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Dovrebbe anche impegnare le banche di deposito ad aumentare il volume del credito erogato a favore del sistema produttivo, anche incentivando l'apertura del mercato dei capitali alle medie e piccole imprese e favorendo nel contempo lo sviluppo di nuovi strumenti di credito produttivo, quali i mini bond e altri fondi di investimento. La spinta dovrebbe andare verso il superamento del penalizzante credit crunch . Nel 2013 in Italia il credito erogato dal sistema bancario alle imprese è diminuito del 4,6 per cento mentre il tasso applicato ai nuovi crediti sotto il milione di euro è dell'1,6 per cento superiore a quello applicato in Germania e in Francia. Le banche commerciali devono concentrare le loro attività verso il credito a imprese e famiglie, mentre le banche d'affari potranno svolgere la vendita dei prodotti finanziari. Per le banche commerciali vanno stabiliti dei limiti qualitativi e quantitativi per gli strumenti finanziari che possono essere utilizzati. Va sancito il divieto di detenere partecipazioni (Vedi «Il Manifesto per una buona finanza» -- Cgil) da parte delle banche commerciali in banche d'investimento, società d'intermediazione mobiliare e, in generale, in tutte le società finanziarie che non sono autorizzate ad effettuare la raccolta di depositi tra il pubblico oltre a non detenere partecipazioni industriali. Così come va stabilito il divieto di coprire cariche direttive e di detenere posizioni di controllo nelle banche commerciali, da parte dei rappresentanti, dei direttori, dei soci di riferimento e degli impiegati delle banche d'affari. Occorre separare una volta per tutte le attività di trading da quelle di credito. Questa divisione dovrebbe riguardare l'attività di compravendita in proprio, i derivati, prestito ed esposizione non garantite verso gli hedge fund , investimenti strutturati e in private equity . L'articolo 1 stabilisce come finalità del disegno di legge la separazione tra le banche e commerciali e le banche d'affari, tutelando le attività finanziarie di deposito e di credito inerenti l'economia reale e differenziando tali attività da quelle legate all'investimento e alla speculazione sui mercati finanziari nazionali e internazionali. L'articolo 2 definisce le banche commerciali e quelle d'affari. L'articolo 3 delega il Governo a questa separazione definendo i criteri e i principi direttivi della delega medesima. L'articolo 4 dispone una clausola di salvaguardia finanziaria stabilendo che dalle disposizioni della presente proposta non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. L'articolo 5 dispone che la legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta, ufficiale .. 1 (Finalità) 1 La presente legge è finalizzata a stabilire la separazione tra le banche commerciali e le banche d'affari, come definite ai sensi dell’articolo 2, tutelando le attività finanziarie di deposito e di credito inerenti l'economia reale e differenziando tali attività da quelle legate all'investimento e alla speculazione sui mercati finanziari nazionali e internazionali. 2 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si intendono: a per banche commerciali: le banche che esercitano l'attività di credito nei confronti dei cittadini, delle famiglie, delle imprese e delle comunità e che effettuano la raccolta di depositi o di altri fondi con obbligo di restituzione per l'esercizio dell'attività di credito; b per banche d'affari: le banche che investono nel mercato finanziario, svolgendo attività legate alla negoziazione e all'intermediazione di valori mobiliari in genere. 3 (Delega al Governo per il riordino del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385) 1 Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, per la finalità di cui all'articolo 1, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, uno o più decreti legislativi finalizzati al riordino e all'adeguamento del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. 2 I decreti legislativi di cui al comma 1 si conformano ai seguenti princìpi e criteri direttivi: a prevedere il divieto per le banche commerciali di svolgere attività legate all'intermediazione dei valori mobiliari ovvero di svolgere attività proprie delle banche d'affari e delle società di intermediazione mobiliare (SIM); b definire le attività e i servizi svolti dalle banche che operano con persone fisiche e giuridiche con esigenze di base, nonché quelli svolti dalle banche con attività e servizi complessi non rivolti a detta clientela, definendo i distinti titoli abilitativi per le banche commerciali e per le banche d'affari; c prevedere il divieto per le banche commerciali di detenere partecipazioni o stabilire accordi di collaborazione con banche d'affari, banche d'investimento, SIM e società finanziarie che non effettuano la raccolta di depositi tra il pubblico, nonché il divieto di partecipazioni incrociate tra banche che svolgono attività diverse da quelle proprie; d prevedere per le banche commerciali il divieto di operare in condizioni di squilibrio delle scadenze delle attività di raccolta e di impiego delle risorse finanziarie ossia l'obbligo di operare in condizioni di sostanziale equilibrio tra dette scadenze, ovvero ridefinire i requisiti prudenziali e di sana gestione, nonché i coefficienti di adeguatezza patrimoniale per le banche per lo svolgimento delle proprie attività; e prevedere il divieto di trasferire rischi e perdite derivanti dall'attività di trading sulla liquidità e la solvibilità delle banche commerciali, nonché sul portafoglio e i depositi della loro clientela; f prevedere il divieto di ricoprire cariche direttive e di detenere posizioni di controllo nelle banche commerciali da parte di rappresentanti, direttori, soci di riferimento e impiegati di banche d'affari, SIM e società finanziarie che non effettuano la raccolta di depositi tra il pubblico, definire i requisiti di indipendenza per il management delle banche e prevedere il divieto di ricoprire cariche direttive e di detenere posizioni di controllo in banche diverse da quelle in cui lo stesso management opera; g prevedere la concessione di un congruo periodo di tempo comunque non superiore a dodici mesi per risolvere le situazioni di incompatibilità venutesi a creare; h prevedere la predisposizione di una regolamentazione interna al gruppo o al conglomerato finanziario che assicuri l'autonomia alle banche che svolgono attività di intermediazione creditizia tradizionale; i prevedere l'individuazione di sanzioni per il mancato rispetto dei principi previsti dalla presente legge e dai decreti legislativi di cui al comma 1; l prevedere una differenziazione del trattamento fiscale tra banche commerciali e banche d'affari orientato in favore delle prime. 3 Lo schema di ciascun decreto legislativo di cui al comma 1, corredato di relazione tecnica, è trasmesso alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che sono resi entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione.