[massime]

Ordinamento penitenziario - Liberazione anticipata - Revocabilità della misura a seguito dell’accertamento di un fatto («grave infrazione disciplinare») costituente delitto perseguibile a querela in sede penale, per il quale difetti querela - Omessa previsione - Asserito contrasto con la funzione rieducativa della pena, con il principio di obbligatorietà dell’azione penale e di parità di trattamento dei condannati - Questione prospettata in via del tutto eventuale, non all’esito del procedimento penale - Manifesta inammissibilità.. Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 54, terzo comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354, censurato, in riferimento agli artt. 3, 27, secondo comma, e 112 della Costituzione, nella parte in cui non prevede che causa di revoca della liberazione anticipata possa essere, oltre alla condanna per delitto, anche l'accertamento, da parte del tribunale di sorveglianza, di un fatto costituente delitto perseguibile a querela per il quale la querela non è stata presentata. Nella specie, la questione è stata sollevata dal giudice 'a quo' nel corso di un procedimento di sorveglianza promosso d'ufficio, al fine della revoca, del tutto eventuale, della liberazione anticipata del condannato, ma, come peraltro si evince dall'art. 103 del regolamento penitenziario, l'ordinamento non tollera, in tale materia, inchieste o accertamenti «preliminari» e configura la condanna, non più come condizione necessaria e sufficiente per la revoca della liberazione anticipata, bensì come «presupposto» che legittima l'inizio del relativo procedimento. - V. la richiamata sentenza n. 186/1995, che interpreta nello stesso senso l'art. 103 del regolamento penitenziario.