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Cari colleghi della maggioranza, per rispetto di molti di voi, perché ne riconosco l'onestà intellettuale, non parlerò di inganno e nemmeno del fatto che siete legati alle poltrone per cui questo Patto vi unisce. Permettetemi però di rivolgervi un monito: abbiate la dignità di parlare chiaro al Paese. Avete ottenuto tanti consensi del popolo sovrano, soprattutto i 5 Stelle che sono oltre il 30 per cento, perché venivate creduti soprattutto dai giornalisti, dalla stampa che in questi anni ha fomentato l'alternativa (e forse qualcuno si è anche pentito), perché ritenevate gli altri non credibili, non adeguati e talvolta corrotti. Oggi voi vi siete immessi su quella scia, non avete cambiato nulla. A differenza di chi vi ha preceduto, evitate di pensare a spuntare la lista delle cose da fare. L'Agcom lo sta dicendo come lo diceva ai vecchi Governi: troppo monopolio. Attenzione, cari amici, perché le bugie si misurano con la realtà è presto la realtà diventerà verità e i consensi si ridurranno, come si sono ridotti per chi vi ha preceduto. Presidente, mi permetta di chiudere parafrasando una citazione di un grande statista, un grande liberale, Churchill, pronunciata in occasione della Conferenza di Monaco: potevate scegliere tra la guerra all'Unione europea e il disonore. Avete scelto il disonore e avete chiesto scusa all'Unione europea. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, io forse vi stupirò per come voglio iniziare questo mio intervento, che segue i brillanti interventi, tecnici e specifici, dei miei colleghi che già nelle ore precedenti, nella serata di ieri e nella mattinata di oggi, hanno avuto modo di evidenziare l'incongruenza economico-finanziaria di questa manovra della quale voi vi assumete la totale paternità. Intervengo in questo momento innanzitutto per elogiare la coerenza di una delle forze politiche che guida questo Governo. Intervengo per elogiare, amici a 5 Stelle, e lo faccio senza ipocrisia alcuna, la vostra coerenza. Ricordo infatti delle piacevolissime conversazioni con il vostro mentore, con il comico Grillo, con il quale ho condiviso anni in ristoranti e in un ameno albergo romano e con il quale spesso mi intrattenevo negli anni passati a dialogare e a discutere. Devo dire, però, che mai avrei pensato che quelle affermazioni, che il simpatico comico genovese portava al tavolo, fossero poi, in realtà, un pensiero politico che si sarebbe tradotto in atti parlamentari. Egli ha tentato tante volte, con la sua simpatia, di convincermi che il reddito di cittadinanza sarebbe stato il futuro di questo Paese. Mi diceva sempre che la dinamica industriale avrebbe portato al fatto che la maggioranza del popolo non avesse lavoro, che tutti dovessimo prepararci a stare a casa e che, quindi, lo Stato doveva darci da vivere. Questo è quello che mi raccontava e io lo ascoltavo, sempre pensando e ricordando qual era il suo vero ruolo e qual era la sua vera attività, cioè quella del comico. E devo dire che mi divertivo anche. A distanza di qualche anno, però, il Movimento che da lui è nato e che a lui si ispira ha concretizzato queste parole: la decrescita felice. Guardo gli amici ed alleati della Lega, con i quali nelle piazze abbiamo parlato e continuiamo insieme a parlare, agli imprenditori, di crescita. Ebbene, la decrescita felice non è altro che la base filosofica e concettuale, cari colleghi, che ha improntato e impronta questa manovra economica. Ecco perché, senza ironia e con assoluta sincerità, io elogio fermamente la coerenza del MoVimento 5. Questa manovra non va letta tanto in sé, in re ipsa , intanto in quanto neanche sappiamo quale sia la manovra reale. C'è, infatti, una manovra 1.0, sulla quale la Camera si è intrattenuta per lunghe settimane invano; c'è una manovra che è arrivata qui in Senato, sulla quale non abbiamo avuto modo di lavorare in Commissione, dove non abbiamo avuto modo di esprimere un solo voto, manovra che è stata poi completamente stravolta e che, magari, può essere ancora parzialmente modificata con il superemendamento della fiducia, che conosceremo, auspico, nel pomeriggio. Quindi, non è tanto sulla manovra in sé, quanto su un percorso che io voglio fare la mia analisi. Un percorso che nasce, come ho detto, prima concettualmente, a livello personale, da Grillo, ma che nasce, a livello parlamentare, già questa primavera, quando si è cominciato a parlare del DEF, quando siamo arrivati al decreto dignità, quando dal decreto dignità siamo arrivati alla Nota di aggiornamento del DEF, quando dalla Nota di aggiornamento del DEF siamo arrivati al decreto fiscale e, quindi, alla legge di bilancio quale essa sarà. Ebbene, in tutti questi documenti e normative cosa abbiamo letto? Cosa possiamo leggere da questa documentazione? Intanto, una assoluta mancanza di sensibilità alle istanze che ci sono pervenute e che ci pervengono quotidianamente dalle categorie. Siete riusciti, cari amici della maggioranza, a far arrabbiare tutte le categorie economiche, e dico tutte: dai tassisti agli NCC, dagli industriali, che ovviamente vi è facile attaccare, perché tanto gli industriali e la grande finanza sono amici del Partito Democratico (e magari su questo, in parte, possiamo anche andare d'accordo), agli artigiani e commercianti, per arrivare ai miei colleghi dottori commercialisti: in sostanza, quel mondo che produce e al quale, cari colleghi, non frega un bel niente - passatemi il termine - del reddito di cittadinanza, ma che vorrebbe meno imposte, vorrebbe un fisco migliore e più chiaro, vorrebbe una giustizia diversa. Quelle categorie che lavorano e che volevano che quei miliardi, che voi destinate al reddito di cittadinanza, fossero investiti per rendere i nostri tribunali più agevoli e più utilizzabili e non tribunali che aspettano dieci anni per emettere una sentenza, non commissioni tributarie che, di fatto, sono l'inaffidabilità assoluta per chi se ne intende di diritto tributario. O nel cuneo fiscale, che appesantisce i nostri lavoratori rispetto ai lavoratori del resto del Paese. Queste sono le risposte che la classe produttiva si attendeva da noi. Ecco perché, dalla grande finanza, dagli industriali, arrivando ai piccoli imprenditori, agli artigiani e ai tassisti sono tutti arrabbiati e noi siamo arrabbiati con loro. Questa è l'analisi del vostro comportamento politico di questi mesi. Questa è un'analisi impietosa che, purtroppo, trascinerà il Paese nella recessione. Con questa manovra, cari amici, cari colleghi, signor Presidente, signori del Governo, e lo sapete voi prima di me, state facendo il conto del tempo che vi separa dalle elezioni europee. Non credo che sarà sufficiente, però, perché gli effetti nefasti li vedremo, purtroppo, ben presto.