[resaula]

non esistono precedenti in tutta la storia repubblicana di altri questori che abbiano limitato in senso assoluto la possibilità di collezionare armi, sebbene tale possibilità, in teoria, sia ammissibile, in base all'articolo 9 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (regio decreto n. 773 del 1931), che dispone che "oltre le condizioni stabilite dalla legge, chiunque ottenga un'autorizzazione di polizia deve osservare le prescrizioni che l'autorità di pubblica sicurezza ritenga di imporgli nel pubblico interesse". Ragioni di pubblico interesse che non si ravvedono nel caso in questione; nemmeno la legge n. 110, promulgata in piena emergenza terrorismo, nel disciplinare la collezione di armi comuni da sparo ha previsto alcun limite massimo al numero di armi collezionabili; è da sottolineare inoltre che le armi iscritte sulla licenza di collezione sono sottoposte a ulteriori vincoli rispetto a quelle in denuncia, tra cui il divieto di detenzione del relativo munizionamento che, in ogni caso, prevede un limite fisso sia nel caso si detenga una sola arma, sia nel caso se ne detenga un numero superiore; è significativo che l'Unione europea abbia inteso considerare particolarmente meritevoli di attenzione le armi che rientrano nelle categorie, di nuova concezione, A6 (armi demilitarizzate), A7 (semiautomatiche a percussione centrale con caricatore ad alta capacità) e A8 (armi lunghe che possono essere facilmente ridotte a una lunghezza inferiore a 60 centimetri); a tal proposito, né la UE, con la direttiva 2017/853 del Parlamento europeo e del Consiglio, né lo Stato italiano, con il decreto legislativo n. 104 del 2018 che l'ha recepita, nell'emanare norme che imponessero un controllo rafforzato su questo tipo di armi, hanno contemplato un limite alla collezione delle stesse; il provvedimento del Questore appare illogico perché riguarda indifferentemente armi modernissime e letali così come archibugi inadatti a qualsiasi tipo di offesa, dimostrando come la ratio del provvedimento non possa in alcun modo ricadere su ragioni di sicurezza relative alla pericolosità delle armi; le armi antiche, o comunque più vecchie di 70 anni, hanno un'importanza e una tutela anche come beni culturali, che non si esaurisce nella difesa del singolo esemplare ma anche di intere collezioni, come patrimonio storico significativo per completezza, meritevole di essere difeso dalla dispersione e dal depauperamento; il Questore di Padova, come riportato da organi di informazione, si è espresso sulla vicenda dichiarando che "in base alla mia valutazione, che ricade nell'ambito della discrezionalità che la legge mi accorda, ritengo che non debba essere ammissibile che un singolo cittadino possa detenere centinaia di armi", palesando quindi motivazioni alla base della decisione presa non riconducibili a fatti contingenti o a situazioni emergenziali ma solamente di tipo ideologico; a riprova di ciò lo stesso Questore, quando in servizio a Reggio Emilia, ebbe modo di adottare lo stesso provvedimento, evidentemente anche in quel caso slegato da qualsiasi contingenza e frutto solamente di una scelta personale; il modus agendi del Questore di Padova, senza alcuna motivazione legata al pubblico interesse (come invece richiederebbe il testo unico nell'accordare discrezionalità all'autorità di pubblica sicurezza), prefigura la possibilità che ogni autorità di pubblica sicurezza possa stabilire limiti ancor più stringenti alla detenzione di armi da collezione, finanche, per assurdo, a rendere vano il termine stesso di collezione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'iniziativa del Questore di Padova e del grave pregiudizio recato ai collezionisti di armi; se reputi che i questori abbiano il potere di interpretare a proprio piacere le leggi dello Stato italiano e, in particolare, quelle relative al legale possesso di armi da sparo; quali immediate iniziative intenda adottare per far sì che a Padova venga rimosso il limite alla detenzione di armi da collezione, non contemplato dalla normativa vigente. Atto n. 4-05453 DE POLI Ai Ministri della giustizia, per le disabilità e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: da fonti di stampa si apprende la vicenda dell'avvocato patavino Alberto Vitale, ipovedente, percettore di una pensione di invalidità dalla cassa forense che lo esclude dal beneficio del reddito di ultima istanza, introdotto dal decreto "cura Italia"; inoltre, il decreto-legge n. 34 del 2020, decreto "rilancio", con l'articolo 75 ha aggiunto all'articolo 31 del decreto "cura Italia" il comma 1- bis , disponendo che l'indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30, 38 e 44 sono cumulabili con l'assegno ordinario di invalidità di cui alla legge n. 222 del 1984, mentre rimane confermata la non cumulabilità con la pensione di invalidità; pertanto, chi ha visto un calo netto del fatturato, come l'avvocato Vitale, a causa dei rinvii delle udienze per chiusura dei tribunali come conseguenza della pandemia, non può richiedere il reddito di ultima istanza per compensare, anche se in minima parte, le perdite, perché percettore di pensione di invalidità (640 euro mensili), nonostante tale beneficio abbia come scopo primario sostenere le spese inerenti alla disabilità, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano che sia opportuno attivarsi al fine di rivedere le norme introdotte dai decreti cura Italia e rilancio che sembrerebbero palesare una disparità di trattamento tra lavoratori con disabilità e non, al fine di consentire, anche a quanti percepiscono la pensione di invalidità e hanno subito gravi perdite economiche a causa della pandemia, il reddito di ultima istanza. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-02497 del senatore Magorno, sulla sospensione dei mutui per COVID; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02496 del senatore Bergesio ed altri, sull'immissione di alimenti a base di insetti sul mercato europeo; 3-02498 del senatore Bergesio ed altri, sulla tutela del latte italiano; 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo): 3-02503 del senatore Anastasi ed altri, sulle misure per favorire la ripartenza del settore della ristorazione; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02436 della senatrice Naturale ed altri, sul numero di dosi da ricavare per ogni flaconcino di vaccino contro il COVID-19.