[pronunce]

Il termine per chiedere il giudizio abbreviato non sarebbe dunque adeguato all'effettivo esercizio del diritto di difesa e si porrebbe in contrasto non solo con i parametri evocati dal rimettente, ma anche con gli artt. 2 e 10 della Costituzione - perché menoma il diritto inviolabile all'equo processo assicurato dall'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali - nonché con l'art. 111 della Costituzione. Con memoria depositata il 27 settembre 2001 il difensore degli imputati, in replica alle deduzioni dell'Avvocatura, ha sviluppato le argomentazioni già illustrate nell'atto di costituzione, ed ha sottoposto ad esame critico le argomentazioni svolte nella sentenza di questa Corte n. 122 del 1997. 1.3. - Nella discussione in pubblica udienza le parti costituite hanno ribadito le argomentazioni già svolte nelle memorie; in particolare, la difesa degli imputati ha messo in rilievo le importanti modifiche intervenute nel quadro normativo di riferimento, sia processuale che costituzionale, successivamente alle decisioni della Corte su analoghe questioni e segnatamente dopo la sentenza n. 122 del 1997, sottolineando il valore precettivo dei principi enunciati nel nuovo art. 111 della Costituzione e l'aumentato tecnicismo della scelta del rito conseguente al mutamento della disciplina del giudizio abbreviato per effetto della legge 16 dicembre 1999, n. 479. 2. - Con ordinanza del 1 dicembre 2000 (r.o. n. 98 del 2001) il Tribunale di Busto Arsizio ha sollevato analoga questione di legittimità costituzionale dell'art. 458 cod. proc. pen. , in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 111, terzo comma, della Costituzione. Il tribunale ritiene che la questione sia rilevante atteso che l'imputato, a seguito del decreto di giudizio immediato, ha avanzato al giudice per le indagini preliminari istanza di ammissione al giudizio abbreviato, respinta proprio perché tardiva. Ad avviso del rimettente la norma censurata si porrebbe in contrasto con l'art. 3 della Costituzione, in quanto determina un'irragionevole disparità di trattamento dell'imputato nei cui confronti si procede con giudizio immediato, rispetto all'imputato citato a giudizio a seguito di udienza preliminare o con citazione diretta ovvero tratto a giudizio direttissimo, situazioni nelle quali sono previsti termini ben più ampi per la richiesta di giudizio abbreviato e l'esercizio della relativa facoltà è garantita fino alla comparizione davanti all'organo giudicante. Sarebbero inoltre violati gli art. 24 e 111, terzo comma, della Costituzione, in quanto la scelta di chiedere il giudizio abbreviato presuppone specifiche cognizioni tecnico-giuridiche e una capacità di analisi del materiale probatorio raccolto dal pubblico ministero tali da rendere indispensabile l'apporto del difensore, mentre questi, anche quando sia munito di procura speciale preventiva, non può, di fatto, presentare richiesta di rito abbreviato se l'avviso della data fissata per il giudizio immediato gli è notificato dopo lo spirare del termine. La brevità del termine concesso all'imputato per chiedere il giudizio abbreviato dà pertanto luogo ad una "ingiustificata compressione del diritto di difesa, inteso nella sua completezza ovvero quale possibilità di operare consapevoli e mirate scelte processuali, di rito oltre che di merito". 3. - Questione di costituzionalità affatto analoga alle precedenti è stata sollevata con ordinanza del 16 maggio 2001 (r.o. n. 655 del 2001) dal Tribunale di Savona. Il tribunale premette che il 6 novembre 2000 era stato emesso il decreto di giudizio immediato per l'udienza del 13 dicembre, notificato all'imputato il 9 novembre 2000; il relativo avviso veniva notificato al difensore il 15 novembre. Il 18 novembre l'imputato avanzava richiesta di rito abbreviato, dichiarata inammissibile dal giudice per le indagini preliminari perché proposta oltre il termine, previsto a pena di decadenza, di sette giorni decorrenti dalla notificazione del decreto di giudizio immediato all'imputato. Poiché il provvedimento del giudice per le indagini preliminari era stato preso in data successiva a quella fissata per il giudizio immediato, questo subì dei ritardi, di talché intervenne, nelle more, la legge n. 63 del 2001, ampliando a quindici giorni il termine previsto dalla disposizione impugnata: peraltro il tribunale rimettente osserva che, in applicazione del principio tempus regit actum tale modifica normativa non rileva nella fattispecie del giudizio a quo. L'art. 458, comma 1, cod. proc. pen. , nel testo precedente alle modifiche recate dall'art. 14, comma 2, della legge n. 63 del 2001, sarebbe dunque, ad avviso del rimettente, in contrasto con l'art. 24, secondo comma, della Costituzione: la scelta del giudizio abbreviato presupporrebbe infatti adeguate conoscenze tecniche anche con riferimento alla particolare disciplina "del materiale utilizzabile ai fini probatori, del trattamento sanzionatorio e dei limiti all'appello", mentre la decorrenza del termine dalla sola notifica del decreto all'imputato non consente un'effettiva assistenza difensiva. 3.1 - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Desta perplessità, a parere dell'Avvocatura, la "qualificazione del carattere esclusivamente tecnico della scelta del rito abbreviato", in quanto se "è vero che occorre professionalità per valutare gli effetti della scelta di rito speciale", è comunque "di primaria importanza la decisione finale dell'imputato". Inoltre l'Avvocatura ritiene che sarebbe improprio ed inverosimile far decorrere il termine per effettuare una scelta dalla comunicazione a "persona diversa da quella che la scelta deve operare", anche nel caso in cui la persona diversa sia il difensore di fiducia dell'imputato. 4. - Il Tribunale di Bergamo, con ordinanza del 17 luglio 2001 (r.o. n. 793 del 2001) , solleva infine, in riferimento agli artt. 24, secondo comma, e 111, terzo comma, della Costituzione, questione di costituzionalità concernente la decorrenza del termine previsto dall'art. 458, comma 1, cod. proc. pen. , nel testo modificato dall'art. 14, comma 2, della legge 1 marzo 2001, n. 63. Il tribunale premette che procede nei confronti di imputato tratto in arresto il 15 marzo 2001 per il delitto di importazione di stupefacenti; che il 17 marzo l'arresto era stato convalidato ed era stata applicata all'imputato la misura cautelare della custodia in carcere. Il 13 aprile il giudice per le indagini preliminari aveva disposto il giudizio immediato per l'udienza del 26 giugno 2001; il decreto era stato notificato all'imputato detenuto il 14 aprile, mentre l'avviso al difensore di fiducia era stato dato il 26 aprile 2001.