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Disposizioni in materia di istruzione. Onorevoli Senatori. -- La legge 8 novembre 2013, n. 128, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca, è il primo provvedimento che, seguito ai decreti attuativi della cosiddetta riforma Gelmini, abbia voluto affrontare, se pur non in modo sistematico, alcuni temi circostanziati, epperò considerati urgenti entro l'alveo della disciplina in oggetto. L' iter parlamentare della conversione di questo decreto-legge è stato notevolmente rallentato nel corso del primo passaggio alla Camera dei deputati cosicchè, una volta giunto in Senato, sono stati discussi solo alcuni ordini del giorno, nella consapevolezza che una qualsiasi modifica emendativa al testo proveniente dalla Camera avrebbe comportato un passaggio ulteriore e quindi l'inevitabile decadenza del decreto per l'ormai ravvicinata scadenza dei termini. Durante la discussione in Senato sono emersi vari temi che non erano stati affrontati in dettaglio alla Camera e sui quali i gruppi parlamentari, nell'impossibilità di emendare il testo, si sono espressi con degli ordini del giorno. Si è pensato, pertanto, di raccogliere in un unico disegno di legge tutti quegli aspetti trattati in Senato e corrispondenti agli ordini del giorno accolti dal Governo, che, ugualmente urgenti ed essenziali così come riconosciuto nel passaggio del decreto al Senato, sono sfuggiti a causa dei tempi molto ristretti del dibattito parlamentare a ridosso della data di scadenza. Ogni articolo corrisponde a una mozione o ordine del giorno approvato. Con questo disegno di legge, quindi, il Parlamento, oltre a sollevare le tematiche scaturite dal dibattito in Senato, richiama inoltre il Governo agli impegni che esso stesso ha preso in aula durante le sessioni dedicate al decreto «Istruzione». L'articolo 1 (recependo l'impegno al Governo dell'ordine del giorno G4.101/testo 2 al disegno di legge atto Senato n. 1150) intende non «disincentivare» quanto imporre il divieto di vendita all'interno delle scuole di prodotti che possano essere considerati dannosi per la salute dei ragazzi, in tutto assecondando un preciso dovere morale che deve essere avvertito in primis dalle istituzioni, qual è quello di vigilare sulla salute e sulla sicurezza degli studenti, prescindendo da logiche economiche e strumentali interessi di mercato. L'articolo 2 (recependo l'impegno al Governo degli ordini del giorno G15.103 e G15.106) dispone misure finalizzate a un più razionale utilizzo delle risorse umane in nome di una maggiore flessibilità, in particolare accorpando alcune classi di concorso, con particolare riferimento all'insegnamento della matematica e alla classe di concorso A048-Matematica applicata. Per effetto della riforma Gelmini tale classe di concorso, infatti, sotto l'egida di «classe di concorso atipica», è risultata particolarmente penalizzata dacché ha subito una contrazione del monte ore settimanale, la soppressione di alcuni indirizzi nonché la negazione dell'accesso alla stessa in diversi istituti scolastici, creando così molteplici casi di docenti perdenti posto. I docenti abilitati della classe di concorso A048-Matematica applicata hanno progressivamente assistito a una drastica riduzione di sbocchi lavorativi, tant'è che, con crescente difficoltà, è stato loro affidato un incarico a tempo determinato dalle graduatorie a esaurimento o dalle graduatorie d'Istituto prevedendo per un futuro prossimo, nella migliore delle ipotesi, ch'essi vengano «parcheggiati» temporaneamente in molteplici istituti come docenti «atipici». Fonti autorevoli come l'Unione matematica italiana (UMI) e l'Associazione nazionale insegnanti di matematica (ANIMAT) già dal 2009 hanno evidenziato che la distinzione tra «matematica» e «matematica applicata» è un retaggio di obsolete suddivisioni disciplinari e che le due classi di concorso possono ragionevolmente confluire in un'unica classe di abilitazione che consenta l'accesso all'insegnamento della disciplina della matematica in qualsiasi tipo di scuola secondaria di secondo grado. L'articolo 3 (recependo l'impegno al Governo dell’ordine del giorno G15.101/testo 2) sopprime il comma 55 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013), in base al quale viene di fatto introdotto il divieto di «monetizzazione» delle ferie per i dipendenti pubblici. In tal modo le ferie dei supplenti, maturate a partire dall'anno scolastico 2013-2014, possono essere liquidate e tornano pertanto a essere disciplinate dall'articolo 19, comma 2, del CCNL scuola 29 novembre 2007, tuttora vigente. L'articolo 4 (recependo l'impegno al Governo dell’ordine del giorno G7.102, accolto come «raccomandazione»), a fronte della drastica riduzione determinata dalla riforma Gelmini e dai decreti attuativi che sono seguiti -- reinserisce gradualmente la possibilità per le famiglie di usufruire delle 40 ore settimanali (il tempo scuola, cioè, definito «tempo pieno»). Si tratta di un'opportunità non più da considerarsi un bene accessorio ma un «diritto» divenuto essenziale per la qualità della vita di tutti coloro con figli in età scolare (nella scuola primaria in particolare), vieppiù se risiedono in agglomerati urbani di grandi dimensioni, ulteriormente penalizzati dalle distanze e dalla mobilità. La legge 10 marzo 2000, n. 62, ha regolamentato in Italia il sistema nazionale integrato d'istruzione per scuole statali e non statali disciplinando, peltanto, le scuole paritarie nelle quali numerosi docenti operano talvolta prestando il proprio lavoro a titolo pressoché gratuito o con stipendi al limite dell'illecito pur di beneficiare dei punteggi maturati con l'attività di insegnamento. Pur senza contravvenire all'articolo 33 del dettato costituzionale e nel pieno rispetto dell'autonomia scolastica, l'articolo 5 (recependo l'impegno al Governo dell’ordine del giorno G7.104/testo 2) impone misure di maggiore trasparenza, di correttezza contrattuale verso chi vi lavora e di tracciabilità dei pagamenti.