[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 438 del codice di procedura penale, promossi dalla Corte d'assise d'appello di Napoli nei procedimenti penali a carico di R.V. e di G.P., con ordinanze del 19 febbraio e del 28 marzo 2007, iscritte ai nn. 828 e 849 del registro ordinanze 2007 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 3 e 5, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'11 marzo 2009 il Giudice relatore Giuseppe Frigo. Ritenuto che, con due ordinanze emesse il 19 febbraio e il 28 marzo 2007 in diversi processi, la Corte d'assise d'appello di Napoli ha proposto identica questione di legittimità costituzionale dell'art. 438 del codice di procedura penale «nella parte in cui demanda al giudice dell'udienza preliminare lo svolgimento del giudizio abbreviato anche nei procedimenti di competenza della corte di assise», prospettandone il contrasto con gli artt. 1, 24, 25, 101, 102 e 111 della Costituzione; che il giudice a quo espone nella prima ordinanza di essere stato investito della cognizione dell'appello proposto dall'imputato R.V. avverso sentenza di condanna alla pena di 14 anni di reclusione, inflittagli all'esito di un giudizio abbreviato dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Napoli per il delitto di omicidio volontario aggravato, tenuto conto della riduzione della pena conseguente alla scelta di tale rito; e, nella seconda ordinanza, dell'appello proposto dall'imputato G.P. avverso sentenza di condanna alla pena di 12 anni di reclusione, pure inflittagli all'esito di un giudizio abbreviato dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Napoli per omicidio volontario e porto abusivo di coltello, tenuto conto della riduzione della pena per la scelta del rito; che il giudice a quo aggiunge di doversi preliminarmente occupare, in entrambi i processi, della suddetta questione di legittimità costituzionale, espressamente eccepita dalla difesa degli imputati e ritenuta rilevante – in quanto l'eventuale accoglimento determinerebbe la esigenza di annullare le sentenze appellate, con regressione al primo grado ed il rinvio degli imputati a giudizio avanti la corte d'assise – e altresì non manifestamente infondata; che la non manifesta infondatezza si apprezzerebbe, in primo luogo, con riferimento alla disposizione combinata degli artt. 1 e 25, primo comma, Cost. e comunque al principio di ragionevolezza, in quanto per i processi di sua competenza la corte d'assise, istituita dalla legge 10 aprile 1951, n. 287 (Riordinamento dei giudizi di assise) ed espressione della diretta partecipazione del popolo, detentore della sovranità, all'amministrazione della giustizia, sarebbe da intendere quale giudice naturale, a cui nessuno può essere sottratto, come, invece, avviene con l'attribuzione della competenza per quegli stessi reati al giudice monocratico dell'udienza preliminare; che altrettanto non manifestamente infondato sarebbe il dubbio di incostituzionalità con riguardo agli artt. 101 e 102, terzo comma, Cost., i quali avrebbero “blindato di costituzionalità” la corte d'assise quale giudice naturale in relazione alla citata legge istitutiva della medesima; che ulteriormente sarebbe violato l'art. 25, primo comma, Cost., in quanto la sottrazione al giudice naturale avverrebbe per effetto dell'esercizio del diritto potestativo del solo imputato di adire il giudizio abbreviato, configurandosi, con riguardo ai processi suddetti, una competenza alternativa, consegnata alla sua libera e immotivata scelta; che ciò costituirebbe altresì violazione del principio costituzionale di parità delle parti, espresso dall'art. 111, secondo comma, Cost.; che si dovrebbe, infine, rilevare il contrasto con il precetto di inviolabilità del diritto di difesa enunciato dall'art. 24, secondo comma, Cost., a causa delle conseguenze della asserita sottrazione al giudice naturale, in tema di prova, la cui valutazione da parte del collegio misto, comprendente i giudici popolari, seguirebbe criteri più ampi di cosiddetto libero convincimento, mentre il giudice professionale sarebbe rigorosamente vincolato a quelli recati dal codice di procedura penale; che comunque non varrebbe a riportare in equilibrio e a ragionevolezza il sistema la cognizione del collegio misto per gli appelli anche delle sentenze rese in primo grado secondo il rito abbreviato; ciò, anzi, aggraverebbe gli squilibri; che da tempo la sensibilità generale avverte l'esigenza di mantenere la competenza della corte d'assise anche per i giudizi abbreviati e di ciò si sono fatte espressione varie iniziative legislative; che nei giudizi di costituzionalità promossi con le due ordinanze di rimessione è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Considerato che identica è la questione sollevata nei due giudizi e che, dunque, essi vanno riuniti per essere definiti con unica decisione; che la Corte d'assise d'appello di Napoli solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 438 del codice di procedura penale per contrasto con gli artt. 1, 24, 25, 101, 102 e 111 della Costituzione, nella parte in cui demanda al giudice dell'udienza preliminare lo svolgimento del giudizio abbreviato anche nei procedimenti di competenza della corte d'assise; che, pur essendo rilevante nei giudizi a quibus, la questione è manifestamente infondata con riguardo a tutti i parametri costituzionali evocati; che, in particolare, l'attribuzione della competenza al giudice dell'udienza preliminare (giudice professionale monocratico) per il giudizio abbreviato nei procedimenti che, nel rito ordinario, sono attribuiti alla corte d'assise (giudice collegiale a composizione mista, con prevalente componente di giudici popolari) non sottrae l'imputato al giudice naturale e non viola la disposizione combinata degli artt. 1, secondo comma, e 25, primo comma, Cost.;