[pronunce]

c) con l'art. 42 Cost., in quanto - venuti meno i presupposti della costituzione del bene in maso chiuso e non sussistendo più le giustificazioni delle eccezioni alla disciplina generale del diritto ereditario - «se la possibilità di avanzare la richiesta di scioglimento dipende esclusivamente dalla pendenza, o meno, di un giudizio di assunzione, paiono indirettamente sacrificati il diritto del coerede o quantomeno il valore delle quote dei coeredi non assuntori»; d) con l'art. 97 Cost., giacché l'adozione di una determinazione amministrativa nel caso di specie dipende unicamente dal fatto che una delle parti coinvolte introduca il giudizio di assunzione, privando la P.A. di una competenza propria in ordine all'accertamento della persistenza o meno dei requisiti del maso chiuso; laddove la determinazione amministrativa influisce sul processo solo nel caso di scioglimento del maso e non anche in caso di rigetto della relativa domanda; che è intervenuta la Provincia autonoma di Bolzano, concludendo per l'inammissibilità e/o l'infondatezza della sollevata questione; che la Provincia sottolinea di avere introdotto un vero e proprio ordinamento della materia, riguardante gli aspetti sostanziali e processuali, nel cui àmbito la logica sottesa alla norma censurata è quella secondo la quale, sino a quando l'autorità giudiziaria non abbia stabilito chi sia il legittimo assuntore, l'autorità amministrativa non possa pregiudicare tale accertamento; che (eccepita la ipoteticità della questione) la Provincia osserva, d'altra parte, che il giudice ordinario non potrebbe sostituirsi all'autorità amministrativa e procedere, in assenza di domanda e senza i prescritti pareri delle competenti commissioni, allo scioglimento del maso chiuso; e che, dunque, la limitazione del potere amministrativo durante il giudizio di assunzione risponde all'esigenza di efficienza amministrativa; che, con riferimento ai parametri evocati ed alle argomentazioni svolte a sostegno delle censure, la Provincia sottolinea che: a) rispetto all'asserita disparità di trattamento tra coeredi di un maso chiuso che siano o no parti di un procedimento giudiziale di assunzione, il differente trattamento corrisponde a due differenti situazioni, ove in un caso il coerede abbia invocato l'autorità giudiziaria e, nell'altro caso, ove nessuno dei coeredi l'abbia fatto; b) quanto alla lesione dell'art. 24 Cost., da un lato, l'impossibilità dello scioglimento del maso in pendenza del giudizio d'assunzione è giustificata dalla finalità di conservare e tutelare il maso chiuso di fronte alle speculazioni dei singoli, e, dall'altro lato, la mancata previsione di un termine di decadenza dalla facoltà di presentare richiesta in sede amministrativa, costituisce una scelta del legislatore non irrazionale, poiché colui che presenta la domanda giudiziale ha un evidente interesse all'assunzione del maso; c) l'art. 42 Cost. non esclude che il legislatore possa prevedere condizioni e limiti, non incongrui e non irragionevoli, al libero godimento della proprietà privata, purché siano preordinati alla tutela di interessi e di altre esigenze sociali parimenti oggetto di protezione costituzionale; d) il favor per il mantenimento del maso chiuso è ragione più che sufficiente per stabilire un divieto temporaneo, fino alla decisione del giudizio di assunzione, del potere decisionale amministrativo su una eventuale domanda di scioglimento, senza che ciò comporti un vulnus al principio di buon andamento della pubblica amministrazione in materia di usi civici. Considerato che la prospettata questione di legittimità costituzionale presenta diversi profili di inammissibilità; che il Giudice rimettente (chiamato a pronunciarsi in un giudizio tra coeredi, promosso per far valere il diritto di assunzione di un maso chiuso e di determinazione del prezzo di assunzione) solleva questione di legittimità costituzionale, per violazione degli articoli 3, 24, 42 e 97 della Costituzione, dell'articolo 13, comma 1, della legge della Provincia autonoma di Bolzano 28 novembre 2001, n. 17 (Legge sui masi chiusi), secondo il quale «Le domande concernenti lo scioglimento del maso o modifiche alla consistenza del maso non possono più essere presentate dopo la notifica del decreto con il quale il o la giudice, nella procedura per la determinazione dell'assuntore o dell'assuntrice e del prezzo di assunzione del maso, fissa l'udienza di discussione»; che la norma è censurata «nella parte in cui non ammette più - una volta introdotto il procedimento per l'assunzione del maso chiuso e per la determinazione del prezzo di assunzione - il ricorso alla commissione dei masi chiusi per chiedere lo scioglimento del maso chiuso o non ammette che siffatta decisione spetti al Giudice investito del procedimento d'assunzione»; che, in particolare, il rimettente - a fronte delle eccezioni mosse dalle parti resistenti, che (tra l'altro) deducono l'improponibilità o inammissibilità della domanda di assunzione, in ragione dell'asserito precedente scioglimento del maso chiuso, pronunciato dalla competente Commissione provinciale - deduce, viceversa, la perdurante esistenza del maso chiuso all'atto della introduzione del giudizio a quo, in ragione del fatto che l'efficacia della richiamata deliberazione n. 1894 del 9 marzo 2009 (con la quale la competente Commissione provinciale aveva acconsentito allo scioglimento, condizionandone l'operatività alla aggregazione di una parte di esso ad un diverso maso chiuso), «non essendosi fatto alcun uso del provvedimento di scioglimento da parte degli originari richiedenti [...], si è estinta dopo due anni ai sensi dell'art. 48 comma 1 ultima parte della Legge Provinciale n. 17/2001, quindi poco dopo il deposito in cancelleria della domanda d'assunzione e di determinazione del prezzo d'assunzione»; che, peraltro, il giudice a quo sostiene, in termini di rilevanza della questione che, «qualora la pubblica Amministrazione procedesse allo scioglimento con determinazione definitiva nel corso del procedimento, ne conseguirebbe il rigetto delle domande d'assunzione [...] per il venir meno dell'oggetto del contendere»; e ciò in quanto la procedura di assunzione presuppone l'esistenza del maso chiuso (che a sua volta giustifica l'indivisibilità e la prestazione di un conguaglio non corrispondente al valore di mercato agli eredi non assuntori e di privilegio per l'assuntore), dovendosi seguire, in caso contrario, le regole ordinarie della divisione ereditaria (non richiesta da alcuna delle parti, ma) che potrebbe essere azionata in un futuro giudizio, in cui il valore delle singole quote di comproprietà aumenterebbe in senso sostanziale, venendo in considerazione il valore di mercato;