[pronunce]

che già alla stregua di tale assorbente rilievo la questione deve ritenersi inammissibile, essendo compito del giudice rimettente individuare con esattezza la disposizione oggetto di impugnativa, anche nelle ipotesi nelle quali il supposto vizio di incostituzionalità potrebbe essere composto attraverso una declaratoria di illegittimità costituzionale riferibile ad una pluralità di disposizioni normative; che, inoltre, sono gli stessi giudici rimettenti a prospettare la tesi secondo la quale "l'art. 557, comma 2, c.p.p. non sembra escludere la possibilità di reiterare la richiesta laddove - come nel caso di specie - la stessa sia stata proposta tempestivamente, vale a dire contestualmente all'atto di opposizione"; sicché la censura proposta finisce per radicarsi su una mera alternativa ermeneutica che spetta agli stessi rimettenti risolvere, senza sollecitare un inammissibile avallo interpretativo da parte di questa Corte (v., fra le varie, le ordinanze n. 466 del 2000, n. 7 e n. 70 del 1998, e la sentenza n. 356 del 1996); che le medesime considerazioni valgono anche a rendere non delibabile il merito del secondo quesito, poiché anche esso risulta formulato non in termini di subordinazione o consequenzialità rispetto al primo, ma in forma sostanzialmente alternativa: d'altra parte, ove - come sembrano sollecitare i rimettenti - venisse assegnato al giudice del dibattimento il potere di scrutinare in limine la domanda di patteggiamento precedentemente formulata e non andata a buon fine (per mancato consenso del pubblico ministero o per rigetto da parte del giudice), si creerebbe nel sistema un istituto del tutto nuovo, in sé idoneo a perturbare il canone dell'uguaglianza, proprio perché si tratterebbe di un potere circoscritto alla sola ipotesi dell'opposizione a decreto penale di condanna; che, pertanto le questioni proposte devono essere dichiarate manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 556, comma 1, e 448, comma 1, del codice procedura penale, nonché dell'art. 464 del codice procedura penale in quanto richiamato dall'art. 557, comma 3, del codice procedura penale, sollevate in riferimento all'art. 3 della Costituzione, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 gennaio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Flick Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 30 gennaio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola