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«Green New Deal» non è altro che questo, un patto verde con tutte le Nazioni: o si va avanti insieme o i nostri figlioli, che sono i figli di tutti in questo mondo, di ogni Nazione, non avranno un futuro. Lo stesso vale per il modello economico che, come continuo a ripetere anche ai miei studenti, non ci sarà un domani, perché il capitale critico è quello naturale. Dunque, o tuteliamo le risorse rinnovabili e non rinnovabili, o non avremo domani neppure un'economia. C'era un professore che parlava di rendimenti decrescenti. Vi dico che cosa significa: se continuerà ad aumentare il prezzo del petrolio e dell'energia, il rendimento di quello che andremo a ottenere dalla trasformazione di un prodotto sarà sempre decrescente e questo vale maggiormente quando parliamo di agricoltura. L'agricoltura a base di petrolio continuerà ad avere dei prezzi elevatissimi. Che cosa significa tutto questo? Significa slegare l'agricoltura dal petrolio, significa slegarci da azioni sbagliate che questo modello ha posto in essere. Non è che abbiamo fatto tutto questo perché eravamo incoscienti come economisti; magari non ci siamo resi conto che c'è una complessità e che il sistema natura ed ecologia è collegato al sistema economico, che è collegato al sistema sociale. Degrado ambientale è anche degrado sociale e lo abbiamo vissuto in questi anni con il Covid: è tutto collegato. Vi ringrazio, quindi, per quello che è stato fatto in Parlamento e per il provvedimento che stiamo per approvare, ma vi esorto veramente a lasciare da parte per un attimo le solite beghe politiche che ci sono, andando davvero tutti nella stessa direzione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, credo che in occasione della seconda votazione su questo importante disegno di legge costituzionale sia essenziale fare una valutazione di quanto è avvenuto nel frattempo, delle reazioni, dei commenti e delle valutazioni che l'approvazione in prima lettura ha generato e di quale dibattito si è instaurato nella società civile sull'operato del Parlamento. Questo ci permette, da una parte, di rafforzare il nostro giudizio positivo per questo risultato, che è davvero a portata di mano, dall'altra, anche di dare chiarimenti che possono smontare alcune critiche che francamente non mi sono parse molto condivisibili. Sul valore epocale di questa riforma penso che nessuno di noi abbia dubbi. Tutti gli altri principali Paesi europei hanno da molti anni nella loro Carta costituzionale una normativa simile a quella che ci accingiamo ad introdurre nella nostra, in qualche caso da molti decenni o dall'inizio del loro regime costituzionale. Oggi in Italia, facendo quello che stiamo per fare, colmiamo una grande lacuna e quindi facciamo un atto di giustizia e di equità, nei confronti non soltanto della società presente, ma anche delle future generazioni. Lo facciamo riprendendo il lavoro fatto per la prima volta in Italia dalla Commissione bicamerale per le riforme costituzionali Bozzi, nel 1983, quindi trentotto anni fa. Per tanti decenni è stato solo un discorso, una chiacchiera, una proposta sempre rimasta sulla carta, ma finalmente oggi diventa realtà. Nelle ultime settimane abbiamo visto che la questione ambientale è tra le più importanti, forse è la più importante, anche nei fori internazionali e nei grandi summit globali, non soltanto nelle discussioni nazionali. Cito due critiche opposte, che nelle ultime settimane mi sono state rivolte quando ho cercato di sottolineare la grande importanza del lavoro che avevamo fatto in Commissione affari costituzionali, con il concorso di tutte le persone che hanno lavorato a questo provvedimento. La prima di queste critiche sostiene che quello che abbiamo fatto non va bene, perché sdogana la riformabilità dei primi 11 articoli della Costituzione, sui principi fondamentali. La seconda critica è opposta e sostiene che non ci sia nessun bisogno di modificare l'articolo 9 e le altre norme della Costituzione, perché l'ambiente si può già proteggere adeguatamente anche a Costituzione vigente, sulla base delle interpretazioni che la Corte costituzionale ha già dato delle norme esistenti. Si tratta, a mio modo di vedere, di due critiche sbagliate. Per quel che riguarda la prima, ricordo infatti che non stiamo modificando la prima parte della Costituzione, creando un pericolo. È infatti ormai chiaro, per consolidata visione anche della Corte costituzionale, che i primi articoli della nostra Costituzione, sui principi fondamentali, sono immodificabili nel senso che i beni e i valori tutelati da quegli articoli non possono ridursi e l'area della tutela non può decrescere. Se però aggiungiamo valori e beni tutelati, anche quella parte della nostra Costituzione può essere adeguata ai tempi e attualizzata: mi chiedo dunque perché non farlo. Credo che abbiamo fatto una cosa davvero molto positiva, coerente con lo spirito del lavoro del costituente, che risentiva però, ovviamente, delle esigenze, dei valori e dei problemi che caratterizzavano quel periodo della nostra storia e che erano molto diversi da quelli che caratterizzano l'attuale periodo della nostra storia. Anche la seconda critica non mi pare fondata, perché in tutti i Paesi europei abbiamo una speciale tutela costituzionale. Abbiamo bisogno di avere uno scudo costituzionale per proteggere davvero l'ambiente e gli ecosistemi, per fare ciò che è necessario per dare equilibrio allo sviluppo. In questa protezione non c'è niente di anti-sviluppista e nemmeno niente di superfluo o di meramente retorico. Ripeto che, a giudizio mio personale e del Partito Democratico, siamo di fronte ad un cambiamento epocale, di giustizia e di equità, e anche ad un bel risultato di metodo, perché in Commissione, attraverso un dialogo proficuo tra i vari Gruppi politici, attraverso uno scambio di idee costante e anche attraverso una reciproca disponibilità a mettere in discussione i propri paletti, siamo riusciti a costruire un risultato di unità importante, su una modifica che a nostro giudizio è storica. (Applausi) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice. MAIORINO, relatrice . Signor Presidente, mi limito nuovamente a ringraziare tutti i colleghi e le colleghe di maggioranza e di opposizione che hanno contribuito a raggiungere il risultato, ossia questa piccola, puntuale modifica costituzionale dei fondamentali principi della nostra Carta, facendo in modo così - come è stato appena detto - di rivivificarla nell'ottica veramente dello spirito del tempo e andando incontro alle esigenze ormai sempre più pressanti soprattutto delle future generazioni. Grazie davvero a tutte e a tutti di nuovo. PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Passiamo alla votazione finale. GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, con le modifiche costituzionali che oggi approveremo in Parlamento si compie un passaggio fondamentale, un passaggio storico perché è la prima volta - come è stato già detto - che si va modificare - a integrare, anzi, nello specifico - la parte dei principi fondamentali della Costituzione, in particolare l'articolo 9.