[resaula]

Il Paese che ha chiuso per il Covid-19 dovrà immaginarsi un agosto diverso dagli altri, con la speranza che comunque riprenda il turismo e tutto ciò che ci aspettiamo sarà un agosto in qualche modo diverso. Quindi, anche concentrandosi su queste difficoltà, non considererei il mese di agosto come il solito agosto che abbiamo vissuto fino ad oggi. Per tornare al provvedimento, dopo aver ricordato che non stiamo parlando di decisioni che assumiamo in tempi normali, vorrei evidenziare che questo decreto posticipa i termini ordinari per lo svolgimento delle consultazioni elettorali previste nel 2020, estende il principio dell' election day allo svolgimento del referendum costituzionale (e su questo ho sentito molti interventi e molta preoccupazione) e poi riduce ad un terzo il numero di sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste e candidature alle elezioni comunali o regionali. Esaminiamo le principali obiezioni che ho ascoltato. Sulla data delle elezioni, come vi ho detto, la data magica non c'è: quella proposta non è voluta essere una arroganza della maggioranza, che ha imposto una data scelta per qualche motivo, ma è stata una mediazione tra diverse spinte. Questo è stato. Lo sappiamo tutti, abbiamo letto i giornali e conosciamo le posizioni. La questione che è stata posta rispetto al fatto che l' election day venga a coinvolgere anche un referendum costituzionale io l'ho ascoltata con estrema attenzione, perché non sottovaluto e non sottostimo le preoccupazioni che sono state espresse, rispetto a quale elettorato viene chiamato e in che modo può esserci questa attenzione. Anche qui, però, la scelta che è stata fatta non è incostituzionale, quindi ritengo che la questione pregiudiziale di costituzionalità prima discussa non fosse da presentare; questa però è una mia opinione e ovviamente poi ognuno fa le scelte che ritiene. Anche qui, però, non stiamo parlando di una situazione normale. Da un lato, tutti ci preoccupiamo per la scuola. Dopodiché, rispetto al fatto che stiamo parlando di due espressioni democratiche - il referendum e le elezioni regionali e amministrative - che in questa situazione eccezionale abbiamo spostato, io non ritengo che questo sia uno strappo gravissimo, come ho sentito dire in alcuni interventi molto vibranti. Ritengo sia una scelta determinata da condizioni specifiche e particolari, anche se ho ascoltato con estrema attenzione la discussione che si è svolta. Sempre ieri in Commissione abbiamo appreso, dalle parole del sottosegretario Variati, che il modo in cui con questo decreto si immagina di svolgere le elezioni (i tempi e le modalità compreso ad esempio il fatto che si svolgano in due giorni) deriva da valutazioni del comitato tecnico-scientifico, che vengono quindi applicate in tale ambito. Ho sentito parecchie preoccupazioni per quello che riguarda il voto degli italiani all'estero. Ora, tutta la discussione sull'importanza dei Comites e su quello che si può fare sugli italiani all'estero ha una grande dignità e credo dovremmo prestare molta attenzione a tali questioni. Capisco anche la preoccupazione di chi dice che con questa legge i rappresentanti degli italiani all'estero saranno veramente pochissimi. Il problema legato invece al voto lo capisco un po' meno, perché, ancorché il tema della pandemia sarà considerato in modo diverso a seconda delle diverse realtà e dei diversi continenti, non c'è dubbio però che le modalità di voto immaginate per quello che riguarda gli italiani all'estero non prevedano assembramenti, quindi, si tratterà di un pericolo di tipo diverso. Mi avvio a concludere. Sono contenta che sia stato accettato dal Governo un ordine del giorno che chiede l'ausilio ai Comuni per prevedere modalità di votazioni che incidano il meno possibile sulle problematiche scolastiche. Questo perché sentiamo tutti l'esigenza che la scuola riprenda e riapra. Voglio inoltre rivolgermi ai colleghi di varie forze politiche che ho ascoltato con attenzione e di cui ho molto rispetto per questa battaglia, appassionata, convinta e molto civile che hanno fatto su questo referendum costituzionale; una battaglia politica e ideale importante. Voglio dire che ho molto apprezzato i toni e i modi, anche se li vedo più connessi a quanto è stato votato e al suo oggetto, cioè alla riduzione dei parlamentari in sé, che ad una contrarietà diretta, a questo decreto-legge il quale, in realtà, parla soltanto di svolgimento di elezioni . (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi senatori, vorrei dire alla senatrice Pinotti che non ci sfugge il contesto in cui stiamo vivendo: stiamo vivendo in uno stato di eccezione e assistiamo rassegnati ormai da mesi all'abuso della decretazione d'urgenza, all'abuso della questione di fiducia, all'uso improprio dei decreti della Presidenza del Consiglio, alla marginalizzazione del Parlamento della Repubblica e all'alterazione degli equilibri tra poteri dello Stato. Abbiamo visto che ieri il Presidente del Consiglio ha ritenuto opportuno derubricare la propria presenza qui in Aula rispetto a delle «comunicazioni» che avrebbero presupposto un voto, per non mettersi alla prova e per non mettere questa Assemblea alla prova della propria maggioranza su un tema evidentemente delicato ed esiziale come quello dell'uso delle risorse che verranno dall'Europa per fronteggiare l'emergenza economica che stiamo già vivendo e che probabilmente vivremo con intensità ancora superiore in un prossimo futuro. Non ci sfugge quindi il contesto, glielo assicuro senatrice Pinotti, proprio per questo però, perché stiamo torcendo le regole costituzionali, perché stiamo vivendo in uno stato d'eccezione, buonsenso e amor di Costituzione vorrebbero che si dosassero gli strappi e le forzature e li si limitasse all'emergenza. Sono un cultore di Carl Schmitt e non mi scandalizza il fatto che il potere si concentri nelle mani di chi legittimamente lo detiene in un momento eccezionale; lamento il fatto che la nostra Costituzione non preveda uno stato d'eccezione, ma è nelle cose, fa parte della realtà che possano venire momenti del genere e che in questi momenti la Costituzione venga di fatto congelata in alcune sue parti essenziali. Ma non esageriamo colleghi: stiamo creando una serie di precedenti gravi e preoccupanti che oggi hanno una giustificazione e domani potrebbero non averla. Forzare le regole del gioco, forzare le prerogative costituzionali laddove non c'è un'emergenza sanitaria che giustifichi tali forzature è pericoloso e non c'è alcuna emergenza sanitaria che giustifichi l'abbinamento tra un voto politico e un voto su un testo costituzionale. È vero che la Costituzione non lo impedisce, non lo vieta esplicitamente, ma è altrettanto vero che la consuetudine costituzionale va in questa direzione: mai prima di oggi è stato ipotizzato e formalizzato l'abbinamento tra due voti diversi. Nel 2006 il centrodestra propose all'attenzione del corpo elettorale una riforma costituzionale che portava il nome del presidente Calderoli. In quell'anno si votava per importanti elezioni amministrative (nel Comune di Roma, a Napoli e a Milano) e non furono accorpati quei due voti.