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in Italia vi è una massiccia presenza di cementifici (sono 50, fonte AITEC, Associazione italiana tecnico economica cemento, aderente a Confindustria), forse il più alto numero di impianti per singolo Paese in Europa, da cui l'elevata domanda di combustibile per l'alimentazione degli altoforni che rende molto allettante la scelta di bruciare i rifiuti, creando un volume di affari molto sostanzioso e nel contempo rendendo assai appetibile il ricorso al CSS quale soluzione ai problemi di gestione dei rifiuti per molte amministrazioni locali; i cementifici sono installazioni industriali ad alto impatto ambientale ritenute altamente inquinanti (qualunque sia il combustibile utilizzato) ed i limiti per le emissioni di questi impianti sono più elevati e soggetti a deroghe rispetto a quelli degli inceneritori cosiddetti classici; in base al rapporto ISDE (International society of doctors for environment) rispetto ad un inceneritore classico un cementificio emette il triplo di anidride carbonica, il triplo di polveri sottili, da 10 a 30 milligrammi al normal metro cubo, il sestuplo di ossidi di azoto, da 200 a 800-1.200 milligrammi al normal metro cubo, il sestuplo di anidride solforosa, da 50 a 300, identica quantità di acido cloridrico (10 milligrammi al normal metro cubo), il settuplo di carbonio organico totale, da 10 a 10-70 milligrammi al normal metro cubo; sempre in base al rapporto ISDE "la combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione della tipologia emissiva di questi impianti, in particolare di diossine e metalli pesanti", inoltre è stato calcolato che la combustione di una tonnellata di CSS in un cementificio in sostituzione parziale di combustibili fossili causa un incremento di 421 milligrammi nelle emissioni di mercurio, 4,1 milligrammi in quelle di piombo, 1,1 milligrammi in riferimento al cadmio; in tale contesto di forti emissioni inquinanti assai spesso si accompagna la mancanza o carenza di un efficace sistema integrato di controlli ambientali a livello nazionale propedeutico per l'introduzione, al momento inesistente, di una specifica normativa che preveda la possibilità di ricorrere alla valutazione d'impatto sanitario (VIS) a seguito dell'utilizzo del CSS nei cementifici; la spinta ad utilizzare CSS per alimentare i forni di cottura dei cementifici disincentiva le amministrazioni locali ad attuare serie politiche e programmi di raccolta differenziata dei rifiuti ed alla loro trasformazione in materia prima seconda, con ciò rallentando e disattendendo l'attuazione delle direttive europee, tra cui la direttiva 96/62/CE, volte a favorire quanto più possibile il riciclo dei rifiuti; la direttiva stabilisce obiettivi di qualità dell'aria ambiente nella Comunità europea al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi sulla salute umana e sull'ambiente nel suo complesso, laddove all'art. 7, in relazione al miglioramento della qualità dell'aria ambiente, vengono stabiliti i seguenti requisiti generali: "1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare il rispetto dei valori limite. 2. Qualunque misura presa per raggiungere gli scopi della presente direttiva deve: a) prendere in considerazione una strategia integrata a difesa dell'aria, dell'acqua e del suolo; b) non contravvenire alla legislazione comunitaria in materia di salvaguardia della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro; c) non avere effetti nocivi e significanti sull'ambiente degli altri Stati membri. 3. Gli Stati membri predispongono piani d'azione che indicano le misure da adottare a breve termine in casi di rischio di un superamento dei valori limite e/o delle soglie d'allarme, al fine di ridurre il rischio e limitarne la durata. Tali piani possono prevedere, a seconda dei casi, misure di controllo e, ove necessario, di sospensione delle attività, ivi compreso il traffico automobilistico, che contribuiscono al superamento dei valori limite"; il ricorso all'incenerimento dei rifiuti è contrario alla raccomandazione del Parlamento europeo n. A7-0161/2012 del 2012, di rispettare la gerarchia dei rifiuti e di perseguire con determinazione, entro un decennio, la strada dell'abbandono delle pratiche di incenerimento di materie recuperabili in altro modo, esprimendo la chiara volontà di predisporre politiche nei singoli Paesi membri finalizzate alla transizione dal concetto di rifiuto a quello di risorsa, attraverso una riduzione della quantità di rifiuti prodotti e tecnologie di riutilizzo della materia attraverso trattamenti a freddo in luogo del loro incenerimento; numerose esperienze a livello nazionale, ad esempio quanto realizzato dal consorzio Contarina nel trevigiano, hanno fattivamente dimostrato come sia possibile adottare delle raccolte differenziate dei rifiuti con altissime percentuali di recupero e di riutilizzo, trasformando i rifiuti da un problema costoso ad una risorsa economica con la creazione di nuove realtà industriali e nuovi posti di lavoro, apportando contemporaneamente benefici per l'ambiente e la salute pubblica; ritenendo necessario anteporre il preminente principio di precauzione a tutela della salute collettiva e della salvaguardia dell'ambiente, sia con riguardo alle emissioni in atmosfera, che contribuiscono al cambiamento climatico in atto da cui derivano enormi danni all'economia e alla popolazione, nonché all'inquinamento idro-geologico del territorio per la dispersione o interramento dei rifiuti, impegna il Governo: 1) a riesaminare il decreto del Ministro dell'ambiente n. 22 del 14 febbraio 2013, intitolato "Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di determinate tipologie di combustibili solidi secondari (CSS), ai sensi dell'articolo 184- ter , comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni", al fine di evitare che tali tipologie di CSS possano diventare un combustibile alternativo, e non ne sia, quindi, conseguentemente consentita la libera circolazione al di fuori delle singole regioni; 2) a riesaminare il collegato decreto ministeriale 20 marzo 2013, intitolato "Modifica dell'allegato X della parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni e integrazioni, in materia di utilizzo del combustibile solido secondario (CSS)", che recepisce i criteri specifici da rispettare affinché determinate tipologie di CSS cessino di essere qualificate come rifiuto, di cui al suddetto decreto ministeriale n. 22. Atto n. 1-00295 FERRARA AIROLA PISANI Giuseppe TRENTACOSTE LANZI LEZZI ANGRISANI GALLICCHIO CAMPAGNA ROMAGNOLI PAVANELLI COLTORTI MORONESE MININNO FLORIDIA RUOTOLO DE PETRIS BUCCARELLA CERNO MATRISCIANO PETROCELLI MARTELLI RAMPI LANNUTTI LOMUTI CROATTI CIAMPOLILLO MAIORINO GIANNUZZI GUIDOLIN CIOFFI DE LUCIA SANTANGELO GRANATO AUDDINO DI GIROLAMO PESCO MONTEVECCHI FEDE SANTILLO GARRUTI LICHERI RICCIARDI DESSI' GIROTTO L'ABBATE MANTERO MARILOTTI DONNO - Il Senato, premesso che: