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tutti gli italiani si stavano interessando a questo problema parallelamente ai problemi legati alla crisi del Governo e, il giorno prima della riunione dell'esecutivo CIO, finalmente il nostro Governo è riuscito ad emanare il provvedimento che ha sanato il vulnus e ha di fatto restituito al CONI l'autonomia che era stata lesa dai precedenti provvedimenti. L'enfasi che ha caratterizzato le fasi di incubazione e di sviluppo del provvedimento è stata sorprendente, perché ci ha dato la misura di quanto la materia sportiva potesse essere oggetto di attenzione nel nostro Paese. Tutti i telegiornali nazionali hanno aperto le edizioni dei loro notiziari riportando la notizia della caduta del Governo Conte in parallelo a quella dell'emanazione del decreto salva CONI: i nostri atleti erano salvi. C'è stata un'attenzione mediatica senza precedenti. Non intendo soffermarmi sulle modalità attraverso le quali il CIO avrebbe potuto sanzionare, né tantomeno intendo soffermarmi sugli aspetti di democraticità del CIO e dei suoi comportamenti. Non è questo il punto, non è questo il momento; ci saranno altri momenti per poterlo fare. Intendo, però, sottolineare come l'elevatissima sensibilità che si è manifestata in quei giorni poteva essere propedeutica a uno sviluppo del ragionamento relativo alla conversione in legge di questo decreto che andasse in un'altra direzione. Abbiamo visto con piacere l'aumento del tasso di sportività, che pensavamo fosse in qualche modo coniugabile con il successivo sviluppo in Commissione e in Aula del provvedimento. E invece, di fatto, tradendo tutte le aspettative dei milioni di praticanti, questo strumento, che poteva essere un volano - come ho detto poco fa - per rimettere in moto dei meccanismi di discussione sull'ordinamento sportivo, non è stato minimamente preso in considerazione come tale: è stato considerato in maniera veramente triste, come un punto di arrivo piuttosto che di partenza; un punto d'arrivo peraltro fastidioso, perché - come abbiamo visto - la maggioranza non si è messa d'accordo, non ha trovato il modo per risolvere le contraddizioni emerse al proprio interno. Come ha detto giustamente il presidente La Russa, si è deciso di non decidere. Si è deciso non solo di non decidere sul merito del provvedimento, ma anche di non farlo in un momento fondamentale della vita dello sport nel nostro Paese, non andando a individuare il titolare della materia. E oggi, per l'ennesima volta, ci troviamo a discutere purtroppo in totale mancanza di interlocuzione. Quale significato politico dare a quello che sta accadendo nei confronti di questa materia che tutti quanti noi amiamo, almeno a parole? Non lo so. Spero che il Governo, prima o poi, possa darci una risposta. Noi, come opposizione, non possiamo fare altro che vigilare e cercare di aumentare l'attenzione, cercando però non solo di aumentarla, ma possibilmente anche di risolvere i problemi che ad essa devono corrispondere. Questo aspetto, legato all'interesse di milioni di praticanti e di centinaia di migliaia di operatori - come è stato richiamato benissimo ieri da Giorgia Meloni alla Camera dei deputati - che dovrebbe in qualche modo portare a risolvere in maniera più incisiva le dinamiche del mondo dello sport che tutti quanti noi, almeno a parole, amiamo, anche oggi invece registra l'ennesima occasione persa. Si pensava che attraverso questo provvedimento si potesse restituire dignità a un intero comparto - come io l'ho definito - un punto di partenza. Si pensava altresì che tale strumento dovesse essere il più adeguato per ripartire da una piattaforma di discussione che andasse a mettere ordine tra le grandi contraddizioni interne al comparto sportivo italiano. Si poteva e si doveva andare in questa direzione, ma non è stato possibile. È diventato invece - come ho detto prima - un punto di arrivo che ha sintetizzato tutte le problematiche dello sport italiano nella seppur importante partecipazione alle Olimpiadi. Lo sport però non può e non deve essere soltanto Olimpiadi. È fondamentale per la nostra Nazione costruire una cultura sportiva diversa, e avevamo l'opportunità per poter iniziare a porre le basi per un ragionamento che andasse in una direzione diversa. Come si dice in tutte le salse - sta diventando un tormentone - sia gli operatori del mondo dello sport che noi politici non abbiamo saputo dare concretezza alle seguenti affermazioni: lo sport come sano e corretto stile di vita, lo sport come elevazione degli aspetti infrastrutturali e occupazionali economici anche del Paese; tutta una serie di considerazioni che affermiamo in tutte le salse, ma che di fatto non sono riuscite a trovare una collocazione in termini di efficacia all'interno di questo e altri provvedimenti. Lo sport meritava una dignità diversa, e non la mortificazione che abbiamo vissuto oggi, perché lo sport è salute - come diciamo in tutte le salse - e merita rispetto. E noi di Fratelli d'Italia faremo del tutto affinché possa essere riconosciuta allo sport la dignità che merita, ma soprattutto il rispetto che si deve a una materia così importante. (Applausi). RAMPI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, signori del Governo, il tema dello sport è uno dei temi costitutivi della natura umana. Gli antropologi ci dicono che è la sublimazione della caccia e della guerra, qualcosa che in qualche modo incarna la natura della modernità. È chiaro che un tema come questo meriterebbe molto di più di un decreto-legge. Questo però è uno dei pochi casi in cui forse il carattere di urgenza del decreto-legge è assolutamente evidente a tutti e incontestabile. Oggi tutte le forze politiche hanno riconosciuto la necessità di procedere celermente alla votazione del provvedimento ed è per tale ragione che noi saremo favorevoli al voto di fiducia, anche al fine di poterlo portare avanti. È chiaro però che con oggi si mette un punto. Con oggi bisogna iniziare un lavoro parlamentare serio e rigoroso sul tema dello sport, che provi a fare sintesi delle posizioni evidentemente diverse che esistono tra le forze politiche in quest'Aula, come hanno tentato di fare diversi Governi precedenti senza riuscire ad arrivare alla conclusione di un processo. È evidente che avere anche una figura al Governo dedicata al tema è un fatto necessario e giusto; necessario per la rilevanza generale del tema, ma anche per poter costruire un processo di sintesi. E oggi il relatore in Commissione ha rinunciato di fatto a poter presentare una relazione perché la possibilità di costruire una sintesi non c'era. Dobbiamo chiarire alcuni punti chiave. Abbiamo un Comitato olimpico nazionale, che è fondamentale e garantisce la presenza dell'Italia nelle competizioni internazionali; dobbiamo rafforzarlo e sostenerlo. Abbiamo una rilevanza dello sport di base in cui noi crediamo in maniera profonda. La storia del Partito Democratico è di forze politiche popolari che hanno investito nella loro tradizione e nelle organizzazioni sportive di base come elemento di crescita democratica. Lo sport è sicuramente un elemento che riguarda la salute fisica delle persone; è sicuramente un luogo che riguarda l'aggregazione e il divertimento, ma è anche uno di quei luoghi dove si impara la pratica delle regole, dello stare insieme tra diversi, il concorrere con l'altro non come nemico, ma come avversario a cui si riconosce - quando è il caso - di essere più bravo e di prevalere. Tale prevalere non è, però, mai un sopprimersi, un cancellarsi.