[pronunce]

che pertanto se, per un verso, appare evidente la riferibilità ai soli processi di "nuovo rito" dello specifico termine, enunciato dal comma 2 dell'art. 1 del più volte citato decreto-legge n. 2 del 2000, individuato con il richiamo alla intervenuta acquisizione al fascicolo per il dibattimento dei verbali contenenti le dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari; sotto altro profilo, deve sottolinearsi come non possa affatto ritenersi incompatibile, con i procedimenti in corso di celebrazione secondo le norme previste dal codice abrogato, la previsione - ivi enunciata - secondo la quale le dichiarazioni rese da chi si è sempre sottratto al contraddittorio debbano essere valutate "solo se la loro attendibilità è confermata da altri elementi di prova, assunti o formati con diverse modalità": regola di valutazione probatoria, quella testé rammentata, la cui portata ed il cui risalto questa Corte ha già avuto modo di scrutinare nella richiamata sentenza n. 381 del 2001; che, per altro verso, neppure pertinente si rivela il richiamo ad una pretesa "ultrattività" della previsione dettata dal comma 6 dell'art. 1 del medesimo d.l. n. 2 del 2000; infatti - in considerazione della profonda diversità che caratterizzava il modello processuale delineato dal codice abrogato - la pendenza dei procedimenti che proseguivano con l'osservanza delle previsioni dettate da quello stesso codice non poteva che produrre una "cristallizzazione" del regime transitorio suddetto, proprio perché fondato su un unico fascicolo processuale e sulla assenza di una fase delle indagini preliminari: ciò rende dunque evidente che per i procedimenti richiamati dallo stesso comma 6, la relativa disciplina non doveva "combinarsi" con quella di attuazione dell'art. 111 Cost., poi introdotta ad opera della legge n. 63 del 2001; che, pertanto, la questione proposta, muovendo da un erroneo presupposto interpretativo, è da ritenersi manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 242 e 245 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271 (Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, dalla Corte di assise di Palermo, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 giugno 2002. Il Presidente: Vari Il redattore: Flick Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 28 giugno 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola