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Modifiche alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, in materia di indennizzo in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, nonché dei loro familiari. Onorevoli Senatori. -- Con la legge 25 febbraio 1992, n. 210, recante: «Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati», il Parlamento, ammettendo una responsabilità pubblica, ha riconosciuto un sostegno economico ai cittadini resi fisicamente o psichicamente menomati a seguito di tali complicanze. Purtroppo, questa volontà del legislatore è stata parzialmente compromessa e il presente disegno di legge si pone dunque l'obiettivo di intervenire sulla materia, apportando modifiche indispensabili affinché lo strumento legislativo si mantenga all'altezza sia delle mutate esigenze assistenziali che di quelle giuridiche più volte ridisegnate dalla giurisprudenza. La legge in vigore prevede l'intervento attivo di un organo tecnico delegato all'accertamento del nesso causale tra la vaccinazione somministrata e la patologia derivata, organo individuato nella commissione medico-ospedaliera presso i dipartimenti militari di medicina legale. Tale commissione, ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 210 del 1992, sottopone a visita gli interessati ed esprime un giudizio medico-legale che accerta la sussistenza del nesso causale e determina l'ascrivibilità tabellare delle patologie riscontrate. Negli anni trascorsi dal 1992 ad oggi le commissioni medico-legali hanno applicato pedissequamente la tabella A allegata al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1978, concentrando il giudizio medico esclusivamente sulla menomazione fisica. Inoltre le amministrazioni competenti hanno richiesto agli interessati la produzione della scheda di segnalazione di evento avverso, da compilare a cura del medico di famiglia, nella quale non è mai stata evidenziata la possibilità di indicare anche la componente del danno psicologico. Ciò nonostante le associazioni per la tutela dei danneggiati e, in particolare, l'Associazione per malati emotrasfusi e vaccinati di Firenze, hanno fatto presentare domande di indennizzo anche da parte dei genitori e dei familiari conviventi con le persone già riconosciute danneggiate dal fattore virale contenuto nei vaccini somministrati. Tutte le domande sono state sostenute da una relazione peritale che ha accertato l'effettiva sussistenza di un danno psicologico insorto contemporaneamente alla lesione fisica subita dal soggetto vaccinato. Tale lesione dell'integrità psicologica deriva dalla stretta relazione familiare che lega i genitori ai figli danneggiati, ed è stato possibile rilevarla oggettivamente anche a distanza di decenni in quanto il danno psicologico ha assunto le caratteristiche di permanenza e di irreversibilità. Le commissioni medico-ospedaliere, interpellate formalmente dalle amministrazioni competenti per l'istruttoria delle domande presentate dai genitori, hanno così effettivamente accertato la sussistenza di una patologia psicologica irreversibile, adeguatamente documentata. Tuttavia, le medesime commissioni hanno interpretato restrittivamente l'articolo 1, comma 4, della legge n. 210 del 1992, che recita: «I benefici di cui alla presente legge spettano alle persone non vaccinate che abbiano riportato, a seguito ed in conseguenza di contatto con persona vaccinata, i danni di cui al comma 1», e hanno espresso il giudizio che «non esiste nesso causale tra la vaccinazione e l'infermità psicologica riscontrata» poiché l'espressione «contatto con persona vaccinata» deve essere inteso esclusivamente come contagio dal medesimo fattore virale che ha determinato la menomazione fisica al familiare vaccinato. Conseguentemente, il Ministero della salute ha confermato questa interpretazione e ha escluso dal riconoscimento dell'indennizzo tutti i genitori che avevano presentato domanda per ottenerlo. In tal modo è stato ingiustamente limitato lo spirito della legge n. 210 del 1992 che, invero, è diretta a una platea di cittadini ben più ampia dei soli danneggiati dalla somministrazione di vaccinazioni o dal contatto con fattori virali, poiché tende alla tutela della salute dei cittadini in ogni sua più ampia accezione, in attuazione dei princìpi di solidarietà sociale dettati dagli articoli 32 e 38 della Costituzione. Pertanto, con l'articolo 1 del presente disegno di legge si intende porre rimedio alla situazione di ingiusta umiliazione dei familiari dei cittadini resi invalidi dalle vaccinazioni (sia obbligatorie che consigliate) che, pur riconosciuti dalle commissioni medico-ospedaliere affetti da una severa patologia psicologica irreversibile derivata dal trauma subìto con la menomazione del congiunto, si sono visti negare il nesso di causalità per una patologia che sembrerebbe quasi priva di ogni connessione con l'unica origine individuata (cioè la lesione provocata al familiare). Preso atto che l'effetto avverso della vaccinazione non può limitarsi all'esito di un contagio, come riduttivamente asserito dalle commissioni medico-ospedaliere e dal Ministero della salute, si vuole pertanto riaffermare che la lesione della salute provocata da una vaccinazione costituisce lesione plurioffensiva anche sotto un profilo soggettivo e familiare poiché altera l'integrità psicologica dell'intero contesto familiare. L'articolo 2 del disegno di legge prevede l'abolizione dei termini per presentare le domande per i cittadini danneggiati da vaccini o da emotrasfusioni e per gli operatori sanitari che non hanno potuto presentare la domanda nei ristretti termini triennali previsti dalla legge n. 210 del 1992. A ciò deve ulteriormente aggiungersi la considerazione che l'articolo 3 della stessa legge contiene, di per sé, un'evidente disparità di trattamento tra le diverse categorie di soggetti tutelati (termine triennale per le epatiti C (HCV) post -trasfusionali e termine decennale per le infezioni da HIV). Infatti, il lungo intervallo di tempo che spesso intercorre tra l'evento trasfusionale e il manifestarsi delle alterazioni bioumorali di entrambe le citate patologie è compatibile e sovrapponibile sia con quello delle infezioni da HIV che con quello dell'infezione da HCV (anche oltre due decenni, secondo la consolidata letteratura, per l'infezione da HCV e fra i 15-20 anni per l'infezione da HIV), anche in considerazione delle caratteristiche delle malattie indotte dai due diversi agenti vitali, i cui decorsi sul piano clinico possono non essere accompagnati da sintomi specifici tali da indurre il soggetto affetto a sottoporsi a esami approfonditi, oltre a quelli di routine , mirati appunto alla dimostrazione della causa.