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1 Per le finalità di cui all'articolo 1, sono considerati abbandonati i beni, inutilizzati o derelitti, di proprietà pubblica, ecclesiastica, privata o di altra natura, che si trovino in stato di abbandono da almeno sette anni o di degrado da almeno quindici anni. 2 Con l'espressione « beni comuni » si intendono le cose materiali e immateriali che per la loro natura o per la loro funzione, soddisfano diritti fondamentali e bisogni socialmente rilevanti, servendo immediatamente la collettività, la quale, in persona dei suoi componenti, è ammessa istituzionalmente a goderne in modo diretto. 3 I beni non utilizzati per più di dieci anni che hanno perso la loro costituzionale funzione sociale per colpa o dolo del proprietario sono definiti beni abbandonati, rientrano nel patrimonio pubblico dei comuni in cui si trovano e devono essere destinati a soddisfare l'interesse generale. 4 I comuni gestiscono i beni di cui al comma 2 nel rispetto dei seguenti princìpi: a in quanto funzionali all'esercizio dei diritti fondamentali, nonché al libero sviluppo alla promozione e alla realizzazione della persona umana; b in quanto beni di appartenenza collettiva e sociale secondo la distinzione tra pubblico e privato; c ai fini di un utilizzo e un'accessibilità improntati a criteri di equità e solidarietà; d in quanto rappresentanti un valore artistico e culturale da preservare per tutelare i diritti delle generazioni future. 5 L'individuazione dei beni immobili di proprietà pubblica, ecclesiastica, privata o di altra natura che si trovino nello stato di cui al comma 1, per dolo o colpa del proprietario, può avvenire sia d'ufficio che su segnalazione della comunità interessata. 6 I beni individuati secondo le modalità di cui al presente articolo sono inseriti in un elenco pubblicato in un'apposita sezione del sito internet istituzionale dei comuni singoli o associati. 10 (Piano di demolizione selettiva e pre audit ) 1 Al fine di creare le migliori condizioni per il recupero dei materiali da costruzione e demolizione dei grandi e medi cantieri edili, è fatto obbligo di adottare il piano di demolizione selettiva con pre audit , attraverso il quale si possa avviare la demolizione, la decontaminazione dei rifiuti e il piano di gestione di quelli da avviare a recupero, riuso e riciclo. Ai fini di cui al presente articolo, il cantiere è definito come il luogo di produzione dove si effettuano i lavori edili o di ingegneria civile di cui all'elenco riportato nell'allegato X al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. III MISURE PER LA RIGENERAZIONE URBANA 11 (Fondo nazionale per la rigenerazione urbana) 1 Per l'attuazione del programma di rigenerazione urbana promosso dagli enti locali, anche sulla base di proposte di privati, nonché al fine di favorire la riqualificazione delle aree a rischio di degrado, attuale e potenziale, è istituito presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il fondo nazionale per la rigenerazione urbana, con una dotazione di 400 milioni di euro a decorrere dall'anno 2021. 2 Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono a selezionare gli interventi di rigenerazione urbana sul proprio territorio e a darne comunicazione al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. 3 Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, si provvede al riparto delle risorse del fondo di cui al comma 1 tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in modo da rispettare le richieste di finanziamento relative agli interventi effettivamente approvati da ciascuna regione e provincia autonoma. Con il medesimo decreto sono individuati gli interventi da finanziare e i relativi importi, indicando, ove necessario, le modalità di utilizzo dei contributi. 4 Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano certificano l'avvenuta utilizzazione dei finanziamenti di cui al presente articolo mediante apposita comunicazione al Ministero dell'economia e delle finanze. In caso di mancata o parziale utilizzazione dei finanziamenti, le corrispondenti risorse sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al fondo di cui al comma 1. Gli interventi realizzati con l'utilizzo delle risorse di cui al presente articolo sono monitorati ai sensi del decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229. 5 All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo si provvede mediante l'utilizzo delle risorse derivanti dalla rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi. 12 (Misure di incentivazione) 1 Ai comuni, in forma singola o associata, è riconosciuta priorità nella concessione di finanziamenti statali, regionali e di accesso al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), per gli interventi di riuso e di rigenerazione urbana o di bonifica e rigenerazione dei siti contaminati, accordata al richiedente che maggiormente garantisca la proficua utilizzazione dei beni oggetto di intervento al fine di tutelare il suolo, nel rispetto del riparto territoriale consentito dalla legge vigente e della disciplina di settore e del principio « chi inquina paga », nonché per gli interventi volti a favorire l'insediamento di attività di agricoltura sociale e contadina di piccola scala a basso impatto ambientale, anche all'interno dell'area urbanizzata e il ripristino delle colture nei terreni agricoli incolti, abbandonati o in ogni caso non più utilizzati a fini agricoli, ad esclusione delle aree coperte da boschi e da foreste, come definiti dal decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227. 2 La priorità di cui al comma 1 è riconosciuta, altresì, ai soggetti privati, singoli o associati, che intendano realizzare il recupero di edifici e di infrastrutture anche nei territori rurali, nonché il recupero del suolo a fini agricoli o ambientali, anche mediante la demolizione di capannoni e di altri fabbricati rurali di recente edificazione, incongrui rispetto al contesto paesaggistico. 3 Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per le finalità di cui all'articolo 1, nei limiti delle proprie competenze, possono adottare misure di incentivazione, anche di natura fiscale, per il recupero del patrimonio edilizio esistente, al fine di prevenire il dissesto idrogeologico e il degrado dei paesaggi rurali e di favorire il reinsediamento di attività agricole in aree interessate da fenomeni di abbandono, nonché di favorire l'attività di selvicoltura. 4