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il limite di due gradi entro il 2050 stabilito a Parigi sarebbe un colpo devastante per il pianeta, prioritario dunque fermare l'aumento delle temperature globali ad 1,5 gradi. Ma cosa è cambiato dal summit di Rio de Janeiro del 1992? Le emissioni globali derivanti dalle combustioni fossili hanno superato i 37 miliardi di tonnellate di CO 2 nel 2018: un record . Ben il 69 per cento in più dal 1990 con crescita costante negli anni. Alle conseguenze già drammatiche causate dal riscaldamento globale, come il calo dell'ossigeno, le piogge e i cicloni frequenti e distruttivi, l'aumento del livello delle acque e lo scioglimento dei ghiacciai, si aggiunge le perdita della biodiversità derivante dai tanti inquinanti che noi, con la nostra produzione irrispettosa delle matrici ambientali, causiamo. Tutelare la biodiversità non è solo afflato di generoso rispetto delle creature della Terra, ma reale contributo alla sopravvivenza umana. Siamo in un ritardo mostruoso sulle intenzioni di quel 1992, per cui ogni ulteriore esitazione sarà una condanna irreparabile. Per questi urgenti motivi il decreto clima è l'apripista necessario per instradare interventi significativi per un'inversione di tendenza, attuando una strategia di contrasto ai cambiamenti climatici e all'inquinamento. E allora abbiamo previsto il programma sperimentale «Buono mobilità», con uno stanziamento di 255 milioni in cinque anni, per sostituire i mezzi inquinanti nelle città a più alto rischio di sforamento dei limiti e, nel contempo, buoni per gli abbonamenti ai mezzi pubblici o biciclette a pedalata assistita, finanziato i progetti per il trasporto, su mezzi ibridi o elettrici, dei bambini della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. E ancora, fondi per la piantumazione di alberi e la silvicoltura, per la riforestazione urbana e periurbana, rimboschimento necessario anche per prevenire il rischio idrogeologico nelle aree adiacenti i corsi d'acqua. Prevediamo organismi più efficaci per le problematiche ambientali oggetto di procedura di infrazione UE sulle discariche abusive, i sistemi di collettamento, fognatura e depurazione, nonché una maggiore pubblicità dei dati ambientali per favorire il coinvolgimento del pubblico nei processi decisionali e di accesso alla giustizia in ambito ambientale; sono previste misure per l'incentivazione di aree attrezzate all'interno di esercizi commerciali destinati alla vendita di prodotti sfusi o alla spina, i cosiddetti green corner , per andare incontro all'esigenza primaria dell'economia circolare, cioè la riduzione dei rifiuti. Un contributo in tal senso è dato anche dal disegno di legge a mia prima firma, depositato il mese scorso, che intende agevolare le aziende produttrici di dosatori di sostanze liquide se gli stessi vengono venduti come oggetti a se stanti e non come parte integrante del prodotto da dosare. Sensibilizzare il consumatore al concetto di riuso è fondamentale per la riduzione degli oggetti in discarica. Insomma, la situazione è emergenziale e richiede interventi su più fronti e, al contrario, ha visto fino ad oggi poche azioni concrete. Sembra incredibile ma finora si è consentito di compromettere la sicurezza alimentare, le risorse idriche, la salute del Pianeta e del genere umano. È ora che la politica nazionale e internazionale avvii azioni decisive per quell'auspicato green new deal a protezione di tutto ciò che è indispensabile alla vita. È tempo che i rappresentanti politici sollevino davvero lo sguardo oltre l'orizzonte breve degli interessi personali. L'applicazione delle normative ambientali è una priorità, assieme all'educazione ambientale dalla scuola materna fino all'università. Il pubblico, inoltre, deve prendere attivamente parte all'applicazione della normativa ambientale, avendo cura di denunciare eventuali violazioni delle leggi. In linea con i princìpi dello sviluppo sostenibile, gli sforzi sono diretti verso la tutela delle risorse e la prevenzione dall'inquinamento in tutti i settori economici. Mai come ora bisogna assumersi la responsabilità di quello che facciamo: lo dobbiamo alle generazioni future e al nostro pianeta Terra. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio non sarà un intervento nel merito preciso degli articoli del decreto-legge al nostro esame, che tra l'altro ritengo indispensabile e fondamentale sotto i molti aspetti che già i colleghi hanno richiamato. Presidente, oggi mi rivolgo a lei in qualità di Vice Presidente - vista l'assenza della presidente Casellati per altri impegni e anche a coloro che siederanno su quella prestigiosa e importante poltrona con un ruolo così importante anche e soprattutto di equilibrio. Alcuni emendamenti al decreto-legge al nostro esame che, lo ripeto, è importante, non sono stati accolti - il che è lecito - ma il loro mancato accoglimento è stato "targato" con il cosiddetto articolo 81. Richiamo la sua attenzione, Presidente, e quella di tutti i colleghi in previsione della manovra di bilancio che ci vedrà impegnati la settimana prossima nelle Commissioni, con oltre 4.000 emendamenti, per richiamare anche le modalità con cui viene usato l'articolo 81. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . L'articolo 81 è un articolo della Costituzione, modificato. Un emendamento improcedibile ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione non ha problemi di coerenza con quanto disposto dal provvedimento, non ha la copertura: cioè, in qualche modo, sbilancerebbe le entrate e le uscite nel bilancio dello Stato. Ci sono alcuni emendamenti importanti presentati a questo decreto-legge, due sono dei miei colleghi, il senatore Briziarelli e il senatore Arrigoni, che andavano nella direzione di una particolare situazione ambientale, più volte richiamata in diverse interviste, cioè il green new deal , ovvero l'attenzione all'ambiente. Erano due emendamenti che non avevano necessità di copertura finanziaria, ma erano molto importanti. Uno riguardava la possibilità, laddove ci sono cave che hanno finito il loro ciclo estrattivo, ferme restando tutte le disposizioni a cui bisogna attenersi, di riconvertirle in zone dove installare impianti fotovoltaici, andando, pertanto, verso le fonti rinnovabili. Questo emendamento è stato praticamente cassato, dichiarandolo improcedibile ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, mentre nell'emendamento è chiaramente scritto che esso non comportava spesa. Ebbene, visto che quasi tutti i senatori, soprattutto della nuova maggioranza, guardano alla Costituzione come alla Bibbia, se dobbiamo usare l'articolo 81 della Costituzione, usiamolo con il criterio giusto: o un emendamento è inammissibile per altre motivazioni oppure l'improcedibilità ex articolo 81 si dichiara solo laddove non vi sia copertura. Io sono da pochi mesi in Commissione bilancio e, in questi mesi, ho visto richiamare l'articolo 81 come se fosse il complesso per i cantanti, mentre l'articolo 81 appartiene alla Costituzione.