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Quanto alle perplessità manifestate dal senatore Fazzolari, fa presente che il tema sollevato riveste particolare delicatezza, dal momento che, se da un lato si tratta di prevedere tutele per i lavoratori coinvolti, dall'altro le imprese interessate, in mano alla criminalità organizzata, svolgono un'attività che turba il mercato del lavoro e la concorrenza. Ne è risultato pertanto un complesso lavoro di bilanciamento, in quanto è stato necessario considerare i differenti interessi dei lavoratori, delle imprese, nonché le esigenze di ordine pubblico e di tutela della concorrenza. Il senatore FAZZOLARI ( FdI ) ritiene condivisibile l'opportunità di estendere il pieno riconoscimento del sostegno ai lavoratori per i quali il datore di lavoro sia in regola con gli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale. Al contrario, andrebbero attentamente valutati gli elementi in base ai quali è possibile accedere alla NASpI, per evitare, in particolare, che vengano a crearsi situazioni di disparità rispetto a lavoratori di aziende non in regola. Il PRESIDENTE , pur riconoscendo che le questioni sollevate dal senatore Fazzolari rivestono particolare rilevanza e andrebbero opportunamente regolate, ritiene tuttavia che l'individuazione di elementi quali la durata e le qualificazioni necessarie per l'accesso alla NASpI esulino dal contenuto dello schema di decreto in esame e debbano essere più opportunamente affrontati in altra sede e con altri strumenti. Il sottosegretario BOBBA condivide le condizioni poste dal relatore. Per quanto riguarda le osservazioni, mentre manifesta un orientamento negativo su quelle riferite all'articolo 1, comma 5, e all'articolo 2, comma 1, ritiene ultroneo il rilievo relativo all'individuazione di idonei meccanismi per il monitoraggio degli oneri e la congruità delle risorse stanziate. Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con condizioni avanzata dal relatore, pubblicata in allegato. (AG 19) Revisione della disciplina in materia di impresa sociale Doc n. 19 Schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale (Parere alla Ministra per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1, commi 2, lettera c) , 3, 5 e 7, 2 e 6 della legge 6 giugno 2016, n. 106. Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta pomeridiana del 3 maggio. Il relatore DI PIAZZA ( M5S ) illustra la proposta di parere relativa allo schema di decreto legislativo in esame, pubblicata in allegato. Si sofferma, innanzitutto, sull'articolo 2 dello schema in esame che, modificando l'articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 112 del 2017, dispone l'aggiornamento del calcolo della quota di lavoratori qualificati come molto svantaggiati dipendenti dell'impresa sociale. In merito a tale articolo, la norma vigente prevede che, ai fini della possibilità di acquisire la qualifica di impresa sociale, si considera comunque di interesse generale l'impresa che impiega alle sue dipendenze una percentuale non inferiore al 30 per cento di lavoratori molto svantaggiati e di persone svantaggiate o con disabilità, beneficiarie di protezione internazionale e persone senza fissa dimora iscritte nell'apposito registro dell'anagrafe. La formulazione della disposizione introdotta potrebbe comportare il rischio che l'impresa sociale, allo spirare del termine di 24 mesi, provveda semplicemente al licenziamento delle persone che hanno perso la qualifica di lavoratori molto svantaggiati, al fine di mantenere inalterata la percentuale della richiesta. Auspica, pertanto, una diversa formulazione dell'articolo 2, volta ad evitare che le disposizioni introdotte dal medesimo articolo possano comportare il licenziamento, da parte delle imprese, dei lavoratori svantaggiati in conseguenza della scadenza del termine ivi previsto. L'articolo 3, nell'introdurre il comma 2- bis all'articolo 3 del decreto legislativo n. 112 del 2017, precisa che i ristorni, correlati ad attività di interesse generale e assegnati ai soci di una impresa sociale costituita in forma di società cooperativa, non costituiscono distribuzione vietata di utili e avanzi di gestione, neanche indiretta. Al riguardo, segnala che nell'ordinamento italiano non esiste una definizione di ristorno. Sulla base dei riferimenti presenti nella legislazione vigente, è in linea generale possibile definire il ristorno come l'attribuzione ai soci di trattamenti a ristoro degli scambi realizzati nel corso dell'esercizio e in misura proporzionale agli stessi. In proposito, ritiene auspicabile precisare che i ristorni non costituiscono distribuzione vietata di utili e avanzi di gestione, neanche indiretta, a condizione che lo statuto o l'atto costitutivo indichi i criteri di ripartizione dei ristorni ai soci proporzionalmente alla quantità e qualità degli scambi mutualistici e che si registri un avanzo della gestione mutualistica. L'articolo 4 integra l'articolo 4 del decreto legislativo n. 112 del 2017, prevedendo, in capo alle ex IPAB privatizzate, una deroga alla disposizione in base alla quale le amministrazioni pubbliche non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale. Al riguardo, segnala che, tra i principi e criteri direttivi della legge di delega, vi è la possibilità, nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo n. 39 del 2013, per le imprese private e per le amministrazioni pubbliche, di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il divieto di assumerne la direzione, la presidenza e il controllo. Non vi sarebbe dunque, a suo avviso, alcun riferimento alle deleghe gestionali dirette, né al potere di rappresentanza legale. Propone pertanto di sopprimere la deroga prevista all'articolo 4, ovvero, in subordine, prevedere che tale deroga sia possibile solo qualora i componenti del consiglio di amministrazione di nomina pubblica siano la minoranza e non ricoprano comunque né la carica di Presidente, né, in ogni caso, partecipino ad organismi di controllo, coordinamento o direzione. L'articolo 6 modifica l'articolo 13 del decreto legislativo n.112 del 2017, specificando che il computo della differenza retributiva tra lavoratori dipendenti dell'impresa sociale, che non può essere superiore al rapporto 1 a 8, non è applicabile per particolari categorie di lavoratori, ossia per coloro che abbiano specifiche competenze nell'ambito di particolari attività. A suo avviso, la fissazione, nella misura di 1 a 8, del divario salariale massimo tra i lavoratori di una stessa impresa sociale appare una norma di buon senso. Propone, pertanto, la soppressione della deroga contenuta all'articolo 6. L'articolo 8 novella l'articolo 18 del decreto legislativo n. 112 del 2017, apportando modificazioni al regime delle misure fiscali di sostegno dell'impresa sociale.