[pronunce]

Quest'ultima - stando sempre alla citata pronuncia - troverebbe un limite «nel rispetto degli interessi nazionali e delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali, imposto esplicitamente o implicitamente come limite della potestà legislativa regionale e sancito per la Sardegna negli artt. 3 e 4 dello Statuto». Di recente, poi, questa Corte, pur dichiarando assorbite le relative questioni, non avrebbe manifestato alcun dubbio sull'ammissibilità delle censure proposte dalla Regione Sardegna contro la disciplina statale della gestione del servizio idrico, in relazione a parametri statutari (è citata la sentenza n. 199 del 2012). Del resto - aggiunge la difesa regionale - il riconoscimento di una competenza della Regione in materia è presupposto dallo stesso ricorrente, il quale non lamenta il mero intervento della Regione nella disciplina del servizio idrico, ma prospetta la violazione di limiti trasversali, attinenti «non già all'an bensì al quomodo della disciplina regionale». 3.1.- Passando ai singoli profili di censura, la resistente ritiene che le questioni promosse in relazione all'art. 1 della legge reg. Sardegna n. 25 del 2017 siano inammissibili e infondate. In primo luogo, la difesa regionale eccepisce l'inammissibilità della censura fondata sull'art. 149 del d.lgs. n. 152 del 2006, in quanto «del tutto generica»; il ricorrente non avrebbe, infatti, precisato a quale comma di detto articolo intenda riferirsi. Nel merito, la Regione sostiene che la lettura della disposizione impugnata, data dal ricorrente, sia «errata e fuorviante», poiché la norma regionale non prescriverebbe «né che la gestione debba essere affidata a un soggetto interamente pubblico, né che questa sia condizione necessaria perché il servizio rimanga pubblico, locale e di interesse economico generale». In altre parole, il legislatore regionale si sarebbe limitato a prendere atto che la normativa statale «continua a prevedere come possibile il ricorso a tale strumento». Peraltro, proprio questo è il caso della Regione Sardegna, nella quale è in atto un affidamento diretto a favore di una società a capitale pubblico, partecipata dagli enti locali. Pertanto, la norma regionale non si porrebbe in contrasto ma anzi si conformerebbe all'art. 149-bis, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006. La difesa regionale esamina, poi, l'ulteriore censura mossa dal ricorrente, il quale individua nella norma impugnata anche un'«avocazione nella sede legislativa della individuazione della forma della gestione». In proposito, la resistente rileva che, «una volta chiarito il significato esatto della disposizione», anche questa censura verrebbe meno, non essendo, la norma impugnata, volta a restringere la possibilità che il piano d'ambito adotti forme di gestione differenti. Le questioni promosse sarebbero infondate, non solo in relazione al parametro costituzionale della «tutela della concorrenza», ma anche in riferimento a quello della «tutela dell'ambiente». Al riguardo, la difesa regionale ritiene che l'esclusione di qualsivoglia «cristallizzazione» della forma di gestione faccia venir meno anche le censure proposte in relazione alla materia ambientale. 3.2.- In merito al secondo motivo di ricorso, relativo agli artt. 4, 6 e 8, comma 1, della legge reg. Sardegna n. 25 del 2017, la difesa regionale sostiene l'inammissibilità e l'infondatezza delle questioni promosse. 3.2.1.- Innanzitutto, la resistente eccepisce l'inammissibilità delle questioni relative all'art. 4 e all'art. 8, comma 1, per difetto di lesività delle disposizioni impugnate e di allegazioni riferite ad esse. In particolare, secondo la difesa regionale, il ricorrente fonderebbe l'asserita permanenza del controllo analogo in capo alla Regione, anziché agli enti partecipanti all'EGAS, non sulle norme impugnate ma su altre disposizioni della legge reg. Sardegna n. 25 del 2017. Non sarebbe, pertanto, rivolta alcuna censura alle norme oggetto dell'impugnativa statale. Al contrario, la situazione lamentata dal ricorrente sarebbe riconducibile alla legge reg. Sardegna n. 4 del 2015 (peraltro non impugnata dal Governo), nel testo vigente prima delle modifiche operate dalla contestata legge reg. Sardegna n. 25 del 2017, e ad altre disposizioni di quest'ultima legge, anch'esse non impugnate con l'odierno ricorso. Parimenti inammissibile sarebbero anche le questioni promosse nei confronti dell'art. 6 della legge reg. Sardegna n. 25 del 2017. A prescindere dalla complessità del contenuto di questa disposizione, il ricorrente si sarebbe limitato a censurare solo il potere della Regione di sciogliere il Comitato istituzionale d'ambito, senza, però, allegare le ragioni per le quali la previsione di questo scioglimento sarebbe incostituzionale. 3.2.2.- In subordine, le questioni promosse sarebbero infondate nel merito. In proposito la Regione ritiene preliminare svolgere alcune precisazioni sulla gestione del servizio idrico integrato in Sardegna. Questo è gestito tramite affidamento diretto dalla Abbanoa spa a capitale interamente pubblico, partecipata dai Comuni della Regione Sardegna. L'ente affidante è rappresentato dall'EGAS - a sua volta costituito dai Comuni sardi che partecipano e usufruiscono della gestione unica, e dalla Regione - del quale l'Abbanoa spa è società in house. Sempre in via preliminare, la difesa regionale riassume i principali arresti giurisprudenziali della Corte di giustizia dell'Unione europea in materia di requisiti dell'in house providing. In particolare, la resistente sottolinea come la Corte di giustizia abbia affermato che un esercizio congiunto del controllo analogo non contrasta con i principi dell'in house providing; inoltre, la stessa difesa precisa che il controllo «è definibile "analogo" non tanto quando esso si estrinsechi nella detenzione di una rilevante partecipazione societaria [...] quanto invece nel concreto peso che i soggetti affidanti hanno nell'organo che effettivamente è in grado di esercitare il controllo analogo». In altre parole, ai fini della qualificabilità di un affidamento diretto come in house, rileverebbe solo che «l'esercizio di detto potere sia effettivo». Non sarebbe nemmeno impeditivo del riconoscimento del controllo analogo il fatto che esso sia posto da organi extra ordinem, cioè da organi societari istituiti ad hoc, «formati da rappresentanti degli azionisti». La resistente esamina, poi, la normativa statale che ha recepito i suddetti orientamenti della giurisprudenza della Corte di giustizia e, in particolare, l'art. 5 del d.lgs. n. 50 del 2016 e l'art. 16 del d.lgs. n. 175 del 2016. Sulla base della ricostruzione del quadro normativo europeo e statale sopra indicato, la difesa regionale ritiene che gli argomenti utilizzati dalla difesa erariale siano del tutto inconferenti rispetto alla gestione del servizio idrico integrato in Sardegna.