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L’articolo 19 colma una lacuna dell’ordinamento nazionale nella trasposizione della direttiva 2006/7/CE, relativa alla gestione della qualità delle acque di balneazione, per la quale è stata avviata la procedura di infrazione 2011/2217 ormai allo stadio di parere motivato ex articolo 258 del TFUE. In particolare, la Commissione europea ha rilevato un profilo di non conformità tra l’articolo 13 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 116, di recepimento della suddetta direttiva e l’articolo 10 della stessa, il quale prevede, in caso di impatto transfrontaliero del bacino idrografico sulla qualità delle acque di balneazione, una collaborazione tra Stati membri, anche mediante scambio di informazioni ed azioni comuni, atta a rimuovere gli ostacoli alla balneazione e a fornire adeguate informazioni ai bagnanti. Il Capo V reca disposizioni in materia di ambiente. L’articolo 20 reca modifiche alla normativa nazionale in materia di valutazione e gestione dei rischi da alluvioni (decreto legislativo 23 febbraio 2010, n. 49) al fine di renderla più conforme alla direttiva 2007/60/CE, così come richiesto dalla Commissione europea nell’ambito della procedura d’infrazione 2012/2054, ormai allo stadio di parere motivato. Nell’ambito della detta procedura la Commissione contesta la trasposizione non corretta, da una parte, dell’articolo 2, numero 1), e, dall’altra parte, dell’allegato, parte B.1), della direttiva 2007/60/CE. Per quanto riguarda la prima censura, la Commissione rileva che l’articolo 2 del decreto legislativo n. 49 del 2010, alla lettera a) , esclude dalla nozione di «alluvione» gli «allagamenti non direttamente imputabili ad eventi meteorologici». Tale esclusione non è prevista dalla direttiva, che prevede solo la possibilità di escludere gli «allagamenti causati dagli impianti fognari». Per quanto riguarda la seconda censura, la Commissione rileva che all’allegato I, parte B, punto 1, del decreto legislativo n. 49 del 2010, il riferimento all’articolo 13 del decreto legislativo n. 49 del 2010, invece che all’articolo 12 relativo ai riesami della valutazione del rischio di alluvioni, non è corretto. Pertanto, la modifica di cui alla lettera a) dell’articolo 20 del disegno di legge è volta ad escludere dalla definizione di alluvione solo gli allagamenti causati da impianti fognari, come richiesto dalla direttiva, mentre la modifica di cui alla lettera e) è volta a correggere un riferimento sbagliato all’articolo 12 anziché all’articolo 13. Le altre modifiche introdotte mirano a rendere il testo del decreto legislativo più aderente a quello della direttiva 2007/60/CE. L’articolo 21 reca alcune modifiche alla normativa nazionale in materia di gestione dei rifiuti delle industrie estrattive prevista dal decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 117, adottato in attuazione della direttiva 2006/21/CE, volte a superare alcuni rilievi formulati dalla Commissione europea, nell’ambito della procedura d’infrazione 2011/2006, avviata nei confronti dello Stato italiano. In particolare, le modifiche agli articoli 2 e 7 sono necessarie in quanto il riferimento all’articolo 11, comma 3, dello stesso decreto è errato mentre quello corretto, come ha rilevato la Commissione, è all’articolo 11, comma 6. Infatti, la direttiva in questione, all’articolo 2, paragrafo 3, fa riferimento all’articolo 11, paragrafi 1 e 3, ma il paragrafo 3 dell’articolo 11 della direttiva, relativo alla notifica all’autorità competente da parte dell’operatore in caso di eventi rilevanti, nella norma nazionale è stato trasposto appunto nel comma 6 dell’articolo 11. Le altre modifiche apportate al decreto legislativo n. 117 del 2008 sono state richieste dalla Commissione europea per ovviare alla mancata o erronea trasposizione nello stesso decreto di recepimento di alcune parole o espressioni presenti nella direttiva 2006/21/CE. In particolare, si segnalano due modifiche, e precisamente quella che ha il fine di esplicitare che gli uffici presso i quali è possibile prendere visione degli atti e trasmettere le informazioni sono i medesimi dell’autorità competente e quella che si propone di chiarire che il «controllore» sia indipendente dal «controllato». L’articolo 22 reca modifiche alla normativa nazionale in materia di pile ed accumulatori e relativi rifiuti (articoli 1, 10, 11, 12, 23 e allegato II, Parte B, del decreto legislativo 20 novembre 2008, n. 188, come modificato dal decreto legislativo 11 febbraio 2011, n. 21, recante attuazione della direttiva 2006/66/CE), volte a superare i rilievi formulati dalla Commissione europea nell’ambito della procedura d’infrazione 2011/2218, ormai allo stadio di parere motivato ex articolo 258 del TFUE. Il presente articolo: inserisce nel decreto legislativo n. 188 del 2008 l’espresso divieto di immettere sul mercato pile ed accumulatori contenenti sostanze pericolose; precisa che le operazioni di riciclaggio di rifiuti di pile e accumulatori possono essere effettuate anche fuori dal territorio nazionale o comunitario, solo se le relative spedizioni sono conformi alla normativa europea; attribuisce al Ministero dell’ambiente la definizione di misure per la ricerca di metodi di riciclaggio ecocompatibili; consente lo smaltimento in discarica o mediante incenerimento di taluni residui di rifiuti di pile e accumulatori; estende la vigente disciplina in materia di etichettatura di pile e accumulatori. L’articolo 23 reca modifiche alla normativa nazionale in materia di riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché in materia di smaltimento dei rifiuti - RAEE, previste all’allegato 1B del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151. Nell’ambito della procedura d’infrazione 2009/2264 avviata nei confronti dello Stato italiano, la Commissione ha rilevato che il decreto legislativo n. 151 del 2005 esclude dalle «procedure di smaltimento RAEE» gli elettrodomestici fissi di grandi dimensioni, gli apparecchi di condizionamento dell’aria e, tra i dispositivi medici, i test di fecondazione. L’articolo in questione garantisce pertanto la corretta trasposizione della direttiva 2002/96/CE includendo le suddette apparecchiature nell’ambito delle procedure di smaltimento RAEE. L’articolo 24 si rende necessario al fine di dare attuazione alle disposizioni contenute nella direttiva 2011/92/UE, in materia di valutazione di impatto ambientale, e superare le contestazioni mosse all’Italia nell’ambito della procedura di infrazione 2009/2086 per non conformità della parte II del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (cosiddetto «codice dell’ambiente»), alla direttiva 85/337/CEE (cosiddetta «direttiva VIA»). Il Governo italiano ha replicato alle contestazioni della Commissione con nota del 13 luglio 2009.