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La ratio del decreto è dunque quella di preservare la salute dei candidati e dei commissari di esame e garantire, al contempo, una certa qualità nella selezione - che, è bene ricordarlo, sostituisce ben tre prove scritte - fondata sulla capacità, indispensabile per chi si approccia alla professione, di argomentazione e soluzione di un quesito giuridico. Altre modalità di esame richieste da più parti, come ad esempio i quiz a correzione informatizzata, sarebbero state senz'altro più semplici e forse avrebbero messo ancora di più al riparo dai rischi di metri di valutazione diversi da parte delle numerose commissioni diversamente composte, ma certamente non sarebbero state altrettanto efficaci a testare la capacità giuridico-argomentativa degli aspiranti, perché sarebbero state una mera analisi della preparazione nozionistica, affidata inoltre alla velocità delle risposte. Un bravo avvocato, oltre ad una solida preparazione, deve sapersi orientare tra norme, dottrina e giurisprudenza ed avere buone doti espositive. L'avvocato è infatti un attore fondamentale nel processo; è il professionista del foro delegato ad assistere e difendere una parte in un giudizio civile, penale, amministrativo, tributario, un ruolo che, se esercitato bene, non solo garantisce un diritto costituzionale come il diritto di difesa, ma può anche dare un notevole contributo ad una decisione giusta. Del resto per un buon avvocato non è indispensabile possedere l' ars oratoria , l'arte di parlare in pubblico; non c'è bisogno di essere un sofista come Gorgia o un avvocato come Cicerone, ma è sufficiente saper convincere il giudice sulla giustezza delle proprie tesi ed essere utile e affidabile per il proprio cliente. Certamente un avvocato deve anche saper scrivere, lo sappiamo. Ma ritengo che le nuove e temporanee modalità di esame, seppur diverse dal solito, possano essere idonee in questa fase e costituiscano un corretto bilanciamento tra necessità di selezione dei candidati da abilitare e tutela della salute, assolutamente giustificata dall'emergenza che stiamo vivendo. Quindi in bocca al lupo a tutti coloro che aspettano questo momento. Per questi motivi, annuncio il voto favorevole di Liberi e Uguali. (Applausi) . CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, storicamente, tra le libere professioni, quella dell'avvocato ha avuto sempre una disciplina particolare. Solo negli anni successivi, di recente quasi, la libera professione di dottore commercialista si è uniformata al sistema di selezione dell'avvocato. Questa mattina il senatore Emanuele Pellegrini ha ricordato l'attività dell'avvocato. Vorrei farvi presente che la modifica dell'attività dell'avvocato è sostanziale; basti pensare che nel Dopoguerra l'avvocato era soltanto colui che aiutava a garantire il diritto di difesa nelle cause. Riflettendo a lungo - come il sottosegretario Sisto ricorderà - nella discussione sulla previsione dell'avvocato in Costituzione, io ho valorizzato quell'aspetto dell'avvocato a cui faceva riferimento Emanuele Pellegrini. A cosa mi riferisco? Nella congerie delle leggi, enorme nel nostro sistema, non tutti i cittadini hanno la possibilità di rendersi conto dei propri diritti e dei propri doveri. Quindi la capacità dell'avvocato di rendere edotto il cittadino dei propri diritti e doveri ne fa un consulente privilegiato, anzi direi il garante dell'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. (Applausi) . Prendete in considerazione qual è il principio dell'eguaglianza, la quale si verifica soltanto se io e un altro cittadino abbiamo la stessa capacità e la stessa possibilità di conoscenza di quali sono i nostri doveri e i nostri diritti; e questo lo rende possibile soltanto un avvocato. Quale avvocato? Un avvocato professionalmente preparato e adeguato. Io sono nato in Campania e quindi la mia prima esperienza è stata quella di entrare nella reggia di Castel Capuano, dove erano allocati gli uffici giudiziari della Campania (tribunale, corte d'appello). C'è una grande sala, il cosiddetto Salone dei busti, dove ci sono i busti marmorei non dei magistrati, non dei politici, ma solo dei grandi avvocati. (Applausi) . Ancora oggi entro con timore in quel salone. Se qualcuno di voi vorrà andare a vederlo, si renderà conto di qual è stata la presenza dell'avvocatura all'interno della società. La società era tale che mi ha insegnato questa esperienza. Io ricordo sempre operai e contadini che, nel momento in cui c'erano i grandi processi in corte d'assise, andavano ad assistere al processo. «Che facciamo stamattina? Andiamo ad assistere al processo». Adesso non c'è più questa usanza; eppure era una grande usanza di comprensione di quelle che erano le valutazioni. Devo dire con molta tristezza che però già allora, in molti di quegli ambienti, si diceva: « quann' parl' o fetent'? » (che era il pubblico ministero). Questa è la logica dell'attenzione dell'avvocato ai diritti e ai princìpi di libertà. E io mi chiedo se sia giusto che, proprio per questa ragione, sia stato mantenuto per anni un sistema di accesso all'avvocatura completamente diverso dalle altre libere professioni. Tutti voi sapete, infatti, che un medico e un ingegnere, nonostante siano responsabili della nostra salute, della stabilità dei ponti e delle nostre case, fanno soltanto un esame di abilitazione, sei mesi dopo la laurea, all'interno della stessa facoltà universitaria. Agli avvocati, no, non basta la laurea in giurisprudenza. Occorre, invece, un praticantato di due anni e poi, finalmente, l'esame. Esame che, nel tempo, è diventato più un concorso che un esame. Un tempo era un esame di verifica dell'abilitazione e della capacità dell'avvocato, delle sue capacità, non solo difensive, ma della sua conoscenza e modalità di rapportarsi alla legge e al cittadino che gli chiedeva un parere. Per cui, di fatto, l'esame era, più che altro, una verifica degli elementi minimi e c'era l'idea che la professione avrebbe fatto, poi, l'avvocato. Oggi, invece, assistiamo a una selezione quasi concorsuale, che è derivata non dalla necessità delle leggi o dalla necessità connessa a una difficoltà maggiore della professione, ma semplicemente dal numero enorme di partecipanti, compreso quello di chi parteciperà al prossimo concorso, pari a 25.000 candidati. Voi vi rendete conto che la situazione di pandemia ha fatto sì che non sia stato possibile celebrare tale concorso a dicembre dell'anno scorso. Esso è stato rinviato ad aprile, ma anche ad aprile non c'è possibilità di affrontarlo, nemmeno come idea. Immaginate voi di mettere 25.000 persone in alcune sale, prevedendo almeno 2000 persone per sala, a svolgere i compiti scritti, quando vi è un limite di 30 per sala a causa del Covid-19. Io devo dare atto al Governo di avere inventato una modalità che ripartisce nello stesso modo, come era tra gli scritti e gli orali, due modalità di prove.