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Sarebbe un atto di responsabilità, perché siamo in un passaggio delicatissimo: Bankitalia ha calcolato che, dall'inizio della legislatura, gli interessi sul nostro debito sono saliti di 1,5 miliardi per quest'anno, di 5 per il 2019, di 9 per il 2020. L'aumento dello spread - come ha ammesso anche il Ministro dell'economia - avrà come conseguenza un aumento del costo dei mutui; inoltre, il flop dei BTP italiani, con appena 2 o 3 miliardi prestati dai risparmiatori allo Stato, ci dice tanto sul clima di paura e incertezza che comincia a serpeggiare. Anche per questo bisogna scongiurare in ogni modo le sanzioni europee sulla manovra e puntare con decisione sulla crescita e, quindi, sulla fiducia. In conclusione, signor Presidente, per il tessuto produttivo, per i professionisti dei territori che rappresentiamo, nel provvedimento in discussione ci sono misure positive, ma queste sono insufficienti o inefficaci se non si corregge il tiro della manovra. Il mio auspicio è il seguente: vada avanti il dialogo con l'Europa, si spostino risorse sul fronte dello sviluppo e della crescita. È di questo che l'Italia ha bisogno. (Applausi dei senatori Ferrari e Grimani) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iannone. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, purtroppo - come è avvenuto molto spesso fino ad ora - il titolo del provvedimento in esame tradisce sostanzialmente il suo contenuto, perché siamo al cospetto di un provvedimento omnibus, nel quale manca una visione di riforma reale del fisco, che è la cosa di cui gli italiani hanno realmente bisogno, visto che siamo il Paese in cui i cittadini pagano più tasse per avere uno Stato più nemico. In questo quadro, il minicondono che viene proposto certamente non rappresenta un'occasione per sanare anche in maniera definitiva le discriminazioni fiscali esistenti. La fatturazione elettronica, inoltre, non è certamente uno strumento per combattere l'evasione, ma rappresenta l'ultima disgrazia per tantissimi piccoli artigiani e piccoli imprenditori che già hanno enormi difficoltà a portare avanti la propria attività e che avrebbero bisogno di strumenti che facilitino la loro professione. Nonostante queste considerazioni, l'impegno del Gruppo Fratelli d'Italia è stato volto a migliorare il provvedimento in discussione. Le proposte che abbiamo presentato in Commissione sono tutte pensate per dare una mano e offrire dei correttivi. Non abbiamo ben compreso cosa si intenda fare per alcuni emendamenti. Auspichiamo che ci sia lo spazio parlamentare per fare in modo che da questo provvedimento emerga qualcosa di meno peggio. In particolare, sono stati presentati a mia firma emendamenti volti a dare una mano ai nostri Comuni, l'istituzione più prossima ai cittadini. Si tratta di emendamenti scelti tra quelli suggeriti dall'ANCI; emendamenti che non propongono la possibilità di nuove tasse, ma che al tempo stesso aiutano i Comuni a far quadrare - cosa che già fanno con gravissima difficoltà - i propri conti e bilanci. Tutte le iniziative che trasferiscono dal centro, da Roma, al territorio, e che possono diventare servizi e risposte per i cittadini, Fratelli d'Italia ritiene giusto sostenere. Per questo motivo noi auspichiamo che il contributo che viene dal nostro Gruppo possa rappresentare quella manina buona che dà agli italiani un'occasione di sollievo rispetto alle misure assolutamente insufficienti del decreto-legge in discussione. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Astorre. Ne ha facoltà. ASTORRE (PD) . Signor Presidente, per quanto riguarda la posizione generale che il Partito Democratico assume verso il decreto-legge fiscale in esame, penso che la relazione di minoranza del senatore d'Alfonso sia stata esauriente, articolata, incisiva e motivata punto per punto, per il lavoro che è stato fatto in Commissione. Il Partito Democratico giudica il provvedimento in esame assolutamente in discontinuità con la lotta all'evasione realizzata nella scorsa legislatura e che ha portato al recupero di circa 20 miliardi di euro. Quindi, è assolutamente insoddisfacente sia il decreto-legge che la formulazione di fatto omnibus che è stata trovata. In particolare, mi vorrei soffermare sul tema dell'edilizia convenzionata e agevolata. La proposta di modifica approvata dalla maggioranza in materia di determinazione del prezzo massimo di cessione degli alloggi costruiti in edilizia convenzionata e agevolata affronta il problema, ma solo limitatamente. La disciplina dell'edilizia convenzionata ha subìto nel corso del tempo una continua evoluzione attraverso numerosi interventi legislativi. Tuttavia, credo che si imponga oggi una modifica organica e omogenea della normativa di riferimento, considerando che l'attuale situazione dei piani di zona realizzati in regime di edilizia agevolata necessita di interventi normativi urgenti per risolvere alcune criticità del sistema, a tutela di tutti i soggetti interessati. Coerentemente a questa impostazione, abbiamo presentato un emendamento che intende ribadire la funzione economico-sociale che ha ispirato il legislatore nei tempi passati nella materia dell'edilizia convenzionata e agevolata. L'emendamento in questione marca in maniera determinante l'intero impianto normativo, assicurando il bene primario «casa» a categorie di soggetti ritenuti svantaggiati in quanto privi della potenzialità economica per entrare nel libero mercato immobiliare. La suddetta proposta ha il fine di razionalizzare in modo uniforme e trasparente i procedimenti di trasformazione da diritto di superficie in diritto di proprietà e di rimuovere i vincoli relativi alla commerciabilità e ai prezzi di alienazione e locazione. Viene favorito altresì il completamento dei piani di zona, prevedendo la completa realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Infine, viene introdotta una disciplina volta a risolvere in via definitiva le questioni insorte tra venditori e acquirenti degli alloggi per la violazione delle convenzioni relativamente alle norme in tema di prezzo massimo di cessione, nel rispetto dei principi costituzionali e delle norme di legge. In particolare, l'emendamento da noi proposto prevede la possibilità per i titolari del diritto di superficie di richiederne la trasformazione in diritto di proprietà, obbligando i Comuni a individuare le aree non soggette a trasformazione e a rispondere alle richieste dei cittadini entro un termine certo, oltre il quale scatta il silenzio-assenso. Viene stabilito un procedimento per la determinazione del valore venale delle aree, caratterizzato da certezza e oggettività, in quanto riferito ai rilevamenti dell'Osservatorio del mercato immobiliare. Un ulteriore aspetto affrontato dalla nostra proposta riguarda la parità di trattamento giuridico tra i titolari di convenzioni, aventi a oggetto il diritto di proprietà piena, e coloro che hanno ottenuto la stessa piena proprietà a seguito della trasformazione del diritto di superficie, attraverso la decadenza di tutti i vincoli alterni dei vent'anni a partire dalla data di stipula della convenzione originaria. Dunque, i vincoli eliminati non sono solo quelli relativi al prezzo massimo di cessione, come invece avviene con l'emendamento approvato dalla Commissione e proposto dalla maggioranza.