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Disposizioni in materia di indennizzi a cittadini e imprese italiane per beni perduti nelle ex colonie di Etiopia ed Eritrea, Libia e Somalia, già soggette alla sovranità italiana. Onorevoli Senatori. -- Il problema degli indennizzi ai cittadini italiani che hanno perduto loro beni nelle ex colonie si trascina dai tempi del Trattato di pace del 1947 e non è stato fino a oggi risolto in modo definitivo, nonostante le numerose leggi in materia. L'ultima emanata è stata la legge 29 marzo 2001, n. 137, recante «Disposizioni in materia di indennizzi a cittadini e imprese operanti in territori della ex Jugoslavia, già soggetti alla sovranità italiana», mentre lo Stato italiano non si è posto il problema di dare una equa e definitiva soluzione alle giuste aspettative dei numerosi cittadini italiani che hanno, dopo anni di duro lavoro, perso i loro beni nelle ex colonie di Eritrea, Etiopia, Libia e Somalia. L'atto fondamentale della sistemazione post-bellica dei rapporti italo-etiopici ed italo-libici è costituito dall'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo imperiale Etiopico ed il Governo del Regno Unito di Libia, che vennero successivamente ratificati dal Parlamento italiano rispettivamente con il decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1956, n. 643 e con la legge 17 agosto 1957, n. 843. La Somalia fu restituita all'Italia in amministrazione fiduciaria dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) con la decisione del novembre 1949. Gli accordi di cui sopra assicuravano la continuità della permanenza della comunità italiana garantendone il libero e diretto esercizio dei diritti. Il cambiamento di regime, avvenuto a seguito del colpo di stato nel novembre 1974 in Etiopia e del 1º settembre 1969 in Libia portarono in pochi mesi all'adozione di misure via via più restrittive nei confronti della comunità italiana. L'esodo forzato della comunità italiana e di altre operanti in Etiopia iniziò il 1º gennaio 1975 e continuò negli anni successivi alimentato dalle generali nazionalizzazioni dei beni, dalla progressiva discriminazione al diritto al lavoro e dalle vessazioni di ordine fiscale. L'ascesa al potere in Libia del colonnello Gheddafi portò in pochi mesi all'adozione di misure restrittive nei confronti della collettività italiana, fino al decreto di confisca del luglio 1970 emanato per «restituire al popolo libico le ricchezze dei suoi figli e dei suoi avi usurpate dagli oppressori». Quanto sopra avvenne in violazione del diritto internazionale e dei già citati Accordi italo-etiopici ed italo-libici, nonché delle risoluzioni dell'Assemblea generale dell'ONU che garantivano diritti e interessi della comunità italiana. Giova ricordare che il Governo italiano pro-tempore non ritenne, per ragioni politiche, denunciare nella sede delle Nazioni Unite quei provvedimenti inosservanti delle risoluzioni dell'Assemblea generale del dicembre 1950 e gennaio 1952. Neppure ritenne il Governo italiano di far valere presso le autorità etiopiche e libiche, a tutela dei suoi cittadini, l'obbligo di quelle autorità di risarcire quei beni, diritti ed interessi così illegalmente confiscati. Al di là di ogni valutazione sulle azioni od omissioni di politica estera italiana, da quanto esposto può trarsi la conclusione dell'obbligo sostitutivo, pieno e ineludibile, del Governo italiano di risarcire in maniera integrale quei beni, diritti e interessi perduti dalla comunità italiana presente in Etiopia, in Eritrea ed in Libia. L'unica colonia che con la firma del Trattato di pace del 1947 fu restituita all'Italia che ne esercitò il mandato fiduciario sino al 1º luglio 1960 fu la Somalia che successivamente divenne a tutti gli effetti uno Stato indipendente. In Somalia con la rivoluzione del 21 ottobre 1969 si instaurò progressivamente un regime socialista che nel periodo 1970-1975 culminò con la nazionalizzazione di banche e varie industrie, provvedimenti di nazionalizzazione che, per varie ragioni, non interessarono le proprietà terriere in gran parte in mano italiana. Tuttavia tale situazione cessò con la legge 21 ottobre 1975, n. 21, con la quale il Governo somalo dichiarò che tutti i terreni agricoli erano di proprietà dello stato espropriando i vecchi proprietari. Alla situazione sopra esposta l'Italia fece fronte inizialmente con provvedimenti legislativi settoriali emanando, volta per volta, leggi a favore dei rimpatriati dai diversi paesi. Successivamente nel 1980 fu emanata la prima legge organica in materia di indennizzi: la legge 26 gennaio 1980, n. 16. Tuttavia si rese necessario un ulteriore intervento del legislatore per risolvere alcune problematiche sorte con l'applicazione delle legge n. 16 del 1980 e per rimediare parzialmente alle gravi perdite economiche che il ritardato indennizzo aveva creato agli aventi diritto. È stata così emanata la legge 5 aprile 1985 n. 135, che ampliava ed integrava la legge n. 16 del 1980. Anche la successiva legge 29 gennaio 1994, n. 98, che si rese necessaria per chiarire l'ambito di applicazione soggettivo ed oggettivo delle precedenti leggi, non ha sortito di fatto i risultati sperati. Al quadro sopra esposto tuttavia vi sono alcune eccezioni. Alcuni connazionali, superato il momento del nuovo corso politico, avevano insediato in Somalia floride attività in diversi comparti produttivi che, a seguito di episodi di guerra civile accertati con il decreto del Ministro degli affari esteri del 4 gennaio 1991, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 6 febbraio 1991, sono stati costretti ad abbandonare tutti i loro beni, con il rimpatrio forzoso per il tramite di un ponte aereo di emergenza garantito dal nostro esercito e da altre forze alleate posizionate nell'area. Giova ricordare che a questi connazionali, come ai connazionali in Eritrea, divenuta indipendente nel 1993, ove si è instaurato un governo che si ispira al socialismo reale con ulteriori limitazioni alle proprietà di cittadini italiani ivi residenti, è negata, al momento, qualunque tutela giuridica. La definizione del problema si rende a questo punto non più oltre procrastinabile per i cittadini italiani profughi dalla Somalia e per i cittadini italiani profughi dall'Eritrea che, per varie motivazioni, non hanno potuto usufruire dei benefici della citata legge n. 135 del 1985. Il presente disegno di legge prevede che, ai cittadini italiani, enti e società di nazionalità italiana rimpatriati dall'Etiopia, dall'Eritrea, dalla Libia e dalla Somalia, per i quali le leggi n. 16 del 1980, n. 135 dell'1985 e n. 98 del 1994 hanno previsto la concessione di indennizzi per beni, diritti ed interessi perduti ad opera di provvedimenti restrittivi emanati dalle autorità etiopiche a partire dal 1º agosto 1970, libiche a partire dal 21 luglio 1970 e somale dal 21 ottobre 1975, venga corrisposto un ulteriore indennizzo, sulla base di un ulteriore coefficiente di rivalutazione;