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All'estero si guadagna di più e ai vari livelli della scala lavorativa, ma, come in Italia, è difficile trovare un lavoro fisso. Così esistono non soltanto gli emigrati verso un solo Paese che cambiano di occupazione, ma anche emigrati in Europa che cambiano di Paese, lavorando uno o più anni in ciascuna delle mete raggiunte. Al riguardo, molte interviste ai migranti insistono su quanto sia duro abbandonare il proprio Paese; ma andrebbe anche valutato quanto sia duro abbandonarlo per vivere un pochino meglio, ma senza alcuna sicurezza per il futuro. E, in questo, si dovrebbe anche valutare l'impatto reale della Brexit e quello, per ora soltanto ipotizzabile, di una secessione catalana: il Regno Unito e la Catalogna sono state e sono, infatti ,mete maggiori per i migranti italiani. In conclusione, è d'uopo registrare un quadro estremamente composito di un fenomeno che, essendo rivolto soprattutto all'Europa soffre e soffrirà delle convulsioni di questo continente. Va affrontato, comunque, anche un secondo aspetto: la nuova emigrazione si dovrebbe legare all'estero con le già esistenti comunità italiane. Queste, però, sono nate in un altro periodo storico e hanno caratteristiche diverse, soprattutto hanno mirato a un'inserzione nel luogo di arrivo non sempre garantita ai nuovi migranti. Le due componenti degli italiani all'estero spesso si rivelano difficilmente amalgamabili e i nuovi emigrati non frequentano i luoghi di incontro dei vecchi e non partecipano ai loro eventi, anche perché essendo molto spesso precari a termine, non ne avrebbero il tempo e la voglia. Inoltre, non va sottaciuto il décalage temporale e le esperienze diverse che fanno sì che queste due componenti abbiano diversi costumi e diverse culture. Sarebbe, quindi, opportuno monitorare consistenza e omogeneità delle comunità all'estero, visto che i dati dell'AIRE danno dei numeri, ma non le caratteristiche. Si dovrebbe anche capire la visione che queste comunità hanno di sé stesse e dei propri problemi. Il senatore AIROLA ( M5S ) sollecita un approfondimento sullo spostamento dei giovani italiani in Europa, che, a suo modo di vedere, rientra, tuttavia, nel fenomeno più generale, da considerarsi fisiologico e normale, della mobilità intraeuropea. Il presidente PETROCELLI chiede, in particolare, quali specifici elementi di novità siano rilevabili, nell'attuale contingenza storica, per quanto riguarda i flussi di migrazione italiana all'estero, che, come noto, non sono paragonabili alle tradizionali migrazioni, dei secoli passati, indirizzate prevalentemente verso le diaspore nazionali esistenti in loco . Il senatore Emanuele PELLEGRINI ( L-SP-PSd'Az ) chiede che vengano meglio spiegate le problematiche delle destinazioni e delle fasce di età delle nuove migrazioni. Il professor SANFILIPPO replica brevemente ai commissari intervenuti soffermandosi, in particolare, sui profili riguardanti la popolazione studentesca, spesso in possesso in elevato titolo di studio, dei suddetti flussi migratori, nonché sulla circostanza per cui coloro che decidono di muoversi con un'età superiore ai 50 anni sono spinti, essenzialmente, dal fatto di aver perso il lavoro a quella età. Il presidente PETROCELLI dichiara, quindi, conclusa l'odierna audizione e comunica che i documenti consegnati nel corso dell'audizione saranno resi disponibili per la pubblica consultazione. Il seguito dell'indagine conoscitiva è, quindi, rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Comunicazioni del Presidente sulla missione svolta a Parigi il 7 e 8 gennaio 2020 Il presidente PETROCELLI informa che si è recato a Parigi, dal 7 all'8 gennaio 2020, per svolgere una visita di approfondimento delle relazioni parlamentari bilaterali tra i due Paesi, su invito del Presidente della Commissione Affari Esteri, Difesa e Forze Armate del Senato francese, Christian Cambon. La missione, organizzata anche grazie al coinvolgimento dall'Ambasciatore d'Italia a Parigi, S.E. Teresa Castaldo, è stata preceduta da un pranzo di lavoro presso la residenza dell'Ambasciatore, in occasione del quale è stato possibile avere un quadro complessivo dell'attuale situazione politica ed economica della Francia, mediante gli interventi dei vari rappresentanti del "sistema Italia", presenti a Parigi. La riunione vera e propria, con i componenti della Commissione Affari esteri, Difesa e Forze Armate del Senato francese, tenutosi presso il Palais du Luxembourg , è stata introdotta dal suo Presidente, senatore Christian Cambon, il quale ha rammentato preliminarmente il tradizionale vincolo di amicizia che lega, da tempo, i due Paesi. Tra Italia e Francia, ha ricordato, esiste un rapporto solido non solo a livello bilaterale, considerando i tanti dossier che i due Paesi hanno in comune (i flussi migratori, la Libia, ...) ma anche nella prospettiva europea. Il presidente Petrocelli, nel concordare con il collega sull'importanza dell'amicizia e della collaborazione tra Roma e Parigi, ha dapprima dato conto sommariamente delle circostanze che hanno condotto all'ultimo cambio di Governo in Italia. Successivamente, si è soffermato sull'esposizione delle linee guida che caratterizzano la politica estera italiana avuto riguardo ai principali dossier dell'agenda internazionale. Per quanto concerne la Libia, ha ribadito la necessità di addivenire ad una soluzione del conflitto in corso per via esclusivamente diplomatica, sempre tenendo conto che il leader Serraj è riconosciuto dalla comunità internazionale e, segnatamente, dall'ONU. In particolare, nello scenario libico, sarebbe auspicabile prevedere il coinvolgimento dell'Unione europea nella sua qualità di attore unico, che agisce in nome e per conto dei suoi Paesi membri. In sostanza, l'UE dovrebbe porsi come protagonista continentale al pari di altri suoi competitor , come la Russia, ad esempio, perché solo in tal modo è possibile far valere il suo peso economico e politico. Per quanto riguarda la Russia - rispetto alla quale la Commissione Affari esteri del Senato è in procinto di concludere un apposito approfondimento che sarà definito mediante l'approvazione di una conferente risoluzione rivolta al Governo - sarebbe opportuno pervenire ad un superamento dell'attuale assetto sanzionatorio, che, peraltro, ha comportato non poche ricadute negative per l'economia italiana, oltre che per quella degli altri Paesi membri dell'Unione, partendo dal presupposto che le sanzioni devono essere intese come uno strumento e non come un fine in sé. Per quanto riguarda l'Iran, ha sottolineato l'esigenza di adottare un approccio non militare, considerando i delicati equilibri esistenti nel Golfo Persico. Pertanto, l'eliminazione del generale Solemaini da parte dell'Amministrazione Trump, oltre a provocare un'enorme preoccupazione per le possibili reazioni ed il rischio di guerra per l'area, non può non suscitare un moto di censura. Il presidente Petrocelli ha, inoltre, ricordato come risultino di interesse prioritario per l'Italia le relazioni con la Cina - con la quale, come è noto, nel marzo 2019, è stato concluso un importante Memorandum d'intesa - nonché la stabilizzazione del Corno d'Africa, in particolare i rapporti tra Etiopia ed Eritrea. Ha concluso, quindi, il suo primo intervento auspicando un ruolo sempre maggiore dei Parlamenti nazionali nella definizione della politica estera dei rispettivi Governi: