[resaula]

E potremmo continuare con esempi specifici ed espliciti, come potremmo sottolineare l'importanza di un attento esame e confronto parlamentare, che non c'è stato neppure sul tema degli investimenti per l'equipaggiamento e la ricerca tecnologica militare e su altri aspetti della politica nazionale di difesa e i nostri rapporti di cooperazione europea ed extraeuropea. Lo ripeto, allora: ci state mettendo a dura prova (quindi «sì, ma...»). La cosa evidente è che questa maggioranza ha due anime diverse e sensibilità opposte e vive un conflitto politico interno sul tema delle missioni internazionali e più in generale sul ruolo della difesa. È evidente che, tra contraddizioni e incertezze, si sta divaricando la forbice tra difesa e sicurezza, come è altrettanto evidente che -nella contraddizione tra la retorica pacifista e la demagogia antimilitarista da un lato e il decisionismo vero o presunto dall'altro, con in mezzo i tagli - manca alle missioni internazionali una visione politica strategica di insieme. (Applausi dal Gruppo FdI) . Questo è il punto che avremmo voluto affrontare in Parlamento: una visione politica strategica di insieme. Allo stesso modo mancano una lettura del nostro ruolo chiave all'interno dell'alleanza euroatlantica e una lettura del nostro ruolo di stabilizzazione nello spazio sempre più nevralgico del Mediterraneo, quello che Braudel definiva il continente liquido. Siamo convinti - e lo voglio dire con passione - che le missioni internazionali siano un investimento produttivo di cooperazione civile e militare ed un patto d'onore. È un patto d'onore, che difendiamo per amor di Patria - che è il DNA di Fratelli d'Italia - e per il nostro rispetto per le Forze armate. Attenzione: è questo e solo questo che ci fa esprimere, oggi, un voto favorevole alla risoluzione in discussione, che proroga 8 missioni in Europa, 11 in Asia, 17 in Africa, nonché 5 interventi di potenziamento dei dispositivi della NATO. Lo ripeto: «sì, ma». Attenzione soprattutto ad un altro aspetto e mi avvio a concludere: la risoluzione che voteremo impegna il Governo anche in relazione alla missione Eunavfor Med Sophia e si chiede che vengano modificate le regole, perché l'Italia non sia l'unico Paese di sbarco dei migranti. Su tale questione abbiamo presentato un ordine del giorno, che sintetizzo e che contiene due concetti e due richieste fondamentali: l'implementazione di un blocco navale al largo delle coste libiche e una missione militare europea in accordo con le autorità libiche. Per noi vale quanto dichiarato dal presidente Giorgia Meloni anche nei giorni scorsi: «Le navi della Marina militare delle nazioni europee impegnate nel Mediterraneo non dovrebbero servire a trasportare clandestini, ma a fermare l'immigrazione di massa». È per questo che, come Fratelli d'Italia, continuiamo a chiedere un blocco navale al largo delle coste della Libia, per impedire ai barconi di partire. Concludo: abbiamo anche altre proposte, un manifesto di proposte per affrontare la questione; una cosa chiediamo e la chiediamo con fierezza e con orgoglio, mentre votiamo «Sì, ma»: che il Governo e la maggioranza, al di là degli strumenti militari, esprimano finalmente una linea politica chiara e coraggiosa. (Applausi dal Gruppo FdI) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, le missioni internazionali sono forse lo strumento principe con cui attuiamo la nostra politica estera e di difesa e il luogo in cui in Europa, all'interno delle Nazioni Unite, in sede NATO e anche nei rapporti bilaterali, costruiamo le nostre relazioni internazionali. Sorprende allora che ci si arrivi quasi considerandolo un adempimento burocratico e in colpevole ritardo. Sono andato a rivedermi il resoconto stenografico di quando, alla fine della scorsa legislatura, si approvarono le missioni internazionali e soprattutto i parlamentari del Gruppo MoVimento 5 Stelle, ma anche quelli della Lega, lamentavano il fatto che si arrivasse a discutere un provvedimento così importante tre settimane dopo il termine entro cui bisognava approvarlo. Ebbene, quest'anno sono passati più di sei mesi da quando avremmo dovuto approvare quel provvedimento. E dobbiamo assistere alla lezioncina del presidente della Lega che ci dice delle divisioni del Partito Democratico? (Applausi dal Gruppo PD) . Si occupasse del fatto che per sei mesi non si è approvato questo provvedimento: abbiamo lasciato i nostri militari senza una copertura politica. Si occupasse delle divisioni tra i Ministri degli esteri, della difesa e dell'interno, che sono i tre Ministri principali sulla partita e che - una settimana sì e l'altra pure - rilasciano interviste contrastanti sui principali teatri di guerra: dal ritiro dell'Afghanistan al futuro della presenza in Libia. (Applausi dal Gruppo PD) . Le missioni internazionali non sono un derby su cui si misura se stiamo con i militari o contro i militari, perché altrimenti questo derby , purtroppo, lo avrebbero perso, in passato, i militari, perché ricordo che la Lega si è astenuta e il MoVimento 5 Stelle ha votato contro le stesse cose che ci sono scritte in questo provvedimento quasi fotocopia. (Applausi dal Gruppo PD) . Quindi, le lezioncine ce le risparmi, il presidente Romeo. Sulle missioni internazionali si misura la coerenza di un partito sulle scelte di fondo inerenti alla stabilità e alla sicurezza nel nostro Paese. Questo vuol dire ragionare sulle missioni nei Balcani, nel Vicino Oriente e nel Mediterraneo, capire cosa non ha funzionato e cosa ha funzionato. Il dibattito, invece, è stato solo caratterizzato - lo devo dire, purtroppo - soprattutto da parte della Lega, da una dialettica fatta di toni d'avanspettacolo e non si è parlato di cosa ha bisogno il nostro Paese: se, nelle missioni nei Balcani, deve essere ancora prevalente la componente militare o se dobbiamo spostarci più su una componente di institution building , di aiuto alla costruzione delle forze di sicurezza e di polizia. Lo stesso discorso vale per le questioni più importanti che, ad esempio, riguardano la nostra presenza in Iraq piuttosto che in Afghanistan. Ecco, su questi punti il passaggio delle missioni internazionali deve essere importante per capire il nostro sistema Paese, le principali istituzioni, che cosa pensano della nostra presenza laggiù. Prima ha provato a dirlo il senatore Romani nel suo intervento. Alla luce di un cambiamento radicale della politica estera degli Stati Uniti, di un avanzamento, dal punto di vista dei talebani, sul terreno dello scontro militare, stanno accadendo cose nuove: è partito un negoziato a Doha fra gli Stati Uniti e i talebani, qualcosa che prima era impensabile e su cui il nostro Governo precedentemente aveva già iniziato a ragionare. Cosa facciamo? Teniamo tutto come prima o proviamo a ragionare in termini di presenza dei nostri militari? Se si ha a cuore i nostri militari si deve ragionare su questi temi. Lo stesso vale per il Libano. Apro una parentesi - e la chiudo - a proposito di chi vuole bene o meno ai militari: il Ministro dell'interno dovrebbe stare attento quando va in alcuni teatri;