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in cambio di questo parziale rimborso, i risparmiatori vittime dei crack bancari dovrebbero rinunciare a qualsiasi azione di rivalsa per ottenere il rimanente 70 per cento alle banche da cui sono stati ingannati o degli enti preposti al controllo del settore: Consob e Banca d'Italia; la norma contenuta nell'articolo 38 avrebbe la conseguenza paradossale di obbligare i risparmiatori, già costituitisi parte civile nei processi contro i vecchi amministratori, a rinunciare agli eventuali indennizzi; considerato infine che: sono state numerose, dalla fine del 2017 a oggi, le sentenze che hanno riconosciuto ai risparmiatori il diritto di rivalsa, anche nei confronti delle nuove good banks ; gli istituti di vigilanza, dal canto loro, hanno parzialmente confermato di non essere completamente estranei ai fatti che hanno interessato gli istituti di credito falliti già durante la XVII Legislatura, in occasione delle esposizioni davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario, dove i vertici di Consob e Banca d'Italia si sarebbero rinfacciati a vicenda di non essersi scambiati le informazioni di cui disponevano e che le responsabilità reciproche tra i due "controllori" sarebbero alla base anche della sentenza pronunciata lo scorso agosto dalla Corte d'appello di Firenze, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto; quali iniziative urgenti intenda promuovere per garantire che tutti i risparmiatori che hanno visto i propri risparmi azzerati a causa del fallimento delle banche, abbiano diritto ad un ristoro e, qualora non sufficiente, possano esercitare il loro diritto ad un'azione giudiziaria risarcitoria; quali iniziative intenda promuovere al fine di apportare significativi correttivi al sistema di vigilanza bancaria e prevenire, quindi, che simili crisi di sistema danneggino la solidità del risparmio privato italiano. Interrogazioni Atto n. 3-00363 D'ARIENZO TARICCO PITTELLA CUCCA Assuntela MESSINA Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: nel quadro di una produzione mondiale di kiwi di circa 3,5 milioni di tonnellate, quasi metà realizzata in Cina, l'Italia risulta, dopo la Cina stessa, il secondo produttore mondiale con quasi 450.000 tonnellate di produzione media negli ultimi anni; la produzione italiana nel 2018 dovrebbe tornare a quasi 440.000 tonnellate, e con una grande crescita di superfici e volumi delle varietà a polpa gialla, dopo la stagione 2017 ai minimi storici, inferiore di quasi il 20 per cento rispetto agli anni precedenti; nel nostro Paese, nel 2018, risultano in produzione circa 25.220 ettari, circa il 2 per cento in più del 2017. Una crescita che è il risultato di un incremento del 40 per cento nella produzione del kiwi giallo (ora su 2.860 ettari, che diventano 4.467 ettari considerando gli impianti non ancora in produzione), e di una flessione del 2 per cento delle superfici dedicate al kiwi verde (22.360 ettari). Una produzione di kiwi verde che dovrebbe comunque raggiunge le 373.475 tonnellate, ed il giallo che raggiunge le 61.700 tonnellate (con un aumento del 64 per cento); a livello regionale, nelle regioni a maggior vocazione produttiva, calano le superfici nel Lazio (con una diminuzione del 4 per cento); in Piemonte (del 6 per cento), con una flessione dovuta soprattutto alla diffusione della moria del kiwi, che ha reso necessario l'espianto di oltre 400 ettari di piante, e del ripresentarsi della "batteriosi del kiwi-PSA", e si stima che a primavera 2019 ne mancheranno all'appello almeno altri 500; nel Veneto (un calo parti al 3 per cento), soprattutto nel veronese, a causa della moria che interessa quasi 1.200 ettari (anche se in ogni caso la produzione cresce grazie all'ottima resa degli appezzamenti sani, arrivando a 37.000 tonnellate), ma anche nelle altre province venete, ad esclusione di Rovigo, dove le rese calano soprattutto per motivi climatici; mentre aumentano in Emilia-Romagna (3 per cento) e in Calabria (1 per cento); sul piano delle quantità prodotte, a livello regionale, la produzione attesa per il 2018-2019 in Veneto è di 46.000 tonnellate, nel Lazio di 144.000, e il Piemonte dovrebbe ridurre i volumi a 66.000 tonnellate, con un calo delle rese del 7 per cento; la fortissima vocazione all' export ha avuto un rallentamento anche a causa della significativa riduzione di produzione nel 2017, attestandosi comunque su oltre 270.000 tonnellate (su 440.000 complessive), con una prevalenza di destinazione nell'Unione europea (oltre 65 per cento); considerato che: il fenomeno attualmente definito "moria del kiwi" è oggetto di notevole attenzione e preoccupazione da parte dei frutticoltori, delle loro associazioni e delle istituzioni, anche in conseguenza della velocità di diffusione che tale fenomeno ha negli actinidieti; tale patologia, essendo riscontrata anche sulle piante nuove messe a dimora, oltre ad incidere sulla produzione dell'annata in corso, inficia anche la produzione e il reddito delle aziende agricole negli anni a venire, mettendo a rischio la tenuta economica di questo comparto agricolo; la moria del kiwi consiste nella apoplessia delle piante di actinidia, che senza alcun preavviso collassano perdendo foglie e frutti, arrivando in breve tempo alla morte; la diagnosi risulta tra l'altro oltremodo problematica e complicata anche dal fatto che gli impianti sono già stati gravemente danneggiati dal cancro batterico dell'actinidia, o "PSA", che ha già colpito nel nostro Paese la coltura negli ultimi anni; la produzione di kiwi è fondamentale per l'equilibrio economico e ambientale della frutticoltura italiana, anche per il contesto di stagionalità e di distribuzione del lavoro in cui si inserisce; nelle regioni Veneto e Piemonte, particolarmente colpite dalla moria e dalle altre patologie, essa rappresenta un fondamentale tassello delle rispettive filiere, non solo per le aziende agricole che coltivano e producono, ma anche per l'indotto connesso alla conservazione, alla lavorazione e alla spedizione, che interessa in queste aree numerose strutture che impiegano numerosi addetti a vari livelli; nelle aree interessate permane una forte preoccupazione per l'impatto economico e sociale della moria del kiwi; ciò richiede risposte sia sul piano economico che su quello tecnico-amministrativo, anche per non lasciare sole le aziende ad affrontare un fenomeno del quale ancora poco si conosce, e del quale università, centri di ricerca, tecnici e sperimentatori stanno ancora ricercando le cause, anche con prove e valutazioni di tipo ambientale, fitosanitario e agronomico, senza aver ottenuto al momento indicazioni risolutive;