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Anche l’attività di tutela ha avuto notevole incremento, sia nel campo paesaggistico e del patrimonio archeologico in conseguenza alla realizzazione di opere pubbliche puntuali e di grandi reti infrastrutturali, sia per il patrimonio architettonico e storico-artistico (aumento degli interventi sui beni vincolati, aumento della circolazione delle opere per eventi espositivi, aumento del commercio relativo alle opere medesime). Nel campo degli archivi si è determinato un costante aumento del patrimonio archivistico versato dagli enti statali nei competenti archivi di Stato, così come è aumentato a dismisura il compito delle biblioteche centrali a seguito del deposito legale di un numero crescente di edizioni. Complessivamente il sistema ha aumentato la produttività, riuscendo ad erogare maggiori servizi culturali e a esercitare una più vasta tutela con risorse che man mano si andavano riducendo. Ciò è stato possibile sia in virtù dell’innovazione tecnologica introdotta nei processi gestionali sia a seguito dell’attuazione di politiche del personale mirate ad rendere più efficiente il sistema medesimo. Tutte le politiche perseguite, in particolare le misure assunzionali adottate, sono state volte a rafforzare la componente tecnico-scientifica caratterizzante, rappresentata dai funzionari di III area con professionalità specialistiche (architetti, archeologi, storici dell’arte, archivisti, bibliotecari, restauratori) e, contemporaneamente, a ridurre massicciamente la componente del personale ausiliario di supporto nella I area funzionale. Anche la politica volta ad acquisire professionalità specifiche da altre amministrazioni, attraverso l’istituto del comando, è stata finalizzata ai medesimi obiettivi. È, inoltre, da considerare il fabbisogno non secondario di personale amministrativo di alto livello per la gestione dei numerosi procedimenti in cui la buona qualità dell’atto emanato determina l’efficacia di tutta l’attività prodotta, anche di quella tecnica. Nella determinazione dell’attuale organico il Ministero ha confermato il riconoscimento del ruolo strategico svolto dai funzionari di III area, rispetto all’area dell’assistenza e all’area del supporto. Infatti a fronte della riduzione complessiva dell’organico dell’11 per cento tra il 2009 e il 2013 la I area è stata ridotta del 32,37 per cento (fino alle attuali 700 unità), la II area è stata ridotta del 12,58 per cento (fino alle attuali 12.847 unità) mentre la III area è stata ridotta solo dell’1,86 per cento (fino alle attuali 5400 unità). Conseguentemente si sono prodotte posizioni soprannumerarie nella I area mentre nella II e soprattutto nella III area sono stati appositamente previsti numeri che consentono nuove assunzioni, con vacanze rispettivamente di 231 unità in II area e di 344 unità in III area. Ai fini del riequilibrio territoriale nell’ultimo concorso bandito nel 2008 per assumere 397 unità nella II area nel profilo degli assistenti alla vigilanza e all’accoglienza e 100 unità di personale di III area (architetti, archeologi, storici dell’arte, archivisti, bibliotecari, amministrativi) sono state privilegiate sedi del Centro-Nord, con concorsi regionalizzati. Le misure finora adottate non sono tali da stabilizzare il sistema, a fronte di un depauperamento continuo del personale medesimo, che determina particolari criticità per i profili professionali caratterizzanti. Indubbiamente a seguito di innovazioni tecnologiche nel campo della sorveglianza, della diagnostica, della conservazione, o dell’applicazione massiva di modelli gestionali sperimentali, nei prossimi anni si potrà far fronte al depauperamento del personale, ma le funzioni fondamentali devono essere presidiate da professionalità interne a pena di smantellare il sistema con conseguenze difficilmente ipotizzabili. Peraltro non è possibile mantenere, anzi migliorare le performance della tutela e della valorizzazione, così come si richiede da parte dei cittadini italiani e stranieri, senza ripianare in parte le carenze di personale, anche se nella misura contenuta nelle previsioni della norma. Pertanto, l’intervento normativo proposto si rende necessario al fine di assicurare l’espletamento delle funzioni di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale statale secondo i principi di efficienza, razionalità ed economicità, con priorità per gli interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro da realizzarsi negli istituti e nei luoghi della cultura, nonché al fine di far fronte alle richieste di una crescente domanda culturale nell’ottica di uno sviluppo del settore tale da renderlo più competitivo ed in grado di generare ricadute positive sul turismo e sull’economia del Paese. Per tali scopi, invero, occorre attingere alle graduatorie dei concorsi pubblici banditi nel 2008, ancora in corso di validità. La norma consente, a tale riguardo, di effettuare assunzioni in deroga al divieto posto dall’articolo 2, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2012, n.95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.135. Rimane fermo il divieto di effettuare assunzioni di personale nelle qualifiche o nelle aree interessate da posizioni soprannumerarie. Inoltre, ai sensi dell’articolo 3, comma 102, della legge 24 dicembre 2007, n.244, e successive modificazioni, le assunzioni consentite dal presente intervento normativo sono disposte nel limite del 20 per cento delle unità cessate nell’annualità precedente e nel limite del 20 per cento della spesa relativa al personale cessato nella medesima annualità. La disposizione di cui al comma 13 ha lo scopo di evitare pregiudizio alla funzionalità dell’Organismo pagatore dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), che in qualità di ente pubblico non economico rientra nel comparto delle amministrazioni centrali dello Stato ai sensi dell’articolo 1, comma 2 del decreto legislativo n.165 del 2001 e la cui attività istituzionale è conseguente a obbligazioni provenienti dalla primaria norma europea. L’Organismo applica, in via esclusiva, tutte le procedure di controllo, di autorizzazione e finanziarie per l’erogazione, a sostegno dell’intero comparto agroalimentare, del Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) previsti da regolamenti del Consiglio e della Commissione europea. Ove tale disposizione non venisse recepita dal legislatore nazionale, la richiamata funzionalità risulterebbe pregiudicata, con conseguenze negative sull’attività istituzionale di pagamento di aiuti, concessioni e contributi finanziati dall’Unione Europea in favore dell’intero comparto agricolo ed agroalimentare, che ammontano ad una somma annuale pari a circa 5 miliardi di euro. Per la programmazione della nuova Politica agricola comune (PAC) relativa al periodo 2014-2020, all’Italia sono assegnati fondi europei per l’agricoltura per un totale di circa 41,5 miliardi di euro, di cui circa 31 a carico del FEAGA e 10,5 a carico del FEASR che, integrati con le previste quote di cofinanziamento nazionale e regionale, comportano un plafond complessivo pari a circa 20 miliardi di euro di spesa pubblica solo per lo sviluppo rurale.