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Quindi, tutto ciò che ho ascoltato in quest'Aula oggi nelle dichiarazioni di voto, ma anche negli interventi in discussione generale, abbiamo l'obbligo di ascriverlo e spedirlo direttamente a chi ha governato negli anni precedenti, alimentando 74 procedure d'infrazione contro il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Infatti, l'approvazione di questa legge europea - che penso, senza tanta altra retorica, possiamo rapidamente approvare, finalmente in via definitiva, visto che siamo alla terza lettura e oggi dovremmo solo occuparci delle parti che la Camera ha ritenuto di modificare - ci consentirà di scendere da 74 procedure d'infrazione a 52, perché nel frattempo molte sono venute meno. Non stiamo qua a spiegare perché e per come l'Europa apra procedure d'infrazione e poi le chiuda, a seconda di alcuni determinati procedimenti che mette in atto e che evidentemente ci hanno visto assolti. È un po' come quando la Commissaria alla libera concorrenza ha stabilito che il caso delle banche italiane era da procedura d'infrazione e che gli aiuti di Stato - ben usati da molti altri Paesi (applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) - l'Italia non li poteva usare e poi la Corte di giustizia europea ha fatto giustizia anche di questo. Meno male che non ce la siamo trovata tra queste procedure d'infrazione. Invece, a quelle che ci siamo trovati, abbiamo provato a rimediare, per cui la legge europea al nostro esame - come sapete bene e come abbiamo già avuto modo di vedere nelle precedenti letture - tocca tantissime materie, quale il riconoscimento delle qualifiche professionali, le professioni degli agenti d'affari, le rivendite di tabacchi, le transazioni commerciali, l'uso del termine "cuoio", l'arresto europeo, gli esaminatori per quanto concerne le patenti di guida, i diritti aeroportuali, il trasporto di beni in franchigia, le emissioni di gas serra, la fabbricazione dei medicinali, le apparecchiature elettriche e, badate bene, addirittura gli sfalci e le potature dei gelsomini sui nostri terrazzi. Questi sono gli argomenti che stanno dentro questa legge europea, una legge europea che, sia nella fase ascendente sia in quella discendente, com'è stato già ricordato, si occupa di un sacco di cose tranne delle emergenze dell'Europa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Le emergenze, infatti, come ha ricordato bene prima chi mi ha preceduto, e le politiche ad esse dedicate, come le ondate migratorie che si sono riversate tutte nel nostro Paese, perché gli altri Paesi dell'Unione europea hanno chiuso le frontiere, non sono mai state all'attenzione cara dell'Unione europea, lasciando al nostro Paese di dover affrontare e risolvere, di volta in volta, questo tipo di tragedia. Le politiche migratorie sono uno degli esempi, forse il più importante, certo quello che a noi sta più a cuore, perché ogni volta che si muove qualcosa sullo scacchiere del Mediterraneo, sappiamo che - gira, gira - chi paga il prezzo siamo noi italiani. E allora va bene lo stesso, anche se fa parte dell'Unione europea, la Francia, quando manda i suoi militari ad addestrare i mercenari del generale Haftar, perché questo conduce a un golpe , un colpo di Stato, che - come ci ha ricordato l'unica autorità riconosciuta dalle Nazioni Unite e da tutti gli organismi internazionali - udite udite, riverserà nel nostro Paese probabilmente 800.000 di coloro che chiamiamo profughi. Noi però a questo rispondiamo che, finché non se ne occupa l'Europa, l'Italia se ne occupa per la parte che la riguarda. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). E va ricordato a tutti che questa volta non finirà come con i Governi precedenti. Noi non faremo ciò che hanno fatto i Governi precedenti, scaricando sulle periferie del nostro Paese una tragedia umana di proporzioni bibliche, che nessuno Stato può sopportare, men che meno il nostro. Signor Presidente, un'Unione europea incapace di rispondere alle necessità dei propri cittadini l'abbiamo già vista e non occorre scomodare il sovranismo richiamato da più parti; sarebbe sufficiente che l'Unione europea applicasse il proprio principio fondante della sussidiarietà, per consentire ai Paesi membri di risolvere le questioni che gli Stati o le autorità locali possono affrontare e si dedicasse alle grandi questioni. Invece, accade il contrario. Per questo, nell'esame del disegno di legge europea in discussione non ho visto i colleghi descritti prima dalla collega Ginetti; ho visto invece molti colleghi occuparsi in Commissione anche delle piccole sfumature, ad esempio della parificazione dei titoli tra gli studenti italiani e quelli di altri Paesi dell'Unione europea. È pacifico che nell'andare a svolgere una professione in Italia come in un altro Paese il nostro titolo di studio vale tanto quanto quello degli altri; invece non ci va bene che i nostri ragazzi debbano assolutamente poter produrre prove abilitative surrettizie della formazione e ne abbiamo discusso a lungo. Allo stesso modo abbiamo discusso, sempre in questo disegno di legge europea, di come invece fosse quanto mai giusto che una convenzione come quella di Marrakesh, che tutela le persone non vedenti, venisse recepita quanto prima da tutti gli Stati, compreso il nostro. Noi abbiamo potuto fare un grande lavoro sulle questioni che il disegno di legge europea ci ha consegnato e lo abbiamo fatto con l'obiettivo di risolvere quelle infrazioni. Ebbene, alla fine di questo dibattito e di queste dichiarazioni di voto posso dire con grande serenità - non so se possono farlo anche altri - che questo lavoro lo abbiamo fatto con diligenza e con grande onestà, nella difesa degli interessi dell'Unione europea, senza calpestare gli interessi degli italiani. Questo ci conforta e ci fa dichiarare il nostro voto favorevole, ma soprattutto il fatto che, invece che riempirci la bocca delle procedure di infrazione, noi le abbiamo portate da 74 a 52. Essere più bravi di così era impossibile. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). MASINI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MASINI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, fluctuat nec mergitur: è sbattuta dalle onde, ma non affonda. Questo è il motto della città di Parigi, se qualcuno non lo sa, e con questo oggi tengo ad iniziare il mio intervento in Aula, esprimendo un pensiero di affetto e sostegno agli amici francesi e ai colleghi del Senato francese che pochi giorni fa hanno ospitato alcuni membri della 14 a Commissione. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Paragone) . La Francia e la nostra Italia sono Paesi fondatori e fondanti di questa Europa, certo tanto cara e forse un po' malmessa. In Aula oggi esaminiamo alcuni strumenti (potremmo definirli ferri chirurgici) con cui questa stessa Europa viene gestita come la legge europea, uno strumento importantissimo che ci permette di capire a che punto è arrivato il nostro ordinamento nell'adempiere ai principi comunitari nel rispetto delle normative dell'Unione europea. Grazie alle nostre delegazioni, anche l'Italia prima costruisce e poi detta. Come ha detto anche la collega Fedeli, infatti, prima si costruisce e poi si detta.