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Conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2024, n. 158, recante disposizioni urgenti in materia di procedure per il riconoscimento della protezione internazionale. Onorevoli Senatori. — Con il presente disegno di legge, il Governo sottopone alle Camere, per la conversione in legge, il decreto-legge 23 ottobre 2024, n. 158, recante disposizioni urgenti in materia di procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, il cui contenuto è di seguito illustrato. Articolo 1 (Paesi di origine sicuri) L'articolo 1 apporta alcune modifiche alle disposizioni in materia di individuazione dei Paesi di origine sicuri. I Paesi di origine sicuri sono regolati dagli articoli 36 e 37 e dall'allegato I della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale (rifusione). Da un punto di vista logico, è necessario in primo luogo analizzare la lettera b ) del comma 1. La disposizione tiene conto della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 4 ottobre 2024 (causa C-406/22), resa nei confronti della Repubblica ceca, nella quale si afferma che « l'articolo 37 della direttiva 2013/32/UE deve essere interpretato nel senso che osta a che un paese terzo sia designato come Paese di origine sicuro quando alcune parti del suo territorio non soddisfino le condizioni materiali per tale designazione, stabilite nell'allegato I della predetta direttiva ». L'articolo 2- bis del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, che ha recepito nell'ordinamento italiano gli articoli 36 e 37 e l'allegato I della direttiva 2013/32/UE, prevede, all'ultimo periodo del comma 2, che la designazione di un Paese di origine sicuro possa essere fatta con l'eccezione di parti di territorio. Occorre pertanto sopprimere tale disposizione, pur tenendo conto che, dal 12 giugno 2026, la direttiva 2013/32/UE sarà abrogata e che il regolamento (UE) 2024/1348 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 maggio 2024, che stabilisce una procedura comune di protezione internazionale nell'Unione e abroga la direttiva 2013/32/UE, prevede espressamente, all'articolo 61, paragrafo 2, la possibilità di designazione di Paesi di origine sicuri anche limitatamente a parte del relativo territorio. La lettera a) e la lettera d) del medesimo comma 1 devono essere esaminate congiuntamente, in quanto logicamente collegate. Le due disposizioni apportano una modifica di ordine procedurale con riguardo all'approvazione dell'elenco dei Paesi di origine sicuri. Il testo originario dell'articolo 2- bis del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, prevedeva che tale elenco fosse stabilito e periodicamente aggiornato con decreto del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, di concerto con i Ministri dell'interno e della giustizia. Analogamente a quanto previsto da altri Paesi europei (tra cui, in particolare, la Germania, dove l'istituto dei Paesi di origine sicuri ha avuto la propria iniziale elaborazione nell'articolo 16a della Costituzione federale e nelle conseguenti disposizioni di legge ordinaria, tra cui in particolare l'articolo 29a della « Asylgesetz », legge sul diritto di asilo), la lettera d) prevede che l'elenco dei Paesi di origine sicuri sia stabilito e aggiornato con atto avente forza di legge e sia notificato alla Commissione europea. Ai fini dell'aggiornamento dell'elenco, il Consiglio dei ministri approva entro il 15 gennaio di ogni anno una relazione che – compatibilmente con le preminenti esigenze di sicurezza e di continuità delle relazioni internazionali e tenuto conto delle fonti di informazione previste dal diritto europeo e dalle disposizioni di rango primario vigenti che ad esse danno attuazione – dà conto della situazione dei Paesi compresi nell'elenco dei Paesi di origine sicuri e di quelli dei quali intende promuovere l'inserimento. Il Governo trasmette la relazione alle competenti Commissioni parlamentari, con questo assicurando piena trasparenza al proprio operato e condividendo con il Parlamento le valutazioni occorrenti ai fini dell'aggiornamento dell'elenco. Coerentemente con tale impostazione, la lettera a) ridefinisce la lista dei Paesi di origine sicuri. Tenuto conto dei criteri di qualificazione stabiliti dalla normativa europea sopra ricordata e dei riscontri rinvenuti nelle fonti di informazione fornite dalle organizzazioni internazionali competenti, sono considerati come Paesi di origine sicuri i seguenti: Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d'Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia. Al riguardo va osservato che il decreto del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale 7 maggio 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2024 – con il quale è stato apportato il più recente aggiornamento della lista dei Paesi di origine sicuri in applicazione alla normativa unionale sopra ricordata e dell'articolo 2- bis del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 – non si è avvalso della facoltà di introdurre distinzioni territoriali nell'ambito degli Stati individuati come Paesi di origine sicuri. Il Governo ha tuttavia ritenuto che, alla luce degli approfondimenti condotti sulle schede a corredo dell'istruttoria del suddetto decreto 7 maggio 2024, per tre Paesi presenti nell'elenco recato da tale decreto (Camerun, Colombia e Nigeria) le situazioni di criticità presenti in parte dei relativi territori non giustificassero più l'inclusione nell'elenco, anche alla luce degli orientamenti recentemente espressi dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nella suddetta sentenza del 4 ottobre 2024. Per i Paesi che restano nell'elenco dei Paesi di origine sicuri disposto dal presente decreto-legge, l'inserimento è quindi effettuato per l'interezza del relativo territorio effettivamente controllato da detti Stati. La lettera c) si limita ad aggiornare il comma 4 dell'articolo 2- bis del decreto legislativo n. 25 del 2008 sul piano formale, dando atto della soppressione dell'EASO ( European Asylum Support Office ) e della sua sostituzione con la nuova Agenzia dell'Unione europea per l'asilo. Articolo 2 (Modificazioni al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25) La modifica normativa interviene sulla disciplina, prevista dall'articolo 35- bis del decreto legislativo n. 25 del 2008, della procedura attivabile in fase giurisdizionale da parte del richiedente nei casi – elencati al comma 3 della stessa disposizione – in cui, in deroga alle regole generali in materia, la proposizione del ricorso avverso la decisione adottata dalla Commissione territoriale non sospende automaticamente l'efficacia esecutiva del provvedimento stesso, ma è possibile proporre istanza di sospensione al giudice.