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L'articolo 12, introdotto durante l'esame in Commissione, abroga il contributo annuo di un milione di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, assegnato dalla legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017), in favore dell'istituto Isiamed, per la promozione di un modello digitale italiano nei settori del turismo, dell'agroalimentare, dello sport e delle smart city . Tale contributo, ancora non erogato, è stato dichiarato incompatibile con la normativa europea sugli aiuti di Stato, nell'ambito della procedura SA 50464 (2018/N). L'articolo 13 reca disposizioni attuative della direttiva dell'Unione europea 2017/1564, che ha dato attuazione agli obblighi imposti all'Unione dal Trattato di Marrakech e alla quale gli Stati membri devono conformarsi entro l'11 ottobre 2018. La normativa mira a garantire che le persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa abbiano accesso ai libri e ad altri tipi di pubblicazioni, compresi gli spartiti musicali, su qualsiasi supporto, anche in formato audio e digitale. PRESIDENTE. Senatore Licheri, la invito a concludere. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822. Signor Presidente, a questo punto direi che potrei rimettermi al contenuto della relazione inserita nel fascicolo del disegno di legge e dare per letta l'esposizione degli articoli 13, 14, 15, 16, 17 e 18. Rimango ovviamente a disposizione dei colleghi per qualunque altro tipo di chiarimento. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Chiedo alla relatrice di minoranza sul disegno di legge n. 822, senatrice Testor, se intende integrare la relazione scritta. TESTOR, relatrice di minoranza sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, il 26 settembre 2018 il Governo ha presentato al Senato il disegno di legge recante «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea», in ottemperanza alle disposizioni di cui alla legge n. 234 del 24 dicembre 2012, recante le norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea. Come da prassi procedurale, invece, l'altro ramo del Parlamento ha esaminato e approvato la legge di delegazione europea che, insieme alla legge europea, rappresenta un ulteriore strumento di adeguamento all'ordinamento dell'Unione europea. L'importanza di questi provvedimenti è quindi sostanziale, non formale. Si tratta di strumenti normativi con i quali il nostro Paese si mette in regola rispetto a quelli che sono i suoi obblighi di appartenenza all'Europa, con particolare riguardo ai casi di non corretto recepimento della normativa comunitaria. Nella legge europea, in particolare, sono inserite non solo quelle disposizioni che consentono un riallineamento periodico dell'ordinamento nazionale all'ordinamento dell'Unione europea, in seguito a rilievi specifici mossi dalla Commissione europea attraverso procedure di infrazione, ma sono inserite anche quelle modifiche mirate a prevenire possibili procedure di infrazione. Soprattutto a questo proposito, è dirimente sottolineare l'assoluta volontà del Governo e del Parlamento di farsi carico delle proprie responsabilità di fronte a violazioni acclarate, ma soprattutto di adottare ogni misura necessaria, con un atteggiamento attivo e propositivo, dinanzi al rischio di un contenzioso. Allo stato attuale, il numero delle procedure a carico dell'Italia ha raggiunto quota 64, di cui 56 per violazione del diritto dell'Unione e otto per mancato recepimento delle direttive. Il disegno di legge europea per l'anno 2018, in particolare, mira ad affrontare due procedure di infrazione e tre casi di pre-contenzioso avviati tramite il sistema di comunicazione cosiddetto EU Pilot; dare attuazione a due direttive; garantire la piena attuazione di due regolamenti; dare concreta esecuzione a un accordo internazionale nonché a una specifica direttiva dell'Unione. Gli argomenti trattati nel provvedimento di quest'anno hanno, come di consueto, una natura molto eterogenea. Le disposizioni che stiamo per adottare riguardano settori come la libera circolazione di persone, merci e servizi; la sicurezza; la tutela della salute umana sulle buone prassi di fabbricazione dei medicinali a uso umano; il diritto d'autore a beneficio delle persone non vedenti; la tutela dell'ambiente. L'impatto che questi provvedimenti avranno sulla nostra legislazione è dunque notevole. Recependo le direttive europee, il Governo e il legislatore non devono mai dimenticare che i primi soggetti direttamente coinvolti e che subiranno effetti positivi o negativi dall'assunzione di certe disposizioni sono i cittadini e le imprese italiane. Sarebbe pertanto un errore gravissimo considerare la legge europea come un mero atto burocratico da espletare al solo fine di evitare contenziosi o sanare irregolarità. La legislazione europea influisce direttamente sulla vita quotidiana di tutti noi. Sta a noi, al nostro compito di interpreti delle istanze dei cittadini, garantire la massima armonizzazione tra le regole europee e quelle del nostro ordinamento. Sta a noi fare in modo che non ci sia una supremazia del diritto europeo in contrasto con l'interesse nazionale. Va rilevato che tra le cause principali del diffuso sentimento di euroscetticismo vi è proprio l'accettazione obbligatoria delle disposizioni comunitarie. Accettazione doverosa, certamente, ma troppo spesso privata di forme di contraddittorio, laddove l'appartenenza all'Unione europea non può essere in alcun modo sinonimo di sudditanza. Il nostro diritto va difeso e tutelato. L'emanazione di leggi nazionali risponde a specifiche esigenze del Paese, e il nostro compito è quello di far rispettare queste leggi perché crediamo nella loro importanza. L'Europa tante volte ci offre indirizzi per migliorare la nostra normativa, ma troppo spesso interviene senza considerare la specificità del nostro Stato, le nostre caratteristiche, i nostri usi e le nostre tipicità. La tecnocrazia va combattuta attraverso il contraddittorio. L'emanazione della legge europea nonché della legge di delegazione europea possono e devono avere questo scopo. Ottemperiamo ai nostri doveri, ma non in maniera passiva, avendo sempre ben chiaro che le conseguenze di quello che si decide a Bruxelles hanno ricadute sulla vita di tutti noi. Troppo spesso, invece, questi provvedimenti hanno assolto alla primaria esigenza di rispondere a un richiamo: si è proceduto, quindi, più per evitare sanzioni che non per analizzare l'effettivo impatto che direttive comunitarie avrebbero avuto sul nostro ordinamento. Un errore grave, laddove il recepimento delle norme comunitarie dovrebbe comportare sempre un significativo miglioramento delle nostre condizioni di vita, un vantaggio per le imprese italiane, risultati che si conseguono, non attraverso l'accettazione pedissequa del dettato europeo, ma intervenendo noi stessi nel processo decisionale, facendo prevalere la politica sulla burocrazia, difendendo l'interesse nazionale attraverso l'armonizzazione delle norme.