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nonostante quanto sopra, ad oggi al Ministero della cultura è prassi confezionare bandi di concorso per il restauro di opere d'arte in base all'origine professionale dei candidati in possesso del titolo equipollente (si veda il diploma conseguito alle SAF ante decreto ministeriale n. 87 del 2009) come requisito per l'ammissione al quale viene riconosciuto maggiore punteggio valutativo, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano sospendere l'efficacia e l'applicazione del decreto ministeriale n. 564 del 12 dicembre 2017 riconosciuto alle SAF ante decreto ministeriale n. 87 del 2009 ed estendere l'accesso all'equiparazione anche ai restauratori qualificati ex art. 182 in possesso di diplomi quinquennali in Arte applicata, sezione Restauro o Conservazione, Arte del legno, Beni culturali e affini, rilasciati nel periodo ante 2009 dagli Istituti di istruzione secondaria di secondo grado, riconosciute dal Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca e di diplomi di lauree triennali in Restauro, Conservazione, Arti applicate, Beni culturali e affini, rilasciate nel periodo ante 2009 dalle Università riconosciute dal medesimo Ministero. Atto n. 4-07439 LANNUTTI ABATE Rosa Silvana SBRANA Rosellina CORRADO Margherita Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, della transizione ecologica e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: nella notte tra il 15 e il 16 settembre 2022 l'alluvione che ha colpito le aree di Senigallia (Ancona) e di Cantiano (Pesaro e Urbino), nel centro-nord delle Marche, ha causato 11 morti, 50 feriti, 150 sfollati e due dispersi: Mattia, un bimbo di 8 anni, e una donna di 56 anni, Brunella Chiù; al dolore per le numerose vittime, si aggiunge la preoccupazione per una ricostruzione i cui tempi sono sempre molto incerti. Cantiano, ad esempio, "non ha più il centro storico, non ha più una zona industriale, non ha più un'attività di impresa aperta", ha denunciato il sindaco Alessandro Piccini; nel frattempo, la magistratura ha aperto un fascicolo sull'inspiegabile "allarme giallo" diramato dal Dipartimento della protezione civile, ma anche per capire lo stato di manutenzione dei corsi d'acqua, come il Misa, che sfocia a Senigallia, e il suo affluente Nevola. Un tema, quest'ultimo, che era già emerso all'indomani della piena del 2014 (allora i morti furono 4 e i danni calcolati in 180 milioni di euro) e per il quale esistono soluzioni, anche se finora poco si è fatto; considerando che: nel rapporto dell'ISPRA intitolato "Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio 2021" si legge che "complessivamente il 93,9% dei comuni italiani (7.423) è a rischio per frane, alluvioni e/o erosione costiera. 1,3 milioni di abitanti sono a rischio frane (13% giovani con età &#60; 15 anni, 64% adulti tra 15 e 64 anni e 23% anziani con età &#62; 64 anni) e 6,8 milioni di abitanti a rischio alluvioni. Le regioni con i valori più elevati di popolazione a rischio frane e alluvioni sono Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia, e Liguria. Le famiglie a rischio sono quasi 548.000 per frane e oltre 2,9 milioni per alluvioni. Su un totale di oltre 14,5 milioni di edifici, quelli ubicati in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono oltre 565.000 (3,9%) , quelli ubicati in aree inondabili nello scenario medio sono oltre 1,5 milioni (10,7%)"; peraltro il dissesto idrogeologico così diffuso in Italia rappresenta un problema di notevole importanza per i costi della gestione degli eventi calamitosi che superano di diversi ordini di grandezza le spese che sarebbero sufficienti per la manutenzione. È stato calcolato che la furia dell'acqua e delle frane, ad esempio, è costata al Paese 51 miliardi di euro di danni negli ultimi 40 anni, che diventano 90 se si tiene conto anche delle ondate di calore; tra i fattori naturali che predispongono il territorio ai dissesti idrogeologici rientra la conformazione geologica, caratterizzata da un'orografia complessa e bacini idrografici generalmente di piccole dimensioni, che sono quindi caratterizzati da tempi di risposta alle precipitazioni estremamente rapidi o di dimensioni rilevanti, come il bacino idrico del Po composto da un fitto reticolo di numerosi affluenti che più volte negli ultimi anni hanno dato origine a esondazioni; nella XVIII Legislatura in corso, in seguito alla mancata riconferma della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico, con il decreto-legge n. 86 del 2018, i compiti sono stati trasferiti al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Successivamente, l'art. 40 del decreto-legge n. 109 del 2018 ha previsto l'istituzione di una cabina di regia, denominata "Strategia Italia" (a cui partecipa anche il Ministro dell'ambiente), avente il compito, tra gli altri, di verificare lo stato di attuazione degli interventi connessi a fattori di rischio per il territorio, quali dissesto idrogeologico e vulnerabilità sismica degli edifici pubblici. La cabina di regia è stata istituita con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 febbraio 2019; con la deliberazione 31 ottobre 2019, n. 17/2019/G, trasmessa al Parlamento, la Corte dei conti ha esaminato le modalità di funzionamento e di gestione del fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico (istituito nella XVII Legislatura dall'art. 55 della legge n. 221 del 2015), nonché dato conto del nuovo quadro introdotto dalle nuove disposizioni normative e regolamentari di cui al decreto-legge n. 86 del 2018, e ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del febbraio 2019 "che riconducono al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare tutte le competenze in materia di dissesto"; tra gli obiettivi del Ministero della transizione ecologica tramite il PNRR c'è quello di "rendere l'Italia più resiliente agli inevitabili cambiamenti climatici", pertanto obiettivo della misura è quello di "accelerare l'attuazione degli interventi di contrasto al dissesto idrogeologico mediante la semplificazione delle procedure e l'interoperabilità tra le banche dati"; considerando infine che anche il Pontefice è tornato a parlare dell'emergenza climatica con un messaggio inviato ai partecipanti alla conferenza promossa dalla Pontificia accademia delle scienze sul tema "Resilience of people and ecosystems under climate stress", svolto in Vaticano il 13 e il 14 luglio 2022: "Il fenomeno del cambiamento climatico è diventato un'emergenza che non resta più ai margini della società. Ha assunto un posto centrale, rimodellando non solo i sistemi industriali e agricoli, ma anche colpendo negativamente la famiglia umana globale, in particolare i poveri e coloro che vivono alle periferie economiche del nostro mondo". "Oggi ci troviamo di fronte a due sfide: