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Abbiamo votato un referendum , qualcuno ha bocciato la proposta di revisione del bicameralismo perfetto, la prassi subentra alle lacune della Costituzione, secondo gli "illuminati" (quelli che io definisco i fenomeni di questa legislatura) e, attraverso l'istituto o l' escamotage (come credo sia più corretto chiamarlo) del voto di fiducia in uno dei due rami del Parlamento, viene esautorato l'altro, impedendogli l'approfondimento del provvedimento, la discussione degli emendamenti e il contributo delle opposizioni - e, mi pare di capire, anche di gran parte dei colleghi di maggioranza - a migliorare il provvedimento licenziato dall'altro ramo del Parlamento. Signor Presidente, senza la veemenza che caratterizza gli interventi del Capogruppo del PD, con tutta l'umiltà di un senatore neoeletto, quale io sono, credo che tutto questo vada fermato: credo che tutto questo sia un eccesso di speditezza che vada corretto. Mi fermo qui e mi affido a chi ha la responsabilità di governare l'Aula e di garantire per certi versi anche il decoro. Andando al merito del provvedimento, nel mio intervento di ieri ho già sottolineato che in questo decreto-legge c'è un pot‑pourri di idee e di misure alcune delle quali reputo condivisibili mentre altre no. Meglio di me commenterà l'intero provvedimento il collega De Bertoldi, il quale esprimerà anche la nostra dichiarazione di voto. Ciò che però mi colpisce e che mi procura un dubbio a cui mi è difficile dare una risposta è il seguente: il Vice Ministro delinea poteri taumaturgici di questo provvedimento e ne descrive le caratteristiche divinatorie. Io credo a lui, naturalmente, perché ha a disposizione dei dati di cui noi parlamentari non disponiamo in maniera così approfondita. Lui conosce i due mesi abbondanti di applicazione di questo provvedimento che - lo ricordo - è in vigore dal 1° maggio, quindi meglio di me ne conosce evidentemente anche le possibili ripercussioni positive sull'economia italiana. Il Vice Ministro però ci faccia capire, e ce lo faccia capire bene: è in corso un processo di revisione delle previsioni del DEF? Perché di questo dobbiamo parlare. Il DEF descrive la crescita del Paese prodotta da questo provvedimento, in combinato disposto con un altro provvedimento, lo sbloccacantieri, definito divinatorio, e lo riepiloga allo 0,1 per cento del PIL: credo che questo sia il dato che oggi abbiamo a disposizione. Da quanto descritto dal vice ministro Garavaglia, questo provvedimento ha invece in sé caratteristiche che possono portare a risultati ben maggiori. Allora due, e non altre, sono le ipotesi: o il vice ministro Garavaglia ci viene a raccontare cose di cui non solo lui non è convinto, ma nemmeno l'economia italiana, visto l'andamento di tutti gli indici che in questi due mesi non mi sembra abbiano avuto l'effetto benefico che lui descrive; oppure, come dicevo prima, lui ha a disposizione informazioni più dettagliate e reali di quelle provenienti dalle nostre normali fonti. Se così fosse, ci deve anticipare che è in corso una revisione delle previsioni del DEF, che dovrà essere almeno del 3-4 per cento. Dunque colleghi, e concludo, sotto i nostri inconsapevoli occhi sta avvenendo una riforma costituzionale. Ricordo che nei giorni scorsi, nel corso della discussione sul decreto Calabria, abbiamo evidenziato la presenza all'interno del provvedimento di quattro riforme importanti, per cui questo è un Governo che eccezionalmente realizza riforme importantissime. Oltre ad assistere, sotto i nostri occhi inconsapevoli e ignoranti, ad una riforma della Costituzione e del bicameralismo perfetto, ci troviamo però di fronte anche ad un'autentica rivoluzione dell'economia del Paese che sfugge ai più, ai commentatori e ai giornali economici. Lo stesso direttore de «Il Sole 24 Ore» non se ne è accorto e bisogna che glielo raccontiamo, perché stamattina evidentemente il vice ministro Garavaglia ci ha riferito che le previsioni secondo le quali lo sblocca cantieri, insieme al decreto crescita, avrebbe determinato un aumento dello 0,1 per cento del PIL non sono più reali e che c'è un altro miracolo economico che si sta verificando e del quale noi non ci siamo resi conto. Raccontatecelo meglio, allora, fotografate questo miracolo italiano e ne saremo ben felici. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, quando il Governo e la maggioranza hanno annunciato che avrebbero adottato dei provvedimenti per la crescita del Paese, abbiamo deciso di attendere le proposte che il Ministro competente avrebbe dovuto fare con un atteggiamento di apertura di credito, di attesa benevola, senza alcun pregiudizio e ciò per la semplice ragione che sappiamo che la crescita è un grande problema del Paese, una grande questione nazionale. Sappiamo in quale situazione ci troviamo dopo tredici mesi di Governo gialloverde, per cui abbiamo pensato che forse sarebbe arrivato qualcosa di nuovo e ci sarebbero state fatte delle proposte che ci avrebbero convinto a mutare il nostro giudizio: forse sarebbe arrivato qualcosa di utile per il Paese. Era una speranza vera, non retorica perché, nonostante quanto avvenuto nell'ultimo anno, con l'accumularsi di risultati fallimentari e di scelte sbagliate, sappiamo che può sempre arrivare il momento in cui qualcosa cambia. Che cosa sta alle nostre spalle e che cosa rendeva questo provvedimento un passaggio così importante come ho cercato di dire fino ad ora? In questi mesi non abbiamo visto niente di serio nel campo delle infrastrutture: balbettii, annullamenti di opere importanti, grandi esercizi di propaganda, ma nessun fatto concreto. Abbiamo visto un'attività decisamente insufficiente rispetto ai bisogni del Paese nel campo della gestione delle crisi industriali: ormai è lunghissimo l'elenco di crisi che non sono state gestite o che sono state mal gestite e che stanno portando a risultati assolutamente disastrosi. Abbiamo visto in questi mesi tutti gli indicatori economici principali volgere in breve tempo dal più al meno, senza che si riuscisse in nessuna maniera ad invertire la tendenza. Abbiamo visto - sono dati comunicati ieri dall'ISTAT e che tutti abbiamo accolto con grande preoccupazione - una variabile cruciale come quella della pressione fiscale, della quantità di tasse che nel Paese si pagano in rapporto al prodotto interno lordo, crescere fino a toccare (dato di ieri) un livello record negli ultimi cinque anni. Tutto questo rendeva urgente che venissero prese misure per la crescita. Purtroppo, dopo aver letto attentamente le prime bozze del provvedimento, approvato una prima volta e poi una seconda in Consiglio dei ministri, poi quasi sequestrato alla Camera dei deputati e infine praticamente nascosto al Senato della Repubblica, e dopo aver esaminato a fondo i contenuti del provvedimento in esame, ci siamo dovuti convincere che si stava perdendo un'altra occasione. Il problema sarebbe stato di poco conto se a perdere questa occasione fossero stati solo il Governo e la maggioranza, ma a perdere questa occasione è il Paese, che in una situazione molto difficile, di nervosismo sui mercati internazionali e di giudizio pesantemente negativo sull'affidabilità e la credibilità del nostro Governo nel mondo, non riesce a introdurre un segnale di svolta e un elemento di cambiamento.