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Alcuni tecnici non sono preparati e si bloccano sul nulla rispetto agli appalti che stanno portando avanti. Molte centrali di committenza - adesso addirittura le allarghiamo - non hanno le professionalità adeguate per alcuni tipi di appalto; molti sono stati i casi di fallimento dopo gli affidamenti degli incarichi: queste cose sono state dette in Commissione nell'ambito dell'indagine conoscitiva. Non c'è nulla di questo nella proposta fatta con il decreto-legge. Anzi, viene applicato il minor prezzo, il prezzo più favorevole, il ribasso, chiamatelo come volete. Sappiamo bene che cosa ha comportato in passato: salari più bassi, cannibalismo tra le imprese, meno qualità, meno sicurezza sui cantieri (con quello che potrebbe succedere). Oppure l'eliminazione del divieto di subappalto alle ditte che hanno partecipato alla gara: ma che cosa significa questo se non un accordo, un cartello tra le imprese che partecipano all'appalto per poi spartirsi l'appalto medesimo? Riduzione del ruolo dell'ANAC e affidamento ad un regolamento che sarà redatto dal Governo entro centottanta giorni: io immagino che di questo regolamento faranno parte le linee guida ANAC. Ma se le linee guida ANAC sono state un problema perché bloccavano gli appalti in questo Paese, come faremo a superarle se poi le porterete anche nel futuro regolamento? Quindi un dibattito, quasi un esercizio retorico, quello che ci viene presentato. Elevare la soglia a 150.000 per gli affidamenti diretti sappiamo bene cosa significa. Vogliamo tornare a quel sistema? Era colpa dell'ANAC o era il Paese che andava in una determinata direzione? E nel momento in cui aumentiamo le stazioni appaltanti, si polverizzano o no le esperienze, anziché centralizzarle, almeno a livello provinciale, non dico a livello di Comune capoluogo? Quindi intravedo in futuro l'aumento dei fenomeni corruttivi. Su questo noi siamo intervenuti con numerose proposte; vedremo nel dibattito parlamentare. Signor Presidente, chiudo con una chiosa finale sui commissari. Noi abbiamo ritenuto che i poteri assoluti che darete ai commissari di derogare numerose procedure sia un fatto negativo. Ma almeno ne valga la pena. Se proprio volete nominare dei commissari straordinari, fatelo in primis per le opere strategiche sulle quali finora avete dimostrato titubanza, se non addirittura volontà di bloccarle. Nominate allora entro pochi giorni i commissari per le alte velocità Brescia-Padova, Verona-Brennero e Terzo valico, ad esempio. Non voglio osare citare la Torino-Lione sulla quali ci sono contrarsi all'interno del Governo. Facciamo in modo che vi sia effettivamente un ritorno, ma pronti a correggere le storture che quei commissari, sulla base delle norme che state approvando, potranno produrre in futuro. Resta quindi un giudizio negativo. Avevamo fatto delle sollecitazioni con spirito costruttivo e ci è stato riconosciuto, l'ho detto anche prima. Non essendoci stata almeno nel dibattito - poi nel voto non sappiamo, visto che molte cose sono cambiate e basta vedere il tenore degli emendamenti presentati in Aula - nessuna risposta ai nostri emendamenti e alle nostre sollecitazioni, il giudizio permane negativo. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Ferrazzi. FERRAZZI, relatore di minoranza . Signor Presidente, non è la prima volta che si parla di commissari straordinari. Oggettivamente, già nel 1997 il Governo Prodi intervenne attraverso la prefigurazione, la costituzione e l'individuazione di questa figura. Ma era una questione del tutto diversa, perché prevedeva l'istituzionalizzazione dei commissari straordinari per opere già previste, finanziate e bloccate. E cioè diceva: dopo il dibattito fatto, una volta che il Paese ha determinato i grandi obiettivi, ha finanziato le opere, che per molteplici motivi non si riescono a realizzare, si faccia il commissario straordinario. Ed erano previsti peraltro per opere di grande valenza strategica per il Paese. Qui invece, e il dibattito di oggi non ha scalfito questa evidenza, non stiamo parlando di queste opere per due motivi fondamentali, il primo dei quali è lapalissiano: voi definite la figura di commissari straordinari per interventi infrastrutturali ritenuti prioritari, ma quali sono questi interventi? Giocando per paradossi, all'improvviso, nel nostro Paese, la maggioranza potrebbe dire che il piano dei marciapiedi è prioritario perché i cittadini continuano a rompersi le gambe camminando per le città e magari ci ci si dimenticherebbe di opere quali quelle di cui ha parlato adesso il relatore, di opere fondamentali come, appunto, la Brescia-Padova o la Verona-Brennero. Bisogna definire un elenco. Bisogna avere il coraggio di mettere nero su bianco le opere che si vogliono davvero sbloccare. Tra l'altro, Presidente, c'è un grosso problema reale, perché bisogna dar corso ai contratti di servizio, per esempio con Anas e RFI, per i quali sono messi a disposizione miliardi. Cittadini, territori e sindaci aspettano di fare quelle opere ed è in corso un indecente balletto con Anas e RFI, per cui queste strutture pubbliche non sanno più cosa fare e noi non siamo nemmeno nelle condizioni di sapere quali siano le intenzioni del Governo. Allora altro che commissario a prescindere, non si sa su cosa: si definisca cosa si vuole fare e dove servono i commissari e noi appoggeremo questa linea, se le opere sono davvero importanti. Si chiuda definitivamente il balletto sui contratti di servizio e si abbia la capacità di decidere. Tra l'altro, a proposito della questione delle centrali d'appalto, noi non sappiamo nemmeno quante siano nel nostro Paese, perché ci sono varie ipotesi. Di certo si va dalle 30.000 alle 40.000. È possibile, in un Paese come il nostro, non lavorare sulla razionalizzazione e sull'aumento qualitativo di queste centrali d'appalto? Questo provvedimento, lo ripetiamo, non fa nulla. Tralascio, perché ne ho già parlato prima, la questione delle città. Non avete detto nulla, naturalmente, sull'emendamento e sull'articolo 5 sulla rigenerazione urbana. Ho sentito solo enunciazioni quali: con questo provvedimento abbiamo puntato ad un grande piano di rigenerazione della qualità della vita e dell'innovazione tecnologica. Non si capisce quale sia il nesso tra queste parole e l'articolato. Infine, per quanto riguarda il terremoto, prendiamo atto che il nostro emendamento, il 6.1, è stato approvato in Commissione. Tale emendamento definisce che i commissari devono operare non solamente per la delocalizzazione ma anzi, prioritariamente, per la riparazione e la ricostruzione in loco , perché salvaguardare il luogo dove le comunità sono state colpite e quindi la riabitazione di quei luoghi è fondamentale e di questo vi diamo atto. Ovviamente, però, rimangono tutte le zone d'ombra di cui abbiamo parlato prima e la questione fondamentale è che i Comuni, siccome sono spesso di piccole dimensioni, non hanno la competenza ma soprattutto non hanno le risorse umane nemmeno per gestire l'ordinaria amministrazione, immaginiamoci per gestire la straordinaria amministrazione, come in questo caso. Dunque noi insistiamo e ripresenteremo gli emendamenti che vanno in questa direzione. MIRABELLI (PD) .