[pronunce]

2.2.- Alla luce di tale contesto normativo, la Regione deduce che l'impugnato comma 122, nella parte in cui prevede che, a copertura degli oneri correlati agli incentivi previsti dai commi 118 e 121, ci si avvalga della corrispondente riprogrammazione delle risorse del fondo di rotazione già destinate agli interventi del Piano di azione coesione e non impegnate al 30 settembre 2014, violerebbe l'art. 119, quinto comma, Cost., in quanto determinerebbe una riduzione del complesso delle risorse esclusivamente destinate a sostenere interventi per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate. Nella norma censurata, infatti, non vi sarebbe alcuna indicazione da cui possa desumersi che le risorse destinate a finanziare gli incentivi ai datori di lavoro siano esclusivamente indirizzate a favore dei medesimi territori sottoutilizzati, e con la medesima chiave percentuale di riparto prevista per il Fondo per lo sviluppo e la coesione (80 per cento per le aree del Mezzogiorno e 20 per cento per le aree del Centro-Nord). Ad avviso della difesa regionale, la rideterminazione dell'ammontare delle risorse da destinare agli interventi per lo sviluppo e la coesione delle aree sottoutilizzate, dovrebbe conformarsi alle previsioni del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88 (Disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione di squilibri economici e sociali, a norma dell'articolo 16 della legge 5 maggio 2009, n. 42), ai sensi del quale tale rideterminazione può essere effettuata dalle leggi annuali di stabilità successive a quella che ha preceduto l'avvio del ciclo pluriennale di programmazione, qualora si renda necessario soltanto «in relazione alle previsioni macroeconomiche, con particolare riferimento all'andamento del PIL, e di finanza pubblica» (art. 5); nonché a condizione che la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza indichi i nuovi «obiettivi di convergenza economica delle aree del Paese a minore capacità fiscale [...] valutando l'impatto macroeconomico e gli effetti, in termini di convergenza, delle politiche di coesione e della spesa ordinaria destinata alle aree svantaggiate», previa acquisizione del parere della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. 2.3.- Secondo la ricorrente, inoltre, il rispetto del «principio di tipicità delle ipotesi e dei procedimenti attinenti la perequazione regionale», sancito da questa Corte nella sentenza n. 176 del 2012, imporrebbe al legislatore statale di osservare, in attuazione dell'art. 119, quinto comma, Cost., l'art. 16, comma 1, lettera d), della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione), ai sensi del quale «l'azione per la rimozione degli squilibri strutturali di natura economica e sociale a sostegno delle aree sottoutilizzate si attua attraverso interventi speciali organizzati in piani organici finanziati con risorse pluriennali, vincolate nella destinazione»; nonché, l'art. 2, comma 1, del decreto legislativo n. 88 del 2011, ai sensi del quale la politica di riequilibrio economico e sociale è perseguita prioritariamente con le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, con i finanziamenti a finalità strutturale dell'Unione europea «e i relativi cofinanziamenti nazionali». Sarebbe pertanto evidente - argomenta la Regione - come lo Stato, ai fini della riduzione delle risorse destinate agli interventi del Piano di azione coesione, non possa legittimamente invocare il titolo competenziale relativo al coordinamento della finanza pubblica, in ragione di un'incidenza sproporzionata degli oneri derivanti dall'applicazione del comma impugnato a danno dei territori interessati dagli interventi di perequazione e del conseguente effetto sperequativo implicito nella disposta riduzione, in mancanza di ogni indice da cui possa trarsi la conclusione che le risorse in tal modo rifinalizzate siano indirizzate a favore dei territori sottoutilizzati. 3.- Con atto depositato il 13 aprile 2015, si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. 3.1.- Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, le censure della Regione Campania sarebbero prive di fondamento, in quanto il finanziamento degli sgravi retributivi con risorse a carico del Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183 (Coordinamento delle politiche riguardanti l'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee ed adeguamento dell'ordinamento interno agli atti normativi comunitari), per 3,5 miliardi di euro, riguarderebbe risorse del Piano di azione coesione libere da impegni giuridicamente vincolanti. Tali risorse, infatti, pur derivando dalla riduzione del tasso di cofinanziamento nazionale dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali europei 2007-2013, non avrebbero alcun vincolo giuridico di territorialità, essendo state riprogrammate per altri tipi di azioni di sviluppo socio-economico, come previsto dall'art. 23, comma 4, della legge 12 novembre 2011, n. 183 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato &#8210; Legge di stabilità 2012), a beneficio di amministrazioni sia centrali, sia regionali. La disposizione impugnata, pertanto, non lederebbe il principio di territorialità. Al riguardo, secondo la difesa statale, sarebbero inconferenti i richiami della difesa regionale alla disciplina del Fondo per lo sviluppo e la coesione, in quanto si tratterebbe di uno strumento finanziario distinto rispetto al Piano di azione coesione, che avrebbe regole diverse di programmazione e di ripartizione delle risorse. 4.- Con ricorso spedito per la notificazione il 27 febbraio 2015, ricevuto il 5 marzo 2015 e depositato il successivo 6 marzo (reg. ric. n. 37 del 2015) , la Regione Puglia ha impugnato l'art. 1, comma 122, della legge n. 190 del 2014, per violazione degli artt. 3, primo comma, 11, 117, primo comma, e 119, primo comma, Cost., chiedendo la concessione di idonea misura cautelare ai sensi dell'art. 35 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), 4.1.- La ricorrente si duole della indicazione della data del 30 settembre 2014 quale dies ad quem, in relazione agli impegni di spesa, ai fini dell'esclusione della possibilità di attingere risorse al Fondo di rotazione, per finanziare i nuovi incentivi alle assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato.