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la situazione è migliore di quella prevista la scorsa primavera, la crescita del PIL raggiunge il 6 per cento e il debito si colloca al 153,8 per cento, molto lontano da quel 160 per cento che era un limite pericoloso e preoccupante. L'ambizione è di mantenere una crescita elevata anche per i prossimi due o tre anni, perché solo in questo modo potremo puntare a dare lavoro a quanti lo hanno perso e ai tanti giovani che non l'hanno avuto (si tratta di oltre 3 milioni di cittadini). Se vogliamo arrivare vicini alle percentuali di impiego degli altri Paesi europei, non bastano gli investimenti pubblici, compresi quelli finanziati dall'Europa, ma ci vogliono cambiamenti nel nostro modo di essere, dalla pubblica amministrazione alla giustizia, dalla scuola al mercato del lavoro, alla formazione professionale verso le nuove tecnologie. Ci sono alcune norme che non vengono toccate (presumo per ragioni di maggioranza), ma che secondo noi il Governo nella futura legge di bilancio dovrà chiarire: quota 100, per certi aspetti, e il reddito di cittadinanza. È mai possibile che siano allocati 10 miliardi per il reddito di cittadinanza e 3 per sostenere le imprese in crisi in questo momento? (Applausi) . C'è un tema che emerge e che abbiamo posto anche stamattina nell'audizione con il signor Ministro. Non è che ci preoccupa solo l'aumento del costo energetico; ci preoccupa il costo esponenziale impazzito delle materie prime: non se ne trovano più e le nostre imprese - come dicevo stamattina - rischiano di chiudere e di fermare le commesse, perché non arrivano materie prime. Secondo argomento: non si trova manodopera. Interi settori del nostro Paese, nel terziario e nel turismo, non riescono a offrire servizi di un certo livello, perché non si trova personale. C'è qualcosa, una distonia, tra il Paese reale e quello dipinto in questa NADEF. Facciamo molto affidamento sulla prossima legge di bilancio e sui ventuno disegni di legge collegati alla NADEF, che saranno allegati, perché da lì si capirà seriamente se il Governo avrà intrapreso definitivamente la strada giusta. C'è un cronoprogramma da mal di testa, secondo me, tanti e tali sono gli argomenti: diamo quindi il nostro appoggio al Governo e al presidente Draghi, vera eccellenza del nostro Paese in questo momento, e non stanchiamolo con le nostre sterili polemiche, perché il Paese ha bisogno di un uomo come lui! Ci sono alcune questioni che vanno seguite, approfondite e migliorate. Non è un ossimoro. Quando se ne parla, qualche collega del MoVimento 5 Stelle salta sul tavolo, ma il reddito di cittadinanza non ha funzionato. Il reddito di emergenza è un'altra cosa e siamo i primi da sempre a sostenere chi è in uno stato di bisogno, ci mancherebbe, ma quel sistema non ha funzionato. È una legge chiara: c'è un disegno macroeconomico che, se va avanti così, porta la gente che sta male a stare peggio e quella che sta bene a stare meglio. Se questo è il disegno di società che vogliamo, perché non possiamo toccare i mostri sacri come reddito cittadinanza e quota 100, diciamo fin da subito che non ci stiamo, perché vogliamo una crescita omogenea in tutto il Paese. Signori del Governo, signora relatrice Conzatti - che ringrazio ora, perché non era presente prima, per l'ottimo lavoro fatto - siamo sulla strada giusta. Non mancherà l'appoggio convinto, leale e forte di Forza Italia a tutto ciò che il Governo ci proporrà in linea con quanto la NADEF ci ha illustrato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho fatto un esercizio che penso possa servire anche alle poche persone che stanno ad ascoltare. Forse qualcuno l'ha fatto; sicuramente l'avrà fatto la relatrice Conzatti, che ringrazio per il lavoro svolto. Sono tornata indietro e mi sono guardata la NADEF del 2019, perché avevo necessità di riuscire a comprendere anche il documento che ci è stato consegnato dall'Ufficio parlamentare di bilancio e capire come mai nelle diverse pagine che si susseguono - a parte i concetti più volte giustamente ribaditi - la congiuntura dell'economia italiana si fermi a un livello di previsione nel 2022, mentre dopo la situazione dovrà essere valutata piano piano e con i vari passaggi. Leggo brevemente le prime dieci righe della NADEF del 2019, che sono le parole della relazione dell'allora ministro Gualtieri: «Negli ultimi quindici mesi l'Italia ha attraversato una fase complessa, in cui forti turbolenze internazionali si sono assommate ad un'accentuata discontinuità nella politica nazionale e nelle scelte economiche più importanti. Il nuovo Governo si è da poco insediato in un contesto di bassa crescita e persistente disagio sociale. Nonostante le misure importanti adottate negli ultimi tempi, le disuguaglianze all'interno della nostra società restano acute e le sfide che dobbiamo affrontare sono difficili. Ciononostante, la resilienza che l'Italia ha mostrato anche nei momenti più delicati a livello economico, finanziario ed istituzionale fornisce una solida base di partenza (...). In questo contesto, l'Italia può e deve fornire un contributo determinante alla ripresa di un sentiero di sviluppo inclusivo e sostenibile a livello europeo (...). La bassa crescita dell'economia italiana è il portato di problemi strutturali ormai di lunga data». Era il 2019. Se prendiamo l'audizione dei rappresentanti dell'Ufficio parlamentare di bilancio e la leggiamo, ci dice la stessa cosa. L'anno scorso c'era ancora il problema del virus e questo inizia con la campagna vaccinale, che sta dispiegando la propria efficacia. Ciò ha consentito di attuare le restrizioni imposte alle attività produttive. I dati sulla pandemia restano tuttavia molto elevati. Si parla poi di vaccini e si aggiunge che, secondo le stime del Fondo monetario internazionale (FMI), aggiornate lo scorso luglio e che scontano una graduale normalizzazione della pandemia, il prodotto mondiale dovrebbe crescere. Si prosegue parlando degli Stati Uniti, della Cina e della zona euro. Nella stessa identica situazione c'è la NADEF del 2019. Si passa poi al petrolio Brent il cui prezzo, dopo aver registrato un minimo di 16 dollari per barile nell'aprile dello scorso anno, ha recuperato rapidamente, arrivando poco al di sopra degli 80. L'Ufficio parlamentare di bilancio va avanti dunque con la stessa identica metodologia ed è giusto, perché è quella che viene adottata per la validazione di questo documento, che viene poi portato all'attenzione del Parlamento. Quello che però balza agli occhi, se si fanno questi raffronti tra le Note di aggiornamento degli anni precedenti e quella attuale, è una soluzione di continuità di una problematica strutturale del Paese che ci trasciniamo ormai da molti anni. Per quanto possa apparire paradossale, sembrerebbe quasi una sorta di copia-incolla, per cui alla fine, un punto in percentuale in meno, un punto in percentuale in più, lo scenario è esattamente lo stesso. Siamo fermi.