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il primo è che, nella formulazione approvata dall'Assemblea costituente, il numero dei parlamentari non era fisso bensì variabile, restando fisso il loro rapporto con la popolazione. Solo con la legge costituzionale n. 2 del 1963 è stato previsto un numero fisso di deputati e senatori. Quindi, un numero fisso di deputati e di senatori non è un dogma e la legge elettorale si è sempre adattata di conseguenza. Il secondo elemento è che il riferimento ad un numero assoluto di seggi e di collegi è stato introdotto dalla legge n. 165 del 2017, comunemente nota come Rosatellum- bis , mentre, precedentemente, le diverse leggi elettorali che si sono susseguite nella Repubblica recavano meccanismi per determinare il numero di collegi con una formula applicata al numero dei parlamentari (si pensi al Mattarellum, che prevedeva, con il sistema dei collegi uninominali, il 75 per cento degli eletti con il sistema maggioritario e il 25 per cento con il proporzionale). Le misure proposte in questo intervento normativo riguardante l'applicabilità della legge elettorale sono quindi assolutamente coerenti al nostro dettato costituzionale e alla tradizione delle nostre leggi elettorali. Fortunatamente, come per la riforma del numero dei parlamentari, anche in questo caso il Parlamento si sta muovendo in maniera circoscritta e precisa. Solo le innovazioni puntuali e mirate possono produrre cambiamenti radicali, senza distruggere le garanzie a tutela di tutti. In questo senso, il MoVimento 5 Stelle ha seguito da sempre una linea chiara. Nel programma con cui ci siamo presentati alle elezioni del 2018 abbiamo evidenziato come le grandi riforme istituzionali, che pretendono di sconvolgere le regole che sono di tutti, a beneficio di una parte sola, siano sbagliate. Esse intervengono sulla macchina dello Stato in modo disorganico e confuso, con risultati pessimi. Questo è stato l'errore dei Governi e dei Parlamenti precedenti, che hanno elaborato riforme invasive della nostra Carta costituzionale. Sappiamo tutti com'è andata a finire e l'avete ricordato anche voi in questi giorni: la proposte del centrodestra, con Berlusconi, nel 2006, e quella del centrosinistra, con Renzi, nel 2016, sono state nettamente respinte dal popolo italiano, attraverso una valanga di no ai referendum costituzionali. Gli italiani vi hanno bocciato e tale decisione va non solo rispettata, ma anche letta e interpretata da questo Parlamento. Il quesito referendario deve essere chiaro e si deve poter rispondere con un sì o con un no ad una domanda atomica. Non un prendere o un lasciare rispetto ad un cumulo di provvedimenti, posti tutti insieme. È infatti sufficiente che solo uno di essi non piaccia perché l'elettore rinunci a tutto il pacchetto. Oggi non vogliamo ripetere lo stesso errore. La revisione del numero dei parlamentari viaggia in stretta connessione al disegno di legge per introdurre il referendum propositivo, un grande istituto di democrazia diretta. Se per un verso razionalizziamo la composizione delle Camere, per un altro rafforziamo il ruolo dei cittadini, restituendo effettivamente lo scettro della democrazia ai cittadini e al popolo con gli strumenti della democrazia diretta e partecipata. Efficienza, rappresentatività e controllo sono legate a doppio filo, per noi. Sì, perché la democrazia della delega in bianco non è più attuale: i cittadini vogliono partecipare. È nostro compito predisporre strumenti di partecipazione diretta che vadano oltre i like sui social e diano, in maniera istituzionale, effettivo potere di controllo e di decisione. Siamo convinti che la democrazia diretta, affiancata alla democrazia rappresentativa, sarà uno strumento educativo e migliorerà la società, migliorerà i partiti, migliorerà i politici e migliorerà anche i cittadini. Come vedete, colleghe e colleghi, nulla è stato fatto a caso. Come in altre materie (penso al lavoro, al fisco, alla sicurezza), anche sul piano istituzionale ci stiamo muovendo in maniera organizzata e sincronizzata per rimettere in moto il Paese sulla base di quanto abbiamo promesso ai cittadini che hanno respinto le vostre precedenti proposte di riforma e a marzo scorso hanno votato il MoVimento 5 Stelle per il cambiamento. Concludo, signor Presidente. Con questi provvedimenti, la riduzione del numero dei parlamentari e la presente modifica della legge elettorale, abbiamo davanti una grande occasione: il Parlamento può dare prova di indipendenza e credibilità riformando se stesso, sic et simpliciter , senza salvaguardie o altri paracaduti. Mi auguro che questo sia il primo passo della stagione delle riforme istituzionali per cambiare in positivo la qualità della politica e della società tutta. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per il question time . (La seduta, sospesa alle ore 12,47, è ripresa alle ore 15) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, il Ministro della giustizia e il Ministro per il Sud. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. Il senatore De Bonis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00478 sulla composizione della commissione per la valutazione di impatto ambientale, con riferimento al gasdotto TAP, per tre minuti. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, l'ingegner Graziano Falappa è stato membro della commissione VIA per il gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline); un articolo dell'editoriale on line «TraniLive» del 14 giugno 2018 riportava che la procura della Repubblica di Trani aveva rinviato a giudizio l'ingegner Falappa, indagato per il reato di omissione in atti d'ufficio nel procedimento penale sulla condotta sottomarina, che avrebbe dovuto portare i reflui del depuratore di Trani al largo della costa cittadina. Inoltre, l'ingegner Graziano Falappa è stato coinvolto nell'inchiesta su Tirreno Power (centrale termoelettrica di Vado Ligure), in quanto componente del gruppo istruttore della commissione VIA. Nei capi di imputazione gli venivano contestati i reati di abuso di ufficio e disastro colposo aggravato dall'evento. Attualmente non si conoscono gli stati dei procedimenti penali, né tantomeno se sono intervenute richieste di archiviazione, sentenze di assoluzione o condanna nei confronti dell'ingegner Falappa. Il 5 dicembre 2018 «il Fatto Quotidiano» pubblicava un articolo nel quale si disaminavano le vicende dei componenti delle commissioni VIA, che avrebbero autorizzato le grandi opere in prorogatio . L'ANAC segnalava alle istituzioni la necessità di ridefinire i termini di inconferibilità e di incompatibilità degli incarichi.