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Una situazione abbastanza difficile che il provvedimento al nostro esame va ad intercettare solo in parte e in maniera assolutamente emergenziale. Ormai però sembra che in Italia tutto sia emergenza anche quando ormai la pandemia o i problemi energetici sono di dominio pubblico da anni, ci si rende conto e si viene ogni volta travolti dalle emergenze come se fossero processi ineludibili e assolutamente non preventivabili o quanto meno non pianificabili. Credo invece che ci sia un problema di base. Manca una strategia energetica, problema acuito, tra l'altro, da una visione prettamente ideologica di quella che dovrebbe essere la transizione ecologica, cioè di quella che dovrebbe essere l'energia non oggi ma tra qualche anno. Al di là di questo, sono convinto tra l'altro che la continua decretazione di emergenza e il continuo rincorrere le questioni non aiutino nemmeno la fiducia che i cittadini poi hanno nei confronti di questo Parlamento e anche di questo Governo. Ipotizziamo che sia vero che c'è stato un effetto Draghi, che con la sua grande autorevolezza, la sua grande conoscenza, la sua grande capacità di relazioni anche in Europa, ha aiutato nel primo periodo la gente a tranquillizzarsi. Faccio il sindaco e nel mio Comune - come in tutti gli 8.000 Comuni d'Italia - quando c'è un problema, quando c'è un'emergenza, è atavico che, indipendentemente dal colore del sindaco, la popolazione si stringa attorno a lui e lo veda come punto di riferimento; è una cosa pressoché normale. È accaduta la stessa cosa con Draghi. Oggi però tanti nodi stanno venendo al pettine, soprattutto grazie al fatto che ci si trova nel semestre bianco e quindi i partiti politici che sostengono la maggioranza, che fino a ieri in qualche maniera piegavano il capo oppure, con una forma di accondiscendenza un po' forzata, non osavano nemmeno criticare l'operato di Draghi, abbiamo visto che invece cominciano ad alzare un po' la cresta, forse sperando o pensando che, una volta votato il Presidente della Repubblica, ci si liberi anche di quello che ormai cominciano a definire "il fardello Draghi", per riprendere un controllo un po' più preciso e puntuale della situazione. E li capisco anche, perché quando da dieci anni non vinci un'elezione, ma regolarmente ti trovi al Governo della Nazione (Applausi) , fai di tutto perché nessuno disturbi il manovratore occulto. Ma in tutto questo c'è una Nazione, la nostra, che guarda caso soffre più delle altre. In Portogallo infatti di questi aumenti dell'energia non se n'è accorto nessuno; in Francia se ne sono accorti in maniera - diciamo così - leggera; in Italia, guarda caso, i cittadini se ne accorgono dalle bollette. Addirittura vi è un Governo che annuncia l'aumento delle bollette e che, anziché pianificare da subito un intervento, prima si premura di mettere la mano avanti dicendo che aumenteranno le bollette e dopo, quasi con una missione salvifica, arriva a mettere a terra qualche miliardo, sempre a debito (non si creda che questi miliardi siano scesi per il camino o li abbia portati Babbo Natale), riuscendo quasi a farci credere che se non ci fosse stato questo Governo oggi, le bollette sarebbero esponenzialmente più alte. Mi sembra leggermente disonesto intellettualmente il solo pensare che possa essere così. In realtà, quello che è accaduto è molto più semplice: manca una strategia nazionale sull'energia; molto più probabilmente, manca una vera strategia nazionale che vada al di là del contingente. Non c'è un Governo di lunga veduta e non può esserci, perché questa è una maggioranza raffazzonata che va dalla Lega e Forza Italia al MoVimento 5 Stelle, e che non può avere una visione strategica della Nazione, perché in essa ci sono dentro almeno cinque visioni differenti della Nazione. È evidente che continuate sempre ad arrovellarvi sulla vostra presunta capacità di risolvere i problemi attuali. In realtà, i problemi oggi non è che vengono solo dalle bollette delle famiglie. Cito ad esempio il caso degli artigiani di Murano, che dall'inizio dell'anno si sono visti aumentare il costo del gas del 400 per cento. Quello è un settore che, se non esiste una politica di pianificazione, non si accontenta di sapere che dal 2023 - come voi dite - le bollette torneranno al valore del 2020. Per quanto voi possiate essere credibili, non credo che la maggior parte degli italiani creda alle vostre favole; nella stessa maniera non ci credono perché lo toccano con mano tutti i giorni e si rendono conto che non è possibile per loro affrontare almeno un anno e mezzo in condizione di forte difficoltà. Sono costi e aumenti che non riguardano solo il settore artigianale. Pensiamo all'agricoltura, oggi si crede che la speculazione sui prezzi agricoli sia colpa degli agricoltori, ma in proposito ci sono sempre due visioni: quando si abbassano i prezzi non è merito degli agricoltori, ma della grande distribuzione e di chi sta sopra gli agricoltori; quando invece aumenta il costo delle materie prime è sempre colpa degli agricoltori, che, guarda caso, sono schiacciati dalla filiera e si vedono riconoscere una legge sulle pratiche sleali che di fatto è una cartina tornasole, perché non risolve il loro grande problema della fissazione di un prezzo minimo, come già accadeva. In Italia avevamo l'ammasso del grano, lo abbiamo smantellato insieme ai grandi consorzi, convinti che lì si annidassero i costi della politica nazionale; poi ci siamo resi conto, invece, che il grande costo di questa Nazione è il non fare strategia e l'essere al traino della strategia altrui, tant'è che addirittura la presidente von der Leyen sostiene che dovremmo fare una riserva europea di energia, perché abbiamo una dipendenza di gas del 90 per cento. Mamma mia che grandissima scoperta! Complimenti alla presidente von der Leyen che oggi, con l'aumento delle bollette, si rende conto della dipendenza anche per le imprese europee. Passando alle questioni di carattere nazionale, è vero che avete stanziato qualche miliardo sul provvedimento in esame. Beh, ne avete messi anche sul reddito di cittadinanza e continuate a destinarli a quel provvedimento che è un'altra mazzata per le imprese; pertanto, a fronte di questa mazzata che voi intendete dare al fato avverso, cioè all'aumento dei prezzi, si aggiunge quella da voi scelta, cioè di fare in modo che le imprese non trovino dipendenti, perché voi li pagate per rimanere a casa a non fare nulla. Non è quindi vero che siete a fianco delle imprese. Voi acuite la loro crisi con le vostre scelte scellerate (Applausi) : da una parte la scelta di non fare un piano strategico nazionale, dall'altra la decisione di porre in essere politiche ideologiche, come quella del reddito di cittadinanza, che hanno messo in ginocchio migliaia di datori di lavoro. Ma chi se ne importa? Una parte di voi li ha sempre definiti «prenditori», quindi quelli non si toccano. Visto che questi sono i preludi e questa è la situazione attuale, mi sembra evidente che noi siamo l'unico spicchio di Parlamento che oggi può addirittura permettersi di fare certe richieste. Sembra quasi che siate voi, con una sorta di benevolenza, ad accordarci la possibilità di dissentire rispetto a quello che dite.