[resaula]

L'Europa deve cambiare, sì, ma per affrontare le sfide che ci sono dinanzi, come la riforma del welfare e la risposta alla quarta rivoluzione industriale, futuro banco di prova di un rinnovato e ambizioso riformismo europeo al quale qui nessuno vuole rimanere estraneo. Per questo serve una ricetta reale e credibile agli occhi degli italiani e degli europei e confacente alle nostre tasche. Bisogna quindi che la linea del Governo cambi. Concludo con una citazione di Lichtenberg: non possiamo certo dire se la situazione sarà migliore quando sarà cambiata, ma possiamo dire che per diventare migliore deve cambiare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente del Consiglio, nelle sue comunicazioni ha parlato di diversi argomenti che francamente sono, per quanto mi riguarda, del tutto condivisibili. Io non sono Presidente del Consiglio e ho dieci minuti a disposizione, ma lei giustamente doveva dare un quadro generale, per cui ha parlato di clima (anche in vista del summit dell'ONU), dei problemi della tutela dei prodotti agricoli, delle fake news, delle minacce ibride, degli attacchi cibernetici e dei rischi per i cittadini e per la loro sicurezza; ha parlato dell'allargamento dell'Unione europea ai Paesi baltici, della Russia, dell'Ucraina, dei temi energetici tra Turchia e Cipro, di tante altre questioni come la Brexit che ci stanno a cuore. Presidente, sono un esponente dell'opposizione, ma non ho mai ritenuto che, quando viene il Presidente del Consiglio a parlare del Consiglio europeo, dobbiamo per forza dissentire da tutto ciò che dice se siamo all'opposizione. Non vorrei intervenire su questi temi perché credo che la maggior parte del Parlamento e non solo io si ritrovi su quanto lei ha detto, anche perché, essendo di scuola antica, penso che i Governi passino, ma le grandi linee della politica estera ed europea dovrebbero almeno permanere. Quando parliamo ad esempio - lei lo ha citato espressamente - di allargamento ai Balcani, questa è una storia tipicamente italiana. Noi siamo stati gli avvocati difensori dei Paesi balcanici che devono entrare in Europa e lo abbiamo fatto anche per un nostro interesse: i Balcani stabili e inseriti nell'Unione europea sono fonte di stabilità e non esportatori di problemi di instabilità anche per l'Italia. Presidente, le auguro buon lavoro. Sulla Brexit ci ritroviamo perché vogliamo continuare ad avere con il Regno Unito, qualsiasi sia la fine di questa vicenda, un rapporto privilegiato. Ci sentiamo europei come loro; loro sono europei e possono stare fuori dall'Unione europea, ma non possiamo attenuare i rapporti storici anche sintetizzati da tanti britannici che stanno in Italia e da tanti italiani che stanno nel Regno Unito. Le considerazioni che vorrei fare sono essenzialmente due. Innanzitutto c'è il tema che lei ha evocato qui. Ha parlato - l'ho segnato - della domanda di cambiamento emersa dagli elettori europei. In proposito, dobbiamo essere sinceri e franchi. La domanda di cambiamento quando il popolo vota c'è sempre, ma non facciamo la retorica del cambiamento sull'esito del voto europeo perché il voto europeo ha dimostrato, almeno per quanto riguarda i sovranisti locali, che in Europa la pensano esattamente in modo opposto. Al netto della posizione di Macron, infatti, che è fuori dai tradizionali partiti popolari e socialisti, abbiamo una maggioranza popolare, socialista e liberale che sostanzialmente si è consolidata in queste elezioni europee. A me non piace la parola sovranista e, se la dovessi usare in qualche modo, userei l'espressione «sovranismo europeo». Io mi sento sovranista europeo, ma non sovranista italiano perché credo che tutti i Paesi d'Europa se andassero in ordine sparso, nel mondo in cui viviamo, solo semplicemente irrilevanti. Comunque, l'esito delle elezioni europee è stato chiaro: le grandi famiglie politiche si sono ritrovate vincitrici di questa sfida e, purtroppo, la presenza italiana nelle sue espressioni di maggioranza - parlo di chi ha vinto le elezioni: la Lega e il MoVimento 5 Stelle che hanno preso il 51 per cento alle urne - è fuori dalle famiglie politiche. Sono sostanzialmente irrilevanti; fanno fatica a trovare agganci europei. Francamente la Lega ne ha trovati di assai preoccupanti: andare a fare un Gruppo parlamentare con l'alternativa per la Germania è veramente inquietante, considerando anche ciò che sono, da dove vengono e ciò che esprimono. Anche il MoVimento 5 Stelle mi sembra navighi un po' nel buio perché non ha interlocutori europei. Ciò non rafforza, ma indebolisce la posizione italiana. Noi dell'opposizione - credo di poter parlare a nome di tutti perché non ci sono distinzioni - pensiamo e speriamo che porti a casa il più possibile per quanto riguarda la trattativa, anche per quanto riguarda il nostro commissario europeo. Vogliamo un commissario europeo che non solo auspichiamo venga scelto tra persone autorevoli, ma che abbia un portafoglio che pesa, che possa dire la sua nel contesto del Governo europeo. Presidente, io ho però molti dubbi sinceramente perché non vedo un'Italia che pesa di più in Europa. Tra l'altro, vedo un'Italia che a molti tavoli europei non partecipa. (Applausi dal Gruppo PD) . Questa idea che, quando ci sono le riunioni di settore, i Ministri principali non vanno è del tutto singolare. Se fosse capitato in passato, saremmo stati sbranati. Oggi regolarmente non vanno, come se fosse irrilevante. Si tratta di materie come l'immigrazione e tutte le questioni che ci riguardano in prima persona. C'è, pertanto, da un lato la diserzione e, dall'altro, un peso piuma dell'Italia a livello europeo. Gli interlocutori che abbiamo scelto sono quelli che sul piano concreto delle politiche che chiediamo sono più contrari dell'Italia. Voglio dire, troviamo più assonanza - dico paradossalmente - con Germania e Francia di quella che troviamo con Ungheria e con Paesi affini all'Ungheria. Allora qui c'è qualcuno che quando ci guida non so dove vada a parare, o meglio, lo so. So benissimo che lei è una cosa, altri sono altra. Lo sappiamo tutti perché siamo alfabetizzati, però francamente anche questo è un elemento di preoccupazione. E perché è elemento di preoccupazione? Il presidente Monti, maliziosamente - condivido la malizia - ha detto che almeno c'è lei. Sì, ho capito, però noi siamo deboli anche per questo: una parte del Governo vuole i mini-BOT, un'altra parte la flat tax , una il salario minimo e un'altra il cuneo fiscale, un'altra misure di inclusione sociale: non si capisce assolutamente nulla. Non si capisce chi è il Governo né quanti Governi ci sono. Lei ieri ha detto: facciamo una manovra contiana. Bene, facciamo una manovra contiana, dato che il Presidente del Consiglio è uno e è Conte. Lo dico a voi: fate una manovra contiana, però mettetevi d'accordo, perché - e termino - noi tutti sappiamo cosa significa una procedura di infrazione. Sapete cosa significa?