[pronunce]

e, su tale premessa, questa Corte - nelle decisioni alle quali fanno richiamo i giudici a quibus per argomentare il dubbio d'incostituzionalità - ha più volte dichiarato l'illegittimità costituzionale delle medesime disposizioni oggi impugnate, per le parti in cui consideravano quali motivi di revoca della patente di guida altrettanti casi non presi in considerazione nel previgente codice della strada del 1959: così, l'«essere stati» sottoposti a misura di sicurezza personale (sentenza n. 354 del 1998) o a misura di prevenzione (sentenza n. 251 del 2001), o l'essere sottoposti alla misura del foglio di via obbligatorio (sentenza n. 427 del 2000). 2.2. - Alla medesima conclusione deve giungersi in relazione alla questione in esame. Nel sistema del codice precedente, infatti, l'ipotesi della condanna penale quale ragione del venir meno dei requisiti «morali» di abilitazione alla guida (subordinatamente alla valutazione dell'autorità di pubblica sicurezza circa la probabilità di reiterazione di reati della stessa natura) non era affatto prevista in relazione al rilascio (art. 82 del d.P.R. n. 393 del 1959) e quindi, stante il meccanismo di rinvio, neppure in relazione alla revoca (art. 91, tredicesimo comma, dello stesso d.P.R. n. 393) della patente. L'unica previsione di revoca della patente direttamente collegata alla pronuncia di una sentenza di condanna era quella, contenuta nell'art. 91, settimo comma, della revoca disposta dall'autorità giudiziaria per l'ipotesi di investimento di persona - tale da determinare la morte o lesioni personali gravissime o gravi, ovvero con successiva inottemperanza del conducente all'obbligo di fermarsi e di assistere la persona investita - e limitatamente ai «casi di particolare gravità»; ma questa previsione è del tutto diversa, per presupposti e ratio, e trova ora riscontro in altre disposizioni del codice vigente (cfr. artt. 189, commi 6 e 7, 222 e 223 del decreto legislativo n. 285 del 1992). Indipendentemente dalle ragioni che hanno determinato la scelta del legislatore delegato, quindi, l'inclusione della condanna a pena detentiva non inferiore a tre anni quale motivo di revoca della patente costituisce una innovazione sostanziale, che avrebbe dovuto necessariamente essere sorretta da una direttiva del legislatore delegante; così non essendo, la nuova previsione è posta in violazione della legge di delegazione e dunque dell'art. 76 della Costituzione. 2.3. - Né varrebbe, in senso contrario rispetto alla conclusione ora detta, il rilievo dell'esistenza - anteriormente - di una norma come quella contenuta nell'art. 84 del codice della strada del 1933 (r.d. 8 dicembre 1933, n. 1740), che, nella sua versione originaria, considerava quale ipotesi di «indegnità», ai fini dell'ammissione agli esami di idoneità per il rilascio della «patente di abilitazione» (e, dato anche in questo caso un meccanismo di rinvio, altresì ai fini del «ritiro» della patente: art. 94 del citato r.d. n. 1740), quella di chi avesse «riportata condanna per delitto a pena restrittiva della libertà personale per durata superiore a tre anni»; tale previsione - nel frattempo modificata con la legge 18 febbraio 1953, n. 243 (Modificazioni al testo unico delle norme per la tutela delle strade e per la circolazione, approvato con regio decreto 8 dicembre 1933, n. 1740, relativamente ai requisiti fisici e morali di cui devono essere in possesso gli aspiranti al conseguimento delle patenti di guida e i titolari delle stesse, in sede di revisione) - era stata infatti abrogata già dal tempo dell'entrata in vigore del codice del 1959 (v. l'art. 145 di quest'ultimo), cosicché essa non potrebbe in alcun caso ricomprendersi nella legislazione «vigente», quale presa in considerazione dall'art. 1, comma 1, della legge delega n. 190 del 1991, ai fini dell'elaborazione del nuovo codice. 2.4. - Né, infine, ha pregio l'argomento dell'Avvocatura dello Stato, circa il preteso collegamento tra la disciplina ora censurata e le norme del codice precedente riguardanti i casi di dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato e di tendenza a delinquere (art. 82, primo comma, del d.P.R. n. 393 del 1959): queste ipotesi sono infatti ora espressamente e autonomamente riprese nel comma 1 dell'art. 120 del codice della strada vigente, e, indipendentemente da ogni possibile rilievo circa la differenza di contenuto, non si prestano pertanto a giustificare la distinta normativa di riforma oggetto delle presenti questioni. 3. - La dichiarazione di incostituzionalità per violazione dell'art. 76 della Costituzione assorbe la censura sollevata (solo da r.o. n. 382 del 2002) in riferimento all'art. 4 della Costituzione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt. 120, comma 2, e 130, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui prevedono la revoca della patente nei confronti delle persone condannate a pena detentiva non inferiore a tre anni, quando l'utilizzazione del documento di guida possa agevolare la commissione di reati della stessa natura. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 30 giugno 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Gustavo ZAGREBELSKY, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 luglio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA