[resaula]

2) l'importanza di politiche per una gestione dei flussi migratori rigorosa e controllata, a tutela non solo dei cittadini italiani, ma anche dei migranti che sono legalmente presenti nel Paese; 3) l'incremento di forme di controllo all'interno dei centri di culto islamici, spesso illegali, in quanto luoghi che diverse volte hanno assunto una forte connotazione politica e nei quali si è svolta propaganda antisemitica e in antitesi con i nostri valori culturali e costituzionali; 4) il rispetto delle minoranze senza che da ciò ne derivi una negazione della nostra identità, evitando un arretramento dal punto di vista culturale che, travestito da laicità di maniera, rappresenterebbe un pericoloso prologo all'erosione delle fondamenta della nostra civiltà e ad incoraggiare, al contempo, iniziative concrete che sviluppino un dibattito sul tema della cristianofobia. Atto n. 1-00177 BERNINI MALAN GALLIANI GALLONE GIAMMANCO LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI MOLES RIZZOTTI RONZULLI PICHETTO FRATIN VITALI AIMI ALDERISI BARACHINI BARBONI BATTISTONI BERARDI BERUTTI BIASOTTI BINETTI CALIENDO CALIGIURI CANGINI CARBONE CAUSIN CESARO CRAXI DAL MAS DAMIANI DE POLI DE SIANO FANTETTI FAZZONE FERRO FLORIS GASPARRI GHEDINI GIRO MASINI MESSINA Alfredo MINUTO MODENA PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO ROMANI ROSSI SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TESTOR TIRABOSCHI TOFFANIN - Il Senato, premesso che: la pubblica attenzione è sempre più richiamata sulla diffusione dei cosiddetti " hate speech ", intesi come fenomeni di odio e di intolleranza diffusi attraverso i mezzi di comunicazione e in particolare sul web ; con parole o altri contenuti esprimono odio, rifiuto, astio, in particolare verso le minoranze, promuovono, incitano o giustificano la violenza, la diffamazione e la discriminazione nei confronti di una singola persona o di un gruppo di persone per motivi etnici, religiosi, sessuali o legati a condizioni personali, come ad esempio la disabilità; l'espressione " hate speech " (traducibile con "discorso d'odio") ha origine nella giurisprudenza americana e, sebbene non sia indicata nella convenzione istitutiva della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), è stata usata dalla Corte fin dall'8 luglio 1999, evitando una definizione precisa del fenomeno, che avrebbe potuto limitare il suo futuro raggio d'azione; a livello internazionale la fonte di riferimento è il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, adottato a New York il 19 dicembre 1966 e reso esecutivo dalla legge n. 881 del 1977, che inserisce una specifica restrizione, disposta all'articolo 20, sul divieto di appelli all'odio nazionale, razziale o religioso, che costituiscano incitamento alla discriminazione, all'ostilità o alla violenza, così come ogni propaganda in favore della guerra, e richiede l'adozione delle necessarie misure e sanzioni per proibire tali azioni; gli hate speech , in mancanza di precisa e univoca definizione, sono suscettibili di applicazioni arbitrarie; infatti, i codici penali di molti Stati membri, in riferimento all'incitamento alla violenza o all'odio, utilizzano varie terminologie e differenti criteri di applicazione, in base alle motivazioni, al contesto nel quale vengono utilizzati e agli strumenti di diffusione utilizzati; la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, è intervenuta sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale, prevedendo che gli Stati membri debbano garantire la punibilità dei discorsi di incitamento all'odio, intenzionali e diretti contro un gruppo di persone o un membro di essi, in riferimento alla razza, al colore, alla religione o all'etnia; l'istigazione pubblica alla violenza o all'odio, anche mediante la diffusione di scritti, immagini o altro materiale; l'apologia o la negazione dei crimini di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra e, infine, i comportamenti atti a turbare l'ordine pubblico o minacciosi, offensivi e ingiuriosi; considerato che: la nuova mappa dell'intolleranza 4, ideata da "VOX Diritti", Osservatorio Italiano sui diritti, in collaborazione con l'Università Statale di Milano, l'Università di Bari, l'Università La Sapienza di Roma e il Dipartimento dell'Università Cattolica di Milano, ha esaminato il periodo tra il mese di marzo e il mese di giugno 2019, definendo preoccupanti i dati raccolti, nei quali si evidenziano come vittime soprattutto alcune categorie quali migranti, musulmani, ebrei; in Italia non esiste una definizione normativa di hate speech ; la Commissione sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita dalla Camera dei deputati il 10 maggio 2016, intitolata il 4 luglio successivo a "Jo Cox", la deputata laburista aggredita e uccisa da un nazionalista in Inghilterra il 16 giugno di quell'anno, nella relazione finale approvata il 6 luglio 2017 ha indicato lo Stato italiano come il Paese europeo con il più alto tasso di disinformazione in tema di immigrazione, che si evidenzierebbe, ad esempio, in una forte sovrastima del numero di stranieri e in particolare di musulmani; in risposta a questi dati il Dossier statistico immigrazione 2018, realizzato dal Centro studi e ricerche IDOS, insieme al Centro studi confronti e all'UNAR, si propone di fornire una più documentata analisi della realtà sul quadro migratorio internazionale e nazionale; è doveroso contrastare condotte moralmente censurabili e lesive della dignità di persone e gruppi sociali, in quanto rappresentano un ostacolo alla convivenza della comunità sociale; occorre però attenzione al fine di non limitare in alcun modo il principio della libera manifestazione del pensiero, sancito dall'articolo 21 della Costituzione, fuori e dentro il web ; non va trascurato, infatti, il pericolo che nel sanzionare lo hate speech , si arrivi a limitare indebitamente la libertà di espressione, che non può non includere la libertà di polemica, anche aspra; occorrono criteri oggettivi e simmetrici, non soggettivi e asimmetrici; non si può vietare un certo comportamento o espressione sulla base del fatto che qualcuno afferma di esserne offeso, altrimenti si tutelano maggiormente gli intolleranti rispetto agli altri; anzi, coloro che si dicono "offesi" dalla pacifica manifestazione dell'altrui identità, cultura o religione, al fine di impedirla, attuano una forma di prevaricazione inaccettabile, delibera di istituire una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, costituita da 20 componenti in proporzione alla consistenza dei gruppi parlamentari ed elegge tra i suoi membri l'Ufficio di Presidenza composto dal Presidente, da due vice presidenti e da due segretari;