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"Siamo leader nella distribuzione del gas, primi in Italia e terzi in Europa, e grazie alle nostre infrastrutture giochiamo un ruolo di primo piano nel percorso di transizione energetica verso la decarbonizzazione dell'economia e dei consumi, in linea con i target del Green Deal dell'Unione europea. Ogni giorno, da oltre 180 anni, il lavoro degli uomini e delle donne di Italgas permette a milioni di italiani di utilizzare una fonte di energia durevole, affidabile. Grazie a noi, il gas arriva a casa tua, senza che tu te ne accorga: ci occupiamo di portare il gas nelle case e nelle aziende del nostro Paese e portare avanti le attività economiche e produttive negli uffici, nei negozi e nelle aziende. Un impegno ininterrotto, sempre basato sulla competenza, efficienza, innovazione, qualità e sicurezza e ispirato alla trasparenza dell'agire quotidiano, all'integrità dei comportamenti e alla responsabilità verso le comunità servite"; sullo stesso sito, è possibile leggere le centinaia di reclami degli utenti, di cittadini inferociti in balia dei disservizi, del mancato rispetto della qualità minimale dei servizi erogati. In sintesi alcuni reclami: "Due mesi fa, dopo 3 appuntamenti a vuoto e 3 giorni di ferie buttati, mi hanno cambiato il contatore del gas con quello elettronico con display rotto. Ho chiamato il numero verde per la sostituzione, preso l'appuntamento non si è presentato nessuno (4 giorni di ferie buttati), ho ricontattato più volte in giorni diversi e a distanza di giorni se non settimane, il numero verde chiedendo di spostare l'appuntamento, la risposta? Non è possibile perché l'intervento non è stato ancora chiuso, Italgas non può e non sa come contattare i suoi tecnici che eseguono l'intervento nelle nostre abitazioni e il mio contatore è ancora rotto dopo un mese e mezzo dal primo appuntamento per la sostituzione. Inutile esprimere giudizi riguardo questa azienda, sarei oltremodo volgare e offensivo". E ancora: "Sono due mesi che tento di contattare (telefono, PEC etc) l'Italgas per un errore di indirizzo per il cambio del contatore. Nessuno fa nulla, tecnici inesistenti, scarico di responsabilità e competenze ridicolo". "Pessima esperienza per gestione amministrativa di un intervento tecnico di spostamento contatore e rimpallo di competenze tra il distributore Italgas e società di vendita Enel energia con frammentazione di attribuzioni amministrative". "Vergognoso. Ho ricevuto un appuntamento per disdire la fornitura gas e non si è presentato nessuno. Ho preso un giorno di ferie e dovrò pagare una mensilità per l'affitto, in quanto non potrò riconsegnare le chiavi nella data prevista senza utenze". "Ho attivato il 1° febbraio 2021 un contratto gas con Eni che ha regolarmente inoltrato a Italgas la richiesta di fissare un appuntamento per togliere i sigilli al contatore (chiuso dal precedente affittuario). Nessuno da Italgas si è fatto sentire, non posso far entrare nell'appartamento mio padre malato che necessita della mia assistenza (io abito nella stessa scala)". Reclami che dimostrano non solo arroganza nei confronti dei clienti, ma anche una certa incompetenza a gestire le problematiche sollevate; considerato infine che anche le associazioni di consumatori ricevono reclami, come il seguente: "Ho attivato il 1° settembre 2021 un contratto con Eni-Gas-Luce, che ha inoltrato richiesta ad Italgas per l'attivazione. Italgas manda il messaggio per il 6.9.2021, fascia oraria 10,00-12,00. Nessuno si presenta. Chiamo il numero verde Italgas, e dopo lunghe attese nessuno sapeva nulla. Mi fissano per il 9.9.2021, fascia oraria 8-10. Nessuno si presenta. Proteste con l'operatore virtuale, numero verde con l'operatrice 73194 che riattacca. Nuove telefonate, alla fine l'operatore 71037, si fa carico di scusarsi, senza garantire la presenza di un nuovo appuntamento dei tecnici, fissato per il 10.9.2021. Insomma un'odissea senza peritarsi di comunicare alcunché al telefono. Pessimi. Mi rivolgerò ad Arera, pur consapevole che va a braccetto con Italgas ed altri operatori", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se non abbia il dovere di convocare i vertici richiamandoli a comportamenti più idonei, meno dispotici ed arroganti verso i consumatori, utenti di servizi essenziali; in particolare, alla luce delle centinaia di reclami, quali misure urgenti si intendano attivare per imporre ad Italgas maggiore attenzione verso i diritti dei cittadini, utenti e consumatori vessati e danneggiati da comportamenti irrispettosi della società, comportamenti che arrecano evidente nocumento a migliaia di famiglie. Atto n. 4-05995 LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: nei giorni scorsi i media italiani hanno dato ampio risalto ai dati emersi nell'ultimo studio del centro di ricerca indipendente "Osservatorio fiscale europeo" ( Eu Tax Observatory ). Secondo la ricerca del centro studi le maggiori banche europee, nel periodo dal 2014 al 2020, hanno realizzato 20 miliardi di euro di profitti grazie a paradisi e rifugi fiscali, tecnicamente " tax haven ", mentre con una tassa unica globale fissata al 15 per cento sarebbe possibile recuperare fino a 5 miliardi di euro; l'Osservatorio elenca la lista dei Paesi cui i grandi gruppi bancari ricorrono per ridurre il carico delle imposte: Bahamas, Hong Kong, Macao, Bermuda, Irlanda, Malta, Isole Vergini Britanniche, Isola di Man, Mauritius, Cayman, Jersey, Panama (Paese che figura nella " black list " 2021 dell'UE), Gibilterra, Kuwait, Qatar, Guernsey e Lussemburgo. Mentre il campione di riferimento è composto da 36 banche europee, tra cui le maggiori italiane, ossia Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena. In particolare, il Monte dei Paschi di Siena (secondo posto con oltre il 50 per cento dei profitti in paradisi fiscali) e Intesa Sanpaolo (decimo posto con oltre il dieci), sono segnalate tra le dieci banche che più utilizzano questo stratagemma per eludere il fisco; l'analisi documenta, inoltre, una "presenza stabile" dei maggiori gruppi europei nei rifugi fiscali negli ultimi sette anni, testimoniata dal fatto che in media, dal 2014 al 2020, sono stati contabilizzati con riferimento a queste aree 20 miliardi di euro di profitti, appunto, corrispondenti al 14 per cento degli utili. «La redditività delle banche nei tax haven - si legge nello studio - è straordinariamente elevata: 238mila euro per dipendente», rispetto ai 65.000 euro dei Paesi a imposizione fiscale maggiore. «Circa il 25% dei profitti realizzati dalle banche europee è riconducibile ad aree con un'aliquota fiscale inferiore al 15 per cento» sottolinea il report , firmato da Giulia Aliprandi, Mona Barake e Paul-Emmanuel Chouc; considerato inoltre che: lo studio mostra come l'introduzione di una tassa minima potrebbe avere «impatti significativi dal punto di vista delle entrate» per il Fisco europeo.