[pronunce]

La resistente richiama, inoltre, alcune pronunce dei giudici amministrativi, secondo le quali le norme dell'Unione europea non consentono il rinnovo o la proroga automatica dei contratti in corso, ma l'ammettono per il tempo strettamente necessario alla stipula dei nuovi tanto che, secondo il Consiglio di Stato, il carattere transitorio della proroga, disposta «in attesa della revisione della legislazione in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali», conforterebbe il giudizio di manifesta infondatezza dell'eccezione di illegittimità costituzionale di detta disposizione (sezione VI, 27 dicembre 2012, n. 6882). Peraltro, rileva la Regione, la Commissione europea ha contestato la previsione del rinnovo automatico delle concessioni di sei anni in sei anni - atto di messa in mora prot. C(2010)2734 - ma la relativa procedura è stata definita a seguito della modifica realizzata dall'art. 1 della legge 15 dicembre 2011, n. 217 (Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010). 3.3.- Secondo la Regione, il richiamo delle sentenze di questa Corte n. 180 del 2010 e n. 213 del 2011 sarebbe erroneo, perché queste hanno censurato proroghe «fino ad un massimo di venti anni» o «da un minimo di sette anni ad un massimo di venti anni» e, quindi, all'evidenza, non sarebbero comparabili con la proroga disposta dalla norma in esame. A suo avviso, la Corte di giustizia è costante nel ritenere ammissibile il rinnovo delle concessioni solo se giustificato da «motivi imperativi di interesse generale» (sentenza 13 settembre 2007, C-260/04, Commissione contro Italia), che sarebbero sussistenti nella specie, siccome costituiti dalle esigenze: di scegliere mediante procedure concorrenziali il contraente più idoneo; di salvaguardare l'economia regionale; di tutelare il valore del demanio e del patrimonio pubblico. La disposizione impugnata non prevede, inoltre, un rinnovo automatico, ma una brevissima proroga e la Corte di giustizia ha censurato i lunghi rinnovi e le proroghe sine die dei rapporti concessori (sentenza 9 settembre 2010, C-64/08, Engelmann), ritenendo ammissibile il prolungamento richiesto dall'esigenza di definire i rapporti in corso a condizioni accettabili dal punto di vista delle esigenze del servizio pubblico e dal punto di vista economico (sentenza 17 luglio 2008, C-347/06, ASM Brescia SpA). La norma regionale censurata sarebbe pertanto rispettosa dei principi di concorrenzialità, non discriminazione e pubblicità nell'accesso ai beni demaniali, in quanto prevede l'attribuzione delle concessioni mediante procedure di evidenza pubblica e, nell'osservanza del canone di proporzionalità, prevede una proroga di soltanto un anno. 3.4.- La Regione, nell'atto di costituzione, aveva approfondito la compatibilità della norma impugnata con l'art. 12 della direttiva 12 dicembre 2006, n. 2006/123/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato interno). Nella memoria deduce, invece, che la risposta resa in data 19 giugno 2013 dalla Commissione europea all'interrogazione 8 aprile 2013, n. E-003488-13, di due parlamentari europei, avendo affermando che «l'attività di acquacoltura in quanto tale non rientra nell'ambito di applicazione della direttiva "Servizi"», avrebbe ulteriormente confortato l'infondatezza del ricorso, dimostrando l'impossibilità di fare riferimento a detta direttiva. Infine, conclude la resistente, la norma impugnata non concernerebbe la concorrenza, ma la materia «pesca», spettante alla competenza legislativa esclusiva della Regione. In ogni caso, la competenza statale dell'art. 117, secondo comma, Cost. non sarebbe ad essa riferibile e, comunque la censura riferita a detto parametro non sarebbe fondata, poiché la norma in esame non avrebbe inciso sulle regole di concorrenza, né sottratto un settore economico alla libera iniziativa del mercato.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso, in riferimento agli artt. 117, primo e secondo comma, lettera e), della Costituzione ed in relazione agli artt. 49 e 101 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, della legge della Regione autonoma Sardegna 12 ottobre 2012, n. 19 (Norme per la continuità delle concessioni demaniali ai fini di pesca e acquacoltura). 2.- L'impugnato art. 1, comma 1, stabilisce: «Le concessioni ai fini di pesca e acquacoltura nel demanio marittimo, demanio regionale e mare territoriale rilasciate dall'Amministrazione regionale nell'esercizio delle funzioni amministrative di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1965, n. 1627 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna in materia di pesca e saline sul demanio marittimo e nel mare territoriale), e successive modifiche ed integrazioni, in essere alla data 29 dicembre 2008, restano efficaci sino al 31 dicembre 2013, al fine di consentire l'ordinato avvio delle procedure di evidenza pubblica per il relativo affidamento e garantire un termine necessario e congruo per l'espletamento delle stesse». Secondo il ricorrente, detta norma violerebbe l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione agli artt. 49 e 101 TFUE, in quanto non sarebbe «coerente con i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario in tema di libertà di stabilimento e tutela della concorrenza». La disposizione, prorogando ex lege le concessioni demaniali rilasciate, da un canto, comporterebbe una restrizione della libertà di stabilimento garantita dall'art. 49 del TFUE (il quale stabilisce il diritto di ogni persona fisica o giuridica di partecipare in modo stabile e duraturo alla vita economica di uno Stato membro diverso da quello di origine), determinando «una discriminazione in base al luogo di stabilimento»; dall'altro, recherebbe «un grave vulnus al principio di concorrenza», in quanto impedirebbe «a coloro che non gestivano in precedenza il demanio, la possibilità, alla scadenza della concessione di prendere il posto del concessionario uscente». Detta norma si porrebbe, inoltre, in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., che attribuisce allo Stato competenza legislativa esclusiva nella materia «tutela della concorrenza». 3.- La questione di legittimità costituzionale, così come prospettata dal ricorrente, è inammissibile.