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L'ulteriore effetto, anche in forza di quanto indicato all'articolo 6, sarà l'eliminazione della figura, di creazione giurisprudenziale e giustamente avversata, del genitore prevalentemente collocatario. L'articolo 5 detta i criteri sulle modalità di contribuzione, in applicazione del diritto del figlio di mantenere contesti omogenei presso entrambi i genitori (come indicato all'articolo 2); in questo modo si vogliono prevenire tutte quelle ipotesi in cui, in maniera automatica, viene posto a carico di un genitore un assegno perequativo, il cui pagamento impedisce a chi è obbligato a versarlo di avere i mezzi necessari a ospitare il figlio presso di sé e lo getta in una situazione di indigenza. Si è poi suddiviso il mantenimento, sulla scorta delle migliori prassi giurisprudenziali, tra costi fissi e costi variabili, delegando il Ministero della giustizia a redigere, con cadenza quadriennale, l'elenco di quelle spese a cui ciascuno dei genitori dovrà partecipare nella misura indicata dal giudice; si tratta di un'elaborazione, in chiave di semplificazione, del concetto di mantenimento per capitoli di spesa che, per le diverse formulazioni con cui era stato proposto, era solo destinato a concentrare nel genitore economicamente più forte tutto il potere decisionale. In questo modo si eviteranno da un lato ingiuste locupletazioni da parte del soggetto percipiente l'assegno e si provocherà una maggiore partecipazione responsabile di entrambi i genitori alla crescita del figlio. L'ipotesi dell'assegno perequativo assume, in questo quadro, una diversa valenza, giacché se ne prevede l'imposizione solo qualora necessaria alla realizzazione dei diritti del figlio. L'articolo 6 disciplina le modalità di assegnazione della casa familiare, in modo da eliminare il criticato automatismo « genitore prevalentemente collocatario-assegnatario della casa familiare », subordinandola alla verifica che l'assegnazione sia finalizzata a garantire al figlio di godere di una sistemazione abitativa consona alle sue esigenze quando si trova con ciascun genitore. Il giudice poi dovrà tenere conto del valore dell'assegnazione della casa, pari al canone di locazione sulla base dei valori di mercato. Detto importo però non dovrà essere concretamente versato dall'assegnatario all'altro, ma di fatto scalato dall'ammontare ipotetico dell'assegno perequativo; viene anche introdotto l'obbligo per i soggetti diversi dal genitore che dovessero essere ospitati presso la casa familiare di versare al proprietario un importo a titolo di indennità di occupazione, onde evitare ingiusti danni al proprietario e lo sviamento dell'assegnazione dalla funzione che le viene assegnata; si prevedono infine alcune correzioni al codice civile al fine di prevenire ipotesi di elusione dell'obbligo di garantire al figlio una sistemazione adeguata. L'articolo 7 disciplina le modalità di contribuzione per il figlio maggiorenne, sia tramite la previsione della cessazione dell'obbligo qualora il figlio sia stato messo nelle condizioni di essere autonomo, sia tramite una più analitica previsione degli strumenti processuali da utilizzare. L'articolo 8 è specificatamente destinato ai figli maggiorenni con disabilità che, sino a oggi, non erano destinatari di alcuna specifica tutela per l'ipotesi di separazione dei genitori. L'articolo 9 disciplina i poteri del giudice nell'assunzione dei provvedimenti provvisori e definitivi riguardanti i figli, mediante una migliore precisazione, rispetto all'attuale, del sistema delle impugnazioni, esteso anche ai provvedimenti provvisori (articolo 337- novies , introdotto nel codice civile) nonché delle modalità di revoca e modifica (articolo 337- decies , introdotto nel codice civile), così da fare ordine nell'incertezza che attualmente vige nella materia. Esso prevede anche che il ricorso alle consulenze tecniche d'ufficio sia riservato solo ai casi in cui il giudice non disponga effettivamente di elementi per poter decidere, senza che il consulente, come attualmente capita, possa anticipare o indirizzare, con il proprio elaborato, la decisione finale che spetta sempre al magistrato. Prevede infine che, anche nell'ambito delle indagini delegate dal giudice ai servizi sociali, sia sempre garantito (a differenza di quanto accade oggi) il rispetto del diritto di difesa e del contraddittorio, onde prevenire ipotesi di abuso. L'articolo 10 disciplina, secondo un modello più snello rispetto a quello attuale, le controversie in materia di esercizio della responsabilità genitoriale. Esso reca l'introduzione degli articoli 337- duodecies e 337- terdecies nel codice civile: il primo è diretto a prevenire e contrastare i comportamenti lesivi dei diritti dei figli. Senza voler entrare nella diatriba insorta circa la validità scientifica della sindrome di alienazione parentale, si ritiene però ovvio e verificabile ictu oculi che spesso i genitori pongono in essere comportamenti oggettivamente diretti a ostacolare il diritto dei minori alla bigenitorialità; con il secondo, si introducono gli strumenti che il giudice deve utilizzare all'emergenza dei primissimi segnali di lesione dei diritti dei figli; strumenti che, però, non possono consistere in sanzioni per i figli, come previsto in altri disegni di legge, ma devono fungere da deterrente nei confronti dei genitori. Di conseguenza, il comma 2 dell'articolo 10 dispone l'abrogazione dell'articolo 709- ter del codice di procedura civile. L'articolo 11 stabilisce che le norme della legge si applichino anche ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della medesima. L'articolo 12 infine contiene una clausola di invarianza finanziaria.. 1 (Responsabilità genitoriale) 1 L'articolo 316 del codice civile è sostituito dal seguente: « Art. 316. – (Responsabilità genitoriale e residenza abituale del figlio) – La responsabilità genitoriale è l'insieme dei doveri discendenti dal vincolo di filiazione e dei poteri dei genitori, o di altro soggetto individuato in forza di una decisione dell'autorità giudiziaria, di assumere le decisioni riguardanti la persona e i beni del figlio minore. Entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale e la esercitano di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio. I genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del figlio minore. Salvo diverso provvedimento del giudice competente, in caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice tutelare del luogo di residenza abituale del minore, indicando i provvedimenti che ritiene opportuni. Il giudice, sentiti i genitori e disposto l'ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento, assume, con decreto immediatamente esecutivo e reclamabile ai sensi dell'articolo 739 del codice di procedura civile, le determinazioni che ritiene più utili nell'interesse del figlio. Il genitore che ha riconosciuto il figlio esercita la responsabilità genitoriale; se il riconoscimento del figlio, nato fuori dal matrimonio, è fatto da entrambi i genitori, l'esercizio della responsabilità genitoriale spetta ad entrambi.