[pronunce]

Collegato ordinamentale 2004), per violazione degli artt. 3, 11, 41 e 117 della Costituzione; che, preliminarmente, è inammissibile l'intervento in giudizio della Regione Lombardia, in quanto effettuato oltre il termine stabilito dall'art. 4 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale; che la censura di costituzionalità riguardante il comma 2 dell'art. 7 della legge della Regione Lombardia n. 5 del 2004 è manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza, in quanto tale norma non deve essere applicata nel giudizio a quo, come si evince dall'ordinanza di rimessione, da cui risulta che oggetto del giudizio stesso sono soltanto i ricorsi avverso le sanzioni pecuniarie previste dal comma 1 dell'art. 7 e non già avverso la sanzione della sospensione dell'attività di vendita prevista dal citato comma 2, non applicata nelle fattispecie sottoposte al giudice rimettente; che la censura relativa al comma 1 del medesimo articolo 7 della legge della Regione Lombardia n. 5 del 2004 è, invece, manifestamente infondata; che, infatti, a seguito della modifica del Titolo V della Parte II della Costituzione, la materia «commercio» rientra nella competenza esclusiva residuale delle Regioni, ai sensi del quarto comma dell'art. 117 Cost.; che, pertanto, il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'art. 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), di cui il giudice rimettente lamenta la violazione, si applica, ai sensi dell'art. 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), soltanto alle Regioni che non abbiano emanato una propria legislazione nella suddetta materia, mentre la Regione Lombardia ha già provveduto a disciplinare in modo autonomo la materia stessa; che, come questa Corte ha statuito, la Regione, in quanto titolare della potestà legislativa sostanziale in una determinata materia, possiede anche la competenza a prevedere le sanzioni per le ipotesi di violazione delle norme regionali emanate in detta materia (ex plurimis, sentenze n. 106 e n. 63 del 2006); che, alla luce della normativa costituzionale prima richiamata, la diversificazione delle legislazioni regionali in una materia appartenente alla competenza residuale delle Regioni non solo non è in contrasto con la Costituzione, ma rappresenta una conseguenza naturale delle sue stesse disposizioni; che la previsione del comma 1 dell'art. 7 della citata legge regionale di sanzioni pecuniarie progressivamente crescenti in relazione alla tipologia e alle dimensioni degli esercizi commerciali non è palesemente irragionevole, ma, al contrario, risponde ad una evidente necessità di diversificare le sanzioni stesse in rapporto alle differenze di mole, di struttura, di organizzazione e di funzionamento esistente tra i vari esercizi di vendita (sentenze n. 176 del 2004 e n. 59 del 1975); che il richiamo, contenuto nell'ordinanza di rimessione, all'art. 30 (oggi art. 28) del Trattato che istituisce la Comunità europea è inconferente rispetto all'oggetto del presente giudizio, perché – come chiarito dalla costante giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee – non si applica alle norme nazionali che vietino l'apertura domenicale degli esercizi commerciali al minuto. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 2, della legge della Regione Lombardia 24 marzo 2004, n. 5 (Modifiche a leggi regionali in materia di organizzazione, sviluppo economico e territorio. Collegato ordinamentale 2004), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 11, 41 e 117 della Costituzione, dal Giudice di pace di Milano con l'ordinanza indicata in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 1, della legge della Regione Lombardia n. 5 del 2004, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 11 e 117 della Costituzione, dal Giudice di pace di Milano con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 maggio 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'11 maggio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA