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Non parliamo poi di quella modifica all'articolo 10, forse il più significativo per la ripresa economica del Paese, più volte citato questa mattina in Assemblea, che riguarda le norme edilizie e che nella notte è stato modificato, accogliendo un emendamento di Liberi e Uguali che lo ha stravolto completamente, complicando quanto poteva essere invece semplificato - forse il testo base era migliore del testo emendato - impedendo oggi, con la scusa del Covid-19, anche quel dibattito pubblico preventivo sulle grandi opere che avrebbe dovuto essere la stella polare della partecipazione. Invece «non parlate al conducente»: è questo il leit motiv, ma così è facile. Mancano poi le disposizioni che semplifichino la vita alle piccole e medie imprese in materia di gestione dei rifiuti e degli scarichi e di autorizzazione integrata ambientale. Mancano gli incentivi per gli investimenti che mirino alla transizione ecologica, che tra l'altro oggi sarebbero particolarmente importanti per sostenere le nostre imprese nell'uscita dalla pandemia. Non ci sono, come al solito - ma questo ormai non ci stupisce più - semplificazioni sulla disciplina dell' end of waste , mentre, per favorire e rendere più vantaggioso il riciclo rispetto allo smaltimento, l'economia circolare dovrebbe essere semplificata nel rilascio dei suoi titoli abilitativi. Manca davvero, in buona sostanza, il propulsore alla spinta per la rinascita del Paese, che avrebbe potuto portare alla madre di ogni semplificazione della vita dei cittadini: il taglio delle tasse. (Applausi) ; tasse che ancora oggi soffocano imprese e professionisti, impedendo loro di investire nel bene più prezioso: il lavoro. E a farne le spese ovviamente è il Paese. Devo dire che, se davvero la libertà è partecipazione, siamo messi proprio male. La vera semplificazione è una sola: andate a casa, lasciate libero il Paese di essere governato da qualcuno che possieda reale competenza e sincera capacità di ascolto. (Applausi. Commenti) . È così semplice: si va a casa. Semplifichiamo la vita alle persone. Lasciamo libero questo Paese di essere governato da qualcuno che possieda reale competenza - ripeto - e sincera capacità di ascolto; qualcuno che, prima di arrivare a occupare i banchi del Parlamento, si sia minimamente formato in un ambito qualsiasi e abbia fatto qualche esperienza concreta, anche solo l'amministratore locale per un mandato. Questa sarebbe la vera riforma. Penso anche al taglio del numero dei parlamentari. Io vorrei prediligere la qualità alla quantità, perché questo è il vero problema del Paese, la qualità non la quantità, perché i tagli chirurgici non portano necessariamente a tagliare la parte corretta: a volte si taglia quello che non si dovrebbe tagliare. In tal modo si eviterebbe di aggiungere presunzione alla mancanza di conoscenza e si eviterebbero uscite come quella di ieri del ministro De Micheli che, citando la nostra capogruppo Bernini, è riuscita nella titanica impresa di superare persino l'ex ministro Toninelli, dichiarando di voler istituire una commissione speciale per collegare Sicilia e Calabria con le piste ciclabili. What else ? (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Corti. Ne ha facoltà. CORTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in primis vorrei ringraziare i senatori del Gruppo Lega che in queste lunghe settimane, soprattutto nelle Commissioni congiunte 1 a e 8 a , si sono alternati giorno e notte per portare a casa dei risultati concreti. Con determinazione e perseveranza, infatti, ci si è alternati portando avanti quelle semplici richieste che vengono dal basso, riportate da imprenditori, partite IVA e lavoratori. Siamo riusciti a presentare quelle centinaia di emendamenti per il bene comune che abbiamo sottoposto alla maggioranza. Quando parliamo del decreto semplificazioni possiamo dire per fortuna che, con soddisfazione, un certo numero di emendamenti della Lega è stato accolto, anche se con un confronto molto serrato in cui sono prevalsi il buon senso e la logica. Quando parliamo di decreto semplificazioni, infatti, dobbiamo ricordare che l'indice DESI ci relega al quartultimo posto nell'Unione europea per arretratezza digitale, con una perdita stimata dal Politecnico di Milano di 25 miliardi annui, prendendo come metro di paragone un Paese equivalente al nostro come popolazione ed estensione del territorio. Quindi, dopo aver espresso una punta di soddisfazione e un ringraziamento, voglio anche esprimere, purtroppo, qualche rammarico per il mancato accoglimento immediato di altri emendamenti che, a costo zero e addirittura con risparmio di risorse pubbliche, avrebbero ulteriormente semplificato la burocrazia - ad esempio - degli uffici comunali. Credo, visto che ne abbiamo dibattuto, che ormai tutti conoscano l'esempio delle stampanti ad aghi che vengono ancora oggi utilizzate per stampare i certificati di morte dei cittadini, quasi una persecuzione post mortem dei nostri cittadini e contribuenti. Le stampanti ad aghi richiedono una grande manutenzione e l'utilizzo di un formato di carta A3+ che è addirittura obsoleto. Inoltre, i certificati devono essere stampati in duplice copia. Per chi ha avuto occasione di usarle, le stampanti ad aghi sono quelle che devi attendere perché la stampa sembra quasi essere il parto della stampante. Questi certificati - stampati addirittura in duplice copia - sono conservati nella prefettura competente e ormai gli archivi sono pieni. Se parliamo di digitalizzazione, il nostro emendamento avrebbe dovuto essere accolto immediatamente perché, quando si parla di bene comune, ci si aspetta che un emendamento possa essere recepito, magari modificato in un testo 2, e immediatamente fatto proprio dalla maggioranza. Ebbene, questo al momento ci è stato negato. Ci è stato chiesto di trasformarlo in un ordine del giorno e, quindi, siamo in attesa della digitalizzazione anche per i certificati di morte, sperando che il risparmio di circa mille euro a stampante per i nostri circa 8.000 Comuni, che crea sempre dei problemi, si possa verificare velocemente. Parliamo, infatti, di decine di milioni di euro, oltre che di velocità, trasmissione digitale del certificato di morte e di archiviazione digitale di questi documenti. Un altro emendamento che mi sta particolarmente a cuore, e che non avrebbe fatto solo risparmiare dei soldi ma addirittura ne avrebbe portati nelle casse dello Stato, è quello inerente alle targhe per i veicoli storici. Quante centinaia di migliaia di appassionati di veicoli storici ci sono in Italia che investono i loro risparmi nel restauro e nella conservazione di detti veicoli e poi si trovano a dover apporre una targa nuova, che è veramente uno scempio su di essi? Ebbene, abbiamo presentato un emendamento di bene comune stimando delle entrate notevoli per lo Stato, visto che abbiamo a disposizione targhe che esprimono il patrimonio culturale storico dei nostri veicoli (le vecchie targhe delle Province con la sigla arancione, i loro caratteri alfanumerici che fanno la bellezza di queste auto e moto). Ebbene, ci è stato chiesto ancora una volta di trasformarlo in un ordine del giorno e così abbiamo fatto. Attenzione, però: noi siamo venuti incontro alla maggioranza.