[pronunce]

c) la previsione della sospensione, in grado di appello, dell'esecuzione delle sanzioni tributarie, ai sensi dell'art. 19 del d.lgs. n. 472 del 1997, riguarda la sospensione dell'efficacia dell'atto impugnato e non della sentenza di appello impugnata per cassazione. Né potrebbe obiettarsi che la disciplina della riscossione frazionata dei tributi in pendenza del giudizio surrogherebbe, rendendola inutile, la sospensione dell'esecuzione delle sentenze impugnate per cassazione. Come riconosciuto dallo stesso rimettente, infatti, tale disciplina è dettata prevalentemente a tutela dell'amministrazione e, comunque, nella sua parzialità, non è sufficiente a garantire in via cautelare le ragioni del contribuente nell'ipotesi di impugnazione per cassazione della sentenza tributaria d'appello. 2.1.3.- Con la terza argomentazione, il giudice a quo deduce che l'interpretazione da lui accolta della disposizione denunciata è stata sostenuta sia dall'Amministrazione finanziaria, sia dalla giurisprudenza consolidata della Corte di cassazione, sia dalla giurisprudenza di questa stessa Corte. Tale argomentazione non può considerarsi decisiva, data l'incontestata mancanza di un diritto vivente circa l'interpretazione della suddetta disposizione che escluda l'applicazione al processo tributario dell'art. 373 del cod. proc. civ. Assume, dunque, rilievo la plausibilità della prospettata interpretazione adeguatrice. Come già rilevato, con la piú volte citata sentenza n. 217 del 2010 questa Corte ha prospettato la possibilità di interpretare il comma 1 dell'art. 49 del d.lgs. n. 546 del 1992 nel senso che esso non impedisce al giudice di sospendere l'esecuzione delle sentenze tributarie d'appello ai sensi dell'art. 373 cod. proc. civ. La giurisprudenza è ormai prevalentemente orientata a ritenere possibile tale interpretazione. In particolare, la Corte di cassazione, con la sentenza n. 2845 del 2012 (la piú recente resa in materia da tale Corte e l'unica che abbia vagliato ex professo la suddetta interpretazione adeguatrice), nel richiamare espressamente a sostegno la suddetta sentenza n. 217 del 2010, ha pronunciato, nell'esercizio della propria funzione nomofilattica, il seguente principio di diritto: «Al ricorso per cassazione avverso una sentenza delle commissioni tributarie regionali si applica la disposizione di cui all'art. 373 c.p.c., comma 1, secondo periodo, giusta la quale il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata può, su istanza di parte e qualora dall'esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno, disporre con ordinanza non impugnabile che l'esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua cauzione». Anche lo stesso organo giurisdizionale rimettente, successivamente all'ordinanza introduttiva del presente giudizio, ha riconosciuto, con sentenza n. 9 del 20 giugno 2011, che la lettura dell'art. 49, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992 data da questa Corte con la sentenza n. 217 del 2010 ha fornito una condivisibile possibilità di «rimeditazione interpretativa» dell'intera disciplina relativa alla sospensione cautelare dell'esecuzione delle sentenze tributarie sia di primo che di secondo grado. 2.2.- Dalla riscontrata possibilità di un'interpretazione conforme a Costituzione della disposizione denunciata discende, dunque, la non fondatezza della questione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 49, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'articolo 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), sollevata dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia con l'ordinanza indicata in epigrafe, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, 53, primo comma, 111, primo e secondo comma (entrambi i commi anche in relazione all'art. 6, comma 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata ed eseguita con legge 4 agosto 1955, n. 848, a sua volta in relazione all'art. 10 della Costituzione), e 113 della Costituzione. Cosí deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 aprile 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Franco GALLO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 aprile 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI