[pronunce]

Infine, in materia di “sport” (art. 10, comma 2, lettera f), l'armonizzazione della legislazione con i principî generali cui si ispirano gli Stati dell'Unione europea in materia di doping concernerebbe la materia dei “rapporti con l'Unione europea” (art. 117, secondo comma, lettera a), Cost.), realizzando l'adeguamento a principî che fanno oggi parte dell'“ordinamento civile”. Allo stesso modo, competerebbe unicamente allo Stato, ai sensi dell'art. 117, quinto comma, Cost., la fissazione delle norme di procedura per l'attuazione da parte delle regioni degli atti dell'Unione, così come il riordino dell'Istituto per il credito sportivo, nei cui organi è assicurata la rappresentanza regionale, trattandosi, per un verso, di ente nazionale (art. 117, secondo comma, lettera g), Cost.) e, per altro verso, potendo essere richiamate, così come anche per gli strumenti di finanziamento ai privati, le materie enumerate dall'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. Da ultimo, l'Avvocatura generale, avendo ribadito il carattere non innovativo delle norme delegate (desumibile dal comma 2 dell'art. 10, laddove dispone che i decreti legislativi non debbono comportare «nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato»), contesta in radice l'argomento, speso dalla ricorrente, per cui non potrebbero essere posti con decreto legislativo principî fondamentali per la legislazione concorrente, osservando come esso non sia stato accompagnato dalla indicazione delle singole disposizioni affette da tale illegittimità. Inoltre, ancora più a monte, occorrerebbe osservare come l'impugnazione de qua abbia ad oggetto la sola legge di delega che, in quanto tale, «si esaurisce nei rapporti tra Parlamento e Governo», cui rimangono estranee le Regioni le quali possono lamentare solo lesioni determinate da leggi materiali, tra le quali non è certamente quella di delega. 3. – Con memoria depositata il 9 marzo 2005, l'Avvocatura generale dello Stato torna a ribadire, riguardo ai beni culturali ed ambientali, che i principî dettati dalla legge di delega impugnata – segnatamente per l'aggiornamento degli strumenti di individuazione, conservazione e protezione dei beni culturali – concernono la «tutela», intesa come «diretta principalmente ad impedire che il bene possa degradarsi nella sua struttura fisica e quindi nel suo contenuto culturale» e, come tale declinata dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. tra le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato. Strumentali a questa esigenza vanno quindi considerati «la costituzione di fondazioni aperte alla partecipazione di regioni, enti locali, fondazioni bancarie, soggetti pubblici e privati», nonché la riorganizzazione «di servizi offerti anche attraverso la concessione a soggetti diversi dallo Stato mediante la costituzione di fondazioni» e gli appalti relativi ai «lavori pubblici concernenti i beni culturali». L'Avvocatura generale, inoltre, richiamata la sentenza n. 255 del 2004 di questa Corte che iscrive lo “spettacolo” tra le «attività culturali di cui al terzo comma dell'art. 117 Cost.», osserva come la stessa ricorrente riconosca che la legge di delega contiene solo principî e criteri direttivi e che, comunque, è possibile un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma ove la stessa non «sia riferita ad organismi ed enti diversi da quelli in relazione ai quali lo Stato ha competenza legislativa». L'Avvocatura rammenta infine tutte le proprie considerazioni concernenti la delega in tema di “sport”. 4.– Anche la Regione Toscana ha depositato memoria, con la quale, in primo luogo, chiede venga dichiarata cessata la materia del contendere con riguardo alle censure relative al comma 2, lettera d), dell'art. 10 impugnato, per sopravvenuta carenza di interesse, essendo intervenuto il decreto legislativo attuativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) con contenuto ricognitivo delle norme già esistenti in materia e coerente con le competenze regionali. La ricorrente ritiene invece che l'attuazione della delega per lo “spettacolo” – avvenuta con decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28 (Riforma della disciplina in materia di attività cinematografiche, a norma dell'art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), già impugnato col ricorso n. 46 del 2004 perché invasivo delle competenze regionali – confermi la prospettata illegittimità costituzionale della legge di delega la quale, contrariamente a quanto affermato dalla sentenza n. 255 del 2004, non ha effettuato il necessario adeguamento al mutato quadro costituzionale ed al rispetto del principio di leale collaborazione, da realizzarsi attraverso la previsione di modalità procedurali basate su un effettivo coinvolgimento regionale, necessario nella regolazione dell'attività cinematografica da inscrivere entro la materia concorrente della “promozione e organizzazione di attività culturali”. Inoltre, la disposizione impugnata illegittimamente consentirebbe, ed ha in effetti consentito, al legislatore delegato di ordinariamente disciplinare procedure statali di liquidazione dei contributi e di individuazione dei soggetti legittimati, in violazione di quanto stabilito dalla richiamata sentenza n. 255 del 2004. La Regione Toscana ribadisce infine le proprie censure di illegittimità costituzionale della legge di delega con riguardo ai criteri direttivi per l'emanazione di decreti legislativi in materia di “sport” e, in particolare, a quello che garantisce «strumenti di finanziamento anche a soggetti privati» in quanto non è previsto alcun «diretto coinvolgimento delle Regioni, anche esse titolari di potestà legislativa nella specifica materia», in violazione del disposto della sentenza n. 424 del 2004.1. – La Regione Toscana impugna in via principale l'articolo 10, commi 1 e 2, lettere d), e), f), della legge 6 luglio 2002, n. 137 (Delega per la riforma dell'organizzazione del Governo e della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché di enti pubblici), in quanto assume violato: 1) l'art. 117, terzo comma, Cost., laddove, nelle materie concorrenti della “valorizzazione dei beni culturali ed ambientali” e della “promozione e organizzazione di attività culturali”, fissa (lettera d) principî e criteri direttivi caratterizzati da contenuto specifico e dettagliato, tanto da rendere giuridicamente impossibile la successiva emanazione di una disciplina limitata solo alla predeterminazione dei principî fondamentali; 2) l'art. 117, quarto comma, Cost., laddove, nell'autonoma materia legislativa residuale dello “spettacolo”, detta (lettera e) una propria normativa in assenza di qualsiasi legittimazione a legiferare; ovvero, in subordine, ancora l'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto, nella materia di competenza concorrente della “promozione e organizzazione delle attività culturali”, fissa principî e criteri direttivi caratterizzati da contenuto puntuale, specifico e dettagliato;