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Caso diverso è sicuramente quello della Centrale del latte di Roma, che da tempo vive una fase di criticità. Risulta ingiustificata, quindi, la motivazione alla base del provvedimento, che si vuole ricondurre alle esigenze di tutela della salute e di controllo degli alimenti. Sarebbe un po' come affermare che, lì dove non vi è partecipazione pubblica, non viene svolto neanche un efficace presidio in ambito sanitario e di controllo degli alimenti. Inoltre, vi sono già specifiche autorità competenti che svolgono questo ruolo di vigilanza. Infatti, l'Autorità garante per il mercato e la concorrenza ritiene che il disegno di legge in esame «appare suscettibile di alterare le dinamiche concorrenziali nel settore interessato, in totale disaccordo con i principi di tutela della concorrenza e di efficiente gestione delle partecipazioni pubbliche, posti alla base della riforma Madia». Nello specifico, come è stato evidenziato anche dalla Corte dei conti in sede di audizione sulla proposta di legge in esame, l'assimilazione delle società operanti nel settore lattiero-caseario a quelle che svolgono servizi di interesse generale tende a rendere omogenee situazioni differenziate, accomunando i servizi pubblici tradizionalmente intesi con attività produttive rese da operatori economici privati. Il rischio è che a tale proposta di legge possano poi seguire richieste in tal senso anche da altri settori produttivi affini, che andrebbero a svuotare ulteriormente il testo unico di altre categorie di partecipazioni pubbliche. In sostanza, bisognerebbe intervenire per evitare che le risorse vadano ai consigli di amministrazione, invece che a sostenere i veri produttori. Sicuramente sarebbe stato meglio affrontare diversamente la materia, ma conosciamo il condizionamento che avevano segmenti della vecchia maggioranza e soprattutto alcune mire espansionistiche per ragioni di consenso. Un intervento della finanza pubblica non legato agli investimenti e al prezzo del latte rischia di non essere risolutivo. Erano state presentate delle proposte di modifica, che prevedevano di legare l'intervento di finanza pubblica ai bilanci a posto; infatti, il timore più forte che abbiamo è che non arrivi nulla agli agricoltori e all'intera filiera del latte. Il quadro politico, certo, oggi è mutato. Sicuramente il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Bellanova, è più responsabile e più attenta agli allevatori e ai produttori che ai consigli di amministrazione delle centrali del latte; è per questo che forse quelle correzioni avranno modo di essere poste in essere, anche attraverso la concertazione con le organizzazioni di categoria. Noi siamo e saremo sempre dalla parte di chi fa agricoltura sul serio e non di chi usa l'agricoltura per sedersi da qualche altra parte. Per queste ragioni non potremo votare questo provvedimento. Annuncio pertanto l'astensione del Gruppo Italia Viva. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, il voto del mio Gruppo sul disegno di legge al nostro esame sarà favorevole. Credo che questa vicenda ci consigli un approccio meno ideologico rispetto a quello che pendolarmente abbiamo tenuto sul tema delle società pubbliche. La privatizzazione in chiave ideologica - penso al tema della Centrale del latte di Roma -per gli esiti chiaramente negativi che ha avuto ci dimostra, che occorre avere un atteggiamento diverso, relativamente al fatto che le logiche di mercato - che vanno di certo salvaguardate, in alcuni comparti come questo - richiedono la capacità della mano pubblica di costruire equilibri e filiere. A tale proposito, pensiamo alla vicenda della Sardegna, non ancora risolta. Sono comunque d'accordo con il collega che mi ha preceduto sulla necessità di riprendere in mano complessivamente la questione, per cercare di trovare una soluzione capace di favorire la qualità e l'integrazione della filiera. Infatti, senza integrazione e senza lo spostamento del valore verso i produttori, piuttosto che verso coloro che commercializzano, non daremo mai una risposta seria e strategica a questo tema. Dunque il nostro voto sarà favorevole, con l'auspicio che il Ministero apra una riflessione più strategica su questo problema. (Applausi dei senatori Ginetti e Grasso) . MAFFONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, sin dai secoli scorsi uno dei dibattiti più accesi in politica è legato alla necessità o meno che lo Stato abbia un ruolo attivo nell'andamento dell'economia di un Paese. La storia ci ha insegnato che un sistema economico liberale, come quello italiano, è la soluzione più idonea affinché la libera iniziativa imprenditoriale, affiancata da necessari e rigidi controlli statali, porti benessere alla collettività intera. Tuttavia, nei decenni scorsi, specie dopo il secondo conflitto mondiale, si è ricorso ad una serie di iniziative imprenditoriali statali che avevano il nobile obiettivo di rilanciare l'economia del Paese, offrendo servizi e lavoro contemporaneamente. Oggi il mondo è cambiato e, complice in molti casi l'incapacità gestionale di alcuni soggetti, il Paese associa purtroppo il concetto di gestione pubblica all'inefficienza. Il problema, infatti, non è tanto legato alla partecipazione statale in una società o la finalità che essa ha. Il problema vero, che la politica dovrebbe affrontare, è la capacità gestionale di chi amministra la società pubblica. Limitare la partecipazione pubblica all'interno di società solo in funzione delle finalità che esse hanno non risolverebbe alcun tipo di problema in termini di efficienza, sia produttiva che di servizi. Il disegno di legge che stiamo discutendo oggi interviene correttamente nell'eliminare una grave limitazione che di fatto avrebbe vietato a società con partecipazione pubblica la produzione, il trattamento, la lavorazione e l'immissione in commercio del latte, comunque trattato, e dei prodotti lattiero-caseari. La dimostrazione che una tale limitazione sarebbe un errore nasce, ad esempio, dal fatto che nella mia città esiste una società pubblica, legata esclusivamente alla produzione ed alla commercializzazione del latte, che da anni offre un prodotto di altissima qualità alla provincia di Brescia e non solo. Tale servizio, peraltro, viene svolto garantendo posti di lavoro e profitto, rendendo la società un vanto per il territorio e per i cittadini che lo abitano. La direzione che bisognerebbe prendere nella gestione del bene pubblico è quella dell'efficienza e del merito, non delle limitazioni: solo così il Paese potrà garantire ai propri cittadini servizi efficienti a costi adeguati. Pertanto, signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore del disegno di legge in esame. (Applausi dal Gruppo FdI) . TARICCO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) .