[pronunce]

In questa prospettiva, la correlazione tra il tempo sufficiente a prescrivere e l'astratta gravità del reato, espressa dalla pena edittale, costituirebbe un coerente e necessario precipitato della ratio dell'istituto, salvo che il legislatore, nella sua «meditata discrezionalità», opti per una soluzione estensiva, allorché l'allarme sociale generato da alcuni tipi di reato implichi una «resistenza all'oblio» più che proporzionale all'energia della risposta sanzionatoria. L'ampliamento del termine prescrizionale non potrebbe essere, per converso, impropriamente collegato a un fattore di tipo processuale del tutto estraneo all'anzidetta «prospettiva teleologica», quale, appunto, l'asserita complessità delle indagini: tanto più che l'effetto estintivo conseguente al decorso del termine prescrizionale prescinde dalla instaurazione o meno di un procedimento penale. 3.- Con ordinanza del 22 giugno 2015 (r.o. n. 53 del 2016), il Tribunale ordinario di Torino ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, sesto comma, cod. pen. , «nella parte in cui prevede che il termine di prescrizione è raddoppiato per il reato di cui all'art. 449 c.p. in relazione all'art. 434 c.p. (crollo colposo)». 3.1.- Il giudice a quo procede nei confronti di due persone imputate del delitto di cui agli artt. 434 e 449 cod. pen. , per aver cagionato con colpa, nelle loro rispettive qualità di direttore dei lavori per la costruzione di un refettorio scolastico e di preposto presso il cantiere dell'impresa edile, il crollo di una parte della copertura dell'edificio. Quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente rileva che, per effetto della norma censurata, il termine di prescrizione del delitto di crollo colposo risulta identico a quello del delitto di crollo doloso, nel caso in cui l'evento si verifichi (dodici anni). Un simile assetto violerebbe l'art. 3 Cost. Posto che la prescrizione costituisce un istituto di diritto sostanziale, attinente al trattamento sanzionatorio complessivo degli illeciti penali, contrasterebbe con i principi di uguaglianza e di ragionevolezza che due fattispecie poste a tutela dello stesso bene giuridico, ma punite con pene sensibilmente diverse a seconda della componente psicologica, vengano trattate esattamente allo stesso modo dal punto di vista della prescrizione. La declaratoria di illegittimità costituzionale pronunciata dalla sentenza n. 143 del 2014, d'altra parte, non potrebbe essere estesa alla fattispecie in esame in via ermeneutica, in quanto espressamente circoscritta al delitto di incendio colposo e basata su valutazioni non riferibili al crollo colposo. La questione sarebbe altresì rilevante, giacché, in caso di suo accoglimento, il reato per cui si procede, commesso il 9 novembre 2007, risulterebbe già prescritto. 3.2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata sulla base di argomenti similari a quelli addotti in rapporto all'ordinanza r.o. n. 237 del 2015 e, in particolare, in base alla considerazione che, per comune esperienza, l'accertamento dei fatti riconducibili al paradigma punitivo del crollo colposo richiede lunghe e complesse attività di indagine, che comportano un fisiologico allungamento della durata del processo. 4.- Anche il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Larino, con ordinanza del 21 luglio 2016 (r.o. n. 241 del 2016), dubita della legittimità costituzionale dell'art. 157, sesto comma, cod. pen. , nella parte in cui prevede che il termine di prescrizione del reato di «disastro colposo» (art. 449 in riferimento all'art. 434 cod. pen.) è raddoppiato. 4.1.- Il giudice a quo riferisce di essere investito della richiesta di rinvio a giudizio di una persona imputata del delitto di cui agli artt. 434 e 449 cod. pen. , per aver provocato colposamente, quale legale rappresentante di una società in nome collettivo incaricata dei lavori di ristrutturazione di uno stabile, il crollo di una costruzione adiacente, effettuando scavi in prossimità di questa senza adottare le cautele necessarie per evitare la compromissione della sua statica. La questione sarebbe rilevante, in quanto i fatti risalgono al 30 agosto 2007, onde solo il censurato meccanismo del raddoppio impedirebbe di ritenere il reato estinto per prescrizione. Quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente ritiene che la parificazione del termine di prescrizione del crollo colposo a quello della corrispondente ipotesi dolosa, assai più grave, violi i principi di uguaglianza e di ragionevolezza. Ciò, alla luce del principio affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 143 del 2014, con riferimento all'incendio colposo, secondo il quale la discrezionalità legislativa in materia di disciplina dell'istituto della prescrizione, di natura sostanziale, deve essere sempre esercitata nel rispetto del principio di ragionevolezza e, comunque sia, in modo da non determinare disparità di trattamento fra fattispecie omogenee. 4.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto nel giudizio a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, ha chiesto che la questione sia dichiarata non fondata. L'Avvocatura generale dello Stato osserva che la scelta legislativa censurata deve ritenersi giustificata da considerazioni legate all'allarme sociale generato dal delitto di cui si discute e alla complessità delle indagini necessarie ai fini del riconoscimento della colpa. La circostanza che la fattispecie colposa sia assoggettata ad un trattamento sanzionatorio meno grave di quella dolosa non renderebbe, di per sé, irragionevole la parificazione del termine di prescrizione. La sanzione penale - che ha funzioni retributive, di emenda e di prevenzione - risponde, infatti, ad una ratio diversa da quella dell'istituto della prescrizione, la quale si radica - alla luce delle indicazioni della giurisprudenza costituzionale - nell'«interesse generale di non più perseguire i reati rispetto ai quali il lungo tempo decorso dopo la loro commissione abbia fatto venir meno, o notevolmente attenuato [...] l'allarme della coscienza comune», nonché nel «"diritto all'oblio" dei cittadini quando il reato non sia così grave da escludere tale tutela». 5.- Con una ulteriore ordinanza di rimessione del 7 novembre 2016 (r.o. n. 103 del 2017) , il Tribunale ordinario di Torino ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in relazione all'art. 3 Cost., dell'art. 157, sesto comma, cod. pen. , nella parte in cui prevede il raddoppio del termine di prescrizione del delitto di «crollo colposo». 5.1.-