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Misure per la tutela del diritto alla salute e della libertà di cura. Modifiche al Testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Onorevoli Senatori. -- La presente proposta di legge nasce dall'esigenza non più procrastinabile a tutela del diritto alla salute garantito dall'articolo 32 della Costituzione e della libertà di cura che gli fa da corollario. Ad oggi, nonostante la legge lo consenta, i malati di patologie gravi, per le quali sono stati riscontrati effetti benefici dall'assunzione di cannabis , incontrano numerose barriere sia burocratiche sia culturali che ostacolano in maniera inaccettabile il loro diritto di autodeterminarsi nella scelta delle cure relative alle proprie malattie. Lo scorso gennaio, in provincia di Lecce, un gruppo di persone affette da gravi patologie ha deciso di dar vita ad un progetto unico in Italia, il primo Cannabis Social Club (CSC) a uso terapeutico, un luogo dove seguire la crescita di piante di canapa e fare ricerca insieme alle Università. Il CSC di Racale, di cui è presidente d'onore l' ex parlamentare radicale Rita Bernardini, prevede un sistema controllato in grado di garantire nel minor tempo possibile l'approvvigionamento di canapa medicinale a tutti coloro che ne hanno il diritto -- ma soprattutto il bisogno -- senza più costringere il sistema sanitario e i malati ad importare questi farmaci dall'estero a carissimo prezzo (da 7 euro si arriva addirittura 40 euro al grammo, spesa insostenibile per i pazienti, alcuni dei quali necessitano di diversi grammi al giorno per lenire le sofferenze legate ai traumi delle loro patologie). Il CSC è una novità assoluta nel panorama italiano che vede ancora criminalizzata la pianta con la quale molti malati in tutto il mondo riescono a condurre una vita dignitosa. Le stesse persone che hanno dato vita a questo progetto assumono già legalmente il Bedrocan (farmaco a base di infiorescenze di cannabis ). Il reperimento di tale farmaco in Italia è molto difficile, sia per la riluttanza alla prescrizione di una parte consistente della classe medica sia per la disomogeneità della legislazione sanitaria regionale che ne prevede la copertura totale delle spese solo in sporadici casi. Ogni giorno, quindi, migliaia di malati sono costretti a coltivare illegalmente le proprie piante o ad acquistare la canapa che consumano per il proprio benessere sul mercato nero aggiungendo così sofferenza a sofferenza, alimentando, peraltro, lo stesso circuito criminale che la normativa sugli stupefacenti mirerebbe a reprimere. Per questi motivi si rende necessaria una modifica della legislazione attuale, che permetta ai malati di coltivare la canapa privatamente come singoli o come persone giuridiche costituite a tal fine (CSC) ed autorizzate dal Ministro della Sanità ai sensi dell'articolo 26 del Testo Unico sugli stupefacenti. Per meglio illustrare la proposta di legge sulla regolamentazione dei Cannabis Social Club a uso terapeutico, esemplare è la lettera che il Sindaco di Racale (LE), Donato Metallo, ha inviato ai suoi colleghi di tutta Italia. Racale è il comune dove è nata e vive Lucia Spiri e «di adozione» di Andrea Trisciuglio, i due malati di Sclerosi Multipla che hanno promosso l'iniziativa «per gli altri» malati che non riescono ad avere accesso ai farmaci cannabinoidi. Scrive il Sindaco di Racale: «Quando mi è stato chiesto di scrivere questa lettera sono stato colto da un sentimento contrastante. Come uomo delle istituzioni, Sindaco di una piccola realtà che riesce a sorprendere ancora tanto, vostro collega, mi sarebbe possibile elencarvi una serie di vantaggi e di opportune considerazioni riguardo al disegno di legge che siamo invitati a firmare. Non ve ne dirò neanche una, non è questo il ruolo che ho scelto, non ottimizzo le idee e non faccio economia di pensiero. Come uomo, come fratello, figlio, possibile padre vi supplico di ascoltare la richiesta di questi fortunati malati. Vi sembrerà un controsenso, un assurdo ossimoro del tutto deprecabile considerare un malato come fortunato. Io non parlerò mai di loro come "poveretti", come "disgraziati", io non voglio muovervi a compassione, non sia mai che queste mie parole suscitino in voi pena e commiserazione. Vi scrivo come amico di Lucia ed Andrea, vi scrivo come un narratore discreto ma attento che ha osservato da vicino il loro percorso, le loro sofferenze, il loro sentimento di lotta e il perché di questa loro stravagante richiesta. Vi voglio raccontare di William, compagno fedele di Lucia, altra vittima inconsapevole della sclerosi multipla. Lucia ha la mia età, ci conosciamo da anni e so da tempo della sua malattia. Un male sul quale illustre dottrina scientifica ha cercato di trovare risposte sicure, terapie efficaci senza in realtà giungere ad un effetto curativo certo. Ho visto William accompagnare Lucia su di una sedia a rotelle, ho visto Lucia impastare qualche torta alla canapa, confesso di aver seguito la scena prima con il terrore di un bigotto e poi con la tenerezza e la speranza di un amico, ho visto Lucia alzarsi da una sedia con le sue gambe, incerta sui passi ma fiera nella sua riconquistata stazione eretta, ho sorriso e l'ho abbracciata. Ho trovato in Lucia ed Andrea la ragione del loro impegno, ho trovato nel loro impegno la forza della solidarietà, la solidarietà del e nel dolore. Loro sono due ragazzi che hanno avuto la possibilità di sfruttare i benefici della canapa a scopo terapeutico, con protocolli innovativi previsti dagli ospedali dove si trovano in cura e dalla Regione Puglia. Non poteva rimanere un segreto il loro benessere, una seppur parziale, riconquistata salute. Chi ha sofferto come loro, chi sa cosa significa un crampo, non riuscire a camminare, avere costantemente spasmi che ti dilaniano i muscoli, non riesce ad essere egoista. Chi ha sopportato di perdere il controllo del proprio corpo non si spaventa davanti ad una lotta che è prima di tutto volta a difendere i malati, che ha l'obiettivo di ridare loro dignità, speranza, sollievo. Una lotta che è anche contro l'ipocrisia e la sordità di chi non sa ma non vuol capire. Chi, come loro, vive ogni giorno di vita ed ogni minuto della nostra normalità come un dono è riuscito a diventare altruista e solidale. Il disegno di legge che siete invitati a sottoscrivere propone di concedere ai Cannabis Social Club l'approvvigionamento della canapa a scopo terapeutico e quindi la possibilità, anzi il dovere, di renderla disponibile a chi ne ha bisogno: malati di SLA, sclerosi multipla, cancro e tante altre malattie che ne potrebbero beneficiare. È una scelta scomoda, cari Sindaci, lo so bene. Nessuno vi farà un plauso per questo, ci saranno frotte di qualunquisti e disdicevoli perbenisti che saranno disposti a mettervi sulla gogna per questo. Farete i conti anche con la vostra coscienza, con la vostra morale, rimuginerete se non via sia qualcosa che sia più lecito e meno scomodo per questi malati anziché la canapa, probabile che qualcuno di voi scelga sotto l'impulso dell'anima e deciderà d'impeto di firmare, altri saranno tentati a cestinare il tutto per non fare i conti con la propria coscienza e per non sentire rimorso più grande per non aver risposto ad un semplice, umano atto di democrazia.