[pronunce]

Nella memoria depositata in data 30 aprile 2013, la Provincia autonoma resistente - richiamando anche la delibera 3 maggio 2012, n. 49, adottata dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture - osserva che l'art. 262, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207 (Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»), per quanto riguarda i compensi per gli incarichi di progettazione per i servizi attinenti all'architettura e all'ingegneria, rinvia espressamente alle tariffe professionali, facendo riferimento alla «quota del corrispettivo complessivo riferita alle prestazioni normali e speciali relative alla progettazione [...] sulla base delle percentuali ed aliquote di prestazioni parziali previste dalle tariffe professionali». La disposizione richiamata non può invero essere ritenuta ancora vigente per effetto dell'abrogazione di quelle che rinviano alle tariffe per la determinazione del compenso del professionista, disposta dall'art. 9, comma 5, del d.l. n. 1 del 2012. Né può accogliersi il rilievo avanzato dalla Provincia autonoma resistente - basato su una mera circostanza di fatto, peraltro inerente al quadro normativo previgente all'abrogazione della disciplina sulle tariffe - che la disposizione impugnata modifichi una disciplina che non è mai stata oggetto di censure, nonché sulla necessità - desumibile anche dalla richiamata delibera 3 maggio 2012, n. 49 dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici - di fondare gli elementi del corrispettivo dei professionisti su elementi concreti. Tale rilievo mosso dalla resistente è piuttosto riferibile all'articolata disciplina dettata dagli artt. 20 e 30 della legge provinciale sui lavori pubblici, che ben possono considerarsi attinenti, almeno per taluni profili, alla sfera organizzativa dell'ente territoriale. Non potrebbe invece sostenersi - come asserisce la difesa provinciale - che l'impugnato art. 11 della legge n. 18 del 2012 rientri nella materia dell'organizzazione perché non è rivolto a regolare una forma di svolgimento dell'attività amministrativa. Esso, invece, incide anzitutto sull'ambito materiale relativo alla «tutela della concorrenza» da cui discendono le richiamate esigenze di uniformità, estensibili anche agli enti dotati di autonomia speciale (ex plurimis, sentenze n. 114 del 2011; n. 221 e n. 45 del 2010). Sotto altro profilo, d'altronde, l'impugnato art. 11, comma 1, lettera c), della legge n. 18 del 2012 non appare conforme agli stessi indirizzi formulati dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. Infatti, nella delibera 3 maggio 2012, n. 49, è ben vero che la suddetta Autorità ha affermato la necessità di fornire una base certa alle amministrazioni aggiudicatrici ai fini della determinazione dei compensi per gli incarichi attinenti all'architettura e all'ingegneria, ma ha altresì escluso che essi possano essere stabiliti mediante parametri assimilabili ai tariffari e ha omesso ogni richiamo agli «elenchi prezzi», anche «quale possibile riferimento per l'individuazione del valore della prestazione». Ne consegue la sussistenza del censurato contrasto tra l'art. 11, comma 1, lettera c), della legge provinciale n. 18 del 2012 e la norma invocata a parametro interposto (art. 9 del decreto-legge n. 1 del 2012). Va dunque dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 11, comma 1, lettera c), della legge della Provincia autonoma di Trento n. 18 del 2012, per violazione degli artt. 4 e 8 del d.P.R. n. 670 del 1972 e dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. Gli ulteriori profili di censura rimangono assorbiti. 6.- Deve infine essere esaminata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 1, lettera a), della legge provinciale n. 18 del 2012. Occorre anzitutto prendere in esame le modificazioni della disposizione impugnata e gli effetti del sopra menzionato ius superveniens. Esso, come noto, può determinare la cessazione della materia del contendere alla duplice condizione della: a) efficacia satisfattiva rispetto alle ragioni del ricorrente; b) mancata applicazione medio tempore della normativa censurata (ex plurimis, sentenze n. 73 e n. 18 del 2013; n. 300 e n. 193 del 2012). Nel caso in esame, l'art. 68, comma 1, lettera a), della richiamata legge provinciale n. 25 del 2012 ha modificato l'art. 30, comma 3-bis, della legge provinciale sui lavori pubblici, inserito dall'impugnato art. 16, comma 1, lettera a), della legge della Provincia autonoma di Trento n. 18 del 2012, così disponendo: «La Giunta provinciale, previo parere del Consiglio delle autonomie locali, adotta schemi-tipo di bandi, di inviti a presentare offerte e di altri atti necessari per svolgere le procedure di scelta del contraente sulla base di bandi-tipo approvati dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture». Risulta soddisfatto il requisito sub b) richiesto dalla giurisprudenza di questa Corte affinché si possa determinare la cessazione della materia del contendere (ex plurimis, sentenze n. 193 del 2012; n. 192 del 2011). La mancata applicazione delle disposizioni impugnate medio tempore è infatti desumibile dalla circostanza che la Giunta provinciale, nel limitato periodo di vigenza della norma impugnata (dall'8 agosto 2012 al 28 dicembre 2012), non ha adottato alcuno schema-tipo di bando, continuando invece ad applicare, in via transitoria, gli schemi-tipo di bando definiti dal regolamento attuativo dell'art. 13-bis, comma 2, lettera d), della stessa legge provinciale sui lavori pubblici, secondo quanto previsto dall'art. 16, comma 3, della legge provinciale n. 18 del 2012, come deduce anche la Provincia autonoma resistente nella memoria depositata in data 30 aprile 2013. Non risulta invece soddisfatto il requisito sub a), attesa la sussistenza della medesima sostanza normativa tra la disposizione originariamente impugnata e quella sopravvenuta e il perdurante carattere lesivo della norma oggetto di censura. In virtù del principio di effettività della tutela costituzionale nei giudizi in via principale, la questione di costituzionalità va dunque trasferita sul testo vigente (ex plurimis, sentenze n. 193 e n. 147 del 2012). 6.1.- Nel merito, la questione è fondata.