[resaula]

Signor Presidente, inizio il mio intervento citando, dal blog "ildialogodimonza.it", l'intervento di un amico, che è stato preside di una scuola di Monza, di cui sono stato anche collega in Consiglio comunale, che non fa parte della mia "parrocchia politica", né tantomeno di quella di centrodestra (così ci chiariamo). Egli scrive: «Ancora la Shoah? Qualcuno pone oggi questa domanda, come se il continuo racconto della vicenda potesse quasi "normalizzarla", inducendo un sentimento di "già sentito" nocivo alla consapevolezza critica. Non sono d'accordo, per almeno tre motivi. Il primo è che ristudiare quel che è stato non finisce mai di chiarire alla nostra coscienza la necessità di ricordare perché non si ripeta. Ogni anno un nuovo racconto, una nuova testimonianza, un nuovo confronto storico ci aiutano a renderci più consapevoli. Il secondo motivo è che noi abbiamo il dovere di raccontare alle nuove generazioni, sempre più lontane cronologicamente e psicologicamente dai quei fatti terribili. Dobbiamo conservare e trasmettere il ricordo, sempre più prezioso quanto meno numerosi diventano i testimoni diretti. Ciò che ci è stato raccontato deve diventare patrimonio di tutti i giovani. Il terzo motivo è che non sono ancora terminati, anzi riprendono vigore, i tentativi di minimizzare, se non eliminare, la consapevolezza circa la veridicità di quei fatti. Sentir dire dopo tanti anni che le camere a gas e i forni crematori sono una montatura o quanto meno un'esagerazione, ci fa capire che il lavoro educativo non potrà terminare mai». Ci tenevo a citare queste parole, perché mi riconosco e mi ritrovo in una persona che stimo, che ha scritto delle parole molto belle su questo tema. Una volta letto l'intervento pubblicato su questo blog , mi sono trovato di fronte alla sensibilità mostrata dalle senatrici Pirovano e Rivolta, che hanno convinto il Gruppo a presentare la mozione oggi in discussione. Penso che l'antisemitismo, visto che qualche mozione, oltre a parlare dei viaggi della memoria, è entrata più nel merito di questo tema, sia presente a destra, come a sinistra. C'è anche un terzo tipo di antisemitismo, come scrive qualche autorevole esperto, importato dalle migrazioni musulmane in Europa. Fu proprio una Commissione dell'Unione europea, incaricata nel 2002 da Romano Prodi, a svelare verità abbastanza imbarazzanti, confermate da rilevazioni ulteriori, che si sono susseguite nel tempo. Ad esempio, in Belgio, secondo un'analisi del 2015, il 68 per cento degli immigrati musulmani mostrava questo elemento di antisemitismo, contro il 21 per cento degli altri cittadini, in Francia era il 49 per cento, contro il 17 per cento, in Germania il 56 per cento contro il 16 per cento, in Inghilterra il 57 per cento, contro il 12 per cento. La nostra opinione è che, forse, quando la smetteremo di dire che l'antisemitismo sta solo da una parte, oppure di dividere il mondo tra i buoni, che stanno sempre da una parte, e i cattivi, che stanno sempre dall'altra, riusciremo a fare un servizio migliore alle future generazioni e faremo in modo che gli studenti sappiano cosa bisogna fare per contrastare certe tematiche e per evitare che certi fenomeni si ripetano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Perosino) . È quindi questa la strada che dobbiamo percorrere tutti. Tra l'altro c'è la volontà - mi sembra che il presidente del Senato lo abbia detto alla Conferenza dei Capigruppo - di organizzare un viaggio, con i rappresentanti di ciascun Gruppo, per visitare i campi di sterminio, con un atto che offre un ulteriore significato politico importante, da parte di tutto il Senato. Non siamo contrari ad elaborare una mozione unitaria, visto che ne sono state presentate tante, ma crediamo che oggi sia più significativo, proprio per il ragionamento che ho fatto, che la Lega voti la mozione della maggioranza, che la maggioranza voti la mozione della Lega, che la maggioranza voti la mozione di Forza Italia e che Forza Italia voti la mozione della maggioranza, visto che le mozioni al nostro esame sono tre. Forse sarebbe più significativo un simile gesto, perché il documento unico spesso è figlio di un compromesso e su questi temi, a mio giudizio, non deve esistere alcun compromesso. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, mi permetta di cominciare con un bilancio: sono quindici anni che in Italia è stata introdotta la giornata della memoria per iniziativa di un collega, il giornalista Furio Colombo. Dopo quindici anni credo sia opportuno fare un piccolo bilancio. Indubbiamente è un bilancio positivo perché ha raggiunto alcuni dei suoi obiettivi, cioè sensibilizzare l'opinione pubblica e cancellare l'ignoranza che è forse il vulnus principale quando si tratta di difendere valori umanitari. Ci sono, però, anche aspetti negativi, Presidente, e lo dicono anche alcuni giornalisti e intellettuali. Proprio a ridosso di questa data, si concentrano gli atti più violenti contro Israele, gli atti antisemiti più violenti, gli atti più violenti contro gli ebrei. Paradossalmente, è proprio a ridosso del 27 gennaio che nelle cronache, purtroppo, risalta questa violenza. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,21) ( Segue SACCONE). Dunque penso che non possiamo non partire da questo dato perché è utile volgere lo sguardo al passato, ma è assolutamente insignificante se non lo facciamo per costruire un futuro in cui non prevalga l'odio. Mi permetta di dire, Presidente, che nel processo di nazionalizzazione delle masse, era importante e utile trovare un nemico. Il totalitarismo italiano fascista lo individuò negli ebrei, per cui, dalla notte al giorno, si è iniziato a perseguirli, a cacciarli e a mandarli a morire. Ritengo quindi che la politica debba fare qualcosa di più, perché purtroppo ciò che si è fatto fino ad oggi è insufficiente. Voglio dirlo con molta chiarezza: non si può non legare il giorno della memoria alla nostra considerazione dello Stato di Israele. Ancora oggi in tanta opinione pubblica vi è chi supporta l'idea che Israele non debba esistere. Non possiamo scollegare questi due principi: è inutile ricordare le atrocità commesse contro gli ebrei se allo stesso tempo non sosteniamo le ragioni di chi vuole esistere. Israele è una democrazia, l'unica in quel quadrante geopolitico e a tutt'oggi qualcuno ancora non lo riconosce. Ancora oggi non si riconosce che in una democrazia i principi cardine solo la prosperità e la pace del popolo. E allora, se ancora, anche in quest'Aula, vi è chi non riconosce questa proiezione del popolo e del governo israeliano, ciò vuol dire non avere rispetto della memoria di quei sei milioni di ebrei. Questa ipocrisia dobbiamo superarla perché Israele è un Paese democratico, chiunque di noi vi si reca lo può tranquillamente vedere, e quando c'è stata la possibilità di avere rispetto reciproco con l'Egitto, con i Trattati di pace di Camp David, Israele si è seduta e ha fatto la pace. Se noi non partiamo da questo presupposto, queste giornate non servono.