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L'Italia non ha mai rinnegato quello che è scritto nella Costituzione e - potrò fare un'affermazione forse banale, ma è la realtà - abbiamo discusso questo decreto nelle Commissioni riunite affari esteri e difesa, abbiamo ovviamente un Ministero della difesa, per cui non c'è bisogno di ribadire questi concetti. L'Italia ha già scelto da che parte stare e l'atteggiamento da tenere, che non è cobelligerante, perché è un termine che non esiste e non ha senso - basti vedere l'impegno e lo sforzo sul terreno degli italiani in Ucraina per dare una risposta a quest'affermazione, che trovo veramente sconcertante - ma piuttosto è in linea con la Costituzione. Abbiamo una spesa e i fatti di questi giorni ci ricordano quanto sia importante avere dei sistemi di difesa. È inutile però secondo me fare ricorso al costo in miliardi che comporterebbe questo aumento della spesa militare, se accanto a questo, poi, non aggiungiamo non tanto quanto sia la spesa militare, ma ad esempio il fatturato delle nostre imprese della Difesa. Quindi additare come un fatto negativo l'aumento della spesa militare semplicemente perché si tolgono soldi agli italiani è assolutamente inaccettabile, perché il bilancio dello Stato ha una sua costruzione e una sua architettura e questa è una voce importante. In questi giorni stiamo scoprendo quanto sia importante avere un sistema di difesa. In altre voci aiuteremo - e lo faremo come l'abbiamo fatto, come continueremo a chiederlo in quest'Aula e come lo faremo fra qualche giorno - le nostre famiglie italiane. Ribadisco, in conclusione, che sostanzialmente i soldi e i finanziamenti di cui stiamo parlando sono quelli che afferiscono al mondo della Difesa. La Lega ha sempre ribadito in questi giorni che la via maestra è quella della diplomazia, speriamo di arrivare nei prossimi giorni - ed anche se le voci che arrivano in queste ultime ore non sono rassicuranti, noi continueremo a sperare e lavoreremo per questo - alla fine immediata del conflitto, il prima possibile, perché riteniamo che la pace sia l'orizzonte al quale tendere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, ho ascoltato con molto interesse la discussione dei colleghi, la cui tesi di fondo, a mio avviso, è quella che era già stata presentata dal presidente Draghi, ed in particolare ripresa in maniera nitida dal collega Zanda. Siccome cioè in Ucraina si sta combattendo per la libertà di tutta Europa, perché la Russia avrebbe intenzione di non fermarsi all'invasione ucraina, ma poi di proseguire nei paesi dell'Europa occidentale e che, quindi, l'Ucraina sta resistendo anche per noi, anche per la nostra libertà, vi è l'obbligo italiano di inviare armi alla resistenza ucraina e la necessità di alzare al 2 per cento la spesa di armamenti. Se questa tesi fosse fondata e dimostrata, sarebbe condivisibile negli effetti; anch'io sarei dell'idea che, qualora ci fossero le prove o una ragionevole aspettativa che la Russia sia in procinto di andare oltre il cancello ucraino e arrivare in Europa, le conseguenze sarebbero quelle di fermarlo lì e sarebbe necessario schiacciare un avversario e un nemico. Il paragone con Hitler sarebbe allora giustificato; qualora si fosse fermato in tempo, qualora l'Europa e gli alleati l'avessero fermato in tempo, si sarebbero evitati grossi disastri. Per fortuna, però, credo che questa tesi non sia provata. Non vedo elementi che inducano a ritenere che l'aggressione, seppur censurabile, della Russia, sia il primo di una serie di passi. Se quindi gli obiettivi che stiamo mettendo in testa alla Russia e a Putin non sono quelli di un' escalation e di una progressiva aggressione dell'Europa, allora la tesi che vuole l'invio di armi, una guerra a tutti i costi, una reazione da parte di tutta Europa e di tutta la NATO e anche un aumento di spese militari non è una conseguenza necessaria. Anzi, potrebbe essere dannosa; è chiaro infatti che con la benzina non si spegne un fuoco, così come con le armi non si estingue una guerra in corso e non si salvano vite umane, inviando carrarmati e missili, così come non si evita un aggravamento di questa o di future guerre con un' escalation militare. Se infatti l'Italia, l'Europa e la NATO si doteranno di più armamenti, anche il blocco contrapposto farà lo stesso; invece, bisogna tendere a una de-escalation, perché saremo tutti più sicuri se ci saranno meno armi, non se ce ne saranno di più. È questo lo spunto che vi offro e su cui vi invito alla riflessione; questo è il tema di fondo, poi ci sono tutte le questioni tecniche su come si è svolta la discussione in Commissione, ma di quello parlerò domani, quando verrà posta la questione di fiducia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice La Mura. Ne ha facoltà. LA MURA (Misto) . Signor Presidente, per la seconda volta oggi mi trovo a intervenire su due decreti-legge, deroghe su deroghe. Il provvedimento in esame, all'articolo 1, comma 1, potenzia le iniziative della NATO, inviando fino al 2023 personale militare e risorse per un totale di circa 170 milioni di euro (lo dico ai cittadini più che ai colleghi, perché è bene che sappiano esattamente come stanno le cose), per dispositivi di sorveglianza dello spazio aereo e navale dell'Alleanza e per l'impiego della forza ad elevata prontezza per interventi militari entro le quantantott'ore nelle aree di crisi. Si tratta di una vera potenza di fuoco, pericolosissima: pertanto, è come se stessimo in guerra; lo siamo, perché siamo pronti. In violazione dell'articolo 11 della Costituzione, secondo il quale l'Italia ripudia la guerra, il decreto-legge n. 14 del 2022, in cui è stato trasfuso anche il contenuto del decreto-legge n. 16 del 2022, autorizza all'articolo 2- bis - che è stato aggiunto - fino al 31 dicembre 2022 la cessione di mezzi, materiale ed equipaggiamenti militari in favore dell'Ucraina, in deroga alla legge n. 185 del 1990; tramite decreti sarà individuato l'elenco degli armamenti. Dico ai cittadini di andare a leggere cosa c'è nell'elenco degli armamenti: armi nucleari, biologiche e chimiche; armi da fuoco, automatiche, bombe, mine e razzi. Stiamo derogando ai nostri principi e ai nostri valori e i cittadini lo hanno capito. Ci scrivono di dire no all'invio delle armi, per dire no alla guerra, perché hanno ben compreso la gravità della situazione, ma noi non li ascoltiamo. Io invece voglio ascoltarli, perché la propaganda del mainstream dice delle cose, ma i cittadini hanno capito che è tutt'altro e la situazione è più grave. Ci scrivono che i prodotti tossici degli stati di emergenza si chiamano deroghe, con cui si aggirano le leggi, le norme, le regole, le convenzioni, i trattati e gli accordi e non solo per l'invio delle armi, ma anche per le misure in materia di energia. All'interno dell'articolo 5- bis, aggiunto al decreto-legge in esame, sono previste deroghe di riferimento agli impianti di generazione di energia elettrica.