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Art. 10 Modalità di riutilizzo 1. Il riutilizzo irriguo di acque reflue recuperate deve essere realizzato con modalità che assicurino il risparmio idrico e non può comunque superare il fabbisogno delle colture e delle aree verdi, anche in relazione al metodo di distribuzione impiegato. Il riutilizzo irriguo è comunque subordinato al rispetto del codice di buona pratica agricola di cui al decreto del Ministro per le politiche agricole e forestali 19 aprile 1999, n. 86. Gli apporti di azoto derivanti dal riutilizzo di acque reflue concorrono al raggiungimento dei carichi massimi ammissibili, ove stabiliti dalla vigente normativa nazionale e regionale, e alla determinazione dell'equilibrio tra il fabbisogno di azoto delle colture e l'apporto di azoto proveniente dal terreno e dalla fertilizzazione, ai sensi dell'allegato VII, parte AIV del decreto legislativo n. 152 del 1999. 2. Nel caso di riutilizzi multipli, ossia per usi diversi quali quelli irrigui, civili e industriali come definiti dall'articolo 3, o con utenti multipli, il titolare della distribuzione delle acque reflue recuperate cura la corretta informazione degli utenti sulle modalità di impiego, sui vincoli da rispettare e sui rischi connessi a riutilizzi impropri. Note all'art. 10: - Il decreto ministeriale 19 aprile 1999, n. 86, recante: «Approvazione del codice di buone pratica agricola» è pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 102 del 4 maggio 1999. - Si riporta il testo dell'allegato VII, parte AIV del decreto legislativo n. 152/1999: Parte AIV INDICAZIONI E MISURE PER I PROGRAMMI D'AZIONE I programmi d'azione sono obbligatori per le zone vulnerabili e tengono conto dei dati scientifici e tecnici disponibili, con riferimento principalmente agli apporti dotati rispettivamente di origine agricola o di altra origine, nonché delle condizioni ambientali locali. 1. I programmi d'azione includono misure relative: 1.1) i periodi in cui è proibita l'applicazione al terreno di determinati tipi di fertilizzanti; 1.2) la capacità dei depositi per effluenti di allevamento; tale capacità deve superare quella necessaria per immagazzinamento nel periodo più lungo, durante il quale è proibita l'applicazione al terreno di effluente nella zona vulnerabile, salvo i casi in cui sia dimostrato all'autorità competente che qualsiasi quantitativo di effluente superiore all'effettiva capacità d'immagazzinamento verrà gestito senza causare danno all'ambiente; 1.3) la limitazione dell'applicazione al terreno di fertilizzanti conformemente alla buona pratica agricola in funzione delle caratteristiche della zona vulnerabile interessata; in particolare si deve tener conto: a) delle condizioni, del tipo e della pendenza ad suolo; b) delle condizioni climatiche, delle precipitazioni e dell'irrigazione; c) dell'uso del terreno e delle pratiche agricole, inclusi i sistemi di rotazione e di avvicendamento colturale. Le misure si basano sull'equilibrio tra il prevedibile fabbisogno di azoto delle colture, e l'apporto di azoto proveniente dal terreno e dalla fertilizzazione, corrispondente: alla quantità di azoto presente nel terreno nel momento in cui la coltura comincia ad assorbirlo in misura significativa (quantità rimanente alla fine dell'inverno); all'apporto di composti di azoto provenienti dalla mineralizzazione netta delle riserve di azoto organico presenti nel terreno; all'aggiunta di composti di azoto provenienti da effluenti di allevamento; all'aggiunta di composti di azoto provenienti da fertilizzanti chimici e da altri fertilizzanti. I programmi di azione devono contenere almeno le indicazioni riportate nel Codice di buona pratica agricola, ove applicabili. 2. Le misure devono garantire che, per ciascuna azienda o allevamento, il quantitativo di effluente zootecnico sparso sul terreno ogni anno, compreso quello depositato dagli animali stessi, non superi un apporto pari a 170 kg di azoto per ettaro. Tuttavia per i primi due anni del programma di azione il quantitativo di effluente utilizzabile può essere elevato fino ad un apporto corrispondente a 210 kg di azoto per ettaro. I predetti quantitativi sono calcolati sulla base del numero e delle categorie degli animali. 3. Durante e dopo i primi quattro anni di applicazione del programma d'azione le regioni in casi specifici possono fare istanza al Ministero dell'ambiente per lo spargimento di quantitativi di effluenti di allevamento diversi da quelli sopra indicati, ma tali da non compromettere le finalità di cui all'art. 1, da motivare e giustificare in base a criteri obiettivi relativi alla gestione del suolo e delle colture, quali: stagioni di crescita prolungate; colture con grado elevato di assorbimento di azoto; terreni con capacità eccezionalmente alta di denitrificazione. Il Ministero dell'ambiente, acquisito il parere favorevole della Commissione europea, che lo rende sulla base delle procedure previste all'art. 9 della direttiva 91/676/CEE, può concedere lo spargimento di tali quantitativi.».