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ricordando che in nessun Paese del mondo è possibile chiudere i porti in modo generalizzato, mentre in Italia è lecito vietare l'accesso di una nave o di una tipologia di navi in un tratto di mare territoriale, per ragioni specifiche, con provvedimento adottato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ai sensi dell'articolo 83 del codice della navigazione (di cui al regio decreto n. 327 del 1942, e successive modificazioni) per motivi di ordine pubblico, di sicurezza della navigazione e, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per motivi di protezione dell'ambiente marino, determinando le zone alle quali il divieto si estende; si tratta di materia di competenza esclusiva del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, salvo in caso di connessione con la tutela dell'ambiente; acclarato che nonostante non sussista alcun potere, nemmeno d'indirizzo, né un dovere di consultazione, verso il Ministro dell'Interno, quest'ultimo ha più volte sostenuto il contrario, ovvero che sia stato adottato un provvedimento di chiusura dei porti, si chiede di sapere: che cosa abbia inteso dire il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti in risposta all'interrogazione a risposta immediata 3-00023 della Camera dei deputati il 20 giugno 2018, laddove aveva affermato che: "In mancanza dell'assenso del Ministro dell'Interno (...) non sarebbe stato possibile per la Guardia costiera dirigersi verso alcun porto italiano", visto che, in risposta allo stesso atto di sindacato ispettivo, lo stesso Ministro ammetteva che: "non vi è stato alcun atto formale di chiusura dei porti italiani"; quali siano i provvedimenti che i Ministri in indirizzo avrebbero emanato con i quali sia stata determinata la chiusura dei porti, e se intendano renderli pubblici, in modo da poterne conoscere e valutare le motivazioni; se non convengano che, qualora siffatti provvedimenti non esistessero, come si ritiene, o non fossero stati resi pubblici, si configurerebbe la possibilità di una lesione ai diritti umani e dunque la possibilità di agire per la loro tutela, anche presso le Corti europee. Atto n. 3-00488 PEROSINO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il completamento della A33 Asti-Cuneo è una questione annosa, dato che l'opera, iniziata dalle due città capoluogo, è incompleta per un tratto intermedio di 6,7 chilometri, oltre ad un tratto della tangenziale di Alba di circa 3 chilometri che necessita di ammodernamento; già i Governi precedenti hanno operato, sebbene con successi parziali; la società concessionaria, lamentando la passività gestionale dell'opera (veritiera per il tratto finale tra Alba e Bra, che non collega grandi città, ma che rappresenta comunque nodo del traffico intenso e pesante della provincia di Cuneo), ha richiesto la proroga di 4 anni della concessione di un'altra arteria autostradale, la Torino-Milano, dal 2026 al 2030; come conseguenza risultano, come dichiarato in più sedi dal Ministro in indirizzo , costi maggiori e più precisamente minori canoni concessori su altre autostrade tra il 2026 e il 2030, sebbene il concessionario debba comunque essere pagato, e il completamento potesse essere una soluzione; il Ministro ha dichiarato, appena insediato, che avrebbe verificato la possibilità di spendere meno ed ottenere dal concessionario il medesimo risultato, ma il concessionario pare che non intenda trattare sul punto; se, da un lato, è vero che sono passati tanti anni di immobilismo e qualche mese in più potrebbe essere concesso, seppure a fatica rispetto alla necessità di rispondere alle richieste dell'opinione pubblica, dall'altro occorre considerare che sarebbe necessario del tempo per iniziare i lavori (occupazione dei terreni, riapprovazione di parte del progetto cambiato in corsa, evitando la costruzione di una galleria di 3 chilometri circa) e per terminarli, si chiede di sapere: se sia all'attenzione del Ministro in indirizzo lo studio sul completamento della A33 Asti-Cuneo; se vi siano dei contatti con la società concessionaria; quali iniziative intenda adottare al fine di provvedere in tempi celeri al completamento dell'importante arteria autostradale. Atto n. 3-00489 MODENA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che a quanto risulta all'interrogante: durante il precedente Governo di centro sinistra, il Ministro dell'economia pro tempore Pier Carlo Padoan, con lettera protocollata alla Commissione europea il 27 settembre 2017, chiese che l'Italia fosse autorizzata a introdurre una misura speciale di deroga agli articoli 218 e 232 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto e a introdurre l'obbligo di fatturazione elettronica per tutti i soggetti passivi stabiliti sul territorio italiano, fatta eccezione per i soggetti passivi che beneficiano della franchigia per le piccole imprese, di cui all'articolo 282 della suddetta direttiva, e a convogliare le fatture nel «Sistema di Interscambio» («SdI»), gestito dall'Agenzia italiana delle entrate; la richiesta dell'introduzione obbligatoria della fatturazione elettronica venne motivata, come si legge nella considerazione numero 3 della decisione di esecuzione (UE) 2018/593 del Consiglio del 16 aprile 2018, in base al fatto che "le fatture presentate attraverso lo SdI, consentirebbero all'amministrazione tributaria italiana di acquisire in tempo reale le informazioni contenute nelle fatture emesse e ricevute dagli operatori". Le autorità tributarie potrebbero quindi effettuare controlli tempestivi e automatici in merito alla coerenza degli importi IVA dichiarati e versati; secondo il Governo pro tempore l'introduzione di tale obbligo non avrebbe comportato molti problemi burocratici complessi, come si legge nella considerazione numero 5 della già citata DEC 2018/593: "L'Italia sostiene che il lavoro preparatorio per l'introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria è già stato compiuto sulla base dell'uso facoltativo del sistema SdI esistente, garantendo una transizione agevole verso la fatturazione elettronica, limitando nel contempo l'incidenza della misura speciale sui soggetti passivi"; la scelta dello Stato italiano di normare il processo di trasmissione elettronica della fattura tramite un sistema centralizzato di interscambio, così come il porre in capo ai singoli soggetti il controllo della presa in carico dal sistema centrale di tali documenti, è stata rappresentata come un'operazione di "semplificazione" sulla tenuta contabile; dall'introduzione dell'obbligo di fatturazione elettronica dal 1° gennaio 2019 a carico di 3 milioni di contribuenti IVA (al netto degli esonerati e a fronte del totale di circa 6 milioni di contribuenti IVA) si stima una attesa di maggior gettito pari a 2 miliardi di euro; come rilevano puntualmente i 5 articoli dispositivi della decisione di esecuzione 2018/593, trattasi di una scelta autonoma del Governo italiano, unico caso in Europa, oltre a quello del Portogallo, figlio di una impostazione tipica delle "sinistre", di monitorare, soggiogare e tenere sotto controllo la libera iniziativa privata, impostazione che è antitetica al programma di centro destra;