[pronunce]

che, in punto di ammissibilità, la difesa di E. G., I. D., H. F. e S. B. espone che il nesso di rilevanza non verrebbe meno «in ragione del fatto che, nel caso di specie, la decurtazione imputabile al divieto di cumulo oltre la soglia di &#8364; 9.000,00 mensili (art. 3 della legge censurata) è stata tale da assorbire anche quella dovuta alla riduzione "secca" del 20% (art. 2)»: che, inoltre, gli atti amministrativi censurati nel giudizio a quo avrebbero disposto l'applicazione di entrambe le misure, tanto che la domanda delle parti attrici sarebbe volta ad ottenere la dichiarazione del diritto alla corresponsione dell'assegno vitalizio, «sia senza la riduzione del 20% sia senza il divieto di cumulo»; che, quanto al merito, le due disposizioni impugnate sarebbero «radicalmente incompatibili con il principio di tutela dell'affidamento, riconosciuto e tutelato dagli artt. 2, 3 e 97 Cost., oltre che dal diritto europeo e dall'art. 6 della Convenzione EDU, rilevanti ai fini dell'integrazione del parametro ex art. 117, comma 1, Cost.»; che «l'impatto retroattivo» delle due disposizioni censurate si porrebbe in contrasto con i principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale sui limiti generali all'efficacia retroattiva delle leggi; che le disposizioni impugnate provocherebbero altresì una ingiustificata disparità di trattamento, poiché sarebbero colpiti dagli effetti di tali norme solo i titolari di «assegno vitalizio che godano di altro beneficio pensionistico derivante dalle cariche di parlamentare (nazionale o europeo) o di componente di organi di altre Regioni, rispetto a coloro che percepiscono, insieme al vitalizio erogato dal Consiglio regionale, benefici pensionistici di qualsiasi altra fonte»; che gli artt. 2 e 3 della legge reg. Trentino-Alto Adige n. 5 del 2014 si porrebbero poi in contrasto con l'art. 117, primo comma, Cost., sia con riferimento all'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, così come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, che richiede che «la regolamentazione retroattiva trovi la sua ragione giustificatrice in "imperative ragioni di interesse generale"», tra i quali «non rientra l'ottenimento di un mero beneficio economico per la finanza pubblica», sia con riferimento alla lesione del principio del legittimo affidamento così come affermatosi nella giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea; che, per quanto concerne il riparto di competenze tra Stato e Regioni, la normativa in questione non rientrerebbe nella sfera di competenza legislativa regionale in materia di ordinamento degli organi e degli uffici regionali indicata nell'art. 4 dello statuto reg. Trentino Alto-Adige, ma sarebbe invero riconducibile alla materia «ordinamento civile», nell'ambito della quale neanche le Regioni a statuto speciale «possono sottrarsi alla riserva alla potestà esclusiva dello Stato» e alla materia «coordinamento della finanza pubblica»; che, in data 15 febbraio 2019, E. G., I. D., H. F e S. B. hanno depositato documentazione poi illustrata nelle memorie predisposte in vista dell'udienza pubblica; che, con quattro memorie dal contenuto sostanzialmente identico, depositate il 26 febbraio 2019, la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Süditrol e il Consiglio regionale della stessa Regione hanno ulteriormente argomentato, con apposita documentazione, in merito alla inammissibilità e alla non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale; che, nel merito, la Regione e il Consiglio regionale contestano in particolare la tesi sostenuta dalle parti private, secondo cui l'asserita disponibilità di bilancio del Consiglio regionale della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Süditrol determinerebbe l'irragionevolezza dell'intervento del legislatore regionale, e precisano che l'argomentazione relativa alla evocata disparità di trattamento tra soggetti titolari di più trattamenti vitalizi da una parte, e soggetti titolari di un trattamento vitalizio e un trattamento pensionistico dall'altra parte, sarebbe del tutto estranea alla motivazione dell'ordinanza di rimessione; che, con quattro memorie dal contenuto sostanzialmente identico, depositate il 26 febbraio 2019, la difesa di E. G., I. D, H. F. e S. B., replica a sua volta alle argomentazioni della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Süditrol e del Consiglio regionale della medesima Regione; che, sotto il profilo dell'ammissibilità, la difesa delle parti private precisa che non si riscontrerebbe alcuna genericità nell'ordinanza di rimessione, posto che le due disposizioni censurate sono dotate di efficacia retroattiva "impropria" e sarebbe inoltre puntualmente argomentata anche la censura rispetto alla violazione relativa al riparto di competenze tra Stato e Regione; che, quanto al merito, l'irragionevolezza delle disposizioni impugnate si desumerebbe anche dal confronto con le recenti riforme degli assegni vitalizi spettanti ai parlamentari, le quali ne prevedono una complessiva rideterminazione, ma non incidono sull'importo degli stessi assegni con una decurtazione secca come invece avverrebbe nel caso della legge regionale oggetto di censura; che l'intervento realizzato dal legislatore regionale con la legge reg. Trentino-Alto Adige n. 5 del 2014 sarebbe solo l'ultimo di una serie di provvedimenti che, nel corso del tempo, hanno ripetutamente ridotto l'importo degli assegni vitalizi, in contrasto con la giurisprudenza costituzionale in materia di trattamenti previdenziali. Considerato che con quattro ordinanze il Tribunale ordinario di Trento ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, per violazione degli artt. 2, 3, 97 e 117 della Costituzione, degli artt. 2 e 3 della legge della Regione autonoma Trentino-Alto Adige 11 luglio 2014, n. 5, recante «Modifiche alla legge regionale 26 febbraio 1995, n. 2 (Interventi in materia di indennità e previdenza ai Consiglieri della Regione autonoma Trentino-Alto Adige), come modificata dalle leggi regionali 28 ottobre 2004, n. 4, 30 giugno 2008, n. 4, 16 novembre 2009, n. 8, 14 dicembre 2011, n. 8 e 21 settembre 2012, n. 6, nonché alla legge regionale 23 novembre 1979, n. 5 (Determinazione delle indennità spettanti ai membri della Giunta regionale), e successive modificazioni, volte al contenimento della spesa pubblica»; che, in tutte le ordinanze, gli artt. 2 e 3 della legge reg. Trentino-Alto Adige n. 5 del 2014 sono censurati in quanto, incidendo sull'ammontare degli assegni vitalizi diretti o di reversibilità in godimento a ex consiglieri regionali o a loro congiunti, determinerebbero una irragionevole lesione del loro legittimo affidamento, in lesione degli artt. 2, 3, 97 e 117 Cost.;