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Ratifica Accordo sull'estinzione dei trattati bilaterali di investimento tra Stati membri dell'UE DDL 2494 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sull'estinzione dei trattati bilaterali di investimento tra Stati membri dell'Unione europea, fatto a Bruxelles il 5 maggio 2020 (Esame e rinvio) La senatrice CRAXI ( FIBP-UDC ), relatrice, illustra il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, recante la ratifica dell'Accordo sull'estinzione dei trattati bilaterali di investimento tra Stati membri dell'Unione europea, sottoscritto nel maggio 2020. L'esigenza della stipula del trattato in esame discende da una consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea che ha stabilito che le disposizioni di un accordo internazionale concluso tra due Stati membri non possano applicarsi nei rapporti fra i medesimi Stati qualora esse si rivelino in contrasto con i Trattati dell'Unione. In particolare, in una sentenza del marzo 2018, la Corte ha stabilito che le clausole compromissorie per investitori e Stati contenute nei trattati bilaterali di investimento (BIT) tra Stati membri dell'Unione europea sono in contrasto con i Trattati dell'Unione e che, per effetto di tale incompatibilità, risultano inapplicabili. Alla luce di tale giurisprudenza, l'Accordo in esame è finalizzato ad estinguere tutti i BIT interni all'Unione europea residui, comprese le relative clausole compromissorie, che prevedono il procedimento arbitrale, e quelle di caducità, che estendono la protezione per la tutela degli investimenti effettuati prima della data di estinzione di un trattato bilaterale di investimento per un ulteriore periodo di tempo, prevendendo al contempo misure transitorie afferenti ai procedimenti arbitrali pendenti. Si tratta di un testo che si configura come un accordo tra Stati, non essendo l'Unione europea Parte contraente, avendo la Commissione europea fornito il suo pieno supporto e la sua continua assistenza durante le fasi negoziali, ma non essendo stata tra i firmatari del testo. L'Accordo, che si compone di un preambolo, di 18 articoli suddivisi in quattro sezioni e di due allegati, offre innanzitutto (Sezione 1, articolo 1) un quadro delle definizioni dei termini usati, a partire da quelle relative ai trattati bilaterali di investimento, al procedimento arbitrale, alla clausola compromissoria, al procedimento arbitrale concluso, al procedimento arbitrale pendente, al nuovo procedimento arbitrale e alla clausola di caducità. La Sezione 2 (articoli 2-4) dispone in merito all'estinzione dei trattati bilaterali di investimento e della clausola di caducità contenuta nei trattati bilaterali di investimento estinti dall'Accordo (richiamati nell'allegato A) (articolo 2), all'estinzione della clausola di caducità contenuta nei trattati bilaterali di investimento che sono stati dichiarati estinti (richiamati nell'allegato B) (articolo 3) e conferma in modo esplicito che le clausole compromissorie dei trattati bilaterali di investimento interni all'Unione europea sono in contrasto con i trattati dell'Unione, risultando, pertanto, inapplicabili. Per effetto di tale incompatibilità la clausola compromissoria non può fungere da base giuridica per il procedimento arbitrale (articolo 4). La Sezione 3 dell'Accordo (articoli 5-10) inerisce alle azioni intentate ai sensi dei trattati bilaterali di investimento, prevedendo, fra l'altro, l'obbliga per le Parti contraenti che siano vincolate da un trattato bilaterale di investimento a informare i collegi arbitrali di procedimenti arbitrali pendenti o di nuovi procedimenti arbitrali, nonché delle conseguenze giuridiche derivanti dalla citata sentenza del 2018, in particolare delle estinzioni di cui all'articolo 4. Il testo prevede inoltre che qualora le Parti contraenti siano coinvolte in un procedimento giudiziario relativo a un lodo arbitrale reso in forza di un trattato bilaterale di investimento, esse sono obbligate a chiedere al giudice nazionale competente, anche di un Paese terzo, di revocare detto lodo, annullarlo o astenersi dal riconoscerlo e darvi esecuzione, a seconda dei casi (articolo 7). L'Accordo stabilisce inoltre che ai procedimenti arbitrali pendenti si applichino le disposizioni transitorie di cui agli articoli 9 (relativo al dialogo strutturato in caso di Procedimento Arbitrale Pendente) e 10 (relativo all'accesso ai giudici nazionali), prevedendo che le stesse disposizioni si applichino anche in caso di eventuali domande riconvenzionali. Il testo consente, inoltre, alle Parti contraenti interessate e all'investitore di concordare altre adeguate forme di risoluzione delle controversie, compresa la composizione amichevole (articolo 8). Ulteriori disposizioni riguardano la possibilità per l'investitore che sia parte di un procedimento arbitrale pendente di chiedere alla parte interessata l'attivazione del meccanismo di risoluzione delle controversie denominato «dialogo strutturato» (articolo 9) e la possibilità, sempre per l'investitore, di accedere ai mezzi di ricorso giurisdizionale previsti dal diritto interno avverso una misura controversa già oggetto di procedimento arbitrale pendente, anche se sono scaduti i termini previsti dall'ordinamento nazionale per esperire l'azione (art. 10). La Sezione 4 (articoli 11-18) reca le disposizioni finali, prevedendo - fra l'altro - che non siano ammesse riserve all'Accordo (articolo 13), e disciplinando le modalità per la risoluzione di eventuali controversie applicative o interpretative (articolo 14), i termini per l'entrata in vigore (articolo 16) e la possibilità di applicazione provvisoria dell'Accordo medesimo (articolo 17). L'Accordo comprende, inoltre, l'allegato A, recante l'elenco dei trattati bilaterali di investimento estinti dall'Accordo e l'allegato B, recante l'elenco dei trattati bilaterali di investimento che sono stati dichiarati estinti e in cui può essere in vigore una clausola di caducità: nel primo dei due allegati non figurano accordi riguardanti il nostro Paese, mentre nel secondo sono inclusi tre accordi conclusi dall'Italia rispettivamente con Malta (1967), Bulgaria (1988) e Slovenia (2000), oggetto peraltro di un'apposita procedura di infrazione aperta nei confronti dell'Italia (la numero 2021-2243) per violazione del diritto dell'Unione. Il disegno di legge di ratifica dell'Accordo si compone di 4 articoli. L'articolo 3, in particolare, reca una clausola di invarianza finanziaria, stabilendo che dall'attuazione della legge di ratifica non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Il medesimo articolo specifica altresì che agli eventuali oneri derivanti dai procedimenti di cui agli articoli 8, 9 e 10 dell'Accordo, si provvederà mediante apposito provvedimento legislativo. La relatrice conclude la sua esposizione evidenziando come l'Accordo in esame non presenti profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento europeo - mirando ad assicurare la compatibilità con il diritto dell'Unione europea dei trattati vigenti - né con altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese.