[pronunce]

In chiusura del ricorso, e in relazione a tutti gli articoli censurati, viene altresì dedotto il contrasto con «i limiti di competenza posti dallo Statuto provinciale di autonomia della Regione Trentino Alto Adige». 4.2.- Con atto depositato il 7 aprile 2020, si è costituita in giudizio la Provincia autonoma di Trento, chiedendo, per quanto in questa sede rileva, che la censura rivolta nei confronti dell'art 12, comma 1, della legge prov. Trento n. 13 del 2019 sia dichiarata inammissibile e, comunque, infondata. La resistente, dopo aver richiamato la circostanza per cui la norma censurata costituirebbe l'esito di una trattativa intervenuta tra la Provincia stessa e il Dipartimento affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri a seguito dell'impugnazione dell'analoga disposizione contenuta nella legge prov. Trento n. 5 del 2019, eccepisce nuovamente l'inammissibilità della censura riferita alla violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. in materia di ordinamento civile, perché il ricorso non avrebbe in alcun modo considerato l'espressa competenza legislativa primaria della Provincia autonoma in materia di «ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto». Nel merito, la censura è ritenuta comunque infondata rispetto ad entrambi i parametri costituzionali evocati. La norma impugnata, infatti, non sarebbe ascrivibile alla materia dell'ordinamento civile, né potrebbe ritenersi lesiva dei principi sanciti dall'art. 19, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001, nei limiti in cui questi possono ritenersi applicabili alla Provincia autonoma di Trento, per motivi coincidenti con quelli impiegati a supporto della richiesta di rigetto della questione sollevata nei confronti dell'art. 7, comma 5, lettera b), della legge prov. Trento n. 5 del 2019. Non vi sarebbe, peraltro, neanche violazione dell'art. 97 Cost., perché il parametro costituzionale non potrebbe essere integrato unicamente dalla normativa statale di cui al richiamato art. 19 del d.lgs. n. 165 del 2001, posto che ciò vorrebbe dire «elevare la contingente valutazione del giorno operata dal legislatore statale a parametro di costituzionalità per le leggi locali in materia di organizzazione amministrativa». E anche ove si guardi al principio del buon andamento, esso non potrebbe dirsi violato da una regola che lascia comunque intatto il principio della prevalenza assoluta della dirigenza di ruolo su quella esterna. 5.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con ricorso iscritto al n. 29 del registro ricorsi 2020, ha promosso questioni di legittimità costituzionale di varie disposizioni della legge della Provincia autonoma di Trento 23 dicembre 2019, n. 12 (Legge collegata alla manovra di bilancio provinciale 2020), fra le quali quella recata dall'art. 12, comma 3, censurata in riferimento all'art. 117, commi secondo, lettera l), in materia di ordinamento civile, e terzo, Cost., per lesione dei principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica e di tutela della salute, nonché all'art. 4, numero 1, dello statuto reg. Trentino-Alto Adige. 5.1.- Il ricorrente rileva che con la disposizione impugnata il legislatore provinciale ha nuovamente modificato l'art. 56, comma 6-quinquies, della legge prov. Trento n. 16 del 2010, nel testo introdotto dall'art. 46, comma 12, della legge prov. Trento n. 5 del 2019, anch'esso già oggetto di impugnazione nel ricorso iscritto al n. 104 del registro ricorsi 2019. La disposizione censurata prevede ora che, in presenza della situazione emergenziale di carenza di medici specialisti e dell'inutile esperimento di procedure concorsuali, l'Azienda provinciale per i servizi sanitari possa affidare, previo avviso formato secondo criteri di imparzialità, trasparenza e pubblicità, incarichi individuali con contratti di lavoro autonomo per lo svolgimento di attività sanitarie, anche a carattere ordinario, risolutivamente condizionati all'utile esperimento delle procedure concorsuali e rinnovabili solo se persistono le predette condizioni di emergenza, previo accertamento che non vi siano professionisti disponibili individuati attraverso gli ordinari strumenti di acquisizione del personale oppure medici specializzati con contratti di formazione specialistica. Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, la norma impugnata invaderebbe l'ambito di competenza legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento civile (art. 117, secondo comma, lettera l, Cost.) perché essa si porrebbe in contrasto, analogamente alla versione precedente della norma, con quanto prevedono gli artt. 7 e 36 del d.lgs. n. 165 del 2001. Questi ultimi, infatti, vincolerebbero le pubbliche amministrazioni nell'avvalersi di contratti di lavoro flessibili, restringendo la relativa possibilità a situazioni temporanee o eccezionali, senza peraltro che tali incarichi possano essere rinnovati, come prescritto in particolare dall'art. 7, comma 6, lettera c), del citato d.lgs. n. 165 del 2001 (viene richiamata la sentenza n. 5 del 2020). La norma impugnata si porrebbe altresì in contrasto «con le norme statutarie di cui al DPR 31 agosto 1972, n. 670» e, in particolare, con l'art. 4, numero 1, «tenuto conto del riferimento espresso di tale disposizione (art. 4, primo comma) alla "Costituzione ed ai principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica"». La disposizione censurata è, del pari, ritenuta in contrasto con l'art. 117, terzo comma, Cost., in particolare con i principi fondamentali posti dal legislatore statale nella materia della tutela della salute, «tra i quali devono annoverarsi quei principi, dettati con riferimento alle modalità e ai requisiti di accesso al Servizio sanitario nazionale, che si collocano in una prospettiva di miglioramento del "rendimento" del servizio offerto e, dunque, di garanzia, oltreché del buon andamento dell'amministrazione, anche della qualità dell'attività assistenziale erogata (in tal senso, Corte cost. , sent. n. 181/2006)». 5.2.- Con atto depositato l'8 aprile 2020, si è costituita in giudizio la Provincia autonoma di Trento chiedendo, per quanto in questa sede rileva, che la censura promossa nei confronti dell'art. 12, comma 3, della legge prov. Trento n. 12 del 2019 sia dichiarata inammissibile e, comunque, infondata. La difesa provinciale premette che la norma impugnata è stata formulata in termini più restrittivi rispetto a quanto previsto dall'art. 46, comma 12, della legge prov. Trento n. 5 del 2019, già oggetto di censura, anche a seguito di un'attività concertativa con il Dipartimento affari regionali e con quello della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri.