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Infatti, sulla base degli ultimi dati disponibili in possesso della Regione Puglia, la presenza del batterio riguarderebbe una percentuale estremamente bassa, comunque non superiore all'1,8 per cento degli olivi presenti nel territorio interessato. Sul punto, a conferma dell'oggettiva infondatezza dei toni allarmistici utilizzati in relazione al fenomeno de quo , giova sottolineare come le percentuali siano sostanzialmente analoghe - se non, per l'appunto, inferiori - a quelle di quattro anni fa, periodo in cui è stata accertata la comparsa del batterio in Puglia. Un punto fondamentale dell'intera vicenda, anche per gli interessi economici in gioco, legati soprattutto all'utilizzo dei fondi pubblici all'uopo dedicati, è di certo rappresentato dall'individuazione del tipo di misure da adottare per contrastare la xylella. La Regione Puglia e il Governo ritengono che occorra tagliare gli alberi infetti e quelli maggiormente esposti al contagio e sostituire gli stessi con olivi diversi da quelli autoctoni pugliesi e, almeno sulla carta, maggiormente resistenti al batterio. In tal senso si esprimono anche le organizzazioni sindacali di categoria, con richieste di ulteriori concessioni di fondi pubblici per l'eradicazione e la sostituzione degli olivi. Coloro che si oppongono al taglio degli olivi, ritenendolo una misura inutile e dannosa, sono accusati, a vario titolo, di essere negazionisti, chiacchieroni, ignoranti e addirittura delinquenti e oscurantisti. Probabilmente è utile chiarire alcuni aspetti. La xylella fastidiosa è un batterio polifago, che ha la capacità di sopravvivere su centinaia di piante sia erbacee, che arboree. In tal senso, appare evidente l'inutilità di eliminare un milione di alberi di olivo, come ipotizzato dai fautori delle eradicazioni, senza di fatto risolvere il problema. Il batterio, infatti, rimarrebbe comunque su milioni di piante spontanee, per poi trasferirsi tranquillamente sulle piante arboree limitrofe. È quindi indiscutibile un dato: il taglio degli olivi non elimina il batterio dall'ambiente circostante. A oggi non vi sono casi al mondo in cui l'eradicazione delle piante sia riuscita a contrastare il batterio, come chiarito dall'EFSA nel 2013 e poi - ancora - nel 2015. Del resto, nessuna ricerca nota indica gli abbattimenti, né i trattamenti con pesticidi come soluzioni risolutive. Il problema, dunque, rimarrebbe. E, allora, sorge naturale porsi una serie di quesiti. Che senso ha tagliare gli olivi? Perché distruggere l'ambiente pugliese? Perché buttare soldi pubblici per un'attività sostanzialmente inutile? E quindi, a monte, ne sorgono altri non meno significativi, e segnatamente: come mai, dopo cinque anni dalla comparsa del problema, con andamento sostanzialmente costante, solo l'1,8 per cento degli olivi risulta oggi infetto dal batterio? Ha senso oggi procedere con le politiche di eradicazioni di centinaia di migliaia di olivi, in gran parte nemmeno toccati dalla xylella (sono ulivi sani), quando - peraltro - si è consapevoli della relativa inutilità ai fini dell'eliminazione dall'ambiente del batterio? Con tali quesiti si intende non porre in dubbio l'esistenza della xylella - come si vuol far credere - ma solo evidenziare l'assoluta inutilità della eradicazione degli olivi quale misura di contrasto al batterio. Se, dunque, appare ineludibile convivere con la xylella fastidiosa non ci si può non porre il problema di quali debbano essere le pratiche agricole da adottare per far sì che, nel caso di specie, gli olivi possano resistere al batterio. Come emerso da recentissimi studi, un dato imprescindibile è la qualità dei terreni. L'agricoltura intensiva e i cambiamenti climatici hanno determinato la riduzione di carbonio organico nel suolo, con conseguente perdita di fertilità ed effetti negativi sulla qualità dei terreni. I suoli sono fondamentali per una buona produzione. Orbene, le analisi effettuate sul suolo dei siti localizzati nella zona infetta in Puglia hanno rilevato un'assoluta povertà di sostanze organiche. Le principali pratiche agricole per migliorare la fertilità e la struttura dei suoli e dei terreni riguardano l'applicazione di ammendati compostati, letame maturo, sovescio, inserimento spontaneo e minerali vari. I microrganismi presenti nel suolo proteggono le piante dall'attacco dei patogeni, favoriscono l'assorbimento dell'acqua e neutralizzano composti tossici inibitori della crescita delle piante. Un ulteriore rimedio è un'adeguata irrigazione dei suoli. Una buona gestione delle chiome prevede, infatti, frequenti potature, che svolgono un ruolo fondamentale per contrastare la xylella. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,14) ( Segue CIAMPOLILLO). In parole povere, in caso di attacco di xylella un olivo in buono stato idrico e nutrizionale, sottoposto a un corretto ciclo di potature, potrà resistere con nuovi germogli e una chioma ristrutturata. Come sottolineato in autorevoli studi scientifici, casi simili di altre fitopatie su diverse colture hanno dimostrato che è possibile convivere con il patogeno attraverso l'adozione di pratiche colturali volte a favorire il buono stato vegetativo della pianta e contenere la diffusione del patogeno. Le suddette considerazioni sono contenute nelle relazioni di settore allegate all'audizione conoscitiva innanzi alla Commissione parlamentare agricoltura del 9 ottobre 2018, rispettivamente del professor Cristos Xiloyannis dell'Università degli studi della Basilicata e della biologa patologa e vegetale, dottoressa Margherita D'Amico, nonché dimostrate da diverse ricerche sul campo, tra le quali quelle finanziate dalla Regione Puglia. Per ammissione dei diversi responsabili scientifici, le sperimentazioni dimostrano già ampiamente che è possibile curare il fenomeno del disseccamento, al di là della presenza o no del batterio, attraverso diverse tipologie di trattamenti associati a buone pratiche agronomiche. Sotto il profilo della netta ripresa vegeto-produttiva di olivi malati o perfino dati per morti, vi sono ormai numerose evidenze osservazionali e scientifiche positive, ottenute sul campo sia da singoli olivicoltori che da gruppi di ricerca (tra questi i professori Scortichini e Xyloyannis e i dottori D'Amico, Polo e Giovannetti). Tali risultati confermano la capacità delle piante di reagire agli attacchi dei patogeni senza ripercussioni sulla produzione. Ciò porta a concludere che non solo sia possibile la convivenza degli olivi con il batterio ma che, altresì, il disseccamento degli stessi non ne decreta la morte. Ciò è quanto dice la relazione Scortichini. Si può allora concludere, in linea con i più moderni studi scientifici, richiamando testualmente il titolo del recentissimo convegno da me organizzato lo scorso 2 maggio con il Gruppo MoVimento 5 Stelle qui in Senato «Come combattere efficacemente la xylella senza distruggere milioni di ulivi pugliesi», che il batterio può essere efficacemente combattuto e che gli ulivi, anche quelli malati, possono essere curati. Le cure, infatti, esistono e meriterebbero di essere promosse e sostenute dalle nostre istituzioni.