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Il successivo comma 6 prevede che, alla conclusione dell'esame preliminare, il Comitato trasmetta ai Presidenti delle Camere i testi dei progetti di legge o i testi unificati, adottati come testi base. Sarà compito dei Presidenti di Camera e Senato ricevere gli emendamenti formulati rispettivamente dai deputati e dai senatori, per poi trasmetterli all'organismo bicamerale. Il comma 8 del medesimo articolo 2 consente di ripartire il tempo disponibile, secondo le norme del regolamento della Camera dei deputati. Con l'approvazione di un apposito emendamento si attribuisce al Comitato il potere di disporre la consultazione delle autonomie territoriali, a fini di un loro coinvolgimento nel processo di riforma. L'articolo 3 regola i lavori delle Assemblee di Camera e Senato, le quali esaminano i testi definiti dal Comitato in sede referente. Si ritiene di escludere che i due rami del Parlamento si occupino contemporaneamente di distinte proposte. In caso contrario, infatti, il sottocomitato, istituito ad hoc , non sarebbe in condizioni di seguire i lavori contemporaneamente nelle due Assemblee. Inoltre, i parlamentari componenti del sottocomitato non potrebbero partecipare alle votazioni in corso presso il ramo del Parlamento di cui sono membri. Il comma 3 dell'articolo 3 introduce limiti alla emendabilità del testo, in conformità a quanto già previsto dai regolamenti parlamentari per alcuni procedimenti legislativi ordinari, in riferimento -- ad esempio -- ai disegni di legge di stabilità, europea e di delegazione europea: possono essere presentati solo emendamenti respinti dal Comitato o emendamenti che siano in diretta correlazione con le parti modificate, ovvero -- come è stato specificato con un puntuale emendamento accolto in Commissione -- in correlazione al testo trasmesso dall'altra Camera. Il Comitato e il Governo possono presentare emendamenti o subemendamenti oltre il termine previsto per i parlamentari. Questo potere però può essere esercitato fino a settantadue ore -- e non più quarantotto, come prevedeva il disegno di legge presentato dal Governo -- antecedenti l'inizio della seduta in cui è prevista la votazione degli articoli o degli emendamenti ai quali si riferiscono. Conseguentemente, i soggetti qualificati dal medesimo comma 3 dell'articolo 3 (ciascun Presidente di Gruppo o almeno venti deputati o dieci senatori) dispongono di un tempo più congruo per la presentazione di eventuali subemendamenti. L'articolo 4 prevede, al comma 1, il termine di diciotto mesi per la conclusione dei lavori. In proposito, si è svolto un approfondimento da parte della Commissione, soprattutto considerando che il comma 2, originariamente, riservava solo quattro mesi all'attività del Comitato. Dal momento che l'organismo bicamerale è chiamato a svolgere un'istruttoria complessa per la definizione dei testi, si è ritenuto di attribuire al Comitato un termine di sei mesi. Attenzione particolare va posta sulla norma del medesimo comma 2 dell'articolo 4, la quale prescrive che ciascun progetto di legge sia omogeneo, autonomo dal punto di vista del contenuto e coerente dal punto di vista sistematico. La questione appare di assoluto rilievo. La disposizione richiamata non solo contiene una prescrizione formale riguardante la corretta formulazione dei testi, ma rappresenta anche una duplice esigenza. La prima è quella della coerenza sistematica del testo e deriva dalla natura costituzionale delle disposizioni che verranno approvate. Ciò comporterà un'attenzione rigorosa del legislatore che assicuri la coerenza interna del singolo testo di riforma, ma anche la coerenza esterna del provvedimento, con riguardo alle altre modificazioni introdotte e al complessivo impianto costituzionale. L'altra esigenza, quella dell'autonomia di ciascun testo di riforma, è strettamente connessa alla volontà esplicita di rendere il referendum confermativo il luogo dell'espressione quanto più consapevole della volontà popolare su proposte di riforma che abbiano compiutezza di formulazione. Nello stesso comma 2 la Commissione propone di sopprimere la disposizione secondo la quale, qualora entro il termine stabilito non si pervenga alla conclusione dell'esame per uno o più progetti di legge costituzionale, il Comitato trasmette comunque un progetto di legge tra quelli assegnati, nel testo eventualmente emendato. Il comma 3 dell'articolo 4 riserva tre mesi di tempo a ciascun ramo del Parlamento per esaminare i progetti di legge costituzionale. Ai sensi del successivo comma 4, l'intervallo tra la prima e la seconda deliberazione, rispetto alla procedura disciplinata dall'articolo 138 della Costituzione, era inizialmente ridotto a trenta giorni. Dopo l'approvazione di un emendamento in Commissione, tale termine è stato ampliato a quarantacinque giorni. L'articolo 5 introduce un'innovazione rafforzativa dello spirito dell'ordinario procedimento di revisione costituzionale, dal momento che prevede l'ipotesi di richiesta di referendum confermativo, da parte di soggetti qualificati, anche nel caso in cui -- in seconda deliberazione -- il testo sia approvato, da entrambe le Camere, con la maggioranza dei due terzi. L'ampliamento della possibilità di ricorrere al referendum rappresenta un elemento di assoluto interesse. Se, infatti, in questo caso l'istituto referendario è valorizzato al fine di coinvolgere il corpo elettorale nell'azione riformatrice, la questione apre a riflessioni di più ampio respiro circa la possibilità di prevedere forme nuove di partecipazione democratica al procedimento legislativo, sulle quali si è orientata la riflessione della Commissione, anche in riferimento alla possibilità di realizzare -- già a partire da questo iter di riforme -- piattaforme telematiche partecipative per favorire il dialogo con i cittadini. L'articolo 6 precisa che il procedimento si applica ai progetti di legge assegnati al Comitato, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, nonché a quelli elaborati ai sensi del comma 2 del medesimo articolo 2. L'articolo 7 determina la condizione di cessazione delle funzioni del Comitato, l'articolo 8 regola le spese di funzionamento, mentre l'articolo 9 reca la clausola di entrata in vigore. Il disegno di legge costituzionale A.S. n. 343, d'iniziativa del senatore De Poli, connesso a quello d'iniziativa governativa e del quale si propone l'assorbimento, prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare per le riforme costituzionali, composta da trentacinque deputati e da trentacinque senatori, nominati rispettivamente dal Presidente della Camera e dal Presidente del Senato, su designazione dei Gruppi parlamentari, in modo da rispettare la proporzione esistente tra i Gruppi medesimi. La Commissione elegge il proprio presidente e un Ufficio di presidenza composto da tre vice presidenti e quattro segretari. Alla Commissione è attribuito il compito di elaborare progetti di revisione della parte II della Costituzione. Il disegno di legge definisce il procedimento derogatorio rispetto all' iter di revisione previsto dall'articolo 138 della Costituzione. In primo luogo, la fase referente, anziché svolgersi nei due rami del Parlamento, presso le competenti Commissioni, è affidata a un unico organo bicamerale, al quale è attribuito il compito di elaborare il progetto da sottoporre alle Camere.