[pronunce]

che, venendo al merito del quesito, il giudice rimettente fonda i propri dubbi di legittimità costituzionale sulla assiomatica premessa secondo la quale il nuovo "potere" in peius attribuito al giudice della esecuzione dall'art. 674, comma 1-bis, del codice di procedura penale - in forza del quale è consentito a tale giudice di provvedere alla revoca della sospensione condizionale della pena, quando rileva l'esistenza delle condizioni di cui al terzo comma dell'art. 168 del codice penale - consentirebbe ed anzi imporrebbe di configurare nulla più che come una simmetrica e speculare previsione l'attribuzione, al medesimo giudice, di un "potere" in melius, ove rilevi, al contrario, l'inesistenza della causa ostativa di cui all'art. 164, quarto comma, cod. pen; che una simile premessa si rivela, peraltro, palesemente erronea: infatti, mentre il giudice della esecuzione, quando - esercitando il potere attribuitogli dalla novella - revoca il beneficio della sospensione condizionale della pena, perché "illegalmente" riconosciuto, si limita ad effettuare un mero riscontro formale sull'esistenza o meno di condanne ostative; nel caso alternativo e opposto di concessione ex novo di quello stesso beneficio - sia pure in virtù di revoca della sentenza di condanna ostativa - verrebbe invece ad essere attribuito al giudice della esecuzione un compito valutativo e di pieno merito, riservato alla sfera della cognizione; che l'accoglimento di un simile quesito, infatti, non soltanto si porrebbe in aperto contrasto con la rigida ripartizione delle attribuzioni tra giudice "del fatto" e giudice "della pena"; soprattutto, esso determinerebbe effetti manipolativi del giudicato, creando una nuova ed eccentrica categoria concettuale del doppio "titolo esecutivo", promanante da due distinti organi: il giudice della cognizione, che pronuncia la sentenza di condanna per un determinato fatto ad una determinata pena; ed il giudice della esecuzione, il quale formula - in relazione a quel fatto, per quella pena e per quello stesso condannato - la "prognosi fausta" per l'applicazione del beneficio della sospensione condizionale della pena; che né la peculiare disciplina dettata dall'art. 671, comma 3, cod. proc. pen. (in tema di concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena quando esso consegua al riconoscimento, in executivis, del concorso formale o della continuazione), né la "nuova" previsione di cui all'art. 674, comma 1-bis, del codice di rito (relativa alla possibilità di revocare in fase esecutiva la sospensione condizionale "erroneamente" applicata nel giudizio di cognizione), possono essere validamente evocate quali parametri normativi di raffronto, avendo questa Corte costantemente affermato che norme speciali, singolari o comunque derogatorie di principi generali, non possono costituire utile elemento di comparazione alla stregua del principio di eguaglianza (v., ex plurimis sentenze n. 344 del 1999, n. 402 del 1996, n. 295 e n. 201 del 1995); che la questione proposta si rivela, dunque, manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 674, comma 1-bis del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Milano con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Flick Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 17 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola