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Il provvedimento interviene, dunque, da un lato, su obiettivi di carattere strutturale, essendo diretto a contribuire e favorire il superamento della situazione di notevole sottodimensionamento che caratterizza sia il sistema produttivo del Mezzogiorno, sia, in particolare, il sistema bancario e finanziario che opera al servizio di quell'area del nostro Paese, e, dall'altro, sulla situazione congiunturale di crisi della Banca Popolare di Bari, che è stata sottoposta alla procedura di amministrazione controllata da parte della Banca d'Italia. A tale riguardo, vorrei dare qualche dato sulla situazione economica e patrimoniale della Banca Popolare di Bari, aggiornato al report del 16 dicembre 2019, realizzato dalla Banca d'Italia. Parliamo di una banca caratterizzata da una quota di mercato significativa in Puglia, Basilicata e Abruzzo. I clienti sono poco meno di 600.000, dei quali più di un sesto sono imprese che rappresentano il 60 per cento degli impieghi (circa 6 miliardi di euro). I depositi ammontano a 8 miliardi di euro, di cui 4,5 di valore unitario inferiore a 100.000 euro e, quindi, garantiti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. Le azioni emesse dalla Banca Popolare di Bari sono ampiamente diffuse tra il pubblico dei risparmiatori: il numero dei soci è pari a circa 70.000, con una partecipazione media pari a 2.500 azioni. Tali dati ci aiutano a capire quale può essere stato l'impatto della crisi sul tessuto socio-economico di uno degli istituti di credito più importanti del Mezzogiorno. Le crisi bancarie sono tutte diverse tra loro e hanno caratteristiche specifiche. Nel caso della Banca Popolare di Bari, la crisi è riconducibile a una molteplicità di fattori, manifestatisi a partire dal 2010. Già nel 2010, infatti, la Banca Popolare di Bari è stata assoggettata ad accertamenti ispettivi conclusi con una valutazione parzialmente sfavorevole, a causa di carenze nell'organizzazione e nei controlli interni sul credito. Ad esito di tali accertamenti, la Banca d'Italia ha vietato alla Banca Popolare di Bari di espandere la propria attività e ha imposto un requisito patrimoniale specifico. Tali provvedimenti sono stati rimossi nel giugno 2014, in considerazione degli interventi posti in essere e delle relazioni fornite dal controllo interno. Nel luglio seguente la Banca d'Italia ha autorizzato la Banca Popolare di Bari ad acquisire il controllo di Banca Tercas, nell'ambito di un intervento di salvataggio accompagnato da un contributo di 330 milioni di euro da parte del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Nella primavera del 2015 l'intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi a favore della Banca Popolare di Bari è stato oggetto di contestazione da parte della Commissione europea per la presunta configurabilità come aiuto di Stato. Fra il 2014 e il 2015 la banca ha realizzato un'operazione di rafforzamento patrimoniale per complessivi 550 milioni, tra emissioni di nuove azioni (330 milioni) e collocamento di obbligazioni subordinate (220 milioni), ma tale aumento di capitale e la raccolta obbligazionaria sono state caratterizzate, secondo la Consob, da violazioni delle regole di trasparenza dei comportamenti nella prestazione dei servizi di investimento verso i clienti della banca. Fra il 2016 e il 2018 la banca non è riuscita a concretizzare l'ingresso nella compagine sociale di investitori in grado di incrementare i mezzi propri. Nel frattempo si è registrata un'accelerazione del deterioramento della situazione aziendale. Il 18 giugno 2019 la Banca d'Italia ha avviato un nuovo accertamento ispettivo presso la capogruppo. I risultati, ufficializzati a dicembre, evidenziano gravi perdite patrimoniali che hanno portato i requisiti prudenziali di vigilanza al di sotto dei limiti regolamentari. È evidente che, in assenza di un intervento statale, le conseguenze economiche sui territori interessati sarebbero state ben più gravi e ben più disastrose di quelle che si sono venute a creare. Gli strumenti messi a disposizione dal decreto - che vedremo a breve nel dettaglio - hanno bisogno di essere costantemente seguiti e monitorati, non solo dal Governo ma, come anche le crisi del passato ci insegnano, anche dal Parlamento, oltre che dalle Autorità di vigilanza. Molto si è discusso e approfondito, sia nelle Aule del Parlamento che sulla stampa, sulle ragioni delle difficoltà finanziarie della Popolare di Bari, di come abbia funzionato il sistema dei controlli, di quali effetti abbia prodotto l'acquisizione di Tercas, di come siano stati prospettati agli acquirenti i valori delle quote della banca, del perché l'inadeguata governance della banca non sia stata maggiormente sanzionata già in passato, della tempistica dell'avvio dell'amministrazione straordinaria che avrebbe potuto essere disposta forse prima del momento in cui il provvedimento è stato adottato. Possiamo dire che in Commissione più che la polemica sul passato, pur a tratti doverosa, è prevalsa nel confronto un'attenzione al futuro, alle scelte necessarie che con questo decreto si compiono, alla necessità che il provvedimento in esame non sia solo ed esclusivamente mirato al salvataggio della banca e al rilancio della stessa, ma che possa effettivamente fornire tutti gli strumenti previsti per la tutela della clientela e la salvaguardia del tessuto socio-economico di riferimento, per favorire l'accesso al credito e il finanziamento delle famiglie e delle imprese che risiedono nel Mezzogiorno, che da sempre risente di situazioni, anche di contesto, particolarmente critiche. Mi pare opportuno ricordare, a riguardo, che a seguito delle negoziazioni avviate fin da subito dagli amministratori straordinari della Banca Popolare di Bari con Mediocredito Centrale e con il Fondo interbancario di tutela dei depositi, già alla fine dello scorso anno sono state assunte deliberazioni che hanno posto in sicurezza la banca e costituiscono il presupposto per procedere nella realizzazione di un progetto strategico di ristrutturazione e rilancio della Banca Popolare di Bari entro la metà di quest'anno. Questo progetto prevede a regime la trasformazione della banca in una società per azioni, con la copertura delle perdite che emergeranno a seguito delle valutazioni condotte dai commissari e la contestuale ricapitalizzazione della banca da parte di Mediocredito Centrale, del Fondo interbancario di tutela dei depositi e di altri investitori privati che potranno auspicabilmente essere individuati. In tale ottica, il consiglio del Fondo interbancario ha approvato all'unanimità un intervento immediato a favore della Banca Popolare di Bari per l'importo di 310 milioni di euro, nell'ambito del più ampio progetto di rafforzamento patrimoniale che potrà arrivare sino a 1,4 miliardi di euro da realizzare nei prossimi mesi. Inoltre, sia il Fondo sia Mediocredito Centrale hanno sottoscritto, con la Banca Popolare di Bari, un accordo quadro che definisce i passi successivi da compiere per il completamento dell'operazione nel quadro di un percorso e di una tempistica predefinita. L'accordo quadro contiene, tra l'altro, le linee strategiche del piano industriale per il rilancio della banca pugliese, il recupero del suo equilibrio economico e patrimoniale e l'assunzione da parte della stessa di un ruolo centrale nel finanziamento dell'economia del Mezzogiorno.