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Altra parte importante di questa proposta legislativa attiene alle disposizioni che promuovono la sperimentazione alternativa a quella animale, basate sull'idea di un superamento di quest'ultima non solo per ragioni prettamente etiche, ma anche per necessità della scienza di giungere a metodi di ricerca più moderni ed all'avanguardia. La sperimentazione sugli animali, infatti, veniva utilizzata in passato, ma oggi esistono metodi più efficaci, come quelli che utilizzano tessuti prodotti in vitro . Molti Paesi, in particolare la Germania, l'Olanda e gli Stati Uniti, stanno investendo in questo tipo di sperimentazione. Modelli virtuali e organi su chip , studi su cellule staminali umane, strumenti quali la genomica, proteomica, metabolomica e screening ad alta capacità, potrebbero sostituire le attuali metodologie e arrivare ad un radicale cambio di paradigma nella ricerca medica e tossicologica. Lo scenario scientifico nazionale ed europeo, insomma, è sempre più rivolto alla promozione dei metodi alternativi che potrebbero ridurre sia i rischi sull'uomo, che le pene, atroci e spesso inutili, inflitte agli animali. Risulta opportuno, inoltre, segnalare che, negli Stati Uniti, a sostenere lo sviluppo di questi metodi alternativi con ingenti investimenti sono le massime autorità scientifiche e amministrative: il «Wyss Institute» con l'Università di Harvard e il Dipartimento della difesa hanno dato il via a un progetto da 37 milioni di dollari per aiutare a sviluppare dieci organi ingegnerizzati, tutti uniti in un unico sistema, per replicare uno « human body on a chip », che può essere usato rapidamente per valutare le risposte del corpo umano a nuovi farmaci o a potenziali danni chimici. Infine, il tema della sperimentazione animale è sempre più dibattuto e la coscienza collettiva è diventata più sensibile ad approcci alternativi, che, tuttavia, non sono sufficientemente promossi nel nostro Paese per assenza di un adeguato finanziamento e per mancanza di una formazione volta ad orientare i futuri ricercatori verso soluzioni diverse per il miglioramento del progresso della scienza. Nell'ambito delle disposizioni di diretta applicazione, viene dedicato un intero capo, comprensivo di nove articoli, alla regolamentazione della professione veterinaria, con particolare riguardo al modus operandi di questa figura sanitaria. Si prevedono, nello specifico, degli obblighi per il medico degli animali di rilascio e conservazione di referti e cartelle cliniche, di informazione, secondo il principio di trasparenza terapeutica, sui trattamenti ed i farmaci che intende utilizzare. Vengono altresì sanciti per il veterinario dei doveri attinenti alla sua formazione e fissati dei requisiti minimi, in termini anche di dotazione tecnica, che gli studi veterinari devono obbligatoriamente presentare. Ampliare le garanzie e la protezione nei confronti degli animali si traduce anche nell'innalzare i livelli essenziali dei servizi sanitari offerti a tutela della loro salute. Un'importante interazione uomo/animale in tema di salute viene invece in questa proposta di legge affrontata con un capo incentrato sulla pet-therapy . Questa terapia, ormai consolidatasi nel tempo, rafforza e coadiuva le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti affetti da differenti patologie, con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo. Lo scopo di queste co-terapie è quello di facilitare l'approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative, soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea. La presenza di un animale, è ormai dimostrato scientificamente nonché ufficializzato da rapporti pubblicati dall'Istituto superiore di sanità, permette in molti casi di consolidare una relazione emotiva con il paziente e, tramite questa, stimolare la partecipazione attiva di quest'ultimo al suo processo di guarigione. In alcune patologie, quali l'autismo, si sono ottenuti risultati apprezzabili. A livello nazionale, ad oggi, sulla materia vi è un vuoto normativo ed a livello regionale o si riscontra la medesima lacuna oppure regna una disomogeneità di approccio al tema. Questo disegno di legge tenta di colmare questo vuoto, raccogliendo le istanze di una comunità medica e civile sempre più persuasa che questa «pratica medica» debba essere disciplinata in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e meriti un riconoscimento tale da promuoverne la sua applicazione nelle strutture sanitarie. Naturalmente, anche nella pet-therapy sono sancite norme a tutela degli animali che non devono essere sfruttati, ma considerati come individui capaci di stabilire un rapporto emozionale profondo con gli esseri umani, nel rispetto delle loro caratteristiche etologiche. L'articolato è suddiviso in nove capi. Il primo capo introduce direttamente disposizioni specifiche che vanno ad integrare la legge 14 agosto 1991, n. 281, «Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo», e la legge 20 luglio 2004, n. 189, «Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate». L'intento è quello di inserire nella legge quadro norme più dettagliate a tutela degli animali di affezione, al fine di ottenere a livello regionale un'uniformità di standard minimi sui livelli di trattamento. Infatti, viene fissato l'obbligo per i proprietari di cani e di gatti, da ora in poi chiamati «tutori», di iscrizione all'anagrafe canina e felina. Si sanciscono quelli che sono gli obblighi del tutore (e del detentore) nei confronti degli animali accolti nel suo nucleo familiare; si definiscono le modalità di accesso degli animali negli esercizi pubblici; si disciplinano aspetti della vita dell'animale in tema di addestramento, riproduzione, utilizzo in pubblicità, esposizioni e manifestazioni, affermando divieti di interventi chirurgici a scopi puramente estetici, menomanti od invasivi. Il capo II emana disposizioni che inaspriscono le sanzioni contro i soggetti attivi dei crimini sanciti agli articoli 544- bis , «Uccisione di animali», e 544- ter del codice penale, «Maltrattamenti su animali», integrando la condotta antigiuridica di quest'ultimo reato con il divieto di zoerastia. Il capo III integra la legge 14 agosto 1991, n. 281, nella parte dedicata alla disciplina sul randagismo, ampliando le tutele ed il grado di protezione, enunciando il divieto di impiego degli animali randagi in attività di sperimentazione. Il capo IV va ad integrare, in maniera maggiormente garantista, la disciplina relativa alla protezione degli animali allevati per la produzione di carni o altro prodotto durante la macellazione o l'abbattimento. Vengono qui fissati obblighi di progettazione dei macelli, in modo da evitare agli animali la percezione del loro destino di morte, nonché imposti precisi divieti all'uccisione di animali non ancora entrati nell'età adulta. Una norma introduce anche il divieto di forme di allevamento che adottano pratiche disumane, quali l'alimentazione forzosa come avviene per la produzione del fegato d'oca.