[pronunce]

che entrambi i giudici a quibus svolgono, come anticipato, le medesime argomentazioni, tese a dimostrare l'esistenza di una «aperta violazione del principio di ragionevolezza e proporzionalità della sanzione», nonché «la disparità di trattamento» che la norma suddetta introdurrebbe tra violazioni del codice della strada, secondo che le stesse siano commesse con ciclomotori o autoveicoli; che i due giudici rimettenti rammentano come la Corte costituzionale non solo abbia già riconosciuto l'illegittimità costituzionale di talune ipotesi di confisca (è citata la sentenza n. 110 del 1996), ma ha espresso più volte l'auspicio – sono citate le sentenze nn. 349 e 435 del 1997 – che il legislatore provveda a «rimodellare il sistema della confisca, stabilendo alcuni canoni essenziali al fine di evitare che l'applicazione giudiziale della sanzione amministrativa produca disparità di trattamento»; che la norma censurata, viceversa, contravverrebbe a tali indicazioni, non solo dando luogo ad un'inammissibile «disparità di trattamento tra chi conduce una moto o un ciclomotore e chi guida un autoveicolo», ma anche violando il principio secondo cui la responsabilità penale è personale, nella misura in cui la sanzione della confisca da essa prevista colpisce «inevitabilmente ed esclusivamente» il proprietario del veicolo e non l'autore dell'infrazione stradale; che il Giudice di pace di Castrovillari evoca, invece, come parametri costituzionali gli artt. 3 e 42 Cost., assumendo che gli stessi sarebbero violati dalla previsione della sanzione della confisca contemplata dal predetto art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada; che il rimettente premette di essere investito del giudizio instaurato dal proprietario di un motociclo (colpito da sanzione amministrativa per aver utilizzato il mezzo senza indossare il casco protettivo), il quale – senza opporsi nel merito all'infrazione contestatagli – ricorre esclusivamente avverso la sanzione accessoria della confisca, assumendo l'illegittimità costituzionale della sua previsione; che, secondo il giudice a quo, la norma in esame contrasta con l'art. 3 Cost., per la «irragionevole disparità di trattamento realizzata, a parità di gravità della violazione commessa, tra automobilisti e motociclisti», essendo la sanzione della confisca «prevista in relazione a violazioni compiute a bordo di motocicli e non anche per altre violazioni analoghe commesse con altri mezzi di circolazione», come ad esempio il mancato uso della cintura di sicurezza, aventi la medesima ratio di tutela della incolumità individuale; che un ulteriore profilo di contrasto con il medesimo parametro costituzionale sarebbe da ravvisare nella «sproporzione della sanzione rispetto alla violazione», palesandosi la confisca obbligatoria «oltremodo gravosa ed afflittiva» se posta a confronto con la condotta sanzionata, e cioè la guida di un motociclo o motoveicolo senza l'uso del casco protettivo; che, infine, la norma censurata violerebbe anche l'art. 42 Cost., «per l'illegittima compressione del diritto di proprietà dell'individuo»; che, invece, l'iniziativa assunta dal Giudice di pace di Torre Annunziata si indirizza avverso l'art. 171, commi 1 e 2, del codice della strada, oltre che l'art. 213, comma 2-sexies, del medesimo codice, ipotizzandosi la violazione degli artt. 2, 3, 42, 24 e 111 Cost.; che il giudice a quo – chiamato a giudicare dell'opposizione proposta, nel primo dei due giudizi principali, dalla proprietaria e dal conducente di un motociclo per avere quest'ultimo guidato il veicolo senza indossare il casco protettivo, nel secondo, invece, esclusivamente dal proprietario di un motociclo, essendo il medesimo direttamente responsabile di detta infrazione – assume che le censurate disposizioni, nel prevedere l'applicazione della sanzione accessoria della confisca, sarebbero in contrasto, innanzitutto, con l'art. 42 Cost.; che tali disposizioni, inoltre, violerebbero l'art. 3 della Carta fondamentale, «per l'evidente sproporzione tra violazione e sanzione e relative conseguenze economiche», nonché l'art. 2 Cost. per la «disparità di trattamento» che realizzano tra i conducenti di ciclomotori o motoveicoli e quelli di tutti gli altri veicoli; che, infine, quanto al contrasto con gli artt. 24 e 111 Cost., assume il rimettente torrese che, nel caso di specie, risulta sottratta «a qualsivoglia giudice terzo la comminatoria di una sanzione di una gravità economica tale, da superare in alcune ipotesi, persino l'entità di sanzioni pecuniarie previste dalle leggi penali»; che, infine, il Giudice di pace di Cantù – con entrambe le ordinanze di rimessione – censura, oltre al predetto art. 213, comma 2-sexies, anche l'art. 170, commi 1 e 2, del codice della strada, ipotizzando la violazione degli artt. 3, 27 e 42 Cost. che il rimettente – nel limitarsi a riferire, in punto di fatto, di essere chiamato a giudicare di due opposizioni proposte contro altrettanti verbali di sequestro ex art. 213 del codice della strada, elevati per violazione dell'art. 170, comma 2, del medesimo codice – deduce, innanzitutto, il contrasto tra le norme censurate e l'art. 3 Cost.; che è denunciata, infatti, la «evidente sproporzione tra violazione e sanzione, in aperto contrasto con il principio di ragionevolezza e proporzionalità della sanzione», e ciò a causa della «disparità di trattamento» tra le infrazioni stradali «commesse dai conducenti di ciclomotori e conducenti di autoveicoli», pur essendo identica, per le une come per le altre, la ratio «di salvaguardia dell'integrità fisica del cittadino»; che viene ipotizzata inoltre – richiamando sul punto le sentenze della Corte costituzionale n. 435 e n. 349 del 1997 – la violazione del principio di «personalità» desumibile dall'art. 27 Cost.; che, infine, è dedotto il contrasto anche con l'art. 42 Cost., che consente l'espropriazione di un bene privato «solo in presenza di motivi di interesse generale»; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in tutti i giudizi, salvo quello che trae origine dall'ordinanza r.o. n. 315 del 2007, svolgendo considerazioni sostanzialmente identiche in ciascun atto di intervento; che in particolare – eccepita, in via preliminare, l'inammissibilità delle questioni relative ai commi 1, 2 e 3 dell'art. 171 del codice della strada, atteso che tali disposizioni si limitano a descrivere le infrazioni in relazione alle quali il (solo) comma 2-sexies dell'art. 213 del medesimo codice della strada prevede, quale sanzione accessoria a quella pecuniaria, la confisca del veicolo a due ruote – ha dedotto l'infondatezza delle questioni sollevate;