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I commi da 7 a 14 disciplinano i criteri per la determinazione del rating di qualità, sicurezza e affidabilità degli alimenti volti in particolare ad assicurare il nesso comprovato tra la provenienza e la qualità dell'alimento, anche in ragione degli effetti positivi per la salute, secondo il rapporto tra le proprietà nutritive e il consumo appropriato nell'arco della giornata, in particolare con riferimento al contenuto di sale e acidi grassi saturi, e garantendo che i processi di trasformazione dell'alimento non ne alterino le proprietà nutritive e non determinino effetti negativi sulla salute del consumatore, prediligendo quelle modalità di trasformazione legate alla tradizione. L'istituzione del sistema di valutazione è demandata ad una apposita convenzione stipulata tra il Ministero della salute e il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali con un soggetto, pubblico o privato, che abbia un'esperienza pluriennale nei processi di valutazione del merito, riconosciuto in ambito europeo ed internazionale. Infine, per sviluppare buone pratiche all'interno delle filiere agroalimentari viene istituito, presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali un fondo denominato « Eccellenze Italia », con una dotazione finanziaria di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 al fine di generare interventi di natura premiale in favore degli operatori della filiera a seguito di positiva valutazione del rating . Gli articoli 3 e 4 dettano norme finalizzate a monitorare l'attuazione del Piano, nonché ad individuare un'azione di supporto al sistema dei controlli ufficiali, ai sensi del regolamento (UE) 625/2017. L'articolo 5 detta disposizioni in materia di epidemio-sorveglianza, volte a migliorare la gestione del patrimonio zootecnico, anche attraverso il contenimento della fauna selvatica. Per tale finalità, le regioni provvedono ad adottare programmi operativi di sorveglianza, in ragione del fatto che gli animali selvatici possono rappresentare i serbatoi, i vettori o semplicemente ospiti occasionali di agenti eziologici responsabili di patologie di comune riscontro nella fauna selvatica, ma anche di patologie emergenti, talora anche a carattere zoonosico. Inoltre, la fauna selvatica rappresenta un efficace bioindicatore ambientale e sanitario. Ne discende che l'impatto derivante dall'attività di epidemio-sorveglianza trova concretezza non solo nella gestione e conservazione delle specie selvatiche, ma anche in termini di sanità animale e salute pubblica. Nel quadro dei regolamenti europei che collocano la caccia nell'ambito della produzione primaria e stabiliscono le regole per l'immissione sul mercato della selvaggina, si interviene con disposizioni volte a migliorare la gestione del patrimonio zootecnico attraverso iniziative volte, oltre che al contenimento della fauna selvatica, anche alla realizzazione di programmi di formazione dei coadiutori al controllo faunistico, nonché di specifiche campagne di informazione. Inoltre si prevede che le regioni, nell'ambito del piano regionale integrato della sanità pubblica veterinaria, predispongano linee guida per la commercializzazione e il consumo delle carni di selvaggina cacciata o derivante da piani di controllo, ivi compresa la cessione di piccole quantità al consumatore finale o al dettagliante a livello locale. Le disposizioni contenute nel presente articolo riscrivono la disciplina in materia di controllo della fauna selvatica. Per tale ragione, si prevede la soppressione del comma 2 dell'articolo 19 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, che risulta superato rispetto alla previsione introdotta dall'articolo 5. L'articolo 6 detta disposizioni in materia di farmaco-sorveglianza in ambito veterinario al fine di promuovere buone pratiche per il corretto impiego dei farmaci, attraverso il coinvolgimento di tutte le autorità a vari livelli interessate nella fase del controllo. Per tale ragione, nel quadro degli indirizzi specifici del PNIPV, si prevede che le regioni verifichino la corretta attuazione della recente normativa in materia di tracciabilità del medicinale veterinario, vigilando, in particolare, sul rispetto degli adempimenti derivanti dall'adozione della ricetta elettronica veterinaria, fatto salvo, ovviamente, il formato cartaceo per le fattispecie residuali. Quali ulteriori adempimenti in capo alle regioni, al fine di contrastare l'emergenza del fenomeno dell'antimicrobico resistenza (AMR), le stesse, sulla base della definizione di indicatori di consumo atti a paragonarne l'impiego nelle diverse specie e realtà produttive, individuano, altresì, ulteriori aree critiche e definiscono, di conseguenza, nel rispetto del benessere e della salute degli animali, interventi di contrasto all'impiego irrazionale di farmaci. La genesi del capo III deriva dalle argomentazioni di seguito illustrate che, unitamente con le disposizioni contenute nel capo II, consentono di completare lo scopo riformatorio già citato del presente disegno di legge. Le note gravi lacune programmatorie in materia di fabbisogni di risorse umane qualificate per il Sistema sanitario nazionale comporterà, quanto alla sanità veterinaria pubblica, una situazione in cui le funzioni della sanità pubblica veterinaria saranno oggettivamente impossibili da esercitare secondo princìpi di congruenza ed appropriatezza a causa della messa in quiescenza, nei prossimi cinque anni, del 40 per cento circa del personale veterinario dirigente dei Dipartimenti di prevenzione delle ASL e degli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZS), che, attualmente, è costituito da una media di over 60. Per evitare un crollo verticale della medicina veterinaria pubblica e delle funzioni di tutela della salute, in una logica di autentica competitività ed attrattività dei mercati agro-zootecnici-alimentari, è necessario, oltre a sbloccare il turn over dei veterinari, intervenire correttivamente con accorgimenti e meccanismi atti a rendere praticabile e sistematicamente sostenibile un potenziamento – sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo – della formazione specialistica per tutte le professioni veterinarie, assicurabile attraverso innovativi percorsi di preparazione teorico-pratica. Le scuole di specializzazione in area veterinaria sono corsi post laurea usualmente di durata triennale che conferiscono il titolo necessario per l'accesso alla dirigenza del Sistema sanitario nazionale presso i servizi veterinari delle aziende sanitarie o degli IZS o l'accesso alle graduatorie di specialistica ambulatoriale. Oltre la norma di carattere generale di matrice europea contenuta nel decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, di attuazione della direttiva 93/16/CE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli, l'organizzazione e l'attivazione dei corsi di specializzazione veterinaria sono in carico ai Dipartimenti veterinari degli atenei, a norma del decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca 27 gennaio 2006 e incardinati nelle tre aree funzionali sopra ricordate che corrispondono alle tre discipline concorsuali definite dal decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 483, recante la disciplina concorsuale per il personale dirigenziale del Servizio sanitario nazionale e dal decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 484, recante la determinazione dei requisiti per l'accesso alla direzione sanitaria aziendale e dei requisiti e dei criteri per l'accesso al secondo livello dirigenziale per il personale del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale.