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Non si tratta di una questione marginale né per la politica né per la società; non si tratta di una questione marginale se vogliamo ritessere quella trama sbagliata della comunità sociale e nazionale. Occuparsi delle periferie è e deve essere centrale in ogni politica di buon governo. Fratelli d'Italia, come forza responsabile, come opposizione patriottica - come ci piace definirci - che ha a cuore il destino del Paese, alla Camera e al Senato ha proposto molti emendamenti chiedendo alla maggioranza di convergere per correggere alcuni errori contenuti nel testo. Abbiamo apprezzato - lo sottolineo - l'accoglimento oggi del nostro ordine del giorno per un ritorno all'elezione diretta del Presidente della Provincia e dei consiglieri provinciali, ma, ciononostante, il 31 ottobre si terranno votazioni in alcune Province con un sistema elettorale sbagliato, cosiddetto Delrio. Vogliamo allora ribadire e richiamare l'attenzione di tutti e del Governo sull'urgenza di calendarizzare l'esame di un disegno di legge che concretizzi subito quanto contenuto nell'ordine del giorno approvato in merito. Ultima questione, ma non ultima in ordine di importanza, tra quelle che restano irrisolte, forse direi la più deludente, la più scottante - lo voglio sottolineare - è il mancato correttivo, il promesso superamento della legge sulla buona scuola, a proposito del vasto mondo degli insegnanti precari, le cui proteste non sono state ascoltate, le cui proposte non sono state accettate. Addirittura - dobbiamo ricordarlo, per essere sinceri con noi stessi e con il Paese - sulla pelle delle maestre si è consumata, oltre al danno, anche la beffa: quella di un voto prima espresso nella più totale confusione il 6 agosto scorso e poi cinicamente corretto dopo l'estate. Cari colleghi, se questo milleproroghe era, è e resta un banco di prova in cui gli annunci non contano, ma contano le decisioni, non si è dato un segnale di serietà; non si è dato un segnale di assunzione di responsabilità. Fratelli d'Italia, coerentemente, non può, quindi, che ribadire la sua contrarietà, come già espressa in prima lettura, considerando che le modifiche introdotte non sono state migliorative. Il voto contrario dei senatori di Fratelli d'Italia ha molte ragioni di merito, come ho cercato di esprimere in via di sintesi, e anche ragioni di metodo: abbiamo infatti posto - e lo rivendichiamo - una pregiudiziale di costituzionalità sul ricorso forzato alla decretazione d'urgenza. Presidente, in conclusione torno su quella sensazione dalla quale ero partita all'inizio di questo mio intervento. La sensazione è che questa maggioranza politica non decida, non faccia provvedimenti legislativi che non siano decreti-legge e non determini, né risolva, ma annunci e rinvii. Annunci e rinvii: questo decreto-legge ne è la prova provata. Noi del Gruppo Fratelli d'Italia, come forza politica che non è nella maggioranza, non vi diciamo banalmente un «ci aspettavamo di più», ma con sincerità, convinzione e determinazione vi diciamo che speravamo di più, per il Paese e l'interesse nazionale, che dev'essere sempre prevalente. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . RENZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RENZI (PD) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, votiamo «no» a questo decreto-legge per ragioni di metodo e di merito. Votiamo «no» per ragioni di metodo, perché nella scorsa legislatura il MoVimento 5 Stelle e la Lega hanno più volte chiesto di non procedere con il tradizionale decreto milleproroghe alla fine dell'anno. Non sempre li abbiamo ascoltati, quasi mai. È vero però che negli ultimi anni della legislatura abbiamo interrotto la modalità di presentare il decreto milleproroghe alla fine dell'anno. Voi non soltanto avete cambiato posizione appena siete andati al Governo, ma avete addirittura raddoppiato, facendo un milleproroghe ad agosto, che è un unicum e che però segna, nel metodo, una precisa scelta politica: quella di rinviare, prendere tempo e prorogare, senza dire le risposte alle quali i cittadini vi hanno obbligato. Parliamoci chiaramente, colleghi della maggioranza: sia il vostro parlare «sì, sì», «no, no». Avete cominciato con il rinviare la fatturazione elettronica per i distributori di carburante: è difficile combattere l'evasione fiscale quando il fondatore del Movimento ha particolari problemi con i pagamenti in nero, lo capisco. (Applausi dal Gruppo PD). È però un dato di fatto oggettivo che avete continuato rinviando su tutte le posizioni. La TAP la fate, sì o no? La TAV la fate, sì o no? La Gronda a Genova la fate, sì o no? (Applausi dal Gruppo PD). La revoca delle concessioni alle Autostrade che vi siete impegnati a fare: la fate, sì o no? La flat tax al 15 per cento che avete promesso ai cittadini: la fate, sì o no? Il reddito di cittadinanza a 780 euro mensili e l'annullamento e la cancellazione della legge Fornero: sì o no? Cos'è il milleproroghe, allora, signor Presidente? È il desiderio di rinviare e rimandare. Questo Governo ha un'indubbia capacità televisiva: per la comunicazione si affida a un'esperienza del «Grande Fratello» e per l'università a «Le iene»; il Ministro dell'interno apre gli avvisi di garanzia e sembra «C'è posta per te». Ma in realtà, il vero punto di riferimento televisivo di questo Governo è il fatto che le vostre promesse elettorali sono degne di uno «scherzi a parte». Le vostre promesse elettorali hanno ingannato i cittadini e siete qui oggi a dire: rinvio, prorogo, rimando (e non sarà la maleducazione di qualche interruzione a negare la realtà). (Applausi dal Gruppo PD). C'è invece un fatto diverso, di merito, e i colleghi del Partito Democratico e delle altre opposizioni hanno spiegato molto bene i tanti aspetti con i quali motiviamo il nostro «no». Per fatto personale, mi limito a citare le periferie: il ministro dell'interno, vice presidente Salvini, ha detto «Basta con i progetti alla renziana». Vorrei rimanesse agli atti di questo Senato della Repubblica com'è nato il progetto per le periferie, perché sappiate a cosa dite «no». Nel novembre 2015 Parigi e l'Europa sono sconvolte dall'attentato al Bataclan. Tutti i Governi europei mettono più soldi sulla sicurezza e qualcuno dice: «Siamo in guerra». Noi facciamo una scelta diversa: al Campidoglio, il Governo della Repubblica annuncia maggiori interventi sulla sicurezza militare, il piano dell'esercito nelle strade e, contemporaneamente, un investimento in cultura, educazione e periferie, ottenendo sul punto un sostanziale plauso e una condivisione (direi più la seconda che il primo). Bene, lì nasce il progetto delle periferie, i primi 500 milioni, cui vengono aggiunti l'anno successivo 1.600 milioni per far cosa?