[pronunce]

che, infatti, il controllo di legittimità degli atti normativi dell'Unione europea potrebbe essere effettuato soltanto dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, salvo che vengano in gioco i cosiddetti controlimiti (è citata la sentenza n. 269 del 2017); che il giudice a quo, tuttavia, non ha prospettato «una violazione di princìpi fondamentali dell'ordinamento costituzionale nazionale o di diritti inalienabili della persona umana», sicché «superflua appare ogni considerazione nel merito della doglianza»; che, in data 19 aprile 2023, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria illustrativa con la quale ha insistito per l'inammissibilità della questione e ha chiesto, in subordine, che la stessa sia dichiarata non fondata; che la difesa dell'interveniente osserva che la ratio della normativa comunitaria in materia è quella di delineare «un sistema di controlli articolato e penetrante che deve presidiare sia l'interesse al conseguimento degli scopi della Politica Comune della Pesca (PCP) sia quello alla sicurezza alimentare», come emergerebbe dai Considerato, numeri 1, 2 e 28, del regolamento (CE) n. 1224/2009; che le vicende concrete, richiamate con l'indicazione di ampio stralcio del verbale di accertamento dell'illecito amministrativo contestato nel giudizio principale, dimostrerebbero come non sia possibile, contrariamente a quanto sostenuto dal giudice a quo, «ricavare agevolmente le informazioni attraverso gli altri soggetti partecipanti alla filiera»; che, pertanto, il giudice a quo avrebbe «travalica[to] la norma, finanche stravolgendola e addossando ai soggetti accertatori obblighi [...] non ricavabili dal complesso delle pertinenti norme»; che, d'altra parte, la dicitura «in qualsiasi momento» implicherebbe soltanto che le informazioni debbono essere prontamente reperibili, in modo da essere presentate al personale che effettua il controllo «entro il termine delle procedure di accertamento»; che a seguire il ragionamento del giudice rimettente, invece, si frustrerebbe l'efficace espletamento dei controlli e si consentirebbe al soggetto controllato di «decidere se e quando mettere a disposizione degli accertatori le informazioni la cui ostensione presidia» gli interessi pubblici di cui si è detto; che, in data 20 aprile 2023, anche la parte ha depositato una memoria illustrativa, in replica alle difese del Presidente del Consiglio dei ministri. Considerato che il Giudice di pace di Mantova, con l'ordinanza in epigrafe, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 67, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione n. 404/2011/UE, della Commissione, per violazione del principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost.; che questa Corte ha già escluso che i regolamenti dell'Unione europea possano essere sottoposti al sindacato di legittimità costituzionale, «atteso che l'art. 134 della Costituzione riguarda soltanto il controllo di costituzionalità nei confronti delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni, e tali [...] non sono i regolamenti comunitari» (sentenza n. 183 del 1973); che i regolamenti dell'Unione europea sono atti normativi che, se pure «vengono a ricevere, ai sensi degli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., diretta applicazione nel territorio italiano» (sentenza n. 125 del 2009), non sono imputabili né allo Stato né alle regioni; che ciò non significa, peraltro, che l'intero settore dei rapporti fra diritto dell'Unione europea e diritto nazionale sia sottratto alla competenza di questa Corte (sentenza n. 170 del 1984); che condizione per l'applicazione del diritto dell'Unione europea in Italia è «l'osservanza dei princìpi supremi dell'ordine costituzionale italiano e dei diritti inalienabili della persona» (ordinanza n. 24 del 2017); che, tuttavia, ove mai un giudice ritenesse che si sia verificata l'ipotesi, «sommamente improbabile» (sentenza n. 232 del 1989), d'inosservanza di tali princìpi supremi e diritti inalienabili, il relativo dubbio di legittimità costituzionale dovrebbe vertere non sulla fonte del diritto dell'Unione europea ma sulla «legge nazionale che ha autorizzato la ratifica e resi esecutivi i Trattati, per la sola parte in cui essa consente che quell'ipotesi normativa si realizzi» (ordinanza n. 24 del 2017; in termini analoghi sentenze n. 115 del 2018, n. 509 del 1995, n. 232 del 1989, n. 170 del 1984 e n. 183 del 1973; ordinanza n. 536 del 1995); che neppure può essere accolta la richiesta formulata dal rimettente in via subordinata: non compete a questa Corte interpretare la normativa dell'Unione europea (ordinanza n. 536 del 1995), potendo, invece, «il giudice nazionale investito della relativa applicazione [...] giovarsi dell'ausilio che gli offre lo strumento della questione pregiudiziale di interpretazione» (sentenza n. 170 del 1984) da proporre alla Corte di giustizia dell'Unione europea; che, pertanto, la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Giudice di pace di Mantova deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 11, comma 2, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 67, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione (UE) n. 404/2011, della Commissione, dell'8 aprile 2011, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice di pace di Mantova con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 maggio 2023. F.to: Silvana SCIARRA, Presidente Filippo PATRONI GRIFFI, Redattore Valeria EMMA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 maggio 2023. Il Cancelliere F.to: Valeria EMMA