[pronunce]

che le ordinanze del Tribunale di Messina del 26 marzo 2003 (r.o. n. 621 del 2003), dell'11 giugno 2003 (r.o. n. 740 del 2003), del 18 giugno 2003 (r.o. n. 741 del 2003), del 2 luglio 2003 (r.o. n. 754 del 2003) e del 12 giugno 2003 (r.o. n. 878 del 2003) sono state tutte pronunciate nel corso di giudizi promossi da privati proprietari per il risarcimento del danno patito per l'occupazione d'urgenza di propri terreni, disposta a suo tempo con ordinanze sindacali e successivamente divenuta illegittima (c.d. occupazione acquisitiva) a seguito della mancata ultimazione delle procedure espropriative nei termini fissati per l'occupazione stessa, a fronte dello stato di avanzata od integrale esecuzione delle opere pubbliche progettate; che, secondo il rimettente, alle fattispecie oggetto dei giudizi a quibus, tutte instaurate dopo il 30 giugno 1998, andrebbero applicate le disposizioni dell'art. 34, commi 1 e 2, e dell'art. 35, comma 1, del d.lgs. n. 80 del 1998, nel testo anteriore alla modifica operata con l'art. 7 della legge n. 205 del 2000, laddove dispongono che «sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie aventi per oggetto gli atti, i provvedimenti e i comportamenti delle amministrazioni pubbliche in materia urbanistica ed edilizia» (art. 34, comma 1), tenuto conto che ai fini di questa disposizione «la materia urbanistica concerne tutti gli aspetti dell'uso del territorio» (art. 34, comma 2); che in tutti i giudizi è intervenuto, con la rappresentanza dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri, deducendo l'inammissibilità per irrilevanza ovvero l'infondatezza delle questioni proposte sulla base delle medesime argomentazioni svolte nel giudizio di cui all'ordinanza n. 1064 del 2003; che l'ordinanza del Tribunale di Aosta del 18 agosto 2003 (r.o. n. 818 del 2003) è stata resa nel corso di un giudizio civile promosso da Angela Bionaz nei confronti del Comune di Brissogne per ottenerne la condanna alla riduzione in pristino stato dei luoghi, ovvero al risarcimento dei danni, in conseguenza dell'esecuzione di lavori di allargamento di una strada comunale effettuati, su un fondo di proprietà dell'attrice, in base ad una delibera di approvazione del progetto esecutivo priva dell'indicazione dei termini di cui all'art. 13 della legge 25 giugno 1865, n. 2359 (Espropriazioni per causa di utilità pubblica) e, pertanto, adottata in totale carenza di potere; che il rimettente osserva come nel giudizio a quo, avente ad oggetto una fattispecie qualificabile in termini di “occupazione usurpativa”, per effetto delle previsioni dell'art. 34 e dell'art. 35 del d.lgs. n. 80 del 1998, entrati in vigore prima della proposizione della domanda, la giurisdizione, in precedenza pacificamente attribuita al giudice ordinario, sia ora devoluta al giudice amministrativo; che è intervenuto, con la rappresentanza dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri il quale ha spiegato difese identiche a quelle articolate nei giudizi iscritti al r.o. nn. 621, 740, 741, 754, 878 e 1064 del 2003. Considerato che tutti i giudizi, ponendo questioni sostanzialmente identiche relativamente alle stesse norme, devono essere riuniti; che la questione posta dall'ordinanza n. 1142 del 2003 è inammissibile in quanto il giudizio a quo è stato instaurato (5 dicembre 2000) nella vigenza dell'art. 34 del d.lgs. n. 80 del 1998, come sostituito dall'art. 7, comma 1, lettera b) , della legge 21 luglio 2000, n. 205; che, quanto alle altre questioni, questa Corte, con sentenza n. 281 del 2004, successiva a tutte le ordinanze in esame, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 34, commi 1 e 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), «nella parte in cui istituisce una giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di edilizia e urbanistica, anziché limitarsi ad estendere in tale materia la giurisdizione del giudice amministrativo alle controversie aventi ad oggetto diritti patrimoniali consequenziali, ivi comprese quelle relative al risarcimento del danno»; che, inoltre, con la medesima pronuncia questa Corte ha osservato che «la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 34, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 80 del 1998 comporta la necessità di interpretare l'art. 35 – censurato in alcune ordinanze in connessione con l'art. 34 – nel senso che il potere di riconoscere i diritti patrimoniali consequenziali, ivi incluso il risarcimento del danno, è limitato alle sole ipotesi in cui il giudice amministrativo era già munito di giurisdizione, tanto di legittimità quanto esclusiva»; che, pertanto, tale sentenza ha sostanzialmente modificato la disciplina riguardo alla quale i giudici rimettenti hanno sollevato le questioni di legittimità costituzionale oggetto del presente giudizio, rendendo necessario, conseguentemente, un nuovo esame dei termini delle questioni e della loro perdurante rilevanza nei giudizi a quibus (si vedano, analogamente, le ordinanze n. 363 del 2004, n. 197 del 2004 e n. 184 del 2003); che, alla luce delle predette considerazioni, gli atti devono essere restituiti ai giudici rimettenti. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), sollevata, in riferimento all'articolo 76 della Costituzione, dal Tribunale di Vallo della Lucania con l'ordinanza n. 1142 del 2003 ; ordina, relativamente a tutti gli altri giudizi, la restituzione degli atti ai giudici rimettenti. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 gennaio 2005. F.to: