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per questo esistono pesi e contrappesi, che alle volte danno fastidio a chi si trova in maggioranza e al Governo ma hanno un senso e la loro assenza sarebbe ancora più dannosa per la qualità della nostra democrazia. Penso all'Ufficio parlamentare di bilancio, alla Commissione bilancio, alla Ragioneria generale dello Stato: tutte istituzioni che garantiscono la qualità del processo legislativo, tutti meccanismi che non avrebbero alcuna ragion d'essere se il referendum propositivo caro a questa maggioranza venisse approvato. Io non mi stupisco del fatto che partiti politici che hanno esaltato, con tutta evidenza ipocritamente, il mito della Costituzione (ricordo i parlamentari 5 Stelle che brandivano il libretto la Costituzione come fosse il libretto rosso di Mao) oggi ne facciano scempio; non mi stupisco del fatto che alcuni partiti votino il provvedimento in discussione fingendo di credere che sia il primo passo verso chissà quale radioso avvenire. Non me ne stupisco perché so che l'ipocrisia è un elemento della politica, ma quando l'ipocrisia viene applicata alla Costituzione, al sistema delle regole che governano e sovrintendono il gioco politico, quando l'ipocrisia viene ad intaccare la vita delle nostre istituzioni e a minacciare il senso dello Stato, io dico che non possiamo piegarci a questo gioco. Quello in discussione è un disegno di legge che disonora la politica e indebolisce lo Stato. Chiunque abbia a cuore la politica, chiunque la ritenga una cosa seria e non solo qualche tweet o qualche post su Facebook, chiunque abbia senso dello Stato questa legge non la può votare. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, tutto mi sarei aspettato tranne di trovarmi qua a usare, per questa riforma costituzionale, le stesse argomentazioni che utilizzavo ai tempi della riforma costituzionale del Governo Renzi, che il mio ex partito ha osteggiato per cinque anni. Poiché i paragoni vanno sempre fatti in modo omogeneo, naturalmente mi riferisco solamente alla parte della riforma costituzionale di Renzi che riguardava la riduzione del numero dei parlamentari, perché il titolo del disegno di legge costituzionale presentato ai tempi nella parte iniziale recava «disposizioni riguardanti la riduzione del numero dei parlamentari», quindi io mi riferisco per adesso solo a quella parte. Bene, quando andavo in giro a fare gli incontri e a parlare di Costituzione, invitato dai gruppi locali o anche da altre associazioni, ero con colleghi che attualmente sono eletti oppure con colleghi neoeletti, e quando dicevamo certe cose, venivamo applauditi. Dovendo presumere che fossero applausi dettati dal contenuto, ripeto allora gli stessi contenuti dell'altra volta. Uno dei contenuti era, per esempio che, se si parla di costo, bisogna intervenire sui costi e non sulle persone. Lo dicevate anche voi e applaudivate anche voi; adesso invece dite il contrario. È stato fatto notare che, se vogliamo parlare dei costi, che sono 50 milioni di euro all'anno, cioè il 6,6 per cento del bilancio della Camera e del Senato, facilmente tali risorse possono essere reperite in altro modo (visto che parliamo di riduzione dei costi qualcuno - apro e chiudo una parentesi - mi spiegherà la necessità di rifare il giardino del cortile qua sotto - almeno 100.000 euro - dopo che era stato fatto appena due anni fa). Vogliamo parlare di costi? Allora parliamo dei 660 milioni di euro che avete caricato sulle tasche degli italiani con le bollette elettriche per salvare il bubbone Alitalia o parliamo del miliardo e mezzo di euro che verrà caricato sulle bollette degli italiani per quindici anni per il capacity market , cioè per pagare chi ha le centrali elettriche e le tiene pronte a essere utilizzate, ma potenzialmente ferme. (Applausi dal Gruppo Misto) . Quella sarebbe stata una riduzione dei costi: sono 22,5 miliardi di euro in dieci anni, più i 660 milioni di Alitalia, che è un inizio, più il prestito ponte, che resta un punto di domanda. Quindi è chiaro che non può essere una questione aritmetica. Ma neppure lo può essere perché, se veramente la democrazia costa (ed è giusto che costi), allora vi ricordo una cosa: ogni studio dice che la dittatura costa di più. Togliere il Parlamento, perché non funziona, e sostituirlo con un organo di gerarchia costa di più. Quindi la verità è che neanche quel tipo di ragionamento va fatto, sempre che abbia un senso accostare la parola «democrazia» alla parola «costo». È giusto che costi. Vi ricordo che è stato il Parlamento repubblicano che ha fatto diventare l'Italia la quinta potenza mondiale; sono i parlamentari, siamo noi che abbiamo fatto diventare prospera questa Nazione, non sono stati quelli che dicono che il Parlamento non va bene, non funziona e non è produttivo. Vi ricordo che prima, quando il Parlamento era diventato una farsa e c'era la Camera dei fasci e delle corporazioni (delle corporazioni, quindi anche delle basi del mestiere), quel tipo di sistema era più costoso, più inefficiente e ci ha anche portati a fare una guerra. Quindi bisognerebbe riflettere sul concetto di democrazia parlamentare. C'è un'altra cosa, che mi sento di dover dire dal cuore. Per anni tutta la politica è stata fatta oggetto di odio da parte della politica stessa, cioè il Parlamento è stato sempre raccontato come il centro di ogni nefandezza. Se devo chiedere scusa agli italiani devo farlo per questo: ho partecipato a una campagna di delegittimazione dell'attività del Parlamento e del parlamentare, che è il cuore della democrazia. In secondo luogo, quando si considera la Costituzione e si pensa di toccare la Costituzione così magicamente, bisognerebbe prima capire che cos'è la Costituzione e come funziona. Invece a me sembra che questo sia lo stesso atteggiamento di uno al quale portassero un'astronave e gli dicessero «adesso pilotala tu». Io risponderei che non so neanche come ci si entra, figuriamoci portarla in giro. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 12,05) ( Segue MARTELLI). Perché un Parlamento non può essere ridotto nei termini in cui pensate voi, cioè di produttività e di efficienza? In primo luogo perché il Parlamento è stato fin troppo produttivo in questi anni - lo dicevamo noi nella scorsa legislatura - perché l'Italia ha un numero di leggi almeno 15 volte superiore rispetto alla Nazione che ne ha di più dopo l'Italia. Quindi, forse non c'è bisogno di fare così tante leggi. Ripeto, lo dicevate voi e lo dicevo anch'io nella scorsa legislatura. C'è bisogno però di leggi fatte bene perché se le leggi approvate hanno bisogno di decreti attuativi che non state facendo vuol dire che il problema è che - come veniva detto, come dicevate voi e dicevo anch'io - forse non è il Governo che deve fare le leggi. Conosciamo tutti il funzionamento del Parlamento che deve dare una linea di indirizzo: le Commissioni parlamentari preparano risoluzioni che contengono l'idea che il Parlamento, rappresentante del popolo, trasmette al Governo relativamente a come deve essere fatta una legge e l'Esecutivo applica tali dettami.