[resaula]

(...) Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dare giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss"». Signora Presidente, noi che abbiamo costituito un Gruppo che si richiama ai valori della Costituzione, della tutela dell'ambiente e del lavoro, con le componenti di Alternativa, Italia dei Valori e Partito Comunista del compagno Lele Dessì, portiamo un debito di riconoscenza e nel cuore il ricordo e l'esempio concreto di Enrico Berlinguer, quel segretario della questione morale, comunista forte e gentile, che ha onorato questo Paese con il suo impegno, il suo sacrificio, le lotte politiche e sociali sempre dalla parte della povera gente, per l'emancipazione delle classi lavoratrici, con dignità, disciplina, onore, sempre a salvaguardia degli interessi generali e del bene comune di questo Paese. (Applausi) . CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signora Presidente, questa mattina, in occasione della ricorrenza che anche noi celebriamo in quest'Aula, all'università di Sassari era presente il nostro presidente Mattarella che, nella sede dell'ateneo che aveva visto Francesco Cossiga e Antonio Segni insegnare materie di diritto, ha scoperto, a pochi metri da quella di Francesco Cossiga, una lapide in ricordo di Enrico Berlinguer. Questo a significare quale valore si è sempre dato, quale importanza abbia avuto anche nella storia della Sardegna Enrico Berlinguer, e quale grandezza sia sentita e percepita dai sardi nei confronti di un uomo che davvero ha dato lustro sicuramente alla Sardegna, ma credo a tutto il nostro Paese. In contrapposizione a Togliatti, che era soprannominato «il migliore», Enrico Berlinguer era chiamato «il più amato», e di questo amore e dell'enorme rispetto che tutti indistintamente avevano verso quell'uomo, abbiamo avuto segnali che sono stati anche richiamati al momento del suo funerale, al di là delle circostanze in cui era deceduto: aveva avuto un ictus durante un comizio che lui ha portato avanti fino alla fine caparbiamente, morendo poi tre o quattro giorni dopo l'incidente. Anche questa circostanza, l'essere deceduto sul campo avendo dedicato la sua vita alla politica e alle istituzioni - se lo vogliamo dire, al popolo -, ha contribuito a rendere un po' leggendaria la sua figura. Però certamente il segno più grosso dell'amore che gli italiani provavano nei confronti di Enrico Berlinguer si è avuto il giorno del funerale, quando una folla innumerevole di persone - oggi si è parlato di due milioni, ma di fatto nessuno è mai riuscito a contare quante persone avessero partecipato in quella giornata ai funerali - invase Roma per rendere omaggio a Enrico Berlinguer per quanto egli aveva fatto nel corso della sua vita. Signora Presidente, lei ha già richiamato il percorso che aveva fatto Berlinguer, ma credo che sia assolutamente necessario ricordare tre passaggi, che a mio parere sono quelli fondamentali della sua vita. Innanzitutto, il suo rapporto con l'Unione Sovietica. A tale proposito, come più volte il collega Riccardo Nencini ci ha ricordato in quest'Aula, bisogna sempre contestualizzare le vicende rispetto ai momenti in cui i fatti accadono, e bisogno riportarsi a ciò che era quel momento storico: la guerra fredda. In quella situazione, Enrico Berlinguer era riuscito a tessere rapporti ancora più forti con l'Unione Sovietica, ma ciononostante progressivamente era riuscito ad allontanarsi, perché aveva l'idea di quello che poi venne chiamato l'eurocomunismo, ossia un comunismo che era più distante e poco proclive alla obbedienza assoluta nei confronti dell'Unione Sovietica. Lui aveva dato una veste differente a tale rapporto, che venne appunto chiamata eurocomunismo. Da lì era partito prendendo atto - sempre per contestualizzare - anche delle vicende storiche che erano accadute in Cile. Grazie ad esse, lui capì che non bisognava cercare l'alternativa di sinistra, ma era necessario cercare un'alternativa democratica, in questo modo ponendo le basi per quello che poi sarebbe stato il compromesso storico. Le note vicende successive al rapimento dell'onorevole Moro le conosciamo tutti. Di fatto, lui aveva posto le basi per questo connubio fra l'ideologia comunista e l'ideologia cattolica, cercando sempre di coniugarle e di avvicinarle fra loro, nell'interesse della collettività e del cittadino. Credo che il più grande insegnamento che dovremmo portare sempre con noi e trasmettere anche ai giovani sia il fatto che Enrico Berlinguer ha sempre pensato, dichiarato ed insegnato che la politica si fa per il popolo, per i cittadini, all'interno delle Istituzioni ma nell'interesse di tutti. Forse questa regola dovremmo tenerla più a mente, propagarla e diffonderla magari un po' di più per sfatare quella leggenda che vede invece la casta come chiusa in sé stessa, decisa solo a tutelare sé stessa e i propri interessi. Il suo, invece, dovrebbe essere un luminoso esempio che dovrebbe guidare il percorso di qualsiasi soggetto che affronta la politica. (Applausi) . MALAN (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia si unisce alla commemorazione di Enrico Berlinguer nei cento anni dalla sua nascita. Enrico Berlinguer, nei dodici anni in cui è stato segretario politico del Partito Comunista Italiano, ha indubbiamente portato il suo partito, che è stato per i primi quarant'anni della Repubblica il secondo partito in Italia, da una posizione che era strettamente legata a Mosca anche nei primi anni della sua segreteria, a una posizione sempre più autonoma, fino ad affermare che l'Italia aveva bisogno dell'ombrello della NATO: un'evoluzione straordinaria, in questo periodo relativamente breve di tempo. Enrico Berlinguer è andato al di là degli schemi soliti del suo partito e della sua parte, non soltanto in questa evoluzione estremamente rilevante della posizione internazionale del Partito Comunista, ma anche sotto altri aspetti. Come anche, per la verità, i suoi predecessori, accettò pienamente le regole della democrazia, anche nell'epoca in cui il legame con l'Unione Sovietica, che certamente democratica non era, era molto forte.