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L'articolo 2 individua la procedura di modificazione dell'attribuzione di sesso e del nome di nascita, stabilendo che la relativa istanza venga presentata al prefetto. Tale procedura è un elemento caratterizzante del presente disegno di legge, che consente di superare la doppia procedura giudiziale per l'autorizzazione della riassegnazione medico-chirurgica e anagrafica, prevista dalla legge 14 aprile 1982, n. 164. La scelta di rendere possibile la modificazione del sesso per via amministrativa risponde all'esigenza di favorire la persona nella realizzazione di un diritto fondamentale, attraverso un'unica procedura semplificata. D'altra parte, l'esercizio di questo diritto fondamentale non può essere limitato o impedito, fondandosi sull'autodeterminazione della persona ed essendo inoltre accompagnato da documentazione medica o psicologica che attesta la situazione del richiedente. Il coinvolgimento dell'autorità giudiziaria costituirebbe un onere eccessivo, in contrasto anche con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione. L'articolo 12, invece, mantiene la richiesta di autorizzazione all'autorità giudiziaria nel caso in cui la richiesta di riattribuzione del sesso provenga da una persona minore di età. Il comma 1 dell'articolo 2 dispone che la domanda possa essere presentata al prefetto del luogo di residenza dell'istante o quello del luogo dove si trova l'atto di nascita che deve essere modificato. Ai sensi dei commi 2 e 3, la domanda deve essere accompagnata dalla documentazione che attesti che la persona sta seguendo un percorso di transizione o dalla documentazione medica che attesti l'effettuazione di un intervento medico-chirurgo di adeguamento dei caratteri sessuali primari, qualora effettuato. L'articolo 3 affronta la questione del trattamento medico-chirurgico, delle terapie ormonali e dei trattamenti di carattere estetico specificando, al comma 1, che ad essi può essere fatto ricorso qualora la persona che intende procedere all'adegua-mento lo ritenga necessario per il suo equilibrio psico-fisico e al comma 2 che esso non costituisce un atto contrario alla legge. Al comma 3 si precisa che ai fini dell'attribuzione di un sesso diverso da quello indicato nell'atto di nascita, la modificazione o l'adeguamento dei caratteri sessuali primari mediante trattamento medico-chirurgico non è un requisito necessario. Tale scelta è affidata all'autodeterminazione del soggetto interessato, con l'ausilio del medico specialista che ne valuta la condizione psico-fisica. In nessun caso, invece, fatta salva la situazione del soggetto minore o incapace, è richiesto a tale scopo l'intervento dell'autorità giudiziaria o di un soggetto terzo, dal momento che la condizione della persona che presenti una disforia di genere non è diversa da altre condizioni mediche nelle quali sia necessario un intervento chirurgico invasivo per determinare il benessere psico-fisico dell'individuo. L'articolo 4 contiene disposizioni relative al nome. Il comma 1 stabilisce che il nome che la persona vuole assumere sia indicato direttamente nell'istanza di modificazione del sesso inoltrata al prefetto. Il comma 2, tuttavia, specifica che la richiesta di modifica del nome può essere inoltrata con autonoma istanza, presentata al prefetto, anche indipendentemente dall'istanza di modificazione del sesso, in ragione di una disforia di genere. Sebbene una tale scelta possa inquadrarsi in un percorso di transizione, in ragione della sua durata, la possibilità di modificare il nome, indipendentemente dalla modificazione dell'attribuzione del sesso, costituisce una possibilità aggiuntiva rimessa alla libertà della persona di acquisire serenità ed equilibrio psico-sociale. È evidente che in questo caso la non corrispondenza tra il nome e il sesso biologico della persona motivata dalla presenza di una disforia di genere e non ha nessun rilievo ai fini dell'applicazione dell'articolo 35 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396. Questa nuova opportunità costituisce un importante sostegno per la persona, che da un lato le consente, se lo ritiene opportuno, che i documenti riportino il nome che avrebbe scelto di assumere come proprio al termine della transizione e dall'altro, a prescindere dalla modificazione dell'attribuzione di sesso, le facilita la possibilità di essere riconosciuta socialmente come appartenente al genere di elezione. Infatti, la presenza sui documenti di un nome non corrispondente al proprio sesso psicologico genera disagio e fraintendimenti in molte circostanze della vita: quando si usa la carta di identità per viaggiare o in un ufficio pubblico, o quando si utilizza il libretto universitario per recarsi a sostenere un esame o, infine, quando si indossa un badge nel luogo di lavoro. Il comma 3 stabilisce che sull'istanza decide il prefetto, sulla base della documentazione, rilasciata da una struttura pubblica o privata, attestante la presenza di una disforia di genere. Ai sensi dell'articolo 5, il prefetto, verificata la regolarità della domanda, autorizza la modifica degli atti di stato civile con decreto che l'interessato deve notificare agli eventuali coniuge e figli e presentare all'ufficiale di stato civile per l'annotazione, con le formalità e i termini previsti dall'articolo 6. L'articolo 7 dispone che tutti gli atti e i documenti relativi alla procedura sono esenti da ogni spesa, tassa, imposta o tributo, comunque denominati. Il successivo articolo 8 in tema di effetti del cambiamento del nome e del sesso sul matrimonio, stabilisce che la correzione dell'attribuzione di sesso non determina automaticamente lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili dello stesso, trattandosi di facoltà rimessa ai coniugi ai sensi dell'articolo 3, comma 1, numero 2), lettera g) , della legge 1° dicembre 1970, n. 898, (recante disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), come modificato dell'articolo 14, comma 2, della presente proposta di legge. A tal proposito, merita ricordare che negli ultimi anni sono intervenute due importanti sentenze delle corti costituzionali dell'Austria e della Germania, le quali hanno dichiarato l'incostituzionalità delle norme che prevedevano, in quei Paesi, l'automatico scioglimento del matrimonio a seguito della modificazione dell'attribuzione del sesso. Nei due Paesi ricordati, come nel nostro, il matrimonio è un diritto fondamentale e non sopporta l'ingerenza dello Stato, che imponga a due persone lo scioglimento del vincolo al quale si sono liberamente determinate. In assenza della volontà di almeno uno dei coniugi che richieda il divorzio, si tratterebbe anche di una inaccettabile violazione della vita privata e familiare, protette dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. L'articolo 9 afferma il diritto della persona ad ottenere il rilascio di documenti che riportino il nuovo sesso attribuito e il nome modificato. Ai sensi del comma 1, l'ufficiale di stato civile, a seguito dell'annotazione nell'atto di nascita, provvede al rilascio dei nuovi documenti di identità personale e, al fine di evitare rischi di mancato coordinamento tra uffici pubblici, comunica l'avvenuta modificazione all'Agenzia delle entrate per il rilascio di un nuovo codice fiscale e una nuova tessera sanitaria, nonché all'ufficio della motorizzazione civile per il rilascio di una nuova patente di guida (comma 2).