[pronunce]

Una seconda censura riguarda, ad avviso della ricorrente, i commi 2 e 3 del citato art. 28, laddove prevedono che l'aumento dell'aliquota di base dell'addizionale IRPEF - elevata, a norma del comma 1 dello stesso art. 28, dallo 0,9 all'1,23 per cento retroattivamente dall'anno 2011 - si applica anche alle Regioni a statuto speciale, compresa la ricorrente, ma non destinano il conseguente aumento di gettito a quest'ultima, bensì rideterminano a vantaggio dell'erario il Fondo sanitario nazionale, per assicurare da parte della Regione siciliana l'apporto di cui al censurato comma 3. In tal modo, la contribuzione statale necessaria a coprire il fabbisogno sanitario regionale sarebbe stata ulteriormente ridotta, sino a essere annullata, senza il rispetto delle procedure di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009 e, quindi, senza considerare le peculiari esigenze della Regione. Tale intervento legislativo contrasterebbe con il principio di leale collaborazione, in quanto la riduzione dello stanziamento avrebbe dovuto essere determinata quantomeno sentita la Regione; degli artt. 36 e 37 dello statuto e dell'art. 2 delle relative norme di attuazione (di cui al d.P.R. n. 1074 del 1965), che delineano l'autonomia finanziaria della Regione; nonché dell'art. 17, primo comma, lettera b), dello statuto, che assegna alla Regione la competenza legislativa concorrente in materia sanitaria. Una terza censura è riferita al comma 6 del censurato art. 28, che si ritiene violi i già ricordati artt. 36 e 17, primo comma, lettera b), dello statuto e art. 2 delle relative norme di attuazione (di cui al d.P.R. n. 1074 del 1965). La disposizione aggiunge un periodo, del medesimo tenore, ai commi 4 e 5 dell'art. 77-quater del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133. In particolare, a seguito di tale novella, il comma 5 risulta così formulato: «Alla Regione siciliana sono erogate le somme spettanti a titolo di Fondo sanitario nazionale, quale risulta dall'Intesa espressa, ai sensi delle norme vigenti, dalla Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla ripartizione delle disponibilità finanziarie complessive destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, previo accantonamento di un importo corrispondente alla quota del finanziamento indistinto del fabbisogno sanitario condizionata alla verifica degli adempimenti regionali, ai sensi della legislazione vigente. Le risorse corrispondenti al predetto importo, condizionate alla verifica positiva degli adempimenti regionali, rimangono accantonate in bilancio fino alla realizzazione delle condizioni che, ai sensi della vigente legislazione, ne consentono l'erogabilità alle regioni e comunque per un periodo non superiore al quinto anno successivo a quello di iscrizione in bilancio». Ad avviso della ricorrente, l'aggiunta dell'ultimo periodo, subordinando l'erogazione alla Regione siciliana delle risorse destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale alla verifica positiva degli adempimenti regionali, sottrarrebbe alla Regione medesima l'immediata disponibilità delle risorse in questione, per un periodo massimo di un quinquennio. Una quarta censura riguarda, infine, i commi 7, 8, 9 e 10 dell'art. 28 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, per violazione del principio di leale collaborazione. Sostiene infatti la ricorrente che le suddette disposizioni, riducendo il finanziamento dello Stato agli enti locali siciliani, in misura proporzionale alla distribuzione territoriale dell'imposta municipale propria (IMU) di cui all'art. 13 dello stesso d.l. n. 201 del 2011, determinerebbero una diminuzione di fondi il cui importo non è stato previamente quantificato e che non terrebbe in alcuna considerazione le peculiari condizioni economiche della Regione siciliana e dei suoi enti locali. 4.2.- Con atto depositato in data 8 maggio 2012, fuori termine, si è costituito nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le censure dedotte, tra l'altro, contro l'art. 28 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, siano dichiarate infondate. Premesso che l'intero decreto-legge impugnato sarebbe riconducibile all'armonizzazione dei bilanci pubblici e al coordinamento delle pubbliche finanze, anche nella prospettiva del rispetto degli obblighi comunitari, la difesa erariale, con riguardo all'art. 28, osserva che la determinazione del contributo richiesto alle Regioni a statuto speciale non entra nel merito delle scelte sul reperimento di tali risorse; che l'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965 consente di riservare all'erario l'incremento di gettito delle imposte riscosse nel territorio regionale, per far fronte a esigenze specifiche e contingenti, come quelle di carattere finanziario risultanti dal censurato art. 48; che il comma 1-bis di tale articolo prevede una norma di salvaguardia per le Regioni a statuto speciale; che lo stesso art. 28, censurato, richiama le procedure di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009; che in tale contesto andrebbe inquadrato anche il comma 3 del citato art. 28, in virtù del quale, per la Regione siciliana, il maggior gettito derivante dall'aumento dell'addizionale IRPEF finanzierebbe una parte della quota della spesa sanitaria ancora a carico dello Stato. 5.- Con ricorso notificato in data 24 febbraio 2012 e depositato il successivo 1° marzo (reg. ric. 40 del 2012) la Provincia autonoma di Bolzano ha promosso questioni di legittimità costituzionale, tra l'altro, degli artt. 28, comma 3, e 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, per violazione del Titolo VI, e, in particolare, degli artt. 75, 79, 80, 81, 82 e 83, nonché degli artt. 103, 104 e 107 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige); del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), degli artt. 9, 10 e 10-bis, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 268 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige in materia di finanza regionale e provinciale);