[resaula]

In particolare, sposta al 31 ottobre 2018 il termine per l'espletamento di tali procedure, previste dal decreto-legge n. 148 del 2017, e proroga fino alla fine di quest'anno la durata del finanziamento a titolo oneroso di 600 milioni di euro, già disposto dal decreto-legge n. 50 del 2017, che è poi stato incrementato di ulteriori 300 milioni di euro, sopprimendo contemporaneamente le disposizioni che ne prevedevano la restituzione entro il termine dell'esercizio finanziario. Tutto questo, evidentemente, per dare un certo respiro e beneficio alla difficile situazione economica della società. Alitalia è stata ed è ancora oggi la nostra compagnia aerea di bandiera; ricordo che ha iniziato le sue operazioni di volo nell'immediato dopoguerra, esattamente nel 1947. Per quanto riguarda la situazione attuale della Società Aerea Italiana (SAI), che è in amministrazione straordinaria, ricordo che essa ha avviato le operazioni il 1° gennaio 2015, dopo aver rilevato le attività operative di Alitalia - Compagnia Aerea Italiana, poi rinominata CAI, che detiene in Alitalia una quota di controllo pari al 51 per cento. Il 49 per cento delle azioni è di proprietà di Etihad Airways, compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti. Fallito il piano di rilancio di Etihad, che prevedeva il break even (il punto di pareggio tra le entrate e le uscite) nel 2017, la compagnia, che non ha un bilancio positivo ben dal 2009, ha subìto perdite per 500 milioni di euro nel 2016. Poi, nell'aprile del 2017, ha siglato un preaccordo sui tagli e indetto un referendum tra gli allora 12.500 dipendenti. Il 24 aprile 2017 i lavoratori di Alitalia hanno, però, bocciato il preaccordo, che prevedeva una ricapitalizzazione in cambio di tagli al personale, aprendo così la strada al commissariamento della compagnia e, in mancanza di nuovi finanziatori, alla dichiarazione di insolvenza da parte del tribunale. Il 2 maggio 2017 il Ministero per lo sviluppo economico ha nominato i tre commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari per occuparsi dell'amministrazione straordinaria della società. Per garantire l'operatività nei mesi immediatamente successivi al commissariamento, il Governo ha concesso un prestito ponte di oltre 600 milioni. L'evoluzione della situazione di Alitalia nel corso di questi ultimi dieci anni ha avuto, come abbiamo visto in Commissione e dagli interventi di chi mi ha preceduto, degli aspetti a dir poco grotteschi ed è giusto sottolinearlo. Risulta difficile, praticamente impossibile, pensare che le gestioni passate siano state del tutto corrette e trasparenti. Gestioni acrobatiche di una società fallita ben due volte (quasi tre, se teniamo conto di quanto sta accadendo ora, se non la rifinanziamo) e per due volte rinata nell'arco di dieci anni. Oggi noi, con questo decreto di finanziamento, dovremmo contribuire a farla rinascere per la terza volta, il tutto, chiaramente, con i soldi dei cittadini italiani. Questo credo che sia un motivo di riflessione, perché per l'araba fenice, come sappiamo tutti, risorgeva dalle proprie ceneri, mentre Alitalia risorge con i soldi dei contribuenti di questo Paese. Negli ultimi anni, imprenditori, banchieri e manager , con il decisivo contributo delle casse pubbliche, si sono esibiti spesso in una sorta di gioco di prestigio finanziario pur di evitare il crack della compagnia aerea, che ha smarrito da tempo immemorabile la rotta dei profitti. Eppure, quanto è successo nelle ultime settimane, e quanto ancora avviene in questi giorni tra polemiche politiche e scaricabarile assortiti, sembra davvero l'ultima possibilità per vincere una partita che a molti sembra dall'esito già irrimediabilmente compromesso per la terza volta. Un po' di storia. La società opera sia nel settore passeggeri che in quello cargo. Dal novembre 2014 al 2 maggio 2017 il presidente della compagnia è stato Luca Cordero di Montezemolo, e devo dire che il presidente Montezemolo, visti i risultati e le perdite di quegli anni, sicuramente non verrà ricordato molto positivamente nei libri di storia delle prossime generazioni. Le prime peripezie industriali e finanziarie prendono le mosse negli anni Novanta, quando, a fronte delle prime, evidenti difficoltà economiche, l'allora premier Romano Prodi lancia la prima privatizzazione. Siamo nel 1996 e la quotazione in borsa del 37 per cento della società non porta i frutti sperati. Un secondo tentativo verrà poi fatto nel 2006, sempre da Prodi, con una modalità questa volta diversa: invece della borsa, si sceglie di mettere sul mercato un altro 39 per cento con una procedura di gara che però fallisce fin da subito, perché chi vi doveva partecipare, non appena va a vedere i conti della società, prende paura talmente erano in rosso. Siamo ancora negli anni Novanta quando si prova a mettere in campo una prima alleanza strategica con il vettore KLM. La partnership però fallisce e la compagnia olandese decide nel 2000 di ritirarsi subito dall'operazione in maniera unilaterale. A seguire, sotto il Governo Berlusconi vi è il tentativo dell'operazione cosiddetta dei capitani coraggiosi. Dopo che infatti Alitalia porta i libri in tribunale e ottiene una sorta di fallimento controllato grazie alla cosiddetta legge Marzano, scende in campo la Compagnia aerea italiana (CAI), una cordata guidata allora da Roberto Colaninno e da altri investitori come Benetton, Riva, Ligresti, Marcegaglia e Caltagirone. Alla cordata partecipa anche una banca di peso come Intesa San Paolo, allora guidata da Corrado Passera. La parte sana della compagnia viene rilevata dalla CAI per 300 milioni mentre tutto il passivo, ovvero circa 2 miliardi di euro, viene messo in una bad bank e diventa debito di Stato, quindi a carico di tutti i cittadini di questo Paese. Nel mese di marzo 2017 Alitalia è di nuovo sull'orlo del fallimento: si prevede che la cassa disponibile, nel giro di un mese, non sia sufficiente né per il rifornimento dei velivoli né per pagare gli stipendi. Da metà marzo, infatti, Governo, Alitalia, sindacati e proprietà degli Emirati cercano una soluzione per risanare la società. A seguito dell'esito del referendum sindacale, tenutosi dal 20 al 24 aprile 2017, vi è un rigetto (con il 67 per cento) da parte dei 13.000 dipendenti Alitalia del preaccordo, del piano di salvataggio, ed è una chiara spinta verso il commissariamento della compagnia. Arriviamo ad oggi: compito dei commissari straordinari è di individuare l'offerta migliore, per poi aprire la fase della negoziazione in esclusiva, per entrare nel dettaglio di alcuni nodi fondamentali, come gli esuberi e i costi per lo Stato. Il 2 maggio, quasi un mese fa, è passato un anno dalla nomina dei tre commissari di Alitalia. Un arco di tempo che non è stato ancora sufficiente alla vendita, che - ricordiamolo - è lo scopo dell'amministrazione straordinaria, e che per questo si presta a varie considerazioni sulla gestione commissariale. La prima considerazione è che la gestione corrente - l'abbiamo visto in Commissione dopo aver audito i tre commissari - è stata comunque positiva, con significativi miglioramenti dei conti.