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Ecco perché le istituzioni fin d'ora devono farsi carico di dare risposte concrete (ma dovranno ancora continuare a farlo), prima fra tutte alla povertà educativa, alle dispersioni scolastiche e soprattutto a quel terreno di disuguaglianze che purtroppo non aiuta la crescita e che invece penso debba essere uno dei temi cui tutti siamo chiamati a dare risposta. Quelle sono le vere distanze, la disuguaglianza prima fra tutte, su cui è necessario intervenire con fermezza, volontà e anche capacità di trovare un sano e giusto equilibrio tra le parti che oggi discutono intorno a un provvedimento così importante. Siamo chiamati ad accompagnare la fase di chiusura dell'emergenza con una di prospettiva, che realizzi con forza l'impegno di risolvere le urgenze sociali, prosciugando, come dicevo, qualsiasi sintassi della disuguaglianza. Siamo ora di fronte a un momento importante: è ovvio che il provvedimento preveda tanti punti su cui si è già discusso e su cui immagino coloro i quali porteranno avanti le dichiarazioni di voto potranno insistere. Diciamo quindi che, all'interno del provvedimento, abbiamo fatto insieme tanti passi avanti, ci siamo sforzati di farne. È ovvio che restano ancora situazioni che meritano ulteriore attenzione, ma in questo penso che da parte di tutta la maggioranza ci sia la volontà di mettere in campo autorevolezza e risposte, soprattutto serie. È importante comunque un passaggio, che tengo a sottolineare: il lavoro fatto in Commissione ha visto anche momenti di difficoltà, nata comunque dalla volontà di fissare il punto sulle questioni centrali e di affrontare soprattutto quelle relative al mondo dei ragazzi e dei docenti. È stato importante, a tale proposito, anche il tema - che vede passi in avanti, ma che ci vedrà ancora impegnati - relativo ai concorsi straordinari per il reclutamento dei docenti. È ovvio che c'è ancora da lavorare su questo e che, soprattutto, è possibile porre le basi per dare seguito alla volontà di un'articolazione ancora più puntuale che tenga conto delle esigenze dei docenti precari. Molto importante comunque è che tutto ciò che oggi andiamo ad approvare con un voto di fiducia non rimanga solo una nicchia di ragionamento, ma diventi piuttosto un'idea complessiva che riguarda la società e merita l'attenzione della politica. Per concludere, signor Presidente, la fiducia non è e non può mai essere soltanto un atto riassuntivo, ma assume piuttosto il significato di un impegno di tutti noi, che siamo chiamati con responsabilità a dare delle risposte concrete al Governo di questo Paese. È un impegno, il nostro, che deve perseguire con responsabilità l'ambizione di costruire anche un volto nuovo del sistema scolastico, con lo sguardo rivolto alle future generazioni, ma soprattutto al riconoscimento della centralità e della dignità di una funzione che merita tanto rispetto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, ho sentito, nel corso degli interventi che mi hanno preceduto (almeno una parte) e nelle ore scorse, che la stessa maggioranza nutre mille dubbi su questo decreto-legge, ma vota la fiducia. Torno alla seduta d'Aula della settimana scorsa, quando c'erano mille dubbi sul Ministro della giustizia, ma si è salvato il Ministro della giustizia. Il Paese non ha bisogno di dubbi e di fiducie a colpi di poltrona: il Paese ha bisogno di certezze su provvedimenti di cui siamo convinti. (Applausi) . Questo è secondo il mio parere, ma sarà una mia impressione. Nel merito, ho sentito un po' di pregiudizio ideologico non solo sul tema della scuola, signor Ministro, ma su tutto il settore dell'iniziativa privata in genere. Leggevo stamattina sul "Corriere della sera" che il 4 giugno ci sarà uno sciopero online di tutti i liberi professionisti del settore privato, che si è sentito discriminato dal Governo: infermieri, ingegneri, architetti, commercialisti, psicologi, consulenti del lavoro. Oggi abbiamo sentito accenni che non mi piacciono sulla scuola pubblica paritaria, ma anche sulla scuola privata, come se i termini "privato", "autonomo", "libero" in quest'Aula dessero fastidio a qualcuno. Non possiamo permetterci pregiudizi ideologici. (Applausi) . Ovviamente la scuola pubblica viene prima, ma i 900.000 bimbi delle scuole pubbliche paritarie, qualora passasse il pregiudizio ideologico che li cancella per tratto di penna, dove vanno? I 180.000 lavoratori e insegnanti delle scuole pubbliche paritarie dove vanno? Riconosciamo a questo Paese il diritto alla libertà educativa e alla libertà di impresa oppure è sempre lo Stato, lo Stato e lo Stato che deve decidere, controllare e finanziare? No, io penso che un Paese libero abbia il diritto di avere genitori liberi, insegnanti liberi e studenti liberi. Quindi, spero che la smettiate con questo pregiudizio ideologico statalista e centralista. (Applausi) . Veniamo ai numeri: 8 milioni di studenti (quindi 8 milioni di famiglie), 800.000 insegnanti, più tutto il resto del personale scolastico. Certezze zero, dopo quasi quattro mesi. (Commenti) . PRESIDENTE. Senatore Zuliani, per cortesia. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Guardiamo quello che accade intorno a noi in Europa. Oggi siamo circondati, signor Ministro, da Paesi europei che, con i loro Ministri e i loro Governi, hanno dato certezze alle famiglie. Adesso in Francia ci sono in classe un milione e mezzo di bambini, suddivisi in 40.000 scuole. Oggi i bimbi sono a scuola in Svizzera, oggi i bimbi sono a scuola in Austria, oggi i bimbi sono a scuola in Germania, in Belgio, in Danimarca, in Finlandia. Ovunque, oggi, i bimbi sono a scuola; gli insegnanti fanno il loro lavoro e i genitori hanno delle certezze. Noi siamo qui in Aula oggi a fine maggio a intuire che forse un po' di ragazzi torneranno in classe a settembre: non è normale. Mi si permetta: non esiste fase 2 se non si riparte dai bimbi e dagli studenti. Oppure sono matti gli altri. Ovviamente i bimbi sono in classe a distanza, protetti, tutelati, dieci o quindici per classe e non di più. Mi permetta però di dire che, se qualcuno ha in testa per i nostri studenti la didattica a distanza e la mancanza di contatto sociale, non avete capito niente: il bimbo ha bisogno di andare in classe con i suoi compagni. (Applausi) . E questo vale anche per l'università, a meno che qualcuno non attacchi la scuola privata a parole, ma voglia aiutare nei fatti l'università privata che ha qualche contatto con qualche movimento attualmente al Governo. Io sono per l'università pubblica, libera, aperta e frequentata da tutti. (Applausi). C'è poco e nulla per gli studenti fuori sede e io ringrazio le Regioni italiane che, da Nord a Sud, stanno facendo anche in questo caso ciò che non ha fatto il Governo.