[ddlpres]

In questo caso la valutazione equitativa di genere è stata altresì prevista come strumento valutativo ex ante non solo delle politiche di parità, ma delle politiche pubbliche in generale, nello strumentario decisionale della programmazione di alcuni importanti fondi europei. Per quanto concerne la valutazione ex ante ed ex post della regolamentazione in prospettiva di genere nel nostro Paese, l'articolo 2 del presente disegno di legge si propone di modificare l'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246 (legge di semplificazione per il 2005) che, rubricato « Semplificazione della legislazione », ha introdotto, come supporto alle decisioni dell'organo politico di vertice in ordine all'opportunità dell'intervento normativo, l'analisi e la verifica dell'impatto della regolamentazione (AIR e VIR). Mentre per « analisi di impatto della regolamentazione » s'intende una « valutazione preventiva degli effetti di ipotesi di intervento normativo ricadenti sulle attività dei cittadini e delle imprese e sull'organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni, mediante comparazione di opzioni alternative », con l'espressione « verifica dell'impatto della regolamentazione » si fa riferimento a quelle attività di verifica periodica da effettuare ai fini della verifica del raggiungimento delle finalità, della stima dei costi e degli effetti prodotti dall'intervento legislativo. È all'interno di questo sistema di valutazione, già in vigore nel nostro ordinamento, che l'articolo 2 del presente disegno di legge mira a prevedere che AIR e VIR ricomprendano l'impatto di genere tra i profili di indagine e valutazione. Stante ciò, nella prospettiva d'introduzione di strumenti di valutazione ex ante ed ex post della regolamentazione pubblica a livello di genere, è certamente necessario poter contare su aggiornati e specifici dati statistici. A riguardo, l'impegno di adeguare la rilevazione, la produzione e la diffusione delle statistiche di genere in tutti gli ambiti, economici, culturali e sociali, è stato assunto solennemente dal Governo italiano all'atto della sottoscrizione della piattaforma della Conferenza dell'Organizzazione delle Nazioni unite (ONU) sulla condizione femminile svoltasi a Pechino nel 1995. Da tale impegno sono scaturite diverse raccomandazioni dell'Unione europea e alcuni disegni di legge presentati al Parlamento italiano che non hanno trovato, tuttavia, realizzazione, mentre permangono serie carenze strutturali nella rilevazione dei dati. Tali carenze, peraltro, sono state evidenziate anche dalle parti sociali che hanno più volte manifestato l'esigenza di poter disporre in modo sistematico di una lettura di genere delle statistiche ufficiali, anche al fine di poter effettuare una corretta valutazione dell'impatto delle normative previste sulle politiche di pari opportunità. Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL) ha quindi sottolineato che l'esigenza di un adeguamento della rilevazione sulla base del genere si è ulteriormente rafforzata nel corso di questi ultimi anni, anche alla luce dell'elaborazione dei rapporti periodici sugli andamenti generali, settoriali e locali del mercato del lavoro, che il CNEL stesso svolge annualmente, come disposto dall'articolo 10 della legge 30 dicembre 1986, n. 936. Il presente disegno di legge intende quindi promuovere la produzione e l'utilizzo di « statistiche di genere », termine comunemente utilizzato a livello internazionale per indicare l'attitudine della ricerca statistica nel suo complesso ad assumere il genere come variabile essenziale alla comprensione dei fenomeni sociali. In sostanza, con tale espressione si indica un complesso di criteri tali da integrare la variabile del genere nelle metodologie utilizzate per la rilevazione, l'elaborazione e la presentazione delle informazioni statistiche. Le statistiche di genere si basano infatti su una metodologia di raccolta, elaborazione e analisi dei dati statistici differenziata secondo il genere e sulla pubblicazione finale di statistiche in cui i dati relativi a entrambi i generi abbiano lo stesso grado di visibilità e di leggibilità. Complessivamente, l'organizzazione della ricerca statistica tiene conto delle questioni che incidono in modo differenziato sulla situazione di donne e di uomini, con particolare riferimento alla divisione dei ruoli, all'accesso alle risorse materiali e culturali, all'accesso ai servizi, ai fattori di vulnerabilità sociale. In tal senso, la generalizzazione delle rilevazioni statistiche disaggregate per sesso e delle indagini che fanno emergere problematiche legate alla differenza di genere sono strumentali alla valutazione di impatto e dunque all'elaborazione di politiche pubbliche esplicitamente mirate alla promozione e all'attuazione del principio di pari opportunità. Il presente disegno di legge, assumendo la proposta elaborata dal CNEL, mira a inserire la questione di genere all'interno dell'informazione statistica e consentire all'ISTAT di svolgere un ruolo pilota nei confronti di tutte le attività di ricerca e raccolta di dati da parte della pubblica amministrazione. Se è vero che l'ISTAT ha già realizzato le principali azioni di adeguamento per la produzione di statistiche di genere – in particolare per ciò che concerne la differenziazione dei dati secondo il sesso e lo svolgimento di indagini specifiche in aree tematiche sensibili – è tuttavia imprescindibile compiere un ulteriore sforzo. Infatti, nonostante l'esigenza sempre più pressante di una informazione statistica ufficiale dettagliata sull'ambito territoriale e di genere, trovando priorità e certezza di realizzazione i soli progetti statistici derivanti direttamente o indirettamente da regolamenti o da direttive europee (tra cui le rilevazioni statistiche economiche e di contabilità nazionale) e dalla normativa nazionale, si pone inevitabilmente un freno all'adozione di nuove metodologie che collocherebbero il nostro Paese all'avanguardia nell'informazione statistica, consentendo inoltre l'adozione di politiche mirate. Il presente disegno di legge mira, dunque, a realizzare una sorta di circolo virtuoso tra statistiche sociali e statistiche di genere e a fare in modo che, dal rispettivo rafforzamento, derivi un miglioramento complessivo dell'informazione statistica, presupposto indispensabile per garantire una corretta valutazione ex ante ed ex post della regolamentazione. Così, sulla base di un disegno di legge a suo tempo presentato al Parlamento dal CNEL (atto Senato n. 1738, XV legislatura), l'articolo 3 del presente disegno di legge introduce l'obbligo per uffici, enti, organismi e soggetti privati che partecipano all'informazione statistica ufficiale di fornire i dati e le notizie per le rilevazioni previste dal Programma statistico nazionale e di rilevare, elaborare e diffondere i dati relativi alle persone, disaggregati per uomini e donne. Inoltre, si stabilisce l'obbligo per l'ISTAT di effettuare indagini sociali ed economiche secondo un approccio di genere in specifiche macroaree tematiche (formazione continua, uso di nuove tecnologie e fruizione culturale; conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, tra lavoro e famiglia, reti di aiuto; partecipazione sociale e politica; presenza di donne e di uomini nei luoghi decisionali; salute e stili di vita; fecondità e natalità; criminalità; reddito e povertà; condizioni di vita delle immigrate e degli immigrati per provenienza), ad esclusione di quelle nelle quali la produzione di statistiche secondo indicatori sensibili al genere è già obbligatoria in base ai regolamenti europei.