[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 705, primo comma, del codice di procedura civile, promosso con ordinanza del 20 marzo 2003 dal Tribunale di Grosseto nel procedimento civile vertente tra Corsini Mario e Pecciarini Agostino ed altre, iscritta al n. 370 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 25, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 28 aprile 2004 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che, con l'ordinanza in epigrafe, il Tribunale di Grosseto ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 705, primo comma, del codice di procedura civile, nel testo risultante dalla sentenza n. 25 del 1992 della Corte costituzionale, nella parte in cui consente la proposizione del giudizio petitorio prima della definizione della controversia possessoria e della esecuzione della decisione nel caso che ne derivi o possa derivarne un pregiudizio irreparabile al convenuto, anziché limitarsi a consentire la deducibilità delle ragioni petitorie davanti al giudice del possessorio al solo fine di chiedere la reiezione della domanda possessoria; che al giudice rimettente, con ricorso ex art. 700 cod. proc. civ. , è stato chiesto, in pendenza di procedimento possessorio davanti ad altro giudice, di disporre la sospensione del provvedimento di reintegrazione nel possesso, adottato da quest'ultimo, assumendosi che il diritto alla conservazione delle opere realizzate derivava da accordo intervenuto tra le parti, e invocandosi, alla luce della sentenza di questa Corte n. 25 del 1992, l'irreparabilità del pregiudizio quale presupposto per la deroga al divieto di iniziare il giudizio petitorio prima della definizione della controversia possessoria; che il giudice adito ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, motivando la rilevanza della questione, sul rilievo che il pericolo di pregiudizio irreparabile prospettato da parte ricorrente (distruzione del manufatto realizzato) integra la fattispecie di pericolo in presenza del quale la richiamata sentenza n. 25 del 1992 della Corte costituzionale giustifica, appunto, la deroga al divieto di introduzione del giudizio petitorio in pendenza del possessorio; che lo stesso rimettente, affermata la propria legittimazione a sollevare la questione di costituzionalità, non avendo emesso o respinto il richiesto provvedimento cautelare, deduce che nella disciplina vigente, al fine di contrastare la richiesta di reintegra - beninteso, ove dall'esecuzione di questa possa derivare il pericolo di un pregiudizio irreparabile - le ragioni petitorie possono esser fatte valere attraverso un autonomo giudizio petitorio, a ciò inducendo: a) il tenore letterale dell'art. 705 cod. proc. civ. , risultante dalla pronuncia di incostituzionalità; b) la parte della motivazione della sentenza n. 25 del 1992 in cui la Corte costituzionale considera inammissibile la questione di legittimità dell'art. 1168, quarto comma, cod. civ. , ed esclude che le ragioni petitorie debbano esser necessariamente fatte valere davanti al giudice del possessorio; c) la possibilità consentita dalla Corte costituzionale di invocare il rimedio del sequestro giudiziario, facendo valere lo ius possidendi, ciò presupponendo l'instaurazione autonoma del giudizio petitorio; d) la giurisprudenza di legittimità, che ha sempre affermato che le ragioni petitorie possono essere dedotte nel giudizio possessorio, purché l'eccezione sia finalizzata al solo rigetto della domanda possessoria e non implichi deroga alle ordinarie regole di competenza, senza che questo significhi che le eccezioni petitorie debbano essere esclusivamente sollevate nel giudizio possessorio; che nel diritto vivente consolidato attraverso l'interpretazione della Corte di cassazione, se vige, in via di principio, il divieto per il convenuto in possessorio, di introdurre questione petitoria, in via di eccezione o con autonoma azione, viceversa, ove dall'esecuzione della decisione possessoria derivi o possa derivare un pregiudizio irreparabile, il convenuto in petitorio può dedurre ragioni petitorie davanti al giudice del possessorio purché la deduzione sia diretta solo a far rigettare la domanda possessoria, ma può anche far valere le sue ragioni con l'introduzione di autonomo giudizio petitorio; che, ad avviso del giudice a quo, il sistema, che consente l'instaurazione autonoma del giudizio petitorio per paralizzare l'esecuzione della decisione possessoria, non va tuttavia esente da dubbi di legittimità costituzionale, dal momento che esso sembra concedere al convenuto-proprietario più di quanto sarebbe strettamente necessario a soddisfare la specifica esigenza ispiratrice della pronuncia di incostituzionalità di cui alla sentenza n. 25 del 1992, giacché determina una disparità di trattamento nei confronti di tutti gli altri convenuti-proprietari nei confronti dei quali - in assenza di pregiudizio irreparabile - vige il divieto dell'art. 705 cod. proc. civ. ; che la pronuncia accertativa del diritto, idonea a passare in giudicato prima dell'esito del giudizio possessorio (in cui va compresa la durata della fase c.d. del merito possessorio), è conseguibile - per il solo fatto della invocabilità del pregiudizio - con largo anticipo rispetto ai tempi con cui la generalità dei convenuti ottiene lo stesso risultato, laddove la ratio della citata pronuncia costituzionale era di impedire che il sacrificio del convenuto proprietario risultasse definitivo e irreparabile, mentre lo strumento postulato al perseguimento di tale obiettivo - l'autonoma proponibilità di azione petitoria - appare sproporzionato al fine, dal momento che l'obiettivo ben può essere raggiunto attraverso la deduzione delle ragioni petitorie nell'ambito del giudizio possessorio, sia pure al limitato fine di chiedere il rigetto della domanda interdittale; che la sproporzione risulta evidente ove si consideri che, nel caso di spoglio di immobili, l'autonoma proponibilità di azione possessoria opererebbe a favore di chi abbia posto in essere un illecito possessorio di rilevante entità (costruzione di manufatti), onde è necessaria l'interpretazione restrittiva sulla portata derogatoria della norma, tenendo conto, esemplificativamente, che il diverso trattamento assicurato dalla deroga al costruttore di un grattacielo rispetto al manipolatore di una serratura, è giustificato solo nella misura in cui si impedisca che dall'esecuzione della decisione possessoria possa derivare un pregiudizio irreparabile, non anche per conseguire una pronuncia petitoria con efficacia di giudicato, e che il primo risultato può essere ottenuto limitando l'ammissibilità delle istanze possessorie nell'economia di una valutazione incidenter tantum in ambito possessorio; che non vale osservare che comunque la riconosciuta ammissibilità dell'eccezione consentirebbe l'azione autonoma, non mancando nell'ordinamento ipotesi di diversa regolamentazione delle due facoltà (vedi art. 1442, secondo comma, cod. civ.);