[resaula]

La prima critica che faccio dunque - mi rivolgo al Governo e lo sanno bene i colleghi - è espressione di un profondo disagio come parlamentare. Ci sentiamo ridotti a un ruolo di mera formalità e vedremo tra poco se le mie parole avranno o meno conferma, ma questo è un punto importante. Siamo alla vigilia di un cambio di passo, di un cambio di Governo e noi vogliamo approfittare delle contraddizioni di questo meccanismo per dire al prossimo Governo, indipendentemente da chi sarà il Presidente del Consiglio e dalla maggioranza che si formerà: «Per piacere, non lavorate più così. Non umiliate così sistematicamente il contributo del Parlamento». Per entrare concretamente nel dettaglio del decreto ci sono tre passaggi cruciali che hanno richiamato particolarmente la mia attenzione. Il primo è il meccanismo dei colori - chiamiamolo così - vale a dire quello che in qualche modo confina una Regione in un colore in base ad alcuni indicatori oppure permette il passaggio da un colore a un altro. Il cambio di colore non è soltanto un riflesso della situazione sanitaria del Paese. Non sono in gioco solo il famoso fattore Rt o il numero di letti di terapia intensiva occupati o meno, ma è in gioco tutta la dinamica economica di una certa Regione. È questo sguardo di insieme e la capacità di valutare i processi a 360° che sono mancati al Governo: è veramente mancata una visione capace di integrare i bisogni di tutti trovando risposte plausibili di efficacia ed efficienza. Quello che abbiamo visto è un lunghissimo passaggio rispetto al consenso che il soggetto deve dare alla vaccinazione. Ci piacerebbe molto che a questa enfasi messa nel decreto corrispondesse l'effettiva disponibilità dei vaccini. Oggi noi, dopo aver combattuto all'inizio della legislatura l'operazione no vax, ci troviamo davanti al fatto che il Paese vuole vaccinarsi, ma non ha i vaccini a disposizione. È come se qui noi mettessimo l'enfasi su una libertà che peraltro non ha modo di esplicitarsi, perché manca l'oggetto specifico del contendere. Avremmo voluto una capacità di approvvigionamento dei vaccini. Avremmo desiderato un realismo nel mettere le persone davanti a questa prospettiva, che rispondesse più e in modo migliore alla realtà. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Corti. Ne ha facoltà. CORTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, questo decreto-legge, il cosiddetto decreto Natale, peggior nome proprio non poteva avere. A Natale di solito siamo tutti più buoni e attendiamo con ansia i regali di Gesù Bambino; la famiglia si riunisce e regna la felicità. Nulla a che vedere con questo decreto, che - a mio avviso - avrebbe dovuto chiamarsi "decreto arresti domiciliari ed eutanasia del turismo". Ci sono 423 miliardi di mancati incassi e sono stati investiti solo 23 miliardi per i ristori. Ma vi rendete conto che vi state dimenticando della valanga di partite IVA e imprenditori? Mi rivolgo alla presunta maggioranza che non c'è più, ovviamente. Oggi, in questo contesto surreale, stiamo votando un decreto Natale e siamo a fine gennaio. Ma soprattutto si tratta di un testo che dimentica la parte di ristori legata proprio alla settimana del Santo Natale. Vi rendete conto che vi siete dimenticati della montagna proprio a Natale? E di nuovo ripetete lo stesso errore legato al sistema dei codici Ateco con sistema forfettario. Si tratta di una miseria che non basta neanche per la copertura dei costi fissi delle imprese (bollette, affitti, fornitori, trasporti e dipendenti). In questo decreto avete inserito una misera tabellina con undici codici Ateco legati alla ristorazione, una tabellina di undici righe. Ma scherziamo? E poi vi stupite se ristoratori, esercenti e commercianti hanno perso la pazienza e scendono in piazza? Vi abbiamo segnalato tutto ciò che proveniva da questo grido di dolore: la protesta dei ristoratori, dei gestori di palestre, del mondo del turismo completamente azzerato. Le persone che hanno un'attività stanno subendo danni drammatici, che aumentano di giorno in giorno. Sono persone che si trovano ormai sull'orlo del fallimento; sono disperate. In un primo momento hanno investito per adeguare in sicurezza il loro servizio e hanno aiutato di tasca i loro dipendenti; ma ora sono prossimi al fallimento, e falliranno perché lo Stato, dopo averli obbligati a chiudere, non ha voluto sostenerli. Potrei citarvi i casi del bar di Serramazzoni, dove Roberta ha chiuso. Il caso di Paola di Sestola, che ha pagato le attrezzature sciistiche ed è esclusa dai ristori. I casi segnalati dalla Lapam di Montefiorino, in cui, se l'attività prevalente è proprio il bar, che per sopravvivere sforna anche qualche pizza da asporto, oggi non potrà più consegnarle perché è dopo le ore 18: una follia allo stato puro. Questo decreto Natale sembra scritto da chi vive in un comodo palazzo di città e non immagina che gli esercizi commerciali delle aree interne sono presidi territoriali importantissimi che, una volta chiusi, non riapriranno mai più. Avrei voluto portarvi in Aula una bella mappa in rilievo, di quelle che spiegano l'orografia dei territori. Era, però, molto grande e, quindi, vi faccio soltanto vedere la piccola mappa della splendida Val Padana, risalente al 1590. Ebbene, vale per tutta la penisola. Guardiamola bene: le vedete le parti in marroncino con un po' di cime? Sono le aree di montagna, quelle montagne e colline che coprono il 75 per cento del nostro Paese. Quando avete studiato le restrizioni chilometriche, avete forse usato il compasso? Certo non avete fatto il calcolo chilometrico che impiegano un anziano per andare da Armanur al negozio di ottica più vicino, o alla rezdora di Cargé che doveva andare ad acquistare il pesce fresco a Pavullo per il pranzo di Natale, oppure una coppia di genitori montanari che voleva noleggiare un DVD, magari di cartoni animati, da vedere con i propri figli. Eh sì, perché nelle aree montuose molto spesso non c'è la copertura GSM, come da Piandelagotti a Sant'Annapelago, né tantomeno ci sono ponti radio e fibre ottiche per collegare aziende e famiglie; figurarsi poi idonei ripetitori Rai o di altre emittenti. Normale quindi che i montanari si arrangino, noleggiando fisicamente un DVD o addirittura una videocassetta VHS. I nostri valligiani si adattano a tutto, ma di certo non possono essere confinati in un raggio di 30 chilometri. Bastano il buon senso e la mappa che vi ho mostrato poc'anzi, di vecchi cartografi del XVI secolo, per rendersi conto che essi conoscevano meglio la geografia degli odierni soloni del CTS. Dovevate fare tutto il possibile per conciliare le misure con la vita delle persone, ossia degli anziani, dei disabili, degli studenti, dei lavoratori, degli imprenditori; lo ribadiamo anche in questo decreto-legge, dove si continua a colpire le attività con l'assurdo sistema dei codici Ateco. Confcommercio parla di 400.000 imprese chiuse. Anche in questo provvedimento, durante l' iter alla Camera, avevamo presentato emendamenti importanti che avete bocciato.