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la rete autostradale italiana si estende per quasi 7.000 chilometri, di cui 6.003,4 sono i chilometri in concessione a pedaggio, tra autostrade e trafori autostradali. Venticinque società concessionarie gestiscono 61 tronchi autostradali. Autostrade per l'Italia (ASPI) è la prima tra le società concessionarie italiane con 3.019 chilometri in esercizio. È controllata dalla holding Atlantia, quotata in borsa (al 30,25 per cento di Sintonia controllata da Edizione della famiglia Benetton). Il gruppo Gavio il secondo gestore di concessionarie autostradali italiane tramite Sias è quarto al mondo con 4.156 chilometri: 1.423 in Italia, 2.469 in Brasile, 84 nel Regno Unito; nel 1950, quasi 70 anni fa, per iniziativa dell'IRI, l'Istituto per la ricostruzione industriale, nasceva la società Autostrade concessioni e costruzioni S.p. A.; l'obiettivo era quello di partecipare, insieme ad altri grandi gruppi industriali, alla ricostruzione post bellica dell'Italia. Alla prima convenzione, del 1956, firmata tra ANAS e Autostrade, per co-finanziare, costruire e gestire l'autostrada del Sole tra Milano e Napoli, sono seguite diverse altre convenzioni per delineare le arterie autostradali del Paese. La concessione principale in essere, quella dell'autostrada del sole, scadrà nel 2038; nel 1999 a seguito della decisione politica di privatizzare i principali asset dello Stato, l'IRI cedette l'86,6 per cento di Autostrade ad una cifra equivalente a 6,722 miliardi di euro (il 13,4 per cento era già stato collocato in borsa negli anni precedenti); da questo momento in poi le vicende di Autostrade per l'Italia sono legate indissolubilmente a "Schema28", soggetto controllato per il 60 per cento da Edizione, holding della famiglia Benetton; Schema 28 acquista subito il 30 per cento per 2,536 miliardi e nel 2003 attraverso una OPA (offerta pubblica di acquisto) offrendo altri 6,5 miliardi, rileva il 54,08 per cento. In totale l'investimento per l'acquisizione di Autostrade è di 9,036 miliardi. Lo Stato italiano cede quindi una società che gestisce 3.119 chilometri di autostrade e dà occupazione nel 1999 a 10.107 lavoratori; Schema 28 non può sostenere il peso di 9 miliardi di indebitamento e per alleggerirsi di tale peso con un'operazione di incorporazione del 2003 lancia in borsa Autostrade, che è diventata una holding il cui ramo autostrade viene trasferito alla controllata di nuova costituzione, ASPI (Autostrade per l'Italia); Autostrade per l'Italia si accolla il debito di 6,7 miliardi, cedutogli da Schema 28, debito che era quasi pari alla cifra pagata allo Stato per l'acquisizione del 54,8 per cento della rete autostradale. Nel 2004 Schema 28 cede il 10 per cento di autostrade incassando 893 milioni; nel 2017, attingendo dalle riserve del capitale della società, vengono distribuiti da ASPI dividendi straordinari per 1,1 miliardi e nello stesso anno Atlantia che ha sostituito Autostrade in borsa, cede 11,94 per cento di ASPI per 1,733 miliardi; nel 2019 sono stati distribuiti ulteriori dividendi per 311 milioni, e solo nel 2020 a seguito della pandemia non sono stati distribuiti dividendi; considerato che: gli utili distribuiti dal 2000 al 2020 a vantaggio di soggetti privati sono stati di 9 miliardi, oltre la cedola straordinaria di 1,1 miliardi del 2017; a fronte degli utili distribuiti, il perimetro autostradale è rimasto pressoché identico, essendo i chilometri originari all'atto della privatizzazione pari a 3.119 contro gli attuali 3.019; a seguito del tragico evento verificatosi il 14 agosto 2018, con il cedimento di una sezione del viadotto Polcevera sull'autostrada A10, in concessione alla società Autostrade per l'Italia S.p. A., il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con nota del 16 agosto 2018, ha formalmente avviato nei confronti della concessionaria la contestazione di gravissimo inadempimento agli obblighi di manutenzione e custodia "in oggettiva considerazione del collasso dell'infrastruttura, delle vittime accertate e degli ingenti danni riportati ai beni anche di soggetti terzi"; anche in sede di audizione presso l'8ª Commissione permanente del Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle concessioni autostradali, il presidente dell'ANAC, professor Francesco Merloni, ha rilevato che, con riferimento al crollo del ponte "Morandi", la concessionaria ASPI ha effettuato solo il 27,11 per cento degli investimenti programmati nella tratta autostradale nella quale ricadeva il ponte, aggiungendo, in generale, come la società non abbia mostrato "puntualità e frequenza nel controllo dell'infrastruttura e nei relativi interventi manutentivi, né un atteggiamento collaborativo nei confronti di chi richiedeva informazioni, dati e trasparenza"; la manutenzione solo nel 2020 è stata incrementata a 1,1 miliardi, mentre negli anni dal 2011-2019 sono state destinate risorse residuali con un minimo del 12,5 per cento degli introiti da pedaggi nel 2018, a fronte di una incidenza nella gestione IRI del 1998-1999 superiore al 14 per cento degli introiti netti da pedaggi, pur essendo l'infrastruttura all'epoca di recente costruzione e necessitando di interventi di gran lunga inferiori rispetto a quelli attuali; nell'ambito di tale quadro di riferimento in termini di gravità dell'inadempimento appariva pienamente plausibile l'opzione della risoluzione della convenzione e l'estinzione anticipata del rapporto concessorio con ASPI; valutato che in ragione degli elementi di complessità della questione anche sotto il profilo giuridico, è stato avviato un approfondimento sull'ipotesi di soluzione alternativa espressamente contemplata, volto a prevenire eventuali contenziosi; considerato che: sono in essere trattative con i soggetti privati titolari delle quote sociali di Autostrade per l'Italia al fine di un possibile riacquisto della stessa da parte dello stato attraverso CDP (51 per cento) in cordata con il fondo australiano Macquarie (24,5 per cento) e il fondo USA Blackstone (24,5 per cento) al costo di 9,1 miliardi e prevedendo un esborso di 8 miliardi per rilevare l'88,06 per cento di Autostrade per l'Italia; dopo 21 anni di gestione viene garantito alla famiglia Benetton attraverso il gruppo Atlantia un bonus di 5 miliardi a fronte di debiti finanziari, che dovranno essere sopportati dallo Stato italiano pro quota attraverso Cassa depositi e prestiti, per 10,912 miliardi, oltre alle spese di manutenzione per ristrutturare la rete autostradale e maggiori oneri per nuove assunzioni, considerato che nell'era Benetton i dipendenti sono passati da 10.107 del 1999 a 6.621 nel 2020 con una riduzione del 35,5 per cento; ritenuto che: