[pronunce]

Il decreto costituirebbe perciò solo il provvedimento conclusivo di un procedimento il cui inizio già rappresentava «atto di esercizio del potere, contro il quale la Provincia avrebbe dovuto proporre il conflitto, poiché ne era a conoscenza». Sotto tale profilo il ricorso sarebbe quindi inammissibile. Nel merito, l'Avvocatura dello Stato rileva che l'art. 9, comma 3, della direttiva 95/16/CE, che regola la materia, «demanda allo Stato membro che abbia notificato un determinato organismo la revoca della notifica qualora constati che l'organismo non soddisfa più i criteri di cui all'allegato VII» e che la norma si coordina con il comma 1 del medesimo articolo, che pone «a carico dello Stato membro il dovere di notificare alla Commissione e agli altri Stati membri gli organismi da esso designati per espletare le procedure di cui all'art. 8». In particolare, l'Avvocatura dello Stato afferma che il decreto impugnato è intervenuto nella materia 'sicurezza', attribuita dall'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. alla competenza dello Stato. La direttiva 95/16/CE, infatti, «in più d'uno dei suoi Considerando richiama le ragioni di sicurezza che ne sono alla base»: nonostante la Corte costituzionale nella sentenza n. 407 del 2002 abbia ricondotto alla materia della sicurezza «solo le misure inerenti alla prevenzione dei reati o al mantenimento dell'ordine pubblico», l'Avvocatura ritiene che ove, come nel caso in esame, siano «coinvolti atti di attuazione di normative comunitarie, è a quest'ultime che ci si deve riferire per individuare di quale materia si tratti», poiché un cambiamento della 'natura' della disciplina «verrebbe ad integrare una infrazione comunitaria». Infine, quanto alla normativa provinciale richiamata dalla ricorrente, l'Avvocatura dello Stato sottolinea che l'intervento ministeriale è stato determinato da una attività di verifica 'straordinaria', disciplinata dall'art. 14 del d.P.R. n. 162 del 1999, alla quale l'organismo era abilitato in base ad autorizzazione rilasciata ai sensi dell'art. 9, comma 2, dello stesso d.P.R. La normativa provinciale riguarderebbe invece «non l'attività di verifica straordinaria, ma le verifiche periodiche, disciplinate dall'art. 13» del medesimo d. P.R. 3. - Con memoria depositata il 12 gennaio 2005 il Governo insiste nelle considerazioni svolte nell'atto di costituzione, con riferimento sia ai profili di inammissibilità, sia a quelli di merito. L'Avvocatura rileva in particolare che comunque, venute meno le condizioni per l'autorizzazione - rilasciata con decreto 24 marzo 2000 e mai impugnata dalla Provincia -, «la revoca non poteva essere disposta se non da chi l'aveva rilasciata», «non foss'altro perché mancava l'organo provinciale […] che potesse provvedervi», e contesta che la regolamentazione in esame concerna la materia 'igiene e sanità'. L'Avvocatura sottolinea inoltre che, al momento in cui venne emesso il provvedimento di revoca, non esisteva alcuna disciplina provinciale che potesse sovrapporsi a quella statale, dal momento che l'art. 1 della legge provinciale n. 9 del 1996 (relativa all'impianto e all'esercizio degli ascensori), in vigore quando era stata concessa l'autorizzazione, era già stato abrogato dall'art. 52 della legge provinciale n. 4 del 2001 e che, comunque, non era mai esistita alcuna norma provinciale che recasse una specifica previsione circa le verifiche straordinarie. 4. - La Provincia, con memoria del 12 gennaio 2005, insiste per l'accoglimento del ricorso, sottolineando in particolare che il decreto impugnato lede la sua competenza in quanto si fonda sull'erroneo presupposto che spetta esclusivamente allo Stato adottare la normativa in materia di verifica di impianti degli ascensori in base agli artt. 13 e 14 del d.P.R. n. 162 del 1999 e sull'assunto che l'organismo notificato, avendo esercitato attività di verifica straordinaria, ha violato l'allegato VII del d.P.R. n. 162 del 1999, che aveva recepito l'analogo allegato della direttiva 95/16/CE. Al riguardo la Provincia osserva che il d.P.R. n. 162 del 1999, dando attuazione a livello statale alla direttiva 95/16/CE, ha dettato anche una disciplina relativa alle verifiche periodiche (art. 13) e alle verifiche straordinarie (art. 14) sugli impianti di ascensore, che non trova però riscontro nella direttiva e non può quindi ritenersi 'comunitariamente obbligata'. Le norme statali contenute negli artt. 13 e 14 del d.P.R. n. 162 del 1999 sarebbero state infatti adottate esclusivamente in forza dell'art. 2, comma 4, della direttiva 95/16/CE, secondo cui è «impregiudicata la facoltà degli Stati membri di stabilire, nell'osservanza del trattato, le prescrizioni che ritengono necessarie per garantire la protezione delle persone allorché gli ascensori in questione sono messi in servizio e utilizzati, purché esse non implichino modifiche di questi ascensori rispetto a quanto disposto dalla […] direttiva». Il decreto impugnato, «nell'affermare che l'attività di verifica straordinaria di cui all'art. 14 del d.P.R. n. 162 del 1999 'non è in alcun modo riconducibile' a quanto dispone l'art. 2, comma 5, del d.P.G.p. n. 7 del 1999», avrebbe dunque omesso di considerare che il legislatore provinciale, nell'esercizio delle sue competenze, ha autonomamente disciplinato l'istituto delle verifiche di sicurezza «sulla base di un impianto che ricalca» quello del d.P.R. n. 162 del 1999, nel rispetto dei principî fondamentali della legislazione statale e, in particolare, del principio secondo cui, al fine di assicurare una tutela più elevata rispetto a quella imposta dalla direttiva 95/16/CE, debbono essere previste verifiche 'di sicurezza' che si fondino su presupposti diversi da quelli della manutenzione ordinaria. In realtà, secondo la Provincia, le contestazioni mosse nel decreto impugnato all'organismo notificato si riferiscono proprio alla effettuazione di verifiche di sicurezza nel territorio della Provincia di Bolzano, che erroneamente sono state ritenute violare i punti 1 e 2 dell'allegato VII alla direttiva 95/16/CE, dal momento che la direttiva non si occupa in alcun modo di manutenzione e verifiche, ma limita la sua area di intervento alla commercializzazione e all'immissione sul mercato degli impianti di ascensore. Con la conseguenza che la normativa provinciale, che non prevede alcuna incompatibilità tra soggetti manutentori e incaricati delle verifiche straordinarie, non viola alcun principio comunitario né alcun principio statale e che il decreto impugnato, «nella parte in cui pretende di rendere inapplicabili le norme provinciali contenute nel d.P.G.p. n. 7 del 1999» , invade le competenze legittimamente esercitate nella materia dalla Provincia autonoma di Bolzano.