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Ciò che risulta ancora meno comprensibile e più difficile da accettare è che neanche in una situazione eccezionale e di straordinaria incertezza sociale ed economica come questa si sia saputo rinunciare alla macchinosa burocrazia, che ha ulteriormente indebolito la più fragile e insoddisfacente azione di sostegno alle imprese. La totale inadeguatezza del Governo si è mostrata in tutta la sua portata nelle misure dirette alle piccole e medie imprese del Paese, che, ricordo, rappresentano oltre il 90 per cento delle aziende italiane, che sono il motore dell'economia italiana e che difficilmente riusciranno a rimettersi in moto in queste condizioni, come i dati stanno facendo emergere. Da quanto reso noto negli ultimi giorni dagli istituti di credito, sono state poco più di mezzo milione le domande di finanziamento avanzate dalle aziende per i prestiti fino a 25.000 euro e di queste neppure la metà sono state processate e, quindi, accolte ed erogate. Ciò che preoccupa e che dovrebbe, a maggior ragione, preoccuparvi è il bassissimo numero delle aziende che sono riuscite a ottenere il tanto atteso finanziamento. L'esiguità delle richieste pervenute sono un segno evidente dell'inefficacia del provvedimento e una risposta chiara delle aziende che hanno ritenuto le misure di cui al decreto liquidità inadeguate a poter apportare alcun beneficio alle loro imprese, consapevoli che non si possa far fronte alle spese e ai debiti assunti nel periodo di chiusura, contraendo nuovo debito. Il basso numero delle richieste avanzate è sicuramente dovuto anche alle lungaggini burocratiche delle procedure e all'incredibile richiesta di documenti e certificazioni che hanno in partenza demoralizzato imprenditori già vessati dalla normale burocrazia a voler provare anche loro un tentativo. ( Applausi ). Senz'altro le banche che si sono mosse con modalità differenti l'una dall'altra e con procedure e richieste di documenti non uniformi non hanno facilitato tale processo. Alcune hanno ritenuto di dover richiedere documentazioni aggiuntive, oltre a quelle previste dal decreto-legge, di fatto ostacolando più che facilitando l'accesso al credito; altre hanno addirittura posposto l'erogazione a un momento successivo subordinandola alla conversione in legge dello stesso decreto-legge, di fatto restando inerti fino ad oggi. Non può essere data a loro però - come ha tentato di fare più volte il Governo - la responsabilità del fallimento delle misure adottate. Si sommi la confusione normativa creata dal Governo al fatto che non si sia minimamente considerata la necessità di voler semplificare le procedure: il risultato è chiaro. Non aver eliminato la responsabilità penale dei bancari per l'erogazione del credito è un esempio lampante di quanto non si sia minimamente tenuto conto dell'esigenza di voler realmente semplificare e sburocratizzare i processi nell'obiettivo di intervenire con rapidità a sostegno delle imprese. Tenuto conto di tutto ciò, appare allora evidente che i 750 miliardi complessivi di cui il Governo si è riempito la bocca sono stati solo imprudenti e ottimistiche revisioni di liquidità, generate dalla garanzia dello Stato per la concessione di prestiti. Contrariamente a quanto fatto in altri Paesi occidentali, il Governo italiano, che qualcuno ha ancora il coraggio di parafrasare come modello, ha deciso, cioè, di farsi garante di eventuali insolvenze per le banche, anziché sostenere le attività produttive con trasferimenti di fondi diretti sui conti correnti aziendali. Alle aziende è stata data un'unica possibilità: aggiungere debito ad altro debito. La potenza di fuoco, in altre parole, si è rilevata per quello che è: un vero e proprio inganno. Far sì che le imprese si indebitino ulteriormente, con l'unico obiettivo di garantire che poi queste siano in grado di onorare il pagamento di tasse e imposte, di fatto solo rinviate. Il Governo, ancora una volta, ha scelto di lasciare le imprese sole e questo decreto ne è un'evidenza; così come ne è un'ancora più chiara dimostrazione il decreto rilancio che, a ragione, in molti hanno già soprannominato il decreto ritardo, con una serie di misure spot ed inefficaci che non avranno alcun beneficio sul tessuto produttivo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe ed onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, ci occupiamo, com'è noto, della conversione in legge del decreto-legge cosiddetto liquidità, che rappresenta il secondo intervento nella strategia messa in atto dal Governo e da questa maggioranza per fronteggiare l'emergenza economica causata dalla pandemia. In particolare, con questo decreto-legge ci si è concentrati sul nostro tessuto produttivo, sulle imprese, sugli operatori economici, che fanno dell'Italia un'eccellenza nel mondo quanto a innovazione e a qualità di prodotti e di servizi. Inoltre, ci si è concentrati anche sul ruolo strategico che alcune di queste aziende hanno in merito a interessi nazionali da salvaguardare in settori di particolare interesse. Mi riferisco all'allargamento del perimetro del golden power . Sin dalle prime settimane di questa crisi è apparso chiaro che, senza una importante iniezione di liquidità, molte imprese sarebbe andate incontro a grandi difficoltà, con rischio di perdita di quote di mercato, di posti di lavoro e di commesse. Questa situazione avrebbe potuto riguardare anche aziende con un livello di patrimonio e di ricavi che, in tempi normali, sarebbero state considerate solidissime. Questo Governo e questa maggioranza non si sono comportati come durante crisi precedenti. (Applausi). Non sono rimasti inermi di fronte agli eventi; non hanno abbandonato i cittadini; non hanno abbandonato le imprese, come, per esempio, è successo nel 2008, quando nessuno si occupò di dare liquidità alle aziende. Oggi, invece, questo Governo e questo Parlamento (a questo proposito, registro e rimarco con piacere gli spunti positivi venute dalle opposizioni su questo provvedimento alla Camera) hanno costruito un grande sistema di garanzie statali per consentire alle imprese di avere un accesso fortemente agevolato e facilitato al credito. È quello che fanno gli imprenditori veri: utilizzano la leva finanziaria, se sanno fare gli imprenditori. Non vogliono il fondo perduto. (Applausi). Ve lo dice chi, molto modestamente, fa il piccolissimo imprenditore. Parlo di cose che faccio tutti i giorni. Non ne sento parlare, le faccio da solo. Quindi, è stato facilitato il credito presso il sistema bancario. I numeri sono noti. Li ricordo velocemente, sono stati citati più volte dai colleghi prima di me: 200 miliardi di garanzia, di cui 30 miliardi per le pubbliche e medie imprese. 200 miliardi attraverso la SACE, appartenente al gruppo Cassa depositi e prestiti, che, a sua volta, sarà assicurata dallo Stato. Le garanzie, com'è noto e com'è stato detto prima di me, possono arrivare fino al 100 per cento dell'importo richiesto, a seconda del detto importo, del fatturato e del numero dei dipendenti dell'impresa. I prestiti saranno erogati a tre sole condizioni, che sono del tutto logiche: