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Ho visto dunque forzature del Regolamento e, a volte, anche cose inaccettabili da un punto di vista etico. Nella scorsa legislatura addirittura si mise la fiducia su provvedimenti riguardanti la coscienza. Vi faccio però presente che qui stiamo parlando di legge di bilancio. Chiunque conosca la teoria della rappresentanza - sicuramente il ministro Tria è tra questi -, sa che si tratta del fulcro della democrazia, perché per gli anglosassoni, - coloro che hanno inventato il parlamentarismo, - non c'è la possibilità di tassazione senza rappresentanza: no taxation without representation . Il fatto di non aver discusso la manovra in Aula, né in Commissione, e di aver compiuto oggi una forzatura per portare lo svolgimento del dibattito a un orario più tardo, certamente non influenzerà i sondaggi elettorali, perché simili questioni di metodo in realtà non interessano i cittadini, soprattutto in questo momento. Tuttavia, si tratta di uno sbrego pesante per la teoria della rappresentanza e la democrazia. Quali sono i rappresentanti con cui avete discusso questa manovra? L'avete fatto con i rappresentanti del popolo in Assemblea? L'avete fatto con i componenti della Commissione bilancio? Forse lo avete fatto all'interno del vostro Governo; nemmeno con i membri della stessa maggioranza e nemmeno con tutti i membri del vostro Governo. Per un fatto paradossale, forse le persone con le quali avete più discusso questa manovra e con le quali più vi siete confrontati sono quei vertici europei contro i quali avreste dovuto dimostrare la vostra forza. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . Vi chiedo: ma perché una parte dei cittadini italiani si dovrebbe sentire rappresentata, tra qualche tempo, quando gli effetti di questa manovra si chiariranno? Perché, ad esempio, si dovrebbero sentire rappresentati i cittadini dell'Aquila, ai quali avete negato alcuni emendamenti che non comportavano spesa e altri che avevano copertura? Quando ne ho chiesto conto al commissario, mi è stato risposto che si era trattato di un errore della Ragioneria: i fondi c'erano e ci saranno. Perché quell'errore non è venuto fuori? Perché non vi è stata una sede di confronto. Il vostro confronto si è consumato interamente rispetto alla proposta ideologica che racchiudeva la vostra manovra, quella per la quale non molto tempo fa vi siete affacciati dal balcone di Palazzo Chigi; è stato un confronto esclusivo con quell'Europa che avreste voluto punire e dalla quale vi sareste voluti emancipare. Se volessimo fermarci agli slogan , si potrebbe dire che la vostra è stata la manovra più europeista che si sia mai vista in quest'Assemblea. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non soltanto perché il confronto privilegiato è stato con quei vertici, ma anche perché avete effettuato - scusatemi - una fuga francese e una ritirata spagnola. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Se aveste dato ascolto all'inizio ad alcune giuste osservazioni del ministro Tria, probabilmente non vi sareste trovati in questo imbarazzo. Cari amici, se da tutto questo c'è da trarre una lezione, è che la sovranità non è un articolo di fede; non è neanche una pretesa ideologica. Rileggete Machiavelli: tutto sommato il vostro Presidente del Consiglio si è comportato pragmaticamente, come i suoi amici contadini della provincia di Foggia, con quella cultura saldamente pragmatica, e probabilmente alla fine ha fatto anche bene. Se avessedato ascolto anche al cancelliere della sua città adottiva, avrebbe compreso che la sovranità alla fine è un rapporto di forza, e che le forze devono essere contemperate; che l'Italia non si può comportare come l'America di Trump e neanche come altre Nazioni. L'Italia, infatti, è strutturalmente più debole; non è vostra responsabilità e non è responsabilità di questo Governo: la vostra responsabilità è quella di non averlo voluto vedere e, per un tratto ideologico, di aver reso l'Italia ancora più debole. Oggi, infatti, sulla nostra testa pesano come una mannaia quelle clausole che, se dovessero scattare, determinerebbe una catastrofe nazionale. E voi lo sapete molto bene. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Io ho seguito - perché lo seguo sempre e dice cose intelligenti - il sottosegretario Garavaglia nel suo intervento. Ha parlato della lotta alla burocrazia, dei soldi che verranno sbloccati, di tutte le potenziali risorse produttive che questa manovra mette in movimento. Peccato che si sia riferito a un solo piatto della bilancia; lui conosce perfettamente l'altro piatto, quello in cui c'è il reddito di cittadinanza, quello in cui ci sono norme sulle pensioni che possono pure rispondere a regole di equità, ma che non sono realizzabili nella situazione di debolezza del nostro Paese. E lui sa perfettamente che quella spesa improduttiva non consentirà la crescita necessaria affinché il nostro Paese non vada in recessione, e sa perfettamente che quelle clausole sono destinate a diventare realtà. Il vostro peccato è quello di aver reso l'Italia più debole e forse anche più divisa, perché questa manovra divide ancora di più il Nord dal Sud e divide ancora di più le zone interne, soprattutto quelle dell'Appennino meridionale, dalle zone costiere. Voi avete proposto il Governo del cambiamento. Con questa manovra probabilmente sarete i primi ad avere consapevolezza che tra qualche mese sarà necessario cambiare Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi speriamo che ciò possa avvenire attraverso le regole della democrazia rappresentativa o, magari, anche con un'elezione anticipata, e non attraverso un nuovo sbrego di sovranità, perché qualche straniero viene chiamato qui a riparare i danni che avete fatto per una proposta unicamente ideologica, che non ha nessun contatto con la realtà. Auguri! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, nonostante da varie settimane fosse chiaro che il Governo stava consumando uno scandalo parlamentare di dimensioni enormi, non pensavo d'intervenire in questo dibattito. Ho cambiato opinione per quello che ho sentito nella discussione generale e per quello che ho visto nelle ultime ore di questa vicenda. Credo che tutti qui, in quest'Aula, abbiano avvertito un sottofondo di spavento un senso di paura per il futuro, una consapevolezza che i nostri destini sono nelle mani di chi considera le regole dello Stato e dell'Europa due fastidiosi ostacoli da abbattere. (Applausi dal Gruppo PD) . Questa è la grande questione politica che sta distruggendo il futuro del nostro Paese. L'Italia è governata da forze che non credono nello Stato e non credono nell'Europa. E se, alla fine, Di Maio e Salvini hanno ceduto, certo non lo hanno fatto per spirito europeista, ma per la paura delle conseguenze cui la loro irresponsabilità stava, e sta tutt'ora, esponendo l'Italia. Anche negli interventi dei senatori di maggioranza, depurati dai toni laudatori cui sono obbligati, ho percepito inquietudine e grande incertezza.