[pronunce]

che appare irrilevante la diversa soluzione adottata dal legislatore con la legge 23 dicembre 1994, n. 724 (art. 39, comma 8), attesa la diversa natura temporanea ed eccezionale (e non ripetibile) del condono edilizio che, per le opere abusive ultimate entro il 31 dicembre 1993, ha previsto, accompagnando con particolari e significative restrizioni di volumetria, soggettive e procedimentali, un ulteriore effetto della concessione edilizia in sanatoria mediante il (differente) condono-sanatoria, con pagamento di specifica oblazione, consistente nella estinzione dei reati per la violazione di vincoli artistici, culturali, ambientali e paesistici, tuttavia condizionato al preventivo rilascio delle autorizzazioni dell'autorità preposta al vincolo (ordinanza n. 327 del 2000; v. anche sentenza n. 85 del 1998); che tale forma ulteriore di sanatoria (eccezionale e non ripetibile), in ipotesi applicabile anche alle opere edilizie che siano state oggetto di concessione edilizia o di accertamento di conformità (ordinanza n. 327 del 2000), era configurata solo per gli abusi compiuti entro il 31 dicembre 1993, e quindi lasciava, per il suo carattere limitato, del tutto fuori gli abusi commessi in epoca successiva, secondo lo stesso giudice a quo realizzati fino all'11 luglio 1997; che pertanto risulta evidente che non sussiste la denunciata irragionevolezza della disposizione denunciata, per cui la sollevata questione di legittimità costituzionale in riferimento all'art. 3 della Costituzione deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 13 e 22 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie), sollevata, in riferimento all'art. 3, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Cuneo con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma nella sede della Corte costituzionale, palazzo della Consulta il 21 febbraio 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Chieppa Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 6 marzo 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola