[pronunce]

d) quella relativa all'art. 3 Cost. è infondata, perché, da un lato, non è possibile operare un raffronto tra la disposizione denunciata e precedenti leggi di condono fiscale, data la discrezionalità del legislatore nella scelta – esercitata, nella specie, in modo non irragionevole – dei mezzi e delle modalità per la definizione delle contestazioni tributarie, e, dall'altro, il rimettente, nell'affermare che la norma censurata non trova giustificazione in una situazione di eccezionale «illegalità di massa» equiparabile a quella che ha indotto il legislatore ad emanare le leggi di condono edilizio, pone a raffronto situazioni tra loro notevolmente diverse, tali da rendere non irragionevole la diversità di presupposti e di disciplina del condono fiscale e di quello edilizio. Considerato che il Tribunale di Spoleto dubita, in riferimento agli artt. 3, 53, 54, 79 e 112 della Costituzione, della legittimità dell'art. 15, comma 7, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), nella parte in cui prevede l'esclusione, ad ogni effetto, della punibilità per i reati tributari in esso elencati, nel caso di perfezionamento della definizione dei processi verbali di constatazione da cui risultano i reati medesimi; che, per il rimettente, la disposizione censurata si pone in contrasto con : a) l'art. 79 della Costituzione, perché, pur avendo essa gli stessi effetti di una “amnistia condizionata”, è contenuta in una legge approvata dal Parlamento a maggioranza semplice e non a maggioranza qualificata, secondo quanto invece previsto per le leggi di amnistia o indulto; b) gli artt. 3, 53, 54 e 112 Cost., perché costituisce una manifestazione di impotenza dello Stato a reperire risorse finanziarie ed a contrastare efficacemente l'evasione, non trovando giustificazione né nella necessità di ovviare ad una eccezionale situazione di «illegalità di massa» (esclusa da precedenti provvedimenti di clemenza in materia tributaria e dal recente riordino del diritto penale tributario di cui al decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 ), né nell'esigenza di favorire l'emersione di evasioni fiscali (esclusa dalla definibilità soltanto di carichi fiscali già noti all'ufficio tributario); che la questione è manifestamente inammissibile; che, in base al denunciato art. 15, comma 7, della legge n. 289 del 2002, l'esclusione della punibilità penale opera a condizione che il perfezionamento del condono riguardi i reati tassativamente elencati nella stessa disposizione (primo periodo) e che tale perfezionamento sia intervenuto prima che il contribuente abbia avuto «formale conoscenza» dell'esercizio dell'azione penale (terzo periodo); che, nella specie, il rimettente si è limitato ad affermare che l'imputazione contestata si riferisce a reati tributari concernenti l'evasione dell'IVA e delle imposte dirette relative agli anni dal 1998 al 2000, che il verbale di constatazione oggetto della definizione fiscale di cui alla norma censurata reca la data del 16 settembre 2002 e che il perfezionamento della definizione fiscale risulta da una nota emessa dalla competente amministrazione finanziaria in data 7 dicembre 2004; che, pertanto, il Tribunale ha omesso di precisare sia i reati oggetto del giudizio penale a quo (indicati nell'ordinanza di rimessione solo con le lettere alfabetiche del non allegato elenco delle imputazioni contestate agli imputati), sia la data dell'esercizio dell'azione penale, sia la data della «formale conoscenza» da parte degli imputati di tale esercizio; che, in base al principio dell'autosufficienza dell'ordinanza di rimessione, non è possibile colmare le sopra evidenziate lacune di detta ordinanza attraverso l'esame diretto del fascicolo del giudizio principale; che l'incompleta descrizione della fattispecie impedisce a questa Corte di valutare l'applicabilità della norma denunciata nel giudizio principale e, quindi, la rilevanza della sollevata questione. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 15, comma 7, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 53, 54, 79 e 112 della Costituzione, dal Tribunale di Spoleto con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 giugno 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 3 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA