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Non posso, quindi, che essere orgogliosa del gruppo che si è creato e del lavoro che è stato fatto. Alla fine di questa giornata, se riusciremo a votare entro oggi, si capirà quale risultato immediato potremo portare a casa e quale invece sarà un risultato solo differito. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore D'Arienzo. D'ARIENZO, relatore di minoranza . Signor Presidente, rinuncio ad intervenire. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. GALLI, vice ministro dello sviluppo economico . Signor Presidente, intervengo dopo aver sentito per alcune ore, da questa mattina, gli interventi dei senatori di maggioranza e di opposizione, per ribadire alcuni dei passaggi significativi del provvedimento in discussione. Anch'io in questi giorni - sarebbe più corretto dire in queste settimane - ho partecipato in maniera praticamente costante ai lavori delle Commissioni riunite e devo dire che mi trovo assolutamente d'accordo con quanto detto dai relatori e anche dal relatore di minoranza, riguardo il lavoro fatto in queste lunghe, a volte lunghissime giornate. Il provvedimento in discussione sicuramente non era semplicissimo, come tutti i provvedimenti che derivano da decreti che normalmente, appunto, rispondono a delle urgenze e che poi, nel passare dei mesi, nel corso della loro applicazione definitiva, devono affrontare inevitabilmente situazioni nuove che si sono venute a creare e quindi con la necessità magari di rivedere, migliorandole, alcune delle cose che erano state previste ed eventualmente prevedendone altre. Quanto ai lavori nelle Commissioni riunite, nel ringraziarne sia i membri sia i funzionari, desidero dare a mia volta un contributo, ribadendo quanto è già stato detto da tutti: essi sono stati assolutamente proficui, nel senso che la partecipazione dei componenti delle Commissioni è stata fattiva ed è entrata nel merito delle argomentazioni che man mano sono state affrontate. Se è corretto che ognuno faccia il proprio lavoro all'interno di un'Assemblea parlamentare, ovviamente c'è stata un'adeguata difesa dei propri punti di vista da parte della maggioranza, ma anche l'opposizione - per la quale necessariamente essi sono diversi, anche se c'è stato qualche momento di convergenza - ha sempre mirato a partecipare ai lavori per contribuirvi in maniera positiva. Tale notazione deve essere assolutamente rilevata, perché va a vantaggio di questo ramo del Parlamento. Per entrare nel merito, dovrò necessariamente ripetere alcune delle cose che sono state dette, per sviscerarle meglio o comunque sottolinearle. Questo provvedimento, dovendo affrontare argomenti che quando è stato varato erano urgenti - e lo sono ancora - prevede argomentazioni abbastanza diverse tra loro, com'è ovvio che sia in un provvedimento di questo tipo. Anche gli aspetti di cui si è discusso, che poi sono stati aggiunti al testo originale o che verranno aggiunti al termine dell'esame del provvedimento, si basano su argomentazioni che in questi mesi sono comunque diventate a loro volta di necessità per l'interesse del Paese. Sottolineerò solo i punti più significativi, anche se ognuno degli 11 articoli del provvedimento riveste un'importanza particolare, a partire da quelli che al grande pubblico dicono poco, ma che, per chi lavora tutti i giorni in maniera operativa - basti pensare alle aziende manifatturiere - costituiscono sicuramente una questione importante, ossia quella del Sistri. Com'è stato rilevato da tutti, vi è una questione di fondo, ossia che esso sostanzialmente non funzionava: già solo il fatto che, dopo tanti anni da quando era stato introdotto, non abbia mai funzionato - e uso il termine «introdotto» perché sono state praticamente zero le aziende che di fatto sono riuscite ad adottarlo in maniera completa - richiedeva assolutamente che venisse fatto qualcosa per sistemare la situazione. Ricordo infatti che il meccanismo, di per sé, non ha dato - e non sta dando - alcun risultato operativo significativo, mentre da parte delle aziende restano comunque l'impegno di adeguarvisi, sopportando una serie di passaggi burocratici totalmente inutili in questa situazione. Si aggiunga un fatto marginale nell'entità, ma non marginalissimo: c'è anche una sorta di tassa annuale da pagare solo per il fatto che questo sistema esiste. Il Sistri era nato forse in un momento in cui si aveva un'esagerata fiducia nello sviluppo tecnologico, pensando di poter trasformare tutto il mondo in una sorta di super Matrix a sfondo esclusivamente digitale. In realtà, ci sono dei passaggi banalissimi che però vanno sottolineati, perché tutto il sistema funziona se essi si svolgono in modo da essere rigorosamente fisici e corretti: basta che la prima segnalazione sul primo involucro sia fatta in maniera scorretta perché tutto quanto viene dopo avvenga in maniera altrettanto scorretta. Come sappiamo tutti, infatti, i computer sono degli stupidi veloci, per cui, se il primo dato immesso è sbagliato, con molta velocità continuano a elaborare dati successivi errati. Credo che un Paese serio, con tutti i problemi che ha, non debba affidarsi a cose fantasiose, terze e spesso improbabili per risolvere ogni problema; basterebbe applicare con più serietà e partecipazione, da parte di tutti gli attori della società, un corretto comportamento in tutti i passaggi di tipo aziendale. Probabilmente l'Italia non è tutta uguale, però io vedo che, dove abito e dove ho sempre lavorato, normalmente le aziende procedono correttamente alla compilazione di tutti i registri previsti, le aziende di raccolta e smaltimento ricevono periodicamente dei controlli e c'è qualcuno che controlla dove va a finire fisicamente quanto viene raccolto. Quindi il ciclo legale dello smaltimento dei rifiuti, se si vuole, lo si può tenere tranquillamente sotto controllo anche senza il Sistri. Io credo che le cose gravissime che sono accadute, e che probabilmente accadono ancora nel Paese per quanto riguarda la gestione non corretta dei rifiuti non siano da imputare a marginalità che con un sistema digitale potremmo andare a controllare; credo semplicemente che ci siano dei passaggi macroscopici che in tanti fanno finta di non vedere, altrimenti alcune cose che accadono non dovrebbero assolutamente verificarsi. Per quanto riguarda il discorso relativo agli appalti pubblici, anche qui è stata sottolineata l'importanza di andare verso una revisione che porti a una semplificazione di tutto il codice degli appalti; non certo perché si vogliano eliminare i controlli o si voglia rendere il sistema più permeabile ad attività illegali, ma perché non si deve, come spesso si fa, andare da un eccesso al suo opposto. Non si può pensare di ingabbiare qualunque tipo di lavoro pubblico, anche di piccola entità, con regole che non solo sono estremamente complicate da applicare e allungano moltissimo i tempi necessari per svolgere le opere pubbliche, ma che spesso negli ultimi tre anni hanno talmente spaventato i funzionari pubblici che, nel dubbio, nella maggior parte dei casi, si preferisce aspettare e non fare nulla per essere sicurissimi di qualunque passaggio. Il risultato è che per fare un semplice marciapiede o 50 metri di fognatura ci vuole non più qualche mese (come era ovvio e logico fino a qualche anno fa) ma addirittura qualche anno.