[pronunce]

innanzitutto per la carenza, nell'atto introduttivo, dei requisiti minimi prescritti dall'art. 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale e, segnatamente, perché nell'atto non vengono riportate le opinioni espresse dall'on. Parenti nell'intervista per le quali il deputato è stato rinviato a giudizio, né vengono indicati il titolo di reato e la persona offesa né su quale organo di stampa le dichiarazioni siano state pubblicate; da tali omissioni non risulterebbe quindi sufficientemente indicata la censura mossa dal tribunale alla Camera, non essendo a tale scopo sufficiente il semplice accenno al fatto che le espressioni in questione siano state pubblicate in una intervista ad un organo di stampa. Sotto un secondo profilo la Camera chiede alla Corte di dichiarare il ricorso inammissibile per la forma adottata dal tribunale nell'atto introduttivo del giudizio: pur consapevole del fatto che questa Corte ha sempre affermato che i conflitti sollevati dalle autorità giurisdizionali possono essere introdotti con ordinanza anziché nelle forme proprie del ricorso, la Camera dei deputati chiede alla Corte di rivedere sul punto il proprio orientamento e di porre le autorità giurisdizionali su di un piano di parità con le altre autorità facenti parte dei poteri dello Stato. Nel merito la Camera dei deputati chiede che il ricorso sia dichiarato infondato poiché le dichiarazioni rese dal deputato Tiziana Parenti al quotidiano "la Repubblica" dell'11 dicembre 1996 sarebbero state espressione della attività parlamentare del deputato che si sarebbe estrinsecata, prima dell'articolo di stampa ed anche successivamente ad esso, in atti parlamentari tipici quali interrogazioni, interpellanze, interventi in aula in replica a risposte fornite ad interrogazioni, tutti aventi ad oggetto i medesimi fatti poi oggetto delle dichiarazioni alla stampa; da tali circostanze, documentate dalla Camera dei deputati con specifiche allegazioni e produzioni documentali, discenderebbe la prova dell'esistenza del nesso funzionale tra i fatti per i quali pende processo penale davanti al tribunale di Roma e l'attività parlamentare dell'imputato e, di conseguenza, la corretta applicazione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione fatta dalla Camera nella deliberazione oggetto del conflitto. 3. - Il ricorso è inammissibile. Va preliminarmente ricordato che l'ordinanza n. 459 del 1999 di questa Corte ha dichiarato il conflitto ammissibile, con riserva di ogni successiva decisione, anche in punto di ammissibilità, nel giudizio che si svolge nel contraddittorio delle parti; le relative questioni vanno ora esaminate anche in base alle eccezioni svolte dalla Camera dei deputati. Secondo l'art. 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale il ricorso per conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato deve contenere "l'esposizione sommaria delle ragioni di conflitto e l'indicazione delle norme costituzionali che regolano la materia"; l'atto introduttivo deve quindi indicare gli elementisufficienti a definire la materia del conflitto che con esso viene sollevato ed in particolare, trattandosi nella specie di conflitto tra l'autorità giudiziaria e la Camera dei deputati, deve riferirsi ai fatti per i quali pende il processo penale, indicando poi le ragioni per le quali il ricorrente ritiene che le sue prerogative costituzionali siano state violate. L'ordinanza del tribunale di Roma, al contrario, oltre a non contenere neppure l'indicazione del giudice che l'ha pronunciata, ma la sola generica intestazione "il tribunale" - non consentendo in tal modo un'autonoma individuazione dell'autorità ricorrente (ordinanza n. 264 del 2000) - non descrive, neppur sommariamente, il reato per cui si procede a carico del deputato Tiziana Parenti, limitandosi al generico riferimento ad una"intervista ad un organo di stampa", peraltro non precisato; essa poi non indica né la data dell'intervista, né chi sia la parte offesa, non prospettando quindi in modo chiaro le ragioni di conflitto e limitandosi ad un generico riferimento ad alcune norme della Costituzione. In tal modo l'atto che ha sollevato il conflitto non consente a questa Corte un esame delle ragioni poste a base dello stesso, non essendo espressa in modo compiuto "la censura che si intende muovere nei confronti della delibera che ha dato origine al conflitto" (ordinanza n. 318 del 1999) e non potendo ritenersi a questo finesufficiente il richiamo contenuto nel ricorso all'art. 68, primo comma, della Costituzione ed alla limitazionedell'insindacabilità alla sola attività parlamentare in senso stretto, con esclusione di quella in senso lato politica.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato di cui in epigrafe, proposto dal tribunale di Roma nei confronti della Camera dei deputati. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 20 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola