[massime]

Procedimento amministrativo - Edilizia e urbanistica - Istituto della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) - Applicazione agli interventi edilizi - Decorso del termine di 30 giorni assegnato all'amministrazione per vietare la prosecuzione dell'attività iniziata in difetto di requisiti e presupposti - Previsione di un ulteriore potere di intervento dell'amministrazione in presenza di un pericolo di danno per il patrimonio artistico e culturale, per l'ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale nonché previsione di salvezza delle disposizioni relative alla vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia - Ricorso della Regione Emilia-Romagna - Asserita lesione dei principi di ragionevolezza e buon andamento della pubblica amministrazione - Asserita violazione della potestà legislativa e amministrativa regionale nella materia concorrente del governo del territorio - Questione prospettata sull'assunto che la norma censurata escluda il potere generale di autotutela attribuito all'amministrazione dal comma 3 dell'art. 19 della legge n. 241 del 1990 - Erroneità dell'assunto interpretativo - Inammissibilità della questione.. E' inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 1, lettera b ), del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 14 settembre 2011, n. 148, promossa dalla Regione Emilia-Romagna, in riferimento agli articoli 3, 97, 114, 117, terzo comma, e 118 Cost., che ha modificato il comma 6- bis dell'art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), stabilendo che, nei casi di SCIA, restano ferme le disposizioni relative alla vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia, fatta salva l'applicazione della disposizione di cui "al comma 4", ovvero fatto salvo il potere di intervento configurato in presenza di un pericolo di danno per i beni giuridici ivi elencati, apparendo erronea l'interpretazione della ricorrente, secondo cui il comma 4 dell'art. 19, come introdotto dall'art. 49, comma 4- bis , del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122, che ha sostituito l'istituto della denuncia di inizio attività (DIA) con quello della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), restringerebbe il potere di intervento successivo delle amministrazioni locali preposte al governo del territorio, limitandolo ai soli casi indicati di potenziale pregiudizio agli interessi primari selezionati dal legislatore, mentre il comma 6- bis , subordinando l'attività di vigilanza sullo sviluppo del territorio al rispetto del solo comma 4, implicherebbe che lo stesso potere generale di autotutela decisoria assicurato dal comma 3 non sia più esercitabile nella materia edilizia, in quanto surrogato dal potere conferito dal comma 4, dovendosi leggere la disposizione impugnata nel più ampio contesto della configurazione normativa dei poteri amministrativi di repressione dell'abuso edilizio con cui il legislatore ha inteso accompagnare e completare la riforma dei titoli abilitativi all'edificazione, culminata con l'introduzione della SCIA, nel senso che essa non esclude il ricorso, da parte dell'amministrazione, al potere di autotutela previsto dal comma 3 dell'art. 19 della legge n. 241 del 1990, in aggiunta alla ulteriore potestà di intervento configurata dal comma 4.