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Per quel che riguarda l'impresa agricola, essa, diversamente dalla generalità delle imprese, è soggetta a una sanzione qualora il prestatore utilizzato non disponga dei requisiti soggettivi previsti dalla norma. Nella piattaforma informatica INPS è di fatto l'utilizzatore (l'impresa stessa), e non il diretto interessato (il prestatore), che deve attestare/dichiarare, sotto la propria responsabilità, la condizione soggettiva prevista dalla norma, assumendosene la piena responsabilità. Tanto obbliga l'utilizzatore, senza comunque esonerarlo da responsabilità e conseguenze, ad acquisire a sua volta dal prestatore di lavoro un'autocertificazione sullo status personale di quest'ultimo, in quanto con tutta evidenza non vi è modo e maniera per l'utilizzatore di avere contezza di tale condizione. Il prestatore di lavoro occasionale è tenuto a registrarsi preventivamente nell'apposita sezione della piattaforma INPS ed è obbligato, ma la norma non lo prevede, a registrarsi sia con un numero di cellulare che con una casella di posta elettronica. La norma prevede in questo caso l'alternatività tra le due informazioni mentre la piattaforma INPS impedisce la registrazione del prestatore nel caso in cui non indichi entrambi i recapiti. L'utilizzo limitato alle sole aziende che hanno alle proprie dipendenze non più di cinque lavoratori. La misura minima oraria del compenso pari a 9 euro, tranne che nel settore agricolo, per il quale il compenso minimo è pari all'importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo di lavoro. Il compenso pattuito per la prestazione, in misura non inferiore a 36 euro, per prestazioni di durata non superiore a quattro ore continuative nell'arco della giornata. Quanto sopra esposto rappresenta solo una parte delle criticità di una normativa che evidentemente non risponde a quelle che sono le specifiche esigenze di semplificazione richieste dalle imprese pur nel rispetto della tracciabilità del ricorso a tale strumento e dei diritti dei lavoratori. Pertanto diviene urgente e indispensabile un intervento sull'articolo 54- bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, che, nel rispetto dei principi voluti dal legislatore di tracciabilità del sistema e tutela dei diritti, consenta di renderlo funzionale e concretamente utilizzabile quale strumento di semplificazione ed emersione, quale doveva essere ed è stato nel passato. Il presente disegno di legge si compone di 2 articoli. L'articolo 1 apporta modifiche all'articolo 54- bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, di seguito indicate: al comma 8, imputando al prestatore di lavoro occasionale l'onere di attestare la propria condizione soggettiva di pensionato, studente disoccupato o percettore di prestazioni integrative del salario, al fine di rendere immediatamente individuabile da parte dell'impresa agricola i prestatori di lavoro effettivamente utilizzabili ed evitando all'impresa di dover preventivamente acquisire dagli stessi un'autocertificazione peraltro non sufficiente a escludere l'applicazione delle sanzioni previste dal comma 20. Inoltre dovrà essere il prestatore ad autocertificare, all'atto della registrazione, la propria condizione di lavoratore non iscritto l'anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli in quanto l'impresa, salvo che non l'abbia assunto essa stessa l'anno precedente, non è nella condizione di poterlo accertare. Tale informazione, potendo invece essere direttamente accertata in via preventiva dallo stesso INPS, dovrebbe poter diventare, almeno in prospettiva, oggetto di automatismo della stessa piattaforma informatica; al comma 14, lettera a) , la quale stabilisce il divieto di ricorso al contratto di prestazione occasionale ( voucher ) da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato, si interviene prevedendo l'eccezione per le imprese turistico-ricettive applicanti un CCNL di settore; al comma 14, ribadendo nel testo della lettera b) che solo i prestatori che abbiano provveduto ad autocertificare la propria condizione di cui al comma 8, possano essere legittimamente utilizzati dall'impresa agricola; al comma 17, alla lettera d) , prevedendo che nella dichiarazione da trasmettere almeno un'ora prima dell'inizio della prestazione attraverso la piattaforma informatica INPS, l'imprenditore agricolo dichiari la data di inizio e il numero complessivo di ore di prestazione con riferimento ad un arco temporale di quindici giorni, anziché di tre. Tale correttivo muove dalla considerazione che già per il modello di regolazione del rapporto a tempo determinato agricolo, da nessuno messo in discussione, non vige la presunzione di continuità della prestazione durante l'arco temporale di vigenza del rapporto e pertanto consente l'esecuzione di più prestazioni intervallate da periodi di inattività, senza necessità che se ne debba predeterminare la collocabilità in specifici giorni del calendario. Tale esigenza nasce evidentemente dalla necessità di affrontare l'intrinseca specialità del modello produttivo agricolo, che nei diversi ordinamenti colturali opera con una scansione temporale legata alla variabilità delle condizioni meteo-climatiche; al comma 17, alla lettera e) , specificando che i minimali di prestazione per il settore agricolo restano agganciati alle tabelle salariali di settore (riferimento al comma 16) e che la durata minima della prestazione è da riferirsi all'arco temporale dei quindici giorni; al comma 18, inserendo una previsione ad hoc relativa all'imprenditore agricolo che consenta la variazione in diminuzione del numero di ore di prestazione inizialmente dichiarate e non solo la revoca. Fermo restando quindi l'arco temporale di quindici giorni l'imprenditore qualora avesse la necessità di ridurre l'entità della prestazione – per parziale defezione dei prestatori ovvero per differire a successivo periodo le prestazioni per problemi legati alla variabilità delle condizioni meteo-climatiche – sarebbe messo nella condizione di poter utilmente intervenire dandone comunicazione per il tramite della piattaforma informatica INPS; al comma 20, inserendo, in caso di violazioni delle disposizioni di cui al comma 14, per il solo imprenditore agricolo la non applicazione delle sanzioni qualora la violazione sia conseguente alle improprie autocertificazioni rese nella piattaforma informatica INPS dai prestatori di cui al comma 8. L'articolo 2 modifica l'articolo 17 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell'articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183. In particolare la problematica non affrontata dal Jobs Act riguarda il rapporto tra NASpI e impiego con lavoro intermittente. Un disoccupato che venga impiegato con contratto di lavoro intermittente per brevi periodi (ad esempio, in occasione di meeting , manifestazioni fieristiche, weekend , festività, eccetera) perde gran parte dell'indennità di disoccupazione. Ne conseguono due risultati, entrambi negativi: le aziende hanno maggiori difficoltà a reperire il personale e, quel che è peggio, si disincentiva il lavoro regolare.