[resaula]

passare da 2,30 euro a 1,77 è stato un messaggio molto chiaro anche ai nostri concittadini. Abbiamo voluto questo intervento del Governo e lo sosteniamo. Nella stessa misura, abbiamo bisogno che il Governo intervenga in maniera determinata nei confronti delle nostre imprese, perché ci eravamo convinti di essere usciti dall'emergenza Covid e ci siamo ritrovati in un'emergenza bellica. Questo prezzo le nostre imprese lo stanno già sostenendo. Le lascerò poi un documento, Presidente, che ho avuto tramite la senatrice Cattaneo, che ringrazio: è un documento che arriva da uno studio legale in Russia che rappresenta le nostre imprese, che ci chiede di fare attenzione e di non dimenticarci che le sanzioni che imponiamo alla Russia, dall'altra parte vengono applicate, come ritorsione, alle nostre imprese in Russia. Leggo testualmente: È necessario tutelare le imprese e i cittadini italiani residenti in Russia mediante l'individuazione di misure di supporto e di ristoro, laddove di fatto - e nonostante la normativa internazionale sulla tutela degli investimenti non dovrebbe consentirlo - si trovano in pregiudizio economico in ragione della sempre più verosimile ipotesi di nazionalizzazione, requisizione, esproprio, sequestro sulla base delle misure ritorsive russe. Non dimentichiamoci delle nostre imprese che per anni hanno reso possibile il nostro export e ci hanno fatto crescere il PIL. (Applausi) . Non abbandoniamoli, perché loro oggi sono al fronte. Quello è il nostro fronte. Al popolo ucraino dobbiamo dare tutto il supporto possibile e immaginabile, nel sostenere i profughi che arrivano, i veri profughi che arrivano e stiamo ospitando, ma nell'altro senso dobbiamo dargli anche una visione e una certezza sul futuro. Li aiuteremo nella ricostruzione, anche fisica, delle loro città. Bene ha fatto chi ha proposto nei giorni scorsi la ricostruzione del teatro di Mariupol, però attenzione, Presidente, a non dimenticarci dei problemi che ha l'Italia e gli italiani, perché altrimenti ci troveremo di fronte al paradosso di un teatro di Mariupol ricostruito dall'Italia e di una bella Amatrice che dopo cinque anni non siamo ancora riusciti a mettere in piedi. Queste aporie non si devono verificare. (Applausi) . Quindi, camminiamo tutti assieme, passo dopo passo, facciamo tutto in maniera corretta, ma non lasciamo indietro nessuno, ripeto, a partire dagli italiani e certamente anche dal popolo ucraino, a cui diamo il nostro massimo sostegno. Occorre fiducia al Paese, Presidente, per uscire assieme da questa crisi economica e abbiamo bisogno di un impegno che sia a trecentosessanta gradi con la diplomazia. Ci piace quella diplomazia che lavora in silenzio, che non si vede, che bada ai fatti e non all'immagine. Ci piace pensare che l'Italia possa giocare la propria parte, ripeto, da player principale nel riportare la pace in quel Paese e nel ricostituire una condizione di equilibrio economico internazionale che ci rimetta, uno gomito all'altro, a lavorare e non a combatterci. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, presidente Draghi, tra gli argomenti che ha trattato mi soffermerò sui temi che riguardano l'energia, che è centrale per il nostro sviluppo. Milioni di cittadini italiani e imprese sono letteralmente in ginocchio a causa degli aumenti assurdi che si sono registrati in questi mesi e che sono stati definiti dal ministro Cingolani come vere e proprie truffe. Già uno studio dell'OCSE dello scorso dicembre stigmatizzava la grande differenza tra l'aumento dei prezzi finali a famiglie e imprese e l'aumento dei prezzi di importazione dei prodotti energetici. A tal proposito, basta osservare la differenza tra il prezzo cosiddetto doganale del gas, legato a contratti di acquisto di durata spesso ultradecennale, e il prezzo che si forma alla Borsa del gas di Amsterdam (indice TTF). Per lunghissimo tempo i due prezzi sono stati simili, ma negli ultimi mesi il primo è aumentato del 60 per cento, mentre il secondo del 500 per cento. A oggi gli importatori italiani pagano il gas al prezzo cosiddetto doganale, ma lo rivendono a un prezzo legato all'indice TTF che, come ho appena ricordato, è enormemente più alto. Dal confronto di questi dati si capisce immediatamente la colossale speculazione in atto, che sta facendo guadagnare pochi soggetti a spese di milioni di cittadini e imprese. (Applausi) . Il rischio concreto è che tante aziende italiane chiudano, che si perdano centinaia di migliaia di posti di lavoro e che milioni di cittadini non siano più in grado di pagare le bollette. Per questo motivo, occorre intervenire immediatamente e in modo strutturale, affinché i prezzi di vendita del gas e dell'energia elettrica non siano tanto influenzati dalle speculazioni del mercato TTF, ma riflettano i reali prezzi di importazione del prodotto. Dobbiamo subito cambiare le regole per preservare il tessuto produttivo e sociale e separare il mercato dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili da quello del gas. A questi devono affiancarsi altri interventi che ci rendano meno dipendenti dalle forniture dall'estero e l'unico modo per farlo è agire sulle uniche fonti inesauribili presenti in Italia, ossia le energie rinnovabili (il sole, il vento, l'acqua, la geotermia e così via), che nessuna guerra o speculazione potrà mai portarci via. Questa crisi è anche il frutto degli errori giganteschi commessi dal 2011 in poi dai Governi di centrodestra e, poi, di centrosinistra sulle rinnovabili, sulla riduzione degli investimenti e sulla scelta di incrementare le importazioni di gas dalla Russia. (Applausi) . Questa crisi dimostra altresì che quella del mercato che si autoregola e partorisce scelte nell'interesse di tutti è una favola a cui possono credere gli ingenui o i complici. Il mercato obbedisce a regole di profitto, tra cui sono comprese, come in questo caso, anche le speculazioni gigantesche che mettono in difficoltà milioni di persone e Paesi interi. Occorre, come detto, un imponente piano di investimenti sulle energie rinnovabili che miri a renderci, nel medio e breve periodo, meno dipendenti dalle forniture dall'estero e che tenda nel lungo periodo a renderci quasi totalmente indipendenti. È un piano che si può fare adesso con le attuali tecnologie disponibili e a basso costo, a differenza delle fandonie che si sentono sui reattori a fissione nucleare di quarta generazione o quelli a fusione, che sono entrambi, da decenni, allo stadio di prototipi e non si sa quando potranno essere commercialmente disponibili e utilizzabili per programmare un serio piano nazionale energetico. (Applausi) . Il piano di investimenti sulle energie rinnovabile deve avere un respiro europeo e i fondi occorrenti dovranno essere finanziati dall'Unione per mezzo di un recovery energy fund .