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secondo "Filiera Italia", sarebbero a rischio 70.000 industrie agroalimentari e fino a 400.000 posti di lavoro tra filiera produttiva e ristorazione, e in un solo mese arriverà a 10 miliardi di euro di perdite, andando ad aggravare le condizioni di già forte sofferenza correlate alle filiere di vini, formaggi e salumi di qualità che avevano già registrato un calo del 40 per cento durante il primo lockdown ; per Coldiretti sarebbe a rischio un terzo della spesa alimentare delle famiglie, mentre i divieti imposti dal decreto determinerebbero un drastico crollo del fatturato della ristorazione che era pari a 85 miliardi di euro all'anno nei 330.000 tra bar, mense e ristoranti, con un impatto drammatico sull'intera filiera alimentare, dalla carne al pesce, dal vino all'olio, dalla frutta alla verdura: una perdita complessiva per il 2020 stimata in circa un miliardo di euro, pari al 65 per cento del fatturato annuale, favorita anche dall'assenza praticamente totale degli ospiti stranieri; CIA Agricoltori Italiani ha stimato fino a questo momento un danno valutato in 600 milioni di euro, mentre Confagricoltura ricorda come consumi alimentari extradomestici, nel 2019, siano ammontati a 85 miliardi di euro; ancora, secondo le stime di ISMEA, a causa dell'emergenza sanitaria, si profila quest'anno una contrazione di 34 miliardi di euro; analogamente, forti preoccupazioni sono state espresse dalle numerose federazioni rappresentative dal comparto, dalla Federazione pubblici esercizi, a Federalimentare, che rappresenta l'industria italiana degli alimenti e bevande, sino a Confagricoltura, tutte concordi nel richiedere interventi tempestivi e immediati per tutte le imprese operanti nel settore; al riguardo appaiono significative le istanze espresse da Confagricoltura rispetto alla necessità di "andare oltre l'emergenza" e mettere in campo un "piano di ripresa capace di garantire un futuro al tessuto economico e sociale del Paese"; si rileva inoltre come, rispetto all'adeguatezza ed efficacia delle misure disposte dal decreto, a fronte del gravissimo danno economico generato in un settore già fortemente provato dagli effetti devastanti del primo lockdown , le stesse non risultino basate su chiare e certe evidenze scientifiche, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle stime e delle quantificazioni dei danni generati dalle misure dell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per l'intera filiera agroalimentare e se i dati e le proiezioni riportate dalle diverse associazioni di categoria risultino corrispondenti al vero, e quali siano le sue valutazioni rispetto alla drammatica situazione che va prospettandosi; se non ritenga che le misure adottate, peraltro prive di chiara evidenza scientifica, siano suscettibili di acuire la grave condizione di crisi e forte sofferenza in cui già versa l'intero settore, specie in considerazione della mancanza di un piano strategico per l'agricoltura e la filiera agroalimentare. Atto n. 3-02031 BERNINI MALAN MALLEGNI PAROLI BARACHINI BARBONI AIMI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: al fine di sostenere il settore del trasporto pubblico locale e regionale di passeggeri sottoposto a obbligo di servizio pubblico a seguito degli effetti negativi derivanti dall'emergenza epidemiologica da COVID-19, il comma 1 dell'articolo 200 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, ha istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un fondo con una dotazione iniziale pari a 500 milioni di euro per il 2020 destinato a compensare la riduzione dei ricavi tariffari relativi ai passeggeri nel periodo dal 23 febbraio al 31 dicembre 2020 rispetto alla media dei ricavi tariffari relativa ai passeggeri registrata nel medesimo periodo del precedente biennio; successivamente, l'articolo 44 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, ha previsto l'incremento della dotazione del fondo di 400 milioni di euro per l'anno 2020; tali risorse possono essere utilizzate, oltre che per le medesime finalità di cui al citato articolo 200 del decreto-legge n. 34, anche per il finanziamento, nel limite di 300 milioni di euro, di servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e regionale destinato anche a studenti, occorrenti per fronteggiare le esigenze di trasporto conseguenti all'attuazione delle misure di contenimento derivanti dall'applicazione delle linee guida per l'informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del COVID-19 in materia di trasporto pubblico e delle linee guida per il trasporto scolastico dedicato, ove i predetti servizi nel periodo precedente alla diffusione del COVID-19 abbiano avuto un riempimento superiore all'80 per cento della capacità; rappresentando la mobilità uno dei principali fattori di criticità legati alla fase di emergenza epidemiologica, in previsione della seconda ondata pandemica più volte annunciata dal Governo e dagli scienziati, si sarebbero dovuti adeguare con largo anticipo i sistemi di trasporto pubblico per garantire una mobilità sicura alle persone, in particolare a studenti e pendolari; in più occasioni esperti e scienziati hanno richiamato l'attenzione sul fatto che in ambienti chiusi, affollati e con scarsa aerazione, come i mezzi di trasporto pubblico, il rischio contagio è molto elevato anche se si indossano dispositivi di protezione individuale; inoltre, considerata la necessità e l'urgenza di fronteggiare l'aumento della diffusione del virus e di garantire il corretto e ordinato svolgimento delle attività scolastiche, sarebbe opportuno che fosse adottato quanto prima, benché previsto entro il 13 dicembre, il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, di cui al citato articolo 44 del decreto-legge n. 104 per definire criteri e quote da assegnare a ciascuna Regione e Provincia autonoma per il finanziamento dei servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale; in relazione alle diverse esigenze locali, sarebbe necessario valutare attentamente l'uso di mezzi privati, come autobus turistici o navette; dalla comunicazione del presidente Conte, in particolare dall'articolo a sua firma pubblicato da "il Fatto Quotidiano" il 27 ottobre pare emergere l'orientamento a mettere in secondo piano il potenziamento del trasporto pubblico locale, affidandosi invece, per risolvere il problema del sovraffollamento, alla chiusura di numerose attività, cosa che ha gravi ripercussioni sul tessuto economico e sociale del Paese, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che si debba rivedere al ribasso il limite dell'80 per cento per l'occupazione dei mezzi di trasporto pubblico; se intenda predisporre urgentemente un piano di potenziamento del trasporto pubblico locale per garantire, anche in futuro, una sua corretta e razionale programmazione sull'intero territorio nazionale considerato che, ad oggi, non sono disponibili previsioni affidabili riguardo alla progressione e alla durata dell'epidemia da COVID-19; se non ritenga di predisporre convenzioni con il trasporto privato in modo da deflazionare il flusso del pendolarismo scolastico e lavorativo.