[pronunce]

che - in virtù del richiamo operato dall'art. 22, primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), alle norme, in quanto applicabili, del regolamento per la procedura innanzi al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, oggi disciplinata dal codice del processo amministrativo, approvato dall'art. 1 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo) - nel procedimento davanti a questa Corte, secondo il disposto dell'art. 39, comma 2, del menzionato codice, le notificazioni degli atti sono disciplinate dal codice di procedura civile e dalle leggi speciali concernenti la notificazione degli atti giudiziari in materia civile (sentenza n. 144 del 2015); che la notificazione a mezzo della polizia giudiziaria esula dalle previsioni di detta normativa; che il Tribunale ricorrente non poteva avvalersi di tale forma di notifica neppure in quanto giudice penale; che, a prescindere dai ristretti limiti entro i quali il giudice penale può attualmente servirsi della polizia giudiziaria per le notificazioni, è dirimente il rilievo che nel giudizio per conflitto di attribuzione il potere giudiziario agisce come parte del processo costituzionale, in posizione di parità con gli altri poteri dello Stato confliggenti; che, pertanto, in tale sede può avvalersi soltanto dei poteri che gli sono riconosciuti in qualità di parte, non potendo le disposizioni concernenti i giudizi costituzionali essere diversamente intese secondo che a proporre il (o a resistere al) conflitto di attribuzione sia il potere giudiziario o un altro potere dello Stato (sentenza n. 247 del 2004 e ordinanza n. 278 del 2004); che - quanto alla natura del vizio della notificazione effettuata, in materia civile, per mezzo di polizia giudiziaria - nella giurisprudenza di legittimità, oltre all'orientamento richiamato dal resistente, se ne rinviene un altro, più recente - sia pure specificamente riferito alla materia fallimentare (la cui disciplina non annovera, peraltro, previsioni speciali in tema di organi delle notificazioni) - secondo il quale detta notifica è nulla e non inesistente (Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenze 31 agosto 2016, n. 17444; 5 ottobre 2015, n. 19797 e 29 ottobre 2010, n. 22151); che, inoltre, di recente le sezioni unite civili della Corte di cassazione (sentenze 20 luglio 2016, n. 14916 e n. 14917) sono tornate sulla distinzione, di origine giurisprudenziale, tra nullità e inesistenza della notificazione, adottando una lettura restrittiva di quest'ultima figura; che, secondo le indicazioni delle sezioni unite, l'inesistenza è ravvisabile, «oltre che in caso di totale mancanza materiale dell'atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un'attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto qualificabile come notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformità dal modello legale nella categoria della nullità»; che tali elementi consistono: «a) nell'attività di trasmissione, svolta da un soggetto qualificato, dotato, in base alla legge, della possibilità giuridica di compiere detta attività, in modo da poter ritenere esistente e individuabile il potere esercitato; b) nella fase di consegna, intesa in senso lato come raggiungimento di uno qualsiasi degli esiti positivi della notificazione previsti dall'ordinamento (in virtù dei quali, cioè, la stessa debba comunque considerarsi, ex lege, eseguita), restando, pertanto, esclusi soltanto i casi in cui l'atto venga restituito puramente e semplicemente al mittente, sì da dover reputare la notificazione meramente tentata ma non compiuta, cioè, in definitiva, omessa»; che, in tale quadro, tenuto conto anche della natura del giudizio per conflitto di attribuzione e degli interessi che in esso vengono fatti valere, si deve ritenere che - contrariamente a quanto sostenuto dal Senato della Repubblica - la notificazione di cui si discute sia nulla e non già inesistente, in quanto attuata con modalità non totalmente avulse dal modello legale contemplato dall'ordinamento, con conseguente sanabilità del vizio; che, infatti, sebbene in campo diverso da quello civile, la polizia giudiziaria è, comunque sia, soggetto qualificato e dotato in base alla legge - in particolare, la legge processuale penale (artt. 148 e 151 del codice di procedura penale) - della possibilità giuridica di compiere l'attività di notificazione; che, inoltre, nel caso di specie la notificazione ha avuto esito positivo, tanto che il Senato della Repubblica, nella seduta del 28 luglio 2016, ha approvato le conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in senso favorevole alla costituzione in giudizio, poi in effetti avvenuta; che, peraltro, la peculiarità e la novità della questione processuale in esame hanno fatto sì che la costituzione in giudizio del Senato della Repubblica sia stata effettuata al solo fine di eccepire l'asserita inesistenza della notificazione, senza affrontare il merito del conflitto; che, a fronte di ciò e al fine di una corretta instaurazione del contraddittorio, è dunque opportuno disporre la rinnovazione della notificazione del ricorso e della ordinanza di ammissibilità del conflitto.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dispone: a) che la cancelleria della Corte costituzionale dia immediata comunicazione della presente ordinanza al Tribunale ordinario di Bergamo; b) che il ricorso, l'ordinanza n. 139 del 2016 di ammissibilità del conflitto nonché la presente ordinanza siano notificati, a cura del ricorrente, al Senato della Repubblica, in persona del suo Presidente, entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione di cui al punto a), per essere successivamente depositati, con la prova dell'avvenuta notifica, nella cancelleria di questa Corte entro il termine di trenta giorni previsto dall'art. 24, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 aprile 2017. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 maggio 2017. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA Allegato: ordinanza letta all'udienza del 4 aprile 2017ORDINANZARitenuto che è intervenuto nel giudizio, con atto depositato il 9 agosto 2016, il sen.