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Una cosa che secondo me è auspicabile - c'è l'autonomia parlamentare, ma so che c'è una discussione in corso - è rafforzare la legge n. 185 del 1990. Questo non vuole essere un modo per dire che dobbiamo aspettare quel rafforzamento della normativa (sto aspettando alcuni dettagli istruttori e poi speriamo di poter procedere) ma su quel fronte abbiamo alcune normative europee molto più avanti che consentono a Stati membri dell'Unione europea di poter intervenire con più velocità su queste decisioni. Per quanto riguarda la cooperazione internazionale, l'Italia ha fatto due interventi in materia di emergenza sanitaria, ed uno di questi ha previsto un volo, già effettuato, di dieci tonnellate di materiale medico in Siria. Sono degli interventi di cooperazione che noi facciamo con l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, ma rappresentano lo spirito dell'Italia in questi scenari, che è sempre stato di intervento in aiuto delle popolazioni. Infine, per quanto riguarda la missione ONU dei caschi blu, immagino che tutti qui auspichino un intervento importante delle Nazioni Unite. Ovviamente, questo è l'ennesimo episodio che apre alla discussione sulla riforma dell'istituzione delle Nazioni Unite e del suo Consiglio di sicurezza, di cui l'Italia è un soggetto che è sempre stato particolarmente attivo nel promuovere una riforma che consenta una maggiore partecipazione degli Stati al medesimo Consiglio e quindi una possibilità di incidere su decisioni che a volte invece non vengono prese perché alcuni Paesi mandano in stallo le azioni delle Nazioni Unite. Ci sono pertanto alcune cose auspicabili ed altre concretamente realizzabili: lavoriamo su tutti e due i fronti. Per quanto riguarda l'espressione dei pareri sulle proposte di risoluzione, in generale esprimiamo parere favorevole sulla proposta di risoluzione di maggioranza e parere contrario sulle altre. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Signor Ministro, tanto per essere chiari il parere del Governo contrario sulle proposte di risoluzione nn. 1, 2 e 5, mentre è favorevole sulla proposta di risoluzione n. 3. Le chiedo qual è il suo parere sulla proposta di risoluzione n. 4 (testo 2), a prima firma del senatore De Falco. DI MAIO, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, esprimo parere contrario. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione finale. LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, vorrei ringraziare ministro Di Maio che spero possa fermarsi ancora qualche minuto; fa cenno di no, ma faremo in modo di fargli recapitare le nostre dichiarazioni. Ad ogni modo il ringraziamento resta intatto per queste comunicazioni che ha definito un aggiornamento rispetto a quelle che ha avuto modo di rendere alla Camera dei deputati. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 12,02) ( Segue LAFORGIA). Se mi è permesso, Ministro, andare brevemente fuori tema, questo sguardo sul mondo, questa pagina su ciò che accade attorno a noi (a pochi o anche a molti chilometri da noi) è qualcosa che secondo me dovremo approfondire molto presto. Spero, ad esempio, che la Conferenza dei Capigruppo possa chiedere formalmente un dibattito perché quest'Assemblea non è ancora stata informata sulla vicenda cilena, rispetto alla quale c'è bisogno di un pronunciamento rapido, immediato, di questo Parlamento per il collegamento, non solo emotivo ma culturale e umano, che noi abbiamo verso quel Paese e nei confronti della sua popolazione, che in questo momento sta subendo uno scivolamento molto pericoloso in termini di restrizione delle libertà. Per quanto riguarda il tema odierno, ritengo che il nostro primo pensiero debba essere rivolto alla popolazione curda, non solo per il ruolo che ha esercitato (ricordato sostanzialmente in tutti gli interventi che mi hanno preceduto) di argine, di contenimento, se non addirittura di vero e proprio contrasto nei confronti della minaccia terroristica del sedicente Stato islamico, che proprio in quell'area ha avuto una battuta d'arresto importante proprio in ragione della forza e del coraggio dei combattenti e - vorrei ricordarlo - delle combattenti di quel popolo che hanno difeso Kobanê e sottratto Raqqa alla minaccia e alla possibilità che si insediasse lì addirittura la capitale dello Stato islamico. Pertanto la mia è una manifestazione di solidarietà, di vicinanza, un ringraziamento sentito. Vorrei infatti ricordare (dicendo una grande banalità) che in questa sede non si sta soltanto discutendo di equilibri geopolitici, ma di qualcosa che ha a che fare profondamente con la nostra civiltà e con i nostri valori, con il senso stesso dell'idea di progresso dentro le comunità e le popolazioni, perché la presenza del popolo curdo in quell'area così particolare ha dimostrato di essere un fattore molto importante da questo punto di vista e quindi metterlo al riparo, difenderlo, vuol dire difendere innanzitutto i nostri valori e la nostra civiltà. Dico questo perché il panorama è sconfortante, non solo perché siamo stati e siamo di fronte a un attacco unilaterale (di questo stiamo parlando) da parte della Turchia (ci arrivo tra un attimo), ma anche per lo sconforto seguito al corredo di argomenti che ha accompagnato alcune uscite dei protagonisti che si sono mossi sulla scena mondiale internazionale. Penso ad esempio a quella frase, a quella battutaccia orribile del Presidente degli Stati Uniti, nostro alleato, che accompagna l'uscita delle truppe americane dicendo che i curdi non sono stati al fianco degli Stati Uniti e degli americani nel contrasto al nazifascismo. Stiamo parlando di questo e del fatto che, a fronte di un attacco unilaterale da parte della Turchia (non di un atto di difesa, ma di un attacco unilaterale), il Segretario generale della NATO - spiace dirlo, perché stiamo parlando di un laburista norvegese - si raccomanda con la Turchia che l'azione di difesa sia condotta con moderazione. A mio parere siamo di fronte a elementi che devono suscitare un certo imbarazzo, perché non si tratta di una difesa, ma di un attacco e tantomeno questo può essere condotto con moderazione. Dobbiamo dircele queste cose, perché attorno ai pronunciamenti formali - e ha fatto bene il Parlamento europeo a votare la risoluzione non legislativa di condanna dell'azione della Turchia - e ai nostri pronunciamenti formali in particolare, dobbiamo quindi essere consapevoli del quadro nel quale ci muoviamo. In questo senso dobbiamo quindi essere molto puntuali a proposito del ruolo che possiamo esercitare nel formulare le nostre richieste. La prima richiesta è sulla tregua di Soči, che deve durare ed essere reale, perché possa consentire alle strutture sanitarie e di soccorso degli operatori umanitari di mettere al riparo le popolazioni civili. Quanto alla seconda richiesta, non so se le sanzioni economiche siano l'arma giusta a proposito di armi, perché spesso la loro ricaduta è stata negativa, innanzitutto nei confronti delle popolazioni civili. Di sicuro abbiamo bisogno di ciò che anche qui è stato ricordato, cioè di una forza di interposizione.