[pronunce]

Riferisce ancora il rimettente che Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. resisteva alla domanda attrice, osservando che, nel disporre l'inclusione, nella base di calcolo dell'indennità di buonuscita, dell'indennità integrativa speciale nella sola misura del 60%, l'art. 1 della legge n. 87 del 1994 aveva fatto segnatamente riferimento ai già vigenti criteri di calcolo di questa, e quindi alla limitazione all'80% del coacervo di voci da moltiplicare per il numero di anni di servizio del dipendente. Rilevava che tale approccio interpretativo era conforme alle indicazioni fornite dal Ministero del tesoro nella circolare del 10 novembre 1994 ed era inoltre stato costantemente condiviso dal Supremo Collegio. Tanto esposto in punto di fatto, osserva il rimettente che l'art. 1 lettera b) della legge n. 87 del 1994 ha introdotto anche per i dipendenti delle Ferrovie dello Stato l'indennità integrativa speciale nella misura del 60% nella base di calcolo dell'indennità di buonuscita, liquidata fino al 31 maggio 1994 dall'Opafs, e successivamente, ai sensi della legge n. 537 del 1993, da s.p.a. Ferrovie dello Stato; che in tale contesto, ai fini della determinazione del trattamento di fine servizio, disciplinato dalla legge n. 829 del 1973, le Ferrovie dello Stato hanno preso in considerazione l'ultimo trattamento retributivo annuo del dipendente e, aggiuntovi un importo pari al 60% dell'i.i.s., hanno diviso il totale per dodici, così ottenendo il trattamento mensile che, ridotto all'80%, viene poi moltiplicato per il numero dei mesi di servizio utile; che l'assunto della società convenuta, fondato sull'asserita operatività, anche nei confronti della quota di i.i.s. da inserire nella base di calcolo dell'indennità di buonuscita, della regola della riduzione all'80% di tutte le voci che la compongono, ha trovato riscontro nella costante giurisprudenza della Corte di cassazione, al punto da costituire vero e proprio diritto vivente. Osserva quindi il Tribunale che, per contro, in virtù del combinato disposto degli artt. 36 della legge n. 829 del 1973 e 2 della legge n. 87 del 1994, ai fini della liquidazione dell'indennità di buonuscita, a carico del lavoratore viene prelevato un contributo del 4% riferito all'intera quota del 60% dell'i.i.s., e non già alla percentuale utile del 48%; che la discrasia in tal modo introdotta per i soli dipendenti delle Ferrovie dello Stato non pare razionalmente giustificabile, tanto più che anche per essi tutte le altre voci della base di calcolo sono soggette a contribuzione nei limiti delle percentuali effettivamente utili ai fini del computo dell'indennità di buonuscita; che in particolare, per legittimare la menzionata differenza, non convince il richiamo al principio di solidarietà al quale, secondo la pur autorevole opinione espressa in sede di legittimità, sarebbe ispirato il nostro ordinamento previdenziale e nel cui ambito dovrebbe collocarsi, almeno quanto alla funzione, anche l'indennità di buonuscita. In ordine a tale ultimo assunto segnala il rimettente che esso si fonda, sia pure implicitamente, sul paragone tra la contribuzione pensionistica e quella effettuata in base all'art. 2 della legge n. 87 del 1994, laddove questa, al di là delle imprecisioni terminologiche del legislatore, realizza un'ipotesi di accantonamento anticipato analogo a quello previsto per l'indennità di fine rapporto del settore privato, col quale ha in comune la natura di retribuzione differita; che in tale ottica il richiamo della Suprema Corte a generiche esigenze di solidarietà non ha senso e non vale comunque a scardinare il principio basilare di proporzionalità e di adeguatezza della retribuzione, né a giustificare la diversità di trattamento tra il lavoratore delle Ferrovie dello Stato e il dipendente dello Stato o di altra parte del settore pubblico al quale, secondo l'orientamento accolto in giurisprudenza, spetterebbe l'indennità di buonuscita con calcolo dell'i.i.s. conteggiata al 48% ma con corrispondente onere finanziario a livello contributivo. Sulla base delle esposte considerazione ritiene quindi il rimettente che sia lecito dubitare della complessiva razionalità nonché della compatibilità con l'art. 3, in relazione agli artt. 36 e 38 della Costituzione, del combinato disposto degli artt. 1, comma 1, lettera b) e 2 della legge n. 87 del 1994 e degli artt. 14 e 36 della legge n. 829 del 1973, nella parte in cui comportano l'attribuzione, in favore dei dipendenti delle Ferrovie dello Stato, dell'indennità di buonuscita con calcolo della quota di i.i.s. nella sola misura del 48% (80% del 60%), in luogo della percentuale del 60%, stabilita per altre categorie di lavoratori, e ciò benché solo per essi sia previsto un prelievo contributivo sulla base dell'intero 60%. 2.- Nel giudizio si sono costituiti Angelo Bedulli e 17 litisconsorti depositando una memoria nella quale sostengono che appaiono difficilmente conciliabili con i principi di equità i criteri seguiti da Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. nella determinazione dell'indennità di buonuscita spettante ai suoi dipendenti, segnatamente nella parte in cui, operato un accantonamento corrispondente al 60% dell'i.i.s. ad essi spettante, in sede di liquidazione del trattamento di chiusura del rapporto, ne restituisce soltanto il 48%. Ribadito, in conformità a quanto ritenuto dalla stessa Corte costituzionale nella sentenza n. 243 del 1993, che l'i.i.s. ha natura retributiva e non assistenziale, essendo stata equiparata all'indennità di contingenza, sostengono l'incongruenza di qualsivoglia assimilazione della contribuzione operata ai sensi dell'art. 2 della legge n. 87 del 1994 con quella pensionistica. Deducono infine che, ove non si voglia accedere ad una interpretazione costituzionalizzante della disciplina impugnata - segnatamente ritenendo che ai fini della liquidazione dell'emolumento dovuto alla cessazione del rapporto, gli importi per i quali è espressamente prevista la corresponsione all'80% e quello, pari al 60%, dell'i.i.s. vanno sommati e non inseriti in un'unica “base” - la normativa de qua non può sfuggire alla censura di incostituzionalità. 3.- Costituitasi ritualmente in giudizio, Rete Ferroviaria Italiana s.p.a., premesso che il richiamo all'art. 38 della Costituzione tra i parametri della sollevata questione presuppone una funzione previdenziale dell'istituto, in contrasto con le argomentazioni svolte a sostegno della pretesa irragionevolezza delle norme impugnate, sostiene l'infondatezza del dubbio di costituzionalità prospettato, avendo con esso il rimettente censurato un combinato disposto, piuttosto che singole norme nel loro specifico contenuto. Rileva che peraltro, a seguito di una scelta interpretativa operata dal Ministero del tesoro, il contributo del 4% viene ora calcolato sul 48% dell'i.i.s., di guisa che nei fatti la base della contribuzione e quella della prestazione sono state uniformate.