[resaula]

Calabretta, in data 25 luglio 2020, indirizzava un' e-mail al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone per chiedere di incontrarlo, senza ottenere riscontro. Due giorni dopo inoltrava con lo stesso mezzo formale denuncia e relativi allegati alla Procura suddetta, al presidente del Tribunale di Crotone e al presidente della Corte d'appello di Catanzaro; infine, il 29 luglio 2020 sporgeva denuncia al Raggruppamento operativo speciale (ROS) dei Carabinieri di Catanzaro; a giudizio degli interroganti la vicenda risulta meritevole di attenzione, poiché, in linea teorica, la rimostranza secondo cui l'asserita affiliazione massonica dei liquidatori e la conseguente loro familiarità con il titolare della ditta proponente il concordato preventivo avrebbe concorso alla presunta violazione del principio di terzietà (non già, nel caso di specie, favorendo indebitamente il confratello, ma danneggiandolo) potrebbe non essere priva di fondamento. Assoggettati come sono, infatti, tutti e tre, al vincolo massonico dell'obbedienza, non è possibile escludere del tutto l'eventualità che le determinazioni dei liquidatori possano essere state influenzate dall'esterno o addirittura eterodirette, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga di voler attivare i propri poteri ispettivi presso il Tribunale di Crotone, anche al fine di dissipare ogni possibile dubbio circa la corretta gestione degli uffici giudiziari; se non reputi opportuno che i liquidatori giudiziari, nonché tutti i soggetti che, in una procedura, svolgano incarichi su delega o incarico o sotto la vigilanza dell'autorità giudiziaria, siano sottoposti ai medesimi divieti che la legge impone ai magistrati, e in particolare l'art. 3, comma 1, lettera g) , del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, prevedendo come illecita "la partecipazione ad associazioni segrete o i cui vincoli sono oggettivamente incompatibili con l'esercizio delle funzioni giudiziarie". Atto n. 3-01987 TARICCO D'ALFONSO FEDELI D'ARIENZO ROSSOMANDO GIACOBBE ROJC STEFANO PITTELLA LAUS BOLDRINI ASTORRE ALFIERI CIRINNA' FERRAZZI IORI PARRINI VERDUCCI MESSINA Assuntela Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: le conseguenze dell'esposizione alle fibre di amianto, purtroppo molto usato soprattutto nel trentennio tra la fine degli anni '50 fino alla soglia degli anni '90 nell'ambito di molteplici manufatti, perché resistente e a basso costo, sono ormai note ed acclarate; la direttiva 83/477/CEE è stata recepita con il decreto legislativo n. 277 del 1991, cui è seguita l'emanazione della legge n. 257 del 1992, recante "Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto", che ha stabilito il divieto di estrazione, commercializzazione e produzione di amianto, la bonifica degli edifici, delle fabbriche e del territorio, nonché misure per la tutela sanitaria e previdenziale dei lavoratori esposti all'amianto; nella legge sono stati individuati i criteri per l'accesso anticipato, in favore dei lavoratori esposti all'amianto, al trattamento pensionistico per un periodo pari al 50 per cento di dimostrata qualificata esposizione, purché fosse stata decennale (articolo 13, comma 8), oppure senza alcuna limitazione per coloro che avessero contratto patologie correlate all'asbesto (articolo 13, comma 7); l'articolo 47 del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, ha ridotto la misura previdenziale al 25 per cento, utile soltanto per l'entità della prestazione e con un termine di decadenza fissato al 15 giugno 2005; all'articolo 1, commi 20, 21 e 22, della legge n. 247 del 2007, per i siti oggetto di atto di indirizzo ministeriale il beneficio con il coefficiente di 1,5 utile per maturare anticipatamente il diritto a pensione era riconosciuto per i periodi di attività lavorativa svolta con esposizione all'amianto fino al 2 ottobre 2003; la direttiva 2009/148/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, abrogava la precedente direttiva del 1983 con modificazioni sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con l'esposizione all'amianto, per ridurre il rischio per l'incolumità e per la salute pubbliche conseguente alla presenza di amianto nei luoghi di vita e di lavoro, peraltro introducendo anche norme già adottate dalla legislazione nazionale; considerato che: nella XVII Legislatura vi sono stati molti interventi a favore dei lavoratori esposti all'amianto al fine di estendere la platea dei soggetti beneficiari e di riconoscere maggiori facilitazioni agli ex lavoratori affetti da patologia correlata all'asbesto. Fra questi: a) l'articolo 1, commi 115 e 117, della legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità per il 2015) ha esteso la platea dei lavoratori esposti all'amianto; b) il riconoscimento delle prestazioni assistenziali erogate dal fondo per le vittime dell'amianto ai malati di mesotelioma che abbiano contratto la patologia, o per esposizione familiare ai lavoratori impiegati nella lavorazione dell'amianto, ovvero per comprovata esposizione ambientale; c) l'articolo 1, commi da 274 a 279, della legge n. 208 del 2015 (legge di stabilità per il 2016) ha, tra l'altro, esteso la platea a cui si applicano le disposizioni, comprendendovi anche i lavoratori che, in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro, siano approdati ad una gestione di previdenza diversa da quella dell'INPS e che non abbiano maturato il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico nel corso degli anni 2015 e 2016 ed il beneficio previdenziale di cui dall'articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992 è stato esteso ai lavoratori del settore della produzione di materia rotabile ferroviario che hanno svolto operazioni di bonifica dall'amianto senza essere dotati degli adeguati equipaggiamenti di protezione; d) l'articolo 1, comma 250, della legge n. 232 del 2016 ha attribuito, a decorrere dal 2017, entro limiti finanziari (20 milioni di euro per il 2017 e 30 milioni annui a decorrere dal 2018), il diritto alla pensione di inabilità per i soggetti affetti da determinate malattie connesse all'esposizione lavorativa all'amianto anche per i casi in cui manchi il presupposto dell'assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa; e) l'articolo 13- ter del decreto-legge n. 91 del 2017 (cosiddetto decreto per il Mezzogiorno), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 123 del 2017, ha previsto benefici pensionistici o sussidi di accompagnamento alla quiescenza per lavoratori affetti da patologia correlata all'asbesto, provvedendo alla copertura finanziaria dei relativi oneri finanziari;