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Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, noi voteremo contro entrambe le mozioni. Si tratta, come è stato detto, di una questione politica. Nel mezzo di una crisi senza precedenti, in una gravissima situazione per il Paese, le opposizioni presentano legittimamente una mozione di sfiducia contro un singolo Ministro per aprire una crisi di Governo. Questo è il punto ineludibile. L'intento non è solo dichiarato, ma è dimostrato dal metodo e dai contenuti, come è stato già detto: si firmano contemporaneamente due mozioni che dicono cose opposte. Il mio non è ovviamente un giudizio moralistico, è lo svelamento della linea: in una mozione si denunciano le cosiddette scarcerazioni allegre, nell'altra, giustamente, ci si richiama al contrasto di una concezione puramente afflittiva della pena, ci si richiama al fine rieducativo della pena e verrà votata - pare - da chi ha detto che le persone devono marcire in galera. Non stiamo discutendo quindi di giustizia, ahimè, stiamo discutendo di aprire una crisi di Governo. Voteremo contro anche perché se le mozioni devono rappresentare una minima prospettiva di alternativa a ciò che si vuol far cadere, noi siamo contro a un'impostazione che trae spunto, motivazione e adesione a una telefonata durante una trasmissione televisiva basata sul sospetto e sulle allusioni, tra l'altro con dichiarazioni di un magistrato illustre, appartenente anche al Consiglio superiore della magistratura. Certo, è stato detto più volte e verrebbe anche a me di fare una battuta sulla nemesi storica di certe metodologie. Noi siamo però contro: se questo è il presupposto per far cadere il Governo, siamo contro questa impostazione. Non è questo il profilo alternativo e non è da qui che bisogna discutere per parlare di giustizia. Non ci sottraiamo però, perché la giustizia è il punto più alto dell'equilibrio costituzionale tra la separazione dei poteri ed è quindi anche il punto più critico a tutela delle libertà di tutti. Forse è anche per questo che negli ultimi vent'anni il dibattito sulla giustizia è stato lo specchio del deterioramento del dibattito politico-istituzionale e della funzione della politica. Voglio, allora, parlare della cultura delle garanzie, mi piace di più che garantismo che rischia di dare luogo a qualche equivoco. Penso sia sbagliato contrapporre garantismo a giustizialismo, in una sorta di allentamento sul controllo di legalità verso chi, invece, è per la legalità. No, la cultura delle garanzie è la cultura della legalità, perché se non c'è la legalità nel processo non c'è la legalità a tutto campo . (Applausi). Allora, la cultura delle garanzie è parte integrante; è il fulcro della cultura della legalità, e cos'è? Sono i princìpi costituzionali, la ragionevole durata del processo, la presunzione di non colpevolezza, il diritto di difesa garantito dal contraddittorio e dalla centralità del processo. La cultura delle garanzie non è un garantismo per categorie di persone; è l'idea che vale sia per i colletti bianchi sia per i poveracci, e non c'è privilegio né dell'uno né dell'altro. Quando il singolo è di fronte al potere dello Stato, lì c'è la cultura delle garanzie, senza se e senza ma. La cultura delle garanzie è non fare leggi sull'onda delle emozioni. (Applausi). Alzi la mano chi può chiamarsi fuori in quest'Aula; credo siano pochi, forse vale la pena mettersi un po' in discussione. La cultura delle garanzie non è chiamare la piazza a raccolta quando si deve affrontare un processo (Applausi) ; chiamare il popolo in piazza quando il giudice pronuncia una sentenza in nome del popolo. La cultura delle garanzie è tempi ragionevoli: non è il «processo mai» innalzato sia dalla prescrizione breve che dalla prescrizione mai, perché la prescrizione non è il modo di affrontare i tempi del processo. Non è l'esaltazione ad uso politico di quella o quell'altra figura di magistrato. È la centralità del processo nelle aule con tutte le sue garanzie e non nella gogna mediatica. La cultura delle garanzie sono tempi certi per le indagini, e noi siamo quindi contro il populismo giudiziario così come siamo contro l'«intercettatici tutti», e non lasceremo sicuramente questo argomento. Abbiamo cominciato a trattarlo in modo diverso ma certamente non ha aiutato chi, nelle passate legislature, ha usato questo argomento per indebolire uno strumento di indagine; neanche quello è garantismo. Mi è piaciuto il richiamo alla normativa degli anni Settanta sull'ordinamento penitenziario. È una normativa che va aggiornata, una norma di civiltà, perché quelle norme di civiltà hanno battuto la recidiva, nella civiltà giuridica e per la sicurezza di tutti i cittadini. (Applausi). È per questo che pensiamo che debba essere ripresa la questione sull'ordinamento penitenziario. Ho quindi apprezzato, signor Ministro, la sua difesa chiara della magistratura di sorveglianza nella sua autonomia e indipendenza, perché anche l'autonomia e l'indipendenza della magistratura è cultura delle garanzie, contro i poteri forti di qualsiasi tipo. Ciascuno di noi vorrebbe essere giudicato da un giudice assolutamente indipendente e libero nel giudizio . (Applausi). E noi, nella passata legislatura, ci siamo battuti per cambiare le norme sulla custodia cautelare e contemporaneamente abbiamo introdotto una modifica sostanziale sul voto di scambio politico mafioso, che è stato in parte messo in pericolo da un'elaborazione alquanto singolare del collega Giarrusso, che, per fortuna, non è riuscito completamente nel suo intento. A volte l'imperizia andrebbe sanzionata. Siamo per le misure deflattive. Nella scorsa legislatura ci siamo battuti per questo, e quando si parla di antimafia dovremmo essere tutti uniti. È stato detto - e sono assolutamente d'accordo - ma perché non sia una frase retorica, l'antimafia non è chiacchiere e distintivo; è togliere il terreno di cultura dell'antimafia. Siamo quindi per difendere la legge sul caporalato, che qualcuno che si dilunga sulle scarcerazioni dei mafiosi ha cercato di mettere in difficoltà e di annullare . (Applausi). Proprio perché siamo a favore della democrazia liberale, contro il populismo giudiziario e l'autoritarismo di ogni sorta, vogliamo allora che ci sia la possibilità di cambiare. Per questo è un bene che non ci sia la passata maggioranza. È un bene che non ci sia più la passata alleanza di governo tra la Lega e i nostri attuali alleati. Per questo chiediamo discontinuità. In conclusione, ho apprezzato, signor Ministro, il suo richiamo al Governo di coalizione che è diverso dal Governo del baratto. Il Governo di coalizione è l'esaltazione della politica nei suoi punti di equilibrio, nella sua elaborazione più alta. Il Governo del baratto è l'umiliazione della politica e, alla fine dei conti, è dannoso per il Paese. (Applausi) . Se ci fosse stata una sintesi politica, forse non avremmo avuto legittima difesa in cambio di prescrizione mai. Questo va detto. (Applausi) . Auspichiamo una "fase 2" per la giustizia: serve la riforma del processo penale per avere tempi certi e per restituire centralità al processo come luogo deputato a difendersi provando e del contraddittorio.