[pronunce]

i) al contrario, «lo specifico “riferimento alla Sardegna” appartiene alla logica e alla struttura della legge statale cui era espressamente riservata, dall'ora abrogato terzo comma dell'art. 17 dello Statuto, l'indicazione degli altri casi di ineleggibilità ed incompatibilità alla carica di consigliere della Regione stessa. Ed è invece estraneo, quel riferimento, al meccanismo di cui al successivo art. 57, che – come già puntualizzato dalla sentenza n. 12806/2004 di questa Corte – “fa tuttora rinvio alla legge statale”. E la cui applicazione – alla stregua del “rapporto di gerarchia”, e di specialità, che esiste tra la fonte (di rango costituzionale) richiamante e la fonte (ordinaria) richiamata – resta esclusa non in assenza di specifico riferimento alla Sardegna ma in presenza di una disciplina statuale che converga su medesimo oggetto o profilo già regolato dallo Statuto»; l) non varrebbe opporre la sentenza n. 85 del 1988 della Corte costituzionale, la quale non avrebbe presupposto «la inapplicabilità in radice della citata legge n. 154 alle elezioni dei consiglieri regionali sardi – ma (come ben chiarito al punto 2 del “considerato in diritto”) – è solo limitatamente alla “parte che interessa[va]” in quel giudizio, e cioè con riguardo (anche) in quel caso alla specifica incompatibilità della carica di consigliere regionale con quella di Sindaco, che essa ha escluso l'applicabilità, nella Sardegna, della specifica disposizione statuale [id est dell'art. 4 della legge n. 154] disciplinante (sia pur con diversa ampiezza ostativa) il “medesimo caso” di incompatibilità già statutariamente regolato»; m) nemmeno varrebbe invocare la legge costituzionale n. 2 del 2001, atteso che l'art. 3, comma 3, di tale legge non rinvierebbe alla legge statale solo per quanto concerne il procedimento elettorale, bensì per l'intera disciplina della elezione dei consigli regionali, nella quale sarebbero compresi «anche gli aspetti dell'ineleggibilità alla carica e della compatibilità di questa con altri uffici». 1.3. - Nel ricorso si sostiene che, proprio in forza di tali argomentazioni, dalle quali è conseguita la statuizione di decadenza del Biancareddu dalla carica di consigliere regionale, la Corte di cassazione avrebbe «gravemente leso le attribuzioni costituzionali della ricorrente Regione autonoma della Sardegna» per una serie di motivi, che verrebbero a concretare la violazione degli artt. 15, 17 e 57 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), e 3, commi 2 e 3, della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2 (Disposizioni concernenti l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano), anche in riferimento agli artt. 101, 102, 111 e 113 della Costituzione. 1.3.1. - In particolare, la Corte di cassazione, nonostante asserisca di aver fatto uso del criterio dell'interpretazione «costituzionalmente orientata» della normativa vigente, sarebbe andata «ben oltre i limiti logici di tale criterio», distorcendone gravemente il senso proprio là dove ha ritenuto di porre rimedio ad «una situazione di vuoto legislativo per non essere all'evidenza l'unico caso di ineleggibilità ed i pochi casi di incompatibilità statutariamente previsti suscettibili di soddisfare le primarie esigenze di imparzialità e buon andamento dell'amministrazione (art. 97 Cost.), di eguaglianza dei cittadini (art. 3 Cost.) e del possesso di determinati requisiti per l'accesso alle cariche elettive». Siffatta valutazione – prosegue la Regione Sardegna – riguarderebbe piuttosto «l'opportunità» e non già la «legittimità, sotto la quale non giace affatto l'asserita “evidenza”». Difatti, l'introduzione di una clausola di ineleggibilità o di incompatibilità risponde ad «una delicatissima scelta legislativa», incidente sul diritto costituzionale fondamentale di elettorato passivo, rispetto alla quale il sindacato di costituzionalità deve essere «particolarmente scrupoloso», non spettando all'autorità giudiziaria valutare – se non nella fase di promovimento di un incidente di costituzionalità – la «illegittimità costituzionale di una previsione legislativa in quanto non preveda una qualche ineleggibilità o incompatibilità». Peraltro, la sentenza impugnata «omette ogni pur minima motivazione sul punto relativo all'effettiva indispensabilità della specifica e concreta causa di incompatibilità», adducendo in modo apodittico l'esistenza di «una generica e astratta insufficienza della normativa statutaria sarda, con ciò solo arrecando un evidente pregiudizio all'autonomia della Regione, per la quale le cause di incompatibilità sono regolate direttamente dallo Statuto, fonte costituzionale, e dalla legge regionale». Né potrebbe invocarsi – sostiene la Regione Sardegna – la sentenza n. 217 del 2006 di questa Corte, con la quale si è ritenuta ragionevole una previsione di legge sulla incompatibilità tra la carica di consigliere provinciale, comunale e circoscrizionale e la qualità di legale rappresentante o dirigente di società vigilate o sovvenzionate dall'ente locale di riferimento, giacchè situazione ben diversa è quella dell'introduzione di una causa di incompatibilità, «non prevista dalle fonti costituzionali che definiscono le prerogative regionali», da parte dell'autorità giudiziaria nell'esercizio di «una prerogativa inesistente (epperciò in difetto assoluto di potere)». Sicché, la Corte di cassazione: 1) ha ravvisato una causa di incompatibilità «là dove lo Statuto della Regione Sardegna […] non la prevedeva (né consentiva che fosse prevista da fonte statale)»; 2) «ha travalicato i limiti della funzione giurisdizionale», come definiti dagli artt. 101, 102, 111 e 113 Cost., i quali, nell'imporre all'autorità giudiziaria di applicare la legge, «non le consentono certo di colmare pretese inadeguatezze della legge sulla base di considerazioni di opportunità e in assoluta mancanza di dati normativi legittimanti». 1.3.2. - La Regione ricorrente osserva, poi, che il richiamo operato dalla sentenza impugnata «al vecchio art. 17, comma 3, dello Statuto, in questa prospettiva, non solo non è conferente, ma è addirittura controproducente». Secondo quanto affermato nella sentenza, proprio la norma predetta assumerebbe rilievo in quanto essa «espressamente demandava alla legge dello Stato di stabilire gli altri casi di ineleggibilità e di incompatibilità», là dove con la riforma di cui alla legge costituzionale n. 2 del 2001 il senso dell'abrogazione del terzo comma del citato art. 17 è stato solo quello di «sostituire la legge regionale a quella statale, quale fonte di integrazione dei casi di ineleggibilità e di incompatibilità con le cariche di consigliere regionale». Tuttavia, il fatto che il riferimento alla legge statale sia venuto meno avrebbe, contrariamente a quanto opinato dalla Corte di cassazione, «rilievo dirimente».