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Riforma della disciplina legislativa sulla cooperazione allo sviluppo e la solidarietà internazionale. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge, che riproduce il testo unificato proposto dalla Commissione Affari esteri del Senato nella XVI legislatura (v. atto Senato nn. 1744 e 2486–A), reca la riforma della disciplina sulla cooperazione allo sviluppo. La 3ª Commissione (relatori il firmatario del presente disegno di legge e il senatore Alfredo Mantica) aveva approvato il 29 novembre 2012 questo testo frutto di un approfondito esame, preceduto dai lavori di un Comitato ristretto che aveva svolto una serie di audizioni e di incontri con tutti i soggetti interessati alla riforma della disciplina sulla cooperazione. La conclusione anticipata della legislatura non ha consentito l'esame da parte dell'Assemblea del Senato di un testo sul quale tuttavia si era realizzata una trasversale convergenza delle principali forze politiche. Nel merito del provvedimento, si richiama preliminarmente la consistenza dell'aiuto pubblico allo sviluppo dell'Italia negli ultimi anni: le stime del 2011 testimoniano uno stanziamento complessivo di circa 3 miliardi di euro, ovverosia circa lo 0,2 per cento del PIL italiano. Oltre il 70 per cento di tali fondi è gestito dal Ministero dell'economia e delle finanze, inclusa la somma destinata alla cancellazione del debito dei Paesi poveri. Una consistente quota dei fondi viene destinata alla cooperazione attuata per il tramite dell'Unione europea e dei fondi multilaterali di sviluppo. Vi sono numerosi soggetti ed enti a vario titolo coinvolti nell'attività di cooperazione internazionale, tra cui, oltre naturalmente al Ministero degli affari esteri, altri ministeri, le regioni, gli enti locali, le università, la CEI e la Croce rossa italiana. Quanto al contenuto del testo, il Capo I definisce i princìpi fondamentali e le finalità della cooperazione allo sviluppo. Il Capo II definisce gli ambiti di applicazione dell’aiuto pubblico allo sviluppo. Tale parte è stata frutto di uno sforzo particolare di adeguamento al nuovo contesto internazionale, che vede nell'aiuto la forma dell’interlocuzione con i Paesi considerati partner. L'articolo 6 ribadisce peraltro, nell'ambito della partecipazione ai programmi dell'Unione europea, il ruolo primario del Ministero degli affari esteri, di cui si propone la nuova denominazione di Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. L'articolo 7 disciplina le iniziative nell'ambito delle relazioni bilaterali mentre l'articolo 8 specifica le regole di utilizzo del Fondo rotativo per i crediti concessionali. L'articolo 9, poi, disciplina le imprese miste per lo sviluppo, che costituiscono strumenti importanti anche per favorire l'internazionalizzazione delle imprese italiane. L'articolo 10 regola i contributi di sostegno al bilancio dei Paesi partner e gli articoli 11 e 12 disciplinano rispettivamente la cooperazione decentrata e il partenariato territoriale e gli interventi internazionali di emergenza umanitaria. Il Capo III prevede che nell’ambito delle competenze del Ministero degli affari esteri sia individuato un responsabile dell'attività di cooperazione allo sviluppo, cui sono attribuiti il titolo e le prerogative di vice ministro per la cooperazione allo sviluppo. Tale figura avrà il compito di rafforzare l'immagine dell’Italia nello scenario internazionale e di rappresentare gli interessi nazionali in tutte le sedi di discussione sulla cooperazione allo sviluppo. A tale disposizione fa da contraltare l'articolo 28, che riafferma la necessità di un riallineamento degli stanziamenti per l'aiuto pubblico allo sviluppo agli impegni internazionali assunti dall'Italia. L'articolo 14 reca disposizioni per la predisposizione di un Documento triennale di programmazione e di indirizzo. Particolare rilevanza riveste poi l'articolo 16, recante l'istituzione del Fondo unico per la cooperazione allo sviluppo. Si tratta di una significativa innovazione rispetto alla normativa vigente, onde fornire uno strumento unitario per gli interventi. L'articolo 17 istituisce il Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo e dispone in merito alla sua composizione e alle sue funzioni. Relativamente al Capo IV, le disposizioni ivi contenute sono state oggetto nella scorsa legislatura di un approfondito dibattito. L'obiettivo è quello di contemperare le diverse istanze del mondo delle organizzazioni non governative e delle istituzioni. Si è giunti all'individuazione di tre apparati fondamentali nell'ambito della cooperazione allo sviluppo: l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo; la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo; una struttura di controllo e vigilanza. Il conseguente riassetto dovrà avvenire a invarianza di oneri finanziari. Il Capo V disciplina la partecipazione della società civile alla cooperazione allo sviluppo. Un regime transitorio riguarda le operazioni già approvate e avviate prima dell'entrata in vigore della nuova legge. Il Capo VI, infine, reca le necessarie disposizioni di chiusura. In conclusione, il presente disegno di legge costituisce una proposta di riforma che vuole risultare coerente con l'operazione di revisione delle voci di spesa pubblica. La finalità è quella di utilizzare nel modo più efficace possibile le risorse disponibili, pur di non consistente entità. I criteri che informeranno l'aiuto pubblico allo sviluppo saranno, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, del testo, la coerenza delle politiche e delle scelte operative, la massima integrazione delle risorse delle strutture, la razionalizzazione della spesa sulla base di criteri di efficacia, economicità, unitarietà e trasparenza.. Capo I PRINCÌPI FONDAMENTALI E FINALITÀ Art. 1. (Oggetto e finalità) 1. La cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile, di seguito denominata «cooperazione allo sviluppo», è parte integrante e qualificante della politica estera dell'Italia, in quanto contribuisce, come previsto dall'articolo 11 della Costituzione, alla realizzazione di un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni. 2. La cooperazione allo sviluppo promuove la costruzione di relazioni paritarie, fondate sui princìpi di interdipendenza, partenariato, mutualità e sussidiarietà. 3. L'Italia assicura la coerenza generale delle politiche ai fini dello sviluppo, nello spirito delle previsioni del Trattato sull'Unione europea, in particolare nei campi del diritto alla sicurezza alimentare, dell'accesso alle risorse naturali, della sicurezza umana e delle migrazioni. 4. La cooperazione allo sviluppo, ispirandosi ai princìpi universali in materia di diritti umani fondamentali, ai trattati, alle convenzioni internazionali, agli indirizzi delle Nazioni Unite e alla normativa dell'Unione europea, persegue la riduzione della povertà e delle disuguaglianze e il miglioramento delle condizioni economiche, sociali, di lavoro, di salute e di vita delle popolazioni dei Paesi partner , attraverso politiche di: riconciliazione e risoluzione politica dei conflitti; cancellazione del debito e accesso ai mercati internazionali;