[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 6 e 7, commi da 1 a 6, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma1, della legge 26 febbraio 2010, n. 26 (Disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l'avvio della fase post emergenziale nel territorio della regione Abruzzo ed altre disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed alla protezione civile), promossi dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio con ordinanza del 30 dicembre 2010 e dal Consiglio di Stato con ordinanza del 13 settembre 2011, iscritte, rispettivamente, ai nn. 149 e 245 del registro ordinanze 2011 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 28 e 49, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visti gli atti di costituzione della FIBE S.p.a. , della A2A S.p.a. ed altra e del Gestore dei Servizi Energetici S.p.a. (GSE), nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 19 novembre 2013 il Giudice relatore Luigi Mazzella; uditi gli avvocati Benedetto Giovanni Carbone per la FIBE s.p.a., Ernesto Conte per la A2A s.p.a. ed altra e l'avvocato dello Stato Luca Ventrella per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, con ordinanza del 30 dicembre 2010, il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha promosso, in riferimento all'art. 117, primo comma, della Costituzione e all'art. 1 del primo Protocollo alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), questione di legittimità costituzionale degli artt. 6 e 7, comma 1, 2 e 3, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195 (Disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l'avvio della fase post emergenziale nel territorio della regione Abruzzo ed altre disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed alla protezione civile), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 26 febbraio 2010, n. 26; che, riferisce il TAR rimettente, il Governo, in relazione al termovalorizzatore di Acerra, era intervenuto, con il decreto-legge n. 195 del 2009 (art. 6 e art. 7, commi 1, 2 3, 4, 5 e 6), per disciplinare il trasferimento dell'impianto; che, in seguito alle modifiche introdotte in sede di conversione in legge del citato decreto, il valore dell'indennizzo dovuto era stato determinato sulla base di una valutazione dell'ENEA riferita al 2005-2006 (e dunque con un valore non rivalutato alla data del trasferimento), e inoltre senza prevedere la copertura di spesa per l'acquisto del termovalorizzatore; che la FIBE S.p.a. aveva proposto il ricorso introduttivo del giudizio a quo, denunciando che la normativa citata, in violazione, tra l'altro, dell'art. 1 del primo protocollo alla Convenzione EDU, non aveva individuato né il soggetto destinatario del trasferimento, né il termine entro il quale l'operazione doveva avere luogo, né, soprattutto, la quantificazione del corrispettivo di tale cessione; che, secondo il rimettente, il ricorso risultava infondato nella parte in cui la predetta FIBE contestava le norme di cui all'art. 7, commi 4 e 6, attinenti alla previsione della stipulazione solo eventuale di un contratto di affitto dell'impianto fino al definitivo trasferimento della proprietà, e inammissibile nella parte in cui riguardava il comma 5 dello stesso articolo, relativo alla mancata attribuzione dei ricavi derivanti dalla cessione dell'energia elettrica prodotta dall'impianto di Acerra; che, osserva il TAR Lazio, le disposizioni censurate ledono le invocate norme a tutela del diritto di proprietà previste dalla Cedu e dalla Costituzione, dal momento che, per gli ordinari interventi espropriativi, non sarebbe ammesso altro criterio di calcolo dell'indennizzo che non sia quello del valore di mercato, laddove, invece, nel caso di specie sarebbe previsto un indennizzo corrispondente a un valore non attuale e, peraltro, destinato ad essere ridotto dell'importo del canone di affitto corrisposto nei dodici mesi antecedenti all'atto di trasferimento; che si è costituita la FIBE S.p.a. ed è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, affermando la manifesta infondatezza della questione; che, con memoria depositata in data 28 marzo 2012, la F.I.B.E. S.p.a. ha illustrato le proprie richieste e ha dato atto della sussistenza di trattative per la definizione bonaria della vicenda; che, con ordinanza del 13 settembre 2011, il Consiglio di Stato, pronunciando sull'appello, proposto da FIBE S.p.a. , avverso la citata sentenza non definitiva del TAR Lazio, nella parte in cui il ricorso della FIBE era stato dichiarato in parte infondato e in parte inammissibile, ha sollevato, in riferimento agli artt. 42 e 117, primo comma, Cost., e all'art. 1 del primo Protocollo della Convenzione EDU, questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, commi 4, 5 e 6, del citato d.l. n. 195 del 2009; che, secondo il Consiglio di Stato, quanto ai commi 4 e 6, il primo giudice aveva omesso di considerare che, a fronte dell'immediata utilizzazione del bene da parte dell'amministrazione, il legislatore avesse previsto la mera autorizzazione alla stipula di un contratto di affitto da parte dell'amministrazione stessa, peraltro a condizioni estremamente onerose per l'appellante; che, quanto alla parte in cui dichiarava l'inammissibilità della doglianza relativa alla devoluzione dei ricavi (e per l'effetto, l'irrilevanza della relativa questione di legittimità della norma) per mancata impugnazione della Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3745 del 2009 - che prevedeva la stipula tra il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e il Gestore dei servizi energetici (GSE) S.p.a. , di apposita convenzione per regolare la cessione di energia elettrica prodotta dal termovalorizzatore, con attribuzione delle risorse conseguenti a favore del fondo di protezione civile - la questione sarebbe ammissibile, atteso che la concreta lesività della disposizione si sarebbe realizzata proprio con l'impugnato art. 7, comma 5, del d.l. n. 195 del 2009, con il quale veniva disposta la spettanza al Dipartimento della Protezione civile dei ricavi derivanti dalla vendita dell'energia elettrica prodotta dall'impianto; che, superata la censura di inammissibilità per tardività, anche l'appropriazione dei proventi della produzione di energia elettrica avrebbe avuto carattere espropriativo, in contrasto con i parametri evocati; che si sono costituite in giudizio la FIBE S.p.a. ,