[resaula]

l'intervento dell'AGCM si sta sviluppando attraverso il potere di controllo di cui all'art. 21- bis della legge n. 287 del 1990 e la conseguente contestazione ed impugnazione presso i tribunali amministrativi dei provvedimenti adottati dai Comuni italiani in conformità alle disposizioni di legge emanate dallo Stato italiano; in tale clima di forte contrasto legato alla "mancanza di certezza nell'applicazione della norma" si sta registrando un'enorme crescita del contenzioso presso i tribunali amministrativi a discapito sia degli enti locali, delegati alla gestione del demanio marittimo, che degli operatori economici del settore; gli orientamenti altalenanti e contrastanti fra i vari tribunali amministrativi ed i relativi gradi di giudizio stanno determinando un'applicazione disomogenea (sia in termini territoriali che di contenuti normativi) sul territorio nazionale della normativa, arrivando al paradosso che nell'ambito della stessa realtà territoriale omogenea (magari due comuni costieri limitrofi) ci si ritrova ad applicare o disapplicare le disposizioni legislative emanate dallo Stato italiano a seconda della "volontà" dell'ente o per acquiescenza al giudicato di un tribunale amministrativo; tale disordine generalizzato è causa non solo del contrasto normativo riportato, ma anche e soprattutto dall'immobilismo delle attività tecnico-amministrative delegate ai Ministeri competenti, i quali hanno disatteso le tempistiche previste, in ultimo, dalla legge n. 145 del 2018 all'art. 1, commi da 675 a 685; è altresì evidente che non può essere demandata agli enti locali la valutazione di merito circa la conformità o meno di una norma statale alla direttiva 2006/123/CE, nonché alle disposizioni degli artt. 49 e 56 del TFUE, posto che la stessa direttiva eurocomunitaria non possiede un contenuto normativo specifico e compiuto che non lasci alcuna discrezionalità ed alcuno spazio di intervento al legislatore nazionale, né risulta tecnicamente idonea a regolare direttamente i rapporti tra privato e pubblica amministrazione, si chiede di sapere se si ritenga necessario un intervento immediato attraverso il coordinamento dei vari Ministeri competenti, al fine di portare a compimento le attività amministrative previste ex lege nell'ambito del riordino della materia demaniale marittima e, per l'effetto, dirimere ogni dubbio circa l'applicazione delle leggi dello Stato attualmente vigenti in materia da parte degli enti delegati. Atto n. 4-05169 CASTIELLO Al Ministro della giustizia Premesso che: recenti servizi giornalistici ("Il Riformista", "Il Mattino") e televisivi nazionali (Canale 5, Rete 4) hanno portato all'attenzione dell'opinione pubblica il caso di un procedimento civile per una divisione ereditaria che dura da 55 anni presso il Tribunale di Vallo della Lucania e che forse si concluderà nel mese di maggio 2021; si tratta della causa più vecchia d'Italia, in quello che le classifiche de "Il Sole 24 ore" indicano come il tribunale più lento d'Italia; tutti i servizi giornalistici e televisivi, e lo stesso Presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Vallo, hanno però dato atto delle difficoltà in cui si dibatte ormai da un ventennio il tribunale e rispetto alle quali non pare che il Ministero della giustizia abbia fatto la propria parte fino in fondo; da tempo l'attuale presidente ha denunziato quali sono le cause di questa situazione: lo scarso funzionamento in passato della cosiddetta sezione stralcio, nata proprio per definire le cause "vecchie", la presenza da un ventennio solo di magistrati di prima nomina, il loro avvicendamento continuo (tra il 2019 ed il 2020 per un anno ne sono rimasti in servizio solo 5 su 12), i tempi lunghi di ogni sostituzione, la prevalenza dei magistrati donne con le conseguenti astensioni dal lavoro per maternità, la litigiosità civile anche connessa alla fascia costiera del Parco nazionale del Cilento, la scarsa efficacia della mediazione; al 30 novembre 2020 il settore civile puro (ossia senza esecuzioni e fallimenti, volontaria giurisdizione e cause di lavoro e previdenza) presentava una pendenza complessiva di 8.584 procedimenti, per cui ognuno dei 5 magistrati addetti al civile aveva in media 1.716 cause, ossia il triplo del carico "esigibile" generalmente stimato in circa 500 cause; di queste 8.584 cause 1.845 durano da oltre un decennio, e 4.414 da oltre tre anni, dati che devono far riflettere, così come il caso venuto agli onori della cronaca; di fronte a questo stato di cose che dura da molti anni, il Ministero in indirizzo ha assunto un atteggiamento a parere dell'interrogante incomprensibile, che va urgentemente rivisto. Ed infatti con l'adozione del decreto del Ministro della giustizia 1° dicembre 2016 fu previsto l'aumento di 6 posti solo per i tribunali di Nocera Inferiore e Salerno; il Tribunale di Vallo ne rimase fuori, pur trovandosi già allora in una condizione disastrosa e si è così assistito all'assurda situazione per cui l'unico Tribunale che aveva perso territorio, ossia quello di Salerno, e che aveva recuperato ad altre attività i magistrati già addetti alle sue sezioni distaccate, accorpate nel frattempo al Tribunale di Nocera, vide ciò nonostante aumentare ancora il suo organico, per quanto di una sola unità, che invece sarebbe stata preziosissima per il Tribunale di Vallo. A nulla purtroppo valse un ricorso al TAR Lazio presentato dal Consiglio dell'ordine degli avvocati di Vallo; poi, con la legge 30 dicembre 2018, n. 145, il ruolo organico del personale della magistratura ordinaria è stato aumentato di complessive 600 unità da destinarsi ai singoli tribunali, mediante l'adozione, sentito il CSM, di uno o più decreti del Ministro della giustizia; con quello del 14 settembre 2020, il Ministro ha deciso l'aumento di 422 unità e la pianta organica del Tribunale di Vallo è stata aumentata di 2 unità, in considerazione del numero di "pendenti su organico", di molto superiore al dato medio nazionale, come a dire che, dato il carico individuale di ogni magistrato, ne andava aumentato il numero; ma si tratta di posti ancora scoperti e che tali resteranno verosimilmente ancora per anni, perché è notorio che i concorsi per l'accesso in magistratura garantiscono nuove forze solo in una percentuale ridotta, perché si devono comunque rimpiazzare i magistrati che vanno in pensione, per cui è al momento un aumento teorico; ora è in discussione l'assegnazione alle Corti di Appello della quota della cosiddetta magistratura distrettuale (178 posti) per la quale la proposta ministeriale è di assegnazione di quattro magistrati, si badi, alla intera Corte di Appello, che è composta da quattro uffici (Corte di Appello e Tribunali di Salerno, Nocera Inferiore e Vallo della Lucania) per cui è facile ipotizzare che al massimo al Tribunale di Vallo ne siano destinati di fatto due, perché è possibile che anche altri uffici di quel distretto abbiano situazioni di emergenza da affrontare;