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altrettanto grave la disponibilità del Ministero a facilitare i progetti di cattura e stoccaggio dell'anidride carbonica, una pratica molto discutibile che non può in alcun modo essere considerata prioritaria nel processo di transizione ecologica ed energetica; l'inserimento di tale pratica era stata valutato nel corso della discussione sul PNRR, senza risultare convincente: il rapporto tra rischi e benefici di questo meccanismo non è ancora chiaro e risulta del tutto evidente come l'interesse di molte aziende verso tali progetti sia connesso ai possibili profitti e alla possibilità di continuare ad utilizzare fonti inquinanti nascondendo le emissioni, letteralmente, "sotto il tappeto", all'interno di serbatoi: si ricorda come l'ENI abbia in programma la realizzazione di un impianto di stoccaggio del carbonio (CCS) a Ravenna; proprio il responsabile public affairs dell'ENI, Lapo Pistelli, ha affermato pochi giorni fa che il CCS e l'idrogeno (da metano) "sono segmenti decisivi a loro modo, ma tutti insieme, non uno contro l'altro, per poter raggiungere gli obiettivi su cui il Paese si è impegnato"; peccato che nessuna di queste due strategie sia stata approvata dal nostro Parlamento né incontri il favore della Commissione europea, che in sede di analisi del documento relativo al recovery plan italiano ha chiarito come "Gli investimenti nell'idrogeno saranno limitati a quello verde e non conterranno idrogeno blu né coinvolgeranno il gas naturale", allontanando la possibilità di utilizzo della cattura e stoccaggio di anidride carbonica per produrre idrogeno blu; tale riorganizzazione, dunque, proposta da un'azienda privata (la Ernst & Young), non corrisponde affatto ai compiti delineati per il Governo e per il neonato Ministero della transizione ecologica: al contrario, ne affossa del tutto il presidio ambientale e ne mina l'integrazione con le direttrici di politica industriale ed energetica, alla base della creazione del nuovo Ministero, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda sottoporre ad attenta valutazione e ripensamento il progetto per come risulta essere stato disegnato, apportando le correzioni indispensabili per far sì che il Ministero corrisponda a quanto delineato nel programma di Governo, dando alle politiche climatiche la priorità che rivestono nell'agenda internazionale; se non ritenga indispensabile promuovere, come avvenuto in molti altri Paesi, uno strumento indispensabile di indirizzo e governance come una legge quadro sul clima; se non intenda chiarire di quale natura siano le competenze del Dicastero in materia di "impeghi pacifici dell'energia nucleare", posto che la politica energetica nel nostro Paese non possa appoggiarsi a tale metodo dopo la netta contrarietà dei cittadini espressa nei referendum del 1983 e del 2011 e se non intenda chiarire la posizione del Governo circa la pratica di cattura e stoccaggio dell'anidride carbonica, molto controversa e dunque inaffidabile ai fini della pianificazione di una completa transizione ecologica della nostra economia. Atto n. 3-02776 BINETTI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: al fine di poter garantire un ottimale insegnamento professionalizzante, non è più rinviabile il problema della insufficiente e precaria presenza di docenti appartenenti allo specifico profilo professionale, chiamati in ruolo da parte delle università; sul totale di 487 docenti attualmente di ruolo nei settori scientifico-disciplinari (SSD) MED/45-50, solo 62 appartengono ai settori specifici dei profili delle 22 professioni sanitarie, pari ad appena il 13 per cento. La restante parte, circa l'87 per cento, sono in prevalenza medici e odontoiatri, alcuni biologi, farmacologi e psicologi. Lo scorso anno i docenti erano 457, trenta in meno di questo anno, a fronte dei 9.138 dell'intera area 6 di Medicina; il settore MED/45 (Scienze infermieristiche generali) ha in ruolo 43 docenti, di cui 40, ovvero il 93 per cento, appartenenti alla professione infermieristica, i quali risultano ancora sotto-organico, se si considera l'esistenza di 42 corsi di laurea distribuiti su 217 sedi. Invero mancano professori di ruolo per il corso universitario di Infermieristica nella metà delle Università italiane, tra cui: Bologna, Parma, Ferrara, Pisa, Siena, Perugia, Ancona, Chieti, Napoli Federico II, Napoli Vanvitelli, Salerno, Campobasso, Foggia, Catanzaro, Catania, Messina, Palermo, Sassari e Cagliari; sicuramente peggiore è la situazione nei restanti SSD: nessun insegnate di ruolo fra i 183 di MED/46 (Tecniche di laboratorio) e fra i 92 del MED/49 (Dietistica); 4 su 6 quelli di ruolo in ostetricia, 14 su 34 nel settore della riabilitazione, nonché 4 su 122 per il corso universitario MED/50 (Scienze Tecniche mediche applicate), di cui 2 igienisti dentali, 1 logopedista e 1 ortottista; il numero dei docenti impegnati nei SSD presi in considerazione è sempre del tutto inferiore alle effettive necessità espresse dal carico della docenza dei relativi corsi di laurea; occorre, poi, evidenziare come rispetto alle 22 professioni a cui appartengono oltre 687.000 operatori, i ruoli esistono solo per 11 delle 22 professioni di area sanitaria, quindi per la metà, ovvero: 40 ruoli per infermieri su 456.000 iscritti all'Ordine, 9 per fisioterapisti su 66.000 iscritti, 4 per ostetriche su 21.000, 2 per igienisti dentali su 8.000 e 2 per terapisti delle neuro- e psicomotricità dell'età evolutiva su 5.000. Inoltre, un ruolo ciascuno per i circa 20.000 educatori, per i 12.000 logopedisti, per i 3.000 ortottisti, per i 3.000 terapisti della riabilitazione psichiatrica e per i 2.000 tecnici di neurofisiopatologia; mancano totalmente i ruoli per altre 12 professioni ovvero: per gli 11.000 tecnici della Prevenzione, per gli oltre 5.000 dietisti, per i circa 5.000 assistenti sanitari, per i 4.000 audioprotesisti, per i 2.250 terapisti occupazionali, per i 2.200 podologi e 2.200 tecnici ortopedici, per i 1.500 tecnici di Fisiopatologia cardiocircolatoria ed infine per i mille tecnici audiometristi. Inoltre risultano mancanti i ruoli di insegnamento per alcune tipologie di professione ad alta numerosità come per i 28.000 tecnici di Radiologia e per i 27.000 tecnici di Laboratorio; le università con il maggior numero di ruoli non affidati a docenti appartenenti ad una delle professioni sanitarie sono la "Sapienza" di Roma con 87 ruoli, di cui solo 4 per le professioni, e la "Federico II" di Napoli con 44 ruoli e nessuno per le professioni sanitarie; non c'è dubbio che la mancanza dei docenti provenienti dalle rispettive professioni sanitarie mostri una debolezza della ricerca scientifica in questi stessi settori, situazione questa che da una parte non consente ai docenti di accedere alle rispettive abilitazioni scientifiche nazionali e dall'altra rende intrinsecamente più deboli questi corsi di laurea in cui il livello del sapere che li caratterizza non raggiunge quello di un'adeguata elaborazione scientifica;