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c le piattaforme informatiche necessarie per la condivisione dei dati al fine della certificazione delle produzioni agroalimentari da parte dei produttori; d eventuali forme periodiche di informazione per l'intera filiera agroalimentare. 5 (Disposizioni in materia di epidemio-sorveglianza e misure volte a migliorare la gestione del patrimonio zootecnico attraverso il contenimento della fauna selvatica) 1 Al fine di garantire il mantenimento della biodiversità, la tutela della sanità animale e della salute pubblica, le regioni provvedono ad adottare, nell'ambito del piano regionale integrato della sanità pubblica veterinaria e della propria autonomia statutaria e legislativa, programmi operativi di sorveglianza nei confronti di agenti infettivi propri della fauna selvatica o comuni con le specie domestiche e con l'uomo volti a: a pianificare il monitoraggio sanitario della fauna selvatica, anche in relazione a rischi emergenti, tra cui la peste suina; b coordinare eventuali attività di controllo sanitario della fauna selvatica già in atto a livello locale, integrandole con le attività previste dal programma; c alimentare un sistema informatico per la raccolta dei dati a livello nazionale, che contenga le risultanze dell'attività svolta; d individuare, sulla base dei risultati ottenuti, mappe di rischio per singole patologie a carattere epidemico, zoonosico o emergenti, al fine di pianificare una più adeguata attività di controllo; e condividere le attività di monitoraggio sanitario con gli enti di gestione faunistico-venatoria e con gli enti di gestione delle aree protette presenti nel territorio nazionale; f promuovere un'attività formativa sulla fauna selvatica in considerazione della sua valenza sanitaria, ecologica, economica, coinvolgendo gli organi di controllo e vigilanza, le associazioni di cacciatori e tutti gli attori che a diverso titolo gravitano intorno alla fauna selvatica; g definire linee guida, al fine di uniformare le modalità di gestione della fauna selvatica in difficoltà, in accordo con gli enti a cui è affidata tale competenza; h stabilire linee guida e procedure uniformi sul territorio, per lo svolgimento efficace e coordinato delle attività di cui al presente comma. 2 Per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi di tutela della sanità animale e della salute umana, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali e ittiche, le regioni provvedono ad adottare, nell'ambito del piano regionale integrato della sanità pubblica veterinaria e della propria autonomia statutaria e legislativa, anche in riferimento alle zone vietate alla caccia, ivi comprese le aree urbane, ulteriori interventi volti: a all'adozione di piani di contenimento, esercitato selettivamente, previo parere obbligatorio e non vincolante dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, da adottare entro trenta giorni dalla richiesta e sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; b alla realizzazione di programmi di formazione e aggiornamento dei coadiutori al controllo faunistico, approvati dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ovvero, se costituiti, da istituti regionali per la fauna selvatica; c alla realizzazione di una campagna di comunicazione finalizzata ad aumentare il livello di conoscenza da parte degli agricoltori in merito alle tecniche utilizzate per la prevenzione del danno e alla modalità di accesso agli indennizzi. 3 Le regioni, nell'ambito del piano regionale integrato della sanità pubblica veterinaria, definiscono altresì linee guida per la commercializzazione e il consumo delle carni di selvaggina cacciata o derivante da piani di controllo, ivi compresa la cessione di piccole quantità al consumatore finale o al dettagliante a livello locale. Tali linee guida, anche nell'ottica di promuovere la filiera delle carni di selvaggina, assicurano certezza di tutela della salute pubblica prevedendo altresì il controllo ufficiale delle carcasse presso strutture autorizzate e sotto controllo ufficiale. 4 I piani di contenimento, di cui alla lettera a) del comma 3, sono coordinati da ufficiali o agenti del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri, anche con la partecipazione di guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni regionali e provinciali nonché di coadiutori al controllo faunistico, muniti di licenza di porto di fucile previa abilitazione rilasciata a seguito di corsi di formazione. 5 Le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano, anche su segnalazione delle organizzazioni agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, possono autorizzare le attività di contenimento della fauna selvatica effettuate da parte dei proprietari o conduttori a qualsiasi titolo dei fondi in cui siano stati accertati danni alle colture, all'allevamento, al patrimonio ittico, ai boschi e alle foreste o alle opere di sistemazione agraria, titolari di licenza di porto di fucile ad uso di esercizio venatorio e di copertura assicurativa estesa all'attività di contenimento della durata di dodici mesi. L'autorizzazione è trasmessa dalle regioni e dalle provincie autonome di Trento e di Bolzano agli organi di Polizia locale o alla stazione dei Carabinieri del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari territorialmente competenti. 6 Non costituiscono esercizio venatorio gli interventi di controllo e l'attuazione dei piani di contenimento delle specie di fauna selvatica realizzati ai sensi del presente articolo. 7 L'articolo 19, comma 2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è abrogato. 6 (Farmaco-sorveglianza in ambito veterinario) 1 Nel quadro degli indirizzi specifici del PNIPV, di cui all'articolo 2, Al fine di contrastare l'emergenza del fenomeno dell'antimicrobico resistenza (AMR), le regioni prevedono, nell'ambito del piano regionale integrato della sanità pubblica veterinaria e della propria autonomia statutaria e legislativa, un approccio di sistema con tutte le autorità competenti e, per quanto concerne la prevenzione veterinaria e la piena tracciabilità del medicinale veterinario, con particolare riferimento alla ricetta elettronica, sulla base della definizione di indicatori di consumo atti a paragonarne l'impiego nelle diverse specie e realtà produttive, individuano eventuali ulteriori aree critiche e definiscono, nel rispetto del benessere e della salute degli animali, interventi mirati al contrasto dell'impiego non razionale. 2 Gli interventi di cui al comma 1 riguardano l'utilizzo degli antimicrobici sia nel campo delle produzioni zootecniche, sia in quello della cura degli animali d'affezione, con il coinvolgimento dei veterinari professionisti, degli allevatori e dei soggetti interessati alla produzione e alla commercializzazione del farmaco veterinario. 3 I controlli ufficiali in materia di corretto impiego del farmaco veterinario sono assicurati con il coinvolgimento di tutte le aree funzionali veterinarie, in forma integrata e multidisciplinare, con un puntuale monitoraggio dei ceppi batterici antibioticoresistenti. 4 Le regioni, nell'ambito del piano regionale integrato della sanità pubblica veterinaria e della propria autonomia statutaria e legislativa, prevedono interventi volti: