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La norma di copertura finanziaria è volta a coprire oneri stimati, alla luce dell'attuale andamento delle nuove assunzioni e delle dichiarazioni di inizio attività delle donne, in un massimo di 4,5 miliardi di euro per il primo anno di applicazione e progressivamente decrescenti a decorrere dal secondo in relazione agli effetti di gettito, tributario e contributivo, determinati dalle assunzioni aggiuntive rispetto a quelle che si determinerebbero in assenza della disciplina di incentivazione. Le fonti di copertura a tal fine individuate sono due: la prima, nasce dall’imposizione di uno speciale tributo sul valore assoluto della leva finanziaria degli istituti di credito. La seconda, nasce dalla applicazione della legge n. 15 del 2009, relativa alla riforma e riqualificazione della pubblica amministrazione. Non sono due scelte casuali: noi vogliamo promuovere una crescita stabile e socialmente sostenibile attraverso l'impiego della principale risorsa disponibile oggi sottoutilizzata: le energie, la voglia di fare, l'intelligenza di milioni di donne in età potenzialmente attiva, oggi così scoraggiate da non partecipare alle forze di lavoro. E pensiamo che sia giusto farlo chiamando a coprire i relativi oneri i due principali fattori di «appesantimento» dell'apparato produttivo del Paese: una pubblica amministrazione che costa troppo, in rapporto ai servizi che fornisce, e un sistema del credito i cui protagonisti -- troppo grandi per fallire -- hanno esposto l'intero sistema economico a gravissimi rischi sistemici a causa delle abnormi dimensioni della loro leva finanziaria. Di qui la scelta che indichiamo all'articolo 5. All'inizio, la copertura potrà venire dalla imposizione sul valore assoluto della leva finanziaria. Poi, quando quest'ultima avrà raggiunto dimensioni meno rischiose, cominceranno ad esplicarsi gli effetti delle politiche di riduzione della spesa corrente della pubblica amministrazione, con ciò garantendo il mantenimento nel tempo dei livelli adeguati di copertura finanziaria.. Art. 1. (Finalità) 1. Al fine di promuovere e sostenere la partecipazione al lavoro delle donne, in funzione del raggiungimento degli obiettivi di occupazione femminile fissati dalla strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, alle lavoratrici dipendenti, economicamente dipendenti e autonome alla prima occupazione, è riconosciuto in via sperimentale il regime speciale di imposizione sui redditi personali di cui alla presente legge. Art. 2. (Regime speciale di imposizione sui redditi) 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino al 31 dicembre del quinto anno successivo, alle donne alla prima occupazione titolari di redditi di cui agli articoli 49, comma 1, 50, comma 1, lettere a), c-bis), e l), 53, 66 e 67, comma 1, lettere i) e l), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si applicano, in deroga all'articolo 11 del medesimo testo unico, limitatamente ai citati redditi di lavoro e per i cinque esercizi di imposta successivi all'avvio dell'attività lavorativa, come definito ai sensi del comma 2, le seguenti aliquote per scaglioni di reddito: a) fino a 15.000 euro, 0 per cento; b) oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro, 21 per cento; c) oltre 28.000 euro e fino a 55.000 euro, 36 per cento; d) oltre 55.000 euro e fino a 75.000 euro, 41 per cento; e) oltre 75.000 euro, 43 per cento. 2. Ai fini dell'accesso al regime impositivo speciale di cui alla presente legge, l'avvio dell'attività lavorativa è individuato dalla data di prima iscrizione a una gestione di previdenza obbligatoria ovvero, in caso di donne già iscritte a una gestione previdenziale con posizioni inattive da almeno tre anni, dalla data di ripresa dei versamenti contributivi. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuate le modalità di accertamento e qualificazione della posizione previdenziale della lavoratrice. Art. 3. (Lavoratrici residenti nelle aree svantaggiate) 1. Alle lavoratrici di cui all'articolo 2, comma 1, residenti in aree territoriali o occupate in settori o professioni caratterizzati da un tasso di partecipazione al lavoro delle donne inferiore per almeno il 25 per cento al tasso medio nazionale riferito a tutti i settori economici, si applica, per i medesimi esercizi di imposta, in aggiunta al regime speciale di imposizione di cui all'articolo 2 della presente legge e alle detrazioni di cui all'articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, una detrazione forfetaria aggiuntiva pari a: a) 400 euro, se il reddito complessivo non supera 15.000 euro; b) 350 euro, se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 30.000 euro; c) 350 euro, se il reddito complessivo è superiore a 30.000 euro ma non a 40.000 euro. In tal caso la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 40.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 30.000 euro. 2. In caso di incapienza, totale o parziale, l'importo della detrazione non goduta è corrisposto in forma di erogazione diretta alla lavoratrice, a condizione che il reddito del nucleo familiare di appartenenza, valutato secondo l'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, sia pari o inferiore a 35.000 euro annui con riferimento a nuclei con tre componenti. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di accesso al beneficio di cui al presente articolo. Art. 4. (Sperimentazione di sgravi fiscali selettivi sui livelli occupazionali femminili) 1. In via sperimentale, a decorrere dal 1º gennaio 2014 e fino al 31 dicembre 2019, la Banca d'Italia cura una ricerca empirica volta a determinare gli effetti di sgravi fiscali selettivi sui livelli occupazionali femminili, in relazione alle condizioni del mercato del lavoro regionale e alle altre circostanze soggettive e oggettive suscettibili di assumere rilievo in proposito. 2. Ai fini di cui al comma 1, sono stanziati 5 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2014 al 2016, destinati alla simulazione sperimentale di uno sgravio fiscale di entità non superiore alla metà dell'imposta gravante su ciascuna persona, su un campione di 5.000 donne, rappresentativo della popolazione. 3. Entro il 28 febbraio 2020, la Banca d'Italia comunica ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali i dati relativi alla sperimentazione di cui al comma 1.