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dall'altra parte, oltre al tema dell'energia, c'è lo sblocco del grano, per evitare una carestia. Non ci sono infatti solo i Paesi europei, ma dobbiamo pensare anche al Nord Africa e alle conseguenze che potrebbero arrivare da quel territorio, in termini di flussi migratori e di incapacità di pensare a un futuro in quelle realtà. C'è poi il tema che riguarda la questione dello status di candidatura. Anche in questo caso penso che abbiamo il dovere di dare un segnale forte: sappiamo che probabilmente non vengono soddisfatti appieno i criteri, ma bisogna essere capaci di giudicare con criteri politici. Certamente poi si dovranno rispettare anche i criteri di Copenaghen e il percorso sarà lungo. Ma guardo con favore alla comunità politica europea se non è considerata un parcheggio, ma piuttosto qualcosa di parallelo in cui si dice agli ucraini e a coloro che scelgono di guardare a Bruxelles e al sistema delle democrazie liberali che possono subito abbracciare la Comunità europea e in quella riconoscersi, sapendo che il percorso è già avviato. Quindi bene il conferimento dello status di candidatura. Allo stesso tempo, signor Presidente, come Gruppo Partito Democratico le chiediamo grande fermezza nel chiedere l'apertura dei negoziati per l'Albania e la Macedonia del Nord. (Applausi) . È una nostra richiesta. Abbiamo con loro una collaborazione proficua da tempo. Guardano all'Italia come ad un Paese amico, che può aiutarli nel loro percorso in Europa. Da ultimo, su questo, ormai andiamo verso un sistema a più velocità: lo è nei fatti quando si parla di comunità politica europea; l'Europa a 27 ha fatto un avanzamento senza precedenti, va coltivata nelle conquiste raggiunte. Alcune modifiche - lo diceva anche il ministro Di Maio l'altro giorno alla riunione con cui abbiamo chiuso i lavori della Conferenza sul futuro dell'Europa - possono essere fatte a trattati vigenti. Altre modifiche probabilmente dovrebbero intervenire soprattutto sul tema delle politiche fiscali, della politica estera e di difesa comune. Sia il ministro Di Maio che il ministro Guerini sanno quanto sia complicato prendere decisioni su questioni fondamentali per il futuro del nostro continente e per non piangere poi lacrime di coccodrillo quando assistiamo a vicende come quelle che hanno riguardato i curdi nel ritiro degli Stati Uniti dalla Siria o l'imbarazzante retrocessione in Afghanistan, lasciando le donne afghane al loro destino. Ecco, non possiamo permetterci che questo avvenga in futuro. Da questo punto di vista, abbiamo il dovere di pensare a come affrontare la sfida della modifica dei trattati. Abbiamo alzato il livello delle aspettative. Presidente, non c'è solo la conferenza intergovernativa. Penso che vada presa in considerazione anche una convenzione europea per la modifica dei trattati che coinvolga i Parlamenti nazionali e sia capace di dare risposte. So che non è facile costruire il consenso a livello europeo, ma insieme alla conferenza intergovernativa teniamo anche aperta la possibilità di una convenzione europea di modifica dei trattati coinvolgendo i parlamentari europei e i Parlamenti nazionali, perché oggi è in gioco il futuro dell'Europa. Da ultimo, penso che dobbiamo avere il coraggio, proprio come avete fatto voi insieme a Macron e a Scholz, di agire anche fuori trattato, se ce n'è bisogno. Lo abbiamo dimostrato. Oggi lei celebra l'ingresso della Croazia nell'euro; lo abbiamo fatto perché abbiamo agito fuori trattato. Penso che sulla politica estera e sulla difesa europea, a un certo punto, se ci rendiamo conto che gli strumenti che stiamo mettendo in campo non sono sufficienti, dovremmo avere anche il coraggio di provare a investire sulla dimensione comunitaria, sull'unione politica, perché è in gioco il futuro del nostro continente. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente del Consiglio, mentre noi siamo qui riuniti la Lituania è oggetto di una minaccia dell'uso delle armi da parte della Russia, semplicemente perché essa ha bloccato alcune merci oggetto di sanzioni comminate dall'Unione europea. Signor Presidente, ho ascoltato alcuni interventi e li sto leggendo in alcune rassegne di agenzie di stampa: mi sembra un dibattito dissociato dalla realtà quello a cui stiamo assistendo. In quattro mesi di guerra non è cambiato nulla da poter indurre l'Italia a cambiare la sua strategia. Presidente Draghi - non tutti raccontano il suo incontro, qualcuno non lo fa mai - in occasione del vertice a Washington ha ribadito al presidente Biden che è necessario, accanto al tavolo delle sanzioni, sforzarci di aprire un tavolo della dialettica, dei negoziati, per fare in modo di giungere al cessate il fuoco. Tutto questo viene sempre cancellato e distorto nel dibattito italiano. Ho ascoltato alcuni colleghi che mi hanno preceduto: vogliamo che lei si occupi della pace, ma non le si dice mai come. Non comprendo se la pace per alcuni amici senatori sia legittimare la continua annessione dell'Ucraina da parte della Russia; non capisco quale concetto abbiano della pace. Nonostante l'impegno anche di altri Capi di Stato stranieri verso il cessate il fuoco, non vi è stato nulla da parte del presidente Putin, nessuna forma di distensione; non solo non ha smesso di bombardare, ma ha addirittura intensificato i bombardamenti. È chiaro a tutti - anche a quelli che abbiamo ascoltato nei giorni scorsi in televisione, coloro che ci dicevano che Bucha era una messa in scena - che Putin si fermerà solo quando avrà raggiunto sul campo alcuni suoi obiettivi strategici. E noi cosa avremmo dovuto fare, cari colleghi senatori? Avremmo dovuto fingere che tutto andasse bene o, cinicamente, avremmo dovuto auspicare che la Russia invadesse e conquistasse l'Ucraina in una settimana? Sono convinto, signor Presidente del Consiglio, che qui dentro non ci sia nessuno così spudorato da pensare che, se la Russia avesse conquistato l'Ucraina in una settimana, avremmo garantito la pace in Europa. Penso che nessuno sia spudorato fino a questo punto, perché è evidente a tutti, anche a quelli che fingono di non sapere, che, se la Russia avesse conquistato e annesso l'Ucraina in una settimana, il giorno dopo il campo bellico si sarebbe necessariamente e inevitabilmente allargato. Allora cosa dobbiamo fare? Io credo che, ad eccezione di qualche strumentalizzazione, in quest'Aula tutti, nessuno escluso, vogliamo la pace e che la divisione manichea tra guerrafondai e pacifisti sia ridicola. Tuttavia, c'è chi vuole perseguire la pace con serietà e coerentemente con la storia e la credibilità dell'Italia, se vogliamo essere un Paese credibile; con quella serietà e quella credibilità che ci ha permesso di vivere in settant'anni di pace. Questo è un modo per perseguire la pace. A mio modo di vedere, c'è chi, invece, persegue la pace strumentalizzando e cercando il consenso, lo zero virgola qualcosa. Questa è la vera discriminante. Se non partiamo dallo spartiacque del 24 febbraio, rischiamo di assistere a un dialogo tra sordi. Anch'io, poco prima dell'invasione da parte della Russia, rivolsi due moniti al ministro Di Maio nella sua informativa: