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Si è provveduto, in particolare, a modificare l'articolo 25- ter della legge n. 231 del 2001, al fine di riallineare la relativa previsione ai «principi generali e criteri di attribuzione della responsabilità amministrativa» di cui agli articoli 1 e seguenti della stessa legge. L'articolo 6 modifica l'articolo 666 c.p.p., prevedendo una diversa disciplina della partecipazione dell'interessato al procedimento di esecuzione. Con l'introduzione del comma 4- bis si adegua la disciplina alla modifica apportata all'articolo 146- bis disp. att. c.p.p. e, con quella del successivo comma 4- ter, si estende in via generale l'istituto della partecipazione a distanza a tutti i casi in cui l'interessato sia detenuto o internato in luogo posto fuori dalla circoscrizione del giudice. L'articolo 7, che modifica il comma 1 dell'articolo 146- bis disp. att. c.p.p., è finalizzato ad evitare che, per un detenuto, la videoconferenza possa essere attivata solo ove si proceda per i delitti indicati negli articoli 51, comma 3- bis , e 407, comma 2, lettera a) , numero 4), c.p.p. La proposta di modifica del comma 1 rende, così, possibile per il giudice, nel caso sussistano le specifiche esigenze indicate dalle lettere a) e b), l'attivazione della videoconferenza per un detenuto ristretto per taluno dei delitti indicati, anche nel caso in cui si proceda per fatti diversi. La riformulazione della lettera a) del comma 1 consente al giudice di disporre che il detenuto partecipi a distanza al dibattimento, anche per ragioni di sicurezza rappresentate dall'Amministrazione penitenziaria: si pensi, a titolo esemplificativo, al rischio di evasione connesso alla traduzione, ovvero all'inopportunità dell'assegnazione del detenuto in istituti prossimi alla sede di giustizia per comportamenti che abbiano destabilizzato l'ordine e la sicurezza penitenziaria, con eventuale applicazione del regime di sorveglianza particolare ex articolo 14- bis della legge n. 354 del 1975. L'articolo 8 introduce, al primo comma, l'articolo 5- bis nel codice delle leggi antimafia, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. Si prevede un limite temporale alla eccepibilità dell'incompetenza per territorio, con la relativa preclusione se non proposta entro la conclusione della discussione di primo grado, ed alla rilevabilità di ufficio non oltre la decisione di primo grado. Le modifiche all'articolo 27 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, previste dal secondo comma dell'articolo 8, inseriscono il comma 2- bis, al fine di coordinare il regime delle impugnazioni con l'introduzione dell'articolo 5- bis, prevedendo la trasmissione degli atti all'organo proponente, da parte della corte di appello, nel caso di accoglimento della questione di incompetenza territoriale riproposta in secondo grado. Viene introdotto, inoltre, il comma 3- bis , che contempla la possibilità di sospendere, nelle more del giudizio di Cassazione, la decisione con cui la corte d'appello, in riforma del decreto di confisca emesso dal tribunale, abbia disposto la revoca del sequestro (analogamente a quanto già previsto per i provvedimenti del tribunale). Con l'introduzione del comma 6- bis , infine, viene disciplinata la formazione del fascicolo da parte del procuratore della Repubblica nell'ipotesi in cui, al termine del procedimento di primo grado, è proposta impugnazione. L'articolo 9 modifica il comma 4 dell'articolo 19 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, prevedendo un potenziamento degli strumenti di indagine. Si consente, infatti, alle autorità titolari del potere di proposta delle misure di prevenzione patrimoniali di accedere al Sistema di interscambio flussi dati (SID) dell'Agenzia delle entrate. L'articolo 10 modifica l'articolo 81 del codice antimafia, prevedendo che nei registri delle procure della Repubblica venga annotato anche il provvedimento di archiviazione, ove non sussistano i presupposti per l'esercizio dell'azione di prevenzione. Ulteriore modifica attiene alla previsione che la proposta di applicazione di misura di prevenzione, formulata dal questore e dal direttore della Direzione investigativa antimafia, venga contestualmente comunicata alla procura competente per territorio, con allegazione in copia della proposta. L'articolo 11, al comma 1, modifica l'articolo 20 del codice antimafia, prevedendo che il tribunale possa, anche di ufficio, ordinare il sequestro dei beni sin dalla presentazione della proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, ove ne ricorrano i presupposti di legge. Introduce inoltre disposizioni in materia di revoca del sequestro, prevedendo che il tribunale debba, in caso di revoca, ordinare le conseguenti trascrizioni ed annotazioni nei pubblici registri. Il comma 2 modifica invece l'articolo 24 del codice antimafia, escludendo che la legittima provenienza dei beni possa essere giustificata adducendo che il denaro utilizzato per acquistarli sia provento o reimpiego di evasione fiscale. Si prevede inoltre che il termine stabilito per il deposito del decreto di sequestro da parte del tribunale resti sospeso anche per il tempo decorrente dalla morte del proposto alla citazione degli eredi o aventi causa ai sensi dell'articolo 18, comma 2 dello stesso codice. Il comma 3 riformula l'articolo 25 del codice antimafia. Si prevede, dopo la presentazione della proposta, l'applicazione del sequestro e della confisca per equivalente (senza che rilevi la finalità elusiva richiesta dalla vigente formulazione) dei beni di legittima provenienza dei quali il proposto abbia la disponibilità, anche per interposta persona, nel caso in cui non sia possibile procedere al sequestro dei beni di cui all'articolo 20, comma 1. Analogo sequestro è ammesso nei confronti di eredi ed aventi causa, con riferimento a beni di legittima provenienza loro pervenuti dal proposto. L'articolo 12 contiene disposizioni in materia di amministrazione e controllo giudiziario di attività economiche ed aziende, riformulando l'articolo 34 ed inserendo l'articolo 34- bis nel codice antimafia. L'articolato riprende la proposta elaborata dalla Commissione ministeriale istituita con decreto ministeriale 10 giugno 2013 presso il Ministero della giustizia, presieduta dal prof. Giovanni Fiandaca. Le norme propongono innovazioni volte all'obiettivo di promuovere il recupero delle imprese infiltrate dalle organizzazioni criminali. Il nuovo articolo 34 rivede la regolamentazione normativa dell'amministrazione giudiziaria, introducendo una disciplina dettagliata delle prerogative gestionali. Con l'articolo 34- bis si introduce l'istituto del «controllo giudiziario», destinato a trovare applicazione in luogo della «amministrazione giudiziaria» (e altresì del sequestro di cui all'articolo 20 e della confisca di cui all'articolo 24), nei casi in cui l'agevolazione «non assume carattere di stabilità (...) e sussistono circostanze di fatto da cui si possa desumere il pericolo concreto di infiltrazioni mafiose» idonee a condizionare l'attività di impresa.