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la sentenza ha avuto origine dal contrasto sorto tra due uniche pronunce (che ritenevano immediatamente applicabile il decreto sicurezza a tutti i procedimenti in corso e ritenevano che il diritto alla protezione nascesse con il suo riconoscimento) e la consolidata giurisprudenza di legittimità, secondo cui la riforma del 2018 non poteva applicarsi alle domande presentate prima della sua entrata in vigore e, di conseguenza, per il riconoscimento della protezione umanitaria dava rilevanza all'integrazione sociale del/della richiedente asilo in Italia, comparata con la condizione a cui sarebbe stato/a esposto/a in caso di rientro nel Paese, in termini di violazione dei diritti fondamentali; con la sentenza n. 29460/2019 le sezioni unite hanno aderito all'orientamento maggioritario (tra tutte: sentenza n. 4890/2019), ritenendo irretroattivo il decreto sicurezza e confermata la necessità della valutazione comparativa per il riconoscimento della protezione umanitaria; le sezioni unite hanno affermato che "la normativa introdotta con il d.l. n. 113 del 2018, convertito con l. n. 132 del 2018, nella parte in cui ha modificato la preesistente disciplina contemplata dall'art. 5, comma 6, del d.lgs. n. 286 del 1998 e dalle altre disposizioni consequenziali, non trova applicazione in relazione a domande di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell'entrata in vigore (5 ottobre 2018) della nuova legge", le quali, pertanto, dovranno essere esaminate secondo la previgente normativa, con diritto al rilascio, se riconosciuta la tutela umanitaria, ad un permesso di soggiorno "casi speciali", di durata biennale e convertibile alla sua scadenza; hanno confermato, inoltre, l'approdo cui era giunta la storica sentenza della Cassazione n. 4455/2018 (seguita da moltissime altre), che ha valorizzato l'integrazione sociale, in attuazione dell'art. 2 della Costituzione e dell'art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani, affermando la necessità di compararla con il rischio di violazione dei diritti fondamentali in caso di rientro nel Paese di origine. Diritti che non costituiscono un catalogo chiuso bensì aperto. La sentenza a sezioni unite riafferma, infatti, che "l'orizzontalità dei diritti umani fondamentali comporta che, ai fini del riconoscimento della protezione, occorre operare la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese di origine, in raffronto alla situazione d'integrazione raggiunta nel paese di accoglienza"; considerato che: l'incertezza in cui si trovano a lavorare le prefetture d'Italia è stata provocata dall'abrogazione improvvisa di una clausola di salvaguardia del sistema di riconoscimento della protezione internazionale in correlazione con le norme che regolano l'immigrazione e l'asilo, ossia l'eliminazione della protezione umanitaria, avvenuta senza preoccuparsi né dell'esistenza di precisi obblighi costituzionali ed internazionali sottesi all'art. 5, comma 6, del testo unico sull'immigrazione, né degli effetti che l'abrogazione del permesso di soggiorno avrebbe provocato; inoltre, l'enorme percentuale di rigetti delle domande di protezione internazionale con l'aumento vertiginoso del contenzioso giudiziale provocherà danni enormi alle finanze pubbliche, oltre ad aver creato una moltitudine di irregolari esposti a sfruttamento lavorativo e così favorendo il lavoro nero, si chiede di sapere: quali azioni e provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano assumere, per quanto di loro competenza, per risolvere la grave situazione di incertezza creata dal decreto sicurezza; se vogliano attivarsi per ripristinare il permesso di soggiorno per motivi umanitari (casi speciali) e l'ingresso delle persone vulnerabili nel circuito dell'accoglienza Sprar (oggi Siproimi) in attuazione del dettato costituzionale; se vogliano attivarsi per emanare una circolare diretta a tutte le prefetture e le questure italiane affinché applichino il dettato interpretativo della sentenza delle sezioni unite, che stabilisce la non retroattività degli effetti del decreto sicurezza. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02662 PUCCIARELLI Al Ministro della salute Premesso che: il Servizio sanitario nazionale (SSN) è un sistema di strutture e servizi che ha lo scopo di garantire a tutti i cittadini l'equità nell'accesso all'erogazione delle prestazioni sanitarie; lo Stato, le Regioni, le aziende e i Comuni devono collaborare tra di loro, nei rispettivi ambiti di competenza, con l'obiettivo di assicurare condizioni e garanzie di salute uniformi su tutto il territorio nazionale e livelli delle prestazioni sanitarie accettabili e appropriate per tutti i cittadini; il SSN assicura alle persone con disabilità interventi per la cura e la riabilitazione precoce, nonché specifici interventi riabilitativi e ambulatoriali. Nei casi in cui nel territorio nazionale non siano presenti delle strutture adeguate per le cure di malati con disabilità, le aziende sanitarie locali, previo parere dei centri regionali di riferimento territorialmente competenti ad autorizzare le prestazioni all'estero, autorizzano o meno le prestazioni presso centri esteri di altissima specializzazione (art. 4 del decreto ministeriale 3 novembre 1989); in caso di gravità e urgenza il centro regionale di riferimento può autorizzare direttamente le prestazioni all'estero, dandone tempestiva comunicazione alla Asl competente (art. 7); l'art. 11 della legge n. 104 del 1992 prevede che, nel caso in cui venga concessa la deroga, ove nel centro di altissima specializzazione estero non sia previsto il ricovero ospedaliero per tutta la durata degli interventi autorizzati, il soggiorno dell'assistito e del suo accompagnatore in alberghi o strutture collegate con il centro è equiparato a tutti gli effetti alla degenza ospedaliera ed è rimborsabile nella misura prevista dalla deroga; considerato che: le norme prevedono ampi margini di discrezionalità da parte delle Asl del territorio competente affinché il malato possa accedere a tale forma di rimborso; con una nota del 18 gennaio 1995 il Ministero della sanità ha specificato che le Asl provvedono ad istruire le richieste di rimborso del metodo "Doman" e del metodo "Adeli", tecniche ad oggi non fruibili in Italia. I due metodi si rivolgono a persone colpite dalla stessa tipologia di grave disabilità motoria e che per l'approccio terapeutico possono essere considerate "similari". Entrambi i metodi, seppur diversi, danno indicazioni, con un programma personalizzato circa gli interventi riabilitativi intensivi; qualora tali tecniche fisioterapiche non siano rimborsabili, la Regione dovrebbe esaminare la possibilità di specifici contributi extra fondo sanitario, utilizzando gli emolumenti accreditati dallo Stato nel bilancio regionale ai sensi della legge quadro n. 104 del 1992;