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A mero titolo di esempio, un incidente nel mare abruzzese avrebbe ripercussioni anche sul turismo delle regioni limitrofe e in generale sul turismo nell’Adriatico. Gli stessi operatori economici e, più in generale, una larga parte dell'opinione pubblica stanno esprimendo forte preoccupazione rispetto a tali procedimenti, con prese di posizione e richieste di intervento. Le norme europee prevedono che le istanze provenienti dai cittadini abitanti nei territori interessati siano tenute in adeguato conto nelle scelte che riguardano l'ambiente e la loro economia. In questo senso è bene richiamare non solo il principio di precauzione ma anche quello di prevenzione, in considerazione del fatto che gli impatti di queste attività sono ormai noti e riconosciuti dalle massime autorità scientifiche e dalle istituzioni internazionali. Infine non si può non richiamare la necessita di iniziare ad abbandonare le fonti fossili di energia che sono causa dei cambiamenti climatici in atto; appare logico partire dalle situazioni e dai progetti che comportano i rischi maggiori. Per tali ragioni e in considerazione della risoluzione approvata in data 30 settembre 2014, avente ad oggetto «Azioni urgenti avverso il decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014, cosiddetto “sblocca Italia”», il Consiglio regionale della regione Abruzzo presenta il seguente disegno di legge per la modifica dell'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo n. 152 del 2006, al fine di eliminare le clausole che hanno fatto salvi i procedimenti in corso e che permettono di poter presentare altri progetti per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi nella fascia delle 12 miglia marine dalla costa. Il disegno di legge consta di un solo articolo.. 1 1 L'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è sostituito dal seguente: « 17 . Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell'Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, fatti salvi i titoli abilitativi già rilasciati. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l'aliquota di prodotto di cui all'articolo 19, comma 1 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7 per cento al 15 per cento per il gas e dal 4 per cento al 10 per cento per l'olio. Il titolare unico o il contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell'incremento dell'aliquota ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico, per assicurare il pieno svolgimento rispettivamente delle azioni di monitoraggio e di contrasto dell'inquinamento marino e delle attività di vigilanza e di controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e di coltivazione in mare».