[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 392 e 393 del codice di procedura penale promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia nel procedimento penale a carico di P.S., con ordinanza del 28 marzo 2007, iscritta al n. 855 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, n. 5, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 1° aprile 2009 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo. Ritenuto che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia, con ordinanza depositata il 28 marzo 2007, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, degli artt. 392 e 393 del codice di procedura penale, nella parte in cui non consentono che, nei casi previsti dall'art. 392 cod. proc. pen. , l'incidente probatorio possa essere richiesto ed eseguito anche dopo la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari; che, secondo l'esposizione del rimettente, in un procedimento penale a carico di P. S., sottoposto ad indagine per i delitti di cui agli artt. 609-bis e 527 del codice penale, commessi in Rezzato (BS) il 5 ottobre 2006, il pubblico ministero, dopo avere notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415-bis cod. proc. pen. , ha assunto l'interrogatorio dell'indagato, come da quest'ultimo sollecitato, ed ha poi richiesto al giudice di procedere, mediante incidente probatorio, a ricognizione personale dello stesso da parte della persona offesa, ritenendo che il tempo necessario per giungere al dibattimento potrebbe pregiudicarne i ricordi “per immagine”; che la richiesta non è stata formulata «nel corso delle indagini preliminari», come disposto dall'art. 392 cod. proc. pen. , né nella fase dell'udienza preliminare, come consentito dopo la sentenza di questa Corte n. 77 del 1994, sicché essa dovrebbe essere dichiarata inammissibile; che si prospetta, quindi, per il tempo intercorrente fra la conclusione delle indagini preliminari e la richiesta di rinvio a giudizio, quella stessa «interruzione nell'acquisibilità di prove non rinviabili», che la citata sentenza di questa Corte ha ritenuto «priva di ogni ragionevole giustificazione e lesiva del diritto delle parti alla prova e, quindi, dei diritti di azione e di difesa»; che, certamente, nel procedere alla ricognizione del contenuto normativo della disposizione da applicare, il giudice deve essere guidato dalla preminente esigenza del rispetto dei principi costituzionali e perciò è tenuto ad adottare, tra le varie possibili letture, quella ritenuta aderente al parametro costituzionale; che, però, troppo chiara è la lettera dell'art. 392 cod. proc. pen. («nel corso delle indagini preliminari»), per cui procedere con incidente probatorio dopo la chiusura delle indagini, significherebbe oltrepassare i confini dell'attività interpretativa; che, nel caso in esame, ad avviso del rimettente, è insorta, anche a seguito della dilatazione dei tempi processuali derivante dall'esercizio, da parte dell'indagato, delle facoltà previste dall'art. 415-bis cod. proc. pen. , una situazione di non differibilità, al dibattimento, di una prova soggetta ad una inevitabile perdita di genuinità; che, sempre secondo il rimettente, l'anticipata assunzione della stessa si rivela indispensabile per garantire l'effettività del diritto delle parti alla prova, mentre l'impossibilità di provvedervi è priva di ogni ragionevole giustificazione, sicché devono ritenersi violati gli artt. 3 e 24 Cost.; che, nel giudizio di legittimità costituzionale, ha spiegato intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, eccependo l'inammissibilità della questione, perché il giudice a quo non avrebbe rispettato il criterio ermeneutico, pur richiamato nell'ordinanza di rimessione, secondo cui in sede di ricognizione del contenuto normativo della disposizione da applicare, il giudice è tenuto a privilegiare, tra le possibili letture, quella ritenuta conforme a Costituzione; che, infatti, il rimettente si sarebbe limitato a rilevare che il dettato dell'art. 392 cod. proc. pen., riferendosi alla pendenza delle indagini preliminari, per individuare la fase nella quale è possibile chiedere l'incidente probatorio, escluderebbe, senza equivoco, la possibilità di procedere con incidente probatorio dopo la chiusura delle indagini; che, quindi, egli avrebbe omesso di verificare la possibilità di pervenire ad una diversa interpretazione delle norme in questione, conforme a Costituzione, leggendole in combinato disposto con l'art. 415-bis cod. proc. pen. , che consente al pubblico ministero, a seguito delle richieste dell'indagato, di disporre nuove indagini da compiere entro trenta giorni dalla presentazione della richiesta, termine prorogabile per una sola volta e per non più di sessanta giorni dal giudice per le indagini preliminari, su richiesta dello stesso pubblico ministero; che tale possibilità sarebbe senz'altro praticabile nel caso in esame, in quanto l'espressione «nel corso delle indagini preliminari», contenuta nell'art. 392 cod. proc. pen. , ben potrebbe giustificare l'espletamento dell'incidente probatorio, nel caso di nuove indagini compiute ai sensi del citato art. 415-bis, comma 4, cod. proc. pen. ; che la lettura indicata eviterebbe, per il tempo intercorrente tra l'avviso di conclusione delle indagini preliminari e la richiesta di rinvio a giudizio, quella interruzione nell'acquisibilità di prove non rinviabili che questa Corte, con la sentenza n. 77 del 1994, ha ritenuto priva di ogni ragionevole giustificazione e lesiva dei diritti di azione e di difesa. Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia, con l'ordinanza menzionata in epigrafe, dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, degli articoli 392 e 393 del codice di procedura penale, nella parte in cui non consentono che, nei casi previsti dalla prima di tali disposizioni, l'incidente probatorio possa essere richiesto ed eseguito, anche dopo la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari; che la questione è stata sollevata nel quadro del procedimento penale indicato in narrativa, nel quale il pubblico ministero, dopo aver notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, ha assunto l'interrogatorio dell'indagato (sollecitato da quest'ultimo) ed ha poi richiesto al giudice di procedere, mediante incidente probatorio, a ricognizione personale del medesimo indagato da parte della persona offesa, ritenendo che il tempo necessario per giungere al dibattimento potrebbe pregiudicarne i ricordi “per immagine”; che la richiesta è stata ritenuta inammissibile dal rimettente, in quanto non formulata «nel corso delle indagini preliminari» ex art. 392 cod. proc. pen.