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Ho però paura per miei figli, perché quando si innesca una cultura in cui la rappresentatività è mediata non più da un corpo intermedio, che è la politica, ma da un'azienda, i miei figli si troveranno a vivere peggio di come li stiamo crescendo noi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,04) PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, devo confessare un certo spaesamento di fronte a questa discussione. Vengo dalla scorsa legislatura, nel corso della quale abbiamo proposto una riforma complessiva e articolata della Costituzione, che è stata approvata dal Parlamento e poi bocciata, al referendum , dal popolo. Abbiamo vissuto quella riforma come un tentativo serio di modernizzare la nostra democrazia, ma con la precisa volontà di inverare i valori contenuti nella nostra Costituzione, rendendoli veri e il più possibile attuali e attuati nel concreto della vita dei cittadini. Venendo da quell'esperienza e trovandomi ora davanti a uno scenario completamente diverso - mi viene da dire stravolto - cerco di capire, in questo spaesamento, quali siano gli elementi e i contributi che posso e possiamo portare a questa discussione. Vedete, mentre esaminiamo alcune modifiche che sembrano slegate - alla Camera dei deputati si sta discutendo del referendum propositivo, mentre qui è in esame il provvedimento volto a ridurre il numero dei parlamentari - succedono altre cose che vanno a modificare i rapporti fondamentali all'interno del nostro Stato. Solamente pochi giorni fa, nel corso dell'esame del cosiddetto decreto semplificazioni, abbiamo approvato un emendamento che, in tema di energia, ha reso le Regioni del Nord esattamente come le Regioni a Statuto speciale. La gestione, infatti, delle centrali idroelettriche che fino a ieri avevano solo le Regioni a Statuto speciale è stata estesa anche alle altre Regioni. Abbiamo modificato la Costituzione? Abbiamo discusso di regionalismo differenziato? Abbiamo fatto un approfondimento sulla forma dello Stato? Abbiamo detto niente di tutto questo? No: abbiamo fatto un emendamento e le centrali del Veneto oggi sono gestite esattamente come quelle di Bolzano. Tutto ciò avviene con buona pace dei leghisti del Sud, che vedono a furor di popolo passare risorse gestite centralmente direttamente alle Regioni del Nord. La Lega sta facendo proseliti. Vedo una spinta naturale e, forse, anche giusta e giustificata. Prima veniva citato l'allora ministro Calderoli, e anche io lo volevo fare quando prima si è avvicinato. La spinta a semplificare e a ribellarsi alla complessità del mondo di oggi è naturale. All'epoca non c'erano i social e, quindi, bisognava dare fuoco a metri cubi di carta e dire che toglievamo di mezzo decine di migliaia di leggi inutili che ci rendevano e rendono la vita difficile. Noi, però, stiamo andando in una direzione dove il mondo diventa complesso, sempre più complesso e rispetto a questa complessità non stiamo mettendo avanti delle soluzioni che cercano di affrontarla nel modo giusto. Stiamo cercando di ribellarci a questa complessità mettendo in campo delle semplificazioni che non sono delle soluzioni. Questo è il tema che - secondo me - oggi stiamo affrontando. È vero che ci sono dei problemi che oggi dobbiamo affrontare. La scorsa legislatura, con le nostre riforme, eravamo ancora nel solco di una riflessione che per decenni è stata fatta nel nostro Paese per cercare di modernizzare la democrazia. Oggi, dopo le elezioni, siamo in un altro mondo dove, rispetto all'evoluzione della nostra democrazia sulla base dei contenuti, dei concetti e dei valori della nostra Costituzione, si propone una strada di semplificazione che non potrà portare a delle soluzioni. Questo è il tema. Affrontiamo questi problemi con una riflessione compiuta. È stato già affrontato nel dibattito il tema della crisi della democrazia. È vero e vogliamo affrontarlo. Credo sia un giusto tema e sono d'accordo con il senatore Errani. Dobbiamo capirci su qual è il modo con cui affrontare la relativa discussione. Mi domando dove sono finiti i costituzionalisti. Siete sotto i tavoli? (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Conzatti) . Vi siete messi sotto i tavoli perché la procedura, quando arriva un terremoto, è nascondersi sotto il tavolo subito? Sta arrivando un terremoto nella nostra democrazia e ci nascondiamo sotto i tavoli? No, credo che dobbiamo mettere in campo delle riflessioni perché la risposta alla spinta di semplificazione è la deresponsabilizzazione della classe politica. Non vi volete più prendere la responsabilità di decidere. Dite che farete delle cose, ma poi ci pensa il popolo, a cui chiederete e si esprimerà, deciderà. In un mondo complesso stiamo vedendo in Inghilterra il popolo che decide. E non era neanche una domanda complicata: «dentro o fuori». Ma, dietro quel «dentro o fuori», c'era la complessità del mondo, dei rapporti politici ed economici, della geopolitica e di decenni di storia fatta in Europa tra Stati, culture, religioni e popoli. E il risultato è quello che conosciamo e ancora oggi non trova soluzione. Affrontiamo allora la complessità che il mondo ci propone, ma facciamo in modo che le istituzioni siano in grado di farvi fronte con nuovi strumenti, inverando i concetti e i valori della nostra Costituzione e dando ai nostri figli la possibilità di avere un futuro migliore. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Conzatti). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Biasotti. Ne ha facoltà. BIASOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, oggi parliamo di un tema che è già stato discusso negli ultimi quarant'anni: quasi tutte le legislature hanno provato a modificare l'impianto costituzionale e, soprattutto, a ridurre il numero dei parlamentari. Tutte le riforme inutilmente tentate negli anni, però, avevano alla base soprattutto la centralità democratica del Parlamento, che - come diceva il collega Saccone, del quale sottoscrivo ogni parola - è quello per cui abbiamo fatto guerre e avuto sangue e martiri. Ora, invece, ho la forte personale convinzione che questa maggioranza di fatto voglia non dico annullare, ma certamente annacquare molto la centralità del Parlamento. Si tratta di un'ipotesi non mia, ma concreta e nei fatti: credo che passerà alla storia che per la prima volta la legge di bilancio non sia stata discussa in questo Parlamento, e - a mio avviso - è un fatto questo di una gravità sconcertante, passato nel silenzio della maggioranza. È stato ricordato, però, non solo ciò, ma anche il numero infinito dei ricorsi alla questione di fiducia. Come qualche collega ha già detto, ricordo anch'io le intemperanze verbali e sostanziali in Aula e gli assalti al banco del Governo soprattutto da parte dei senatori del MoVimento 5 Stelle, che gridavano allo scandalo in diretta streaming con riferimento al numero dei ricorsi alla questione di fiducia da parte del Governo. Ma credo che in questi primi sette mesi abbiamo assistito a un record in tal senso. Veniamo ai risparmi, sui quali rivolgo una domanda al Governo. Nelle ultime tre settimane, praticamente tutti e mille noi parlamentari siamo venuti in Parlamento per votare sul calendario dei lavori. Non è questo un abuso di risparmio?