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Signor Presidente, il mio intervento si focalizzerà su una piccola parte di quello che è il decreto fiscale, anche perché nel merito entreranno i colleghi di competenza. Io ero un po' abusivo ieri in Commissione. Ero lì perché cercavo di difendere, fin quando ho potuto, un emendamento che ritenevo e ritengo essere strategico. Di cosa stiamo parlando? Intanto, parliamo di una storia a lieto fine, anche se, nella realtà, come si sia arrivati a questo lieto fine è un po' più complesso. Parliamo di un emendamento che implementava i fondi, già stanziati qualche tempo fa, per la ricostruzione di una infrastruttura importante nella provincia di Savona, crollata nel 2018. Cos'è accaduto? È accaduto che il commissario, il provveditore, incaricato della ricostruzione, nel tempo ha dovuto sostenere alcune spese. Quindi, gli mancava un pezzettino di finanziamento per poter bandire, finalmente, la gara della ricostruzione. Parliamo anche di un numero cospicuo di famiglie che si sono ritrovate in quella situazione non per scelta, non perché c'è stata una crisi aziendale, non perché si è verificata mancanza di lavoro, ma perché è crollata la fabbrica nella quale lavoravano. C'è stato un grande interesse di carattere generale, fino a quando, appunto, si è manifestata la possibilità di predisporre un emendamento che implementasse questi fondi. Attenzione: i fondi che si erano trovati avevano un percorso chiarissimo. Non erano altro che uno spostamento, una variazione di bilancio, all'interno del capitolo di spesa del Ministero dei trasporti, che toglieva da una parte e metteva dall'altra. Tutto a posto. Tutto perfetto. Cosa è accaduto? È accaduto qualcosa, in realtà, di politicamente inelegante. Lo dico a lei, signor Presidente, che so avere una sensibilità nei confronti di questo Parlamento, oltre che per il ruolo, anche perché ho avuto modo di vivere con lei alcune attività parlamentari. L'ineleganza sta nel fatto che, a quattro ore dalla possibile "approvazione" di questo emendamento, il Ministero dei trasporti (non il Ministero dell'economia e delle finanze, lo ripeto, perché i soldi provenivano dai trasporti) dice: guarda, senatorino della provincia di Savona, sai cosa c'è? Non importa che tu faccia questo emendamento; non importa che tu ti sia applicato molto, che ti sia battuto e che abbia cercato i fili da tirare per portare a casa questo risultato. Ci pensiamo noi. Facciamo un atto interno amministrativo e, come per magia, implementiamo questi fondi. Allora la mia domanda è semplice e l'ho ribadito ieri con forza. A tal proposito, mi scuso con tutti i Commissari delle Commissioni 6 a e 11 a , che ho tenuto lì fino all'una e mezza di questa notte. Mi sono chiesto: ma perché non l'hai fatto prima, allora? Perché non l'hai fatto due mesi fa? Perché hai lasciato più di 60 famiglie nell'ansia di non vedere costruita la fabbrica dentro cui andavano a lavorare? (Applausi) . Al di là dell'ineleganza, secondo me qui c'è un problema diverso ancora. C'è il problema di difendere l'attività parlamentare, nel momento in cui essa è coniugata perfettamente con la volontà del Governo. Perché qui non stiamo parlando del Governo che non vuol fare questa misura. Qui stiamo parlando del Governo che non consente di approvare un emendamento perché si chiede: ma perché se la deve intestare la Lega questa misura? La realizzo io, dall'interno. Magari qualcuno ha fatto una telefonata. Ripeto, però, il lieto fine dove sta? Il lieto fine sta che il decreto è alla firma del ministro Giovannini. E il lieto fine sta nel fatto che ieri il presidente d'Alfonso ha suggerito un ordine del giorno che impegnasse il Ministro a firmare il decreto nel più breve tempo possibile. In conclusione, signor Presidente, questo è un precedente che non dovrebbe più accadere, perché nel momento in cui la filosofia di un parlamentare e quella del Governo coincidono su una stessa azione, allora la si lasci fare al Parlamento, perché già fin troppe volte ha avuto poca possibilità di incidere. Almeno, quando abbiamo la possibilità di incidere, lasciatecelo fare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, intervengo sull'emendamento 7.0.44 (testo 3) che, approvato ieri sera in Commissione, salva i trasporti eccezionali e risolve la situazione di stallo che si è venuta a creare con le nuove norme introdotte nel decreto-legge n. 121 del 2021, approvato da pochissime settimane, a seguito di un emendamento profondamente sbagliato presentato dal Partito Democratico e approvato alla Camera dei deputati. Si tratta di un problema serio, denunciato da più parti, dal mondo dell'autotrasporto e da quello dell'industria, un grido di allarme che solo la Lega - lo sottolineo - ha raccolto e con la presentazione del citato emendamento ha cercato di risolvere. La norma contenuta nel citato decreto era nata forse all'interno del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (MIMS) con l'intento di tutelare dal peso dei trasporti eccezionali le infrastrutture stradali, molte delle quali in Italia sono precarie, a partire da ponti e cavalcavia, magari prendendo a riferimento il crollo del ponte Morandi, sul quale però - lo sottolineo - i trasporti eccezionali non sono mai transitati, perché erano vietati. Si tratta, dunque, di una ricetta profondamente sbagliata. Occorre invece un'altra via per tutelare le infrastrutture stradali, ricorrendo cioè alle manutenzioni ordinarie, programmate e straordinarie e agli investimenti, non scaricando su altri il problema (Applausi), magari realizzando una piattaforma nazionale digitale delle costruzioni nell'ambito del più ampio progetto europeo. La Lega in tal senso ha presentato un emendamento al disegno di legge di bilancio che auspichiamo tutto il Senato possa approvare. Si tratta di un progetto sviluppato con l'Associazione nazionale costruttori edili (ANCE), con il Politecnico di Milano, con il Consiglio nazionale degli ingegneri, con il Consiglio nazionale degli architetti, con il Consiglio nazionale dei geometri e dei geometri laureati, nonché di tante altre associazioni. La norma approvata nel citato decreto-legge n. 121 del 2021 non solo avrebbe rallentato lo sviluppo del Paese, così come stava già avvenendo, non solo avrebbe compromesso la realizzazione dei tantissimi progetti di nuove infrastrutture stradali e non solo di quelle contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, su cui il nostro Paese sta scommettendo e ha precisi obblighi di spesa e di tempo; la norma avrebbe anche vanificato gli investimenti delle società specializzate di trasporto, mettendo in ginocchio loro e l'intero settore. Infine, quella norma sciagurata avrebbe determinato, per il trasporto dello stesso quantitativo di merci, la circolazione in strada di un numero elevatissimo di mezzi pesanti (si è calcolato circa tre volte tanto):