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Modifiche al codice civile in materia di classificazione e regime giuridico dei beni, nonché definizione della nozione di ambiente. Onorevoli Senatori . – È noto che la riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione ha inserito nella Carta fondamentale il termine « ambiente ». L'articolo 117, secondo comma, lettera s) , della Costituzione afferma che lo Stato ha legislazione esclusiva nella tutela dell'ambiente, dell'ecosistema, dei beni culturali. Il legislatore ordinario aveva già inserito il termine « ambiente » in numerosi provvedimenti legislativi precedenti la novella dell'articolo 117 della Costituzione e altrettanti risultano gli inserimenti in successivi atti normativi di rango sia primario che secondario. Su tutti spicca il decreto legislativo n. 152 del 2006, comunemente, e significativamente, noto come « codice dell'ambiente » o « testo unico ambientale ». Ma, nonostante la copiosa produzione legislativa in materia, in nessun testo normativo è dato di rintracciare una completa definizione giuridica di « ambiente ». Il presente disegno di legge è finalizzato, appunto, a riempire questo vuoto normativo. La necessità dell'intervento del legislatore ordinario è dettata, oggi, dalla circostanza che gli interpreti si orientano verso parametri applicativi diversi indotti dall'utilizzazione, nel processo ermeneutico, di esperienze e di nozioni di altre branche del sapere, soprattutto delle scienze naturali, e ciò porta, inevitabilmente, a risultati non sempre puntuali e uniformi. Un ordine di ragioni che giustificano l'introduzione di una definizione di « ambiente »: tra le fonti di rango legislativo è rinvenibile nella circostanza per la quale l'interesse ambientale riceve una considerazione particolare dalle norme che regolano l'azione delle pubbliche amministrazioni nell'esercizio dei propri poteri discrezionali, nonché le situazioni giuridiche degli amministrati nei confronti di esse. A titolo di esempio: l'istituto del silenzio assenso di cui all'articolo 20 della legge n. 241 del 1990, laddove a rendere inoperante il silenzio assenso è la circostanza che l'atto o il procedimento riguardi « il patrimonio culturale e paesaggistico, l'ambiente, la tutela dal rischio idrogeologico ». Un settore rispetto al quale una definizione di « ambiente » come quella oggetto del presente disegno di legge potrebbe avere effetti rilevanti è quello dell'edilizia, in riferimento alla norma speciale in materia di permesso di costruire prevista dall'articolo 20, comma 8, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380. La disposizione prevede un'ipotesi (speciale) di silenzio assenso che, a differenza di quella generale di cui all'articolo 20 della legge n. 241 del 1990, non trova il proprio limite nella mera circostanza che il procedimento riguardi l'ambiente, ma esige che sussistano veri e propri « vincoli relativi all'assetto idrogeologico, ambientali, paesaggistici o culturali ». A ciò si aggiungano i diversi livelli di produzione normativa in materia ambientale, che provocano altrettante discrasie applicative: 1) il livello europeo; 2) il livello nazionale; 3) il livello regionale; 4) il livello locale. Il ruolo dell'Unione europea è fondamentale in quanto funge da intermediaria nell'ambito dei settori di interesse ambientale tra i quadri normativi nazionali, alle volte limitati, e il quadro internazionale, che è privo di concrete competenze istituzionali da cui far scaturire azioni vincolanti. Fino alla riforma approvata con la legge costituzionale n. 3 del 2001, la Costituzione non conteneva alcuna disposizione relativa all'ambiente. In precedenza, il rilievo giuridico della materia era frutto dell'elaborazione interpretativa di alcuni articoli della Carta costituzionale oltre che di sporadici riferimenti in leggi settoriali. A seguito della citata legge costituzionale n. 3 del 2001, l'articolo 117 riformulato ha conferito alle regioni, nell'ambito delle materie di competenza legislativa concorrente, la valorizzazione dei beni ambientali e quella del governo del territorio. Inoltre, esse possono adottare, entro certi limiti, misure più restrittive a tutela dell'ambiente. I rapporti tra regioni ed enti locali sono basati sullo stesso principio di sussidiarietà che è alla base dei rapporti tra Stato e regioni. La questione definitoria del concetto di « ambiente » è stata già affrontata dal legislatore, ma non in maniera conclusiva poiché sono state fornite molte definizioni legate a singoli profili o ambiti materiali riconducibili all'ambiente. A tale riguardo si evidenzia che nel decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, l'ambiente, pur essendo connesso in particolar modo alla sua dimensione urbanistico-territoriale, era individuabile secondo ulteriori componenti, quali la protezione delle bellezze naturali, la protezione della natura, le riserve e i parchi naturali, le acque, l'igiene del suolo e l'inquinamento atmosferico, idrico, termico e acustico, compresi gli aspetti igienico-sanitari delle industrie insalubri, l'igiene degli insediamenti urbani e delle collettività. Diversamente, il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, avente ad oggetto il conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione della legge 15 marzo 1997, n. 59, pur non fornendo alcuna definizione nell'individuazione delle funzioni da attribuire alle regioni e agli enti locali, comprende, sotto il medesimo titolo III, le materie relative al territorio e all'urbanistica, alla protezione della natura e dell'ambiente, alla tutela dell'ambiente dagli inquinamenti e alla gestione dei rifiuti, alle risorse idriche e alla difesa del suolo, alle opere pubbliche, alla viabilità, ai trasporti e alla protezione civile, distinguendone i restrittivi ambiti di tutela. Un altro profilo su cui è necessario concentrarsi riguarda l'applicazione della definizione di ambiente proposta, con le definizioni di gran lunga deficitarie che l'ordinamento offre, ancorché in via indiretta. Ci si riferisce, in particolare, alle insufficienti definizioni di ambiente per l'applicazione pratica dei concetti di « impatti ambientali », di « danno ambientale » e di « informazione ambientale ». In merito alle finalità definitorie, sia la Corte costituzionale che la dottrina hanno avanzato una pluralità di teorie. La prima sembrerebbe ora orientata a riconoscere una visione unitaria al concetto di « ambiente », talvolta definito « valore costituzionalmente protetto » e « materia trasversale » (sentenza n. 407 del 2002); talaltra bene giuridico « in senso unitario » (sentenza n. 378 del 2007). Anche la dottrina si divide nella definizione di « ambiente » come valore unico o plurale. Il pensiero prevalente in dottrina e giurisprudenza, però, riconduce la definizione di « ambiente » alla somma di più profili giuridicamente rilevanti ma distinti; manca un centro di riferimento che sia portatore del relativo interesse e la nozione di « ambiente » ha solo valore descrittivo. In definitiva, manca un riferimento all'ambiente come una nozione giuridica autonoma e concreta ed è quindi compito del legislatore colmare questa lacuna.