[pronunce]

4. ¨D Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ¨¨ intervenuto nel giudizio, chiedendo il rigetto della questione e, in subordine, la restituzione degli atti al giudice a quo per una nuova valutazione delle questioni sollevate, in relazione al mutato quadro costituzionale derivante dalla legge costituzionale n. 3 del 2001. La difesa erariale deduce che, quanto alla materia del collocamento, l'oggetto della delega sarebbe tutto disciplinato dall'art. 1 della legge n. 59 del 1997, nella parte in cui dispone il conferimento alle regioni ed agli enti locali di "tutte le funzioni e i compiti amministrativi localizzati nei rispettivi territori in atto esercitati da qualunque organo o amministrazione dello Stato, centrali o periferici", con esclusione, in materia di lavoro, della sola vigilanza (art. 1, comma 3, lettera r) e con l'attribuzione specifica al Governo del compito di ridefinire i principi in tema di sostegno all'occupazione, relativi a tutte le disposizioni inerenti alle politiche attive del lavoro "fra le quali non solo non ¨¨ ultima, ma ¨¨ probabilmente primaria, quella della mediazione fra offerta e domanda di lavoro". Né potrebbe ritenersi generica la delega contenuta nella legge n. 59 del 1997, "attesa la chiara significazione della necessità della sostituzione delle articolazioni periferiche dello Stato come enti locali e territoriali" ed essendo comunque la delega comprensiva di tutti i criteri per la richiamata sostituzione. Infondata sarebbe poi ¨C ad avviso della difesa erariale ¨C anche la questione di legittimità costituzionale sollevata nei confronti dell'art. 10 del d.lgs. n. 469 del 1997, dovendosi ritenere implicita nella delega relativa all'individuazione delle modalità di conferimento della funzione di mediazione fra domanda e offerta di lavoro anche l'individuazione dei soggetti titolari del procedimento.1. - Il giudizio di legittimità costituzionale, sollevato dal Tribunale amministrativo regionale per il Molise con l'ordinanza in epigrafe, ha ad oggetto gli artt. 1, 2 e 10 del d. lgs. 23 dicembre 1997, n. 469 (Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro, a norma dell'art. 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59), nonché gli artt. 1, commi 1 e 2, e 3, comma 1 lett. g) (recte: anche art. 4, comma 4, lett. c), della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa), in riferimento agli 70, 76 e 77, primo comma, della Costituzione. Secondo il giudice rimettente, gli artt. 1 e 2 del d.lgs. n. 469 del 1997 violerebbero i predetti parametri costituzionali nella parte in cui conferiscono a regioni ed enti locali funzioni e compiti relativi al collocamento ed alle politiche attive del lavoro, senza che ci¨° costituisca oggetto specifico di delega nella legge n. 59 del 1997. Anche l'art. 10 del medesimo decreto legislativo, ad avviso del giudice a quo, violerebbe gli artt. 70, 76 e 77, primo comma, della Costituzione, nella parte in cui affida a soggetti privati funzioni di intermediazione nel collocamento del lavoro, in assenza di una precisa delega nella stessa legge n. 59 del 1997. Infine, secondo il rimettente, qualora si ritenesse insussistente il prospettato vizio di eccesso di delega, allora sarebbe la "delega onnicomprensiva" configurata dall'art. 1, commi 1 e 2, e dall'art. 3, comma 1 lett. g) , nonché dall'art. 4, comma 4 lett. c) della medesima legge n. 59 del 1997 "ad incorrere nel vizio di sospetta incostituzionalità, troppo ampio, indifferenziato e generico essendo l'oggetto della delega". 2. ¨D Le questioni non sono fondate. Il sindacato di costituzionalità sulla delega legislativa postula, secondo la costante giurisprudenza sull'art. 76 della Costituzione, che il giudizio di conformità della norma delegata alla norma delegante si esplichi attraverso il confronto tra due processi ermeneutici paralleli: l'uno relativo alle norme che determinano l'oggetto, i principi ed i criteri direttivi indicati dalla delega, tenendo conto del complessivo contesto di norme in cui si collocano e delle ragioni e finalità poste a fondamento della legge di delegazione; l'altro relativo alle norme poste dal legislatore delegato (sentenze n. 425 e n. 163 del 2000). In particolare, va osservato che i principi stabiliti dal legislatore delegante valgono non solo come fondamento e limite delle norme delegate, ma anche come "criterio per la loro interpretazione, in quanto esse vanno lette, finché possibile, nel significato compatibile con i principi della legge di delega" (sentenza n. 15 del 1999). Nel contesto di questo orientamento, questa Corte ha avuto modo di specificare che nella legge n. 59 del 1997 il legislatore delegante aveva seguito, nella individuazione delle funzioni da delegare, un criterio innovativo, in quanto "anziché individuare nominatim gli ambiti materiali cui attengono le funzioni da conferire, si procede [...] alla elencazione delle materie e dei compiti esclusi "(sentenza n. 408 del 1998). Non si pu¨° per¨° dire che in questo modo l'oggetto della delega resta indeterminato, poiché esso viene delimitato "sia in negativo, attraverso la identificazione delle materie escluse e dei compiti da eccettuare dal decentramento, sia in positivo, attraverso i criteri del riferimento agli interessi e alla promozione dello sviluppo delle comunità regionali e locali" (sentenza n. 408 del 1998). Alla luce di questo principio enunciato dalla giurisprudenza costituzionale si pu¨° dunque ritenere, nella fattispecie in esame, che le norme censurate degli artt. 1 e 2 del d.lgs. n. 469 del 1997, le quali conferiscono a regioni ed enti locali funzioni e compiti relativi al collocamento ed alle politiche attive del lavoro, rientrino nell'oggetto della delega conferita dalla citata legge n. 59 del 1997. Ed infatti, da un lato, l'art. 4, comma 4 lett. c), della medesima legge espressamente prevede la ridefinizione, il riordino e la razionalizzazione in materia, tra l'altro, di "sostegno all'occupazione", riferendosi in questo modo a tutte le discipline che concernono le politiche attive del lavoro, tra le quali non pu¨° non essere compresa anche quella relativa alla mediazione tra domanda ed offerta di lavoro.