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la Carta europea dell'autonomia locale, firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985, ratificata dal Parlamento con la legge 30 dicembre 1989, n. 439, ed in vigore per il nostro Paese dal 1° settembre 1990, stabilisce che "per autonomia locale, s'intende il diritto e la capacità effettiva, per le collettività locali, di regolamentare ed amministrare nell'ambito della legge, sotto la loro responsabilità, e a favore delle popolazioni, una parte importante di affari pubblici" e che "tale diritto è esercitato da Consigli e Assemblee costituiti da membri eletti a suffragio libero, segreto, paritario, diretto ed universale, in grado di disporre di organi esecutivi responsabili nei loro confronti"; il numero delle Province italiane negli anni ha subito un aumento esponenziale, dalle 59 presenti nel 1861 al momento dell'unità d'Italia (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Lazio non facevano però ancora parte dello Stato) alle 110, picco massimo, del 2009. Oggi, tra Province, liberi Consorzi comunali e Città metropolitane (escludendo Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia) si possono contare 100 diversi enti; negli anni si sono susseguite varie proposte inerenti alla riduzione del numero delle Province: il Governo Monti, nel 2012, varò un decreto, mai convertito in legge, per passare, nelle regioni a statuto ordinario, da 86 a 51 enti, la Società geografica italiana propone l'istituzione di 36 dipartimenti (addirittura abolendo le Regioni), la stessa UPI (Unione delle Province d'Italia) ha più volte sostenuto la necessità di razionalizzare il numero delle province, impegna il Governo ad assumere iniziative, anche normative, volte a: a) sentite le Regioni e gli enti interessati, ridurre il numero di Province e Città metropolitane, al fine ottimizzare la dimensione demografica, territoriale e economica degli enti; b) consentire l'elezione diretta del sindaco e del Consiglio metropolitano, facendosi promotore dell'eliminazione della disposizione di legge inerente alla suddivisione del comune capoluogo in più Comuni e dell'approvazione del necessario sistema elettorale; c) ripristinare l'elezione diretta del presidente e del Consiglio provinciale; d) rivedere la forma di governo di Province e Città metropolitane, ripristinando le Giunte provinciali ed istituendo quelle metropolitane. Atto n. 1-00034 MARSILIO CIRIANI GARNERO SANTANCHE' IANNONE BALBONI BERTACCO LA PIETRA URSO RUSPANDINI RAUTI Il Senato, premesso che: il 4 novembre 1918 l'Italia vinceva la prima guerra mondiale, dopo 42 mesi di combattimenti che portarono a oltre 600.000 morti soltanto tra i soldati, senza contare i civili il cui numero di vittime fu di poco inferiore; si tratta di un'immane tragedia, come tutte le guerre, ma anche di una grande vittoria, frutto dell'eroismo dei nostri soldati che, accorsi da tutta Italia, dalle terre irredente e perfino da oltre mare, fecero sì che uno Stato appena formato diventasse davvero nazione; il passato è parte integrante dell'identità di un popolo e, in questo spirito e per tenere viva la memoria collettiva, nel giugno 2013 è stato istituito il Comitato interministeriale per il centenario della prima guerra mondiale e la legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013, art. 1, commi 308 e 309) ha stanziato fondi per la messa in sicurezza, il restauro dei "luoghi della memoria" e per promuovere la conoscenza degli eventi dalla prima guerra mondiale, preservarne la memoria in favore delle future generazioni, attraverso la realizzazione di manifestazioni, convegni, mostre, itinerari, anche con il coinvolgimento attivo delle scuole; nonostante le intenzioni lodevoli, gli interventi previsti non sembrano aver raggiunto il loro scopo; proprio i lavori di ristrutturazione dei monumenti, certamente necessari, paradossalmente rendono difficoltosa e talvolta impossibile la fruizione dei sacrari, proprio nell'anno della celebrazione del centenario della vittoria; tutta l'attività celebrativa è praticamente concentrata nel restauro, mentre risulta assolutamente trascurato l'aspetto culturale e informativo, cosicché questo anniversario, fondamentale per la nostra storia, sta, di fatto, passando in sordina; sul sito ufficiale del centenario le attività del Governo sono ferme agli anni scorsi e le attività patrocinate, gratuitamente, sono pochissime spesso e frutto dell'impegno di meritorie ma piccole associazioni, generalmente dedicate agli specialisti mentre manca completamente la diffusione verso il grande pubblico; il calendario delle attività di ottobre e novembre 2018 presenta solo 7 eventi, mentre le attività più importanti, quelle cioè per le scuole, sono ferme al 2015; fondamentale, per la formazione dei giovani, è comprendere il significato di quella vittoria, non sotto il profilo militare, ma soprattutto sotto quello culturale, perché essa rappresentò il compimento del processo risorgimentale, facendo sentire per la prima volta gli Italiani come un vero popolo sotto la stessa bandiera; la rimozione dell'evento della vittoria è stato frutto di un clima culturale che, purtroppo, deprezza valori fondamentali, come l'orgoglio e l'amore patrio, condannando apoditticamente i valori militari in nome di una malintesa ideologia "pacifista", in ragione della quale ci si dovrebbe quasi vergognare di aver combattuto e persino vinto una guerra, tanto è che, in Italia, il 4 novembre (giorno in cui fu firmato l'armistizio siglato con l'Impero austro-ungarico) non è più un giorno festivo, e tantomeno una festa della vittoria, quanto la giornata dedicata alle forze armate; i soldati sul Carso e sul Piave, i marinai nell'Adriatico e nei sommergibili, gli avventurosi pionieri dell'aviazione meritano l'attenzione, il riconoscimento e la celebrazione di tutti gli italiani, impegna il Governo: 1) ad assumere tutte le iniziative necessarie per celebrare degnamente il centenario della vittoria, anche con il coinvolgimento delle istituzioni culturali del Paese, delle Regioni e dei Comuni; 2) a promuovere e sostenere iniziative, anche presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, volte a favorire lo studio e la conoscenza di quel che significò per gli Italiani combattere la grande guerra al fine di recuperare la memoria storica della nostra nazione. Interrogazioni Atto n. 3-00134 BELLANOVA MARGIOTTA GRIMANI BOLDRINI MANCA BITI CUCCA LAUS MARINO FARAONE COMINCINI D'ALFONSO COLLINA Ai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il 21 giugno 2018 è stata approvata la legge di conversione del decreto-legge n. 38 del 2018, recante misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p. A., che rappresenta l'ultimo provvedimento in ordine di tempo di una lunga serie di interventi finalizzati al salvataggio e alla ristrutturazione del debito della compagnia aerea;