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Spero che questo provvedimento sia l'inizio di un percorso che coinvolga anche tutta la parte della digitalizzazione, che avrà grande spazio nello stesso recovery plan , in una serie di provvedimenti che, insieme alle Commissioni, il Governo porterà avanti. Penso infatti che la memoria, le memorie, per sopravvivere e per avere un posto rilevante e centrale debbano passare anche attraverso il lavoro della digitalizzazione. Lo annuncio, con l'auspicio che ci sia veramente un lavoro in questo senso in Commissione. So che su altri temi si è già partiti, riguardo ai cammini e a quella che comunque è la storia della nostra cultura e della nostra memoria. (Applausi) . PRESIDENTE . In attesa che decorra il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento, sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 10,11, è ripresa alle ore 10,21) . Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo formulato dalla Commissione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Passiamo alla votazione finale. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, senatori e senatrici, il dibattito che si è sviluppato questa mattina nell'Assemblea del Senato e che proseguirà con le dichiarazioni di voto sulla dichiarazione di monumento nazionale dell' ex campo di prigionia di Servigliano rappresenta senza dubbio un momento importante e solenne dell'attività del Parlamento in questa legislatura. La storia dell'umanità, in particolare del ventesimo secolo, al quale tutti noi apparteniamo, è disseminata di momenti terribili di odio e di intolleranza e, fortunatamente, anche di grandi momenti di pace e di fratellanza. Questi momenti negativi dimostrano quanto sia imperfetta la natura dell'uomo. Se è vero che uno dei compiti più alti della politica, in democrazia, è quello di far progredire l'umanità verso una società migliore e più giusta, allora bisogna far sì che le future generazioni e i nostri giovani conoscano a fondo il nostro passato, le cose belle e nobili, ma anche gli errori, soprattutto i più drammatici. Solo così si creeranno le condizioni per costruire un futuro veramente migliore. Quindi, elevare a tempio del ricordo l' ex campo di prigionia di Servigliano, luogo di sofferenza, ingiustizie e violenze, che ha raccolto le ansie e le paure di migliaia di persone inermi, prigionieri di guerra, esuli ed ebrei, vittime di quella follia criminale collettiva, che ha caratterizzato la prima metà del Novecento, rappresenta uno dei modi migliori per fare memoria, per regalare ai nostri giovani, purtroppo sempre più permeabili a pericolosi rigurgiti di totalitarismi e violenze, una formidabile possibilità di pellegrinaggio verso un passato di sofferenze, per potersi costruire veramente quegli anticorpi contro l'intolleranza e la violenza, necessari per un futuro di giustizia. Quindi, mi complimento ancora con chi ha voluto portare alla nostra attenzione questa importante iniziativa, in primis con il senatore Verducci, e ringrazio anche il relatore, senatore Rampi. Il Gruppo Per le Autonomie rappresenta in Senato forze politiche autonomiste e federaliste, che sono in diretta contrapposizione ai nazionalismi e ai centralismi e che affondano le loro radici nella resistenza e nella lotta ai fascismi, che per noi hanno significato umiliazioni, violenze e lotta contro le diversità e le minoranze. Per il nostro Gruppo questo piccolo disegno di legge è in realtà una grande pietra, verso la costruzione di un mondo di pace, di tolleranza e di libertà. (Applausi) . ROJC (Europeisti-MAIE-CD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (Europeisti-MAIE-CD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio chi ha voluto richiamarci, con il disegno di legge in esame, al dovere di mantenere viva non solo la memoria, ma anche l'attenzione su ciò che è stato il "secolo breve", di cui la storia del campo di prigionia di Servigliano raccoglie le tappe più significative. È una via crucis , le cui stazioni non hanno variato il luogo, ma hanno segnato i destini delle persone. La soglia che determina questo luogo-non luogo è stata ripetutamente varcata, marcando destini già comunque segnati dalla storia e dall'orrore. Uno spazio raccolto e pervaso dal dolore e dalla paura, dalla consapevolezza del potente che vuole annientare il più debole, ferendo per sempre quello che era il segno di umanità. Quale diritto abbiamo noi di obliare? «Di tutto questo non c'è più niente», scrive Giovanni Raboni, e aggiunge: «A me sembra che il male non è mai nelle cose». Non è nelle cose, certo, ma i luoghi della memoria non sono più luoghi o cose raboniane che ci riportano indietro. I luoghi della memoria sono testimoni muti di ciò che è stato e che le nostre generazioni, quelle del Dopoguerra, che non hanno prodotto una significativa memoria collettiva, hanno cercato di rimuovere. Il campo di prigionia di Servigliano raccoglie la memoria delle ombre del "secolo breve" che si impone oggi, ancora e sempre, come necessità per respirare, direbbe Edith Bruck; necessità di cui sono testimonianza la risiera di San Sabba Trieste, ma anche luoghi non ancora riconosciuti come parte inscindibile della nostra memoria: i lager del duce, i campi per i militari, quelli per gli ebrei, per i profughi di ieri e di oggi, quelli per gli oppositori ai regimi totalitari, quelli per chi veniva considerato un diverso. Non illudiamoci che sono cose lontane o che non possano più accadere; non illudiamoci che l'uomo abbia imparato. Quello che è successo a Servigliano è reale; fa parte di un passato prossimo a noi, a questo nostro modo di intendere l'esistenza nel segno di un edonismo privo di valori che la pandemia ha fatto emergere con prepotenza. Siamo scivolati verso un sistema che vuole far dimenticare ai più le pagine nere della nostra storia, sostituendole con l'illusione che oggi sia il tempo del futuro; ma è il passato a determinare il futuro, non c'è futuro senza una presa di coscienza oggettiva, di cui le istituzioni devono sottenderne l'importanza, e senza la coscienza soggettiva che deriva dalla conoscenza. È determinante che quest'Assemblea definisca questa discussione dialogando con i "Mani di tutti quelli che non sono tornati" come dice l'autore sloveno Boris Pahor, che ha conosciuto il Novecento in tutte le sue sfaccettature più buie, dal fascismo alla deportazione, fino alla denuncia forte e indelebile, nel 1975, degli eccidi del Dopoguerra, che gli sono costati il divieto d'ingresso in Jugoslavia per due volte e per lunghi periodi. Illuminante ciò che scrive Primo Levi sul lager che - dice - «è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell'aria. La peste si è spenta, ma l'infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo.