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Norme per l'assistenza alla nascita e la tutela della salute del neonato. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge mira a garantire al neo cittadino appena nato il rispetto della dignità sociale che gli compete e il rispetto delle aspettative di vita e di salute compatibili con il suo potenziale genetico nonché ad assicurare un indirizzo unitario nella garanzia dell'uguaglianza dei diritti fondamentali del cittadino: diritto alla salute e diritto alla famiglia. Infatti il neonato italiano, in tema di assistenza ospedaliera, è discriminato rispetto ad ogni altro cittadino, pagando ancora, in parte, il retaggio di una cultura arcaica che lo considera alla stessa stregua di un'appendice della madre, dandogli la stessa dignità di una placenta. Di fatto il neonato, pur essendo al momento della nascita -- con l'inizio della prima funzione vitale autonoma, la respirazione -- divenuto soggetto di diritto, destinatario cioè delle norme previste dall'ordinamento giuridico in funzione protettiva, e pur avendo, appena nato, acquisito la capacità giuridica, ai sensi del primo comma dell'articolo 1 del codice civile, non è allo stato attuale debitamente tutelato. Per il neonato «sano» sono previsti interventi di prevenzione, di diagnosi e di cura (decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n. 128, e decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502), che si realizzano con l'assistenza pediatrico-neonatologica in sala parto, la visita medica giornaliera, i ripetuti controlli clinici, strumentali e di laboratorio subito dopo la nascita e durante la permanenza in ospedale. Sono, altresì, erogate prestazioni medico-infermieristiche (pulizia periodica, alimentazione, cura del moncone ombelicale, profilassi oculare, somministrazione di vitamina K, verifica regolare del peso, monitoraggio della bilirubinemia, vaccinazione anti-HBV, smening di legge, eccetera), le quali, ove indicato, sono integrate da procedure diagnostico-assistenziali più complesse. Nonostante l'erogazione delle prestazioni citate, permane una situazione ambigua, che vede il neonato «sano», da una parte, considerato alla stregua di ogni altro paziente o utente del Servizio sanitario nazionale e, dall'altra parte, ignorato nelle sue individualità e specificità. Infatti, permane il paradosso per cui il neonato «sano», pur avendo assegnato ad esso un codice di raggruppamento omogeneo di diagnosi (ROD) (decreto del Ministro della sanità 15 aprile 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1994), è stato, successivamente, escluso dal rimborso della tariffa di permanenza nel presidio del Servizio sanitario nazionale (decreto del Ministro della sanità 14 dicembre 1994, recante «Tariffe delle prestazioni di assistenza ospedaliera», pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 24 dicembre 1994). Corre obbligo, inoltre, evidenziare che i parametri di cui all'articolo 2 del presente disegno di legge sono in linea con quanto contenuto nella pubblicazione «Requisiti e raccomandazioni per l'assistenza perinatale in Italia» edita a cura della Società italiana di medicina perinatale, terza edizione, 1999. L'esigenza dell'elaborazione di un testo legislativo unitario nasce anche dalla necessità di fare chiarezza in materia di assistenza al neonato, raccordando in un testo completo e organico tutte le disposizioni legislative vigenti, relative alla materia, che a volte sono in stridente contrasto con la realtà operativa dei singoli presìdi ospedalieri e con le esigenze di un'assistenza corretta e in linea con le moderne acquisizioni scientifiche. Fatte queste premesse, essenziali alla lettura del presente disegno di legge che ha come obiettivo primario di perseguire il mantenimento dello stato di salute del nuovo nato e la prevenzione delle complicanze connesse alla nascita, ci auguriamo che essa possa trovare nella presente legislatura la massima attenzione, essendo il presupposto per un'univoca razionalizzazione e uniformazione di indirizzo nell'assistenza al neonato e per la garanzia, ovunque egli nasca, della tutela dei suoi diritti. Nel corso della XVI legislatura la proposta in esame è stata esaminata dalla Commissione affari sociali della Camera, dopo una serie di audizioni, che ne ha confermato la bontà dell'impianto. Tuttavia non si è riusciti a raggiungere un testo definito.. Art. 1. 1. Il neonato è tutelato mediante la notifica del ricovero presso i presìdi ospedalieri, pubblici e privati, e la compilazione della cartella clinica nonché secondo le apposite modalità che le singole regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano nell'ambito di programmi di attivazione e di attuazione del parto a domicilio o in casa. Art. 2. 1. Ad ogni nato, nell'ambito della struttura ospedaliera, sono assicurate competenze specifiche mediche e infermieristiche nonché l'aderenza ai requisiti organizzativi, strutturali e tecnologici stabiliti dai progetti obiettivo in materia maternoinfantile individuati dal Piano sanitario nazionale ai sensi dell'articolo l, comma 11, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, e nel rispetto delle disposizioni della presente legge. 2. L'assistenza ospedaliera al neonato è articolata su tre livelli di cura: a) cure di I livello per neonati sani, con una disponibilità di quindici posti letto per mille nati vivi; b) cure di II livello, con una disponibilità di 4,5 posti letto per mille nati vivi, oltre alle culle destinate ai neonati sani; c) cure di III livello, definite cure intensive, con una disponibilità di un posto letto per settecentocinquanta nati vivi, e cure intensive con una disponibilità di due posti letto per ogni posto letto di terapia intensiva neonatale, oltre alla disponibilità di posti letto adeguati all'utenza bisognosa di cure del I e del II livello di cure, e di posti letto supplementari per i neonati bisognosi di chirurgia neonatale rapportati all'utenza. 3. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, anche in base alla valutazione della situazione orogeografica, della rete viaria, della consistenza e della localizzazione delle strutture esistenti, definiscono per le unità operative neonatologiche adibite ai compiti di cui al presente articolo bacini di utenza atti ad assicurare l'acquisizione di competenze specifiche e di un livello tecnico adeguato alle cure prestate, che non può prescindere dal numero dei pazienti trattati. 4. Tutti gli ospedali pubblici e privati accreditati dotati di punto nascita, anche se privi di unità operative autonome di neonatologia e di terapia intensiva neonatale, sono dotati di posti letto per cure minime e intermedie, nell'ambito delle unità operative di pediatria o di neonatologia. Di norma le unità operative di ostetricia e le unità operative di neonatologia–patologia neonatale e di pediatria con assistenza neonatale operano a livello corrispondente, e un livello superiore provvede all'erogazione, oltre che delle prestazioni che lo caratterizzano, anche di quelle di livello inferiore. 5.