[pronunce]

Norme in materia di pensionamento), che prevede il divieto di nuove assunzioni; - l'art. 90, comma 3, limitatamente alla parola “esecutiva”, è ritenuto in contrasto con gli artt. 9 e 97 della Costituzione, atteso che l'immediata esecutività della variante agli strumenti urbanistici concernente l'insediamento di opifici nel verde agricolo priverebbe l'organo regionale delle necessarie potestà di controllo; - gli artt. 95, comma 1, e 97, perché ritenuti in contrasto con gli artt. 14 e 17 dello Statuto della Regione Siciliana; la prima norma, infatti, estende il peculiare regime di cui all'art. 5 della legge regionale 3 novembre 1994, n. 43 (Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per il riequilibrio finanziario degli istituti autonomi per le case popolari - IACP), a tutti gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ivi compresi quelli finanziati dallo Stato. Il Commissario reputa che la Regione non possa arrecare un pregiudizio economico ad enti non soggetti alla sua potestà, essendo all'uopo insufficiente che la differenza del prezzo di vendita per gli immobili di proprietà dello Stato sia posta a carico dell'ente gestore. 2.- La Regione Siciliana non si è costituita. 3.- In prossimità della discussione in camera di consiglio l'Avvocatura generale dello Stato ha presentato una memoria nella quale - dopo aver dato atto dell'avvenuta pubblicazione della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2001) con omissione delle norme impugnate dal Commissario dello Stato, di talché queste ultime non possono più produrre alcun effetto - ha sollecitato l'emissione di una pronuncia di cessazione della materia del contendere, in conformità alla precedente giurisprudenza di questa Corte.1.- Il Commissario dello Stato per la Regione Siciliana ha sollevato, in via principale, questione di legittimità costituzionale degli artt. 6, commi 1, 3 e 6; 23, 30, comma 6; 31, comma 3; 38, comma 1; 57, comma 34; 58, comma 2; 60, 61, 63, 85, 88, 89, 90, comma 3, 95, comma 1, e 97 del disegno di legge n. 1168 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2001), approvato dall'Assemblea regionale siciliana nella seduta del 20 aprile 2001, in riferimento agli artt. 3, 9, 41, 51, 81, 97, 120 e 128 della Costituzione ed agli artt. 14 e 17 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione Siciliana). 2.- Preliminarmente deve essere confermato che la disciplina delle impugnazioni dei disegni di legge approvati dall'assemblea regionale siciliana resta regolata dall'art. 28 dello statuto speciale per la Regione Siciliana e non invece secondo l'art. 127, nuovo testo, della Costituzione e ciò a dispetto della previsione contenuta nell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della Parte seconda della Costituzione), come affermato da questa Corte con la sentenza n. 314 del 2003. Infatti il procedimento di impugnazione delle leggi siciliane si caratterizza per la sua singolarità, eccentricità e diversità (presentando natura preventiva e termini assai ristretti ed essendo inoltre promosso dal Commissario dello Stato nella Regione Siciliana residente nel capoluogo regionale), di talché non si presta ad essere graduato in base al criterio adottato dall'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001 (sentenza n. 314 del 2003). 3.- La legge siciliana impugnata è stata fatta oggetto di promulgazione parziale da parte del Presidente della Regione Siciliana, con omissione di tutte le disposizioni censurate (legge regionale 3 maggio 2001, n. 6, recante "Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2001", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 21 del 7 maggio 2001). È da notare, inoltre, che la legge regionale pubblicata ha pure sanato l'errore di numerazione contenuto nel testo oggetto d'impugnazione da parte del Commissario ricorrente, nel quale mancava l'art. 5. A seguito di tale correzione vi è quindi una sfasatura numerica tra le norme impugnate e quelle pubblicate, ciò che non altera però la sostanza del testo omesso nella promulgazione; inoltre nell'originario art. 57, comma 34, divenuto art. 56 nel testo pubblicato, è stato eliminato il comma 29, sicché l'impugnato comma 34 è divenuto comma 33. Con ciò risulta, dunque, confermata la mancata promulgazione di tutte le disposizioni già oggetto della impugnazione. L'intervenuto esaurimento del potere promulgativo, che si esercita necessariamente in modo unitario e contestuale rispetto al testo deliberato dall'Assemblea regionale, preclude definitivamente la possibilità che le parti della legge impugnate ed omesse in sede di promulgazione acquistino o esplichino una qualsiasi efficacia, privando di oggetto il giudizio di legittimità costituzionale (v. sentenza n. 352 del 1999). Deve, pertanto, dichiararsi la cessazione della materia del contendere nel presente giudizio.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in ordine al ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 novembre 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente e Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 dicembre 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA