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Noi sappiamo benissimo da che parte stare, sia quando siamo al Governo, sia quando siamo all'opposizione (Applausi) , e lo abbiamo sempre dimostrato, per primi, essendo al fianco dell'Ucraina, con parole coraggiose da parte del segretario del Partito Democratico Enrico Letta, il primo a dire che avremmo messo in campo ogni tipo di sostegno e aiuto a un popolo aggredito da una potenza nucleare. Oggi siamo chiamati a decidere sulla ratifica affinché Svezia e Finlandia possano entrare a far parte dell'Alleanza atlantica, qualcosa di impensabile fino a qualche mese fa, come dimostra il dibattito all'interno delle società svedese e finlandese. Registro a volte un dibattito molto semplificato, provinciale, da parte di alcune forze politiche, tutto italiano, tutto ideologico, senza il minimo rispetto per il dibattito in quei Paesi, per la paura e la preoccupazione che sono emerse rispetto a un cambio di fase, di atteggiamento e di postura della Russia nei confronti di quei Paesi. Quei Governi hanno cambiato radicalmente la loro posizione, perché è successo un fatto eclatante, una cesura notevole nella geopolitica, nei rapporti e nelle relazioni internazionali nel cuore dell'Europa: un'aggressione che ha toccato i due principi cardine della comunità internazionale, l'inviolabilità dei confini e l'integrità territoriale, qualcosa che non poteva rimanere senza risposta e che rappresentava un attacco, infine, alle democrazie liberali. Ciò che ha più colpito Putin è che in una capitale a pochi chilometri dai confini della Russia ci fosse un Governo che decidesse non più di guardare a una relazione privilegiata con Mosca, ma a Bruxelles, a una comunità di valori, di principi, in cui persone, merci e servizi possono girare liberamente, quindi a un diverso modello, e questo era per lui inaccettabile. Allora oggi assume una rilevanza particolare la scelta che noi facciamo, tra l'altro in una situazione particolare, di campagna elettorale. In questo condivido quello che ha detto il presidente Urso: ci sono temi che devono essere messi al riparo dalla campagna elettorale e che devono essere patrimonio di tutte le forze politiche con cultura di governo. Noi da questo punto di vista non abbiamo dubbi. Questa ratifica è importante per un altro motivo: è la risposta più efficace a chi pensava che noi potessimo in qualche modo far finta di niente davanti all'aggressione russa, alla sottovalutazione di Putin rispetto alla reazione del mondo occidentale, dell'Alleanza atlantica, dei Paesi principali dell'Unione europea; egli pensava addirittura di poter frenare le ambizioni dell'Ucraina a entrare nella NATO, tema di discussione anche all'interno della stessa Alleanza atlantica. Lo stesso Governo italiano, dal 2008 in poi, ha avuto non dico perplessità, ma molta prudenza sulla politica delle porte aperte nei confronti dell'Ucraina, tutta da decidere e da approfondire. Putin è riuscito a ottenere l'effetto opposto: far maturare all'interno di Svezia e Finlandia, prima nelle opinioni pubbliche, poi nei Governi, una scelta radicale di discontinuità rispetto al passato, pienamente sostenuta dai partner atlantici e dai principali Paesi europei. È quindi doppiamente importante questa ratifica, non ordinaria, ma simbolica, che facciamo bene ad approvare insieme oggi. Il voto del Partito Democratico, che è sempre stato coerente con gli assi della politica estera italiana e con l'appartenenza alle istituzioni euroatlantiche, non può che essere convintamente favorevole sul disegno di legge di ratifica al nostro esame. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signora Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, questo è un provvedimento di straordinaria importanza, che potremmo definire storico. È stato assegnato solamente questa mattina alla Commissione affari esteri e, come primo atto del mio intervento, credo di dover riconoscere alla presidente della Commissione affari esteri, senatrice Stefania Craxi, di essere riuscita a calendarizzarlo in tempi record con grande capacità e grazie al lavoro degli uffici (voglio ringraziare a questo proposito il dottor Baiocchi e tutti i funzionari). Soprattutto devo dire che abbiamo segnato un record : come molti di voi sanno, l'argomento dell'adesione alla NATO sarà trattato alle ore 19,30, ora italiana, dal Senato americano, quindi presumibilmente arriveremo prima dei nostri alleati. Questo è un motivo di vanto e di merito anche per l'Italia, che ha dimostrato grande fedeltà ai valori dell'Alleanza atlantica e ai valori occidentali. Come Forza Italia, siamo sempre rimasti, per tradizione politica, sulla strada indicata dal presidente Berlusconi, ossia la via della pace. Diceva la saggezza latina: si vis pacem, para bellum . Dobbiamo avere questo principio sempre ben presente, perché, se pensiamo che attraverso il pacifismo o attraverso i "pacifinti" si possa raggiungere la pace, ci mettiamo immediatamente fuori strada. Oggi abbiamo un compito e lo dico all'amico Dessì, il quale mi è umanamente simpatico, ma non accetto che si possa pensare che tutti coloro che non sono dalla parte di Cuba, di Maduro o della Cina siano sulla strada sbagliata. Noi difendiamo la democrazia, l'Occidente e soprattutto un grande principio, quello della libertà, che il presidente Silvio Berlusconi ci ha indicato come faro nella nostra attività politica. Lo dico al collega Dessì: c'è un prima e un dopo; è inutile decontestualizzare determinati comportamenti, una stretta di mano, un accordo magari internazionale - penso a Pratica di Mare e all'importanza che ebbe quell'accordo - perché il prima e il dopo sono rappresentati dal 24 febbraio di quest'anno, data dell'invasione dell'Ucraina da parte della Federazione Russa. Oggi dobbiamo quindi capire qual è la scelta di campo. È cambiato radicalmente - lo dobbiamo dire - il panorama geostrategico europeo e mondiale, in conseguenza di tale attacco. Peraltro, le forze russe, che si illudevano di replicare il successo dell'occupazione della Crimea, si trovano, a distanza di oltre cinque mesi dall'inizio delle operazioni, a vantare una modesta penetrazione in quello che definiscono il loro territorio nemico: un risultato contenuto, per una Nazione che rivendica lo status di superpotenza planetaria; quello che purtroppo non è l'Europa, e anche su questo dobbiamo interrogarci. Il conflitto ha dato infatti un'accelerazione a tante cose e l'Europa non può essere solo quella della moneta unica: dobbiamo diventare un'Europa politica con una sua politica estera comune, una sua politica di difesa comune e una sua politica energetica e di approvvigionamento delle materie prime comune. Se usciamo fuori da questo perimetro, il rischio di un conflitto, anche all'interno di un'Europa non superpotenza, è più che concreto. La Federazione Russa è ora colpita da durissime sanzioni, che ne minano le produzioni civili e militari, e soprattutto si è posta in una condizione di completo isolamento internazionale. Voglio ricordare che nemmeno la Bielorussia di Lukashenko, che all'inizio sembrava determinata a farlo, ha seguito la politica di Putin.