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rispetto al 2017, infatti, anziani ( over 80) e bambini (0-14 anni) rappresenteranno un quarto della popolazione (rispettivamente 13,6 per cento e 12,0 per cento). Osservatorio INPS sui lavoratori domestici – dati 2017-2018. Lo scorso anno i lavoratori domestici contribuenti dell'INPS sono stati 864.526, con un decremento del -1,0 per cento rispetto al 2016. La composizione dei lavoratori in base alla nazionalità evidenzia una forte prevalenza di lavoratori stranieri, che nel 2017 risultano essere il 73,1 per cento del totale. Con riferimento alla distribuzione regionale per nazionalità, in Lombardia si concentra la maggior parte dei lavoratori domestici stranieri nell'anno 2017. A fronte dell'andamento decrescente del numero di lavoratori domestici in Italia nel triennio 2015-2017, per quanto riguarda i lavoratori italiani, si registra invece un andamento crescente, pari a +6,9 per cento nell'anno 2017, rispetto all'anno precedente. Conclusioni 1. Il dato di partenza è demografico: gli italiani con almeno 75 anni nel 2015 sono l'11 per cento, ma nel 2050 rappresenteranno quasi un quarto della popolazione. La crescente domanda di servizi di collaborazione in casa ha dato una spinta all'offerta e il numero complessivo di colf e badanti dal 2007 è cresciuto mediamente del 42 per cento, seppure con un andamento incostante anche a causa di misure amministrative e normative e il lieve calo del 2015 (-2,3 per cento). 2. All'interno di questa platea di lavoratori le colf (circa 510.000, il 58 per cento del totale) prevalgono sulle badanti (375.000, il 42 per cento). Quanto alle aree di provenienza, la parte del leone la gioca l'Est Europa (il 46 per cento del totale, ma oltre il 60 per cento tra le badanti) mentre al secondo posto c'è l'Italia (24 per cento), seguita da Filippine e America Latina. Numericamente è il Nord benestante a concentrare la metà circa dei collaboratori domestici, ma se si considera il rapporto con gli abitanti, a fronte di una media nazionale di 14,6 ogni mille abitanti (e di 15-16 nel Nord), il Centro raggiunge quota 21 e il Sud scende a 9,3. 3. Con la crisi, tra il 2008 e il 2015 è cresciuta la presenza degli italiani a scapito di quelli dell'Est Europa. La principale differenza tra autoctoni e stranieri riguarda l'inquadramento contrattuale: la presenza di italiani è superiore nei livelli di coordinamento, che richiedono maggiore competenza e professionalità e garantiscono una retribuzione più interessante: nel livello D (retribuzione di 13.693 euro/anno) gli italiani sono quattro su dieci (meno di due su 10 nei livelli A e B). 4. Ma qual è l'impatto economico e fiscale della categoria? La ricerca – sulla base di dati INPS, considerando una retribuzione media tra i 6 e i 7.000 euro e assumendo un massimo di 14.000 euro – quantifica una spesa per le famiglie di circa 7 miliardi l'anno (di cui poco meno di un miliardo in contributi versati allo Stato e circa 400 milioni in TFR). Il fabbisogno futuro Valori destinati a crescere se si osserva il trend demografico. Mantenendo fisso il rapporto attuale tra over 75 e badanti e applicandolo alla crescita prevista per il 2030 dall'ISTAT per questa fascia di età (+2 per cento) si può stimare che la domanda di badanti tra meno di tre lustri arriverà a quota 500.000 (+25 per cento), con un andamento differenziato sul territorio. Il record spetterà alla Lombardia: già ora con il 16 per cento degli anziani totali assicura posti al 15 per cento delle badanti presenti in Italia, ma nel 2030 il fabbisogno arriverebbe a 73.000. A seguire Emilia Romagna (52.000), Toscana, Lazio, Veneto e Sardegna (40.000 ciascuna). Diventa pertanto necessario procedere in due direzioni: a) rendere più accessibile il ricorso all'aiuto dei lavoratori domestici attraverso misure di natura fiscale (scaricarne completamente i costi) e attraverso incentivi economici precisi; b) prevedere un numero di colf-badanti, anche straniere, sufficientemente formate sia sul piano linguistico per facilitare la comunicazione e garantire il rispetto delle consuetudini e delle tradizioni, che sul piano igienico-sanitario. In questo modo sarà possibile anche una più concreta emersione dal nero, riducendo l'evasione fiscale almeno in questo campo concreto.. 1 (Modifica all'articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917) 1 Al comma 1 dell'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, relativo alle detrazioni per oneri, dopo la lettera i-septies) è inserita la seguente: « i-septies.1) le spese documentate sostenute dai datori di lavoro che si avvalgono della figura di un collaboratore familiare ». 2 (Disposizioni per i collaboratori familiari e per i datori di lavoro) 1 I collaboratori familiari e i badanti non cittadini italiani, in possesso di regolare contratto di lavoro, possono ottenere un certificato di residenza di durata pari al periodo di tempo per cui è valido il contratto di lavoro. 2 Il certificato di residenza di cui al comma 1 può essere rinnovato anche nel caso di cambio di sede di lavoro e di datore di lavoro. 3 Ferma restando l'applicazione delle sanzioni già previste dalla normativa in vigore, al datore di lavoro che assume non regolarmente il collaboratore familiare sono, altresì, applicate le sanzioni amministrative previste dall'articolo 22 del decreto legislativo del 14 settembre 2015, n. 151. 3 (Copertura finanziaria) 1 All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.