[pronunce]

Conclusivamente, la difesa regionale ribadisce che la pur necessaria razionalizzazione dei livelli di governo delle autonomie territoriali deve essere attuata con una legge di revisione costituzionale, laddove «soluzioni improvvisate, tecnicamente ed economicamente discutibili [...] possono creare guasti gravi al sistema in termini di gestibilità e di costi aggiuntivi». Sull'assunto che i guasti indicati rechino un grave ed irreparabile pregiudizio all'interesse pubblico od ai diritti dei cittadini, la Regione Veneto, da ultimo, propone istanza di sospensione dell'esecuzione delle norme impugnate, ai sensi dell'art. 35 della legge n. 87 del 1953, come sostituito dall'art. 9 della legge n. 131 del 2003. 4.- Con ricorso spedito per la notifica il 22 febbraio 2012, ricevuto il 20 marzo e depositato il 27 febbraio (reg. ric. n. 32 del 2012) , la Regione Molise ha promosso questioni di legittimità costituzionale dell'art. 23, commi 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 20-bis e 21, del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, per violazione degli artt. 5, 114, 117, secondo comma, lettera p), quarto e sesto comma, 118, 119 e 120 Cost., del principio di leale collaborazione, «e in relazione agli artt. 3, 77 e 97 della Costituzione». 4.1.- La ricorrente delinea in premessa l'evoluzione legislativa che ha segnato la nascita delle Province di Campobasso e di Isernia, per evidenziare l'interesse alla permanenza dell'assetto istituzionale esistente. La normativa censurata, risolvendosi nella sostanziale abolizione delle Province, sarebbe lesiva delle competenze loro conferite direttamente dalla Costituzione. Al riguardo, i Presidenti delle due Province hanno richiesto alla Regione di impugnare le citate disposizioni davanti alla Corte costituzionale, e la Regione Molise ritiene di essere legittimata a proporre l'impugnativa per la lesione sia delle prerogative delle Province, sia delle proprie. È richiamata, in proposito, la consolidata giurisprudenza costituzionale che ammette la formulazione di censure riguardanti la compressione delle sfere di attribuzione provinciale, o degli altri enti locali indicati nell'art. 114 Cost., da cui derivi una compressione dei poteri delle Regioni. 4.2.- Nel merito, la Regione Molise osserva come il vigente assetto costituzionale riconosca espressamente il rilievo delle autonomie locali, nei principi fondamentali (art. 5) e nell'organizzazione istituzionale (art. 114, primo comma), a garanzia della unitarietà della Repubblica e della «decentrata sovranità del popolo nel territorio localizzato». Con l'introduzione delle norme impugnate, invece, la Provincia non si presenterebbe più come ente esponenziale della collettività locale. In questo contesto, prosegue la difesa regionale, non sembra possibile che una legge ordinaria attui il «declassamento istituzionale» delle Province, e in tal senso l'art. 15 della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri) dispone che non possono formare oggetto di decretazione d'urgenza le materie di cui all'art. 72, quarto comma, Cost. Inoltre, le funzioni, l'assetto e i compiti delle Province sono oggetto di disposizioni del d.lgs. n. 267 del 2000, che si qualifica (all'art. 1, comma 4) alla stregua di legge rinforzata, ai sensi dell'art. 128 Cost. Peraltro, anche la giurisprudenza costituzionale ha affermato che i principi di valorizzazione e promozione delle autonomie locali, contenuti nel TUEL, attuativi dell'art. 5 Cost., operano ad un livello superiore a quello della normazione statale (sentenze n. 13 del 1974 e n. 30 del 1959). La ricorrente osserva che, invece, l'art. 23 del d.l. n. 201 del 2011 trasforma completamente la Provincia, da ente costituzionalmente autonomo ad ente di secondo livello, con mere funzioni di coordinamento degli enti comunali, in quanto tale privato dell'attività di gestione amministrativa e della maggior parte delle originarie funzioni istituzionali. 4.3.- La difesa regionale procede, quindi, all'esame delle disposizioni impugnate, a partire dal comma 14 dell'art. 23 citato, il quale attribuisce alla Provincia esclusivamente funzioni di indirizzo e coordinamento dell'attività dei Comuni, nelle materie e nei limiti indicati dalle leggi statali e regionali. Secondo la ricorrente, tali funzioni non possono «rappresentare quel nucleo di funzioni amministrative intimamente connesso al riconoscimento del principio di autonomia della Provincia, richiesto e previsto dalla Costituzione nell'art. 117», né sarebbe rispettata la configurazione dell'ente in oggetto contenuta nell'art. 118, primo comma, in forza del quale la Provincia è titolare anche di funzioni proprie. Con il comma 15 dell'art. 23 è definito l'assetto organico della Provincia, limitato al Presidente ed al Consiglio provinciale. La disposizione altererebbe la funzione istituzionale e la struttura organizzativo-gestionale dell'ente, incidendo significativamente sulle disposizioni del TUEL. Per effetto del comma 16 dell'art. 23, che trasforma il Consiglio provinciale da organo di elezione diretta ad organo di elezione indiretta, composto da dieci componenti eletti dagli organi elettivi comunali, verrebbe meno l'autonomia istituzionale della Provincia, come configurata dagli artt. 5 e 114 Cost., realizzandosi sostanzialmente l'«abolizione» dell'ente, che diventa una emanazione dei Comuni e perde non solo l'autonomia politico-rappresentativa della collettività locale, ma anche il potere di incidenza sul territorio. La ricorrente sottolinea il dato di comune esperienza secondo cui un organo elettivo di secondo grado non assicura una rappresentanza omogenea del territorio e, dunque, da questo punto di vista, una gestione equilibrata. La disposizione in esame contrasterebbe inoltre con l'art. 15 della legge n. 400 del 1988, perché interviene in materia costituzionale ed elettorale, sottratta alla decretazione d'urgenza. Il comma 17 dell'art. 23 detta la disciplina dell'elezione del Presidente da parte del Consiglio provinciale, rinviando per le modalità ad una successiva legge. La disposizione presenterebbe portata lesiva identica a quella del già esaminato comma 16, essendo violati i medesimi principi richiamati in riferimento al predetto comma, dovendosi aggiungere che, con il disposto del comma 17, il legislatore avrebbe inciso sulla espressione della democrazia in ambito locale, sancita dall'art. 5 Cost., sottraendo al corpo elettorale la libera scelta dell'organo rappresentativo dell'ente. Secondo la difesa regionale, infatti, l'individuazione del Presidente della Provincia consentirebbe di esprimere, al più alto livello, il pluralismo politico e la rappresentanza diretta del corpo elettorale.