[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. da 18 a 35 del codice di procedura civile e 9 della legge 2 dicembre 1998, n. 420 (Disposizioni per i procedimenti riguardanti i magistrati), promossi con ordinanze emesse il 27 ottobre 1999 dalla Corte d'appello di Milano, il 17 gennaio 2000 (n. 2 ordinanze) dal giudice istruttore presso il tribunale di Rimini, il 17 gennaio 2000 dal Presidente del tribunale di Rimini e l'8 marzo 2000 dalla Corte d'appello di Milano, rispettivamente iscritte ai numeri 32, 148, 149, 150 e 209 del registro ordinanze 2000 e pubblicate nelle Gazzette Ufficiali della Repubblica numeri 8, 16 e 21, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visti gli atti di costituzione della R.C.S. Editori S.p.a. , di Luigi Tosti e del comune di Gazzada Schianno, nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 26 aprile 2001 il giudice relatore Franco Bile. Ritenuto che con ordinanza del 27 ottobre 1999, iscritta al n. 32 del r.o. del 2000, la Corte d'appello di Milano - nel corso di un giudizio civile d'impugnazione contro la sentenza con cui il tribunale di Milano aveva accolto la domanda proposta (anteriormente all'entrata in vigore dell'art. 30-bis del codice di procedura civile, introdotto dall'art. 9 della legge 2 dicembre 1998, n. 420, recante "Disposizioni per i procedimenti riguardanti i magistrati") da un magistrato in servizio nel distretto di Milano contro una società editrice di un quotidiano, per il risarcimento del danno derivante da diffamazione a mezzo stampa - ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. da 18 a 35 cod. proc. civ. , ritenendoli in contrasto con gli artt. 3, 24 e 101 della Costituzione, nella parte in cui non prevedono che quando sia comunque parte in causa un magistrato dello stesso ufficio dell'organo giudicante o di un ufficio dello stesso distretto, la competenza territoriale spetti al giudice del capoluogo di altro distretto, analogamente a quanto dispongono per i procedimenti penali l'art. 11 del codice di procedura penale ed ora per quelli civili l'art. 30-bis cod. proc. civ. , introdotto dalla citata legge n. 420 del 1998 (che peraltro, non essendo retroattivo, non si applica ai giudizi promossi anteriormente alla sua entrata in vigore); che, secondo il giudice rimettente, tale irretroattività rende palese la disparità di trattamento di fattispecie del tutto simili e lede il principio della terzietà del giudice; che la società editrice si è costituita, chiedendo l'accoglimento della questione; che è intervenuto il Presidente dei Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'inammissibilità o, comunque, l'infondatezza della questione; che, con ordinanza del 17 gennaio 2000, iscritta al n. 148 del r.o. del 2000, il giudice istruttore presso il tribunale di Rimini - nel corso di un giudizio per risarcimento del danno vertente fra due magistrati dello stesso ufficio giudiziario, promosso anteriormente all'entrata in vigore della legge n. 420 del 1998, che ha introdotto l'art. 30-bis cod. proc. civ. - ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. da 18 a 36 cod. proc. civ. e dell'art. 9 della legge n. 420 del 1998, nella parte in cui non prevedono l'applicabilità del criterio di competenza territoriale di cui all'art. 30-bis cod. proc. civ. ai giudizi, nei quali sia parte un magistrato, pendenti alla data della sua entrata in vigore; che, ad avviso del remittente, le norme impugnate contrastano con l'art. 111 della Costituzione (perché il principio del giusto processo vale per tutti i processi civili, anche se in corso all'epoca della novella) e con l'art. 3 della Costituzione (per l'irragionevole disparità di trattamento del regime della competenza, tra cause riguardanti magistrati anteriori alla riforma del 1998, per le quali il foro domestico è passibile di sospetti di parzialità, e cause successive, devolute ad un foro neutro esente da tali sospetti); che è intervenuto il Presidente dei Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo la declaratoria di inammissibilità o, comunque, di infondatezza della questione; che, con ordinanza in data 17 gennaio 2000, iscritta al n. 149 del r.o. del 2000, il giudice istruttore presso il tribunale di Rimini - nel corso di un giudizio di risarcimento dei danni promosso (anteriormente all'entrata in vigore dell'art. 30-bis cod. proc. civ. , introdotto dalla legge n. 420 del 1998) da un magistrato dello stesso ufficio giudiziario - ha sollevato d'ufficio, in riferimento agli artt. 3 e 111 Cost., una questione di legittimità costituzionale identica a quella sollevata con l'ordinanza registrata al n. 148 del 2000; che è intervenuto il Presidente dei Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, formulando argomentazioni e conclusioni identiche a quelle presentate nel giudizio di cui all'ordinanza citata; che, con ordinanza del 17 gennaio 2000, iscritta al n. 150 del r.o. del 2000, il Presidente del tribunale di Rimini - richiesto da un giudice di quel tribunale dell'autorizzazione ad astenersi per gravi ragioni di convenienza ex art. 51, secondo comma, cod. proc. civ. , in una causa di risarcimento dei danni promossa, anteriormente all'entrata in vigore dell'art. 30-bis cod. proc. civ. , da un magistrato "all'epoca dei fatti" in servizio presso lo stesso tribunale - ha sollevato d'ufficio, in riferimento agli artt. 3 e 111 Cost., una questione di legittimità costituzionale identica a quella sollevata con le ordinanze iscritte ai nn. 148 e 149 del 2000; che è intervenuto il Presidente dei Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, eccependo l'inammissibilità della questione per difetto di legittimazione del rimettente e per difetto di rilevanza; che si è pure costituita la parte attrice del giudizio, in relazione al quale era stata avanzata la richiesta di autorizzazione all'astensione, che ha concluso per la declaratoria di inammissibilità o, comunque, di manifesta infondatezza della sollevata questione; che, con ordinanza in data 8 marzo 2000, iscritta al n. 209 del r.o. del 2000, la Corte d'appello di Milano - premesso che l'art. 30-bis cod. proc. civ.