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Purtroppo, in Umbria il cambio di amministrazione da sinistra a destra nelle due città principali, sia Perugia che a Terni, ed in ultimo in Regione, non ha per niente modificato la situazione precedente, che anzi, come evidenziato nella relazione, è in veloce peggioramento sia riguardo alla gestione del ciclo dei rifiuti e ai conferimenti in discarica (prossimi al collasso), sia riguardo all'incenerimento dei rifiuti laddove, anziché procedere ad un progressivo spegnimento degli impianti esistenti a Terni, si sta viceversa programmando l'attivazione di due nuovi inceneritori a Gubbio, utilizzando i cementifici modificati per bruciare il combustibile solido secondario (CSS). Se, da una parte, la commissione ha stabilito che ci sono stati pochi di incendi ad impianti di stoccaggio di rifiuti, è necessario far notare che uno in particolare ha avuto numerosi episodi ripetuti nel tempo. Cito solo l'ultimo di pochi giorni fa, un episodio che ha creato sconcerto e preoccupazione tra i cittadini, che vivono e coltivano nelle vicinanze dell'azienda. È l'ennesimo incendio del quale ancora oggi sono da accertare le cause. Da segnalare, in aggiunta, è che nella relazione si riporta la situazione ancora perdurante di mancato adeguamento in Umbria alla direttiva europea 91/271/CEE, da cui è scaturita la procedura di infrazione, per effetto della quale, a partire da giugno 2018, l'Italia è definitivamente soggetta al pagamento di ingenti sanzioni pecuniarie che ricadono su tutta la popolazione. Nella relazione sono stati portati, inoltre, in evidenza i gravi casi di inquinamento ambientale che in varie zone del territorio regionale hanno provocato e tuttora provocano elevate incidenze, assai superiori alla media nazionale nella popolazione residente, di varie patologie tumorali e altre malattie connesse all'inquinamento ambientale. Tra queste situazioni non è possibile non citare le gravissime condizioni in cui versa la Conca ternana, ovvero la città di Terni e i suoi territori. La situazione è critica in quanto nell'area SIN l'inquinamento dell'aria, delle acque e del terreno crea un enorme danno per chi vive e lavora in quella zona. Non solo l'industria, ma anche gli inceneritori sono la concausa principale della dell'inquinamento. Altrettanto grave è la situazione nella Valle del Nestore, dove sono stati interrati per molti anni le ceneri tossiche residue delle lavorazioni della ex centrale ENEL in località Pietrafitta. Tutte queste zone quanto prima devono essere sottoposte a interventi di bonifica urgente sia per la tutela della salute dei residenti attuali e futuri, sia per restituire questi luoghi alla loro naturale vocazione turistica e ambientale, con attività economiche basate su coltivazioni di pregio da esportare in tutto il mondo. Onorevoli colleghi, avviandomi a concludere, ritengo che il lavoro svolto dalla Commissione e approvato all'unanimità possa essere la spinta giusta per cambiare l'attuale modalità di gestione del ciclo dei rifiuti e dell'ambiente, in quanto la verde Umbria merita di tornare alla sua naturale vocazione e, cioè, essere il vero cuore verde d'Italia. ( Applausi ). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Comunico all'Assemblea che è stata presentata la proposta di risoluzione n. 1, presentata dal senatore Briziarelli e da altri senatori. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il proprio parere sulla proposta di risoluzione presentata. MORASSUT, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare . Signor Presidente, il parere del Governo è favorevole. PRESIDENTE . Passiamo quindi alla votazione. ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, come sempre, è la pratica che fa difetto perché nella teoria siamo tutti assolutamente eccezionali. L'esempio plastico è l'intervento, con tutto il rispetto, della collega Pavanelli. Noi continuiamo a riempire discariche e a fare raccolta differenziata fermandoci al concetto di raccolta senza minimamente affrontare il concetto di riuso. Continuiamo a demonizzare le determinazioni di una legge nazionale, che accoglie una direttiva europea che stabilisce che il rifiuto, debitamente trattato nella sua frazione secca, diventa combustibile solido secondario e, quindi, non è più rifiuto, ma combustibile. Di questa barzelletta - non trovo altro termine - del "rifiuti zero" ce ne stiamo occupando da anni. Rimane scritto solo su alcuni libri e alcune riviste, ma nella pratica continuiamo a mettere come sempre, come ho detto, la monnezza sotto il tappeto. È impossibile infatti chiudere il ciclo, perché nascono i comitati, stimolati da coloro che, volendo rifiuti zero, impediscono di chiuderlo e di applicare le leggi nazionali, come in questo caso, e impediscono di agire correttamente, con un percorso che vede la tecnologia accogliere l'esigenza di smaltire i rifiuti che la società produce in quantità sempre maggiori. Questo è un dato di fatto assolutamente incontrovertibile. Il concetto che deve venire in nostro soccorso - e parlo di Umbria - non è tanto quello di rifiuti zero, venti o mille, ma di CO₂: in questa Regione ci sono sei impianti che ne producono e lo pompano in atmosfera (tre cementifici, due centrali elettriche e un inceneritore, nella città di Terni). Questi impianti determinano una complessiva emissione evidentemente non prodotta con le rose - come sono solito dire, perché abbiamo affrontato più volte quest'argomento - e nemmeno con le saponette, ma con materiali altamente inquinanti (carbone, oli combustibili, esausti e pesanti e scarti di lavorazione). I cementifici bruciano questa roba, quindi oggi in Umbria va affrontata una necessità, cui la risoluzione purtroppo accenna soltanto, ma evidentemente è meglio di niente (e faccio appello al rappresentante del Governo e al Ministero a tale riguardo): occorre passare a un approccio più scientifico e più libero da condizionamenti pseudopolitici e metaculturali. In Umbria, avendo già impianti che utilizzano combustibili fossili in modo massiccio, abbiamo la possibilità di sostituirne l'utilizzo con il CSS, prodotto secondo le norme europee e nazionali, attraverso impianti che devono essere realizzati e devono completare il ciclo attraverso la termovalorizzazione del residuo secco del percorso virtuoso, che prevede certamente importanti livelli di raccolta differenziata, ma che producono un riuso e non un nuovo conferimento in discarica. Smettiamola quindi di correre dietro alle mitologie e cominciamo ad affrontare seriamente problemi che peraltro incidono sulla salute e sulle tasche dei cittadini, perché le tariffe continuano ad aumentare dal momento che le discariche in Umbria non ci sono più, e pertanto è necessario prendere i rifiuti e portarli altrove, spendendo notevolmente in termini di trasporti, che impattano sull'ambiente, anche perché altre Regioni che accolgono i nostri rifiuti applicano tariffe pesantissime.