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La politica nasce esattamente per costruire delle norme efficaci e positive che redistribuiscano i redditi e soprattutto diano a chi crea, a chi lavora, a chi produce col proprio tempo, con la propria fatica, con la propria energia quanto gli spetta, soprattutto a chi è più debole. È quindi oggi evidente che, di fronte a qualcuno che è molto forte e che in realtà costruisce e realizza molto poco e però guadagna molto sul lavoro e sulla fatica di chi è spesso molto debole, serve un organismo sufficientemente forte, sufficientemente capace e necessariamente politico, che restituisca quel valore a chi lo ha realizzato. Questo è il senso dell'importantissimo punto di equilibrio trovato al Parlamento europeo. E sottolineo queste parole, perché il nodo è proprio quello: la politica è questo, è costruire un punto di equilibrio tra culture diverse, tra Paesi diversi, tra Stati che hanno al loro interno culture diverse anche su questi temi, e trovare il modo per renderlo efficace. Una normativa di questo tipo non può che avere una dimensione continentale, come minimo. Qualche tempo fa, due presidenze fa della Società italiana degli autori ed editori, avevo affrontato con essa uno dei temi: quanto diritto d'autore noi perdiamo a favore degli Stati Uniti, perché noi - figli una cultura europea - tuteliamo molto meglio il diritto d'autore e lo restituiamo giustamente agli autori americani, ma dall'altra parte dell'oceano non ci torna neanche lontanamente la stessa cifra, perché, in una logica un po' diversa, in cui governa molto il più forte (perché c'è un'idea malintesa, a mio parere, di libertà della contrattazione e dei diritti), solo i grandi autori riescono a tutelare la loro creatività e tutti i piccoli autori non vengono tutelati; e tanti di questi sono anche i nostri autori. L'altro tema che voglio solo sfiorare e che è stato in parte citato è quello delle energie rinnovabili. Lo voglio sfiorare, intanto, perché trovo che siano collegati: continuo a pensare che il filone rosso o verde - chiamiamolo come vogliamo - della creatività sia all'origine di questa capacità innovativa; e poi perché, ancora una volta, viene dall'Europa una spinta, che viene rafforzata proprio in queste ore, con il voto che il Parlamento europeo sta realizzando sulla legge sul clima, per cui noi siamo al recepimento di alcune norme costruite nel passato e nel frattempo quel luogo di elaborazione prosegue nel trovare punti di convergenza che guardino al futuro, per chiederci di fare meglio e di più. Capisco e ho ascoltato con attenzione le perplessità di alcuni colleghi, ma, quando ci sottoponiamo a delle norme, non c'è niente di antimprenditoriale o antiaziendale. Le aziende vengono stimolate dalle norme che spingono a fare meglio, perché la capacità imprenditoriale è proprio questo: non ha mai niente a che vedere con la conservazione dello status quo , ma è la capacità di immaginare un'idea che oggi non c'è ancora e di provare a realizzarla nel concreto. Allora, certe norme spingono le imprese a fare meglio, a essere più capaci di innovare e di competere - anche se è una parola che non amo molto - nel mercato globale, invece di difendere le proprie posizioni del passato. Sono convinto che le imprese italiane abbiano solo da guadagnare da una normativa comunitaria particolarmente esigente ed efficace nel campo delle energie rinnovabili in questo momento e, in generale, in tutto ciò che può venire dal cosiddetto g reen new deal . Per quanto ci riguarda, ciò significa dare spazio a nuovi lavori e a nuove capacità di impresa che pensino a un modello di sviluppo sostenibile e compatibile con le esigenze di futuro che la situazione del nostro pianeta ci impone. Signor Presidente, credo che da questa legge di delegazione l'Italia possa guadagnare molto e che da essa provenga un grande lavoro per il Governo attuale e per tutti quelli futuri per portare l'Italia al punto di valore che in Europa può avere, facendo tesoro di ciò che grandi italiani come Altiero Spinelli hanno saputo realizzare. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, inizio subito con un appello alla maggioranza e al Governo affinché si dichiari immediatamente, come abbiamo già chiesto nella giornata di lunedì, lo stato di emergenza per la terribile calamità alluvionale che ha colpito il Piemonte. Ieri il governatore Cirio è stato dal ministro dell'interno Lamorgese per comunicare una prima stima dei danni alle opere pubbliche e private, pari a un miliardo di euro. Chiediamo pertanto al presidente del Consiglio Conte e al Governo di attivarsi da subito, perché per il Piemonte questo è di straordinaria importanza. Il secondo appello che faccio subito oggi è per quei 18 pescatori italiani che sono ancora prigionieri in Libia senza un'accusa precisa. (Applausi). Oggi i familiari hanno protestato davanti a Montecitorio. Il Governo, che così tanto si è dato da fare in questi giorni per i migranti, dimostri almeno un po' di dignità per i cittadini italiani e riporti a casa i nostri ragazzi! È il momento della responsabilità: lo dimostrino il Presidente del Consiglio, il Ministro degli affari esteri e il Ministro dell'interno. Con riguardo alla legge di delegazione europea, che dispone i termini della delega al Governo per il recepimento di regolamenti e direttive, osserviamo come il testo sia stato integrato in parte anche con alcune proposte avanzate dal Gruppo Lega- Salvini Premier. Certamente parliamo dell'importante tematica delle pratiche commerciali sleali, che riguardano soprattutto il mondo agroalimentare, ma non solo. L'Italia ha già provveduto a disciplinarle con l'articolo 62, che prevede una regolamentazione molto avanzata dei rapporti commerciali, relativa alla fornitura di prodotti agricoli e alimentari, con punti di forza ulteriori rispetto alla stessa direttiva europea. Rimangono, però, alcuni aspetti su cui la normativa nazionale ha bisogno di essere adeguata. Lo dico perché le pratiche europee sono difficili da inquadrare a livello di violazione dell'attuale legislazione in materia di concorrenza. Dato che gli strumenti messi a disposizione dalla normativa nazionale ed europea sono efficaci soltanto a contrastare alcune forme di comportamenti concorrenziali, con il recepimento della direttiva 2019/633 si sarebbe potuto intervenire proprio su questo aspetto. In realtà, il testo, così come modificato in Commissione, rischia invece di inficiare quanto di positivo è stato fino ad oggi compiuto dal nostro Paese per riuscire a individuare la presenza, all'interno di una filiera economica, di un'eventuale pratica sleale. Affidare a due organi diversi come l'Icqrf e l'AGCM (in pratica il punto chiave è questo) significa rendere inefficace un intervento sanzionatorio nei confronti di eventuali trasgressori. Potrebbero infatti nascere una serie di contenziosi e ricorsi per mancanza di competenza dell'autorità coinvolta, che avrebbero l'effetto di ingessare l'attuale assetto normativo e di lasciar continuare la pratica sleale senza alcun tipo di provvedimento. Un aspetto che necessariamente dev'essere migliorato è quello dell'efficienza della filiera agroalimentare; bisogna rivedere alcune dinamiche.