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Gli Stati Uniti hanno capito che il predominio dell'economia non esiste solo attraverso le armi, ma esiste anche attraverso la loro indipendenza alimentare. Lo sanno in Israele e perfino in Spagna; lo sanno in Cina, il cui leader , quando la scure del Partito Comunista si abbatté sul padre, andò a lavorare in una fattoria, quindi conosce i problemi dell'agricoltura e sa anche che è soddisfacendo il fabbisogno alimentare che si rendono indipendenti i popoli. Lo sa la Russia, dopo che le abbiamo irrogato inique sanzioni, per cui si è strutturata per avere la propria indipendenza economica. In Italia, invece, abbiamo abbandonato tutto e lo abbiamo fatto anche a causa di qualche scandalo per il quale hanno pagato più gli agricoltori che i politici, e mi riferisco all'ammasso del grano. Ripeto che se oggi vogliamo dare da mangiare a 7 miliardi di persone, dobbiamo investire sull'innovazione, perché la tradizione non è un mazzo di catene che ci lega, ma è la bellezza da conservare. Conosciamo la tradizione, ma siamo sempre stati per un'innovazione che consenta di essere al passo coi tempi, com'è stato nei tanti periodi della politica agricola italiana, prima della guerra o nel dopoguerra, riportando al centro le istanze per la crescita e l'innovazione del Paese. Concentriamoci quindi sull'innovazione, sul recupero degli scarti, sulla depurazione delle acque contaminate, sui macchinari con sensori per rilevare le piante infestanti, sulle nanotecnologie, sulle serre automatizzate e su tutto ciò che ci riporta con i piedi ben ancorati alla tradizione, ma sicuramente proiettati verso un futuro di competitività con tutte le altre Nazioni, che però garantisca anche all'Italia di giocare il suo ruolo e di chiudere quella filiera del made in Italy che oggi sta schiacciando solo i produttori agricoli. Infatti, la grande distribuzione oggi paga un prezzo ed è su questo che dobbiamo lavorare all'interno della Camera alta, non su leggi che sono importanti, ma si traducono in un interesse per pochi. Dobbiamo garantire agli agricoltori un reddito equo che dia loro dignità, altrimenti li costringiamo, come spesso accade, a convertire i loro campi da agricoli in fotovoltaici. Questa non è l'agricoltura che vogliamo, né il modernismo che vogliamo. Vogliamo che l'agricoltore sia messo nelle condizioni di fare imprenditoria in maniera seria, utilizzando l'innovazione, la banda larga e tutti quegli di strumenti che il secolo moderno gli mette a disposizione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, i sistemi alimentari in tutto il mondo si stanno muovendo per promuovere il cambiamento verso stili di vita più sani e sostenibili. In questo contesto, l'agricoltura biologica è l'unica via praticabile, se vogliamo davvero intraprendere la strada del green deal e del farm to fork europei, insomma se vogliamo davvero realizzare quella rivoluzione verde di cui tutti a parole ci facciamo promotori. Una reale transizione ecologica nello spirito europeo del green deal e del recovery fund passerà solo da una maggiore consapevolezza nelle scelte alimentari dei consumatori a favore di prodotti rispettosi dell'ambiente, della salute e del lavoro dell'uomo. Peraltro, l'agricoltura biologica ha un valore alto di mercato. Si consideri, infatti, l'incremento dei consumi registrato un anno fa, quando ebbe punte del 20 per cento in più a marzo-aprile, grazie proprio a una crescita nel valore tendenziale dello 0,2 per cento nel primo trimestre 2021. L'Italia vanta inoltre una delle maggiori quote nazionali di superficie agricola utilizzata nel biologico in Europa, con il 15,8 per cento, come hanno ribadito anche gli altri colleghi che mi hanno preceduto. Il nostro è il primo Paese in Europa e il secondo al mondo nell'esportazione di prodotti biologici, con oltre 2,6 miliardi di euro, circa il 6 per cento di tutto l' export agroalimentare nazionale. Tuttavia, per potenziare questo settore non basta dichiararsi genericamente a favore del bio, ma bisogna essere concretamente accanto ai produttori biologici, garantendone la redditività e assicurando la più ampia partecipazione possibile a questo settore. Da qui è nata l'esigenza dei miei emendamenti, che poi illustrerò qui in Aula. C'è però un altro punto che mi preme sottolineare, che nasce dall'esigenza di confutare le verità molto parziali diffuse in questi giorni sulla stampa dalla senatrice Elena Cattaneo, che mi ha preceduto, la quale ha presentato tre emendamenti per escludere dalla legge la parola «biodinamica», facendola passare per una cosa passatista e nemica dall'agricoltura, un ridicolo scientifico, come abbiamo sentito. Questo è assolutamente falso e, tra l'altro, penso che sia molto meglio il cornoletame del glifosato tanto caro alla senatrice Cattaneo, un contaminante estremamente nocivo di cui ella sembra farsi paladina, insieme al resto della chimica. Lo dimostra anche il fatto che lo scorso anno votò contro la mia mozione, approvata da tutta l'Assemblea, volta a escludere tale sostanza pericolosa dagli alimenti. L'agricoltura biodinamica dev'essere considerata un'evoluzione di quella biologica, alla quale è assolutamente complementare, ma ha peculiarità e caratteristiche distintive. È importante far comprendere alla senatrice Cattaneo che, quanto alla definizione e all'uso dei preparati, vi sono regolamenti comunitari che riconoscono questi disciplinari proprio per una lunga tradizione di applicazione e che caratterizzano la gestione aziendale agroecologica a ciclo chiuso. Il richiamo necessario alla tradizione è coerente con la normativa UE (regolamento n. 848 del 2018), che in tema di biodinamica richiama proprio la tradizione. Anche la normativa italiana contempla già l'agricoltura biodinamica e la individua letteralmente come tale e la cita a fianco di altre due, quella convenzionale e quella biologica. Dalla prima regolamentazione dell'agricoltura biologica in Europa, avvenuta nel 1991, i regolamenti comunitari in materia di bioagricoltura includono sempre l'agricoltura biodinamica (si veda il regolamento CEE n. 2092 del 1991, in cui le preparazioni biodinamiche, tanto criticate dalla senatrice Cattaneo, sono definite appropriate per l'attivazione dei compost ). Infine, il nuovo regolamento in materia di bioagricoltura (il n. 848, approvato il 30 maggio 2018) conferma la precedente giurisprudenza, ma inserisce l'agricoltura biodinamica nell'ambito di quella biologica, nominandola esplicitamente, e all'articolo 3 definisce le sostanze che vi vengono tradizionalmente usate e include i preparati biodinamici nell'elenco delle sostanze dell'agricoltura biologica. È rilevante il riferimento alla tradizione: questo è un termine che ha una valenza peculiare in diritto e ha un pregio in chiave di diritto consuetudinario, proprio perché il legislatore ha inteso riconoscerlo.