[massime]

Agricoltura e zootecnia - Contributo una tantum alle aziende olivicole e viticole colpite dalla siccità nell'annata 1989-90, nella misura di due milioni per ettaro - Previsione, con legge successiva, dell'erogazione del contributo, da parte degli enti territoriali interessati, fino al limite di due milioni per ettaro - Denunciata irrazionale retroattività della norma, asserita lesione dei principi della certezza del diritto, dell'affidamento e del diritto di difesa - Questione analoga ad altra già dichiarata infondata - Mancata prospettazione di nuove argomentazioni rispetto a quelle già esaminate - Manifesta infondatezza.. E' manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 8- septies del d.l. 28 maggio 2004, n. 136, convertito, con modificazioni, nella legge 27 luglio 2004, n. 186, impugnato, in riferimento agli artt. 3 e 24, comma secondo, Cost., nella parte in cui prevede che il contributo una tantum contemplato dall'art. 2, comma 2, del d.l. n. 367 del 1990, convertito, con modificazioni, nella legge n. 31 del 1991, deve intendersi erogabile dagli enti territoriali interessati entro i limiti dell'autorizzazione di spesa di cui all'art. 11 del medesimo d.l. e nell'ambito della quota destinata a ciascun ente, e nella parte in cui ha modificato il testo del citato art. 2, comma 2, stabilendo che le parole "di lire" siano sostituite da "fino a lire". Analoga questione, sollevata in riferimento anche agli artt. 101, 102 e 104 Cost., è stata, infatti, dichiarata infondata con la sentenza n. 135 del 2006, né risultano prospettate nuove argomentazioni che possano indurre a dubitare che all'art. 8- septies del d.l. n. 136 del 2004 debba essere attribuita la semplice funzione di aver definitivamente imposto per legge la corretta interpretazione dell'art. 2, comma 2, del d.l. n. 367 del 1990. Per la manifesta infondatezza e la non fondatezza di analoghe questioni aventi ad oggetto l'impugnato art. 8- septies del d.l. n. 136 del 2004, v., rispettivamente, l'ordinanza n. 351/2006 e la citata sentenza n. 135/2006.