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Conversione in legge del decreto-legge 25 marzo 2019, n. 22, recante misure urgenti per assicurare sicurezza, stabilità finanziaria e integrità dei mercati, nonché tutela della salute e della libertà di soggiorno dei cittadini italiani e di quelli del Regno Unito, in caso di recesso di quest'ultimo dall'Unione europea. Onorevoli Senatori. – Il decreto-legge di cui il presente disegno di legge chiede la conversione contiene un complesso di misure dirette a rafforzare la stabilità finanziaria e la tutela degli investitori, alla luce di un insieme di sollecitazioni cui l'Italia è chiamata a rispondere nell'evoluzione del contesto internazionale. Il decreto-legge è suddiviso in tre capi. Il primo concerne disposizioni in materia di poteri speciali inerenti ai servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G. Il secondo riguarda misure per garantire la stabilità finanziaria, mentre il terzo attiene al mantenimento, con alcune modifiche ritenute opportune alla luce della concreta attuazione della misura prevista dal decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49, dello schema di concessione della garanzia dello Stato sulla cartolarizzazione di sofferenze (GACS). Il secondo capo, a sua volta, è suddiviso in tre sezioni: la prima introduce misure necessarie in caso di recesso senza accordo del Regno Unito dall'Unione europea; la seconda reca disposizioni per la tutela dei cittadini italiani, in relazione al medesimo recesso; la terza riguarda gli interventi in tema di partecipazione italiana a istituzioni finanziarie e gruppi intergovernativi internazionali. Capo I – Disposizioni in materia di poteri speciali inerenti ai servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G L'articolo 1 intende aggiornare la normativa in materia di poteri speciali all'evoluzione tecnologica intercorsa, con particolare riferimento alla tecnologia 5G e ai connessi rischi che l'utilizzo improprio dei dati può determinare sulla sicurezza nazionale. Come anche evidenziato con la Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2019 (2019/2575(RSP)), le vulnerabilità delle reti 5G potrebbero essere sfruttate per manomettere i sistemi informatici, causando potenzialmente gravissimi danni ai cittadini e alle loro vite, nonché alle economie europee e nazionali. Inoltre, i fornitori di tecnologie sono tecnicamente in grado di utilizzare componenti della tecnologia della rete 5G per violare la riservatezza dei dati di cittadini, imprese e istituzioni. Pertanto il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri, le agenzie di cibersicurezza, gli operatori del settore delle telecomunicazioni, i produttori e i fornitori di servizi di infrastruttura critici a segnalare alla Commissione e all'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA) qualsiasi elemento indicante l'esistenza di vulnerabilità tale da compromettere l'integrità e la sicurezza delle reti di telecomunicazione. Considerando che la rete 5G sarà la struttura portante della nostra infrastruttura digitale, in quanto estenderà la possibilità di connettere diversi dispositivi alle reti e apporterà nuovi vantaggi e nuove opportunità alla società e alle aziende in molti settori, tra cui alcuni settori chiave dell'economia, quali i trasporti, l'energia, la sanità, la finanza, le telecomunicazioni, la difesa e il comparto spaziale, modificando le modalità di produzione ed utilizzo di dati con evidenti impatti sulla sicurezza di quelli sensibili e avuto anche riguardo ai progetti di realizzazione di reti con tecnologia 5G in corso, si ritiene necessario e urgente introdurre un quadro normativo che consenta la protezione degli interessi strategici rilevanti per il sistema di sicurezza nazionale connessi alla realizzazione delle predette infrastrutture. La norma consente con riguardo alle reti di comunicazioni basate su tecnologia 5G, di porsi in linea con i settori indicati dal regolamento dell'Unione europea sugli Investimenti diretti esteri (IDE) (approvato in via definitiva dal Parlamento europeo e dal Consiglio) come strategici, tra cui le tecnologie critiche, compresa l'intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori, le tecnologie con potenziali applicazioni a doppio uso, la sicurezza in rete, la tecnologia spaziale o nucleare, la sicurezza dell'approvvigionamento di input critici. Nello specifico l'articolo 1 del decreto-legge introduce l'articolo 1-bis nel decreto-legge n. 21 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 56 del 2012, che dispone i seguenti interventi: – il comma 1 individua, quale attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale, i servizi di comunicazione elettronica a banda larga senza fili basati sulla tecnologia 5G ai fini dell'esercizio dei poteri speciali previsto dal successivo comma; – il comma 2 estende l'obbligo di notifica di cui al comma 4 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 21 del 2012 ai contratti e accordi stipulati da operatori pubblici e privati, aventi ad oggetto l'acquisto di beni o servizi relativi alla progettazione, alla realizzazione, alla manutenzione e alla gestione delle reti di comunicazione elettronica basate sulla tecnologia 5G, ovvero l'acquisizione di componenti ad alta intensità tecnologica funzionali alla predetta realizzazione o gestione, quando posti in essere con soggetti esterni all'Unione europea; – il comma 3 introduce una definizione di soggetto esterno all'Unione europea (UE) in chiave sostanzialistica e antielusiva, ricomprendendovi oltre ai soggetti formalmente stabiliti al di fuori dell'UE, anche imprese formalmente europee ma controllate da soggetti extra UE; – il comma 4 consente, ferma restando l'immediata operatività della norma, di introdurre una disciplina di semplificazione degli oneri di notifica e procedurali, al fine di minimizzare l'impatto sulle imprese operanti nei settori strategici così individuati, in conformità al principio di proporzionalità. Capo II – Misure per garantire la stabilità finanziaria Il capo è suddiviso in tre sezioni, attinenti alle misure volte a garantire la stabilità finanziaria. Sezione I – Misure in caso di recesso del Regno Unito in assenza di accordo In data 29 marzo 2017 il Regno Unito ha formalizzato l'intenzione di recedere dall'Unione europea ai sensi dell'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea (TUE). L'eventuale mancata ratifica dell'accordo per il recesso dall'UE approvato dal Consiglio europeo il 25 novembre 2018 (cosiddetto no deal ) non consentirebbe di definire soluzioni armonizzate sulle condizioni e sulle modalità di uscita del Regno Unito, né renderebbe possibile la previsione, a livello europeo, di un periodo transitorio utile a favorire un ordinato processo di accompagnamento al rinnovato assetto. In caso di mancato raggiungimento di un accordo sul recesso, a decorrere dal 30 marzo 2019 (o dalla data che venisse successivamente concordata tra Regno Unito e UE) il Regno Unito diverrà a tutti gli effetti uno Stato terzo, con conseguente discontinuità nei rapporti bilaterali con l'UE.