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È vero che questo decreto-legge è arrivato al Senato sostanzialmente blindato, ma dopo un lavoro molto significativo alla Camera dei deputati, che tra l'altro ha recepito anche diverse proposte dell'opposizione. Sono un po' più tranquillo di altri a dirlo, essendomi battuto per un referendum che differenziava le funzioni delle due Camere, ma credo che riguardi tutti: chiunque in questa Assemblea è stato, almeno per un breve periodo della propria esperienza politica, in maggioranza e chiunque si è trovato al governo del Paese (ormai non c'è più nessuno che non lo è stato e fortunatamente abbiamo superato le esclusioni dell'una o dell'altra forza politica, come accade in una democrazia matura) ha dovuto esercitare questo meccanismo, che può essere proficuo se esercitato con intelligenza, per cui, mentre si lavora su un provvedimento in una Camera andando in profondità, allo stesso modo si fa nell'altra su un altro provvedimento. Possiamo giustamente cedere alla retorica di parte (lo abbiamo fatto tutti), ma se vogliamo guardare alla sostanza delle cose questo è un provvedimento che, rispetto a come uscito dal Governo, è stato molto modificato dall'azione parlamentare ed è stato arricchito. Ci sono ancora molte questioni aperte, ma è davvero un provvedimento di urgenza. Una volta tanto l'utilizzo dello strumento del decreto-legge, ha una sua ragione perché c'erano una serie di questioni che andavano risolte in tempo breve. Non tutti saranno contenti, ma ho ricevuto numerose sollecitazioni - le avrete ricevute anche voi - da parte di quei colleghi, quei docenti e quelle persone che erano preoccupate che, nell'imminenza della fine dell'anno e della scadenza del decreto-legge, lasciassimo venir meno tutto, per problematiche che nel decreto ci sono, e li lasciassimo senza una risposta entro la fine dell'anno. Questo è quello che non abbiamo fatto. Credo allora che la politica dovrebbe imparare. Lo dico con grande onestà, pensando a quante volte ho tentato di farlo, trovandomi nella posizione opposta. La prima volta - lo ricordo ancora - ero in un campeggio studentesco in cui venne ospite il ministro D'Onofrio. In quella occasione io mi ero battuto (senza fare grandi citazioni intellettuali) per permettere al Ministro, che ovviamente era molto contestato in quel campeggio di studenti, di avere la possibilità di spiegare per bene le proprie ragioni e le proprie convinzioni e il tentativo che stava facendo, secondo i suoi elementi valoriali, di portare contributi positivi alla scuola. Dovremmo imparare tutti a discutere di più in questo modo soprattutto della scuola italiana, perché su questo tema - che certamente divide, perché ci sono visioni di fondo profondamente differenti, - non dovremmo andare a raccontare a quegli insegnanti che affrontano difficoltà create nel tempo dai diversi provvedimenti: «Guardate che, se fossimo noi al Governo, con un colpo di bacchetta magica vi accontenteremmo tutti e risolveremmo i problemi». Questo non è vero: nessuno ne è stato capace o è in grado di farlo. Ogni provvedimento può allora andare nella direzione di migliorare, anche solo di un passo, la condizione di alcuni di quegli insegnanti. Domandiamoci sinceramente, ognuno di noi, se è meglio che questo decreto-legge ci sia o non ci sia. Per me la risposta è assolutamente sì, è meglio che ci sia. Per me la risposta è: dal giorno successivo proviamo a lavorare per affrontare tutti gli altri problemi e proviamo a farlo sempre di più in sede parlamentare, perché è proprio con l'attività parlamentare che si riescono a costruire risultati di questo tipo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Saponara. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi (i pochi che ci sono naturalmente), devo dire con rammarico che ho perso il conto del numero dei provvedimenti sui quali questo Governo ha posto la fiducia, ma ciò che è grave e che ho già avuto modo di dire in Commissione durante l'esame di questo provvedimento sulla scuola (esame che alla fine è stato solo una farsa), è che questo decreto-legge, come gli altri, è stato blindato dopo la prima lettura, senza dare nessuna possibilità di intervenire a questo ramo del Parlamento che noi dovremmo degnamente rappresentare con le nostre proposte. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) e che invece è assolutamente tagliato fuori da ogni decisione in merito alle problematiche della scuola. Signori colleghi - mi appello soprattutto a chi dovrei avere di fronte, visto che in questo momento di fronte non ho nessuno (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) - se non siamo noi stessi, senatori della Repubblica, a reclamare il ruolo che ci spetta, non aspettiamoci che qualcuno al Governo ce lo dia. Andando avanti di questo passo - e voglio con questo contraddire il collega che mi ha preceduto - altro che riduzione del numero dei parlamentari. Siamo di fronte a un'abitudine che sta prendendo pericolosamente piede e dà voce solo a un ramo del Parlamento: tutto ciò è veramente svilente per il ruolo che rappresentiamo nei confronti dei cittadini che ci hanno eletto e votato! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Entrando nel merito del decreto-legge, esso nasce dall'intesa del 24 aprile 2019, quando al Governo c'eravamo noi della Lega che, pur tra mille difficoltà e ostacolati in ogni modo possibile dagli ex alleati di Governo, eravamo riusciti a predisporre un provvedimento capace di andare incontro alle esigenze di tutti gli operatori del comparto scuola: una sorta di percorso che doveva portare a un punto zero nella scuola, da cui poter ripartire. Il decreto-legge, infatti, in una sua prima stesura da parte del precedente Governo, era frutto di un'intesa voluta per venire incontro alle legittime aspettative di superamento della fase transitoria del precariato storico della scuola: un accordo con le cinque maggiori organizzazioni sindacali, espressione del 93 per cento dell'intera rappresentanza sindacale di un settore nel quale due lavoratori su tre sono iscritti a un'organizzazione sindacale. Poiché l'accordo raggiunto allora non è stato completamente trasfuso nel testo presentato dal ministro Fioramonti, il Senato aveva perciò il diritto e il dovere di migliorare tale provvedimento e di non considerare immodificabile il testo approvato dalla Camera, con tutto il rispetto per i colleghi dell'altro ramo del Parlamento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Noi abbiamo infatti un ruolo e i tempi per la conversione in legge del decreto-legge avrebbero consentito un terzo esame. In effetti le criticità evidenziate e l'insoddisfazione manifestata dalle maggiori organizzazioni sindacali rendevano evidente l'esigenza di migliorare il testo. Ci troviamo di fronte, invece, a un provvedimento blindato: alla faccia dell'articolo 70 della nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. La senatrice Saponara mostra il testo della Costituzione) . Quella stessa Costituzione che avete sventolato a luglio per ore, bloccando i lavori dell'Assemblea per ore. Vergognatevi! ( Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) .