[pronunce]

Nella deliberazione n. 365 del 2000 (sopra citata) l'Autorità ha, infatti, ritenuto pressoché conclusa l'istruttoria sulla misura anticoncentrativa ad essa demandata dal legislatore ex art. 3, commi 6 e 7. Il decreto-legge n. 5 del 2001 ha previsto il rilascio delle licenze e delle autorizzazioni per le trasmissioni digitali — da parte del Ministero per le comunicazioni — in base ad un regolamento da adottarsi, dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, entro il 30 giugno 2001. 11. — Si sono costituite le società TV Internazionale s.p.a e Beta Television s.r.l., rappresentate e difese dagli avvocati Alessandro Pace, Piero D'Amelio e Ottavio Grandinetti, chiedendo l'accoglimento delle sollevate questioni di legittimità costituzionale. Le disposizioni impugnate — evidenzia la difesa delle predette società — realizzerebbero una protrazione, con aggravio, del precedente assetto normativo giudicato incostituzionale dalla sentenza n. 420 del 1994. L'attuale piano di assegnazione delle frequenze consentirebbe, infatti, la concentrazione in capo ad un unico operatore privato di tre reti sulle undici (e non più dodici) complessivamente pianificate. L'occupazione illegittima da parte delle tre reti R.T.I. di un cospicuo numero di radiofrequenze terrestri impedirebbe, inoltre, di ridurre l'attuale disparità di trattamento esistente tra queste ultime e le altre reti nazionali nella copertura televisiva via etere terrestre. La difesa delle società afferma che la mancanza di un parametro normativamente stabilito, secondo i principi propri della riserva di legge, nella definizione del potere attribuito all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni confermerebbe la illegittimità delle norme denunciate. I deducenti sostengono, infine, che dovrebbe essere dichiarata l'incostituzionalità consequenziale dell'art. 3, comma 11, della stessa legge n. 249 del 1997, il quale, pur prescrivendo che "nessun soggetto può essere destinatario di più di una concessione televisiva su frequenze terrestri in ambito nazionale per la trasmissione di programmi in forma codificata", vanificherebbe tale divieto consentendo il permanente utilizzo della seconda rete criptata, sia pure in via provvisoria, "alle stesse condizioni e termini previsti dai commi 6 e 7" dello stesso articolo. Nello svolgimento delle successive argomentazioni difensive sul punto, le società assumono l'incostituzionalità non soltanto della disciplina "provvisoria" delle trasmissioni codificate, ma anche di quella "a regime". La ragione sarebbe insita nella stessa natura limitata delle frequenze radioelettriche, che non potrebbero, in quanto tali, essere assegnate ad emittenti criptate. Tale assegnazione ridurrebbe, infatti, inevitabilmente il numero delle opzioni informative disponibili per quei cittadini che non intendessero sottoscrivere un abbonamento ad una pay-tv. La scelta legislativa risulterebbe, pertanto, ad avviso delle esponenti, irrazionale e lesiva del pluralismo, nonché "in contrasto con i limiti dell'utilità sociale e dell'interesse generale, i quali, ai sensi degli artt. 41 e 42, primo comma, seconda parte, della Costituzione, devono caratterizzare la disciplina dei beni (come l'etere) assoggettati al governo dello Stato". Ancora secondo la difesa della società la gravità dell'espediente legislativo volto a neutralizzare i divieti contenuti, rispettivamente, nell'art. 2, comma 6, e nell'art. 3, comma 11, si misurerebbe alla luce della previsione, contenuta nell'art. 17, comma 2, del regolamento per il rilascio delle concessioni, dell'eventuale "subentro" di un terzo interessato nella posizione "utile" occupata in graduatoria da "Retequattro" e da "Tele+ Nero", qualora "entro il termine di cui ai commi 6 e 7 dell'art. 3 della legge risultino rimosse le condizioni ostative all'esercizio, sulle frequenze terrestri in tecnica analogica, delle reti eccedenti". Il che dovrebbe consentire la possibilità di un eventuale subentro "in soprannumero" da parte di un terzo acquirente, con la grave conseguenza di impedire l'attuazione delle concessioni rilasciate nel luglio del 1999. Non si potrebbe, infatti, così trasferire alle altre emittenti le frequenze "necessarie" per la copertura del territorio. 12. — Si sono costituite le società Prima TV s.p.a. ed Europa TV s.p.a., rappresentate e difese dagli avvocati Roberto Afeltra e Felice Vaccaro, le quali, in via preliminare, chiedono che la Corte dichiari inammissibili le questioni per difetto di rilevanza. La sopravvivenza transitoria delle due reti eccedenti non avrebbe, infatti, causato una minore disponibilità di frequenze assegnabili. Sul punto vengono sviluppate argomentazioni difensive analoghe svolte dall'Avvocatura generale dello Stato e dalla società R.T.I. Nel merito, le predette società deducono l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 6, della legge n. 249 del 1997, atteso che le Tele+ non avrebbero mai debordato dal limite anticoncentrativo del 20%. Quanto alla violazione dell'art. 3, commi 6 e 7, della stessa legge, le esponenti evidenziano, con argomentazioni analoghe a quelle esposte dalla società R.T.I., il pericolo di estinzione di una emittente nazionale senza contestuale aumento del pluralismo informativo. 13. — Si è costituita la società Centro Europa 7 s.r.l., rappresentata e difesa dagli avvocati Giuseppe Oneglia, Renzo Vistarini e Raffaele Izzo, ripercorrendo l'iter motivazionale dell'ordinanza del Tar e condividendo le censure di incostituzionalità sollevate. La società aggiunge che l'attuale normativa di settore le impedirebbe di utilizzare concretamente le frequenze che le sono state assegnate nella fase di pianificazione, e conclude per l'accoglimento delle questioni sollevate. 14.— Nell'imminenza dell'udienza pubblica del 6 novembre 2001, sono state depositate ulteriori memorie difensive. L'Avvocatura generale dello Stato ribadisce l'erronea valutazione della rilevanza effettuata dal giudice rimettente, aggiungendo che esula dall'oggetto della questione sollevata dal Tar qualunque valutazione attinente alla non equivalente copertura del territorio nazionale da parte delle reti, così come eventuali illegittimità dei provvedimenti amministrativi adottati. Si precisa, ad ogni modo, che l'eventuale caducazione delle norme impugnate non determinerebbe un incremento della disponibilità di frequenze per gli altri concessionari, atteso che: a) le frequenze occupate dalla rete "eccedente" non sarebbero corrispondenti a quelle di una rete configurata nel piano; b) non si potrebbe effettuare una assegnazione provvisoria in mancanza di specifica indicazione del piano stesso.