[pronunce]

ritualmente notificato e depositato, la Regione Emilia-Romagna ha proposto in via principale, tra l'altro, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 121, comma 2, e 124, commi 4 e 5, del d.lgs. n. 152 del 2006, deducendo il contrasto di tali disposizioni con gli artt. 76, 117 e 118 della Costituzione. 4.1. – Ad avviso della ricorrente, l'art. 121, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006, disponendo che il Piano di tutela delle acque adottato dalla Regione sia sottoposto alla “supervisione” del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, cui il Piano medesimo deve essere trasmesso «per le verifiche di competenza», lede le prerogative costituzionali delle Regioni come stabilite dagli artt. 117 e 118. Inoltre, esso viola l'art. 76 Cost., eccedendo dai limiti della delega legislativa, la quale imponeva di valorizzare e non di restringere il ruolo delle Regioni, mentre la norma impugnata modifica in senso sfavorevole alle Regioni il quadro delle competenze amministrative previgente, perché l'abrogato art. 44 del d.lgs. n. 152 del 1999, non prevedeva che il piano deliberato dalle Regioni soggiacesse a controllo ministeriale. 4.2. – Secondo la Regione Emilia-Romagna anche l'art. 124, commi 4 e 5, del d.lgs. n. 152 del 2006, attribuendo all'Autorità d'ambito poteri autorizzatori in materia di scarichi, rispettivamente, delle acque reflue domestiche e delle acque reflue termali, si pone in contrasto con gli artt. 117 e 118 Cost., perché, oltre ad assegnare irragionevolmente tali poteri autorizzatori ad organismi privi delle necessarie strutture tecniche, lede la competenza attribuita in materia al comune dall'art. 45 del d.lgs. n. 152 del 1999 e dalla legislazione regionale. 5. – Con ricorso (reg. ric. n. 74 del 2006) , ritualmente notificato e depositato, la Regione Liguria ha proposto in via principale, tra l'altro, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 121, comma 2, e 124, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006, deducendo il contrasto di tali disposizioni con gli artt. 76, 117 e 118 Cost. e con «la competenza legislativa regionale». 5.1. – Circa l'art. 121, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006, la ricorrente ha proposto questione identica a quella sollevata dalla Regione Emilia-Romagna e riportata supra, sub n. 4.1. 5.2. – In ordine all'art. 124, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006, invece, la Regione Liguria sostiene che tale disposizione, attribuendo – con una norma di dettaglio cedevole – alla Provincia o all'Autorità d'ambito la competenza in tema di autorizzazione agli scarichi in pubbliche fognature, viola «la competenza legislativa regionale», perché le norme statali cedevoli in materie di competenza regionale non sono più ammesse dopo la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della Parte II della Costituzione). 6. – Con ricorso (reg. ric. n. 76 del 2006) , ritualmente notificato e depositato, la Regione Puglia ha proposto in via principale, tra l'altro, questione di legittimità costituzionale dell'art. 121, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006, in riferimento agli artt. 76, 117, terzo comma, e 118 della Costituzione. 6.1 – La ricorrente sostiene che la predetta disposizione del d.lgs. n. 152 del 2006, stabilendo che il Piano di tutela delle acque adottato dalla Regione sia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ed alle competenti Autorità di bacino «per le verifiche di competenza», viola l'art. 76 Cost., eccedendo dai limiti della delega legislativa, la quale imponeva al legislatore delegato il rispetto sia delle attribuzioni delle Regioni e degli enti locali, sia del ruolo da essi assunto in materia ambientale, perseguendo l'obiettivo della semplificazione amministrativa ed organizzativa e la piena operatività degli organi amministrativi già esistenti, mentre la norma impugnata, da un lato, sottopone le potestà di pianificazione e programmazione (spettanti in via esclusiva alle Regioni) alla verifica ed al controllo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e delle Autorità di bacino e, dall'altro lato, sopprime gli organi già esistenti e arbitrariamente ne crea di nuovi. Inoltre la norma lede gli artt. 117, terzo comma, e 118 Cost., perché, in una materia attribuita alla competenza legislativa concorrente («governo del territorio»), comporta la concentrazione in capo allo Stato di nuove e complesse funzioni amministrative, in mancanza di esigenze di esercizio unitario e quindi in contrasto con i princìpi di differenziazione e sussidarietà. 6.2. – La Regione Puglia propone altresì istanza di sospensione dell'art. 121 del d.lgs. n. 152 del 2006, in considerazione del rischio di un pregiudizio irreparabile all'interesse pubblico o di un pregiudizio grave ed irreparabile per i diritti della popolazione regionale, derivante in particolare: dalla previsione della soppressione delle Autorità di bacino, di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183 (Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo), prima dell'istituzione delle nuove Autorità; dalla sovrapposizione di nuove funzioni statali a quelle già svolte dalle Regioni, con conseguenze negative in termini di certezza del diritto e di efficienza dell'azione amministrativa; dalla riduzione delle garanzie imposte dalle norme vigenti in materia di scarichi e di rifiuti; dalla restrizione della nozione di danno ambientale e delle relative ipotesi risarcitorie. 7. – In tutti i giudizi, ad eccezione di quello promosso dalla Regione Calabria, è intervenuta l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) - Onlus la quale chiede che le norme impugnate siano dichiarate illegittime. In prossimità dell'udienza di discussione, l'Associazione ha depositato memorie con le quali insiste nelle conclusioni già rassegnate negli atti di intervento. 8. – Nel giudizio introdotto dalla Regione Piemonte sono altresì intervenute la Biomasse Italia s.p.a., la Società Italiana Centrali Termoelettriche - SICET s.r.l., la Ital Green Energy s.r.l. e la E.T.A. Energie Tecnologie Ambiente s.p.a., chiedendo che la Corte costituzionale dichiari l'inammissibilità e comunque l'infondatezza delle questioni promosse dalla Regione Piemonte. Successivamente, le stesse società hanno depositato una memoria con la quale insistono nelle conclusioni formulate nell'atto di intervento e, per alcune questioni, chiedono una dichiarazione di sopravvenuta improcedibilità.1.