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Non ci sono misure significative per gli enti locali, che rappresentano le istituzioni di prossimità dei cittadini, i quali hanno dei bilanci asfittici e, attraverso questa manovra, non vedranno mettere mano a quei lacci e lacciuoli che gli impediscono di liberare risorse e di fare scelte politiche di indirizzo sui territori. Ci saremmo aspettati un impegno importante - e l'avremmo sostenuto certamente - a difesa dei nostri territori. Abbiamo problemi molto gravi di dissesto idrogeologico; abbiamo problemi molto importanti che riguardano le nostre infrastrutture e la sicurezza delle scuole. Mi sembra che i problemi che riguardano la quotidianità degli italiani e la tranquillità di tante famiglie vengano completamente ignorati anche nell'agenda politica. Manca altresì, clamorosamente, una politica per il meridione d'Italia che è questione nazionale. Non si può pensare di dare attraverso il reddito di cittadinanza, il metadone di Stato, una risposta risolutiva al Mezzogiorno che ha sete di riscatto e deve avere reali possibilità per fare sviluppo attraverso quello che dovrebbe essere un serio piano di infrastrutturazione del territorio. Signori del Governo, serve veramente a poco, per non dire a nulla, avere un Ministro per il Sud senza avere una politica per il Mezzogiorno. E allora, anche rispetto a quello che era stato promesso all'impresa tipica italiana - penso ai balneari, penso al mondo del commercio, penso al mondo dei lavoratori autonomi - si va verso una manovra che consegna il nulla assoluto e lascia assolutamente irrisolti i problemi e le gravi difficoltà che tali categorie vivono. Per tutti questi motivi non posso che concludere dicendo che la cacofonia aritmetica tra il 2,4 e il 2,04 non farà altro che far sentire agli italiani la differenza sostanziale che c'è tra la parola cambiamento e la parola fallimento. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, onestamente pensavo che essere qui a parlare della legge di bilancio dello Stato potesse essere per tutti noi l'occasione per parlare nel concreto dei problemi e delle risposte. Credevo che avremmo potuto, nel corso dei lavori in Commissione, nei giorni scorsi, confrontarci nel merito per verificare le diverse ipotesi di soluzioni, le proposte per risolvere i problemi, e invece siamo qui a discutere di una legge di bilancio in una sorta di clima surreale. Discutiamo infatti su un testo che sappiamo non avere nulla di quello che sarà il testo definitivo che ci verrà proposto domani. Discutiamo sostanzialmente immaginando i contenuti di una proposta che fisicamente non è ancora presente. Siamo qui a discutere dopo che la Camera ha votato la fiducia su un testo e probabilmente, fra qualche giorno, voterà un'altra fiducia su un testo diverso, in qualche misura mettendo in discussione la natura stessa dell'istituto della fiducia così come previsto dai Regolamenti parlamentari. Siamo qui a discutere dopo aver passato dei giorni in Commissione ad analizzare emendamenti; a sceglierne, tra tutti quelli presentati da parte dei vari Gruppi e segnalati, circa 500, che abbiamo commentato e discusso da un certo punto in avanti, sapendo che tutto il lavoro sarebbe stato totalmente virtuale, perché da altre parti qualcuno avrebbe scelto, senza alcun nesso con quella che è stata l'illustrazione degli stessi emendamenti in Commissione, quali inserire all'interno di un testo che sarebbe stato posto - lo sarà fra qualche ora - alla nostra fiducia, in un clima veramente - come detto prima - surreale. Tutto questo avviene perché due Vice Premier hanno giocato, nelle ultime settimane, per dimostrare chi è più tosto, chi è più capace a comandare e a portare a segno un punto finale in una sorta di scommessa sulla pelle degli italiani. Sta di fatto che, nel concreto, ci è stato annunciato che sarebbe stata presentata una legge di bilancio che creava un deficit sul PIL del 2,4 per cento, quando tutti gli analisti ed economisti ci hanno detto, nelle stesse ore, che non era assolutamente immaginabile né sostenibile una proposta che andasse oltre il 2 per cento, anzi, molti hanno detto che avrebbe dovuto essere intorno all'1,8 per cento. Secondo i dati dalla Banca d'Italia di inizio novembre, due mesi ci sono costati oltre 1,5 miliardi. Come conto a consuntivo, probabilmente siamo non lontani, se non oltre, i due miliardi di euro di maggiori costi per interessi. Sappiamo che, dopo aver pagato questi maggiori interessi, ammontano a molte decine di miliardi le perdite sui patrimoni di tantissime società che li hanno visti svalutare. Sappiamo che è cresciuta enormemente la sfiducia del mondo economico e degli imprenditori italiani con riferimento alle prospettive per le loro imprese. Sappiamo che si sono fermati - anzi, sono crollati - gli investimenti in tutti i settori. Sappiamo che molti investitori stranieri hanno rinunciato a investire nel nostro Paese. Anche in questo caso, parliamo di qualche decina di miliardi di investimenti in titoli di Stato e nel nostro nel Paese che saranno bloccati. Sappiamo - ce lo dice il mondo economico - che sostanzialmente c'è stato un congelamento delle prospettive di ripresa del Paese. Come dicevo, tutto questo è accaduto perché qualcuno doveva dimostrare di essere più bravo di tutti a mettere in campo delle misure che, nella sostanza - lo verificheremo a posteriori - sono di natura squisitamente propagandistica. È infatti evidente che i 17-18 miliardi di euro, che in campagna elettorale si è detto che sarebbero stati investiti nel reddito di cittadinanza, poi si sono ridotti a nove quando è stata presentata la manovra di bilancio. In seguito, ne abbiamo persi altri due per strada con le correzioni che l'Unione europea ci ha chiesto, ma che il buon senso economico di sostenibilità generale ci avrebbe comunque imposto. Se, molto più semplicemente, ci fosse stato il raddoppio delle risorse sul reddito di inclusione, come noi avevamo proposto, la risposta sarebbe stata corretta. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Lonardo) . I soldi, alla fine, sono quelli, ma li investiamo per inventare qualcosa di nuovo che non sappiamo se e quando funzionerà. Lo stesso ragionamento vale per le pensioni. Abbiamo annunciato l'abolizione della cosiddetta legge Fornero, che sarebbe costata dai 12 ai 15 miliardi il primo anno. Nella legge di bilancio ne sono stati però stanziati tra i sei e i sette, per poi - di fatto - averne meno di quattro da mettere concretamente in campo. Tutto questo è avvenuto prevedendo misure che vanno a incidere sulle pensioni a partire da quelle triple rispetto alla minima (stiamo parlando di 1.500 euro lordi). Chiedo veramente che senso abbia un intervento di tal genere, quando poi, per poter portare a casa questo tipo di misure, ieri sera il Governo ha presentato degli emendamenti che prevedono lo slittamento di investimenti. Vengono chiamate rimodulazioni, ma - di fatto - sono slittamenti di investimenti che erano previsti sul trasporto su ferro, sul dissesto idrogeologico e sul cofinanziamento ai fondi comunitari, come è già stato detto dai colleghi che hanno parlato prima.