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al fine di diminuire gli incidenti ferroviari, dal dicembre 2017, per le ferrovie italiane, incluse le ferrovie "isolate", cioè non connesse alla rete ferroviaria italiana (14 in tutta Italia, l'EAV, Ente autonomo Volturno, è la più grande), è iniziato un programma di adeguamento alle norme di sicurezza dettate dall'ANSF, Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, da realizzarsi in 18 mesi; nello specifico, le ferrovie dovranno adottare il sistema "Scmt", sistema di controllo della marcia del treno, nuova tecnologia di ausilio al macchinista, che consente maggiore sicurezza della marcia dei treni; dal 1° luglio 2019 l'ANSF, organismo autonomo, non dipendente dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, operativo in Italia dal 2008, sarà competente su tutto il sistema ferroviario nazionale, comprese le linee regionali; l'EAV, come dichiarato dallo stesso presidente dell'ente, è attualmente inadempiente al rispetto dei parametri di sicurezza imposti dall'ANSF; considerato che: poiché non è stata predisposta l'installazione del sistema di controllo della marcia del treno, l'ANSF quasi sicuramente potrà imporre, a tutela dei passeggeri, un limite di velocità ai convogli molto più ristretto dell'attuale: 50 chilometri orari contro gli attuali 70 e a volte anche 90 chilometri all'ora; il nuovo limite stravolgerà Circumvesuviana, Cumana e Circumflegrea: aumento notevole dei tempi di percorrenza (per andare da Napoli a Pompei si passerebbe dai 30 minuti attuali ad un'ora di viaggio) e cancellazione di un terzo le corse, con il risultato di assistere alla riduzione dei passeggeri e dei ricavi per la società con forti rischi di squilibrio di bilancio; dei 100.000 pendolari che ogni giorno usufruiscono delle linee Circumvesuviana, Cumana, Circumflegrea, le linee Napoli-Poggiomarino e Napoli-Sorrento, oltre il 30 per cento si riverserà sulle strade e sceglierà il trasporto su gomma o l'auto privata a causa dei disservizi annunciati, con conseguenze rilevanti a scapito della viabilità e dell'ambiente; anche sulle linee di Santa Maria Capua Vetere-Piedimonte Matese e Benevento-Cancello gestite dall'EAV, secondo i dati dell'ANSF, il sistema Scmt è completamente inesistente, nonostante stanziamenti economici già erogati; ritenuto inoltre che: l'EAV è una società in house della Regione Campania e, nel settore del trasporto pubblico locale, la Regione riveste un ruolo di programmazione, coordinamento, finanziamento e controllo, finalizzato alla liberalizzazione e all'efficientamento della mobilità; il ritardo dell'EAV nell'adozione del sistema Scmt avrà effetti non solo sulla sicurezza dei viaggiatori, ma anche sulla stessa efficienza del servizio di trasporto, arrecando gravi disagi ai pendolari, che utilizzano giornalmente una rete ferroviaria essenziale per la mobilità di larga parte della regione, limitandone il diritto alla mobilità, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti, imputabili a parere degli interroganti alla negligenza della Regione Campania e che arreca molti danni al trasporto pubblico locale, e quali altri elementi abbia in suo possesso; se sia a conoscenza dei motivi, e quali siano, dei ritardi per il montaggio del sistema di controllo della marcia del treno, a distanza di 18 mesi dall'obbligo; quali iniziative urgenti, per quanto di sua competenza, intenda intraprendere, anche coinvolgendo gli enti e i soggetti interessati, al fine di garantire gli standard di sicurezza della Circumvesuviana, Cumana e Circumflegrea, oltre alle tratte Napoli-Poggiomarino e Napoli-Sorrento, nonché le altre due linee gestite dall'EAV, la Santa Maria Capua Vetere-Piedimonte Matese e la Benevento-Cancello. Atto n. 4-01793 RUSPANDINI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che : l'area dell'ex discarica di via Le Lame, a Frosinone, insiste sulla piana del fiume Sacco, dove copre una superficie di circa 37.500 metri quadrati, e si articola in più bacini: il primo è del 1967, anche se i conferimenti non ancora regolamentati erano iniziati già prima; il secondo è stato operativo dal 1992 al 1994, e il terzo è stato utilizzato dal 1994 al 2001, per essere poi riattivato per la ricezione di balle contenenti sovvalli; già nel 2014, facendo seguito alle indagini svolte dalla polizia giudiziaria, in conseguenza delle analisi dell'ARPA Lazio, e agli approfondimenti tecnici di consulenti nominati dalla Procura della Repubblica, veniva disposto il sequestro preventivo dell'intera area e veniva notificato a quattro persone un provvedimento di avvio d'indagine a loro carico per avvelenamento colposo delle falde acquifere; la causa dell'inchiesta era soprattutto incentrata sulla mancata bonifica dell'area dopo la chiusura della discarica, con la conseguente penetrazione nel terreno del percolato che è giunto fino ad inquinare le falde acquifere sottostanti; nello stesso anno, in un comunicato stampa degli inquirenti, veniva evidenziato che: "in dipendenza della gestione della discarica in difetto di adeguate soluzioni e cautele di ordine tecnico, dell'attuazione di interventi di messa in sicurezza insufficienti e comunque non collaudati e dell'omessa attivazione delle indispensabili operazioni di bonifica del sito, è stato consentito e comunque non impedito che il percolato della discarica raggiungesse la falda acquifera sottostante inquinandola con l'apporto di minerali pesanti (in particolare alluminio, ferro, manganese, bario, nichel e piombo) in quantità notevolmente superiori ai valori definiti nelle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) normativamente previsti per le acque sotterranee, così determinando l'avvelenamento delle predette acque, potenzialmente destinabili in via diretta ed indiretta al consumo umano"; a seguito di ciò, con un'ordinanza del Comune di Frosinone, veniva "interdetto il prelievo e l'uso delle acque sotterranee per un raggio di 200 metri rispetto al piezometro denominato 'S6' nella fascia di terreno potenzialmente contaminata compresa fra la discarica di via Le Lame e il fiume Sacco che ricade nel territorio comunale"; nell'ottobre 2016, a conclusione dell'inchiesta ambientale, i magistrati affermavano che l'inquinamento delle falde acquifere e dei terreni circostanti la discarica sarebbe stato provocato da una mancata attuazione della normativa ambientale e dalla scarsa messa in sicurezza ed impermeabilizzazione del sito, e che, "seppur lo stato di inquinamento si è verificato nel 2006, lo stato dei luoghi ancora oggi risulta essere fortemente compromesso"; nonostante ciò ad oggi i rifiuti non sono mai stati rimossi e il percolato continua ad inquinare il sottosuolo;