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Signor Presidente, colleghi senatori, il disegno di legge che esaminiamo oggi in Aula, relativo alle modifiche all'articolo 416- ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso, presenta - a nostro avviso, e com'è già stato detto da altri colleghi del mio Gruppo parlamentare e da altri senatori - tutta una serie di elementi di criticità, che sicuramente lo rendono non idoneo a perseguire l'obiettivo che si prefigge, e cioè un inasprimento della fattispecie di reato e delle sue sanzioni. Vorrei chiarire meglio questa mia affermazione con qualche esempio e con un esame analitico del nuovo testo che si vorrebbe sostituire a quello oggi in vigore. Partiamo dal primo comma. Nel primo comma è stato inserito l'inciso «direttamente o a mezzo di intermediari». Si tratta, in realtà, di una modifica inutile - come sostenuto da altri colleghi - poiché l'eventuale intermediario, già ex articolo 110 del codice penale, risponderebbe del reato a titolo di concorso. Sempre nel primo comma è stata inserita una precisazione superflua: il testo attuale prevede che il candidato ricambi il sostegno elettorale mafioso con l'erogazione o con la promessa di erogazione di denaro o di altra utilità. Il nuovo testo aggiunge che il sostegno illecito può essere ricambiato con la disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell'associazione mafiosa. Ma la disponibilità è una condotta che attualmente è già punibile, poiché è compresa nel concetto di «altre utilità», già contemplate dalla norma. Ma veniamo alle altre novità sulla fattispecie, che - a nostro avviso - sono negative e rischiano sicuramente di limitarne l'applicabilità e la punibilità, a differenza di quanto, invece, si spera oggi di ottenere dall'approvazione del disegno di legge in esame. Sempre nel primo comma si intende inserire la modifica che la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui all'articolo 416- bis del codice penale verrebbe sostituita dalla promessa proveniente da soggetti la cui appartenenza alle associazioni di cui all'articolo 416- bis sia a lui nota, come si legge dal testo che è stato approvato nella Commissione giustizia. Si sposta, dunque, l'asse dalle modalità di cui all'articolo 416- bis - come prevede l'attuale testo, in vigore dal 2014 - che sono comportamenti ed elementi oggettivi della fattispecie penale, alla appartenenza a una congrega mafiosa, che invece è un elemento soggettivo. Si rischia, quindi, di rendere tutto più aleatorio, ottenendo il risultato opposto a quello che si pensa di perseguire. Non dimentichiamo, infatti, quanto evidenziato dalla Corte di cassazione negli ultimi anni, dal 2014 in poi, nelle varie sentenze. La Suprema corte di cassazione ha ribadito che il patto elettorale tra i contraenti «deve necessariamente ricomprendere le modalità mafiose con cui i voti vengono procurati, sicché non è più sufficiente provare l'esistenza di un mero accordo, ma è necessario dimostrare l'impegno del gruppo mafioso» che, per procurarsi i voti promessi, «agisce secondo le modalità previste dal terzo comma», cioè col metodo intimidatorio tipico. Ciò che conta, quindi, è la forza intimidatrice che «deve derivare da un gruppo operante sul territorio, organizzato e stabile, idoneo a provocare fra i cittadini una condizione di omertà di fronte all'operato criminale posto in essere dalla cosca» e quindi tale da orientare il voto. L'elemento oggettivo delle modalità è quindi fondamentale nella fattispecie, secondo la Cassazione, ma purtroppo è proprio quello che invece si vuole abolire con questa riforma, che lascia sopravvivere soltanto l'elemento soggettivo dell'appartenenza del singolo al sodalizio criminale; appartenenza che, ovviamente, dovrà essere valutata, accertata e dimostrata caso per caso, come rammenta la stessa Cassazione penale in una sentenza del 9 settembre 2014, la n. 37374. Sul piano probatorio, l'indirizzo giurisprudenziale della Cassazione prevede che l'attività di ricerca dei voti posta in essere dal procacciatore sia strettamente connessa alla capacità dell'associazione mafiosa di assoggettare numerose aree territoriali a corpi sociali, proprio attraverso la forza intimidatrice della cosca. Eliminando, invece, il riferimento alle modalità di coercizione mafiosa, vengono meno questi riferimenti oggettivi e tutta la fattispecie risulta più vaga e più aleatoria, col rischio di diventare una rete con delle maglie che sono troppo strette o troppo larghe. Sono troppo strette perché, per ipotesi, chiunque potrebbe millantare sul proprio territorio l'appartenenza a un gruppo mafioso per avvicinare un candidato e promettergli dei voti, coinvolgendoli entrambi nel reato, se questa riforma dovesse andare in porto, pur in mancanza della forza intimidatrice sul territorio. Potrebbe essere a maglie troppo larghe perché la qualità di affiliato alla cosca, che resta l'unico elemento soggettivo richiesto, potrebbe non essere una prova semplice da fornire e, soprattutto, renderebbe non punibili tutti i patti illeciti conclusi con soggetti estranei fino a quel momento a una qualunque associazione, ma che, per ipotesi, potrebbero esercitare un proprio personale potere intimidatorio su gruppi di elettori. Infine, uno degli ultimi elementi di criticità di questa riforma è il seguente. La modifica proposta inserisce, dopo il secondo comma, un'ipotesi di aggravante in caso di elezione, poiché la pena viene aumentata della metà, quindi da quindici a ventidue anni e sei mesi. Sicuramente è una pena assolutamente congrua, ma vorrei dire più severa in questo caso anche di quella per omicidio - per intendersi - che prevede una condanna fino a ventuno anni. Termini di paragone a parte, però, si pone un serio problema interpretativo: è sufficiente, per far scattare l'ipotesi di reato, che l'elezione sia avvenuta o bisogna dimostrare - e come si dimostra? - che l'elezione è avvenuta grazie ai voti di scambio con il referente dell'associazione mafiosa? Non è chiaro e la difficoltà probatoria, quindi, di distinguere quali e quanti voti sarebbero di provenienza mafiosa e se senza quei voti l'elezione sarebbe avvenuta comunque diventerebbe praticamente insormontabile. Premesso - lo voglio dire con chiarezza e lo hanno riferito anche altri colleghi che sono intervenuti per il mio Gruppo - che quello del voto di scambio politico-mafioso è un reato odioso e infamante per il singolo candidato che lo accetta, per una comunità civile e per la democrazia in sé, e che pertanto va perseguito con fermezza, riteniamo che questa riforma non solo non sia all'altezza di ciò che si propone, e cioè inasprire la fattispecie del voto di scambio, ma introduca pericolosi elementi aleatori e di ambiguità, che sono contrari a quella che è un'impostazione garantista del nostro ordinamento e del mio Gruppo parlamentare. La nuova formulazione della norma, quindi, non ci soddisfa assolutamente, perché è troppo sbilanciata sul versante soggettivo, con tutte le difficoltà probatorie da ciò derivanti.