[pronunce]

È anche significativo considerare che l'art. 4, comma 1, del regolamento consente all'autorità giudiziaria di aumentare o ridurre l'ammontare del compenso liquidato a norma del precedente art. 3. In particolare, la variazione può avvenire in misura non superiore al 50 per cento in base ad una serie di criteri, id est: «a) complessità della gestione; b) ricorso all'opera di coadiutori; c) necessità e frequenza dei controlli esercitati; d) qualità dell'opera prestata e dei risultati ottenuti; e) sollecitudine con cui sono state condotte le attività di amministrazione, ivi compreso l'adempimento degli obblighi di segnalazione gravanti sugli amministratori; f) numero dei beni compresi nel compendio sequestrato». Il comma 2 dello stesso art. 4 stabilisce, poi, che il compenso può essere aumentato in misura non superiore al 100 per cento a fronte di amministrazioni estremamente complesse ovvero di eccezionale valore del patrimonio o dei beni costituiti in azienda sequestrati, ovvero di risultati dell'amministrazione particolarmente positivi. Una specifica norma è dedicata, con diretto riguardo alle questioni sollevate dal giudice rimettente, al compenso dell'amministratore giudiziario per l'assistenza all'autorità giudiziaria nell'attività di verifica dei crediti: l'art. 3, comma 3, del regolamento stabilisce espressamente, infatti, che «[q]uando l'amministratore giudiziario assiste il giudice per la verifica dei crediti è inoltre corrisposto, sull'ammontare del passivo accertato, un compenso supplementare dallo 0,19% allo 0,94% sui primi 81.131,38 euro e dallo 0,06% allo 0,46% sulle somme eccedenti tale cifra». Sotto un distinto e più generale profilo, non si può infine trascurare di considerare che, di recente, il legislatore, con l'art. 4, comma 1, del decreto-legge 5 gennaio 2023, n. 2 (Misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale), convertito, con modificazioni, nella legge 3 marzo 2023, n. 17, ha inserito nella norma censurata il nuovo comma 2-bis, secondo cui «[n]ei casi riguardanti le grandi imprese per le quali trova applicazione il decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, all'esito delle liquidazioni derivanti dall'applicazione del regolamento di cui ai commi 1 e 2, i compensi degli amministratori giudiziari non possono comunque eccedere il limite massimo complessivo di euro 500.000 anche in caso di incarico collegiale». 8.- Ciò premesso, la questione, sollevata dalla Corte d'appello di Roma in riferimento all'art. 36 Cost., non è fondata. 9.- Il ragionamento del giudice rimettente muove dall'erroneo presupposto interpretativo secondo il quale mancherebbe una disciplina del compenso dell'amministratore giudiziario per l'attività di assistenza al giudice delegato nella verifica dei crediti. Ciò perché il (sopra richiamato) regolamento, adottato con il d.P.R. n. 177 del 2015 ai sensi dell'art. 17, comma 1, lettera b), della legge n. 400 del 1988 - che testualmente, all'art. 3, stabilisce i criteri per la determinazione dei compensi spettanti agli amministratori giudiziari - in realtà non sarebbe potuto intervenire su tale aspetto in assenza di un "criterio di delega", mancante nella fonte primaria di riferimento, ossia nell'art. 8 del d.lgs. n. 14 del 2010. Esso pertanto - secondo il giudice rimettente - è tamquam non esset. Tale impostazione non è corretta, in quanto si basa, in materia non assoggettata a riserva assoluta di legge, su una ricostruzione del rapporto tra legge e regolamento in termini analoghi a quelli della delega legislativa; ricostruzione questa che, oltre a non fondarsi su alcun precetto della Costituzione, che fa riferimento solo al rapporto tra legge di delega e decreto legislativo (art. 76 Cost.), è contraddetta proprio dal richiamato art. 17, comma 1, lettera b), della legge n. 400 del 1988 che rimette ai regolamenti governativi, in termini ampi, non solo l'attuazione, ma anche l'integrazione delle leggi e dei decreti legislativi recanti norme di principio. Quindi - come affermato da questa Corte in fattispecie analoga - «non viene in rilievo alcuna delega legislativa, avendo la norma censurata rinviato, per la sua attuazione, a un decreto ministeriale» (sentenza n. 150 del 2023; in senso analogo, più recentemente, sentenza n. 209 del 2023). Nella fattispecie in esame, la disposizione censurata demanda in via generale alla normativa secondaria proprio l'introduzione delle «modalità di calcolo e liquidazione dei compensi degli amministratori giudiziari». La fonte primaria, al comma 1 dell'art. 8 del d.lgs. n. 14 del 2010, ha quindi rimesso a quella regolamentare la determinazione del compenso degli amministratori giudiziari in tutte le relative componenti, fornendo peraltro, al comma 2, indicazioni più dettagliate nelle norme di principio dettate per specifiche attività svolte dagli stessi. Vi è dunque che, a differenza di quanto ritenuto dal giudice a quo, tale norma regolamentare - l'art. 3, comma 3, del d.P.R. n. 177 del 2015 - contiene una puntuale previsione che disciplina, in modo legittimo perché rispettosa dell'art. 17, comma 1, lettera b), della legge n. 400 del 1988, il compenso dell'amministratore giudiziario per la specifica attività di assistenza al giudice nella verifica dei crediti, determinando lo stesso a scaglioni progressivi con riguardo all'ammontare del «passivo accertato», come già previsto per il curatore fallimentare. 10.- In definitiva, l'analogia tra i compiti demandati all'amministratore giudiziario e quelli del curatore fallimentare (oggi, del curatore nella liquidazione giudiziale) giustifica la scelta di stabilire per il primo compensi analoghi a quelli già previsti per quest'ultimo dal d.m. 25 gennaio 2012, quanto alla verifica dei crediti suscettibili di essere ammessi allo stato passivo; scelta che si palesa non irragionevole perché il procedimento di accertamento dei crediti è stato costruito, come si è evidenziato, dagli artt. 52 e seguenti cod. antimafia, proprio seguendo lo schema contemplato per le procedure concorsuali liquidatorie. Giustificato, quindi, è anche il ricorso alla nozione di «passivo accertato», sulla base del quale calcolare il relativo compenso spettante all'amministratore giudiziario; compenso che - come affermato dalla giurisprudenza (Cass. , n. 15168 del 2021) - richiede la statuizione giudiziale di pieno riscontro del credito. 11.- Il sistema così ricostruito vede dunque la norma primaria (art. 8 del d.lgs. n. 14 del 2010) integrata dal regolamento attuativo (l'art. 3, comma 3, del d.P.R. n. 177 del 2015);