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Insieme dobbiamo far sentire la nostra voce su tutto il territorio, perché anche in questo caso ci sono Regioni in ritardo che stanno sfruttando le risorse cospicue che abbiamo messo a disposizione in maniera più rapida e più efficace, e ce ne sono altre che invece pare siano un po' meno efficienti da questo punto di vista. Quindi, cerchiamo di vigilare al riguardo su questo e di usare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per spingerle a mettere in atto tutti gli interventi necessari nel più breve tempo possibile, in questo come in altri campi. C'è anche il problema - per esempio - delle RSA che sono chiuse e delle visite. Nonostante le norme che insieme abbiamo approvato e messo a disposizione, si registrano ancora delle lungaggini. Quindi, teniamo alta l'attenzione su tutto quello che riguarda la sanità. Mi permetto solo di ricordarle un'ultima cosa che non riguarda l'oggetto dell'interrogazione, ma un problema che ci è stato sollevato e riguarda le ricette dematerializzate, su cui c'è bisogno di intervenire. Speriamo che questo possa avvenire nel più breve tempo possibile. Abbiamo fatto un salto in avanti, purtroppo a causa del Covid, ma non facciamo passi indietro adesso che finalmente l'emergenza sta finendo ed è emblematico che siamo qui a parlarne proprio oggi che è l'ultimo giorno dello stato di emergenza. PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno DRAGO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, approfitto del tempo a mia disposizione per portare a conoscenza dell'Aula quanto sta avvenendo in merito alla questione docenti non vaccinati, in seguito alla pubblicazione del decreto-legge n. 24 del 2022, il cosiddetto decreto riaperture. Ai docenti che hanno scelto di non vaccinarsi non sarà data la possibilità del rientro in classe, ma saranno destinati ad altre mansioni. Inizialmente si pensava che queste mansioni fossero di altro tipo, con un inquadramento, ad esempio, come personale ATA. In verità, però, nella risposta ad un'interrogazione presentata proprio ieri alla Camera, il Governo ha rappresentato che la destinazione per questi docenti, sempre con l'obiettivo di non consentire loro il contatto con i ragazzi, potrebbe essere quella di programmazione, progettazione, o addirittura aggiornamento e formazione, con conseguente sostituzione per l'attività didattica con supplenti. Sorgono allora alcune domande. Il provvedimento pare essere finalizzato ad un'attività educativa, nel senso che è diseducativo fare rientrare in classe i docenti non vaccinati. In verità tutto nacque col decreto n. 172 del 15 dicembre 2021, che stabilì l'obbligo vaccinale per il personale della pubblica amministrazione - quindi anche per i docenti - con impossibilità di rientro fino al 15 giugno. Se si ritiene diseducativo l'ingresso in classe dei docenti non vaccinati, credo che di fatto fu applicata una discriminazione a monte nel non permettere a questi docenti di poter svolgere la loro attività e scegliere liberamente se vaccinarsi o meno. Tra l'altro è noto a tutti che, sia vaccinati che non vaccinati, si possa essere veicolo di trasmissione, per cui decade la stessa ipotesi che i non vaccinati possano arrecare danno ed essere delle mine vaganti, anche perché chi esclude il fatto che i supplenti non possano essere a loro volta essere dei veicoli di trasmissione del virus? Un'ultima questione riguarda la famigerata continuità didattica. Adesso viene avanzata l'osservazione sul fatto che rimarrebbero due mesi di scuola; già per quattro mesi i ragazzi hanno avuto dei docenti supplenti, ma vorrei rappresentare che la continuità didattica è stata recisa proprio a dicembre. Concludo ponendo all'attenzione dell'opinione pubblica, di quest'Aula e del Governo la necessità di ripristinare la situazione originaria. Vorrei offrire inoltre una possibile lettura che potrebbe essere quella di finire di parlare di continuità didattica, pensando che esiste anche la continuità disciplinare. LANNUTTI (Misto-IdV) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (Misto-IdV) . Signor Presidente, a gennaio scorso il gruppo Gedi, che edita tramite Exor, la cassaforte degli Agnelli, «La Repubblica», «La Stampa», «Il Secolo XIX» e diversi periodici, è stato oggetto di un sequestro per 30 milioni di euro in merito a una presunta truffa per far ottenere il pensionamento anticipato a 70 dipendenti del gruppo, che non ne avrebbero avuto diritto. Tra il 2008 e il 2020 il settore dell'editoria ha svuotato le redazioni giornalistiche più anziane e più costose con 1.145 prepensionamenti. Le pensioni medie di anzianità dei giornalisti superano 80.000 euro l'anno, quelle anticipate 78.000, superando spesso anche i 100.000 euro. Nel 2020 il valore medio di contribuzione per un giornalista era di circa trent'anni, contro i trentasette degli ex INPDAP passati all'INPS. La gestione non proprio assennata dell'INPGI negli ultimi anni si è mangiata il patrimonio, sceso da 2,4 miliardi di euro ad appena 900 milioni, con una perdita secca di 1,5 miliardi (650.000 euro al giorno). Ma, come sempre accade nella patria del capitalismo di relazione, al 1° luglio 2020, mentre l'INPS succederà nei rapporti attivi e passivi dell'INPGI uno in base all'ultima legge di bilancio, che regolamenta tutte le forme di previdenza obbligatoria, nulla viene menzionato su un istituto contrattuale denominato "ex fissa", prestazione previdenziale integrativa, firmato il 15 luglio 1985 da FIEG, FNSI e Intersind. Nell'atto istitutivo di quel fondo era stata creata una gestione separata, dove gli editori dovevano versare un contributo obbligatorio dell'1,5 per cento delle retribuzioni, con analoghe modalità previste per le assicurazioni sociali obbligatorie. Il fondo "ex fissa" è stato riconosciuto dall'articolo 59 della legge n. 449 del 1997, che lo ha definito fondo integrativo di previdenza per i giornalisti professionisti. Poiché si stima che siano oltre 2.000 i giornalisti coinvolti, per un importo di 140 milioni, il pagamento "ex fissa" consentirebbe di incamerare imposte per 60 milioni di euro. Poiché FNSI e FIEG hanno concordato che dal 1° luglio tale contribuzione non convergerà più nel fondo INPGI, ma in un soggetto di nuova creazione, non è dato ancora sapere cosa ne sarà di quei 140 milioni di euro. Chiudo, signor Presidente, ringraziandola e ricordando una frase di Ernesto Rossi, tratta dal volume «Settimo: non rubare», sintesi perfetta della degenerazione e interdipendenza del capitalismo italiano con politica, industria, banche e grande stampa, con un riuscito slogan : "privatizzare gli utili, socializzare le perdite". Addossandole, come nel caso INPGI, alla fiscalità generale. La ringrazio molto, signor Presidente. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE .