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A riguardo sarebbe stato più rispettoso delle autonomie locali concedere, in luogo dello stralcio, un termine all'ente creditore per la riattivazione del credito non prescritto mediante la notifica di un'ingiunzione di pagamento entro la data prestabilita, salvaguardando così i bilanci degli enti locali coinvolti. Per tutte le motivazioni che abbiamo elencato e le valutazioni fatte, chiediamo, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame del disegno di legge n. 886. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. COMINCINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, il decreto-legge al nostro esame, come è stato illustrato nelle relazioni svolte dal banco delle Commissioni e nelle pregiudiziali presentate poco fa, si caratterizza come un decreto-legge privo delle ragioni di urgenza che la nostra Costituzione rende necessarie affinché il Governo possa emanare un decreto-legge e quindi sostituirsi al potere legislativo attribuito al Parlamento. Abbiamo poi una eterogeneità di misure che ne caratterizzano il contenuto. Sono state più volte richiamate sentenze della Corte costituzionale che hanno ben illustrato, hanno ben indicato la strada che dovrebbe essere seguita dal Governo per poter utilizzare questo strumento finalizzato a legiferare in maniera urgente, ma non sembra che tali criteri siano stati recepiti dall'Esecutivo. Ci troviamo quindi di fronte ad un decreto-legge che è una sorta di arca di Noè, che tenta di mettere in sicurezza una serie di benefici, o addirittura di ampliare alcuni benefici per categorie limitate, senza che vi sia una connessione chiara ed evidente fra le differenti misure. È uno spezzatino. Sono misure che, peraltro, portano anche a discriminare i contribuenti. Vi è un atteggiamento discriminatorio: il provvedimento discrimina perché penalizza quei contribuenti che adempiono alla loro obbligazioni tributarie, che pagano per intero l'imposta e premia invece in modo ingiustificato chi non ha dichiarato e pagato per tempo quanto dovuto; questo è grave che avvenga da parte dello Stato. Come è stato illustrato nella relazione di minoranza, il fatto che questo decreto-legge abbia visto la luce due volte evidenzia come il Governo stesso abbia avuto serie difficoltà nell'elaborare la propria strategia ma di fatto la strategia non c'è. La ragione per cui è stato riapprovato dal Consiglio dei ministri è perché all'interno della maggioranza si era creato un evidente vulnus su uno dei punti chiave del decreto che in Commissione, a colpi di emendamenti, di riscritture, di molteplici versioni dello stesso emendamento, è stato ulteriormente sgonfiato. Ma allora ci chiediamo quali siano le ragioni e se sussistano le motivazioni che portano oggi a votare un decreto-legge che non aveva ragioni di effettiva urgenza perché la trattazione delle misure che contiene poteva essere oggetto di un ordinario disegno di legge. Addirittura alcune di queste misure potevano tranquillamente essere inserite nella legge di bilancio che l'altro ramo del Parlamento ha iniziato a discutere. Crediamo che il rispetto che si deve alla Costituzione e alle modalità con le quali il Governo è chiamato ad intervenire nella funzione legislativa debbano far ragionare tutti in quest'Aula sul fatto che non vi sono ragioni per proseguire nell'esame del decreto-legge. Se entriamo poi nel merito, come è stato evidenziato nelle relazioni e nelle questioni pregiudiziali, abbiamo una serie di elementi critici, da un lato discriminatori - come è stato richiamato - ma dall'altro anche troppo contraddittori fra loro e troppo confusi. Si parla infatti di Ferrovie dello Stato, autorità portuali, cassa integrazione, missioni internazionali, banche di credito cooperativo, edilizia convenzionata, oltre a tutta la materia dei condoni e delle sanatorie, come è stato illustrato: sono troppe materie, tra loro diversificate, senza che emerga in maniera chiara dove sia l'urgenza di dover procedere con un decreto-legge, anziché con provvedimenti legislativi ordinari diversificati. Se poi consideriamo come l'atteggiamento del Governo, con il provvedimento in esame, miri a sollecitare e a solleticare quel comportamento, che invece dovrebbe essere condannato, che è quello di essere furbi in relazione alle proprie responsabilità fiscali nei confronti dello Stato, comprendiamo che questo è un decreto-legge che, anche dal punto di vista della pedagogia politica, dovrebbe essere subito accantonato e non dovrebbe essere discusso. Quali dovevano essere le misure urgenti, che potevano essere contenute nel provvedimento in esame e che invece non ci sono? Penso alle misure con cui si sarebbe potuto continuare nella virtuosa azione di recupero dell'evasione fiscale: sono state già citate e non è la prima volta che ciò emerge. Quando abbiamo approvato il rendiconto del 2017 è stato certificato, da parte del Governo, che l'evasione fiscale recuperata aveva assunto dimensioni considerevoli. Questa è l'azione che dovrebbe essere incentivata da parte del Governo e che dovrebbe essere ulteriormente sviluppata, ma di questa misura non vi è traccia. L'altra misura è quella che dovrebbe andare in maniera strutturata a proseguire nella riduzione della pressione fiscale e invece, nuovamente, il decreto-legge in esame non fa che piccoli ritocchi - come è stato fatto notare nella discussione - con misure che vanno a dare piccoli benefici a porzioni limitate di contribuenti. Nulla a che vedere con le azioni intraprese dai Governi precedenti e che hanno consentito di portare a una riduzione superiore al punto percentuale della pressione fiscale. Un recupero dell'evasione per 20 miliardi di euro rappresenta qualcosa di estremamente significativo, che consente a chi deve recuperare risorse per poter finanziare le proprie misure - come deve fare il Governo - di poter fare ragionamenti sicuramente più coerenti con gli obiettivi che ci si è dati. Invece il decreto-legge in esame e le misure in esso contenute tendono a fare regali a chi le tasse non le ha pagate. Nella relazione del senatore Fenu si evidenziava che è evasore colui che, pur volendo pagare le tasse, non ha potuto farlo per le rigidità della normativa e si è sostenuto che il decreto-legge in esame tuteli la dignità dei lavoratori, dei contribuenti e delle imprese. A mio avviso è il contrario, proprio per il fatto che il decreto-legge non va a tutelare la dignità dei lavoratori che pagano ordinariamente le tasse, non va a tutelare la dignità dei contribuenti che regolarmente adempiono ai propri doveri fiscali, non va a tutelare la dignità delle imprese che ordinariamente e con fatica pagano le tasse. Queste considerazioni ci fanno dunque dire che il decreto-legge in esame non è per la dignità e la correttezza del rapporto tra contribuente e Stato. Per queste ragioni crediamo che non vi siano motivazioni per procedere nell'esame di questo decreto-legge e il nostro invito al Governo è di ritirarlo e di procedere lavorando in Parlamento con provvedimenti che indichino davvero l'indirizzo dell'Esecutivo e del Paese.