[pronunce]

che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha segnalato come in tempi recentissimi l'opzione interpretativa sottesa alla questione sollevata dal Tribunale di Modica sia stata smentita dalle sezioni unite della Corte di cassazione, le quali hanno statuito che la riserva al giudice amministrativo della giurisdizione in materia di procedure concorsuali per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, operata dall'art. 63, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 30 marzo 2001, deve intendersi riferita anche alle procedure selettive dirette a permettere l'accesso del personale già in servizio ad una fascia o area superiore, e cioè alle controversie in materia di concorsi interni e procedure di promozione (Cass. S.U. 15 ottobre 2003, n. 15403); che a giudizio dell'interveniente, la rilevante modifica del diritto vivente in tal modo introdotta impone la trasmissione degli atti al giudice a quo, per una rivalutazione della fondatezza del dubbio; che, in subordine, l'Avvocatura chiede che la questione venga dichiarata inammissibile o comunque infondata, in quanto il riparto di giurisdizione in materia di pubblico impiego segue linee strettamente connesse alla qualificazione dei rapporti giuridici sottesi, sicché la soluzione che, a rapporto costituito, faccia prevalere, relativamente alle procedure concorsuali interne, la valenza contrattuale e laburistica, relegando in secondo piano quella pubblicistica, non appare di per sé irragionevole. Considerato che il Tribunale di Modica dubita della legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 Cost., dell'art. 68 del d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), come sostituito dall'art. 29 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), e poi trasfuso nell'art. 63, comma 4, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), laddove, in violazione del principio di parità e di ragionevolezza, «prevedendo la giurisdizione del giudice ordinario per le sole controversie in materia di concorsi interni per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e, viceversa, la giurisdizione del giudice amministrativo per le controversie in materia di concorsi esterni, impone una differenziata tutela giurisdizionale in situazioni analoghe, consentendo solo ai concorrenti dei concorsi interni la tutela dei diritti soggettivi violati»; che la questione è manifestamente inammissibile in quanto, secondo il diritto vivente, quale ricostruito dal rimettente, nel giudizio a quo la giurisdizione sarebbe spettata al giudice ordinario e sarebbe stata, pertanto, idonea ad assicurare la «tutela dei diritti soggettivi violati»; che, conseguentemente, del tutto irrilevante in quel giudizio è la circostanza che, nelle procedure concorsuali esterne, la giurisdizione fosse devoluta, malgrado l'omogeneità delle fattispecie, al giudice amministrativo; che il sopravvenuto mutamento del c.d. diritto vivente, a seguito del quale spettano al giudice amministrativo tutte le controversie aventi ad oggetto qualsiasi procedura concorsuale, esterna o interna, non elide la rilevata, manifesta inammissibilità della questione, sollevata dal rimettente - senza, peraltro, in alcun modo argomentare la pretesa inadeguatezza della giurisdizione amministrativa - sul presupposto dell'esistenza di una irragionevole disparità di trattamento, quanto alla giurisdizione, tra due procedure concorsuali strutturalmente simili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 68 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), come sostituito dall'art. 29 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), e poi trasfuso nell'art. 63, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Modica con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 luglio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 luglio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA