[pronunce]

16. - A seguito della discussione dei giudizi nella udienza pubblica e nella camera di consiglio suindicate, la Corte ha pronunciato due separate ordinanze istruttorie in data 6 luglio 2000 - una per la questione di legittimità costituzionale relativa ai trattamenti dei dipendenti ex legge n. 312 del 1980 e l'altra per quella concernente i trattamenti pensionistici liquidati in forza della sentenza della Corte n. 1 del 1991 - ravvisando la necessità, in funzione della valutazione delle questioni ed in ragione della dedotta esigenza di contenimento della spesa pubblica quale giustificazione delle norme denunciate, di acquisire analitici elementi conoscitivi, sia in ordine alle modalità temporali dell'adozione dei provvedimenti di inquadramento dei dipendenti e di riliquidazione dei trattamenti pensionistici, sia alle ragioni previsionali di spesa che avevano potuto suggerire l'emanazione delle norme stesse. 17. - Nelle more del riferito svolgimento processuale pervenivano alla Corte altre ordinanze di rimessione relative alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 26, commi 4 e 5, della legge n. 448 del 1998. Fra esse le ordinanze nn. 378, 379, 423, 542 e 717 r.o. del 2000 propongono - con riguardo allo stesso oggetto, cioè relativamente all'esclusione degli interessi e della rivalutazione monetaria sulle somme corrisposte per il tardivo reinquadramento dei dipendenti del comparto ministeri - la medesima questione di costituzionalità dell'art. 26, comma 4, della legge n. 448 del 1998, già prospettata da alcune delle ordinanze provenienti dall'udienza del 23 maggio 2000 e dalla camera di consiglio del 24 maggio 2000. L'ordinanza n. 717 impugna - come, del resto, avevano fatto alcune delle suddette ordinanze (esattamente le nn. 631, 740 e 741 del 1999) - anche il comma 5 del suddetto art. 26. 18. - Con le ordinanze n. 378 e 379 r.o. del 2000 il tribunale amministrativo regionale del Lazio - nel corso di giudizi instaurati da taluni dipendenti del Ministero dei beni culturali ed ambientali per ottenere la corresponsione di interessi e rivalutazione monetaria sulle somme già liquidate dopo il reinquadramento nelle qualifiche funzionali ex art. 4 della legge n. 312 del 1980, e talora la stessa corresponsione dei relativi importi in conto capitale oltre che dei suddetti accessori - ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 26, comma 4, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 [erroneamente citata con il n. 449]. Anche tali ordinanze richiamano genericamente la giurisprudenza che ha fatto decorrere il diritto agli accessori dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della deliberazione della Commissione paritetica ex art. 10 della legge n. 312 del 1980, e ritengono l'illegittimità costituzionale della norma impugnata per violazione dell'art. 3, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione. L'art. 3 sarebbe violato, in quanto i crediti per le differenze retributive derivanti dall'inquadramento ex legge n. 312 del 1980, costituenti crediti di lavoro, avrebbero illogicamente un trattamento differenziato da quello di tutti gli altri crediti per tardivo pagamento di retribuzioni, relativi a rapporto di lavoro pubblico e privato. L'art. 36 sarebbe violato perché i suddetti crediti retributivi non sarebbero più proporzionati "alla quantità e qualità del lavoro svolto stante la impossibilità di una attuale rivalorizzazione dello stesso credito al momento del pagamento delle spettanze arretrate". 19. - Con le ordinanze nn. 423 e 424 r.o. del 2000, il tribunale amministrativo regionale della Lombardia - nel corso di giudizi intentati da numerosi dipendenti, rispettivamente contro il Ministero del tesoro e contro il Ministero del lavoro, per ottenere l'accertamento e la conseguente condanna delle amministrazioni resistenti al pagamento degli interessi e della rivalutazione monetaria sulle somme loro corrisposte, a seguito dell'inquadramento nelle qualifiche funzionali introdotte dalla legge n. 312 del 1980 - dopo avere evocato l'orientamento giurisprudenziale secondo cui, su dette somme, gli interessi e la rivalutazione monetaria sarebbero spettati dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della già citata deliberazione della Commissione paritetica, ed avere rilevato che, per effetto della sopravvenienza dell'art. 26, comma 4, della legge n. 448 del 1998, i ricorsi dovrebbero essere rigettati - ha reputato rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale di tale norma, in riferimento agli artt. 3 e 36 della Costituzione. Peraltro, la motivazione sulla non manifesta infondatezza è in concreto enunciata solo con riguardo alla prima norma (sotto il profilo dell'ingiustificata disparità di trattamento), in quanto i crediti di cui trattasi verrebbero sottoposti ad un trattamento deteriore rispetto a quello previsto per gli altri crediti di lavoro; ed in quanto la norma produrrebbe evidenti ed irragionevoli discriminazioni in danno dei dipendenti le cui pretese siano oggetto di giudizi pendenti all'atto della sua entrata in vigore ed a beneficio dei dipendenti che abbiano ottenuto in precedenza un giudicato favorevole. 20. - Con l'ordinanza n. 542 del 2000, il tribunale amministrativo regionale del Piemonte - nel corso di un giudizio intentato da un dipendente contro il Ministero delle finanze e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, per il riconoscimento di interessi e rivalutazione monetaria sulle somme corrispostegli in tre soluzioni tra il 1990 ed il 1993, a titolo di maggiorazioni per l'inquadramento ai sensi dell'art. 4 della legge n. 312 del 1980 - dopo avere dato atto dell'orientamento giurisprudenziale in ordine alla decorrenza degli accessori ed enunciato che l'accoglimento del ricorso è tuttavia impedito dall'art. 26, comma 4, della legge n. 448 del 1998, che, al di là della sua qualificazione formale, non sarebbe interpretativa ed opererebbe per tutte le situazioni non oggetto di decisioni alla data della sua entrata in vigore - ne ha lamentato l'illegittimità costituzionale con riferimento agli artt. 3, 24, 36, 97, 102, 103 e 113 della Costituzione. L'art. 3 è invocato con considerazioni analoghe a quelle delle ordinanze di rimessione nn. 423 e 424. L'art. 36 sarebbe violato per la lesione del "diritto alla giusta retribuzione, mediante la sostanziale preclusione della operatività dei sistemi di garanzia della realità della retribuzione stessa, dal momento che, senza il riconoscimento della rivalutazione, si determina un ingiustificato depauperamento del contenuto economico dello stesso trattamento retributivo, a fronte del ritardo con cui il medesimo viene materialmente corrisposto". Gli artt. 24, 102, 103 e 113 sarebbero, invece, violati, in quanto la norma - applicabile anche ai giudizi pendenti - comporterebbe la vanificazione del diritto di difesa, con un'illegittima interferenza nella sfera del potere giurisdizionale, in particolare del giudice amministrativo.