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con l'applicazione di questo sistema di pagamento a favore delle pubbliche amministrazioni andrebbero valutate anche le conseguenze a scapito dei cittadini che magari, certi della domiciliazione bancaria, potrebbero per errore ignorare l'avviso di pagamento. Questi cittadini diventerebbero automaticamente morosi nei confronti delle pubbliche amministrazioni, con tutto quello che comporta l'omesso pagamento di imposte e tasse, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di quanto descritto; se non ritenga di dover intervenire per evitare che i cittadini siano costretti, attraverso le commissioni, a pagare quella che ai loro occhi è considerata una tassa sulla tassa, e che quindi viene vissuta come un'ingiustizia, tanto più che a favore dei negozi e dei professionisti è stato previsto un credito di imposta del 30 per cento sui costi (commissioni di incasso e spese per il POS) dagli stessi sostenuti quando i consumatori pagano con strumenti diversi dal contante, al fine di incentivare i pagamenti elettronici (tracciabili); se pertanto non ritenga di doversi adoperare affinché il costo delle commissioni per i versamenti PagoPA siano sostenuti dalle amministrazioni e le società pubbliche, visto che tale costo sarebbe ampiamente compensato dai notevoli risparmi che, grazie alla digitalizzazione dei pagamenti, gli enti pubblici riescono a realizzare sulle spese di gestione e su quelle per il personale; se gli interessi di mora e altri oneri a carico dei cittadini con la domiciliazione, che hanno ignorato l'avviso, non debbano ricadere su municipalizzate e aziende che non si sono preoccupate di offrire doverosa e certa informazione, evitando in tal modo di continuare ad addossare agli incolpevoli consumatori e famiglie le conseguenze di condotte dolose in merito ad omessa e doverosa informazione. Atto n. 4-04168 CIRIANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'economia e delle finanze Premesso che: il 18 marzo 2019 il Ministro del lavoro e delle politiche sociali pro tempore Luigi di Maio, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze pro tempore Giovanni Tria, attribuì a Pasquale Tridico i poteri del presidente e del consiglio d'amministrazione dell'INPS e ad Adriano Morrone i poteri di vicepresidente; successivamente, il 22 maggio 2019, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro pro tempore Luigi di Maio, firmò per Pasquale Tridico il decreto di nomina a presidente; stando a quanto scrive il "Corriere della Sera" nelle pagine economiche, il 27 settembre 2020, lo stipendio percepito dal predecessore di Pasquale Tridico, Tito Boeri, pari a 103.000 euro lordi annui venne suddiviso tra presidente (62.000 euro) e vicepresidente; nel giugno 2019 il ministro Di Maio, in qualità di Ministro del lavoro pro tempore , avviò una riforma della governance di INPS ed INAIL, prevedendo la reintroduzione dei rispettivi consigli d'amministrazione con compensi fissati a 150.000 euro lordi per i presidenti, 40.000 per i vicepresidenti (60.000 se con deleghe) e 23.000 per i componenti del consiglio d'amministrazione; il 7 agosto 2020 il Ministro del lavoro Nunzia Catalfo ed il Ministro dell'economia Roberto Gualtieri hanno firmato il decreto interministeriale che rendeva operativa tale riforma della governance dei due enti e il relativo adeguamento degli stipendi, stando a quanto riportato da "la Repubblica", "con decorrenza dalla data di nomina"; considerato che: il 26 settembre 2020 il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi di Maio ha affermato che avrebbe chiesto chiarimenti sull'aumento di stipendio al presidente INPS, mentre il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte avrebbe affermato di non essere informato e che si sarebbe espresso solo a seguito dell'acquisizione di maggiori informazioni sulla vicenda; a quanto scrive "la Repubblica", Vito Cozzoli, capogabinetto del ministro Di Maio, in una nota del 12 giugno 2019, indirizzata alla Direzione generale per le politiche previdenziali dello stesso Ministero del lavoro e per conoscenza al premier , al Ministro dell'economia Tria e al ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta, faceva riferimento a cifre poi di fatto introdotte con il decreto del 7 agosto 2020, chiedendo una valutazione definitiva della congruenza degli importi per la successiva predisposizione del decreto del Ministero del lavoro; il decreto interministeriale del 7 agosto è stato firmato appena una settimana dopo che l'ISTAT ha certificato un crollo del 12,8 per cento del PIL italiano nel secondo trimestre; l'interrogante evidenzia come sia ancora memorabile la dichiarazione del presidente dell'INPS del 10 dicembre 2019, nella quale sottolineava che per merito del reddito di cittadinanza il tasso di povertà si fosse ridotto del 60 per cento; un dato rettificato successivamente il 19 dicembre (quando la dichiarazione veniva rettificata evidenziando una riduzione del tasso di povertà di 8 punti percentuali) e, ancora, il 9 gennaio successivo, quando il presidente dichiarava: "In questo momento il reddito è distribuito fra poco più di un milione di nuclei familiari. Se a questi si aggiungono quelli previsti dalla relazione tecnica della legge a regime raggiungeremo tre dei cinque milioni di persone considerate povere dall'ISTAT"; nel corso del mese di agosto 2020 il presidente Tridico confermava che alcuni parlamentari avevano incassato il bonus da 600 euro riservato ai possessori di partita IVA e che, nonostante con due diverse comunicazioni dell'11 e 17 agosto, il Garante per la protezione dei dati personali avesse spiegato che nulla ostava a rendere pubblici i nomi dei parlamentari richiedenti, a tutt'oggi i soli parlamentari percettori di bonus di cui si abbia notizia sono coloro che si sono autodenunciati e mancano all'appello due nomi; si rileva inoltre l'inopportunità e inadeguatezza nella gestione delle dovute verifiche da parte del Governo e dei ministri coinvolti, denotando un comportamento teso a scaricare la responsabilità delle decisioni pregresse o a negare di essere a conoscenza dei fatti; l'interrogante considera necessario, specie in relazione al drammatico momento per i cittadini in questa fase di emergenza nazionale, volgere un richiamo ad una maggiore sobrietà, responsabilità e ponderatezza tanto nell'assunzione delle decisioni che nelle dichiarazioni rilasciate, si chiede di sapere: se quanto riportato da autorevoli organi di informazione corrisponda al vero, e in particolare se si confermi la retroattività del provvedimento che ha disposto gli incrementi; se davvero si sia riflettuto e si sia ritenuto opportuno varare un aumento dei compensi in un periodo così drammatico per l'economia nazionale, e se i Ministri in indirizzo confermino che gli incrementi fossero stati posti effettivamente a conoscenza del Presidente del Consiglio dei ministri tramite la nota citata; se confermino quanto affermato dal presidente Tridico in ordine alla copertura finanziaria degli stessi incrementi e, in particolare, se corrisponda al vero che i nuovi compensi siano stati attribuiti senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica, attraverso riduzioni delle spese di funzionamento di INPS ed INAIL, come previsto dalla legge 28 gennaio 2019, n. 4.