[resaula]

con tipico tratto da spacconi, imbevuti di celodurismo immaginavate di ricevere la letterina di Babbo Natale e, invece, consegnate per vostra mano al Paese una lettera con cui la Commissione europea vi costringe al ritorno ad un deficit di 1,8, alla situazione di settembre, con un taglio di 0,6 punti che oggi però disvela, davanti a un calo del PIL, un aumento del peso di quello stesso deficit sul Paese. Tornate dunque al più ragionevole rapporto del 2 per cento, ma in due (o forse tre?) mesi vissuti a colpi di post , tweet e foto con i gattini, avete fatto bruciare qualcosa come 300 o 400 miliardi di risparmi e di ricchezza agli italiani, avete fatto pagare un conto di almeno 1,5 miliardi di euro di maggiori oneri per la gestione del debito per via di uno spread che era arrivato alle stelle e che nemmeno la vostra approvazione riuscirà ad addomesticare. Ma questo, purtroppo, non è il conto finale della vostra incompetenza. Purtroppo non è tutto. La riscrittura fatta a Bruxelles, conseguenza di questa vostra irresponsabilità, ci consegna una manovra recessiva in cui non vi sono misure per la crescita, spariscono gli investimenti, vengono penalizzate le imprese, mortificato il Sud con pesanti tagli ai cofinanziamenti ai fondi regionali, bloccato il turnover nella pubblica amministrazione, e finalmente smascherata la propaganda di reddito di cittadinanza e quota 100, dei quali resta qualcosa più del titolo e l'assoluta incertezza dei tempi di attivazione. Ecco, quindi, spiegati i tagli per circa 11 miliardi di euro nel 2019: tagli, non risorse aggiuntive. Tra queste, urla vendetta la indicata riduzione di almeno 700 milioni di fondi per le Regioni, già stanziati per cofinanziare fondi strutturali dell'Unione europea, destinati alla realizzazione di interventi di mitigazione dei rischi ambientali e idrogeologici. Altro che salvaguardia del territorio! Urla vendetta il taglio di 800 milioni di euro dalla riprogrammazione della cassa del Fondo per lo sviluppo e la coesione altro che Ministro per il Sud! Urla vendetta il taglio di 850 milioni di euro alla rimodulazione dei fondi di cofinanziamento nazionale. Un martirio vero e proprio che vale almeno 2,5 miliardi. Ma non basta ancora. Anziché concentrare risorse per accompagnare i chiari segnali di crescita registrati sino all'avvio di questo Governo, con vero e proprio masochismo si escogita un taglio di ulteriori 410 milioni che va a colpire direttamente le agevolazioni alle imprese, attraverso i quali limate il credito d'imposta IRAP e azzerate totalmente il credito di imposta per l'acquisto di beni strumentali nuovi; tagliate i fondi delle agevolazioni Ires e, poi, giusto per farsi male fino in fondo, vi producete anche in un taglio che riduce lo stanziamento di risorse per il capitale immateriale. State operando per la desertificazione economica del tessuto produttivo del nostro Paese, con una manovra che si legge al contrario: una vergogna. Ma non basta. Avete dovuto accettare anche l'inserimento di una clausola di salvaguardia di almeno due miliardi di euro, a garanzia del rispetto dei conti nel 2019: una vera e propria fideiussione - questa volta sì, innovativa - nella prassi dei rapporti tra Unione europea e Stati membri, a garanzia di un pagatore di cui ormai non si fida più nessuno. Questo è il risultato delle scarpe dei vostri eurodeputati che schiacciano i documenti della Commissione europea, questo è il risultato dei vostri «tireremo dritto» e «me ne frego», il risultato della vostra spocchiosa arroganza, con cui vestite una campagna elettorale perenne, che dura troppo, troppo a lungo, insopportabile e irresponsabile. Ripeto: la manovra che siete costretti a votare è strumento di politica economica recessiva, orfana di qualsiasi misura volta alla crescita. Altro che «manteniamo tutti gli impegni» o «avevamo solo esagerato nelle previsioni di spesa»: siete incoscienti consapevoli. C'è un ulteriore fatto che preoccupa fortemente: l'assenza di spazi di flessibilità sull'intero triennio 2019-2021, perché il Governo li ha già ipotecati tutti. Sì, perché il Governo ha fatto saltare lo schema per cui le clausole IVA potevano essere fatte slittare di anno in anno, usando per larga parte la flessibilità. Sino a oggi si poteva fare, da oggi non più. Nel 2020 o l'IVA aumenta di 3,5 punti percentuali oppure la si dovrà coprire con altre tasse o altri tagli particolarmente gravi dal punto di vista della sostenibilità politica e ancor di più economico e sociale. La principale differenza rispetto alle altre manovre - lo dico anche a qualche mio collega di Commissione che si qualifica economista - è che questa volta si è scelto di utilizzare per intero la flessibilità e per tutto il triennio; di sprecarla, di lasciarci senza protezione. In passato la flessibilità si otteneva sull'anno successivo e si mantenevano così obiettivi importanti di riduzione del deficit strutturale per gli anni successivi. Questa volta no: è già previsto che la discesa del deficit strutturale sia minima sul 2020 e sul 2021, quindi l'anno prossimo si avranno clausole IVA per almeno 23 miliardi di euro e per almeno 29 miliardi di euro nel 2020, con una flessibilità che, nel migliore dei casi, non potrà superare lo 0,2 per cento. La cruda realtà dei numeri sbugiarda ancora una volta il vice premier Di Maio, che ancora oggi ha l'ardire di dichiarare di poter garantire il blocco dell'aumento dell'IVA e di mantenere tutti gli impegni, ma anche Salvini e Giorgetti, che con spocchia considerano le clausole di salvaguardia sull'IVA solo un escamotage contabile: forse non se ne sono accorti, perché distratti e impegnati in altri giochi contabili, ma questa manovra ha annullato quel sistema. A ricordarci per sempre i danni che state causando al Paese non saranno, ahimè, solo le vostre storie su Instagram, le fake news e la propaganda social , le foto coi gattini, o gli scatti che vi immortalano a volte con gli spacciatori puniti, e a volte con un pathos che fa il verso alle scene del documentario Olympia, ma le macerie che rimarranno dopo di voi. Le macerie di un Paese a cui state tagliando le gambe, a cui state cancellando prospettive di crescita, a cui state sottraendo la speranza e la fiducia. Un Paese che oggi viene riconsegnato ad un nuovo periodo di recessione, un inesorabile declino economico, ma anche culturale e solidale. Del vostro pessimo agire rimarrà la spocchia, la cattiveria e la doppia morale. Continuiamo a ripeterlo: il tempo sarà galantuomo e ristabilirà la verità. (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Le faccio recuperare l'interruzione, senatore Stefano, ma la invito a concludere. STEFANO (PD) . Lo ripetiamo anche quest'oggi in Assemblea, come abbiamo già fatto nei giorni precedenti in Commissione, ribadendo la nostra contrarierà ad una manovra finita peggio di come era nata, pensata esattamente al contrario di quelle che sono le reali esigenze del Paese. Fermatevi!