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con nota del 23 marzo 2021, n. 0137532, trasmessa dal Ministro in indirizzo alla segreteria della Conferenza Stato-Regioni, al fine di acquisire l'intesa ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, è stata avanzata la proposta di ripartizione dei fondi assegnati all'Italia nel settore dello sviluppo rurale (fondo FEASR) per gli anni 2021 e 2022, periodo transitorio determinato dallo slittamento della programmazione 2021-2027, che sarà avviata a partire dal 2023, a causa della pandemia in corso; in particolare, si propone di cambiare i criteri di ripartizione del FEASR per gli anni 2021-2022, passando quindi dai criteri "storici", ai criteri "oggettivi", in quanto criteri in grado di allocare le risorse in maniera equa, paragonati all'applicazione delle risorse assegnate per il de minimis ; la nuova ripartizione proposta, a ben vedere, avrebbe un impatto economico deleterio nei confronti in particolare delle regioni del Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) e dell'Umbria, con una perdita finanziaria che ammonterebbe a 407.407.433 euro, secondo quanto sostenuto dagli assessori regionali delle Regioni in questione in una lettera indirizzata al Ministro, nonché dalla risoluzione votata dall'Assemblea regionale siciliana (ARS) sul tema; come riportato anche dalle fonti di stampa, sebbene il Ministro in indirizzo abbia ribadito in audizione di fronte alla Commissione attività produttive dell'ARS, che le riduzioni di fondi saranno minori rispetto alle cifre tuttora in circolazione sui mezzi di informazione, sarà il Consiglio dei ministri a decidere sulla questione relativa all'adozione dei nuovi criteri, a causa del mancato accordo tra le Regioni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi opportuno adottare le più appropriate iniziative al fine di mantenere invariati i criteri di riparto del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per gli anni 2021 e 2022, consentendo un'equa ripartizione delle risorse volte a colmare il divario tra le aree economiche più evolute e quelle più marginali del Paese. Atto n. 4-05471 PEPE Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: la società Ferrosud S.p. A. nasce nel 1963 come risultato di un intervento per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno e, in particolare, per lo sviluppo dell'occupazione nelle regioni Basilicata e Puglia; la Ferrosud S.p. A. opera nel settore ferroviario. L'esperienza acquisita in oltre 40 anni ed il know how posseduto, unitamente alle dotazioni ed impianti, permettono alla società di costruire qualsiasi tipo di carrozza in acciaio al carbonio, acciaio inox e lega leggera, ovvero carri e carrelli di qualsiasi genere. Tanto che, in linea con le esigenze del mercato ferroviario moderno, si è nel tempo organizzata per svolgere attività di revamping e manutenzione di rotabili ferroviari ( service ) presso gli impianti dei clienti ed è da sempre orientata al miglioramento continuo della qualità, tanto che ogni processo è sostenuto da certificazioni riconosciute da istituti internazionali accreditati. La sua eccellenza, di fatto, è nota in tutto il mondo; malgrado ciò, la vita societaria del noto marchio industriale è stata inesorabilmente segnata da vicissitudini non troppo fortunate in ordine alla gestione societaria. Anche la continua incertezza derivante dalle complesse vicende giudiziarie ha contribuito ad oscurare la fama di cui la Ferrosud poteva andar fiera; tuttavia, in occasione di alcune riunioni importanti tenutesi sia nel 2019 che nel 2020, presso il Ministero dello sviluppo economico, la dottoressa Bianchini, presidente di Ferrosud, informava il Ministro che la società Ferrosud aveva già avviato, dapprima, una procedura di esame congiunto con le rappresentanze sindacali al fine di procedere ad un affitto di ramo di azienda alla società Coseco S.r.l. L'operazione, però, non era stata ritenuta opportuna. Ha reso noto che la stessa società stava lavorando, anche, per la predisposizione di un piano di concordato che prevedeva la gestione della continuità tramite un soggetto terzo investitore per il rilancio del sito produttivo. Inoltre, si rendeva edotto l'organo di Governo che l'azienda aveva anche richiesto l'attivazione della cassa integrazione straordinaria per crisi per 16 settimane, vista la limitata presenza di commesse. Nel frattempo, si sarebbe proseguito alla preparazione di un piano concordatario che prevedeva l'ingresso di eventuali partner con modalità ancora da definire, ma sarebbe stata data la preferenza a soggetti industriali con esperienza nel settore e a soluzioni di piena tutela occupazionale; anche le organizzazioni sindacali, allora coinvolte, avevano ribadito l'opportunità di tenere aperto un tavolo ministeriale di confronto tra le parti per verificare le prospettive industriali ed occupazionali di Ferrosud, sottolineando, altresì, che i diversi tavoli regionali tenutisi per affrontare le problematiche di inefficienza della società avevano ribadito la mancanza di credibilità industriale, anche per gli elementi di contraddizione rilevati nelle dichiarazioni aziendali riguardanti il piano industriale, il portafoglio ordini e le prospettive occupazionali; con decreto 8 febbraio 2021, è stata ratificata l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria della società Ferrosud S.p. A. e nominato un commissario straordinario; risulterebbe, altresì, una proposta di acquisizione da parte di terzi; pertanto, rimane ancora forte e vivo l'interesse di fare il possibile per il prosieguo ed il rilancio della nota realtà industriale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; quale esito abbia avuto la proposta di acquisizione, laddove confermata; quali azioni urgenti intendano intraprendere al fine di realizzare un piano di risanamento che preveda investimenti in innovazione e piani di formazione del personale, anche per il tramite del nuovo soggetto commissariale. Atto n. 4-05472 SIRI Ai Ministri dell'interno, della salute e dell'istruzione Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: i primi di maggio, in provincia di Pesaro, nell'istituto tecnico-commerciale "Olivetti" di Fano, uno studente di 18 anni sostiene di avere il diritto a stare in classe senza indossare il dispositivo di protezione individuale (mascherina) e per questo motivo, con provvedimento di sospensione, viene allontanato dalla classe. Così, in segno di protesta, il 5 maggio il ragazzo si lega al proprio banco con una catena per biciclette. La situazione mette in difficoltà i docenti, che per legge sono tenuti a far rispettare le misure anti contagio, così, dopo aver tentato di fargli indossare il DPI, la dirigente scolastica interpella le forze dell'ordine che arrivano a scuola, seguiti da un'ambulanza;