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È infatti quello che consente la certezza della coesione ed è il riconoscimento reciproco di una società seria, che riesce a dare opportunità a tutti e che riconosce l'uguaglianza. Voi fate invece una cosa che ho definito incredibile, ma che sapete perfettamente non potrà reggere neanche cinque minuti davanti alla Corte costituzionale. I delinquenti sono delinquenti, siano essi italiani per nascita o italiani per acquisizione della cittadinanza: sono delinquenti allo stesso modo. I criminali sono criminali allo stesso modo. Voi invece introducete una differenza tra coloro che si sono macchiati di reati gravissimi, ma che non sono italiani di nascita, e coloro che, anche se criminali e mafiosi, siccome sono italiani, secondo il provvedimento in esame non perdono la cittadinanza. Quindi ci sono delle violazioni sistematiche. Quanto alla coesione sociale, fate un'operazione incredibile e distruggete scientemente l'unico sistema che stava dando dei frutti, dei risultati, ovvero il sistema di accoglienza degli SPRAR, organizzato in piccoli nuclei diffusi sul territorio e capace di dare integrazione. Qualcuno, anche della maggioranza, ha parlato in questa sede di integrazione: come pensate di farla? Pensate di fare integrazione togliendo diritti e riducendo gli spazi, destinandoli solo ai titolari dell'integrazione, ma tutti gli altri, che all'improvviso si vedono cancellati il titolo del permesso di soggiorno per protezione umanitaria, quelle 100.000 o 120.000 persone, dove andranno a finire? Avete scelto scientemente, con il provvedimento in esame, di privilegiare ancora una volta l'ottica dell'emergenza. Quindi togliere spazi, risorse e possibilità all'integrazione e al sistema diffuso, per privilegiare i grandi centri. E parlate di trasparenza? Grandi centri, quindi un insieme, tantissime persone che avranno un impatto fortissimo sul territorio. State scegliendo scientemente di alimentare il conflitto sociale. Ecco la terza parola: coesione sociale. Voi invece fate esattamente il contrario. Questo provvedimento, questo decreto-legge, il decreto Salvini, non produrrà più sicurezza, produrrà più insicurezza e conflitto sociale, perché state privilegiando un'ottica emergenziale. Avete raccontato in campagna elettorale (e continuate in questa narrazione) che voi avreste rimandato a casa 500.000 persone. Invece, ancora una volta, state producendo un'operazione che è semplicemente quella di far sembrare che volete usare questo strumento e queste modifiche per favorire questo, ma sapete perfettamente che ciò non è possibile, perché non siete in grado di avere i patti per il rimpatrio. State raccontando bugie e illusioni, ma scientemente, perché a voi interessa alimentare il conflitto sociale sull'immigrazione, in quanto avete l'interesse elettorale di alimentare le pulsioni razziste in questo Paese. Vi state assumendo una grande responsabilità. Per quanto ci riguarda, nell'annunciare con forza il nostro no a questo decreto-legge, vi diciamo con altrettanta chiarezza che in questo Paese ci sono tantissimi italiani, tantissime brave persone che dalla mattina alla sera militano nella solidarietà e militano sui valori. Noi staremo da quella parte e continueremo a combattere, perché crediamo in una società aperta, libera e di coesione sociale. Questo è il nostro impegno nel dirvi no. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . PRESIDENTE . Prima di procedere, invito per l'ultima volta in modo generico i colleghi a lasciare libero il banco del Governo. Poi, mi vedrò costretta a chiamarli singolarmente e nominalmente. CIRIANI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, il voto del Gruppo di Fratelli d'Italia (non è una novità annunciarlo) sul provvedimento sarà di astensione. È una scelta per noi quasi obbligata, a cui ci avete indotto e a cui ci avete praticamente costretti nel momento in cui il Governo e la maggioranza hanno scelto di mettere la fiducia sul provvedimento. Mettere la fiducia su un decreto-legge come questo significa, metaforicamente, mettere il filo spinato intorno al perimetro della maggioranza e dire che chi è dentro deve rimanere dentro (ed è meglio che non disturbi troppo), mentre chi è fuori deve rimanere fuori e non può avvicinarsi. Abbiamo tentato di migliorare, di emendare, di contribuire a rendere il testo più coerente con quelli che erano il nostro mandato elettorale e i nostri impegni assunti con i cittadini, ma non ci siamo riusciti. Lo abbiamo riscontrato subito in sede di Commissione, signor Presidente, quando i nostri emendamenti sono stati tutti inevitabilmente bocciati e addirittura considerati inammissibili, secondo procedure che noi riteniamo molto discutibili, forse addirittura arbitrarie. Non è infatti possibile che tutto quello che è suscettibile di creare imbarazzo all'interno della maggioranza in termini di emendamenti venga sottoposto alla ghigliottina dell'articolo 81 in 5 a Commissione o venga considerato estraneo alla materia, quando emendamenti simili se non uguali della maggioranza vengono tranquillamente accolti e posti in votazione. Non avendo avuto la possibilità politica né tecnica di discutere nel merito, la maggioranza ha deciso di chiudersi a riccio e di tentare di risolvere i propri problemi. In questo, registriamo anche uno svilimento oggettivo del ruolo del Senato e delle Camere in generale. Non è certamente un argomento nuovo, se n'è parlato moltissimo anche negli anni scorsi; però registro il fatto che, oltre a discutere ormai soltanto di decreti-legge, su questi viene addirittura posta la questione di fiducia. Qual è dunque il ruolo che noi possiamo esercitare? Mi rivolgo anche ai colleghi che nella scorsa legislatura erano all'opposizione, che adesso sono in maggioranza e che avevano annunciato di voler riformare il Parlamento, aprendolo come fosse una scatola di tonno. Ma, in realtà, più che aprire il Parlamento, lo hanno svuotato. Loro stessi che, ahimè non se ne rendono conto, sono vittime di questo modo di procedere che rende i nostri sforzi spesso vani e inutili. Certo, rimangono agli atti le proposte che abbiamo avanzato, tuttavia l'impossibilità di incidere su provvedimenti il cui contenuto viene deciso non in quest'Aula, ma fuori tra un arrivo di aereo e l'altro, non rende il nostro lavoro all'altezza di quanto probabilmente i cittadini si attendevano. Abbiamo la sensazione che il cosiddetto decreto sicurezza abbia perso un po' di peso tra la campagna elettorale, l'elaborazione del testo presso il Ministero e, poi, il faticoso accordo di maggioranza. Registriamo oggi anche la retromarcia sulle occupazioni abusive di cui si occupa Confedilizia. Noi non potevamo fare di più, per lanciare alla maggioranza un messaggio di disponibilità alla collaborazione. Tuttavia - lo dico ancora una volta - deve essere chiaro che sui temi della lotta all'immigrazione clandestina e della sicurezza dei cittadini Fratelli d'Italia e la destra politica italiana ci sono, ci sono stati e ci saranno ancora. Condividiamo lo spirito originario del provvedimento, volto a rovesciare il mainstream culturale e politico degli ultimi cinque o sei anni, che si può così sintetizzare: