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dall'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda non inferiore a 3.000 euro, attualmente previsti, si passa all'arresto da sei mesi a tre anni e all'ammenda da 5.000 a 50.000 euro. L'articolo 2 modifica il codice di procedura penale perseguendo le seguenti finalità: prevedere per i delitti contro gli animali l'arresto facoltativo in flagranza di reato; disciplinare il sequestro di animali vivi, come conseguenza di un procedimento penale per uno dei reati contro gli animali. In particolare, il comma 1 inserisce nel capo relativo ai sequestri (nel titolo dedicato ai mezzi di ricerca della prova), l'articolo 254- ter con il quale si disciplina il sequestro di animali vivi. Il procedimento è collocato, dunque, tra i sequestri del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato necessarie per l'accertamento dei fatti. Al sequestro provvede l'autorità giudiziaria con decreto motivato ( ex articolo 253 del codice di procedura penale). La disposizione prevede che il sequestro di animali vivi possa essere ordinato dall'autorità giudiziaria che procede per un delitto – consumato o tentato – di maltrattamento di animali (articolo 544- ter del codice penale), spettacoli o manifestazioni vietati (articolo 544- quater del codice penale), divieto di combattimenti tra animali (articolo 544- quinquies del codice penale), abbandono di animali (articolo 727 del codice penale), o traffico illecito di animali da compagnia (articolo 4 della legge n. 201 del 2010). In tal caso l'autorità giudiziaria può affidare gli animali, in via definitiva, alle associazioni (di cui all'articolo 19- quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie per il codice penale) purché le stesse versino una cauzione relativa a ogni singolo animale affidato. L'importo della cauzione è stabilito dall'autorità giudiziaria, tenendo conto della tipologia dell'animale. A loro volta le associazioni possono, previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria, affidare gli animali domestici e di affezione a singole persone fisiche. La cauzione si prevede confluisca nel Fondo unico giustizia e resti a disposizione dell'autorità giudiziaria fino alla sentenza definitiva di condanna e alla conseguente confisca dell'animale. Il decreto di affidamento definitivo costituisce titolo ai fini delle variazioni anagrafiche, ove previste, degli animali affidati. Il procedimento delineato dall'articolo 254- ter del codice di procedura penale dovrà essere seguito anche in caso di sequestro preventivo di animali vivi. In tal senso dispone il comma 3, che modifica l'articolo 321 del codice di rito, inserendovi un comma 3- quater . Il comma 2 del medesimo articolo 2 introduce, nell'ambito dell'articolo 266 del codice di procedura penale, relativamente alle intercettazioni, il reato di delitti relativi al traffico di animali da compagnia. Il comma 4 dell'articolo 2 modifica l'articolo 381 del codice di procedura penale, relativo alle ipotesi nelle quali è consentito l'arresto facoltativo in flagranza di reato, per consentire agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria di arrestare chiunque sia colto in flagranza di uno dei delitti previsti dal titolo IX- bis (Dei delitti contro gli animali), libro secondo, del codice penale. Il comma 5 del medesimo articolo 2 interviene sulla disciplina del procedimento per decreto di cui all'articolo 460 del codice di procedura penale specificando che, a differenza di quanto previsto in generale circa l'esclusione della condanna alle spese e dell'applicazione di pene accessorie, in caso di applicazione del rito speciale ai procedimenti per delitti contro gli animali, si applicano le disposizioni sulle pene accessorie previste dall'articolo 544- sexies del codice penale e – relativamente al traffico di animali da compagnia – dall'articolo 4 della legge n. 201 del 2010. L'articolo 3 interviene sulla legge n. 189 del 2004, recante « Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate », modificando l'articolo 2, relativo, tra l'altro, al divieto di utilizzo a fini commerciali di pelli e pellicce. Si prevede che il divieto di utilizzo per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria di gatti sia relativo non solo alla specie Felis silvestris , ma anche alla specie Felis catus . Si configura, peraltro, non più come contravvenzione, ma come delitto, punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 10.000 a 200.000 euro. L'articolo 4 interviene, con riguardo alla legge n. 201 del 2010, in tema di adeguamento dell'ordinamento nazionale alla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, con le seguenti finalità: inasprire la sanzione penale per il delitto di traffico illecito di animali da compagnia e le conseguenti pene accessorie (articolo 4 della legge n. 201 del 2010) e inasprire la sanzione amministrativa per l'illecita introduzione nel territorio nazione di animali da compagnia (articolo 5 della legge n. 201 del 2010). In particolare, la lettera a) modifica l'articolo 4 della legge menzionata relativo al delitto di traffico illecito di animali da compagnia e, rispetto alla normativa vigente, estende l'ambito di applicazione della fattispecie, la quale ricorre in presenza di uno qualsiasi dei seguenti requisiti (oggi richiesti cumulativamente): animale privo di sistemi di identificazione individuale, privo delle necessarie certificazioni sanitarie e privo, se richiesto, di passaporto individuale. Aumenta la pena, tanto detentiva quanto pecuniaria.. 1 (Modifiche al codice penale) 1 Dopo l'articolo 416- ter del codice penale è inserito il seguente: « Art. 416- quater . – (Associazione con finalità di eco-terrorismo) – Chiunque, assumendo di perseguire finalità di protezione dell'ambiente o degli animali, promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia un'associazione allo scopo di commettere minacce o atti di violenza, con finalità di terrorismo, contro istituzioni o imprese pubbliche o private o contro persone che collaborano con esse è punito con la reclusione da quattro a otto anni. Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da tre a cinque anni. Se l'associazione è armata si applica la pena della reclusione da sei a dodici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a dieci anni nei casi previsti dal secondo comma. La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più persone ». 2 All'articolo 513 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: a dopo le parole: « Chiunque adopera » sono inserite le seguenti: « minacce o »; b le parole: « l'esercizio di un'industria o di un commercio » sono sostituite dalle seguenti: « l'esercizio di un'attività industriale, artigianale, commerciale, professionale, agricola, di allevamento, sportiva, ricreativa e fieristica »; c le parole da: « con la reclusione » fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: