[pronunce]

23, comma 17, in quanto prevedono «l'instaurazione di rapporti contrattuali per la fornitura di beni e servizi, in deroga alle ordinarie procedure previste»; 2) l'art. 18, comma 11, in quanto prevede l'erogazione di un contributo «nella misura forfettaria di 15 migliaia di euro per ciascun socio» della cooperativa edilizia «La Gazzella» di Messina; 3) gli artt. 20, comma 16, e 21, comma 2, perché riproducono sostanzialmente norme già vigenti; 4) l'art. 27, comma 8, che «equipara alla radiazione di automezzi la cessione di questi ad enti ed associazioni no profit, nonostante la radiazione stessa abbia costituito presupposto per la concessione di sovvenzioni pubbliche a qualsiasi titolo», vanificando così gli «interventi pubblici finalizzati al rinnovo degli autoparchi destinati al trasporto pubblico di linea, in quanto verrebbero rimessi ora in circolazione automezzi di dubbia sicurezza con rischi per l'incolumità pubblica»; 5) l'art. 21, comma 12, «laddove estende la disciplina agevolativa, anche fiscale, dettata in favore delle associazioni di volontariato ai consorzi costituiti dalle stesse con la partecipazione, seppur minoritaria, di altri soggetti ed enti che in ipotesi possono perseguire finalità diverse, potenzialmente anche di lucro»; 6) l'art. 21, comma 23, il quale, prevedendo «l'erogazione di un contributo aggiuntivo in favore dei comuni capoluogo in dissesto», distoglierebbe «risorse agli enti con sana amministrazione […], ponendoli in difficoltà nella gestione delle proprie funzioni»; 7) l'art. 22, comma 2, che pone come meramente «eventuale il pagamento da parte degli acquirenti di alloggi popolari di oneri per le opere di manutenzione straordinaria sostenuta dagli enti pubblici proprietari che procedono alla loro dismissione»; 8) l'art. 24, comma 2, «in quanto prevede la deroga ai canoni e corrispettivi vigenti per il rilascio di autorizzazioni all'accesso di luoghi di cultura per l'esercizio di attività cinematografica, da parte di una struttura appositamente istituita ed operante per conto del competente dipartimento regionale», in mancanza di un interesse specifico dell'amministrazione, «non solo nella istituzione di una apposita struttura ma anche nell'autorizzazione ad agire in deroga agli ordinari corrispettivi»; che, sempre ad avviso del ricorrente, un quarto gruppo di norme (artt. 19, comma 27; 20, comma 18, e 25, commi 4 e 5), istituendo nuove figure professionali non contemplate in via di principio dalla legislazione statale, si porrebbe in contrasto con l'art. 117, secondo comma, Cost.; che la quinta censura proposta riguarda l'art. 25, comma 1, in riferimento all'art. 3 Cost., in quanto la norma dispone, a favore dei soli ciechi di guerra e con l'irragionevole esclusione di altre categorie di non vedenti, «un trattamento di assistenza ospedaliera particolare»; che, con la sesta censura, si denuncia la violazione degli artt. 9 e 97 Cost. da parte dell'art. 17, il quale introduce disposizioni in materia di controllo della fauna selvatica e di esercizio della caccia, in difformità da quanto previsto dall'art. 19 della legge statale 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), perché tale norma «rende di fatto legittimo l'esercizio dell'attività venatoria al di fuori del calendario stabilito e anche nei confronti di specie protette, comportando altresì un depauperamento indiscriminato della fauna selvatica»; che un settimo gruppo di disposizioni (artt. 11; 16; 18, commi 6 e 14; 19, commi 22, 23, 25, 30, 31, 36, 37, 43 e 44; 21, commi 11 e 16; 25, comma 14) è impugnato in riferimento all'art. 81, quarto comma, Cost., in quanto esse non conterrebbero l'ammontare degli oneri, «con conseguente impossibilità di verifica della relativa copertura»; che le disposizioni di un ottavo gruppo (artt. 20, comma 17; 26, commi 6, 7, 9, 10, 11, 12, 13, 14 e 15; 27, comma 5), attinenti alla materia dell'urbanistica e dell'edilizia, sono censurate per diversi motivi e con riferimento a diversi parametri: 1) il comma 17 dell'art. 20, introducendo «una disciplina derogatoria alle ordinarie norme di gestione del territorio per quanto attiene ad attività produttive cofinanziate da interventi pubblici di varia natura», si porrebbe in contrasto con gli artt. 9, 97 e 114 Cost.; 2) analoghe censure varrebbero per l'art. 26, comma 11, che «prevede la possibilità per i privati di realizzare in verde agricolo manufatti nell'ambito di progetti integrati territoriali, e nei PRUSST nonché nei patti territoriali o nei contratti d'area»; 3) parimenti, il comma 15 dell'art. 26 e il comma 5 dell'art. 27 sono censurati per violazione degli stessi artt. 9, 97 e 114 Cost., «in quanto, rispettivamente, prevedono la realizzazione di insediamenti di carattere sportivo e per il tempo libero e di campeggi nelle zone destinate a verde agricolo, in deroga allo strumento urbanistico» e alla fascia di rispetto; 4) il comma 14 dell'art. 26, che consente «la realizzazione in verde agricolo di insediamenti produttivi, purché ammessi a finanziamento pubblico secondo i bandi del POR Sicilia», è impugnato con riferimento agli stessi parametri; 5) i commi 6 e 7 dello stesso art. 26, che, estendendo – in deroga alla legislazione statale – le ipotesi di condono edilizio agli «edifici di tipo non residenziale, o che conseguono successivamente il parere favorevole della p.a. preposta alla tutela dei vari interessi ambientali, paesistici, geologici […] , esclusi dalla normativa statale», realizzerebbero anche un'indebita interferenza in materia penale, e violerebbero, inoltre, l'art. 3 Cost., «poiché vengono legittimate condotte penalmente sanzionate per la generalità dei cittadini»; 6) il comma 9 dello stesso articolo, «che introduce la certificazione della qualità edilizia ed abitativa», si porrebbe in contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost., perché conferirebbe al Presidente della regione «un mandato eccessivamente ampio […] ai fini dell'individuazione dei contenuti, delle modalità e dei parametri richiesti, per l'attribuzione della certificazione stessa»; 7) il comma 10 del medesimo art. 26, secondo cui, in caso di demolizione e ricostruzione, il nuovo edificio può coincidere anche solo in parte con quello preesistente, «fermo restando il volume esistente e il rapporto di copertura sul lotto e il rispetto delle distanze», si porrebbe in contrasto con gli artt. 97 e 9 Cost., perché consentirebbe di fatto «di modificare la sagoma degli edifici e potenzialmente la tipologia e destinazione d'uso, conducendo ad una incontrollabile alterazione […] del paesaggio e dell'ambiente in genere»;