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Disposizioni in materia di immissione nei ruoli del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale degli impiegati a contratto di cittadinanza italiana in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura all'estero. Onorevoli Senatori . – Le sfide che il nostro Paese è chiamato ad affrontare nello scenario internazionale, contraddistinto da un emergenza epidemiologica senza precedenti unita a evoluzioni sistemiche e geopolitiche repentine e delicate, senza trascurare le istanze dei mercati sempre più incalzanti, impongono una efficace e competente operatività da parte delle rappresentanze italiane oltre confine, segnatamente in quelle aree in cui il carattere strategico della presenza del nostro Paese merita di essere pienamente valorizzato. Negli ultimi anni si è assistito a un timido incremento assunzionale, compreso quello del contingente degli impiegati a contratto presso le rappresentanze italiane, inteso come foriero di maggiore incisività, competitività e penetrazione della presenza dell'Italia oltre confine ben lontano però dalle reali esigenze delle nostre strutture. Ad acutizzare l'urgenza di disporre di maggiori e competenti risorse umane oltre confine ha contribuito l'emergenza da COVID-19, tutt'ora in corso, che ha legittimato un incremento di strumenti e risorse a sostegno dell'economia e dell'internazionalizzazione per consentirne la ripresa e la promozione, dopo la fase dei cosiddetti lockdown, la cui attuazione necessiterebbe di un conseguente e inevitabile incremento delle risorse umane sul territorio estero: si evidenzia a tal riguardo che l'articolo 72 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, cosiddetto « Cura Italia », ha disposto specifiche misure per il sostegno all'internazionalizzazione delle imprese e ai consorzi per l'internazionalizzazione, su cui il cosiddetto decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, cosiddetto « Rilancio », è ulteriormente intervenuto. Pertanto la penuria di personale che attualmente si registra nella rete estera del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) rischia di compromettere la ratio stessa delle misure di intervento finora previste in sede di gestione dell' impasse epidemiologica. A conferma di questa consapevolezza si colloca quanto espresso dalla Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei deputati che, esaminato il provvedimento per le parti di competenza, ha espresso il parare favorevole al cosiddetto « decreto Rilancio » esprimendo come osservazioni « l'opportunità di integrare l'articolato del provvedimento in titolo con disposizioni di sostegno, anche attraverso un incremento delle risorse umane, alla funzionalità degli uffici all'estero della rete diplomatico-consolare in considerazione del ruolo cruciale che essi svolgono nella strategia di rilancio economico del Paese, fondata sul rafforzamento delle leve dell'internazionalizzazione del nostro sistema produttivo basato sulle PMI, tra cui rientrano anche eventi internazionali di tipo fieristico in Italia e all'estero » e « l'opportunità di disporre un adeguato potenziamento della dotazione di risorse, anche finanziarie, a sostegno della rete diplomatico-consolare alla luce della accresciuta richiesta di servizi consolari in supporto dei connazionali e delle nostre imprese all'estero, anche in vista delle prossime scadenze elettorali ». In coerenza con quanto esposto, si evidenzia anche che, in data 9 luglio 2020, il Governo ha accolto l'ordine del giorno 9/2500-AR/350 proposto nell'ambito dell'esame del citato decreto-legge « Rilancio » che lo impegna, tra le altre cose, a prevedere, con percorsi concorsuali ad hoc che ricalchino la ratio della legge 21 dicembre 2001, n. 442, l'immissione nei ruoli, in aggiunta a quanto già previsto dal piano assunzionale del MAECI e con conseguente aumento della relativa pianta organica, del personale a contratto già operante nelle nostre strutture oltre confine al fine di consentirne l'inserimento nelle rappresentanze all'estero dove attualmente si registrano vacanze di organico in ragione delle mancate richieste di trasferimento, nella prospettiva di ottimizzare le competenze delle risorse esistenti e di valorizzarne il ruolo determinante nella strategia di sostegno economico del Paese. Si evidenzia che la categoria degli impiegati a contratto della rete estera del MAECI, di cui all'articolo 152 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, destinataria delle misure di cui alla presente legge, sebbene detenga una configurazione normativa e contrattuale sui generis , rappresenta il dorso funzionale dell'Amministrazione all'estero, l'interlocutore operativo e privilegiato delle nostre rappresentanze in loco , sebbene destinataria negli anni di una contrazione della dignità, di quella salvaguardia della personalità fisica e morale del dipendente, intesa come sommo dovere del datore di lavoro ai sensi del statuto dei lavoratori. Una dignità compromessa sotto il profilo contrattuale, economico, sindacale e legislativo, sempre posta a latere della disciplina ordinaria e sempre distante dalle garanzie e dai diritti in essa sanciti per le altre categorie di lavoratori. Si evidenzia a riguardo che, sebbene gli impiegati a contratto, ai sensi dell'articolo 93 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, vengano considerati parte integrante del personale dell'Amministrazione degli affari esteri, nei fatti risultano una fattispecie sui generis , contraddistinta da una disciplina priva di organicità, non capace di adeguarsi alle variabili che contraddistinguono la categoria e il mercato locale e priva di certezze applicative che attuano un palese nocumento ai lavoratori: infatti la frammentazione e i dubbi interpretativi hanno alimentato una vacatio legis entro la quale si inserisce anche una discrezionalità operativa da parte dei capi missione che in taluni casi è sfociata in atti unilaterali che potrebbero recare non poche criticità anche sul fronte delle relazioni bilaterali con i Paesi ospitanti. L'urgenza di procedere verso un potenziamento della presenza italiana all'estero, valorizzando le nostre sedi e incrementando il contingente ivi operativo, rappresenta una premessa per una stagione nuova non solo in una fase emergenziale come quella in atto legata all'epidemia da COVID-19, ma anche dopo l' impasse amministrativo-assunzionale che ha condizionato l'Amministrazione nell'ultimo decennio: al fine di sottolineare lo stato di emergenza che la nostra rete sta vivendo basti evidenziare che le liste di trasferimento ordinarie, messe a bando per gli anni 2017 e 2018, in totale hanno messo in pubblicità ben 1341 posti, di cui sono stati assegnati soltanto 647, pari al 48 per cento del totale del fabbisogno della nostra rete. Dalle sedi estere i malumori si moltiplicano, e il ritardo che l'Amministrazione sta maturando non fa che amplificare le criticità del sistema operativo delle nostre sedi estere, gettando le basi per quella che potrebbe essere a breve una mobilitazione generale.