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h) segnala alle autorità competenti eventuali fattori di rischio o di danno per le persone di cui all'articolo 5, dei quali venga a conoscenza in qualsiasi forma, su indicazione sia dei soggetti interessati sia di associazioni o organizzazioni non governative che svolgano una attività inerente l’oggetto della segnalazione; i) segnala al Parlamento e al Governo l'opportunità di interventi normativi motivati dalla necessità di tutelare i diritti delle persone di cui all'articolo 5. 2. Nell'esercizio delle funzioni di cui al comma 1, il Garante dei diritti: a) senza necessità di autorizzazione o di preavviso visita, accedendo senza restrizione alcuna in qualunque locale e incontrando liberamente chiunque vi sia ristretto o trattenuto, tutti gli istituti penitenziari, gli ospedali psichiatrici giudiziari e le strutture di cui all'articolo 3- ter , comma 2, del decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 211, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2012, n. 9, gli istituti penali per minorenni, i centri di identificazione ed espulsione previsti dall'articolo 14 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, le camere di sicurezza eventualmente esistenti presso le caserme dell'Arma dei carabinieri, le caserme del Corpo della guardia di finanza ed i commissariati di pubblica sicurezza; b) consulta, previo consenso dell'interessato, qualsiasi fascicolo personale o cartella medica, anche di detenuti in attesa di giudizio, ad eccezione degli atti coperti da segreto relativo alle indagini o al procedimento penale. 3. Il responsabile della struttura, nonché l'amministrazione periferica e centrale competente hanno l'obbligo di fornire al Garante dei diritti tutte le informazioni richieste. 4. In caso di impedimento all'accesso o di mancata risposta alla richiesta di informazioni o chiarimenti, il Garante dei diritti può: a) accedere in qualsiasi ufficio delle strutture di cui al comma 2, lettera a) ; b) prendere visione ed estrarre copia dei documenti richiesti, senza che possa essere opposto il segreto di ufficio; c) convocare il responsabile della struttura detentiva o l'autore della condotta contestata; d) qualora l'amministrazione responsabile non fornisca risposta nel termine di trenta giorni alla richiesta di cui al comma 3, informare il magistrato di sorveglianza territorialmente competente e richiedergli di emettere ordine di esibizione dei documenti richiesti. 5. Il Garante dei diritti, i componenti del suo ufficio e tutti i soggetti della cui collaborazione si avvalga, sono tenuti al segreto sulle informazioni acquisite, nell'esercizio delle loro funzioni, da atti esclusi al diritto di accesso o da atti riservati. 6. Nel caso in cui venga opposto il segreto di Stato, il Garante dei diritti richiede l'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri affinché, entro sessanta giorni, confermi o meno l'esistenza del segreto. Art. 5. (Destinatari) 1. Tutti i detenuti, i soggetti comunque sottoposti a misure restrittive della libertà personale, gli stranieri trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione e i soggetti sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio possono rivolgersi al Garante dei diritti, senza vincoli di forma. Art. 6. (Attivazione) 1. Il Garante dei diritti interviene, a seguito di segnalazioni o d’ufficio, a tutela dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, utilizzando quali parametri di riferimento la Costituzione della Repubblica, le convenzioni internazionali sui diritti umani ratificate dall'Italia e le disposizioni legislative e regolamentari vigenti. Art. 7. (Procedimento) 1. Il Garante dei diritti, quando verifica che le amministrazioni responsabili delle strutture indicate dall'articolo 4, comma 2, lettera a) , della presente legge, tengono comportamenti non conformi alle norme e ai princìpi indicati dal medesimo articolo 4, comma 1, lettera a) , ovvero che le istanze e i reclami che gli sono rivolti ai sensi dell'articolo 35 della legge 26 luglio 1975, n. 354, come modificato dall'articolo 16, comma 1, lettera a) , della presente legge, sono fondati, richiede all'amministrazione interessata di agire in conformità, anche formulando specifiche raccomandazioni. 2. L'amministrazione interessata, se intende disattendere la richiesta di cui al comma 1, deve comunicare il suo dissenso motivato nel termine di trenta giorni. 3. Se l'amministrazione interessata omette di conformarsi alla richiesta e il dissenso motivato non è comunicato o non è ritenuto sufficiente, il Garante dei diritti si rivolge agli uffici sovraordinati a quelli originariamente interessati. 4. Se gli uffici sovraordinati di cui al comma 3 decidono di provvedere in conformità alla richiesta del Garante dei diritti, l'attivazione del procedimento disciplinare a carico del dipendente al quale risulta attribuibile l'inerzia è obbligatoria. 5. Se gli uffici sovraordinati decidono di non accogliere la richiesta, il Garante dei diritti può richiedere al tribunale di sorveglianza territorialmente competente di annullare l'atto che reputa illegittimo ovvero di ordinare all'amministrazione di tenere il comportamento dovuto. 6. Il tribunale di sorveglianza procede ai sensi dell'articolo 71- septies della legge 26 luglio 1975, n. 354, introdotto dall'articolo 16, comma 1, lettera d) , della presente legge. 7. Il Garante dei diritti, quando ritiene che le amministrazioni responsabili delle camere di sicurezza eventualmente esistenti presso le caserme dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza e presso i commissariati di pubblica sicurezza tengono comportamenti non conformi alle norme vigenti, ovvero che le istanze e i reclami che gli sono rivolti dai soggetti trattenuti in tali strutture sono fondati, richiede all'amministrazione interessata di agire in conformità, anche formulando specifiche raccomandazioni. 8. Fermo restando il procedimento previsto dai commi 2, 3 e 4, se gli uffici sovraordinati decidono di non accogliere la richiesta di cui al comma 7 il Garante dei diritti può richiedere l'intervento del questore e del prefetto territorialmente competenti. 9. Il Garante dei diritti, quando ritiene che le amministrazioni responsabili delle strutture previste dall'articolo 14 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, tengono comportamenti non conformi alle prescrizioni di cui agli articoli 20, 21, 22 e 23 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e successive modificazioni, ovvero che le istanze e i reclami che gli sono rivolti dai soggetti trattenuti in tali strutture sono fondati, richiede all'amministrazione interessata di agire in conformità, anche formulando specifiche raccomandazioni. 10.