto essere utilizzato in tutti i nuovi piani strutturali e per le nuove edificazioni. Ho sentito in quest'Aula richiamare ancora la necessità di costruire un ponte sullo Stretto di Messina. Ricordo a tutti che la pericolosità sismica di una Regione è calibrata sul massimo terremoto noto che nell'area dello stretto è di magnitudo di poco superiore a 7. Nessuno può, però, assicurare che nell'area non si possa manifestare un terremoto con magnitudo anche superiore e, purtroppo, molte evidenze geologiche, anche in altre Regioni italiane, suggeriscono che tali eventi sono stati e possono ripetersi. I costi della realizzazione del ponte salirebbero ulteriormente rispetto ai preventivi attuali. Nell'ambito di una programmazione con un territorio nazionale pieno di problemi che richiederanno ingenti impegni economici è saggio concentrarsi sulle priorità che garantiscono investimenti su settori strategici. Sembra inutile spendere denaro sul ponte quando poi il resto d'Italia necessita di un ulteriore massiccio piano di investimenti per la sistemazione delle strade e delle scuole. Credo che tutti congiuntamente troveremo il modo di superare i problemi legati alle lievi difformità che finora hanno impedito l'inizio della ricostruzione. Non dobbiamo dimenticare che la maggior parte delle persone hanno perso le proprie realtà insediative che vivono in piccoli moduli abitativi e che larga parte del tessuto produttivo è stato distrutto o compromesso. L'aspetto psicologico gioca un ruolo importante nella ricostruzione che tutti auspichiamo. Ancora oggi, per raggiungere alcuni importanti settori dei crateri sono necessarie ore di viaggio con strade in larga parte dissestate. La solidarietà è un grande dono e ricordo nuovamente che, come avvenuto in Commissione speciale, per far fronte ai grandi eventi che colpiscono il Paese, è necessario essere uniti e senza sciacallaggi di sorta. Siamo e rimarremo uniti e vicini alla popolazione in tutti i modi possibili, e assicuriamo che questo decreto-legge non esaurirà il nostro mandato al passaggio fra due legislature. Vi ringrazio per l'attenzione. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. PATUANELLI, relatore . Signor Presidente, ho ascoltato con interesse e ringrazio tutti i colleghi intervenuti che hanno dato un contributo anche alla discussione generale su questo disegno di legge di conversione del decreto-legge, che trasforma in gran parte un provvedimento in tre punti e che oggi uscirà da quest'Aula rafforzato da molte misure. Molti interventi si sono concentrati su un tema, quello della disparità di approccio da parte dello Stato delle diverse calamità che questo Paese, purtroppo ciclicamente, vede abbattere sul proprio territorio. Questo è vero: non tutti gli strumenti usati dopo un evento catastrofico sono stati riutilizzati in un altro. Questo ci dà il segnale di una mancanza, forse quella di - chiamiamolo così - un piano generale di gestione delle emergenze che abbia uno scheletro comune di tutti quelle misure, anche in termini di aiuti fiscali e di agevolazione alle imprese o di procedure per la ricostruzione, e anche di procedure di intervento sull' emergenza stessa. La casetta, i prefabbricati, le SAE: ogni volta c'è questo dibattito. È vero che ogni territorio probabilmente ha delle esigenze proprie, legate alle specificità di quell'area. Ma io ritengo che il Parlamento debba fare uno sforzo per capire se sia possibile avere un ossatura, uno schema che ci consenta di intervenire in modo immediato, rapido, consapevole, con gli stessi strumenti, per dare risposta a tutte le persone colpite da eventi calamitosi. Deve farlo in una prospettiva di legislatura ed è un tema che credo si possa affrontare. L'operazione che questa maggioranza, assieme al Governo, ha cercato di fare si riassume sostanzialmente su due fronti. Abbiamo allineato la maggior parte delle scadenze - era il primo obiettivo - previste nei numerosi testi, ordinanze e decreti al 31 dicembre 2018. L'abbiamo fatto perché in questo modo, ragionando sulla legge di bilancio, molte delle previsioni che erano in scadenza anche prima di quella data (che non abbiamo prorogato esclusivamente per poterlo fare con maggiore certezza e con maggior impatto dal 2018 in poi), le potremo fare sulla legge di bilancio. Sarà quella l'occasione in cui daremo le risposte che molti colleghi oggi hanno chiesto. Non c'è nessuna norma agevolativa che andrà in scadenza prima del 31 dicembre 2018. Abbiamo allineato anche la scadenza dello stato d'emergenza, ossia il momento in cui termina lo Stato d'emergenza, con quello in cui termina la struttura commissariale. Da questo punto di vista, permettetemi di dire che nei giorni scorsi ho letto diversi articoli di quotidiani, anche locali di quel territorio, polemici sulla questione dei 700 dipendenti che dovrebbero essere cacciati da un giorno all'altro perché non abbiamo provveduto ad approvare alcuni emendamenti. Ricordo che i Comuni hanno quei dipendenti con un costo in carico alla struttura commissariale. Tale struttura è viva al momento, fino al 31 dicembre 2018. C'è già un ordine del giorno, che è stato ovviamente accolto, perché è evidente che la struttura commissariale non morirà al 31 dicembre 2018. Ma quei dipendenti sono legati a quella scadenza e gli emendamenti erano per prorogare la possibilità di mantenimento di quei 700 dipendenti all'interno delle strutture comunali dopo il 1° gennaio 2019. Ciò era materialmente impossibile senza prevedere oggi la proroga della struttura commissariale; tuttavia, volendo ovviamente allineare la scadenza della gestione d'emergenza con la proroga della struttura commissariale (avendolo fatto fino al 31 dicembre 2018), prorogare anche la struttura commissariale avrebbe significato prorogare anche lo stato d'emergenza. A questo punto però ovviamente il problema erano le coperture e, rispetto a chi dice che nel decreto-legge in esame non c'è nulla, siamo riusciti a trovare più di 360 milioni di euro di copertura per la proroga dello stato d'emergenza e io credo che come risultato non sia per niente male. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Molte cose le ho già dette in sede di Commissione speciale e nella relazione introduttiva al provvedimento, però mi permetto di rispondere al collega Saccone che prima ha detto che dovrei essere in imbarazzo perché all'interno del provvedimento in discussione non c'è nulla.