[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione in relazione a dodici ordini – emessi il 27 maggio 2002 dalla Procura regionale presso la sezione giurisidizionale della Corte dei conti per la Regione siciliana, e notificati ai rappresentanti legali di tutti i gruppi parlamentari costituiti presso l'Assemblea regionale siciliana – di esibizione in forma integrale della documentazione e degli atti contabili pertinenti le contribuzioni e i finanziamenti liquidati dall'Assemblea regionale siciliana, promosso con ricorso della Regione siciliana, notificato il 26 luglio 2002, depositato in Cancelleria il 2 agosto 2002, ed iscritto al n. 30 del registro conflitti 2002. Udito nell'udienza pubblica del 24 maggio 2005 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick; uditi gli avvocati Giovanni Pitruzzella e Francesco Castaldi per la Regione siciliana.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 26 luglio 2002, il Presidente della Regione siciliana ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri in relazione a dodici identici ordini di esibizione, emessi il 27 maggio 2002 dalla Procura regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione siciliana, con i quali era stato richiesto ai rappresentanti legali di tutti i gruppi parlamentari, costituiti presso l'Assemblea regionale siciliana, di esibire «in forma integrale la documentazione e gli atti contabili pertinenti le contribuzioni ed i finanziamenti liquidati dall'A.R.S.». 2. - La Regione ricorrente premette che gli ordini di esibizioni in questione, testualmente, muovono dal generico presupposto di dover acquisire «informazioni documentali inerenti i contributi liquidati dall'A.R.S. in favore dei gruppi parlamentari», nonché dalla «necessità di procedere a riscontri e verifiche della contabilità tenuta dai gruppi parlamentari sulla gestione delle contribuzioni pubbliche»; e che, pertanto, oggetto dell'indagine dell'organo inquirente risulterebbe essere proprio la gestione contabile dei contributi, erogati dall'Assemblea regionale siciliana ai gruppi parlamentari e finalizzati al loro funzionamento: contributi conferiti in forza di decreti del Presidente dell'Assemblea e rapportati a quelli erogati dal Senato della Repubblica ai gruppi parlamentari. Ad avviso della ricorrente, l'iniziativa della Corte dei conti - finalizzata ad acquisire informazioni riguardanti un'attività interna dell'Assemblea regionale siciliana, peraltro «indipendentemente dalla contestazione di specifiche ipotesi di responsabilità» - esorbiterebbe dai limiti delle attribuzioni dell'organo della giurisdizione contabile, in violazione delle prerogative poste a presidio dell'autonomia organizzativa riconosciuta all'Assemblea ed ai suoi organi interni; e determinerebbe un'alterazione nel riparto di competenze costituzionalmente attribuite, sì da rendere necessaria la proposizione del conflitto di attribuzioni tra Stato e Regione avverso i citati atti della Procura della Corte dei conti, in relazione agli artt. 5 e 116 della Costituzione, nonché agli artt. 4, 6 e 12 dello statuto della Regione siciliana (R.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455, convertito in l. cost. 26 febbraio 1948, n. 2 e successive modifiche). In tale prospettiva, le argomentazioni poste a sostegno del conflitto muovono, innanzitutto, dall'esame del potere inquirente conferito al Procuratore regionale della Corte dei conti. Secondo la ricostruzione della ricorrente, tale potere non soltanto deve risultare circoscritto all'acquisizione solo di specifiche informazioni, ma, soprattutto, deve essere esercitato in presenza di fatti o notizie configuranti, presumibilmente, illeciti produttivi di danno erariale; in caso contrario, esso si configurerebbe quale impropria attività generalizzata e permanente di controllo da parte di un organo non abilitato ad effettuarlo, come statuito anche dalla richiamata giurisprudenza di questa Corte. La Regione siciliana evidenzia altresì, quale ulteriore motivo di censura dell'ordine di esibizione denunziato, l'estrema genericità del suo oggetto, sotto il profilo che l'atto in questione riguarderebbe non solo la documentazione e gli atti contabili relativi alla legislatura in corso, ma anche – stante il suo tenore letterale - quelli relativi a tutte le precedenti legislature: da ciò consegue che la richiesta dovrebbe ritenersi «ulteriormente inammissibile e tale da costituire semplicemente un fattore di disturbo del funzionamento dell'istituzione assembleare», considerando l'assenza di qualsivoglia “continuità giuridica” tra i gruppi formatisi in occasione delle varie legislature. Peraltro, nel caso di specie - argomenta ancora la ricorrente - non potrebbe sussistere alcuna giurisdizione della Corte dei conti, in ragione, innanzitutto, della natura giuridica privatistica dei gruppi parlamentari. Questi ultimi, infatti, non possono essere considerati organi tecnico-giuridici della Regione: e ciò sia per l'assenza di qualsiasi rapporto di tipo gerarchico o di sovraordinazione, direttiva o di controllo, dell'Assemblea rispetto ad essi; sia per l'assenza del fenomeno dell'imputazione in capo all'Assemblea regionale degli atti dei gruppi parlamentari in quanto tali. Da ciò discende che l'attività politica del gruppo parlamentare, pur gravitando in un ambito pubblicistico, sarebbe da tenere distinta dall'attività, interna al gruppo stesso, di gestione per il funzionamento di esso (acquisto, forniture, contratti di collaborazione, ecc.), svolta in regime privatistico ed in piena autonomia finanziaria e contabile. Ma, a parere della ricorrente, è proprio l'impossibilità di qualificare il gruppo parlamentare quale soggetto di diritto pubblico – la cui caratteristica è di realizzare un'attività di gestione su mezzi e beni pubblici, secondo una disciplina che statuisce le regole proprie di tale attività - ad escludere la possibilità di configurare la sua responsabilità amministrativa e, dunque, l'estensione della giurisdizione contabile. A conforto di tali argomentazioni, la ricorrente richiama una serie di decisioni della Corte dei conti, secondo cui la contribuzione finanziaria pubblica non è, di per sé, indice della «natura pubblica delle risorse trasferite»; i percettori e beneficiari di essa non sono, per ciò stesso, gestori di patrimonio pubblico e, dunque, funzionalmente inseriti nella organizzazione amministrativa pubblica, atteso che, in tali casi, il soggetto privato beneficiario non diviene automaticamente «ente strumentale dell'ente concedente», né entra in rapporto di servizio con lo stesso: con il conseguente difetto di giurisdizione contabile. Alla luce di tali principì, secondo la Regione siciliana, i gruppi parlamentari si configurano quali formazioni associative a carattere politico e temporaneo, cessando con lo spirare della legislatura; essi si pongono quali «proiezioni nell'ambito del consiglio regionale dei partiti politici», con un apparato organizzativo interno, ove esistente, del tutto distinto e avulso dalle strutture del consiglio regionale: così conservando i caratteri propri di una associazione di natura privatistica, rispetto alla quale sussiste integrale difetto di giurisdizione della Corte dei conti.