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Inoltre si prevede che la gestione dei siti di importanza europea e delle previste zone speciali di conservazione, ricadenti, in tutto o in parte, all'interno di un parco o di una riserva nazionale o regionale, o in un area marina protetta, sia di competenza del corrispondente ente gestore, in considerazione del fatto che il sistema delle aree protette nazionali ha un'ampia sovrapposizione con il sistema dei siti della rete « Natura 2000 », istituita ai sensi della cosiddetta direttiva « Habitat » (direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, che ha previsto l'individuazione di siti di importanza comunitaria – SIC e la loro successiva designazione in zone speciali di conservazione–ZSC), e di cui fanno parte anche le zone di protezione speciale (ZPS), classificate dagli Stati membri a norma della cosiddetta « direttiva uccelli » (direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, sostituita dalla direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009), al fine di ottimizzazione le risorse ma soprattutto per una gestione coordinata delle aree protette. Il presente disegno di legge reintroduce il Piano nazionale triennale di sistema, che costituisce lo strumento per una pianificazione completa e complessiva delle aree protette, consentendo il coordinamento e l'armonizzazione, sia nei principi che negli obbiettivi, con gli altri piani e strategie nazionali e internazionali. Allo stesso modo è istituito il Piano triennale per le aree marine protette. Il disegno di legge equipara, altresì, la tutela in caso di danni alle attività agricole nelle aree protette, provocati dalla fauna selvatica, a quella prevista dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157, per le aree agricole che si trovano all'esterno, prevedendo il risarcimento del danno in luogo del mero indennizzo. Il presente disegno di legge mira, inoltre, a uno snellimento della governance dei parchi, anche al fine di contenere i costi, attraverso la soppressione del Consiglio direttivo, le cui funzioni sono trasferite alla Comunità del Parco, in applicazione del principio per il quale le comunità locali devono partecipare alla gestione delle aree protette ricadenti nei loro territori. Inoltre il Collegio dei revisori è sostituito con la figura di un Revisore unico dei conti. Per quanto riguarda il Consiglio direttivo degli Enti parco, attualmente esso è composto per la metà dagli stessi membri della Comunità del Parco e da un membro designato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, che è l'istituzione deputata al controllo. Esso si risolve, in altre parole, in una duplicazione della Comunità del Parco. In in un'ottica di semplificazione e per una più completa applicazione del principio di diretta gestione dei territori facenti parte del parco si prevede quindi la soppressione dell'organo, e il trasferimento delle sue funzioni alla Comunità del parco. Il presente disegno di legge non prevede ulteriori oneri a carico della finanza pubblica rispetto a quelli già previsti a legislazione vigente, ma anzi comporta un consistente risparmio di spesa che potrà essere utilizzato per l'attuazione dei piani e dei programmi previsti dal Piano triennale di sistema.. Art. 1. (Modifica all'articolo 1 della legge 6 dicembre 1991, n. 394) 1. Al comma 1 dell'articolo 1 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, dopo le parole: « naturale del paese » sono aggiunte, in fine, le seguenti: « , della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni ». Art. 2. (Modifica dell'articolo 2 della legge 6 dicembre 1991, n. 394) 1. L'articolo 2 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, è sostituito dal seguente: « Art. 2. – (Classificazione delle aree naturali protette) – 1 . Ai fini della presente legge, per “aree naturali protette” si intendono i parchi e le riserve naturali nazionali e regionali, le aree marine protette, le zone umide di importanza internazionale e le aree inserite, in attuazione della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 2992, e della direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, nella rete ecologica europea denominata “Natura 2000”. Le aree nazionali protette, nel loro insieme, costituiscono il Sistema nazionale delle aree naturali protette. 2 . I parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali e dalle loro eventuali estensioni a mare, che contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l'intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future. 3 . I parchi naturali regionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali e lacuali e dalle loro eventuali estensioni a mare, di valore naturalistico e ambientale, che costituiscono, nell'ambito di una regione, un sistema omogeneo individuato dagli assetti naturali dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali. 4 . Le riserve naturali sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono una o più specie naturalisticamente rilevanti della flora e della fauna, o che presentano uno o più ecosistemi importanti per la tutela della biodiversità o la conservazione delle risorse genetiche. Le riserve naturali possono essere statali o regionali in base alla rilevanza degli interessi rappresentati. 5 . Le aree marine protette nazionali o regionali sono costituite da ambienti marini, dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti ricadenti nel demanio marittimo, che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche, con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine costiere, e per l'importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono. Le aree marine protette si intendono altresì definite ai sensi del Protocollo di Ginevra relativo alle aree specialmente protette del Mediterraneo, ratificato ai sensi della legge 5 marzo 1985, n. 127, e della Strategia nazionale per la biodiversità 2030, di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica 3 agosto 2023, n. 252. 6 . Le zone umide di importanza internazionale sono costituite dalle paludi e dagli acquitrini, dalle torbiere, dai bacini, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata, ivi comprese le distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri, ai sensi della Convenzione relativa alle zone umide d'importanza internazionale, firmata a Ramsar il 2 febbraio 1971 e ratificata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448.