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Per esempio, la Turchia ci ha obbligato a fornire 6 miliardi in quattro anni per la questione migranti. L'Europa in quel caso non ha lesinato e lo ha fatto perché la rotta balcanica disturbava la Germania e si sono trovate subito le risorse. Su questo siamo parzialmente soddisfatti. Non penso di poter dire altrettanto per quanto riguarda il blocco navale. Credo di poter dire, a nome del Gruppo che in questo momento rappresento, che siamo insoddisfatti, perché di blocco navale ne abbiamo sentito parlare molto in altri momenti, anche da esponenti autorevoli della maggioranza di Governo. Non ne sentiamo più parlare e continuiamo a ribadire che è l'unica azione seria per incidere a monte - tutto il resto poi è a valle -, per fermare i barconi della morte, i trafficanti e per fare la lotta agli scafisti, che lei enuncia nelle linee guida. Come si fa a realizzare questo se non si agisce con lo strumento di un blocco navale al largo delle coste libiche? Non dobbiamo avere paura delle parole: «blocco navale» non è un atto di guerra, ma una missione europea che blocca le barche lì dove partono. PRESIDENTE. La pregherei di concludere. RAUTI (FdI) . Quindi ci auguriamo, signor Ministro, che la maggioranza di Governo voglia accogliere le nostre proposte di legge in materia di protezione umanitaria e di protezione sussidiaria - ne abbiamo presentate - e che condivida la nostra posizione. Concludo ribadendo l'importanza cruciale per noi del blocco navale. PRESIDENTE . Il senatore Parrini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00126 su una sentenza di sequestro di fondi, per tre minuti. PARRINI (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, l'interrogazione che a nome del Partito Democratico mi accingo a illustrare ha al suo centro una vicenda politico-giudiziaria torbida a nostro avviso e mi porterà a porle tre domande, molto semplici ma ritengo decisamente rilevanti. La vicenda a cui mi riferisco è ben nota ed è quella che nasce dal fatto che un decreto di sequestro, emesso il 4 settembre 2017, e facente seguito a una sentenza penale del 24 luglio 2017 impone alla Lega di restituire 49 milioni incamerati illegalmente. Fino a oggi questo obbligo non è stato adempiuto, se non in misura irrisoria. Ci sono 49 milioni che vanno restituiti allo Stato e che non sono stati restituiti: il fatto è di rilevanza enorme. Questo è il fatto principale della vicenda. Accanto al fatto principale ce ne sono alcuni che definiamo secondari, ma non meno gravi: ci sono ipotesi investigative di riciclaggio di denaro; ci sono ipotesi investigative di investimento in proprio dei fondi del finanziamento pubblico; ci sono ipotesi investigative di ricorso a manovre elusive del decreto di sequestro che prima richiamavo; ci sono ipotesi investigative che hanno a che fare con ambigue chiamate in causa rivolte anche a lei, Ministro, che provengono dall'interno del suo partito e che abbiamo letto con grande sconcerto, soprattutto perché fino a oggi nessuna replica a queste chiamate in causa ci risulta giunta. Infine, ci sono documenti che provano che le risorse oggetto dell'inchiesta penale per truffa, a cui mi riferivo e che in quel momento già si sapevano tali, sono state utilizzate anche dopo la sua elezione a Segretario federale della Lega. Quindi le tre domande che le faccio sono molto semplici. Primo: lei, Ministro, crede nello stato di diritto, nel principio che tutti sono ugualmente sottoposti alla legge, anche i detentori del partito politico, anche i partiti di maggioranza di Governo? Secondo: siccome lei ha rivolto parole molto pesanti contro le sentenze a cui mi sono riferito, definendole «politiche», sa qualcosa che noi non sappiamo a proposito dell'operato della magistratura che ha emesso queste sentenze? Se lo sa, lo dica al Gruppo Partito Democratico, ma soprattutto al Parlamento, perché se ci fosse qualcosa di strano noi saremo al suo fianco per chiedere chiarezza. PRESIDENTE. Concluda, senatore Parrini. PARRINI (PD) . Certamente, Presidente. Terza domanda: lei è il Ministro della legalità che dirige e coordina le forze che in questo Stato sono incaricate di vigilare sul rispetto delle sentenze. Ritiene che il suo ruolo di Ministro dell'interno e della legalità sia compatibile con il ruolo di capo, cioè di numero uno di un partito che è investito da una vicenda giudiziaria così grave e da una sentenza che prevede che restituisca 49 milioni e che questi soldi non ha restituito? PRESIDENTE. Chiuda davvero. PARRINI (PD) . Concludo, Presidente. Mi conceda solo un secondo. PRESIDENTE. Ha già preso più di un minuto. PARRINI (PD) . Vorrei chiederle che cosa ha fatto e cosa pensa di fare come Ministro della legalità e come persona che dirige le forze incaricate di far rispettare le sentenze, affinché queste sentenze vengano rispettate. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Il Ministro dell'interno, senatore Salvini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. SALVINI, ministro dell'interno e vice presidente del Consiglio dei ministri . Mamma mia, quante ipotesi investigative. Vedremo quante arriveranno fino in fondo. Sicuramente le sentenze vanno applicate, fino a prova contraria, in via definitiva. C'è un unico precedente di confisca a un partito politico senza una sentenza in via definitiva: arriva dalla Turchia. Non so se sia il suo modello di riferimento, ma non è il mio modello di riferimento. Siamo prontissimi a rispondere quando ci sarà la conclusione di un iter giudiziario che, fino a prova contraria, è in corso tra ipotesi e controipotesi. Sono curioso e spero che facciano in fretta, perché stanno usando denaro pubblico per approfondire tutte queste numerose ipotesi investigative. Quando ci sarà una sentenza, sarò il primo a rispettarla. Io, essendo giornalista, di solito non querelo mai nessuno. Mi sono riservato nelle scorse settimane di elevare formale querela, perché posso essere attaccato o criticato, ma chi accosta il mio nome alla malavita, alla mafia, alla camorra e alla 'ndrangheta, ne deve rispondere davanti a un giudice, perché un conto è la critica politica, un conto è l'infamia; un conto è la bugia, un conto è la menzogna. Non mi riferisco evidentemente a lei, senatore, ma a qualche campione difeso dai vostri banchi. (Commenti dal Gruppo PD). Ripeto - un conto è la critica, un conto sono l'insulto e la diffamazione. Da ultimo, rispondo con le parole dell'ex procuratore di Venezia Carlo Nordio, quindi mi spoglio della mia veste di segretario della Lega, incarico che conto di riuscire a svolgere altrettanto bene come quello di Ministro. Dice il procuratore Nordio: «La Guardia di finanza deve reperire denari o beni equivalenti riferibili alla Lega, inclusi quelli eventualmente trasferiti all'estero, purché siano pertinenti con il reato. Possono essere aggredite esclusivamente le acquisizioni realizzate fino al momento del reato, non quelle attuali o future. È inconcepibile che se io oggi» dice Carlo Nordio «dono un euro alla Lega, questo sia sequestrato per un reato con cui non ha alcun nesso». Poi aggiunge: