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Le squadre operanti nelle zone rosse hanno dovuto dotarsi di un'onerosa fossa asettica per la distruzione delle viscere e dei residui della macellazione dei cinghiali e l'apprezzamento delle carni non può avvenire senza la certificata negatività, previa consegna dei risultati delle analisi dei reperti. Ebbene sì, risultati positivi: in pochi anni la PSA in Sardegna è quasi del tutto scomparsa. Il piano dell'unità di progetto sta continuando, con il risultato che la maggior parte dei Comuni dell'isola è diventata bianca. Quindi attendiamo con fiducia il report della Commissione europea, che ha visitato lo scorso novembre la filiera di controllo sanitario della PSA; in base alla loro risposta si potrà finalmente chiedere la fine dell'embargo delle carni suine per la Sardegna e si darà il via allo sblocco dell' export . L'attuale provvedimento impedirà alle Regioni colpite questo estenuante calvario, da noi vissuto. Quindi auguriamoci che l'esperienza che ha vissuto la Sardegna possa contribuire in qualche modo a evitare gli errori commessi in passato e che le misure urgenti adottate dal Governo, con i suggerimenti e gli emendamenti presentati nelle Commissioni e arrivati in Aula, possano mettere fine alla diffusione di questo terribile virus. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, finalmente un decreto-legge su questo problema, in tempi - ahimè - non troppo rapidi; ma è comprensibile che i tempi tecnici della burocrazia purtroppo non aiutino, come diceva precedentemente un collega. Il problema però è serio, perché, dopo una fase pandemica che sicuramente non ha non ha aiutato, anzi ha provato pesantemente questi territori, la peste suina ha in qualche modo ulteriormente aggravato la situazione, per ora circoscritta all'Appennino ligure-piemontese. I cinghiali sono di fatto vettori della propagazione del virus, perché non si muovono su confini preordinati. I sopralluoghi dell'EUVET (EU Veterinary emergency team), Servizio veterinario europeo, ha definito quali sono i criteri e le azioni da porre in essere. È anche vero - come si diceva giustamente - che la decisione di impostare circa 300 chilometri di recinzioni - a me sembra effettivamente surreale - e nello stesso tempo monitorare in forma passiva e successivamente ed eventualmente selezionare gli animali con varie forme di caccia serva solo ed esclusivamente ad allungare una situazione che - non solo a mio avviso, ma come sottolineato da molti - dovrebbe essere affrontata in modo più veloce. In Italia abbiamo 1.200 chilometri di Appennino, ma ormai i cinghiali arrivano anche nelle città. Quindi, la riflessione allegata alla legge n. 157 del 1992 e agli elementi di selezione che dovrebbero essere applicati tutto l'anno oggi deve essere messa al centro della situazione, pur non dimenticando che questa è un'emergenza, ma l'emergenza si può protrarre nel tempo e può creare danni devastanti. I numeri sono stati detti: 3.500 aziende trasformatrici solo in Piemonte; 25.000 aziende di allevamenti suinicoli in Italia; un punto e mezzo di PIL. Sono numeri importantissimi che non possono essere sottovalutati. È chiaro che questo decreto-legge, i fondi inseriti nel decreto-legge sostegni- ter , la nomina di un Commissario straordinario - persona assolutamente competente che sta già lavorando e ha emesso un'ordinanza in questi giorni - le Regioni che sono state messe in condizione di operare e stanno già, di fatto, operando, mettendo in campo provvedimenti, sono tutti elementi che indicano che ci stiamo impegnando per cercare di risolvere la situazione. Tuttavia - com'è stato detto molto bene - c'è qualche risorsa, ma non dimentichiamo che serve ben altro, anche perché c'è non solo il sistema suinicolo, ma anche tutto un sistema turistico, ricreativo e ambientale che crea un indotto e, anche lì, economia. Può essere più o meno imponente, ma in ogni caso sono territori che vivono di quello ed è un sistema integrato che fa parte della nostra tradizione e naturalmente del nostro contesto nazionale. Quindi, ritengo si debba intervenire immediatamente dal punto di vista finanziario. Qui nessuno chiede l'elemosina o risorse finalizzate a speculare. Tuttavia, di fronte a un blocco totale e all'impossibilità di compiere qualunque azione, di calpestare un territorio per evitare giustamente di portare in giro la peste - una situazione chiaramente non positiva - serve un sostegno. Ben venga questo decreto-legge. Ben venga la possibilità di operare, ma dobbiamo metterci immediatamente nella condizione di sostenere i territori, nelle filiere e nel sistema integrato. E, dall'altra parte - come è stato detto prima - dobbiamo avere il coraggio, quando si pongono delle emergenze - e in Italia in questo momento di emergenze mi sembra ce ne siano anche troppe - di eliminare tutti quei fattori ideologici finalizzati a gridare contro qualcosa o semplicemente a catturare del consenso. Dobbiamo pensare invece che ci sono situazioni che realmente ledono i sistemi integrati su cui il nostro Paese vive. Questa è un'esortazione che faccio, davvero in sintonia con gli altri colleghi intervenuti prima. Credo sia venuto veramente il momento di mettere mano alla legge sulla caccia, in modo da garantire un equilibrio sistemico per questo Paese, che tuteli, contemporaneamente, il sistema della fauna, il mondo della caccia e il mondo agricolo, evitando che si determinino situazioni del genere, che poi sono veramente difficili da rincorrere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zuliani. Ne ha facoltà. ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, gentili colleghi senatori e senatrici, parto con la seguente dichiarazione: «Dal 1978, da quando mi occupo di peste suina, non ho mai trovato la situazione difficile come in questo momento; la malattia è presente in cinque continenti e in oltre 50 Paesi e continua ad avanzare molto velocemente». Lo ha detto il professor Manuel Sanchez-Vizcaino Rodriguez, esperto dell'Organizzazione mondiale della sanità e direttore del laboratorio di riferimento per la PSA, che infetta i suini domestici e selvatici con un elevato tasso di mortalità. Abbiamo avuto il piacere di avere il professore in audizione al Senato. Il maggiore pericolo e il primo canale di trasmissione - ha spiegato l'esperto - sono rappresentati dall'esportazione della carne di maiale infetta. E, per quanto riguarda l'Italia, è necessario comprendere come sia arrivata la PSA per poterla controllare ed evitare che continui ad arrivare. «Non è stata ancora fatta la sequenziazione genetica del virus in Italia» ha spiegato il professore «ed è ancora più importante conoscere l'origine, ossia sapere se è arrivato dall'Europa, dall'Unione europea o ancora dall'Asia e come, se via nave o su strada. Questo per evitare una seconda infezione e fare un rigoroso programma di sorveglianza». Secondo l'esperto, «l'unica possibilità di cui disponiamo è il controllo della malattia, che si può effettuare sulla base di tre singole azioni: la prevenzione precoce prima che si diffonda, il contenimento dell'area infettata e la riduzione della popolazione dei cinghiali».