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Come si può infatti richiedere a un investitore di fare impresa in Italia quando ciò comporta costi enormi, spesso dovuti a procedure farraginose e incomprensibili? Come possiamo chiedere ai cittadini di credere nella giustizia e di rispettare le leggi quando non sono certi che farlo corrisponda a vedere tutelati i loro diritti? Dagli stessi dati da lei riferiti, signor Ministro, si riscontra la sfiducia nella giustizia. Il decremento delle iscrizioni dei procedimenti, soprattutto in tema di lavoro, di procedimenti prefallimentari e di recupero crediti, insomma la decrescita dei procedimenti pendenti non è un fatto positivo, come lei stesso ha accennato, ma è correlato alla riduzione della domanda di giustizia per quasi tutte le materie. Non è accettabile che i processi siano vissuti come un girone dantesco e che sia «e fammi causa!» l'arrogante minaccia sempre più frequente da parte dei debitori per opporsi alla rivendicazione dei diritti. Non è un mistero che il nostro Paese sia afflitto da questa malattia, e che non si possa continuare a proporre, come avete fatto recentemente con la riforma della prescrizione - solo per citare l'ultimo e più clamoroso caso - interventi normativi spot , che non producono effetti strutturali sull'intera architettura del sistema, che ha bisogno, appunto, di una riforma complessiva. Sono molti i fattori che concorrono a determinare questo stato di cose. Conoscere le ragioni dei problemi è un presupposto essenziale per poterli risolvere. Con le sue parole, signor Ministro, lei sembra ammettere che questo Governo non solo non sia capace di produrre soluzioni credibili, ma che sia carente anche sotto il profilo dell'analisi delle criticità. Tra le priorità, Ministro, vorrei ricordarle le questioni relative agli interventi in tema di edilizia penitenziaria e di lavoro dei detenuti, sia intramurario che esterno, unico modo - è stato accertato da parecchi studi - per ridurre la recidiva e il ritorno al delitto: quindi, quella funzione rieducativa della pena che è alla base della nostra Costituzione. Vorrei poi ricordarle, signor Ministro, la magistratura onoraria: non ho sentito nella sua relazione alcun accenno a questa componente ormai irrinunciabile dell'amministrazione della giustizia, che ormai possiamo definire un precariato nella magistratura, non solo per definizione ma anche per trattamento. Forse è venuto il momento di rivedere tutto il sistema. Signor Ministro, la invito poi a non trascurare la nuova emergenza del sistema sanitario giudiziario riservato al malato psichiatrico autore di reato. La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, senza l'adeguata predisposizione delle residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS) da parte delle Regioni, ha creato una nuova categoria, quella dei detenuti che vengono trattenuti senza titolo nelle strutture penitenziarie per mancanza dei posti necessari individuati dalla legge. Infine, il tema della libertà di stampa e, in particolare, le norme sulla diffamazione e le querele temerarie richiedono un urgente intervento legislativo, già avviato nella scorsa legislatura, che va ripreso nella presente. Il funzionamento del sistema giustizia non può e non deve essere sacrificato sull'altare delle beghe e dei veti incrociati tra Lega e MoVimento 5 Stelle, com'è amaramente successo con il disegno di legge spazzacorrotti. Sarebbe grave, anzi, gravissimo se i propositi roboanti con cui riempite quotidianamente le vostre dichiarazioni non si traducessero in riforme utili e ben scritte. Molto del futuro del nostro Paese passa dalla capacità delle istituzioni di restituire ai cittadini la piena fiducia nello Stato. Purtroppo dobbiamo prendere atto che non avete ancora questa prospettiva. Per questo il voto di Liberi e Uguali non può che essere contrario alla risoluzione presentata dalla maggioranza. Prendo atto, però, che sono state accolte nella quasi totalità le osservazioni che abbiamo offerto al Parlamento e al Governo attraverso la nostra proposta di risoluzione e, convinti che ci sia ancora tempo e modo per poter fare bene, accogliamo le riformulazioni proposte. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico statale «Renato Caccioppoli», di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sulla Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, il Ministro in replica ha ribadito di ascrivere a merito del Governo la legge cosiddetta anticorruzione e ha giustificato l'inserimento della riforma della prescrizione definendola una delle urgenze principali alle quali il Ministro, il suo Governo e la maggioranza hanno ritenuto fosse necessario e indilazionabile far fronte. Ebbene, signor Ministro, lei sa benissimo che gli effetti in tema di corruzione della riforma della prescrizione si cominceranno a vedere nel nostro ordinamento, a essere ottimisti, dal 2035. Lei lo sa meglio di me perché, a legislazione vigente e con le sospensioni già previste, fino al 2035 comunque nessun reato di corruzione si sarebbe prescritto, alla faccia dell'urgenza! Forse sarebbe stato meglio concentrarsi su quello che lei pure ha definito uno dei suoi obiettivi e cioè assicurare finalmente al sistema giustizia gli organici, gli strumenti, le dotazioni e il personale necessario, anche perché, signor Ministro, lei sa benissimo che sul 75 per cento dei procedimenti penali la riforma che avete fatto non ha alcun effetto. Lei stesso ha detto che soltanto il 25 per cento dei procedimenti penali si prescrivono in appello e che tutti gli altri si prescrivono in istruttoria o, tutt'al più, in primo grado e quindi questa riforma su quei procedimenti non ha alcun effetto. Come sappiamo, infatti, la riforma scatta soltanto dalla sentenza di primo grado sia essa di assoluzione o di condanna. Signor Ministro, lei sa meglio di me che il 50 per cento di tutte le prescrizioni si verificano in quattro uffici giudiziari: Roma, Napoli, Torino e Venezia. Anziché fare una norma assolutamente propagandistica che comincerà ad avere effetto dal 2035, forse sarebbe allora stato meglio concentrarsi su questi quattro uffici giudiziari, perché semplicemente risolvendo i problemi di questi lei avrebbe dimezzato il numero totale delle prescrizioni. Signor Ministro, ciò che più mi dispiace delle sue parole è che lei ha definito la riforma della prescrizione come uno strumento per far fronte alle manovre dilatorie degli avvocati degli imputati. Ebbene, signor Ministro, quelle che lei definisce manovre dilatorie sono legittimi esercizi di diritti costituzionali. Questa è la differenza tra il suo modo di concepire la giustizia e il nostro. Come se lei non sapesse che tutte le volte in cui si chiede un rinvio, già oggi il codice di procedura penale prevede la sospensione della prescrizione.