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Disposizioni in materia di uniformità di trattamenti pensionistici, di abolizione dei vitalizi e delega al Governo per la disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è un progetto ambizioso finalizzato ad uniformare i trattamenti pensionistici: non più un Paese di categorie di lavoratori, ma un Paese di eguali davanti al sistema previdenziale. La proposta mira ad uniformare il sistema pensionistico italiano secondo il calcolo contributivo senza più distinzioni o eccezioni. Tutti i cittadini riceveranno la pensione sulla base di quanto hanno versato: dagli operai agli impiegati, dai dirigenti privati alle più alte cariche dello Stato, dai politici al mondo delle imprese e delle istituzioni. Tale principio verrà applicato naturalmente anche ai politici, parlamentari e consiglieri regionali, i cui privilegi in verità hanno già trovato giustizia da qualche anno. Molti, infatti, forse troppi, fanno finta di non sapere che sono già state portate importanti modifiche al sistema previgente dei vitalizi sempre più insostenibile -- anche e soprattutto -- sul piano etico. È, o dovrebbe essere, noto a tutti che nell'autunno del 2011 il Ministro Elsa Fornero -- pur nell'ambito dell'autonomia costituzionale del Parlamento -- chiese che i deputati e i senatori mandassero un chiaro segnale nella medesima direzione della riforma che prese il suo nome. E fu così che prima la Camera e poi il Senato deliberarono il superamento, a partire dalla legislatura successiva, dell'assegno vitalizio e la sua sostituzione con un regime pensionistico simile a quello operante nel mondo del lavoro. Dal 2012 i vitalizi, dunque, ricordiamolo, non esistono più. Non si può peraltro negare che esistono tutt'oggi casi che urtano il comune sentire e possono far gridare allo scandalo. C'è chi, infatti, percepisce pensioni eccessivamente alte rispetto ai contributi versati grazie al calcolo secondo il sistema pro-rata , elaborato per salvaguardare i vantaggi di chi lavorava già prima della riforma Dini del 1995. Il presente disegno di legge prevede, dunque, l'introduzione erga omnes di un sistema previdenziale uguale a quello vigente per tutti i lavoratori dipendenti. Come noto, la legge n. 335 del 1995 (riforma Dini) introdusse per tutti il sistema contributivo; per garantire, però, condizioni non peggiorative dell'assegno pensionistico rispetto alla riforma approvata fu previsto che, per i lavoratori con meno di 18 anni di contributi, la pensione sarebbe stata calcolata pro-rata (sistema retributivo più sistema contributivo) mentre per i lavoratori con almeno 18 anni di contributi la pensione sarebbe stata interamente liquidata secondo il sistema retributivo. La riforma Fornero del 2011 riportò -- dal primo gennaio 2012 -- tutte le pensioni sotto il calcolo contributivo. L'articolo 1 del disegno di legge che si propone abroga i commi 12 e 13 dell'articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335 (la cosiddetta riforma Dini), e il comma 2 dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (cosiddetta riforma Fornero), e prevede il ricalcolo delle pensioni secondo il sistema contributivo a decorrere dal primo gennaio 1996 (e non più dal 2012 come invece stabilito oggi). Il successivo comma 4 specifica che gli effetti del ricalcolo decorrono dalla data di entrata in vigore della legge. Il comma 3 esclude dal ricalcolo gli assegni di invalidità e le pensioni di inabilità. L'articolo 2 abolisce il privilegio dei sindacalisti alla doppia contribuzione abrogando il diritto alla contribuzione figurativa per i periodi non retribuiti di aspettativa sindacale. I sindacalisti, infatti, qualora abbiano un incarico a livello provinciale o nazionale, possono essere collocati in aspettativa per motivi sindacali. Tale aspettativa può essere retribuita o meno. Nel caso in cui sia retribuita, il datore di lavoro è obbligato a pagare lo stipendio ed a versare la contribuzione al lavoratore sindacalista. L'aspettativa non retribuita invece dà luogo a una sospensione del rapporto di lavoro: il dipendente non deve più prestare la propria attività, ed il datore non deve erogare la retribuzione. È l'organizzazione sindacale a retribuire il lavoratore. Tuttavia, nonostante il rapporto lavorativo sia sospeso, al lavoratore sono accreditati i contributi figurativi in misura piena (cioè sia la contribuzione a carico del dipendente che quella a carico dell'azienda). Il sindacalista in aspettativa sindacale non retribuita si trova quindi una doppia contribuzione (figurativa e aggiuntiva), che ha effetti diretti sull'ammontare della pensione. L'INPS ha calcolato che la pensione lorda effettivamente percepita dai sindacalisti con la doppia contribuzione è mediamente più alta del 27 per cento rispetto alla pensione a cui avrebbero avuto diritto senza la doppia contribuzione. A fronte di una tale media il picco di differenza arriva al 66 per cento. L'articolo 2 mira, pertanto, ad eliminare la doppia contribuzione al fine di armonizzare anche il sistema previdenziale dei sindacalisti al sistema vigente per tutti gli altri cittadini. L'articolo 3 estende erga omnes il metodo del sistema contributivo introdotto nell'articolo 1, inclusi i parlamentari, i consiglieri regionali, i componenti delle Authority , i magistrati ordinari, amministrativi e contabili nonché i membri della Corte costituzionale. Sono pertanto aboliti i vitalizi in essere e trasformati in pensioni sulla base del ricalcolo dei contributi versati secondo le regole disposte per i pubblici dipendenti. L'articolo 4 mira ad armonizzare la normativa delle casse privatizzate dei liberi professionisti alle disposizioni indicate negli articoli precedenti. Il mondo delle casse privatizzate è infatti ancora fortemente frammentato. Vi sono casse che hanno il regime retributivo, altre che si sono aperte al modello contributivo; altre ancora (ai sensi del decreto legislativo n. 103 del 1996) che hanno scelto una forma a capitalizzazione pura con una modesta aliquota di finanziamento. Perdura, poi, un forte ritardo nell'avviare forme collettive di previdenza complementare a favore dei liberi professionisti, i quali sono stati costretti ad avvalersi in massa dei piani individuali. Il presente articolo introduce dunque -- anche per le casse privatizzate -- una normativa omogenea. L'articolo 5 prevede la delega al Governo ad adottare, entro sei mesi, uno o più decreti legislativi contenenti norme di armonizzazione, coordinamento e revisione dei trattamenti previdenziali vigenti.. 1 (Abrogazione del sistema pro-rata e ricalcolo dei trattamenti pensionistici) 1 I commi 12 e 13 dell'articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335, e il comma 2 dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono abrogati.