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ora è lo Stato che espropria i privati a vantaggio di altri privati più grandi e, per certi, aspetti anche più forti. È una vergogna assoluta. Questo Governo aiuta chi non lavora con il reddito di cittadinanza e bastona invece chi investe e fa i patti con lo Stato. (Applausi) . È proprio di oggi la notizia che in alcune aree del nostro Paese nove percettori su dieci hanno rifiutato un'offerta di lavoro e preferiscono rimanere disoccupati e tenersi il sussidio. Oggi è stata scritta una pagina non bella per tutti coloro che lavorano. Contro questo scempio, Fratelli d'Italia continuerà a battersi in ogni sede. Abbiamo sottolineato a più riprese la necessità di prevedere il riconoscimento dell'effettivo valore commerciale delle imprese al netto degli investimenti realizzati nel corso degli anni. Inoltre, vi è la necessità che venga garantito il diritto di prelazione degli attuali concessionari, che è fondamentale e indispensabile per tutelare 30.000 famiglie che - non dimentichiamolo - da decenni dedicano tutta la loro vita alla conduzione di queste attività. È altresì indispensabile un periodo di transizione per realizzare la mappatura delle spiagge. La cosa assurda è la contraddizione, inconcepibile per Fratelli d'Italia, che scaturisce dal fatto che non si mettono a gara le concessioni autostradali e idroelettriche e i servizi pubblici privati, mentre - al contempo - è urgente per il Governo colpire 30.000 piccole aziende turistiche italiane per favorire le multinazionali straniere. Come ho detto prima, occorre mettere a bando le concessioni autostradali e idroelettriche e non già colpire 30.000 famiglie che creano anche un indotto. Tutto questo nasce dal fatto che la maggioranza è spaccata al suo interno e non riesce a fare sintesi. Per concludere, è fondamentale tornare al voto - e noi continueremo a ribadirlo fino alla fine - visto che spetta agli italiani decidere da chi essere governati. Prima ciò avverrà, meglio sarà. Nel frattempo continuiamo a dire no alla svendita delle nostre spiagge e Fratelli d'Italia vigilerà sui decreti di attuazione, per il bene dei cittadini. Ora non possiamo che manifestare il nostro rammarico, soprattutto per l'occasione sprecata, da parte di questo Governo, di sfruttare le opportunità offerte dal provvedimento in esame. Ogni giorno di più vi dimostrate inadeguati a governare l'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà. MONTI (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, ho seguito con molto interesse e rispetto il lavoro del Governo e delle Commissioni parlamentari su questo importante provvedimento e ho apprezzato negli interventi dei relatori, senatori Collina e Ripamonti, la sottolineatura della complessità tecnica e della difficoltà politica di ogni intervento a favore della concorrenza. Portare più concorrenza comporta, per definizione, uno scontro (che sia a livello europeo o nazionale) che è sistematicamente a favore - e mi dispiace dissentire dal senatore Lannutti - della parte debole. Senatore Lannutti, come lei deve sapere, creare più concorrenza nell'economia non ha strettamente nulla a che vedere con il privatizzare; sono due cose completamente diverse. Per esempio, l'ordinamento europeo - com'è noto - è del tutto neutrale tra la proprietà privata o pubblica delle imprese, ma esige, sia che siano private, sia che siano pubbliche, lo stesso adempimento delle regole sulla concorrenza e sugli aiuti di Stato. Avrei voluto che questo provvedimento arrivasse prima e che fosse ancora più intenso. Per chi voglia comprendere, magari non avendo seguito da vicino i lavori, in che cosa il provvedimento avrebbe potuto essere più intenso, segnalo lo studio del 28 maggio 2022 dell'osservatorio del professor Cottarelli. Comunque, in questo momento non mi interessa tanto rilevare ciò che manca in questo importante provvedimento, quanto fare qualche osservazione sulla concorrenza e sulla cultura economica e politica italiana. Dobbiamo essere consapevoli che in questa occasione l'Italia introduce alcuni miglioramenti della concorrenza perché lo impone l'Europa e - cosa assolutamente senza precedenti - perché l'Europa ci paga affinché lo facciamo. Pensate come doveva essere difficile, in passato, fare riforme creando degli scontenti e senza alcuna compensazione da parte dell'Europa. Questa situazione tornerà, normalmente: oggi siamo in un momento di eccezione e ci mancherebbe altro che non si riuscisse, in questa situazione, ad arrivare a questo risultato. Tuttavia i relatori per primi sanno com'è stato difficile. Non abituiamoci alla situazione di quest'anno, perché l'Italia, come ogni altro Paese, dovrà fare tante riforme faticose per ammodernarsi di continuo e non sempre riceverà un cospicuo premio dall'alto. Bisogna che ci convinciamo che è nel nostro interesse, come Paese, che si ammodernizzino le strutture, con equilibrio e con attenzione agli aspetti sociali. Lo facciamo per noi; meglio ancora, lo facciamo per i nostri figli. Non lo facciamo minimamente perché l'Europa ce lo chiede. L'Europa ce lo chiede e può anche esigerlo, perché tutti le abbiamo delegato, attraverso i trattati, il compito di guardare più lontano di noi, Governi e Parlamenti nazionali, e quindi di occuparsi dei nostri figli. Non si pensi che concorrenza sia ideologia. La concorrenza, se ce n'è di più, comporta conseguenze concrete molto palpabili e misurabili: più crescita, riduzione delle disuguaglianze, riduzione dell'inflazione. Quali cose oggi nel nostro Paese sono più importanti di queste tre? Più crescita, perché più concorrenza significa che ogni isolotto di corporazione, legittimamente creato nella storia e che finora ha tenuto i propri ponti levatoi ben chiusi, decide - o glielo si fa capire un po' per volta - che è bene aprirli. Ognuno si sentirà meno tutelato nella propria trincea operativa, ma questo determinerà più respiro, più produttività, più produzione, più occupazione e più crescita. In questo momento abbiamo sott'occhio due problemi: di uno si parla, mentre dell'altro, secondo me, si parla di gran lunga troppo poco in tutti i settori della politica; il primo è l'inflazione, il secondo sono le disuguaglianze. Questa inflazione, che è stata causata non tanto - o non ancora - dalla guerra in Ucraina, quanto da politiche non molto sensate condotte negli ultimi anni dalle banche centrali, in Europa e altrove, e poi sicuramente dai modi in cui si interviene contro le conseguenze della pandemia, ci colpisce e ci colpirà. La concorrenza contribuisce a tenere bassi i prezzi e quindi a ridurre l'inflazione e riduce le disuguaglianze, perché in genere ad essere tenuti fuori dai mercati, a causa di paratie che bloccano, sono i più giovani, quelli che magari vengono da fuori, hanno nuove idee e hanno più voglia di battersi e invece, in generale, viene loro precluso di farlo dalle misure protettive degli insiders . È stato giustamente sottolineato dei relatori che certamente l'Europa deve vigilare sul rispetto della concorrenza da parte di tutti gli Stati membri. Invito tutti a tenere presente che ciascuno di noi - o quasi - può attivarsi.