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Il finanziamento per la realizzazione del Piano è definito nell’ambito dell’intesa con la medesima Conferenza, relativa al riparto del Fondo sanitario nazionale iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. 2. In sede di revisione del sistema dei trasferimento erariali, lo Stato è obbligato a tener conto della necessità di adeguamento del riparto del Fondo sanitario nazionale a favore delle aziende sanitarie locali di aree montane, al fine di assicurare la continuità assistenziale in tali zone. A tale scopo, nell’ambito dell’intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per il riparto del Fondo sanitario nazionale, le quote di finanziamento procapite delle aziende sanitarie locali operanti nei comuni montani sono incrementate del 25 per cento, secondo criteri che tengono conto del contesto di dispersione territoriale della popolazione, della sua composizione per classi di età nonché della rete degli stabilimenti ospedalieri e dei servizi distrettuali presenti sul territorio. La congruità del differenziale accordato in sede di bilancio preventivo è verificata, secondo indicatori di efficienza ed efficacia, anche in sede di consuntivo. 3. Il servizio prestato dal personale medico nell’ambito di strutture sanitarie operanti nelle zone montane è valutato ai fini dell’articolo 8, comma 2- bis , del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. 4. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca stabilisce, nell’ambito dei propri stanziamenti annuali di bilancio relativi alle attività istituzionali, assegni e borse di studio a favore di giovani laureandi e laureati che si iscrivano a scuole di specializzazione, alla condizione che i medesimi si impegnino, pena la restituzione delle risorse pubbliche assegnate in caso contrario, ad esercitare la professione, per un periodo di almeno cinque anni, in seno a strutture sanitarie ubicate nelle zone montane. 5. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano favoriscono, con misure economiche specifiche e altre provvidenze, i laureati che intendono specializzarsi e perfezionare la propria formazione presso strutture ed enti siti in comuni montani. Art. 9. (Istituti scolastici) 1. Nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e nel rispetto dei vincoli derivanti dal patto di stabilità interno, le regioni o gli enti locali, d’intesa con le regioni interessate, per far fronte a condizioni di disagio, senza pregiudizio dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione, possono stipulare convenzioni con gli uffici scolastici regionali del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per finanziare il mantenimento in attività, in deroga a quanto disposto dal decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, degli istituti scolastici statali aventi sede nei comuni di cui all’articolo 2 della presente legge, che dovrebbero essere chiusi o accorpati ai sensi delle disposizioni vigenti in materia. In deroga a quanto disposto dall’articolo 17, commi 20 e 21, della legge 15 maggio 1997, n. 127, le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, possono cedere a titolo gratuito a istituzioni scolastiche insistenti nei comuni di cui all’articolo 2 della presente legge personal computer o altre apparecchiature informatiche, quando sia trascorso almeno un anno dal loro acquisto. Le cessioni sono effettuate prioritariamente in favore delle istituzioni scolastiche insistenti in aree montane o svantaggiate. 2. Le istituzioni scolastiche insistenti nelle zone montane, nell’ambito della propria autonomia, possono prevedere forme diverse di frequenza scolastica, concentrandola in periodi settimanali o mensili, salvo lo svolgimento del monte di ore minimo di lezione, o prevedendo la possibilità di lezioni a distanza. A tal fine il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, d’intesa con l’Associazione nazionale comuni d’Italia (ANCI) e in accordo con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, predispone progetti pilota di istruzione tenendo conto delle esigenze delle diverse realtà territoriali. 3. In sede contrattuale di comparto sono favorite le misure volte alla stabilizzazione del personale docente che presta e che intende continuare a prestare servizio nelle scuole situate nei comuni di montagna, delle isole e delle aree rurali disperse. Al fine delle graduatorie permanenti, il servizio prestato nelle scuole di ogni ordine e grado situate nel territorio di tali comuni è valutato in misura doppia. 4. Le istituzioni scolastiche, nell’ambito dei propri programmi e in particolare nei comuni con impianti e attrezzature dedicate, favoriscono la pratica degli sport invernali, delle attività sportive praticate in montagna, dell’escursionismo e dell’alpinismo. Le regioni, d’intesa con i comuni e le unioni montane dei comuni interessate, agevolano la fornitura delle attrezzature necessarie. Art. 10. (Servizio idrico nei piccoli comuni) 1. I soggetti individuati ai sensi dell’articolo 2, comma 186- bis , della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come modificato dal comma 2 del presente articolo, possono prevedere agevolazioni, anche in forma tariffaria e di compensazione economica, in favore dei comuni di cui all’articolo 2 della presente legge nei quali la disponibilità di risorse idriche reperibili o attivabili sia superiore ai fabbisogni per i diversi usi. 2. All’articolo 2, comma 186- bis , della legge 23 dicembre 2009, n. 191, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: «In ogni caso l’adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato è facoltativa per i comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane o delle unioni di comuni, a condizione che gestiscano l’intero servizio idrico integrato, e previo consenso dell’amministrazione individuata ai sensi del quarto periodo». 3. I soggetti individuati ai sensi dell’articolo 2, comma 186- bis , della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come modificato dal comma 2 del presente articolo, destinano una quota della tariffa d’ambito, non inferiore al 3 per cento e non superiore al 6 per cento, alle attività di tutela e difesa dell’assetto idrogeologico del territorio montano. I suddetti fondi sono assegnati ai comuni montani, per il tramite delle unioni montane dei comuni, sulla base di accordi di programma per l’attuazione di specifici interventi connessi alla tutela. 4. Le regioni a statuto ordinario attribuiscono, con propria legge, fino al 50 per cento dei proventi derivanti dal demanio idrico di cui all’articolo 11, comma 2, della presente legge, relativamente a quelli generati sul territorio montano attraverso le unioni montane dei comuni. Art. 11. (Gestione del demanio idrico) 1. Alla gestione del demanio idrico provvedono i comuni competenti per territorio, in forma obbligatoriamente associata secondo le prescrizioni legislative della regione o provincia autonoma di competenza. 2.