[pronunce]

La Corte rimettente pone l'accento su alcune sentenze della Corte costituzionale che hanno affermato, anche nella vigenza del precedente testo dell'art. 111 della Costituzione, il valore generale del principio di imparzialità e terzietà della giurisdizione rispetto a qualunque specie di processo, in riferimento al quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale di norme che non prevedevano l'incompatibilità alla partecipazione al dibattimento, di giudici che avessero pronunciato provvedimenti in una diversa fase del processo, anche quando dagli stessi non sarebbe derivato alcun vincolo per la decisione nel merito. Tale principio secondo il giudice a quo dovrebbe avere attuazione per ogni tipo di processo. Si osserva che, sebbene il nuovo testo dell'art. 111 della Costituzione non abbia aggiunto altro rispetto a quanto affermato dalla giurisprudenza costituzionale in tema di imparzialità e di terzietà del giudice, la nuova norma costituzionale conterrebbe un'indubbia «significativa enfatizzazione di tali principi ». Le ragioni per le quali sarebbe in contrasto con i principi costituzionali «un sistema normativo che imporrebbe il sacrificio del diritto all'imparzialità del giudice di rinvio nel caso di incompatibilità di un numero di componenti superiore a quello dei supplenti» sarebbero - ad avviso del giudice a quo - ancora più manifeste rispetto alle ipotesi in cui si è ritenuta l'incostituzionalità di norme processuali che prevedevano una competenza dello stesso giudice a pronunciarsi su questioni dallo stesso già decise. Nell'ordinanza di rimessione - posto l'accento sulla natura giurisdizionale e sulla conseguente piena attuazione di tutte le garanzie proprie della giurisdizione, del procedimento dinanzi alla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura - si rileva altresì che il giudizio di rinvio costituisce la seconda fase dello stesso procedimento che è stato svolto davanti al giudice che ha pronunciato la sentenza annullata, e ciò comporta che le ragioni d'incompatibilità siano particolarmente manifeste, in quanto l'organo disciplinare, in una composizione pressoché identica alla precedente, è chiamato a correggere gli errori della sua stessa decisione cassata che, secondo le indicazioni vincolanti della sentenza della Corte di cassazione, riguarderebbero proprio gli elementi costitutivi dell'illecito disciplinare. 3.2. - Le Sezioni unite rilevano un ulteriore profilo di illegittimità costituzionale nella violazione del principio di eguaglianza, poiché il vulnus al diritto di difesa - non presente negli altri procedimenti giurisdizionali - non parrebbe adeguatamente giustificato dallo speciale oggetto del procedimento in esame, nel quale la tutela del diritto all'imparzialità del giudice sarebbe negata. 4. - Quanto al profilo della rilevanza, la Corte rimettente osserva che la vigente disciplina non conterrebbe alcuno strumento normativo per integrare il numero complessivo dei componenti la Sezione disciplinare, preventivamente designati dal Consiglio e ciò non consentirebbe il rispetto del principio costituzionale di imparzialità e della terzietà del giudice, nell'ipotesi in cui il numero dei componenti incompatibili sia superiore a quelli non utilizzati per la formazione del collegio. Osserva, infine, il giudice a quo che la recente riforma dell'organizzazione del Consiglio superiore della magistratura e della Sezione disciplinare, introdotta con la legge 28 marzo 2002, n. 44, non richiederebbe un ulteriore esame della non manifesta infondatezza e della rilevanza della questione di costituzionalità, in quanto l'art. 2, lett. a), della legge in parola, recante modifiche all'art. 4 della legge n. 195 del 1958, prevede un numero di componenti insufficiente a sostituire il più elevato numero di componenti incompatibili, tenuto conto anche della riduzione del numero dei membri della Sezione disciplinare, introdotta dallo stesso art. 2, lett. a). 5. - Nel giudizio innanzi alla Corte si è costituito il magistrato ricorrente nel processo principale, il quale ha fatto proprie le argomentazioni svolte dal rimettente ed ha chiesto che la Corte dichiari l'illegittimità costituzionale delle norme impugnate.1. - La questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 e dell'art. 6 della legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura) e successive modificazioni è stata sollevata dalla Corte di cassazione, Sezioni unite civili, con l'ordinanza in epigrafe, in riferimento alla parte in cui le predette norme non consentono una sostituzione, in un numero maggiore di quelli nominati dal Consiglio, di componenti della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura divenuti incompatibili a giudicare in sede di rinvio per avere fatto parte del collegio che aveva pronunciato la decisione cassata. Tali norme sarebbero in contrasto, secondo il giudice a quo, con gli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, sotto il profilo che la garanzia del principio generale della imparzialità-terzietà della giurisdizione dovrebbe operare, per la tutela del diritto di difesa, anche nel procedimento -avente natura giurisdizionale- dinanzi alla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, tanto più nel momento in cui l'organo disciplinare è chiamato, nella stessa composizione, a correggere gli errori della propria precedente decisione successivamente cassata. Ad avviso del rimettente, infatti, il giudizio di rinvio costituirebbe la seconda fase dello stesso procedimento che è stato svolto davanti al giudice che ha emesso la sentenza poi annullata, cosicché le prospettate ragioni di incompatibilità sarebbero, nella specie, particolarmente evidenti. 2. - La questione è fondata nei termini di seguito precisati. Lo scrutinio di costituzionalità degli artt. 4 e 6 della legge n. 195 del 1958 -nel testo modificato dalle relative norme della legge 28 marzo 2002, n. 44 (Modifiche alla L. 24 marzo 1958, n. 195)- si deve incentrare, secondo il giudice rimettente, essenzialmente sul profilo dell'insufficienza del numero dei componenti supplenti della Sezione disciplinare riguardo alla costituzione di un secondo collegio giudicante in caso di annullamento con rinvio per nuovo esame, da parte delle Sezioni unite civili della Corte di cassazione, di modo che risulterebbero violati, sotto diversi profili, i precetti degli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione. Questa Corte ha da tempo affermato che la Costituzione, regolando solo i tratti essenziali del disegno del Consiglio superiore della magistratura, ha lasciato alla discrezionalità del legislatore ordinario, pur senza vincolarlo ad alcuna forma di attuazione, ampi spazi nella disciplina delle funzioni e dell'organizzazione interna del Consiglio. E così l'art. 4 della legge 24 marzo 1958, n. 195, ha stabilito che il Consiglio, cui spetta, ai sensi dell'art. 105 della Costituzione, il potere disciplinare, debba esercitarlo, anziché in sede plenaria, in una composizione più ristretta costitutiva della Sezione disciplinare (cfr.