[pronunce]

che altri rimettenti censurano, sempre in riferimento all'art. 3 Cost., il quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui non dispone che il termine triennale di prescrizione previsto per i reati puniti con pena diversa da quella detentiva e da quella pecuniaria si applichi, inoltre, a tutti gli ulteriori reati di competenza del giudice di pace (r.o. numeri 634, 678, 711 e 727 del 2007); che viene sollevata anche, sempre con riguardo all'art. 3 Cost., una questione di legittimità riferita tanto al primo che al quinto comma dell'art. 157 cod. pen, come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, denunciandone l'irragionevolezza nella parte in cui, nell'ambito dei reati di competenza del giudice di pace, prevedono per le condotte punite con sanzione pecuniaria un termine prescrizionale più lungo di quello fissato per i fatti punibili con sanzioni «paradetentive» (r.o. n. 677 del 2007); che una parte ulteriore delle ordinanze di rimessione – sul contrario assunto che l'allineamento dei tempi di prescrizione (asseritamente necessario alla luce dell'art. 3 Cost.) dovrebbe realizzarsi mediante l'applicazione generalizzata dei termini più lunghi – prospetta l'illegittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede un termine prescrizionale di tre anni quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria (r.o. numeri 577, 584, 680, 716 e 804 del 2007, n. 114 del 2008); che il Giudice di pace di Cagliari solleva, con riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 157 cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede, per i reati puniti con pene diverse da quelle detentive e da quelle pecuniarie, termini di prescrizione «diversi» da quelli previsti per i reati puniti con le sole pene pecuniarie (r.o. n. 614 del 2007); che, infine, il Giudice di pace di La Spezia, sempre con riguardo all'art. 3 Cost., dubita della legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, per la parte in cui non dispone che il termine triennale di prescrizione previsto per i reati puniti con pena diversa da quella detentiva e da quella pecuniaria si applichi a tutti gli ulteriori reati di competenza del giudice di pace, ovvero per la parte in cui prevede un termine prescrizionale di tre anni quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria (r.o. n. 608 del 2007); che tutte le questioni sollevate riguardano l'attuale disciplina della prescrizione per i reati di competenza del giudice di pace, cosicché appare opportuna la riunione dei relativi giudizi; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Mantova (r.o. n. 577 del 2007), relativamente al novellato quinto comma dell'art. 156 cod. pen. , è manifestamente inammissibile; che infatti l'ordinanza di rimessione – pur mirata ad un'ablazione della norma censurata – esprime solo una generica doglianza per il trattamento asseritamente diversificato dei reati di competenza del giudice di pace, ed è inoltre priva, in punto di rilevanza, di una motivazione anche soltanto implicita, posto che nel giudizio a quo si procede, secondo l'interpretazione adottata dallo stesso rimettente, per reati riconducibili sia al primo sia al quinto comma dell'art. 157 cod. pen; che anche la questione sollevata dal Giudice di pace di La Spezia (r.o. n. 608 del 2007), sempre con riguardo al quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , è manifestamente inammissibile, poiché, tra l'altro, il dispositivo del provvedimento sollecita indifferentemente, in termini di alternativa irrisolta, un intervento di ablazione mirato ad allineare i termini di prescrizione verso l'alto ed una decisione additiva che, invece, varrebbe a generalizzare il termine di tre anni previsto dalla norma censurata; che, del pari, risulta manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Giudice di pace di Cagliari (r.o. n. 614 del 2007), ove l'art. 157 cod. pen. è censurato in quanto prevede termini prescrizionali «diversi» per i più gravi tra i reati attribuiti alla competenza del giudice di pace, senza l'indicazione dell'intervento mediante il quale questa Corte dovrebbe rimuovere la denunciata situazione di irrazionalità, così dando luogo ad un petitum sostanzialmente indeterminato; che analoga situazione si riscontra per la questione sollevata, in relazione al primo ed al quinto comma dell'art. 157 cod. pen. dal Tribunale di Varese (r.o. n. 677 del 2007), posto che il rimettente, pur orientato a sollecitare un allineamento verso il basso dei termini prescrizionali, si limita ad investire questa Corte affinché «valuti la conformità» delle norme censurate al dettato costituzionale; che va dichiarata, ancora, la manifesta inammissibilità della questione sollevata dal Tribunale di Bari (r.o. n. 711 del 2007), posto che la relativa motivazione non ne chiarisce i presupposti di rilevanza, trascurando il disposto del comma 2 dell'art. 10 della legge n. 251 del 2005 e mirando comunque il rimettente, almeno nell'enunciato formale, alla generalizzazione di quel termine triennale che già dovrebbe applicarsi nel giudizio a quo, ove si procede per un reato punibile con le pene cosiddette paradetentive; che risulta manifestamente inammissibile, infine, anche la questione sollevata dal Giudice di pace di Benevento (r.o. n. 114 del 2008), per l'incompleta descrizione del fatto e per la carenza, comunque, di un'autonoma ed adeguata motivazione in ordine alle ragioni dell'asserito contrasto della norma censurata con i principi di ragionevolezza ed uguaglianza desunti dall'art. 3 Cost.; che le ulteriori questioni di legittimità costituzionale cui si riferisce il presente giudizio – sollevate dal Tribunale di Trento, sezione distaccata di Tione di Trento (r.o. n. 584 del 2007), dal Tribunale di Biella (r.o. numeri 634 e 727 del 2007) , dal Tribunale di Varese (r.o. n. 678 del 2007), dal Giudice di pace di Firenze (r.o. numeri 680 e 804 del 2007), dal Giudice di pace di Benevento (r.o. n. 716 del 2007), dal Tribunale di Reggio Emilia (r.o. numeri 734, 735 e 786 del 2007, n. 155 del 2008) – sono manifestamente infondate, in quanto prospettate in base ad un erroneo presupposto interpretativo;