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Regime di aiuti e norme per favorire l'accesso al mercato dei capitali alle start-up innovative. Onorevoli Senatori. -- Le Istituzioni hanno mostrato negli ultimi anni maggiore attenzione e sensibilità ai temi dell'innovazione e dello sviluppo delle start-up . Il rapporto « Restart , Italia!» della task force creata nel 2012 dal Ministero dello sviluppo economico ha rappresentato il primo passo nel riconoscere la centralità di una normativa organica e permanente, tesa a favorire la nascita e la crescita dimensionale di nuove imprese innovative ad alto valore tecnologico. Gli intenti e le proposte della cabina di regia, ispirati alle migliori esperienze europee e internazionali, si sono tradotti successivamente in interventi normativi quali, per esempio il cosiddetto decreto crescita 2.0 (decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012). Trascorsi quasi cinque anni da quell'avvio occorre riconoscere accresciuta la sensibilità generale verso i temi dell'innovazione e del trasferimento tecnologico. La chiara definizione del perimetro entro il quale una start-up può essere definita innovativa, la sensibile semplificazione degli adempimenti burocratici necessari per la nascita, il riconoscimento del ruolo degli incubatori nello sviluppo delle stesse hanno avvicinato gli standard italiani a quelli introdotti in altri Paesi considerati capofila nel settore. L'analisi dei dati sul numero delle start-up innovative italiane mostra che nell'ultimo anno il numero delle nuove «imprese hi-tech » è salito del 31 per cento e ha portato con sé una crescita degli occupati del 44 per cento. Altro dato di cui tener conto positivamente è la bassissima mortalità che riguarda circa il 5 per cento delle stesse. Per quanto riguarda le micro-imprese, secondo i dati ISTAT, il 90 per cento delle società in Italia sono micro-imprese con meno di cinque dipendenti. Occorre però anche riconoscere che rimane ancora molto da fare in termini di valorizzazione del capitale umano, spesso giovane e altamente qualificato, e, soprattutto, per quanto riguarda gli investimenti di capitale di rischio , che si sono fermati ad un ammontare di appena 200 milioni di euro per le start-up innovative (meno di un decimo della Francia e di Israele, ancor meno del Regno Unito). Anche gli scarsi progressi sul fronte della cosiddetta «open innovation» da parte delle grandi imprese e della pubblica amministrazione, nonché un sistema di incubatori ancora poco reattivo, costituiscono ancora punti deboli del nostro Paese. Le start-up nostrane, insomma, crescono, ma non alla velocità che sarebbe necessaria, hanno grandissime difficoltà a intercettare la domanda di innovazione che c'è nel nostro sistema, fanno ancora fatica a trovare capitali soprattutto nel momento in cui sono pronte a confrontarsi con il mercato. Non solo, numerosi sono stati i casi in cui le realtà più promettenti, nel momento in cui hanno mostrato i primi successi, sono state acquistate da capitali esteri o sono state costrette alla ricerca di fondi di venture capital oltreoceano. Proprio al fine di dare maggiore supporto alle numerose realtà promettenti ed emergenti presenti sul territorio italiano e per permettere loro di sviluppare la loro attività di ricerca, sviluppo e alta innovazione nel nostro Paese, nonché per evitare di vedere vanificati i frutti degli investimenti fatti proprio nel momento della concretizzazione del progetto sul mercato, il presente disegno di legge propone misure volte a incentivare l'investimento di capitali privati nelle start-up innovative e micro-imprese più meritevoli, misure per l'ulteriore supporto delle stesse nell'assunzione di personale dipendente e per la maggiore partecipazione degli stessi al capitale di impresa. Proprio prendendo spunto dall'esempio francese, la proposta prevede l'istituzione di un fondo a partecipazione mista (pubblica per il 51 per cento e privata per la parte residua), chiamato «Fondo di investimento nel capitale di rischio in start-up innovative», che ha lo scopo di favorire la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico, la nuova imprenditorialità e l'occupazione. Il Fondo effettua investimenti -- diretti o indiretti -- esclusivamente in start-up innovative e micro-imprese a condizione che presentino un quadro finanziario sano, un business plan con potenzialità di crescita, adeguati profili di rischio e rendimento, management e personale impegnato con provata esperienza e capacità operative. I soggetti privati, persone fisiche o giuridiche, che decidano di contribuire al Fondo potranno beneficiare di una defiscalizzazione totale, rispettivamente ai fini IRPEF fino a un massimo di due milioni di euro o ai fini IRES per un massimo di tre milioni di euro, per almeno cinque anni, della somma investita. Gli stessi investitori privati potranno beneficiare del diritto di prelazione per l'acquisto della start-up al momento della dismissione della quota di partecipazione pubblica del Fondo. Nella medesima circostanza, inoltre, si garantisce anche la cessione del 10 per cento delle quote agli amministratori, dipendenti o collaboratori continuativi della start-up innovativa a titolo di remunerazione accessoria. Il presente disegno di legge, inoltre, ripristina e potenzia, per un periodo massimo di cinque anni, l'esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, fino a ventimila euro su base annua, per l'assunzione con contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti di personale altamente qualificato senza limiti di età. Il soggetto amministratore del Fondo, infine, che potrà essere identificato dal Ministro dell'economia e delle finanze anche in una apposita società di capitali, entro il 30 giugno di ogni anno, trasmette al Ministero dell'economia e delle finanze e alle Camere, il bilancio della società accompagnata da una dettagliata relazione illustrativa riguardo gli obiettivi programmati e dei risultati conseguiti.. 1 (Finalità) 1 Al fine di facilitare l'accesso al mercato dei capitali da parte delle start-up innovative e micro-imprese, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, in conformità agli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato destinati a promuovere gli investimenti in capitale di rischio nelle piccole e medie imprese 2006/C 194/02, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea n. C194 del 18 agosto 2006, è istituito il «Fondo di investimento nel capitale di rischio in start-up innovative», di seguito denominato Fondo. 2 Il Fondo ha lo scopo di favorire la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico, la nuova imprenditorialità e l'occupazione, in particolare giovanile, attraverso il finanziamento di start-up innovative e micro-imprese con l'obiettivo di promuoverne la nascita, lo sviluppo e l'accesso al mercato. 2 (Natura dell'intervento e soggetti beneficiari) 1 Il Fondo effettua investimenti in start-up innovative come definite dall'articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e successive modificazioni, e in micro-imprese come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, che presentino un quadro finanziario sano, un business plan con potenzialità di crescita, adeguati profili di rischio e rendimento, management e personale impegnato con provata esperienza e capacità operative, nei limiti e per le tipologie di investimenti.