[pronunce]

Né l'omessa considerazione, da parte del giudice a quo, dell'entrata in vigore e dell'applicazione della legge regionale 10 novembre 1997, n. 42, successiva rispetto ai fatti per i quali si procede penalmente, è idonea ad inficiare la sufficienza di tale motivazione. 3. - Nel merito, la questione non è fondata. La normativa statale che viene in considerazione, per ragioni di rilevanza, è quella contenuta nel d.P.R. n. 43 del 1988, successivamente abrogata e sostituita dal d.lgs. 13 aprile 1999, n. 112. L'art. 24 del d.P.R. n. 43 del 1988 (cui corrisponde l'art. 18 della legge regionale siciliana n. 35 del 1990, che, per quanto qui interessa, rinvia ad esso o lo ricalca interamente) prevedeva che in caso di vacanza della concessione del servizio di riscossione dei tributi, che si espleta in regime di concessione amministrativa (articoli 2 e 7 del d.P.R. n. 43 del 1988) nei singoli ambiti territoriali, “in attesa del nuovo conferimento della gestione del servizio” fosse nominato un “commissario governativo delegato provvisoriamente alla riscossione”, scelto fra i soggetti abilitati che ne avessero fatto richiesta (comma 1), o, in mancanza, in persona del concessionario di un ambito territoriale contiguo “che abbia l'organizzazione più idonea a garantire temporaneamente lo svolgimento del servizio di riscossione” (comma 2). Al commissario “si applicano le norme stabilite per il concessionario, salvo quanto disposto” nei successivi articoli (comma 3). In particolare, per quanto riguarda gli obblighi del commissario, l'art. 26 (cui rinvia l'art. 18, comma 3, della legge regionale) stabiliva che esso risponde (salvo esonero stabilito “in situazioni particolari” dall'autorità amministrativa) del non riscosso come riscosso, ed è tenuto a prestare cauzione: alla stessa stregua, peraltro, di quanto disponeva l'art. 32, rispettivamente al comma 3 e al comma 4, per il concessionario (mentre qui non vengono in rilievo né la successiva abrogazione dell'art. 32, comma 3, disposta dall'art. 2 del d.lgs. 22 febbraio 1999, n. 37, né il quesito se anche al commissario si applicasse la norma da ultimo citata, che disponeva l'abrogazione di “ogni disposizione” che imponeva ai concessionari l'obbligo del non riscosso come riscosso). Quanto all'aspetto economico, l'art. 25 del d.P.R. n. 43 del 1988 (cui pure rinvia l'art. 18, comma 3, della legge regionale n. 35 del 1990) prevedeva che con il decreto di nomina del commissario governativo venissero stabilite, “di norma entro i limiti determinati per il precedente concessionario, la misura delle commissioni, dei compensi e dei rimborsi delle spese a lui spettanti”, nonché le modalità di partecipazione delle amministrazioni pubbliche alle spese per i locali e per gli arredi necessari all'adempimento del servizio di riscossione, “restando a carico del commissario stesso le altre spese di gestione”. A sua volta l'art. 61 del d.P.R. n. 43 del 1988 (cui corrisponde e in larga parte rinvia l'art. 23 della legge regionale) disciplinava dettagliatamente la determinazione dei compensi e dei rimborsi spese spettanti al concessionario, prevedendo fra l'altro (comma 3, primo periodo) che “la remunerazione del servizio di riscossione viene determinata in modo da assicurare una percentuale non differenziata di utile per ogni concessionario sulla base dei dati di redditività media e dei costi medi di gestione a livello nazionale rapportati ad ogni concessionario o a gruppi di concessionari”, tenendo comunque conto di una serie di elementi concreti ivi specificati, fra cui anche il personale eccedente le necessità operative della concessione, mantenuto obbligatoriamente in servizio; e che tale remunerazione fosse articolata in varie voci, in parte a carico dell'amministrazione e in parte a carico dei contribuenti, fra cui (comma 3, lettera d) “un compenso in cifra fissa per ciascun abitante servito, differenziato per ogni ambito territoriale e determinato in relazione al prevedibile ammontare delle commissioni, dei compensi, dei rimborsi spese e degli interessi di mora spettanti ai concessionari (…) al fine di assicurare la remunerazione calcolata” con i criteri previsti dal citato primo periodo dello stesso comma 3. A sua volta, il comma 8 dell'art. 61 stabiliva che “al fine di assicurare la permanenza dell'equilibrio economico di ogni singola gestione viene effettuata, con periodicità biennale, la revisione delle misure delle commissioni, dei compensi, dei rimborsi delle spese tenuto conto anche del tasso di inflazione programmato dal Governo per il biennio successivo, nonché delle eventuali modifiche alle condizioni originarie della concessione conseguenti ad intervenute modifiche normative”. È a tale provvedimento di rideterminazione periodica della remunerazione che faceva riferimento l'art. 18, comma 1, del d.P.R. n. 43 del 1988, prevedendo la facoltà del concessionario di recedere dalla concessione con preavviso di sei mesi, con dichiarazione notificata entro trenta giorni dalla comunicazione del decreto di revisione biennale dei compensi. 4. - Il remittente, facendo proprie le tesi delle parti private, espone in sostanza due censure: che le norme impugnate comportassero l'obbligo per il commissario di gestire l'attività d'impresa con tutti gli oneri gravanti sul concessionario ma senza averne i diritti, e pertanto anche in condizioni antieconomiche, e che tale obbligo potesse essere imposto senza un ragionevole limite temporale. Ma tali censure non trovano riscontro oggettivo nella normativa che si è richiamata. Essa infatti, come si è visto, configurava la posizione del commissario, in linea di principio, alla stessa stregua di quella del concessionario (art. 24, comma 3, del d.P.R. n. 43 del 1988); e in particolare, per quanto riguarda l'aspetto economico, prevedeva dettagliatamente i criteri e le modalità per assicurare l'equilibrio economico delle gestioni dei concessionari (art. 61 dello stesso decreto), ed esplicitamente rinviava agli stessi criteri con riferimento al commissario governativo delegato provvisoriamente alla riscossione, nel prevedere che i relativi compensi e rimborsi venissero stabiliti di norma entro i limiti determinati per il precedente concessionario (art. 25 dello stesso decreto). Non è vero dunque che il commissario avesse gli obblighi ma non i diritti del concessionario.