[ddlpres]

Nuove disposizioni in materia di delitti contro specie di fauna e flora protette. Onorevoli Senatori. -- Il bracconaggio e il commercio illegale di specie animali protette rappresentano fenomeni ancora tristemente molto diffusi nel nostro Paese; ogni anno sono migliaia gli animali uccisi a causa di tali, barbare, pratiche, tra cui si contano non soltanto gli uccelli migratori e i piccoli uccelli, ma anche orsi, lupi, cervi, camosci, aquile e altri rapaci. L'approvazione della legge 22 maggio 2015, n. 68, in materia di delitti contro l'ambiente, ha indubbiamente rappresentato un punto di svolta fondamentale per la tutela e la protezione degli ecosistemi in Italia. Tuttavia, da essa sono risultate inspiegabilmente escluse alcune norme di significativa importanza per contrastare il bracconaggio e le illegalità ai danni della fauna e della flora, in primis qualora concernano specie protette. Nel corso degli ultimi anni si è assistito, inoltre, all'approvazione di misure potenzialmente peggiorative (o tentativi in tal senso) incidenti su settori strettamente connessi con il bracconaggio e altri reati contro flora e fauna, tra cui si ricordano gli interventi sul Corpo Forestale dello Stato e la Polizia provinciale, indispensabili per il monitoraggio e la prevenzione di tali attività. Eppure, numerosi studi confermano come il fenomeno sia tutt'altro che circoscritto: uno studio dell'associazione Legambiente basato su dati a disposizione delle forze di Polizia e delle procure relativi alle infrazioni contro la fauna selvatica, riporta come negli ultimi sette anni, dal 2009 al 2015, in Italia siano state registrate quotidianamente 20 infrazioni contro la fauna selvatica, denunciate 16,5 persone ed effettuati circa 7 sequestri. Numeri altrettanto inquietanti risultano essere quelli relativi al bracconaggio, che ha visto ogni giorno, nei quattro anni che vanno dal 2012 al 2015, l’avvio di 2,5 procedimenti contro noti, l'apertura di un procedimento contro ignoti e 3,2 persone indagate. Appare evidente, dunque, come la normativa volta a contrastare tali fenomeni non sia attualmente sufficiente a perseguire lo scopo; si tratta infatti di reati molto gravi che colpiscono specie tutelate a livello internazionale e comunitario (si ricordano, in tal senso, le direttive 92/43/CE del Consiglio, del 21 maggio 1992 (cosiddetta «direttiva, habitat »), e 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009 (cosiddetta «direttiva uccelli»): una materia per la quale risulta necessario e urgente un intervento di adeguamento della tutela legislativa, oggi ancora ricadente nella sfera dei reati cosiddetti minori. Il quadro del nostro Paese non risulta inoltre omogeneo, vedendo zone come la Campania, la Sicilia, la Puglia e la Calabria maggiormente colpite da tali fenomeni, con alcune città in modo ancor più significativo tra cui si segnalano Napoli, Roma, Bari, Palermo, Reggio Calabria, Salerno, Foggia e Brescia. Alla luce degli inquietanti dati emersi, l'impianto normativo andrebbe dunque rivisto nel suo insieme. Appare particolarmente urgente l'introduzione nel codice penale dei delitti contro la flora e la fauna selvatica protette come avvenuto per i delitti contro l'ambiente: una disposizione su cui il Governo stesso si era impegnato ad intervenire in sede discussione della legge 22 maggio 2015, n. 68, con l'approvazione degli ordini del giorno (G1 293 e G1 294) a firma della Senatrice De Petris, ma sulla quale, a distanza di più di un anno, tutto ancora tace. Si segnala in tal senso come la Commissione per l'ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo abbia approvato, in data 13 ottobre, il documento Piano di azione contro il bracconaggio, sollecitando le istituzioni comunitarie a dare seguito alle indicazioni ivi presenti; in particolare, al punto 15 del Piano viene sottolineata la necessità di introdurre « consistent and dissuasive criminal penalties » per combattere i crimini contro la fauna selvatica. Il presente disegno di legge è volto dunque a dare avvio a tale, necessaria, riflessione sui reati contro le specie di flora e fauna protette, attraverso l'introduzione un nuovo articolo al titolo VI- bis , libro secondo, del codice penale («dei delitti contro l'ambiente»), che punisce con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 15.000 a 150.000 euro coloro che, a qualunque titolo, prelevino in natura, catturino, ricevano o acquistino, offrano in vendita o vendano uno o più esemplari di specie animali protette, nonché ne cagionino la morte o la distruzione, o ancora importino, esportino, facciano transitare o trasportino nel territorio nazionale, cedano, ricevano, utilizzino, espongano o detengano singoli esemplari di specie di flora o fauna protetta, nonché coloro che utilizzino tali specie per la produzione o il confezionamento di oggetti, prodotti derivati anche destinati all'alimentazione, pelli, pellicce, capi di abbigliamento o articoli costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, da parti dei medesimi, o esemplari di fauna sottoposti a procedimento tassidermico e di imbalsamazione. L'articolo si riferisce alle specie presenti nell'allegato I della direttiva Uccelli, le specie prioritarie elencate nell'allegato II della direttiva Habitat e le specie elencate gli allegati A, B e C del regolamento CITES nonché quelle di cui all'articolo 2, comma 1, lettere a) , b) e c) , della legge 11 febbraio 1992, n. 157. All'articolo 2 si introducono in merito due nuove disposizioni al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. Nel tentativo di mettere ordine in un ambito delicato che oggi presenta numerosi profili di criticità, all'articolo 3 alcune norme transitorie propongono l'elaborazione di requisiti e criteri specifici uniformi sul territorio nazionale in materia di centri di recupero per la fauna selvatica, in attesa di un processo di regolamentazione nazionale che risulta, ancora oggi, assente.. 1 (Introduzione nel codice penale dei delitti contro specie di fauna e flora protette) 1 Al titolo VI- bis del libro secondo del codice penale, dopo l'articolo 452- sexies è introdotto il seguente: «Art. 452- sexies.1. -- (Misure connesse alle attività illecite inerenti flora e fauna protette) -- 1 . Chiunque, in violazione di disposizioni legislative, regolamentari od amministrative, prelevi in natura, catturi, riceva o acquisti, offra in vendita o venda uno o più esemplari di specie animali protette, nonché ne cagioni la morte o la distruzione, importi, esporti, riesporti sotto qualsiasi regime doganale, faccia transitare, trasporti nel territorio nazionale, ovvero ceda, riceva, utilizzi, esponga o detenga uno o più esemplari di specie di fauna protette, è punito con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 15.000 a 150.000 euro, fatto salvo quanto previsto dal comma 4. Se il fatto è commesso su più di tre esemplari, la pena è aumentata da un terzo alla metà.