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Siccome infatti il green pass dura sei mesi e fino al 31 gennaio durava addirittura nove mesi, probabilmente sono molti di più. Di questi, restando solo a quelli che hanno tre o più dosi di vaccino o due dosi da meno di quattro mesi, 62.000 sono finiti in ospedale, 3.000 nelle terapie intensive e 9.805 sono morti. Forse qualcuno ha pensato di non osservare più comportamentali prudenziali visto che aveva il green pass e che il Presidente del Consiglio aveva detto che siamo al sicuro. Allora quando si comunica su argomenti di questo genere, non bisogna fare propaganda, ma dire la verità. Questo è quello che noi chiediamo: verità. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, io penso sia importante in occasione del provvedimento al nostro esame ribadire una cosa che abbiamo detto in molti il 24 marzo quando il decreto-legge è stato emanato e ha iniziato il proprio percorso parlamentare; dal 31 marzo siamo tutti un po' più liberi, ma nessuno deve ritenersi autorizzato ad essere imprudente. Finisce dopo ventotto mesi lo stato di emergenza. Quello che abbiamo alle spalle è noto a molti; non è questa l'occasione per fare un bilancio, ma sono stati periodi molto difficili per tutta la nostra comunità. Periodi nei quali è stata necessaria molta responsabilità, molta capacità di sostenere scelte difficili e una grande quantità di sacrifici da parte dei cittadini. Questo non dobbiamo dimenticarlo nel momento in cui usciamo da un tunnel e, pur non potendo dirci completamente fuori pericolo, iniziamo a respirare. Credo sia necessario ringraziare chi ha reso possibile nel nostro Paese che si fronteggiasse l'emergenza nel modo in cui lo abbiamo fatto, a cominciare dagli operatori della nostra sanità. Vorrei ringraziare il commissario per l'emergenza generale Figliuolo, la Protezione civile, che ha fatto un lavoro straordinario, e tutti coloro che hanno, a vario titolo, collaborato al buon andamento della campagna vaccinale. Una campagna che - vorrei ricordare - ci ha permesso di raggiungere uno dei risultati di protezione dal virus più alti in Europa; il 90 per cento della popolazione vaccinabile ha completato un ciclo di vaccinazione, l'84 per cento della popolazione in generale lo ha fatto, l'88 per cento della popolazione con più di cinque anni ha avuto una vaccinazione ed ha una protezione contro il Covid. È vero però che questi dati ci dicono che gli italiani che ancora sono privi di vaccino sono 10 milioni. In questo momento in cui tiriamo un sospiro di sollievo, in cui assaporiamo il godimento della libertà di cui per molto tempo ci è stato impossibile fruire, dobbiamo sapere che affrontiamo i mesi che verranno - e tutti pensiamo a quelli autunnali - con questo dato su cui dobbiamo continuare a riflettere, che certamente non rappresenta un elemento di forza e che, se pure si deve essere ottimisti, deve indurci a una grande prudenza nel gestire la situazione e nel muoverci al fine di un efficace contrasto alla pandemia. Accennavo prima al contributo che hanno dato gli operatori della nostra sanità; vorrei dire anche che in questi mesi di emergenza il nostro sistema sanitario è profondamente cambiato e si sono fatti investimenti importanti per innovare i modelli di azione del sistema sanitario, ma anche per potenziare gli organici. Alle volte lo dimentichiamo: abbiamo iniziato questo viaggio nella pandemia in un Paese nel quale si avevano 5.000 borse di specializzazione per medici; adesso siamo arrivati a 17.000; probabilmente non è ancora un numero sufficiente, ma in poco tempo siamo riusciti a triplicare il numero di borse di specializzazione. Questo ha richiesto grande attenzione e un investimento importante di risorse. Il fondo sanitario nazionale è passato a 124 miliardi - era a 114 prima della pandemia - e contiamo di poterlo portare a 128 nei prossimi due anni. Questo ha permesso di far fronte alle tante necessità che durante la crisi pandemica si sono manifestate e io credo che, insieme a una sempre più efficiente organizzazione, il potenziamento delle risorse umane nella nostra sanità sia un elemento decisivo. Da questo punto di vista ci sono opportunità che non vanno sprecate e, analizzando la fine dello stato di emergenza e il determinarsi di alcune riaperture, parte della nostra attenzione deve essere dedicata anche a questi problemi. Mi sembra che sia stato giusto ribadire anche con questo provvedimento il principio della gradualità e di un approccio mirato all'attuazione delle decisioni. Penso sia stata una decisione corretta quella di prevedere l'obbligo di mascherina in certi luoghi fino al 15 giugno, di prevedere la continuazione dell'obbligo vaccinale per le categorie più esposte fino a fine anno, di prevedere alcuni elementi di particolare prudenza, per esempio, per le visite all'interno di strutture ospedaliere o per chi deve uscire temporaneamente da residenze sanitarie assistite. Non mi vergogno di aver sostenuto e di sostenere una linea di responsabilità; so bene che c'è chi ha fatto scelte diverse. C'è chi si è iscritto da subito al partito dell'irresponsabilità, della fandonia, della disinformazione, dell'intossicazione mediatica. Devo dire che questo partito ho avuto un alleato in un sistema dell'informazione nel nostro Paese che esce da questa pandemia con l'immagine di una struttura che non ha tanti anticorpi deontologici rispetto al rischio di fake news e di inquinamento del dibattito pubblico. C'è chi, pur non avendo fatto questa scelta, ne ha fatta una comunque sbagliata, e cioè quella di tenere il piede in due staffe, agendo in modo particolare, da partito di lotta e di Governo, per cui il pomeriggio si votano le misure di prevenzione e di contrasto alla pandemia in Parlamento e, un minuto dopo che le si è votate, ci si esercita nel picconarle nei tweet , su Facebook e nelle dichiarazioni. Neanche questo, a nostro avviso, è un modo molto serio di dare un contributo a una sfida nazionale, come è stata quella della lotta alla pandemia. Certamente meno grave di quello dei disinformatori di professione e dei fiancheggiatori dei disinformatori, ma comunque criticabile. Concludo dicendo che dobbiamo mantenerci molto all'erta, stare in guardia, cercare di monitorare continuamente l'andamento delle cose anche perché non vediamo in giro elementi che possano permetterci di abbandonare completamente ogni cautela. In fondo, anche i dati di oggi ci parlano di 44.000 contagi e soprattutto di 148 decessi, e siamo al 17 maggio; quindi, possiamo permetterci tutto, tranne che la disattenzione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge in esame reca disposizioni finalizzate al progressivo superamento delle misure restrittive, in considerazione dell'evolversi della situazione epidemiologica e della necessità di superare lo stato di emergenza, tenendo conto però che il virus circola ancora, che purtroppo abbiamo ancora un importante numero quotidiano di morti e che persistono comunque esigenze di contrasto al diffondersi della pandemia, prima tra tutte il proseguimento delle vaccinazioni, che spero poi siano anche aggiornate con le ultime scoperte scientifiche. Noi dobbiamo essere responsabili, consapevoli e preparati per affrontare i prossimi mesi, alla luce dell'esperienza degli ultimi anni.