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Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, in materia di gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Onorevoli Senatori. – Nel corso del 2017, come noto, è stata approvata la legge 10 ottobre 2017, n. 161, di riforma, tra l'altro, del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011, (di seguito denominato codice antimafia) unitamente a talune disposizioni contenute in altre leggi speciali e nel codice penale: tra queste è necessario menzionare la modifica all'articolo 104- bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale nonché quella all'articolo 12- sexies del decreto-legge n. 306 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 356 del 1992. Successivamente, nel corso del 2018 e del 2019 la produzione legislativa non è cessata; in particolare si segnalano, al riguardo, i seguenti ulteriori interventi di modifica alla legislazione antimafia: 1) il decreto legislativo n. 21 del 2018 con il quale è stata data attuazione ad una delle deleghe contenute nella legge n. 103 del 2017 (cosiddetta « legge Orlando ») e, in particolare, quella prevista dall'articolo 1, comma 85, lettera q) , della suddetta legge, relativa all'introduzione del principio della cosiddetta « riserva di codice » nel nostro ordinamento penale. Il decreto in argomento, come noto, è intervenuto su una serie di disposizioni, abrogandole pressoché integralmente (come avvenuto per l'articolo 12- sexies del citato decreto-legge n. 306 del 1992, confluito nel nuovo articolo 240- bis del codice penale) ovvero emendandole significativamente (come avvenuto per l'articolo 104- bis delle norme di attuazione del codice di procedura penale); 2) il decreto legislativo n. 54 del 2018 (adottato in attuazione dell'articolo 33, commi 1 e 2, della citata legge n. 161 del 2017) che introduce nuove incompatibilità rispetto all'ufficio degli amministratori giudiziari, dei loro coadiutori, dei curatori fallimentari e degli altri organi delle procedure concorsuali. Una normativa che aspira ad assicurare la trasparenza effettiva nel conferimento degli incarichi ad alcuni ausiliari del giudice e la verifica delle cause di incompatibilità, ma che non pare immune da difetti e da pericoli di elusione; 3) il decreto legislativo n. 72 del 2018, in materia di tutela del lavoro nell'ambito delle imprese sequestrate e confiscate, che contiene una serie di misure di sostegno alle imprese e al reddito dei lavoratori dipendenti di aziende sequestrate o confiscate, sia in costanza di rapporto di lavoro, sia in caso di sua cessazione; 4) il decreto del Presidente della Repubblica n. 118 del 2018, che reca il regolamento con il quale si adegua la disciplina sull'organizzazione e la dotazione delle risorse umane dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) alle disposizioni introdotte dalla citata legge n. 161 del 2017. La normativa potenzia la struttura dell'Agenzia, in particolare con l'incremento, tra l'altro, della pianta organica che passa da 30 a 200 unità; 5) il decreto-legge n. 113 del 2018 (cosiddetto decreto sicurezza), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2018, che parimenti ha apportato numerose modifiche al testo del codice antimafia, tra l'altro, in materia di ANBSC e di destinazione dei beni confiscati in via definitiva; 6) da ultimo, il decreto legislativo n. 14 del 2019, recante il codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, che ha nuovamente modificato l'articolo 104- bis delle norme di attuazione del codice di procedura penale. I suindicati interventi legislativi hanno sicuramente migliorato il sistema complessivo di norme dedicate alla materia delle misure ablative (sequestri, confische) e non ablative (amministrazione giudiziaria e controllo giudiziario) e alla gestione dei beni attinti da dette misure. Tuttavia, nonostante le numerose citate riforme, si ritiene che anche l'attuale ordinamento – come riformato dai suindicati interventi legislativi – necessiti di ulteriori interventi migliorativi, onde rendere più efficiente la gestione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati a beneficio della collettività. Il presente disegno di legge, apportando una serie di modifiche al codice antimafia e all'articolo 104- bis delle norme di attuazione del codice di procedura penale, in particolare per quanto concerne l'amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche e delle aziende, il controllo giudiziario delle aziende, la nomina e la revoca dell'amministratore giudiziario, i compiti dell'ANBSC, la gestione delle aziende e dei beni sequestrati, l'affitto o cessione di beni aziendali in costanza di procedura, la destinazione dei beni e delle somme nonché l'amministrazione dei beni sottoposti a sequestro preventivo e a sequestro e confisca in casi particolari e la tutela dei terzi nel giudizio, ha proprio tale finalità. Nello specifico, intervenendo sul codice antimafia, si apportano una serie di modifiche: a) all'articolo 34, al fine di superare le criticità riscontrate nell'applicazione pratica della norma, consentendo all'amministratore giudiziario di sostituirsi ad ogni effetto di legge ai titolari dei diritti sui beni e sulle aziende oggetto della misura (potendo così esercitare i diritti sociali ed amministrativi connessi alle quote dell'azienda attinta da misura). Parimenti all'amministratore giudiziario viene data la facoltà di decidere se subentrare o meno nei rapporti con l'organo di controllo (collegio sindacale, revisore, eccetera) e con l'organismo di vigilanza di cui al decreto legislativo n. 231 del 2001, laddove presenti, ad esempio in presenza di situazioni che fanno emergere un'omissione nelle attività di controllo delegate dalla legge a detti organismi. Si estende inoltre la disciplina contenuta nel libro I, titolo IV, del codice antimafia (cosiddetta procedura per la tutela dei terzi) anche alle misure non ablative, agevolando così l'operato dell'autorità giudiziaria e dell'amministratore giudiziario nell'espletamento delle attività di verifica e ripristino della legalità insite nell'istituto di cui allo stesso articolo 34 del codice antimafia. Infine viene espressamente prevista l'applicazione del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 177 del 2015, al fine di remunerare l'attività dell'amministratore giudiziario nelle misure non ablative;