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dopo una serie di trasmissioni di atti, non riconducibili all'individuazione dei responsabili dell'inquinamento e alle modalità con cui è stata assicurata la loro partecipazione agli incontri sull'istituzione e la perimetrazione del SIN di Crotone (2001), con la nota (prot. 001408/STA del 24 gennaio 2019) della Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque (divisione 3) rispondeva ai richiedenti: "per la restante documentazione domandata, si rappresenta che la scrivente non è riuscita a rinvenirla nei propri archivi in quanto trattasi di documenti estremamente risalenti", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se abbia già stabilito come procedere e con che tempi per la nomina del nuovo commissario straordinario per l'ambiente di Crotone, in assenza del quale non potranno essere utilizzati i fondi erogati dalla Syndial SpA in ottemperanza alla sentenza citata; quali provvedimenti intenda attuare al fine di garantire la trasparenza relativamente a tutti i documenti istruttori con cui il Ministero stesso ha a suo tempo individuato i soggetti responsabili dell'inquinamento di Crotone e far cessare, quindi, la scorretta procedura che impone oggi a soggetti non colpevoli dell'inquinamento l'onere di caratterizzare a proprie spese i suoli rientranti nel perimetro del SIN di Crotone prima di poter dare avvio a qualsiasi richiesta di concessione edilizia, disattendendo la normativa nazionale e comunitaria che impone tali oneri esclusivamente a carico dei soggetti che hanno determinato l'inquinamento; se e quali iniziative intenda assumere per provvedere ai rimborsi di tutti i soggetti che fino ad oggi hanno anticipato i suddetti costi, anche considerando che dovrebbero essere i responsabili dell'inquinamento a farsene carico. Atto n. 4-01482 TIRABOSCHI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: i commi da 211 a 215, dell'articolo 1, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019) hanno modificato la disciplina dei PIR - Piani individuali di risparmio, istituiti dalla legge 11 dicembre 2016 n. 232, e demandato ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro il mese di aprile 2019, le modalità e i criteri per l'attuazione delle nuove disposizioni; i Ministri in indirizzo confidavano di poter adottare il provvedimento già nel mese di febbraio; in assenza dello stesso, i PIR di nuova istituzione restano di fatto bloccati, mentre chi ha già sottoscritto dei PIR in passato può continuare ad alimentarli con nuovi investimenti; i PIR sono stati istituiti come uno strumento teso ad agevolare, nell'ambito del mercato finanziario, le piccole e medie imprese italiane che, all'interno del nostro sistema economico, continuano a rappresentare i soggetti più dinamici, ma che necessitano di risorse finanziarie adeguate a sostenere quegli investimenti in grado di farle competere nel mercato globalizzato odierno; l'iniziativa che ha portato alla istituzione dei PIR è sicuramente apprezzabile e va nella giusta direzione, come anche l'introduzione degli ELTIF (European long term investment funds), di dotare il nostro Paese, come già avviene da anni negli altri Paesi europei, di quegli strumenti finanziari volti ad assicurare alle imprese un giusto contesto per poter crescere e prosperare; i PIR sono stati ben accolti dal mercato con una raccolta che ha raggiunto dalla loro costituzione nel 2017 circa 17 miliardi di euro. Ben poche sono state le risorse che effettivamente sono giunte alle PMI italiane per sostenere i loro piani di investimento, in quanto i gestori dei fondi PIR compliant hanno destinato le risorse ricevute verso quelle imprese di maggiori dimensioni quotate al di fuori del FTSE MIB (segmenti: MidCap, Star, Standard) che potevano altresì garantire la necessaria liquidità all'investimento effettuato; in pratica si è assistito ad un incremento delle quotazioni di quelle società, che pur rientrando nei parametri del PIR, non avevano di fatto la necessità di essere sostenute, in quanto già in grado di operare autonomamente sul mercato; è altresì importante evidenziare che lo strumento dei PIR, al contrario degli ELTIF e dei fondi di private equity e venture capital in generale, non permette di fatto di far giungere le risorse finanziarie direttamente alle PMI, in quanto gran parte degli investimenti realizzati sono sul secondario. In pratica, non essendoci un obbligo di sottoscrivere IPO ( initial public offering ) o aumenti di capitale, si va a sostituire altri investitori che già hanno investito nelle aziende; pertanto tali risorse non sono destinate a finanziare gli investimenti, ma possono contribuire di fatto alla liquidità di un'azione ed al sostenimento del suo prezzo; lo strumento ha di fatto aumentato le masse in gestione per gli intermediari finanziari, che ne hanno beneficiato per l'incremento delle commissioni, e garantito al sottoscrittore persona fisica, in caso di conseguimento di risultati positivi nella propria gestione, il mancato pagamento delle imposte dirette dovute. Nulla di fatto è andato a finanziare i piani di sviluppo delle PMI italiane, come doveva essere previsto inizialmente; quanto detto sembrerebbe ben noto al Governo, considerando che le modifiche introdotte con la citata legge n. 145 del 2018, prevedendo che i PIR dovranno investire almeno il 3,5 per cento (il 5 per cento del 70 per cento) in strumenti finanziari ammessi alle negoziazioni sui sistemi multilaterali di negoziazione emessi da piccole e medie imprese, come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003 e il 3,5 per cento (il 5 per cento del 70 per cento) destinando azioni o quote di fondi per il venture capital , fiscalmente residenti nel territorio dello Stato, ai sensi dell'articolo 73 del Testo unico delle imposte sui redditi, o in Stati membri dell'Unione europea o in Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo; allo stato attuale, anche sulla base di recenti differenti articoli di stampa, il mondo delle istituzioni finanziarie ritiene che tali modifiche, rendendo di fatto meno liquidi gli strumenti finanziari su cui si investe, farebbero risultare meno convenienti questi prodotti, anche se si evidenzia a parere dell'interrogante che si stia di fatto parlando di importi non considerevoli nell'ambito dell'intero portafoglio gestito e dell'importante beneficio del mancato pagamento delle imposte dirette, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano effettuare un monitoraggio delle commissioni applicate dai gestori per verificarne la congruità a tutela, sia dei rendimenti effettivi per le persone fisiche, sia per rendere realmente conveniente la sottoscrizione del prodotto per le persone fisiche anche nei prossimi anni; se stiano valutando di aumentare e/o ridurre, ovvero, addirittura eliminare, la componente obbligatoriamente da investire in PMI quotate all'AIM;