[resaula]

in questo ultimo caso gli interventi di demolizione e ricostruzione sono consentiti esclusivamente nell'ambito dei piani urbanistici di recupero e di riqualificazione particolareggiati, di competenza comunale, fatti salvi le previsioni degli strumenti di pianificazione territoriale, paesaggistica e urbanistica vigenti e rientrano tra gli interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove siano mantenuti sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planovolumetriche e tipologiche dell'edificio preesistente e non siano previsti incrementi volumetrici; il 2 dicembre 2020 risulta sia stata inviata alla Conferenza delle Regione e delle Province autonome, all'Unione delle Province d'Italia, all'Associazione nazionale comuni italiani ed ai Provveditorati interregionali per le opere pubbliche una circolare a doppia firma del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro per la pubblica amministrazione tesa a fornire chiarimenti interpretativi sugli effetti dell'articolo 10 del citato decreto semplificazioni; la circolare fornisce una interpretazione riguardo all'applicazione della nuova disciplina sulle demolizioni e ricostruzioni di edifici, obiettando che se il regime di maggior cautela ha senso e valenza per gli edifici vincolati, ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, altrettanto non può dirsi per gli edifici ubicati nelle zone omogenee A e in zone a queste assimilate dai piani urbanistici comunali, nei centri storici ovvero nelle aree comunque di particolare pregio storico o architettonico, atteso che in questo caso l'equiparazione voluta dal legislatore al regime degli edifici vincolati sarebbe solo tendenziale, essendo peraltro fatte salve le previsioni legislative e degli strumenti urbanistici, interpretando quest'ultima clausola di "salvezza" come validità di eventuali disposizioni di leggi regionali e previsioni di strumenti urbanistici sia generali che attuativi, che consentano interventi di ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzioni con limiti meno stringenti di quelli ordinariamente stabiliti dalla norma primaria in esame; secondo il costante orientamento della giustizia amministrativa, da ultimo richiamato e condiviso dalla Corte costituzionale (sentenza n. 31521 del 21 ottobre 2020), le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi urbani, laddove rientranti nell'ambito dei centri storici, ai sensi del comma 1 e del comma 4, lettera g) , dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004, sono qualificabili come beni culturali indipendentemente dall'adozione di una dichiarazione di interesse storico-artistico ai sensi degli articoli 12 e 13 del Codice. Tali beni sono quindi da considerarsi beni culturali ope legis , rispetto ai quali trovano necessaria applicazione le norme di tutela di cui alla parte II del Codice, fino a quando non intervenga una espressa verifica di interesse in senso contrario, ex art. 12 (TAR Veneto, sez. III n. 927 del 8 ottobre 2018; Cons. Stato, sez. VI, sent. 5934/2014; Cons. Stato, sez. VI, sent. 482/2011, 4010/2013 e 4497/2013); alla luce di quanto richiamato, le norme di tutela e conservazione dei beni culturali e paesaggistici sembrano trovare applicazione non solo per gli immobili storici direttamente vincolati, ma anche per quegli aggregati edilizi le cui caratteristiche tipologiche, morfologiche, costruttive ed architettoniche risultano fortemente connotative di un insediamento urbano storico ed essendo tale legislazione in materia esclusiva competenza dello Stato, le regioni e i comuni possono adottare norme e provvedimenti più restrittivi, ma non meno stringenti della legge primaria, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della circolare inviata alla Conferenza delle Regione e delle Province autonome, all'Unione delle Province d'Italia, all'Associazione nazionale comuni italiani ed ai Provveditorati interregionali per le opere pubbliche, una circolare a doppia firma del Ministro delle Infrastrutture e del Ministro per la Pubblica amministrazione tesa a fornire chiarimenti interpretativi sugli effetti dell'articolo 10 del citato decreto semplificazioni; se ne condivida i contenuti o se non reputi urgente richiamare con un proprio atto interpretativo la piena validità della norma cosi come pubblicata in Gazzetta Ufficiale , nel pieno rispetto della gerarchia delle fonti legislative, anche al fine di evitare possibili contenziosi amministrativi che potrebbero scaturire da un'errata applicazione della legge da parte delle amministrazioni locali. Atto n. 4-04612 MALAN Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: dal 27 novembre 2020 il diplomatico iraniano Assadolah Assadi, accreditato a Vienna, si trova a giudizio dinanzi al tribunale di Anversa con l'accusa di aver organizzato personalmente la consegna di esplosivi al perossido di acetone a una coppia che aveva pianificato un attentato in occasione di un incontro di iraniani oppositori del regime, insieme a centinaia di politici ospiti di vari Paesi, tra cui l'Italia, tenutosi a Parigi nell'estate del 2018; ad Assadi è stata revocata l'immunità diplomatica nel giro di 48 ore ed è stato consegnato alle autorità belghe; durante l'interrogatorio, Assadi ha evidenziato atti terroristici commessi dal regime iraniano nell'intero Medio Oriente e ha ipotizzato che vi siano diversi gruppi terroristici interessati al suo caso e pronti a organizzare nuovi attentati in Occidente, se il Belgio non lo libererà, si chiede di sapere: se il Governo tenga conto di queste gravissime circostanze nei rapporti con la repubblica islamica dell'Iran, dato il pericolo cui è esposta l'Unione europea; se intenda chiedere spiegazioni alle autorità iraniane in merito alle minacce riportate dal diplomatico Assadolah Assadi. Atto n. 4-04613 CASTIELLO Al Ministro della giustizia Premesso che: il Tribunale di Sala Consilina, in provincia di Salerno, è stato soppresso ed accorpato al Tribunale di Lagonegro, di ben più piccole dimensioni, situato fuori provincia (Potenza) e fuori regione (Basilicata); tale aggregazione ha comportato l'eliminazione di una struttura giudiziaria ospitata in una sede idonea e funzionale (qual era il Tribunale di Sala Consilina) per dislocarla nei ristretti spazi, già di per sé insufficienti, del Tribunale di Lagonegro, che si è venuto a trovare, di conseguenza, nell'attuale condizione di grave criticità, tanto da indurre il suo presidente, con due recenti decreti, rispettivamente 1° e 4 dicembre 2020, a limitare la frequentazione delle aule giudiziarie nella misura massima di 10 processi per volta, al dichiarato scopo di "tutelare la sicurezza di tutti"; il Ministero della giustizia, a quanto risulta, ha messo da tempo allo studio l'approfondimento della questione dei tribunali soppressi ai fini dell'accertamento della sopravvenienza delle condizioni che ne inducano la riattivazione;