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Con questo emendamento sicuramente risolviamo l'emergenza delle aziende che stavano ricevendo, anzi, che avevano già ricevuto, in autotutela dalle Provincie, il ritiro delle autorizzazioni. Quindi, sicuramente blocchiamo le emergenze e diamo maniera, a tutta quella filiera che stava già lavorando, di continuare a lavorare. Secondo noi, facciamo anche in modo di far partire nuove iniziative di economia circolare. Come Presidente della Commissione industria - quindi, l'economia circolare è assolutamente nella mia facoltà - assicuro che sto dialogando con tutti gli stakeholder da mesi su questo settore e continuerò a dialogarci per i prossimi mesi finché non mi diranno che è tutto a posto. E se non è tutto a posto, interverremo. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico . Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi addentrerò così specificatamente, sul provvedimento come ha fatto il relatore, presidente Girotto, che ringrazio per aver esposto puntualmente elementi nella discussione e per avere anche illustrato nel merito ogni singolo passaggio del decreto-legge in discussione. Si parla molto spesso di transizione, soprattutto in materia di sviluppo economico: transizione energetica, transizione ecologica, transizione digitale. Anche questo decreto-legge è, in qualche modo, di transizione. Nato con un Governo, oggi viene convertito con una maggioranza diversa. Forse anche per questo, il dibattito di oggi, nonostante alcuni momenti di giusta contrapposizione politica, ha comunque evidenziato il fatto che ci sono degli elementi di unità in tutta l'Aula e nell'ambito di tutte le forze politiche su alcuni passaggi del decreto-legge. Si poteva fare meglio e si poteva fare di più. Questo vale sempre, e su ogni provvedimento. Condivido quando il collega Errani dice che non si risolve e non si esaurisce il tema delle crisi d'impresa con il testo che oggi stiamo discutendo. È assolutamente vero. Io ne approfitto, perché è uno dei due temi che vorrei toccare in questa mia breve replica, per dire che, nelle ultime settimane, in più occasioni sia alla Camera che al Senato ho risposto ad alcune interrogazioni a risposta immediata su diverse crisi aziendali. Ho fornito alcuni dati ed elementi che vorrei anche portare al contributo collettivo dell'Aula, perché ritengo sia importante chiarire certi aspetti. Il primo aspetto è che non esiste una procedura di identificazione di una crisi aziendale presso il Mise. Si parla dei famosi tavoli. Non esiste una procedura per cui si apre il tavolo, lo si svolge il tavolo e lo si chiude, proprio perché, molto spesso, al Mise arrivano tavoli di crisi che sui territori non riescono a essere gestiti dalle Regioni: o perché gli stabilimenti coinvolti hanno diverse sedi sul territorio nazionale o perché la dimensione della crisi ha necessità di alcuni interventi del Ministero dello sviluppo economico; e questo prima che quella crisi si trasferisca da una parte all'altra di via Veneto e finisca, in questo caso dalla collega Catalfo, o, comunque, al Ministero del lavoro, dove si mettono in campo le misure di tutela, che sono, però, misure di welfare e non certamente quelle che hanno a che fare con lo sviluppo economico. Dico questo perché, dei circa 150 tavoli di crisi, moltissimi (oltre il 70 per cento) sono di monitoraggio, dove è stata data soluzione a una crisi che viene monitorata nel tempo, per poter intervenire nel momento giusto, nel caso in cui nuovamente il mercato stabilisca che un prodotto, che è in produzione, un elemento produttivo o una filiera produttiva hanno un momento di difficoltà legato al mercato. Allora il Ministero dello sviluppo economico cerca di mettere in campo gli elementi di cui è in possesso - in questo momento purtroppo pochi - per scongiurare situazioni di crisi come quella che sto descrivendo. E lo dico perché credo sia evidente a tutti che non c'è la volontà da parte di nessun Ministro di acuire una crisi aziendale. Non è la mia volontà oggi, non era quella di chi mi ha preceduto, né nella legislatura precedente e neppure nella XVI o nella XV. Non c'è un Ministro dello sviluppo economico che goda a veder chiudere un'impresa: questo dev'essere chiaro e dobbiamo sottrarre il dibattito presente a quello politico in senso stretto. Dobbiamo individuare gli strumenti che consentano al Ministro dello sviluppo economico di anticipare le crisi aziendali: solo così riusciremo a risolvere il problema delle crisi e dei tavoli, soltanto quando avremo un carnet di soluzioni possibili per i diversi casi che possono riguardare il mercato, il settore produttivo e la singola azienda. Quindi, solo se avremo a disposizione una serie di soluzioni e strumenti prima di arrivare a percorrere la spirale di un vortice che poi - come dicevo prima - porta quella crisi a spostarsi dall'altra parte della strada, verso il Ministero del lavoro, potremo agire per tempo per salvare quelle aziende, quelle imprese, quegli imprenditori, quei lavoratori. Perché sto ragionando sui tavoli di crisi? L'articolo 12 - a mio avviso - è il cuore vero del provvedimento, nella parte che riguarda le crisi d'impresa. Non credo all'uomo solo al comando né ai supereroi né alla possibilità, a prescindere da chi sia, che un'unica persona o una microstruttura possano risolvere le tante crisi che ogni giorno ci troviamo ad affrontare. Credo che l'aver creato finalmente presso il Ministero dello sviluppo economico una struttura che, oltre ad avere a disposizione strumenti in più - come spero che presto accada - per affrontare le crisi, abbia anche una struttura fisica di persone, competenze e capacità da mettere a disposizione delle aziende in difficoltà, sia il primo passo per affrontare finalmente in modo serio la questione dei tavoli di crisi. Ho sentito citare prima alcuni esempi attuali, come Whirlpool. Ricordo però che ci sono casi come Mercatone Uno, Embraco, Blutec o Alitalia che sono aperti e tornano ciclicamente, forse perché non sono stati affrontati nel modo giusto, ma ritengo soprattutto perché non sempre si hanno gli strumenti per affrontarli. A prescindere da chi guida il Ministero dello sviluppo economico - ripeto che mai crederò che desideri affossare volontariamente un settore produttivo o un'azienda o creare una crisi di settore - forse dovremmo fare un ragionamento sugli strumenti che abbiamo a disposizione. C'è un secondo tema che ovviamente voglio affrontare - nel modo che credo sia atteso, e al quale non mi sottraggo - e che è la necessità che il nostro Paese si doti finalmente di un serio piano industriale: voglio dire chiaramente che non può esisterne uno all'interno di questo Paese senza produzione siderurgica. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Misto). Il Governo deve garantire un'adeguata produzione siderurgica. È stato accolto in Commissione e votato con il parere favorevole del Governo un ordine del giorno che contiene in sé elementi importanti che mi impegno a portare avanti come Ministero dello sviluppo economico e a nome del Governo.