[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito delle istruzioni allegate alla nota del Ministero delle finanze - Dipartimento delle entrate - Direzione Centrale per la riscossione - prot. 1998/201476 del 21 dicembre 1998, relative al riversamento di entrate tributarie agli enti territoriali da parte dei concessionari della riscossione dei tributi, promosso con ricorso della Regione Siciliana, notificato il 12 marzo 1999, depositato in cancelleria il 19 successivo ed iscritto al n. 13 del registro conflitti 1999. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 17 dicembre 2002 il Giudice relatore Ugo De Siervo; udito l'avvocato Liana Cordone per la Regione Siciliana e l'avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 12 marzo 1999 e depositato il successivo 19 marzo, la Regione Siciliana ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato a causa delle istruzioni ministeriali allegate alla nota del direttore centrale del Ministero delle finanze 21 dicembre 1998, prot. n. 1998/201476, di cui la Regione ha avuto conoscenza il 13 gennaio 1999, relative al riversamento agli enti destinatari delle somme riscosse dal concessionario, da cui si evince che non è prevista la devoluzione alla Regione Siciliana di determinate entrate tributarie che si affermano essere di indiscussa e riconosciuta spettanza regionale, quali le entrate da condono ex legge n. 413 del 1991 (codici tributo 142T, 143T, 144T, 145T, 146T, 260T, 270T e 280T) da sanzioni pecuniarie (codici tributo 687T, 690T) da canoni di abbonamento autotelevisione e radio audizioni circolari e televisioni (codici tributo 705T, 707T). 2. - La Regione ricorrente, dopo aver ripercorso l'evoluzione normativa che ha portato alla soppressione dei servizi autonomi di cassa degli uffici finanziari effettuata dal d.lgs 9 luglio 1997, n. 237 (Modifica della disciplina in materia di servizi autonomi di cassa degli uffici finanziari) e dal successivo decreto legislativo correttivo del 19 novembre 1998, n. 422 (Disposizioni integrative e correttive dei d.lgs 9 luglio 1997, n. 237 e d.lgs 9 luglio 1997, n. 241, d.lgs 4 dicembre 1997, n. 460, d.lgs 15 dicembre 1997, n. 446, e d.lgs 18 dicembre 1997, n. 472) - decreti impugnati dalla stessa Regione in via principale per la pretesa esclusione della Regione Siciliana dai destinatari del riversamento - si sofferma, in particolare, sul decreto dirigenziale 17 dicembre 1998 (rectius: decreto ministeriale) che ha sostituito talune disposizioni del precedente decreto dirigenziale del 9 dicembre 1997. Ricorda la ricorrente che tale decreto dispone il versamento delle entrate da parte del concessionario “con le modalità previste dal capo III del decreto legislativo del 9 luglio 1997 n. 237 e sulla base delle indicazioni fornite con apposite istruzioni ministeriali per i versamenti da effettuare ad enti diversi dallo Stato”. Tali istruzioni, emanate con la nota del Ministero delle finanze 21 dicembre 1998, prot. n. 1998/201476 della quale la Regione ha avuto conoscenza via fax il 13 gennaio 1999, non prevedendo la devoluzione alla Regione Siciliana di entrate di spettanza regionale, determinerebbero una lesione della sua autonomia finanziaria. 3. - I motivi a sostegno degli argomenti della Regione sono i seguenti. 3.1 - In primo luogo, in palese violazione della regola generale contenuta nell'art. 36 dello statuto siciliano e nelle relative norme di attuazione - secondo cui alla Regione Siciliana spettano tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del suo territorio - la nota de qua destinerebbe alcuni cespiti di indiscussa spettanza regionale alle casse dello Stato anziché a quelle della Regione Siciliana. 3.2 - In secondo luogo, l'atto impugnato sarebbe “suscettibile di sindacato sotto il profilo della ragionevolezza” in quanto, con riferimento ad alcuni codici-tributo(142T, 143T, 144T, 145T, 146T, 260T, 705T e 707T), esso escluderebbe la Sicilia dal riversamento in casi per i quali il precedente decreto dirigenziale 9 dicembre 1997 aveva invece previsto tale destinazione; con riferimento ad altri codici-tributo (687T e 690T) la Regione osserva, altresì, che essi indirizzano all'erario sanzioni pecuniarie per le quali è indubbio che il gettito relativo debba essere riversato alle casse siciliane. 4. - Si è costituita l'Avvocatura generale dello Stato, con atto depositato il 1° aprile 1999, la quale, innanzitutto, ha eccepito che l'avvenuta soppressione del servizio di cassa ha eliminato il necessario collegamento territoriale con gli uffici finanziari, ma non ha modificato la regola della spettanza alla Regione dei tributi riscossi nel territorio regionale. 4.1 - Per quanto concerne la mancata corresponsione alla cassa regionale dei tributi, l'Avvocatura osserva che le istruzioni sono state adottate sulla base di quanto previsto nel “Quadro di classificazione delle entrate” del 1998, redatto a cura della Ragioneria generale dello Stato, dal quale si rileva appunto che “dette entrate vanno versate intere” alle casse statali, con ciò impedendo ogni altra provvisoria destinazione. 4.2 - In relazione specificamente al codice-tributo 687T - assegnato alle sanzioni pecuniarie per imposte sostitutive (dirette o indirette) - l'Avvocatura osserva che il codice è stato istituito dal decreto ministeriale 11 giugno 1998 (Modalità di pagamento delle sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie) “proprio per permettere l'imputazione delle sanzioni riferite ad una genericità di imposte sostitutive, sia dirette che indirette, per le quali non è possibile risalire alla norma istitutiva, che può prevedere o meno l'eventuale “riserva all'erario”. 4.3 - Con riferimento, invece, al codice tributo 690T - assegnato alle sanzioni pecuniarie per il contributo straordinario per l'Europa - l'atto di costituzione dell'Avvocatura rileva come tale gettito derivi dalle sanzioni relative ad un tributo (il “contributo straordinario per l'Europa”) la cui riserva all'erario statale è espressamente sancita dall'art. 3, comma 216, della legge 23 dicembre 1996 n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica). 5.