[pronunce]

Analoghe sono le osservazioni svolte nell'ordinanza pronunciata dalla Corte di appello di L'Aquila, ove parimenti si denunzia la irragionevole disparità di trattamento tra imputati, sottoposti a regole diverse in tema di valutazione della prova e, quindi, della colpevolezza, per circostanze indipendenti dal loro comportamento e sostanzialmente casuali. La censura è palesemente destituita di fondamento. Le possibili diversità di regime processuale, che i rimettenti prospettano a sostegno di essa, rappresentano infatti delle disparità di mero fatto che scaturiscono dalla natura stessa del regime transitorio; quest'ultimo, per definizione, è chiamato ad introdurre una disciplina "di passaggio" tra sistemi normativi e necessariamente si salda ad un determinato momento o fatto processuale, da individuare quale linea di demarcazione a partire dalla quale il regime stesso è chiamato ad operare. La circostanza che si tratti di un fatto "aleatorio", che prescinde dalla volontà delle parti, è un dato del tutto inconferente agli effetti della pretesa censura di irragionevolezza, giacché ciò che conta è che quel "fatto processuale" sia coerente rispetto alle esigenze del regime transitorio e non si presti ad arbitri. Condizioni, queste ultime, che l'intervenuta acquisizione delle dichiarazioni al fascicolo per il dibattimento soddisfa appieno. 5. - La questione sollevata dalla Corte di appello di Catania deve invece essere dichiarata manifestamente inammissibile, giacché il giudice rimettente si è limitato ad esprimere una nutrita gamma di perplessità e dubbi interpretativi che non ha provveduto a dirimere in modo univoco: con la conseguente formulazione di un dubbio di costituzionalità in termini meramente ipotetici, formulato in base all'ipotesi in cui la ricostruzione del quadro ermeneutico coinvolto, da parte del giudice, induca alla applicabilità, nella specie, della disciplina censurata. Considerato, infatti, che - come emerge dalla ordinanza di rimessione - nel procedimento a quo la Corte di cassazione "con l'annullamento ed il rinvio, ha disposto l'acquisizione e la valutazione delle dichiarazioni dei coimputati di reato connesso astenutisi dal deporre, mediante contestazione a termini dell'art. 500, comma 4, c.p.p."; e posto che il giudice rimettente si domanda se l'espressione "acquisite al fascicolo per il dibattimento", utilizzata dalla norma impugnata, coincida con il termine "acquisite" che compare nella pronuncia della Cassazione: è evidente che tale "dubbio", non risolto dallo stesso rimettente, si riverbera sulla ammissibilità del quesito di costituzionalità, giacché quest'ultimo finisce per essere prospettato solo per l'ipotesi in cui si ritenga che la "acquisizione" delle dichiarazioni sia già intervenuta, rendendo così applicabile (e dunque rilevante) la disciplina di utilizzazione processuale oggetto di impugnativa.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, 1) Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, del d.-l. 7 gennaio 2000, n. 2 (Disposizioni urgenti per l'attuazione dell'articolo 2 della legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2, in materia di giusto processo), convertito, con modificazioni, nella legge 25 febbraio 2000, n. 35, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 25 e 111 della Costituzione, dalla Corte di appello di L'Aquila con l'ordinanza in epigrafe; 2) Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1 e 2, del menzionato d.-l. n. 2 del 2000, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dalla Corte di appello di Catania con l'ordinanza in epigrafe; 3) Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1 e 2, del menzionato d.-l. n. 2 del 2000, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal tribunale di Firenze con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 novembre 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Flick Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 6 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola