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in questi anni il nome di Abd al-Rahman al-Milad, detto Bija, è stato spesso riportato dalle vittime di torture nel corso di diverse inchieste delle procure siciliane; nonostante lo sconcerto, anche a livello internazionale, dopo avere appreso che a uomini su cui pendono anche le investigazioni della Corte penale internazionale dell'Aia sia stata concessa una via d'accesso sicura per entrare e uscire dall'Italia, non è ancora stata fatta la dovuta chiarezza e le opportune indagini sulla vicenda, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato in premessa e riferito da numerose inchieste giornalistiche e giudiziarie e se ciò corrisponda al vero; in particolare se Abd al-Rahman al-Milad sia stato invitato dal Governo italiano, se allo stesso sia stato concesso il visto di ingresso dalle nostre autorità ed abbia partecipato all'incontro presso il Cara di Mineo l'11 maggio 2017; infine quale sia stato il suo ruolo nell'ambito di tali negoziati. Atto n. 4-02301 GRANATO Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il 17 ottobre 2019, alle ore 17, si tiene a San Mango d'Aquino (Catanzaro) una cerimonia di intitolazione della piazza del municipio a Bettino Craxi, all'anagrafe Benedetto; l'evento, ufficialmente patrocinato dal Comune di San Mango d'Aquino e dalla fondazione Craxi, vedrà, tra l'altro, stando alla relativa locandina già diffusa, la partecipazione delle più importanti cariche politiche cittadine e della senatrice Stefania Craxi, con probabile ampia diffusione mediatica; considerato che, a parere dell'interrogante: è inammissibile modificare il nome di una piazza per intitolarla ad un personaggio politico condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai e a 4 anni e 6 mesi per la vicenda delle tangenti della metropolitana milanese, peraltro fuggito in Tunisia per evitare l'applicazione della pena; tale operazione offenderebbe la sensibilità dei cittadini onesti e dei magistrati, che per anni hanno lavorato alle inchieste che hanno portato alle condanne penali di Craxi; l'operazione, inoltre, appare diseducativa, poiché potrebbe costituire un invito all'emulazione di pratiche politiche oggetto di condanne morali e penali; considerato inoltre che: l'interrogante ha già espresso il proprio disappunto a mezzo stampa, ricevendo un duro attacco dal segretario socialista della provincia di Vibo Valentia, Gian Maria Lebrino, come è riscontrabile in un articolo del 9 ottobre 2019 a firma di Raffaella Cannatelli, pubblicato sulla testata on line "Il Meridio" ; lebrino, emerge dal citato articolo, ha accusato l'interrogante di essere totalmente incapace ed impreparata, con l'invito a "riprendere in mano i libri di storia del nostro Paese e anche le carte processuali" e con la sottolineatura che "Craxi è stato un grande statista ed ha una storia politica di grande spessore ed importanza"; secondo l'interrogante, infine, le condanne penali con sentenze passate in giudicato comminate a Bettino Craxi, nell'esercizio delle proprie funzioni pubbliche, contribuiscono a definire un giudizio etico e morale riprovevole, che sarebbe tale per qualsiasi figura istituzionale macchiatasi dei reati per cui Craxi è stato condannato; la legge 23 giugno 1927, n. 1188, che regola la materia della toponomastica stradale, prevede che l'intitolazione di nuove strade e piazze pubbliche, la variazione del nome di quelle già esistenti e l'approvazione di targhe e monumenti commemorativi a persone decedute da oltre dieci anni, possa avvenire soltanto previa autorizzazione del prefetto territorialmente competente, si chiede di sapere: se risulti l'autorizzazione del prefetto di Catanzaro per l'intitolazione della piazza del municipio di San Mango d'Aquino a Bettino Craxi, oppure quale sia lo stato dell' iter amministrativo; se il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere opportune iniziative di competenza per evitare che venga autorizzata la suddetta intitolazione da parte del prefetto di Catanzaro. Atto n. 4-02302 LANNUTTI COLTORTI BOTTO CROATTI DONNO PAVANELLI MAUTONE LEONE Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: l'11 ottobre 2019 su "il Fatto Quotidiano" è apparso un articolo a firma di Paolo Ziliani dal titolo eloquente "Lega Serie A, l'elezione del presidente è fuorilegge". Nell'articolo si spiega che l'elezione del presidente della Lega di Serie A, Gaetano Micciché, sarebbe finita nel mirino della Procura Federale. Il procuratore Giuseppe Pecoraro starebbe infatti indagando sulla regolarità della votazione, avvenuta il 19 marzo 2018, su spinta del presidente del Coni, all'epoca commissario della Lega Calcio, Giovanni Malagò; nell'articolo di Ziliani, in particolare, si spiega che l'elezione di Micciché non sarebbe avvenuta a scrutinio segreto, ma per alzata di mano, in evidente contrasto con quanto stabilito dall'articolo 9, comma 8, dello Statuto della Serie A, in vigore dal 7 novembre 2017, che recita: "Tutte le votazioni che riguardano persone devono tenersi a scrutinio segreto"; nell'articolo viene messa in discussione la stessa candidabilità di Micciché. Nello statuto della Lega è infatti previsto che il candidato non abbia "alcun rapporto a qualsiasi titolo con le società associate, e/o con gli azionisti di riferimento e le controllate delle società associate, e/o con il gruppo di appartenenza delle società associate, e/o con altra lega professionistica". Si specifica, inoltre, che "presidente e amministratore delegato devono essere necessariamente indipendenti". Requisiti che Micciché non aveva il 19 marzo 2018, poiché dal 2016 siede nel Consiglio di amministrazione di Rcs in quota Cairo Communications, la società di Urbano Cairo, numero uno del Torino, e poiché, nella veste di presidente di Banca Imi (carica che riveste dall'aprile 2016), Micciché ha sostenuto la scalata del numero uno del Torino a via Solferino, sfidando apertamente Mediobanca, oltre al fatto che sempre Micciché ha intrecciato la propria carriera di banchiere con quella di molti dei presidenti che siedono in Lega calcio; il 9 ottobre 2019 la testata "Business insideItalia" ha raccontato che per superare questo evidente conflitto di interesse è stata trovata una soluzione, con una modifica allo statuto della Lega (articolo 9.6.c e 9.6.d) fatta all'ultimo minuto: «Si aggiunge una frase che sembra scritta ad hoc per Micciché: "Con riferimento alla sola figura del presidente, l'assemblea, con voto unanime, può eleggere un presidente che, in virtù di incarichi di rappresentanza e/o amministrazione ricoperti in un'istituzione privata di rilevanza nazionale abbia rapporti con le società associate, e/o con gli azionisti di riferimento e le controllate delle società associate, e/o con il gruppo di appartenenza delle società associate, e/o con altra lega professionistica"». Con questa modifica, dunque, per essere eletto a Micciché è sufficiente l'unanimità. Ed è qui che si verifica l'anomalia di cui parla il Fatto quotidiano.