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non lo fanno i dirigenti perché nella maggior parte dei casi non ci sono, lo fanno gli impiegati che hanno una posizione organizzativa. L'altro contenuto di cui si parla tanto, che rappresenta la notizia ghiotta, è il terzo mandato dei sindaci nei Comuni fino a 5.000 abitanti. Il presente disegno di legge arriva dalla Camera, dove è stato presentato dall'onorevole Roberto Pella (è già stato detto, ma ci tengo a ripeterlo), il quale è anche sindaco di un paese in provincia di Biella, nonché vice presidente dell'Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI), e che con tanto coraggio e perseveranza in dosi massicce ha portato avanti il testo e ha trovato un compromesso. Vorrei altresì citare il relatore Vitali, il collega Pagano, che ha fatto un intervento tanto simpatico quanto realistico, la 1 a Commissione e tutti i colleghi che sono stati o sono amministratori, sindaci o assessori; vorrei altresì citare l'ANCI, con la quale collaboro, e l'Associazione nazionale piccoli Comuni d'Italia (ANPCI), di cui sono anche espressione. La battaglia sui mandati è cominciata con il testo unico del 2000, allorché i Ministri e i Sottosegretari in carica dicevano (era una fase politica diversa) che i sindaci, rimanendo in carica a lungo, avrebbero avuto troppo potere. Ho sempre sostenuto che si può essere sindaci per diverse legislature, ma se si sbaglia la democrazia, soprattutto nei paesi piccoli, fa sì che si venga mandati a casa tranquillamente. E poi vi sono diverse casistiche. Dipende dal numero degli abitanti: paesi con 200 abitanti hanno bisogno di una persona che sia lì 24 ore al giorno, anche il sabato e la domenica, quando non c'è nessun altro a garantire un minimo di servizi. Poi, se i mandati devono essere limitati, i sindaci dicono, e io condivido, che ciò deve valere per tutte le istituzioni e, eventualmente, anche per le Regioni a Statuto speciale, che legittimamente possono stabilire regole diverse. I sindaci nascono dai testi unici del 1865, che erano di 15 pagine e funzionavano. Il testo unico del 1934 aveva già 30 o 40 pagine, ma allora c'era un potere di ordinanza molto più vasto e c'era la Giunta. La legge Bassanini rappresenta uno spartiacque: separazione tra indirizzo e gestione. Io all'epoca ero già sindaco e i sindaci dell'epoca mi dissero: guarda che se non comandi più, non conti più niente; devi chiedere a qualcun altro. Personalmente, ho sempre fatto ricorso all'articolo 53, comma 23, della legge n. 388 del 2000, che contiene la deroga che consente alla Giunta, per motivi di risparmio, di avocare a sé le funzioni. Certo che c'è responsabilità civile, penale e contabile, ma bisogna confrontarsi con gli uffici. Bisogna approfondire e verificare se sono da sostenere, o non sostenere, i costi delle indennità di funzione. Tutto è colpa della figura del sindaco, ma quando c'è un merito deve essere condiviso. Il sindaco poi deve chiedere a qualcun altro, deve garantire la copertura 24 ore su 24, ma non ci lamentiamo. Non possono lamentarsi i sindaci, perché è una scelta libera. Io ho sempre sostenuto che avere la mentalità da sindaco, soprattutto in un piccolo Comune, è una malattia guaribile soltanto con il trapianto. Non ci sono medicine. Potrei raccontare tanti episodi, ma simpaticamente voglio raccontare questo. Il giorno in cui Draghi ha chiesto la fiducia in Senato mi arrivò una telefonata. Draghi era lì a 10 metri e io ho ricevuto la telefonata di una signora che mi diceva: devi fare qualcosa, perché il cane della mia vicina viene a sporcare a casa mia. A me venne spontaneo rispondere: lo dirò a Draghi. Tornato a casa, l'ho raccontato ed è diventato un po' la barzelletta del momento. L'aneddoto, però, ha un fondo di vero, perché il problema di ciascuno è il suo problema. Tutto il resto non interessa. Oggi come oggi, al mio paesello da 2.045 abitanti ho due punti luce spenti da qualche settimana, perché c'è un contratto di manutenzione da rinnovare. Io non riesco a far riaccendere questi due punti luce. Quando vedo quelli che abitano nelle vicinanze, me lo ricordano: vai a spiegare che devo rifare il contratto. Ora ci sono ben altri problemi. Il Covid-19 ha cambiato la mentalità di tutti, senz'altro quella dei cittadini, nei riguardi della pubblica amministrazione. C'è più pretesa. C'è una differenza di giudizio mostruosa tra sì vax e no vax, sui social , sugli argomenti già citati. Ora la guerra e i profughi: io vorrei ospitare; come posso fare? Che diritti ho? Fino a quando? Il sindaco cura e segue gli eventi belli e le disgrazie, che purtroppo nei paesi capitano. Questa soluzione temporanea di alzare l'asticella e concedere da subito, anche per le elezioni del 12 giugno, il terzo mandato fino a 5000 abitanti è una scelta intelligente, che nella riforma del TUEL delle prossime settimane probabilmente sarà estesa fino a 15.000 abitanti, unitamente ad altre riforme molto interessanti ed importanti: la questione delle gestioni associate, che si trascinano dalla legge n. 122 del 2010, e la questione, che credo si discuterà allora, della distinzione tra funzioni e servizi. Infatti, i servizi si possono, anzi si devono, gestire in una certa forma, ma le funzioni devono rimanere in capo al Comune, al sindaco, alla Giunta. Interverranno anche riforme importanti, delle quali qualche collega ha parlato, delle Province, con la restituzione delle Giunte e con maggiore specificazione delle competenze e della durata del Presidente e del Consiglio provinciale. Esistono già dei libri, scritti da ex sindaci che hanno voglia di scrivere. Uno è di un sindaco in carica della provincia di Torino e si intitola "Storie in Comune. Racconti e riflessioni di un sindaco con i piedi in piazza": bisogna sempre essere in piazza e capire l'umore della gente. Su tutti questi argomenti è in corso una discussione. Ci sarà la riforma del TUEL e vi sarà una discussione aperta su tanti temi, dove ognuno interverrà. Qui non c'è divisione strettamente politica e partitica, ma c'è la base dell'esperienza. Vi sono sindaci di tutti i partiti in liste civiche, alcuni dei quali furbescamente camuffano la propria appartenenza, che però è facile da scoprire. Ma ciò non cambia. Forza Italia è un partito che ha tanti amministratori, così tanti altri partiti qui presenti, ma si va d'accordo nell'interesse generale e collettivo, secondo la mentalità e la forma di concezione della propria vita che ho cercato di descrivere. Forza Italia gioisce per questo provvedimento. Questa sera qualche collega avrà la certezza (parlo per la Provincia di Cuneo, che conosco di più) di potersi accingere a formare, per la terza volta, una lista da presentare ai cittadini che sanno come votare, anche quando sembra che non capiscano o conoscano le situazioni. La fiducia e la certezza nella democrazia sono ciò che ci dà la forza. (Applausi) .