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L'operazione fatta da questo Governo va in senso contrario rispetto a ciò che era stato fatto da quello precedente, che aveva voluto fortemente unire le potenzialità del turismo con le potenzialità dell'agricoltura. Come dicevamo prima, infatti, l'Italia non ha ovunque il Colosseo, l'Arena di Verona, i grandi monumenti. Abbiamo a disposizione un patrimonio paesaggistico che deve aspetta solo di essere valorizzato. Abbiamo un patrimonio fatto di paesaggi, di aziende enogastronomiche e di aziende vitivinicole, che possono rappresentare una bellissima offerta turistica. Le operazioni che sono state fatte dal ministro Centinaio oggi si trovano in un limbo: non si sa nemmeno che fine potranno fare, tant'è che è stato bocciato in Commissione l'ordine del giorno presentato dal senatore Bergesio e da altri senatori, con cui si chiedeva di poter instaurare una collaborazione fra il Ministero per i beni culturali e il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per portare avanti questi importantissimi progetti, come, ad esempio, il decreto sull'enoturismo, che ha avuto un grandissimo impatto, o l'accordo firmato fra Confagricoltura e l'Associazione dimore storiche italiane, tanto per citarne alcuni. Si tratti di progetti pianificati, risorse stanziate, piani già iniziati, che si trovano ora in una situazione per certi versi kafkiana. Si chiede al Governo di rivedere completamente la propria posizione. Chiedo a tutta l'Assemblea di valutare con coscienza, perché distruggere il lavoro fatto solo un anno fa, unicamente per una questione demagogica, è veramente un'azione di totale irresponsabilità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati. Passiamo all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge. URSO (FdI) . Signor Presidente, intervengo in questa sede sugli emendamenti 2.2, 2.5 e 2.8 che abbiamo presentato per dare il senso del nostro tentativo di migliorare un provvedimento purtroppo nato molto male. In modo specifico, in questi emendamenti noi cerchiamo di mantenere un'unitarietà a quello che era il Ministero per il commercio con l'estero - poi comunque accorpato al Ministero dello sviluppo economico - in questo nuovo accorpamento - che io chiamerei annessione - al Ministero degli affari esteri. È un'annessione che ha l'unico fine di appropriarsi delle risorse della promozione del Ministero dello sviluppo economico. Infatti, a differenza di quanto è stato fatto in altri Paesi e a differenza di quanto aveva pensato di realizzare lo stesso Governo Berlusconi, quando Berlusconi tenne per sé, ad interim , il Ministero degli affari esteri, in questo caso non si tratta di accorpare i Ministeri, dando comunque una funzione specifica alla professionalità di coloro che sono stati e che sono dirigenti e dipendenti del Ministero dello sviluppo economico nell'area dell'internazionalizzazione. Qui si tratta semplicemente dello "scippo" del denaro - peraltro cospicuo - destinato alla promozione delle imprese italiane e della dispersione delle professionalità all'interno di quello che è il macro-Dicastero degli affari esteri, cosicché non resterà nulla del commercio con l'estero, non resterà nulla di quella che per noi italiani e per il nostro Paese è una funzione assolutamente fondamentale del nostro sistema economico, che è appunto vocato alle esportazioni. Con questi emendamenti cerchiamo perlomeno di mantenere l'unitarietà e la professionalità di chi per anni - in alcuni casi per decenni - si è dedicato alla promozione delle imprese e all'internazionalizzazione del sistema economico italiano, con una particolare attenzione alle piccole e medie imprese, che invece vedranno totalmente annullata la loro ambizione e le loro opportunità all'interno di quel macro-Dicastero degli affari esteri, in cui sostanzialmente non sono presenti tali specifiche professionalità. Per questo chiediamo all'Assemblea di approvare almeno questi emendamenti, nel tentativo di mantenere un ancoraggio con le piccole e medie imprese e nel tentativo di mantenere le professionalità così nel tempo affinate dai dipendenti dell' ex Ministero per il commercio con l'estero, poi Mise, anche all'interno della macrostruttura diplomatica. Altrimenti accadrà esattamente il contrario di quanto il presidente del Consiglio imprenditore Berlusconi voleva realizzare del Ministero degli affari esteri e, cioè, il Ministero del made in Italy e degli ambasciatori che fossero davvero rappresentanti del made in Italy . Accadrà esattamente il contrario; forse è questa la logica non di un imprenditore Presidente del Consiglio, ma di un avvocato dei poteri forti che è diventato Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo FdI) . FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, condivido in pieno l'intervento del collega Urso, con il quale abbiamo presentato degli emendamenti che vanno nella stessa direzione. Non è un caso che con il collega Urso ci troviamo su queste posizioni perché condividiamo un'esperienza all'interno del Ministero per il commercio con l'estero e, quindi, un contatto diretto con questo mondo. Lo fa pure un'altra autorevole esponente di questa Assemblea, la senatrice Bonino - che non vedo in questo momento - che è stata responsabile del Ministero del commercio internazionale, perché noi avevamo un Ministero del commercio internazionale, come avevamo un Ministero per il commercio estero, che ha servito gli interessi dell'economia italiana per tanti anni in base alle tre caratteristiche dell'autonomia, della competenza specifica e della unicità. Sono tre caratteristiche che con questa trasformazione che voi operate e il trasferimento di competenze al "calderone" del Ministero degli affari esteri si vengono a perdere. Vi faccio un esempio: qualche anno fa, l'Italia aveva elaborato, prima tra i Paesi del G20, una piattaforma digitale in cui venivano a essere operativi tutti i contatti e le operazioni all'interno del mondo import-export . Si mettevano in contatto gli operatori di tutta la filiera (banche, imprese, assicurazioni, studi legali, studi di arbitrato, dogane, organizzazioni internazionali, camere di commercio ed enti fieristici); bene, non c'erano il Ministero degli affari esteri e il corpo diplomatico perché i diplomatici fanno un'altra cosa. All'estero, come abbiamo detto stamattina in discussione, le imprese vanno in ambasciata per firmare eventualmente e per celebrare la firma di un contratto commerciale con un brindisi in ambasciata. Il contratto, però, non si fa con i nostri funzionari diplomatici, che sono molto bravi e preparati, ma che non sono esperti commerciali. Voi state quindi mettendo in capo a una struttura, che non è quella di riferimento, un know how , disperdendolo. Nello specifico, questi emendamenti che abbiamo proposto cercano proprio di difendere questo know-how e questa expertise dei funzionari che hanno studiato e si sono preparati. Ci sono corsi di specializzazione e master di secondo livello che sono stati richiesti a questi funzionari prima di entrare nell'amministrazione del commercio con l'estero. Poi sono seguiti decenni di esperienza in missioni commerciali in tutto il mondo. Queste persone adesso si ritrovano nel "calderone" del Ministero degli affari esteri senza neanche vedersi riconosciuto questo know how e quei piccoli emolumenti che conseguono a questa expertise . È un grande errore e speriamo che possa essere almeno contenuto con l'approvazione di questi emendamenti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE .