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negli anni antecedenti alla pandemia da COVID-19 (anno 2020), a prescindere dalla denominazione dell'unità operativa di medicina interna dell'ospedale di Vergato, i volumi di produzione sono sempre stati in linea con quanto stabilito e preventivato in sede di discussione di budget aziendale, raggiungendo gli obiettivi aziendali sia in termini di peso del DRG ( diagnosis related group ) che in relazione alle giornate di degenza media e sia in indice di case-mix , mantenendo costantemente alti gli indici di performance ; per tali motivi, l'attività svolta da medicina interna si è sempre tradotta per la popolazione del bacino di utenza in un servizio indispensabile, efficiente, efficace e affidabile, e non ha generato ridondanze con gli altri ospedali di zona, essendo una struttura per le proprie vocazioni perfettamente in rete e in grado di garantire l'integrazione tra ospedali spoke , tra ospedali hub e spoke e infine tra ospedale e territorio; all'interno della struttura ospedaliera di Vergato, il reparto di medicina interna con i suoi posti letto per pazienti con patologie acute risulta essere un punto di riferimento per tutti gli altri servizi presenti nella struttura, centro dialisi, pronto soccorso e day hospital oncologico; durante tutto il periodo dell'emergenza pandemica, da marzo 2020 fino al 31 maggio 2022, l'unità operativa medicina interna dell'ospedale di Vergato con la sua dotazione globale di 38 posti letto, è stata adibita a reparto di degenza malattie infettive, e ha dato il pieno contributo a fronteggiare l'inedita grave situazione, trovandosi più di una volta con tutti gli operatori costretti a lavorare in circostanze e situazioni estreme; il valido supporto dato dalla struttura ospedaliera di Vergato e dai suoi operatori nel fronteggiare l'emergenza COVID è stato riconosciuto e più volte elogiato dai vertici aziendali; dal 1° giugno 2022, la medicina interna dell'ospedale di Vergato è tornata a svolgere il suo ruolo di reparto di ricovero per malati internistici con patologie acute, pur conservando alcuni posti letto riservati per i pazienti positivi al COVID; dopo oltre 2 anni di lavoro estenuante come reparto di degenza malattie infettive, la ripresa della normale attività di diagnosi e cura non è facile, considerate le difficoltà correlate alla mancata attivazione di servizi al termine dell'emergenza pandemica, come ad esempio: l'impossibilità di usufruire in loco , per i pazienti ricoverati, delle consulenze specialistiche, dei medici specialisti presenti nella casa della salute (struttura presente nello stesso edificio ospedaliero), mentre per renderlo possibile basterebbe, come già accade in altre strutture, un adeguamento formale della convenzione con i medici specialisti che operano nella casa della salute; il mancato utilizzo a pieno regime delle apparecchiature diagnostiche, in gran parte donate, rimaste inutilizzate o sottoutilizzate per mancanza di risorse umane e inadeguatezza degli impianti elettrici della struttura ospedaliera: la TAC, apparecchiatura donata da una onlus alla radiologia dell'ospedale, è attiva solo per esami senza mezzo di contrasto, seppure idonea ad esami con mezzo di contrasto; per l'endoscopia, è presente nell'ospedale l'attrezzatura per eseguire sia EGDS (esofago-gastro-duodenoscopia) che pancolonscopia, ma per problemi tecnici legati all'impiantistica del locale adibito all'endoscopia, si esegue solo EGDS; per eseguire visite specialistiche, TAC con mezzo di contrasto, colonscopia (accertamenti che potrebbero essere eseguiti nella sede ospedaliera di Vergato), i pazienti ricoverati in medicina interna devono essere trasportati in altra sede ospedaliera (ospedale "Maggiore", ospedale di Porretta Terme) creando loro disagio e allungamento dei tempi di degenza, nonché un incremento dei costi per il trasporto; queste difficoltà logistiche e organizzative, ormai tristemente note a tutti e che perdurano da anni, influenzano in modo negativo il giudizio sulle condizioni lavorative dei professionisti ma, di fronte a una carenza di organico legato a pensionamenti e mobilità, non si riesce a reclutare personale medico in quanto spesso i contratti di lavoro vedono il personale medico dover operare su due presidi ospedalieri distanti tra loro facendo sì che il posto non risulti attrattivo e non offra né sbocchi di carriera, né gratificazione professionale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione dell'ospedale di Vergato; se intenda intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, per verificare le politiche che la Regione Emilia-Romagna sta attuando al fine di continuare a garantire la dovuta assistenza ai pazienti; quale sia l'intenzione, sia nazionale che regionale, riguardo all'istituzione di strutture OSCO (ospedali di comunità) e se si ritenga che possano essere istituiti presso strutture pubbliche quali ospedali all'uopo convertiti, alla luce della normativa in materia non ancora totalmente condivisa; come si valuti la conversione di strutture ospedaliere presenti in territori distanti dalla città, necessitanti di servizi al fine di un adeguato piano di sviluppo territoriale, in strutture per cure intermedie o addirittura in strutture OSCO, sottraendo presidi per la cura per patologie acute. Atto n. 4-07251 LUCIDI ZAFFINI Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: dalle notizie a disposizione degli interroganti, il Comune di Spoleto negli ultimi mesi ha predisposto una riorganizzazione del personale che, a regime, aumenterà in modo considerevole il costo del personale dirigenziale, ingessando ulteriormente il bilancio e vincolando la capacità di spesa per le assunzioni di figure intermedie assolutamente necessarie per garantire i servizi dell'ente; il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, fra le linee di indirizzo volte ad orientare le Amministrazioni nella predisposizione dei propri piani di fabbisogni di personale, prevede il miglioramento della qualità dei servizi offerti ai cittadini ed alle imprese. Il piano di riorganizzazione adottato dalla Giunta spoletina non sembra muoversi in questa direzione; il decreto del ministro della Funzione Pubblica dell'8 maggio 2018 definisce le "linee di indirizzo" volte ad orientare le pubbliche amministrazioni nella predisposizione dei rispettivi piani dei fabbisogni di personale: le novità introdotte sono finalizzate a mutare la logica e la metodologia che le amministrazioni devono seguire nell'organizzazione e nella definizione del proprio fabbisogno di personale; il piano triennale del fabbisogno deve essere definito in coerenza e a valle dell'attività di programmazione complessivamente intesa che, oltre ad essere necessaria in ragione delle prescrizioni di legge, è alla base delle regole costituzionali di buona amministrazione, efficienza, efficacia ed economicità dell'azione amministrativa, oltre ad essere strumento imprescindibile di un apparato/organizzazione chiamato a garantire, come corollario del generale vincolo di perseguimento dell'interesse pubblico, il miglioramento della qualità dei servizi offerti ai cittadini ed alle imprese;