[ddlpres]

Al riguardo, è intervenuta la risoluzione 2240 (2015) adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 9 ottobre 2015, che autorizza gli Stati membri delle Nazioni Unite che agiscono a livello nazionale o attraverso organizzazioni regionali, compresa l’Unione europea, per un periodo iniziale di un anno, ad ispezionare le imbarcazioni che si trovano in alto mare al largo delle coste libiche quando vi siano ragionevoli motivi di sospettare che sono o saranno utilizzati per il traffico di migranti o la tratta di esseri umani dalla Libia; autorizza, altresì, gli Stati a sequestrare le imbarcazioni effettivamente utilizzate per il traffico di migranti o la tratta di esseri umani dalla Libia e a intraprendere eventuali ulteriori azioni, compresa la distruzione, in conformità con il diritto internazionale e con la dovuta considerazione degli interessi dei terzi che hanno agito in buona fede, nonché ad adottare, nello svolgimento di tali attività, tutte le misure commisurate alle circostanze specifiche nei confronti dei passatori dei migranti o dei trafficanti di esseri umani ed in conformità con il diritto internazionale dei diritti umani; invita gli Stati a condurre tutte le attività per fornire la sicurezza delle persone a bordo come priorità assoluta e per evitare di causare danni all’ambiente o alla sicurezza della navigazione. L’ articolo 2 prevede le autorizzazioni di spesa relative alle missioni internazionali che si svolgono in Asia. In particolare, il comma 1 autorizza la spesa per la partecipazione di personale militare italiano alla missione della NATO in Afghanistan, denominata Resolute Support Mission (RSM), di cui alla risoluzione delle Nazioni Unite 2189 (2014) adottata dal Consiglio di sicurezza il 12 dicembre 2014, e per la proroga della partecipazione alla missione EUPOL Afghanistan . La Resolute Support Mission (RSM) è subentrata, dal 1° gennaio 2015, alla missione ISAF ( International Security Assistance Force ), chiusa al 31 dicembre 2014, per lo svolgimento di attività di formazione, consulenza e assistenza a favore delle forze di difesa e sicurezza afgane e delle istituzioni governative. L’avvio della nuova missione, su invito del governo afgano, riflette gli impegni assunti dalla NATO ai vertici di Lisbona (2010), Chicago (2012), Newport in Galles (2014), appoggiati dalla risoluzione 2189 (2014) adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 12 dicembre 2014, che ha sottolineato l'importanza del continuo sostegno internazionale per la stabilizzazione della situazione in Afghanistan e l’ulteriore miglioramento della funzionalità e capacità delle forze di difesa e sicurezza afgane, per consentire loro di mantenere la sicurezza e la stabilità in tutto il paese. Il piano di funzionamento della missione è stato approvato dai Ministri degli esteri della NATO alla fine di giugno 2014. I termini e le condizioni in cui le forze della NATO sono schierate in Afghanistan nell'ambito della missione, così come le attività che possono svolgere, sono definiti dallo Status of Forces Agreement (SOFA), firmato a Kabul il 30 settembre 2014 dal Presidente della Repubblica islamica dell'Afghanistan e dall’Alto rappresentante civile della NATO in Afghanistan e ratificato dal Parlamento afgano il 27 novembre 2014. A sostegno della missione sono schierate circa 12.900 unità provenienti da Paesi NATO e da Paesi partner . Nella riunione del 1° dicembre 2015, i Ministri degli esteri della NATO e dei Paesi partner hanno concordato per la continuazione della missione e il mantenimento degli attuali livelli di forza nel corso del 2016. Il piano della missione – pianificata per operare con una sede centrale, a Kabul, e quattro sedi territoriali, a Mazar-e Sharif, Herat, Kandahar e Laghman – prevede che l’attività di formazione, consulenza e assistenza sia condotta, in una prima fase (tuttora in corso), in ambito regionale e indirizzata a strutture organizzative a livello di corpo d’armata e di police headquarter , per essere poi successivamente concentrata nell’area di Kabul e indirizzata a strutture di livello ministeriale e a istituzioni nazionali. Il contingente nazionale, composto, in media, di 950 unità di personale dislocate di massima a Herat, svolge attività di training e advising a favore delle forze armate e di polizia afgane ed ha, altresì, il compito di assicurare la « force protection » e le attività di supporto sanitario ( role 2). La missione EUPOL Afghanistan , istituita dall’azione comune 2007/369/PESC adottata dal Consiglio dell’Unione europea il 30 maggio 2007, riconfigurata dalla decisione 2010/279/PESC del Consiglio del 18 maggio 2010 e, in ultimo, modificata e prorogata, fino al 31 dicembre 2016, dalla decisione 2014/922/PESC del Consiglio del 17 dicembre 2014, persegue i seguenti obiettivi: – sostenere le autorità afgane nell'ulteriore evoluzione verso un servizio di polizia civile efficace e responsabile, che sviluppi interazioni efficaci con l'intero settore della giustizia, nel rispetto dei diritti umani, inclusi i diritti delle donne; – operare a favore di una transizione graduale e sostenibile, salvaguardando i risultati già raggiunti. Per conseguire tali obiettivi, alla missione sono assegnati i seguenti compiti: – assistere il governo afgano nel fare progredire la riforma istituzionale del ministero dell'interno e nel dare sviluppo ed attuazione coerente alle politiche e alla strategia per un dispositivo di polizia civile sostenibile ed efficace, compresa l'integrazione di genere, specie per quanto riguarda la polizia (civile) afgana in uniforme e quella anticrimine; – assistere il governo afgano nell'accrescere il livello di professionalità della Polizia nazionale afgana (ANP), in particolare sostenendo il reclutamento, il mantenimento e l'integrazione sostenibili degli agenti di polizia di sesso femminile, lo sviluppo delle infrastrutture nel campo della formazione e potenziando le capacità nazionali di elaborazione e svolgimento di attività di formazione; – sostenere le autorità afgane nel dare ulteriore sviluppo ai collegamenti tra la polizia e il settore più vasto dello stato di diritto e assicurare l'adeguata interazione con l'intero sistema giudiziario penale; – migliorare la coesione e il coordinamento tra attori internazionali e continuare ad adoperarsi per lo sviluppo di strategie per la riforma della polizia, in particolar modo attraverso il Consiglio internazionale di coordinamento delle forze di polizia (IPCB), in stretto coordinamento con la comunità internazionale e mediante una permanente cooperazione con i partner principali. L'EUPOL Afghanistan si compone di un comando avente sede a Kabul e opera a stretto contatto, in coordinamento e in cooperazione con il governo afgano e gli attori internazionali interessati, ove opportuno, tra cui la Resolute Support Mission condotta dalla NATO, la missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) e gli Stati terzi attualmente impegnati nella riforma di polizia in Afghanistan. Nell’ambito di tale missione, il personale dell’Arma dei carabinieri è impiegato in attività di addestramento della Afghan National Police (ANP) e dell’ Afghan National Civil Order Police (ANCOP).