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se abbia valutato l'opportunità che lo Stato assicuri villa Giuli al patrimonio pubblico e che cosa aspetti, qualora avesse escluso detta ipotesi, ad attivarsi perché la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Pisa e Livorno possa condurre un intervento di messa in sicurezza dell'esistente e un altrettanto pronto restauro che interrompa la rovina fin qui lenta ma inesorabile del complesso edilizio simbolo di Lorenzana, agendo ai sensi dell'art. 32 del codice dei beni culturali, che le consente fare le veci della proprietà per poi rivalersi, in futuro, nei confronti di quella. Atto n. 4-07341 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa LANNUTTI GRANATO Bianca Laura Al Ministro della cultura Premesso che, il 26 maggio 2022, con nota prot. n. 14600 inviata al sindaco di Campagnatico (Grosseto) e solo per conoscenza alle tre associazioni di seguito citate, il soprintendente archeologia belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, architetto Gabriele Nannetti, ha posto fine d'imperio al "progetto Monte Leoni. Mappatura topografica dei circuiti murari detti 'murali'", avviato 4 anni fa sulla base del progetto scientifico illustrato nel documento del 1° febbraio 2018 che quell'ufficio di tutela territoriale del Ministero per i beni e le attività culturali protocollò in ingresso il 5 febbraio 2018 con il n. 3274 e approvò con nota prot. 6535 dell'8 marzo 2018 indirizzata alle proponenti "Associazione naturalistica speleologica maremmana", "associazione archeologica Odysseus onlus" e "Progetto Heba associazione onlus", nonché, per conoscenza, al Comune di Campagnatico, atti essenziali di un procedimento amministrativo che la nota del 26 maggio 2022 definisce "protocollo d'intesa"; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: senza entrare nel merito dei risultati del "progetto Monte Leoni", la decisione di chiuderlo "con effetto immediato" sarebbe stata assunta unilateralmente e messa in atto dal dirigente del Ministero della cultura senza preavviso né consultazione ufficiale delle parti interessate, compresi i due referenti interni alla Soprintendenza: il funzionario archeologo responsabile per il territorio di Campagnatico, Matteo Milletti, e il funzionario per le tecnologie Paolo Nannini, coinvolti l'uno giocoforza in qualità di responsabile scientifico e l'altro (di fatto) come coordinatore e rilevatore-topografo. Entrambi non figurano nella lista dei destinatari della nota del 26 maggio neppure per conoscenza, benché il primo vi sia designato responsabile del procedimento; la sigla (MM) apposta in calce al testo firmato dal soprintendente, peraltro la stessa della nota n. 6535 del 2018, attesta però che almeno il citato funzionario archeologo era al corrente delle intenzioni del superiore ma non ne avrebbe fatto parola né con il collega né con i soggetti esterni all'amministrazione, "investiti" tacitamente del compito di informare quel funzionario di una decisione del suo dirigente e dell'esistenza di un atto uscito dal suo ufficio di cui era stato tenuto all'oscuro benché fosse coinvolto come referente al pari dell'archeologo; con uguale ambiguità, la nota lascia intendere che, dei 4 cofirmatari della proposta progettuale, l'Associazione naturalistica speleologica maremmana sarebbe in qualche misura (la più) responsabile della conclusione repentina e imprevista dell'attività di ricerca, e a quella in particolare, benché destinataria dell'atto solo per conoscenza, il soprintendente rammenta di rispettare, per il futuro, l'art. 90, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 42 del 2004. L'istanza di accesso agli atti avanzata alla Soprintendenza il 21 giugno dal presidente dell'associazione, Carlo Cavanna, sarebbe rimasta finora inevasa; valutato che, sempre per quanto risulta agli interroganti: le spiegazioni della decisione dell'architetto Nannetti contenute nella nota del 26 maggio 2022 appaiono quanto meno vaghe, se non pretestuose: si va da asserite ma non meglio specificate "difficoltà di coordinamento delle operazioni sul campo" (con implicita sconfessione del funzionario che si è sobbarcato quel compito), alla "mancata richiesta della necessaria autorizzazione alle ricognizioni da parte dei soggetti indicati, come ribadito da ns. prot. 6535 del 08.03.2018", senza però fornire prova che in alcuna circostanza, a fronte delle oltre cento ricognizioni compiute in 4 anni e ben note all'amministrazione (se non altro in quanto chiamata ad autorizzare le missioni di Nannini, che ha partecipato a tutte, e destinataria dei suoi resoconti), questa abbia lamentato per iscritto siffatta lacuna e assunto le determinazioni conseguenti; in merito all'asserita "mancata consegna, anche in seguito a ripetuti solleciti, della documentazione relativa alle attività sul campo", il soprintendente ugualmente non richiama alcun atto ufficiale a sostegno di quanto asserito, né a sua firma, posto che ha assunto l'incarico solo il 20 settembre 2021, né dei predecessori (da ultimo Esmeralda Valente ma prima di lei Andrea Muzzi, dopo la supplenza di Andrea Pessina, seguita alla sospensione di Anna Di Bene del 23 febbraio 2019) (si legga "Nannetti, primo giorno da soprintendente" su "lanazione"), mentre tace che, al riguardo, la nota n. 6535 fissava la consegna "entro un termine temporale concordato", limite che mai sembrerebbe essere stato fissato e comunicato alle parti; l'ultima contestazione non lascia meno perplessi: il soprintendente taccia infatti di "basso profilo scientifico", quelle "ripetute iniziative di comunicazione al pubblico, non autorizzata da questa SABAP, da parte di alcuni soggetti, nello specifico della Società Naturalistica Speleologica Maremmana, (…) nelle quali si fa esplicitamente riferimento ad attività di questo Ufficio", iniziative che sembra si riducano ad un paio e sulla cui natura e contenuto, come sui tentativi falliti di coinvolgimento della Soprintendenza (comprese le richieste inevase di patrocinio), indugia a lungo Paolo Nannini nella missiva inviata a metà luglio al soprintendente e, per conoscenza, agli archeologi del suo ufficio, al sindaco di Campagnatico e ai presidente delle tre associazioni del progetto Monte Leoni, per esporre il proprio punto di vista su una vicenda che ha la sua cifra nel contegno ambiguo e ineducato dell'ufficio territoriale del Ministero nei confronti dell'ente locale, dei rappresentanti del terzo settore e persino del proprio personale;