[pronunce]

Chiamato a pronunziare in un giudizio per lo scioglimento di comunione ereditaria, nel quale tutti i convenuti sono stati dichiarati contumaci, il rimettente, dopo aver predisposto un progetto di divisione sulla base degli accertamenti espletati dal consulente di ufficio, ha fissato l'udienza per la discussione di tale progetto ed ha disposto che il relativo decreto fosse comunicato a tutti i condividenti, compresi i contumaci (art. 789, primo e secondo comma, cod. proc. civ.). L'ufficiale giudiziario, nella relata di notifica del decreto ad uno dei contumaci, ha dato atto dell'avvenuto decesso di quest'ultimo. Il giudice a quo osserva che, ai sensi dell'art. 300, quarto comma, cod. proc. civ. , la morte della parte contumace determina l'interruzione del processo nel caso in cui il fatto interruttivo sia notificato, oppure sia certificato dall'ufficiale giudiziario nella relazione di notifica di uno degli atti previsti dall'art. 292, primo comma, cod. proc. civ. , con elencazione ritenuta tassativa dalla costante giurisprudenza. Nel citato art. 300, quarto comma, non è però richiamato il decreto di cui all'art. 789 cod. proc. civ. , con conseguente impossibilità, avuto riguardo a quanto statuisce l'art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile, di dichiarare l'interruzione del processo, qualora la morte della parte contumace risulti dalla relata di notificazione del detto decreto. Ad avviso del rimettente, le esigenze, che stanno alla base della necessità di notificare al contumace gli atti di cui all'art. 292, primo comma, cod. proc. civ. , cioè il rispetto del diritto al contraddittorio e del diritto di difesa, sarebbero sussistenti anche per il decreto che fissa l'udienza di discussione del progetto di divisione. Pertanto, il mancato richiamo nell'art. 300, quarto comma, cod. proc. civ. dell'art. 789 dello stesso codice sembra porsi in contrasto con gli artt. 24 e 111 Cost., realizzando anche una irragionevole disparità di trattamento (in violazione dell'art. 3 Cost.) rispetto alla disciplina prevista nel caso in cui la morte del contumace sia certificata nella relazione di notifica di uno degli atti indicati nel detto art. 292, primo comma, cod. proc. civ. 2. — Si deve premettere che, senza addentrarsi nei problemi relativi alla natura giuridica del giudizio per lo scioglimento delle comunioni (artt. 784-791 cod. proc. civ.), con particolare riguardo ai caratteri della sua struttura procedimentale nei diversi momenti che la distinguono, è sufficiente considerare che esso «costituisce un procedimento previsto e disciplinato dal codice di procedura civile, per l'applicazione obiettiva del diritto nel caso concreto, ai fini della risoluzione di una controversia, con le garanzie di contraddittorio e d'imparzialità tipiche della giurisdizione civile ordinaria» (sentenza n. 376 del 2001, in tema di procedimento arbitrale). La causa inizia nelle forme del processo di cognizione e si svolge attraverso fasi differenti, a seconda che manchino o insorgano contestazioni (art. 785 cod. proc. civ.). In essa deve essere assicurato il contraddittorio, le operazioni di divisione sono dirette dal giudice, ancorché egli possa delegarle ad un notaio (art. 786 cod. proc. civ.), e la stessa possibilità della nascita di contestazioni attribuisce all'iter procedimentale il carattere giurisdizionale, che legittima il giudicante a sollevare la questione di legittimità costituzionale quando, come nella specie, pur non essendo il processo nella fase decisoria definitiva, lo scioglimento del dubbio sulla legittimità costituzionale della norma da applicare sia necessario per consentire il corso ulteriore della causa. Pertanto, la questione è ammissibile. 3. — Essa, però, non è fondata, nei sensi di seguito precisati. 4. — L'art. 300, quarto comma, cod. proc. civ. dispone che, se il fatto interruttivo riguarda la parte dichiarata contumace, il processo è interrotto dal momento in cui il fatto stesso è notificato o è certificato dall'ufficiale giudiziario nella relazione di notifica di uno dei provvedimenti di cui all'art. 292 del detto codice. Tale norma stabilisce che l'ordinanza ammissiva dell'interrogatorio o del giuramento, o le comparse contenenti domande nuove o riconvenzionali, sono notificate personalmente al contumace nei termini fissati dal giudice istruttore con ordinanza. La Corte costituzionale, con sentenza n. 250 del 1986, ha dichiarato l'illegittimità del citato articolo, nella parte in cui non prevede la notificazione al contumace del verbale in cui si dà atto della produzione della scrittura privata nei procedimenti di cognizione ordinaria dinanzi al pretore e al conciliatore, di cui al titolo II del libro II cod. proc. civ. Successivamente la Corte, con sentenza n. 317 del 1989, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del primo comma del medesimo articolo, in relazione all'art. 215, primo comma, dello stesso codice, nella parte in cui non prevede la notificazione al contumace del verbale in cui si dà atto della produzione della scrittura privata non indicata in atti notificati in precedenza. Per giurisprudenza costante l'elencazione prevista nell'art. 292, primo comma, cod. proc. civ. , come integrata dalle menzionate pronunzie additive, ha carattere tassativo (ex plurimis: Cass. , sentenze n. 4440 del 2007; n. 27165 del 2006; nn. 18154, 8162 e 5057 del 2003). A sua volta, l'art. 789 cod. proc. civ. stabilisce, nel primo comma, che il giudice istruttore predispone un progetto di divisione, lo deposita in cancelleria e fissa con decreto l'udienza di discussione del progetto, ordinando la comparizione dei condividenti e dei creditori intervenuti. Aggiunge, nel secondo comma, che «il decreto è comunicato alle parti». Con riguardo a quest'ultima norma, la giurisprudenza prevalente della Corte di cassazione ritiene necessario che il decreto, col quale è fissata l'udienza di discussione del progetto, sia comunicato anche alla parte contumace (Cass. , sentenze n. 1018 del 2004; nn. 9849 e 8441 del 1997, n. 1818 del 1996; n. 9305 del 1993 e n. 7751 del 1990, richiamate nell'ordinanza di rimessione). Tale interpretazione è senz'altro plausibile e va condivisa, perché trova conferma sia nel dettato testuale della norma – che, imponendo la comunicazione del decreto alle parti, senza distinguere tra quelle costituite o non costituite, comprende anche le parti contumaci – sia sul piano sistematico. Infatti, la mancanza della predetta comunicazione preclude alle parti (costituite o meno) la possibilità di comparire all'udienza di discussione e, quindi, di sollevare contestazioni. L'adempimento, dunque, è essenziale per consentire al procedimento di divisione di avanzare.