[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 1, lettera a), 4, comma 1, lettera e), e 10 comma 1, lettera d), della legge della Regione Lombardia 6 giugno 2019, n. 9 (Legge di revisione normativa e di semplificazione 2019), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 6-9 agosto 2019, depositato in cancelleria il 12 agosto 2019, iscritto al n. 88 del registro ricorsi 2019 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 40, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto di costituzione della Regione Lombardia; udito il Giudice relatore Luca Antonini ai sensi del decreto della Presidente della Corte del 20 aprile 2020, punto 1), lettere a) e c), in collegamento da remoto, senza discussione orale, in data 23 giugno 2020; deliberato nella camera di consiglio del 24 giugno 2020.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 6-9 agosto 2019 e depositato il 12 agosto 2019, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso - in riferimento, nel complesso, agli artt. 3, primo comma, 97, primo comma, e 117, commi secondo, lettere e) ed l), e terzo, della Costituzione - questioni di legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 1, lettera a), 4, comma 1, lettera e), e 10 comma 1, lettera d), della legge della Regione Lombardia 6 giugno 2019, n. 9 (Legge di revisione normativa e di semplificazione 2019). 2.- L'art. 2, comma 1, lettera a), è impugnato nella parte in cui aggiunge all'art. 1 della legge della Regione Lombardia 27 dicembre 2006, n. 30, recante «Disposizioni legislative per l'attuazione del documento di programmazione economico-finanziaria regionale, ai sensi dell'articolo 9-ter della legge regionale 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della Regione) - collegato 2007», il comma 5-quaterdecies. Questa disposizione lederebbe l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in relazione alla materia «ordinamento civile», in quanto disciplina la mobilità volontaria dei dipendenti delle società partecipate dalla Regione, incidendo dunque sui rapporti di lavoro. Del resto, prosegue l'Avvocatura generale, la disciplina della mobilità in precedenza dettata per le società controllate dall'art. 1, commi 563 e seguenti, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)», è stata abrogata dal decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica), il cui art. 19, comma 1, ha contestualmente previsto che ai rapporti di lavoro del personale di tali società si applichino le disposizioni del codice civile e, quindi, anche l'art. 2112 cod. civ. , salvo che nell'ipotesi della reinternalizzazione regolata dal comma 8 del medesimo art. 19. 2.1.- L'art. 4, comma 1, lettera e), della legge reg. Lombardia n. 9 del 2019 aggiunge all'art. 59 della legge della Regione Lombardia 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della regione), i commi 8-sexies e 8-septies. Il comma 8-sexies consente al dirigente competente per materia, in presenza di debiti fuori bilancio derivanti da sentenze esecutive, di autorizzare il pagamento contestualmente alla presentazione dell'iniziativa legislativa per il riconoscimento della loro legittimità. Tale norma è applicabile, a mente del comma successivo, anche ai debiti derivanti da sentenze già divenute esecutive alla data di entrata in vigore della legge reg. Lombardia n. 9 del 2019. Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, queste disposizioni sarebbero ascrivibili alla materia «armonizzazione dei bilanci pubblici» di cui all'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. e si porrebbero, in particolare, in contrasto con la disciplina di cui all'art. 73, comma 4, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42): questa norma, infatti, richiede comunque, per il pagamento dei debiti in parola, il preventivo riconoscimento della loro legittimità da parte del Consiglio regionale o della Giunta regionale, pur assegnando tale significato anche all'inutile decorso del termine di trenta giorni dalla ricezione della proposta per il riconoscimento medesimo. 2.2.- È, infine, impugnato - in riferimento all'art. 117, commi secondo, lettera l), in relazione alla materia «ordinamento civile», e terzo, in relazione alla materia «coordinamento della finanza pubblica», Cost., nonché agli artt. 3, primo comma, e 97, primo comma, Cost. - l'art. 10, comma 1, lettera d), della legge reg. Lombardia n. 9 del 2019, nella parte in cui aggiunge all'art. 15 della legge della Regione Lombardia 28 ottobre 2003, n. 20, recante «Istituzione del Comitato regionale per le comunicazioni (CORECOM)», i commi da 2-bis a 2-quater. Il ricorrente premette che l'art. 15 appena citato ha a oggetto il finanziamento delle funzioni svolte dal CORECOM della Regione Lombardia e sostiene che le norme recate dalle disposizioni censurate prevedrebbero: a) che gli oneri derivanti dalla stipulazione, da parte del suddetto Comitato, di contratti di lavoro «nelle diverse forme a tempo determinato» non siano computabili, se interamente finanziati da risorse «ottenute da terzi, iscritte nel bilancio regionale», agli effetti del rispetto dei limiti di spesa per il personale stabiliti dall'art. 1, commi 557 e seguenti, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007)» (comma 2-bis);