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Questi sono i banchi della Lega, una forza che ha dimostrato, anche in questi istanti, di essere affidabile, responsabile, di volere il bene dell'Italia e degli italiani. Ha proposto tantissime misure, sottoponendole all'attenzione del Governo. Misure serie, concrete, efficaci, che potrebbero aiutare le famiglie, le imprese, il turismo. Non basta, però, convocare le opposizioni per rispettare un mero protocollo formale. Le opposizioni si convocano per tempo, cercando di affrontare il nucleo centrale della questione e cercando di proporre in maniera unitaria soluzioni importanti per l'Italia. Noi ci siamo. Abbiamo proposto e continueremo a proporre. Matteo Salvini lo sta facendo, minuto dopo minuto, perché è giusto che sia così. Però, ritengo che, a fronte della responsabilità che stiamo manifestando oggi, consentendo la conversione del decreto-legge in legge subito, dobbiamo essere anche responsabili dicendo alcuni no. E due no, cari amici, dobbiamo dirli. Perché se da un lato si cerca di tamponare con questa misura il fenomeno sanitario, dall'altro dobbiamo capire che c'è un'altra emergenza già concreta che incombe sull'Italia, cioè quella economica. E se vogliamo farvi fronte dobbiamo dire due no: no all'elemosina da parte dell'Europa e no a misure pavide da parte di questo Governo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Fuori da questo Palazzo, colleghi senatori, c'è l'Italia che non si arrende, l'Italia vera, l'Italia che lavora, che studia, che vuole andare avanti; l'Italia del cuore, del coraggio e dell'orgoglio. Mettiamoci al passo di quell'Italia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Mettetevi al passo di quell'Italia, signori del Governo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Vorrei rivolgere un ultimo messaggio a qualche signore d'oltralpe e non solo. Noi siamo l'Italia, quando sentite questo nome portateci rispetto. Noi siamo l'Italia. Quando vedete i nostri colori e i nostri simboli, tra i quali mettiamo anche la pizza, inchinatevi! Noi siamo l'Italia, un Paese che vincerà anche questa sfida. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intanto io sono un po' imbarazzato perché non solo non rispetto la distanza di 1.80 metri (adesso mi sono confuso fra un metro, un metro e 80 centimetri, 2 metri, 2 metri e 40 centimetri), ma ho a fianco la collega Gallone che viene da Bergamo e stamani ho letto che è possibile che dalla settimana prossima anche i bergamaschi saranno messi alla berlina, quindi me la godo finché posso, in buona sostanza. Perdonate la goliardia dell' incipit dell'intervento; mi piacerebbe poter continuare, ma la situazione è particolarmente delicata e preoccupante. Oggi stiamo discutendo di un decreto-legge e credo che forse in questi due anni sia l'unico per il quale abbiamo rispettato il dettato costituzionale. Cioè necessità e urgenza sono le uniche motivazioni serie che hanno portato alla proposta da parte del Governo e alla firma da parte del Capo dello Stato di questo decreto-legge. Quindi dopo due anni un decreto-legge. Bene. Qual è il problema dal nostro punto di vista? Farò una breve digressione. Tutti hanno la preoccupazione di dire che ci sono degli errori; sgomberiamo il campo (mi prendo io la responsabilità): il decreto-legge, in particolare contingibile e urgente, ha una vita di sessanta giorni all'interno della quale le Camere devono provvedere alla sua conversione in legge, oppure, non approvandolo, alla sua decadenza, perché rivestendo la funzione di emergenza e di urgenza, deve essere immediatamente esecutivo e può anche darsi che le Camere non lo trasformino in legge dello Stato. A mio avviso questa era la funzione del decreto-legge in esame, quindi dovevamo farlo scadere, non dovevamo assolutamente convertirlo. Io ho chiesto autorizzazione alla mia Presidente e non parteciperò al voto sul decreto-legge in esame. Personalmente vorrei votare contro, non lo farò per senso di responsabilità. Ma vorrei votare contro. La collega prima ha ricordato qualcosa di analogo e cerco di esprimerlo con parole mie; si possono anche ricordare le motivazioni che hanno portato alla redazione e all'approvazione di questo decreto-legge, traendole dalle parole del senatore Casini, quando la scorsa settimana siamo intervenuti, uno per Gruppo, relativamente all'emergenza coronavirus, il quale ha indicato al ministro Speranza la differenza tra un comitato scientifico e un Parlamento, tra le legittime posizioni scientifiche, delle quali ovviamente dobbiamo tenere conto, e le responsabilità della politica, che deve, in funzione di quelle indicazioni scientifiche, discernere un provvedimento e applicarlo alla vita degli italiani. Ieri sera sulla CNN - perché bisogna guardare cosa dicono di noi nel mondo - l'Italia si trovava al centro del globo, con una serie di macchie rosse sovraimpresse e dei vettori che andavano a contagiare il mondo: oggi siamo noi che abbiamo contagiato i cinesi, siamo noi che abbiamo dato un'informazione, anche attraverso questo tipo di decretazione d'urgenza, di una Nazione che è andata nel panico, ma sul piano politico. Ci siamo fatti prendere la mano sul piano politico. Amministrare, decidere, governare significa assumersi delle responsabilità e le responsabilità ce le assumiamo anche decidendo di fare cose che devono tener conto di un interesse globale. In queste ore ho sentito parlare di rilancio: 3,6 miliardi di euro, 20 miliardi, 47 miliardi, 270 miliardi; oggi vi chiedo 500, 600, facciamo 700 miliardi e non se ne parla più. Non esiste una quantificazione, un limite al prodotto interno lordo di un Paese che oggi vale probabilmente l'80 per cento in meno di quello che valeva la settimana scorsa: sono mille miliardi all'anno. Ma come si fa a quantificare? Gli unici che hanno preso una posizione a mio avviso intelligente a livello di Parlamento europeo - sarà un caso - sono Berlusconi e Tajani, che hanno posto alla Commissione, alla Banca centrale europea e al Fondo monetario internazionale dei quesiti, perché probabilmente deve essere riconsiderato l'aspetto finanziario del sistema e, da domani mattina, bisogna mettersi a stampare quattrini. La Federal Reserve, nonostante gli Stati Uniti non siano ancora stati colpiti dal fenomeno come noi, ha già iniziato con la riduzione dei tassi di interesse e il presidente degli Stati Uniti Trump ha detto « is not enough », non è sufficiente. Certo. Eppure abbiamo visto cosa accadde nel 2008. Ma vogliamo parlare della crisi del 1929, con la Federal Reserve che iniziò a stampare moneta? I problemi sono due, fondamentalmente: il primo è l'incapacità (ma lo dico con rispetto, perché non è detto che siamo tutti capaci) di gestire una crisi, tenendo conto non soltanto dell'aspetto sanitario, ma anche delle implicazioni economiche, perché la cura in questo caso è peggio del male. La cura che noi abbiamo impresso con un decreto-legge così restrittivo è peggiore del male.