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Si pensi, infatti, ai numerosi magistrati che hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo di rilievo istituzionale in veste di parlamentari e di componenti del Governo prima tra le file del partito dei democratici di sinistra e ora nel Partito democratico, tra i quali, a titolo non esaustivo, citiamo il senatore Felice Casson, magistrato della suprema Corte di cassazione, l'onorevole Donatella Ferranti, già presidente della II Commissione Giustizia della Camera dei deputati nella XVII legislatura, e l'europarlamentare Franco Roberti, ex procuratore presso la procura del tribunale di Salerno, nominato assessore regionale alla sicurezza dal presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, che è stato coinvolto in diverse vicende giudiziarie proprio durante il periodo in cui la procura della Repubblica di Salerno era diretta da Roberti. Da queste vicende lo sconcertante mercimonio delle toghe apparirebbe un male talmente conclamato ed esteso da lambire i massimi vertici della magistratura al punto da far sorgere l'esigenza di ripristinare un corretto equilibrio fra i poteri dello Stato. Per fare ciò, è di fondamentale importanza procedere all'unanimità ad una profonda e incisiva riforma del CSM e della giustizia italiana e indagare sulle responsabilità di coloro che hanno avallato siffatti comportamenti, siano essi magistrati o politici. Queste, come le altre considerazioni sin qui rappresentate, pongono con forza la necessità di indagare sull'eventuale esistenza di un sistema di potere teso a costituire un vero e proprio mercato delle toghe e sulle eventuali responsabilità di quanti con le proprie azioni avessero inteso pilotare la giustizia secondo convenienze politiche, violando il fondamentale principio della separazione dei poteri giudiziario e politico e inficiando l'imparzialità, l'indipendenza e la credibilità dell'intera magistratura nonché il più alto principio di democrazia che dovrebbe caratterizzare l'operato di uno Stato di diritto e di ogni suo potere. Lo strumento idoneo per consentire un'approfondita riflessione sulla questione, mediante la raccolta e la valutazione dei dati acquisiti, è costituito da una Commissione parlamentare di inchiesta che avrà il precipuo compito di indagare e di individuare eventuali responsabilità in chi abbia assunto e influenzato le decisioni delle nomine dei vertici giudiziari alimentando il ruolo politico delle correnti della magistratura e inficiando gravemente la nostra democrazia.. 1 (Istituzione e compiti della Commissione parlamentare di inchiesta) 1 È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sull'organizzazione e sull'attività delle correnti all'interno della magistratura, su eventuali influenze illecite nell'attribuzione di incarichi direttivi e nel funzionamento del Consiglio superiore della magistratura nonché sul ruolo esercitato dal magistrato Luca Palamara, di seguito denominata « Commissione », con il compito di indagare: a su eventuali attività illegittimamente svolte dalle correnti esistenti all'interno della magistratura, da esponenti politici o da componenti dell'ordine giudiziario allo scopo di influire sulle nomine dei responsabili di vertice di uffici giudiziari e ministeriali in base a legami associativi o personali e non a criteri di merito, con particolare riferimento alle vicende connesse all'attività del magistrato Luca Palamara; b sull'eventuale esistenza di rapporti instaurati tra magistrati, con funzioni giudicanti o requirenti, ed esponenti politici, allo scopo di interferire nel funzionamento del sistema giudiziario per interessi di corrente o di potere politico ovvero di influire sullo svolgimento di indagini e processi penali; c sull'eventuale esercizio di illegittime pressioni o interferenze nei confronti dei componenti del Consiglio superiore della magistratura che hanno rassegnato le proprie dimissioni, allo scopo di influire sulla composizione e sul funzionamento del medesimo Consiglio. 2 (Durata della Commissione) 1 La Commissione conclude i propri lavori entro dodici mesi dalla sua costituzione. 2 La Commissione, al termine dei propri lavori, presenta alle Camere una relazione sull'attività svolta e sui risultati dell'inchiesta. 3 (Composizione della Commissione) 1 La Commissione è composta da venticinque senatori e da venticinque deputati scelti, rispettivamente, dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, assicurando comunque la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento. 2 Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati, d'intesa tra loro, convocano la Commissione, entro dieci giorni dalla nomina dei suoi componenti, per la costituzione dell'ufficio di presidenza. 3 L'ufficio di presidenza, composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari, è eletto a scrutinio segreto dalla Commissione tra i suoi componenti. Per l'elezione del presidente è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti della Commissione; se nessuno riporta tale maggioranza, si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. È eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità di voti è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età. 4 Per l'elezione, rispettivamente, dei due vicepresidenti e dei due segretari, ciascun componente della Commissione scrive sulla propria scheda un solo nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti si procede ai sensi del comma 3. 5 Le disposizioni dei commi 3 e 4 si applicano anche per le elezioni suppletive. 4 (Poteri e limiti della Commissione) 1 La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. 2 La Commissione non può adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione nonché alla libertà personale, fatto salvo l'accompagnamento coattivo di cui all'articolo 133 del codice di procedura penale. 3 La Commissione ha facoltà di acquisire, anche in deroga al divieto stabilito dall'articolo 329 del codice di procedura penale, copie di atti e di documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e di documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari. L'autorità giudiziaria può trasmettere le copie di atti e documenti anche di propria iniziativa. 4 L'autorità giudiziaria provvede tempestivamente e può ritardare la trasmissione di copia di atti e di documenti richiesti, con decreto motivato solo per ragioni di natura istruttoria. Il decreto ha efficacia per sei mesi e può essere rinnovato. Quando tali ragioni vengono meno, l'autorità giudiziaria provvede senza ritardo a trasmettere quanto richiesto. Il decreto non può essere rinnovato o aver efficacia oltre la chiusura delle indagini preliminari. 5 La Commissione ha altresì facoltà di acquisire copie di atti e di documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari.