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Pertanto, con tale decreto si ricostruisce un rapporto tra fisco e contribuente, che, contrariamente al passato, sarà basato sulla reciproca fiducia, comprimendo i tempi di definizione dei verbali conseguenti a un'attività istruttoria esterna, non ancora confluita in un atto impositivo. Al tempo stesso, questo atto provvede ad una semplificazione della gestione dei rapporti con l'amministrazione finanziaria. Il concetto di reciproca fiducia è centrale anche nell'articolo 2, il quale introduce la possibilità di definire in via agevolata gli inviti al contraddittorio, gli avvisi di accertamento e gli accertamenti con adesione dell'Agenzia delle entrate, in modo da consentire ai contribuenti di regolarizzare le proprie posizioni fiscali pendenti, ma non ancora definite, versando esclusivamente le sole imposte, senza applicazione delle relative sanzioni e degli interessi. Con l'articolo 3, invece, il debitore potrà beneficiare dell'abbattimento delle sanzioni comprese nel carico e dell'interesse di mora, come nelle due precedenti rottamazioni, spalmandole in un arco temporale più ampio e con interessi ridotti al 2 per cento. Si crea quindi una nuova idea di fisco, non più oppressore, ma un fisco e uno Stato che si trovano finalmente dalla parte dei cittadini. Emerge, nella conversione del decreto-legge, come prorompente elemento di novità l'articolo 6, che consente di definire con modalità agevolate le controversie tributarie pendenti, anche in Cassazione e a seguito di rinvio, in cui è parte l'Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, avvisi di accertamento, provvedimenti di erogazione delle sanzioni e ogni altro atto di imposizione. Le controversie possono essere definite con il pagamento della metà del valore della controversia, in caso di soccombenza dell'Agenzia nella pronuncia di primo grado, e di un quinto del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado. Concludo, signor Presidente, ricordando ai colleghi che gli anni di perdurante crisi economica hanno colpito a migliaia gli artigiani, i piccoli imprenditori e i giovani professionisti. Parliamo di cittadini che hanno lottato contro tutto e tutti e che, pur di andare avanti, pagare i propri dipendenti e fare impresa, talvolta hanno contratto debiti nei confronti del fisco. La classe politica si trova nella difficile posizione di dare risposta a queste persone, che ci hanno mostrato le loro difficoltà, le loro paure e l'esigenza di non essere abbandonati dallo Stato. Ci hanno chiesto aiuto e non possiamo voltare lo sguardo da un'altra parte. Il decreto-legge fiscale è un provvedimento che permette di ridare dignità a queste persone, che permette loro di ripartire e di guardare con speranza al futuro; esso permette di dare sollievo a migliaia di famiglie che hanno lottato contro la crisi e che non si sono arrese. È ora di ripartire tutti insieme. Il presupposto per dare la possibilità a questi cittadini di ricominciare è un fisco amico, un fisco che possa stare dalla loro parte, un fisco che non sia né tiranno, né oppressore, ma che abbia a cuore, accanto alla riscossione dei tributi, anche la possibilità di creare ricchezza e consumi e quindi di contribuire al benessere e alla crescita del Paese. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saviane. Ne ha facoltà. SAVIANE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi senatori, il decreto-legge che stiamo discutendo contiene importanti misure di carattere fiscale, che vanno nella direzione di andare incontro a quegli imprenditori gravati della crisi economica e in difficoltà nel rispettare i pagamenti delle cartelle esattoriali. Nelle discussioni in Commissione ho verificato come, da parte di alcuni colleghi, ci sia una visione dei contribuenti quali soggetti da perseguire con norme sempre più severe, poiché il contribuente cercherà sempre e sempre più di evadere e frodare il fisco. Io sono convinto che la maggior parte dei contribuenti italiani avrebbe un atteggiamento diverso nei confronti di un fisco più corretto e onesto, insomma un fisco vicino e comprensivo delle difficoltà che si possono manifestare nella vita contributiva di ciascuno di noi. Negli ultimi anni si è andati sempre più appesantendo e complicando il complesso delle norme tributarie, ottenendo pessimi risultati, che ci parlano in maniera inequivocabile di bilanci chiusi civilmente in perdita a causa della crisi economica, con i contribuenti che si ritrovano poi, per effetto di varie riprese e norme di indeducibilità dei costi, con un risultato fiscale positivo, trovandosi però nelle condizioni di non riuscire a pagare le tasse; e tutto questo non per loro volontà, ma per esigenza. Non parliamo poi di quei soggetti che hanno lavorato e prodotto reddito, ma che si ritrovano tra i clienti lo Stato o altri enti pubblici che non corrispondono loro il dovuto nei termini concordati. Questa situazione, dunque, e questo tipo di rapporto vanno cambiati; questa è la direzione che noi vogliamo portare avanti. La rigidità di bilancio a cui questa Europa vuole inchiodare l'Italia ci impedisce di andare immediatamente incontro alle istanze dei cittadini italiani, che, premiando le due forze al Governo, hanno manifestato sensibilmente e chiaramente una volontà di cambiamento che si riflette anche sotto questo aspetto. Il decreto fiscale al nostro esame insiste verso questa direzione. Il decreto-legge affronta anche la riforma delle banche popolari, perpetrata dai precedenti Governi, necessaria per accogliere l'istanza di soci delle popolari che si sono visti imporre una riforma senza che fosse loro permesso di poter esercitare il diritto di recesso. Il provvedimento che intendiamo approvare affronta anche la riforma delle casse rurali. Un ulteriore intervento riformatore contenuto in questo decreto-legge è quello relativo al settore delle sigarette elettroniche. Siamo riusciti ad abbassare le tasse per apparecchi che non nuocciono alla salute e di cui beneficerà anche il nostro sistema sanitario. Un minor numero di patologie legate al consumo di sigarette significa difatti meno malati a carico del servizio sanitario. Con il decreto-legge al nostro esame, poi, abbiamo voluto introdurre una tassa dell'1,5 per cento nei confronti delle rimesse all'estero fatte dall'Italia verso Paesi extraeuropei, perché ci sembra giusto che chi invia all'estero somme guadagnate in Italia possa contribuire in minima parte alla contribuzione e alla tassazione del Paese che lo ha aiutato a creare questo flusso di risorse. Questo decreto-legge non affronta, però, solo aspetti fiscali, apparentemente freddi e lontani dai cittadini. Fornisce risposte chiare ad esigenze del territorio e della famiglia. Bene quindi il bonus bebè a favore di chi ha o adotta un figlio, provvedimento da noi voluto per fornire una misura di contrasto al decremento demografico in atto in Italia, dando quindi un segnale oggettivo. Altro passo importante è l'istituzione presso il Ministero dell'economia e delle finanze di un fondo in grado di far fronte alle esigenze derivanti dagli eventi calamitosi verificatisi nei mesi di settembre ed ottobre dell'anno scorso. Questo fondo, che ha una dotazione iniziale di 476 milioni di euro per l'anno 2019 e 50 milioni di euro per l'anno 2020, è un indirizzo chiaro nei confronti delle comunità colpite.