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Disciplina organica in tema di diritto d'asilo, protezione internazionale e altre misure di protezione umanitaria. Onorevoli Senatori. -- Secondo i dati dell'Alto Commissariato delle Nazione Unite per i rifugiati (ACNUR), aggiornati alla fine del 2012, i rifugiati in Italia sono circa 64.779. Dai dati EUROSTAT per il 2012 emerge che si sono ricevute 15.715 richieste delle quali 8.260 hanno avuto esito positivo, comportando il riconoscimento di 1.915 rifugiati, di 4.410 protetti sussidiari e di 1.935 beneficiari di protezione umanitaria. Se, da un lato, questi dati danno la misura del fenomeno, della sua attualità e della sua urgenza, dall'altro, anziché comportare allarmismi inutili, obbligherebbe ad intervenire in modo strutturale, migliorando e incrementando misure di riconoscimento, accoglienza, integrazione. Di fatto, negli ultimi anni si è assistito nel nostro Paese ad una pericolosa e latente generalizzazione del fenomeno, affrontato per lo più in chiave emergenziale, quando invece richiederebbe un'armonizzazione della disciplina con identiche condizioni di accoglienza sull'intero territorio nazionale. In Italia, la gestione degli stranieri richiedenti asilo, status di rifugiato e, in generale, protezione umanitaria, soffre di fatto della mancanza di una disciplina organica della materia. Inoltre le norme vigenti non sempre si sono rivelate adeguate all'evoluzione del fenomeno che ha interessato un numero crescente di richiedenti protezione, per lo più senza distinguere la figura del richiedente protezione internazionale da quella del migrante economico o altra categoria di sfollato. Tra le maggiori criticità rilevate, figurano le difficoltà nel presentare la domanda per l'insufficienza di informazioni, di assistenza legale o a causa di ostacoli procedurali; i lunghi tempi di attesa per l'esito della domanda di protezione internazionale; la mancanza di adeguati supporti linguistici e psicologici. Il presente disegno di legge ha dunque quali finalità principali quelle di garantire l'accesso ad un sistema strutturato e funzionale per protezione umanitaria, oltre che di ridurre, le difficoltà che incontrano gli operatori del settore. Lo schema si ispira in larga misura al progetto redatto dagli allievi del ventiseiesimo corso della scuola di scienza e tecnica di legislazione dell’ISLE, anno 2013-2014, coordinati dal prof. Mario Fiorillo. Il testo è stato già pubblicato nella rivista «Rassegna parlamentare» n. 2 del 2014. Il disegno disciplina in maniera organica lo status e le modalità di riconoscimento derivanti dalla protezione internazionale, dalle altre misure umanitarie, nonché, per la prima volta nel nostro ordinamento, dal diritto di asilo, disciplinato all'articolo 10, terzo comma, della Costituzione. 1. Il disegno di legge muove dall'esigenza di differenziare sia sul piano formale, sia su quello sostanziale, il trattamento giuridico per lo straniero e l'apolide, in ragione dei diversi presupposti fondanti le tutele, nel rispetto dei princìpi di dignità umana, solidarietà sociale ed eguaglianza: con tali finalità che si apre il titolo I, che definisce gli istituti coinvolti e i principali atti internazionali di riferimento, distinguendo le figure soggettive di richiedente asilo costituzionale, rifugiato e beneficiario di altre misure di protezione umanitaria. 2. Il titolo II, in attuazione dell'articolo 10, terzo comma, della Costituzione, ha lo scopo di fornire una disciplina del diritto d'asilo all'interno dell'ordinamento nazionale. La disorganicità della normativa attualmente in vigore, più volte rimarcata dalla dottrina e dalla giurisprudenza, e le carenze dovute a interventi limitati al solo recepimento delle direttive europee in materia, evidenziano infatti una forte discrasia tra il lungimirante precetto costituzionale e un insoddisfacente intervento legislativo che, sulla spinta europea al completamento della seconda fase del sistema comune europeo d'asilo, si rende necessario riformare. Il diritto d'asilo costituisce, all'interno del presente disegno di legge, la garanzia per lo straniero o l'apolide, quindi indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza del soggetto interessato, di vedersi riconosciuto un diritto soggettivo in relazione all'impedimento, nel Paese di origine, dell'effettivo esercizio o godimento dei diritti di libertà tutelati dalla Costituzione. In tal senso, in applicazione della norma costituzionale, ciò che preme stabilire è se lo straniero possa effettivamente esercitare questi diritti, non essendo sufficiente l'attestazione formale di questi ultimi all'interno della Carta costituzionale del Paese cui lo straniero appartiene; inoltre, l'impedimento dell'effettivo esercizio o godimento delle libertà democratiche non è ancorato a situazioni temporanee, né contingenti o eccezionali di limitazione. Allo straniero o all'apolide beneficiario del diritto d'asilo -- con particolare attenzione se minore non accompagnato o persona vulnerabile, ai suoi familiari o parenti -- è rilasciato un permesso di soggiorno triennale che consente la libera circolazione sul territorio nazionale, un documento di viaggio annuale per gli spostamenti al di fuori del nostro Paese ed è riconosciuta una condizione giuridica non discriminatoria rispetto al cittadino italiano, per quanto attiene all'accesso al lavoro e allo studio, all'iscrizione agli albi professionali, alla formazione professionale, all'assistenza sociale e sanitaria. Il permesso di soggiorno con validità triennale è rinnovabile, previa verifica della permanenza delle condizioni che ne avevano consentito il rilascio. La disciplina della presentazione della domanda di asilo tiene conto degli obiettivi di speditezza ed efficienza delle procedure, senza sacrificare in ogni caso le necessarie garanzie nei riguardi del richiedente. Le Commissioni territoriali per il diritto di asilo, individuate con decreto del Ministro dell'interno nel numero massimo di dieci, cui si aggiungono eventuali ulteriori dieci sezioni, che potrebbero essere istituite con decreto ministeriale al verificarsi di particolari incrementi del numero delle domande di asilo, sono competenti all'istruttoria e all'esame della domanda ricevuta dalla polizia di frontiera e dalla questura, nonché a decidere sul riconoscimento del diritto. La composizione delle Commissioni, oltre a garantire il principio della parità di genere e la competenza specifica in materia di asilo dei suoi membri, è integrata da funzionari del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, da psicologi e assistenti sociali e da professori ordinari in materie giuridiche. Per i casi di revoca e cessazione del diritto -- alla cui disciplina specifica è dedicato un apposito articolo -- è competente la Commissione nazionale per il diritto di asilo, che ha anche compiti di indirizzo e di coordinamento delle commissioni territoriali, di formazione e aggiornamento dei propri componenti e di quelli delle commissioni territoriali stesse, di monitoraggio delle domande di asilo e di documentazione sulla situazione socio-politico-economica degli Stati di appartenenza dei richiedenti. I medesimi obiettivi di speditezza ed efficienza delle procedure, si ritrovano altresì nella disciplina dell'impugnazione dei provvedimenti pronunciati dalla Commissione nazionale e dalle commissioni territoriali in materia di asilo. Le controversie sono regolate secondo le disposizioni del procedimento sommario di cognizione, di cui al capo III- bis del titolo I del libro IV del codice di procedura civile;