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Anche a questo riguardo è evidente l'intenzione di non creare un regime di assistenza differenziato a causa del significativo quadro normativo di cui già da tempo dispone il Consiglio d'Europa – (si vedano le Convenzioni europee di estradizione e di assistenza giudiziaria e i rispettivi protocolli addizionali) che può applicarsi efficacemente anche alla cooperazione rispetto ai reati relativi alla manipolazione delle competizioni sportive. A tal fine vengono inoltre prese in considerazione gli strumenti elaborati in seno all'Unione europea, quale in particolare la decisione quadro 2002/584/GAI del 13 giugno 2002 istitutiva del mandato d'arresto europeo. Qualora la Parte richiesta condizioni però la concessione dell'estradizione o dell'assistenza alla presenza di un trattato ad hoc, la Convenzione in esame può essere considerata dallo Stato interessato – ai sensi dell'articolo 26, paragrafo 4 – quale base legale per la cooperazione relativa ai reati previsti dagli articoli da 15 a 17, pur sempre nel rispetto degli obblighi di diritto internazionale e delle condizioni previste dal diritto interno della Parte richiesta. Gli articoli 27 e 28 disciplinano rispettivamente le altre misure di cooperazione internazionale in materia di prevenzione e la cooperazione internazionale con le organizzazioni sportive internazionali. Completano la Convenzione alcune disposizioni volte a favorirne l'efficace applicazione, tra cui l'istituzione di un apposito Comitato (articolo 30), le cui funzioni sono disciplinate dall'articolo 31. I successivi articoli disciplinano rispettivamente gli effetti della Convenzione e il rapporto con gli altri strumenti internazionali (articolo 33), le condizioni e le garanzie (articolo 34), l'applicazione territoriale (articolo 35), la clausola federale (articolo 36), il regime delle riserve (articolo 37), le modifiche alla Convenzione (articolo 38), la risoluzione delle controversie (articolo 39), la denuncia (articolo 40), la notifica (articolo 41). 2. Il disegno di legge In seguito all'emanazione della legge n. 289 del 2002 (legge finanziaria 2003), il legislatore, con l'articolo 22, ha tentato di contrastare sia l'uso illegale dei giochi da divertimento e intrattenimento sia le scommesse ippiche e sportive illegali. La normativa di riferimento in materia è rappresentata dalle seguenti fonti normative: legge n. 401 del 1989, decreto-legge n. 138 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 178 del 2002, legge n. 311 del 2004, decreto-legge n. 203 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2005, decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006, legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007). Di recente, il decreto-legge n. 119 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 146 del 2014, nel recare un articolato pacchetto di misure volte a rafforzare gli strumenti di contrasto ai fenomeni di violenza e illegalità connessi agli eventi sportivi, ha, tra l'altro, elevato il livello delle sanzioni edittali previste dall'articolo 1 della legge n. 401 del 1989 per i reati di frode in competizioni agonistiche (cosiddetto match fixing ). È comunque avvertita l'esigenza di completare tale intervento con norme volte a rendere più rigoroso il regime delle conseguenze patrimoniali derivanti dagli illeciti penali contemplati dal citato articolo 1 e, per quanto concerne l'esercizio abusivo delle scommesse, dal successivo articolo 4 della legge n. 401 del 1989. Infatti, le fattispecie incriminatrici in commento sono soggette alla disciplina generale delle misure di sicurezza di natura ablatoria contenuta nell'articolo 240 del codice penale, il quale non consente la confisca per equivalente del prezzo o del profitto del reato. Inoltre, i reati di match fixing e di esercizio abusivo di giochi e scommesse non rientrano nel novero delle fattispecie che, a norma del decreto legislativo n. 231 del 2001, danno luogo alla responsabilità penale della persona giuridica. L'impossibilità di applicare tali istituti ai reati in argomento è suscettibile di determinare una minore capacità di aggressione ai capitali illeciti accumulati attraverso le condotte di frode sportiva e l'illecita gestione delle scommesse su eventi sportivi. Su queste premesse, è stata elaborata un'ipotesi di intervento normativo, calibrata anche tenendo conto delle scelte recentemente operate dal legislatore, le quali sembrano rivelare una tendenza per cui: – la confisca per equivalente viene applicata di norma alle sole ipotesi punite a titolo di delitto; – la responsabilità da reato delle persone giuridiche viene prevista anche per illeciti puniti a titolo di contravvenzione, sia pure con pene di minore entità rispetto a quelle stabilite per i delitti offensivi dei medesimi beni giuridici (si veda, in proposito, l'articolo 25- ter del decreto legislativo n. 231 del 2001). L'articolo 4 del presente disegno di legge, quindi, prevede che alle ipotesi delittuose punite dalle citate disposizioni della legge n. 401 del 1989 si applichi il regime delle misure ablatorie di cui all'articolo 322- ter del codice penale, in virtù del quale è sempre disposta, anche in caso di patteggiamento ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, la confisca dei beni che costituiscono il profitto o il provento del reato, anche per equivalente. Si prevede, inoltre, in linea con quanto previsto dall'articolo 240, secondo comma, numero 1- bis , del codice penale, che la confisca obbligatoria si estenda alle cose, ai beni e agli strumenti informatici o telematici che servirono o furono destinati a commettere il reato. La previsione dà esecuzione nell'ordinamento interno all'articolo 25 della Convenzione. L'articolo 5, inoltre, tende ad inserire nel decreto legislativo n. 231 del 2001 una specifica disposizione, volta a sancire la responsabilità da reato della persona giuridica a vantaggio della quale ha agito il reo, in quanto titolare di incarichi formali all'interno della relativa organizzazione, per tutti i reati previsti dai citati articoli 1 e 4 della legge n. 401 del 1989, modulando le relative sanzioni a seconda che essi abbiano natura di delitto o di contravvenzione. Le disposizioni del capo I (articoli da 1 a 3) e del capo II (articoli da 4 a 11) della Convenzione riguardano gli scopi, i princìpi guida, le definizioni della Convenzione e le misure di prevenzione e cooperazione. Esse non necessitano di specifiche norme di adattamento. L'articolo 9, in particolare, prevede che ciascun Paese identifichi una autorità responsabile per la regolamentazione delle scommesse sportive che applichi, contestualmente, misure per contrastare la combine dello sport al fine di ottenere indebiti vantaggi economici. L'articolo 3 del disegno di legge è, in tal senso, finalizzato a individuare, per l'Italia, nell'Agenzia delle dogane e dei monopoli l'autorità per la regolamentazione delle scommesse.