[ddlpres]

Tali misure erano state disposte in attesa della revisione costituzionale concernente la riduzione del numero dei parlamentari e in attesa della rideterminazione del relativo trattamento economico in misura non superiore alla media, ponderata rispetto al PIL, degli analoghi trattamenti economici percepiti annualmente dai titolari di omologhe cariche e incarichi negli altri sei principali Stati dell'area euro. È stata introdotta l'incompatibilità della carica di deputato e senatore, nonché delle cariche di governo, con qualsiasi altra carica pubblica elettiva di natura monocratica relativa ad organi di governo di enti pubblici territoriali aventi -- alla data di indizione delle elezioni o della nomina -- popolazione superiore a 5.000 abitanti. Viene previsto che le citate incompatibilità si applichino, altresì, alla carica di membro del Parlamento europeo spettante all'Italia. Resta fermo in ogni caso il divieto di cumulo con ogni altro emolumento. Fino al momento dell'esercizio dell'opzione, non spetta alcun trattamento per la carica sopraggiunta. L'integrazione della disciplina sul cosiddetto election day -- di cui all'articolo 7 del decreto-legge n. 98 del 2011 -- con l'introduzione di un nuovo comma 2- bis . Ai sensi della disposizione introdotta, nel caso in cui, nel medesimo anno, debba essere svolto più di un referendum abrogativo, la convocazione degli elettori dovrà avvenire per tutti i referendum abrogativi nella medesima data. L'articolo 7 del decreto-legge n. 98 del 2011, nel testo previgente, dispone che, a decorrere dal 2012, le consultazioni elettorali per le elezioni dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, dei consigli comunali, provinciali e regionali, del Senato e della Camera, si svolgano, compatibilmente con quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, in un'unica data nell'arco dell'anno. Qualora nel medesimo anno si svolgano le elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, le suddette consultazioni si effettuano nella data stabilita per le elezioni del Parlamento europeo. Avviandomi alle conclusioni, da quanto si evince da questa elencazione è ovvio che all'ultimo Governo nel quale la Lega con responsabilità politica ha partecipato non si può recriminare la volontà di aver operato al fine di razionalizzare i costi della politica. È inaccettabile che si continui a far credere agli italiani di aver approvato la riforma costituzionale con il fine ultimo di tagliare le spese relative alle indennità dei parlamentari. Per fare ciò basterebbe approvare in tempi rapidi il presente disegno di legge senza dover chiedere ai cittadini di scegliere tra un taglio della spesa pubblica minimo e rinunciare alla sovranità nazionale, alla partecipazione democratica e all'esercizio del diritto di voto per scegliere i propri rappresentati politici.. 1 (Indennità) 1 L'articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, è sostituito dal seguente: «Art. 1. -- 1 . A norma dell'articolo 69 della Costituzione, l'indennità spettante ai membri del Parlamento per garantire il libero svolgimento del mandato è disciplinata dalla presente legge. Essa è pari al trattamento annuo lordo riconosciuto ai sindaci dei comuni capoluogo di regione ai sensi dell’articolo 3, comma 5, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’interno 4 aprile 2000, n. 119, e della tabella A allegato al medesimo regolamento. 2 . L'indennità di cui al comma 1 non è dovuta in caso di assenza ingiustificata dai lavori parlamentari, secondo le disposizioni stabilite dagli Uffici di Presidenza delle due Camere».