[pronunce]

art. 4, comma 2, della stessa legge), ha per un verso una portata più ampia, concernendo tutte le funzioni comunque facenti capo alle regioni nelle materie di loro competenza propria, comprese quelle già ad esse intestate; per altro verso ha una portata direttiva di massima, nel senso della spettanza alle regioni del compito di procedere, nelle materie medesime, alla ripartizione di funzioni fra di esse e gli enti locali, ma non può intendersi come preclusivo dell'impiego, da parte del legislatore delegato, dello strumento della attribuzione diretta di compiti agli enti locali ai sensi dell'art. 118, primo comma, della Costituzione. Nel procedere alla individuazione dei compiti ritenuti di "interesse esclusivamente locale" da attribuire agli enti locali il medesimo legislatore delegato godeva di ampia discrezionalità, nell'osservanza dei criteri generali indicati dall'art. 4, comma 3, della legge di delega (sussidiarietà, completezza, efficienza ed economicità, responsabilità e unicità dell'amministrazione, omogeneità, adeguatezza, differenziazione): né la ricorrente adduce una specifica dimostrazione del fatto che i compiti, o taluni dei compiti, attribuiti agli enti locali dal decreto legislativo non rivestano carattere di interesse esclusivamente locale, o che la loro attribuzione agli enti locali sia in contrasto con i predetti criteri generali. 19. - La ricorrente censura, con il sesto motivo del primo ricorso, gli articoli 3, comma 1, e 132, comma 1, primo periodo, del d.lgs. n. 112, secondo i quali, entro sei mesi dall'emanazione del decreto, ciascuna regione doveva determinare le funzioni richiedenti l'unitario esercizio a livello regionale e conferire tutte le altre agli enti locali, adottando la legge regionale di "puntuale individuazione delle funzioni trasferite o delegate ai comuni ed agli enti locali e di quelle mantenute in capo alle regioni stesse". Sarebbero violati gli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione per la irragionevole brevità del termine imposto alle regioni, tale da lederne l'autonomia e da rendere pressoché inevitabile l'intervento sostitutivo dello Stato previsto dall'art. 4, comma 5, secondo periodo, della legge n. 59 del 1997. 20. - La questione è inammissibile. Il termine di sei mesi dalla emanazione del decreto legislativo, assegnato alle regioni per l'adozione della legge di "puntuale individuazione delle funzioni trasferite o delegate agli enti locali e di quelle mantenute in capo alla regione stessa", è espressamente stabilito dall'art. 4, comma 5, primo periodo, della legge di delega. Il legislatore delegato non ha fatto altro, a tale proposito, che richiamare e ripetere la prescrizione della legge di delega. La censura non può dunque utilmente appuntarsi sul decreto delegato. Né può accogliersi la richiesta subordinata della ricorrente, di sollevare questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 5, della legge di delega, per violazione degli indicati medesimi parametri costituzionali, poiché si farebbe luogo in tal modo ad una inammissibile elusione del termine assegnato alle regioni dall'art. 2 della legge costituzionale n. 1 del 1948 per la impugnazione delle leggi statali. 21. - Il settimo motivo del primo ricorso solleva questione di legittimità costituzionale, per violazione dell'art. 119 della Costituzione, dell'art. 7, comma 3, del d.lgs. n. 112, ove si prevedono i criteri di attribuzione alle regioni e agli enti locali di beni e risorse finanziarie "corrispondenti per ammontare a quelli utilizzati dallo Stato per l'esercizio delle medesime funzioni e compiti prima del conferimento", stabilendo che, ai fini della relativa quantificazione, si tenga conto "dei beni e delle risorse utilizzati dallo Stato in un arco temporale pluriennale, da un minimo di tre ad un massimo di cinque anni" (lettera a), "dell'andamento complessivo delle spese finali iscritte nel bilancio statale nel medesimo periodo di riferimento" (lettera b), e "dei vincoli, degli obiettivi e delle regole di variazione delle entrate e delle spese pubbliche stabiliti nei documenti di programmazione economico-finanziaria, approvati dalle Camere, con riferimento sia agli anni che precedono la data del conferimento, sia agli esercizi considerati nel bilancio pluriennale in vigore alla data del conferimento medesimo" (lettera c). La lesione lamentata discenderebbe dalla indeterminatezza dei criteri indicati, essendo rimessa al Governo la scelta dell'arco temporale e dell'anno da assumere come base per il calcolo, e potendo esso utilizzare i criteri a loro volta indeterminati di cui alle citate lettere b), e c). 22. - La questione non è fondata. Il criterio fondamentale individuato per la determinazione delle risorse da trasferire è, in conformità all'art. 3, comma 1, lettera b), della legge di delega (che prevede, insieme al conferimento delle funzioni, la "conseguente e contestuale attribuzione e ripartizione" dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative), quello della attribuzione di beni e risorse "corrispondenti per ammontare a quelli utilizzati dallo Stato per l'esercizio delle medesime funzioni e compiti prima del conferimento": criterio logico ed obiettivo, volto ad evitare squilibri fra compiti e risorse, o un aggravio della finanza pubblica per effetto del decentramento delle funzioni. Gli indici contemplati per la quantificazione delle risorse da attribuire tendono a realizzare tale principio di corrispondenza, attraverso un riferimento meno meccanico di quello (utilizzato in occasione di precedenti trasferimenti di funzioni) alle sole cifre stanziate nei capitoli pertinenti dell'ultimo bilancio dello Stato, e tenendo conto della dinamica della spesa nel tempo in rapporto anche agli altri indici dell'economia, utilizzati al fine della programmazione finanziaria dello Stato. Nessuna lesione dell'autonomia finanziaria delle regioni può perciò discendere da tale definizione di criteri di quantificazione: mentre eventuali lesioni che discendessero da una cattiva applicazione degli stessi potrebbero, se del caso, essere fatte valere in sede di sindacato sui decreti del Presidente del Consiglio, cui l'art. 7, comma 1, della legge di delega e lo stesso art. 7, comma 3, del decreto legislativo impugnato affidano la puntuale individuazione delle risorse da trasferire. 23. - Anche con l'ottavo motivo del primo ricorso la ricorrente lamenta la lesione dell'art. 119 della Costituzione, ad opera dell'art. 3, comma 3, in rapporto all'art. 7, del d.lgs. n. 112. L'art. 3, comma 3, infatti, impone alla regione di attribuire agli enti locali le risorse, "in misura tale da garantire la congrua copertura degli oneri derivanti dall'esercizio delle funzioni e dei compiti trasferiti", con la legge regionale che definisce la ripartizione delle funzioni e dei compiti medesimi fra regione ed enti locali: ma la regione non saprebbe donde trarre le risorse da trasferire, posto che a sua volta riceverebbe dallo Stato beni e mezzi solo successivamente, con i provvedimenti attuativi di cui all'art. 7 del decreto legislativo. 24.