[pronunce]

Al riguardo la ricorrente richiama la sentenza di questa Corte n. 383 del 1991, secondo cui l'esistenza di una controversia sulla spettanza di un bene alla Regione comporta automaticamente lesione delle sue competenze. Ma tale decisione risulta espressamente superata dalla giurisprudenza successiva (sentenza n. 309 del 1993), la quale - riconfermando che la materia dei conflitti fra Stato e Regioni, o fra Regioni, demandata alla cognizione della Corte dall'art. 134 della Costituzione e dagli artt. 39-41 della legge 11 marzo 1953, n. 87, non comprende la vindicatio rei da parte di uno di tali enti nei confronti di un altro - ha definito «isolata, in questo sicuro indirizzo» la citata decisione del 1991. 3.4. – La mancanza nei due ricorsi di ogni riferimento alla configurabilità di una controversia sulla titolarità di un potere induce a concludere che, nella specie, non sono stati proposti conflitti diretti ad una vindicatio potestatis, ma domande qualificabili esclusivamente in termini di vindicatio rerum. I ricorsi devono pertanto essere dichiarati inammissibili, per la mancanza della rivendicazione, da parte delle Regioni ricorrenti, di attribuzioni ad esse costituzionalmente garantite (da ultimo, sentenze n. 179 del 2004 e n. 95 del 2003). Resta quindi assorbito l'esame di ogni ulteriore profilo di ammissibilità, specie in ordine ai requisiti soggettivi.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara inammissibili i conflitti di attribuzione proposti dalla Regione Siciliana e dalla Regione Sardegna nei confronti dello Stato, con i ricorsi indicati in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 2 maggio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 maggio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA