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È chiaro a tutti che oggi lei è Ministro di un Governo diverso e che la discontinuità con quello precedente deve essere maggiore di quanto è stata finora: questo le chiediamo, signor Ministro. Le chiediamo, forti anche di questo passaggio parlamentare, di costruire insieme un'agenda condivisa che indichi le priorità e definisca concretamente una discontinuità con il passato. Le riforme del processo civile e penale sono ancora di più oggi necessarie, perché anche la giustizia possa contribuire ad affrontare la fase difficile che si apre per il Paese. Soprattutto sul processo penale, signor Ministro, andiamo avanti spediti sulle proposte e le idee che abbiamo già condiviso, e in questo passaggio riaffrontiamo il tema della prescrizione, perché le modifiche introdotte nel decreto-legge del Governo non sono sufficienti; ce lo siamo già detti. Ancora, signor Ministro, rimettiamo in agenda i temi della riforma carceraria, dell'esecuzione della pena e il tema dei diritti, a partire dalla legge contro l'omofobia. Su queste questioni, signor Ministro, troverà un PD disponibile ma esigente, e serve una coalizione che faccia sintesi, guardando avanti e non indietro. Deve essere lei ad imporre e proporre la discontinuità necessaria. Il PD su queste cose c'è e valuterà l'azione di Governo sulla giustizia. Noi, signor Ministro, non siamo come quelli che aboliscono la prescrizione stando in maggioranza e quando vanno all'opposizione gridano allo scandalo e vogliono reintrodurla. (Applausi) . Né siamo come quelli per cui dire "tutti dentro" o "tutti fuori" è uguale, se serve strumentalmente ad indebolire il Governo. Abbiamo proposte e idee e abbiamo fiducia che lei saprà farne tesoro e saprà fare una sintesi positiva dentro la coalizione e dentro la maggioranza. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ostellari. Ne ha facoltà. OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, non devono essere giorni facili per lei e, dal punto di vista umano, le sono anche vicino. Ma si consoli, perché per la gran parte degli italiani questi sono giorni anche peggiori. Lo sono - e questo la riguarda direttamente - per i colleghi avvocati, per i loro assistiti, per i magistrati, per i cancellieri, per le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria, per il personale amministrativo, per i magistrati onorari, per tutte le donne e gli uomini che ogni giorno lavorano nei tribunali e nel mondo della giustizia. Signor Ministro, lo sono soprattutto per chi ha subìto un grave reato e per i parenti di chi non è sopravvissuto e che sono stati disonorati dallo Stato. (Applausi) . Uno Stato che, con la sua complicità, signor Ministro, ha scarcerato mafiosi e assassini. Signor Ministro, lei non accetta consigli: non li accetta se arrivano dalla Lega o dal centrodestra, non li accetta dalle associazioni di avvocati, dai magistrati, dagli accademici e talvolta nemmeno dai suoi compagni d'avventura (abbiamo sentito, in precedenza, il senatore Cucca). Negli anni Sessanta la RAI ha trasmesso uno sceneggiato in quattro puntate, dedicato al protagonista di un libro di Gončarov: "Oblomov". Se non ha letto il libro, le consiglio quantomeno di guardare lo sceneggiato, perché il personaggio di Oblomov per certi versi le somiglia molto: vive di ansie, non prende decisioni, lascia che le cose accadano, scarica la colpa sugli altri o sul destino e, piano piano, permette che tutto attorno a lui cada in rovina. Signor Ministro, la giustizia italiana, che lei si trova a guidare, non ha bisogno di un Oblomov, ma ha bisogno di coraggio, di competenze, di capacità di dialogo e di pragmatismo, ha bisogno di prerogative, che lei ha dimostrato di non possedere. È questo il motivo per cui, inascoltati, le abbiamo chiesto più e più volte di fare un passo indietro. È questo il motivo per cui siamo qui, oggi, a chiedere al Senato di mettere la parola fine sulla sua esperienza di Ministro. I testi delle mozioni - voglio dirlo, anche se in questo momento il senatore Casini non c'è - sono chiaramente diversi, ma il punto centrale è il medesimo e puntano al merito della questione: lei ha commesso troppi sbagli e non può continuare. (Applausi) . È sul merito della questione che i colleghi senatori e tutti noi oggi siamo chiamati a rendere conto! Se boss e assassini sono usciti di galera, la colpa è di chi non ha ascoltato i dubbi dei magistrati di sorveglianza e non li ha aiutati a decidere in maniera differente. (Applausi) . Se nelle carceri ci sono stati scontri, evasioni e decessi, la colpa è di chi ha ignorato le richieste dei sindacati della Polizia penitenziaria. (Applausi) . A tal proposito, signor Ministro, le segnalo che ieri si è suicidato un altro agente di Polizia penitenziaria, a Padova, la mia città. Se dallo scoppio dell'emergenza sanitaria i tribunali sono nel caos, con protocolli diversi da Regione a Regione, talvolta da città a città, la colpa è di chi ha rifiutato il confronto con i presidenti di tribunale, con i magistrati e con le associazioni degli avvocati. Se le libertà costituzionali sono messe in pericolo dalle mancate riforme, la colpa è di chi ha scelto di non fare i conti con la realtà. Signor Ministro, anche io leggo i giornali: per molti suoi compagni di avventura, oggi, non si vota la sfiducia al ministro Bonafede, ma si decide il destino del Governo, perché senza di lei questo Governo non potrebbe andare avanti. Senza di lei, il Governo che tassa le partite IVA, ma regala monopattini, non avrebbe futuro. (Applausi) . Mi spiace, signor Ministro. Il senatore Casini ha sicuramente più cinismo e più esperienza politica di me, ma a me piace pensare che non debba essere così. Vorrei che questo Esecutivo raccogliticcio si ritirasse per restituire la parola agli italiani, ma questo non succederà, come dice Casini. Non può allora succedere che un Governo, per quanto inadeguato e deludente, non possa fare a meno di chi è rimasto a guardare in occasione delle rivolte nelle carceri, di chi è rimasto a guardare le scarcerazioni dei mafiosi, consapevole dell'esistenza di circolari del DAP o, peggio, ignaro delle stesse, per poi dare la colpa ai magistrati di sorveglianza. Mi rifiuto di credere che un Governo non possa andare avanti senza chi ha gettato i tribunali nel caos. Mi rifiuto di credere che un Governo possa sopportare qualsiasi affronto al diritto e al buon senso, pur di non rinunciare a un Ministro; solo perché quel Ministro è amico di Conte? Solo perché fra il Premier e lei c'è un debito di amicizia? A proposito di amicizia, Cicerone diceva che non c'è affatto amicizia quando, fra due presunti amici, uno non vuole udire la verità e l'altro è pronto a mentire; quando, nel caso, uno non ascolta la voce delle vittime di mafia e dei loro parenti e l'altro mente per salvare se stesso e la propria posizione di potere. (Applausi).