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Interventi per la promozione della cultura del saper fare artigiano e il sostegno al trasferimento generazionale delle imprese artigiane. Onorevoli Senatori. -- La cultura comune di una nazione si esprime, prima di tutto, nell'economia e nel lavoro. Sono il fare impresa e la cultura del lavoro, la base dei legami territoriali tra le differenti aree del nostro Paese. L'economia italiana sin dal Medioevo ha avuto nelle tecniche, le competenze e le conoscenze proprie dell'attività delle corporazioni artigiane e mercantili i suoi punti di forza. Si è trattato di un saper fare che attraverso un lungo percorso storico si è coniugato con il «saper essere» della cultura diffusa nelle città e nei borghi e che ha generato, attraverso l'Umanesimo, il Rinascimento italiano. Queste conoscenze hanno influenzato lo sviluppo artistico italiano ed europeo, l'urbanistica delle città, l'architettura delle chiese, determinato la costruzione di ospedali e banche. Si è trattato di un sistema che ha generato un benessere diffuso, figlio della capacità di tenere insieme il capitale economico con la costante creazione di capitale sociale e culturale. Tanto che alcuni sociologi suggeriscono la valorizzazione della dimensione artigiana del lavoro come rimedio possibile per riportare l'uomo al centro dell'economia nel nuovo millennio, muovendo da un'idea del lavoro che trova nell'autonomia individuale e nella capacità d'agire i propri riferimenti (si veda Richard Sennett, L'Uomo artigiano , 2008). Quello a cui oggi stiamo assistendo, in fase di recessione economica, è invece un fenomeno di allontanamento delle giovani generazioni dai valori del saper fare artigiano, con il rifiuto del lavoro manuale e con la contemporanea incapacità del nostro sistema formativo di rispondere alle esigenze delle imprese artigiane. Secondo l'Unione europea, l'Italia è caratterizzata da un'estrema disomogeneità territoriale, che si concretizza sotto il profilo occupazionale con regioni che rappresentano casi di eccellenza a livello europeo (come l'Emilia-Romagna) e regioni che occupano gli ultimi posti della classifica comunitaria (come Calabria e Campania), frutto di un sistema che affida esclusivamente alle regioni ogni responsabilità di intervento sull'artigianato, le piccole imprese, il capitale umano e il mercato del lavoro, al di fuori dell'affermazione di standard di qualità comuni e di strumenti di rendiconto e di verifica dei risultati. È necessaria una netta inversione di tendenza, che chiami Governo, regioni, enti locali e parti sociali a promuovere una strategia di intervento che non si limiti al coordinamento di azioni regionali legate all'emergenza occupazionale, ma che promuova una forte e continua azione di sistema in grado di far arrivare alle nuove generazioni le opportunità del saper fare artigiano, che si traducono in occasioni di impiego, ma soprattutto in una comune crescita valoriale attraverso il lavoro. Un investimento tanto più redditizio -- socialmente ed economicamente -- per il nostro Paese, in quanto direttamente orientato al radicamento di un patrimonio produttivo fortemente identitario per la collettività nazionale (si veda Romano Benini, Saper Fare, le radici artigiane dello stile italiano, 2010). Con il presente disegno di legge intendiamo porre la necessità di avviare e coordinare un'azione di sistema che veda coinvolte tutte le istituzioni nella promozione del saper fare artigiano e nella trasmissione generazionale delle imprese artigiane, con particolare attenzione alle botteghe dell'artigianato. Un'azione che, attraverso la sussidiarietà, incontri le forze sociali ed economiche e il sistema delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Il principio che anima questo disegno di legge è che il valore del saper fare artigiano costituisca un patrimonio fondante ed istitutivo della nostra unità nazionale, denso di valori non solo economici, ma anche politici e culturali e che quindi riconoscere e promuovere questo principio debba essere un obiettivo di politiche nazionali. Per questo motivo le misure proposte si configurano come un intervento di sistema, in cui far convergere i programmi di intervento promossi a livello territoriale di orientamento, formazione, inserimento lavorativo nelle imprese artigiane, tirocini ed apprendistato, e per favorire il passaggio generazionale delle attività. Il mancato passaggio generazionale e la chiusura delle attività per il pensionamento del titolare, che avviene normalmente e ogni giorno nelle nostre comunità, costituisce un danno enorme in termini di perdita di valore di impresa, di opportunità di impiego, di competenze e di valori collettivi. Nessuna politica liberale attenta ai risultati sociali può ignorare questo fenomeno. Il presente disegno di legge si pone quindi il problema di far convergere gli interventi, che attualmente si disperdono in decine di azioni diverse, in una azione di sistema e di coordinamento nazionale, in grado di costituire uno strumento di promozione dei progetti e di verifica dei risultati, senza peraltro modificare l'assetto delle responsabilità, delle funzioni e delle competenze definito dalla riforma del titolo V della parte II della Costituzione. Non solo l'assetto dei poteri e delle funzioni resta inalterato, ma i programmi nazionali di coordinamento che vengono promossi tendono a fare arrivare al territorio e alle regioni strumenti e risorse destinate a rafforzare gli interventi che vengono messi in atto ordinariamente ai sensi della programmazione dei fondi europei. L'articolo 1 stabilisce le finalità del provvedimento -- che opera in attuazione degli articoli 3, 4, 35, primo e secondo comma, e 41 della Costituzione -- nel riconoscimento dei mestieri artigiani e della cultura del saper fare artigiano quale patrimonio fondamentale della capacità d'agire e della vocazione produttiva nazionali e, come tale, meritevole di pubblica tutela e promozione attraverso misure di ordine economico, sociale e culturale. Stabilisce inoltre che l'altra finalità è incentivare il trasferimento generazionale dei mestieri artigiani, quale strumento per ampliare le opportunità di partecipazione delle nuove generazioni all'organizzazione economica del Paese e dare effettività ai valori della libertà di autodeterminazione e dello sviluppo della persona. Promozione del saper fare artigiano e incentivazione della trasmissione di impresa costituiscono obiettivi nazionali delle politiche formative, del lavoro e per l'impresa, nonché obiettivi fondamentali degli atti di programmazione delle politiche per lo sviluppo e il lavoro definiti, ai sensi della legislazione statale ed europea vigente, dallo Stato, dalle regioni e dagli enti locali. Le regioni e gli enti locali contribuiscono con lo Stato al raggiungimento delle suddette finalità, nell'ambito delle rispettive competenze, secondo i principi di sussidiarietà e di leale collaborazione e nel rispetto dell'ordinamento dell'Unione europea. L'articolo 2 declina le caratteristiche dell'azione nazionale di sistema, che viene intesa quale insieme coordinato e integrato di misure aventi ad oggetto: a) l'individuazione delle imprese e dei mestieri artigiani disponibili al trasferimento generazionale a soggetti non eredi in possesso di idonea formazione e qualificazione; b) l'informazione e l'orientamento dei giovani, con riguardo alle opportunità di accesso al trasferimento generazionale; c) la selezione e la formazione dei giovani idonei ad affiancare un maestro artigiano; d) la selezione dei maestri artigiani con funzione di mentor;