[pronunce]

che, nel merito, la difesa statale osserva che i principi e criteri direttivi di cui all'art. 76 Cost. «devono consentire al potere delegato la possibilità di valutare le particolari situazioni giuridiche da regolamentare (Corte Cost., sent. 23 maggio 1985, n. 158)» e che, poiché la ratio della legge delega n. 216 del 1992 era quella di «"realizzare una parità di trattamento, a parità di funzioni", tra tutti gli appartenenti alle Forze di Polizia», il legislatore «avrebbe legittimato l'esecutivo a innovare profondamente la regolamentazione delle carriere appartenenti alle Forze armate e di polizia». Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda, dubita - in riferimento degli articoli 76 e 97 della Costituzione - della legittimità costituzionale dell'articolo 35 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 199 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di nuovo inquadramento del personale non direttivo e non dirigente del Corpo della Guardia di finanza); che la disposizione censurata prevede che i marescialli della Guardia di finanza (grado di accesso al ruolo degli «ispettori») siano selezionati: «a) per il 70%, attraverso un concorso pubblico per titoli ed esami, aperto a tutti i cittadini in possesso dei requisiti previsti nel successivo art. 36, comma 1, previo superamento del corso di cui all'art. 44 del presente decreto; b) per il rimanente 30%, attraverso un concorso interno per titoli ed esami riservato: 1) per 1/3 ai brigadieri capo; 2) per 1/3 ai brigadieri e ai vice brigadieri; 3) per 1/3 al personale del ruolo «appuntati e finanzieri», in possesso dei requisiti previsti nel successivo articolo 36, comma 5, previo superamento del corso di qualificazione, di durata non inferiore a sei mesi, previsto dall'articolo 46»; che il giudice rimettente ritiene che la disposizione impugnata violi l'articolo 76 Cost., perché, ammettendo che un terzo dei posti del concorso interno per marescialli sia riservato a «appuntati e finanzieri», personale appartenente ad un ruolo non immediatamente sottostante a quello degli «ispettori», sarebbe in contrasto con l'art. 3, comma 3, lettera b, della legge delega 6 marzo 1992, n. 216 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 gennaio 1992, n. 5, recante autorizzazione di spesa per la perequazione del trattamento economico dei sottufficiali dell'Arma dei carabinieri in relazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 277 del 3-12 giugno 1991 e all'esecuzione di giudicati, nonché perequazione dei trattamenti economici relativi al personale delle corrispondenti categorie delle altre Forze di polizia. Delega al Governo per disciplinare i contenuti del rapporto di impiego delle Forze di polizia e del personale delle Forze armate nonché per il riordino delle relative carriere, attribuzioni e trattamenti economici), in base al quale «l'accesso a ruoli, gradi e qualifiche superiori sia riservato, fino al limite massimo del 30 per cento dei posti disponibili e mediante concorso interno, per titoli ed esami, al personale appartenente al ruolo, grado o qualifica immediatamente sottostante»; che, nel descrivere la fattispecie sottoposta al suo esame, il giudice rimettente riferisce che, per il concorso di ammissione al 9° corso presso la Scuola di Ispettori e sovrintendenti della Guardia di finanza, riservato agli appartenenti al Corpo, erano stati inizialmente banditi n. 74 posti di allievi marescialli, e che, a seguito dello svolgimento delle prove di esame, i posti distribuiti sono stati 65; 32 dei quali coperti da concorrenti appartenenti alla categoria brigadieri e vicebrigadieri e 33 da concorrenti appartenenti al ruolo appuntati e finanzieri; che, in punto di rilevanza, il giudice rimettente osserva che «i ricorrenti sono tutti brigadieri e vicebrigadieri che si sono collocati nella graduatoria finale della categoria di riferimento tra il 33° e il 61° posto», e che quindi «appare evidente la lesione prodotta alla loro posizione soggettiva dalla illegittima previsione del bando che ha, ingiustificatamente, favorito le modalità di collocamento nella graduatoria finale dei concorrenti appartenenti alla categoria degli appuntati e finanzieri»; che non è chiaro se il giudice a quo richieda a questa Corte una pronuncia ablativa, volta a rimuovere il numero 3 della lett. b) [«3) per 1/3 al personale del ruolo "appuntati e finanzieri"»] - ipotesi che però lascerebbe una disciplina incoerente, dato che la distribuzione del 30% dei posti riservati per concorso interno sarebbe precisata solo per i due terzi (assegnati per un terzo ai brigadieri capo e per un altro terzo ai brigadieri e ai vice brigadieri) - ovvero una pronuncia additiva o manipolativa tale per cui anche il terzo dei posti attualmente riservato ad appuntati e finanzieri debba essere distribuito tra brigadieri capo, brigadieri e vicebrigadieri; che, sotto tale profilo, la questione è inammissibile, perché - a prescindere dai limiti che l'intervento della Corte incontra nella discrezionalità politica del legislatore - «l'intervento richiesto dal giudice a quo resta oscuro» (sent. n. 186 del 2011) ; che, inoltre, l'eventuale declaratoria di incostituzionalità del numero 3 della lettera. b) dell'art. 35, comma 1, del d.lgs. n. 199 del 1995 determinerebbe l'impossibilità di applicare il meccanismo di compensazione dei posti rimasti eventualmente scoperti, previsto dal comma 2 dello stesso art. 35, in base al quale «I posti eventualmente rimasti scoperti per l'ammissione al concorso di cui al comma 1, lettera b) dopo la compensazione alla stessa percentuale tra le categorie di cui ai numeri 1), 2) e 3) della medesima lettera e nell'ordine medesimo, sono devoluti in favore delle procedure concorsuali di cui al comma 1, lettera a)»; che la questione è inammissibile anche sotto il profilo della carente motivazione in ordine alla rilevanza, dato che il giudice rimettente si limita a riferire qual è la collocazione in graduatoria dei ricorrenti, ma omette di spiegare in che modo la declaratoria di incostituzionalità della norma censurata porterebbe, attraverso la redistribuzione dei posti messi a concorso, a soddisfare la pretesa avanzata nel ricorso principale; che, in conclusione, la questione, per gli evidenziati profili, è manifestamente inammissibile. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .