[pronunce]

Peraltro, la Corte avrebbe anche di recente ribadito l'irrilevanza, ai fini dell'ammissibilità dell'intervento, del momento in cui è avvenuta la costituzione nel giudizio a quo, ed avrebbe in numerosi arresti ammesso a partecipare al giudizio di costituzionalità chi, ancorché non costituito nel procedimento a quo, fosse tuttavia titolare o di un interesse strettamente connesso al rapporto sostanziale dedotto in giudizio, ovvero di un interesse individualizzato, direttamente inciso dall'esito dell'incidente di costituzionalità. Quanto al merito, sottolineano che i tempi assorbiti dalle sperimentazioni pre-cliniche e cliniche nonché dalle procedure necessarie per ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio sono fisiologicamente assai lunghi e che crescono in misura esponenziale gli investimenti richiesti; ribadiscono che il prolungamento della protezione brevettuale disposto dalla legge n. 349 del 1991 costituisce un diritto irreversibilmente quesito, rispetto al quale, dunque, il successivo intervento legislativo assumerebbe carattere ablativo, essendo la protezione complementare attributiva di una specifica e ben definita posizione di diritto soggettivo reale assoluto, della quale la durata costituisce una componente essenziale; rilevano che la compressione di tale diritto è possibile solo nel rispetto delle garanzie costituzionali che tutelano il diritto di proprietà, come dimostra l'istituto dell'espropriazione dei diritti di brevetto per ragioni di pubblica utilità e le licenze obbligatorie (artt. 54 e segg. del r.d. n. 1127 del 1939). Quanto all'affidamento riposto dalle industrie farmaceutiche nella durata della protezione brevettuale (anche complementare) fissata per legge, sottolineano che proprio in forza di tale disciplina sono stati stipulati numerosi accordi di cooperazione tra aziende italiane e aziende straniere in relazione a farmaci a base di principi attivi innovativi; che l'obiettivo di limitare la spesa pubblica sanitaria, per la parte costituita dal costo del rimborso dei farmaci, non giustifica la realizzata compressione della libertà d'iniziativa economica privata e della tutela dell'affidamento, in presenza di una giurisprudenza costituzionale che ha ritenuto necessaria a questi fini ben diverse esigenze di carattere generale, come la tutela dell'ambiente; insistono sul carattere provvedimentale della disposizione impugnata e dunque sulla fondatezza anche dell'eccezione di violazione degli artt. 113 e 24 della Costituzione, sollevata nel solo dispositivo dell'ordinanza di rimessione. 9.– Anche Taisho Pharmaceutical Co. Ltd, Knoll-Ravizza Farmaceutici s.p.a., GlaxoSmithKline s.p.a., Glaxo Group Limited, Beecham Group p.l.c. e The Wellcome Foundation Limited hanno depositato memorie illustrative, nelle quali contestano l'eccezione di inammissibilità per difetto di giurisdizione del giudice a quo, evidenziando che una ricostruzione dei provvedimenti di ricalcolo diversa da quella di reiezioni successive e parziali delle domande di rilascio a suo tempo presentate, comporterebbe l'anomala sottrazione al sindacato giurisdizionale di atti amministrativi che, proprio in quanto adottati autoritativamente, ex post e secondo sequenze procedimentali atipiche, sono ancor più gravemente lesivi di quelli tipici di rigetto totale o parziale delle domande di brevetto. Nel merito rilevano le intervenienti che la norma impugnata incide non già su una mera aspettativa, ma su un diritto soggettivo assoluto che, in quanto temporalmente limitato, ha nella durata un elemento essenziale: il che comporta il carattere retroattivo della disposizione volta a rideterminare, con effetti ablativi, la durata stessa. La collisione tra la norma sospettata di illegittimità e l'interesse pubblico alla salute, con il connesso interesse alla tutela della ricerca scientifica (secondo un ordine di idee fatto proprio dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 20 del 1978), determina l'implausibilità di qualsivoglia richiamo a pretese esigenze inderogabili sottese alla nuova disciplina e conseguentemente l'irragionevolezza della norma impugnata, in un contesto economico in cui gli alti costi della ricerca scientifica rendono impensabile un'attività di sperimentazione svolta a prescindere da aspettative di sfruttamento dell'invenzione in regime di esclusiva, e in un ordinamento giuridico che ha visto il legislatore comunitario aderire, in vista della tutela delle legittime aspettative di stabilità delle posizioni soggettive preesistenti o comunque del bilanciamento dei vari interessi in conflitto, ad una opzione di riallineamento graduale e indolore delle diverse regolamentazioni: senza dire che il costo di rimborso dei farmaci, destinati a prematura caduta nel regime dei generici, ha sulla spesa sanitaria complessiva un'incidenza minima. 10. – Nella sua memoria Sigma–Tau, dopo aver chiarito che in ogni caso la durata complessiva della protezione accordata ai prodotti farmaceutici non può oltrepassare i venti anni dal rilascio della prima autorizzazione all'immissione in commercio, venendo così ad essere pari a quella accordata ad altre categorie merceologiche, rileva che il principio dell'affidamento, che il giudice a quo ritiene violato dalla norma impugnata, è stato dalla Corte costituzionale ancorato a due condizioni di fatto: a) l'esistenza di una normativa sfavorevole di carattere retroattivo; b) l'incidenza di questa su rapporti giuridici di durata. Tali condizioni – sub specie di disciplina che, regolando rapporti di durata, collega ai diritti così acquistati effetti giuridici differenti rispetto a quelli previsti dalla precedente normativa (c.d. retroattività in senso improprio o respective laws) – ricorrono nella specie perché sottoposta a scrutinio è una norma che, rivisitando la disciplina di un rapporto di durata, comportante il godimento di un diritto di esclusiva, ne opera una reformatio in peius attraverso la drastica riduzione temporale del periodo di godimento del diritto stesso. Il giudizio volto alla verifica del rispetto del principio dell'affidamento, interpretato dalla Corte come una particolare specie del giudizio di ragionevolezza, assume a parametri di riferimento, da un lato, la ricorrenza di una «inderogabile esigenza» costituzionalmente tutelata, dall'altro, il principio di proporzionalità, quale criterio di valutazione, quest'ultimo, del «grado di offensività» della disciplina retroattiva. Appare allora evidente che l'adeguamento della durata della copertura brevettuale assicurata dalla legge n. 349 del 1991 a quella prevista dalla normativa comunitaria – quale enunciata ratio della disposizione impugnata – è così poco una esigenza inderogabile da non essere richiesta affatto dal regolamento europeo, che espressamente motivò la temporanea deroga al regime di concorrenza piena tra le imprese farmaceutiche europee (anche) col divisato obbiettivo di consentire loro un recupero del ritardo accumulato rispetto alle concorrenti americane e giapponesi che da più anni godevano di una tutela brevettuale completa. In ogni caso, la omogeneizzazione, lungi dal rivestire un carattere «inderogabile» o «prevalente» tale da rendere imperativa la compressione di già acquisiti diritti di privativa, ridonda, nella misura in cui stravolge i calcoli economici delle aziende produttrici di farmaci specialistici, in una violazione degli artt. 41 e 42 della Costituzione.