[pronunce]

che il Di Salvo chiarisce di aver lamentato postumi permanenti dall'infortunio del 20 febbraio 1999, nella misura del 100% di inabilità permanente, a fronte dell'incongrua valutazione compiuta dall'INAIL, del 75%, e di aver chiesto al Tribunale di Trani l'accertamento della maggior misura, con conseguente liquidazione delle due voci di indennizzo (patrimoniale e biologico) di cui all'art. 13, comma 2, del decreto legislativo n. 38 del 2000 (in subordine, la rendita ex art. 66 del d.P.R. n. 1124 del 1965); che la risarcibilità del danno biologico è ammissibile, in base alla nuova normativa, a partire dal 25 luglio 2000; che tale interpretazione, fatta propria dall'INAIL, non sarebbe conforme ai principi costituzionali; che la difesa del lavoratore svolge argomentazioni del tutto coincidenti con il tenore dell'ordinanza di rimessione, aggiungendo alcune osservazioni a contrastare la difesa dell'INAIL nel giudizio di merito, secondo la quale la decorrenza del nuovo regime indennitario costituirebbe insindacabile scelta del legislatore; che non sarebbe proponibile il paragone con la situazione (oggetto della pronuncia n. 108 del 2002 della Corte costituzionale) in cui la legge, con determinata decorrenza temporale, ha mutato la base retributiva per la liquidazione della rendita da inabilità permanente per infortunio in agricoltura, giacché riguardo al danno biologico la normativa riconosce al lavoratore un nuovo diritto, ovvero la copertura assicurativa di un ulteriore danno, con indebita introduzione di uno spartiacque temporale, e con il risultato di creare una disparità di trattamento tra lavoratori, seppure a parità di condizioni di infortunio o tecnopatia e postumi conseguiti; che, oltre che con il principio di eguaglianza, la norma impugnata contrasterebbe con la legge delega, che non ha certo indicato, tra i principi e criteri direttivi, l'imposizione di uno sbarramento temporale per la validità della nuova disciplina; che l'unica rilevante discrezionalità del legislatore è quella del legislatore delegante, che non ha inteso porre distinzioni basate sul tempo; che neppure la questione sollevata in via subordinata, concernente gli artt. 2 e 74 del d.P.R. n. 1124 del 1965, potrebbe essere messa in relazione ad un fenomeno di successione di leggi nel tempo; che l'ulteriore argomento sviluppato dall'INAIL, relativo al danno differenziale di cui all'art. 10 del d.P.R. n. 1124 del 1965, che disciplina la responsabilità civile del datore di lavoro e dei terzi, in caso di accertata responsabilità penale, appare non pertinente; che, nel proprio atto di costituzione, l'INAIL assume l'infondatezza della sollevata questione, giacché la Corte costituzionale, con la stessa sentenza citata nell'ordinanza di rimessione (n. 87 del 1991), ha affermato che la regolamentazione dell'indennizzo del danno biologico richiede scelte discrezionali riservate al legislatore; con questo escludendo che gli artt. 32 e 38 della Costituzione abbiano immediata efficacia precettiva, spettando invece al legislatore disciplinare modalità, misura e tempi di applicabilità della disciplina indennitaria; che, riguardo al preteso contrasto con la legge delega, le norme delegate vanno lette, finché possibile, nel significato compatibile con la legge di delega (sentenze numeri 276, 163 e 126 del 2000, n. 15 del 1999 e n. 531 del 1995) e che, inoltre, la delega non osta all'emanazione di norme che rappresentino un coerente sviluppo e un completamento delle scelte espresse dal delegante (sentenze n. 198 del 1998 e n. 117 del 1997), nella fisiologica attività di riempimento che lega i due livelli normativi (sentenza n. 308 del 2002); che, riguardo al preteso contrasto con il principio di uguaglianza, la tutela previdenziale del danno biologico a favore dei dipendenti statali non sarebbe raffrontabile, trattandosi di istituti con natura e funzioni completamente diverse, in quanto il regime privilegiato della causa di servizio dei lavoratori pubblici s'inquadra nel sistema del trattamento di quiescenza, mentre il sistema assicurativo dei lavoratori, pubblici e privati, di cui al d.P.R. n. 1124 del 1965, garantisce le conseguenze di eventi lesivi causati dal lavoro, tanto che la funzione previdenziale e quella pensionistica non sono necessariamente alternative e possono concorrere in capo allo stesso soggetto; che, sempre riguardo al preteso contrasto con il principio di uguaglianza, in relazione all'applicabilità temporale, è noto che il sopravvenire di una nuova disciplina applicabile ad un fatto simile a quello regolato dalla norma precedente, non determina disparità di trattamento, vigendo, sul tema della successione delle leggi, l'ampia discrezionalità legislativa, con l'unico limite della ragionevolezza (sentenze numeri 409 e 18 del 1994); che, in applicazione di tali principi, la Corte costituzionale ha dichiarato la manifesta infondatezza della norma (art. 14 del decreto-legge 22 maggio 1993, n. 155, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 243) che individua, con decorrenza 1° giugno 1993, ai fini del riconoscimento del diritto a prestazioni e del calcolo della rendita da infortunio sul lavoro o malattia professionale in agricoltura, condizioni e parametri diversi da quelli della precedente normativa; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto dichiararsi la manifesta inammissibilità e, comunque, l'infondatezza della questione proposta; che, secondo l'Autorità intervenuta, la scelta di far decorrere dal 25 luglio 2000 l'applicabilità della norma che prevede la risarcibilità del danno biologico da infortunio sul lavoro è originata dall'intento legislativo di delineare un nuovo equilibrio del sistema previdenziale, in modo da far corrispondere, a fronte di prevedibili maggiori esborsi dell'ente previdenziale, un più efficace sistema di riscossione delle rendite previdenziali, nonché di individuare un riferimento certo e determinato mediante il quale selezionare gli eventi indennizzabili; che, raccogliendo i moniti della Corte costituzionale, la legge delega 17 maggio 1999, n. 144, ha posto al centro del sistema assicurativo non più la mera capacità lavorativa dell'assicurato, ma la complessiva personalità del soggetto e che per attribuire al danno biologico idonea copertura è stato necessario riformulare interamente le modalità di determinazione delle rendite previdenziali, parallelamente al riordino delle voci di danno alla persona; che non poteva procedersi ad una semplice maggiorazione delle rendite di cui al d.P.R. n. 1124 del 1965, ma è stato necessario riformulare le tabelle di valutazione medico-legali, e, a fronte del prevedibile maggior esborso di prestazioni economiche, il contenimento della spesa pubblica ha comportato la necessità di aumento dei premi e adozione di articolate modalità di indennizzo;