[massime]

Imposte e tasse - Agevolazioni fiscali - Crediti d'imposta per i costi di ricerca e sviluppo sostenuti dalle imprese - Assoggettamento a un tetto massimo di stanziamento e a una procedura di ammissione selettiva - Omessa previsione di salvezza dei diritti sorti in relazione ad attività di ricerca avviate prima della data (29 novembre 2008) di entrata in vigore della normativa censurata - Denunciata lesione del principio di affidamento nella certezza delle situazioni giuridiche - Mancata valutazione, da parte del rimettente, di disposizioni successive incidenti sul quadro normativo - Inammissibilità delle questioni.. Sono dichiarate inammissibili - per omessa considerazione di disposizioni successive a quelle censurate - le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 29, commi 1, 2, lett. a), e 3, del d.l. n. 185 del 2008 (conv., con modif., nella legge n. 2 del 2009), censurato dalla Commissione tributaria regionale del Veneto, in riferimento all'art. 3 Cost., nella parte in cui, nell'introdurre un tetto massimo di stanziamento e una procedura per la selezione dei crediti d'imposta regolati dall'art. 1, commi 280-283, della legge n. 296 del 2006, non fa salvi i diritti sorti in relazione ad attività di ricerca e sviluppo avviate prima del 29 novembre 2008 (data di entrata in vigore del d.l. citato). Il giudice a quo non ha valutato l'impatto sul quadro normativo di riferimento dei successivi artt. 2, comma 236, della legge n. 191 del 2009 e 4, comma 1, del d.l. n. 40 del 2010, che introducono novità non marginali nel complesso normativo in esame; né ha spiegato - come invece occorreva - perché la disciplina da essi introdotta, sensibilmente più favorevole al contribuente-creditore, sia tale da non far venir meno il vulnus costituzionale denunciato e, ciò nonostante, sia non meritevole di censura. ( Precedente specifico citato: sentenza n. 236 del 2014 ).