[pronunce]

Queste ragioni giustificherebbero un dubbio di legittimità costituzionale anche con riguardo all'art. 117, primo comma, Cost., alla luce degli artt. 6 e 13 della CEDU, e dell'art. 1 del Primo Protocollo addizionale alla CEDU, in ragione della ineffettività del rimedio, oltretutto tardivo, offerto dall'incidente di esecuzione. 4.- Infine il rimettente denuncia la violazione dell'art. 3 Cost., ponendo come tertium comparationis la disciplina procedimentale vigente per la confisca di prevenzione ai sensi dell'art. 23 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136). Infatti nel procedimento di prevenzione è prevista la partecipazione del terzo proprietario del bene da confiscare. Pur dichiarandosi consapevole della differenza di struttura tra processo penale e procedimento di prevenzione, il giudice a quo ritiene che tale differenza abbia rilievo con riguardo alla posizione dell'imputato e del proposto ma non a quella del terzo, che si trova in entrambi i casi ugualmente privato della proprietà del bene. 5.- In punto di rilevanza il giudice rimettente osserva che se le questioni di legittimità costituzionale risultassero fondate la Corte dovrebbe accogliere il ricorso, con il conseguente annullamento della sentenza impugnata. 6.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che le questioni siano dichiarate infondate. L'Avvocatura dello Stato contesta che il processo penale e il procedimento di prevenzione possano ritenersi costituzionalmente equiparabili quanto alle garanzie partecipative. Inoltre le forme di tutela spettanti al terzo, ivi compreso l'incidente di esecuzione, sarebbero costituzionalmente adeguate. 7.- Si sono costituiti nel giudizio incidentale i ricorrenti nel processo principale M. G., A. R., P. R., S .R. e C. B., con due memorie di analogo contenuto. Le parti, dopo avere aderito alla prospettazione del giudice rimettente, sottolineano che, sia la decisione quadro n. 2005/212/GAI (Decisione quadro del Consiglio relativa alla confisca di beni, strumenti e proventi di reato), sia la direttiva n. 2014/42/UE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell'Unione europea) impegnano gli Stati membri ad assicurare al terzo titolare del bene confiscato specifiche garanzie e mezzi di ricorso, tra i quali, in particolare, l'impugnazione del provvedimento di confisca. Le disposizioni in questione sarebbero perciò in contrasto anche con il diritto dell'Unione. 8.- Si è costituita nel giudizio incidentale anche L. A., già ricorrente nel processo principale, che facendo propri gli argomenti del giudice rimettente, ha richiamato a sostegno delle questioni proposte anche l'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e, in una versione adattata, il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, la decisione quadro n. 2005/212/GAI e la direttiva n. 2014/42/UE. Le disposizioni censurate violerebbero pertanto anche l'art. 117, primo comma, Cost., a causa del contrasto con il diritto dell'Unione europea.1.- La Corte di cassazione, prima sezione penale, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 573, 579, comma 3, e 593 del codice di procedura penale, in riferimento agli artt. 3, 24, 42, 111 e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione agli artt. 6 e 13 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (d'ora in avanti «CEDU»), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848, e all'art. 1 del Primo Protocollo addizionale alla CEDU. Il giudice rimettente conosce del ricorso proposto contro una sentenza della Corte d'appello di Messina che ha confermato la confisca disposta nei confronti dei ricorrenti dal Giudice dell'udienza preliminare della stessa città, ai sensi dell'art. 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 (Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356. I ricorrenti, pur estranei ad ogni imputazione penale e dunque terzi rispetto al relativo giudizio, hanno subìto la confisca di beni loro intestati, nel presupposto che gli stessi fossero nella disponibilità delle persone condannate dal giudice dell'udienza preliminare per il delitto previsto dall'art. 416-bis del codice penale. L'appello proposto dai terzi nei riguardi del capo della sentenza recante l'ordine di confisca è stato dichiarato inammissibile dal giudice di secondo grado perché gli appellanti non erano stati (né avrebbero potuto esserlo) parti del processo penale ed erano perciò privi di legittimazione all'impugnazione. La Corte di cassazione rimettente è investita dei ricorsi avverso le declaratorie di inammissibilità degli atti di appello. Nel sollevare le questioni, la Corte condivide l'affermazione del giudice di appello, peraltro pacifica in giurisprudenza, secondo la quale solo chi può partecipare al processo penale di primo grado, e vi ha effettivamente preso parte, è legittimato a impugnare la sentenza con cui il giudizio è stato definito, e ne trova la base legislativa nelle disposizioni censurate, che disciplinano i casi di appello (art. 593 cod. proc. pen.), l'impugnazione per i soli interessi civili (art. 573 cod. proc. pen.) e l'impugnazione di sentenze che dispongono misure di sicurezza (art. 579 cod. proc. pen.). Al contempo il giudice rimettente reputa che un simile assetto normativo sia in contrasto con i parametri costituzionali sopra indicati, nella parte in cui non prevede, «a favore di terzi incisi nel diritto di proprietà per effetto della sentenza di primo grado, la facoltà di proporre appello sul solo capo contenente la statuizione di confisca». Lo stesso giudice esclude che il vulnus alla Costituzione derivi dalla circostanza che i terzi non possono partecipare al processo penale di primo grado, perché ritiene che, fino alla pronuncia con cui quest'ultimo è definito ed è adottata la confisca, la tutela giurisdizionale sia adeguatamente assicurata dalla facoltà di reagire contro il sequestro preventivo, che, ai sensi dell'art. 321, comma 2, cod. proc. pen. , è normalmente adottato in previsione della confisca. In forza degli artt. 322 e 322-bis cod. proc. pen.