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Soltanto per dare una attività di tipo politico, io le dico, con molta sincerità, che mi auguro che, durante la fase di esame degli emendamenti, ne accogliate alcuni che vanno giustamente nella direzione di una correzione necessaria. Se non li accoglierete, anche se dovessi votare a favore, lo farei esclusivamente affinché un atto di arroganza non possa ritorcersi contro le donne, come se il testo non fosse condiviso nemmeno dalla politica. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice D'Angelo. Ne ha facoltà. D'ANGELO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi in quest'Aula si discute un provvedimento di estrema importanza, di cui il Paese ha urgente bisogno. Ribadisco e sottolineo l'urgenza, perché bisogna arginare questa ondata di violenza che si sta verificando nei confronti delle donne. Si tratta di un fenomeno in continuo aumento. Da quindici anni a questa parte si sentono casi, quasi quotidianamente, e, infatti, proprio dalle cronache di ogni giorno si è avuta la spinta a portare in Aula questo tipo di provvedimento. Viene definito Codice rosso. Rosso proprio come un segnale di pericolo. Rosso come il sangue versato. Sabato sera, in provincia di Savona, una donna è stata uccisa a colpi di pistola dall'ex marito mentre si trovava in un ristorante: si chiamava Deborah Ballesio e aveva paura che un giorno o l'altro il suo ex marito, una volta uscito dal carcere, dopo aver scontato una condanna per le violenze perpetrate proprio nei suoi confronti, l'avrebbe uccisa. Ed è stato così, dopo ben 19 denunce che la stessa aveva effettuato. Queste non sono servite e il suo grido di aiuto non è stato ascoltato. È proprio per questo che abbiamo portato avanti il provvedimento in esame, perché questo grido di aiuto che si solleva dalle donne oggetto di violenza non cada più inascoltato e non si verifichino più questi episodi di violenza e per evitare che vi siano ancora denunce di maltrattamenti, stalking e violenze che restino inevase e che sfocino poi in atti ancora più gravi quali sfregi con acido o addirittura omicidi. Quello di Deborah Ballesio è l'ultimo caso di femminicidio, ma solo in ordine di tempo purtroppo, perché da un dato statistico abbiamo rilevato che viene commesso un femminicidio ogni settantadue ore. Accade ogni settantadue ore: lo voglio ripetere, perché non si possa dimenticare questo dato e resti impresso nelle menti quando andremo a votare questo provvedimento. Una donna muore quasi quotidianamente per mano di un uomo con cui ha rapporti affettivi e questo rende il tutto ancora più incomprensibile. Donne che muoiono per gelosia, desiderio di possesso o per aver interrotto una relazione sentimentale. A volte anche solo per non aver lavato i piatti, com'è successo a Bari ad Anita nel 2017 e tutto ciò è veramente incomprensibile. E gli omicidi sono solo la punta dell' iceberg della violenza che le donne, tantissime donne, subiscono ogni giorno: botte, percosse, violenze sessuali, stupri spesso perpetrati tra quelle mura domestiche che dovrebbero rappresentare il luogo sicuro per tutti noi. Circa 7 milioni di donne tra i sedici e i settant'anni, ovvero una su tre, ha subìto nel corso della propria vita qualche forma di violenza fisica o sessuale: una su tre, è un numero incredibile. Nessun Paese civile può accettare un tale livello di violenza di genere. Per questo oggi è una giornata importantissima per il nostro Paese. Oggi si conclude l' iter legislativo di un disegno di legge che rappresenta una pietra miliare nella lotta alla violenza contro le donne. Il messaggio che sottende a questo provvedimento è chiaro: la violenza contro le donne non può essere tollerata mai e dovrà essere punita con severità, ma soprattutto con rapidità. In Commissione giustizia abbiamo potuto appurare il l' iter procedurale che porterà a snellire le pratiche per le denunce di maltrattamenti. Sono stati presentati emendamenti sicuramente volti a migliorare il testo e sappiamo che molte volte non erano stati presentati per una mera e strumentale opposizione, ma il testo era di per sé pronto per essere portato in Aula, votato e consentire quella svolta a livello procedurale che può far sì che quelle denunce non sfocino in ulteriori casi di violenza e omicidi. La vittima di violenza sarà quindi sentita dagli inquirenti nel giro di poche ore dai fatti, al massimo entro tre giorni dall'iscrizione nel registro della notizia di reato, così da poter fermare subito il potenziale criminale, prima che arrivi magari ad uccidere. È proprio questa la particolarità di questa tipologia di reati: nelle more delle indagini spesso il soggetto ha la possibilità di continuare a perpetrare il reato. Vengono troppo spesso sottovalutati i pericoli che le vittime corrono ed è quindi fondamentale che lo Stato agisca non solo sulla repressione dei reati, ma anche con una risposta immediata nel caso appunto di richiesta di aiuto da parte delle vittime, che hanno già compiuto di per sé uno sforzo enorme nel denunciare i propri persecutori. Il tempismo quindi è importantissimo in questi casi e bisogna intervenire prima che accada l'irreparabile. Quante volte la cronaca, come dicevamo prima, ci ha raccontato storie di donne uccise dai propri compagni dopo aver chiesto aiuto alle Forze dell'ordine, magari presentando una denuncia che poi è rimasta lettera morta. Questo non deve più avvenire. Con l'applicazione del codice rosso ciascuna notizia di reato avrà un proprio percorso e seguirà una strada preferenziale e quindi si attiverà il magistrato in tempi brevissimi. Naturalmente il cosiddetto codice rosso prevede altro: oltre a fornire quindi una corsia preferenziale per le indagini e le denunce, ha introdotto anche nuove fattispecie di reati, che nel corso degli anni si sono evidenziati per la loro cruenza e frequenza; sono state anche inasprite le pene per i reati già sanzionati. Con l'introduzione di nuovi reati si è andati a colmare vuoti normativi e di tutela non presenti nel nostro ordinamento. È stato ad esempio introdotto un reato che ha avuto un exploit con le nuove tecnologie: mi riferisco al reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti; si tratta della criminalizzazione in via specifica del fenomeno conosciuto come revenge porn , originariamente oggetto del disegno di legge in Senato della collega Evangelista, che poi è stato inserito nel codice rosso per velocizzare la sua entrata in vigore. Si inserisce inoltre nel codice penale il reato di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, che viene punito in maniera severa con la reclusione da otto a quattordici anni, o con l'ergastolo se alla deformazione consegue la morte. Si tratta di uno quei reati davvero cruenti che devono essere colpiti in maniera dura. Vengono introdotti inoltre il reato di costrizione e induzione al matrimonio e quello di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Vengono altresì introdotte misure di controllo e di prevenzione mutuate dalla lotta alla mafia: