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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 30 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 14,05. IN SEDE CONSULTIVA AS 662 Introduzione nel codice penale dei reati di costrizione al matrimonio o all'unione civile, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne DDL 662 Introduzione nel codice penale dei reati di costrizione al matrimonio o all'unione civile, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne (Parere alla 2 a Commissione. Esame. Parere favorevole) La senatrice BONFRISCO ( L-SP-PSd'Az ), relatrice, illustra il disegno di legge in titolo rilevando che la Commissione è chiamata a rendere un parere alla 2 a Commissione su un testo che reca misure volte ad introdurre nel codice penale le fattispecie di reato di costrizione al matrimonio o all'unione civile, di induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e di costrizione al matrimonio di persona minorenne. L'interesse della Commissione per il disegno di legge in esame discende dal rilievo internazionalistico dell'azione di contrasto ai matrimoni precoci e forzati. Numerosi, infatti, sono gli strumenti adottati a livello internazionale ed europeo - sia in seno al Consiglio d'Europa che nell'ambito dell'Unione europea - volti a contrastare il fenomeno. Già la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, pur non intervenendo espressamente sul fenomeno dei matrimoni forzati e precoci, riconosce il diritto di ogni persona al matrimonio e tutela la piena libertà di ognuno a contrarre tale vincolo. La Convenzione supplementare delle Nazioni Unite sull'abolizione della schiavitù, del commercio di schiavi, e sulle istituzioni e pratiche assimilabili alla schiavitù del 1956 interviene poi direttamente sul fenomeno dei matrimoni forzati, assimilando tale pratica alle nuove forme di schiavitù. A sua volta la "Convenzione delle Nazioni Unite del 1962 sul consenso al matrimonio, età minima per il matrimonio e registrazione dei matrimoni", oltre a vietare i matrimoni forzati, impone agli Stati parte di fissare un limite minimo di età per sposarsi, e comunque non inferiore a 15 anni, secondo le raccomandazioni non vincolanti che accompagnano la Convenzione. Sempre nell'ambito delle Nazioni Unite, anche il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 vieta di fatto i matrimoni forzati, ribadendo, all' articolo 10, che "il matrimonio deve essere celebrato con il libero consenso di futuri coniugi". La Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne del 1979 prevede, inoltre, che gli Stati parte adottino misure adeguate per eliminare la discriminazione contro le donne in tutte le questioni relative al matrimonio e ai rapporti familiari, in particolare garantendo su una base di uguaglianza tra uomini e donne, gli stessi diritti a contrarre matrimonio e a scegliere liberamente il coniuge. A sua volta, la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 affronta diffusamente la questione dei matrimoni precoci e forzati, considerati espressione di una evidente violazione dei diritti dei minori. Di grande rilievo anche la Raccomandazione generale della Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) n. 21 del 1994 sull'eguaglianza nel matrimonio e nelle relazioni familiari, in cui, per la prima volta, si fa espresso riferimento ai matrimoni forzati, nonché la Risoluzione dell'assemblea Generale dell'ONU sui matrimoni precoci e forzati del 18 dicembre 2014, che sollecita gli Stati ad assicurare la celebrazione di matrimoni solo con il consenso informato, libero e pieno di entrambe le parti e a intervenire per eliminare ogni forma di matrimonio precoce e forzato. Basilare è altresì la Risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, volta a rafforzare gli sforzi per prevenire ed eliminare i matrimoni precoci e forzati del 2 luglio 2015, in cui i matrimoni precoci e forzati sono considerati come una grave violazione di diritti umani che limita la possibilità delle donne e delle ragazze di vivere libere e lontane dalla violenza. Nell'ambito del Consiglio d'Europa, la relatrice ricorda, inoltre, che la Convenzione europea sui diritti dell'uomo (CEDU) del 1950, all'articolo 12, tratta espressamente il diritto dell'uomo e della donna, a partire dall'età minima per contrarre matrimonio, di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l'esercizio di tale diritto. A sua volta, la Raccomandazione n. 1450 del 2000 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa in materia di protezione della donna, annovera i matrimoni forzati tra le pratiche religiose o tradizionali incompatibili con i diritti e le libertà fondamentali della donna, sollecitando gli Stati membri a prevenirli e a reprimerli. Anche la Raccomandazione n. 1723 del 2005 invita gli Stati ad adottare politiche di contrasto al fenomeno dei matrimoni precoci e forzati, mentre la Risoluzione n. 1468 del 2005 espressamente dedicata ai matrimoni forzati e precoci, invita gli Stati ad adottare modifiche legislative al fine di contrastare tale pratica. Di assoluto rilievo è, inoltre, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica del 2011, nota anche come Convenzione di Istanbul, primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. Il testo convenzionale interviene direttamente anche sulla questione dei matrimoni forzati, imponendo agli Stati di adottare misure, civili e penali, per contrastare tale pratica. Tenuto conto che le pratiche relative ai matrimoni forzati ed alle spose bambine, come segnala anche il Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza, riguardano anche l'Italia, interessando in particolare le comunità musulmane di India, Pakistan Bangladesh, Albania e Turchia, appare quanto mai opportuno adeguare il nostro ordinamento penale alle sollecitazioni derivanti dagli strumenti di diritto internazionale dei diritti umani già richiamati. Alla luce di quanto detto, conclude suggerendo che la Commissione formuli un parere favorevole sul provvedimento in esame. Il PRESIDENTE ringrazia la relatrice per l'esposizione svolta ed apre la discussione generale. Il senatore ALFIERI ( PD ), nel condividere le argomentazioni svolte dalla relatrice, si interroga sul motivo per il quale non sia stato assegnato alla 3 a Commissione anche l'Atto Senato n. 174, di iniziativa della senatrice Ginetti, che ha praticamente un contenuto analogo a quello del provvedimento in esame. Il senatore AIMI ( FI-BP ) esprime, in sede di dichiarazione di voto, la posizione favorevole del proprio Gruppo, evidenziando come il testo in disamina vada a sanzionare una pratica non solo disdicevole, ma anche barbara, e preconizzando altresì l'eventualità di prevedere anche il relativo reato di apologia.