[pronunce]

Le competenze provinciali risulterebbero «confermate e rafforzate» dal nuovo art. 117 Cost., che «attribuisce alla legislazione concorrente dello Stato e delle Regioni le materie della tutela della salute e della protezione civile» (comma 3); «non riserva alla competenza legislativa esclusiva dello Stato alcun aspetto delle suddette materie» (comma 2); «attribuisce alle Regioni (e Province autonome) la potestà legislativa su ogni altra materia». I provvedimenti e il comportamento del Ministero dell'ambiente sarebbero dunque lesivi delle attribuzioni costituzionali della Provincia, dal momento che l'amministrazione statale avrebbe preteso di esercitare un potere ispettivo «riconducibile al più generale potere di vigilanza che, nella materia in questione […] spetta alla Provincia ricorrente» in forza dell'esplicita previsione dell'art. 4, comma 1, del decreto legislativo n. 266 del 1992. In subordine, secondo la ricorrente sussisterebbe comunque una lesione delle sue attribuzioni sotto il profilo della violazione del principio di leale collaborazione. Infatti, «se pure al Ministero dell'ambiente residuasse un qualche potere inerente le ispezioni agli stabilimenti siti nel territorio della Provincia di Bolzano, certo è che – in ossequio al principio di leale cooperazione - esso avrebbe dovuto esercitare quel potere coinvolgendo in qualche modo la Provincia ricorrente». Viceversa, il Ministero ha totalmente ignorato la possibilità di un 'coinvolgimento' della Provincia nella procedura di ispezione e neppure ha curato di informarla direttamente dell'ispezione. Quando poi il Presidente della Provincia, con la nota del 20 giugno 2002, ha chiesto al Ministero di non procedere all'ispezione, rivendicando il relativo potere, il Ministero non solo non ha sospeso l'ispezione, ma neppure ha risposto. 2. - Si è costituito nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. L'Avvocatura dello Stato premette che la prevenzione degli incidenti rilevanti «connessi a determinate sostanze pericolose» è disciplinata dal decreto legislativo n. 334 del 1999, emanato in attuazione della direttiva 96/82/CE. L'art. 18 di tale decreto disciplina le competenze delle Regioni rinviando all'art. 72 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che al comma 3 subordina il trasferimento delle competenze amministrative indicate nel comma 1 all'adozione della normativa di cui al comma 2, previa attivazione dell'Agenzia regionale protezione ambiente […] e a seguito di accordo di programma tra Stato e Regione per la verifica dei presupposti per lo svolgimento delle funzioni. La direttiva della Comunità europea fissa appunto gli obiettivi di sicurezza che gli Stati membri debbono perseguire a fronte dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose. La disciplina nazionale di attuazione, dettata con il decreto legislativo n. 334 del 1999, e i provvedimenti impugnati, emanati sulla base di tale normativa, sarebbero perciò riferibili alle materie della sicurezza e della tutela dell'ambiente, attribuite dall'art. 117 Cost. alla legislazione esclusiva dello Stato. Non sarebbe di conseguenza «pertinente» il riferimento fatto dalla Provincia alla normativa in materia di igiene e sanità e di servizi antincendi per rivendicare la propria competenza in relazione all'attività amministrativa oggetto del conflitto. L'art. 11, comma l, lettera c), della legge provinciale n. 18 del 1992, che ha individuato l'organo della Provincia competente ad esercitare le attribuzioni «previste dalla vigente normativa sui rischi di incidenti rilevanti», sarebbe quindi stato emanato in assenza di una fonte legislativa statale che riconosca alla Provincia le attribuzioni in materia. L'Avvocatura dello Stato sottolinea peraltro che i provvedimenti impugnati avrebbero istituito una commissione avente il «compito di svolgere determinati accertamenti» a fini meramente informativi. Dovrebbe di conseguenza, comunque, escludersi che vi sia materia di conflitto poiché il Ministero non ha ancora assunto alcuna determinazione che costituisca esercizio di un potere di amministrazione attiva. Sotto questo profilo, il ricorso sarebbe pertanto inammissibile. In ogni caso, alla stregua dell'art. 25, comma 2, del decreto legislativo n. 334 del 1999, sino a che le Regioni a statuto speciale e le Province autonome non avranno provveduto ad adeguare i rispettivi ordinamenti, coordinandosi con le competenze statali, spetterebbe allo Stato continuare ad esercitare l'attività ispettiva per la prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti. Quanto alla lamentata violazione del dovere di leale collaborazione, l'Avvocatura dello Stato afferma che tale dovere sussiste soltanto «nei confronti dei soggetti titolari delle competenze rispetto alle quali si profila la necessità di coordinamento». Perciò, non essendo la Provincia titolare della funzione rivendicata, non sussiste alcun dovere di collaborazione nei suoi confronti. 3. - Con memoria successiva la ricorrente riepiloga le competenze legislative e amministrative che ritiene lese, evocando altresì l'art. 8, primo comma, dello statuto, che attribuisce alla Provincia competenza primaria in materia di opere di prevenzione e di pronto soccorso per calamità pubbliche (n. 13) e nelle materie connesse dell'urbanistica (n. 5), della viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse provinciale (n. 17), delle opere idrauliche (n. 24) e della tutela del paesaggio (n. 6), nonché l'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte in cui riconosce alle Regioni competenza concorrente nelle materie della tutela della salute, della protezione civile e del governo del territorio. Rientrando pacificamente in tali competenze «il controllo sui pericoli di incidenti connessi con determinate sostanze pericolose», la Provincia ha effettivamente eseguito le visite ispettive previste dal decreto legislativo n. 334 del 1999, come emerge dallo stesso rapporto conclusivo della visita ispettiva eseguita il 21 giugno 2002 dalla commissione nominata dal Ministero.1. - Il conflitto di attribuzione proposto dalla Provincia autonoma di Bolzano nei confronti dello Stato ha per oggetto l'ispezione disposta dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio nello stabilimento MEMC Electronic Material s.r.l. di Merano, ai sensi del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334 (Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose), nell'ambito delle verifiche relative ai pericoli di incidenti industriali rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose. In particolare la Provincia impugna la nota 11 giugno 2002 del Direttore generale del Ministero dell'ambiente, con la quale è stata preannunciata l'ispezione nell'impianto industriale di Merano, nonché il decreto 8 maggio 2002 del medesimo Direttore generale, con cui è stata istituita la commissione incaricata di svolgere la suddetta ispezione.