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Noi abbiamo chiesto di ascoltare il Presidente del Consiglio dei ministri e fin dall'inizio di agosto c'era l'intesa che sarebbe venuto lui in questa settimana a riferire non soltanto sugli aspetti che rientrano nell'ambito delle competenze del Ministro della salute, ma, più in generale, sull'intera questione connessa alla pandemia, quindi comprendendo situazioni di carattere certamente sanitario, ma anche di carattere strategico ed economico e di conduzione generale della politica. Tra l'altro, l'emergenza è stata gestita in gran parte da decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, il quale dovrebbe quindi venire a riferirci su varie questioni. Dovrebbe dirci quale sarà l'uso che il Governo intende fare delle ingenti risorse che verranno dall'Unione europea e dirci anche una parola chiara sul MES: se verrà usato oppure no e, nel caso in cui non verrà usato, perché e come si farà a supplire nel frattempo alla necessità di liquidità che, a detta anche dello stesso Ministro dell'economia (quindi autorevolmente), presenta dei problemi. La prima proposta che avanziamo è pertanto di calendarizzare al più presto lo svolgimento delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri affinché si possa parlare della questione generale della pandemia e non soltanto degli aspetti che riguardano le competenze del Ministro della salute. Una seconda questione riguarda il voto di fiducia, che è ormai scontato. Il ricorso alla fiducia, sempre criticatissimo dai partiti dell'attuale maggioranza (in particolare dal MoVimento 5 Stelle) quando era deciso dagli altri, è diventato invece prassi consueta e scontata adesso che lo devono gestire loro. Lasciamo però da parte la questione della fiducia (cioè del fatto che si ponga o meno) e concentriamoci su quando votarla. Noi non pensiamo che venerdì la maggioranza e il Governo saranno in grado di procedere, con tutti i problemi che ci saranno con la Ragioneria generale dello Stato e la complessità dei temi che sono stati affrontati per parecchi giorni e nella notte appena trascorsa, fino alle 5,30 di questa mattina, con il grande impegno di tanti senatori che hanno partecipato alle sedute delle Commissioni riunite, cui va unanimemente il ringraziamento di tutti. Tutto questo lavoro dovrà poi concretizzarsi in un maxiemendamento che dovrà avere naturalmente la bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato. Per questi motivi, non pensiamo che venerdì si sarà in grado di procedere. Se si fossero avute tempistiche normali, infatti, si sarebbe tranquillamente già potuto porre quantomeno la fiducia nella giornata di domani (per poi votare non si sa quando). Ci sono tempi di discussione abbastanza estesi, ma che certamente non ci obbligano ad arrivare fino alla giornata di venerdì. Se fosse in questione la semplice trasposizione di quanto approvato in Commissione in un maxiemendamento, quest'ultimo dovrebbe essere sostanzialmente già pronto. Certo, comprendiamo che esistono anche questioni di dinamica in merito al testo e di coordinamento generale; ma il testo, dovrebbe già essere in corso di preparazione, ragion per cui non si capisce perché si debba aspettare fino a venerdì. Invece è chiaro che esistono problemi concreti. Ebbene, noi pensiamo che venerdì ci sarà un ulteriore rinvio, magari fino a sabato, e riteniamo che non si possa fare un tale uso delle istituzioni, che vengono già vilipese in molti altri modi. Il Senato deve lavorare; non ha avuto problemi a lavorare ad agosto; non c'è problema a lavorare di venerdì e di sabato, ma dobbiamo lavorare e non aspettare che qualcuno decida altrove ciò che invece andrebbe deciso qui. (Applausi). Se si fosse fatto un esame ordinario, probabilmente si sarebbe addirittura potuto esaminare il testo emendamento per emendamento, approvando forse alla fine qualche proposta di coordinamento e arrivando così alla fine. La situazione, invece, è stata gestita in modo molto più complicato. A questo punto proponiamo che il voto di fiducia si svolga non venerdì, ma quando il Governo sarà pronto, e cioè - speriamo - lunedì. In ogni caso, i lavori della Camera saranno evidentemente più che compressi, ma è chiaro che l'altro ramo del Parlamento non potrà intervenire con alcuna modifica, ma almeno qui ci sarà un ordinato svolgimento dei lavori. (Applausi). ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli senatori e senatrici, la proposta della Lega sul calendario dei lavori prevede anzitutto - così com'era stato stabilito nella Conferenza dei Capigruppo prima della pausa estiva - che il presidente del Consiglio Conte venga in Aula a riferire sul contenuto del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Al contrario, il presidente Conte ha delegato il ministro Speranza, venendo meno a un accordo fatto in una precedente Capigruppo. Si tratta pertanto di una scortesia istituzionale, dal momento che il ministro D'Incà ce lo aveva promesso. In secondo luogo, chiediamo che la fiducia non venga votata venerdì mattina - siamo anche noi convinti che il maxiemendamento non sarà pronto per le ore 9,30 di venerdì, così come calendarizzato - e che si vada alla giornata di lunedì. In terzo luogo, visto che si è insistito sulla riforma costituzionale con l'estensione ai diciottenni del voto per l'elezione del Senato della Repubblica, chiediamo che venga calendarizzato anche il provvedimento sull'abolizione del CNEL, di cui tanto si sente parlare; si dice che tutti vorrebbero abolirlo ma, anche se il provvedimento è pronto da un po' di tempo, chissà perché non viene mai calendarizzato all'ordine del giorno. Questa è la proposta che avanziamo come Lega, in modo tale che sia chiara. Mi soffermo sul fatto che troviamo assolutamente ingiustificato che, dopo tutto quello che è venuto fuori dai verbali del Comitato tecnico-scientifico, con responsabilità chiare e precise, il Presidente del Consiglio - come dovrebbe avvenire in un Paese normale - non venga subito in Parlamento a rispondere agli interrogativi che i tanti milioni di italiani si pongono. (Applausi). Questo è il minimo che si poteva pretendere. Ancora, durante la pausa estiva il Presidente del Consiglio ha annunciato che sarebbe stato il primo a consentire la pubblicazione di tutto, non avendo nulla da nascondere. Ebbene, ancora oggi ci sono dei verbali secretati. Si dice che non avete nulla da nascondere. Bene: allora desecretate tutti i verbali, compresi gli allegati, perché non possiamo pensare di prendere in giro il popolo italiano. C'è un verbale che ha circa 3.400 o 3.500 allegati. Vogliamo tutti gli allegati e, quindi, che Conte venga in Assemblea a rispondere del perché non ha ancora desecretato gli atti. Poi sono uscite altre notizie: di recente il quotidiano «la Repubblica» ha riportato il fatto che il 12 febbraio sul tavolo del Governo giaceva uno studio della Fondazione Bruno Kessler, che sostanzialmente prevedeva, in modo azzeccato, tutto quello che sarebbe successo e addirittura anche il numero dei morti, da 35.000 a 60.000; era quindi uno studio molto realistico da questo punto di vista.