[resaula]

tra l'altro, tali provvedimenti potrebbero essere emanati sulla scorta di quanto disposto dall'articolo 8, comma 4- bis , del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, in forza del quale, in via sperimentale, il Ministro della giustizia può disporre che vengano utilizzati, per il tempo necessario, gli immobili adibiti a servizio degli uffici giudiziari periferici e delle sezioni distaccate soppressi per l'esercizio di funzioni giudiziarie nelle relative sedi, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di assicurare che nell'ordinario svolgimento dell'amministrazione della giustizia e delle funzioni giudiziarie vengano rispettati i protocolli di prevenzione COVID-19 e se non sia il caso di applicare l'art. 8, comma 4- bis , del decreto legislativo n. 155 del 2012 al fine di riaprire i tribunali soppressi, prevedendo intanto l'utilizzo dei loro palazzi al servizio dei tribunali accorpanti. Atto n. 3-01763 CIRINNA' MARCUCCI MIRABELLI PARRINI FERRARI Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 3 aprile 2019 veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto 31 gennaio 2019 con il quale il Ministro dell'interno, modificando disposizioni e allegati del decreto ministeriale 23 dicembre 2015, ripristinava la dicitura "padre" e "madre" sui documenti di identità dei minori, con particolare riferimento alle carte di identità elettroniche valide per l'espatrio; con il medesimo decreto, il Ministro modificava l'art. 4 del decreto ministeriale 23 dicembre 2015, introducendo un comma 3- bis , secondo il quale "la richiesta di CIE valida per l'espatrio per il minore è presentata dal padre e dalla madre congiuntamente"; in conseguenza, venivano adeguati tanto la modulistica quanto il sistema elettronico di ricezione delle domande ed immissione dei dati, con la conseguenza che esso supporta ad oggi soltanto l'indicazione di due genitori di sesso diverso; considerato che: la presenza di due genitori di sesso diverso non è, come ovvio, condizione presente nella vita di ogni minore; in particolare, esistono nel nostro ordinamento bambine e bambini che, per effetto di iscrizioni anagrafiche o di sentenze di adozione in casi particolari passate in giudicato e regolarmente annotate a margine dei loro atti di nascita, hanno ad ogni effetto di legge due genitori dello stesso sesso, i quali si trovano oggi nell'impossibilità di richiedere e ottenere per i loro figli un documento di identità corrispondente all'identità personale e sociale; nell'imminenza dell'adozione del decreto ministeriale 31 gennaio 2019, il Garante per la protezione dei dati personali aveva reso il proprio obbligatorio parere (provvedimento n. 476 del 31 ottobre 2018), ravvisando plurimi profili di illegittimità; in particolare, il Garante sottolineava che «nel sostituire (?) il termine "genitori" con le parole "padre" e "madre" rischierebbe di imporre in capo ai dichiaranti, all'atto della richiesta del rilascio del documento di identità del minore, in relazione all'obbligatoria riconducibilità alle nozioni di "padre" e "madre", il conferimento di dati inesatti o di informazioni non necessarie di carattere estremamente personale, arrivando in alcuni casi a escludere la possibilità di rilasciare il documento a fronte di dichiarazioni che non rispecchiano la veridicità della situazione di fatto derivante dalla particolare composizione del nucleo familiare» e precisava altresì, con precipuo riferimento ai minori figli di coppie omogenitoriali, che «il dato relativo a uno dei genitori risulterà essere necessariamente indicato in un campo riportante una specificazione di genere non corretta, non adeguata e non pertinente alla finalità perseguita, ove ciò che rileva è unicamente l'assenso di entrambi i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale al rilascio di un documento valido per l'espatrio»; analoghi negativi pareri erano stati espressi dalla Conferenza Stato-Città (nella seduta del 15 novembre 2019) e dal direttore dell'UNAR; infine, la dicitura introdotta dal decreto ministeriale 31 gennaio 2019 si pone in aperto contrasto con l'articolo 3, comma 5, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 733, e successive modificazioni e integrazioni), per il quale "la carta di identità valida per l'espatrio rilasciata ai minori di età inferiore agli anni quattordici può riportare, a richiesta, il nome dei genitori o di chi ne fa le veci"; considerato infine che a parere degli interroganti il decreto ministeriale 31 gennaio 2019 rappresenta la dolorosa eredità di una fase politica superata, nella quale la vita delle persone è stata troppo spesso misconosciuta e piegata rispetto ad esigenze di carattere solo e soltanto ideologico, come dimostrato dalla vicenda in esame, in cui l'esistenza e l'identità delle bambine e dei bambini figli di due madri o due padri sono state apertamente negate e violate, contro ogni evidenza e ogni esame di realtà, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda superare, revocandolo o altrimenti abrogandolo, il decreto ministeriale 31 gennaio 2019, ripristinando la modulistica e il software recanti la dicitura "genitori o chi ne fa le veci", nel rispetto dell'articolo 3, comma 5, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza; se intenda, nelle more del superamento definitivo del decreto ministeriale 23 dicembre 2015, dare istruzioni alle amministrazioni interessate affinché procedano alla ricezione delle domande di carta di identità valida per l'espatrio da parte di coppie omogenitoriali e, per l'effetto, provvedere all'adeguamento dei software per renderli idonei ad immettere e processare i relativi dati. Atto n. 3-01764 PITTONI SAPONARA ALESSANDRINI BARBARO BORGONZONI Al Ministro dell'istruzione Premesso che, da quanto si apprende da notizie di stampa, il Governo, nel cosiddetto decreto semplificazioni, ha affidato al commissario straordinario per l'emergenza COVID-19, Domenico Arcuri, la gestione della ripartenza delle scuole nell'anno scolastico 2020/2021; considerato che, a giudizio degli interroganti: dopo aver esautorato il Parlamento dalle sue funzioni, il Governo si appresta a fare lo stesso con i componenti dell'Esecutivo; fino ad oggi sono emerse tutte le criticità che hanno caratterizzato i provvedimenti governativi in materia scolastica, emanati a seguito dell'emergenza COVID-19, a cominciare dal decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante "Misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato", nel quale molte problematiche inerenti alla gestione della riapertura delle scuole in presenza, a settembre, non hanno trovato un'adeguata soluzione, e anche in fase di conversione sono rimaste molte incertezze soprattutto riguardo alla possibilità di realizzazione del giusto distanziamento tra gli studenti, del reperimento degli spazi e del reclutamento degli insegnanti necessari;