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Si prevede finalmente di promuovere la digitalizzazione anche del processo penale, con il deposito degli atti e dei documenti per via telematica e le comunicazioni e notificazioni trasmesse via PEC. Si amplia inoltre l'ambito di applicazione della querela, per i reati puniti con pena non superiore a due anni, e si potenziano gli istituti della non punibilità, come per la tenuità del fatto, nonché la messa alla prova; misure volte a deflazionare l'utilizzo del dibattimento penale nella sua interezza, ma - attenzione - escludendo sempre i reati particolarmente gravi, e mi preme sottolineare in particolare i reati di violenza domestica. A questo proposito, vorrei ricordare anche un'altra norma inserita - finalmente - nella riforma, quella dell'arresto obbligatorio in flagranza nelle ipotesi di reato per violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Anche su questo c'era un mio disegno di legge depositato in Senato e sono quindi veramente contenta che la disposizione sia entrata nella riforma Cartabia (Applausi) , la quale, tra l'altro, colma finalmente una lacuna del codice rosso; si tratta di una norma fondamentale per fermare tutti quei reati che precedono il femminicidio. Abbiamo pensato poi di estendere la portata applicativa del codice rosso anche alle vittime dei reati di violenza domestica in forma tentata e alle vittime di tentato omicidio (quindi appunto il femminicidio). La legge delega di riforma del processo penale incide inoltre sulla fase delle indagini preliminari, anche qui subordinando l'esercizio dell'azione penale a criteri di priorità trasparenti e predeterminati, che saranno individuati con legge del Parlamento. Si tratta di una norma che, tra l'altro, avevamo già previsto nel codice rosso; la legge si chiama proprio codice rosso, perché prevedeva una corsia preferenziale per i reati di violenza domestica. Un'altra novità molto importante è il ricorso straordinario alla Corte di cassazione per dare esecuzione alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo: un mezzo di impugnazione nuovo, che va però a colmare una lacuna italiana di oltre vent'anni. Presidente, voglio concludere l'intervento ricordando anche la fase patologica, quella che ha portato al nuovo istituto dell'improcedibilità. Ricordiamo che con la riforma Cartabia è stata conservata e tenuta la norma di cui alla legge anticorruzione n. 3 del 2019, secondo la quale il corso della prescrizione del reato si blocca dopo la sentenza di primo grado sia che l'imputato sia assolto che condannato. La riforma Cartabia riguardo alle impugnazioni ha aggiunto un meccanismo nuovo della declaratoria di improcedibilità dell'azione penale per il superamento dei termini di durata massima del giudizio di impugnazione: due anni in appello e un anno in Cassazione. Tra l'altro, sono gli stessi termini previsti dalla legge Pinto. Su questa riforma il MoVimento 5 Stelle è intervenuto pesantemente con la collaborazione delle altre forze politiche per introdurre dei correttivi. Oggi, pertanto, i termini di durata dei giudizi di impugnazione possono essere prorogati dal giudice in qualsiasi procedimento penale in presenza dei seguenti requisiti: complessità per numero di parti delle imputazioni; numero e complessità delle questioni di fatto e di diritto da trattare. Inoltre, è stata prevista una disciplina transitoria, ossia le nuove norme in materia di improcedibilità troveranno applicazione solo nei procedimenti di impugnazione che hanno a oggetto reati commessi a partire da gennaio 2020. Per questi procedimenti, peraltro, se l'impugnazione è proposta entro il 31 dicembre 2024, i termini di durata massima dei giudizi sono rispettivamente tre anni per l'appello e un anno e mezzo per la Cassazione. Soprattutto abbiamo preteso - siamo riusciti a introdurle - alcune proroghe per quanto riguarda i reati particolarmente gravi quali i reati per finalità di terrorismo e di eversione, associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso, violenza sessuale aggravata e traffico di stupefacenti. In questi casi il termine può essere prorogato senza limiti di tempo. Per i delitti aggravati con metodo mafioso si può arrivare a una durata massima dell'appello a cinque anni e per la Cassazione a due anni e sei mesi. I termini di durata massima dei giudizi di impugnazione non si applicano invece nei procedimenti puniti con l'ergastolo, anche con effetto dell'applicazione di circostanze aggravanti e quando l'imputato vi rinunci. Presidente, questo è un nuovo modo di intendere il processo penale. È un modo che impone un cambio di passo per tutti i soggetti che ne sono protagonisti (magistratura e avvocatura), che sicuramente in alcune parti del territorio funzionerà, ma che in altre potrebbe anche lasciare delle sacche di impunità. Se questo sarà, occorrerà immediatamente un nuovo intervento legislativo che ne corregga le disfunzioni e a ciò saremo pronti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto-l'A.c'è-LPC) . Signor Presidente, oggi siamo a discutere una riforma del processo penale che ha avuto una genesi con il ministro Bonafede, ma che con il Governo Draghi è approdata a una soluzione totalmente stravolta rispetto all'impianto originario. Purtroppo c'è stato in questo periodo uno stravolgimento del progetto politico che aveva avuto il mandato popolare in favore di un progetto ormai dell'Esecutivo gestito da tecnici interni al meccanismo della giustizia. Mi riferisco - per esempio - al sottosegretario Sisto, che sappiamo bene aver operato anche nell'ambito della difesa dell' ex presidente Silvio Berlusconi. È stata partorita una riforma che stravolge il meccanismo costituzionale della giustizia penale per diversi ordini di motivi. Innanzitutto trasforma il concetto di giustizia in funzione del quale chiaramente lo Stato investe denaro, risorse ed energie per poter garantire la tenuta del patto sociale e lo stato di diritto in una sorta di azienda di disbrigo pratiche. A questo è ridotta quella che una volta doveva essere la giustizia penale: una sorta di agenzia di disbrigo pratiche. Questa riforma viene varata con grande velocità, con dei passaggi a tappe forzate nei due rami del Parlamento, quindi sia alla Camera che in Senato. In Senato ha avuto un passaggio velocissimo a causa dell'accordo tra i Capigruppo, intervenuto a difesa del diktat del Governo, per arrivare a un approdo definitivo in tempi rapidissimi, col pretesto del collegamento della riforma con le misure del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza. Il Parlamento non si è potuto esprimere chiaramente né in un ramo né nell'altro, con tutta la dovizia di confronto e di discussione che sarebbe stata indispensabile per partorire una riforma che garantisse veramente giustizia a tutti i cittadini, e non soltanto mettendo in campo delle strategie per garantire l'impunità ad alcuni, come è avvenuto in tale caso.