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E allora perché abbiamo perso tanto tempo a Bruxelles, impegnandoci in trattative fallimentari e pericolose invece di unirci a quanti chiedono quella che in ogni caso sarà l'inevitabile soluzione, la soluzione che sarà adottata perché l'unica che permetterà al progetto unionista di tirare a campare ancora per un po'? Sto parlando dell'intervento deciso e illimitato della Banca centrale europea. Il Governo sottostima l'entità della crisi e ci propone rimedi basati su strumenti inadeguati, dei quali peraltro sembra vergognarsi. È stato notato in altra sede che il ricorso al MES, cioè le forche caudine alla cui umiliazione questo Governo ha voluto esporci, nel dileggio unanime della stampa internazionale, non è nemmeno citato nel DEF. Forse una cosa non è chiara; tutti gli strumenti di finanziamento europei proposti prevedono che una qualche istituzione, che sia il fondo MES, che sia la Banca europea per gli investimenti (BEI), che sia il costituendo fondo European redemption fund (ERF), collochi dei titoli sul mercato. Ora il collocamento di una quantità di titoli proporzionata alle dimensioni delle esigenze di recupero dell'eurozona richiede innanzitutto tempo e poi non è detto che vada a buon fine, a meno che non intervenga la BCE a sostenere il mercato, perché i ritardi, in particolare quelli del nostro Paese nel gestire l'emergenza sanitaria e l'emergenza dell'economia reale, porteranno con sé una crisi finanziaria. A quel punto solo la BCE potrà fare mercato per quei titoli. La domanda quindi è: perché non ci disfiamo subito di questo tabù? Perché non saltiamo un passaggio, quello in cui ci viene chiesto di indebitarci con il MES, con tutti i rischi connessi? Perché non chiediamo liquidità a chi può crearla senza costi? Mistero. Ci viene detto che il MES non imporrà condizioni al Paese, ma poi ci viene confessato che quel MES non c'è. Ci viene detto: «Voi avete ostacolato il percorso verso la solidarietà europea votando contro gli eurobond ». Certo, carissimi amici, la solidarietà degli eurobond pagata con l'oro di Bankitalia, come voleva l'onorevole Prodi, o con le ecotasse europee come vogliono i verdi, sinceramente ci interessa poco. Solo voi potete considerare un successo un fondo di solidarietà in cui gli interessi sui titoli emessi per finanziare gli interventi a fondo perduto verranno pagati con nuovo eurotasse europee, nuove ecotasse. Questo è scritto al punto 9 della proposta italiana. Noi apprezziamo la raffinatezza. Dopo aver impedito a noi di togliere la plastic tax tramite emendamento, vi accingete a toglierla voi per decreto, ma solo perché avete promesso all'Europa di far rientrare dal portone europeo quello che adesso fate finta di buttare dalla finestra. Ci viene detto, e questa è la più bella di tutte: «Ma se siete contro l'Europa, perché chiedete all'Europa di salvarci?». Questo è un grande capolavoro di "gnè gnè gnè" dialettico. Noi non siamo contro l'Europa, come non siamo contro l'Antartide o contro l'Oceania. Noi siamo contro le istituzioni che non funzionano secondo le regole. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Se non interviene, la BCE rischia di innescare una crisi, semplicemente rischia di venire meno al suo compito di contribuire alla stabilità del sistema finanziario, ex articolo 127, comma 5, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). È un compito che, nella sua insondabile saggezza, ha interpretato nel senso di far cadere i Governi che le stavano antipatici (ma questo è un altro discorso). Sta a chi difende, sta a chi venera l'Unione europea dimostrare che le sue istituzioni funzionano. Sarò estremamente chiaro. L'Europa di cui voi parlate, quella della solidarietà che presuppone una piena unione politica, questa Europa irenica, non c'è ancora e non ci sarà mai. In questo però siamo abbastanza simili, perché anche l'Europa che vorremmo noi, quella che funzionava, quella precedente al Trattato di Maastricht, non c'è. Ma tutti vedono la differenza. Voi sognate, auspicate, sperate; noi prendiamo atto della realtà e ci rivolgiamo all'Europa che esiste, alle istituzioni esistenti, ai Governi nazionali e alla BCE. Voi auspicate e noi scongiuriamo. Vi scongiuriamo: uscite da dogmi e da cliché che non vi appartengono culturalmente; uscite dal pattume liberista degli anni Ottanta e guardatevi intorno: il mondo in cui viviamo è diverso. Ma per l'inerzia del mastodonte unionista dobbiamo gestirlo con istituzioni inadeguate, arretrate. Aprite gli occhi: l'Italia è un paese meraviglioso, non affossatelo con la vostra cecità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Papatheu) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, siamo dunque arrivati al momento in cui il nodo è venuto al pettine, perché questo DEF ci parla di un aumento della disoccupazione, che è arrivata all'11,6 per cento; di un calo dei consumi del 7,2 per cento; di un calo degli investimenti del 12,3 per cento; di un calo del PIL dell'8 per cento; di un calo dell' export del 14 per cento; di una crescita del rapporto debito-PIL (rapporto che arriva al 155 per cento, un valore mai riscontrato nella storia della Repubblica). Ci troviamo a dover configurare un aumento del debito, quindi un indebitamento netto di 75 miliardi di euro, perché oltre ai 55 richiesti si tratta di recuperare quei 20 miliardi che mancavano al decreto di liquidità. Si tratta di acquisire la liquidità che non c'era nel decreto liquidità. Quindi si tratta di affrontare un fabbisogno di 160 miliardi di euro. Ebbene, quando uno ha bisogno di liquidità e non ha risorse proprie, deve fare debito, è molto semplice. Quindi l'Italia quest'anno dovrà andare sui mercati ed emettere 550 miliardi di euro di emissioni statali, di obbligazioni. Vorrei allora vorrei che fosse chiaro a tutti in quest'Aula e a tutti quelli che ci ascoltano che di questi 550 miliardi la BCE quest'anno, se rispettasse il parametro minimo del 17 per cento dell'azionariato Italia del sistema dell'Eurogruppo e con un criterio di 85 per cento di emissioni statali e 15 per cento di emissioni private, acquisterebbe - anzi acquisterà - circa 200 miliardi di euro di obbligazioni e titoli di Stato italiani. Noi siamo più o meno in piedi perché la BCE compra questa roba: deve essere chiaro agli italiani, perché altrimenti si continua a mistificare. Siccome probabilmente la BCE crescerà e comprerà più del 17 per cento, arriverà a coprire metà del fabbisogno obbligazionario italiano. Chiarito che la BCE è dalla nostra parte, come tante altre istituzioni europee, noi di Forza Italia facciamo della difesa del nostro ruolo in Europa una bandiera (non per niente facciamo parte del Partito Popolare Europeo che è il partito di maggioranza del Parlamento europeo), restano circa 300 miliardi di euro da trovare sui mercati.