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Purtroppo però avevo già avuto modo di presentare a marzo un'altra interrogazione sui fatti accaduti a Modena e a Pavia e sulle agitazioni che riguardavano le carceri di Salerno, Napoli, Frosinone, Vercelli, Alessandria, Palermo, Bari e Foggia. Ancor prima, nel provvedimento cosiddetto Cura Italia, avevo avuto modo di presentare emendamenti, perché la situazione già grave delle carceri, come lei giustissimamente ha detto, delle carceri veniva aggravata nel marzo 2020 dalla situazione della pandemia. Quando tutti ricevevamo indicazioni sul distanziamento, sull'igiene e sulla cura, nelle carceri il sovraffollamento e la mancanza di sicurezza rispetto al Covid-19 erano altissimi. Ha detto infatti che i fatti gravissimi accaduti il 5 aprile e che lei stessa ha denunciato erano stati preceduti da una rivolta. Cosa chiedeva quella rivolta, anzi, quell'agitazione, perché è stato è stato chiarito che non si trattava di una vera e propria rivolta, ma di un'agitazione? Sicurezza sanitaria, distanziamento e di ovviare al sovraffollamento nelle carceri. Devo dire di essere abbastanza agitata, perché la situazione e anche il suo intervento mi hanno colpito molto. La mia emozione dipende proprio dal suo discorso. È stata anche molto chiara nel dire che, oltre a capire, bisogna agire e ha dato linee di priorità importanti, come la formazione e la cultura per il personale. Per quanto riguarda il sovraffollamento, ha parlato di costruire nuove carceri. Anche se la questione è chiaramente brutale, nel costruire nuove carceri, tenendo conto che abbiamo 61.230 detenuti su 47.270 posti, dobbiamo però tener conto che 8.682 detenuti devono scontare meno di dodici mesi di detenzione e 8.142 da un anno a due. Prima di costruire nuove carceri, dovremmo pensare alle pene alternative, perché, come lei stessa ha detto, signora Ministra, la recidiva, quando ci sono pene alternative, è molto al di sotto di quella di chi invece sconta la pena nelle carceri. Pertanto, prima di mettere mano alla costruzione di nuove carceri, dovremmo seguire questa linea, perché una società che costruisce nuove carceri ha fallito. Dobbiamo cercare pene alternative e proporre... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signora Ministro, devo ringraziarla per le sue parole, non solo per quelle odierne, ma anche per quelle pronunciate immediatamente appena ha saputo dei fatti, con un richiamo forte ai valori e ai principi della Costituzione. Devo ringraziare anche il Presidente del Consiglio, che è venuto con lei a Santa Maria Capua Vetere, perché questo ha un significato molto importante: il Governo italiano tratta i detenuti come tutti i cittadini e, di fronte a certe tragedie, è presente interamente nella loro casa e nella loro attività, cioè in carcere. Mi dispiace sentir dire che non è necessario costruire nuove carceri, come abbiamo sentito poco fa, perché è sbagliato. Infatti, per poter affermare i principi della Costituzione, occorre che le carceri siano vivibili (Applausi) e che vi sia uno spazio fondamentale per ciascun individuo. Non dobbiamo pensare che il detenuto debba avere una qualche afflittività superiore alla privazione della libertà, che già sperimenta; dobbiamo invece garantirgli strutture adeguate alle necessità. Ho visitato circa 43 carceri del nostro Paese. Quello che ha descritto esiste in maniera abbastanza variegata nelle varie Regioni. Le porto l'esempio della Liguria, dove c'era il carcere di Savona, che non so se ora sia stato aggiustato, ma visitarlo e vederlo era assurdo. Tuttavia, vedere anche che un provveditore era riuscito a realizzare le docce in tutte le celle della Regione aveva un grande significato per i detenuti. Nello stesso tempo, rispetto a tutto questo, devo dire di avere fiducia nella sua capacità di garantire sanzioni necessarie e adeguate agli accertamenti di responsabilità individuali, perché solo di quello possiamo ragionare. Allo stesso tempo, però, spetta a noi, al Parlamento, darle un contributo, nel senso di realizzare le misure di prevenzione necessarie perché questi fatti non avvengano. Bisogna creare capacità di dialogo all'interno delle strutture carcerarie, tra detenuti e polizia penitenziaria. Sa meglio di me che oggi stiamo ragionando di un episodio molto grave commesso da alcuni uomini della polizia penitenziaria; non dimentico però - e lo sa meglio di me - che circa 400 poliziotti all'anno sono vittime di violenze forti all'interno del carcere. (Applausi) . Dobbiamo quindi realizzare e stare attenti alle norme che abbiamo approvato. Penso ad esempio a una norma scellerata di qualche anno fa, che, a scopo preventivo, introduceva la previsione per cui, se per caso si ammazzava o si faceva qualcosa di grave nei confronti di un poliziotto penitenziario, non si aveva diritto ai benefici della legge Gozzini per due anni. Questa norma è stata abolita, perché era un automatismo. Sono contrario agli automatismi, ma nella realtà carceraria sono tali da garantire che ciascuno si assuma la propria responsabilità e abbia cognizione dei diritti. Il diritto però significa anche sapere che, se si sbaglia, si deve certamente espiare la pena nel modo più corretto possibile. Nello stesso tempo, non posso accettare l'ipotesi per cui il sovraffollamento o il grande caldo (specie in questo periodo dell'estate) giustifichino atti di violenza nei confronti della polizia penitenziaria o di altri detenuti, perché ci sono anche questi. (Applausi) . Non possiamo continuare a fare grandi e bei discorsi. Credo che il Parlamento debba assumere l'impegno di rispondere alle eventuali richieste di norme che il Ministro intende portare alla nostra attenzione, ma, nello stesso tempo, valutare quali sono le norme attuali e la loro adeguatezza rispetto alle aspettative cui ho fatto riferimento, essenzialmente per garantire, attraverso misure di prevenzione, un clima diverso. Occorre il dialogo e la capacità di... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi) . BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sono felice che finalmente si parli del sistema di detenzione, di Polizia penitenziaria e di situazioni che più volte noi, come Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, abbiamo cercato di portare in queste Aule. Mi spiace che ciò avvenga solo per fatti spiacevoli e non per le centinaia di segnalazioni consegnate proprio da quel mondo alle istituzioni. Purtroppo, però, spesso la politica non va nella direzione del buon senso e lo dico a malincuore, perché - qui lo sappiamo tutti - è una battaglia contro i giganti ogni giorno: diversamente, infatti, avremmo già risolto il problema molto tempo fa; questo però non è accaduto e magari oggi quei video assurdi, che tutti abbiamo visto e commentato mesi fa, che hanno riempito i giornali e i telegiornali per settimane, non ci sarebbero neppure stati. Invece eccoci qui oggi a discuterne.