[resaula]

La cosa che mi sorprende ancora di più è che a questo decreto sono stati presentati dalla relatrice diversi emendamenti che vanno ad integrare non solo il decreto legislativo n. 81, che ho citato e che viene modificato e integrato dal comma 1 dell'articolo 1 del provvedimento, ma addirittura il decreto legislativo n. 22 del 2015 sulla NASpI, prevedendo una serie di nuove garanzie quali l'ampliamento delle tutele in favore degli iscritti alla gestione separata, la tutela del lavoro tramite piattaforme digitali e la copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Di Maio è stato informato che Bonisoli è diventato il Ministro pro tempore per il lavoro e per lo sviluppo economico? Il decreto-legge al nostro esame è stato utilizzato da un Ministro per risolvere problemi che erano scaturiti da una sentenza della Corte europea di giustizia dell'ottobre 2018, ma contiene norme che stravolgono quanto appena approvato da quest'Assemblea e da quella della Camera nel cosiddetto decreto dignità. Quindi, delle due l'una: o Bonisoli è il nuovo ministro del lavoro o Di Maio è stato clamorosamente sconfessato da questo provvedimento. Dobbiamo però tornare indietro con la memoria, perché stiamo parlando delle fondazioni lirico-sinfoniche e io rimango un po' stupito dagli interventi dei colleghi del PD perché il PD conosce molto bene questo settore, essendo intervenuto diverse volte, come del resto anche il Centrodestra. Ricordo che per le fondazioni lirico-sinfoniche siamo intervenuti, negli ultimi dodici, tredici anni, con sei decreti: il decreto Urbani del 2004, il decreto Bondi del 2010, il decreto Valore Cultura del ministro Bray del 2013, il decreto Franceschini del 2014, il decreto Cultura del ministro Alfano del 2016 sugli enti territoriali che conteneva una norma, all'articolo 24, sulle fondazioni lirico-sinfoniche e il decreto Bonisoli nel 2019, cioè una serie di provvedimenti per risolvere un problema che esiste. Lo so che è politicamente scorretto parlare male delle fondazioni lirico-sinfoniche ma bisogna ammettere - e il collega D'Arienzo lo ha onestamente ammesso - che il sistema non funziona. Il sistema previsto nella legge n. 367 del 1996, quando era Ministro della cultura l'ineffabile, immarcescibile Veltroni, non ha funzionato e non funziona tutt'ora. Questo comparto è oberato - lo vogliamo dire, dato che non ho sentito ancora parlare di debiti verso lo Stato, verso i cittadini italiani - da circa 300 milioni di debiti che sono aumentati anche grazie al decreto Bray che si è speso, giustamente, per aiutare il Maggio Fiorentino. Anche oggi ho sentito che è necessario aiutare il Maggio Fiorentino, che però ha avuto una legge ad hoc - il decreto Bray, n. 91 del 2013, cosiddetto "Valore Cultura" ma io lo avrei chiamato "Valore Firenze" perché c'era Renzi a governare a quell'epoca - e ha ricevuto moltissimi finanziamenti. Il fondo rotativo ha già stanziato complessivamente 158 milioni, 156 già assegnati e 149 già erogati. E le fondazioni, come ci dice sempre con un tono triste e preoccupato il commissario ad hoc , nominato ex lege n. 112 del 2013, la legge di conversione del decreto Bray, hanno molti debiti: 23 milioni il Teatro comunale di Bologna, 59 milioni il Maggio Fiorentino (che ha il record dei debiti), 33 milioni e mezzo il Carlo Felice di Genova, 34 milioni il San Carlo. Lo dico perché sembra che stiamo parlando di anime belle, dei contratti integrativi aziendali, dei quarantotto mesi, trentasei o ventiquattro mesi, dei contratti a tempo indeterminato e invece abbiamo debiti che ad un certo punto dovremo sanare. Noi del Centrodestra, nel 2010, con la legge Bondi, poi scardinata da una serie di ricorsi e di sentenze della Corte costituzionale, abbiamo avuto il merito di dire: stop! Fermi! Evviva la cultura, perché la cultura è certamente un fattore di vantaggio competitivo in economia per un Paese che ha un patrimonio culturale enorme, ampio e diversificato (quello nazionale italiano è molto ricco rispetto ad altre economie dei Paesi europei) però bisogna anche risanare e quindi uscire da questa ambiguità. Un'altra osservazione banalissima, ma oggettiva. Ma esistono solo le 14 fondazioni lirico-sinfoniche di Veltroni? È stato giusto cambiare la legge n. 800 del 1967 che le considerava degli enti di diritto pubblico? È inutile inventarsi delle fondazioni di diritto privato se poi non hanno un euro, se poi non riescono a fare fundraising , se poi non riescono ad attrarre investimenti che non siano quelli dello Stato. Ma esistono solo le 14 fondazioni lirico-sinfoniche? No, esistono anche i 29 teatri di tradizione musicale e d'opera - ma vogliamo aiutare anche questi? - di Jesi, di Macerata, di Livorno, di Lucca, di Pisa, di Bergamo, di Bolzano, di Brescia, di Catania, di Chieti, di Cosenza, di Cremona, di Ferrara, di Lecce, di Milano, di Mantova, di Modena, di Novara, di Parma, di Pavia, di Piacenza, di Ravenna, di Reggio Emilia. PRESIDENTE. Si avvii a concludere, senatore. GIRO (FI-BP) . Nessuno parla di questi teatri di tradizione. Alcuni, il Teatro Donizetti di Bergamo, il Teatro del Giglio di Lucca, il Teatro Grande di Brescia, il Teatro Massimo Bellini di Catania, sono teatri che fanno programmazione culturale al pari, se non superiore, delle 14 famose fondazioni lirico-sinfoniche, che ricevono - lo ricordo - il 53 per cento del FUS, 182 milioni di euro. PRESIDENTE.Concluda, senatore. GIRO (FI-BP) . Per spenderli come? Ve lo dico io. Non si rinnova, non si costruisce mai questo benedetto contratto collettivo nazionale di lavoro, che è uno scheletro, e ci si affida soltanto ai contratti integrativi aziendali, citati molte volte anche in questo decreto-legge, pieni di benefits , di agevolazioni, di benefici per gli artisti. D'accordo, va bene. Abbiamo anche l'indennità della quinta corda, mi hanno raccontato: se pizzichi la quinta corda ti diamo qualcosa in più. Ma vi sembra possibile continuare così? PRESIDENTE.Senatore, deve concludere. Grazie. GIRO (FI-BP) . Forza Italia non voterà contro questo provvedimento, come dirà il collega Cangini nella sua dichiarazione di voto finale. Ma certo questa è una patacca, un pateracchio. Soprattutto - lo ripeto - è una clamorosa sconfessione del decreto dignità dell'"ex" ministro del lavoro Di Maio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento ricordando a tutti cosa significa cultura per il MoVimento 5 Stelle. Rileggo le prime tre frasi del programma cultura col quale ci siamo presentati alle elezioni del 2018.