[pronunce]

Aggiunge che, essendo il PAR un nuovo elemento del più ampio PGT, la legge regionale ha voluto che fosse inserito in un momento di revisione organica di quest'ultimo. Successivamente alla prima variante generale del PGT, tuttavia, qualsiasi altra richiesta accolta dal comune potrebbe essere approvata con una semplice variante al PAR, e non ogni volta con una variante generale al PGT. Quanto alla mancata previsione di un potere sostitutivo dopo la scadenza dei diciotto mesi, la Regione osserva che «la parola "intendono" utilizzata dalla norma non può certo essere ritenuta come intenzione soggettiva, ma come legata al nostro ordinamento giuridico»: nell'ipotesi in cui vi fossero state istanze pendenti nel lasso di tempo dal 5 febbraio 2015 al 5 agosto 2016, i comuni sarebbero stati tenuti ad esaminarle (eventualmente respingendole, come ha fatto il Comune di Sesto Calende). La mancanza di un potere sostitutivo regionale non sarebbe incostituzionale perché il nostro ordinamento prevede rimedi contro l'inerzia della pubblica amministrazione. In virtù della previsione del termine di diciotto mesi, la certezza del rapporto sarebbe insita nella norma, con conseguente insussistenza della violazione degli artt. 97 e 117, secondo comma, lettera m), Cost. La Regione rileva anche che, in ogni caso, i comuni possono ancora approvare il PAR in tempi ragionevoli, con la procedura prevista per le varianti generali al PGT, e, ove i comuni «non dovessero attivarsi, immotivatamente, a fronte di richieste di nuove attrezzature religiose, tale comportamento potrà essere sanzionato nelle sedi competenti». La norma regionale avrebbe dato «la possibilità ai comuni di esaminare con procedimento semplificato le istanze già pendenti proprio in considerazione della necessità di una durata ragionevole del procedimento», e ciò dimostrerebbe che la scansione temporale della norma de qua non contrasta con gli artt. 2, 3, 19, 97 e 117, secondo comma, lettera m), Cost. La previsione della variante generale del PGT non sarebbe eccentrica perché la gestione del territorio deve tener conto di tutti gli interessi coinvolti e la sede propria per questa attività è il PGT. Il rispetto dell'autonomia comunale «deve armonizzarsi con la verifica e la protezione di concorrenti interessi generali, collegati ad una valutazione ampia delle esigenze diffuse sul territorio». Dunque, la normativa regionale non violerebbe le norme costituzionali relative all'autonomia comunale: «i Comuni ben possono esercitare le proprie funzioni» ma «devono adottare un determinato procedimento». La discrezionalità del legislatore regionale non potrebbe risultare compressa al punto che ad esso non sarebbe consentito di «normare il procedimento attraverso cui si giunge all'approvazione» del piano delle attrezzature religiose. 6.- Nel giudizio di legittimità costituzionale si è costituita - con atto depositato il 21 dicembre 2018 - l'Associazione Culturale Islamica Ticinese, ricorrente nel giudizio a quo, chiedendo che la disposizione censurata sia dichiarata incostituzionale. La parte ripercorre le vicende amministrative e giudiziarie all'origine del giudizio di legittimità costituzionale, osservando, fra l'altro, che all'Associazione aderiscono oltre 150 capifamiglia e che tale comunità islamica non dispone di uno spazio per la preghiera, ragion per cui dal 2006 chiede al Comune di Sesto Calende l'individuazione di uno spazio nel territorio comunale. In occasione dell'approvazione del PGT, la richiesta dell'Associazione sarebbe stata respinta per ragioni «elettorali», e il rigetto è stato poi annullato dal TAR Lombardia. Nelle more del giudizio di ottemperanza per l'esecuzione di tale sentenza, la Regione approvava la legge reg. Lombardia n. 2 del 2015, «meglio nota in Lombardia come "legge antimoschee"». L'Associazione ricorda di aver contestato la delibera del Consiglio comunale n. 39 del 2017 in quanto «la disposizione regionale avrebbe consentito di subordinare a valutazioni ampiamente discrezionali [...] la previsione di aree di culto»: invece si dovrebbe escludere che «in proposito l'amministrazione comunale fruisca dell'ordinaria discrezionalità (sia quanto ai contenuti, sia quanto ai tempi) di cui gode [...] in materia di pianificazione urbanistica e cui fa rinvio l'art. 72, quinto comma, della l. reg. 12/2005». Secondo l'Associazione, l'amministrazione comunale, «alla stregua dei principi costituzionali, può "modulare" l'esercizio della libertà di culto nell'ambito del territorio comunale, per esempio attraverso l'individuazione delle aree più idonee, alla integrazione architettonica, ecc.», ma una legge regionale non può assegnare al comune «una potestà di pianificazione urbanistica come strumento per decidere "se" e "quando" individuare un luogo di culto nel territorio comunale sulla base di propri apprezzamenti ampiamente discrezionali». In altre parole, «non può essere conferita al Comune la possibilità di consentire o meno l'esercizio del culto nel territorio comunale (come invece si verifica nei Paesi dove non è riconosciuta la libertà religiosa)»: ai comuni dovrebbe spettare soltanto l'individuazione del luogo più adatto. Con la deliberazione n. 39 del 2017, il Comune avrebbe esercitato l'ampia discrezionalità attribuita dall'art. 72, comma 5, della legge reg. Lombardia n. 2 del 2015, ragion per cui la questione sarebbe rilevante. Quanto alla non manifesta infondatezza, l'Associazione rileva che, secondo la giurisprudenza costituzionale, i principi costituzionali della laicità "positiva" dello Stato e della libertà religiosa condizionano l'esercizio delle potestà urbanistiche. Per questo motivo i poteri di programmazione territoriale non potrebbero «prevaricare rispetto ai principi costituzionali sulla garanzia del culto» e la legislazione regionale non potrebbe penalizzare surrettiziamente l'insediamento delle attrezzature religiose. La giurisprudenza costituzionale imporrebbe di «differenziare con chiarezza l'individuazione di luoghi di culto dalla discrezionalità (che attiene sia all''an', che al 'quomodo', che al 'quando') di cui fruisce ordinariamente l'amministrazione comunale nelle scelte in materia di pianificazione urbanistica». L'Associazione nega la possibilità di un'interpretazione adeguatrice: l'interpretazione dell'art. 72, comma 5, seguita dal Comune di Sesto Calende, sulla cui base è stata sollevata la questione, sarebbe costantemente riscontrabile nella prassi amministrativa lombarda, tanto è vero che nella provincia di Varese sarebbe stato rilasciato un solo permesso per costruire un luogo di culto islamico. Infatti, i membri dell'Associazione, per celebrare il culto, si recano ogni settimana in provincia di Novara. 7.- Il 9 aprile 2019 la Regione Lombardia ha depositato una memoria integrativa. In essa ribadisce l'irrilevanza e l'infondatezza della questione sollevata dal giudice a quo.