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A riguardo, l'impegno di adeguare la rilevazione, la produzione e la diffusione delle statistiche di genere in tutti gli ambiti, economici, culturali e sociali, è stato assunto solennemente dal Governo italiano all'atto della sottoscrizione della piattaforma della Conferenza dell'ONU (Organizzazione delle Nazioni unite) sulla condizione femminile svoltasi a Pechino nel 1995. Da tale impegno sono scaturite diverse raccomandazioni dell'Unione europea e alcuni disegni di legge presentati al Parlamento italiano che non hanno trovato, tuttavia, realizzazione, mentre permangono serie carenze strutturali nella rilevazione dei dati. Tali carenze, peraltro, sono state evidenziate anche dalle parti sociali che hanno più volte manifestato l'esigenza di poter disporre in modo sistematico di una lettura di genere delle statistiche ufficiali, anche al fine di poter effettuare una corretta valutazione dell'impatto delle normative previste sulle politiche di pari opportunità. Il CNEL ha quindi sottolineato che l'esigenza di un adeguamento della rilevazione sulla base del genere si è ulteriormente rafforzata nel corso di questi ultimi anni, anche alla luce della elaborazione dei rapporti periodici sugli andamenti generali, settoriali e locali del mercato del lavoro, che il CNEL stesso svolge annualmente, come disposto dall'articolo 10 della legge 30 dicembre 1986, n. 936. Il presente disegno di legge intende quindi promuovere la produzione e l'utilizzo di «statistiche di genere», termine comunemente utilizzato a livello internazionale per indicare l'attitudine della ricerca statistica nel suo complesso ad assumere il genere come variabile essenziale alla comprensione dei fenomeni sociali. In sostanza, con tale espressione si indica un complesso di criteri, tali da integrare la variabile del genere nelle metodologie utilizzate per la rilevazione, l'elaborazione e la presentazione delle informazioni statistiche. Le statistiche di genere si basano infatti su una metodologia di raccolta, elaborazione e analisi dei dati statistici differenziata secondo il genere e sulla pubblicazione finale di statistiche in cui i dati relativi a entrambi i generi abbiano lo stesso grado di visibilità e di leggibilità. Complessivamente, l'organizzazione della ricerca statistica tiene conto delle questioni che incidono in modo differenziato sulla situazione di donne e di uomini, con particolare riferimento alla divisione dei ruoli, all'accesso alle risorse materiali e culturali, all'accesso ai servizi, ai fattori di vulnerabilità sociale. In tal senso, la generalizzazione delle rilevazioni statistiche disaggregate per sesso e delle indagini che fanno emergere problematiche legate alla differenza di genere sono strumentali alla valutazione di impatto e dunque all'elaborazione di politiche pubbliche esplicitamente mirate alla promozione e attuazione del principio di pari opportunità. Il presente disegno di legge, assumendo la proposta elaborata dal CNEL, mira ad inserire la questione di genere all'interno dell'informazione statistica e consentire all'ISTAT di svolgere un ruolo pilota nei confronti di tutte le attività di ricerca e raccolta di dati da parte della pubblica amministrazione. Se è vero che l'ISTAT ha già realizzato le principali azioni di adeguamento per la produzione di statistiche di genere -- in particolare per ciò che concerne la differenziazione dei dati secondo il sesso e lo svolgimento di indagini specifiche in aree tematiche sensibili -- è tuttavia imprescindibile compiere un ulteriore sforzo. Infatti, nonostante l'esigenza sempre più pressante di una informazione statistica ufficiale dettagliata sull'ambito territoriale e di genere, trovando priorità e certezza di realizzazione i soli progetti statistici derivanti direttamente o indirettamente da regolamenti o da direttive comunitari (tra cui le rilevazioni statistiche economiche e di contabilità nazionale) e dalla normativa nazionale, si pone inevitabilmente un freno all'adozione di nuove metodologie che collocherebbero il nostro Paese all'avanguardia nell'informazione statistica, consentendo inoltre l'adozione di politiche mirate. Il presente disegno di legge mira, dunque, a realizzare una sorta di «circolo virtuoso» tra statistiche sociali e statistiche di genere e a fare in modo che, dal rispettivo rafforzamento, derivi un miglioramento complessivo dell'informazione statistica, presupposto indispensabile per garantire una corretta valutazione ex ante ed ex post della regolamentazione. Così, sulla base di un disegno di legge a suo tempo presentato al Parlamento dal CNEL (atto Senato n. 1738, XV legislatura), l'articolo 3 del presente disegno di legge introduce l'obbligo per gli uffici, enti, organismi e soggetti privati che partecipano all'informazione statistica ufficiale di fornire i dati e le notizie per le rilevazioni previste dal Programma statistico nazionale e di rilevare, elaborare e diffondere i dati relativi alle persone, disaggregati per uomini e donne. Inoltre, si stabilisce l'obbligo per l'ISTAT di effettuare indagini sociali ed economiche secondo un approccio di genere in specifiche macro aree tematiche (formazione continua, uso di nuove tecnologie e fruizione culturale; conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, tra lavoro e famiglia, reti di aiuto; partecipazione sociale e politica; presenza di donne e di uomini nei luoghi decisionali; salute e stili di vita; fecondità e natalità; criminalità; reddito e povertà; condizioni di vita delle immigrate e degli immigrati per provenienza), ad esclusione di quelle nelle quali la produzione di statistiche secondo indicatori sensibili al genere è già obbligatoria in base ai regolamenti europei. Si prevede quindi che le informazioni statistiche ufficiali siano prodotte in modo da assicurare la disaggregazione e l'uguale visibilità dei dati relativi a donne e a uomini e l'uso di indicatori sensibili al genere. A riguardo, la costruzione degli indicatori deve tenere conto delle variabili target all'uopo individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti il Ministro dello sviluppo economico e i Ministri interessati, da adottarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Al fine di armonizzare il diritto interno con quello dell'Unione europea, al comma 5 dell'articolo 3 è altresì previsto che l'individuazione delle variabili target per la costruzione degli indicatori debba essere effettuata in conformità al regolamento (CE) n. 1177/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 giugno 2003, relativo alle statistiche comunitarie sul reddito e sulle condizioni di vita. L'articolo 4 del presente disegno di legge prevede una modifica al codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, al fine di ricomprendere l'esame delle ricadute sull'occupazione femminile degli investimenti pubblici in materia di occupazione e formazione nei contenuti della relazione che il Ministro del lavoro e delle politiche sociali rende al Parlamento sul monitoraggio dell'applicazione delle politiche di pari opportunità.