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nel Comune di Saint-Oyen il tratto interno della strada statale 27 ha una larghezza minima della carreggiata, che rende impossibile il passaggio contemporaneo di due mezzi pesanti e pregiudica notevolmente la sicurezza dei pedoni nonché l'integrità delle abitazioni; tali problematiche sono ancor più accentuate nel periodo invernale in presenza di neve che, seppur sgomberata, riduce ulteriormente la larghezza della carreggiata; nel Comune di Etroubles il tratto interno è caratterizzato da un tornante posto al termine di una lunga discesa rettilinea con una pendenza del 10 per cento che è stato teatro di innumerevoli e gravissimi incidenti, alcuni dei quali purtroppo mortali; nel corso degli anni sono state aumentate sensibilmente le segnaletiche di pericolo e sono stati posizionati degli impianti semaforici con lo scopo di ridurre la velocità di percorrenza del tratto interessato, ma rimane inalterata la pericolosità del tratto stradale in particolar modo per i mezzi pesanti; le caratteristiche dell'attuale percorso della strada statale 27 comportano quindi un costante pericolo che può essere definitivamente scongiurato solo con l'ultimazione dei lavori della variante in oggetto; tenuto conto che a giudizio dell'interrogante: la corrente situazione di chiusura del cantiere, oltre alla immutata pericolosità dei tratti interni oggetto di variante, comporta un grave pregiudizio all'opera stessa ed una situazione paesaggistico-ambientale potenzialmente critica; le condizioni del cantiere, con particolare riferimento alle opere di galleria, sono, in seguito alla chiusura operata dalla ditta appaltatrice Lauro SpA, di totale abbandono e di potenziale pericolo, a causa di copiose infiltrazioni idriche soggette a periodici drenaggi precauzionali e conseguentemente in costante accumulo all'interno delle opere; tale accumulo idrico, oltre ad arrecare un inevitabile ammaloramento delle opere stesse, risulta essere giusta fonte di preoccupazione in merito alla stabilità del versante a monte degli abitati e costituisce un ulteriore elemento circa l'assoluta necessità di una pronta ripresa dei lavori di variante; oltre alle opere di cantiere incomplete, insistono, sui territori dei comuni, le occupazioni temporanee di aree per lo stoccaggio del materiale di risulta degli scavi di galleria, che costituiscono un deturpamento del paesaggio e recano grave danno ad una piccola comunità montana, che si sostiene grazie alla promozione di un turismo legato alla natura dei paesaggi alpini; lo stoccaggio dei materiali inerti insiste su terreni privati destinati alla produzione di foraggio e per il pascolo del bestiame creando un danno al settore zootecnico; tali occupazioni temporanee avrebbero dovuto terminare, in seguito ad un ripristino dei pascoli, già nel 2016 e, seppure l'ANAS abbia sempre garantito l'indennizzo pattuito in sede di concertazione nel luglio del 2011, pare evidente come il protrarsi di queste occupazioni stia compromettendo il mantenimento delle aziende zootecniche interessate; in questo contesto di zootecnia di alta montagna, che già presenta innumerevoli avversità, una drastica diminuzione delle aree di produzione di foraggio costituisce un serio problema economico per un intero settore produttivo locale; i cumuli del materiale di risulta degli scavi creano un danno ambientale legato alle polveri provenienti dalle grandi quantità di smarino depositate, e quindi è necessario, al momento della ripresa dei lavori, operare immediatamente per una sensibile riduzione dei volumi di inerti stoccati negli anni precedenti onde evitare un incremento della produzione di polveri, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa problematica; quali siano le tempistiche per la predisposizione di un nuovo appalto comprensivo di nuova progettazione; se il Ministro non ritenga necessario far valutare dal Consiglio dei ministri la decretazione delle procedure d'urgenza per la predisposizione di un nuovo appalto ed ogni ulteriore azione per una rapida ultimazione della variante alla strada statale 27 del Gran San Bernardo. Atto n. 4-00886 QUAGLIARIELLO Ai Ministri per i beni e le attività culturali e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta all'interrogante: la società Ferrovie dello Stato sta investendo 35 milioni euro per la costruzione di un grande terminale ferroviario a Pomezia, in grado di ospitare fino a 40 supertreni merci; questa opera infrastrutturale risulterebbe strategicamente rilevante, perché nascerebbe proprio al centro della maggiore area industriale del Lazio, dove hanno sede aziende multinazionali del calibro di Procter and Gamble, Abb, Angelini, Fiorucci; proprio in funzione delle necessità logistiche di questo polo industriale, il Comune di Pomezia, nell'ambito del piano regolatore, aveva qualificato l'area del terminal come area industriale; dal canto suo, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con provvedimento approvato nel Consiglio dei ministri del 7 luglio 2015, aveva inserito il sito di Pomezia-Santa Palomba tra i 15 grandi interporti d'Italia; considerato che: il 18 maggio 2017 la Soprintendenza dell'Area metropolitana di Roma avrebbe bloccato il progetto, motivando il divieto con la presenza nella medesima zona di una torre medievale, Tor Maggiore; secondo il progetto di Fs, la superficie dedicata all'interporto occuperebbe circa 150 ettari, mentre la Soprintendenza avrebbe posto il vincolo su oltre 2.200 ettari di terreno, che comprenderebbero l'intera area industriale già situata in loco ; preso atto che: la Regione Lazio avrebbe condiviso e ribadito, in data 26 maggio 2017, il vincolo dell'autorità collegata al Ministero dei beni culturali, sostenendo che l'area Pomezia-Santa Palomba, già oggi intensamente industrializzata, sia territorio "agrario rilevante" e "paesaggio dell'insediamento storico diffuso"; il Ministero dei beni culturali, guidato dal ministro pro tempore Dario Franceschini, avrebbe ufficializzato il vincolo proposto dalla sovrintendente Alfonsina Russo con decreto (27 ottobre 2017), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 25 novembre 2017; considerato infine che: la torre medievale che ha motivato il vincolo del Ministero per i beni e le attività culturali risulterebbe essere di rilevanza archeologica paragonabile alle altre migliaia presenti sul territorio nazionale; l'ampiezza del vincolo risulta essere, in ogni caso, sproporzionato rispetto alle eventuali necessità di salvaguardia della sito medievale; l'ingente e strategico investimento di Ferrovie dello Stato rischia di risultare fallimentare e di non poter creare l'indotto che avrebbe permesso la nascita di un polo logistico di rango primario, con conseguenti benefici in termini economici e occupazionali; da fonti stampa risulterebbe la parallela nascita, nella zona a nord della Capitale, di "interporti fai-da-te", chiamati anche "piastre logistiche", estranei a qualsivoglia programmazione strategica e idoneità normativa; alcuni esempi di "piastre" sarebbero quella di Civitavecchia, attiva principalmente a supporto del turismo da crociera, e quella di Passo Corese, al servizio della cittadella industriale di uno dei maggiori colossi americani del commercio online, si chiede di sapere: