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una cifra considerevole, se teniamo conto che la stessa Regione Lombardia spende 50 milioni di euro nel triennio 2017-2019 per finanziare le tariffe del trasporto pubblico. Se parametriamo i costi della efficiente Lombardia all'intero Paese, ne traiamo che un referendum elettronico - sempre al netto dei costi d'investimento per i macchinari e i software necessari - costerebbe al Paese circa 140 milioni di euro per ogni consultazione, che si moltiplicherebbero per effetto della riforma in discussione alla Camera. Ma di quali risparmi dei costi della politica o della democrazia state parlando, quindi? Quanto proponete è pura demagogia, parola della quale il dizionario Treccani dà la seguente definizione: «La pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse lusingando le loro aspirazioni, specialmente economiche, con promesse difficilmente realizzabili». Si tratta di un metodo, conclude il Treccani, «che rappresenta la forma corrotta della democrazia o una simulazione di questa». Una simulazione: ecco l'obiettivo, simulare la democrazia. Cari colleghi, Presidente, nella mia esperienza pubblica... (Brusio) . PRESIDENTE. Vi pregherei di ascoltare l'intervento del collega, per favore, o comunque di parlare a bassa voce. COMINCINI (PD) . Grazie, Presidente. Nella mia esperienza pubblica vengo da un significativo impegno amministrativo come sindaco della mia città - Cernusco sul Naviglio - e come vice sindaco della città metropolitana di Milano, un'esperienza concreta che consente di misurare effetti e conseguenze delle norme. Quando, nel 1993, venne varata la riforma che introdusse nel nostro ordinamento l'elezione diretta del sindaco e del presidente della Provincia, quell'importante riforma, forse la meglio riuscita sugli assetti istituzionali del nostro Paese, comportò anche una revisione sostanziale del numero dei membri dei consigli comunali e delle funzioni attribuite a consiglio, giunta e sindaco. Fu dunque una riforma organica e se, come detto, la riforma funziona è per effetto di questa organicità. Non si intervenne a ridurre i componenti dei consigli comunali per una questione finanziaria, di cassa. Peraltro, fatemi dire che quanto ancora oggi viene riconosciuto come indennità di carica ai sindaci rispetto alle responsabilità che ognuno di loro si accolla ogni giorno, di fronte ai propri concittadini e di fronte alla legge, non ha paragone rispetto a quanto percepito da altri livelli istituzionali, non ha proprio paragone, ma bisogna avere il coraggio di riconoscere queste differenze e queste responsabilità e di valorizzarle adeguatamente, non tacerle per comodo perché non sentito dalle masse. Anche questa è demagogia. Concludo e mi rivolgo alla Presidenza e al Governo perché considerino le proposte emendative che il Partito Democratico ha presentato, tese ad accompagnare la riduzione del numero dei parlamentari con una modifica anche di altri aspetti, in modo specifico del bicameralismo indifferenziato. Voglio ricordare le parole di Dossetti, uno dei Padri costituenti, che aveva partecipato alla Resistenza e che, parlando nel 1988 della Carta che aveva contribuito a scrivere, sosteneva: «La Costituzione l'abbiamo fatta con spirito di rinnovamento, di modernità, almeno in alcuni punti, almeno in alcune parti. (...) Certe strutture come il bicameralismo paritario assoluto, come il referendum , come la configurazione della Corte costituzionale erano indubbiamente strutture di cui si poteva già allora, in una certa misura, intravedere allora che avrebbero rallentato di molto e indebolito di molto le possibilità decisionali che pure l'epoca moderna impone a chi ha la responsabilità politica». Questi, detti da un Padre costituente, sono i nodi sui quali bisogna intervenire, non il numero dei parlamentari. Quindi, per il bene della nostra democrazia e di un'azione concreta ed efficace, chiedo alla Presidenza e al Governo di procedere anche accogliendo gli emendamenti che, ampliando la discussione, non considerino solo la riduzione del numero dei parlamentari, ma prendano nell'insieme gli aspetti che permettono un migliore funzionamento della nostra democrazia e gli assetti costituzionali. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, signori del Governo, voi volete ridurre di un terzo il numero dei parlamentari. Noi vi abbiamo detto che su questo punto siamo disposti a confrontarci ad un patto: che da qui si esca con una riforma che rafforzi il Parlamento, che rafforzi, con le prerogative e le funzioni dei parlamentari, la capacità della democrazia di dare risposte alle attese e ai bisogni dei cittadini. Nella scorsa legislatura, noi del Partito Democratico non solo non ci siamo sottratti a questo tema, ma ne abbiamo fatto un punto essenziale, perché siamo convinti che crisi sociale e crisi istituzionale siano aggrovigliate insieme, siano due spine della stessa questione italiana ed europea che da troppo tempo causano frammentazione ed esclusione, scaricando i costi di questa crisi sui più deboli, in particolare sulle nuove generazioni, rendendo fragile la nostra Repubblica perché c'è una crisi di legittimazione che accade quando si fa fatica a riconoscersi in un Paese, nel nostro Paese, se non si riesce a trovare un lavoro, se la mia famiglia, per quanti sforzi e sacrifici faccia, non può farmi studiare, se politiche sbagliate come quelle che voi state facendo, fanno precipitare l'Italia in recessione come sta avvenendo. (Applausi dal Gruppo PD) . Ci tolgono quote di export, come sta avvenendo, e sono costretto a smontare la mia azienda manifatturiera. Quando succede questo, la mia frustrazione, il mio risentimento mi fanno apparire la democrazia come un guscio vuoto e mi chiedo dove sia finita la promessa per cui i nostri figli sarebbero stati meglio dei nostri padri. È in questo cortocircuito, in questo buio, che si fanno strada parole d'odio come quelle che voi, signori al Governo, avete utilizzato e utilizzate per mettere gli uni contro gli altri i deboli e chi è ancora più debole. Il qualunquismo, il nazionalismo, tentativi autoritari che strumentalizzano in modo distorto e pericoloso il bisogno di protezione, di emancipazione che solo la democrazia può realizzare. Voi avete vinto, sì, perché avete incanalato il disagio sociale contro i partiti, contro la politica e addirittura contro il Parlamento, ma la vostra è una vittoria vergognosa perché è pericolosa, distruttiva ed è per voi una vittoria di Pirro, perché solo inclusione, integrazione e diritti creano sicurezza; solo lavoro, sapere e cittadinanza creano sicurezza; solo una democrazia più forte può contrastare diseguaglianze che minano le nostre società. Noi questo lo sappiamo bene, ma voi signori del Governo, lo sapete? Voi i problemi li volete risolvere o vi fa comodo amplificarli, farli esplodere, giocare al "tanto peggio, tanto meglio"? Non c'è danno maggiore, non c'è inganno peggiore dell'antipolitica, ma non per noi che siamo qui, per chi sta fuori e ogni giorno combatte per realizzare il proprio progetto di vita.