[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 628, secondo comma, del codice penale, promosso dal Tribunale ordinario di Cuneo, in composizione collegiale, nel procedimento a carico di B. D. e B. A., con ordinanza del 20 settembre 2023, iscritta al n. 148 del registro ordinanze 2023 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 46, prima serie speciale, dell'anno 2023. Udito nella camera di consiglio del 16 aprile 2024 il Giudice relatore Stefano Petitti; deliberato nella camera di consiglio del 16 aprile 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 20 settembre 2023, iscritta al n. 148 del registro ordinanze 2023, il Tribunale ordinario di Cuneo, in composizione collegiale, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 628, secondo comma, del codice penale, per violazione degli artt. 3 e 27, primo e terzo comma, della Costituzione, «nella parte in cui non prevede una diminuente quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o le circostanze dell'azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità». Il rimettente espone di dover giudicare sull'imputazione di rapina impropria, aggravata dalla commissione ad opera di più persone riunite, ascritta a B. D. e B. A. per essersi costoro, dopo aver prelevato dagli scaffali di un supermercato alcuni generi d'uso (tre baguettes, una scatoletta di tonno e uno spazzolino da denti), assicurato il possesso degli stessi e l'impunità con minacce e uno spintone in danno dell'addetto alla sicurezza e del responsabile dell'esercizio commerciale, intervenuti per recuperare la merce, venendo infine rintracciati nei pressi dell'esercizio stesso mentre consumavano il pane. 2.- In ordine alla rilevanza della questione, il Tribunale di Cuneo osserva che per il reato contestato il minimo edittale di pena detentiva applicabile nella specie sarebbe sproporzionato rispetto a un fatto di «scarsa offensività, sia sotto il profilo del valore della merce sottratta (&#8364; 6,19), sia sotto quello della modalità esecutiva della rapina (consistita in due frasi minacciose e una spinta)». La sproporzione del minimo edittale non potrebbe trovare rimedio nell'applicazione delle attenuanti generiche e dell'attenuante della speciale tenuità del danno patrimoniale, circostanze la cui finalità non è correggere l'eccessività della misura astratta di pena. 3.- In ordine alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo ritiene che la denunciata carenza di proporzionalità determini l'irragionevolezza del trattamento sanzionatorio, in violazione dell'art. 3 Cost., al contempo impedendo ad esso di aderire alla concreta gravità del fatto, con ulteriore violazione del principio di personalità della responsabilità penale e della funzione rieducativa della pena, di cui ai commi primo e terzo dell'art. 27 Cost. Il rimettente deduce che un'attenuante per lieve entità è contemplata riguardo a titoli di reato ben più gravi della rapina impropria, come la violenza sessuale, il sequestro di persona a scopo di estorsione e il sequestro di persona a scopo di coazione. 4.- Il Tribunale di Cuneo sollecita quindi una pronuncia additiva di questa Corte, che introduca anche per la rapina impropria una diminuente per i casi di lieve entità, analogamente a quanto disposto per il reato di estorsione con la sentenza n. 120 del 2023. Ad avviso del rimettente, l'elemento differenziale tra rapina ed estorsione, concernente l'incidenza determinativa della violenza o minaccia, non impedirebbe l'estensione della pronuncia, in quanto «[s]ia il delitto di rapina sia l'estorsione sono reati contro il patrimonio, puniti con la medesima pena detentiva». Inoltre, anche per la rapina, «come per il reato di estorsione, possono verificarsi situazioni di minima offensività sia per l'occasionalità dell'iniziativa criminosa, sia per la lieve entità del pregiudizio arrecato alla vittima e sia infine per la modestia dell'utilità percepita dall'autore del fatto». 5.- Il Presidente del Consiglio dei ministri non è intervenuto in giudizio, né vi si sono costituiti gli imputati del giudizio a quo.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale di Cuneo, in composizione collegiale, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 628, secondo comma, cod. pen. , per violazione degli artt. 3 e 27, primo e terzo comma, Cost., «nella parte in cui non prevede una diminuente quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o le circostanze dell'azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità». Il giudizio principale verte su un'imputazione di rapina impropria, aggravata dalla pluralità di autori, relativa a generi alimentari e uno spazzolino da denti, del valore complessivo di pochi euro, prelevati dagli scaffali di un supermercato; reato che sarebbe stato consumato con minacce e una spinta in danno del personale dell'esercizio, tramite le quali i due imputati avrebbero conseguito il possesso dei beni sottratti e l'impunità. 2.- Il giudice a quo reputa che il minimo edittale di pena detentiva per la rapina impropria sia sproporzionato rispetto a un fatto di così modesta offensività concreta, il che determinerebbe un vulnus al principio di ragionevolezza sancito dall'art. 3 Cost. La conseguente impossibilità di modulare e individualizzare la pena in rapporto all'effettiva gravità del reato lederebbe inoltre il canone di personalità della responsabilità penale, di cui al primo comma dell'art. 27 Cost. Infine, l'eccessività della sanzione la renderebbe ingiusta nella percezione del reo, e quindi inidonea alla funzione rieducativa assegnata dal terzo comma del medesimo art. 27. 3.- Ad avviso del rimettente, sarebbe quindi necessaria una pronuncia additiva che introduca per la rapina impropria una diminuente per i casi di lieve entità, in analogia a quanto disposto per il reato di estorsione dalla sentenza di questa Corte n. 120 del 2023. L'estensione del precedente non sarebbe impedita dall'elemento distintivo tra i due titoli di reato, concernente la diversa efficacia della violenza o minaccia, atteso che entrambi soggiacciono comunque allo stesso minimo edittale di pena detentiva ed entrambi possono esibire in concreto un'offensività minima. 4.- Il rimettente, attraverso la denuncia di violazione degli artt. 3 e 27, primo e terzo comma, Cost., sottopone a questa Corte una questione che ha ad oggetto, nella sostanza, la sproporzione del trattamento sanzionatorio per il delitto di rapina impropria, per effetto della mancata previsione di una attenuante per il caso in cui il fatto contestato sia di lieve entità.