[pronunce]

La circostanza che le disposizioni oggetto del ricorso statale siano genericamente accomunate dal fatto di riguardare l'organizzazione dell'ente non esime chi le contesta dall'onere di motivare specificamente, con riferimento a ciascuna di esse, la ricorrenza della indicata ragione di impugnativa e i termini della sua incidenza su ognuna, e di precisare il motivo per il quale ciascuna previsione sarebbe riconducibile all'ambito della competenza statutaria (cioè dello statuto del parco) e non rientrerebbe invece nella competenza del legislatore regionale. Oppure, muovendo dalla prospettiva opposta, il ricorrente dovrebbe farsi carico di dimostrare la sussistenza, per tutte, di una eadem ratio tale da giustificare una censura unitaria. L'impugnativa è del tutto carente al riguardo, mentre, per costante giurisprudenza di questa Corte, «nella impugnazione in via principale, il ricorrente non solo deve, a pena di inammissibilità, individuare l'oggetto della questione proposta (con riferimento alla normativa che censura ed ai parametri che denuncia violati), ma ha anche l'onere (da considerare addirittura più pregnante rispetto a quello sussistente nei giudizi incidentali [...]) di esplicitare una motivazione chiara ed adeguata in ordine alle specifiche ragioni che determinerebbero la violazione dei parametri che assume incisi» (sentenza n. 221 del 2022; ex plurimis, sentenze n. 135, n. 119 e n. 117 del 2022). Per queste ragioni si deve concludere per l'inammissibilità delle questioni promosse nei confronti dell'art. 3 della legge regionale impugnata. 1.5.- Da ultimo, il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l'art. 8 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021, di cui afferma di censurare in particolare i commi 2 e 3. Si è già detto che oggetto delle odierne questioni di legittimità costituzionale è, in realtà, l'art. 8 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021, nella parte in cui ha sostituito il comma 2 e introdotto il comma 3 dell'art. 12 della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2011. I due commi prevedono rispettivamente che la sorveglianza sul territorio del parco è affidata «ad apposite guardie del parco assegnate all'Ente Parco cui è attribuita la qualifica di agente di polizia giudiziaria di cui all'articolo 57 del codice di procedura penale con apposito decreto prefettizio nei limiti territoriali dell'area protetta di competenza» (comma 2, lettera c), e che «[il] personale di cui alle lettere c) e d) del comma 2 svolge il proprio servizio in divisa ed è munito di tesserino di riconoscimento rilasciato dall'Ente Parco» (comma 3). Secondo il ricorrente, sarebbe violato l'art. 117, secondo comma, lettere g), h) e l), Cost., in relazione agli artt. 55 e 57, commi 1 e 2, cod. proc. pen. , agli articoli da 133 a 141 TULPS e all'art. 254 del regolamento di esecuzione TULPS, perché sarebbe attribuita, con legge regionale, la qualifica di agente di polizia giudiziaria e sarebbero assegnati al prefetto compiti non previsti dalla legge statale. 1.5.1.- Nelle more del presente giudizio, l'art. 7, comma 1, lettera d), della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2022 ha disposto l'abrogazione della lettera c) del comma 2 dell'art. 12 della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2011, che è pertanto rimasto in vigore, nel testo sostituito dalla disposizione oggetto dell'odierno giudizio, dal 10 giugno 2021 al 14 gennaio 2022. Gli effetti di siffatta abrogazione devono essere valutati alla luce della costante giurisprudenza di questa Corte, richiamata nel punto 1.4.1. Nel caso in esame, la sopravvenuta abrogazione è senz'altro satisfattiva rispetto alle doglianze che avevano originato l'impugnativa, ma l'assenza di deduzioni sulla mancata applicazione medio tempore del testo originario, anche in considerazione del tempo di vigenza (sette mesi), esclude la cessazione della materia del contendere (da ultimo, sentenza n. 187 del 2022). Devono quindi essere esaminate le censure promosse nei confronti dell'art. 8 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021, nella parte in cui ha sostituito il comma 2, lettera c), dell'art. 12 della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2011. 1.5.2.- La questione di legittimità costituzionale dell'art. 8 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021, nella parte in cui ha sostituito il comma 2, lettera c), dell'art. 12 della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2011, promossa per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., è fondata. Questa Corte ha già avuto occasione di affermare che la competenza a riconoscere la qualifica di agente di polizia giudiziaria è «"riservata a leggi e regolamenti che debbono essere, in quanto attinenti alla sicurezza pubblica, esclusivamente di fonte statale" (sentenza n. 185 del 1999)» (sentenze n. 82 del 2018 e n. 167 del 2010; nello stesso senso, sentenze n. 8 del 2017 e n. 35 del 2011). Ciò, perché le funzioni in esame ineriscono all'ordinamento processuale penale, che configura la polizia giudiziaria «come soggetto ausiliario di uno dei soggetti del rapporto triadico in cui si esprime la funzione giurisdizionale (il pubblico ministero)» (così, in particolare, le sentenze n. 8 del 2017 e n. 35 del 2011). Deve essere quindi dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 8 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021, nella parte in cui ha sostituito il comma 2, lettera c), dell'art. 12 della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2011, limitatamente al periodo in cui è stata in vigore (dal 10 giugno 2021 al 14 gennaio 2022). Sono assorbite le ulteriori censure promosse nei confronti della medesima norma. 1.5.3.- Quanto alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 8 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021, nella parte in cui ha introdotto il comma 3 dell'art. 12 della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2011, deve preliminarmente essere delimitato il thema decidendum. L'impugnativa promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri presenta, nell'articolazione del ricorso, un carattere ancillare rispetto a quella avente ad oggetto lo stesso art. 8, nella parte in cui ha sostituito il comma 2, lettera c), dell'art. 12 della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2011.