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Avendo l'obiettivo dichiarato di contrastare discriminazioni per motivi legati al sesso, al genere, all'orientamento sessuale e all'identità di genere, in realtà il disegno di legge Zan dimostra che lo scopo è di favorire l'ideologia gender , che nega la dimensione sessuata dell'essere umano e considera la naturale differenza fra uomo e donna una mera costruzione sociale. Non a caso, il disegno di legge parla di identità di genere, espressione che indica il senso di appartenenza di una persona a un genere con il quale essa si identifica a seconda di come si percepisce in un dato momento (fluidità del genere). Ebbene, la primazia della scelta educativa genitoriale non solo è prevista all'articolo 30 della nostra Carta costituzionale, ma è finanche sancita a livello internazionale. Secondo l'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, ai genitori è universalmente riconosciuto il diritto di priorità della scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli e, secondo l'articolo 2 del protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, lo Stato, nell'esercizio delle funzioni che assume nel campo dell'educazione e dell'insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di assicurare tale educazione e tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche. È chiaro che tali convinzioni filosofiche, religiose e pedagogiche devono essere lecite e degne di tutela secondo le istituzioni del Paese membro. Se, come genitore, non volessi che a mio figlio venisse insegnata la cultura gender, educandolo piuttosto al rispetto di tutte le diversità, lasciando fuori dal momento educativo tematiche che reputo fortemente propagandistiche, potrei oppure no? Lo domando a voi, colleghi senatori, e, se potessi, lo chiederei anche alla signora von der Leyen. Recenti studi nel Regno Unito dimostrano come i casi di cosiddetta disforia di genere tendano a emergere nei gruppi di ragazzini per imitazione: già abbiamo l'anoressia per imitazione, mi sembra il caso di riflettere. Ho ascoltato con molta attenzione il presidente Ostellari, che ci ha messo a conoscenza dell' iter che il provvedimento ha avuto in Commissione. Ha parlato a quest'Assemblea facendo riferimento a documenti e atti depositati e quindi anche consultabili. Ha chiesto attenzione, discussione e rispetto per le idee di tutti; perché si sia dovuto addivenire a un muro contro muro, onestamente non me lo spiego. La Conferenza dei capigruppo ha deciso che si potranno presentare gli emendamenti e mi auguro che si creino le condizioni per accogliere le ragioni di tutti, che si trovi il modo per sedersi intorno a un tavolo e che con il confronto si possa accogliere e non respingere; se si arrivasse a votare all'unanimità il disegno di legge in esame, modificandolo, sarebbe un bel segnale. Spero davvero che la conclusione di questa vicenda possa eliminare inutili contrapposizioni ideologiche. Mi rivolgo in modo particolare all'onorevole Letta, che è erede della tradizione cattolica democratica di Aldo Moro e allievo di Nino Andreatta; spero non continui a irrigidirsi, mandando a gambe all'aria una cultura e una storia fatte di distinzioni, sì, ma anche di rispetto. La fatica della democrazia richiede confronto e vocazione all'intesa, soprattutto quando ci sono in campo principi e valori diversi. Su questi aspetti, per così dire, sovrapolitici occorre sempre una mediazione alta, che non è compromesso al ribasso. In politica vanno banditi sovranismi e dogmatismi, mentre occorre recuperare quel saggio realismo moroteo del possibile, che si fa carico dei punti di vista degli altri per approdare a una confluenza tra distinti. Nel caso si decida, sbagliando, di respinge gli emendamenti, creando un'illogica situazione fuori dalla logica morotea a cui molti di noi ancora s'ispirano e a cui tanti ancora fanno riferimento, mi vedrò costretta a votare contro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, nei miei interventi in quest'Aula sono sempre stato molto moderato e possibilista, ma oggi su questo argomento intendo dire tutto quello che penso. Spero di poter invecchiare, finita questa esperienza, e passeggiare nelle strade della mia provincia senza essere insultato da coloro che non sono d'accordo con il disegno di legge in discussione. Mi spiego meglio: tutte le persone che ho incontrato in queste ultime settimane - e non frequento cattive compagnie, ma gente normale (cattolici impegnati, elettori di destra e di sinistra, gente che lavora) - mi hanno espresso la loro contrarietà ai concetti del disegno di legge in esame. Tutti. Forse non riesco a frequentare proprio quegli altri che la pensano secondo quanto dichiarato poc'anzi (quelle 135 associazioni). Secondo me, il disegno di legge Zan non è emendabile, perché, se togliamo l'identità di genere dall'articolo 1, la discrezionalità del giudice troppo elevata e l'educazione scolastica, non ci resta più niente; al massimo, può esserci un aggravamento delle pene attuali previste per le discriminazioni, sulle quali si può discutere. Tuttavia, secondo me, il testo attuale è dannoso allo sviluppo della società. Ci sono nuovi teorici alla moda, come Fedez, e la lobby LGBT, che è molto potente, soprattutto in televisione e in parte della cultura, e che ha partorito un testo che va oltre le necessità e i bisogni da tutelare. Ne spiego i motivi. Si legifera su temi che sono prepolitici: la società esisteva prima della nascita dello Stato. La famiglia esisteva prima e si regolamentava nei suoi rapporti: penso al diritto naturale o alla stessa psicologia, conscia o inconscia. La crescita dei bambini, la nostra crescita, è stata discreta e graduale nell'ambito della famiglia, soprattutto su certi valori. Pensare che lo Stato debba educare su tutto è un concetto comunista, che vige in Corea del Nord e forse in pochi altri Stati. C'è la storia dell'umanità, fatta di alti e bassi: a tal riguardo, allargando un po' il concetto, sono tra quelli che ritengono che non ci dobbiamo scusare di niente, perché forse avremmo fatto così anche noi. C'è semmai una visione che è attinente alle concezioni religiose; tra l'altro, anche i musulmani o parte di loro (è una struttura molto complessa quella musulmana) sono contrari a questa legge. Secondo la religione cattolica - nello spirito di Benedetto Croce, non possiamo non dirci cristiani - c'è una dottrina tratta dalle Lettere di san Paolo, o il Magistero di Wojtyla e Ratzinger (cito quelli che, secondo me, sono nella completa e perfetta ortodossia), secondo cui i principi non negoziabili della Chiesa ci sono. I cardinali che si esprimono in altro modo sono fuori dall'ortodossia.