[pronunce]

3.1.- In relazione al quadro normativo di riferimento, ISAB srl sostiene che l'art. 6 del d.l. n. 2 del 2023, come convertito, andrebbe letto in stretta connessione con l'art. 1 del d.l. n. 187 del 2022, come convertito, che ha fatto obbligo alle imprese che gestiscono a qualunque titolo impianti e infrastrutture di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nel settore della raffinazione di idrocarburi di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, nonché il mantenimento, la sicurezza e l'operatività delle reti e degli impianti. La definizione di «impianto» o «stabilimento di interesse strategico nazionale» sarebbe poi fornita dall'art. 1 del d.l. n. 207 del 2012, come convertito. Tale disposizione ha previsto la possibilità, per il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di autorizzare, in sede di riesame dell'AIA, la prosecuzione dell'attività produttiva degli impianti e stabilimenti in parola per un periodo di tempo non superiore a trentasei mesi, a condizione che vengano adempiute le prescrizioni contenute nel provvedimento di riesame; e ciò anche in presenza di provvedimenti giudiziari di sequestro. Disciplina, questa, giudicata compatibile con la Costituzione dalla sentenza n. 85 del 2013. Il d.l. n. 2 del 2023, come convertito, si porrebbe in continuità con il d.l. n. 207 del 2012, come convertito, colmandone una lacuna, e in particolare regolando la prosecuzione dell'attività degli impianti di interesse strategico nazionale in presenza di un provvedimento di sequestro e in pendenza della conclusione del procedimento di riesame dell'AIA, in modo conforme ai principi espressi da questa Corte nelle sentenze n. 85 del 2013 e n. 58 del 2018. Il legislatore sarebbe ora intervenuto con «una scelta, discrezionale e di natura politica, coerente con le ragioni della prevedibilità e della ragionevolezza», affidando il bilanciamento degli interessi costituzionalmente rilevanti «ad un procedimento amministrativo, tecnico, che individui misure immediate da porsi a tutela degli interessi coinvolti nell'ambito della dichiarazione di un impianto di interesse strategico nazionale». Dunque ai sensi dell'art. 104-bis, comma 1-bis.1, norme att. cod. proc. pen. , come introdotto dal d.l. n. 2 del 2023, come convertito, l'autorizzazione alla prosecuzione dell'attività «è senz'altro data se (e solo se), nell'ambito della procedura di riconoscimento dell'interesse strategico nazionale, sono state adottate» misure «immediate e tempestive atte a rimuovere prontamente la situazione di pericolo per l'incolumità dei lavoratori [...] o, in ogni caso [per la] salute pubblica» «da parte dell'autorità amministrativa, alla quale viene demandato il predetto bilanciamento». 3.2.- Tanto premesso, ISAB srl eccepisce l'inammissibilità delle questioni. 3.2.1.- Esse sarebbero anzitutto irrilevanti: l'AIA rilasciata l'11 luglio 2022 al depuratore di IAS spa, benché inizialmente sospesa, sarebbe, a decorrere dal 27 marzo 2023, «pienamente valida ed efficace», tanto che il d.interm. 12 settembre 2023 avrebbe stabilito la continuazione dell'attività del depuratore «nel rispetto delle autorizzazioni ambientali regionali», designando il Presidente della Regione Siciliana quale soggetto preposto al coordinamento degli interventi finalizzati al funzionamento, alla progettazione e alla realizzazione delle opere necessarie ad ottemperare alle prescrizioni dell'AIA e a quelle eventualmente imposte in sede di riesame. La Regione Siciliana avrebbe altresì nominato, il 14 febbraio 2024, un «Commissario per l'attuazione dell'AIA». In questo quadro, sarebbe irrilevante il dubbio di costituzionalità circa la sussistenza dell'obbligo del giudice di autorizzare la prosecuzione dell'attività dell'impianto di depurazione, non essendo necessaria alcuna autorizzazione, atteso che lo stesso decreto interministeriale già prevedrebbe che tale attività prosegua e che i grandi utenti industriali possano continuare a ivi conferire i propri reflui. 3.2.2.- Le doglianze del rimettente si appunterebbero poi precipuamente sul d.P.C.m. 3 febbraio 2023 e sul d.interm. 12 settembre 2023, ossia su atti non sindacabili nel giudizio di legittimità costituzionale. 3.2.3.- Le questioni non raggiungerebbero, infine, la «soglia minima di chiarezza», non comprendendosi per quale motivo una norma di legge - unico atto scrutinabile da questa Corte - che «si limita a prevedere che al ricorrere di determinate e precise condizioni [...] il Giudice autorizzi la prosecuzione dell'attività» possa ledere i parametri costituzionali evocati nell'ordinanza di rimessione. 3.3.- Nel merito, le questioni sarebbero manifestamente infondate. 3.3.1.- Alla luce delle sentenze n. 85 del 2013 e n. 58 del 2018 di questa Corte, in fattispecie come quella in esame sarebbe «del tutto appropriato ridurre i poteri del GIP e dare spazio ai qualificati interventi dell'Autorità amministrativa». Il sequestro preventivo sarebbe funzionale non all'accertamento di un fatto di reato, ma alla neutralizzazione del rischio dell'aggravamento delle sue conseguenze o della commissione di altri reati. La misura cautelare, dunque, guarderebbe «all'oggi e al futuro», e involgerebbe, in casi di particolare complessità, valutazioni di natura tecnico-scientifica, da demandarsi a «istituzioni che possano assumersi la responsabilità, in senso ampio politica, di autorizzare o meno attività che potrebbero essere, ma non si sa se siano, effettivamente ed in che misura, pericolose». Il sequestro sarebbe inoltre disposto sulla base del mero fumus criminis, ossia di uno standard probatorio ben distante da quello richiesto per l'affermazione della responsabilità penale, e comunque inferiore a quello necessario per l'adozione di misure cautelari personali. Sarebbe dunque del tutto ragionevole prevedere «condizioni e limiti» all'adozione del sequestro «in ottica precauzionale», affidando all'autorità amministrativa «la gestione degli interessi in gioco e di situazioni che seguano alla commissione di un reato». Si tratterebbe di un approccio già sperimentato con il d.l. n. 207 del 2012, come convertito, e avallato da questa Corte nella sentenza n. 85 del 2013, poi ripreso dall'attuale formulazione dell'art. 104-bis, comma 1-bis.1 norme att. cod. proc. pen. L'affidamento del bilanciamento all'autorità amministrativa - e non invece allo «stesso imprenditore privato» - differenzierebbe inoltre la fattispecie in esame da quella oggetto della sentenza n. 58 del 2018 di questa Corte. La piena conformità ai precetti costituzionali della disciplina censurata emergerebbe plasticamente nel caso di specie: