[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera della Camera dei deputati del 6 marzo 2001, relativa all'insindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole Filippo Mancuso nei confronti del dottor Giancarlo Caselli, promosso dal giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Roma con ricorso notificato il 20 maggio 2003 depositato in cancelleria il 6 giugno successivo ed iscritto al n. 21 del registro conflitti 2003. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 6 giugno 2006 il Giudice relatore Ugo De Siervo; udito l'avvocato Roberto Nania per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Nel corso di un procedimento penale per diffamazione aggravata a mezzo stampa a carico del deputato Filippo Mancuso, il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Roma, con “ordinanza-ricorso” del 7 novembre 2001, pervenuta a questa Corte il 19 novembre 2001, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione adottata nella seduta del 6 marzo 2001 (documento IV-quater n. 179), con la quale la Camera, accogliendo la proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere, ha dichiarato l'insindacabilità delle dichiarazioni rilasciate dal deputato Mancuso, che sono poste all'origine di tale procedimento penale. Il giudice ricorrente premette che tali dichiarazioni sono state rilasciate dall'imputato nel corso di un'intervista radiofonica del 31 luglio 1997, durante la quale il deputato Mancuso, interrogandosi sulle “differenze” intercorrenti tra il pluripregiudicato Giovanni Brusca ed il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, dott. Giancarlo Caselli, si era espresso, rivolgendosi al giornalista, nei seguenti termini: «Ma lei tra Brusca e Caselli e tra i Brusca e i Caselli vede differenze? È già provato che parte della magistratura di Palermo è criminale. Vi sono a Palermo criminali vestiti da giudice. Questo è più sconvolgente ancora. Molte inchieste di Palermo sono inchieste criminali e sono condotte da criminali vestiti da giudici, oltre che dissennati». Su querela del dott. Caselli, il PM ha esercitato l'azione penale avverso il deputato Mancuso. La Camera dei deputati, con la deliberazione del 6 marzo 2001, ha, tuttavia, ritenuto coperte dalla guarentigia di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione, tali dichiarazioni, giacché il deputato Mancuso, esprimendole, si sarebbe «inserito nella perdurante polemica politica nel nostro paese inerente ai rapporti tra potere legislativo e potere giudiziario e al modo di procedere della magistratura». Il giudice, premessi ampi richiami alla giurisprudenza di questa Corte, ritiene che così operando la Camera abbia violato la sfera di attribuzioni costituzionalmente garantita all'Autorità giudiziaria dagli artt. 101, primo e secondo comma, e 104, primo comma, della Costituzione e chiede, pertanto, che l'atto sia annullato, con declaratoria di non spettanza del potere esercitato dalla Camera stessa. Infatti, a giudizio del ricorrente, né nella delibera, né nella relazione della Giunta «si individua un collegamento tra le espressioni contestate al deputato come diffamatorie e la sua attività parlamentare». In particolare, non sono menzionati atti parlamentari posti in essere dal deputato, mentre viene menzionato il fatto, stimato dal giudice privo di rilievo, che l'on. Mancuso ha ricoperto in passato la carica di Ministro di grazia e giustizia. Il giudice aggiunge che neppure i documenti prodotti in giudizio dalla difesa del deputato Mancuso dimostrerebbero la sussistenza del necessario nesso funzionale. In particolare, le dichiarazioni oggetto di imputazione non sarebbero «riproduttive di contenuti storici già espressi nelle sedi istituzionali» anteriormente al fatto di reato contestato. Il giudice prende in considerazione, sotto tale riguardo, un primo intervento dell'imputato in Commissione parlamentare del 5 febbraio 1997, evidenziando che esso si esaurirebbe in una “eccezione procedurale”, ed un secondo intervento del 18 febbraio 1997, svolto nella medesima sede. In quest'ultima occasione, il deputato Mancuso, osserva il giudice, ebbe ad esprimere «un apprezzamento di disvalore» nei confronti del dott. Caselli, poiché questi avrebbe pubblicamente manifestato benevolenza nei riguardi del pregiudicato Salvatore Cancemi, al quale, al termine di un suo trasferimento, si era rivolto con le seguenti parole: «Come sta? Ha viaggiato bene? Ha bisogno di niente?». Tuttavia, il giudice ritiene che tale episodio evidenzi una censura, da parte del deputato Mancuso, circa una supposta condotta priva del «necessario distacco nei confronti di soggetti comunque implicati in gravi fatti criminali», ma che esso sia privo di «sostanziale corrispondenza» con le frasi oggetto del giudizio, che equivalgono, invece, ad un «giudizio di equivalenza tra un soggetto, il Brusca, appartenente alla mafia, ed il magistrato Caselli». 2. – Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza di questa Corte n. 154 del 2003, depositata il 9 maggio 2003. Il Tribunale di Roma ha provveduto a notificare tale ordinanza ed il ricorso introduttivo alla Camera dei deputati il 20 maggio 2003, e li ha poi depositati il successivo 6 giugno. 3. – Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, in persona del suo Presidente, eccependo l'inammissibilità e improcedibilità del ricorso – senza, peraltro, esplicitare alcun argomento a supporto di tali eccezioni – e sostenendo, nel merito, l'infondatezza dello stesso, con conseguente necessità di riconoscere la spettanza alla Camera del potere di dichiarare l'insindacabilità delle dichiarazioni rilasciate dal deputato Mancuso. La Camera osserva, anzitutto, che l'on. Mancuso, avendo ricoperto la carica di Ministro di grazia e giustizia e di vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia, ha espresso convincimenti maturati «nell'esercizio delle funzioni istituzionali da lui assolte». In particolare, sussisterebbe tra le dichiarazioni oggetto di imputazioni e l'intervento in Commissione parlamentare del 18 febbraio 1997, già ricordato dal giudice ricorrente, «piena coincidenza», posto che in quest'ultima occasione il deputato Mancuso avrebbe specificamente ipotizzato la rilevanza penale della condotta attribuita al dott. Caselli nei confronti di Cancemi. Vi sarebbe per tale ragione una «sostanziale corrispondenza di significati» idonea a far ritenere sussistente il nesso funzionale, posto che non sarebbe necessaria, a tale scopo, la «identità testuale» delle espressioni.