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C'è però un fatto importante su cui vorrei che si concentrasse la nostra attenzione e che costituisce la vera novità. Il decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, crea finalmente le condizioni perché in futuro il nostro Paese possa essere più pronto in maniera strutturale e organica. Con questo decreto, che sarà ora in discussione presso i due rami del Parlamento, trasferiamo funzioni e compiti della struttura commissariale, che è stata il fulcro della gestione dell'emergenza, al Ministero della salute, dove nascerà una direzione per la preparedness che darà al Paese quello che - ahimè - mancava allora, cioè un gruppo organizzato avente come primo obiettivo fondamentale la gestione di un'eventuale emergenza sanitaria. Cosa ci dice la storia? L'Italia aveva una tradizione importante di gestione dell'emergenza (la stessa Protezione civile è un pezzo del Paese di cui andiamo orgogliosi), ma costruita sostanzialmente su emergenze di natura diversa, legate a terremoti o alluvioni. Ciò che mancava era invece una expertise permanente e strutturata legata alla gestione dell'emergenza sanitaria. Bene, la scelta che abbiamo fatto con l'ultimo decreto-legge che porterà alla nascita di una direzione presso il Ministero della salute legata alla preparedness con assunzione di professionisti, tecnici, personalità e chiaramente collegata con il mondo scientifico, ci porterà a risolvere in maniera strutturata questo problema che io ritengo assolutamente centrale. Sul piano le ho già detto: quello che non è stato fatto da sette Governi è stato poi fatto da questo Governo. Desidero ringraziare le persone che ci hanno lavorato, le quali in pochi mesi hanno realizzato esattamente il piano che mancava e che non era aggiornato, il quale serve ad affrontare situazioni come questa e situazioni future che ci auguriamo non si verifichino, ma che restano possibili. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Falco, per due minuti. DE FALCO (Misto) . Signor Ministro, sono assolutamente insoddisfatto, come lo sono tutti gli italiani, della sua risposta. Qui si trattava non soltanto di un adempimento burocratico (e quindi della dichiarazione di emergenza), ma anche di mettere in sicurezza gli italiani nella fase inter-pandemica, o comunque almeno tra il 31 gennaio e il 20 febbraio, data del primo decreto (il numero 6). Nessun approvvigionamento fu fatto, così come nessun censimento e nessuna implementazione delle procedure. Come può allora lei, signor Ministro, dire che è stato attuato il piano? Che il Ministero lo conosceva quando il suo vice ministro, Sileri, in una trasmissione televisiva disse che non ne aveva notizia? E allora la sua risposta è profondamente deludente, e non solo sotto il profilo parlamentare-politico, ma anche sotto il profilo umano, signor Ministro, e lo sottolineo. Lei non può venir fuori adesso dicendo che abbiamo il piano; sapete cosa abbiamo? Un piano che, perché possa essere attuato, richiede esso stesso altri due anni. Non abbiamo alcunché. Non abbiamo assolutamente niente. Signor Ministro, quello che sta dicendo è gravissimo perché la situazione in cui ci trovavamo nel 2020 ci preoccupa per come adesso potremmo - ma in realtà non siamo in grado - affrontare eventuali nuove ondate pandemiche, con quella stessa indolenza. Al punto stampa non c'era soltanto il tecnico Borrelli, ma c'era anche Locatelli, il comitato tecnico-scientifico. Questa sua nuova direzione generale che si chiama preparedness è la stessa che si chiamava prevenzione; c'era, aveva un nome italiano, non andava bene? Signor Ministro, al di là delle chiacchiere non avete fatto niente. Ribadisco allora che chiederò l'istituzione di una Commissione di inchiesta su ciò che è successo nella gestione del Covid. PRESIDENTE . Il senatore Saccone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03274 sulle misure di modernizzazione del Servizio sanitario nazionale previste dal PNRR, per tre minuti. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Ministro, come lei sa, purtroppo, la guerra in Ucraina ha un impatto importante e significativo sulla nostra economia. Proprio ieri abbiamo approvato in quest'Aula il DEF, in cui sono stati rivisitati al ribasso tutti gli indicatori economici principali, a partire dal PIL. Ovviamente ci poniamo il dubbio, il problema, la preoccupazione di quanto questa guerra, purtroppo provocata da un'invasione del presidente Putin nei confronti di uno Stato sovrano, cioè l'Ucraina, incida sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, in particolar modo sulla fattispecie che riguarda la sanità. Un approvvigionamento di quasi 15 miliardi di euro destinati alla sanità, ben l'8 per cento del totale, con due grandi obiettivi. Io l'ho chiamata una sorta di rivoluzione copernicana della sanità in Italia; grazie alla solidarietà dell'Unione europea forse potremo finalmente cambiare il volto della sanità, a partire dalle sue strutture, dalla telemedicina, dall'innovazione alla digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale. Ebbene, signor Ministro, dopo tanti anni di riduzione dei servizi, di allontanamento delle strutture ospedaliere (quelle di prossimità), forse possiamo finalmente capovolgere e invertire la rotta. Lei sa meglio di me che l'Organizzazione mondiale della sanità parla dei famosi venti minuti entro i quali intervenire per salvare la vita di un paziente. Come lei ben sa, purtroppo, negli ultimi anni quei venti minuti sono stati una chimera per tante comunità del nostro Paese, non solo dell'area metropolitana, ma ovviamente anche delle zone montuose. Ecco che allora questa è un'occasione in cui investire in questo piano, nel quale si prevedono ben 381 ospedali di comunità entro la metà del 2026: un importante provvedimento che può andare verso l'obiettivo di dare una salvaguardia sanitaria a chi non abita in prossimità di un ospedale. Altro tema, signor Ministro, sono la digitalizzazione e la telemedicina. Si parla di un raddoppio di assistenza anche domiciliare: quasi 1,5 milioni di persone over sessantacinque possono essere assistite domiciliarmente. Non voglio entrare nel dettaglio; non le nascondo che c'è qualche perplessità sul numero, viste le diversità di trattamento di natura organizzativa tra le varie Regioni. In conclusione, signor Ministro, vogliamo chiederle quale sia l'impatto della guerra sul PNRR e in secondo luogo come gli 80.000 profughi - che la solidarietà italiana, anche del terzo settore, anche delle associazioni di volontariato cattoliche, sta assistendo - vengano trattati sotto il profilo sanitario: quale tipo di assistenza gli offriamo, dalla vaccinazione a qualunque forma di profilassi. PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Speranza, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. SPERANZA, ministro della salute . Signor Presidente, ringrazio gli interroganti. Condivido il senso iniziale delle valutazioni che sono state offerte. Siamo di fronte ad una grande opportunità di poter cambiare il volto del nostro Servizio sanitario nazionale. Dopo due anni di pandemia, che ci hanno messo in enorme difficoltà, abbiamo finalmente risorse senza precedenti. Queste risorse da dove vengono? Non sono solamente fondi europei: anche il Fondo sanitario nazionale è aumentato in maniera molto significativa.