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Lo metto quindi da parte e vengo ai tre punti della proposta finale, che prevede la separazione dei tempi delle consultazioni elettorali, di qualsiasi ordine e grado esse siano. rispetto alle procedure referendarie. In primo luogo l'Italia, se non ricordo male, ha adottato nel 1978 il Patto internazionale sui diritti civili e politici Se si adotta un provvedimento bisogna esserne conseguenti perché mancare di farlo potrebbe essere motivo di incostituzionalità della norma, proprio perché quel patto prevede parità di condizione nelle informazioni e nell'espressione del voto. Oggi, il comitato che fa seguito a quel patto sostiene che questa misura e questo contenuto non viene esperito dalla norma oggi in discussione. In secondo luogo, le consultazioni di cui stiamo parlando rispondono a criteri, motivazioni e ragioni normative diverse. Ne cito una: nel referendum l'astensione è considerata una modalità di espressione della volontà del singolo cittadino ma non è così nell'elezione. È vero che è stata depennata una forma di censura risalente all'immediato dopoguerra ma è altrettanto vero che il voto mancato viene annoverato nella categoria di un disvalore etico e morale. Il referendum non risponde a questo criterio, anzi lo ribalta, lo rovescia. Quindi mettere assieme due fattori di questa natura è dal punto di vista normativo decisamente contraddittorio. Vi è poi, in conclusione, il dato finale degli elettori e delle elettrici italiane all'estero. Il numero è stato ricordato - quattro milioni e mezzo - ma non è stato ricordato che un milione e mezzo di questi ultimi vivono in Sudamerica e che, signor Presidente e rappresentante del Governo, il Sudamerica è chiuso. Ci sono città in lockdown e ci sono città che hanno avviato soltanto ora la fase 2. Che tipo di campagna elettorale si fa? Come votano i nostri concittadini da Buenos Aires, a Rio de Janeiro, a Panama? È una domanda oziosa o è una domanda alla quale il Governo deve una risposta se unifichiamo le due procedure elettorali? Dove le città sono in lockdown , i consolati sono chiusi. Se sono chiusi come fanno a espletare le loro funzioni? Dove si è passati dal lockdown alla fase 2 - e immagino e auspico che si passi immediatamente alla fase successiva anche se dai dati che leggo sul Sudamerica le cose non stanno assolutamente così - gli uffici sono stati da poco riaperti e hanno poco personale. Manca inoltre l'aggiornamento anagrafico-elettorale e siamo alla metà di giugno, immagino quindi che abbiano da espletare un discreto lavoro arretrato. Aggiungo che ci sono servizi collaterali indispensabili che non dipendono dalle procedure ministeriali; tutto quello che riguarda tipografie, poste e trasporto aereo è figlio di una condizione pandemica che può evolvere in alto o in basso. Chi è nella condizione oggi di giudicare che piega potrà prendere, ad esempio, il Brasile? Se le condizioni sono queste e la norma dice che la campagna informativa deve iniziare almeno sessanta giorni prima dell'indizione del referendum , chi è in grado - e mi rivolgo al Governo - di assicurare che una norma di buon senso, prima ancora che di legge, possa essere garantita? Da qui la mia considerazione che le due procedure debbano essere separate. Basta rileggersi una frase che riguarda la differenza fra il senso comune e il buon senso riportata nel XXXII capitolo dei «Promessi Sposi». Manzoni dice che se in qualcosa la memoria del tempo, cioè di allora, concordava, era nell'attestare che non fu fatto assolutamente nulla. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, oggi stiamo discutendo di una questione che francamente lascia allibiti per il contenuto. Ieri in Commissione affari costituzionali ho cercato di spiegare che non vi sono ragioni istituzionali per convocare il 20 settembre le elezioni amministrative. C'è solo una volontà politica di far trasferire le tensioni della maggioranza su un istituto contenuto nella nostra Carta costituzionale, il referendum costituzionale. Si vuole evitare che i riflessi di un eventuale esito non positivo delle elezioni regionali possa poi manifestarsi sulla tenuta della maggioranza e del Governo. Se così non fosse, non si dovrebbe aver paura del pronunciamento del corpo elettorale, per cui si poteva tranquillamente rinviare di una o due settimane la data delle elezioni. Si dice però che c'è il pericolo del ritorno della pandemia. Il Governo ha quindi sicuramente documenti secretati - ormai non è una novità - e sa che il 21 settembre nel Paese tornerà la pandemia. Bisogna quindi votare il 20 settembre perché il 21 vi sarà un ritorno della pandemia. Ieri ho ascoltato in Commissione il problema delle scuole. Un'altra cosa che invece io ho apprezzato del segretario nazionale del Partito Democratico e della novità proposta di votare in luoghi che non siano più le scuole: ottima idea e, quindi, il problema della scuola è un'altra baggianata. C'è poi il tema dei soldi, bisogna risparmiare. Ora francamente se per salvaguardare un dettame della nostra Carta costituzionale il tema lo si fa scendere sul piano economico, penso che avreste potuto risparmiare chissà quanti soldi in molti altri modi. Diventa un contraddittorio ridicolo e propagandistico. A quel punto, infatti, potrei replicare che se volevate risparmiare avreste potuto spendere meno soldi per lo staff del presidente Conte (il più caro della storia della Repubblica) o per lo staff del ministro degli affari esteri Di Maio (anch'esso il più caro di tutta la Repubblica, ne ha parlato anche la trasmissione «Le Iene»). Parliamoci chiaro allora; non è quello il tema: il tema è strumentale. Mi dispiace contraddire il senatore Bressa, ma ieri in Commissione non ho avuto modo di replicare. Non è solamente un fattore politico; il referendum è un istituto e un baluardo posto a difesa della Costituzione. Il professor Mortati nel dibattito costituente, in Sottocommissione, lo spiega in modo esemplare: si tratta di uno strumento costruito a difesa delle minoranze, delle opposizioni; dinanzi a un'eventuale maggioranza, che sia essa di tre quarti o assoluta, si dà lo strumento all'opposizione per ricorrere all'opinione pubblica e agli elettori. Qualcuno ha tramutato quello strumento a tutela delle opposizioni in uno strumento della maggioranza per condividere o no le scelte del Governo ed è andata male. Pensiamo al referendum del 2016: si era convinti che il popolo italiano avrebbe condiviso quella riforma istituzionale e il popolo italiano ha contraddetto quell'esito ed è infatti caduto il Governo Renzi. Non voglio insistere. Mi rivolgo al Partito Democratico, che è un baluardo della difesa della Carta costituzionale: noi vogliamo inquinare l'esito con un artificio consistente nel far convocare nello stesso giorno le elezioni amministrative e il referendum costituzionale. È evidente infatti che anche la scelta di non recarsi alle urne fa parte dello spirito del referendum , cari senatori. Quindi, se io quella mattina non volessi andare a votare, non mi reco alle urne, con lo stesso schema e lo stesso spirito del referendum abrogativo; è identico, cambia semplicemente il quorum .