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Colgo l'occasione per ringraziare la presidente Parente e i due relatori, la senatrice Biti e il senatore Bergesio. È stato fatto un buon lavoro. E questo non significa che fosse un lavoro semplice, perché il tema della peste suina, che spero rimanga circoscritto, è molto grave per il nostro Paese, soprattutto per i territori della Liguria e del Piemonte. È una questione molto grave e importante su cui si sono scontrati due mondi ed è servito pertanto il grande lavoro di mediazione dei relatori e dei Presidenti per cercare di trovare una sintesi. Due mondi si sono scontrati, quello a tutela degli animali, il mondo animalista, e - dall'altra parte - il mondo dei cacciatori, entrambi con le proprie ragioni e le proprie posizioni da difendere. Ciò ha complicato il lavoro in Commissione, ma si è riusciti a fare una sintesi nel provvedimento che oggi andremo a votare, a difesa soprattutto del mondo dell'allevamento, che è una parte naturale dell'economia di questo Paese. Va sicuramente fatta un'importante riflessione sul fatto che la peste suina abbia ulteriormente evidenziato il problema della fauna selvatica e, soprattutto, dei danni da animali selvatici. Ricordo che ancora un anno fa la 9 a Commissione ha deliberato, quasi all'unanimità, una risoluzione che chiedeva una modifica della legge n. 157 del 1992, finalizzata alla riduzione dei danni da animali selvatici. Io credo che dobbiamo assolutamente mettere mano a una riforma della legge n. 157 del 1992, perché in questo Paese abbiamo troppi danni da animali selvatici. Ne parlo da animalista, da amico degli animali, ma quando sono troppi gli animali, quando gli animali vanno a distruggere il lavoro di un'intera annata dei nostri agricoltori, molto probabilmente gli non sono più così tanto amici dell'uomo. (Applausi) . Pertanto, bisogna assolutamente intervenire con razionalità non solo per l'eradicazione della peste suina, ma anche per diminuire il numero eccessivo degli animali, restituendoli ai loro territori: ad esempio, non credo che vedere i cinghiali in giro per Roma sia un grande segnale di civiltà; non credo che i cinghiali in giro per tante altre città del nostro Paese siano un segno di civiltà e non credo stiano neanche tanto bene all'interno di quelle realtà, per cui bisogna assolutamente intervenire. La Lega è da sempre su queste posizioni e come partito è amica degli animali, ma si pone anche a difesa del lavoro dei nostri agricoltori e sappiamo, in questo momento particolarmente difficile per la nostra agricoltura, quanto abbiano bisogno di aiuto. Per questo abbiamo fatto questo lavoro importante. Oggi voteremo un aiuto economico non solo per recintare ed eradicare la peste suina, ma spero anche per addivenire a una pietra miliare nell'iniziativa di rivisitazione della legge n. 157 del 1992, di cui abbiamo assolutamente bisogno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, già è stato detto molto. Ringrazio i relatori per i loro interventi e per il lavoro svolto in Commissione, che sicuramente ha cercato di cucire le varie sensibilità che - come diceva anche il presidente Vallardi - emerse durante la discussione. Come diceva la senatrice Biti, gli allevatori ci chiedevano di intervenire subito. Farei una considerazione su questo, perché dalla prima segnalazione circa la presenza della peste suina africana in un animale trovato morto all'emanazione del decreto-legge di cui stiamo discutendo oggi sono passati due mesi; da quel 17 febbraio è passato un altro mese: in tre mesi, quindi, siamo solo riusciti - lo dico non per fare polemica, ma perché deve essere oggetto di riflessione - ad attivare la burocrazia ed è stata fatta la cosa più semplice, cioè stabilire di non fare niente: è stato bloccato tutto, tutte le attività venatorie, tutte le attività ludiche e lavorative nei boschi. Dico questo, signor Presidente, perché molto probabilmente c'è qualcosa da rivedere in tutto il sistema legislativo che regola gli aspetti venatori in Italia. Mi sembra che anche i colleghi Vallardi e Bergesio abbiano fatto riferimento a questo. Vorrei fare un semplice appunto. Di documenti che vanno nella direzione di modificare la legislazione italiana per quanto riguarda il contenimento della fauna selvatica ne sono già stati presentati tantissimi. Uno, in particolare, è una relazione che la Commissione agricoltura ha votato all'unanimità: solo quattro furono i voti di astensione, ma tutti gli altri furono positivi. Questa relazione, che riguardava un affare assegnato sui danni da fauna selvatica, l'abbiamo votata il 30 giugno dell'anno scorso. Signor Presidente, mi permetta di fare queste notazioni. In quella relazione si faceva riferimento a molte specie di animali che rappresentano, di fatto, un danno per l'agricoltura ma, in particolare, si parla del cinghiale. Si parla del cinghiale in quanto specie particolarmente sovraffollata e sovrastimata. C'è una quantità di animali eccessiva rispetto alla sostenibilità del territorio, che pone tantissimi problemi. Lascio brevemente da parte il problema della sicurezza stradale, perché la maggior parte degli incidenti che si verificano e, purtroppo, anche delle vittime sono causati proprio da questi ungulati. Lascio da parte i danni all'agricoltura, la distruzione dei raccolti. In quella relazione si diceva in particolare questo. Sono poche righe, che mi permetto di leggere per ricordarle a me stesso, ma anche all'Assemblea: «Tra le implicazioni che rendono necessario e urgente un intervento sull'eccessiva proliferazione della specie vi sono i rischi sanitari che l'eccessiva diffusione del cinghiale può esercitare verso il comparto zootecnico. Il numero sproporzionato di cinghiali aumenta in modo esponenziale i rischi di introduzione di alcune patologie come la peste suina africana (PSA), in grado di creare importanti rischi sanitari per la successiva diffusione degli agenti patogeni», e poi prosegue. Questo lo avevamo scritto e approvato in Commissione il 30 giugno dell'anno scorso. Signor Presidente, dico anche ai colleghi senatori forse un po' distratti che in quella relazione vi erano circa una ventina di punti che davano indicazioni ben precise al Governo su come agire per cercare di contrastare la diffusione. Ne cito alcuni: predisporre un piano di controllo sostenibile per la specie del cinghiale; ripensare l'approccio di gestione del cinghiale sul territorio, puntando alla prevenzione efficace; attivare, al fine di emanare norme efficaci che colmino vuoti legislativi; modificare la legge n. 157 del 1992. Signor Presidente, dico tutto questo perché, quando si affrontano le situazioni in maniera demagogica, poi, invece di prevenire, siamo costretti ad affrontare le emergenze come stiamo facendo adesso. Noi più volte abbiamo richiesto, nella riunione dei Capigruppo in Commissione, di poter portare in Aula questo documento, ma abbiamo trovato sempre ostruzionismo, particolarmente da parte di alcune forze che affrontano il problema in maniera demagogica. (Applausi) . Mi riferisco al Gruppo Misto e alla senatrice De Petris, che si è sempre opposta a portare in Aula il provvedimento per la sua discussione.