[pronunce]

Con specifico riferimento ai giudizi a quibus, nell'ordinanza di rimessione di cui al r. o. n. 168 del 2018 si illustra che la pena da irrogare all'imputato, ai sensi dell'art. 459, comma 1-bis, cod. proc. pen. è pari a 1.425 euro, laddove, in caso di opposizione al decreto penale di condanna e di celebrazione del dibattimento, la pena da irrogare sarebbe pari a non meno di 5.600 euro. Nell'ordinanza di rimessione di cui al r. o. n. 184 del 2018, invece, si espone che la pena da irrogare all'imputato ai sensi dell'art. 459, comma 1-bis, cod. proc. pen. è pari a 7.500 euro, mentre, ove fosse celebrato il dibattimento a seguito di opposizione al decreto penale di condanna, la pena da irrogare sarebbe pari a non meno di 46.500 euro. In entrambe le ordinanze, il giudice rimettente ritiene che tale macroscopica differenza tra la pena irrogata nel decreto penale di condanna e quella irrogabile in caso di celebrazione del processo con il rito ordinario, sia incompatibile con il criterio di eguaglianza e ragionevolezza, non apparendo razionalmente correlabile alla mera non opposizione dell'imputato al decreto penale. Il giudice a quo sottolinea inoltre come un effetto premiale della portata di quello previsto dall'art. 459, comma 1-bis, cod. proc. pen. non sia previsto per nessun altro rito alternativo, incluso il patteggiamento, ove l'imputato «di fatto rinunzia a difendersi», a fronte di uno sconto di pena, peraltro inferiore a quello conseguibile nel procedimento per decreto. Ad avviso del rimettente, non sarebbe dirimente che, nel procedimento per decreto, sia comunque possibile e doverosa la valutazione da parte del giudice circa la congruità della pena da irrogare. Detta valutazione, invero, riguarderebbe la pena originariamente determinata dal pubblico ministero e la compatibilità della conversione della pena detentiva con le finalità deterrenti e rieducative. Valutati tali profili, tuttavia, il tasso di conversione della pena detentiva in pena pecuniaria e la necessità di tenere in considerazione le condizioni economiche dell'imputato e del suo nucleo familiare sarebbero elementi prefissati dall'art. 459, comma 1-bis, cod. proc. pen. La natura discriminatoria e l'irragionevolezza della norma censurata non sarebbero d'altra parte superate dalla circostanza che la pena possa essere commisurata all'interno della forbice edittale (75-225 euro) prevista dall'art. 459, comma 1-bis, cod. proc. pen. , né dalla possibilità per il giudice di applicare le circostanze attenuanti generiche. Tali profili, propri sia del rito speciale per decreto, sia del rito ordinario, non scalfirebbero infatti il quadro di «totale eterogeneità» dell'esito sanzionatorio conseguibile rispettivamente nell'ambito di ciascun procedimento. 3.5.- Entrambe le ordinanze di rimessione dubitano, infine, della conformità della disposizione censurata all'art. 27 Cost., affermando come non possa ritenersi compatibile con il fine rieducativo della pena «la irrogazione di una pena pari anche a meno di 1/20 di quella irroganda all'esito di giudizio ordinario». 4.- Con distinti atti di identico tenore, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in entrambi i giudizi, chiedendo che questa Corte dichiari l'infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate. L'interveniente evidenzia come il giudice a quo fondi l'ipotizzata contrarietà dell'art. 459, comma 1-bis, cod. proc. pen. all'art. 3 Cost. sulla comparazione tra due istituti assolutamente eterogenei, quali sono il procedimento per decreto da un lato, e la sostituzione delle pene detentive brevi, disciplinata dall'art. 53 della legge n. 689 del 1981, dall'altro. Il primo istituto avrebbe, infatti, carattere processuale, laddove il secondo rivestirebbe natura eminentemente sostanziale, non potendo, quindi, fungere da tertium comparationis rispetto alla norma censurata. Il procedimento per decreto, inoltre, non avrebbe natura di rito premiale in senso stretto, a differenza del giudizio abbreviato e del patteggiamento, di talché non sarebbe possibile operare una utile comparazione tra istituti. Sarebbe altresì ingiustificato porre a confronto il risultato sanzionatorio conseguibile all'esito del procedimento per decreto rispetto a quello riconducibile al rito ordinario, avuto riguardo alle finalità acceleratorie e deflattive che connotano il primo procedimento. 5.- In prossimità della camera di consiglio, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato, in relazione ai giudizi di cui al r. o. n. 168 e n. 184 del 2018, memorie illustrative di identico tenore, nelle quali ha insistito per la declaratoria di infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal GIP del Tribunale ordinario di Macerata. L'Avvocatura generale dello Stato ha ribadito l'assoluta eterogeneità tra il meccanismo di conversione della pena detentiva in pena pecuniaria previsto dal comma 1-bis dell'art. 459 cod. proc. pen. e quello di sostituzione delle pene detentive brevi disciplinato dall'art. 53 della legge n. 689 del 1981. Il primo si inserirebbe in un rito processuale - il procedimento per decreto - a finalità acceleratoria e deflattiva del contenzioso penale; il secondo rivestirebbe natura sostanziale, opererebbe solo all'esito del giudizio ordinario, e avrebbe finalità di decongestionamento del sovraffollamento carcerario. La differente natura dei due istituti impedirebbe di ravvisare una lesione all'art. 3 Cost., in ragione della differenziazione del criterio di ragguaglio tra pena detentiva e pena pecuniaria. Del resto, la previsione di una disciplina più vantaggiosa per l'imputato, riservata al procedimento per decreto, in un'ottica di favore per detto rito alternativo, rientrerebbe nelle scelte discrezionali del legislatore, come affermato anche dalla recente giurisprudenza di legittimità (sono richiamate le sentenze della Corte di cassazione, sezione quarta penale, 19 ottobre-30 ottobre 2018, n. 49602 e sezione terza penale, 9 novembre-11 dicembre 2018, n. 55359).1.- Con ordinanza del 12 febbraio 2018, iscritta al n. 88 del registro ordinanze 2018, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Termini Imerese ha sollevato - in riferimento agli artt. 3, 27 e 11 [recte: