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Per tutto ciò, con il presente disegno di legge si propone un provvedimento che, da un lato, innova profondamente i criteri di privazione della libertà sia nella fase precedente il giudizio sia nelle fasi successive del processo e, dall'altro, abbatte con una normale procedura legislativa il numero dei detenuti liberando quelli non condannati (tenendo presente che liberare i detenuti non condannati è cosa ben diversa dal ridurre la pena per reati già sanzionati dal processo come avverrebbe con l'amnistia e soprattutto con l'indulto). Complessivamente un provvedimento di questo tipo, mediante criteri coerenti e realistici, schiera la Repubblica davvero dalla parte dei cittadini ed evita all'Italia una pesante multa, oltretutto ricorrente, altrimenti inevitabile Il presente disegno di legge è stato elaborato avvalendosi, in particolare, del lavoro compiuto dall'area politica liberale, Federazione dei Liberali affiliata all'Internazionale Liberale, Liberali Italiani e nuovo PLI. L'articolo 1 modifica l'articolo 274 del codice di procedura penale nella lettera b) aumentando a cinque anni la pena di riferimento e nella lettera c) apportando alcune modifiche alla disciplina delle condizioni da rispettare per poter disporre le misure cautelari nei casi previsti da tale lettera. L'articolo 2 modifica l'articolo 275 del codice di procedura penale sostituendo il comma 3. Va evidenziato come tali modifiche riprendano, salvo alcune limitate differenze, la riformulazione proposta per il predetto comma 3 dell'atto Camera n. 631-A, ora atto Senato n. 1232. Tale riformulazione è volta ad adeguare la previsione di cui al comma 3 dell'articolo 275 del codice di procedura penale alle sentenze nn. 265 del 2010, 164 e 231 del 2011, 110 del 2012, 57, 213 e 232 del 2013 della Corte costituzionale. Tali sentenze hanno dichiarato la parziale incostituzionalità della vigente formulazione dell'articolo 275, comma 3, secondo e terzo periodo, in quanto -- nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ad una serie specifica di gravi reati è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari -- non fa salva, altresì, l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure. Con riferimento peraltro alla fattispecie di associazione a delinquere di stampo mafioso di cui all'articolo 416- bis , del codice penale si ricorda che, con la sentenza n. 57 del 2013, la stessa Corte costituzionale ha evidenziato che, una volta riconosciuta la perdurante pericolosità dell'indagato o dell'imputato del delitto previsto dal citato articolo 416- bis è legittimo presumere che solo la custodia in carcere sia idonea a contrastarla efficacemente. L'articolo 3 sostituisce invece i commi 2 e 3 dell'articolo 280 del codice di procedura penale introducendo un limite specifico pari a quattro anni per le misure di custodia cautelare diverse dalla custodia cautelare in carcere ed elevando dagli attuali cinque anni ad otto anni il limite per l'applicabilità della misura della custodia cautelare in carcere. L'articolo 4 sostituisce il comma 1- bis dell'articolo 284 del codice di procedura penale, aggiungendo in particolare la previsione secondo cui la misura degli arresti domiciliari non può essere concessa qualora l'imputato coabiti con la persona offesa dal reato, salvo che lo stesso abbia a disposizione, in via diretta ovvero indiretta, un'altra abitazione ed ivi dimori nel periodo di sottoposizione alla misura la misura. L'articolo 5 interviene sull'articolo 291 del codice di procedura penale disponendo che il pubblico ministero, nel formulare la richiesta di applicazione della misura cautelare, debba presentare al giudice competente tutti gli atti acquisiti (attualmente il pubblico ministero deve presentare solo gli atti su cui la richiesta si fonda, nonché tutti gli elementi a favore dell'imputato, gli uni e gli altri peraltro selezionati sempre dallo stesso pubblico ministero). L'articolo 6 modifica l'articolo 303 del codice di procedura penale sia ridefinendo la scadenza e la decorrenza di alcuni termini di fase, sia riducendo i limiti massimi di durata della custodia cautelare. L'articolo 7 modifica l'articolo 304 del codice di procedura penale per restringere i casi in cui può essere concessa la sospensione dei termini di custodia cautelare. L'articolo 8 contiene alcuni interventi di coordinamento in ordine ai casi in cui la misura cautelare viene disposta in sede di udienza di convalida dell'arresto in flagranza ai sensi dell'articolo 391, comma 5, del codice di procedura penale. L'articolo 9 contiene infine alcune disposizioni di carattere transitorio per corrispondere alle indicazioni della citata sentenza della Corte di Strasburgo dell’8 gennaio 2013.. Art. 1. 1. All'articolo 274 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) la lettera b) è sostituita dalla seguente: « b) quando l'imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto e attuale pericolo che egli si dia alla fuga, quando si procede in relazione a delitti per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni. Le situazioni di concreto e attuale pericolo non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del reato per cui si procede»; b) la lettera c) è sostituita dalla seguente: « c) quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità dell'imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto e attuale pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, la custodia cautelare in carcere è disposta soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo nel massimo a cinque anni. La custodia cautelate in carcere è in ogni caso applicabile ove il giudice non possa concedere gli arresti domiciliari per l'assenza di un'idonea privata dimora, o per una delle ragioni indicate nell'articolo 284, comma 5- bis , ovvero per la mancanza degli strumenti tecnici indicati nell'articolo 275- bis . Le situazioni di concreto e attuale pericolo non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del reato per cui si procede». Art. 2. 1. All'articolo 275 del codice di procedura penale il comma 3 è sostituito dal seguente: « 3. La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando le altre misure coercitive o interdittive, anche se applicate cumulativamente, risultino inadeguate.