[pronunce]

In via preliminare, la difesa statale ha chiesto dichiararsi l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, in quanto il prospettato vulnus alle prerogative finanziarie non sarebbe stato oggetto di adeguata dimostrazione, non essendosi documentato che le norme impugnate si traducono in una grave alterazione del rapporto tra i complessivi bisogni regionali e l'insieme dei mezzi finanziari necessari per farvi fronte. Nel merito, si è ricordato che tutti gli enti territoriali sono tenuti al rispetto degli equilibri generali imposti dalla finanza pubblica, anche in conseguenza della unitarietà delle manovre finanziarie e della inscindibilità degli effetti che queste producono a livello nazionale, tanto più che il principio del necessario concorso di tutti gli enti autonomi al conseguimento degli obiettivi di bilancio «è stato elevato a rango costituzionale, proprio con decorrenza dall'esercizio finanziario 2014, dall'art. 119, primo comma, della Costituzione, per effetto delle modifiche apportate dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1». Le norme impugnate, in questo contesto, si iscriverebbero, dunque, nel novero dei principi di coordinamento della finanza pubblica, anche alla luce del particolare momento congiunturale nel quale esse si inseriscono e del principio, acquisito alla giurisprudenza costituzionale, secondo cui ben possono determinarsi riduzioni delle disponibilità finanziarie delle Regioni, purché non siano tali da comportare uno squilibrio incompatibile con le esigenze di spesa regionale, circostanza, quest'ultima, solo asserita e non dimostrata dalla Regione ricorrente. Avendo l'art. 1, comma 526, della legge n. 147 del 2013, riprodotto meccanismi di regolazione finanziaria e di concorso al risanamento della finanza pubblica già introdotti da omologhe norme di precedenti manovre di bilancio, l'Avvocatura generale dello Stato, dopo le illustrate premesse di ordine generale, ha fatto rinvio alle difese spiegate nei giudizi in cui tali analoghe norme sono state impugnate, con particolare riferimento alla sussistenza di una competenza esclusiva statale in materia tributaria e di perequazione delle risorse finanziarie (ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.) ed alla ragionevolezza del sacrificio imposto (anche) alle autonomie speciali, nell'attuale contesto di finanza pubblica, nel rispetto dei principi di solidarietà (art. 2 Cost.), di unitarietà della Repubblica (art. 5 Cost.), di responsabilità internazionale dello Stato (art. 10 Cost.) e di tutela dell'unità giuridica ed economica (art. 120 Cost.). Le misure in esame, inoltre, non solo non avrebbero comportato una riduzione formale della misura delle compartecipazioni ai tributi erariali previsti dai rispettivi statuti, ma non avrebbero neppure inciso sulla clausola di salvaguardia statutaria rappresentata dal rinvio alle prerogative finanziarie delle autonomie. Del resto, secondo la difesa statale, il percorso procedurale consensualistico tracciato dall'art. 27 della legge n. 42 del 2009, essendo previsto da una legge ordinaria, sarebbe derogabile da un atto successivo avente la medesima forza normativa, soprattutto in contesti di grave crisi economica e con il solo limite del rispetto della sovraordinata fonte statutaria. 1.3.- In data 13 ottobre 2015, la difesa ricorrente ha depositato - unitamente alla relazione di notificazione al Presidente del Consiglio dei ministri - atto di rinuncia al ricorso indicato in epigrafe, conformemente alla delibera della Giunta regionale, n. 1379 del 25 settembre 2015 (pure depositata), nella quale si esprime la volontà della Regione di rinunciare all'impugnativa, tra gli altri, dell'art. 1, commi 526 e 527, della legge n. 147 del 2013, in ragione dell'accordo raggiunto con lo Stato in data 21 luglio 2015, in materia di finanza pubblica, recepito dall'art. 8-bis del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78 (Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali. Disposizioni per garantire la continuità dei dispositivi di sicurezza e di controllo del territorio. Razionalizzazione delle spese del Servizio sanitario nazionale nonché norme in materia di rifiuti e di emissioni industriali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2015, n. 125. 1.4.- In data 2 novembre 2015, l'Avvocatura generale dello Stato ha presentato istanza di rinvio dell'udienza fissata per il successivo 3 novembre, al fine di consentire la formalizzazione dell'accettazione della rinuncia al ricorso presentato dalla Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste ed indicato in epigrafe. 2.- La Regione autonoma Sardegna, con ricorso notificato il 21 febbraio 2014 presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e il 22 febbraio 2014 presso l'Avvocatura generale dello Stato, poi depositato il 28 febbraio 2014 (reg. ric. n. 9 del 2014) , ha impugnato, tra gli altri, l'art. 1, commi 526 e 527, della legge n. 147 del 2013. 2.1.- L'art. 1, comma 526, della citata legge è censurato nella parte in cui impone alle Regioni speciali, per l'anno 2014, di concorrere ulteriormente al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, per l'importo complessivo di 240 milioni di euro, nel rispetto delle procedure previste dall'art. 27 della legge n. 42 del 2009, e con il descritto meccanismo dell'accantonamento (che per la Sardegna ammonta ad euro 41,123 milioni), a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali. La norma sarebbe illegittima per violazione degli artt. 7 e 8 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) , e dell'art. 119 Cost., anche con riferimento al principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., in quanto lo Stato avrebbe imposto un onere di finanza pubblica arbitrario, sia in relazione alle precedenti misure restrittive, sia perché la Regione autonoma Sardegna tuttora attende la compiuta esecuzione dell'art. 8 dello statuto, a più di quattro anni dalla data prevista di entrata a regime della riforma delle entrate regionali. Sono ritenuti violati anche gli artt. 3, 4, 5 e 6 dello statuto, e gli artt. 81 e 119 Cost., in quanto l'onere imposto in ragione della "emergenza finanziaria" impedirebbe alla Regione l'esercizio delle funzioni pubbliche e dei servizi (anche essenziali, come quelli sanitari) affidati dalla Costituzione e dallo stesso statuto, con violazione dell'autonomia finanziaria della ricorrente. L'art. 1, comma 527, della medesima legge è, invece, censurato nella parte in cui prevede che gli importi indicati nel comma precedente possono formare oggetto di modifica, «a invarianza di concorso complessivo», mediante apposito accordo da sancire in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni entro il 31 gennaio 2014, da recepire con successivo decreto del Ministero dell'economia e delle finanze.