[pronunce]

che, quanto all'art. 38 Cost., l'INPS ricorda come tra le prestazioni erogate dall'assicurazione contro la disoccupazione vadano inclusi, oltre all'indennità di mobilità, anche i trattamenti ordinari e speciali di disoccupazione per altri settori dell'attività produttiva (industria, edilizia ed agricoltura), da ritenere comunque adeguati, a meno di non seguire l'ottica del remittente, per cui tutte le prestazioni di disoccupazione diverse dall'indennità di mobilità dovrebbero essere stimate non rispondenti al precetto costituzionale evocato. Considerato che nell'ordinanza di rimessione si afferma che tutti i licenziamenti erano stati intimati con preavviso in data 9 agosto 1991 e che durante il relativo periodo i lavoratori avevano prestato la loro opera; che, di conseguenza, il pretore aveva ritenuto che i licenziamenti avessero prodotto i loro effetti successivamente all'11 agosto 1991, data di entrata in vigore della legge n. 223 del 1991; che - sia pure con riferimento non tanto alla scadenza del preavviso, come ritenuto dal primo giudice, bensì alle date di ricevimento delle lettere di recesso, tutte fuorchè tre successive all'11 agosto 1991 - il remittente afferma «la diretta applicazione della nuova disciplina della mobilità» e non della disciplina transitoria prevista dall'art. 22, comma 7, della legge citata, alla situazione dei lavoratori così accertata, sostenendo però che tale applicazione gli è preclusa perché gli appellanti hanno sempre fondato le proprie pretese esclusivamente sul predetto comma 7 dell'art. 22; che l'individuazione di una categoria di lavoratori da considerare licenziati prima dell'entrata in vigore della legge n. 223 del 1991 - perché a tale periodo risale la spedizione delle lettere di licenziamento - come titolari soltanto ed illegittimamente del diritto all'indennità di disoccupazione, contraddice l'assunto dello stesso Tribunale, secondo il quale ciò che conta è la ricezione dell'atto, e contrasta con la disciplina del licenziamento con preavviso; che da quanto rilevato risulta che il giudice a quo ha costruito le questioni di legittimità costituzionale non sull'interpretazione della legge nella sua astrattezza, bensì sulle evenienze, da lui stesso ritenute patologiche, del concreto giudizio devolutogli, con le preclusioni verificatesi in grado di appello; che di quanto detto si ha riprova constatando che la pronuncia additiva postulata, proprio perché modellata in tesi sul caso singolo e non sulla legge astrattamente considerata, introdurrebbe nell'ordinamento contraddizioni insuperabili; che, pertanto, le questioni sono manifestamente inammissibili.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 16, comma 4, e 22, comma 7, della legge 23 luglio 1991, n. 223 (Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione, dal Tribunale di Napoli con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 marzo 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 18 marzo 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA