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Art. 5 Pensione ai superstiti 1. Agli iscritti all'INPDAI, si applicano le disposizioni in materia di pensione ai superstiti vigenti nell'assicurazione generale obbligatoria. Agli stessi si applica altresì l'articolo 1, comma 41, della legge 8 agosto 1995, n. 335. 2. Sono abrogati gli articoli 15, 16, 17, 18, 19 e 20 del decreto del Presidente della Repubblica 17 agosto 1955, n. 914. Note all'art. 5: - Il comma 41 dell'art. 1 della legge n. 335/1995, così recita: "41. La disciplina del trattamento pensionistico a favore dei superstiti di assicurato e pensionato vigente nell'ambito del regime dell'assicurazione generale obbligatoria è estesa a tutte le forme esclusive o sostitutive di detto regime. In caso di presenza di soli figli di minore età, studenti, ovvero inabili, l'aliquota percentuale della pensione è elevata al 70 per cento limitatamente alle pensioni ai superstiti aventi decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge. Gli importi dei trattamenti pensionistici ai superstiti sono cumulabili con i redditi del beneficiario, nei limiti di cui all'allegata tabella F. Il trattamento derivante dal cumulo dei redditi di cui al presente comma con la pensione ai superstiti ridotta non può essere comunque inferiore a quello che spetterebbe allo stesso soggetto qualora il reddito risultasse pari al limite massimo delle fasce immediatamente precedenti quella nella quale il reddito posseduto si colloca. I limiti di cumulabilità non si applicano qualora il beneficiario ficcia parte di un nucleo familiare con figli di minore età, studenti ovvero inabili, individuati secondo la disciplina di cui al primo periodo del presente comma. Sono fatti salvi i trattamenti previdenzali più favorevoli in godimento alla data di entrata in vigore della presente legge con riassorbimento sui futuri miglioramenti". - Gli articoli 15, 16, 17, 18, 19 e 20 del D.P.R. n. 914/1955, ora abrogati dal presente decreto, erano del seguente tenore: "Art. 15. - In caso di morte di dirigente in attività di servizio e non pensionato che, al momento del decesso, sia iscritto ed abbia maturato almeno due anni di anzianità contributiva, spetta al coniuge superstite e, sino al compimento del 21 anno di età, ai figli legittimi, naturali riconosciuti, legittimati, adottivi e affiliati, una pensione indiretta nella misura indicata al successivo art. 16. Il periodo di 2 anni di anzianità contributiva indicato nel comma precedente, non è richiesto qualora il decesso del dirigente sia dovuto ad infortunio per cause di servizio. In mancanza di coniuge ed orfani, la pensione indiretta, nella misura indicata dal successivo art. 16, spetta ai genitori e agli adottanti o agli affilianti viventi a carico. In mancanza anche dei genitori, adottanti o affilianti viventi a carico, la pensione spetta ai fratelli celibi ed alle sorelle nubili superstiti che non siano titolari di pensione, semprechè al momento della morte del dante causa risultino permanentemente inabili al lavoro ed a suo carico. Per i figli superstiti, che risultino a carico del genitore al momento del decesso e non prestino lavoro retribuito, il limite di età di cui al primo comma è elevato, qualora frequentino l'università, per tutta la durata del corso legale, ma non oltre al 26 anno di età". "Art. 16. - La pensione indiretta è stabilita in base alle seguenti aliquote della pensione che sarebbe spettata al dirigente, al momento del decesso, in caso di inabilità permanente assoluta: a) il 60 per cento per il coniuge: il 20 percento a ciascun figlio se ha diritto a pensione anche il coniuge, oppure il 40 per cento se hanno diritto a pensione soltanto i figli. La pensione di cui alla precedente lettera a) non può in ogni caso, essere complessivamente né inferiore al 60 per cento, né superiore alla pensione che sarebbe spettata al dirigente, al momento del decesso in caso di inabilità permanente assoluta; b) il 30 per cento per ciascun genitore o adottante o affiliante a carico, semprechè manchino coniuge ed orfani; c) il 15 per cento per ciascun fratello celibe e sorella nubile a carico e permanentemente inabili, semprechè manchino i superstiti di cui alle precedenti lettere a) e b)". "Art. 17. - Le pensioni di invalidità e vecchiaia sono reversibili in favore dei superstiti indicati nel primo comma dell'art. 15, secondo le aliquote previste alle lettere a), b) e c) del precedente art. 16, con le modalità di cui alIart. 19". "Art. 18. - Il diritto a pensione del coniuge superstite è subordinato alla condizione che non sia stata pronunciata sentenza di separazione legale per colpa del coniuge superstite o di entrambi i coniugi. Quando superstite sia il marito, il suo diritto a pensione è subordinato altresì alle condizioni che egli sia stato convivente a carico della moglie, già iscritta all'Istituto e che, alla data della morte di quest'ultima, egli risulti inabile al lavoro generico in modo assoluto e permanente. Non ha diritto alla pensione il coniuge superstite quando, dopo la decorrenza della pensione stessa, il dirigente abbia contratto matrimonio in età superiore a 72 anni, o, se in età inferiore, qualora il matrimonio sia durato meno di due anni e qualora, in entrambi i casi, la differenza di età tra i due coniugi sia maggiore di 20 anni. Si prescinde dal requisito di età del pensionato, dalla durata del matrimonio e dalla differenza di età tra i coniugi, quando sia nata prole anche postuma o il decesso sia avvenuto per causa di infortunio sul lavoro, di malattia professionale o per causa di guerra o di servizio. Non hanno uguamente diritto a pensione i figli naturali riconosciuti, i legittimati, gli adottivi e gli affiliati quando il riconoscimento, la legittimazione, l'adozione e l'affiliazione abbiano avuto luogo dopo la decorrenza della pensione in favore del dirigente. Le pensioni di invalidità sono tuttavia reversibili quando il riconoscimento, la legittimazione, l'adozione o l'affiliazione abbiano avuto luogo prima del compimento, da parte del dirigente, del 65 anno di età, se uomo, o del 60 , se donna. Limitatamente ai figli legittimi, legittimati o naturali riconosciuti, sono equiparati ai figli minorenni i figli e le figlie nubili maggiorenni che, alla morte del dirigente, siano riconosciuti inabili al lavoro generico in modo assoluto e permanente. Per l'accertamento dell'inabilità dei figli e del coniuge superstite, ove questi sia il marito, valgono le stesse norme di cui all'art. 13. La ripartizione del capitale, liquidato ai sensi dell'art. 21, secondo comma, ha luogo secondo le disposizioni di legge sulle successioni". "Art. 19. - La pensione a favore dei superstiti decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è avvenuta la morte del dirigente, semprechè gli aventi diritto presentino domanda all'Istituto, per mezzo di lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, entro due anni dalla data del decesso.