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È vero che il nostro sistema di sanità è riconosciuto nel mondo come uno dei migliori, come un modello inclusivo, un modello che sicuramente tutela la popolazione. È anche vero, però, che le risorse enormi di cui necessita questa organizzazione sociosanitaria sono sempre più difficili da reperire, in un Paese che non brilla certo per ripresa economica e produzione di ricchezze. Inoltre, si sono sviluppati concetti importantissimi, come la prevenzione, la prevenzione primaria e l'aumento della cronicità, elementi fondamentali che si sono innestati nel sistema sanitario. Parlo, quindi, del piano prevenzione, del piano cronicità, senza però disporre delle dovute risorse e soprattutto senza avere chiaro chi fa che cosa. Mi riferisco alla figura dei medici di medicina generale che, ormai, devono pensare alla prevenzione primaria, alla diagnosi e alla cura. Una figura centrale che, però, merita dei chiarimenti per quanto riguarda il ruolo. Bisognerebbe avere il coraggio, come non si è avuto in passato (e questo discorso coinvolge i Governi di centrodestra e centrosinistra), di proporre un modello diverso. Un modello che vada da una parte a garantire totalmente le fasce deboli, le fasce bisognose della popolazione, e dall'altra a introdurre un sistema di assicurazioni che permetta di avere accesso (come di fatto avviene già) alla sanità privata, in modo chiaro e del tutto ordinato, per rendere sufficienti le risorse pubbliche, per organizzare un sistema sanitario in cui non vi siano più le liste d'attesa, in cui gli ospedali non siano più fatiscenti e dove finalmente organizzare una politica sanitaria sul territorio. Territorio che si deve far carico, come ho già detto prima, della cronicità, valorizzando finalmente - come deve essere - le professioni sanitarie, quali gli infermieri, figure indispensabili per far fronte ai problemi dell'assistenza, che rappresenterà sempre di più un bisogno fondamentale per gestire la non autosufficienza e la disabilità. Dico questo perché i problemi della Regione Calabria sono un po' la punta di un iceberg che, però, coinvolge gran parte della sanità di questo Paese. È vero che in questi anni abbiamo parlato, e parliamo ancora, di patto per la salute, di piani di rientro e di LEA. Però, se non ci sono le risorse necessarie, i vari piani della prevenzione e i piani della cronicità rappresentano solo documenti senza significato. Per quanto riguarda il decreto-legge al nostro esame, non ci permettiamo come Gruppo di entrare nel merito, giudicando il territorio calabrese e la gestione della sua sanità. Credo infatti che la malasanità sia presente al Sud, al Centro e al Nord. Ritengo tuttavia che sia stato giusto cercare di entrare nel merito con il tentativo di commissariamento centrale, anche se temo che non arriveranno risultati significativi. Il problema è che, da una parte, si tratta di cambiare la mentalità e, dall'altra, di trovare le risorse necessarie. Per quanto riguarda invece la seconda parte del provvedimento, che riguarda le professioni mediche e quindi la possibilità di entrare nel mondo del lavoro da parte degli specializzandi e di coloro che, facendo il corso di medicina generale, si apprestano a entrare in quell'ambito, non credo sia questo il modo giusto di agire. Nel corso della discussione generale e durante l'esame degli emendamenti sono emerse infatti tantissime criticità: coinvolgere specializzandi non ancora specializzati nel mondo del lavoro e far entrare nella convenzione medici che stanno ancora finendo il corso di formazione di medicina generale credo possa creare confusione, come nel caso della doppia graduatoria in medicina generale, che coinvolge coloro che fanno il corso senza borsa di studio. Vorrei poi sottolineare un aspetto: tra i medici di medicina generale, quanti di coloro che non hanno ancora finito il corso, ma inizieranno l'attività di convenzione, riusciranno a terminare gli studi e poi a confermare la loro posizione? Si creerà, a mio avviso, non poca confusione. Per quanto riguarda il numero chiuso, seppur non credo sia questo il punto, bisognerà comunque organizzare le borse di studio per le specialità, e per la medicina generale, senza il limite dei due milioni attualmente previsto, al fine di organizzare e programmare la sanità del futuro, sanità che in questo momento ha bisogno di tantissimi medici. Per tutte le criticità esposte, nonostante si prenda atto dello sforzo che si sta facendo per cercare di incidere su situazioni molto gravi, il nostro Gruppo annuncia l'astensione sul provvedimento. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, Ministro, colleghe e colleghi, ciò che colpisce del decreto-legge al nostro esame è sostanzialmente l'approccio. È del tutto evidente che la sanità è in emergenza; bisognerebbe riflettere sulle ragioni di tale emergenza. Prima di tutto la sottostima, ormai consolidata e storica, del finanziamento; siamo a circa il 75 per cento del finanziamento rispetto al livello della media dei Paesi dell'Europa occidentale. È altrettanto noto che vi sia l'emergenza Calabria, e che in essa ci siano delle responsabilità politiche è altrettanto vero, come il Ministro non manca mai di sottolineare. Si tratta di responsabilità politiche vere. La domanda vera però è la seguente: qual è il disegno? Qual è il progetto? Qual è l'impostazione per risolvere e affrontare questi problemi? E qui emerge il limite gravissimo del provvedimento, anzi di questi due provvedimenti in uno. Per quanto riguarda la Calabria, sostanzialmente si rafforza, si estende e si allarga il meccanismo del commissariamento. Commissariamento dei commissariamenti, per fare altri commissariamenti. Ma, assumendo queste decisioni, avete fatto un'analisi per comprendere perché il commissariamento pluriennale della Calabria non ha funzionato? Io francamente le risposte in questo decreto-legge non le trovo. Non potete risolvere questo problema portando tutto al centro; anzi, questo problema non lo risolverete. Lo dico prima di tutto ai colleghi e alle colleghe della Calabria: così non si risolverà. Quali sono i tre problemi che a mio parere hanno causato il fallimento del commissariamento? Tale fallimento - mi si potrebbe dire e dunque lo dico io direttamente - viene da diversi anni, da diversi Governi e da diversi commissari. Il primo problema è l'idea stessa del commissariamento con un'egemonia assoluta del MEF, che si è messo a gestire e a governare con un'unica mission sbagliatissima, quella di far tornare i conti; poi si è dimostrato che i conti non tornano. Basta leggere - lo sottolineo, signor Ministro, perché lo trovo un fatto positivo - la relazione tecnica su questo decreto-legge, nella quale finalmente il MEF si rende conto che i tagli, il blocco del turnover e l'impianto economicistico non risolvono il problema, nemmeno quello dei conti, perché di fatto si produce drammaticamente ulteriore mobilità. E la mobilità, se pure in anni diversificati, la paga la Regione Calabria. Non mi sembra che abbiate fatto niente da questo punto di vista. Il secondo, cruciale punto di crisi dell'esperienza dei commissari è che senza il territorio non si va da nessuna parte; senza il territorio nemmeno Superman riesce a riorganizzare il sistema sanitario di una realtà. Nessuno può riuscirci.