[pronunce]

n. 446 del 1997), come sarebbe dimostrato dal fatto che lo Stato non ha impugnato numerose leggi regionali e provinciali che hanno modificato alcune aliquote speciali dell'IRAP (nei settori agricolo, bancario, degli enti finanziari, delle assicurazioni). Tale assunto della ricorrente non è condivisibile, perché il chiaro tenore letterale dell'art. 16, comma 3, del d.lgs. n. 446 del 1997 rende evidente che alle Regioni è consentito variare (nel limite di un punto percentuale) solo «l'aliquota di cui al comma 1» dello stesso art. 16, cioè solo l'aliquota base e non quelle speciali, tra le quali è compresa quella di cui al comma 1 dell'art. 45 dello stesso d.lgs. n. 446 del 1997, richiamata dalla disciplina censurata. È irrilevante, poi, che lo Stato non abbia impugnato alcune leggi regionali o provinciali modificative di aliquote speciali dell'IRAP, perché tale mancata impugnazione (qualunque ne sia stato il motivo) non solo costituisce una possibilità insita nello stesso sistema costituzionale del ricorso in via principale proposto dallo Stato nei confronti delle leggi regionali e provinciali, ma non ha efficacia sanante dell'eventuale illegittimità costituzionale delle leggi non impugnate, che in ogni tempo possono essere denunciate di illegittimità costituzionale in via incidentale. 2.2.2. - Sempre preliminarmente, deve essere altresí precisato che non è fondata neppure l'ulteriore deduzione della resistente, secondo cui la censurata riduzione dell'aliquota speciale è consentita sia dalla intervenuta "regionalizzazione" dell'IRAP a far data dal 1° gennaio 2010 (art. 1, comma 43, della legge n. 244 del 2007 e successive modificazioni) sia dal non impugnato art. 18 della legge provinciale 12 settembre 2008, n. 16 (Disposizioni per la formazione dell'assestamento del bilancio annuale 2008 e pluriennale 2008-2010 e per la formazione del bilancio annuale e pluriennale 2009- 2011 della Provincia autonoma di Trento - legge finanziaria provinciale 2009), che, a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2009 (e, quindi, prima ancora della suddetta "regionalizzazione"), ha istituito, in àmbito provinciale, l'IPAP (Imposta Provinciale sulle Attività Produttive). Al riguardo, va innanzitutto osservato che, anche dopo la sua "regionalizzazione", l'IRAP non è divenuto «tributo proprio» regionale - nell'accezione di tributo la cui disciplina è liberamente modificabile da parte delle Regioni (o Province autonome) -, ma resta un tributo disciplinato dalla legge statale in alcuni suoi elementi strutturali e, quindi, in questo senso, "erariale". Infatti, come già precisato da questa Corte, le disposizioni contenute nel citato comma 43 dell'art. 1 della legge n. 244 del 2007 «non modificano sostanzialmente la disciplina dell'IRAP, che rimane statale», in quanto lo Stato «continua a regolare compiutamente la materia e a circoscrivere con precisione gli ambiti di intervento del legislatore regionale» (sentenza n. 216 del 2009), stabilendo che: a) l'IRAP assume la natura di «tributo proprio» della Regione e, a decorrere dal 1° gennaio 2009 (termine poi prorogato al 1° gennaio 2010 dal comma 7 dell'art. 42 del decreto-legge n. 207 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2009), è istituita con legge regionale; b) le Regioni non possono modificare le basi imponibili e possono modificare l'aliquota (solo) «nei limiti stabiliti dalle leggi statali»; c) la Provincia autonoma di Trento provvede all'attuazione del comma in conformità all'art. 3, commi 158 e 159, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica). Quanto, poi, all'IPAP, tributo sostitutivo dell'IRAP, va rilevato che, secondo l'art. 18 della legge provinciale n. 16 del 2008 (non impugnato dallo Stato), a decorrere dall'esercizio finanziario in corso al 1° gennaio 2009, è istituita l'IPAP, quale «tributo proprio» della provincia autonoma di Trento, «ai sensi del comma 43 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244» (comma 1) e che, fino all'individuazione delle regole fondamentali per assicurare il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, l'IPAP rimane assoggettata alla disciplina statale dell'IRAP (comma 2). Ne deriva che: a) il richiamo al comma 43 dell'art. 1 della legge n. 244 del 2007 rende applicabili all'IPAP gli indicati limiti previsti da detta legge statale per le leggi provinciali e regionali in tema di IRAP; b) l'IPAP è un tributo istituito dalla Provincia, ma non da essa disciplinato, perché la legge provinciale rinvia alla disciplina statale dell'IRAP e, quindi, non può essere annoverato tra i "tributi propri" in senso stretto, cioè istituiti e disciplinati dalle Regioni e dalle Province; c) in ogni caso, nella specie, la legge sull'IPAP non riserva in concreto alla Provincia alcuna facoltà di derogare alla disciplina statale dell'IRAP. 2.2.3. - Deve invece ritenersi che la riduzione dell'aliquota speciale dell'IRAP stabilita dalle disposizioni denunciate sia consentita dalla modifica dell'art. 73 dello statuto d'autonomia, intervenuta a far data dal 1° gennaio 2010. Infatti, il comma 107 dell'art. 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2010), ha introdotto nell'art. 73 del suddetto statuto il comma 1-bis, secondo cui «Le province, relativamente ai tributi erariali per i quali lo Stato ne prevede la possibilità, possono in ogni caso modificare aliquote e prevedere esenzioni, detrazioni e deduzioni purché nei limiti delle aliquote superiori definite dalla normativa statale». In particolare, detto comma 1-bis va interpretato nel senso che, nell'ipotesi in cui il gettito di un tributo erariale sia interamente devoluto alla Provincia, questa - ove la legge statale le consenta una qualche manovra sulle aliquote, sulle agevolazioni o sulle esenzioni («ne prevede la possibilità») - può liberamente («in ogni caso») modificare aliquote e prevedere agevolazioni, con il solo limite del rispetto delle «aliquote superiori» fissate dalla legge statale. In altri termini, la Provincia può operare qualsiasi manovra che possa comportare una riduzione del gettito del tributo, diminuendo l'aliquota, anche al di sotto dei limiti minimi eventualmente stabiliti dalla legge statale. Ciò è possibile «in ogni caso» e, quindi, anche nel caso di un tributo per il quale la legge statale consenta la modifica solo dell'aliquota base e non delle aliquote speciali, le quali, perciò, potranno essere sempre diminuite dalla Provincia. Confermano tale interpretazione i rilievi che il nuovo parametro statutario: