[pronunce]

Si rileva nella memoria che la definizione e la identificazione della effettiva ricorrenza del nesso funzionale tra le opinioni espresse e la funzione parlamentare, ai fini della valutazione della operatività della garanzia costituzionale di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione, va, nel tempo, adeguata alle eventualmente mutate condizioni politico-sociali e culturali. In tale processo evolutivo, l'attività di parlamentare e giornalistica andrebbe considerata ormai come parte della più ampia funzione di politico, ed espressione del relativo ruolo istituzionale. Ciò in quanto il mandato parlamentare si esplicherebbe in tutte le occasioni in cui il deputato o il senatore raggiunga il cittadino, illustrando la propria posizione, anche quando ciò avvenga al di fuori dei luoghi deputati all'attività legislativa in senso stretto, estrinsecandosi, quindi, anche attraverso i mezzi di informazione. In definitiva, sarebbe, secondo la difesa del Senato, inaccettabile che siano ritenute censurabili le opinioni espresse da un parlamentare, volte a sostenere pubblicamente le ragioni della corrente politica di appartenenza, in special modo se già espresse e ribadite in sede parlamentare. In un quadro siffatto, la circostanza che il senatore Jannuzzi avesse firmato gli articoli di cui si tratta evidenzierebbe l'intento di connotarli come strumento di divulgazione politica di opinioni maturate in merito alla introduzione nell'ordinamento processualpenalistico del mandato di cattura internazionale. Tali opinioni erano state espresse attraverso la critica dell'atteggiamento assunto sul punto da alcuni esponenti politici dell'opposizione, con particolare riferimento alle contestazioni sollevate da costoro nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri dell'epoca, surrettiziamente inferendo la sussistenza di un nesso fra la disapprovazione giuridica e politica dell'istituto e le vicissitudini politiche dell'onorevole Berlusconi.1. – Il Tribunale di Napoli, sezione prima civile, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica, in relazione alla deliberazione adottata dall'Assemblea il 6 febbraio 2003 (documento IV-quater, n. 9), con la quale è stato dichiarato, in conformità alla proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, adottata a maggioranza, che i fatti per i quali è in corso il processo civile per risarcimento dei danni promosso nei confronti del senatore Raffaele (detto Lino) Jannuzzi dalla dottoressa Ilda Boccassini, concernono opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari, e sono, quindi, insindacabili, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. – Deve, preliminarmente, essere ribadita l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già ritenuto da questa Corte con l'ordinanza n. 356 del 2004. 3. – Nel merito, il ricorso è fondato. Va, al riguardo, richiamata la giurisprudenza costituzionale che ha, anche di recente, ribadito che, per la esistenza di un nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia da un deputato o senatore e l'espletamento delle sue funzioni, è necessario che tali dichiarazioni siano identificabili come espressione dell'esercizio di attività parlamentari. Peraltro, il «contesto politico» o comunque l'inerenza a temi di rilievo generale dibattuti in Parlamento, entro cui le dichiarazioni del parlamentare si possano collocare, non vale in sé a connotarle quali espressive della relativa funzione, ove esse, non costituendo la sostanziale riproduzione delle specifiche opinioni manifestate dal parlamentare nell'esercizio delle proprie attribuzioni, siano non già il riflesso del peculiare contributo che ciascun deputato e ciascun senatore apporta alla vita parlamentare mediante le proprie opinioni e i propri voti (come tale coperto, a garanzia delle prerogative delle Camere, dall'insindacabilità), ma una ulteriore e diversa articolazione di siffatto contributo, elaborata ed offerta alla pubblica opinione nell'esercizio della libera manifestazione del pensiero assicurata a tutti dall'art. 21 della Costituzione (sentenze n. 317 e n. 260 del 2006). Nella specie, risulta completamente carente il requisito della sostanziale corrispondenza di significato tra opinioni espresse nell'esercizio di funzioni parlamentari e atti esterni – richiesto per la configurabilità di siffatto nesso dalla giurisprudenza costituzionale, la quale ha precisato che non sono sufficienti allo scopo né una mera comunanza di argomenti né un mero contesto politico cui esse possano riferirsi (sentenza n. 317 del 2006, già citata, e, in precedenza, sentenze n. 258 del 2006, n. 176 e n. 28 del 2005). Infatti, la difesa del Senato non ha individuato un atto tipico riconducibile al senatore, tale da costituire il presupposto delle dichiarazioni da lui rese extra moenia in articoli giornalistici, e si limita a fare riferimento genericamente ad opinioni maturate, nell'ambito della sua corrente politica di appartenenza, in merito alla introduzione nell'ordinamento processualpenalistico del mandato di arresto europeo, senza considerare che oggetto del procedimento civile di risarcimento danni dal quale ha avuto origine il presente conflitto sono essenzialmente le accuse, rivolte dal senatore attraverso gli articoli di stampa in questione, alla dottoressa Boccassini (ed agli altri magistrati sopra menzionati) di essersi riuniti al fine di trovare il modo di «incastrare l'Onorevole Berlusconi». A fronte di tale accusa, l'aspetto valutativo dell'istituto del «mandato di cattura internazionale» acquista un rilievo solo marginale, certamente inidoneo a configurare un nesso tra l'esercizio delle funzioni parlamentari del senatore Iannuzzi e le dichiarazioni di cui si tratta. In definitiva, fa difetto il nesso causale tra le dichiarazioni rese all'esterno del Parlamento dal senatore e l'esercizio delle sue funzioni di membro del Parlamento. Deve, pertanto, concludersi che le predette dichiarazioni non rientrano nell'esercizio della funzione parlamentare e non sono garantite dall'insindacabilità. Conseguentemente, l'impugnata delibera del Senato della Repubblica ha violato l'art. 68, primo comma, della Costituzione, ledendo le attribuzioni dell'autorità giudiziaria ricorrente, e deve, quindi, essere annullata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spettava al Senato della Repubblica deliberare che le dichiarazioni rese dal senatore Raffaele (detto Lino) Jannuzzi, per le quali pende dinanzi al Tribunale di Napoli, sezione prima civile, il giudizio di cui al ricorso indicato in epigrafe, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; annulla, per l'effetto, la delibera di insindacabilità adottata dal Senato della Repubblica il 6 febbraio 2003 (documento IV-quater, n. 9). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 marzo 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 marzo 2007.