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Atto n. 4-00312 BALBONI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il porto di Goro (Ferrara) è il porto con maggior numero di imbarcazioni immatricolate dell'intero Adriatico, con oltre 1.300 imbarcazioni prevalentemente dedite alla molliscoltura nell'adiacente sacca di Goro, ampia insenatura valliva in collegamento con il mare aperto dove vengono coltivate le famose vongole veraci; la locale Capitaneria di porto dispone di una sola motovedetta, assolutamente necessaria oltre che per garantire interventi di salvataggio in mare aperto, soprattutto in caso di mare grosso, anche e soprattutto per il contrasto al purtroppo diffuso fenomeno della pesca abusiva all'interno delle concessioni per la coltivazione delle vongole, pesca abusiva che viene praticata da bande sempre pronte ad entrare in azione, ben organizzate e con l'ausilio di imbarcazioni potentissime, che in una sola notte possono prelevare anche diverse decine di quintali di prodotto (si consideri che un chilogrammo di vongole mediamente vale circa 12 euro), con gravissimo danno per le cooperative titolari delle concessioni e dei soci tutti, che investono anche decine di migliaia di euro per la semina del novellame; la pesca delle vongole è la principale fonte di sostentamento dell'intera comunità, con migliaia di addetti; nei giorni scorsi si è diffusa in tutta la marineria la notizia che il Governo avrebbe deciso di privare la Capitaneria di Goro dell'unica motovedetta di cui dispone per destinarla al Governo libico affinché la utilizzi nel contrasto al traffico di esseri umani che parte dalle sue coste; la notizia sembra suffragata dalla circostanza che la motovedetta è stata consegnata al cantiere nautico di Goro per la sua revisione e con la richiesta di cancellare tutti i contrassegni ed i segni distintivi della Guardia costiera; ciò rappresenta un grave pericolo per i naviganti nella zona dell'intero settore di competenza, tanto più in piena stagione estiva, nella quale è massimo il traffico nautico ed è in corso l'operazione "Mare sicuro"; il pur encomiabile scopo del sostegno al Governo libico nella lotta al traffico di esseri umani non può giustificare la messa in pericolo dei naviganti dell'alto Adriatico e l'attenuazione, se non l'abbandono, del contrasto alle attività di pesca illecita nella sacca di Goro, che rischia di arrecare un danno irrimediabile all'intera comunità, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per ripristinare immediatamente, e garantire in futuro, la necessaria dotazione di almeno una motovedetta alla Capitaneria di porto Goro (Ferrara). Atto n. 4-00313 IANNONE Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che: alla fondazione teatro dell'Opera di Roma sono state applicate le norme di cui al decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112 (cosiddetta legge Bray), relative al risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche che versano in situazioni di difficoltà economico-patrimoniale; in particolare, l'articolo 11 disciplina il procedimento per ristrutturare il debito delle medesime fondazioni; i bilanci consuntivi 2014, 2015 e 2016 del teatro dell'Opera sono stati chiusi in pareggio di esercizio, ma con un aumento del debito della fondazione di rispettivamente 44, 54 e 53 milioni di euro, in violazione della norma di cui al comma 1, lett. d) , dell'articolo 11 che vieta il ricorso a un nuovo indebitamento; come evidenziato dalla relazione del commissario straordinario del Governo sul monitoraggio semestrale dello stato di attuazione dei piani di risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche, la fondazione dell'Opera di Roma ha usufruito di un prestito di 25 milioni di euro per il risanamento del proprio debito; la medesima relazione mostra una gestione non in linea con gli obiettivi di risanamento, evidenziando che dall'analisi effettuata risulta che «gli elevati costi di produzione (6,48 Mln) conducono ad un margine di produzione negativo (-1,68 Mln di euro)», che «anche il margine per posto disponibile, di conseguenza, è negativo per 3,4 euro», e che «rimane critico il livello dello stock debitorio»; all'atto dell'insediamento dell'attuale gestione del teatro dell'Opera di Roma, sullo stesso gravava un'esposizione debitoria pari a 33 milioni di euro che, a fronte dei 25 milioni di euro ricevuti per il risanamento, avrebbe dovuto diminuire a circa 8 milioni di euro; nei richiami conclusivi e implicazioni per le azioni di risanamento, il commissario afferma che «è pure improcrastinabile intervenire per attenuare l'eccessiva rigidità che vede, ad esempio, i costi del personale stabili o addirittura in aumento», laddove, invece, la fondazione ha elargito promozioni ed aumenti di stipendio; sempre nel medesimo capitolo della relazione il commissario afferma che «sono quindi della massima urgenza interventi su tale terreno che producano risultati già evidenti nel corso del primo semestre 2018»; ad oggi, vale a dire alla fine del primo semestre 2018, a quanto consta all'interrogante, la fondazione non ha attuato alcuna delle indicazioni fornite dal commissario; risulta all'interrogante che il teatro dell'Opera di Roma non abbia ricevuto l'approvazione dell'estensione del piano di risanamento, fatto che impedisce all'ente di continuare a rientrare tra le fondazioni al cui risanamento si applicano le norme della legge Bray; dal bilancio a consuntivo dell'anno 2016 risulta, inoltre, che i debiti tributari dello stesso ente siano saliti a 12,1 milioni di euro, con un aumento di 8,5 milioni di euro in un solo anno per il mancato versamento dell'Irpef ai lavoratori, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga, nell'esercizio delle funzioni di vigilanza allo stesso spettanti, di assumere iniziative di competenza per verificare la reale situazione debitoria della fondazione e accertare le responsabilità della governance dell'ente; a che cosa siano state destinate le somme citate risultanti dal mancato versamento dell'Irpef ai lavoratori e se l'eventuale rateizzazione del corrispondente debito della fondazione, che comporterà costi più elevati, non possa comportare un danno economico. Atto n. 4-00314 LONARDO GALLONE CESARO DE SIANO CARBONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: le Autorità di bacino sono organismi misti Stato-Regioni, operanti sui bacini idrografici, istituite con legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modificazioni e integrazioni; in base alla citata legge, tutto il territorio nazionale è stato suddiviso in bacini idrografici: bacini di rilievo nazionale, bacini di rilievo interregionale e bacini di rilievo regionale; i bacini di rilievo nazionale sono: Autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta - Bacchiglione; Autorità di bacino del fiume Adige; Autorità di bacino distrettuale del fiume Po; Autorità del bacino del fiume Arno; Autorità di bacino del fiume Tevere;