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L'articolo 9 introduce appunto la nuova locuzione di "disturbo da gioco d'azzardo". Ma l'articolo soprattutto introduce il divieto di qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi e scommesse e al gioco d'azzardo. Al contempo si delega al Governo una riforma complessiva della materia dei giochi pubblici. Lo scopo è quello di assicurare l'eliminazione dei rischi connessi ai disturbi del gioco d'azzardo e contrastare il gioco illegale e le frodi a danno dell'Erario. Sono escluse dal divieto le lotterie nazionali a estrazione differita, le lotterie, le tombole, pesche o banchi di beneficienza, le manifestazioni di sorte locali. In conseguenza del divieto sono previste sanzioni amministrative, contestate e irrogate dalla Autorità per le garanzie delle comunicazioni, pari al 20 per cento del valore della sponsorizzazione della pubblicità (era il 5 per cento nel testo iniziale) e comunque per un importo non inferiore a 50 mila euro per ciascuna violazione. Le somme verranno destinate al Fondo per il contrasto al gioco d'azzardo patologico. L'aumento al 20 per cento deciso dall'Aula lo rende, di fatto, un divieto assoluto di pubblicità. Gli investimenti in pubblicità sono attualmente al di sotto dei 200 milioni di euro annui da parte dei concessionari del gioco. Va rilevata una sovrapposizione di competenze tra l'Autorità e l'Agenzia delle dogane e i monopoli, cui attualmente è delegata la competenza ad irrogare sanzioni per la pubblicità del gioco d'azzardo rivolta ai minori. Il comparto dei giochi è anche oggetto di una maggiorazione del PREU, il prelievo unico erariale sugli apparecchi destinati al gioco come le videolottery e le slot machine . Le maggiori entrate sono destinate alle coperture delle norme che prevedono la decontribuzione contributiva prevista da questo decreto per l'assunzione dei giovani. Va rilevato che il PREU è passato dall'aliquota originaria del 13,5 per cento all'attuale 19,75 per cento. Questa probabilmente è la via più inopportuna per diminuire i guadagni dei gestori degli apparecchi collegati in rete e consegnarli alla clandestinità, che come noto, non versa imposte allo Stato. Va rammentato che il giro d'affari complessivo riferito al gioco legale è ormai vicina ai 100 miliardi. Rimanendo sui dati complessivi, va detto che rispetto ai 96 miliardi di raccolta, sono state distribuite vincite per 77 miliardi, una spesa dei giocatori per 19 miliardi, 10 miliardi all'erario e, per differenza, circa 9 miliardi ai gestori. E tra l'altro questi numeri sono il risultato di un'articolata rete di vendita dei giochi che vede in tutta Italia 206 sale Bingo, 9.159 punti vendita dei concorsi pronostici, 33.881 punti vendita dei giochi numerici a totalizzatore, 3.387 tra punti e negozi di gioco ippico, 5.764 tra punti e negozi di gioco sportivo, 33.920 ricevitorie del lotto e 62.975 punti vendita delle lotterie, secondo i dati aggiornati al dicembre 2016. Si registra, quindi, la presenza sul territorio nazionale di circa 566 mila apparecchi (tra slot machine , videolottery e di altro tipo) Articolo 9-bis (Formule di avvertimento). L'Aula della Camera ha altresì approvato un emendamento che prevede la scritta "nuoce gravemente alla salute" sulle slot machine e sulle videolottery e sul fonte e sul retro dei tagliandi delle lotterie istantanee. Articolo 9-ter (Monitoraggio dell'offerta di gioco). Il monitoraggio dell'offerta del gioco è delegato al Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con il Ministro della salute. Anche qui è previsto che vi sia una Relazione annuale al Parlamento su questi dati. I dati ufficiali del resto sono già ora facilmente reperibili sui siti istituzionali. L'augurio è che ci sia anche un monitoraggio attento sul gioco illegale. Articolo 9-ter (Misure a tutela dei minori). La misura inserita in questo articolo introdotto dalla Camera dei deputati prevede che l'accesso ai giochi sia consentito ai minori solo dietro presentazione della tessera sanitaria per identificarne con certezza l'età. E sono previste delle appropriate sanzioni amministrative. Articolo 9-quater (Logo No Slot). L'articolo prevede politiche di sensibilizzazione contro il gioco e istituisce il logo No Slot. I Comuni possono, quindi rilasciare un logo No Slot agli esercizi pubblici e ai circoli privati che ne abbiano i requisiti. Capo IV MISURE IN MATERIA DI SEMPLIFICAZIONE FISCALE Le disposizioni di semplificazione fiscale hanno in realtà un impatto assai modesto, in quanto riguardano solo le cosiddette partite IVA, cioè i professionisti e non il mondo delle imprese che non è raggiunto da provvedimenti positivi in questo decreto. Il mondo delle piccole imprese rimane deluso in quanto le nuove misure non apportano in realtà alcun beneficio visibile alle imprese e manca la tanto attesa semplificazione che pure era stata promessa in campagna elettorale. Articolo 10 (Disposizioni in materia di redditometro). L'articolo 10 modifica, ma non abolisce, il cosiddetto redditometro, ovvero l'istituto dell'accertamento sintetico del reddito complessivo. Si prevede che il redditometro venga sospeso in attesa dell'emanazione di un decreto ministeriale, con il parere dell'Istat e delle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori, per individuare la metodica di ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacità di spesa e alla propensione al risparmio dei contribuenti. Viene eliminato il decreto ministeriale che contiene gli elementi necessari per effettuare l'accertamento. Le disposizioni dello stesso decreto cessano al loro efficacia per gli anni d'imposta successivi al 2015, ma fino al 2015 bisognerà comunque fornire i dati e le notizie rilevanti ai fini dell'accertamento. I termini per l'accertamento dell'anno d'imposta 2016 finiscono nel 2024, in caso di omessa dichiarazione e nel 2022 ove sia stata presentata. Una disposizione, quella relativa al redditometro che andrebbe, non sospesa, ma totalmente abolita posto che l'accertamento sintetico ha portato a recuperi di imposta veramente limitati (5 milioni nel 2016 e 1 milione nel 2017) perdendo rilievo nell'azione di controllo fiscale. Articolo 11 (Disposizioni in materia di invio dei dati delle fatture emesse e ricevute). L'articolo riguarda il cosiddetto spesometro ovvero la trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute da parte dei soggetti passivi IVA. Si tratta di una semplice posticipazione della comunicazione dei dati riferiti al terzo trimestre 2018, che non deve essere inviata entro il mese di novembre 2019, ma entro il 28 febbraio del prossimo anno. Di positivo registriamo l'eliminazione dello spesometro per i produttori agricoli assoggettati a regime IVA agevolato e l'esonero totale per i produttori residenti in zone montane. Del resto lo spesometro è già stato sostituito dalla legge di bilancio 2018 dall'obbligo di fatturazione elettronica. Viene anche previsto l'esonero dall'obbligo di annotazione delle fatture nei registri IVA.