[pronunce]

d), della legge 1° agosto 2003, n. 207, nella parte in cui non consente la concessione del beneficio della sospensione condizionata dell'esecuzione della pena ai condannati ammessi alla semilibertà per violazione dell'art. 3 della Costituzione, per l'irragionevole disparità di trattamento tra i soggetti che si sono dimostrati meritevoli di una misura alternativa e ne hanno osservato correttamente le prescrizioni, e coloro che non hanno mai meritato una misura alternativa, o se la sono vista colpevolmente revocare; nonché per violazione dell'art. 27, terzo comma, della Costituzione, perché la pena non avrebbe alcuna funzione rieducativa o preventiva, non disponendo il giudice di sorveglianza di alcun potere discrezionale in ordine alla concessione del beneficio; che, successivamente alla proposizione della questione, questa Corte, con sentenza n. 278 del 2005, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del censurato art. 1, comma 3, lettera d), della legge n. 207 del 2003, che, nei confronti del condannato che abbia scontato almeno la metà della pena, esclude l'applicazione della sospensione condizionata dell'esecuzione della pena stessa, nel limite di due anni, quando la persona condannata sia stata ammessa alle misure alternative alla detenzione, per la disparità di trattamento fra il condannato che, perché meritevole, sia stato ammesso a misure alternative alla detenzione e il condannato che, o perché immeritevole o per non avere mai avanzato la relativa richiesta, non sia stato ammesso al godimento di tali misure, non potendo la circostanza dell'ammissione o meno a misure alternative alla detenzione costituire un discrimine per il godimento del c.d. «indultino», e ciò soprattutto ove si tenga presente che di quest'ultimo possono godere condannati non ritenuti meritevoli di misure alternative e non anche coloro che sono stati giudicati meritevoli di tali misure; che va ordinata la restituzione degli atti al giudice rimettente, al fine di una nuova valutazione della rilevanza della questione proposta, alla luce della sopravvenuta sentenza di questa Corte (cfr. , negli stessi sensi, ex plurimis, ordinanze nn. 229, 206, 180 del 2005).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al giudice a quo. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA