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l'articolo trova applicazione in materia ambientale, sia che l'inquinamento venga direttamente causato dallo Stato, sia che la responsabilità dello Stato stesso derivi dalla mancanza di un'adeguata disciplina di un'attività privata, o comunque di assenza di controllo; tenuto conto che: i cittadini hanno deciso di citare in giudizio l'Ilva di Taranto, per chiedere il legittimo risarcimento relativo al deprezzamento commerciale degli immobili, per via dell'inquinamento causato dallo stabilimento siderurgico; la Corte di cassazione penale, con la sentenza n. 38936 del 24 ottobre 2005, ha certificato che le emissioni dell'Ilva ammontano a circa 58 tonnellate al giorno di granuli minerari e che circa l'80 per cento di tali polveri continuano a cadere sul quartiere Tamburi; apprezzato il fatto che: benché i giudici di merito del tribunale di Taranto abbiano accertato la continuità di tali quantità immesse e il superamento di ogni tollerabilità prevista dalla legge, e, quindi, il diritto dei proprietari degli immobili al risarcimento, sarebbero stati risarciti solo i proprietari che hanno avuto il pronunciamento giudiziale favorevole prima dell'insediamento dell'amministrazione straordinaria, e non invece quelli che lo avrebbero ottenuto successivamente; con la chiusura della vertenza e del commissariamento e con il passaggio, dal 1° novembre 2018, alla nuova gestione di Arcelor-Mittal l'incertezza per i residenti del rione Tamburi si aggrava, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e se dispongano di nuove ed ulteriori informazioni al riguardo e se il deprezzamento, derivando da inquinamento, sia annoverato tra i danni ambientali; quali iniziative intendano assumere per tutelare i soggetti danneggiati e provvedere al risarcimento in favore dei cittadini del rione Tamburi che abbiano richiesto tali danni per via giudiziaria, ovvero con denuncia penale, anche qualora tali cause non siano ancora giunte a sentenza. Atto n. 4-01013 PAPATHEU Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'art. 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, ha istituito la Nuova assicurazione sociale per l'impiego (Naspi), indennità mensile di disoccupazione, che sostituisce le precedenti prestazioni di disoccupazione Aspi e MiniAspi, in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria, che si sono verificati a decorrere dal 1° maggio 2015. Con successivo decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, è stata disposta l'introduzione del riconoscimento alle famiglie del reddito di inclusione sociale (Rei), misura di contrasto alla povertà, condizionata alla valutazione dello status economico dei cittadini; il Governo intende introdurre, in sostituzione del Rei, a partire dall'anno 2019 il reddito di cittadinanza, erogazione monetaria mediante accreditamento mensile di una somma di denaro per il sostentamento ai cittadini privi di reddito o il cui reddito, da lavoro o pensione, non raggiunga quella che viene definita "soglia di povertà" (stabilita dall'Istat). L'attribuzione del reddito di cittadinanza prevede tra i criteri di valutazione ed assegnazione l'indicatore della situazione economica equivalente, il cui acronimo è Isee, strumento che permette di misurare la condizione economica delle famiglie italiane. Tale indicatore tiene conto del reddito, del patrimonio (mobiliare e immobiliare) e delle caratteristiche di un nucleo familiare (per numerosità e tipologia). Gli elementi di cui l'Isee tiene conto sono, secondo il decreto: reddito, patrimonio mobiliare, patrimonio immobiliare, nucleo familiare, caratteristiche del nucleo familiare; il reddito di cittadinanza, a quanto risulta, andrà a sostituire gradualmente le principali forme di previdenza attualmente in vigore, come il reddito di inclusione e l'indennità di disoccupazione. Stando alle ultime stime dei tecnici del Governo, da marzo 2019 chi percepiva il "Rei" avrà diritto di accesso alla nuova misura, con aggiornamento del requisito Isee (che nel Rei veniva stimato in 6.000 euro annui di Isee per nucleo familiare) non superiore a 9.360 euro e un contributo mensile pari a 780 euro; l'elargizione del reddito di cittadinanza non risolverà in alcun modo i problemi occupazionali degli italiani ed appare ancor più preoccupante l'intendimento del Governo di sopprimere le altre forme di previdenza sinora in vigore, senza aver chiarito se tale azione comprenderà anche la Naspi ed in quale misura, con il conseguente rischio di un aggravio della situazione per alcune fasce sociali, come quella dei lavoratori stagionali del turismo; in diverse realtà territoriali italiane, specie al Sud ed in particolare in Sicilia, dove il turismo è la principale fonte di economia, e dove le condizioni climatiche, ambientali e strutturali favoriscono politiche principalmente finalizzate alla ricettività, in questi anni il periodo di impiego dei lavoratori del settore turismo si è ridotto a pochi mesi (in media ad 8 al massimo e per lo più a 6) e, in molti casi, i lavoratori non riescono nemmeno a maturare i requisiti contrattuali minimi, essenziali per percepire l'attuale indennità Naspi, unica fonte di sostentamento a decorrere dal momento in cui le aziende chiudono, per la maggior parte alla fine di ottobre, e riaprono poi l'anno successivo, in primavera. Molti lavoratori rischiano di finire in una condizione di povertà in un quadro sociale, nel quale l'attuale sistema di calcolo della Naspi ha già determinato dinamiche ulteriormente negative in ambito pensionistico; ove non dovesse più essere elargita nemmeno la Naspi, migliaia di lavoratori stagionali del turismo sembrano destinati a non poter accedere nemmeno all'ipotizzato reddito di cittadinanza di 780 euro, poiché gli stessi non rientrerebbero nella soglia del limite di reddito Isee 2019 fissata a quota 9.360 euro, poiché nei mesi lavorativi in cui saranno contrattualizzati supereranno, come percepimento complessivo, tale quota. Inoltre, per chi detiene comunque una casa di proprietà, l'importo spettante agli aventi diritto del reddito di cittadinanza scenderebbe a 500 euro, poiché si prevede una detrazione di 280 euro di affitto ipotetico. Pertanto si rischia una grave condizione di assoluto disagio economico e sociale per tanti lavoratori stagionali, che potrebbero vedersi negata qualsiasi forma di accesso ad un sussidio per affrontare il periodo di disoccupazione involontaria, si chiede di sapere: se il Governo intenda abolire la Naspi o se tale indennità rimarrà in vigore e con quali modalità, ritenendo in tal caso che la nuova assicurazione sociale per l'impiego necessiti di una riforma urgente con irrimandabili modifiche strutturali da inserire nella istituenda legge di bilancio per il 2019; quali provvedimenti, inoltre, intenda porre in essere a tutela dei lavoratori stagionali del turismo, con riferimento anche ai criteri del previsto reddito di cittadinanza, a proposito del quale si prospetterebbe l'eventuale impossibilità normativa e reddituale di accesso al sostegno per i lavoratori del comparto turistico-ricettivo nel periodo di non occupazione.