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pensiamo infatti che alla crisi sanitaria è strettamente connessa quella economica e che la rabbia e la paura dei cittadini e delle cittadine si possono riversare su chi è il nostro volto, il volto istituzionale, il volto professionale in questo ambito. Penso che dobbiamo partire quindi da questo provvedimento e investire nel rafforzamento delle strutture ospedaliere, sanitarie e sociali per mettere in sicurezza il lavoro di questi professionisti. Ci saranno altri provvedimenti e arriveranno fondi europei. Dobbiamo mettere al primo posto la sicurezza degli operatori, perché c'è il grande rischio che si possano verificare episodi di intolleranza per le ragioni che ho detto: dobbiamo prevenirli, creando in ogni territorio una cultura della prevenzione rispetto a questi episodi. Concludo dicendo che, come neoeletta presidente della Commissione sanità, mi sono recata domenica a Brescia agli Spedali civili e ho toccato con mano quanto sia stato fondamentale il lavoro svolto e le condizioni in cui hanno lavorato medici e operatori sanitari delle strutture ospedaliere. Dobbiamo fare in modo che questo non avvenga più, dobbiamo sostenerli. C'è una frase che mi hanno detto domenica, che mi ha toccata per cui ho piacere di condividerla in quest'Assemblea. Molti di loro hanno detto di aver lavorato in condizioni di emergenza, senza limiti di orario, senza stare attenti ai turni, insieme, come fossero una comunità: il medico imparava dalle infermiere, le infermiere dal medico, medici di varie specializzazioni condividevano le loro esperienze in quei giorni e mesi tragici. E poi hanno concluso chiedendo alla politica di aiutarli adesso «a gestire la normalità». Ebbene, penso che questo sia il nostro compito alto e che da questo provvedimento dobbiamo far partire davvero una serie di interventi per garantire anzitutto proprio la normalità agli operatori, la normalità della sicurezza degli operatori sanitari e socio-sanitari. Molti di loro ci dicono di non voler essere considerati eroi, hanno fatto tanto per il nostro Paese e continueranno a farlo, ma noi dobbiamo garantire loro la normalità. Per queste ragioni, in rappresentanza del mio Gruppo Italia Viva-Partito Socialista, voteremo convintamente a favore del provvedimento. (Applausi). ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, il nostro Gruppo voterà convintamente a favore del disegno di legge che, come è stato già detto da alcuni colleghi, evidenzia - cercando di dare un segnale - un problema che sta diventando sempre più serio. Bene l'intervento per aggravare le pene in relazione ai reati, bene la prevenzione. Condivido altresì una sottolineatura che faceva il senatore Zaffini. Il provvedimento è stato migliorato alla Camera, ma, oltre al problema della videosorveglianza e dell'aggravamento dei reati, dobbiamo essere consapevoli che, al di là dell'informazione e della prevenzione, abbiamo un problema di organizzazione delle attività. Voglio fare qualche esempio. I pronto soccorso così non reggono più e creano una situazione di tensione. Ci vuole un intervento di riorganizzazione che preveda percorsi separati, e non dal punto di vista Covid, per chi ha i codici bianchi e per chi, invece, ha situazioni di maggiore gravità. Pensiamo ad alcuni servizi quali quelli di salute mentale, per esempio, che hanno pagato un prezzo altissimo negli anni dei tagli, e che si trovano ad affrontare, in condizioni di totale emergenza, un aggravamento della situazione dal punto di vista della salute mentale. Stiamo parlando di servizi dove uno o due psichiatri debbono affrontare un problema per 100.000-150.000 persone. Benissimo questa iniziativa, ma l'elemento strategico è rivedere l'organizzazione. Mi auguro, sottosegretario Sileri, che al più presto sia presentato un piano strategico di riforma del sistema sanitario che affronti in primo luogo anche questi problemi. Solo così potremo dare atto dello sforzo che hanno fatto gli operatori sanitari e socio-sanitari, che non sono eroi: è stato già citato Brecht e non abbiamo bisogno di eroi. Dobbiamo invece rivedere i contratti, dobbiamo dare una soluzione strategica all'assetto organizzativo delle professioni, dobbiamo mettere in discussione le rendite di posizione e dobbiamo riconoscere funzione strategica a professioni che spesso non vedono riconosciuto il proprio ruolo sociale. Infine, è necessario un ragionamento più generale, vorrei dire culturale. Abbiamo pagato un prezzo, colleghe e colleghi, troppo alto alla narrazione del servizio pubblico come inefficienza e fannulloneria. Ci hanno dimostrato che non è così. Dobbiamo impostare un'altra narrazione in relazione al valore sociale dell'impegno e del servizio pubblico e al valore del merito nelle professioni. Lo sottolineo: del merito. E da questo punto di vista, dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione tutte le rendite di posizione: tutte e non sono solo quelle relative ad una gestione non trasparente del rapporto tra politica e incarichi nella sanità, ma sono anche quelle delle filiere professionali. È un primo passo. Abbiamo tante cose da fare. Cominciamo a farle perché il nostro servizio ha bisogno di un colpo di reni. (Applausi) . IORI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, colleghi, i nostri ultimi mesi sono stati sconvolti da un'emergenza sanitaria, la più drammatica dal Dopoguerra, che ha messo a dura prova il nostro sistema sanitario. In questi momenti durissimi il Paese si è stretto in più occasioni, con empatia e gratitudine, attorno al personale sanitario, dai medici agli infermieri che con abnegazione ammirevole hanno affrontato uno tsunami senza precedenti. Alcuni di loro hanno pagato con la loro stessa vita e a tutti va la nostra riconoscenza. In questi mesi difficili è forse possibile rinnovare anche l'alleanza terapeutica fatta di fiducia e rispetto tra medici, équipe e pazienti. Una relazione che si fonda sulla presa in carico del malato con le sue paure e con le sue fragilità. Prima che si scatenasse questa drammatica epidemia, si stava diffondendo un crescendo di aggressioni contro il personale sanitario e un'alleanza si stava spezzando tra insulti, intimidazioni, aggressioni fisiche e verbali. Sui giornali abbiamo letto di notti da incubo tra urla, minacce e violenze, che si consumavano in qualche pronto soccorso. Si parlava letteralmente di medici sotto assedio, un problema drammatico perché, come purtroppo abbiamo appreso in questi ultimi mesi, l'esperienza sanitaria e l'assistenza, la cura dei malati, riguarda tutta la società e ha un ruolo essenziale. La sua tenuta passa dalla valorizzazione delle risorse, delle donne e degli uomini che ne costituiscono la spina dorsale e che devono poter lavorare in sicurezza. In un momento storico come questo, in cui sono sempre più forti le tensioni sociali, non possono sfibrarsi proprio i rapporti su cui si costruiscono le nostre comunità. Le aggressioni contro il personale sanitario sono particolarmente inquietanti perché si tratta di violenze contro chi si prende cura di noi nei momenti fragili della malattia. Secondo un'analisi dell'Anaao-Assomed, il 65 per cento dei medici dichiara di essere stato vittima di aggressioni fisiche o verbali.