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L'Italia continua e continuerà a sostenere gli sforzi negoziali del capo negoziatore, Michel Barnier, a tutela innanzitutto dei nostri cittadini e delle nostre imprese, con l'obiettivo di chiudere, entro la fine dell'anno, un'intesa, con tutte le difficoltà che stiamo affrontando, che rifletta la profondità dei rapporti e l'equilibrio degli scambi tra l'Unione europea e il Regno Unito. Alla videoconferenza del Consiglio europeo è prevista la consueta informativa della cancelliera Merkel e del presidente Macron sullo stato di attuazione degli accordi di Minsk. L'informativa risponde all'esigenza, che l'Italia ha sempre fatto valere, di avere una discussione politica tra leader prima di procedere al rinnovo semestrale delle sanzioni economiche settoriali nei confronti della Federazione Russa, la cui prossima scadenza è fissata - lo ricordo - per il 31 luglio. Vogliamo evitare automatismi di sorta. Rimane prioritario per l'Italia lavorare insieme ai nostri partner europei per favorire una piena attuazione degli accordi di Minsk, obiettivo cui è finalizzato lo strumento delle sanzioni. Signor Presidente, gentili senatrici e gentili senatori, in queste settimane sono in gioco la reputazione e un migliore futuro dell'Europa e dei suoi Stati membri che, nell'assetto previsto dai trattati, giocano un ruolo fondamentale. È il momento in cui deve prevalere la massima unità europea per il bene supremo della tenuta dei suoi pilastri, dal mercato unico a Schengen, alla protezione sociale ed economica dei cittadini del continente. Questo è il momento di agire, con spirito di piena coesione, anche sul piano nazionale, affinché questa crisi non rechi all'Italia il doppio danno di vederla perdere la sfida economica della ripresa europea e quella, forse ancor più difficile, di riformare alcune tradizionali criticità, dando così finalmente respiro a un sistema economico le cui eccellenze troppo spesso sono state ostacolate, ovvero oscurate, da logiche particolaristiche o familistiche. Uniti in Europa, per proteggere società ed economia del continente; coesi in Italia, per cogliere subito, per intero, l'opportunità che l'Europa offre a se stessa, supportando i Paesi più colpiti dal Covid-19: è con questo spirito europeo che intendo partecipare alla videoconferenza, il 19 giugno, del Consiglio europeo. Auspico che questo spirito caratterizzi il dibattito politico italiano in questa fase più che mai cruciale per la futura generazione dell'Unione europea. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente del Consiglio, lei ha enucleato questa mattina, davanti al Parlamento, alla Camera e poi al Senato, un quadro descrittivo di un processo negoziale che è ancora in corso. Colleghi, il primo punto è di metodo, ma voi sapete che il metodo spesso è sostanza. E io credo che la centralità del Parlamento si nutra di metodo. Nei giorni scorsi l'opposizione ha chiesto un voto parlamentare, che io ritengo sacrosanto, ma è giusto che il voto parlamentare arrivi al termine del processo negoziale. Al termine del processo negoziale noi dovremo, in Parlamento, assumere la decisione di quali strumenti intendiamo usufruire. È chiaro, infatti, che in questo momento, mentre la trattativa è in corso, noi, anche per un problema negoziale, non possiamo impiccarci oggi nel prendere impegni che il Paese deve necessariamente assumere dopo. È un problema di logica. Pertanto, francamente non capisco, se non in termini di astratta disputa politica - per carità, è sempre comprensibile - una sorta di conflittualità oggi nelle Camere su questo punto. Il Presidente del Consiglio è stato chiaro: ha detto che il negoziato è in corso e che probabilmente cercherà, anche a nome dell'Italia, di strappare qualcosa nel processo negoziale in corso. Poi decideremo quali strumenti adottare. Personalmente - lo dico ai colleghi del MoVimento 5 Stelle - ritengo che sia frutto di gabbie ideologiche inaccettabili, ad esempio, vincolarci a non utilizzare i fondi del MES. Ritengo che sia inevitabile che l'Italia lo faccia; questi fondi serviranno all'ammodernamento del nostro Sistema sanitario. Per cui credo che sia inevitabile che l'Italia vada su questo piano, ma lo decideremo quando avremo presente la gamma di strumenti su cui fare le scelte politiche che il Parlamento deve fare. Questa crisi è costata all'Europa migliaia di vite umane e poteva portare a due effetti: o la morte dell'Europa, o la sua rinascita. Davanti a tutti i sovranismi che abbiamo visto declinare in questi mesi e in questi anni, ho sempre ritenuto che l'unico sovranismo a cui attingere realmente fosse il sovranismo europeo. Credo al sovranismo europeo, perché penso che procedere in ordine sparso non sia possibile neanche alla Germania, che di tutti i Paesi europei è inevitabilmente quello più forte e più strutturato. Diciamo la verità: la Germania è stato il Paese che anche in questa situazione ha dato una prova largamente migliore, considerando il numero contenuto di morti e visto come hanno reagito il sistema sanitario e le strutture economiche. Eppure, nemmeno loro possono andare avanti da soli. Il sovranismo, a cui una parte almeno di questo Parlamento si sente legato, è quello europeo. Davanti a questa situazione drammatica credo che l'Europa ci sia, ci sia stata ed esista. Scappatoie di altro tipo non sono possibili. Voglio esprimere quindi apprezzamento per la proposta franco-tedesca ed anche, in particolare, per l'atteggiamento della signora Merkel, che di questa Europa inevitabilmente è il leader . Tante volte l'abbiamo criticata, ma - diciamo la verità - davanti alla pronuncia della Corte costituzionale tedesca la Merkel ha tenuto il punto ed è andata avanti: questo è un fatto molto importante. (Applausi) . Colleghi, possiamo sinceramente meravigliarci dei Paesi cosiddetti frugali? Possiamo legittimamente contestare l'impostazione dei Paesi frugali. Li contestiamo e il Governo italiano, Conte e chi per lui, li ha contestati e hanno fatto bene. È un'impostazione per noi egoistica, ma voglio dirvi una cosa: sinceramente possiamo meravigliarci per il fatto che una serie di Paesi, davanti a un'Italia che paga 180 milioni di interessi al giorno, abbia delle diffidenze? Parliamoci chiaramente: il processo europeo non è un pranzo di gala, non si tratta di fare delle cortesie. A quel tavolo ciascuno difende i propri interessi; è sempre stato così e sempre sarà così, ma lo è stato in tutti i processi costitutivi di nuove entità. Non c'è dinamica conflittuale tra le nostre Regioni? C'è. Non c'è dinamica conflittuale tra gli Stati americani? C'è. Non può non esserci una dinamica conflittuale anche tra gli Stati europei. E noi dobbiamo non solo chiedere e rivendicare per gli Stati mediterranei quello che giustamente rivendichiamo, ma anche farci carico dei problemi degli altri e cercare di capire come rassicurarli. Qualcuno polemizza che questi soldi vengono dati con un vincolo, quello delle riforme, o con un altro vincolo, quello di progetti concreti. Ma, colleghi, questi vincoli devono coincidere con le nostre scelte.