[pronunce]

b) le dichiarazioni rese, nella seduta del 5 marzo 1997, dall'on. Leccese e dall'on. Calzavara (di forte critica all'appoggio italiano al governo Berisha) e dall'on. Danieli (di critica all'ambasciatore Foresti per il sostegno al governo Berisha); c) le dichiarazioni rese, nella seduta del 22 maggio 1997, dall'on. Mantovani (che sollecitava il Governo a «procedere all'avvicendamento dell'ambasciatore Foresti» per, in tal modo, parzialmente «riparare il danno enorme che il nostro paese e soprattutto il processo democratico di pacificazione dell'Albania ha sicuramente subito») e dall'on. Gramazio; d) le dichiarazioni rese, nella seduta del 5 giugno 1997, dall'on. Mantovani, dall'on. Lembo e dall'on. Cavaliere, di forte critica all'ambasciatore Foresti che «stava svolgendo una funzione non negli interessi del paese»; e) le dichiarazioni rese, nella seduta del 12 giugno 1997, dall'on. Gnaga circa «interessi (…) coperti dalla nostra ambasciata di Tirana»; f) le dichiarazioni rese, nella seduta del 17 giugno 1997, dall'on. Brunetti circa la «lobby mafioso-massonica-affaristica pericolosa che opera in Albania»; Di qui l'osservazione che «sull'operato dell'ambasciatore Foresti si sono prospettati, in sede parlamentare, gravissimi dubbi» e la conclusione che «le affermazioni contestate all'on. Vendola nulla hanno aggiunto a quanto era già stato detto, forse con toni ancor più duri nella sostanza, nel recinto parlamentare». 3.2.2. – La deducente indica, inoltre, quali atti ispettivi compiuti dal deputato Vendola – in alcuni casi insieme ad altri deputati del proprio gruppo parlamentare, sia anteriormente che successivamente alla pubblicazione dell'articolo in questione – idonei a rivelare il collegamento con le opinioni espresse extra moenia: 1) una interrogazione parlamentare del 10 ottobre 1996 con cui il parlamentare rilevava «la responsabilità dell'ambasciata d'Italia a Tirana» in relazione all'immigrazione clandestina quale «fenomeno incoraggiato dalla lentezza estenuante dei visti e dei permessi di espatrio»; 2) una mozione del 7 aprile 1997, presentata anche dal Vendola, con cui si lamentavano i «brogli elettorali» che si sarebbero avuti in Albania e si rimproverava al Governo di aver «favorito interventi economici e imprenditoriali più simili a un vero e proprio arrembaggio che non ad aiuti»; 3) una interrogazione del 1° aprile 1997, presentata anche dal Vendola, con cui si chiedeva al Governo di «accelerare la sostituzione dell'ambasciatore italiano a Tirana con un nuovo diplomatico, non compromesso con la politica di aperto sostegno a Berisha ed al suo regime»; 4) una interrogazione del 3 giugno 1997 e una interpellanza del successivo 4 giugno, presentate anche dal Vendola, con le quali, rinnovando la richiesta di rimozione di Foresti, si deplorava il fatto che «la mancata sostituzione di Paolo Foresti dalla sede diplomatica italiana in Albania continua ad essere motivo pregiudicante l'immagine e la linea politica dell'Italia in quel Paese». 3.3.– Ad avviso della Camera, la corrispondenza sostanziale tra gli addebiti così formulati dal deputato Vendola a carico di Paolo Foresti in sede parlamentare e quelli poi circostanziati sulla carta stampata non risulterebbe interrotta dalla «modesta e marginale diversità delle singole parole impiegate»; né, altrimenti, ad avviso della deducente, parrebbe influire negativamente la posteriorità, rispetto alla pubblicazione dell'articolo de quo, di alcuni degli atti tipici indicati, dovendo comunque essere collocate tutte le manifestazioni di pensiero evocate in un medesimo contesto (c.d. contestualità sostanziale), caratterizzato dall'assenza di cesure in ordine al dibattito parlamentare sui temi della situazione albanese e del ruolo rivestito dall'ambasciatore Foresti. La Camera ritiene inoltre ininfluente, ai fini dell'attivazione della garanzia dell'art. 68, primo comma, Cost., la circostanza che alcuni degli atti parlamentari ispettivi richiamati siano ascrivibili alla paternità di altri deputati, tenuto conto che, «se il contenuto sostanziale delle dichiarazioni è il medesimo, l'ammissione del sindacato su quelle “esterne” determinerebbe comunque un'interferenza con quelle “interne” e quindi la violazione degli artt. 67 e 68, primo comma, Cost., quale che fosse l'identità del parlamentare dichiarante». 3.4. – Ciò premesso, la deducente auspica che i principî formulati nelle sentenze numero 10 e numero 11 del 2000 conducano la Corte a precisare il proprio indirizzo interpretativo – condivisibilmente fondato sull'esclusione del «nesso funzionale» quando le dichiarazioni extra moenia siano riferibili genericamente alla «attività politica intesa in senso lato» – estendendo la copertura dell'art. 68, primo comma, Cost. alle «opinioni connesse alla politica parlamentare», posto che «il fatto ch'esse siano state manifestate extra anziché intra moenia è meramente accidentale»: dal principio per cui le opinioni dei rappresentanti della Nazione sono tutelate anche se manifestate fuori del recinto parlamentare, discenderebbe che «il discrimine tra ciò che deve e ciò che non può essere tutelato non può che stare nella oggettiva connessione delle opinioni con il complessivo contesto parlamentare». 4.– Nell'imminenza della pubblica udienza, la Camera ha depositato una memoria nella quale – ricordati gli atti parlamentari tipici (sintetizzati sub 3.2.1. e 3.2.2.) ai quali si riallacciano le affermazioni del deputato Vendola che hanno originato il presente giudizio – si ribadisce, in primo luogo, l'esigenza di non escludere l'applicabilità dell'art. 68 primo comma, Cost., quando vi sia sostanziale coincidenza delle dichiarazioni extra moenia con quelle rese in sede parlamentare da altro membro delle Camere. L'immunità, infatti, è istituto che tutela le Camere, e non i loro membri, e contrasta con tale sua oggettiva funzione il consentire che l'autorità giudiziaria sindachi nel merito la dichiarazione resa in sede parlamentare sol perché esternata fuori dal Parlamento da un membro delle Camere diverso dal suo autore originario. Aggiunge la difesa della Camera che questa Corte – se si è di recente espressa, in senso contrario, sulla questione appena esposta (sentenza n. 347 del 2004) – non ha mai preso esplicita posizione sulla questione, decisiva nel caso di specie, dell'appartenenza al medesimo gruppo parlamentare sia dell'autore originale delle dichiarazioni sia di chi le ha sostanzialmente riprodotte extra moenia: questione che, quand'anche non si aderisse alla tesi della sufficienza della sola sostanziale corrispondenza oggettiva con atti tipici posti in essere da qualsiasi atto parlamentare, presenta l'esigenza di farsi carico del ruolo che al gruppo parlamentare, comunque lo si voglia definire, il diritto positivo attribuisce come «uno dei modi, se non il principale, di organizzazione delle forze politiche in seno al Parlamento (…), come il riflesso istituzionale del pluralismo politico» (sentenza n. 298 del 2004; n. 49 del 1998).