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Nello stesso periodo, in Francia è cresciuta da 107 miliardi di euro annui a circa 120; la Germania ha aumentato la spesa in educazione da 100 miliardi di euro a oltre 132; questi dati non sono un indice della qualità del sistema educativo, ma segnalano comunque scelte diverse da parte dei decisori. Per quanto riguarda la presenza degli asili nido, dal report emerge che l'Italia resta ancora lontana 10 punti percentuali rispetto all'obiettivo europeo. I posti sono ancora troppo pochi per parlare di un servizio educativo vero e proprio, che come tale punta ad accogliere un numero esteso di minori. Così, mentre nella fascia di età 3-5 anni il nostro Paese ha superato la soglia del 90 per cento di bambini accolti nelle strutture dedicate (le scuole per l'infanzia), in quella tra 0 e 2 anni l'offerta è ancora esigua. Il servizio è rimesso alle possibilità della singola famiglia o all'offerta presente sul territorio; ancora più critica è la situazione nelle regioni del Sud Italia. L'offerta di posti nei servizi di prima infanzia, considerando insieme sia gli asili nido che i servizi integrativi, risulta fortemente squilibrata nel raffronto generale tra le diverse regioni italiane. Comprendendo il totale di questi servizi, si va infatti dal 42,3 per cento della Valle d'Aosta al 6,6 per cento della Campania. Ai vertici della classifica spiccano le regioni del Centro-Nord. Superano infatti l'obiettivo europeo del 33 per cento la Valle d'Aosta e tre regioni dell'Italia centrale: Umbria, Emilia-Romagna e Toscana. Le regioni del Nord, il Lazio e la Sardegna, offrono un posto ogni 4 bambini con meno di 3 anni. La Sardegna è l'unica regione del Mezzogiorno a superare la media italiana del 23 per cento. Se ancora Abruzzo e Molise si attestano su circa un posto ogni 5 bambini residenti, le altre non raggiungono invece nemmeno il 15 per cento. Tutte le grandi regioni meridionali occupano gli ultimi posti della classifica: Puglia, Calabria, Sicilia, Campania; sempre secondo il rapporto, la presenza di minori è più elevata negli hinterland delle città e la popolazione con meno di 18 anni equivale al 16,2 per cento dei residenti. La concentrazione di minori è più bassa agli opposti della classificazione: nei comuni polo, in gran parte capoluoghi, e nei comuni delle aree interne. Nei comuni periferici e ultraperiferici, la popolazione con meno di 18 anni arriva al 15 per cento. Mentre la quota cresce fino al 17 per cento nei comuni di cintura, ovvero gli agglomerati urbani attorno alle città maggiori, e nei poli intercomunali. La tendenza è che più un comune è periferico, più si va spopolando dei giovani; a livello nazionale, nel 2015 i minori di 18 anni erano più di 10 milioni, oggi sono 9,8 milioni: una contrazione del 2,9 per cento (in termini assoluti ci sono quasi 300.000 bambini e adolescenti in meno). Rispetto a un decremento generale, le aree interne stanno perdendo popolazione giovane a un ritmo più veloce rispetto agli altri comuni. Si legge: "Si è allargato il divario tra le generazioni. Nell'Italia di oggi più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in povertà assoluta. L'Italia ha un enorme problema con la povertà minorile e giovanile da affrontare. E non riguarda solo la condizione economica attuale ma soprattutto il futuro, la possibilità per chi nasce in una famiglia povera, di avere gli strumenti per sottrarsi da adulto alla marginalità sociale"; appare opportuno incentivare il fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, strumento che può aiutare le fasce deboli e coinvolgere l'intera comunità educante: scuola, terzo settore, enti locali e famiglie, attivando le migliori energie del Paese nello sforzo comune per combattere un'emergenza che deve essere una priorità di un Paese civile. Contrastare la povertà nella fascia più giovane della popolazione significa offrire a tutti i bambini e gli adolescenti, a prescindere dal reddito dei genitori, uguali opportunità educative, obiettivo che però diventa proibitivo se l'Italia rispetto alla media europea continua ad investire meno in istruzione e non incoraggia un'accessibilità quanto più ampia possibile ai servizi per i minori, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia intrapreso per affrontare in termini concreti il fenomeno della povertà educativa minorile e quali risorse abbia stanziato per l'attuazione di misure finalizzate alla prevenzione delle condizioni di marginalità sociale. Atto n. 4-01610 DE PETRIS ERRANI GRASSO LAFORGIA Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'interno Premesso che il quotidiano "La Nuova Venezia" in data 19 aprile 2019 ha riportato dichiarazioni del docente veneziano professor Sebastiano Sartori il quale, facendo riferimento alla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio, afferma che: "starebbe bene in un simpatico termovalorizzatore paragona il governo a chi ha gasato i rom nella II guerra"; considerato che: tali affermazioni non solo sono assolutamente gravi, ma sono in aperta violazione dell'articolo 3 della Costituzione; travalicare dall'ambito di competenza della materia della storia dell'arte non può giustificare il richiamo alla libertà di insegnamento, la quale semmai richiede ad un educatore una sobrietà comportamentale che è quanto di più distante dalla descrizione che del professor Sebastiano Sartori danno i propri studenti, si chiede di sapere: se l'accertamento dei fatti sia condotto tenendo i giovani studenti indenni da possibili ritorsioni e dal metus ab intrinseco che inevitabilmente deriva dal vedere ancora in servizio il docente oggetto delle loro rivelazioni; se l'Ufficio scolastico competente, oltre a sospendere immediatamente dal servizio il docente, intenda attivare le procedure utilizzate a Torino il 7 giugno 2018 (dove si è decretato il licenziamento della professoressa Lavinia Flavia Cassaro); se la violazione della "legge Mancino" da parte di un educatore ex cathedra sia ritenuta meno grave degli insulti rivolti alle forze dell'ordine da un docente fuori servizio; se nelle misure che le recenti circolari del Ministro dell'interno contemplano a tutela delle scuole ("zone rosse" imposte da prefetti a tutela contro il degrado e la sicurezza pubblica) siano contemplati divieti di avvicinamento di hater agli istituti scolastici. Atto n. 4-01611 IANNONE Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: l'Italia non è un Paese per chi investe; poche chance nell'immobiliare, che resta oppresso da una patrimoniale sotto forma di Imu e Tasi da 21 miliardi di euro all'anno, come continua a denunciare Confedilizia; anche alzare una saracinesca o comprare macchinari per tentare un'attività in proprio nell'Italia del reddito di cittadinanza resta un azzardo; da anni Unioncamere misura il tasso di imprenditorialità del Paese attraverso il saldo tra iscrizioni e cessazioni al registro delle camere di commercio;