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Che dire, poi, dell'attuazione perentoria della direttiva Bolkestein, che esporrà all'asta le concessioni balneari, che finiranno immancabilmente in mano a multinazionali straniere? Ma consideriamo come l'Europa ha gestito la situazione emergenziale dello scorso anno. La stazione unica appaltante europea ha stipulato contratti su terapie preventive OGM sperimentali, con ordinativi pari ad oltre 4 miliardi di dosi, con contratti rigorosamente secretati; altrettanto secretati risultano i rapporti periodici sulla sicurezza di questi farmaci, rispetto ai quali l'EMA rinnova un'autorizzazione condizionata, pur dichiarando di non essere in possesso dei dati grezzi, di proprietà delle case produttrici. Di fronte a queste evidenze ci siamo dovuti rassegnare, noi italiani, alla discriminazione più abietta, quella di vederci imporre, sotto forma di trattamento sanitario obbligatorio, non senza aver sottoscritto, sotto minaccia di sospensione dal lavoro, un consenso disinformato (in barba alla Carta di Nizza e alla Carta dei diritti umani), più dosi di questi prodotti senza alcuna garanzia formale da parte dello Stato. Noi saremmo dunque cittadini europei per assolvere ai nostri doveri fiscali e di adempimento nei confronti di agende europee decise chissà dove e nei confronti soprattutto di un libero mercato, rispetto al quale l'Unione europea ci espone completamente inermi; sotto il profilo, però, dei diritti umani rimaniamo extracomunitari, perché a richiesta di chiarimenti sulla discriminazione ai non vaccinati operata dal Governo italiano, la Commissione europea, su mia richiesta, ha risposto che ogni Stato può legiferare come ritiene opportuno sul suo territorio. Quindi va bene che i cittadini europei - nella fattispecie italiani - vengano discriminati, privati della retribuzione, per non aver voluto sottoporsi a un trattamento sperimentale. La nostra adesione all'Unione europea ci porterà, poi, in dono per il 2022 un fantastico Chip act , vale a dire l'obiettivo di realizzare nei nostri Paesi almeno il 20 per cento della produzione mondiale di microchip; ci impone inoltre la mission di arrivare a impatto climatico zero nel 2050. Peccato che quest'ultima missione, se circoscritta ai soli Paesi dell'Unione, non solo non sortirà l'effetto sperato di neutralità climatica, ma probabilmente non varrà l'indebitamento dei popoli e il sacrificio di migliaia di imprese in sofferenza, per una transizione energetica affrettata prima dalla pandemia e poi dalla crisi Ucraina, rispetto alla quale non siamo pronti. Se è gioco forza che l'impegno dei soli Paesi europei non sortirà a livello mondiale l'effetto previsto dall'accordo di Parigi, perché porselo come priorità proprio in un momento così difficile per noi, in piena recessione? Dulcis in fundo , altri regali che l'Unione europea ci farà per il 2022 sono un'identità digitale europea e i pagamenti istantanei elettronici, tutte misure che si sposano magnificamente con l'intento di controllo sociale dell'Agenda 2030, di cui un assaggio si è avuto in Canada nel corso della protesta di Ottawa, quando ai manifestanti sono stati bloccati addirittura i conti correnti. Pensate che beffa l'idea che abbiamo impegnato il nostro PNRR, esponendoci per la cifra di 122 miliardi di prestiti sui mercati, per queste belle misure studiate per falcidiare le nostre attività economiche e toglierci ogni libertà personale anche solo di dissentire. Non era questo il modello di democrazia, sviluppo e progresso in cui confidavamo quando abbiamo abboccato entusiasticamente al progetto europeo. Questo modello di Europa ricorda piuttosto quello di una Compagnia delle Indie sotto il controllo delle oligarchie finanziarie statunitensi, che dispongono dei nostri sacrifici, esponendoci per giunta oggi, con i loro azzardi, al concreto rischio di un conflitto mondiale. Questa Europa che prende ordini dalle Pharma e dalle lobby e che pianifica con McKinsey le misure da somministrare agli Stati membri non rappresenta i popoli che la compongono, ma interessi lontani da noi e a noi, anzi, marcatamente ostili. A questa Europa il nostro Gruppo dice un no convinto, nella certezza di parlare oggi a nome di una sempre crescente percentuale di cittadini italiani. (Applausi dei senatori Crucioli e Lannutti) . CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, gentili colleghe e cari colleghi, far ripartire l'economia, aumentare il livello della sicurezza e accrescere l'equità sociale sono solo alcuni degli obiettivi che questa legge di delegazione europea persegue. Mi dispiace che non sia presente la senatrice Garavini, che si è sempre occupata di questi temi in maniera molto attiva, ma purtroppo oggi è assente per motivi di salute e quindi mi trovo a doverla sostituire indegnamente. La legge di cui ci occupiamo contiene la delega al Governo per il recepimento delle direttive e degli atti deliberati dall'Unione europea nell'ultimo anno. Dal punto di vista sostanziale, invece, indica al Paese i passaggi che devono essere seguiti per sostenere le imprese, favorire la liquidità, garantire il rispetto dei diritti e rendere anche più efficace il contrasto alla criminalità. Essa è stata già approvata dalla Camera dei deputati e prevede, come dicevo, il recepimento di dieci direttive europee, l'adeguamento della normativa nazionale a venti regolamenti europei e contiene anche una raccomandazione. Per questo motivo, per questa molteplicità di settori coinvolti, va a toccare molte materie: dalle fusioni aziendali transfrontaliere alla cooperazione giudiziaria penale, alla cartolarizzazione per sostenere la ripresa post-Covid. Mira, per esempio, a facilitare le trasformazioni, gli accorpamenti e le scissioni tra le aziende dell'Unione. L'obiettivo è consentire una maggiore flessibilità alle imprese all'interno dell'Unione europea, eliminando cioè le barriere esistenti rispetto alla libertà di insediamento, barriere che evidentemente oggi, col progredire dei tempi e delle attività dell'Unione europea, appaiono sempre più ingiustificate all'interno di un mercato unico e moderno. Sostanzialmente il disegno di legge risponde al bisogno di sostenere quanto più possibile l'economia reale, ad esempio attraverso azioni concrete che mettono a disposizione liquidità immediata, che è necessaria e di cui sentiamo l'esigenza, manifestata da parte di tantissime aziende, che si trovano costrette ad affrontare i contraccolpi economici dovuti alla pandemia. Si prevede, quindi, l'adeguamento alla normativa europea in modo da rendere più facili le cartolarizzazioni, cioè quegli strumenti finanziari che consentono alle banche di liberare capitali a favore delle imprese, in modo da poter erogare prestiti in maniera molto più agevole, per mettere in condizioni le aziende di ripartire, di ristrutturarsi e di creare magari nuovi posti di lavoro. Come è noto, e come ho già detto, la pandemia ha provocato contraccolpi incredibili sulla nostra economia. Quindi, la capacità delle banche di continuare ad erogare prestiti alle imprese rappresenta davvero uno dei fattori chiave per la ripresa economica. Adeguare la nostra normativa alle direttive europee vuol dire dare una mano vera alla ripartenza della nostra economia.