[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 8-septies del decreto-legge 28 maggio 2004, n. 136, (Disposizioni urgenti per garantire la funzionalità di taluni settori della pubblica amministrazione), convertito, con modificazioni, dalla legge 27 luglio 2004, n. 186, promosso con ordinanza del 10 febbraio 2005 dal Tribunale di Brindisi, sezione distaccata di Mesagne, nel procedimento civile vertente tra la Regione Puglia e Iolanda Capraro ed altri, iscritta al n. 291 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 23, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti l'atto di costituzione di Iolanda Capraro e l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 7 marzo 2006 il Giudice relatore Luigi Mazzella; uditi l'avvocato Vincenzo Vitale per Iolanda Capraro e l'avvocato dello Stato Antonio Palatiello per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Nel corso del giudizio d'appello promosso dalla Regione Puglia contro la sentenza con la quale il Giudice di pace di Mesagne l'aveva condannata a pagare a Iolanda Capraro ed altri le differenze tra gli importi loro riconosciuti negli elenchi degli aventi diritto ai benefici di cui all'art. 2, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 1990, n. 367 (Misure urgenti a favore delle aziende agricole e zootecniche danneggiate dalla eccezionale siccità verificatasi nell'annata agraria 1989-1990), convertito, con modificazioni, dalla legge 30 gennaio 1991, n. 31, e le somme effettivamente erogate da essa Regione, il Tribunale di Brindisi, sezione distaccata di Mesagne, con ordinanza del 10 febbraio 2005, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 101, 102 e 104 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 8-septies del decreto-legge 28 maggio 2004, n. 136 (Disposizioni urgenti per garantire la funzionalità di taluni settori della pubblica amministrazione), introdotto dalla legge di conversione 27 luglio 2004, n. 186. Il giudice rimettente ha ricordato che originariamente l'art. 2, comma 2, del d. l. n. 367 del 1990 stabiliva, a favore delle aziende olivicole e viticole del Mezzogiorno colpite dalla siccità nell'annata agraria 1989-90 che avessero subito un danno superiore al cinquanta per cento della produzione lorda vendibile, l'attribuzione di «un contributo una tantum di lire 2 milioni per ettaro, e comunque entro il limite massimo di cinquanta milioni ad azienda» e che la Corte di cassazione si è sempre pronunciata nel senso della giurisdizione del giudice ordinario, riconoscendo natura di diritto soggettivo al contributo in oggetto in considerazione del fatto che i presupposti e la misura dello stesso non erano sottoposti a valutazioni discrezionali da parte della pubblica amministrazione. Il Tribunale ha aggiunto che successivamente è entrato in vigore l'art. 8-septies del d. l. n. 136 del 2004, introdotto dalla legge di conversione n. 186 del 2004, il quale, da un lato, ha stabilito che il contributo una tantum in questione deve intendersi erogabile dagli enti territoriali interessati entro i limiti dell'autorizzazione di spesa di cui all'art. 11 del d. l. n. 367 del 1990 e nell'ambito della quota destinata a ciascun ente, e, dall'altro, ha modificato il testo dell'art. 2, comma 2, del medesimo decreto-legge, stabilendo che le parole «di lire» siano sostituite da «fino a lire». Un simile intervento da parte del legislatore comporterebbe, secondo il giudice a quo, la degradazione del diritto soggettivo al contributo a mero interesse legittimo poiché la norma attribuirebbe all'ente territoriale la discrezionalità nel determinare la misura del contributo il quale, ricorrendo i presupposti di legge, non sarebbe più pari in ogni caso a lire due milioni per ettaro, bensì andrebbe riconosciuto fino a lire due milioni per ettaro e comunque entro i limiti dell'autorizzazione di spesa di cui all'art. 11 del d. l. n. 367 del 1990 e della quota destinata a ciascun ente. Ciò renderebbe l'art. 8-septies del d. l. n. 136 del 2004 illegittimo sotto vari profili. In primo luogo esso violerebbe l'art. 3 Cost. per contrasto con il principio di ragionevolezza. Infatti, secondo il giudice rimettente, la norma rappresenterebbe l'interpretazione autentica di una disposizione (l'art. 2, comma 2, del d. l. n. 367 del 1990) che non ha dato adito ad alcun dubbio interpretativo, dal momento che indicava chiaramente i requisiti e le condizioni dei richiedenti nonché l'ammontare del contributo, ed era sempre stata intesa dalla Corte di cassazione come attributiva di un diritto soggettivo. Ulteriore profilo di contrasto con il principio di ragionevolezza è individuabile, a parere del Tribunale, considerando che la norma censurata sarebbe destinata ad operare solo in via retroattiva su vicende collegate ad un evento calamitoso occorso quattordici anni prima, i cui effetti pregiudizievoli si sono ormai esauriti, per il quale sono decorsi i termini per la presentazione delle domande volte alla erogazione del contributo ed i relativi procedimenti amministrativi sono ormai conclusi. L'art. 8-septies contrasterebbe, inoltre, con gli artt. 101, 102 e 104 Cost. perché avrebbe il precipuo (se non addirittura il solo) fine di vincolare il giudice all'adozione di una determinata decisione in specifiche ed individuate controversie, assumendo così un carattere provvedimentale. Il giudice rimettente censura infine la norma con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. per violazione del principio dell'affidamento nella certezza dell'ordinamento giuridico perché la chiara formulazione dell'art. 2, comma 2, del d. l. n. 367 del 1990 non poteva che indurre i titolari delle aziende colpite dalla siccità a confidare nella certezza di aver diritto al contributo ed al suo esatto ammontare. Al riguardo occorrerebbe anche considerare che coloro che domandavano il contributo una tantum rinunciavano alla possibilità di richiedere altre forme di contributo che dalla legge erano ritenute incompatibili con il primo. Secondo il Tribunale la degradazione da diritto soggettivo ad interesse legittimo avrebbe di fatto comportato anche una lesione del diritto di difesa, avendo ridotto gli strumenti e la portata dei mezzi di tutela giudiziaria a disposizione degli interessati.