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La fissazione del termine triennale per la presentazione della domanda di indennizzo stabilito dalla legge n. 210 del 1992, oltre a costituire un grave ostacolo all'ottenimento del diritto stesso, si pone in contrasto con la Costituzione laddove, nello stabilire che la domanda debba essere presentata nel termine perentorio di tre anni, prevede un'ipotesi attenuata di tutela del diritto primario alla salute. Ancora, al comma 2 dell'articolo 2 del disegno di legge, si prevede di correggere un particolare aspetto del procedimento che in questi anni ha determinato incongruenze e difficoltà applicative. Ciò attiene la previsione di un termine più ampio degli attuali trenta giorni per poter ricorrere avverso il giudizio negativo espresso dalle commissioni medico-ospedaliere, tenuto conto che il Ministero della salute impiega più di due anni per decidere sul ricorso amministrativo. Tale termine infatti, soprattutto nel periodo estivo o festivo, non è spesso sufficiente affinché i cittadini possano reperire associazioni, avvocati e medici legali per approntare un valido ricorso. L'articolo 3 del disegno di legge è diretto a escludere una prassi pregiudizievole per il danneggiato invalsa negli anni passati presso il Ministero della salute, che è consistita nel pronunciarsi sui ricorsi procedendo nel merito del provvedimento emanato dalla commissione medico-ospedaliera anche su parti non oggetto di specifica impugnativa da parte del ricorrente. Si interviene, a tal fine, sulla procedura di cui all'articolo 5 della legge n. 210 del 1992, tenuto conto in particolare del parere del Consiglio di Stato n. 5 del 9 gennaio 2012, il quale ha riconosciuto che «il Ministero ha solo il potere di valutare la fondatezza o meno delle censure rivolte dal ricorrente, limitando la propria cognizione ai punti e ai capi che sono coinvolti» e che «tenuto conto che il Ministero è privo del potere di sindacare la discrezionalità tecnica della Commissione in sede di erogazione dell'indennizzo, non si capisce come tale potere possa essergli concesso in sede di decisione del ricorso dell'interessato al di fuori dell'ambito da esso devoluto». Secondo il citato parere del Consiglio di Stato, infatti, il principio generale della corrispondenza tra chiesto e pronunciato non può in alcun modo essere posto in discussione. In definiva, con la modifica proposta si prevede che il Ministro della salute si pronunci sul ricorso con una valutazione strettamente riferita ai soli motivi proposti dal ricorrente. Allo stesso tempo, per riequilibrare gli effetti pregiudizievoli causati da tale prassi ministeriale, all'articolo 4 del disegno di legge si stabilisce che per i soggetti che hanno diritto all'indennizzo, con accertata esistenza del nesso causale tra morbo e vaccinazione e che, in sede di ricorso ministeriale, hanno subìto, in contrasto a quanto enunciato nel citato parere del Consiglio di Stato n. 5 del 2012, la modifica di voci del provvedimento di riconoscimento della patologia o del nesso causale non oggetto di esplicita impugnazione, il Ministro della salute dispone la liquidazione dell'indennizzo entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Infine, l'articolo 5 del presente disegno di legge si rende necessario per consentire la corretta valutazione del trattamento indennitario nei confronti dei cittadini colpiti da una pluralità di esiti collaterali invalidanti conseguiti alla somministrazione di un unico farmaco. Questi, colpiti più volte nell'integrità psico-fisica con menomazioni a carico del sistema nervoso centrale dell'apparato motorio, hanno ricevuto finora un indennizzo identico a quello riconosciuto a coloro che hanno subìto una sola menomazione, ad esempio a carico di un arto inferiore. La legge n. 210 del 1992 ha infatti riconosciuto il medesimo indennizzo di prima categoria sia a coloro che hanno riportato un'offesa agli arti, superiori o inferiori, sia a coloro che hanno subìto una lesione del sistema nervoso centrale e sono divenuti incapaci di intendere e di volere. Si ritiene quindi indispensabile modificare il disposto che non consente alle commissioni medico-ospedaliere di attribuire ai cittadini colpiti in modo più grave il beneficio previsto in caso di una pluralità di esiti invalidanti, se non quando tali esiti invalidanti siano derivati da una serie di patologie che hanno colpito l'organismo in tempi diversi, non immediatamente e contemporaneamente. Non appare infatti conforme ai princìpi costituzionali l'attribuzione del medesimo indennizzo a coloro che hanno subìto lesioni di diversa gravità e non appare altresì giustificabile che la contemporaneità delle lesioni conseguite alla somministrazione di una sola dose di farmaco escluda la possibilità di riconoscere il diritto a un indennizzo aggiuntivo basato sull'effettiva gravità solo perché l'effetto devastante del farmaco è stato immediato e totale e non conseguenza di una serie di malattie manifestatesi in una sequenza temporale frammentata. Numerose sentenze hanno già riconosciuto in giudizio il diritto all'indennizzo aggiuntivo per una pluralità di patologie manifestatesi immediatamente dopo la somministrazione di una sola dose di farmaco, argomentando che il mancato riconoscimento avrebbe comportato la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale per la censura della legge. A tale fine si propone di prevedere che ai soggetti danneggiati che a causa di vaccinazioni, trasfusioni o somministrazione di un unico farmaco riportano più esiti invalidanti quali effetti collaterali del trattamento sanitario, accertati dalla commissione medico-ospedaliera, sia riconosciuto, in aggiunta ai benefici previsti, un equo indennizzo aggiuntivo.. 1 (Indennizzo della lesione all'integrità psicologica dei congiunti del danneggiato) 1 All’articolo 1, comma 4, della legge 25 febbraio 1992, n. 210, dopo le parole: «di cui al comma 1;» sono inserite le seguenti: «alle persone che, in qualità di congiunti, di appartenenti allo stesso nucleo familiare o di convivente more uxorio del soggetto già indennizzato ai sensi del presente articolo, abbiano riportato una lesione all'integrità psicologica, accertata dalla competente commissione medico-ospedaliera di cui all'articolo 4, quale conseguenza della lesione provocata da trattamento sanitario praticato al congiunto indennizzato;». 2 (Termini per la presentazione delle domande di indennizzo) 1 All'articolo 3 della legge 25 febbraio 1992, n. 210, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1 . I soggetti interessati ad ottenere l'indennizzo di cui all'articolo 1, comma 1, presentano all'azienda sanitaria locale competente le relative domande, indirizzate al Ministro della salute. L'azienda sanitaria locale provvede, entro tre mesi dalla data di presentazione delle domande, all'istruttoria delle domande stesse e all'acquisizione del giudizio di cui all'articolo 4, sulla base di direttive del Ministero della salute che garantiscono il diritto alla riservatezza anche mediante opportune modalità organizzative. La domanda di indennizzo da parte dei familiari che hanno riportato una lesione all'integrità psicologica, di cui al comma 4 dell'articolo 1, è imprescrittibile»;