[pronunce]

La regione, nel richiamare i principi già espressi nelle sentenze n. 98, n. 347 e n. 348 del 2000, osserva che "semplici esigenze di certezza del diritto e necessità di uniformità dell'ordinamento" imporrebbero di estendere tali principi anche a quelle disposizioni, al fine di depurare in tal modo l'ordinamento dalle incompatibilità e disarmonie con le prevalenti norme costituzionali.1. - La questione di legittimità costituzionale, sollevata in via incidentale da questa stessa Corte, nel corso di un giudizio per conflitto di attribuzioni promosso con ricorso della Regione Sicilia, investe sette disposizioni legislative, di analogo contenuto, emanate fra il 1992 e il 1996, che dispongono la riserva all'erario statale di nuove entrate derivanti dai provvedimenti legislativi in cui dette clausole sono inserite. Sei di tali disposizioni rinviano per la loro attuazione a decreti del Ministro delle finanze, da emanarsi di concerto con quello del tesoro; una (l'art. 18, comma 7, del decreto legge n. 155 del 1993) non dispone alcunché in ordine alla propria attuazione. Si tratta di tutte le disposizioni legislative, relative a riserve allo Stato di nuove entrate, cui si è dato attuazione con il decreto del Ministro delle finanze 23 dicembre 1997 (Modalità di attuazione delle riserve all'erario dal 1° gennaio 1997 del gettito derivante dagli interventi in materia di entrate finanziarie della Regione Sicilia, emanati dal 1992), sottoposto al giudizio di questa Corte con il citato ricorso per conflitto di attribuzioni (e la cui efficacia è stata sospesa con l'ordinanza n. 41 del 2001), ad eccezione di quelle già colpite dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale parziale pronunciata con la sentenza n. 98 del 2000. La questione - sollevata in riferimento all'art. 36 dello statuto siciliano, che garantisce l'autonomia finanziaria della regione, all'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, che detta norme di attuazione dello statuto in materia finanziaria, stabilendo che l'intero gettito dei tributi erariali (con alcune eccezioni) riscosso nel territorio della Regione Sicilia spetta alla regione medesima, salve le nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime, nonché in riferimento al principio di leale cooperazione fra Stato e regioni - investe sei delle disposizioni denunciate nella parte in cui, nello stabilire che le modalità della loro attuazione sono definite con decreto ministeriale, non prevedono la partecipazione della Regione Sicilia al relativo procedimento; la settima, cioè l'art. 18, comma 7, del d.l. n. 155 del 1993, nella parte in cui non prevede che all'attuazione della riserva di entrate all'erario statale, ivi disposta, si provveda con la partecipazione della Regione Sicilia. 2. - La questione è fondata. Le disposizioni legislative impugnate hanno contenuto analogo a quello delle disposizioni già dichiarate in parte costituzionalmente illegittime da questa Corte con la sentenza n. 98 del 2000, nonché delle ulteriori disposizioni colpite, per le stesse ragioni, da pronunce di illegittimità costituzionale rese con le sentenze n. 347 e n. 348 del 2000. Esse cioè, nel disporre che all'attuazione della prevista riserva all'erario statale di nuove entrate, derivanti dai provvedimenti legislativi in cui dette clausole sono inserite, si provveda con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con quello del tesoro (ovvero - in un caso - non disponendo alcunché circa le modalità della propria attuazione), omettono di prevedere qualsiasi partecipazione della Regione Sicilia al procedimento di attuazione delle stesse. Poiché le clausole di riserva in questione costituiscono un meccanismo di deroga alla regola della spettanza alla regione del gettito dei tributi erariali (salve alcune eccezioni) riscosso nel territorio della medesima, e poiché dunque la loro attuazione incide direttamente sulla effettività della garanzia dell'autonomia finanziaria regionale, il principio di leale cooperazione esige che tale meccanismo si attui mediante procedimenti non unilaterali, che contemplino la partecipazione della regione interessata (sentenze n. 98, n. 347 e n. 348 del 2000). La mancanza di tale previsione comporta la dichiarazione di illegittimità costituzionale, in parte qua, delle disposizioni censurate.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE a) Dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 13, comma 2, del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384 (Misure urgenti in materia di previdenza, di sanità e di pubblico impiego, nonché disposizioni fiscali), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 novembre 1992, n. 438; dell'art. 16, comma 17, secondo periodo, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica); dell'art. 16, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 557 (Ulteriori interventi correttivi di finanza pubblica per l'anno 1994), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133; dell'art. 47, secondo periodo, del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41 (Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica e per l'occupazione nelle aree depresse), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85; dell'art. 3, comma 241, secondo periodo, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica); dell'art. 12, secondo periodo, del decreto-legge 20 giugno 1996, n. 323 (Disposizioni urgenti per il risanamento della finanza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 425, nella parte in cui dette disposizioni, nello stabilire che le modalità della loro attuazione sono definite con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, non prevedono la partecipazione della Regione Sicilia al relativo procedimento; b) Dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 18, comma 7, del decreto- legge 22 maggio 1993, n. 155 (Misure urgenti per la finanza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 243, nella parte in cui non prevede che all'attuazione della riserva di entrate all'erario statale, ivi disposta, si provveda con la partecipazione della Regione Sicilia. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Onida Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 25 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola