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È come se la legge che ha applicato quella norma costituzionale potesse essere interpretata diversamente dalla legge di attuazione del principio costituzionale. Se quella è legge di attuazione del principio costituzionale, qualsiasi costituzionalista, fosse anche il migliore cattedratico del Paese, sbaglia, commette un errore e, probabilmente, ha commentato la legge senza tener conto che era una legge di applicazione dei principi costituzionali. Solo in tal caso, infatti, può aver pensato alla possibilità di applicare al Senato una legge prevista per la Camera che risponde a principi diversi. Qual è, allora, la regola che sta dietro a questa delibera del Senato? La forza dei numeri della maggioranza. Non c'è una norma che mi può soddisfare; non c'è un'interpretazione che abbia un minimo di coerenza. Io capisco tutto. Abituato, nelle camere di consiglio, a discutere, so che tutte le opinioni vanno rispettate. Ma l'opinione che prescinde dalle regole della Costituzione non viene presa nemmeno in considerazione in una camera di consiglio. Vorrei capire. Ho tentato di leggere l'intera relazione. Ho tentato di cercare un appiglio che possa giustificare l'interpretazione che si propone, ma non ho trovato nulla. Non sono riuscito ancora a capire come si possa violare la legge. Tenuto conto dell'ultimo arresto delle sezioni unite della Corte di Cassazione, mi sembrerebbe veramente grave il fatto che, anziché ringraziare, noi approfittiamo di una specificità che la Costituzione riconosce alle Camere. Noi siamo, infatti, gli unici poteri che hanno la possibilità di valutare la regolarità dell'elezione dei propri componenti. Relatore, nella passata legislatura il senatore Casson ha provato a sostenere che la Giunta delle elezioni fosse un organo paragiurisdizionale. Forse, le sezioni unite, proprio per quell'errore commesso dal Senato, hanno ritenuto giusto, in una sentenza che riguardava un conflitto di giurisdizione tra gli organi di autodichia e la magistratura ordinaria, precisare quali erano l'attività e la qualifica del Senato e delle Camere in quella in quella vicenda. Non so, allora, con quale criterio ci ostiniamo a parlare di onestà o legalità, perché né l'onestà né la legalità possono essere più invocate dal MoVimento 5 Stelle, se ci propone addirittura, in ragione dell'arroganza della maggioranza, di violare la legge, di fare qualcosa che è contro i principi basilari del diritto. Lei, relatore, è laureato come me in giurisprudenza e sa benissimo che se uno studente, all'esame di diritto costituzionale, affermasse una tesi come quella del costituzionalista che avete invocato, verrebbe bocciato, perché non c'è possibilità di errore in materia costituzionale, né c'è possibilità di ricorso all'analogia. Ragionate, allora, e assumetevi la responsabilità di dire che siete la forza di maggioranza e voterete in questo modo perché il popolo italiano vi ha detto di fare quello che volete. In quel caso, probabilmente, la Corte di cassazione e la Corte costituzionale, riflettendo successivamente, potranno pensare se sia giusto mantenere quel sistema di autodichia quasi costituzionale delle Camere che non è mai stato posto in discussione. Ma, di fronte alla continua violazione delle norme che sorreggono quel principio, non vi è la possibilità di rispettare una Camera che fa strame dei principi costituzionali e di legalità. (Applausi dai Gruppi FI-BP e Misto e della senatrice Biti) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito che siamo chiamati ad affrontare oggi in quest'Aula ha del paradossale, se non dell'assurdo. In sintesi, la maggioranza ci chiede di votare per salvare il senatore Salvini, spostandolo dalla Calabria al Lazio, assegnando nello stesso tempo un seggio nel collegio uninominale di Modena a un altro leghista - quello stesso seggio nel quale è stato eletto il nostro collega democratico Edoardo Patriarca - per arrivare poi, dulcis in fundo , a salvare anche i Cinque Stelle, assegnando loro un seggio che non spetta loro in Umbria. Questa è la fotografia di quanto siamo chiamati a votare con il provvedimento in esame. In sostanza, ci troviamo di fronte a una maggioranza che si scambia i seggi come se si trattasse dell'album delle figurine Panini o, con altre parole, una maggioranza che calpesta le regole. I Cinque Stelle, abbandonata ogni ambizione di onestà - ormai sono solo i più anziani che si ricordano che l'onestà una volta era la bandiera che veniva sempre sventolata ai quattro venti dai Cinque Stelle - oggi decidono di infischiarsene dell'assegnazione dei seggi su base regionale, nonostante sia espressamente prevista dalla Costituzione, e regalano un seggio della Sicilia all'Umbria così, come se niente fosse, come se fosse di loro proprietà. Si potrebbe dire «Sua maestà il MoVimento 5 Stelle», con quella presunzione che si osserva spesso in quei partiti che sono sulla via del tramonto, tra l'altro senza il minimo senso del decoro. Trovo grave, Presidente, che non ci si degni neppure di seguire il dibattito in quest'Aula, convocando una riunione in contemporanea. (Applausi dal Gruppo PD) . Informiamo gli onorevoli colleghi che l'assegnazione dei seggi avviene in base a un preciso dettato costituzionale ed è dovere del Parlamento garantire il rispetto della Costituzione, come hanno già dichiarato anche i vari colleghi che mi hanno preceduta. Non è una scelta discrezionale, perché la nostra Costituzione non è la gentile concessione da parte della maggioranza di turno: la Costituzione è una cosa seria, è un insieme di regole che questa maggioranza non sta rispettando. È il popolo che è sovrano, non è la maggioranza al Governo a essere sovrana. Nessuna forza, neanche di Governo, è paragonabile al Re Sole. L'articolo 57 della Costituzione dispone che il Senato sia eletto su base regionale: significa che sono gli elettori di un determinato territorio che esprimono i loro rappresentanti. Non ci si spartisce a tavolino chi viene eletto e dove. Appare quindi lapalissiano che quei seggi, che qui oggi si vogliono attribuire alla luce di un accordo spartitorio e non sulla base dei voti effettivamente conseguiti, non possono essere assegnati in questa modalità. Solo che al MoVimento 5 Stelle questo non importa e alla Lega nemmeno. Questa maggioranza se ne infischia delle regole e così la componente giallo-verde della Giunta delle elezioni sta stabilendo che il seggio vacante in Sicilia verrà incassato in Umbria. Si tratta di una palese violazione della Costituzione. Con questo voto quei 5 Stelle che si spacciavano per onesti pretendono di assegnare un seggio degli elettori siciliani agli elettori umbri; nel frattempo ne tolgono uno ai democratici emiliani per regalarlo a un leghista. Ma certo, una mano lava l'altra. D'altra parte, gli alleati di questa maggioranza vanno avanti da mesi a scambi di favori. È lo stesso stile con il quale il ministro Salvini è stato sottratto dal giudizio di un legittimo processo;