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Sappiamo che nel nostro Paese purtroppo vi è una situazione molto diversificata sul territorio, tra diverse Regioni e all'interno delle stesse Regioni. Stiamo parlando di una patologia in crescita, che richiede un salto di qualità del nostro Paese. Questa è dunque una scelta fondamentale che, partendo dall'esperienza positiva dei 47 registri, del lavoro di molte, non poche, Regioni e delle associazioni, ci consente di proporci un obiettivo: fare un vero salto di qualità. Il coordinamento e la Rete nazionale devono porsi l'obiettivo di costruire le condizioni per superare le differenze territoriali, che sono ancora gravi, di dare ulteriori strumenti per la ricerca, di favorire la sperimentazione e la qualità delle cure, di aiutare le verifiche sui cosiddetti farmaci innovativi. Questo è un punto molto importante perché abbiamo farmaci innovativi che costano anche il 2.000 per cento in più dei vecchi farmaci e non è detto che corrispondano esattamente agli scopi per cui questi farmaci vengono dati. Da questo punto di vista sarà poi necessario costruire un rapporto nuovo con l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA). Di ciò discuteremo però su un altro piano. Per quanto concerne la prevenzione, essa rappresenta forse la chiave fondamentale per affrontare il tema della lotta ai tumori. Il provvedimento a tale riguardo si pone l'obiettivo di raccogliere le esperienze migliori, di valorizzare le esperienze delle associazioni e di costruire un rapporto con il territorio, che credo sia molto importante. I colleghi della Commissione sanno che sull'ultimo articolo ho espresso perplessità. Ritengo che un vero salto di qualità sia possibile solo se riusciremo a realizzare una reale cooperazione tra i sistemi regionali e il Ministero, da una parte, e il Parlamento, dall'altra. Diventano allora fondamentali i provvedimenti che il Ministero adotterà, il metodo attraverso cui li realizzerà, coinvolgendo le Regioni affinché esse siano protagoniste del salto di qualità. Penso che, laddove fatta l'intesa, una Regione non la porti avanti, sia giusto perfino il potere sostitutivo. Ma - ripeto - è fondamentale lavorare sulle intese se vogliamo raggiungere gli obiettivi. Diversamente non li raggiungeremo mai. L'ultimo punto è purtroppo quello più problematico. Tutto questo non si fa senza risorse. L'idea secondo la quale si può fare il salto di qualità a risorse invariate è sostanzialmente destituito di fondamento. Procediamo dunque. Sostengo convintamente il provvedimento al nostro esame, ma lavoriamo nella legge di bilancio per costruire le condizioni reali attraverso cui il disegno di legge possa raggiungere i giusti obiettivi che tutti noi condividiamo. (Applaudi dal Gruppo Misto-LeU) . BOLDRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, il provvedimento che ci apprestiamo a votare oggi in Assemblea è molto delicato. Ci occupiamo di un tema che tocca profondamente la nostra sensibilità perché purtroppo molti di noi sono entrati in contatto con questa patologia, se non direttamente con persone a noi vicine. Il testo che oggi ci apprestiamo a votare per la quasi totalità racchiude i contenuti che avevo presentato anch'io in questa legislatura con il disegno di legge n. 92; nella precedente legislatura avevo seguito alla Camera la legge che, grazie a Dio, era stata lì votata all'unanimità; arrivata poi al Senato, non ha però potuto completare l' iter definitivo. Ho visto che gli articoli sono stati approvati all'unanimità e mi auguro che anche per il voto finale vi sia l'intesa fra tutte le forze politiche, anche perché credo che un tema del genere sia davvero trasversale. Sembra impossibile che il nostro Paese, così all'avanguardia su tanti farmaci innovativi e terapie rivolte a malati oncologici, non abbia ancora una Rete che tenga insieme tutti i registri esistenti, come già i colleghi hanno anticipato. Devo dire che, grazie ai progressi della ricerca scientifica e ai passi avanti fatti nelle terapie oncologiche, possiamo affermare che di tumori si guarisce, per fortuna. Già nella ottava edizione che è stata pubblicata dall'Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) e dall'Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) sappiamo che, grazie a queste terapie, molte persone hanno un proseguimento nella vita molto lungo dopo aver affrontato il tumore e questo grazie a tutte le scoperte che sono state fatte. Nel tempo abbiamo anche avuto strumenti significativi come il Piano oncologico nazionale 2011-2013 e il Piano nazionale della prevenzione in campo oncologico 2014-2018. Abbiamo una storia importante: chi può non ricordare il professor Umberto Veronesi, che ha fatto della lotta alla patologia tumorale un'avanguardia per tutto il nostro Paese. Fatta questa premessa, dobbiamo però dire che, come ha già detto chi mi ha anticipato, non partiamo da zero. I registri tumori operano già da molto tempo sul nostro territorio, già dal 1967, tuttavia, come purtroppo spesso avviene in sanità - lo sappiamo - non tutte le Regioni o addirittura non tutte le Province si sono dotate di uno strumento così importante, creando una situazione eterogenea. In effetti, c'è stata un'accelerazione dal momento in cui è stata istituita l'AIRTUM, di cui abbiamo sentito parlare anche prima, che già dal 1997 ha messo le basi per creare i registri tumori. Pensate che nel 2011 i registri tumori presenti erano solamente 29 e coprivano il 35 per cento della popolazione italiana; ora, con gli ultimi dati esposti al Ministero della salute, più di 41 milioni di cittadini, pari al 70 per cento della popolazione, vivono in aree coperte dall'attività dei registri tumori accreditati. Tuttavia in molte aree non ci sono ancora e per questo con il presente disegno di legge vorremmo riuscire a incentivare ulteriori iniziative per nuovi registri che vengano poi accreditati. Le informazioni raccolte dai registri tumori includono dati anagrafici e sanitari essenziali per lo studio dei percorsi diagnostico-terapeutici, per la ricerca delle cause del cancro, per la valutazione di trattamenti più efficaci e per la progettazione di interventi di prevenzione (proprio così, la prevenzione) per la programmazione delle spese sanitarie. Pertanto, se si vuole sorvegliare l'andamento della patologia oncologica, occorre che qualcuno si assuma il compito di andare a ricercare attivamente le informazioni, di codificarle, di archiviarle, di renderle disponibili per studi e ricerche. Sapere come sta una comunità, passare dalla statistica sanitaria all'epidemiologia, consente di descrivere il profilo di salute di una popolazione ed è questa la finalità del disegno di legge che ci accingiamo a votare. I registri tumori raccolgono, valutano, organizzano, archiviano in modo continuativo e sistematico le informazioni più importanti su tutti i casi di neoplasia, le relative variazioni territoriali e temporali attraverso misure di incidenza e sopravvivenza per le diverse neoplasie e mortalità, fornendo così un indicatore fondamentale della qualità dei servizi diagnostici e terapeutici nei diversi territori.