[pronunce]

Considerato che i rimettenti dubitano in primo luogo della legittimità costituzionale dell'art. 18, comma 22-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, come successivamente modificato dall'articolo 24, comma 31-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e, in via subordinata dell'art. 2, comma 1, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in riferimento agli articoli 2, 3, 53 e 97, della Costituzione, in relazione agli interventi normativi che riguardano i magistrati ricorrenti nel giudizio a quo; che questa Corte, con la sentenza n. 116 del 2013, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 18, comma 22-bis, del d.l. n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, come modificato dall'art. 24, comma 31-bis, del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011; che, dunque, con riferimento al citato art. 18, comma 22-bis, la questione va dichiarata manifestamente inammissibile, essendo divenuta priva di oggetto, con assorbimento della questione sollevata in via subordinata, dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, in relazione all'art. 2, comma 1, del d.l. n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011; che va altresì dichiarata inammissibile la questione di legittimità costituzionale relativa all'art. 24, comma 25 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 per difetto assoluto di motivazione. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, commi 1 e 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 18, comma 22-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, come modificato dall'articolo 24, comma 31-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214; dell'art. 2 comma 1, del decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011 n. 148 e dell'art. 24, comma 25, del d.l. 6 dicembre n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, sollevata dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, con ordinanza del 22 febbraio 2013 (reg. ord. 125 del 2013) e dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Umbria, con ordinanza del 28 marzo 2013 (reg. ord. 133 del 2013), in riferimento agli artt. 2, 3, 53 e 97 Cost. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della consulta, il 2 dicembre 2013. F.to: Gaetano SILVESTRI, Presidente Giuseppe TESAURO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 dicembre 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI