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Quest'ultima è una forma di tutela del credito che, per la sua estensione (vincolando con privilegio speciale l'intero compendio ereditario immobiliare e, in mancanza, con privilegio generale quello mobiliare) fornisce adeguata protezione ai legittimari lesi o pretermessi. Il diritto di credito di questi ultimi è commisurato al valore del patrimonio ereditario al tempo dell'apertura della successione, il cui criterio normativo di determinazione resta previsto dall'articolo 556 del codice civile. La configurazione come diritto di credito consente tuttavia la relativa soddisfazione anche con uno soltanto dei beni ereditari ovvero con beni diversi da quelli compresi nell'asse, favorendo così la circolazione di questi ultimi e la stabilità del relativo acquisto iure successionis . Essa comporta l'intervento del legislatore delegato sulle norme del codice civile che hanno a presupposto la tutela reale, ferme restando tuttavia le norme sulla categoria dei legittimari e sull'entità delle rispettive quote di successione necessaria. Si tratta di un intervento che adegua la legislazione interna a quella dei principali Paesi europei, senza però rinunciare alle tradizionali finalità di tutela che connotano l'istituto della successione necessaria. La portata innovativa del disegno di legge delega in materia di successione si coglie appieno se si considerano altresì i principi e i criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, lettera d) . Con questi si interviene sul divieto di patti successori previsto dall'articolo 458 del codice civile, che dà applicazione alla norma per la quale l'eredità si devolve per legge o per testamento (articolo 457, primo comma, del codice civile). Si consentono, a determinate condizioni, i patti successori cosiddetti istitutivi (con i quali taluno dispone in vita della propria successione), limitandoli però alla devoluzione di « beni del patrimonio ereditario » che siano specificamente individuati e in favore di « successori » pure « ivi indicati ». Rispondendo alle sollecitazioni di gran parte della dottrina e degli operatori giuridici, si elimina inoltre il divieto di patti successori cosiddetti rinunciativi, intesi come atti negoziali inter vivos , unilaterali o contrattuali, con i quali taluno rinuncia anticipatamente ai diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta o sui beni che ne fanno parte. Entrambe tali eventualità sono contemplate dalla previsione del disegno di legge delega, ma con la significativa limitazione dell'inderogabilità della « quota di riserva prevista dagli articoli 536 e seguenti del codice civile ». Questa limitazione mantiene il vigente divieto della rinuncia ai diritti dei legittimari e all'azione di riduzione finché sia in vita il disponente o il donante. Tuttavia, la delega consente di prevedere la rinuncia irrevocabile anche alla successione « in particolari beni », sicché, se viene contestualmente data attuazione alla previsione di cui alla lettera c) , per la quale la quota riservata è quota di valore, attributiva di un diritto di credito garantito da privilegio, speciale o generale, ferma restando l'integrità di tale quota, sarebbe possibile consentire la rinuncia irrevocabile alla successione necessaria in riferimento a particolari beni, con ciò favorendone la circolazione. L'intervento riformatore in materia successoria si completa col criterio direttivo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera e) . Il certificato successorio europeo (CSE) è stato introdotto col regolamento (UE) n. 650/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni e all'accettazione e all'esecuzione degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo, cui ha fatto seguito il regolamento di esecuzione (UE) n. 1329/2014 della Commissione, del 9 dicembre 2014. L'articolo 32 della legge 30 ottobre 2014, n. 161, (Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea – L egge europea 2013- bis ), ha previsto come autorità competente al rilascio del CSE in Italia il notaio, escludendo perciò qualsiasi possibile attribuzione allo stesso della natura di decisione giurisdizionale, senza tuttavia riconoscervi la natura di atto pubblico, che non sarebbe stata conforme alle previsioni regolamentari. Si tratta di un atto che, allo stato, rinviene infatti tutta intera la sua disciplina nelle disposizioni di cui agli articoli da 62 a 73 di cui al citato regolamento (UE) n. 650/2012, fatta salva la possibilità del reclamo al tribunale in camera di consiglio ai sensi dell'articolo 739 del codice di procedura civile secondo il procedimento tipico degli atti di volontaria giurisdizione. La normativa regola però le successioni con implicazioni transfrontaliere, essendo assolutamente maggioritaria l'interpretazione del regolamento che ne esclude l'applicabilità alle successioni interne. Il disegno di legge reca una delega in linea con il detto apparato normativo, al fine di introdurre uno o più strumenti analoghi per le successioni, che non presentino profili di estraneità all'ordinamento nazionale. La loro individuazione come « misure di semplificazione ereditaria » è correlata a tale scopo da perseguire, in modo da garantire, in primo luogo, la conoscibilità delle vicende successorie e quindi una maggiore certezza ai traffici giuridici aventi ad oggetto beni di provenienza ereditaria. Avuto riguardo alle esigenze del mercato e all'attuale atteggiarsi dei rapporti familiari e sociali, appare infatti inadeguato il sistema di diritto interno che, oltre allo strumento fiscale della dichiarazione di successione, è sostanzialmente basato soltanto sulla pubblicità degli atti di accettazione e di rinuncia all'eredità. Il criterio direttivo che richiede la « conformità al certificato successorio europeo » fa sì che il contenuto e gli effetti di dette misure dovranno essere modulati tenendo presenti le norme regolamentari su richiamate, sia pure con i necessari adattamenti al diritto interno. Verrebbero così superate le possibili questioni di cosiddetti discriminazione a rovescio dovute alla ritenuta non applicabilità delle norme del regolamento (UE) n. 650/2012 e dell'articolo 32 della legge n. 161 del 2014 in riferimento a una successione di diritto interno; discriminazioni che, come è noto, sono irrilevanti per l'ordinamento dell'Unione europea, ma che potrebbero dare luogo a questioni di legittimità costituzionale. Ed invero la Corte costituzionale ha già ritenuto incompatibile con l'articolo 3 della Costituzione la coesistenza di norme interne più restrittive dei diritti dei cittadini italiani rispetto ai cittadini degli altri Stati membri dell'Unione europea residenti o stabiliti nel territorio nazionale e il legislatore nazionale ha ripetutamente previsto la parità di trattamento in riferimento alle norme italiane di recepimento e di attuazione di norme e principi dell'Unione. Sono previsti interventi altresì in materia di contratti, in particolare per quanto concerne l'obbligo della parte di comunicare, nel corso delle trattative per la conclusione del contratto, informazioni di cui sia venuta a conoscenza e che siano determinanti per il consenso.