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l'efficacia di tali misure sanzionatorie, se non in termini di deterrenza, appare ad oggi in discussione in considerazione del fatto che, pur essendosi ridotto il livello di violenza in particolare nella regione del Donbass, gli accordi di Minsk restano largamente inattuati per responsabilità plurali; al sistema sanzionatorio di natura economica, si sono sommate ulteriori misure restrittive a carattere diplomatico - come l'esclusione della Federazione Russa dal novero dei Paesi del G8, l'interruzione del suo percorso di adesione all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e all'Agenzia internazionale per l'energia (IEA), nonché la sospensione dei regolari vertici bilaterali - che hanno determinato un ulteriore restringimento degli spazi e delle possibilità di dialogo e di confronto costruttivi; le misure collaterali adottate con modalità ultronee, come il congelamento dei prestiti della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) a favore delle piccole e medie imprese russe, ed in generale la sospensione di nuove operazioni di finanziamento in Russia da parte della BERS e della Banca europea per gli investimenti (BEI), rischiano di ostacolare non solo lo sviluppo di solidi rapporti economici fra aziende dei settori privati della Federazione Russa e dei Paesi membri dell'Unione europea, ma anche le possibilità di crescita del confronto fra le società civili delle due realtà, necessaria premessa per la ripresa del dialogo a livello politico; gli spazi di dialogo a livello parlamentare si sono ulteriormente ridotti a causa della decisione del Parlamento europeo di interrompere dal 2014 le relazioni interparlamentari con l'Assemblea federale russa, con l'unica eccezione della delegazione presso la commissione parlamentare di cooperazione bilaterale; la valutazione complessiva del sistema sanzionatorio deve tenere conto che dalla sua introduzione non si sono determinati effettivi elementi di discontinuità in relazione alle possibilità effettive di ripristino della legalità internazionale da parte della Federazione Russa; il mantenimento di un rigido schema sanzionatorio nei confronti della Federazione Russa, lungi dal facilitare la ripresa del dialogo e la ricerca di soluzioni diplomatiche condivise alle violazioni del diritto internazionale perpetrate, rischia di alimentare un approccio pragmatico da parte degli Stati membri dell'Unione europea nei confronti di Mosca che, a ben vedere, indebolisce la capacità della stessa Unione europea di incidere efficacemente nello scenario internazionale; valutato altresì che: fino al 2014 l'Unione europea e la Russia avevano sviluppato un partenariato strategico che interessava, tra gli altri, gli ambiti relativi al commercio, all'economia, all'energia, ai cambiamenti climatici, alla ricerca, all'istruzione, alla cultura ed alla sicurezza, incluse la lotta al terrorismo, la non proliferazione nucleare e la risoluzione del confitto in Medio Oriente; il superamento dell'attuale scenario di tensioni geopolitica e di lesione del diritto internazionale discende dalla possibilità di favorire il ripristino di condizioni favorevoli alla ripresa di un dialogo articolato e strategico in primo luogo fra l'Unione europea e la Federazione Russa, scevro da pregiudizi e fraintendimenti, pienamente rispettoso dei principi che informano la comunità internazionale e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite del 1945, dall'atto finale di Helsinki del 1975 e dalla Carta di Parigi dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) del 1990; l'Unione europea e la Federazione Russa avrebbero tutto l'interesse a costruire le condizioni per una solida cooperazione economica bilaterale, fondata sulla stabilizzazione delle frontiere continentali e su una soluzione equilibrata ed in linea con il diritto internazionale della crisi con l'Ucraina, premessa per un impegno condiviso a favore della sicurezza e della lotta contro la criminalità e il terrorismo internazionali, nonché per affrontare in modo sinergico le sfide globali del cambiamento climatico, dell'ambiente e della sicurezza energetica; le tensioni e gli scontri attualmente persistenti fra l'Unione europea e la Federazione Russa non sono nell'interesse delle due Parti, giacché rinnovate divisioni continentali rischiano di compromettere la sicurezza di entrambe le realtà territoriali; la Russia è il principale fornitore esterno di gas naturale dell'Unione europea e che l'energia continua a svolgere un ruolo centrale e strategico nelle relazioni bilaterali; l'Unione europea stessa, come evidenziato dalla risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2019 sullo stato delle relazioni politiche bilaterali, pur auspicando il ripristino delle condizioni di legalità internazionale, continua ad essere disponibile ad un partenariato rafforzato e al dialogo con la Federazione Russa, nonché alla ripresa di relazioni di piena cooperazione, una volta che le autorità russe si siano conformate ai loro obblighi internazionali e giuridici; fra i cinque principi guida posti alla base dei rapporti tra Unione europea e Federazione Russa, il Consiglio Affari esteri del marzo 2016 ha incluso la necessità di un dialogo selettivo con la Russia su questioni di interesse per l'Unione europea, nonché di un impegno nell'ambito dei contatti interpersonali a sostenere la società civile russa; è interesse di tutti contribuire anche al ripristino della piena collaborazione tra l'Unione europea, gli Stati membri e la Russia nell'ambito delle organizzazioni internazionali e multilaterali di cui la stessa Federazione Russa è tuttora Parte, inclusi il Consiglio d'Europa e l'OSCE; dalla ripresa di un dialogo fattivo ed articolato con Mosca e tra i diversi attori coinvolti negli scenari di instabilità del quadro internazionale nell'Europa orientale, potrebbero concretamente derivare possibili sviluppi per una risoluzione pacifica delle tensioni e dei conflitti in corso; è interesse condiviso dell'Italia e della Federazione Russa la costruzione di un'area di sicurezza dal Mediterraneo al Caucaso che contribuisca al rafforzamento degli scambi economici e alla stabilizzazione politica dell'intero quadro regionale; la Russia costituisce tuttora un partner essenziale, per l'Italia e per l'Unione europea stessa, per la soluzione delle crisi regionali e per la stabilità del Medio Oriente e dell'area del Mediterraneo, nonché per una più efficace azione di collaborazione nei settori strategici dell'economia, dell'energia, della lotta ai cambiamenti climatici, della tutela delle minoranze religiose, della sicurezza, anche cibernetica, nonché per il contrasto al terrorismo internazionale e alle organizzazioni criminali transnazionali; impegna il Governo: a promuovere, nell'ambito dell'Unione europea, ed in stretto raccordo con gli altri Stati membri, un cambio di passo nelle relazioni con la Federazione Russa, funzionale alla ripresa di un dialogo bilaterale strutturato, all'ampliamento degli spazi di cooperazione costruttiva, alla valutazione dell'efficacia, della sostenibilità, delle finalità del sistema sanzionatorio e al suo ripensamento, all'adozione di provvedimenti mirati che non mortifichino la società civile russa e la ripresa degli scambi commerciali bilaterali;