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PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (Misto) . Signor Presidente, sabato 29 gennaio Ginevra Sorressa, una bambina di due anni di Mesoraca, nel Crotonese, è deceduta all'ospedale Bambino Gesù di Roma. La piccola, che, dopo essere risultata positiva al Covid un paio di giorni prima, aveva ricevuto le prime cure dai sanitari del 118 di Campizzi, è stata poi trasportata all'ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro già in condizioni critiche per la grave insufficienza respiratoria e da lì, con un volo militare, poiché bisognosa della ventilazione in ECMO (Extracorporeal membrane oxygenation), all'ospedale pediatrico della Capitale, dove però le sue condizioni hanno reso vano l'intervento dei sanitari. Di norma, tragiche vicende come questa risvegliano solo per qualche giorno l'attenzione sulle carenze sanitarie che i calabresi affrontano quotidianamente a riflettori spenti. Nel territorio d'origine della piccola Ginevra in particolare, l'Alto Marchesato di Crotone, che comprende, oltre Mesoraca, Cotronei, Petilia Policastro, Santa Severina e Roccabernarda, l'utenza di oltre 26.000 residenti sta vedendo smantellare il proprio diritto alla salute. L'unico presidio sanitario è infatti un poliambulatorio negli anni progressivamente depotenziato, carente di personale e con gravi criticità strutturali, avviato a un'inesorabile chiusura nell'indifferenza della politica regionale, nonostante la costante mobilitazione dei cittadini. Dalle dichiarazioni dei sanitari di Catanzaro che l'hanno presa in carico, sembra sia stata fatale alla piccola Ginevra la mancanza in Calabria di un centro con terapia ECMO pediatrica, ma subito il presidente Occhiuto ha annunciato la creazione di una unità operativa complessa di pediatria a Catanzaro presso l'azienda ospedaliera universitaria. Da calabrese, pur augurandomi che quell'annuncio si concretizzi al più presto, vorrei invitare i responsabili della sanità regionale ad attuare ogni sforzo per affrontare integralmente la difficile situazione sanitaria di tutto il territorio, legata anche ma non solo alla carenza di personale medico che diserta costantemente i bandi regionali, chiamato in causa anche da Occhiuto nelle dichiarazioni ai media. Occorre una reale volontà di intervenire per creare condizioni migliori in termini di meritocrazia, implementazione tecnologica e digitale, possibilità di aggiornamento professionale continuo, per poter davvero attrarre i professionisti del settore sanitario in Calabria e avviare una svolta. In mancanza di competenze e capitale umano, invece, risulterebbe vano qualunque sforzo fatto in altre direzioni, dalla realizzazione di nuove strutture all'acquisto dell'apparecchiatura più moderna. In attesa di questa generale riorganizzazione, auspico che il presidente Occhiuto colga l'occasione per ascoltare finalmente il grido di aiuto della comunità alla quale apparteneva la bimba, ripristinando urgentemente i servizi essenziali di cui è stata privata. Sarebbe forse una tardiva forma di risarcimento morale a lei e a quei cittadini da troppo tempo trattati come figli di una Costituzione minore. (Applausi) . LEONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, oggi con questo intervento vorrei porre attenzione al detenuto più anziano d'Italia e alla grave condizione di salute in cui versa. Si tratta certamente di un detenuto dal curriculum malavitoso di un certo spessore, ma che al momento versa in condizioni di salute davvero penose e aggravate dall'età di ottantotto anni. Oggi ho dunque l'occasione di focalizzare l'attenzione ancora una volta sulla condizione carceraria italiana, cioè il segmento finale di tutta la filiera giudiziaria in cui tutti i mali del Paese fanno capolino, salvo poi rimanere irrisolti in quei luoghi. È intollerabile che tutto ciò che non funziona debba rimanere a carico della polizia penitenziaria e degli operatori che vi lavorano, che sono sottodimensionati e perlopiù con alle spalle una certa anzianità di servizio. Questa disfunzione sistemica, che corre parallela alla società di fuori, non può più essere trascurata: urge mettervi mano e al più presto. Ad esempio, le misure alternative più volte ventilate non sono mai state attuate in modo sistematico, come questo caso meriterebbe, proprio per il rispetto della dignità della persona, che resta tale anche se detenuta. Nel discorso tenuto qualche giorno fa dal Presidente della Repubblica, è stato particolarmente incisivo l'appello che ha rivolto a noi parlamentari nel cercare soluzioni innovative. Non lasciamoci sfuggire questa occasione per compiere questa svolta epocale; si è trattato di un invito a tutti noi a trovare soluzioni più dignitose per quest'ampia categoria di persone che è la popolazione carceraria, la quale comunque non cessa di essere cittadina di uno Stato democratico. (Applausi) . VANIN (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VANIN (M5S) . Signor Presidente, questo mio intervento oggi fa parte di quell'iniziativa, voluta dalle donne del Parlamento, che abbiamo chiamato staffetta per le donne in Afghanistan. Il mio intervento dà voce alle donne e ai rifugiati che sono in Italia, che mi hanno pregato di essere la loro voce e di dire le loro parole. Quindi io parlerò a nome dell'associazione A2030. La situazione delle donne in Afghanistan sta peggiorando, non solo per il freddo, la crisi economica e la lotta per un pezzo di pane. Sul fronte dei diritti umani e civili si intensificano le persecuzioni delle giovani attiviste che si sono pubblicamente esposte nelle manifestazioni più recenti o sono già inserite nelle liste nere per il loro operato negli anni della cooperazione con organizzazioni straniere. Le recenti notizie relative alla cattura e scomparsa di Alia Azizi, direttrice del carcere femminile di Herat, e delle altre ragazze attiviste catturate nei giorni scorsi fanno temere il peggio per le donne che hanno rivestito ruoli di rilievo quali giudici, avvocatesse, poliziotte, giornaliste e attiviste per i diritti umani. Allo stesso modo sono in pericolo tutte le studentesse, che formalmente hanno ancora diritto all'istruzione, ma che di fatto vedono chiusi i loro corsi di studio e chiedono il diritto di accesso all'istruzione. Saranno tollerati corsi di studio ritenuti adatti alle donne, invalidando percorsi di studio su cui le studentesse hanno investito anni e fatiche, ma soprattutto in cui avevano riposto le loro speranze. Alcune testimonianze raccolte dal progetto Afghanistan 2030-Next Leaders, promosso da Cultura Italia e dall'organizzazione di volontariato A2030, offrono un importante spaccato di questa realtà, su cui possiamo e dobbiamo agire, in Italia, per le giovani donne pronte a ricominciare una nuova vita, e in Afghanistan, per le donne ancora in pericolo. Tra le poche fortunate che sono riuscite a lasciare il Paese abbiamo accolto in Italia: laureata in infermieristica con tre anni di esperienza nel dipartimento vaccinazioni, che spera di poter proseguire la sua carriera in Italia; docente di informatica, esperta di linguaggio Java; informatica ricercatrice, che ha sviluppato uno studio; laureata in economia e studentessa del master in scienze economiche. E molte altre, delle quali purtroppo non possiamo fare il nome.