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«La vicenda del ponte Morandi non ha insegnato nulla», ha accusato al TG1 una rappresentante della comunità che vive sotto al viadotto; considerato, inoltre, che: la società Autostrade per l'Italia S.p. A. gestisce 2.857 chilometri di rete autostradale in Italia sulla base della convenzione unica sottoscritta in data 12 ottobre 2007 con l'allora ente concedente Anas S.p. A. (ruolo oggi attribuito al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili); il Piano economico finanziario di ASPI presentato continua a registrare un'esorbitante remunerazione per gli azionisti (da alcune stime, risulterebbe un Tir degli azionisti superiore al 40 per cento) e, contestualmente, un continuo ricorso all'indebitamento apparentemente finalizzato ad assicurare l'erogazione dei dividendi, piuttosto che il rafforzamento patrimoniale della società, al fine di garantire la sostenibilità economica e finanziaria del progetto; in attesa del Cda del 31 maggio 2021, da notizie di stampa si scopre che dopo aver ottenuto alcuni mesi fa 332,8 milioni di aiuti per i mancati incassi nel periodo marzo-giugno 2020 a causa dell'emergenza COVID, ora la concessionaria pretenderebbe una seconda tranche facendo salire il prezzo della società da 9 miliardi e 100 milioni a 9 miliardi e mezzo, 400 milioni in più del pattuito, nonostante Atlantia abbia scelto il regime del non riequilibrio dei piani finanziari e delle tariffe e quindi non avrebbe diritto ad alcun sostegno per le perdite. E secondo quanto riportato da articoli di stampa, «al Ministero sono propensi ad accettare la richiesta»; nonostante questa abbondanza di risorse, ASPI continua a non adempiere al proprio dovere di gestore della rete autostradale di sua competenza, preferendo distribuire dividendi tra i suoi azionisti invece di spendere soldi per trasferire a sue spese gli abitanti che vivono sotto al viadotto per il periodo di durata dei lavori di manutenzione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato in premessa; se ritengano che ASPI debba rivedere il piano dei lavori per la manutenzione del viadotto Bisagno; se non siano dell'avviso che ASPI dovrebbe trasferire altrove, a sue spese, gli abitanti che vivono sotto il viadotto per la durata rimanente dei lavori; se ravvisino la necessità di sollecitare la Regione Liguria, affinché favorisca l'opera di manutenzione di ASPI su quel tratto autostradale. Atto n. 4-05482 FAZZOLARI BALBONI CALANDRINI DE CARLO GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA PETRENGA RAUTI TOTARO URSO NASTRI Al Ministro dell'interno Premesso che: da fonti di stampa si apprende che Bouchta El Allam, detenuto marocchino e imam nel carcere di "San Michele" ad Alessandria, attraverso i suoi sermoni durante la preghiera all'interno dell'istituto penitenziario di ogni venerdì, avrebbe posto in essere una fitta attività di proselitismo islamista e di reclutamento; proprio nell'ambito di un'indagine della procura di Torino sulla radicalizzazione islamica nel carcere di Alessandria, Bouchta sarebbe stato intercettato dai ROS mentre esortava i fedeli alla lotta contro cristiani ed ebrei, al martirio ed alla violenza contro le autorità italiane, oltre che al compimento di un atto terroristico nei confronti del giudice che avrebbe pronunciato la sentenza di condanna per la quale egli stava scontando la sua pena; lo stesso dopo aver auspicato la distruzione del Vaticano, invocato la jihad , augurato per Israele "la venuta di un nuovo Hitler", proferiva anche parole di odio contro la dottoressa Souad Sbai, giornalista e presidente del centro alti studi Averroè (per la diffusione delle culture del Mediterraneo), esortando i seguaci alla sua decapitazione, proprio come avvenuto in Francia con il professor Samuel Paty ad opera di un estremista islamista; a seguito dell'intercettazione il Tribunale di Torino avrebbe emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo, propaganda e istigazione discriminazione razziale, etnica e religiosa; un quadro da cui emerge non solo la gravità dell'impianto accusatorio, ma altresì la concretezza e l'attualità del pericolo derivante dalla condotta di El Allam, tali da esigere l'applicazione della misura cautelare; simili processi di radicalizzazione islamista e filo jihadista nel contesto carcerario costituiscono un'emergenza, peraltro all'attenzione delle procure; considerato che: nel corso degli anni in cui si è svolta l'attività di proselitismo da parte di Bouchta si può presumere che sia, nel frattempo, verosimilmente intervenuto un parziale ricambio della popolazione carceraria, con il conseguente rientro in libertà di soggetti che hanno avuto contatti con lui, esposti alle sue suggestioni; da ciò deriva la concreta possibilità che i proseliti fatti in carcere possano porre in essere le azioni terroristiche indicate da El Allam e, tra queste, la minaccia al giudice che ha emesso la sua condanna e quella di uccidere e decapitare Souad Sbai, che da sempre e coraggiosamente combatte il proselitismo islamista in Europa e in Italia, denunciando con fermezza le derive islamiste nel mondo arabo e soprattutto in occidente, anche ponendo in essere una poderosa attività di sensibilizzazione a favore della difesa dei diritti delle donne islamiche; spesso, purtroppo, la Sbai, nel compiere questa meritoria attività è stata lasciata sola dalla politica, dalle istituzioni e dall'associazionismo, salvo rare eccezioni; appare grave che ella non abbia ricevuto nessuna comunicazione delle suddette minacce avendole apprese anche lei dalla stampa, in un contesto in cui ottengono protezione e scorta, da parte dello Stato, persone come noti giornalisti, a seguito di minacce generiche e poco circostanziate emesse da non meglio specificati gruppi e organizzazioni politiche estremiste di cui non si ha evidenza in Italia, e che dunque mancano dei requisiti della gravità, concretezza e attualità; le minacce di morte a Souad Sbai, da sempre in prima fila nella lotta al proselitismo jihadista, da parte dell' imam Boutcha El Allam, non possono rimanere inascoltate, in un contesto in cui la diffusione del fanatismo islamista all'interno delle carceri italiane è quanto mai allarmante e può facilmente tramutarsi in azioni terroristiche, si chiede di sapere quali siano le ragioni per cui, in un contesto nel quale alcune persone ottengono protezione e scorta, da parte dello Stato, anche a seguito di minacce generiche e poco circostanziate emesse da non meglio specificati gruppi e organizzazioni politiche estremiste di cui non si ha evidenza in Italia, non sia stata immediatamente prevista un'adeguata misura a tutela della dottoressa Souad Sbaj e del giudice estensore delle sentenza di condanna di Boutcha El Allam, destinatari di gravissime minacce aventi i requisiti della gravità, concretezza e attualità da parte di pericolosi esponenti del fondamentalismo islamista. Atto n. 4-05483 FAZZONE Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: le commissioni tributarie sono organi giurisdizionali speciali giudicanti nelle controversie in materia tributaria, con competenza riguardo ai tributi di ogni genere e specie, comunque denominati;