[resaula]

in base a tale regolamento, i criteri per stabilire la responsabilità dell'esame di una domanda di protezione internazionale sono, nell'ordine, considerazioni di natura familiare, il possesso recente di un visto o permesso di soggiorno in uno Stato membro, l'ingresso regolare o irregolare del richiedente nell'Unione europea, o, altrimenti, è competente il primo Stato membro nel quale la domanda è presentata; in particolare, poi, qualora sia accertato che il richiedente abbia varcato illegalmente, in provenienza da un Paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, è questo Stato, quello di "primo approdo", ad essere competente per l'esame della domanda di protezione internazionale; di fatto, è quest'ultimo il criterio più applicato: è il Paese di arrivo il responsabile della domanda; la proposta avanzata dalla Commissione nel 2016 di rifusione del regolamento Dublino III era finalizzata in particolare ad istituire un nuovo sistema di distribuzione delle domande di asilo basato sulla solidarietà fra gli Stati membri e che fosse più equo, più efficiente e più sostenibile, prevedendo un meccanismo di assegnazione correttivo, il "meccanismo di equità", in base al quale nel caso in cui uno Stato membro si trovasse ad affrontare un afflusso sproporzionato di migranti, i nuovi richiedenti protezione internazionale dovrebbero essere ricollocati in altri Stati membri; gli Stati che avessero deciso di non partecipare al ricollocamento avrebbero dovuto versare un "contributo di solidarietà"; la proposta della Commissione prevedeva altri elementi complessivamente migliorativi: un meccanismo di valutazione degli sforzi di reinsediamento; un sistema più efficiente per l'esecuzione dei trasferimenti fra gli Stati membri; obblighi giuridici più chiari per i richiedenti protezione internazionale; maggiori garanzie per i minori non accompagnati e l'ampliamento della definizione di "familiari"; nel novembre 2017, poi, il Parlamento europeo si era espresso sulla proposta della Commissione, con una maggioranza trasversale e molto ampia, prospettando ulteriori miglioramenti: il superamento del criterio del "primo approdo"; un sistema obbligatorio di ricollocazione, da applicare indipendentemente dalla pressione migratoria; la ripartizione dei richiedenti protezione fra tutti gli Stati membri in maniera automatica; inoltre, per gli Stati membri non disponibili ad accogliere la propria quota di richiedenti asilo, limiti all'accesso ai fondi dell'Unione e all'uso dei fondi per i rimpatri; nel Consiglio europeo del giugno 2018 si sarebbe dovuto affrontare a livello di capi di Stato e di Governo il tema della revisione del regolamento, seppure su una bozza di lavoro, quella presentata dalla Bulgaria che presiedeva il Consiglio europeo, ben meno avanzata sia della proposta della Commissione che di quella del Parlamento europeo, quasi peggiorativa rispetto all'attuale, soprattutto per i Paesi di primo approdo come Italia, Grecia e Spagna; considerato altresì che: per una svolta sulle politiche migratorie, l'Italia ha bisogno di una profonda revisione del regolamento di Dublino e contemporaneamente di solidi accordi con i Paesi del Nord Africa; in tale senso si erano conseguentemente mossi i Governi della XVII Legislatura, al fine di garantire che nella revisione del regolamento di Dublino fosse superato il suo principio cardine, che fa ricadere sul Paese di primo approdo la responsabilità di gestire i richiedenti asilo, di fatto scaricando il peso dei flussi sulle spalle dei Paesi maggiormente esposti alle rotte del Mediterraneo, come Spagna, Grecia, e la stessa Italia; essenziale inoltre, ed assolutamente prioritario per il nostro Paese, per l'elaborazione e l'attuazione di ogni strategia relativa alla gestione degli arrivi, il riconoscimento che la questione delle migrazioni è una questione europea e non riconducibile alla responsabilità di singoli Paesi; da ciò la necessità di garantire strutturalmente il ricollocamento solidale dei migranti che giungono nell'Unione; la rinegoziazione, ferma come si è visto nella fase di Consiglio europeo, per tutelare il nostro Paese, deve passare necessariamente da una politica di accordi e alleanze con quei Paesi dell'Unione che fronteggiano i nostri medesimi problemi, il gruppo dei "Paesi del Mediterraneo" (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro, un gruppo di Paesi che rappresentano un quarto della membership europea e contribuiscono al 41 per cento del budget della UE), scelta strategicamente importante per contrastare il gruppo dei "Paesi di Visegrad" che rifiutano l'applicazione del sistema di redistribuzione e delle quote europee per i rifugiati sostanzialmente sfavorendo l'interesse italiano; per queste ragioni appare incomprensibile e contraria all'obiettivo di una strategia europea condivisa la ricerca da parte del Governo italiano di una controproducente alleanza proprio con i Paesi del gruppo di Visegrad, con l'Ungheria di Orban che finora non ha accolto neanche un richiedente asilo, così come la Polonia, mentre la Repubblica Ceca resta su numeri assolutamente insufficienti; nel Consiglio europeo di giugno 2018, in particolare, l'introduzione del concetto di volontarietà, accettato dal Presidente del Consiglio dei ministri Conte e sostenuto irresponsabilmente dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Moavero Milanesi, ha rappresentato un deciso passo indietro rispetto ai progressi che si erano fatti dal 2016 e che, su iniziativa dei Governi della XVII Legislatura, favorivano la redistribuzione dei migranti richiedenti asilo in applicazione del principio di solidarietà esplicitamente riconosciuto dai trattati in materia di asilo e immigrazione; l'azione del Governo italiano nel corso dei Consigli europei tenutisi nell'ultimo semestre, dunque, è stato assolutamente contrario alle esigenze dell'Italia, che con un'avanzata riforma del regolamento di Dublino avrebbe visto, assieme ad una compiuta politica europea in materia di migrazione, realizzarsi automaticamente e strutturalmente la ricollocazione dei migranti, senza dover giungere né allo scontro frontale con gli alleati europei e in particolare con quei Paesi che con l'Italia condividono problematiche ed interessi comuni in materia di gestione dei flussi migratori, né, soprattutto, a quelle politiche sconsiderate ed inumane nei confronti dei migranti che contrastano con i nostri principi fondamentali, con le norme del nostro ordinamento e con i trattati internazionali sottoscritti dall'Italia, impegna il Governo: 1) a sostenere in ogni sede istituzionale europea, a partire dal Consiglio europeo, le modifiche alle norme del regolamento di Dublino, sulla base della proposta approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo, la quale è fondata sulla redistribuzione permanente e strutturale dei richiedenti asilo e introduce dunque il principio della responsabilità condivisa e solidale, prevedendo (nel rispetto di quanto sancito dall'articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea) che l'onere di procedere all'esame delle domande di asilo non gravi solo ed esclusivamente sul Paese di primo ingresso, ma riguardi tutti gli Stati membri dell'Unione, sulla base di criteri oggettivi calcolati in relazione al PIL e alla popolazione, stabilendo altresì un meccanismo sanzionatorio, già proposto dall'Italia nel 2016 e fondato su limitazioni all'accesso ai fondi UE per i Paesi che rifiutino di rispettare tale programma;