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L'articolo 2 prevede disposizioni intese a modificare la disciplina del codice dell'ordinamento militare con riguardo ai vertici militari, al fine di garantire il migliore esercizio della funzione di direzione strategico- militare attribuita al Capo di stato maggiore della difesa, assicurando, nella prospettiva di una maggiore efficacia complessiva dello strumento militare, una maggiore integrazione interforze e l'effettiva unicità di comando. Anche questa rimodulazione va letta in funzione della graduale definizione di una politica di difesa comune europea. Le modifiche introdotte attuano le indicazioni contenute nel Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa (§ 170), configurando uno strumento militare il cui impiego risalga alla responsabilità del Capo di stato maggiore della difesa e che si connoti in quanto capace di operare come un corpo unico, in grado di integrarsi in coalizione con le forze multinazionali. A tal fine le misure introdotte possono così sintetizzarsi: in conseguenza della creazione della figura del Direttore nazionale degli armamenti e responsabile per la logistica (di seguito denominato anche «DNAL») ad opera dell'articolo 3 del presente disegno di legge, se ne prevede la dipendenza dal Capo di stato maggiore della difesa per le attribuzioni, ad eccezione di quelle in materia di politica industriale per le quali il DNAL dipende direttamente dal Ministro della difesa [lettera a) ]; viene attribuita al Capo di stato maggiore della difesa [lettera b ), numero 1)] la responsabilità: – della pianificazione, della predisposizione e dell'impiego delle Forze armate, non limitata alle attività interforze, ma estesa anche alle operazioni delle singole Forze armate; – della logistica, ad eccezione di quella di supporto diretto alle unità operative; – della direzione unitaria della formazione. Si prevede, inoltre, che la responsabilità del Capo di stato maggiore della difesa in materia di pianificazione operativa non sia limitata a quella di livello interforze, ma sia riferita alla pianificazione unitaria dello strumento militare [lettera b ), numero 2)]; viene attribuito al Capo di stato maggiore della difesa il comando operativo dello strumento militare nelle operazioni, anche nei casi in cui per l'esecuzione è sufficiente l'impiego di una sola componente, nonché nelle esercitazioni interforze e multinazionali, prevedendo che possa delegare la direzione delle operazioni, secondo le relazioni di comando e controllo già previste in ambito NATO dalla direttiva ATP-3.2.2 Command and Control of Allied Land Forces (edition B Version 1) e recepite a livello nazionale, al Vice comandante per le operazioni, nel caso in cui l'attività da svolgere sia di carattere interforze, ovvero ai Capi di stato maggiore di Forza armata o al Comandante generale dell'Arma dei carabinieri, nel caso di operazioni di interesse di una singola Forza armata. In tal senso, in linea con la dottrina NATO, potrà essere delegato il controllo operativo dell'operazione, così consentendo al Vice comandante per le operazioni ovvero ai Capi di stato maggiore di Forza armata o al Comandante generale dell'Arma dei carabinieri di impiegare le forze assegnategli per l'assolvimento di specifiche missioni o compiti, normalmente limitati nelle funzioni, nel tempo e nello spazio, nonché di schierare le unità interessate. Al fine di evitare, in tal caso, la creazione di apposite nuove strutture o comandi operativi, la disposizione stabilisce che l'operazione venga condotta solamente tramite i comandi operativi interforze o di singola Forza armata [lettera b ), numero 2)]. Per effetto di tali modifiche, il Capo di stato maggiore della difesa, nell'ambito della funzione strategico-militare, diventa l'unico responsabile verso l'autorità politica di tutti gli aspetti relativi alla pianificazione finanziaria e operativa, alla generazione, preparazione e impiego delle Forze armate, alla formazione diversa da quella di base e al supporto generale logistico con esclusione di quello di supporto alle unità operative. In altri termini, la riforma non solo aumenta quantitativamente le responsabilità del vertice tecnico-militare della difesa, ma lo rende esplicitamente l'unico soggetto responsabile verso l'autorità politica delle funzioni fondamentali dello strumento militare. La lettera c) , prevede che, per l'esercizio delle sue attribuzioni, il Capo di stato maggiore della difesa si avvalga dello stato maggiore. Rispetto al vigente testo dell'articolo 27 del codice dell'ordinamento militare, viene espunto il riferimento al Comando operativo di vertice interforze. Tale esclusione è motivata dalla previsione di cui al nuovo articolo 27- bis del codice dell'ordinamento militare, inserito dalla lettera d) dell'articolo in esame, che configura la nuova carica di Vice comandante per le operazioni quale Comandante del Comando operativo di vertice interforze: di tale Comando, pertanto, non si avvale solo il Capo di stato maggiore della difesa, ma anche il Vice comandante per le operazioni in caso di delega del comando delle forze in operazioni ed in esercitazioni interforze e multinazionali. La lettera d) , come già accennato, inserisce nel codice dell'ordinamento militare l'articolo 27 -bis relativo alla configurazione della carica di Vice comandante per le operazioni, prevedendo: – la nomina con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministero della difesa, in ragione dell'attribuzione a tale figura dell'incarico di comandante del Comando operativo di vertice interforze, per il quale l'articolo 29, comma 1- bis , del codice dell'ordinamento militare, come modificato dall'articolo 14, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 26 aprile 2016, n. 91, stabilisce tale procedimento di nomina; – la dipendenza dal Capo di stato maggiore della difesa; – le attribuzioni proprie e quelle delegate; – la esclusione della disciplina prevista per i gradi vertice, in ragione della dipendenza del Vice comandante per le operazioni dal Capo di stato maggiore della difesa. La lettera f) adegua alle nuove disposizioni introdotte dalla lettera d) il contenuto del comma 1 dell'articolo 29 del codice dell'ordinamento militare, precisando che il Comando operativo di vertice interforze è retto dal Vice comandante per le operazioni e si avvale degli esistenti comandi operativi delle Forze armate. Sotto questo ultimo profilo, la modifica riprende e sviluppa in senso marcatamente unitario quanto previsto dal testo vigente dell'articolo 29, comma 1, del codice dell'ordinamento militare, prevedendo una più schietta e diretta dipendenza dei comandi operativi delle Forze armate rispetto al Comando operativo di vertice interforze in modo da assicurare una vera unità di comando delle operazioni. Gli esistenti comandi operativi di ciascuna Forza armata mantengono la loro funzione operativa per le esercitazioni della singola Forza armata nonché per le operazioni e le esercitazioni eventualmente delegate dal Capo di stato maggiore della difesa ai Capi di stato maggiore di Forza armata ovvero, limitatamente ai compiti militari, al Comandante generale dell'Arma dei carabinieri.