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le audizioni, in particolare, hanno coinvolto rappresentanti di qualificati istituti di ricerca, di fondazioni caritatevoli e di organizzazioni del Terzo settore, quali l'Istituto per la cooperazione internazionale universitaria Onlus (ICU), il Volontariato internazionale per lo sviluppo Onlus (VIS), la Perigeo Onlus, la Fondazione Giovanni Paolo II, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus e la Porte Aperte Onlus, oltre ad un giornalista ed editorialista di rilievo nazionale come Andrea Morigi, ed alla professoressa Anna Bono, ricercatrice in Storia e istituzioni dell'Africa presso la facoltà di Scienze politiche e presso il Dipartimento di culture, politica e società dell'Università di Torino; valutato che: il fondo destinato ad interventi di sostegno diretti alle popolazioni appartenenti a minoranze cristiane oggetto di persecuzioni nelle aree di crisi, di cui all'articolo 1, comma 287, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, ha consentito, in sede di prima applicazione, di finanziare progetti per il miglioramento delle condizioni di vita delle fasce più vulnerabili della popolazione irachena appartenente alla minoranza cristiano-caldea rifugiata in Libano, per l'integrazione socio-economica delle minoranze cristiane in Terra Santa attraverso la tutela del loro patrimonio artistico, gastronomico e ambientale, per il ritorno e il ripristino della coesione sociale e interreligiosa a favore della minoranza cristiana di Maalula, in Siria, per favorire il dialogo e la riconciliazione, la resilienza e la qualità di vita della popolazione in Iraq; ritenuto che: il fondo sta dimostrando tutta la sua utilità quale strumento di supporto addizionale alle risorse della cooperazione italiana allo sviluppo, anche per accendere un faro permanente sulle sofferenze di intere minoranze cristiane presenti in aree del mondo segnate da profonda instabilità, oltre che per favorire la convivenza tra comunità professanti fedi diverse e per promuovere il dialogo interreligioso; considerato altresì che: le audizioni hanno consentito di approfondire alcune situazioni di grave criticità in cui sono comprovate persecuzioni ai danni di popolazioni appartenenti alle minoranze cristiane in diverse aree di crisi del mondo; i dati raccolti nel Rapporto annuale denominato World Watch List 2021 , realizzato dalla Onlus "Porte Aperte Italia" e che fotografa la condizione delle minoranze cristiane nel mondo, segnalano come nel periodo tra ottobre 2019 a settembre 2020 oltre 340 milioni di cristiani siano stati perseguitati nel mondo, e di come 309 milioni abbiano subito persecuzioni estreme; il medesimo Rapporto segnala come in 74 dei 100 Paesi monitorati si siano raggiunti, nel periodo temporale considerato, livelli di persecuzione e di discriminazione delle minoranze cristiane definibili alti, molto alti o estremi, e di questi ben 12 - Corea del Nord, Afghanistan, Somalia, Libia, Pakistan, Eritrea, Yemen, Iran, Nigeria, India, Iraq e Siria - abbiano raggiunto il livello più elevato di gravità; anche i dati del Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo della Onlus "Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS)" evidenziano come in almeno 62 Paesi del mondo fra il 2018 e il 2020 siano state registrate gravi violazioni della libertà religiosa a danno di gruppi minoritari cristiani; espresso l'auspicio che: il nostro Paese possa continuare a sostenere attivamente le attività di monitoraggio e i programmi di sensibilizzazione dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) sul rispetto del diritto di libertà di religione e di credo nel territorio dei 57 Stati partecipanti all'Organizzazione regionale; ribadito che: la difesa della libertà di religione e credo e la tutela degli appartenenti a minoranze religiose, ovunque nel mondo, rappresentano un principio irrinunciabile per l'Italia e costituiscono una priorità della politica estera italiana nell'ambito della tutela dei diritti umani fondamentali; l'adesione ai principi della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone appartenenti alle minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche del 1992 continua a rappresentare un caposaldo irrinunciabile dell'azione di condotta della politica estera italiana; l'applicazione degli orientamenti dell'Unione europea in materia di libertà di religione o di credo continua ad essere una priorità chiave dell'azione esterna dell'Unione; impegna il Governo: a moltiplicare gli sforzi diplomatici per favorire, a tutti i livelli, una piena consapevolezza circa la gravità della condizione in cui versano molte persone appartenenti a minoranze religiose nel mondo, inclusi milioni di cristiani e per l'adozione di misure volte ad impedire discriminazioni, soprusi e limitazioni dei diritti di libertà religiosa nei confronti delle persone appartenenti a tali minoranze; a promuovere e a sostenere, nelle sedi europee e internazionali, ogni iniziativa utile ad assicurare forme tangibili di protezione e tutela dei cristiani perseguitati per motivi religiosi, e a rafforzare la collaborazione con i principali attori regionali e le autorità locali, a tutela della libertà di religione o di credo, anche al fine di scongiurare il perpetrarsi di ulteriori violenze nei confronti delle persone appartenenti alle minoranze religiose oggetto di persecuzioni in ragione della loro fede; a promuovere nelle competenti sedi internazionali, di concerto con i partner dell'Unione europea, iniziative volte a rafforzare il rispetto del principio di libertà di religione o di credo, la tutela delle minoranze religiose, la lotta contro ogni forma di discriminazione su base religiosa, incluso contro le persone di fede cristiana, e il monitoraggio delle violazioni; a promuovere ogni azione, a livello europeo, internazionale e nei rapporti bilaterali, volta a riconoscere la persecuzione nei confronti delle minoranze cristiane come una questione da condannare e contrastare con ogni mezzo; ad inserire il tema del rispetto della libertà di religione o credo nell'agenda degli incontri internazionali tra i membri del Governo italiano e i Governi dei Paesi in cui tale diritto non sia pienamente garantito o ove si siano verificate forme di persecuzione e di violenza a motivo di appartenenza religiosa, ed in particolare nei confronti delle minoranze cristiane; a sostenere le misure di protezione ai cristiani perseguitati per motivi religiosi, in coerenza con le deliberazioni delle Nazioni Unite e con la normativa italiana sul diritto di asilo e sulla protezione internazionale.