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- raccogliere informazioni sull' applicazione delle misure adottate o raccomandate dalle Parti contraenti e sulla loro efficacia e informarne le Parti contraenti; - identificare i problemi incontrati dalle Parti contraenti nell'applicazione delle misure adottate e formulare proposte per risolverli; Livello nazionale -formulare e attuare programmi o piani d'azione nazionali fondati su un approccio precauzionale per prevenire ed eliminare l'inquinamento dovuto ad attività svolte a terra. Tali programmi o piani dovrebbero comportare a seconda dei casi: - l'istituzione o il rafforzamento di un'amministrazione pubblica specializzata nella prevenzione e nella lotta contro l'inquinantento , con lo stanziamento di fondi sufficienti per il suo finanziamento; - l'elaborazione di strumenti giuridici adeguati e la formulazione e l'adozione di misure di prevenzione e di eliminazione dell'inquinamento: - la creazione o il rafforzamento di corpi d'ispettori ambientali con una specifica formazione e muniti di poteri amministrativi; - l'utilizzazione di adeguati indicatori economici ispirati al principio "chi inquina paga" e all'approccio precauzionale; - l'incoraggiamento di accordi volontari (contratti) per la riduzione e l'eliminazione dell' inquinamento, ove necessario; - l'istituzione di un calendario per l'applicazione integrale delle misure comuni anti- inquinamento adottate dalle Parti contraenti e dei punti pertinenti della Dichiarazione di Genova; - l'elaborazione e l,attuazione di programmi nazionali per verificare l'osservanza degli impegni che saranno eseguiti dalle organizzazioni nazionali partecipanti; - una disposizione che preveda l'obbligo, per, i vari paesi, di fare rapporto sull'applicazione dei piani d'azione nazionali, compreso il controllo dell'osservanza degli impegni. 3.2.2. Prevenzione e lotta contro l'inquinamento dell'ambiente marino causato da attività svolte in mare Tale componente del PAM Fase II mira a proporre strategie ed attività che appoggeranno e completeranno gli sforzi nazionali di prevenzione e di preparazione alla lotta, e di lotta contro l'inquinamento dell'ambiente marino dovuto ad attività svolte in mare. a) Prevenzione dell' inquinamento marino causato da navi Tra gli oceani del pianeta, il Mediterraneo presenta una densità di traffico marittimo commerciale particolarmente importante. Circa il 30 per 'cento del volume del commercio marittimo internazionale proveniente dai 300 porti del mediterraneo giunge in questo mare o vi transita L'inquinamento marino dovuto alle navi deriva in gran parte dal fatto che le norme internazionali non sono rispettate come dovrebbero esserlo né applicate con sufficiente rigore. Durante le operazioni di routine, le navi riversano in mare una grande varietà di sostanze quali rifiuti oleosi, prodotti liquidi nocivi, acque reflue e detriti. Il riversamento di queste sostanze costituisce un'importante fonte d'inquinamento dell'ambiente marino. La progettazione, la manutenzione e la gestione delle navi secondo le rigide norme adottate sotto l'egida dell'organizzazione marittima internazionale, nonché l'installazione di strutture portuali, consentiranno almeno per l'essenziale, di ridurre l'inquinamento a livelli accettabili. In seguito alla Dichiarazione di Genova del 1985 che prevedeva tra gli altri obiettivi da conseguire a titolo prioritario, l'installazione di strutture di deposito portuali per le acque reflue di zavorra ed altre residui oleosi, è stato adottato al Cairo, nel dicembre 1991, nel quadro. del PAM, un Piano d'azione per l'installazione di strutture di deposito portuali adeguate nella regione Mediterranea. Questa componente ha per obiettivo: - di prevenire l'inquinamento dell'ambiente marino del Mediterraneo causato dalle navi, mediante incentivi ad adottare, rispettare e applicare concretamente le convenzioni internazionali sulla prevenzione dell'inquinamento marino dovuto alle navi; - di installare, ove necessario, strutture di deposito portuali per la raccolta di rifiuti liquidi e solidi generati dalle navi (residui oleosi e chimici, acque reflue e detriti). Le attività di cui sopra dovranno essere svolte con l'assistenza dei Centri di attività regionali competenti e con la cooperazione dell'organizzazione marittima internazionale: Livello regionale - attuazione del piano d'azione installazione di strutture di deposito portuali adeguate nella regione mediterranea (adottato al Cairo nel dicembre del 1991). - cooperare a livello regionale alle attività di controllo dello Stato del porto; - promuovere la cooperazione regionale in materia di sorveglianza continua dell'inquinamento marino causato dalle navi, in particolare dovuto ai riversamenti illegali, grazie ad una più rigorosa attuazione delle norme di MARPOL 73/78; - elaborare linee direttive tecniche per l'installazione e la gestione di strutture di deposito portuali per i rifiuti generati dalle attività collegate ai trasporti marittimi. Livello nazionale - assistere alla progettazione ed all'esecuzione di progetti sull'installazione e la gestione di strutture di deposito portuali; - aiutare le Parti contraenti che incontrano difficoltà nel. ratificare, applicare e far rispettare le convenzioni internazionali pertinenti. b) Preparazione alla lotta, lotta e cooperazione in caso d'inquinamento marino accidentale. Nel mar Mediterraneo, permane elevato il rischio d'incidenti suscettibili di provocare un inquinamento massiccio da idrocarburi o altre sostanze pericolose . Il mar Mediterraneo è una grande via di trasporto di idrocarburi e di gas dal Medio Oriente e dall'Africa del Nord a destinazione dell'Europa e dell'America del Nord (20 per cento del trasporto marittimo internazionale di idrocarburi) e si contano nella regione 58 grandi porti di carico e di scarico di idrocarburi. La maggior parte dei paesi non può contare unicamente sui propri mezzi per far fronte a gravi incidenti d'inquinamento marino. La cooperazione regionale è l'assistenza. reciproca sono dunque indispensabili. La messa in comune di risorse e di competenze tecniche consentirà di controbattere i riversamenti massicci in modo economico. Per essere rapidi ed efficaci, occorre organizzare la cooperazione e l'assistenza reciproca. Nel 1976, i paesi mediterranei hanno adottato un protocollo sulla cooperazione in. materia di lotta contro l'inquinamento del mar Mediterraneo da idrocarburi ed altre sostanze nocive in caso di situazione critica: questo protocollo offre il quadro giuridico e istituzionale per operazioni di cooperazione regionale nella lotta contro l1 inquinamento accidentale dell' ambiente marino, ed i paesi hanno deciso di creare un Centro regionale per assisterli nell'attuazione del protocollo. Questo Centro regionale (REMPEC) è amministrato dall'organizzazione marittima internazionale. Dal 1976, le attività intraprese hanno contribuito a sviluppare le capacità individuali e collettive degli Stati costieri del Mediterraneo di combattere l'inquinamento accidentale dell'ambiente marino da idrocarburi e sostanze nocive. Tale componente mira: - a istituire sistemi nazionali , bilaterali e/o sub regionali di preparazione alla lotta e di lotta contro l'inquinamento accidentale dell'ambiente marino da idrocarburi ed altre sostanze nocive, con una struttura organizzativa, piani di emergenza personale addestrato e mezzi d'intervento adeguato contro l'inquinamento;