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L'intervento delle Forze di polizia a difesa della sede della CGIL, pur avvenuto in un frangente di estrema concitazione, si è dispiegato almeno inizialmente in maniera tale da non evitare il prevalere dell'azione eversiva. È accaduto perciò che, grazie all'effrazione di una finestra laterale avvenuta alle 17,27, un piccolo gruppo di facinorosi sia riuscito a penetrare all'interno del pianoterra e, conseguentemente, a forzare la porta principale dell'ingresso, consentendo anche ad altri manifestanti, presenti all'esterno, l'accesso all'edificio. Questo è stato il momento più drammatico di quel sabato pomeriggio, che ha turbato fortemente l'opinione pubblica per la violenza dell'azione distruttiva e per lo sfregio alla democrazia che esso ha rappresentato; un momento durato otto angoscianti minuti e che ha avuto il suo apice dalle 17,32, quando i manifestanti irrompono nella sede sindacale, alle 17,35, allorché le Forze di polizia riprendono il pieno controllo della situazione e liberano i locali della CGIL, proteggendoli dalle possibili ulteriori pressioni dei manifestanti. I principali responsabili di questo vile assalto, in virtù dell'istituto della flagranza differita, sono stati tratti in arresto; si tratta di sei persone accusate di devastazione e saccheggio, istigazione a delinquere, danneggiamento, violazione di domicilio aggravata, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Tutte le persone arrestate sono ancora detenute in custodia cautelare. Le misure coercitive hanno raggiunto i due capi di Forza Nuova, Roberto Fiore e Giuliano Castellino, il loro sodale Luigi Aronica, Salvatore Lubrano, esponente di un'organizzazione della destra radicale, e Pamela Testa, aderente a Forza Nuova, dopo essersi evidenziata in occasione di manifestazioni no mask, e, infine, Biagio Passaro, tra i leader del movimento IoApro. Informo che sono in corso serrate attività di indagine e verifiche dei filmati registrati dal sistema di videosorveglianza per individuare altri responsabili di condotte penalmente rilevanti in relazione ai fatti accaduti presso la sede della CGIL. Tali attività hanno portato ieri sera all'esecuzione di misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di ulteriori due persone, riconosciute grazie alle immagini che li ritraggono durante l'assalto alla sede sindacale. Si tratta di Massimiliano Ursino e Lorenzo Franceschi, appartenenti entrambi al sodalizio Forza Nuova, accusati di devastazione e saccheggio in concorso con altri e di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Un ulteriore punto da approfondire è poi rappresentato dall'inedito tentativo di portare effettivamente l'assedio a Palazzo Chigi e a Montecitorio, dando così seguito a propositi quasi di carattere insurrezionale, minacciati anche in precedenza attraverso i social . Per lunghe ore una fiumana di manifestanti, provenienti in prevalenza da Via del Tritone, ha tentato, a più riprese, di avvicinarsi alla Presidenza del Consiglio dei ministri con intenti palesemente ostili. Gli scontri si sono poi susseguiti nell'adiacente Via del Corso e anche in prossimità di Largo Goldoni, laddove i manifestanti hanno eretto improvvisate barricate al riparo delle quali hanno lanciato oggetti contundenti all'indirizzo delle Forze dell'ordine. Nell'occasione gli assalti, come hanno mostrato le immagini in diretta televisiva, sono stati contenuti con l'impiego di lacrimogeni, di mezzi speciali, idranti; si è dovuto ricorrere a cariche di alleggerimento per disperdere i manifestanti più esagitati allorché i loro tentativi di sfondamento si facevano più intensi e pericolosi. Tra le Forze di polizia si sono alla fine contati - come ho detto - 41 feriti, 11 dei quali appartenenti alla questura capitolina, 21 al reparto mobile di Roma, 3 all'Arma dei carabinieri, 6 alla Guardia di finanza. In occasione degli scontri si è proceduto all'arresto in flagranza di altre sei persone, cinque delle quali per violenza, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale e una per lesioni personali aggravate dall'uso di arma impropria. Il dispositivo di sicurezza che ha protetto le sedi istituzionali più rappresentative e quelle del Governo nazionale e del Parlamento ha, dunque, fronteggiato una situazione che, per dimensione, intensità e durata, non ha avuto precedenti. La giornata del 9 ottobre si è conclusa registrando presso il pronto soccorso del Policlinico di Roma un ulteriore episodio collegato ai disordini avvenuti nel pomeriggio. Intorno alle ore 24, alcuni familiari di Paolo Marchetti, manifestante rimasto contuso nei tafferugli e sottoposto a triage per le cure del caso, cercavano di raggiungere il loro parente, il quale, dopo aver riferito di non essere vaccinato, aveva anche rifiutato di sottoporsi al tampone. I parenti del Marchetti, inveendo all'indirizzo dei sanitari, tentavano anche un accesso forzoso all'interno del pronto soccorso, non riuscito grazie all'intervento degli agenti della Polizia di Stato, presenti occasionalmente sul posto per le necessarie cure mediche determinate dall'incidente avvenuto poco prima. In quel frangente, lo stesso manifestante dava in escandescenza, aggredendo il personale infermieristico e spintonando un operatore sanitario che tentava di fermarlo. Il Marchetti si è poi allontanato dall'ospedale unitamente ai suoi familiari; la Digos sta svolgendo un'attività di indagine per valutare gli aspetti penali delle condotte venute in rilievo durante l'episodio, che comunque non ha comportato la devastazione dei locali sanitari, come richiamato da alcune testate giornalistiche. Passo ora a riferire sui fatti accaduti sabato scorso a Milano. Nel primo pomeriggio, intorno alle ore 16, si è radunato a Piazza Fontana un folto numero di manifestanti che protestavano contro l'introduzione delle certificazioni verdi. La composizione dei partecipanti è risultata, come di solito, molto variegata, con la parte più consistente priva di una precisa connotazione e con la presenza di un gruppo di circa 80 persone riconducibili all'area anarchica. L'iniziativa ha visto l'immediato intervento delle Forze di polizia, le quali hanno provveduto a predisporre nuclei di sbarramento sulle principali vie di uscita dalla piazza, avvertendo i partecipanti che la stessa iniziativa avrebbe potuto proseguire solo in forma statica e delle conseguenze legali della inosservanza di tali indicazioni. La manifestazione, che ha visto l'iniziale partecipazione di qualche migliaio di persone, già intorno alle 17 raggiungeva le 3.000 unità. Poco dopo i manifestanti, interloquendo con i responsabili dell'ordine pubblico, hanno espresso l'intenzione di volersi indirizzare verso la camera del lavoro, ma è stato categoricamente escluso che tale destinazione potesse essere ricompresa in qualunque forma dinamica della protesta. Alle 17,30 i dimostranti si sono mossi in direzione di Piazza Duomo, ove nel frattempo si era provveduto a proteggere i punti più sensibili, proseguendo quindi per Piazza San Babila e lungo Corso Venezia, sino a giungere in Piazza Oberdan. In quel frangente, con ulteriori contingenti di forza pubblica, coordinati da funzionari, si è provveduto anche a proteggere la sede del quotidiano «Libero», già oggetto di contestazioni in precedenti analoghe manifestazioni.