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14- a predisporre un piano di controllo sostenibile per le specie alloctone che alterano gli equilibri ambientali e hanno ripercussioni sulle attività agricole, unitamente alla gestione ecologica e al controllo delle specie di uccelli ittiofaghe, che hanno un impatto sulla fauna ittica e sull'acquacoltura, anche con metodi incruenti di difesa passiva e attiva (copertura con fili, reti e serre, guardiania, cannone a gas, emettitori multipli di ultrasioni, suoni e lampi di luce, ecc.); 15- a dare attuazione al nuovo "Piano di conservazione e gestione del Lupo in Italia" che prevede tra l'altro l'attualizzazione dei dati sulla distribuzione e consistenza del lupo sulle Alpi e un rafforzamento delle indicazioni per Ministeri e Regioni per la definizione di documenti, l'inserimento fra i temi oggetto di informazione e comunicazione dell'impatto dei cani vaganti e degli ibridi lupo-cane sulla conservazione della specie; 16- a ripensare l'approccio di gestione del cinghiale sul territorio, puntando alla prevenzione efficace, principio generale di notevole rilevanza che deve guardare al futuro in maniera intelligente e concreta, evitando sprechi di tempo e di denaro pubblico, e attivando un piano straordinario di riequilibrio per la sostenibilità ambientale della specie, coordinandolo con attenzione a quanto previsto al punto 10. Contestualmente attivare un progetto di reintroduzione del cinghiale maremmano più piccolo e meno prolifico attraverso prelievi di esemplari presenti nella Tenuta presidenziale di Castelporziano, Parco del Circeo e Tenuta di San Rossore; 17- ad attivarsi al fine di emanare norme efficaci che colmino i vuoti legislativi e quindi porre in essere senza indugio tutti i decreti attuativi in materia rimasti ancora in sospeso, dando priorità a quello previsto dall'art. 19 bis, comma 5 della Legge n. 157/1992; 18- a rivedere il quadro normativo a partire dalla legge 157/1992: a) affinché la gestione della fauna selvatica sia finalizzata alla conservazione e alla diffusione delle specie animali, anche in rapporto di compatibilità con l'ambiente e con le attività antropiche, soprattutto quelle agricole; b) determinando le linee guida, affinché le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, nell'ambito dei piani faunistico-venatori stabiliscano: - gli interventi di prevenzione dei danni da fauna selvatica; - le misure ordinarie di controllo della fauna selvatica; - le misure straordinarie di controllo della fauna selvatica, nel caso in cui gli interventi di prevenzione dei danni e le misure ordinarie di controllo della fauna stessa, siano inefficaci a realizzare gli scopi di contenimento della medesima; - gli incentivi, le regole ed i percorsi di formazione e di sperimentazione per la difesa attiva dalle specie dannose come tali definite dalle regioni sulla base delle situazioni territoriali sulla base di linee guida condivise a livello nazionale tra MIPAAF e MITE e le regioni e province autonome; - i criteri di risarcimento adeguati a ristorare l'effettivo pregiudizio patrimoniale sofferto dalle attività produttive e in particolare quelle agricole, dalla fauna selvatica; 19- a semplificazione delle procedure di risarcimento dei danni prodotti dalla fauna selvatica e dall'attività venatoria; 20- a prevedere lo scorporo del risarcimento o dell'indennizzo per i danni di alcune specie selvatiche o inselvatichite dalla quota massima prevista per gli aiuti delle aziende agricole rientranti nel regolamento de minimis; 21- a prevedere criteri più corrispondenti agli effettivi danni da fauna selvatica subiti dalle attività produttive e conseguenti adeguati risarcimenti, anche per una maggiore tutela ecologica-ambientale, evitando le alterazioni ecosistemiche ed i disequilibri tra le specie ovvero di danneggiamento di beni protetti, di valore storico-culturale. Allegato RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 337 ( Doc. XXIV, n. 46) La Commissione, a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, dell'affare sulle problematiche inerenti ai danni causati all'agricoltura dall'eccessiva presenza di fauna selvatica, richiamato l'ampio ciclo di audizioni svolto con i soggetti istituzionali competenti ed esperti, nonché il materiale acquisito; premesso che: negli ultimi anni si sta verificando una continua crescita dei danni causati alle attività agricole e zootecniche, alla piscicoltura nonché alla biodiversità dalla fauna selvatica. Il fenomeno assume la dimensione di una vera e propria emergenza in alcune aree del nostro Paese, tanto da compromettere la capacità di fare impresa degli agricoltori e degli allevatori coinvolti, con evidenti ripercussioni in termini di redditività; elemento imprescindibile per una corretta valutazione del fenomeno è rappresentato dall'analisi qualitativa e quantitativa di dati e informazioni, che permettono di ricostruire un quadro preciso delle problematiche (tipologia dei danni, quantificazione, tipo di colture danneggiate e specie animali interessate) per poter valutare interventi davvero risolutivi; una gestione sempre più in difficoltàdella coesistenza fra animali selvatici e attività agricoledetermina un crescente risentimento fra gli agricoltori, i quali sono due volte vittime, sia per la perdita delle coltivazioni o del bestiame, sia per le lungaggini dei risarcimenti, tra l'altro incongruenti rispetto ai danni subiti; la tipologia di danni, variabile nei diversi contesti geografici e territoriali, è correlata alle attività svolte ed alle specie di selvatici. I danni alle colture agrarie sono provocati pressoché in tutto il Paese soprattutto dal cinghiale, in misura minore e più localizzata, dal cervo, dal capriolo e dal daino, a questi si aggiungono i danni arrecati da uccelli (in particolare corvidi, storni, svassi e cormorani); a partire dagli anni '50 vi è stata una reintroduzione, in diverse zone d'Italia, della specie Sus scrofa , provenienti dall'Est Europa, senza un attento studio dell'impatto che tale ripopolamento avrebbe comportato su ambiente e biodiversità. In quegli anni, per scopi venatori e in taluni casi per ripopolamento di specie drasticamente ridotte, furono introdotti nel nostro Paese anche altre specie di animali selvatici ancora con assenza di studi specifici sull'interferenza con ambiente e fauna locale, fra cui troviamo le minilepri, l'istrice, il capriolo. Tali semplicistiche introduzioni, anche di specie alloctone, hanno rappresentato erappresentano un rischio aggiunto per la diffusione di malattie, oltre alle alterazioni agli ecosistemi; talvolta alcune specie, già presenti in Italia, sono state reintrodotte in zone in cui erano assenti, come accaduto per il capriolo e il cervo; premesso altresì che: le colture maggiormente danneggiate da ungulati sono: castagneti da frutto (localmente con danni a varietà di pregio ed elevato valore economico); vigneti; frutteti; ortaggi; graminacee (orzo, grano, avena, farro, mais); patate.