[pronunce]

che non può considerarsi tale, in specie, la parziale variazione del petitum, la quale - come già rilevato da questa Corte in rapporto alle analoghe operazioni compiute dal giudice a quo in alcune delle precedenti ordinanze di rimessione - non muta nella sostanza il thema decidendum, traducendosi in una mera specificazione (calibrata essa pure sulle peculiarità del caso di specie) del genus delle perquisizioni illegittime, secondo la visione del rimettente (sentenza n. 252 del 2020); che la ratio decidendi delle precedenti pronunce di questa Corte resta, d'altro canto, valida anche a fronte della deduzione, da parte del giudice a quo, della violazione di un parametro costituzionale ulteriore rispetto a quelli precedentemente evocati (l'art. 111 Cost., in particolare sotto il profilo di una pretesa compromissione dell'imparzialità del giudice): censura che - nella prospettazione del rimettente - si presenta come meramente rafforzativa della denuncia, già in precedenza operata, della violazione degli artt. 3 e 24 Cost. connessa alla «ridotta verificabilità» degli elementi sulla cui base la polizia giudiziaria ha proceduto alla perquisizione, che si assume derivare dal diritto vivente censurato; che le odierne questioni debbono essere, quindi, dichiarate anch'esse manifestamente inammissibili; che quanto, invece, alle questioni concernenti l'art. 103 t.u. stupefacenti, questa Corte, con la sentenza n. 252 del 2020 - successiva all'ordinanza di rimessione -, ha già accolto identiche questioni (sollevate dal medesimo giudice a quo con una delle precedenti ordinanze) in riferimento agli artt. 13 e 14 Cost. (con assorbimento della censura di violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 8 CEDU), dichiarando costituzionalmente illegittimo il comma 3 del citato art. 103 t.u. stupefacenti, nella parte in cui non prevede che anche le perquisizioni personali e domiciliari autorizzate per telefono debbano essere convalidate (con atto motivato, secondo quanto precisato nella motivazione della sentenza); che in conformità al costante indirizzo della giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis, ordinanze n. 206, n. 192 e n. 184 del 2021, n. 125 del 2020), le odierne questioni debbono essere, dunque, dichiarate manifestamente inammissibili perché ormai prive di oggetto, avendo la citata sentenza n. 252 del 2020 rimosso, in parte qua e con effetto ex tunc, la norma che determinava il denunciato contrasto con i parametri costituzionali evocati. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 1, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, vigente ratione temporis.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 191 del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 2, 3, 13, 14, 24, 97, secondo comma, 111 e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, dal Tribunale ordinario di Lecce, in composizione monocratica, con l'ordinanza indicata in epigrafe; 2) dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 103 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), sollevate, in riferimento agli artt. 13, 14 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 8 CEDU, dal Tribunale ordinario di Lecce, in composizione monocratica, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 aprile 2022. F.to: Giuliano AMATO, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Roberto MILANA, Direttore della Cancelleria Depositata in Cancelleria il 9 maggio 2022. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA