[massime]

'Referendum' abrogativo - Elezioni della Camera dei deputati - Richiesta di abrogazione referendaria della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste - Quesito chiaro, univoco ed omogeneo in relazione al fine perseguito dai promotori - Autoapplicatività della normativa di risulta - Ammissibilità della richiesta.. Il quesito referendario che mira all'abrogazione di tutte le disposizioni normative, e di tutte le frasi o parole collegate, che prevedono la possibilità per le liste concorrenti alle elezioni politiche della Camera dei deputati di collegarsi fra loro e di essere, di conseguenza, attributarie di un premio di maggioranza (artt. 14- bis , commi 1, 2, 3, 4 e 5, 18- bis , comma 2, 24, numero 2), 31, comma 2, 83, commi 1, 2, 3, 4 e 5, 84, commi 3 e 4, 86, comma 2, del d.P.R. 30 marzo 1957, n. 361), è ammissibile. Infatti, si presenta chiaro, univoco ed omogeneo, in relazione al fine perseguito dai promotori di una maggiore integrazione delle forze politiche partecipanti alla competizione elettorale, restringendo alle sole liste singole la possibilità di ottenere il premio di maggioranza. Inoltre, la manipolazione prospettata non supera i limiti propri di ogni proposta di abrogazione referendaria riguardante una legge elettorale e non mira a sostituire la disciplina vigente con un'altra assolutamente diversa ed estranea al contesto normativo. La normativa di risulta, infine, rispetta la condizione di autoapplicatività, essendo in grado di far svolgere correttamente una consultazione elettorale in tutte le sue fasi, poiché l'eliminazione della possibilità di collegamento tra liste non incide sulla operatività del sistema elettorale. - Sui requisiti di omogeneità, univocità e chiarezza v., citata, sentenza n. 36/1997. - Sulla c.d. autoapplicatività v., citata, sentenza n. 13/1999. - Sulla eliminazione di frammenti lessicali, indispensabile opera di "cosmesi normativa", finalizzata alla pulitura del testo residuo v., citata, sentenza n. 26/1997. - V., altresì, citata sentenza n. 32/1993.