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Il presente disegno di legge nel titolo I si propone di garantire l'effettiva parità retributiva tra donne e uomini per un lavoro di pari valore. Esso si articola su tre punti fondamentali: trasparenza e accesso ai dati della retribuzione, modificando l'articolo 46 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, nella direzione di fornire dati precisi e chiari sulle retribuzioni quali le componenti variabili del salario, i bonus di produttività e i premi, dove verosimilmente si annidano le differenze retributive; certificazione della parità retributiva con l'attribuzione di un contrassegno di parità che consente l'accesso ad agevolazioni fiscali e premiali; una parte sanzionatoria con la possibilità anche di sospendere eventuali contributi goduti dall'azienda. Il titolo I recepisce le indicazioni espresse nel parere del « Parità di genere nei mercati del lavoro europei » del Comitato economico e sociale europeo e quelle espresse dalla coalizione internazionale per la parità retributiva, secondo le quali la mancanza di trasparenza retributiva svolge un ruolo importante nelle differenze di retribuzione tra uomini e donne e una maggiore trasparenza salariale può contribuire a ridurre il divario retributivo di genere. La trasparenza salariale potrebbe migliorare se i datori di lavoro fossero tenuti a presentare regolarmente relazioni sulle retribuzioni, ripartite per genere e suddivise per categoria di dipendenti e posizioni. Nel titolo II sono previste misure a sostegno della maternità, con l'abrogazione della norma introdotta dalla legge di bilancio 2018 che conteneva la possibilità di lavorare fino al nono mese di gravidanza e il prolungamento del voucher baby-sitting anche per le lavoratrici autonome, al fine di consentire alle madri lavoratrici di rientrare al lavoro in alternativa alla astensione facoltativa, diminuendo i casi di abbandono dal lavoro alla nascita di un figlio.. I PARITÀ RETRIBUTIVA TRA DONNE E UOMINI 1 (Finalità) 1 La presente legge, in attuazione degli articoli 3, 37 e 51 della Costituzione, dell'articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dell'articolo 4 della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, e della raccomandazione 2014/124/UE della Commissione, del 7 marzo 2014, è volta a garantire l'effettiva e completa parità di retribuzione tra donne e uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore e promuove il sostegno alle madri lavoratrici. 2 (Pari condizioni di lavoro e pari retribuzione) 1 In attuazione di quanto disposto dall'articolo 1 della presente legge e dal libro III, titolo I, capo II, del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, le donne e gli uomini che lavorano per il medesimo datore di lavoro devono godere di pari condizioni di lavoro per le stesse posizioni o per posizioni di pari valore. 2 Al fine di contrastare la differenza salariale di genere, i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti a garantire uguale trattamento salariale a donne e uomini, a parità di mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento. 3 (Modifica al codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, in materia di trasparenza sulla parità retributiva) 1 All'articolo 46, comma 1, del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 , sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: « Al fine di garantire trasparenza sulla parità retributiva, i dati sulla retribuzione effettivamente corrisposta devono contenere informazioni chiare sulle componenti fisse e variabili, la media e la mediana tra le retribuzioni di uomini e donne, sulla differenza nella media dei bonus di produttività, sulla proporzione di uomini e donne che hanno ricevuto premi nei dodici mesi precedenti, sulla percentuale di uomini e donne occupati, sulla percentuale di differenza retributiva per il medesimo livello di inquadramento e le medesime competenze, articolato per impiegati, quadri e dirigenti, e sulla diffusione del lavoro agile. Le parti sociali individuano sistemi non discriminatori di classificazione del personale e di valutazioni delle mansioni, introducendo schemi neutrali per l'assegnazione delle mansioni e di valutazione del lavoro ». 4 (Certificazione della parità retributiva) 1 Sulla base del rapporto di cui all'articolo 46, comma 1, del citato codice di cui al decreto legislativo n. 198 del 2006, come modificato dall'articolo 3 della presente legge, è istituito un sistema di certificazione della parità retributiva presso le camere di commercio, in collaborazione con le consigliere di parità. 2 Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sei sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentite le parti sociali, sono stabiliti i criteri e le procedure di certificazione della parità retributiva e le modalità per l'informativa ai lavoratori e alle lavoratrici, nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali. 3 Ricevuta la certificazione della parità retributiva di cui al comma 1 del presente articolo e la relazione dell'organismo di certificazione sulle risultanze dei controlli, il Comitato nazionale di parità, istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ai sensi della legge 10 aprile 1991, n. 125, attribuisce all'azienda pubblica o privata un contrassegno distintivo per l'applicazione del principio della parità retributiva. 5 (Riconoscimento di un credito di imposta alle aziende pubbliche o private cui è stato attribuito il contrassegno di parità retributiva) 1 Alle aziende pubbliche o private cui è stato attribuito il contrassegno di parità retributiva di cui all'articolo 4, comma 3, è riconosciuto, nel limite di spesa di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021, un credito di imposta nella misura massima del 50 per cento dei costi, connessi al raggiungimento della parità retributiva, comunque non superiore a 10.000 euro annui nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 e nei due periodi di imposta successivi. 2 Il credito d'imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d'imposta nei quali lo stesso è utilizzato e non è soggetto al limite annuale di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Esso non concorre alla formazione del reddito, né della base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. 3