[resaula]

i residenti, le associazioni di volontariato nonché di assistenza ai malati, allarmati per la decisione, si sono mobilitati massicciamente e hanno manifestato in più sedi la propria preoccupazione per la drastica riduzione dei servizi offerti agli utenti del servizio sanitario; considerato infine che, a parere degli interroganti: permane ad oggi il problema del declassamento sia per l'ospedale di Venezia che per quello di Chioggia a causa dell'assenza, nelle attuali disposizioni di cui al decreto ministeriale n. 70 del 2015, di previsioni in grado di tenere conto della specificità di queste città; è altresì da ritenere preoccupante una soluzione a carattere provvisorio e non risolutiva come quella adottata oggi per entrambi gli ospedali; vi è l'evidente necessità di riesaminare integralmente i criteri e i presupposti di fatto ad oggi posti alla base delle disposizioni normative, che si fondano unicamente sul dato numerico della popolazione residente, modificando gli elementi di valutazione e classificando gli ospedali di Venezia e di Chioggia quali ospedali "presidio di rete" ovvero, secondo la classificazione di cui al decreto ministeriale n. 70 del 2015, "presidi ospedalieri di primo livello", riconoscendo, conseguentemente, le specificità di Venezia e di Chioggia, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; se intendano adottare iniziative, anche di carattere normativo, al fine di superare il problema relativo declassamento degli ospedali di Venezia e di Chioggia garantendo adeguati livelli di assistenza sanitaria per le due città. Atto n. 4-02664 MARIN Al Ministro della salute Premesso che: da notizie di stampa si apprende che un'infermiera di 50 anni ha rischiato di morire a causa dei fendenti ricevuti al petto da un paziente sotto cura nella struttura in cui lavora in provincia di Pordenone, uno dei quali è stato provvidenzialmente deviato dal ferretto del reggiseno da lei indossato; il grave episodio si è verificato nel corso della mattinata di lunedì 9 dicembre 2019, proprio durante la fascia oraria dedicata allo svolgimento delle visite mediche nel centro di salute mentale dell'ospedale di San Vito al Tagliamento; l'aggressore, un paziente già noto alle forze dell'ordine e già dimesso in passato da struttura REMS, con un improvviso scatto d'ira ha colto di sorpresa l'infermiera; secondo quanto riportato dalla stampa locale, l'assalitore si trovava come ogni giorno in attesa del proprio turno per ricevere i farmaci antipsicotici prescritti e adeguati alla sua conclamata patologia, quando improvvisamente ha aggredito l'operatrice con un lungo coltello da cucina che aveva occultato nel giubbotto, pare proprio perché non voleva assumere la terapia; l'uomo si è accanito contro la sua vittima, colpendola con diversi fendenti, il primo dei quali sarebbe potuto essere letale. Per fortuna la punta dell'arma, diretta proprio al petto della cinquantenne, ha colpito il ferretto del reggiseno e si è lievemente piegata, deviando rispetto all'originale traiettoria; l'infermiera è stata prontamente soccorsa dai colleghi e trasportata d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale per essere sottoposta ad intervento chirurgico. Fortunatamente non si trova in pericolo di vita, ma a causa delle lesioni subite ha ricevuto una prognosi di alcune settimane; l'aggressore, in attesa di una valutazione di carattere psichiatrico, si trova recluso nel carcere di Pordenone con l'accusa di tentato omicidio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire tempestivamente per adottare i necessari provvedimenti affinché gli operatori sanitari e sociosanitari siano tutelati da aggressioni di vario tipo durante la loro prestazione lavorativa. Atto n. 4-02665 TOSATO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione Premesso che: secondo i dati contenuti nel rendiconto sociale 2018 recentemente pubblicato dall'INPS, il tempo medio di liquidazione delle pensioni nel corso del 2018 è passato da 44 a 48 giorni per i dipendenti privati (con un incremento del 9,1 per cento), con una tendenza negativa che trova conferma anche nel primo trimestre 2019 con 53 giorni medi; per i dipendenti pubblici, anche in relazione ai ritardi del progetto di implementazione degli archivi contributivi, il rendiconto evidenzia una stabilizzazione dei tempi di liquidazione a 50 giorni nel 2017 e nel 2018, con una marcata tendenza al peggioramento nel primo trimestre 2019 in cui si registrano 76 giorni medi (l'incremento è addirittura del 52 per cento); analogo incremento riguarda la liquidazione delle pensioni dei parasubordinati, che passa da 36 giorni nel 2017 a 39 giorni nel 2018 e addirittura 60 giorni medi nel primo trimestre 2019; per gli autonomi si passa dai 42 giorni del 2017 ai 43 del 2018 ed ai 52 giorni medi del primo trimestre 2019; ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, i trattamenti di fine servizio per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni vengono liquidati decorsi 24 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro, salvo il caso di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di età o di servizio, per collocamento a riposo d'ufficio a causa del raggiungimento dell'anzianità massima di servizio prevista, nel quale la liquidazione avviene decorsi 12 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro; i ritardi nell'erogazione delle pensioni e dei trattamenti di fine rapporto o servizio mettono in difficoltà moltissimi italiani, i quali si ritrovano improvvisamente senza un reddito, pur dovendo continuare ad affrontare le spese per mutui, affitti, utenze ed altro ancora; già in passato, attraverso l'affrettata riforma pensionistica Fornero è sorto il problema degli esodati, che non avevano più un lavoro, ma non potevano accedere al trattamento pensionistico, ora sembra essere sorta la categoria dei "pensionati senza pensione"; per venire incontro ai pensionati, l'articolo 23 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, ha previsto l'anticipo del trattamento di fine servizio (TFS), in base al quale i dipendenti delle amministrazioni pubbliche collocati in quiescenza possono richiedere un finanziamento di una somma pari all'importo dell'indennità di fine servizio maturata; il finanziamento va richiesto a banche ed intermediari finanziari, che aderiscono ad un apposito accordo quadro da stipulare tra il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'ABI, sentito l'INPS, si chiede di sapere quale sia lo stato di attuazione delle disposizioni richiamate in premessa, di cui all'articolo 23 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, in tema di anticipo del trattamento di fine servizio (TFS). Atto n. 4-02666 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: