[resaula]

la vicenda, che è già stata oggetto di un precedente atto di sindacato ispettivo, rivolta all'indirizzo del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, co-firmato dal primo firmatario del presente atto (4-04111), presentato il 23 settembre 2020 e al quale non risulta pervenuta ad oggi risposta, richiede i dovuti approfondimenti in ordine alle responsabilità governative sulla vicenda; la vicenda ha infatti evidenziato i contorni di una questione di definizione che già in passato, come riportato dai media , avrebbe determinato interventi intimidatori da parte dei militari libici proprio nei confronti di alcuni pescherecci di Mazara del Vallo, nell'ambito di quella che oramai viene definita «la Guerra del Pesce»; il riferimento, in particolare, è ai fatti del settembre 2019, quando alcuni militari libici appartenenti all'area della Cirenaica avrebbero sferrato un attacco armato nei confronti dei pescherecci di Mazara del Vallo impegnati in una battuta di pesca del gambero rosso, in una zona rivendicata unilateralmente dalle autorità libiche; la «Guerra del pesce» nel Mediterraneo andrebbe avanti da decenni senza una definitiva soluzione, e l'episodio non sarebbe che l'ultimo di una serie di sequestri o tentativi di sequestro di pescherecci mazzaresi sorpresi a pescare all'interno della cosiddetta «Zona economica esclusiva», che si estende per 62 miglia oltre il limite di 12 miglia delle acque territoriali ed istituita unilateralmente dal Governo di Tripoli nel 2005 e nella quale la pesca sarebbe interdetta; la decisione della Libia, in particolare, sarebbe fondata sulla Convenzione di Montego Bay del 1982, la quale però è riferita agli areali oceanici e non risulta applicabile in un mare chiuso come il Mediterraneo; la controversa situazione e la continua esposizione di nostri connazionali (e non soltanto) a situazioni di elevato rischio determina l'emergere della necessità di una chiara presa di posizione da parte del Governo in ordine a una situazione che, proprio per i profili di rischio emergenti in ordine alla sicurezza nazionale che risulta qui gravemente compromessa, deve essere necessariamente diradata; oltre alla dovuta attenzione al caso di specie, tuttora irrisolto e rispetto al quale appare necessario prestare la massima attenzione al fine di riportare in patria i nostri connazionali e favorire la più celere liberazione di tutti gli equipaggi coinvolti, è doveroso fare una valutazione più ampia ed addivenire ad una decisione in ordine alle iniziative da intraprendere, anche in sede internazionale, per promuovere una definizione della questione rispetto alle rivendicazioni libiche e alle interdizioni unilateralmente imposte dal Governo di Tripoli sulla base di un'applicazione evidentemente illegittima e forzata dei principi stabiliti dal diritto internazionale e dunque di un lapalissiano abuso del diritto, che oggi non soltanto pregiudica gli interessi dell'economia nazionale ma, al contempo, mette in pericolo l'incolumità dei nostri concittadini, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno secondo le rispettive competenze, abbiano adottato al fine di informare adeguatamente gli operatori marittimi dei rischi connessi alla navigazione in tali aree e, in relazione alla circostanza che si tratta di un rischio noto alle autorità nazionali e marittime, quali protocolli di sicurezza abbiano eventualmente adottato per favorire condizioni di sicurezza in aree a rischio: se il Ministro degli esteri e della cooperazione internazionale non ritenga necessario e urgente intervenire, anche promuovendo un'azione coordinata a livello internazionale, per chiarire in modo definitivo la legittimità delle operazioni di pesca e navigazione in un'area unilateralmente ed illegittimamente rivendicata dal Governo libico come zona economica esclusiva, in cui la navigazione è interdetta. Atto n. 4-04253 ROMEO OSTELLARI PILLON PELLEGRINI Emanuele STEFANI URRARO Al Ministro della giustizia Premesso che: le notizie che si diffondono parlano di possibili lockdown , anche se parziali e circoscritti, per fronteggiare una impennata improvvisa di casi di contagio da COVID-19 nell'approssimarsi dei mesi invernali, giudicata molto probabile; alla luce del progressivo aumento sul territorio italiano della pandemia, molte attività rischiano di essere nuovamente limitate. Invece di ritornare al complesso di divieti e di blocchi, che nella scorsa primavera ha scaricato sugli utenti del sistema giustizia le insufficienze del sistema gestionale dei tribunali e delle altre sedi giudiziarie, occorre approntare un piano che risolva il grave problema delle aule di giustizia, in cui la priorità di distanziamento va soddisfatta mediante un oculato calcolo degli spazi che consideri anche l'esigenza di areazione e, stante l'incipiente inverno, quello del riscaldamento dei locali; anche l'attività forense rischia di subire ripercussioni a seguito del progredire della pandemia, in relazione alla situazione logistica degli uffici ed alle difficoltà di praticabilità ed accesso dei tribunali. Come già nello scorso marzo, l'emergenza sanitaria sta creando situazioni di ostacolo all'accesso degli avvocati alle sedi giudiziarie e un grave rischio per la loro salute e incolumità: tale problema non si risolve certo con la disciplina degli accessi con plurimi protocolli che, in alcune sedi giudiziarie, pone difficoltà alle necessità quotidiane di frequentazione proprie degli avvocati; un piano emergenziale appare indispensabile, sia per evitare le difficoltà gestionali dell'amministrazione della giustizia, che ebbero luogo nei primi mesi di pandemia, sia per attrezzare l'amministrazione penitenziaria con le risorse necessarie per incrementare la capacità deterrente della Polizia penitenziaria, si chiede di sapere quali strategie abbia predisposto il Ministro in indirizzo al fine di superare i gravi problemi gestionali del sistema giustizia presentatisi nel periodo emergenziale. Atto n. 4-04254 SIRI Al Ministro della salute Premesso che: tra le conseguenze delle misure messe in atto dal Governo a seguito della diffusione della pandemia da COVID-19, si è assistito alla drammatica situazione di anziani chiusi ed isolati in strutture residenziali, socioassistenziali e sociosanitarie, e altre strutture di degenza, in cui sono state vietate le visite di parenti e congiunti; sono moltissimi gli anziani ricoverati presso le suddette strutture che, per le conseguenze da COVID 19 o per altre patologie, sono morti in completa solitudine, senza la possibilità di ricevere il conforto dei propri cari; questa situazione drammatica sta minando le relazioni interpersonali, familiari e la sfera affettiva di tutti i cittadini con conseguenze devastanti a livello sociale e psicologico, anche e soprattutto per l'impotenza e la frustrazione di coloro a cui non è stato consentito di prendersi cura dei propri familiari nel momento di maggiore fragilità; considerato che: con le disposizioni emergenziali emanate dal Governo, è stata delegata ai direttori delle strutture di degenza la responsabilità di consentire o meno la visita dei parenti agli anziani ospitati presso le stesse, molti dei quali hanno favorito l'imposizione dei divieti per il timore di vedersi imputare la responsabilità dell'eventuale diffusione del contagio;