[ddlpres]

(Promozione delle condizioni per conservare e sviluppare le culture e le identità dei Rom e dei Sinti e divieto di assimilazione forzata) 1. Lo Stato, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze, e gli enti e società da loro promossi, costituiti, vigilati o finanziati, promuovono le condizioni necessarie per consentire alle persone appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti di conservare e di sviluppare la propria cultura nonché di preservare gli elementi essenziali della propria identità, quali la religione, la lingua, le tradizioni ed il patrimonio culturale e, fatte salve le misure adottate nell'ambito di una politica generale d'integrazione, si astengono da ogni politica o prassi che, anche indirettamente, miri ad assimilare al resto della società le persone appartenenti alla suddetta minoranza contro la loro volontà, proteggendole da ogni azione volta a tale assimilazione, in conformità con l'articolo 5 della Convenzione-quadro. Art. 6. (Esercizio dei diritti fondamentali e della libertà religiosa) 1. Ogni persona appartenente alla minoranza dei Rom e dei Sinti esercita i diritti fondamentali secondo le norme generali vigenti e ha il diritto di manifestare la sua religione o le sue convinzioni, nonché il diritto di creare istituzioni religiose, organizzazioni ed associazioni, secondo le norme generali vigenti e in osservanza delle norme che regolano i rapporti tra lo Stato italiano e la confessione religiosa a cui appartiene, in conformità con gli articoli 7 e 8 della Costituzione e con l'articolo 7 della Convenzione-quadro. 2. Lo svolgimento, in luogo pubblico, anche all'interno di tensostrutture e con la partecipazione di persone viaggianti su unità abitative mobili, di riunioni per motivi religiosi o di culto, destinate a persone appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti, è soggetto soltanto all'obbligo di preavviso all'autorità di pubblica sicurezza da parte del ministro di culto e alle altre norme previste dagli articoli 25, 26 e 27 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e dalle relative norme di attuazione, in deroga ad ogni altra norma in materia di circolazione stradale o di occupazione di spazi pubblici, ferma l'esenzione prevista dalle norme vigenti in materia di tassa per l'occupazione di spazi e aree pubbliche in riferimento alle occupazioni temporanee del suolo da parte di enti religiosi per l'esercizio di culti. Art. 7. (Divieto di pratiche forzate di schedatura, censimento e profilatura) 1. È vietato e punito ogni tipo di atto, svolto da pubbliche amministrazioni o da privati, che operi un'azione di censimento, schedatura, profilatura, o altre forme, comunque denominate, di raccolta di dati relativi alle persone, sulla base della loro appartenenza, anche presunta, alla minoranza dei Rom e dei Sinti, ovvero sulla base della condizione, anche supposta, di «itinerante» o di «nomade». salvo che si tratti di atti previsti dalla presente legge o richiesti dagli interessati con atto scritto ovvero svolti con il loro consenso scritto, sempre revocabile, al fine di avvalersi delle disposizioni di tutela previste, per gli appartenenti alla suddetta minoranza, dalla presente legge o dalla legislazione vigente. 2. Ferme restando le sanzioni civili, penali ed amministrative, il Garante per la protezione dei dati personali svolge ogni utile iniziativa di vigilanza sul rispetto delle norme previste dal presente articolo, anche con azioni di prevenzione, di rimozione e di sanzione delle violazioni, sulla base di accertamenti svolti d'ufficio o su segnalazione scritta di pubbliche autorità o di singoli individui, enti o associazioni. 3. Ai soggetti di cui al comma 1 si applicano, in ogni caso, le disposizioni relative ai dati sensibili previste dalla normativa vigente in materia di trattamento dei dati personali. Art. 8. (Tutela della famiglia) 1. La Repubblica tutela, ai sensi degli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione, i diritti delle famiglie dei Rom e dei Sinti, con riferimento in particolare ai casi in cui queste ultime ritengono parte della propria specificità culturale la scelta di costituirsi in famiglie numerose, la libera convivenza di più generazioni, la libera scelta di vivere molto vicino ai parenti e la libera volontà di mantenere, in modo particolarmente stretto e costante, i rapporti con la famiglia allargata. 2. I programmi statali, regionali e locali in favore delle famiglie composte da persone appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti: a) valorizzano i punti di forza della rete di sostegno naturale di tali famiglie; b) sostengono forme di aiuto complesse che, al fine di garantire lo sviluppo dei bambini, abbiano come obiettivo l’intera famiglia e offrano un aiuto pratico su misura, tenendo conto delle esigenze della famiglia medesima. 3. È sempre garantita la libertà matrimoniale dei coniugi adulti prima, durante e dopo il matrimonio. 4. Ogni famiglia appartenente alla minoranza dei Rom e dei Sinti gode dei medesimi diritti al mantenimento dell'unità familiare e alla coabitazione tra i familiari conviventi nella casa familiare che sono garantiti, nella medesima circostanza, agli altri cittadini o stranieri in base alle norme vigenti. È pertanto vietato, allorché si debba reperire una situazione abitativa, anche di emergenza, per i componenti di tale famiglia, separare l'alloggio dei genitori da quello dei figli minori su cui esercitano la potestà, nonché l'alloggio comune dei coniugi non legalmente separati. 5. Ai fini dell'applicazione ed interpretazione della presente legge, per «famiglia allargata» si intende l'insieme delle persone legate tra di loro da vincoli di parentela o di affinità, come definiti e riconosciuti dal codice civile. Art. 9. (Pari opportunità delle donne rom e sinte) 1. La Repubblica promuove, ai sensi degli articoli 51 e 117 della Costituzione, le pari opportunità tra uomini e donne appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti, nonché le pari opportunità delle donne appartenenti a tale minoranza con le altre donne, vigilando affinché sia sempre garantita la parità giuridica e morale con l'uomo, ai sensi degli articoli 3, 29 e 37 della Costituzione. 2. La Repubblica vigila altresì affinché le donne rom e sinte godano dei loro diritti fondamentali, sia prevenuta ogni violazione dei loro diritti, siano puniti i responsabili di tali atti e siano risarcite le donne rom e sinte che ne sono vittime. 3. La Repubblica, anche attraverso l'opera delle associazioni e dei mediatori linguistico-culturali, promuove un'opera di diffusa sensibilizzazione presso le comunità dei Rom e dei Sinti al fine di accrescere la consapevolezza dei diritti fondamentali delle donne e a facilitarne l'accesso ai servizi pubblici e ai meccanismi di applicazione delle leggi. 4. Lo Stato, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze, promuovono e favoriscono: a) iniziative e attività che favoriscano soluzioni alternative ai matrimoni in giovane età;