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il 2 marzo 2022, durante lo svolgimento alla Camera dei deputati di un'informativa urgente in merito alla cessione dei bonus edilizi, il Ministro in indirizzo, in relazione al funzionamento del meccanismo di cessione dei crediti fiscali (sull'ampiezza e sulla natura di elementi critici emersi nel corso dei precedenti mesi per l'utilizzo di tale misura fiscale), ha dichiarato che l'esito delle frodi e il potenziale danno per l'erario derivante dalle false cessioni hanno assunto proporzioni estremamente rilevanti; ha altresì rilevato che l'ammontare delle operazioni illecite potrebbe essere significativo anche per gli intermediari che hanno acquisito crediti falsi, aggiungendo inoltre che si è configurata una trasformazione dei crediti d'imposta in una sorta di titolo circolante, dando vita ad un mercato di crediti non regolamentato, nel quale il collegamento con i lavori che li hanno originati (sulla base dei quali era giustificato il riconoscimento del bonus ) poteva diventare labile, se non del tutto assente; quanto esposto, a giudizio dell'interrogante, appare sorprendente e al contempo desta perplessità, in ragione del fatto che i crediti fiscali sono creati ed emessi dallo Stato e pertanto non possono essere considerati falsi (ma al limite ottenuti in modo illegittimo), ed inoltre non si comprende il motivo per il quale il Ministro possa sostenere che la cessione dei crediti fiscali abbia generato un mercato non regolamentato, considerato che l'amministrazione finanziaria assegna tali crediti a coloro i quali decidono di effettuare una spesa per la ristrutturazione edilizia, oppure per aumentare l'efficienza energetica; nel momento in cui sono assegnati i crediti fiscali, essi circolano nel mercato finanziario in modo libero e autonomo in quanto i soggetti interessati e gli operatori economici decidono di accettarli e scambiarli; pertanto non si comprende in che modo il mercato andrebbe regolamentato, poiché le cessioni avvengono tra operatori economici che verificheranno con attenzione se i crediti fiscali non sono contraffatti; è opportuno, a parere dell'interrogante, introdurre un bollino identificativo per il credito fiscale per certificarne la validità e istituire una piattaforma per tracciarne gli scambi; l'interrogante evidenzia che il fenomeno delle frodi e delle irregolarità perpetrate ai danni dello Stato in merito alla cessione dei crediti fiscali in realtà deriva in larga parte dall'assegnazione a coloro che non ne hanno il diritto, ovvero a fronte di lavori che non sono stati realizzati; pertanto le difficoltà normative consistono proprio nei controlli insufficienti delle assegnazioni e non nella cessione successiva del credito; si delinea di conseguenza un quadro evidentemente negativo e preoccupante e al contempo penalizzante dal punto di vista economico e finanziario in relazione all'evidente confusione generata dal Governo nei riguardi degli operatori del settore e dei contribuenti, considerato il numero di volte in cui sono state modificate le limitazioni delle cessioni dei crediti fiscali, decise per fronteggiare il fenomeno delle frodi, per poi successivamente aumentarle a seguito di aspri confronti con le categorie economiche e le forze politiche; risultano altresì incomprensibili, a parere dell'interrogante, le dichiarazioni del Ministro in relazione alle origini ignote dei soggetti responsabili delle attività fraudolente per la cessione dei crediti fiscali, se proprio lo Stato assegna nel cassetto fiscale di uno specifico soggetto individuato (persona fisica o imprese che eseguono lavori, anche d'installazione) le detrazioni fiscali previste, conoscendo di conseguenza in modo automatico i titolari che usufruiscono dell'agevolazione fiscale; destano sconcerto, a parere dell'interrogante, le dichiarazioni del Ministro in merito all'esistenza di crediti fiscali falsi (che tali non sono) in quanto potrebbero scoraggiare gli operatori economici ad accettarli facendo aumentare lo sconto applicato dalle banche e creando un fattore di turbativa del mercato di compravendita dei crediti fiscali, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; quali siano i motivi per i quali i crediti fiscali sono cedibili per tutti i bonus edilizi, sebbene tuttavia l'ammontare le frodi accertate risulti molto diverso tra i diversi bonus utilizzati; quali siano le ragioni per le quali il Ministro nel corso dell'informativa ha sostenuto l'esistenza di crediti fiscali falsi, quando in realtà tali misure agevolative sono create ed emesse dallo Stato italiano; quali siano infine i motivi per i quali ha anche dichiarato la presenza di false cessioni (che in realtà sarebbero ottenute in modo illegittimo) nel momento in cui queste avvengono tra operatori economici, i quali presteranno a loro volta la massima attenzione prima di acquistare titoli fiscali irregolari. Atto n. 3-03150 DE BERTOLDI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: l'articolo 11, comma 1, della legge 29 gennaio 1986, n. 21, ha istituito un contributo integrativo per gli iscritti agli albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, e ne dispone l'applicazione su tutti i corrispettivi rientranti nel volume d'affari rilevante ai fini IVA, e ne obbliga il versamento alla cassa nazionale di previdenza e assistenza, indipendentemente dall'effettivo pagamento da parte del debitore; l'obbligo (come si evidenzia dal regolamento unitario in materia di previdenza e assistenza della cassa nazionale di previdenza e assistenza in favore dei dottori commercialisti) interessa fra l'altro anche le società professionali (STP) costituite in forma di società di capitali ai sensi dell'articolo 10, commi 3 e successivi, della legge 11 novembre 2011, n. 183, e del relativo regolamento di attuazione che stabilisce che il singolo dottore commercialista socio della STP deve versare annualmente alla cassa il contributo integrativo, indipendentemente dall'effettiva riscossione, calcolato sulla parte del volume d'affari IVA complessivo della STP corrispondente alla percentuale di partecipazione agli utili spettanti al professionista stesso; nella dinamica statutaria delle STP, rileva altresì l'interrogante, tenuto conto del ruolo essenziale delle prestazioni professionali dei soci per lo svolgimento delle attività della STP nei confronti ed a beneficio della clientela, i professionisti hanno spesso obblighi di prestazione di servizi in via esclusiva con divieto di concorrenza verso la società; in considerazione del carattere continuativo di tale attività dei professionisti (finché dura la loro partecipazione nella STP), costoro (il cui rapporto partecipativo è così configurato) attivano la propria posizione ai fini IVA, addebitando alla società di appartenenza onorari e rimborsi di spese derivanti dalle prestazioni; risulta pertanto evidente, a parere dell'interrogante, che, rispetto a tali prestazioni, la STP non costituisce il cliente finale del professionista, dal momento che le utilità dei servizi così conseguiti dalla società sono strumentali allo svolgimento delle prestazioni professionali verso la clientela della società, di cui il professionista è socio;