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Tali diritti infatti vengono messi in discussione se non addirittura conculcati con un'erronea segnalazione: una gogna mediatica diventa insopportabile, si distruggono imprese e famiglie, quando, per effetto cascante, si provoca la crisi di liquidità. Sia indicato con chiarezza il precetto e la sanzione, con una disposizione di legge da inserire nel testo unico bancario. È ben evidente in quest'ultimo caso che le banche, prima di procedere alla segnalazione, saranno più attente e più prudenti, perché sarà un organo terzo, il giudice ordinario (e non la Banca d'Italia, rifuggendo da una giurisdizione domestica) a dover irrogare direttamente la sanzione, in caso di violazione del precetto normativa. Si evitano commistioni e decisioni parziali. In sintesi, il presente disegno di legge parte dai seguenti presupposti. La segnalazione alla centrale dei rischi di Bankitalia, che spesso si rivela erronea, è la principale causa di fallimenti di imprese e, purtroppo, di suicidi di imprenditori prima solvibili. Il perseguimento dell'interesse generale, sotteso alla disciplina della centrale dei rischi della Banca di Italia, può ritenersi conseguito solo se gli intermediari utilizzano il potere di segnalazione nel rispetto delle regole dettate dalla normativa di riferimento. I funzionari di banca sostengono che esiste un obbligo automatico di segnalazione in base al superamento di soglie, invece la normativa prevede una procedura, precedente alla segnalazione in centrale dei rischi, in contradditorio fra banca e cliente, una precisa valutazione basata su presupposti certi, un obbligo di informativa in capo alle banche. Nella realtà gli istituti procedono spesso a segnalazioni arbitrarie dell'azienda provocandone la rovina. In numerosi casi le banche disattendono le regole, perché sono consapevoli della mancanza di sanzioni in caso di lesione delle stesse. L'attuale potere sanzionatorio, utilizziamo un termine benevolo, è alquanto confuso. È conferita la possibilità di irrogare una sanzione, qualora sia stata effettuata ad opera di una banca un'erronea segnalazione alla centrale dei rischi, ma si tenga presente che nel seno della circolare Bankitalia che regola le procedure viene utilizzato il termine può e non invece è dato per certo che, commesso l'errore, la banca debba essere punita. La circolare dunque pone l'esercizio del potere sanzionatorio come facoltativo e non doveroso. Non viene fornita un'identificazione precisa e chiara dei soggetti destinatari delle eventuali sanzioni. Dovrebbe essere invece chiaro e palmare, nel seno della legge, quale sia la punizione che si intenda irrogare alla banca ed ai suoi funzionari, specificando la sanzione pecuniaria. In sintesi è la stessa Banca d’Italia (di proprietà delle banche) a dover svolgere l'istruttoria, giudicare e, se del caso, sanzionare. Sta di fatto però che una violazione deve essere valutata dall'organo di vigilanza che non ha caratteristiche di terzietà. Infatti le fondamentali funzioni di istruttoria e di comminatoria di sanzioni fanno capo alla medesima struttura. Il modello sanzionatorio dispiegantesi nell'organo di vigilanza, che diventa dunque anche repressivo non assicura imparzialità di giudizio, proprio perché la funzione istruttoria è in evidente commistione con la funzione decisoria, anzi è subordinata a questa. È più semplice devolvere all'autorità giudiziaria ordinaria e non dunque alla Banca d’Italia, la funzione di delibare se il comportamento di una banca, in caso di erronea segnalazione alla centrale rischi, possa essere o meno, passibile di punizione. Perciò la riforma deve contenere queste coordinate: Sia l'autorità giurisdizionale ordinaria a dover occuparsi di segnalazione erronea alla centrale rischi e non la Banca di Italia, atteso che siamo al cospetto di diritti assoluti, quali quello alla reputazione, all'immagine al diritto all'impresa costituzionalmente tutelati e garantiti (articoli 2, 3 e 41). Tali diritti infatti vengono messi in discussione se non addirittura conculcati con un'erronea segnalazione: una gogna mediatica diventa insopportabile, si distruggono imprese e famiglie, quando, per effetto cascante, si provoca la crisi di liquidità; sia indicato con chiarezza il precetto e la sanzione, con una disposizione di legge da inserire nel testo unico bancario. È ben evidente in quest'ultimo caso che le banche, prima di procedere alla segnalazione, saranno più attente e più prudenti, perché sarà un organo terzo, il giudice ordinario (e non la Banca d’Italia) a dover irrogare direttamente la sanzione, in caso di violazione del precetto normativo. Si evitano così commistioni e decisioni parziali.. 1 1 La presente legge si applica a chi svolge funzioni di amministrazione o di direzione, ovvero a chi è dipendente: a presso una banca o un intermediario finanziario di cui al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, ovvero presso altra impresa autorizzata all'esercizio nei confronti del pubblico dell'attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma; b presso un'impresa di assicurazione di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c) , del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, quando procede all'assunzione e alla gestione dei rischi nei confronti dei soggetti di cui alla lettera a) del presente comma. 2 In deroga ai capi V e VI del titolo VIII del testo unico di cui al decreto legislativo lº settembre 1993, n. 385, è competenza del giudice ordinario la cognizione del danno arrecato ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile dai soggetti di cui al comma 1 quando partecipano ad una centrale dei rischi, ovvero quando partecipano alla centrale dei rischi della Banca d'Italia, mediante segnalazioni erronee e trasmissioni inaccurate di dati e documenti. 3 Sono inaccurate, ai fini di cui al comma 2, le condotte di coloro che, al fine di mutare le condizioni alle quali il credito è prima concesso ovvero di determinare la revoca del credito concesso, omettono di segnalare dati o notizie di cui sono a conoscenza o mancano di utilizzare, con la doverosa diligenza, nella fase istruttoria notizie o dati in loro possesso sulla costituzione o sulla situazione economica patrimoniale e finanziaria di colui cui è stato concesso il fido. 4 Il tribunale competente, anche con provvedimento di urgenza, può ordinare che la segnalazione di cui al comma 2, rivelatasi erronea, sia immediatamente cancellata. 5 In caso di segnalazione erronea, i soggetti di cui al comma 1 sono puniti con la pena dell’ammenda pari ad un importo che sia tre volte maggiore di quello per il quale è avvenuta la segnalazione, salvo che il segnalato provi il maggior danno. 6 Il provvedimento di applicazione dell’ammenda di cui al comma 5 è pubblicato, a spese della parte soccombente, senza ritardo e per estratto sul sito web della Banca d’Italia e sui quotidiani di maggior diffusione nazionale e locale, per gli stessi giorni in cui è stata pubblicata nel bollettino della centrale dei rischi della Banca d’Italia la segnalazione erronea.