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Infatti, nonostante l'inserimento del canone in bolletta abbia prodotto una sostanziale eliminazione dell'evasione, il cosiddetto extra gettito viene in gran parte trattenuto dallo Stato, il quale lo utilizza per finalità diverse dal finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo. Questa circostanza, unitamente alla riduzione dell'ammontare dell'imposta, ha prodotto una sostanziale diminuzione di risorse in capo alla concessionaria. Parallelamente, tuttavia, il contratto di servizio 2018-2022 ha imposto nuovi onerosi obblighi alla concessionaria, in particolare per quanto riguarda l'innovazione digitale, settore nel quale registra un grave ritardo rispetto alla concorrenza. Di conseguenza, l'attribuzione alla concessionaria dell'intero gettito del canone ha lo scopo di mettere quest'ultima in condizione di adempiere efficacemente e celermente agli obblighi del contratto di servizio e, in particolare, di effettuare maggiori investimenti in un settore cruciale per la sopravvivenza nell'attuale mercato dell'audiovisivo, qual è quello digitale. L'allocazione dell'intero gettito del canone per il finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo rende necessaria una modifica altresì della disciplina della contabilità separata che ne sottoponga la verifica dell'effettiva attuazione all'organismo parlamentare di vigilanza. Attraverso l'aggiunta di un comma 2- bis all'articolo 47 del citato testo unico, infatti, si prevede che la società concessionaria riferisca trimestralmente alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi di cui all'articolo 4 della legge 14 aprile 1975, n. 103, in merito all'impiego effettivo delle risorse provenienti dal gettito del canone e di quelle provenienti dalla pubblicità, in base ai principi della contabilità separata. Inoltre, al comma 4 del medesimo articolo 47, dopo la statuizione del divieto, per la società concessionaria della fornitura del servizio pubblico, di utilizzare, direttamente o indirettamente, i ricavi derivanti dal canone per finanziare attività non inerenti al servizio pubblico generale radiotelevisivo, è introdotta la precisazione che si intendono compresi in dette attività altresì la produzione, l'acquisizione o la cessione, la distribuzione o la comunicazione al pubblico, sotto qualsiasi forma, di programmi che non costituiscono adempimento degli obblighi di servizio pubblico. Tale precisazione, riconducibile alla logica che informa il sistema di contabilità separata, appare necessaria ad evitare che la norma di cui al primo periodo possa essere agevolmente aggirata. L'articolo 4 del presente disegno di legge modifica l'articolo 48 del testo unico prevedendo in maniera specifica l'attività di verifica dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni attualmente disciplinata dal già richiamato articolo 25, comma 1, lettera s) , punto iii), del Contratto di servizio 2018-2022, secondo il quale « le competenti autorità di settore, anche sulla base dei dati forniti dalla RAI relativi ai prezzi di vendita degli spazi pubblicitari effettivamente praticati al netto degli sconti applicati rispetto ai listini di vendita, verifica annualmente il rispetto dei suddetti princìpi » di concorrenza, trasparenza e non discriminazione nella conclusione di contratti di diffusione pubblicitaria. Si è ritenuto di trasporre anche questa previsione nel testo unico, all'articolo relativo all'esercizio dei poteri di vigilanza da parte dell'Autorità, precisando l'oggetto della verifica – assenza di pratiche anticoncorrenziali, ivi compresa l'applicazione sistematica e discriminatoria di sconti non trasparenti sui prezzi di listino – e abbreviando il termine a sei mesi rispetto a quello annuale previsto dal contratto di servizio. Si è inoltre prevista espressamente la facoltà dell'Autorità di ordinare misure di riequilibrio qualora accerti una violazione dei principi de quibus . Sul punto si fa osservare che, con riferimento al potere di vigilanza di cui si tratta, nella sopra citata sentenza n. 945 del 25 gennaio 2021, il tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha affermato che « un controllo pubblico “forte” costituisce un presidio del servizio pubblico radiotelevisivo in quanto volto a garantire a monte e in chiave di prevenzione generale, il mantenimento dei parametri di qualità, nonché di correttezza e continenza del servizio, e dotato pertanto di sufficiente portata dissuasiva da realizzarsi, a valle, mediante l'effettiva inflizione delle sanzioni ». L'articolo 5 interviene sulla disciplina della RAI-Radiotelevisione italiana Spa di cui all'articolo 49 del testo unico. La durata del mandato dei membri del consiglio di amministrazione è elevata da tre a sei anni. Infatti, anche alla luce di quanto avvenuto nell'esperienza concreta di questi anni, appare utopistico pensare che un triennio sia sufficiente a redigere e attuare interamente il piano industriale, specie se questo si pone, così come dovrebbe, obiettivi ambiziosi per il futuro dell'azienda. Parallelamente, essendo la nuova durata del mandato pari al doppio di quella vigente, è eliminata la possibilità di un secondo mandato, prevedendo la non rieleggibilità dei membri del consiglio di amministrazione. Si è inoltre ritenuto di uniformare la disciplina prevista per la nomina del presidente e dell'amministratore delegato della RAI, introducendo anche per quest'ultimo la condizione di efficacia del parere favorevole, espresso a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Quanto ai requisiti dei membri del consiglio di amministrazione, è aggiunto, al comma 4- bis , il possesso di una comprovata esperienza nell'ambito dell'innovazione digitale. Ancora una volta, vale quanto già evidenziato in merito all'attuale scenario del mercato dell'audiovisivo, nel quale l'offerta digitale e multipiattaforma si presenta come fondamentale condizione di sopravvivenza. Infine, è riformulata la disposizione sul limite massimo retributivo di 240.000 euro, che prevede la sola eccezione dell'amministratore delegato, accorpando al comma 12- bis le previsioni contenute nei commi 1- ter e 1- quater , che sono conseguentemente abrogati.. 1 (Modifiche all'articolo 38 del testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177) 1 All'articolo 38 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, sono apportate le seguenti modificazioni: a il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1. La trasmissione di messaggi pubblicitari da parte della concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo non può eccedere il 3 per cento dell'orario settimanale di programmazione di ciascuna rete e il 10 per cento di ogni ora di programmazione di ciascuna rete »; b dopo il comma 13 è aggiunto il seguente: « 13-bis . L'acquisizione di risorse attraverso la raccolta pubblicitaria da parte della società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo deve rappresentare una fonte di ricavo accessoria e deve essere effettuata rispettando i princìpi di concorrenza, trasparenza e non discriminazione ».