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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 83 Presidenza del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,43). Si dia lettura del processo verbale. LAFORGIA , segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, vi informo che la Conferenza dei Capigruppo è stata temporaneamente sospesa e riprenderà alle ore 10,15. Sulla crisi politica in Venezuela PRESIDENTE . Abbiamo mezz'ora di tempo per affrontare un tema che considero molto rilevante e che la Conferenza dei Capigruppo ha autorizzato a trattare subito, in apertura di seduta, ovvero la crisi politica in Venezuela. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, anzitutto vorrei iniziare questo breve intervento esprimendo un pensiero affettuoso e sincero, spero rappresentativo di tutto il Parlamento, agli italiani che vivono in Venezuela (Applausi) e che in questo momento soffrono pesantemente le conseguenze di una situazione che si protrae da diversi anni. Onorevoli colleghi, credo che tutti abbiamo assistito con apprensione a quello che sta accadendo in Venezuela. Vorrei dire una cosa in premessa. Sul Venezuela la politica italiana negli anni passati si è divisa pesantemente: del Venezuela abbiamo dato giudizi diversi; storicamente del chavismo sono stati dati giudizi diversi. Ma oggi non è il momento di riaprire la pagina delle discussioni storico-politiche. Oggi è il momento di guardare in faccia la realtà e di vedere come uno dei Paesi che negli anni Settanta era tra i più ricchi del mondo, ai vertici di tutte le statistiche mondiali, oggi si è ridotto ad essere un Paese in cui un decimo della popolazione è scappato, il 90 per cento vive sotto i livelli di dignità, la maggior parte dei bambini non va più a scuola perché alla ricerca, tra i bidoni della spazzatura, di qualcosa da mangiare per sé e per la famiglia, essendo il cibo razionato; la produzione petrolifera è scesa da 3 milioni di barili a 900.000 e, probabilmente, nei prossimi mesi si arresterà, per la semplice ragione che non sono state adeguate le attrezzature in tutti questi anni, e quindi anche l'unica risorsa di cui il Paese dispone si sta inaridendo. Davanti a questa situazione, colleghi, sapete benissimo che negli anni scorsi sono intervenute le autorità internazionali, dall'ONU all'Organizzazione degli Stati americani, dal Mercosur a quella che è la principale risorsa spirituale del Venezuela, la Chiesa cattolica con la Conferenza episcopale. Non solo. Il Santo Padre, Papa Francesco, e il Vaticano sono intervenuti più volte anche per cercare di proporsi - poiché avevano il consenso di tutti, del regime e dell'opposizione - come elemento di dialogo politico. Ricordo ai colleghi - molti di voi erano appena arrivati - che un anno e mezzo fa il Senato approvò a larghissima maggioranza una mozione e con parere favorevole del Governo. Faccio solo notare che, allora, il Ministro degli affari esteri venne in quest'Aula a ricordarci che i nostri connazionali volevano medicinali; alcuni nostri funzionari dell'ambasciata avevano avuto congiunti morti per malattie abbastanza banali e non c'erano medicinali. Ma davanti alla richiesta delle autorità italiane di fare arrivare i medicinali alla nostra comunità, il Ministro degli esteri venezuelano aveva detto al nostro Ministro degli esteri che in Venezuela le cose andavano bene, che dei medicinali non ce n'era bisogno, che se avessimo avuto bisogno di medicinali per i nostri connazionali, li avrebbero forniti loro e che avremmo dovuto solo fornire un elenco. La nostra diplomazia, e ancora prima il presidente Gentiloni Silveri, l'allora nostro ministro degli affari esteri e poi il ministro Alfano si sono umiliati - e hanno fatto bene, del resto non potevano fare altrimenti - addirittura a fornire l'elenco dei medicinali e delle persone bisognose. Ebbene, tutto questo naturalmente non ha prodotto nulla, perché era una scusa per non accettare medicinali dall'estero. Vi dico di più. C'è stata la proposta della Chiesa di ergersi a mediatrice, ma si chiedeva la liberazione dei prigionieri politici e il ripristino delle tappe elettorali, le elezioni liberamente convocate. Ebbene, tutto questo ha prodotto un muro di diniego, al punto che il Santo Padre e la Chiesa cattolica si sono ritirati rispetto a qualsiasi ipotesi di lavoro, perché non c'era la possibilità di proseguire. In questi ultimi giorni la situazione è degenerata: è stata costituita un'Assemblea costituente priva di basi giuridiche pur di mettere una "zeppa". A cosa, colleghi? Siamo in Parlamento, siamo il Senato della Repubblica italiana, uno dei Paesi più democratici del mondo, pur con tutti i suoi limiti, con i nostri dibattiti tra maggioranza e opposizione, che, alla luce di ciò che accade in Venezuela, sono straordinari esempi di palestra democratica: ebbene, l'unica istituzione venezuelana legittimata democraticamente è il Parlamento di quel Paese. Cosa è stato fatto, dunque, al Parlamento venezuelano? I parlamentari sono stati privati dello stipendio ed è stato addirittura blindato l'accesso al Parlamento, per cui sono state tolte luce, elettricità e tutto ciò che era necessario per il suo funzionamento. Il Parlamento è stato paralizzato e, nonostante questo, i nostri colleghi hanno continuato nella loro azione, nell'isolamento internazionale, fino ad arrivare a ieri, giornata storica per il Venezuela, nella quale però tutti noi - se crediamo ancora nel valore della parola democrazia e nel suo significato - non possiamo per far finta di non aver visto quanto sta accadendo. Non possiamo nasconderci ancora una volta dietro alle frasi nella diplomazia astrusa: qui dobbiamo prendere posizione, non si può dire né con gli uni né con gli altri; è troppo semplice, colleghi. Lasciando perdere gli Stati Uniti, perché qualcuno potrebbe metterla sull'ideologico, guardiamo all'Organizzazione degli Stati americani, al Brasile di Bolsonaro, all'Argentina, alla Colombia, all'Ecuador, storicamente non di certo allineato con il fronte dei conservatori: