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Disposizioni in materia di istituzione delle sezioni di polizia giudiziaria del Corpo di polizia penitenziaria, di servizi centrali di polizia giudiziaria del Corpo di polizia penitenziaria, di utilizzo di aeromobili a pilotaggio remoto da parte del Corpo di polizia penitenziaria, nonché di istituzione di un Nucleo di polizia penitenziaria presso ogni tribunale di sorveglianza. Onorevoli Senatori . – Ai sensi di quanto stabilito dall'articolo 5 della legge n. 395 del 1990, gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria espletano tutti i compiti conferiti loro dalla legge n. 354 del 1975, dal relativo regolamento di esecuzione (decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000), nonché dalle altre leggi e regolamenti. E tra i compiti attribuiti al Corpo dalla legge e dai regolamenti ci sono quelli connessi all'espletamento delle funzioni di polizia giudiziaria riconosciute dal codice di procedura penale, senza alcun limite spazio-temporale o ratione materiae. Con il decreto legislativo n. 218 del 2012, il Corpo è stato inoltre inserito nell'organico della Direzione investigativa antimafia e, come ricordato, con il recente decreto sicurezza è stato istituito un Nucleo di polizia penitenziaria presso la Procura nazionale antimafia ed antiterrorismo: tutto questo vuol dire che è sempre più avvertita l'esigenza di indagini specializzate che solo la polizia penitenziaria, per la specifica competenza e conoscenza della popolazione detenuta, riesce a condurre. Molti esponenti della criminalità organizzata e molti terroristi sono detenuti negli istituti penitenziari della Nazione e molte inchieste investigative prendono proprio le mosse dal carcere. Da ciò è facile dedurre che la polizia penitenziaria non si limita all'attività di repressione, ma è attivissima – ed utilissima – anche nel campo della prevenzione. Manca ancora, tuttavia, un piccolo passaggio: per conferirle maggiori strumenti non è ulteriormente rinviabile l'inserimento della polizia penitenziaria nell'ambito degli organismi interforze che svolgono indagini sulla criminalità organizzata, attraverso la modifica dell'articolo 12 del decreto-legge n. 152 del 1991, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 203 del 1991. L'auspicata modifica renderebbe il quadro normativo di riferimento coerente con la realtà operativa già in essere e troverebbe giustificazione nella specificità delle attività del Corpo di polizia penitenziaria in ambito investigativo penitenziario. Il contrasto alla criminalità organizzata ed al terrorismo non può vivere di particolarismi e di parzialità di vedute. Le competenze della polizia penitenziaria sono ex lege riferibili all'esecuzione penale senza alcun limite, sia che si debba osservare scientificamente la personalità di un detenuto per tentarne la risocializzazione, sia che si debba investigare sulla continuità dell'azione criminale di una consorteria i cui capi o promotori siano detenuti in carcere (si pensi all'articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario, norma di prevenzione e non di repressione detentiva, alla cui attuazione ed esecuzione attende personale del Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria). La modifica dell'articolo 12 del suddetto decreto-legge n. 152 del 1991 troverebbe giustificazione nella specificità delle attività del Corpo di polizia penitenziaria in ambito investigativo penitenziario e consentirebbe, in particolare, al Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria – servizio centrale che svolge le funzioni di polizia giudiziaria per fatti commessi in ambito penitenziario o, comunque, direttamente collegati all'ambito penitenziario, per delitti di criminalità organizzata e terrorismo – di disporre dello strumento per assicurare il collegamento delle attività investigative relative ai delitti di criminalità organizzata svolte sul territorio nazionale (da reparti degli istituti penitenziari, nuclei traduzioni, esecuzione penale esterna, e così via); il doveroso coordinamento con le altre Forze di polizia, oltre che il prezioso strumento delle intercettazioni e i controlli preventivi sulle comunicazioni, stante il richiamo dell'articolo 226 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale ai servizi di cui all'articolo 12 in argomento. Inoltre, sarebbe assolutamente necessario modificare l'articolo 5 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, per consentire l'inserimento del personale del Corpo nell'organico delle sezioni di polizia giudiziaria istituite presso ogni procura della Repubblica ex articolo 56 del codice di procedura penale, conferendo organicità alle numerose applicazioni di ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria del Corpo già oggi assegnati a diverse procure della Repubblica. L'azione in procura degli agenti del Corpo di polizia penitenziaria agevola la conoscenza della complessa realtà carceraria da parte di chi investiga su reati avvenuti in carcere o comunque connessi con il regime penitenziario. Del resto, quando la legge n. 4 del 2011, recante disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari, inserì stabilmente il personale del Corpo forestale dello Stato nelle sezioni di polizia giudiziaria delle procure, con il precipuo fine di avvalersi delle competenze specialistiche di quel Corpo e di rafforzare la prevenzione e la repressione degli illeciti in materia agroambientale, la modifica normativa fu accolta con il giusto favore. La specificità e la specializzazione delle funzioni costituiscono una ricchezza da valorizzare. Così come ci si avvale della indiscussa specificità di polizia economico-finanziaria del Corpo della Guardia di finanza, non ci si può continuare a privare delle competenze maturate dalla polizia penitenziaria e del suo angolo di osservazione privilegiato delle dinamiche criminali in ambito penitenziario, spesso anticipatrici degli effetti « esterni » sul territorio. La prospettata modifica dell'articolo 5 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale consentirebbe l'inserimento del personale del Corpo di polizia penitenziaria nell'organico delle sezioni di polizia giudiziaria istituite presso ogni procura della Repubblica ex articolo 56 del codice di procedura penale, assicurando la completa equiparazione di tutte le forze di polizia. L'inserimento del Corpo di polizia penitenziaria nella composizione delle sezioni di polizia giudiziaria, oltre a garantire l'effettiva parificazione delle quattro Forze di polizia, non comporta variazioni nelle aliquote di organico delle altre componenti, che ogni biennio è disposto con decreto del Ministro della giustizia.