[ddlpres]

Delega al Governo per il riordino, la soppressione e la riduzione degli enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e per la modernizzazione dei servizi all'agricoltura. Onorevoli Senatori. -- La situazione economica e finanziaria italiana ha presentato negli ultimi anni, e continua a presentare ancor oggi, tratti estremamente preoccupanti: bassa crescita, perdita di competitività, arretramento delle imprese italiane nei principali settori competitivi, a partire dal settore agricolo. L'incapacità di mantenere alti livelli di competitività e la mancanza di attrazione del mercato interno si stanno riflettendo altresì sull'andamento del mercato del lavoro, con alta disoccupazione soprattutto nel Mezzogiorno, tra i giovani e le donne. L'analisi del quadro macroeconomico attuale segnala una perdita strutturale di capacità competitiva del Paese, non interpretabile soltanto come un fatto ciclico ma, al contrario, come un deterioramento progressivo del capitale fisico delle imprese, del capitale sociale, dell'adeguatezza delle infrastrutture, del fattore lavoro e della mobilità sociale. Altrettanto preoccupante è la situazione della finanza pubblica, accentuata dalla forte instabilità dei mercati finanziari. Per quanto riguarda il settore agricolo, le risorse destinate dallo Stato al sostegno delle imprese, della competitività e dell'innovazione, cioè complessivamente alle politiche di competenza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestale, sono state, nel corso degli anni, fortemente ridotte. Esse risultano inoltre drammaticamente sproporzionate rispetto alle risorse impiegate per mantenere le strutture dello stesso Ministero, nonché degli enti da esso vigilati. Infatti, le risorse sottratte negli anni al settore agricolo sono andate a gravare quasi interamente sulle politiche per lo sviluppo, traducendosi in ulteriori sofferenze per un comparto già duramente colpito dalla crisi; i tagli, pur necessari in questo momento di crisi economica e finanziaria, non hanno prodotto né avrebbero potuto produrre una maggiore efficienza e virtuosità delle risorse impiegate, non andando mai a colpire le inefficienze del sistema, e spesso non operando scelte di merito. Le profonde trasformazioni economiche e sociali degli ultimi decenni e la rapida evoluzione dei bisogni di cittadini e consumatori hanno arricchito di nuovi contenuti le aspettative della società nei confronti del settore agroalimentare. Ad ogni modo, la tradizionale funzione economico-produttiva dell'agricoltura rimane primaria e, per essere svolta nelle nuove condizioni dell'epoca, deve coniugarsi con una pluralità di valori collettivi legati alla valenza ambientale, sociale e culturale dell'agricoltura e dei territori rurali. Tutto ciò va anche nella direzione di una nuova politica agricola comune (PAC), che nei prossimi mesi modificherà l'intero sistema di aiuti europei agli Stati membri, cosicché «spending review» dovrà divenire la parola d'ordine anche nel settore dell'agricoltura, settore in cui le risorse saranno sempre meno, e non solo in sede nazionale. È necessario quindi avviare una nuova fase politica al fine di affrontare tre grandi questioni quali competitività, valore del territorio e revisione della spesa pubblica, nella cornice di una nuova governance degli enti agricoli. In tal senso, è fondamentale competere sia sui mercati locali che internazionali, puntando sul valore pubblico del bene «agricoltura», potenziale settore traino della crescita economica del Paese, e porla nelle condizioni di incentivare la crescita imprenditoriale, in particolare femminile e giovanile, di sostenere nuove professioni, di concepire moderni e sostenibili spazi di sviluppo, di valorizzare il lavoro dentro rigorose logiche di legalità e dignità delle persone. Così, nell'ottica di contribuire ad attuare la spending review disposta dall'articolo 01 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e quindi di realizzare le misure di revisione integrale della spesa pubblica e di ristrutturazione della pubblica amministrazione necessarie per ridurre le sovrapposizioni tra livelli decisionali nonché la spesa corrente primaria, con il presente disegno di legge si intende procedere alla riorganizzazione, riduzione e accorpamento degli enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Attraverso questo processo di riorganizzazione e riduzione si può realizzare una più efficiente capacità della pubblica amministrazione, sia a livello centrale che regionale, nonché assicurare competenze di ricerca e servizi per favorire l'innovazione e la competitività delle diverse agricolture e dei differenti territori rurali. Infatti, nel medio lungo periodo, il reddito dell'impresa agricola professionale si promuove sostenendo progetti di competitività e ridisegnando strumenti e modalità di impiego di risorse verso fattori della competitività quali integrazione, qualità gestionale, internazionalizzazione, innovazione, efficienza, produttività, costi, trasparenza. Il grave stato d'indebitamento del Paese impone a tutti i settori della pubblica amministrazione, compreso il settore agricolo, un piano di riordino: affinché il settore agroalimentare possa contribuire in modo rilevante alla crescita dell'economia italiana, è necessario che si recuperi il gap tra potenzialità della domanda e deficit competitivo del sistema imprenditoriale. Il presente disegno di legge propone dunque una razionalizzazione del sistema degli enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, delle loro singole funzioni e strutture organizzative, che può consentire di attuare una importante ricomposizione di parte della spesa del Ministero e la conseguente riallocazione di parte delle sue risorse. Si tratta di produrre concentrazioni e alleggerimenti, dismettendo attività e strutture inutili ed eliminando sovrapposizioni e duplicazioni di compiti che determinano sprechi, inefficienze e sottoutilizzazione delle energie intellettuali e professionali impiegate. Tali elementi negativi si scaricano sull'intero sistema agricolo e agroalimentare nazionale, alle prese con una crisi senza precedenti, che colpisce pesantemente produttori e operatori, riverberandosi inevitabilmente sui cittadini consumatori. Si ravvisa l'esigenza di una profonda riorganizzazione del sistema che oggi supporta il settore agricolo e agroalimentare, delle politiche ambientali e territoriali e della sicurezza alimentare, sia a livello dell'amministrazione centrale che a livello regionale, per adeguarli ai nuovi compiti. Appare certamente fattibile rivedere, con immediatezza, determinazione e intelligente gradualità, l'assetto organizzativo esistente delle strutture vigilate dal Ministero. Si tratta di enti molto diversi tra loro; per rimanere solo a quelli principali: Agenzia pubblica per i controlli in agricoltura (AGECONTROL), Sistema informativo nazionale per lo sviluppo dell'agricoltura (SIN), Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA), Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), Istituto nazionale di economia agraria (INEA), Istituto sviluppo agroalimentare (ISA). Gli attivi patrimoniali sono nel complesso tre volte l'ammontare del bilancio annuo del Ministero di riferimento; i loro organici sono costituiti da oltre 4.000 unità lavorative. In alcuni casi, si rilevano patrimoni netti fortemente negativi e gestioni poco trasparenti.