[pronunce]

Considerato che il Tribunale di Torino, con ordinanza del 12 giugno 2006 ha sollevato – in riferimento agli articoli 3 e 38, secondo comma della Costituzione – questione di legittimità costituzionale degli artt. 1 e 2 della legge 22 luglio 1966, n. 613 (Estensione dell'assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti agli esercenti attività commerciali ed ai loro familiari coadiutori e coordinamento degli ordinamenti pensionistici per i lavoratori autonomi) e dell'art. 1 della legge 27 novembre 1960, n. 1397 (Assicurazione obbligatoria contro le malattie per esercenti attività commerciali), come modificato dall'art. 1, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), nella parte in cui nulla dispongono circa l'iscrivibilità dei familiari collaboratori del farmacista presso la Gestione Commercianti dell'INPS; che l'art. 1, primo comma, della legge n. 613 del 1966 dispone l'estensione dell'assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti agli esercenti piccole imprese commerciali iscritti negli elenchi degli aventi diritto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie istituita con legge 27 novembre 1960, n. 1397, nonché ai loro familiari coadiutori, tra i quali il successivo art. 2, primo comma, annovera «il coniuge, i figli legittimi o legittimati ed i nipoti in linea diretta gli ascendenti, i fratelli e le sorelle, che partecipano al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, sempreché per tale attività non siano soggetti all'assicurazione generale obbligatoria in qualità di lavoratori dipendenti o di apprendisti»; che l'art. 1, primo comma, lettere a) e c) della legge n. 1397 del 1960 prescrive l'obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali per i «familiari coadiutori preposti al punto di vendita», i quali «partecipino personalmente al lavoro aziendale con abitualità e prevalenza»; che, collegate con quelle censurate, sono anche altre norme non considerate dal rimettente, e cioè l'art. 10, secondo comma, della legge n. 613 del 1966 - il quale pone direttamente a carico del titolare dell'impresa commerciale l'obbligo del pagamento dei contributi anche per i familiari coadiutori, salvo il diritto di rivalsa nei loro confronti - e l'art. 4 comma 2, lettera a), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59) il quale assoggetta alla disciplina del commercio tutte le farmacie – come quella del ricorrente del giudizio principale – nelle quali non siano posti in vendita esclusivamente «prodotti farmaceutici, specialità medicinali, dispositivi medici e presidi medico-chirurgici»; che, il rimettente non tenendo alcun conto di queste ultime disposizioni, ha trascurato di esaminare il caso di specie alla luce dell'intero quadro normativo applicabile; che il rimettente si è altresì sottratto al compito di verificare la praticabilità di diverse soluzioni interpretative che pure erano emerse nell'ampia e documentata prassi amministrativa seguita dall'INPS nella specifica materia; che, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, nessuna disposizione di legge può essere dichiarata costituzionalmente illegittima solo perché suscettibile di essere interpretata in contrasto con precetti costituzionali, ma dev'esserlo soltanto quando non sia possibile attribuirle un significato che la renda conforme a Costituzione; che, sotto quest'ultimo profilo, il giudice a quo è venuto meno all'onere di offrire adeguata motivazione sia sul contenuto delle norme censurate, nel loro significato all'interno del sistema complessivo, sia sulla effettiva impraticabilità di una diversa interpretazione delle stesse conforme a Costituzione (ex plurimis, ordinanze n. 272 del 2006, n. 86 del 2006 e n. 427 del 2005), finendo col chiedere a questa Corte un avallo interpretativo delle norme censurate piuttosto che il sindacato di legittimità costituzionale delle medesime; che, pertanto, la questione è manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 1 e 2 della legge 22 luglio 1966, n. 613 (Estensione dell'assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti agli esercenti attività commerciali ed ai loro familiari coadiutori e coordinamento degli ordinamenti pensionistici per i lavoratori autonomi) e dell'art. 1 della legge 27 novembre 1960, n. 1397 (Assicurazione obbligatoria contro le malattie per esercenti attività commerciali), come modificato da ultimo, dall'art. 1, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica) sollevata – in riferimento agli articoli 3 e 38, secondo comma della Costituzione – dal Tribunale di Torino con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 dicembre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 dicembre 2007. Il Cancelliere F.to: MELATTI