[pronunce]

che di fatto, però, il Consiglio di Stato non soltanto non ha sospeso il giudizio, per la parte in cui verteva sulla delibera della Giunta regionale del 2000, applicativa della norma denunciata; ma ha anzi pronunciato sentenza parziale di rigetto dell'appello avverso il relativo capo di sentenza: sicché, per questa parte, la questione risulterebbe ormai «esaurita»; che il giudice rimettente avrebbe sospeso, per contro, il giudizio sulla parte relativa all'originario primo ricorso, in rapporto al quale, però, la disposizione censurata non potrebbe comunque venire in considerazione: e ciò sia perché detto ricorso riguardava un provvedimento antecedente all'emanazione della norma; sia, e comunque, perché nella sentenza parziale il Consiglio di Stato avrebbe accertato incidentalmente, con efficacia di giudicato, che l'originaria autorizzazione del 1991 era stata, medio tempore, revocata integralmente da due provvedimenti regionali del 1999, ai quali l'appellante aveva prestato acquiescenza: con la conseguenza che l'interesse dell'appellante alla decisione nel merito di tale primo ricorso – volto a contestare una dichiarazione di decadenza parziale della predetta autorizzazione – sarebbe ormai definitivamente venuto meno; che, in secondo luogo, poi, il giudice a quo avrebbe censurato l'art. 33 della legge della Regione Veneto n. 3 del 2000 solo nella parte in cui postula un «requisito di collegamento» con il territorio regionale dei soggetti abilitati all'apertura di nuove discariche: requisito che, peraltro, non verrebbe affatto in considerazione nella fattispecie concreta, dato che il diniego della Regione Veneto è stato motivato con il difetto del distinto requisito dell'abbinamento dell'attività di smaltimento a quella di produzione ovvero di trattamento o recupero dei rifiuti; che, nel merito, il disposto della legge regionale risulterebbe – sempre ad avviso del Comune – del tutto ragionevole, e comunque perfettamente congruente con la norma – principio statale, vigente al momento della sua adozione, la quale vietava di smaltire in discarica, a partire dal 1° gennaio 2000, rifiuti diversi da quelli riconducibili a categorie tassativamente indicate (art. 5, comma 6, del d.lgs. n. 22 del 1997); che la norma impugnata avrebbe inteso difatti attuare tale previsione stabilendo, in sostanza, che le nuove discariche per rifiuti speciali debbano essere asservite ad impianti di trattamento e recupero (c.d. piattaforme polifunzionali), idonei a ridurre il più possibile il volume e la pericolosità dei rifiuti destinati alla discarica: obiettivo, questo, che verrebbe perseguito nel modo più razionale proprio imponendo al soggetto che intende aprire la discarica di realizzare, contestualmente, i connessi impianti di pretrattamento o recupero; che nell'imminenza dell'udienza pubblica la Geo Nova e la Regione Veneto hanno depositato memorie a sostegno delle rispettive tesi difensive; che la Geo Nova ha in particolare contestato l'eccezione di inammissibilità della questione sollevata dalle parti avverse, assumendo che con la sentenza parziale il Consiglio di Stato si sarebbe pronunciato esclusivamente sul motivo di appello relativo al carattere di novità della discarica di cui al progetto di adeguamento presentato da essa appellante, costituente la premessa fattuale di applicabilità della norma denunciata: prospettiva nella quale il quesito di costituzionalità rimarrebbe rilevante ai fini della decisione di ambedue i ricorsi. Considerato che il Consiglio di Stato dubita della legittimità costituzionale dell'art. 33, comma 1, della legge della Regione Veneto 21 gennaio 2000, n. 3, censurando segnatamente che la norma denunciata – in contrasto con gli artt. 3, 41, 117 e 120 Cost. – istituisca in danno dei soggetti diversi da quelli in essa indicati, solo perché privi di determinati «requisiti di collegamento con il territorio della Regione Veneto», un limite ostativo allo svolgimento dell'attività di apertura e gestione di discariche per rifiuti speciali nella predetta Regione; che l'ordinanza di rimessione motiva la rilevanza del quesito di costituzionalità con l'esclusiva considerazione che «il provvedimento regionale impugnato» nel giudizio a quo «si fonda sulla norma ora in questione, il cui eventuale annullamento, per l'effetto retroattivo che gli è proprio, priverebbe il provvedimento medesimo del presupposto normativo legittimante»; che, peraltro, alla stregua delle premesse in fatto della stessa ordinanza, fra i due provvedimenti regionali in discussione nel giudizio principale, il solo che si fonda sulla norma censurata è la deliberazione della Giunta regionale del 2000, con cui è stato respinto il progetto di adeguamento dell'impianto presentato dall'appellante; che, sempre nelle premesse in fatto dell'ordinanza, si riferisce, d'altro canto, che il giudice a quo, con coeva sentenza parziale, ha rigettato l'appello avverso il capo della sentenza di primo grado relativo all'impugnazione della predetta delibera: esaurendo così, alla luce di tale indicazione, il proprio potere decisorio al riguardo, con conseguente difetto di pregiudizialità della questione (cfr., ex plurimis, ordinanze n. 215 del 2003; n. 264 e n. 67 del 1998); mentre ha ritenuto di non poter decidere, stante il dubbio di costituzionalità, sull'altro capo della pronuncia appellata, concernente la delibera di Giunta del 1998 che aveva dichiarato decaduta l'approvazione dell'originario progetto di discarica dell'appellante, nella parte in cui costituiva concessione edilizia: delibera che peraltro non si basa sulla norma denunciata; che il giudice rimettente, inoltre – pur impugnando il comma 1 dell'art. 33 della legge regionale de qua nella sua interezza – svolge le sue censure con esclusivo riferimento ai «requisiti di collegamento» con il territorio regionale postulati dalla norma impugnata; e non anche con riguardo al requisito concorrente, ivi parimenti previsto, del necessario abbinamento dell'attività di smaltimento dei rifiuti con quelle di produzione (lettera a) ovvero di trattamento o recupero (lettera b) dei rifiuti stessi; che l'ordinanza di rimessione non specifica, peraltro, se nel giudizio a quo i censurati requisiti di localizzazione territoriale vengano effettivamente in rilievo (tra le parti costituite nel presente giudizio è invero pacifico che la società appellante ha sede legale ed operativa in Veneto, e che il suo progetto di adeguamento è stato respinto dalla Regione per difetto del requisito del necessario abbinamento di attività); né, d'altra parte, l'ordinanza argomenta circa l'eventuale inscindibilità dei due gruppi di requisiti in discorso, avuto riguardo alla complessiva architettura della norma; che, per costante giurisprudenza di questa Corte, l'ordinanza di rimessione deve contenere un'esposizione autonoma ed autosufficiente delle ragioni della ritenuta rilevanza e non manifesta infondatezza della questione sollevata, senza che la relativa motivazione possa venir sostituita o integrata dal riferimento ad altri atti o provvedimenti, ancorché inerenti al medesimo giudizio principale (cfr.