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La norma di cui alla lettera a) del comma 8, riformulando la precedente versione, è volta ad estendere agli enti regionali impegnati in attività indispensabili per la realizzazione dell'Esposizione universale le disposizioni che introducono, limitatamente alle spese di personale a tempo determinato e con forme flessibili di collaborazione, le necessarie deroghe alla normativa sul contenimento delle spese in materia di pubblico impiego degli enti sottoposti al patto di stabilità interno che impone: -- obbligo di riduzione progressiva della spesa per il personale; -- divieti e limitazioni alle assunzioni di personale; -- contenimento degli oneri contrattuali e delle altre voci di natura retributiva o indennitaria e di altri vincoli in tema di costo del personale. La norma di cui alla lettera b) del medesimo comma 8 è volta a consentire il normale svolgimento delle attività, strettamente connesse all'Evento Expo, poste in essere dalle società richiamate dalla norma, anche al termine dell'Expo. L'Esposizione Universale avrà luogo dal 1º maggio 2015 al 31 ottobre 2015. Dal momento che la quasi totalità delle strutture espositive, che saranno realizzate sul sito, saranno temporanee, occorrerà del tempo affinché gli spazi vengano liberati e resi disponibili per le successive destinazioni di uso che verranno determinate dai proprietari delle aree interessate. In considerazione di ciò si ritiene che il termine indicato nella norma, 31 dicembre 2015, sia troppo restrittivo, per consentire l'espletamento di tutte le attività necessarie allo smantellamento del sito espositivo e, pertanto, viene differito al 31 dicembre 2016. La disposizione recata dal comma 9, è finalizzata a dare concreta attuazione al cosiddetto «Patto per Roma» del 4 agosto 2012, in materia di gestione integrata dei rifiuti, siglato dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dal Commissario delegato per il superamento dell'emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma, dalla regione Lazio, dalla provincia di Roma e dal comune di Roma Capitale, per il quale si deve procedere alla definitiva finalizzazione delle risorse, previa verifica da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del programma di lavoro triennale «Raccolta differenziata». Con il comma 10 si finalizzano risorse urgenti per l'integrazione dell'Accordo di programma del 3 novembre 2010, stipulato tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e la regione Umbria, nel quale sono previsti una serie di interventi per il superamento delle situazioni di crisi nel territorio. La norma in esame è volta, in particolare, a stanziare le risorse necessarie al fine di realizzare gli interventi di messa in sicurezza in relazione alla frana in movimento in località Ivancich nel comune di Assisi. L'ultimo periodo del comma 10 prolunga di 3 anni la durata dell'incarico dei commissari straordinari delegati, ai sensi dell'articolo 20 del decreto-legge 29 novembre 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, con riferimento agli interventi nelle situazioni a più elevato rischio idrogeologico e al fine di salvaguardare la sicurezza delle infrastrutture e il patrimonio ambientale e culturale, di cui all'articolo 17, comma 1, primo periodo, del decreto-legge n. 195 del 2009. Con la disposizione di cui al comma 11 si intende accelerare e garantire la destinazione delle somme oggetto di sentenza di condanna per danno ambientale nel giudizio civile instaurato davanti al tribunale di Milano dal Ministero dell'Ambiente e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri contro la società SYNDIAL ad urgenti ed indifferibili interventi di bonifica e risanamento ambientale, in particolare, nell'area archeologica del SIN di Crotone, ciò in ossequio ai princìpi comunitari di cui alla direttiva 2004/35/CE sul danno ambientale e tenendo conto della procedura di infrazione 2007/4679 pendente. La norma di cui al comma 12 è volta a inserire un ulteriore comma all'articolo 259 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico enti locali), con il quale si intende consentire agli enti con popolazione superiore a 60.000 abitanti, che abbiano posto in essere misure di riduzione dei costi dei servizi e di razionalizzazione degli organismi e delle società partecipati (i cui costi incidono sul bilancio dell'ente), il cui esito condizioni il riequilibrio del bilancio degli stessi enti, di raggiungere, in deroga alle norme vigenti, l'equilibrio entro l'esercizio in cui si completa la riorganizzazione dei servizi comunali e la razionalizzazione di tutti gli organismi partecipati e comunque entro tre anni, compreso quello in cui è stato deliberato il dissesto. Si prevede, inoltre, che fino al raggiungimento dell'equilibrio, l'organo di revisione economico-finanziaria dei suddetti enti trasmette al Ministero dell'interno, entro 30 giorni dalla scadenza di ciascun esercizio, una relazione sull'efficacia delle misure adottate e sugli obiettivi raggiunti nell'esercizio. I commi 13 e 14 dispongono che, per gli enti rientranti nella previsione di cui al precedente comma 12, le sanzioni derivanti dal mancato rispetto dei vincoli del patto di stabilità interno, ai sensi dell'articolo 31, comma 26, lettera a), della legge 12 novembre 2011, n. 183, siano comminate dal Ministero dell'interno nel terzo esercizio successivo a quello di raggiungimento dell'equilibrio. Le disposizioni di cui al comma 15 sono tese ad assicurare lo svolgimento delle attività e la continuità del servizio sanitario, evitando la paralisi nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) agli assistiti del Servizio sanitario nazionale (S.S.N.) per effetto dell'attivazione delle azioni esecutive nei confronti delle Aziende sanitarie ed ospedaliere, nella evidente finalità di garantire la effettività dei diritti costituzionalmente tutelati in materia di salute. Tale esigenza muove dalla recente sentenza n. 186 del 2013 della Corte costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 51, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, che escludeva integralmente la possibilità di avviare o proseguire, fino al 31 dicembre 2013, procedure esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali e ospedaliere delle regioni commissariate e assoggettate a piani di rientro dai disavanzi sanitari, dichiarando, altresì, estinti di diritto i pignoramenti e le prenotazioni a debito effettuati sulle somme trasferite dalle regioni alle predette aziende. Ad avviso della Corte, a presidio dell'esigenza di garantire l'erogazione delle funzioni essenziali connesse al Servizio sanitario nazionale vi sarebbero le previsioni di cui all'articolo 1, comma 5, del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 9 (Disposizioni urgenti in materia sanitaria e socio assistenziale), convertito, con modificazioni, dalla legge 18 marzo 1993, n. 67, in base alla quale è assicurata la impignorabilità dei fondi a destinazione vincolata essenziali ai fini della erogazione dei servizi sanitari.