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Ancora una volta, consapevoli delle ricadute future, dobbiamo domandarci quali sono i più alti valori della Carta costituzionale se non il riconoscimento e la garanzia di diritti inviolabili dell'uomo quali la vita, la salute, la libertà e la dignità umana? Sovvertire l'ordine dando priorità ad altri interessi, qualunque essi siano, rispetto alla tutela dei diritti inviolabili dell'uomo sarebbe ammettere una nuova e pericolosa concezione della ragion di Stato. È importante illuminare un aspetto che per ragioni giuridiche nella richiesta del tribunale rimane sullo sfondo e è la questione del decreto sicurezza bis . Mentre si consumava la vicenda Gregoretti infatti, il decreto era in vigore con norme che Salvini si è letteralmente cucito addosso. Si tratta di un provvedimento abnorme che amplia a dismisura i poteri del Ministro dell'interno e su cui - lo ricordo a me stesso e alla maggioranza di cui faccio parte - c'eravamo espressi per la sua completa incostituzionalità e su cui oggi è urgente intervenire, per correggerne i tanti e troppi aspetti che nulla hanno a che fare con la sicurezza e molto con la propaganda. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . Nel dotarsi del potere di bloccare le navi il senatore Salvini si è, infatti, ben guardato dal concedersi la possibilità di bloccare anche le navi militari. C'è scritto: salvo che si tratti di naviglio militare. Lo ha fatto perché sarebbe stato un potere vistosamente incostituzionale. Eppure, proprio nel caso in esame, lo ha fatto. È andato oltre il limite che lui stesso si era dovuto porre, impedendo de facto alla nave militare di portare a termine le operazioni di soccorso in mare con lo sbarco dei naufraghi, come invece prescritto dalle convenzioni internazionali e dai protocolli sul salvataggio di vite umane in mare e sulla concessione del luogo di sbarco sicuro. Il caso Gregoretti riesce ad andare ben oltre il caso Diciotti, proprio perché se allora non esisteva una norma specifica - ma il giudizio poteva facilmente derivare da norme e trattati ampiamente richiamati - ora una norma c'è e è lo stesso soggetto che l'ha prima scritta e poi ignorata. C'è un dato di contesto che non va sottovalutato. Quelle decisioni abnormi e contraddittorie sono state prese nei giorni che potremmo definire come quelli dell'ebbrezza del Papeete. Mentre il Senato, cui Salvini appartiene, era impegnato nella discussione e votazione di importanti provvedimenti, il Ministro godeva di quella settimana di vacanze al mare di cui i media ci hanno raccontato tutto, anche gli aspetti più personali. Dalle spiagge di Milano Marittima fu lo stesso senatore Salvini a dichiarare, per prendersene da solo il merito (se così si può dire del blocco della nave militare Gregoretti), al «Corriere della Sera» del 27 luglio 2019: «Ho dato disposizione che non venga assegnato nessun porto prima che ci sia sulla carta una redistribuzione in tutta Europa dei migranti a bordo». Già l'articolo segnalava come non si potesse, nemmeno con le norme del decreto-legge sicurezza bis , trattare una nave militare in territorio italiano come fosse una imbarcazione delle organizzazioni non governative (tema su cui, tra l'altro, saremo presto chiamati a esprimerci in merito alla nuova richiesta sul caso Open arms). Altro punto di novità oggi è stata la fantomatica autorizzazione al salvataggio da parte del ministro Salvini in zone maltesi. Nessuna convenzione internazionale, nessuna norma, ovviamente, parla di autorizzazione al salvataggio, per il semplice motivo che c'è un dovere al salvataggio che non ha bisogno di alcuna autorizzazione, tanto meno da parte del Ministro dell'interno. Se invece ci si vuole riferire al coordinamento delle operazioni di soccorso, questo spetta alla competenza del Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo della Guardia costiera, che, come noto, fa riferimento al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e non deve fortunatamente chiedere alcuna autorizzazione prima di salvare qualcuno. Ci sono, insomma, tutti gli elementi di merito e di contesto per portare ciascun senatore a votare in conformità alla decisione della Giunta, ovvero per la concessione dell'autorizzazione a procedere. È evidente a tutti, infatti, che i diritti fondamentali non possono, non devono mai essere compressi per esigenze politiche ed è altrettanto evidente che non può accadere nuovamente che il Senato, dopo il caso Diciotti, sottragga al vaglio della magistratura un Ministro che reitera condotte antigiuridiche, offrendogli un pericoloso e ingiustificato scudo politico. Votando contro l'autorizzazione a procedere si creerebbe dunque un nuovo, doppio, grave e pericoloso precedente che mina nel profondo il senso stesso della nostra democrazia, il suo complesso, ma al contempo equilibrato, sistema di pesi e contrappesi, di tutela dei diritti inviolabili della persona. Non coniamo, per di più per il tramite di un organo parlamentare, una nuova e pericolosa ragion di Stato capace di derogare ai diritti inviolabili. Il voto di oggi in qualche modo può bilanciare la pessima decisione di qualche mese fa e difendere le istituzioni, soprattutto per il futuro, dal rischio che con un doppio precedente si avalli l'idea che la maggioranza che sostiene l'Esecutivo in carica, di qualsiasi colore sia, possa conferire legittimità a qualunque azione, anche la più grave, anche la più spericolata, di un membro del Governo. Non posso comunque che essere felice della decisione dell'ex ministro Salvini di sottoporsi al giudizio del tribunale dei Ministri di Catania, quali che siano le motivazioni, perché resterà agli atti del Senato, finalmente, una presa di coscienza da parte di un senatore che rappresenta la Nazione. In conformità, quindi, alla decisione adottata dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di concedere l'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Matteo Salvini, annuncio il voto contrario all'ordine del giorno G1 presentato. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, colleghi, oggi ho sentito più di un intervento che esordiva affermando che non stiamo qui a discutere di un processo, ma poi proseguiva con pregevoli arringhe difensive, ricorrendo anche a degli istituti nuovi per il diritto, ad esempio con riferimento al «rallentamento» di uno sbarco che non so se allude a un sequestro attenuato o di lieve entità. Ho sentito parlare di non coincidenze tra sbarco e diritto al soccorso, nonché di gradazioni delle limitazioni della libertà delle persone. Mi permetto di contraddire quanti hanno detto che noi ci limitiamo a decidere nell'ambito dell'articolo 96 della Costituzione. Non credo che sia un limitarsi. Ritengo sia una funzione importantissima (quindi nessuno fa un passo indietro, ma anzi direi che ne facciamo più di uno in avanti) che solo a noi del Parlamento e non del Governo (oggi è il Parlamento il protagonista) compete. Mi riferisco allo stabilire se, in questo caso concreto, siamo nei confini che la Costituzione stabilisce per il potere politico, che, finché non cambiamo la Carta costituzionale, non è ancora un potere assoluto. Questo è il punto.