[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 132 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), come sostituito dall'art. 3 del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 354 (Disposizioni urgenti per il funzionamento dei tribunali delle acque, nonché interventi per l'amministrazione della giustizia), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2004, n. 45, promossi con ordinanze del 13 marzo 2004 dal Giudice per le indagini preliminari nel Tribunale di Cuneo, del 12, del 25 e del 13 marzo 2004 dal Giudice per le indagini preliminari nel Tribunale di Pavia, del 5 giugno 2004 dal Giudice per le indagini preliminari nel Tribunale di Palmi e del 23 dicembre 2004 dal Giudice per le indagini preliminari nel Tribunale di Roma, iscritte rispettivamente ai nn. 585, 746, 747, 748 e 819 del registro ordinanze 2004 e al n. 77 del registro ordinanze 2005 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 26, 39 e 43, prima serie speciale, dell'anno 2004 e n. 9, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'11 ottobre 2006 il Giudice relatore Gaetano Silvestri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ordinanza del 12 marzo 2004 il Giudice per le indagini preliminari nel Tribunale di Pavia ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 132, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), in riferimento agli artt. 3, 97, 111 e 112 della Costituzione, nella parte in cui dispone[va] che il pubblico ministero, per accedere a fini d'indagine a dati concernenti il traffico telefonico, debba [dovesse] ottenere, nei ventiquattro mesi successivi alle relative comunicazioni, un preventivo provvedimento giudiziale di autorizzazione o di acquisizione dei dati medesimi. Il rimettente – nel corso di indagini preliminari per i delitti di tentata estorsione, usura ed altro – aveva ricevuto richiesta di un decreto per l'acquisizione di dati concernenti il traffico telefonico attuato mediante determinate utenze, al fine di stabilire ove si trovassero alcuni indagati in un periodo di tempo rilevante per i fatti di causa. La domanda era stata formulata dal pubblico ministero in applicazione del comma 3 dell'art. 132 del d.lgs. n. 196 del 2003, nel testo vigente al momento dell'ordinanza di rimessione, introdotto dall'art. 3 del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 354 (Disposizioni urgenti per il funzionamento dei tribunali delle acque, nonché interventi per l'amministrazione della giustizia), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2004, n. 45. La questione di legittimità della norma in allora vigente è fondata sul presupposto essenziale che non fosse ragionevole l'imposizione di un vaglio giudiziale preventivo per l'accesso del pubblico ministero alle informazioni concernenti il traffico telefonico. La norma impugnata, infatti, avrebbe configurato per il giudice un intervento inutile, non ponendo per l'acquisizione dei dati la condizione di un quadro indiziario qualificato, e non contenendo, più in generale, alcuna specificazione dei criteri per la valutazione della domanda proposta dal magistrato inquirente. Una tale disciplina, secondo il rimettente, avrebbe pregiudicato il buon andamento dell'amministrazione della giustizia (art. 97 Cost.), specie se interpretata nel senso che al giudice spettasse non solo il compito di rilasciare l'autorizzazione, ma anche quello di provvedere alla materiale raccolta dei dati presso il gestore di telefonia, quale semplice tramite per una successiva trasmissione dei dati stessi al pubblico ministero procedente. L'ingiustificata complicazione della procedura, d'altra parte, avrebbe implicato un contrasto con il principio di obbligatorietà di esercizio dell'azione penale (art. 112 Cost.). Ad evidenziare la complessiva irrazionalità della normativa – secondo il rimettente – concorreva l'omessa previsione della possibilità per il pubblico ministero di procedere all'indagine in via d'urgenza, salva la necessità della successiva convalida da parte del giudice: un procedimento previsto dalla legge per atti ben più intrusivi, come l'intercettazione delle comunicazioni telefoniche, ma non, appunto, per il semplice accesso ai dati esteriori concernenti dette comunicazioni. Ulteriori profili di illegittimità della disciplina si sarebbero connessi, infine, al diverso trattamento instaurato tra la parte pubblica e la difesa della persona sottoposta alle indagini o imputata: mentre il pubblico ministero era costretto, senza alcuna eccezione, ad ottenere un provvedimento autorizzativo od acquisitivo del giudice, il difensore era invece legittimato dalla legge (ultimo periodo del comma 3 dell'art. 132 del d.lgs. n. 196 del 2003) a richiedere direttamente al gestore di telefonia i dati concernenti il traffico attuato mediante le utenze intestate al proprio assistito. In tale situazione, sarebbero stati violati «il principio di eguaglianza fra le parti» (art. 3 Cost.) e quello del «giusto processo» (art. 111 Cost.). 1.1. – Con due ordinanze di identico tenore, deliberate rispettivamente in data 13 marzo 2004 e 25 marzo 2004, il Giudice per le indagini preliminari nel Tribunale di Pavia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 97, 111 e 112 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 132, comma 3, del d.lgs. n. 196 del 2003, nella parte in cui dispone[va] che il pubblico ministero debba [dovesse] ottenere, per l'accesso a fini di indagine a dati concernenti il traffico telefonico, un preventivo provvedimento giudiziale di autorizzazione o di acquisizione dei dati medesimi. Nei procedimenti a quibus il rimettente aveva ricevuto richiesta – in fase di indagini preliminari per delitti di tentata estorsione – di un decreto per l'acquisizione di dati concernenti il traffico telefonico attuato mediante determinate utenze. Norma applicabile, al momento, era il comma 3 dell'art. 132 del d.lgs. n. 196 del 2003, nel testo introdotto dall'art. 3 del citato d.l. n. 354 del 2003, come convertito dalla legge n. 45 del 2004. Vi è sostanziale analogia di motivazione e petitum tra le ordinanze di rimessione ed il provvedimento già adottato dallo stesso giudice in data 12 marzo 2004, del quale già sopra si è detto. 2. – Con ordinanza del 13 marzo 2004 il Giudice per le indagini preliminari nel Tribunale di Cuneo ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 232 (recte: 132) del d.lgs.