[resaula]

dal 2011, gli ultimi 4 Governi (non eletti: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) hanno legiferato nel solco dello scardinamento dei diritti economici e sociali, con decine di provvedimenti a favore di banche e predatori, secondo una dottrina totalitaria denominata neoliberismo, introdotta negli USA da Milton Friedman, che ha sostituito la sovranità popolare con la sovranità di mercato, la prevalenza dell'economia sul diritto e sulle costituzioni, che nonostante privatizzazioni e svendite del patrimonio ha aumentato il debito pubblico a 2.312 miliardi di euro (con un aumento di 400 miliardi di euro dal novembre 2011); come si legge in un articolo pubblicato online su "affaritaliani" il 9 marzo 2017: «Nell'Italia stremata dall'austerità e dalla rapina del secolo denominata "eurocrazia", che da 12 anni - secondo gli ultimi dati Censis - ha visto un costante aumento delle disuguaglianze, con i redditi familiari annui degli operai italiani diminuiti del 17,9%, quelli degli impiegati del 12%, con il solo aumento degli stipendi dei dirigenti e dei bonus ai banchieri, come premialità di vantaggio a crac, dissesti ed alle numerose bancarotte, col concorso diretto dei distratti controllori», è necessario uscire dalle politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi, dalla cieca austerità suggerita dal Fondo monetario e dalla Troika, che hanno distrutto il tessuto sociale del Paese, impoverito grandi masse di cittadini e perfino il ceto medio. Bisogna ripartire per un'inversione di tendenza rispetto a governi meri esecutori di una dottrina totalitaria neoliberista, che, invece degli uomini e della dignità del lavoro, ha messo al primo posto l'egemonia del mercato, il globalismo delle povertà, la privatizzazioni delle ricchezze nelle mani dell'1 per cento della popolazione, gli interessi di banchieri, multinazionali, finanza criminale, sul diritto dei popoli e sulle Costituzioni, tentando di sostituire gli Stati coi trattati, la giustizia con gli arbitrati, calpestando ed umiliando (ad esempio con il "Jobs act", di cui alla legge n. 183 del 2014) i diritti e le conquiste dei lavoratori, la dignità umana; "Scenari Economici" il 1° luglio 2018 ha rivolto due "facili" domande all'«ubiquo ed onnipresente dottor Carlo Cottarelli» sul suo curriculum , inerenti alla Grecia ed ai moltiplicatori fiscali, «cruciali per chiarire il suo CV, chiarimento che i media suoi amici hanno fatto con tanta solerzia per il nuovo Presidente del Consiglio Giuseppe Conte»; domande sollevate «dopo l'elogio dell'austerità montiana fatta in base a una simulazione del Centro Studi di Cottarelli, il mitico "Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani", (...) relative al ruolo di Cottarelli nel catastrofico piano di austerità imposto alla Grecia», domande cui il blog non aveva potuto avere risposte «con gli usuali motori di ricerca a causa del "diritto all'oblio" chiesto a Google da Cottarelli stesso (nessun altro oltre al diretto interessato potrebbe farlo)», si chiede di sapere: se il Governo non abbia il dovere di intervenire per rettificare studi confezionati dagli ultraliberisti; se non ritenga che lo studio prodotto dall'Osservatorio di Cottarelli contraddica la ricerca del Ministero dell'economia dell'aprile 2017; se non ritenga le politiche di austerità del Governo tecnico di Mario Monti abbiano ucciso la crescita economica, aggravando la crisi con un costo di circa 300 miliardi di euro sul Pil; se non occorra rivedere l'austerità imposta dal "Fiscal compact" ai Paesi della UE, realizzata in Italia soprattutto dal Governo Monti; se non debba adoperarsi per uscire dalle politiche di austerità che hanno ucciso la crescita, aumentato disuguaglianze e povertà, compresso i consumi, aggravando una crisi economica, politica e sociale, ancora tutta da risolvere; se il dottor Cottarelli non sia lo stesso che, all'epoca dell'intervento in Grecia, era direttore del Fiscal affairs department del FMI; se non ritenga che lo stesso Cottarelli, ex esponente di punta del FMI, che ambisce ad incarichi pubblici rilevanti, non sia lo stesso che ha fatto rimuovere dai motori di ricerca mediante il "diritto all'oblio" il suo ruolo nel piano di austerità imposto alla Grecia, in merito ai "moltiplicatori fiscali", utilizzati anche per lo studio che elogia l'austerità montiana, fatto in base a una simulazione del suo Centro studi, in contrasto col Documento di economia e finanza per il 2018. Atto n. 4-00306 MALAN Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la concessione dell'autostrada del Brennero è scaduta il 30 aprile 2014; la gara per il suo rinnovo era stata tempestivamente indetta con bando pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 settembre 2011, ma successivamente annullata dalla sezione del Consiglio di Stato con sentenza n. 1243 del 13 marzo 2014, la quale rovesciava il responso del TAR del Lazio, contrario all'annullamento, a seguito di ricorso presentato dal concessionario uscente; da allora, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per molti mesi non ha provveduto a correggere il bando secondo le indicazioni del Consiglio di Stato, senza mai motivare tale inerzia; nel 2015, poi, il Ministro pro tempore Delrio aveva manifestato un orientamento favorevole ad avvalersi dell'affidamento in house tra pubbliche amministrazioni previsto dalla direttiva 2014/23/UE, benché all'epoca non ancora recepita nel nostro ordinamento e nonostante il concessionario non fosse, e non sia tuttora, totalmente pubblico; a seguito di ciò, il 14 gennaio 2016 lo stesso Ministro aveva annunciato la firma di un protocollo di intesa per il passaggio della concessione dell'Autobrennero ad una costituenda società pubblica con il meccanismo in house ; analogo protocollo è stato firmato nella stesa data dal ministro Delrio riguardo alla concessione delle autovie venete, poi scaduta il 31 marzo 2017; di ciò il Ministero aveva informato nel giugno e nell'agosto 2016 la Commissione europea, la quale però nel marzo 2017 lamentava di non avere ancora ricevuto risposta a quesiti formulati quasi un anno prima (aprile 2016); la situazione è oggi pertanto la seguente: la concessione Autovie venete sta godendo di una proroga di 14 mesi, pari (sulla base dei dati del 2016) a 234 milioni di euro di incassi, di cui 119 di margine operativo lordo e 20,5 di utile netto, che avrebbero potuto toccare allo Stato, proprietario dell'infrastruttura; la concessione dell'autostrada del Brennero sta godendo di una proroga di ben 4 anni e 3 mesi, pari (sulla base dei dati del 2016) a 1.574 milioni di euro di incassi, di cui 720 milioni di margine operativo lordo e 305 milioni di utile netto, che parimenti avrebbero potuto essere incassati dallo Stato per le stesse ragioni; in entrambi i casi, è certo che l'utile reale è molto più alto poiché, essendo scaduta la concessione, per definizione gli investimenti sono stati ammortizzati e l'utile stesso dovrebbe coincidere o essere prossimo al margine operativo lordo;