[pronunce]

2.3.- In definitiva, la società appellante non avrebbe subito alcuna lesione del proprio legittimo affidamento, per la determinante considerazione che né la legislazione vigente al momento della stipula delle convenzioni, né tanto meno queste ultime, escludevano la possibilità di adeguamenti tariffari disposti autoritativamente nel corso del rapporto, anche superiori all'aggiornamento ISTAT. 2.4.- Ad avviso della Regione, non potrebbe neppure essere estremizzato il ragionamento del rimettente circa l'asserita inidoneità, in concreto, della fonte legislativa rispetto alla determinazione degli importi delle tariffe in questione. Secondo la difesa regionale, infatti, l'attribuzione alla Giunta regionale del potere di stabilire o aggiornare le tariffe per l'attività di cava non configurerebbe una riserva di amministrazione, costituendo invece una tipica ipotesi di autorizzazione all'esercizio di potere regolamentare, come tale sempre soggetta al successivo esercizio del potere legislativo volto alla riappropriazione della materia. D'altra parte, l'art. 4, comma 1, lettera d), della legge regionale n. 71 del 1997, riserva alla Regione-ente, e dunque non alla sola Giunta, ma anche allo stesso legislatore, la competenza in ordine alla determinazione del «contributo di escavazione, di cui all'articolo 17 per gruppi merceologici dei materiali estratti». Osserva la Regione, infine, che l'effetto di estendere l'applicabilità delle nuove tariffe fissate con la novella legislativa del 2007 anche ai titolari delle concessioni precedenti, non avrebbe potuto essere conseguito se non con lo strumento della legge, proprio a causa dell'intervenuta legificazione delle tariffe stesse; e, per tale ragione, la Giunta regionale - sempre dal 2007 - ha solo il potere di aggiornarle nei limiti delle variazioni ISTAT. 3.- Si è costituita in giudizio la SIELPA, chiedendo, previa trattazione congiunta e riunione dei giudizi, che la disposizione censurata sia dichiarata costituzionalmente illegittima. 3.1.- Dopo aver ripercorso la sequenza argomentativa svolta dal rimettente e ricostruito l'evoluzione del quadro normativo, la parte privata deduce, in primo luogo, la violazione dell'art. 3 Cost., in quanto la scelta del legislatore regionale di estendere gli aumenti disposti dalla legge regionale n. 19 del 2007 anche alle convenzioni precedenti, violerebbe il principio di affidamento dei privati nella stabilità dell'ordinamento giuridico, sotto il profilo dell'illegittima incidenza patrimoniale negativa di tale scelta sui rapporti convenzionali in essere, considerato che solo due anni prima lo stesso legislatore regionale aveva escluso tale incidenza. A sostegno delle proprie argomentazioni, la SIELPA srl richiama la costante giurisprudenza costituzionale secondo la quale il principio del legittimo affidamento costituisce un elemento fondamentale dello Stato di diritto e non può essere leso da disposizioni che, nella loro successione nel tempo, trasmodino in regolamento irrazionale di situazioni sostanziali fondate su leggi anteriori. E che si tratti, nel caso di specie, di un regolamento irrazionale, sarebbe reso evidente dal breve lasso di tempo intercorso tra la disposizione censurata e il precedente art. 24 della legge regionale n. 19 del 2007, che escludeva dagli aumenti le convenzioni già stipulate. L'intervento del legislatore regionale, pertanto, avrebbe leso l'affidamento della società circa l'esclusione delle convenzioni in essere dagli incrementi tariffari sotto un triplice profilo: per aver tradito tale affidamento ad appena due anni di distanza; per aver mutato la disciplina applicabile alla convenzione in senso del tutto inaspettato rispetto alla precedente; per avere esteso l'incremento non solo alle future estrazioni di materiale, ma anche al materiale già in precedenza estratto, in particolare a quello estratto sin dal gennaio 2009. 3.2.- Ad avviso della parte privata, la disposizione censurata violerebbe anche l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 1 del Primo Protocollo addizionale alla CEDU, in quanto inciderebbe negativamente su diritti contrattualmente stabiliti e garantiti, quindi acquisiti al patrimonio della parte privata a mezzo della convenzione, e altererebbe l'assetto di interessi patrimoniali sottesi alla predetta convenzione, modificando le ragioni creditorie delle parti in senso peggiorativo per la parte privata. 4.- È intervenuta in giudizio anche la curatela fallimentare della SIELPA, nel frattempo dichiarata fallita con sentenza del 27 gennaio 2014, richiamando argomentazioni analoghe a quelle svolte dalla società in bonis. 4.1.- Secondo la curatela, infatti, la disposizione censurata si porrebbe in contrasto con la salvaguardia di pattuizioni e relative regolamentazioni convenzionali di interessi già definite. In particolare, la scelta del legislatore del 2009 di abrogare l'art. 24, comma 3, della legge regionale n. 19 del 2007, che escludeva dagli aumenti tariffari le convenzioni già stipulate, violerebbe l'affidamento delle parti nella stabilità dell'ordinamento giuridico, sotto il profilo dell'illegittima incidenza patrimoniale negativa di tale scelta sui rapporti convenzionali tra le parti, allorché tale incidenza negativa era stata già una volta esclusa dal medesimo legislatore, soltanto due anni prima. Il principio dell'affidamento, ad avviso della curatela, costituisce un elemento fondamentale dello Stato di diritto e non può essere leso da disposizioni che, nella loro successione nel tempo, trasmodino in un regolamento irrazionale di situazioni fondate - come nel caso della società deducente - su leggi anteriori. E che tale regolamentazione sia irrazionale sarebbe reso ancor più evidente, nel caso di specie, dal breve lasso di tempo intercorso tra la previsione del 2009 - di portata retroattiva sulle convenzioni vigenti - e quella, immediatamente precedente, del 2007, che invece escludeva dagli aumenti proprio le convenzioni stipulate. 4.2.- La curatela fallimentare osserva, infine, che la disposizione censurata, nell'assumere a presupposto della prestazione un fatto o una situazione passati, spezzerebbe il rapporto che deve sussistere tra imposizione e capacità contributiva, così violando l'art. 53 Cost. 5.- Con due memorie di analogo tenore depositate in prossimità dell'udienza, la Regione Marche ha svolto ulteriori considerazioni alla luce delle deduzioni della curatela fallimentare della SIELPA. 5.1.- Secondo la Regione, anche la curatela sarebbe incorsa nello stesso errore in cui è incorso il giudice a quo, ritenendo che la società appellante avesse originariamente convenuto con i Comuni di assoggettarsi alle tariffe stabilite dalle convenzioni e al solo adeguamento ISTAT. Ma questo presupposto risulterebbe smentito, come già argomentato nella memoria di costituzione, sia dalla disciplina applicabile ratione temporis al momento della stipula delle convenzioni, sia dalle previsioni delle convenzioni stesse. 5.2.- Osserva ancora la Regione che, secondo la curatela della SIELPA, l'affidamento nell'immodificabilità delle tariffe discenderebbe principalmente dall'art. 24, comma 3, della legge regionale n. 19 del 2007 il quale, nel disporne l'aumento, aveva tuttavia fatto salve le convenzioni già stipulate. Secondo la Regione, neppure tale tesi può essere condivisa, in quanto fondata su un'erronea interpretazione del quadro normativo.