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Che il momento sia importante, addirittura eccezionale e straordinario, qualcheduno l'ha detto prima e che la sfida sia la più grave che l'Italia repubblicana debba affrontare lo dice l'immagine di quest'Aula nella quale in pochi per scelta rappresentiamo tutti; lo dice quella della la città di Roma, oggi particolarmente deserta; lo dice il fatto che per la prima volta in questa legislatura - e verosimilmente da tanti anni a questa parte - ci esprimeremo con convinzione tutti insieme in modo favorevole a questo provvedimento, che il Governo ha, direi finalmente, modificato. Prendiamo atto del fatto che finalmente sono state accolte le nostre indicazioni: il provvedimento che oggi decidiamo di approvare, con una risoluzione che consente al Governo di andare in deficit per una cifra pari a 20 miliardi di euro e di porne in campo almeno 25 per fronteggiare questa prima fase dell'emergenza, credo costituisca un salto di qualità anche nell'atteggiamento del Governo, che sino a ieri aveva ascoltato e ricevuto le opposizioni, ma non sembrava recepirne le indicazioni. Oggi invece l'ha fatto: gliene diamo atto con responsabilità e per questo voteremo insieme la stessa risoluzione. Oggi l'Italia finalmente è unita. È unita nel fronteggiare l'emergenza sanitaria e quella economica e, a tal proposito, attendiamo che quanto annunciato dal Ministro dell'economia in Aula sia poi concretizzato nei provvedimenti e ci auguriamo che finisca questo incalzare di provvedimenti giorno per giorno: siamo già a cinque decreti; ma credo che, per quanto riguarda i provvedimenti amministrativi, ne siano stati realizzati uno e anche più ogni giorno. È necessario fare chiarezza, per cui chiediamo che i provvedimenti siano accorpati e ci si possa confrontare, nei prossimi giorni, con un unico provvedimento che recepisca quanto detto da noi e da voi e le considerazioni fatte in quest'Aula, per dare davvero il segno al Paese di chiarezza e unità, tanto più necessarie. Ma non basta. A nostro avviso, occorre che questa unità del Paese la si manifesti in maniera chiara anche in sede europea, perché temiamo che l'Europa non abbia ancora ben capito, come purtroppo si evidenzia dai provvedimenti, anche restrittivi, presi da alcune Nazioni europee, che appaiono addirittura ostili nei confronti dell'Italia; lo stesso si evidenzia dal fatto che l'ordinaria amministrazione europea prosegua, come se non fossimo in una fase straordinaria. L'Europa deve capire e il Governo insieme al Parlamento, ossia l'Italia unita, deve farle capire che c'è bisogno di un salto di qualità e di una rivoluzione nel paradigma europeo, a cominciare dalle trattative ancora in corso sulla riforma del MES e dell'unione bancaria e sul piano pluriennale di bilancio. L'Unione europea - se vogliamo farci capire e se essa vuole capire cos'ha di fronte - deve sospendere provvedimenti che sono chiaramente inadeguati rispetto a quanto sta accadendo in queste ore in Europa, come dimostrano anche le borse europee e prendere il tempo per riformare dalle fondamenta la concezione della nostra Europa, che deve diventare davvero una Europa solidale e che punti e scommetta sugli investimenti e quindi sullo sviluppo. Noi chiediamo che lo stesso salto di qualità che il Governo ha fatto oggi, cambiando la sua proposta al Parlamento e recependo l'indicazione delle opposizioni, lo faccia nel suo comportamento in Europa, con grande chiarezza. Siamo convinti che sarà ascoltato dall'Europa, perché può accadere - molti lo prevedevano anche in quest'Aula - che quello che oggi sta patendo il nostro Paese a breve sarà un problema anche di altri Paesi europei. La seconda cosa che chiediamo è di nominare un commissario straordinario con poteri di ordinanza, come fu fatto anche in vicende meno drammatiche, ancorché sempre gravi, del nostro Paese. E questo senza avere alcun retropensiero (e ci auguriamo che non lo abbia il Governo). Non chiediamo un commissario straordinario perché evochiamo un commissariamento del Governo: non è questo il momento. Chiediamo un commissario straordinario per poter meglio esplicare e sino in fondo ciò che è necessario, con chiarezza di intenti e di comunicazione al Paese, in un momento così difficile, direi drammatico. Noi pensiamo che questo ulteriore passo possa aiutarci a prendere insieme le misure necessarie per fronteggiare la grave crisi. Lo dico con convinzione: non dobbiamo, non dovete inseguire il virus , ma dobbiamo insieme contrastarlo nelle fondamenta, quindi anche prendere in considerazione l'altra nostra proposta di chiudere per qualche giorno le attività produttive in questo Paese, salvo quelle necessarie, per poter meglio, poi, reagire alla crisi, tutti insieme, piuttosto che farlo di area in area, di settore in settore, come se inseguissimo il problema invece di contrastarlo sino in fondo. Queste ulteriori misure che vi chiediamo, ovviamente nei provvedimenti che dovranno essere emanati nelle prossime ore, ci possono e ci devono portare a quel clima unitario che tutti in quest'Assemblea reclamano e che io credo, con convinzione, reclamino soprattutto coloro che sono in prima fila nel combattere questa crisi: i medici, i ricercatori e certamente anche gli operatori della sicurezza. Noi dobbiamo essere con loro e far sentire che un intero Paese è loro solidale. In conclusione, vi sono anche gli aspetti, se vogliamo, positivi o comunque le opportunità che ne possono derivare. Noi stessi avevamo detto già nei primi interventi in quest'Aula che finalmente il Paese si riconcilia con la scienza, dopo qualche decennio: finalmente tutti saremo consapevoli che occorre vaccinarsi. Lo scorso anno appena il 40 per cento degli italiani si è vaccinato contro l'influenza. Io mi auguro che dal prossimo anno ci vaccineremo tutti, per diventare un gregge, cioè un popolo. La seconda conseguenza positiva è che finalmente tutti chiedono più Stato. C'è la rivalutazione dello Stato, cioè della Nazione, in questo Paese. Lo Stato che possa tutelare gli italiani; lo Stato che possa rappresentare gli italiani; lo Stato e quindi la Nazione in cui tutti gli italiani si riconoscono. È necessario, e concludo, di fare il terzo passo e di chiedere lo stesso a tutta l'Europa. Noi ci siamo, siamo tornati ad essere una Nazione; è necessario che anche l'Europa ci sia e che si concepisca come Nazione. Nelle prossime ore sapremo se questo appello sarà raccolto e su questo misureremo, noi, il Governo dell'Europa. (Applausi dal Gruppo FdI) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, certamente nella storia repubblicana il nostro Paese non ha mai vissuto una situazione così emergenziale e così drammatica e credo che tutti i cittadini ne siano assolutamente coscienti. In questo momento, il nostro compito non è solo quello di assumerci fino in fondo tutte le nostre responsabilità, ma, nel farlo, quello di dare un messaggio. In questo senso, anche l'atto che faremo tra qualche minuto, cioè il voto della risoluzione per autorizzare il Governo ad andare in deficit , è un segnale importante che dobbiamo dare al Paese: un segno di unità, con cui diciamo anche a tutti i cittadini che nessuno sarà lasciato solo.