[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 91, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Trieste nel procedimento penale a carico di C.M. con ordinanza del 28 agosto 2014, iscritta al n. 201 del registro ordinanze 2014 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 47, prima serie speciale, dell'anno 2014. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 24 giugno 2015 il Giudice relatore Nicolò Zanon. Ritenuto che, con ordinanza del 28 agosto 2014, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Trieste ha sollevato - in riferimento agli artt. 24, terzo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 91, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), il quale esclude dall'ammissione al patrocinio a spese dello Stato «l'indagato, l'imputato o il condannato di reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell'evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto»; che il giudice a quo riferisce d'aver pronunciato, all'esito di un giudizio abbreviato, sentenza di condanna nei confronti di persona accusata del reato di cui all'art. 8 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), in rapporto all'emissione di fatture per operazioni inesistenti; che il rimettente riferisce altresì che la difesa dell'imputato - nel corso della discussione finale, dopo aver ricordato come una istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato fosse stata respinta (in fase di indagini preliminari) per il carattere ostativo del reato perseguito - ha eccepito in merito alla legittimità costituzionale della norma preclusiva a tale ammissione; che, definito dunque nel merito il procedimento, il giudice a quo ha inteso provvedere sull'eccezione mediante l'ordinanza introduttiva del presente giudizio di legittimità costituzionale; che, a suo avviso, la questione sarebbe rilevante, in quanto la sentenza di condanna, già pronunciata, non sarebbe ancora divenuta irrevocabile, e perciò l'interessato deve ancora considerarsi quale soggetto «imputato», sicché, in caso di accoglimento della questione di legittimità, il provvedimento di rigetto dell'istanza di ammissione «sarebbe perfettamente in tempo per essere revocato [...] con effetto retroattivo»; che, sempre in punto di rilevanza, il giudice a quo precisa che non risulterebbe «alcuna condanna definitiva per reati fiscali» a carico dell'interessato, il quale, d'altra parte, avrebbe ricavato dal reato in contestazione «le briciole necessarie per la sua sopravvivenza», così da doversi escludere che «attraverso il reato fiscale [...] possa aver superato la soglia di reddito prevista per l'accesso al beneficio in questione»; che l'affermazione in base alla quale l'imputato «rientrerebbe tra i beneficiari del patrocinio a spese dello Stato pur tenendo conto dei vantaggi reddituali o patrimoniali eventualmente tratti dall'illecito tributario» è allegata, dal giudice a quo, quale ragione assorbente dell'incompatibilità della norma preclusiva con il terzo comma dell'art. 24 Cost.; che, a suo avviso, la stessa norma contrasterebbe anche con la presunzione di non colpevolezza fino alla sentenza irrevocabile, non potendo una persona ancora non condannata in via definitiva «subire le conseguenze di una sorta di presunzione assoluta di arricchimento attraverso una violazione fiscale»; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, manifestamente infondata; che, per l'Avvocatura erariale, la questione sarebbe inammissibile, anzitutto, per difetto di rilevanza, essendosi ormai reso definitivo, per quanto si desume dalla stessa ordinanza di rimessione, il provvedimento di rigetto della domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato; che l'Avvocatura rileva come la difesa dell'imputato avrebbe dovuto impugnare l'indicato provvedimento nei modi e nei termini di cui all'art. 99 del d.P.R. n. 115 del 2002, mentre l'omissione dell'adempimento, nell'assenza di variazioni sopravvenute delle condizioni di fatto e di diritto valutate in sede di rigetto, avrebbe indotto una «sorta di preclusione pro iudicato»; che, dunque, la questione di legittimità presenterebbe carattere ipotetico, in vista della solo eventuale presentazione di una nuova istanza, la quale, d'altra parte, non potrebbe essere esaminata nel merito, attesa l'indicata preclusione; che, infine, sempre ad avviso dell'Avvocatura, il rimettente non avrebbe svolto alcuna notazione sulle condizioni reddituali cui si riferisce l'art. 76 del citato d.P.R. n. 115 del 2002, e neppure avrebbe approfondito, al di là di un'affermazione apodittica, la questione del reddito illecito eventualmente ricavato dal reato; che la questione, secondo l'Avvocatura generale dello Stato, sarebbe comunque manifestamente priva di fondamento; che, in particolare, l'esclusione del patrocinio nel caso dei reati fiscali sarebbe giustificata dalla particolare difficoltà di accertare, in relazione ai soggetti accusati di tali reati, l'effettiva indisponibilità di mezzi sufficienti per retribuire il difensore, considerata altresì la probabile inattendibilità delle autocertificazioni concernenti il reddito; che la norma censurata non darebbe perciò luogo ad una inammissibile esclusione di «non abbienti» dalla tutela accordata mediante il terzo comma dell'art. 24 Cost., quanto piuttosto ad una disciplina presuntiva, fondata su indici ragionevoli (dunque compatibili anche con l'art. 3 Cost.), per l'accertamento della condizione di «abbienza»; che sarebbe infine inconferente il richiamo al secondo comma dell'art. 27 Cost., poiché l'esclusione dal patrocinio non avrebbe natura sanzionatoria, andando così esente dal rilievo di colpire ingiustificatamente un soggetto non ancora giudicato colpevole in via definitiva.