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in seguito a quanto detto, in data 27 luglio 2016, a conclusione dell'esame in 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato dell'affare assegnato sulle «problematiche dell'agricoltura nelle zone prealpine», è stata approvata una risoluzione (Doc. XXIV, n. 63) che ha messo in evidenza le criticità e le caratteristiche della particolare area territoriale prealpina e pedemontana, in relazione allo svolgimento dell'attività agricola; impegna il Governo a voler dare seguito agli impegni assunti durante la XVI Legislatura, a seguito dell'approvazione della suddetta risoluzione, in merito alle problematiche nelle zone prealpine e pedemontane, con particolare riguardo ai titoli di conduzione dei terreni agricoli. Interpellanze Atto n. 2-00003 LANNUTTI DI NICOLA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Ufficio della Direzione centrale dei servizi del tesoro del Dipartimento dell'amministrazione generale, del personale e dei servizi del Ministero dell'economia e delle finanze è competente a procedere al pagamento, a favore dei privati creditori muniti di titolo esecutivo debitamente notificato al detto ufficio, in merito all'equa riparazione per il ritardo irragionevole nei procedimenti giudiziari, di cui alla legge n. 89 del 2001, e successive modifiche per il mancato e tempestivo pagamento in forza di sentenze di condanna dell'amministrazione finanziaria, a seguito di giudizi di ottemperanza con nomina del relativo commissario ad acta ; tuttavia, l'Ufficio stesso a quanto risulta agli interpellanti procederebbe ai dovuti pagamenti con notevole ritardo (normalmente anche 10 mesi), contraddicendo palesemente la disciplina dell'equa riparazione; il ritardo sarebbe particolarmente grave, perché l'amministrazione sottoporrebbe i creditori interessati all'invio dell'apposito modulo (sottoscritto dal relativo creditore) che, ai sensi dell'art. 5- sexies , comma 1, della legge n. 89 del 2001, condiziona il pagamento delle somme liquidate dal giudice a titolo di equa riparazione; nonostante sia stata sollevata questione di legittimità costituzionale della legge suddetta, per la violazione degli articoli 3; 24, commi 1 e 2; 113, comma 2; 117, comma 1, della Costituzione, l'amministrazione non rispetterebbe il termine prescritto (6 mesi) per il relativo pagamento; la Corte europea dei diritti dell'uomo condanna sistematicamente lo Stato italiano al risarcimento del danno in presenza di pagamenti effettuati in ritardo rispetto al termine di 6 mesi; in tale situazione di conclamato inadempimento, i creditori interessati si vedono costretti a procedere con giudizio di ottemperanza, producendo, in tal modo, una gran mole di procedimenti pendenti avanti ai rispettivi tribunali amministrativi regionali. A nulla varrebbero anche le conseguenti nomine dei commissari ad acta , individuati nei dirigenti responsabili dell'Ufficio X della Direzione centrale dei servizi del tesoro; per ovviare alle conseguenti responsabilità dei commissari ad acta , in persona dei funzionari estranei all'amministrazione finanziaria, la stessa amministrazione ha previsto, all'art. 5- sexies , comma 8, della legge n. 89 del 2001, una diversa disciplina, ai sensi della quale deve essere nominato commissario ad acta un dirigente interno all'amministrazione soccombente, determinando, in tal modo, un conseguente stallo dei pagamenti, in ragione del ritardato o del tutto omesso pagamento da parte della stessa amministrazione finanziaria; inutile sottolineare la rilevante dequalificazione dell'istituto del commissario ad acta , che rende praticamente impossibile o comunque difficile l'azione giudiziaria di ottemperanza; per giurisprudenza pacifica della Corte europea dei diritti dell'uomo (sentenza Salomone c/o Italia, risalente al 2010), lo Stato italiano è condannato sistematicamente al risarcimento del danno nei confronti dei creditori interessati, si chiede di sapere: quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per rendere l'attività dell'Ufficio preposto rispettoso al principio del buon andamento, previsto dall'art. 97 della Costituzione, nonché al fine di evitare gravissimi danni all'erario; quali siano le necessarie misure urgenti per impedire sia le condanne, sia ulteriore sperpero di pubblico denaro. Atto n. 2-00004 LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: "Striscia la Notizia", la più seguita trasmissione televisiva satirica di Antonio Ricci, a giudizio dell'interrogante conduce da oltre un anno una lodevole campagna informativa, con inchieste e servizi dal titolo eloquente, "Rapine in corso", sulle intollerabili vessazioni fiscali dell'Agenzia delle entrate, che da tempo molesta migliaia di contribuenti, bollandoli come evasori fiscali per il semplice fatto di aver pagato un immobile meno di quanto l'Agenzia delle entrate ritenga che valga, in base ad un confronto con immobili "analoghi", con vere e proprie estorsioni ed avvisi di accertamento spesso illegali, inducendo in tal modo i cittadini a pagare per evitare lunghi contenziosi tributari; il 17 novembre 2016, ha mandato in onda un servizio sulle evidenti incongruità di un edificio in via Costi a Roma, di proprietà di Polis Fondi immobiliare di Banche popolari S.G.R.p. A. affittato all'Agenzia delle entrate ad un canone annuo di 1.508.750 euro, immobile costato 13 milioni di euro, il cui rendimento, superiore al 10 per cento, è più alto al 6 per cento dei valori della zona, quindi più elevato di circa 600.000 euro all'anno, secondo un esperto intervistato, al valore di 920 euro al metro quadro, contro un prezzo congruo della Camera di commercio fissato in 1.400-1.500 euro al metro quadrato, che porta la valutazione dell'immobile a 22 milioni invece dei 13 milioni di euro; nella delibera del 25 febbraio 2016 infatti, l'Agenzia delle entrate ha valutato l'offerta economica della società Polis Fondi immobiliare, visto che l'Agenzia del demanio ha ritenuto congruo un canone annuo pari a 1.775.000 euro al netto di IVA, ed ha contestualmente rilasciato il nulla osta alla stipula del contratto per un importo pari a 1.508.750 euro, al netto di IVA, ed ha accettato il canone di locazione determinato dall'Agenzia del demanio; quindi, ha dato l'autorizzazione alla stipula del contratto di locazione dell'immobile sito a Roma, via Raffaele Costi n. 58-60, di proprietà della società Polis Fondi immobiliare al canone annuo di 1.508.750 euro oltre all'IVA (1.840.675 euro IVA compresa), per una spesa complessiva per il sessennio 2016-2022 di 8.592.331,15 euro oltre all'IVA (10.482.644 euro IVA compresa);