[resaula]

e poi infrastrutture, editoria e molti altri settori di intervento, nonché proroghe in campo fiscale: tutte misure per affrontare l'emergenza, ma anche orientate a quell'idea di stagione nuova che si aprirà davanti a noi all'uscita - speriamo presto - da quest'emergenza. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 20,32) ( Segue TARICCO). Quello fatto in Commissione ha ulteriormente completato e arricchito questo lavoro con chiarimenti normativi, implementazioni e affinamenti di norme già presenti nel decreto e in quelli precedenti, con il riconoscimento di situazioni particolari, quali quelle legate alla quarantena di componenti delle famiglie o delle persone in fragilità; nel caso della quarta gamma e delle colture colpite da gelate per il comparto agricolo, ha inserito ulteriori misure per gli enti locali; in agricoltura, per il comparto vitivinicolo; e poi, misure in campo fiscale. Tutto questo, ovviamente, è motivo di soddisfazione e gratitudine per il lavoro che, con la collaborazione di tutti, si è potuto fare nel clima giusto. Voglio per questo ringraziare i relatori, i rappresentanti di Governo e anche le opposizioni per il clima di collaborazione in cui si è potuto lavorare. Rimane il rammarico per ciò che non si è potuto fare e che necessariamente sarà rinviato alla legge di bilancio o ad altri provvedimenti: mi riferisco a emendamenti come il 58.9, che puntava a chiarire le modalità di applicazione di una norma che è attuata in modo difforme in vari territori; o al tema dei requisiti per la connessione all'attività agricola degli agriturismi (si mirava a introdurre linee guida nazionali che fossero applicate sui territori in modo uniforme dalle singole Regioni). Penso anche a emendamenti che tendevano a cancellare strumenti e norme che non hanno più ragione di esistere, come il 103.4, che puntava ad abolire il contrassegno di Stato sugli alcolici: uno strumento che nasceva per controllare il versamento delle accise, ma che, ora che essa è assolta alla fonte, non ha più ragione di esistere; o che puntava a dare garanzia di qualità dei prodotti, ma che adesso, con il packaging, l'immagine delle imprese che producono questi prodotti e la comunicazione, non ha più alcuna ragione di esistere. Si tratta di una norma che, per l'acquisto di questi contrassegni, costa alle aziende 7 milioni di euro l'anno, ma che genera costi indotti per decine di milioni di euro in capo al pubblico per la logistica, i magazzini, la contabilità e i controlli e crea enormi diseconomie alle imprese che devono tenere magazzini distinti per il mercato italiano e quello estero, con costi di magazzinaggio, contabilità, gestione e logistica. Oppure, penso a emendamenti miranti a normare ambiti dell'attività umana, strumenti o materiali di nuova utilità e utilizzo, come nel caso del 58.0.48, volto a normare in modo puntuale l'utilizzo del digestato, cioè il risultato della digestione anaerobica delle biomasse, degli scarti e dei reflui agricolo-zootecnici; si tratta di una necessità importante per orientare in modo virtuoso la migliore qualità di questo prodotto, che può sostituire in larga parte il concime chimico e migliorare i reflui zootecnici restituiti al terreno, in ultima analisi migliorando la tessitura, la fertilità del terreno e il rapporto con le acque. Tutto questo si farebbe chiedendo maggiore qualità e controlli più rigidi agli operatori e, a fronte di ciò, permettendo un più ampio utilizzo. Voglio esprimere il rammarico per l'emendamento 11.0.2, che avrebbe permesso l'immediato utilizzo delle risorse destinate ai lavoratori colpiti da malattie conseguenti all'inalazione di fibre di amianto nel settore rotabile ferroviario. Alcuni di loro sono anche esodati, cioè senza lavoro, in attesa del trattamento pensionistico di cui alla legge n. 208 del 2015, comma 277, che faceva riferimento ai benefici dell'articolo 13 della legge n. 257 del 1992. Su tutti questi temi dovremmo trovare quanto prima una soluzione praticabile. Come ho già anticipato, con questa legge abbiamo dato risposta a tantissimi provvedimenti e a tante questioni. Rimangono norme da chiarire, cancellare o che interpretino le nuove sfide. Il nostro Paese può trarre da quest'emergenza una sfida forte e rinnovata per uscirne migliore. A noi sta il compito di fornire alle imprese, alle famiglie e ai cittadini gli strumenti per poterlo fare al meglio. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, anch'io voglio iniziare questo intervento manifestando solidarietà ai territori e alle popolazioni colpite dai nubifragi che si sono riversati su Piemonte, Liguria, Lombardia e in generale sul nostro Paese. (Applausi). Lo faccio in quest'occasione, a maggior ragione, dopo le dichiarazioni di un rappresentante del Governo che, anziché esprimere giudizi, dovrebbe individuare soluzioni. Mi riferisco al ministro Costa che, dal caldo e comodo ufficio del suo Ministero, si è permesso di accusare coloro che sono primi cittadini non solo nel rappresentare una comunità, ma anche nell'affrontare l'emergenza, e che in questi giorni, insieme alla propria comunità, stanno affrontando con le loro mani e con il loro impegno in prima persona il tentativo di risistemare ciò che il maltempo ha devastato. A loro va sicuramente il nostro rispetto, a prescindere dall'appartenenza politica, perché lo meritano. (Applausi). Oggi fare il sindaco significa cercare di dare risposte alle proprie comunità, senza mezzi, senza personale e, a volte, senza nemmeno le gratificazioni che derivano dal loro impegno. È vergognoso che un Ministro affermi che il dissesto idrogeologico non è mai stato affrontato non per carenza di fondi, ma per le carenze dei Comuni. Se un Ministro di questo genere ha diritto di rappresentare il nostro Paese, credo che siamo scaduti a livelli bassissimi. È lo stesso Ministro che, in tutti i provvedimenti che abbiamo portato avanti anche in questi mesi, è stato sempre il "signor no": no ad ogni tentativo, anche del nostro movimento, di apportare modifiche correttive a un sistema assolutamente ingessato; no, anche in questo decreto, alla richiesta di stanziare 100 milioni - cifra che ritenevamo ragionevole, in un provvedimento che stanzia 25 miliardi - per dare le prime risposte al dissesto idrogeologico. Noi l'abbiamo fatto: abbiamo presentato un emendamento, lo abbiamo discusso con la maggioranza e col Governo, ma la risposta è stata: no, ci sono altre priorità. Stiamo vedendo - ahimè - anche in queste ore che è una priorità del nostro Paese e voi non la state affrontando minimamente. Intervengo senza grande entusiasmo rispetto a questo provvedimento, perché è il quinto dell'attuale fase emergenziale, dopo i decreti-legge cura Italia, liquidità, semplificazione e rilancio, tutti con lo stesso tracciato: una direzione che non è assolutamente la nostra;