[pronunce]

L'istituto, introdotto dall'art. 7 della legge 15 luglio 2002, n. 145 (Disposizioni per il riordino della dirigenza statale e per favorire lo scambio di esperienze e l'interazione tra pubblico e privato), ha caratteri del tutto particolari, perché si prefigge di soddisfare contestualmente sia le esigenze di una circolazione più efficiente e flessibile delle professionalità all'interno delle amministrazioni pubbliche (e delle imprese), sia il contenimento dei costi per il personale pubblico. Esso è stato introdotto dal legislatore statale al fine di consentire la realizzazione di specifici progetti di interesse per l'amministrazione di appartenenza e per quella destinataria, per un tempo definito e al di fuori dell'ordinaria amministrazione. Ciò implica che sia acquisito il consenso del lavoratore interessato, prima che sia siglato il protocollo d'intesa con cui le parti «disciplinano le funzioni, le modalità di inserimento», nonché «l'onere per la corresponsione del trattamento economico da porre a carico delle imprese destinatarie». Con il ricorso a questo strumento le amministrazioni possono avviare specifiche attività e raggiungere obiettivi di efficienza e specializzazione, se necessario con progetti sperimentali, nell'espletamento di servizi destinati alla collettività. Esse coinvolgono nella mobilità il personale proveniente da altre amministrazioni, disposto a maturare esperienze professionali temporanee in un nuovo contesto, senza che ciò comporti aumenti di spesa connessi a nuove assunzioni. In questa prospettiva di efficienza organizzativa si muove la norma regionale censurata, che promuove la sottoscrizione di protocolli in vista della realizzazione di specifici progetti condivisi, per l'erogazione dei servizi di propria competenza. Per incentivare la mobilità del personale proveniente da altre amministrazioni, la medesima norma assicura che l'assegnazione temporanea, così come non può in alcun modo modificare la posizione del personale assegnato (il rapporto di lavoro alle dipendenze dell'amministrazione di appartenenza resta delineato sulla base dell'originario contratto di lavoro), non incide sul relativo trattamento economico, che resta quello definito prima dell'avvio della mobilità, secondo la normativa vigente. Nell'accollarsi un tale onere la Regione rinvia al protocollo d'intesa, come previsto dall'art. 23-bis, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, la puntuale disciplina di tutti gli aspetti. Si tratta, a ben vedere, della disciplina di aspetti dell'organizzazione amministrativa che, nell'ambito della propria competenza residuale, la Regione esercita seguendo obiettivi di efficienza e valorizzazione della professionalità di quanti, provenendo da altre amministrazioni, accedono alla mobilità temporanea sulla base di appositi protocolli, idonei, tra l'altro, a garantire il contenimento della spesa. Contrariamente a quanto dedotto dal ricorrente - che peraltro invoca erroneamente l'art. 70, comma 12, del d.lgs. n 165 del 2001 inerente a tutt'altra mobilità temporanea imposta dalla legge o dal regolamento - il legislatore toscano attua quanto previsto dal legislatore statale, senza violare la sfera di competenza di quest'ultimo in materia di «ordinamento civile». Sulla base di argomenti analoghi, anche la questione promossa, nei confronti del citato comma 9-ter della legge reg. Toscana n. 1 del 2009, in riferimento all'art. 3 Cost., non è fondata. La norma regionale si limita a dare applicazione all'art 23-bis del d.lgs. n. 165 del 2001 e non determina, pertanto, disparità di trattamento. La soluzione delineata dalla norma impugnata, coerente con la normativa statale, può essere, infatti, accolta e seguita da altre pubbliche amministrazioni. 3.2.&#8210; L'art. 6, comma 2, della legge reg. Toscana n. 32 del 2018 è, inoltre, impugnato nella parte in cui, inserendo il comma 9-quater nell'art. 29 del citato «Testo unico in materia di organizzazione e ordinamento del personale», dispone che «il personale proveniente da altre pubbliche amministrazioni in assegnazione temporanea presso la Regione non ricopre posti in dotazione organica e non rileva ai fini del rispetto dei limiti di cui all'articolo 18-bis» della legge regionale n. 1 del 2009. In tal modo, la norma regionale derogherebbe ai limiti fissati dall'art. 19, comma 5-bis, del d.lgs. n. 165 del 2001, in ordine al conferimento di incarichi dirigenziali al personale proveniente da altre pubbliche amministrazioni in assegnazione temporanea presso la Regione, in violazione sia dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., che riserva alla competenza esclusiva statale l'«ordinamento civile», sia del principio di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost., poiché vi sarebbe una disparità di trattamento rispetto a quanto previsto per la generalità delle altre amministrazioni pubbliche. 3.2.1.&#8210; Anche tali questioni non sono fondate. Occorre, anzitutto, tener conto del contesto normativo in cui si inserisce la norma impugnata. L'art. 6, comma 2, della legge reg. Toscana n. 32 del 2018 inserisce nell'art. 29 della legge reg. Toscana n. 1 del 2009 i commi 9-bis, 9-ter e 9-quater, tutti volti a disciplinare l'assegnazione temporanea di personale proveniente da altre pubbliche amministrazioni sulla base di protocolli di intesa per singoli progetti di interesse specifico dell'Amministrazione, di cui all'art. 23-bis, comma 7, del d.lgs. n 165 del 2001. Mentre il comma 9-bis disciplina l'ipotesi di assegnazione temporanea del personale regionale presso altre amministrazioni pubbliche o imprese private, il comma 9-ter - esaminato supra - disciplina l'ipotesi dell'assegnazione temporanea presso la Regione di personale proveniente da altre pubbliche amministrazioni con la stipulazione di appositi protocolli. Il comma 9-quater (ora in esame) così esordisce: «[i]l posto in dotazione organica del dipendente regionale in assegnazione temporanea resta indisponibile per tutta la durata della stessa» e prosegue prevedendo che «[i]l personale proveniente da altre pubbliche amministrazioni in assegnazione temporanea presso la Regione non ricopre posti in dotazione organica». Tali previsioni devono essere lette in stretta connessione con quanto scritto nel periodo successivo. Nel caso in cui sia temporaneamente assegnato personale dirigenziale, quest'ultimo non rileva ai fini del rispetto dei limiti al conferimento degli incarichi dirigenziali a dirigenti di altre amministrazioni pubbliche fissati dall'art. 18-bis della legge regionale n. 1 del 2009, in linea con l'art. 19, comma 5-bis, del d.lgs. n. 165 del 2001. Occorre, infatti, precisare che l'art 18-bis della legge reg.