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Il Governo è impegnato in questo sforzo ascoltando tutte le istanze (e di questo devo dare anche atto e ringraziare il sottosegretario Misiani, avendone avuto oggi riscontro diretto), cercando di dare risposte a tutti, imprese, lavoratrici e lavoratori con l'estensione della cassa integrazione, l'ampliamento del potenziamento delle indennità ai lavoratori autonomi, il ristoro a fondo perduto per i cali di fatturato e un reddito di emergenza a tutti coloro che sono rimasti esclusi dai precedenti provvedimenti. Tra le novità annunciate dal DEF, vi è un nuovo decreto per una drastica semplificazione che interesserà appalti, edilizia, commercio e controlli. Sul piano tributario nel DEF è anche scritto che i principi generali della strategia di rientro nel rapporto debito-PIL saranno, tra le altre cose, la riforma del sistema fiscale, improntata alla semplificazione, all'equità e alla tutela ambientale. A questo proposito non si può non tenere più conto della profonda iniquità dell'attuale assetto fiscale che colpisce duramente i contribuenti ordinari, le piccole e medie imprese, e concede trattamenti fiscali di estremo favore alle aziende multinazionali del web . Le più importanti società web , anche in queste ultime settimane di emergenza sanitaria, a causa della limitazione degli spostamenti e della chiusura di tante attività economiche e commerciali, hanno visto incrementare ancora di più i propri utenti e clienti. Pensiamo ad Amazon, Netflix e tante altre. È di oggi la notizia secondo cui il valore in borsa del titolo di Alphabet, la holding di Google, dopo aver visto confermati gli utili del primo trimestre, nonostante l'epidemia, è cresciuta in tutti i dati relativi a profitti e fatturato rispetto all'anno precedente. Il fatturato è cresciuto del 13 per cento, passando da 36 miliardi del 2018 a 41 miliardi del 2019. Ma il nostro sistema fiscale non è adeguato ad intercettare i redditi prodotti da questi colossi e quindi ad assoggettarli a tassazione in applicazione delle vigenti regole e procedure. La strategia di riduzione del nostro debito pubblico indicata nel DEF non può più contemplare vecchi sistemi di imposizione fiscale che hanno ad oggetto il reddito o il patrimonio, che vanno dall'aumento delle aliquote delle imposte dirette fino all'introduzione di una tassa patrimoniale, addirittura con prelievi forzosi. Come suggerisce il professor Franco Gallo, in un'audizione che si è tenuta alla Camera nella scorsa legislatura ed in un contributo più recente su «Il Sole 24 Ore», occorre pensare a forme di tassazione diverse che hanno per oggetto non il reddito in sé o un suo surrogato, ma altre manifestazioni di capacità contributiva o altri modi di creare ricchezza. La Commissione finanze del Senato, nell'esame del DEF e nell'espressione del parere in sede consultiva, ha formulato un'osservazione che è anche un invito al Governo ad adottare misure specifiche volte a introdurre, nel sistema di imposizione fiscale, il criterio del volume di dati trasferiti all'estero alle imprese digitali quale indicatore di fatturato per l'applicazione dell'imposta, superando dunque tanto il criterio della transazione economica veicolato dalla piattaforma, quanto quello degli introiti da pubblicità. Ogni giorno tutti produciamo un enorme quantitativo di dati che sono poi trasferiti via Internet, in particolare su server collocati fuori dai confini nazionali di proprietà delle aziende multinazionali del web . Questi dati vengono utilizzati per analisi predittive e per la predisposizione di nuovi servizi e a volte sono rivenduti a società terze. Quindi, i dati che quotidianamente produciamo sono utilizzati da coloro che li ricevono per realizzare prodotti e servizi, così da generare un profitto dal quale però sono esclusi proprio coloro che quei dati li avevano prodotti, ovvero gli utenti. Le informazioni e i dati raccolti dalle imprese che forniscono piattaforme digitali assumono il carattere di un bene comune, ossia di un bene che va tutelato e salvaguardato, pena il deterioramento. I flussi di informazioni a vantaggio delle multinazionali del web possono costituire un indicatore di volume d'affari e imponibile. Si tratta di un'idea innovativa proposta all'interno del nostro Gruppo dalla collega senatrice Mantovani, che ha trovato interesse anche nei colleghi degli altri Gruppi della maggioranza. Una proposta che trova similitudini in forma di tassazione come la bit tax di Arthur Cordell, un tributo che non colpisce un indice di capacità contributiva tradizionale come il reddito e il patrimonio, ma grava sulla trasmissione di dati come nuovo modo di fare ricchezza. L'attuale regime di tassazione delle imprese digitali come la web tax , pur formalmente corretta dal punto di vista tributario, appaiono ancora inadeguati poiché non tengono conto di quei ricavi che derivano dalla messa a disposizione di dati e dalle informazioni fornite dagli utenti sulle piattaforme. Quindi, siamo di fronte ad un evento che provoca un profondo senso di impotenza e disorientamento ma da questa crisi si può iniziare un percorso attraverso il quale giungere al ribaltamento di alcuni schemi economici sin qui seguiti. Questo deve valere per la politica economica nell'accezione più ampia dell'espressione. È notizia di oggi il declassamento del nostro debito pubblico da parte di Fitch fino all'orlo dei titoli cosiddetti spazzatura. Secondo alcuni commenti, il giudizio sul nostro debito da parte dell'Agenzia di rating di attenuerebbe se l'Italia aderisse alla linea di credito del MES, non tanto perché le risorse messe a disposizione potrebbero aiutarci nell'emergenza - sappiamo tutti che queste risorse non sono sufficienti -quanto perché l'adesione al MES darebbe a questa agenzia la garanzia di un controllo esterno dell'economia italiana. Questi sono i commenti che si leggono oggi. Mi rivolgo al Governo e ai colleghi della maggioranza: se altri Paesi hanno interessi ad aderire a queste linee di credito dobbiamo consentirlo soprattutto per quei Paesi che ci hanno accompagnato nelle ultime battaglie in Europa, ma noi non dovremmo accedervi. Finita questa emergenza, non possiamo farci imporre dall'esterno, soprattutto dai mercati, politiche di austerità, ulteriori tagli ai servizi pubblici, ai servizi della sanità pubblica, l'incremento della pressione fiscale e contributiva nei confronti delle nostre PMI. Non possiamo più percorrere strade di politica economica restrittiva. Dobbiamo cambiare gli schemi della politica economica, dobbiamo cambiare gli schemi delle politiche tributarie, chiedendo di più a chi finora ha guadagnato tanto e non ha pagato nulla: alle grandi società internazionali del web . Dobbiamo sgravare e liberare chi finora ha sostenuto la nostra economia: le piccole e medie imprese. Tutto questo in base ad un principio molto semplice scritto nella nostra Costituzione, all'articolo 53, che ha però valore universale: «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva». (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, sono di Bergamo, in Lombardia, avamposto dell'emergenza e per quanto mi riguarda le parole stanno a zero. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Il premier Conte è passato da noi nella notte due giorni fa, dopo due mesi: