[ddlpres]

Inoltre, in epoche recenti, ci si è trovati di fronte a comportamenti violenti estranei alle Forze di polizia in senso proprio, che hanno colpito ad esempio pazienti ricoverati in strutture ospedaliere (in Lucania, in Sardegna, eccetera). Nella passata XVI legislatura, ancora una volta i lavori della Commissione Giustizia si erano conclusi con l'approvazione di un testo all'unanimità. Unanimità però venuta ben presto meno, ancora una volta, come nella XV legislatura, all'esame dell'aula del Senato, ove sono emerse posizioni diverse, pretestuose e irrispettose sia della gravità e della delicatezza della materia che degli obblighi giuridici internazionali assunti dall'Italia. Ora, all'inizio di questa XVII legislatura, si ripresenta un disegno di legge, modellato sugli obblighi internazionali assunti, come nel testo finale uscito dai lavori della Commissione Giustizia della XVI legislatura. Il testo si compone ora di quattro articoli. Il primo introduce nel libro II, titolo XII, capo III, sezione III del codice penale l'articolo 613- bis , che punisce con la reclusione da tre a dieci anni chiunque, secondo una definizione che ricalca quella della Convenzione internazionale, infligge acute sofferenze psichiche o fisiche, mediante violenza o minaccia di comportamenti disumani o degradanti la dignità umana, a una persona che non sia in grado di ricevere aiuto, al fine di ottenere da essa o da altri informazioni o dichiarazioni su un atto che essa o altri ha commesso o è sospettata di aver commesso, ovvero al fine di punire una persona per un atto che essa o altri ha commesso o è sospettata di aver commesso, ovvero per motivi di discriminazione, sia essa etnica, razziale, religiosa, politica, sessuale o di qualsiasi altro genere. Sono previste specifiche aggravanti nel caso che la condotta sia posta in essere da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio nell'esercizio delle funzioni --- ipotesi per la quale la reclusione è aumentata, da quattro a dodici anni --- e nel caso in cui dalla condotta derivi una lesione grave o gravissima. Infine, in caso di morte del torturato, è prevista la reclusione di trenta anni se trattasi di conseguenza non voluta dal reo, e dell'ergastolo se la morte è cagionata dal «torturante». La struttura punitiva delle aggravanti è modellata sulle pene previste per il delitto di sequestro di persona di cui all'articolo 630 del codice penale. L'articolo 2 modifica l'articolo 191 del codice di procedura penale, chiarendo che le dichiarazioni ottenute mediante tortura, così come definita dall'articolo 613- bis del codice penale, possono essere utilizzate solo contro le persone accusate di tale delitto al fine di provarne la responsabilità e di stabilire che le dichiarazioni stesse sono state rese in conseguenza della tortura. L'articolo 3 modifica il testo unico sulla disciplina dell'immigrazione e della condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, stabilendo l'impossibilità di respingere, espellere o estradare una persona verso uno Stato nel quale si ritiene che rischi di essere sottoposta a tortura. L'articolo 4 esclude l'applicabilità dell'immunità diplomatica per i cittadini stranieri condannati o processati per tortura in altro Paese o da un tribunale internazionale. L'articolo 5 prevede l'istituzione di un fondo a favore delle vittime della tortura.. Art. 1. (Introduzione dell'articolo 613- bis del codice penale, concernente il reato di tortura) 1. Nel libro secondo, titolo XII, capo III, sezione III, del codice penale, dopo l'articolo 613 è aggiunto il seguente: «Art. 613- bis. -- (Tortura) . Chiunque con violenza, minacciando di adoperare o adoperando sevizie o infliggendo trattamenti disumani o degradanti la dignità umana, infligge acute sofferenze fisiche o psichiche ad una persona privata della libertà personale o non in grado di ricevere aiuto, al fine di ottenere da essa o da altri informazioni o dichiarazioni su un atto che essa o altri ha commesso o è sospettata di aver commesso, ovvero al fine di punire una persona per un atto che essa o altri ha commesso o è sospettata di aver commesso, ovvero per motivi di discriminazione etnica, razziale, religiosa, politica, sessuale o di qualsiasi altro genere, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La stessa pena si applica a chi istiga altri alla commissione del fatto o non ottempera all'obbligo giuridico di impedirne il compimento. Se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio, nell'esercizio delle funzioni, la pena è della reclusione da quattro a dodici anni. La pena è aumentata se dal fatto deriva una lesione grave o gravissima. Se ne deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta dal reo, il colpevole è punito con la reclusione di anni trenta. Se il colpevole cagiona la morte della persona torturata, si applica la pena dell'ergastolo». Art. 2. (Modifica all'articolo 191 del codice di procedura penale) 1. All'articolo 191 del codice di procedura penale dopo il comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente: « 2 -bis. Le dichiarazioni ottenute mediante tortura, come definita dall'articolo 613- bis del codice penale, possono essere utilizzate soltanto contro le persone accusate di tale delitto, al fine di provarne la responsabilità e di stabilire che le dichiarazioni sono state rese in conseguenza della tortura». Art. 3. (Modifica all'articolo 19 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) 1. All'articolo 19 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo il comma 1 è inserito il seguente: « 1 -bis. Non sono ammessi il respingimento o l'espulsione o l'estradizione di una persona verso uno Stato nel quale esistano seri motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura. Nella valutazione di tali motivi si tiene conto anche dell'esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi dei diritti umani». Art. 4. (Esclusione dall'immunità diplomatica. Estradizione nei casi di tortura) 1. Non può essere assicurata l'immunità diplomatica ai cittadini stranieri sottoposti a procedimento penale o condannati per il reato di tortura in altro Paese o da un tribunale internazionale. 2. Nei casi di cui al comma 1, il cittadino straniero è estradato verso lo Stato richiedente nel quale è in corso il procedimento penale o è stata pronunciata sentenza di condanna per il reato di tortura o, nel caso di procedimento davanti ad un tribunale internazionale, verso lo Stato individuato ai sensi della normativa internazionale vigente in materia. Art. 5. 1. È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un fondo per le vittime del reato di tortura per assicurare un’equa riparazione, una volta accertata la sussistenza del fatto in sede giudiziaria. È fatto salvo il diritto della persona offesa ad agire nei confronti dell'autore del reato per ottenere il risarcimento dei danni subiti. 2.