[resaula]

L'impalcatura istituzionale connessa allo stato d'emergenza ci ha consentito di gestire la fase che abbiamo finora attraversato, ed essa è costruita attorno alla centralità della Protezione civile, ai suoi poteri di ordinanza, al ruolo del commissario straordinario e naturalmente al ruolo fondamentale del Comitato tecnico scientifico, che ci ha accompagnato puntualmente nelle scelte che abbiamo compiuto a livello di Governo, a livello di Regioni e anche nell'ausilio ai soggetti sociali rispetto alle misure nella fase di convivenza in cui ancora siamo. La mia opinione è che, pur tra mille difficoltà, pur dentro una complessità che nessuno pensa mai di non considerare adeguatamente, l'impalcatura istituzionale che ci siamo dati sin dai primi giorni della crisi sanitaria è un modello che ha funzionato e che ci ha consentito una maggiore rapidità di intervento dinanzi alle necessità che si sono presentate. Permettetemi anche in questa sede di ricordare che, dal 2004, nel nostro Paese, ci sono state ben 154 dichiarazioni dello stato d'emergenza, e in ben 84 occasioni lo stato d'emergenza è stato prorogato. Se mi è consentita un'ulteriore riflessione, vorrei segnalare come di solito, nella storia del nostro Paese, lo stato d'emergenza si costruisce su eventi che hanno una determinazione temporale molto puntuale. Di solito lo stato d'emergenza viene dichiarato per un terremoto, per un'alluvione, cioè per eventi che sul piano temporale iniziano e finiscono in un ambito puntualmente delimitato. In questo caso siamo oggettivamente di fronte ad un fatto nuovo, inedito nella storia del nostro Paese: non un evento che inizia e finisce in un arco temporale breve e delimitato, ma un evento dinamico, che è iniziato in un determinato momento e che evidentemente non si chiude con una facilità e con una limitatezza, che può essere paragonabile ad altri tipi di eventi. Per queste ragioni io ritengo che sia appropriata e adeguata la scelta che stiamo per compiere di allungare lo stato d'emergenza fino al 31 gennaio. Voglio venire velocemente alle misure del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che è anche la ragione di natura formale della mia presenza in questa sede, sulla base delle indicazioni contenute nel disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 19 del 2020; com'è noto, con quel provvedimento il Parlamento ha chiesto al Governo, prima dell'adozione di ogni decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di poter avere un confronto, anche per assumere le linee di indirizzo del Parlamento stesso. Nell'ambito del prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, l'orientamento del Governo è di continuare a puntare sulle tre misure fondamentali, che abbiamo ormai fatto diventare le tre regole guida, della iniziativa di contrasto al Covid-19. Le tre regole fondamentali sono quelle che noi abbiamo appreso in questi mesi come regole auree per provare a contrastare il Covid-19. La prima è l'utilizzo delle mascherine. L'utilizzo delle mascherine è la prima regola essenziale; tutta la comunità scientifica mondiale ritiene che questo sia lo strumento principale con il quale provare a contrastare la diffusione del virus. L'orientamento del Governo è quello di estenderne l'utilizzo, rafforzando chiaramente anche questo messaggio al Paese, anche nei luoghi e negli spazi aperti, a prescindere dai limiti orari, che invece finora sono stati vigenti. Noi riteniamo che questa sia una misura consona, appropriata, che può aiutarci a contrastare il virus e che dà anche un messaggio positivo al Paese rispetto al necessario innalzamento della soglia di attenzione in questa nuova fase che ho provato ad indicare. In modo particolare, permettetemi di dirlo, diventa particolarmente decisivo insistere sull'utilizzo delle mascherine in tutte le occasioni in cui si incontrano persone non conviventi. I dati che stiamo riscontrando nelle ultime settimane segnalano che il più alto livello di diffusione del contagio è tra le relazioni più strette, le relazioni personali, le relazioni amicali, le relazioni familiari. Quindi il messaggio deve essere molto chiaro e molto netto: in ogni occasione in cui si può incrociare una persona non convivente sotto lo stesso tetto è fondamentale l'uso della mascherina, che è la prima arma che abbiamo per contrastare il virus. La seconda regola fondamentale, come sapete benissimo, è quella che riguarda il distanziamento di almeno un metro e il divieto di assembramenti. Anche questa è una regola che dobbiamo provare a far rispettare il più possibile. La norma è già vigente, quindi non c'è bisogno di un intervento normativo ulteriore su questo ambito, ma credo che invece ci sia bisogno - ed è intenzione del Governo produrre uno sforzo su questo terreno - di innalzare il livello di attenzione. Infatti, le norme sugli assembramenti esistono, ma dobbiamo aumentare il livello dei controlli affinché le norme vigenti vengano compiutamente e pienamente rispettate. Il terzo punto di queste regole essenziali ha a che fare con il rispetto delle norme igieniche fondamentali e, in modo particolare, con il lavaggio delle mani. Permettetemi ancora di ricordare che queste sono regole essenziali, condivise da tutta la comunità scientifica internazionale. Non c'entra nulla la politica, non c'entra nulla la destra, non c'entra nulla la sinistra: sono regole essenziali che la comunità scientifica mondiale ci offre e io credo che dovremmo tutti seguirle senza alcuna distinzione. Non avrebbe senso distinguersi su una indicazione di natura scientifica, che oggi risulta essere l'arma più forte per provare a reggere contro il contagio. Rispettare queste regole è davvero essenziale perché ci può consentire di gestire questa fase di transizione. Gestirla significa soprattutto, dal mio punto di vista, creare soprattutto le condizioni perché le strutture del Servizio sanitario nazionale non possano risentire di una pressione troppo pesante, in quanto i numeri del contagio hanno evidentemente, poi, una ripercussione sui nostri ospedali e sul lavoro del nostro personale sanitario ed è lì che si può innescare una dinamica che può poi diventare difficile da controllare. Anche in questo caso si tratta di numeri, perché i numeri contano e devono aiutarci nel lavoro che dobbiamo compiere. Oggi in Italia ci sono 58.900 persone risultate positive al test. È un numero significativo, ma chiaramente più basso rispetto a quello del passato. Tuttavia, per avere un ordine di idea della tendenza, mi piace ed è opportuno ricordare che soltanto due mesi (quindi il 6 agosto, perché oggi siamo al 6 ottobre) in Italia vi erano 12.600 persone positive. Quindi, in termini di positività delle persone, nel giro di sessanta giorni (ossia due mesi) passiamo da 12.000 a quasi 60.000 persone. Si tratta di una crescita significativa. Abbiamo 3.487 persone ricoverate nelle nostre strutture ospedaliere con sintomi e 323 posti letto in terapia intensiva occupati a causa del Covid. Questi numeri sono chiaramente sostenibili dal Servizio sanitario nazionale. Tra l'altro, come Governo, Parlamento e Regioni, abbiamo fatto un lavoro per rafforzare il Servizio sanitario nazionale. Vi ho detto in più occasioni che abbiamo stanziato più risorse sul Servizio sanitario nazionale negli ultimi cinque mesi che negli ultimi cinque anni. Sulle terapie intensive, ad esempio, il cosiddetto decreto rilancio, che le Camere hanno convertito, ha disposto un investimento tale da aumentare del 115 per cento i posti letto.