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È inutile promettere agli italiani terreni incolti come incentivo alle nascite. Dubito che questo servirà a qualcosa. Piuttosto che portare centinaia di migliaia di migranti nell'illegalità, sarebbe invece necessario affrontare altre questioni, come la ripartizione sul territorio nazionale anche dei migranti che arrivano dal Nord. In Commissione, su richiesta del nostro presidente di Provincia Arno Kompatscher, abbiamo presentato un emendamento che riflette anche la volontà della Conferenza Stato-Regioni per una distribuzione equa anche di questi migranti. Il tutto con la logica della collegialità, simile a quella che l'Italia chiede all'Europa, ma anche per scongiurare l'insorgere di tensioni sociali nelle Regioni settentrionali. L'avete respinto, come avete respinto quello legato alle clausole di salvaguardia e quello che puntava a un rafforzamento degli strumenti di controllo del territorio. È un fatto che ci colpisce, perché viola le specificità e le prerogative dei nostri territori. A parole vi dite sempre favorevoli a una maggiore autonomia, ma al primo banco di prova ne riducete gli spazi. Con questa legge cercate di limitare la discrezionalità del giudice, come nella legittima difesa o nella proposta sull'affido condiviso. Una legge deve però essere astratta e generale, una scatola vuota che in riferimento ai singoli casi viene riempita di contenuto dalla magistratura. Pensate che i giudici concedano troppi permessi umanitari e per questo volete costringerli a limitare queste pronunce. Fare leggi che non sono interpretabili dai tribunali, come vi augurate voi, è assurdo; applicare la legge vuol dire interpretarla. Chi ha l'onore di governare, dovrebbe agire sempre secondo quel famoso proverbio che dice: «cambia quello che puoi cambiare e accetta ciò che non puoi cambiare». E quindi, fino a quando non riuscirete a stabilire nuovi accordi bilaterali per il rimpatrio, dovete accettare che i migranti che sono in Italia rimangano qui, cercando di gestire il fenomeno nel modo migliore possibile. In conclusione, signor Presidente, a non convincerci è l'idea alla base del provvedimento, che riduce drasticamente le risorse per le politiche di inclusione, inquadra ed alimenta la paura di fronte al fenomeno migratorio, mettendo sullo stesso piano migrazione e criminalità. Riteniamo questo decreto-legge un atto di propaganda inutile se non dannoso, perché non affronta le questioni, ma andrà ad aumentare le tensioni e i problemi. Annuncio pertanto il voto contrario del Gruppo per le Autonomie. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, i senatori di Liberi e Uguali voteranno no alla fiducia a questo Governo. Voteranno no, lo diciamo con forza, a questo provvedimento su cui avete posto la fiducia. Mi rivolgo ai colleghi 5 Stelle: è la vostra prima volta, pensateci; è la prima volta che ponete la questione di fiducia su un provvedimento, una fiducia che potremmo chiamare come? Come "frutto di una trattativa non conclusa", di uno scambio non concluso, sulla prescrizione? Intanto il decreto-legge sicurezza, il decreto Salvini, il decreto manifesto della Lega arriva alla conclusione del proprio iter in Senato e ancora una volta ribadiamo quanto abbiamo detto anche in occasione dell'insediamento di questo Governo, quando ci rivolgemmo ai 5 Stelle dicendo: ricordatevi che nasce sotto l'insegna politica, la caratterizzazione politica e ideologica della Lega. Questo provvedimento cosiddetto sicurezza, ma che potremmo chiamare Salvini, è esattamente questo: è ancora una volta il raggiungimento di un obiettivo della Lega a cui voi avete ceduto in modo strutturale. Il vostro cedimento strutturale - mi rivolgo ai colleghi 5 Stelle - ormai è sotto gli occhi di tutti e, per di più, sul provvedimento in esame sono stati messi in discussione pesantemente i valori costituzionali. Abbiamo dimenticato il monito della lettera del Presidente della Repubblica, rivolta anche a questo ramo del Parlamento, che ci richiamava all'articolo 10 della Costituzione. Questi valori sono messi in discussione. Soprattutto, però, il cedimento strutturale lo stiamo vedendo anche su altri temi. Pensate a quello che sta accadendo: adesso è arrivato all'esame del Senato, dopo l'approvazione alla Camera, il cosiddetto decreto Genova, con due condoni edilizi in un Paese che, come stiamo vedendo, sta morendo di abusivismo e di condoni edilizi. State mettendo in discussione quello su cui i cittadini vi avevano dato fiducia. Ma torniamo al nostro no forte al decreto-legge in esame. Signor Presidente - lo dico a lei come a tutti coloro che sono intervenuti sul provvedimento in discussione - ieri lei, nel suo intervento, ha giustamente richiamato gli elementi che dovrebbero essere fondamentali per garantire il governo di un fenomeno, quello migratorio, che certamente non scomparirà dopo l'approvazione del provvedimento in discussione e che ci accompagnerà, perché, ahimè, è un elemento strutturale per il nostro Paese e per il mondo intero. Quali dovrebbero essere a nostro avviso gli elementi per un governo vero del fenomeno migratorio? Le dico tre parole: legalità, diritti e coesione sociale. In questo modo si governa seriamente il fenomeno migratorio, senza alimentare le pulsioni razziste e il conflitto sociale. Il decreto-legge in esame fa esattamente il contrario. Parliamo della legalità. Con questo decreto-legge, con l'eliminazione della protezione umanitaria, con la riduzione di fatto ai minimi termini del sistema di accoglienza diffuso a favore dei grandi centri, con l'induzione all'irregolarità e alla clandestinità non produrrete più legalità. Voi state spingendo coscientemente migliaia e migliaia di persone verso il limbo dell'irregolarità, con tutte le conseguenze che ciò produrrà. Sapete infatti meglio di me che delle persone che, all'improvviso, con un decreto-legge, vengono messe nelle condizioni di non avere più un titolo, rischiano di diventare preda e manovalanza della criminalità e vengono spinte sempre di più ai margini e quindi fuori dalla legalità. Tutto ciò non produrrà più legalità, ma più illegalità: lo chiamate decreto sicurezza, ma produrrà più insicurezza. Quanto ai diritti, ho richiamato l'articolo 10 della Costituzione, ma con il decreto-legge in esame mettete in discussione pesantemente un lungo elenco di diritti. È presente in Aula il ministro Bongiorno, che forse dovrebbe sapere qualcosa di cosa significano il diritto alla difesa e la violazione sistematica, fatta nel decreto-legge, dell'articolo 13 della Costituzione. Invece, state sistematicamente e irreparabilmente spezzando il binomio legalità e diritti, che è invece necessario per dare un governo razionale e serio al fenomeno migratorio. Quanto ai diritti, torno a ricordare la violazione sistematica non solo dell'articolo 10, ma anche dell'articolo 3 della Costituzione: con la revoca della cittadinanza contenuta nel decreto-legge si mette in discussione l'architrave della nostra Costituzione, ovvero l'articolo 3. L'articolo 3 è l'architrave del nostro patto repubblicano. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) .