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tutti gli atti normativi e tutto quanto è avvenuto, dopo si è tentato di riportarlo all'interno di un canale normativo assolutamente ordinario (questa è la questione più importante ed è la ragione del decreto-legge al nostro esame) e soprattutto nella potestà del Parlamento. Questo decreto-legge interviene su una serie di misure, alcune per fortuna superate e che speriamo non debbano essere più utilizzate; è importante che tutto questo avvenga. Tra le modifiche apportate dalla Camera vorrei ricordare l'emendamento presentato dall'onorevole Ceccanti, poi modificato nel corso dei lavori alla Camera, che inizialmente prevedeva che tutti i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, prima di essere emanati, fossero trasmessi alle Camere e alle Commissioni competenti, che si dovevano esprimere entro sette giorni; la successiva riformulazione dell'emendamento prevede comunque la preventiva illustrazione al Parlamento da parte del Presidente del Consiglio. Questo decreto-legge e il decreto-legge n. 33 del 2020, già assegnato al Senato, fanno in modo che l'adozione di queste misure ritorni pienamente nella potestà parlamentare. I decreti-legge vengono emanati dal Governo e poi ovviamente il Parlamento è sovrano nel modificarli. Tutto questo sforzo è sembrato molto farraginoso - lo sappiamo, signor Presidente - a causa delle norme che sono state inserite e dei decreti che si sono susseguiti; ma l'obiettivo chiaro era riportare alla normalità del processo legislativo e quindi della potestà parlamentare tutte le norme emanate, e che speriamo non dovranno essere più assunte, in modo così rigido, in riferimento soprattutto alla limitazione dei diritti e delle libertà individuali. Tutto è stato affrontato in assoluta emergenza, e l'emergenza - vorrei ricordarlo - non è finita. È assolutamente normale, quindi non c'è nessun complotto, ma c'è la reale possibilità - che anche con questo decreto-legge e con questi passaggi si sta riaffermando - che si ritorni pienamente alla parlamentarizzazione. Questa è la richiesta che viene da tutti noi e che viene dal Parlamento, ma tenendo conto di tutto il percorso e di tutto ciò che è accaduto: tornare ad una piena parlamentarizzazione perché - torno a ripetere - tutto quanto è accaduto ci dovrebbe insegnare moltissime cose. Non ci sono i complotti e francamente alcune critiche le trovo un po' incredibili, soprattutto da parte di chi per anni ha abusato totalmente della decretazione, espropriando il Parlamento delle sue funzioni. Questo percorso e pertanto anche la conversione definitiva del decreto-legge che ci apprestiamo a votare, nonché il lavoro che ci aspetta sul decreto-legge n. 33, dimostrano che stiamo tornando pienamente alla totale parlamentarizzazione di tutto questo processo e anche dell'emergenza. Speriamo quindi - ed è quello che ci auguriamo tutti - che questa emergenza sia in fase di conclusione. (Applausi). PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, credo che un'emergenza grande come quella che abbiamo vissuto e stiamo vivendo - perché molto opportunamente la collega De Petris ha ricordato che la gravità dell'emergenza è di qualche scalino più bassa di quella di qualche tempo fa, ma ancora in emergenza siamo - ponga a tutti noi dei doveri: innanzitutto un maggior senso della misura e di equilibrio nell'espressione delle nostre posizioni; quindi la ricerca della massima efficacia nella nostra azione. Lo dico perché ho ascoltato con attenzione la discussione generale che si è svolta ieri in quest'Aula e devo osservare che, a fronte di molti interventi di merito nei quali ci si è sforzati di tenere i toni bassi, che credo sia un fatto di sostanza e non soltanto di forma, ne ho ascoltati alcuni che mi sono parsi decisamente fuori misura. Poiché detesto le polemiche e non voglio farne contro chi ha fatto questi interventi, voglio soltanto dire che ogni volta che non riusciamo a tenere sotto controllo il modo in cui ci esprimiamo in una situazione così drammatica, veniamo meno a un preciso dovere connesso alla nostra funzione istituzionale. Oggi abbiamo 60.000 malati e 10.000 persone ricoverate nei nostri ospedali, ma non più tardi dell'inizio del mese di aprile avevamo 30.000 persone negli ospedali e più di 100.000 malati, che risultavano positivi al Covid-19. Fino a poche settimane fa esisteva sulle nostre strutture ospedaliere una pressione gigantesca e ci trovavamo nel mezzo di una situazione così emergenziale da farci dire che il nostro Paese non aveva mai vissuto niente di simile dalla fine della Seconda guerra mondiale. Quando affermavamo questo, dicevamo una cosa vera e penso che non possiamo dimenticarcene quindici giorni dopo. Il Governo ha agito in questa situazione completamente eccezionale fronteggiando tutte le difficoltà che in una condizione del genere si presentano, andando incontro a molti rischi e anche a molte incomprensioni. Ma io credo lo abbia fatto in una generale tendenza ad assumere provvedimenti adeguati e proporzionali al rischio che stavamo correndo. Mi sembra sia andata in quella direzione una misura come il decreto-legge n. 6 del 23 febbraio scorso, che è stata la prima cornice giuridica dei nostri provvedimenti operativi. Mi sembra sia andato in quella direzione il decreto-legge n. 19 del 25 marzo, di cui oggi noi stiamo discutendo in sede di conversione in legge. Mi sembra sia andato in quella direzione, con una differenza di cui tra poco parlerò, anche con il disegno di legge n. 33 presentato il 16 maggio scorso e di cui abbiamo cominciato a discutere in Commissione affari costituzionali del Senato questa mattina perché, a differenza del precedente, partirà da questa Camera. Questi provvedimenti sono stati importanti, per tre ragioni principali. Non ho tempo per soffermarmi sui dettagli e cercherò di dire qualcosa sulle linee generali. La prima ragione che li rende significativi e giusti è lo sforzo di fissare, in una norma di rango primario, la durata dello stato di emergenza. L'articolo 32 della nostra Costituzione riconosce che la salute pubblica è un diritto fondamentale dell'individuo e un interesse della collettività e, come tale, per essere protetto, può richiedere la limitazione di alcuni fondamentali diritti di libertà, richiamati da altri articoli della Costituzione. Questo può avvenire soltanto con una norma di rango primario e il decreto-legge è una norma di rango primario, perché è sottoposto alla conversione, è sottoposto al controllo del Presidente della Repubblica e richiede il coinvolgimento fattivo del Parlamento. Così si è scelto e mi pare si sia fatto bene. Il provvedimento in esame mi convince per una seconda ragione e cioè che con il decreto-legge abbiamo fissato dei limiti al margine di manovra dei decreti adottati dal Presidente del Consiglio dei ministri. È vero che tali decreti, nel pieno dell'emergenza, nel momento più difficile, sono stati adottati con un coinvolgimento del Parlamento, che - diciamocelo chiaramente - non è quello che tutti avremmo voluto, immaginato o desiderato. Ma in che condizioni eravamo? Era davvero possibile - lo dico fuori da ogni spirito polemico - fare diversamente?