[pronunce]

Il rimettente ritiene le questioni rilevanti perché l'udienza di discussione finale del 21 maggio 2020, in esito alla quale è stato sospeso il giudizio per effetto della sollevazione delle presenti questioni di legittimità costituzionale, era deputata alla sola discussione finale e si è svolta alla presenza fisica delle parti in conseguenza del mancato consenso dell'imputato alla partecipazione al collegamento da remoto, espresso nel corso della stessa a seguito dell'interpello del Presidente del collegio giudicante. A fronte di ciò, il Tribunale rileva che, versandosi in uno dei casi per i quali il testo originario dell'art. 83, comma 12-bis, del d.l. n. 18 del 2020 aveva ammesso lo svolgimento dell'udienza tramite collegamento telematico e in ragione della non complessità dell'attività processuale da espletare, «avrebbe certamente disposto di procedere tramite la modalità alternativa di partecipazione», ma il mancato consenso della difesa dell'imputato, previsto dalla norma censurata, ha reso necessaria la trattazione dell'udienza nelle forme ordinarie. Non sarebbe stata, peraltro, di ostacolo alla rimessione delle questioni la circostanza che l'ultimo periodo dell'art. 83, comma 12-bis, del d.l. n. 18 del 2020, introdotto dalla norma censurata, avrebbe cessato di essere vigente, secondo quanto deduce il rimettente, a far data dal 31 luglio 2020, perché la rilevanza andrebbe valutata ex ante, vale a dire nel momento in cui il giudice solleva la questione. 2.2.- Poste tali premesse, il Tribunale di Spoleto ritiene che la disposizione censurata sia in contrasto con gli artt. 70 e 77 Cost. La disciplina con decretazione d'urgenza delle modalità di svolgimento delle udienze penali introdotta con la norma censurata, intervenuta pressoché contestualmente all'entrata in vigore della legge di conversione del precedente d.l. n. 18 del 2020, susciterebbe infatti «forti perplessità quantomeno sul piano metodologico», per il fatto di contenere una normativa di segno del tutto contrario a quella contenuta nell'atto legislativo approvato dal Parlamento; in tal modo, si finirebbe con l'attribuire al Governo il potere di disciplinare in maniera diversa la medesima materia a ridosso dell'approvazione parlamentare, «così svilendo l'essenziale attribuzione al Parlamento, quale organo il cui potere deriva direttamente dal popolo, nell'adozione di norme primarie, in aperta violazione dell'art. 70 della Costituzione». Né, ad avviso del rimettente, il vizio potrebbe escludersi per il fatto che la Camera dei deputati, al momento dell'approvazione della legge n. 27 del 2020, aveva approvato un ordine del giorno con cui impegnava il Governo a modificare la disciplina appena approvata. Quanto, poi, alla violazione dell'art. 77 Cost., risulterebbero insussistenti i presupposti di necessità e di urgenza dell'adozione della norma censurata. Il brevissimo lasso di tempo (un solo giorno) intercorso tra l'entrata in vigore della legge di conversione e del decreto-legge imporrebbe di ritenere che non sia medio tempore intervenuto alcun elemento di novità, tanto più che l'originaria finalità di mitigazione del contagio che perseguiva la generalizzata introduzione del processo da remoto sarebbe evidentemente frustrata nel momento in cui si è reintrodotta quella in presenza, come modalità nella sostanza ordinaria di svolgimento delle udienze penali. Né potrebbe ritenersi che la necessità e l'urgenza dell'intervento governativo siano ravvisabili alla luce dei dubbi di legittimità costituzionale espressi da più parti in riferimento alla disciplina del processo da remoto contenuta nel d.l. n. 18 del 2020, come convertito, «non essendo di certo il Decreto Legge lo strumento individuato dall'ordinamento per fronteggiare eventuali vizi di costituzionalità degli atti normativi». 3.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni sollevate siano dichiarate irrilevanti e manifestamente infondate. L'Avvocatura eccepisce, innanzi tutto, che le questioni siano state sollevate tardivamente e che il rimettente non potrebbe più dare applicazione alla norma censurata. Secondo quanto prescrive l'art. 83, comma 12-bis, del d.l. n. 18 del 2020, come convertito, infatti, il giudice avrebbe dovuto comunicare alle parti e ai soggetti interessati la data di svolgimento dell'udienza da remoto prima della stessa, così da consentire a chi lo avesse ritenuto di opporvisi, poiché la ratio della previsione è quella di evitare agli interessati di presentarsi fisicamente in udienza, laddove intendano procedere con collegamento telematico. Ciò, invece, non sarebbe avvenuto nel caso di specie, nel quale l'interpello alle parti è stato effettuato nel corso dell'udienza stessa e, quindi, dopo che le parti si erano presentate per partecipare alla medesima. Circostanza, quest'ultima, che priverebbe il giudice del potere di applicare la norma di cui questi sospetta l'illegittimità costituzionale, riferita invece a una fase precedente e ormai esaurita. Da qui, ad avviso dell'interveniente, l'irrilevanza delle questioni sollevate. Nel merito, non vi sarebbe comunque alcuna menomazione dei poteri del Parlamento, perché un decreto-legge ben potrebbe, come nel caso di specie e tanto più al cospetto di una disciplina destinata ad operare per un breve periodo, introdurre una disciplina diversa da quella contenuta in un atto approvato dal Parlamento, quando ciò sia necessario per far fronte a esigenze medio tempore manifestatesi.