[pronunce]

Con l'art. 69, comma 5, della legge n. 388 del 2000, il legislatore è intervenuto disponendo, da un lato, che i contributi versati dal 1° gennaio 1952 al 31 dicembre 2000 nell'assicurazione facoltativa e dal 13 ottobre 1963 al 31 dicembre 2000 nella «Mutualità pensioni» sono rivalutati, per i periodi antecedenti la liquidazione della pensione e secondo l'anno di versamento, in base ai coefficienti utili ai fini della rivalutazione delle retribuzioni pensionabili, di cui all'art. 3 della legge 29 maggio 1982, n. 297 (Disciplina del trattamento di fine rapporto e norme in materia pensionistica), e, dall'altro, che gli aumenti dei relativi trattamenti pensionistici decorrono dal 1° gennaio 2001. Orbene, la valutazione della ragionevolezza del sistema attuato dalla norma censurata deve essere operata tenendo conto del complessivo intervento del legislatore e, in questa prospettiva, la decorrenza degli incrementi dei ratei di pensione è solamente uno degli aspetti da esaminare, occorrendo prendere in considerazione anche il criterio di adeguamento del valore nominale dei contributi che è stato adottato e l'estensione temporale del periodo per il quale è stata imposta la sua applicazione. Quanto al meccanismo di rivalutazione, l'art. 69, comma 5, della legge n. 388 del 2000 ha fatto riferimento a quello (previsto dall'art. 3 della legge n. 297 del 1982) utilizzato in generale per la rivalutazione della retribuzione sulla cui base si determina l'importo della pensione nell'assicurazione generale obbligatoria. Esso consiste nell'applicare al valore nominale dei contributi un coefficiente pari alla variazione dell'indice annuo del costo della vita registrata tra l'anno solare cui si riferisce la retribuzione e quello precedente la decorrenza della pensione. Il legislatore, dunque, ha scelto di adottare un meccanismo che realizzasse un pieno ed integrale adeguamento del valore nominale dei contributi versati all'effettivo aumento del costo della vita; ciò pur non essendo obbligato a tanto, perché, in astratto, potevano essere ritenuti ammissibili anche altri, meno favorevoli, sistemi di rivalutazione della contribuzione versata (si veda la sentenza n. 265 del 1992, secondo la quale rientra nella discrezionalità del legislatore la determinazione del sistema di indicizzazione della base di computo dei trattamenti pensionistici, non essendo vincolante l'adozione del meccanismo di cui al citato art. 3 della legge n. 297 del 1982). Anche con riferimento al periodo di applicazione del descritto coefficiente di rivalutazione, la norma censurata ha stabilito che i contributi siano rivalutati dal giorno del loro versamento fino a quello di costituzione della pensione, adottando, così, il criterio più favorevole alle aspettative dei pensionati. Si è, in altri termini, realizzata l'integrale copertura del periodo nel corso del quale potrebbe essersi verificato l'aumento del costo della vita. La seconda parte dell'art. 69, comma 5, della legge n. 388 del 2000 stabilisce, poi, che le modalità di rivalutazione ora illustrate si applicano anche ai contributi versati dal 1° gennaio 2001 in poi. Le opzioni operate dal legislatore in tema di coefficiente di rivalutazione e di ambito temporale della sua applicazione sono tali, dunque, da consentire, per il futuro, la piena ed effettiva corrispondenza del valore dei contributi versati agli incrementi del costo della vita, con innegabile vantaggio per gli iscritti all'assicurazione facoltativa ed alla «Mutualità pensioni» a favore delle casalinghe, i quali vedranno il loro trattamento pensionistico liquidato sempre sulla base dell'ammontare della contribuzione rivalutata in maniera piena ed effettiva. L'innegabile gravosità per l'erario di simili scelte e la necessità del legislatore di tener conto, anche in tema di adeguatezza dei trattamenti pensionistici, del quadro della politica economica generale e delle concrete disponibilità finanziarie (sentenza n. 226 del 1993; ordinanza n. 202 del 2006), rendono non irragionevole la fissazione alla data del 1° gennaio 2001 della decorrenza degli incrementi pensionistici, limitazione adeguatamente controbilanciata dal vantaggioso coefficiente di rivalutazione adottato e dall'estensione del periodo coperto dalla rivalutazione. In conclusione, in relazione a sentenze (quelle n. 141 del 1989 e n. 78 del 1993) che non imponevano specifiche modalità di attuazione del principio dell'adeguamento del valore nominale dei contributi, il legislatore ha attuato una ragionevole applicazione di quel principio, prevedendo una limitazione della decorrenza degli incrementi pensionistici per i ratei de praeterito a fronte dell'introduzione di un coefficiente di rivalutazione pienamente favorevole, applicabile all'intero periodo intercorrente tra il versamento dei contributi e la costituzione della pensione e tale da assicurare ai ratei de futuro la corrispondenza tra il valore della contribuzione versata e l'incremento del costo della vita. Dalle considerazioni svolte discende l'infondatezza delle questioni proposte dai rimettenti sia con riferimento all'art. 3, secondo comma, sia rispetto all'art. 38, Cost.. per questi motivi la corte costituzionale riuniti i giudizi, dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2001), sollevate, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 38, primo e secondo comma, della Costituzione, dalla Corte di cassazione e dal Tribunale di Bologna, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 gennaio 2007. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 gennaio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA