[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 200 e 322-ter del codice penale, dell'art. 321, comma 2, del codice di procedura penale, nonché dell'art. 1, comma 143, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), promosso con ordinanza del 26 luglio 2008 dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli nel procedimento penale a carico di P.V., iscritta al n. 65 del registro ordinanze 2009 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 10, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 23 settembre 2009 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che con ordinanza del 26 luglio 2008, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 200 e 322-ter del codice penale, dell'art. 321, comma 2, del codice di procedura penale, nonché dell'art. 1, comma 143, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), «nella parte in cui consentono la confisca obbligatoria e, correlativamente, il sequestro preventivo, per un valore corrispondente a quello del profitto, per reati tributari commessi precedentemente alla entrata in vigore della legge n. 244 del 2007»; che, secondo quanto premesso dal rimettente: a) nel corso di un procedimento penale instaurato nei confronti di un soggetto imputato di aver omesso, per gli anni 2004, 2005 e 2006, la presentazione delle dichiarazioni annuali relative alle imposte sui redditi e sul valore aggiunto, al fine di evadere le suddette imposte (artt. 81, comma 2, del codice penale e 5 del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74), il pubblico ministero aveva richiesto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di tutte le disponibilità finanziarie o di beni immobili dell'imputato, «con sottoposizione a vincolo reale equivalente» di essi; b) tale richiesta si fondava sull'art. 1, comma 143, della legge n. 244 del 2007, per il quale, nelle ipotesi di reati tributari «di cui agli articoli 2, 3, 4, 5, 8, 10-bis, 10-ter, 10-quater e 11 del decreto legislativo 10 marzo 2000 n. 74, si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni di cui all'art. 322-ter del codice penale»; c) in forza del citato comma 143, la confisca per equivalente - e la possibilità di disporre il sequestro preventivo per equivalente, ai sensi dell'art. 321, comma 2, cod. proc. pen. , ad essa funzionale - era stata estesa a (quasi) tutti i reati tributari e si applicava anche ai reati commessi precedentemente all'entrata in vigore del medesimo comma (1° gennaio 2008); d) tale retroattività di effetti scaturiva dal principio - affermato dalla Corte di cassazione costantemente, al punto da potersi assumere quale diritto vivente - che l'irretroattività della legge penale, sancita dall'art. 25, secondo comma, Cost. e dall'art. 2 cod. pen. , è operante esclusivamente nei riguardi delle norme penali incriminatrici e non anche delle misure di sicurezza, come la confisca, con la conseguenza che quest'ultima «può essere disposta anche in riferimento a reati commessi nel tempo in cui non era legislativamente prevista ovvero era diversamente disciplinata quanto a tipo, qualità e durata»; e) solo con riguardo a reati non tributari, l'art. 15 della legge 29 settembre 2000, n. 300, nel disciplinare la misura della “confisca per equivalente”, stabilisce che «le disposizioni di cui all'articolo 322-ter del codice penale, introdotto dal comma 1 dell'articolo 3 della presente legge, non si applicano ai reati ivi previsti, nonché a quelli indicati nel comma 2 del medesimo articolo 3, commessi anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge», che, in ragione di tali premesse, il rimettente ritiene che la domanda di cautela reale avanzata dal pubblico ministero dovrebbe essere accolta, perché la somma di denaro ed i beni in essa indicati, rappresentando l'equivalente del profitto conseguito dall'indagato per il reato tributario contestato, dovrebbero essere confiscati, a nulla rilevando in contrario che la confisca per equivalente non fosse prevista al tempo della commissione del reato; che tuttavia, per lo stesso rimettente, proprio l'applicazione retroattiva della confisca per equivalente per i reati tributari si pone in contrasto con gli evocati parametri; che la violazione dell'art. 3 Cost. deriverebbe, secondo il giudice a quo, dalla ingiustificata diversità, a seconda che vengano in rilievo reati tributari o non tributari, dei limiti temporali previsti dalla legge per l'applicazione degli istituti della “confisca per equivalente” e del sequestro preventivo ad essa strumentale; che infatti, ad avviso del rimettente, mentre le norme denunciate consentono l'applicazione dei suddetti istituti con riguardo ai menzionati reati tributari, anche se commessi anteriormente alla data di entrata in vigore della legge n. 244 del 2007, tale efficacia retroattiva è esclusa dal citato art. 15 della legge n. 300 del 2000, con riguardo ai reati non tributari indicati nel medesimo articolo; che la violazione del primo comma dell'art. 117 Cost. – secondo cui il legislatore deve rispettare i vincoli derivanti dagli obblighi internazionali – deriverebbe, invece, dal contrasto con l'art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, nella parte in cui prevede che «Non può essere inflitta una pena piú grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso»; che, in proposito, il giudice rimettente – nel richiamare la giurisprudenza della Corte di cassazione, secondo cui la confisca per equivalente costituisce «una forma di prelievo pubblico a compensazione di prelievi illeciti» di carattere «eminentemente sanzionatorio» e, pertanto, una “pena”, «secondo la nozione che ne fornisce la Corte europea dei diritti dell'uomo» – osserva che l'applicazione retroattiva della confisca per equivalente e del prodromico sequestro comporta, di fatto, l'inflizione di una “pena” per reati per i quali, al momento della loro commissione, tale misura non era prevista; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o comunque infondata, per l'erroneità del presupposto interpretativo da cui muove il rimettente; che la difesa erariale rammenta che l'art. 322-ter cod. pen.