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Atto n. 3-02671 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: la Reggia di Caserta, istituto museale del Ministero della cultura riconosciuto di rilevante interesse nazionale e perciò dotato di autonomia speciale, ha recentemente scritto di sé che: "ha avviato un percorso di promozione dello sviluppo territoriale e di valorizzazione dei servizi museali in un'ottica di partnership con imprese e professionisti" ("Evento Reggia di Caserta" sul sito "invitalia"). I molti lavori affidati di recente dalla Direzione della Reggia sembrano confermare un notevole attivismo, per certi versi forse esasperato; risulta infatti agli interroganti che, durante i mesi di chiusura forzata del Parco reale per la pandemia da SARS-CoV-2, un intervento molto invasivo condotto intorno alla Peschiera Grande, costruita nel 1769 all'interno del bosco vecchio per volontà del re di Napoli Ferdinando IV, su progetto dell'architetto Francesco Collecini, abbia impoverito moltissimo la cintura verde dell'invaso: la fitta vegetazione che nascondeva la vista i palazzi circostanti è stata tagliata quasi per intero; le immagini pubblicate mostrano, inoltre, un parziale rifacimento del percorso pedonale circostante la grande vasca (270 per 105 metri) che, privo com'è di modifiche sostanziali, ben s'inquadra in un'operazione di rinnovamento di cui sfuggono le motivazioni e che, tra l'altro, come alcuni dettagli denunciano, non sembra essere stata eseguita del tutto a regola d'arte; nel complesso, la qualità dell'intervento presso la Peschiera Grande appare modesta e resta opinabile, anche alla luce delle speciali misure di tutela imposte dalla legge 20 febbraio 2006, n. 77, la ratio dei tagli al verde eseguiti, quasi che l'unico motivo possa identificarsi nella capillarità degli interventi in corso nel Parco. Altri spazi verdi sono stati intanto sacrificati presso il bar allocato nella parte alta, per sistemare un'estesa pedana in legno sulla quale disporre, moltiplicati, i tavolini per accogliere i clienti (si veda "La Peschiera Grande sfigurata! Disboscata la zona che contornava la vasca" su "casertace"); quanto alle concessioni d'uso temporanee a privati, l'ultima polemica è legata all'esibizione di un disc jockey locale, il 29 maggio 2021, che ha allestito la propria postazione a ridosso della fontana di Cerere, mentre il programma di restauro della fontana di Diana e Atteone sarà finanziato da un service al femminile da sempre in odore di massoneria (si veda "Joseph Capriati Live dalla Reggia di Caserta: il grande ritorno di uno dei dj più amati" su "marcianise"; "Reggia di Caserta, la 'Soroptimist International' restaurerà la fontana di Diana e Atteone" su "maddalonicitta"); per contro, sembra che ad alcune criticità "storicizzate" non si sia ancora messa mano: i servizi igienici al ponte di Sala, le pompe di alimentazione delle fontanelle d'acqua potabile del Parco, l'irrigazione del giardino inglese e di altri spazi erbosi, il degrado dei locali di servizio in uso al personale (si veda "L'altra Reggia di cui non si parla: prati senz'acqua, locali di servizio e bagni in pessime condizioni" su "casertace"); considerato che: a fine febbraio 2019, il sindaco di Caserta esultava per avere sottoscritto con la Presidenza del Consiglio dei ministri una convenzione atta a rimodulare l'intesa pregressa e spendere ben 18 milioni di euro del bando per la riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie. E dichiarò: "Daremo nuova vita ai tracciati viari storici, per valorizzare le aree di contorno e restituire senso all'area di interesse storico ed ambientale limitrofa all'area della Reggia" (si veda "Caserta e la Reggia: il Governo sbocca gli interventi per le periferie, al via la riqualificazione delle aree della buffer zone" su "rivistasiti"; "Riqualificazione della città, funzionale al complesso vanvitelliano della Reggia e del sistema cinematico" è invece il titolo del piano di riqualificazione urbana in fase di progettazione, su impulso dello stesso Sindaco, dai primi del 2020 e del valore dichiarato di circa 200 milioni (si veda "Il "Sistema Reggia" del sindaco di Caserta" su "genteeterritorio"); è del 16 giugno 2021, però, legata al dissesto dichiarato dal Comune nel 2018, la decisione dell'Organo straordinario di liquidazione del dissesto di affidare ad una ditta le operazioni prodromiche all'alienazione dei beni immobili municipali, tra i quali figurano anche il Palazzo Vecchio e la "Villetta Maria Carolina": un'area verde adiacente al Parco reale solo da poco recuperata al Comune e al cui affidamento in gestione a privati si erano opposte le sezioni casertane di Italia Nostra, WWF e LIPU (si veda "Caserta. Parco Villa Maria Carolina a privati: Italia Nostra, WWF e Lipu diffidano il Comune" su "teleradio-news"); valutato che: in contrasto con l'iper-attivismo fattivo della Direzione della Reggia relativamente al Parco reale e con quello invece più teorico (e non privo di contraddizioni) dell'Amministrazione comunale, si continua a registrare uno stallo relativamente ad una prerogativa molto importante del complesso vanvitelliano: la sua iscrizione, fin dal 1997, nella lista dei siti UNESCO e lo sviluppo del suo intero potenziale; solo il 24 febbraio 2017, del resto, è stato istituito l'Ufficio UNESCO di Caserta, preposto anche alla redazione e al monitoraggio del Piano di gestione (si veda il sito "comune.caserta"); negli anni passati, in effetti, il tema del recupero della fascia esterna al complesso monumentale era stato inquadrato nella prospettiva dell'allargamento della zona cuscinetto del sito seriale che ha nel Palazzo reale del XVIII secolo il proprio fulcro, ma si compone anche dell'Acquedotto Carolino e Complesso di San Leucio. La buffer zone misura appena 110.76 ettari, distribuiti intorno ai quasi 90 dei tre complessi edilizi coinvolti ("whc.unesco"), tant'è che sarebbe più appropriato parlare di definizione invece che di allargamento, ma dovendo quella "garantire un livello di protezione aggiuntiva ai beni riconosciuti patrimonio mondiale dell'umanità", molti convengono che il Monte Tifata, scenario delle reali cacce, e i Colli Tifatini, situati alle spalle del Bosco di San Silvestro, andrebbero inseriti nel perimetro, a tutela di un paesaggio storico collinare ancora abbastanza integro, mentre quello della pianura è stato completamente stravolto; altri, sull'esempio di Pompei, hanno guardato con favore all'idea di includere l'area vasta dell'intera conurbazione casertana o focalizzato l'attenzione su monumenti di grande rilevanza culturale distanti, però, nello spazio e nel tempo, dai siti reali borbonici: un sottosegretario ai beni culturali, ad esempio, auspicava che si includessero, oltre alla Reggia di Carditello e ai Regi Lagni, l'Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, la Basilica di Sessa Aurunca, l'Abbazia di Sant'Angelo in Formis, il Litorale Domitio (si veda "Caserta convegno sulle buffer zone" su "v-news");