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se risulti che il commissario straordinario dell'ASI intenda procedere ad un rapido ricambio dei vertici del CIRA alla luce delle irregolarità e dei risultati disastrosi segnalati nelle relazioni della Corte dei Conti. Atto n. 4-00930 IANNONE Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il CIRA (Centro italiano ricerche aerospaziali) è una società consortile per azioni a maggioranza pubblica, che annovera nella compagine l'Agenzia spaziale italiana (ASI) con una partecipazione del 47 per cento, il CNR con il 5 per cento, la Regione Campania (attraverso un consorzio) con il 16 per cento e le principali aziende aerospaziali italiane; il CIRA è destinatario di fondi pubblici erogati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca in quanto soggetto attuatore del PRORA (Programma nazionale di ricerche aerospaziali), ai sensi del decreto ministeriale 10 giugno 1998 n. 305, con investimenti superiori ai 400 milioni di euro e un contributo annuale di circa 22 milioni di euro; negli ultimi anni, in conseguenza dell'operato dei suoi vertici, il CIRA ha visto drammaticamente peggiorare la propria situazione economico-finanziaria, con un risultato di esercizio in negativo nel 2016, mettendo a rischio la sostenibilità dell'unico ente nazionale di ricerca aerospaziale e il poderoso investimento di fondi pubblici operato in questi anni; da diversi anni il Ministero è fermo sul rinnovo del PRORA, i cui fondi sono quasi esauriti, e non provvede al rinnovo della commissione di monitoraggio, prevista dal decreto ministeriale n. 305 del 1998 per controllare l'attuazione del PRORA e formulare proposte di aggiornamenti, con la partecipazione di tutti i soggetti che contribuiscono allo sviluppo della ricerca aerospaziale nazionale; come riportato nella determinazione n. 91 del 18 settembre 2018 della Corte dei Conti, il CIRA ha presentato una proposta di aggiornamento del PRORA, che per legge necessita di autorizzazione con decreto interministeriale Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministero dell'economia e delle finanze, in cui si prevede un mastodontico piano di investimenti basato, nella prima fase unicamente sulle riserve disponibili, che verrebbero esaurite in soli 2 anni, compromettendo la sostenibilità finanziaria del CIRA, sulla cui attendibilità un panel di esperti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca avrebbe sollevato notevoli perplessità; da quanto si apprende dalla Corte dei Conti, i fondi di investimento PRORA sono in via di esaurimento e in assenza di nuovi finanziamenti il CIRA non potrà proseguire le attività di ricerca e la gestione dell'importante patrimonio impiantistico, ragione per la quale occorre un urgente riassetto della società che preservi l'interesse pubblico in merito, si chiede di sapere: quali siano gli orientamenti dei Ministri in indirizzo al fine di garantire la corretta attuazione del PRORA e la salvaguardia del CIRA, primaria istituzione nazionale di ricerca in ambito aerospaziale; se il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca intenda ripristinare urgentemente la commissione di monitoraggio prevista dal decreto ministeriale n. 305 del 1998 per controllare l'attuazione del PRORA e formulare proposte di aggiornamento; quali provvedimenti intenda varare il Governo in relazione al riassetto del CIRA per preservarne il ruolo centrale nella ricerca aerospaziale nazionale e risolvere le criticità di natura economico-finanziaria che mettono a rischio la vita del centro. Atto n. 4-00931 LAFORGIA Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: a Milano esiste in via Corelli un centro di accoglienza per richiedenti asilo che il Governo intende riconvertire in CPR, ovvero in un centro di detenzione amministrativa per stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno, in attesa di esecuzione di un provvedimento di espulsione; questa decisione del Governo ha spinto svariate associazioni milanesi e singoli cittadini a costituire una mobilitazione regionale denominata "Mai più lager - No ai CPR"; lo stesso nome è stato dato ad una pagina "Facebook", dalla quale è stato lanciato un appuntamento per una mobilitazione regionale per il 1° dicembre 2018; sono apparsi svariati commenti al post che promuove l'evento, in cui, citano gli amministratori della pagina, "c'è chi invoca le camere a gas con una foto di Hitler, chi incita ad uccidere, chi spera nelle manganellate e chi, al solito, insulta. Sono solo alcuni dei commenti che stanno arrivando in queste ore alla nostra pagina"; considerato che: la libertà di manifestazione del pensiero o libertà di coscienza sono diritti riconosciuti negli ordinamenti democratici; l'articolo 21 della Costituzione recita: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione"; l'apologia del fascismo, nell'ordinamento giuridico italiano è un reato previsto dall'articolo 4 della legge Scelba (di cui alla legge n. 645 del 1952), attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione; simili episodi stanno assumendo particolare frequenza soprattutto sui social , si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa e come intenda allontanare dalla società questi messaggi di negazionismo della nostra storia, tutelando le libertà sancite dalla Carta Costituzionale; se intenda agire contro chi, nel web e nella società, vorrebbe un ritorno al nazifascismo. Atto n. 4-00932 DE PETRIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: sono recenti e sempre più continui i fenomeni di presenza di schiuma consistente e di ignota origine, nel fiume Sacco, in particolare nella città di Ceccano (Frosinone); il decreto ministeriale n. 468 del 2001 ha istituito il SIN "Frosinone", perimetrato con decreto ministeriale 2 dicembre 2002 e con decreto ministeriale 23 ottobre 2003, a cui è seguito il successivo SIN Bacino del fiume Sacco. Il SIN di Frosinone è stato istituito dal Ministero dell'ambiente a seguito della proposta, effettuata da parte della Regione Lazio nel 1999, di inserimento tra i siti da bonificare di interesse nazionale di ben 121 discariche di rifiuti solidi urbani distribuite su tutto il territorio della provincia di Frosinone e presenti in 80 comuni sui 91 costituenti la provincia; alla data di approvazione del Piano regionale delle bonifiche, di cui alla delibera della Giunta regionale n. 591 del 14 dicembre 2012, delle 121 discariche, solamente 7 avevano visto conclusa la procedura di bonifica e dall'elenco dei siti contaminati pubblicato dall'ARPA Lazio ed aggiornato all'anno 2016, si rileva che per numerose discariche dell'ex SIN Frosinone non è ancora completata la bonifica;