[pronunce]

che la completa carenza di motivazione a sostegno di tale assunto - cui si accompagna la mancata indicazione degli specifici motivi di impugnazione della delibera in oggetto proposti dai ricorrenti (in via principale ed in via subordinata) nel giudizio principale - non lascia comprendere perché il dichiarato difetto di interesse ad agire dei ricorrenti valga per i soli «vizi propri» dell'atto impugnato e non già anche per i «vizi derivati», scaturenti dall'eventuale illegittimità costituzionale delle norme legislative su cui il provvedimento risulti fondato; che, di conseguenza, è parimenti fondata anche l'altra eccezione della Regione, che contesta l'omessa indicazione, neppure sommaria (non tanto delle disposizioni e dei contenuti della delibera impugnata, conoscibili attraverso i normali strumenti di pubblicità legale, quanto piuttosto) dei motivi di impugnazione prospettati nel ricorso; che ciò determina un ulteriore vizio di carenza della necessaria motivazione a sostegno della pregiudizialità del sollevato incidente di costituzionalità rispetto al giudizio principale, giacché la completa assenza di descrizione della (pur articolata) causa petendi, posta a fondamento dell'impugnazione della delibera de qua davanti al giudice amministrativo, si oppone alla possibilità per questa Corte di valutare la effettiva configurabilità della asserita rilevanza della questione (soprattutto in ragione del diverso approccio, non altrimenti spiegato, dato dal rimettente alla sussistenza dell'interesse ad agire: esclusa, da un lato, rispetto ai vizi propri dell'atto ed affermata, dall'altro lato, rispetto ai vizi derivati); che altrettanto evidente si appalesa l'ulteriore eccepito profilo di inammissibilità, conseguente al mancato esperimento da parte del collegio del doveroso tentativo di attribuire alle norme una interpretazione conforme a Costituzione (ordinanze n. 212, n. 103 e n. 101 del 2011), essendosi il Tar limitato ad affermare che le norme legislative censurate costituiscono il «presupposto giuridico» formale della delibera di Giunta, senza tuttavia individuare e definire il rapporto di dipendenza (vincolata o anche meramente facoltizzante) e di derivazione dei contenuti normativi dell'atto impugnato dai precetti di legge; che infatti il rimettente, senza altro spiegare - muovendo dalla assertiva premessa secondo la quale «l'iscrizione nel [...] sistema di accreditamento, nel rispetto dei requisiti e delle modalità definiti dalla giunta regionale, costituisce [...] la condizione necessaria per ottenere l'abilitazione, senza la quale nessun professionista, iscritto negli attuali albi professionali, potrebbe rilasciare la certificazione di sostenibilità energetico-ambientale di cui al citato art. 6 della L.r. n. 14/2008» -, perviene alla conclusione che proprio la legge regionale censurata avrebbe provveduto a "creare", nella sostanza, «una nuova figura professionale (definibile certifìcatore energetico-ambientale) distinta, per requisiti abilitanti, dalle tradizionali figure professionali che operano in materia edilizia (ingegneri, architetti, geometri, periti industriali, ecc.)»; che, tuttavia, argomentando in questo modo il Tar, da un lato, si sottrae alla doverosa sperimentazione della possibilità (anche alla luce di quanto disposto dall'art. 18, comma 6, del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115, recante «Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE», e dal relativo allegato III) di dare alla disciplina legislativa de qua un significato diverso, tale da renderla compatibile con l'evocato parametro costituzionale, quanto meno nei termini di una possibile "neutralità" della previsione di legge rispetto alla concreta attuazione dei relativi precetti operata dalla Giunta regionale; e, dall'altro lato, sembra non distinguere il piano della produzione legislativa (soggetto al vaglio di costituzionalità) da quello della attuazione amministrativa (oggetto di impugnazione in sede giurisdizionale); che, pertanto, la sollevata questione è manifestamente inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 6, commi 4 e 5, lettera b), e 14, comma 3, lettera b), della legge della Regione Marche 17 giugno 2008, n. 14 (Norme per l'edilizia sostenibile), sollevata, in riferimento all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per le Marche, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 aprile 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 aprile 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI