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Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocollo, fatto a Roma il 23 marzo 2019. Onorevoli Senatori . – L'Accordo, che si sottopone all'approvazione del Parlamento per la ratifica e la successiva esecuzione, rappresenta un aggiornamento dell'attuale disciplina riguardante gli aspetti di fiscalità diretta nelle relazioni economiche e finanziarie fra l'Italia e la Cina. Lo strumento normativo in esame realizza un importante adeguamento ai più recenti standard internazionali rispetto all'Accordo firmato il 31 ottobre 1986, includendo requisiti obbligatori derivanti dalle raccomandazioni del progetto OCSE/G20 BEPS ( Base Erosion and Profit Shifting ), in materia di contrasto ai fenomeni di elusione e spostamento artificioso delle basi imponibili. L'Accordo, ispirato per la maggior parte al modello OCSE di Convenzione fiscale con l'accoglimento di talune disposizioni contenute nel modello ONU, costituirà un'importante integrazione del precedente quadro giuridico di riferimento, nel cui contesto le imprese italiane potranno operare in Cina, con migliori condizioni rispetto al passato e in posizione concorrenziale con le imprese di altri Stati europei comparabili all'Italia, che hanno concluso un accordo fiscale con la Cina. Inoltre, essa costituirà fonte di maggiore certezza anche per gli investitori cinesi in Italia. Tali previsioni realizzano inoltre la tutela degli interessi generali rientranti nella competenza dell'amministrazione finanziaria italiana. Di seguito, una descrizione dei trenta articoli che compongono il testo dell'Accordo e dei sei paragrafi di cui si compone il relativo Protocollo. Titolo e preambolo Il titolo ed il preambolo dell'Accordo rispondono alle raccomandazioni di cui al Progetto OCSE/G20 BEPS, in particolare a quelle contenute nel Report sulla Azione 6, relativo all'abuso dei trattati. In particolare, con riferimento al preambolo, le parti hanno concordato di inserire il linguaggio contenuto nell'attuale modello OCSE di Convenzione, relativo alle finalità del Trattato, in linea con gli standard internazionali. L'articolo 1 delimita la sfera giuridica soggettiva di applicazione dell'Accordo, che ricomprende sia le persone fisiche che giuridiche residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti (paragrafo 1). Il testo adottato è quello attualmente previsto dal modello OCSE di Convenzione. Con riferimento al paragrafo 2, anch'esso in linea con gli standard internazionali, sono stati inclusi, nell'ambito di applicabilità dell'Accordo, anche i redditi conseguiti attraverso entità considerate sotto il profilo fiscale parzialmente o totalmente trasparenti, nel caso in cui tali redditi vengano trattati da uno Stato contraente ai fini della tassazione come redditi di un residente di tale Stato, in presenza di idonea documentazione. L'articolo 2 definisce l'ambito oggettivo di applicazione dell'Accordo, individuando le imposte in essa ricomprese. Per quanto riguarda l'Italia, il paragrafo 3, lettera b) , individua, tra le imposte considerate, l'IRPEF, l'IRES e l'IRAP, mentre, per la Cina, risultano incluse l'imposta sui redditi delle persone fisiche ( individual income tax ) e l'imposta sui redditi da attività d'impresa ( enterprise income tax ). Tale articolo prevede altresì, al paragrafo 4, che, previa notifica fra Autorità competenti, nuove imposte, di natura identica o analoga rispetto a quelle elencate, possano rientrare nell'ambito applicativo dell'Accordo. L'articolo 3, paragrafo 1, contiene le definizioni generali dei termini utilizzati nel testo dell'Accordo, in conformità sia con il modello OCSE di Convenzione attualmente vigente, sia con la relativa prassi consolidata nelle Convenzioni contro le doppie imposizioni, stipulate dall'Italia. Il paragrafo 2 dell'articolo in esame dispone che, per eventuali termini utilizzati nel testo dell'Accordo il cui significato non sia espressamente disciplinato dal presente articolo, si dovrà fare riferimento al significato ad essi conferito dalla legge vigente dello Stato nel quale l'Accordo debba trovare applicazione. L'articolo 4 definisce lo status di residente ai fini dell'Accordo ed individua i criteri dirimenti (cosiddetto « tie-breaker rules »), per risolvere i casi di doppia residenza, conformemente a quanto previsto dal modello OCSE di Convenzione. In particolare, per il paragrafo 3 – che disciplina il caso del soggetto diverso dalla persona fisica, residente in entrambi gli Stati contraenti – è stato adottato il testo del modello OCSE, il quale individua i criteri ai quali i due Stati devono fare riferimento, in sede di procedura amichevole, al fine di stabilire in quale di essi il soggetto debba essere considerato residente. Le disposizioni di cui all'articolo 5 individuano i casi in cui si configura una stabile organizzazione, disciplinando i presupposti in presenza dei quali un soggetto non residente rientra sotto la potestà impositiva dello Stato contraente, sul cui territorio viene svolta l'attività di impresa (cosiddetto « Stato della fonte »). Tali disposizioni accolgono, in linea generale, il più recente standard OCSE, incluse le raccomandazioni adottate come risultato del Progetto OCSE/O20 BEPS. I paragrafi 1 e 2, conformi al modello OCSE, descrivono il concetto di stabile organizzazione e forniscono una lista delle fattispecie ricomprese in tale concetto. Il paragrafo 3, lettera a) , ispirato al modello ONU, prevede che un cantiere di costruzione, montaggio o installazione – comprese le relative attività di supervisione – integri i presupposti di una stabile organizzazione, qualora si protraggano per oltre dodici mesi. Il paragrafo 3, lettera b), prevede, invece, la presenza di una stabile organizzazione in caso di fornitura di servizi, inclusi quelli di consulenza, da parte di un'impresa che li presti attraverso propri dipendenti o altro personale, solo se tali attività si protraggono nel territorio di uno Stato contraente per uno o più periodi, che sommati siano pari o superiori a 183 giorni in un periodo di dodici mesi nell'anno fiscale considerato. Il paragrafo 4 contiene una lista di attività che non configurano una stabile organizzazione, quando le medesime attività nel complesso considerate abbiano carattere preparatorio o ausiliario. Il paragrafo 5 prevede che le operazioni svolte dagli agenti mandatari, i quali concludano contratti in nome e per conto di una impresa dell'altro Stato contraente, possano configurare una stabile organizzazione, alla quale potranno essere attribuiti gli utili, qualora i contratti siano stati conclusi in ragione del ruolo svolto dal mandatario nel corso della propria attività abituale, fatto salvo il caso che le attività svolte dagli agenti ricadano nell'ambito del paragrafo 4. Il paragrafo 6, lettera a) , prevede la fattispecie dell'agente indipendente, che non integra i presupposti della stabile organizzazione ed è corredata di regole idonee a rappresentare il grado di effettiva indipendenza dall'impresa estera. Il paragrafo 6, lettera b) , contiene, invece, la definizione di un soggetto considerato « closely related » ad un'impresa.