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Inoltre, per evitare fenomeni non infrequenti di sovrapposizione di competenze, è stato specificato che ai comuni e alle città metropolitane è riconosciuta una potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite, nel rispetto però della legge statale o regionale competente. Nell'ambito della revisione del titolo V, il disegno di legge introduce, infine, una previsione di carattere generale, diretta a specificare che le funzioni amministrative -- i cui criteri di attribuzione tra i livelli di governo rimangono incentrati sui princìpi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione -- debbono essere esercitate in modo da assicurare i princìpi della semplificazione e della trasparenza dell'azione amministrativa, secondo criteri di efficienza e di responsabilità degli amministratori. L'insieme degli interventi di riforma sinora tratteggiati, combinandosi in modo complementare con le funzioni e i poteri attribuiti al Senato delle Autonomie, in particolare nel procedimento legislativo, dovrebbe favorire il superamento delle criticità sopra richiamate e l'affermarsi di un assetto istituzionale più stabile e coeso, fondato su basi cooperative e rivolto ad assicurare la condivisione e la ponderazione delle decisioni -- e la stessa qualità della legislazione -- senza compromettere la loro tempestività e la loro coerenza con l'indirizzo politico di governo. In questa stessa direzione il disegno di legge completa la nuova cornice istituzionale attraverso l'introduzione di talune disposizioni dirette a rafforzare le prerogative del Governo in Parlamento e a rimuovere al contempo uno dei principali fattori che hanno sinora impedito una ordinata regolazione dei processi di produzione normativa e reso talvolta più vischiosi i rapporti tra Governo e Parlamento. In tale prospettiva s'interviene, da una parte, sui tempi del procedimento di approvazione dei provvedimenti rilevanti per l'attuazione del programma di Governo, prevedendo l'introduzione dell'istituto del voto a data certa, in base al quale il Governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare che un disegno di legge sia iscritto con priorità all'ordine del giorno e sottoposto alla votazione finale entro sessanta giorni dalla richiesta -- ovvero entro un termine inferiore che tenga comunque conto della complessità della materia --, decorsi i quali il testo proposto o accolto dal Governo, su sua richiesta, è posto in votazione, senza modifiche, articolo per articolo e con votazione finale. Dall'altra, anche in coerenza con l'introduzione dell'istituto del voto a data certa, si prevede un duplice intervento in materia di decretazione d'urgenza, finalizzato a contenere entro ambiti fisiologici il ricorso da parte del Governo a provvedimenti provvisori con forza di legge -- costituzionalizzando a tal fine i limiti posti dalla legge 23 agosto 1988, n. 400 alla decretazione d'urgenza -- e a stabilire che, in caso di rinvio alle Camere dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge da parte del Presidente della Repubblica, il termine per la conversione in legge sia differito di trenta giorni. Oltre ai profili illustrati, che costituiscono le fondamenta della nuova architettura istituzionale, il disegno di legge prevede, infine, l'abolizione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, nonché talune disposizioni, di seguito illustrate nel dettaglio, finalizzate al contenimento dei costi delle istituzioni politiche. Il contenuto del disegno di legge Il disegno di legge si compone di 35 articoli che modificano 44 articoli della Costituzione secondo le linee d'indirizzo sopra richiamate. L'articolo 1 sostituisce l'articolo 55 della Costituzione, sancendo il passaggio da un sistema di bicameralismo paritario ad un sistema di bicameralismo differenziato. Il Parlamento mantiene la natura bicamerale, ma le due Camere assumono composizione e funzioni diverse. La Camera dei deputati diviene titolare in via esclusiva del rapporto di fiducia con il Governo, esercitando la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell'operato del Governo. Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione. Il Senato della Repubblica assume la nuova denominazione di «Senato delle Autonomie», ed è qualificato come organo rappresentativo delle istituzioni territoriali. Esso concorre, secondo modalità stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa (approvando, insieme alla Camera dei deputati, le leggi costituzionali e potendo deliberare, per le leggi ordinarie, proposte di modificazione che in alcuni ambiti possono assumere una particolare forza nel procedimento) ed esercita, in particolare, la funzione di raccordo tra lo Stato e le regioni, le città metropolitane e i comuni. Il nuovo Senato delle Autonomie partecipa, inoltre, alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea e, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolge le attività di verifica dell'attuazione delle leggi dello Stato e di valutazione dell'impatto delle politiche pubbliche sui territori. Queste ultime attività costituiscono un rilevante profilo della funzione di controllo parlamentare non ancora adeguatamente valorizzato nel nostro ordinamento, a differenza di altre esperienze internazionali. Lo svolgimento sistematico di tali attività da parte del Senato, congiuntamente all'analisi ex ante dell'impatto della legislazione svolta in via ordinaria dal Governo per i provvedimenti da esso adottati e dalla Camera nell'ambito dell'istruttoria legislativa, dovrebbe poter favorire in modo significativo l'elevazione della qualità della decisione politica e, dunque, assicurare maggiore coerenza tra priorità, obiettivi e risultati dell'azione dei pubblici poteri. L'articolo 2 modifica l'articolo 57, disciplinando composizione e modalità costitutive del Senato delle Autonomie. Esso prevede, in particolare, che il nuovo Senato sia formato dai Presidenti delle giunte regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano, dai sindaci dei comuni capoluogo di regione e di provincia autonoma, nonché, per ciascuna regione, da due membri eletti, con voto limitato, dal Consiglio regionale tra i propri componenti e da due sindaci eletti, con voto limitato, da un collegio elettorale costituito dai sindaci della regione. Si prevede, dunque, una composizione paritaria tra rappresentanti delle regioni e rappresentanti dei comuni, ciò sia in considerazione della tradizione municipale che caratterizza la storia dell'Italia, sia in ragione dell'intento di configurare il nuovo Senato quale sede istituzionale di confronto permanente nella quale i rappresentanti degli organi titolari di potestà legislative e quelli di organi titolari di funzioni fondamentali proprie possano trovare punti di sintesi volti a meglio definire e armonizzare le politiche pubbliche sui territori e coniugarle con l'indirizzo politico nazionale. Tale composizione prevede, inoltre, l'attribuzione di un eguale numero di seggi per ciascuna regione, fatta eccezione per la regione Trentino-Alto Adige, alla quale sono attribuiti, in virtù dello speciale statuto di autonomia delle province autonome di Trento e di Bolzano, due seggi in più. È inoltre assicurata, per effetto della previsione del voto limitato per l'elezione dei senatori in ciascuna regione, la rappresentanza delle minoranze.