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Per dare una misura delle dimensioni degli enti no-profit nel nostro Paese, basti considerare che, sulla base dell'ultima rilevazione di Istat, alla data del 31 dicembre 2017 essi risultavano ammontare a 350.492; a loro volta, possono contare sull'apporto di 5.528.000 volontari e di 844 lavoratori dipendenti. Con riferimento poi alla delimitazione dell'ambito soggettivo d'applicazione, l'articolo 77 del decreto-legge rilancio non dà adito ad incertezze interpretative, in quanto la norma è saldamente ancorata alle definizione di ente del terzo settore contenuta nel codice del terzo settore. Parimenti, non sussistono dubbi per quanto concerne il profilo oggettivo delle attività d'interesse generale, che trovano una puntuale e tassativa elencazione nell'articolo 5 del medesimo codice. Si consideri inoltre che, ai sensi dell'articolo 95 del decreto-legge rilancio, sono state previste ulteriori risorse di sostegno per la riduzione del rischio da contagio del virus Covid-19 nei luoghi di lavoro, finalizzate all'acquisto di apparecchiature, attrezzature e dispositivi, compresi quelle di protezione individuale, al cui finanziamento provvede interamente l'INAIL con le risorse già disponibili per un importo complessivo pari a 403 milioni di euro. I predetti interventi straordinari sono destinati non solo ai soggetti iscritti al registro delle imprese o all'albo delle imprese artigiane, comprese quelle agricole, ma anche alle imprese sociali, come definite dal codice stesso del terzo settore e iscritte all'apposita sezione speciale del menzionato registro. In ordine poi alla manifesta esigenza di un'erogazione imparziale delle risorse, vanno considerati ulteriori elementi afferenti ai requisiti di accesso al contributo e alla natura del sostegno del soggetto attuatore. Sotto il primo profilo, i requisiti di accesso al contributo sono già definiti dalla disposizione istitutiva della misura e sono legati a caratteristiche soggettive (la natura imprenditoriale del richiedente o la qualifica di ente del terzo settore), documentalmente verificabili. Pertanto, non vi è alcun margine di discrezionalità in capo al soggetto attuatore, che si limita all'espletamento di un'attività di mero accertamento. Sotto il secondo profilo si rappresenta che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali non ha un diretto controllo del soggetto attuatore, vigilato da altra amministrazione. Confido quindi che, anche per il tramite del Ministero controllante, verranno adottate misure adeguate atte a salvaguardare la par condicio nell'accesso al contributo di cui si discute. Con riguardo infine alla richiesta di considerare un rifinanziamento della misura, posso riferire che stiamo valutando quest'ipotesi compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Toffanin, per due minuti. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, non mi ritengo per nulla soddisfatta della risposta del Ministro, che ci ha illustrato la norma che abbiamo tutti letto (quindi non ce n'era bisogno) e ci ha inoltre spiegato i motivi per cui è stata estesa anche agli enti del terzo settore (ma non ci doveva convincere, perché per noi è una misura molto ben estesa in questi termini). Quando lei fa riferimento all'articolo 95 del decreto rilancio lei si riferisce a un credito d'imposta che non è liquidità per le imprese. Signor Ministro, io dico che fin dall'inizio voi avete inseguito il virus con "provvedimenti toppa", completamente inadeguati per una seria programmazione per la ripartenza. Oltretutto, come lei ha ben spiegato oggi, le risorse non ci sono. Non ci si può affidare al caso per la distribuzione delle risorse, continuando a darle anche a chi ha lavorato con profitti e penalizzando invece chi ha più bisogno, facendo discriminazioni tra settori e categorie, come nel caso del mondo delle professioni. (Applausi) . Avete trasformato questo Paese in una sorta di sala giochi, dove la fortuna e l'abilità digitale di alcuni prevarica sul bisogno di tanti altri. (Applausi) . La lotteria non può essere un sistema per governare un Paese, pur sapendo che è uno degli strumenti che a voi piace tanto (mi viene in mente anche la lotteria degli scontrini). Signor Ministro, pensi piuttosto a criteri per valutare il merito, a misure che considerino il bisogno reale di tanti lavoratori e imprese. Dovete smetterla con misure e comunicazioni che servono solo a farvi propaganda, ma che nella realtà sono misure vuote, senza progettualità, finanziate pochissimo o addirittura per nulla. Signor Ministro, la crisi che stiamo vivendo è una cosa seria, molto seria. Lo dica anche al presidente dell'INPS Tridico, che fa danni enormi ogni volta che apre bocca. Signor Ministro, gli italiani non devono essere presi in giro: basta creare false aspettative. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Nisini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01646 sui dati riguardanti i percettori del reddito di cittadinanza, per tre minuti. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, la mia interrogazione verte sul reddito di cittadinanza quale misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale. Il Gruppo MoVimento 5 Stelle ha da sempre sostenuto l'imprescindibilità di tale misura, da non considerarsi come una mera forma di assistenzialismo ma - come ha dichiarato lei stessa, signor Ministro, all'epoca relatrice del provvedimento in Senato - una misura proattiva collegata all'inserimento nel contesto sociale e lavorativo del cittadino. Ahimè, i dati danno una visione diversa; lo dicono i dati dell'Osservatorio sul reddito di cittadinanza e anche quelli dell'Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (ANPAL). L'osservatorio riferisce che nel 2019 la misura ha coinvolto 968.645 nuclei familiari e 2.540.575 persone, per un importo medio mensile pari a 527 euro. Questo importo medio sale nel 2020 a 568 euro, con il coinvolgimento di 1.057.319 nuclei e 2.721.036 persone. Secondo la nota mensile di pochi giorni fa, del 29 maggio 2020, pubblicata dall'ANPAL, alla data del primo aprile 2020 il numero complessivo dei beneficiari del reddito di cittadinanza presenti nel database ANPAL è appena superiore a 991.000 individui, dei quali solo 819.129 sono soggetti al patto per il lavoro e appena 365.759 sono presi in carico dai servizi per l'impiego. Sempre l'ANPAL riferisce che i beneficiari che hanno iniziato un rapporto di lavoro dopo l'approvazione della domanda sono pari a 39.760, dei quali il 65,2 per cento a tempo determinato, il 19,7 per cento a tempo indeterminato ed il 3,9 per cento in apprendistato. Ciò significa che i percettori del reddito di cittadinanza che hanno ottenuto un impiego rappresentano poco meno del 2 per cento della platea e che, di questi, la stragrande maggioranza ha ottenuto un impiego a tempo determinato. Quanto al patto per l'inclusione sociale, nei mesi scorsi,