[resaula]

D'altro canto, avviandomi alla conclusione, abbiamo visto un anticipo di questa scelta in un momento drammatico della storia del nostro Paese, durante il picco della pandemia, quando sostanzialmente abbiamo permesso che gli studenti di medicina laureati potessero svolgere immediatamente un lavoro che è stato prezioso (per usare un eufemismo), che ci ha consentito di salvare vite umane, di tirarci fuori da una condizione di grande difficoltà. Quella scelta è stata felice nel dramma; mi perdoneranno i colleghi per l'ossimoro, ma di fatto si è trattato di questo, cioè di consentire a giovani donne e uomini di mettersi immediatamente nelle condizioni di poter svolgere una funzione in generale molto importante, in quel momento fondamentale per uscire dalla crisi sanitaria. Pertanto, allargare questa possibilità ad altre classi di laurea mi pare una scelta sensata, che va nella giusta direzione, che rende il nostro sistema formativo universitario più adeguato, più all'altezza, più contemporaneo. Io penso che, proprio in fase di implementazione innanzitutto del Piano nazionale di ripresa e resilienza, occorra avere in mente esattamente questo obiettivo, cioè come riportiamo al centro della nostra agenda le questioni che riguardano in generale i percorsi di educazione e di formazione, la ricerca, l'innovazione, la scuola al centro della dell'agenda politica; inoltre, per ciascuno di questi tasselli fondamentali occorre avviare un processo di riforme che abbia l'ambizione di riportare questo Paese nel posto che merita, cioè nel futuro. (Applausi) . ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la rilevanza del provvedimento in esame è testimoniata in primo luogo dal suo inserimento fra gli interventi di riforma indicati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza che devono essere tassativamente approvati entro il 31 dicembre prossimo. Tale scadenza ha profondamente inciso sull' iter di questo disegno di legge, contrassegnato da un'urgenza che ha imposto scelte dettate dal senso di responsabilità. Mi riferisco alla scelta di approvare, in Commissione al Senato, il testo licenziato dalla Camera e di sottoporlo a questa Assemblea senza modifiche, al fine di accelerarne l' iter verso l'approvazione definitiva. In virtù di quel senso di responsabilità che ha determinato e determina tutt'ora la presenza del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione in questo Governo, le osservazioni del nostro Gruppo all'attuale formulazione del provvedimento in esame sono state tradotte in ordini del giorno cui il Governo auspichiamo dia prontamente seguito, così come dovranno essere emanati i provvedimenti attuativi della legge in discussione. Occorrerà, inoltre, intervenire con tutte le modifiche normative che sarà necessario apportare, anche con riferimento al decreto del Presidente della Repubblica del 5 giugno 2001, n. 328, la cui riforma non appare più procrastinabile, alla luce dell'approvazione del provvedimento oggi all'esame di questa Assemblea. Passando al merito del disegno di legge, è necessario ed urgente semplificare le procedure per l'abilitazione all'esercizio di alcune professioni regolamentate, facendo in modo che l'esame conclusivo del corso di studi universitario coincida con l'esame di stato, perché in tal modo si riducono notevolmente i tempi per accedere al mercato del lavoro. Fino ad oggi, il percorso per accedere ad una professione dopo la laurea sembra concepito come una gara ad ostacoli, a causa delle complesse pratiche burocratiche da espletare e dei tempi troppo lunghi che un giovane deve aspettare per vedere evase le varie richieste. Questo, oltre a costituire un disincentivo per la scelta professionale, finisce a volte per limitare i giovani nella costruzione del loro futuro, nel loro consolidamento come donne e uomini in grado anche di strutturare una propria famiglia. Questo disegno di legge, ove venga attuato come auspichiamo e con i correttivi che si renderanno necessari, è un primo passo per permettere ai giovani di arrivare prima, di vedere concretamente realizzato il proprio futuro in tempi più rapidi ed offre loro la possibilità di scegliere come rapportarsi al mondo del lavoro e alla loro vita. La ratio legis condivisibile consiste quindi nell'arrivare, dopo anni di studi, ad un accesso più immediato, senza però tralasciare l'aspetto pratico e tecnico della formazione. Ciò è reso possibile dal momento che nei percorsi di studi interessati dall'intervento normativo viene garantita anche una preparazione qualificata sotto il profilo tecnico-pratico ed una verifica della stessa. Per conseguire tali obiettivi, è necessario che il mondo dell'istruzione interessato da questo provvedimento diventi a tutti gli effetti il pilastro delle professioni che si andranno a svolgere, con un'accelerazione di impronta pratica che possa costituire una vera anticipazione di quella attività che i giovani si accingono ad intraprendere. Ci attendiamo, a tal fine, che si costituisca una vera ed efficace sinergia tra tutti i soggetti interessati, perché solo attraverso l'ascolto, lo scambio, la collaborazione di idee e l'esperienza di chi vive quotidianamente il mondo dell'istruzione e degli esponenti del mondo delle relative professioni si potrà realmente iniziare un percorso di cambiamento. Ai dubbi sollevati riguardo al disegno di legge in esame relativi ad una disparità di trattamento, riteniamo che le disposizioni transitorie di cui all'articolo 6 costituiscano una risposta. Per quanto sopra esposto, auspichiamo che il Parlamento approvi quest'atto in via definitiva ed annuncio il voto favorevole dei senatori del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione al provvedimento in esame. (Applausi) . CASTELLONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, signora Ministra, colleghi, l'istruzione è il grande motore dello sviluppo personale. È attraverso l'istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico o che il figlio di un minatore può diventare dirigente della miniera o ancora che il figlio di un bracciante può diventare il Presidente di una grande Nazione. Queste erano le parole pronunciate dal Presidente di una grande Nazione, Nelson Mandela. Istruzione e ricerca sono, infatti, i settori con il più alto fattore di rendimento eppure l'Italia ha tagliato in questi anni proprio in questi settori in cui non bisognerebbe mai smettere di investire. Ancora paghiamo cara sulla nostra pelle quella stagione di tagli praticati dal Governo Berlusconi nel 2008 (che ha tagliato un miliardo di euro al fondo ordinario per gli atenei e 8 miliardi alla scuola), dai Governi Monti, Letta e Renzi. Per effetto di questi tagli l'Italia è stato l'unico Paese dell'area OCSE che per ammortizzare la fase di maggiore recessione ha tagliato proprio in università e ricerca, in controtendenza rispetto invece a tutti gli altri Paesi più lungimiranti, Germania in testa, che in quei settori hanno investito. I tagli, il blocco del ricambio generazionale, la concentrazione del sistema accademico in pochi poli, hanno fatto sì che il nostro corpo docente universitario sia ormai il più anziano d'Europa e che il 50 per cento del corpo docente delle nostre università sia costituito da personale precario.