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la presenza dell'uranio U238 nel midollo di Luigi Sorrentino, caporalmaggiore morto suicida lo scorso 23 ottobre dopo aver prestato servizio in Kosovo e Afghanistan ed essersi poi ammalato di leucemia, corrispondente a 10,4 microgrammi per litro, circa il doppio di quello presente in condizioni normali, come dichiarato dal medico legale Rita Celli, dimostrerebbe la comprovata corrispondenza tra l'emersione di tali patologie nei militari di ritorno dalle missioni; un duplice esposto-denuncia alla Procura di Roma ed a quella militare sulle presunte carenze, in tema di salute e sicurezza per i militari impegnati in Iraq è stato presentato da Roberto Vannacci, generale dei Corpi speciali dell'esercito ed ex comandante dei paracadutisti della Folgore, già comandante del contingente italiano e numero due della coalizione anti ISIS, il quale ha denunciato ripetutamente al COI (Comando Operativo Interforze) l'uso su larga scala di uranio impoverito in Iraq dalle quantità 30 volte superiore a quella impiegata nei Balcani tra il 1994 ed il 1999; nello stesso periodo, la IV Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito convocava in audizione l'ammiraglio Cavo Dragone comandante del COI, il quale forniva notizie ed informazioni diametralmente opposte a quelle denunciate dal gen. Vannacci. L'amm. Dragone dichiarava alla Commissione che la durata della missione non superava i 4 mesi, nel rispetto delle indicazioni fornite dagli alleati al fine di limitare i tempi di esposizione ad uranio impoverito da parte del personale, sostenendo che i comandanti in loco avevano a disposizione ogni strumento e documentazione per elaborare i DVR e fornire tutela al personale; il gen. Vannacci, preso atto dei lavori della Commissione, negli esposti evidenzia invece sia le contraddizioni tra le dichiarazioni del comandante del COI e quanto accadeva sul campo, sia l'impossibilità di attuare quanto dichiarato dall'ammiraglio in Commissione; dopo la deposizione in Commissione, dimostratasi mendace, da parte dell'ammiraglio Dragone, lo stesso è stato promosso a capo di Stato Maggiore della Marina militare, ruolo che occupa ancora oggi nonostante le denunce in corso; i vari esposti presentati dal gen. Vannacci non avevano sortito effetto alcuno, il Parlamento e con esso il ministro pro tempore della Difesa, Trenta pur essendo stata personalmente informata dal generale, non avviarono alcun tipo di azione, né nei confronti dell'ufficiale che aveva mentito al Parlamento, né nei confronti del generale che aveva denunciato; il colonnello medico responsabile della salute del personale militare proprio nel teatro oggetto dell'esposto del gen. Vannacci, considerata la sordità delle istituzioni, in un articolo apparso su "il Fatto Quotidiano" del 27 giugno 2020, non solo conferma tutte le anomalie e le inadempienze dei responsabili del COI in Italia, ma evidenzia il gravissimo deficit di direttive ed istruzioni per permettere ai militari di operare in sicurezza; nonostante che dalle dichiarazioni del colonnello medico Filomeni si evidenzino le gravissime colpe su tutta la linea gerarchica responsabile dell'impiego dei nostri militari in Iraq, nessun Ministro, compreso l'attuale, prende provvedimenti per cercare di sanare la situazione, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda attuare al fine di evitare che i nostri militari possano essere nuovamente esposti a tale pericolo in altri territori e garantire a quelli ormai colpiti e alle loro famiglie, tutti gli strumenti necessari alla prevenzione e cura e all'adeguato risarcimento; quale sia il motivo per cui, nonostante la gravità delle denunce dei due alti ufficiali, non abbia mai assunto alcuna decisione, né nei confronti dei denunciati, né nei confronti dei denuncianti, lasciando cadere di fatto un evento gravissimo che mette in discussione la credibilità del corretto comportamento di altissimi ufficiali delle Forze armate e del loro rispetto e fedeltà nei confronti del Parlamento; quale sia il motivo per cui nonostante le condanne passate in giudicato a carico del Ministero della difesa, lo stesso risponda in tempi inaccettabili nell'eseguire le sentenze a favore di famiglie distrutte non solo dal punto di vista affettivo con la perdita del congiunto, ma anche dal punto di vista economico, come nel caso della signora Donata Casasola, che ha perso il figlio ventitreenne a causa dell'uranio impoverito, dopo decenni ha vinto numerose cause con l'Amministrazione della difesa fino ad arrivare alla condanna definitiva nel gennaio 2020, nei confronti della quale ad oggi il Ministero ancora non ottempera alla sentenza; quante siano le sentenze a cui il Ministero della difesa, pur essendo stato condannato in via definitiva, non ha ottemperato oppure ha ottemperato in modo parziale, ed il motivo di un comportamento inammissibile per un comune cittadino. Atto n. 4-04648 BOSSI Simone FREGOLENT Al Ministro della salute Premesso che: l'ultimo piano pandemico prodotto dall'Italia risale al 2006; dopo tale data non risultano aggiornamenti, anche se esisteva una scadenza al 2013 per un obbligo di revisione; nel 2017, i vertici del Ministero della salute, avrebbero copiato e incollato il precedente piano pandemico su una diversa pagina web ; il ricercatore Francesco Zambon, dell'OMS, ha curato un report che evidenziava tale obsolescenza del piano pandemico; il report , una volta pubblicato, risulta tempestivamente ritirato; il Ministro in indirizzo, in data 10 dicembre 2020, in una importante trasmissione televisiva ha smentito la richiesta di ritiro del report del ricercatore dell'OMS, ed ha specificato che il piano pandemico in discussione fosse in realtà quello influenzale, di conseguenza afferente a una materia diversa; considerato che: il vice Ministro della salute Sileri, in una recente intervista, ha affermato che il piano pandemico e il piano antinfluenzale sono la stessa cosa; ha inoltre accusato i vertici del Ministero di pressappochismo, citando il segretario generale del Ministero; anche il direttore aggiunto dell'OMS, Ranieri Guerra, conferma la mancata revisione del piano pandemico, nonostante la scadenza del 2013; valutato infine che a quanto risulta agli interroganti: l'OMS, appellandosi all'immunità diplomatica, avrebbe impedito al ricercatore Zambone e ai suoi colleghi di rispondere ai dubbi del procuratore di Bergamo; l'11 dicembre lo stesso Ministro degli affari esteri, Di Maio, avrebbe inviato una lettera ufficiale chiedendo all'Organizzazione Mondiale della Sanità di consentire agli investigatori di interloquire con i ricercatori, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno informare il Parlamento sulla questione del mancato aggiornamento del piano pandemico. Atto n. 4-04649 CORTI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: nella zona agricola di Cerratello si è compiuto un grave episodio di sversamento di liquami in un torrente nei pressi di Casola di Montefiorino (Modena), alterando il fragile equilibrio ambientale dei territori appenninici;