[pronunce]

che, prima facie, non fondata è la dedotta violazione dell'art. 27 Cost., essendo la giurisprudenza costituzionale costante nell'affermare – in forza di un indirizzo reiteratamente ribadito, sino alla recente ordinanza n. 434 del 2007 (concernente, tra l'altro, proprio la disciplina della circolazione stradale) – che il parametro costituzionale suddetto si riferisce esclusivamente alle sanzioni penali e non pure a quelle amministrative; che, in limine, deve rilevarsi come le censure formulate in riferimento agli artt. 2 e 42 Cost. risultino prive di autonomo rilievo rispetto a quelle proposte ai sensi dell'art. 3 della Carta fondamentale; che il primo di tali parametri, difatti, è evocato per dedurre la violazione del «diritto fondamentale all'eguaglianza», e segnatamente la disparità di trattamento che la norma contestata introdurrebbe, innanzitutto, «tra ciclomotoristi e automobilisti» (operando la confisca del veicolo solo in presenza di infrazioni poste in essere dai primi e non pure nel caso di inosservanza, da parte dei secondi, di norme egualmente poste a salvaguardia dell'integrità fisica dei conducenti; così le ordinanze del rimettente di Francavilla al Mare), ovvero «fra proprietari di ciclomotori o motocicli di bassissimo o inesistente valore economico e proprietari di ciclomotori o motocicli di valore» (così il Giudice di pace di Chioggia); che, analogamente, anche l'ipotizzato contrasto con l'art. 42 Cost., risultando motivato con riferimento all'«enorme sacrificio del diritto, anch'esso costituzionalmente garantito, di proprietà sul veicolo», specialmente quando ne sia titolare «un soggetto diverso dal trasgressore», tende a riproporre la censura dell'art. 213, comma 2-sexies formulata per avere tale norma previsto una misura non conforme ai principi di ragionevolezza e proporzionalità della sanzione; che, dunque, in entrambi i casi, si profila la necessità di prendere in considerazione tali profili di doglianza unitamente alle censure formulate in riferimento all'art. 3 Cost.; che, peraltro, nello scrutinare la conformità della norma censurata a detto parametro, appare necessario muovere dalla constatazione preliminare – oltre che della natura di inconveniente di mero fatto della disparità di trattamento, cui la disposizione in contestazione darebbe luogo, «fra proprietari di ciclomotori o motocicli di bassissimo o inesistente valore economico e proprietari di ciclomotori o motocicli di valore» – circa l'ampio margine di discrezionalità che contraddistingue ogni scelta sanzionatoria compiuta dal legislatore; che, ancora di recente, questa Corte – proprio con riferimento alla materia della circolazione stradale, anzi addirittura con specifico riguardo all'altra scelta compiuta dal testo originario del comma 2-sexies dell'art. 213 del codice della strada (ovvero quella di assoggettare alla sanzione della confisca ciclomotori e motoveicoli adoperati per commettere un reato) – ha inteso ribadire che «la valutazione della congruità della sanzione appartiene alla discrezionalità del legislatore, con il solo limite della manifesta irragionevolezza» (così, testualmente, la sentenza n. 345 del 2007); che, pertanto, tale discrezionalità può essere oggetto di censura, in sede di scrutinio di costituzionalità, soltanto nei casi di «uso distorto o arbitrario, così da confliggere in modo manifesto con il canone della ragionevolezza» (così, da ultimo, ordinanza n. 169 del 2006; nello stesso senso – tra le più recenti, e sempre con riferimento a previsioni contenute nel codice della strada – le ordinanze n. 45 del 2006; n. 401 del 2005); che siffatta evenienza, tuttavia, non ricorrere nel caso di specie, diversamente da quanto ipotizzato dai rimettenti; che, invero, la scelta del legislatore di reprimere più intensamente, mediante l'irrogazione anche della sanzione accessoria della confisca del mezzo, oltre che di quella pecuniaria, in primo luogo, l'infrazione consistente nell'inosservanza dell'obbligo di indossare il casco protettivo (posta in essere dal conducente di un veicolo a due ruote o da eventuali passeggeri trasportati a bordo dello stesso), nonché, in secondo luogo, altre infrazioni che condividono, con la prima, la medesima funzione di prevenire i rischi specifici derivanti da quegli incidenti nei quali risultino coinvolti veicoli a due ruote, appare sorretta, per vero, da una adeguata ragione giustificativa; che questa Corte, già chiamata in passato a decidere – proprio in relazione alla sua ipotizzata «manifesta irragionevolezza» – del più «severo regime sanzionatorio previsto» per l'inosservanza dell'obbligo di indossare il casco protettivo, «rispetto al regime relativo ad altre infrazioni del codice della strada», ha escluso la fondatezza di tale questione (sentenza n. 180 del 1994); che, difatti, si è ritenuto di identificare la ratio legis della più accentuata risposta punitiva, prevista per l'infrazione de qua, nella necessità di prevenire i rischi specifici conseguenti alla utilizzazione dei veicoli a due ruote, rilevando che le «misure dirette ad attenuare le conseguenze che possano derivare dai traumi prodotti da incidenti, nei quali siano coinvolti motoveicoli», risultano «dettate da esigenze tali da non far reputare irragionevolmente limitatrici della “estrinsecazione della personalità”» il più severo trattamento sanzionatorio previsto per tale infrazione, rispetto ad altre pure contemplate dal codice della strada; che tali rilievi possono essere estesi anche al caso in esame e, dunque, da un lato, applicati alle altre infrazioni stradali (artt. 169 e 170 del codice della strada) che – al pari di quella consistente nel mancato uso del casco protettivo (art. 171) – condividono la stessa finalità di «attenuare le conseguenze che possano derivare dai traumi prodotti da incidenti, nei quali siano coinvolti motoveicoli», nonché, dall'altro, ritenuti idonei a giustificare quell'intensificazione della risposta repressiva realizzata attraverso la previsione della sanzione accessoria della confisca; che, risultando la norma in contestazione sorretta da un'adeguata ragione giustificativa, debbono superarsi anche i dubbi avanzati con riferimento alle ipotizzate disparità di trattamento tra le infrazioni suddette ed altre aventi anch'esse la finalità di tutelare l'incolumità individuale; che questa Corte, sul punto, non può che ribadire quanto affermato nella già ricordata sentenza n. 345 del 2007, ovvero che «ogni iniziativa volta a superare questo trattamento differenziato non potrebbe che spettare al legislatore», essendo «principio ormai consolidato nella giurisprudenza costituzionale» quello secondo cui «rimodellare il sistema della confisca, stabilendo alcuni canoni essenziali al fine di evitare che l'applicazione giudiziale della sanzione amministrativa produca disparità di trattamento» costituisce un intervento «riservato alla discrezionalità legislativa»;