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l'articolo di stampa parla di un "cassone di giornata" che contiene ossa umane e 5 teschi, non il modo archeologico di recupero scientifico di resti scheletrici umani; il quotidiano riporta anche il rinvenimento di pavimenti antichi sul fronte della basilica, che dovrebbero risalire al 1300, come testimonia la presenza di piccoli mattoni denominati "altinelle" in riferimento alla città romana di Altino; lo stesso quotidiano, inoltre, allega ampia documentazione fotografica relativa ai lavori, da cui si evince che questi ultimi vengono eseguiti anche mediante strumenti meccanici e ruspe, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; se sia stata effettuata la verifica preventiva dell'interesse archeologico ai sensi dell'art. 28, comma 4, del decreto legislativo n. 42 del 2004 e dell'art. 25 del decreto legislativo n. 50 del 2016 per i lavori; se i lavori di scavo preventivati dal progetto siano stati debitamente controllati dagli archeologi in servizio presso la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per Venezia e laguna e, avendo rinvenuto materiale scheletrico umano da asportare, si siano fatti affiancare da antropologi per i necessari rilievi e recupero scientifico dei resti ossei; come e dove si sia provveduto alla messa in sicurezza dei reperti raccolti e se sia prevista un'attività di catalogazione, analisi e restauro; per gli elementi architettonici, se ne sia prevista la demolizione, il reinterro, lo smontaggio, il rimontaggio, la musealizzazione in altra sede rispetto a quella di rinvenimento o se sia previsto l'integrale mantenimento del sito; se l'effettuazione dei lavori con strumenti meccanici e ruspe sia compatibile con le misure di conservazione e di tutela previste dal codice dei beni culturali e del paesaggio. Atto n. 4-06354 FERRAZZI PITTELLA FEDELI D'ARIENZO BOLDRINI CERNO STEFANO IORI CIRINNA' ALFIERI D'ALFONSO GIACOBBE ROJC MARCUCCI MARGIOTTA TARICCO PINOTTI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il 6 dicembre 2021 ai 605 lavoratori della Speedline S.r.l. di Santa Maria di Sala (Venezia), azienda specializzata nella produzione di cerchioni per automobili, fornitrice di case come Ferrari e Porsche, è stata comunicata (nel corso di una riunione con una dirigente dell'azienda e due avvocati di studi legali esterni, con l'inopportuna assenza della proprietà, il gruppo svizzero Ronal) la decisione di cessare le attività dello stabilimento entro la fine del 2022 e delocalizzare la produzione verso un altri Paesi europei; tale decisione, presa senza un previo confronto con i dipendenti, le organizzazioni di rappresentanza sindacale, gli enti locali, sarà destinata non solo a privare i dipendenti del proprio posto di lavoro, lasciandoli senza alcuna prospettiva occupazionale, ma anche a mettere a repentaglio l'intero indotto, che consta di circa 150 addetti, e a far perdere al tessuto imprenditoriale locale un'importante presenza produttiva con la relativa esperienza accumulata nel corso degli oltre 45 anni di attività; la decisione di delocalizzare si scontra, inoltre, con gli impegni presi dall'azienda a favore della realizzazione di investimenti sul territorio. Impegni precisi, a cui l'azienda si era formalmente impegnata a corrispondere, anche a fronte del supporto ottenuto da parte delle istituzioni pubbliche; le rappresentanze sindacali si sono prontamente attivate nell'organizzare un incontro presso l'unità di crisi della Regione Veneto in collegamento con il Ministero dello sviluppo economico e nel richiedere l'avvio di un tavolo di confronto a livello nazionale presso il medesimo Ministero; considerato che la crisi aziendale che ha colpito la Speedline S.r.l. rientra in una più generale crisi della catena di approvvigionamento del settore automobilistico, che ha visto in Italia, nei mesi scorsi, ulteriori casi di crisi, quali quelli che hanno investito la Gianetti Ruote S.r.l. di Ceriano Laghetto (Monza Brianza), la GKN Driveline Firenze S.p. A. di Campi Bisenzio (Firenze) e la Timken Italia S.r.l. di Villa Carcina (Brescia) , e richiede pertanto l'adozione di una strategia coerente a livello nazionale per tutelare i lavoratori e la capacità produttiva dei territori, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno dare seguito con urgenza alla richiesta delle rappresentanze sindacali di convocare un tavolo di confronto presso il Ministero dello sviluppo economico, e contestualmente adottare ogni iniziativa utile al fine di salvaguardare l'occupazione dei lavoratori della Speedline S.r.l. e del consistente indotto. Atto n. 4-06355 VESCOVI IWOBI LUCIDI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: la diga del Moncenisio (costruita nel periodo 1963-1968) chiude a sud il lago del Moncenisio, nella val di Susa, ed è del tipo cosiddetto "a materiale sciolto", con utilizzo di calcari metamorfici e da terra; sia il lago che la diga si trovano in territorio francese, nonostante siano situati nella val di Susa sul versante italiano del colle del Moncenisio, e facciano parte del bacino idrografico del Po; la motivazione di ciò si ritrova nelle clausole del Trattato di Parigi del 1947, che, all'articolo 2, ridisegna alcune aree del confine tra Francia e Italia; in particolare, al comma 2, viene posta in revisione proprio la zona del Moncenisio; considerato che, durante il periodo in cui era situato in territorio italiano, il lago del Moncenisio misurava circa 2 chilometri in lunghezza e circa 850 metri in larghezza, e sul lato sud presentava una diga di contenimento in calcestruzzo armato costruita nel 1921; il lago attuale ha dimensioni maggiori, essendo lungo circa 5 chilometri e largo circa 3; il lago contiene, al massimo livello, circa 320 milioni di metri cubi di acqua, ed è sbarrato da una diga alta circa 120 metri, lunga circa 1.400 metri, larga circa 460 metri alla base e circa 12 metri alla sommità in materiale naturale nel suo lato sud, costruita nel 1968; inoltre durante i mesi invernali il lago è completamente coperto dal ghiaccio, con conseguente aumento della spinta orizzontale sulla diga; valutato che, secondo quanto risulta agli interroganti, nel corso del 2020 è stato elaborato il documento tecnico del progetto "ReSba" (Resilienza sugli sbarramenti) nell'ambito dell'"Objectif coopération territoriale européenne franco-italienne 2014-2020 (Alpes)", con il quale si sta iniziando a prendere coscienza dei rischi reali connessi con la presenza dello sbarramento del Moncenisio; in particolare, a pag. 9 è riportato che "L'invaso a uso idroelettrico del Moncenisio ha caratteristiche uniche nel contesto territoriale transfrontaliero; esso è ubicato completamente in territorio francese, ad una quota di 10 poco inferiore a 2000 m. s.l.m.