[pronunce]

chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o, in subordine, infondata; che, secondo la società, l'ordinanza sarebbe inammissibile poiché in essa si afferma in termini apodittici la rilevanza della questione, senza però darne effettivamente conto; che non è esplicitato quale sia il credito risarcitorio astrattamente ritenuto corretto dal giudice a quo e quale sia l'importo che egli potrebbe accordare applicando le tabelle ministeriali; che, inoltre, il giudice remittente articola le proprie osservazioni in punto di rilevanza sulla scorta delle tabelle ministeriali in vigore al 30 novembre 2009, senza tenere conto del decreto del Ministro delle attività produttive del 27 maggio 2010 (Aggiornamento annuale degli importi per il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità, derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti) che ha innalzato gli importi dovuti dall'assicuratore, con la conseguenza che, allo stato, non è chiaro se l'importo risultante dall'applicazione delle tabelle ministeriali aggiornate sia ancora difforme da quello che il giudice di pace avrebbe ritenuto giusto per il caso di specie; che non esiste un diritto costituzionale all'integrale risarcimento del danno, come sarebbe dimostrato dalla sentenza n. 132 del 1985 che non ha ritenuto illegittima la limitazione del risarcimento del danno in caso di incidente aereo prevista dall'art. 1 della legge 19 maggio 1932, n. 841 (Approvazione della Convenzione per l'unificazione di alcune regole relative al trasporto aereo internazionale stipulata a Varsavia il 12 ottobre 1929) e dall'art. 2 della legge 3 dicembre 1962, n. 1832 (Ratifica ed esecuzione del Protocollo che apporta modifiche alla Convenzione del 12 ottobre 1929 per l'unificazione di alcune regole relative al trasporto aereo internazionale, firmato all'Aja il 28 settembre 1955), nella parte in cui danno esecuzione all'art. 22/1 della Convenzione di Varsavia del 12 ottobre 1929, come sostituito dall'art. XI del Protocollo dell'Aja del 28 settembre 1955; che un aspetto essenziale, del tutto pretermesso dal giudice remittente, concernerebbe, poi, proprio la stessa ragion d'essere delle tabelle ministeriali, le quali furono espressamente congegnate dal legislatore per impedire che ciascun giudice adottasse un proprio criterio puramente discrezionale; che il giudice remittente incorrerebbe, altresì, nell'errore di comparare fra loro sistemi risarcitori (le tabelle ministeriali e quelle dei tribunali) destinati a regolare situazioni diverse, una delle quali, la circolazione stradale, è appunto trattata diversamente già dallo stesso legislatore per le peculiarità di tollerata pericolosità che la connotano; che, inoltre, il giudice a quo pretenderebbe di ravvisare un contrasto non fra due norme, ma tra l'art. 139 del d.lgs. n. 209 del 2005 e una giurisprudenza di volta in volta oscillante; che è di tutta evidenza, infine, come non possa ravvisarsi alcuna violazione dell'art. 24 Cost., in quanto la norma impugnata non precluderebbe l'accesso alla giustizia; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o, in subordine, infondata; che l'inammissibilità deriverebbe dal difetto di rilevanza della questione sollevata, dal momento che la parte attrice ha chiesto il risarcimento del danno alla persona quale terzo trasportato, con la conseguenza che la procedura di risarcimento applicabile alla fattispecie è quella definita dall'art. 148 del d.lgs. n. 209 del 2005, secondo quanto espressamente previsto all'art. 141 del medesimo decreto; che, infatti, l'azione diretta descritta al successivo art. 149 non si applica al risarcimento del danno subito dal terzo trasportato, secondo quanto è stabilito al comma 2 della medesima norma, con la conseguente inammissibilità delle argomentazioni che si leggono nell'ordinanza e che, a detta del remittente, confermerebbero la presunta «irragionevolezza della scelta legislativa», non essendo stato esaminato il complessivo sistema normativo e, quindi, verificato se il meccanismo previsto dal citato art. 141, applicabile nella vicenda in esame, assicuri una liquidazione commisurata all'effettiva entità del danno subito da parte attrice; che non è utilmente richiamata la previsione di cui all'art. 2 Cost., che ha riguardo ai diritti inviolabili dell'individuo, dal momento che un irragionevole bilanciamento degli interessi in gioco potrebbe tutt'al più venire in considerazione in relazione all'art. 3 Cost.; ma che detto parametro non risulta violato se si considera che l'intervento legislativo ha la chiara finalità di regolare un ambito soggettivo che, specie nel caso di liquidazione per lesioni fisiche di piccola entità, sarebbe altrimenti soggetto a una discrezionalità eccessiva; che, analogamente, il fatto che l'intervento legislativo sia limitato al campo dell'infortunistica da veicoli e natanti trova evidente giustificazione nella frequenza delle lesioni micropermanenti in quel perimetro di casistica; che l'art. 3 Cost. non potrebbe dirsi violato neppure con riferimento al principio di personalizzazione del danno, atteso che altro è la personalizzazione in assenza di ogni criterio legale di liquidazione, altro è un sistema normativo che consente, in via generale, un'omogeneità di valutazione del pregiudizio; che, con memoria depositata il 1° marzo 2011, C.D. afferma che la mancanza nell'ordinanza di rimessione di un esplicito conteggio matematico non pare inficiare l'autosufficienza della stessa e insiste per l'accoglimento della questione; che, con memoria depositata il 1° marzo 2011, la compagnia di assicurazioni U. P. afferma che l'ISVAP (Istituto per la vigilanza per le assicurazioni private e di interesse collettivo) ha segnalato l'opportunità di interventi normativi volti ad estendere il sistema di liquidazione del danno non patrimoniale per via di tabelle predefinite al fine di eliminare l'attuale incertezza giurisprudenziale e insiste per la dichiarazione di inammissibilità, o in subordine di infondatezza, della questione; che, con memoria depositata il 1° marzo 2011, l'Avvocatura generale dello Stato afferma che il principio di doverosa ed equa tutela del danneggiato e della sua salute va conciliato con il carattere peculiare dell'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per la circolazione stradale, che, in funzione della socializzazione del rischio e del danno, trasferisce sulla comunità degli assicurati il conseguente onere, e insiste per la dichiarazione di inammissibilità, o, in subordine, di infondatezza della questione. Considerato che il Giudice di pace di Torino dubita della legittimità costituzionale dell'articolo 139 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private) nella parte in cui prevede un risarcimento del danno biologico per lesioni di lievi entità, basato su rigidi parametri fissati da tabelle ministeriali, per violazione: