[pronunce]

Ad avviso del ricorrente, con tale disposizione verrebbero riconosciuti ad alcune imprese i requisiti abilitanti all'attività di concessionario del demanio marittimo, che devono invece essere fissati dal legislatore statale. 1.5.- Infine, il ricorrente estende le proprie censure all'art. 5 della legge reg. Siciliana n. 8 del 2019, a mente del quale «[l]e disposizioni dei precedenti articoli trovano altresì applicazione, ove compatibili, per le attività di boat and breakfast quale struttura ricettiva all'aria aperta»; osserva, in proposito, che anche in questo caso si tratta di attività ricettiva esercitata su natanti ormeggiati, e quindi da assoggettare alla normativa statale che regola le concessioni del demanio marittimo. 2.- In data 19 settembre 2019 si è costituita in giudizio la Regione Siciliana, eccependo preliminarmente l'inammissibilità del ricorso. Al riguardo, ha evidenziato che il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri previsto dall'art. 1, comma 675, della legge n. 145 del 2018 non è stato ancora adottato, sicché le censure esposte nel ricorso avrebbero tutte natura congetturale. In ogni caso, le questioni sarebbero formulate in termini generici e privi di motivazione. In subordine ha eccepito l'infondatezza del ricorso, assumendo che le disposizioni impugnate non intervengono in alcun modo sulla materia delle concessioni demaniali, ma si limitano a regolare i profili amministrativi dell'esercizio di strutture ricettive rientranti nel territorio regionale, e perciò si mantengono nell'ambito della competenza attribuita all'Assemblea regionale dall'art. 14, lettera n), dello statuto speciale. 3.- In prossimità dell'udienza, la Regione Siciliana ha depositato una memoria integrativa richiamando le proprie argomentazioni difensive.1.- Con ricorso notificato il 9-14 agosto 2019 (iscritto al r.r. n. 90 del 2019), il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 2, 2, 3, comma 7, e 5 della legge della Regione Siciliana 7 giugno 2019, n. 8 (Norme per lo sviluppo del turismo nautico. Disciplina dei marina resort. Norme in materia di elezioni degli organi degli enti di area vasta). Le norme impugnate concernono l'attività dei marina resort, strutture ricettive organizzate per la sosta e il pernottamento di turisti all'interno delle proprie unità da diporto, ormeggiate in uno specchio acqueo appositamente attrezzato. Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, dette disposizioni, incidendo sull'occupazione e sull'utilizzo del demanio marittimo in regime di concessione, investirebbero la materia «tutela della concorrenza», riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato dall'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione; l'invasione di tale ambito comporterebbe altresì la violazione dell'art. 14, lettera n), del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, che attribuisce la materia del turismo alla competenza esclusiva dell'Assemblea regionale siciliana «nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato». 2.- Le quattro disposizioni impugnate sono oggetto di altrettanti, distinti motivi di censura. 2.1.- Il primo motivo concerne l'art. 1, comma 2, della legge reg. Siciliana n. 8 del 2019, ove è previsto che «[a]l fine di sostenere lo sviluppo del settore del turismo nautico la Regione riconosce i marina resort [...] e disciplina le modalità per il loro insediamento e le competenze sui procedimenti autorizzatori e di controllo da parte della Regione stessa e dei Comuni». Secondo il ricorrente, con tale disposizione la Regione avrebbe rivendicato a sé la disciplina dei procedimenti concessori relativi ad un settore del demanio marittimo, spettante invece in via esclusiva allo Stato; siffatta disciplina, peraltro, si sovrapporrebbe a quella già posta dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021), che all'art. 1, comma 675, ha previsto, fra l'altro, l'adozione di un d.P.C.m. che fissi «i termini e le modalità per la generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime». 2.2.- Con il secondo motivo il ricorrente impugna l'intero art. 2 della legge reg. Siciliana n. 8 del 2019, che contiene una definizione sintetica dei marina resort e dello specchio acqueo che questi occupano, fissa i contenuti obbligatori del servizio da prestare e riserva alla Giunta regionale l'individuazione, con apposita deliberazione, delle modalità di apertura e di esercizio delle strutture e della relativa classificazione. Anche tale previsione varrebbe ad attribuire alla Regione la regolamentazione di aspetti attinenti all'accesso in un settore del mercato, riservati al legislatore statale. 2.3.- Il terzo motivo ha ad oggetto l'art. 3, comma 7, che consente alle strutture che già esercitino l'attività di marina resort, e siano in possesso di tutti i requisiti previsti, di ottenere il riconoscimento di tale attività, previa comunicazione al Comune in cui sono insediate. Il ricorrente assume che tale disposizione attribuirebbe alla Regione il potere di fissare i requisiti abilitanti per il riconoscimento del titolo, quando la citata legge n. 145 del 2018 dispone all'art. 1, comma 680, che «[i] princìpi ed i criteri tecnici ai fini dell'assegnazione delle concessioni sulle aree demaniali marittime sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri». 2.4.- Infine, con il quarto ed ultimo motivo, il Presidente del Consiglio dei ministri formula le stesse censure nei confronti dell'art. 5, con il quale la legge regionale estende le previsioni relative ai marina resort ad una tipologia similare di struttura ricettiva, denominata boat and breakfast, che offre un servizio limitato al pernottamento ed alla prima colazione su natanti. 3.- La Regione Siciliana si è costituita in giudizio deducendo l'inammissibilità delle questioni e comunque la loro infondatezza nel merito. 3.1.- L'inammissibilità delle questioni, in particolare, deriverebbe dal fatto che le stesse risultano «assertivamente proposte, oltre che generiche e del tutto immotivate»; si tratterebbe, inoltre, di questioni «congetturali», in quanto volte a denunziare un contrasto con la legge statale meramente ipotetico, non essendo ancora stato adottato il d.P.C.m. attuativo della disciplina delle concessioni cui fa riferimento la legge n. 145 del 2018. 3.2.- L'eccezione non è fondata. Come questa Corte ha più volte affermato, il ricorso in via principale deve contenere «una seppur sintetica argomentazione di merito a sostegno della richiesta declaratoria di illegittimità costituzionale della legge.