[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 6 della legge della Regione Toscana 28 novembre 2011, n. 63, recante «Disposizioni in materia di outlet ed obbligo di regolarità contributiva nel settore del commercio sulle aree pubbliche. Modifiche alla legge regionale 7 febbraio 2005, n. 28 (Codice del Commercio. Testo unico in materia di commercio in sede fissa, su aree pubbliche, somministrazione di alimenti e bevande, vendita di stampa quotidiana e periodica e distribuzione di carburanti)», promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 30 gennaio-1° febbraio 2012, depositato in cancelleria il 2 febbraio 2012 ed iscritto al n. 20 del registro ricorsi 2012. Visto l'atto di costituzione della Regione Toscana; udito nell'udienza pubblica del 20 novembre 2012 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano; uditi l'avvocato dello Stato Enrico Arena per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Marcello Cecchetti per la Regione Toscana.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso spedito per la notifica il 30 gennaio 2012 e depositato nella cancelleria della Corte il successivo 2 febbraio, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato, in riferimento all'articolo 117, primo e secondo comma, lettera e), della Costituzione, l'articolo 6 della legge della Regione Toscana 28 novembre 2011, n. 63, recante «Disposizioni in materia di outlet ed obbligo di regolarità contributiva nel settore del commercio sulle aree pubbliche. Modifiche alla legge regionale 7 febbraio 2005, n. 28 (Codice del Commercio. Testo unico in materia di commercio in sede fissa, su aree pubbliche, somministrazione di alimenti e bevande, vendita di stampa quotidiana e periodica e distribuzione di carburanti)», nella parte in cui inserisce l'art. 29-bis nella legge della Regione Toscana 7 febbraio 2005, n. 28 (Codice del commercio. Testo Unico in materia di commercio in sede fissa, su aree pubbliche, somministrazione di alimenti e bevande, vendita di stampa quotidiana e periodica e distribuzione di carburanti. ) , il quale prevede che per il commercio su aree pubbliche non trovi applicazione l'articolo 16 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 (Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno). 1.2.- L'art. 29-bis - prosegue il ricorrente - stabilisce che: «Ai fini del presente capo non trova applicazione l'articolo 16, decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 (Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno), per motivi imperativi di interesse generale ascrivibili, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera h), del medesimo decreto legislativo, all'ordine pubblico, alla sicurezza pubblica, all'incolumità pubblica, al mantenimento dell'equilibrio finanziario del sistema di sicurezza sociale, alla tutela dei consumatori». L'Avvocatura dello Stato, dopo aver ricordato che il d.lgs. n. 59 del 2010 dà attuazione alla direttiva CE del 12 dicembre 2006, n. 123 (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al servizio nel mercato interno), riporta anche il testo dell'art. 16 del medesimo decreto legislativo, che, in sostanza, riproduce l'art. 12 della citata direttiva, disponendo che: «1. Nelle ipotesi in cui il numero di titoli autorizzatori disponibili per una determinata attività di servizi sia limitato per ragioni correlate alla scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche disponibili, le autorità competenti applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali ed assicurano la predeterminazione e la pubblicazione, nelle forme previste dai propri ordinamenti, dei criteri e delle modalità atti ad assicurarne l 'imparzialità, cui le stesse devono attenersi. 2. Nel fissare le regole della procedura di selezione le autorità competenti possono tenere conto di considerazioni di salute pubblica, di obiettivi di politica sociale, della salute e della sicurezza dei lavoratori dipendenti ed autonomi, della protezione dell'ambiente, della salvaguardia del patrimonio culturale e di altri motivi imperativi d'interesse generale conformi al diritto comunitario. 3. L'effettiva osservanza dei criteri e delle modalità di cui al comma 1 deve risultare dai singoli provvedimenti relativi al rilascio del titolo autorizzatorio. 4. Nei casi di cui al comma 1 il titolo è rilasciato per una durata limitata e non può essere rinnovato automaticamente, né possono essere accordati vantaggi al prestatore uscente o ad altre persone, ancorché giustificati da particolari legami con il primo». 2.- Il ricorrente ritiene che la disposizione regionale censurata sia illegittima e si ponga in contrasto con l'art. 117, primo e secondo comma, lettera e), della Costituzione. 2.1.- Relativamente alla violazione del secondo comma, lettera e), dell'art. 117 della Costituzione, l'Avvocatura dello Stato rileva che il legislatore regionale, con la norma impugnata, stabilendo che per il commercio su aree pubbliche non trovi applicazione l'art. 16 del d.lgs. n. 59 del 2010 ed incidendo, quindi, sulla concorrenza degli operatori commerciali, verrebbe a legiferare illegittimamente in tema di «tutela della concorrenza», materia riservata alla potestà legislativa esclusiva dello Stato. 2.2.- Per il ricorrente, poi, la norma violerebbe anche, l'art. 117, primo comma, della Costituzione, che obbliga il legislatore regionale al rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario. Infatti, secondo quanto previsto dall'art. 16 del d.lgs. n. 59 del 2010 , le autorità competenti, nel caso in cui il numero delle autorizzazioni disponibili per una determinata attività di servizi risulti limitato, hanno l'obbligo di esperire una procedura di selezione tra i candidati, procedura ispirata ad una rigorosa tutela dell'imparzialità e stabilita proprio allo scopo «di garantire la parità di trattamento, impedire la discriminazione e tutelare la libertà di stabilimento - attraverso la predeterminazione e la pubblicazione dei criteri e della modalità di svolgimento della medesima selezione, secondo quanto previsto dalla direttiva europea 2006/l1/23l/». Allo Stato - aggiunge il Presidente del Consiglio dei ministri - è riservata in via esclusiva tale competenza, poiché è ad esso che è attribuita la funzione di assicurare che il mercato possa funzionare correttamente e che possano sussistere condizioni uniformi di accessibilità ai servizi sul territorio nazionale, come sostanzialmente indicato dall'art. 16 del d.lgs. n. 59 del 2010. Inoltre, sottolinea l'Avvocatura dello Stato, la motivazione che la disapplicazione dell'art. 16 del citato decreto legislativo avvenga per «i motivi imperativi di interesse generale», così come previsto dall'art. 29-bis della legge reg.