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Avevamo deciso di votare a favore di questo provvedimento, ma le vostre beghe ci costringono a non poterlo fare, non perché voteremo contro il provvedimento, ma perché lo avete trasformato in una cosa diversa, in un voto di fiducia a un Governo e gli italiani hanno capito che non può essere data, perché non la merita. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, intanto penso di condividere un augurio condiviso da tutta l'Assemblea, ovvero che i segnali positivi che stanno giungendo dalla Turchia fin dalla notte scorsa possano diventare quanto prima segnali concreti di pace concreta e definitiva. Vorrei fare delle considerazioni sul decreto-legge che stiamo per approvare. Il provvedimento, infatti, non tratta soltanto di armi, ma anche di altro. Prima qualche collega ha accennato al fatto che tratta dell'accoglienza dei profughi: il decreto-legge ha stanziato delle somme importanti, ma sappiamo tutti che ne serviranno altre per garantire accoglienza, assistenza sanitaria e servizi a queste donne e a questi bambini che fuggono davvero dalla guerra. In questo contesto colgo l'occasione per dire, anche se so che il nostro capogruppo Massimiliano Romeo insieme ad altri colleghi si sta già muovendo in questa direzione, che è giusto e doveroso muoversi per tempo, in modo da non far gravare tutta questa situazione sui Comuni italiani, sia dal punto di vista economico che logistico e dei servizi. È importante che si faccia subito sistema, che si attui un coordinamento, in modo che il servizio possa essere reso al meglio, in modo che di rimando i cittadini italiani non possano subire indirettamente l'accoglienza che tutti quanti vogliamo e dobbiamo offrire a queste persone. I numeri ad oggi sono questi: 74.000 profughi in Italia, di cui 29.000 minori. Quindi, da un lato, c'è l'attenzione dello Stato; dall'altro, è emerso il grande cuore dell'Italia. Gli italiani si sono tutti quanti mobilitati, singolarmente ed associati, per accogliere queste persone, ma anche per portare ai confini con le terre del conflitto beni di prima necessità. Un altro provvedimento importante: funzionamento e messa in sicurezza delle sedi che l'Italia ha all'estero, del personale che l'Italia ha all'estero, ma anche degli interessi che l'Italia coltiva nei Paesi che maggiormente possono essere colpiti da questo conflitto. Significa proteggere le nostre donne e i nostri uomini che, con orgoglio, rappresentano il Paese all'estero. (Applausi) . Su tutti voglio ricordare il nostro ambasciatore Zazo, che è stato un eroe del tempo moderno, un eroe che ha messo in salvo 100 persone, un eroe che ha tenuto aperta l'unica sede delle ambasciate in Ucraina, la nostra, quella con il tricolore. Ci sono dei provvedimenti che riguardano gli studenti universitari, i docenti universitari, le imprese che stanno subendo da questo conflitto. Poi c'è anche il provvedimento che prevede la cessione di materiale d'armamento, mezzi e materiali ed equipaggiamenti militari a titolo gratuito, non letali. È un provvedimento necessario, un provvedimento che non dichiara guerra, un provvedimento che era indispensabile. A latere di tutto ciò si parla di pace. Noi vogliamo la pace, la pace vera, non quella che si appella al pacifismo. La pace vera, dove i popoli si amano e convivono benissimo insieme. Ma bisogna anche dire, come ha detto benissimo prima il collega Candura, che c'è uno stato che ha aggredito ed uno Stato che ha subito un'aggressione. Come si ottiene la pace? Se si ferma la Russia o se si ferma l'Ucraina? È chiaro il messaggio. Diciamolo chiaramente, perché tutti quanti lo sappiamo e soprattutto tutti i nostri concittadini possano saperlo nella maniera giusta e nella direzione giusta. L'unico modo per raggiungere la pace è che si fermi la Russia. Se si ferma la Russia, si ottiene la pace e finisce la guerra; se si ferma l'Ucraina, finisce l'Ucraina, scompare dalla carta geografica. L'unico modo per consentire di arrivare alla pace è che, durante il tempo nel quale la diplomazia è al lavoro, l'Ucraina possa difendersi e possa limitare l'offesa che ingiustamente le sta arrecando la Russia. Questo è un dato di fatto: se si ferma la Russia, finisce la guerra; se si ferma l'Ucraina, finisce l'Ucraina. Diciamolo con chiarezza, altrimenti non ci capiamo e cadiamo nell'equivoco. È un tempo difficile questo che stiamo vivendo, un tempo straordinariamente difficile. Abbiamo avuto due anni di pandemia e adesso abbiamo questo conflitto. Abbiamo le imprese in difficoltà, le famiglie in difficoltà. Stiamo toccando con mano problemi che mai, fino a poco tempo fa, avremmo immaginato. E se è un tempo straordinario e difficile, serve un impegno straordinario, da un lato, e serve l'unità del Paese, dall'altro lato. Un impegno straordinario non significa trincerarsi dietro le etichette e dietro gli slogan . Sappiamo che il Paese è in ginocchio ma dobbiamo lavorare perché il Paese si rialzi. Un impegno straordinario significa, al tempo stesso, rispettare gli accordi internazionali, perché ne va della credibilità e dell'autorevolezza del nostro Paese, ma significa anche sostenere le famiglie e le imprese. Si inizierà da subito, dal decreto taglia prezzi, ma si continuerà con i prossimi provvedimenti, con la prossima finanziaria e anche con l'ammissione di ulteriori scostamenti. Non gridiamo allo scandalo. Abbiamo le famiglie in ginocchio: possiamo aiutarle. Abbiamo le imprese in difficoltà: dobbiamo aiutarle. Soprattutto, non accettiamo lezioni da parte di chi si è reso autore, per volontà politica, di sprechi per eccellenza. Possiamo parlare dei monopattini che invadono i nostri marciapiedi, dei banchi a rotelle, delle mascherine di Arcuri, ma anche del reddito di cittadinanza, che tanto spreco e tante truffe ha provocato. Signor Presidente, concludo sull'unità. L'unità la richiede il presidente Mattarella, che deve essere il nostro faro sempre e non all'occorrenza. Un'unità non può essere tradita per una visione politica diversa in questo momento, perché se siamo in maggioranza è per spirito di sacrificio e servizio verso l'Italia. Men che meno l'unità non deve essere tradita soltanto per inseguire i sondaggi. Tutto questo sarebbe un errore gravissimo. (Applausi) . Concludo veramente, signor Presidente. Se abbiamo la consapevolezza di vivere in un tempo straordinario e che il nostro onore sono le Forze armate, cerchiamo di elevarci tutti quanti al loro livello e rango. Ciò significa lavoro, senso di responsabilità, senso delle Istituzioni e poche parole. Soprattutto in questo periodo le parole pesano come sassi e se usiamo le parole e i toni giusti possiamo aiutare il percorso di pacificazione nel minor tempo possibile. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) .