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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 218 OSTELLARI, EVANGELISTA La seduta inizia alle ore 14,40. IN SEDE REFERENTE DDL N. 1662 - Delega processo civile DDL 1662 Delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 10 marzo. Interviene il senatore CALIENDO ( FIBP-UDC ) che si sofferma su alcuni aspetti del disegno di legge, in particolare sulla disciplina relativa alla mediazione: ricorda di essere stato uno degli artefici della riforma della mediazione nel 2013, ricostruisce l'evoluzione storica dell'istituto e suggerisce di modificare la dicitura "mediazione obbligatoria". Un cambio di denominazione è auspicabile, facendo leva sul fatto che tecnicamente la mediazione non possa considerarsi integralmente obbligatoria e sul fatto che tale dicitura potrebbe suscitare perplessità negli operatori. Esamina poi la questione relativa alla previsione dell'articolo 2, comma 1 lettera e) di cui contesta l'utilità anche alla luce di quanto emerso nel corso delle audizioni (in particolare dall'intervento del professor Claudio Consolo); soffermandosi sulle criticità dell'articolo 2, contesta l'utilità dell'istituto dell'istruzione extragiudiziale. Qualora sia fallito ogni tentativo di soluzione stragiudiziale della controversia, con il passaggio alla fase giudiziale vera e propria, allora si renderà necessario lo svolgimento di una nuova istruttoria, rendendo pertanto inutile la fase dell'istruttoria extragiudiziale precedentemente compiuta. Passando poi alla disciplina prevista all'articolo 3, ritiene che linea generale i problemi del processo civile non possano risolversi attraverso la modifica dei diritti, ma solo attraverso un potenziamento sostanziale delle risorse degli organici; ritiene prematura la soppressione del rito sommario ed esprime criticità in merito alla proposta di eliminazione dell'atto di citazione. In merito, ricorda come fin dalle origini gli studiosi del processo civile hanno sempre evidenziato il carattere dispositivo del processo civile, espresso pienamente dall'atto di citazione. Al contrario l'utilizzazione come atto introduttivo del ricorso - con i connessi poteri officiosi riconosciuti in capo al giudice (per quanto riguarda per esempio i mezzi di prova) e le limitazioni che le parti incontrano (nei riti introdotti con il ricorso) - si traducono nell'implementazione del metodo acquisitivo, mortificando la libera iniziativa processuale delle parti e l'ispirazione liberale che sottende all'atto di citazione. Rifacendosi poi a quanto emerso nel corso delle audizioni, ricorda come l'utilizzazione del ricorso, invece della citazione, consentirebbe al massimo di guadagnare 5-6 giorni nell'economia generale dello svolgimento del processo in primo grado. Pertanto ribadisce le proprie perplessità in merito a tali previsioni. Ricorda l'importanza del ricorso al rito collegiale e la centralità della camera di consiglio; ritiene che tutte le volte in cui si sono incentivati riti monocratici non si è provocato uno snellimento o una velocizzazione del processo civile, ma al contrario si è assistito statisticamente a un abbassamento del livello qualitativo e della produttività dei magistrati medesimi. Passando all'esame dell'articolo 10, condivide lo spirito della norma tuttavia suggerisce una formulazione in merito alla previsione contenuta nella lettera a) del comma 1; è importante valorizzare strumenti alternativi di soluzione delle controversie attraverso il ricorso, ad esempio, alle camere arbitrali dell'avvocatura. Critica poi la scelta relativa all'assunzione della prova testimoniale da parte di un terzo ritenendo che tutto ciò possa pregiudicare l'acquisizione genuina della prova processuale; sottolinea l'importanza di un accesso universale al servizio giustizia, oggi precluso dai costi del contributo unificato non sempre accessibili a tutti. Auspica quindi una discussione collaborativa tra le forze politiche finalizzata a rintracciare delle soluzioni che possano garantire un processo equo e funzionale, che passi - per esempio - attraverso l'introduzione di esenzioni fiscali legate al reddito delle parti, al fine di risolvere l'annosa questione dei costi del contributo unificato. La relatrice MODENA ( FIBP-UDC ) - rifacendosi alle linee guida espresse dal Ministro all'omologa Commissione della Camera - ricorda l'importanza di alcuni istituti, quali la mediazione, rispetto alla quale nelle precedenti sedute aveva richiesto al Sottosegretario di depositare i relativi dati statistici sul funzionamento dell'Istituto. Suggerisce di reimpostare l'istituto della mediazione potenziando il ruolo del giudice, ricordando in proposito il progetto pilota avviato presso il tribunale di Firenze; del resto, una delle cause del mancato decollo dell'istituto della mediazione deve essere individuato nei costi della medesima procedura. Auspica l'incentivazione di buone prassi di soluzione alternativa delle controversie quali il ricorso alla mediazione dell'arbitrato bancario finanziario, l'istituto che in questi anni ha dato maggior prova di efficienza e di vicinanza al cittadino, considerando altresì l'esiguità dei costi della procedura e la sua totale informatizzazione. Interessante è la conciliazione del rito del lavoro, con riferimento alle conciliazioni che si svolgono presso l'ispettorato del lavoro; ricorda anche gli strumenti di conciliazione introdotti dalla legge relativa alla disciplina della responsabilità dei medici (legge Gelli- Bianco) e le procedure conciliative che si svolgono dinanzi al Corecom (per quanto riguarda le controversie che oppongono i consumatori ai gestori dei servizi telefonici). Concorda con il senatore Caliendo sulle criticità che deriverebbero da un eccessivo ricorso al rito monocratico; in merito alla riforma dei riti processuali auspica migliorie volte ad eliminare per esempio le udienze ex articolo 183 c.p.c. Manifesta la propria contrarietà a stravolgimenti radicali, quali la prospettata eliminazione dell'atto di citazione: ricorda come tutte le volte in cui si sia tentata una "palingenesi" dei riti, il tentativo di riforma si sia rivelato fallimentare (come accaduto per esempio con la riforma del rito societario ai tempi del decreto legislativo n. 5 del 2003, rivelatosi fallimentare e successivamente abrogato dal legislatore). Infine auspica una rilettura del disegno di legge alla luce dei principi già esposti dal Ministro della giustizia. Interviene il senatore DAL MAS ( FIBP-UDC ) che ringrazia il senatore Caliendo per il contributo di elevato pregio apportato al dibattito odierno; entrando nel merito della discussione ricorda come gli obiettivi dichiarati dal disegno di legge siano principalmente l'abbreviazione e la semplificazione del processo civile, causa di notevoli disfunzioni e rallentamenti alla competitività del sistema Paese. Ricorda come fino ad ora gli interventi sul processo civile, ma anche sul processo penale, siano sempre stati estemporanei e frettolosi, mai preceduti da una valida analisi di impatto normativo volta a verificare gli effetti concreti delle precedenti riforme. Ne è venuto fuori un sistema stratificato e contraddittorio.