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Signor Presidente, il ritardo maturato nell'erogazione della retribuzione percentuale spettante agli ufficiali giudiziari come derivante dai crediti recuperati dall'erario ai sensi dell'articolo 122 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1229 del 1959, trova la sua causa nella necessità di attuare il protocollo di cui all'articolo 1, comma 5, del decreto legislativo n. 16 del 2017 che rimette alla Regione Trentino-Alto Adige la previsione delle modalità operative di gestione del personale transitato nei ruoli della Regione autonoma. Tale protocollo non è stato ancora formalmente adottato. Attualmente risulta predisposta una bozza che individua nel 1° gennaio 2018 la data di decorrenza per il passaggio del personale, ivi compreso il personale degli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti nei ruoli regionali di appartenenza. Riguardo all'emolumento in discussione, si prevede che il Ministero comunichi e trasferisca alla Regione l'importo lordo dipendente che la medesima provvederà ad erogare agli aventi diritto. Medio tempore , il Ministero della giustizia si è attivato provvedendo ad accantonare per tutti i crediti recuperati nel 2018 la quota spettante al personale UNEP in attesa delle definitive determinazioni contenute nell'emanando protocollo. In ogni caso, questo Dicastero sta valutando e si riserva la possibilità di dare comunque seguito già da subito alle legittime aspettative del personale, sulla base delle modalità contenute nella bozza del medesimo protocollo, previo accordo con l'ente regionale. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Steger, per due minuti. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, prendo atto della risposta ed esprimo il mio ringraziamento. PRESIDENTE . La senatrice Conzatti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00587 sull'affidamento delle funzioni di curatore e di liquidatore ai consulenti del lavoro, per tre minuti. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, abbiamo presentato questa interrogazione perché ci preoccupiamo per le imprese e ancora di più per quelle in crisi. Pensavamo fosse un concetto unanimamente condiviso quello per il quale solo i professionisti specializzati, abituati ad affrontare casi critici, potessero occuparsi e avere il ruolo di curatore, di liquidatore giudiziale e di commissario. Questa stessa nostra convinzione l'ha avuta per moltissimo tempo la commissione Rordorf, che ha elaborato la riforma che voi stessi avete approvato in Consiglio dei ministri. Il criterio di specializzazione era sancito: solo i dottori commercialisti e gli avvocati che avevano superato degli specifici esami di Stato in diritto fallimentare, in diritto tributario d'impresa, in diritto commerciale e tecniche di bilancio potevano occuparsi dei casi più delicati delle aziende in crisi. Per questo motivo il nostro stupore è stato davvero grande quando, a pochissime ore dall'approvazione in Consiglio dei ministri del decreto legislativo sulla crisi di impresa, abbiamo assistito all'ampliamento della platea di questi professionisti che possono svolgere questi ruoli così delicati e specifici. Ovviamente non lo diciamo per creare un contenzioso tra professioni; a noi preme che le imprese in crisi vengano tutelate al meglio. La legge che ha istituito l'esame di Stato per i consulenti del lavoro non prevede che tali professionisti superino esami specifici nelle materie occorrenti a occuparsi delle tematiche relative alla crisi d'impresa. La stessa raccomandazione e preoccupazione la hanno espressa gli stessi tecnici del suo Ministero nella relazione accompagnatoria alla Commissione giustizia del Senato; hanno scritto a lei, signor Ministro, e a tutto il Consiglio dei ministri che i compiti di curatore, di commissario giudiziale e di liquidatore richiedono competenze contabili, di gestione di attività d'impresa e di liquidazione che non rientrano nell'ambito delle competenze tipiche del consulente del lavoro. Noi siamo molto preoccupati per questo e lo siamo ancora di più perché il giorno successivo all'approvazione di questa importante riforma in Consiglio dei ministri abbiamo visto il premier Conte e il vice premier Di Maio andare all'incasso politico all'assemblea dei consulenti del lavoro, pronunciando in un comunicato stampa delle frasi molto discutibili. Hanno infatti dichiarato di essere felici che si potesse accedere alla figura di curatore (come se si potesse accedere per decreto) e dei passi avanti fatti da un ordine professionale (come se i passi avanti invece non dovessero essere fatti e finalizzati alle imprese in crisi perché potessero tornare in bonis ) , e che erano felici di poter festeggiare questo accrescimento di competenza (come se le competenze non si acquisissero solo con lo studio e la tecnica). Desideriamo quindi chiedere al Ministro se intende modificare la normativa dell'esame di Stato di consulente del lavoro, perché solo superato un esame di Stato adeguato allo scopo i professionisti potranno occuparsi di ciò che a noi tutti preme, cioè di un tessuto industriale in bonis e trainante per tutta l'Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Bonafede, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BONAFEDE, ministro della giustizia . Signor Presidente, va preliminarmente considerato che la riforma della disciplina fallimentare persegue l'obiettivo di favorire soluzioni della crisi di impresa incentrate sulla prosecuzione dell'attività aziendale in un'ottica conservativa, sostituendo il fallimento e la stigmatizzazione sociale che il termine evoca con la liquidazione giudiziale, così da offrire all'imprenditore una seconda opportunità, favorendo al contempo la tutela del ceto creditorio. È dunque di immediata evidenza che la crisi d'impresa, oltre al profilo strettamente patrimoniale e gestionale, normalmente coinvolga i rapporti di lavoro su cui si basa l'intera struttura aziendale. Non va infatti dimenticato che l'imprenditore è anche un datore di lavoro. Per questo motivo tra i principi ispiratori della riforma figura l'esigenza di armonizzare le procedure di gestione della crisi e dell'insolvenza con le forme di tutela dell'occupazione e del reddito dei lavoratori alle dipendenze impresa. Ne consegue l'opportunità di coadiuvare il giudice attraverso figure professionali idonee a supportare, nella fase di emersione della crisi fino alla sua auspicabile risoluzione, le scelte di gestione, tra le quali vengono in rilievo indubbiamente quelle relative alle risorse umane, ai rapporti di lavoro e agli ammortizzatori sociali per gli esuberi legati alla crisi di impresa. In altre parole, la conservazione dell'impresa e la salvaguardia del lavoro dipendente risultano essere elementi connessi tra loro per il conseguimento del risultato complessivo cui mira la riforma. Peraltro, la professionalità dei consulenti del lavoro trova conferma nell'ampio ventaglio di funzioni che gli stessi possono già essere chiamati a svolgere nel nostro ordinamento (ricordo, fra tutti, la possibilità di patrocinare vertenze davanti alle commissioni tributarie, di essere nominati commissari liquidatori o sindaci di società commerciali) e, in ogni modo, la disciplina prevede che, nel momento in cui l'albo sarà operativo (entro il 20 marzo 2020), il consulente del lavoro potrà essere iscritto solo dopo aver frequentato positivamente una formazione non inferiore a un anno e mezzo.