[pronunce]

- All'esito di tale ricostruzione del quadro normativo, la Regione ricorrente afferma che le disposizioni denunciate, in quanto sottraggono «risorse ed interventi specifici per la Sicilia», attengono «direttamente e specificamente» agli interessi della Regione Siciliana. Da ciò deriverebbe la conseguenza che il mancato coinvolgimento, prima della emanazione di tali disposizioni, del Presidente della Regione Siciliana, comporta la violazione sia dell'art. 21, ultimo comma, dello statuto speciale regionale e delle correlate norme di attuazione approvate con il d.lgs. n. 35 del 2004, sia del principio di leale collaborazione. 1.3.1. - Quanto all'evocato art. 21 dello statuto speciale regionale, il terzo (ed ultimo) comma di tale disposizione stabilisce che il Presidente della Regione partecipa, «con il rango di Ministro […] al Consiglio dei ministri con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione». In attuazione della suddetta disposizione statutaria, il d.lgs. n. 35 del 2004 - oltre a prevedere, in via generale, che «gli organi dello Stato e della Regione, nello svolgimento delle attività preparatorie e delle deliberazioni connesse all'attuazione del presente decreto, informano i rispettivi comportamenti al principio di leale collaborazione» (art. 1, comma 2) - disciplina specificamente, all'art. 2, la partecipazione del Presidente della Regione Siciliana al Consiglio dei ministri. Secondo tale articolo, infatti: a) il Presidente del Consiglio invita il Presidente della Regione Siciliana, il quale ha facoltà di partecipare, al Consiglio dei ministri, quando tale organo «deve deliberare provvedimenti di qualsiasi natura che riguardano la sfera di attribuzione proprie e peculiari della Regione siciliana» (comma 1); b) il Presidente della Regione può «chiedere di partecipare alle riunioni del Consiglio dei Ministri in ogni altra ipotesi in cui ritiene che i provvedimenti trattati coinvolgono un interesse differenziato, proprio e peculiare della Regione siciliana o determinano una rilevante e diretta interferenza sullo specifico indirizzo politico della stessa, salva la definitiva determinazione del Presidente del Consiglio, che viene comunicata al Presidente della Regione» (comma 2). L'art. 4 del medesimo decreto legislativo prevede, inoltre, che, in conformità a quanto previsto dall'art. 21, terzo comma, dello statuto della Regione siciliana, «in tema di preventiva informazione sugli argomenti iscritti all'ordine del giorno delle sedute del Consiglio dei ministri cui è chiamato a partecipare, di espressione di opinioni e manifestazioni di voto, al Presidente della Regione siciliana spettano i medesimi diritti e doveri attribuiti ai Ministri». 1.3.2. - Sulla base di tali premesse, la ricorrente ritiene che sia l'art. 21, terzo comma, dello statuto speciale regionale, sia le citate norme di attuazione del d.lgs. n. 35 del 2004 sono state «plurimamente violate», perché il Presidente della Regione non è stato invitato a partecipare, né formalmente né informalmente, alla seduta del Consiglio dei ministri nella quale è stato approvato il decreto-legge n. 93 del 2008, né ha ricevuto «alcuna preventiva informazione sul decreto-legge posto all'ordine del giorno», benché tale decreto incidesse direttamente su specifici interessi della Regione Siciliana. 1.3.3. - Quanto alla violazione del principio di leale collaborazione, la ricorrente osserva che tale principio avrebbe richiesto, nel rapporto tra lo Stato e l'ente regionale, «una preventiva attività di informazione ed una consequenziale interlocuzione e raccordo fra i diversi livelli istituzionali», anche in ragione degli specifici accordi, con destinazione di risorse, già stipulati tra la Regione ed il Ministero delle Infrastrutture. 2. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o, comunque, infondate. 2.1. - La difesa erariale, dopo avere premesso che non è «agevole mettere in relazione […] i motivi di illegittimità costituzionale con le singole norme denunciate», rimette alla Corte ogni valutazione sull'eventuale inammissibilità del ricorso. 2.2. - Nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato pone in rilievo che la ricorrente non dubita dell'esistenza di una competenza legislativa dello Stato in ordine alla materia disciplinata dal decreto-legge n. 93 del 2008, ma assume, piuttosto, che le norme censurate del citato provvedimento normativo riguardano «la sfera di attribuzioni proprie e peculiari della Regione siciliana», deducendo da ciò la violazione dell'art. 21, terzo comma, dello statuto e delle correlative norme di attuazione. Nondimeno, secondo l'Avvocatura, le norme censurate non hanno ad oggetto materie rientranti nella sfera di attribuzioni «proprie e peculiari» della Regione ricorrente e, pertanto, per la loro approvazione non era richiesta la partecipazione necessaria, al Consiglio dei ministri, del Presidente della Regione Siciliana. 2.3. - Quanto al comma 1 dell'art. 5 del decreto-legge n. 93 del 2008, denunciato in combinato disposto con l'elenco n. 1 allegato al decreto, la difesa erariale afferma che tale disposizione si limita a stabilire, per l'anno 2008, una riduzione dei fondi già stanziati con l'art. 2, comma 135, della legge n. 244 del 2007, destinati ad indennizzare gli agricoltori danneggiati dalla peronospora. Tale riduzione non incide, tuttavia, sulle somme stanziate per i successivi anni 2009 e 2010 e non reca, perciò, alcun pregiudizio alla Regione: quest'ultima, peraltro, non ha addotto alcun elemento, «nemmeno presuntivo», da cui desumere che lo stanziamento, sebbene ridotto, «sarebbe stato insufficiente a coprire i danni prodotti dalla peronospora». Oltretutto – aggiunge l'Avvocatura generale dello Stato –, il citato comma 135 dell'art. 2, nel disporre il finanziamento, prevedeva che le relative somme fossero trasferite alla Regione entro un mese dall'entrata in vigore della legge: trasferimento poi non realizzatosi, con la conseguente permanenza delle somme in questione «nel fondo sul quale lo Stato ha mantenuto i suoi poteri di intervento». 2.4. – La censura avente ad oggetto l'art. 5, comma 6, del decreto-legge n. 93 del 2008 è ritenuta inammissibile e, comunque, non fondata. In particolare, secondo la difesa del Presidente del Consiglio, la Regione ricorrente si sarebbe limitata a richiamare detta disposizione ed a trascriverne il testo nel ricorso, senza però esporre gli argomenti a sostegno della sua illegittimità costituzionale, «in effetti […] nemmeno affermata». Ne deriverebbe che la disposizione in questione, in realtà «non è stata oggetto di impugnativa». 2.5.