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Il reddito di cittadinanza cambierà radicalmente la vita e il futuro di milioni di italiani che oggi soffrono, perché non sarà un sussidio assistenziale - come ancora oggi abbiamo sentito - ma sarà implementato da un sistema efficiente e articolato di politiche attive per il lavoro, basato sui centri per l'impiego che saranno finalmente messi in condizioni di ben operare anche grazie alle migliaia di nuove assunzioni di operatori, a cui si affiancheranno i navigator che prenderanno in carico i beneficiari del reddito di cittadinanza e li accompagneranno, passo dopo passo, fino al nuovo impiego. Inoltre, si realizzerà il sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, che sarà collegato al sistema informativo unitario dei servizi sociali, il che permetterà di interconnettere tutte le banche dati esistenti, in modo che di ogni lavoratore si conoscano la formazione e le competenze, da mettere a disposizione delle aziende presenti sul territorio nazionale. L'investimento complessivo nelle politiche attive del lavoro sarà di circa 2 miliardi nel biennio 2019-2020. Questi interventi aiuteranno a colmare il gap che in questo settore esiste tra il nostro e gli altri Paesi europei, che è figlio di politiche del lavoro sbagliate dei precedenti Governi. A titolo di paragone, si pensi che nei centri per l'impiego di Germania e Francia lavorano rispettivamente 100.000 e 54.000 addetti: sono numeri enormi rispetto ai nostri attuali (8.000). Non è un caso che i tassi di disoccupazione di questi due Paesi siano del 5 per cento in Germania e dell'8,9 per cento in Francia, mentre in Italia in questo momento sono superiori al 10 per cento. A volte capita, infatti, che l'offerta di lavoro esista, ma che non venga soddisfatta perché non sono stati mai approntati strumenti per incrociare domanda e offerta. Basti pensare che, attualmente, i centri per l'impiego non comunicano tra loro e che, addirittura, alcuni sono sprovvisti di un proprio sito Internet. Ma tutto questo cambierà. La riforma strutturale che oggi approviamo definitivamente aiuterà a rimettere nel circuito della formazione e della ricerca attiva del lavoro anche una parte di quegli oltre 3 milioni di inattivi che, da anni, non cercano più fattivamente lavoro. E questo aspetto importantissimo della nostra riforma, ossia il previsto afflusso di questi scoraggiati e inattivi presso i centri per l'impiego, permetterà di rivedere al rialzo il tasso di partecipazione alla forza lavoro che, per il metodo di calcolo adottato in Europa, contribuirà alla crescita del PIL potenziale, il che migliorerà i conti pubblici. Del resto, oltre a queste considerazioni, ce ne sono tante altre di natura strettamente economica, che dovrebbero far riflettere chi, continuamente, parla di mercato, di liberismo e di crescita. Infatti, continuare ad avere 5 milioni di poveri, che inevitabilmente rimangono ai margini della società, costituisce un vero e proprio danno economico per l'intero Paese, perché questi nostri connazionali sfortunati non hanno potuto contribuire, fino ad oggi, al progresso e al benessere collettivo e, ad esempio, si sono ammalati in misura maggiore rispetto agli altri e quindi hanno usufruito in misura maggiore del Servizio sanitario nazionale, costituendo dunque un ulteriore costo per lo Stato. In definitiva, i vantaggi che porterà al nostro Paese il reddito di cittadinanza non li vede solo chi si copre gli occhi, perché non li vuole vedere. Per ciò che riguarda la famigerata legge Fornero, in campagna elettorale noi del MoVimento 5 Stelle avevamo preso l'impegno di superarla, istituendo la cosiddetta quota 100, favorendo il ricambio generazionale, liberando posti di lavoro per i giovani e, in tal modo, ringiovanendo e migliorando le competenze della forza lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S) . In buona sostanza, con il provvedimento in esame si compie il primo passo per risolvere quello spaventoso conflitto generazionale, che ha costretto migliaia di ultrasessantacinquenni a continuare a lavorare e che ha causato la disoccupazione o l'emigrazione di centinaia di migliaia di giovani. Grazie al provvedimento in esame, fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle, un milione di lavoratori nel prossimo triennio potrà anticipare la pensione fino a cinque anni rispetto ai requisiti della legge Fornero. Concludendo, oggi non approviamo solo un provvedimento di legge atteso da anni da milioni di italiani che soffrono. Oggi arriva a compimento una parte importante di un percorso politico, un pezzo delle nostre vite di attivisti e di portavoce del MoVimento 5 Stelle, che valeva la pena di essere vissuto. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mangialavori. Ne ha facoltà. MANGIALAVORI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo, inizio il mio intervento con una convinzione: il welfare è una delle conquiste più importanti e più nobili dell'azione politica dell'ultimo secolo. C'è però da stare attenti, perché le attuali politiche internazionali, spesso ispirate a un processo di radicale liberalismo e di globalizzazione senza umanesimo, stanno spazzando via molti pezzi del welfare . Per tutelare tutto ciò, ritengo servirebbero ben altro approccio, ben altre conoscenze e ben altra visione politica. Ahinoi, l'ondata demagogica delle 5 Stelle, per fortuna ormai cadenti, rende difficile persino il confronto. Prima di passare a parlare del reddito di cittadinanza, penso però sia addirittura indispensabile fare una premessa. Provenendo da una delle Regioni giù disagiate del Paese, conosco perfettamente la sofferenza di tanti giovani in cerca di occupazione, di tante donne, laureate e non, di commercianti, che per loro sfortuna hanno dovuto chiudere la loro attività per colpa della crisi, di tanti professionisti ormai incapaci di continuare la propria attività, di tanti lavoratori di mezza età che hanno perso il loro posto di lavoro. Con queste categorie anche io mi confronto giornalmente e, ahimè, la frustrazione più grande è quella di non poter offrire loro una risposta immediata e una soluzione dei loro problemi. Per alleviare questo disagio occorre sì continuare ad individuare dei metodi per rafforzare il welfare ma, cari colleghi del Governo, serve soprattutto creare occupazione, lavoro, sviluppo e investimenti strategici. I provvedimenti occasionali come il reddito di cittadinanza limitati nel tempo e assolutamente disancorati da ogni prospettiva di crescita purtroppo non offrono alcun rimedio. Nel merito della proposta del reddito di cittadinanza va detto innanzitutto che potrebbe essere destinato a una platea assolutamente inferiore rispetto a quanti ne avrebbero bisogno. In effetti, la discordanza tra i dati dell'INPS e quelli del Governo sono sotto gli occhi di tutti, ma voi, colleghi del Governo, non ne avete assolutamente preso atto. Siamo di fronte a un vero bailamme, con il rischio che ampie fasce della popolazione in stato di povertà non siano raggiunte da questa misura. Ciò produrrà, purtroppo, discriminazioni nelle discriminazioni, acuendo l'invidia sociale e una guerra tra poveri di cui l'Italia non ha assolutamente bisogno. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . C'è poi la domanda delle domande: