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Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione dei minori e di riconoscimento delle origini biologiche. Onorevoli Senatori . – La legge 4 maggio 1983, n. 184, contiene disposizioni per assicurare il diritto del minore di crescere ed essere educato dalla propria famiglia. Si tratta di un principio che permea l'intera legge, che è stato oggetto, altresì, di diversi arresti giurisprudenziali, tanto da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo che della Corte di cassazione (si veda, ex multis , Cassazione civile, sezione VI, ordinanza 17 ottobre 2016, n. 20936) volti a stabilire la salvaguardia del rapporto del minore con i propri genitori biologici e a configurare, quindi, l'adozione come extrema ratio da perseguire laddove la conservazione della relazione tra genitori e minore possa compromettere definitivamente il corretto e sano sviluppo del minore stesso. Il diritto del minore a vivere presso la propria famiglia biologica non ha, quindi, carattere assoluto, ma è cedevole di fronte al superiore interesse a una crescita sana ed equilibrata. La famiglia, quale formazione sociale riconosciuta espressamente dalla Costituzione, rappresenta, infatti, il luogo naturale che deve fornire al minore gli elementi necessari per la crescita e porre la base per lo sviluppo della personalità. In questo contesto si colloca la legge n. 184 del 1983 che disciplina l'affidamento del minore, nonché l'adozione nazionale e internazionale. Detto ultimo istituto, in particolare, ha recentemente subito un forte decremento. Dai dati degli ultimi anni, si evince che se risulta stabile il numero dei minori adottabili in Italia, al contempo si registra la riduzione del numero delle adozioni internazionali. Molteplici le possibili cause di questo trend , dalla crescente preparazione richiesta per le famiglie aspiranti all'adozione, al ruolo dei vari attori istituzionali e del Terzo settore coinvolti nella procedura, per arrivare agli ingenti oneri economici e all'apparato normativo. Di recente è emersa, altresì, la pressoché unanime volontà riformatrice da parte del legislatore. Dalle declinate premesse muove i passi il presente disegno di legge, che si propone un'organica e condivisa revisione della legge n. 184 del 1983, sul presupposto che la complessità degli interessi preminenti in gioco, del minore e delle famiglie aspiranti all'adozione non possa essere affrontata con singoli interventi normativi che rischiano di sovrapporsi e di allungare i tempi di approvazione di una necessaria complessiva riforma migliorativa. L'intervento normativo si pone dunque l'ambizioso obiettivo di porre in primo piano l'interesse superiore del minore a vivere e crescere all'interno della famiglia e da essa ad essere mantenuto, istruito ed educato (articolo 30 della Costituzione), al fine di favorire una crescita armonica che tenga conto delle sue inclinazioni superando così la logica adulto-centrica. In particolare, l'articolo 1 contiene le modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, con l'intento di accelerare, semplificare e garantire certezza dei tempi del procedimento adottivo, ponendo sempre al centro l'interesse preminente del bambino. Il medesimo intento muove anche le modifiche apportate al capo I del titolo III della legge n. 184 del 1983, riguardante la disciplina dell'adozione internazionale, sull'assunto di un procedimento improntato sul principio di trasparenza, anche per quanto attiene ai requisiti e all'attività svolta dagli enti autorizzati di cui all'articolo 39- ter e per l'immediato riconoscimento degli effetti giuridici prodotti dall'adozione. Particolare rilievo assume altresì la modifica sulla composizione della Commissione per le adozioni internazionali, che transita all'interno della struttura del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e acquisisce una diversa eterogenea composizione, in grado di intercettare con maggiore efficacia le esigenze del delicato contesto adottivo. Tramite un intervento normativo additivo, il progetto di riforma regolamenta, altresì, il diritto dell'adottato a conoscere le proprie origini biologiche, senza tuttavia sacrificare il diritto all'anonimato della madre. Sul punto è necessario prendere le mosse dalla sentenza della Corte costituzionale n. 278 del 18 novembre 2013, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 28, comma 7, della legge n. 184 del 1983 (come sostituito dall'articolo 177, comma 2, del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003) in quanto non prevede la possibilità per il giudice di interpellare la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata (ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 2000) su richiesta del figlio, al fine di poter valutare la revoca di tale dichiarazione. Una pronuncia che segue l'orientamento della Corte europea dei diritti dell'uomo che aveva ritenuto il nostro apparato normativo sul tema in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (in particolare con l'articolo 8 che prevede il diritto al rispetto della vita privata e familiare) nella parte in cui non consente né la reversibilità del segreto conseguente alla scelta dell'oblio operata dalla partoriente, né l'accesso del figlio alle informazioni sulle proprie origini (informazioni diverse dall'identificazione della partoriente). (Corte europea dei diritti dell'uomo-CEDU, Godelli c. Italia, sentenza del 25 settembre 2012, ricorso n. 33783/09). La Corte europea dei diritti dell'uomo è tornata sul tema (CEDU, Calin e altri c. Romania, sentenza del 19 luglio 2016, ricorsi nn. 25057/11, 34739/11 e 20316/12) ribadendo che il diritto a risalire alle proprie radici fa parte della tutela della vita privata, che comprende il diritto a conoscere i dettagli della propria identità di essere umano, come l'identificazione della genitura biologica, e costituisce passaggio sul cammino di costruzione della personalità. Anche sotto il delineato profilo, l'intervento normativo, a più riprese suggerito dalla giurisprudenza interna e sovranazionale, risulta imprescindibile in virtù della pronuncia di incostituzionalità e della incompatibilità degli obblighi derivanti dall'adesione alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Il presente disegno di legge, consta di sei articoli. L'articolo 1 modifica la legge sulle adozioni, la legge 4 maggio 1983, n. 184, intervenendo sulla rapidità di alcuni adempimenti degli organi giurisdizionali coinvolti nel procedimento di adozione e rispetto alle impugnazioni. Inoltre, disciplina il nuovo procedimento di interpello, in coerenza con quanto previsto dalla giurisprudenza costituzionale, nonché tutti gli altri aspetti. L'articolo 2 rimanda all'adozione di un decreto del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge, la disciplina dei seguenti elementi: