[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 464-quater, commi 1 e 4, e 464-quinquies, del codice di procedura penale, e dell'art. 168-bis, secondo e terzo comma, del codice penale, promossi dal Tribunale ordinario di Grosseto, con tre ordinanze del 10 marzo 2015, rispettivamente iscritte ai nn. 157, 158 e 159 del registro ordinanze 2015 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 35, prima serie speciale, dell'anno 2015. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 21 settembre 2016 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi. Ritenuto che, con tre ordinanze del 10 marzo 2015 di identico contenuto (r.o. nn. 157, 158 e 159 del 2015), il Tribunale ordinario di Grosseto ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 111, sesto comma, 25, secondo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione, una questione di legittimità costituzionale dell'art. 464-quater, comma 1, del codice di procedura penale, «nella parte in cui non prevede che il giudice, ai fini di ogni decisione di merito da assumere nel procedimento speciale di messa alla prova, proceda alla acquisizione e valutazione degli atti delle indagini preliminari di cui già altrimenti non disponga, restituendoli per l'ulteriore corso nel caso di esito negativo della pronuncia sulla concessione o sull'esito della messa alla prova»; che, con le medesime ordinanze, il Tribunale rimettente ha sollevato, in riferimento all'art. 25, secondo comma, Cost., una seconda questione di legittimità costituzionale dell'art. 168-bis, secondo e terzo comma, del codice penale, «in quanto prescrive la applicazione di sanzioni penali legalmente indeterminate», nonché, in riferimento agli artt. 97, 101 e 111, secondo comma, Cost., una terza questione di legittimità costituzionale dell'art. 464-quater, comma 4, cod. proc. pen. , «nella parte in cui prevede il consenso dell'imputato quale condizione di ammissibilità, di validità o di efficacia dei provvedimenti giurisdizionali modificativi o integrativi del programma di trattamento»; che infine il Tribunale rimettente ha sollevato, in riferimento all'art. 27, secondo comma, Cost., una quarta questione di legittimità costituzionale degli artt. 464-quater e 464-quinquies cod. proc. pen. , «in quanto prescrivono la irrogazione ed esecuzione di sanzioni penali consequenziali ad un reato per cui non risulta pronunciata né di regola pronunciabile alcuna condanna definitiva o non definitiva»; che il Tribunale rimettente in tre distinti giudizi procede nei confronti di persone imputate del reato di cui all'art. 186 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) (r.o. n. 157 del 2015), del reato di cui agli artt. 110, 112, primo comma, numero 4), 624 e 625, primo comma, numeri 2), 5) e 7), cod. pen. (r.o. n. 158 del 2015), e dei reati di cui all'art. 187 del d.lgs. n. 285 del 1992 e all'art. 651 cod. pen. (r.o. n. 159 del 2015); che gli imputati hanno chiesto, ai sensi dell'art. 464-bis cod. proc. pen. , la sospensione del procedimento con messa alla prova; che, ricostruita la disciplina dell'istituto della messa alla prova, introdotto dalla legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili), e ritenuto che la messa alla prova consista in un «trattamento sanzionatorio criminale il cui positivo esito applicativo darebbe luogo alla causa di estinzione del reato», il Tribunale rimettente osserva come, secondo il vigente ordinamento processuale e costituzionale, l'irrogazione di qualsiasi sanzione penale «postul[i] l'indefettibile presupposto del convincimento del giudice in ordine alla responsabilità dell'imputato in relazione al reato per cui si procede»; che per contro nel procedimento a citazione diretta, in cui l'istanza ex art. 464-bis cod. proc. pen. è formulata prima dell'apertura del dibattimento, la relativa procedura si svolge allo stato degli atti del fascicolo del dibattimento, di modo che i «dati cognitivi in possesso del giudice [...] risulta[no] di regola largamente insufficient[i] o inidone[i] a fornire la plausibile rappresentazione del fatto occorrente ai fini della formulazione di alcun giudizio positivo di responsabilità»; che l'ordinanza con cui il giudice del dibattimento dispone la sospensione del procedimento con messa alla prova si tradurrebbe perciò in «un provvedimento giurisdizionale di irrogazione di un trattamento giuridico di diritto penale criminale suscettibile di essere pronunciato sul presupposto di un convincimento di responsabilità di carattere letteralmente assurdo o mendace poiché implicitamente o esplicitamente formulato nonostante la indisponibilità degli elementi occorrenti a stabilire se alcun fatto sia avvenuto, come e da chi sia stato commesso e quale ne sia la qualificazione giuridica»; che, pertanto, l'art. 464-quater, comma 1, cod. proc. pen. , «nella parte in cui non prevede che il giudice, ai fini di ogni decisione di merito da assumere nel procedimento speciale di messa alla prova, proceda alla acquisizione e valutazione degli atti delle indagini preliminari di cui già altrimenti non disponga, restituendoli per l'ulteriore corso nel caso di esito negativo della pronuncia sulla concessione o sull'esito della messa alla prova», si porrebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., «alla stregua del quale deve ritenersi che le enunciazioni consapevolmente incongrue o simulatorie non possono costituire presupposto o strumento di trattamenti giuridici»; che sarebbero violati, inoltre, l'art. 111, sesto comma, Cost., non essendo assolto l'obbligo della motivazione del provvedimento, l'art. 25, secondo comma, Cost., «alla stregua del quale deve ritenersi che la punizione criminale può essere irrogata in ragione di un fatto previsto dalla legge come reato e non anche in ragione della plateale finzione radicabile sulla mera contestazione processuale del medesimo», ed infine l'art. 27, secondo comma, Cost., in quanto il giudizio di responsabilità dell'imputato, che costituisce il presupposto dell'irrogazione di una pena, impone una «cognizione storica e [una] valutazione giuridica del fatto»; che inoltre il giudice del dibattimento non potrebbe effettuare alcuna valutazione sull'idoneità o meno del programma di trattamento - che, secondo la norma censurata, deve avvenire in base ai parametri di cui all'art. 133 cod. pen. - in quanto «in tutto o in parte ignora se, come e da chi sia stato commesso» il reato oggetto di imputazione;