[pronunce]

L'art. 2, comma 1, lettera g), della legge della Regione Abruzzo, prevedendo tra le finalità da perseguire, tramite il “Fondo unico delle politiche della pesca”, quelle di conservazione e incremento delle risorse alieutiche, predisposizione di piani di gestione di aree di riserva, nonché monitoraggio di specie ittiche e dell'ambiente marino, attribuisce carattere regionale a risorse biologiche, quali quelle ittiche, che necessitano di una disciplina di tutela e conservazione uniforme, nel rispetto di convenzioni e accordi internazionali – anche in questo caso si tratta della United Nations Convention on the Law of the Sea, Montego Bay, 10 dicembre 1982, e del United Nations Agreement for the Implementation of the Provisions of the United Nations Convention on the Law of the Sea of 10 December 1982 relating to the Conservation and Management of Straddling Fish Stocks and Highly Migratory Fish Stocks, New York, 4 agosto 1995. La materia della pesca persegue interessi pubblici molteplici, riconducibili ad obiettivi di tutela dell'ecosistema e delle risorse ittiche, che sfuggono, per la natura degli interessi da tutelare, ai confini territoriali e che richiedono una gestione unitaria. La disposizione regionale, quindi, invaderebbe la competenza esclusiva statale in materia di rapporti internazionali e tutela dell'ecosistema, di cui all'art. 117, secondo comma, lettere a) e s), Cost. Infine, la norma contenuta nell'art. 3, comma 2, prevede tra i componenti della Conferenza regionale della pesca e dell'acquacoltura rappresentanti di organismi statali, quali le Capitanerie di porto. Tale disposizione, nel dettare norme cogenti nei confronti di rappresentati di uffici periferici dello Stato, si porrebbe in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost. 4.2. — Si è costituita la Regione Abruzzo, chiedendo che le questioni proposte dallo Stato siano dichiarate manifestamente infondate. La difesa regionale ha dedotto come il quadro normativo in materia di pesca ed acquacoltura presenti le caratteristiche di un sistema multilivello, nel quale interagiscono fonti normative comunitarie, nazionali e regionali. La riforma del Titolo V della Costituzione ha innovato il rapporto tra potestà normativa statuale e regionale. In particolare, “pesca e acquacoltura” non sono state ascritte nel novero delle materie di esclusiva competenza legislativa statale, ovvero di competenza legislativa concorrente, sicché le stesse devono essere ricondotte alla potestà legislativa residuale delle Regioni ex art. 117, quarto comma, Cost. Con riguardo alle specifiche censure la Regione osserva quanto segue. L'art. 2, comma 1, lettera f), della legge regionale in esame, non è diretto alla creazione di un marchio regionale identificativo di una produzione agroalimentare locale, quanto «al possibile sostegno alla certificazione di qualità della Marineria abruzzese, del Pesce abruzzese, in forza dell'applicazione di rigorosi disciplinari in materia di metodi di cattura, modalità di primo trattamento e manipolazione, tempi di trasporto a terra ed avvio della commercializzazione». In relazione alle censure formulate rispetto all'art. 2, comma 1, lettera g), della legge regionale dell' Abruzzo, n. 22 del 2004, la Regione deduce come la norma si inserisca nel quadro normativo internazionale, e al medesimo si adegui. Né sussisterebbe l'invasione della competenza statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema dal momento che si è inteso intervenire solo nella predisposizione e attuazione di piani di gestione delle risorse per aree di tutela biologica già istituite, concorrendo, così, alla loro implementazione. In ordine alle censure formulate rispetto all'art. 3, comma 2, della legge della Regione Abruzzo n. 22 del 2004, la Regione rileva che la previsione della partecipazione alla istituenda Conferenza regionale della pesca e dell'acquacoltura, di un rappresentante designato dalle Capitanerie di porto, ha fondamento nell'art. 105, comma 6, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), nonché nell'art. 10 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154 (Modernizzazione del settore pesca e dell'acquacoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 7 marzo 2003, n. 38), che richiedono un necessario raccordo con le Capitanerie di porto. 4.3. — L'Avvocatura dello Stato ha depositato memoria con la quale ha rilevato come le disposizioni legislative introdotte dalla Regione Abruzzo riguardino essenzialmente linee di intervento pubblico a sostegno dell'economia ittica. Ha affermato, quindi, come non sembri dubitabile che la Regione, in forza dell'assetto delle competenze delineato a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, abbia legittimazione a provvedere in materia di pesca e acquacoltura. Piuttosto, la questione di legittimità costituzionale attiene alle modalità con cui la Regione Abruzzo ha inteso esercitare detta potestà, e, in particolare, all'incidenza della disciplina regionale sul rispetto del Trattato che ha istituito la Comunità europea e del regolamento CEE n. 2081/92. Ad avviso della difesa dello Stato, la Regione Abruzzo può promuovere, nel contesto di un piano economico, i prodotti e i marchi locali, ma non può individuare un ambito di delimitazione delle aree di produzione avulso dai criteri indicati in sede comunitaria. La norma in questione, pertanto, sarebbe lesiva dell'art. 117, primo comma, Cost., nella parte in cui introduce un criterio di tutela dei marchi d'origine diverso da quello vigente nel territorio nazionale e nell'area comunitaria, nonché dell'art. 117, secondo comma, lettera e), in quanto altererebbe la concorrenza tra i prodotti nazionali. La difesa dello Stato ha ribadito l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera g), della legge della Regione Abruzzo, in quanto contiene un espresso riferimento alla predisposizione ed attuazione di piani di gestione di aree di riserva e di specie particolari, incidendo sulla competenza esclusiva dello Stato in materia di rapporti internazionali e di tutela dell'ecosistema e dell'ambiente, di cui all'art. 117, secondo comma, lettere a) e s), Cost. Infine, il Presidente del Consiglio dei ministri riafferma l'illegittimità costituzionale dell' art. 3, comma 2, tanto più che l'art. 10 del d.lgs. n. 154 del 2004, richiamato dalla Regione, si esprime in termini di raccordo tra le Commissioni consultive istituite dalle Regioni e le Capitanerie di porto.1. — Vengono all'esame della Corte quattro ricorsi, dei quali due sono stati proposti, rispettivamente, dalla Regione Toscana (ric. n. 32 del 2004) e dalla Regione Emilia-Romagna (ric. n. 33 del 2004) nei confronti di talune disposizioni di una legge dello Stato, gli altri due, invece, sono stati proposti dal Presidente del Consiglio dei ministri (ric. n. 72 e ric.