[pronunce]

7.3.- Per quanto attiene, infine, alla previsione normativa di “variante agli strumenti urbanistici” contenuta nell'art. 1-bis, comma 5, si rileva che la stessa - assegnando, tra l'altro, “un valore di prevalenza immediata ed automatica sui piani territoriali, compreso il piano provinciale che dovrebbe costituire la sede di coordinamento" - violerebbe: l'art. 117 della Costituzione, che attribuisce alle regioni la competenza nella materia de qua; l'art. 97 della Costituzione, in quanto verrebbe attribuito l'effetto di variante ad un piano di stralcio soltanto adottato e non anche approvato, sulla base, si aggiunge, di un “procedimento sommario” che sacrificherebbe il ruolo delle Regioni. 7.4.- Quanto alla norma di cui all'art. 2 della legge n. 365 del 2000, si premette che la Regione Liguria avrebbe disciplinato specificamente il settore relativo alla materia dei tagli boschivi e dei vincoli idrogeologici (legge regionale 16 aprile 1984, n. 22, recante "Legge forestale regionale"; legge regionale 22 gennaio 1999, n. 4, recante "Norme in materia di foreste e di assetto idrogeologico"). La disposizione impugnata sarebbe, secondo la ricorrente, costituzionalmente illegittima per violazione: a) degli artt. 5 e 117 della Costituzione, per essere la materia disciplinata di competenza della regione; b) dell'art. 118 della Costituzione, disponendo una assegnazione diretta ai comuni di funzioni a prescindere dall'accertamento del carattere esclusivamente locale delle stesse (con riserva, tra l'altro, di competenze amministrative, sia pure di natura consultiva, ad organi statali, quali le autorità di bacino, il corpo forestale dello Stato, le soprintendenze); c) dell'art. 97 della Costituzione, in quanto sarebbe irragionevole ed ingiustificato prevedere, secondo la ricorrente, una disciplina non generale valida soltanto nelle Regioni interessate dagli eventi calamitosi del 2000 con misure non collegate alla fase dell'emergenza, aventi carattere stabile e "presumibilmente definitivo"; inoltre, si sottolinea la incongruità della norma sotto il profilo contenutistico per la complessità del procedimento previsto secondo l'ordine delle considerazioni già svolte dalla Regione Toscana; d) degli artt. 5 e 128 della Costituzione, attesa l'attribuzione di competenze gestionali (quali quelle in esame) al sindaco e non ai dirigenti, non rispettandosi, così, il principio della separazione tra politica e gestione amministrativa. 7.5.- È intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con atto che riprende le medesime argomentazioni già contenute negli altri scritti difensivi in relazione alle censure di illegittimità costituzionale specificamente fatte valere dalla Regione Liguria. 7.6.- Nell'imminenza della data fissata per la pubblica udienza, l'Avvocatura generale dello Stato ha presentato una memoria con la quale insiste per la infondatezza delle questioni sollevate, precisando, quanto all'art. 2 della legge n. 365 del 2000, che la norma è il frutto di una stagione di emergenze ambientali di rilevantissima entità; comunque, a fronte della diversificazione normativa, resta compito imprescindibile dello Stato il coordinamento generale delle politiche ambientali e forestali al fine di garantire uno standard minimo di tutela del territorio, e di affiancare gli organi regionali in caso di inerzia e di inidoneità, in certe situazioni come le calamità, ad affrontare la situazione separatamente. Del resto, osserva l'Avvocatura, l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione affida allo Stato in via esclusiva la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali. In tale quadro, i cinque pareri preventivi richiesti dalla normativa impugnata per l'autorizzazione al taglio boschivo consentirebbero una valutazione tecnica di più parti atta a garantire la massima sicurezza e il massimo coordinamento operativo in zone colpite da calamità. Quanto all'art. 1-bis del d.l. n. 279 del 2000, si osserva che anche in questo caso la norma, inserita in un processo atto ad affrontare una grave emergenza idrogeologica, sarebbe da considerare norma straordinaria rispetto alla ordinaria programmazione del territorio, idonea, tra l'altro, a dettare prescrizioni minimali di sicurezza idrogeologica. Infine, con riferimento agli artt. 6-bis e 6-ter del d.l. n. 279 del 2000, l'Avvocatura rileva che dette norme scaturiscono da un accertamento di fatto, relativo all'aumentato carico di lavoro delle autorità di bacino di rilievo nazionale. La previsione non sarebbe irrazionale, né determinerebbe alcuna disparità di trattamento, trattandosi di situazioni diverse. Con tali disposizioni, lo Stato provvederebbe al personale ed all'organizzazione più vicina e collegata ad esso, mentre all'ente regionale spetterebbe la cura di politiche ed esigenze di uffici di propria pertinenza. Ha depositato memoria la Regione Veneto, chiedendo che sia dichiarata la cessazione della materia del contendere in relazione al ricorso dalla stessa proposto, rilevando, quanto all'art. 2 della legge n. 365 del 2000, che esso è stato abrogato dall'art. 2-sexies del d.l. 27 dicembre 2000, n. 392 (Disposizioni urgenti in materia di enti locali), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 28 febbraio 2001, n. 26; e quanto all'art. 6-bis del d.l. n. 279 del 2000, anch'esso impugnato, che l'art. 5-bis, comma 3, del d.l. 7 settembre 2001, n. 343 (Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile e per migliorare le strutture logistiche nel settore della difesa civile), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 9 novembre 2001, n. 401, prevede che le Regioni che si avvalgono di personale con rapporto di lavoro a tempo determinato assunto (ai sensi del d.l. 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, nella legge 3 agosto 1998, n. 267, nonché ai sensi del d.l. 30 gennaio 1998, n. 6, convertito, con modificazioni, nella legge 30 marzo 1998, n. 61) tramite procedure selettive, possono procedere alla trasformazione del predetto rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato, nel rispetto delle disposizioni di cui all'art. 35, comma 1, lettera a), del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, per la copertura dei corrispondenti posti vacanti nelle dotazioni organiche.