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È una legge per la quale ci siamo battuti e che rappresenta una conquista per le donne vittime di violenza (Applausi) , perché non si limita ad inasprire le sanzioni, ma prevede, per la prima volta in Italia, un obbligo di trasmissione immediata della notizia del reato al pubblico ministero, in forma orale, cui farà seguito quella scritta, con una accelerazione dell'eventuale adozione di provvedimenti di protezione delle vittime. Il fattore tempo è infatti fondamentale: dalla velocità di intervento può dipendere l'integrità fisica della donna o addirittura la sua vita. Passando alla genesi della relazione in oggetto, non posso che esprimere soddisfazione per l'accoglimento di alcune mie osservazioni e ringrazio per questo la Presidente, i membri della Commissione e le relatrici per averne tenuto conto e, ovviamente, per tutto il lavoro svolto. Sono contenta del fatto che sia stata eliminata dalla relazione una parte sostanziale, riguardante tematiche che non devono essere oggetto di confronto a scuola, perché si tratta di aspetti del tutto estranei all'ambito della relazione stessa e perché l'educazione dei figli spetta ai genitori. Dalla relazione è stato inoltre eliminato il paragrafo in cui venivano espresse criticità e preoccupazioni per quanto concerne l'articolo 6 della legge codice rosso. La disposizione in oggetto prevede infatti che, con riguardo ai reati di violenza domestica e di genere, la sospensione condizionale della pena sia «comunque subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati» e che «gli oneri derivanti dalla partecipazione ai corsi di recupero (...) sono a carico del condannato». Relativamente a tale norma si erano manifestate delle criticità, determinate dalla possibilità che il reo fosse sprovvisto di mezzi economici. Nel documento finale è stata accolta questa osservazione e, pertanto, tali oneri restano a carico del condannato, come è giusto che sia. La tutela e la preoccupazione prioritaria devono essere rivolte alle vittime dei reati e la nostra finalità è quella di adottare leggi che siano dalla parte delle vittime. Come Lega siamo sempre dalla parte delle vittime, senza dimenticare gli autori dei reati, il loro pericolo di recidiva e la funzione rieducativa della pena. A tutto questo si deve infatti accompagnare la certezza della pena. Posso dire che in Italia esiste una violenza contro le donne importata, che nasce da radici culturali estranee alla nostra e di cui sentiamo parlare solo quando arrivano ad occuparsene i media , ossia quando è troppo tardi. È innegabile che fattori religiosi e tradizioni culturali millenarie siano gli ostacoli maggiori alla rimozione della violenza di genere. Occorre intervenire su queste situazioni in cui la donna è davvero considerata, culturalmente, alla stregua di un essere inferiore e di cui troppo spesso si evita di parlare come fosse un tabù. Fare finta di non vedere potrebbe essere politicamente corretto, ma non è una soluzione. Diamo voce alle donne, a tutte le donne, alle donne invisibili, che vivono anche semi-segregate in casa, che escono solo se accompagnate e che subiscono forme di violenza strisciante, tra cui la meno visibile è l'impossibilità di scegliere e decidere autonomamente della propria vita. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lunesu. Ne ha facoltà. LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, sta nel ruolo della politica alimentare e costruire nuovi modelli culturali. La relazione sui percorsi trattamentali per uomini autori di violenza che ci apprestiamo a votare oggi ci pone di fronte a un tema piuttosto delicato, che va affrontato con l'intenzione di poter agire sui comportamenti di ciascuno e poterne provocare un cambiamento necessario per costruire le modifiche culturali posto che, alla fine, l'obiettivo è proprio quello di modificare la cultura dell'intero Paese. La violenza maschile contro le donne rappresenta un disagio sociale diffuso, con radici culturali profonde; un fenomeno di dimensione pubblica che, finalmente, negli ultimi anni, viene trattato con trasparenza, ma che per troppo tempo è stato silenziato, così come lo sono state le vittime. È stato già detto che uno studio dell'Istat conferma che più di tre donne su dieci, di età compresa tra i sedici e i settant'anni anni, hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Nel 2021 le vittime di femminicidio sono state una ogni tre giorni. Si tratta di cifre che fanno rabbrividire se pensiamo al Paese che vogliamo essere e all'emancipazione che crediamo di avere. Purtroppo ancora oggi è percepibile la reticenza con la quale viene punita la violenza degli uomini contro le donne. Se è vero che lo ius corrigendi esercitato in ambito familiare dal marito nei confronti della moglie è uscito dalla giurisprudenza italiana, possiamo ancora sentirne la sua influenza culturale perché - purtroppo - questo squilibrio di potere tra donne e uomini ha fatto parte del nostro modo di vivere per troppo tempo. Il ruolo che l'uomo e la donna rivestono nella società non è definito alla nascita, in quanto ogni società stabilisce dei canoni attraverso i quali un uomo e una donna dovrebbero comportarsi. Il problema va quindi affrontato con un'intensa e convincente azione culturale, con l'aiuto degli operatori coinvolti e le loro specifiche competenze, avente come obiettivo lo sradicamento definitivo di questo comportamento. Il dolore delle vittime andrà infatti elaborato nel tempo e la sofferenza interna rimarrà per sempre. Per questo motivo, si richiede una risposta decisa e tempestiva al Governo. I dati dimostrano che gli uomini che esercitano violenza contro le donne tendono ad atti aggressivi sempre più gravi e, in assenza di un intervento, recidivano nell'85 per cento dei casi. Per attuare l'interruzione dei comportamenti violenti, i centri che si occupano della rieducazione si propongono anzitutto di far comprendere agli uomini autori cosa siano la violenza e il dolore indelebile provocato alle vittime, nonché di sviluppare in essi le competenze necessarie per riconoscere e gestire quei vissuti che generano rabbia e violenza, così da evitare recidive ed escalation . È dunque fondamentale focalizzarsi sul lavoro trattamentale sugli uomini autori di violenza con degli obiettivi mirati: interrompere l' escalation di violenza già nei primi comportamenti spia; sanzionare in modo conforme al principio costituzionale di tendenziale rieducazione del condannato; ridurre l'alto tasso di recidiva tra gli autori di comportamenti violenti. La Convenzione di Istanbul, che ha come obiettivo eliminare ogni forma di violenza di genere, promuove il trattamento degli uomini autori di violenza, in un'ottica di prevenzione rispetto a nuove violenze e di modifica dei comportamenti violenti e individua nella creazione di percorsi di rieducazione uno degli interventi fondamentali della strategia di contrasto alla violenza domestica e di genere. Oggi in Italia gli uomini autori di violenza vanno incontro a destini diversi, a seconda della collocazione geografica della loro residenza. Sono infatti pochi i centri specializzati ai quali potersi rivolgere, non diffusamente distribuiti sul territorio, privi di accreditamento e finanziamento pubblico che, per poter esistere, devono offrire i servizi a pagamento.