[pronunce]

nonché dell'art. 3 della Costituzione, per disparità di trattamento nell'onere della prova tra il terzo-genitore, su cui grava la prova diabolica di presentare documenti con data certa e il divieto di invocare le presunzioni, ed il creditore, a cui favore opera la presunzione legale, in base alla quale i beni di casa ove abita il debitore, sono considerati nella di lui proprietà; che le limitazioni poste dagli artt. 2721 e seguenti cod. civ. all'ammissibilità della prova testimoniale, sulla base della costante giurisprudenza di legittimità, non attengono a ragioni di ordine pubblico, ma sono dettate a tutela di interessi di natura privatistica, con la conseguenza che la loro violazione non solo non può essere rilevata d'ufficio dal giudice, ma neppure è rilevabile dalle parti ove non sia stata dedotta dalla parte contraria all'ammissibilità della prova; che dall'ordinanza di rimessione emerge che il terzo, genitore convivente del debitore, non ha prodotto documenti di data certa anteriore al pignoramento, ma ha articolato la propria difesa mostrando di voler avvalersi di una presunzione di proprietà, resa verosimile dal rapporto di convivenza; che non risulta se il creditore, che ha proceduto al pignoramento, sempre che si sia costituito in giudizio (il che non è dato sapere), si sia doluto della ammissibilità della prova per presunzioni; che, senza l'eccezione di parte, la prova è ammissibile, con la conseguenza che la causa può esser decisa sulla base di essa, senza che si renda necessaria la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 621 cod. proc. civ. in relazione all'art. 2729, secondo comma, cod. civ. ; che, da quanto precede, deriva che la questione è manifestamente inammissibile, per difetto di rilevanza o, almeno, per insufficiente motivazione sulla rilevanza, per mancanza della attualità pregiudiziale del quesito di costituzionalità rispetto alla definizione del giudizio a quo. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 621 del codice di procedura civile e 2729 del codice civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Torino, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'1 aprile 2009. F.to: Paolo MADDALENA, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 aprile 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA