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Norme per la promozione del parto fisiologico e la salvaguardia della salute della partoriente e del neonato. Onorevoli Senatori. -- La normativa vigente in materia di sostegno della maternità necessita di essere resa più rispondente allo spirito della Costituzione e di essere integrata mediante una serie di interventi volti ad aiutare le donne, non solo dal punto di vista economico, ma anche sanitario e socio-assistenziale. La gravidanza rappresenta un momento molto importante per la donna, un periodo meraviglioso, ma accompagnato da dubbi, incertezze e timori, e per questo occorrono nuovi interventi a sostegno del diritto al parto e a tutela della maternità. Con il progredire della gravidanza la gestante subisce cambiamenti fisici e psichici difficili da comprendere, spesso mal sopportati e causa di traumi con conseguenze sulla gestazione stessa. La paura del parto, ad esempio, nelle primipare, ma non solo, è uno dei fattori che più degli altri gioca un ruolo importante nel corso della gestazione. È necessario, quindi, operare per ottimizzare le condizioni per ricondurre la società, nella sua interezza, al rispetto della vita e per promuovere un'impegnata azione educativa, rimodulando l'azione politica sui valori fondanti della vita e della persona umana, in perfetta aderenza ai princìpi della Costituzione. Occorre orientare la politica dei servizi sociali: esercitare accurati controlli sui consultori per verificare se essi funzionino o se rispondano effettivamente al fine istituzionale che è quello di tutelare e di incentivare la famiglia. Pertanto è necessario garantire il massimo di sicurezza possibile sia in termini di competenza specifica dell'ostetrico-medico e dell'ostetrica simpliciter sia in termini di garanzie per il neonato. È evidente l'urgenza di agire soprattutto sulla formazione del personale operante nelle strutture pubbliche e private, oltre che su un'adeguata informazione delle partorienti, dal momento che la percentuale di parti chirurgici in Italia è del 38 per cento, più del doppio della soglia fissata dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), cioè il 15 per cento. Il parto cesareo è economicamente più proficuo, aiuta a gestire meglio l'organizzazione logistica di una struttura ed è purtroppo una risposta sicura a una carenza di formazione. Il caos dei parti cesarei risente molto anche di una disomogeneità regionale. Al sud si arriva a far nascere con il parto cesareo un bambino su due. Il record va alla Campania con il 62 per cento dei parti cesarei in sala operatoria, seguono la Sicilia con il 52,4 per cento, il Molise con il 48,9 per cento e la Puglia con il 47,7 per cento. Al nord la situazione è nettamente diversa. In Friuli-Venezia Giulia, in Toscana e in Lombardia i parti cesarei si attestano tra il 24 per cento e il 28 per cento. Solo Bolzano si avvicina ai limiti stabiliti dall'OMS, con quota 20 per cento. Nel 2008, secondo l'Istituto superiore di sanità, la percentuale di parti cesarei è stata del 38 per cento, vale a dire quasi quattro parti cesarei su dieci. L'indicazione dell'OMS è del 15 per cento, anche se per l'Organizzazione dovrebbe essere meno della metà. Dalle indagini esposte è evidente l'immagine di un'Italia sempre più dedita al bisturi. Basta analizzare i siti delle agenzie di sanità regionali per scoprire dati sorprendenti. A Roma, ad esempio, ci sono cliniche dove la curva dei parti cesarei è in salita continua: solo due bambini su dieci sono nati con parto fisiologico. Il Ministero della salute ha emanato linee guida per rallentare il ricorso al parto cesareo. In passato, più o meno tutti i Governi hanno dichiarato di voler avviare una rivoluzione per riportare l'Italia entro le medie europee. Anche i piani di riorganizzazione della rete ospedaliera basati sulla chiusura dei piccoli centri nascita (è statisticamente provato che al di sotto di 500 parti all'anno il neonato rischia di più) sono in alto mare in molte zone d'Italia, specie quelle dove il deficit della sanità è drammatico e oggetto di commissariamento. Così come evidenziato anche da diversi pediatri, purtroppo troppe gravidanze sono gestite in centri con poca esperienza e attrezzature o con personale inadeguato. Troppe donne partoriscono in strutture inadeguate alla gravità del quadro clinico. Con il presente disegno di legge si intende raggiungere lo scopo di affiancare alla normativa vigente generale di sostegno della maternità interventi straordinari sia di carattere sanitario e socio-assistenziale, sia di tipo economico per le donne. Nello specifico all'articolo 1 la maternità è riconosciuta e protetta come valore di primaria rilevanza personale e sociale; inoltre è tutelata e sostenuta la vita umana fin dal suo concepimento. Le finalità perseguite dal testo in esame sono quelle di incentivare le strutture ospedaliere pubbliche e quelle accreditate che promuovono il parto fisiologico al fine di demedicalizzare l'evento della nascita, di assicurare adeguati livelli di assistenza in tutte le situazioni di gravidanza e di parto a rischio, di promuovere una più puntuale conoscenza delle modalità di assistenza e delle pratiche socio-sanitarie raccomandate, di rafforzare gli strumenti per la salvaguardia della salute del neonato e di favorire il parto fisiologico (articolo 2). L'articolo 3 dispone la promozione di interventi straordinari a carattere sanitario e socio-assistenziale. L'articolo 4 favorisce una più puntuale assistenza alla maternità e alla nascita. L'articolo 5 incentiva e promuove la diffusione del parto fisiologico. L'articolo 6 prevede la progressiva e graduale riduzione dei punti nascita con un numero di parti inferiori a 1.000 l'anno. Com'è stato più volte ribadito da linee guida scientifiche, questi punti nascita non garantiscono la giusta qualità assistenziale al parto e confermano l'uso di ricoveri clinicamente inappropriati. Alcune regioni hanno ridotto nel corso degli ultimi anni i punti nascita con numero di parti inferiori a 1.000, realizzando significativi miglioramenti. L'articolo 7 intende aumentare il numero di ore di assistenza al parto e il numero di parti fisiologici effettivamente seguiti nella formazione degli specializzandi di ostetricia-ginecologia e nella laurea magistrale del corso per ostetricia. Presso alcune università, anche a Roma, vi è il corso di specializzazione in ostetricia-ginecologia, ma non vi sono posti letto di ostetricia, per cui si utilizzano strutture esterne, privilegiando, nella formazione, la parte della chirurgia ginecologica, ma non l'ostetricia.. Art. 1. (Princìpi generali) 1. Lo Stato, in attuazione dei princìpi stabiliti dagli articoli 2 e 31 della Costituzione, riconosce e protegge la maternità come valore di primaria rilevanza personale e sociale e tutela e sostiene la vita umana fin dal suo concepimento. 2. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, ciascuno nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, attuano tutte le iniziative e gli interventi necessari per assistere la gestante, al fine di rimuovere le difficoltà, anche di ordine economico, che possono interferire nel decorso della gravidanza. 3.