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Se volete mandare a casa questo Governo ci sono tutte le condizioni per poterlo fare. E se sono arrivato io a contare fino a 163 ho la sensazione che qualcuno di voi sia in grado, allo stesso modo, di farlo. Prima mandiamo a casa questo Governo e prima, probabilmente, risolveremo i problemi del Paese. Auguri a tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Saponara. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, vorrei dire anche membri del Governo perché si parla di tanti miliardi, ma vedo solo la sottosegretaria Guerra e la ringrazio molto per la presenza. PRESIDENTE. Il Governo è comunque presente. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Sì, ma visto che si parla di tanti miliardi, se ci fosse stato anche qualche membro in più sarebbe stato meglio. PRESIDENTE. Prosegua, senatrice Saponara. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Di considerazioni su questo decreto, o meglio su questo connubio di decreti, ne sono state fatte tante, ma consentitemi di aggiungere qualcosa rispetto a quanto già detto. In realtà, più che fare considerazioni, io vorrei porre due domande, partendo dal fatto che con il primo decreto-legge ristori del 28 ottobre, a cui sono seguiti il ristori- bis del 9 novembre, il ristori- ter del 24 novembre, il ristori- quater del 30 novembre, sono stati messi in campo circa 20 miliardi. Ripassando la storia, di 100 miliardi si è parlato con i decreti cura Italia, rilancio e agosto, il tutto con ben quattro scostamenti di bilancio votati anche da noi delle opposizioni. Ebbene, la prima domanda che vorrei porre è se qualcuno del Governo mi volesse spiegare se qui stiamo facendo sul serio o se stiamo giocando a Monopoli. Lo chiedo perché questa è una domanda che mi viene rivolta tutti i giorni da chi il ristoro lo sta ancora aspettando e da chi non ha ancora visto un euro di cassa integrazione. Parlo di padri e madri di famiglia che, se non fosse per la solidarietà che si è mossa e si muove autonomamente in molte nostre realtà territoriali, a quest'ora non saprebbero come fare per mettere insieme il pranzo con la cena. (Applausi) . Non parliamo poi delle partite IVA, costrette a chiudere perché se anche qualcosa è stato fatto, è chiaro che con 600 o 1.000 euro non si possono pagare le spese e in più vivere e noi su questo fronte abbiamo fatto ben più di una proposta. E se anche solo una di queste fosse stata ascoltata, forse molti avrebbero evitato la chiusura dell'attività. Parlo, ad esempio, della moratoria sui mutui bancari, sul rendere immediatamente spendibile il credito di imposta, sulla conversione dei crediti in contributi a fondo perduto, sul cancellare i contributi fissi per gli autonomi, sul rinviare le scadenze di novembre, ma non di dieci giorni, sul tagliare le aliquote IVA, sull'indennizzare i costi fissi delle piccole e medie imprese. Passiamo alla seconda domanda che vorrei porre e che riguarda la tanto richiesta collaborazione che voi chiedete alle opposizioni in questo difficile momento. Ecco, io vorrei che voi chiariste cosa significa per voi collaborazione: forse intendete l'accettazione di ogni vostra decisione senza alcuna osservazione o proposta alternativa? (Applausi) . Questo assolutamente non può essere, perché collaborare significa ragionare insieme sulle decisioni da prendere, ascoltare la voce dei cittadini e da lì partire per portare avanti delle proposte. Vorrei farvi notare che questo noi della Lega lo abbiamo sempre fatto con molta meticolosità e responsabilità, traducendo poi in emendamenti quelle richieste di salvataggio che ci arrivano dalle famiglie, dai lavoratori, dalle imprese, dai liberi professionisti, dai commercianti, dagli artigiani, da tutti coloro che con molta dignità e determinazione hanno mandato avanti il nostro Paese e ora, con molta vergogna, sono quasi costretti a chiedere la carità allo Stato di cui sono cittadini. Ebbene, le nostre richieste e proposte si sono ridotte in questo decreto a 380 milioni sugli 8 milioni complessivi stanziati con l'ultimo scostamento di bilancio, una briciola in fin dei conti. Non potete certo dire che noi non abbiamo avuto spirito collaborativo e lo dimostrano i fatti. Posso portarvi l'esempio della Commissione di cui faccio parte, la Commissione cultura, in cui come opposizione abbiamo condiviso e votato a favore delle osservazioni e delle raccomandazioni contenute nel parere stilato dai membri della maggioranza, prendendoci l'impegno di trasformarle una ad una in emendamenti. Poco o niente è stato accolto e avete deluso così anche la vostra maggioranza che siede sui banchi di quest'Assemblea e sono sicura che buona parte di essa sia rimasta amareggiata da questo atteggiamento di chiusura alle proposte di tutto il Parlamento, anche quella parte che vi sostiene e non solo quella formata dalle opposizioni. Sempre parlando di collaborazione davanti alla vostra richiesta di segnalare emendamenti che non prevedessero oneri, abbiamo per esempio proposto di derogare alla chiusura di tutte quelle librerie collocate nei centri commerciali, chiaramente svantaggiate rispetto alle altre. No, non si può fare, non si può derogare perché va contro quanto previsto dal DPCM, che in questo modo va a generare discriminazioni tra esercenti della stessa tipologia di prodotti, in questo caso i libri, proprio in un momento in cui poteva esserci un certo guadagno per le librerie. E ancora, restando sempre nel campo della cultura e di emendamenti non onerosi, avevamo chiesto anche di derogare alle aperture dei luoghi della cultura perché siamo fermamente convinti che con la prenotazione e il contingentamento degli ingressi si poteva evitare la chiusura di musei, biblioteche, cinema e teatri. Neanche questo. Sono questi solo esempi per dirvi che quando parlate di collaborazione, dovete poi specificare di che tipo di collaborazione state parlando, se poi le nostre proposte, onerose o non onerose che siano, vengono sempre puntualmente cassate e dichiarate inammissibili o senza copertura. Non so sinceramente con questo atteggiamento di chiusura nei confronti delle opposizioni dove vogliate arrivare e cosa vogliate far credere agli italiani. So però una cosa: i cittadini italiani non ce la fanno più e hanno bisogno in questo momento di supporto economico, ma soprattutto di provvedimenti strutturali che consentano loro di continuare a lavorare perché il lavoro dà dignità e non li rende sudditi del potere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Croatti. Ne ha facoltà. CROATTI (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, gentili colleghi, questo 2020 che sta per concludersi rimarrà impresso in maniera indelebile nelle nostre vite, segnato da un nemico che solo un anno fa di questi tempi nessuno immaginava che si sarebbe presentato dinanzi a noi così aggressivo e senza scrupoli. Il coronavirus ha ribaltato le nostre vite, sconvolgendo abitudini, usi, costumi, consapevolezze, umori, paure e priorità. La pandemia ha stravolto anche la vita di questa Assemblea, costringendoci a rivedere i lavori come mai era accaduto prima d'ora.