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È stata salvaguardata l'abolizione della prescrizione al termine del primo grado di giudizio, che è stata introdotta per accontentare il MoVimento 5 Stelle, che doveva in qualche modo esibire un risultato di fronte ai suoi accoliti, dovendo giustificare l'adesione a questo Governo e, quindi, la partecipazione di alcuni Ministri all'interno delle compagine dell'Esecutivo. Ma in realtà è stato introdotto un istituto ancora più perverso, quello dell'improcedibilità, che mette una tagliola ai processi penali in secondo grado e in Cassazione, in funzione delle tempistiche di svolgimento dei due gradi di giudizio: due anni in appello, un anno in Cassazione. Eventuali richieste di proroghe, che comunque non possono superare i due anni, possono essere richieste solamente attraverso vie giurisdizionali. Quindi i processi, anziché abbreviarsi, si allungano perché si arricchiscono sempre di nuove richieste di proroghe e rinvii, e si incentivano gli imputati, che sanno benissimo di non poter far valere efficacemente le loro ragioni attraverso le sedi giudiziarie, a ricorrere in tutti i gradi di giudizio e ai riti ordinari, perché solo quelli possono garantire la cosiddetta tagliola, cioè che il processo a un certo punto decada e quindi non resti più traccia del reato (quando la Costituzione impone l'obbligo dell'azione penale), e non resti nemmeno più traccia sulla fedina penale. Pensiamo - ad esempio - a quanti politici sarebbero stati colpiti dalla legge Severino e avrebbero dovuto interrompere le loro brillanti carriere, portate avanti a discapito della collettività. Questa è la vostra bellissima riforma, che è contro l'interesse collettivo; una riforma che non dà giustizia, ma la nega; una riforma che, con il pretesto di efficientare pratiche processuali - perché di questo si tratta - alla fine nega efficacia alla giustizia e le nega anche il senso. La giustizia che non si celebra è infatti una giustizia negata ed è quello che voi state facendo ai cittadini italiani. Avete negato a chi riteneva giustamente di non sottoporsi a un trattamento sanitario sperimentale la libertà di poterlo fare. Avete negato la possibilità ai cittadini italiani comuni di avere una giustizia penale. Avete negato la possibilità alle vittime di vedere celebrata la giustizia per eventuali torti e danni subiti. Avete tolto fiducia nello Stato di diritto, perché ormai siamo tutti convinti di non vivere in uno Stato di diritto. Avete rotto il patto sociale che lega la società, per cui tenere una condotta eticamente e legalmente valida è ormai obbligatorio solo per chi non ha poi gli strumenti per difendersi nelle sedi di giudizio a ciò deputate, facendo valere i propri diritti di cittadino. Avete quindi ridotto i diritti di cittadinanza a tutti i livelli e vi siete procacciati un'immunità permanente, oltre ad averla garantita con lo scudo penale a tutti coloro che oggi praticamente, su vostra delega, stanno agendo, discriminando le persone, abusando del loro ruolo per compiere atti nefasti e criminali. State quindi praticamente tutelando un sistema che si gestisce a uso e consumo di un'oligarchia eterodiretta, quella rappresentata appunto dall'attuale Governo, al quale tutte le forze politiche porgono ossequio e i media nazionali, pagati con i soldi dei contribuenti, sono di regime e assolutamente compiacenti. Una voce libera si leva quindi in quest'Aula per gridare: «Vergogna!». (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà. ABATE (Misto) . Signora Presidente, colleghe e colleghi, è in corso in questo momento la discussione sulla riforma della giustizia. Naturalmente dire che c'è una discussione è un'affermazione grossa perché, mentre in questo momento i capi politici - vedo che anche l'Aula del Senato è mezza vuota - sono impegnati nelle piazze a fare campagna elettorale, improntata quasi sulla filosofia di chi è più bello, del sex symbol , qui in Parlamento, nelle Aule del Parlamento italiano, organo al quale la Costituzione attribuisce la funzione legislativa, si sta uccidendo la democrazia. La discussione su questa importante riforma è stata impedita nelle Commissioni di competenza, perché gli emendamenti non sono stati nemmeno letti e discussi, e viene impedita anche oggi, perché sappiamo che il Governo su questa riforma porrà per ben tre volte la fiducia. Bisognerebbe fermare questa riforma, che non migliorerà la giustizia italiana, ma la comprometterà. Che la prevista riorganizzazione del diritto penale presenti più ombre che luci non lo dico io, anche se umilmente avrei qualche competenza per farlo. Lo dicono autorevoli magistrati e operatori che sono in prima linea, in trincea tutti i giorni a combattere la criminalità organizzata e tutto il malaffare presenti in Italia. Al di là di ogni polemica politica, bisogna ragionare su dati oggettivi. Non è un caso che a lanciare l'allarme siano personalità come Gratteri e Di Matteo, i cui titoli è inutile enunciare visto che sono ormai noti a chiunque. Nel corso di una recente intervista Nicola Gratteri, procuratore antimafia, ha commentato la riforma Cartabia in modo diretto e senza fronzoli, dicendo chiaramente che è la peggiore riforma da quando è in magistratura e definendola devastante e dannosa. Si tratta di due termini che onestamente fanno tremare le vene. Secondo Gratteri, con la riforma della prescrizione voluta dalla ministra Cartabia, il 50 per cento dei processi finirà sotto la scure della improcedibilità. La preoccupazione che manifesta è che siano a rischio anche i sette maxi processi contro la 'ndrangheta che si stanno celebrando. Il problema, tuttavia, riguarderebbe non soltanto i processi di mafia, ma anche i reati contro l'amministrazione e quelli ambientali. Ricordo che i reati ambientali sono quella stella di cui tanti in quest'Aula si sono dimenticati. Questo è un passo indietro, e non una riforma. Di Matteo dice che l'approvazione della riforma con il meccanismo della improcedibilità per decorso del tempo in appello e Cassazione rischia di segnare una grave sconfitta per la giustizia, con la conseguenza che la riforma rischia addirittura di rafforzare i poteri criminali che da sempre si pongono come regolatore di conflitti della società. A poco o nulla valgono la distinzione che la ministra Cartabia fa tra una Corte d'appello e un'altra, oppure la trovata - aberrante, dal mio punto di vista - di creare una Commissione giustizia al Sud, perché si presume che al Sud la giustizia non venga gestita in modo adeguato. Si fa ciò senza considerare la chiusura dei tribunali operata con la riorganizzazione della geografia giudiziaria o l'organico insufficiente dei tribunali. Invece di innovare questa giustizia e renderla più utile ai cittadini, si sta facendo un passo indietro. Abbiamo votato cantando la riforma Bonafede, che pure era un segnale forte che abbiamo dato. Ora, per coerenza, non dovremmo tornare sui nostri passi, ma lo stiamo facendo.