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Fino all'adozione del citato regolamento, l'attività facente capo agli uffici periferici del Registro italiano dighe continua ad essere esercitata presso le sedi e gli uffici già individuati ai sensi dell'articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 marzo 2003, n. 136. ». Il comma 172 del citato articolo 2 del decreto-legge n. 262 del 2006, ha previsto che: « Le spese occorrenti per il finanziamento delle attività già facenti capo al Registro italiano dighe sono finanziate dalla contribuzione a carico degli utenti dei servizi, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, lettere b) e c) , del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 marzo 2003, n. 136, nei modi previsti dalla legge, per la parte non coperta da finanziamento a carico dello Stato, e affluiscono ad apposita unità previsionale di base inserita nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture. Una quota degli introiti che affluiscono annualmente a titolo di contribuzione degli utenti dei servizi, pari ad euro 2.500.000 per l'anno 2012, pari a euro 2.673.000 per l'anno 2013, pari a euro 3.172.000 per l'anno 2014 e pari a euro 3.184.000 annui a decorrere dal 2015, resta acquisita al bilancio dello Stato; il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Nella medesima unità previsionale di base confluiscono gli stanziamenti finanziari attualmente iscritti nello stato di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture per le attività del Registro italiano dighe. » Al riguardo, si evidenzia che le dighe sulle quali la Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili provvede, ai fini della tutela della pubblica incolumità, all'approvazione tecnica dei progetti ed alla vigilanza sulla costruzione e sulle operazioni di controllo, sono 526 e che il personale afferente alla medesima Direzione generale è composto da 91 unità di livello non dirigenziale, da 7 dirigenti di livello non generale e da un dirigente di livello generale. Nell'ambito di tale personale coloro che svolgono funzioni tecniche sono pari a 66 unità. Nello specifico, si rappresenta che risorse di scopo per le attività di istituto in materia di dighe derivano dalle contribuzioni dei soggetti controllati (concessionari di derivazione), previste dall'articolo 6 della legge 1° agosto 2002, n. 166, recante « Disposizioni relative al Registro italiano dighe », successivamente confermate dall'articolo 2, comma 172, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286. Con la disposizione in esame si prevede, pertanto, che una quota delle sopra richiamate risorse versate dai soggetti controllati, eccedenti euro 3.184.000 annui – che ai sensi del comma 172, secondo periodo, del decreto-legge n 262 del 2006, restano acquisiti al bilancio dello Stato – siano destinate a finanziare, oltre alle attività già facenti capo al Registro italiano dighe, anche, ed entro il limite massimo di 1 milione di euro a decorrere dal 2022, un'incentivazione per specifiche funzioni tecniche di alta specializzazione svolte da ingegneri e geologi della competente Direzione generale del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili in attuazione di quanto previsto dalle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1959 n. 1363, di cui all'articolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica 24 gennaio 1991 n. 85, di cui all'articolo 1 del decreto-legge 8 agosto 1994 n. 507, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584, nonché di cui all'articolo 4 del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2004, n. 139. Articolo 3 – (Adeguamento infrastrutturale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera, dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza) La disposizione è finalizzata, innanzitutto, all'ammodernamento del parco infrastrutturale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera che ha in uso complessivamente 851 unità immobiliari distinte nelle seguenti tipologie: n. 740 unità in uso governativo, immobili pubblici concessi in uso per finalità istituzionali; n. 8 unità in locazione passiva, immobili di proprietà privata sui quali grava, a carico dell'amministrazione, il pagamento di un canone di locazione; n. 8 unità FIP-P1, immobili appartenenti al Fondo immobili pubblici; n. 95 unità in comodato gratuito per un determinato periodo di tempo, con l'obbligo di restituirlo in buono stato alla scadenza. La maggior parte delle unità immobiliari non rispondono ai previsti standard edilizi di efficienza energetica e resistenza antisismica. Per tali motivi, è necessario un programma di ammodernamento, efficientamento e riqualificazione energetica del parco infrastrutturale delle Capitanerie di porto – Gua rdia costiera su tutto il territorio nazionale, indirizzato principalmente alle sedi dei comandi di dimensioni minori (Uffici circondariali marittimi e Uffici locali marittimi), ubicati in prossimità del mare e quindi soggetti a un precoce deterioramento per l'azione aggressiva degli elementi atmosferici, che svolgono funzioni strategiche e rappresentano, per la loro capillare collocazione, un prezioso presidio per il controllo delle coste, mediante: a) interventi diretti alla verifica e alla valutazione della sicurezza sismica e statica di edifici nonché per la realizzazione di progetti di miglioramento antisismico; b) interventi di efficientamento energetico degli uffici, delle caserme e degli alloggi, ivi comprese le relative progettazioni; c) interventi di razionalizzazione degli spazi a disposizione, ivi compresi gli interventi di frazionamento e ridimensionamento degli uffici, nel rispetto dei parametri allocativi individuati dalle norme, se eseguiti congiuntamente ad uno degli interventi di cui alle lettere a) e b) ; d) interventi di riqualificazione degli spazi aperti se eseguiti congiuntamente ad uno degli interventi di cui alle lettere a) e b) , ivi compresi i progetti di miglioramento e valorizzazione delle aree verdi, dell'ambito urbano di pertinenza degli immobili oggetto di intervento. Parallelamente, occorre procedere alla rifunzionalizzazione degli immobili confiscati alla criminalità organizzata e assegnati alle Capitanerie di porto – Guardia costiera, per poterli reimpiegare, completando così l'opera di aggressione ai patrimoni mafiosi. Gli interventi assicurano il vantaggio di: affermare la presenza e il valore presidiario dello Stato, per la tutela della sicurezza pubblica, anche nei comuni più piccoli o isolati del territorio; garantire ai cittadini servizi moderni ed efficienti; fungere da volano per la ripresa del settore delle piccole imprese edili nazionali, con una favorevole ricaduta sul tasso di occupazione; superare le difficoltà di eseguire i necessari interventi di adeguamento funzionale degli immobili in locazione.