[pronunce]

1.1.2.- In secondo luogo, ad avviso del rimettente il censurato art. 2, comma 1, terzo periodo, prevedendo la risoluzione del contratto per inadempimento contrattuale, violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., che riserva alla competenza esclusiva del legislatore statale la materia «ordinamento civile», fondata sull'esigenza, sottesa al principio costituzionale di uguaglianza, di garantire nel territorio nazionale uniformità nella disciplina dei rapporti tra privati. 1.1.3.- In via subordinata rispetto alle due precedenti censure, il giudice a quo ritiene che l'art. 2, comma 1, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008 contrasti con l'art. 3, secondo comma, Cost., espressivo di un canone di razionalità della legge svincolato da una normativa di raffronto. Ad avviso del rimettente, la scelta di introdurre automatismi normativi dovrebbe costituire il risultato di un ragionevole bilanciamento degli interessi coinvolti, soprattutto in ragione dell'affidamento ingenerato nei terzi. Viceversa, la norma censurata - introducendo un'ipotesi di nullità automatica e non sanabile del bando con riverbero sul conseguente contratto - non corrisponderebbe a detto schema, poiché prescinderebbe dalla possibilità di operare sul piano del controllo interno e traslerebbe sul terzo gli effetti del mancato rispetto della prescrizione normativa imputabile alla medesima pubblica amministrazione, che ha predisposto il bando. 1.1.4.- Infine, il giudice a quo ritiene che l'art. 2, comma 1, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008 contrasti con l'art. 97, primo comma, Cost., in quanto, anzitutto, sarebbe occasione per la proposizione di plurime azioni giudiziarie contro l'amministrazione, ad opera tanto dei soggetti esclusi dalle gare medesime quanto dell'aggiudicatario. Al contrario la nullità confinata al solo contratto, così come previsto dall'art. 3 della legge n. 136 del 2010, responsabilizzerebbe lo stesso aggiudicatario al rispetto della norma. Inoltre, la nullità del bando impedirebbe alla stazione appaltante di esercitare il potere di autotutela anche nella prospettiva della convalida in presenza di ragioni di pubblico interesse, così pregiudicando il buon andamento dell'amministrazione. 1.2.- Con riguardo all'art. 2, comma 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008, il rimettente propone le seguenti censure. 1.2.1.- Ad avviso del giudice a quo, la norma contrasterebbe con l'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. Il TAR Sicilia ritiene che la disposizione - sanzionando con la nullità il bando che non preveda la risoluzione del contratto, nel caso in cui il legale rappresentante o uno dei dirigenti dell'impresa aggiudicataria siano (semplicemente) rinviati a giudizio per favoreggiamento nell'ambito di procedimenti relativi a reati di criminalità organizzata - detti una disciplina più rigorosa rispetto alla normativa statale, confluita nel d.lgs. n. 159 del 2011 successivamente ai bandi in considerazione. Difatti quest'ultima contemplerebbe il recesso a seguito di valutazione dell'amministrazione, attribuendole un potere discrezionale in ordine alla sorte del contratto frattanto sottoscritto. Peraltro, la norma censurata non strutturerebbe il rinvio a giudizio come eventuale causa di esclusione dalla gara - secondo lo schema di cui all'art. 38 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) - ma come causa di nullità del bando per mancanza di clausola risolutiva espressa, in totale carenza di cautele di sorta. Tali notazioni connoterebbero la norma di un'esclusiva finalità di contrasto alla criminalità organizzata, collocandola nell'ambito della materia «ordine pubblico e sicurezza» di esclusiva competenza statale. 1.2.2.- Secondo il rimettente, inoltre, il censurato art. 2, comma 2, violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., non solo in quanto detterebbe una disciplina differente da quella generale del codice dei contratti pubblici, ma anche perché prescriverebbe una specifica causa di risoluzione, invadendo l'ambito materiale dell'ordinamento civile. 1.2.3.- Il giudice a quo ritiene che la sanzione automatica e definitiva correlata al mero rinvio a giudizio confligga, altresì, con il principio di presunzione di non colpevolezza espresso dall'art. 27, secondo comma, Cost. Sebbene il legislatore abbia previsto dei temperamenti a detto principio - nel caso delle misure cautelari e delle misure di prevenzione - ciò avrebbe fatto prettamente in ambito penale e, spesso, in via solo provvisoria. Viceversa, la norma censurata avrebbe realizzato un collegamento diretto e definitivo tra il mero rinvio a giudizio (suscettibile di condurre anche ad una successiva assoluzione con formula piena) e la risoluzione automatica del contratto frattanto stipulato. 1.2.4.- Secondo il rimettente, l'art. 2, comma 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008 violerebbe, inoltre, l'art. 3, secondo comma, Cost. per le medesime ragioni addotte a sostegno dell'analoga censura mossa al comma 1 dello stesso articolo, rilevando come l'irragionevolezza dell'automatismo sia aggravata dalla mancata previsione di informative da parte dell'autorità di polizia. Anche in riferimento all'asserita violazione dell'art. 97, primo comma, Cost., il giudice a quo richiama le considerazioni svolte con riguardo al comma 1 del censurato art. 2. 1.3.- A proposito della rilevanza, il TAR Sicilia evidenzia che i bandi impugnati effettivamente non recano le clausole previste a pena di nullità - rilevabile d'ufficio, secondo la prevalente giurisprudenza amministrativa - dall'art. 2, commi 1 e 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008. Tali disposizioni sarebbero applicabili non solo agli appalti di lavori, ma, in virtù di un preteso "diritto vivente", a tutto il settore degli appalti pubblici, coerentemente con il tenore normativo letterale e con l'inserimento nella legge regionale recante «Misure di contrasto alla criminalità organizzata» piuttosto che nel contesto della legge 11 febbraio 1994, n. 109 (Legge quadro in materia di lavori pubblici) - introdotta in ambito regionale dalla legge della Regione siciliana 2 agosto 2002, n. 7 (Norme in materia di opere pubbliche. Disciplina degli appalti di lavori pubblici, di fornitura, di servizi e nei settori esclusi) - come originariamente ipotizzato.