[pronunce]

Solo in ciò, del resto, risiede la ragione giustificativa dell'effetto premiale annesso al rito, consistente in una significativa riduzione della pena inflitta nel caso di condanna (art. 442, comma 2, cod. proc. pen.). Considerazioni analoghe valgono con riguardo agli altri interventi sulla disciplina del rito alternativo richiamati dal giudice a quo e, in particolare, alla facoltà dell'imputato di rinnovare, nel caso di rigetto, la richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad una integrazione probatoria sino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, introdotta dalla sentenza n. 169 del 2003 di questa Corte: pronuncia nella quale si rimarca, tra l'altro, come l'introduzione di tale facoltà sia conforme alle finalità di economia processuale proprie del rito alternativo e coerente, altresì, con il principio di ragionevole durata del processo, enunciato dall'art. 111, secondo comma, Cost. In questa prospettiva, l'esclusione del responsabile civile dal giudizio abbreviato continua, dunque, a connotarsi come una scelta non irragionevole - proprio perché anch'essa coerente con gli immutati obiettivi di fondo del rito speciale - effettuata dal legislatore nell'esercizio dell'ampia discrezionalità di cui fruisce nella disciplina degli istituti processuali. 4.- Nessun pregiudizio al diritto di azione della parte civile deriva, d'altronde, dalla soluzione legislativa censurata. Per espresso disposto dell'art. 88, comma 2, cod. proc. pen. , infatti, l'esclusione del responsabile civile non pregiudica l'esercizio in sede civile dell'azione risarcitoria. Inoltre, ove la parte civile non accetti il giudizio abbreviato - com'è in sua facoltà - essa non subisce neppure la sospensione del processo civile fino alla pronuncia della sentenza penale non più soggetta a impugnazione, prevista dall'art. 75, comma 3, cod. proc. pen. (art. 441, comma 5, cod. proc. pen.). Riguardo, poi, all'imputato, anche quando venga in rilievo (come nel caso di specie) la disciplina dell'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile prevista dalla legge 24 dicembre 1969, n. 990 (Assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti) - ipotesi nella quale questa Corte ha riconosciuto all'imputato il diritto di citare nel processo penale l'assicuratore quale responsabile civile (sentenza n. 112 del 1998) - è dirimente la considerazione che l'operatività della norma censurata dipende da una libera scelta dell'imputato medesimo, finalizzata a lucrare un trattamento premiale in cambio della rinuncia a determinate garanzie riconosciutegli nel procedimento ordinario (quale, appunto, la richiesta di giudizio abbreviato). 5.- Parimenti insussistente risulta, infine, la ventilata violazione del principio di ragionevole durata del processo (art. 111, secondo comma, Cost.). La norma denunciata è funzionale, anzi, alla realizzazione di tale obiettivo, in quanto volta a rendere più celere la definizione del processo penale che si svolga con il rito alternativo in questione. 6.- A quanto precede va aggiunto che la pronuncia ablativa invocata dal rimettente darebbe adito ad un assetto normativo inaccettabile sul piano costituzionale, in quanto chiaramente contrastante con la garanzia di inviolabilità del diritto di difesa (art. 24, secondo comma, Cost.). La rimozione della norma censurata comporterebbe, infatti, che il responsabile civile possa vedersi coinvolto in un giudizio basato - come l'abbreviato - su prove precostituite, alla cui formazione non ha partecipato: e ciò senza fruire né della facoltà di non accettare il rito - riconosciuta alla parte civile - né della facoltà di chiedere integrazioni probatorie, anche al solo fine di contrastare quelle richieste eventualmente dall'imputato, come invece è consentito al pubblico ministero (art. 438, comma 5, ultimo periodo, cod. proc. pen.). 7.- La questione va dichiarata, dunque, non fondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 87, comma 3, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Palermo con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 settembre 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente e Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 ottobre 2016. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA