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Istituzione della Giornata del Mediterraneo. Onorevoli Senatori. -- Il Mare Mediterraneo è un'area che, nonostante le difficoltà e le incomprensioni che oggettivamente continuano ad attraversarla, ha tutte le potenzialità per essere un fattore di pace, stabilità e dialogo tra religioni e culture. Nell'attuale fase storica ciò può apparire come un paradosso perché in Siria, in Iraq, in Libia, in Terra Santa, in Egitto e perfino in Turchia, tradizionale baluardo della Nato a oriente, sono in corso pur a diversi livelli crisi politiche, tensioni militari e contrasti interreligiosi. Su tutto poi è emersa la violenza ormai senza confini del terrorismo e del fondamentalismo islamico del cosiddetto «stato islamico». Oggi più che mai e necessario avere, quindi, la consapevolezza che proprio nell'area del Mediterraneo -- su cui si affacciano popoli dell'Europa, del Nord Africa, dei Balcani e del Medio Oriente -- si gioca una partita fondamentale per contrastare la strategia di destabilizzazione internazionale portata avanti dal fanatismo criminale dello «stato islamico» che si accanisce in particolare su civili inermi per alimentare odio e guerre. È necessario un grande sforzo collettivo da parte della comunità internazionale, con un ruolo fondamentale per gli Stati mediterranei, per vincere la sfida della pace e della sicurezza. Quanto appena espresso può apparire -- in un'epoca cosi complessa e purtroppo sempre più spesso drammatica -- come utopistico. Ma credere nella cooperazione mediterranea è un dovere, peraltro suggerito dalla storia perché nel corso dei secoli, nonostante guerre e scontri, il Mare Nostrum è stato anzitutto il luogo privilegiato dell'incontro tra culture e religioni diverse. Oggi più che mai, in una fase storica segnata da reciproche diffidenze e incomprensioni tra Occidente e Oriente, tra Europa e mondo arabo, è necessario che tutti i Paesi mediterranei si uniscano nel tentativo di superare le divisioni. Il ruolo dell'area del Mediterraneo è sottolineato da una cruciale risoluzione, pubblicata il 28 marzo 2007, della III Commissione permanente dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo (APM), l'organizzazione internazionale cui partecipano i rappresentanti dei Parlamento di 27 Stati membri, la quale afferma che: -- è giunto il tempo di promuovere e rafforzare il dialogo interculturale che è particolarmente necessario tra i popoli mediterranei. Da questo punto di vista i parlamentari, come rappresentanti dei popoli della regione, devono agire sul fronte della promozione di un dialogo che però non deve essere limitato solo a loro; -- il dialogo tra le civiltà e le religioni, che è la base per comprendere le sfide che ci si pongono davanti e che è finalizzato a promuovere il ruolo delle donne e dei giovani nelle società del Mediterraneo. Proprio questo è peraltro lo spirito costruttivo alla base di una recente e fondamentale risoluzione (la n. 2231 del 2008) approvata il 10 settembre dal Parlamento europeo. Essa afferma con decisione il bisogno di valorizzare «la centralità che assume il bacino mediterraneo e i crescenti interessi comuni tra l'Unione europea e i Paesi partner di fronte alle sfide della globalizzazione e della convivenza pacifica e, di conseguenza, la necessità di garantire maggiore coesione regionale e lo sviluppo di una comune strategica politica nell'area». Non bisogna inoltre dimenticare come, in base a quanto affermato dalla citata risoluzione del Parlamento europeo, siano altrettanto importanti da una parte il ruolo della «cooperazione nell'ambito ecologico e climatico tra i Paesi del Mediterraneo», dall'altra la constatazione che «la pace e la stabilità politica nel Mediterraneo sono fondamentali per la sicurezza collettiva e individuale ben al di là delle sponde di tale mare». Perché tutto ciò avvenga è necessario, oltre a una vera convinzione ideale dei governi interessati, anche che «la quota di finanziamento dell'Unione europea ai progetti mediterranei (. ,.) debba essere assicurata senza pregiudizio per i programmi regionali euro-mediterranei in atto o previsti». Sono passati quasi dieci anni da quando i citati documenti sono stati varati. Certamente i tempi sono cambiati da allora e il mondo ha conosciuto una serie impressionante di mutamenti. Eppure la loro lettura mantiene un significato importante nel momento in cui, di fronte agli orrori e alle sofferenze attuali causate dalla violenza disumana che colpisce la «comunità mediterranea», abbiamo bisogno di trovare dei punti di riferimento. Come affermato dall'Assemblea parlamentare del Mediterraneo dopo gli ultimi accadimenti, l'impegno deve essere di «continuare a lavorare attraverso la diplomazia parlamentare e in cooperazione con il Consiglio di sicurezza dell'ONU per supportare tutte le iniziative finalizzate a promuovere il rispetto della legge e delle risoluzioni delle Nazioni Unite». Bisogna difendere, come detto al Meeting di Rimini del 2015 dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale italiano, il pluralismo mediterraneo, inteso come mix di culture e religioni, nella certezza che in questo modo si possano creare «anticorpi» alla violenza religiosa e settaria. Che il Mediterraneo abbia un ruolo così importante è d'altronde dimostrato in modo chiaro dal moltiplicarsi di qualificate iniziative politiche -- sia parlamentari che intergovernative -- volte a sviluppare il dialogo tra le sponde del Mare Nostrum: -- la già citata Assemblea parlamentare del Mediterraneo che riunisce i rappresentanti delle varie assemblee elettive del bacino articolandosi in tre commissioni permanenti e che ha ricevuto significative e solenni parole di elogio da parte del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano il quale, nel corso di un recente incontro con i suoi rappresentanti, l'ha definita come «un'istituzione giovane, ma che ha già compiuto un percorso significativo». Tra gli scopi dell'APM, il cardinal Bertone ha evidenziato soprattutto il seguente: «Sviluppare gli scambi culturali, sociali ed economici (...) al fine di consolidare nella regione la democrazia e il rispetto dei diritti umani»; -- il Processo di Barcellona del 1992 in seguito al quale è nata l'Assemblea parlamentare euromediterranea e che in prospettiva futura dovrebbe portare alla nascita di una grande area di libero scambio euromediterranea; -- l'Unione per il Mediterraneo, iniziativa francese avviata nell’estate del 2008 che vuole essere un luogo d'incontro tra i governi del Mare Nostrum e che sembra in grado di contribuire a due scopi essenziali: offrire alla dimensione mediterranea del vecchio continente una nuova centralità nell'ambito della politica estera comune dell'Unione europea, e bilanciare l'attenzione alla dimensione orientale di una Unione europea ormai allargatasi ai Paesi confinanti con la Russia e con la strategica regione del Caucaso. Volendo fare un bilancio della situazione attuale, se è vero che iniziative come quelle appena citate sono positivi esempi d'integrazione euromediterranea, lo è altrettanto che resta ancora molto da fare soprattutto a livello di consapevolezza, da parte della società civile, sull'importanza di esaltare la nostra dimensione mediterranea.