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Istituzione in Foggia di una sezione distaccata della corte di appello di Bari, di una sezione distaccata della corte di appello di Bari in funzione di corte di assise di appello, di una sezione distaccata del tribunale per i minorenni di Bari, di una sezione distaccata della Direzione distrettuale antimafia di Bari. Onorevoli Senatori. – La provincia di Foggia, una delle più estese in Italia, presenta un territorio vasto e variegato dal punto di vista orografico e i suoi abitanti, circa 630.000, si distribuiscono in ben sessantuno comuni. Le zone geografiche che compongono la provincia sono tra loro molto diverse; si pensi alla grande e assolata pianura del Tavoliere delle Puglie, all'impervio e selvaggio Gargano, alle zone collinari subappenniniche e appenniniche. Di fatto, è una mini regione. La notevole estensione della provincia e le profonde differenze orografiche e geomorfologiche delle diverse zone che la compongono fanno sì che i collegamenti tra le diverse località siano assolutamente problematici e, purtroppo, insufficienti. Per raggiungere Bari – sede della corte di appello, della corte di assise di appello, della Direzione distrettuale antimafia, della Direzione investigativa antimafia e del tribunale per i minorenni – dai diversi centri della provincia di Foggia, occorre percorrere mediamente 170 chilometri circa. Distanze che salgono a oltre 230 chilometri per gli abitanti dei comuni garganici più lontani. La situazione è aggravata da un trasporto pubblico gravemente insufficiente (su gomma e su ferro) e dalle strade provinciali per lo più in pessimo stato manutentivo. Per i cittadini tutto ciò si traduce in forti disagi, in un sensibile aggravio di costi e – di fatto – in una negazione stessa del diritto di accesso alla giustizia. Su tale aspetto si è espressa chiaramente la Commissione europea per l'efficienza della giustizia (CEPEJ) del Consiglio d'Europa che, in data 21 giugno 2013, ha redatto le linee guida sulla revisione della geografia giudiziaria per favorire le condizioni di accesso ad un sistema giudiziario di qualità; tali linee guida rimarcano e riconoscono, da un lato, il valore dell'accesso alla giustizia in termini di vicinanza dei tribunali ai cittadini [1.2 del documento CEPEJ-GT-QUAL(2013)2], dall'altro prescrivono che «dover presenziare a un'udienza fissata la mattina presto per una persona anziana, o per una persona che non guida o non è dotata di mezzo proprio, in assenza di adeguati mezzi di trasporto pubblico, rappresentano tutte situazioni problematiche che possono influire sul diritto di equo accesso alla giustizia». Tutte circostanze che si verificano pienamente in provincia di Foggia. Ma le ragioni che rendono indispensabile l'istituzione delle sezioni distaccate di cui appresso sono anche altre, addirittura più pregnanti. In rapporto alla popolazione residente, pari a circa 630.000 abitanti secondo l'ultimo censimento, il numero delle cause penali e civili pendenti presso la corte di appello di Bari e provenienti dal tribunale di Foggia è tra i più rilevanti dell'intera regione Puglia. Tale numero rappresenta poco meno del 50 per cento rispetto al totale delle cause civili e penali che si celebrano davanti alla corte barese. Per ciò che riguarda le cause penali, tale rilevantissimo numero è dovuto anche all'affermarsi in provincia di Foggia, dagli inizi degli anni Settanta, di pericolose e spietate compagini criminose di stampo mafioso che, nel corso dei decenni, ponendo in essere una serie di attività delittuose sempre più pervicaci e invasive, hanno di fatto conseguito il controllo militare di una gran parte del territorio della provincia, con le immaginabili nefaste conseguenze per la sicurezza degli onesti cittadini e per lo sviluppo economico del territorio. Queste compagini criminose, secondo l'ex Procuratore nazionale antimafia, costituiscono, nel loro insieme «una quarta mafia, con caratteristiche diverse ma altrettanto forte, organizzata e se possibile ancora più impenetrabile» rispetto alle altre mafie italiane. Uguale allarme ha lanciato il Consgilio superiore della magistratura (CSM) che nella «Risoluzione in materia di analisi del fenomeno mafioso e criticità per l'amministrazione della giustizia negli uffici giudiziari operanti nella provincia di Foggia nel settore della criminalità organizzata» di cui alla delibera del 18 ottobre 2017, evidenziava che «In taluni contesti del foggiano il radicamento socio-culturale del sistema mafioso è così forte da produrre una generalizzata e assoluta omertà che, talvolta, trasmoda nella connivenza se non addirittura nel consenso»; inoltre, secondo il CSM, si registra una «capillare presenza sul territorio di clan che ricorrono alla estrema violenza come abituale metodo dell'operatività delittuosa, il che ha determinato nella società civile una forte assoggettamento al crimine, che, sul versante giudiziario, si traduce in comportamenti omertosi delle vittime con conseguenti difficoltà investigative e di accertamento giudiziale... ( omissis ). Le denunce sono pressoché inesistenti e i pochi cittadini che le presentano quasi sempre in sede processuale ritrattano. ( omissis ). Gli imprenditori, nel corso degli anni, sono passati da un assoggettamento estorsivo di tipo violento, ad un atteggiamento di volontaria sottomissione al sistema mafioso: spesso, infatti, è lo stesso imprenditore che si reca autonomamente dal mafioso per pagare il pizzo, anticipandone in tal modo la richiesta. E all'origine di tali iniziative degli imprenditori non vi è la finalità di lucrare vantaggi, ma la consapevolezza che l'agibilità del percorso esistenziale, economico, sociale e familiare non può affrancarsi dalla protezione mafiosa... ( omissis ). La mafia garganica si presenta come particolarmente cruenta e non si accontenta di uccidere, usando di norma cancellare anche la memoria della vita soppressa. I cadaveri infatti sono spesso bruciati o buttati nelle grave, veri e propri cimiteri di mafia ( omissis ). Il fenomeno mafioso è, quindi, nell'insieme, compatto, feroce, profondamente radicato sul territorio, su cui esercita un vero e proprio controllo militare». Nonostante tali univoche analisi da parte dei massimi organismi antimafia, circa il pericolo costituito dai pericolosi e violentissimi sodalizi mafiosi foggiani, le condanne definitive comminate ex articolo 416- bis del codice penale sono poche. Questa circostanza, nonostante lo sforzo profuso da magistratura e Forze dell'ordine, trae origine soprattutto dalla mancanza sul territorio di sedi – autonome o distaccate – della corte di appello, della Direzione distrettuale antimafia e della Direzione investigativa antimafia. Infatti la circostanza che sia i giudicanti (di appello) e sia i pubblici ministeri (della Direzione distrettuale antimafia) si trovino lontano dai luoghi dove si consumano i reati innanzi evidenziati, ha una ricaduta negativa sulle attività di indagine e sull'esito dei relativi processi. Dello stesso avviso è il CSM, come evidenziato nella suddetta risoluzione del 18 ottobre 2017.