[pronunce]

Essa, inoltre, violerebbe il principio di leale collaborazione, nonché l'art. 23 del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355 (Proroga dei termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, nella legge 27 febbraio 2004, n. 47, che dovrebbe essere interpretato nel senso che i trasferimenti erariali alimentati con l'aumento del gettito dell'accisa sulle benzine non includono la quota dei 9/10 riservata dall'art. 4, comma 2, della legge n. 690 del 1981 alla Regione Valle d'Aosta, sulla base dello statuto speciale. Pertanto, il decreto ministeriale sarebbe illegittimo, poiché disconoscerebbe «la spettanza integrale alla Regione Valle d'Aosta dei 9/10 del gettito dell'accisa sulle benzine, garantita dallo statuto e dalle norme di attuazione», e, per altro verso, imporrebbe «un vincolo di destinazione su entrate attribuite alla Regione, in materia assegnata alla sua competenza esclusiva». La ricorrente sostiene, inoltre, che il provvedimento ministeriale impugnato sarebbe lesivo anche delle proprie attribuzioni in materia di trasporto pubblico locale, fondate sugli artt. 2, primo comma, lettera h), e 4 dello statuto speciale per la Valle d'Aosta, nonché sugli artt. 117, quarto comma, Cost. e 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. 2. – Il ricorso della Regione Valle d'Aosta presenta una evidente anomalia, da considerare in via preliminare rispetto alla stessa valutazione dei profili di inammissibilità eccepiti dall'Avvocatura generale dello Stato, dal momento che la ricorrente chiede che questa Corte dichiari la non spettanza allo Stato del potere di adottare il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 24 giugno 2004, prot. n. 578 (Segr) L.1, deliberato in prima attuazione di quanto previsto dall'art. 23, comma 1, del decreto-legge n. 355 del 2003. La legittimità del decreto impugnato, che concerne soltanto la formazione «dell'anagrafe delle aziende che operano nel settore del trasporto pubblico locale» (accessibile anche agli enti territoriali) e che a tal fine prevede la fornitura dei dati necessari da parte di una serie di soggetti pubblici e privati, viene contestata sulla base del contenuto di una delle premesse dello stesso decreto ministeriale, ritenuta lesiva sia dell'autonomia finanziaria della Regione che delle sue competenze in materia di trasporto pubblico locale. La giurisprudenza di questa Corte ha più volte riconosciuto che «qualsiasi comportamento significante, imputabile allo Stato o ad una Regione è idoneo a produrre un conflitto attuale di attribuzione fra enti, purché sia dotato di efficacia o di rilevanza esterna e sia diretto ad esprimere in modo chiaro ed inequivoco la pretesa di esercitare una data competenza, il cui svolgimento possa determinare un'invasione attuale dell'altrui sfera di attribuzioni o comunque una menomazione altrettanto attuale delle possibilità di esercizio della medesima» (sentenza n. 211 del 1994; analogamente, si vedano le sentenze nn. 341 del 1996 e 137 del 1998); su questa base può essere sicuramente impugnata in forma autonoma anche una premessa di un decreto ministeriale cui sia, appunto, imputata una esplicita negazione della autonomia finanziaria di spesa della Regione. Tuttavia, l'anomalia del ricorso proposto dalla Regione Valle d'Aosta scaturisce, anzitutto, dal fatto che la premessa contestata non incide minimamente sul contenuto del decreto stesso, tanto che la difesa regionale imputa al decreto semplicemente di non smentire quanto contenuto nella premessa, così come confermato dal fatto che – come risulta dalla nota n. 11983 del 12 settembre 2005 a firma del Presidente pro tempore della Regione Valle d'Aosta depositata negli atti di causa – l'amministrazione regionale «ha regolarmente e tempestivamente fornito» i dati richiesti dal decreto impugnato. Ma soprattutto, in secondo luogo, le motivazioni addotte nel ricorso e nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, nella parte in cui individuano i termini del sollevato conflitto e le ragioni della asserita lesività della citata premessa al d.m. 24 giugno 2004 rispetto alle attribuzioni costituzionali della ricorrente, si rivelano in insanabile contraddizione con le conclusioni formulate dalla difesa regionale, nelle quali si chiede testualmente a questa Corte di «dichiarare che non spetta allo Stato, e per esso al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti» non tanto l'imposizione di quegli obblighi e di quei vincoli lamentati nelle motivazioni in diritto del ricorso e riferiti alla sola premessa espressamente contestata, bensì «adottare il decreto in data 24 giugno 2004, prot. n. 578 (Segr) L.1, recante la seguente premessa: “Considerati (…)”; e di conseguenza annullare l'impugnato decreto del Ministro». Impugnare espressamente l'intero atto ministeriale previsto dall'art. 23, comma 1, della legge n. 47 del 2004, evidenzia che in realtà si contesta anche e prioritariamente che sia compatibile con la speciale autonomia finanziaria della Regione, attualmente disciplinata in modo organico dalla legge n. 690 del 1981, la previsione di una nuova spesa a carico della finanza regionale ad opera di una legge nazionale, seppur nell'ambito di uno speciale intervento a livello nazionale in materia di competenza di tutte le Regioni. Al tempo stesso, la delibera di impugnazione della Giunta regionale e la memoria della ricorrente contestano la opportunità e forse la legittimità dello stesso accordo nazionale, allorché la prima afferma che nell'accordo non vi sarebbe stato «alcun coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome», e la seconda rileva che solo una Regione ha partecipato «alle trattative sfociate nell'accordo», parlando quindi di «una spesa imposta alla Regione per adempiere obbligazioni contratte da altri – le imprese di trasporto – nei confronti dei lavoratori autoferrotranviari, con la mediazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali». Una simile formulazione del petitum, pertanto, si rivela intrinsecamente contraddittoria rispetto alle doglianze fatte valere nella parte motiva del ricorso, non consentendo in alcun modo una chiara ed univoca identificazione dei termini del conflitto su cui questa Corte è chiamata a giudicare. Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile.. per questi motivi la Corte Costituzionale dichiara inammissibile il conflitto di attribuzione proposto dalla Regione Valle d'Aosta nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri in relazione al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 24 giugno 2004, prot. n. 578 (Segr) L. 1 con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso, in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 novembre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 novembre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA