[pronunce]

Inoltre, la disposizione risulterebbe in contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost., sotto i profili della ragionevolezza e della buona organizzazione dell'amministrazione, in quanto la mera richiesta di professionalità e attitudine alla direzione non sarebbe idonea a perseguire la finalità di assicurare all'Istituto una direzione efficiente e in quanto la buona organizzazione presuppone anzitutto una qualificazione professionale adeguata a chi è preposto a funzioni dirigenziali. 2.- Con atto depositato il 6 aprile 2012 si è costituta in giudizio la Provincia autonoma di Trento e ha chiesto che le sollevate questioni di legittimità costituzionale vengano dichiarate inammissibili o infondate. 3.- Con atto depositato il 28 maggio 2012 il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato di rinunciare al ricorso indicato in epigrafe, limitatamente all'impugnazione dell'art. 9, comma 5, della legge prov. Trento n. 18 del 2011. La rinuncia parziale è stata accettata dalla Provincia autonoma di Trento con atto depositato il 6 febbraio 2013, previa conforme delibera della Giunta provinciale, in data 18 gennaio 2013. 4.- Con memoria datata 5 febbraio 2013, ma depositata il 9 giugno 2014, la Provincia autonoma di Trento ha argomentato nel senso dell'inammissibilità o dell'infondatezza delle residue censure formulate nel ricorso. 4.1.- Con riferimento all'art. 16, comma 1, della legge prov. Trento n. 18 del 2011, la resistente ha argomentato per l'inammissibilità della censura, sia per aver dedotto parametri non presenti nella deliberazione della ricorso, sia per contraddittorietà interna dei parametri. In particolare, poiché la delibera del Governo con cui il ricorso è stato promosso non menziona né l'art. 9-bis, comma 5, del d. l. n. 78 del 2009, conv. , con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009, né l'art. 14, comma 7, del d. l. n. 78 del 2010, conv. , con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, andrebbe, in tesi, dichiarata l'inammissibilità delle censure (in proposito sono richiamate le sentenze di questa Corte n. 198 del 2012, n. 149 del 2012, n. 108 del 2012, n. 205 del 2011, n. 27 del 2008, n. 275 del 2007). Analogamente, sarebbe inammissibile la censura che lamenta la violazione dell'art. 8 dello statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol e del principio dell'ordinamento della Repubblica che sarebbe sancito dall'art. 9, comma 1, del d. l. n. 78 del 2010, conv. , con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, dal momento che la delibera governativa evoca l'art. 8 del medesimo statuto solo per affermare che la norma impugnata non rientrerebbe nell'ambito di competenza primaria della Provincia autonoma, ma nella materia del coordinamento della finanza pubblica, di competenza concorrente. Sussisterebbe, inoltre, una contraddittorietà interna tra i parametri invocati, visto che l'Avvocatura sembrerebbe ricondurre la disciplina in questione alla potestà legislativa concorrente e, al tempo stesso, alla potestà legislativa primaria della Provincia autonoma. Nel merito, la Provincia autonoma di Trento ha sostenuto l'infondatezza della censura riferita all'art. 16, comma 1, della legge prov. Trento n. 18 del 2011, per erroneità delle premesse interpretative e per difetto di pertinenza dei parametri invocati, ricordando inoltre che l'intero art. 16 è stato abrogato dall'art. 25, comma 3, della legge della Provincia autonoma di Trento 27 dicembre 2012, n. 25 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2013 e pluriennale 2013-2015 della Provincia autonoma di Trento - Legge finanziaria provinciale 2013), a decorrere dal 1° gennaio 2013. Quest'ultima legge ha poi fissato i limiti di spesa per gli anni 2013-2015, inferiori ai precedenti e senza ripetere la disposizione di cui all'ultimo periodo dell'art. 16, comma 1, che escludeva da tali limiti gli oneri relativi al personale assunto con contratto di diritto privato sulla base di particolari norme di settore. Infondata sarebbe anche la questione in cui si invoca la violazione dell'art. 8, n. 1, dello statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol, sia perché la materia relativa all'«ordinamento degli uffici provinciali e del personale» rientrerebbe ora nell'art. 117, quarto comma, Cost. e non sarebbe pertanto soggetta al limite dei principi generali dell'ordinamento (sentenze n. 95 del 2008 e n. 274 del 2003), sia in quanto l'art. 9, comma 1, del d. l. n. 78 del 2010, conv. , con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, non potrebbe essere qualificato come un principio generale dell'ordinamento. In ogni caso, poi, alla Provincia autonoma di Trento, che è dotata, ai sensi dell'art. 79 del d.P.R. n. 670 del 1972, di una speciale autonomia finanziaria, non solo rispetto alle Regioni ordinarie, ma anche rispetto alle altre autonomie speciali, non sarebbero applicabili i limiti derivanti dal d. l. n. 78 del 2010, conv. , con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, ai sensi di quanto espressamente previsto dall'art. 1 della legge prov. n. 27 del 2010, con disposizione non impugnata dal Governo. Quanto, infine, alla censura riferita all'ultimo periodo dell'art. 16, comma 1, della legge prov. Trento n. 18 del 2011, in relazione all'esclusione della spesa per il personale assunto in base a particolari norme di settore, essa risulterebbe inammissibile, per le ragioni sopra esposte, e infondata. L'infondatezza è desunta dal fatto che tale disposizione avrebbe il solo fine di chiarire che non rientrano nella spesa generale del personale provinciale gli oneri per il personale assunto con contratto di diritto privato nel settore delle opere di difesa sui corsi d'acqua e di manutenzione delle foreste, in quanto si tratta di spese già comprese negli stanziamenti destinati agli interventi in questione. 4.2.- Con riferimento all'art. 17, comma 1, della legge prov. Trento n. 18 del 2011, la resistente ha ribadito l'eccezione di inammissibilità della censura, a causa della contemporanea, e non coordinata, invocazione sia del limite dei principi generali dell'ordinamento della potestà primaria provinciale in materia di personale, sia dei principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica, sia infine dell'incidenza sulla competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile. Si tratterebbe, perciò, di un motivo di ricorso internamente contradditorio, e pertanto da ritenersi inammissibile, in base alla giurisprudenza di questa Corte (sentenze n. 35 del 2011; n. 297 del 2009; n. 10 del 2008;