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Disposizioni in materia di mediazione civile e di arbitrato per una maggiore efficacia delle forme alternative di risoluzione delle controversie. Onorevoli Senatori. – La mediazione civile e commerciale (in inglese Alternative dispute resolution o ADR) è stata introdotta in Italia con il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28. La finalità della legge è quella di ridurre il contenzioso all'interno delle aule dei tribunali e di ricercare, come valida alternativa, un accordo amichevole tra due o più soggetti per la risoluzione di una controversia legale tramite l'intervento di un mediatore professionale, qualificato, terzo e imparziale. Lo scopo principale della riforma è quello di ridurre quindi il numero di nuove cause giudiziarie, offrendo al cittadino uno strumento più semplice e veloce con tempi e costi ridotti e costituisce uno dei pilastri fondamentali della riforma del processo civile. L'ADR, dopo essere stata dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale alla fine del 2012 (con la sentenza n. 272 del 2012), è stata reintrodotta con il decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, (cosiddetto « Decreto del fare »). L'istituto della mediazione civile ha appena compiuto dieci anni. In questo decennio, grazie all'attività di tanti organismi di mediazione e di mediatori civili, sono stati definiti decine di migliaia di accordi, con grande soddisfazione di cittadini e imprese e con il conseguente deflazionamento dei ruoli dei magistrati. In particolare lo Stato, oltre ad aver ottenuto un notevole risparmio per la mancata proposizione di decine di migliaia di cause, ha incassato negli anni svariate decine di milioni di euro grazie all'attività espletata dagli organismi di mediazione, in termini di Iva, Irap, Ires e contributi per i dipendenti. I dati pubblicati annualmente dal Ministero della giustizia mostrano come la mediazione civile abbia ormai fatto presa sui cittadini e sulle imprese e sia in costante crescita. È necessario, quindi, potenziarla per agevolarne lo sviluppo e consacrarla definitivamente nel nostro ordinamento giudiziario come filtro essenziale per una macchina della giustizia più efficiente e snella. In previsione della piena ripartenza dell'attività giudiziaria, al momento di fatto sospesa a causa dell'emergenza sanitaria, si ritiene quindi opportuno proporre alcune modifiche alla disciplina della mediazione civile, senza oneri a carico dello Stato. Tale iniziativa muove dall'assunto che, quando la macchina giudiziaria riprenderà appieno la propria attività, e al momento è credibile pensare che ciò non avvenga prima del prossimo autunno, si troverà a gestire tutto l'arretrato oltre ai nuovi giudizi derivanti dalla crisi economica. Si pensi, per questi ultimi, alle controversie per mancato pagamento dei canoni di locazione e a tutte le liti nascenti fra le imprese per le attuali inadempienze contrattuali di tutti i tipi. Le proposte contenute nel presente disegno di legge muovono dall'esperienza che gli organismi di mediazione italiani hanno maturato in dieci anni di attività e che ho raccolto e sintetizzato in questo testo volutamente snello grazie al contributo dell'ASS.I.O.M. – Associazione italiana degli organismi di mediazione che, dal 2014, rappresenta e tutela gli interessi degli organismi di mediazione. Il disegno di legge si compone di cinque articoli. L'articolo 1 reca disposizioni volte a garantire alle imprese gli strumenti per la definizione immediata delle loro controversie, affinché si possano impegnare al meglio nel loro core business . La mediazione civile può agevolare tale loro esigenza. Nella seduta del 17 giugno 2020, il Senato ha approvato con un voto di fiducia il maxi-emendamento del Governo sulla conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28. Il testo della conversione in legge include un articolo volto a prevedere l'esperimento della mediazione come condizione di procedibilità anche per le controversie in materia di obbligazioni contrattuali derivanti dall'emergenza sanitaria. In proposito, si deve evidenziare che il comma 6- ter dell'articolo 3 del decreto-legge n. 6 del 2020, introdotto dalla legge di conversione del suddetto decreto-legge n. 28 del 2020, con cui è stata appena introdotta l'obbligatorietà del tentativo di mediazione civile per le controversie in materia di obbligazioni contrattuali non onorate a causa delle restrizioni previste per contrastare l'emergenza epidemiologica, ha una formulazione non felice, non definisce chiaramente gli ambiti operativi e, soprattutto, ha carattere temporaneo e quindi non crea vantaggi stabili e duraturi per il futuro, quando sarà superata la crisi da pandemia. Si propone, quindi, di inserire fra le materie per cui è obbligatorio il tentativo di mediazione anche le materie di competenza del tribunale delle imprese e le liti in materia di contratti d'opera, di appalto e subappalto, di mandato, di agenzia, di mediazione, di somministrazione, di leasing , di vendita, di deposito, di spedizione, di trasporto e sub-trasporto, di franchising e subfornitura. Peraltro le predette materie sono state oggetto di definizione positiva nel maggior parte dei casi sottoposti, ancorché facoltativamente, all'attenzione degli organismi di mediazione. Poi, per fare un esempio, si verifica la situazione paradossale per cui mentre la mediazione è obbligatoria per le controversie condominiali, non lo è per quelle tra il condominio e i suoi fornitori (appalto), o tra il condominio e il suo amministratore (mandato). E queste ultime, si ribadisce, sono le tipologie di controversie più frequenti e suscettibili, nella maggior parte dei casi, di definizione positiva in mediazione. Si propone, infine, di abrogare l'obbligatorietà della negoziazione assistita prevista per le controversie in materia di trasporto e sub-trasporto per inserirla nell'ambito della mediazione civile. Quanto all'articolo 2, come è noto la legge 8 marzo 2017, n. 24, ha introdotto un nuovo filtro di procedibilità per le controversie derivanti da malpractice medica – l'accertamento tecnico preventivo con funzione conciliativa ex articolo 696- bis del codice di procedura civile – che viene ad affiancarsi al procedimento di mediazione previsto dall'articolo 5, comma 1- bis , del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, sebbene non in via cumulata, ma su scelta dell'attore. Il legislatore del 2017, rilevata l'esigua percentuale di successo della mediazione civile nella materia testé citata, ha voluto introdurre un altro istituto volto a deflazionare il contenzioso, il cosiddetto accertamento tecnico preventivo diretto alla composizione della lite ex articolo 696- bis del codice di procedura civile come condizione di procedibilità della domanda giudiziale, prediligendo lo strumento codicistico rispetto al procedimento di mediazione, laddove si prevede espressamente che soltanto nel primo caso, nell'ipotesi di esito negativo del tentativo, la relazione peritale del consulente nominato dal giudice possa essere acquisita nel successivo eventuale giudizio.