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Disposizioni in materia di tutela della sanità mentale. Onorevoli Senatori . – La legge 13 maggio 1978, n. 180, poi confluita nella legge 23 dicembre 1978, n. 833, è denominata legge Basaglia dal nome di Franco Basaglia, psichiatra e promotore della riforma psichiatrica in Italia. Estensore materiale della legge fu lo psichiatra e politico democristiano Bruno Orsini alla cui elaborazione concorse in maniera rilevante l'allora Ministro della Sanità, Tina Anselmi. Le disposizioni in sé vennero applicate solo per pochi mesi, ossia fino all'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, mediante l'approvazione della legge 23 dicembre 1978, n. 833, che riproduceva al suo interno, con limitate modifiche, gran parte dell'articolato della legge 13 maggio 1978, n. 180. Ispirandosi in parte alle idee dello psichiatra statunitense Thomas Szasz, Basaglia s'impegnò nell'inedito compito di riformare l'organizzazione dell'assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, proponendo il pieno superamento della logica manicomiale. Prima della riforma, i manicomi erano spesso significativamente connotati come luoghi di contenimento sociale. Nell'istituzione asilare l'intervento terapeutico e riabilitativo scontava tutte le limitazioni di un'impostazione clinica che si apriva poco ai contributi della psichiatria sociale, delle forme di supporto territoriale, delle potenzialità delle strutture intermedie, della diffusione delle terapie integrate e della prevenzione nei servizi pubblici. La legge voleva anche essere un modo per modernizzare l'impostazione clinica dell'assistenza psichiatrica, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale medico, gli operatori sociali e i contesti territoriali, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, seguiti e curati anche da strutture diversificate facenti capo ai Dipartimenti di salute mentale. La legge n. 180 del 1978 demandò l'attuazione di questi schemi di trasformazione e innovazione alle regioni, le quali introdussero discipline normative eterogenee, producendo risultati diversificati sul territorio nazionale. Nel 1978, solo nel 55 per cento delle province italiane vi era un ospedale psichiatrico pubblico. Solitamente si trattava di complessi istituzionali molto estesi, oggi perlopiù riqualificati o talvolta persino abbandonati, mentre nel resto del Paese ci si avvaleva di strutture private per il 18 per cento, o si faceva ricorso alle cure presso strutture di altre province per il 27 per cento. Di fatto, solo dopo il 1994, con il « Progetto obiettivo - tutela salute mentale 1994-1996 » di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 1994 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 22 aprile 1994, e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale si completò la definitiva attuazione delle disposizioni di legge volte all'eliminazione dei residui manicomiali. « L'istituzione manicomiale » – affermava Basaglia nel suo libro « Morire di classe »–« ha in sé, nel suo carattere violento coercitivo discriminante, una più nascosta funzione sociale e politica: il malato mentale, ricoverato e distrutto nei nostri manicomi, non si rivela soltanto l'oggetto della violenza di un'istituzione deputata a difendere i sani dalla follia; né soltanto l'oggetto della violenza di una società che rifiuta la malattia mentale; ma è insieme, il povero, il diseredato che, proprio in quanto privo di forza contrattuale da opporre a queste violenze, cade definitivamente in balia dell'istituto deputato a controllarlo. Di fronte a questa presa di coscienza, ogni discorso puramente tecnico si ferma. Che significato può avere costruire una nuova ideologia scientifica in campo psichiatrico se, esaminando la malattia, si continua a cozzare contro il carattere classista della scienza che dovrebbe studiarla e guarirla? ». È evidente la portata innovativa della riforma per la storia della legislazione sociale in Italia. L'impianto normativo non si è limitato a sopprimere l'ospedale psichiatrico sancendone l'inadeguatezza quale istituto di cura per chi soffre di disturbi mentali, ma ha delineato lo schema dei servizi di assistenza psichiatrica attraverso un sistema di protezione, cura e prevenzione reticolare su base territoriale. Il presente disegno di legge nasce con l'intento di muovere dai principi enunciati dalla legge Basaglia e riconsiderarli quali presupposti imprescindibili sui quali fondare l'innovazione e l'aggiornamento legislativo secondo il disegno costituzionale e i modelli sviluppati dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Sono infatti radicalmente mutati – e non sarebbe stato possibile il contrario, d'altronde – i bisogni di cura della popolazione e le richieste avanzate dai cittadini ai Servizi. I dati ci raccontano infatti un mutato contesto: è diversa l'utenza che si rivolge ai servizi pubblici preposti alla salute mentale. Solo il 20-25 per cento presenta disturbi psicotici e bipolari, o depressivi e d'ansia, mentre sono fortemente aumentati i disturbi di personalità, da uso di stupefacenti, per arrivare ai bisogni emergenti relativi ai disturbi del neurosviluppo, quali il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e l'autismo. I dati raccolti negli ultimi anni, a ridosso dell'emergenza pandemica e del periodo di restrizioni che ne è derivato, evidenziano una decisa crescita del numero delle persone entrate in contatto per la prima volta con i Dipartimenti di salute mentale (289.871 nel 2020 contro le 253.164 dell'anno precedente), inoltre, la stessa mole di domande avanzate per avere accesso alla misura denominata « bonus psicologo » evidenzia che sintomi di disagio sociale abbiano colpito tutte le fasce della popolazione. Dal « Rapporto salute mentale. Analisi dei dati del Sistema informativo per la salute mentale (SISM). Anno 2021 », pubblicato dal Ministero della Salute nell'ottobre 2022, emerge un incremento dell'incidenza delle problematiche relative alla sfera mentale in maniera prevalente su donne e fasce più giovani della popolazione, con un aumento del 30 per cento della disregolazione emotivo-affettiva tra gli adolescenti, che porta a conseguenze come autolesionismo, cutting , intenti suicidi, depressione, uso di sostanze, hikikomori e una crescita del 70 per cento di disturbi del comportamento alimentare nei minori. Secondo i dati raccolti dal servizio di ascolto e supporto di Telefono amico nei primi sei mesi del 2021, le richieste di aiuto psicologico sono aumentate del 66 per cento e quelle legate a intenti suicidi addirittura triplicate: a chiamare sono stati soprattutto donne (il 51,2 per cento), giovani tra i 19 e 25 anni (21,3 per cento) e tra i 26 e i 35 (19,6 per cento), sintomo di un malessere che ha colpito la società, non ancora debitamente considerato e a cui, in molti casi, è difficile dare una risposta per gli elevati costi di un percorso di assistenza psicologica e psichiatrica.