[pronunce]

Pertanto, poiché, secondo la giurisprudenza costituzionale, «le norme di attuazione degli statuti speciali possiedono un sicuro ruolo interpretativo ed integrativo delle stesse espressioni statutarie che delimitano le sfere di competenza delle Regioni ad autonomia speciale» (sentenza n. 51 del 2006), sarebbe inammissibile la censura che di esse non tiene conto, e ciò nonostante che queste ultime siano addirittura richiamate dalla disposizione impugnata. Osserva, altresì, la resistente che le attribuzioni regionali sono state, inoltre, ampliate dal decreto legislativo 6 febbraio 2004, n. 70 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della regione Sardegna concernenti il conferimento di funzioni amministrative alla Regione in materia di agricoltura), il cui art. 1 ha trasferito alla Regione autonoma Sardegna «tutte le funzioni e i compiti in materia di agricoltura - ivi comprese le cooperative e i consorzi - foreste, pesca, agriturismo, caccia, sviluppo rurale, alimentazione, svolti dal soppresso Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali, anche tramite enti o altri soggetti pubblici». In definitiva, secondo la Regione, il ricorrente avrebbe dovuto considerare anche quest'ultimo decreto, come non è accaduto, con conseguente ulteriore ragione di inammissibilità del ricorso. Il secondo motivo di censura sarebbe, inoltre, inammissibile, anche perché meramente assertivo e privo di ogni «sforzo argomentativo». 3.1.- Nel merito, la Regione deduce di essere titolare di competenza legislativa esclusiva nella materia «pesca», il cui ambito andrebbe determinato anche avendo riguardo alle norme di attuazione dello statuto (quindi, verrebbero in rilievo l'art. 1 del d.P.R. n. 1627 del 1965 ed il d.lgs. n. 70 del 2004) e, in virtù del principio del parallelismo tra esercizio di funzioni amministrative e competenze legislative di cui all'art. 6 dello statuto regionale, l'attribuzione ad essa di funzioni pubbliche in via esclusiva comporterebbe il riconoscimento della competenza legislativa esclusiva negli ambiti in cui ricadono le funzioni trasferite (sentenze n. 224 del 2012 e n. 51 del 2006). Ad avviso della Regione, la premessa a base dell'impugnazione, consistente nella circostanza che la norma censurata avrebbe sottratto al libero mercato l'accesso alle risorse ittiche presenti nei beni demaniali, marittimi e lacuali, non sarebbe corretta. L'impugnato art. 1, comma 1, espressamente enuncia che la legge regionale n. 19 del 2012 è strumentale allo scopo «di consentire l'ordinato avvio delle procedure di evidenza pubblica per il relativo affidamento e garantire un termine necessario e congruo per l'espletamento delle stesse», conseguito mediante una proroga «assolutamente e rigidamente circoscritta», destinata a scadere il 31 dicembre 2013, disponendo che le concessioni di pesca saranno poi assegnate attraverso «procedure di evidenza pubblica» (comma 3). La particolare complessità delle procedure di rilascio delle concessioni in esame avrebbe richiesto l'approntamento di risorse umane e strumentali; a tanto si è provveduto con la delibera della Giunta regionale 17 dicembre 2012, n. 49/14 ed è stato predisposto un piano operativo nel quale sono individuate le attività necessarie per affidare i beni in questione a seguito di procedura ad evidenza pubblica, garantendo anche la funzionalità dei beni pubblici oggetto delle concessioni. A conforto della complessità delle valutazioni sottese a tali concessioni, la Regione sintetizza la vicenda relativa a quella concernente l'attività di miticoltura nelle acque del golfo interno di Olbia, in quanto caratterizzata dalla richiesta alla competente Autorità portuale dell'intenzione «di dare avvio in tempi brevi alla procedure di evidenza pubblica» (nota prot. n. 12079 dell'8 luglio 2013) e dalla risposta di quest'ultima in ordine alla necessità di una serie di attività preliminari (nota prot. n. 9047 del 12 agosto 2013), espressiva dell'imputabilità alle autorità statali del rallentamento delle procedure di assegnazione. In difetto della proroga in esame, la Regione assume che avrebbe dovuto lasciare inutilizzati i beni pubblici, sopportando il rischio del degrado e della perdita di valore degli stessi, alternativa questa palesemente irragionevole e tale sarebbe stata anche quella di accollarsi la gestione diretta dei beni, con evidente dispendio di risorse pubbliche. Secondo la resistente, la norma impugnata ha introdotto un sistema di concessione su base competitiva e concorrenziale, senza porre barriere o discriminazioni all'accesso degli operatori. La continuità nella gestione dei beni demaniali non preclude a coloro che non li gestivano di partecipare alle procedure di gara e neppure impedisce l'avvio di queste ultime, che è stato già disposto, proprio grazie alla proroga in esame, a seguito della delibera della Giunta regionale 31 ottobre 2012, n. 43/7, recante «Direttive per l'avvio delle procedure per le concessioni demaniali dei compendi ittici (lagune, stagni e laghi salsi e aree demaniali ad essi connesse) per finalità di pesca e acquacoltura», che ha disciplinato le procedure di evidenza pubblica in base a criteri strumentali a garantire il confronto comparativo tra gli aspiranti e l'interesse pubblico al più razionale sfruttamento economico dei beni demaniali. In seguito sono stati, quindi, approvati diversi bandi di assegnazione di beni demaniali marittimi o lacuali e stagnali e, in definitiva, sarebbe stata proprio la legge regionale n. 19 del 2012 a permettere l'apertura concorrenziale al mercato, con conseguente infondatezza delle censure. 3.2.- Ad avviso della Regione, lo Stato, con l'art. 13-bis del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14, e con l'art. 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, ha, peraltro, previsto proroghe delle concessioni in termini ben più ampi di quello fissato dalla norma censurata. La Commissione europea aveva avviato una procedura di messa in mora - atto del 29 gennaio 2009, prot. C(2009)0328 - in relazione all'art. 37, comma 2, del codice della navigazione, in quanto, nel rilascio delle nuove concessioni demaniali, si attribuiva una preferenza ai concessionari uscenti. La procedura è stata, tuttavia, chiusa a seguito della promulgazione del d.l. n. 194 del 2009 e, quindi, se una proroga di cinque anni non è stata ritenuta censurabile, a fortiori non potrebbe esserlo quella in esame.