[resaula]

Personalmente non mi convince, invece, l'articolo 4 del disegno di legge che stiamo per approvare e che voterò comunque, ma che spero possa essere oggetto di un ripensamento in futuro. Si tratta dell'istituzione del nuovo reato di violazione della misura cautelare; questo sia perché le misure cautelari in quanto tali sono già sottoposte al regime dell'articolo 276 del codice di procedura penale e quindi già trovano naturalmente un loro aggravamento, che arriva fino alla custodia cautelare in carcere, quando viene violata una misura meno afflittiva; sia, e ancora più, perché le misure più afflittive - sto pensando agli arresti domiciliari - già prevedono una sanzione penale nel reato di cui all'articolo 385 del codice penale, che è il reato di evasione. Caricare una misura cautelare anche di una sanzione penale nel caso di sua violazione mi pare una ingiustificabile duplicazione. L'applicazione di questa norma ci dirà se avevo ragione io oppure se la norma, in ogni caso, andava bene così. In buona sostanza, si tratta di una norma utile, doverosa, che questo Parlamento deve approvare. In conclusione, respingo al mittente anche le ultime accuse che sono state mosse dalla relatrice di minoranza, che non ha perso l'occasione per accusare il Ministro dell'interno di sessismo nei confronti di Carola Rackete, nota comandante della barca che ha portato qui persone contro la precisa volontà del nostro Paese, violando per tre volte l'«alt» dato dalla polizia giudiziaria e da una nave da guerra. Ecco, il fatto che il Ministro dell'interno abbia definito quella persona «delinquente» non ha niente a che fare con il sessismo, ma ha semplicemente a che fare con il diritto penale. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, Governo, colleghi, vorrei spendere questi dieci minuti per spiegare il motivo per cui a mio avviso la maggioranza avrebbe dovuto sfruttare il tempo per migliorare il testo, non solo per quello che sarà detto sicuramente domani in sede di esame degli emendamenti, ma soprattutto per il contributo che ha consegnato alla Commissione il Comando generale dell'Arma dei carabinieri, che probabilmente non è stato esaminato con la dovuta attenzione, ma che a mio avviso spiega bene cosa serva in tema di prevenzione del cosiddetto femminicidio, della violenza domestica e della violenza di genere. Faccio una brevissima premessa. Questo codice rosso fu annunciato dal presidente Conte alle agenzie di stampa il 25 novembre dell'anno scorso; è stato presentato come disegno di legge alla Camera il 17 dicembre 2018, approvato il 3 aprile 2019, trasmesso al Senato l'8 aprile. Dopodiché si è incagliato - se posso usare questo termine - in Commissione bilancio. C'è voluto un po' per partorire il parere con riferimento alle risorse e il risultato è sotto gli occhi di tutti: una normativa che deve essere posta in essere dalle strutture giuridiche, dai pm e dalle Forze dell'ordine con una clausola di invarianza economica e finanziaria. Pertanto si individua come deterrente solo la tempistica e altri aspetti, su cui ci soffermeremo domani in sede di esame degli emendamenti, ma il dato di fatto è che per questa normativa, strombazzata a destra e a manca, le risorse finanziarie non ci sono, se si esclude il fondo per le vittime, grazie peraltro all'attività che è stata svolta alla Camera dalla vice presidente Carfagna. Perché sottolineo la questione dei tempi, oltre a quella economica? Perché i Carabinieri - torno a parlare di quello che hanno detto in sede di audizioni, perché penso sia un punto fondamentale - hanno portato la loro esperienza. Grazie a un'iniziativa del Dipartimento per le pari opportunità del 2009 (quando c'era il Governo di centrodestra ed eravamo al Governo insieme agli amici della Lega), fu affidato all'Arma dei carabinieri un monitoraggio sulle violenze perpetrate. L'Arma dei carabinieri ha sviluppato, sulla base di ciò, una rete di ascolto e soprattutto una sezione degli atti persecutori, svolgendo un'attività di monitoraggio, creando una rete nazionale di ufficiali di polizia giudiziaria specializzati, un vademecum , momenti di ascolto e soprattutto procedure operative che permettono, attraverso personale formato (parliamo di 7.500 ufficiali), un approccio e un intervento immediati. Cosa dicono i Carabinieri, che sono poi quelli a cui una donna si rivolge? Chi di voi ha un minimo di esperienza sa benissimo che, se c'è un problema, chiunque dice di andare dai Carabinieri, per fare una denuncia o per allertarli. I Carabinieri, a proposito di questa legge, ci dicono - ovviamente con molta cortesia e spero che l'Assemblea e i relatori, domani, rianalizzino il testo delle loro dichiarazioni - che quello che serve è soprattutto l'implementazione delle misure precautelari, cioè l'allontanamento d'urgenza dalla casa familiare, ciò che loro definiscono la protezione anticipata, che non si ottiene con questa normativa, dal momento che essa interviene quando c'è la flagranza di reato. Inoltre, essi ritengono che questo tipo di provvedimento debba tener conto delle sperimentazioni e di quanto fatto, soprattutto a tutela delle donne, in termini di monitoraggio della casistica, perché si tratta di un lavoro avviato che è stato fatto sul campo. Credo che in discussione generale debba essere rivolto un invito caloroso alla maggioranza perché riveda una serie di passaggi di questa normativa, che presenta aspetti positivi, come abbiamo detto, ma anche aspetti che alla fine rischiano di essere esclusivamente un annuncio, uno spot (come giustamente viene definito). Il sottosegretario Morrone, che vedo sempre presente in Commissione per questi lavori, ha detto che l'importante per il Governo, che ha presentato questo codice rosso, è che le cose siano fatte. Io penso che il concetto che le cose vadano fatte sia un concetto sano, perché in questo Paese si pensa che la politica non faccia nulla, però il concetto sano delle cose fatte deve essere accompagnato da un avverbio, cioè le cose devono essere fatte «bene». (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Se noi facciamo una cosa in fretta, senza che vi sia stata la possibilità di apportare modifiche in Commissione, nonostante sollecitazioni importanti (credo che quelle dell'Arma siano fra le più importanti in assoluto), vuol dire che noi facciamo sì una cosa, ma non la facciamo bene. Questo è particolarmente grave con riferimento alla normativa in discussione, perché il tempo c'è stato, cioè dall'annuncio del presidente del consiglio Conte di novembre alla giornata di oggi, che è di metà luglio, sicuramente le modalità per approfondire e migliorare il testo il Senato le aveva. Concludo pertanto il mio intervento con una richiesta che rivolgo con grande determinazione dal punto di vista istituzionale degli obiettivi che vanno raggiunti. Chiedo alle forze di maggioranza, che in Commissione hanno ritenuto di bocciare tutti gli emendamenti, di aprire una riflessione nella giornata di domani. Abbiamo visto orribili maxiemendamenti in provvedimenti importanti;