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pagina ricordata come «la notte della macelleria messicana» - come la definì il vice questore Michelangelo Fournier - o come la più grande sospensione della democrazia e dei diritti civili dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il 21 luglio del 2001, in occasione del G8 a Genova, dopo una giornata drammatica, le Forze dell'ordine fecero irruzione alla scuola Diaz-Pertini a Genova per quella che doveva essere una perquisizione e che invece degenerò in una sorta di spedizione punitiva per i manifestanti pacifici e per i giornalisti che erano lì presenti. Ci furono 93 fermati, 61 finirono all'ospedale grondanti sangue, tre in prognosi riservata e uno in coma. Quest'ultimo era il giornalista inglese Mark Cowell che ebbe una mano rotta, otto costole rotte, una emorragia interna - sopravvisse per miracolo - la cui unica colpa - se così si può dire - fu quella di trovarsi davanti alla scuola Diaz-Pertini solo e inerme, come del resto accadde a tutti quelli che erano appunto all'interno della scuola. Gli intollerabili atti di tortura e di umiliazione continuarono alla caserma Bolzaneto nelle ore successive. Molti esponenti delle Forze dell'ordine sono riusciti a sfuggire alla giustizia, non essendo riconoscibili, e a tal proposito l'Unione europea aveva raccomandato a tutti i Paesi dell'Unione di dotare le Forze dell'ordine di elementi identificativi. A questa raccomandazione hanno poi adempiuto ben 20 Paesi sugli allora 28, ma purtroppo l'Italia non ha mai accettato questo invito. Anzi, alcuni esponenti, peraltro apicali, sono stati riconosciuti colpevoli, ma le condanne non sono state scontate anche per via dell'indulto. Dirò di più: nessuno dei condannati ha avuto problemi di carriera ed alcuni hanno anche assunto delle cariche importantissime, come se avessero ricevuto un premio. Al contrario, i due infermieri penitenziari presenti alla Bolzaneto e che denunciarono ai magistrati gli atti di tortura e sevizie ai quali assistettero dovettero lasciare il lavoro poco dopo. Il fatto che si trattò di episodi di tortura lo disse anche il prefetto Gabrielli anni dopo. In quei giorni a Genova si dibatteva su quale fosse il modello di sviluppo più giusto: se fosse idoneo quello energivoro, che ha effetti nefasti sull'ambiente; se fosse giusto adottare una globalizzazione selvaggia che causava enormi squilibri territoriali e ambientali, nonché ingiustizia sociale, o perseguire quello che proponevano i Paesi del G8 e le destre che all'epoca erano al potere in Italia. Sappiamo tutti com'è andata a finire: la transizione ecologica si sta avviando solo in queste settimane, e cioè con vent'anni di ritardo rispetto alle proposte dei no global del 2001; avevano ragione loro vent'anni fa e avevano torto le destre che invece li contrastavano (Applausi) . Questa è la verità dei fatti. Noi auspichiamo che accadimenti del genere non si verifichino più e auspichiamo che l'Italia si doti di una legge contro la tortura, che dia la possibilità di identificare gli esponenti delle Forze dell'ordine, proprio a garanzia dei tanti - sono la stragrande maggioranza - uomini e donne delle nostre forze di polizia che svolgono con competenza, amore e professionalità il proprio lavoro. Lo dobbiamo a loro (Applausi) . ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, la Commissione nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione ha recentemente approvato le linee pedagogiche per il sistema integrato 0-6 ed è notizia di qualche giorno fa l'approvazione dell'intesa in Conferenza unificata per il piano d'azione pluriennale. Il testo delle linee pedagogiche è stato sottoposto a un'ampia azione di informazione e consultazione pubblica prima di arrivare alla stesura finale. Secondo il Ministero rappresenta una cornice di riferimento pedagogico e il quadro istituzionale organizzativo in cui si colloca il sistema educativo integrato. Qualche giorno fa l'Associazione dei pedagogisti educatori italiani (APEI) ha inviato una missiva al Ministro dell'istruzione evidenziando l'importanza di un approccio pedagogico nel contesto dell'educazione per tutto il segmento di età da zero a sei anni, sostenendo proprio la necessità di inserire nei ruoli professionali, a fianco di bambine e bambini, i professionisti dell'educazione. Ritengo sia indispensabile che il Ministero faccia proprie tali proposte nello sviluppo del sistema integrato, assicurando un pieno riconoscimento del contributo delle professioni pedagogiche attraverso la scelta del loro utilizzo per tutto il segmento 0-6. Ciò in quanto i laureati in ambito pedagogico sono i professionisti più in grado di saper rispondere con consapevolezza e competenza alle esigenze educative dei bambini e delle bambine. Per tali ragioni è opportuno inserire la figura dell'educatore dei servizi educativi per l'infanzia non solo nei nidi, ma anche nella scuola dell'infanzia, in quanto l'educatore professionale socio-pedagogico è un professionista che lavora con tutte le età della vita da zero a sei anni, si è laureato in scienze dell'educazione e della formazione. Al contempo è necessario affidare il coordinamento pedagogico dei servizi educativi e della scuola dell'infanzia alla figura del pedagogista, il quale rappresenta il più grande esperto di educazione infantile, essendo proprio conoscitore dei processi di sviluppo dei bambini. La figura del pedagogista appare anche quella più consona all'affidamento della funzione di promozione e valorizzazione delle competenze genitoriali. Se, dunque, era già necessario l'inserimento a regime di tale figura, lo è ancora di più in questo periodo di emergenza epidemiologica, in quanto c'è il rischio di conseguenze nefaste per lo sviluppo della personalità umana. Se negli ultimi anni si è giunti a un livello di riflessione e consapevolezza sul tema dell'educazione prescolare abbastanza matura anche a livello normativo, è giunta l'ora di porre basi più solide, in modo da arrivare al più presto alla creazione di un orizzonte educativo nel segmento 0-6 alla base di un vero e proprio sistema integrato. Senza l'inserimento e l'impiego a pieno regime di educatori socio-pedagogici e pedagogisti, figure i cui percorsi di studio si pongono l'una in linea di continuità con l'altra, anche in affinità ai percorsi formativi degli insegnanti della scuola dell'infanzia, raggiungere l'obiettivo prefigurato risulterebbe ben più arduo e difficoltoso, anche nell'ottica della migliore spesa delle risorse stanziate, che ammontano a 309 milioni di euro all'anno per il quinquennio 2021-2025. TARICCO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, intervengo cogliendo a pretesto il richiamo dell'interrogazione 4-04125 , del 5 ottobre del 2020, con la quale ponevo il tema dell'accessibilità da parte di familiari e visitatori alle RSA. L'8 maggio di quest'anno è stata approvata un'ordinanza di accesso familiari e visitatori da parte del Ministero della salute.