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gli studi sugli impatti ambientali indotti dalla combustione di biomasse in impianti industriali per la produzione di elettricità inducono grande cautela, soprattutto nel momento in cui i cambiamenti climatici si sono resi visibili in maniera conclamata. E nel bilancio ambientale, occorre sommare anche le emissioni prodotte dal traffico pesante indotto dall'entrata in funzione dell'impianto e dalla parte integrante della attività dell'impianto stesso, ovvero da tutti gli automezzi necessari per i conferimenti di biomasse e per il ritiro e lo smaltimento delle ceneri. Delle emissioni di polveri fini ed ultrafini, di ossidi di azoto, di policiclici aromatici di diverse decine di mezzi pesanti al giorno, lungo tutto il percorso che giornalmente dovranno coprire, spesso non si trova traccia nei documenti autorizzativi. E spesso nulla si dice sul ruolo di queste emissioni prodotte dal traffico e di quelle della centrale, nella formazione di ozono e di polveri fini ed ultrafini di origine secondaria, ovvero inquinanti pericolosi che si formano in atmosfera, a distanza dalla fonte, per reazioni chimiche e fotochimiche degli inquinanti primari (ossidi di azoto, idrocarburi). In questo caso, riteniamo sia doveroso dare il giusto peso alla salute umana e, secondo il nostro parere, non si può privilegiare (economicamente) un discutibile contenimento delle emissioni di gas serra, e un sicuro guadagno dell'impresa, se questa scelta aumenta «i rischi» sanitari della popolazione esposta. Considerato che la maggior parte degli impianti alimentati a biomassa sono localizzati nel Nord Italia (1652 impianti pari a circa il 75 per cento del totale) prevalentemente Lombardia (580), Emilia-Romagna (269) e Piemonte (233). Per l'approvazione di una centrale a biomasse ci sembra insufficiente, come di solito si vede scritto nei documenti di presentazione, un semplice riferimento all'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili; questo è un requisito obbligatorio, per legge, per ottenere l'autorizzazione, ma che da solo non garantisce la salute, dei cittadini esposti agli inquinanti, comunque prodotti ed immessi nell'ambiente. Un più corretto termine di riferimento per giustificare questa scelta, dovrebbe essere il confronto della qualità dell'aria, del suolo e delle acque, prima dell'entrata in funzione dell'impianto a biomasse, con stime della qualità delle stesse matrici ambientali, una volta che l'impianto proposto fosse realizzato. Questo confronto si deve fare con riferimento ai bilanci di massa (quantità di inquinanti immessi nell'ambiente su base annua), alle concentrazione nei recettori finali, ma anche al progressivo accumulo di inquinanti persistenti nel suolo e nei sedimenti. Per approvare il nuovo impianto, con riferimento ai suoi possibili effetti sulla salute e sulla qualità dell'ambiente, sarebbe stato opportuno imporre questa condizione: con l'entrata in funzione dell'impianto a biomasse, la qualità dell'aria e delle diverse matrici ambientali interessate alle sue emissioni deve migliorare o per lo meno restare uguale a quella preesistente. Questi prerequisiti fanno esplicito riferimento alla direttiva 96/62/CE sulla gestione della qualità dell'aria ambientale dei Paesi dell'Unione che, all'articolo 1 individua tra i suoi obiettivi quello di «mantenere la qualità dell'aria ambiente, laddove è buona, e migliorarla negli altri casi». Queste considerazioni, e la stragrande quantità di progetti che vengono presentati presso gli uffici competenti (effetto cumulo) ci inducono a proporre in via straordinaria una sospensione quinquennale del rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione di centrali a biomasse. Questo tempo sarà utile al fine di un risanamento della matrice ambientale «aria», ma anche al fine dell'ingresso nel mercato di tecnologie a impatto zero. Bisogna convenire infatti che l'inquinamento ambientale indotto dai tanti impianti a biomasse che si propongono in Italia, pur nel pieno rispetto delle norme vigenti, peggiora l'attuale qualità dell'aria dei territori che dovrebbero ospitarle, con le emissioni da camino e con quelle del traffico veicolare indotto e peggiora anche la qualità del suolo, e dei prodotti agricoli di questi stessi suoli, con le ricadute di composti organici persistenti (diossine, furani, idrocarburi policiclici) e probabilmente di metalli pesanti. I rischi sanitari indotti da questa contaminazione, per quanto piccoli possano essere stimati, non sono giustificati dai benefici collettivi indotti dalla realizzazione dell'impianto, il cui principale scopo è quello di massimizzare gli utili dei proponenti, in base agli attuali incentivi alla produzione di elettricità da biomasse. Un'altra delle cause dell'inquinamento di tutta la zona della Pianura Padana è quello che in tutte le città della zona esistono ancora sistemi di riscaldamento obsoleti: si bruciano ancora carbone, olio pesante e gasolio che emettono gas combusti e particolari oltre i limiti di particolato (PM10 e PM 2,5). Il presente disegno di legge intende incentivare la conversione dei sistemi di riscaldamento da fossile a sistemi che utilizzano fonti di energia rinnovabile.. 1 (Finalità) 1 La presente legge ha lo scopo di migliorare la qualità dell'aria a tutela della salute e dell'ambiente nella Pianura Padana. 2 (Disposizioni per gli impianti alimentati a biomassa) 1 A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e per i successivi cinque anni, nelle regioni Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, in quanto ricadenti nell’area della Pianura Padana, è sospeso il rilascio delle autorizzazioni alla realizzazione degli impianti di produzione di energia alimentati a biomassa, a prescindere dalla potenza. 2 Per gli impianti di produzione di energia alimentati a biomassa esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare si avvale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) per il potenziamento del monitoraggio e controllo del corretto funzionamento degli impianti stessi su tutto il territorio della Pianura Padana. 3 (Misure urgenti per il riscaldamento degli edifici) 1 A decorrere della data di entrata in vigore della presente legge, è concesso un incentivo sottoforma di detrazione fiscale per la conversione degli impianti di riscaldamento degli edifici alimentati con combustibile fossile, con esclusione del metano, a impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili. 2 Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze, adotta un decreto contenente i requisiti di accesso all'incentivo destinato alla conversione di cui al comma 1. 4 (Adeguamento dei piani regionali della qualità dell'aria) 1 Le regioni di cui all’articolo 2, comma 1, aggiornano e adeguano i rispettivi piani regionali per la qualità dell'aria alla direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, per il conseguimento degli obiettivi previsti nell'orizzonte temporale indicato dalla medesima direttiva, individuando i criteri per limitare la circolazione dei veicoli a motore nei comuni con popolazione superiore 30.000 abitanti, nonché le misure emergenziali in caso di superamento prolungato del valore limite giornaliero di particolato (PM10). 5 (Copertura finanziaria)