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Il presente disegno di legge intende modificare il requisito anagrafico per l'accesso alla carica di membro del Parlamento europeo, nell'ambito di uno sforzo complessivo che ci ha visti depositare un disegno di legge equivalente per le elezioni al Parlamento nazionale. In questo quadro va anche ricordato che nell'arco delle scorse legislature il tema dell'abbassamento del limite d'età sia per l'eleggibilità alla Camera e al Senato sia per l'esercizio del diritto di elettorato attivo al Senato (posto che, come noto, per la Camera questo è già fissato in diciotto anni) è stato ripetutamente affrontato e discusso. Anche le diverse ipotesi di riforma costituzionale discusse in Parlamento hanno sempre incluso l'abbassamento del limite di età per l'elettorato attivo e passivo. Nel testo elaborato dalla Commissione bicamerale per le riforme costituzionali nella XIII legislatura, il limite anagrafico per l'elettorato passivo era abbassato a ventuno anni per la Camera e a trentacinque anni per il Senato, mentre l'esercizio del diritto di voto era equiparato a quello della Camera. Il progetto di riforma della parte seconda della Costituzione approvato nella XIV legislatura (ma non confermato dal referendum del 2006) interveniva sui limiti anagrafici dell'elettorato attivo e passivo, riducendo l'età minima per essere eletti alla Camera da venticinque a ventuno anni, e prevedendo che l'eleggibilità al nuovo Senato «federale» fosse abbassata a venticinque anni. Nella XV legislatura venne approvato dalla Commissione affari costituzionali della Camera un testo di riforma costituzionale (di cui iniziò l'esame in Assemblea, ma la fine anticipata della legislatura non ne consentì la prosecuzione dell'esame) che, tra le altre norme, prevedeva l'abrogazione dell'articolo 58 della Costituzione, e pertanto scompariva anche il requisito dell'età minima per l'eleggibilità al Senato, nonché riduceva l'età minima per poter essere candidati alla Camera da venticinque anni a diciotto anni. Infine, nel corso della XVI legislatura la Camera aveva approvato in prima lettura le proposte di legge nn. 4358 e abbinate relative alla «Partecipazione dei giovani alla vita politica, economica e sociale ed equiparazione tra elettorato attivo e passivo», il cui testo prevedeva che il requisito anagrafico per l'eleggibilità ad entrambe le Camere fosse il compimento della maggiore età. L'abbassamento dell'età per l'eleggibilità ha, in primo luogo, l'obiettivo di favorire la partecipazione dei giovani alla politica, consentendo una maggiore rappresentanza delle giovani generazioni alle assemblee rappresentative. Inoltre, la disposizione consente di superare l'incoerenza dell'attuale sistema che permette, ad esempio, l'elezione di un cittadino di diciotto anni alla carica di presidente di regione ma non a quella di membro del Parlamento nazionale o europeo. La relazione illustrativa al provvedimento presentato in merito dal Governo durante la XVI legislatura sottolineava come «le proposte di modifica costituiscono applicazione di un principio di allineamento tra l'età dell'elettorato passivo e l'età dell'elettorato attivo. Principio che si basa sulla convinzione che, se l'ordinamento ritiene che i cittadini al raggiungimento di una determinata età acquisiscano la maturità e la consapevolezza necessarie per l'esercizio della delicatissima funzione elettorale, è opportuno che lo stesso ordinamento ritenga quegli stessi cittadini idonei a rivestire le cariche pubbliche alla cui elezione possono viceversa partecipare». Il presente disegno di legge si muove, quindi, sia nel senso di un allineamento dei nostri requisiti anagrafici in seno al Parlamento europeo con quelli applicati dai nostri partner europei, sia in piena armonia con l'intenzione più volte manifestata non solo dalla nostra forza politica affinché si procedesse all'abbassamento dei limiti di età vigenti per l'elezione al Parlamento nazionale, favorendo l'ingresso delle nuove generazioni nella politica attiva del Paese, e valorizzando la partecipazione giovanile alla vita della Nazione.. 1 1 All'articolo 4, primo comma, della legge 24 gennaio 1979, n. 18, le parole: «25º anno di età» sono sostituite dalle seguenti: «18º anno di età».