[pronunce]

Il giudice dell'esecuzione immobiliare del Tribunale di Roma ha evidenziato, con specifico riguardo al profilo della rilevanza, che i creditori procedenti hanno agito in forza di una sentenza passata in giudicato nei confronti della Repubblica federale di Germania per danni riconducibili a quelli per cui è stato istituito il Fondo, ossia per i danni alla persona subiti dal proprio dante causa per il trattamento disumano durante il secondo conflitto mondiale. Talché, in applicazione del predetto art. 43, dovrebbe dichiarare l'estinzione della procedura esecutiva immobiliare. In punto di non manifesta infondatezza, il giudice a quo, ritenendo non percorribile un'interpretazione costituzionalmente orientata in virtù della chiarezza in parte qua della disposizione, dubita anzitutto della compatibilità della stessa con gli artt. 2 e 24 Cost., in quanto potrebbe compromettere il diritto alla tutela giurisdizionale, diritto nel quale deve ritenersi compresa quella esecutiva, non solo negando sine die ai soggetti individuati dal comma 1 la possibilità di promuovere procedure di esecuzione forzata ma estinguendo anche quelle già in corso, con conseguente cancellazione del pignoramento, ciò che potrebbe pregiudicare in modo irrimediabile le ragioni creditorie. Lo stesso Tribunale di Roma ritiene, inoltre, che l'art. 43 del d.l. n. 36 del 2022, come convertito, potrebbe violare anche gli artt. 3 e 111 Cost., con riferimento ai principi di eguaglianza sovrana fra gli Stati e di parità delle parti nel processo. In particolare, il sacrificio immediatamente imposto con l'estinzione della procedura esecutiva ai creditori della Repubblica federale tedesca per i danni indicati dal comma 1 della predetta disposizione, non troverebbe adeguata compensazione nel Fondo contemplato dal comma 3, in virtù della mancata emanazione del decreto ministeriale destinato a disciplinare le forme di accesso allo stesso, l'entità, totale o parziale, del ristoro e le relative modalità di erogazione. Per altro verso, il giudice rimettente osserva, con riferimento ai medesimi parametri, che non avrebbe rilievo la circostanza che, con l'art. 2 dell'Accordo di Bonn del 2 giugno 1961, ratificato con d.P.R. 14 aprile 1962, n. 1263 (Esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Repubblica federale di Germania per il regolamento di alcune questioni di carattere patrimoniale, economico e finanziario con scambi di Note, concluso a Bonn il 2 giugno 1961), l'Italia si sia impegnata a tenere indenne la Repubblica federale di Germania da ogni eventuale azione o pretesa legale da parte di persone fisiche o giuridiche italiane all'epoca già pendenti a fronte del versamento da parte della stessa di 40 milioni di marchi. Ciò in quanto, ferma la possibilità per l'Italia di adempiere in modo satisfattivo nei confronti del terzo in virtù del disposto dell'art. 1181 del codice civile, nell'incertezza sull'idoneità del Fondo ad una soddisfazione adeguata dei creditori, il legislatore avrebbe dovuto contemplare un differente strumento, come, ad esempio, la sospensione o la temporanea improcedibilità delle procedure esecutive in corso, in modo da preservare, così, gli effetti conservativi dell'atto di pignoramento ritraibili dall'art. 2913 cod. civ. Il Tribunale di Roma sottolinea, ancora, che la norma censurata sembra violare anche l'art. 3 Cost., nella parte in cui preclude la possibilità di promuovere procedure esecutive solo ai cittadini italiani, lasciando impregiudicata la facoltà di altri soggetti, come la Regione greca intervenuta nella procedura, di agire in sede esecutiva dinanzi a giudici italiani nei confronti della Repubblica federale di Germania per danni derivanti dai crimini commessi durante il secondo conflitto mondiale. 2.- Con atto depositato in data 19 gennaio 2023, si è costituita nel giudizio di legittimità costituzionale M.T. G., creditrice procedente, in veste di erede di A. G., nella procedura esecutiva immobiliare presupposta, osservando, in primo luogo, a sostegno delle censure spiegate dall'ordinanza di rimessione, che l'art. 43 del d.l. n. 36 del 2022, come convertito, viola il diritto alla effettività della tutela giurisdizionale a fronte di crediti derivanti dalla lesione di diritti inviolabili, così ponendosi in contrasto tanto con gli evocati artt. 2 e 24 Cost., quanto con l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo primo, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, stante il riconoscimento, anche nella giurisprudenza europea, dell'esecuzione forzata quale componente essenziale del diritto alla tutela giurisdizionale. La parte costituita ha ricordato che, peraltro, questa Corte, con la sentenza n. 238 del 2014, ha riconosciuto che il principio consuetudinario di diritto internazionale dell'immunità degli Stati esteri dalla giurisdizione civile non trova ingresso nel nostro ordinamento, a fronte della commissione di crimini lesivi dei diritti fondamentali della persona umana. M.T. G. ha evidenziato, altresì, la manifesta irragionevolezza del bilanciamento operato dal legislatore ordinario laddove ha istituito un Fondo senza disciplinarne le modalità attuative rimesse ad un regolamento amministrativo e ha previsto, tuttavia, l'immediata estinzione ex lege delle procedure esecutive pur essendo ancora incerte le forme e i termini di soddisfazione dei diritti dei creditori attraverso tale Fondo. Ha rappresentato che un'ulteriore violazione dell'art. 3 Cost. deriva dalla previsione delle indicate limitazioni per i soli creditori italiani. 3.- Con atto depositato in data 23 gennaio 2023, si è costituita la creditrice intervenuta nel giudizio a quo Regione Sterea Ellada, ponendo in rilievo che, in sede di conversione del decreto-legge n. 36 del 2022, l'art. 43, comma 3, è stato modificato dalla legge n. 79 del 2022 in maniera significativa rispetto alla propria posizione, impedendo alla stessa sia di proseguire e promuovere procedure esecutive su beni della Repubblica federale Tedesca sul territorio italiano sia di accedere al Fondo istituito dal comma 1, in quanto riservato ai cittadini italiani. Ciò ridonderebbe in una violazione dell'art. 3 Cost. da parte della norma censurata che, oltre ai profili evidenziati dal giudice rimettente, sarebbe poi costituzionalmente illegittima anche nella misura in cui, violando l'art. 111 Cost., determina una disparità di trattamento tra le parti della procedura esecutiva, senza che i creditori abbiano avuto la possibilità di partecipare al giudizio dinanzi alla Corte internazionale di giustizia che ha indotto il legislatore italiano ad intervenire con la disposizione oggetto del giudizio di legittimità costituzionale. 4.- In data 24 gennaio 2023 è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha eccepito l'inammissibilità delle questioni sollevate e ha dedotto, in via gradata, la non fondatezza delle stesse.