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Si tratta di interventi, quelli sullo scostamento di bilancio e quelli che verranno anche per il decreto-legge ristori, sicuramente meritevoli in un momento particolare per il Paese. Questo Governo oggi fa fatica a raccogliere il consenso, anche all'interno della sua stessa maggioranza. Perciò il paradosso oggi si manifesta e diventa lampante. Se non ci fossero i parlamentari e le forze di centrodestra, come il Gruppo parlamentare di Forza Italia, che sta sostenendo questi provvedimenti in favore del Paese, in favore dei lavoratori autonomi, delle partite IVA e dei commercianti, oggi il Governo non avrebbe i numeri per approvare il provvedimento in esame e i suoi decreti. (Applausi) . Non si può governare una nave, in un momento di tempesta come questo, quando non si hanno le strumentazioni per farla galleggiare. In questi giorni avete cercato in giro per il Parlamento i cosiddetti costruttori; ma per costruire cosa? Per costruire un castello di carte che al primo vento sarà spazzato via. Servono fondamenta solide e stabili. Se il vostro scopo era salvaguardare salute e reddito, invece - ahimè - avete fallito, perché siamo il Paese che ha più morti per Covid, mentre, per quanto riguarda il reddito, le misure dei ristori non sono assolutamente arrivate alla gente e, quindi, l'economia continua a essere penalizzata. Tirando le somme, è vero che non si può assolutamente negare in questo momento un voto favorevole allo scostamento di bilancio, ma è pur vero che non possiamo condividere il modus operandi di chi ancora si ostina a suonare il violino su una nave che affonda. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zuliani. Ne ha facoltà. ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nel poco tempo messo a disposizione su questo tema, che meriterebbe una riflessione profonda, mi soffermerò solo su alcune parti, relativamente all'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo di medio termine e al conseguente scostamento di bilancio. Nella relazione al Parlamento comunicata il 15 gennaio 2021 leggo, all'ultimo paragrafo («Finalità del provvedimento e piano di rientro»), che sono previsti nuovi stanziamenti per interventi a favore della dotazione di ulteriori risorse per le Forze dell'ordine e per il sistema di Protezione civile. Questa relazione è molto vaga ed è stata scritta secondo macroargomenti. Vorrei porre l'attenzione su questo argomento, perché la Lega è ovviamente vicina alle Forze dell'ordine, che hanno bisogno di un maggior sostegno, anche economico, ed è favorevole all'impegno di risorse a favore della Protezione civile. Non vorrei tuttavia che una scrittura del genere, portata avanti da un Governo di sinistra, facesse sì che questi aiuti vadano parzialmente a finire verso il business dell'accoglienza e dell'immigrazione. Sappiamo bene qual è l'intento di questo Governo: continuare a portare avanti l'invasione di clandestini. La priorità va agli italiani. Sapete bene, caro Governo, quanto siano in difficoltà e quanto abbiano bisogno di aiuto. Spesso ci rispondete che manca il tempo. Come calendarizzare quindi con rapidità eventuali ristori ed eventuali provvedimenti che vadano a favore degli italiani? Ricordo che, durante l'esame del disegno di legge di bilancio, non è stato possibile, da parte di questa Camera, emendare e portare un proprio contributo alla stesura del provvedimento. Il tempo è stato sacrificato per smontare i decreti Salvini. Quindi, mi raccomando e mi auguro che una prossima calendarizzazione di un decreto-legge ristori o di eventuali altri provvedimenti preveda una terza lettura delle Camere, affinché sia il Senato che la Camera dei deputati possano contribuire alla scrittura di un aiuto che dovrebbe andare verso gli italiani. Il ministro Gualtieri in audizione prima ha detto che come membro di Governo e il Governo sono pazienti al massimo. Io rispondo, invece, che è proprio il Parlamento a essere paziente al massimo, perché si è visto esautorato e ha visto sacrificata la democrazia, che da quando voi siete al Governo non viene più portata avanti. Vi riempite la bocca di questa democrazia, che in realtà non c'è. Spero che le cose possano cambiare con il prossimo provvedimento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Corrado. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, si rende necessario un altro scostamento di bilancio per una cifra considerevole perché c'è bisogno di nuovi ristori. È doveroso assicurare agli operatori economici, ai settori produttivi e alle categorie di cittadini in affanno una ulteriore iniezione di liquidità e sono convinta che Governo e Parlamento continueranno a sostenere lo sforzo del Paese, piegato dalla pandemia, ma soprattutto incerto davanti a un futuro che è diventato difficile da immaginare. Il futuro non è fatto, però, esclusivamente di cose. Perciò, anche se la parola «cultura» non compare neppure nella relazione al Consiglio dei ministri su quest'ultimo scostamento, è di cultura che voglio parlare nei pochi minuti a disposizione e dei ristori di cui ha bisogno questo settore che, oltre all'irriducibile valenza spirituale, ne possiede anche una materiale e - al contrario di quanto dicono le letture distorte e opportunistiche correnti - sta letteralmente agonizzando. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) 8 miliardi sono destinati alla cultura: 2,7 andranno al patrimonio culturale per la Next Generation EU; 2,4 al trinomio siti minori, aree rurali e periferie; 2,9 a turismo e cultura 4.0. Non bastano - lasciatemelo dire - e non sono diretti dove è più necessario e urgente. La digitalizzazione, infatti, non è una panacea e la rigenerazione dei borghi e delle periferie non garantisce il funzionamento della rete, delle aree archeologiche, dei musei, degli archivi e delle biblioteche, né salva i centri storici e l'edilizia storica in genere. Non bastano al turismo gli otto miliardi e non bastano alla cultura, che ancora una volta è stata incatenata al turismo, senza capire che ridurla a quello soltanto è una visione miope basata sull'assenza di quei bilanci che, se esistessero, certificherebbero la fallimentare gestione economica del nostro patrimonio culturale. Pensate che persino a Pompei, che pure è il palcoscenico dell'archeologia mondiale, il direttore Osanna certifica che non esiste un tariffario generale che fissi l'importo da corrispondere per le concessioni d'uso per le fotografie, i filmati e le mostre. Ciò avviene perché manca a livello nazionale una regolamentazione giuridico-economica al riguardo fuori dalle generiche previsioni del codice Urbani, che però risalgono al 2004. Mentre resta incompresa e insoddisfatta la necessità estrema di investimenti di cui quel settore ha bisogno per non collassare definitivamente, impazza l'idea dei beni culturali come beni esclusivamente strumentali e commerciali da vendere al miglior offerente invece che gestirli con oculatezza. È la mercificazione della cultura - e non la cultura - a essere inscindibile dal turismo.