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La convenzione non è poi entrata in vigore in quanto non è stato raggiunto il numero minimo di ratifiche, ma la scelta del legislatore è evidenzia comunque la consapevolezza di dover munire l'autorità centrale degli strumenti necessari a far fronte alle obbligazioni assunte. L'articolo 7 reca norme relative al gratuito patrocinio nei giudizi relativi alle obbligazioni alimentari e nei giudizi relativi alla sottrazione internazionale di minori. Il comma 1, in particolare, mira a superare la significativa disparità di trattamento, sotto il profilo del patrocinio a spese dello Stato, che si verifica quando domande di cooperazione ai sensi della Convenzione dell’Aia del 2007, di identico contenuto, provengono da uno Stato membro dell'Unione europea o da uno Stato terzo: nella prima ipotesi, infatti, si applica il regime di cui al decreto legislativo n. 116 del 2005 (che ha recepito la direttiva 2003/8/CE); nel secondo caso, invece, si applica il regime di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002. Non solo: uno stesso soggetto residente in uno Stato membro dell'Unione che vanti due diversi titoli di credito, uno rientrante nell'ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 4/2009 e un altro rientrante nell'ambito di applicazione della Convenzione, gode di due diversi regimi di assistenza giudiziaria dovendosi applicare l'articolo 45 del regolamento nel primo caso, e il decreto legislativo n. 116 del 2005 nel secondo. La differenza tra le fonti normative citate si manifesta sotto un duplice profilo. Il primo riguarda la tipologia di spese coperte dal beneficio del patrocinio a spese dello Stato. Il decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 non prevede la copertura delle spese per una serie di attività che, invece, ricadono nel regime previsto dal decreto legislativo n. 116 del 2005 e dall'articolo 45 del regolamento (CE) n. 4/2009 applicabili nei casi di assistenza amministrativa tra Stati membri, quali: la consulenza legale in fase precontenziosa al fine di giungere ad una soluzione prima di intentare una azione legale, le spese di interpretazione e di traduzione dei documenti e le spese di viaggio qualora sia necessaria la presenza fisica in udienza dell'interessato. Il secondo concerne i requisiti di accesso al beneficio. La questione riguarda soprattutto l'attuazione dell'articolo 14, paragrafo 4, della Convenzione dell’Aia del 2007, ai sensi del quale gli Stati contraenti sono vincolati a riconoscere agli istanti almeno le stesse condizioni di accesso fissate per l'assistenza legale gratuita nelle cause equivalenti. (Si ricorda che la Convenzione dell’Aia del 2007 è entrata in vigore, per l'Italia, il 1º agosto 2014 in forza di approvazione e ratifica da parte dell'Unione europea, con effetto vincolante per tutti gli Stati membri ad esclusione della Danimarca). Il decreto legislativo n. 116 del 2005 dispone che il patrocinio può essere accordato «al richiedente che supera i limiti di reddito se egli dimostra di non poter sostenere le spese processuali a causa della differenza del costo della vita tra lo Stato membro del domicilio o della dimora abituale e quello del foro» (articolo 4, comma 4). Questa norma non è applicabile allo straniero che risieda in uno Stato extra UE: tuttavia la finalità che ha determinato la disciplina europea attuata in Italia con il citato decreto legislativo n. 116 del 2005 è presente anche nelle controversie in cui si applica la Convenzione dell’Aia del 2007. Si pensi, ad esempio, ad un cittadino norvegese: tenuto conto del diverso costo della vita tra Italia e Norvegia può accadere che il cittadino norvegese, considerato indigente nel suo Paese, superi invece il tetto di reddito previsto dalla nostra legislazione per il patrocinio a spese dello Stato: in altri termini, l'applicazione rigida del criterio della soglia di reddito stabilita nello Stato richiesto, senza la possibilità di applicare un ulteriore criterio di valutazione, non garantisce l'effettivo accesso alla giustizia in casi come quello citato. Si rende pertanto necessaria l'adozione di norme interne specifiche in assenza delle quali lo Stato italiano non è in grado di adempiere compiutamente e in modo omogeneo le obbligazioni assunte con la ratifica della Convenzione dell’Aia del 2007 con specifico riferimento all'accesso alla giustizia che è una delle finalità fondamentali della Convenzione. Sono comunque fatte salve le norme di maggior favore per il nostro Paese. Il comma 2 mira a superare l'analoga esigenza che si presenta con riferimento alle domande prodotte ai sensi della Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civilistici della sottrazione internazionale di minori. L'articolo 25 della citata Convenzione costituisce una deroga rispetto ai requisiti attualmente vigenti per la concessione del beneficio del patrocinino a spese dello Stato: il beneficio spetta non solo a tutti i cittadini e residenti degli Stati membri ai sensi della direttiva 2003/8/CE, attuata in Italia dal decreto legislativo n. 116 del 2005, ma anche ai cittadini e residenti degli Stati aderenti alla Convenzione che non siano membri dell'Unione europea. L'articolo 26 della Convenzione ha una portata ancora più impegnativa, vincolando ciascuno Stato aderente ad assicurare ai soggetti istanti, vittime di sottrazioni internazionali, l'assistenza di avvocati nelle relative procedure che si svolgono sul proprio territorio, senza spese a carico dei richiedenti, anche qualora non siano applicabili le norme sul patrocino a spese dello Stato. La norma prevede che ogni Stato possa esprimere una riserva su questo specifico punto non oltre il momento della ratifica o adesione. L'Italia non ha formulato tale riserva ed è pertanto tenuta ad assicurare l'assistenza legale a tutti i richiedenti, anche al di fuori dei limiti per l'accesso al patrocinio a spese dello Stato. È opportuno sottolineare che dalla lettura della relazione illustrativa alla legge di ratifica (legge n. 64 del 1994) si apprende che la mancata formulazione della riserva è stata frutto di una scelta ben ponderata, fondata: 1) sulla volontà di non appesantire ulteriormente una parte -- la vittima della sottrazione -- già gravata da una situazione umanamente molto difficile, e 2) sulla considerazione che il ricorso alla riserva comporterebbe, in applicazione del principio generale della reciprocità proprio del diritto internazionale dei trattati, un trattamento di ugual segno degli altri Stati contraenti nei confronti dei nostri concittadini vittime di sottrazioni internazionali verso l'estero. Va peraltro detto che, ratificata la Convenzione con la legge n. 64 del 94, nel corso degli anni successivi l'articolo 25 non è mai stato applicato, forse anche -- si ritiene -- a causa di un equivoco generato dalla configurazione della procedura di ritorno, così come elaborata nell'articolo 7 della legge di ratifica.