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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle azioni di attori statuali e aziende stranieri volte ad acquisire il patrimonio finanziario, tecnologico e industriale italiano. Onorevoli Senatori. – L a riforma del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica (SISR), introdotto dalla legge n. 124 del 3 agosto 2007, prevede che il Governo riferisca ogni anno al Parlamento sulla politica dell'informazione per la sicurezza con una relazione elaborata sulla base delle analisi delle Agenzie informazioni e sicurezza esterna (AISE) e interna (AISI) e del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), che ne coordina le ricerche informative, e che viene presentata entro il mese di febbraio. Nell'ultima Relazione, relativa al 2017, si parla dell'Italia come di «un Paese in ripresa, ma ancora provato nel suo tessuto economico-produttivo e relativamente vulnerabile su diversi fronti»; sul piano sociale, la crisi economica che ha colpito l'Europa negli ultimi anni ha accentuato, anche in Italia, alcune tendenze preoccupanti quali: la sensibile riduzione della natalità, con conseguente innalzamento dell'età media della popolazione; il calo dell'occupazione tra le fasce giovanili; l'aumento della disuguaglianza economica, ancora più evidente tra il Nord e il Sud del Paese, e del rischio di povertà e di marginalità sociale. Ma il dato allarmante che emerge dalla Relazione dei Servizi, nel capitolo intitolato «Minacce al Sistema Paese», riguarda il preoccupante fenomeno della «permeabilità di alcune aziende nazionali» di rilevanza strategica o ad alto contenuto tecnologico «rispetto a manovre esterne indirizzate ad acquisirne il controllo». In essa si denuncia come acquirenti stranieri, per impadronirsi di un'azienda, si avvalgono anche di «esautoramento o avvicendamento preordinato di manager e tecnici italiani», allo scopo di copiare tecnologie avanzate, obiettivo perseguito anche attraverso «ingerenze di carattere spionistico per l'acquisizione indebita di dati sensibili». Gli attori di riferimento di queste iniziative acquisitive straniere non sempre risultano chiari e sono frequenti iniziative di investimento rivolte a settori ed imprese nazionali riconducibili – si legge sempre nella Relazione – «ad attori ostili o illegali (sovente “schermati” da complesse triangolazioni finanziarie) ovvero comunque ispirate da finalità predatorie». Negli ultimi anni sono andate intensificandosi, in particolare, le manovre di attori esteri – sospettati di operare in raccordo con i rispettivi apparati di intelligence – attivi nel perseguimento di strategie finalizzate ad occupare spazi crescenti di mercato anche attraverso pratiche scorrette, rapporti lobbistici, esautoramento o avvicendamento preordinato di manager e tecnici italiani, nonché ingerenze di carattere spionistico per l'acquisizione indebita di dati sensibili. Dal monitoraggio di intelligence emerge, inoltre, l'acquisizione di quote in piccole società (cosiddetto startup) caratterizzate da elevato know-how , da parte di attori esterni, anche statuali, per avere accesso alla tecnologia da queste sviluppata e poterla replicare nei rispettivi Paesi. Se, infatti, l'interesse di operatori stranieri rappresenta un'opportunità per le nostre imprese e per l'Italia, ove ispirata a criteri di correttezza e di sana competizione economica, non possono trascurarsi le frequenti iniziative di investimento rivolte a settori ed imprese nazionali riconducibili ad attori ostili o illegali (sovente «schermati» da complesse triangolazioni finanziarie) ovvero comunque ispirate da finalità predatorie, in quanto tese a sottrarre tecnologie pregiate e/o a eliminare/comprimere la competitività e la concorrenzialità delle nostre aziende, con ricadute sull'occupazione. Nel rapporto ISTAT sulle «Struttura e competitività delle imprese multinazionali» in Italia si evidenziano dati inquietanti che rendono ancor più grave quanto denunciato dai nostri Servizi sull'impatto sociale, occupazionale e industriale del Paese, laddove emerge che le imprese italiane acquisite da capitali stranieri licenziano il 18 per cento dei dipendenti nel primo anno e contribuiscono in modo negativo alla nostra bilancia commerciale, perché contribuiscono al 26,1 per cento dell’ export nazionale di merci a fronte del 45 per cento degli acquisti di merci dall'estero, in particolare appaiono gravi le conseguenze sull'indotto nei distretti e nelle filiere industriali, soprattutto sulle piccole e medie imprese (PMI), perché le imprese acquisite da capitali stranieri tendono sempre più a rifornirsi di materie prime e semi-componenti da aziende estere e non più dai tradizionali fornitori italiani. Alla luce di quanto riportato si ritiene, dunque, necessario approvare il presente disegno di legge istitutivo di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle azioni di attori statuali e aziende stranieri volte ad acquisire il patrimonio finanziario, tecnologico e industriale italiano. La Commissione ha il compito di individuare misure, anche di carattere normativo, finalizzate a salvaguardare il sistema produttivo italiano rispetto alle azioni di attori statuali e aziende stranieri volte ad acquisire il patrimonio finanziario, tecnologico e industriale nazionale, con particolare riguardo alla tutela dei lavoratori e dei possessori di titoli, nonché alla protezione dei dati personali, brevetti, tecnologia, reti e infrastrutture strategiche, anche individuando politiche pubbliche e misure di carattere legislativo nazionale ed europee volte a difendere e sviluppare la capacità produttiva nazionale, il benessere della popolazione, il patrimonio scientifico e tecnologico, la competitività e il ruolo internazionale dell'Italia. La Commissione ha altresì il compito di verificare: a) gli effetti sul sistema produttivo italiano dell'ampliamento della presenza delle imprese multinazionali estere in Italia, con particolare riferimento agli assetti proprietari di imprese strategiche per gli interessi nazionali, nonché all'offerta di lavoro sul territorio nazionale e alle conseguenza sul sistema di filiera e dei distretti italiani; b) l'efficacia della legislazione nazionale rispetto ai soggetti che prestano servizi della società dell'informazione, i quali appaiono gratuiti agli utenti, ma sono di fatto pagati con la cessione dei propri dati personali; c) l'adeguatezza degli strumenti legislativi di tutela dell'interesse nazionale posti in essere dall'ordinamento italiano rispetto a quelli rinvenibili in altri ordinamenti nazionali; d) l'adeguatezza delle politiche pubbliche e degli strumenti legislativi dell'Unione europea a fronte della tutela dell'interesse nazionale italiano posti in essere dall'ordinamento dell'Unione europea anche in riferimento ai rapporti con le istituzioni mondiali sul commercio internazionale (Fondo monetario internazionale-FMI, Banca mondiale, Organizzazione mondiale del commercio-WTO, l'Organizzazione mondiale della sanità-OMS, eccetera) e negli accordi bilaterali commerciali che l'Unione europea ha promosso o intende promuovere; e) l'efficacia del sistema di vigilanza italiano ed europeo sulle azioni tese ad acquisire il patrimonio finanziario, tecnologico e industriale italiano;