[pronunce]

l'art. 119, primo e sesto comma, Cost., perché la norma esonera le regioni differenziate dal concorso diretto ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea e non riconosce la peculiarità delle isole e non promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi dell'insularità. La ridondanza del vizio è individuata nei maggiori oneri di concorso agli obiettivi di finanza pubblica che potrebbero gravare sulle altre regioni - tra cui la Regione autonoma Sardegna - per effetto dell'esonero delle regioni «differenziate» dall'obbligo di concorrere ai medesimi obiettivi. 5.21.- La Regione autonoma Sardegna impugna con il ventunesimo motivo l'art. 10, comma 2, della legge n. 86 del 2024, relativo alle misure perequative e di promozione dello sviluppo economico, della coesione e della solidarietà sociale, nella parte in cui dispone che, in attuazione dell'art. 119, terzo comma, Cost., trova comunque applicazione l'art. 15 del d.lgs. n. 68 del 2011, in conformità con le disposizioni di cui all'art. 2 della legge 9 agosto 2023, n. 111 (Delega al Governo per la riforma fiscale), e nel quadro dell'attuazione della milestone del PNNR relativa alla riforma del quadro fiscale subnazionale (Missione 1, Componente 1, Riforma 1.14), anziché disporre che trova comunque applicazione il fondo perequativo previsto dall'art. 119, terzo comma, Cost., non ancora istituito. La Regione autonoma Sardegna, premesso che essa rientra tra le regioni con minore capacità fiscale per abitante, sostiene che il fondo previsto dall'art. 15 del d.lgs. n. 68 del 2011 e richiamato dalla disposizione censurata non coincide con il fondo perequativo previsto dall'art. 119, terzo comma, Cost. (e mai realizzato), giacché sarebbe diretto a finanziare integralmente solo le funzioni nominate dalla stessa disposizione ed attribuito a tutte le regioni e non solo a quelle con minore capacità fiscale per abitante; inoltre, esso sarebbe assoggettato al vincolo di destinazione sancito dal PNNR, a differenza del fondo di perequazione previsto dalla norma costituzionale. La Regione lamenta quindi una lesione delle proprie attribuzioni, perché essa - che pure dovrebbe avere accesso al fondo perequativo di cui all'art. 119, terzo comma, Cost., in forza della clausola di cui all'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001 - si troverebbe soggetta ad una condivisione del fondo con tutte le altre regioni (e non solo con le regioni con minore capacità per abitante) e ad un vincolo di destinazione, vedendosi così limitata nel proprio indirizzo politico. 5.22.- Con il ventiduesimo motivo di ricorso, la Regione autonoma Sardegna impugna l'art. 11, comma 2, della legge n. 86 del 2024, nella parte in cui prevede l'applicazione alle regioni speciali della legge stessa nella sua interezza o, in subordine, dei gruppi di articoli già impugnati nei motivi precedenti, deducendo la violazione dell'art. 54 dello statuto speciale e dell'art. 116, terzo comma, Cost., e indirettamente degli artt. 15, 27, 51 e 56 dello statuto speciale nonché degli artt. 2, 3, commi primo e secondo, 116, comma terzo, 117, commi secondo, lettera m), e quarto, 119, secondo comma, e 121, secondo comma, Cost. La disposizione impugnata determina l'applicazione dell'intera legge alle regioni speciali, come risulta sia dal dato letterale, sia dai lavori preparatori. La norma che determina l'applicazione di una legge ordinaria - nella sua totalità o, in subordine, dei gruppi di disposizioni indicati nel primo motivo di ricorso e, in via gradata, nei motivi 2, 3, 4, 10, 13, 18 e 19 - sarebbe però costituzionalmente illegittima per violazione dell'art. 54 dello statuto speciale, perché porrebbe inammissibilmente limiti e condizioni alle fonti della specialità, modificabili solo con il procedimento di revisione costituzionale; dell'art. 116, comma primo, Cost., che dà allo statuto speciale la sua peculiare posizione nel sistema delle fonti; nonché degli artt. 2, 3, 15, 27, 51 e 56 dello statuto speciale e degli artt. 2, 3, primo e secondo comma, 116, terzo comma, 117, commi secondo, lettera m), e quarto, 119, comma secondo, 121, comma secondo, Cost., per le ragioni già illustrate nei precedenti motivi. 6.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito nei giudizi promossi dalle Regioni Puglia e Toscana con atti depositati il 18 settembre 2024, e nei giudizi promossi dalla Regione Campania e dalla Regione autonoma Sardegna con atti depositati il 4 ottobre 2024. 6.1.- Nel giudizio promosso dalla Regione Puglia, in via preliminare, il resistente eccepisce l'inammissibilità radicale del ricorso per difetto di motivazione sulla ridondanza, in quanto la ricorrente denuncerebbe l'illegittimità costituzionale della legge, ma non la lesione delle proprie attribuzioni costituzionali. Il peggioramento delle prestazioni rese dalle ricorrenti e il rischio di diseguaglianze non riguarderebbero il corretto riparto delle competenze tra Stato e regioni. Il ricorso sarebbe inammissibile anche per difetto di interesse ad agire, in quanto la lesione non sarebbe immediata ma dipenderebbe dalle future leggi rinforzate. Nel merito, il primo motivo di ricorso (preclusione di una legge quadro) sarebbe non fondato «per difetto di lesività della disciplina gravata rispetto al parametro costituzionale evocato». La legge non altererebbe il procedimento delineato dall'art. 116, terzo comma, Cost., né determinerebbe di per sé alcuna devoluzione di funzioni alle regioni interessate. Essa «non potrebbe mai produrre il risultato di ampliare il novero delle ulteriori forme e condizioni di autonomia entro cui l'articolo 116 Cost. perimetra le iniziative regionali». L'Avvocatura ricorda che il Titolo V è già stato attuato con la legge n. 131 del 2003. Quanto al secondo motivo di ricorso (necessità di trasferimenti puntuali), il resistente rileva che l'art. 116, terzo comma, Cost. «non pone alcun limite oggettivo circa l'ampiezza della richiesta della Regione». Gli argomenti letterali utilizzati nel ricorso non avrebbero «nulla [...] a che vedere con il frazionamento delle materie evocato suggestivamente dal ricorso». Comunque, in base all'art. 2, comma 2, della legge, l'atto di iniziativa regionale dovrebbe «avere esplicitamente ad oggetto le singole funzioni di cui si chiede l'attribuzione». Inoltre, non sarebbe esatto che la legge sia caratterizzata «dalla mancata considerazione delle "condizioni" in cui versa il contesto territoriale di riferimento e dell'utilità dell'autonomia» richiesta. Quanto alla paventata eliminazione della potestà concorrente (statale), l'Avvocatura solleva dubbi sulla nozione "oggettiva" di materia e sulla coincidenza tra materia e potestà legislativa statale.