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La legge n. 124 del 1999 ha, quindi, disciplinato in modo differente le modalità di accesso ai ruoli del personale docente della scuola materna, elementare e secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, rispetto a quelle relative al personale docente delle accademie e dei conservatori. L'esistenza di realtà formative diverse ha reso necessario emanare due distinte ordinanze ministeriali, per regolamentare l'indizione delle sessioni riservate di esami (ordinanze ministeriali n. 153 e n. 247 del 1999). La difesa dello Stato ha ancora osservato come il requisito del punteggio minimo di 24 punti, nella valutazione dei titoli artistico-culturali e professionali, risulti motivato dall'esigenza di garantire una professionalità adeguata all'insegnamento di livello superiore delle specifiche materie previste nelle istituzioni in questione. Infine, ha posto in evidenza che per effetto della legge 22 novembre 2002, n. 268 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 212, recante misure urgenti per la scuola, l'università, la ricerca scientifica e tecnologica e l'alta formazione artistica e musicale) «i diplomi già conseguiti presso le istituzioni dell'alta formazione artistica e musicale sono stati equiparati ai diplomi di laurea triennale». Alla luce delle suddette argomentazioni l'Avvocatura generale dello Stato ha chiesto che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata manifestamente infondata.1.— Il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione staccata di Lecce, dubita, in riferimento agli articoli 3, 4 e 97 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, lettera b), della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico), nella parte in cui: a) prevede che i docenti dei conservatori o delle accademie hanno titolo all'inclusione nelle graduatorie nazionali permanenti, previste dall'art. 270, comma 1, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado), come sostituito dall'art. 3, comma 1, lettera a), della legge n. 124 del 1999, qualora abbiano superato gli esami di una sessione riservata e abbiano conseguito, nella valutazione dei titoli artistico-culturali e professionali, ai fini dell'inclusione nelle graduatorie nazionali per il conferimento delle supplenze, nonché nelle graduatorie di istituto, un punteggio non inferiore ai 24 punti su 40, richiesto dalla previgente normativa; b) non prevede quale requisito per l'ingresso nelle suddette graduatorie l'inserimento negli elenchi aggiuntivi di cui all'ordinanza ministeriale 21 febbraio 1989, ritenuti analoghi agli elenchi aggiuntivi di cui al decreto ministeriale 13 febbraio 1996, come richiamato dall'art. 1, comma 2-bis, del decreto-legge 3 luglio 2001, n. 255 (Disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2001/2002), convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 20 agosto 2001, n. 333. 2.— Ad avviso del rimettente la norma censurata si pone in contrasto con i parametri costituzionali invocati in quanto determinerebbe una sperequazione: a) tra i docenti delle accademie e dei conservatori e i docenti aspiranti ad insegnamenti nella scuola secondaria, per i quali l'inserimento in analoghe graduatorie prescinde dal requisito del punteggio minimo sopra richiamato, secondo quanto previsto dall'art. 2, commi 1, lettera b), e 2, della legge n. 124 del 1999; b) tra i docenti delle accademie e dei conservatori e i docenti di strumento musicale della scuola media che accedono alla graduatoria nazionale in ragione dell'abilitazione e dell'inserimento negli elenchi compilati ai sensi del decreto ministeriale 13 febbraio 1996, secondo quanto previsto dall'art. 1, comma 2-bis, del decreto-legge n. 255 del 2001. 3.— Il giudice a quo fa perno sulla violazione del principio di ragionevolezza, sotteso al principio di eguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione, alla stregua del quale «la legge deve trattare in maniera uguale categorie analoghe di lavoratori, come i docenti di istruzione artistica e gli altri docenti della scuola primaria e secondaria ed i docenti di strumento musicale della scuola media, non ricavandosi dall'ordinamento giuridico di settore caratteristiche sostanziali ed ontologiche diverse tra le suddette categorie di docenti, che possano giustificare un trattamento differenziato nell'accesso alle graduatorie permanenti». Secondo il rimettente, infatti, «la differenziazione normativa tra i docenti di istruzione artistica (conservatorio e accademie) e tutti gli altri docenti della scuola secondaria, risulta discriminatoria e non giustificata da particolari ragioni, che inducano il legislatore a disciplinare più severamente l'accesso alle graduatorie permanenti dei docenti di conservatorio ed accademia rispetto a quello previsto per tutti gli altri docenti». Ad avviso del giudice a quo, la norma censurata si pone in contrasto anche con l'art. 4 della Costituzione, dal momento che impone irrazionali limitazioni all'accesso al lavoro da parte dei cittadini, e con l'art. 97 della Costituzione, in quanto i requisiti richiesti per l'inclusione nelle graduatorie permanenti dei docenti dei conservatori e delle accademie non risultano idonei ad assicurare una provvista di docenti in grado di garantire il miglior andamento dell'amministrazione scolastica. 4.— La questione non è fondata. Secondo il costante orientamento della Corte, si ha violazione dell'art. 3 della Costituzione quando situazioni sostanzialmente identiche siano disciplinate in modo ingiustificatamente diverso, mentre non si manifesta tale contrasto quando alla diversità di disciplina corrispondano situazioni non sostanzialmente identiche, essendo insindacabile in tali casi la discrezionalità del legislatore (sentenze n. 136 e n. 35 del 2004, n. 208 del 2002, ordinanza n. 168 del 2001). 5.— Il giudice a quo muove dall'erroneo convincimento che le due categorie di docenti (di scuola superiore, da un lato, e delle accademie e dei conservatori, dall'altro) siano sottoposte ad una medesima disciplina di stato giuridico, di talché apparirebbe ingiustificata una diversità di trattamento quanto ai requisiti per accedere alle graduatorie permanenti, in vista della stipulazione di contratti individuali di lavoro a tempo indeterminato. Il presupposto di tale convincimento non corrisponde al dato normativo, il quale si caratterizza per discipline distinte delle due categorie di docenti, sicché non può essere affermata l'esistenza di una identità di situazioni giuridiche, rispetto alle quali la disciplina impugnata determini una disparità di trattamento normativo rilevante agli effetti dell'art. 3 della Costituzione. 6. —