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Per tali motivi vogliamo attribuire all'esercizio della solidarietà strumenti adeguati, relativi innanzitutto alla capacità di individuazione del profilo del bisogno, tema sul quale proponiamo la combinazione dei requisiti per l'accesso alle prestazioni sociali agevolate con la nozione europea di lavoratore svantaggiato, insieme alla compatibilità degli scambi con un volume che rientri nella no tax area . Quanto agli aspetti squisitamente ambientali, è da rilevare che la rigida gerarchia fissata dalla direttiva 2008/98/CE viene applicata nel nostro ordinamento esattamente al contrario. Infatti la prima destinazione dei rifiuti continua a essere la discarica, cui seguono, per ordine, il recupero e il riciclo. Riutilizzo e riduzione vengono menzionati nei piani, ma quasi sempre senza nessuna applicazione che influisca realmente sui volumi e che vada, nei casi migliori, al di là di iniziative di pura testimonianza. Ciò accade nonostante la direttiva detti una chiara definizione di riutilizzo, collocando tale opzione a cavallo tra prevenzione e ritorno in circolazione di beni già classificati come rifiuti e obbligando altresì gli Stati membri a introdurre il riutilizzo nei piani di gestione dei rifiuti a partire da obiettivi chiari e appoggiandosi alle «reti locali già esistenti», nonché sciogliendo il nodo che finora ha impedito di riusare i beni già entrati nel circuito della raccolta, permettendone il ritorno in circolazione dopo la «preparazione per il riutilizzo», ovvero il controllo, l'igienizzazione e l'eventuale riparazione, e senza nessun altro trattamento di carattere obbligatorio. Centri di raccolta che differenzino anche i materiali riutilizzabili e centri di riuso autorizzati alla preparazione per il riutilizzo sono i centri che vogliamo costruire per dare efficacia a una funzione ambientale strategica, laddove sia possibile misurare gli effetti di un'azione sicuramente in grado di muovere punti importanti sulla raccolta differenziata (dal 5 al 10 per cento), oltre che creare ex novo posti di lavoro. A seconda del ruolo di sistema che la preparazione per il riutilizzo riuscirà a conquistarsi, sarà possibile stimare quanti posti di lavoro potranno essere creati: basti qui riflettere sul dato per cui, a parità di volumi trattati, a un posto di lavoro nell'industria del riciclo ne corrispondono almeno cinque nelle attività di riutilizzo. La funzione ambientale che viene assolta dall'attività degli operatori dell'usato è anche la leva principale attraverso cui muoviamo proposte di ordine fiscale, chiedendo la rimozione di alcune distorsioni. In definitiva non è più possibile che chi previene e riutilizza abbia gli stessi oneri di chi non fornisce alcuna esternalità positiva nel settore ambientale. In generale le nostre richieste sono orientate alla rimozione di alcuni ostacoli che impediscono il pieno sviluppo del settore, non determinando saldi negativi per la raccolta fiscale. È corretto mettere in evidenza le reali capacità di apporto di un operatore dell'usato (operante in sedi fisse - contoterzista) nei confronti dell'intero territorio comunale e quindi dell'intera collettività, mediante una seria attività di prevenzione, basata sull'agevolazione alla reintroduzione dell'oggetto al suo utilizzo congenito. La presenza nel territorio di un soggetto in grado di assicurare, in maniera fissa e continuativa, il proprio apporto ambientale (è stato calcolato che mediamente un singolo negozio dell'usato, di medie dimensioni, contribuisca a distogliere dalla discarica e dalle relative lavorazioni inquinanti l'equivalente di circa 100 tonnellate di materiale ogni anno), si ritiene debba essere incoraggiata e supportata (agevolata) anche mediante l'applicazione di misure fiscali adeguate ed eque, tali cioè da non penalizzarne la permanenza. A tale proposito è giusto evidenziare che alcune amministrazioni locali, maggiormente virtuose, hanno già manifestato la propria sensibilità sul tema. Tra queste spiccano i comuni di Arezzo, Avigliana (Torino), Bologna, Seregno (Milano), Cantù (Como), Castano Primo (Milano), Ivrea (Torino), Moncalieri (Torino), Napoli, Nichelino (Torino), Nova Milanese (Milano), Padova, Palermo, Rivoli (Torino), Rosà (Vicenza), Rovereto (Trento), Salerno, San Giovanni in Persiceto (Bologna), Sant'Arcangelo di Romagna (Rimini), Schio, Sondrio e Vicenza. I comuni citati hanno recepito le istanze presentate dai singoli operatori con il supporto associativo, riclassificandone o prendendone seriamente in esame i ruoli (da esercizio commerciale a esposizione, da magazzino senza vendita diretta o laboratorio artigianale a deposito) ai fini della tassa sulla raccolta e sulla lavorazione dei rifiuti. In conclusione, si può crescere senza inquinare: il disaccoppiamento tra queste due azioni che hanno finora segnato insieme l'impronta dell'uomo sul pianeta è esemplificato in maniera perfetta dal mondo dell'usato e dalle attività che ruotano intorno ad esso. Disaccoppiare crescita e inquinamento è anche il programma strategico dell'Unione europea. Il mondo dell'usato vuole dare piena efficacia a questo principio, nel solco del quale si pone la nostra iniziativa legislativa di disciplina e di promozione. Si può creare lavoro a costo zero: riordinare, autorizzare, legittimare e fare sistema sono atti che non richiedono somme ingenti per essere realizzati, eppure possono fornire grandi risultati nel settore del sommerso, nell'inclusione sociale e nella creazione di nuovo lavoro.. I DISPOSIZIONI GENERALI 1 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge per beni usati si intendono i beni mobili materiali non registrati, di cui al terzo comma dell'articolo 812 del codice civile, già utilizzati e suscettibili di essere reimpiegati nello stato originario di fatto, previa preparazione per il riutilizzo ai sensi dell'articolo 7, comma 1, della presente legge. Restano salve in ogni caso le disposizioni di leggi speciali applicabili ad alcune tipologie di beni. 2 Ai fini della presente legge per operatori dell'usato si intendono i soggetti la cui attività è riferibile alla distrazione dai flussi dei rifiuti, raccolta, selezione, riparazione, restauro, preparazione per il riutilizzo, commercializzazione per conto terzi, ingrosso e dettaglio di beni usati, nonché all'organizzazione, sotto forma di organismi collettivi, di fiere e di mercati dell'usato. 2 (Istituzione del Consorzio nazionale del riuso) 1 È istituito il Consorzio nazionale del riuso, di seguito denominato «Consorzio», organismo senza scopo di lucro avente personalità giuridica di diritto privato. Il Consorzio è composto da rappresentanti degli operatori dell'usato ed è retto da uno statuto approvato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Esso provvede ai mezzi finanziari necessari per la sua attività attraverso i contributi dei consorziati nonché mediante proventi derivanti dalle diverse attività promosse. 2 Al Consorzio partecipa con diritto di voto un rappresentante del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. 3 Il Consorzio svolge le seguenti funzioni: