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un maggioritario uninominale di collegio che scatti solo oltre una certa soglia (allora il 65 per cento, qui il 50,01 per cento), in carenza della quale l'attribuzione venga effettuata a livello regionale mediante il ricorso ai quozienti conseguiti dalle liste nelle quali i candidati nei collegi abbiano scelto di collegarsi. L'effetto sarà quello di disporre di una seconda Camera, nella quale viene soddisfatta l'esigenza di rappresentatività delle istanze esistenti nel Paese, in maniera più vasta di quella meramente bipolare della Camera che dà la fiducia al Governo. In tal modo è l'ordito istituzionale a risolvere il difficilissimo equilibrio ricercato dalla Corte quando richiedeva alla legge per l’elezione di ambedue le Camere il «conseguimento di obiettivi legittimamente perseguiti, in quanto, tra più misure appropriate, prescriva quella meno restrittiva dei diritti a confronto e stabilisca oneri non sproporzionati rispetto al perseguimento di detti obiettivi». Invece di introdurre un correttivo al sistema di trasformazione dei voti in seggi, «in vista del legittimo obiettivo di favorire la formazione di stabili maggioranze parlamentari e quindi di stabili governi», la presente proposta indirizza l'effetto disrappresentativo del «maggioritario secco all'inglese» tutto nella prima Camera (salvo il modestissimo diritto di tribuna), assicurando la rappresentatività dell'Assemblea parlamentare priva del nesso fiduciario verso il Governo. Ovviamente -- per sanare l'eccessiva «divaricazione tra la composizione dell'organo della rappresentanza politica, che è al centro del sistema di democrazia rappresentativa e della forma di governo parlamentare prefigurati dalla Costituzione, e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto, che costituisce il principale strumento di manifestazione della sovranità popolare, secondo l'articolo 1, secondo comma, della Costituzione» -- non basta disegnare due Camere e dare solo alla prima la funzione politica di esprimere il Governo: occorre anche che la seconda -- pur inidonea ad inibire l'esercizio della funzione di attuazione del programma di governo legittimata dal mandato popolare -- eserciti un ruolo di garanzia in un ambito di funzioni più vasto, teso a compartecipare settori più ampi dell'opinione pubblica e delle forze politiche e delle istanze territoriali in scelte «di sistema». Ecco perché si accetta la scelta (operata anche dal Governo) di introdurre un bicameralismo imperfetto, che però qui opera non svalutando, bensì esaltando l'importantissimo ruolo del Senato di meditazione e di invito al ripensamento nel procedimento legislativo: la decisione di fermare la navetta spetta alla Camera politica, che se non concorda con le modifiche proposte dalla Camera territoriale deferisce il suo testo al voto del Parlamento in seduta comune per una determinazione definitiva. Qui viene in rilievo il dato numerico della composizione dei due organi: la scelta di un rapporto due ad uno (400 deputati e 200 senatori) non è un omaggio a malintesi intenti di risparmio dei costi, che non possono avere asilo quando si delinea il sistema con cui un Paese deve fronteggiare le sfide di governo della collettività nazionale nel prossimo secolo. Semmai, si vuole mantenere una ragione prevalente alla Camera politica: ciò nella consapevolezza che essa al suo interno avrà linee di divaricazione assai profonde e -- quindi -- decisioni «a ranghi stretti di maggioranza» potrebbero non trovare corrispondenza nella Camera territoriale, espressione di un impianto tutto sommato per lo più proporzionalistico. Alcune decisioni «partigiane» -- cui lo scorso ventennio ci ha abituato, con conseguenze perniciose per il Paese -- potranno così essere smussate, attraverso una convergenza nel voto dell'organo comune di valutazioni non necessariamente collimanti con le linee ideologiche impostesi nella Camera politica. Quanto alle funzioni proprie della seconda Camera, nell'ambito di un ruolo di controllo, si sottrae alla disciplina di schieramento il campo delicatissimo delle nomine degli organi di garanzia, ma anche quello dell'adempimento delle discipline europee e quello dell'attuazione delle deleghe legislative. Quando poi alcune decisioni importano una valutazione di condivisione massima (la guerra, l'amnistia, il vincolarsi a patti internazionali, eccetera), la competenza legislativa sarà direttamente del Parlamento nel suo complesso, che opererà come sede unicamerale e, per questo, dovrà rispettare una procedura di doppia lettura al suo stesso interno, con un intervallo di quindici giorni. La rincorsa alle riforme costituzionali pret-a-porter non interessa alla cultura istituzionale più radicata nella storia del Paese, quella socialista. Lo dimostra l'impeccabile prolusione fiorentina di Giuliano Amato, che due mesi fa ha ricordato il ruolo che i Senati continuano a ricoprire nella legislazione di settore quando seguono il modello, diffusissimo in tutto il mondo, di Camera delle autonomie. Una Camera dei deputati con il nesso fiduciario verso il Governo e una seconda Camera espressione dei territori: ecco la soluzione che contempera rappresentatività e governabilità, in luogo dell'opaco tavolo negoziale che vede soltanto gli Esecutivi decidere tutto nella Conferenza Stato-regioni. Le procedure ispettive e di controllo ne guadagnerebbero in efficacia, così come aumenterebbe la trasparenza decisionale e, con essa, si avvierebbe anche l'uscita dal limbo -- in cui attualmente vivono, all'ombra di mille lobbies -- delle procedure per l'attribuzione di talune cariche pubbliche. Certo, occorre un Parlamento rinnovato, che abbandoni le pretese di autodichia del passato e si ponga, anche come struttura amministrativa, al servizio esclusivo delle esigenze di legalità che sono espresse dal Paese. Ma se dalla motivazione della sentenza n. 1 del 2014 le Camere escono legittime, quel che più conta è che esse sono chiamate a dare una risposta alta, ed il più possibile unitaria, all'esigenza di definire un nuovo punto di equilibrio tra esigenze della rappresentatività e della governabilità: a condizione, però, che nuove «vocazioni maggioritarie» non tornino ad essere l'alibi per imporre scelte di stretta convenienza di parte. Esse sono, da sempre, foriere di forzature e di scarso rispetto dei pesi e contrappesi cui è legato l'equilibrio tra poteri che la Corte costituzionale ha meritoriamente ripristinato.. 1 1 L'articolo 55 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 55. -- L'Assemblea rappresentativa della Repubblica è il Parlamento, che si articola nella Camera dei deputati e nel Senato della Repubblica. Il bilancio del Parlamento rientra in un unico aggregato contabile del bilancio dello Stato; alle sue dipendenze è collocata una pubblica amministrazione unica, funzionalmente differenziata per linee di attività, rivolte a ciascuna articolazione ed al Parlamento nel suo complesso. Il Parlamento si riunisce nel suo complesso nei casi stabiliti dalla Costituzione e, comunque, nelle ipotesi di non conformità delle deliberazioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica nell'esercizio della funzione legislativa. La Camera dei deputati è titolare esclusiva del rapporto di fiducia con il Governo.