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già da lungo tempo si dibatte del problema della carenza strutturale di medici specializzati nell'ambito del sistema del servizio sanitario nazionale: risalgono infatti a un anno fa le richieste di attenzione da parte delle associazioni di categoria sul tema, con le quali è stata ripetutamente portata all'attenzione della politica tale situazione; in tali richieste si riportava infatti come entro il 2025 sarebbero andati in pensione circa 52.500 medici ospedalieri, ovvero la metà di quelli dell'intero sistema pubblico (si veda l'articolo "L'Italia senza medici" su "la Repubblica" del 23 giugno 2019); le carenze di personale peraltro erano già del tutto evidenti, come è possibile riscontrare dai provvedimenti ipotizzati o adottati per farvi fronte in varie Regioni, quali ad esempio il Veneto, dove si è ipotizzato il richiamo in servizio dei medici pensionati nei due anni precedenti nonché l'ipotesi di accordi con altri Paesi, e in particolare con la Romania, per l'assunzione di specializzandi da far trasferire in Italia; in altre Regioni numerosi medici sono stati chiamati da luoghi molto lontani per brevissimi lassi di tempo o sono stati banditi concorsi per contratti temporanei nei punti di pronto soccorso destinati ai laureati anche non specializzati; negli ultimi mesi la mancanza di medici specializzati si è manifestata in modo drammatico con l'esplosione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19; solo grazie alla richiesta di volontari da destinare alle zone più colpite dall'epidemia rispetto alla quale è arrivata una risposta generosa da parte della categoria dei medici si è potuto arginare il problema, ma si tratta, così come per le misure già ricordate relative alla fase antecedente all'emergenza, di soluzioni temporanee non in grado di offrire risposte soddisfacenti a livello strutturale e a lungo termine; considerato che la causa principale del problema risiede infatti nella "strettoia" che si determina per i laureati con l'ammissione alle scuole di specializzazione post lauream , in cui i posti disponibili sono inferiori al numero dei laureati, per cui, anche a fronte di un ingente investimento del sistema pubblico nella formazione dei medici durante il periodo universitario, questi non sono in condizione di specializzarsi, nonostante l'evidente necessità delle loro professionalità e anche in presenza dello sblocco del turnover per le relative posizioni; rilevato che: al riguardo è noto come il Governo si sia impegnato già prima dell'emergenza epidemiologica per l'aumento dei posti disponibili nelle scuole di specializzazione medica e delle relative borse di studio; da ultimo nel decreto-legge n. 34 del 2020, il "decreto rilancio", è stata data un'ulteriore risposta, con l'autorizzazione di spesa di 105 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 e di 109,2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024; è anche noto, tuttavia, che tale ulteriore risposta non sarà sufficiente: lo stesso Ministro in indirizzo ha infatti affermato in una recente intervista (si veda l'articolo "Covid-19, più posti nelle scuole di specializzazione: anche la formazione medica corre ai ripari" a cura di Marta Lauro su "Aboutpharma Online" del 15 maggio 2020) che con le nuove risorse del decreto rilancio, complessivamente, ci saranno 14.500 borse di studio a cui si aggiungeranno altre 3.000 per la medicina generale, a fronte di circa 20.000 candidati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di individuare urgentemente, e dunque già in sede di conversione del decreto-legge n. 34 del 2020, ulteriori risorse, aggiuntive rispetto a quelle già previste, da destinare all'aumento dei posti nelle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia; quali eventuali ulteriori iniziative intenda adottare per far fronte alla strutturale carenza di medici specializzati nei reparti ospedalieri, a tutela dei livelli essenziali delle prestazioni nel fondamentale ambito della tutela della salute. Atto n. 3-01630 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: con la circolare n. 11715 del 3 aprile 2020, riguardante l'aggiornamento delle indicazioni sui test diagnostici e sui criteri da adottare nella determinazione delle priorità, il Ministero della salute è doverosamente intervenuto per cercare di gestire la rapida evoluzione della pandemia in atto alla luce della troppo limitata disponibilità di reagenti e di test ; con la circolare, il Ministero ha ritenuto necessario dover individuare delle priorità per l'esecuzione dei test diagnostici per Sars-CoV-2, al fine di assicurare un uso ottimale delle risorse; nella circolare ministeriale si raccomanda di applicare, nell'effettuazione dei test diagnostici, alcuni criteri di priorità. Tra i soggetti prioritari a cui effettuare i test diagnostici vengono riportati anche gli "operatori, anche asintomatici, delle RSA e altre strutture residenziali per anziani", nonché "le persone vulnerabili, quali le persone che risiedono in residenze per anziani"; nel corso della "fase 2" le Regioni e gli esperti hanno messo in evidenza che la capacità di esecuzione dei test è limitata, dovuta alla carenza di reagenti; il commissario straordinario dell'emergenza, Domenico Arcuri, ha indetto una gara per acquistare un numero considerevole di tamponi, ma secondo molti virologi è prioritario risolvere il problema della carenza di reagenti; l'approvvigionamento di reagenti in queste settimane di "fase 2" è risultato difficile a causa della crescita della richiesta in tutto il mondo, come per le mascherine. Eppure, l'Italia avrebbe potuto acquistare le giuste riserve di reagenti dalle aziende che nel nostro Paese li producono; a parere dell'interrogante sono mancati una ricognizione e un programma del fabbisogno italiano e dei volumi di produzione, come fu fatto invece per tutto quello che riguardava respiratori e ventilatori, per mantenere la produzione italiana sul suolo italiano; secondo quanto apparso sulla stampa, a causa della mancanza di accordi tra il commissario e le aziende, attualmente la gran parte della produzione italiana di reagenti per tamponi e test va all'estero, e una parte di produzione estera finisce in Italia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali siano le motivazioni che hanno portato l'Italia a non fare un programma sul lungo termine per l'approvvigionamento di reagenti; se non ritenga di dover accertare le eventuali responsabilità del commissario straordinario per non aver proceduto a stipulare accordi con le aziende produttrici di reagenti con l'obiettivo di avere quantità adeguate di reagenti come riserva; come intenda porre rimedio alla carenza di reagenti in Italia. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01627 DE FALCO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: