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Che questo testo non abbia le caratteristiche di necessità e di urgenza previste dalla nostra Carta costituzionale è del tutto evidente. La necessità è solo quella - tutta politica - di partiti che nei mesi scorsi hanno sovralimentato le pance del consenso e che adesso si accorgono di quanta fame in quelle pance hanno provocato. Altrettanto si può dire dell'urgenza, dal Governo falsamente dichiarata, perché risponde alle logiche di un calendario elettorale senza giorni di riposo, invece che alle logiche di fattibilità e di efficacia imposte dal contesto socioeconomico del Paese. Come si fa ad essere credibili quando si invoca l'urgenza e poi si costruisce un provvedimento che presuppone 24 norme attuative, 15 delle quali sono senza scadenza temporale e vincolate a successivi decreti del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio dei ministri, a decreti ministeriali, pronunciamenti di INPS, INAIL e ANPAL e a una serie di atti amministrativi che dovranno espletare i Comuni? (Applausi dal Gruppo PD) . Non si può e infatti non è credibile un Governo che considera la Costituzione un optional , a tal punto che va bene anche mettere nello stesso provvedimento il reddito di cittadinanza, le norme su quota 100 e la nuova disciplina in materia di giochi. Evviva l'omogeneità delle materie! Colleghe e colleghi, credo di poter dire che il varo di misure di contrasto alla povertà e alle disuguaglianze e di misure che favoriscano la creazione di opportunità di lavoro, l'aumento della competitività e l'inclusione sociale siano una preoccupazione di tutti i componenti di questa Assemblea, di maggioranza e di opposizione. A nome del mio Gruppo, dico però che non si andrà da nessuna parte se il Parlamento sarà costretto a proseguire sulla strada del "decreto La Qualunque", perché di questo si tratta oggi. La debolezza dell'impostazione della proposta di Governo fa il paio con la debolezza dei contenuti: un combinato disposto, che rischia di aumentare il divario tra fasce della popolazione, aumentando la tensione sociale. I 780 euro del reddito di cittadinanza, per come sono stati pensati, finiranno per essere solo un miraggio davanti agli occhi dei poveri veri, mentre potrebbero rivelarsi un affare per gli irriducibili dell'evasione fiscale e del lavoro nero. I parametri principali, rappresentati dall'ISEE a zero e da un canone di affitto di almeno 280 euro al mese, si trasformeranno in un muro sulla via di accesso alla misura da parte dei portatori di un autentico bisogno sociale, perché basterà un minimo scostamento a determinare la riduzione drastica del beneficio. Addirittura, nel passaggio dal reddito di inclusione (REI) al reddito di cittadinanza, a perderci saranno le famiglie più numerose, perché il beneficio non crescerà più dopo il terzo figlio. All'articolo 2, il requisito della residenza da almeno dieci anni, di cui due continuativi, taglia fuori nuclei già avviati a percorsi d'inclusione attraverso il REI: un'esclusione che contrasta in maniera significativa con i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e l'adolescenza, che l'Italia ha ratificato con la legge n.176 del 27 maggio del 1991. Non c'è un alito di attenzione verso coloro che sono veramente gli ultimi. Le persone senza fissa dimora sono circa 50.000 in Italia ed è indispensabile prevedere espressamente l'equiparazione della residenza fittizia a quella anagrafica tradizionale. In questo decreto-legge sono trascurati i bambini e le donne. Il limite dei quarantacinque anni per il riscatto della laurea è poi palesemente incostituzionale e lo sanno anche i bambini, perché si viola in modo macroscopico il principio dell'uguaglianza. Lo stesso ragionamento vale sul fronte delle iniziative per incentivare le imprese ad assumere, poiché la rigidità delle condizioni imposte dal decreto-legge, ovvero contratti a tempo pieno e indeterminato, neutralizzerà il vantaggio rappresentato dallo sconto sulla contribuzione. Ciò senza contare che si fa finta di non sapere che in alcune parti del Paese, come il Sud, ma non solo, almeno il 90 per cento dei contratti nel campo agricolo è a scadenza e che non saranno certo le rigidità a sbloccare la situazione. E, come se non bastasse, il Governo ne approfitta per esercitarsi nella classica politica dei due forni: con una mano impicca le imprese e con l'altra istituzionalizza il precariato di Stato, attivando l'assunzione di oltre 6.000 lavoratori ANPAL, i cosiddetti navigator , che saranno tutti lavoratori a tempo determinato in attesa di stabilizzazione. Ma la contraddizione delle contraddizioni - non smetterò mai di dirlo - riguarda l'abbandono dei lavoratori poveri, quelli che oggi, con un part time forzato o anche un full time , a fine mese guadagnano meno dell'importo previsto per il reddito di cittadinanza. Per loro solo chiacchiere da propaganda fin qui, quando invece il traguardo del salario minimo, in linea di coerenza con il profilo vantato dal ministro Di Maio, andava raggiunto almeno contestualmente, se non prima, di qualsivoglia ragionamento sul reddito di cittadinanza. Alle solite, il Governo sceglie lo spot invece delle misure strutturali, esclude invece di includere; vale per il reddito di cittadinanza, così come per quota cento, pensata ad esclusivo vantaggio di chi può contare su una carriera professionale lunga e costante. Si avvantaggiano così alcune categorie di lavoratori a scapito di altre e alcune aree del Paese a scapito di altre. A pagare questa politica divisiva e di corto raggio saranno soprattutto i nostri giovani, e non soltanto, perché l'eccessivo aumento del numero di pensioni, scaricato sulla fiscalità generale, finirà per indebitare le generazioni future e scoraggiare la creazione di nuova impresa, capace di dare occupazione. Saranno i giovani a pagare, soprattutto perché non è su una nuova cultura del lavoro che vuole misurarsi questo Governo, ma sull'idea fragilissima dello sbarcare il lunario. La prospettiva è qui e ora; una prospettiva che non sentiamo davvero né la necessità, né l'urgenza di perseguire. L'ultimo capo l'avete dedicato ai giochi. Da un lato combattete il gioco d'azzardo e dall'altro consegnate all'Italia, con i comportamenti che state ponendo in essere, il più grande gioco d'azzardo sulle spalle delle future generazioni! È per queste argomentazioni che votiamo a favore della pregiudiziale presentata dei colleghi. (Applausi dal Gruppo PD) . PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, non volevo intervenire, ma lo farò brevemente, perché alcune considerazioni fatte in quest'Aula non possono restare senza una risposta da parte delle forze di maggioranza e certamente non restano senza una risposta da parte di chi il reddito di cittadinanza l'ha proposto quasi dal primo giorno di presenza in quest'Aula nella scorsa legislatura. La questione pregiudiziale, come pregiudiziale, anzi come pregiudizio, è la posizione di tutte le forze politiche che oggi sono opposizione nei confronti di questa misura. Il MoVimento 5 Stelle è stato criticato nel 2013, quando proponeva questa misura, ritenendo che non ci fossero le coperture e che non fosse una cosa necessaria al Paese.