[pronunce]

La società - nel presupposto che l'art. 1, comma 815, della legge n. 160 del 2019 abbia «evidente natura interpretativa», avendo «risolto i dubbi insorti all'indomani della pronuncia della Consulta, restituendo unitarietà al sistema della riscossione» - afferma che: a) i nuovi termini di integrazione delle comunicazioni di inesigibilità di cui al comma 687 dell'art. 1 della legge n. 190 del 2014 non violerebbero gli artt. 53, 81 e 97 Cost., essendo diretti a favorire le entrate pubbliche e non il soggetto privato preposto alla riscossione; b) l'inibizione dei controlli sulle quote fino a 300 euro comporterebbe il benefico effetto di consentire l'intensificazione dei controlli per le quote di importo maggiore; c) la disciplina denunciata costituirebbe il risultato di una ragionevole ponderazione di valori costituzionalmente rilevanti, effettuata nell'àmbito della discrezionalità riservata al legislatore. In subordine, la SOGET sollecita l'adozione di una pronuncia che tuteli l'affidamento da essa maturato e non travolga gli effetti medio tempore prodotti dalle norme censurate, eventualmente facendo ricorso alla «sequenza decisionale "in due tempi" rappresentata dall'ordinanza n. 207 del 2018 e dalla sentenza n. 242 del 2019, al fine di invocare la collaborazione del legislatore per scongiurare gli effetti del vuoto legislativo provocato dalla rimozione del differimento (incostituzionale) dei termini». 7.- Con atti depositati il 5 ottobre 2021, in ciascuno dei tre giudizi, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili (per la mancanza di un tentativo di lettura costituzionalmente orientata della disciplina censurata, nonché, conseguentemente, per insufficiente motivazione sulla rilevanza) o comunque non fondate. 7.1.- Osserva l'Avvocatura generale che la Corte dei conti non avrebbe fornito nessuna argomentazione sull'applicabilità del citato art. 1, comma 815, della legge n. 160 del 2019 nei giudizi a quibus, considerandolo «un vero e proprio assioma», sottraendosi quindi «al doveroso tentativo» di un'interpretazione adeguatrice delle norme censurate col sistema della riscossione e con il principio stabilito nella citata sentenza n. 51 del 2019 di questa Corte «per il quale la qualità di Agente della Riscossione spett[erebbe] esclusivamente a soggetti riconducibili all'ambito pubblico». Secondo l'interveniente, infatti, il tenore letterale del menzionato art. 1, comma 815, non sembrerebbe necessariamente implicare l'automatica applicazione alle società cosiddette scorporate, in modo indistinto, di tutte le disposizioni di legge relative agli agenti pubblici della riscossione ovverosia anche di quelle, come appunto le norme oggetto delle odierne censure, per le quali l'estensione a soggetti privati «comporterebbe un assetto normativo palesemente irragionevole». 7.2.- Nel merito, l'Avvocatura generale argomenta la non fondatezza di tutte le censure. 7.2.1.- Più precisamente, riguardo ai denunciati commi dell'art. 1 della legge n. 190 del 2014 sarebbe priva di fondamento la questione sollevata in riferimento all'art. 3 Cost. quanto al principio di ragionevolezza. Tali disposizioni infatti, se inquadrate nell'ambito del peculiare contesto in cui sono state dettate, non trasmoderebbero in manifesta irragionevolezza, essendo finalizzate a risolvere un «fenomeno strutturale» di accumulo di un'ingente mole di partite creditorie insolute. Inoltre, l'eliminazione di una sola parte della disciplina ne «incrinerebbe irrimediabilmente [la] coerenza e determinerebbe irrimediabilmente l'illegittimità del residuo impianto normativo». La difesa statale denuncia poi la non fondatezza delle questioni sollevate in riferimento agli artt. 24 e 103 Cost., in quanto non sarebbero provviste di un'effettiva autonomia rispetto alla eccepita violazione dell'art. 3 Cost. e comunque risulterebbero inconferenti rispetto a disposizioni chiaramente relative a procedimenti non giurisdizionali, bensì amministrativi (ovverosia di controllo di inesigibilità delle quote) che solo eventualmente potrebbero dare luogo a vicende in sede giudiziale. Del pari inconferente sarebbe il richiamo all'art. 81 Cost., considerato che l'iscrizione a ruolo di un credito non sarebbe di per sé idonea a giustificare la copertura di previsioni di spesa. Del resto, il differimento temporale della formale eliminazione dalle scritture contabili dei crediti affidati agli agenti della riscossione non impedirebbe all'ente pubblico di effettuare le proprie valutazioni ai fini della redazione del bilancio, posto che, ai sensi dell'art. 36, comma 1, del d.lgs. n. 112 del 1999 (attuato con decreto del Ministro delle finanze 22 ottobre 1999), tale ente avrebbe a disposizione periodicamente e dettagliatamente «tutte le informazioni concernenti le attività compiute dallo stesso agente per il recupero dei carichi affidati». Le stesse argomentazioni, secondo l'Avvocatura generale, dimostrerebbero la non fondatezza anche delle censure riferite all'art. 119, primo, secondo e quarto comma, Cost. Parimenti non fondate sarebbero poi le doglianze rivolte all'art. 97 Cost., poiché le disposizioni indubbiate sarebbero invece destinate a operare una predeterminazione in via legislativa delle priorità di azione in materia di verifica dell'inesigibilità delle somme iscritte a ruolo. Ancora inconferente sarebbe il richiamo all'art. 53 Cost., data la discrezionalità delle scelte del legislatore in merito all'attività di riscossione. 7.2.2.- L'interveniente argomenta infine la non fondatezza delle nuove questioni sollevate dai giudici a quibus relativamente all'art. 4 del d.l. n. 119 del 2018, come convertito. Quanto ai denunciati vulnera agli artt. 114, 117, 118 e 119 Cost. per lesione dell'autonomia finanziaria dell'ente locale, l'Avvocatura generale osserva che i rimettenti avrebbero omesso di considerare che la disciplina censurata costituirebbe «legittimo esercizio del potere legislativo dello Stato in materia di politica economica e di gestione dell'economia nazionale» relativamente ad aspetti di costituzione, funzionamento e gestione del sistema della riscossione mediante ruolo, caratterizzato «da esigenze unitarie che impo[rrebbero] una disciplina centralizzata ed omogenea» (sono citate l'ordinanza n. 32 del 2019 e la sentenza n. 29 del 2018 di questa Corte).