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Gli avvisi di garanzia dell'11 giugno 2020 avrebbero dovuto consigliare in via cautelativa almeno il trasferimento degli indagati, che così hanno avuto la possibilità di fare pressione sui detenuti e indirettamente sui loro familiari per ritirare le denunce. Come si può far stare vittime e carnefici a convivere nella stessa comunità? E aggiungo il paradosso che ora a pagare le conseguenze dei pestaggi siano gli stessi detenuti, alcuni dei quali trasferiti a centinaia di chilometri dalle loro famiglie, non certamente i camorristi detenuti che sono rimasti fuori da tutto questo. Dispiace, al di là del cambio di Governo e del Ministro, che nulla sia accaduto prima dell'intervento della magistratura. Avremmo tutti preferito che fossero l'amministrazione penitenziaria e il Ministero a muoversi in anticipo, in autonomia, sulla scorta delle particolareggiate denunce del Garante dei detenuti della Campania, e non con una gestione burocratica di relazioni - evidentemente non corrispondenti alla realtà, viste le imputazioni di falso - che hanno portato il suo predecessore a parlare di una doverosa azione di ripristino della legalità. Per il rispetto che abbiamo della legge, per l'amore che nutriamo verso i principi costituzionali, non possiamo derubricare tutto questo a un episodio. Non possiamo cavarcela con la retorica delle mele marce. Siamo ancora in tempo per intervenire con forza. Le chiediamo di prendere al più presto i provvedimenti annunciati, come previsto dalle norme, e nel contempo di accelerare i concorsi, aumentare il numero degli agenti di Polizia penitenziaria e degli altri operatori e di migliorarne la formazione. Sappiamo che sono molti i problemi delle nostre carceri, e li ho elencati in premessa; abbiamo il dovere di intervenire per risolverli, per ripensare completamente il sistema carcerario da tutti i punti di vista o - come ha giustamente sottolineato lei - l'intera architettura carceraria, a partire dalle funzioni, che vanno certamente contemperate, di sicurezza sociale e rieducazione. Non possiamo accettare che chi è chiamato a mantenere l'ordine e a garantire la correttezza della vita degli istituti penitenziari... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE . Senatore Grasso, la Presidenza la autorizza a consegnare il testo integrale del suo intervento. (Commenti). Abbiamo stabilito una regola e lo abbiamo fatto insieme in sede di Conferenza dei Capigruppo, ovvero che non ci sarebbero stati minuti aggiuntivi per nessuno, visto che ho sempre lasciato parlare tutti con tempi supplementari e questo aveva dato adito a varie contestazioni. Lo abbiamo stabilito e quindi, la pregherei di rispettare le regole come le rispettano tutti. La ringrazio. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signora Ministra, la ringrazio per la sua relazione, che fa un'analisi spietata, ma vera, della situazione delle carceri del nostro Paese. Grazie anche perché, di fronte a fatti gravissimi come quelli di cui abbiamo sentito e che abbiamo visto, lei, signora Ministro, il Presidente del Consiglio e il Governo avete dato un segnale molto forte. Penso che la presenza in quel carcere e la forza con la quale si è sostenuta quell'iniziativa siano una cosa importante, perché credo che dimostrino la volontà del Governo, del Parlamento e delle istituzioni di fare piena luce e fare giustizia su quello che è successo. Signora Ministra, vogliamo fare piena luce su quello che è successo a Santa Maria Capua Vetere, ma anche su altre vicende che sono aperte e penso ai 13 morti che ci sono stati durante le rivolte, su cui serve chiarezza. Ritengo che questa iniziativa, l'aver acceso con tanta forza questo faro, possa e debba essere anche un'occasione per un sussulto, per mettere mano in fretta e concretamente alla situazione delle carceri. Certo, dobbiamo impostare riforme più complessive, ma credo che servano anche misure da mettere in campo a breve. Il Parlamento deve fare la sua parte. Abbiamo chiesto e proposto l'istituzione di una Commissione d'inchiesta proprio sulle violenze nelle carceri, perché credo che non possiamo ignorare ciò che è successo e non possiamo aspettare che succeda di nuovo. Sono vittime delle violenze nelle carceri non solo i detenuti, ma anche gli agenti. Una recente ricerca dice che sono aumentate le aggressioni agli agenti e agli stessi operatori. C'è un clima di violenza all'interno delle carceri le cui ragioni vanno indagate, perché non basta giustificarle con la sovrappopolazione. Sicuramente c'è un problema di spazi trattamentali insufficienti, per cui va benissimo che nel PNRR si sia stabilito di finanziare non solo più posti, ma soprattutto più spazi trattamentali. Certamente hanno pesato il Covid, come ha detto anche lei, signora Ministra, e l'isolamento in cui si sono trovate le carceri, la noia e l'assenza di lavoro, di spazi e di incontro. Dobbiamo interrogarci su questo, oltre che su che cosa dobbiamo tenere dei momenti di comunicazione con l'esterno che si sono creati durante l'emergenza del Covid. Dobbiamo sapere - l'ha detto lei, signora Ministra, e l'ha detto bene - che c'è bisogno che il territorio e le istituzioni si occupino del carcere e che gli enti locali abbiano rapporti con esso. Le carceri devono diventare quartieri delle città in cui si trovano. Credo che questo garantisca molto controllo e prevenzione. Pesano poi certamente le condizioni di lavoro difficili in cui si sono trovati spesso a operare i lavoratori. Signora Ministra, voglio dire solo una cosa. Come si riparte dopo il Covid? Credo che dobbiamo fare questa riflessione adesso; bisogna riaprire le attività, il lavoro e la vigilanza dinamica. Mi chiedo se non sia il caso di valutare, dopo quello che i detenuti hanno passato in questi due anni, di aumentare gli sconti di pena per chi ha avuto buona condotta. Bisogna valutare se rendere permanente le misure della semilibertà e dei domiciliari che abbiamo introdotto. Dico subito che, se si proroga lo stato di emergenza, signora Ministra, servirà anche prorogare le misure che hanno funzionato e che abbiamo inserito per ridurre il sovraffollamento nelle carceri. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro che ha pronunciato parole che condivido moltissimo, toccando temi assolutamente vicini alla sensibilità di una certa parte anche politica, citando Calamandrei, Foucault e l'articolo 27 della Costituzione, e andando altresì a confermare una cultura della giustizia riparativa che condivido e ho molto apprezzato in questa sua informativa. Come saprà e come dice appunto Foucault nel libro «Sorvegliare e punire» del 1975, «contenere il potere di chi ne abusa, a scapito di chi non lo fa, è cosa difficilissima». Prendere atto di questo è importante, se vogliamo essere considerati una società civile, che si prende cura degli errori che la società stessa mette in atto. Ha citato un'interrogazione di aprile, che ritengo fosse mia, dicendo giustamente che c'erano indagini già in corso e quindi non è stato possibile rispondere sui fatti specifici di Santa Maria Capua Vetere.