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Si semplificano anche alcune regole d'ingaggio come quelle previste dagli articoli 7, 8 e 10, rendendo più chiari alcuni divieti, come quello della « no single buyer rule », o flessibili altri divieti, come quelli che impongono il divieto dei full rights (modello invece dell'attuale UEFA Champions League) o della durata, su richiesta dell'organizzatore della competizione, che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può derogare se le circostanze del mercato lo consentono. Si lascia più spazio (anche nella durata e nella scelta) alla vendita dei diritti internazionali, un settore nel quale l'Italia soffre troppo la concorrenza delle leghe spagnole, inglesi e tedesche (articolo 16). Il presente disegno di legge, inoltre, con l'obiettivo di invogliare nuovi operatori e di far crescere il mercato, contiene disposizioni volte ad allineare la disciplina nazionale alle regole europee, consentendo la sublicenza, a patto che sia autorizzata dal solo organizzatore della competizione (articolo 11, comma 3). Il divieto, si rammenta, era stato introdotto nel decreto Melandri (articolo 11, comma 5) per impedire agli operatori della comunicazione di « fare mercato » con i diritti acquisiti (« compro per rivendere al prezzo che decido io e a chi voglio io ») senza alcun ritorno economico per la Lega e per le società sportive. Un divieto espresso in una norma, si diceva allora, avrebbe sensibilizzato maggiormente le leghe e le società sportive sull'importanza della gestione (diretta, senza intermediari) dei diritti televisivi, come facevano, e fanno ancora oggi, le altre leghe europee (come la Bundesliga e la Premier League ) o come fa da sempre l'UEFA. La Lega calcio di serie A e la Lega calcio di serie B hanno acquisito ora tale consapevolezza. Oggi vengono dunque meno i presupposti di quel divieto ed è possibile introdurre la nuova regola. È noto che la facoltà di concedere agli operatori il diritto di sublicenziare a terzi apre il mercato: si consente così a nuovi players di accedervi, anche in un momento successivo all'assegnazione (alla quale non possono partecipare perché non hanno risorse economiche sufficienti per competere), e di far crescere alcune piattaforme. Semplificare significa anche non rendere difficoltosa la vendita a tal punto da pregiudicare il ritorno economico. Ciò è accaduto per i campionati professionistici minori, come quelli organizzati dalla Lega pro (nel calcio) o dalla Lega di serie A (nel basket) o per manifestazioni sportive minori sia pure legate alle leghe maggiori di serie A e di serie B (Coppa Italia, Supercoppa, Campionati primavera). Le leghe minori, infatti, hanno avuto notevoli difficoltà a vendere il prodotto perché troppo ingessato nelle procedure di vendita. Sono prodotti che vanno venduti liberamente, anche aggregandoli tra loro o consentendo a intermediari o broker sportivi di poterli inserire in pacchetti di diritti aperti e più appetibili per gli operatori della competizione. Di qui la modifica all'articolo 7 che, al comma 8, rimanda solo agli obblighi delle linee guida e che, al comma 8- bis , estende i principi generali del decreto Melandri anche agli sport non professionistici previsti nella lista degli eventi predisposta dall'AGCOM. È invece sostituito l'articolo 14 del decreto Melandri, relativo alle piattaforme emergenti, che la stessa AGCOM, con la delibera n. 630/12/CONS del 13 dicembre 2012, ritiene non sussistenti nell'attuale panorama dell'offerta di contenuti audiovisivi. Si lascia comunque la facoltà all'AGCOM di reintrodurre la disciplina speciale qualora ve ne siano le condizioni. Si richiedono inoltre da più parti norme più efficaci (specie dal punto di vista penale) che contrastino l'uso indiscriminato delle immagini delle partite sul web , con una decisa presa di posizione anche nei confronti dei provider . Sul fronte della tutela, occorre innanzitutto riconoscere quel che in giurisprudenza è ormai un'interpretazione abbastanza consolidata: le riprese televisive assurgono a opera dell'ingegno come prevede ora espressamente il novellato articolo 4, comma 7. Ma è sul livello della protezione che si dovrebbe migliorare e pertanto vengono aggiunti nuovi commi all'articolo 17 del decreto Melandri. Sempre ai fini della semplificazione del sistema di vendita, anche per evitare incertezze e dubbi da parte degli operatori della comunicazione, è stato previsto che la produzione sia centralizzata dall'organizzatore della competizione (nuovi commi 4, 5 e 6 dell'articolo 4 del decreto Melandri) e che quest'ultimo possa commercializzare i diritti d'archivio agli assegnatari dei diritti audiovisivi, almeno quelli relativi alla stagione in corso e a quella immediatamente precedente, purché l'utilizzazione dell'archivio sia limitata esclusivamente ai cosiddetti prodotti audiovisivi collettivi, cioè ai prodotti audiovisivi relativi alle competizioni nella sua globalità e non focalizzati invece sulla singola squadra (articolo 3, comma 2). Un commento finale merita quella che può risultare una vera e propria rivoluzione del mondo del calcio, anche a seguito delle ultime vicende legate all'emergenza sanitaria: la trasmissione di un evento in diretta e in chiaro, come prevede il modello attuale del calcio spagnolo. Il valore del calcio non può essere pregiudicato dal solo fatto che una partita a giornata possa essere trasmessa in chiaro. È sufficiente vedere quel che accade alla UEFA Champions League , dove la vendita in chiaro a pagamento ha generato, e genera, maggiori ricavi. I tempi sono oggi maturi per ripercorrere quella strada anche a livello nazionale: la partita è trasmessa certamente anche a pagamento (non si può impedire l'acquisizione di tutti i diritti del campionato da parte di un unico operatore, come accade da anni sul satellite), ma la contemporanea diretta in chiaro avrebbe una funzione fortemente promozionale per l'immagine del calcio nazionale (articolo 8, comma 1, lettera a) ).. 1 1 Al decreto legislativo 9 gennaio 2008, n. 9, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 2, comma 1: 1 la lettera z) è sostituita dalla seguente: « z) “operatore della comunicazione”: il fornitore di servizi media e dei servizi interattivi definito ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettere b) , h) , i) , m) e q) , del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, nonché l'aggregatore di contenuti o l'operatore dell'informazione »; 2 dopo la lettera dd) sono aggiunte le seguenti: « dd-bis) “aggregatore di contenuti”: l'impresa che offre servizi di aggregazione e di visualizzazione di contenuti propri o di terzi; dd-ter) “operatore dell'informazione”: l'editore di giornali, quotidiani, periodici o riviste, che opera anche nell'editoria elettronica, ovvero il soggetto esercente l'editoria elettronica »; b all'articolo 3, il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2 . L'esercizio del diritto di archivio è attribuito all'organizzatore di ciascun evento, il quale consente, in condizione di reciprocità, alla società sportiva che partecipa all'evento in qualità di ospite di conservare nel proprio archivio e di utilizzare economicamente le immagini dell'evento medesimo.