[pronunce]

e la riduzione della compartecipazione entro i limiti dei trasferimenti erariali spettanti ai singoli enti (nuovo comma 4, secondo periodo, dell'art. 67 della legge n. 388 del 2000) violerebbe lo spirito e la lettera dell'art. 119 della Costituzione, che basa l'autonomia finanziaria degli enti locali su tributi ed entrate proprie e sulla compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio. 17. - Le questioni non sono fondate. È ben vero che il prolungamento del regime transitorio si accompagna ad una proroga nel tempo dell'attuazione piena del regime dell'addizionale. Ma non si può negare al legislatore statale, a cui fa tuttora capo l'intera disciplina legislativa del tributo, la potestà di regolare, anche in termini temporali più ampi, la fase di transizione al nuovo sistema. Quanto al riferimento ai dati statistici più recenti, anziché a quelli reali, valgono le stesse considerazioni appena svolte a proposito dell'art. 25, comma 1, potendosi qui aggiungere che tale criterio può apparire più facilmente giustificabile ai fini del riparto di quella che è configurata chiaramente come una compartecipazione al gettito del tributo erariale. Infine, in ordine alla riduzione della compartecipazione nei limiti dei trasferimenti erariali spettanti ai Comuni, vale il rilievo che, nella fase transitoria, già l'originario art. 67, comma 4, della legge n. 388 del 2000 prevedeva la riduzione dei trasferimenti a compensazione del gettito della compartecipazione di cui fruiscono i Comuni, mantenendo l'invarianza dell'onere per lo Stato: onde la nuova norma non fa che assicurare in modo più pieno tale invarianza, facendo corrispondere l'ammontare della compartecipazione attribuita a quello dei trasferimenti da ridurre, anche quando questi spettassero in misura inferiore al gettito della compartecipazione teoricamente prevista a favore del singolo Comune.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separate pronunzie la decisione sulle ulteriori questioni di legittimità costituzionale sollevate con i ricorsi in epigrafe, riuniti i giudizi relativamente alle questioni concernenti gli articoli 10, comma 1, lettere a, b, e c, 25, commi 1 e 5, e 27, commi 8, 9, 10 e 11 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 10, comma 1, lettere a, b e c, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), sollevate, in riferimento agli articoli 3, 5, 114, 117 e 119 della Costituzione, dalla Regione Basilicata con il ricorso in epigrafe (r.ric. n. 20 del 2002); dichiara non fondate le questioni d legittimità costituzionale dell'art. 27, commi 8, 9, 10 e 11, della predetta legge n. 448 del 2001, sollevate, in riferimento agli articoli 3, 5, 114, 117 e 119 della Costituzione, dalla Regione Basilicata con il ricorso in epigrafe (r.ric. n. 20 del 2002); dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 25, commi 1 e 5, della predetta legge n. 448 del 2001, sollevate, in riferimento all'art. 119 della Costituzione, dalla Regione Emilia-Romagna con il ricorso in epigrafe (r.ric. n. 23 del 2002). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 gennaio 2004. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Valerio ONIDA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 gennaio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA