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Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 marzo 2019, n. 27, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno alle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale e per l'emergenza nello stabilimento Stoppani, sito nel Comune di Cogoleto. Onorevoli Senatori. – Il disegno di legge in esame, anche a seguito delle integrazioni al testo del decreto-legge approvate dall'altro ramo del Parlamento, affronta indubbiamente molteplici questioni relative ad emergenze nell'ambito del settore agricolo. Preme tuttavia rilevare come, al di là della valutazione dei singoli interventi, il decreto, pur corposo, non colga l'occasione per avviare a una soluzione strutturale le criticità del comparto agricolo, tuttora prive di una risposta adeguata da parte del decisore politico, che sappia recuperarne e stimolarne maggiormente la capacità produttiva e organizzativa. Ricordo peraltro come già durante il dibattito in Commissione siano emerse valutazioni critiche su diverse misure del decreto-legge. Il provvedimento in esame si concentrava originariamente su due regioni: Puglia e Sardegna, dove i danni da gelate e Xylella in Puglia e la crisi del settore ovicaprino in Sardegna sono di entità tale che hanno messo in crisi l'intera economia regionale. Ciò che mi rammarica è il fatto che al Senato non sia stato possibile migliorare ulteriormente il provvedimento nei suoi punti essenziali, perché tutti gli emendamenti presentati hanno ricevuto parere contrario del Governo. Diversamente nell'altro ramo del Parlamento, dove è stato possibile introdurre nuove disposizioni, pur dando al provvedimento stesso l'aspetto di un « decreto omnibus ». Non posso perciò nascondere che permangono limiti e lacune rispetto a un comparto strategico che avrebbe meritato un'attenzione più capillare sui tanti fronti aperti. Infatti, esaminando questo provvedimento, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno alle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale, avremmo dovuto riscontrare risposte adeguate alle sacrosante istanze dei comparti più colpiti. Purtroppo, nonostante le modifiche apportate alla Camera, non troviamo adeguate risposte alle emergenze accertate e conclamate, alcune delle quali ignorate del tutto da questo provvedimento. Dico « purtroppo » perché, non nutrendo alcun pregiudizio nei confronti di chi ha la responsabilità di governo in questa materia, avrei sperato che il provvedimento in esame rispondesse alle tante promesse mediatiche fatte e ai tanti impegni assunti da autorevoli esponenti del Governo e della maggioranza di dare concrete ed efficaci risposte alle disperate domande delle aziende agricole che rischiano il collasso e la chiusura. Da senatore meridionale con grande rammarico sono costretto a constatare che si è trattato della solita propaganda ingannevole. Con lo stesso rammarico sono costretto a prendere atto che un settore strategico come quello dell'agricoltura si trova relegato ai margini delle attività e delle scelte importanti del Governo. Ricordo che questo avrebbe dovuto essere il Governo del cambiamento, eppure non vedo, a distanza di un anno di attività, misure valide e cambiamenti che avremmo sperato. Sul settore lattiero-caseario si evidenzia, ancora una volta, una logica emergenziale. Eppure partendo dall'emergenza si sarebbe potuto affrontare il tema con una visione più ampia e con misure effettivamente strutturali, come del resto chiesto dagli operatori del settore. Invece, rimangono ancora irrisolte molte questioni. Sulle gelate e sui danni alle imprese registriamo l'esclusione di diverse emergenze territoriali. Se è stato varato un decreto che reca nel titolo la parola « emergenze » non vi è dubbio che dovrebbe contenere misure per tutte le emergenze esistenti. Purtroppo sono costretto a constatare che non ci sono risorse disponibili in segmenti dell'agricoltura che pure hanno una loro rilevanza nella nostra economia. Mi riferisco a comparti come quello della cerealicoltura, del pomodoro, dell'allevamento cunicolo e tanti altri; non una voce che dia attenzione a questi settori. Apro qui una parentesi sul grano duro d'importazione contenente glifosato, sostanza potenzialmente cancerogena (riguardo alla quale, l'ordine del giorno da me presentato non ha trovato accoglimento da parte del Governo). È urgente disporre l'intensificazione delle attività di controllo e monitoraggio, con specifico riferimento al traffico commerciale e alle connesse operazioni, in tutte le infrastrutture portuali italiane, in particolare nei porti della Puglia e della Sicilia dove sbarcano navi contenenti grano duro proveniente dall'estero con residui di glifosato dovuti ad impiego in pre-raccolta per favorire la maturazione artificiale, pratica vietata in Europa e in Italia a seguito di specifici provvedimenti (regolamento di esecuzione (UE) n. 1313/2016 e decreto del Ministero della salute del 9 agosto 2016) che recepiscono il principio di precauzione. A tal proposito ho presentato un emendamento in materia di trasparenza nelle relazioni contrattuali nelle filiere agricole, per garantire l'istituzione e il buon funzionamento delle Commissioni uniche nazionali (CUN), oltre ad aver presentato anche un disegno di legge in merito (atto Senato n. 1147) La CUN è uno strumento prezioso per la trasparenza nel libero mercato perché determina in modo equo il prezzo delle materie prime nazionali. A Foggia la si attende da anni per i produttori di grano duro ! Non servono pertanto sperimentazioni ! Quelle vanno bene per le filiere che poi non funzionano perché gli industriali trovano cavilli e non rispettano gli accordi ! Eppure questa maggioranza che vantava di aver portato alla luce la legge istitutiva della CUN, continua purtroppo a parlarne in termini futuri, nonostante la crisi, sia di ieri che di oggi. Per gli altri settori dell'agricoltura a cui non è stata rivolta attenzione, ci sono aree territoriali, a partire dalla Basilicata, alla Calabria e dalla Sicilia, all'Emilia-Romagna, che non sono ricomprese nel dovuto riconoscimento che eventi calamitosi hanno determinato al comparto agrumicolo od olivicolo. Fra queste la regione Basilicata aveva fatto istanza nei termini prestabiliti dalla legge. Il capo III nel decreto, pur essendo dedicato a questo tema, risulta essere oggettivamente insufficiente. In Basilicata, in Puglia, in Calabria e in Sicilia questo comparto è di vitale importanza e in questi anni ha dovuto affrontare estreme criticità. Il decreto si occupa solo parzialmente dell'agroalimentare. In realtà occorrono interventi strutturali finalizzati a garantire ai produttori un prezzo del prodotto destinato alla trasformazione che sia remunerativo e che valorizzi l'elevata qualità a tutela della salute dei consumatori. Non può, poi, non essere prioritario rafforzare i controlli sulla qualità dei prodotti provenienti dall'estero e, al tempo stesso, garantire adeguata attenzione al tema delle politiche di scambio. Il decreto non affronta la grave asimmetria sulle coltivazioni ecosostenibili: