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In primo luogo, quello che avete compiuto con il milleproroghe è una violazione di un accordo contrattuale tra lo Stato e le città. Quando voi, come maggioranza, rappresentate questo Paese, rappresentate lo Stato. Oltre 90 città avevano già firmato degli accordi, come ha ricordato il collega Pagano. Hanno sottoscritto degli impegni e, a volte, hanno addirittura iniziato a spendere i soldi per riqualificare le aree periferiche degradate. Ma ciò che è più grave che è che il Governo è venuto meno non soltanto a un impegno con le amministrazioni, ma anche a un impegno con milioni di cittadini che vivono in aree degradate del Paese, collocate nelle più grandi aree urbane, dove i servizi sono assolutamente inadeguati, dove non ci sono condizioni di sicurezza, dove i tassi di disoccupazione giovanile superano il 50 per cento. Colleghi della maggioranza, questo vostro atto vi si ritorcerà contro perché il populismo che alimentate si ciba proprio di questo disagio, nel degrado di quelle periferie. E voi state tradendo quei cittadini, quegli elettori negando il finanziamento al bando periferie. E lo avete fatto in modo - ripeto - consapevole, in modo determinato; lo avete fatto perché sapete che le finanze dello Stato non consentono in alcun modo di fare la legge di stabilità che avete in mente e lo avete fatto perché volete mantenere delle promesse da mariuoli, promesse pericolose come - ad esempio - il reddito di cittadinanza, i famosi 780 euro che volete dare alle persone che non lavorano. E non si tratta tanto di dare sostentamento alle persone, che è una questione di dignità, sacrosanta. Voi sapete che cosa vuole dire dare 780 euro a persone che vivono in un Paese dove i servizi di collocamento non funzionano; dove non esistono una formazione professionale e un'economia in grado di assorbire le capacità occupazionali di persone che magari, per un certo periodo di tempo, cercano lavoro? Ecco, quello che state facendo è un atto assolutamente grave. Voi pensate di poter dare, attraverso quanto previsto nel milleproroghe, attraverso i pochi quattrini che siete riusciti a racimolare, attraverso l'assistenzialismo - questo è l'aspetto grave di questo Paese - una risposta alla disoccupazione e negate alle città, ai luoghi che sono il volano dell'economia e permettono la tenuta della comunità, la possibilità di investire nella riqualificazione, nell'economia e nella coesione sociale, colpendo associazioni che in questo momento stanno svolgendo compiti e ruoli al posto dello Stato. Questa è una scelta politica consapevole, una scelta politica sbagliata, che, soprattutto, vi si ritorcerà contro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Steger. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il presente provvedimento torna qui in Senato dopo una non semplice discussione alla Camera. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 19,30) ( Segue STEGER). Con la decisione sui fondi per le periferie, alle città di Trento e di Bolzano - tra le altre - verranno meno 36 milioni di euro. Il Comune di Bolzano è coinvolto con i 18 milioni che si è aggiudicato per il progetto di recupero dell'areale - in pieno centro - di via Alto Adige. Anche i nostri sindaci hanno duramente protestato contro questa decisione unilaterale del Governo, e spero davvero - come promesso dal presidente Conte al presidente dell'ANCI Antonio Decaro - che si trovi quanto prima una soluzione. Bolzano, come Trento, come tutte le altre città interessate, ha bisogno di quelle risorse. Si tratta di finanziamenti già stanziati, bollinati dalla Ragioneria generale dello Stato, che i Comuni stavano cominciando a spendere. Se vi è una necessità di reperire risorse, non è questa la strada giusta, perché parliamo in tal caso di risorse che vanno a diretto e immediato vantaggio dei cittadini. Per questo fatichiamo a comprendere il muro che il Governo ha alzato alla Camera, dopo l'errore che è stato compiuto qui in Senato. È la nota negativa di un provvedimento che ha dei lati anche positivi. Positiva è anzitutto la decisione di prorogare i termini per l'adesione dei gruppi nella riforma delle BCC. In prima lettura, con un nostro emendamento, avevamo chiesto che per le Raiffeisen fosse il Presidente della Regione, sentita la Banca d'Italia, a stabilire le soglie di partecipazione delle banche di credito cooperativo alla società capogruppo. Credo che il limite maggiore della riforma riguardi l'obbligo di dover aderire a un gruppo bancario pena la perdita della licenza bancaria. La solidarietà per garantire la stabilità del sistema è importante, ma non può arrivare a compromettere la libertà di iniziativa garantita dalla Costituzione e quei principi mutualistici e di connessione col territorio, che costituiscono la ragione sociale del credito cooperativo. Per questo il nostro auspicio è che questo tempo che il Governo si è voluto concedere serva per una riflessione più puntale, attraverso il coinvolgimento e il confronto serrato con i soggetti interessati. Il sistema bancario merita grande attenzione, soprattutto adesso che per le famiglie e le imprese si potrebbe aprire una pagina nuova sul costo del denaro per via della conclusione del quantitative easing . Apprezziamo l'atteggiamento prudenziale dell'1,6 per cento, soprattutto in virtù di quello che sta succedendo a livello internazionale e dei dati sulla produzione industriale. L'Italia avrà bisogno di politiche che diano ulteriore slancio alla ripresa; politiche che sappiano conciliare il livello macro con quello micro degli artigiani, dei professionisti, delle piccole imprese. In questo senso, gioca un ruolo fondamentale la semplificazione burocratica che, per i piccoli, assume i contorni di una tassa occulta. Andavano in questa direzione altri emendamenti che avevamo presentato in prima lettura: quelli per il settore agricolo, per prorogare l'entrata in vigore della tracciabilità dei pagamenti, con l'obiettivo di consentire ad ABI e Poste Italiane di sviluppare iniziative volte a ridurne proprio l'impatto burocratico; oppure quello con cui chiedevamo di prorogare di ulteriori sei mesi la scadenza per i nuovi adempimenti delle strutture alberghiere, con il mero scopo di evitare agli albergatori lavori di adeguamento nel pieno della stagione turistica, ossia il giugno del prossimo anno. Purtroppo, non è stato possibile in Commissione avviare un confronto adeguato su questi temi. Ne prendiamo atto e auspichiamo che in futuro ci sia una maggiore possibilità di dialogo e confronto, a partire da questioni che non hanno alcuna matrice ideologica se non quella del puro buonsenso. Come abbiamo detto in prima lettura, noi riconosciamo al Governo la possibilità di un provvedimento che serve per approfondire le questioni che reputa più importanti. Ci convince meno quando un proroga-termini perde questa sua funzione originaria e si tramuta in uno strumento per prendere iniziative di cui si fatica a comprenderne la ratio e lo spirito d'indirizzo. Il nostro augurio è che la confusione e le retromarce che hanno caratterizzato alcuni momenti dell'esame del provvedimento possano chiudersi qui. Ci attende presto la prima legge di bilancio della nuova legislatura, il primo vero banco di prova di questo Esecutivo.