[ddlpres]

È per questo che un intervento sui redditi familiari deve ritenersi essenziale anche per riequilibrare il flusso delle risorse a favore delle giovani generazioni; in particolare, per compensare la perdita di quei «cuscinetti» di sicurezza che, se fino ad oggi hanno attutito l'impatto sociale della crisi occupazionale, hanno comportato il prezzo elevatissimo della perdita di libertà e autonomia dei giovani italiani. Un prezzo che nemmeno l'inversione del ciclo economico e la ripresa internazionale della crescita e dell'occupazione possono bastare a compensare, in assenza di profonde riforme strutturali. A farlo temere è anche la condizione del sistema di istruzione, che pure costituisce la prima e più importante infrastruttura immateriale per la crescita e lo sviluppo secondo la Strategia di Lisbona per la competitività. Se uno dei traguardi fissati dall'Unione europea per il 2010 prevedeva l'abbassamento fino al 15,5 per cento della percentuale massima di quindicenni con scarsa capacità di lettura, a partire da una media europea del 19,4 per cento nel 2000, nel periodo considerato l'Italia ha addirittura invertito la tendenza. Nel 2000 gli studenti italiani presentavano capacità di comprensione di un testo scritto superiori alla media comunitaria. Secondo il test internazionale OCSE-PISA (Program for International Student Assessment) , la percentuale di quelli con scarsa capacità di lettura si fermava infatti al 18,9 per cento, mezzo punto al di sotto della media europea. Nel 2003, questa percentuale era già salita al 24 per cento, per raggiungere nel 2006 il 26,4 per cento e crescere verosimilmente ancora fino ai nostri giorni (mentre si scrive i dati sulla rilevazione 2009 non sono ancora definitivi). Ad oggi circa un terzo dei quindicenni italiani non sa procurarsi informazioni da un testo scritto, capirne la logica interna e metterlo in relazione con le conoscenze che già possiede. Ma il dato più allarmante riguarda la percentuale dei giovani che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet (Not in education, employment or training) . Secondo l'Istat, l'Italia detiene sotto questo profilo il primato europeo. I giovani di età compresa tra 15 e 29 anni che si trovano al di fuori non solo del mercato del lavoro, ma anche di qualsiasi percorso di istruzione o formazione professionale, sono ormai oltre 2 milioni: il 21,2 per cento di questa fascia di età, con una tendenza in crescita! Tra il primo trimestre del 2008 e lo stesso periodo del 2009 la probabilità di rimanere nella condizione di Neet è stata del 73,3 per cento, a fronte del 68,6 per cento dell'anno precedente. Per un giovane italiano su cinque, dunque, il rischio di esclusione sociale e di povertà futura è elevatissimo ed imporrà alla collettività, già privata dell'apporto di una quota significativa delle sue energie più fresche, di caricarsi ingenti oneri assistenziali aggiuntivi. Infine, se la mancanza di autonomia finanziaria è oggi per i giovani il principale fattore di condizionamento nel perseguimento dei loro obiettivi esistenziali, formativi e professionali, il futuro non sembra riservare loro prospettive migliori, fino all'età della pensione. Secondo le proiezioni più recenti della Ragioneria generale dello Stato, nei prossimi 50 anni le pensioni pubbliche sono destinate a ridursi drasticamente. Se per un lavoratore di 63 anni con 35 anni di contributi la pensione è oggi pari al 70 per cento circa della sua ultima retribuzione, per lo stesso lavoratore domani non potrà superare il 50 per cento, con una caduta di almeno 20 punti del cosiddetto tasso di sostituzione (che diventano 35 per un lavoratore autonomo). La prospettiva è ancora più fosca per coloro che avranno cumulato discontinuità e «buchi» contributivi, come i tanti giovani oggi occupati in lavori precari, saltuari o irregolari, per i quali in assenza di un robusto intervento pubblico sulle pensioni minime, si prospettano assegni pensionistici al di sotto della soglia di povertà. In definitiva, le spinte impresse dalla trasformazione del sistema produttivo su scala globale e, da ultimo, dalla crisi economica congiunturale, hanno solo accentuato le patologie che affliggono strutturalmente il nostro Paese, rendendo indifferibile la realizzazione di riforme orientate ad abbattere rendite e barriere che ostacolano l'accesso dei giovani alle risorse collettive, restituendo loro dignità e speranza. Per contrastare efficacemente la precarietà e l'avanzata delle nuove povertà occorrerebbe costruire il consenso attorno a un nuovo modello di sviluppo e di relazioni sociali fondato sulla solidarietà e la mutua responsabilizzazione: intergenerazionale, tra aree del Paese, tra ceti produttivi, ecc. Esso a sua volta presuppone, per un verso, l'eliminazione delle ingiustificate disparità di trattamento nell'accesso e nello sviluppo delle carriere, quale condizione per liberare quel vasto giacimento di competenze e capitale umano ancora largamente sottoutilizzato che caratterizza il nostro sistema produttivo. Per altro verso, impone una complessiva ricalibratura delle politiche fiscali e di spesa, orientata a rimuovere gli ostacoli che si frappongono, nell'immediato, alla piena emancipazione economica dei giovani dalle loro famiglie di origine (dall'accesso alla casa, al sostegno al credito, al micro-credito) e, in prospettiva, alla possibilità per gli stessi giovani di accedere domani a una pensione dignitosa, attraverso una riforma del sistema previdenziale che garantisca finalmente una copertura certa, economicamente adeguata e su base universalistica. In questo senso, il presente disegno di legge propone un insieme di misure riconducibili ad un patto intergenerazionale basato su un travaso di risorse dalle vecchie alle nuove generazioni, secondo un investimento distribuito su tutto l'arco della vita: dalla nascita alla vecchiaia. Da qui la scelta di racchiudere gli interventi proposti entro la cornice di un «Piano nazionale per l'autonomia e la libertà delle nuove generazioni» che, a partire dalla titolarità fin dalla nascita di una «Dote personale di cittadinanza» -- che concorra a livellare le condizioni economiche di partenza di ciascun giovane -- fino al compimento della maggiore età, arrivi, da ultimo, a garantire la certezza di una copertura pensionistica sufficiente. * * * Nel merito, il disegno di legge si presenta articolato in sette capi, con l'aggiunta di un ottavo riservato alle disposizioni finali e di copertura. Il capo I è dedicato alla promozione dell'autonomia finanziaria dei giovani. Esso si compone di due misure tra loro indipendenti, ma a diverso titolo concorrenti alla medesima finalità: l'ingresso dei giovani nella vita attiva e la loro emancipazione dalle famiglie di origine. La prima è l'istituzione della «Dote personale di cittadinanza» (articolo 2), quale strumento di risparmio agevolato e di sostegno -- su base universalistica -- al reddito delle famiglie con figli. Si tratta di un meccanismo che prevede, per ciascun nuovo nato, l'apertura presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) di un conto individuale -- la «Dote personale di cittadinanza», di seguito denominata «Dote», -- nell'ambito di un'apposita gestione istituita ex novo .