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in particolare, occorre graduare i fenomeni in modo da scindere le fattispecie individuabili e riconducibili a reati previsti dal nostro ordinamento, da quelle inquadrabili in responsabilità dal punto di vista disciplinare, dai casi, infine, non sanzionabili; comportamenti o atti riconducibili a molestie sessuali, oltre ad avere risvolti penali, configurano gravi illeciti disciplinari rilevanti sia ai fini di comminare sanzioni di Corpo passibili di consegna di rigore, sia ai fini di disporre di un'eventuale inchiesta formale; caso estremo è rappresentato dalla violenza sessuale, che, come previsto dall'art. 609- bis del codice penale, modificato ed integrato dalla legge 15 febbraio 1996, n. 66, deve intendersi il fatto commesso da "chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali"; occorre tenere distinti il "reato militare" e il "reato comune", così come espressamente codificato nel nostro ordinamento (nel codice penale militare di pace, di cui al regio decreto 20 febbraio 1941, n. 303, l'art. 37, infatti, afferma che "è reato militare qualunque violazione della legge penale militare"). Inoltre, in base a quanto affermato dalla dottrina più autorevole, perché un reato possa qualificarsi come militare, devono concorrere due elementi, ossia un elemento formale, l'espressa previsione da parte di una legge penale militare, ed un elemento sostanziale, l'offesa di un interesse militare, oltre al requisito soggettivo dell'appartenenza alle forze armate. Attualmente, la violenza sessuale è prevista dal solo codice penale comune, con la conseguenza che, nel caso in cui la fattispecie si possa manifestare (o si possa essere manifestata) tra militari oppure all'interno di una struttura militare (ivi compresa una nave o un aeromobile), la cognizione giurisdizionale apparterrà al giudice ordinario, avuto riguardo, naturalmente al locus commissi delicti (cioè, al luogo in cui sia avvenuta la violenza); esistono due codici dell'ordinamento militare: uno in tempo di pace e uno in tempo di guerra. Quello attualmente in vigore ovviamente è quello del tempo di pace. I reati sanzionati in questo codice sono quelli che possono essere commessi solo da militari e sono attinenti allo svolgimento dell'attività militare. Tutti gli altri reati sono perseguibili in sede ordinaria. Nel caso specifico, il reato di violenza sessuale o molestie è perseguibile dal codice penale ordinario, e il fatto di essere un militare comporta semplicemente una circostanza aggravante; i reati militari, essendo contro lo Stato, hanno tempi lunghi di prescrizione e a volte non si prescrivono mai, e comportano anche pesanti pene detentive da scontare presso istituti di pena militari. Hanno importanti risvolti dal punto di vista disciplinare, tali da poter mettere in discussione il servizio militare ed il posto di lavoro; considerando infine che: in caso di violenza, la denuncia può essere ad oggi veicolata tramite canali esterni (quindi al giudice ordinario) o attraverso canali interni, ossia al comandante diretto o ai livelli superiori della gerarchia militare; il reato di violenza sessuale o di molestie non è perseguibile anche dal codice penale militare di pace e di guerra nel novero dei reati militari. Tali reati, se commessi tra militari e all'interno di un'unità militare, possono seriamente inficiare la piena operatività, in particolare in contesti ad alto rischio come nei teatri operativi; si rende necessario rafforzare gli strumenti giuridici di contrasto alle molestie ed alla violenza sessuale nel comparto militare, nella consapevolezza che le discriminazioni e le devianze comportamentali potenzialmente scaturenti in azioni violente possono non solo impedire un impiego ottimale delle risorse umane (si pensi, ad esempio, all'impiego di particolari unità specialistiche come i "Female engagement teams" per il rapporto diretto con le popolazioni locali nel corso delle missioni di pace all'estero), ma anche minare la coesione e l'efficacia degli assetti operativi nei contesti in cui esse sono chiamate ad operare, impegna il Governo a proporre norme di aggiornamento dei codici penali militari di pace e di guerra affrontando il caso della commissione, nell'ambito delle forze armate, di reati sessuali da parte di loro appartenenti. Interrogazioni Atto n. 3-00872 PATRIARCA PARENTE LAUS ASTORRE BELLANOVA BINI BOLDRINI CIRINNA' COLLINA COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE IORI MAGORNO MALPEZZI MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI PARRINI PITTELLA ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI STEFANO SUDANO TARICCO VALENTE VATTUONE VERDUCCI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: sabato 25 maggio 2019 1.800 dipendenti di Mercatone Uno hanno scoperto, su "Facebook" o direttamente davanti ai negozi, che l'azienda per cui lavoravano era fallita; la Shernon Holding, società che ad agosto 2018 si è aggiudicata la storica azienda Mercatone Uno, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Milano, con sentenza del 23 maggio, comportando la chiusura di 55 negozi sparsi in tutta Italia e coinvolgendo, secondo alcune stime riportate dal quotidiano "la Repubblica", più di 10.000 lavoratori dell'indotto; inoltre, Mercatone Uno è finita in amministrazione straordinaria nel 2015 con 400 milioni di euro di debiti. Nel giugno 2018, agli inizi del Governo a guida Lega e Movimento 5 Stelle, è iniziata la trattativa che ha poi portato alla vendita dell'azienda Mercatone Uno alla Shernon, una holding controllata dall'azienda maltese Star Alliance, ritenuta degna di un positivo riscontro da parte del comitato di vigilanza del Ministero dello sviluppo economico; considerato che: già nei primi mesi dopo l'acquisizione della Shernon, buona parte dei soci, tra cui un produttore di mobili polacco, uno turco e il fondo americano Tpg, si sono defilati, portando, secondo quanto riportato dal quotidiano "la Repubblica", «i commissari a spacchettare l'affare tra immobili, licenze e magazzino. Shernon allora ha coinvolto altre società e un fondo americano, Gordon Brothers, ma intanto sono partite le istanze di fallimento perché la società "per finanziarsi" non paga fornitori, contributi e i debiti con l'amministrazione straordinaria. Per questo la richiesta di concordato, presentata da Shernon ad aprile, non è accolta»; si legge ancora che «i primi a dare l'allarme sono stati i sindacati. Subito sono partiti i presidi in varie parti d'Italia, davanti ai negozi dove i lavoratori non sono potuti entrare. "Nessuno ci ha detto nulla", spiegano alcuni di loro, mentre i clienti si presentano per sapere dove finiranno gli acconti versati per mobili e cucine»;