[resaula]

Con questa operazione istruttoria e deliberativa, per il momento definita in sede di Commissioni riunite, abbiamo messo in salvo quello che ci riguarda dal punto di vista della competenza economica nel patto con l'Europa. Questa riforma è stata richiesta a più riprese. E la riprova è che sono stati presentati sei disegni di legge da parte di tutti i Gruppi, che provavano a cercare soluzioni su una vera e propria emergenza, quella della riforma della giustizia tributaria. Come abbiamo anche messo in evidenza durante i lavori delle Commissioni riunite, noi ci occuperemo del processo tributario, sapendo che il procedimento tributario riguarda la vita amministrativa attiva nel rapporto tra contribuenti e amministrazione tributaria. In questa riforma abbiamo raccolto segnalazioni e cercato di portare avanti un approccio istituzionale, dettato non solo dal momento che vive l'espressione parlamentare della nostra Repubblica, ma anche dalla consapevolezza che, su riforme di questo tipo, non ci si ritrova facilmente e velocemente, trattandosi di riforme che devono avere una durata, una vita consistente che va al di là sia dei dettati di una maggioranza che di quelli di una legislatura. Da qui, lo spirito unitario convergente, ricercato e valorizzato all'inizio e conservato fino alla fine, anche in questi giorni difficili e discussi, che sono, appunto, i giorni di fine legislatura. Abbiamo fatto in modo che l'appello riguardante il giudice tributario determinasse una riforma che genera il giudice a tempo pieno. Abbiamo evitato di raccogliere la sfida del giudice professionalizzato, perché diamo per scontato che il giudice, nel momento in cui ha realizzato giurisdizione e giurisprudenza, sia stato professionale e professionalizzato, al di là della sua fonte di legittimazione: l'esperienza con selezione debole o la selezione rigorosa su base concorsuale come quella che ha individuato i magistrati ordinari, poi prestati alla vita della giurisdizione tributaria. Quindi, il provvedimento punta a insediare giudici a tempo pieno attraverso - questa volta con la riforma - la selezione concorsuale. Poiché la vita nuova del giudice tributario non comincia domani, e c'è anche un dato di esperienza risalente, si è fatto in modo che con la riforma si potesse riconoscere anche la vita di coloro i quali fino ad oggi hanno garantito la giurisdizione tributaria; per cui c'è una riserva di collocazioni del giudice tributario scelto attraverso concorso nella procedura concorsuale a favore, con riserva, di coloro i quali provengono dalla vita esperienziale magistratuale tributaria. Esistendo l'esigenza di avere da subito, il più presto possibile, il giudice tributario a tempo pieno selezionato con concorso, si è fatto in modo che una quota di derivazione della magistratura ordinaria - uso questo termine atecnicamente - complessivamente intesa, possa trasferirsi dai ruoli ordinari al ruolo "speciale dedicato" della magistratura tributaria. Si è fatto in modo di determinare questo tipo di trasferimento attraverso l'istituto dell'interpello, anche rendendo possibile il riconoscimento di una speciale indennità che corrisponde all'indennità percepita in ragione di esercizio in precedenza da parte del magistrato ordinario prestato alla vita della magistratura tributaria. Ci si è posto il tema del pensionamento, che potesse conoscere una gradualizzazione. Si estende l'arco di vita dell'esercizio del magistrato facendo in modo che si possa contemplare anche un décalage , dal punto di vista dei tempi occorrenti, per la gestione delle procedure concorsuali. Si è fatto in modo anche di garantire che il magistrato tributario possa avere la possibilità di conservare autonomia e indipendenza, dettando in questa direzione una linea tendenziale che irrobustisca l'organo di autogoverno della magistratura tributaria. Si configura, mettendolo in cammino, un processo di rafforzamento e irrobustimento dell'organo di autogoverno della magistratura tributaria, prevedendo - anche qui prendo a prestito un termine - una piccola pianta organica dedicata, con la capacità di realizzare anche le attività proprie di un organo di autogoverno che si mette in cammino. Si conferma l'istituto utile, valente, del tirocinio dedicato per fare in modo che il magistrato tributario possa garantire la qualità della sua prestazione. E uno degli elementi della qualità della prestazione, per esempio, nella giurisdizione e nella giurisprudenza, è dato dalle sentenze motivate. È accaduto - per ragioni di carichi di lavoro - che nelle commissioni di primo e di secondo grado qualche volta le sentenze abbiano avuto debolezza di motivazione. È anche vero - come ci ricordano gli esperti dietro di me - che il novero del contenzioso risalente e in giacenza colpisce di più la Cassazione che la giustizia di primo e secondo grado della magistratura tributaria. Ci sono innovazioni che davvero fanno bene al rito processuale tributario, come ad esempio quella riguardante l'istituto della prova testimoniale. Nel testo pensato e sottopostoci dal Governo la prova testimoniale somigliava a una concessione octroyée ; invece, con l'attività di riforma e di riconcepimento realizzata con l'intervento emendativo dei senatori delle due Commissioni, l'istituto della prova testimoniale diventa un vero e proprio istituto di garanzia del confronto dialogico tra le parti per l'emersione della verità, e di una verità che sia poi capace di resistere. La giustizia tributaria dovrebbe avere la qualificazione, come ogni giustizia, della prevedibilità e della resistenza. Abbiamo fatto in modo che anche la denominazione delle due Commissioni superasse una specie di dannazione amministrativista, che risale all'origine dell'ordinamento della giustizia tributaria, quando era più di marca amministrativistica che magistratuale: la differenza tra un adempimento amministrativo e uno giurisdizionale è il libero convincimento, che gioca un grande ruolo nell'attività magistratuale, a differenza dello spazio di autonomia per l'emersione del libero convincimento nell'attività di lettura amministrativa. Abbiamo contemplato altri istituti, poiché in sede di Cassazione si condensa la più parte dei ricorsi giacenti: il primo Presidente della Cassazione ha descritto che la cittadella giudiziaria è assediata da 50.000 pendenze risalenti. Si stanno facendo degli sforzi - come risulta da alcune note che ci sono state consegnate - che però non sono esaustivi per determinare il superamento dei nodi. Si realizza pertanto una dedizione, all'interno della sezione della giustizia civilistica della Cassazione, in maniera tale che si possa specializzare e rendere il più possibile durevole il lavoro dei giudici assegnati, con provvedimento del primo Presidente, ma dando alla norma la capacità di collocare la specializzazione. C'è un altro dato che mi preme evidenziare, poiché alcune innovazioni hanno portato i senatori all'accordo e alla convergenza. Uno strumento che abbiamo concepito è affrontare quelle liti pendenti che, per numero, abbisognavano di una misura che desse luogo a una collaborazione tra il contribuente chiedente e naturalmente l'amministrazione tributaria che riceveva la richiesta, per fare in modo che il contenzioso segnato da successo del contribuente in primo e in secondo grado si determinasse come estinzione del contenzioso attraverso il riconoscimento di una percentuale della soglia della lite, cioè della consistenza danarosa della lite: il 20 per cento per quanto riguarda i casi di successo al primo e al secondo grado;