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Che aumentano le tasse lo confermano le stime e, come dicevo, sale la pressione fiscale. Non bastano questi interventi che tutti in quest'Aula e, in particolar modo le forze di maggioranza, hanno ricordato. Parlate di circa 2 miliardi di euro per gli asili nido, ma occorre ricordare anche l'anno sul quale sono appostate tali risorse, ovvero il 2021. Quindi, sul 2020 non abbiamo assolutamente nulla per gli asili nido. Ricordiamolo agli italiani. A coloro, poi, che si sono intestati i miliardi di riduzione degli oneri sul debito pubblico dobbiamo ricordare qualcosa di più importante: che c'è stata sul debito pubblico una riduzione "illuminata" della BCE, e quindi in particolar modo di Mario Draghi, che sicuramente con quelle operazioni che sono state fatte ha portato una riduzione degli oneri sul debito. Vorrei infine accennare, visto che ne abbiamo parlato (e lo abbiamo detto al passato) delle clausole di salvaguardia, a quale sarà il loro futuro dopo questa manovra. Infatti le clausole di salvaguardia dell'IVA non sono state eliminate: sono state disattivate sicuramente per quest'anno, ma valgono ancora 20 miliardi nel 2021 e, se sommate alle accise e all'IVA che potrà aumentare anche nel futuro, nel 2022 varranno più di 26 miliardi. Anche questa, quindi, è una barzelletta, perché non avete assolutamente tolto le clausole IVA, perché ci sono, anzi le avete aumentate portandole a oltre 26 miliardi di euro. Questi sono i dati puntuali e numerici di questa manovra finanziaria. Il Governo, quindi, oggi smentisce la sua ragione di vita, perché un Governo che nasce per sterilizzare le clausole IVA e non lo fa, anzi le aumenta, non ha più ragione di essere. Come dicevamo, ci sono tante misure che non vanno assolutamente nella direzione giusta. Dobbiamo ricordare che anche le stime di crescita, che non sono assolutamente viste in rialzo, subiranno anche qui una contrazione, quindi dopo questa manovra l'Italia sicuramente crescerà molto meno rispetto alle previsioni della legislazione vigente. Un altro numero è quello relativo al rapporto tra debito e PIL, che in questo caso sarà oltre il 136 per cento, un numero mai raggiunto prima anche nel passato. Sono valori talmente eloquenti da annullare l'intera manovra al nostro esame, per poi arrivare anche alla questione delle ultime ore riguardante la cannabis che ritengo questa Assemblea debba affrontare. Infatti anche su questi temi il Parlamento si deve assolutamente esprimere e mi auguro che su questo argomento ci sia un ripensamento. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . A questo riguardo noi ci esprimiamo in maniera assolutamente contraria. Questi, come dicevo, sono valori talmente eloquenti da annullare l'intera manovra al nostro esame. Con questo non voglio assolutamente dire che mettere le mani nei conti dello Stato sia qualcosa di facile, ma bisogna ragionare tutti insieme sui grandi numeri di un bilancio pubblico, soprattutto a partire dalla spesa complessiva dello Stato che oggi, in un'epoca di economia digitale, di semplificazioni, di nuove tecnologie, non può crescere tutti gli anni o non può crescere anche in questa manovra finanziaria come cresceva fino a vent'anni fa. Sulla spesa pubblica, quindi, bisogna ragionare, bisogna fare degli interventi seri e decisi, come anche bisogna arrivare a una vera e propria riduzione della pressione fiscale, perché le tasse non possono servire soltanto a finanziare l'assistenzialismo, il reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Le tasse servono per erogare servizi ai cittadini. La spesa pubblica e la pressione fiscale sono dei punti fondamentali sui quali dobbiamo essere tutti d'accordo. Bisogna concepire oggi delle nuove regole di bilancio avendo il coraggio di inserire in Costituzione, come abbiamo già fatto in passato con il pareggio di bilancio, un'altra norma, un limite alla pressione fiscale, perché dobbiamo dare certezza agli italiani e le tasse non possono superare un certo livello. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Questi sono dei punti fondamentali. Oggi il problema di questo Paese non è soltanto l'evasione fiscale, anzi il problema di questo Paese oggi è la crescita che non c'è. Solo agendo su questo possiamo recuperare fiducia nel nostro sistema fiscale, la voglia di fare, di costruire e di creare qualcosa. Secondo me è sulla crescita che bisogna investire, che è l'unico modo per far ripartire il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Rivolta. RIVOLTA, relatrice di minoranza . Signor Presidente, l'ha appena accennato il mio collega Damiani ed anch'io vorrei fare un passo indietro, perché nelle repliche ho sentito tante volte dai colleghi della maggioranza dire che le clausole salvaguardia sono un'eredità di Salvini e che è tutta colpa di Salvini. Sinceramente mi chiedo: ma se all'improvviso Salvini non ci fosse più, molte persone penso non saprebbero veramente cosa dire (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) ; il fatto che ci sia Salvini sembra rappresentare l'esistenza in vita di certa maggioranza. Il collega Damiani aveva già iniziato, ma vorrei tornare - perché penso che questa operazione verità serva a tutti - sulla nascita delle clausole di salvaguardia, in quel lontano 2011 quando, per esempio, nelle considerazioni finali della Banca d'Italia del governatore Draghi... (Brusio). Penso che interessi a tutti, così capiamo bene come sono nate e nessuno sbaglia più e non ricostruisce più con fantasia. (Richiami del Presidente). Dicevo, nelle considerazioni finali della Banca d'Italia del governatore Draghi il 31 maggio 2011, era scritto tra l'altro quanto segue: «La gestione del pubblico bilancio è stata prudente (…) le correzioni necessarie in Italia sono inferiori a quelle necessarie negli altri Paesi dell'Unione europea». Ancora più positivo fu il giudizio espresso in giugno dal Consiglio europeo. Inoltre «dato che i conti pubblici di un grande Paese non possono variare in negativo e addirittura drammaticamente in pochi giorni, è ragionevole porsi qualche domanda su quanto è accaduto il 5 agosto, quando la BCE e Banca d'Italia hanno inviato al Governo della Repubblica italiana una lettera contenente la richiesta ultimativa di fortissime "correzioni" di bilancio, pena - in caso di risposta non tempestiva (entro l'8 agosto) - la minaccia di mandare in default il debito pubblico italiano. In uno scenario normale sono i Governi che non devono minacciare la Banca centrale; nel caso era la Banca centrale che, violando ogni regola, minacciava un Governo». (Brusìo). PRESIDENTE. Colleghi, c'è un brusio veramente intollerabile. RIVOLTA, relatrice di minoranza. «Quale la ragione di tutto questo? Era una ragione che torna a essere drammaticamente evidente quest'anno: la strutturale risalente e permanente crisi delle grandi banche tedesche e francesi. Allora la crisi era sui crediti verso la Grecia. L'avere iniettato allora 200 miliardi di "aiuti europei" per le perdite sulla Grecia non è stato evidentemente sufficiente (c'erano già anche a latere i derivati)».