[pronunce]

1.3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna, poi, l'art. l, comma 41, lettera o), della legge molisana n. 2 del 2011, che modifica l'art. 20 della legge della Regione Molise 27 maggio 2005, n. 24 (Nuova disciplina della raccolta, della coltivazione e della commercializzazione dei tartufi). In particolare, la disposizione censurata prevede che, ai fini del rilascio e della convalida annuale del tesserino di idoneità per la raccolta dei tartufi, sia dovuto, unitamente alla tassa di concessione regionale annua di 100 euro, un contributo annuale per gli interventi di sostenibilità ambientale regionale di 3.000 euro denominato contributo di solidarietà. La norma prevede, poi, che tale contributo possa essere assolto, da parte dei residenti in Regione, mediante la fornitura, nel corso dell'anno solare di riferimento, di prestazioni di servizio a finalità collettiva rivolti al miglioramento dell'ambiente e del paesaggio, le cui modalità sono definite con deliberazione della Giunta regionale. A parere della ricorrente, tale norma si pone in contrasto con l'art. 17 della legge 16 dicembre 1985, n. 752 (Normativa quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo), che autorizza le Regioni ad istituire una tassa di concessione regionale annuale per il rilascio dell'abilitazione alla raccolta dei tartufi al fine di reperire i mezzi finanziari necessari per la realizzazione delle finalità previste dalla medesima legge. La difesa dello Stato richiama altresì il decreto legislativo 22 giugno 1991, n. 230 (Approvazione della tariffa delle tasse sulle concessioni regionali ai sensi dell'art. 3 della legge 16 maggio 1970, n. 281, come sostituito dall'art. 4 della legge 14 giugno 1990, n. 158), il quale, al numero d'ordine 27, prevede tale tassa di concessione regionale senza fare alcun cenno alla possibilità di affiancarla con ulteriori forme di imposizione. Il Presidente del Consiglio dei ministri sostiene, quindi, che il contributo regionale annuale di 3.000 euro vìola: l'art. 3 Cost., perché impone un tributo che non è previsto in altre parti del territorio nazionale, così trattando differentemente situazioni soggettive identiche; l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., che rimette all'esclusiva competenza legislativa statale la materia del sistema tributario; l'art. 53 Cost., poiché introduce una forma impositiva completamente svincolata dalla capacità reddituale del contribuente; l'art. 23 Cost., laddove prevede che la prestazione alternativa al pagamento del tributo sia determinata con delibere della Giunta regionale e, dunque, mediante atti di natura amministrativa e non legislativa, come invece imposto da tale precetto costituzionale. 2.- La Regione Molise non si è costituita in giudizio. 3.- In prossimità dell'udienza pubblica il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria nella quale insiste per la declaratoria dell'illegittimità costituzionale dell'art. 1, commi 13, lettere a) e c), e 41, lettera o), della legge reg. Molise n. 2 del 2011. 3.1.- Con riferimento all'art. 1, comma 13, lettera a), della predetta legge regionale, l'Avvocatura generale dello Stato evidenzia che l'art. 19 della legge molisana n. 3 del 2010 è attualmente vigente solamente per quanto concerne i commi 3, 6 e 8. Poiché il comma 3 ha un ambito precettivo limitato all'Azienda sanitaria regionale del Molise e gli effetti del comma 8 sono da tempo esauriti, l'aggiunta effettuata dalla norma oggetto della presente questione di legittimità costituzionale sembrerebbe riferirsi solamente alle procedure di accreditamento delle strutture sanitarie private previste dal comma 6 del citato art. 19. Considerato che è scontato che l'accreditamento di nuove strutture sanitarie debba essere coerente con gli obiettivi finanziari programmati, l'art. 1, comma 13, lettera a), della legge reg. Molise n. 2 del 2011 avrebbe una valenza meramente ricognitiva. Se invece si ritenesse che quest'ultima disposizione abbia voluto ridisciplinare il comma 1 dell'art. 19 della legge reg. Molise n. 3 del 2010, ne conseguirebbe che essa ribadirebbe la proroga dei rapporti di lavoro del servizio sanitario regionale utilizzato con modalità di lavoro flessibili o assunto a tempo determinato o con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, con conseguente rischio di pregiudicare l'obiettivo dei programmi operativi finalizzati all'attuazione del Piano di rientro della spesa sanitaria. 3.2.- Circa l'art. 1, comma 13, lettera c), della legge reg. Molise n. 2 del 2011, la difesa dello Stato evidenzia che, con riferimento alla professione dell'informatore scientifico, la legislazione nazionale vigente non prevede profili professionali, ma solamente i requisiti di formazione che consentono l'accesso a tale professione. Inoltre la norma impugnata appare foriera di nuovi oneri conseguenti all'assunzione di personale ad hoc, incompatibile con il blocco del turn over stabilito fino al 31 dicembre 2012 sulla base dell'art. 1, comma 174, della legge n. 311 del 2004. 3.3.- Quanto all'art. 1, comma 41, lettera o), della legge reg. Molise n. 2 del 2011, il Presidente del Consiglio dei ministri sostiene che esso contrasterebbe con l'art. 119 Cost., secondo il quale le Regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica.1.- Con il ricorso indicato in narrativa, il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso, tra l'altro, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 13, lettere a) e c), e 41, lettera o), della legge della Regione Molise 1° febbraio 2011, n. 2 (Legge finanziaria regionale 2011), in riferimento agli artt. 3, 23, 53 e 117, commi secondo e terzo, della Costituzione. 1.1.- Il ricorrente impugna anzitutto l'art. 1, comma 13, lettera a) , della legge reg. Molise n. 2 del 2011, che ha aggiunto, nel comma 1 dell'art. 19 della legge della Regione Molise 22 gennaio 2010, n. 3 (Legge finanziaria regionale 2010), il seguente periodo: «I procedimenti di cui al presente articolo sono conclusi esclusivamente in coerenza con gli obbiettivi finanziari programmati ai sensi dell'articolo 2, comma 88, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 e con le disposizioni del Patto della Salute 2010-2012». L'art. 19 della legge reg. Molise n. 3 del 2010 prevedeva la proroga dei contratti del personale di tutto il servizio sanitario regionale assunto a tempo determinato o con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e, nel suo testo originario, è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla sentenza n. 77 del 2011, la quale non si è invece occupata del periodo ad esso aggiunto dall'art. 1, comma 13, lettera a), della legge reg.