[pronunce]

la eventuale documentazione sulle difficoltà di funzionamento o di scelta nel caso di numero esiguo di funzionari addetti, anche in relazione alla astensione o ricusazione dei membri laici, per avere comunque trattato ovvero partecipato alla trattazione di affari ai quali si riferisce la controversia avanti ai Tribunali regionali delle acque pubbliche; il concreto sistema attualmente seguito nella designazione e nomina per i predetti componenti laici; la indicazione di eventuale delega dal Consiglio superiore della magistratura ai Presidenti delle Corti d'appello ai sensi dell'art. 10 della legge 24 marzo 1958, n. 195; le qualifiche e il ruolo dei tre funzionari nominati componenti laici, per ciascun Tribunale regionale delle acque pubbliche, con indicazione della sede e dell'ufficio ricoperto nell'amministrazione di appartenenza. 5. - All'ordinanza istruttoria, cui ha fatto seguito, in data 19 novembre 2001, un sollecito a completare i dati ed elementi inviati, è stato dato adempimento, peraltro non completo, non essendo stata fornita, in particolare, alcuna risposta sul punto relativo al numero dei funzionari addetti presso ciascun Provveditorato alle opere pubbliche da cui sono tratti i componenti laici. In ordine alle eventuali difficoltà di funzionamento o di scelta dei funzionari, sono stati segnalati solo rari casi di astensione o ricusazione dei membri laici. Quanto al procedimento di nomina, dalle risposte pervenute è emerso che esso è aderente al dettato dell'art. 138 del t.u. n. 1775 del 1933. Il Consiglio superiore della magistratura, con nota del 22 novembre 2001, ha precisato che "annualmente il CSM delibera il conferimento della delega ai Presidenti delle Corti d'appello per la nomina, la conferma e la revoca dei componenti estranei alla magistratura ...". Sul numero di funzionari nominati, sulla qualifica e ruolo dei funzionari con indicazione della sede e dell'ufficio, è stata fornita risposta solo da alcuni degli uffici interpellati.1. - La questione di legittimità costituzionale, sollevata in via incidentale dal Tribunale regionale delle acque pubbliche di Firenze, riguarda l'art. 138 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici), il quale prevede: "il Tribunale delle acque pubbliche è costituito da una sezione della Corte d'appello designata dal primo Presidente", limitatamente all'ultima parte: "alla quale [sezione della Corte d'appello] sono aggregati tre funzionari del Genio civile designati dal Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro guardasigilli. Essi durano in carica cinque anni e possono essere riconfermati... I Tribunali delle acque pubbliche decidono con intervento di tre votanti, uno dei quali deve essere funzionario del Genio civile". Viene denunciata la violazione dell'art. 108 della Costituzione in quanto verrebbe compromessa l'indipendenza e terzietà dei giudici speciali, nonché dell'art. 97, primo comma, della Costituzione, per violazione del principio di buon andamento, atteso che la norma de qua comporterebbe una diminuzione di credibilità della istituzione stessa. 2. - La questione è fondata sotto il profilo della violazione dell'art. 108 della Costituzione e del principio di indipendenza e terzietà del giudice, quale elemento essenziale alla stessa intrinseca natura della giurisdizione, che si identifica nella indipendenza istituzionale del giudice e nella sua posizione di terzo imparziale, qualunque siano le parti in giudizio, compresa la pubblica amministrazione. Detto principio riguarda anche i giudici delle giurisdizioni speciali ed i componenti c.d. laici che partecipano alla amministrazione della giustizia. I Tribunali regionali delle acque pubbliche sono configurati dal legislatore come sezioni delle Corti di appello (istituite in solo otto sedi, talune a carattere pluriregionale) a ciascuna delle quali sono aggregati tre funzionari del Genio civile (poi principalmente dei Provveditorati delle opere pubbliche), designati dal Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici: il collegio giudicante è costituito da tre componenti, uno dei quali deve essere funzionario dell'ex Genio civile. Di conseguenza, nei Tribunali regionali delle acque pubbliche vi è sempre una partecipazione al collegio, come membro c.d. laico (estraneo all'ordine giudiziario), di un tecnico funzionario della pubblica amministrazione. Nell'art. 102, secondo comma, della Costituzione, si prevede che sezioni specializzate, per "determinate materie" possano essere istituite (o mantenute) presso gli organi giudiziari ordinari "anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura". Tale previsione è ancora più ampia (anche quantitativamente, v. sentenza n. 49 del 1968) nell'art. 108, secondo comma, della Costituzione, a proposito di garanzie di indipendenza "degli estranei che partecipano all'amministrazione della giustizia". Pertanto, l'inserimento di estranei alla magistratura in sezioni specializzate di organi giudiziari ordinari (art. 102, secondo comma, della Costituzione) o negli organi speciali di giurisdizione (art. 108, secondo comma, della Costituzione in relazione alla VI disposizione transitoria della Costituzione) non è, di per sé, incompatibile con la Costituzione e rientra in una valutazione discrezionale del legislatore, con il limite della non manifesta irragionevolezza e, per quanto riguarda le sezioni specializzate, con un ulteriore limite quantitativo (integrazione dell'organo costituito da magistrati ordinari: v. sentenza n. 49 del 1968). La scelta del legislatore di utilizzare nel collegio giudicante dei Tribunali regionali delle acque pubbliche un tecnico, come membro c.d. laico, risponde ad esigenze inerenti alla specialità della materia, ai profili tecnici ed agli apprezzamenti che si richiedono, e che sono maggiormente utili se confortati da esperienze tecniche concrete (v. sentenza n. 108 del 1962) nelle controversie relative alle acque pubbliche affidate ai Tribunali regionali delle acque pubbliche. 3. - Il legislatore, peraltro, è tenuto ad assicurare gli adeguati requisiti di idoneità (art. 102, secondo comma, della Costituzione), compresi quelli attitudinali (sentenza n. 108 del 1962), in relazione alle previste funzioni specifiche da esercitare dall'"estraneo", anche a seconda delle materie affidate, oltre agli ordinari requisiti che possono essere stabiliti per gli uffici pubblici (art. 51, primo comma, della Costituzione, sentenza n. 177 del 1973). In relazione alle funzioni affidate ai componenti c.d. laici, il legislatore è tenuto, inoltre, ad assicurare le garanzie di indipendenza (sia giuridica che economica) dei predetti "estranei" (art. 108, secondo comma, della Costituzione), rafforzate ora dal nuovo testo dell'art. 111 della Costituzione (legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2), applicabile ad ogni giudice ed in qualsiasi processo.