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Ci sono quindi due Camere - Senato della Repubblica e la Camera dei deputati - le quali non solo devono discutere solo di decreti-legge, con i tempi ristretti che questi prevedono per la conversione, ma hanno anche tempi ristretti e hanno soltanto casualmente la possibilità di approfondire in Commissione il loro esame, perché questo è delegato al buon cuore e alla casualità del Governo, che di volta in volta decide se far partire un decreto-legge dalla Camera o dal Senato. Per tale ragione chi ha la sfortuna di non essere nella Camera assegnataria del decreto-legge in prima lettura, di quel decreto proprio non può dire nulla e la sua funzione di parlamentare viene limitata già più di quanto non lo sia normalmente. Questo della scuola, poi, è un caso lampante di questa prassi: il decreto-legge, assegnato al Senato e lungamente discusso in Commissione, verrà poi sottoposto alla fiducia, con tanti saluti alla possibilità di un successivo intervento anche alla Camera. Vige quindi un sistema di tripartizione dei poteri: quello esecutivo ormai si mangia quello legislativo, perché decide il Governo di cosa si può parlare e di cosa no, mentre il terzo potere, quello giudiziario, è soprattutto impegnato, come leggiamo nelle intercettazioni, a decidere come trasformare - anzi come confermare - il Consiglio superiore della magistratura da organo di autogoverno a organo di autoassoluzione da tutte le malefatte che i magistrati compiono quotidianamente e di cui spero prima o poi qualcuno dovrà farsi carico. Non c'è il Ministro della giustizia, ci sono altri rappresentanti del Governo, speriamo che tra i tanti decreti-legge necessari e urgenti il Governo trovi il tempo anche per varare un decreto-legge necessario e urgente per riformare il Consiglio superiore della magistratura e per mettere mano allo scandalo della magistratura italiana. Di questo volentieri discuteremmo anche domani mattina. Colleghi, Presidente, membri del Governo, su questo decreto scuola abbiamo comunque fatto la nostra parte, abbiamo cercato di far valere le nostre ragioni (come sempre con scarsi risultati). Il fatto che si ponga la questione di fiducia - vorrei che fosse chiaro a chi per caso ci ascolta da casa, attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione - non deriva dal fatto che le opposizioni hanno fatto ostruzionismo in Commissione, o che le opposizioni cattive e poco intelligenti si siano opposte in tutti i modi possibili alla conversione del decreto, ma dal fatto che la maggioranza ha smesso di litigare in Commissione pochi minuti fa, dal fatto che è riscontrabile, leggendo Facebook, Twitter e i comunicati stampa, che venivano scambiati messaggi di minaccia tra componenti della maggioranza di notte e di giorno, in cui si minacciavano le dimissioni del Ministro, si minacciava la tenuta della maggioranza, si minacciava lo sfregio anche al lodo Conte, che pareva aver trovato per un attimo la soluzione ai problemi soprattutto dei precari. Noi leggevamo abbastanza sconcertati i messaggi che gli appartenenti alla Camera del PD mandavano agli appartenenti al Senato del PD o degli altri partiti, dicendo di non fare una certa cosa, di votare un certo testo, di non permettersi di non votare un certo emendamento. Insomma, l'avete fatta e ve la siete cantata tra di voi. Quindi il decreto-legge urgentissimo sulla scuola arriverà alla Camera giusto in tempo per essere approvato all'ultimo minuto; quindi anche in questo caso ci sarà ben poco da fare e da esaminare. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,28) ( Segue CIRIANI). Brevissimamente - perché poi temo che lo diremo da qui a poco, quando esamineremo il provvedimento - noi abbiamo cercato di fare la nostra parte. Registriamo il fatto che il decreto-legge scade il 7 giugno e che il tempo rimasto è davvero molto risicato. Tutti coloro che avevano promesso mari, monti e miracoli ai precari qualcosa dovranno inventarsi per spiegare perché non hanno garantito né i mari, né i monti, né i miracoli, ma, molto più prosaicamente, qualcosa di diverso dalle promesse elettorali. Ancora una volta, ribadiamo il fatto che l'esperienza maturata in anni di insegnamento da precario vale forse di più di un concorso e ribadiamo anche la nostra vicinanza alle scuole paritarie, che speriamo nel decreto cosiddetto rilancia Italia possano trovare riscontro alle loro richieste di finanziamento, perché sono un perno fondamentale del nostro sistema educativo. Molte altre cose le abbiamo scritte nei nostri emendamenti, ma non hanno trovato accoglimento. Abbiamo fatto la nostra battaglia con i tempi limitati che ci sono stati assegnati, perché ancora una volta la confusione e l'urgenza con cui vengono affrontati problemi così gravi non derivano dal fatto che noi abbiamo avuto un atteggiamento irresponsabile, ma dal fatto che abbiamo tentato di mettere una pezza alle vostre baruffe e alle vostre divisioni. (Applausi) . ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi, per usare una celebre frase di Gino Bartali, per commentare il contenuto di questo decreto-legge, ma soprattutto la pantomima che ha accompagnato la cosiddetta trattativa sulla stabilizzazione dei precari, si potrebbe ben dire: tutto sbagliato, tutto da rifare. La soluzione che ci è stata servita come lodo Conte è la mediazione politica più fallimentare che si potesse immaginare. Non comprendiamo come sia possibile sedersi attorno a un tavolo partendo dalla richiesta di assumere per titoli e servizi, evitando una prova scritta inutilmente rischiosa per la salute dei candidati e per la necessità di avere docenti in ruolo già da settembre, ed alzarsi dopo aver sostituito la prova scritta con un'altra prova, diversamente scritta, e aver rimandato tutto alla fine dell'emergenza. Un gioco impietoso, che umilia ancora una volta i precari e contrasta con il diritto alla continuità didattica degli studenti; altro che stabilizzazioni. Il prossimo anno scolastico avremo 30.000 precari in più a seguito dei pensionamenti, che porteranno il totale dei supplenti a 200.000. Il risultato dell'accordo di maggioranza della notte tra domenica e lunedì è l'esatto opposto di quanto andava fatto per garantire a tutti gli insegnanti la titolarità di una cattedra il prossimo settembre e per affrontare con efficacia la crisi pandemica, con la necessità di sdoppiare le classi. È evidente che non ci sono mai stati i tempi tecnici per espletare un concorso in piena estate e con tutte le limitazioni dettate dall'emergenza sanitaria. Ma la soluzione pilatesca adottata nottetempo è peggiore del male: migliaia di docenti restano precari e andranno al lavoro a settembre consapevoli che quello potrebbe essere l'ultimo anno di lavoro. Chi impedirà infatti ai neovincitori dell'ennesima prova scritta che dovrà valutare il merito di scalzare coloro che non la supereranno o si porranno in posizione meno utile nelle nuove, ennesime graduatorie concorsuali? E dire che il modo per uscire degnamente da questa situazione paradossale e ingiusta era già pronto, contenuto nella nostra proposta di assunzione da graduatorie (procedura già utilizzata per le graduatorie ad esaurimento). Ma sposare questa soluzione avrebbe significato dare a noi, alla Lega, il merito di un'indigeribile soluzione per il Governo, da evitare a costo di sacrificare i diritti di migliaia di precari.