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- all'articolo 5, comma 1, lettera c ), con riferimento alle informazioni riportate nelle marcature, appare necessario separare la disciplina delle armi prodotte da quella delle armi importate. Difatti, delle armi importate quasi mai si conosce l'anno di produzione, e assai spesso non è noto l'effettivo fabbricante (ma solo il produttore), né il luogo o Paese di fabbricazione, che potrebbe essere diverso dalla sede del produttore. Ne consegue che le armi importate diventano così tutte clandestine, ai sensi dell'articolo 23, comma 1, n. 2) della stessa legge n. 110 del 1975. Appare pertanto essenziale che, sulle armi introdotte nel territorio dello Stato, il fabbricante, il Paese o luogo di fabbricazione o assemblaggio e l'anno di fabbricazione o assemblaggio, se sconosciuti, possano essere sostituiti rispettivamente dal produttore o importatore nell'Unione europea, dal Paese membro dell'Unione europea di prima importazione e dall'anno di importazione. La norma peraltro non incide negativamente sugli obblighi recati dalla normativa dell'Unione europea, poiché è impossibile richiedere la marcatura di informazioni non conosciute, né conoscibili; - all'articolo 5, appare necessario, anche ai fini della pubblica sicurezza, stabilire una disciplina generale, specificando che il trasporto delle armi detenute in collezione fuori dal luogo di detenzione sia previamente comunicato all'ufficio di pubblica sicurezza competente per territorio e che l'eventuale munizionamento acquisito per la prova di tali armi sia utilizzato o distrutto entro poche ore, impedendo che prescrizioni aggiuntive possano discriminare categorie di cittadini; - la disposizione che attribuisce all'autorità provinciale di P.S. il potere specifico di imporre discrezionalmente una limitazione all'acquisto di munizioni nel periodo di validità del titolo, escludendo da tale limitazioni le munizioni acquistate nei poligoni pubblici e privati, rimetterebbe esclusivamente al potere discrezionale di Prefetti e Questori (a seconda della tipologia di PDA) la decisione sul quantitativo massimo di munizioni che il titolare di un PDA potrebbe acquistare nel corso di validità del titolo (ora sei anni per il PDA sportivo e la licenza di caccia). Tale disposizione avrebbe un impatto riduttivo sull'economia del comparto, mentre non avrebbe ricadute utili in termini di pubblica sicurezza. Peraltro, essa, da un lato, non recepisce alcuna disposizione comunitaria, poiché in nessuna delle direttive in materia di armi è articolata una tale prescrizione, né ha come effetto quello di conseguire una semplificazione sul piano amministrativo, dal momento che l'articolo 9 del TULPS già prevede tale facoltà in capo alle autorità provinciali di P.S.; - all'articolo 13, comma 2, al fine di evitare discriminazioni, la possibilità di dimostrare i requisiti psicofisici per la detenzione di armi, presentando un certificato rilasciato dal settore medico legale delle Aziende sanitarie locali o da un medico militare, della Polizia di Stato o del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, dovrebbe essere estesa anche alle altre certificazioni relative ad armi, esplosivi e munizioni, in particolare quelle relative alla concessione di porto d'armi o alle licenze professionali. Il certificato dovrebbe essere comunque quello previsto dalla normativa per il tipo di licenza in oggetto. Sarebbe opportuno, inoltre, aggiungere una norma di semplificazione, che dispensi il titolare di una licenza in corso di validità, per la quale ha presentato la certificazione di requisiti psicofisici più stringenti, dalla necessità di presentare ulteriori certificazioni per diverse licenze di cui chiede il rilascio o il rinnovo; - sempre all'articolo 13, con riferimento all'acquisto di armi delle categorie A6 e A7, consentito solo ai "tiratori sportivi iscritti a federazioni sportive di tiro riconosciute dal CONI", si rileva che le armi di cui alle nuove categorie A6 ed A7, ossia specifiche tipologie di armi lunghe con capacità di fuoco superiore ai 10 colpi e corte con capacità di fuoco superiore ai 20 colpi, sono, ai sensi della normativa italiana (articolo 2, comma 2, della legge n. 110 del 1975), solo armi qualificate come sportive, poiché, con l'emanazione del decreto legislativo n. 121 del 2013, si è disposto che tutte le armi comuni da sparo lunghe con capacità di colpi superiore a 5 e quelle corte con capacità di colpi superiore a 15, per essere immesse sul mercato con tale capacità maggiorata di colpi, debbono obbligatoriamente conseguire il riconoscimento di armi sportive. Consentire solo ai tiratori sportivi, se per tiratori sportivi si intendono solo gli agonisti, l'acquisto di tali tipologie di armi e dei relativi caricatori, impedirebbe la possibilità di acquisto ed uso di queste armi a collezionisti e, più in generale, ai soggetti diversi dagli agonisti. Si rileva, inoltre, che il nuovo regime giuridico delle armi A6 e A7, destinate alla sola attività sportiva, presenta ulteriori criticità, dal momento che chi, dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo, avrà la possibilità, perché tiratore sportivo, di detenere tali armi, dovrà comunque tenere conto del limite di cui al comma 6 dell'articolo 10 della legge n. 110 del 1975. Tale limite deve essere pertanto elevato a dodici armi sportive, al fine di evitare che chi ne possegga già sei si trovi nella condizione di non poter detenere armi che sono riqualificate come sportive dalla direttiva e dallo schema di decreto legislativo in titolo; - in ragione della frammentarietà della normativa nazionale in tema di acquisto e detenzione di armi, ai fini di una più chiara implementazione della direttiva in oggetto e una sua uniforme applicazione in tutti gli Stati membri, è auspicabile un preciso recepimento nell'ordinamento giuridico interno dell'allegato I alla direttiva 91/477/CEE, come novellato, che identifica le categorie delle armi A, B e C, prevedendo una revisione di quanto disposto dagli articoli 1 e 2 della legge 18 aprile 1975, n. 110, al fine di eliminare il disallineamento tra ordinamento nazionale e normativa comunitaria, e salvaguardando le categorie dei collezionisti e dei tiratori sportivi. Allegato