[pronunce]

Quanto ai principî di razionalità ed efficienza dell'attività amministrativa, la ricorrente osserva che la Regione dispone di maggiori risorse e quindi possiede gli strumenti necessari per svolgere al meglio le attività di osservatorio. In riferimento poi al principio di economicità dell'azione amministrativa, si rammenta quanto già evidenziato nella premessa del ricorso e cioè lo svolgimento da più di tre anni dell'attività di osservatorio regionale sui rifiuti, con notevoli oneri in termini finanziari e di risorse umane. Sicché, ove si imponesse alle Province di istituire strutture analoghe, si avrebbe “un'inutile ed ingiustificata duplicazione di organismi e di spesa pubblica”. Del resto, si argomenta nel ricorso, che la Regione sia l'ente più idoneo a garantire la razionalità, l'efficienza e l'economicità dell'attività di raccolta e di elaborazione dati sui rifiuti troverebbe conferma nel fatto che l'art. 11 del d.lgs. n. 22 del 1997 ha imposto l'istituzione proprio di sezioni regionali del Catasto nazionale dei rifiuti. Pertanto, ad avviso della ricorrente, per superare la dedotta incostituzionalità della norma denunciata, la si dovrebbe interpretare nel senso che l'istituzione di osservatori provinciali sui rifiuti sia imposta esclusivamente nelle Regioni che non abbiano già attivato osservatori regionali. 2. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile ovvero, in ogni caso, respinto. La difesa erariale osserva, anzitutto, che, prima ancora che la Regione Veneto provvedesse ad emanare un'organica legge in materia di gestione dei rifiuti (legge regionale n. 3 del 2001), lo Stato, con l'art. 26 del citato d.lgs. n. 22 del 1997, si era già dotato di un osservatorio nazionale sui rifiuti e all'assenza di “sedi periferiche per il supporto dell'attività di osservatorio nazionale”, e cioè di una “rete” di corrispondenti per la raccolta dei dati sul territorio nazionale, ha posto rimedio il denunciato art. 10, comma 5, della legge n. 93 del 2001, il quale, facendo ricorso “al modulo organizzativo dell'avvalimento”, ha chiamato a collaborare gli enti Province. Si tratterebbe, ad avviso dell'Avvocatura, di soluzione organizzativa - nel quadro di una armoniosa cooperazione tra enti territoriali - razionale, economica e di “buon senso”, proprio perché sulle Province ricadono i compiti più impegnativi in materia. Del resto, argomenta la parte resistente, l'informazione ambientale ha assunto rilevanza costituzionale nel senso di rappresentare uno strumento indispensabile per la tutela del valore “ambiente”, in connessione con i principî costituzionali dell'azione preventiva e di precauzione; tant'è che non si è ritenuta lesiva delle competenze regionali la pretesa dello Stato di ottenere informazioni dalla Regione stessa o da altri enti finalizzate alla protezione del paesaggio. Nondimeno, rammenta ancora la difesa dello Stato, la giurisprudenza costituzionale (in particolare, la sentenza n. 356 del 1994) ha sottolineato l'importanza del ruolo affidato alle agenzie per la protezione dell'ambiente per rendere agevole ed omogenea la raccolta e l'elaborazione di dati e di informazioni sulla situazione ambientale, in forza dell'esigenza “di omogeneità dei metodi di rilevazione e di elaborazione da adottare”, anche per il necessario collegamento tra i sistemi informativi di carattere nazionale e quelli predisposti a livello comunitario. L'Avvocatura evidenzia quindi come la Regione ricorrente non si dolga dell'incostituzionalità dell'art. 26 del d.lgs. n. 22 del 1997, che ha istituito l'osservatorio nazionale sui rifiuti, né contesti l'esigenza di dotare detto osservatorio di una rete di “terminali locali”, esprimendo, invero, la preferenza per una differente soluzione organizzativa e cioè per l'avvalimento di strutture regionali anziché provinciali; preferenza originata proprio dal fatto che nel Veneto è già stato istituito un osservatorio regionale sui rifiuti. Tutto ciò indurrebbe a ritenere, secondo la difesa erariale, che i primi due motivi del ricorso, che offrono sostegno a detta “preferenza”, siano “esorbitanti e poco pertinenti”. Da un lato infatti, il legislatore statale non avrebbe posto una norma di “dettaglio”, cui la Regione è tenuta ad attenersi, bensì avrebbe inteso fornire una soluzione organizzativa “ad una esperienza propria (ossia dello Stato)”, come quella di supportare localmente l'attività dell'osservatorio nazionale dei rifiuti; dall'altro, essa denoterebbe una certa ostilità verso qualsiasi rapporto “diretto” tra Stato (in senso stretto) ed enti locali, contrastando implicitamente i principî di cooperazione e di sussidiarietà di cui all'art. 4, comma 3, della legge n. 59 del 1997 e la norma di principio enunciata dall'art. 4, comma 3, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali). Non vi sarebbe peraltro, secondo l'Avvocatura, alcuna norma costituzionale che inibisca “allo Stato di colloquiare ed interagire direttamente con gli enti locali” e ciò sarebbe particolarmente evidente nel settore della tutela dell'ambiente, che più di altri è ispirato alla sussidiarietà, integrazione e cooperazione fra diversi livelli di governo e nel quale sono stati superati “modelli rigidi improntati alla garanzia e alla separazione delle reciproche sfere di competenza”. In riferimento poi alla doglianza che prospetta la violazione dell'art. 97 Cost., la difesa erariale ne sostiene anzitutto l'inammissibilità - non superabile neppure facendo ricorso alla generica evocazione del canone di razionalità - giacché con essa sarebbero state dedotte soltanto considerazioni di opportunità. In ogni caso la doglianza stessa sarebbe, per le medesime argomentazioni svolte, manifestamente infondata.1. - Viene all'esame della Corte la questione di costituzionalità dell'articolo 10, comma 5, della legge 23 marzo 2001, n. 93 (Disposizioni in campo ambientale), denunciato dalla Regione Veneto nella parte in cui “impone alle Province di istituire degli osservatori provinciali sui rifiuti, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica”. Nel premettere che con legge della Regione Veneto 21 gennaio 2000, n. 3 (Nuove norme in materia di gestione dei rifiuti) è stato istituito l'osservatorio regionale sui rifiuti, la ricorrente sostiene che la disposizione censurata contrasterebbe anzitutto con gli articoli 117, primo comma, e 118, primo comma, della Costituzione, violando il principio fondamentale secondo cui allo Stato, nelle materie oggetto di potestà legislativa regionale concorrente, spetta unicamente stabilire i principî fondamentali e non già il potere di formulare norme di dettaglio, quali sarebbero invece quelle contenute nella disposizione denunciata.