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La norma elenca i requisiti essenziali per l'iscrizione, tra i quali sono particolarmente importanti la maggiore età, il possesso di una laurea specialistica (oppure di un'esperienza continuativa di almeno due anni presso un soggetto iscritto al Registro) e il non aver riportato condanne passate in giudicato per reati contro, tra gli altri, la personalità dello Stato, la pubblica amministrazione, l'amministrazione della giustizia e il patrimonio. La verifica del possesso dei requisiti posti dalla norma è affidata alla Struttura di missione, che ha anche facoltà di chiedere, ove necessario, informazioni integrative. Al momento della iscrizione al Registro i rappresentanti di interessi sono tenuti a comunicare alcune informazioni. Tra quelle individuate dalla norma sono particolarmente importanti quelle relative alla categorie di interessi che intendono rappresentare, i potenziali destinatari dell'attività di pressione e le risorse economiche, umane e materiali che intendono utilizzare per l'attività di pressione. L'iscrizione dà diritto a ricevere i codici identificativi necessari per accedere alle consultazioni svolte dal Governo. L'articolo 7 prevede un codice deontologico, che gli iscritti al Registro sono tenuti a rispettare, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, a opera della Struttura di missione. Il regime delle incompatibilità è disciplinato dall'articolo 8. La norma introduce il cosiddetto divieto delle « revolving doors », ossia la commistione tra interessi privati e pubblici prima che sia decorso un periodo di tempo adeguato. Fatte salve le eccezioni già contemplate dall'articolo 6, la norma vieta l'iscrizione al Registro dei rappresentanti di interessi, per i due anni successivi allo svolgimento del mandato o alla cessazione dell'incarico, per i decisori pubblici, i soggetti titolati di incarico da esperto o incarico individuale presso le pubbliche amministrazioni, i giornalisti parlamentari e i dirigenti di partiti o movimenti politici. L'articolo 9 disciplina le attività dei rappresentanti di interessi. La norma ne indica quattro: la presentazione di proposte, richieste o documentazione pertinente a un processo decisionale in corso; l'accesso alle strutture istituzionali (previo rilascio di un tesserino di riconoscimento secondo le modalità indicate da ciascuna amministrazione); la partecipazione alle attività di analisi di impatto della regolamentazione e di verifica di impatto della regolamentazione degli atti del Governo; la partecipazione alle consultazioni delle autorità amministrative indipendenti. L'articolo 10 è dedicato alla relazione annuale che la Struttura di missione è tenuta a redigere e presentare in Parlamento entro il 30 giugno di ogni anno. La relazione rappresenta un prezioso strumento di monitoraggio del settore della rappresentanza di interessi. Nel solco della tradizione sperimentata nei Paesi anglosassoni, la relazione diviene uno strumento conoscitivo importante a vantaggio delle istituzioni e della collettività. La norma prevede che la relazione contenga informazioni sulle attività di rappresentanza svolte nell'anno precedente, sui soggetti pubblici nei cui confronti sono state svolte, sulle risorse (umane e materiali) impiegate e sulle eventuali criticità riscontrate, al fine di consentire al Parlamento di introdurre i necessari correttivi alla disciplina. L'articolo 11 e l'articolo 12 contemplano gli adempimenti dei decisori pubblici. L'articolo 11 prevede anzitutto che i decisori pubblici rendano noti e accessibili a tutti i soggetti iscritti al Registro i documenti relativi a iniziative normative del Governo. La norma prevede altresì che non si possano presentare proposte di legge in Consiglio dei ministri in assenza di una relazione che rendiconti adeguatamente lo svolgimento delle consultazioni dei portatori di interessi particolari (fatte salve alcune eccezioni). Per quanto riguarda le altre istituzioni, in particolare la Camera dei deputati, il Senato della Repubblica e le Autorità amministrative indipendenti, la norma prevede che, nel rispetto dell'autonomia loro riconosciuta, siano loro a disciplinare con apposito regolamento le modalità di coinvolgimento dei soggetti iscritti al Registro. Con particolare riferimento alle consultazioni a favore dei rappresentanti di interessi, l'articolo 12 disciplina le modalità di partecipazione gestite dalla Struttura di missione. Sono previsti obblighi di pubblicità, di durata e di rendicontazione degli esiti di ciascuna consultazione. L'articolo 13 disciplina il regime sanzionatorio. Per coloro che sono iscritti al Registro la Struttura di missione ha facoltà di irrogare le seguenti sanzioni ammonizione, censura, sospensione e cancellazione dal Registro. L'ammonizione consiste in un richiamo scritto contenente l'invito a non ripetere il comportamento commissivo o omissivo. La censura consiste in un richiamo scritto e pubblicato nel sito internet dalla Struttura. La sospensione e la cancellazione dal Registro si applicano nei casi più gravi di violazione (o nel caso di violazioni reiterate) e prevedono la temporanea o definitiva esclusione dal Registro e dai diritti che comporta. La norma elenca una serie di ipotesi di violazione (da non considerarsi esaustive), gli importi delle sanzioni pecuniarie che possono accompagnarsi al riconoscimento di una violazione, il diritto di contraddittorio in capo ai destinatari delle sanzioni e la competenza giurisdizionale in caso di controversia. Per coloro che non sono iscritti al Registro, la Struttura di missione non ha potere sanzionatorio. La norma gli riconosce comunque la facoltà di segnalare all'autorità giurisdizionale competente eventuali condotte illecite. Le disposizioni finali, disciplinate dall'articolo 14, riguardano anzitutto i casi di esclusione, che comprendono gli atti urgenti o coperti da segreto di Stato e l'attività di rappresentanza di esponenti sindacali e imprenditoriali svolta nell'ambito di processi decisionali, che si concludono mediante protocolli d'intesa e altri strumenti di consultazione. Il comma 2 riporta la clausola di invarianza finanziaria.. 1 (Finalità) 1 La presente legge disciplina l'attività di relazioni istituzionali finalizzata alla rappresentanza di interessi, intesa come attività concorrente alla formazione delle decisioni pubbliche nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni e con l'obbligo di lealtà nei loro confronti. 2 La presente legge si conforma ai princìpi di pubblicità, di partecipazione democratica, di trasparenza e di conoscibilità dei processi decisionali, e persegue le seguenti finalità: a garantire la trasparenza dei processi decisionali; b assicurare la conoscibilità dell'attività dei soggetti che influenzano tali processi; c agevolare l'individuazione delle responsabilità delle decisioni assunte; d consentire l'acquisizione da parte dei decisori pubblici di una più ampia base informativa sulla quale fondare scelte consapevoli. 2 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si applicano le seguenti definizioni: a «portatori di interessi particolari»: i soggetti, persone fisiche o giuridiche, che rappresentano professionalmente, presso i decisori pubblici, interessi leciti, anche di natura non economica, al fine di incidere sui processi decisionali pubblici in atto o di avviare nuovi processi decisionali pubblici; b «decisori pubblici»: coloro che, in ragione del proprio ufficio pubblico, concorrono alle decisioni pubbliche.