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Occorre inoltre segnalare, sempre a riguardo, la disciplina contenuta nel contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) per gli addetti imbarcati su natanti esercenti la pesca marittima del 16 dicembre 2014, recante anche disposizioni specificamente riferite al contratto di imbarco e ai reclami (articolo 6 e 14). Resta ovviamente ferma, al di là di tale ultimo rimedio, la fruibilità degli strumenti di risoluzione delle controversie apprestati in via ordinaria dall'ordinamento. L'articolo 21 della convenzione detta disposizioni in tema di rimpatrio dei pescatori a bordo di un peschereccio allocato in un porto straniero. In particolare stabilisce che gli Stati membri devono assicurare che i pescatori a bordo di un peschereccio battente la propria bandiera e che entri in un patio straniero abbiano diritto di essere rimpatriati nel caso in cui l'accordo di assunzione venga a scadenza, oppure qualora il pescatore o l'armatore abbiano rescisso l'accordo per ragioni giustificate, oppure qualora il pescatore non sia più in grado di adempiere i compiti che gli spettano in virtù dell'accordo di assunzione o non sia più possibile aspettarsi che adempia considerate le circostanze. Stabilisce quindi la regola che le spese del rimpatrio devono essere sostenute dall'armatore precisando che gli Stati membri devono determinare le circostanze che danno diritto al rimpatrio e la durata massima dei periodi d'imbarco al termine dei quali i pescatori hanno diritto al rimpatrio e organizzare il rimpatrio, salvo recupero delle spese, ove non vi provveda l'armatore. I compiti menzionati come destinati a restare a carico dello Stato sono già previsti dall'ordinamento interno e svolti dall'Autorità marittima ai sensi del codice della navigazione (articoli 341 e da 363 a 368) e del regolamento di esecuzione del codice della navigazione (articoli da 441 a 445). Gli articoli da 22 a 24 concernono il reclutamento e collocamento. In particolare, l'articolo 22 riguarda reclutamento e collocamento dei pescatori e agenzie private per l'impiego. In tema di reclutamento e collocamento l'articolo 22 stabilisce anzitutto che ogni Stato membro che abbia stabilito un servizio pubblico di reclutamento e di collocamento dei pescatori deve assicurarsi che detto servizio faccia parte del servizio pubblico per l'impiego aperto all'insieme dei lavoratori e dei datori di lavoro o che operi in coordinamento con esso (paragrafo 1). La norma prevede poi (paragrafo 2) che i servizi privati di reclutamento e di collocamento dei pescatori esistenti sul territorio di uno Stato membro devono esercitare la loro attività in virtù di un sistema di licenza o certificazione o di altra forma di regolamentazione definite in consultazione. L'ultimo paragrafo dedicato al tema in riferimento (paragrafo 3) afferma infine che ogni Stato membro deve: a) vietare ai servizi di reclutamento e collocamento di ricorrere a mezzi, meccanismi o elenchi volti a dissuadere i pescatori dall'ottenere un'assunzione; b) vietare che onorari o altre spese per il reclutamento o il collocamento vengano sopportati, in tutto o in parte, direttamente o indirettamente dai pescatori; c) determinare le condizioni nelle quali qualsiasi autorizzazione di un servizio privato di reclutamento e di collocamento possano essere sospesi o interrotti in caso di violazione della pertinente normativa e precisare le condizioni nelle quali questi servizi possono svolgere le loro attività. Con riferimento alle agenzie private per l'impiego il medesimo articolo 22 precisa che ogni Stato membro che abbia ratificato la Convenzione n. 181 sulle agenzie per l'impiego private del 1997 può affidare alcune responsabilità derivanti dalla Convenzione n. 188 sul lavoro nel settore della pesca ad agenzie per l'impiego private stabilendo di seguito ciò che a tale scelta consegue in termini di responsabilità e adempimenti. La disciplina nazionale appare già allineata con le suindicate statuizioni. È infatti già esistente, allo stato, un servizio pubblico di reclutamento e l'attività relativa è svolta dalle Capitanerie di porto, incardinate presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. A tale riguardo si richiama il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 2006, n. 231. L'articolo 5 di detto testo, al comma 1 stabilisce che « il collocamento della gente di mare è esercitato dagli uffici di collocamento della gente di mare, già istituiti ai sensi dell'articolo 2 del regio decreto-legge 24 maggio 1925, n. 1031, che dalla data di entrata in vigore del presente regolamento saranno posti alle dipendenze funzionali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ai sensi del comma 5 ». Detto comma 5 stabilisce poi che « Con decreto del Presidente della repubblica, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettere d) della legge 23 agosto 1988, n. 400, sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, vengono definite la struttura, l'organizzazione degli uffici, la dotazione organica e le modalità di funzionamento degli uffici di collocamento della gente di mare, ubicati presso le autorità marittime ma funzionalmente dipendenti che operano alle dipendenze funzionali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali in relazione alle finalità previste dal presente regolamento ». Attualmente, negli uffici di collocamento di cui al citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 2006, n. 231, sono pertanto iscritti gli elenchi dei lavoratori marittimi appartenenti alla gente di mare di cui all'articolo 115 del codice della navigazione. Detti elenchi costituiscono, in particolare, una sezione speciale dell'elenco anagrafico ordinario dei lavoratori di cui agli articoli 4 e 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 luglio 2000, n. 442. Va ulteriormente precisato che il decreto del Presidente della Repubblica previsto dall'innanzi riportato articolo 5, comma 5, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 231 del 2006 non è mai stato adottato e il personale delle Capitanerie di porto adibito agli uffici di collocamento della gente di mare non è quindi transitato alle dipendenze funzionali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Inoltre va segnalato che, nelle more dell'adozione del predetto decreto, è intervenuto il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, concernente disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavora e di politiche attive, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183, che, all'articolo 27, prevede quanto segue « 1. Al collocamento della gente di mare si applicano le norme del presente decreto. 2. Le Capitanerie di porto possono svolgere attività di intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 276 del 2003, in raccordo con le strutture regionali e con l'ANPAL.