[pronunce]

L'anticipazione della tutela risulta qui giustificata - anche in chiave di proporzionalità dell'intervento - dall'elevato rango degli interessi in gioco, al culmine dei quali si pone la salvaguardia della vita e dell'integrità fisica delle persone. Non appare persuasivo, d'altro canto, il ragionamento del giudice a quo, secondo il quale l'assenza di giustificato motivo del porto costituirebbe elemento insignificante nella logica dell'offensività, in quanto uno strumento portato per giustificato motivo potrebbe bene essere utilizzato illecitamente subito dopo il controllo di polizia. Invero, anche il fatto che un'arma comune da sparo venga portata da un soggetto munito di licenza non ne esclude l'impiego per scopi criminosi. Nel caso in esame, in cui si discute di strumenti con destinazione principale lecita, il riferimento al giustificato motivo, da un lato, attenua significativamente la probabilità che lo strumento sia destinato ad essere utilizzato per l'offesa; dall'altro, vale a circoscrivere la punibilità ai soli comportamenti che creano la situazione di pericolo senza avere alcuna utilità apprezzabile nella vita sociale. Nei passaggi argomentativi dell'ordinanza di rimessione è insita, in effetti, una critica alla lettura troppo rigorosa del requisito dell'assenza di giustificato motivo adottata dalla giurisprudenza di legittimità, in particolare per quanto attiene alla pretesa - priva di riscontro nell'elaborazione giurisprudenziale relativa alla contravvenzione, per molti versi strutturalmente affine, di possesso ingiustificato di chiavi alterate o di grimaldelli (art. 707 cod. pen.) - che l'interessato fornisca al momento stesso del controllo una spiegazione adeguata del porto dell'oggetto, suscettibile di immediata verifica da parte degli organi di polizia (con conseguente irrilevanza a priori di ogni successiva allegazione difensiva): spiegazione che il portatore, per molteplici ragioni, potrebbe essere non in grado di offrire, pur avendo in animo di fare un uso lecito dello strumento. Ma allora sarebbe semmai questo specifico e distinto aspetto che dovrebbe formare oggetto di censura. 4.2.2.- Riguardo, poi, al dedotto contrasto con il principio di offensività "in concreto" - del quale, secondo il giudice a quo, la norma censurata precluderebbe l'operatività, in ragione della sua formulazione - va rilevato che il rimettente muove da una interpretazione non condivisibile della valenza del principio richiamato. È ben vero che il tenore letterale della disposizione esclude - secondo il diritto vivente - che, riguardo al porto degli strumenti "nominati", il giudice debba accertare una situazione di pericolo concreto di impiego dello strumento per l'offesa, alla luce delle circostanze di tempo e di luogo (come invece per gli strumenti "innominati"). Ma rispetto ai reati di pericolo presunto non è in questo modo che opera il principio di offensività in sede di applicazione da parte del giudice comune. In effetti, se rispetto ai reati di pericolo presunto il giudice dovesse accertare la concreta pericolosità della condotta verrebbe meno la stessa distinzione tra essi e i reati di pericolo concreto. In realtà, in questi ultimi il giudice deve appurare se, alla luce delle specifiche circostanze, sussistesse una seria probabilità della verificazione del danno. Di contro - come emerge dalla giurisprudenza di questa Corte sul principio di offensività che si è avuto modo di richiamare - nei reati di pericolo presunto, il giudice deve escludere la punibilità di fatti pure corrispondenti alla formulazione della norma incriminatrice, quando alla luce delle circostanze concrete manchi ogni (ragionevole) possibilità di produzione del danno. In questa prospettiva, il principio di offensività "in concreto" può - e deve - operare anche in rapporto alla figura criminosa considerata. Il giudice potrebbe escludere la punibilità, in primo luogo, alla luce delle caratteristiche dell'oggetto, anche se di per sé rispondente alla definizione legislativa. Si tratta, del resto, di un criterio del quale questa Corte ha già fatto applicazione in tema di detenzione illegale di esplosivi (art. 2 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, recante «Disposizioni per il controllo delle armi»), al fine di escludere che possa ritenersi punibile la detenzione di quantitativi minimi di materia esplodente, che non raggiungano la «soglia dell'offensività dei beni in discussione» (come nel caso, prospettato dal rimettente dell'epoca, della detenzione di polvere da sparo bastante per il caricamento di una sola cartuccia) (sentenza n. 62 del 1986). Ma potrebbero venire in rilievo, nella stessa direzione, anche le condizioni spazio-temporali del porto, qualora esse dimostrino l'inesistenza di qualsiasi (apprezzabile) pericolo di tale utilizzazione. 4.3.- La residua censura di violazione dell'art. 27, terzo comma, Cost. appare priva di autonomia rispetto a quella di violazione del principio di necessaria offensività del reato. Il giudice a quo fa, infatti, discendere automaticamente la compromissione della finalità rieducativa della pena dalla circostanza che, nell'ipotesi in esame, una sanzione penale verrebbe applicata in difetto di una reale aggressione dell'interesse protetto. La censura cade, pertanto, con quella cui accede. 5.- Alla luce delle considerazioni che precedono, le questioni vanno dichiarate non fondate.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4, secondo comma, prima parte, della legge 18 aprile 1975, n. 110 (Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 25, secondo comma, e 27, terzo comma, della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Lagonegro, sezione penale, in composizione monocratica, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 maggio 2023. F.to: Silvana SCIARRA, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Roberto MILANA, Direttore della Cancelleria Depositata in Cancelleria il 10 luglio 2023. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA