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Innanzitutto desidero premettere che voterò a favore del provvedimento in esame perché lo ritengo molto importante per la protezione e la regolamentazione del mare italiano ed europeo sia per quanto riguarda gli ecosistemi, sia per lo sviluppo sostenibile dell'economia blu. La proposta in esame è volta a consentire all'Italia l'istituzione, tramite decreto del Presidente della Repubblica e previ accordi con gli Stati contermini, di una zona economica esclusiva ai sensi della Convenzione di Montego Bay. Nell'esercizio dei limiti sovrani attribuiti dalle norme internazionali vigenti, viene ampliato lo spazio marittimo per il quale il decreto legislativo n. 201 del 2016 dispone già un processo di pianificazione attuativo di obblighi dell'Unione europea ad opera del Ministero delle infrastrutture quale autorità competente. In riferimento alle acque marine, invece, il decreto legislativo n. 109 del 2010 di istituzione e di recepimento della direttiva quadro sulla strategia marina già prevede, in attuazione di obblighi dell'Unione europea, una serie di azioni volte a conseguire e mantenere un buono stato ambientale o meglio ecologico mediante un sistema di traguardi e indicatori da assoggettare a monitoraggio costante da parte del Ministero dell'ambiente. Inoltre, voglio ricordare che nel 2011, con decreto del Presidente della Repubblica n. 209, è stata istituita la zona di protezione ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Mar Tirreno. Sappiamo che l'Algeria - conosciamo bene la questione, ma è giusto dirlo ai cittadini - ha istituito su quest'area, in particolare nella parte orientale della Sardegna e in aree degli Stati contigui, una propria zona economica esclusiva. Chiaramente non siamo d'accordo su questo e stiamo procedendo ad azioni diplomatiche per arrivare a un accordo che possa soddisfare tutte le esigenze. Detto questo, voglio ricordare che ieri è stata la Giornata mondiale degli oceani; nell'ambito dell'evento organizzato da Marevivo e dall'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, ho ricordato che le politiche europee sull'ambiente non sono efficaci per proteggere la biodiversità e gli habitat dalle pressioni umane. Lo stesso vale per la politica comunitaria della pesca, che ha eroso ulteriormente gli stock ittici, mettendo a rischio numerose specie. Questo è quanto ha verificato la Corte dei conti europea nel 2020, sulla base di un audit fatto dal 2008 al 2020, per capire come fosse applicata la strategia marina. La Corte ha riscontrato che gli interventi dell'Unione europea non hanno portato i mari a un buono stato ecologico e neanche la pesca a livelli sostenibili per tutti i mari. La valutazione ambientale della Corte è stata anche confermata dall'Agenzia europea dell'ambiente nella sua relazione del 2020. La stessa Agenzia europea dell'ambiente ha segnalato che solo il 6 per cento degli stock esaminati rispettava i criteri del rendimento massimo sostenibile. Tra l'altro, solo il 6 per cento del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) è stato usato per sostenere la conservazione e la tutela dell'ambiente marino e la ricerca scientifica. Sappiamo che il FEAMP serve esclusivamente per far sì che la pesca sia sostenibile; invece, con il FEAMP 2021-2027, oggi in fase di consultazione pubblica, andiamo ancora a creare criticità, derogando ad alcuni limiti che dovremmo porre. Nello specifico, la Corte suggerisce alla Commissione europea di aggiornare gli allegati alle direttive «Conservazione degli uccelli selvatici» e «Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche», che sono fermi a più di venticinque anni fa e non tengono conto di recenti conoscenze scientifiche e di specie a rischio di estinzione. È notizia di qualche minuto fa che la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione a carico dell'Italia proprio sulla rete «Natura 2000», perché non si rispettano e non si proteggono gli habitat : le nostre aree marine protette non sono efficaci per la protezione degli ecosistemi e degli habitat e, quindi, della biodiversità. Voglio ricordare che dobbiamo rispettare le indicazioni della Strategia europea sulla biodiversità entro il 2030, per proteggere il 30 per cento dei nostri mari. Abbiamo già il 19 per cento di mari protetti, ma, aggiungendo oggi le ZEA e le ZEE, e quindi istituendo la ZEE italiana, dovremo proteggere il 30 per cento di quell'area. La ricerca scientifica marina già sta lavorando per istituire aree protette sui fondali d'altura (quindi in alto mare), sia per i fondali, sia per la colonna d'acqua. Di conseguenza, entro il 2030 dovremo raggiungere l'ulteriore obiettivo di proteggere ulteriori aree marine entro le 200 miglia nautiche. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,05) ( Segue LA MURA). Qui si gioca tutto sullo spazio marittimo, sul piano regolatore di tutte le attività in mare. Visto che abbiamo 8.500 chilometri di coste e siamo l' hotspot strategico dell'Europa, perché siamo al centro del Mediterraneo, ovviamente noi dobbiamo regolamentare il nostro spazio marittimo e avremmo dovuto farlo entro il 30 marzo 2021, ma non lo abbiamo fatto. Entro il 2022 purtroppo l'Europa dovrà definire il proprio spazio di regolamentazione di tutte le attività europee. Come faremo a dare ad ogni attività e ad ogni economia lo spazio giusto per poter prosperare? Questa è una domanda importante che pongo all'Assemblea, perché a questo punto bisogna correre ed essere veloci nella realizzazione del nostro spazio marittimo. A ciò si aggiunge invece il Pitesai, che è il Piano per la transizione energetica sostenibile che individua le aree idonee per la coltivazione di idrocarburi. Si è conclusa la fase di consultazione pubblica e il 14 maggio la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA-VAS ha reso un parere con plurime raccomandazioni. Ne voglio segnalare una per tutte: bisogna chiarire come la prosecuzione dell'attività mineraria, anche con il conferimento di nuovi permessi e concessioni, sia coerente con la strategia europea di decarbonizzazione e con il principio do not significant harm . Il Pitesai sarà operativo entro il 30 settembre 2021, con la conseguente ripresa delle attività di coltivazione di idrocarburi sospese e le nuove autorizzazioni, sia per la coltivazione degli idrocarburi, sia per le attività di ricerca. Trovo che questo sia inaccettabile. Noi dobbiamo sapere cosa vogliamo fare da grandi. Detto questo, vorrei rivolgere ancora un appello all'Assemblea: le trivelle e l' off-shore eolico dovranno contendersi lo spazio marittimo e questo spazio dovrà contenderselo anche la pesca, i trasporti, il turismo. Oltre a ciò, dobbiamo trovare strategie per la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici a cui siamo esposti, a cui sono esposti 8.500 chilometri di costa italiana.