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Ricordo un articolo pubblicato un paio di anni dal quotidiano «La Stampa» che parlava di una vicenda che lei tocca, il Lodo Moro, la vicenda del 1980. In tale articolo si raccontava che il famoso colonnello Giovannone relazionava in quella drammatica estate, che è poi l'estate di Ustica e della strage di Bologna, dell'intensificazione di possibili reazioni. C'erano il terrorismo, un export di armi che non era quello della Colombia, i palestinesi che portavano le armi alle Brigate Rosse. C'era insomma una situazione da fine anni Settanta. Onorevole Urso, noi vorremmo che venisse accolto l'auspicio che il Copasir ha rinnovato, sollecitato altresì dalla Commissione Moro nella scorsa legislatura all'allora presidente del Consiglio Gentiloni, volto a desecretare quegli atti. La relazione infatti distingue gli archivi del Senato e della Camera, ma ci sono gli atti che sono nelle sedi dei Servizi. Io non ne parlo perché ho avuto modo di poterli consultare la scorsa legislatura, ricoprendo quella funzione. Ho letto poi delle cose sui giornali, ma non posso nemmeno dire se siano vere o false. La discussione sul Lodo Moro interessava sostanzialmente la tutela dell'Italia, in quegli anni anche dal terrorismo palestinese. L'Italia in qualche modo chiudeva un occhio se c'erano transiti e veniva così meno bersagliata. Questo però non ci risparmiò l'attentato alla Sinagoga di Roma o all'aeroporto di Fiumicino. Il senatore Zanda, che conosce la storia d'Italia dall'interno e come esperto, annuisce. In quegli anni però ad altri Paesi è andata peggio. Non discuto; la storia è fatta di accordi e di scontri. Su quella vicenda però io mi auguro che la sua sollecitazione venga attuata. La desecretazione degli atti dei Servizi ci potrà consentire infatti di valutare le vicende di Ustica e della strage di Bologna su cui, con riferimento a quest'ultima, ci sono state sentenze. Io non discuto tali sentenza, ma si possono però leggere e vedere altre cose. Sono passati quarantadue anni da una vicenda tragica e storica. Il Medioriente è ancora una polveriera e purtroppo non c'è più il colonnello Giovannone a tutelare l'Italia. Speriamo che i «Giovannone» di questi anni siano altrettanto capaci. Si tratta di un capitolo che va scoperto, di una desecretazione che deve avvenire. Rilancio dall'Assemblea questo appello rivolto dalla Commissione Moro e da un atto parlamentare quale la relazione del Copasir. Sapete che sulla strage di Bologna ci sono ancora processi in corso a personaggi che si aggiungono a quelli condannati. È una vicenda che non finisce mai. Questi atti storici possono o non possono avere connessione; questo lo valuterebbe chi di dovere qualora fossero desecretati. Tali atti invece sono blindati. Ci sono molti altri spunti, ma avviandomi alla conclusione, rilevo che nei giorni scorsi ho letto sui giornali un po' di preoccupazione, espressa anche dal sottosegretario Gabrielli che ha rilasciato delle interviste molto misurate, confacenti al ruolo che svolge e alla carriera che ha avuto, circa alcuni aspetti che nel campo della cybersecurity fanno sì che noi abbiamo dei sistemi di una società russa che vigilano anche sulla sicurezza informatica delle nostre istituzioni, compreso Palazzo Chigi. Vedete, anche adesso, la storia cambia. A Pratica di Mare si sperava che la Russia dialogasse con il mondo occidentale, poi quella politica non è stata proseguita e torna la tendenza egemonica storica della Russia che - informo i distratti - da qualche secolo fa le guerre in Crimea e in Ucraina. Cavour mandò nel 1853 i soldati del Regno di Sardegna - pensate un po' - alla guerra di Crimea, che era più o meno uguale a quella di adesso; c'era lo zar che voleva dei territori, adesso ci sono altri successori che vogliono altre terre. Presidente Urso, vorrei allora chiarezza. Questi sistemi d'importazione russa sono o non sono validi? La nostra cybersecurity deve essere affidata a tutto questo? Pongo questa questione in termini di attualità. Abbiamo istituito l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, ci poniamo dei problemi, a quali fornitori ci dobbiamo rivolgere? Come ultima questione, alle pagine 82 e 83 della relazione si tratta il tema degli incontri tra politici ed esponenti dei Servizi, sconsigliabili sempre. Non parlo di vicende di attualità, ma vorrei capire, se è stato regolamentato, se esistono dei verbali. Se uno va un incontro e non sa che uno è un agente segreto (essendo segreto non rivela la sua natura, altrimenti che agente segreto è?), se uno incontra dei parlamentari a una cena, tutto ciò viene profilato, viene scritto? Può avvenire casualmente, perché è un agente segreto. Siccome la relazione tratta la questione alle pagine 82 e 83 - vado per citazioni - chiedo al presidente Urso di rispondere in sede di replica. In ultimo vorrei intervenire sulla questione della cybersecurity affidata a una società russa, il cui nome è Kaspersky, che si pronuncia alla maniera russa e non a quella inglese. È proprio questo il problema: non sarebbe meglio questa seconda opzione? Che facciamo? (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pinotti. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signora Presidente, ringrazio il Copasir e il presidente Urso per la relazione, nonché l'Autorità delegata per il lavoro che sta svolgendo. Non era previsto che intervenissi per il mio Gruppo, ma ho chiesto qualche minuto perché, ascoltando la relazione, mi sono venute in mente delle riflessioni che vorrei sottoporre all'Assemblea. La prima è relativa alla cybersecurity. Ascoltando l'intervento del senatore Malan e seguendo la relazione, devo dire che indubbiamente è un tema che crea grandissimo allarme e sul quale dobbiamo correre. La Commissione difesa ha svolto un'indagine approfondita su questo tema e non soltanto riguardo alla difesa, proprio perché la minaccia cyber può entrare da qualsiasi ambito e poi toccare il tema della sicurezza. Abbiamo quindi visto che cominciamo a muovere i passi giusti, ma dobbiamo correre. Quello che vorrei dire a quest'Assemblea e anche al sottosegretario Gabrielli è che - a mio giudizio - l'impostazione data all'Agenzia è quella giusta, inoltre ha ragione il collega Malan quando dice che occorre un'implementazione. Tuttavia, l'architettura che è stata data all'Agenzia è fatta proprio per favorire questa implementazione, e in un certo senso anche per rispondere alla preoccupazione citata adesso dal senatore Gasparri. Anche questa è una delle funzioni dell'Agenzia. Se non implementiamo la produzione autonoma italiana di questi sistemi, con le capacità dei nostri giovani coinvolgendo l'università, ci dobbiamo servire di sistemi esteri; in questo caso ci mettiamo una lente di ingrandimento particolare, perché si tratta di una società russa, ma in generale in ogni caso possono essere sistemi che mettono a rischio la sicurezza nazionale. L'impostazione è quindi quella giusta. Io ho visto che in questi anni, quando abbiamo cominciato ad adeguarci nelle direttive, siamo riusciti a metterci in pari con gli altri Paesi europei per molte cose.