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Un'altra cosa positiva è che si riconoscono come violenze o molestie anche quelle che si verifichino al di fuori del posto di lavoro, inteso in senso fisico, ricomprendendo dunque tutte quelle condotte che si verifichino, ad esempio, durante viaggi di lavoro ed eventi sociali, così come nel contesto delle comunicazioni che avvengono per via telematica. Un aspetto rilevante, visto l'aumento di avvicinamenti o molestie legate al genere che avvengono sui nuovi social come WhatsApp, meno formali ma altrettanto insidiosi. La Convenzione, inoltre, prevede un articolato ventaglio di obblighi per gli Stati e, a seguire, anche per i datori di lavoro, che non sono più soltanto nella possibilità ma hanno il dovere di garantire la tutela di tutti i soggetti nell'ambiente di lavoro. Quindi basta con gli atteggiamenti in cui si chiude un occhio o si fa un sorrisino. Con la ratifica di questa Convenzione, in sostanza, promuoviamo un rovesciamento dell'approccio culturale e dell'approccio collettivo al fenomeno. Si prevedono, tra l'altro, obblighi per i diversi Stati anche rispetto all'introduzione di poteri incisivi per gli ispettori del lavoro e delle altre autorità deputate al controllo. Oggi si stima che l'80 per cento delle donne che subiscono abusi dai propri colleghi di lavoro o dai propri responsabili, spesso non denunciano o non ne parlano proprio per quieto vivere o temendo scandali o ritorsioni. Peraltro spesso queste violenze riguardano proprio chi è più precario all'interno del mondo del lavoro. Si tratta di un cambio, di una svolta. Non c'è atteggiamento goliardico che tenga. Si tratta di favorire una rivoluzione culturale che renda possibile un cambio di passo. Anche per questo è importante oggi ratificare questa Convenzione. Mi auguro che il voto possa vedere compatte le diverse forze politiche, a differenza di quanto avvenuto in Commissione, perché non si può parlare di ingerenze rispetto alla giurisprudenza nazionale. Quando si tratta di tutelare la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori non ci devono essere motivazioni o scuse perché l'unica ingerenza è quella che tratta il corpo altrui come fosse un oggetto di sua proprietà, sul lavoro e fuori. Contro questo atteggiamento noi oggi andiamo a porre un argine. Ecco perché dichiaro convintamente il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI. (Applausi) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, la Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro n. 190 sull'eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro, adottata a Ginevra il 21 giugno 2019 nel corso della 108ª sessione della Conferenza generale della medesima Organizzazione, è organizzata in 20 articoli e divisa in 8 sezioni. Voglio però ricordare che sono trascorsi ben otto anni di dibattito prima che si arrivasse alla sua approvazione. Forse anche per questo tale approvazione è considerata, se non una data addirittura storica, sicuramente un importante spartiacque sul fronte dell'eliminazione delle violenze e delle molestie nel mondo e nei luoghi di lavoro e anche dell'opportunità di adottare nuove norme internazionali in materia. Un altro elemento distintivo che desidero sottolineare è l'approccio. Si tratta infatti di un approccio più ampio, ovvero si arriva alla conclusione che le violenze e le molestie sul luogo di lavoro riguardano tutti, uomini e donne, purtroppo nella consapevolezza e nell'evidenza statistica che le donne sono colpite in modo maggiore e sproporzionato; i dati parlano addirittura di casi triplicati rispetto agli uomini. (Brusio) . Scusi, Presidente, possiamo chiedere un po' di silenzio? PRESIDENTE. Colleghi, considerando anche l'importanza della ratifica che si sta discutendo, se non riuscite a rimanere in silenzio, vi chiedo la gentilezza di mantenere un tono di voce che consenta a chi interviene di farsi ascoltare da chi ha voglia di sentire. Prego, senatrice Rauti. RAUTI (FdI) . La ringrazio, Presidente, anche perché questo non riguarda solo le donne e, qualora fosse, tutti comunque dovremmo essere interessati. Stavo appunto dicendo che la Convenzione ha un approccio che guarda a tutti, uomini e donne, anche se nella nota evidenza statistica che le donne sono colpite in modo maggiore e sproporzionato. La Convenzione e le sue norme internazionali sono anche il frutto di studi comparati delle leggi e delle pratiche nazionali in materia di violenza e molestie sul lavoro di ben 80 Paesi. Ci troviamo quindi di fronte a un quadro normativo internazionale estremamente articolato e complesso, con un'architettura molto salda. È importante ricordare che la Convenzione è un trattato internazionale con forza vincolante, naturalmente nei Paesi che decidono di ratificarla. Ricordo che ne bastano due per cominciare. La raccomandazione n. 206, contestuale alla Convenzione, non ha evidentemente valore vincolante, ma è importante nella misura in cui contiene orientamenti su come applicare gli obblighi della suddetta Convenzione. Un altro elemento di riflessione: la Convenzione chiama in causa violenze e molestie nei luoghi di lavoro, ma porta con sé e cerca di dipanare anche una matassa complessa di temi e risvolti, come è stato già ricordato. Mi riferisco al mobbing , allo stalking , alle violenze psicologiche, al tema della tutela dei lavoratori e a come prevenire e affrontare le violenze e le molestie. Vi è inoltre un passo ulteriore: si intende un'interpretazione ampia proprio perché si guarda a un insieme di comportamenti, pratiche e atti destinati a causare o anche minacciare un danno fisico, psicologico ed economico, o che si configuri - è previsto - come reato sessuale o come violenza di genere. Un altro elemento lungimirante della Convenzione è che essa si rivolge a tutte le tipologie di lavoratori, vale a dire non solo ai lavoratori dipendenti, e non riguarda soltanto i luoghi di lavoro - ci tengo a sottolinearlo - ma anche quelli che mi permetto di definire non luoghi, che tuttavia al mondo del lavoro sono collegati, ovvero, per esempio, i viaggi di lavoro, i corsi di formazione lavorativa lontani dal luogo abituale di lavoro, ma anche i mezzi di comunicazione e informazione come le chat , gli sms ,le e-mail , i messaggi WhatsApp, cioè tutti quegli strumenti che, come sappiamo bene, possono essere usati in modo invasivo, pervasivo e direi anche distorsivo, divenendo aggressivi, offensivi e minacciosi attraverso la trasmissione di video, di immagini o anche di solo testo. Per questo motivo la Convenzione fa uno sforzo e li include. Prima di concludere, voglio tornare all'evidenza statistica da cui ero partita, rifacendomi all'unica indagine che praticamente abbiamo, per quanto datata. Mi riferisco all'indagine dell'Istat sulla sicurezza dei cittadini del 2016, in cui si affronta anche il capitolo delle violenze e delle molestie sul lavoro e dei ricatti sessuali. Richiamo solo un dato tra i tanti forniti dall'Istat: 1,404 milioni sono le donne che nel corso della loro vita hanno subito molestie fisiche e ricatti sessuali sul posto di lavoro, ovvero l'8,9 per cento della forza lavoro femminile.