[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 429, comma 2-bis, del codice di procedura penale, in combinato disposto con l'art. 458 del medesimo codice, e dell'art. 34 cod. proc. pen. , promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Bologna nel procedimento penale a carico di R.G. C., con ordinanza del 2 dicembre 2021, iscritta al n. 55 del registro ordinanze 2022 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, prima serie speciale, dell'anno 2022. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'8 febbraio 2023 il Giudice relatore Francesco Viganò; deliberato nella camera di consiglio del 10 febbraio 2023. Ritenuto che, con ordinanza del 2 dicembre 2021 (r.o. n. 55 del 2022) , il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Bologna ha sollevato - in riferimento agli artt. 101, secondo comma, 111, secondo e sesto comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 429, comma 2-bis, del codice di procedura penale, in combinato disposto con l'art. 458 del medesimo codice, «nella parte in cui consente che a celebrare il giudizio abbreviato sia un giudice che, per limiti funzionali, non può ritenersi "terzo e imparziale" e in quanto "non soggetto soltanto alla legge"»; che il giudice a quo ha altresì censurato l'art. 34 cod. proc. pen. , «nella parte in cui non prevede l'incompatibilità a partecipare al giudizio abbreviato del giudice individuato a norma della disposizione di cui all'art. 458 c.p.p., che per le limitazioni derivanti dall'art. 438 co. 1 bis c.p.p. e per l'impossibilità di fare applicazione dell'art. 521 c.p.p. non può essere considerato "terzo e imparziale"», denunziandone il contrasto con gli artt. 111, secondo e sesto comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6, paragrafo 1, CEDU; che il rimettente si trova a celebrare un giudizio abbreviato nei confronti di R.G. C.; che - espone il giudice a quo - nei confronti dell'imputato il pubblico ministero aveva originariamente chiesto il rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato ai sensi degli artt. 575 e 577, primo comma, numero 4), del codice penale, in relazione all'art. 61, numero 1), cod. pen. , per avere volontariamente cagionato la morte di R. N. investendolo con un autotreno: ipotesi delittuosa per la quale l'art. 438, comma 1-bis, cod. proc. pen. preclude il giudizio abbreviato; che in esito all'udienza preliminare, nel decreto che dispone il giudizio, il GUP aveva riqualificato il fatto in omicidio stradale (art. 589-bis cod. pen.), fattispecie di reato per cui è invece consentita la celebrazione del giudizio abbreviato; che, conseguentemente, l'imputato aveva chiesto il giudizio abbreviato ai sensi del combinato disposto degli artt. 429, comma 2-bis, e 458 cod. proc. pen. , poi ammesso dal giudice rimettente; che, ad avviso del giudice a quo, il giudizio abbreviato instaurato in forza delle menzionate disposizioni si differenzierebbe dal giudizio abbreviato "ordinario", in quanto celebrato non «sulla pretesa punitiva fatta valere nel processo attraverso l'azione intrapresa dal Pubblico Ministero, bensì su un titolo di reato che è individuato dal precedente GUP», con una riqualificazione del fatto «autoritativa» e contenuta in un provvedimento - il decreto che dispone il giudizio - insuscettibile di impugnazione, riqualificazione peraltro che il giudice competente a giudicare con rito abbreviato si troverebbe a subire «per vincolo funzionale», e che comunque egli non potrebbe smentire, quanto meno in peius; che, pertanto, in questa situazione «il perimetro del giudizio del giudice dell'abbreviato» sarebbe «predeterminato dalla valutazione operata nella precedente fase processuale», essendogli in particolare preclusa, nel caso concreto, la riqualificazione del fatto oggetto di imputazione in quello di omicidio volontario; che, d'altra parte, non sarebbe qui possibile proporre conflitto ai sensi dell'art. 28, comma 2, cod. proc. pen. ; che, prosegue il rimettente, l'art. 521, comma 2, cod. proc. pen. impone al giudice di disporre la restituzione degli atti al pubblico ministero, ove accerti che il fatto è diverso da come descritto nel decreto che dispone il giudizio; che tale disposizione, pur se in via generale applicabile anche nel giudizio abbreviato, non lo sarebbe nell'ipotesi speciale prevista dal combinato disposto degli artt. 429, comma 2-bis, e 458 cod. proc. pen. , ove al giudice sarebbe precluso «determinarsi in maniera autonoma rispetto all'imputazione come cristallizzata dal giudice dell'udienza preliminare», non essendo in particolare ammissibile «un'indebita regressione avendo il Pubblico ministero correttamente già esercitato l'azione penale per il più grave reato», anche perché «un nuovo esercizio dell'azione penale e una nuova celebrazione dell'udienza preliminare, con la reiterazione di una medesima scansione procedimentale, già svolta, che potrebbe ripetersi senza soluzione di continuità, potrebbe determinare il verificarsi di una stasi processuale non altrimenti superabile»; che da tale situazione discenderebbe una lesione dell'art. 111, secondo e sesto comma, Cost., e - per il tramite dell'art. 117, primo comma, Cost. - dell'art. 6, paragrafo 1, CEDU, i quali sanciscono i principi di terzietà e imparzialità del giudice; che le garanzie in parola - le quali trovano attuazione, nell'ordinamento italiano, nella disciplina dell'incompatibilità determinata da atti compiuti nel procedimento di cui all'art. 34 cod. proc . pen. - sarebbero qui vulnerate, in quanto il giudice che celebra il giudizio abbreviato a seguito della riqualificazione del fatto in sede di udienza preliminare «"eredita" un vincolo o limite funzionale della decisione assunta dal giudice che l'ha preceduto» in ordine alla definizione giuridica del fatto, che non potrebbe essere mutata, ostandovi il disposto dell'art. 438, comma 1-bis, cod. proc. pen. , il quale preclude la celebrazione del rito abbreviato per i reati puniti con l'ergastolo; che si produrrebbe conseguentemente una situazione di incompatibilità a giudicare, per «mancanza "funzionale" di terzietà e indipendenza», in quanto «l'individuazione del giudice del giudizio abbreviato, in conseguenza dell'applicazione dell'art. 458 c.p.p.