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considerato che, nonostante il gravissimo quadro indiziario già emerso in sede processuale e quello che emergerebbe dalle notizie riportate, l'impresa Romeo Gestioni è stata finora assoggettata esclusivamente per un breve periodo a interdittiva per i fatti di Consip, ovvero per aver corrotto il funzionario Marco Gasparri che ha patteggiato una pena di un anno e 8 mesi di detenzione. Al contempo, ad oggi, nonostante l'accusa di corruzione e distruzione di beni archeologici a carico della funzionaria della soprintendenza, dottoressa Rossella Pesoli, per i fatti di palazzo Capponi, i lavori di ristrutturazione di quest'ultimo ancora proseguono, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano al corrente dei fatti esposti, come li valutino e se ne abbiano considerato l'incidenza sul funzionamento dell'attività amministrativa, anche in relazione agli elementi emersi con il cosiddetto "processo Consip"; se intendano verificare, anche tramite l'attivazione dei propri poteri ispettivi, la presenza di eventuali anomalie nell'ambito delle procedure indicate. Atto n. 3-00009 VITALI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: secondo quanto testualmente riportato da un articolo pubblicato da "il Fatto Quotidiano" in data 9 dicembre 2017 dal titolo "Il giudice scrittore che decise su B. e sulle quote Mediolanum" a firma di Gianni Barbacetto, nel corso di una perquisizione ai danni del dipendente del Consiglio di Stato Renato Mazzocchi, attualmente indagato nel procedimento relativo alla cessione della quota in banca Mediolanum imposta dalla Banca d'Italia a Silvio Berlusconi, l'autorità giudiziaria avrebbe rinvenuto «appunti manoscritti sulla sentenza Mediolanum (...) in una scatola insieme a bottiglie di spumante e a 247 mila euro in contanti»; sempre in base a quanto riportato da Barbacetto, «Secondo gli investigatori quei suggerimenti giuridici finiscono nella sentenza, depositata il 3 marzo, in cui vengono bocciate le richieste di Bankitalia»; a seguito della sentenza n. 882/2016 emessa dalla VI sezione del Consiglio di Stato in data 14 gennaio 2016, Francesco Caringella e Roberto Giovagnoli, rispettivamente presidente e relatore del procedimento, in data 1° febbraio 2016, quindi appena due settimane dopo la chiusura del procedimento stesso innanzi al giudice speciale amministrativo, sarebbero stati entrambi trasferiti d'ufficio dalla VI alla V sezione Consiglio di Stato, competente in materia di appalti e servizi pubblici, con decreto n. 6/2016 del presidente del Consiglio di Stato, avvocato Alessandro Pajno; i medesimi magistrati amministrativi Caringella e Giovagnoli saranno chiamati a decidere in merito al ricorso proposto dalla Romeo Gestioni SpA avverso l'esclusione di quest'ultima, dovuta all'ipotesi di corruzione avanzata dall'autorità giudiziaria nel corso dell'apposito procedimento penale a carico di Alfredo Romeo, dalla cosiddetta gara FM4 bandita dalla Consip, la cui udienza dinanzi la V sezione del Consiglio di Stato era fissata per il 26 aprile 2018; le stesse risultanze del citato procedimento penale sono riportate nella sentenza emessa dalla II sezione del TAR Lazio n. 1092 del 30 gennaio 2018, avverso la quale la Romeo Gestioni si è appellata, come già esposto, al Consiglio di Stato; il tutto nonostante il grave sospetto di corruzione in atti giudiziari avanzato «dalla Procura di Roma che vuole capire se c'è una "fabbrica delle sentenze" dentro il Consiglio di Stato», come riferito dal giornalista Gianni Barbacetto nel citato articolo, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri sia al corrente dei fatti esposti e come li valuti; se ritenga di valutarne l'incidenza sul funzionamento dell'attività giudiziaria, anche in riferimento al procedimento giudiziario noto alla cronaca come "processo Consip", e a quali considerazioni e relative determinazioni sia pervenuto in merito. Atto n. 3-00010 STEGER DURNWALDER Al Ministro dell'interno Premesso che secondo quanto riportato, la scorsa settimana, da alcuni quotidiani locali del Trentino-Alto Adige, il questore di Trento avrebbe trasmesso una circolare ai commissariati di Rovereto e di Riva del Garda in cui, a causa della carenza di personale della Polizia di Stato, richiede l'allungamento di un'ora del turno serale fino alle ore 01.00 per cancellare quello di pattugliamento notturno; considerato che: tale notizia avrebbe messo in allarme i sindaci dei Comuni interessati e, ovviamente, tutti i cittadini residenti; tale provvedimento rappresenterebbe un'evidente attenuazione del controllo del territorio con il rischio per la sicurezza e un incentivo per la delinquenza e la criminalità ad operare nelle ore non coperte dal servizio di pubblica sicurezza; altresì, l'articolo 7 del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, recante "Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili", destina risorse per l'incremento delle facoltà assunzionali per la Polizia di Stato, si chiede di sapere se la notizia in premessa corrisponda al vero e, in caso affermativo, se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire per dare ai Comuni e ai cittadini rassicurazioni in merito al controllo del territorio e alla sicurezza, prevedendo anche nuove assunzioni, avvalendosi delle risorse a tale scopo destinate dall'articolo 7 del citato decreto-legge. Atto n. 3-00011 LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a parere dell'interrogante: i gravissimi danni inferti dal Governo Renzi-Padoan a risparmiatori espropriati col bail in , alle famiglie saccheggiate, alle imprese con i conti in rosso taglieggiate, si manifestano tangibilmente dopo il ripristino dell'anatocismo bancario, una odiosa pratica di ricapitalizzare gli interessi, che era stata debellata dalla Corte di cassazione e dalla Corte costituzionale dopo 20 anni di battaglie giudiziarie dell'Adusbef. Nel 2013 l'art. 1, comma 629, della legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), modificando l'art. 120 del TUB (testo unico bancario, di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993), aveva reso illegittima, a decorrere dal 1° gennaio 2014, ogni prassi anatocistica nei rapporti bancari, vietando l'addebito di interessi passivi;