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se i Ministri in indirizzo intendano intervenire, ciascuno per quanto di competenza, al fine di restituire all'antico borgo toscano la riqualificazione che merita, essendo lo stesso luogo a vocazione turistica; se non ritengano di adottare provvedimenti volti a modificare la normativa vigente, affinché beni come l'"ex albergo Paradiso" possano essere abbattuti. Atto n. 4-01413 ZAFFINI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: nei giorni scorsi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Vito Crimi si è recato in Umbria per fare il punto sullo stato della ricostruzione legata agli eventi sismici che nel 2016 hanno pesantemente colpito il Centro Italia: al termine del vertice tenutosi in Prefettura a Perugia, il sottosegretario ha dichiarato che "il 2019 deve essere l'anno in cui la ricostruzione post sisma riparte laddove ha avuto qualche cenno iniziale e parte dove non si è mai avviata"; a tal proposito è bene ricordare che al 31 dicembre 2018 risultavano aperti nel Centro Italia solo 1.563 cantieri della ricostruzione privata, su 6.435 pratiche di richiesta di contributo ricevute dagli sportelli degli uffici speciali sul territorio delle quattro regioni colpite dal sisma. Questo numero è, a sua volta, pari all'11 per cento circa dei 59.652 edifici con danni di tipo lieve o di tipo grave "identificati" dagli uffici speciali per la ricostruzione. Numero che a sua volta rappresenta una quota del più ampio numero di 79.955 edifici censiti attraverso le prime schede AeDES (agibilità e danno nell'emergenza sismica); tali dati sono stati presentati nel mese di dicembre 2018 a Camerino, nell'ambito della ricerca realizzata dal Centro studi degli ingegneri e dalla Rete delle professioni tecniche sul quadro della ricostruzione a oltre due anni dal sisma che ha colpito il Centro Italia; i numeri confermano, e tutti i tecnici concordano, che l'attività marcia a rilento. La causa principale è costituita dai tempi necessari a gestire le pratiche. Servono in media nove mesi per concludere una richiesta di delocalizzazione e circa un anno per la ricostruzione di un edificio privato (con danni lievi o gravi); fin dalla primissima fase post sisma tutte le attività correlate alla ricostruzione privata nel Centro Italia sono state soggette a controlli serrati e intoppi burocratici imposti da una normativa complessa e, a tratti, nebulosa; a titolo meramente esemplificativo, preme rammentare che sugli edifici dichiarati non utilizzabili a seguito della verifica cosiddetta FAST (fabbricati per l'agibilità sintetica post terremoto) finalizzata a selezionare gli edifici agibili rispetto a quelli non utilizzabili immediatamente, andavano effettuate le verifiche di agibilità post sismica attraverso la scheda AeDES ed era previsto che il verificatore fosse un tecnico appositamente formato, non potesse esercitare nella provincia di residenza o lavoro, non potesse poi prendere alcun appalto delle aree verificate. Solo successivamente, in seguito al fallimento del sistema delle verifiche FAST, è stato possibile ai tecnici di parte redigere le schede AeDES ma solo con perizia giurata e con controllo del 10 per cento delle schede da parte della Guardia di finanza; passata questa fase è iniziato per tutti il lungo calvario della presentazione delle domande, con controlli infiniti, white list a cui iscriversi e un iter di approvazione superiore all'anno anche per piccoli danni, come già detto; constatato che, a giudizio dell'interrogante: questa modalità operativa, che ha imbrigliato la ricostruzione, attiene a una "cultura del sospetto" delle istituzioni verso cittadini e professionisti, che presuppone che chi chiede i contributi lo fa aggirando le norme per cui lo Stato prevede ripetuti controlli su tutto l' iter di ottenimento dei contributi; questa cultura del sospetto vale solo per i terremotati del Centro Italia e non per quelli del Sud, considerato che in conseguenza dell'evento sismico che ha colpito la provincia di Catania il 26 dicembre 2018, il capo del Dipartimento della protezione civile, con ordinanza n. 566 del 28 dicembre 2018, ha emanato provvedimenti urgenti per le aree terremotate in base ai quali si evince chiaramente che: a) qualunque tecnico, anche senza apposita formazione, può compilare le schede AeDES; b) per l'ottenimento immediato di un contributo di 25.000 euro a unità immobiliare è sufficiente presentare in Comune una semplice CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata), il computo metrico e lo stato dei danni, con poche righe di relazione, né si richiede alcun elaborato sullo stato di progetto della struttura, mentre per i terremotati del Centro Italia è stato necessario redigere addirittura un vademecum di adempimenti che comprende un elenco di ben 49 voci di documentazione richiesta per la presentazione della domanda di contributo; c) unico controllo previsto, aggiuntivo al normale sorteggio CILA, è la verifica che le unità immobiliari appartengono ad edificio interessato da AeDES B (edificio temporaneamente inagibile in tutto o in parte, ma agibile con provvedimenti di pronto intervento) o C (edificio parzialmente inagibile), ovvero che non siano necessariamente interessate direttamente da danni che determinano inagibilità ma che facciano parte dell'edificio. Inoltre l'art. 5 della rettifica direttiva dell'ordinanza del capo del Dipartimento n. 566 del 2015, recante la data del 19 febbraio 2019, prevede l'effettuazione di un controllo a campione per la verifica della veridicità delle dichiarazioni sostitutive di certificazione e atto notorio reso dagli interessati, mentre la normativa del sisma 2016 del Centro Italia prevede il controllo in fase progettuale di tutte le pratiche presentate ed un controllo a campione in fase di esecuzione dei lavori; per effetto di tali previsioni, nelle aree terremotate della provincia di Catania, oltre a cadere il fondamentale principio che la riparazione dei danni, anche lievi, deve coinvolgere l'intero edificio con un unico intervento, i cittadini con pochi semplici passaggi, senza vincoli di burocrazia e controlli, potranno rapidamente sistemare le proprie case. Addirittura il comma 12 dell'art. 3 della rettifica citata prevede, in caso di intervento unitario, un incremento, ad esclusione delle parti comuni del fabbricato, pari al 35 per cento dell'importo stimato per l'intervento di ripristino di ciascuna unità immobiliare; in poche parole, quindi, il limite massimo di contributo viene elevato a 33.750 euro per ciascuna unità immobiliare; per la ricostruzione nel Centro Italia, il testo dell'ordinanza n. 4 del 17 novembre 2016, coordinato con l'ordinanza n. 20 del 7 aprile 2017, prevede l'impossibilità per il direttore dei lavori di rivolgersi a imprese con cui abbia già lavorato nei 5 anni precedenti, negando la possibilità di utilizzare ditte di fiducia, ossia semplicemente ditte con cui si è già lavorato in precedenza e bene. Oltretutto, per imprese e professionisti, vige anche l'obbligo di iscrizione ad una white list che certifichi l'assenza di pendenze con lo Stato.