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L'articolo 3 del disegno di legge interviene sul codice penale, introducendo una specifica aggravante nel caso di maltrattamenti ai danni di minori in affidamento familiare o collocati in comunità di tipo familiare e prevedendo nuove fattispecie di reato volte a punire non solo le false dichiarazioni, ma anche ogni altra forma di arbitrio da parte degli operatori dei servizi sociali, nei procedimenti per l'affidamento o l'adozione di minori. Come ricordato, l'articolo 1 della legge n. 184 del 1983 prevede espressamente che le condizioni di indigenza dei genitori non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. Con il nuovo articolo 380- bis del codice penale si sanziona espressamente l'operatore dei servizi sociali che disponga l'affidamento del minore a fronte di situazioni di indigenza della famiglia d'origine. Per superare le criticità del sistema degli affidamenti nelle comunità di tipo familiare e garantire una maggiore efficienza e trasparenza del sistema, l'articolo 4 del disegno di legge prevede l'istituzione di un Osservatorio ad hoc , chiamato a svolgere un importante ruolo di controllo e di promozione in materia di comunità di tipo familiare e di famiglie affidatarie. A tale Osservatorio è, peraltro, demandata l'elaborazione di un tariffario nazionale dei costi per il mantenimento dei minori e per il funzionamento delle strutture di accoglienza. Si prevede, inoltre, l'istituzione di un registro degli affidamenti, attraverso il quale si vuole assicurare un controllo in tempo reale della condizione di ogni bambino o adolescente allontanato dal proprio nucleo familiare. L'articolo 5 del disegno di legge interviene in materia di giustizia minorile, rispettivamente modificando la composizione dei tribunali per i minorenni, attraverso un ridimensionamento del peso della componente non togata, e intervenendo sulle incompatibilità dei magistrati non togati minorili. Una delle più note criticità del sistema è rappresentata dall'esistenza di innegabili rapporti di cointeressenza tra i magistrati onorari minorili e le comunità di tipo familiare nelle quali sono collocati i minori. Proprio per ovviare a questa situazione, l'articolo 5 riconosce in via legislativa le cause di incompatibilità già individuate dal Consiglio superiore della magistratura nella circolare sulla nomina e conferma dei giudici onorari minorili per il triennio 2020-2022, di cui alla delibera dell'11 luglio 2018, estendendo, inoltre, le incompatibilità anche ai casi in cui la situazione di cointeressenza con la comunità di tipo familiare riguardi prossimi congiunti del magistrato onorario. L'articolo 6, poi, al fine di assicurare il rispetto dei doverosi criteri di imparzialità e di terzietà anche dei garanti regionali dell'infanzia e dell'adolescenza, demanda a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri l'individuazione delle modalità per estendere la disciplina in materia di incompatibilità dei giudici onorari minorili anche agli esercenti le suddette funzioni di garanzia.. 1 (Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184) 1 Alla legge 4 maggio 1983, n. 184, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 1, comma 5, dopo le parole: « princìpi fondamentali dell'ordinamento » sono aggiunte le seguenti: « e delle convenzioni e dei trattati internazionali »; b all'articolo 2: 1 al comma 1, le parole da: « è affidato » fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: « è affidato prioritariamente a parenti entro il quarto grado, o a un'altra famiglia, possibilmente con figli minori, o a una persona singola, preferibilmente entro il quarto grado di parentela, o a una comunità di tipo familiare, al fine di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno »; 2 i commi 1- bis e 1- ter sono abrogati; 3 al comma 3, le parole: « In caso di necessità e urgenza » sono sostituite dalle seguenti: « Nei casi di necessità e urgenza di cui all'articolo 403 del codice civile »; 4 dopo il comma 3 è inserito il seguente: « 3-bis . Il provvedimento di cui al comma 3 deve essere trasmesso dal servizio sociale locale entro le ventiquattro ore successive alla sua emissione al presidente del tribunale per i minorenni del luogo di residenza del minore. Il presidente, entro cinque giorni dal ricevimento del provvedimento, fissa con decreto l'udienza di conferma, modifica o revoca del provvedimento innanzi a sé o a un giudice non onorario; le parti sono tenute a comparire personalmente all'udienza. Il decreto di cui al secondo periodo deve contenere: la nomina di un curatore speciale del minore, individuato nella persona di un avvocato; la convocazione dei genitori o dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale ai fini della loro audizione e la nomina di un loro difensore d'ufficio, con l'avvertimento che hanno facoltà di nominare un difensore di fiducia; la convocazione, per l'ascolto, del minore che abbia compiuto gli anni dodici o che sia comunque dotato di sufficiente capacità di discernimento; la trasmissione degli atti al pubblico ministero con richiesta del relativo parere. Il decreto può disporre l'audizione dei parenti del minore entro il quarto grado. Il provvedimento di cui al comma 3, unitamente al decreto di fissazione dell'udienza, deve essere notificato a tutte le parti, al difensore d'ufficio e al curatore speciale del minore a cura della cancelleria entro cinque giorni dalla data di emissione del decreto. Il tribunale per i minorenni provvede con ordinanza motivata entro trenta giorni dalla data di emissione del provvedimento, a pena di inefficacia dello stesso. L'ordinanza deve contenere, a pena di nullità: le motivazioni specifiche; le modalità di allontanamento del minore dalla sua famiglia e i soggetti preposti alla sua attuazione; l'indicazione del curatore speciale nominato per il minore; la determinazione dei diritti e dei compiti degli affidatari e dei corrispondenti limiti nell'esercizio della responsabilità genitoriale da parte dei genitori o del tutore provvisorio, se nominato; le modalità attraverso le quali i genitori e gli altri componenti del nucleo familiare mantengono un rapporto continuativo con il minore; le modalità attraverso le quali il minore può frequentare le persone diverse dai familiari con cui ha stabilito rapporti affettivi prima dell'allontanamento dai genitori; l'indicazione del servizio sociale locale al quale sono attribuite la responsabilità del programma di assistenza e la vigilanza durante l'affidamento, con l'obbligo di tenere costantemente informato il giudice che ha emesso il provvedimento. Contro l'ordinanza con la quale è confermato, modificato o revocato il provvedimento di cui al comma 3 è ammesso reclamo da parte dei genitori, del curatore speciale del minore, del pubblico ministero e dei parenti entro il quarto grado del minore nel termine perentorio di dieci giorni dalla pronuncia in udienza ovvero dalla comunicazione o dalla notificazione, se anteriore. Sul reclamo è competente la corte di appello, che decide con decreto motivato entro quindici giorni dal deposito dello stesso. Si applicano gli articoli 737 e 738 del codice di procedura civile.