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considerato che: la larghissima autonomia di cui gode la Sicilia anche in materia di beni culturali non autorizza l'assessore al ramo, né l'Assemblea Regionale a violare la Costituzione e, nel merito, il "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio" (di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004) che ha adottato anch'essa come propria legge di tutela; in tema di valorizzazione, l'art. 6 del "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio" chiarisce come questa sia tesa a "promuovere lo sviluppo della cultura", cioè a ricavare dai beni culturali non mero godimento estetico, né solo vantaggi economici ma, prioritariamente, un incremento del sapere, dello spirito identitario e della coscienza civile dell'individuo; le concessioni in uso, inoltre, così come i prestiti di beni culturali, sono regolati in modo puntuale dal "Codice" che, nel sancire: "la Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale", statuisce anche che "La valorizzazione è attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia già assunto le iniziative di competenza e, in specie, se abbia avviato l'istruttoria atta ad impugnare il provvedimento della Regione Sicilia; se non intenda farsi portavoce degli interessi della Nazione respingendo il "nuovo corso" della valorizzazione proposto dall'assessore Samonà, prendendo esplicitamente le distanze da chiunque, in un Paese malato di esterofilia cronica, stenti a riconoscere come risorsa i magazzini degli Istituti culturali, mentre, come affermato da Settis, tutti i musei importanti del mondo hanno vastissimi depositi, e li curano come una specie di riserva aurea, che raccoglie materiali su cui si svolgono studi e ricerche e da cui spesso vengono preziose scoperte. Atto n. 3-02204 LOMUTI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: l'art. 11- ter , comma 1, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, ha previsto l'approvazione, entro diciotto mesi dalla sua entrata in vigore, del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI), finalizzato all'individuazione di un quadro di riferimento delle aree ove è consentito lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio; nelle more dell'adozione del PiTESAI, ai fini della salvaguardia e del miglioramento della sostenibilità ambientale e sociale, i procedimenti amministrativi relativi a nuovi permessi di prospezione, di ricerca e di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi sono sospesi (compresi quelli pendenti), pur con le rilevanti eccezioni previste dai commi 4 e 5 del predetto art. 11 -ter ; il comma 8 del suddetto articolo ha altresì previsto che in caso di mancata adozione del PiTESAI entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge n. 12 del 2019, i procedimenti sospesi proseguono nell'istruttoria ed i permessi di prospezione e di ricerca sospesi riprendono efficacia; l'articolo 12, comma 4- bis , del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, ha prorogato, mediante la modifica dei commi 1 e 8 dell'articolo 11- ter del citato decreto-legge n. 135 del 2018, a 24 mesi il termine per l'adozione, con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa valutazione ambientale strategica, del PiTESAI, e a 30 mesi il termine entro cui, in caso di mancata adozione del piano, i procedimenti sospesi concernenti il conferimento di nuovi permessi di prospezione o di ricerca proseguiranno nell'istruttoria ed i permessi di prospezione e di ricerca sospesi riprenderanno efficacia; pertanto, come ricordato, ai sensi della normativa attualmente vigente, il Piano dovrebbe essere approvato entro il 13 febbraio 2021, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e, qualora non venisse approvato, la moratoria scadrebbe il 13 agosto 2021; considerato che: il predetto Piano dovrà essere adottato con una procedura articolata che prevede la previa valutazione ambientale strategica e, con riferimento alle aree su terraferma, l'intesa con la Conferenza unificata. Qualora tale intesa non sia raggiunta entro sessanta giorni dalla prima seduta, la Conferenza unificata è convocata in seconda seduta su richiesta del Ministro dello sviluppo economico entro trenta giorni e, in caso di mancato raggiungimento dell'intesa entro il termine di centoventi giorni dalla seconda seduta o di dissenso motivato della Conferenza unificata, il PiTESAI potrà essere adottato limitatamente alle aree marine; lo stato di emergenza pandemica da COVID-19 ha provocato interruzioni e ritardi in tutti i settori lavorativi ivi comprese le attività della Pubblica amministrazione e potrebbe provocare ritardi nell'approvazione del PiTESAI, con conseguente rischio di mancata adozione del Piano nei termini previsti; la mancata adozione del Piano, a sua volta, provocherebbe la ripresa delle attività prodromiche al rilascio di nuove concessioni, nonché delle attività di prospezione e ricerca, anche in aree potenzialmente inidonee, con conseguente rischio di danni all'ambiente, al territorio e alla salute, si chiede di sapere quale sia lo stato di avanzamento dell'approvazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee. Atto n. 3-02205 MALAN Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'ANAS S.p. A. è parte del Gruppo FS, di cui il Ministero dell'economia è azionista unico, ed è titolare di una Convenzione di concessione da parte del Ministero delle infrastrutture valida fino al 2032 che, ai sensi del decreto legislativo n. 143 del 1994, affida a tale società, tra l'altro, la gestione, la manutenzione ordinaria e straordinaria di strade e autostrade di proprietà dello Stato, la vigilanza sull'esecuzione dei lavori di costruzione delle opere date in concessione e il controllo della gestione delle autostrade, il cui esercizio sia stato dato in concessione; il 7 luglio 2014 quattro persone rimangono ferite nel crollo di un tratto del viadotto Lauricella lungo la statale 626 tra Ravanusa e Licata, in provincia di Agrigento; il 28 ottobre 2016 crolla un ponte sulla statale 36 Milano-Lecco, causando la caduta di un autoarticolato su due auto causando un morto, cinque feriti, di cui tre bambini; il 9 marzo 2017 cede un ponte vicino ad Ancona, nel tratto marchigiano dell'autostrada A14 Adriatica, causando la morte di due persone, e il ferimento di altre due; il 18 aprile 2017 cede un ponte della tangenziale di Fossano, in provincia di Cuneo, finendo su un'autovettura dei Carabinieri, poche ore dopo una ispezione dell'ANAS;