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Tra i composti chimici di origine naturale responsabili di contaminazioni talvolta improvvise e massive è da annoverare con crescente frequenza la presenza di cianotossine, metaboliti organici prodotti da cianobatteri, alghe che proliferano nei corpi idrici superficiali, caratterizzati da fenomeni di eutrofizzazione. Lo sviluppo abnorme di popolazioni algali può essere ascrivibile a cambiamenti climatici in grado di favorire straordinarie sequenze di crisi idrica e inondazioni, con drastici effetti di rimozione di nutrienti dai sedimenti, sostenendo, in un periodo di tempo particolarmente breve, la proliferazione di specie selettivamente adattate. Tra i contaminanti chimici di origine antropica si annoverano i fenomeni di contaminazione riconducibili ad attività industriali o insediamenti umani più o meno circoscritti o diffusi, giacché sostanze o miscele complesse di natura chimica organica o inorganica possono trasferirsi nelle acque superficiali o in falda e persistere in molti casi per lunghi periodi, veicolate attraverso acque reflue o trasferite direttamente da rifiuti solidi o liquidi impropriamente smaltiti a livello industriale o domestico, o più di rado diffuse in fase gassosa. Molti di questi fenomeni sono correlati all'uso massiccio di sostanze chimiche impiegate nel passato e al loro inappropriato smaltimento in poli produttivi o urbani, come per il caso della contaminazione da metalli e solventi organo-clorurati delle falde a Bussi sul Tirino, dovute alla presenza di molteplici estese discariche illecite di sostanze tossiche. La soluzione di tali criticità comporta in alcuni casi l'abbandono delle fonti di approvvigionamento o il ricorso a trattamenti specifici delle acque per la rimozione dei fattori di rischio attraverso complesse attività di bonifica. Le acque possono essere inquinate anche da contaminanti chimici legati ad attività agricole. Un esempio sono i nitrati, rilasciati da organismi vegetali in decomposizione o più spesso dovuti all'utilizzo di fertilizzanti minerali o organici. Essi possono essere presenti nelle acque come conseguenza di fenomeni di contaminazione recenti o pregressi, data la loro notevole persistenza e l'estensione delle contaminazioni. La prevenzione degli inquinamenti dovuti a nitrati è da molto tempo oggetto di attenzione sul piano europeo con l'emanazione e l'implementazione di una direttiva specifica per la prevenzione e il controllo. I superamenti di valori di parametro per i nitrati ricorrono ancora in diverse aree d'Italia, appositamente perimetrate come zone vulnerabili da nitrati (ZVN) che richiedono l'attuazione di misure specifiche indicate nei vari Piani di azione nitrati realizzati su scala regionale con l'adozione di trattamenti adeguati delle acque a volte con costi significativi. La contaminazione delle acque da « pesticidi », benché desti crescente attenzione sotto il profilo del degrado della qualità di molte acque sotterranee non si correla in genere a rischi sanitari associati a consumo delle acque, in quanto l'efficienza dei sistemi di controllo e i trattamenti di potabilizzazione prevengono la presenza anche di tracce delle sostanze nelle acque distribuite; inoltre, i valori parametrici adottati per questa classe di composti nelle acque sotterranee e potabili sono notevolmente conservativi rispetto ai rischi sanitari potenzialmente ravvisabili. Anche nel caso della contaminazione da pesticidi le strategie integrali di prevenzione europee e nazionali si fondano sulla sicurezza dei principi chimici utilizzati rispetto alla salute e all'ambiente e sul controllo e sulla circolazione delle sostanze, regolate dalle norme sui « biocidi » di recente oggetto di revisione da parte dell'Unione europea. Infine, le acque italiane sono esposte ai contaminanti chimici da trattamento e distribuzione. Alcuni contaminanti quali i trialometani sono originati da reazioni di prodotti usati per la disinfezione delle acque e sostanze organiche naturalmente presenti nelle risorse idriche di origine. La valutazione dei rischi correlati a superamenti di valori di parametro per trialometani, ravvisati in talune circostanze territoriali, deve tenere conto dell'adozione in Italia di un valore di sicurezza notevolmente più restrittivo rispetto al limite in direttiva. Sul piano della prevenzione, la riduzione della formazione di trialometani è correlata all'ottimizzazione dei processi di rimozione delle componenti organiche, in particolare acidi umici e fulvici dall'acqua e della reazione di disinfezione. Tra i contaminanti potenzialmente ceduti dalle reti di distribuzione condominiali e domestiche di fabbricati storici, riveste particolare importanza il piombo per il quale è stato progressivamente ridotto il valore di parametro, in considerazione dei potenziali effetti neurotossici soprattutto per soggetti in età pediatrica. La prevenzione dei fenomeni di contaminazione da materiali a contatto con le acque si fonda sulla sicurezza dei materiali, prodotti usati e sulla corretta installazione delle componenti del sistema idrico. A tal fine sono state di recente elaborate linee guida OMS specificamente dedicate all'analisi dei rischi correlati alle acque negli edifici ( Water Safety in buildings ), mentre il Ministero della salute e l'Istituto superiore di sanità, d'intesa con le autorità sanitarie regionali, hanno pubblicato linee guida specifiche per il controllo del rischio da piombo negli edifici pubblici ed in ambienti domestici. Tuttavia, una delle maggiori fonti di inquinamento delle acque è la plastica, che è presente nelle acque dolci e nel mare sotto forma di macro-plastiche e di micro-plastiche. Attualmente si stima che la massa di plastica esistente sulla Terra è superiore alla quantità della massa di tutti gli animali esistenti. All'inizio del XX secolo gli oggetti prodotti dall'uomo erano il 3 per cento della biomassa della Terra, nel 2020 abbiamo superato il 100 per cento, con 1.1 teratonnellate. L'OCSE stima che solo il 15 per cento dei rifiuti plastici viene riciclato, il 25 per cento bruciato dagli inceneritori, mentre il 60 per cento va in discarica. Dei 300 milioni di tonnellate di plastica prodotta ogni anno, 8 milioni finiscono in mare, un camion al minuto, e ciò compromette irrimediabilmente la risorsa mare. Le plastiche galleggiano, sono in sospensione, giacciono sui fondali, provocano la morte di milioni di animali e impoveriscono l'ecosistema e la biodiversità: è nei pesci che mangiamo, nel sale e nell'aria che respiriamo. Nel 2021 è stata approvata con modificazioni e trasmessa alla Camera la legge 17 maggio 2022, n. 60, cosiddetta « legge Salva Mare », recante disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare. Nella legge Salva Mare, al fine di evitare l'accumulo di rifiuti in aree con perdita di energia del deflusso delle acque, che notoriamente possono causare fenomeni di alluvionamento, era stata già prevista la possibilità di raccogliere rifiuti grossolani in maniera continua attraverso sistemi stabili di raccolta ed è stato previsto anche un finanziamento di 2 milioni di euro da parte del Ministero della transizione ecologica per il recupero nei fiumi di rifiuti galleggianti, compatibili con le esigenze idrauliche e di tutela degli ecosistemi.