[resaula]

Partire dal tema dei diritti significa ribaltare sostanzialmente una posizione che negli anni si è parzialmente stratificata, per cui sembra un gesto di benevolenza accogliere richieste che vengono dalla loro parte. Penso, per esempio, al tema dell'abbattimento delle barriere architettoniche, oppure alla necessità di avere l'insegnante di sostegno a scuola o nel mondo del lavoro e professionale, un progetto che tenga conto realmente non solo e non tanto di ciò che non possono fare, ma tanto e soprattutto di ciò che possono fare. Il tema fondamentale è che, se mi pongo in una logica del "tuo diritto", evidentemente ciò rimanda immediatamente a una logica del "mio dovere". Se questo è un diritto per loro, costituisce un dovere per la politica, ma poi per la scuola, soprattutto per il mondo professionale e anche per quanto riguarda, ad esempio, il mondo dello sport. L'affermazione del diritto di una persona con disabilità a fare sport è stata veramente una grande vittoria, che è esplosa quest'estate, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo, in cui abbiamo visto persone con disabilità raggiungere risultati di un tale livello, di una tale appassionante capacità di sconfiggere quello che ognuno di noi per molto meno avrebbe considerato un impedimento sostanziale, da buttare davvero il cuore oltre l'ostacolo e ottenere risultati importanti. Sappiamo tutti però come anche quella vittoria, che è particolarmente importante sul piano simbolico, sia stata frutto di una lotta concreta di chi ha intensamente voluto che le persone con disabilità potessero avere le loro Olimpiadi nelle stesse sedi e utilizzando gli stessi impianti che pochi giorni prima erano stati utilizzati dalle persone non disabili. Il concetto vero su cui dobbiamo lavorare, grazie forse all'aiuto che verrà da questo disegno di legge di delega (io stessa ho presentato un ordine del giorno che va in tal senso), è riuscire a modificare la percezione della disabilità, non come condizione eccezionale nella vita, ma come un rischio permanente nella vita di ognuno di noi. È un rischio che peraltro si dichiara in modo conclamato quando invecchiamo, quando diventa difficile vedere, ascoltare e muoversi, o quando riscontriamo disabilità nel fare anche le cose che più comunemente abbiamo fatto prima. Tutti scopriamo sulla nostra pelle quel tanto di disabilità che deve aumentare la sensibilità ad andare incontro alle disabilità degli altri, secondo un concetto che non è quello dell'indipendenza - attenzione - ma è quello dell'interdipendenza, perché ciò che l'approfondimento del concetto di disabilità regala ad ognuno di noi è proprio farci sentire tutti dipendenti gli uni dagli altri, secondo un quid , in una cosa, in un'altra o in un'altra ancora. Occorre, quindi una grande mobilizzazione di risorse e di energie, il più possibile per anticiparci a queste difficoltà. Risalgono a circa venti-trent'anni fa i disability study, cioè gli studi sulla disabilità con cui si cercava di prevenirla. Attenzione: a volte non si può prevenire la disabilità, ma aumentare la consapevolezza al riguardo in determinate situazioni e circostanze. Faccio alcuni esempi: i gradoni degli autobus troppo alti mi impediscono di salire; la necessità, se vado in stazione, di chiedere che qualcuno mi sollevi per farmi salire, perché c'è un dislivello eccessivamente alto; le strade di Roma, nelle loro disconnessioni, rendono facile l'incidente e la caduta. Un disability study permette di pensare in anticipo alle situazioni in cui ci si potrebbe trovare e a rimuoverle prima ancora che ci si debba impattare. Penso, da questo punto di vista, alla grande ricchezza, sul piano della formazione didattica e pedagogica, degli insegnanti, che riguarda non solo l'insegnante di sostegno, che ha una specifica mission al servizio dei ragazzi con una disabilità dichiarata, ma quella cultura dell'insegnante che è in grado di modulare lo svolgimento del proprio programma, evitando le accelerazioni e i ristagni successivi che sono dovuti al fatto che la classe non ha capito e non segue, per cui si crea una sorta di disabilità collettiva. Anticiparsi rispetto a tutto questo, cioè entrare nei panni e nelle condizioni delle persone che potrebbero trovarsi in queste condizioni, è veramente il frutto che mi auguro derivi, sotto il profilo culturale, da questo disegno di legge. Esattamente come accennava prima il collega che è intervenuto, mi riferisco a tutto quello che previene la disabilità, che comporta l'incorrere in quelli che possiamo chiamare gli incidenti sul campo di lavoro; prevenire gli incidenti e garantire la sicurezza sui posti di lavoro ci permette di evitare che tante persone diventino disabili dopo, perché abbiamo disabili che lo sono dalla nascita e disabili che lo diventano per un'intercorsa patologia di qualunque tipo, anche legata a un incidente sul lavoro, e poi abbiamo quella disabilità fisiologica dell'anziano a cui mi riferivo prima, a cui probabilmente siamo tutti candidati nel tempo. Queste diverse forme di disabilità ci danno l'idea del perché dobbiamo ripensare la disabilità, modulandola continuamente nel tempo, nello spazio e nelle sollecitazioni con cui entriamo in contatto, cercando sempre di ragionare anticipando le situazioni ed evitando che le persone debbano sperimentare la sensazione di essere inferiori o di non poter fare cose che fanno gli altri. È l'intelligenza della legge che credo debba orientare tutte le prossime politiche a cui andiamo incontro. Questo può essere un aiuto enorme, perché è chiaro che una legge pensata in questo modo è trasversale, in quanto interessa il Ministero della pubblica istruzione, il Ministero della salute e il Ministero del lavoro. Il provvedimento interessa però anche il Ministero dello sviluppo economico, perché si tratta di pensare e progettare situazioni. Pensiamo, ad esempio, a ciò con cui ci si impatta nel centro storico di Roma, quando si ha la fortuna di avere una casa con l'ascensore, ma per arrivare al quale ci si imbatte in una serie di gradini o comunque dislivelli. Pensiamo all'idea di progettare utilizzando tutte le risorse che le nuove tecnologie, compresa quella che chiamiamo transizione digitale, mettono oggi a disposizione delle persone. Pensiamo all'efficacia dello smart working (anche detto lavoro agile), che permette a queste persone di affrontare il proprio lavoro con serenità, sentendosi capaci di produrre le fonti del loro reddito. L'inverno scorso abbiamo avuto esempi di pensione di disabilità che ci hanno fatto inorridire: una pensione per disabilità al 100 per cento pari a 280 euro è chiaramente uno schiaffo alla disabilità e un'umiliazione ulteriore. Ciò che le persone con disabilità ci chiedono è di metterle in condizione di guadagnare ciò che serve per la loro vita. Dobbiamo sviluppare questa grande creatività ricca di umanità, ma anche di competenza scientifica, sociale, umana e organizzativa. (Applausi. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Alessandrini. Ne ha facoltà. ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi senatori, il disegno di legge oggi in discussione è volto a rendere effettivi i diritti riconosciuti nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 2006. Si tratta di un provvedimento importante, riconosciuto e considerato tale anche dei nostri colleghi della Camera dei deputati, che in prima lettura lo hanno approvato all'unanimità.