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Per questo, come Partito Democratico, rilanciamo con forza la proposta della Convenzione europea per la modifica dei Trattati, perché senza questa modifica sarà impossibile superare gli ostacoli che oggi incontriamo nel perseguire un'unione politica. E io lo dico, colleghi: qui noi dovremmo rivendicarlo, perché come Senato siamo stati tra i promotori del primo voto del Parlamento di un Paese dell'Unione europea per impegnare il Governo sulla Convenzione europea; e lo abbiamo fatto anche grazie al lavoro dei nostri delegati senatori alla Conferenza sul futuro dell'Europa, che per il Senato sono stati Alessandro Alfieri e Paola Taverna. Ricordiamoci che queste cose le abbiamo fatte noi e di questo dovremmo essere fieri, perché è un passaggio verso il futuro. È importante che l'Italia sia proprio in prima linea per spingere l'Europa a fare uno scatto, per investire su se stessa, che è l'unico modo per rendere il nostro continente protagonista di un processo di pace; è un investimento che riguarda un'autonomia strategica complessiva e anche un percorso comune per l'indipendenza energetica dal gas russo. Va riconosciuta a questo Governo la celerità con cui si è mosso per diversificare le forniture, per accelerare lo sviluppo dell'energia rinnovabile. L'autonomia e una politica energetica comune sono l'altro binario su cui si muove la costruzione di un'Europa più forte, ma abbiamo anche il dovere di trovare soluzioni pragmatiche a una risposta globale alla crisi alimentare, causata dai blocchi delle esportazioni di grano e mais. Siamo contenti, signor Presidente del Consiglio, che abbia sottolineato anche il problema della scarsità alimentare e che abbia voluto porre l'attenzione sui problemi conseguenti: sta rafforzando il ruolo del nostro Paese in una cornice euro-atlantica di cui l'Italia si è fatta garante, e questo ci dà la forza e la credibilità per contribuire a costruire un percorso di pace. In un momento in cui ad essere in pericolo non sono solo la libertà e la democrazia del popolo ucraino, ma anche un'idea di mondo in un frangente storico in cui si decide il futuro dell'Europa, noi del Partito Democratico sosteniamo con convinzione il Governo e siamo convinti che anche le altre forze politiche di maggioranza non possano che dare forza e continuità all'azione dell'Esecutivo. Il contrario significherebbe indebolire l'Italia, tagliarla fuori dalla costruzione dei nuovi assetti geopolitici continentali e internazionali e privarla del ruolo di protagonista con i nostri partner europei. Abbiamo il dovere dell'unità e della responsabilità, perché un'Italia isolata nel quadro internazionale o ambigua sulla sua collocazione non avrebbe la forza necessaria per esercitare un ruolo da protagonista nel percorso storico che ridisegnerà il futuro di tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, illustri membri del Governo, colleghi senatori, chiunque abbia un minimo senso dello Stato sa che un'unica bussola deve o dovrebbe guidare le scelte dei Governi e delle maggioranze politiche che li sostengono in politica estera, soprattutto in un contesto di guerra. Quella bussola si chiama realismo. Leggo affermazioni pseudopacifiste ispirate da due antichi mali, la sondaggite acuta e l'antiamericanismo, che nulla hanno a che vedere con la realtà. Non siamo più un Paese sovrano, siamo ormai una colonia americana. Ebbene, non nei volantini di Leoncavallo, ma nei manuali di scienza della politica, la condizione dell'Italia nella cosiddetta prima Repubblica era definita di sovranità limitata. Siamo stati tenuti in forma dal contesto internazionale, perché avevamo il Partito Comunista più forte d'Occidente e confinavamo ad Est con il blocco sovietico. Venuto meno il Muro di Berlino, è venuta meno la prima Repubblica e da allora ci dibattiamo in quella crisi alla ricerca di un'identità. Sì, possiamo rinunciare all'amicizia con gli Stati Uniti; sì, possiamo evitare di costruire l'Europa politica. A quel punto, però, non ci resterebbe che decidere di quale degli imperi rinascenti essere colonia, se della Cina, della Russia o - aggiungo io - anche della Turchia. (Applausi) . Putin non può accettare di confinare con un Paese della NATO: interessante teoria. È evidente a tutti che, se non avessimo sostenuto la resistenza e l'esercito ucraino, Putin si sarebbe già mangiato l'Ucraina. A quel punto, confinerebbe con la Polonia per oltre 400 chilometri e sarebbe cioè autorizzato a mangiarsi anche quella. E poi? Ricordo che, ai tempi della guerra fredda, quando i missili erano realmente schierati, i due blocchi, quello sovietico e quello occidentale, erano separati banalmente da un fiume, l'Elba, e nessuno per questo si sentiva minacciato o provocato. C'è il sempreverde arcitaliano, ma a noi cosa ce ne viene? Che interesse abbiamo? L'interesse noi lo abbiamo perché Putin, invadendo l'Ucraina, ha dichiarato guerra all'Occidente, ai suoi valori, liberali e democratici, e noi - si dà il caso - siamo nati in Occidente, quindi sui valori e sull'identità occidentale dobbiamo necessariamente fare leva per ridare senso a un ordine geopolitico che si è perso. Siamo all'anno zero di un ordine geopolitico e non possiamo pensare che questo si risolva da solo. È colpa dell'espansionismo della NATO, dice qualcuno. La NATO non si espande, la NATO è un'alleanza difensiva alla quale si aderisce. Due Stati sovrani tradizionalmente neutrali, per secoli neutrali, la Finlandia e la Svezia, hanno deciso di aderire all'Alleanza atlantica perché si sentono minacciati, come si sentiva persino Berlinguer nel 1976. E allora la colpa non è della NATO o degli Stati che ad essa aderiscono; la colpa è di Putin, che non è in grado di fare una politica estera attrattiva. Colleghi, esiste una legge non scritta della politica, che vuole che quei giochi, quei posizionamenti e quei conflitti finti che si esercitano nella giusta misura in politica interna non debbano entrare nella politica estera, che presuppone la sovranità, l'interesse e la sicurezza nazionale. Raymond Aron diceva che la politica estera è la forma più alta della politica; chi trasgredisce quella legge non scritta della politica si assume una gravissima responsabilità, quella di ledere l'immagine e la forza politica dell'Italia agli occhi degli alleati della NATO, dei partner europei, di Putin e dei mercati finanziari. Mi rivolgo a tutti i colleghi: chi manca di rispetto alla politica estera offende la politica e la politica, prima o poi, si vendica sempre. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Presidente Draghi, grazie per le sue parole di pace, sia a Washington sia oggi qui in Aula, che penso siano condivise con tutti. A quasi tre mesi dall'inizio del conflitto chi continua a parlare solo di armi e guerra, armi e guerra, non fa il bene dell'Ucraina, non fa il bene del mondo intero e neppure dell'Italia.