[pronunce]

che, inoltre, l'innesto della preselezione informatica nel concorso notarile – essendo lo stesso contraddistinto dalla «necessità di una previa pratica biennale particolarmente impegnativa» per gli aspiranti, nonché dal «carattere settoriale ma estremamente specialistico delle materie di studio» (circostanze che escludono, secondo il rimettente, che lo stesso si presti «ad improvvisazioni e tentativi estemporanei da parte di aspiranti impegnati su molteplici fronti», vedendo, invece, «cimentarsi platee di candidati in gran parte notevolmente motivati e concentrati in maniera pressoché esclusiva nel preciso obiettivo professionale prescelto») – avrebbe «fatalmente indotto» gli aspiranti notai «ad una pratica di massa di meccanica memorizzazione passiva» dei quesiti oggetto della prova preliminare, la quale, a sua volta, «ha portato ad un altissimo numero di concorrenti – sicuramente superiore al preventivato – in grado di non incappare in alcun errore»; che, in tal modo, lo svolgimento della prova preliminare finisce col richiedere «un patrimonio di acquisizioni mnemoniche eccellenti, e non di semplice o magari qualificata sufficienza», ponendosi così in contrasto – donde l'ipotizzata irragionevolezza dell'impugnata disposizione di legge – «con la funzione della preselezione di operare una prima scrematura» dei candidati; che, inoltre, la preselezione informatica – nel valorizzare «un quid che non può essere incondizionatamente apprezzato, in realtà, come indice di una superiore preparazione o capacità tecnico-professionale», giacché «costringe la platea degli aspiranti notai ad indugiare oltre modo in una spossante opera di memorizzazione (e indi di ripasso periodico) di dati normativi o pseudonormativi» – finirebbe col distogliere costoro «dallo studio vero e proprio»; che in tale situazione, quindi, si produrrebbero anche evidenti «ricadute negative sull'approfondimento delle attività di studio e sullo sviluppo delle capacità di analisi di tutti gli interessati», giacché molti di essi «finiranno con il dedicare alle attività realmente formative energie e tempi ridotti», il tutto in palese contrasto «con l'interesse pubblico ad ottenere attraverso la selezione» le «migliori individualità», donde l'ipotizzata violazione anche dell'art. 97, primo e terzo comma, della Costituzione; che, peraltro, secondo il giudice a quo, ad eliminare la descritta condizione di illegittimità costituzionale che connota la disposizione impugnata basterebbe introdurre nel suo testo «la previsione a priori di una congrua soglia massima di errori suscettibile di portare in ogni caso al superamento della preselezione»; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo, in via preliminare, che la presente questione di legittimità costituzionale sia «dichiarata inammissibile per difetto di rilevanza nel processo a quo»; che, identificato il petitum della domanda proposta dai ricorrenti nella mera richiesta di «annullamento, previa sospensione, del provvedimento di esclusione dalle prove scritte del concorso notarile» (non avendo essi agito anche per «l'annullamento di tutto il concorso e la ripetizione di tutte le prove, a parità di condizioni, da parte di tutti i concorrenti»), la difesa erariale reputa essersi verificata la «improcedibilità dei ricorsi per sopravvenuta carenza di interesse»; che, inoltre, la circostanza dell'avvenuto espletamento delle prove scritte (con esito oltretutto negativo per il solo dei ricorrenti che risulta avervi preso parte, giacché ammesso con riserva in forza del concesso provvedimento cautelare) comporta che «un ipotetico accoglimento della questione di costituzionalità sollevata non potrebbe avvantaggiare in alcun modo i ricorrenti»; che l'Avvocatura generale dello Stato deduce l'inammissibilità della questione anche sotto un ulteriore profilo, ponendo in luce come nel caso di specie il dubbio di costituzionalità «non riguardi la disciplina legislativa», bensì le conseguenze da essa prodotte, essendo invece del tutto evidente «come il controllo di conformità della legge ai principî costituzionali non possa parametrarsi a fatti casuali e contingenti»; che, infine, quanto al merito della questione, la difesa erariale svolge diverse argomentazioni, per lo più comunque dirette ad evidenziare come non sia «irragionevole che la legge non determini una soglia massima di errori che garantisca il superamento della prova selettiva» (scegliendo, invece, di ricollegare tale esito «al risultato dei migliori» e quindi indirettamente «alle performances altrui»), giacché «la valutazione comparativa è insita nel sistema del concorso che, a differenza dell'esame di abilitazione, è volto a selezionare non i meritevoli, ma i più meritevoli, tenendo conto del limitato numero dei posti disponibili rispetto al numero dei partecipanti»; che sono intervenuti in giudizio alcuni dei ricorrenti nel giudizio a quo, con atto depositato presso la cancelleria della Corte il 25 marzo 2005, articolando le proprie difese su di un triplice piano argomentativo; che, in primis, essi evidenziano che «i soggetti e gli organi istituzionali, all'uopo investiti del problema, si sono tutti orientati nel senso della necessità di modificare, ovvero abolire, la preselezione informatica al concorso notarile, avendone constatato l'inutilità e l'intrinseca irragionevolezza»; che gli intervenienti, inoltre, rilevano che «la preselezione informatica, così come è disciplinata, contrasta con i principî che regolano l'accesso alle libere professioni»; che, infine, i medesimi deducono l'esistenza di una «totale assenza di coerenza tra la normativa sull'accesso al concorso notarile e quella che ha riformato gli ordinamenti didattici universitari introducendo le scuole di specializzazione», vale a dire la legge del 19 novembre 1990, n. 341 (Riforma degli ordinamenti didattici universitari); che su tali basi gli interventori hanno non solo ribadito le censure di legittimità costituzionale già sollevate dal rimettente, ma hanno, altresì, proposto autonome doglianze; che, in particolare, essi hanno dedotto la contrarietà dell'impugnata disposizione normativa anche agli articoli 3, 4 e 97 della Costituzione, perché la stessa «unitamente alla disposizione che ha abbassato il limite massimo di età a 40 anni, scoraggia l'iscrizione al concorso degli studenti che lavorano, i quali non hanno il tempo materiale necessario per poter memorizzare perfettamente i quiz, e degli studenti meno abbienti, che non possono rischiare, per una svista o per un futile errore di memoria di vanificare anni di studio serio e ragionato»; che, conclusivamente, viene ipotizzata la violazione dell'art. 3 della Carta fondamentale anche in ragione della «diseguaglianza di trattamento tra i laureati in giurisprudenza che parteciperanno ai prossimi concorsi per uditori giudiziari», giacché dispensati dalla legge 13 febbraio 2001, n. 48 (Aumento del ruolo organico e disciplina dell'accesso in magistratura) «dall'inutile fardello della preselezione», e coloro i quali «vogliono accedere al notariato, ancora vessati»;