[pronunce]

che – osserva l'Avvocatura generale dello Stato – il comma 1 dell'art. 126-bis del codice della strada, nello stabilire che in occasione del rilascio della patente di guida venga attribuito al titolare un punteggio iniziale di venti punti, prevede, altresì, che esso subisca delle decurtazioni, nella misura indicata nella tabella allegata al medesimo articolo 126-bis, a seguito della comunicazione, all'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, «della violazione di una delle norme per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente ovvero di una tra le norme di comportamento di cui al titolo V, indicate nella tabella medesima»; che, conseguentemente, essendo la sanzione accessoria della sospensione della patente prevista anche per l'infrazione stradale di cui al comma 14 dell'art. 148, non meno che per le altre contemplate dai commi da 9 a 13 del medesimo articolo (applicandosi, anzi, nel primo caso, per un periodo che è addirittura superiore – da due a quattro mesi – a quello previsto – da uno a tre mesi – per tali ulteriori infrazioni), già questo elemento dovrebbe indurre ad escludere la correttezza dell'interpretazione proposta dal rimettente; che tale conclusione sarebbe confermata, oltre che dal tenore dell'art. 126-bis del codice della strada (e dalla ratio sottostante a tale norma, che è quella di assoggettare ognuna delle infrazioni per le quali è prevista la sanzione della sospensione della patente anche a quella della decurtazione del punteggio dalla patente di guida), dalla stessa formulazione letterale del terzo periodo del comma 16 dell'art. 148 dello stesso codice (al quale, come detto, rinvia la tabella allegata al predetto art. 126-bis nel fissare la misura della decurtazione prevista in relazione alle singole infrazioni ivi considerate); che esso, infatti, si riferisce – osserva sempre la difesa statale – alle «violazioni di cui al presente comma», senza operare distinzioni di sorta, ciò che espliciterebbe «l'intento di comprendere nella previsione tutte le violazioni richiamate nell'intero comma», inclusa, così, anche quella prevista dal comma 14 del medesimo art. 148; che, del resto, se lo scopo del legislatore fosse stato quello contrario, ossia di escludere tale infrazione (così derogando, peraltro, al principio del generale assoggettamento alla sanzione della decurtazione del punteggio dalla patente di guida di tutte le infrazioni per le quali sia prevista anche la sospensione della stessa, e dunque introducendo «una grave lacuna normativa nel sistema delineato dalle disposizioni in esame»), il richiamo contenuto nel comma 16 dell'art. 148 avrebbe dovuto essere – evidenzia ancora l'Avvocatura dello Stato – «alle violazioni indicate “nel primo periodo” del presente comma», atteso che è questo, e non il terzo periodo, a riferirsi nominatim alle infrazioni di cui ai commi 9, 10, 11, 12 e 13 del citato art. 148; che alla luce, quindi, di un'interpretazione sistematica di tutte le norme che vengono in rilievo nel caso in esame «emerge» – conclude la difesa statale – «un'evidente conformità delle scelte operate dal legislatore al canone della ragionevolezza», vale a dire il solo profilo che può formare oggetto dello scrutinio di costituzionalità che investa le scelte discrezionali compiute dal legislatore in relazione all'individuazione delle condotte punibili ed alla quantificazione delle relative sanzioni (è citata, in particolare, l'ordinanza della Corte costituzionale n. 45 del 2006). Considerato che il Giudice di pace di Palermo ha sollevato – in riferimento all'articolo 3 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'articolo 126-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 7, comma 1, del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), come modificato dall'art. 7, comma 3, lettera b), del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 1° agosto 2003, n. 214, nonché «della tabella punteggi in esso previsti»; che l'iniziativa assunta dal remittente mira a far accertare l'asserita irragionevolezza della scelta del legislatore di prevedere, limitatamente alla decurtazione del punteggio dalla patente di guida, un trattamento più severo per l'infrazione oggetto del giudizio principale (art. 148, comma 11, del codice della strada), rispetto alla più grave violazione di cui al comma 14 del medesimo art. 148, essendo – a suo avviso – prevista soltanto per la prima, a carico del conducente responsabile della violazione, la perdita di dieci punti dalla patente di guida; che, tuttavia, il giudice a quo non si è fatto carico di individuare una diversa possibile interpretazione della norma censurata, idonea ad escludere l'ipotizzata disparità di trattamento tra le due fattispecie poste a confronto; che a sostegno di una simile opzione ermeneutica – come esattamente osserva l'Avvocatura generale dello Stato – si possono trarre argomenti, innanzitutto, dalla lettera del comma 1 del censurato art. 126-bis del codice della strada, che fissa come principio generale quello secondo cui il punteggio sulla patente di guida «subisce decurtazioni» in conseguenza «della violazione di una delle norme per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente» (e tale è il caso, appunto, della violazione anche del comma 14 del citato art. 148 del medesimo codice); che, pertanto, a fronte di tale principio generale, è logico supporre che se il legislatore avesse inteso prevedere una eccezione (per l'infrazione da ultimo menzionata) avrebbe dato vita ad una deroga espressa; che, inoltre, nella medesima prospettiva – e cioè di ritenere assoggettate allo stesso trattamento, in punto di decurtazione del punteggio dalla patente di guida, tutte le ipotesi di divieto di sorpasso previste dall'art. 148 del codice della strada – non è irrilevante il fatto che il «terzo periodo» del comma 16 del citato articolo 148 (al quale rinvia la tabella allegata all'art. 126-bis del medesimo codice per sancire la misura della decurtazione del punteggio della patente di guida) si riferisce, indistintamente, a (tutte) «le violazioni di cui al presente comma» (e non soltanto a quelle di cui al «terzo periodo», e cioè le violazioni di cui ai commi da 9 a 13 dello stesso art. 148);