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Signor Presidente, intervengo brevemente in questa discussione generale per portare la voce degli studenti e dei genitori, preoccupati per l'impatto che questa crisi sta avendo sul mondo della scuola. Ma prima vorrei associarmi alle valutazioni che sono state fatte da alcuni colleghi. Come sapete, dal punto di vista parlamentare io non sono competente per materia; mi occupo di altro, di finanze e di stabilità finanziaria. Mi dispiace infatti di essermi perso parte della discussione, essendo impegnato a commentare l'ennesima puntata del nulla europeo per la stampa e per i colleghi interessati. Però ho fatto l'insegnante e devo associarmi pienamente alle parole dei tanti che qui hanno auspicato che la scuola torni a essere di nuovo un luogo di cultura e non una fabbrica e un serbatoio di competenze. Questo è uno snodo fondamentale. Vorrei associarmi a quelli che spero abbiano messo in evidenza come forgiare una scuola che insegue un mondo cosiddetto del lavoro, una realtà che è in perenne evoluzione, condanni a restare sempre indietro e che certe volte volgere lo sguardo indietro, ancorarsi alle proprie radici e ai propri modelli culturali doterebbe i nostri giovani di strumenti per la lettura della realtà che consentirebbero loro di adeguarsi con immediatezza e con creatività alle sfide che il mondo porrà sempre loro davanti con maggiore frequenza e con maggiore imprevedibilità, come è stato imprevedibile questo virus. Vorrei ricordare quindi che la scuola è l'ozio, da mettere in contrapposizione al negozio, cioè all'affanno della vita economica. Vorrei fare qui un elogio della noia e dell'ozio, che tanto rimpiango e che purtroppo qui non ho più modo di assaporare, ma che rappresentano momenti di crescita. Sul tema della didattica, credo che sia già stato detto da molti che la didattica a distanza non può sostituire la presenza. Non può farlo per motivi tecnici e per motivi umani. Noi siamo costretti da qualche mese a lavorare a distanza. Qualcuno di voi ha avuto il bene di fare una teleconferenza senza interruzioni? Eppure noi siamo in Istituzioni tecnicamente molto attrezzate e siamo anche persone mediamente alfabetizzate. Immaginate cosa può succedere con insegnanti o studenti che magari non hanno la preparazione o gli strumenti tecnici. Allora, vorrei portarvi qui la voce di quegli studenti che, avendo avuto negli ultimi mesi l'impossibilità di seguire un percorso scolastico normale, si trovano adesso di fronte a un esame di maturità di cui ancora non sanno esattamente quali saranno le modalità di svolgimento. Voi sapete che la nostra proposta era di procedere con una tesina scritta e con una discussione orale a distanza. Era una proposta di buon senso; sapete anche come è andata. Vorrei anche chiarire una cosa a tutti noi: è giunto il momento di rifiutare la logica dell'emergenza. Mi aspetto che questo invito venga proprio dai fanatici della scientocrazia, ovvero dalla dittatura degli scienziati. Come facciamo noi ad affidarci agli scienziati - escludendo, peraltro, il decisore politico dal circuito democratico - e poi, però, non affidarci alle evidenze scientifiche? Quando questa malattia è arrivata non la conoscevamo. Molte decisioni, forse, viste con il senno di poi, possono sembrare irrazionali, però non mi permetto di valutarle o criticarle più di tanto, ma ora sono passati mesi; abbiamo raccolto dati; li abbiamo interpretati e, quindi, vorrei ricordare - tanto per dirne una - che in qualsiasi matematica zero più zero fa zero. Abbiamo avuto zero vittime di sesso maschile fra i dieci e i diciannove anni, che si sommano alle zero vittime di sesso femminile nella stessa classe di età e che, quindi, danno un totale di zero vittime tra i dieci e i diciannove anni. Sappiamo che la letalità di questa malattia (che deve essere comunque sorvegliata, controllata e contro la quale occorre prendere tutti gli opportuni presidi) al di sotto dei quaranta anni è virtualmente nulla. Dobbiamo ancorarci, quindi, a questo dato dell'evidenza scientifica e statistica che si è accumulata per costruire una strategia che consenta agli studenti di rientrare normalmente in classe, concentrando lo sforzo di protezione su chi, invece, è in classi di età superiori anche nel mondo scolastico. Peraltro, forse sarebbe opportuno abbassare l'età media dei docenti assumendone qualcuno giovane. Questa potrebbe essere un'idea, che è stata anche portata avanti nel corso del dibattito nelle Commissioni di merito. La logica dell'emergenza e del terrore va rifiutata anche perché questa notazione politica - a me spiace doverlo dire - mi sembra sia la logica con la quale questo Governo ha scelto di prendere tante scorciatoie e continua a voler mantenere il suo potere. Vi porto la voce di genitori preoccupati di fronte all'ipotesi che i bambini debbano tornare a scuola in condizioni francamente discutibili, con il volto travisato e con braccialetti che li avvertono. Si è visto e sentito un po' di tutto. Ci sono anche i genitori che hanno pensato sinceramente di organizzarsi con lo homeschooling . Piuttosto che sottoporre i loro figli a un simile trauma, hanno pensato che soluzioni alternative potessero essere migliori. Io spero che il buonsenso prevalga e che ci orientiamo su soluzioni che consentano quell'interazione tra docente e studente che è fondamentale e che consentano anche ai ragazzi di avere una vita sociale normale. La scuola di per sé è un luogo controllato. Certo, ci sono istituti scolastici che, per varie condizioni, forse non consentono un adeguato distanziamento, ma il bicchiere mezzo pieno della crisi demografica è avere spesso delle classi che sono tutto sommato sovradimensionate rispetto al numero degli studenti. Perché non consentire la ripresa dei corsi, pertanto? Questo è quello che ci chiediamo. L'esperienza degli altri Paesi europei ci dimostra che è possibile farlo. Non capisco perché ci ispiriamo sempre a questi Paesi quando si tratta di adottare politiche che ci fanno del male e, per una volta che abbiamo degli esempi che invece sarebbero visti in modo favorevole da molte famiglie, rifiutiamo di osservare le best practice altrui. L'aula può diventare un presidio sanitario rispetto a una famiglia in cui magari il genitore sta "smartworkando" da qualche parte e il figlio pascola, senza neanche la possibilità di controllarlo e misurargli la febbre. Quindi, ragioniamo sulla ripresa della normalità. La scuola è aperta a tutti, dice l'articolo 34 della Costituzione, ma, come l'esperienza dimostra, non è connessa a tutti: e allora, se vogliamo assicurare il diritto allo studio, credo che dovremo tornare all'antico abbastanza rapidamente e, come diceva Verdi, sarà un progresso. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, c'è stato un tempo in cui l'istruzione era un privilegio per pochi e non un diritto per tutti. Questo è il tema al quale penso continuamente, in questo tempo così difficile che viviamo, in cui dal 5 marzo - non per colpa nostra, ma per rispondere all'emergenza sanitaria - le scuole del nostro Paese sono chiuse.