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5 Nell'ambito dei Piani regionali della prevenzione, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano individuano gli obiettivi specifici territoriali di prevenzione, sicurezza e controllo che le aziende sanitarie, con il supporto degli istituti zooprofilattici sperimentali (IZS), di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 270, nonché delle altre autorità competenti, sono tenute ad assicurare analizzando le risorse disponibili nonché definendo l'organizzazione, le modalità di verifica di raggiungimento degli obiettivi del Servizio sanitario regionale e il piano per le emergenze. Nelle more dell'aggiornamento dei Piani regionali di prevenzione, entro novanta giorni dalla data di pubblicazione del documento di programmazione provvisorio di cui al comma 4, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano un documento regionale di programmazione provvisorio secondo finalità e obiettivi del presente comma, con il supporto degli IZS. 3 ( Classyfarm quale sistema di classificazione degli allevamenti in base al rischio) 1 Il sistema informativo per il funzionamento delle reti di epidemio-sorveglianza di cui al decreto del Ministro della salute 7 dicembre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 2018, di seguito denominato Classyfarm, monitora e analizza i dati relativi al benessere e alla sicurezza alimentare e indirizza gli interventi in allevamento per renderli conformi agli standard di biosicurezza previsti dalla normativa vigente, assicura la raccolta, la gestione e l'interscambio delle informazioni tra l'operatore del settore alimentare che alleva animali destinati alla produzione di alimenti e le autorità competenti del settore veterinario, della sicurezza alimentare e dei mangimi, di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 193. Laddove il sistema Classyfarm evidenzi l'alta qualità del processo in termini di rispetto degli standard di sicurezza alimentare e benessere animale, è rilasciata da parte del Ministero della salute, previa comunicazione al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, una certificazione di salubrità del processo di allevamento che è apposta sul prodotto commercializzato al fine di informare il consumatore. 4 (Disposizioni in materia di epidemio-sorveglianza e misure volte a migliorare la gestione del patrimonio zootecnico attraverso il contenimento della fauna selvatica) 1 Al fine di garantire il mantenimento della biodiversità, la tutela della sanità animale e della salute pubblica, le regioni provvedono ad adottare, conformemente ai propri Piani regionali della prevenzione e in forza della propria autonomia statutaria e legislativa, in coordinamento con i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali, programmi operativi di sorveglianza nei confronti di agenti infettivi propri della fauna selvatica o comuni con le specie domestiche e con l'uomo volti a: a pianificare il monitoraggio sanitario della fauna selvatica, anche in relazione a rischi emergenti; b coordinare eventuali attività di soccorso, monitoraggio e controllo sanitario della fauna selvatica già in atto a livello locale, integrandole con le attività previste dal programma; c alimentare un sistema informatico per la raccolta dei dati a livello nazionale, che contenga le risultanze dell'attività svolta; d individuare, sulla base dei risultati ottenuti, mappe di rischio per singole patologie a carattere epidemico, zoonosico o emergenti, al fine di pianificare una più adeguata attività di controllo; e condividere le attività di monitoraggio sanitario con gli enti di gestione faunistico-venatoria e con gli enti di gestione delle aree protette presenti nel territorio nazionale; f promuovere un'attività formativa sulla fauna selvatica in considerazione della sua valenza sanitaria, ecologica, economica, coinvolgendo gli organi di controllo e vigilanza, le associazioni di cacciatori e tutti gli attori che a diverso titolo gravitano intorno alla fauna selvatica; g definire linee guida, al fine di uniformare le modalità di gestione della fauna selvatica in difficoltà, in accordo con gli enti a cui è affidata tale competenza; h stabilire linee guida e procedure uniformi sul territorio, per lo svolgimento efficace e coordinato delle attività di cui al presente comma; i vietare attività di soccorso non coordinate e incoerenti rispetto agli obiettivi di cui al presente articolo. 2 Per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi di tutela della sanità animale e della salute umana, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali e ittiche, le regioni adottano, conformemente al proprio Piano regionale della prevenzione e in forza della propria autonomia statutaria e legislativa, anche in riferimento alle zone vietate alla caccia, ivi comprese le aree urbane, ulteriori interventi volti: a all'adozione di piani di contenimento, esercitato selettivamente, previo parere obbligatorio e non vincolante dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; b alla realizzazione di programmi di formazione e aggiornamento dei coadiutori al controllo faunistico, approvati dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ovvero, se costituiti, da istituti regionali per la fauna selvatica; c alla realizzazione di una campagna di comunicazione finalizzata ad aumentare il livello di conoscenza da parte degli agricoltori in merito alle tecniche utilizzate per la prevenzione del danno e alla modalità di accesso agli indennizzi. 3 Le regioni, conformemente al proprio Piano regionale della prevenzione, definiscono altresì linee guida per la commercializzazione e il consumo delle carni di selvaggina cacciata o derivante da piani di controllo, ivi compresa la cessione di piccole quantità al consumatore finale o al dettagliante a livello locale. Tali linee guida, anche al fine di promuovere la filiera delle carni di selvaggina, assicurano certezza di tutela della salute pubblica prevedendo altresì il controllo ufficiale delle carcasse presso strutture autorizzate e sotto controllo ufficiale. 4 I piani di contenimento, di cui alla lettera a) del comma 2, sono coordinati da ufficiali o agenti del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri, anche con la partecipazione di guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni regionali e provinciali nonché di coadiutori al controllo faunistico, muniti di licenza di porto di fucile previa abilitazione rilasciata a seguito di corsi di formazione. 5 Non costituiscono esercizio venatorio gli interventi di controllo e l'attuazione dei piani di contenimento delle specie di fauna selvatica realizzati ai sensi del presente articolo. 6 L'articolo 19, comma 2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è abrogato. 5 (Farmaco-sorveglianza in ambito veterinario) 1 L'attività di farmaco-sorveglianza veterinaria costituisce ambito operativo dell'area C, responsabile per l'allevamento degli animali, la produzione animale e sottoprodotti, dei servizi veterinari delle aziende sanitarie locali. Ove non esistenti, le aziende sanitarie locali assicurano un'analoga articolazione operativa della citata area. 6 (Misure in tema di governance ) 1