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Forse questo non vi è chiaro perché, se vi fosse stato chiaro, non avreste bocciato gli emendamenti di cui abbiamo parlato e magari il tema sarebbe molto più centrale nella discussione, soprattutto perché la cultura è fondamentale anche per il rilancio del turismo. Visto che spesso parliamo di giovani - penso che i giovani debbano essere nei pensieri di tutti noi - e, quando si scrivono i provvedimenti, si parla proprio dei ragazzi, vorrei ricordare che nel mondo della cultura un occupato su quattro è under trentacinque e più del 50 per cento dei lavoratori ha meno di quarantaquattro anni. Dobbiamo pensare che cosa vogliamo fare della cultura. Dobbiamo pensare se vogliamo regalare la cultura a qualcun altro o iniziare a dedicarvi il nostro tempo, il nostro impegno e i fondi. Non basta un centinaio di milioni per pensare che vada tutto bene perché, quando si parla di cultura, si parla di tante cose. Vanno stanziati i fondi. Abbiamo presentato ora un altro emendamento perché servono almeno 800 milioni. Ne servirebbero molti di più - lo sappiamo, e dovremmo saperlo tutti in quest'Aula - ma almeno quelli vanno immediatamente consegnati a quelle aziende e a quelle persone che lavorano nel mondo della cultura e dello spettacolo. Avevamo presentato un emendamento con il quale chiedere di equiparare tutti coloro che lavorano in quel mondo alle piccole-medie imprese, affinché potessero avere gli stessi aiuti e gli stessi sgravi, cosa che oggi non è possibile perché il comparto è stato dimenticato. Per fare un esempio di come poco sia nella testa di tutti quello che ruota attorno alla cultura e all'arte, vi ricordo le imprese di restauro sono state tolte dai codici Ateco, non sono state inserite tra quelle che possono ripartire ora, anche se sono legate a lavori privati e lavori pubblici. I cantieri ripartono, ma quelle sono state tenute fuori perché nessuno ci ha pensato. Quando si parla di cultura e arte nessuno ci pensa, perché probabilmente in quest'Assemblea si crede che cultura e arte riguardino solo persone che se ne occupano per hobby o sono ricchissime, scordandosi tutti quei piccoli autori che - pensiamo al diritto d'autore - con la SIAE guadagnano 10.000 euro all'anno. Nessuno ha pensato a quelle persone. Nessuno ha pensato a come far ripartire le produzioni cinematografiche. Noi chiederemo che l' art bonus venga allargato a tutti i festival e a tutte le manifestazioni, almeno ora. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Noi stiamo rischiando di consegnare il Paese - e, quando dico noi, in realtà intendo voi, perché noi assumeremmo dei provvedimenti diversi - alle multinazionali, ai cinesi e alle persone che arrivano con i soldi e si possono comprare quello che c'è, o - ancora peggio voi - nelle mani della mafia. Io spero che non ne siate consci e iniziate a ragionare su questo. Succede in Romagna, come in tante parti d'Italia: ci sono denunce di prefetti che dicono che persone si presentano con valigette piene di soldi per comprare alberghi - ma questo succede con tutte le attività - dicendo: oggi ti do 100, se me lo vendi fra un mese ti do 50, tra tre mesi ti do un terzo. Bisogna che iniziamo veramente a pensare alle attività, a dar loro liquidità e a difendere un popolo che, dopo aver pagato tasse - noi e i nostri nonni, tutti abbiamo sempre pagato le tasse - e vorrebbe ricominciare a lavorare, si trova in ginocchio e deve piatire dei soldi e andare a prenderli dalla mafia. Per questo dovreste vergognarvi tutti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Iniziate a pensarci e a prendere provvedimenti seri, altrimenti è una colpa che avrete tutti voi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Minuto. Ne ha facoltà. MINUTO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il nostro Paese sta vivendo una crisi così grande da poter essere paragonata - come ha già detto qualcuno oggi - a quella del dopoguerra. Serviranno numerosi anni per uscire dalla crisi che segnerà le vite non solo nostre, ma soprattutto quelle delle generazioni future, dei nostri figli. Oggi ci troviamo di fronte a grandi problemi e, quindi, chiediamo allo Stato, a tutti coloro che oggi ci danno delle direttive - di dare grandi risposte agli italiani. La manovra che ci accingiamo a porre in essere è di circa 55 miliardi di euro: stiamo parlando di 10 e più manovre finanziarie messe insieme. La domanda che mi pongo è la seguente: se facciamo un debito così grande, a cosa serviranno le risorse? Spiegatecelo, perché noi oggi non sappiamo ancora nulla o sappiamo molto poco. (Applausi del senatore De Vecchis) . Credetemi: lo dico senza alcuna polemica. Il Paese si è fermato, compreso il Mezzogiorno che già prima soffriva e oggi, con la pandemia, rischia di essere travolto. Mi auguro che gli investimenti che verranno effettuati siano in linea con le reali aspettative del Mezzogiorno. Perché dico questo? Quello che purtroppo è successo in passato non deve ripetersi. Abbiamo assistito a interventi che erano l'opposto di ciò di cui aveva bisogno il nostro Sud. Con gli interventi adottati si è fatto esattamente il contrario e si sono spesi soldi per altro. Pertanto, se avremo la possibilità di utilizzare i fondi messi a disposizione dalla Commissione europea o quelli che verranno dai nuovi strumenti che disporrà il Consiglio europeo, dovremo prenderli tutti, ovviamente partendo dal presupposto che non siano pregiudizievoli per il sistema del Paese. Abbiamo l'obbligo di non radicare ancora più profondamente le disuguaglianze già esistenti e ai cittadini non dobbiamo far gravare il peso di un disagio che può essere ridimensionato. È preoccupante lo stato di incertezza cui le famiglie e i bambini sono sottoposti. La pandemia ci ha insegnato che il nostro Paese vive un deficit tecnologico importante. Prima ascoltavo una senatrice che stimo molto, ma, purtroppo, la realtà dei fatti non è quella. Nella nostra Regione il Miur ha messo a disposizione 140.000 euro che, distribuiti nei Comuni e nelle scuole, diventano poco meno di 8.000-9.000 euro. Questo significa briciole in confronto al reale bisogno dei nostri bambini: per fare didattica, si ha bisogno di strumenti come computer iPad, stampanti. Scusatemi se anch'io, oggi, cito alcune persone, delle quali leggo alcuni scritti e alcune frasi. Mi scrive Francesca: «Ho 6 figli. Mio marito ha percepito fino a questo mese la disoccupazione. Ho perso il lavoro per mancanza di cantieri. Comunque, io e la mia famiglia viviamo da mia madre, che percepisce 500 euro di pensione. Sosteniamo, ogni due mesi, bollette pari a 300 euro. Quelle del condominio e dell'acqua ammontano a 150». «A tutto ciò aggiungete, per cortesia,» - mi scrivono - «ciò che può servire per una famiglia con figli. E cosa più grave è sostenere le spese della scuola, perché non riesco a stare al passo, per colpa dei computer , dei tablet , di tutto il sistema tecnologico, della spesa della rete Internet. Quindi, per me è impossibile».