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Disposizioni per la corretta pianificazione del territorio, per il conseguente contenimento del consumo di suolo, per l'incentivazione del riuso edilizio ed urbanistico, nonché delega al Governo in materia di recupero delle aree urbane degradate. Onorevoli Senatori. – Tra gli elementi che rendono difficile la vita del cittadino italiano, incrementandone il senso di distacco dalle istituzioni repubblicane, è sicuramente da annoverarsi l'eccessiva – e spesso inutile – complessità di leggi e regolamenti. Ad aumentare questo senso di disagio del cittadino, accompagnato da gravose perdite di tempo e foriero inevitabilmente di violazioni ed elusioni, concorre senza dubbio il taglio degli stessi testi normativi, che si presentano ampollosi, inutilmente retorici e poco chiari nei loro obiettivi. Questo insieme di negatività è particolarmente presente nei testi dei progetti di legge – nessuno di essi è infatti mai giunto a compimento – con cui il Parlamento italiano ha cercato di normare la questione del « controllo del consumo di suolo », inteso – anche alla luce della nota proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio COM(2006) 232 (non a caso mai pervenuta all'approvazione ...) – come passaggio obbligato per assicurare, a noi stessi ed alle generazioni future, il godimento dei beni naturali e paesaggistici dell'Italia, nonché dignitose condizioni di vita in borghi e città. Ebbene, nell'affrontare questo problema è largamente prevalsa un'ottica che definiremmo « pseudo-scientifica »: si è infatti presupposto che un problema dai contorni giganteschi – come il controllo delle attività umane su tutti i circa 302.000 km 2 che compongono l'Italia – potesse essere risolto con formule matematiche, basate per di più su una sorta di « suddivisione tra regioni » del suolo consumabile. I punti deboli di tale approccio sono facilmente individuabili, se si ragiona al di fuori di ogni impostazione retorica: in primo luogo l'estrema difficoltà di poter disporre di dati credibili sui fenomeni di consumo del suolo, nonostante lo sviluppo veloce delle tecniche di telerilevamento; in secondo luogo, l'estrema difficoltà di evitare la trappola del « trend storico », in forza del quale l'entità locale (regione o comune, poco importa) che più ha consumato suolo in passato, continua ad aver diritto a consumi più elevati anche nel futuro. Infine, è facile immaginare il caos che comporterebbe questa sorta di gigantesca « distribuzione dei tagli nel consumo di suolo » tra le regioni, impegnate in una guerra fratricida per non vedere compromesse le proprie possibilità di crescita, intese come fattore collettivo e come attesa dei singoli cittadini. Il disegno di legge che si propone vuole evitare le trappole di un atteggiamento pseudo-matematico e mira a ricondurre il problema del controllo del consumo di suolo nel suo alveo logico e naturale: il problema della corretta programmazione ed uso di tutto il territorio, fatto che comporta sicuramente il citato controllo nel consumo di suolo, ma che persegue soprattutto la « buona pianificazione » e che premia il riuso del patrimonio edilizio esistente, una riserva quasi inesauribile, che deve essere accuratamente recuperata. Solo infatti indirizzando la pianificazione territoriale verso il recupero del patrimonio edilizio ed infrastrutturale esistente, pubblico e privato, si ottiene l'arresto del consumo di suolo, senza pervenire a blocchi, più o meno mascherati, dell'attività edilizia: attività che è fondamentale per l'economia del Paese, ma che rientra anche tra gli inalienabili diritti dei cittadini, da sempre desiderosi di migliorare e variare il loro modo di vivere, di muoversi, di produrre e di abitare. Ha così preso corpo questo disegno di legge che ha essenzialmente due obiettivi: 1. promuovere la « buona pianificazione territoriale », tramite una semplice serie di criteri-guida, che compongono un quadro di « livelli essenziali di prestazioni », validi per tutto il territorio nazionale ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione; 2. individuare, nell'ambito della buona pianificazione territoriale, il riuso del patrimonio edilizio esistente (sia pubblico che privato, sia strutturale che infrastrutturale), quale strategia vincente – e come tale da incentivare – per contenere il consumo del suolo, indirizzando l'attività edilizia verso il vasto (troppo vasto) patrimonio di edifici ed infrastrutture esistenti, ovviamente nel rispetto dei princìpi di tutela artistica, architettonica ed ambientale. Si fa pertanto notare come il punto di partenza del testo non sia la messa in atto di giganteschi « catasti del suolo » o di macchinose procedure di suddivisone tra regioni di « diritti al consumo di suolo », ma piuttosto un forte incentivo a sviluppare una buona, corretta ed operativa pianificazione del territorio, sviluppata ai diversi livelli di governo, che vanno dalle regioni e dalle province ai comuni singoli o associati, e da questi agli operatori pubblici e privati, che concretamente agiscono sul territorio. Il disegno di legge fornisce pertanto nuovi ed aggiornati « princìpi per la pianificazione territoriale », ponendo al loro centro il riuso urbanistico ed edilizio, inteso come la strada principale e la strategia vincente per ottenere il contenimento del consumo di suolo. Il disegno di legge continua quindi indicando pochi, ma incisivi, interventi finalizzati a rendere fattibile ed economicamente vantaggioso il processo di riuso: si tratta di esigenze fondamentali, emerse dalla pratica della gestione comunale e dell'attività progettuale, in assenza delle quali il riuso resta inevitabilmente penalizzato e limitato. Pur consapevoli che non possa essere la norma generale a caricarsi di eccessivi aspetti operativi, il testo demanda poi al Governo il compito di proseguire nel lavoro di specificazione normativa, tenendo in particolare peso le esigenze di bilancio dei comuni, che da queste norme devono trarre vantaggi, non ulteriori carichi per le loro difficile finanze. Entrando nel dettaglio del disegno di legge, si evidenzia quanto segue. L'articolo 1 espone le finalità della legge, chiarendone l'obiettivo di arrivare all'uso razionale del suolo, nonché del patrimonio edilizio e delle risorse naturali, per coniugare sviluppo economico e tutela dei valori ambientali: non quindi una « lotta tra priorità », ma un obiettivo di sintesi virtuosa, resa possibile dal ricorso allo strumento della pianificazione territoriale. La pianificazione territoriale, sviluppata alle varie scale, assume così un ruolo centrale, configurandosi come lo strumento di incentivazione e controllo all'uso corretto del suolo, e quindi della riduzione del suo consumo. Il disegno di legge, in tale logica, detta pertanto princìpi fondamentali nella materia del « governo del territorio », dando così attuazione all'articolo 117 della Costituzione. L'articolo 2 reca una serie di definizioni utili all'applicazione della legge. Rispetto ad altre proposte della stessa materia, l'elenco è volutamente limitato e semplificato, proprio per contribuire a quella chiarezza e semplicità che si ritiene essere condizione necessaria per un buon testo normativo. L'articolo 3, dando seguito a quanto sopra detto, sviluppa una chiara serie di princìpi ed obiettivi, da porre alla base della pianificazione territoriale.