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Li abbiamo prima costretti a chiudere, poi abbiamo promesso loro che avremmo riaperto, ma non abbiamo riaperto. E non c'è ancora traccia di erogazione di fondi da parte delle banche ai nostri imprenditori: né i 25.000 euro, né somme maggiori. Voglio invece prendere a riferimento ciò che è accaduto in altri Paesi, ad esempio in Germania e negli Stati Uniti, dove le aziende che non hanno licenziato e che hanno continuato a pagare gli stipendi ai propri dipendenti hanno già avuto accesso a finanziamenti a fondo perduto, e che in pochi minuti hanno compilato i tre fogli previsti. Voglio leggervi un passaggio scritto da un imprenditore, che tra l'altro rappresenta l'Unione industriale: la mia azienda tedesca ha ricevuto due finanziamenti a fondo perduto, soldi veri e non prestiti, dimostrando un calo del fatturato e mantenendo l'occupazione. In totale sono stati erogati 34.000 euro, ma non si devono restituire perché sono a fondo perduto. È bastato compilare un modulo di tre pagine e dopo meno di una settimana avevamo i soldi sul conto corrente. Questo è quanto accade nella vicina Germania rispetto a ciò che non sta accadendo nel nostro Paese. Mi avvio alle conclusioni, signor Presidente. Pensavamo che a molti fosse rimasta la possibilità di poter pregare, ma addirittura vi siete ostinati a tener chiuse anche le nostre chiese, e siete anche riusciti a far infuriare i nostri vescovi. Signor presidente Conte (che non è presente), signor Vice Ministro, signori del Governo, con questi continui annunci avete raccontato le favole, ma a queste favole gli italiani non credono più. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo DEF si muove in un sentiero molto stretto perché, da un lato, dobbiamo far fronte alle esigenze straordinarie determinate dalla pandemia e, dall'altro, lato dobbiamo pensare alla ripartenza economica del Paese. Eppure, per uno strano scherzo del destino, il DEF arriva nel giorno in cui si denuncia la presenza in Italia di oltre 1 milione di nuovi poveri da inizio lockdown , che hanno bisogno di aiuto per assicurare il cibo alle proprie famiglie. La perdita di opportunità di lavoro, anche occasionale, a due mesi dalla chiusura del Paese per l'emergenza, ha portato a un aumento del 40 per cento delle richieste di aiuti alimentari gestiti con il Fondo di aiuti europei agli indigenti e distribuiti da associazioni come la Caritas ed il Banco alimentare, con picchi anche superiori in alcune zone del Paese. Fra i nuovi poveri ci sono coloro che hanno perso il lavoro e non possono utilizzare lo smart working , piccoli commercianti, artigiani, persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati come pure molti lavoratori a tempo determinato e con attività saltuaria. L'idea del Governo è creare le condizioni per far ripartire il Paese. Il DEF cerca di disegnare questo scenario, metterlo in sicurezza, senza lasciare nessuno indietro e puntando a rilanciare gli investimenti attraverso una dose massiccia di misure espansive. Tuttavia, mentre Gualtieri ci rassicura dicendo che «i fondamentali dell'economia e della finanza pubblica dell'Italia sono solidi», nel frattempo ieri l'agenzia Fitch ha previsto una contrazione del PIL dell'8 per cento nel 2020 e declassato l'economia italiana. Standard & Poor's, qualche giorno fa, ha lasciato invariato il rating dell'Italia, mantenendo l' outlook negativo. Per le imprese già insolventi la crisi rende improbabile che l'attivo possa essere venduto con risultati soddisfacenti, perché il mercato è completamente alterato. Per le aziende già in crisi è possibile proporre un piano da sottoporre ai creditori e al giudice pur dinanzi ad una crisi così ampia e ancora incerta. Speriamo che l'Unione europea non voglia solo aiutare le prime imprese, abbandonando le altre al loro destino. Questa però sembra la direzione presa anche dal decreto liquidità, che individua l'accesso ai finanziamenti e la possibilità di una prospettiva per la continuità aziendale solo per quelle. È certo difficile verificare quando si sia determinato stato di crisi, cioè se prima o a causa della pandemia. Alla ripresa industriale di questi giorni all'imprenditore indebitato deve essere data la facoltà di sospendere una procedura di insolvenza; ai suoi creditori deve essere sospesa la possibilità di chiederne il fallimento, tutelando altresì gli amministratori di società in crisi e magari sospendendo i pagamenti dei debiti e delle azioni esecutive. Questi potrebbero essere alcuni punti cruciali sui quali si dovrà intervenire in Parlamento. Per le partite IVA, ovviamente, la politica economica e finanziaria deve necessariamente incentivare la domanda di liquidità ed evitare di indebitare ulteriormente le future generazioni per poter conseguire questo obiettivo vitale. Urge quindi destinare i rimborsi a fondo perduto ai titolari di attività di impresa; urge destinare un rimborso a fondo perduto anche ai titolari di attività di locazione; urge prevedere, per un periodo di almeno sei mesi, un reddito di emergenza; urge anche favorire il dialogo con le banche, affinché vengano erogati piccoli prestiti fino a 100.000 euro a tasso zero, restituibili in almeno quindici anni, per ristrutturazioni, innovazioni, riconversione, acquisto di scorte e consolidamento di passività anche per quelle imprese in sofferenza. Non dobbiamo sottovalutare, cari colleghi, che i partner del Nord Europa con debiti sovrani più bassi dei nostri, quindi con maggiore capacità di spesa pubblica, tenteranno di approfittare della sospensione delle regole sulle ricapitalizzazioni stradali e della deroga al divieto di aiuti di Stato per rifare la struttura del tessuto industriale. Nel frattempo l'Italia non ha ancora inviato a Bruxelles la notifica per gli aiuti alle imprese, mentre ha deciso senza alcun dibattito in Aula quali debbano essere i settori strategici in cui entrare nel proprio capitale: telecomunicazioni, energia e acciaio. Limitiamo almeno gli aiuti pubblici alle imprese che hanno sede fiscale e legale in Italia, senza favorire le multinazionali che sono andate all'estero. Sulla politica ambientale e per la salute nel DEF non c'è un progetto straordinario di finanza pubblica. In questa prospettiva il Governo avrebbe dovuto considerare la possibilità di mettere in atto, per esempio, una politica energetica e produttiva che potesse abbandonare i fossili, valorizzare i nostri pozzi petroliferi come collaterale garanzia per l'emissione di obbligazioni al fine di reperire nuove risorse sul mercato internazionale. La sola consistenza del giacimento petrolifero di Regioni come la Basilicata consentirebbe di emettere bond tali da azzerare il debito pubblico italiano e con il risparmio tra il costo dei bond attuali e i petrol bond si avrebbero, nel giro di venticinque anni, risorse per rimborsare queste obbligazioni senza estrarre un solo barile e sostenendo lo stesso costo che oggi si paga, a titolo di interessi, sul nostro debito pubblico.