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Quello che mi ha colpito di più è che il 35 per cento degli studenti di terza media non è in grado di comprendere il senso di un testo scritto (alla loro portata, naturalmente); il 35 per cento non è poco. Sono usciti da poco i dati del rapporto PISA dell'OCSE e sono persino più allarmanti di quelli INVALSI: solo un quindicenne italiano su venti riesce a distinguere i fatti dalle opinioni in un testo scritto, soltanto uno su quattro riesce a capire qual è l'idea portante di un testo scritto (evidentemente i riassunti che un tempo si usava fare nella scuola non si fanno più e forse sarebbe opportuno ricominciare a farli). Sbagliatissimo sarebbe pensare di colmare questo immenso vuoto facendo abuso di nuove tecnologie, questa è una mia idea personale, ma ritengo - da quel che leggo - che se questo Governo pensa che investendo in lavagne digitali e in Ipad si possa risolvere il problema, la soluzione sarà il peggiore dei mali e aggraverà il problema. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Come i colleghi della 7 a Commissione sanno, perché su questo tema stiamo facendo un'indagine conoscitiva, non esiste infatti un solo studio scientifico che dimostri che con le nuove tecnologie la qualità dell'apprendimento degli studenti migliora, anzi ne esistono molti che dimostrano esattamente il contrario. L'Italia è lo Stato europeo che - Grecia a parte - spende di meno in istruzione pubblica, l'abbandono scolastico è del 14 per cento al Nord e del 20 per cento al Sud; insomma, è evidente che abbiamo un'emergenza nazionale. Ci riempiamo la bocca in quest'Aula e fuori, più o meno tutti, di una retorica ormai stantia e abusata (i giovani sono il futuro, il futuro dipende dai giovani); ebbene se i giovani sono così malmessi, il futuro di questo Paese non sarà evidentemente radioso. E cosa fa questo Governo per affrontare questo problema essenziale? Assolutamente nulla. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Dal nostro punto di vista, la soluzione è una parola, forse un po' dimenticata: «meritocrazia». (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . L'unica maniera per affrontare il tema sarebbe distinguere tra i tanti insegnanti bravi e meritevoli, che meriterebbero di guadagnare ben di più di quello che guadagnano, e gli altri insegnanti, magari meritevoli ma non bravi. Non basta infatti conoscere per poter insegnare: bisogna anche saper trasmettere la propria conoscenza, bisogna avere una capacità empatica, bisogna avere un metodo, bisogna avere delle qualità che non tutti hanno e che nessuno testa nel corpo docente delle nostre scuole. Il ministro Fioramonti, allora, che aveva solennemente annunciato 100 euro in più in busta paga per tutti gli insegnanti, non solo ha detto evidentemente una bugia, ma aveva compiuto, dal nostro punto di vista un errore culturale profondo. Ha detto una bugia perché quei 100 euro non sono mai arrivati (come del resto non è mai arrivato il miliardo per la ricerca scientifica e per l'università). (Applausi della senatrice Lonardo) . Il ministro Fioramonti aveva detto che si sarebbe dimesso qualora questi soldi non fossero stati stanziati dal Governo: i soldi non sono stati stanziati, in questo provvedimento non ve n'è la minima traccia, vedo che il ministro Fioramonti è assente e immagino sia salito al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni, non vedo altra spiegazione per giustificare la sua assenza. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Dal nostro punto di vista, però, l'errore era di metodo: 100 euro in più a tutti non risolvono il problema. Meglio sarebbe stato prevedere 200 euro per i meritevoli; bisogna trovare il modo di incoraggiare il merito. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Esistono solo due comparti nella pubblica amministrazione dove il merito individuale non ha nulla - ma proprio nulla - a che vedere con le carriere dei singoli: la scuola e la magistratura, due comparti essenziali per la vita democratica, per il futuro e per il presente della Nazione. E, allora, finché non ci poniamo questo problema, finché non cerchiamo di colmare questo immenso vuoto, potremo continuare a ragionare di futuro, di giovani, ma saranno ragionamenti inesorabilmente vuoti e sterili. Del merito è stato discusso da molti colleghi durante la discussione generale. Questa doveva essere almeno l'occasione per colmare le piante organiche e dare una stabilità alle tante, troppe, categorie che si agitano all'interno del mondo della scuola, aspettando - spesso per una vita - che si creino le condizioni per potervi realmente entrare. Colleghi, diciamoci la verità: sulla scuola tutti hanno colpe, chi più, chi meno: le colpe non sono egualmente distribuite. La verità è che le politiche scolastiche dei Governi, di tutti i Governi più o meno, sono sempre state pensate come rivolte agli insegnanti, mai agli studenti. Questo perché gli insegnanti sono organizzati, sono sindacalizzati; votano in quanto insegnanti, come è naturale che sia. Ecco che, allora, anziché preoccuparvi (o preoccuparci) di risolvere il problema della qualità della nostra offerta scolastica e della qualità della cultura e dello spirito critico dei nostri giovani, ci preoccupiamo di assecondare e rasserenare le tante categorie di cui il mondo della scuola si compone. Non è un buon metodo, non è un metodo che indica una particolare sensibilità all'interesse nazionale. È sicuramente il metodo - l'unico - utilizzato da questo Governo, peraltro fallendo l'obiettivo, perché mai come in questo provvedimento riscontriamo che intere categorie che legittimamente avevano maturato diritti per entrare nel mondo della scuola ne restano strutturalmente escluse. Quindi, per usare una terminologia cara gli amici grillini, credo che questo provvedimento passerà alla storia come il decreto-legge spazza-precari. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . È inutile stare a riepilogare, punto per punto. Sono tante le tematiche. Pensiamo al caso dei direttori dei servizi generali amministrativi, prima ammessi al concorso con la deroga della laurea, poi esclusi perché non avevano la laurea: sono il 40 degli attuali DSGA; sono tanti, tagliati fuori completamente dalla prospettiva di poter entrare legittimamente a testa alta nel mondo della scuola. Ancora, gli insegnanti con diploma magistrale ante 2001-2002: 7.000 docenti cui è stato negato il diritto di partecipare al concorso (7.000 persone abbandonate inesorabilmente a loro stesse); poi, gli insegnanti di religione. Insomma, le categorie toccate (e abbandonate) da questo provvedimento sono tante, troppe; molti colleghi le hanno già ricordate in discussione generale per cui mi sembra inutile stare a ribadire, punto per punto, categoria per categoria. Utile forse, invece, sarebbe ricordare un punto per noi essenziale, ovvero il trattamento riservato alle scuole paritarie. Colleghi, ormai è dal 2000 che è stato formalmente riconosciuto quel che a noi è sempre sembrato ovvio, e cioè che il sistema scolastico italiano cammina su due gambe, non su una gamba sola: