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Potrei anche illustrarvi i dati Istat, che certificano, una volta di più e senza possibilità di errore, che le donne sono ancora penalizzate nel mondo del lavoro, proprio in quanto donne; e che su di loro, cioè su di noi, grava ancora gran parte del peso del lavoro domestico e del lavoro di cura. La nascita dei figli, poi, ancora determina spesso la necessità di scegliere tra la carriera e la famiglia: scelta cui è posta davanti solo la donna, per via di una carenza strutturale delle politiche di welfare familiare. Ancora, potrei dirvi del gap retributivo che divide le donne dagli uomini o del soffitto di cristallo che ci impedisce di raggiungere i vertici delle aziende e della necessità, quindi, di introdurre le quote di genere per ovviare a tutti questi ostacoli. (Applausi dal Gruppo M5S) . Insomma, potrei raccontarvi di un'intera società che è sotto l'effetto di quella distorsione ottica mentale di cui vi parlavo prima, che determina la fatica, che ancora fa questa società, di mettere la donna a fuoco come soggetto di pari diritti nella realtà dei fatti e non sulla carta. A questo punto, forse alcuni di voi si staranno chiedendo cosa c'entra tutto questo con la violenza contro le donne: cosa c'entra con i femminicidi, che non diminuiscono, mentre gli omicidi sembrano calare; cosa c'entra tutto questo con il provvedimento "codice rosso", che ci accingiamo a votare. Ebbene, forse alcuni se lo stanno chiedendo, ma non i più avveduti e le più avvedute. Alcuni di noi sanno, infatti, che questo è proprio il quadro di fondo sul quale la violenza contro le donne va ad innestarsi e che non è possibile contrastare la violenza di genere senza implementare delle autentiche e serie politiche di parità di genere. (Applausi dal Gruppo M5S) . La violenza contro le donne è un mostro dalle molte teste e non ha un'unica causa. Ha molteplici e antiche cause, che affondano le loro radici in una cultura secolare che solo da pochi decenni ha cominciato a cedere il passo ad una visione più civile del rapporto tra i sessi. Il modo in cui una donna è percepita nella società e l'immagine che della donna viene da essa costantemente riproposta sono la cartina di tornasole di questo difficile passaggio che ci troviamo a vivere e nostra è la responsabilità di adottare e promuovere finalmente l'uso di un linguaggio che sia libero da stereotipi, offensivi luoghi comuni e sessismo. A questo proposito ringrazio il ministro Bongiorno e il sottosegretario Spadafora per la bella iniziativa della direttiva sul linguaggio da adottare nella pubblica amministrazione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . C'è un enorme lavoro culturale da fare per contrastare arginare e prevenire la violenza sulle donne. Di tutto questo noi siamo consapevoli e con la Commissione femminicidio stiamo lavorando alacremente per aggredire il fenomeno sotto ogni aspetto. Ferma restando dunque questa consapevolezza, ossia che resta necessario accompagnare il testo del codice rosso a profondi e coraggiosi interventi di carattere culturale, lavorativo e socioeconomico su cui siamo già impegnati, è oggi però possibile affermare che il provvedimento che ci apprestiamo a votare in Aula rappresenta non un passo in avanti, ma un balzo in avanti in tema di contrasto alla violenza sulle donne. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Come donna, come esponente politica e come italiana sono particolarmente orgogliosa di questo articolato provvedimento che pone il nostro Paese, l'Italia, all'avanguardia e tra i Paesi più avanzati al mondo in tema di contrasto alla violenza contro le donne. E spiace sinceramente che le opposizioni, il Partito Democratico in particolare, abbiano perso questa occasione per dimostrare di essere davvero al fianco delle donne, al di là degli steccati politici, certificando così ancora una volta la distanza che li separa dal mondo reale. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az . Commenti del senatore Faraone) . I colleghi dell'opposizione affermano infatti che il testo fosse ulteriormente migliorabile. Certo, nessuna legge è perfetta ed infatti il loro contributo è stato ampiamente accolto alla Camera dei deputati. Ora invece è urgente che il provvedimento entri in azione subito, perché le donne non possono più aspettare. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Non possono più aspettare perché ora, finalmente, si supera l'insopportabile incongruenza che vedeva una donna trovare finalmente il coraggio di denunciare e poi la stessa denuncia restare ferma su qualche scrivania per non si sa quanto tempo e nel frattempo la donna rimaneva sola ed esposta a seri pericoli, anche a rischio della vita. Ora, finalmente, le denunce per violenza domestica saranno trattate con l'urgenza e l'attenzione che meritano, perché il magistrato ha l'obbligo di audire la denunciante entro tre giorni. Questo è il cuore del provvedimento: stabilire un termine certo e veloce per la presa in carico della denuncia di violenza domestica. «Eppure aveva denunciato», leggiamo sui giornali: questo non può e non deve più avvenire. Una donna che trova il coraggio di denunciare, spesso arriva a tale decisione attraverso un percorso interiore travagliato e doloroso. Lasciar cadere nel vuoto questo atto di coraggio è inammissibile. Ma in questo provvedimento c'è anche molto di più: c'è la volontà del legislatore di indagare il fenomeno della violenza contro le donne senza paura di guardare nelle pieghe più ripugnanti del limite cui la violenza si può spingere. Sono solo di ieri le notizie di un uomo che dopo aver ammazzato l'ex moglie a colpi di pistola ha dichiarato alla polizia: «non sono pentito, mi dispiace solo di aver ferito anche la bimba». O di un altro, che ha cercato di uccidere moglie e figlia a martellate. Questo provvedimento, come dicevo, indaga senza paure anche nelle pieghe più ripugnanti della violenza e dell'odio verso le donne e inserisce anche tutta una nuova serie di fattispecie di reato che prima non erano neanche contemplate. Penso alle misure contro il revenge porn , un atto vigliacco, o alle risposte che finalmente vengono fornite alle vittime di violenza; risposte ritenute urgenti non solo dall'opinione pubblica, ma anche dagli addetti ai lavori, come avvocati, giudici, Forze dell'ordine, rappresentanti del Servizio sanitario nazionale e le stesse vittime di violenza con le quali ho avuto occasione di interloquire. Ancora più rilevante, forse, perché dà i brividi, è stata la necessità, opportunamente vista dal legislatore, di normare quei casi di lesioni personali che non sono inferte direttamente per ferire o uccidere, ma per fare qualcosa di probabilmente più aberrante, ossia deformare per sempre il viso e l'aspetto di una persona, il più delle volte una donna. Da una decina d'anni si è diffusa infatti anche nel nostro Paese questa agghiacciante pratica. La prima versione di questo provvedimento la definiva «omicidio di identità», perché è proprio questo: mutilare e mortificare l'io stesso della persona. PRESIDENTE.Concluda il suo intervento, senatrice Maiorino. MAIORINO (M5S) .