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Non solo, a seguito della grave crisi economico-finanziaria che ha investito l'Italia, il governo Monti ha varato tutta una serie di misure che si pongono in netto contrasto con lo speciale assetto delle due province autonome e che accentuano il carattere unilaterale delle iniziative intraprese dal Governo a carico delle autonomie speciali. Si è aperto così uno scenario del tutto nuovo all'interno dei rapporti tra il Governo centrale e le due province, caratterizzato da continue tensioni e dall'inasprimento dei conflitti rimessi al giudizio della Corte costituzionale: tutte le misure contenute all'interno degli innumerevoli decreti-legge adottati dal Governo in carica e unilateralmente imposte da quest'ultimo, una volta avvenuta la conversione in legge per opera del Parlamento, sono state impugnate dinanzi alla Corte costituzionale, il tutto mentre il Governo intraprendeva la strada dei ricorsi avverso le leggi di natura provinciale emanate dalle province autonome di Trento e di Bolzano. L'aggravarsi di tale situazione è riscontrabile anche negli effetti di alcune recenti sentenze della Corte costituzionale stessa, con cui sono state notevolmente ristrette le competenze provinciali in materia di urbanistica, tutela del paesaggio, ambiente e appalti pubblici; tutte materie in cui le due province autonome hanno pacificamente legiferato per decenni senza che il Governo (o la Corte) abbia mai sollevato obiezioni. Il presente disegno di legge costituzionale ha lo scopo di andare oltre l'attuale fase di stallo e di crisi delle autonomie, proponendosi di superare l’ impasse attraverso il passaggio all'autonomia integrale delle due province di Trento e di Bolzano. Si tratta di ricostruire i rapporti tra lo Stato e le autonomie in questione su una base completamente nuova. Il punto di partenza del nuovo progetto è costituito dal fatto che le due province autonome hanno fornito ampia prova di essere in grado di interpretare al meglio il concetto di sussidiarietà, di essere più vicine al cittadino, non solo in termini di prossimità, e di riuscire ad amministrare persino meglio dello Stato centrale le competenze da questo delegate o trasferite (scuola, motorizzazione civile, viabilità, beni immobili ed energia sono solo alcuni esempi). Da qui nasce l'idea del trasferimento delle competenze legislative e amministrative di tutte le materie che non siano strettamente legate a un'esecuzione diretta da parte delle autorità centrali e la richiesta di un'autonomia più concreta; così facendo, rimarrebbero di competenza esclusiva dello Stato unicamente la legislazione in materia di difesa, politica estera e politica monetaria, mentre tutte le restanti materie sarebbero devolute alle due province autonome. Inoltre, con il presente disegno di legge costituzionale si intende modificare il testo dello statuto del 1972 allo scopo di soddisfare le aspettative e le rivendicazioni alla piena parità di rappresentanza dei cittadini e delle cittadine appartenenti al gruppo linguistico ladino della provincia di Bolzano, a compimento della progressiva opera di parificazione dei tre gruppi linguistici che ha ispirato le riforme statutarie del 1972 e del 2001, quando la tutela delle tre identità di popolazione e di lingua ha raggiunto la pienezza che caratterizza oggi la loro convivenza nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e, in particolar modo, all'interno delle istituzioni e nella vita sociale della provincia autonoma di Bolzano/Bozen. La riforma del 1972 ha, di fatto, ampliato la tutela individuale delle tre identità e, insieme, esteso il principio della partecipazione (e ripartizione) proporzionale dei tre gruppi linguistici nell'ambito delle regole che disciplinano la formazione e l'azione degli organi di governo e delle istituzioni pubbliche all'interno della regione. Al fine di potere operare nel senso delle modifiche prospettate, è chiaramente necessaria una profonda revisione dello statuto della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol; con l'occasione, ci si propone anche di «ripulire» il testo da tutte quelle disposizioni che il trascorrere del tempo ha reso oramai obsolete. Deve essere ricordato, a tal proposito, che lo statuto d'autonomia risale al 1948 ed è stato sottoposto a un'opera di revisione generale soltanto una volta, vale a dire nel 1972. Infine, posto che talune modifiche prefigurate dal presente disegno di legge costituzionale includono anche materie che nel 1969, allo scopo di porre fine alla vertenza allora insorta davanti all'Organizzazione delle Nazioni Unite, furono oggetto di specifici accordi internazionali tra la Repubblica italiana e quella d'Austria, si rende necessario, in ossequio all'ancoraggio internazionale dell'autonomia speciale, il consenso della Repubblica d'Austria. L'articolo 1 del disegno di legge costituzionale riformula l'articolo 1 dello statuto del Trentino-Alto Adige/Südtirol del 1972 alla luce del nuovo articolo 116 della Costituzione che, a partire dalla riforma costituzionale del 2001, conferma le particolari forme e condizioni di autonomia di cui godono le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano e riconosce, per la prima volta in Costituzione, la denominazione tedesca «Südtirol» per indicare la provincia autonoma di Bolzano. Il risultato è una nuova «tripolarità», già introdotta con legge costituzionale n. 2 del 2001, in base alla quale la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, autonoma e fornita di propria personalità giuridica, coesiste insieme alle province autonome di Trento e di Bolzano, essendo contemporaneamente costituita dalle stesse. Di conseguenza, le città capoluogo delle due province autonome, non rappresentando più delle mere articolazioni della regione, diventano entrambe capoluoghi di regione, per cui la città di Bolzano/Bozen va ad aggiungersi a quella di Trento. Tale previsione non è neppure del tutto nuova, posto che il vigente articolo 27 prevede che le sessioni in cui si svolge l'attività del consiglio regionale debbano tenersi alternativamente nelle città di Trento e di Bolzano. Infine, è scelta voluta quella di omettere, nella nuova formulazione dell'articolo 1, i riferimenti all'unità politica e all'indivisibilità della Repubblica italiana, trattandosi di affermazioni pleonastiche e duplicative rispetto a quanto già affermato nell'articolo 5 della Costituzione. L'articolo 2, posto che il limite del rispetto degli interessi nazionali per l'esercizio della potestà legislativa contenuto nel vigente statuto viene abrogato, propone di inserire un comma aggiuntivo all'articolo 2 dello statuto del 1972 al fine di introdurre il riferimento dell'interesse nazionale rispetto alla tutela delle minoranze linguistiche. L'articolo 3, riformulando l'articolo 3 dello statuto del 1972, ne mantiene esclusivamente la parte riguardante il gonfalone e lo stemma (attuale quarto comma) che però, in un'ottica federalista, sono approvati non più con decreto del Presidente della Repubblica, ma con decreto del presidente della regione o dei rispettivi presidenti della provincia. Il secondo comma del testo vigente, posto che l'aggregazione dei comuni elencati alla provincia di Bolzano è già stata attuata, è soppresso. Stessa cosa avviene per il primo e il terzo comma che, costituendo una ripetizione di quanto già statuito dal nuovo testo dell'articolo 1, risultano anch'essi espunti dalla nuova formulazione.