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A detenere il record negativo è la Calabria (17.200 nel 2017, 16.700 nel 2016), seguita da Campania (18.200 nel 2017, 17.800 nel 2016), Puglia (18.400 nel 2017, 18.100 nel 2016), Molise (19.800 nel 2017, 19.600 nel 2016), Basilicata (21.100 nel 2017, 20.800 nel 2016) e Abruzzo (24.700 nel 2017, 24.000 nel 2016), e analoghe difficoltà si riscontrano in Sicilia e Sardegna; nel Centro Italia, si è passati da 30.200 euro pro capite a 30.700 euro; evidenziato che: eloquenti appaiono i dati del Nordovest, dove già fra il 2016 e il 2017 il reddito pro capite è passato da 34.400 a 35.200 euro, e nel Nordest da 33.500 a 34.300 euro. Il reddito pro capite più alto si registra nella provincia autonoma di Bolzano (42.300 euro); l'aumento di 6 punti percentuali dal 28 al 34 per cento del livello degli investimenti pubblici al Sud è quindi totalmente inefficace. Si rendono necessari centinaia di milioni di euro in più per la manutenzione e la realizzazione di nuove strade e per interventi sulla rete ferroviaria ma ad oggi non c'è alcuna chiarezza sull'effettivo programma di investimenti e interventi previsti e si registrano numerose criticità irrisolte e tanti cantieri bloccati. La realtà è che, nella lista delle grandi opere da sbloccare, su un totale di 26,4 miliardi di euro di investimenti, oltre la metà (16 miliardi) sono destinati al Nord, 6 miliardi al Centro e poco meno di 5 miliardi al Sud; dal 2001 ad oggi le Regioni del Nord dell'Italia hanno ricevuto la parte più consistente della spesa in conto capitale, sino al 78,6 per cento, quota che non scende mai al di sotto del 75 per cento, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo abbiano valutato la possibilità di rimodulare e modificare il quadro previsionale degli investimenti pubblici per il Sud, al fine di introdurre misure in grado di colmare il gap infrastrutturale, per un rilancio concreto e tangibile di tutto il Mezzogiorno. Atto n. 3-00892 PAPATHEU Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: i collegamenti su binario in Sicilia sono ben al di sotto delle necessità e il sistema della viabilità è inadeguato; con riferimento alla rete ferroviaria in Sicilia, i tracciati dei 1.369 chilometri di linee sono, di massima, quelli originari e tortuosi di un secolo fa; per quanto concerne le strade, ne rimangono 268 da completare, per un valore di 4,7 miliardi di euro; con riferimento ai collegamenti stradali, l'attuale sistema in Sicilia è gestito da due enti: il Consorzio per le autostrade siciliane (CAS) e ANAS SpA; sebbene il CAS sia un ente pubblico non economico che produce ricchezza dagli incassi dei pedaggi, il suo bilancio è sempre in passivo e non destina risorse alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle arterie autostradali che cura; analoghe criticità si ravvisano nello stato odierno delle strade provinciali, che nelle nove province dell'isola si estendono per 14.717 chilometri: in gran parte si tratta di percorsi precari e dissestati; evidenziato che: si prospetta il raddoppio della tratta Messina-Catania da realizzare tra il 2020 e il 2028 ma rimangono nodi irrisolti nella pianificazione delle opere con gli enti locali; non risulta ripristinato il collegamento ferroviario interrotto, dal 2011, tra Palermo e Trapani, via Milo; permane la questione dell'anello ferroviario di Palermo e del passante ferroviario di Palermo e Catania; non è stato avviato alcun progetto per la velocizzazione e raddoppio del binario della ferrovia Palermo-Catania, ad eccezione del tratto Bicocca-Catenanuova, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno relazionare sullo stato della viabilità in Sicilia e se non ritenga opportuna, per affrontare la grave crisi infrastrutturale ed il persistere di molteplici ritardi, l'attivazione di una cabina di regia Stato-Regione, aperta anche alle forze sociali. Atto n. 3-00893 PAPATHEU Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e per il Sud Premesso che: il Sud è il principale bacino di impiego della manodopera agricola nel Paese con il 57 per cento degli operai agricoli italiani, dei quali il 95 per cento stagionali. L'agroalimentare rappresenta oggi il 34 per cento del Pil in Sicilia, con 83.000 imprese agricole attive, 150.000 lavoratori e 15 milioni di giornate lavorative all'anno; l'agricoltura nel Mezzogiorno d'Italia, con particolare riferimento all'ortofrutta, è sempre più dominata dalla presenza di numerosi prodotti provenienti dall'estero, che possono essere acquistati ad un minor prezzo. Molti di questi prodotti vengono irrorati all'origine con prodotti vietati nel nostro Paese. È il caso dei pomodorini "datterini" del Camerun a Pachino, la cittadina siciliana nota per il pomodorino e per il datterino. Agli agricoltori di Pachino il pomodorino siciliano viene pagato 50-60 centesimi di euro per essere rivenduto a 2-3 euro al chilogrammo in Sicilia e anche a 7-8 euro in Centro Italia. Nei supermercati di zona il pomodorino del Camerun si vende a 1.40 euro al chilogrammo, mentre il pomodorino di Pachino rimane invenduto a 40-50 centesimi di euro al chilogrammo, si chiede di sapere con quali modalità si provveda a controllare l'ingresso in Italia di prodotti agricoli provenienti da Paesi terzi, al fine di impedire l'utilizzo e la vendita di prodotti sottoposti a trattamenti chimici vietati in Italia. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00894 ERRANI DE PETRIS LAFORGIA Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: Mercatone Uno è una importante catena italiana della grande distribuzione nata nel 1978, che ha contato circa 80 punti vendita e circa 3.700 dipendenti nel momento di massimo sviluppo; la crisi di Mercatone Uno iniziò nel 2012, quando furono dichiarati 900 esuberi; all'epoca la procedura si chiuse con un accordo di licenziamento collettivo (su disponibilità volontaria) e la conseguente presentazione di un piano di riorganizzazione con attivazione di un contratto di solidarietà, da maggio 2012 a maggio 2015, mentre in alcuni punti vendita il contratto di solidarietà era già attivo dal 2011; tra il 2014 e il 2015 fu avviato un accordo di ristrutturazione del debito, ex art. 67 della legge fallimentare (di cui alla legge n. 267 del 1942 e successive modificazioni e integrazioni) e nel 2015 viene depositata un'istanza di fallimento per tre società del gruppo: Tre Stelle; M-75 e M-73;