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mancano equità ed equilibrio; troppe criticità, troppi preconcetti ideologici. Confermiamo e sosteniamo l'importanza del provvedimento; continuiamo a ritenere che le risposte si debbano dare, ma, come ho già detto, le risposte dovevano essere migliori, più adeguate. Insomma, si poteva e si doveva approvare un provvedimento che potesse servire ai cittadini e al Paese. Si è scelto, invece, con grande fretta - guarda caso sempre in questa scadenza - e senza il dovuto confronto e perfezionamento, che era possibile, di approvare un provvedimento che rischia di essere perlopiù al servizio della imminente campagna elettorale. Probabilmente sarebbe bastata una terza lettura con la correzione di alcuni punti, come ho detto, e una condivisione più compiuta perché questo disegno di legge potesse essere anche accolto dalla nostra comunità imprenditoriale e dai nostri cittadini, che sono consumatori, con un consenso più ampio e con un'adeguatezza rispetto alle risposte che siamo chiamati a dare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, il senatore Paroli ha appena illustrato una serie di punti problematici del disegno di legge; ne ascolteremo altri ancora da chi interverrà anche sui numerosi emendamenti presentati dal Gruppo Forza Italia. Questi punti problematici avranno anche, ovviamente, conseguenze pratiche molto importanti. Il problema, infatti, non si chiude nei tribunali, ma influenza tutto il mercato italiano. Siamo molto favorevoli a misure che tutelino i consumatori. Oggi è sempre più difficile per i consumatori avere a che fare con le loro controparti, e cioè coloro che vendono servizi o beni, perché molto spesso non si ha a che fare con esseri umani ma con call center piuttosto che con enormi aziende che spesso hanno sede e rispondono dall'estero, e che pure entrano nella nostra vita quotidiana. Quindi è giusto fornire strumenti rispetto ai casi in cui vi sono aziende che hanno a che fare con i consumatori, vendono beni o servizi e sistematicamente introducono meccanismi allo scopo di estorcere denaro e offrire meno servizi di quanto promesso e dunque di quanto pagato rispetto alle aspettative legittime del consumatore. È giusto pertanto avere misure che compensino uno squilibrio che c'è, per un verso, per le dimensioni e la potenza di determinate aziende rispetto al singolo consumatore e, per un altro aspetto, forse ancor più specifico: molto spesso queste vere e proprie truffe generalizzate sono cose da pochi euro per il consumatore, ma naturalmente sommate a quelle delle varie migliaia, centinaia di migliaia o, a volte, milioni di consumatori danno un profitto enorme all'azienda. Di conseguenza, per essa ci sono la possibilità e il forte incentivo a mettere in atto queste condotte scorrette. È giusto quindi introdurre provvedimenti che riducano tale squilibrio. Lo squilibrio, però, non dev'essere rovesciato, perché ci vogliono equilibrio e misura nelle cose. Quanto ha detto il senatore Paroli poc'anzi ha evidenziato che qui non c'è quell'equilibrio, ma un atteggiamento punitivo nei confronti delle aziende, che avrà una serie di conseguenze. Non si può introdurre una norma recante una nuova regola e pensare che tutto resti come oggi, tranne che per una modificazione o un intervento (che, in questo caso, è la tutela del consumatore). Evidentemente, rispetto alla legge, ci saranno comportamenti che si riformano e si modificano in virtù delle norme che vengono introdotte. Ad esempio, com'è detto già quasi esplicitamente nelle norme, ci saranno coloro che si organizzeranno per andare a cercare per mestiere i modi in cui mettere su un'azione di classe, visto che nel disegno di legge è specificato anche quanto guadagnerà l'organizzatore di queste azioni. Per carità, è giusto che chi rende un servizio agli altri sia pagato, ma bisogna fare in modo che si tratti davvero di un servizio. Tutto questo provocherà situazioni quasi caricaturali per cui bisognerà cominciare ad apporre su qualsiasi oggetto in vendita, ad esempio, quelle scritte che vediamo spesso in certi cartoni animati che fanno ironia in merito - mi riferisco ai «Simpsons» - come «Non inalare» o «Non ingerire», anche su un motorino. Se qualcuno infatti, pensando di ingerire un motorino, si facesse male già solo con il manubrio e non ci fosse stato scritto «Non inalare» o «Non ingerire», ci sarebbe poi qualcuno tra coloro che per mestiere fanno tali azioni che incoraggerà chiunque a mettere in atto liti del genere. Sembra paradossale, ma è così e cominciamo già ad avere cose simili. Come ha detto la senatrice Rossomando, che è intervenuta prima di me, esiste uno squilibrio, per cui non possiamo pensare di introdurre in Italia un provvedimento senza i contrappesi che ci sono in altri Paesi. Dobbiamo fare attenzione, dunque, a non fare cose squilibrate, perché lo squilibrio che verrebbe a generarsi avrebbe certo come effetto per qualcuno - spesso anche giustamente - un rimborso; ma verosimilmente, chi entrerà nel mercato italiano, tenendo presente questa situazione di squilibrio, tanto per cominciare alzerà i prezzi. E a farlo non sarà un'azienda, ma tutto il settore del mercato che è ritenuto a rischio di essere colpito da misure non equilibrate. E queste misure sono tanto più efficaci quanto più l'azienda è legata all'Italia. Infatti, un'azienda che produce e vende in gran parte o totalmente in Italia sarà particolarmente prudente, mentre un'azienda che può rivolgersi a mercati di vari Paesi potrà magari assumersi un rischio maggiore. In altre parole, l'Italia che è già diventata un Paese non favorevole alla produzione - non è un'opinione, ma si evince dai dati sulla produzione industriale e sul prodotto interno lordo, che sono negativi e in peggioramento da quando c'è questo Governo - diventerà anche non favorevole come mercato. Le conseguenze di ciò verranno pagate da tutti i consumatori, anche quelli non truffati. Rischiamo anzitutto un aumento di prezzi e una riduzione dell'offerta, in quanto saranno di meno i soggetti che vorranno andare sul mercato italiano. Infatti, se i soggetti vengono in Italia per truffare, allora se ne stiano altrove. Ma se il rischio è troppo alto, le tutele sono sbilanciate e il rischio per l'azienda è sproporzionato rispetto al profitto che può fare, allora qualcuno si ritirerà e, dunque, ci saranno meno possibilità per i consumatori di avere determinati servizi che oggi si possono avere e che in altri Paesi si potranno continuare ad avere. Un secondo punto che vorrei evidenziare è che, tra coloro nei confronti dei quali si può istituire un'azione di classe, sono menzionati le aziende private e gli erogatori di servizi pubblici, ma non la pubblica amministrazione. Va punita la banca che, ad esempio, accredita a ogni correntista una spesa di 20 euro con qualche causale un po' misteriosa (sappiamo che questi casi sono avvenuti). La stramaggioranza dei correntisti si chiederà a cosa ciò sia dovuto, ma, non avendo tempo di approfondire (magari perché dovrebbe prendere un giorno di ferie), lascerà stare. Qualcun'altro, invece, protesterà e si vedrà restituire dalla banca i 20 euro.