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L'articolo 19 individua pertanto in entrambi i casi un criterio di imposizione esclusiva – alla lettera a) nello Stato della fonte dei pagamenti e alla lettera b) in quello di residenza – realizzando così il presupposto giuridico per l'eliminazione della doppia imposizione fin dal momento della erogazione dei pagamenti stessi. Il paragrafo 2 riguarda il trattamento delle pensioni pubbliche, individuando alla lettera a) la potestà impositiva esclusiva dello Stato della fonte, ma prevedendo alla lettera b) il criterio della tassazione esclusiva nello Stato di residenza, al ricorrere congiunto delle condizioni di residenza e nazionalità del percipiente nello Stato di residenza. A norma di tale articolo, finalizzato ad incrementare gli scambi culturali, i pagamenti in favore di studenti ed apprendisti sono esenti da imposta nello Stato in cui questi soggetti soggiornano, a condizione che i pagamenti siano finalizzati alla loro formazione e mantenimento e che provengano da fonti situate fuori da detto Stato. In ogni caso, la durata di tale beneficio non può estendersi oltre un periodo superiore a sei anni consecutivi, a partire dalla data di arrivo dello studente o apprendista nello Stato di soggiorno. Con riferimento all'articolo 21, il paragrafo 1 prevede la regola generale per cui sono esenti da imposte le remunerazioni percepite da professori o ricercatori nello Stato in cui l'attività viene prestata per un periodo non eccedente i tre anni dalla data di arrivo. Il paragrafo 2 limita la possibilità di usufruire di tale beneficio, nel caso in cui la ricerca non sia svolta nel pubblico interesse e sia piuttosto finalizzata al perseguimento di un fine primariamente privato. L'articolo 22, in linea con il modello OCSE di Convenzione, prevede il criterio della tassazione esclusiva nello Stato di residenza per ogni altra tipologia residuale di reddito non trattata negli articoli precedenti. Quanto ai metodi per evitare le doppie imposizioni, ai sensi dell'articolo 23 trova applicazione il metodo della imputazione ordinaria. Per quanto concerne l'Italia, è previsto, al paragrafo 2, il metodo di imputazione ordinaria, che limita l'ammontare del credito relativo all'imposta estera alla quota di imposta italiana attribuibile agli elementi di reddito imponibili in Cina, nella proporzione in cui gli stessi concorrono alla formazione del reddito complessivo. Ciò, in raccordo con la regola « per country » di cui all'articolo 165, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi. Al fine di tener conto delle modalità di imposizione dei redditi di natura finanziaria di fonte estera attualmente previste in Italia, la stessa disposizione chiarisce che non spetta il credito per le imposte pagate all'estero nei casi in cui i redditi siano sottoposti in Italia ad imposta sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta. La Cina prevede analogamente un sistema di imputazione, di cui al paragrafo 1. L'articolo 24 contiene le disposizioni antiabuso e prevede la clausola generale cosiddetta « principal purpose test » (o « PPT »), in linea con gli standard internazionali, con particolare riferimento al Report sulla Azione 6 del Progetto OCSE/G20 BEPS, di cui costituisce un minimum standard . Tale disposizione è conforme alla normativa italiana in materia di certezza del diritto, di cui al decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128, e costituisce un efficace strumento per combattere l'abuso del trattato da parte dei soggetti che abbiano posto in essere intese o transazioni esclusivamente finalizzate ad ottenere i benefici convenzionali. L'articolo 25 stabilisce il principio di non discriminazione, in larga parte conformemente con il modello OCSE di Convenzione. L'articolo 26 prevede il meccanismo della procedura amichevole ( Mutual Agreement Procedure o « MAP »), quale strumento di risoluzione delle controversie di tipo interpretativo o applicativo dell'Accordo. Tale disposizione, integrata rispetto al Trattato in vigore, si pone in linea con quanto previsto dal modello OCSE di Convenzione, rispettando così i minimum standard del Progetto OCSE/G20 BEPS. A tal fine, nel paragrafo 2 è stata inserita la disposizione che prevede l'attuazione delle procedure amichevoli a prescindere dai limiti temporali previsti dalle rispettive normative interne. L'articolo 27 contiene le disposizioni relative allo scambio di informazioni fiscali, le quali si presentano sostanzialmente conformi allo standard internazionale (articolo 26 del modello OCSE). È pertanto previsto anche il superamento del « domestic tax interest » (paragrafo 4) nonché del segreto bancario (paragrafo 5). L'articolo 28 è conforme al corrispondente articolo 28 del modello OCSE ed ai trattati vigenti stipulati dall'Italia. Esso regola i rapporti con altre fonti del diritto, al fine di non intaccare lo speciale trattamento previsto per i membri delle missioni diplomatiche e consolari. In base all'articolo 29, l'Accordo entrerà in vigore il trentesimo giorno dalla data di ricevimento dell'ultima delle notifiche con le quali ciascuno dei due Stati notificherà all'altro il completamento delle rispettive procedure interne di ratifica ed avrà effetto sia per le ritenute alla fonte sia per le altre imposte, dal primo gennaio dell'anno fiscale successivo a quello in cui è intervenuta la ratifica. L'articolo 30 disciplina le modalità della denuncia dell'Accordo. Protocollo L'Accordo è integrato da un Protocollo, i cui contenuti sono di seguito illustrati. Nel paragrafo 1 del Protocollo, con riguardo all'articolo 7 dell'Accordo in materia di utili delle imprese, è contenuto il chiarimento per cui, se un'impresa opera in uno Stato diverso da quello di residenza attraverso una stabile organizzazione ivi localizzata, i profitti da attribuire a quest'ultima dovranno tener conto dell'effettiva attività svolta. In particolare, la lettera a) del paragrafo 1 prevede che, nel caso di una stabile organizzazione che vende beni o merci o conduca attività per conto dell'impresa dell'altro Stato contraente, gli utili attribuibili alla stabile organizzazione non vengono determinati in base all'ammontare totale ricevuto dall'impresa, ma soltanto per la parte di remunerazione che è attribuibile all'attività effettiva della stabile organizzazione. La lettera b) stabilisce analogo principio, con riferimento ai contratti conclusi. Il paragrafo 2 del Protocollo fa salvi altri accordi vigenti tra i due Stati contraenti, che prevedano un trattamento maggiormente favorevole con riguardo al traffico internazionale. Il paragrafo 3 del Protocollo, con riguardo all'articolo 11, paragrafo 3, dell'Accordo, contiene la lista dei soggetti ricompresi nella definizione di « any public entity or any entity the capital of which is wholly owned by the Government of other Contracting State », sia da parte cinese che da parte italiana.