[pronunce]

b), della Legge n. 234/2021, l'articolo 4, comma 9-septiesdecies, del D.L. n. 198/2022 (convertito con Legge n. 14 del 24 febbraio 2023), e l'articolo 13, comma 1-bis, del D.L. n. 34/2023 (convertito con Legge n. 56 del 26 maggio 2023)». 6.1.- Il ricorrente sottolinea, quanto all'ampliamento delle piante organiche e alle spese regionali per il personale, che tutte le regioni sono sottoposte a specifici parametri di spesa, ai sensi dell'art. 11, comma 1, del d.l. n. 35 del 2019, come convertito, che stabilisce un incremento annuo limitato al 10 per cento dell'incremento del Fondo sanitario regionale (FSR) rispetto all'esercizio precedente, ulteriormente incentivabile del 5 per cento quando, nella singola regione, «emergano [...] oggettivi ulteriori fabbisogni di personale rispetto alle facoltà assunzionali consentite dal presente articolo, valutati congiuntamente dal Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti e dal Comitato permanente per la verifica dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza [LEA]». La norma regionale prevede invece un "arricchimento" annuale dei limiti di spesa destinati al personale del 15 per cento annuo, senza condizioni. Si deduce, quindi, nel ricorso che la disposizione impugnata, intervenendo in via autonoma sulla normativa nazionale dettata in merito al contenimento del costo del personale di cui all'art. 11 del d.l. n. 35 del 2019, come convertito, si porrebbe «in frontale contrasto con l'articolo 81 e 117, terzo comma, Cost.» in quanto «in manifesta difformità rispetto ai criteri ed alle condizionalità definite dalla stessa norma nazionale, e prescindendo altresì dalla verifica congiunta tra Stato e Regione prescritta dalla suddetta norma». 7.- Con atto depositato il 13 maggio 2024 si è costituita in giudizio la Regione Siciliana, concludendo per il rigetto del ricorso. 7.1.- In via preliminare la difesa della Regione ha segnalato l'intervenuto deposito presso l'Assemblea regionale siciliana (ARS) del disegno di legge recante «Modifiche ed interpretazioni di norme», approvato dalla Giunta regionale con delibera n. 158 del 18 aprile 2024, il cui art. 2, al comma 11, prevede che «[s]ono abrogati gli artt. 49, 57, comma 6, 71, commi 1 e 3, 83, comma 2, e 138», e ha prospettato l'idoneità della disposizione abrogativa, una volta emanata, a determinare la cessazione della materia del contendere relativamente alla impugnativa proposta in senso satisfattivo delle pretese avanzate dal ricorrente, sul presupposto della mancata applicazione delle disposizioni medio tempore. È richiamata, sul punto, la costante giurisprudenza di questa Corte (sono citate, in via esemplificativa, la sentenza n. 238 del 2018 e, tra le molte, le sentenze n. 185, n. 171 e n. 44 del 2018). 7.2.- Con riguardo al merito delle questioni promosse, la Regione deduce, in relazione alla impugnazione dell'art. 49, commi 1 e 3, che l'adeguamento tariffario per le quattro tipologie di strutture di assistenza territoriali denunciate in ricorso (strutture riabilitative per disabili psico-fisico sensoriali; comunità terapeutiche assistite; residenze sanitarie assistenziali; centri diurni per soggetti autistici) sarebbe stato previsto, prima ancora dell'approvazione della norma, all'interno del piano di rientro in coerenza con quest'ultimo e nel rispetto della relativa cornice economico-finanziaria. Sarebbe, pertanto, esclusa la violazione, ad opera dell'intervento normativo in questione, degli artt. 81 e 117, terzo comma, Cost. Precisa sul punto la resistente che le variazioni tariffarie che la Regione è legittimata ad apportare non intaccano l'equilibrio economico del SSR in quanto inserite nel piano 2023-2025 per un importo di 24 milioni di euro, calcolato nel modo seguente: a) quanto all'assistenza riabilitativa da privato, per il costo esposto nel Programma operativo di consolidamento e sviluppo (POCS), si è fatto riferimento ad aggregati di spesa regionali fissati per l'anno 2023 dal decreto assessoriale 29 dicembre 2020, n. 1373 e successive modifiche, pari, complessivamente, a 200,6 euro/mln incrementati del 7 per cento in relazione a quanto previsto dall'art. 49, comma 1; b) quanto all'assistenza psichiatrica residenziale e semiresidenziale, il costo è stato stimato sulla base del preconsuntivo 2023, in coerenza con gli aggregati di spesa regionali definiti per l'anno 2023 con il decreto assessoriale (d.a.) 17 marzo 2023, n. 223, incrementati del 7 per cento delle tariffe di cui all'art. 49, comma 1; c) quanto alle RSA e Centri diurni per l'autismo, il costo è stato stimato sempre sulla base del preconsuntivo 2023, in coerenza con gli aggregati di spesa regionali definiti per il 2023 con il d.a. n. 223 del 2023, incrementati del 7 per cento delle tariffe di cui all'art. 49, comma 1, della legge regionale impugnata. La Regione deduce che gli aggregati di spesa regionali, cosiddetti tetti di spesa, tengono conto delle precedenti tariffe i cui importi «se modificati, lo sono esclusivamente in relazione al fabbisogno». Non sorgerebbe, pertanto, alcuna questione in ordine alla copertura della spesa. Quanto ai criteri utilizzati, la resistente rappresenta che «la remunerazione delle prestazioni, determinata in base alle funzioni assistenziali svolte, effettuata sulla base del costo standard di produzione del programma di assistenza, è stata determinata, nel rispetto dell'art. 8 sexies del D.lgs. n. 502/1992, con vari decreti assessoriali per le varie tipologie di forma assistenziale». La difesa regionale espone inoltre che le rette non sono state più incrementate, ma hanno subito un taglio del 5 per cento nel 2007 in applicazione del piano di rientro, e che la loro composizione, in quanto determinata in gran parte dal costo del personale per il 74 per cento e dai costi di gestione nella misura del 26 per cento - fattori che nel tempo hanno portato ad un incremento dei costi che le strutture devono sostenere per rendere i servizi richiesti - comporta la necessità dell'adeguamento delle tariffe, anche per i rinnovi contrattuali intervenuti dal 2007 al 2024. La Regione segnala che, con successivo decreto assessoriale, saranno disciplinate le modalità attuative «tenendo conto, ove occorra, delle proposte dei tavoli ministeriali di verifica degli adempimenti». 7.2.1.- In riferimento all'art. 57, comma 6, della legge regionale impugnata, la Regione esclude che detta disposizione risulti invasiva della competenza legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento civile, avuto riguardo alle norme interposte indicate (art. 1, comma 596, della legge n. 160 del 2009; art. 11, comma 7, del d.lgs. n. 175 del 2016).