[pronunce]

Ricorda, poi, come la medesima Corte ha avuto modo di precisare che «l'incidenza sulla competenza regionale del limite del diritto privato non opera in modo assoluto, in quanto anche la disciplina dei rapporti privatistici può subire un qualche adattamento, ove questo risulti in stretta connessione con la materia di competenza regionale e risponda al criterio di ragionevolezza» (sentenza n. 352 del 2001). Infine, rileva che il richiamo alla «legge», fatto dall'art. 2 della legge fallimentare, deve intendersi come riferimento a una legge speciale e di settore, per cui la legge regionale «appare perfettamente idonea a disporre l'assoggettamento delle gestioni liquidatorie alla procedura di liquidazione coatta, nell'ambito delle materie rientranti nella propria competenza legislativa». 2. – In un giudizio civile ai sensi dell'art. 548 del codice di procedura civile, il Tribunale ordinario di Lecce, con ordinanza del 3 giugno 2005, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 113, 117, commi primo e secondo (rectius, come da motivazione: secondo e terzo), Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 43, commi 2 e 3, della citata legge regionale n. 4 del 2003, 31 e 32 della citata legge regionale n. 1 del 2004, e 20 della legge della legge della Regione Puglia 4 agosto 2004, n. 14 (Assestamento e prima variazione al bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2004). 2.1. – Il giudice rimettente riferisce, in fatto, che, promossa da un creditore espropriazione presso terzi in danno della Unità sanitaria locale Lecce 3 e instaurato il giudizio per l'accertamento dell'obbligo del terzo, ai sensi dell'art. 548 cod. proc. civ. , in tale giudizio si è costituita la gestione liquidatoria della predetta USL, la quale ha eccepito la sopravvenuta improcedibilità della domanda, per essere stata disposta la liquidazione coatta amministrativa delle soppresse unità sanitarie locali pugliesi, con decreto del Presidente della Giunta regionale 18 aprile 2003, n. 261, emanato in attuazione dell'art. 43, comma 2, della legge regionale n. 4 del 2003, modificativo dell'art. 11 della legge regionale n. 20 del 2002; mentre la parte istante ha eccepito, a sua volta, la incostituzionalità di tale normativa regionale. Riferisce, altresì, che è stata ordinata, ai sensi dell'art. 107 cod. proc. civ. , la chiamata in causa della Regione Puglia, quale successore ex lege delle soppresse unità sanitarie locali nei rapporti già a queste facenti capo, e che la Regione, costituitasi, si è dichiarata estranea al giudizio. 2.2. – Quanto alla rilevanza della questione, il giudice rimettente osserva che, avendo l'art. 11, comma 3-bis, della legge regionale n. 20 del 2002 (introdotto dall'art. 43, comma 2, della legge regionale n. 4 del 2003 e poi modificato dall'art. 32, comma 1, della legge regionale n. 1 del 2004), reso applicabile alle gestioni liquidatorie delle soppresse unità sanitarie locali la disciplina della liquidazione coatta amministrativa, e, segnatamente, dell'art. 201 della legge fallimentare, che richiama l'art. 51 della stessa legge – a norma del quale «dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento» –, dovrebbe dichiararsi l'improcedibilità del giudizio pendente dinanzi a lui, in conformità all'orientamento giurisprudenziale secondo cui l'azione di accertamento del credito pignorato ai sensi dell'art. 548 cod. proc. civ. non può essere proseguita a seguito del fallimento del debitore. 2.3. – Quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo, premessa una ricostruzione del quadro normativo statale, osserva che, sulla base delle norme statali, la consolidata giurisprudenza di legittimità ritiene essersi realizzata una fattispecie di successione ex lege delle Regioni nei rapporti obbligatori già facenti capo alle soppresse unità sanitarie locali, sicché spetta alle Regioni provvedere all'estinzione dei relativi debiti. 2.3.1. – Rilevato che dalla legislazione statale si evince il principio fondamentale, per il quale le Regioni debbono farsi carico integralmente delle anzidette obbligazioni, il giudice a quo osserva che a tale principio non si adeguano le norme regionali denunciate, dal momento che, in base ad esse, la Regione Puglia, sottoponendo a liquidazione coatta amministrativa le gestioni liquidatorie delle soppresse USL, «limita sotto molteplici profili la sua responsabilità patrimoniale». Tale illegittimo risultato sarebbe conseguito: attraverso l'art. 43, comma 3, lettera d), della legge regionale n. 4 del 2003 (come modificato dall'art. 32 della legge regionale n. 1 del 2004), il quale prevede che «a favore delle gestioni liquidatorie delle soppresse USL, poste in liquidazione coatta amministrativa, la Regione garantisce disponibilità di fonti finanziarie fino alla concorrenza massima del saldo fra lo stato passivo e attivo accertato alla data del 1° maggio 2003»; attraverso l'art. 43, comma 3, lettera c), della medesima legge regionale (come modificato dall'art. 32 della legge regionale n. 1 del 2004), il quale prevede che «a tutti gli effetti di legge lo stato del passivo va accertato con riferimento alla data del 1° maggio 2003» e che «alla stessa data vanno conteggiati, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 55 del r.d. n. 267/1942, gli interessi maturati sulle posizioni debitorie non ancora estinte»; attraverso, infine, l'art. 6, comma 2-bis, della legge regionale 14 gennaio 1998, n. 1 (Esercizio provvisorio del bilancio di previsione per l'anno finanziario 1998) – introdotto dall'art. 31 della legge regionale n. 1 del 2004 –, il quale stabilisce che «è esclusa ogni legittimazione passiva, sostanziale e processuale della Regione per l'eventuale residuo passivo conseguente alla chiusura delle gestioni liquidatorie». Le disposizioni censurate – conclude il giudice a quo – violano l'art. 117, terzo comma, Cost. 2.3.2. – Il giudice rimettente osserva, poi, che, sotto altro profilo, le medesime disposizioni regionali violano, altresì, l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., che riserva allo Stato la potestà legislativa esclusiva in materia di «giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa», atteso che la disciplina della liquidazione coatta amministrativa rientra sia nella materia «ordinamento civile», sia in quella «norme processuali». In questa prospettiva, la «legge», cui fa rinvio l'art. 2, primo comma, della legge fallimentare, «non può che essere quella statale».