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È iscritto a parlare il senatore Berardi. Ne ha facoltà. BERARDI (FI-BP) . Signor Presidente, sono giorni e ore un po' concitati: c'è chi scende dall'aereo, chi fa un tweet , chi va su Facebook. Si fa tutto, meno che stare in Aula a parlare di sicurezza, del decreto-legge e dei nostri emendamenti, su cui stiamo lavorando da più di una settimana con passione e senza ostruzionismo per portare qualcosa in più a un provvedimento che in larga parte approviamo, ma migliorabile. Volevo rubarvi qualche minuto per raccontarvi un fatto increscioso accaduto a Grosseto la mattina del 1° novembre. Una signora, mentre stava cercando di recarsi al lavoro tranquillamente, come faceva tutti i giorni verso le ore 7 di mattina, viene rincorsa, sbattuta a terra violentemente, picchiata e addirittura aggredita da una bestia. Non si può definire, infatti, uomo. C'è qualcuno che l'ha definito tale, ma sicuramente chi compie questi atti è solo e soltanto una bestia. Per fortuna, con la sua prontezza di riflessi, è riuscita a divincolarsi e non si è raggiunto ciò che era nelle intenzioni della bestia. Grazie all'intervento delle Forze dell'ordine è stato anche arrestato. Spero che marcisca davvero in galera. Spero che il ministro Salvini lo rispedisca a casa propria perché questa è gente che deve scontare la pena a casa propria e su questo sono e siamo d'accordissimo (Applausi dal Gruppo FI-BP) . C'è però un problema. Il ministro Salvini ha dichiarato che a Grosseto arriveranno quattro poliziotti e quindici carabinieri. Bene: ben vengano. Arriveranno a febbraio ma, purtroppo, servirebbero prima e - magari - servirebbero 40 poliziotti e 150 carabinieri. Noi sappiamo, infatti, che le nostre Forze dell'ordine sono in carenza di organico. Sono intervenute prontamente ad arrestare questa bestia, ma dobbiamo fare qualcosa di più. Dobbiamo stare sul territorio. Oggi non dobbiamo stare su Twitter o su Facebook. Oggi la sicurezza la si dà sul territorio, la si dà con la presenza delle nostre Forze dell'ordine, la si dà votando gli emendamenti che avevamo proposto con il mio collega di Gruppo, Maurizio Gasparri, anche in favore delle Forze dell'ordine, per avere sempre più risorse. Questo, infatti, è ciò che serve. Bisogna davvero dare un segnale di presenza. Bisogna prevenire e bisogna fare in modo che davvero questa gente non pensi neanche minimamente a rendersi artefice di questi atti tremendi. Perché per me chi cerca di offendere la donna è solo e soltanto un animale; è una bestia, che va rispedita, se possibile, al proprio luogo di nascita o, se magari cittadino italiano, deve comunque scontare fino all'ultimo dei suoi giorni quello che ha fatto. In questo momento sono qui fisicamente a parlare con voi del decreto-legge sicurezza, ma il mio cuore è a Grosseto. Perdonatemi se lo dico ancora una volta, ma se lo ripeto è perché alle ore 19 è iniziata una manifestazione per accendere la luce. Una manifestazione per solidarietà a quella signora, alla quale naturalmente va tutta la mia solidarietà e vicinanza e, spero, anche quella di tutta l'Assemblea e anche la vostra. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . L'ho sentita pochi minuti fa, tramite un amico comune, e posso assicurarvi che sta bene, anzi, sta meglio. Non è proprio esatto, infatti, dire che sta bene, perché le ferite sicuramente si rimargineranno, ma quello che rimarrà nella mente della signora è il tentativo di aggressione, avvenuto proprio il 1° novembre scorso, che ricorderà moralmente per tutta la vita. Comunque, come dicevo, in questo momento io mi sento con il cuore a Grosseto, insieme a loro, ad accendere la luce. Spero, però, che la luce l'accenderemo in ogni parte d'Italia, grazie a un decreto-legge sicurezza che noi andremo sicuramente a votare ma che volevamo avere la possibilità di migliorare: senza ostruzionismo, ma solo e soltanto per il bene dei nostri cittadini. La sicurezza viene prima di tutto. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giacobbe. Ne ha facoltà. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, cari colleghi, oggi è una giornata triste per me, forse la più triste della mia presenza in Parlamento. Io, che vivo all'estero e faccio parte della grande famiglia degli italiani nel mondo, mi trovo a dover decidere su come votare su un decreto-legge che incoraggia la discriminazione anziché la convivenza civile, che chiude le porte a chi fugge dalla fame, dalla guerra, dalla persecuzione, che incoraggia le divisioni sociali anziché promuovere l'integrazione. Maggiormente, esso individua nella paura della differenza e nella paura della diversità i problemi della sicurezza del nostro Paese. È come se i criminali siano solo gli immigrati, diversi da noi per il colore della pelle o perché non parlano bene la nostra lingua, e non invece la criminalità organizzata, non le mafie, le mafie dei traffici illeciti, delle politiche, del potere. Mi chiedo, pensando a tutto ciò, come avrebbero reagito i milioni di italiani che emigrarono e che continuano ad emigrare in tutto il mondo alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore se, nei Paesi in cui ci siamo recati, avessimo trovato una legge simile a quella che stiamo discutendo oggi in Senato. Mi stupisce anche come colleghi che spesso, a parole, inneggiano alla giustizia sociale e alla difesa delle classi più deboli siano oggi promotori e complici di un provvedimento del genere. Io, signor Presidente, non posso che votare no a questo decreto-legge. Non è con la violenza della legge che si costruisce una società migliore. Occorre superare la paura della diversità e realizzare processi di integrazione. È un processo sociale lungo, che la legge dovrebbe favorire e che la classe dirigente dovrebbe incoraggiare, invitando la comunità alla tolleranza. È lo stesso processo che noi emigrati abbiamo avuto la possibilità di vivere in prima persona e che ci ha permesso di integrarci e far parte di società multiculturali nei Paesi dove viviamo. (Applausi dal Gruppo PD) . Fatta questa premessa, Presidente, mi permetta di far riferimento all'articolo 14 del decreto-legge, che riguarda le disposizioni sull'acquisizione e la revoca della cittadinanza. Non voglio entrare nel merito di queste disposizioni che hanno l'effetto negativo di limitare il diritto di cittadinanza. Mi riferisco invece a due emendamenti che abbiamo presentato, che riguardano un tema molto sensibile per le nostre comunità all'estero e che, a causa del ricorso alla fiducia, non possiamo né discutere né votare. Un emendamento mirava alla riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana per gli italiani residenti all'estero che l'hanno persa prima del 1992. Il secondo emendamento rispondeva all'esigenza di piena parità, agli effetti normativi sulla cittadinanza fra uomo e donna e, in particolare, di quelle donne che, emigrate all'estero nel secolo scorso, sono state private della cittadinanza per se stesse e per i propri figli per effetto di una norma della legge sulla cittadinanza italiana che risale al 1912; sì, proprio 1912, non 2012.