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Stiamo parlando di politiche neocoloniali francesi in Africa, a discapito dei partner europei e mentre questo avviene in Libia, noi discutiamo delle potature. Sembra veramente una presa in giro. Approfitto per dire che Fratelli d'Italia non voterà contro perché ci asterremo e vorremmo, anzi, abbandonare l'Aula perché non ci prestiamo a questa triste scena. Noi vogliamo cambiare tutto e che di tutto ciò non si abbia più a discutere da qui in avanti. Nel primo passaggio in Senato della legge europea è stato approvato un emendamento alla risoluzione di maggioranza di Fratelli d'Italia che era rivoluzionario. Ribadiva la supremazia della normativa italiana su quella europea e imponeva la valutazione di costo-beneficio dell'introduzione della normativa europea nell'ordinamento italiano. È stato recepito non so quanto in modo consapevole dalla maggioranza, ma già è un primo passo. Il secondo passo avverrà con le elezioni europee, quando andremo nel Parlamento europeo a dire che deve essere cambiato tutto di questa impostazione: non più un modello federale, in cui gli Stati continuano a cedere sovranità a un'entità sovranazionale, ma una confederazione di Stati liberi e sovrani, nella quale ogni Stato mantiene la propria sovranità e demanda a un'entità di organizzazione di Stati ciò che è meglio che si faccia insieme, ossia la politica estera, il mercato comune e la politica di difesa. Atteggiamenti come quelli che abbiamo ricordato della Francia di Macron in Africa sono inaccettabili. Questo è il modello dell'Europa delle Patrie. Oggi questa sembra una bestemmia; chi come noi, nel Gruppo dei conservatori ECR in Europa, la difende viene tacciato come un estremista, a partire dai cattivoni del gruppo di Visegrád. Invito tutti, allora, a riaprire un qualunque libro di storia o un qualunque manuale dell'università, per chi l'ha fatta, e ricordo che il modello confederale era quello chiaramente voluto, ad esempio, da Churchill e De Gaulle, che non mi sembra di ricordare fossero due pericolosi nazifascisti. Queste sono le battaglie che porteremo nel prossimo Parlamento europeo, insieme ai nostri alleati del gruppo di Visegrád che - lo rivendichiamo - sono i primi alleati di Fratelli d'Italia nel prossimo Parlamento europeo: abbiamo già condiviso delle linee insieme: la prima è la difesa dell'economia reale dall'economia finanziaria che oggi domina in Europa; la seconda è la difesa dei confini, con - certo - il blocco navale al largo delle coste libiche per impedire ai barconi di partire, soprattutto adesso che ci dicono che ci sono 800.000 persone pronte a partire. Il ministro Trenta ci dice che, visto che c'è la guerra in Libia, quelli sono profughi e non clandestini, dimostrando un analfabetismo giuridico di diritto internazionale che sorprende: se c'è la guerra in Libia, infatti, al limite i profughi sono i libici, non certo chi parte, magari, dalla Nigeria. Rivendichiamo, ancora, la nostra battaglia contro il global compact per l'immigrazione. Visto che c'è già nell'Unione europea chi vorrebbe, con un artificio, fare in modo che sia vincolante per tutti gli Stati, noi faremo l'opposto: tutti gli Stati dell'Unione europea e tutta l'Unione europea fuori dal global compact . Tema assolutamente tabù: difesa della nostra identità greco, romana e cristiana dal processo di islamizzazione in corso. Noi lo rivendichiamo: l'Europa è prima di tutto basata sui popoli e sulle identità e le identità sono nazionali, culturali e religiose. Non ci stiamo con chi pensa che, invece, la soluzione sia un'Europa senza identità, senza storia e senza futuro. Questo è il modello che Fratelli d'Italia porterà avanti, perché è tempo di distruggere l'euromostro che oggi si è radicato in Europa e, sulle sue ceneri, costruire l'Europa delle Patrie e difendere i popoli europei. (Applausi dal Gruppo FdI) . FEDELI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente, siamo tutti consapevoli, ciascuno dal suo punto di vista, dell'importanza particolare che riveste questo disegno di legge europea. In realtà, il disegno di legge in esame dà diretta attuazione, nell'ordinamento italiano, alle norme europee e permette, tra l'altro (lo vorrei sottolineare, perché poco si parla di questo), di superare le violazioni del diritto europeo che, peraltro, purtroppo in questo anno, con questo Governo giallo-verde, sono aumentate, mentre noi, nella scorsa legislatura, avevamo fatto veramente molto. Voglio sottolineare che questo risultato purtroppo porta in questo anno ad avere ben 74 procedure di infrazione, di cui 64 per violazioni del diritto dell'Unione e 10 per mancato recepimento di direttive. A tutti quelli che criticano l'Unione europea bisognerebbe ricordare che c'è una fase ascendente delle direttive, di ciò che si stabilisce in Europa, in cui, se si partecipa, si fanno gli interessi del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . Non è un tema burocratico, ma un tema politico centrale e quindi saper partecipare è quindi un elemento fondamentale. Penso che il modo in cui si sta discutendo e si è arrivati a questo disegno di legge rappresenta, anche questo, il fallimento dell'Esecutivo nella gestione delle politiche europee. Sembra normale, ma non è normale il fatto che ci sia stata in quest'ultimo anno poca presenza dei nostri Ministri ai tavoli europei, a partire dall'ex ministro Savona, che ha brillato per totale assenza nelle sedi europee. (Brusio) . PRESIDENTE. Mi perdoni un momento, senatrice Fedeli. Mi rivolgo ai colleghi di Forza Italia, perché hanno superato il limite acustico: vi devo richiamare. FEDELI (PD) . Vorrei dire anche al Ministro dell'Interno, che non ritiene mai di essere presente ai tavoli europei, che è esattamente in sede europea che si discutono le politiche per il governo dei flussi migratori e magari anche le politiche del rapporto con il Nord Africa e i temi della Libia che sono particolarmente significativi per il nostro Paese. Vorrei sottolineare come di fronte a tutto ciò vi sia un'incredibile miopia. Insisto nel dire che c'è una miopia politica del luogo e delle sedi di partecipazione europea per determinare le politiche utili al nostro Paese. Mi sembra necessario ribadire che la presenza dell'Italia ai tavoli europei significa avere a cuore gli interessi del nostro Paese. Ma il Governo continua ad affrontare il suo rapporto con le istituzioni europee solo come se l'Europa fosse un avversario da sfidare e combattere e non un luogo in cui determinare le politiche utili anche per il nostro Paese. Ciò porta, ovviamente, alla conseguenza che non riusciamo a determinare ciò che continua a essere un tema fondamentale per il nostro Paese.