[pronunce]

- La questione non è fondata, in quanto le norme impugnate non possono intendersi nel senso, paventato dalla ricorrente, di imporre un trasferimento di risorse da parte della regione, a favore degli enti locali, anticipato rispetto alla attribuzione delle stesse da parte dello Stato alla regione medesima. In realtà la ripartizione delle risorse trasferite dallo Stato fra regione ed enti locali non può che seguire la ripartizione delle funzioni e dei compiti: questo è il criterio di fondo cui si ispirano sia la legge di delega, sia il decreto delegato. È dunque evidente che la individuazione delle risorse spettanti agli enti locali deve conseguire, da un lato, alla ripartizione delle funzioni, parzialmente rimessa alla legge regionale, dall'altro lato alla individuazione da parte dello Stato dell'insieme delle risorse trasferite in conseguenza dei conferimenti di funzioni e di compiti. Ed infatti l'art. 7, comma 8, del d.lgs. n. 112 prevede che siano i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, di cui all'art. 7 della legge n. 59 del 1997, a contenere, fra l'altro, "l'individuazione dei beni e delle strutture da trasferire, in relazione alla ripartizione delle funzioni, alle regioni e agli enti locali" (art. 7, comma 8, lettera b), e che a tal fine gli schemi di decreti siano elaborati sulla base di accordi tra Governo, regioni ed enti locali promossi dalla Conferenza unificata Stato, regioni, città e autonomie locali, salvo, in caso di mancato accordo, il dovere del Presidente del Consiglio di provvedere, acquisito il parere della Conferenza unificata (art. 7, comma 8, cit. , prima e ultima proposizione). Il principio di congruità delle risorse trasferite rispetto alle funzioni conferite a ciascun livello vale sia per la ripartizione di risorse effettuata da parte dello Stato sulla base degli accordi fra Governo, regioni ed enti locali, sia per le ulteriori risorse trasferite agli enti locali dalle Regioni in relazione ad ulteriori conferimenti di funzioni. 25. - Con il nono motivo del primo ricorso la regione Veneto lamenta che il decreto legislativo impugnato abbia omesso quasi del tutto di provvedere alla soppressione, trasformazione o accorpamento delle strutture statali interessate dal conferimento di funzioni e compiti, come previsto dall'art. 3, comma 1, lettera d), della legge di delega, nonché alla individuazione delle modalità e delle procedure per il trasferimento del personale statale, come previsto dall'art. 3, comma 1, lettera e), della stessa legge, rinviando invece a successivi provvedimenti del Governo. La omissione di tali adempimenti comporterebbe non già un parziale esercizio della delega, ma un illegittimo esercizio della stessa, posto che l'indicazione delle strutture oggetto del riordino e del personale da trasferire sarebbe essenziale per dare concretezza ai conferimenti di funzioni. Sarebbero dunque violati gli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione. 26. - La questione non è fondata. Al riordino delle strutture statali interessate dal conferimento di funzioni e compiti alle regioni e agli enti locali è previsto che si debba provvedere, ai sensi dell'art. 7, comma 3, della legge di delega, "con le modalità e i criteri di cui al comma 4-bis dell'art. 17 della legge 31 agosto 1988, n. 400", introdotto dall'art. 13, comma 1, della stessa legge n. 59 del 1997: cioè con regolamenti di organizzazione, sulla base dei principi fissati con atto legislativo. Specifici interventi di riordino di strutture centrali, da attuare con decreti legislativi, sono poi previsti come oggetto di una autonoma delega dall'art. 11 della stessa legge n. 59 del 1997. Non contrasta perciò con la legge di delega il disposto dell'art. 9 del d.lgs. n. 112 del 1998, secondo cui al riordino delle strutture che svolgevano le funzioni e i compiti oggetto del decreto medesimo, ed eventualmente alla loro soppressione o al loro accorpamento, "si provvede con i decreti previsti dagli articoli 7, 10 e 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59". Quanto poi al trasferimento del personale statale, la legge di delega prevede che i decreti legislativi individuino modalità e procedure per detto trasferimento (art. 3, comma 1, lettera e), e demanda ai provvedimenti attuativi di cui all'art. 7 della stessa legge il compito di individuare puntualmente, fra l'altro, il personale da trasferire e di ripartirlo tra le regioni e fra queste e gli enti locali (art. 7, comma 1). Apposite norme statuenti regole sostanziali in materia, in particolare per quanto riguarda l'inquadramento e il trattamento giuridico ed economico del personale trasferito, sono contenute nell'art. 7, commi 4, secondo periodo, 5 e 6, del decreto impugnato. A sua volta lo stesso art. 7, al comma 8, specifica le procedure da seguire per la elaborazione dei decreti attuativi a cui è affidata, fra l'altro, "la definizione dei contingenti complessivi, per qualifica e profilo professionale, del personale necessario per l'esercizio delle funzioni amministrative conferite e del personale da trasferire" (lettera c). Il pur largo rinvio ai provvedimenti attuativi di cui all'art. 7 della legge di delega per la (ulteriore) "individuazione delle modalità e delle procedure di trasferimento", nonché "dei criteri di ripartizione del personale" (art. 7, comma 4, dello stesso decreto legislativo), non contrasta dunque con i criteri della delega e non inficia l'efficacia del previsto meccanismo di conferimento di funzioni e compiti e di conseguente trasferimento delle risorse, comprese quelle di personale. 27. - Con il decimo motivo del primo ricorso la ricorrente lamenta che il decreto impugnato abbia omesso di attuare le prescrizioni della legge di delega relative alla individuazione di procedure e strumenti di raccordo per la collaborazione e l'azione coordinata fra diversi livelli di governo (art. 3, comma 1, lettera c, della legge n. 59 del 1997), alla previsione di modalità e condizioni per l'avvalimento da parte dello Stato di uffici regionali e locali (art. 3, comma 1, lettera f), e per il conferimento a particolari strutture organizzative di funzioni che non richiedano l'esercizio esclusivo da parte delle regioni e degli enti locali (art. 3, comma 1, lettera g). La mancanza, nel decreto legislativo, salve limitate eccezioni, di tali previsioni violerebbe ancora una volta gli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione. 28. - La questione è inammissibile. Le norme della legge di delega invocate come parametro interposto hanno carattere solo facoltizzante, nel senso che esse consentivano al legislatore delegato di prevedere, là dove fosse ritenuto necessario od opportuno, strumenti di raccordo, ipotesi di avvalimento di uffici, o la creazione di particolari strutture organizzative, senza però imporre l'uso di tali strumenti o istituti a proposito di oggetti o materie determinate.