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Evidenziando la necessità di regolare anche le modalità per la costruzione di edifici di culto facendo riferimento a un principio di reciprocità troppo disatteso, si pone l'attenzione sul fatto che le disposizioni previste alle lettere a), b), c) e d) del comma 1 dell'articolo 3 non fanno altro che riprendere norme previste dall'ordinamento statale di alcuni Paesi che per tradizione culturale definiscono parametri ferrei all'insediamento di edifici religiosi. L'articolo 4 prevede l’adozione di un decreto legislativo volto a definire i requisiti generali per l’ammissibilità degli statuti di queste comunità affinché siano conformi a princìpi, quali il rispetto dei diritti umani e della laicità dello Stato, che sono insiti nella storia repubblicana del nostro Paese e sanciti in modo indelebile dalla nostra Costituzione. L'articolo 5 ribadisce ulteriormente il concetto che la legge non si applica alla Chiesa cattolica né alle confessioni religiose che hanno stipulato intese con lo Stato ai sensi dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione. L'articolo 6 prevede una norma transitoria che stabilisce che gli edifici dedicati ai culti ammessi già esistenti si devono adeguare alle disposizioni previste dalla legge entro tre anni dalla sua data di entrata in vigore. Nell'ipotesi che tale adeguamento non sia possibile, è prevista un'apposita autorizzazione regionale di carattere transitorio.. 1 (Princìpi generali) 1 La costruzione di nuovi edifici destinati a funzioni di culto, la loro ristrutturazione o il cambiamento di destinazione d'uso edilizio o di destinazione urbanistica sono ammessi sulla base delle intese sottoscritte tra le confessioni religiose legalmente riconosciute e lo Stato ai sensi dell'articolo 8 della Costituzione. 2 Nei casi in cui le intese previste al comma 1 non siano state sottoscritte, le regioni possono comunque autorizzare la costruzione di un nuovo edificio destinato a funzioni di culto, la sua ristrutturazione o il cambiamento di destinazione d'uso edilizio o di destinazione urbanistica ai sensi dell'articolo 2 e in conformità ai princìpi stabiliti dall'articolo 3. 2 (Norme di competenza regionale) 1 Le regioni, in attuazione di quanto stabilito in materia di governo del territorio dal terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione, possono concedere l'autorizzazione di cui all’articolo 1, comma 2, a una confessione o a un'associazione religiosa legalmente riconosciuta ai sensi dell'articolo 4 della presente legge, su domanda presentata ai sensi del comma 2 del presente articolo, in conformità ai princìpi stabiliti dall'articolo 3 e previa approvazione da parte della popolazione del comune interessato, espressa mediante referendum indetto secondo le disposizioni del relativo statuto comunale. 2 Ai fini del rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 1, comma 2, la confessione o l'associazione religiosa deve presentare apposita domanda alla regione interessata, corredata del progetto edilizio, del piano economico-finanziario e dell'elenco degli eventuali finanziatori italiani o stranieri, sottoscritta con atto notarile da un numero di aderenti alla confessione o all'associazione religiosa determinato dalla regione stessa. 3 Il progetto definitivo per il quale è concessa l'autorizzazione deve avere dimensioni stabilite in rapporto al numero degli aderenti alla confessione o all'associazione religiosa che lo hanno sottoscritto ai sensi del comma 2. 4 Le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono alla redazione del piano di insediamento dei nuovi edifici destinati all'esercizio dei culti ammessi, che tiene conto del reale numero di immigrati legalmente residenti nel territorio di competenza. 5 Il piano di cui al comma 4 è aggiornato ogni cinque anni e il suo ampliamento deve comunque essere contenuto nella misura del 5 per cento di incremento del rapporto numerico stabilito ai sensi del comma 3. I criteri e le modalità di attuazione del piano sono stabiliti con apposita normativa regionale. 3 (Norme urbanistiche ed edilizie) 1 Le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono ad adeguare le proprie norme in materia urbanistica e, in particolare, le norme relative al recepimento del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, e dell'articolo 16 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, sulla base dei seguenti princìpi: a gli oneri previsti per le opere di urbanizzazione secondaria destinate ai nuovi edifici da adibire all'esercizio dei culti ammessi sono esclusivamente quelli riferiti alle intese sottoscritte ai sensi dell'articolo 8 della Costituzione; b non possono essere edificati o destinati al culto edifici qualora esista già un edificio appartenente a un'altra confessione o un'altra associazione religiosa nell’area compresa entro il raggio di un chilometro; c non possono essere utilizzati in luogo aperto al pubblico strumenti per la diffusione di suoni o di immagini da parte di confessioni o di associazioni religiose, ad esclusione delle confessioni o delle associazioni religiose che abbiano stipulato intese con lo Stato ai sensi dell'articolo 8 della Costituzione; d il piano di cui all'articolo 2, comma 4, deve prevedere norme dirette a garantire l'armonioso sviluppo edilizio nel rispetto delle tipologie edilizie tipiche del territorio interessato. 4 (Delega al Governo in materia di statuti delle confessioni o associazioni religiose e ulteriori disposizioni di competenza statale) 1 Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della giustizia, un decreto legislativo recante i requisiti generali degli statuti delle confessioni o delle associazioni religiose di cui all’articolo 1, comma 2, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a esplicito riconoscimento della democraticità e della laicità dello Stato italiano; b divieto di ogni pratica e attività collegata o collegabile alla dottrina dell'occultismo; c rispetto della vita e della salute dell'uomo in tutte le sue forme; d esplicito riconoscimento della dignità dell'uomo e della famiglia, in conformità ai princìpi costituzionali e, in particolare, all'articolo 29 della Costituzione, nonché ai princìpi stabiliti dall'ordinamento giuridico, dalla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176; e divieto di svolgimento di attività non strettamente collegate all'esercizio del culto negli edifici autorizzati ai sensi della presente legge; tale divieto comprende anche le attività di istruzione e di formazione a qualunque titolo esercitate; f divieto dell'uso di lingue diverse da quella italiana in tutte le attività pubbliche che non sono strettamente collegate all'esercizio del culto. 2 Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 1 è trasmesso alle Camere, ai fini dell'espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari, da rendere entro un mese dalla data della trasmissione.