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L'accessorio (il posterius ), esclusivamente strumentale (e non costituzionale), è costituito dalla legge elettorale, contingentemente variabile (e storicamente variata) tra maggioritario e proporzionale. Non viceversa. In realtà si avrebbe un sistema del tutto atipico, perché privo dei presupposti storici e politici, sistematici e costituzionali che hanno finora assicurato, ed ancora assicurano, la (relativa) funzionalità di quei sistemi politici, nel loro specifico contesto di origine. Un sistema dimezzato che si limita a disciplinare il modo in cui si viene eletti, ma che non disciplina affatto cosa possono (o cosa devono) fare gli eletti. Dunque, un sistema più vuoto che pieno, basato come sarebbe su di un'«economia politica» illusoria. Sull'illusione «tecnica» che il mezzo (elettorale) possa assorbire e sostituire il fine costituzionale fondamentale (la governance ). 3) Sintesi: alla domanda di governance che viene dal Paese è stata data una risposta diversa, con una nuova legge elettorale proporzionale. Occorre ora combinare insieme il più alto grado possibile di rappresentanza elettorale con il più alto grado possibile di efficienza e trasparenza nell'azione di governo (ciò che appunto costituisce l'essenza democratica della governance ). È vero che il proporzionale è stato il sistema elettorale della «prima Repubblica». Ma non è affatto vero che è stato la causa della degenerazione della «prima Repubblica». Il fattore principale di corruzione politica e morale attivo nella seconda parte della «prima Repubblica» (in specie, attivo a partire dagli anni Settanta) è stato infatti essenzialmente il ricorso quasi illimitato al debito pubblico che, per circa un ventennio, ha consentito di disapplicare la regola costituzionale fondamentale in democrazia: « no taxation without representation ». È stato questo (l'uso su vastissima scala del debito pubblico) il fattore-chiave che ha trasformato una democrazia originariamente «bloccata», per ragioni ideologiche, nel contromodello costituito da una «democrazia del deficit ». La cascata dei fenomeni di crisi è stata dunque, ed in realtà, molto più profonda ed intensa di quel che comunemente si crede (e si fa credere). Nella prima parte della «prima Repubblica» (in specie, nel segmento di storia che va dalla Costituente al princìpio degli anni Settanta) il «proporzionale» ha consentito lo sviluppo democratico di politiche forti e trasparenti. E, in questa specifica fase storica, il «bipolarismo» certo mancava. Ma non per effetto del «proporzionale». Piuttosto, per effetto della «democrazia bloccata». Ora lo scenario è radicalmente cambiato: a) la caduta delle ideologie ha rimosso il «blocco» interno alla democrazia italiana, rendendo possibile una reale alternanza nella funzione di governo; b) il rigore finanziario imposto (importato) dall'Europa rende assolutamente irripetibili politiche degenerative di deficit spending ; c) lo scenario europeo offre infine ampia evidenza, tanto in ordine alla necessità di governance , quanto in ordine alla possibilità di costruire efficienti meccanismi di governance . Come è soprattutto evidente (e si esporrà comunque più analiticamente qui di seguito) nel caso della Germania. In sintesi, rimossi tutti i fattori negativi originari, non ci si può ancora ostinare in un atteggiamento negativo di tipo inerziale, come se questi fossero invece ancora tutti presenti ed attivi. All'opposto, non c'è alcuna ragione per continuare a proiettare sul futuro il (male del) passato. E non c'è alcuna ragione per ripetere l'errore della Costituente: depotenziare la funzione di governo, per paura del fascismo. Come ora sarebbe: rinunciare ad un sistema di tipo tedesco, in odio ai fantasmi della «prima Repubblica». 4.1) Le ragioni di una nuova legge elettorale. La legge elettorale attualmente vigente disciplina la rappresentanza, ma non il governo. In specie, si tratta di una legge che regola come si viene eletti, ma non cosa devono fare gli eletti. Prima (durante la «prima Repubblica») la variabilità dei Governi era almeno compensata dalla stabilità politica (ci sono stati cinquanta Governi in cinquanta anni. Ma c'è stato un solo partito egemone per cinquanta anni). Ora anche questo equilibrio di squilibri si è rotto: infatti è la instabilità politica che causa sistematicamente la instabilità dei Governi. E viceversa. 4.2) Non esiste un modello elettorale «ottimo», storicamente dato e geometricamente funzionale. Ma, piuttosto, esiste una gamma vasta e variabile di modelli empirici. In termini essenziali, va comunque notato che la parte maggiore dei (vari) modelli elettorali si estende in una specie compresa tra due estremi significativi tipici: il modello inglese, il modello tedesco. I due modelli hanno un carattere comune: entrambi si sono dimostrati capaci di garantire il bipolarismo. Ma si differenziano per molti altri aspetti. In specie: a) il modello inglese uninominale maggioritario è basato (I) oltre che sul particularisme fascinoso tipico di una tradizione storica specifica, in cui -- come si è già notato -- si sommano residui del mondo feudale ed intensi originari rituali sportivi, (II) soprattutto, sulla possibilità di introdurre nel sistema un altissimo grado di finzione e di leverage politico. Nell'ambiente politico britannico è infatti talmente alto il grado del consenso popolare verso le istituzioni politiche; ancora, è talmente forte l'omogeneità politica (causa questa, a sua volta, di una naturale progressiva riduzione del numero dei partiti); infine, è (simmetricamente) talmente bassa la «cifra» politica implicata dai problemi in discussione, che la massa è disposta a depotenziare il proprio voto: purché ci sia un Governo, si consente che quella che in realtà è una minoranza nel Paese sia comunque «artificialmente» trasformata in una maggioranza parlamentare funzionale. È proprio in questi termini che funziona il paradosso del «maggioritario». Il maggioritario (che in realtà è minoritario) è in specie un sistema elettorale inventato per il «governo della normalità» e possibile solo per questa. Si tratta di un sistema che funziona relativamente bene, se il problema politico è costituito dalla (circoscritto alla) ordinaria amministrazione di una società per suo conto già bene ordinata. Non per caso, il sistema è stato sostanzialmente sospeso, e sostituito da una politica «bipartigiana», durante la seconda guerra mondiale. Nell'economia politica originaria e propria del «maggioritario-uninominale», la normalità è dunque il prius , il «maggioritario uninominale» è il posterius . Non viceversa. È perciò assurdo pensare che il maggioritario crei la normalità e che possa funzionare magicamente come fattore di normalizzazione della realtà politica italiana. Vero invece l'opposto; b) il modello «proporzionale» tedesco ha caratteristiche strutturali, e specifiche di funzionamento, specularmente diverse. Si basa infatti sul «proporzionale», ma con la soglia di sbarramento evita il frazionismo politico e, con la tecnica della sfiducia «costruttiva», lascia lo «scettro al popolo». 4.3) I partiti politici e le ragioni della politica. Nessun sistema elettorale vive una vita propria.