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l'affidamento ai medici di medicina generale di attività di igiene e sanità pubblica quali sono i test diagnostici in fase di elevata recrudescenza epidemica e, ancor più, per il potenziamento e la capillarizzazione dei trattamenti domiciliari delle persone infette e sintomatiche, compresa l'ossigenoterapia, non può prescindere da interventi legislativi di superamento delle lacune e incoerenze dell'attuale normativa nazionale - il decreto ministeriale n. 70 del 2015 ne è plastica evidenza  che sono di impedimento all'effettivo rafforzamento dell'assistenza territoriale. Sottolinea poi che l'assistenza è destinata ad essere fermata se non vi è integrazione con i Medici di Continuità Assistenziale e con tutta la filiera delle attività di emergenza urgenza extra ospedaliera ed ospedaliera. L'integrazione ospedale- territorio in emergenza epidemiologica Covid, "in raccordo" - come recita il decreto-legge cosiddetto "Rilancio" - "con tutti i servizi e con il sistema di emergenza urgenza anche mediante strumenti informativi e di telemedicina", è rimasto inattuato, in mancanza delle disposizioni legislative correlate, indispensabili all'implementazione. Rimarca che sarebbe stata necessaria l'immediata vincolante integrazione sistemica del 118 con il cosiddetto NUE 112, tenuto a gestire tutte le richieste di soccorso per ogni chiamata, identificando l'utente in modo immediato con il numero chiamante combinato con la geolocalizzazione. Ciò avrebbe significato un sistema integrato per la gestione di tutte le richieste di soccorso sia a livello territoriale che ospedaliero, dunque per garantire la risposta sanitaria più appropriata e dal punto di vista clinico necessaria, l'ospedalizzazione tempestiva e nella sede adeguata. Il sistema di emergenza urgenza, sul versante della consistenza quanti-qualitativa dei servizi, delle attività ospedaliere e dell'ospedalizzazione domiciliare integrata con la medicina territoriale, difetta di una regola generale di rango nazionale, che modifichi il decreto legislativo n. 502 del 1992, tale per cui tutti gli erogatori pubblici e privati siano tenuti in eguale misura a concorrere all'erogazione delle attività di emergenza e urgenza in proporzione al loro cosiddetto market share , presidio per presidio, secondo il principio generale di aderenza territoriale alla base della non più eludibile revisione della classificazione delle strutture ospedaliere. Fa presente che, senza tutto ciò, le Regioni hanno insormontabili difficoltà nel realizzare quanto gli si chiede: tali soluzioni sono state proposte da tempo e avrebbero potuto essere implementate ben prima della recrudescenza epidemica, tuttavia ciò è rimasto sempre inascoltato. Conclusivamente, rileva la mancanza di definizione di un sistema di rating , che non può non trovare la sua legittimazione applicativa da parte delle Regioni in una norma di livello nazionale, in modo che vengano penalizzati inadempimenti rilevanti in punto di violazione degli obblighi contrattuali, e siano ridefiniti i budget per gli erogatori, con il superamento della reiterazione dei budget storici e delle funzioni non tariffabili a prescindere dalle effettive performance , con una prima applicazione sperimentale alle incongruenze proprio nella Rete di Emergenza Urgenza. Si dichiara consapevole che, anche in questa occasione, le considerazioni prospettate non saranno ascoltate, salvo poi in taluni casi fatte proprie, come nel caso del richiamo dei prepensionati in servizio o come in quello dei BTP futura, senza neppure un cenno di riconoscimento, ma essendo ormai la situazione drammatica, sente il dovere di reiterarle. Il senatore LUCIDI ( L-SP-PSd'Az ), soffermandosi innanzitutto su questioni di metodo, esprime il timore che, se il piano pandemico risulta fermo al 2007, altri piani di emergenza, destinati a fronteggiare crisi di diversa natura, siano non aggiornati e quindi probabilmente inefficaci. Stanno emergendo infatti ogni giorno pericolose lacune normative, difetti di coordinamento, gravi ritardi nella gestione della crisi, che causano sconcerto e dubbi nei cittadini, ad esempio sulla questione dell'efficacia dei dispositivi individuali di protezione. Osserva poi criticamente, con riguardo al sistema delle fonti, come, a distanza di ormai dieci mesi dall'inizio della crisi, sarebbe stato ben possibile superare o limitare l'impiego de decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, varando una normativa di iniziativa parlamentare, su cui però è mancata la volontà della maggioranza e del Governo. Mette quindi in risalto la differenza, nella gestione della pandemia, tra l'Italia, di cui basta citare il fallimento dell'applicazione Immuni per il tracciamento dei contagiati, e altri Paesi come l'Australia, che oggi può definirsi sostanzialmente libera dal Covid-19, grazie a un'impostazione organica e lungimirante. Passando alle questioni concernenti il decreto cosiddetto "ristori", pone in evidenza la mancanza di un'adeguata riflessione sul piano temporale. Non è possibile infatti distinguere, ai fini dell'attribuzione degli aiuti finanziari, tra categorie merceologiche diverse, dal momento che la recrudescenza della crisi pandemica finirà per toccare rapidamente tutti i settori economici, come è emerso anche nel corso delle audizioni. Sottolinea quindi l'esigenza di cambiare approccio, passando dal concetto di ristori alla funzione di indennizzo. Individua quindi, come ulteriore criticità mostrata dall'azione del Governo, la logica accentratrice degli interventi e la paura di delegare: sarebbe invece necessario un metodo diverso che, al posto di decisioni politiche impossibili da monitorare, dia fiducia agli amministratori locali, unici in grado di valutare in modo concreto i bisogni dei territori. Si sofferma infine su un profilo specifico del provvedimento, che rientra nella competenza della propria Commissione di appartenenza, ossia il sistema delle fiere internazionali, oggetto delle misure di sostegno di cui all'articolo 6. Al riguardo, giudica errata l'impostazione seguita dal Governo, alla luce della forte contrazione in atto nel commercio internazionale, che consiglierebbe di concentrarsi maggiormente sul supporto al mercato interno. Tale approccio, a suo avviso, riflette l'assenza di una linea direttiva chiara ed efficace in politica estera, determinata dal carattere assorbente che ha assunto, a seguito dello spostamento delle relative competenze dal Ministero dello sviluppo economico all'Amministrazione degli affari esteri, un tema importante ma settoriale come il commercio estero, a detrimento di una visione organica e globale delle questioni internazionali di interesse del Paese. Il senatore CAMPARI ( L-SP-PSd'Az ), nel richiamare i passaggi che hanno condotto all'adozione del decreto-legge cosiddetto "ristori", sottolinea come la maggioranza e il Governo si siano sempre dimostrati sordi alle proposte e alle iniziative delle opposizioni, che hanno invece manifestato più volte la disponibilità verso un percorso unitario, ad esempio in occasione del voto di due scostamenti di bilancio. Pone quindi in evidenza l'inadeguatezza di molti componenti dell'Esecutivo, il quale si è messo in luce soprattutto nel fare propaganda, con un risultato ormai ben visibile a tutti. Rimarca, ad esempio, come fossero noti e prevedibili i problemi che sarebbero sorti, in una seconda ondata, nel trasporto pubblico, e tuttavia sono totalmente mancate le necessarie misure di potenziamento.