[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, commi 2 e 6, e dell'art. 6, commi 1 e 2, della legge della Regione Basilicata 9 febbraio 2001, n. 7 (Disciplina delle attività di informazione e comunicazione della Regione Basilicata), promosso dalla Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Basilicata, nel giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione Basilicata per l'esercizio finanziario 2017, con ordinanza del 26 luglio 2019, iscritta al n. 227 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 51, prima serie speciale, dell'anno 2019. Udito il Giudice relatore Giulio Prosperetti nella camera di consiglio del 6 maggio 2020, svolta ai sensi del decreto della Presidente della Corte del 20 aprile 2020, punto 1), lettera a); deliberato nella camera di consiglio del 19 maggio 2020.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 26 luglio 2019, iscritta al reg. ord. n. 227 del 2019, la Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Basilicata, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, commi 2 e 6, e dell'art. 6, commi 1 e 2, della legge della Regione Basilicata 9 febbraio 2001, n. 7 (Disciplina delle attività di informazione e comunicazione della Regione Basilicata), in riferimento agli artt. 81, 97, primo comma, e 117, commi secondo, lettera l), e terzo, della Costituzione. 2.- Le questioni di legittimità costituzionale sono state sollevate nell'ambito del giudizio di parifica del rendiconto della Regione Basilicata relativo all'esercizio 2017, in esito all'avvenuto riscontro del progressivo aumento dell'aggregato di spesa relativo al personale regionale, determinato dall'incremento della voce relativa al personale giornalistico "contrattista a tempo indeterminato", il cui costo è cresciuto negli esercizi 2014-2017, nonostante l'invarianza (e nell'esercizio 2017, la diminuzione) del numero di unità utilizzate. In particolare, viene evidenziato che, ad invarianza del numero di unità, gli importi per la spesa del personale giornalistico imputato alla Giunta regionale sono stati di euro 329.927,00 nell'esercizio 2014, di euro 355.047,00 nell'esercizio 2015 e di euro 392.552,00 nell'esercizio 2016, e che lo stesso incremento ha interessato il personale giornalistico imputato al Consiglio regionale. La Corte dei conti riferisce in maniera analitica l'andamento dei suddetti costi nel periodo 2014-2016 e 2016-2017, precisando che, nel periodo 2014-2016, l'incremento di quelli del personale giornalistico intestato alla Giunta è stato pari a euro 62.625,00 e di quelli del personale intestato al Consiglio regionale è stato pari a euro 35.113,00, mentre nell'esercizio 2017 l'incremento, valutato in maniera aggregata, per Giunta e Consiglio, è stato pari a euro 57.254,19; inoltre, rappresenta che complessivamente, nel periodo 2014-2017, l'aumento della spesa per il personale è stato pari a euro 129.140,23, passando da euro 578.204,00 (Giunta e Consiglio) dell'esercizio 2014 a quello di euro 707.344,23 (Giunta e Consiglio) dell'esercizio 2017. 3.- In sede istruttoria, la Giunta e il Consiglio hanno imputato le maggiori spese alla necessità di erogare gli aumenti previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro dei giornalisti, che viene applicato al personale assunto negli uffici stampa regionali per effetto della legge reg. Basilicata n. 7 del 2001, su cui si appuntano i dubbi di legittimità costituzionale della Corte dei conti. Infatti, il contratto giornalistico prevede un trattamento economico, previdenziale ed assistenziale superiore a quello del comparto delle funzioni locali, che viene generalmente applicato al personale assunto negli uffici stampa regionali. Gli oneri economici conseguenti all'applicazione del contratto giornalistico sarebbero, dunque, costituzionalmente illegittimi per illegittimità derivata dalla legge regionale, che, disciplinando il trattamento economico dei dipendenti pubblici, avrebbe invaso la sfera di competenza esclusiva del legislatore nazionale in materia di ordinamento civile, con violazione degli artt. 81, 97, primo comma, 117, commi secondo, lettera l), e terzo, Cost. 4.- Le disposizioni della legge reg. Basilicata n. 7 del 2001 specificamente censurate sono: l'art. 2, comma 2, che prevede, per gli addetti agli uffici stampa della Regione e degli enti sub-regionali, l'applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro dei giornalisti; l'art. 2, comma 6, che demanda ad una specifica area di contrattazione a livello regionale, tra gli organi regionali e l'Associazione della stampa di Basilicata, l'individuazione e la regolamentazione dei profili professionali all'interno degli uffici stampa; l'art. 6, comma 1, che prevede che gli iscritti all'ordine dei giornalisti appartenenti agli organici regionali, con contratto a tempo indeterminato, possono optare, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge, per la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'applicazione del contratto di lavoro giornalistico; l'art 6, comma 2, che prevede che nel caso di opzione per il contratto giornalistico, ai soli fini dell'anzianità di servizio, gli anni prestati presso gli uffici stampa regionali sono valutati al cinquanta per cento e che la Regione garantisce, a richiesta e dalla data dell'opzione, la contribuzione previdenziale all'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani "Giovanni Amendola" (INPGI) e quella assistenziale alla Cassa autonoma di assistenza integrativa dei giornalisti italiani (CASAGIT), mentre eventuali ricongiungimenti, ai fini previdenziali e assistenziali relativi a posizioni pregresse, restano a totale carico degli interessati. 5.- In merito alla propria legittimazione a sollevare le questioni di legittimità costituzionale, la Corte dei conti rappresenta che i giudizi di parificazione dei rendiconti regionali hanno tratti sempre più equiparabili all'attività giurisdizionale e ricorda la giurisprudenza costituzionale, secondo cui tali giudizi costituiscono uno strumento indispensabile per evitare "zone d'ombra" nel sistema di principi garantiti dalla Costituzione.