[pronunce]

che, infine, l'applicazione della confisca all'infrazione suddetta contrasterebbe anche con il principio di proporzionalità tra infrazione e sanzione, ed assumendo una connotazione «quasi esclusivamente vessatoria», determinerebbe «un trattamento contrario al senso di umanità», in violazione dell'art. 27 Cost.; che l'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada è censurato anche dal Giudice di pace di Trieste, atteso che la sanzione della confisca prevista da tale norma sarebbe «in palese contrasto con l'articolo 3 della Costituzione, per aperta violazione del canone generale di ragionevolezza e proporzionalità delle misure sanzionatorie»; che il rimettente triestino – chiamato a giudicare dell'opposizione proposta dalla proprietaria di un veicolo a due ruote (colpito da provvedimento dapprima di sequestro e poi di confisca, ai sensi della norma censurata), per essere stata accertata a carico del conducente l'infrazione consistente nell'uso di un casco protettivo non omologato – sottolinea come il sindacato di costituzionalità sulle scelte sanzionatorie del legislatore, di regola precluso alla Corte costituzionale, sia ammissibile allorché, come nel caso di specie, «l'opzione normativa contrasti in modo manifesto con il canone della ragionevolezza, vale a dire si appalesi, in concreto, come espressione di un uso distorto della discrezionalità» (cita, in proposito, la sentenza n. 313 del 1995, nonché l'ordinanza n. 401 del 2005); che su tali basi – richiamata anche la sentenza n. 110 del 1996 della Corte costituzionale – il giudice a quo afferma che, nell'ipotesi in esame, l'applicazione della confisca «è irragionevole e sproporzionata alla natura ed entità della violazione e non è coerente con la finalità, perseguita dal legislatore, di prevenire e punire le condotte potenzialmente pericolose»; che, difatti, l'infrazione consistente nell'uso di un casco non omologato integrerebbe una «mera irregolarità amministrativa, senza alcun riflesso pericoloso sulla sicurezza degli utenti della strada», ivi compreso il conducente del mezzo; che anche il Giudice di pace di Locri – evocando quali parametri gli artt. 3 e 27 Cost. – ha sollevato un incidente di costituzionalità avente ad oggetto sempre l'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada; che il rimettente – nel giudicare del ricorso proposto dal conducente di un motoveicolo, a carico del quale era stata accertata l'infrazione consistente nel mancato uso del casco protettivo – rileva che per effetto della censurata disposizione risulta comminata, a carico del ricorrente, anche la sanzione accessoria della confisca del veicolo, ciò che costituirebbe violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità della sanzione; che il giudice a quo, nell'evidenziare che la Corte costituzionale (sono citate le sentenze nn. 435 e 349 del 1997) ha affermato la necessità di «rimodellare il sistema della confisca, stabilendo alcuni canoni essenziali al fine di evitare che l'applicazione giudiziale della sanzione amministrativa produca disparità di trattamento», reputa che l'evenienza da ultimo descritta ricorra proprio nel caso di specie; che sussisterebbe, difatti, disparità di trattamento tra chi si sia reso responsabile dell'infrazione consistente nell'alterazione delle condizioni meccaniche del veicolo e colui che, come nel caso sottoposto al vaglio del rimettente, abbia omesso di indossare il casco protettivo, atteso che solo nel primo caso ricorre «un grave pericolo per gli utenti della strada», e dunque una circostanza idonea a giustificare l'irrogazione della sanzione; che il Giudice di pace di Torre Annunziata censura, invece, oltre all'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, anche il precedente art. 171, commi 1 e 2, assumendone l'illegittimità costituzionale ai sensi degli artt. 2, 3, 42, 24 e 111 Cost.; che il giudice a quo – chiamato a giudicare dell'opposizione proposta dal conducente di un motociclo, sanzionato per aver condotto il veicolo senza indossare il casco protettivo – assume che le censurate disposizioni, nel prevedere l'applicazione della sanzione accessoria della confisca, sarebbero in contrasto, innanzitutto, con l'art. 42 Cost., nonché con gli art. 2 e 3 della Carta fondamentale, «per l'evidente sproporzione tra violazione e sanzione e relative conseguenze economiche», nonché per la «disparità di trattamento» tra i conducenti di ciclomotori o motoveicoli e quelli di tutti gli altri veicoli; che il rimettente, quanto al contrasto con gli artt. 24 e 111 Cost., assume che, per effetto della contestata disciplina, risulterebbe sottratta «a qualsivoglia giudice terzo la comminatoria di una sanzione di una gravità economica tale, da superare in alcune ipotesi, persino l'entità di sanzioni pecuniarie previste dalle leggi penali»; che anche il Giudice di pace di Noto censura, oltre al predetto art. 213, comma 2-sexies, anche gli artt. 171, commi 1 e 2, del codice della strada, ipotizzando la violazione degli artt. 2, 3 e 42 Cost.; che il rimettente – nel premettere di dover giudicare dell'impugnativa di un verbale di confisca di motoveicolo, adottato all'esito dell'accertata infrazione consistente nella guida del veicolo senza indossare il casco protettivo – deduce, innanzitutto, il contrasto tra le norme denunciate e l'art. 3 della Carta fondamentale, in ragione della evidente «sproporzione» tra la violazione amministrativa «e le conseguenze economiche della sanzione» per essa comminata, atteso che può esservi «una notevole diversità di valore economico» tra i diversi ciclomotori o motocicli oggetto di confisca; che, pertanto, esso assume che gli autori di una medesima infrazione – in forza del sistema delineato dalle censurate disposizioni – «vengono puniti in modo ingiustificatamente diverso»; che quanto, invece, alla violazione dell'art. 2 Cost., assume il giudice a quo – sul presupposto che tra i diritti inviolabili dell'uomo rientri anche quello all'eguaglianza – che le censurate disposizioni introdurrebbero «una evidente disparità di trattamento tra conducenti di ciclomotori o motoveicoli e conducenti di tutti gli altri veicoli», a carico dei quali non è prevista la sanzione della confisca, neppure nel caso di guida senza uso della cintura di sicurezza, ovvero – a suo dire – sotto l'effetto di sostanze alcoliche o psicotrope; che, infine, la violazione dell'art. 42 Cost. è motivata in base al rilevo che nel censurato sistema non viene «in considerazione l'appartenenza del ciclomotore o del motoveicolo» ad un «terzo non trasgressore», al quale si sottrae la proprietà del bene, «gravandolo inoltre delle spese di custodia senza limiti di tempo»;