[pronunce]

che lo stesso Tribunale di Trieste, con ordinanza del 14 dicembre 2005 (r.o. n. 284 del 2006), ha nuovamente sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del decreto legislativo n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanarsene, impartitogli dal questore a norma del precedente comma 5-bis; che il rimettente, chiamato nella specie a celebrare il giudizio abbreviato nei confronti di alcuni cittadini stranieri accusati del reato di indebito trattenimento, giudica rilevante la questione sollevata in quanto, per il caso di condanna, dovrebbe farsi necessario riferimento alla vigente previsione edittale; che l'ordinanza di rimessione ricalca letteralmente, nella parte dedicata alla non manifesta infondatezza della questione, un altro provvedimento adottato dallo stesso giudice a quo (r.o. n. 436 del 2005), del cui tenore già si è dato conto; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 26 settembre 2006, sollecitando anche nel caso di specie, per le ragioni già illustrate, una dichiarazione di infondatezza della questione sollevata; che il Tribunale di Modena in composizione monocratica, con ordinanza del 6 aprile 2005 (r.o. n. 522 del 2005), ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanarsene impartitogli dal questore; che il rimettente, chiamato a celebrare il giudizio nei confronti di persona accusata del reato di indebito trattenimento, rileva, nella prospettiva dell'eventuale condanna, che i valori edittali della sanzione sarebbero irragionevolmente alti, comportando una violazione del principio di uguaglianza e di necessaria funzionalità rieducativa della pena; che infatti, secondo il Tribunale, l'inasprimento sanzionatorio attuato con la legge n. 271 del 2004 per il reato de quo non risponderebbe a mutate esigenze di politica criminale, ma alla sola finalità di assicurare «il governo delle espulsioni mediante lo strumento dell'arresto obbligatorio», come dovrebbe desumersi dalla successione riscontrabile tra la sentenza n. 223 del 2004 della Corte costituzionale (che aveva dichiarato l'illegittimità della previsione concernente l'arresto per lo stesso reato in forma di contravvenzione), il decreto-legge n. 241 del 2004 (il cui tenore, ferma restando la natura contravvenzionale della fattispecie, mirava a sopprimere formalmente la previsione processuale dichiarata illegittima) e la citata legge di conversione (segnata invece dalla trasformazione dell'illecito in figura delittuosa, e di fatto mirata – come risulterebbe da vari passaggi dei lavori parlamentari – a fissare la pena in guisa da consentire, a norma dell'art. 280 del codice di procedura penale, l'adozione della misura cautelare della custodia in carcere, e da legittimare, conseguentemente, la rinnovata previsione dell'arresto obbligatorio); che il giudice a quo ravvisa, nella situazione indicata, una violazione dell'art. 3 Cost., in ragione dell'assenza di una giustificazione dell'inasprimento sanzionatorio realmente connessa ad un mutamento sostanziale del fenomeno regolato; che comunque la previsione edittale della pena contrasterebbe, specie in riferimento al limite minimo, con il principio di proporzionalità, essendo riferibile anche a persone prive in concreto di pericolosità sociale; che sarebbe incongrua, in particolare, l'attuale parificazione della pena prevista per l'indebito trattenimento a quella comminata nella prima parte dell'art. 13, comma 13-bis, dello stesso d.lgs. n. 286 del 1998, che punisce lo straniero già colpito da un provvedimento giudiziale di espulsione e rientrato indebitamente nel territorio dello Stato; che infatti, a parere del rimettente, la condotta di indebito reingresso sarebbe ben più grave di quella in esame, perché realizzata – con un comportamento attivo e non semplicemente omissivo – da un soggetto già responsabile di altro reato e già destinatario di un provvedimento che presuppone la sua concreta pericolosità, tanto che, nell'impianto sanzionatorio originario, il trattamento delle figure poste a confronto era ben differenziato; che un'ulteriore violazione del principio di uguaglianza (per l'analoga disciplina di fattispecie tra loro eterogenee) si riscontrerebbe raffrontando la norma censurata con la previsione della seconda parte del citato comma 13-bis dell'art. 13, a sua volta riformata nel 2004, vista la sostanziale parificazione del trattamento sanzionatorio per la condotta dello straniero rientrato in Italia dopo l'esecuzione di due precedenti provvedimenti di espulsione e per il comportamento, assai meno significativo, dell'inottemperanza al primo ordine del questore di allontanarsi dal territorio dello Stato; che l'asserita sproporzione per eccesso delle sanzioni comminate dall'art. 14, comma 5-ter, emergerebbe anche dal raffronto con previsioni incriminatrici non comprese nel citato d.lgs. n. 286 del 1998, ed in particolare con quelle dell'art. 650 cod. pen. e dell'art. 2 della legge n. 1423 del 1956, assimilabili alla disposizione censurata perché relative anch'esse a fenomeni di disobbedienza verso provvedimenti assunti per ragioni di ordine pubblico, e per altro sanzionate assai meno gravemente, senza che la particolare condizione dell'agente nella stessa disposizione (cioè quella di straniero presente illegalmente sul territorio nazionale) valga a giustificare differenze tanto marcate del trattamento sanzionatorio; che tali differenze non potrebbero essere legittimate, secondo il rimettente, dall'eventualità che la pena inflitta per l'indebito trattenimento dello straniero non sia eseguita, per effetto dell'espulsione disposta quale sanzione sostitutiva o alternativa, posto che detta espulsione non costituisce un diritto del condannato e non trova comunque applicazione nei casi di sospensione condizionale o per pene di entità superiore ai due anni; che, infine, la violazione del principio di proporzionalità priverebbe la pena, a parere del Tribunale, della necessaria funzione rieducativa; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 15 novembre 2005, chiedendo che la questione sollevata sia dichiarata infondata;