[pronunce]

– La sezione giurisdizionale di Bolzano della Corte dei conti dubita, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 219, comma quarto, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), nella parte in cui non attribuisce il previsto beneficio dell'aumento del servizio effettivo (anche) alle donne non coniugate con figli a carico. 2. – L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), resistente nel giudizio a quo, eccepisce preliminarmente il difetto di rilevanza della questione, assumendo che la ricorrente, «in base alle disposizioni vigenti sia alla data della cessazione del rapporto di lavoro alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato (31.12.1994), sia alla data di presentazione della domanda di pensionamento (15.10.1997)», non avrebbe diritto al trattamento pensionistico anticipato nemmeno qualora le fosse riconosciuto il beneficio di cui alla norma impugnata. 2.1. – L'eccezione va disattesa, in quanto fondata su argomentazioni difensive del tutto nuove, per la prima volta prospettate nel presente giudizio di legittimità costituzionale, la cui valutazione va riservata al giudice del merito. 3. – L'Avvocatura dello Stato a sua volta eccepisce l'inammissibilità della questione per difetto di rilevanza, sia a causa della mancata acquisizione del fascicolo amministrativo, sia in considerazione del difetto di giurisdizione del giudice adito. 3.1. – Anche l'eccezione dell'Avvocatura è priva di fondamento. Quanto al primo profilo, è sufficiente rilevare che il rimettente, nel dare atto della mancata trasmissione del fascicolo amministrativo relativo alla ricorrente da parte delle Ferrovie dello Stato, nonostante la rituale richiesta fattane dalla segreteria della Sezione, precisa che la circostanza «non inficia in ogni caso il compiuto esame della vertenza», con ciò fornendo una motivazione sufficiente ai fini del giudizio di rilevanza. La questione di giurisdizione è stata, poi, oggetto di specifico esame da parte del rimettente, che, con motivazione anche qui adeguata ancorché sintetica, ha affermato sussistere la propria giurisdizione, «trattandosi palesemente, al contrario di quanto affermato dall'INPS, di una controversia concernente il diritto a pensione». 4.– Nel merito, la questione è fondata. La norma impugnata prevede che alla dipendente dimissionaria delle Ferrovie dello Stato che abbia contratto matrimonio spetta, ai fini del compimento dell'anzianità necessaria per il diritto alla pensione, un aumento del servizio effettivo fino ad un massimo di cinque anni. Siffatto beneficio previdenziale attribuito alle lavoratrici coniugate (e non anche ai lavoratori che versino nelle medesime condizioni) trova la propria giustificazione – come questa Corte ha avuto modo di affermare con riferimento alla analoga disposizione di cui all'art. 42 del medesimo d.P.R. (sentenze n. 374 del 1989 e n. 498 del 1988, ordinanza n. 868 del 1988) – nel perseguimento del valore rappresentato dalla essenziale funzione familiare della donna, espressamente tutelato, nell'ambito dei rapporti di lavoro, dall'art. 37 della Costituzione. Tale essendo la ratio della norma, l'attribuzione del beneficio alle sole donne coniugate, con o senza prole, con esclusione di quelle, non coniugate, aventi figli a carico, risulta palesemente lesiva del principio di eguaglianza, per l'ingiustificata disparità di trattamento che ne deriva rispetto alla categoria generale delle dipendenti civili dello Stato, non essendo dubbio che proprio il rapporto di filiazione costituisca una delle espressioni più significative della funzione familiare della donna, alla cui tutela la norma è esclusivamente rivolta. 5. – La declaratoria di illegittimità costituzionale della norma impugnata comporta l'assorbimento di ogni ulteriore e diverso profilo di censura prospettato dalla Corte rimettente.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 219, comma quarto, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), nella parte in cui non prevede che il beneficio dell'aumento del servizio effettivo fino al massimo di cinque anni spetti anche alle dipendenti dimissionarie non coniugate con prole a carico. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA