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Atto n. 3-00406 TRENTACOSTE CORRADO RICCARDI BOTTO DONNO LA MURA LANNUTTI GALLICCHIO MATRISCIANO GIANNUZZI CAMPAGNA ABATE GIARRUSSO PUGLIA GRANATO MARINELLO NUGNES Giuseppe PISANI AUDDINO LUCIDI FEDE NOCERINO LEONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: in data 25 ottobre 2018 la ditta OIKOS SpA, a firma del suo amministratore delegato, avvocato Luciano Taurino, ha presentato al Comune di Centuripe (Enna) una proposta per la realizzazione di una piattaforma integrata di gestione e valorizzazione dei rifiuti da realizzarsi nel comune stesso, in contrada Muglia, in variante allo strumento urbanistico vigente; ugualmente la ditta OIKOS ha presentato istanze per l'ottenimento dei nulla osta a procedere a tutti gli organi competenti per le diverse materie; immediatamente dopo la notizia della presentazione dell'istanza, le cittadinanze dei comuni viciniori all'area nella quale dovrebbe sorgere l'impianto (Centuripe e Catenanuova nell'ennese, ma anche Paternò, Biancavilla e Ramacca nel catanese) hanno manifestato particolari preoccupazioni per i possibili impatti negativi sull'area; da un'analisi dell'istanza presentata al Comune, il progetto appare sostanzialmente un trasferimento della grande discarica che la stessa ditta gestisce da anni in contrada Tirirì tra i comuni di Motta Sant'Anastasia e Misterbianco (Catania); l'area, sebbene non direttamente vincolata, è interessata dalla presenza di diversi beni isolati già catalogati dal piano paesistico regionale e tra questi le due masserie Spitaleri, i ruderi di contrada Torre, nonché i resti preistorici con pitture e graffiti della contrada Pietralunga. Inoltre tale area ricade in parte all'interno di un'area vincolata idrogeologicamente, in quanto parte di un'asta fluvio-torrentizia che, peraltro, si pone in zona immediatamente a monte della fertile piana di Catania e diviene corpo idrico fondamentale all'approvvigionamento delle coltivazioni agrumicole della stessa piana; considerato che: l'area, detta di Muglia, è interessata da una presenza geotermale, che si manifesta con periodi di emissione e lunghi periodi di stanca, rappresentando un ulteriore momento di complicazione del quadro gestionale di un simile impianto; l'impianto prevede un approvvigionamento mediante conferimento da parte di soggetti pubblici di rifiuti solidi urbani ed assimilabili non differenziati o mal differenziati per la successiva produzione di combustibile solido secondario (CSS), anche mediante impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB); simili cicli sono stati superati dal dettato della direttiva (UE) 2018/850, che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti. Direttiva che obbliga gli Stati membri ad attuare politiche di drastica riduzione del conferimento in discarica e di "valorizzazione"; con ogni possibile previsione, la produzione di CSS rappresenta un presupposto alla "naturale" creazione di sistemi di incenerimento (termovalorizzazione) che non fanno parte del sistema ipotizzato dalla Regione Siciliana e, tantomeno, di un sistema teso a garantire la circolarità dell'intero ciclo, confliggendo in tal modo con quanto previsto dalla direttiva (UE) 2018/851, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti; considerato inoltre che le previsioni fatte dall'azienda proponente vedrebbero il conferimento da parte del territorio "naturale" sotteso alla discarica come estremamente "minimale" rispetto a quello previsto da territori ben più lontani, con un business plan che si basa essenzialmente sulla convinzione che lo stato di crisi in cui versa il sistema siciliano abbia a continuare sine die ; considerato infine che, a parere degli interroganti: la logica alla quale si ispira il progetto è quella del pubblico che, non riuscendo a creare i presupposti per una gestione complessa e completa del ciclo, finisce per rendere al privato non solo le materie prime seconde ma anche il costo altissimo di conferimento; la forchetta di indebitamento dei cittadini dell'area dell'ex ATO Enna 1 è stimabile tra i 160 ed i 200 milioni di euro per circa 160.000 abitanti (quindi nella migliore delle ipotesi posta intorno ai 1.000 euro pro capite ), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se, nell'ambito delle proprie competenze e fatte salve le specifiche attribuzioni regionali, non ritenga di assumere le opportune iniziative, affinché il Comune interessato esprima il diniego alla richiesta di variante allo strumento urbanistico vigente e, quindi, alla realizzazione dell'impianto. Atto n. 3-00407 TRENTACOSTE MATRISCIANO CORRADO RICCARDI DONNO LANNUTTI ABATE LA MURA GALLICCHIO GIANNUZZI ANGRISANI GIARRUSSO PUGLIA EVANGELISTA GRANATO MARINELLO DRAGO AUDDINO LUCIDI FEDE LEONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: AcquaEnna è una società per azioni a scopo consortile che si è aggiudicata la gara per la gestione del servizio idrico integrato nell'ambito territoriale ottimale (Ato) di Enna per la durata di 30 anni; l'Ato 5 Enna è composto da 20 comuni e comprende una popolazione di circa 177.200 abitanti, con circa 84.000 utenti serviti; in data 19 novembre 2004, è stata sottoscritta la convenzione di gestione con cui il consorzio Ato ha affidato ad AcquaEnna la gestione del servizio idrico integrato nei comuni dell'ambito territoriale ottimale di Enna per la durata di 30 anni; in questi 14 anni, la gestione privata non si è rivelata efficace, efficiente ed economica, caratteristiche richieste per un servizio essenziale e di pubblica utilità com'è quello relativo al servizio idrico; più volte i cittadini hanno lamentato e denunciato: la grave criticità infrastrutturale, organizzativa e gestionale rilevata nell'Ato 5 Enna; la presenza di depuratori in disuso, pozzi di estrazione, sorgenti, gallerie ed aree di salvaguardia non custodite; i gravi rischi alla salute pubblica che ha provocato il malfunzionamento degli impianti di depurazione e discarica nella zona comprendente Cozzo Vuturo, Leonforte, diga Nicoletti, torrente Torcicoda (tali denunce sono state oggetto dell'interrogazione 4-02191 presentata dai senatori del Movimento 5 Stelle nel corso della XVII Legislatura); a tutt'oggi, interruzioni continue del servizio idrico, con erogazione dell'acqua a singhiozzo, spesso sporca, maleodorante e inquinata, che hanno più volte costretto a inibire ai cittadini l'uso dell'acqua potabile; il costo elevato della tariffa, tra le più care d'Italia; considerato che: