[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito dell'atto del Procuratore generale presso la Corte di cassazione 5 luglio 2019, n. 17567/92/19D, in relazione all'intercettazione da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Perugia, del 9 maggio 2019, promosso da Cosimo Maria Ferri, nella qualità di membro della Camera dei deputati, con ricorso depositato in cancelleria il 12 novembre 2019, iscritto al n. 5 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2019, fase di ammissibilità. Udito il Giudice relatore Franco Modugno nella camera di consiglio del 20 maggio 2020, svolta ai sensi del decreto della Presidente della Corte del 20 aprile 2020, punto 1), lettera a); deliberato nella camera di consiglio del 26 maggio 2020. Ritenuto che il deputato Cosimo Maria Ferri ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato - per violazione degli artt. 67 e 68, terzo comma, della Costituzione - nei confronti del Procuratore generale presso la Corte di cassazione, «nonché, per quanto occorra, [del] Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia», in relazione all'essere stato da quest'ultimo illegittimamente sottoposto, in via indiretta, a intercettazione di conversazioni, in assenza dell'autorizzazione della Camera dei deputati, richiesta dall'art. 68, terzo comma, Cost., nonché all'essere stato sottoposto, sulla base di tali intercettazioni, all'azione disciplinare esercitata dal Procuratore generale presso la Corte di cassazione; che il ricorrente premette di essere magistrato collocato fuori ruolo, in quanto in aspettativa per mandato parlamentare dal 19 marzo 2019; che, in fatto, la difesa dell'onorevole Ferri deduce che, sulla base di intercettazioni di conversazioni captate a mezzo di metodologia cosiddetta trojan dall'utenza mobile in uso al dott. L. P. (il giorno 8 maggio 2019), emergeva che quest'ultimo avrebbe partecipato ad una riunione in data 9 maggio 2019; che, nonostante in sede di intercettazione della fase preparatoria di detta riunione fosse emerso che ad essa avrebbe partecipato anche il ricorrente, deputato del Parlamento italiano, la stessa è stata oggetto di intercettazione ambientale, senza che l'autorità giudiziaria si fosse munita dell'autorizzazione di cui all'art. 68, terzo comma, Cost.; che i relativi contenuti, poi, «sono stati trascritti, "contestati e illustrati agli indagati" e trasmessi al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione», il quale, a sua volta, li ha utilizzati per formulare contestazioni disciplinari nei confronti del ricorrente; che, in punto di ammissibilità, secondo il ricorrente, il conflitto non riguarderebbe i rapporti tra autorità giudiziaria e lo specifico ramo del Parlamento presso il quale siede il soggetto nei cui confronti è stato avviato il relativo procedimento, ma si riferirebbe «alla relazione intercorrente tra autorità giudiziaria/Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione e singolo parlamentare avente lo status di magistrato in aspettativa»; che l'autorità giudiziaria avrebbe agito non a fronte del diniego dell'autorizzazione da parte della Camera dei deputati, bensì senza aver richiesto l'apposita autorizzazione, e avrebbe, in tal modo, illegittimamente provveduto alla trascrizione delle relative intercettazioni, autorizzandone, peraltro, la completa ostensione al Procuratore generale presso la Corte di cassazione, il quale ha, poi, esercitato l'azione disciplinare nei confronti del ricorrente; che, pertanto, nel caso di specie sarebbero state lese «direttamente le prerogative del singolo parlamentare», poiché non verrebbe in evidenza la lesione della prerogativa dell'insindacabilità, ex art. 68, primo comma, Cost., ma l'inviolabilità personale rispetto alla realizzazione di intercettazioni di comunicazioni e conversazioni, di cui all'art. 68, terzo comma, Cost.; che la ratio dell'immunità sancita da tale ultima disposizione sarebbe, infatti, proprio quella di proteggere le prerogative di cui il singolo parlamentare è titolare, «che verrebbero sicuramente lese dalle intercettazioni poste in essere [...] senza autorizzazione della Camera competente»; che, su tali basi, l'intercettazione si configurerebbe quale attività che «afferisce alla sfera di inviolabilità del singolo parlamentare e non dell'Assemblea nel suo complesso considerata, con la conseguenza che, per la sua tutela, deve agire direttamente il deputato o senatore illegittimamente leso nelle proprie prerogative»; che ciò differenzierebbe il caso oggi all'attenzione di questa Corte dalle ipotesi già risolte in senso negativo in materia di insindacabilità e configurerebbe una «situazione impregiudicata», rispetto alla quale, intendendo il ricorrente tutelare la propria sfera di inviolabilità personale, sarebbe configurabile la legittimazione attiva del parlamentare a sollevare conflitto uti singuli; che ciò sarebbe, peraltro, in linea con la giurisprudenza di questa Corte, la quale, nell'escludere la legittimazione del singolo parlamentare a sollevare conflitto, ex art. 68, primo comma, Cost., avrebbe riconosciuto espressamente l'astratta possibilità che, in talune situazioni, il parlamentare possa ricorrere al conflitto nei confronti dell'autorità giudiziaria (è citata l'ordinanza n. 359 del 1999); che tale orientamento - a parere del ricorrente - avrebbe «trovato recentissima conferma nell'ord. n. 17/2019», con la quale questa Corte avrebbe riconosciuto «espressamente la possibilità che, in talune situazioni, il singolo parlamentare possa rivolgersi ad essa in sede di conflitto tra poteri dello Stato»; che, del pari, sussisterebbe il presupposto oggettivo, incentrandosi il conflitto essenzialmente sulla rivendicazione dell'integrità delle attribuzioni costituzionali di cui è titolare il singolo parlamentare; che, infatti, l'azione disciplinare esercitata dal Procuratore generale presso la Corte di cassazione, sulla base di intercettazioni poste in essere senza la preventiva autorizzazione della Camera dei deputati, si porrebbe in insanabile contrasto con quanto previsto dall'art. 4 della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), il quale prevede che «[q]uando occorre eseguire nei confronti di un membro del Parlamento [...] intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni, [...] l'autorità competente richiede direttamente l'autorizzazione della Camera alla quale il soggetto appartiene»; che, conseguentemente, chiara sarebbe la menomazione della sfera di competenza costituzionalmente tutelata di cui è titolare il singolo parlamentare; che, per gli elementi già dedotti in punto di fatto, nel merito l'attività di intercettazione dell'incontro cui ha preso parte l'onorevole Ferri si configurerebbe come intercettazione indiretta, illegittima perché svolta senza la preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza;