[ddlcomm]

Ai fini dei capi II e III, si considerano conflitti armati quelli di carattere internazionale tra Stati o entità nazionali diversi, a prescindere da una formale dichiarazione di guerra, nonché i conflitti interni prolungati tra forze governative e gruppi armati organizzati. Sono escluse le situazioni interne di disordine e di tensione che comportano sommosse o atti di violenza sporadici o non sistematici. 3. Le condotte di cui al capo IV sono considerate delitti di guerra e come tali punite esclusivamente nei casi di conflitto armato internazionale, a prescindere da una formale dichiarazione di guerra. Capo II ATTI POSTI IN ESSERE CONTRO PERSONE O BENI PROTETTI DALLE CONVENZIONI DI GINEVRA DEL 1949 Art. 43. (Delitti comuni) 1. I delitti di cui all'articolo 575 del codice penale e agli articoli 32 e 35 della presente legge sono considerati delitti di guerra ai sensi del presente capo e puniti con le pene ivi previste, ove commessi contro le persone protette dalle convenzioni di Ginevra del 1949 e dai relativi protocolli addizionali, resi esecutivi ai sensi della legge 11 dicembre 1985, n. 762, di seguito denominati «protocolli addizionali», nelle circostanze previste dall'articolo 42 della presente legge. Art. 44. (Esperimenti biologici) 1. Chiunque sottopone una persona protetta dalle convenzioni di Ginevra del 1949 e dai protocolli addizionali ad un esperimento biologico non terapeutico, che non sia giustificato da ragioni mediche ovvero dall'interesse esclusivo della persona, è punito, se dal fatto deriva un grave rischio per la salute o l'integrità fisica o psichica della persona, con la reclusione da cinque a dieci anni. Art. 45. (Distruzione o appropriazione arbitraria di beni altrui) 1. Chiunque, senza giustificazioni di natura militare ed in modo arbitrario, cagiona l'estesa distruzione di beni altrui protetti dalle convenzioni di Ginevra del 1949 e dai protocolli addizionali, ovvero se ne appropria nella stessa misura, è punito con la reclusione da cinque e dieci anni. Art. 46. (Arruolamento forzato) 1. Chiunque costringe una persona protetta dalle convenzioni di Ginevra del 1949 e dai protocolli addizionali a prendere parte alle operazioni militari contro il proprio Paese o le sue Forze armate, ovvero comunque la costringe a prestare servizio nelle Forze armate, di una parte avversa, è punito con la reclusione da sette a dieci anni. Art. 47. (Diniego del giusto processo) 1. Chiunque priva una persona protetta dalle convenzioni di Ginevra del 1949 e dai protocolli addizionali del diritto ad un giusto e regolare processo, negandole le garanzie previste dalla legge e dalle convenzioni internazionali applicabili, è punito con la reclusione da sette a dieci anni. Art. 48. (Deportazione e trasferimento illeciti) 1. Chiunque arbitrariamente deporta, trasferisce, confina o mantiene confinata in un altro Stato ovvero in luogo diverso una persona protetta dalle convenzioni di Ginevra del 1949 e dai protocolli addizionali è punito con la reclusione da sette a dieci anni. Art. 49. (Uso di scudi umani) 1. Chiunque utilizza la presenza di un civile o di altra persona protetta dalle convenzioni di Ginevra del 1949 e dai protocolli addizionali, per evitare che taluni siti, zone o edifici di carattere o di interesse militare divengano bersaglio di operazioni militari della parte avversa o comunque per favorire le proprie operazioni militari, è punito con la reclusione da quattordici a ventuno anni. 2. Se dalla condotta di cui al comma 1 deriva la morte di uno o più civili usati come scudo, si applica la pena dell'ergastolo. Capo III DELITTI CONTRO LE LEGGI E GLI USI DEI CONFLITTI ARMATI Art. 50. (Delitti comuni) 1. I delitti di cui all'articolo 609- bis del codice penale e agli articoli 35, 36 e 37 della presente legge sono considerati delitti di guerra ai sensi della presente legge e puniti con le pene per ciascuno ivi previste, ove commessi nel contesto di un conflitto armato ed in relazione ad esso. Art. 51. (Violazione della dignità personale) 1. Chiunque, fuori dai casi previsti dalle disposizioni del presente titolo, e salvo che il fatto costituisca più grave reato, umilia, degrada o altrimenti viola gravemente la dignità di una persona è punito con la reclusione da tre a cinque anni. Art. 52. (Attacco ai civili) 1. Chiunque dirige un attacco contro una popolazione civile in quanto tale, ovvero contro civili che non partecipano alle ostilità, è punito con la reclusione non inferiore a diciotto anni. 2. Se l'attacco determina la perdita di vite umane, si applica la pena dell'ergastolo. Art. 53. (Attacco a luoghi indifesi) 1. Chiunque, con qualunque mezzo, lancia un attacco ovvero opera un bombardamento contro città, villaggi o abitazioni indifesi e che non sono obiettivi militari è punito con la reclusione da dieci a quindici anni. Art. 54. (Attacco a beni civili) 1. Chiunque dirige un attacco contro beni civili, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Ai fini del presente articolo, per beni civili si intendono beni che non siano obiettivi militari. Art. 55. (Attacco a personale o beni di missioni di assistenza umanitaria o di mantenimento della pace) 1. Chiunque dirige un attacco contro il personale, le installazioni, i materiali, le unità o i veicoli, nonché i dati o le risorse impiegati in una missione di assistenza umanitaria o di mantenimento della pace in conformità alla Carta delle Nazioni Unite, i quali abbiano diritto alla protezione accordata dal diritto internazionale dei conflitti armati ai civili o ai beni civili, è punito con la reclusione da dieci a venti anni. 2. Se l'attacco determina la perdita di vite umane, si applica la pena dell'ergastolo. 3. Se l'attacco determina, in danno di una o più persone, lesioni personali gravi, si applica la pena della reclusione da diciotto a ventiquattro anni. 4. Se l'attacco determina danni gravi alle installazioni, si applica la pena della reclusione da diciotto a ventidue anni. Art. 56. (Morte, lesioni o danni collaterali eccessivi) 1. Chiunque lancia un attacco nella consapevolezza che esso avrà come effetto collaterale la perdita di vite umane di civili o il loro ferimento, manifestamente sproporzionati rispetto al diretto e concreto vantaggio militare atteso, è punito con la pena della reclusione da dieci a venti anni. 2. Se l'attacco determina la perdita di vite umane, si applica la pena della reclusione da venti a ventiquattro anni. 3. Se l'attacco determina, in danno di una o più persone, lesioni personali gravi, si applica la pena della reclusione da diciotto a ventiquattro anni. 4. Se l'attacco determina danni gravi ai beni civili, si applica la pena della reclusione da quindici a ventidue anni. Art. 57. (Danni ambientali) 1.