[pronunce]

La specialità del disposto del citato art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 rispetto alla normativa generale sull'espropriazione forzata ordinaria comporta l'applicazione esclusiva della suddetta norma speciale, per effetto del disposto dell'art. 49, comma 2, del d.P.R. n. 602 del 1973 (secondo cui «Il procedimento di espropriazione forzata è regolato dalle norme ordinarie applicabili in rapporto al bene oggetto di esecuzione, in quanto non derogate dalle disposizioni del presente capo e con esso compatibili»), e rende perciò irrilevante accertare se, nel diverso àmbito dell'espropriazione forzata ordinaria, il giudice dell'esecuzione abbia il potere discrezionale di rigettare l'istanza di assegnazione. In particolare, il fatto che nella riscossione coattiva delle imposte sul reddito mediante espropriazione forzata immobiliare il legislatore ha determinato in una misura fissa e speciale il prezzo di assegnazione dell'immobile allo Stato (art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973) esclude che, in mancanza di una espressa previsione di legge, il giudice dell'esecuzione possa discrezionalmente valutare la congruità di detto prezzo. L'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 è incompatibile, quindi, con l'art. 586, primo comma, cod. proc. civ. che conferisce invece al giudice, nell'àmbito dell'esecuzione ordinaria, il potere discrezionale di valutare la congruità del prezzo e di sospendere la vendita quando lo ritenga notevolmente inferiore a quello giusto. 3.2. - Quanto al punto sub b), la non implausibilità dell'interpretazione che afferma la natura "sostitutiva" della vendita forzata propria dell'assegnazione allo Stato prevista dal citato art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 si desume dai commi 2 e 3 di detto articolo, i quali - nello stabilire che il prezzo per il quale è stata disposta l'assegnazione allo Stato deve essere versato nel termine previsto - implicitamente escludono che l'assegnazione possa qualificarsi "satisfattiva" o come una datio in solutum (cioè senza effettivo esborso di prezzo da parte del creditore) ovvero, ancora, come una assegnazione "mista" (cioè con versamento di conguaglio, ai sensi dell'art. 162 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, nel caso in cui il valore del bene assegnato superi il credito dell'assegnatario). La necessità dell'effettivo versamento del prezzo per il quale è stata disposta l'assegnazione dell'immobile allo Stato costituisce, pertanto, una condizione per perfezionare il trasferimento della proprietà del bene (commi 2 e 3 dell'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973) ed induce a considerare detta assegnazione come una "assegnazione-vendita"; ipotesi nella quale il versamento del prezzo va a favore della massa attiva prevista dall'art. 509 cod. proc. civ. 3.3. - Quanto al punto sub c), la non implausibilità dell'interpretazione che esclude sia la corresponsione di conguagli a carico dello Stato sia l'incremento del prezzo di assegnazione nel caso di differenza tra il minore importo del credito tributario e la maggiore base d'asta del terzo incanto discende dalla circostanza che conguagli ed incrementi non sono previsti dalla legge e che, in forza dell'art. 3, comma 40, lettera b-ter), del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, sono stati eliminati tutti i riferimenti al «conguaglio» contenuti nel testo originario dei commi 2 e 3 dell'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973, con effetto dalla data di entrata in vigore della legge di conversione (3 dicembre 2005). 3.4. - Quanto, infine, al punto sub d), la non implausibilità dell'interpretazione dei rimettenti (per i quali, ai fini della determinazione del prezzo di assegnazione dopo la deserzione del terzo incanto, rileva il solo credito tributario dello Stato e non anche i diversi crediti eventualmente concorrenti al riparto ed aventi prelazione anteriore a quello erariale) deriva dal fatto che: 1) le parole «somma per la quale si procede» individuano esclusivamente la somma iscritta a ruolo; 2) la fissazione del prezzo di assegnazione allo Stato in una misura, come già detto, fissa e speciale, si configura come una deroga non solo all'art. 586, primo comma, cod. proc. civ. , ma anche all'art. 589, primo comma, dello stesso codice, secondo cui, nell'espropriazione immobiliare ordinaria, il prezzo minimo dell'assegnazione è stabilito in modo da soddisfare le spese procedurali ed i crediti aventi prelazione anteriore. 3.5. - Questa Corte, per effettuare il richiesto scrutinio di legittimità costituzionale, deve pertanto muovere dall'interpretazione data dai rimettenti alla disposizione denunciata ed alla disciplina dell'assegnazione dell'immobile allo Stato contenuta nell'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973. 4. - Nel merito, con la prima questione, i rimettenti evocano congiuntamente gli artt. 3 e 53 Cost., per «violazione dei princípi di ragionevolezza rispetto ai mezzi e allo scopo e di uguaglianza in sé, e in relazione al principio di capacità contributiva», in ragione del fatto che la misura della somma per la quale si procede - cioè del credito tributario per la riscossione del quale l'agente ha proceduto all'espropriazione forzata - non è idonea a stabilire un ragionevole prezzo di acquisto di un immobile, costituendo essa una «variabile indipendente dal valore dell'immobile [...] neppure indirettamente collegata» con questo; e ciò diversamente dal «prezzo ribassato che funge da base d'asta del terzo incanto». Nonostante l'evocazione congiunta dei suddetti parametri, i giudici a quibus denunciano fondamentalmente, con riferimento all'art. 3 Cost., l'irragionevolezza («in sé», come si esprimono) della determinazione del prezzo di assegnazione dell'immobile allo Stato nella misura dell'importo del credito tributario per cui si procede, ove questo sia inferiore alla base d'asta del terzo incanto andato deserto (cosiddetto "criterio del minor prezzo" previsto dalla denunciata disposizione). Solo in via sussidiaria e ad colorandum viene da essi prospettata anche la lesione del principio di capacità contributiva (art. 53 Cost.). Data la peculiarità della prospettazione è opportuno esaminare in via preliminare la censura sollevata con riferimento al solo art. 3 Cost., sotto il profilo della violazione del principio di ragionevolezza. La censura è fondata. 4.1.