[pronunce]

Ciò sarebbe in contrasto, secondo la ricorrente, oltre che con le previsioni della legge di delega, anche con il ruolo istituzionale degli enti territoriali e l'assetto delle loro competenze, quali risultano dagli articoli 114, 117 e 118 Cost. Risulterebbero, inoltre, violati i principi costituzionali di sussidiarietà, adeguatezza, leale cooperazione, ragionevolezza e buon andamento della pubblica amministrazione, atteso che la concentrazione delle funzioni amministrative in sede ministeriale, a prescindere da ogni criterio di rilevanza e dimensione territoriale del problema, determinerebbe, secondo la Regione Piemonte, «difficoltà e rallentamento nell'azione pubblica di tutela dell'ambiente». 3.3. – Nel giudizio dinanzi alla Corte si è costituita, per il Presidente del Consiglio dei ministri, l'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. La difesa erariale, nell'osservare che il cosiddetto carattere trasversale della materia ambientale non impedisce allo Stato di stabilire regole omogenee per tutto il territorio nazionale, ha comunque fatto riserva di depositare memorie illustrative. 4. – La Regione Puglia afferma l'illegittimità costituzionale, per contrasto con gli articoli 76, 117 e 118 Cost., di alcune specifiche norme contenute nella parte sesta del Codice dell'ambiente. 4.1. – In primo luogo, la Regione Puglia censura l'art. 299, comma 2, del Codice dell'ambiente, in quanto tale norma, nel disporre che «l'azione ministeriale si svolge normalmente in collaborazione con le Regioni, con gli enti locali e con qualsiasi soggetto di diritto pubblico ritenuto idoneo», lascerebbe presumere che tale collaborazione non sia obbligatoria, con ciò ponendosi in contrasto con gli artt. 76, 117 e 118 Cost. 4.2. – In secondo luogo, la Regione Puglia impugna l'art. 299, comma 5, del Codice dell'ambiente, in quanto tale disposizione, anche in questo caso in contrasto con gli artt. 76, 117 e 118 Cost., demanda la definizione dei «criteri per le attività istruttorie volte all'accertamento del danno ambientale e per la riscossione della somma dovuta per equivalente patrimoniale» ad un decreto ministeriale adottato senza la previa intesa con le Regioni, che dovrebbe invece ritenersi necessaria «in considerazione della interferenza di tale disciplina con funzioni e compiti» svolti in materia dalle Regioni. 4.3. – In terzo luogo, ad avviso della Regione Puglia, la definizione di danno ambientale contenuta nell'art. 300 del Codice dell'ambiente («è danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo o misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell'utilità assicurata da quest'ultima») sarebbe eccessivamente ristretta, perché riguarderebbe soltanto «situazioni già definitivamente compromesse», escludendo invece quelle in cui «il danno non ha ancora assunto una decisa connotazione». Da ciò conseguirebbe, secondo la Regione ricorrente, il rischio che siano escluse dall'azione di risarcimento fattispecie dannose la cui valutazione potrebbe, invece, avvenire anzitempo e tempestivamente in sede regionale, con conseguente ulteriore violazione degli artt. 76, 117 e 118 Cost. 4.4. – Infine, la Regione Puglia afferma che l'attribuzione al Ministero dell'ambiente – ai sensi dell'articolo 306, commi 1, 2 e 5, del Codice dell'ambiente – di tutte le funzioni relative alle misure di ripristino ambientale sia eccessiva e non giustificata dall'esigenza di una disciplina uniforme su tutto il territorio nazionale. Tale attribuzione si porrebbe quindi in contrasto sia con l'art. 117 della Costituzione, atteso che la competenza legislativa statale in materia di danno ambientale si intreccia con quella regionale in materia di tutela della salute, governo del territorio e valorizzazione dei beni ambientali, sia con i principi di sussidiarietà e differenziazione dettati dall'art. 118 Cost. e richiamati dalla legge delega, donde una violazione anche dell'art. 76 Cost. Tali principi impongono, secondo la Regione ricorrente, che l'attribuzione allo Stato di funzioni amministrative avvenga sempre e comunque con la collaborazione delle Regioni interessate, le cui prerogative sono state invece compresse dalla disposizione censurata, anche in contrasto con le indicazioni della legge delega. 5. – Nei giudizi instaurati dalle Regioni Piemonte e Puglia è intervenuta l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia)-Onlus, sostenendo la fondatezza delle questioni di legittimità costituzionali sollevate e insistendo soprattutto sugli argomenti a sostegno delle censure basate sull'art. 76 Cost. 6. – Nel giudizio instaurato dalla Regione Piemonte sono altresì intervenute la Biomasse Italia s.p.a., la Società Italiana Centrali Termoelettriche – SICET S.r.l. , la Ital Green Energy S.r.l. e la E.T.A. Energie Tecnologiche Ambiente S.p.a, chiedendo che il ricorso venga dichiarato inammissibile o, comunque, non fondato, senza peraltro svolgere alcuna argomentazione relativa specificamente alle disposizioni della parte sesta del Codice dell'ambiente.1. – Le Regioni Calabria (ric. n. 68 del 2006), Piemonte (ric. n. 70 del 2006) e Puglia (ric. n. 76 del 2006) hanno impugnato, fra l'altro, l'intera parte sesta (artt. 299-318 e allegati I-V) e, in particolare, gli artt. 299, commi 2 e 5, 300, 301, 304, 305, 306, 308, 309, comma 1, 311, 312, 313, 314 e 315 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale – d'ora in avanti «Codice dell'ambiente»), per violazione degli artt. 3, 5, 24, 76, 77, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 Cost., nonché del principio di leale collaborazione. In particolare, la Regione Calabria ha impugnato l'intera parte sesta del Codice dell'ambiente, con i relativi allegati, e, separatamente, le seguenti disposizioni singolarmente considerate: artt. 299, commi 2 e 5, 304, comma 3, 305, comma 2, 306, comma 2, 309, comma 1, 311, 312, 313; la Regione Piemonte ha impugnato l'intera parte sesta del Codice dell'ambiente, riferendo le censure in particolare alle seguenti disposizioni: artt. 301, 304, 305, 306, 308, 311, 312, 313, 314 e 315; la Regione Puglia, infine, ha impugnato esclusivamente le seguenti specifiche disposizioni del Codice dell'ambiente: artt. 299, commi 2 e 5, 300 e 306, commi 1, 2 e 5. Le Regioni Calabria e Puglia hanno altresì chiesto la sospensione dell'efficacia delle disposizioni impugnate. In ragione della loro connessione oggettiva, i ricorsi devono essere riuniti per essere decisi con una unica pronuncia. 2.