[pronunce]

che, difatti, il giudice rimettente fonda il proprio convincimento circa l'illegittimità costituzionale delle disposizioni censurate sulla convinzione che il contributo (avente natura tributaria ovvero di prestazione patrimoniale imposta ai sensi dell'art. 23 Cost.) sarebbe posto a carico del concessionario del servizio di smaltimento dei rifiuti urbani, mentre, invece, la disciplina regionale pugliese - a differenza di quella della Regione Piemonte dichiarata incostituzionale dalla menzionata sentenza n. 280 del 2011, ripercorsa dal giudice a quo a sostegno delle proprie argomentazioni - individuerebbe i titolari passivi del rapporto giuridico nei Comuni che fruiscono del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in un determinato impianto; che, pertanto, al gestore privato dell'impianto di smaltimento non sarebbe imposta alcuna forma di prelievo e che comunque il legislatore regionale pugliese non avrebbe esercitato alcuna "potestà impositiva" in violazione degli artt. 23, 117 e 119 Cost.; che, inoltre, con memoria depositata il 28 ottobre 2013 si è costituita la Tradeco srl, chiedendo che l'art. 10, comma 3, della legge della Regione Puglia n. 17 del 1993, venga dichiarato costituzionalmente illegittimo per contrasto con l'art. 119 Cost. (nella formulazione anteriore alla legge cost. n. 3 del 2001), e, in subordine, nell'ipotesi in cui la Corte valuti inammissibile per erroneità del presupposto interpretativo la questione di costituzionalità proposta, che la pronuncia di inammissibilità sia formulata con espressa indicazione della diversa interpretazione reputata corretta, e cioè quella secondo cui il contributo socio-ambientale non sarebbe dovuto dal gestore ma dai singoli Comuni utenti dell'impianto; che con ulteriore memoria la Tradeco srl ha ribadito le proprie argomentazioni; che anche il Presidente della Giunta della Regione Puglia ha depositato memoria insistendo sulla manifesta inammissibilità o comunque sulla manifesta infondatezza della questione sollevata. Considerato che il Tribunale di Bari, sezione distaccata di Altamura, con ordinanza depositata il 24 maggio 2013, ha sollevato questione di costituzionalità - in riferimento agli artt. 23, 117 e 119 della Costituzione, questi ultimi nel testo anteriore alla sostituzione operata dagli artt. 3 e 5 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione) - dell'art. 10, commi 2 e 3, della legge della Regione Puglia 13 agosto 1993, n. 17 (Organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti urbani), come modificato dall'art. 4, comma 1, della legge regionale 18 luglio 1996, n. 13 (Nuove norme per l'accelerazione e lo snellimento delle procedure per l'attuazione del Piano regionale e della Organizzazione dei servizi di smaltimento di rifiuti urbani. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 13 agosto 1993, n. 17 "Organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti urbani"), nella parte in cui prevede l'obbligo di corrispondere al Comune sede dell'impianto di smaltimento rifiuti somme di denaro a titolo di contributo a copertura del costo socio-ambientale (cosiddetto «contributo socio-ambientale») sulla censurata disposizione; che, in via preliminare, va ritenuta non fondata l'eccezione sollevata dal Presidente della Giunta regionale per difetto di motivazione sulla rilevanza, in considerazione della asserita mancanza di un'adeguata descrizione della fattispecie oggetto della controversia, posto che tale descrizione, se pure scarna, consente di ricostruire la vicenda nei suoi elementi essenziali; che va, inoltre, ritenuta non fondata l'eccezione, sempre sollevata dal Presidente della Giunta regionale, legata al difetto assoluto di rilevanza, con riferimento alle ragioni di non fondatezza delle altre domande, ritenute logicamente pregiudiziali, proposte nel giudizio principale, in quanto non è richiesto al giudice a quo di osservare un rigido ordine nell'affrontare le diverse domande proposte in giudizio, nel senso di individuare questioni pregiudiziali e preliminari, da ritenersi prioritarie nell'ordine di trattazione rispetto alla questione di costituzionalità e quindi tali da essere necessariamente esaminate prima di proporre quest'ultima, salvo che la valutazione dell'ordine delle questioni sottoposte al suo giudizio non trasmodi in manifesta arbitrarietà, comportando la mancata trattazione di domande o motivi aventi «priorità logica» o la prospettazione di questioni di legittimità costituzionale che, avuto riguardo al giudizio principale, si presentano astratte o premature, essendo il loro esame solo ipotetico ed eventuale (sentenza n. 78 del 2002, ordinanze n. 158 del 2013 e n. 277 del 2010); che i dubbi prospettati dal rimettente in punto di legittimità costituzionale della norma censurata sono manifestamente non fondati, in quanto espressi sulla base di un erroneo presupposto interpretativo, e cioè che il contributo in esame sia posto a carico del concessionario del servizio di smaltimento dei rifiuti urbani; che la norma censurata, in realtà, non individua fra i titolari passivi del rapporto giuridico oggetto del giudizio il soggetto gestore dell'impianto di smaltimento dei rifiuti urbani; che infatti, l'art. 10 della legge reg. Puglia n. 17 del 1993, al comma 1, elenca, quali soggetti tenuti alla progettazione, realizzazione e gestione degli impianti di smaltimento dei rifiuti urbani, «a) il consorzio fra i comuni compresi in ciascuno dei bacini di utenza individuati dal piano regionale; b) il comune nel cui territorio è stabilita la localizzazione dell'impianto, se il consorzio non sia stato costituito nel termine di 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge»; al comma 2, poi, disciplina le modalità di ripartizione dei costi di smaltimento, prevedendo che essi siano «ripartiti tra i Comuni interessati» e che ciò avvenga «in proporzione all'entità dei rifiuti conferiti all'impianto da ciascun Comune»; al comma 3, infine, prevede che nel quadro economico di cui al comma precedente (e cioè nel quadro dei costi che deve essere presentato alla competente Provincia all'atto della richiesta di autorizzazione all'esercizio) vadano esposti i costi di gestione dell'impianto e quelli relativi agli ammortamenti: nei primi, in particolare, rientrano i «costi socio-ambientali connessi con la gestione dell'impianto», i quali vanno determinati sulla base delle quantità di rifiuti conferiti da ciascuno Comune; che alla chiara portata letterale dei commi 1, 2 e 3 si affianca il comma 4 dell'art. 10, il quale - individuando le modalità con cui i Comuni, singoli o consorziati, provvedono agli obblighi previsti dal medesimo articolo - conferma che tale articolo pone obblighi in capo ai Comuni che fruiscono del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in un determinato impianto;