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In casi di estrema necessità e urgenza, nelle more dell'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e con efficacia limitata fino a tale momento, è conferita al Ministro della salute la facoltà di adottare, con ordinanze di carattere contingibile e urgente, le misure previste dall'articolo 1. Sono inoltre fatti salvi gli effetti prodotti e gli atti adottati sulla base dei decreti e delle ordinanze emanati ai sensi del decreto legge n. 6 del 2020, ovvero ai sensi dell'articolo 32 della legge n. 833 del 1978. Inoltre, hanno continuato a trovare applicazione: nei termini originariamente previsti, le misure già adottate con i DPCM 8 marzo 2020, 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020, per come ancora vigenti al 26 marzo 2020, data di entrata in vigore del decreto-legge in esame. In analogia con quanto già stabilito dal decreto-legge n. 6 del 2020, per gli atti adottati ai sensi del provvedimento in esame, si prevede che i termini per il controllo preventivo della Corte dei conti siano dimezzati. In ogni caso tali atti, durante lo svolgimento della fase del suddetto controllo preventivo, sono provvisoriamente efficaci, esecutori ed esecutivi, a norma degli articoli 21- bis , 21- ter e 21- quater della legge n. 241 del 1990. Il comma 5 prevede - oltre a quanto anticipato sull'informativa - che i provvedimenti siano pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale e comunicati alle Camere entro il giorno successivo alla loro pubblicazione. L'articolo 3 è volto a regolare il rapporto tra le misure statali adottate con DPCM per fronteggiare l'emergenza epidemiologica e i provvedimenti degli enti territoriali emanati per la medesima finalità. Vengono così disciplinati, circoscrivendoli nei presupposti, nel contenuto e nell'efficacia, i poteri delle Regioni e dei Comuni di adottare misure di contrasto all'emergenza in corso, anche nel caso in cui esse siano contenute in atti posti in essere per ragioni di sanità sulla base di disposizioni di legge previgenti. Più nello specifico, è attribuita alle Regioni la facoltà di introdurre misure ulteriormente restrittive, rispetto a quelle attualmente vigenti, qualora ciò sia richiesto da specifiche situazioni sopravvenute che implichino un aggravamento del rischio sanitario e qualora tali situazioni interessino il relativo territorio. Nella definizione delle misure da adottare, la Regione è tenuta a fare riferimento all'elenco di cui all'articolo 1. Tale potere regionale è, peraltro, esercitabile nelle more dell'adozione dei citati DPCM e l'efficacia delle misure introdotte si esaurisce con l'adozione dei medesimi decreti. Inoltre, si precisa che le misure possono essere introdotte dalle Regioni esclusivamente nell'ambito delle attività di loro competenza e senza incidere sulle attività produttive e su quelle di rilevanza strategica per l'economia nazionale. Anche il potere di ordinanza in capo ai sindaci viene circoscritto, stabilendo che questi ultimi non possono adottare, a pena di inefficacia, ordinanze contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l'emergenza in contrasto con le misure statali e regionali (l'aggettivo "regionali" è stato aggiunto nel corso dell'esame presso la Camera), né eccedendo i limiti di oggetto indicati per i provvedimenti regionali. Infine, si stabilisce che le disposizioni dettate dal presente articolo si applichino altresì agli atti posti in essere per ragioni di sanità in forza di poteri attribuiti da ogni disposizione di legge previgente. L'articolo 4 delinea il quadro sanzionatorio per la violazione delle misure di contenimento del contagio, prevedendo prevalentemente sanzioni amministrative, pecuniarie e interdittive e solo nei casi più gravi una sanzione penale. In particolare, viene escluso che la violazione delle misure di contenimento comporti l'applicazione della pena prevista dall'articolo 650 del codice penale e dunque viene meno la contravvenzione per l'inosservanza degli ordini dell'autorità (punita con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a 206 euro), già prevista dall'articolo 4 del decreto-legge n. 6 del 2020. Chiunque violi le misure di contenimento previste da DPCM, da provvedimenti delle Regioni o da ordinanze del sindaco è infatti soggetto alla sanzione amministrava pecuniaria del pagamento di una somma da 400 a 1.000 euro (la soglia massima pecuniaria è stata ridotta dalla Camera dei deputati rispetto ai 3.000 euro previsti inizialmente). La sanzione è aumentata fino a un terzo se la violazione avviene con l'utilizzo di un veicolo. Si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni per le violazioni che riguardano specifiche attività ricreative, commerciali o professionali ed è prevista una sanzione aggravata in caso di reiterato illecito amministrativo. La sanzione è irrogata dal prefetto, in caso di violazione delle misure di contenimento disposte dal Governo con DPCM, e dalle autorità regionali o comunali se ad essere violate sono le misure di contenimento introdotte dalla Regione o dal sindaco. Viene inoltre introdotto il nuovo reato contravvenzionale di inosservanza della quarantena: si tratta della violazione del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena perché risultate positive al virus. Al personale militare impiegato nelle misure di contenimento previste dagli articoli 1 e 2 è attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza. Tale personale, potrà, quindi, procedere al fermo e all'identificazione delle persone sottoposte a controllo, analogamente a quanto già contemplato per il personale militare impiegato nell'operazione "Strade sicure". Si prevede, inoltre, che il prefetto, informando preventivamente il Ministro dell'interno, assicuri l'esecuzione delle misure previste dal decreto-legge avvalendosi delle Forze di polizia, del personale delle polizie municipali munito della qualifica di agente di pubblica sicurezza (riferimento specifico introdotto dalla Camera dei deputati) e, ove occorra, delle Forze armate. A seguito di un intervento emendativo della Camera, si prevede che il prefetto assicuri l'esecuzione delle misure di contenimento nei luoghi di lavoro avvalendosi anche del personale ispettivo dell'azienda sanitaria locale competente per territorio e dell'Ispettorato nazionale del lavoro. L'articolo 4- bis , introdotto dall'altro ramo del Parlamento, prevede la proroga di novanta giorni dei piani terapeutici in scadenza durante lo stato di emergenza, qualora includano talune prestazioni, ossia la fornitura di protesi, ortesi, ausili e dispositivi necessari per la prevenzione, correzione o compensazione di menomazioni o disabilità, il potenziamento delle abilità nonché per la promozione dell'autonomia dell'assistito. Si prevede anche che le Regioni stabiliscano protocolli e procedure semplificate ai fini delle prime autorizzazioni dei nuovi piani terapeutici.