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Con l'espletamento delle procedure competitive di riassegnazione delle concessioni scadute, verranno retrocessi alle Regioni i beni bagnati, cioè le proprietà di dighe, opere di presa, canali, gallerie e condotte forzate e verranno corrisposti ai territori montani interessati congrui indennizzi mediante canoni idrici adeguati, elettricità gratuita, compensazioni ambientali e territoriali. (Applausi) . Finalmente, dopo oltre vent'anni di stallo, partirà una stagione di grandi investimenti per modernizzare e rilanciare l'idroelettrico, un asset di energia rinnovabile programmabile strategico per il nostro Paese. Gli investimenti consentiranno di realizzare interventi di miglioramento di potenza di generazione e di efficienza degli impianti tesi a produrre più energia elettrica rinnovabile e, dunque, contribuire a raggiungere il target sempre più sfidante di energia da fonti rinnovabile e anche perseguire la riduzione della nostra dipendenza energetica. Gli investimenti consentiranno di realizzare interventi di miglioramento tecnologico e strutturale necessari per migliorare l'efficienza dei beni su dighe e condotte per assicurare la migliore conservazione dei volumi di invaso, potenziare i sistemi di pompaggio e, dunque, incrementare la capacità di accumulo al fine di una maggiore sicurezza del sistema energetico. (Applausi) . Gli investimenti consentiranno di realizzare interventi di miglioramento e risanamento ambientale del bacino idrografico interessato dall'impianto oggetto della concessione, nonché di effettuare una gestione coordinata delle risorse idriche, in modo da esercitare un controllo su vari aspetti come la gestione dei livelli dei laghi e la necessità di irrigazione. Gli investimenti consentiranno di dare un'opportunità alla filiera italiana, nota nel mondo, fatta di eccellenze sia per quanto riguarda macchinari e tecnologia, sia per quanto riguarda le imprese. Questa non è soltanto una delle prime forme di autonomia regionale, ma - lo sottolineo ancora - il rinnovo delle concessioni idroelettriche, con investimenti negli impianti (nuovi o esistenti che siano), rappresenta un driver necessario per puntare alle emissioni zero di CO2 nel 2050. (Applausi) . A dirlo è anche l'Agenzia internazionale per l'energia nel suo ultimo rapporto interamente dedicato a questa fonte rinnovabile. Secondo il direttore dell'Agenzia, Fatih Birol, l'idroelettrico è il gigante dimenticato della transizione energetica, perché gli investimenti si sono concentrati, e male, sono su eolico e fotovoltaico. Invece i bacini idroelettrici offrono diversi vantaggi: oltre a produrre elettricità rinnovabile, grazie ai pompaggi fungono da sistemi di accumulo, possono fornire servizi di flessibilità alla rete elettrica e dunque contribuiscono a compensare le fluttuazioni non programmabili - ripeto ancora - dei parchi eolici e fotovoltaici. Nel mondo l'idroelettrico, con una potenza impegnata di 1.330 gigawatt e una produzione di elettricità di quasi 4.500 terawattora all'anno, è la più grande fonte di energia pulita e produce più di tutte le altre fonti rinnovabili messe insieme (eolico, solare fotovoltaico, bioenergia e geotermico). (Applausi) . In Italia il parco idroelettrico, costituito da più di 4.500 impianti per una potenza di circa 23 gigawatt, di cui 4 gigawatt di pompaggi, e che nel 2021 ha fornito una produzione di 45 terawattora (quasi il 16 per cento di elettricità nazionale, equivalente al 40 per cento di tutte le FER), grazie a questa norma sta per rivivere una nuova grande stagione. Concludo con i doverosi ringraziamenti al sottosegretario Garofoli, al vice ministro Pichetto Fratin, al sottosegretario Bini, al presidente della Commissione Girotto e soprattutto ai due relatori, Stefano Collina e Paolo Ripamonti, per il grande impegno profuso in quasi tre mesi di attività. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signora Presidente, l'intervento appena fatto dal senatore Arrigoni ci dà una buona ragione per dare un voto favorevole a questo disegno di legge (ovviamente per la parte che riguarda l'intervento del senatore Arrigoni). Tuttavia sappiamo che gli articoli non sono pochi, ma sono assai, e su alcuni di essi ci sono delle ombre che non sono state completamente dipanate nel corso di questi mesi di discussione. Mi si consentirà magari di fare qualche critica, perché sarebbe troppo facile, altrimenti, se tutto andasse bene. Ci sarebbe piaciuta, da parte del Governo e da parte di qualche forza di maggioranza, una maggiore consapevolezza del momento che stiamo vivendo, perché parlare di concorrenza e di mercato è sicuramente importante per la crescita del Paese. Bisogna però tenere conto anche di qual è il momento nel quale se ne parla e di quali sono le condizioni di coloro che vengono poi obbligati a mettersi nella cosiddetta concorrenza. A me ad esempio è dispiaciuto, conoscendone la storia, sentir parlare dei balneari, dei tassisti o di altre categorie economiche, che escono particolarmente "piallati" dalla crisi economica che ha seguito il Covid, come degli approfittatori che mandano a male l'economia italiana. Sappiamo che ci sono condizioni che devono essere riviste da tempo, da anni. Ci abbiamo provato e abbiamo fatto un lavoro importante con il ministro Centinaio. Un'accelerazione fatta adesso, in questa maniera, tende anche a far passare nell'opinione pubblica, cosa su cui non concordiamo, un'immagine di categoria che non appartiene realmente a chi invece tiene al proprio lavoro e a cui dobbiamo dare considerazione. Signor Presidente, ho seguito in precedenza l'intervento del senatore Lannutti, che in gran parte ho condiviso, ma ho ascoltato anche l'intervento del professor Monti, che in gran parte non ho condiviso e che ha trascurato un aspetto. Occorre infatti fare attenzione al fatto che quello attuale è il momento in cui l'economia italiana è più fragile e aprire al mercato significa concorrenza, ma non significa automaticamente discesa dei prezzi e dei costi per i cittadini e per i consumatori finali. Se infatti l'economia è fragile, ciò significa, in breve tempo, approcciarsi ad un oligopolio e quindi ad una sintesi fatta sul mercato da parte di chi ha più soldi, creando poi dei cartelli. Creare concorrenza non significa privatizzare, diceva il professor Monti. Certamente, ma la vera mancata concorrenza, su cui invece insistiamo, è quella della pubblica amministrazione, rispetto agli altri Paesi europei, perché qui si impongono al mercato privato, ai cittadini, alle imprese e alle nostre attività produttive delle regole stringenti, in un periodo nel quale, come più volte ci siamo sentiti dire, siamo in un'economia di guerra, mentre la pubblica amministrazione, per quanto riguarda l'efficienza che dovrebbe erogare ai cittadini, in termini di concretezza, continua ad essere molto indietro rispetto agli altri Paesi europei. (Applausi) . Non si può allora pretendere concorrenza solo dal capitale privato, dall'artigiano, dall'imprenditore o dal commerciante, se poi non la si dà come Stato e come amministrazione pubblica. Su queste cose il Governo deve ancora fare dei passi enormi, altrimenti avremo di fronte una diseguaglianza.