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Sappiamo bene quanto abbia sofferto il mondo della cultura e dello spettacolo in questi lunghissimi mesi e quanto abbia bisogno di ripartire e di riaprire. Stiamo tornando finalmente alla normalità, alla vita, al lavoro, alle relazioni che costituiscono una parte fondamentale delle nostre esistenze e lo stiamo facendo attraverso il rigore e il buonsenso. Bisogna ribadirlo con forza: senza il rischio ragionato, inseguendo invece le sirene del consenso immediato, probabilmente non saremmo qui. È proprio grazie al rigore e al buonsenso che le nostre ragazze e i nostri ragazzi hanno potuto completare, per esempio, l'anno scolastico in presenza, almeno alla conclusione, dopo mesi di didattica a distanza e di perdita della quotidiana relazione con le compagne e i compagni di classe. Si tratta di una vittoria, perché tutti noi sappiamo la portata del dramma che hanno vissuto molti bambini e adolescenti privati della scuola in presenza, delle relazioni sociali e umane indispensabili per la loro crescita educativa equilibrata. La crisi sanitaria sulle loro vite è stata come una crepa su una fragile diga, ha aperto uno squarcio che ha sconvolto il mondo delle relazioni e le identità in costruzione. In particolare, gli adolescenti sono stati alle prese con evidenti problemi emotivo-relazionali e sociali caratterizzati da incertezza, ansia, paura, dolore preoccupazione, ma anche disorientamento, apatia, paura del futuro. Non possiamo ignorare, quindi, la necessaria ripartenza anche in merito a questo fronte delle riaperture. Nel pieno dello sviluppo cognitivo comportamentale, ma anche sociale e pedagogico, in quella complessa fase di passaggio che porta alla vita adulta, molti giovani hanno perso punti di riferimento, rapporti solidi a scuola o in famiglia, legami educativi certi. Un diffuso analfabetismo dei sentimenti, vacillanti tra mille incertezze esistenziali, che spesso non hanno trovato parole per essere dette, ha ulteriormente indebolito il sistema delle regole e, dunque, ha prodotto chiusura su chiusura dentro i mondi virtuali, che tanto male possono fare, se non mediati o se utilizzati in modo non consapevole, acuendo dipendenza e isolamento. Di queste criticità ci stiamo già cominciando ad occupare tramite alcuni ordini del giorno o risoluzioni già approvati, ma serviranno interventi psicologici e pedagogici sempre più mirati e significativi e, soprattutto, serviranno le aperture. La medesima attenzione riguarda l'ambito sanitario, per facilitare ad esempio gli spostamenti all'interno dell'Unione europea o contribuire alla ripresa economica anche con il cosiddetto green pass , ma, soprattutto, consentire la possibilità di accesso come visitatori ad alcune strutture di ricovero e di assistenza. Siamo dunque tutti consapevoli che i cittadini hanno bisogno di un ritorno alla mobilità, alle relazioni sociali, alla vita per ciò che è sempre stata. Per questo le istituzioni devono essere molto attente nel comunicare le scelte che si compiono in materia sanitaria, perché non bisogna creare diffidenza o paura, ma accompagnare i cittadini in questa fase complicata per tutti e i nostri concittadini stanno dimostrando di avere una grande responsabilità, fiducia e voglia di ripartire. Nel frattempo, è importante ricordare che è necessario tenere alta la guardia, perché il nemico non è ancora stato battuto e quindi è indispensabile continuare ad agire, in ragione di un rischio calcolato, che tenga conto di ogni variabile, a partire proprio dal quadro epidemiologico. In conclusione, dobbiamo marciare insieme uniti. Quello attuale è un Governo di larghissima maggioranza, nato su impulso del nostro autorevole Presidente della Repubblica. È un Governo che deve fronteggiare la peggiore crisi, sanitaria, sociale ed economica dal Dopoguerra a oggi. Per questo motivo serve che tutti remino nella stessa direzione. Siamo convinti che l'agenda del Governo Draghi per la riapertura, la ripartenza e il rilancio del Paese sia quella giusta, allo stato attuale delle conoscenze e delle possibilità, e tenga insieme diritti e doveri. È importante essere consapevoli che siamo di fronte anche a una dimensione che riguarda la nostra democrazia e che possiamo uscire dalla crisi solo tutti insieme. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto) . Signor Presidente, affrontiamo oggi uno dei tanti decreti Covid. Non è il primo e non sarà certamente l'ultimo. Il provvedimento è in vigore da quasi due mesi e approda in Senato in seconda lettura, pertanto ha scarse probabilità di essere emendato. Non abbiamo presentato emendamenti ostruzionistici o tali da non poter essere accolti. Abbiamo preferito ragionare nell'ottica di una collaborazione per ottenere il miglior risultato possibile di un prodotto normativo che, comunque, non abbiamo approvato al 100 per cento. Come componente L'Alternativa C'è abbiamo presentato degli emendamenti in tema di green pass. A noi non sembra corretto che chi non può o non vuole vaccinarsi sia svantaggiato rispetto a chi invece ha deciso di farlo. La libertà vaccinale, se tale è, deve essere garantita dallo Stato e ciò può avvenire tramite degli sgravi fiscali, fino ad almeno 1.000 euro a persona, per i test rapidi o molecolari, oppure prevedendo la possibilità di test rapidi gratuiti. Questi sono in sostanza gli emendamenti che abbiamo presentato e che si fondano sul principio di pari opportunità riconosciuto dall'articolo 3, comma 2, della Costituzione, ai sensi del quale «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Riteniamo che questi emendamenti siano molto importanti, perché non è giusto che chi si vaccina possa farlo gratuitamente mentre per chi, invece, decide di non farlo, non siano previste misure che consentano di viaggiare per lavoro, per partecipare a un concorso, per motivi di studio o salute e per qualsiasi altra ragione. Il diritto allo spostamento e alla mobilità è riconosciuto dall'articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani e anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. È importante prevedere misure a sostegno di chi non intenda o possa vaccinarsi, visto che chi decide di sottoporsi alla vaccinazione li ottiene gratuitamente. Il Ministero si è espresso in maniera contraddittoria sulla prescrizione delle somministrazioni di alcune tipologie di vaccini, come per esempio AstraZeneca. Sappiamo tutti che quest'ultimo vaccino è estremamente contestato: inizialmente è stato prescritto a chi aveva meno di sessant'anni. Successivamente, dopo i primi decessi, si è pensato di spostare la fascia di età, riservandolo a chi aveva più di sessant'anni. Poi, improvvisamente, il generale Figliulo e il CTS hanno deciso che va bene per tutti, e quindi è ricominciata la serie degli effetti collaterali, finanche letali. Finché poi, adesso si è fatta nuovamente marcia indietro riservandolo - di nuovo - a chi ha più di sessant'anni e introducendo per gli altri la seconda dose "eterologa".