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AVVERTENZA In via del tutto eccezionale e senza costituire precedente, si procede alla pubblicazione dell'allegata relazione illustrativa, al fine di fornire elementi interpretativi utili alla migliore intellegibilità di un testo normativo particolarmente rilevante per i cittadini. RELAZIONE ILLUSTRATIVA TITOLO I - DEFINIZIONI Articolo 1 (Definizioni) Contiene le definizioni dei principali riferimenti adoperati nel decreto. TITOLO II - PARAMETRI DI INDICIZZAZIONE, CALCOLI INTERMEDI E IMPORTI IN LIRE CONTENUTI IN NORME VIGENTI Articolo 2 (Parametri di indicizzazione) Premessa. Il presente articolo dà attuazione all'articolo 4 della legge delega che, relativamente agli strumenti giuridici che contengono parametri di indicizzazione, consente di dare effettivo contenuto al principio della continuità dei rapporti in corso, enunciato nei suoi termini generali alla lettera a) dell'articolo 2 della suddetta legge. In particolare, al fine di garantire l'ordinata prosecuzione dei rapporti in corso, è consentito disciplinare i casi nei quali i parametri di indicizzazione venuti meno a seguito dell'introduzione dell'euro non possono essere automaticamente sostituiti. Primo comma. In attuazione della norma suddetta, il primo comma è dedicato ad uno specifico parametro di indicizzazione: la "ragione normale dello sconto", vale a dire il tasso ufficiale di sconto (t.u.s.), fissato dal Governatore della Banca d'Italia in base alla Legge n. 82 del 7 febbraio 1992. La norma si ritiene necessaria per due ragioni: a) il t.u.s. è un parametro largamente utilizzato nelle indicizzazioni; b) è l'unico parametro che con certezza verrà meno a seguito dell'introduzione dell'euro e non sarà automaticamente sostituito. Infatti a partire dal 1 gennaio 1999, le funzioni di politica monetaria nei Paesi aderenti all'Unione Europea saranno trasferite dalle banche centrali nazionali al S.E.B.C.. Di conseguenza i tassi ufficiali fissati dalla Banca d'Italia - come dalle altre banche centrali nazionali - verranno meno. Allo scopo di garantire un'ordinata transizione alla moneta unica relativamente ai contratti ed agli altri strumenti giuridici che prevedono clausole di indicizzazione legate al t.u.s. , la norma istituisce un tasso automaticamente sostitutivo del t.u.s. , che all'inizio del periodo transitorio sarà pari alla misura del t.u.s. risultante al 31 dicembre 1998. La norma attribuisce al Governatore della Banca d'Italia il compito di stabilire autonomamente le variazioni di tale tasso sostitutivo per un periodo massimo di cinque anni, sulla base delle variazioni del tasso d'interesse della Banca Centrale Europea considerato equivalente al cessato t.u.s. in termini di funzione, di frequenza, di variazioni e di tipo di effetto. Il periodo di cinque anni è da considerare un termine massimo, nel senso che sarà cura dell'autorità monetaria far cessare la determinazione e la pubblicazione di questo parametro provvisorio nel momento in cui non dovesse più ravvisarsene la necessità. Secondo comma. La norma fissa il principio della sostituzione automatica dei parametri finanziari di indicizzazione, gli unici per i quali è possibile predeterminare un criterio di sostituzione automatica. La fissazione del principio è necessaria. Solo chiarendo quand'è che si ha sostituzione automatica diventa poi per sottrazione possibile, così com'è richiesto dall'articolo 4 della legge delega, disciplinare i parametri venuti meno a seguito dell'introduzione dell'euro che non possono essere automaticamente sostituiti. Data l'estrema varietà dei suddetti parametri - si tratta, per lo più, di tassi di interesse - e la loro caratteristica d'essere il frutto di continue e capillari negoziazioni tra gli operatori, si è ritenuto di attribuire al comportamento dei mercati un particolare rilievo: alla sostituzione di fatto, se così si può dire, si attribuisce anche valore "legale". Se il parametro x negoziato nel mercato K viene sostituito, nel medesimo mercato, dal parametro y, ciò implica che y ha automaticamente sostituito x, anche ai fini legali. L'avvenuta sostituzione viene dichiarata dal Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sentita la Banca d'Italia, il che contribuisce a dare certezza. La pubblicazione del predetto decreto sarà di regola effettuata entro il 31 dicembre 1998. Questa norma, unita a quella del comma 1 relativa al t.u.s. , si ritiene consentirà di risolvere la maggior parte delle situazioni che in concreto potranno porsi. Alle restanti ipotesi sono dedicati i commi successivi. Essi svolgono la funzione tipica delle norme di "chiusura". Terzo, quarto e quinto comma. Qualora gli strumenti giuridici non prevedano meccanismi di uscita da eventuali situazioni di conflitto che riguardano i parametri di indicizzazione a sostituzione non automatica, il comma introduce l'obbligo al ricorso di un arbitratore - o di un Collegio di tre arbitratori se il valore dello strumento giuridico supera i cinquecento milioni - così da rendere rapida la soluzione di eventuali controversie e dare, tra l'altro, concreta effettività al principio della continuità degli strumenti giuridici anche nei casi più difficili. L'obbligo del ricorso agli arbitratori scatta solo se gli strumenti giuridici non individuano già delle possibili soluzioni e, naturalmente, se le parti non trovano un accordo. Poichè l'eventuale disaccordo può vertere solo sulla determinazione dei parametri a sostituzione non automatica (sia quelli finanziari per i quali la sostituzione automatica non ha avuto luogo, sia quelli non finanziari per i quali non è possibile neppure stabilire preventivamente un possibile criterio di sostituzione automatica), si limita l'intervento degli arbitratori a quest'unica questione. I commi quattro e cinque dettano le modalità di scelta degli arbitratori, il tempo massimo entro il quale essi devono terminare il loro incarico, l'oggetto del loro intervento, il vincolo che essi devono rispettare (... l'equivalenza economico-finanziaria ...) nonché il criterio di ripartizione del compenso loro spettante e il rinvio all'articolo 1349 del codice civile per quanto non diversamente disposto. Articolo 3 (Calcoli intermedi) Premessa. Il presente articolo dà attuazione all'articolo 5 della legge delega. Primo comma. Il comma anzitutto chiarisce l'ambito oggettivo di sua applicazione: tutti gli strumenti giuridici diversi dalle norme vigenti. Queste ultime vengono trattate separatamente al successivo articolo 4. In secondo luogo, si individua - per negazione - la nozione di calcolo intermedio: si considera tale un importo monetario in euro che non va autonomamente contabilizzato o pagato. Perchè possa parlarsi di calcolo intermedio occorre che l'importo non costituisca autonomo importo da pagare o da contabilizzare. A tal fine, non rileva la circostanza che esso sia, oppure no, collocato all'interno di un processo di calcolo più ampio. Anche se lo fosse - e si tratta probabilmente del caso più frequente qualora l'importo andasse autonomamente contabilizzato o rappresentasse un pagamento, non potrebbe comunque considerarsi calcolo intermedio. In tal caso, infatti, non sarebbe comunque possibile operare con un numero di decimali superiore a due, coincidente con l'unità divisionale minima della nuova moneta (cfr. l'articolo 5 del Regolamento (CE) n. 1103/97 del 17 giugno 1997).