[pronunce]

In connessione con le argomentazioni appena richiamate, l'Avvocatura menziona l'indirizzo giurisprudenziale concernente l'art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992, secondo il quale l'inciso "ove possibile" contenuto in tale disposizione, deve essere interpretato nel senso di ritenere limitata la possibilità del familiare del disabile di scegliere la sede di servizio più vicina al familiare medesimo allorquando l'esercizio di tale diritto venga a ledere in misura consistente le esigenze economiche e organizzative del datore di lavoro. 3. - Si è costituita la dottoressa Cristina Colombo, chiedendo di dichiarare l'illegittimità costituzionale della norma impugnata, ovvero, in subordine, di risolvere in via interpretativa la proposta questione di legittimità costituzionale. La ricorrente aderisce alle argomentazioni dell'ordinanza di remissione, evidenziando peraltro come la capacità espansiva delle norme di attuazione trovi un limite nello stesso statuto e nella specifica funzione cui le norme di attuazione sono preposte. Ove tali limiti vengano superati, infatti, le norme di attuazione dovrebbero essere considerate viziate. La norma impugnata, d'altra parte, avrebbe l'effetto di sancire la prevalenza dell'organizzazione giurisdizionale sui diritti costituzionali del singolo: ciò che proverebbe, senza ombra di dubbio, la sua illegittimità costituzionale. La parte privata invita da ultimo la Corte a tener conto della possibilità di risolvere il prospettato dubbio di costituzionalità in via interpretativa: ciò, in quanto l'art. 38, terzo comma, del d.P.R n. 752 del 1976 riguarderebbe soltanto il trasferimento in via ordinaria dei magistrati, e non invece il "diritto a scegliere la sede" nel caso di straordinario bisogno, contemplato dall'art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992. Una interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione in questione, dunque, porterebbe a ritenere quest'ultima non applicabile nella vicenda de qua. 4. - È intervenuta, altresì, la Provincia autonoma di Bolzano nel giudizio incidentale, preliminarmente richiamando l'ormai consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale che ritiene ammissibile tale atto allorquando si controverta di aspetti normativi direttamente concernenti l'autonomia provinciale. 4.1. - Sulla rilevanza della questione, la difesa della Provincia osserva che la norma di cui si chiede l'applicazione presupporrebbe l'attuale convivenza tra il disabile ed il familiare che invoca il beneficio previsto dalla suddetta legge: tale requisito sarebbe stato in concreto mancante, e ciò determinerebbe l'irrilevanza del prospettato dubbio di costituzionalità. 4.2. - Nel merito, la Provincia, a differenza del tribunale rimettente ed in adesione agli argomenti dell'Avvocatura, sostiene che la norma impugnata troverebbe la sua "giustificazione negli articoli 89, 99 e 100 dello statuto speciale di autonomia approvato con il d.P.R. n. 670/1972, che detta misure di tutela per la minoranza linguistica in provincia". Proprio "per garantire la tutela di tali diritti costituzionali direttamente espressivi del principio generale di tutela delle minoranze linguistiche vengono indetti i concorsi speciali ai sensi dell'art. 35 del d.P.R. 752/1976". 5. - In prossimità dell'udienza, la difesa della dottoressa Colombo ha presentato un'ulteriore memoria in cui ha replicato sia alle eccezioni di irrilevanza sia alle argomentazioni nel merito prospettate dalla Provincia autonoma di Bolzano e dalla Avvocatura generale dello Stato. 5.1. - In particolare, in relazione ai rilievi formulati nel merito dagli intervenienti, la difesa della parte privata ribadisce che essi muovono dall'erroneo presupposto della specialità del ruolo dei magistrati di Bolzano: circostanza questa pacificamente esclusa dal Consiglio superiore della magistratura, nonché dalla giurisprudenza amministrativa sul punto. Si insiste, inoltre, sulla possibilità di risolvere la questione in via interpretativa, potendosi ritenere, coerentemente con il sistema e con esigenze di razionalità ed equità costituzionale, che le norme dell'art. 38, terzo comma, "non si applichino ai casi in cui il trasferimento è chiesto volontariamente dal magistrato [...] nell'esercizio di un altro diritto costituzionale". Dopo aver ribadito tali rilievi generali, la memoria si impegna in una analitica disamina dei singoli argomenti prospettati ex adverso. 6. - Infine, ha depositato una ulteriore memoria anche la Provincia autonoma di Bolzano, nella quale si sostiene, in completo disaccordo con quanto sostenuto dalla ricorrente nel giudizio a quo e nella stessa ordinanza di rimessione, che "per il personale della magistratura di Bolzano è stato creato un ruolo locale, che l'art. 89 dello statuto sottrae alla disciplina relativa ad altri ruoli locali istituiti per il personale civile dello Stato". In conseguenza di ciò, aderendo alla ricostruzione dell'Avvocatura di Stato, "il bando, lex specialis, ha delimitato l'ambito delle sedi di lavoro nel cui contesto soltanto può trovare applicazione l'art. 33, comma 5, della legge n.104/1992". Sulla base di tale presupposto, la memoria della Provincia ribadisce le proprie considerazioni anche a riguardo delle ulteriori osservazioni contenute nella memoria di costituzione della dottoressa Colombo.1. - Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio - sezione I - dubita della legittimità costituzionale dell'art. 38, terzo comma, del d.P.R. 26 luglio 1976 n. 752 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige in materia di proporzione negli uffici statali siti nella Provincia autonoma di Bolzano e di conoscenza delle due lingue nel pubblico impiego), quale modificato dall'art. 3 del d.P.R. 26 gennaio 1980, n. 84 (Modificazioni agli articoli 1, 35, 38, 39 e 47 del d.P.R. 26 luglio 1976, n. 752, relativi a disposizioni per la magistratura in provincia di Bolzano). Il rimettente muove dal rilievo che questa disposizione limita la piena applicazione dell'art. 33, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate) alla sola sfera territoriale della Provincia autonoma di Bolzano e quindi sarebbe censurabile ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione, poiché determinerebbe una disparità di trattamento né ragionevole né giustificabile in sede di bilanciamento degli interessi.