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A tal riguardo va richiamata la produzione di acciai speciali e la gestione della discarica della Acciai speciali Terni, l'azienda più importante del territorio, che sono autorizzate in regime di AIA regionale, il cui primo rilascio risale al 2010, a cui è seguito un rinnovo per dodici anni, a fine 2019. È necessario assicurare che le innovazioni tecnologiche con positivo impatto ambientale annunciate dall'azienda dovranno essere oggetto di un serio esame e delle sollecitazioni necessarie. Richiamo in particolare il progetto AST di un impianto per il recupero delle scorie, rispetto al quale è condizionato il rinnovo dell'AIA. Si tratta di una ipotesi significativa di end of waste e di riduzione delle scorie da avviare in discarica, per la quale è auspicabile una realizzazione garantita sotto il profilo della tutela ambientale, rapida nei tempi, chiara ed efficace nell'applicazione delle norme, la cui adozione e verifica applicativa da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è quindi urgente e necessaria. Inoltre, durante la realizzazione della galleria Tescino della superstrada Terni-Rieti, che passa proprio sotto la base di una discarica AST, si sono registrate infiltrazioni di acqua risultata contaminata da metalli pesanti e nitrati. Sono stati realizzati lavori di messa in sicurezza d'emergenza, consistenti in collettamento e invio delle acque affioranti contaminate ad impianti di trattamento. La vicenda è oggetto di un procedimento penale dagli esiti ancora non interamente compiuti. Inoltre, è emerso che il fondo della discarica non ha uno strato impermeabile artificiale omogeneo. A riguardo il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha ipotizzato la rimozione integrale dei rifiuti, ma si tratterebbe di un'iniziativa di elevatissimo costo non solo economico, ma anche ambientale. Sempre nella conca ternana è da segnalare inoltre la questione sulla salubrità dell'aria, argomento che, non essendo materia oggetto della Commissione, è stata affrontata per completezza di informazione, registrando il tentativo di ARPA Umbria di darsi ordini di priorità razionali ed obiettivi nella pianificazione dei controlli. In Umbria sono presenti due termovalorizzatori, la cui efficienza e rispondenza alle norme deve essere costantemente monitorata. Inoltre, risulta necessario dare risposte chiare in merito alle preoccupazioni che tali impianti, sia di discarica che di termovalorizzazione, possano essere utilizzati per gestire le difficoltà di Roma capitale nel gestire il proprio ciclo dei rifiuti Particolare rilevanza per la Regione ha la questione del sito di interesse nazionale (SIN) Terni-Papigno, sul quale l'analisi delle informazioni acquisite nel corso dell'inchiesta territoriale nella presente legislatura mostra scarse attività concrete poste in essere e un basso livello di intervento attivo e di attenzione sulla situazione del sito. Inoltre, il ritardo già evidenziato dalla Commissione nella XVII legislatura nel percorso di restituzione ad usi legittimi e di tutela effettiva rispetto alla contaminazione si è ulteriormente aggravato e dunque risulta necessario un rinnovato e concreto interesse da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Alla luce delle attività che la Commissione ha svolto nell'ambito dell'inchiesta sulla situazione territoriale della Regione Umbria risulta evidente come non vadano sottovalutati singoli fatti illeciti nel territorio e che non si possa parcellizzarne la valutazione. La più efficace forma di prevenzione dei fenomeni illeciti è sicuramente la corretta ed efficiente amministrazione, in tutti i suoi aspetti, e in particolare quelli di pianificazione, a cui la Regione Umbria è chiamata, e quelli di controllo, che ARPA Umbria deve garantire, proseguendo nella ricerca di maggiore efficienza ed esaminando anche criticamente la gestione recente. Pertanto, a tutti i soggetti coinvolti nell'amministrazione e nel controllo è richiesto di anticipare e prevenire quanto possibile nuove criticità, ricercando e condividendo una visione comune dei problemi e una condivisione efficace delle rispettive conoscenze ed informazioni, nel rispetto delle reciproche competenze. (Applausi) . PRESIDENTE . Avverto che le eventuali proposte di risoluzione al documento in esame potranno essere presentate entro la conclusione della discussione. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, questo pomeriggio all'attenzione dell'Assemblea del Senato c'è la piccola Umbria, che una volta era rossoverde e oggi è solo verde. Quindi è un buon auspicio, in questo caso. La questione della gestione dei rifiuti e delle vicende ad essa connesse è uno degli elementi che ha determinato l'evidenza che dopo una maggioranza che aveva governato la Regione per così tanti anni, era ora che si dispiegasse la democrazia e, quindi, l'alternanza. Il sistema dei rifiuti dell'Umbria non è certamente in una situazione di emergenza drammatica come quella della Campania o di altre Regioni, ma è un sistema che si caratterizza, come evidenzia perfettamente la relazione - e ringrazio a tal proposito il collega Briziarelli e l'intera Commissione d'inchiesta per il lavoro svolto - per la gestione stanca e disattenta di un comparto che, proprio perché l'Umbria si caratterizza come un territorio ad alta valenza ambientale, paesaggistica, storica, culturale e di produzione tipica locale, rappresenta una disattenzione veramente grave e pericolosa, fino ad approdare all'attuale fase emergenziale. Noi per anni, onorevoli colleghi e Presidente, dall'opposizione - ricordo che ero consigliere regionale e presidente di una commissione di controllo - avviammo un'indagine sul sistema dei rifiuti, evidenziando questa disattenzione, questa sciatteria, che si può sintetizzare in una battuta che continuavamo a ripetere, parlando di nascondere la spazzatura sotto il tappeto, come avviene nelle peggiori abitudini delle peggiori famiglie. Questo è quanto accaduto per anni in Umbria; le discariche sono state aggredite, conferendo il rifiuto tal quale, e sono state rapidamente riempite anzitempo, con la conseguente necessità di ripetuti ampliamenti, anche in senso verticale e non solo in senso orizzontale, con ripetuti ricompattamenti di discariche, problemi evidenti di impatto ambientale sui reflui, sul percolato che ha travasato ripetutamente da numerosi siti, come hanno dimostrato numerose indagini e provvedimenti della magistratura. Non ultima la famosa vicenda, citata peraltro nella relazione della Commissione, della principale società di gestione regionale dei rifiuti, fatta oggetto di numerose interdittive che ne hanno pericolosamente limitato l'azione e drammaticamente messo a rischio la produzione del servizio a beneficio dei cittadini con grave e forte aggravio delle tariffe. Parlavo quindi dello schema classico della raccolta differenziata, della spinta sulla raccolta differenziata, della premialità dei Comuni mal portata avanti, addirittura azzerata in numerosi passaggi annuali nei confronti dei Comuni cosiddetti virtuosi. La mancata differenziazione delle tariffe tra Comuni virtuosi e meno virtuosi. Tutti gli enti gestori dentro una logica politica che impediva un serio dibattito sul sistema complessivo della raccolta e dello smaltimento. Stiamo parlando quindi di una raccolta differenziata zoppa che approdava sistematicamente e approda tuttora purtroppo al conferimento in discarica.