[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera m), della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 29 luglio 2004, n. 21 (Determinazione dei casi di ineleggibilità e incompatibilità relativi alla carica di consigliere e di membro della Giunta regionale, ai sensi dell'art. 12, secondo comma, dello Statuto), promosso dal Tribunale ordinario di Trieste nel procedimento vertente tra Bolzan Mirio e Brandolin Giorgio ed altri con ordinanza del 19 febbraio 2009, iscritta al n. 198 del registro ordinanze 2009 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 33, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visti gli atti di costituzione di Bolzan Mirio e di Brandolin Giorgio; udito nell'udienza pubblica del 9 febbraio 2010 il Giudice relatore Paolo Grossi; uditi gli avvocati Renato Fusco per Bolzan Mirio e Francesco Saverio Bertolini per Brandolin Giorgio.. Ritenuto che - nel corso di un giudizio, instaurato dal primo dei non eletti nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, onde ottenere (tra l'altro) l'accertamento dell'invalidità dell'elezione di altro candidato per ineleggibilità del medesimo - il Tribunale ordinario di Trieste in composizione collegiale, con ordinanza emessa il 19 febbraio 2009, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 51 della Costituzione e 12, primo [recte: secondo] comma, della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera m), della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 29 luglio 2004, n. 21 (Determinazione dei casi di ineleggibilità e incompatibilità relativi alla carica di consigliere e di membro della Giunta regionale, ai sensi dell'art. 12, secondo comma, dello Statuto), nella parte in cui sancisce, «quale causa di ineleggibilità, l'avere rivestito il ruolo di legale rappresentante o di dirigente di società partecipata dalla regione, senza nel contempo prevedere l'ulteriore requisito del carattere maggioritario o di controllo della partecipazione regionale»; che il Tribunale ritiene la questione rilevante nel processo a quo, in cui appunto si controverte in ordine alla ineleggibilità a consigliere regionale del convenuto, sul presupposto che il medesimo, fino a due giorni prima dell'inizio delle votazioni, aveva ricoperto la carica di Presidente dell'Aeroporto Friuli Venezia Giulia S.p.a. , società partecipata dalla Regione con una quota inferiore al 50% del capitale azionario (nella specie il 49%); che, peraltro - pur avendo rilevato la sussistenza (all'interno della stessa legge in oggetto) di «una vera e propria antinomia tra l'art. 3, che parrebbe correlare l'inefficacia della causa di ineleggibilità ad una cessazione dalle funzioni non oltre il giorno fissato per la presentazione delle candidature, e l'art. 7, che parrebbe sanzionare l'ineleggibilità solo in caso di permanenza della causa al momento dell'elezione» - il rimettente osserva tuttavia che «solo dopo avere risolto la questione, logicamente preliminare, dell'applicabilità al caso concreto della fattispecie costitutiva dell'ineleggibilità [...] potrà essere utilmente affrontata la questione della eventuale tempestività della fattispecie estintiva (dimissioni dalla carica di presidente e dalle funzioni di rappresentante legale della società partecipata)»; che, nel merito, il Tribunale considera che la legge regionale impugnata interviene nella materia del godimento del diritto di elettorato passivo, che è diritto fondamentale riconosciuto e garantito dalla Costituzione con i caratteri dell'inviolabilità per essere esercitato da tutti i cittadini in condizioni di uguaglianza; e ritiene, quindi, che - in quanto «tale diritto, e la sua garanzia in termini di eguaglianza, fanno senz'altro parte dei principi generali dell'ordinamento della Repubblica ai quali anche il legislatore della Regione Friuli-Venezia Giulia, pur nell'ambito di una materia divenuta di competenza esclusiva, è tenuto ad uniformarsi, come espressamente previsto dall'art. 12 della legge cost. 31 gennaio 1963, n. 1, modif. dall'art. 5, comma 1, lett. d) della legge cost. 31 gennaio 2001, n. 2» - eventuali restrizioni (rispetto alla disciplina nazionale) del diritto di elettorato passivo possono superare il vaglio di costituzionalità solo se siano: a) conformi al principio di eguaglianza e ragionevolezza; b) giustificate da esigenze di salvaguardia di beni giuridici di pari rango; c) delineate entro limiti strettamente funzionali allo scopo; d) sorrette da motivi adeguati e ragionevoli a tutela di interessi generali, seppure «localizzati»; che, pertanto, il rimettente lamenta, in primo luogo, la violazione del combinato disposto degli artt. 51 Cost. e 12, secondo comma, dello Statuto speciale, in ragione della «disarmonia [della norma censurata] con la Costituzione ed i principi dell'ordinamento - tra i quali l'eguaglianza dei cittadini nell'accesso all'elettorato passivo -, dato che la normativa nazionale [in particolare il giudice a quo cita l'art. 2, primo comma, numero 10) della legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale); l'art. 60, comma 1, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), e la legge 2 luglio 2004, n. 165 (Disposizioni di attuazione dell'articolo 122, primo comma, della Costituzione)] prevede, invece, il requisito del carattere maggioritario della partecipazione regionale, in linea con la ratio - pure prevista dal legislatore nazionale - di evitare il pericolo di indebite pressioni sull'elettorato»; che, in secondo luogo, il Tribunale deduce la violazione del combinato disposto degli artt. 3 e 51 Cost. e 12, secondo comma, dello Statuto speciale, «essendo [la norma censurata] irragionevole ed in difformità con i principi dell'ordinamento, che giustificano la causa di ineleggibilità dell'avere rivestito il ruolo di legale rappresentante o di dirigente di società partecipata dalla Regione, solo nel caso di società partecipata in modo maggioritario o controllata dalla regione, solo in tal caso potendosi avere - da parte della stessa regione - la possibilità di turbare o condizionare in modo diretto la libera decisione di voto degli elettori regionali ovvero di violare la parità di accesso alle cariche elettive rispetto agli altri candidati»;