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Disposizioni per la prevenzione del conflitto di interessi dei titolari di cariche pubbliche. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge, prendendo le mosse dalla proposta di legge atto Camera n. 2668 della XVI legislatura, ha l'intento di disciplinare la materia del conflitto di interessi dei titolari di cariche pubbliche superando i profondi deficit strutturali dell'attuale disciplina normativa contenuta nella legge 20 luglio 2004, n. 215, (cosiddetta «legge Frattini») come risulta con evidenza dal parere espresso dalla Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto (cosiddetta «Commissione di Venezia») nel giugno 2005 (parere n. 309 del 2004 sulla compatibilità delle leggi italiane «Gasparri» e «Frattini» con gli standard del Consiglio d'Europa in materia di libertà di espressione e del pluralismo dei media ) e dalla relazione dell'Unione sulla lotta alla corruzione della Commissione europea del 3 febbraio 2014 COM(2014) 38 al Consiglio e al Parlamento europeo: Per i parlamentari l'applicazione di queste disposizioni legislative è soggetta al voto della camera di appartenenza che deve pronunciarsi sulla decadenza dal mandato a seguito della condanna definitiva. A parte queste disposizioni non esistono codici di comportamento per le cariche elettive a livello centrale o regionale. Quanto al conflitto di interesse, non sono in essere specifici dispositivi di verifica. L'introduzione di codici di comportamento per le cariche elettive, insieme a disposizioni regolamentari sulle sanzioni applicabili in caso di violazione, permetterebbe di innalzare gli standard di integrità e responsabilità e di prevedere sanzioni non penali per una più ampia gamma di comportamenti non etici dannosi per l'interesse pubblico. Un tale accorgimento permetterebbe inoltre un'attuazione più efficace delle norme di integrità tramite soluzioni autoregolamentari, data la specificità delle sanzioni non penali applicabili ai titolari di cariche elettive rispetto ad altri incarichi pubblici (cariche di governo, pubblici ufficiali ecc.). Occorre partire dalla constatazione che gli strumenti previsti dalla legge Frattini appaiono, infatti, del tutto inidonei a risolvere il problema del conflitto di interessi. Innanzitutto, al fine di prevenire l'insorgenza di situazioni di conflitto di interessi (misure ex ante ), essa prevede che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, una volta accertate le situazioni di incompatibilità dei titolari di cariche di governo, si limiti a «promuovere» le misure necessarie a rimuovere l'incompatibilità (articolo 6). In secondo luogo, pur prevedendo ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera c) , l'incompatibilità tra cariche di governo e compiti di gestione in società aventi fini di lucro o in attività di rilievo imprenditoriale, la legge nulla prevede con riguardo alla cosiddetta «mera proprietà» di un'impresa, di azioni o di quote di una società. In terzo luogo, gli unici poteri di cui l'Autorità garante della concorrenza e del mercato appare investita sono quelli di riferire al Parlamento degli accertamenti effettuati (articolo 6, comma 9), rimettendo così al circuito fiduciario Parlamento -- Governo l'adozione di ogni eventuale misura per assicurare l'effettiva prevenzione o risoluzione di situazioni di conflitto di interessi. Peraltro una sommaria analisi delle soluzioni al problema del conflitto di interessi adottate negli ordinamenti di altri Stati di democrazia consolidata consente di comprendere la necessità di intervenire sulla situazione italiana. Nei Paesi anglosassoni, quali Stati Uniti d'America e Regno Unito, esistono soluzioni avanzate sotto il profilo normativo (si pensi all'istituto del blind trust ovvero alla creazione di fondi di finanziamento) nonché una concezione della separazione tra sfera pubblica e privata fortemente radicata nella morale comune (si pensi che la disciplina britannica è contenuta nel Ministerial Code , fonte non legislativa, bensì di carattere deontologico e autoregolamentare). Anche nei Paesi europei più vicini alla nostra tradizione, si è intervenuti in materia: si pensi, tra tutti, alla Spagna che, con la legge n. 5 del 2006, ha disciplinato in modo molto dettagliato le attività incompatibili. In quella legge la gestione del conflitto è però affidata al Parlamento. In Italia è invece indispensabile l'intervento di un soggetto terzo. Nella XV legislatura fu presentata, il 7 luglio 2006, una proposta di legge a prima firma dell'onorevole Franceschini (atto Camera n. 1318 della XV legislatura) che prevedeva importanti correttivi al sistema della legge n. 215 del 2004. L' iter parlamentare condusse la I Commissione (Affari costituzionali) della Camera dei deputati all'approvazione, l'11 maggio 2007, di un testo base, il cui relatore fu l'onorevole Violante. Tale testo è sostanzialmente confluito nella proposta di legge d'iniziativa degli onorevoli Bressa ed altri (atto Camera n. 442 della XVI legislatura) presentata il 29 aprile 2008 all'avvio della scorsa legislatura. La proposta di legge Veltroni della XVI legislatura si ispirava all'impianto complessivo del testo approvato dalla I Commissione della Camera dei deputati l'11 maggio 2007; tuttavia attraverso di essa si intendeva apportare a tale testo alcuni correttivi, introducendo un sistema più snello e, per certi versi, più efficace al fine di prevenire e di risolvere situazioni di conflitto di interessi. Rispetto ad essa, il presente disegno di legge estende la nozione di carica pubblica, includendovi le cariche di alta amministrazione (particolarmente delicate dopo il cosiddetto caso Mastrapasqua); inoltre, si preferisce una gestione decentrata dell'anagrafe (comunque unica e posta presso il Viminale, dove sostituisce l'attuale anagrafe degli amministratori locali), affidandola ad un giudice di corte d'appello in volontaria giurisdizione. Questo l'impianto del disegno di legge. Vengono innanzitutto chiariti la nozione di conflitto di interessi e l'ambito soggettivo di applicazione della legge. Situazioni di conflitto di interessi sussistono in tutti i casi in cui il titolare di una carica di governo è anche titolare di un interesse economico privato tale da condizionare, o da poter apparire condizionare, l'esercizio delle sue funzioni pubbliche (articolo 1). L'ambito soggettivo di applicazione della legge è rappresentato dai titolari di cariche politiche e di alta amministrazione (articolo 2). Gli istituti previsti dalla legge sono di due tipi: le misure ex ante , ovvero gli istituti apprestati al fine di prevenire le situazioni di conflitto di interessi dei titolari di cariche di governo e le misure ex post , ovvero gli istituti idonei a sanzionare i casi in cui si registri la violazione delle disposizioni di prevenzione, integrandosi una situazione di conflitto di interessi. Il sistema delle misure ex ante ruota intorno all'istituto dell'incompatibilità (articolo 4) e dell'obbligo di astensione (articolo 6); il sistema delle misure ex post intorno all'istituto della diffida (articolo 7) e delle sanzioni in caso di violazione di obblighi (articoli 8, 9 e 10).