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Così come alla stazione di Cernusco-Merate due rapine avevano fruttato un cellulare e denaro contante e a Calolziocorte un viaggiatore era stato fermato e costretto a consegnare, sotto minaccia di una pistola e un coltello puntati, il portafoglio e il telefono cellulare; le baby gang specializzate in rapine sui treni della tratta Milano-Lecco, sgominate nei giorni e nei mesi scorsi dalle compagnie dei Carabinieri di Merate, Lecco e Vimercate, con ogni probabilità non erano le sole in azione tra il capoluogo meneghino e quello lariano, dato che un altro manipolo di giovanissimi sembra essere entrato in azione, spadroneggiando in treno come in stazione, come documenta l'episodio del 30 aprile a Olgiate Molgora; il prefetto di Lecco, interpellato dagli interroganti sulla questione, ha assicurato che il piano di sicurezza per le stazioni, adottato in sede COSP (centro operativo soccorso pubblico), nell'ambito di specifici progetti ritenuti prioritari per il territorio, e sul quale anche il Ministero dovrebbe essere informato con specifici report , risulterebbe dare buoni esiti a seguito del rafforzamento delle misure di controllo del territorio e degli interventi delle forze di polizia all'interno delle stazioni; sempre secondo il Prefetto sarebbe stato richiesto più volte un potenziamento del servizio di Polizia ferroviaria competente al compartimento di Milano, e che per quanto riguarda gli ultimi episodi di violenza registrati sarebbero in corso le indagini che dovranno essere poi valutate anche in vista della proroga del citato piano straordinario per la sicurezza; non è più accettabile che servizi essenziali per i cittadini come quello del trasporto ferroviario o che luoghi come le stazioni siano diventati zone di spaccio, rapine e violenza e che, giustamente, siano percepiti dalla popolazione come estremamente pericolosi, si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire la sicurezza dei cittadini utenti del servizio di trasporto pubblico nelle tratte ferroviarie lombarde. Atto n. 4-00093 GALLONE Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il signor Valentino Sonzogni, imprenditore cinquantenne di Villa d'Almè (Bergamo), è bloccato in Cina, dove si trovava per una breve vacanza, dal 3 dicembre 2017, a causa di un provvedimento disposto dal fisco cinese che gli attribuisce un'evasione fiscale di 4 milioni di euro per una società costituita attraverso una joint venture italo-cinese; l'imprenditore bergamasco sarebbe vittima, a suo dire, di una frode architettata da un cittadino cinese, al quale era stata data in gestione, all'insaputa di Sonzogni, la ditta che egli aveva fondato nel 2005 con un cugino attraverso la joint venture ; il signor Sonzogni, come ha sempre affermato anche tramite i suoi legali, non è da ritenersi responsabile dell'evasione fiscale ma, al contrario, sarebbe stato truffato dai soci orientali; infatti la società, benché fallita nel 2008, risultava ancora sotto la sua responsabilità sebbene egli non ne fosse al corrente e tale tesi è avvalorata dal fatto che da tempo il signor Sonzogni non si recava in Cina; dalle notizie assunte, risulta inoltre che in questi anni, sempre a sua insaputa, la società avrebbe continuato ad operare falsificando firme e bilanci e l'imprenditore bergamasco sarebbe venuto a conoscenza della situazione solo quando è stato fermato dalla polizia doganale dell'aeroporto di Pechino, che gli ha impedito di rientrare in Italia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover intervenire con la massima urgenza affinché il Governo cinese accerti in tempi rapidi la verità dei fatti riguardo al signor Sonzogni; se siano stati attivati tutti gli strumenti di protezione diplomatica nei confronti dell'imprenditore bergamasco. Atto n. 4-00094 BARBARO Al Ministro della giustizia Premesso che: è evidente la discrasia che si è realizzata a seguito della modifica dell'art. 5- sexies della legge n. 89 del 2001 (cosiddetta legge Pinto) in materia di equa riparazione per l'irragionevole durata del processo; con l'art. 1, comma 777, della legge n. 208 del 2015 (legge di stabilità per il 2016) con decorrenza 1° gennaio 2016 è stato introdotto un termine dilatorio di 6 mesi per effettuare il pagamento delle somme liquidate, termine che non decorre prima che il creditore abbia provveduto ad una serie di adempimenti indicati dal comma 1 del medesimo articolo 5- sexies ; in realtà le amministrazioni debitrici (principalmente il Ministero della giustizia) hanno nuovamente posticipato tale pagamento, che già con la nuova disciplina legislativa si attarda normalmente di ben 10 mesi dalla pubblicazione dei decreti di condanna emessi dalle varie Corti d'appello italiane; a giudizio dell'interrogante la vicenda ha dell'incredibile giacché i cittadini destinatari di tali provvedimenti giudiziari, dopo aver atteso a volte decenni per ottenere una sentenza ed ulteriori 3-4 anni per ottenere un decreto di risarcimento ex legge Pinto, sono costretti ad attendere ulteriori anni per ricevere le somme dovute per l'irragionevole durata dei processi in cui sono stati coinvolti; si pensi che dalla pubblicazione del decreto ex legge Pinto all'introduzione del giudizio di ottemperanza innanzi ai TAR competenti attualmente passano ulteriori 10 mesi giacché il Ministero non ottempera al pagamento nel termine di 10 mesi stabiliti dalla legge di stabilità per il 2016; si tenga presente che su tale norma (art. 1, comma 777) è stata sollevata una questione di legittimità costituzionale dal TAR Liguria per l'eccessivo appesantimento della procedura volta ad ottenere il risarcimento dovuto da parte del Ministero, si chiede di sapere quali siano le risorse economiche che il Ministero della giustizia ha stanziato per far fronte a tali risarcimenti per gli anni 2018-2019 nonché quali iniziative concrete il Ministro in indirizzo intenda adottare per rendere più semplice l'ottenimento di quanto dovuto da parte dei legittimi beneficiari. Atto n. 4-00095 BERARDI MALLEGNI MASINI Ai Ministri dell'interno e per la semplificazione e la pubblica amministrazione Premesso che: la legge n. 124 del 2015, recante "Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", all'articolo 8, comma 1, lettera a) , reca la delega al Governo per adottare decreti legislativi in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, dettando principi e criteri direttivi relativi al complessivo riordino delle forze di polizia, alla razionalizzazione, al potenziamento dell'efficacia delle richiamate funzioni, al transito del personale del Corpo forestale dello Stato nella forza di polizia, che assorbe il medesimo corpo;