[pronunce]

Tale qualificazione escluderebbe che sia violato il divieto di applicazione retroattiva di sanzioni penali sancito dagli artt. 25, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in riferimento all'art. 7 della CEDU. Infine, con riferimento alla terza questione, l'Avvocatura dello Stato nega che l'omessa previsione della soglia minima della condanna, prevista dall'art. 1 del d.lgs. n. 235 del 2012 solo per i membri del Parlamento, violi l'art. 3 Cost., non apparendo configurabile, per il diverso livello istituzionale, un'equiparazione della posizione dei titolari di cariche elettive nelle regioni e negli enti locali a quella dei membri del Parlamento (è citata la sentenza n. 407 del 1992, resa sulle previgenti norme che prevedevano la sospensione dalla carica solo nei confronti dei consiglieri provinciali e regionali). 2.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria in prossimità dell'udienza. In essa l'Avvocatura dello Stato contesta l'«interpretazione angustamente letterale» dell'art. 1, comma 64, lettera m), della legge delega e richiama la citata sentenza del Consiglio di Stato n. 730 del 2014, nonché la giurisprudenza costituzionale sull'interpretazione delle leggi di delega, concludendo che la disciplina delle cause di sospensione e di decadenza, contenuta nel d.lgs. n. 235 del 2012, sarebbe coerente con la ratio della legge delega. Ribadisce che, non venendo in rilievo una norma di natura sanzionatoria, nemmeno in senso lato, risulta assolutamente arbitraria l'evocazione, quali parametri di costituzionalità asseritamente violati, dell'art. 25, secondo comma, e dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 7 della CEDU. Quanto alla censurata disparità di trattamento rispetto alla disciplina dell'incandidabilità dei parlamentari nazionali e europei, l'Avvocatura dello Stato richiama la sentenza n. 106 del 2004 [recte: 2002] e un orientamento del Consiglio di Stato che ha considerato manifestamente infondate eccezioni di illegittimità costituzionale analoghe a quella in esame. 3.- Il Tribunale ordinario di Napoli, prima sezione civile, con ordinanza del 22 luglio 2015 ha sollevato quattro questioni di legittimità costituzionale. La prima riguarda l'art. 8, comma 1, del d.lgs. n. 235 del 2012 e corrisponde all'eccesso di delega già denunciato dalla Corte d'appello di Bari, con l'aggiunta di un ulteriore profilo: poiché nel caso di specie la condanna non definitiva ha preceduto l'elezione, si lamenta che l'art. 8, comma 1, violerebbe l'art. 1, comma 64, lettera m), della legge n. 190 del 2012, non solo perché tale norma contemplerebbe la sospensione solo «in caso di sentenza definitiva di condanna», ma anche perché la sentenza, secondo la medesima norma, dovrebbe essere «successiva alla candidatura o all'affidamento della carica». In secondo luogo il rimettente dubita della legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, del d.lgs. n. 235 del 2012, in riferimento agli artt. 25, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art 7 della CEDU, nella parte in cui non prevede la sospensione dalla carica solo per sentenze di condanna relative a reati consumati dopo la sua entrata in vigore. La questione corrisponde, anche negli argomenti, alla censura di violazione del divieto di retroattività sollevata dalla Corte d'appello di Bari. Con la terza questione il Tribunale ordinario di Napoli lamenta che l'applicazione retroattiva dell'art. 8, comma 1, in relazione all'art. 7, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 235 del 2012, si porrebbe in contrasto anche con gli artt. 2, 4, secondo comma, 51, primo comma, e 97, secondo comma, Cost. La quarta questione riguarda l'art. 1, comma 1, lettera b), in relazione all'art. 7, comma 1, lettera c) , e all'art. 8, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 235 del 2012 e corrisponde, anche nelle motivazioni, alla censura di disparità di trattamento normativo già sollevata dalla Corte d'appello di Bari in relazione alla mancanza di una soglia di pena superiore a due anni di reclusione in caso di condanna per abuso d'ufficio, prevista per i soli parlamentari nazionali e europei. Le questioni sono sorte a seguito di un ricorso ex art. 700 del codice di procedura civile proposto - nel corso di un giudizio promosso avanti al giudice civile ai sensi dell'art. 22 del d.lgs. n. 150 del 2011 e dell'art. 702-bis cod. proc. civ. - dal Presidente della Regione Campania contro la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dell'interno - Prefettura di Napoli, a seguito del decreto 26 giugno 2015 con cui il Presidente del Consiglio dei ministri dichiarava la sospensione del Presidente regionale appena eletto (il 18 giugno 2015), in conseguenza di una precedente condanna penale non definitiva per il reato di abuso d'ufficio, per fatti risalenti al 2008. 3.1.- Quanto alla prima questione, il rimettente ricorda che il sindacato sul vizio di eccesso di delega spetta alla Corte costituzionale e cita, a sostegno dell'eccesso di delega, i lavori preparatori e gli argomenti utilizzati nell'ordinanza della Corte d'appello di Bari. 3.2.- Il rimettente ripropone argomenti analoghi a quelli utilizzati dalla Corte d'appello di Bari anche a sostegno della seconda questione. 3.3.- Quanto alla terza questione, il Tribunale ordinario di Napoli &#8210; richiamando un'ordinanza del Tribunale amministrativo regionale per la Campania che ha sollevato analoga questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 235 del 2012 &#8210; afferma che l'art. 51 Cost., nell'affidare alla legge la disciplina dell'esercizio del diritto di elettorato passivo, lo consentirebbe nei limiti fisiologici entro i quali alla legge stessa è consentito operare, cioè non retroattivamente. Infatti, essendo il divieto di retroattività di cui all'art. 11 delle disposizioni sulla legge in generale uno dei principi su cui si fonda l'efficacia della legge nel tempo, la sua violazione costituirebbe anche violazione del diritto che la Costituzione espressamente la chiama a disciplinare e proteggere. 3.4.- Con la quarta questione il rimettente nega che sia ragionevole trattare più severamente gli organi locali rispetto a quelli nazionali, apparendo semmai logico il contrario. Ricorda, altresì, che anche gli organi regionali esercitano funzioni legislative. 4.- Con atto depositato il 19 gennaio 2016 si è costituito V.D.L., ricorrente nel giudizio a quo.