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Le diverse articolazioni del Ministero della difesa coinvolte stanno, come dicevo, esaminando le conseguenze - sul piano delle capacità e su quello industriale e occupazionale - dei possibili scenari derivanti dalla eventuale rimodulazione del profilo di acquisizione dei velivoli, ovvero del livello di partecipazione al programma. Ritengo sia assolutamente chiaro e condivisibile il fatto che qualsiasi valutazione politica che preceda un'approfondita valutazione tecnica rischi di apparire superficiale, approssimativa e incauta. Nel concludere, sento il dovere di puntualizzare che le decisioni sul futuro del programma non possono comunque - alla luce delle implicazioni di carattere strategico internazionale, industriali e occupazionali - essere demandate al solo Ministero della difesa. Reputo infatti necessaria al riguardo una valutazione corale che consenta all'Esecutivo di sostenere con coerenza una posizione rappresentativa di un impegno che nei fatti è di lungo termine. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Causin, per due minuti. CAUSIN (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, vorrei premettere che mi sembra incredibile che si debba aprire una valutazione su questioni già valutate e in corso; ma questa è solo una parentesi. Ringrazio il signor Ministro per la risposta che, tuttavia, considero non esaustiva e non soddisfacente. Le ricordo, signor Ministro, che la Difesa non è un comparto secondario dello Stato, ma un bene comune dello Stato e dei cittadini e, come tale, non solo va preservato, ma deve essere anche oggetto di corretti e giusti investimenti. Penso che sia sulla base di queste valutazioni che, illo tempore , si decise di attuare il programma degli F-35. Sappiamo che la distanza che l'Italia sconta sul piano degli investimenti e degli obiettivi fissati è ampia: spendiamo l'1,25 per cento contro il 2 per cento che spendono in media i Paesi NATO. Anche le riduzioni che lei ha posto sul bilancio pluriennale della Difesa, di 600 milioni di euro, vanno sicuramente nella direzione di penalizzare ulteriormente questo programma e ci portano perciò a temere che lei voglia, forse, far fare al programma F-35 la fine che ha fatto fare al programma dei droni della Piaggio Aerospace, un programma già in corso che è stato stoppato. Per carità, sono scelte ma non le condividiamo assolutamente. Riteniamo al contrario - e lo voglio ribadire - che il programma F-35 a regime consentirà di assumere, di aumentare e migliorare le nostre capacità di difesa; consentirà all'Italia di progredire dal punto di vista tecnologico e sarà anche una grande risposta sul piano dell'evoluzione scientifica e dell'occupazione. Per tale ragione, a nome del Gruppo, esprimo insoddisfazione per la sua risposta, con l'auspicio che lei possa dedicare del tempo a tale questione e giungere finalmente alle ulteriori valutazioni necessarie per dare una risposta definitiva su questo programma, anche perché siamo diventati lo zimbello d'Europa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . La senatrice Maiorino ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00868 sulla tutela dei militari colpiti da patologie contratte nel corso delle missioni nei Balcani, per tre minuti. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, gentile Ministro, nel 2001 scoppia il caso «Sindrome dei Balcani», con l'emergere dei primi episodi di militari italiani ammalatisi o deceduti al rientro dalle missioni in Bosnia Erzegovina e Kosovo, due Paesi dove la NATO, nel 1995 e nel 1999, aveva fatto uso di proiettili all'uranio impoverito. Secondo i dati dell'Osservatorio militare ad oggi si contano nel nostro Paese almeno 4.000 reduci colpiti da patologie asbesto-correlate e 359 decessi. Viene altresì confermato dalla ricerca scientifica che questi proiettili sono pericolosi, sia per la radioattività emanata, sia per le nano-polveri tossiche che rilasciano nell'ambiente. Continuano, inoltre, a verificarsi toccanti vicende umane legate a patologie contratte a causa di agenti patogeni, alle quali occorre dare costante attenzione e assicurare una doverosa ricerca della verità. Inoltre, nei giorni scorsi è apparsa, su alcuni organi di stampa, la notizia di un militare che si è tolto la vita, perché colpito da una patologia connessa all'esposizione all'uranio impoverito nel corso di alcune missioni all'estero; era stato costretto ad affrontare un lungo quanto penoso contenzioso con il Ministero della difesa. Infine, il Ministro ha avuto il coraggio di rompere il muro di silenzio sulle responsabilità della Difesa, annunciando la creazione di un tavolo tecnico e provvedimenti legislativi proprio a tutela dei nostri militari. Tutto ciò premesso, si chiede dunque di sapere quali siano tali provvedimenti concreti che il Ministro intende intraprendere per affrontare una problematica che tanta sofferenza ha provocato e continua a provocare nel personale militare, che ha messo a rischio la propria incolumità fisica per servire lo Stato e che lo Stato ha il dovere di tutelare. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Rufa) . PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Trenta, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TRENTA, ministro della difesa . Signor Presidente, ringrazio la senatrice per questa domanda, che mi consente di illustrare la posizione della Difesa e la mia personale su un tema quanto mai delicato per la vita di ciascuno di noi: la tutela della salute. È un tema che assume ancor più rilievo per tutti quei lavoratori maggiormente esposti a rischi professionali e, tra questi, i militari. Individuare le cause delle patologie che abbiano colpito o possano colpire i militari è per noi una priorità assoluta e, nella stessa misura, ci sta a cuore manifestare ogni possibile forma di solidarietà a chi si è ammalato, dando finalmente una risposta a chi l'aspetta ormai da troppo tempo. Fin dal mio insediamento ho ritenuto preminente tutelare i militari colpiti da patologie in relazione all'esposizione ad agenti nocivi e rompere quel silenzio assordante che era stato denunciato dalla Commissione d'inchiesta presieduta dall'onorevole Scanu. Per questi motivi, le conclusioni cui è pervenuta quella Commissione sono state considerate il punto da cui è partita l'attività del tavolo tecnico, per approfondire le criticità emerse in relazione all'esposizione a particolari fattori di rischio ambientale in ambito Difesa. Nei giorni scorsi il tavolo ha concluso la propria attività con la proposizione di una relazione finale e di un possibile testo normativo, che solo dopo aver ricevuto il parere di concordanza dei Dicasteri interessati inizierà il suo iter di approvazione. Le soluzioni individuate per rispondere alle richieste di coloro che si sono ammalati durante il servizio a causa dell'esposizione a sostanze nocive, incluso l'uranio, agiranno su diversi fronti. In primo luogo, si propone di invertire l'onere della prova, sollevando così il personale dal dover dimostrare di aver contratto la patologia per effetto dell'esposizione a sostanze nocive durante il servizio.