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Avere un solo rappresentante parlamentare nel Senato della Repubblica, in un sistema bicamerale, in rappresentanza di 3,3 milioni di italiani in Europa o un senatore ogni 1,4 milioni di cittadini, considerando il totale dei quattro senatori che andrebbero a rappresentare i 5,5 milioni di italiani iscritti all'AIRE, costituisce un'aberrazione democratica. Credo che la Corte costituzionale non potrebbe assolutamente convalidare la natura democratica di un provvedimento di questo genere. C'è una violazione sostanziale del principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione, ma segnalo alla vostra attenzione anche una violazione sostanziale dell'articolo 1 della Costituzione, che stabilisce che «L'Italia è una Repubblica democratica». Come fa una Repubblica a definirsi democratica, se porta in Parlamento un rappresentante dei propri cittadini ogni 3,3 milioni di persone? Vi segnalo che la Costituzione italiana non discrimina i cittadini a seconda di dove sono residenti: i cittadini italiani all'estero sono cittadini italiani al 100 per cento. Faccio appello anche all'uso esasperato del termine "cittadini" che fa una componente importante di questa maggioranza: noi siamo cittadini e voi, che avete come priorità la difesa dei diritti costituzionali, civili e politici dei cittadini, state abolendo, di fatto, quelli dei cittadini residenti all'estero. (Applausi della senatrice Alderisi) . L'Italia non è fatta di 60 milioni di persone, è fatta di 60 milioni di persone che abitano in Italia e di 5,5 milioni di persone, ufficialmente registrate, che abitano all'estero. Sono anch'essi cittadini. Vi segnalo altresì che il dato di 5,5 milioni di italiani residenti all'estero, registrato dall'AIRE, è esploso negli ultimi anni. Nel 2006 erano circa 3 milioni e adesso siamo arrivati a 5,5 milioni. Nel 2017, secondo i dati ufficiali dell'AIRE, sono emigrati 250.000 cittadini italiani. Qui si fa un gran parlare di migrazioni, ma si parla sempre e solo di coloro che vengono in Italia. Vi segnalo che i cittadini italiani che vanno fuori dall'Italia sono molti di più, sono stati tanti nella storia e sono tantissimi nel presente. Il fenomeno migratorio è esploso ed è una problematica dei nostri giorni e dei nostri territori. Non c'è un territorio italiano in cui questa fuga non sia presente: emigrano dal Nord, dal Centro e dal Sud, emigrano giovani, uomini, donne, anziani, cinquantenni; insomma, scappano tutti. Non è questo il momento per analizzare perché scappano, visto che le motivazioni sono tante e gravi, ma è il momento di analizzare il fatto che, nel momento in cui questo fenomeno è riesploso, questa maggioranza taglia i diritti politici e la rappresentanza istituzionale degli italiani all'estero. Ci sono voluti decenni di lotte, che sono culminati nel Parlamento italiano con una vittoria, l'istituzione della circoscrizione estero, che adesso voi mettete a repentaglio. La mettete a repentaglio anche con una non azione in questo ramo del Parlamento, che noi continuiamo a denunciare ripetutamente, ma rispetto alla quale niente sembra poter succedere: mi riferisco alla mancata ricostituzione del Comitato per le questioni degli italiani all'estero. (Applausi della senatrice Alderisi) . Un Comitato che da cinque legislature consecutive ha la priorità di studio, di analisi e di proposta delle questioni degli italiani all'estero e che questa maggioranza politica, in questa legislatura, ha la responsabilità di non aver ancora ricostituito. Addirittura, siamo arrivati al punto in cui la Commissione esteri pensa di gestire la tematica degli italiani all'estero, cioè del 10 per cento della popolazione italiana, con un'indagine, come si fanno le indagini sui fatti del Forteto (con tutto il rispetto) e come si fanno altre indagini molto specifiche. Si vuole racchiudere la tematica del 10 per cento della popolazione in un'indagine della Commissione esteri, non ricostituendo il Comitato per le questioni degli italiani all'estero. È uno scandalo, è una cosa grave; ed è particolarmente grave che non si faccia una politica differente, anche istituzionalmente, rispetto a cose differenti. Ripeto che 3.300.000 italiani residenti in Europa e 5.500.000 italiani residenti all'estero sono un dato estremamente sottostimato. A Londra siamo iscritti al consolato generale in 380.000, ma gli inglesi ci hanno detto che siamo più di 600.000; la stessa cosa accade in Germania, dove ci sono circa 850.000 italiani residenti, ma ai tedeschi risultano essere un milione e mezzo, sulla base di partite IVA e di contratti, cioè di dati inoppugnabili (qui c'è tutta la tematica del perché non ci si iscrive all'AIRE). I dati sono estremamente sottostimati, quindi parliamo sicuramente di più del 10 per cento della popolazione italiana. Si tratta di cittadini italiani che non possono essere discriminati ulteriormente con questa riforma, rispetto a quello che è già in essere. Ripeto che la stessa costituzionalità di questo progetto di riforma è secondo me assolutamente dubbia, perché, con la riduzione della rappresentanza della circoscrizione estero, si viola il principio di uguaglianza e il principio di democraticità dell'intervento. Faccio riferimento al principio di proporzionalità, congruità e adeguatezza tra mezzo e fine: non ci può essere una congruità tra la rappresentanza politica degli interessi di una comunità di 3.800.000 persone con un solo rappresentante in Parlamento. Non è democratico. Mi appello all'intelligenza del relatore e di coloro che portano avanti questa riforma costituzionale, che nei principi generali noi condividiamo e abbiamo anche in parte già votato, in passato (la riduzione del numero dei parlamentari): la circoscrizione estero, che è esplosa e che ha bisogno urgente di attenzione, non può essere intaccata in questo modo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto, a nome dell'Assemblea, i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore di Acri, in provincia di Cosenza, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. Doc 214 Doc 515 Doc 805 CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, colleghi, il disegno di legge che siamo chiamati a discutere interviene in un ambito che solo apparentemente attiene a un aspetto di dettaglio del nostro sistema costituzionale. La riduzione del numero dei deputati e dei senatori, infatti, investe direttamente la qualità della nostra democrazia parlamentare sotto il profilo della rappresentatività delle Camere e della loro piena funzionalità. Nella Costituzione - lo ricordava Mortati fin dalla relazione introduttiva nella seconda Sottocommissione dell'Assemblea costituente - tutto si tiene: la forma di Stato con la forma di Governo, la tutela dei diritti con la garanzia dell'adempimento dei doveri, la libertà con l'uguaglianza e la giustizia. Ve lo voglio ripetere: la libertà con l'uguaglianza e la giustizia. Ogni dettaglio tecnico è parte di un più ampio disegno, che inquadra la nostra convivenza e l'organizzazione della nostra democrazia entro valori e principi ben precisi, che sono la pari dignità sociale, la tutela delle minoranze, la garanzia di fronte agli eccessi della maggioranza.