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la ricostruzione mammaria con innesto di tessuto adiposo, nonostante abbia già ottenuto riconoscimento dal Centro nazionale trapianti dell'Istituto superiore di sanità, non ha una sua identificazione nosologica precisa e l'atto operatorio viene classificato genericamente come "innesto di tessuto", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno adottare iniziative volte a includere la ricostruzione mammaria nel percorso di "cura del tumore", riconoscendo altresì la ricostruzione con innesto di tessuto adiposo, al fine di garantire un'elevata qualità della vita delle pazienti sottoposte a mastectomia e uno snellimento delle pratiche burocratiche connesse alla richiesta delle autorizzazioni per accedere alle prestazioni di assistenza protesica. Atto n. 4-02846 DE BONIS Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: nel maggio 2010 il tenente Giuseppe Di Bello, dopo esser stato denunciato per violazione del segreto d'ufficio, veniva trasferito al museo archeologico di Potenza; in particolare, nell'ambito della lotta all'inquinamento petrolifero in Basilicata, lo stesso tenente Di Bello aveva realizzato, a proprie spese e con propri mezzi, durante le giornate di ferie, i campionamenti di acque destinate al consumo umano per milioni di cittadini del Sud Italia al fine di verificare se la qualità fosse buona. Egli aveva svolto i controlli di natura ambientale e la sua iniziativa contribuì ad evidenziare uno scandalo di grandi proporzioni in ordine all'inquinamento delle acque potabili, destinate al consumo di milioni di persone in diverse regioni del sud Italia; dopo un lungo processo, il tenente Di Bello fu assolto. Più precisamente, la sentenza di assoluzione è stata emessa dopo un complesso iter processuale, che dal 2012 al 2018 ha visto protagonisti il Tribunale di Potenza e la relativa Corte di appello, la Corte di cassazione, la Corte di appello di Salerno, fino a giungere al 6 dicembre 2018, quando la prima sezione penale della Corte di appello di Napoli ha annullato la sentenza di condanna emessa in primo grado; ciononostante, il tenente Di Bello continua a svolgere il ruolo di guardiano al museo e le sue richieste di reintegro nelle mansioni, svolte prima della denuncia, sono rimaste prive di riscontro; considerato che, a quanto risulta all'interrogante: il tenente Di Bello risulta l'unico appartenente al corpo di Polizia provinciale assegnato alle funzioni non fondamentali della vigilanza sul territorio di caccia e pesca, in aggiunta alla vigilanza del museo provinciale. Tanto si evince dal decreto presidenziale n. 104 del 9 novembre 2015 che, appunto, indica il tenente Di Bello in tali mansioni; decisione che sembra discutibile per un ufficiale addetto al controllo della caccia e della pesca piuttosto che al settore dell'ambiente, per il quale, tra l'altro, può vantare la nomina di consulente della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti ed i reati ad essi connessi nella XVII Legislatura, oltre ad una lunga serie di atti realizzati nel corso della propria attività lavorativa; risulta, pertanto, inaccettabile l'inutilizzo completo del tenente Di Bello. Tale inutilizzo rappresenta, di fatto, anche un grave danno alle casse della Regione Basilicata, in quanto lo stipendio viene coperto dietro rendicontazione dell'Ufficio risorse umane della Provincia di Potenza dalla tesoreria della Regione Basilicata, così come indicato nell'articolo 5 del decreto presidenziale n. 00040/2018 del 5 luglio 2018 che cita testualmente "Il costo del personale della Polizia Provinciale, addetto alle funzioni non fondamentali è rimborsato dalla Regione Basilicata sulla base del rendiconto annualmente predisposto dall'Ufficio Risorse umane della Provincia", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti; quali iniziative intendano adottare per rendere esecutivi i provvedimenti giudiziari in modo da garantire i diritti soggettivi del tenente Giuseppe Di Bello, in conformità al dettato costituzionale e alla normativa europea. Atto n. 4-02847 DE BONIS MARTELLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: numerosi articoli di stampa hanno riportato notizie circa la presenza in Italia del Ministro dell'agricoltura americano, Sonny Perdue, venuto per "chiedere l'azzeramento del principio di precauzione e il via libera al cibo ai pesticidi e agli OGM"; la richiesta degli USA sarebbe quella di chiudere, in breve tempo, un accordo commerciale che andrà ad infrangere le regole e i principi più preziosi per la nostra sicurezza alimentare: il principio di precauzione. In totale assenza di un dibattito pubblico e del coinvolgimento dei Parlamenti, sotto il ricatto di nuovi dazi, grazie alla pressione decisiva del settore dell'auto tedesca, si chiede di sottoscrivere il TTIP ("Transatlantic trade and investment partnership"), già rigettato da milioni di cittadini europei e centinaia di sindacati, produttori, organizzazioni della società civile e ambientaliste; in merito ai dazi, si sa che essi tolgono risorse economiche a chi sta investendo, che non sono solo i produttori ma anche i distributori e le reti di agenti commerciali. Nuovi dazi su prodotti food and wine italiani, dopo quelli addizionali del 25 per cento applicati dal 18 ottobre 2019 su formaggi, salumi e liquori, in previsione di una possibile nuova estensione delle tariffe doganali, paventata entro il 15 febbraio, sarebbero deleteri per l'economia. Tali dazi, peraltro, potrebbero essere rivisti al rialzo, persino del 100 per cento. Inoltre, l'estensione delle tariffe a bestseller come vino, pasta e olio d'oliva sarebbe veramente devastante, visto che valgono quasi la metà di tutto l' export agroalimentare italiano: 2,86 miliardi nel 2018; per quanto riguarda il principio di precauzione, l'articolo on line , del 29 gennaio scorso, "Stop Ttip Italia" riportava che il "Ministro americano per l'Agricoltura ha incontrato la stampa internazionale a Bruxelles dopo un meeting con i commissari europei Janusz Wojciechowski (Agricoltura), Stella Kyriakides (Salute) e Phil Hogan (Commercio). A Davos, le parti hanno concordato poche settimane per chiudere un accordo, secondo cui Hogan deve convincere gli altri Commissari e il Parlamento. La conferenza stampa è stata occasione per mettere in chiaro i paletti che gli Stati Uniti vogliono sradicare con il nuovo TTIP: per Washington l'approccio vigente in Europa non è accettabile e la nuova Commissione von der Leyen deve abbandonare il principio di precauzione per basarsi su una solida scienza"; ad avvalorare la tesi che negli Stati Uniti il principio di precauzione non viene considerato, anzi viene avversato, basti pensare che nuovi prodotti e sostanze vengono messi in commercio sulla base di valutazioni fatte dalle sole imprese ed i controlli delle agenzie pubbliche scattano soltanto su ricorsi o denunce dei cittadini e consumatori, vittime degli eventuali impatti negativi.