[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito della “lettera di intenti” sottoscritta il 31 marzo 1999 dalla Regione Veneto e dal Ministero degli affari esteri, commercio internazionale e culto della Repubblica Argentina, in assenza di preventivo assenso del Governo, promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri notificato il 7 luglio 1999, depositato in Cancelleria il 15 successivo ed iscritto al n. 21 del registro conflitti 1999. Visto l'atto di costituzione della Regione Veneto; udito nell'udienza pubblica del 5 novembre 2002 il Giudice relatore Fernanda Contri; uditi l'avvocato dello Stato Ignazio F. Caramazza per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Mario Bertolissi e Luigi Manzi per la Regione Veneto.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto - Con ricorso regolarmente notificato e depositato, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della Regione Veneto, in relazione alla “lettera di intenti” sottoscritta a Venezia il 31 marzo 1999 dal Presidente della Regione Veneto e dal Ministro degli affari esteri, commercio internazionale e culto della Repubblica Argentina, “in mancanza del preventivo assenso del Governo e comunque in violazione della competenza dello Stato in materia di politica estera, con riferimento all'art. 4 del d.P.R. 24 luglio 1977 n. 616”, nonché in contrasto con il principio di leale cooperazione. Il ricorrente chiede a questa Corte di dichiarare che non spetta alla Regione Veneto il potere di stipulare l'atto censurato e, conseguentemente, l'annullamento dello stesso. Con la lettera di intenti all'origine del presente conflitto, le parti contraenti hanno convenuto di “promuovere, nell'osservanza dei rispettivi ordinamenti giuridici, l'adozione dei provvedimenti necessari a sviluppare la collaborazione istituzionale, economica e culturale tra la Regione del Veneto e la Repubblica Argentina, favorendo attività di interscambio nei settori culturale, economico e sociale”, prevedendo di favorire la realizzazione di una serie di attività e iniziative (tra l'altro: apertura di una “Casa del Veneto” nella Repubblica Argentina, destinata ad offrire servizi alle imprese venete; “interesse al progetto di cooperazione economica internazionale 'Mercosur-Unione Europea. Programma di cooperazione per lo sviluppo dei distretti industriali', finalizzato alla crescita dei distretti industriali del Mercosur giovandosi del know-how dell'imprenditoria veneta, simbolo del sistema di sviluppo del Nord-Est italiano”; sviluppo di rapporti di cooperazione “finalizzati ad illustrare ed implementare le reciproche opportunità commerciali e di investimento”; “attivazione di corsi formativi destinati a sviluppare la professionalità degli operatori del settore socio-sanitario e delle piccole e medie imprese”; iniziative in materia culturale; partecipazione degli enti fieristici veneti a manifestazioni fieristiche in Argentina). Ad avviso del Presidente del Consiglio, che richiama la giurisprudenza di questa Corte (sentenze n. 179 del 1997; n. 472 del 1992; n. 425 del 1995; n. 343 del 1996; n. 332 del 1998), la lesione delle attribuzioni statali deriverebbe innanzi tutto dalla mancata comunicazione preventiva al Governo dell'iniziativa intrapresa, imposta anche dal principio di leale cooperazione e “finalizzata alla verifica della conformità delle iniziative regionali con gli indirizzi politici generali dello Stato (non solo, quindi, con quelli di politica estera) e della riconducibilità delle stesse nell'ambito della competenza regionale”. Nel ricorso si lamenta poi che “la stipulazione del Protocollo è avvenuta fra enti non omologhi, arrogandosi la Regione il ruolo proprio dello Stato nei rapporti con l'Argentina”, e che le materie oggetto della lettera di intenti - “atteso che l'accordo mira ad instaurare tra Regione Veneto e Repubblica Argentina una vera e propria collaborazione sul piano, tra l'altro, istituzionale ed economico” - rientrerebbero nella sfera di competenza statale, piuttosto che in quella della Regione. 2. - Nel giudizio davanti a questa Corte, si è costituita la Regione Veneto per chiedere che il ricorso del Presidente del Consiglio sia dichiarato infondato. La Regione premette anzitutto che, con la lettera di intenti, qualificabile “attività di mero rilievo internazionale”, essa “non si è ... impegnata all'adozione di determinati atti, ma ha previsto la promozione di essi, evidentemente presso gli organi di volta in volta competenti, i quali rimangono liberi di determinarsi come credono”. Il testo sottoscritto, inoltre, da un lato, precisa che la stessa promozione dei provvedimenti atti a favorire la collaborazione deve essere attuata “nell'osservanza dei rispettivi ordinamenti giuridici”; dall'altro, stabilisce che la definizione delle iniziative e delle attività da realizzare deve avvenire “d'intesa con le competenti autorità di governo”. La difesa della Regione replica ulteriormente alle diverse doglianze avanzate nel ricorso contestando l'assunto che limita l'attività di rilievo internazionale delle regioni ai rapporti con enti territoriali “omologhi” ed affermando che la censurata lettera di intenti investe settori di sicura pertinenza regionale (fiere e mercati, commercio, artigianato, assistenza sanitaria e ospedaliera, istruzione artigiana e professionale, musei e biblioteche); d'altro canto, aggiunge la Regione, l'attività di mero rilievo internazionale non deve essere specificamente ricondotta alle materie di competenza legislativa e amministrativa, “quanto piuttosto alla posizione costituzionale della Regione quale ente esponenziale dell'insieme degli interessi della comunità locale”. In merito alla doglianza relativa all'omessa comunicazione preventiva al Governo, al fine di ottenerne l'assenso, la resistente osserva che la materia risulta disciplinata dall'art. 2, comma 2, del d.P.R. 31 marzo 1994 (Atto di indirizzo e coordinamento in materia di attività all'estero delle regioni e delle province autonome), adottato sulla base dell'art. 4, secondo comma, del d.P.R. n. 616 del 1977, il quale, peraltro, sottolinea la Regione, disciplina la diversa fattispecie delle attività promozionali all'estero delle regioni, relative alle materie di loro competenza. Senonché, ad avviso della Regione, l'espressa abrogazione, ad opera dell'art. 8, comma 5, lettera b), della legge 15 marzo 1997, n. 59, del citato secondo comma dell'art. 4 del d.P.R. n. 616 del 1977, invocato dal ricorrente, avrebbe determinato il venir meno dell'atto di indirizzo e coordinamento del 1994. D'altro canto, afferma la difesa della Regione, l'obbligo di previa comunicazione per ottenere l'assenso governativo allo svolgimento di attività di rilievo internazionale non deriva necessariamente dal principio costituzionale di leale cooperazione, specie in séguito all'abrogazione, nel 1997, della previsione legislativa che imponeva la previa intesa per le attività promozionali all'estero delle regioni, pacificamente ritenute più impegnative delle attività regionali di mero rilievo internazionale.