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Capisco la tentazione di accelerare la procedura parlamentare anche attraverso lo strumento tecnico della fiducia, anzi di due fiducie su ogni articolo, come ho appreso. Capisco e condivido l'esigenza della tempestività imposta dalla crisi. Capisco e condivido la paura di mancare l'opportunità innescata dal recovery plan . Allo stesso tempo, però, trovo molto difficile, se non addirittura pericoloso, accettare che il Parlamento, anche se in un solo ramo, si limiti a ratificare decisioni, piuttosto che ispirarle. Ciò premesso, annuncio il voto favorevole del Gruppo Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali. (Applausi) . CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, signori Sottosegretari, il presidente Renzi oggi ha posto una questione che non possiamo far finta di dimenticare. Senatrice Rossomando, lei ha fatto riferimento alla questione tra garantismo e giustizialismo. Vede, non sono garantista come modo di dire: credo che il garantismo sia applicazione delle regole, qualunque sia il risultato, non interferenza della politica sull'applicazione della regola. È questa la ragione per la quale, quando è uscito il libro-intervista di Sallusti a Palamara, ho invitato la Commissione giustizia, come il presidente Ostellari ricorderà, a svolgere due o tre sedute di discussione generale: questo è il nostro compito. Venne però il Ministro della giustizia, ritenendo di poter rispondere a tutte le questioni con una bozza di legge per l'elezione del Consiglio superiore della magistratura: non aveva capito nulla. Senatrice Rossomando, lei ha posto un problema, dicendo che: non vogliamo più la magistratura dell'epoca dei processi di piazza Fontana. Quella magistratura, però, era realmente indipendente, aveva fatto certamente salti di qualità, rispetto a una professionalità che era stata conquistata sul campo, e aveva avuto appunto la possibilità di resistere al terrorismo, cosa che, in quegli anni, significava resistere con processi senza leggi speciali, e quelle conseguenze le abbiamo ancora oggi. Certamente lo sforzo che ha fatto il Governo è enorme, ma bisogna cominciare a valutare le questioni. Certamente è stato introdotto un maggiore equilibrio tra le parti processuali, avvocati e pubblico ministero, nella fase delle indagini. Signor Ministro, faccio parte di Forza Italia. Credo nella separazione delle carriere, ma nemmeno questa ci garantirà un'effettiva parità, perché il pubblico ministero avrà comunque strumenti e possibilità di utilizzarli ben diversi dall'avvocato. Dobbiamo renderci conto di questo e che questa filosofia dei nuovi rapporti non risolve un altro problema. Sono entrato in magistratura negli anni Settanta, ma, fino alla fine degli anni Ottanta, non si verificava quello che si è verificato negli ultimi tempi. Quanti sono i processi? Anzi, non i processi: quante sono le indagini e le misure cautelari applicate ai cittadini, anche con custodia in carcere? Poi, passano mesi o qualche anno e questi vengono assolti in quanto il fatto non sussiste. È normale? È conseguenza del nostro codice? Non credo. Allora, c'è qualcosa che non funziona. Quelle che metterò in evidenza sono alcune questioni che ho già sollevato per ben otto anni: il controllo giurisdizionale al momento dell'iscrizione nel registro degli indagati. L'ho presentato all'epoca del Governo di cui faceva parte il ministro della giustizia Orlando e non l'abbiamo fatto. L'abbiamo fatto oggi, in ritardo. È in ritardo perché noi, in quest'Aula, abbiamo violato la legge nel 2013, quando abbiamo detto che si poteva applicare alla Commissione per la verifica dei poteri un regolamento diverso, perché quello era un organo paragiurisdizionale e non giurisdizionale, come invece ha detto la Corte costituzionale e come ha ribadito l'anno scorso. Chi ha sollevato nel nostro Paese la necessità di individuare criteri generali dell'azione penale, che solo il Parlamento può indicare, nemmeno il Consiglio superiore della magistratura? Chi ha detto che questi criteri generali dovevano essere sviluppati all'interno delle singole procure? L'Associazione nazionale magistrati. Non lo ha detto oggi, perché oggi è contraria, ma vada a prendere tutti gli atti dei congressi dell'Associazione nazionale magistrati degli anni Settanta e Ottanta, in cui si pone in evidenza la necessità dell'intervento del Parlamento, l'unico ad avere la forza di dare indicazioni generali all'interno delle quali le procure possano poi sviluppare la propria azione. Finalmente, come speriamo, viene introdotto in questa riforma il diritto all'oblio: ciò significa che finalmente non ho più la possibilità di andare a ricercare, digitando un nome, il passato di una persona. Solo il nostro Paese arriva a queste gravi deficienze sotto il profilo della personalità. Magari ci sono persone che, per ipotesi, hanno superato una certa fase della vita, dopo la quale si sono comportate bene, sono diventate persone diverse. Io non sono di quelli che vivono della voglia di galera per gli altri. È questa la ragione, caro Ministro, di tutta questa situazione che non funziona. Infatti nel momento in cui abbiamo introdotto pene altissime, per cui il processo non si prescrive, perché questa follia di Bonafede di prevedere la prescrizione dopo la sentenza di primo grado? Lei sa quando arriva la sentenza di primo grado? Può arrivare dopo vent'anni con le nuove pene, se il reato si prescrive in vent'anni. E quando c'era il reato di bancarotta, all'epoca, quando i reati si prescrivevano dopo vent'anni, che cosa avveniva? Avveniva che i magistrati se ne occupavano per ultimi e questo portava ad allungare i tempi dei processi. Adesso saranno tutti prescritti questi reati. Ecco perché non si doveva prevedere la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, perché ciò determina un enorme allungamento dei processi. La conseguenza sarà che tutti quelli che avranno processi più lunghi, avranno poi la possibilità di rivolgersi allo Stato per essere risarciti della violazione sotto il profilo dell'irragionevolezza dei tempi del processo. Allora, lei mi perdonerà, Ministro, in quest'Aula c'era Anna Finocchiaro, che allora guidava il Partito Democratico, quando io sostenevo il processo breve, che era né più, né meno modulato secondo i tempi fissati dalla Corte europea sotto il profilo della durata dei processi. Quando chiesi ad Anna Finocchiaro quale fosse la conseguenza, se non veniva rispettato, lei mi rispose - credo che sia verbalizzato - che la conseguenza era l'improcedibilità, perché è questa la regola fondamentale. Anche se non posso non condividere - e qui è il problema e capisco benissimo - le ragioni politiche che hanno portato a questo. Ha ragione il nostro amico Alberto Balboni: nel momento in cui si mette in evidenza la contraddizione, cioè che si incide sul diritto alla prescrizione (che è misura sostanziale, mentre l'improcedibilità è una misura processuale), certamente avremo problemi. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 15,50) ( Segue CALIENDO). Certamente avremo problemi di compatibilità, ma credo che comunque - ed è per questo motivo che il Gruppo di Forza Italia voterà a favore di questo disegno di legge - dovremo evitare quello sconcio del fine processo mai.