[resaula]

Ne ho discusso lunedì al Consiglio affari esteri di Bruxelles, al margine del quale abbiamo incontrato anche il ministro degli esteri ucraino Kuleba. In qualità di Presidente del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, ho espresso pubblico sostegno alla dichiarazione del segretario generale del Consiglio d'Europa Burić, condannando con forza la decisione delle autorità russe di riconoscere le due entità separatiste, sottolineando che le iniziative unilaterali non sono una risposta alla crisi. Ieri pomeriggio - come prima ricordavo - ho preso parte alla riunione dei Ministri degli esteri del G7, dedicata agli sviluppi della crisi, durante la quale ci siamo coordinati sulle misure restrittive da adottare in risposta alle azioni della Russia. La riunione straordinaria dei Ministri degli esteri dell'Unione europea, cui ho partecipato sempre a Parigi, ha poi avallato un articolato pacchetto di misure restrittive che - come già detto - include un bando a importazioni ed esportazioni e a investimenti nelle repubbliche separatiste, sanzioni economiche e finanziarie alla Russia e designazioni individuali di esponenti politici dei media , militari e operatori economici. Ulteriori misure restrittive potrebbero essere adottate in caso di altre azioni da parte russa. Al riguardo, ricordo che l'Italia sta lavorando da mesi in ambito europeo, insieme agli Stati Uniti, per adottare un impianto di possibili sanzioni di varia natura e intensità, che siano improntate a efficacia e fermezza nel segnalare a Mosca gli elevatissimi costi e le conseguenze che una sua offensiva recherebbe. Per essere efficaci, le sanzioni devono fungere da deterrente contro ulteriori azioni militari ed essere, quindi - a nostra opinione - sostenibili, proporzionate, graduali e direttamente collegate a sviluppi concreti e oggettivi sul terreno. Sappiamo bene che i nostri imprenditori, dal 2014 ad oggi, hanno sofferto pesanti perdite come conseguenza delle sanzioni e lavoreremo per contenere il più possibile l'impatto sui nostri interessi strategici ed economici. Consapevoli di pagare un prezzo importante per la tutela di valori e principi comuni non negoziabili, siamo anche consci del valore deterrente delle misure restrittive, volto a impedire che la Russia alimenti ulteriormente la tensione sul terreno. Ciò comporterebbe un prezzo ancora più alto per tutti gli attori in gioco. È fondamentale, in questa fase storica, alla luce delle ultime vicende, mostrare la compattezza di una Unione europea che non subisce condizionamenti rispetto ai suoi valori, come dimostra anche la decisione di ieri della Germania di sospendere il progetto Nord Stream 2. Ieri a Parigi si è anche discusso della possibilità di organizzare una riunione del Consiglio affari esteri a Kiev e abbiamo poi deciso di convocare gli ambasciatori russi nelle capitali europee per trasmettere un messaggio di fermezza. In questa situazione, che potrebbe degenerare con gravissime conseguenze per la sicurezza del nostro continente, ritengo necessario continuare a compiere ogni sforzo possibile per preservare gli spiragli esistenti per una composizione pacifica della crisi. Dobbiamo evitare una guerra nel cuore dell'Europa. Come ha detto anche il presidente Draghi, la via del dialogo resta essenziale. Con questo senso di urgenza e con l'obiettivo di tenere aperta la porta del dialogo, mi sono recato la settimana scorsa a Kiev e Mosca. Ho incontrato il ministro degli esteri ucraino Kuleba, il quale ha espresso apprezzamento per la concreta testimonianza della nostra solidarietà in un momento così delicato per il suo Paese. A lui ho ribadito il nostro convinto sostegno all'integrità territoriale e alla piena sovranità dell'Ucraina. L'Italia respinge il tentativo russo di ristabilire nel continente europeo sfere di influenza e sottolinea la validità del principio della porta aperta della NATO. Ho ricordato come la posizione italiana nei confronti della Russia sia anche volta a preservare un giusto equilibrio fra le esigenze di deterrenza e fermezza e la disponibilità a un dialogo costruttivo e genuino, volto a negoziare seriamente temi di comune interesse per disinnescare le tensioni. Le autorità ucraine fanno affidamento sui rapporti che il nostro Paese ha saputo tessere con la Russia, malgrado le gravi tensioni fra Mosca e la comunità euroatlantica. Kiev chiede all'Italia di continuare a svolgere un'incisiva azione nei confronti del Cremlino nella direzione di una soluzione pacifica della crisi. Come seguito concreto della visita a Kiev, stiamo valutando lo stanziamento di un contributo finanziario del valore di circa 110 milioni di euro, volto a sostenere la popolazione e l'economia ucraina in settori da concordare con le autorità di Kiev. Intendiamo, inoltre, stanziare un contributo per il comitato della Croce Rossa internazionale per interventi nel settore umanitario. Sono anche allo studio misure di sostegno alle forze armate ucraine attraverso la fornitura di materiali non letali, come - ad esempio - quelli per lo sminamento. L'Italia ha sostenuto e continua a sostenere attività umanitarie di assistenza alla popolazione civile nel Donbass. Forniamo il nostro contributo agli organismi internazionali impegnati sul terreno. Vorrei, inoltre, richiamare qui il nostro ruolo nell'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Voglio dire in questa Aula che sono fiero dei 15 italiani che continuano a prestare servizio nella missione speciale di monitoraggio dell'OSCE, dislocati anche in aree di conflitto in corso e di scambi di fuoco tra le parti. (Applausi) . Abbiamo a più riprese espresso l'impegno dell'Italia a continuare a sostenere il mandato della missione che - come sapete - svolge attività di rilevazione e trasparenza sul terreno. Gli osservatori individuano - ad esempio - le violazioni alle intese da entrambe le parti e monitorano eventuali provocazioni sotto falsa bandiera, che potrebbero esacerbare il conflitto. Rilevano i danni a infrastrutture critiche e civili essenziali, i pericoli ambientali e l'impatto sulla popolazione di attività condotte dalle parti. Forniscono, per quanto possibile, un quadro credibile e neutrale di quel che accade in un contesto caratterizzato da una contrapposizione di narrative. Il 17 febbraio mi sono poi recato a Mosca per incontrare il ministro degli esteri Lavrov. Nel corso dei colloqui abbiamo affrontato in dettaglio le questioni di più stringente attualità legate alla crisi in corso, all'architettura di sicurezza e alla stabilità strategica dell'Europa. Ho fatto presente al mio interlocutore la necessità di compiere ogni possibile sforzo per arrivare a una soluzione diplomatica. Ho inoltre incoraggiato con forza la prosecuzione del dialogo tramite nuove riunioni del Consiglio NATO-Russia, dopo quella del 12 gennaio in ambito OSCE e a livello bilaterale con gli Stati Uniti. Con riferimento alla possibile adesione dell'Ucraina alla NATO, ho ribadito la validità della politica della porta aperta come uno dei tratti fondamentali del Trattato di Washington, inclusa la libertà dell'Ucraina di compiere le proprie scelte di politica estera e di sicurezza nazionale.