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Ai sensi dell'articolo 93, comma 6, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione sospensiva presentata, con diverse motivazioni, dal senatore Romeo (QS1), dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QS2), e dal senatore Malan (QS3). (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Per un voto: senatori favorevoli 135, senatori contrari 136. ( Applausi. Commenti) . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. (Brusio). Colleghi, per cortesia, il senatore Nencini vorrebbe poter parlare e noi lo vorremmo ascoltare. Un attimo di silenzio! NENCINI (IV-PSI) . Signora Presidente... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, un attimo di silenzio, per rispetto del collega che vorrebbe intervenire. NENCINI (IV-PSI) . Grazie, signora Presidente. Lo dico immediatamente, per evitare ogni fraintendimento: l'intento della norma, signora Presidente e onorevoli colleghi, è decisamente giusto e va discusso senza ulteriori sospensioni, ma allo stesso tempo va difeso da ogni forma di intolleranza. Da un lato c'è una certa destra, che alla libertà di scegliere il proprio destino e alla libertà di amare preferisce sempre e comunque la legge del Vecchio Testamento, dall'altro però ci sono le intemperanze e le offese di chi vorrebbe addirittura che il Senato non discutesse alcunché. Ai primi voglio ricordare che la legge di Dio non è mai stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale . Quanto ai secondi, spesso minoranze emarginate e maltrattate, al fianco delle quali i socialisti hanno speso e lottato tutta una vita, si richiederebbe una dose di buon senso più alta, se necessaria a rendere la norma migliore. Sono state rivolte anche all'interno di quest'Aula - e a queste mi rifaccio - accuse monodirezionali, anche a chi vi parla. L'accusa principale è stata di voler rinviare sine die e di aver cambiato idea rispetto a un voto espresso alla Camera dei deputati. Io non ho cambiato nessuna idea e non voglio rinviare sine die , ma voglio esercitare il mio diritto di senatore a dire la mia, proprio perché chi ha guidato le battaglie civili in Italia, radicali e socialisti in primis , ha solo qui la possibilità di dire la propria e non in Commissione, della quale in Senato non fa parte. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 10,58) ( Segue NENCINI). Ci sono più esempi... (Brusio) . Signor Presidente, non so se devo pagare il fio di essere stato decisivo nel voto della questione sospensiva, oppure il contrario. Mi ascolto volentieri, ma non avendo uno specchio, signor Presidente, gradirei perlomeno che lei ascoltasse, altrimenti mi posso sedere e consegnare il mio intervento alla Presidenza. È la prima norma di libertà all'interno di un'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha perfettamente ragione, senatore Nencini. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, siccome lei l'ha citata, pretendo di essere ascoltato, perlomeno da lei. PRESIDENTE. Prego i senatori Questori, Bottici e De Poli, di provvedere, anche perché si trovano proprio al centro dell'assembramento. Lo stesso vale anche per l'altro lato dell'emiciclo... Senatrice Ronzulli! NENCINI (IV-PSI) . Grazie, signor Presidente. PRESIDENTE. Senatore Nencini, scali questa montagna: parli pure! NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, parlo se me lo consentono le condizioni generali. PRESIDENTE. Adesso le condizioni ci sono. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, ho anche una voce baritonale, quindi proverò a farne uso. Circa le accuse che vengono rivolte, vorrei ricordare che la vita delle battaglie civili dentro e fuori il Parlamento non è mai stata lineare. Quando si discusse del divorzio, il Partito comunista italiano firmò il disegno di legge Fortuna soltanto a tre anni dalla sua presentazione. Lo firmò per prima Nilde Iotti, poi lo firmò Ugo Spagnoli e a seguire gli altri, a tre anni dalla presentazione della norma. Aggiungo che sulle unioni civili il percorso è stato altrettanto puntuto ed aspro: nel luglio 2014 è stato presentato un testo unificato, nel marzo 2015 un nuovo testo unificato, nell'ottobre 2015 un nuovo disegno di legge, nel febbraio 2016 un maxiemendamento con fiducia al Senato, l'11 maggio 2016 la Camera lo approva, dopo aver avviato una sua indagine conoscitiva. Stessa sorte per il divorzio breve, signor Presidente: approvato alla Camera nel maggio del 2014, al Senato un anno dopo nel 2015, di nuovo alla Camera in terza lettura ad aprile. Mai un percorso lineare. È la prova di come - è quello che avviene anche all'interno dell'Aula - l'accusa equivalga spesso a condanna, tanto più quando viene amplificata dal tribunale dei media. Non appena proponi una modifica di civiltà - io ne ho una da proporre, quella che riguarda la libertà di opinione, resa incerta dall'articolo 4, nonostante l'ottima difesa fatta dal collega ed amico senatore Bressa - vieni paragonato alla destra tradizionalista, anche se hai speso tutta la tua vita in battaglie di civiltà, dal divorzio all'aborto fino alle unioni civili. I social raddoppiano le accuse, scatta la molla della vergogna, una presunzione di colpa di cui si avrà difficoltà per sempre a sbarazzarsi. Le modifiche che vengono proposte non appartengono soltanto alla destra, c'è anche una parte della sinistra di questo Emiciclo che chiede chiarezza sull'articolo 4. La risposta non può essere il menefreghismo, non può essere che si venga tutti accomunati nel gorgo dei reazionari, non può essere che si venga citati - come ho letto - come pecore rognose. Questa sarebbe la prova di una deriva illiberale, di una cultura che discrimina le opinioni differenti. Arrivo a chiedermi - e sarà questa la discussione dalla quale il dibattito sul disegno di legge Zan non potrà prescindere - se non si tratti di un ritorno a un certo ordine morale, proprio quell'ordine morale che venne spazzato via due secoli e mezzo fa dalla Rivoluzione francese e in quanto ordine morale non criticabile, benché una cosa sia criminalizzare l'istigazione alla discriminazione e altra cosa sia discriminare la propaganda. C'è di più: in un mondo segnato dal politicamente corretto, sono ancora più preoccupato per la libertà di espressione. Mi domando se sia davvero razzista chi non si inchina su un campo di gioco o se faccia una valutazione che prescinde dall'oggetto. Sia chiaro: nel disegno di legge Zan non c'è alcuna ingerenza negli affari della Chiesa e la lunga mano del Vaticano è stata una palese invasione di campo. Sia altrettanto chiaro che la norma Zan riempie un vuoto e se quel vuoto lo riempie, è un vuoto che va, dal punto di vista parlamentare, riempito. Voglio dare riconoscimento giuridico a minoranze che al momento sono state ignorate a lungo dal diritto e voglio sanzionare con severità gli atti di discriminazione e di violenza.