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Nel capo IV « Dei poteri del giudice tributario », composto dagli articoli da 12 a 15, si sono invece ridefiniti, in modo chiaro e preciso, i poteri, rispettivamente, decisori (articolo 12), cautelari (articolo 13), cognitori (articolo 14) ed istruttori (articolo 15) dei giudici tributari, così da formarne una loro amalgamata sintesi rappresentativa, completando la scarna normativa attualmente dettata, in termini generali, nel solo articolo 7 del decreto legislativo n. 546 del 1992, riguardante, con non propriamente felice collocazione, i poteri istruttori accanto al potere di disapplicazione degli atti generali. Il capo V « Ausiliari del giudice tributario », composto da una sola norma (articolo 16), contiene una preziosa regola di raccordo tra questi soggetti (che appartengono ad altre amministrazioni) e i giudici (di cui sono e restano ausiliari), così da risolvere inconvenienti pratici manifestati nella prassi applicativa. Il titolo II, « Delle parti e dei loro difensori », è composto, senza suddivisione in capi, da cinque articoli (17-21), nei quali si è fornita una più completa e aggiornata disciplina dei profili soggettivi del processo tributario, tenuto specificamente conto delle innovazioni ordinamentali posteriormente intervenute rispetto all'originario tessuto normativo contenuto nel decreto legislativo n. 546 del 1992. È stata, in particolare, riveduta la disciplina sulle parti (avendo soprattutto riguardo al più ampio ambito dei soggetti dotati di potere impositivo) e dei difensori delle parti private (limitando la pletorica e disorganica regolamentazione ancora vigente, benché superata dall'esperienza maturata e dall'evoluzione del processo tributario ad instar di quello civile). È stata, inoltre, aggiornata la disciplina sulle spese, adeguandola alle modifiche intervenute per il processo civile e ai più aggiornati insegnamenti della giurisprudenza in materia. Il titolo III, « Dell'esercizio dell'azione », anch'esso senza suddivisione in capi, oltre ad una disposizione di generale inquadramento (articolo 22), detta (all'articolo 23) una più estesa disciplina sui processi litisconsortili (così da ovviare ai gravi inconvenienti determinati su questo versante dalla lacunosa normativa oggi vigente), introducendo anche un'apposita disposizione (articolo 24) sul cosiddetto cumulo oggettivo, coniugando rigore con concretezza, così da superare, disciplinandole, mancanze ed incertezze manifestatesi in sede applicativa. Il titolo IV, « Degli atti del processo tributario », è composto da sedici articoli (da 25 a 40), ripartiti in quattro capi: « Delle forme degli atti in generale », « Dei provvedimenti del giudice », « Delle comunicazioni e delle notificazioni degli atti », « Dei termini » e costituisce un'autentica novità per il processo tributario. La legge processuale tributaria attualmente in vigore, infatti, non contiene una compiuta disciplina degli atti del processo tributario. Nel colmare la lacuna, siccome imposto dalla portata di lex generalis che si è inteso dare al nuovo prodotto legislativo, si è fatto essenziale riferimento alla disciplina del processo civile, adattandola, però, alle peculiarità del processo tributario, in modo da facilitare l'opera dell'interprete, in tal modo appropriatamente sollevato dall'onere di una non facile continua interlocuzione col modello processualcivilistico. È stata, inoltre, rivisitata e completata la disciplina formale dei provvedimenti del giudice e sono state rivedute e aggiornate le disposizioni in materia di comunicazioni e notificazioni degli atti del processo tributario. Infine, è stata inserita una norma (articolo 40) sul computo dei termini, che agevola il compito di uniformizzazione con quanto previsto dal codice civile e dal codice di procedura civile sull'argomento, di grande rilevanza pratica. 4. Il libro secondo, « Il processo tributario di primo grado », è formato da quarantuno articoli dislocati in quattro titoli: « Introduzione del giudizio », « Trattazione della controversia », « Della decisione della causa », « Sospensione, interruzione ed estinzione del processo ». Il titolo I, « Introduzione del giudizio », suddiviso in quattro capi « Il ricorso », « La costituzione in giudizio delle parti », « Iscrizione a ruolo e formazione dei fascicoli », « Motivi aggiunti », nei suoi quindici articoli (da 41 a 55), contiene la disciplina dell'introduzione del processo di cui trattasi. Si è mantenuto l'inquadramento del decreto legislativo n. 546 del 1992. Ma ne sono state revisionate le disposizioni più significative, come quella relativa al ricorso (con appositi aggiustamenti), all'individuazione degli atti autonomamente impugnabili (conservando il principio della loro predeterminazione normativa, ma ampliandone la platea, tenendo conto delle modificazioni normative sopravvenute e degli orientamenti espressi a livello interpretativo da parte della Suprema Corte), delle forme della costituzione in giudizio della parte ricorrente (articolo 46), della parte resistente (articolo 47) e di altri soggetti (articolo 48). È stata anche ritoccata la disciplina dei termini ed è stata infine ampliata e meglio articolata la regolamentazione dei motivi aggiunti (articoli 53, 54 e 55), che aveva dato luogo a difficoltà applicative, riesaminando e risolvendo tutte le criticità emerse dall'esperienza giurisprudenziale. Il titolo II, « Trattazione della controversia », è composto di sei articoli, riguardanti, in successione: la nomina del relatore e la fissazione dell'udienza (articolo 56), l'avviso d'udienza (articolo 57), la presentazione di documenti prima dell'udienza (articolo 58), la presentazione di memorie prima dell'udienza (articolo 59), la discussione in pubblica udienza (articolo 60) e la riunione dei ricorsi (articolo 61). In queste disposizioni, improntate a criteri di massima semplicità, si è concentrata tutta la regolamentazione della fase centrale del processo tributario. Si sottolinea l'abolizione di tutti i riti abbreviati, non essendosi più fatto riferimento ai cosiddetti procedimenti presidenziali (previsti dagli articoli 27 e 28 del decreto legislativo n. 546 del 1992), che non hanno dato grandi risultati sul piano operativo e funzionale, e si è anche abolita l'alternativa fra trattazione in camera di consiglio e trattazione in pubblica udienza (oggi risultante dagli articoli 33 e 34 del decreto legislativo n. 546 del 1992), optandosi per un unico metodo di trattazione in pubblica udienza, che appare maggiormente rispettoso dei princìpi costituzionali e che viene ormai comunemente seguito nella pratica. Il titolo III, « Della decisione della causa », è formato da sei articoli, ripartiti in due capi (rispettivamente dedicati alla « Sentenza » e alla « Pubblicazione, comunicazione e notificazione della sentenza ») nei quali è disciplinata la fase decisoria del processo. Viene completata e omogeneizzata la disciplina dispersa nell'attuale decreto legislativo n. 546 del 1992, accorpando in un contesto sistematicamente organizzato tutto quanto attiene alla formazione, al contenuto e alla tipologia delle sentenze, nonché alla loro pubblicazione, comunicazione e notificazione. Il titolo IV, « Sospensione, interruzione ed estinzione del processo », è composto di quattordici disposizioni, ripartite in quattro capi, riguardanti progressivamente: