[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 85, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), promosso dal Giudice dell'esecuzione del Tribunale di Reggio Emilia nel procedimento vertente tra la s.p.a. Equitalia Emilia Nord e Contini Contino, con ordinanza del 24 febbraio 2011, iscritta al n. 192 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 41, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 25 gennaio 2012 il Giudice relatore Franco Gallo.. Ritenuto che, nel corso di una procedura di riscossione coattiva di crediti, anche tributari, effettuata mediante espropriazione immobiliare e promossa, nei confronti di un debitore, dall'agente della riscossione, cioè dalla s.p.a. Equitalia Emilia Nord, il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Reggio Emilia, con ordinanza depositata il 24 febbraio 2011, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 42 e 53 della Costituzione, questioni di legittimità dell'art. 85, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) - a norma del quale: «Se il terzo incanto ha esito negativo, il concessionario, nei dieci giorni successivi, chiede al giudice dell'esecuzione l'assegnazione dell'immobile allo Stato per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede, depositando nella cancelleria del giudice dell'esecuzione gli atti del procedimento» -, «nella parte in cui prevede che l'assegnazione allo Stato abbia luogo "per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede", anziché "per [...] il prezzo base del terzo incanto"»; che il Giudice rimettente riferisce, in punto di fatto, che: a) la s.p.a. Equitalia Emilia Nord aveva promosso «procedura esecutiva esattoriale» immobiliare per un credito di &#8364; 38.611,20 - di cui &#8364; 479,60 per «"tributo erariale"» -, comprensivi di mora, compensi e spese di procedura, come risulta dall'istanza depositata in data 25 marzo 2010; b) nel corso della procedura di riscossione esattoriale erano stati effettuati tre incanti dell'immobile esecutato - in data, rispettivamente, 18 novembre 2009, 9 dicembre 2009 e 13 gennaio 2010 - andati tutti deserti; c) la base d'asta del terzo incanto era stata di &#8364 ; 72.275,00; d) con istanza del 25 marzo 2010, l'agente della riscossione aveva chiesto, ai sensi dell'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973, l'assegnazione dell'immobile pignorato allo Stato per il minor prezzo tra detta base d'asta del terzo incanto e la somma per la quale si procede e quindi, «seppure implicitamente, l'assegnazione al prezzo corrispondente alla "minor [...] somma per la quale si procede" e cioè per il credito tributario di Euro 479,60»; e) la causa era stata trattenuta a riserva, per provvedere sull'istanza di assegnazione; che il medesimo Giudice premette poi, in punto di diritto, che: a) in base al comma 2 dell'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 (secondo cui, a séguito dell'istanza dell'agente della riscossione di assegnazione dell'immobile allo Stato, il giudice dell'esecuzione, in caso di esito negativo del terzo incanto, «dispone l'assegnazione»), il giudice dell'esecuzione non ha il potere discrezionale di non far luogo all'assegnazione allo Stato né può rifiutare l'emissione del decreto di trasferimento quando lo Stato abbia versato il prezzo nel termine assegnatogli; b) tale assegnazione ha natura "sostitutiva" della vendita forzata ed il prezzo versato dallo Stato, pari alla minor misura tra la base d'asta del terzo incanto ed il credito tributario per il quale si procede, è acquisito alla massa attiva di cui all'art. 509 del codice di procedura civile ed assegnato all'esattore ovvero distribuito tra l'esattore e gli eventuali concorrenti, in ragione delle rispettive cause di prelazione (art. 84 del d.P.R. n. 602 del 1973; art. 596 cod. proc. civ.); c) l'indicata disciplina esclude sia la corresponsione di conguagli a carico dello Stato sia l'incremento del prezzo di assegnazione nel caso di differenza tra il minore importo del credito tributario e la maggiore base d'asta del terzo incanto; d) il «credito per cui si procede», menzionato dalla disposizione denunciata, è esclusivamente quello tributario, senza che rilevino i diversi crediti eventualmente concorrenti al riparto ed aventi prelazione anteriore a quelli dell'esattore, considerato che l'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 non rinvia né all'art. 589 cod. proc. civ. (secondo cui «l'istanza di assegnazione deve contenere l'offerta di pagamento di una somma non inferiore a quella prevista nell'art. 506») né all'art. 506 cod. proc. civ. (il quale indica, per l'assegnazione, «un valore non inferiore alle spese di esecuzione e ai crediti aventi diritto a prelazione anteriore a quello dell'offerente»); e) siffatta interpretazione del menzionato quadro normativo e, in particolare, della disposizione denunciata, è «l'unica possibile, utilizzando gli ordinari strumenti ermeneutici di cui dispone il giudice ordinario», non essendo prospettabile un'interpretazione costituzionalmente orientata della stessa; che, sulla base di tali premesse, il giudice a quo afferma, in punto di non manifesta infondatezza, che la disposizione denunciata, «nella parte in cui prevede che l'assegnazione allo Stato abbia luogo "per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede", anziché "per [...] il prezzo base del terzo incanto"», si pone in contrasto: a) con gli artt. 3 e 53 Cost., per «violazione dei principi di ragionevolezza rispetto ai mezzi e allo scopo e di eguaglianza in sé e in relazione al principio di capacità contributiva»; b) con gli artt. 3 e 42 Cost., per l'«irragionevole determinazione del prezzo per l'assegnazione coattiva»; che, con riferimento alla dedotta violazione degli artt. 3 e 53 Cost., il rimettente osserva che la disciplina denunciata presenta tre diversi profili di contrasto con la Costituzione, in quanto: a) il parametro del credito non è idoneo a stabilire un ragionevole prezzo di acquisto coattivo di un immobile; b) irragionevolmente, «ceteris paribus, premia l'accumulazione del debito» tributario; c) non trova giustificazione nell'adempimento dell'obbligazione tributaria e, quindi, víola il principio di capacità contributiva;