[pronunce]

che con ordinanza in data 15 marzo 2002 (r.o. n. 360 del 2002) il Tribunale di Lecce ha sollevato, in riferimento agli artt. 76 e 77, primo comma, Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 6, e 127 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (in relazione all'art. 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352), «nella parte in cui escludono, nel loro combinato disposto, l'applicabilità delle sanzioni penali di cui al citato art. 127 a tutela delle opere di autori viventi o la cui esecuzione non risalga a oltre cinquanta anni»; che il giudice a quo premette di procedere nei confronti di un soggetto imputato del reato di cui agli artt. 3 e 5 della legge 20 novembre 1971, n. 1062, e che nelle more del procedimento il decreto legislativo n. 490 del 1999 da un lato ha espressamente abrogato la legge n. 1062 del 1971, dall'altro ne ha riprodotto le disposizioni penali nell'art. 127; che il rimettente ritiene che, diversamente da quanto previsto dalla legge n. 1062 del 1971, le disposizioni dell'art. 127 del citato decreto non siano applicabili alle opere pittoriche in questione, in quanto l'art. 2, comma 6, dello stesso decreto esclude dall'ambito di operatività delle disposizioni contenute nel Titolo I, in cui è ricompreso l'art. 127, le opere di autori viventi o la cui esecuzione non risalga a oltre cinquanta anni; che, ad avviso del giudice a quo, tale esclusione non è autorizzata dalla legge-delega, in quanto la stessa prevede solo un coordinamento formale e sostanziale delle precedenti disposizioni, e pertanto l'art. 2, comma 6, del decreto legislativo n. 490 del 1999, eccedendo i limiti imposti al legislatore delegato, violerebbe gli artt. 76 e 77, primo comma, Cost.; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata infondata per erroneità del presupposto interpretativo. Considerato che il Tribunale di Torino e il Giudice per le indagini preliminari dello stesso Tribunale (r.o. n. 277 e n. 453 del 2002) sollevano, in riferimento agli artt. 76 e 77, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 166 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali), nella parte in cui, in violazione dell'art. 1 della legge-delega n. 352 del 1997, dispone l'abrogazione dei delitti di contraffazione, alterazione, riproduzione e autenticazione di opere d'arte di cui agli articoli da 3 a 7 della legge 20 novembre 1971, n. 1062, anche con riferimento alle opere di autori viventi o la cui esecuzione non risale a oltre cinquanta anni; che il Tribunale di Lecce (r.o. n. 360 del 2002) dubita, in riferimento agli artt. 76 e 77, primo comma, Cost., della legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 6, e 127 del medesimo decreto legislativo n. 490 del 1999, nella parte in cui risulta esclusa l'applicabilità delle sanzioni penali previste dall'art. 127 a tutela delle opere pittoriche di autori viventi o la cui esecuzione non risalga a oltre cinquanta anni, in quanto tali opere non sono soggette, in base al disposto dell'art. 2, comma 6, del menzionato decreto, alla disciplina del Titolo I, di cui fa parte l'art. 127; che ad avviso del Tribunale di Lecce tale esclusione non può ritenersi in alcun modo autorizzata dalla legge-delega, che si limita a prevedere il coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni legislative vigenti, e non anche l'abrogazione di fattispecie penali; che, avendo tutte le questioni di legittimità costituzionale ad oggetto la medesima disciplina, sia pure sollevate con riferimento a diverse disposizioni del decreto legislativo n. 490 del 1999 e sulla base di differenti percorsi argomentativi, va disposta la riunione dei relativi giudizi; che questa Corte, con sentenza n. 173 del 2002, depositata in data 10 maggio 2002, successiva alle ordinanze introduttive del presente giudizio, ha dichiarato infondata una analoga questione di legittimità costituzionale, in quanto sollevata sulla base di un'erronea interpretazione delle norme censurate, affermando, alla stregua di «una interpretazione logico-sistematica» degli artt. 2, comma 6, e 127 del decreto legislativo n. 490 del 1999, che «le norme incriminatrici relative alla contraffazione, al commercio e alla autenticazione di opere d'arte contraffatte o alterate, contenute nella legge n. 1062 del 1971 e trasfuse nel decreto legislativo n. 490 del 1999, continuano ad applicarsi anche alle opere di autori viventi o la cui esecuzione non risalga a oltre cinquanta anni»; che il Tribunale di Torino (r.o. n. 277 del 2002) e il Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale (r.o. n. 453 del 2002) sostengono una interpretazione della disciplina censurata sostanzialmente coincidente con quella fatta propria da questa Corte con la menzionata sentenza n. 173 del 2002; che peraltro, a fronte di una recente decisione di segno opposto della Corte di cassazione, alla quale si sono adeguati alcuni giudici di merito, i rimettenti, ritenendo che si sia formato un «diritto vivente» o, quantomeno, un indirizzo giurisprudenziale uniforme nel senso dell'abrogazione dei reati di contraffazione delle opere di autori viventi o la cui esecuzione non risalga a oltre cinquanta anni, in luogo di fare diretta applicazione della interpretazione ritenuta conforme a Costituzione, sollevano la questione di legittimità costituzionale nei termini sopra precisati; che la contraddittorietà di tale iter argomentativo rende evidente che i rimettenti si sono rivolti a questa Corte per ottenere un avallo alla ricostruzione logico-sistematica della disciplina che ritengono costituzionalmente corretta, ed hanno quindi utilizzato in modo improprio il giudizio di legittimità costituzionale, attivato per contrastare una interpretazione che essi non solo non condividono, ma mostrano di ritenere del tutto implausibile (v., ex plurimis, ordinanze n. 472 del 2002, n. 351, n. 233, n. 199 e n. 20 del 2001); che inoltre, in relazione all'ordinanza r.o. n. 277 del 2002, va rilevato il totale difetto di competenza funzionale del giudice rimettente, che risulta erroneamente investito di un appello proposto avverso il provvedimento di rigetto della richiesta di restituzione di beni sottoposti a sequestro probatorio, alla stregua della disciplina stabilita dall'art. 322-bis cod. proc. pen. per il solo sequestro preventivo (v. ordinanze n. 286 del 2002 e n. 409 del 2001);