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Questo significa che la politica dei prossimi anni, forse addirittura dei prossimi lustri, anche in considerazione del fatto che le importantissime risorse del recovery fund , sarà inevitabilmente influenzata da quello che facciamo ora, verranno impiegate sulla base di quello che stiamo discutendo oggi, ossia della struttura di cui ci stiamo dotando con la riorganizzazione oggetto dell'odierno dibattito, a prescindere da chi ci sarà a guidare il prossimo Governo, da quale sarà la prossima maggioranza e da quali saranno le ideologie politiche di chi andrà a governare nei prossimi anni. Ecco perché la discussione, a mio avviso, è particolarmente importante e deve essere realizzata nell'ottica non tanto e non solo della riorganizzazione fine a se stessa, quanto piuttosto di come vogliamo o vorremmo che questa riorganizzazione portasse effetti concreti sulla vita di tutti noi. Infatti, la sequenza organizzazione-struttura-azione-obiettivo mai prima d'ora aveva avuto una tale correlazione; mai prima d'ora questi passaggi avevano avuto un significato così pregno di conseguenze per la vita quotidiana di tutti noi. Io ricordo che all'articolo 2 del presente decreto-legge si riorganizzano le competenze, addirittura cambiandone la denominazione, dell'ex Ministero dell'ambiente, che diventa Ministero per la transizione ecologica, in una Nazione piccola (l'Italia ha una superficie di poco più di 300.000 chilometri quadrati), con una popolazione di poco meno di 60 milioni di abitanti. Questo significa che abbiamo una densità abitativa di poco inferiore ai 200 abitanti per chilometro quadrato. Per chi non si dovesse rendere conto di ciò che significa, consideriamo che la Cina ha una densità abitativa di 153 abitanti per chilometro quadrato: l'Italia quindi ha una densità abitativa superiore a quella della Cina. Pertanto, la forte antropizzazione che caratterizza il nostro territorio ci deve far capire che tutto ciò che inciderà sulla politica ambientale dell'attuale Governo, ma anche dei futuri, avrà inevitabilmente ripercussioni dirette sulla vita di tutti noi. Ecco perché, a mio avviso, dovremmo soffermarci sulla portata concreta di ciò che andremo ad approvare. Prima di entrare nel dettaglio del contenuto dell'articolo 2, che evidentemente, da membro della Commissione ambiente, mi interessa in maniera particolare, vorrei permettermi una piccola digressione sull'articolo 1, che istituisce il Ministero del turismo. Lo faccio non solo perché è la prima disposizione contenuta nel decreto-legge in esame, ma anche perché, sempre da questi banchi, un anno e mezzo fa, quando si discuteva del trasferimento delle competenze del turismo dal Ministero delle politiche agricole al Ministero dei beni culturali, auspicavo la creazione di un apposito Ministero, perché sostenevo che il turismo rappresentasse una parte importantissima del PIL e l'immagine del nostro Paese. Per tutta una serie di considerazioni - che non sto a ripetere ora - sostenevo l'opportunità di creare, appunto, un apposito Ministero del turismo; quindi, evidentemente, seppur un anno e mezzo dopo, non posso che essere molto soddisfatto di questa scelta. Come dicevo prima, il turismo rappresenta tra il 13 e il 14 per cento del PIL; non è facilissimo fare il calcolo perché poi bisogna considerare anche tutto l'indotto che crea. Ad ogni modo, a prescindere dal fatto che sia il 13, il 14, il 15 o addirittura il 20 per cento, se considerassimo la portata ampia di tutto ciò che è incluso nel mondo turismo, rimane il fatto che tale settore rappresenta un elemento fondamentale per la nostra economia, ancora di più se consideriamo che oltre 40 miliardi del ritorno economico dal settore turistico provengono dal turismo straniero. Ciò significa che per la nostra bilancia commerciale 40 miliardi in positivo vengono dal turismo estero; sono, cioè, risorse che soggetti residenti in altri Paesi portano nel nostro Paese alimentando la nostra economia: 40 miliardi. Se consideriamo che la consistenza totale del recovery fund è poco più di 200 miliardi, mentre questi 40 miliardi arrivano tutti gli anni, dovremmo capire quanto sia fondamentale per la nostra economia. Oltre alle conseguenze dirette in termini economici, ci sono quelle indirette, perché è evidente che il turismo rappresenta la nostra immagine. Qualche collega prima ha evidenziato quanto siamo appetibili a livello mondiale, quanto l'immagine dell'Italia rappresenti ancora un valore aggiunto e quanto in tutto il mondo l'Italia sia ancora una delle destinazioni privilegiate, forse quella privilegiata in assoluto se penso, ad esempio, alla Cina, che equipara la nostra storia, la nostra tradizione, il nostro valore culturale ai loro. Sapendo quanto sono nazionalisti i cinesi, credo che questo dica tutto, che spieghi in maniera esaustiva quanto l'immagine dell'Italia all'estero sia un valore enorme, di cui forse nemmeno noi ci rendiamo sempre conto. Ecco perché valorizzare il turismo significa valorizzare la nostra immagine e consentire la realizzazione appieno di quel progetto di made in Italy che dovrebbe essere finalizzato non solo alla tutela dei nostri prodotti, ma anche alla loro promozione all'estero. L'ultima considerazione per cui, a mio avviso, il turismo è fondamentale - consentitemelo con una nota di evidente orgoglio - è perché sono marchigiano: vengo da quella Regione che la rivista «Lonely Planet» ha indicato come la seconda più bella al mondo. Quindi, tutte queste motivazioni inevitabilmente mi portano a pensare che la realizzazione del Ministero del turismo sia stata una scelta utile e opportuna, forse un po' tardiva, ma, come si dice sempre, meglio tardi che mai. Concludo evidenziando che, per quanto importante, per quanto determinante per la nostra economia, per quanto fondamentale per la nostra immagine, quello del turismo è un settore in fortissima sofferenza. Sappiamo bene che in alcuni casi la riduzione di fatturato ha superato addirittura il 90 per cento: 90 per cento di contrazione del fatturato che, per qualunque settore, è un dato che potrebbe diventare mortale; potrebbe diventare l'impedimento per la prosecuzione dell'attività. Non possiamo, quindi, limitarci esclusivamente a mantenere la politica dei piccoli ristori che c'è stata fino ad ora, ma dobbiamo fare tutto quanto necessario affinché questo settore possa ripartire. Penso, ad esempio, alla ristorazione. Capisco che si dovesse fare qualcosa, però non possiamo continuare con misure che a mio avviso non sono nemmeno efficaci. Ieri ho avuto un pranzo di lavoro con un architetto; abbiamo preso un panino che abbiamo consumato in piedi appoggiati a un muretto - peraltro, da un punto di vista igienico-sanitario, essendo stato nel settore per ventisette anni, non credo proprio che quella rappresenti la soluzione ideale - e, oltre ad aver mangiato il panino in quella maniera, evidenzio che avevamo accanto forse una quindicina di altre persone che erano state costrette a fare la stessa cosa. Quindi, nell'ottica di ripartenza di questo settore, teniamo anche in considerazione le proposte di buonsenso che vengono dalla Lega per le riaperture e per la gestione dei prossimi mesi, che saranno fondamentali. (Applausi) . Se parliamo di turismo, un mese non vale l'altro: agosto non è uguale a marzo o a febbraio. L'indotto, le attività, il fatturato, l'economia che abbiamo perso nelle nostre montagne con la chiusura degli impianti sciistici non li recupereremo più per quest'anno. Quindi dobbiamo capire che serve ed è indispensabile fare qualcosa adesso... (Il microfono si disattiva automaticamente) .