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forse di questo dovremmo parlare per salvare il Paese, quindi oggi, in aggiunta al dolore e naturalmente alla rabbia, mi premeva dire anche questo. Sul provvedimento è stato detto ed evidenziato da colleghi che mi hanno preceduto che si tratta di un'eredità che abbiamo preso in mano: era stato concepito ed è nato in una fase diversa da quella nella quale viviamo sul piano politico, con un maggioranza diversa; era quindi nostro dovere, nostra responsabilità e persino nostro diritto dargli un segno molto diverso (e lo abbiamo fatto, anche se con qualche elemento di timidezza, secondo quanto sostiene qualcuno). Penso però che su alcuni temi sensibili che toccano la vita e persino la dignità delle persone abbiamo cercato di compiere talune operazioni - mi sia permessa anche un po' di enfasi - in certi casi dando vita persino a piccole rivoluzioni, come quella operata in ambito di diritto del lavoro, sulla questione dei cosiddetti rider . Facendo riferimento a questa categoria di ciclofattorini, parlo di piccola rivoluzione del diritto del lavoro perché per me il ragionamento appena iniziato su questo provvedimento non riguarda e non riguarderà soltanto una fetta pur importante di lavoratori (circa 20.000), ma ha a che fare con lo sguardo che poniamo su una parte molto più grande del mondo del lavoro e sulle trasformazioni che sta subendo e da cui viene attraversato. Signor Presidente, penso di poter dire - almeno per la parte di emiciclo in cui siedo - che non c'è nessuno che non si senta incuriosito dalle trasformazioni del mondo del lavoro. Qualcuno ha definito capitalismo delle piattaforme digitali lo sviluppo di tale modalità di organizzazione del lavoro e d'intermediazione tra datore di lavoro e lavoratore. Siamo sinceramente incuriositi, perché ci appassiona il tema delle innovazioni tecnologiche e di come possono cambiare la vita delle persone, i loro stili di vita e di consumo, nonché l'organizzazione del lavoro e delle imprese. Però c'è una cosa che non possiamo permettere - almeno parlo per i colleghi che hanno lavorato, secondo me in senso positivo e migliorativo, sul provvedimento - ed è che tutto questo avvenga senza che venga conciliato con la grande questione del rispetto dei diritti e della dignità del lavoro e delle persone. Lo abbiamo fatto anche in sede di audizione e qui ci sono alcuni colleghi della Commissione lavoro: abbiamo ascoltato dei ragazzi e anche lavoratori un po' meno giovani, qualcuno dice eteroguidati dalle aziende; ci sono inchieste giornalistiche su questo, ma non mi addentro perché non so se fossero eteroguidati dalle aziende. Ma quando sentiamo ragazzi di venti o venticinque anni che chiedono a gran voce il cottimo, noi abbiamo la responsabilità non solo di dire che quella roba lì è fuori legge, ma che è un modello produttivo, lavorativo e persino di società profondamente sbagliato. Non si tratta di lavorare di più fino al massimo delle forze fisiche disponibili, ma di lavorare in relazione alle disponibilità che ogni persona può mettere in campo e, soprattutto, nel rispetto della sua dignità. Si tratta di farlo in nome della possibilità di portare a casa un salario che sia dignitoso. Questo è quello che abbiamo fatto sul provvedimento dei rider e dei ciclofattorini, cioè verificare se ci fossero delle fattispecie, delle figure, che in modo continuativo svolgessero e svolgono questo lavoro, e in ragione di questo devono essere inquadrati ad esempio dentro lo schema del rapporto di lavoro subordinato; in ragione di questo devono poter godere delle tutele che quello schema contrattuale prevede. Ciò affinché non ci siano abusi e condizioni - lasciatemi dire - di sfruttamento, perché di questo stiamo parlando. Lo abbiamo fatto per le figure che mostravano un segno di continuità dal punto di vista dello svolgimento del loro lavoro. Così come abbiamo pensato di mettere al riparo, sul piano delle tutele da offrire, altri lavoratori che magari svolgono la stessa professione e lo stesso lavoro in modo occasionale, ma che ciò non di meno devono essere destinatari di tutele perché appunto stiamo parlando del lavoro e della dignità dei lavoratori. Naturalmente lo abbiamo fatto assecondando un processo di contrattazione collettiva che resta comunque la base di quello che per noi deve essere un meccanismo privilegiato nel rapporto tra lavoratori, datori di lavoro e quindi organizzazioni sindacali che devono stare dentro il gioco della contrattazione a tutela del lavoro. Dal mio punto di vista, a proposito di eredità che abbiamo aggiustato, abbiamo dato un segnale di apertura e di avanzamento sul piano della proposta che abbiamo messo in campo e della soluzione che abbiamo individuato sulla grande questione - grande dal punto di vista simbolico - dei lavoratori di ANPAL Servizi. C'era infatti una cosa che non ci tornava sin da quando eravamo opposizione e criticavamo la maggioranza su questo terreno. E cioè come si facesse a fare un'operazione ad esempio sui navigator - che andrà registrata, riaggiustata, verificata, collaudata - e non si mettesse mano al tema della stabilizzazione di questi lavoratori che da anni svolgono con professionalità quel lavoro a cui oggi vengono chiamati anche in ragione del meccanismo che deve essere messo in campo rispetto alla questione del reddito di cittadinanza, e quindi in collegamento con i navigator stessi. Se posso dirla così, c'era persino in ballo un tema di coesione sociale, cioè di discriminazione tra lavoratori, quindi per me la stabilizzazione - qualcuno dice la valorizzazione, chiamiamola pure valorizzazione - di questi lavoratori (654, tra cui quelli a tempo determinato che passano a tempo indeterminato), piuttosto che i collaboratori che hanno una corsia preferenziale rispetto alle modalità di assunzione, oggi vede una prospettiva reale. Credo sia un segnale per tutta la pubblica amministrazione. Nel tempo che rimane a mia disposizione non potrò esprimere compiutamente un giudizio su una questione molto delicata su cui inevitabilmente dovremo tornare, non tanto e non solo perché quello dell'Ilva è un capitolo gigantesco da affrontare, anche qui io spero con il massimo dello spirito trasversale tra le forze politiche, quindi della condivisione rispetto alle soluzioni da individuare, ma anche perché quel capitolo deve stare pienamente dentro un quadro generale. Aveva ragione il mio collega Vasco Errani quando ieri, in discussione generale, toccava il punto, cioè la questione delle politiche industriali di questo Paese e la domanda che continuiamo a non farci: dove sta andando l'Italia? Qual è il nostro modello di specializzazione produttiva? Cosa vuol fare da grande l'Italia? Qual è il tessuto che vuole costruire? Qual è la dimensione di impresa cui sta guardando? Qual è il ruolo di questo Paese dentro la divisione internazionale del lavoro? Se non ci poniamo questa domanda, Presidente, continueremo a inseguire le vicende così come stiamo facendo e non riusciremo mai ad uscire da quel ricatto insopportabile, innanzitutto per coloro che vengono colpiti direttamente dallo stesso, tra lavoro e sviluppo, tra salute e condizioni materiali. Uscire dal ricatto tra rispetto dell'ambiente e garanzia del diritto al lavoro è un nostro dovere, è una nostra responsabilità, quindi anche in questo senso la discussione che abbiamo fatto deve aiutarci a raggiungere questo obiettivo. Per queste ragioni noi voteremo a favore del provvedimento al nostro esame e naturalmente ci auguriamo che questo ragionamento apra la strada ad ulteriori azioni molto positive che spero faremo in futuro. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) .