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Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'obiettivo del decreto-legge recante misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria, che oggi andiamo a convertire in legge, è quello di ripristinare il rispetto dei livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario, nonché di assicurare il raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario regionale secondo i relativi programmi operativi. Tutti gli interventi proposti si configurano come provvedimenti normativi straordinari, assunti per un periodo temporale limitato a diciotto mesi, con i quali si intende accompagnare la sanità calabrese verso situazioni amministrative normali - e lo sottolineo ancora: normali - perché in Calabria, in primis nel settore sanitario, manca la normalità. Oltre al pacchetto di misure che commissariano in toto la sanità calabrese, il decreto-legge prevede molte altre norme di interesse nazionale per la sanità, di cui gran parte interessa il personale, dalla spesa alla formazione. Ci sono poi norme per la nomina dei dirigenti di ASL e ospedali, prevedendo una inedita graduatoria di merito e altre misure sui farmaci. Prima ho parlato di normalità, ora di merito: concetti che al mondo d'oggi sanno sempre più di straordinario quando dovrebbero essere ovvi. Potrei continuare con dati e numeri ma voglio portare qui la voce e il pensiero di tanti calabresi. Finalmente con questo decreto-legge sentiamo parlare di Calabria, ma non per continuare a spolparla o renderla l'ultima Regione dell'Europa, così come da quarant'anni a questa parte hanno fatto uomini e politici di centrodestra e - ahimè - anche di centrosinistra che si sono succeduti al governo della Regione. Testimonianza emblematica di quello che dico è proprio lo stato attuale della sanità nella mia Regione, e tutto ciò per una serie di devianze ed atti indefinibili posti in essere da uomini e politici senza scrupoli che operano ormai da anni in Calabria. Qui io mi onoro di rappresentare la Calabria laboriosa ed onesta che alza la testa e dice basta. Rappresento la Calabria del cambiamento, del Governo del cambiamento, che ha finalmente portato la legalità nella sanità calabrese. Ritengo che questo decreto-legge sia una vera e propria rivoluzione, e dal primo momento in tanti lo hanno definito coraggioso. Il decreto-legge che stiamo per convertire dimostra che lo Stato c'è e deve esserci, e che non fa orecchie da mercante al grido disperato di tanti malati e delle loro famiglie. È uno Stato che si affianca alla Regione Calabria (e alle Regioni in genere) ed esercita una competenza concorrente per porre fine a un disastro senza precedenti, generato da Governi di centrodestra, prima, e di centrosinistra, dopo. In Calabria, quotidianamente si chiudono reparti negli ospedali e vi sono gravi ritardi nella costruzione di nuovi. Fra tutti, quello della Sibaritide, che dovrebbe portare un po' di sollievo all'area jonica-cosentina, spogliata di tutti i servizi sanitari che hanno costretto i calabresi a una immigrazione per scopi sanitari e per questioni di salute, mentre la sanità calabrese continua a salire agli onori della cronaca per gli scandali che la investono ed è diventata un bancomat per il malaffare e i corrotti. Chi ne ha risentito sono, naturalmente, i cittadini che si sono visti chiudere ospedali e strutture perché non ci sono medici, infermieri e soldi per gli acquisti delle più semplici forniture. Il decreto-legge al nostro esame ha dato fiducia e speranza a questa mia terra massacrata. Orgogliosamente appartengo a quel Governo del cambiamento che, con un atto che resterà nella storia, ha deciso di scendere in Calabria con tutto il Consiglio dei ministri e ha dimostrato con i fatti che la Calabria esiste e va tutelata. Ha dimostrato che finalmente lo Stato è presente anche in Calabria. Invito, allora, davvero tutte le forze politiche presenti in Senato a votare questo decreto-legge, che darà speranza a tanti che soffrono in Calabria per assenza di sanità. La nomina del commissario ad acta , il generale Saverio Cotticelli, nel dicembre 2018 è stato il primo passo voluto dal Governo del cambiamento per riportare normalità e tanta competenza in Calabria. Concludo, ringraziando il ministro Grillo e tutto il Governo del cambiamento a nome di tanti calabresi. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, credo che la discussione generale possa servire utilmente non solo per affrontare nel merito alcuni aspetti, ma anche per ragionare dei principi ispiratori dei provvedimenti che discutiamo in quest'Aula. Colleghi, spesso i decreti-legge che esaminiamo cercano di affrontare grandi problemi, complicati e urgenti nella necessità di essere affrontati e risolti. Dopodiché, vediamo con quale tipo di approccio vengono affrontati. Credo infatti che ci siano modi differenti che ci distinguono, che ci differenziano. Cosa distingue, per esempio, l'azione di un populista dall'azione di un riformista in presenza di un tema come questo? Non voglio fare un trattato, però dico che il populista interviene di imperio; deve mostrare determinazione e risolutezza istantanea: adesso basta con il passato; adesso via tutti, ci pensiamo noi! Questo è il decreto-legge del populista. Il riformista, invece, cerca di affrontare le emergenze agendo, cercando di agire immediatamente, ma con progettualità, individuando gli aspetti di sistema che vanno affrontati, che a monte devono essere affrontati per evitare che si generino delle storture a valle, laddove le correzioni prefigurano il modello futuro e nello stesso tempo si fa carico delle questioni negative che sono da riassorbire. Questa, molto in sintesi, è la differenza dell'approccio tra i riformisti e i populisti. È chiaro che questo è un decreto‑legge populista, perché non c'è niente di progettuale rispetto al futuro. Quando è venuto il ministro Grillo in Commissione a riferire sul federalismo fiscale ha detto di aver incontrato i rappresentanti delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna e di non aver riscontrato problemi rispetto alla questione della sanità. Ministro Grillo, ti piace vincere facile. Affronta il problema della sanità italiana nella prospettiva del regionalismo differenziato partendo, invece, dai posti in cui ci sono gli squilibri e dicci un po' quale nuovo equilibrio, quale nuova dimensione possiamo trovare per dare omogeneità al Servizio sanitario nazionale nelle gestioni regionali. Posto che i problemi da gestire in Calabria riguardo la sanità sono grandi, questo provvedimento non ha né capo, né coda: non dà garanzie su nessun tipo di esito positivo. Infatti, mancando i requisiti che ricordavo prima, ossia la progettualità, la capacità di prefigurare un modello per il futuro, non offre garanzie su alcun tipo di esito positivo. Affronta le emergenze con scelte discutibili, soprattutto in mancanza di fondi che rappresentino strumenti credibili per fare interventi efficaci. Senza i fondi questa materia come si raddrizza? Ci sono, è vero, anche altri fatti accaduti nel frattempo.