[pronunce]

In particolare, la previsione dell'acquisizione sugli schemi di decreti legislativi del parere della Conferenza unificata di cui all'art. 8 del d.lgs. n. 281 del 1997, in luogo di quello della Conferenza Stato-regioni sarebbe incensurabile, in quanto la prima sarebbe «una somma algebrica della» seconda e della Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Inoltre, secondo l'Avvocatura generale, le nuove regole organizzative delle U.s.l. costituirebbero nome fondamentali di riforma economico-sociale, con conseguente infondatezza delle censure riferite all'art. 2, comma 1, lettera ii); sarebbero, altresì, infondate tutte le altre censure, anche alla luce dell'obiettivo della riforma, di assicurare la commisurazione della spesa sanitaria alle effettive disponibilità finanziarie. 5.1. — Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è altresì costituito nei tre giudizi promossi dalle Regioni Lombardia, Puglia e Veneto aventi ad oggetto le norme del d.lgs. n. 229 del 1999, chiedendo, con atti di identico contenuto, che le questioni siano dichiarate inammissibili e comunque infondate. In particolare, nelle memorie, la difesa erariale, nel contestare analiticamente tutte le censure, ha, tra l'altro, dedotto l'insussistenza dei vizi concernenti l'emanazione del decreto legislativo oltre il termine fissato dalla legge-delega, rimarcando che sarebbe stato correttamente acquisito il parere della Conferenza unificata. Relativamente alle censure riferite all'art. 1 del d.lgs. n. 229 del 1999, a suo avviso, la disciplina del P.s.n. , non avrebbe carattere di estremo dettaglio, mentre l'art. 2 del d.lgs. in esame, nelle norme impugnate, sarebbe rispettoso delle competenze regionali. Secondo la difesa erariale, le censure aventi ad oggetto l'art. 3 del d.lgs. n. 229 del 1999 sarebbero infondate in quanto le norme censurate riguardano materia già disciplinata dalla legge statale e, nelle parti concernenti i distretti, si limitano a fissare principi generali per assicurare l'armonizzazione delle attività che essi devono svolgere; l'art. 4 del d.lgs. n. 229 del 1999 sarebbe, invece, immune dai vizi denunciati, perché reca una disciplina rispettosa dell'autonomia regionale in materia di istituzione delle aziende ospedaliere. Le censure riferite alla disciplina dell'accreditamento e dell'autorizzazione all'esercizio delle attività sanitarie sarebbero, infine, infondate, in quanto la lesione delle competenze regionali risulterebbe esclusa dalla circostanza che la disciplina delle modalità e dei termini per la richiesta ed il rilascio dell'autorizzazione è stata rimessa alle regioni e correttamente la fissazione dei requisiti per l'accreditamento è stata riservata ad un apposito atto di indirizzo e coordinamento, mirando le norme a razionalizzare l'erogazione delle prestazioni sanitarie. 5.2. — Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è, infine, costituito anche nel giudizio promosso dalla Provincia di Bolzano, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e comunque infondate, in quanto la sopravvenienza di una legge statale nella materia di competenza della Provincia determinerebbe l'obbligo da parte di quest'ultima di adeguare la legislazione provinciale nei modi stabiliti dall'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, costituendo i principi in materia di formazione «principi fondamentali», che si imporrebbero anche alle Province autonome. 6. — L'Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Genova è intervenuto in entrambi i giudizi promossi dalla Regione Lombardia - fuori termine in quello avente ad oggetto la legge n. 419 del 1998 - svolgendo argomenti a sostegno del ricorso della Regione Lombardia, del quale ha chiesto l'accoglimento. 7. —All'udienza pubblica del 20 marzo 2001, questa Corte, con ordinanze lette in udienza, ha disposto la riunione dei giudizi, dichiarando altresì inammissibili gli interventi dell'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Genova nei giudizi promossi dalla Regione Lombardia. Con ordinanza istruttoria dell'11 maggio 2001, riservata ogni decisione anche in ordine all'ammissibilità dei ricorsi, è stata, quindi, disposta l'acquisizione di documenti che, in ottemperanza di questo provvedimento, sono stati depositati dall'Avvocatura generale dello Stato e dalle Regioni Lombardia e Puglia. 8. — In prossimità dell'udienza pubblica hanno depositato memorie l'Avvocatura generale dello Stato, le Regioni Lombardia e Puglia, nonché le Province autonome di Trento e Bolzano. 8.1. —La Regione Lombardia e la Regione Puglia, nelle memorie di contenuto in larga misura coincidente, hanno premesso che ai ricorsi è sopravvenuto l'Accordo 8 agosto 2001 (Accordo tra Governo e regioni concernente il trasferimento delle risorse a regioni ed enti locali in materia di salute umana e sanità veterinaria), il decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347 (Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria), convertito nella legge 16 novembre 2001, n. 405, che, tra l'altro, ha modificato l'art. 9-bis del d.lgs. n. 502 del 1992, inserendo nell'art. 19 il comma 2-bis, il quale ora dispone: «non costituiscono princìpi fondamentali, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, le materie di cui agli articoli 4, comma 1-bis, e 9-bis». Ancora in linea preliminare, le ricorrenti hanno dedotto che, a seguito della sopravvenuta modifica del Titolo V della Costituzione, la materia «assistenza sanitaria e ospedaliera» dovrebbe essere «ricondotta alla competenza esclusiva delle Regioni», le quali dovrebbero ritenersi legittimate a definire, senza alcuna interferenza dello Stato, il proprio ordinamento e la propria organizzazione amministrativa, compresa l'organizzazione necessaria all'esercizio delle competenze ad esse attribuite in materia sanitaria. La Regione Lombardia ha sottolineato, quindi, che «in numerosi ambiti materiali disciplinati dal D.Lgs. 229/99, dopo la riforma del Tit. V» essa «ha esercitato le nuove competenze legislative e regolamentari in deroga ai principi dissati dal D.Lgs. 502/92, con la conseguenza che alcuni dei principi fondamentali introdotti dal D.Lgs 229/99 sono nei fatti divenuti inoperanti». Tanto, ad avviso delle ricorrenti, all'interno di un quadro caratterizzato dalla circostanza che il d.lgs. n. 229 del 1999 sarebbe rimasto sostanzialmente inattuato, al punto che l'atto di indirizzo e coordinamento in materia di accreditamento (art. 8-quater, comma 3) neppure sarebbe stato emanato. In riferimento alle singole censure, le memorie hanno rimarcato che quelle riferite all'art. 4 del d.lgs. n. 502 del 1992 (come modificato dal d.lgs. n. 229 del 1999) sono state interessate dall'introduzione nell'art. 19 del d.lgs. , cit.