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Va bene che la gestione di competenza abbia fatto conseguire nel 2018 un miglioramento dei saldi rispetto alle previsioni definitive: anche a raffronto con l'esercizio precedente, i dati di consuntivo evidenziano un miglioramento sia del saldo netto da finanziare sia del ricorso al mercato (ossia da 29 miliardi nel 2017 a 19,9 miliardi nel 2018 per quanto riguarda il saldo da finanziare e da 271 miliardi nel 2017 a 225 miliardi nel 2018 per quanto riguarda il ricorso al mercato). La voce delle entrate finali fa segnare un aumento rispetto al 2017, ma questo è dovuto principalmente alle entrate di carattere tributario e, nello specifico, agli accertamenti nell'ordine di 8 miliardi per l'IVA, mentre diminuiscono praticamente tutte le altre voci di ingresso. Quello che però più colpisce è la tipologia di aumento delle spese. Sono aumentate (nell'ordine del 2,4 per cento) le spese correnti, ma sono diminuite (nell'ordine del 21,5 per cento) le spese in conto capitale. Questo vuol dire che da un lato il sistema Paese costa di più, ma dall'altro non favorisce gli investimenti pubblici. Le pubbliche amministrazioni lamentano da tempo la difficoltà a sviluppare progetti per il miglioramento infrastrutturale del Paese, così come ad aprire i cantieri di progetti già finanziati. Gli unici che con grande fatica riescono a farlo sono i Comuni, ma è evidente che ciò non basta. Si sconta cioè la difficoltà a mettere in campo quelle riforme che consentano alla nostra economia di crescere. (Brusio) . PRESIDENTE. Colleghi, non è complicato stare ad ascoltare, possiamo farcela. Prego, senatore Steger. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Servono allora più cantieri, in particolare in quelle zone che scontano un ritardo infrastrutturale; servono perché gli investimenti pubblici, in particolare sul sistema infrastrutturale, sono quelli che maggiormente svolgono quell'effetto moltiplicatore per la ripresa e la crescita dei territori. Anche leggendo i dati sull'assestamento questo macro- trend viene confermato. La spesa corrente sale e lo fa in misura maggiore delle entrate tributarie, laddove c'è una diminuzione dell'ordine di 7 miliardi di euro; entrate che, è bene ribadirlo, sono legate quasi esclusivamente al recupero dell'IVA, la quale aumenterà se non si troverà il modo di disinnescare le clausole di salvaguardia, portando quindi a una prevedibile contrazione dei consumi e a un'ulteriore diminuzione delle entrate. Questo andamento complessivo che si desume tra rendiconto e assestamento ci racconta di un problema che ha matrice strutturale e che quindi richiederebbe interventi che affrontino nel complesso la questione. Nonostante i ripetuti interventi legislativi, tra cui gli ultimi approvati negli scorsi mesi in Parlamento, non si riesce a imbastire una vera e propria politica di semplificazione della burocrazia e di certezza del diritto, che sono le ragioni fondanti dei limiti strutturali del Paese. Una recente inchiesta del «Corriere della Sera» ha raccontato come gli italiani siano imprigionati in una vera e propria selva burocratica, che, nonostante la digitalizzazione, continua a portare via quasi trecento ore all'anno a cittadino. La CGIA di Mestre ha calcolato che nel 2018 sono raddoppiati i costi degli oneri amministrativi già stimati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri come importo gravante ogni anno sulle piccole e medie imprese italiane. Il tutto a fronte di una pubblica amministrazione che, per efficienza e qualità, è nella classifica bassa dei Paesi europei, ossia 23 a su 28 Paesi presi in esame. C'è da chiedersi dunque quali politiche questo Governo saprà mettere in campo per lo sviluppo. Gli ultimi dati europei ci dicono che l'Italia è fanalino di coda sulla crescita. La procedura d'infrazione per debito eccessivo è stata scongiurata grazie ai maggiori dividendi delle società pubbliche e al maggiore gettito IVA con la fatturazione elettronica. È evidente quindi che, sia sul fronte del debito che su quello della crescita, si è sempre in una situazione che è al limite. Occorrono politiche di forte sgravio burocratico, occorre finalmente affrontare i nodi strutturali: le infrastrutture in determinate parti del Paese, lo sblocco vero dei cantieri, un sistema pubblico che accompagni gli investimenti privati. Occorrono politiche di prospettiva, che non pensino solamente al riscontro immediato nell'opinione pubblica. Il sistema Paese ne ha veramente bisogno. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, abbiamo già avuto modo di discutere, la scorsa settimana, del decreto-legge recante misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Voglio essere attento alle osservazioni che ci ha fatto la relatrice e, quindi, faccio riferimento al titolo del decreto-legge: la correzione conti. Non è una manovra, non so cosa sia: è una correzione dei conti, come si dice nel titolo del decreto e, quindi, sarà d'accordo anche la relatrice. Ora, molte delle argomentazioni che motiveranno il nostro voto contrario, sia al rendiconto che all'assestamento sono legate a una serie di questioni che già vi avevamo posto. Non voglio riprendere quanto abbiamo detto la scorsa settimana, ma rimane un consiglio che ribadisco. Voi descrivete una realtà brillante: siete stati bravissimi, correggete i conti e si riduce il debito. Siete stati straordinari, tuttavia, al di là della propaganda, siamo in stagnazione: ci andrà bene se conseguiremo uno 0,1 per cento di crescita. Non mi avete dato una risposta, che mi aspettavo oggi, in relazione alle ore lavorate in meno. Ripeto: almeno un miliardo di ore lavorate in meno; non mi avete dato risposta. Come è stato ricordato, l'Italia è la seconda manifattura europea, ma siamo in gravissima difficoltà. Vorrei poi dire, rispetto alla retorica delle piccole e medie imprese, che i tassi dei mutui per la casa sono una cosa diversa: moltissime medie imprese, come dovreste sapere bene, fanno fatica ad accedere al credito perché non hanno il rating , perché non corrispondono alle norme. Questo, peraltro, mette in modo dei meccanismi molto negativi di infiltrazione dei capitali criminali dentro il sistema industriale del nostro Paese. Non ho visto una manovra, che sarebbe molto semplice e che vi propongo per la prossima legge di bilancio: facciamo un sistema di controgaranzie per la piccola e media impresa, garantito magari dalla Cassa depositi e prestiti, che consenta in questo modo di superare la barriera all'accesso del credito delle piccole e medie imprese. Terzo elemento: voi siete quelli che parlano con il popolo, noi no. Ma ci avete parlato con un artigiano? Gli artigiani che non hanno imprese che operano in rete con percentuali di export molto alte, quelli che lavorano sul mercato interno, sono in grandissima difficoltà. Non ho visto un intervento da questo punto di vista. Ma veniamo al punto più critico: gli investimenti privati sono diminuiti.