[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1 (Disposizioni urgenti per l'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell'area di Taranto), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 4 marzo 2015, n. 20, promosso dalla Regione Campania con ricorso spedito per la notifica il 4 maggio 2015, depositato in cancelleria l'11 maggio 2015 ed iscritto al n. 51 del registro ricorsi 2015. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 31 maggio 2016 il Giudice relatore Marta Cartabia; uditi l'avvocato Beniamino Caravita di Toritto per la Regione Campania e l'avvocato dello Stato Sergio Fiorentino per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso depositato nella cancelleria di questa Corte in data 11 maggio 2015 e iscritto al n. 51 del registro ricorsi 2015, la Regione Campania, rappresentata e difesa come indicato in epigrafe, ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1 (Disposizioni urgenti per l'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell'area di Taranto), inserito in sede di conversione dalla legge 4 marzo 2015, n. 20. La disposizione censurata, nell'inserire il comma 9-bis all'art. 43 della legge 24 dicembre 2012, n. 234 (Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea), prevede che, al fine di consentire la tempestiva esecuzione delle sentenze di condanna emesse dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, gli oneri finanziari a esse relativi possono essere anticipati, nei limiti delle disponibilità, dal Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie; il reintegro delle somme anticipate deve avvenire - secondo la disposizione impugnata - mediante rivalsa nei confronti delle amministrazioni cui sono imputate le violazioni che hanno dato adito alle sentenze di condanna, «sentite le stesse». La difesa regionale lamenta la violazione degli artt. 77, 97, 114, secondo comma, 117, terzo comma, 118, primo e secondo comma, 119, 120, 121 e 123 della Costituzione. 1.1.- Secondo la difesa regionale, il censurato art. 4-bis lederebbe il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, il principio di leale collaborazione e l'autonomia finanziaria riconosciuta alle Regioni, in violazione degli artt. 97, 119 e 120 Cost. Benché lo Stato possa, nell'esercizio delle competenze in materia di «coordinamento della finanza pubblica» attribuitegli dalla Costituzione, determinare principi fondamentali limitativi dell'autonomia finanziaria regionale, la Regione ritiene, richiamando la giurisprudenza costituzionale, che tali principi non possano privarla della potestà di concorrere alla individuazione degli strumenti e delle modalità di attuazione dei menzionati principi. Il coinvolgimento delle Regioni dovrebbe essere preservato, secondo la ricorrente, anche nei casi in cui il legislatore statale è chiamato ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici derivanti dalla partecipazione all'Unione europea. Di qui discenderebbe l'illegittimità costituzionale della disposizione impugnata che limita la partecipazione della Regione a una intesa in senso debole («sentite le stesse»), essendo al contrario doverosa «[un']intesa in senso forte, con la quale si stabiliscano le modalità di restituzione degli importi nonché i termini per l'adempimento». A ragionare diversamente, argomenta la ricorrente, le Regioni «si vedrebbero spogliate autoritativamente di risorse finanziarie destinate allo svolgimento di propri compiti istituzionali», con conseguente lesione anche del principio di buon andamento nella amministrazione. Tale interpretazione sarebbe avvalorata dalla lettura sistematica del complesso normativo nel quale la disposizione censurata è collocata: complesso normativo dal quale rileverebbe la scelta del legislatore statale a favore di una procedura per il recupero di importi a titolo di rivalsa improntata al coinvolgimento dell'ente territoriale. La peculiare previsione censurata determinerebbe, altresì, una violazione del principio di leale collaborazione. 1.2.- Secondo la difesa regionale, il censurato art. 4-bis violerebbe, altresì, l'art. 77 Cost., essendo stato introdotto in sede di conversione dalla l. n. 20 del 2015, con un emendamento «del tutto disomogeneo con il contenuto e le finalità» del decreto convertito. La ricorrente ricorda, menzionando la giurisprudenza costituzionale in materia, che le Regioni possono promuovere questioni di legittimità costituzionale in riferimento a parametri diversi da quelli che stabiliscono il riparto di competenze tra Stato e Regioni «quando la violazione ridondi su tali competenze o in generale sull'autonomia regionale». La Regione prosegue, poi, osservando che la facoltà di emendamento, in sede di conversione di un decreto-legge, incontra un «preciso limite nella impossibilità di interrompere la sequenza tipica prevista dall'art. 77, secondo comma, Cost.», con la conseguente illegittimità costituzionale della disposizione, inserita in sede di conversione, disomogenea rispetto al contenuto e alle finalità del decreto convertito. In riferimento al caso di specie, la Regione osserva che attraverso lo strumento del decreto-legge lo Stato «pregiudica la possibilità per le regioni di rappresentare le proprie esigenze nel corso del procedimento legislativo»; inoltre, la disciplina di carattere generale sul diritto di rivalsa del Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie è stata inserita in un decreto-legge avente tutt'altro scopo e tutt'altro oggetto, occupandosi prevalentemente di stabilimenti industriali adiacenti la zona di Taranto. 2.- Con atto depositato in data 15 giugno 2015, si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato infondato. 2.1.- In primo luogo, l'Avvocatura generale dello Stato ricostruisce la ratio sottesa alla l. n. 234 del 2012, all'interno del cui art. 43 è inserita la norma oggetto della presente censura. La legge mira a salvaguardare il bilancio dello Stato «attraverso la "responsabilizzazione" degli enti territoriali e degli altri enti pubblici». Lette in tale prospettiva, le disposizioni impugnate sono espressione della competenza statale tanto in materia di determinazione dei principi fondamentali del «coordinamento della finanza pubblica», quanto in materia di «ordinamento civile», specie nella parte in cui disciplina un particolare caso di rivalsa, «che in assenza della norma speciale rientrerebbe nelle previsioni dell'art. 2055, comma secondo, cod. civ. e sarebbe regolata dal diritto civile».