[resaula]

in Italia i trattamenti psichiatrici sono di norma volontari e l'unica eccezione è data dal trattamento sanitario obbligatorio, ovvero il ricovero coatto e forzato del paziente che presenta problemi psichiatrici che lo rendono potenzialmente pericoloso per se stesso e per la comunità, secondo la legge n. 833 del 1978, articoli da 33 a 35; il TSO è disposto dal sindaco del comune di residenza del malato o del comune ove egli si trovi, mediante ordinanza; il sindaco Carmelo D'Angelo, che a febbraio 2020 è stato rinviato a giudizio per abuso d'ufficio a seguito di denuncia querela sporta dal fratello di Dario, l'avvocato Lillo Musso, è colui il quale ha autorizzato sull'uomo un trattamento sanitario obbligatorio; Dario Musso aveva manifestato la sua opinione, nei limiti costituzionali, senza arrecare pregiudizio alcuno alla sicurezza; il trattamento sanitario obbligatorio, in ogni caso, va disposto sempre secondo l'articolo 32 della Costituzione, nel rispetto della dignità della persona e dei suoi diritti civili e politici; gli interroganti ritengono che tali atti siano altamente lesivi delle libertà personali e costituzionali e che occorra un intervento urgente da parte del Governo per porre fine sul nascere ad atteggiamenti di tale natura, verificatisi anche in altre città italiane, causando momenti di tensione tra cittadini e forze dell'ordine che hanno interpretato i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri in modo talvolta arbitrario, abusando del proprio potere. Come forse è accaduto a Salerno, dove, da quanto riportato dai quotidiani, il 15 maggio una donna senza mascherina rifiutatasi di seguire un vigile in centrale dopo che gli agenti municipali l'avevano invitata a dare le proprie generalità, strattonata, è caduta a terra, attirando l'attenzione dei presenti che si sono divisi urlando chi a difesa della donna, chi contro di lei; questi fatti si aggiungono a quelli già denunciati con atto ispettivo 3-01542 pubblicato il 5 maggio 2020, nel quale si chiedeva ragione della compressione ingiustificata di diritti fondamentali quali il diritto a manifestare e ad esprimere liberamente il proprio pensiero, anche durante questo periodo di emergenza e seppur con le precauzioni dovute, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti di Ravanusa e come intenda intervenire per far luce sull'operato di tutti i responsabili; quali iniziative urgenti intenda mettere in atto, per quanto di competenza, per tutelare il diritto di manifestazione del pensiero e per tutelare i cittadini attraverso precise indicazioni da dare alle forze dell'ordine, affinché questi facciano rispettare le misure per il contenimento del COVID-19 senza eccedere nei loro poteri e senza comprimere i diritti fondamenti riconosciuti ad ogni individuo e costituzionalmente garantiti. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03482 BRIZIARELLI Al Ministro della giustizia Premesso che: in data 16 gennaio 2020 l'interrogante ha presentato al Ministro in indirizzo un'interrogazione (4-02735) con la quale, a seguito delle modifiche dell'organizzazione del lavoro e degli orari di servizio (da 3 a 4 turni) all'interno della casa di reclusione di Orvieto, che avevano portato a violare i livelli minimi di sicurezza, chiedeva se il Ministro non ritenesse opportuno intervenire con urgenza per ripristinare i livelli minimi di sicurezza per i reclusi e per il personale stesso nel carcere di Orvieto ripristinando l'alternanza dei 3 turni e di valutare altresì l'operato dell'attuale direttore e del comandante di reparto; il 26 marzo 2020 il Ministro ha inviato risposta scritta all'interrogazione, da cui non si evince lo svolgimento di indagini da parte Ministro volte a conoscere la verità sul fatto specifico riguardante l'organizzazione del lavoro della Polizia penitenziaria della casa reclusione di Orvieto; sulla specifica questione del gravissimo gesto autolesionistico posto in essere dal detenuto Hrustic Musa, in costanza di disposizione di sorveglianza a vista, le affermazioni del Ministro, in base alle informazioni dell'interrogante, non corrispondono alla verità dei fatti in quanto, al momento del gesto autolesionistico, non vi era alcun agente di Polizia penitenziaria dedicato al servizio di sorveglianza a vista dello stesso, così come non c'era nelle ore precedenti ed in più, nei turni precedenti; dal 30 dicembre 2019, data in cui era stata ripristinata la sorveglianza a vista al detenuto, lo stesso era stato ubicato alla camera detentiva n. 14 della seconda sezione. Al contrario di quanto riferito dal Ministro, la suddetta camera detentiva si trova all'apice opposto alla postazione dell'addetto alla vigilanza ed osservazione dei tre reparti detentivi, è la stanza più lontana della seconda sezione, rispetto all'agente di sezione; la casa di reclusione di Orvieto, diretta allora dal dottor Paolo Basco, non ha impiegato personale di Polizia penitenziaria dedicato a tale servizio semplicemente perché non aveva le necessarie risorse umane a disposizione a causa della novellata organizzazione del lavoro; il direttore ed il comandante hanno esposto a gravi responsabilità l'unica unità di Polizia penitenziaria impiegata quale addetto alla vigilanza di ben tre sezioni detentive, chiedendogli l'ulteriore compito di sorvegliare a vista il detenuto; i gesti autolesionistici ed etero-aggressivi posti in essere da Hrustic hanno dimostrato quanto sarebbe stata necessaria una sorveglianza a vista, se mai fosse stata applicata, invece di essere disattesa dal comando della casa reclusione di Orvieto; non può neanche esprimersi soddisfazione per quanto attiene alle risposte date dal Ministro in indirizzo in relazione alla più generale questione delle modifiche organizzative del lavoro ed agli orari di servizio (passaggio da 3 a 4 turni giornalieri), per la Polizia penitenziaria della casa di reclusione di Orvieto; la procedura di raffreddamento del conflitto con le parti sindacali, avviata dal provveditore regionale per la Toscana ed Umbria, per nulla affatto attivata nell'immediatezza, non ha prodotto alcun risultato negli effetti, se non quello di ovviare alla commissione arbitrale regionale, istituto giuridico invocato dal SAPPE; sulla questione il provveditore regionale dottor Gianfranco De Gesu, con nota n. 2709.I del 20 gennaio 2020, sostiene che la convocazione della commissione arbitrale regionale non debba essere fatta pur sapendo che l'accordo raggiunto non è stato onorato da parte della direzione di Orvieto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno accertare, anche tramite un'attività ispettiva, le eventuali responsabilità dell'allora direttore della casa reclusione di Orvieto ed anche del comandante del reparto deputato alla programmazione dei turni del personale, consultando altresì il personale di Polizia penitenziaria che si è alternato nei doppi posti di servizio, quali appunto la vigilanza reparti e sorveglianza a vista, durante il periodo precedente al 6 gennaio 2020;