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Disposizioni per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge, recante disposizioni per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica, contiene diversificati interventi, anche sul codice di procedura penale, sul codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159) e su alcune leggi speciali, volti ad integrare le norme dirette a prevenire e reprimere la violenza di genere, con una particolare attenzione ai casi in cui tale fenomeno si manifesta in contesti familiari o nell'ambito di relazioni di convivenza, nella considerazione della particolare vulnerabilità delle vittime, nonché degli specifici rischi di reiterazione e multilesività. Nell'ottica delineata, l'articolo 1 interviene sugli istituti di cui al decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, e al decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, al fine di ampliare e rendere più organica la relativa disciplina. In particolare, il comma 1, lettera a) , estende l'applicabilità della misura ex articolo 3 del decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2013, ad ulteriori condotte che possono assumere valenza sintomatica rispetto a situazioni di pericolo per l'integrità psico-fisica delle persone, nel contesto delle relazioni familiari ed affettive. Viene inoltre inserita la commissione degli atti in presenza di minorenni quale ulteriore, autonomo elemento idoneo ad integrare il requisito della violenza domestica. Il comma 1, lettera b) , amplia il novero dei reati ai quali si applicano le misure di cui all'articolo 11, comma 1, del decreto-legge n. 11 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 38 del 2009. Tali misure consistono nell'obbligo – da parte delle forze dell'ordine, dei presidi sanitari e delle istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia dei reati considerati – di informare la medesima vittima sui centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della stessa nonché metterla in contatto con i centri antiviolenza, ove essa ne faccia espressamente richiesta. Infine, il comma 1, lettera c) , provvede ad armonizzare la disciplina dell'ammonimento per violenza domestica con quella dell'ammonimento per atti persecutori previsto dall'articolo 8 del citato decreto-legge n. 11 del 2009 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 38 del 2009, stabilendo che le pene dei reati suscettibili di ammonimento sono aumentate quando il fatto è commesso da soggetto già ammonito nonché la procedibilità d'ufficio per i reati suscettibili d'ammonimento ordinariamente procedibili a querela, qualora commessi da soggetto già ammonito. Il comma 2, lettera a) , estende l'ammonimento di cui all'articolo 8, comma 1, del decreto-legge n. 11 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 38 del 2009 all'ipotesi in cui i fatti riferiti siano riconducibili alla violenza sessuale ex articolo 609- bis del codice penale procedibili a querela. Il comma 2, lettera b) , modifica il comma 3 del citato articolo 8 estendendo ai reati ex articolo 609- bis del codice penale l'aumento di pena qualora il fatto sia commesso da soggetti già ammoniti ai sensi dello stesso articolo 8. Il comma 2, lettera c) , modifica il comma 4 del medesimo articolo 8 prevedendo la procedibilità d'ufficio per i reati ex articolo 609- bis del codice penale qualora il fatto sia commesso da soggetti già ammoniti ai sensi dello stesso articolo 8. L'articolo 2 interviene sulla disciplina delle particolari modalità di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici di cui all'articolo 275- bis del codice di procedura penale, nei casi previsti dagli articoli 282- bis e 282- ter del codice di procedura penale. Il comma 1, lettera a) , sopprime al comma 1 del citato articolo 275- bis , l'obbligo, attualmente previsto in capo al giudice procedente, di verificare preventivamente la disponibilità degli apparati necessari da parte della polizia giudiziaria. Il comma 1, lettera b) , amplia la portata dell'articolo 276, comma 1- ter , del codice di procedura penale, prevedendo l'applicazione della misura cautelare in carcere nel caso di manomissione dei mezzi elettronici e degli strumenti tecnici di controllo disposti con la misura degli arresti domiciliari o con le misure di cui agli articoli 282- bis (obbligo di allontanamento dalla casa familiare) o 282- ter (divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). Il comma 1, lettera c) , stabilisce che, nel disporre la misura coercitiva dell'allontanamento dalla casa familiare con le modalità di controllo previste all'articolo 275- bis del codice di procedura penale, il giudice preveda altresì l'applicazione, anche congiunta, di una misura più grave qualora l'imputato neghi il consenso all'adozione delle citate modalità di controllo. Infine, il comma 1, lettera d) , opera due distinti interventi sulla disciplina del provvedimento di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Viene infatti previsto, in analogia a quanto già previsto per il provvedimento ex articolo 282- bis del codice di rito, che tale misura può essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena di cui all'articolo 280 del codice di procedura penale e viene introdotto lo stesso meccanismo che la precedente lettera c) stabilisce per la misura di cui al citato articolo 282- bis . L'articolo 3 reca alcune modifiche alle disposizioni del codice di procedura penale, volte a consentire l'applicazione delle misure coercitive anche per il delitto di lesioni personali aggravate e, nel caso dell'arresto in flagranza o del nuovo fermo introdotto dal presente disegno di legge, per il delitto di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. In particolare, le modifiche agli articoli 275 e 280 del codice di procedura penale apportate dal comma 1, lettere a) e b) , con le quali si deroga ai limiti edittali previsti da detti articoli del codice di procedura penale, sono volte a consentire la possibilità di applicare la custodia cautelare in carcere, al ricorrere delle condizioni previste dalla legge, anche per il reato di lesioni personali (articolo 582 del codice penale), nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del codice penale.