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La violenza sulle donne non è un fenomeno che colpisce solo la donna in quanto tale, assumendo pertanto il carattere di violenza basata sul genere, ma mina l'uguaglianza e si pone come ostacolo allo sviluppo di una società democratica. La violenza nei confronti delle donne è una violazione dei diritti umani fondamentali riconosciuti e garantiti sia dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Nonostante i numerosi strumenti di tutela e i progressi normativi attuati, anche a livello internazionale, per condannare e contrastare il fenomeno, continuano a purtroppo a perpetrarsi crimini contro le donne la cui trasversalità socio-economica e geografica ha indotto il Consiglio d'Europa ad adottare, nello specifico, la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. La nostra mozione ricorda che nel 2013 il Parlamento italiano ha ratificato la suddetta Convenzione con la legge n. 77 dello stesso anno e ha approvato le disposizioni urgenti per il contrasto alla violenza di genere previste dal cosiddetto decreto antifemminicidio (decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93). Quest'ultimo ha introdotto l'aggravante della violenza assistita, problema gravissimo appunto, per maltrattamenti commessi davanti ai figli ossia in presenza o in danno di un minore di anni diciotto, oppure in danno di persona in stato di gravidanza. Nonostante quindi gli interventi legislativi repressivi e preventivi, tale fenomeno subisce continue recrudescenze. È indubbio che la violenza contro le donne abbia origini culturali e scaturisca principalmente dal fatto che l'uomo consideri la donna un suo possesso o un oggetto. È pertanto necessario un intervento organico sui nostri giovani, che vanno educati fin dalla più tenera età: la scuola, in questo senso, ha un ruolo fondamentale: senza volersi sostituire alla famiglia, essa è chiamata ad avviare studentesse e studenti ad una riflessione sulla qualità dei rapporti tra uomo e donna, perché la nascita di una dialettica tra identità e diversità consente la più compiuta affermazione dell'individuo. Le istituzioni scolastiche devono dunque adottare opportune strategie di formazione, in collaborazione con le famiglie, le amministrazioni locali, i servizi socio-sanitari e tutti i soggetti dediti all'educazione e alla formazione. Nella nostra mozione ricordiamo anche la relazione finale della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio nella quale viene affermato che il problema è di entità tale da richiedere interventi che in termini di costi e rispetto dei vincoli di bilancio pubblico sono meno onerosi delle conseguenze derivanti dagli atti di violenza. Si tratta di interventi che includono anche il recupero degli uomini maltrattanti sotto il profilo del loro trattamento e della valutazione del rischio di recidiva. Con la nostra mozione, impegniamo pertanto il Governo a fare quanto segue: adottare i provvedimenti necessari a promuovere e sostenere percorsi formativi all'educazione e al rispetto della donna; confermare, tra le politiche prioritarie dell'azione di Governo, il contrasto alla violenza; proseguire nella promozione di campagne d'informazione; intensificare iniziative e azioni di supporto, nonché percorsi di rieducazione degli uomini maltrattanti; adottare misure volte a rendere stabile e trasparente la destinazione delle risorse al finanziamento dei servizi e dei centri antiviolenza; infine, adottare ogni provvedimento necessario affinché le autorità giudiziarie possano accedere autonomamente per verificare l'eventuale iscrizione di procedimenti penali e civili per reati di violenza di genere. Signor Presidente, colleghi, non si può pensare di aver già fatto abbastanza. Il nostro pensiero e la nostra azione devono farsi sentire in maniera forte ogni giorno. Le donne oltraggiate necessitano di sentirsi sostenute e non lasciate sole; hanno bisogno di tanto coraggio, ma anche di tanta vicinanza. Facciamo sentire tutti insieme che ci siamo. (Applausi dai Gruppi FI-BP e M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Crucioli per illustrare la mozione n. 54 (testo 2). CRUCIOLI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, domenica scorsa ricorreva la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, istituita nel 1999 dall'Assemblea generale dell'ONU. Venne scelto il 25 novembre perché in tale data, nell'anno 1960, tre delle quattro sorelle dominicane Mirabal vennero trucidate, perché colpevoli di essersi ribellate alla dittatura di Trujillo. Il loro nome in codice era mariposas (farfalle) e vennero uccise a bastonate. Da allora in Italia e nel mondo si è fatto molto per superare la cultura del maschilismo imperante che pervade la nostra società. Menzionerò qui la Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna adottata nel 1979 dell'Assemblea ONU, entrata in vigore nel 1981 e ratificata in Italia nel 1985, che ha tra l'altro istituito un comitato con il compito di verificare lo stato di applicazione delle norme a tutela dei diritti delle donne. Cito inoltre la Convenzione di Istanbul del 2011, che per la prima volta ha creato un quadro normativo completo a tutela delle donne, giuridicamente vincolante a livello internazionale. Questa Convenzione, che è stata ratificata nella scorsa legislatura (nel 2013), ha introdotto modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, inasprendo le pene - tra le altre cose - per i reati contro le donne. Nonostante ciò, nonostante la predisposizione del Piano d'azione contro la violenza sessuale di genere, prevista dalla Convenzione da ultimo citata, e nonostante il Piano d'azione straordinario adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 luglio 2015, i dati sui reati contro le donne nel nostro Paese sono terrificanti. Negli ultimi dieci anni sono stati compiuti 1.750 femminicidi, più di 150 all'anno, quasi uno ogni due giorni; e la stragrande maggioranza di questi è avvenuta in contesti familiari. Nel solo 2017 ci sono state più di 2.000 sentenze definitive per violenza sessuale e più di 1.800 per stalking . Innumerevoli poi sono le denunce per maltrattamenti e lesioni; e questa è solo la punta dell' iceberg , dal momento che la statistica attesta che in nove casi su dieci la vittima non sporge denuncia. È evidente che questi dati sono il frutto di una cultura che non ha ancora fatto pienamente i conti con la tendenza di noi uomini a prevaricare sulle donne. La violenza è solo l'espressione più grave e più evidente del fenomeno: fanno parte di questo stesso problema anche gli insulti sessisti o la tendenza ad affidare alle donne incarichi lavorativi di minor rilievo e meno remunerati. Eppure, le donne sono il pilastro della nostra società, non fosse altro perché sono tuttora prevalentemente dedite all'educazione e alla crescita dei nostri figli; dobbiamo averne cura.