[pronunce]

Ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri sussisterebbe, inoltre, lesione dell'art. 117, primo comma, Cost., perché l'art. 57, comma 1, della legge della Regione Marche n. 31 del 2009 si porrebbe in contrasto con l'ordinamento comunitario in tema di libertà di stabilimento e tutela della concorrenza, violando gli artt. 43 e 81 del Trattato 25 marzo 1957 che istituisce la Comunità europea, i quali vietano, rispettivamente, le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel territorio di un altro Stato membro e gli accordi consistenti nel limitare o controllare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico o gli investimenti. Conseguentemente sussisterebbe contrasto anche con l'art. 120, primo comma, Cost., che fa espressamente divieto al legislatore regionale di adottare provvedimenti che ostacolino, in qualsiasi modo, la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni o che limitino l'esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale. 2. - La Regione Marche si è costituita in giudizio e ha chiesto che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili o infondate. 2.1. - Ad avviso della Regione, la questione relativa all'art. 11, comma 5, della legge della Regione n. 31 del 2009 sarebbe inammissibile perché il ricorrente in realtà prospetterebbe due distinte censure fondate su ricostruzioni dell'assetto costituzionale delle competenze legislative tra esse incompatibili: la prima, secondo la quale si verterebbe in una materia riservata alla competenza esclusiva dello Stato, con conseguente difetto assoluto di potestà legislativa in capo alle Regioni; la seconda, basata sull'asserito contrasto in concreto tra la norma impugnata e la disciplina statale, presupponente invece il riconoscimento di uno spazio di operatività a favore della legislazione di fonte regionale. Un ulteriore motivo di inammissibilità è ravvisato dalla difesa della Regione nella genericità della deduzione dell'asserito contrasto con le disposizioni contenute negli artt. 40 ss. del d.lgs. n. 165 del 2001 e nella mancata individuazione del precetto costituzionale rispetto al quale quelle disposizioni assumerebbero natura di parametro interposto, non potendo valere, al riguardo, l'invocazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., poiché tale precetto esclude in radice qualunque possibilità di intervento da parte delle Regioni, indipendentemente dalla conformità o meno delle norme regionali alla disciplina di produzione statale. Nel merito, la questione non sarebbe fondata, perché frutto di una lettura erronea della disposizione impugnata e del quadro normativo nel quale essa si inserisce. In particolare, ad avviso della Regione Marche, il trattamento economico accessorio previsto dall'art. 11, comma 5, della legge della Regione Marche n. 31 del 2009 è quello già disciplinato dalla legge della Regione Marche 8 agosto 1997, n. 54 (Misure flessibili di gestione del personale della Regione e degli Enti da essa dipendenti e norme sul funzionamento e sul trattamento economico accessorio degli addetti alle segreterie particolari), la quale, in particolare all'art. 10, ha escluso il personale addetto alle strutture organizzative di diretta collaborazione della Giunta e dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale «dalla fruizione di tutti i trattamenti accessori diversi dal trattamento stipendiale fondamentale, quali compensi per lavoro straordinario, compensi per la produttività e progetti obiettivi o altri previsti dai vigenti CCNL, per il personale delle Regioni e delle autonomie locali», provvedendo a «compensare l'esclusione» da tali competenze con «un'indennità annua lorda» stabilita in misura forfetaria diversa in relazione alle diverse categorie di personale. Tale disciplina, ai sensi dell'art. 11 della medesima legge della Regione Marche n. 54 del 1997, è espressamente qualificata come transitoria, «in attesa della specifica disciplina contrattuale così come previsto dall'articolo 12, comma 1, lettera n), della legge 15 marzo 1997, n. 59». Quest'ultima disposizione autorizzava il legislatore delegato ad attuare, «senza aggravi di spesa e, per il personale disciplinato dai contratti collettivi nazionali di lavoro fino ad una specifica disciplina contrattuale», la revisione del «trattamento economico accessorio degli addetti ad uffici di diretta collaborazione dei Ministri, prevedendo, a fronte delle responsabilità e degli obblighi di reperibilità e disponibilità ad orari disagevoli, un unico emolumento, sostitutivo delle ore di lavoro straordinario autorizzabili in via aggiuntiva e dei compensi di incentivazione o similari». Tale disciplina, per gli uffici di diretta collaborazione dei ministeri, è attualmente contenuta nell'art, 14, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), il quale stabilisce che «con decreto adottato dall'autorità di governo competente, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, è determinato, in attuazione dell'articolo 12, comma 1, lettera n) della legge 15 marzo 1997, n. 59, senza aggravi di spesa e, per il personale disciplinato dai contratti collettivi nazionali di lavoro, fino ad una specifica disciplina contrattuale, il trattamento economico accessorio, da corrispondere mensilmente, a fronte delle responsabilità, degli obblighi di reperibilità e di disponibilità ad orari disagevoli, ai dipendenti assegnati agli uffici dei Ministri e dei Sottosegretari di Stato. Tale trattamento, consiste in un unico emolumento, è sostitutivo dei compensi per il lavoro straordinario, per la produttività collettiva e per la qualità della prestazione individuale». Pertanto il modello di disciplina del trattamento accessorio del personale degli uffici di diretta collaborazione assunto sia a livello statale per i ministeri, sia dalla Regione Marche per i propri organi politici prevedeva, per il personale di diretta collaborazione dei vertici politici dell'amministrazione, una normativa transitoriamente derogatoria rispetto a quella generalmente fissata dalla contrattazione collettiva per il restante personale, in attesa di una specifica disciplina contrattuale. Tanto premesso, la difesa regionale afferma che l'art. 11, comma 5, della legge della Regione Marche n. 31 del 2009, dopo aver stabilito che le risorse finanziarie stanziate per il trattamento economico accessorio del personale degli uffici di diretta collaborazione «hanno carattere di certezza, stabilità e continuità», dispone che tali risorse «confluiscono tra quelle di cui all'articolo 31, comma 2, del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto delle Regioni e delle Autonomie locali per il quadriennio normativo 2002/2005 e il biennio economico 2002/2003».