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si tratta complessivamente di uno stanziamento di 30 milioni di euro con l'obiettivo di sostenere la continuità dell'erogazione delle prestazioni di carattere residenziale di tipo sanitario, socio-sanitario e socio-assistenziale, come previsto dalla legge regionale 26 gennaio 2021, n. 3, attraverso integrazioni tariffarie riconosciute alle strutture di tipo sanitario e socio-sanitario contrattualizzate o convenzionate, con riguardo proprio al periodo dell'emergenza COVID-19, come si legge online su "quotidianopiemontese" il 19 febbraio 2021; il contributo non potrà superare le spese rendicontate, che riguardano sanificazione degli ambienti, acquisto di dispositivi di protezione individuale, maggiori spese per il personale assunto, smaltimento dei rifiuti speciali e specifici investimenti per la messa in sicurezza degli ospiti e degli operatori; la Fondazione promozione sociale onlus ha presentato un circostanziato esposto sui rimborsi previsti dalla Regione chiedendo alla magistratura contabile di accertare se il corrispondente utilizzo di risorse pubbliche sia o meno conforme alle norme nazionali vigenti e, nel caso in cui sia accolta la segnalazione, di assumere urgenti iniziative volte a sospenderne gli effetti dannosi nei confronti delle oltre 30.000 persone anziane malate croniche non autosufficienti; considerato che: il recente provvedimento della Regione prevede sì soldi "a pioggia" alle RSA sottraendoli però dalle quote che obbligatoriamente la Regione dovrebbe invece destinare alle ASL per coprire i ricoveri. Si tratta infatti di specifiche risorse per i LEA (livelli essenziali di assistenza) funzionali a ridurre le illegittime liste di attesa dei malati anziani cronici non autosufficienti che da mesi attendono un posto letto in RSA nonché a coprire la retta dei malati che nell'attesa sono costretti a provvedervi direttamente a causa della mancata attivazione di nuove convenzioni da parte delle ASL gravando ulteriormente sui bilanci familiari e riducendo le stesse RSA sull'orlo del collasso; i dati dell'osservatorio sulle RSA fanno emergere, al riguardo, che sono quasi 8.000 (7.904) i posti vacanti nelle strutture per anziani, su un totale di 29.964. Tali posti vuoti erano noti già da giugno 2020, a causa delle migliaia di decessi avvenuti, ma anche dei rientri a casa di anziani malati non autosufficienti per i quali i familiari non erano più in grado di sostenere i costi del ricovero che, com'è noto, va dai 3.000 ai 4.000 euro al mese; si tratta di un dato crudo e drammatico poiché senza nuovi inserimenti le strutture saranno costrette a chiudere. I ristori approvati sono, infatti, un debole palliativo se le strutture non riprendono a lavorare a pieno regime: "I mancati inserimenti, in convenzione e non, sono un grave danno per le decine di migliaia di famiglie piemontesi in lista d'attesa (sono più di 30 mila) e la giunta Cirio non può utilizzare l'ingente risparmio del 2020 per finalità diverse dall'abbattimento delle liste d'attesa o dalla messa in sicurezza delle strutture che devono accogliere gli anziani, soprattutto in una Regione con un quarto della popolazione sopra i 65 anni", dichiarazioni riportate su "la Repubblica", edizione di Torino, l'8 febbraio; considerato inoltre che, a parere degli interroganti: se il "ristoro" previsto per le maggiori spese per i dispositivi di protezione e sicurezza dovute alla pandemia è legittimo e condivisibile, esso doveva essere fornito attingendo dalle risorse già stanziate dal Governo. La Regione, d'altronde, avrebbe dovuto necessariamente usare le risorse LEA per attivare nuove convenzioni agli utenti, permettendo allo stesso tempo di sostenere indirettamente e per un periodo più lungo, e non solo una tantum , le strutture ed il relativo personale. Invece, come ricordato dagli stessi gestori privati in audizione presso la IV commissione del Consiglio regionale, le ASL del Piemonte hanno chiuso il 2020 con un taglio di quasi 50 milioni di euro sulla spesa storica destinata alle quote sanitarie per la residenzialità dei malati non autosufficienti (219 milioni di euro sulla spesa storica a fronte dei 267 dell'ultimo bilancio consolidato nel 2018); a ciò si aggiunga che la distribuzione di ristori per tutti, senza distinguo, potrebbe risultare offensiva per i familiari delle vittime, traditi ancora una volta dall'istituzione che avrebbe dovuto vigilare e proteggere i loro cari. Tanto più che sono ancora tantissime le RSA che non acconsentono alle visite di chi è sopravvissuto; considerato infine che, oltre all'obbligo giuridico di fornire le cure adeguate ai malati sancito dalla Costituzione e dalla legge istitutiva del servizio sanitario, vi è un debito morale del Paese nei confronti di quanti sono in queste condizioni che va onorato subito, come ha spiegato nella documentazione consegnata alla Prefettura torinese M.G. Breda, presidente della Fondazione promozione sociale onlus , poiché la pandemia ancora in corso ha dimostrato che "il sistema di presa in carico dei più deboli fra i malati e le persone con disabilità non risponde alle loro esigenze di tutela della salute e ha subito - specie negli ultimi anni - tagli nel riconoscimento di diritti e delle risorse collegate, non accettabili. Nemmeno risponde alle loro esigenze di relazione - esigenze che sono come e anche più di quelle degli altri cittadini - l'attuale loro confinamento nelle strutture (per motivi di scarico di responsabilità, più che per precauzioni cliniche) oppure a casa (è il caso delle tantissime persone con disabilità lasciate illegittimamente senza le prestazioni dei servizi sanitari e socio-sanitari di cui sono titolari)", come si legge su "iltorinese" il28 febbraio 2021, si chiede di sapere in che modo e con quali tempistiche il Ministro in indirizzo intenda acquisire i dati reali di attivazione dei posti letto nelle RSA piemontesi e di impiego delle risorse LEA per altri capitoli di spesa e quali azioni intenda intraprendere per attuare interventi innovativi e radicali che rispondano veramente alle esigenze dei pazienti nella gestione delle cure di lungo termine e delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie erogate nelle strutture residenziali previste dai livelli essenziali delle prestazioni. Atto n. 4-05142 PIRRO CASTELLONE PELLEGRINI Marco VANIN CROATTI MAUTONE ROMANO GAUDIANO FERRARA NATURALE MATRISCIANO DONNO PISANI Giuseppe TRENTACOSTE Al Ministro della salute Premesso che: la ECM (educazione continua in medicina) è il processo attraverso il quale il professionista della salute si aggiorna per rispondere ai bisogni dei pazienti, alle esigenze del servizio sanitario e al proprio sviluppo professionale ed è anche un diritto-dovere a cui sono tenuti tutti gli operatori sanitari, senza nessuna esclusione o arbitraria limitazione; il decreto ministeriale 9 agosto 2019 recita testualmente all'art. 5, comma 1: