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Oggi voglio fare un gioco che probabilmente tutti noi, da bambini, abbiamo fatto almeno una volta: quello del «se fossi...». Ricordate? Se fossi un animale, se fossi un colore, se fossi un oggetto. Non è una cosa banale, tutt'altro. Gli psicologi ci dicono che i bambini con le loro risposte proiettano quello che in realtà sono o pensano di essere. Se, allora, applicassimo lo stesso concetto al mondo del lavoro, cosa ne verrebbe fuori? Beh, se fosse un animale, direi che è associabile a un elefante: è grande, forte; uno degli animali più intelligenti, ma pachidermico e molto lento nel muoversi. Se fosse un colore, potrei dire che è il grigio: non perché sia un brutto colore, ma perché è qualcosa che sta a metà, non è bianco e neanche nero. Se poi dovessimo paragonarlo a un oggetto, non so, mi viene in mente la macchina da scrivere, certamente autorevole, prestigiosa, capace di presentare un testo ordinato, ma non veloce come potrebbe essere un computer . Insomma, sto giocando, ma neanche tanto, perché quando parliamo di lavoro a cosa pensiamo? Ai diritti spesso negati, ai picchetti di protesta, ai sindacati, ai disoccupati e alla cassa integrazione. Se la nostra immagine è davvero questa, vuol dire che, al di là delle tante parole spese in questi anni, c'è ancora molto da fare. Ci hanno detto che è arrivata la gig economy : è una realtà inarrestabile, è il futuro. Ma cos'è questa gig economy ? Se, infatti, non capiamo profondamente le trasformazioni che stanno investendo la società, non potremo neanche guidarle o governarle. Dobbiamo considerare che negli ultimi anni abbiamo assistito alla crisi di tanti lavori e contratti nazionali, che in moltissimi casi non riescono a essere applicati a nuove idee e concezioni di lavoro. Questo veloce e mutevole cambiamento dei lavori è difficile da sintetizzare; viaggia allo stesso ritmo delle nuove tecnologie, delle professioni che nascono dall'idea di start up e piattaforme che spuntano come funghi. Per questo è necessario modificare anche l'approccio del legislatore nei confronti di nuove forme lavorative. Se cambiano i lavori, non devono però cambiare i diritti delle persone e dei lavoratori, diritti che vanno preservati anche in questo decennio di transizione. Non è possibile pensare a lavoratori senza diritti che possano essere sfruttati come numeri, da chiamare alla bisogna e da gettare quando non servono più, senza riconoscere loro le tutele minime. Crediamo fortemente che anche i giovani, occupati grazie alle opportunità fornite dalla gig economy , debbano avere alcune garanzie proprie di tutti i lavoratori, subordinati e non. Per questo il testo di legge oggi in discussione ha preso in esame le istanze di tutti per arrivare a una sintesi che faccia compiere un passo avanti ai rider italiani. Un passo alla volta, il MoVimento 5 Stelle sta affrontando tutti quei buchi normativi nei quali si ritrovano loro malgrado tanti lavoratori italiani. Oggi facciamo chiarezza sui rider , ma questo è solo il primo passo per affrontare tante questioni legate alla gig economy e alla sharing economy . Fino ad oggi l'Italia è uno dei posti peggiori in cui esercitare il lavoro di rider . Questo è un fatto. In alcuni Paesi i fattorini sono stati riconosciuti come dipendenti, in altri sono autonomi e le paghe sono più alte. Da noi è tutto demandato alle singole piattaforme che intermediano le consegne. Tra l'altro dobbiamo anche sfatare il mito secondo cui chi fa il rider lo fa considerandolo un lavoretto o una occupazione temporanea. Gran parte di questi lavoratori ha questo come unico e solo impiego che lo impegna tutto il giorno. Finalmente quelle persone avranno un rapporto di subordinazione con i loro datori di lavoro, tutele assicurative e minimi stipendiali da rispettare. Non saranno più lavoratori di serie B. Mi sono concentrato in questi primi minuti sui primi articoli del provvedimento in esame perché - come ho citato in apertura - la richiesta pressante degli italiani è avere un lavoro dignitoso. Ma potrei citare altri articoli fondamentali inseriti nel testo: finalmente riusciamo a varare una norma end of waste che farà guardare all'Italia come a un Paese moderno, nel quale i rifiuti sono non solo scarto, ma diventano anche risorsa, materia prima seconda. Decine di aziende che lavorano riciclando rifiuti e creando appunto una nuova materia utilizzabile ora potranno lavorare senza la spada di Damocle della burocrazia che fino ad oggi pendeva sulla loro attività innovativa. Con una simile spada di Damocle pendente sulle loro teste hanno convissuto per decenni gli abitanti di Taranto. Nel provvedimento in esame inizialmente si chiedeva di varare un articolo che salvaguardasse gli amministratori Ilva da ogni sanzione di tipo penale. Una tale impostazione fortunatamente è tramontata. Come MoVimento 5 Stelle non possiamo pensare di mandare avanti, al giorno d'oggi, attività che comportano il contemporaneo avvelenamento di un'intera popolazione. Lo Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento del Ministero della salute, effettuato a partire dal 2006, ha evidenziato come la mortalità a Taranto sia in eccesso rispetto ai dati regionali e nazionali. È stato sottolineato come nella popolazione residente risulti in eccesso la mortalità per il tumore del polmone e, in particolare, per le malattie respiratorie acute tra gli uomini e quelle croniche tra le donne. Allora ditemi: a cosa serve lavorare se poi tuo figlio si ammala di tumore? È compito dello Stato salvaguardare la questione occupazionale ma, ancor di più, è obbligo di chi fa le leggi pensare alla salute e al benessere di quegli stessi cittadini. Voglio concludere, infine, dicendo come anche l'attività turistica e soprattutto i viaggi dei giovani e dei ragazzi avranno nuova linfa da un piccolo quanto fondamentale emendamento. Come legislatori abbiamo il dovere di riconoscere all'Associazione italiana alberghi per la gioventù la bontà dell'attività svolta sin dal dopoguerra nella gestione degli ostelli dislocati in tutto il Paese. La sua attività meritoria è stata già riconosciuta nei decenni attraverso riconoscimenti come ente morale e assistenziale e con l'elargizione di finanziamenti diretti dai Ministeri. Ora, finalmente, ufficializziamo ciò che è stato già sostanzialmente chiaro ma non formalizzato per una stortura burocratica. AIG è un ente pubblico e i giovani, italiani e stranieri, potranno continuare ad alloggiare nei suoi ostelli. Dopo un anno intenso nel quale mi sono speso in prima persona per questa causa, voglio ringraziare il Governo per aver accolto una tale istanza, sottoscritta da tutti i Gruppi di maggioranza e opposizione. Questo a dimostrazione del fatto che, quando una causa è giusta, le divisioni si annullano. So che in futuro non sarà più così in molti casi, ma come cittadino sono orgoglioso quando la politica lavora compatta per risolvere piccoli e grandi problemi. Ci apprestiamo per questo ad affrontare una legge di stabilità impegnativa. C'è chi perennemente sta in campagna elettorale perché è più comodo, più facile e a costo zero. Lo abbiamo imparato. Noi ora abbiamo più consapevolezza, conosciamo le nostre responsabilità dalle quali non ci tiriamo indietro. Le aspettative sono molte.