[pronunce]

Il comma 1 del citato art. 3 reca infatti la dizione «oltre a quanto previsto dagli art. 9, comma 5, e 13, comma 1, del decreto legislativo n. 286 del 1998», dalla quale si potrebbe inferire che le norme racchiuse nell'intero articolo costituiscano previsioni riferibili solo alla particolare fattispecie nello stesso delineata e non a tutte le ipotesi di espulsione per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato. Conferma di quanto detto sopra si può trarre dalla circostanza che il legislatore ha esplicitamente precisato quali dei successivi commi devono ritenersi applicabili anche alle espulsioni di cui all'art. 13 del d.lgs. n. 286 del 1998 (come accade nella parte finale del secondo comma e nel quinto comma dell'art. 3, senza che uguale previsione sia contenuta nel comma 4-bis). In definitiva, l'ordinanza di rimessione non chiarisce se il provvedimento impugnato ricade sotto la previsione dell'art. 13 del d.lgs. n. 286 del 1998 o sotto quella dell'art. 3 del decreto-legge n. 144 del 2005, né fornisce alcun argomento interpretativo, in base al quale le due norme debbano essere applicate congiuntamente, né precisa quale valore, generale o particolare, abbia il “richiamo” che compare in apertura del comma 1 del suddetto art. 3. Le diverse opzioni interpretative portano a divergenti conseguenze pratiche, rilevanti ai fini del presente giudizio. Difatti i provvedimenti previsti dall'art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998 possono essere impugnati con ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio per esplicita disposizione del comma 11 dello stesso articolo, nel quale non è prevista alcuna restrizione in ordine all'esercizio dei poteri cautelari da parte del giudice adito. Solo sovrapponendo l'art. 13 citato e l'art. 3 del decreto-legge n. 144 del 2005 si giunge alla configurazione del “sistema” delineato dal giudice a quo, caratterizzato dall'effetto cumulativo del divieto di concedere la sospensiva del provvedimento e del rinvio di due anni del procedimento, e per tale ragione censurato dallo stesso giudice. Diversa potrebbe essere la valutazione se le due norme non si ritenessero sovrapponibili, con la conseguenza della concedibilità della misura cautelare della sospensione dell'efficacia del provvedimento di espulsione, secondo il regime generale non derogato dalla normativa vigente per i provvedimenti adottati in base all'art. 13 del d.lgs. n. 286 del 1998. Poiché la sovrapposizione normativa, di cui sopra, non è scontata, l'ordinanza di rimessione si palesa carente di motivazione in ordine ad una scelta interpretativa che, da una parte, allarga in modo notevole lo spettro applicativo dell'art. 3 del decreto-legge n. 144 del 2005 e, dall'altra, in conseguenza di tale allargamento, giunge alla conclusione non argomentata dell'applicazione al caso trattato di un combinato disposto tra art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998 e art. 3 del suddetto decreto-legge, dal quale nascono i dubbi di legittimità costituzionale. L'omessa esplorazione delle soluzioni interpretative che avrebbero escluso, nel caso di specie, l'effetto di cumulo cui si riferiscono le censure del rimettente è causa di inammissibilità della questione sollevata. 5. – La questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 4, del decreto-legge n. 144 del 2005 non è fondata. Ciò che il rimettente segnala come un'anomalia degna di attenzione sotto il profilo della legittimità costituzionale è, in realtà, la caratteristica di tutti i provvedimenti amministrativi, la cui efficacia non è sospesa – salva esplicita previsione legislativa – per il semplice fatto della proposizione di un ricorso in sede giurisdizionale. Nel sistema dei controlli giurisdizionali sugli atti amministrativi è previsto, in via generale, il potere cautelare del giudice amministrativo di sospendere l'efficacia del provvedimento impugnato, proprio sul presupposto della sua esecutività. Nessuna lesione dei parametri costituzionali evocati è dato pertanto constatare nella norma censurata, la quale si limita a ribadire che il ricorso giurisdizionale in nessun caso può sospendere l'esecuzione del provvedimento. Il problema sorgerebbe semmai per il successivo comma 4-bis, che costituisce invece un'eccezione alla regola generale, sancita dall'art. 21 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), in base alla quale è sempre esercitabile, ricorrendo i presupposti previsti dalla legge, il potere cautelare di sospensione da parte del giudice amministrativo adito per l'annullamento di un atto amministrativo. Tale questione, nei soli termini in cui risulta rilevante nel caso di specie, è già stata sopra considerata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3, commi 4-bis e 5, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144 (Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 31 luglio 2005, n. 155, sollevate, in riferimento agli articoli 3, 24 e 113 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio con l'ordinanza citata in epigrafe; dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 4, del decreto-legge n. 144 del 2005, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 155 del 2005, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 113 Cost., dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con la medesima ordinanza. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 dicembre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 dicembre 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA