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Intendiamo questo riconoscimento come il tributo che, partendo da Nikolajewka e fino a oggi, la Repubblica deve a tante persone che hanno servito la Patria, consentito la libertà e la democrazia e che ancora oggi mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie conoscenze per il sostegno di attività sociali. Non è un caso che quella battaglia venga ricordata in tante manifestazioni e con l'intitolazione di tante piazze e strade. Non lo è perché è stata una chiara espressione di valore che ha fatto degli italiani degli esempi da emulare. «Conservare la memoria dell'eroismo dimostrato»: così recita l'articolo 1 del provvedimento. Ma perché si parla di eroi? Non stiamo parlando di militari che avevano il dovere di combattere in guerra? Essi sono invece stati eroi perché quei ragazzi dovevano comunque agire, non avevano alcuna certezza di riuscire a farcela e hanno affrontato quelle condizioni difficili con dignità e sprezzo del pericolo, anche a costo della propria vita, che in quel momento era non quella del singolo soldato, bensì, essendo il destino comune, quella di una comunità intera di militari. Ebbene, riproporre la memoria di queste gesta e di questa certezza non è altro che educazione alla vita e induzione alle responsabilità personali in un quadro socialmente comune. La Giornata che si istituisce con questa legge, quindi, non guarda solo al 26 gennaio 1943, anzi. Infatti, il provvedimento si propone di promuovere i valori che incarnano gli alpini nella difesa della sovranità e dell'interesse nazionale, nell'etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato. Questo è un evidente passaggio culturale che ha come destinatari le giovani generazioni. Dunque, il riconoscimento si proietta da allora fino ai giorni nostri, perché c'è un filo conduttore: ieri come oggi, gli alpini sono al servizio del Paese, per fortuna in condizioni diverse ma sempre al servizio. Ieri come oggi, gli alpini hanno sempre manifestato profondo attaccamento alla Patria e sostenuto la democrazia nelle varie forme in cui si è espresso il loro impegno. È in quell'impegno che ardono luminosamente l'interesse nazionale e la partecipazione civile, in una dimensione solidale che a Nikolajewka si esprimeva mettendo a disposizione la propria vita per la salvezza di tanti e oggi il proprio tempo e le proprie capacità a sostegno delle situazioni più difficili, non solo umane. Un filo conduttore lega queste due espressioni: l'appartenenza a un'organizzazione che ha saputo creare quello spirito di Corpo, tale da consentire tutto ciò. La domanda a questo punto è semplice: ma è giusto riconoscere il ruolo di queste organizzazioni? Ha senso, in questo momento, ricordare un fatto d'arme e, conseguentemente, ciò che oggi ricorda e riunisce gli ex militari che ne hanno fatto parte? A sostegno è bene ricordare il dettato dell'articolo 2 della Costituzione: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». La solidarietà è un valore che viene promosso dal disegno di legge in esame, insieme all'impegno etico-sociale a favore degli altri, proteso a venire incontro alle esigenze e ai disagi di chiunque abbia bisogno di un aiuto. Il cittadino quindi può esprimere la solidarietà sociale, in riferimento alle formazioni sociali, per operare per il bene di tutti, con l'impegno attivo e responsabile. Ecco quindi che gli alpini, riuniti nella loro associazione nazionale, ben aderiscono a questa previsione costituzionale e di fatto trasformano in sostanza quel dettato, che poi peraltro, come sapete, è originato dalla Resistenza e da fatti proprio come quelli di Nikolajewka, con il proprio impegno quotidiano. Ci sono tante altre associazioni d'arma che sono state ricordate con un ordine del giorno, che è stato approvato in Commissione difesa e anche a loro va un pensiero di riconoscenza. Alla luce di questa convinzione, il riconoscimento proposto dal disegno di legge in esame, non è un fatto statico, ma è un sostegno dinamico a continuare sulla strada che hanno ampiamente intrapreso. A quelle persone normali, a quella gente comune che ieri ha combattuto per l'Italia e oggi si mette a disposizione del Paese questa legge, è anche un grazie: grazie sentito per quello che fate e farete, scevro da qualsiasi ritorno e ambizione. A questo grazie si unisce il voto convintamente favorevole del Partito Democratico. (Applausi) . BERUTTI (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERUTTI (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, il provvedimento che ci accingiamo a votare ha preso vita alla Camera dei deputati, su iniziativa del deputato Golinelli, del Gruppo Lega, ma la proposta di legge è stata sottoscritta da ben 75 deputati. Nel giugno 2019, la Camera dei deputati ha approvato il testo così come portato in Assemblea dalla Commissione, con il parere favorevole della stessa. L'Assemblea di Montecitorio ha approvato, con un'ampissima maggioranza, come credo e spero accada anche in quest'Aula. Durante l'esame del provvedimento, in Commissione difesa sono stati auditi, tra gli altri, i rappresentanti dell'Associazione nazionale alpini (ANA) e il responsabile dell'ufficio storico dello Stato maggiore dell'esercito, che hanno portato valore aggiunto all'iniziativa legislativa. Quando si approvano provvedimenti per indire una giornata nazionale, il fine ultimo è quello di ricordare, di celebrare e di mantenere viva la memoria, per non dimenticare. In questo caso, questo giorno evocativo riguarda la storia che abbiamo il dovere di raccontare e commemorare perché, anche se compulsati e travolti dal presente, abbiamo il dovere di tutelare il passato, così da lasciarne doverosamente traccia alle generazioni future. Una generazione che ignora la storia, non ha passato, ma non ha neanche futuro. Lo scopo del provvedimento, che è stato voluto e sostenuto con forza anche dall'Associazione nazionale alpini, è quello di sancire il ricordo della battaglia di Nikolajewka, combattuta dagli alpini il 26 gennaio 1943, e di tramandare alle nuove generazioni, cito testualmente l'articolo 1 del provvedimento, «i valori della difesa della sovranità e dell'interesse nazionale, nonché dell'etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato, che gli alpini incarnano». Proprio la battaglia di Nikolajewka, infatti, viene ricordata per l'esempio di coraggio, di spirito di sacrificio e di altissimo senso del dovere dimostrato da tutti gli alpini che hanno partecipato al combattimento, senza distinzione di grado, né tantomeno di origine. Fu un feroce scontro, in cui persero la vita migliaia di giovani uomini e molti furono fatti prigionieri, ma fu merito di tutti loro se le truppe riuscirono a raggiungere Sebekino e mettersi in salvo.