[pronunce]

che il complessivo ed articolato intervento operato dalla legge 19 novembre 1996 n. 588 è stato reso necessario dalla ritenuta opportunità (esplicitata nei lavori parlamentari di conversione del decreto-legge n. 497 del 1996) di non fare ricorso, per il risanamento del Banco di Napoli e la liquidazione delle società del gruppo, alle generali procedure concorsuali previste dagli artt. 70 e seguenti del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385), onde evitare gli evidenti riflessi negativi (economici e di immagine) da ciò derivanti, anche all'estero, per l'intero sistema bancario italiano (v. in tal senso l'intervento alla Camera dei deputati del relatore per la maggioranza nella seduta del 22 ottobre 1996); che la valutazione dell'intervento - la quale deve essere compiuta con riguardo all'intero provvedimento normativo e non alla singola disposizione denunciata - non può prescindere dalla considerazione che tali finalità risultano perseguite dal legislatore attraverso la previsione di un rilevante onere posto a carico della finanza pubblica (Ministero del tesoro) per fronteggiare la assai precaria situazione economica del Banco di Napoli e delle società del gruppo, tra cui appunto l'Isveimer; che la fissazione di un tetto di spesa contenuta nel censurato art. 4 (afferente al fondo di previdenza in esame) rappresenta un indispensabile limite dell'entità dell'accollo del predetto onere da parte della collettività, in relazione all'esigenza della concreta realizzazione del relativo piano di liquidazione (soggetto pur sempre all'approvazione della Banca d'Italia) e della conseguente definizione di tutti i rapporti giuridici facenti capo al fondo stesso, previste come condizioni dell'intervento medesimo; che, dunque, l'invocata caducazione del limite non avrebbe l'auspicato effetto di assicurare un'illimitata capienza del fondo ma si porrebbe, viceversa, come ostativa proprio alla maggiorazione di spesa concessa dal legislatore; donde la non irragionevolezza della denunciata disposizione; che nemmeno è ravvisabile il denunciato vulnus al principio di uguaglianza, poiché - pur a prescindere dalla inidoneità del tertium comparationis evocato dal rimettente, attesa la disomogeneità, rispetto alla situazione vantata dagli iscritti al Fondo Isveimer, delle diverse posizioni creditorie esistenti nei confronti del diverso soggetto Banco di Napoli delle quali il rimettente assume l'integrale soddisfacimento ad opera degli artt. 1 e 3 della medesima legge - anche relativamente al Banco di Napoli gli interventi finanziari del Tesoro sono comunque espressamente condizionati "all'intervenuta stipulazione (...) di accordi sindacali che comportino la diminuzione (...) del costo del lavoro (...), compresa la revisione dei regimi pensionistici integrativi" (art. 3, comma 1, lettera c), nonché alla temporanea sospensione dei meccanismi perequativi delle pensioni integrative e sostitutive, con esclusione di "ogni successivo recupero, sotto qualsiasi forma, degli aumenti non maturati nel periodo di sospensione" (art. 3, comma 3); che in ogni caso le altre posizioni creditorie per le quali è assicurata la copertura del Tesoro si configurano come tutelate da una particolare forma di garanzia, accordata in vista delle predette scelte di opportunità, risultando in tal modo accentuata la loro peculiarità; che, d'altronde, la portata politica della legge n. 588 del 1996 e la complessità dei problemi da essa risolti - con un rilevante concorso di spesa pubblica, peraltro a sostegno, nella specie, di trattamenti pensionistici comunque integrativi del regime generale - configurano quell'inderogabile esigenza, più volte riconosciuta dalla Corte quale base del potere del legislatore di modificare sfavorevolmente la disciplina nei rapporti di durata, pur quando l'oggetto di tali rapporti sia costituito da diritti soggettivi perfetti (sentenza n. 390 del 1995), senza che da ciò derivi alcuna frustrazione dell'affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica ovvero della tutela approntata dagli artt. 36 e 38 della Costituzione (sentenze n. 416 del 1999 e n. 219 del 1998); che la natura integrativa del credito previdenziale in questione preclude la integrale riconducibilità di questo all'àmbito della retribuzione differita e rende ulteriormente ragione della logica sottesa alla scelta legislativa, per cui risulta improprio il richiamo alla norma dell'art. 2751-bis, numero 1, cod. civ. , la quale, se evocata - come nella specie - in riferimento ad ipotesi di soddisfacimento volontario dei crediti, non rappresenta un vincolo per la discrezionalità delle scelte legislative; che, infine, l'asserita irragionevolezza del riferimento ai dati dei bilanci tecnici attuariali è smentita dalla necessità di ancorare l'intervento a ben individuati parametri quantitativi - rispetto ai cui possibili scostamenti è prevista appunto la maggiorazione del 25 -, anche per consentire quella determinatezza della spesa che è condizione indispensabile per la sua copertura; che, con riguardo alla denunciata ulteriore violazione dell'art. 1 Cost., il rimettente non ha in alcun modo motivato; che, pertanto, la sollevata questione è sotto ogni profilo, manifestamente infondata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto-legge 24 settembre 1996, n. 497 (Disposizioni urgenti per il risanamento, la ristrutturazione e la privatizzazione del Banco di Napoli) convertito, con modificazioni, in legge 19 novembre 1996, n. 588, sollevata - in riferimento agli artt. 1, 3, 36 e 38 della Costituzione - dal pretore di Napoli, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 gennaio 2001. Il Presidente e redattore: Ruperto Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 6 febbraio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola