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Disposizioni per la concessione di contributi figurativi per le madri e i caregiver familiari. Onorevoli Senatori. – Il sistema previdenziale in Italia penalizza i soggetti impegnati nel lavoro di cura. In modo particolare le madri, non tenendo in debito conto i sacrifici legati alla nascita o all'adozione di un figlio, il lavoro di cura necessario e la ricaduta in termini lavorativi e di crescita professionale. Ma lo stesso vale anche per chi è chiamato ad occuparsi dell'assistenza ad un familiare, coloro che abbiamo imparato a conoscere con il nome di caregiver familiari. A partire da questa premessa, l'obiettivo del presente disegno di legge è di riconoscere un periodo di contribuzione figurativa aggiuntiva alle madri ai fini pensionistici, per ogni figlio, equiparando in questo modo l'Italia alla maggior parte dei Paesi europei. Allo stesso modo il disegno di legge mira a riconoscere fino a quattro anni di contributi in più per i caregiver familiari. È compito del legislatore affrontare una delle principali urgenze in Italia, la denatalità. Il crollo demografico nel Paese non si arresta perché non siamo in grado ancora di produrre una politica che faccia sentire le famiglie al centro di un progetto per la promozione del « Sistema Paes e » . Nei primi cinque mesi del 2023 sono nati appena 148.249 bambini contro i già esigui 150.315 dello stesso periodo del 2022. L'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ha pubblicato le previsioni della popolazione italiana relative all'anno 2022. Non si tratta di un semplice aggiornamento rispetto al quadro dell'edizione 2021: il nuovo esercizio rivede sensibilmente al ribasso in particolare le dinamiche della fecondità. Il numero medio di figli per donna scende a 1,24, evidenziando una lieve flessione sul 2021 (1,25); la stima provvisoria elaborata sui primi sei mesi del 2023 evidenzia una fecondità pari a 1,22 figli per donna. Dal 2008, anno in cui il numero dei nati vivi ha registrato il più alto valore dall'inizio degli anni Duemila, i nati residenti in Italia sono sistematicamente diminuiti. In termini assoluti, la riduzione medio-annua ammonta a circa 13.000 unità, quella relativa al 2,7 per cento. Rispetto al 2008 oggi si rilevano oltre 183.000 nascite in meno (-31,8 per cento). Il presente disegno di legge si propone come strumento di tutela delle madri, riconoscendo, nel contributo di cura e nel sacrificio lavorativo profuso, il valore sociale della maternità. Solo in questo modo, infatti, si potrà auspicare un decisivo cambio di passo sia in termini di natalità, che di pari opportunità, che di tutela del lavoro. La scelta di avere figli spesso obbliga le donne ad assentarsi dal lavoro per brevi o per lunghi periodi, a volte ripiegando forzatamente sul part time o su altre forme di lavori atipici, sino a dover decidere di lasciare il lavoro anche a causa dell'assenza di servizi sociali sul territorio, a partire dai nidi. Infatti in termini di accesso ad una occupazione e di progressione di carriera, retribuzione e stabilità del lavoro, le disuguaglianze tra generi sono ancora notevoli. Anche per questi motivi storici, la carriera assicurativa previdenziale delle donne è sempre più limitata rispetto a quella degli uomini e di conseguenza gli importi delle pensioni sono sempre più bassi e il lavoro familiare delle donne non è mai quantificato né riconosciuto dal punto di vista socio-previdenziale. In un'ottica rivolta non solo al breve periodo si ritiene necessario introdurre il principio dell'impatto di genere nelle decisioni da adottare sul sistema pensionistico. Fino alle riforme approvate sul finire dello scorso decennio, la previsione di requisiti più favorevoli per l'accesso alla pensione di vecchiaia ha rappresentato la principale forma di compensazione per le lavoratrici ai fini del riconoscimento del loro maggiore impegno nella gestione delle esigenze familiari e nei lavori di cura. Appare pertanto giunto il momento di riproporre alcune agevolazioni contributive per la maternità e la crescita dei figli perché se non si cambia la legislazione in materia pensionistica, questa sperequazione di genere e questa mancanza di attenzione dello Stato spingerà sempre più le donne a non aprirsi alla nascita di figli, con ripercussioni gravissime sul piano demografico. Raccogliendo queste premesse, il presente disegno di legge vuole offrire un contributo, ancorché mirato, limitato e specifico, al raggiungimento di questi obiettivi dando un peso maggiore alla maternità, riconoscendo un periodo di contribuzione figurativa aggiuntiva alle mamme, per ogni figlio, ai fini pensionistici. Un modo concreto per aiutare le donne, penalizzate da carriere più frammentate e spesso anche da retribuzioni più basse. Allo stesso modo il disegno di legge opera nei confronti del lavoro di cura familiare, che nella maggior parte dei casi rappresenta un onere che ricade sulla popolazione femminile. Essere caregiver , per quanto possa essere impegnativo, non è un lavoro retribuito: pur trattandosi di una figura essenziale nella vita di tante persone bisognose di assistenza, il caregiver non è pagato per tali mansioni. La legge riconosce alcune agevolazioni, ma non viene riconosciuto adeguatamente l'effetto del lavoro di cura sulla carriera lavorativa. Anche in questo caso si tratta di un problema quasi tutto al femminile: uno studio dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) del 2017 ha confermato che ogni donna, in Italia, dedica 36 ore settimanali ai lavori domestici, mentre gli uomini non vanno oltre le 14. Sono 22 ore di differenza e si tratta del divario maggiore tra tutti i Paesi industrializzati. Il carico aumenta notevolmente se in famiglia sono presenti membri fragili o bisognosi di cura. Con il presente disegno di legge si chiede di compiere un primo passo significativo nel riconoscimento del ruolo sociale di cura e assistenza del caregiver familiare riconoscendo un anno di contributi in più ogni cinque anni di assistenza, fino a un massimo di quattro anni.. Art. 1. (Finalità) 1. Ai fini del riconoscimento del valore sociale della maternità e del lavoro di cura, il presente disegno di legge reca disposizioni per la concessione di contributi figurativi per le madri, anche adottive, e per i caregiver familiari di cui all'articolo 1, comma 255, della legge 27 dicembre 2017, n. 205. Art. 2. (Concessione di contributi figurativi per le madri) 1. Ai fini dei trattamenti pensionistici delle iscritte all'assicurazione generale obbligatoria e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima che contengono una quota contributiva, nonché delle iscritte alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è riconosciuto alle madri un incremento dell'anzianità contributiva di un anno per la nascita o l'adozione di un figlio, fino ad un massimo di tre figli. 2. I benefici di cui al comma 1 si applicano per ogni figlio nato o adottato e sono aggiuntive rispetto agli altri periodi di contribuzione figurativa previsti in ragione della maternità dal testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e sono utili per il diritto e l'anzianità contributiva di tutte le pensioni. 3.