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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno del terrorismo internazionale e sulle sue basi in Italia. Onorevoli Senatori. -- La proposta di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno del terrorismo internazionale e sulle sue basi e connessioni in Italia obbedisce a considerazioni connesse all'assoluta gravità di un'emergenza alla quale il nostro Paese è attualmente esposto, in ragione della sua prossimità geografica al Medio Oriente ed al Nord Africa. Il territorio italiano, dopo l'attacco alle «Torri gemelle» di New York, è stato preservato da stragi e da eventi luttuosi legati al terrorismo internazionale grazie al lavoro dell' intelligence , delle Forze di polizia e della magistratura. Questo non è bastato, però, a evitare assalti sanguinosi contro il nostro contingente militare in Paesi dove il terrorismo internazionale, in particolare di matrice islamista, ha collocato le sue basi avanzate. Con il tempo, poi, e soprattutto a causa dell'incancrenirsi del conflitto civile in atto in Siria dal 2011, alla vecchia minaccia rappresentata da Al Qaeda si è aggiunta la sfida lanciata al mondo intero dal sedicente Califfato sorto a cavallo tra Siria ed Iraq nel 2014. L'autoproclamato Stato Islamico, in effetti, è riuscito a dar vita ad un vero e proprio ordinamento giuridico a base criminale, che si è imposto all'attenzione dei grandi media internazionali in ragione dell'estrema violenza dei metodi ai quali ha fatto ricorso. Il Daesh, com'è altresì noto il sedicente Stato Islamico, per poter meglio fronteggiare i suoi avversari locali e regionali -- tra i quali figurano gli eserciti regolari di Siria ed Iraq, i Peshmerga del Governo Regionale del Kurdistan, gli Hezbollah libanesi, i Pasdaran iraniani e, da ultimo, le aeronautiche militari della Federazione Russa, degli Stati Uniti e dei Paesi strettisi nella coalizione anti-Isis guidata da Washington -- non ha inoltre esitato ad intraprendere una vasta campagna di propaganda e radicalizzazione allo scopo di attrarre reclute da tutto il resto del mondo, inclusa l'Europa. Sono conseguentemente apparsi i Foreign Fighters , anche nel nostro Continente, ovvero immigrati o loro discendenti, che hanno deciso di abbracciare la causa del Califfato, andando a combattere per un certo periodo della loro vita nelle terre dove lo Stato Islamico è sorto, prima di tornare ai Paesi d'origine ed intraprendervi ulteriori attività terroristiche. I Foreign Fighters hanno già ripetute volte insanguinato le vie d'Europa, da soli o con l'aiuto di compagni di viaggio che hanno subito il fascino della loro predicazione o comunque del messaggio jihadista. Siamo quindi in una condizione di straordinario rischio, nella quale minacce d'origine esterna ed interna si congiungono e rafforzano reciprocamente. Le autorità inquirenti e i servizi di informazione e sicurezza hanno già individuato la presenza nel nostro Paese di veri e propri santuari le cui attività sono l'indottrinamento e il reclutamento di terroristi disposti a combattere nei Paesi volta per volta individuati come nevralgici per l'affermazione dei disegni di quel vasto mondo che suole definirsi genericamente connesso al jihadismo. Per quanto è vero che non tutti i musulmani sono jihadisti e non tutti i jihadisti sono terroristi, non vi sono dubbi circa il fatto che il terrorismo internazionale che ci minaccia sia di matrice islamica, circostanza che impone alcune considerazioni. Al contrario di quanto molto comunemente si crede, il terrorismo jihadista è espressione di una reazione identitaria, che assume forme e vesti varie a seconda dei Paesi in cui si afferma, e che sfrutta il movente religioso per mobilitare energie e forze violente da asservire ad un programma politico di sovversione potenzialmente senza fine, che prende di mira i Governi laici al potere in Medio Oriente e Nord Africa ed ambisce a conquistare al mondo musulmano una posizione di maggiore influenza e prestigio nella comunità internazionale. Rispetto a quanto sta accadendo la retorica dell'accoglienza a tutti i costi, senza se e senza ma, al di fuori di qualsiasi controllo approfondito degli stranieri che giungono in Italia da zone di guerra, costituisce una grave forma di ingenuità. I canali di infiltrazione sono numerosi e complessi. Ed è quindi necessaria una vigilanza non meno capillare e continua di quella che viene dedicata ai fenomeni mafiosi: il legislatore del resto ne ha già preso atto durante il 2015, creando la Procura nazionale antiterrorismo. La minaccia del terrorismo internazionale è perfino più pericolosa di quella rappresentata dalla grande criminalità organizzata proprio perché non viene sempre colta nella sua complessità, potendo anche mascherarsi dietro le forme della beneficenza e del pacifismo, praticati da persone che sono abilissime nella dissimulazione, come ci ha insegnato una ormai vasta bibliografia. Di certo la stessa attenzione che si deve riservare alle penetrazioni mafiose in politica, si deve destinare alle penetrazioni del terrorismo nelle organizzazioni culturali e perfino nelle manifestazioni dialoganti, usate spesso come copertura. Va altresì ricordato come siano purtroppo numerosi i musulmani residenti nel nostro Paese che dubitano della veridicità di quanto accaduto negli Stati Uniti l'11 settembre 2001 e successivamente a Madrid, Londra, Parigi e Bruxelles. Costoro costituiscono un bersaglio «morbido» della propaganda jihadista ed un significativo bacino potenziale di reclutamento. E si tratta di persone che vivono nella nostra società. Abbiamo a lungo pensato che gli equilibri cui si impronta la fin troppo prudente politica estera della nostra Repubblica potessero farci acquisire un'immunità perpetua. In realtà, però, le circostanze mutano talmente velocemente che Stati un tempo secondari nel calcolo geopolitico dei jihadisti, come il Belgio, sono diventati all'improvviso bersagli di atti eclatanti. In ragione della presenza della Santa Sede sul suo territorio, inoltre, non si può escludere che il nostro Paese divenga un obiettivo pagante per i terroristi anche a prescindere dalle politiche che concretamente i Governi della nostra Repubblica attuano nei confronti del Medio Oriente e del Nord Africa. C'è un problema formidabile che si pone dal punto di vista delle Forze dell'ordine e della questione giuridica. Questo terrorismo non ha sempre bisogno di armi: è sufficiente l'uso di internet e la disponibilità del proprio corpo. Fino a un'istante prima di commettere un attentato, se un terrorista tace, e si limita a circolare con una bombola d'ossigeno con un pò di benzina e con qualche petardo sull'auto, al massimo si prende una multa. Questo pone problemi giuridici e di certo comporta un allarme culturale: di tutto questo dovrà occuparsi la Commissione parlamentare di inchiesta istituita ai sensi della presente legge sul modello dell'esperienza pluriennale della Commissione «antimafia».. 1 (Istituzione e compiti della Commissione) 1 È istituita, per la durata residua della XVII legislatura, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno del terrorismo internazionale e sulle sue basi e connessioni in Italia, di seguito denominata «Commissione», con i seguenti compiti: