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Sono un agricoltore che coltivava il Tocai friulano e ricordo che trent'anni fa gli ungheresi ce l'hanno portato via, per cui la percezione del pericolo che c'è nei nostri territori è veramente alta, perché abbiamo questi ricordi. Avevamo le barbatelle, le piantine di Tocai, mentre gli ungheresi hanno anche la Regione e la città di Tokaji, per cui a suo tempo fu ritenuto giusto che il Tokaji se ne andasse in Ungheria. Mi rivolgo al ministro Patuanelli: oggi abbiamo le barbatelle del Prosecco; storicamente abbiamo un certo radicamento nel territorio e da cinquecento anni sappiamo che il centro urbano di Prosecco, come si diceva, è una frazione del Comune di Trieste, quindi abbiamo anche la città. Le barbatelle sono partite dal Friuli-Venezia Giulia e poi piano piano sono venute nel Conegliano-Valdobbiadene, dove, forse grazie al clima, sono leggermente più rigogliose. Oggi quindi abbiamo tutti i numeri perché il Prosecco possa rimanere e fare economia nel nostro territorio. Voglio però richiamare l'attenzione di tutta l'Assemblea: se, dal punto di vista giuridico, credo che stiamo facendo effettivamente tutto, da quello politico, secondo me, qualche piccolo accordo c'è. La settimana scorsa, per la precisione venerdì, sono andato in Croazia, nella città di Rovigno, con alcuni amici e ho visto che il Prošek lo hanno già pronto. PRESIDENTE. La prego, senatore Vallardi, mi pare che non ci sia nulla da festeggiare da quanto è emerso dal dibattito. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Signora Presidente, mi sono permesso di mostrarne una bottiglia, che darò poi al ministro Patuanelli, perché i croati sono già pronti. Le bottiglie di Prošek le hanno già, con questa dicitura. Il Prosecco anche mentalmente per noi è festa, gioia e felicità e sono convinto che continueremo sicuramente a venderne tanto e che aumenteremo anche le vendite. Non credo quindi tanto al pericolo della vendita di Prošek, perché, se il Prosecco è gioia, felicità, brindisi, festa, stare assieme e brindare, alla sera, magari in coppia, il Prošek come sounding mi pare evochi più un buon digestivo: se si ha il mal di pancia, con due bicchierini di Prošek magari si sta meglio. (Applausi) . Non è dunque questo il pericolo. Il pericolo, signor Ministro, sta nel fatto che, se passa la dicitura Prošek, apriamo un foro nella diga, quella che oggi sta proteggendo tutto l' italian sounding ed è a salvaguardia di tutti i prodotti italiani che stiamo assicurando con i consorzi di tutela. (Applausi) . In questo momento nel mio immaginario vedo i croati, insieme al commissario europeo (che fino a prova contraria non mi sembra ci sia molto amico), fare un foro in questa diga. Ministro Patuanelli, sottosegretario Centinaio, so che state lavorando molto bene, però noi siamo qui, per quello che possiamo fare. Dovremmo essere una falange armata romana e voi la nostra punta di diamante. Dobbiamo riuscire, in questa battaglia dell'italianità, a difendere il Prosecco. (Applausi. Il senatore Zuliani mostra una bottiglia. ) . PRESIDENTE. Per cortesia, non festeggiamo nulla. Colleghi, non si può e lo sapete bene. È iscritto a parlare il senatore Puglia. Ne ha facoltà. PUGLIA (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio per la sua presenza e il pronto intervento. Colleghi, si è già parlato e riflettuto su alcune cose. Quello di cui stiamo discutendo rischia di essere un precedente pericolosissimo sul modello di denominazione. Sappiamo, infatti, che dietro tale modello vi sono tradizioni culturali e garanzia di trasparenza e qualità per il consumatore. Se cominciamo a far crollare questo modello, crolla anche un sistema di garanzia e così come sta succedendo per questo prodotto, potrà accadere a tantissimi altri. Signor Ministro, lei ha prima ricordato la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea dello scorso 9 settembre, che parla di evocazione abusiva. In questa sentenza leggiamo che l'evocazione abusiva si configura tutte le volte in cui c'è un'affinità fonetica e visiva tra denominazioni. Immaginiamoci il Cerasuol, il Montepulchiano, l'Aianic, il Ciros, il Grek de Tuf, il Sangioves, il Ribollen e così via. Noi abbiamo più di 315 DOC italiane e, quindi, si potrebbe andare avanti. Quello che sta avvenendo al Prosecco potrebbe avvenire anche alle altre denominazioni di cui ho fatto una menzione strafalciata, ma con un'affinità fonetica che diventerà visiva nel momento in cui si produrranno delle bottiglie, come ci ha fatto vedere il presidente Vallardi. Questo è certamente un grande pericolo per la nostra economia. L'Italia è riconosciuta nel mondo non soltanto per la qualità della manifattura e per la cultura, ma anche - e soprattutto - per la qualità del prodotto agricolo, compreso il vino. Io sono sinceramente sollevato per quanto appena appreso dal Ministro nella sua informativa. Per la questione del Prošek è fondamentale - e già si sta operando - che il Ministero intervenga nelle sedi opportune nei prossimi sessanta giorni. Per il Parlamento e per noi, come forza politica, sarà fondamentale abbassare le bandiere, andando tutti nella stessa direzione, perché siamo un unico Paese. (Applausi) . Così come sarà fondamentale e di fondamentale ausilio l'attivazione del tavolo tecnico per sostenere i produttori italiani del Prosecco nel ricorso contro la Commissione UE. Ovviamente quando si elaborano dei documenti, chi fa da sé non fa granché in realtà, come mi è stato insegnato da una grande mente, e in questo caso il Ministero realizzerà il tavolo tecnico attraverso chi lavora all'interno del settore e del comparto, quindi i consorzi. È infatti assurdo pensare che seppur nella fase istruttoria dell'intera procedura di registrazione in Europa del Prošek, la Commissione UE abbia comunque concesso il primo sì verso quella che è a tutti gli effetti la violazione del divieto di utilizzare nomi che evocano altri prodotti con denominazione di origine protetta (DOP). Tale violazione - lo ripeto anche io, come ha fatto il Ministro - si verifica ogni volta che un consumatore possa essere tratto in inganno al momento dell'acquisto; qui c'è tutto. È proprio così, trattasi di un vero e proprio raggiro nei confronti dei consumatori, i quali, al momento dell'acquisto, nonostante i prodotti siano di diversa qualità, vengono fuorviati dall'omonimia della denominazione utilizzata e dalla somiglianza che ne deriva. La vicenda di cui si discute dimostra come il principio di tutela delle eccellenze, di cui le denominazioni sono espressione massima a livello europeo, venga spesso intaccato. Di certo non possiamo permetterci di non difendere le nostre preziosità di fronte ai vari e non rari attacchi da parte di coloro che nei fatti attuano vere e proprie pratiche di concorrenza sleale. Questo è: concorrenza sleale. Anche perché occorre considerare come per la produzione dei vini DOP e ad indicazione geografica tipica (IGT) debba essere osservata tutta una serie di requisiti, i quali vengono nel tempo rivisti in chiave sempre più stringente.