[pronunce]

10.— La lesione del principio di leale collaborazione, tenuto conto dell'ambito materiale in cui operano le norme impugnate, è prospettata anche in ordine all'art. 1, comma 1261, là dove si consideri il ruolo delle Regioni nella promozione delle pari opportunità, anche in ragione dei compiti alle stesse assegnati dal decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell'articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246), che rendono necessarie procedure concertative e di coordinamento delle politiche adottate a livello centrale con i soggetti regionali. 11.— Anche l'art. 1, comma 1267, secondo la prospettazione della Regione Lombardia, non riserverebbe nessuno spazio a forme di partecipazione e collaborazione nella determinazione degli interventi in un settore in cui le Regioni hanno indubbia competenza. Quanto previsto dall'art. 117, secondo comma, lettera b), che attribuisce allo Stato la potestà legislativa esclusiva nella materia dell'immigrazione, infatti, non può non tenere conto delle competenze regionali che si possono desumere dal decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) e, in particolare, dall'art. 2-bis e dall'art. 42. Il primo articolo richiamato prevede che faccia parte del Comitato per il coordinamento ed il monitoraggio anche il Presidente di una Regione o di una Provincia autonoma, designato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome. L'art. 42, a sua volta, stabilisce che lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni, nell'ambito delle proprie competenze, favoriscano una serie di attività volte, tra l'altro, alla diffusione di ogni informazione utile al positivo inserimento degli stranieri nella società italiana. 12. — Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo il rigetto del ricorso e prospettando argomentazioni difensive analoghe a quelle prospettate in ordine all'impugnazione dei medesimi commi dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006, promossa dalla Regione Veneto con il ricorso n. 10 del 2007. 13.— In data 29 gennaio 2008, la Regione Veneto ha depositato memoria con la quale, nel ribadire le difese svolte, ha osservato quanto di seguito, in sintesi, riportato. La ricorrente prospetta alcune osservazioni in ordine alla sentenza n. 453 del 2007 - che ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 19 del decreto-legge n. 223 del 2006 - e rileva che la stessa, in uno con la sentenza n. 141 del 2007, avrebbe innovato la giurisprudenza della Corte costituzionale in ordine alla impugnazione delle norme che istituiscono Fondi a destinazione vincolata in materie rimesse alla potestà legislativa concorrente dello Stato e delle Regioni, o residuale delle Regioni. Secondo la citata pronuncia, deduce la Regione, le disposizioni normative statali che istituiscono Fondi vincolati, limitandosi ad indicare mere finalità di intervento nei settori di rispettiva competenza, non ledono le competenze regionali, poiché la lesione può «derivare non già dall'enunciazione del proposito di destinare risorse per finalità indicate in modo così ampio e generico, bensì (eventualmente) dalle norme nelle quali quel proposito si concretizza, sia per entità delle risorse sia per modalità di intervento sia, ancora, per le materie direttamente e indirettamente implicate da tali interventi». Ad avviso della difesa regionale, tale orientamento contrasterebbe con la precedente giurisprudenza costituzionale in materia di Fondi vincolati, già richiamata nel ricorso introduttivo. Sul punto si osserva, altresì, che il termine di cui all'art. 127 Cost., necessariamente, determina l'impugnazione di una norma anche prima che la stessa abbia avuto attuazione. Passando all'esame delle singole disposizioni censurate, nel controdedurre alle prospettazioni difensive dell'Avvocatura generale dello Stato, la Regione espone alcune osservazioni in relazione a ciascuna di esse. L'art. 1, comma 389, non determinerebbe alcun livello essenziale di prestazione, ma si limiterebbe a prevedere somme a destinazione vincolata. L'art. 1, comma 635, a sua volta, non potrebbe essere ricondotto nell'ambito delle norme generali dell'istruzione. In ordine ai commi 1250, 1251 e 1252, 1261, 1290 del medesimo art. 1, in considerazione della relazione degli stessi con l'art. 19 del decreto-legge n. 223 del 2006, la Regione basa la propria difesa sul contenuto della sentenza n. 453 del 2007, osservando come detta decisione dovrebbe determinare una pronuncia di illegittimità costituzionale delle norme impugnate. Il comma 1267 dell'art. 1, infine, atterrebbe all'ambito delle politiche sociali e non alla materia immigrazione. 14.— Anche la Regione Lombardia, in data 30 gennaio 2008, ha depositato memoria con la quale ha dedotto quanto segue. La ricorrente, con riguardo al Fondo di cui all'art. 1, comma 389, della legge 296 del 2006, deduce, in particolare, come non sia stato ancora adottato il decreto per l'attribuzione dei contributi, ed anzi, che il termine previsto dalla norma sia slittato al 31 dicembre 2008 per effetto del decreto-legge n. 248 del 2007. In merito al Fondo di cui al comma 1252 dell'art. 1, la ricorrente deduce che alla ripartizione del Fondo si è provveduto con il decreto del Ministro delle politiche per la famiglia 2 luglio 2007 (Ripartizione degli stanziamenti del Fondo delle politiche per la famiglia, ai sensi dell'articolo 1, comma 1252, della legge 27 dicembre 2006, n. 296), vista l'intesa sancita in sede di Conferenza unificata. Tuttavia, ciò non priverebbe di fondamento la questione di costituzionalità, in quanto la norma in questione, affidando ad un provvedimento unilaterale del Ministro delle politiche per la famiglia la ripartizione degli stanziamenti del Fondo, nulla dispone in ordine alla necessità di assicurare, attraverso un meccanismo di «intesa forte», il necessario coinvolgimento delle Regioni. Esaminando il comma 1261, la Regione rileva che, analogamente, non è previsto alcun coinvolgimento delle Regioni nella gestione degli stanziamenti, con grave lesione del generale principio di leale collaborazione. È richiamato, altresì, l'art. 117, settimo comma, Cost., che attribuisce alle leggi regionali il compito di rimuovere ogni ostacolo alla piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica, nonché di promuovere la parità di accesso alle cariche elettive. Infine, rispetto all'art. 1, comma 1267, la difesa regionale rileva come l'art. 2, comma 536, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), ha incrementato il Fondo per l'inclusione sociale degli immigrati in misura di 50 milioni di euro per l'anno 2008.