[pronunce]

3) l'art. 111 della Costituzione, in quanto la norma denunciata, &laquo;non consentendo in alcun modo, neanche mediante provvedimento d'urgenza, l'esame dell'istituto di natura cautelare della trascrizione della domanda giudiziale, attuato autonomamente dalla parte attrice, viola la condizione di parità delle parti e il principio del contraddittorio, che devono regolare ogni processo&raquo;. È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo genericamente l'inammissibilità e l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha poi depositato una memoria illustrativa, nella quale ha specificato le ragioni poste a sostegno delle sue conclusioni.1. - Il Giudice istruttore del Tribunale di Verona propone, cumulativamente, due distinte questioni di legittimità costituzionale relative all'art. 2668 del codice civile, il quale dispone (fra l'altro) che la cancellazione della trascrizione delle domande giudiziali indicate negli artt. 2652 e 2653 cod. civ. - fra le quali rientra quella che ha introdotto il giudizio a quo - è ordinata giudizialmente con sentenza passata in giudicato. 2. - La prima questione concerne la mancata soggezione della trascrizione della domanda giudiziale - che pure, ad avviso del rimettente, sarebbe una misura cautelare - alla disciplina del procedimento cautelare uniforme di cui agli artt. 669-bis e seguenti del codice di procedura civile, anche quando, nel corso del processo, la domanda trascritta appaia infondata: ne deriverebbe lesione del principio di eguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione, sotto il profilo dell'irragionevole diversità di disciplina &laquo;in punto di stabilità&raquo; fra gli ordinari provvedimenti cautelari e la trascrizione della domanda giudiziale. 3. - La questione non è fondata. La trascrizione della domanda giudiziale è (salvo il controllo formale del conservatore dei registri immobiliari) attuata direttamente dalla parte, senza la mediazione di un provvedimento delibativo del giudice. La disciplina del procedimento cautelare uniforme postula invece che la misura sia concessa dal giudice. Orbene, l'art. 669-quaterdecies cod. proc. civ. ammette l'applicabilità di tale disciplina alle misure cautelari regolate dal codice civile (fra le quali rientrerebbe in ipotesi la trascrizione delle domande), ma esige all'uopo il requisito della compatibilità. La rilevata diversità strutturale che la trascrizione della domanda giudiziale presenta rispetto alle misure cautelari considerate dalla disciplina del procedimento cautelare uniforme rende evidente come nella specie tale requisito manchi del tutto. D'altra parte, il rimettente non considera che la trascrizione della domanda giudiziale tende anche - conformemente alla sua funzione tipica di pubblicità-notizia - a tutelare i terzi, per consentire loro di poter valutare la convenienza o meno del compimento di negozi giuridici con una delle parti litiganti. Ed infatti il codice civile prevede che, se la domanda è accolta, la trascrizione della sentenza prevale sulle trascrizioni eseguite contro il convenuto da terzi aventi causa da lui, che abbiano trascritto il loro atto di acquisto dopo la trascrizione della domanda (art. 2652). Questa particolare funzione della trascrizione della domanda - che ha natura sostanziale e non mira a tutelare la parte di un giudizio di merito - non è riconducibile alla tutela cautelare di cui agli artt. 669-bis e seguenti del codice di procedura civile. Il procedimento cautelare uniforme quindi, per come è strutturato, non si concilia con l'istituto della trascrizione delle domande giudiziali, onde una sua estensione ad esso, anche solo parziale - non essendo costituzionalmente necessaria - potrebbe avvenire unicamente mediante un intervento legislativo, opportunamente modulato in ragione delle specifiche funzioni cui la trascrizione assolve, non certo attraverso una pronuncia additiva di questa Corte. In conclusione, la sottrazione della trascrizione delle domande giudiziali alla disciplina del procedimento cautelare uniforme non viola l'art. 3 della Costituzione. 4. - La seconda questione - proposta in via del tutto indipendente rispetto alla prima - riguarda la norma impugnata nella parte in cui, secondo il Giudice rimettente, non consente di ottenere in pendenza del giudizio di merito, ex art. 700 cod. proc. civ. , un provvedimento urgente di cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale che appaia infondata: sarebbero così lesi il diritto di difesa in giudizio garantito dall'art. 24 della Costituzione (in quanto la parte che subisce la trascrizione resterebbe priva di rimedi contro di essa fino al passaggio in giudicato della sentenza sulla domanda trascritta) ed i principi della parità delle armi e del contraddittorio garantiti dall'art. 111 della Costituzione (in quanto al potere della parte attrice di procedere autonomamente alla trascrizione, senza nessun controllo giudiziale, non corrisponderebbe alcun potere della parte convenuta di valersi di un mezzo di immediata reazione). 5. - Proposta in questi termini, la questione è manifestamente inammissibile con riferimento ad entrambi i parametri invocati, giacché non è dalla norma impugnata che, sia pure ipoteticamente, può derivare la loro lesione. La norma infatti è pienamente consequenziale alla scelta legislativa di fondo, per cui talune domande giudiziali devono essere trascritte ad iniziativa della parte attrice, senza alcuna delibazione, anche cautelare, circa la loro fondatezza: proprio perché imposta dalla legge, la trascrizione di tali domande non risente delle vicende del processo e viene meno solo quando l'infondatezza sia stata definitivamente sancita con sentenza passata in giudicato. Ma questa scelta di fondo non è fatta dall'impugnato art. 2668 cod. civ. - che concerne solo le modalità della cancellazione della trascrizione - bensì dagli artt. 2652 e 2653 cod. civ. , secondo i quali le domande ivi indicate &laquo;si devono trascrivere&raquo; .. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2668 del codice civile, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice istruttore del Tribunale di Verona, con l'ordinanza indicata in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2668 del codice civile, sollevata, in riferimento agli artt. 24 e 111 della Costituzione, dal Giudice istruttore del Tribunale di Verona, con la medesima ordinanza. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 novembre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 dicembre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA