[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 141 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), promossi con ordinanze del 5 gennaio 2008 dal Giudice di pace di Arezzo nel procedimento civile vertente tra D'Amato Simona e La Penta Patrizio ed altra e del 14 marzo 2008 dal Giudice di pace di Anzio nel procedimento civile vertente tra Speranza Anna Franca e la Fondiaria Sai Assicurazioni s.p.a., iscritte ai nn. 129 e 207 del registro ordinanze 2008 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 19 e 28, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 19 novembre 2008 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che nel corso di giudizio promosso da D. S. nei confronti di L. P. P. e Fondiaria Sai Assicurazioni, per il risarcimento del danno subito il giorno 12 giugno 2006, in un incidente stradale avvenuto mentre la D. era trasportata sull'autoveicolo condotto dal L. P., il Giudice di pace di Arezzo, con ordinanza depositata il 5 gennaio 2008 (reg. ord. n. 129 del 2008. ) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 141 d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), per violazione degli artt. 3, 24 e 76 Cost., nella parte in cui prevede in caso di lesioni subite dal terzo trasportato la risarcibilità a carico della impresa di assicurazione del vettore, a prescindere dalla possibile responsabilità del conducente dell'altra auto; che il rimettente riferisce che i resistenti, contestando la responsabilità del L. P. nell'accaduto – giacché a loro dire l'incidente sarebbe stato ascrivibile alla condotta del conducente di altra vettura – hanno chiesto di sollevarsi la suddetta questione di costituzionalità; che il Giudice di pace di Arezzo osserva: a) che non è stato rispettato il termine di un anno per l'esercizio del potere delegato; b) che la norma censurata ha sovvertito i canoni tradizionali di ricerca della responsabilità per colpa, creando un sistema di responsabilità oggettiva (ripudiata dalla giurisprudenza costituzionale) che vincola il trasportato a chiedere il risarcimento in un'unica direzione, senza accertamento di responsabilità; c) che la norma denunciata non è conforme alla legge 29 luglio 2003, n. 229 (Interventi in materia di qualità della regolazione, riassetto normativo e codificazione. – Legge di semplificazione 2001), che si limitava a pretendere un mero riassetto, al quale è sicuramente estraneo un sistema che sovverte i principi in tema di responsabilità; d) che la legge delega in nessun punto si occupa specificatamente del merito del risarcimento dei danni e nella liquidazione dei sinistri; che il legislatore ha inteso tutelare il consumatore ed il contraente più debole e non certo modificare i principi generali di risarcimento dei danni; che il terzo trasportato non è né contraente né consumatore, ma è semplicemente il danneggiato dalla condotta di un altro soggetto – col quale non vi è nessun rapporto contrattuale – il quale, commettendo un fatto illecito, ha causato dei danni ingiusti che secondo i principi debbono essere risarciti ai sensi degli artt. 2043 e 2054 del codice civile; che il Codice delle assicurazioni ha ridotto i doveri dei responsabili dei sinistri stradali, poiché costoro non dovranno più neppure essere convenuti in giudizio e non saranno più tenuti a rispondere in solido del danno cagionato, dal momento che l'art. 141, comma 3, prevede che il danneggiato possa proporre l'azione diretta nei soli confronti dell'impresa di assicurazione del vettore che poi potrà rivalersi contro la compagnia del civile responsabile; che, in tal modo, volendosi tutelare i consumatori, si è finito per agevolare i responsabili dei sinistri e modificare i diritti dei danneggiati, con uno stravolgimento del principio generale del neminem laedere; che si è anche violato il diritto comunitario là dove si è, con il risarcimento diretto, disattesa la Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2005/14/Ce (art. 4-quinquies), che obbliga gli Stati a prevedere l'azione diretta contro l'assicuratore del responsabile del sinistro; che, ove la norma denunciata venisse dichiarata incostituzionale, l'azione risarcitoria potrebbe essere rivolta contro il responsabile del sinistro e la sua assicurazione; che, secondo il giudice a quo, sussiste altresì la violazione dell'art. 3 Cost., derivante dalla diversa tutela del trasportato e del trasportante, che abbiano entrambi subito danni per colpa di terzi; che ulteriore discriminazione è ravvisabile ove il sinistro sia ascrivibile alla responsabilità esclusiva di un soggetto non coperto da assicurazione, o qualora la responsabilità sia ascrivibile all'ente gestore della strada; che, sotto il profilo dell'art. 24 Cost., il primo comma dell'art. 141 del Codice delle assicurazioni afferma che l'assicuratore del vettore è tenuto ad indennizzare il terzo trasportato «salva l'ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito»; che il caso fortuito comprende anche il fatto del terzo, con la conseguenza che la responsabilità dell'assicuratore del vettore è esclusa quando il sinistro è dovuto sia a cause naturali sia a colpa di altro conducente; che – al di là della contraddizione in termini insita nell'affermare che l'assicuratore risponde «salvo il caso fortuito» e nell'aggiungere che tale responsabilità «prescinde dall'accertamento della responsabilità di altri conducenti» – vi è lesione del diritto di difesa in capo alla compagnia assicurativa del vettore, la quale non potrà efficacemente tutelarsi non disponendo di elementi idonei a dimostrare l'esclusiva responsabilità dell'altro conducente, dal momento che detto altro conducente, qualora operi l'art. 149 Codice assicurazioni, viene risarcito dalla propria compagnia; che la compagnia del vettore avrà così notevoli difficoltà a dimostrare la colpa esclusiva dell'altro conducente ed far scattare l'inoperatività dell'art. 141; che nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'inammissibilità della questione sollevata, senza che ne sia adeguatamente valutata e motivata la rilevanza, e, nel merito, la infondatezza della stessa; che il Giudice di pace di Anzio, con ordinanza depositata il 14 marzo 2008 (reg. ord. n. 207 del 2008) ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 141 del d.lgs.