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Il recupero del fiscal drag o drenaggio fiscale è obiettivo storico di tutti i sindacati, e anche del Centrosinistra, a parole. Ma è anche legge dello Stato, legge 27 aprile 1989, n. 154, di conversione in legge del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 69, e ci mancherebbe che non fosse così. Non applicarla, in base alla deroga che i governi di Centrosinistra e di Centrodestra hanno inserito successivamente, significa letteralmente rubare dalle buste paga, cioè far pagare ai lavoratori dipendenti più di quanto previsto dalla legge, in un paese con oltre 100 miliardi di euro annui di evasione fiscale! Il non recupero del fiscal drag ha pesato, secondo la Banca d'Italia, per due terzi del mancato recupero del potere d'acquisto degli ultimi cinque anni. L'Ires Cgil ha calcolato che mediamente i lavoratori hanno perso 1.182 euro per il mancato recupero del fiscal drag dal 2002 al 2008. Il meccanismo della citata legge n. 154 del 1989 è semplice anche se può apparire complesso: dato che le aliquote fiscali sono costituzionalmente progressive, se un lavoratore supera un'aliquota definita in base a un determinato potere d'acquisto solo in virtù di un aumento «nominale» del salario (e non reale, anzi, come è successo, persino perdendo salario reale), l'eccesso di tasse pagato quando il tasso d'inflazione supera il 2 per cento deve essere «restituito» modificando il livello di reddito in cui scatta l'aliquota fiscale superiore. Sinistra Critica propone che questo meccanismo si applichi «obbligatoriamente» (cioè abolendo la deroga governativa) e a partire dal superamento dell'1 per cento di inflazione annua. 5. La scala mobile è qui riproposta sotto forma del recupero automatico del differenziale tra inflazione reale e inflazione programmata (o 'realisticamente prevedibile'), un meccanismo escogitato 15 anni fa con l'esplicito obiettivo di abbassare i salari per applicare in Italia i parametri di Maastricht. I 120 miliardi di euro annui trasferiti dal monte salari al monte profitti, come abbiamo detto, sono questo. Le retribuzioni e le pensioni, secondo la proposta, recuperano integralmente il differenziale a ogni fine anno: si tratta di un meccanismo meno sensibile del recupero trimestrale, ma pur sempre un'indicizzazione che impedisce la truffa in atto a favore delle imprese. 6. La copertura finanziaria ci permette di evidenziare «da dove si devono prendere i soldi». La tassazione delle rendite da capitale a partire dai titoli di Stato che anche il «governo Prodi» doveva portare dall'attuale 12,5 per cento al 20 per cento, unificando il prelievo della tassazione dei conti correnti con l'abbassamento dal 27 al 20 per cento, è il primo punto, salvaguardando tutti i redditi individuali al di sotto dei 50.000 euro all'anno. È sufficiente che i titoli siano dichiarati nella denuncia dei redditi e tutti i lavoratori continueranno a pagare le vecchie aliquote. Naturalmente, come molti giustamente sostengono, si poteva decidere anche una misura di inserimento di tutti i titoli nelle dichiarazioni dei redditi o altre ipotesi: ci accontentiamo di riprendere l'iniziativa da dove ci si era fermati insieme a molti altri soggetti politici e sociali. Ma la misura decisiva che produce le entrate più consistenti è la cancellazione della riduzione del cuneo fiscale per imprese, banche e assicurazioni. Si tratta di oltre 7 miliardi di euro annui di erogazioni a perdere nei confronti del profitto decisi da Prodi con la sua prima manovra finanziaria e che, da allora, vengono erogati per sempre, se non sopravviene una norma a cancellare questa «tassa Robin Hood alla rovescia»! Tremonti ha fatto propaganda per qualche settimana parlando di «tassare» i petrolieri: in realtà aveva preso in considerazione solo l'eccesso di sovrapprofitto dovuto al rialzo del prezzo del petrolio che si paga in dollari. Ma nessun intervento sul cuneo, per carità. In generale Sinistra Critica contrasta gli interventi fiscali come forma per sostenere i salari, perché -- com'è noto, ma lo si vuol far dimenticare -- sono i lavoratori a supportare per almeno il 75 per cento le entrate e quindi, nella migliore delle ipotesi, si tratterebbe di una partita di giro. Come neppure l'intervento sui prezzi è realmente realizzabile, a parte per le tariffe pubbliche, dato che non è possibile fissare i prezzi per legge, né le merci sono prodotte solo in un paese: pensare al blocco dei prezzi, come propone qualcuno, rischia di essere illusorio e sicuramente è deviante.. Art. 1. (Salario minimo intercategoriale - SMIC) 1. La retribuzione oraria minima per tutte le tipologie di lavoro pubblico e privato, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali, denominata salario minimo intercategoriale (SMIC), non può essere inferiore all'importo definito ai sensi della presente legge. Nessun contratto di lavoro può essere stipulato con una retribuzione inferiore allo SMIC. 2. Lo SMIC è incrementato al 1º gennaio di ogni anno in base alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati definita dall'Istat. 3. Il valore orario dello SMIC per il 2008 è di 7,5 euro netti. La retribuzione è calcolata sulla base del predetto importo, da applicare alle ore di lavoro mensili previste dal contratto. 4. Per i contratti di lavoro in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, fatte salve le condizioni di miglior favore, lo SMIC si applica al livello retributivo inferiore e si procede altresì alla riparametrazione dei livelli superiori fino ai successivi rinnovi. Art. 2. (Delega al Governo) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi contenenti norme intese a modificare la disciplina delle indennità di disoccupazione e dei minimi previdenziali. 2. Il Governo, nell'esercizio della delega di cui al comma 1, fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, previste dai relativi statuti, dalle norme di attuazione e dal titolo V della parte II della Costituzione, si atterrà ai seguenti principi e criteri direttivi: a) prevedere e disciplinare l'introduzione del salario sociale, da corrispondere a tutte le persone maggiorenni disoccupate da almeno dodici mesi e residenti in Italia da almeno diciotto mesi; b) stabilire l'importo del salario sociale nella misura di 1.000 euro mensili e prevedere che esso sia corrisposto, per il 70 per cento, in forma monetaria dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e, per il restante 30 per cento, in beni e servizi gratuiti forniti dalla regione tramite bonus opzionali; stabilire in trentasei mesi la durata massima del salario sociale; prevedere che, al termine del suddetto periodo, in assenza di offerte di impiego a tempo indeterminato, la pubblica amministrazione proceda all'assunzione dell'avente diritto con contratto a tempo determinato della durata di almeno ventiquattro mesi; stabilire che il salario sociale non è sottoposto a tassazione e concorre figurativamente ai fini previdenziali;