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Alla luce della sentenza, appare evidente la sussistenza di una lacuna normativa che merita di essere colmata, al fine di dare dignità ai bambini deceduti oltre a prevedere una forma di coerenza normativa in capo ad una materia complessa e frammentata. L'iscrizione all'anagrafe di un figlio nato morto, indipendentemente dalla sua età gestazionale, rappresenta un riconoscimento eticamente e normativamente inderogabile, oltre a configurarsi come un strumento di tutela e di rispetto verso i genitori che hanno perso un figlio. La consapevolezza di siffatto vuoto normativo e della sussistenza di un deficit etico da parte dell'amministrazione ha mosso la società civile ad attivarsi anche attraverso gli strumenti di partecipazione e sollecitazione popolare: vale la pena segnalare che l'associazione «Pensiero celeste», attiva dal 2012 nello scenario del supporto alle famiglie colpite da morte perinatale, ha lanciato all'inizio del 2015 una petizione, attualmente sottoscritta da un migliaio di cittadini, che chiede ufficialmente al Governo la modifica dell'articolo 37 del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 2000. Con questo disegno di legge si intende creare le condizioni per un'armonizzazione normativa che miri ad ordinare le disposizioni vigenti, introducendone una chiara e di certa attuazione che esorcizzi perplessità e comportamenti illegittimamente arbitrari da parte degli uffici dello stato civile: un orientamento che dovrebbe basarsi sull'allineamento delle norme a quanto previsto dall'OMS, che individua come criterio di riferimento il peso alla nascita del feto (500 grammi), in considerazione del carattere scientificamente poco attendibile del calcolo gestazionale.. 1 (Definizione di feto nato morto) 1 Per feto «nato morto» si intende il prodotto del concepimento, indipendentemente dall'età gestazionale dello stesso, completamente espulso o estratto dalla madre, che non mostri alcun segno di vitalità, come respiro spontaneo o dopo stimolazioni, pulsazioni cardiache o del cordone ombelicale, o quando l'autopsia non metta in evidenza aria nei polmoni. 2 (Requisiti del feto nato morto per l'iscrizione) 1 Al fine dell'iscrizione al registro di stato civile il feto nato morto deve soddisfare il criterio ponderale del peso pari o superiore ai 500 grammi. Tale indicazione deve risultare dal certificato redatto dal medico che ne ha dichiarato la natimortalità. 3 (Libero arbitrio dei genitori) 1 È facoltà dei genitori di feti nati morti, rientranti nella fattispecie di cui all'articolo 2, presentare domanda di iscrizione nel registro di stato civile, su apposito modulo corredato da certificato medico di natimortalità ai sensi dell'articolo 37 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396. 4 (Attività dell'ufficiale dell'anagrafe) 1 L'ufficiale d'anagrafe provvede alla regolare tenuta dell'anagrafe dei feti nati morti ed è responsabile della esecuzione degli adempimenti prescritti per la formazione e la tenuta degli atti anagrafici. 2 Egli ordina gli accertamenti necessari ad appurare la verità dei fatti denunciati dagli interessati, relativi alle loro posizioni anagrafiche, e dispone indagini per accertare le contravvenzioni alle disposizioni della presente legge e del regolamento per la sua esecuzione. 3 Può interpellare, allo stesso fine, gli enti, amministrazioni ed uffici pubblici e privati. 4 Il personale dell'anagrafe ha l'obbligo di osservare il segreto su tutte le notizie di cui viene a conoscenza a causa delle sue funzioni. 5 (Tenuta dei registri) 1 La vigilanza sulla tenuta delle anagrafi dei feti nati morti è esercitata dal Ministero dell'interno e dall'Istituto centrale di statistica. Nessuna annotazione sugli atti anagrafici, in aggiunta a quelle previste dalla presente legge, può essere disposta senza l'autorizzazione del Ministero dell'interno d'intesa con il Ministero della salute. 6 (Disposizioni finali) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .