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secondo il rapporto AIOM/AIRTUM, sono 369.000 i nuovi casi di cancro stimati nel 2017 (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine), le 5 neoplasie più frequenti nel 2017 nella popolazione sono quelle del colon-retto (53.000 nuovi casi), seno (51.000), polmone (41.800), prostata (34.800) e vescica (27.000); in Italia vivono oltre 3.300.000 malati di cancro, il 5 per cento circa dell'intera popolazione italiana. La sopravvivenza cresce ogni anno e oggi oltre il 60 per cento dei pazienti ha una sopravvivenza a 5 anni; in Italia ci sono notevoli disparità di trattamento dovute alle diverse gestioni all'interno delle singole Regioni, che determinano tempi e qualità della prestazione profondamente diversi e spesso conflittuali; in questo difficile contesto, la presa in carico del paziente è un momento strategico in grado di segnare in modo decisivo la qualità del percorso terapeutico; anche la prevenzione è un aspetto fondamentale che richiede strategie di comunicazione condivise e capaci di convincere la popolazione ad affrontare con responsabilità gli screening oncologici oggi offerti dai LEA (livelli essenziali di assistenza); gli stili di vita hanno in questa prospettiva un'importanza fondamentale e, in questo senso, sono necessarie politiche rivolte alla promozione della dieta mediterranea, dell'attività fisica, alla lotta contro il fumo e l 'alcool e gli altri fattori di rischio; il movimento di associazioni pazienti "La salute un bene da difendere, un diritto da promuovere", coordinato da "Salute Donna" onlus , ha dato vita negli ultimi anni ad un intergruppo parlamentare nazionale a 4 intergruppi consiliari regionali (Calabria, Lazio, Lombardia, Puglia) al fine di identificare percorsi condivisi con il mondo politico e rivolti a migliorare i processi di presa in carico e cura dei pazienti onco-ematologici, affrontando con realismo e nei limiti della sostenibilità del sistema una serie di problematiche puntuali e afferenti all'universo dell'onco-ematologia, impegna il Governo: 1) a garantire a breve l'adozione di un nuovo piano oncologico nazionale basato sulla centralità del paziente e del suo percorso terapeutico, in cui sia inserito un sistema di indicatori delle performance a livello regionale; 2) a dare effettiva attuazione alle reti oncologiche ed ematologiche regionali al Registro tumori nazionale; 3) a dare continuità al dialogo e al confronto con le istituzioni sanitarie per favorire la messa a punto e l'adozione di protocolli diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) per le diverse forme di cancro, prevedendo il coinvolgimento ed il contributo permanente delle associazioni pazienti di riferimento per specifica patologia neoplastica, portatori di interessi imprescindibili del percorso; 4) a garantire l'accesso permanente delle associazioni pazienti presso i tavoli istituzionali di riferimento nel campo dell'onco-ematologia; 5) a promuovere a livello territoriale l'approccio multidisciplinare e il lavoro di équipe con la presenza di diversi specialisti con l'obiettivo di garantire e migliorare il benessere psicofisico del paziente oncologico ed onco-ematologico; 6) a favorire l'istituzione nelle Regioni del Centro accoglienza e servizi (CAS), porta d'ingresso ed inizio del percorso diagnostico-terapeutico del paziente oncologico; 7) a lavorare per mantenere un adeguato e sostenibile finanziamento del Fondo per i farmaci oncologici innovativi e il suo corretto ed uniforme utilizzo da parte delle Regioni; 8) a favorire la diffusione e l'accesso ai test diagnostici molecolari, che permettono di accedere a terapie target personalizzate, utilizzando in modo appropriato le risorse del Servizio sanitario nazionale; 9) a garantire la corretta informazione del medico al paziente e ottenere la sua condivisione nel caso si opti per uno shit terapeutico; 10) a diffondere informazioni chiare e puntuali sulla ricerca clinica e facilitare l'accesso agli studi clinici da parte dei pazienti oncologici e onco-ematologici con l'obiettivo di favorire l'approvazione e la disponibilità tempestiva delle terapie più innovative; 11) a riconoscere ufficialmente la psico-oncologia come professione sanitaria; 12) a completare l'istituzione in tutte le Regioni italiane delle "Breast Unit", il cui termine fissato a livello comunitario è scaduto nel 2016; 13) a lavorare per garantire, nel rispetto dei vincoli della sostenibilità del sistema e delle necessità dei pazienti oncologici e onco-ematologici, un accesso regionale il più rapido possibile alle nuove terapie anche attraverso sistemi alternativi ai prontuari terapeutici ospedalieri regionali, come già fatto in alcuni Regioni; 14) a porre in essere campagne di comunicazione più efficaci per promuovere l'adesione agli screening oncologici garantiti dai LEA; 15) a promuovere un nuovo piano di comunicazione per la prevenzione come "Guadagnare Salute", riconosciuto da studi pubblicati come molto efficace per prevenire l'insorgenza di molte malattie incluse quelle oncologiche. Interrogazioni Atto n. 3-00566 LAFORGIA Al Ministro della salute Premesso che secondo quanto risulta all'interrogante: in data 28 gennaio 2019, il quotidiano locale "Adige" ha riportato la notizia di un questionario del servizio di neuropsichiatria della ASL di Bolzano, che aveva il fine di delineare i profili per valutare i ragazzi e si chiedeva di indicare il "gruppo etnico o razza dell'alunno"; secondo quanto riporta il quotidiano è seguita una protesta degli insegnanti; a quanto pare non sarebbe la prima volta che con disinvoltura si parla di «razza» in documenti rivolti alle scuole; svariati mesi fa, a Treviglio, è stata fermata la distribuzione di un opuscolo sull'educazione stradale che conteneva frasi con riferimenti razziali e ha portato alla sollevazione dei dirigenti e degli insegnanti; considerato che l'articolo 3 della nostra Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa e come intenda agire affinché la razza non sia elemento discriminatorio nel nostro Paese. Atto n. 3-00567 RIZZOTTI MALAN BERUTTI PICHETTO FRATIN PEROSINO TIRABOSCHI Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: per malattia rara si intende una patologia che colpisca meno di 5 persone su 10.000 nell'Unione europea. La rarità di una patologia fa sì che i pazienti che ne sono affetti sperimentino maggiori problematiche rispetto ai pazienti affetti da patologie comuni sia per le difficoltà diagnostiche e le carenze di informazione anche fra gli operatori sanitari, sia per la carenza di opzioni terapeutiche, soprattutto farmacologiche, sia per l'impatto emotivo e il vissuto di isolamento che affligge i pazienti e i loro familiari;