[pronunce]

che, ad avviso del rimettente, la norma censurata viola, altresì, l'art. 76 Cost., in ragione del contrasto del suddetto regime normativo con il principio direttivo di cui all'art. 3 della legge n. 216 del 1992, il quale avrebbe imposto al legislatore delegato la tendenziale omogeneizzazione dei trattamenti economici e normativi degli appartenenti al personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare e del personale delle Forze armate; che, anche se la disposizione censurata è stata abrogata – a decorrere dal 1° gennaio 2005 – dall'art. 15 del decreto legislativo 30 maggio 2003, n. 193 (Sistema dei parametri stipendiali per il personale non dirigente delle Forze di polizia e delle Forze armate, a norma dell'articolo 7 della legge 29 marzo 2001, n. 86), la questione non presenta profili di inammissibilità, in quanto la sezione rimettente motiva non implausibilmente in ordine ai motivi che la inducono, ratione temporis, ad applicare la censurata disposizione per decidere la controversia; che, nel merito, la questione è manifestamente infondata sotto entrambi i profili; che, per quanto riguarda la lamentata violazione dell'art. 3 Cost. per ingiustificata disparità di trattamento, secondo il costante orientamento della giurisprudenza costituzionale, non è invocabile la violazione del principio di eguaglianza quando la disposizione di legge – da cui viene tratto il tertium comparationis – si riveli derogatoria rispetto alla regola desumibile dal sistema normativo e, come tale, non estensibile ad altri casi, pena l'aggravamento anziché l'eliminazione dei difetti di incoerenza (sentenze n. 344 del 2008 e n. 206 del 2004; ordinanza n. 178 del 2006); che l'art. 73-quinquies del d.lgs. n. 199 del 1995, assunto come tertium comparationis, rideterminando per il futuro (a decorrere dal 1° gennaio 2001) il valore di un emolumento pensionabile e prevedendo, solo per i marescialli aiutanti appartenenti al Corpo della Guardia di finanza, la possibilità di rideterminazione del calcolo delle pensioni «anche al personale collocato in quiescenza nel periodo 2 gennaio 1998 – 1° gennaio 2001», costituisce un'eccezione al principio generale secondo cui i trattamenti pensionistici (pubblici e privati) devono essere computati solo sulla base degli emolumenti effettivamente percepiti; che, peraltro, sempre riguardo alla violazione dell'art. 3 Cost., va anche ricordato che questa Corte ha già escluso «la possibilità di istituire un utile raffronto, a causa della mancanza di omogeneità, tra le categorie degli appartenenti a corpi diversi, anche se caratterizzati dalla comune appartenenza all'ordinamento militare» (ordinanza n. 83 del 2009); che, quindi, «non è configurabile una violazione dell'art. 3 della Costituzione in relazione al principio di uguaglianza invocato dal giudice rimettente in quanto, in ragione della specialità degli ordinamenti posti a confronto in relazione alle funzioni assolte dalle singole Armi, le posizioni poste in comparazione non sono tra loro omogenee, così che la scelta compiuta dal legislatore con la norma censurata non può considerarsi arbitraria» (ordinanza n. 83 del 2009); che, pertanto, sia per il carattere eccezionale e derogatorio della norma assunta quale tertium comparationis, che non consente la sua estensibilità ad altri casi quali quello in esame, sia in quanto non si ravvisano le medesime ragioni giustificatrici per l'estensione del trattamento in deroga, stante la specialità degli ordinamenti posti a confronto, è esclusa la violazione del principio di uguaglianza da parte della disposizione censurata; che, parimenti, manifestamente infondata è la censura svolta in riferimento all'art. 76 Cost.; che «questa Corte ha […] ripetutamente affermato, con riferimento al contenuto dell'art. 76 Cost., che i principi e i criteri direttivi della legge di delegazione devono essere interpretati sia tenendo conto delle finalità ispiratrici della delega, sia verificando, nel silenzio del legislatore-delegante sullo specifico tema, che le scelte operate dal legislatore delegato non siano in contrasto con gli indirizzi generali della stessa legge delega […] e che occorre tener conto delle finalità che, attraverso i principi e i criteri enunciati, la legge delega si prefigge con il complessivo contesto delle norme nel significato compatibile con quei principi e criteri» (sentenza n. 341 del 2007; si veda anche la sentenza n. 426 del 2008); che il significato della delega contenuta nell'art. 3 della legge n. 216 del 1992 – i cui principi e criteri direttivi sono posti a riferimento della censurata disposizione – è stato già chiarito da questa Corte con l'ordinanza n. 296 del 2000, nella quale si è precisato che «né tale legge, né le norme successive, hanno inteso perseguire un'assoluta identità di posizioni e trattamenti e, del resto, le funzioni svolte e i compiti demandati […] differiscono sensibilmente […] sicché, data la non comparabilità delle rispettive posizioni, la scelta, nella specie operata dal legislatore, rientra nel corretto esercizio, non arbitrario né manifestamente irragionevole, della discrezionalità a lui riservata»; che il legislatore delegato, nell'attuare, con il censurato art. 54-bis del d.lgs. n. 198 del 1995, la delega contenuta nel citato art. 3 della legge n. 216 del 1992, non ha, quindi, violato i criteri fissati dalla stessa, in quanto la norma censurata non si pone in contrasto con la ratio della legge delega, il cui obiettivo era quello di realizzare «una sostanziale equiordinazione di compiti e dei connessi trattamenti economici» delle diverse forze di polizia (sentenza n. 451 del 2000; ordinanze n. 331 e n. 151 del 1999; sentenze n. 63 del 1998, n. 465 e n. 65 del 1997). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 54-bis del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di riordino dei ruoli e modifica delle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo e non dirigente dell'Arma dei carabinieri), introdotto dall'art. 29, comma 1, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 83 (Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, in materia di riordino dei ruoli, modifica alle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo e non dirigente dell'Arma dei carabinieri), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 76 della Costituzione, dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Sardegna, con l'ordinanza indicata in epigrafe.