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Questo permetterà certamente un'accelerazione dei lavori e possiamo accettarlo, anche se per il MoVimento 5 Stelle l'ideale sarebbe stato restare alle soglie già valutate e ponderate in precedenza: quindi non uno zero per cento, ma neanche un 100 per cento, come chiede l'Europa. L'ideale sarebbe stato proprio restare come già definito e, quindi, su una quota del 30 o 40 per cento in ordinario. Perché mi soffermo su questo? È molto semplice. Noi vogliamo evitare che le società di finanza facciano letteralmente impresa, stravolgendo le regole del mercato. E ciò perché in Italia abbiamo la fortuna di avere un artigianato delle costruzioni di altissimo livello, un artigianato industriale quasi manifatturiero. E l'aumento delle soglie del subappalto va a sfavore di queste realtà; va a svantaggiare chi realmente realizza un'opera si tratta di imprese che invece è giusto remunerare bene e che non devono vedere limati i loro compensi per effetto del meccanismo del subappalto, che tutto favorisce, fuorché esse, soprattutto se piccole. (Applausi) . Per quanto riguarda il tema dell'appalto integrato, ovvero mettere a gara un progetto che non è esecutivo, in questo decreto si prevede di andare in gara per le opere previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal Fondo complementare con un progetto di fattibilità tecnico ed economico, offrendo di fatto due possibilità. La prima possibilità prevede che le stazioni appaltanti possano chiedere alle imprese concorrenti di presentare anche il progetto definitivo al momento della presentazione dell'offerta. In questo modo la stazione appaltante valuterà i progetti definitivi e le offerte e incaricherà l'impresa non solo del lavoro, ma anche del progetto esecutivo, liquidando il progetto definitivo già presentato. La seconda possibilità, invece, è quella che la stazione appaltante inviti le imprese a fare un'offerta senza nemmeno fare un progetto definitivo e questo per il MoVimento 5 Stelle è assolutamente da evitare, in quanto viene meno il concetto espresso in precedenza di centralità della progettazione. Ci auguriamo comunque che le stazioni appaltanti facciano esclusivamente ricorso alla prima opzione, lasciando la seconda solo in caso di straordinaria emergenza. Infine, c'è il tema della trasparenza, che è di rilievo assoluto. Nel decreto sblocca cantieri abbiamo introdotto il concetto di offerta più congrua, norma che peraltro sta portando ottimi risultati, dati alla mano. Il metodo dell'offerta più congrua non ha alcuna difficoltà di applicazione; basta utilizzare una formula molto semplice, che taglia automaticamente le ali, escludendo le offerte anomale e in una sola giornata permette di individuare l'aggiudicatario dell'appalto tra le imprese che hanno partecipato al bando. Con il metodo dell'offerta più congrua di fatto si aggiudica la gara con un ribasso più prossimo al ribasso medio e non al massimo ribasso. Basta, quindi, con il massimo ribasso, che ha ridotto il settore degli appalti ad una giungla. Signor Presidente, nell'esprimere rammarico per le modalità con cui non ci viene permesso di lavorare in questo ramo del Parlamento su un decreto così importante per la gestione dei fondi del PNRR e per il Fondo complementare al PNRR, devo riconoscere che, rispetto al testo base, molto è stato migliorato, anche se non tutto. Un ulteriore vaglio da parte di questa Camera avrebbe rafforzato la qualità e l'effetto dell'ennesimo decreto semplificazioni. Detto ciò, come Commissione lavori pubblici, lo spettro del massimo ribasso lo abbiamo lasciato nelle bozze che circolavano nei giorni che hanno preceduto il varo del decreto da parte del Consiglio dei ministri. Mi auguro, quindi, che questa dinamica, molto simile a quella di un monocameralismo, venga al più presto superata. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, il senatore Mallegni ha detto che è la seconda volta che affrontiamo il tema della semplificazione. Ha ragione, però, questo decreto è molto più di un testo sulla semplificazione: è un atto obbligatorio, dovuto per dare attuazione ai progetti del recovery plan e per tirare i primi 25 miliardi degli oltre 200 dei fondi europei. Fuori dai tecnicismi, perché sarebbe abbastanza complicato e non c'è il tempo, e dalle critiche che si possono sicuramente muovere, perché zone d'ombre ci sono -una di queste è sicuramente il tema del subappalto, sul quale personalmente non la penso come senatore Mallegni, nel senso che la corresponsabilità tra appaltatore e subappaltatore nei confronti del committente merita di essere attenzionata, chiaramente con un intervento sulla rete della filiera - mi concentrerò su tre atteggiamenti che - secondo me - il Governo ha tenuto per mettere in evidenza il valore del decreto in questione: un atteggiamento consapevole e sincero, un atteggiamento di collaborazione e un atteggiamento pragmatico. Andando per ordine, intanto la scelta di istituire da parte del Governo un'unità per la razionalizzazione e il miglioramento della regolazione è frutto della consapevolezza derivante dal fatto che, guardando il nostro Paese, ci rendiamo conto che una delle ragioni per le quali non viene considerato attrattivo, soprattutto per coloro che vorrebbero investire, è proprio la qualità dell'attività legislativa che va assolutamente migliorata, e - secondo me - anche attraverso azioni di benchmark internazionale. Apro una piccola parentesi sul codice degli appalti: pensate che in Germania conta solo 100 articoli e da noi ne conta 200, per cui gli spazi per migliorare sarebbero tanti. Altra osservazione: i canali straordinari, quali l'istituzione della cabina di regia, i comitati interministeriali, i gruppi di controllo e di monitoraggio, i poteri autocertificativi del silenzio-assenso riconosciuti ai privati sono sicuramente, di nuovo, la consapevolezza di dover dare una risposta pragmatica e concreta a un sistema che fatica a essere snello, flessibile, veloce ed efficiente. La preoccupazione a questo riguardo è che tutte queste misure e tutti i canali straordinari vadano a completamento nel 2026, per cui tutte le attività ordinarie, se non vengono nel frattempo progressivamente semplificate, potrebbero far nascere il rischio che l'Italia nel 2026, anziché essere estremamente veloce, metta la retromarcia e questo non ce lo possiamo assolutamente permettere. Un altro aspetto è la collaborazione: con il tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale che ha funzioni consultive nelle materie collegate all'attuazione del recovery plan si riconosce specificatamente il valore della collaborazione, che personalmente considero estremamente positiva, tra pubblico e privato, tra mondo politico e mondo scientifico, tra imprese e lavoratori, tra società civile e Governo. Ora, se questa collaborazione mette in evidenza, con riferimento alle parti in causa, gli aspetti migliori delle parti considerate, e quindi pone ai margini rivalità e antagonismi che non servono assolutamente a nulla e non sono proficui alla creazione di un modello virtuoso, secondo me la strada è proprio quella giusta.