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Risale al 2009 la prima direttiva di rilievo sullo sviluppo delle energie rinnovabili, il cosiddetto pacchetto Clima – Energia Horizon 20-20-20 (direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla produzione di energia da fonti rinnovabili). L'Italia è impegnata con l'Unione europea prima con il pacchetto 20-20-20, poi con il Winter Package adottato dalla Commissione europea, che pone al centro della transizione energetica i consumatori. La Commissione europea non manca di sottolineare che l'Europa è a un punto di svolta di questa Clean Energy Revolution e, proprio in linea di continuità con l'Accordo di Parigi, afferma che noi possiamo solo continuare in questa direzione, mettendo in campo risorse, sviluppo tecnologico e politiche innovative, al fine di trasformare questa transizione in una concreta opportunità anche a livello economico e industriale, incoraggiando investimenti pubblici e privati per aumentare la competitività industriale e allo stesso tempo limitare l'impatto ambientale e climatico. È stata approvata definitivamente la direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla promozione dell'uso di energia da fonti rinnovabili, (cosiddetta RED), che dovrà essere attuata dagli Stati membri. Si prevede un obiettivo vincolante che sarà rivisto entro cinque anni, nel 2023. In particolare nell'articolo 25 essa tratta dell'utilizzo dell'energia da fonti rinnovabili nel settore dei trasporti, per assicurare che entro il 2030 la quota di energia da fonti rinnovabili sia almeno il 14 per cento del consumo finale di energia in questo settore (quota minima). Anche il testo italiano del PNIEC cita la RED, e assume questo obiettivo aggiungendo di trasferire almeno l'1 per cento dell'obiettivo RED nel settore trasporto in forma di idrogeno. La direttiva europea prevede che entro il 2030 le energie rinnovabili debbano coprire il 32 per cento dei consumi energetici al livello dell'Unione europea. Questa nuova direttiva sulle rinnovabili aggiorna il quadro normativo dell'Unione europea al 2030. La clausola di revisione a cinque anni è una clausola di revisione al rialzo. Per la prima volta si riconosce esplicitamente un ruolo a cittadini e comunità nell'adozione di energie rinnovabili con una chiara definizione, a livello europeo, di « comunità di energia rinnovabile » e « autoconsumo ». Viene riconosciuto il diritto ad autoprodurre e ad autoconsumare energie rinnovabili. Si tratta di un cambiamento di portata storica. La direttiva riconosce il diritto dei cittadini e delle comunità per l'energia di autoprodurre, autoconsumare, stoccare le energie rinnovabili, e vendere quelle in eccesso a un prezzo pari, come minimo, al valore di mercato, con la possibilità che la remunerazione sia più alta per tenere conto del valore aggiunto che i piccoli produttori offrono alla società e all'ambiente. Viene riconosciuto anche il diritto dei soci delle comunità dell'energia a scambiarsi energie rinnovabili. Fino a ora la legislazione dell'Unione europea aveva fatto riferimento ai diritti dei cittadini solo in qualità di consumatori (e non di produttori) di energia. L'autoconsumo, inoltre, non sarà gravato da oneri, che verranno introdotti solo al 2026. In seguito gli Stati dell'Unione potranno imporli solo a precise condizioni. Nella direttiva ci sono anche novità per i sistemi di incentivi nazionali. Gli Stati membri hanno diciotto mesi di tempo per recepire la direttiva nella legislazione nazionale. Sulle comunità di energia ci sono diversi esempi sul nostro territorio che man mano prendono forza anche in termini normativi. Basti pensare al modello delle cooperative di comunità nate in alcuni piccoli comuni della Puglia e che la stessa regione ha preso a esempio e modello, normandole in una legge regionale; oppure alla recente legge regionale approvata in Piemonte. Da ultimo si evidenzia che il Parlamento europeo in data 28 novembre 2019 ha approvato a larga maggioranza una risoluzione sull'emergenza climatica e ambientale in cui si invitano la Commissione, gli Stati membri e tutti gli attori globali « a intraprendere con urgenza le azioni concrete necessarie per combattere e contenere i cambiamenti climatici prima che sia troppo tardi ». Il quadro nazionale L'Italia, con il decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, ha recepito la direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili. Con la legge 4 novembre 2016, n. 204, « Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015 », il Parlamento italiano ha formalmente autorizzato la ratifica dell'Accordo di Parigi. L'Italia ha poi recepito, con il decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257, la direttiva 2014/94/UE sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi, regolamentando in tal modo le misure necessarie a garantire la costruzione di infrastrutture per i combustibili alternativi, e ha inserito l'idrogeno fra questi. In seguito, dopo un lungo periodo durato almeno trenta anni, in cui non c'è stata alcuna programmazione energetica nazionale, è stata presentata una Strategia energetica nazionale (SEN) con il decreto del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 10 novembre 2017, pubblicato nel sito internet del Ministero dello sviluppo economico, piano decennale del Governo italiano per anticipare e gestire il cambiamento del sistema energetico. Questa SEN 2017 ha fatto seguito ad una prima SEN del Governo Monti dimissionario. Il documento definisce gli scenari nazionali al 2030 e fissa gli obiettivi di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili e dei trasporti, nonché di riduzione delle emissioni e dei consumi nel settore residenziale, terziario, industriale e dei trasporti, delineando specifiche linee di azione: uscita dal carbone al 2025 e obiettivi di decarbonizzazione al 2030. La SEN fa riferimento all'Accordo di Parigi e si adegua ai contenuti della Commissione europea che, come detto sopra, pone al centro i consumatori e la loro capacità di produrre energia attraverso le comunità dell'energia locali. Questi sono aspetti sicuramente positivi. Ma la SEN non è sufficiente, e a tale atto governativo non sono seguiti provvedimenti normativi necessari a rendere attuabili modelli efficaci di autoproduzione/autoconsumo (per esempio estendere i sistemi di distribuzione chiusi (SDC), come definiti dall'articolo 28 della direttiva 2009/72/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009). Un altro esempio di mancata piena attuazione riguarda l'autoconsumo, oggi comunque non esente dal pagamento della quota variabile degli oneri di sistema e di distribuzione. La quota di oneri di sistema e distribuzione dovrebbe essere in futuro parametrata alla potenza impegnata al punto di connessione della rete privata con la rete pubblica, e suddivisa proporzionalmente fra gli utenti, in modo da premiare la diminuzione di potenza impegnata sulla rete pubblica.