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e non fare il tracciamento significa perdere completamente il controllo della pandemia. Questo è il motivo per cui, tra gli altri, abbiamo il record dei decessi. Non facciamo neanche il sequenziamento, cioè non sappiamo oggi se una persona positiva al Covid, perché ha fatto un tampone (rapido o molecolare che sia), ha una variante Omicron o Delta o una nuova variante, perché è possibile che ci siano nuove varianti. Noi non sequenziamo e - attenzione - questo non lo dice il senatore Zaffini in Aula oggi, ma l'ha detto sei mesi fa Brusaferro, il responsabile dell'Istituto superiore sanità; ha detto che l'Italia sequenzia poco. Non abbiamo mai messo in movimento, su questa pandemia, i medici di medicina generale, che hanno vissuto la pandemia in contumacia. Ancora oggi i medici di medicina generale non sono coinvolti e purtroppo ce ne sono tanti che raccontano stupidaggini. Non facciamo lo screening anticorpale, che altri Paesi fanno. Prima di procedere ad altre somministrazioni e di diventare dipendenti dal vaccino, dobbiamo valutare gli anticorpi, perché, se qualcuno ha avuto il Covid una volta o magari due (c'è gente che ha avuto il Covid anche tre volte), a che serve vaccinarlo? A che serve, quando da tutte le parti c'è scritto che gli anticorpi che derivano dalla malattia evidentemente sono ben superiori, migliori, performanti e immunizzanti degli anticorpi da vaccino (peraltro vaccino vecchio)? Perché abbiamo comprato dieci dosi di vaccino a testa in Europa? Il Governo questa cosa ce la può dire? Perché abbiamo comprato dieci dosi del vecchio vaccino? E perché continuiamo a somministrare il vecchio vaccino? È legittimo sospettare che dobbiamo semplicemente esaurire le scorte? È legittimo sospettarlo? Potrei parlare per un'altra mezz'ora e dire le cose che gli italiani tutti i giorni si chiedono. Presidente, la ringrazio del tempo che mi ha concesso, mentre qui lampeggia il microfono. Colleghi, concludo con una preghiera a tutti noi: abbiamo consapevolezza del nostro ruolo, esercitando almeno l'obbligo sacrosanto di fare domande e chiedere risposte. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, la fase critica della pandemia sembra volgere al termine. Ciò significa, però, non che sia finita l'emergenza, bensì che dobbiamo affrontare questa nuova fase con la massima cautela. Ce lo chiedono i cittadini e le imprese che stanno vivendo una fase piuttosto interlocutoria, anche a causa dell'incerto quadro geopolitico internazionale all'interno del quale l'Italia sta necessariamente seguendo con grande preoccupazione la tensione gravissima tra Russia e Ucraina, che potrebbe davvero incidere in maniera devastante sulle nostre vite. L'Europa e l'Italia, in particolare, non possono permettersi di volgere lo sguardo altrove. L'approvvigionamento energetico, dal cui costo dipendono le vite delle imprese (in particolare, quelle medie e piccole) e - conseguentemente - la sopravvivenza delle famiglie ci deve far riflettere con attenzione. Il decreto-legge che ci accingiamo a convertire deve essere inteso in tutta la sua complessità. Lo abbiamo detto più volte: dalla pandemia non si esce da soli e non si esce se non considerando quelli che dovrebbero essere i valori fondanti di una società, ai quali si è peraltro richiamato anche il presidente Mattarella nel suo discorso di insediamento: solidarietà, diritto al lavoro e riduzione della diseguaglianza. In una parola: dignità dovuta a ogni essere umano. Il decreto sull'emergenza, dunque, riguarda tutti poiché definisce per l'ennesima volta quanto sia necessario dare per non mettere a repentaglio la salute di tutti a causa del richiamo di alcuni a quel valore sublime della libertà. Cito Erich Fromm, il quale ci spiega quanto la libertà obblighi a prendere decisioni e le decisioni comportino dei rischi (nel nostro caso, il rischio di non tutelare abbastanza i più deboli, i più fragili e i più esposti in tutti i sensi). Il provvedimento disciplina con chiarezza l'accesso dei visitatori alle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie e agli hospice, che comporta disagi importanti. Si tratta però di misure a nostro avviso necessarie per il contenimento della diffusione del virus in luoghi dove ci sono concittadini fragili a cui abbiamo il dovere di pensare. Le Istituzioni hanno il dovere di tutelare la salute di tutti, da cui dipende anche il nostro benessere. Quanto abbiamo acclamato - lo ha sottolineato anche il presidente Mattarella - un vaccino nel primo terribile lockdown , appellandoci agli scienziati e ai ricercatori per fare presto? Questo è un appello che molti hanno dimenticato. Farci vaccinare è qualcosa che dobbiamo a chi non ce l'ha fatta, a quei più di 150.000 morti e a quegli operatori della sanità che hanno lavorato e continuano a lavorare con turni massacranti negli ospedali per curare anche coloro che, prima di ammalarsi di Covid anche in modo grave, schernivano noi vaccinati, permettendosi di dubitare della scienza e della ricerca. Con il provvedimento in esame è stato cercato un equilibrio tra tutte le forze politiche del nostro Emiciclo: un equilibrio faticoso, ma credo che possiamo ritenerci soddisfatti. Ringrazio tutti per l'approccio collaborativo e per aver contribuito a definire le regole che determinano questa nuova fase che abbiamo cominciato o stiamo per vivere. Ringrazio gli Uffici, che si sono spesi con generosità anche per sostenere il lavoro delle Commissioni. Spesso in quest'Aula c'è stato qualche richiamo ad altri Paesi. In questa fase in cui l'emergenza non può ancora dirsi del tutto superata, l'Italia ha saputo affrontare le difficoltà meglio di altri Paesi. Le regole severe hanno avuto la forza di prevenire il peggio: le chiusure di attività, già fortemente provate. Noi, a differenza che in altri Paesi, ci siamo presi la responsabilità di pensare ai cittadini, in particolare ai bambini e ai giovani. La severità della situazione pandemica dei Paesi centro-europei, ad esempio, che magari non hanno seguito il rigore dell'Italia, li ha visti costretti a misure drammatiche, con disagi importanti per i cittadini e per le attività produttive. La scelta di puntare sulla campagna vaccinale è stata una scelta vincente, come ci dicono i dati dei ricoveri e delle terapie intensive, e dobbiamo ringraziare la stragrande maggioranza dei cittadini che ha aderito alla campagna. (Applausi) . La proroga dello stato di emergenza è quindi una scelta che viene fatta nell'interesse del Paese e della sicurezza di tutti. È errato pensare che lo sguardo reale sulla necessità di arginare determinati rischi che ancora possiamo correre alimenti le paure dei cittadini. Sono previsti tempi contingenti e certi che determinano questo importante passaggio di avvicinamento alla normalità. Abbiamo affrontato il problema delle scuole e degli atenei ben sapendo quanto la DAD abbia inciso non solo sulla qualità dell'offerta didattica, ma anche sullo stato d'animo di alunni e studenti, come pure di insegnanti e docenti che spesso hanno dovuto riadattare metodi di insegnamento, specialmente per i più piccoli.