[pronunce]

2.- Nel giudizio dinanzi alla Corte si è costituita la Regione Veneto, concludendo per il rigetto del ricorso. Eccepisce preliminarmente la Regione che la deliberazione del Consiglio dei ministri del 20 dicembre 2002, che ha deciso la proposizione del ricorso, non fa riferimento all'impugnazione di tutte le disposizioni indicate dall'Avvocatura generale dello Stato, ma solo a quella dell'art. 91, comma 8, della legge regionale. Infatti, nella relazione del Ministro per gli affari regionali, allegata al verbale della riunione del Consiglio dei ministri del 20 dicembre, si afferma che la legge della Regione Veneto 4 novembre 2002, n. 33, sarebbe censurabile in quanto "la disposizione di cui all'art. 91, comma 8, prevede la nomina da parte regionale di un commissario ad acta per l'esercizio di poteri sostitutivi regionali", con ciò ponendosi in contrasto con l'art. 120 della Costituzione, che "demanda a legge statale la disciplina dei poteri sostitutivi nei confronti degli enti locali". L'impugnativa degli articoli 33, comma 3, 34, comma 8, 43, comma 9, 51, comma 3, 54, comma 2, 60, comma 3, 90, comma 1, della legge della Regione Veneto sarebbe, dunque, inammissibile. In ogni caso, osserva la difesa della Regione, gli stessi articoli 33, comma 3, 34, comma 8, 43, comma 9, 60, comma 3, e 90, comma 1, della legge regionale n. 33 del 2002 costituirebbero la mera riproduzione di disposizioni regionali vigenti prima dell'entrata in vigore del testo unico in materia di turismo e mai impugnate dallo Stato (nonostante il turismo fosse, prima della modifica dell'art. 117 della Costituzione, materia di competenza concorrente), mentre l'art. 54, comma 2, riprodurrebbe il testo di disposizioni statali. Dunque, anche sotto questo ulteriore profilo, le censure di illegittimità costituzionale prospettate dall'Avvocatura generale sarebbero inammissibili. Nel merito, le questioni di legittimità costituzionale sarebbero comunque infondate. Con riferimento, in particolare, alla censura rivolta all'art. 91, comma 8, la Regione ritiene compatibile con il testo costituzionale l'intestazione ad organi delle Regioni di poteri sostitutivi, diversi da quello previsto dall'art. 120, secondo comma, della Costituzione, nei confronti degli enti territoriali. Qualora, infatti, si riconosca all'intervento statale il carattere della straordinarietà, la norma costituzionale dovrebbe essere letta come legittimante, appunto, l'intervento statale con l'ampiezza e, insieme, nei limiti indicati, ma non già escludente la possibilità di casi di sostituzione, per così dire, ordinaria (da prevedere e disciplinare nel quadro della regolazione di un settore o materia, in conformità ai presupposti e contenuti tipici della sostituzione amministrativa) da parte di organi della Regione o di altri poteri pubblici. Una tale conclusione si imporrebbe in quanto, se è alla Regione che spetta dettare la disciplina delle modalità organizzative della funzione, sempre alla Regione spetta, conseguentemente, prevedere un suo intervento in caso di inerzia di altri soggetti cui essa prescriva di porre in essere una determinata attività, poiché tale inerzia impedisce l'attuazione delle scelte politiche da essa compiute nell'esercizio delle sue competenze costituzionalmente tutelate. E poiché le fattispecie in cui la Regione esercita dei poteri di sostituzione nei confronti degli enti locali, quale quella di cui all'art. 91, comma 8, della legge regionale, non rientrano nell'esercizio del potere sostitutivo statale previsto dall'art. 120, secondo comma, della Costituzione, quest'ultima disposizione non potrebbe dettare la disciplina di queste stesse fattispecie. Ma sarebbe non conferente anche il richiamo alle disposizioni contenute nell'art. 114 e nell'art. 117, secondo comma, lettera p, della Costituzione. In particolare, non si potrebbe sostenere che la disciplina dei controlli rientri nell'ambito della materia "organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane", di cui all'art. 117, secondo comma, lettera p, se non a patto di attribuire alla materia stessa un significato tanto ampio da farvi rientrare tutta la legislazione che abbia ad oggetto qualsiasi funzione degli enti locali: il che sarebbe assolutamente incompatibile con la lettera della disposizione e, prima ancora, con il complessivo assetto dei poteri voluto dalla riforma costituzionale. 3.- In prossimità dell'udienza, l'Avvocatura ha depositato memoria illustrativa. A fronte dell'eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dalla Regione con riferimento alle disposizioni impugnate diverse dall'art. 91, comma 8, sul rilievo che esse non sarebbero state oggetto di censura da parte del Consiglio dei ministri, l'Avvocatura replica che la pretesa relazione del Ministro per gli affari regionali che circoscriverebbe in tal modo l'oggetto del ricorso altro non sarebbe che "un appunto tecnico non sottoscritto proveniente dal Dipartimento affari regionali". Tuttavia, l'Avvocatura dichiara di "limitare la materia del contendere al citato art. 91, comma 8, con abbandono delle rimanenti censure". In ordine al potere sostitutivo ivi previsto, l'Avvocatura ribadisce che esso necessita di una espressa previsione costituzionale, nonché di una predeterminazione dei limiti e delle modalità di esercizio dello stesso, poiché sarebbe "irrazionale" che i legislatori regionali "malgrado l'art. 114, comma secondo, l'art. 117, comma secondo, lettera p, e l'art. 118 comma primo e secondo" della Costituzione siano, a differenza dello Stato, "sostanzialmente liberi" nel disciplinare tale potere. L'art. 120 della Costituzione, invece, porrebbe una "riserva" nella configurazione del potere sostitutivo, "bilanciata" dall'azione dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione, affinché esso sia esercitato non in chiave sanzionatoria, ma "di sostegno solidale e di ausilio". Tale linea di lettura troverebbe conferma nell'art. 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), che assegnerebbe in materia alle Regioni e agli enti locali "soltanto una facoltà di iniziativa". 4.- Anche la Regione Veneto ha depositato una memoria illustrativa, con cui, ribadite le eccezioni preliminari in rito, ha insistito per il rigetto del ricorso. Il potere sostitutivo disciplinato dall'impugnato art. 91, comma 8, a fronte di un'attività vincolata dell'ente locale, costituirebbe "pura e semplice manifestazione delle facoltà spettanti alla Regione, di natura sia legislativa, sia amministrativa", che non avrebbe a che vedere con le prerogative eccezionali spettanti allo Stato a salvaguardia dell'interesse nazionale e dei valori indicati dall'art. 120 della Costituzione. Oltretutto, già nel vigore dell'art. 5 del d.lgs.