[pronunce]

che nessuna indicazione in senso diverso può trarsi dalla sentenza n. 497 del 2000, evocata dal ricorrente, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'articolo 34, secondo comma, del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511 (Guarentigie della magistratura), nella parte in cui esclude che il magistrato sottoposto a procedimento disciplinare possa farsi assistere da un avvocato del libero foro; che l'esigenza di ampliamento delle opportunità di difesa nei procedimenti disciplinari innanzi al Consiglio superiore della magistratura, alla quale la Corte ha riconosciuto in quella decisione carattere di cogenza, consegue, fra l'altro, alla considerazione che quei procedimenti sono suscettibili di incidere sulla posizione del soggetto nella vita lavorativa e quindi su beni della persona tra i quali, nel caso dei magistrati, è compresa l'indipendenza inerente al loro status professionale; che, una volta ribadito che la tematica posta dal ricorrente va inquadrata in termini di diritto di difesa del magistrato e non di legittimazione al conflitto tra poteri, si deve solo aggiungere che la prospettiva nella quale si è collocata la citata sentenza non si discosta da quella assunta da questa Corte fin da quando fu posta la questione se il buon adempimento della funzione affidata al Consiglio superiore della magistratura postulasse la sottrazione di questo alla interferenza dei soli poteri politicamente attivi o anche a quella del potere giurisdizionale: questione che è stata affrontata e risolta sulla base del rilievo che la tutela giurisdizionale, riconosciuta a tutti in conformità ad un principio coessenziale allo stato di diritto, non poteva essere negata ad una categoria di cittadini, i magistrati appunto, con l'effetto di lasciarli indifesi di fronte a provvedimenti del Consiglio superiore della magistratura lesivi dei propri diritti o interessi legittimi (v. sentenze n. 44 del 1968 e n. 189 del 1992); che altro è quindi affermare che lo status del magistrato rende più stringente la necessità che la tutela giurisdizionale sia piena anche nei procedimenti disciplinari, altro è dire che, nei confronti degli atti del Consiglio superiore della magistratura incidenti su quello status, il magistrato che ne sia destinatario possa essere qualificato potere dello Stato: quest'ultima affermazione, che trascenderebbe largamente il significato e l'ambito che la Costituzione assegna al conflitto di attribuzione trasformandolo in mezzo di impugnazione generale degli atti del Consiglio superiore della magistratura, non rinviene nella giurisprudenza costituzionale alcun plausibile fondamento; che, pertanto, il ricorso per conflitto di attribuzione deve essere dichiarato inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Mezzanotte Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 25 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola