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la collaborazione tra i servizi sanitari scolastici, gli insegnanti, l'amministrazione scolastica, i genitori e gli studenti, gli attori della comunità locale, tra cui i fornitori di assistenza sanitaria, definendo chiaramente le responsabilità; la determinazione dei compiti del personale dei servizi scolastici, che deve avere competenze adeguate; un pacchetto di servizi basati sulle priorità di salute pubblica e su protocolli e linee guida evidence based. Figure professionali come quello dell'infermiere, del consulente scolastico, dello psicologo, dell'operatore sociale, del medico, dell'assistente sanitario possono essere inserite nella nuova formulazione della medicina scolastica, inserendo nel contempo ulteriori figure professionali, che siano direttamente inserite nei servizi sanitari scolastici o ad essi collegate, per rispondere ai molteplici bisogni di salute degli studenti, ad esempio i medici specialisti. In questo contesto, una figura di riferimento può coordinare la collaborazione con i servizi sanitari territoriali, come pediatri di libera scelta, medici di medicina generale e infermieri di comunità che già seguono gli studenti. Inoltre, alla luce delle indicazioni fornite dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) in merito alla riorganizzazione della medicina del territorio, sarebbe utile valutare in che modo inserire e coinvolgere eventualmente la medicina scolastica, come istituto di prossimità per la tutela della salute, all'interno di una rete di assistenza territoriale basata su strutture intermedie e presidi territoriali (come le case della comunità e gli ospedali di comunità), l'assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e l'integrazione tra i servizi sociosanitari. Sarebbe altresì importante che la scuola potesse offrire un valido supporto agli studenti con malattie croniche, facilitando la comunicazione con la comunità, e migliorando l'accesso alle cure negli ambienti scolastici, la compliance terapeutica e la gestione completa delle cronicità attraverso piani specifici e strategie educative. Sono queste alcune delle tesi supportate da uno studio (Leroy Z.C, Wallin R. & Lee S., The role of school health services in addressing the needs of students with chronic health conditions: a systematic review. The Journal of School Nursing, 2017. 7. The Role of School Health Services in Addressing the Needs of Students With Chronic Health Conditions: A Systematic Review-nih.gov) condotto sul ruolo dei servizi sanitari scolastici nel trattare i bisogni degli studenti con patologie croniche. L'indagine dimostra che l'accesso diretto all'assistenza infermieristica scolastica e ad altri servizi sanitari, così come l'educazione sulla patologia, ha migliorato la salute e i risultati accademici tra gli studenti affetti da patologie croniche. Sono stati infatti individuati migliori esiti clinici, un aumento dell'aderenza terapeutica e del rendimento scolastico degli studenti nelle scuole materne, elementari e superiore e, infine, un ricorso appropriato alle cure sanitarie, con una riduzione del numero di ospedalizzazioni per emergenze. Allo stesso modo, implementando servizi sanitari scolastici, gli studenti affetti da patologie croniche possono vivere l'esperienza scolastica, sportiva, relazionale e sociale al pari dei loro coetanei, riducendo l'assenteismo, che è legato a voti più bassi e a risultati negativi in termini di adattamento psicologico, sociale ed educativo. La scuola può avere un ruolo attivo nella prevenzione, per esempio nell'ambito delle vaccinazioni, sia in termini di informazione che in termini di somministrazione del vaccino, configurandosi come potenziale setting vaccinale. A titolo di esempio, l'ambiente scolastico potrebbe essere luogo privilegiato per la promozione e la realizzazione di una campagna vaccinale pediatrica antinfluenzale, offrendo vantaggi clinici, sociali ed economici, con ricadute sull'intera comunità. Per comprendere i vantaggi legati alla medicina scolastica, si può pensare al legame esistente tra benessere, salute ed efficacia nell'apprendimento scolastico. Infatti, secondo uno studio dell' American Academy of Pediatrics , c'è una correlazione tra esiti clinici negativi degli studenti e risultati accademici insufficienti o dispersione scolastica, e tale legame si acuisce in coloro che sono affetti da patologie croniche, in quanto più facilmente inclini, in assenza di un personale sanitario formato, ad assentarsi da scuola in occasione della periodica somministrazione delle terapie o di situazioni sanitarie critiche. Lo studio evidenzia infatti che sono proprio le problematiche di salute a contribuire significativamente all'assenteismo cronico, inteso come l'assenza per qualsiasi motivo dal 10 per cento o più dei giorni di scuola, un fattore determinante nel completamento del ciclo scolastico. A tal proposito, si è dimostrato che la presenza di servizi sanitari nelle scuole con personale formato riduce l'assenteismo scolastico evitando, ad esempio, che studenti siano mandati a casa o al pronto soccorso inutilmente, e alleggerisce i docenti di un compito così oneroso e di responsabilità. In questo contesto, migliorare la frequenza scolastica e aumentare i tassi di rientro a scuola, attraverso la prevenzione, l'educazione sanitaria e il riconoscimento precoce dei processi patologici, risultano priorità fondamentali della medicina scolastica. Infine un ruolo importante può essere quello svolto dalla medicina scolastica, sia in termini di prevenzione che di informazione, sulla promozione dei corretti stili di vita, sull'educazione alimentare, sulla lotta al tabagismo e sulla lotta alla sedentarietà e la prevenzione dell'obesità e del sovrappeso infanto-giovanile che purtroppo vede il nostro Paese tra quelli con più alti tassi rispetto agli altri Paesi europei. Basti pensare che secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), nel biennio 2017-2018, in Italia si stimano circa 2 milioni e 130.000 bambini e adolescenti in eccesso di peso, pari al 25,2 per cento della popolazione di 3-17 anni (28,5 per cento nel 2010-2011). Ovvero un bambino su quattro contro una media europea di un bambino su 8. Inoltre vorremmo ricordare come la legge 26 giugno 1990, n. 162, all'articolo 26, ha sostituito il titolo IX della legge 22 dicembre 1975, n. 685, che recita: « 1. Il Ministero della pubblica istruzione promuove e coordina le attività di educazione alla salute e di informazione sui danni derivanti dall'alcolismo, dal tabagismo, dall'uso delle sostanze stupefacenti o psicotrope, nonché dalle patologie correlate. 2. Le attività di cui al comma 1 si inquadrano nello svolgimento ordinario dell'attività educativa e didattica, attraverso l'approfondimento di specifiche tematiche nell'ambito delle discipline curricolari ». La legge n. 162 del 1990, in sostanza, mette a fuoco un aspetto del problema, quello dell'assunzione di sostanze nocive, ma poi rimanda la trattazione alle materie curricolari, senza prevedere l'intervento di esperti. Da allora il Ministero della salute si è di fatto limitato ad impartire direttive alle aziende sanitarie locali (ASL) per sollecitare gli interventi degli operatori sanitari nelle scuole;