[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 300, comma quarto, del codice di procedura civile promosso dal Tribunale di La Spezia nel procedimento vertente tra Siboldi Ermenegildo, Siboldi Sirio ed altri, con ordinanza del 20 novembre 2006, iscritta al n. 56 del registro ordinanze 2009 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 9, prima serie speciale, dell'anno 2009. Udito nella camera di consiglio del 23 settembre 2009 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. — Il Tribunale di La Spezia, con ordinanza del 20 novembre 2006, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 300, quarto comma, del codice di procedura civile, «nella parte in cui, non richiamando l'art. 789 cod. proc. civ. , non prevede la dichiarazione d'interruzione del processo nel caso di morte del contumace, certificata dall'ufficiale giudiziario nella relazione di notificazione relativa al decreto di fissazione dell'udienza di discussione del progetto di divisione». 2. — Il rimettente espone di essere chiamato a pronunciare in un giudizio civile in corso tra diversi soggetti, avente ad oggetto lo scioglimento di una comunione ereditaria, concernente alcuni beni immobili. Premesso che in tale giudizio nessuno dei convenuti si è costituito, con conseguente dichiarazione della loro contumacia, il giudice a quo riferisce che, per provvedere in ordine alla domanda di divisione, è stato nominato un consulente tecnico d'ufficio che, nell'espletamento dell'incarico, ha posto in evidenza la non comoda divisibilità degli immobili compresi nell'asse ereditario, rilevando inoltre l'avvenuto decesso, nelle more, di uno dei condividenti. Il Giudice ha predisposto un progetto di divisione – consistente nella vendita all'incanto dell'intero compendio immobiliare, con attribuzione a ciascun coerede del ricavato, secondo la quota di spettanza – e ha fissato per la discussione l'udienza del 9 novembre 2006, mandando alla cancelleria di comunicare il decreto a tutti i condividenti, compresi i contumaci. Espletato l'adempimento, l'ufficiale giudiziario, nella relazione di notifica del detto decreto ad uno dei convenuti contumaci, ha dato atto dell'avvenuto decesso di quest'ultimo. Ciò posto, il rimettente osserva che, ai sensi dell'art. 300, quarto comma, cod. proc. civ. , la morte della parte contumace determina l'interruzione del processo dal momento in cui il fatto interruttivo è notificato, oppure è certificato dall'ufficiale giudiziario nella relata di notificazione di uno dei provvedimenti di cui all'art. 292 cod. proc. civ. Tale disposizione prevede, con elencazione tassativa secondo costante giurisprudenza, la notifica dell'ordinanza che ammette l'interrogatorio o il giuramento del contumace, nonché delle comparse contenenti domande nuove o riconvenzionali (cui si è aggiunto il verbale nel quale si dà atto della produzione di scrittura privata, per effetto di sentenze della Corte costituzionale). Nella norma censurata, quindi, non è richiamato il decreto di cui all'art. 789 cod. proc. civ. , che pure, secondo prevalente giurisprudenza della Corte di cassazione, deve essere comunicato alle parti contumaci. Di qui il dubbio circa la legittimità costituzionale del citato art. 300, quarto comma, cod. proc. civ. , nella parte in cui, non richiamando l'art. 789 cod. proc. civ. , non prevede l'interruzione del processo nel caso di morte della parte contumace, certificata dall'ufficiale giudiziario nella relazione di notifica del decreto, col quale è stata fissata l'udienza di discussione del progetto di divisione. Infatti, poiché l'elencazione di cui all'art. 292 cod. proc. civ. è tassativa, e poiché tale carattere «si trasfonde nell'art. 300, comma 4, cod. proc. civ. in virtù del rinvio ivi operato, alla stregua di quanto stabilito dall'art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile nel caso di specie non è possibile, in applicazione della seconda di dette disposizioni, dichiarare l'interruzione del processo». Tuttavia, ad avviso del giudice a quo, sembrano sussistere le ragioni per assimilare il decreto in questione agli atti contemplati nell'art. 292 cod. proc. civ. , «confluito nell'alveo dell'art. 300, comma 4, cod. proc. civ.». Invero, la ratio sottesa alla necessità di notifica degli atti da comunicare al contumace andrebbe identificata nell'esigenza di rispettare il diritto al contraddittorio, quanto meno con riferimento alle domande nuove o riconvenzionali, nonché nell'esigenza di rispettare il diritto di difesa con riferimento agli altri atti per i quali la notifica al contumace è prevista. Tali esigenze sembrano sussistere anche con riguardo al decreto che fissa l'udienza di discussione del progetto di divisione, prodromica alla verifica dell'esistenza di contestazioni ed all'eventuale adozione dell'ordinanza che dichiara esecutivo il progetto, provvedimento che, anche qualora non se ne volesse ammettere il carattere decisorio (questione dibattuta in giurisprudenza), incide su diritti soggettivi in via definitiva e dunque pone la necessità di garantire il contraddittorio (art. 111 Cost.) e il diritto di difesa (art. 24 Cost.), non diversamente da quanto assicura l'art. 292 cod. proc. civ. con la comunicazione dei provvedimenti in esso annoverati. Alla stregua di queste considerazioni, ad avviso del rimettente il mancato richiamo dell'art. 789 cod. proc. civ. nell'art. 300, quarto comma, dello stesso codice sembra porsi in contrasto con le menzionate norme costituzionali e realizza un'irragionevole disparità di trattamento (in violazione dell'art. 3 Cost.), rispetto alla disciplina prevista per il caso in cui la morte del contumace sia certificata nella relazione di notifica di uno degli atti indicati nell'art. 292 cod. proc. civ. Il giudice a quo conclude osservando che la questione è rilevante, perché nella specie il decreto che fissa l'udienza di discussione del progetto di divisione è stato notificato anche alla parte contumace, il cui decesso è stato certificato nella relazione di notifica dell'ufficiale giudiziario sicché, qualora la questione medesima risultasse fondata, il processo dovrebbe essere dichiarato interrotto.1. — Il Tribunale di La Spezia, con l'ordinanza indicata in epigrafe, dubita – in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione – della legittimità costituzionale dell'art. 300, quarto comma, del codice di procedura civile, «nella parte in cui, non richiamando l'art. 789 cod. proc. civ. , non prevede la dichiarazione d'interruzione del processo nel caso di morte del contumace certificata dall'ufficiale giudiziario nella relazione di notificazione relativa al decreto di fissazione dell'udienza di discussione del progetto di divisione».