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La Sezione ritiene, quindi, opportuno precisare che qualora il Giudice di Appello disponesse la sospensione dell'esecutività della sentenza con il conseguente venire meno dell'obbligo di provvedere al riconoscimento del debito da parte del Consiglio Comunale, l'Ente potrebbe accantonare in via prudenziale e nel rispetto dei principi di una sana e corretta gestione finanziaria, idonee risorse atte a garantire la copertura del debito in caso di eventuale soccombenza», considerato che si apprende da notizie di stampa che il Comune di Aprilia (Latina) avrebbe omesso di indicare nel bilancio i 14.631.007,97 euro di debiti relativi al lodo arbitrale ASER. In particolare l'articolo di "mondoreale" pubblicato nel mese di ottobre 2017 riporta che: «La sentenza n.665/2016 del 2 febbraio 2016 della Corte d'Appello, ha rigettato il ricorso del Comune di Aprilia, ed ha reso esecutiva la decisione arbitrale, seguita all'addendum contrattuale del 2007, che ha dato luogo alla condanna del Comune di Aprilia ed al risarcimento dei danni nei confronti dell'Aser. Grazie alle dichiarazioni dell'assessore al bilancio, i cittadini sono venuti a conoscenza di un'altra pagina legata alla scandalosa vicenda ASER; ossia, del ricorso in Cassazione sul citato lodo arbitrale da parte del Comune di Aprilia. " Presumiamo che detto ricorso debba contenere la richiesta, durante la pendenza del giudizio, della sospensione dell'efficacia esecutiva del lodo impugnato che può essere attesa dalla Corte per il "grave ed irreparabile danno" come eccezionale inibitoria della sentenza di appello (ex art. 373, comma 1, c.p.c.). Ciò in considerazione del fatto che, in caso contrario, il Comune sarebbe già stato chiamato a pagare l'importo della sentenza di appello»; considerato infine che risulta agli interroganti che non sarebbe stato rispettato il principio dell'accantonamento in via prudenziale delle somme necessarie al riconoscimento dei debiti fuori bilancio con conseguente nocumento sulle reali voci ascritte nel bilancio stesso, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione descritta; quali strumenti di competenza intendano porre in essere al fine di garantire il rispetto della normativa vigente, sia relativamente a quanto sancito per i bilanci degli enti locali che per gli affidamenti a società partecipate pubbliche. Atto n. 4-00420 FATTORI GIARRUSSO ANGRISANI TRENTACOSTE SILERI RICCIARDI Ai Ministri dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: negli anni '50, a Latina, nei pressi dell'idrovora di Capo Portiere, durante i sondaggi promossi dell'ENI per la ricerca di idrocarburi, a circa 100 metri dalla spiaggia e 1.100 metri di profondità, viene individuata una sorgente d'acqua solforosa bollente ad alta pressione; il primo embrione di sviluppo termale riconducibile alla società SIAM del commendator Cimaglia ebbe vita breve, ovvero solo un anno (dal 1955 al 1956). In seguito ad un'azione legale propugnata dalla maggioranza politica parlamentare del Comune di Latina, che riteneva di poter sviluppare un progetto termale pubblico con il supporto tecnico ed economico, sia della Provincia, sia della Regione, fu revocata la concessione mineraria che la SIAM aveva ottenuto per un periodo di 50 anni; il 15 giugno 1981, il professor Bono pubblica una "Valutazione preliminare del potenziale geotermico della regione laziale"; nella parte dedicata alla "Zona B - Settore 2 - Area costiera Anzio/Circeo", si fa riferimento ai sondaggi effettuati nei pozzi denominati "Fogliano 1 e 2" i quali unitamente alla interpretazione dei dati geofisici, gravimetrici e geoelettrici, noti in letteratura, indicano che il tetto del serbatoio carbonatico sepolto (riferibile alla formazione della Scaglia creatica, in facies sabina) si trovi a profondità variabili comprese verosimilmente tra i valori di 750/1250 metri, dal piano di campagna (profondità media considerata pari a 1.000 metri). La temperatura dei fluidi rilevata nei citati sondaggi, che, come noto, raggiungono il tetto del serbatoio più epidermico alla profondità di circa 900 metri, risulta di circa 65 gradi centigradi; il 22 settembre 1987 il Comune di Latina acquista l'intero pacchetto azionario della società Terme di Fogliano SpA, fino ad allora detenuto dal Comune di Roma attraverso la sua controllata Società mineraria del Trasimeno SpA, diventando proprietario di 72 ettari di terreno agricolo con sovrastanti fabbricati rurali; il 25 settembre 1990 il Comune di Latina, attraverso la sua partecipata Società Terme di Fogliano (STF), stipula una convenzione con la Società Condotte d'Acqua SpA (SCA), attiva dal 1880 nell'ambito di imponenti opere idrauliche, sia in ambito nazionale che internazionale, al fine di verificare la possibilità di sfruttare la fonte termale rinvenuta nei pressi del lago di Fogliano. Tra le due società vengono sottoscritti degli accordi, in cui la SCA si impegna nella progettazione, realizzazione e gestione di strutture termali da realizzare su circa 24 ettari di terreno della STF, riservando il diritto di superficie in favore del Comune di Latina per un periodo di 99 anni; nel gennaio 1991 il Comune di Latina cede alla Provincia di Latina una quota della STF, pari al 14,08 per cento del capitale sociale, restando socio di maggioranza con una quota dell'85,92 per cento; l'8 agosto del 1996 STF e SCA stipulano un atto integrativo alla Convenzione del 1990 con il quale le due società, verificato che i vecchi pozzi "Fogliano 1 e 2" non sono utilizzabili ai fini di un valido sfruttamento termale, convengono nel procedere alla prospezione e alla ricerca delle acque termali mediante la realizzazione di 2 nuovi pozzi, nonché all'accertamento della qualità e quantità delle acque così ricaptate (il tutto a spese della società Condotte); nel suddetto atto viene previsto che all'eventuale ottenimento di riscontri positivi, che garantiscano l'ottimale funzionamento di un centro termale, la concessionaria Condotte provvederà alla redazione della progettazione esecutiva definitiva, da inviare alla Regione, per l'approvazione e la conseguente concessione del finanziamento di 10 milioni di euro già accantonati per il progetto Terme di Fogliano. Di contro la STF si impegna a rifondere la SCA, con una cifra d'importo non superiore ai 2,5 milioni di euro (circa) per la realizzazione dei pozzi, qualora: a) siano negative le risultanze delle attività di prospezione e ricerca in relazione alla qualità e quantità delle acque idonee ad assicurare l'ottimale funzionamento del complesso termale turistico e la gestione iniziale della concessionaria e successiva del Comune, ex art. 11 della convenzione; b) la Regione non approvi la progettazione esecutiva definitiva dei predetti pozzi o neghi le autorizzazioni, i permessi o le concessioni necessarie alla realizzazione e gestione dell'opera;