[pronunce]

È esplicito, in tal senso, l'art. 5, comma 1, che riconosce la responsabilità dell'AGEA nei confronti dell'Unione europea (ovviamente, da intendersi limitata al piano tecnico e operativo) non già per la gestione diretta degli aiuti, bensì per gli "adempimenti connessi alla gestione degli aiuti derivanti dalla politica agricola comune", sul presupposto, evidentemente, che tale gestione spetti in concreto ad organi diversi dall'AGEA e che essa nei loro confronti sia investita soltanto di una funzione di coordinamento. Non varrebbe osservare che una delle più importanti attività di gestione degli interventi in agricoltura, quella di erogazione dei pagamenti, sia al momento svolta dall'AGEA, come dispone il comma 4 dell'art. 3. La disciplina in oggetto - che mira a rendere possibile un passaggio graduale dal regime di centralizzazione dei pagamenti nell'AIMA ad un decentramento operativo imperniato sugli organismi pagatori regionali e quindi ad assicurare che, nelle more della liquidazione dell'AIMA e del riconoscimento degli organismi pagatori, la funzionalità del sistema dei finanziamenti comunitari alla agricoltura non sia compromessa - ha dichiaratamente un carattere di transitorietà. La regione potrebbe dunque legittimamente considerare lese le sue competenze costituzionali in materia solo ove una indefinita protrazione nel tempo di tale regime transitorio finisse di fatto per accentrare nell'AGEA la funzione di erogazione dei pagamenti. Tale evenienza, tuttavia, risulta scongiurata a seguito del decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, adottato il 22 ottobre 2000 e pubblicato nel supplemento ordinario n. 175 alla Gazzetta Ufficiale del 4 luglio 2001, n. 153, il quale ha definito le modalità e le procedure per il riconoscimento degli organismi pagatori. Sono state infatti poste in essere le condizioni perché le regioni possano istituire i rispettivi organismi pagatori e conseguentemente far cessare il regime transitorio del quale si denuncia l'illegittimità costituzionale. 5. - I commi 2 e 3 dell'art. 3 sono impugnati per violazione degli articoli 3, 5, 97, 115, 117 e 118 della Costituzione. La Regione Lombardia contesta l'attribuzione allo Stato del compito di stabilire discrezionalmente un limite numerico all'istituzione di organismi pagatori, asserendo che esso potrebbe determinare irragionevoli sperequazioni tra regione e regione, e considera lesiva delle proprie competenze la riserva allo Stato del potere di fissare i requisiti necessari per il riconoscimento di quegli organismi, osservando che tali requisiti sarebbero già determinati dalla normativa comunitaria, che ciascuna regione avrebbe dovuto essere messa in condizione di poter autonomamente attuare. 5.1. - La questione non è fondata. La determinazione del numero degli organismi pagatori, che costituisce per ciascuno Stato membro un obbligo comunitario (art. 1 del regolamento CE n. 1663/1995) è affidata dall'art. 3, comma 2, del d.lgs. censurato al Ministro per le politiche agricole, il quale vi provvede non già unilateralmente, ma sentita la Commissione europea e, inoltre, "d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano". La previsione della obbligatoria acquisizione di una intesa con la predetta Conferenza, che rende rilevante la volontà di tutte le regioni, non solo garantisce che le loro attribuzioni costituzionali siano adeguatamente tutelate, ma consente di evitare quelle sperequazioni tra regione e regione che potrebbero più facilmente prodursi ove la determinazione del numero degli organismi pagatori fosse affidata a meccanismi procedimentali diversi da quello oggetto di impugnativa. L'art. 3, comma 3, dal canto suo, attribuisce allo Stato il potere di fissare le "modalità e le procedure" per il riconoscimento degli organismi pagatori, nulla disponendo in ordine ai criteri, che dovranno essere tratti dalla normativa comunitaria. Poiché è incontroverso che il potere di riconoscimento sia riservato allo Stato, a questo non può negarsi la potestà di organizzarne l'esercizio sul piano procedurale. La disciplina di fonte statale, in assenza di una qualsiasi istanza unitaria, non potrebbe ovviamente interporsi tra la fonte comunitaria e quella regionale, limitando così la potestà della regione di dare essa medesima attuazione al regolamento comunitario. Ma che tale evenienza non ricorra nella specie, oltre che dalla lettera della disposizione censurata - che allude, come si è detto, solo alle "modalità e procedure" del riconoscimento - è confermato anche dal fatto che questa, e non altra, è l'interpretazione fatta propria dal decreto ministeriale 22 ottobre 2000. Esso, nel dare attuazione alla disciplina legislativa in questione, lungi dal dettare criteri, ha stabilito, all'art. 2, comma 2, che, ai fini del riconoscimento, gli organismi istituiti dalle regioni "dovranno conformarsi ai criteri contenuti nell'allegato al regolamento (CE) n. 1663/1995, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché alle linee direttrici della Commissione UE inerenti la revisione dei conti" e nell'art. 3, comma 2, che l'organismo di pagamento debba soddisfare "tutte le condizioni per il riconoscimento contenute nella regolamentazione comunitaria, ancorché non espressamente citate nel presente decreto". Nessuna lesione dell'autonomia normativa regionale è quindi ravvisabile in ordine all'attuazione del predetto regolamento comunitario, restando rimessa alla libera determinazione della regione la scelta circa la forma giuridica e la struttura organizzativa degli organismi pagatori, anche eventualmente dettando condizioni più stringenti e rigorose di quelle previste dalla normativa comunitaria ai fini del riconoscimento. 6. - Una ulteriore censura regionale ha ad oggetto l'art. 5, comma 3, per violazione degli artt. 3, 5, 11, 115, 117, 118 e 119 della Costituzione. La ricorrente lamenta che tale disposizione, che conferisce all'AGEA il potere di avvalersi, in mancanza dell'istituzione o nelle more del riconoscimento degli organismi pagatori, degli uffici delle regioni, integrerebbe una violazione del regolamento CE n. 1663/1995, punto 4 dell'allegato, ove si ammette che la funzione di autorizzazione dei pagamenti e/o il servizio tecnico possano essere "delegati", senza fare cenno ad ipotesi di avvalimento. Secondo la Regione Lombardia, inoltre, la propria autonomia amministrativa e finanziaria risulterebbe pregiudicata, in quanto non sarebbe stato disposto in favore delle regioni il trasferimento dei mezzi finanziari necessari per fronteggiare gli oneri derivanti dall'avvalimento. 6.1. - La questione non è fondata. Fermi gli obblighi che derivano dalla disciplina di fonte comunitaria in ordine alla organizzazione del sistema degli organismi pagatori ed alla predisposizione di garanzie di qualità delle prestazioni dagli stessi fornite, la norma comunitaria non pone alcun vincolo circa la forma giuridica attraverso la quale i servizi di pagamento debbano essere concretamente organizzati, che resta liberamente determinabile da parte degli Stati membri.