[resaula]

Fu, come è stato detto, un uomo del dialogo, tanto da incontrare - e questo era particolarmente difficile all'epoca - Giorgio Almirante, che era il leader della Destra, un atto coraggioso che poi fu seguito dalla presenza dello stesso Almirante al funerale di Enrico Berlinguer. Noi commemoriamo questo uomo che è stato sicuramente tra le figure politiche di maggiore rilievo del Dopoguerra, ben sapendo che su molte questioni siamo stati e siamo molto lontani da lui, ma l'approccio che noi riteniamo sia corretto nei riguardi dei personaggi e degli eventi storici è proprio l'opposto della cancel culture , cioè quella di pretendere che eventi di decenni fa si conformino agli attuali standard e di giudicare con uno spirito estremamente di parte. Chiaramente la sua è una figura che è molto lontana da noi dal punto di vista politico, ma è dovuto il rispetto a un leader politico che ha guidato con grande dignità una forza politica estremamente importante nella nostra Nazione e che ha raccolto milioni di voti nel corso delle elezioni (come è stato ricordato, nel 1976 superò addirittura i 12 milioni di voti) ma restò il secondo partito. Proprio sei giorni dopo la sua improvvisa scomparsa, che avvenne l'11 giugno 1984, il Partito Comunista diventò il primo partito in Italia, nelle elezioni europee, superando per la prima volta la Democrazia Cristiana, sia pure di poco più di 100.000 voti. Ebbene, di fronte a chi ha rappresentato così tanti cittadini italiani, il rispetto è dovuto, per cui ci uniamo al suo ricordo, in questa commemorazione. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, ricordare la figura di Enrico Berlinguer in pochi minuti è impossibile: segretario del Partito Comunista, leader carismatico, protagonista della costruzione della nostra democrazia, uomo di Stato che seppe sempre mettere davanti agli interessi di parte quelli della Nazione. Da questo punto di vista, nei momenti più difficili, come la lotta al terrorismo, Berlinguer rappresentò un punto fermo, insieme ad altri, per tutto il Paese. Per questo motivo Berlinguer è un patrimonio, con pochi altri protagonisti, della storia della Repubblica e forse, signor Presidente, meriterebbe attenzione e un momento di riflessione. Voglio solo sottolineare pochissimi aspetti. Probabilmente con la sua morte tutti si resero conto della sua forza, perfino diversi dirigenti del Partito Comunista, perché non dobbiamo fare ricordi agiografici: c'era dibattito, anche nel Partito Comunista. Perché, dunque, i funerali di Berlinguer e quei pochi giorni drammatici dopo il comizio di Padova rappresentarono un momento di idem sentire , non solo per chi condivideva le idee, la cultura politica e l'ideologia di Berlinguer, ma per tutto il Paese? Onorevoli colleghe e colleghi, credo che ciò sia avvenuto per una cosa molto semplice, ma così rara, soprattutto in questi tempi: perché Enrico Berlinguer - la dico così - era esattamente ciò che appariva e non poteva essere in nessun modo percepito come un politico che usava in modo strumentale e opportunistico certi atteggiamenti. Credo che questo lo abbia saputo riconoscere tutto il popolo italiano. Si tratta, onorevoli colleghi, di una qualità davvero non di poco conto e non così facilmente ripetibile. Serve dunque una riflessione, e la faremo, su una personalità complessa, protagonista del suo tempo. Non si può usare Berlinguer per parlare delle questioni di oggi. Berlinguer è stato un uomo che ha cercato sempre di interpretare il suo tempo e di vederne i cambiamenti, per cercare le risposte, sulla base dei propri ideali e dei propri valori - lo sottolineo - senza mai essere opportunista o avere atteggiamenti tartufeschi: anche questa è una qualità non così riproducibile. Tra le tante cose da ricordare, ad esempio, voglio richiamare un passaggio che non è stato ricordato in questa sede, ovvero il discorso che Berlinguer tenne a Mosca per l'anniversario della Rivoluzione d'ottobre: a Mosca, non in un'intervista a Roma. In quell'occasione affermò, con una determinazione senza alcuna riserva, il valore irrinunciabile e universale della democrazia, che produsse un elemento di rottura. La sua determinazione produsse infatti rotture. La storia - tanto più quella del Partito Comunista - non è lineare, ma è fatta di rotture, contraddizioni e discussioni durissime. Allo stesso modo, ciò avvenne quando Berlinguer propose il compromesso storico, che non riguardava la solidarietà nazionale, ma era un'idea di cambiamento dell'Italia per affrontare le grandi questioni con le correnti strategiche fondamentali del Paese. Tale esperienza si interruppe con l'assassinio di Moro. Ricordo poi l'idea dell'austerità: nel 1977, all'Eliseo, Berlinguer parlò agli intellettuali di ecologia, rapporto con la natura e differenze di genere. Ripeto: nel 1977 Berlinguer parlò di differenze di genere, con una grande innovazione anche teorica della tradizione e della cultura comunista. Quando Berlinguer parlò della questione morale, non fece un discorso per affermare la superiorità morale dei comunisti, come qualcuno volle interpretare. Egli vedeva l'avvitamento della politica e percepiva che, insieme all'occupazione del potere, tale avvitamento avrebbe prodotto involuzione e limiti della democrazia. Ne abbiamo discusso ricordando Matteotti, un altro grande uomo del nostro Paese. Desidero concludere il mio intervento con una breve riflessione. Non c'è politica senza valori e riferimenti; non c'è politica senza un'idea di trasformazione. (Applausi) . Ecco perché Berlinguer, come ha ricordato prima il collega, in una delle pochissime occasioni in cui parlava di sé (altro che Facebook), ebbe a dire: la cosa di cui sono più orgoglioso è di essere stato coerente con i valori della mia gioventù. Questa è la politica ed è una grande lezione per noi. (Applausi) . FLORIS (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sono tante le figure nel panorama politico italiano ad essersi distinte per il rispetto sincero e cristallino guadagnato anche tra le file dell'avversario. Questo è Enrico Berlinguer. Oggi, nel centenario della sua nascita, sono particolarmente grato alla presidente Bernini perché, da senatore sardo, devo ricordare Enrico Berlinguer. Anzitutto, si commemora il centenario della nascita e non quello della morte, quasi a rappresentare che egli - o, meglio, le sue idee - sono ancora tra noi. Non voglio riferirmi alle idee politiche e all'ideologia del suo pensiero perché, come sapete, sono distanti dalle mie, che sono di estrazione liberale e liberal-democratica. Mi riferisco alla sua idea di politica come servizio e alla sua onestà intellettuale e morale. Credo che se si dovesse trovare una parola che lo definisca è proprio «onestà». La riservatezza era un'altra sua caratteristica, comune a tanti sardi. Quindi, onesto e riservato. Provate a vedere quanti politici nella storia o anche oggi possano avere queste due caratteristiche: onesto e riservato.