[pronunce]

- Qualora le argomentazioni sopra svolte non dovessero sfociare in una dichiarazione di inammissibilità della questione, la difesa della parte privata chiede comunque, nel merito, una pronuncia che sia tale da riaffermare la centralità del diritto del singolo alla propria vita e da confermare che la tutela della salute è posizione giuridica essenziale e imprescindibile, in linea con l'orientamento sempre manifestato dalla giurisprudenza costituzionale, ad alcuni passaggi della quale la difesa fa testuale richiamo.1. - Il tribunale di sorveglianza di Roma, con riferimento agli artt. 2, 3, primo comma, 25, secondo comma, 27, terzo comma, e 32, primo comma, della Costituzione, solleva un dubbio di legittimità costituzionale sull'art. 2 della legge 25 luglio 1988, n. 334, che dà "piena ed intera esecuzione" alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, adottata a Strasburgo il 21 marzo 1983. Dovendosi pronunciare, a norma dell'art. 147, primo comma, numero 2), del codice penale, sul differimento dell'esecuzione della pena di persona detenuta della quale si allega la grave infermità fisica, il giudice rimettente osserva: a) che la persona interessata al provvedimento è stata condannata a pena detentiva negli Stati Uniti d'America, con due sentenze riconosciute in Italia; b) che, in applicazione della Convenzione di Strasburgo sul trasferimento delle persone condannate, essa si trova attualmente in stato di detenzione in Italia; c) che l'accordo tra i Governi degli Stati Uniti d'America e dell'Italia che ha consentito il trasferimento è accompagnato da un protocollo contenente una serie di clausole che prevedono e l'impossibilità di concedere alla persona detenuta benefici comportanti l'allontanamento, sia pure per brevi periodi, dallo stabilimento carcerario secondo quanto esposto in dettaglio nella narrazione dei fatti; e l'applicabilità di tali limitazioni anche in caso di malattia, dovendo allora le cure avvenire in uno stabilimento ospedaliero penale e non in altro stabilimento e ogni altro problema medico dovendo essere trattato alla stessa maniera in cui lo sarebbe se la persona interessata continuasse a scontare la pena negli Stati Uniti d'America; d) che tali condizioni sono da applicare anche se altre persone, in circostanze analoghe, siano ammesse a godere di trattamenti e benefici esclusi nel caso in questione; e) che l'accordo tra i Governi degli Stati Uniti d'America e dell'Italia prevede che lo Stato italiano, e non solo il Governo, sia vincolato al suo rispetto e che, nel caso di violazione di una qualunque delle condizioni previste, l'accordo sul trasferimento sia nullo; che l'Italia e la persona detenuta acconsentano, senza appello, alla richiesta degli Stati Uniti d'America di ricondurre questa persona in uno stabilimento penitenziario statunitense per scontare la parte restante di pena; che non vi sia rilascio dalla reclusione per il tempo necessario a prendere decisioni o risoluzioni in proposito; f) che le clausole anzidette sono state approvate sulla base dell'art. 3, paragrafo 1, lettera f), della Convenzione il quale stabilisce che il trasferimento del condannato ha luogo, tra l'altro, a condizione che lo "Stato di condanna" e lo "Stato di esecuzione" si siano "mis d'accord sur ce transfe'rement"; g) che, alla stregua di tali limitazioni, la possibilità di differimento della pena in caso di grave infermità previsto dall'art. 147 del codice penale non potrebbe trovare applicazione, ciò che determinerebbe tuttavia una violazione dei principi costituzionali sopra indicati. Poiché, secondo il giudice rimettente, l'effetto ostativo all'applicazione dell'art. 147 del codice penale deriva dalle clausole dell'accordo tra i Governi degli Stati Uniti d'America e dell'Italia; poiché tali clausole sempre secondo il giudice rimettente - si basano sull'applicazione dell'art. 3, paragrafo 1, lettera f), della Convenzione di Strasburgo e poiché alla Convenzione è stata data esecuzione nel nostro ordinamento tramite l'art. 2 della legge n. 334 del 1988, si solleva la questione di costituzionalità su questa disposizione nella parte in cui, dando esecuzione all'art. 3, paragrafo 1, lettera f), della Convenzione, legittima la stipula o non esclude la legittimità della stipula - dell'accordo che impedisce di dare applicazione all'art. 147 del codice penale. 2. - Il Presidente del Consiglio dei ministri interveniente e la parte privata costituitasi in giudizio prospettano alcune eccezioni di inammissibilità della predetta questione. 2.1. - Il Presidente del Consiglio ritiene innanzitutto che l'accordo intergovernativo, con le garanzie alle quali il Governo degli Stati Uniti ha subordinato il suo consenso, sia già stato definitivamente valutato dalla competente Corte d'appello con sentenza 9 luglio 1999, pronunciata in sede di riconoscimento delle sentenze statunitensi di condanna, a norma dell'art. 1 della legge 3 luglio 1989, n. 257 (Disposizioni per l'attuazione di convenzioni internazionali aventi ad oggetto l'esecuzione delle sentenze penali). Poiché, a norma dell'art. 2 di questa legge, alle sentenze penali straniere è dato riconoscimento a condizione (tra l'altro) che esse non contengano disposizioni contrarie ai principi fondamentali dell'ordinamento giuridico italiano, e poiché nessun rilievo è stato mosso alla legittimità dell'accordo, in generale, o, in particolare, di specifiche sue clausole, se ne dovrebbe trarre, ad avviso del Presidente del Consiglio, che la pronuncia della Corte d'appello copre con la forza della res iudicata ogni questione che, successivamente, possa venire a porsi in proposito. Conseguentemente, al tribunale di sorveglianza sarebbe preclusa ogni valutazione al riguardo e la questione di legittimità costituzionale sollevata sarebbe priva di rilevanza. L'eccezione non può essere accolta. La sentenza della Corte d'appello da cui deriverebbe la preclusione afferma in generale non potersi "negare la legittimità di un trasferimento che comporti la prosecuzione dell'esecuzione per il tempo e secondo le condizioni stabilite dallo Stato di condanna" e potersi ritenere legittime tali condizioni "se non siano in contrasto con l'ordinamento giuridico dei due Stati" e "dichiara il riconoscimento" delle sentenze statunitensi "alle condizioni stabilite dagli USA ed accettate" dalla persona interessata. Tuttavia - salvo che per quanto concerne la rideterminazione della durata della pena, alla stregua degli artt. 10, paragrafo 2, della Convenzione e 3, commi 1 e 2, della legge n. 257 del 1989 essa non ha svolto alcuna valutazione circa la legittimità delle specifiche clausole che accompagnano, condizionandolo, l'accordo tra Governi, in particolare circa quelle relative ai trattamenti sanitari.