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Tra i compiti del SICP non sono comprese le fasi di ricostruzione intese come processo di ripristino delle condizioni di piena normalità, aventi spesso non solo carattere meramente edilizio, ma anche pianificatorio, riguardante l'assetto residenziale, produttivo e infrastrutturale. La ricostruzione deve essere effettuata, in linea di principio, con il ricorso alle procedure ordinarie, eventualmente sostenute da una legge che consenta l'adozione di percorsi di semplificazione, sempre tuttavia rispettosi della correttezza dell'azione amministrativa, a partire dalla trasparenza delle scelte. Coerentemente, l'azione deve essere affidata alle amministrazioni competenti in via ordinaria, messe in grado di garantire la necessaria competenza tecnica, e deve ispirarsi esclusivamente al rispetto di questioni non negoziabili come la tutela dell'ambiente, i caratteri urbanistici, storico-culturali e socio-economici delle realtà colpite. Nei processi di ripristino e ricostruzione va, altresì, assicurata l'effettiva partecipazione alle decisioni da parte delle popolazioni interessate. Il disegno di legge introduce inoltre numerosi «paletti» all'esercizio del potere di ordinanza, che deve essere esercitato nel rispetto dei princìpi della Costituzione, dei vincoli derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea e dagli obblighi internazionali, nonché dei principi generali dell'ordinamento giuridico. In particolare: a) il primo aspetto qualificante della novella legislativa deve essere quello di tipizzare, ossia di definire per legge, il più possibile, sia le fattispecie contingibili e urgenti che consentono l'attivazione del potere derogatorio, sia il contenuto dei provvedimenti di necessità e urgenza. Il perché si comprende agevolmente avendo presente che proprio l'atipicità dell'istituto è da sempre considerata una delle caratteristiche maggiormente eversive del principio di legalità; b) la decisione sull'attivazione del potere d'ordinanza deve essere sempre preceduta dalla dichiarazione collegiale dello stato di emergenza, da parte del Consiglio dei ministri, procedura da ritenersi compatibile con l'urgenza di provvedere (viene quindi abrogata la disciplina degli articoli 2 e 3, comma 1, del decreto-legge 4 novembre 2002, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2002, n. 286, i quali autorizzano, al ricorrere di determinate circostanze, il capo del Dipartimento per la protezione civile ad adottare ordinanze in deroga alla legge anche prima della dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei ministri); c) qualora, poi, la soluzione di un'emergenza preveda l'attivazione di una gestione commissariale, è necessario che la relativa delega contenga, oltre alla durata e alle modalità di esercizio, anche i princìpi cui il commissario si dovrà attenere, le norme cui in ogni caso non potrà derogare, gli obiettivi che dovrà raggiungere e le forme di controllo cui dovrà sottostare il suo operato; necessario anche introdurre in capo al commissario delegato, una specifica ipotesi di responsabilità dirigenziale, da far valere, indipendentemente dalla legittimità dei suoi provvedimenti derogatori, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati. A tal fine il disegno di legge prevede che i provvedimenti commissariali, adottati in deroga alle disposizioni vigenti ed emanati con la forma dell'ordinanza, debbano essere motivati «in ordine all'adeguatezza delle misure da adottare ed all'impossibilità di provvedere nel rispetto delle norme ordinariamente vigenti»; d) altra novità importante è rappresentata dall'introduzione della possibilità di prorogare l'ordinanza per non più di una volta, al fine di porre termine al «malcostume» di continue proroghe, per un numero indefinito di volte, possibilità foriera di abusi nell'utilizzo di uno strumento «di emergenza»; e) il commissario delegato, salve situazioni particolari determinate dalla natura dell'evento, è individuato, per lo svolgimento delle attività di soccorso, nella persona del presidente della regione, del presidente della provincia o del sindaco, in base all'estensione territoriale degli eventi, mentre, per la fase successiva al superamento dell'emergenza, il commissario delegato per lo svolgimento delle attività di ricostruzione è individuato, necessariamente, nella persona del presidente della regione, del presidente della provincia o del sindaco, in base all'estensione territoriale degli eventi. Ciò significa che le figure del commissario delegato per lo svolgimento delle attività di soccorso e di ricostruzione non potrà mai più coincidere con la figura del capo della protezione civile, situazione foriera degli abusi cui abbiamo assistito negli ultimi anni. La possibilità per la medesima persona fisica di assumere contemporaneamente entrambe le cariche, infatti, offusca la separazione dei ruoli e delle responsabilità, generando una pericolosa confusione; f) le ordinanze di protezione civile tornano ad essere assoggettate al controllo preventivo della Corte dei conti ai fini dell'apposizione del visto e della registrazione, procedimentalizzando con termini e modalità l'invio delle medesime alla suprema istanza di controllo amministrativo ai fini dell'apposizione del visto e della registrazione, con l'obiettivo di vanificare i tentativi di elusione del Governo; g) è abrogata la norma relativa all'estensione del potere di ordinanza anche agli interventi all'estero del Dipartimento per la protezione civile. L'insieme di queste proposte evidenzia l'importanza di giungere ad una nuova disciplina della materia in cui sia individuata nettamente la parte della normativa statale del potere governativo d'ordinanza destinata a fungere, secondo l'ormai consolidato orientamento della Corte costituzionale, da principio fondamentale della materia per il legislatore regionale. È questa, infatti, una condizione indispensabile perché poi possa realizzarsi la necessaria valorizzazione dell'autonomia regionale e locale, la cui continua lesione rappresenta uno dei principali problemi mostrati dalla prassi degli ultimi anni. Da questo punto di vista è bene premettere che le sfere di autonomia territoriale possono essere tutelate non solo dalla previsione dei princìpi fondamentali in grado di orientare, e quindi, favorire, la legislazione regionale, ma anche dall'introduzione di clausole legislative in grado di assicurare il rispetto del principio di leale collaborazione, come l'obbligo di scegliere i commissari di protezione civile tra i soggetti preposti alle amministrazioni regionali e locali. Ma certo la cosa più importante è contribuire ad un vero salto culturale, che coinvolga dal basso tutti i cittadini, ma poi anche i vari livelli istituzionali, nazionali e locali. Di qui la proposta di una «Carta dei diritti del cittadino colpito da calamità naturale»; perché la normazione degli aspetti della vita civile nei momenti di maggiore pericolo e bisogno danno il senso della maturità e civiltà di una comunità, oltre che della efficienza e legittimazione di una democrazia. L'articolo 1 dispone la costituzione del Sistema integrato di protezione civile, SIPC, che sostituisce l'odierno Servizio nazionale di protezione civile, SNPC. L'articolo 2 regola le funzioni delle amministrazioni centrali dello Stato in fatto di protezione civile; il comma 4 riguarda le attività di protezione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. L'articolo 3 tratta del diritto dei cittadini di essere informati del livello di rischio cui sono esposti;