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Il personale scolastico sarà sottoposto a indagine sierologica - il commissario Arcuri ha già bandito la gara per i kit - ed è poi allo studio un modello di test molecolare a campione per tenere sotto controllo la popolazione studentesca durante il corso dell'anno. La chiave del nostro lavoro è ristabilire un contatto più stretto tra scuola e dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria territoriale. Negli anni dei tagli, con una decisione a mio avviso sbagliata, è stata archiviata la medicina scolastica, che era stata normata nel lontano 1961. I presidi, i professori e il personale scolastico, non possono essere lasciati soli nella gestione di questo difficile passaggio. Per questo è - a mio avviso - essenziale ricostruire un rapporto strutturato e non saltuario tra scuola e sanità, che purtroppo manca da troppo tempo nel nostro Paese. Il comitato tecnico-scientifico farà a settembre un'ulteriore verifica sulla modalità di ripresa in piena sicurezza delle lezioni, anche relativamente all'utilizzo delle mascherine e al distanziamento, ovviamente sulla base dell'andamento del contagio. Una cosa a me sembra certa e indiscutibile: le scuole frequentate dai nostri figli e nipoti riapriranno; sono un valore fondamentale del Paese a cui dedicheremo ogni energia e ulteriori ingenti investimenti economici e finanziari. A scuola dovranno esserci misure di precauzione all'altezza della situazione; a scuola si deve poter andare in piena sicurezza. È con questo spirito che intendiamo affrontare le prossime settimane e la ripresa successiva al mese di agosto. Credo che dobbiamo farlo non smarrendo il filo di uno sforzo unitario. So che non è semplice, ma dobbiamo provarci. La ricerca della massima convergenza nella gestione di questa difficile emergenza sanitaria non è una concessione che il Governo regala alle opposizioni, né uno sconto che le minoranze fanno all'attuale maggioranza parlamentare. Per me è semplicemente la via maestra per portare il Paese definitivamente fuori dalla tempesta; è la via della responsabilità, l'unica - a mio avviso - seriamente percorribile nell'interesse prioritario e prevalente del nostro Paese. Spero che il dibattito di oggi saprà essere all'altezza di questa sfida. (Applausi) . PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con grandissima attenzione, come credo tutta l'Assemblea, l'intervento del Ministro e devo dire che l'ho trovato molto coerente, preciso, puntuale e a tratti addirittura così esaustivo da dare l'idea che forse il difetto principale che si può far rilevare è quella patologia che noi chiamiamo la "completite", cioè voler toccare tutti i punti e voler lanciare un messaggio preciso, puntuale, articolato e io mi auguro verificabile su ognuno dei punti. Questo è quello che talvolta, perlomeno dal fronte dell'opposizione, ravvisiamo come elemento di maggiore debolezza di un Governo che annuncia molte cose, tutto sommato interviene anche per correggere le cose che ha annunciato e in qualche modo gioca sempre un'immagine di sé che vuole essere al top delle esigenze. La prima delle osservazioni che mi sento di farle è quella relativa al tempo dell'emergenza. Lei oggi è qui con noi per parlare proprio di emergenza e a tale proposito la prima domanda che tutti si pongono è: fino a quando durerà questa emergenza? Lei ci ha già detto giustamente che non si sa, che una decisione ancora non è stata presa, che è una decisione che si prenderà con il Parlamento, ma non le nascondo che tutti noi abbiamo già sentito che l'emergenza durerà fino al 31 dicembre o fino al 30 di agosto; adesso lei ci dice che per ora l'emergenza durerà fino al 30 luglio. Di questo passo la fatica che facciamo è cercare di sapere che cosa, di quanto ci state dicendo, corrisponde realmente a decisioni già prese e che cosa invece avete davvero in animo di confrontare con noi per lasciar emergere le azioni più efficaci. La prima cosa che chiediamo è quindi sapere cosa è stato già deciso (e su cui quindi il suo intervento è un'informativa), cosa invece ancora non è stato deciso e - lo dico soprattutto per quanto riguarda l'opposizione - quali sono i margini reali per intervenire con un contributo positivo. Lei sa meglio di me, perché arriverà domani in Aula il decreto rilancio, che la sofferenza profonda del Senato è quella di essersi sentito radicalmente escluso dal dibattito. Questo glielo diremo domani tante volte, in tanti modi, in tante circostanze, e io ho avuto modo di dirlo oggi in Commissione, ma il Senato sul decreto rilancio non ha potuto "toccare palla", non è potuto intervenire in nulla. (Applausi). Mi auguro che non sia così con questa comunicazione di oggi, perché lei ha esordito dicendo che è stato approvato un ordine del giorno per il quale il Governo intende recuperare il dialogo con il Parlamento, ma per quanto ci riguarda, con merito concreto al decreto-legge di domani, questo dialogo non c'è stato. Detto questo, per quanto riguarda la sanità siamo preoccupati come lei, ma vorrei cominciare dall'ultimo punto che lei ha toccato, la scuola. Ministro, lei più di noi sa quante contraddizioni fino ad oggi hanno accompagnato questo tema. I genitori non sanno cosa accadrà dei propri figli. Il Ministro ha già detto che il 15 per cento dei ragazzi non avrà posto nelle scuole; le madri che hanno inteso iscrivere i bambini piccoli all'asilo statale o comunale si sono sentite dire che non c'era posto per i piccoli di tre anni, si sono avvicinate allora alla vicina scuola paritaria ed è stato detto loro che quella scuola sarebbe stata chiusa. Mi riferisco a un quartiere specifico di Roma, non sto parlando così, né lanciando minacce nel vuoto, si tratta di fatti concreti. La scuola ci ha dato finora dati assolutamente contraddittori e, signor Ministro, ne abbiamo sentito parlare soltanto in termini di mascherine e banchi singoli - ormai abbiamo totalmente escluso i divisori in plastica - senza nemmeno una parola che riguardi la fisionomia che essa dovrà assumere dopo sei mesi di chiusura, quindi in termini di valutazioni, proposte educative, programmi o relazioni con gli studenti. Di questo non abbiamo sentito nulla, come pure sulla vita che toccherà ai ragazzi portatori di disabilità, che in questi mesi sono stati totalmente esclusi dalle iniziative della didattica a distanza. (Applausi). Signor Ministro, la prego di prendere atto di una cosa importante: i centri specialistici dove questi ragazzi vanno a fare rieducazione e riabilitazione non sono stati aperti. Abbiamo aperto parrucchieri e centri estetici - fortunatamente le discoteche e altro ancora no - ma i centri di riabilitazione per i ragazzi non sono stati aperti, quindi abbiamo una fascia di gente supervulnerabile che non è stata nelle RSA né è morta di Covid, ma che oggi troviamo molto più fragile e debole di quanto non l'abbiamo lasciata sei mesi fa. Ci sono tante cose belle in quello che ha detto, ma vogliamo fatti, misurabili e concreti, e sapere davvero cosa succederà. Il Governo è stato generoso, direi munifico, nelle promesse: