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Disposizioni in materia di attribuzione del cognome ai figli. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge nasce dall'esigenza, da un lato, di garantire pari dignità alle donne nell'ambito del rapporto coniugale e familiare, dall'altro, di allineare il nostro ordinamento a quello di altri Paesi europei, in ordine alla possibilità di riconoscere al figlio il cognome di entrambi i genitori. È ormai evidente, peraltro, la necessità di adeguarsi anche ai numerosi pronunciamenti basati su fonti convenzionali internazionali: da ultimo, ricordiamo la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo del 7 gennaio 2014 (Cusan e Fazzo c. Italia) , che ha dato un forte impulso per l'avvio della riforma in materia di cognome dei figli nella XVII legislatura. La Corte di Strasburgo, nel caso di specie, ha ritenuto la preclusione all'assegnazione al figlio del solo cognome materno come una forma di discriminazione basata sul sesso e, pertanto, palesemente in contrasto con il principio di uguaglianza tra uomo e donna, rispetto al quale l'Italia – nella sentenza che aveva negato ad una coppia tale diritto – aveva commesso una violazione. La Corte ha stabilito, infatti, che i genitori hanno il diritto di dare ai propri figli anche il solo cognome della madre e ha condannato, pertanto, l'Italia per violazione dell'articolo 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, sul divieto di discriminazioni basate sull'appartenenza di genere, in combinato disposto con l'articolo 8, concernente il rispetto della vita familiare. In conclusione – ha sentenziato la Corte – il nostro Paese avrebbe dovuto «adottare riforme» legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata. Eppure, la citata Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali non è l'unica fonte di livello sovranazionale, i cui princìpi impongono all'Italia un adeguamento normativo in tal senso. La Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna – adottata a New York il 18 dicembre 1979, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 14 marzo 1985, n. 132 – impegna gli Stati aderenti «a prendere tutte le misure adeguate per eliminare la discriminazione nei confronti della donna in tutte le questioni derivanti dal matrimonio e nei rapporti familiari» e, in particolare, ad assicurare, in condizioni di parità con gli uomini, «gli stessi diritti personali al marito e alla moglie, compresa la scelta del cognome» (articolo 16, comma 1, lettera g) . Il Consiglio d'Europa, a sua volta, con le raccomandazioni 28 aprile 1995, n. 1271, e 18 marzo 1998, n. 1362, aveva già affermato l'incompatibilità tra il mantenimento di disposizioni discriminatorie fra donne e uomini riguardo alla scelta del nome di famiglia e il principio di eguaglianza promosso dal Consiglio stesso. In particolare, raccomandava agli Stati membri la realizzazione della piena eguaglianza tra madre e padre nell'attribuzione del cognome ai figli, eliminando altresì qualunque discriminazione nel sistema legale per il conferimento del cognome ai figli nati all'interno e fuori del matrimonio. Sotto tale profilo, può essere utile rivolgere brevemente lo sguardo ad altri Paesi europei. In Spagna, ad esempio, dove vige la regola del doppio cognome – composto dal cognome paterno e da quello materno – i genitori possono accordarsi sull'ordine dei cognomi da trasmettere ai figli. In Francia, egualmente, i genitori possono scegliere il cognome da dare ai figli tra quello paterno e quello materno o quello di entrambi nell'ordine da loro stabilito. In Germania, i genitori, a loro volta, possono dare ai figli il cognome di famiglia, se lo hanno definito, o, in caso contrario, attribuire loro il cognome del padre o quello della madre, in base alla loro scelta. In Inghilterra e in Galles, infine, i genitori possono decidere con assoluta libertà il cognome da attribuire al figlio, scegliendolo o tra quelli dei genitori o tra nomi diversi. La questione relativa all'attribuzione del cognome è stata oggetto, altresì, di un ampio dibattito nella giurisprudenza nazionale. In particolare, per quanto concerne la giurisprudenza costituzionale, vale la pena di richiamare la sentenza 8 novembre 2016, n. 286, con la quale la Corte Costituzionale ha accolto la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d'appello di Genova sul cognome del figlio di una coppia italo-brasiliana, arrivando a dichiarare l'illegittimità della norma (desumibile dagli articoli 237, 262 e 299 del codice civile e 72, primo comma, del regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238, nonché 33 e 34 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396) che non consente ai genitori, i quali ne facciano concorde richiesta al momento della nascita, di attribuire anche il cognome materno. La Consulta ha ritenuto, in linea con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che una tale preclusione – oltre a pregiudicare il diritto all'identità personale del minore – costituisse una irragionevole disparità di trattamento tra i coniugi, che non trovava in alcun modo giustificazione nelle finalità di salvaguardia dell'unità familiare. Per tali motivi – nel rilevare altresì come, a distanza di molti anni dalla sua ultima pronuncia su un caso simile (sentenza n. 61 del 6 febbraio 2006, in cui la Consulta, pur rilevando l'illegittimità della disciplina impugnata, ha ritenuto di pronunciarsi per l'inammissibilità della questione sollevata), non fosse stato ancora stato introdotto un «criterio più rispettoso dell'autonomia dei coniugi» – la Corte Costituzionale è giunta a dichiarare l'illegittimità costituzionale delle norme del codice civile richiamate, nella parte in cui impongono, anche in presenza di una diversa e comune volontà dei coniugi, «l'automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo». Alla luce di quanto esposto, il presente disegno di legge – intervenendo sulla vigente disciplina civilistica in materia di attribuzione del cognome ai figli – è finalizzato a consentire l'attribuzione anche del cognome materno. In particolare, il testo di seguito proposto riprende esattamente quello già approvato in testo unificato – nel corso della XVII legislatura – dall'Aula della Camera il 24 settembre 2014 e il cui esame in 2ª Commissione Giustizia del Senato, è giunto a conclusione solo il 13 dicembre 2017, dopo un lungo periodo di stallo e solo immediatamente prima, quindi, dello scioglimento (anticipato) delle Camere. Si specifica che, al pari di quel testo (atto Senato n. 1628), il disegno di legge proposto non tratta delle questioni del cognome dei coniugi e dell'attribuzione del cognome ai figli di italiani residenti all'estero.