[pronunce]

Il rimettente richiama, a sostegno di tale conclusione, le sentenze n. 416 del 2000 (in tema di applicazione retroattiva di agevolazioni fiscali per l'acquisto della prima casa) e n. 320 del 2005 (in tema di esenzione soggettiva dall'IRPEG di alcuni fondi pubblici di agevolazione), con le quali la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di norme di esclusione dal rimborso di imposte già pagate. 1.3. – In punto di rilevanza, la Commissione tributaria regionale afferma che la sollevata questione «appare rilevante, nel caso in esame, con riguardo alla modalità della tenuta delle scritture contabili della società Avicola S. Chiara, e posto che alcuni comportamenti posti in essere dalla società, quali emergono dagli atti, sono suscettibili di essere positivamente valutati come comportamenti concludenti ai fini delle previsioni normative di cui all'art. 1, comma 1°, del decreto presidenziale n. 442 del 1997 ed all'art. 4, comma 1°, della legge n. 342 del 2000», tanto che tali «circostanze di fatto […] potrebbero comportare il diritto al rimborso richiesto […], ove non sussistesse il divieto di legge» denunciato. 2. – È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la sollevata questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Quanto alla eccepita inammissibilità, l'Avvocatura generale osserva che l'ordinanza è priva di motivazione sulla rilevanza, perché il giudice rimettente, da un lato, non ha sufficientemente descritto la fattispecie oggetto del giudizio principale, avendo omesso ogni indicazione circa le modalità di tenuta delle scritture contabili e gli altri elementi (come il tipo di dichiarazione IVA presentata) da cui si dovrebbe desumere il comportamento concludente espressivo dell'opzione del contribuente per l'applicazione dell'imposta nei modi ordinari; dall'altro, «non spiega […] perché ritenga applicabile al rimborso ordinario dell'IVA a monte la disposizione dettata in merito al rimborso di una imposta a valle indebitamente pagata», dal momento che «la fattispecie [...] non riguarda […] il rimborso di una imposta pagata, cioè dell'IVA a debito, e non dovuta, ma la formazione dell'IVA a credito di cui si chiede il rimborso, rigorosamente connessa al regime ordinario dell'IVA», con conseguente inapplicabilità della disposizione censurata, che «testualmente si riferisce ai soli rimborsi di imposte a debito non dovute». Quanto alla dedotta infondatezza, la difesa erariale, dopo aver premesso che le sentenze della Corte costituzionale richiamate dal rimettente non sono pertinenti al caso di specie (in quanto relative a versamenti di imposte a debito, non dovute in base a leggi sopravvenute) , afferma che il legislatore, pur avendo inteso «sanare retroattivamente», con la norma denunciata, i comportamenti dei contribuenti che – prima dell'entrata in vigore del d.P.R. n. 442 del 1997 – avevano applicato il regime ordinario dell'IVA senza la previa comunicazione scritta dell'opzione in tal senso, ha tuttavia «discrezionalmente limitato» gli effetti di detta sanatoria in favore dei soli contribuenti che hanno utilizzato il credito riportandolo all'anno successivo e non anche a quelli che hanno «unilateralmente chiesto il rimborso». Per la difesa erariale, la diversità di tali due diversi modi di far valere il credito del contribuente giustifica l'indicata diversità di disciplina ed esclude, pertanto, qualsiasi disparità di trattamento o irragionevolezza costituzionalmente rilevanti della denunciata disposizione.1. – La Commissione tributaria regionale della Sardegna dubita della legittimità costituzionale «dell'art. 4, 1° comma, della legge 21 novembre 2000, n. 342, laddove si dispone che “Non si fa luogo a restituzione di imposte, soprattasse e pene pecuniarie già pagate”, in relazione all'art. 1, 1° comma , del D.P.R. 10 novembre 1997, n. 442». In realtà, l'oggetto della censura riguarda esclusivamente l'art. 4, comma 1, secondo periodo, della legge 21 novembre 2000, n. 342 (Misure in materia fiscale), il quale, nel disporre che «Non si fa luogo a restituzione di imposte, soprattasse e pene pecuniarie già pagate», limita gli effetti del primo periodo dell'unico comma dello stesso art. 4 (composto da due soli periodi), in forza del quale «L'articolo 1 del d.P.R. 10 novembre 1997, n. 442, concernente l'opzione e la revoca di regimi di determinazione dell'imposta o di regimi contabili, si intende applicabile anche ai comportamenti concludenti tenuti dal contribuente anteriormente alla data di entrata in vigore del citato decreto n. 442 del 1997» (cioè anteriormente al 7 gennaio 1998). In altri termini, il rimettente muove dalla premessa che il citato art. 4 ha natura interpretativa e, pertanto, retroattiva (argomentata anche in base alla sua rubrica, «Norma interpretativa») circa l'àmbito di applicazione dell'art. 1, comma 1, del d.P.R. n. 442 del 1997 (Regolamento recante norme per il riordino della disciplina delle opzioni in materia di imposta sul valore aggiunto e di imposte dirette), per il quale «L'opzione e la revoca di regimi di determinazione dell'imposta o di regimi contabili si desumono da comportamenti concludenti del contribuente o dalle modalità di tenuta delle scritture contabili. La validità dell'opzione e della relativa revoca è subordinata unicamente alla sua concreta attuazione sin dall'inizio dell'anno o dell'attività. È comunque consentita la variazione dell'opzione e della revoca nel caso di modifica del relativo sistema in conseguenza di nuove disposizioni normative». Su tale premessa, la Commissione tributaria regionale censura soltanto il secondo periodo del comma 1 dell'art. 4 della legge n. 342 del 2000, nella parte in cui esclude dal rimborso l'imposta che, in base alla riconosciuta efficacia del comportamento concludente a suo tempo tenuto dal contribuente in ordine all'opzione per il regime ordinario dell'IVA, risulta (ora per allora) non dovuta. In particolare, il giudice a quo afferma che, mentre il primo periodo del comma 1 dell'art. 4 della legge n. 342 del 2000 valorizza retroattivamente il comportamento concludente tenuto dal contribuente prima del 7 gennaio 1998, ai fini dell'opzione prevista dall'art. 34 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), per l'applicazione dell'IVA nei modi ordinari;