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due misure che costano in sei anni 33 milioni, prelevati con una manina da un fondo che la Lega lo scorso dicembre quando era al Governo aveva sovvenzionato per finanziare la bonifica dei tanti siti contaminati di cui è disseminata l'Italia, nonché interventi di monitoraggio, anche di tipo sanitario, nei territori disastrati della Regione Campania e dei Comuni di Taranto e Statte dove sono note le bombe ambientali dell'Ilva e il deposito di rifiuti radioattivi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Insomma, si trascurano le vere emergenze pur di sventolare bandierine e per questo dovreste vergognarvi. Avviandomi alla conclusione, quello in esame, cari colleghi, è il decreto della demagogia e delle contraddizioni, come le tasse che voi avete definito etiche sulla plastica e sullo zucchero, che peseranno non poco sulle nostre imprese e, in ultima istanza, anche sulle famiglie. Parlo di contraddizioni, ministro Costa, visto che ieri, durante la replica, lei ha ricordato l'importanza di avere introdotto nell'ultima legge di bilancio il credito di imposta per le imprese che convertono la loro produzione di prodotti monouso dalla plastica tradizionale a quella compostabile. Noi lo ricordiamo perfettamente: era un emendamento del Gruppo della Lega approvato al Senato, a proposito di chi ha fatto poco, cara collega Floridia. Peccato che nella stessa giornata di ieri, il Ministro, rispondendo a un'interrogazione parlamentare, abbia ribadito ancora la volontà di anticipare la direttiva UE che mette al bando la plastica monouso. Ministro, non anticipi rispetto al 2021. Diversamente produrrebbe uno shock e sarebbe responsabile della morte di altre imprese di un comparto italiano che ha 3.000 lavoratori e un fatturato di oltre un miliardo di euro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il cosiddetto decreto clima non è una svolta, collega Comincini, non è un cambio di passo, collega Messina, è un altro pessimo prodotto della vostra supponenza e di un Governo allo sbando. È nato male e avete perso l'occasione per colmare le carenze e dargli sostanza. Prima ve ne andate, prima torneremo ad occuparci seriamente dell'Italia. Il Gruppo Lega-Salvini Premier-PSd'Az voterà contro questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni) . GALLONE (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, giuro che sul tema dell'ambiente, dal primo giorno del precedente e di questo Governo, abbiamo tentato in ogni modo di essere propositivi e costruttivi. Lo giuro - e guardo il Ministro - dal primo giorno e chiamo a testimone l' end of waste . Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,33) ( Segue GALLONE). Tra le parole del Ministro, persona sempre garbata e inclusiva, e gli atti pratici, però, ce ne passa. Quanti emendamenti della maggioranza ritirati e quanti della minoranza bocciati, anche quando di sostegno e di buon senso. Questo è il primo atto significativo del nuovo Governo, lo hanno ripetuto un po' tutti, i colleghi della maggioranza e il Governo. Questo è il primo atto del nuovo Governo che inaugura il new green deal lanciato dal presidente Conte, novello Roosevelt, e si parla di piano strategico nazionale, di cambiamento contingente e strutturale, di trampolino di lancio per rivedere le politiche economiche e sociali del Paese rispetto all'argomento degli argomenti: la tutela dell'ambiente. Caspita, diciamo noi, perché se il buongiorno si vede dal mattino, ci sembra invece che come minimo al Governo non sia ben chiara la differenza tra tattica e strategia, tra sistema strutturato e omogeneo e interventi spot a macchia di leopardo che creano solo confusione e impegni di spesa per tutti: cittadini, amministratori e imprese. La sostenibilità ambientale, le azioni sul clima, la transizione energetica sono i temi al centro delle azioni di ogni Governo a livello mondiale e, sulla carta, anche del nostro Governo. Dico sulla carta perché poi, all'atto pratico, il sistema per affrontare quella che per noi dovrebbe essere la rivoluzione delle rivoluzioni, la lotta ai cambiamenti climatici, la transizione ecologica per la quale si sono mobilitati tanti giovani d'Italia, per la quale la Comunità europea ha stanziato 1.000 miliardi, per la quale il mondo delle imprese è in prima linea e già agisce prima ancora di aspettare le linee del Governo, si riduce ad un provvedimento frettoloso, di pochi articoli, arrivato in Parlamento in forma di decreto: un'altra occasione mancata. Noi avremmo voluto presentare una pregiudiziale ma il problema non è la costituzionalità del provvedimento, semmai il problema è la superficialità, la mancanza di comprensione vera di come si affrontano le questioni importanti in maniera seria, pragmatica ed efficace. La domanda vera è: si affronta la questione clima semplicemente per ottemperare a una direttiva europea, peraltro del 2008, o perché crediamo veramente che sia necessario agire nel modo migliore possibile per garantire una transizione energetica, climatica e ambientale vera? E ci dispiace, perché la questione ambiente, la questione aria, la questione clima (tra l'altro non si parla di acqua in questo provvedimento) sono al centro delle agende mondiali e dovrebbero esserlo in teoria anche qua. Questo Governo vuole fare la rivoluzione ambientale tramite decreto, senza condividere e soprattutto senza soldi. Poi non è che servirebbero tutti questi soldi: servirebbe semplicemente sostenere in maniera più efficace il mondo dell'impresa, che è il primo alleato dell'ambiente, che è in prima linea per adeguare i propri impianti, i propri macchinari, la propria mission e che oggi per fortuna, nonostante questo Governo, cammina da solo e dal punto di vista delle riconversioni ambientali non è secondo a nessuno. La sostenibilità ambientale è una cosa seria, perché non può esserci sostenibilità ambientale senza sostenibilità economica. Di qui i nostri emendamenti sul vuoto a rendere, per i Comuni, sui disabili. Però oggi mi preme sottolineare perché noi non potremo votare a favore di un provvedimento dal titolo così importante. Innanzitutto perché siamo stanchi di votare titoli, di votare provvedimenti bandiera che poi all'atto pratico si vedranno rallentati e bloccati. Ricordo che sono 600 i decreti attuativi che ancora giacciono impaludati e impantanati nella palude ministeriale, dai tempi del Governo Letta, passando per Renzi e Gentiloni e arrivando fino a noi. Tre sarebbero stati secondo noi i requisiti fondamentali per raccogliere il consenso su un provvedimento del genere: tempo, condivisione, risorse. Nessuno di questi tre è stato soddisfatto. Per quanto riguarda il tempo, il decreto presuppone i caratteri della necessità e dell'urgenza, quindi la fretta. Per il clima e l'ambiente non è necessaria la fretta, ma il tempo che ci vuole per stabilire indirizzi chiari e azioni conseguenti. Per ben altro occorre la fretta. La fretta occorre per intervenire sulle catastrofi naturali o sulle calamità metereologiche;