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Molti allevamenti, soprattutto quelli medio-piccoli, se non vedranno ritirato il proprio latte rischiano la chiusura, facendo venire meno quel tessuto connettivo che è l'asse portante della filiera lattiero-casearia del nostro Paese; occorre che le aziende italiane disdicano i contratti con l'estero e acquistino dagli allevatori italiani, così come i cittadini dovrebbero acquistare latte fresco italiano, in un momento della stagione dove, con le condizioni climatiche favorevoli, si registra fisiologicamente il picco stagionale della produzione e delle consegne; emerge anche la necessità di ricollocare in modo alternativo il latte, attraverso un grande impegno da parte del Governo a sostegno di un settore vitale dell'agroalimentare italiano. In tal senso, sarebbe opportuno che i caseifici, che lavorano prodotti a lunga stagionatura, ritirassero il prodotto in eccedenza, così come il ritiro coatto del latte dagli agricoltori che si trovano in difficoltà, per destinarlo alla trasformazione di latte in polvere; diventa, pertanto, indispensabile un immediato intervento dello Stato, benché gravato in questo momento dagli innumerevoli problemi legati alla diffusione del Coronavirus, che dovrà essere teso a richiamare i caseifici ad un maggiore senso di responsabilità nei confronti della filiera, guardando in prospettiva ai vantaggi di tenere la stessa coesa e pronta a ripartire con maggiore slancio quando sarà il momento. Purtroppo un atteggiamento miope e utilitaristico oggi, rischia di essere molto deleterio domani; sarebbe, inoltre, opportuno che nelle nuove misure in fase di adozione da parte del Governo venissero inserite disposizioni ad hoc nei confronti delle aziende agricole, tantissime delle quali sono a conduzione familiare, per le quali alle difficoltà imprenditoriali si aggiungono quelle patrimoniali, se non verranno adeguatamente disposte norme volte a facilitare l'accesso ai fidi bancari anche per quelle non più in bonis , si chiede di sapere: se e quali misure il Ministro in indirizzo ritenga di dover adottare nell'immediato volte al ristoro degli agricoltori e degli allevatori; se non ritenga che per sostenere realmente i produttori di latte del nostro Paese occorra disdire o ridurre i contratti di importazione di latte dall'estero, soprattutto dalla Germania, e convocare dei tavoli con tutti gli attori della filiera; in che modo intenda vigilare su quanto sta avvenendo a danno del settore lattiero-caseario, allo scopo di tutelare la filiera italiana del latte, e quali tempestive iniziative intenda adottare per evitare le speculazioni, il crollo dei prezzi, la contrazione della produzione e le conseguenti crisi aziendali per il settore zootecnico in tutta Italia; se non ritenga utile chiedere alla Commissione europea l'attivazione di ammassi privati per garantire la stabilità del prezzo del prodotto; se non ritenga di dover fornire specifiche indicazioni, anche in deroga, agli operatori in merito allo smaltimento del siero del latte e degli altri sottoprodotti derivati dalle lavorazioni casearie; cosa intenda fare affinché vengano rispettate le tempistiche di pagamento del prodotto ai sensi di legge, per poter essere davvero d'ausilio a tutti i produttori del latte; se, infine, non ritenga utile organizzare una campagna mediatica tesa a promuovere il consumo di latte crudo italiano e, in generale, a sostenere tutto il made in Italy . Atto n. 4-03068 DE BONIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il Meccanismo europeo di stabilità (MES) è stato istituito nel 2012 per fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell'Eurozona che si trovano in gravi difficoltà finanziarie o ne sono minacciati; nel dicembre 2017 la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento per la trasformazione del Meccanismo in un Fondo monetario europeo (FME), che sarebbe basato sulla struttura finanziaria e istituzionale del MES, ma ancorato all'ordinamento giuridico dell'UE. Tuttavia, la proposta è stata superata da una soluzione diversa, i cui tratti salienti sono stati decisi nell'Eurogruppo del 13 giugno 2019 e poi confermati nel successivo Vertice euro del 21 giugno, che prevedrebbe, almeno in questa fase, solamente una revisione del Trattato istitutivo del MES; nel corso di un'audizione tenutasi il 27 novembre 2019 presso le Commissioni 6ª e 14ª del Senato, il Ministro dell'economia e delle finanze, Gualtieri, annunciò l'impegno del Governo italiano per una futura integrazione del MES nel quadro giuridico dell'UE; considerato che: gli Stati membri contribuiscono in maniera proporzionale alla propria importanza economica. La Germania è il primo contributore netto, con il 27 per cento del capitale versato, seguita da Francia (20,3 per cento) e Italia (17,9 per cento); la riforma del MES, decisa nel Consiglio europeo del dicembre del 2018, prevede l'istituzione di un fondo comune, il Single resolution fund (SRF), una sorta di braccio operativo del Meccanismo, cui spetta in particolare di aiutare le banche in difficoltà dell'eurozona. Il SRF è finanziato dal MES, ossia dagli Stati membri, fino a un massimo di 80 miliardi di euro, anche se ha una capacità di oltre 700 miliardi, che possono essere raccolti sui mercati finanziari attraverso l'emissione di bond . Il SRF dovrebbe entrare in vigore al più tardi nel 2024; per ricevere l'aiuto, in base al meccanismo di oggi, uno Stato deve accettare un piano di riforme la cui applicazione è sorvegliata dalla famosa "troika", il comitato costituito da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale. Chi ne fa richiesta deve sottoscrivere un memorandum e impegnarsi a varare misure di austerità per restare su un sentiero di "sostenibilità" del debito. Sono paletti fissati dal suo Trattato istitutivo. Il memorandum di solito prevede misure come taglio alla spesa pubblica, privatizzazioni, liberalizzazioni. Il meccanismo è scattato l'ultima volta nel 2015 per la Grecia; tenuto conto che: l'emergenza epidemiologica causata dal Coronavirus sta mettendo a dura prova il nostro sistema sanitario (tra contagi e decessi che non ne vogliono sapere di fermarsi) ed economico. Il debito pubblico cresce a vista d'occhio, lo spread ha raggiunto quote pericolose. Il Covid-19, infatti, oltre a essere una piaga per la salute dei cittadini danneggia anche il sistema economico degli Stati, i quali sono chiamati a prendere opportune contromisure per evitare la débacle e l'Italia, per qualsiasi decisione da assumere, deve relazionarsi con l'Unione europea, la cui posizione sembra essere spesso ambigua e preoccupante. Infatti, nei giorni scorsi la Presidente della BCE, Christine Lagarde, volutamente o per errore, aveva detto chiaramente che la BCE "non è qui per chiudere lo spread", che tradotto significa "lavarsene le mani". Dopo tale dichiarazione Piazza Affari ha polverizzato il 15 per cento e lo spread ha sfiorato i 280 punti; per far fronte all'emergenza il Parlamento italiano, l'11 marzo scorso, ha autorizzato lo scostamento di bilancio, con uno stanziamento fino a 25 miliardi di euro, per il varo di misure economiche straordinarie;