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a seguito della diffusione del virus SARS-CoV-2, il personale scolastico e universitario, docente e non docente, rientra tra le categorie maggiormente esposte al rischio di contagio e Piemonte, Toscana, Lazio, Campania e Puglia sono fra le Regioni che per prime hanno aperto le prenotazioni e le pratiche per la somministrazione del vaccino ad insegnanti e personale ATA della scuola e dell'università, ma tale possibilità riscontra delle differenze a livello regionale; il Lazio, ad esempio, ha attivato un sistema che consente la prenotazione gratuita del vaccino anti COVID-19 per il personale scolastico e universitario. Tale vaccinazione, tuttavia, è destinata solamente ai residenti nella regione e non al personale scolastico che presti servizio nelle scuole laziali ma è residente in altre regioni; così facendo il Lazio si troverà con dosi consistenti di vaccino parametrate al numero di prenotazioni, ma la somministrazione, sulla base della suddetta disciplina, potrà avvenire unicamente nei confronti degli insegnanti di ruolo residenti nella regione e non nei confronti di quelli che risiedono in regioni diverse ma che prestino comunque servizio nel Lazio; in Campania, invece, gli istituti scolastici caricano gli elenchi del personale docente e ATA in servizio su una piattaforma dedicata, garantendo loro la possibilità di somministrazione del vaccino senza alcun riferimento alla residenza; si evidenzia pertanto una differente disciplina in merito alla residenza dei beneficiari nelle diverse regioni ingenerando una discriminazione che penalizza i docenti che prestano servizio fuori dalla propria regione di residenza; nel corso della seduta del 20 febbraio 2021, la Conferenza delle Regioni ha affrontato la problematica degli insegnanti pendolari ritenendo necessario che si debba garantire la vaccinazione a tutti gli insegnanti indipendentemente dalla regione in cui questi prestino servizio; il domicilio lavorativo spesso non è coincidente con quello della residenza, e molte persone, qualora non dovessero essere fornite indicazioni differenti, saranno costrette a fare ritorno presso la propria residenza al fine di effettuare il vaccino, con evidenti problemi logistici e possibilità di contagio durante lo spostamento; la macchinosità dell'attuale procedura di assegnazione del medico di base per gli studenti fuorisede e le difficoltà che questi dovrebbero affrontare qualora la vaccinazione potesse essere effettuata esclusivamente presso la regione di residenza rischierebbero parimenti di minare il raggiungimento di una campagna vaccinale inclusiva e capillare; in questa fase delicata non è possibile neanche trascurare la condizione degli anziani, trasferitisi presso le abitazioni dei figli per esigenze di assistenza, che, pur essendo residenti in altre regioni, costituiscono tuttavia una categoria ad alto rischio e necessitano quindi di essere anch'essi vaccinati in concomitanza con i propri familiari conviventi; rilevato che: si rende necessario agire urgentemente sulle tre matrici che appaiono indispensabili al fine di un contenimento adeguato della diffusione del virus: dati epidemiologici aggiornati, sorveglianza attiva sui territori e protocolli aggiornati per le cure domiciliari; il mancato controllo periodico e capillare della popolazione, oltre a non consentire al singolo di conoscere l'eventualità del contagio, non permette di interrompere la conseguente trasmissione del virus, in particolar modo nei casi di incubazione asintomatica ; studi e sperimentazioni effettuati anche da prestigiosi atenei italiani, i cui esiti sono stati pubblicati su riviste scientifiche di massimo standing , dimostrano come i testi salivari siano affidabili e, addirittura, particolarmente efficaci sugli asintomatici e su chi ha bassa carica virale; nonostante i test salivari costituiscano un sistema diagnostico autosomministrabile (con conseguente sgravio di molto personale sanitario oggi prezioso per la campagna vaccinale), non invasivo e che consentirebbe di fare diagnosi precoce e sorveglianza attiva di massa in comunità strategiche come le scuole, ad oggi non è chiaro quali siano le procedure che i centri di ricerca sviluppatori debbano seguire per validare questa tipologia di test ; risulta quanto mai necessario rivedere il protocollo di cure domiciliari per i pazienti ammalati di COVID-19, anche alla luce della recente sentenza del TAR del Lazio con la quale si è contestata la nota di AIFA del 9 dicembre 2020 che prevedeva, nei primi giorni di malattia, la sola "vigile attesa", stabilendo, al contrario, la necessità da parte dei medici di prescrivere i farmaci che ritengano più opportuni, evitando di sottoporre a cure unicamente i pazienti che abbiano sviluppato una sintomatologia accentuata, prevenendo in tal modo l'eventuale aggravarsi della malattia; rilevato inoltre che: il Ministro della salute, in collaborazione con il commissario straordinario per l'emergenza, AIFA, ISS e AGENAS, ha reso note le raccomandazioni, pubblicate in data 8 febbraio 2021, con le quali si prevedeva, dopo il completamento della vaccinazione delle persone over 80, la precedenza alle "persone estremamente vulnerabili". Tra queste rientrano anche i soggetti con "condizioni neurologiche e disabilità (fisica, sensoriale, intellettiva, psichica)" e tali condizioni erano poi specificamente definite nella tabella 2 delle raccomandazioni, prevedendo una serie di patrologie ma non menzionando numerose altre malattie rare o croniche con comorbilità del tutto equivalenti e disabilità altrettanto gravi; in data 11 marzo la Conferenza unificata rendeva nota una nuova versione del documento curato da Ministero della salute, commissario straordinario, ISS, AGENAS e AIFA contenente importanti aggiornamenti che fanno convergere le raccomandazioni in merito alle priorità vaccinali verso un sistema basato sulle fasce di età, con l'obiettivo di accelerare l'attuazione del piano, considerata la necessità di somministrare, nel prossimo trimestre, circa 50 milioni di dosi; le nuove raccomandazioni prevedono, dunque, di precedere prioritariamente e in parallelo con "la vaccinazione dei soggetti over 80 e dei soggetti con elevata fragilità" secondo le specifiche indicazioni della tabella 1 e 2 del documento; in particolare, i soggetti con elevata fragilità da vaccinare con precedenza sono i pazienti con "patologie valutate come particolarmente critiche in quanto correlate al tasso di letalità associata a COVID-19 per danno d'organo preesistente o compromessa capacità di risposta immunitaria a SARS-CoV-2" (tabella 1) e le persone con disabilità gravi ai sensi della legge n. 104 del 1992, articolo 3, comma 3 (tabella 2); la tabella 1 prevede anche, con riferimento ad alcune delle patologie ivi menzionate, la priorità vaccinale dei conviventi del paziente e specifica che, "nel caso di minori che rientrano nella definizione di estremamente vulnerabili e che non possono essere vaccinati per mancanza di vaccini indicati per la loro fascia di età", sussista l'indicazione di "vaccinare i relativi genitori/tutori/affidatari"; con riferimento alle persone con disabilità grave, la tabella 2 indica la precedenza vaccinale anche per "familiari conviventi e caregiver che forniscono assistenza continuativa in forma gratuita o a contratto" alla persona interessata, senza tuttavia la precisazione sui minori con disabilità grava espressamente prevista nella tabella 1, elemento che potrebbe indurre dubbi interpretativi;