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Ci sono Paesi africani che stanno vedendo crescere fenomeni di estremismo islamico incredibili. Nel mondo mediorientale stanno ridefinendosi gli equilibri e lasciatemi dire che esiste una preoccupazione, anche sul medio periodo, rispetto alla tenuta della Federazione Russa. Non muoiono solo i ragazzi di Mosca e di San Pietroburgo in Ucraina: muoiono i ragazzi delle repubbliche più lontane. Insomma, è un tema che dovremo affrontare. Ancora, vi è il tema della sovranità alimentare e della geopolitica del cibo, citato molto correttamente dal Presidente del Consiglio. Quanto all'immigrazione, quella ucraina è già superiore, o più o meno pari, nell'arco di due o tre mesi, a quella che era stata considerata un'invasione nel 2015-2016. Quando avevamo quell'immigrazione dall'Africa, tutti urlavano all'invasione che non riuscivamo a contenere; oggi stiamo dando una dimostrazione straordinaria di grande solidarietà e ha fatto benissimo il Presidente del Consiglio a dare un abbraccio e un affettuoso pensiero ai bambini. C'è però una questione di cambiamento straordinario, che poi potrà certo essere aggravato dall'eventuale e probabile carestia in Africa e dagli ulteriori arrivi da quel continente. Non posso citare tutti i punti aperti, ma potenzialmente ci sono degli autogol. È chiaro che oggi la NATO deve decidere cosa fare da grande e non lo possiamo dire adesso, perché paradossalmente Putin l'ha rafforzata, ma due anni e mezzo fa un leader, il presidente francese Macron, parlava di stato di morte celebrale della NATO. Io condividevo quel giudizio. Il Ministro della difesa giustamente non lo condivideva, ma la sua saggezza rispetto alla mia è notoriamente oggetto di discussione tra di noi da qualche anno in modo molto affettuoso. Non vi è dubbio, però, che nel 2019 la NATO fosse sostanzialmente priva di una visione. Oggi quell'organizzazione si allarga e si espande, ma qual è il suo disegno strategico? Non può essere soltanto il fatto che Putin la rafforza contro la sua volontà. Dall'altro lato, mi chiedo se siamo sicuri che l'uscita dal sistema finanziario basato sul dollaro sia un bene. Siamo sicuri che non sia un autogol eliminare alcune istituzioni? Come Presidente del Consiglio, lo sa molto meglio di me. Penso all'importanza delle grandi istituzioni finanziarie internazionali, nel momento in cui alcuni Stati scelgono di accettare la moneta cinese oltre a quella americana - per esempio - per il petrolio o, viceversa, le monete digitali, con tutto il carico di rischi che comportano, di cui l'allora presidente della Banca centrale europea ebbe modo di indicare i limiti. Questo è un tema che esiste. Questi problemi, onorevoli colleghi, sono i veri temi e mi sono fermato senza affrontare la questione della transizione democratica. Noi, infatti, difendiamo la democrazia, ma poi abbiamo un problema anche tra di noi: dovremmo avere un sistema istituzionale in cui si sappia chi vince e chi governa per cinque anni, ma non lo abbiamo, per responsabilità di tutti, e lo voglio dire così. Di fronte a ciò che sta avvenendo in Ucraina, continuiamo a fare il giochino di urlarci addosso tra di noi - come ho visto negli ultimi interventi - o proviamo a fare, come ci ha chiesto anche il Presidente del Consiglio, un'analisi più seria e articolata? Siamo in presenza di un cambiamento storico. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, la politica non è la prosecuzione della guerra con altri mezzi, come diceva un famoso generale prussiano. La politica è la negazione della guerra o, se volete, la guerra è la negazione della politica. Occorre un grande sforzo politico e diplomatico, come diciamo dal 24 febbraio, ma occorre anche superare l'atteggiamento di questi giorni, in cui sembra che la politica estera possa essere oggetto di una rissa interna permanente. Noi siamo l'Italia, siamo uno dei più grandi Paesi di questo pianeta e abbiamo una grande responsabilità: dobbiamo essere all'altezza dei valori che rappresentiamo approfondendo i problemi, studiandoli e non limitandoci a mettere insieme una fila di slogan senza senso. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente del Consiglio, la ringrazio per aver accettato di trasformare il Premier question time, che era previsto per oggi, nell'informativa richiesta per prima dalla senatrice Rauti di Fratelli d'Italia in sede di Conferenza dei Capigruppo. Ho ascoltato il suo intervento con molta attenzione, ma ho anche registrato gli applausi che arrivavano: non erano quasi mai di tutta la sua maggioranza, ma a pezzi, cioè a volte applaudiva uno e a volta applaudiva un altro. È aumentata quindi la mia curiosità per capire quale sarà l'atteggiamento degli interventi che devono ancora seguire. Uno l'ho appena ascoltato, quello del presidente Renzi. Lei ha dovuto fare fatica non solo nei consessi internazionali, ma anche a casa nostra ha avuto qualche problemino nel mettere insieme posizioni molto divaricate. Non sto a elencare il fatto che Conte dice una cosa e Di Maio dice esattamente l'opposto. È di ieri la vicenda della Presidenza della Commissione affari esteri, emigrazione, che per fortuna si è conclusa con l'elezione di una persona responsabile come la senatrice Craxi, a cui faccio i miei auguri di buon lavoro. Sono quindi curioso di capire come ciascuno tirerà un po' la coperta. Non vi è invece alcun dubbio su quale sia la posizione di Fratelli d'Italia, perché è chiara e coerente. Noi siamo sempre stati ancorati - e tali rimaniamo - al mondo occidentale per le nostre comuni radici culturali e valoriali, in quanto le nostre sono storie di alleanze economiche, commerciali e anche militari che affondano nel momento in cui è nata la Repubblica. È dal 1949 che la destra italiana, nelle sue varie espressioni politiche (MSI, Alleanza Nazionale, poi PdL e adesso Fratelli d'Italia), si è sempre coerentemente schierata - lo dico a chi si è meravigliato - da questa parte del mondo, a sostegno anche dello strumento difensivo occidentale che è la NATO. Abbiamo sempre ritenuto che il pericolo per la nostra indipendenza e libertà venisse - ahimè - da Est nella fase del dopoguerra. Il senatore Renzi ha citato Berlinguer, che - è vero - a un certo punto ha cercato di cambiare - e gliene do atto - quella che in Italia era una posizione radicalmente diversa della sinistra, che ancora - lo abbiamo sentito qui e lì, e non nel PD - echeggia posizioni diverse. Abbiamo affidato l'onere della nostra difesa alla NATO, ma allo stesso tempo - almeno per Fratelli d'Italia - riteniamo assolutamente importante che prima o poi arrivi veramente una colonna europea della NATO, perché una cosa è essere alleati e altra è essere sudditi. C'è chi è contro qualsiasi spesa militare - e la cosa mi fa impazzire - ma allo stesso tempo si arrabbia quando gli americani - a cui affidiamo la nostra difesa dicendo: pensateci voi - esercitano un'ingerenza nella nostra politica. (Applausi) . Decidetevi: se non volete l'ingerenza eccessiva, se volete essere alla pari, non potete essere contro gli sforzi necessari per una difesa che, mai come in questo periodo, si dimostra assolutamente indispensabile.