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Si è ricompattato il "fronte del Nord". Sono posizioni molto miopi. L'Unione europea ha dato una pessima prova di sé già di fronte alla crisi dei debiti sovrani nel 2010-2011; il risultato è stata una disaffezione grande nei confronti dell'Unione, che ha destabilizzato quasi tutti i Paesi comunitari. Oggi l'Europa si trova di fronte a una sorta di prova di appello, ma dobbiamo sapere che probabilmente non ci saranno altre occasioni. Il momento di provare che l'Unione europea è non solo rigore, ma anche una vera comunità sovranazionale capace di superare gli egoismi nazionali, e di dare prova di solidarietà e spirito unitario è questo. Questa è l'ultima chiamata. Non siamo di fronte a una crisi grave. Come ha scritto anche Mario Draghi rivolgendosi all'Unione europea e ai suoi Paesi, gli Stati devono poter mobilitare tutte le risorse disponibili senza preoccuparsi del debito pubblico, perché l'alternativa sarebbe molto più distruttiva. Occorre evitare, prima di tutto, che le persone perdano il loro lavoro. I costi dell'esitazione sarebbero irreversibili. Questo è il dramma che è di fronte a noi e di cui l'Unione europea (tutta l'Unione europea, compreso il "fronte del Nord") dovrebbe rendersi conto. Concludendo, signor Presidente, lei ha detto bene: questo è il momento della responsabilità, ma anche di dimostrare tutti insieme la forza di un Paese che non si perde d'animo né perde la speranza nel futuro, così come quella di uno Stato che dice a tutti i suoi cittadini: «Non vi lasceremo soli e metteremo in campo tutte le risorse e tutte le energie per far sì che possiamo uscire insieme da questa crisi». Solo tutti insieme ce la faremo. (Applausi dai Gruppi Misto, M5S e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, questa è una delle tante giornate difficili; parlo volentieri da questa parte dell'Aula, perché oggi tutto può essere correttamente interpretato e a tutto si può dare un valore simbolico. Lei ci ha detto che oggi è il momento dell'unità e della responsabilità di tutto il Paese, di tutta la Nazione e di tutta la classe dirigente che abbiamo l'onere di rappresentare. Ci sono state tante critiche - forse troppe - a vari livelli, locali e territoriali, nei confronti dei sindaci, dei Presidenti delle Regioni, del Presidente del Consiglio e di noi tutti. La verità è una, semplice e forse anche banale. È ovvio che tutti noi ci sentiamo - e probabilmente siamo - inadeguati in questa ora terribile per il Paese; siamo inadeguati perché questa è una tragedia inaspettata, le cui dimensioni erano ovviamente incredibili fino a poche settimane fa. Quindi, abbiamo semplicemente un dovere, in considerazione della nostra responsabilità nei confronti del Paese, della nostra comunità nazionale e dei singoli: il dovere di fare del nostro meglio, il meglio che sappiamo fare, ma anche di non tirarsi indietro e avere coraggio, di metterci la faccia, lavorando tutti i giorni fino in fondo nell'interesse del Paese per uscire da questa emergenza sanitaria e cominciare a pensare al futuro di un'Italia diversa che, necessariamente, in queste ore sta cambiando e sarà cambiata. E allora - lo fanno tutti e devo farlo anche io - a nome del Partito Democratico, del mio Gruppo e di tutti nostri iscritti, militanti ed elettori mi sento in dover ringraziare i nostri medici, i nostri infermieri e il personale delle cooperative negli ospedali che lavora per pochi euro e mette a disposizione le proprie prestazioni e il proprio coraggio, così come la Protezione civile, le Forze dell'ordine, i Vigili urbani e i nostri amministratori che vanno per le strade a convincere i cittadini ad attenersi alle nostre disposizioni. (Applausi) . Sento anche il dovere ringraziare voi tutti, membri del Governo, i parlamentari e tutti i partiti che oggi - io ci credo - hanno soprattutto - anzi, forse unicamente - a cuore il futuro del nostro Paese. È il momento della responsabilità. Ieri abbiamo fatto una riunione tra i Capigruppo; responsabilità non vuol dire essere unanimi per forza, ma significa collaborare, dare il proprio contributo, essere leali: quando si dice una cosa, la si dice perché si pensa di fare del bene, non perché si pensa di utilizzarla in termini politici o di consenso, è semplice la differenza. Se uno parla con la forza della propria ragione ed esperienza, e soprattutto con il cuore, sapendo di curare l'interesse del Paese, fa sicuramente la cosa giusta. Poi non è importante se in Aula voteremo tutti insieme; per me non è importante: contano invece lo stato d'animo e la volontà. Faccio, quindi, un appello al senatore Salvini (che parlerà dopo di me), alla senatrice Bernini, a Fratelli d'Italia e a tutte le forze politiche della maggioranza. L'appello è di aver questo tipo di approccio; di essere coerenti e coraggiosi; di avere l'orgoglio di fare la propria parte. La faremo sul decreto-legge che dobbiamo convertire tra pochi giorni. L'obiettivo è di convertirlo l'8 aprile o comunque di fare il prima possibile. Sappiamo cos'è quel decreto; sappiamo come è nato e quali erano le disponibilità economiche e finanziarie. Conosciamo lo sforzo che hanno fatto il Governo, il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia per ottenere quelle disponibilità, che il Governo giustamente ha messo subito in campo e a disposizione del Paese. Ciò non vuol dire che questo decreto non può essere modificato; può essere migliorato e bisogna fare in modo che i cittadini abbiano immediatamente beneficio da quello sforzo enorme che abbiamo fatto. Bisogna fare in modo che le aziende abbiano immediatamente la liquidità e, quindi, forze di maggioranza e di opposizione confrontiamoci su come quella disponibilità di decine di miliardi di euro che il Governo è stato in grado di trovare oggi possa diventare beneficio per i lavoratori in cassa integrazione, per gli autonomi che devono avere il minimo per resistere in questa fase, per le aziende che hanno bisogno di avere liquidità per far fronte ai loro impegni e non andare con i libri in tribunale. Facciamo questo sul decreto; sarà inutile presentare emendamenti bandiera da sventolare un domani per dire frasi del tipo: «Noi l'avevamo detto». (Applausi dai Gruppi PD e M5S). Su questo decreto, se tutti vogliamo fare l'interesse del Paese, dobbiamo semplicemente lavorare per essere al fianco del Governo, migliorare il testo e, quindi, fare il bene degli italiani perché sono tante le categorie che vengono aiutate, perché è una risposta sull'emergenza nell'immediatezza e sul bisogno di dare risposte. Però, dall'altra parte, il Governo ci ha detto chiaramente in sede istituzionale come deve fare, e ringrazio il Presidente del Consiglio per aver annunciato di voler costantemente informare il Parlamento sull'evoluzione della crisi sanitaria, dell'emergenza e anche delle iniziative economiche che vorrà intraprendere. Egli ha anche annunciato che prestissimo ci sarà un nuovo decreto-legge finanziato in maniera consistente: si parla di altri 25 miliardi di euro. È importante lavorarci da subito; ritengo che il Governo dovrà approvare quel decreto-legge entro il 16 aprile, perché avremo nuove scadenze fiscali.