[pronunce]

Priva di pregio sarebbe la tesi della difesa statale, secondo cui talune disposizioni della legge provinciale avrebbero disatteso gli standard minimi ed uniformi di tutela dell'ambiente, fissati dalla legislazione nazionale. Né ancora potrebbe ritenersi che la Provincia autonoma sia vincolata, nelle materie di legislazione primaria, alle disposizioni statali di attuazione delle direttive comunitarie, spettando alla stessa Provincia, ai sensi del d.P.R. 19 novembre 1987, n. 526 (Estensione alla regione Trentino-Alto Adige ed alle province autonome di Trento e Bolzano delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616), l'attuazione delle direttive comunitarie nelle materie di propria competenza, con possibile intervento statale solo in caso di inerzia (sono richiamate le sentenze n. 378 del 2007 e n. 425 del 1999 della Corte costituzionale). Con la legge provinciale oggetto di impugnazione, invero, la Provincia autonoma di Bolzano ha dato attuazione alle «prescrizioni di matrice comunitaria di cui alle direttive richiamate, esercitando una propria attribuzione costituzionale», ovvero un potere-dovere, ai sensi dell'art. 117, quinto comma, Cost. Tale disciplina è dunque destinata a prevalere su quella statale «secondo un modello di rapporti tra Stato e Regioni o Province autonome nella fase discendente dell'integrazione comunitaria, ormai pacifico» nella richiamata giurisprudenza costituzionale. Prima di procedere all'esame del merito delle singole censure prospettate nel ricorso statale, la difesa della resistente evidenzia come, in ogni caso, le disposizioni della legge provinciale, anche là dove dettano una disciplina parzialmente diversa da quella statale, rispondano al «principio di ragionevolezza in rapporto alle concrete esigenze di tutela ed agli obiettivi attesi dalla stessa legislazione statale di attuazione [...] e dalla disciplina comunitaria». 2.3. - Con riferimento all'impugnato art. 4 della legge prov. n. 6 del 2010, la resistente, dopo aver ribadito l'eccezione di inammissibilità della relativa questione, osserva come la dizione «specie integralmente protette», contenuta nella disposizione provinciale, garantisca una tutela ancora più pregnante alle specie animali indicate dall'allegato A alla medesima legge provinciale, nonché dalla direttiva 92/43/CEE e dalla direttiva 30 novembre 2009, n. 2009/147/CE, del Consiglio (che ha abrogato la direttiva 79/409/CEE richiamata nel ricorso statale). 2.4. - Analoghe considerazioni sono svolte in riferimento all'impugnato art. 8, comma 4, della legge prov. n. 6 del 2010. La disciplina ivi dettata risulterebbe più stringente di quella statale, in quanto consente la raccolta dei funghi ai soli proprietari, affittuari, usufruttuari (e persone conviventi) dei fondi interessati, mentre la legge n. 352 del 1993, che pone un limite quantitativo pro capite senza circoscrivere il novero dei soggetti legittimati alla raccolta, appresterebbe una tutela debole. 2.5. - Quanto alla disposizione contenuta nell'impugnato art. 11 della legge prov. n. 6 del 2010, che assegna al dirigente della Ripartizione provinciale Natura e paesaggio la competenza a concedere deroghe ai divieti previsti dagli artt. 4, comma 5, e 7, comma 4 della stessa legge, la resistente richiama l'art. 1 del d.P.R. 22 marzo 1974, n. 279 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige in materia di minime proprietà colturali, caccia e pesca, agricoltura e foreste), il quale dispone che «le attribuzioni dell'amministrazione dello Stato in materia di [...] caccia e pesca, alpicoltura e parchi per la protezione della flora e della fauna, [...] esercitate sia direttamente dagli organi centrali e periferici dello Stato sia per il tramite di enti ed istituti pubblici a carattere nazionale o sovra provinciale e quelle già spettanti alla regione Trentino Alto-Adige nelle stesse materie, sono esercitate, per il rispettivo territorio, dalle province di Trento e di Bolzano con l'osservanza delle norme del presente decreto». È richiamato inoltre l'art. 16 dello statuto speciale, il quale dispone che «nelle materie e nei limiti entro cui la regione o la provincia può emanare norme legislative, le relative potestà amministrative, che in base all'ordinamento preesistente erano attribuite allo Stato, sono esercitate rispettivamente dalla regione e dalla provincia». In definitiva, secondo la resistente, ogni competenza amministrativa inerente le materie della caccia e della protezione della flora e della fauna appartiene alla Provincia autonoma, senza che la censurata sostituzione degli organismi statali con altrettanti organi provinciali incida in alcun modo sull'effettività della tutela delle specie, animali e vegetali, protette dalla direttiva 92/43/CEE. I limiti di esercizio del potere di deroga, come individuati dalla disposizione impugnata, sono gli stessi indicati dal d.P.R. n. 357 del 1997, ed inoltre, al fine di garantire il monitoraggio della gestione delle deroghe, la stessa disposizione impone agli organi provinciali di comunicare all'autorità nazionale, con cadenza biennale, una relazione concernente le deroghe. In questo modo lo Stato è posto in grado di dare esecuzione agli obblighi di comunicazione biennale discendenti dall'art. 16 della direttiva 92/43/CEE. Inconferente sarebbe poi il richiamo, contenuto nel ricorso statale, al disposto dell'art. 8, comma 4, del d.P.R. n. 357 del 1997, giacché quest'ultima previsione riguarda il sistema di monitoraggio sul regime di tutela ordinaria delle specie di cui alla direttiva 92/43/CEE, e non anche l'obbligo di comunicazione delle "deroghe", al quale invece fa riferimento l'art. 16 della citata direttiva. 2.6. - La difesa provinciale ritiene priva di fondamento anche la questione promossa in riferimento all'art. 22, comma 6, della legge prov. n. 6 del 2010, che prevede la comunicazione diretta, dagli organi provinciali alla Commissione europea, delle misure compensative necessarie a garantire la coerenza globale della rete ecologica Natura 2000, diversamente da quanto previsto dalla normativa statale contenuta nel d.P.R. n. 357 del 1997. È ribadita la "cedevolezza" delle prescrizioni contenute nel citato regolamento - che avrebbe perso efficacia per effetto dell'entrata in vigore della legge provinciale -, con ulteriore richiamo della sentenza n. 425 del 1999 della Corte costituzionale. In ogni caso, la norma provinciale impugnata non contrasterebbe con il disposto dell'art. 5 della legge n. 131 del 2003, che disciplina le modalità di partecipazione delle Province autonome, nelle materie di propria competenza, alla formazione degli atti comunitari: quest'ultima disposizione non escluderebbe in alcun modo che la Provincia autonoma di Bolzano possa provvedere direttamente a comunicare dati rilevanti alla Commissione europea. 2.7. - Con riferimento infine alla censura che investe l'art. 33, comma 3, della legge prov.