[pronunce]

Parimenti inammissibile, per aberratio ictus, è la questione che ha ad oggetto la mancata depenalizzazione del reato di minaccia non grave (art. 612, primo comma, cod. pen.). L'art. 1 del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 8 (Disposizioni in materia di depenalizzazione, a norma dell'articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67), prevede, al comma 1, che non costituiscono reato, e sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro, tutte le violazioni per le quali è prevista la sola pena della multa o dell'ammenda; ma precisa, al comma 3, che la disposizione del comma 1 non si applica ai reati previsti dal codice penale. Quindi, il reato di minaccia non grave non è stato depenalizzato, come correttamente ritiene il tribunale rimettente (in tal senso, da ultimo, Corte di cassazione, sezione quinta penale, sentenza 5 giugno 2018-10 ottobre 2018, n. 45809). Quest'ultimo lamenta che il legislatore delegato avrebbe dovuto prevedere la depenalizzazione anche di tale reato perché l'art. 2, comma 2, lettere a) e g), della legge n. 67 del 2014 prescriveva, come criterio di delega, la trasformazione in illeciti amministrativi di tutti i reati per i quali fosse prevista la sola pena della multa o dell'ammenda, quale il reato di minaccia non grave, nonché la possibilità di estinguere il procedimento amministrativo mediante il pagamento, anche rateizzato, di un importo pari alla metà della sanzione pecuniaria. Secondo il tribunale rimettente il Governo, nell'esercitare questa delega, avrebbe dovuto prevedere la trasformazione in illecito amministrativo anche della condotta di minaccia non grave. Il vizio denunciato dal tribunale starebbe allora nella (asseritamente) difettosa - perché non completa - attuazione della delega, sicché la disposizione che avrebbe dovuto essere censurata era quella del decreto legislativo attuativo della delega e segnatamente l'art. 1, commi 1 e 3, del d.lgs. n. 8 del 2016, che stabilisce che non costituiscono reato e sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro tutte le violazioni, non previste dal codice penale, per le quali è stabilita la sola pena della multa o dell'ammenda. Ciò il tribunale non fa perché, anche sotto questo profilo, indirizza le sue censure al coevo d.lgs. n. 7 del 2016 (segnatamente all'art. 1, comma 1) che prevede l'abrogazione di reati e non già la depenalizzazione, oggetto del parallelo d.lgs. n. 8 del 2016. Sussiste, quindi, aberratio ictus e conseguentemente la questione è inammissibile in riferimento a tutti i parametri, non senza considerare che analoga questione, correttamente sollevata nei confronti dell'art. 1, comma 3, del d.lgs. n. 8 del 2016, in riferimento all'art. 3 Cost., e riguardante la mancata depenalizzazione del reato previsto dall'art. 392 cod. pen. , punito anch'esso con la sola pena della multa al pari del reato di minaccia non grave, è stata dichiarata non fondata, in riferimento agli artt. 76 e 77 Cost., da questa Corte (sentenza n. 127 del 2017).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1 del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7 (Disposizioni in materia di abrogazione dei reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma dell'articolo 2, comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 25 e 70 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Pistoia con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 25 ottobre 2018. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Giovanni AMOROSO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 novembre 2018. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA