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Modifica dell'articolo 3 della Costituzione in materia di pari dignità sociale riconosciuta a tutti i cittadini. Onorevoli Senatori. -- Così come recita l'Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti iniziata dall’Istituto Giovanni Treccani, il termine razza sta ad indicare «Raggruppamento di individui che presentano un insieme di caratteri fisici ereditari comuni. Nel caso dell'uomo, tali caratteri si riferiscono a caratteristiche somatiche (colore della pelle, tipo di capelli, forma del viso, del naso, degli occhi ecc.), indipendentemente da nazionalità, lingua, costumi, ma il concetto di r. umana è considerato destituito di validità scientifica, dacché l'antropologia fisica e l'evoluzionismo hanno dimostrato che non esistono gruppi razziali fissi o discontinui. Al contrario, i gruppi umani mutano e interagiscono continuamente, tanto che la moderna genetica di popolazioni si focalizza su modelli di distribuzione di geni specifici anziché su categorie razziali create artificialmente. In ambito zoologico si parla di r. nel caso di popolazioni di animali addomesticati sui quali l'uomo ha operato la selezione di caratteristiche genetiche peculiari. (...) La perdita di valore delle teorie basate sulle distinzioni razziali è da attribuirsi a svariati fenomeni. Molto importante è il radicale rinnovamento dei paradigmi conoscitivi della scienza antropologica, la cui origine va forse ricercata proprio nella critica del primo Novecento dei concetti di r. ed evoluzione operata negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Francia, i cui esiti portano a privilegiare la fluidità e il carattere interattivo di tutti i livelli di identità peculiari dei gruppi umani (etnia) (...)». Non esistono, dunque, entità chiuse e discrete e, ad ogni buon conto, l'idea stessa di una classificazione razziale risulta oramai insostenibile. Del resto, è la stessa moderna scienza biologica ad aver mostrato l'arbitrarietà di ogni principio generale di classificazione. Generalmente, il termine razza è, quindi, desueto, soprattutto quando la specie è diffusa nel territorio senza soluzione di continuità; in particolare, nella sua accezione scientifica e moderna, non è applicabile ad una specie geneticamente omogenea come quella umana, come esplicitato nella Dichiarazione sulla razza dell’UNESCO del 1950. Con la Dichiarazione sulla razza suddetta viene negata ufficialmente la correlazione tra la differenza fenotipica nelle razze umane e la differenza nelle caratteristiche psicologiche, intellettive e comportamentali: «Una razza, dal punto di vista biologico, può essere definita come uno dei gruppi di popolazioni che costituiscono la specie Homo sapiens . Questi gruppi sono in grado di ibridarsi l'uno con l'altro, ma, in virtù delle barriere isolanti che in passato li tenevano più o meno separati, manifestano alcune differenze fisiche a causa delle loro diverse storie biologiche». In breve, il termine «razza» indica un gruppo umano caratterizzato da alcune concentrazioni, relative a frequenza e distribuzione, di particelle ereditarie (geni) o caratteri fisici, che appaiono, oscillano, e spesso scompaiono nel corso del tempo a causa dell'isolamento geografico. In materia di razze, le uniche caratteristiche che gli antropologi possono efficacemente utilizzare come base per le classificazioni sono quelle fisiche e fisiologiche. In base alle conoscenze attuali non vi è alcuna prova che i gruppi dell'umanità differiscano nelle loro caratteristiche mentali innate, riguardo all'intelligenza o al comportamento. Il termine razza è praticamente scomparso dalla terminologia scientifica, sia in antropologia biologica che in genetica umana. Quelle che in passato, sulla base del pensiero scientifico del XIX secolo, erano comunemente definite «razze» sono oggi definite «tipi umani», «popolazioni» o «etnie», a seconda dell'ambito genetico, antropologico o sociologico nel quale esse vengono considerate. Ed invero, nessuno di questi ultimi termini racchiude un'accezione associata a scopi discriminatori. Basti considerare come le teorie scientifiche e l'approccio ideologico verso il concetto di razza abbiano condotto, nel passato, a grosse implicazioni culturali, politiche e sociali. Ci si riferisce, nello specifico, al concetto ed alla teoria della divisione dell'umanità in razze e, conseguentemente, all'origine ed allo sviluppo del razzismo. Come noto, esso si fonda sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre; il razzismo è anche alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la «purezza» e il predominio della «razza superiore». Al riguardo, basti rimembrare le soluzioni di igiene razziale attuate dalla Germania nazista ovvero le leggi razziali varate anche in Italia; ed ancora, il nazismo, parte dello schiavismo e l' apartheid , largamente basati sul porre la razza come criterio discriminante tra gli individui, correlato a presunte superiorità e differenze fisiche o intellettuali tra gli individui delle razze stesse. Pertanto, parlare ancora ad oggi di razza offende i valori universali su cui sono e devono essere basate le società civili e, dunque, occidentali.. 1 1 All'articolo 3, primo comma, della Costituzione, le parole: «di razza» sono sostituite dalle seguenti: «di etnia».