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La norma pone così rimedio alle criticità contenute nella legge attualmente vigente, svincolando l'accertamento del conflitto dalla sussistenza dei presupposti ad oggi richiesti (l'incidenza specifica e preferenziale sulla sfera patrimoniale del titolare o dei suoi congiunti e il danno per l'interesse pubblico), requisiti che nella pratica si sono rivelati di difficile accertamento. Inoltre, il riferimento a un interesse privato idoneo a interferire con l'imparzialità necessaria, in luogo della previsione contenuta nella legge n. 215 del 2004 relativa all'incidenza dell'atto sul patrimonio del soggetto interessato, espunge il requisito della patrimonialità, consentendo di includere nell'ambito di applicazione della norma qualsiasi possibile situazione di conflitto che possa condizionare l'imparzialità che deve caratterizzare l'esercizio della funzione di governo. All'articolo 4 sono previste una serie di incompatibilità generali, ulteriori rispetto a quelle vigenti, mentre con riferimento a quelle vigenti ne viene specificato, in maniera più dettagliata, l'ambito di applicazione. In particolare, danno luogo ad incompatibilità: qualsiasi ufficio o carica pubblica anche di natura elettiva, ad eccezione – limitatamente alle cariche di governo statali – delle cariche di deputato e senatore; qualsiasi carica o ufficio o funzione comunque denominata, in enti di diritto pubblico, anche economici, imprese e società pubbliche o private, organismi di diritto pubblico, consorzi, aziende speciali, nonché istituzioni di cui all'articolo 114 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; qualsiasi carica, ufficio o funzione, comunque denominata, in enti senza scopo di lucro sottoposti a vigilanza e controllo da parte del governo statale, regionale e locale; qualunque attività professionale o di lavoro autonomo, di qualunque natura, anche se gratuita, anche in forma associata o societaria, di consulenza o arbitrale, svolta in favore di soggetti pubblici o privati; qualsiasi tipo di impiego o lavoro pubblico o privato, salvo il caso in cui il titolare ricopra una carica di governo locale in un ente con una popolazione inferiore a 15.000 abitanti. Tali situazioni di incompatibilità devono essere rimosse dall'interessato che, entro dieci giorni dall'assunzione della carica, deve rinunciare all'incarico o alle funzioni svolte. L'AGCM verifica l'effettiva rimozione delle cause di incompatibilità secondo le modalità indicate dall'articolo 9. Dai predetti incarichi e funzioni non può derivare, per tutta la durata della carica, alcuna forma di retribuzione o di vantaggio per il titolare. Per risolvere il problema del post employment , si prevede che le incompatibilità relative a cariche o uffici ricoperti permangano per tre anni dal termine della carica di governo, salvo che siano svolte nel settore esclusivamente privato in ambiti non connessi con la carica rivestita. L'articolo 5, relativo alle situazioni di incompatibilità derivanti da attività patrimoniali, prevede che possono dar luogo a conflitti di interessi anche la mera proprietà o il possesso di ingenti patrimoni. In particolare, viene previsto che le cariche di governo, nonché quelle di presidente e componente delle autorità indipendenti di controllo, vigilanza e regolazione, siano incompatibili con la proprietà, il possesso o la disponibilità di partecipazioni superiori al 2 per cento del capitale sociale di un'impresa che svolga la propria attività in regime di autorizzazione o concessione rilasciata dallo Stato, dalle regioni o dagli enti locali, di un'impresa che sia titolare di diritti esclusivi o operi in regime di monopolio, di imprese che operino nei settori della radiotelevisione e dell'editoria o della diffusione tramite internet , nonché di altre imprese di interesse nazionale (articolo 5, comma 1). Ai fini della determinazione del patrimonio rilevante per la sussistenza del conflitto di interessi non sono computate le diminuzioni patrimoniali conseguenti ad atti di disposizione, a titolo oneroso o gratuito, effettuati dal titolare della carica di governo nei confronti dei soggetti indicati dal comma 1, che siano intervenuti nei diciotto mesi antecedenti l'assunzione della carica. Il soggetto che versa in una situazione di incompatibilità può optare tra il mantenimento della posizione incompatibile ovvero il mantenimento della carica di governo e l'adozione delle misure indicate dall'articolo 11. Una previsione peculiare e del tutto innovativa rispetto alla disciplina vigente riguarda l'aggiudicazione di contratti pubblici che superano la soglia di rilevanza europea, cui è dedicato il comma 4 dell'articolo 5. Si prevede che il titolare di cariche di governo di cui all'articolo 2, il coniuge, i parenti o affini entro il secondo grado, nonché le persone con lui stabilmente conviventi non a scopo di lavoro domestico, non possono essere aggiudicatari di procedure ad evidenza pubblica per la conclusione di contratti pubblici di rilevanza europea di lavori, servizi o forniture, in ambiti rientranti nel settore di competenza della carica rivestita o in ambiti connessi. La sanzione prevista in caso di contratti conclusi in violazione di tale divieto è la nullità, con conseguente obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti. L'articolo 6 prevede specifici obblighi di dichiarazione: tutte le cause di incompatibilità di carattere generale e quelle derivanti da attività patrimoniali sono soggette a un obbligo di dichiarazione all'Autorità, che ne verifica l'incompletezza e la non veridicità, applicando le relative sanzioni. In aggiunta alle situazioni di incompatibilità devono essere altresì dichiarati all'Autorità gli strumenti finanziari di cui all'articolo 1, comma 2, del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58; i trust di cui il soggetto sia disponente, beneficiario, trustee o guardiano; ogni contratto o accordo comunque stipulato con terzi, al fine di assumere, intraprendere o proseguire, dopo la cessazione dell'incarico pubblico, un impiego o attività di qualunque natura; i beni mobili e immobili destinati all'esclusivo godimento personale. L'obbligo di effettuare tale dichiarazione è esteso anche al coniuge, ai parenti e affini entro il secondo grado del titolare della carica di governo e alle persone con lui stabilmente conviventi non a scopo di lavoro domestico. Inoltre, entro dieci giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione della dichiarazione dei redditi, i titolari delle cariche di governo sono tenuti a depositare presso l'AGCM una copia della dichiarazione stessa. All'Autorità devono essere altresì comunicate, con apposita dichiarazione, tutte le variazioni intervenute successivamente all'assunzione della carica. Analoga dichiarazione deve essere effettuata entro i trenta giorni successivi alla cessazione della carica pubblica. L'AGCM accerta la veridicità e la completezza delle dichiarazioni e, in qualunque momento, può acquisire d'ufficio tutti gli elementi giudicati utili alla conoscenza degli interessi economici e patrimoniali dei soggetti interessati.