[pronunce]

che, peraltro, contrariamente a quanto sostenuto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri nell'atto di intervento, la nuova disciplina processuale è inapplicabile alla fattispecie, per effetto del principio tempus regit actum, in base al quale, per stabilire la competenza a giudicare in ordine ad un determinato reato, ha rilievo il tempus commissi delicti, oppure la data di promovimento dell'azione penale da parte del P.M.; che, pertanto, non si deve disporre la restituzione degli atti al rimettente; che, in ogni caso, l'ordinanza di rimessione si caratterizza per l'indeterminatezza del petitum (da ultimo, ordinanze nn. 35 e 279 del 2007), non essendo chiaro quale sia l'intervento richiesto tra i due astrattamente ipotizzabili, e tra loro diametralmente opposti (cfr. ordinanza n. 54 del 2008); che il rimettente non fornisce inoltre alcuna motivazione sulle ragioni che lo inducono a scartare l'interpretazione alternativa – che pure era stata espressa dalla giurisprudenza di legittimità – secondo cui il riferimento all'art. 186, comma 2, del codice della strada, contenuto nel comma 7 del novellato art. 187 riguarda, nell'intenzione del legislatore, sia il trattamento sanzionatorio, sia la disciplina sulla competenza; che, in tal modo, il rimettente si è sottratto all'obbligo di interpretare la norma, ove possibile, in senso conforme a Costituzione (si vedano, in tal senso, con riferimento a fattispecie identica, le ordinanze nn. 133 e 47 del 2007); che dunque, la questione, così come proposta, è manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 186, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come sostituito dall'art. 5 del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), sollevata, in riferimento all'articolo 3 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 maggio 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 maggio 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA