[pronunce]

infine, in ulteriore subordine, sarebbe violato il principio di leale collaborazione, in ragione della mancata partecipazione delle Regioni al procedimento formativo dei piani stralcio. L'illegittimità costituzionale dei commi 2, 3, 4, 5 e 6 dell'art. 67 ha, come conseguenza inevitabile, sempre secondo la difesa regionale, quella di rendere incostituzionale anche l'art. 68 che rappresenta una specificazione ed una attuazione dell'art. 67. 9.7. – Parimenti illegittimi sono , nella prospettiva seguita dalla ricorrente, i commi 2 e 3 dell'art. 69. In particolare, il comma 2 violerebbe l'art. 117, terzo comma, Cost., perché recante norme di dettaglio, e l'art. 119 Cost., poiché, nella ripartizione delle quote percentuali degli stanziamenti complessivi, pretenderebbe di indirizzare – attraverso vincoli di destinazione contrastanti con l'autonomia finanziaria degli enti infra-statuali – attività amministrative che non rientrano nella competenza dello Stato. Il comma 3, invece, prevedendo la possibilità per le Regioni di provvedere con propri stanziamenti alla realizzazione di opere e di interventi previsti dai piani di bacino, violerebbe il solo art. 119 Cost., poiché tali stanziamenti sarebbero indebitamente condizionati al previo parere favorevole della Conferenza istituzionale permanente di cui all'art. 63, comma 4, del d.lgs. n. 152 del 2006. Secondo la ricorrente, il citato comma 3 comporterebbe la «mancata comprensione delle diversità territoriali degli enti, i quali debbono poter decidere liberamente in ordine al finanziamento degli interventi necessari per il proprio territorio». 9.8. – Il carattere dettagliato delle norme determinerebbe l'illegittimità anche dell'art. 70, che disciplina il procedimento di adozione dei programmi di intervento. 9.9. – La Regione Calabria censura anche i commi 3 e 5 dell'art. 72. Il comma 3 stabilisce che il Comitato dei ministri, sentita la Conferenza Stato-Regioni, predisponga lo schema di programma nazionale di intervento per il triennio e la ripartizione degli stanziamenti tra le Amministrazioni dello Stato e le Regioni. La norma in oggetto, prevedendo il semplice parere e non l'intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, violerebbe il principio di leale collaborazione, in quanto sarebbe necessaria una forma di codecisione per attività che abbiano riguardo ad ambiti normativi ed amministrativi spettanti alle Regioni in base agli artt. 117, terzo comma, e 118 Cost. Il comma 5 dell'art. 72 attribuisce al Ministro dell'ambiente, su proposta della Conferenza Stato-Regioni, il potere di individuare, con proprio decreto, le opere di competenza regionale, che rivestono grande rilevanza tecnico-idraulica per la modifica del reticolo idrografico principale e del demanio idrico. Questa norma violerebbe gli artt. 117 e 118 Cost., perché attribuirebbe al Ministro «un potere condizionante nei confronti dell'autonomia anche legislativa delle Regioni» e, in subordine, il principio di leale collaborazione, poiché il coinvolgimento delle Regioni è limitato soltanto alla semplice proposta iniziale della Conferenza Stato-Regioni. 9.10. – Infine, la Regione Calabria censura il comma 4 dell'art. 55, secondo cui l'Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI) contribuisce allo svolgimento dell'attività conoscitiva in tema di difesa del suolo ed ai fini della diffusione dell'informazione ambientale. Tale norma sarebbe illegittima per violazione dell'art. 118 Cost., in quanto demanderebbe ad una associazione di categoria, rappresentativa degli interessi dei Comuni, un'attività che, secondo la ricorrente, deve trovare la sua sede naturale nella Conferenza Stato-città e nel normale esercizio delle funzioni amministrative da parte degli enti territoriali. Dall'illegittimità del comma 4 dell'art. 55 discenderebbe, in via consequenziale, quella del comma 5 del medesimo articolo, che postula l'affidamento all'ANCI dell'attività conoscitiva di cui sopra. Per questa ragione la ricorrente chiede una dichiarazione di illegittimità costituzionale ex art. 27, secondo periodo, della legge n. 87 del 1953. 9.11. – La ricorrente chiede che sia disposta la sospensione dell'efficacia degli artt. 63 e 64 del d.lgs. n. 152 del 2006, in quanto la previsione della soppressione automatica delle Autorità di bacino prima del completamento della fase transitoria, determinerebbe il rischio di un irreparabile pregiudizio all'interesse pubblico, derivante dall'inevitabile apertura di un periodo di grave incertezza in ordine alla gestione dei bacini idrografici. 10. – In prossimità dell'udienza pubblica del 5 maggio 2009, la Regione Calabria ha depositato una memoria con la quale, preso atto che le modifiche legislative intervenute sul testo originario del d.lgs. n. 152 del 2006 non hanno riguardato le norme oggetto del presente giudizio, insiste nelle conclusioni già rassegnate nel ricorso. 11. – La Regione Toscana ha promosso, con ricorso notificato il 12 giugno 2006 e depositato il successivo 14 giugno (reg. ric. n. 69 del 2006) , questioni di legittimità costituzionale, tra l'altro, degli artt. 57, 58, 61, 63, 64 e 65 del d.lgs. n. 152 del 2006, in riferimento agli artt. 11, 76, 117 e 118 Cost. ed al principio di leale collaborazione. 11.1. – Preliminarmente, la difesa regionale osserva che le norme impugnate rientrano nella materia «governo del territorio», di potestà legislativa concorrente; di conseguenza, lo Stato può solo dettare i princìpi fondamentali cui devono attenersi le Regioni nell'elaborazione delle proprie normative. In particolare, le norme censurate incidono sulla pianificazione territoriale e sugli atti di programmazione regionali, dettando una disciplina puntuale. 11.2. – La ricorrente censura, innanzitutto, l'art. 57, commi 4 e 6, per violazione degli artt. 117 e 118 Cost. e del principio di leale collaborazione. Secondo la Regione Toscana, la norma di cui al comma 4 ha una portata eccessivamente ampia al punto da attribuire al Comitato dei ministri il compito di proporre (per l'approvazione con decreto del Presidente del Consiglio) «gli indirizzi delle politiche settoriali direttamente o indirettamente connesse con gli obiettivi e i contenuti della pianificazione di distretto», anche quando si tratti di piani di settore di competenza regionale, con conseguente lesione dell'art. 117 della Costituzione. Sarebbe violato anche l'art. 118 Cost., poiché non si prevede che i suddetti indirizzi siano definiti previo adeguato coinvolgimento delle Regioni interessate, che sono poi tenute a recepirli e ad adeguarsi ad essi. Ad evitare l'illegittimità del comma 4 non sarebbe sufficiente quanto disposto dal successivo comma 6 del medesimo art. 57, ove si stabilisce che «I princìpi degli atti di indirizzo e coordinamento di cui al presente articolo sono definiti sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano».