[resaula]

Tutti questi movimenti di sottomarini davanti alla costa ucraina non hanno un significato militare-operativo diverso rispetto a quello di sottomarini e navi militari russe nel Mare del Nord o nel Mediterraneo, perché è tutto un unico teatro operativo, se così possiamo dire. L'altra considerazione geografica che vorrei fare è che giustamente parliamo di Ucraina in termini di sovranità violata, di problemi economici e sociali - ci sono profughi, morti e feriti - ma per la Russia il problema è di nuovo securitario. Tutte le invasioni che storicamente il popolo russo ha subito vengono da Ovest. È chiaro che Napoleone e Adolf Hitler non sono sicuramente l'Europa di oggi e non ci rappresentano in alcun modo. Ma, dal punto di vista psicologico, l'appoggio della popolazione russa al presidente Putin - qualcuno l'ha chiamato lo zar - deriva da questo. La sindrome di accerchiamento non è qualcosa di teorico o un capriccio dei giornali, ma è qualcosa di sentito all'interno della popolazione russa. Ed è un fattore importantissimo, se auspichiamo una democratizzazione della Russia. E, quando ci confrontiamo con essa, dobbiamo tenere conto per forza di cose della visione del nostro competitor. Lo facciamo in una relazione di amicizia e lo facciamo anche quando si combatte: si deve conoscere il proprio nemico. Il fatto poi che dall'Asia arrivi il precetto «conosci il tuo nemico», e in Europa Socrate dicesse «conosci te stesso», sottolinea di nuovo la diversità di visione della vita e dell'uomo tra due culture. Parliamo, quindi, in questa visione, anche del manifestarsi delle intenzioni. Il riconoscimento della sovranità e dell'indipendenza di queste due Repubbliche è una violazione della legittima sovranità dell'Ucraina. L'Ucraina non è parte della NATO, ma il 12 giugno del 2020 l'Ucraina è diventata opportunity partner della NATO. Non è un ruolo di partner nel senso di alleato, ma ha lo scopo di garantire l'interoperabilità tra i sistemi militari del Paese partner e del resto dell'Alleanza. Chiaramente, se mi metto dal punto di vista russo come declinato poc'anzi, non posso vedere in questo qualcosa di indirizzato alla pace e alla collaborazione. Mi fa piacere - è un principio sacro - che lei abbia parlato del principio della porta aperta: la NATO è aperta a tutti gli Stati che ne vogliono far parte. È giusto che sia aperta ed è giusto che l'Ucraina, con un Governo democratico, chieda di farne parte. Anche il consiglio NATO-Russia - ricordo il vertice di Pratica di Mare del 2003 - aveva iniziato un percorso che sembrava estremamente promettente, ma non tutti i Paesi del mondo sono d'accordo, anche a Occidente, con questa visione, che io condivido. Qui ci aiuta un inglese che sicuramente lei conosce: è Halford Mackinder, grande padre della geopolitica, che parlava di Heartland , il cuore della Terra, il continente euroasiatico. Chi controlla il continente eurasiatico, che va da Vladivostok alle sponde dell'Atlantico, controlla il mondo. È chiaro che la priorità, per chi non fa parte e non controlla tutto questo continente, diventa opporsi al fatto che questa immensa massa si coalizzi, si coaguli. Di qui la necessità di una Russia nemico e di un Occidente separato dalla Russia. Quello che sto dicendo è che la democratizzazione e l'amicizia devono essere qualcosa che viene da entrambe le parti e non da una sola. Ciò che la Russia sta facendo in Ucraina è assolutamente illegittimo, dal punto di vista del diritto internazionale: ben vengano le sanzioni, che però devono avere un effetto sulla Russia e non sui nostri cittadini. Prima ho sentito parlare qualcuno di sacrifici per l'imprenditoria. Ebbene, guardate che un sacrificio per un imprenditore, italiano come di un altro Paese, non è il sacrificio di un estraneo: l'imprenditore aumenta i prezzi delle merci, licenzia, fallisce. Queste sono le reazioni di fronte a una crisi del genere. Fatto ciò, sono i nostri cittadini a pagare. Di conseguenza, auspico che lo Stato italiano, nel momento in cui le sanzioni verranno declinate, dia una mano a quei settori dell'economia italiana colpiti dagli effetti di tali sanzioni. Sottolineo un secondo elemento, storicamente parlando. Nel 2014 sono state emanate delle sanzioni in particolare nel settore agroalimentare - io sono veneto - che hanno colpito duramente il tessuto economico del Nord-Est del Paese. La Russia in quel periodo importava circa il 32 per cento di foodstuff , dei materiali alimentari, dall'estero. Sapete qual è stata la reazione alle sanzioni? Nel 2021 hanno importato il 12 per cento: li abbiamo aiutati a essere autonomi. Le patate comprate prima in Europa centrale vengono comprate dal Kazakhistan. Non so se quelle sanzioni abbiano avuto l'effetto auspicato; sulla nostra economia sono state disastrose. Al fine di ispirare buona volontà alla Russia e a Putin, ho più di qualche dubbio. C'è una cosa che vorrei sottolineare: la questione dell'energia e del coordinamento dell'Unione europea, signor Ministro. La Francia e la Germania hanno due mix energetici completamente diversi: la Germania sta dismettendo il nucleare e il carbone, affidandosi al gas per la transizione ecologica, così come richiesto dalla tassonomia di recente approvata dall'Unione europea; la Francia invece prosegue sul nucleare. Possiamo ben capire che la strategia energetica e la strategia verso la Russia di questi due Paesi non può essere compatibile e non può esserlo nemmeno con la nostra. Di conseguenza, parlare di una strategia comune dell'Unione europea mi fa un po' sorridere: come può esserci una strategia comune dell'Unione europea anche solo sul piano energetico? Sono d'accordo con lei, signor Ministro: bisogna attrezzarsi per affrontare le crisi non solo dal punto di vista geopolitico, ma anche sul lato della domanda e dell'offerta. Ma, quando abbiamo una capacità di stoccaggio del gas in tutta Europa pari a meno di un quinto del consumo annuale, dove possiamo andare? Non si può assolutamente risolvere questo problema, perché le energie alternative rinnovabili arriveranno tra qualche anno, quando avremo risolto i problemi di accumulazione e trasmissione dell'energia, con la tecnologia. Ma l'energia è come l'aria che respiriamo: non ne abbiamo bisogno fra cinque, dieci o quindici anni, ma ne abbiamo bisogno subito. Quindi non è corretto - a mio avviso - affidarci alle energie rinnovabili di domani per risolvere un problema che oggi può strangolare la nostra economia; e questo semplicemente perché è evidente. Basta vedere quello che sta succedendo in Italia con il caro bollette, che è legato a un andamento dei prezzi dovuto alla crisi geopolitica, e non solo. Sarebbe auspicabile, in ambito europeo, ridiscutere i ritmi della transizione ecologica: il 2035 si avvicina e non come una data di speranza, ma come una minaccia. Mi scuso se mi sono dovuto interrompere per problemi di respirazione. La ringrazio, signor Ministro, e auspico che lei difenda l'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare il Ministro per la consueta celerità con cui si è reso disponibile a fornire l'informativa e per i suoi tentativi di dialogo con Kiev e Mosca.