[pronunce]

che la gestione presso la quale si effettua la ricongiunzione delle posizioni assicurative pone a carico del richiedente la somma risultante dalla differenza tra la riserva matematica, determinata in base all'art. 13 della legge n. 1338 del 1962, necessaria per la copertura assicurativa relativa al periodo utile considerato, e le somme versate dalla gestione o dalle gestioni assicurative; che la Corte dei conti - sezione giurisdizionale d'appello per la Regione Siciliana afferma che le citate disposizioni della legge n. 45 del 1990 non contengono un rinvio espresso alle tabelle di cui al d.m. del 27 gennaio 1964 e, perciò, mentre nel caso del lavoratore dipendente, pubblico o privato, che sia o sia stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza sostitutive dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti gestita dall'INPS o che abbiano dato luogo all'esclusione o all'esonero da detta assicurazione, la riserva matematica è determinata applicando le tabelle previste dal d.m. 27 gennaio 1964, nel diverso caso del lavoratore che sia stato iscritto presso forme obbligatorie di previdenza per i liberi professionisti, la riserva matematica è determinata applicando le meno favorevoli tabelle previste dal d.m. 19 febbraio 1981; che, ad avviso della rimettente, una simile diversità di trattamento contrasta con l'art. 3 della Costituzione, perché la riserva matematica è volta a determinare la copertura assicurativa relativa al periodo utile interessato dall'operazione di trasferimento dei contributi al fine della liquidazione della pensione da parte dell'ente cessionario e, pertanto, non può essere diversa a seconda della gestione di provenienza del dipendente pubblico, essendo destinata, a parità di condizioni, alla liquidazione del medesimo trattamento pensionistico da parte dello stesso ente; che, con riferimento alla rilevanza della questione, il giudice a quo deduce che, anche nel caso della ricorrente, l'INPDAP ha calcolato l'onere della ricongiunzione dei periodi assicurativi maturati presso la Cassa nazionale di previdenza architetti applicando le meno favorevoli tabelle previste dal d. m. 19 febbraio 1981 e, pertanto, mancando nell'art. 2 della legge n. 45 del 1990 il rinvio alle tabelle di cui al d.m. 27 gennaio 1964, l'appello della parte privata dovrebbe essere respinto; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto che la questione sia dichiarata manifestamente inammissibile o infondata, perché la condizione professionale degli architetti libero professionisti è diversa da quella dei lavoratori dipendenti e le differenze tra le due situazioni lavorative giustificano l'applicazione di parametri di calcolo della riserva matematica diversi per ciascuna categoria. Considerato che la Corte dei conti - sezione giurisdizionale d'appello per la Regione Siciliana dubita, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli artt. 1 e 2 della legge 5 marzo 1990, n. 45 (Norme per la ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti); che, in particolare, l'art. 1 della legge n. 45 del 1990 prevede la facoltà per il lavoratore dipendente o autonomo che abbia maturato periodi assicurativi presso casse di previdenza dei liberi professionisti di chiedere il ricongiungimento di tali periodi presso la gestione previdenziale nella quale è iscritto, mentre il successivo art. 2 disciplina le modalità della ricongiunzione delle posizioni assicurative, stabilendo, tra l'altro, che la gestione presso la quale essa si effettua pone a carico del richiedente la somma risultante dalla differenza tra la riserva matematica, «determinata in base all'articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338», necessaria per la copertura assicurativa relativa al periodo utile considerato, e le somme trasferite dalle gestioni interessate; che, ad avviso della rimettente, tali norme, nella parte in cui non prevedono che ai dipendenti pubblici con trattamento pensionistico a carico dello Stato che chiedano la ricongiunzione dei periodi di contribuzione maturati presso le forme obbligatorie di previdenza per i liberi professionisti, siano applicati, per la determinazione della riserva matematica, i coefficienti contenuti nelle tabelle di cui all'art. 13 della legge n. 1338 del 1962, approvati con il d.m. 27 gennaio 1964, violerebbero l'art. 3 Cost.; che, infatti, esse, comportando l'applicazione delle tabelle di cui al d.m. 19 febbraio 1981, sarebbero fonte di disparità di trattamento rispetto ai casi in cui la ricongiunzione riguardi periodi contributivi maturati presso gestioni previdenziali diverse da quelle dei liberi professionisti, nei quali – in virtù della costante giurisprudenza della Corte dei conti formatasi sull'art. 4 della legge 7 luglio 1980, n. 299 – la riserva matematica è determinata applicando le più favorevoli tabelle previste dal d.m. 27 gennaio 1964; che la questione relativa all'art. 1 della legge n. 45 del 1990 è manifestamente inammissibile, perché in questa norma non è rinvenibile alcuna disposizione concernente i criteri da applicare per il calcolo della riserva matematica e dunque, con tale questione, il giudice a quo sottopone a scrutinio una norma inconferente rispetto all'oggetto delle proprie censure; che la questione relativa all'art. 2 della legge n. 45 del 1990 è, invece, manifestamente infondata; che, infatti, questa Corte ha già affermato, da un lato, che l'estensione ai liberi professionisti della disciplina della ricongiunzione prevista per le altre categorie di lavoratori non è costituzionalmente imposta (sentenza n. 61 del 1999) e, dall'altro, che è legittima la previsione di diversi criteri di ripartizione dell'onere economico della ricongiunzione (sentenze n. 61 del 1999 e n. 184 del 1987) e ciò perché le differenze tra le discipline delle gestioni previdenziali delle varie categorie di lavoratori rendono eterogenee ed incomparabili le situazioni poste a raffronto; che, per la stessa ragione, non contrasta con l'art. 3 Cost. l'applicazione di diversi coefficienti di calcolo della riserva matematica a seconda della gestione di provenienza dei contributi oggetto della ricongiunzione. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 5 marzo 1990, n. 45 (Norme per la ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dalla Corte dei conti - sezione giurisdizionale d'appello per la Regione Siciliana con l'ordinanza indicata in epigrafe;