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Se il nostro voto, di chiunque noi, sarà guidato da convenienza politica, da calcolo elettorale e dalla brama di eliminare Salvini, tutti noi saremo compositori dello spartito del requiem che accompagnerà il tramonto della separazione dei poteri. Se potete, siate liberi, coraggiosi e forti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI . Molte congratulazioni ) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, prendo la parola in questo dibattito, contrassegnato purtroppo da molte esagerazioni, con la consapevolezza che il primo dovere di un parlamentare, soprattutto se appartenente al Gruppo Partito Democratico, è quello di resistere alla tentazione delle esasperazioni polemiche che sono nemiche della verità. Ne abbiamo sentite molte, anche oggi, anche nell'ultimo intervento, con artifici retorici che ci lasciano molti dubbi. Noi diamo della politica sulle migrazioni del senatore Salvini, ex Ministro dell'interno, un giudizio molto duro: la riteniamo immorale, iniqua, inefficace, perché è stata una politica fallimentare, che non ha portato risultati, ha schiacciato valori senza migliorare la situazione sotto nessun punto di vista. Tuttavia non è di questo che oggi dobbiamo discutere; dobbiamo discutere di tutt'altro. Al Parlamento non spetta il compito di giudicare la politica dell'ex Ministro dell'interno; al Parlamento oggi spetta un altro compito, ossia decidere se il Ministro dell'interno debba essere sottratto al corso della giustizia oppure se la giustizia debba fare il suo corso, nel caso della vicenda della nave Gregoretti. Questo ci è perfettamente chiaro. Voglio dire alla senatrice Bongiorno, che nel suo intervento ha assunto toni molto cattedratici, che i suoi insegnamenti, dal nostro punto di vista, sono infondati, ma soprattutto sono non richiesti, perché il Gruppo Partito Democratico sa benissimo cosa fare, quale valutazione deve dare e quali decisioni deve assumere. (Applausi dal Gruppo PD) . C'è una legge costituzionale, la n. 1 del 1989, che afferma una cosa importantissima: per trattare un politico, anche un politico con molto potere, diversamente da ogni altro cittadino, e per decidere di derogare a un principio fondamentale dello Stato di diritto, cioè l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, devono esserci ragioni fortissime, una ragion di Stato, un interesse costituzionalmente rilevante, un preminente interesse pubblico. Questo siamo chiamati a dire: se nel caso della nave Gregoretti il ministro Salvini agì sulla base di un interesse costituzionalmente rilevante, di un preminente interesse pubblico, di una ragione di Stato. A noi e a molti sembra che non fu sulla base di una ragion di Stato che il ministro Salvini agì, ma fu, come al solito, sulla base di una ben più bassa ragion di partito, che è un'altra cosa. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV), e del senatore De Falco) . Io capisco che l'ex ministro Salvini faccia fatica, con la sua allergia allo Stato di diritto, a comprendere la differenza tra una ragion di Stato e una ragione di partito, tra una ragion di Stato e una ragione di propaganda, eppure la comprensione di questa differenza sta alla base di una sana politica. Noi crediamo che questa differenza sia netta e che nel caso della nave Gregoretti si sia compiuto un eccesso e un abuso, che non ci sia stata una ragion di Stato da difendere, ma si siano perseguiti altri fini. Non vediamo quindi alcuna ragione, nel merito, per cui questo procedimento non debba andare avanti, per cui il corso della giustizia debba essere bloccato. Giudicherà un tribunale e dirà se ci sono state violazioni del codice penale, se ci sono stati reati. Il senatore Salvini dovrebbe essere contento di essere considerato come ogni altro cittadino sotto questo aspetto (Applausi dal Gruppo PD) , non dovrebbe infliggerci ancora tossine propagandistiche e veleni che intossicano il dibattito e lo stravolgono, portandolo lontano dalla verità. Mi auguro che anche il suo partito, la Lega, sia coerente. Rammento quello che ha fatto il 20 gennaio scorso in occasione della seduta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. In quella occasione la Lega ha votato a favore dell'autorizzazione a procedere contro il ministro Salvini, ha assunto un atteggiamento spavaldo, ha mostrato un'arroganza travestita da coraggio, ma tutti abbiamo visto che era arroganza (Commenti del senatore Augussori) e lo ha fatto perché si era a sette giorni dalle elezioni in Emilia-Romagna. (Applausi dal Gruppo PD) . L'ex ministro Salvini aveva deciso che quella scelta poteva essere funzionale alla campagna elettorale che sappiamo su cosa era basata, su paragoni impropri e gesti esagerati, che non voglio qui ricordare. Ecco, il coraggio e la spavalderia non possono essere a corrente alternata; se si è spavaldi a una settimana dalle elezioni regionali in Emilia-Romagna, mi auguro lo si sia altrettanto oggi, che nessuna elezione è in vista. Noi siamo sinceramente curiosi di vedere quale sarà, anche in termini di nettezza e di mancanza di ambiguità, l'atteggiamento che la Lega vorrà assumere rispetto all'esito di questo dibattito. Concludo dicendo che come Gruppo Partito Democratico, ricordando molto bene quello che è avvenuto nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e anche nella Giunta per il Regolamento, soprattutto nella seduta dello scorso 17 gennaio, siamo rimasti piuttosto stupiti dal contenuto della relazione della relatrice Stefani. Ciò non tanto perché è una relazione decisamente appiattita sull'impostazione che ha dato al dibattito il presidente Gasparri, quanto perché, alla fine, si accusa l'attuale maggioranza di Governo di aver politicizzato la vicenda. Ci viene quasi da ridere. Noi avremmo politicizzato la vicenda? Se qui c'è qualcuno che ha politicizzato la vicenda, lo dobbiamo cercare nei banchi dell'attuale opposizione, dove siedono l'ex Ministro dell'interno e il presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. (Applausi dal Gruppo PD) . Si sono negati approfondimenti istruttori, si sono commesse anche nella Giunta per il Regolamento forzature e giravolte che il Partito Democratico ha condannato nell'immediatezza e che oggi, a quasi un mese di distanza da quei fatti, non considera meno gravi. Si sono violati, a nostro avviso, doveri di terzietà che dovrebbero rimanere sacri, mai toccati e invece lo si è fatto. Non siamo noi ad aver compiuto una politicizzazione; altri l'hanno fatto. Sentiamo di dover ricordare tutto ciò in un dibattito come questo. Sentiamo, alla fine, anche la necessità di chiedere all'ex ministro Salvini, per il futuro, un comportamento più prudente e appropriato. Dal palco di Comacchio in preda alle manie di grandezza che hanno caratterizzato quella campagna elettorale che è lo sfondo e il contesto dentro il quale questa discussione purtroppo si inserisce, l'ex ministro Salvini non ha trovato di meglio da dire che, se lo arrestano, farà come Silvio Pellico e scriverà «Le mie prigioni». Ora noi abbiamo troppo rispetto per la nostra storia patria... NENCINI (IV-PSI) . E per Silvio Pellico.