[resaula]

Le aziende hanno già in molti casi aperto procedure di mobilità previste dalla norma e questa è una prima preoccupazione: chi non è impiegato prima delle procedure di stabilizzazione non entrerà nella stabilizzazione. Intanto, chiediamo al Governo qui presente - conosciamo la sensibilità del sottosegretario De Cristofaro - di conoscere al più presto i dati reali della platea sia per evitare circa 5.000 esuberi (la differenza è tra 16.000 e 11.000), sia per scongiurare due categorie della platea, tra sommersi e salvati. Dobbiamo inoltre fare attenzione all'impatto dei contratti part-time , che si sono previsti, giustamente, per assorbire quante più persone possibili. In un contratto part-time bisogna prendersi cura della riduzione del reddito e della non assunzione di alcune persone che attualmente lavorano. PRESIDENTE . Mi perdoni, senatrice Parente, ma, al fine di proseguire al meglio i nostri lavori, vorrei chiedere ai colleghi di abbassare il volume della voce. Chiedo inoltre di lasciare liberi i banchi del Governo, poiché è in corso la discussione generale. Prego, senatrice. PARENTE (IV-PSI) . Dicevo che dobbiamo assolutamente scongiurare i rischi sociali soprattutto per alcune aree del Sud, come Campania e Sicilia, dove le condizioni lavorative sono ancora più difficili. Invitiamo pertanto il Governo a fare molta attenzione - anche il Parlamento si impegnerà su questo - a realizzare probabilmente un coordinamento tra MIUR, Ministero per la pubblica amministrazione, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, e il MEF, i quattro Ministeri coinvolti, per monitorare la situazione e intervenire eventualmente con prossimi provvedimenti legislativi. Pongo un'ultima questione, Presidente, onorevoli colleghi. Con il precedente Governo mi sono personalmente battuta contro la verifica biometrica e la videosorveglianza dei dipendenti pubblici che, in una prima stesura, era prevista addirittura per gli insegnanti; poi, la verifica biometrica e la videosorveglianza per gli accessi ai fini della verifica dell'orario di lavoro è rimasta solo per i presidi. Questa normativa le abroga. Non abbiamo bisogno, infatti, di normative di controllo che sono state inserite solo da chi non ha mai messo piede in una scuola, neanche da genitore. Quando legiferiamo sulla scuola dobbiamo sempre aver presente che la scuola è una comunità, costituita dai presidi, dai professori, dal personale ATA, dai genitori e dagli alunni. La scuola non va vessata, ma sostenuta e preservata, perché ne va del futuro della nostra umanità. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, a me preme parlare di una norma in particolare di questo decreto-legge, che sarà importantissima per il mondo della ricerca nel nostro Paese. Voglio tornare indietro di qualche giorno, al 3 dicembre, quando ero in piazza con i ricercatori precari, molti dei quali miei coetanei, alcuni più giovani, tutti accomunati da un grande fervore, da un grande spirito di servizio e da consapevolezza. I nostri ricercatori, infatti, sono un'eccellenza riconosciuta nel mondo: a livello europeo, nonostante siamo solamente poco più del 6 per cento, riusciamo a trainare più dell'8 per cento dei grandi progetti di ricerca. È quindi un inestimabile potenziale che noi abbiamo e che pure tanta parte della politica colpevolmente e vergognosamente ignora, quando invece è questo il perno sociale ed economico, soprattutto nel tempo che viviamo, quello della rivoluzione tecnologica, dei big data , dell'intelligenza artificiale, in cui i Paesi che non investono in innovazione e ricerca sono destinati a un declino irreparabile. Ecco come si determinano dispersione universitaria, discriminazione sociale, basso numero di immatricolati, di laureati e di ricercatori, la precarietà sistemica che domina l'università, che espelle addirittura il 90 per cento dei ricercatori alla fine di un precariato lungo anche dodici anni. Ecco perché tutto questo è un macigno che manda a fondo l'idea stessa di Italia e quel che oggi, con questo decreto-legge, quello che in questi anni abbiamo fatto e che stiamo provando a fare tra mille difficoltà è ribaltare tutto questo. Quello che è avvenuto e che vogliamo ribaltare, però, non è avvenuto a caso, perché nel 2010 ci fu una legge, la legge Gelmini, che ha portato alla precarizzazione che è esplosa negli anni a venire. Oltre a quella legge, ci sono stati i tagli di un Governo, quello di centrodestra, non solo di Berlusconi, ma anche della Lega e di Tremonti, di quelli che si vantavano di aver tagliato in un Consiglio dei ministri di pochi minuti un miliardo di euro all'università pubblica, mettendola in ginocchio, facendone un sistema chiuso, basato sempre più sul censo, sulle condizioni di partenza, sulle famiglie di appartenenza: altro che merito! Diseguaglianze, divari territoriali, formazioni, relazioni e opportunità concentrate sempre più nel cerchio dei più forti e dei più protetti. E gli altri? Fuori. A laurearsi, allora, sono sempre di più i figli di chi è laureato e solo questo dato fa spavento, è un insulto alla nostra Costituzione. C'è una società che è fintamente aperta e fintamente connessa, ma in realtà è piena di muri insormontabili e tutto questo ha a che fare con i tagli, con il definanziamento, con la marginalizzazione dall'agenda della politica di ricerca, dell'università, del diritto allo studio, perché quando un Paese smette di investire e di avere fiducia in università e ricerca, smette di credere in sé stesso, in una sfida collettiva coraggiosa e ambiziosa e invece vive ripiegato, come accade adesso, in una società in cui le prospettive di vita di un giovane dipendono in gran parte dal reddito e dall'istruzione dei suoi genitori, ma non è la società alla quale ci arrenderemo. C'è un enorme capitale umano che viene perso, bruciato. E allora, Presidente, nelle piazze dei ricercatori precari vessati dai lunghi anni del blocco del turnover , da una precarietà feroce, cronica e per niente fisiologica, non c'è una rivendicazione di parte o corporativa, ma c'è il futuro del nostro Paese, c'è una riserva della Repubblica, un pensatoio, un progetto Italia che vive quotidianamente, spesso impegnato nelle frontiere più avanzate tecnologicamente. E in quei laboratori, in quelle aule di università, in quel mondo che anch'io, da ricercatore, conosco bene perché è il mio mondo, in quei moduli didattici, in quei progetti di ricerca c'è innanzitutto un vissuto, ci sono storie personali, brillanti, entusiaste, ma molto spesso mortificate, frustrate e disilluse. Il precariato è infatti la somma di tutti i nemici che vanno sconfitti, è la tossina che avvelena il lavoro, che avvelena la coesione sociale, perché li svilisce entrambi, li rende entrambi vuoti, senza più costrutto, è una forma subdola di sfruttamento e di prevaricazione spesso mascherata da forme fintamente ammiccanti, fintamente innocue, da finta flessibilità, da finte libertà, è l'ideologia per cui esiste l'individuo e non la società, ma non è la verità, è una menzogna.