[pronunce]

In ordine alla impugnazione degli artt. 10 e 11, che disciplinano l'esercizio dell'attività di mediazione privata e il sistema informativo di monitoraggio del mercato del lavoro, l'Avvocatura dello Stato, pur riconoscendo che le insufficienze del sistema di collocamento attuale hanno reso necessario il conferimento alle regioni di tale materia, afferma che l'esigenza di mantenere una disciplina uniforme in tale ambito deriverebbe dalla necessità di dettare alcune disposizioni di garanzia per i lavoratori, che li proteggano contro eventuali abusi ai loro danni, e dal fatto che è stata conservata allo Stato la competenza in tema di attività di vigilanza e di applicazione delle relative sanzioni. Infine, per quanto concerne le censure mosse alla disciplina del S.I.L., la difesa erariale contesta l'assunto regionale per il quale il ruolo della Regione sarebbe in tale settore assolutamente marginale, notando in contrario come, pur restando il S.I.L. nell'ambito di competenza del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, l'impugnato art. 11 prevede un ampio coinvolgimento delle regioni con l'attribuzione alle stesse delle attività di conduzione e manutenzione degli impianti nonché dello sviluppo autonomo di parti del sistema informativo. 4. - Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, la Regione Lombardia rileva preliminarmente che, nelle more del giudizio, sono sopravvenute l'approvazione della legge regionale di puntuale individuazione delle funzioni trasferite o delegate agli enti locali e di quelle mantenute in capo alla Regione stessa (legge regionale 15 gennaio 1999, n. 1, recante "politiche regionali del lavoro e dei servizi per l'impiego") e l'adozione di alcuni provvedimenti di attuazione del d.lgs. , nonché alcune modifiche della disciplina dallo stesso introdotta, così da rendere necessario un riesame delle censure a suo tempo mosse al d.lgs. n. 469 del 1997. La Regione ritiene che l'attuazione data alle disposizioni impugnate con la legge regionale n. 1 del 1999 non abbia fatto venire meno l'interesse al ricorso, assumendo di aver proceduto alla approvazione della legge per evitare che la ripartizione delle funzioni fosse imposta dal legislatore statale nell'esercizio dei poteri sostitutivi previsti dall'art. 4, comma 5, della legge n. 59 del 1997. Passando all'esame delle singole censure, la ricorrente insiste nel denunciare il carattere eccessivamente dettagliato e analitico dei "criteri e principi" dettati dall'art. 4, comma 1, lettere b), c) e d), e nega qualunque pregio al rilievo dell'Avvocatura dello Stato secondo il quale si sarebbe in presenza di organi regionali soprannumerari, la cui istituzione sarebbe coessenziale con l'identificazione stessa della funzione, notando in contrario come il trasferimento delle funzioni amministrative dovrebbe comunque lasciare alla Regione la possibilità di formulare, con propria legge e secondo le proprie esigenze, l'organizzazione regionale in materia, risultandone altrimenti lesa l'autonomia costituzionalmente garantita alla Regione. Quanto all'impugnazione dell'art. 4, comma 1, lettera a), che conferisce alle province le funzioni ed i compiti in materia di collocamento, la Regione rileva che l'orientamento accolto da questa Corte con la sentenza n. 408 del 1998, ove si è statuito che la scelta dei modelli di riparto di funzioni rientra nell'ambito delle legittime scelte di politica istituzionale, impedisce di insistere nelle censure mosse a tale disposizione nell'atto introduttivo del giudizio. Quanto infine alla questione proposta in riferimento all'art. 7 del d.lgs. n. 469 del 1997, la Regione Lombardia ritiene che, anche in seguito alle modifiche che il d.l. 1° luglio 1999, n. 214 (disposizioni urgenti per disciplinare la soppressione degli uffici periferici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e per incentivare il ricorso all'apprendistato), convertito in legge dall'art. 1 della legge 2 agosto 1999, n. 263 (conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 1° luglio 1999, n. 214, recante "disposizioni urgenti per disciplinare la soppressione degli uffici periferici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e per incentivare il ricorso all'apprendistato". Modifiche alla legge 17 maggio 1999, n. 144), ha apportato al comma 8 dello stesso art. 7, il parametro indicato per la individuazione delle risorse da trasferire non sia cambiato e quindi possano essere confermate, nei confronti del combinato disposto dei citati commi 5 e 8, le censure già mosse nell'atto introduttivo del presente giudizio. 5. - Alla udienza pubblica del 16 gennaio 2001 la ricorrente ha insistito nel negare che la circostanza che la legge regionale si sia conformata alle disposizioni impugnate debba essere interpretata come rinuncia alle censure già mosse nei confronti delle stesse nel ricorso introduttivo, osservando come permanga in capo alla Regione l'interesse alla rimozione dell'atto impugnato, onde poter esercitare nuovamente la propria potestà legislativa in materia. La difesa della Regione Lombardia ha depositato pure una rettifica della impugnazione, con la quale comunica che la giunta regionale ha rinunciato a censurare gli artt. 10 e 11, oggetto del ricorso, poiché tali disposizioni sarebbero state introdotte in adempimento della decisione della Corte di giustizia dell'11 dicembre 1997, sicché l'eventuale accoglimento della questione proposta ed il conseguente annullamento delle citate disposizioni potrebbe esporre l'Italia ad una condanna in sede comunitaria, eventualità, questa, che la Regione ricorrente desidera evitare in radice rinunciando alla impugnazione. La Regione ha inoltre dichiarato di non voler insistere nella censura rivolta all'art. 7, nel combinato disposto dei commi 5 e 8, e di accedere alla interpretazione prospettata dall'Avvocatura dello Stato per la quale le disposizioni censurate farebbero riferimento alle risorse da trasferire per le funzioni ed i compiti conferiti, e non anche al trattamento retributivo inerente al trasferimento del personale, oggetto di una separata attribuzione di risorse.1. - In seguito alla rinuncia all'impugnazione relativa agli artt. 10 e 11, il ricorso della Regione Lombardia investe solo gli art. 4, comma 1, lettere a), b), c), d), f); 7, comma 1, lettera b); 7, commi 5 e 8, del d.lgs. 23 dicembre 1997, n. 469 (conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato di lavoro), di cui si denuncia il contrasto con gli articoli 76, 115, 117, 118, 119, 123 e 128 della Costituzione. 2. - Preliminare allo scrutinio del merito è la questione se l'attuazione del d.lgs. n. 469 del 1997 ad opera della legge regionale 15 gennaio 1999, n. 1, abbia fatto venire meno nella Regione Lombardia l'interesse a ricorrere.