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è assolutamente indispensabile che il Governo dia un segnale forte rispetto alla riduzione dei prezzi su prodotti oggi necessari e sui quali viene ancora applicata l'aliquota IVA al 22 per cento; mascherine, disinfettanti e dispositivi di protezione rappresentano ormai veri e propri beni di prima necessità e sarebbe opportuno prevederne una riduzione o addirittura una esenzione IVA anche per il futuro. Peraltro il costo di tali dispositivi non è deciso arbitrariamente dal farmacista ma dai commercianti all'ingrosso; in tal modo anche i farmacisti, che in questo periodo si stanno prodigando per reperire tali materiali, potrebbero ottenere un guadagno maggiormente dignitoso in un periodo particolarmente difficile. A parere dell'interrogante, appare piuttosto surreale che una simile misura non sia ancora rientrata nei tanti decreti fino ad oggi varati per il contrasto alla diffusione del contagio, si chiede di sapere: se si intendano adottare iniziative tempestive e urgenti al fine di esentare dall'IVA tutti i dispositivi di protezione individuale, come le mascherine, nonché i gel disinfettanti e ogni altro presidio di protezione, oggi a tutti gli effetti da considerarsi come beni di prima necessità; in alternativa, se si intenda prendere in considerazione una riduzione dell'aliquota IVA dal 22 al 4 per cento per i suddetti materiali. Atto n. 4-03111 GASPARRI AIMI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il decreto-legge n. 18 2020 ha introdotto misure di sostegno economico in favore dei lavoratori dipendenti del settore privato, dei lavori autonomi e parasubordinati e dei professionisti interessati dalla chiusura o dalla contrazione delle attività conseguente all'adozione delle misure di contrasto alla diffusione del virus COVID-19, tra cui l'erogazione di un'indennità di 600 euro a professionisti e titolari di partita IVA; nei giorni scorsi il presidente dell'INPS, Pasquale Tridico, aveva annunciato che il sostegno economico sarebbe stato erogato fino ad esaurimento delle risorse economiche stanziate e secondo l'ordine di presentazione delle domande, allarmando così una platea di potenziali destinatari di circa 5 milioni di persone; il 1° aprile 2020, data individuata dall'INPS per la presentazione delle domande, migliaia di utenti che si sono collegati al sito "MyInps" con le proprie credenziali hanno invece avuto accesso ai dati personali sensibili (dati anagrafici, numeri telefonici, codici IBAN) di altri utenti, con grave violazione della privacy di persone già vessate dall'attuale situazione economica. A seguito di tale gravissimo disguido è stata sospesa temporaneamente l'operatività del sito dell'INPS; il Presidente del Consiglio dei ministri e il presidente dell'INPS hanno affermato che l'indebita divulgazione di dati personali è stata causata da attività di hackeraggio sul sistema informatico dell'INPS; il presidente e il direttore generale, ciascuno nei rispettivi ruoli di indirizzo e di gestione, non hanno posto in essere alcun intervento di adeguamento del sistema alle esigenze pressanti, che via via si sono presentate e che erano prevedibili; il presidente ha inoltre lanciato un allarme, infondato, sulla mancanza di risorse per il pagamento delle pensioni future, salvo poi rettificare le proprie dichiarazioni; la crisi dei sistemi informativi e del sito INPS è quotidiana ed impedisce agli utenti di ricevere servizi diretti ed essenziali. A questo si deve aggiungere la continua debolezza della rete informatica di INPS, che causa pesanti rallentamenti, se non addirittura blocchi temporanei, nel servizio; nonostante il sistema informatico dell'INPS presenti gravi lacune e nonostante il blocco delle procedure di reclutamento del personale della pubblica amministrazione imposto dai decreti emergenziali del Governo, il presidente dell'INPS sta procedendo in questi giorni, senza attendere l'insediamento del consiglio di amministrazione recentemente nominato, a bandire un concorso pubblico per l'assunzione di 165 funzionari informatici, richiedendo come titolo di studio la sola laurea breve, contravvenendo in tal modo ad una prassi costante dell'ente previdenziale di assumere persone in possesso di laurea specialistica, ed incidendo negativamente sul livello professionale dei dipendenti INPS; in questa gravissima situazione il presidente Tridico ed il direttore generale Di Michele non hanno nominato il responsabile della privacy . Posizione che è rimasta scoperta proprio nei giorni di gravissime violazione dei dati sensibili degli utenti, si chiede di sapere: se sia vero che il malfunzionamento del sistema informatico è effettivamente imputabile ad attività di hackeraggio o, piuttosto, a gravi carenze nella fase di progettazione e realizzazione della piattaforma informatica per la gestione delle domande del bonus e se così fosse, quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare nei confronti dei responsabili di tale malfunzionamento; se risponda al vero che presso la sede INPS di Sanremo la responsabilità delle attività afferenti alle prestazioni di cassa integrazione guadagni sia stata affidata ad un dipendente con esperienza prevalente nelle mansioni di autista e quali provvedimenti il Ministro intenda adottare per evitare che l'istituto proceda ad assunzioni di personale in possesso di titoli di studio non specialistici, soprattutto in un settore ad alta specializzazione come quello informatico; se si intenda mantenere a presiedere il maggior Ente dello Stato, chiamato nei prossimi anni al compito di maggior impegno per la sopravvivenza socio-economica del Paese, l'attuale presidente, che nel suo curriculum non ha alcuna esperienza di gestione, neanche di piccole aziende. Atto n. 4-03112 SBROLLINI Al Ministro dell'interno Premesso che: durante l'attuale pandemia da COVID-19, tra i presidi sanitari necessari per tutelare la difesa della salute personale, le mascherine si rendono senza dubbio indispensabili per ciascun cittadino; le mascherine sono andate esaurite fin dai primi giorni di conoscenza del contagio; è accertata una carenza di mascherine anche per gli operatori sanitari, i quali lavorano in prima linea per contrastare la diffusione dei contagi; nelle case di riposo le forniture di mascherine sono demandate prevalentemente agli stessi Istituti, IPAB o privati; le forze militari, vista l'emergenza sanitaria, avevano avviato un'attività di controllo, anche su internet , del commercio di prodotti molto ricercati, allo scopo di evitare fenomeni speculativi, in particolare per la vendita di mascherine o di liquidi disinfettanti; considerato che: sono venute alla luce situazioni particolarmente allarmanti riguardo alla lievitazione dei costi delle confezioni di mascherine; recentemente, infatti, su segnalazione proveniente da Roma, e in particolare dai detective del nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche del comando generale della Guardia di finanza, è stata segnalata un'azienda con sede nel vicentino che avrebbe praticato offerte esagerate per la vendita on line di queste mascherine; il prezzo proposto dalla azienda sarebbe lievitato nel giro di un mese fino al 400 percento, passando da 2 euro a confezione prima dell'emergenza, a ben 79 euro a confezione, si chiede di sapere: se tale ingiustificato aumento di prezzo possa essere configurato come "una manovra speculativa su merci"; se queste situazioni possano essere evitate attraverso la distribuzione di mascherine alle case di riposo da parte della Protezione civile. Atto n. 4-03113 IANNONE Ai Ministri della salute e per la pubblica amministrazione Premesso che: