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Anche presso questi centri, come quelli per l'incontinenza urinaria, devono essere presenti almeno due posti letto funzionali al trattamento di tali patologie. 4) Centri di riabilitazione funzionale: devono essere in grado di affrontare la diagnostica specialistica e l'approccio terapeutico appropriato dell'incontinenza urinaria fecale e delle disfunzioni dell'area pelvica in pazienti complessi con pluri-disabilità, anche di origine neurologica (esempio sclerosi multipla, Parkinson , ictus , etc.). L'individuazione anche di tali centri deve avvenire sulla base della riconosciuta esperienza e competenza nell'ambito specifico. Tali centri devono prevedere spazi, tempi ed équipe dedicati alla riabilitazione dell'incontinenza urinaria e fecale ed essere collegati ad un centro urologico e chirugico colorettale di riferimento di secondo livello. Tutti i centri di urologia e ginecologia devono poter disporre, all'interno della struttura ospedaliera, dei servizi di diagnostica specializzata, quali un servizio di uro-radiologia e un servizio di urodinamica (eventualmente anche di video-urodinamica e neurofisiologia) e, più in generale per ogni occorrenza diagnostica di secondo livello, di un idoneo apparato clinico strumentale quale la cistoscopia. I centri di chirurgia colorettale devono poter disporre all'interno della struttura ospedaliera dei servizi di diagnostica radiologica specifica, di un servizio per la valutazione funzione del tratto anorettale (manometria, emg, ecografia, etc.). I centri di secondo livello di pertinenza chirurgica (urologia, ginecologia e chirurgia colorettale) devono inoltre dimostrare di svolgere un'attività chirurgica per l'incontinenza in maniera continuativa e non occasionale ed essere in grado di affrontare chirurgicamente anche i casi a maggiore complessità. Infine devono svolgere più ambulatori settimanali dedicati e diversificati in base alle caratteristiche di eccellenza del centro, con più di un medico e di un operatore sanitario esperto nel settore al fine di mantenere la continuità del sevizio. I Centri di terzo livello Possono essere individuate due tipologie di centri di terzo livello, il centro di neuro-urologia e l'unità pelvica: 1) Centro di terzo livello di neuro-urologia. Tale centro è identificato sulla base di due caratteristiche principali: 1. altissima specializzazione nel trattamento dell'incontinenza urinaria e di disfunzioni dell'area pelvica maschili e femminili con particolare riferimento a quelle secondarie a condizioni neurologiche; 2. approccio multidisciplinare integrato e collegiale dell'incontinenza urinaria e di patologie pelviche maschili e femminili, con la possibilità di effettuare anche le terapie chirurgiche più complesse, quale ad esempio la neuromodulazione sacrale; 3. il centro deve essere dotato di una propria autonomia con la previsione di 6-8 posti letto dedicati 2) Unità pelviche. I casi più difficili che richiedono un approccio multidisciplinare integrato e collegiale di incontinenza urinaria e incontinenza fecale associate a disfunzioni pelviche sia per gravità che per complessità, quali il dolore pelvico e il prolasso pelvico multi-compartimentale, richiedono il coinvolgimento di specialisti diversi nell'inquadramento diagnostico e nella scelta terapeutica e dovranno confluire in un centro ultraspecialistico e multidisciplinare, identificabile nella unità pelvica prevista nella rete dei centri per l'incontinenza urinaria. L'unità pelvica si propone la realizzazione di spazi per valutazioni e trattamenti collegiali, che si avvalgano di figure ad altissima competenza. Il centro deve essere dotato di una propria autonomia con la previsione di 6, 8 posti letto dedicati. L'unità pelvica dovrebbe, preferibilmente, essere caratterizzata dalla concomitante presenza delle seguenti competenze professionali: ginecologo, urologo, neuro-urologo (figura essenziale nella gestione delle compromissioni neurologiche da cui possono derivare molte disfunzioni pelviche), coloproctologo/chirurgo colo-rettale, urologo pediatra, fisiatra, fisioterapista, ostetrica e infermiere, radiologo, psicologo/sessuologo. Ai centri di terzo livello compete, inoltre, un ruolo di organizzazione della rete regionale e di raccordo con i rappresentanti istituzionali e le associazioni dei pazienti, per la raccolta dei dati provenienti da tutti i centri di primo e secondo livello, di monitoraggio dell'attività dei centri in rete regionale, per il coordinamento delle attività di formazione e aggiornamento e, non ultimo, per periodiche riunioni di revisione (con tutti i centri in rete) delle attività svolte. Compito della rete regionale è anche quello di condividere protocolli diagnostici e terapeutici, sia nell'ottica di una loro standardizzazione che in quella di una razionalizzazione della spesa, armonizzando la modulistica e coinvolgendo le associazioni dei pazienti maggiormente rappresentative.. 1 (Finalità) 1 La presente legge disciplina le tipologie, i criteri e le modalità degli interventi che lo Stato, nel rispetto delle competenze regionali, riconosce e promuove in favore dei soggetti incontinenti al fine di assicurare loro la piena tutela del diritto alla salute e l'appropriatezza alle cure attraverso il miglioramento delle condizioni di vita fisiche e psichiche, il rispetto della dignità umana e il perseguimento di obiettivi di equità e di inclusione sociale. 2 Gli interventi di cui alla presente legge sono diretti, unitamente agli interventi generali del Servizio sanitario nazionale, a favorire lo sviluppo di un sistema integrato di cura, assistenza, riabilitazione e rieducazione dei soggetti di cui al comma 1, che sia efficace, equo, omogeneo e liberamente accessibile, sull'intero territorio nazionale. 2 (Destinatari) 1 I destinatari degli interventi di cui alla presente legge sono i soggetti che soffrono di incontinenza urinaria o fecale, sia congenita che acquisita. 3 (Personale) 1 Gli infermieri, i fisioterapisti e le ostetriche che intendono lavorare in modo continuativo con i soggetti di cui all’articolo 2, e, in particolare, svolgere la loro attività nei centri di riferimento per la prevenzione, la diagnosi e la cura dell'incontinenza, devono dimostrare di avere ricevuto una adeguata preparazione, testimoniata dalla frequentazione di corsi e dallo svolgimento di attività specifiche nell’ambito del programma nazionale di educazione continua in medicina (ECM), preferibilmente tenuti da scuole nazionali che riconoscono la qualifica di figura di professionista sanitario della continenza e del pavimento pelvico, con competenze certificate da ente certificatore accreditato, in armonia con le norme UNI/ISO. Agli infermieri, ai fisioterapisti e alle ostetriche che già lavorano in tale ambito con esperienza maturata di almeno quattro anni è riconosciuta tale qualifica, previo accertamento della competenza specifica acquisita sul campo da parte di esperti tecnici e organismi terzi certificati.