[pronunce]

c) l'«equiparazione» chiesta dal rimettente non considera «come il Comune sia un ente territoriale, dotato di confini propri entro i quali può realizzare i propri fini non direttamente istituzionali, laddove gli IACP sono Enti non territoriali che pertanto necessariamente, nella realizzazione del proprio fine istituzionale, devono operare sul territorio di altri Enti territoriali»; d) l'esistenza di «pronunce discordanti rese dalla stessa sezione tributaria della Corte di Cassazione» (che si è pronunciata in materia anche con la sent. n. 14094 del 2010, successiva all'ordinanza di rimessione) , dimostra che «la questione sembra richiedere piú che una pronuncia additiva della Consulta un intervento chiarificatore dello stesso giudice di legittimità». Considerato che, nel corso di due giudizi aventi ad oggetto l'impugnazione delle sentenze emesse in grado di appello con le quali la Commissione tributaria regionale della Lombardia si era pronunciata in modo difforme in ordine al diritto del Comune di Milano di beneficiare dell'esenzione dall'imposta comunale sugli immobili (ICI), per gli anni 1995 e 1996 (r.o. n. 196 del 2010), nonché 1993 e 1994 (r.o. n. 253 del 2010) , in relazione ad alcuni immobili da esso posseduti, destinati a edilizia residenziale pubblica ed ubicati nel territorio del Comune di Locate Triulzi, la Corte suprema di cassazione, con ordinanze di contenuto sostanzialmente identico, ha sollevato - in riferimento agli artt. 2, 3 e 38 della Costituzione - questioni di legittimità della lettera a) del comma 1 dell'art. 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'art. 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421); che, in forza della disposizione denunciata, «Sono esenti dall'imposta: a) gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province, nonché dai comuni, se diversi da quelli indicati nell'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 4, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dalle unità sanitarie locali, dalle istituzioni sanitarie pubbliche autonome di cui all'articolo 41 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, dalle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali»; che il giudice a quo muove dall'assunto che gli immobili destinati ad edilizia residenziale pubblica, posseduti da un Comune ai sensi degli artt. 1 e 3 del d.lgs. n. 504 del 1992 ed ubicati nel territorio di un altro Comune, non beneficiano dell'esenzione dall'ICI, perché non possono essere considerati direttamente ed immediatamente adibiti allo svolgimento dei compiti istituzionali del Comune stesso, come invece esige, ai fini dell'esenzione, la locuzione «destinati esclusivamente ai compiti istituzionali», quale interpretata dalle costanti pronunce della Corte di cassazione, integranti diritto vivente; che, secondo il giudice rimettente, la disposizione denunciata, cosí intesa, si pone in contrasto con: a) l'art. 3 Cost., perché comporta un'ingiustificata disparità di trattamento fiscale tra gli immobili posseduti dai Comuni e destinati ad edilizia residenziale pubblica, i quali, secondo il menzionato "diritto vivente", sono soggetti all'ICI se ubicati nel territorio di altri Comuni, e gli immobili posseduti dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP), aventi la medesima destinazione, i quali invece, a decorrere dal 1° gennaio 1997, usufruivano della riduzione dell'imposta del 50 per cento prevista dall'art. 8, comma 4, del d.lgs. n. 504 del 1992, come sostituito dall'art. 3, comma 55, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica) , e, a decorrere dal 1° gennaio 2008, beneficiano dell'esenzione dall'imposta prevista dall'art. 1, comma 3, del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 (Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126; b) l'art. 2 Cost., «che richiede l'adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale nei confronti dei cittadini»; c) l'art. 38 Cost., «che tutela il diritto delle persone non abbienti all'assistenza sociale»; che, in considerazione dell'identità delle questioni sollevate, i giudizi promossi con le due ordinanze di rimessione devono essere riuniti per essere congiuntamente trattati e decisi; che la difesa del Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto in entrambi i giudizi, ha eccepito l'inammissibilità delle questioni sollevate in riferimento agli artt. 2 e 38 Cost., per difetto di motivazione in ordine alla violazione di tali parametri, «meramente enunciati in via generale»; che l'eccezione è fondata; che, in effetti, il giudice a quo si limita ad evocare i suddetti parametri ed a riportarne, parafrasandolo, il contenuto, senza indicare le ragioni della denunciata illegittimità costituzionale, tanto da rendere le questioni prive di motivazione e, quindi, manifestamente inammissibili; che la difesa dello Stato ha eccepito l'inammissibilità anche delle questioni sollevate in riferimento all'art. 3 Cost., per difetto di motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza, in quanto il giudice rimettente non ha fornito alcuna giustificazione dell'affermazione secondo cui la situazione degli IACP sarebbe identica a quella dei Comuni, per ciò che attiene al possesso di immobili destinati ad edilizia residenziale pubblica; che l'eccezione non è fondata; che il rimettente espone in modo adeguato le ragioni della dedotta ingiustificata disparità di trattamento, affermando che la disciplina denunciata contrasta con l'omogeneità delle situazioni poste a raffronto; omogeneità che sarebbe evidenziata dal fatto che sia gli immobili posseduti dai Comuni e destinati a edilizia residenziale pubblica sia quelli posseduti dagli IACP ed aventi la stessa destinazione sono utilizzati per raggiungere il medesimo fine, di pubblico interesse, di soddisfare le esigenze abitative dei cittadini meno abbienti; che non è fondata neppure l'ulteriore eccezione prospettata dalla difesa dello Stato, secondo cui le questioni sono inammissibili perché il rimettente domanda alla Corte costituzionale «una pronuncia additiva la quale operi in sostanza come una vera e propria modifica normativa»; che, in realtà, il giudice a quo chiede a questa Corte non una «modifica normativa», ma l'estensione delle agevolazioni in tema di ICI previste per gli immobili posseduti dagli IACP agli immobili posseduti dai Comuni e destinati anch'essi a edilizia residenziale pubblica; estensione che, secondo la sua prospettazione, sarebbe imposta dalla stessa ratio dell'agevolazione prevista a favore degli IACP; che, nel merito, le questioni sollevate in riferimento all'art. 3 Cost. sono manifestamente infondate;