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Dobbiamo quindi sostenere, anche finanziariamente e comunque in generale, tutte quelle regioni colpite dal fenomeno dell'emigrazione. Occorre anche tenere ben presenti gli accordi che sono stati fatti sul confine subsahariano in Libia, quindi con i Paesi del Ciad, del Mali e del Niger, al fine di rafforzare la capacità di controllo dei confini marittimi e terrestri di quei Paesi, coinvolgendo anche l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (INM) e l'UNHCR, che svolgono un ruolo molto importante e determinante sul territorio libico per quanto riguarda i diritti umani, basti ricordare che hanno gestito ed assistito 25.000 rimpatri volontari. In questo senso, va richiamata la necessità di migliorare gli standard di visibilità dei centri di permanenza in Libia, dove vengono accolti questi disperati che attraversano il deserto. Sempre in questo contesto - voglio ricordarlo - è necessario menzionare la missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger, che abbiamo approvato al termine della scorsa legislatura e che è stata molto contrastata in passato. Adesso non voglio fare polemica, ma si spera che prevalga una lettura dei fatti che registri l'utilità di questa missione, che è fondamentale per il controllo dell'immigrazione. Poi vi sono, ancora, tutti gli accordi di riammissione con i Paesi a forte vocazione migratoria. Alcune intese sono già state fatte, in particolare con l'Algeria, il Gambia, il Niger, la Nigeria e il Senegal, solo per ricordarne alcune. Sappiamo infatti - lo abbiamo detto più volte e lo ricordavano anche i colleghi - che in Africa si gioca una partita fondamentale per la sicurezza, laddove c'è una crescita demografica imponente, dato che, come sappiamo, secondo le stime, nel 2050 la popolazione raddoppierà, toccando la cifra di due miliardi di persone. Tutto questo per dire che è necessario saper articolare una politica di difesa e di sicurezza che non può prescindere dalla capacità di tessere relazioni internazionali ed è quindi necessario un approccio meno improntato ai gesti esemplari, oltretutto fatti sulla pelle delle persone, secondo noi poco efficaci a lungo termine, perché l'immigrazione, come penso sappiamo tutti, è un fenomeno strutturale e non può essere gestito attraverso politiche emergenziali. Il tema dell'immigrazione continua certamente ad avere un ruolo da protagonista nello scenario politico del nostro Paese: la questione della gestione dei flussi migratori è certamente drammatica e campeggia sui media, in particolare negli ultimi mesi. È un problema serio e siamo consapevoli che, sotto la superficie di questa grande crisi, il problema risieda nelle gravi instabilità che costellano il contesto odierno e nello stato delle relazioni internazionali. Non la faccio lunga, ma è comunque essenziale ragionare su quale sia la risposta più adeguata. La realtà ci dice che le crisi di oggi richiedono capacità irraggiungibili per un singolo Stato e, di conseguenza, un approccio che sia almeno verosimile non può prescindere dall'operare in ambito multilaterale e dal costruire una strategia politica prima che operativa. La posizione del Partito Democratico sarà espressa in dichiarazione di voto dal collega senatore Alfieri, ma con questi presupposti il provvedimento si inserisce in un contesto che condividiamo, seppure va richiamata, come dicevo, la necessità di implementare e di rafforzare altre importanti funzioni fondamentali, che sono alla base del Memorandum sottoscritto nel 2017 dal nostro Paese, che ho ricordato. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, illustri esponenti del Governo, oggi si chiede all'Assemblea di convertire in legge il decreto-legge 10 luglio 2018, n. 84, ossia di rendere esplicita la volontà, la collaborazione e l'onestà dell'Italia nei confronti di un mondo che soffre e chiede aiuto e nei confronti dell'Europa stessa. Il nostro Governo ha scritto nel contratto che nei tavoli dei negoziati europei avrebbe ricoperto un ruolo da protagonista, con l'intento di far rispettare i diritti e i doveri dell'Unione europea e lo stiamo facendo. Il carattere deciso, caparbio e irremovibile del nostro Ministro dell'interno ci sta garantendo rispetto e un'improvvisa collaborazione da parte di Stati europei che fino a ieri erano miopi al problema. Abbiamo infatti riaperto una coscienza egoisticamente chiusa, affinché ci sia una equa e responsabile ripartizione del ricollocamento dei richiedenti asilo. Solo grazie alla nostra leale forza politica e morale siamo oggi ascoltati, considerati e rispettati. La boriosità e il menefreghismo anch'esso egoisticamente assunto da alcuni leader europei sono oggi rimandati al mittente. In modo leale, forse anche duro per alcuni, il nostro leader Matteo Salvini ha interpretato la volontà degli italiani, ovvero quella di offrire amore ai popoli che soffrono, ma pretendendo impegno comune, regole comuni e risposte serie e veloci. Questa strategia organizzativa fa seguito al Trattato di Bengasi del 2008, al quale riconosciamo la lungimiranza di chi vedeva allora nella Libia un partner per cooperare in accordi bilaterali che determinano lotta al terrorismo e alla criminalità, lotta al traffico illecito, soprattutto di stupefacenti, e all'immigrazione clandestina, nonché un alleato sulle sponde nordafricane, fornitore di energia, gas e petrolio. Apprezziamo la continuità strategica, anche se di debole efficacia sui tavoli europei, del precedente Governo; abbiate perciò anche voi dell'opposizione il coraggio e la correttezza di apprezzare il lavoro del nostro Esecutivo e il ruolo assunto nei confronti di un'Europa che scaricava sull'Italia tutte le responsabilità economiche, politiche, legali, umanitarie e sociali e che si nascondeva egoisticamente dietro patti, trattati e accordi firmati, con la consapevolezza degli enormi svantaggi arrecati. Penso poi al ruolo assunto nei confronti di organizzazioni private autoproclamatesi legittime e autoreferenziali, organizzazioni senza alcun obbligo di pubblicità di bilancio e che non svelano con trasparenza finanziatori e finalità. Mi riferisco a un Governo che ha il merito di lavorare per renderci un sentimento che purtroppo da troppo tempo manca, cioè quello di Patria; una Patria che in Europa conti e si faccia sentire. Rivendichiamo pertanto orgogliosamente la volontà di cedere a titolo gratuito ben dodici unità navali e siamo orgogliosi di fornire altresì supporto, addestramento ed istruzione operativa, di fornire sacrificio di uomini e donne italiani, formazione e copertura finanziaria per una spesa complessiva di 1,15 milioni di euro. Diamo un segno tangibile aggiungendo dodici unità operative alle quattro motovedette della Libia vecchie e limitate. Per salvare davvero le vite umane e combattere davvero i trafficanti di morte occorre operare un contrasto già nei luoghi di partenza, perché lì è la cupola e perché impedire ad uno scafo insicuro di partire significa evitare tragedie in mare. Noi in Italia accogliamo volentieri e senza trattati i rifugiati veri; deve finire il business delle cooperative dell'accoglienza indegna e ricca di lucro. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S).