[resaula]

6) ad aggiornare, ove necessario, le linee guida per l'utilizzo dei test molecolari e sierologici, che tutte le Regioni dovranno seguire, sull'intero territorio nazionale introducendo precise disposizioni al fine di individuare i soggetti per i quali l'effettuazione dei test è fortemente raccomandata; 7) ad aggiornare, in base all'evoluzione delle nuove conoscenze e delle condizioni, le linee guida ed i protocolli per assicurare agli operatori regole certe, semplici ed efficaci a contrastare la diffusione del virus, anche per quanto attiene alla sanificazione degli ambienti"; in particolare l'aver effettuato fin dall'inizio un numero irrilevante di test e tamponi ha lasciato in circolazione un grande numero di soggetti asintomatici o paucisintomatici; poi, più recentemente, non aver sufficientemente sequenziato (come il professor Rezza e il dottor Brusaferro hanno affermato in 12a Commissione permanente durante l'audizione del 22 giugno 2021) ha portato il nostro Paese a non cercare ed isolare le varianti. nei giorni successivi a quell'audizione in Aula del Senato della Repubblica il presidente Draghi, rispondendo all'intervento dell'interrogante in Aula del 23 giugno, aveva promesso un'accelerazione sul sequenziamento dei ceppi virali per "individuare con prontezza le nuove varianti"; "sequenziare", infatti, significa analizzare un campione per rilevare le caratteristiche del materiale genetico del virus, informazioni che mostrano come riesce a entrare nell'organismo e sfruttare le cellule per replicarsi; l'Italia, però, sequenzia molto poco sin dal marzo 2020. L'obiettivo fissato dall'ECDC e raccomandato dall'OMS è di processare il target minimo del 5 per cento dei tamponi positivi. i dati italiani disponibili sulla banca dati internazionale Gisaid, dove vengono caricati i risultati delle analisi dei test , sono desolanti: appena 76.029 sequenze di SARS-CoV-2 depositate dal 10 gennaio 2020, l'1,53 per cento del totale dei tamponi positivi; negli ultimi 90 giorni, l'Italia ha caricato sulla piattaforma Gisaid il 2,87 per cento delle sequenze genetiche dei tamponi risultati positivi. Tradotto: i laboratori italiani hanno genotipizzato 12.746 casi di infezione; e nelle ultime settimane la macchina sembra essersi inceppata, tanto da spingere l'Istituto superiore di sanità a mettere nero su bianco nel bollettino del 13 novembre: "Si è osservata una diminuzione significativa delle sequenze depositate sulla piattaforma I-Co-Gen"; è importante sottolineare, tuttavia, che il mantenimento di un adeguato livello di sequenziamento è indispensabile al fine di seguire le dinamiche di sviluppo delle diverse varianti, per una loro pronta identificazione e per il successivo monitoraggio di mutazioni che potrebbero avere un impatto significativo sulla trasmissibilità dell'infezione e sull'efficacia delle vaccinazioni. Una necessità oggi pressante, alla luce della scoperta della ennesima variante "sudafricana", ribattezzata Omicron dall'OMS; considerato che: in Europa, il Regno Unito ha sequenziato da solo quasi 1,3 milioni di test , pari al 12,9 per cento dei test positivi registrati sul proprio territorio, la Danimarca ha sequenziato 212.216 tamponi positivi su 462.427 casi registrati sul proprio suolo. Anche Svezia, Svizzera, Austria, Finlandia, Irlanda, Lituania, Norvegia e Slovenia, oltre ai piccoli Lussemburgo e Islanda, si attestano fra il 5 ed il 10 per cento di tamponi sequenziati; con un'ordinanza del 10 luglio 2021 il commissario Figliuolo ha nominato l'ISS "soggetto attuatore" di una rete nazionale per il sequenziamento, stanziando 4,3 milioni di euro per la manutenzione della piattaforma I-Co-Gen e dei laboratori scelti nelle regioni per effettuare i sequenziamenti, si chiede di sapere: quali siano le motivazioni per le quali la rendicontazione pervenuta dalle Regioni è ancora all'esame e, pertanto, non si è ancora proceduto a sviluppare la piattaforma I-Co-Gen e potenziare i laboratori per effettuare i sequenziamenti; perché, dopo quasi 2 anni di pandemia e ripetute denunce fatte anche con interventi d'Aula dall'interrogante durante la seduta del 23 giugno 2021, non si sia proceduto al rafforzamento di tali strutture al fine di dotare l'Italia di una programmazione seria per individuare tempestivamente le nuove varianti in modo da gestire le successive fasi con necessario anticipo cessando così di "rincorrere il virus", atteggiamento che sembra protrarsi dall'inizio della pandemia. Atto n. 3-02979 LANNUTTI VANIN ANGRISANI ABATE CASTALDI CROATTI CRUCIOLI MININNO GIANNUZZI GRANATO LA MURA DI MICCO ORTIS LEZZI BOTTO Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell'economia e delle finanze Premesso che: in data 14 ottobre 2021 è stato stipulato un accordo ("Accordo") tra il Ministero delle infrastrutture e la società Autostrade per l'Italia S.p. A. (ASPI), controllata da Atlantia S.p. A., in cui il Ministero, parte pubblica, ha deciso di rinunciare alla procedura di risoluzione per inadempimento avviata con nota del 16 agosto 2018, subito dopo il tragico evento verificatosi due giorni prima con il cedimento di una sezione del viadotto Polcevera sull'Autostrada A10, in concessione ad ASPI, che ha provocato la morte di 43 persone. È stato istituito anche un gruppo di lavoro interistituzionale (decreto ministeriale n. 119 del 29 marzo 2019), con mandato di accertare la sussistenza dell'inadempimento del concessionario, che è stata riscontrata il 28 giugno 2019, come pure sono stati appurati i presupposti per la risoluzione della convenzione sottoscritta il 12 ottobre 2007 tra ANAS ed ASPI; l'art. 9 della Convenzione 12 ottobre 2007 prevedeva, al comma 1, l'ipotesi di decadenza del concessionario nel caso, fra gli altri, di grave inadempienza agli obblighi previsti alla lettera b) del comma 1, dell'art. 3 della medesima Convenzione. A sua volta, l'art. 3, comma 1, lett. b) , prevedeva l'obbligo del concessionario di provvedere, a propria cura e spese, al mantenimento della funzionalità delle infrastrutture concesse, attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse; l'Avvocatura Generale dello Stato, con parere del 19 ottobre 2020, ha confermato la sussistenza di "profili di grave inadempimento agli obblighi di manutenzione e custodia" a carico del concessionario. A simili conclusioni è giunta anche la magistratura inquirente penale la quale, come pubblicato da tutti gli organi di stampa, per il tragico evento ha chiesto il rinvio a giudizio 59 persone, nonché di ASPI (e anche SPEA), in ragione di plurimi fatti di reato riconducibili alla colposa omissione della dovuta e programmata manutenzione del viadotto.