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Am InvestCo Italy Srl, cordata formata da ArcelorMittal Italy holding (al 51 per cento), ArcelorMittal SA, la casa madre (al 34 per cento) e Marcegaglia carbon steel SpA (al 15 per cento); una seconda cordata, AcciaItalia SpA, formata da Acciaieria Arvedi (al 10 per cento), Cassa depositi e prestiti (al 27,5), Delfin (al 27,5) e gruppo Jindal (al 35 per cento). Durante lo svolgimento della gara e la valutazione delle offerte, con lettera del 10 aprile 2017, la Direzione generale per la concorrenza della Commissione europea segnalava alle autorità italiane che per una delle due offerte presentate, quella di ArcelorMittal, sarebbe stato necessario l'espletamento da parte della Commissione medesima della procedura di controllo delle concentrazioni e che ciò avrebbe comportato il possibile allungamento dei tempi della procedura di vendita anche oltre il 2017. La lettera suggeriva pertanto di tener conto, nell'ambito della valutazione dell'offerta, del possibile rischio di natura regolatoria. Ai fini di superare i rilievi della Commissione, i commissari straordinari dell'Ilva, supportati da un parere dell'Avvocatura, inoltravano ai due concorrenti una comunicazione volta ad acquisire dai medesimi la disponibilità a prorogare la validità e l'efficacia delle offerte presentate, a non modificare in ogni caso il piano industriale proposto, ove l'autorizzazione all'operazione di concentrazione di dimensione comunitaria avesse richiesto all'aggiudicatario la dismissione - come poi è avvenuto - di asset relativi ai mercati interessati e la negoziazione - a valle dell'eventuale aggiudicazione - della durata delle garanzie previste, ovviamente sino al completamento degli investimenti previsti dal piano industriale con i connessi livelli occupazionali, ove questi si collocassero temporalmente in un periodo successivo alla durata delle garanzie previste dal contratto posto a base di gara. Soltanto ArcelorMittal forniva risposta positiva a tutte le richieste di disponibilità formulate dai commissari straordinari. La procedura si concludeva con l'attribuzione dei relativi punteggi, che vado a riassumere: sul piano industriale, la cordata ArcelorMittal ottenne 25,5 punti e AcciaItalia 30; sul piano ambientale, ArcelorMittal 12 punti e AcciaItalia 15; sulle minori risorse finanziarie da reperirsi tramite finanziamenti con intervento statale, a beneficio dell'Ilva in amministrazione straordinaria, le due cordate conseguirono entrambe cinque punti; sul canone prezzo d'acquisto ArcelorMittal ottenne 50 punti e AcciaItalia 30,8, per un totale complessivo di 92,5 punti su 100 per ArcelorMittal e di 80,8 punti su 100 per la cordata AcciaItalia. Quindi, nonostante AcciaItalia avesse conseguito una valutazione migliore sia relativamente al piano industriale, che relativamente al piano ambientale, ArcelorMittal risultava vincitrice di fatto solo in ragione del parametro economico legato al canone e, più in generale, al prezzo di acquisto (1,8 miliardi di euro contro 1,2 miliardi offerti da AcciaItalia), la valutazione del quale evidentemente superava da sola la sommatoria degli altri parametri di gara. Quindi, in data 29 maggio 2017, i commissari straordinari formalizzavano al Ministero dello sviluppo economico la proposta di aggiudicazione della gara alla prima classificata ArcelorMittal. A valle dell'istanza di aggiudicazione la cordata AcciaItalia - giova forse ricordare che l'amministratore delegato di allora della cordata AcciaItalia era l'attuale amministratore delegato di ArcelorMittal Italia - presentava espressa richiesta al Ministero di riaprire la procedura di gara, indicendo una seconda fase finalizzata ad ottenere offerte migliorative mediante l'esperimento di una procedura di rilanci. Non sto qui ad enunciare la serie di atti che seguirono questa richiesta con il parere dell'Avvocatura generale dello Stato, la quale espresse l'evidenza della possibilità per i commissari di riaprire i termini per la presentazione delle offerte al ribasso, ritenendo però che l'interesse complessivo di aggiudicazione fosse preminente e quindi di non consentire questa seconda fase e di consentire invece ai commissari straordinari l'affidamento definitivo al gruppo ArcelorMittal. In data 28 giugno 2017, i commissari straordinari del gruppo Ilva ArcelorMittal sottoscrivevano quindi il contratto di affitto con obbligo di acquisto di rami d'azienda. ArcelorMittal presentava quindi, in data 5 luglio 2017, apposita domanda di autorizzazione dei nuovi interventi e di modifica del piano ambientale (elemento che recupereremo anche più avanti quando parleremo della questione della tutela legale o dell'immunità), che venivano autorizzati su proposta del Ministro dell'ambiente e del Ministero dello sviluppo economico, previa delibera del Consiglio dei ministri, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 29 settembre 2017. In data 7 maggio 2018 si concludeva anche la citata procedura antitrust con la decisione della Commissione europea che approvava, ai sensi del regolamento dell'Unione europea sulle concentrazioni, l'acquisizione dell'Ilva da parte di ArcelorMittal. Questa decisione veniva però subordinata alla realizzazione di alcuni, cosiddetti, rimedi al fine di mantenere una concorrenza effettiva sui mercati siderurgici europei, a vantaggio dei consumatori e delle imprese, tra cui nel caso specifico l'eliminazione del gruppo Marcegaglia dal consorzio acquirente e numerose cessioni a carico del gruppo ArcelorMittal, tra cui gli impianti di Piombino in Italia, ma altri impianti in Belgio, Lussemburgo, Macedonia, Repubblica Ceca e Romania. In data 10 luglio 2018 perveniva al Ministero dello sviluppo economico una lettera a firma del Presidente della Regione Puglia, indirizzata al neonominato ministro Di Maio, nominato Ministro otto giorni prima, nella quale in relazione alla procedura di cessione del gruppo Ilva alla cordata capitanata da ArcelorMittal, venivano segnalate zone d'ombra che andrebbero chiarite, cito testualmente, «al fine di accertare se effettivamente tale aggiudicazione sia avvenuta in favore della migliore offerta». Anche in questo caso riassumo per punti una vicenda nota perché più recente. Rispetto al tema dell'affidamento dell'aggiudicazione definitiva e alla necessità di accertare se tale aggiudicazione sia in effetti avvenuta in favore dell'offerta migliore, fu fatto un interpello all'Autorità nazionale anticorruzione, dove si evidenziavano alcuni elementi di criticità, facendo poi una richiesta all'Avvocatura generale dello Stato. In particolare, l'Avvocatura escludeva che un'eventuale deroga alla lettera di procedura avrebbe potuto configurare una violazione della par condicio dei partecipanti e riteneva che l'eventuale decisione di aprire a rilanci - il tema era quello - avrebbe potuto trovare ragione nella clausola 9.2 della lettera di procedura medesima, che rimetteva al commissario un ampissimo potere discrezionale sia pure finalizzato agli obiettivi pubblicistici della procedura. L'Avvocatura quindi faceva presente che, nel caso di specie, la possibilità di addivenire a un legittimo esercizio del potere di annullamento deve ancorarsi a un interesse pubblico concreto e attuale particolarmente corroborato.