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A partire, infatti, dal decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, recante, «abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore», convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, la disciplina dei partiti è profondamente mutata: sono state introdotte nuove regole per assicurare standard minimi di democraticità interna, trasparenza e controllo sulle spese dei partiti. I partiti che intendano avvalersi dei benefici previsti dal decreto-legge (detrazioni per le erogazioni liberali e destinazione del 2 per mille dell’IRPEF) sono tenuti a dotarsi di uno statuto redatto nella forma dell'atto pubblico, che deve avere un contenuto minimo indicato dal decreto stesso come, ad esempio: il simbolo, l'indirizzo della sede legale nel territorio dello Stato, il numero, l'attribuzione e la composizione degli organi deliberativi esecutivi e di controllo; i diritti e i doveri degli iscritti; le modalità di selezione delle candidature; le misure disciplinari adottabili; la promozione della presenza delle minoranze negli organi collegiali esecutivi e della parità tra i sessi; le regole che assicurano la trasparenza, con particolare riguardo alla gestione economico-finanziaria. I partiti dovranno, altresì, rispettare alcuni requisiti minimi idonei a garantire la trasparenza, come ad esempio la trasmissione dello statuto alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, per verificare la presenza all'interno dello stesso statuto degli elementi che ne garantiscano la conformità ai princìpi di democrazia interna e trasparenza. Solo dopo tale verifica sarà possibile procedere alla registrazione nel registro nazionale dei partiti politici, consultabile pubblicamente via internet . Qualora lo statuto non sia ritenuto conforme alle disposizioni, la Commissione invita il partito ad apportare le modifiche necessarie e, qualora le modifiche apportate non siano conformi alla legge, può negare, con provvedimento motivato, l'iscrizione al registro. I partiti sono stati progressivamente sottoposti dal legislatore a controlli assai più penetranti di quelli previsti nei confronti dei meri enti non riconosciuti, anche se tali controlli non sono ancora equiparabili a quelli previsti dal nostro ordinamento giuridico per gli enti dotati di personalità giuridica, come il potere di impugnazione del pubblico ministero previsto dall'articolo 23 del codice civile nei confronti delle delibere assembleari degli enti riconosciuti. È nostra intenzione favorire, per chi vuole percorrere questa strada, la promozione di partiti che promuovano realmente la partecipazione democratica, riconoscendo e tutelando i diritti dei loro aderenti, eventualmente anche prevedendo forme e modalità differenziate di adesione. Un'opzione, questa, che ovviamente tenga conto dei mutamenti sociali e delle nuove forme di aggregazione ma che sia al contempo un'alternativa ai partiti «di plastica» o ai movimenti populistici con leadership personalistiche. Nessuna nostalgia per il passato, dunque, ma la ricerca di nuovi strumenti per favorire il ritorno alla partecipazione anche attraverso le primarie, le consultazioni on line , i referendum tematici, con partiti che diventino finalmente «case di vetro», attraverso statuti che garantiscano efficacemente la democrazia interna dei partiti. «L'esercizio dei diritti dei cittadini, l'adempimento dei loro doveri e i caratteri democratici del sistema possono essere garantiti solo se la lotta politica e l'esercizio del potere politico si svolgono all'interno dei confini della Costituzione. E quindi solo se i partiti, soggetti di quella lotta e titolari di quel potere, si muovono nello spirito della Costituzione» (L. Violante). L'iscrizione nel registro di cui al decreto-legge n. 149 del 2013 determina l'acquisizione della personalità giuridica e conseguentemente, per quanto non espressamente previsto dal presente disegno di legge, si applicheranno ai partiti politici le disposizioni del codice civile e le norme di legge vigenti per le associazioni dotate di personalità giuridica, contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361. Analogamente a quello che avviene per le società commerciali, che acquistano la personalità giuridica con l'iscrizione nel registro delle imprese, abbiamo ritenuto opportuno sottrarre i partiti politici all'autorità dei prefetti, attribuendo tale autorità, come è più logico, alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, prevista dalla legge 6 luglio 2012, n. 96 (articolo 9, comma 3). La Commissione è composta da cinque componenti, di cui uno designato dal Primo presidente della Corte di cassazione, uno designato dal Presidente del Consiglio di Stato e tre designati dal Presidente della Corte dei conti; tutti i componenti sono scelti fra i magistrati dei rispettivi ordini giurisdizionali con qualifica non inferiore a quella di consigliere di cassazione o equiparata. La Commissione è nominata, sulla base delle designazioni così effettuate, con atto congiunto dei Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. L'acquisizione della personalità giuridica costituisce condizione per la presentazione delle candidature e delle liste di candidati per l'elezione alla Camera dei deputati, come è oggi disciplinata a seguito dell’approvazione del cosiddetto «Italicum» (legge 6 maggio 2015, n. 52) e, lo ripetiamo, per l'accesso ai benefici previsti dal decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13. Infine è prevista una delega al Governo per la redazione di un testo unico nel quale, con le sole modificazioni necessarie al coordinamento normativo, sono riunite le disposizioni del decreto-legge n. 149 del 2013 e le altre disposizioni legislative vigenti in materia di partiti politici. Una delega analoga era già stata prevista dalla legge 6 luglio 2012, n. 96, ma non era mai stata esercitata dal Governo. La necessità di riproporla deriva dal fatto che nel nostro ordinamento sono ancora vigenti disposizioni in materia che risalgono addirittura alla legge 2 maggio 1974, n. 195, sopravvissuta in parte al referendum abrogativo del 1993. Negli ultimi decenni si è continuato a legiferare in materia producendo una stratificazione di norme tra le quali anche per gli addetti ai lavori è sempre più difficile districarsi. Da qui la necessità di raccogliere in un testo unico le norme concernenti: la disciplina dell'attività politica e lo svolgimento delle campagne elettorali, anche in relazione alla regolamentazione della comunicazione politica; le agevolazioni in favore di candidati alle elezioni, di partiti, movimenti politici e gruppi politici organizzati e la rendicontazione delle spese sostenute in occasione delle consultazioni elettorali e referendarie; l'attività di controllo e la disciplina sanzionatoria.. 1 (Modifiche al decreto-legge n. 149 del 2013 ai fini dell'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione) 1 Al decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, sono apportate le seguenti modificazioni: