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infatti, dovendosi interpretare l'articolo 43 alla lettera, il regime di maggior severità sarebbe limitato ai reati indicati nello stesso articolo 43 e non si applicherebbe a fattispecie (in ipotesi, anche molto più gravi) riconducibili soltanto alla previsione dell'articolo 11 (nel senso, vedasi Cons. St., sez. III, 6 settembre 2012, n. 4731)». Dall'istruttoria svolta, secondo l'Amministrazione, era infatti emerso un quadro di inaffidabilità del richiedente ai fini del rilascio delle autorizzazioni richieste (venivano riscontrate una condanna penale per fatti risalenti ad oltre trent’anni prima ed una segnalazione alla Procura della Repubblica per ingiurie e lesioni personali). Contro il decreto del Prefetto, il signor C.L. ha presentato ricorso straordinario al Capo dello Stato. Il ricorrente ha ritenuto illegittimo il provvedimento del Perfetto, che condivideva le valutazioni del questore, in quanto l'episodio all'origine della condanna penale risaliva a ben trentasei anni prima e che, comunque, l'intervenuta riabilitazione rendeva tale precedente irrilevante ai fini del rilascio della richiesta autorizzazione. Relativamente, poi, alla segnalazione alla Procura della Repubblica per lesioni lievi e ingiuria, pur essa abbastanza risalente nel tempo, non era sfociata in alcun accertamento della responsabilità del ricorrente, in quanto archiviata per remissione delle querele che le parti si erano scambiate. Quanto, infine, al giudizio di inaffidabilità, il ricorrente ha opposto di svolgere una vita regolare, dedita alla famiglia e al lavoro di artigiano in campo edile. Di contrario avviso è l'amministrazione resistente, secondo la quale le autorizzazioni di polizia ai sensi del combinato disposto degli articoli 11 e 43 del TULPS devono essere negate in primo luogo a chi è considerato capace di abusarne o non è in possesso dei requisiti soggettivi prescritti; inoltre l'articolo 43 del TULPS, oltre a escludere che possa essere rilasciata la licenza di portare armi alle persone condannate per gravi reati (delitti non colposi commessi contro le persone con violenza, furto, rapine, estorsioni ecc. ed infine porto abusivo di armi), non contempla che la riabilitazione produca gli effetti di cui all'articolo 11 del medesimo testo unico. Decidendo nel merito, la Sezione esprime il parere che il ricorso debba essere accolto, con conseguente annullamento del decreto prefettizio di rigetto del ricorso gerarchico e del sottostante provvedimento del questore, in quanto, in entrambi provvedimenti impugnati, la mancanza in capo al ricorrente del requisito della buona condotta viene fatta risalire a una condanna penale riportata circa trentasei anni prima, rispetto alla quale l'interessato ha ottenuto la riabilitazione sin dal 1986, e a un successivo diverbio, senza conseguenze penalmente rilevanti, anch'esso molto risalente nel tempo (1999). In secondo luogo perché, per le ragioni sopra espresse, non può essere applicato al caso concreto l'articolo 43, in quanto l'interessato ha conseguito la riabilitazione in sede penale. Sulla scorta dell'interpretazione restrittiva del Consiglio di Stato il Ministero dell'interno ha emanato una circolare a tutte le questure con la quale ha disposto che debbano essere rifiutate o revocate le richieste di licenza di porto d'armi in presenza di condanne per i reati elencati nell'articolo 43, primo comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, anche se sia intervenuta la riabilitazione. Recentemente il TAR di Trento -- seguendo l'esempio di altri tribunali amministrativi regionali italiani -- ha accolto il ricorso di due cacciatori che si erano visti negare il rinnovo del porto d'armi pur avendo ottenuto la riabilitazione per reati, collegati all'attività venatoria, commessi oltre vent'anni fa. Attualmente si è in attesa di un nuovo parere, da parte del Consiglio di Stato, richiesto direttamente dal Ministero, al fine di fugare qualsiasi dubbio interpretativo su questo articolo. L'obiettivo finale è, e deve essere, quello di una verifica in concreto circa la capacità richiesta per il porto d'armi. Per queste ragioni si ritiene necessaria una modifica dell'articolo 43 del TULPS per adeguarlo al nostro impianto legislativo, alla Costituzione, all'evoluzione della società, alle esigenze di tutela ed ai rischi, anche sociali, oggi completamente mutati rispetto al 1931. È opportuno che le questure, come in passato, verifichino in concreto la capacità di portare le armi e la rilevanza o meno di eventuali precedenti penali, tenuto conto anche della specificità degli stessi e della loro datazione, per evitare l'ingiusta penalizzazione di soggetti ingiustamente privati della licenza di porto di fucile.. 1 1 All'articolo 43, secondo comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, dopo le parole: «può essere ricusata» sono inserite le seguenti: «ai soggetti di cui al primo comma qualora sia intervenuta riabilitazione,».