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Questo decreto-legge ha ben poco a che vedere con lo scopo di sbloccare i cantieri, ma sembra più riguardare in generale uno sblocca corruzione, un allentamento delle regole di trasparenza e vigilanza, una sottovalutazione del rigore necessario per le autorizzazioni, così diminuendo la tutela dei beni culturali, paesaggistici e ambientali, un ridimensionamento sistematico e ingiustificato del ruolo e delle funzioni dell'Autorità nazionale anticorruzione. Non ho molto tempo a disposizione per evidenziare tutti i passaggi critici, ma vorrei sottolineare negativamente almeno il ritorno, fino al 2021, dell'appalto integrato, il vecchio appalto concorso, ovvero la progettazione ed esecuzione dei lavori da parte dello stesso soggetto. La progettazione indipendente da chi deve realizzare l'evento è stato uno dei capisaldi del nuovo codice degli appalti e aveva lo scopo di incrementare la qualità dei progetti e la ricerca di soluzioni tecnologiche che al meglio potessero inserire le opere nel contesto ambientale, territoriale e urbano. Il ritorno al vecchio regime viene inoltre completato dalla riesumazione - ahimè - dei commissari straordinari. A tal proposito, considerata l'ampiezza dei poteri di deroga riconosciuti ai commissari, sarebbe stato opportuno prevedere l'obbligo almeno di motivazione delle deroghe. Per questo ho presentato un emendamento, che mi auguro possa essere accolto. Un ritorno al passato è generato anche dalle proroghe sulla quota di lavori da mettere a gara per le concessioni, dall'aumento del subappalto, dagli allenamenti dei controlli e della soglia dei lavori a trattativa privata, dalla destrutturazione delle procedure autorizzative in materia di infrastrutture strategiche, soluzioni già sperimentate in passato, che non hanno assolutamente incrementato i lavori, ma solo la scarsa qualità delle opere pubbliche, talune rimaste incompiute e inoltre un aumento ingiustificato dei costi, oltre che, come ho già detto, gravi episodi di corruzione e di concussione. Cari colleghi della maggioranza, a poco serve lanciare messaggi di rigore con una mano, se con l'altra si alza a dismisura la soglia per gli affidamenti diretti di lavori senza gara, se ritorna il criterio del prezzo più basso per lavori di milioni di euro, se si reintroduce la libertà di subappalto, se si cancellano le linee guida dell'anticorruzione. Ai colleghi 5 Stelle dico: non eravate quelli della legalità, dell'onestà, della trasparenza? Questo provvedimento, come altri che avete votato in quest'ultimo anno, va - sappiatelo, ma lo sapete - nella direzione opposta. Gli elettori se ne sono accorti, in metà sono scappati. Siete sicuri di voler continuare così? (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, dopo oltre un anno dall'avvio della legislatura sembra che finalmente questo Governo si sia accorto che rimandare, analizzare, ripensare e infine tentare di cancellare ogni opera che possa creare lavoro, crescita e sviluppo non sia esattamente quello di cui il Paese ha bisogno. A noi, in verità, pareva che non fosse così difficile capire che alle persone interessa legittimamente che si creino le condizioni per consentire di fare impresa, di dare lavoro, di lavorare, di spostarsi velocemente e in modo sostenibile tra le nostre città e verso l'Europa e il mondo. Per questo non abbiamo mai smesso di sostenere le idee giuste, di lavorare a progetti che consentano di ridurre le tasse, di rendere lo Stato più efficiente, di migliorare la scuola e l'università, di proporre investimenti in ricerca e sviluppo, di utilizzare le opportunità che arrivano dall'Europa, di portare a termine i tanti progetti infrastrutturali che possono rendere il Paese più competitivo. Ora pare che almeno sul fronte dei lavori pubblici il Governo si sia accorto di quanto sia necessario non rimandare ma agire, non analizzare e ripensare ma portare a termine. Prendere atto del presunto risveglio del Governo porta però con sé almeno due considerazioni. La prima è che se è necessario un intervento che consenta di avviare o riavviare i cantieri, allora tutte le premesse di metodo che questo Governo si era dato fino a qui, ovvero che le opere dal TAP al TAV non dovessero essere portate a termine, cadono. Erano premesse sbagliate ed è tempo che il Governo lo ammetta esplicitamente. La seconda considerazione che il decreto-legge che ci accingiamo a convertire induce naturalmente a fare è che, nonostante il tentativo ancora una volta, non basta usare una formula linguistica per riuscire a fare le cose per bene. La formula apparentemente accattivante dello sblocca cantieri, infatti, non è sufficiente perché i cantieri si sblocchino, perché si passi dal dire al fare. Naturalmente sappiamo benissimo perché si è scelta questa formula apparentemente evocativa, «sblocca cantieri»: l'idea è di far credere ai cittadini - o forse dovremmo dire agli elettori - che anche un Governo che sta in piedi grazie a un ben orchestrato disaccordo permanente e che più che agire tende a tirare a campare possa fare qualcosa per lo sviluppo, la crescita e lo sblocco di quello che nel Paese c'è da sbloccare. Purtroppo, non è così: ancora una volta, il decreto-legge, lungamente meditato dal Governo, con tempi biblici tra l'annuncio e la pubblicazione, non ha contenuti all'altezza nemmeno della formula con la quale è stato sintetizzato, la quale va dunque da subito ridefinita, perché qui siamo certamente davanti ad un intervento che non sblocca i cantieri. I decreti e i provvedimenti attuativi presenti nel testo si sprecano e quindi trascorreranno ancora mesi prima che il quadro, variamente ipotizzato, possa trovare un'implementazione concreta. Inoltre, ancora peggio sono le molteplici criticità di merito contenute nel testo e rispetto alle quali la maggioranza ha deciso di non intervenire, non solo quando le critiche costruttive sono arrivate dall'opposizione, ma anche - e questo è ancor più grave - quando sono giunte dalle diverse realtà audite, dal Paese dunque, che ancora una volta questo Governo intende non ascoltare. Si propone così uno sblocca cantieri che, anche se fosse stato ben congegnato, sarebbe stato un pannicello caldo. Non si guarda però a chi crea lavoro e a chi lavora, non si incentiva a dovere il riuso edilizio, non si dicono finalmente parole chiare sulla prosecuzione di opere fondamentali come il TAV, il Terzo valico o l'Autostrada 33. È tempo che questo Governo agisca in modo fattivo e incisivo, non solo attraverso mere dissimulazioni lessicali. Il Paese ha bisogno di crescere e guardare al futuro. È tempo che questa maggioranza, insieme ai cantieri, sblocchi se stessa e decida se intende lavorare veramente per l'Italia o se non preferisca invece desistere. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (M5S) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, il tema di cui discutiamo (contratti pubblici, accelerazione di interventi infrastrutturali e di rigenerazione urbana) insiste sul codice degli appalti, già oggetto di alcuni nostri interventi: