[pronunce]

Né sarebbe, inoltre, possibile – secondo la ricorrente – ritenere che il predetto controllo sia esercitabile sulla base dell'applicazione diretta delle previsioni statali relative al medesimo controllo in quanto “norme fondamentali di riforma economico-sociale”, vincolanti il legislatore provinciale, essendo tale limite (eventualmente) operante nei soli confronti delle materie di competenza legislativa provinciale, fra le quali non rientrerebbe la materia dei controlli statali sugli atti provinciali, riservata al legislatore statale. La ricorrente, pertanto, chiede che la Corte dichiari che non spetta allo Stato (e per esso alla Corte dei conti) chiedere alla Provincia di sottoporre al controllo della Corte dei conti i contratti collettivi di lavoro dei dipendenti provinciali e, conseguentemente, annulli la nota e le delibere impugnate, asseritamente lesive delle proprie attribuzioni costituzionalmente garantite. 3. — Nell'imminenza dell'udienza pubblica la Provincia di Trento ha depositato memoria, nella quale insiste nelle predette conclusioni, deducendo anche l'impossibilità di una eventuale rinuncia ai ricorsi a causa del mancato riscontro da parte delle sezioni riunite della Corte dei conti alla comunicazione dell'avvenuta abrogazione espressa dell'art. 60, comma 3, della legge provinciale n. 7 del 1997 ad opera dell'art. 3, comma 6, della legge provinciale 19 febbraio 2002, n. 1 (Misure collegate con la manovra di finanza pubblica per l'anno 2002), e del conseguente venir meno delle ragioni dei conflitti. 4. — In entrambi i giudizi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo – negli atti di costituzione e nelle memorie depositate nell'imminenza dell'udienza pubblica – che i ricorsi siano dichiarati inammissibili e comunque infondati. In via preliminare, la difesa erariale deduce l'inammissibilità dei ricorsi, in quanto la nota della sezione di controllo di Trento, oggetto del primo ricorso, sarebbe un parere che, di per sé, non avrebbe prodotto alcun effetto lesivo delle attribuzioni della Provincia, mentre la delibera delle sezioni riunite della Corte dei conti, oggetto del secondo ricorso, non sarebbe impugnabile in sede di conflitto di attribuzione fra enti, essendo stata la medesima ricorrente a trasmettere – a titolo tuzioristico – alle sezioni riunite la delibera di autorizzazione alla stipulazione di un accordo relativo al personale provinciale. Quanto al merito, la difesa erariale sostiene che gli atti impugnati non avrebbero prodotto alcuna lesione delle attribuzioni costituzionali della Provincia, in quanto sarebbero stati adottati in attuazione di quanto previsto dall'art. 60, comma 3, della legge provinciale n. 7 del 1997. Quest'ultima disposizione – che avrebbe dato “attuazione diretta ed unilaterale” ad una norma fondamentale di riforma economico-sociale (l'art. 51, comma 2, del d.lgs. n. 29 del 1993) nella materia di competenza provinciale dell'organizzazione amministrativa – al momento dell'adozione degli atti impugnati, sarebbe stata vigente – come sarebbe dimostrato dalla successiva abrogazione espressa della medesima ad opera dell'art. 3, comma 6, della legge provinciale n. 1 del 2002 – ed applicabile, dal momento che le modifiche apportate all'art. 51, comma 2, del d.lgs. n. 29 del 1993, ad opera dell'art. 4 del d.lgs. n. 396 del 1997, avrebbero solo precisato la disciplina vigente in tema di controllo sull'autorizzazione alla sottoscrizione dei contratti collettivi di lavoro. 5. — All'udienza pubblica le parti hanno insistito per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate nelle difese scritte.1. — I conflitti di attribuzione sollevati con i ricorsi nn. 25 e 34 del 2001 della Provincia autonoma di Trento nei confronti dello Stato hanno ad oggetto rispettivamente la nota 28 maggio 2001 (n. prot. 548) della sezione di controllo di Trento della Corte dei conti e la deliberazione del 24 luglio 2001, n. 42 delle sezioni riunite in sede di controllo della medesima Corte, in riferimento agli art. 8, numero 1, e art. 16 dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige e relative norme di attuazione. Entrambi gli atti impugnati, che affermano la pretesa della Corte dei conti di sottoporre alla certificazione di compatibilità finanziaria le ipotesi di accordo relative ai contratti collettivi di lavoro dei dipendenti della Provincia, sarebbero, secondo la ricorrente, a prescindere dal loro contenuto decisorio, lesivi della propria autonomia statutaria, in quanto adottati senza uno specifico fondamento legislativo, poiché nell'ordinamento statale o provinciale non si individuerebbero norme idonee ad estendere alla Provincia di Trento il controllo previsto per i contratti collettivi nazionali dall'art. 51, comma 4, del d.lgs. n. 29 del 1993 e successive modifiche. Da un lato, infatti, ad avviso della ricorrente, l'art. 60 della legge provinciale n. 7 del 1997 sarebbe ormai inapplicabile; dall'altro lato, le modifiche delle norme di attuazione dello statuto speciale apportate dal d.lgs. n. 385 del 1997 e dal successivo d.lgs. n. 212 del 1999, stabilendo la precisa tipologia dei controlli della Corte dei conti sugli atti della Provincia di Trento, avrebbero implicitamente escluso altre forme di controllo, come quella pretesa nel caso in esame dalla Corte dei conti. 2. — In via preliminare va disposta la riunione, per connessione soggettiva ed oggettiva, dei due giudizi per conflitto di attribuzione in modo che possano essere decisi con un'unica sentenza. 3. — Ai fini di un adeguato inquadramento della vicenda in esame è necessario tenere conto dell'evoluzione della legislazione sia statale, sia provinciale in tema di controlli sull'autorizzazione alla stipulazione dei contratti collettivi di lavoro. Prendendo le mosse dalla legge delega 23 ottobre 1992, n. 421, va ricordato che l'art. 2, comma 1, lettera b), disponeva che il Governo era delegato a prevedere che la “legittimità e la compatibilità economica dell'autorizzazione governativa” alla sottoscrizione dei contratti collettivi di lavoro fossero sottoposti al controllo della Corte dei conti. In conformità a questa norma, l'art. 51, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, così come sostituito dall'art. 18 del d.lgs. 18 novembre 1993, n. 470, ha previsto il controllo della Corte dei conti di legittimità e di compatibilità economica dell'autorizzazione alla sottoscrizione dei contratti collettivi di lavoro. A seguito della legge delega 15 marzo 1997, n. 59, il decreto legislativo 4 novembre 1997, n. 396, all'art. 4 -sostanzialmente confermato dall'art. 47, comma 4, del d.lgs.