[pronunce]

che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la Corte costituzionale dichiari inammissibile o comunque infondata la questione sollevata; che, secondo la difesa erariale, la questione sarebbe inammissibile in particolare in quanto non è stato impugnato l'art. 24, comma 1, lettera f), del d.lgs. n. 545 del 1992, il quale, disponendo che il consiglio di presidenza della giustizia tributaria «stabilisce i criteri di massima per la formazione delle sezioni e dei collegi giudicanti», costituirebbe il presupposto delle altre norme sospettate di illegittimità costituzionale; che, comunque, la questione sarebbe infondata, rendendosi possibile una lettura costituzionalmente orientata della norma e tenuto conto dell'ormai consolidata giurisprudenza costituzionale, secondo la quale l'art. 25 della Costituzione impone la necessità di regole che garantiscano l'assoluta imparzialità degli organi giudiziari, senza pretendere che tali regole provengano direttamente da una fonte legislativa. Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Cagliari dubita della legittimità costituzionale dell'art. 6, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 545 del 1992, nonché degli artt. 26 e 30 del d.lgs. n. 546 del 1992, nella parte in cui, nel disciplinare la composizione dei collegi, l'assegnazione dei ricorsi e la nomina del relatore, riconoscerebbero al presidente delle commissioni tributarie una discrezionalità assoluta, in violazione del principio secondo il quale la designazione del giudice deve essere effettuata in base a criteri automatici «previsti per legge», principio desumibile dal primo comma dell'art. 25 della Costituzione; che la violazione del predetto principio determinerebbe una lesione dell'indipendenza e dell'autonomia dei giudici, dunque anche del giusto processo (art. 111 della Costituzione), compromettendo, inoltre, il diritto di difesa (art. 24 della Costituzione), con conseguente lesione del principio di eguaglianza davanti alla legge di tutti i contribuenti (art. 3 della Costituzione) e del diritto degli operatori della giustizia tributaria a «pratiche e forme che assicurino di poter dare pubblica dimostrazione (e ricevere pubblico riconoscimento), che il proprio lavoro nella struttura del contenzioso tributario viene svolto con dignità […] e con onore» (artt. 3, 35 e 54 della Costituzione); che tutte le disposizioni censurate presuppongono – anche quando non vi fanno espressamente rinvio (come nel caso dell'art. 6, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 545 del 1992) – il riferimento all'art. 24, comma 1, lettera f), del medesimo d.lgs. n. 545 del 1992, che, nell'elencare le attribuzioni del consiglio di presidenza della giustizia tributaria, dispone che quest'ultimo stabilisce «i criteri di massima per la formazione delle sezioni e dei collegi giudicanti», criteri sulla base dei quali deve avere luogo sia la composizione delle sezioni (di cui all'art. 6, comma 1, del d.lgs. n. 545 del 1992) , sia la composizione – all'interno delle sezioni – dei collegi giudicanti (di cui all'art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992) ad opera del presidente delle commissioni tributarie, nonché l'assegnazione dei ricorsi alle singole sezioni e la nomina del relatore (artt. 26 e 30 del d.lgs. n. 546 del 1992); che, pertanto, le doglianze del rimettente, rivolte alle suddette disposizioni ed inerenti alle modalità di determinazione dei criteri di composizione dei collegi giudicanti delle commissioni tributarie, avrebbero dovuto avere ad oggetto il complesso di norme costituito, oltre che dalle disposizioni censurate, in primo luogo dall'art. 24, comma 1, lettera f), del d.lgs. n. 545 del 1992, che è la norma su cui si basano tutte le altre; che, quindi, l'omessa denuncia dell'art. 24, comma 1, lettera f), del d.lgs. n. 545 del 1992 si risolve nell'incompleta e, dunque, erronea indicazione delle norme oggetto di censura e comporta, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte (ordinanze n. 210 del 2006, n. 96 del 2004 e n. 417 del 2001), la manifesta inammissibilità della questione; che, inoltre, la questione proposta, in riferimento ai medesimi parametri (artt. 3, 24, 25, primo comma, 35, 54 e 111 Cost.), nei confronti della «disposizione interna alla sezione n. 5 d'assegnazione dei ricorsi ai collegi 1° e 2°» è manifestamente inammissibile avendo ad oggetto un atto privo di forza di legge. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, commi 1 e 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545 (Ordinamento degli organi speciali di giurisdizione tributaria ed organizzazione degli uffici di collaborazione in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), degli artt. 26 e 30 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), e della «disposizione interna» del Presidente della V sezione della Commissione tributaria provinciale di Cagliari, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, primo comma, 35, 54 e 111 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Cagliari con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Giuseppe TESAURO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA