[pronunce]

che, inoltre, lo stesso giudice rimettente riferisce che il giudizio principale trae origine della «richiesta, da parte di un collaboratore esperto linguistico, assunto presso l'Università degli studi di Torino, di ottenere l'equiparazione del proprio trattamento economico a quello del ricercatore assunto a tempo definito, con conseguente condanna dell'Università convenuta al pagamento delle differenze retributive per il passato e all'adeguamento del trattamento economico per il futuro», ma non chiarisce se il ricorrente nel giudizio principale sia stato assunto per la prima volta come collaboratore esperto linguistico, a norma dell'art. 4 del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120 (Disposizioni urgenti per il funzionamento delle università), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1995, n. 236, o come lettore di madrelingua straniera, a norma dell'art. 28 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382 (Riordinamento della docenza universitaria, relativa fascia di formazione nonché sperimentazione organizzativa e didattica), con conseguente impossibilità di accertare la natura della pretesa fatta valere in giudizio e l'eventuale soddisfazione della stessa ad opera del legislatore; che, infine, il tribunale rimettente non indica le ragioni per le quali la norma censurata, prevedendo l'estinzione dei giudizi pendenti «in materia», debba applicarsi al giudizio principale, né chiarisce quale rapporto sussista tra l'eventuale estinzione e le pretese sostanziali vantate dal ricorrente, aspetto tanto più rilevante in quanto la difesa dello Stato afferma che la disciplina sostanziale dettata dall'art. 26, comma 3, «ha dato corretta esecuzione alle pronunce della Corte di giustizia in subiecta materia riconoscendo in modo pieno ed incondizionato agli ex lettori di lingua straniera le pretese da essi vantate» e ha, quindi, «disposto l'estinzione dei giudizi in corso solo a seguito, e in ragione, del pieno riconoscimento a favore degli ex lettori di madrelingua straniera del bene della vita al quale i medesimi aspirano con la proposizione del contenzioso»; che, per le ragioni indicate, la questione sollevata è inammissibile per carenza di motivazione in merito alla applicabilità della norma censurata al giudizio principale, nonché per la insufficiente descrizione della fattispecie, in quanto il rimettente non individua con esattezza né la pretesa sostanziale fatta valere in giudizio dal ricorrente, né la correlazione esistente tra tale pretesa e la norma censurata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 26, comma 3, ultimo periodo, della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 111 e 117, primo comma, Cost., dal Tribunale ordinario di Torino - sezione lavoro, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 febbraio 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 febbraio 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI