[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 44, della legge 23 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), promosso con ordinanza depositata il 6 febbraio 2006 dalla Commissione tributaria provinciale di Milano nel corso di un giudizio tributario vertente tra la s.r.l. Biomet Italia, l'Agenzia delle entrate – Ufficio di Milano 5 e la s.p.a. Esatri – Esazione Tributi, iscritta al n. 148 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 13, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 20 giugno 2007 il Giudice relatore Franco Gallo.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ordinanza pronunciata il 19 febbraio 2005 e depositata il 6 febbraio 2006, la Commissione tributaria provinciale di Milano, nel corso di un giudizio tributario promosso da una società di capitali nei confronti dell'Agenzia delle entrate, ufficio di Milano 5, avverso un avviso di accertamento in rettifica concernente l'IRPEG, l'IRAP e l'IVA relative al periodo d'imposta corrispondente all'esercizio sociale dal 1° maggio 2001 al 30 aprile 2002, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 44, della legge 23 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), nella parte in cui – nel prevedere che le disposizioni sul condono fiscale di cui agli «articoli 7, 8 e 9 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si applicano, con le medesime modalità ivi rispettivamente indicate, anche relativamente al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2002, per il quale le dichiarazioni sono state presentate entro il 31 ottobre 2003» – esclude dal condono fiscale previsto dalla legge n. 289 del 2002 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003) i contribuenti aventi un esercizio sociale (e, quindi, un periodo d'imposta) non coincidente con l'anno solare. 1.1. – Il giudice a quo premette, in punto di fatto, che la società ricorrente aveva provveduto a perfezionare la «definizione automatica per gli anni pregressi» prevista dall'art. 9 della legge n. 289 del 2002, con riferimento all'IRPEG, all'IRAP ed all'IVA relative ai periodi d'imposta dal 1997 al 2002; che, tuttavia, l'Agenzia delle entrate aveva emesso l'impugnato avviso di accertamento, non ritenendo applicabile detta definizione automatica al periodo d'imposta compreso tra il 1° maggio 2001 e il 30 aprile 2002, corrispondente all'esercizio sociale della contribuente; che la medesima Agenzia delle entrate, in pendenza del giudizio promosso dalla società e nel quale era stata chiamata la società concessionaria del servizio di esazione dei tributi, aveva successivamente rettificato l'avviso di accertamento, ritenendo applicabile la menzionata definizione automatica limitatamente all'IVA relativa all'indicato periodo d'imposta. 1.2. – Il rimettente, richiamando la circolare ministeriale n. 7/E del 18 febbraio 2004, interpretativa della disposizione censurata, premette altresí, in punto di diritto, che l'art. 9 della legge n. 289 del 2002 (in vigore dal 1° gennaio 2003) non consente la definizione automatica del periodo d'imposta oggetto del giudizio principale (compreso tra il 1° maggio 2001 e il 30 aprile 2002) e che la suddetta disposizione censurata (in vigore dal 1° gennaio 2004) estende l'applicabilità di tale definizione automatica al periodo d'imposta «in corso alla data del 31 dicembre 2002» e, quindi, la esclude per il periodo d'imposta 1° maggio 2001 - 30 aprile 2002, perché questo non era piú «in corso» al 31 dicembre 2002. 1.3. – Il giudice a quo, su tali premesse di fatto e di diritto, afferma che la norma denunciata, «omettendo la previsione dei periodi cosiddetti “esercizi a cavallo dell'anno solare”», víola: a) l'art. 3 Cost., sia perché esclude dal condono fiscale i soggetti che hanno un esercizio sociale legittimamente non coincidente con l'anno solare e, pertanto, crea una ingiustificata disparità di trattamento di situazioni sostanzialmente uguali, sottoponendo i contribuenti ad un regime differenziato di condono fiscale esclusivamente in ragione della irrilevante circostanza che l'esercizio sociale, per disposizione di legge o dell'atto costitutivo, non coincide con l'anno solare; sia perché «la facoltà di regolamentare diversamente non può manifestarsi con un'omissione od un silenzio legislativo»; sia perché – impedendo l'accesso ad una modalità definitoria dei carichi fiscali soltanto alle società con esercizio non coincidente con l'anno solare – si pone in contraddizione con la complessiva finalità perseguita dal legislatore del condono di incentivare i pagamenti; b) l'art. 53 Cost., sia perché si pone in contrasto con la «finalità di concessione di benefici a fronte d'incentivazione di pagamenti non ancora effettuati», nonché con i princípi di uguaglianza sostanziale e di solidarietà sociale di cui lo stesso art. 53 Cost. costituisce proiezione; sia perché compromette la libertà del contribuente di aderire al condono fiscale (istituto, questo, la cui natura procedimentale è funzionale alla libertà del contribuente di chiedere il beneficio). 2. – È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la sollevata questione sia dichiarata inammissibile e comunque infondata. 2.1. – L'Avvocatura generale concorda sulla premessa in punto di diritto del rimettente – secondo cui al periodo d'imposta compreso tra il 1° maggio 2001 e il 30 aprile 2002 non sono applicabili né la definizione automatica prevista dall'art. 9 della legge n. 289 del 2002, né quella prevista dalla norma denunciata –, ma dalla medesima premessa fa derivare l'inammissibilità della sollevata questione per difetto di motivazione sulla rilevanza. Ad avviso della difesa erariale, infatti, il giudice non ha evidenziato le ragioni per le quali la sollecitata pronuncia della Corte costituzionale, avente ad oggetto una disposizione riguardante «il solo periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2002», potrebbe incidere nel giudizio principale, riguardante, invece, un periodo d'imposta non piú in corso a tale data. 2.2. – L'Avvocatura generale dello Stato deduce, in via subordinata, l'infondatezza della questione: