[sommcomm]

In ambito militare la minaccia cibernetica è attuale e immanente, considerando che, come ricordato dal generale Graziano nel corso della sua audizione, "circa il 70 per cento degli equipaggiamenti e dei sistemi d'arma ha componenti tecnologiche che potrebbero essere degradate o inabilitate da attacchi cibernetici". Di conseguenza "è indispensabile agire subito. Le minacce di conflitti tradizionali sono potenziali, mentre il confronto cibernetico è fattuale, avviene ogni giorno: si deve essere in grado di rispondere ora, non domani". Inoltre, nel dominio cibernetico non è possibile ricorrere a strumenti di difesa tipici dei domini tradizionali, come la deterrenza. Considerato che gli attacchi possono essere sferrati con strutture e risorse anche molto contenute, occorre puntare tutto sulla difesa e sulla resilienza, anche attraverso sistemi di fallback analogici  ove applicabili - da utilizzare in caso di necessità. Gli Stati sono peraltro connessi tra loro da una fitta rete di scambi informatici, per cui "la debolezza di un Paese è la debolezza di tutti". E' quindi necessario sviluppare un quadro normativo, a livello internazionale, che disciplini l'individuazione dei soggetti responsabili degli attacchi, la loro eventuale riconducibilità ad attori statuali, il sistema sanzionatorio, la proporzionalità della difesa e la legittimità della difesa preventiva; in seno all'Alleanza Atlantica, l'approccio nei confronti della minaccia cyber si è evoluto in modo significativo negli ultimi anni, dal punto di vista sia dell'inquadramento della minaccia che delle strategie e delle capacità operative. L'impegno NATO si concentra sullo sviluppo di capacità in chiave difensiva, ai sensi dell'articolo 3 del Trattato. Si è inoltre riconosciuto che un attacco cibernetico può arrivare a causare danni paragonabili a quelli di un attacco armato e quindi può attivare la clausola della difesa collettiva, ai sensi dell'articolo 5 del Trattato. Dopo la prima Policy on Cyber Defence (adottata nel 2008), le politiche Nato in materia hanno segnato un deciso passo in avanti. Nel 2016 è stato adottato un Cyber Defence Pledge , che ha istituito una piattaforma comune tra i Paesi membri per migliorare le capacità nazionali di risposta, con impegni da realizzare progressivamente. Nel 2019 è stato approvato il Report on Enhancing NATO's Response to Hybrid Threats , che delinea una serie di priorità in materia. Nel 2020 i Paesi membri hanno riaffermato l'impegno a utilizzare lo spettro completo delle loro capacità, quindi anche aeree, marittime, terrestri e spaziali, per contrastare un attacco cyber . Notevoli sono stati gli sviluppi anche dal punto di vista organizzativo e operativo. La Nato ha adottato politiche e piani d'azione, istituendo comitati, agenzie e centri operativi per integrare il dominio cibernetico nelle operazioni e nello sviluppo delle capacità militari dei Paesi membri. In tale contesto la NATO ha sviluppato un progetto per rendere disponibile una capacità di contro-offensiva cyber come strumento di risposta in soccorso agli Alleati (ai sensi dell'articolo 5), basato sulle singole capacità nazionali alleate ( Roadmap to implement cyberspace as a domain of operations ). Ne discende, pertanto, la necessità di un maggiore coordinamento non solo sullo sviluppo delle singole capacità, ma anche un sistema condiviso più ampio, che comprenda anche il complesso processo di attribuzione di responsabilità di un attacco cyber . E' quindi opportuno che il nostro Paese partecipi attivamente a tale progetto, non solo per una questione di credibilità internazionale, ma soprattutto per acquisire informazioni essenziali per massimizzare le proprie risorse nel dominio strategico. Nello stesso disegno, dopo l'istituzione del Cyber Defence Committee , responsabile per la governance politica della difesa cibernetica, nel 2019, all'interno del Comando operativo di Mons, in Belgio, è stato creato un Cyberspace Operations Centre , responsabile delle operazioni in questo dominio a supporto dei comandi operativi; la difesa cibernetica rientra anche negli strumenti di programmazione dello sviluppo capacitivo, a cominciare dal Nato Defence Planning Process , con cui gli Stati membri concordano gli obiettivi delle rispettive Forze armate, anche per contribuire agli impegni di difesa comune. Allo stato attuale la difesa cibernetica è a supporto dei comandi operativi "tradizionali", ma è aperta la possibilità che in futuro venga costituito un comando autonomo. Sotto il profilo informativo la Nato Communication and Information Agency gestisce alcune reti alleate, agendo in diretta relazione con il Nato Computer Incident Response Capability , la struttura che coordina lo scambio di informazioni tecniche sulle minacce ed è incaricata di fornire la prima risposta in caso di attacchi. Sul piano della formazione il Cooperative Cyber Defence Center of Excellence , situato in Estonia, prepara studi e report, organizzando esercitazioni periodiche. Considerate le caratteristiche del dominio cyber , risultano essenziali le collaborazioni con il settore della ricerca e dell'industria, che si sviluppano nell'ambito del Nato Industry Cyber Partnership . Da ultimo, il rapporto NATO 2030: United for a New Era individua sette priorità in materia di minacce cyber e ibride: dall'implementazione degli impegni già assunti al rafforzamento delle consultazioni ex articolo 4 del Trattato, alla maggiore cooperazione civile-militare. Oltre che quella con altre organizzazioni (dall'Onu all'Osce) e con Paesi terzi, la NATO vanta una significativa cooperazione con l'Unione europea. Nella dichiarazione congiunta del 2016, la cyber -difesa è indicata tra le sette aree prioritarie di cooperazione, comprendendo scambio di informazioni, di standard e di politiche, oltre che attività comuni di addestramento; per ciò che riguarda l'Unione europea, in ambito strettamente militare il documento più articolato è il Quadro strategico dell'Ue in materia di cyber difesa (novembre 2018). Il documento si pone l'obiettivo di sviluppare la politica di difesa comune nel dominio cibernetico, attraverso sei priorità: a) sostegno alle capacità di sviluppo della difesa cibernetica; b) rafforzamento della comunicazione e informazione in ambito PSDC; c) promozione della cooperazione civile-militare; d) ricerca e tecnologia; e) miglioramento di formazione, istruzione ed esercitazioni; f) potenziamento della cooperazione con i partner internazionali, a cominciare dalla NATO; in linea con questo quadro strategico, la difesa cibernetica è presente in tutte le iniziative di difesa comune. Tra i progetti approvati, dal 2019, nell'ambito della cooperazione strutturata permanente PESCO, almeno quattro sono espressamente rivolti ad aumentare le capacità di difesa cibernetica dell'Unione, mirando a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri, mediante la creazione di strutture di formazione, di gruppi di intervento o di piattaforme per risposte rapide: