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il Comitato percorso nascite nazionale, ai tempi del Governo Gentiloni, nella riunione del 22 maggio 2018 ha espresso "parere negativo alla richiesta di deroga" per la chiusura del punto nascita. Detto parere è stato trasmesso alla Regione Marche il 6 luglio 2018 dalla Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero; il parere negativo si basa su alcuni aspetti tra cui: gravi carenze relative ai requisiti operativi con particolare riferimento alla mancanza di guardia attiva anestesiologica e pediatrico-neonatologica sulle 24 ore, assenza di criteri di disagio orografico e numero totale dei parti registrati presso la struttura; a giudizio degli interroganti tali criteri possono essere superati da queste considerazioni: le carenze relative ai requisiti operativi devono essere assolutamente risolte, con adeguati interventi da parte del presidente Ceriscioli; l'assenza di criteri di disagio orografico è del tutto priva di fondamento, in quanto nella valutazione fatta dal Comitato non si fa menzione della particolare condizione in cui versa l'area di Fabriano relativamente alle problematiche connesse con i terremoti avvenuti in questi anni; riguardo all'aspetto relativo al numero dei parti, dato significativo per ottenere la deroga, il progressivo calo degli indici demografici richiederebbe un'urgente e ormai non più rinviabile rivisitazione della normativa di riferimento; il Ministro in indirizzo, consapevole delle criticità riguardo la questione dei punti nascita sul territorio nazionale e della pressoché totale assenza di interventi fatti dai precedenti governi, ha dichiarato: "In questi mesi sono state molte le richieste di rimodulazione della rete dei punti nascita arrivate da varie parti d'Italia al ministero della Salute. In considerazione del progressivo calo degli indici demografici del Paese, della carenza di alcune figure professionali sanitarie e per l'evidenza di situazioni territoriali caratterizzate da particolare disagio orografico, credo sia necessario valutare insieme alle Regioni - e di questo ho già accennato al presidente Bonaccini - l'attualità dell'Accordo Stato-Regioni del 2010, recepito poi dal DM 70/2015. (...) Le riforme (...), come tutti gli esperimenti, vanno monitorate ed eventualmente aggiornate, se necessario, alla luce dell'esperienza acquisita sul campo. Le mutate condizioni al contesto richiedono oggi una profonda riflessione sulla ponderazione dei rischi, nell'interesse primario delle mamme e dei neonati. In tal senso (...) nelle scorse settimane ho chiesto, tramite la Direzione della Programmazione, di invitare il Comitato Percorso nascita nazionale ad approfondirne le problematiche al fine di inserire una riflessione specifica all'interno del Patto per la Salute", come riposrtato su "quotidianosanita" il 26 gennaio; considerato infine che, a parere degli interroganti: appare grave che il presidente della Regione abbia disposto la chiusura del punto nascita di Fabriano, adducendo motivazioni che soltanto cinque giorni prima il ministro Grillo aveva dichiarato di voler risolvere, dimostrando così palese noncuranza per tali importanti dichiarazioni; risulta altresì grave il suo comportamento in quanto, con la chiusura del punto nascita, viene leso il diritto alla salute e al migliore trattamento sanitario, che si può anche configurare come interruzione di un pubblico servizio, peraltro attivo da oltre 50 anni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di competenza intenda intraprendere per sollecitare il presidente della Regione Marche a sospendere la procedura di chiusura del punto nascita, anche alla luce delle recenti dichiarazioni del Ministro stesso con le quali ha annunciato l'avvio della procedura di riforma e rivisitazione della normativa di riferimento; se non ritenga opportuno intervenire a tutela del diritto di ciascuno alla salute e al migliore trattamento sanitario, anche considerato il mancato, urgente e immediato, intervento da parte della Regione per sanare le gravi carenze relative ai requisiti operativi, in particolare la mancanza di guardia attiva anestesiologica e pediatrico-neonatologica sulle 24 ore all'interno del punto nascita di Fabriano, così come evidenziato dal citato parere espresso dal Comitato percorso nascite nazionale. Atto n. 4-01222 MONTEVECCHI LANZI MANTOVANI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il 2 febbraio 2019 è crollato l'argine del fiume Reno a Boschetto di Castelmaggiore (Bologna): 50 metri per 2 di altezza di barriera hanno ceduto alla spinta della forza della piena; la massa d'acqua riversatasi dalla falla arginale nella pianura nord di Bologna ha allagato una vastissima area (comuni di Castelmaggiore, Argelato, Pieve di Cento, Castello d'Argile, San Giorgio di Piano e San Pietro in Casale). Circa 2 milioni di metri cubi di acqua hanno travolto tutto quello che incontravano davanti a sé per cinque ore, coinvolgendo un'area di circa 5 chilometri quadrati e costringendo almeno 280 persone ad abbandonare le proprie abitazioni; anche se una valutazione esatta dei danni è ancora prematura, oltre ai disagi subiti dai cittadini "sfollati", il primo grido di allarme arriva da Coldiretti che rileva come da un primo esame le stime dei danni appunto sembrerebbero aggirarsi intorno a un valore di 10 milioni di euro e che riguarderebbero oltre 200 ettari di terreno agricolo coltivato soprattutto a seminativo; le campagne finite sott'acqua erano già state seminate a grano ed esiste il concreto rischio che l'intero raccolto di un anno possa andare perduto con grave danno economico per decine di aziende. Dalle dichiarazioni di Coldiretti provinciale si evince anche il pericolo che se l'inondazione non defluirà velocemente "le radici delle piantine di grano soffocheranno". Inoltre, poiché i terreni erano già stati preparati per le semine primaverili di mais e barbabietole e poiché l'alluvione ha cosparso i campi di fango frammisto a rami, sassi e rifiuti, è probabile che il terreno sarà inutilizzabile nell'immediato futuro compromettendo anche la produzione delle colture; inoltre gli ultimi bollettini dell'Agenzia regionale per la prevenzione, l'ambiente e l'energia dell'Emilia-Romagna (Arpae) e della Regione, hanno previsto stati di allerta "arancione" per criticità idraulica nella pianura emiliana orientale e sulla costa ferrarese dovuta al lento esaurimento delle piene in atto; criticità "arancione" idrogeologica nei bacini emiliani dovuta alla possibilità di innesco di fenomeni franosi. Allerta "gialla" per criticità idraulica nei bacini emiliani orientali e nella pianura emiliana centrale e per criticità idrogeologica nei bacini romagnoli; considerato che: i cambiamenti climatici stanno causando, ormai inequivocabilmente, un aumento degli eventi meteorologici estremi. I danni alle abitazioni, alle aziende, e quindi all'economia, e soprattutto i morti e i feriti causati da intense piogge torrenziali, che provocano devastanti alluvioni, segnalano vieppiù la necessità e l'urgenza della messa in sicurezza dei territori. L'esondazione del Reno ne è un chiaro esempio;