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È rimesso alle parti, entro dieci giorni dalla comunicazione, valutare se chiedere o meno di discutere nuovamente la causa dinanzi al collegio, ferme comunque le conclusioni precisate e gli atti difensivi già depositati in vista della discussione dinanzi al giudice monocratico (non sarà quindi più obbligatoria la ripetizione delle attività già svolte). In particolare, il Governo dovrà prevedere: la salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda in caso di mutamento del rito; che il giudice dia alle parti un termine perentorio per l'eventuale integrazione degli atti introduttivi; la prevalenza del rito collegiale in caso di cause connesse oggetto di riunione, restando ferme le decadenze e le preclusioni già maturate in ciascun procedimento prima della riunione. Infine, con la lettera e ), il Governo è delegato a modificare, in conformità ai criteri di cui alle lettere b ), c ) e d ), le disposizioni del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150, individuando i procedimenti speciali, disciplinati dal codice di procedura civile, dal codice civile e dalle leggi speciali, da assoggettare al rito semplificato di cognizione di primo grado. L'articolo 4 indica i principi e criteri ai quali il Governo si dovrà attenere nel riformare la disciplina del processo di cognizione di primo grado davanti al tribunale in composizione collegiale. In particolare, il Governo dovrà prevedere: la riduzione dei casi in cui il tribunale giudica in composizione collegiale in considerazione dell'oggettiva complessità giuridica e della rilevanza economico-sociale delle controversie (lettera a )); la sostituzione dell'atto di citazione con il ricorso, nonché un regime di preclusioni e di fissazione dell'oggetto della causa, analogamente a quanto previsto per il procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica (lettere b ) e c )); la possibilità che la causa possa essere definita anche secondo modalità analoghe a quelle previste per il procedimento dinanzi al giudice monocratico, in via alternativa rispetto alla disciplina della fase decisoria ordinaria prevista dagli articoli da 187 a 190 del codice di procedura civile (lettera d )). L'articolo 5 interviene in materia di processo dinanzi al giudice di pace, stabilendo, alle lettere a ) e b ) del comma 1, i principi e criteri direttivi cui il Governo deve attenersi nell'adozione dei relativi decreti legislativi. In particolare, alla lettera a ) si dispone che il processo davanti al giudice di pace venga uniformato al procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica. La lettera b ) prevede l'eliminazione dell'obbligatorietà del tentativo di conciliazione da parte del giudice di pace. L'articolo 6 individua principi e criteri direttivi per la riforma del giudizio di appello. In particolare, il Governo dovrà: individuare nel ricorso l'atto introduttivo del giudizio di appello (lettera a )), sostituendolo all'atto di citazione, analogamente a quanto previsto per l'instaurazione del giudizio in primo grado; individuare un termine per la fissazione della prima udienza non superiore a 90 giorni (lettera a )); individuare un termine perentorio per la costituzione dell'appellato, che potrà comunque essere effettuata fino a 20 giorni prima della data di udienza. Allo spirare del termine dovranno essere collegate decadenze processuali che comportino tra l'altro l'impossibilità di riproporre domande ed eccezioni non accolte in primo grado (lettera b )). Il Governo dovrà conseguentemente abrogare l'articolo 436- bis del codice di procedura civile, relativo alla costituzione dell'appellato e all'appello incidentale (lettera d )); prevedere che tanto l'improcedibilità dell'appello quanto l'estinzione dell'appello siano dichiarate dal giudice con ordinanza (lettera c )); abrogare la disciplina del c.d. filtro in appello, ovvero gli articoli 348- bis e 348- ter del codice di procedura civile rubricati rispettivamente "inammissibilità dell'appello" e pronuncia sull'inammissibilità" (e, conseguentemente, anche l'articolo 436- bis , che li richiama: lettera d )). Quanto alla disciplina della fase della decisione, conclusa l'istruttoria e la trattazione, il Governo dovrà (lettera e )) prevedere che il collegio possa ordinare la discussione orale previa precisazione delle conclusioni nel corso della stessa udienza e pronunciare sentenza al termine della discussione, dando lettura del dispositivo e delle ragioni della decisione (numero 1). Questa modalità può essere applicata anche in caso di appello incidentale, se la parte nei cui confronti è proposto vi consente, con apposito atto depositato almeno 5 giorni prima dell'udienza (numero 3); in alternativa, il collegio potrà fissare un'altra udienza per la discussione orale e, se le parti lo richiederanno, concedere loro un termine perentorio per presentare sintetiche note difensive contenenti le conclusioni finali (termine che non potrà oltrepassare i 30 giorni antecedenti l'udienza). A conclusione dell'udienza il collegio potrà pronunciare sentenza, dando lettura del dispositivo e delle ragioni della decisione, ovvero riservarsi di depositare la decisione nei successivi 60 giorni (numero 2). Il Governo è delegato inoltre a riformare la disciplina della provvisoria esecutività delle sentenze appellate (lettera f )). In particolare, la nuova disciplina dovrà partire dalla regola dell'esecutività del provvedimento impugnato per prevedere alcune eccezioni, rimesse alla valutazione del giudice. La sospensione dell'efficacia esecutiva e dell'esecuzione della sentenza potranno infatti essere disposte dal giudice (numero 1) se egli riterrà  "sulla base di un giudizio prognostico"  che l'impugnazione sia manifestamente fondata ovvero se egli riterrà che dall'esecuzione della sentenza possano derivare gravi e irreparabili pregiudizi. La delega specifica che, in relazione alle condanne al pagamento di una somma di denaro, il grave pregiudizio può consistere anche nella possibile insolvenza di una delle parti. La richiesta di sospendere l'esecuzione della sentenza di primo grado può essere presentata anche più volte nel corso del giudizio d'appello purché fondata  a pena di inammissibilità  su elementi sopravvenuti rispetto alla precedente valutazione del giudice (numero 2). Peraltro, per il caso di riproposizione di una istanza poi giudicata manifestamente inammissibile o infondata, il Governo è delegato a inasprire l'attuale pena pecuniaria prevista dall'articolo 283, secondo comma, del codice, da 2 a 4 volte (numero 3). Infine, il Governo è delegato a prevedere che  laddove il giudice ritenga l'appello manifestamente fondato o manifestamente infondato  sia possibile ordinare la discussione orale previa precisazione delle conclusioni nel corso della stessa udienza e pronunciare sentenza al termine della discussione, dando lettura del dispositivo e delle ragioni della decisione. L'articolo 7 reca i princìpi e criteri direttivi di delega per la modifica della disciplina processuale relativa alle controversie sui licenziamenti. In particolare, i princìpi e criteri direttivi prevedono di: