[resaula]

Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, il provvedimento oggi in discussione reca misure urgenti in materia di assegno temporaneo per i figli minori ed è - ricordiamolo - un provvedimento ponte per anticipare l'avvento dell'assegno unico e universale che sarebbe dovuto entrare in vigore fin dallo scorso 1° luglio con ben altre prospettive. Quest'ultimo rappresenta infatti una misura proattiva che assorbe gli esistenti assegni familiari e le detrazioni, quindi è volto anche ad un sistema di semplificazione ed è rivolto ad una platea più vasta rispetto a quella che percepirà l'assegno ponte. Questa misura invece è un provvedimento a sé stante, transitorio, e si rivolge alle famiglie con figli minori che non hanno diritto agli assegni familiari: ai lavoratori autonomi, ai liberi professionisti, a quelle famiglie che non sono occupate da diverso tempo, alle famiglie indigenti. È un obiettivo condivisibile, soprattutto per il momento storico che stiamo vivendo e perché è imprescindibile il sostegno alla famiglia in maniera strutturale. Allo stesso modo, però, non sono più rinviabili i servizi a sostegno della natalità e gli incentivi alla promozione dell'occupazione prevalentemente femminile, perché effettivamente questa non è la misura a sostegno dell'occupazione femminile. (Applausi) . È innegabile che il nostro Paese abbia il dovere di impegnarsi maggiormente per quanto concerne la spesa di protezione sociale per la funzione famiglia-figli, ben inferiore agli altri Paesi europei, con dati relativi al 2018 - lo voglio ricordare - distanti fra loro: circa l'1,1 per cento del PIL rispetto ad una media europea del 2,2 per cento. Tuttavia, il provvedimento in esame presenta alcune criticità, così come avevamo già rilevato, Ministro, in sede di discussione della legge delega sull'assegno universale e unico e le chiediamo davvero di tenerne conto nella stesura: molte famiglie ne sono escluse, a partire da quelle appartenenti al ceto medio, maggiormente bisognose di meccanismi di welfare per poter conciliare meglio vita e lavoro. Le risorse stanziate sono limitate: 3 miliardi per i prossimi sei mesi. Pertanto servono maggiori risorse per aumentare efficacemente la platea dei beneficiari. Ribadiamo anche in questa sede che per la determinazione dei destinatari si ricorre agli Indicatori della situazione economica equivalente (ISEE), che però non garantiscono la massima copertura, perché pensiamo che oggi gli indicatori patrimoniali non sono più rispondenti alla reale situazione economica delle famiglie: si parte da una soglia minima di 7.000 euro fino ad una massima di 50.000 euro. Se, da un lato, questo sistema non incentiva ad aumentare il reddito (pensiamo per esempio ai percettori del reddito di cittadinanza, beneficiari anch'essi dell'assegno, a cui non conviene trovare un'occupazione se aumenta il reddito, perché diminuiscono comunque le loro entrate), dall'altro la soglia massima dei 50.000 euro non farà rientrare molte famiglie tra i beneficiari, soprattutto le giovani coppie. Sappiamo che la soglia dei 50.000 euro sarà facilmente oltrepassabile proprio per i patrimoni, che fanno parte della cultura del nostro Paese. Dal momento che questa misura si pone come intervento di sostegno alla famiglia, come ho già ricordato prima, ne sono interessati anche i percettori di reddito di cittadinanza. E il problema non è tanto l'intervento di welfare rivolto anche a loro per la genitorialità, bensì il fatto che, com'è stato concepito - lo ripetiamo per l'ennesima volta - il reddito di cittadinanza non funziona (Applausi) e funzionerà ancora meno con l'aggiunta di ulteriori benefici. Simulazioni dell'INPS - lo voglio ricordare - prevedono entrate per i percettori di reddito di cittadinanza oltre i 1.150 euro mensili con tre figli a carico, quindi davvero un disincentivo al lavoro. Non si incentiva appunto l'occupazione, tantomeno quella femminile. Troppo assistenzialismo non indirizzato in maniera adeguata, signor Ministro, non è prerogativa di un giusto sostegno alle famiglie, ma di un disincentivo al lavoro ed è un ostacolo al mondo dell'impresa che, invece, cerca lavoratori. (Applausi) . Il reddito di cittadinanza va dunque ripensato per trasformarlo finalmente da politiche passive a politiche attive. L'assegno temporaneo, così come l'assegno unico universale, è da intendersi come sostegno alla natalità e alla famiglia, non come sostegno al reddito. Forza Italia crede nel sostegno alla natalità, crede nel sostegno alla famiglia e al lavoro ed è per questo che, tra le proposte di riforma fiscale recentemente approvate nelle competenti Commissioni congiunte di Camera e Senato, Forza Italia ha inserito una detrazione fiscale importante per il secondo coniuge lavoratore, che in prevalenza è rappresentato appunto dalla donna. (Applausi) . In questo modo, oltre al sostegno economico per i figli a carico, viene incentivata l'occupazione femminile. Ritengo doveroso un cambio di passo anche in questo senso. Le misure degli ultimi anni hanno favorito l'assistenzialismo. Oggi questo assistenzialismo deve essere superato, in vista di una ripresa del sistema Paese, con interventi che stimolino le politiche attive per il lavoro. Di certo nessuno intende mettere in discussione la valenza sociale e morale degli aiuti per chi ne ha necessità, per chi è difficilmente inseribile nel mondo del lavoro, ma riteniamo che i sostegni debbano essere pensati per raggiungere degli obiettivi rispetto alla creazione di occupazione e di sostegno alla famiglia. Anche l'assegno ponte, però, non basta, così come non basterà l'assegno unico universale, che dovrà essere concepito come meno sostegno al reddito e più sostegno alla natalità, cui però non devono venir meno tutti i corollari per aiutare, soprattutto, le donne madri nel lavoro. Se si se si pensa al sostegno della genitorialità, non si può non pensare all'istituzione di un sistema integrato che preveda diversi servizi alla famiglia, tra cui gli asili nido, ad esempio, (Applausi) , che vada oltre il sostentamento economico, che deve essere tra l'altro equo per tutti. Se vogliamo raggiungere un livello di sviluppo pari ad altri Paesi europei, sfruttando le grandi opportunità del PNRR, dobbiamo necessariamente immaginare un sistema che si muove in maniera organica intorno alla famiglia, mettendo in connessione i diversi processi e non puntando esclusivamente all'assistenzialismo. In questo percorso che ci vede ripensare e modernizzare il sistema Paese lo Stato si deve porre in maniera diversa rispetto ai cittadini, deve assumere il ruolo di accompagnatore, anche per quanto riguarda la genitorialità. Le famiglie italiane sono la vera ricchezza e hanno bisogno di essere sostenute, di avere un lavoro per poter crescere i propri figli in serenità e questo è il vero sostegno: guardare ai figli significa guardare al futuro e dare valore al nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, cari colleghi, sappiamo perfettamente che l'argomento di oggi non è il tema definitivo.