[pronunce]

Ma la presenza nell'attività in esame di interessi diversi, di rilievo costituzionale, tra i quali è necessario trovare un bilanciamento, non può non riguardare anche l'individuazione degli immobili da utilizzare per l'esercizio della attività stessa. Ecco quindi che se, da un lato, l'edilizia rurale riceve dall'agriturismo una importante opportunità di recupero e di riqualificazione, dall'altro lato occorre impedire che lo svolgimento di tale attività comporti una eccessiva edificazione nelle campagne. Inoltre, la disciplina dell'agriturismo deve essere conciliata con le problematiche legate al tema della concorrenza con altre imprese del settore turistico, in particolare con quelle che svolgono la loro attività in ambito rurale, e che non godono delle stesse agevolazioni di cui beneficia l'attività agrituristica. 4.4. - Procedendo all'esame delle censure prospettate dal rimettente, la Regione Umbria, dopo averne denunciato la genericità, rileva l'erroneità dell'affermazione secondo cui «la norma in rassegna congela l'esercizio dell'agriturismo al 4 settembre 1997». Si tratterebbe solo, ed in effetti, di un vincolo, nell'esercizio dell'impresa, all'utilizzo di immobili esistenti alla data indicata, che sarebbe poi tutt'altro che irragionevole, in quanto costituisce attuazione dell'obiettivo già richiamato di «recuperare il patrimonio edilizio rurale tutelando le peculiarità paesaggistiche», e realizza un giusto contemperamento con gli altri scopi previsti dalla normativa in materia. Al riguardo la difesa regionale richiama l'attenzione sulla specificità del paesaggio rurale umbro, che è disseminato di edifici rurali, i quali ne costituiscono una componente essenziale da salvaguardare e recuperare. Anche la prospettata lesione del principio di libertà di iniziativa economica risulterebbe basata su una erronea interpretazione della norma regionale censurata. Per un verso, infatti, gli immobili costruiti ex novo in zona rurale dopo il 1997 possono essere utilizzati per l'esercizio di attività turistica diversa da quella agrituristica; per altro verso, quest'ultima non può essere considerata completamente libera, dovendo sottostare ai limiti derivanti sia dalla sua particolare natura, sia dai fini di utilità sociale di cui al secondo comma dell'art. 41 Cost., tra i quali la tutela del paesaggio e la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali di cui esso si compone. Infine, secondo la Regione Umbria, sarebbe da escludere la violazione dell'art. 9 Cost., tenuto conto che la limitazione degli immobili da destinare all'esercizio dell'attività agrituristica contribuisce a realizzare il giusto equilibrio tra tutti gli interessi sopra indicati, e quindi, contrariamente all'assunto del rimettente, anche alla tutela e alla valorizzazione del paesaggio agricolo rurale. 5. - In prossimità dell'udienza, tutte le parti hanno depositato memorie, nelle quali sono richiamati gli argomenti svolti nei rispettivi atti di costituzione, con osservazioni aggiuntive. 5.1. - Con memoria depositata il 28 febbraio 2012 la ricorrente ditta Conforti Aldo controdeduce sull'eccezione di inammissibilità delle questioni, formulata dalle difese della Comunità montana e della Regione Umbria, in relazione alla pretesa necessità che le censure si estendessero anche alla norma statale di riferimento. Invero, secondo la parte privata, la normativa statale e quella regionale sull'agriturismo conterrebbero una disciplina del tutto differente in relazione agli immobili ad uso agrituristico: in particolare, nell'art. 3 della legge n. 96 del 2006 la nozione di esistenza degli edifici non sarebbe collegata ad un riferimento temporale specifico, potendosi intendere che siano utilizzabili a fini agrituristici tutti gli immobili che "già" insistono sul fondo, purché legittimamente realizzati in base alle norme urbanistiche ed edilizie vigenti. A nulla rileverebbe, dunque, la data di edificazione degli edifici ma solo il diverso rilievo per cui «la presenza di un edificio sul fondo non possa essere ab origine giustificata esclusivamente da finalità "agrituristiche" (titolo abilitativo non esistente) ma, evidentemente, per gli scopi connessi all'esercizio e alla conduzione dell'attività agricola». Del resto, osserva la difesa della parte privata, se lo Stato avesse voluto impedire l'utilizzo a fini agrituristici di edifici realizzati successivamente ad una certa data, lo avrebbe disposto, mentre così non è, dovendosi escludere che la locuzione contenuta nell'art. 3, comma 1, della legge n. 96 del 2006 possa essere interpretata come se l'esistenza degli edifici nel fondo sia riferita alla data di entrata in vigore della medesima legge statale. 6. - Nella memoria depositata il 28 febbraio 2012, la Comunità montana Orvietano-Narnese-Amerino-Tuderte si riporta alle argomentazioni svolte nell'atto di costituzione, ed ulteriormente osserva come la disposizione censurata «concerna propriamente l'assetto del territorio [...], più che quella particolare attività recettiva che va sotto la definizione di "attività agrituristica"». Sarebbe dunque la pianificazione dell'uso del territorio agricolo ad essere oggetto della indicata norma, con la finalità del «recupero funzionale del patrimonio edilizio rurale esistente», evitando che il territorio agricolo venga sovraccaricato di nuove volumetrie. In questa prospettiva risulterebbe fuori luogo il richiamo alla legislazione delle altre Regioni in materia di agriturismo, atteso il pregio ambientale e paesaggistico del contesto agricolo del territorio dell'Umbria. 7. - Nella memoria depositata il 28 febbraio 2012, la Regione Umbria ribadisce le eccezioni di inammissibilità delle questioni per irrilevanza, oltre che per genericità delle censure, e prospetta altresì l'inammissibilità delle questioni per violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, posto che il rimettente avrebbe sottoposto alla Corte costituzionale questioni diverse, per contenuto e parametri evocati, da quelle prospettate dalla parte ricorrente in via di eccezione nel giudizio principale. Avuto riguardo al profilo di inammissibilità delle questioni per irrilevanza, la difesa regionale osserva come, se l'immobile che la parte ricorrente vorrebbe utilizzare a fini agrituristici costituisce una «nuova costruzione», realizzata tra il 2003 e il 2005, secondo quanto affermato dallo stesso rimettente, ne deriva che, pur dopo l'eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale della norma regionale, l'immobile rimarrebbe non utilizzabile a tale scopo, stante il disposto dell'art. 3 della legge statale n. 96 del 2006, che prevede l'utilizzo a fini agrituristici di immobili «preesistenti», nel senso di «già destinati al servizio dell'attività agricola».