[pronunce]

, dubita, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111, secondo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale degli articoli 165, 645 e 647 del codice di procedura civile, nella parte in cui fanno gravare sull'opponente a decreto ingiuntivo l'onere di costituirsi in un termine eccessivamente breve, che sarebbe irragionevole, dal momento che all'osservanza di tale onere non consegue la celere definizione della controversia, tenuto conto dei maggiori termini minimi di comparizione introdotti con la legge 26 novembre 1990, n. 353 (Provvedimenti urgenti per il processo civile), nonché del fatto che solo in caso di assegnazione del termine minimo a comparire sussiste la necessità di coordinare i tempi di costituzione dell'opponente e dell'opposto, e che i soggetti del processo (opponente ed opposto) sarebbero, irrazionalmente, posti in una posizione di disuguaglianza processuale; che la Corte di cassazione, con ordinanza del 9 marzo 2006 (reg. ord. n. 156 del 2006) , dubita, invece, della legittimità costituzionale del combinato disposto di cui agli artt. 645, secondo comma, 647, 165, primo comma, cod. proc. civ. e 71 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, nella parte in cui prevede che il termine per la costituzione dell'opponente a decreto ingiuntivo decorre dalla data di notificazione dell'atto anziché da quella di consegna di esso all'ufficiale giudiziario, per violazione degli artt. 3, 24 e 111, primo e secondo comma, Cost.; che i due ricorsi, censurando, sia pure per motivi diversi, aspetti concernenti la posizione processuale dell'opponente a decreto ingiuntivo, nella fase della sua costituzione in giudizio dopo la notifica dell'opposizione, a causa della ristrettezza dei termini cui lo stesso opponente è soggetto, vanno riuniti per essere decisi con unica pronuncia; che l'eccezione di inammissibilità della questione sollevata dalla parte privata nei confronti dell'ordinanza del Tribunale di Reggio Emilia, per difetto di motivazione sulla rilevanza, non è fondata, dal momento che, seppure è vero che la formula usata sul punto dal rimettente appare generica, tuttavia l'incidenza di una pronuncia d'incostituzionalità nel senso prospettato (inapplicabilità del termine breve per la costituzione dell'opponente) renderebbe evidentemente tempestiva la costituzione dell'opponente nel giudizio a quo, che dall'esposizione in fatto dell'ordinanza si desume essere avvenuta al settimo giorno (il 27 luglio 2005, mentre la notifica dell'opposizione risale al 20 luglio); che non sussiste la prospettata violazione del diritto di difesa, dal momento che, nella fattispecie in esame, è lo stesso opponente a porre le premesse per la sua costituzione nel termine ridotto, avvalendosi della facoltà di dimidiare il termine di comparizione del debitore ingiunto, ed è, pertanto, certamente consapevole del particolare onere di diligenza connesso a tale scelta e delle conseguenze che le norme processuali collegano alla tardiva costituzione in giudizio (ordinanze n. 239 del 2000 e n. 154 del 2005); che i precedenti rilievi depongono anche per la non irragionevolezza della abbreviazione dei termini di costituzione; che la sussistenza di uno sbilanciamento nella disciplina di tali termini non determina una posizione di disuguaglianza processuale rilevante ai sensi dell'art. 111, secondo comma, Cost., ma, al più, una compromissione della euritmia del sistema, la cui modifica non può che essere rimessa all'opera del legislatore; che, pertanto, la questione sollevata dal Tribunale di Reggio Emilia deve dichiararsi manifestamente infondata; che la questione sollevata dalla Corte di cassazione, la quale sospetta la incostituzionalità delle norme censurate, nella parte in cui prevederebbero che il termine per la costituzione dell'opponente a decreto ingiuntivo decorre dalla data di notificazione dell'atto anziché da quella di consegna di esso all'ufficiale giudiziario, è manifestamente inammissibile sotto il profilo del difetto di rilevanza; che la Corte di cassazione così motiva testualmente sulla rilevanza della questione sollevata: «Non sembra che il requisito della rilevanza possa ritenersi escluso dalla circostanza che la costituzione dell'opponente, tardiva con riferimento alla data (24 novembre 2000) di notificazione dell'opposizione, lo sarebbe ancor più con riguardo a quella di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario: si richiede infatti alla Corte costituzionale una pronuncia per un verso dichiarativa della illegittimità costituzionale della norma che fissa il dies a quo del termine in questione alla data della notificazione, e per altro verso additiva (nel punto in cui si chiede invece che tale dies venga fatto corrispondere alla consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario), profilo, questo, che produrrà i suoi effetti solo a decorrere dalla pronuncia della Corte»; che tale ultima affermazione, puramente assiomatica, è contraria al principio, costantemente affermato da questa Corte (e dalla giurisprudenza di legittimità e di merito), secondo cui le sentenze di accoglimento di una eccezione di illegittimità costituzionale hanno effetto retroattivo, con l'unico limite, nella specie non sussistente, delle situazioni consolidate per essere il relativo rapporto definitivamente esaurito. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli 165, 645 e 647 del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Reggio Emilia, con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 645, secondo comma, 647, 165, primo comma, cod. proc. civ. , e 71 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111, primo e secondo comma, della Costituzione, dalla Corte di cassazione con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso, in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 gennaio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'8 febbraio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA