[pronunce]

che, ad avviso del rimettente, non sarebbe condivisibile il principio enunciato da alcune sentenze del TAR per la Calabria, le quali hanno ritenuto applicabile la citata sentenza n. 172 del 2012 anche ai cittadini extracomunitari che chiedono il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno ordinario, ovvero del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, anche qualora non versino nella condizione disciplinata dal richiamato art. 1-ter, comma 13, lettera c), ma le argomentazioni svolte in quest'ultima pronuncia potrebbero essere richiamate a conforto delle censure proposte in riferimento alle norme qui in esame; che, secondo il TAR, coloro che, già muniti di permesso di soggiorno, ne chiedono il rinnovo, ovvero chiedono (come il ricorrente) il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, sono a tutti gli effetti «individui già da tempo presenti in Italia e dediti al lavoro» e, «quindi, meritevoli di tutela, alla pari dei clandestini che hanno presentato domanda di emersione» dal lavoro irregolare, con la conseguenza che, nel caso di sentenze di condanna per reati non particolarmente gravi, la Pubblica amministrazione dovrebbe «valutare, di volta in volta, se il richiedente rappresenti o meno una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato, al di fuori di qualsiasi automatismo, non giustificato dalla tenuità delle ipotesi delittuose»; che, ad avviso del giudice a quo, a seguito della sentenza n. 172 del 2012, sarebbe garantito un trattamento di favore esclusivamente nel caso di emersione dal lavoro irregolare dei cittadini extracomunitari, benché questo sia omologo a quelli «di richiesta o di rinnovo del permesso di soggiorno (ordinario e di lungo periodo)», con conseguente violazione del principio di eguaglianza (art. 3 Cost.); che, in definitiva, la previsione in virtù della quale le condanne irrogate con sentenza (o provvedimento) irrevocabile per uno dei reati sopra indicati sono «automaticamente» ostative al rilascio e/o al rinnovo del permesso di soggiorno ordinario e per lavoro autonomo e, quindi, fanno venire meno un requisito per potere ottenere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, nonostante che per tali reati non sia previsto neppure l'arresto facoltativo in flagranza, ai sensi dell'art. 381 cod. proc. pen. (ad eccezione dell'ipotesi di cui all'art. 171-ter, comma 2, della legge n. 633 del 1941) e che le relative condanne non ostino all'emersione dal lavoro irregolare , sarebbe manifestamente irragionevole, in quanto l'automatismo del diniego è correlato alla commissione di reati non necessariamente sintomatici della pericolosità degli autori degli stessi, apparendo imprescindibile a questo scopo una specifica delibazione da parte della Pubblica amministrazione; che, infine, secondo il TAR, la questione sarebbe rilevante, poiché la decisione del ricorso è «indissolubilmente legata all'esito» della stessa e potrebbe essere favorevole al cittadino extracomunitario soltanto qualora sia ritenuta fondata; che nel giudizio davanti a questa Corte è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, comunque, infondata; che, a suo avviso, questa Corte, con la sentenza n. 148 del 2008, ha ritenuto compatibili con la Costituzione norme che vietano la permanenza nel territorio dello Stato per il solo fatto che il cittadino non italiano abbia commesso determinati reati, salvo che sussistano, in contrario, ragioni umanitarie e solidaristiche, quali quelle contemplate dal decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3 (Attuazione della direttiva 2003/109/CE relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo) e dal decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 5 (Attuazione della direttiva 2003/86/CE relativa al diritto di ricongiungimento familiare) e l'automatismo sarebbe giustificato dal bilanciamento degli interessi sottesi alla tutela della sicurezza pubblica e alla tutela della vita familiare, al quale fa riferimento anche l'art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848 (CEDU); che, secondo l'Avvocatura generale dello Stato, avrebbe inoltre pregnante rilievo che «in analoga materia», recentemente, è stata adottata un'interpretazione adeguatrice da parte del Consiglio di Stato, il quale è pervenuto ad «annullare gli atti amministrativi che non abbiano avuto una motivazione adeguata ai principi contenuti nella direttiva europea in materia di ricongiungimento familiare per contrasto con i principi fondamentali contenuti» nella CEDU (Consiglio di Stato, sezione IV, 13 settembre 2010, n. 6566); che, in definitiva, ad avviso dell'interveniente, il rimettente doveva «pervenire ad una interpretazione adeguatrice» alle norme convenzionali, in particolare a quella contenuta nell'art. 8 della CEDU. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 4, comma 3, («applicato in correlazione con il successivo art. 5, comma 5»), 9, comma 4, e 26, comma 7-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nelle parti in cui stabiliscono che «le condanne con provvedimenti irrevocabili per uno dei reati previsti dalle disposizioni del Titolo III, Capo III, Sezione II, della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, relativi alla tutela del diritto di autore, e dagli articoli 473 e 474 del codice penale, nonché le condanne, anche non definitive, per delitti non colposi, di cui all'art. 381 del codice di procedura penale sono considerate "automaticamente" ostative al rilascio del permesso di soggiorno, ivi compreso quello per soggiornanti CE di lungo periodo, senza che l'effettiva pericolosità per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato del cittadino extracomunitario sia concretamente valutata di volta in volta dall'Amministrazione»; che, dette norme si porrebbero in contrasto l'art. 3 Cost., sotto un primo profilo, in quanto nel caso di emersione dal lavoro irregolare, in virtù della sentenza di questa Corte n. 172 del 2012, la condanna per i suindicati reati non è automaticamente ostativa alla regolarizzazione del cittadino extracomunitario e, quindi, per quest'ultimo sarebbe stabilito un trattamento di favore, nonostante che la fattispecie sia omologa alle «ipotesi di richiesta o di rinnovo del permesso di soggiorno (ordinario e di lungo periodo)», con conseguente violazione del principio di eguaglianza;