[pronunce]

che quanto, ancora, alla condizione relativa al «grado di colpevolezza» — evocativa, secondo il rimettente, dell'intensità del dolo o del grado della colpa — varrebbe parimenti il rilievo per cui dolo e colpa o sussistono, ancorché poco intensi, ed allora l'esercizio dell'azione penale non potrebbe ritenersi «ingiustificato»; ovvero non sussistono, ed allora l'imputato dovrebbe essere assolto «perché il fatto non costituisce reato»; in nessun modo il giudice potrebbe invece compiere «da solo», senza una «precisa guida normativa», quel «salto» che porta a trasformare una colpa lieve in assenza di colpa; che il giudice a quo ricorda, infine, di aver già in precedenza sollevato, nel medesimo giudizio, le questioni di costituzionalità dianzi esposte: questioni che, nell'occasione, erano state peraltro dichiarate manifestamente inammissibili da questa Corte con ordinanza n. 34 del 2003, in quanto proposte unitamente ad altri profili di incostituzionalità, che avevano finito per rendere contraddittorio il quesito; che — omessi ora tali ultimi profili — il rimettente rileva come il permanere dei dubbi di legittimità costituzionale renda doveroso adire nuovamente la Corte; che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque infondate. Considerato che il Tribunale di Torino sottopone nuovamente all'esame di questa Corte, nell'ambito del medesimo procedimento, due delle quattro questioni di legittimità costituzionale — inerenti all'istituto dell'esclusione della procedibilità per particolare tenuità del fatto, riguardo ai reati di competenza del giudice di pace — già dichiarate manifestamente inammissibili con ordinanza n. 34 del 2003; che, per costante giurisprudenza di questa Corte, al giudice a quo non è precluso sollevare una seconda volta la medesima questione nel corso dello stesso grado del giudizio, allorché la Corte abbia emesso una pronuncia a carattere non decisorio, fondata su motivi rimuovibili dal giudice a quo, poiché tale iniziativa non contrasta col disposto dell'ultimo comma dell'art. 137 Cost., in tema di non impugnabilità delle decisioni della Corte stessa (cfr., a contrario, ex plurimis, sentenza n. 12 del 1998; ordinanze n. 63 del 2003 e n. 87 del 2000): ciò, peraltro, alla ovvia condizione che il giudice a quo abbia eliminato il vizio che in precedenza impediva l'esame nel merito della questione (cfr. sentenza n. 433 del 1995); che, nella specie — riproponendo solo due delle quattro questioni precedentemente sollevate (ossia unicamente quelle intese ad espungere l'istituto denunciato dall'ordinamento; e non anche quelle volte a rimuovere talune condizioni di operatività dell'istituto stesso, col risultato di dilatarne l'ambito) — il giudice rimettente ha eliminato il motivo di inammissibilità, rilevato nella citata ordinanza n. 34 del 2003, inerente al carattere complessivamente contraddittorio del quesito; che nella medesima ordinanza, tuttavia, questa Corte aveva ulteriormente evidenziato come le due questioni oggi riproposte apparissero comunque irrilevanti nel giudizio a quo, in quanto — per affermazione dello stesso giudice rimettente — l'applicabilità dell'istituto in discorso risultava nel caso concreto preclusa, ai sensi dell'art. 34, comma 3, del d.lgs. n. 274 del 2000, dall'opposizione per facta concludentia della persona offesa; che l'odierna ordinanza di rimessione — nell'affermare che ricorrerebbero, viceversa, nella specie tutte le condizioni per la declaratoria di esclusione della procedibilità — omette completamente di prendere in esame il requisito della mancata opposizione della persona offesa; che le questioni debbono essere dichiarate, pertanto, manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 34 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468) e dell'art. 17, comma 1, lettera f), della legge 24 novembre 1999, n. 468 (Modifiche alla legge 21 novembre 1991, n. 374, recante istituzione del giudice di pace. Delega al Governo in materia di competenza penale del giudice di pace e modifica dell'art. 593 del codice di procedura penale), sollevate, in riferimento agli artt. 25, secondo comma, 76, 101, secondo comma, e 112 della Costituzione, dal Tribunale di Torino con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 novembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 novembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA