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Ricorda che con decreto interministeriale n. 90 del 7 agosto 2020 del Ministro dell'istruzione e del Ministro dell'università e della ricerca è stata recepita la norma del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, convertito con modificazioni dalla legge 6 giugno 2020, n. 41, che ha consentito l'accesso alle prove scritte del TFA, per il sostegno ai soggetti che nei dieci anni scolastici precedenti abbiano svolto almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, sullo specifico posto di sostegno del grado cui si riferisce la procedura. Lo stesso decreto ha previsto la riapertura dei termini dei bandi da parte degli Atenei per un periodo non inferiore ai 14 giorni. Ciò premesso, come, peraltro, recentemente dichiarato dalla ministra Messa, tenuto conto della presenza di 12.588 idonei non vincitori, il Ministero dell'università e della ricerca, a dicembre scorso, si è attivato per accrescere la potenzialità del sistema universitario, chiedendo un ulteriore sforzo degli atenei sulla base della necessità di ammettere in sovrannumero i candidati risultati idonei nelle medesime sedi in cui hanno sostenuto le prove. Sulla base di questo sforzo e della rilevazione compiuta nel mese di marzo, dal Ministero dell'università e della ricerca, è emersa una disponibilità, complessiva, di 22 mila posti che il sistema universitario è pronto a soddisfare, in occasione del prossimo ciclo, sia in riferimento all'esigenza formativa dei candidati vincitori al VI ciclo sia a quella degli idonei al precedente V ciclo. Si dichiara infine consapevole che è necessario che venga profuso uno sforzo di sinergia fra Ministero dell'Istruzione e Ministero dell'università e della ricerca affinché, a fronte dell'accresciuta disponibilità dell'offerta formativa degli atenei, possa anche essere aumentato il fabbisogno espresso dal sistema educativo. Conclude assicurando che il Ministero dell'Istruzione si sta adoperando, con diversi interventi, per colmare il gap esistente tra le cattedre vacanti e il numero di specializzandi. La senatrice ANGRISANI ( Misto ) si dichiara soddisfatta, auspicando che il gap possa essere colmato, in coerenza anche con quanto dichiarato dal Ministro dell'istruzione intervenuto oggi in audizione dinanzi alle Commissioni congiunte 7 a del Senato e VII della Camera sulle linee programmatiche del suo Dicastero. Il sottosegretario Lucia BORGONZONI risponde all'interrogazione n. 3-02319, ricordando innanzi tutto che il progetto di Palazzo Thiene venne pubblicato da Andrea Palladio nel suo trattato "I Quattro Libri d'Architettura". Tuttavia, in un recente saggio, indagini archivistiche affermerebbero che la fabbrica potrebbe essere invenzione di Giulio Romano e che Palladio ne sarebbe stato solo l'esecutore. Il progetto prevedeva una costruzione a pianta quadrata che avrebbe occupato l'area dell'attuale isolato compreso tra Contrà San Gaetano Thiene, Stradella Banca Popolare, Contrà Porti e Corso Palladio. Tra il 1556 ed il 1558 fu eretta una piccola sezione all'angolo di Contrà San Gaetano Thiene e di Stradella Banca Popolare. La facciata esistente presenta due piani: l'inferiore è caratterizzato da un bugnato rustico in pietra e in mattoni intonacati, mentre il superiore, a bugnato leggero, è ritmato da paraste di ordine corinzio e da finestre. Quest'ultime sono a tabernacolo: un piccolo frontone, alternativamente centinato e triangolare, corona due colonne di ordine ionico. Del cortile invece furono innalzati solo due lati. Palazzo Thiene è di proprietà della Banca Popolare di Vicenza dal 1872 e dal 30 maggio 1927 è sottoposto a vincolo da parte delle Soprintendenza di Verona. Attualmente è aperto al pubblico per visitare le esposizioni della collezione d'arte della Banca Popolare di Vicenza. Nel 2002 il palazzo è stato trasferito dalla Banca Popolare di Vicenza al proprio fondo immobiliare "Immobiliare Stampa", mentre le collezioni d'arte sono rimaste di proprietà della Banca e lo sono tuttora, con la Banca in fase di liquidazione. Nel giugno 2016, subito dopo la crisi finanziaria della Banca Popolare di Vicenza e la sua conseguente messa in liquidazione, la competente Soprintendenza di Verona ha posto il vincolo pertinenziale su parte significativa della collezione. Nel 2019 il Fondo Immobiliare Stampa è stato ceduto dalla Banca in parola e acquistato dal gruppo Bain Capital, in cui è conferito anche palazzo Thiene. Tra il 2020 e il 2021 ci sono state diverse interlocuzioni per l'acquisto di Palazzo Thiene, tra cui anche quella con la Fondazione d'Arte Mediolanum, che aveva manifestato il suo interesse avanzando una proposta per 4,5 milioni di euro. È invece recentissima la notizia che potrebbe essere direttamente il comune di Vicenza ad acquistare il Palazzo: il Sindaco, infatti, ha formalizzato a Immobiliare Stampa un'offerta di 4,3 milioni di euro, che è stata accettata dalla proprietà solo qualche giorno fa, grazie alla possibilità di accedere ad un mutuo trentennale messo a disposizione da Cassa Depositi e Prestiti. Ora che la proposta è stata accetta, dovrà essere approvata dal Consiglio comunale nella riunione del 13 maggio prossimo. Pertanto, al fine dell'eventuale esercizio della prelazione, di competenza statale, come richiesto dalla senatrice interrogante, il Ministero si riserva di attendere l'esito della delibera del Consiglio comunale. In ogni caso, assicura che durante questo periodo c'è stata una costante interlocuzione da parte del Ministero, in particolare della competente Soprintendenza, con il Comune di Vicenza al fine di assicurare la tutela del relativo patrimonio culturale. La senatrice SBROLLINI ( IV-PSI ) si dichiara soddisfatta ed esprime l'auspicio che Palazzo Thiene, immobile di straordinario rilievo storico e artistico, patrimonio dell'Unesco, possa rimanere patrimonio pubblico, della popolazione, soprattutto dopo la ferita inferta dalla vicenda della Banca Popolare di Vicenza: nel caso in cui il Comune decidesse di non procedere al suo acquisto, auspica quindi che il Ministero eserciti il diritto di prelazione. Il sottosegretario Lucia BORGONZONI risponde poi all'interrogazione n. 3-02422, precisando innanzitutto che il Forte di Belvedere, a seguito delle misure concernenti il c.d. "federalismo culturale", è oggi nella disponibilità del Comune di Firenze, mentre il complesso di Boboli-Palazzo Pitti è in consegna alle Gallerie degli Uffizi. In merito alla possibile presenza di una galleria sotterranea tra Palazzo Pitti e Forte Belvedere, risulta che già dalla fine degli anni Novanta (e più recentemente nel 2016) siano giunte segnalazioni agli uffici periferici del Ministero, in particolare al Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e alle Gallerie degli Uffizi, che, come già precisato, hanno in consegna il complesso di Boboli-Palazzo Pitti. Le ricerche d'archivio allora condotte dal personale degli Uffizi accertarono che nel sottosuolo del Giardino di Boboli sono presenti gallerie sotterranee in muratura costruite a protezione delle opere di imbrigliamento dell'acqua, le cui dimensioni sono tali da consentire l'ispezione delle stesse condotte.