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Disposizioni in materia di accesso al matrimonio e all'unione civile per tutti, nonché in materia di filiazione. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge attua l'eguaglianza del matrimonio civile riconoscendo che le coppie formate da persone di sesso diverso o dello stesso sesso possono accedervi con i medesimi requisiti ed effetti stabiliti dalla legge. In questo modo si pone fine all'esclusione inaccettabile delle persone omosessuali dal matrimonio, che il nostro ordinamento riconosce come diritto fondamentale (articoli 2 e 29 Costituzione; Corte costituzionale, sentenze nn. 445 del 2002 e 245 del 2011; articolo 9 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; articolo 12 della Carta europea dei diritti dell'uomo). Come tutti i diritti fondamentali, anche il matrimonio è universale e inalienabile (articolo 2 della Costituzione), il che impedisce di negarne a qualunque essere umano il riconoscimento e la garanzia sulla base di una caratteristica personale, qual è – in questo caso – l'orientamento sessuale. Invece, il fatto che fino a oggi alle persone omosessuali sia stato impedito l'accesso al matrimonio ha prodotto e produce effetti negativi che si riverberano su tutti i beni e i bisogni essenziali delle loro vite, dal momento che i diritti fondamentali hanno la caratteristica di essere indivisibili e la privazione di uno solo di essi comporta minaccia o violazione di tutti gli altri. Ci troviamo di fronte a un tenace pregiudizio radicato nei secoli e nelle tradizioni, che siamo abituati a dare per scontato, tanto da averlo ignorato o non riconosciuto troppo a lungo. La Corte costituzionale del Sud Africa argomentò così, in un passaggio, la sentenza con la quale dichiarò l'incostituzionalità dell'esclusione delle coppie omosessuali dal matrimonio: « La legge non dovrebbe voltare le spalle alle persone che necessitano del supporto della legge in tempi di disgregazione familiare. Non dovrebbe certamente farlo su base discriminatoria; l'antichità di un pregiudizio non è un motivo per la sua sopravvivenza. La schiavitù è durata un secolo e mezzo in questo Paese, il colonialismo il doppio, il divieto dei matrimoni interrazziali ancora più a lungo e l'evidente dominio maschile per millenni. Tutti erano basati su fatti biologici e sociali apparentemente evidenti; una volta erano tutti approvati dalla religione e imposti dalla legge; i primi due sono oggi considerati con totale disprezzo, e il terzo con vari gradi di negazione, vergogna o imbarazzo. Allo stesso modo, il fatto che la legge oggi incarni visioni maggioritarie di tipo convenzionale non mitiga in alcun modo il suo impatto discriminatorio. Sono proprio quei gruppi che non possono contare sul sostegno popolare e su una forte rappresentanza in Parlamento che richiedono la garanzia dei propri diritti fondamentali attraverso l'applicazione della Costituzione » (Corte costituzionale del Sud Africa, Minister of Home Affairs e Another contro Fourie e Another , paragrafo 74, 2005, ZACC 19). Fino a pochi decenni fa la famiglia « eterosessuale » era pressoché l'unica conosciuta e presa in considerazione, ma ciò è avvenuto in un contesto di condanna e repressione morale e religiosa (e in Italia anche penale fino al XIX secolo e poliziesca per gran parte del XX) delle persone omosessuali, che sono state costrette a vivere ai margini della vita sociale o nel nascondimento. Questo ha impedito, fino a tempi recenti, che le loro richieste di protezione e di riconoscimento giuridico, soprattutto in materia familiare, emergessero e fossero prese in considerazione. Questo « voltare le spalle » della legge a delle persone « su una base discriminatoria », come ha ricordato la Corte costituzionale del Sud Africa, si fonda su un « pregiudizio » la cui « antichità [...] non è un motivo per la sua sopravvivenza ». Nonostante il matrimonio abbia connotazioni sociali e culturali profondamente radicate che possono differire grandemente da una società all'altra, il fatto che sia un diritto fondamentale ha portato numerose corti costituzionali e alcune internazionali per i diritti umani a caducare il privilegio eterosessuale nell'accesso al matrimonio (per esempio, oltre al Sud Africa, Stati Uniti, Colombia, Messico, Taiwan, Austria, Costa Rica, Corte interamericana dei diritti umani) o a riconoscere che il diritto di sposarsi non sarà più considerato « in tutte le circostanze limitato al matrimonio tra persone di diverso sesso » (Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenza Schalk e Kopf contro Austria, 24 giugno 2010, paragrafo 61). Negli ultimi vent'anni, tra le classi dirigenti e politiche di molti Paesi è cresciuta la consapevolezza che la discriminazione matrimoniale fatta subire alle persone omosessuali è retaggio di una tradizione non più tollerabile e molti Parlamenti hanno provveduto a cancellarla con iniziative legislative sostenute tanto da forze progressiste, tanto da forze conservatrici. Ne è stato un esempio il partito conservatore del Regno Unito, il cui ex leader e capo di Governo David Cameron, proponendo l'avvio dell' iter di approvazione del matrimonio egualitario affermava: « Sì, è una questione di uguaglianza, ma riguarda anche qualcos'altro: il prendersi un impegno ( commitment ). I Conservatori credono nei legami che ci tengono insieme; che la società è più forte quando facciamo delle promesse l'uno all'altro e ci supportiamo l'uno con l'altro. Così, io non supporto i matrimoni gay pur essendo un conservatore; supporto i matrimoni gay perché io sono un conservatore » (discorso al Congresso del partito conservatore, 5 ottobre 2011), e aggiungeva: « credo che se [ il matrimonio ] è buono a sufficienza per gli eterosessuali come me, è abbastanza buono per tutti [...] » (discorso del 25 luglio 2012). Anche nell'opinione pubblica di molti Paesi, inclusa quella italiana, è divenuta maggioritaria la consapevolezza che il matrimonio non può più essere un privilegio riservato alle persone eterosessuali. In alcuni Paesi il voto popolare ha confermato, attraverso il referendum , leggi che hanno reso egualitario il matrimonio, come per esempio è accaduto in Svizzera, o la scelta di esplicitare in Costituzione che il matrimonio è tra persone di sesso diverso o dello stesso sesso, come in Irlanda. Si tratta di risultati che testimoniano quanto l'uguaglianza non sia un « principio di carta », ma operi continuamente come forza radicale di trasformazione delle persone e della società. Non va però smarrita la consapevolezza che votare sui diritti fondamentali comporta una contraddizione e un pericolo, anche quando si condivida l'esito del voto. Infatti, i diritti fondamentali sono il frutto di un'evoluzione storica che ha portato ad approvarli tra i principi delle costituzioni sottraendoli al potere contingente e mutevole delle maggioranze, anche popolari. Se accadesse che fossero eliminati dalle costituzioni o fossero garantiti solo ad alcuni si produrrebbe lo snaturamento della forma di Stato democratico, con conseguenze che colpirebbero tutti, ma per primi le minoranze e coloro che non hanno rappresentanza.