[pronunce]

tale sospensione, prevista dal più volte citato art. 80, comma 20, è stata prorogata dall'art. 1 del decreto-legge n. 122 del 2002, il quale fa riferimento alla precedente proroga disposta dall'art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 450 del 2001, la quale, a sua volta, faceva riferimento alle procedure “iniziate nei confronti degli inquilini in possesso dei requisiti indicati al comma 20 dell'articolo 80 della legge 23 dicembre 2000, n. 388”; sicché di tali proroghe potrebbero beneficiare soltanto gli inquilini nei cui confronti fossero state iniziate procedure di sfratto alla data di entrata in vigore della legge n. 388 del 2000. Ad avviso della difesa erariale intervenuta, la questione sollevata sarebbe comunque manifestamente infondata nel merito per la disomogeneità delle situazioni comparate, posto che l'art. 80, comma 20, della legge n. 388 del 2000, nel disporre provvidenze pubbliche in favore di inquilini bisognosi assoggettati a procedure esecutive di sfratto, prevede, in via moratoria, la sospensione ex lege di queste ultime al ricorrere di determinati presupposti, mentre l'art. 6, comma 5, della legge n. 431 del 1998 è norma a regime che, ricorrendo taluni requisiti (tra i quali, peraltro, non v'è quello di avere nel nucleo familiare soggetto ultrasessantacinquenne diverso dal conduttore), dispone il differimento, fino ad un termine massimo di diciotto mesi, delle esecuzioni di cui al comma 1 del medesimo articolo.1.- Il Tribunale di Palermo dubita della legittimità costituzionale, in relazione all'art. 3 della Costituzione, dell'art. 80, comma 20, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001), in quanto creerebbe una irragionevole disparità di trattamento, ai fini della sospensione delle procedure di sfratto, tra gli inquilini ai quali tale norma fa riferimento e quelli che debbono valersi del disposto dell'art. 6, comma 5, della legge 9 dicembre 1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo), ed in quanto, inoltre, la norma impugnata sarebbe di per sé “del tutto irragionevole” per la mancata previsione di un riferimento temporale quanto al possesso dei requisiti richiesti all'inquilino per poter usufruire della sospensione stessa. 2.- Preliminarmente deve respingersi l'eccezione di inammissibilità proposta dall'Avvocatura erariale, ad avviso della quale la norma impugnata non potrebbe applicarsi al caso di specie; sicché la questione di legittimità costituzionale sarebbe irrilevante. Tale tesi si fonda sul rilievo che - poiché il periodo di sospensione (originariamente di 180 giorni dall'entrata in vigore della legge n. 388 del 2000) è stato prorogato (dapprima fino al 31 dicembre 2001: decreto-legge 2 luglio 2001, n. 247; quindi fino al 30 giugno 2002: decreto-legge 27 dicembre 2001, n. 450; poi fino al 30 giugno 2003: decreto-legge 20 giugno 2002, n. 122; da ultimo fino al 30 giugno 2004: decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147) con formulazione che fa riferimento alla «sospensione delle procedure esecutive …, già disposta ai sensi dell'articolo 80, comma 22 … , iniziate nei confronti degli inquilini in possesso dei requisiti indicati al comma 20 …» - tali proroghe riguarderebbero soltanto le procedure già iniziate alla data di entrata in vigore della legge n. 388 del 2000 e, come tali, “investite” dalla sospensione da quella legge introdotta. Tale interpretazione, pur se possibile in base alle parole sopratrascritte della norma, è improponibile in quanto - anche a prescindere dalla sua dubbia conformità a Costituzione (art. 3) - essa trascura di considerare che la lettera dei vari decreti-legge di proroga va coordinata con il disposto dell'art. 80 della legge n. 388 del 2000, il quale prevede una sospensione delle procedure esecutive di sfratto coordinata al reperimento, da parte dei Comuni, di immobili da destinare agli inquilini che versino nelle particolari condizioni di bisogno ivi indicate. Essendo indubbio che l'art. 80 citato non è norma che esaurisca la sua efficacia allo scadere dei 180 giorni dalla sua entrata in vigore - e cioè a quella che la norma stessa definisce, significativamente, la sua “prima applicazione” - ma, al contrario, una norma che mira ad avviare un meccanismo permanente di reperimento da parte dei Comuni di immobili da destinare a persone bisognose soggette a sfratti, è altrettanto indubbio che i successivi provvedimenti di proroga investono la norma di base in tutta la sua portata “permanente”, e non già limitata alla sua prima (e, secondo la tesi dell'Avvocatura, unica) applicazione. In conclusione, un'interpretazione sistematicamente corretta del combinato disposto dell'art. 80 citato e dei successivi provvedimenti di proroga comporta che il richiamo operato da tali successivi provvedimenti all'art. 80 mira esclusivamente ad individuare i requisiti soggettivi che, del tutto a prescindere dal momento in cui è iniziata o potrebbe iniziare la procedura esecutiva di sfratto, debbono possedere gli inquilini beneficiari della proroga. 3.- La questione di legittimità costituzionale posta dal rimettente assumendo quale tertium comparationis l'art. 6, comma 5, della legge n. 431 del 1998 è infondata, non potendo tale norma essere adottata quale termine di confronto con la norma impugnata. Di ciò, invero, sembra aver consapevolezza lo stesso rimettente allorquando rileva che l'art. 6, comma 5, citato non consente, attesa la sua eccezionalità, una applicazione analogica del requisito temporale in esso previsto; e la circostanza che, ad avviso del rimettente, sia “altrettanto eccezionale” la norma impugnata conferma, con l'impraticabilità del ricorso all'analogia, l'impossibilità di operare un confronto tra le due norme indicate. In effetti - a prescindere dalla correttezza della loro qualificazione come “eccezionali” - le due norme (art. 6, comma 5, della legge n. 431 del 1998 e art. 80, commi 20-22, della legge n. 388 del 2000) hanno in comune esclusivamente la generica finalità di procrastinare - nei Comuni ad alta tensione abitativa - il momento di effettiva attuazione del rilascio forzato dell'immobile locato in vista della piena entrata a regime del sistema tendenzialmente “liberalizzato” introdotto dalla legge n. 431 del 1998 (sentenza n. 310 del 2003), ma divergono radicalmente sotto altri e ben più pregnanti profili. In primo luogo, i requisiti soggettivi dei beneficiari delle due norme sono profondamente diversi: