[pronunce]

4.- L'Avvocatura generale eccepisce, ulteriormente, l'inammissibilità delle questioni per la manipolatività del petitum poiché il giudice a quo finirebbe con il domandare a questa Corte l'individuazione del compenso che spetterebbe, per l'attività in questione, all'amministratore giudiziario. Anche tale eccezione non è fondata. Nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale, il petitum dell'ordinanza di rimessione ha la funzione di chiarire il contenuto e il verso delle censure mosse dal giudice rimettente. Questa Corte, ove ritenga fondate le questioni, rimane libera di individuare la pronuncia più idonea alla reductio ad legitimitatem della disposizione censurata, non essendo vincolata alla formulazione del petitum dell'ordinanza di rimessione nel rispetto dei parametri evocati, stante anche che «l'assenza di soluzioni costituzionalmente vincolate» non compromette l'ammissibilità delle questioni stesse (ex plurimis, sentenza n. 59 del 2021) quando sia rinvenibile nell'ordinamento una soluzione adeguata al parametro di riferimento. Questa Corte (ex plurimis, sentenze n. 157 e n. 63 del 2021) ha ritenuto che la «ammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale risulta [...] condizionata non tanto dall'esistenza di un'unica soluzione costituzionalmente obbligata, quanto dalla presenza nell'ordinamento di una o più soluzioni costituzionalmente adeguate, che si inseriscano nel tessuto normativo coerentemente con la logica perseguita dal legislatore (si veda, da ultimo, la sentenza n. 252 del 2020 e in senso conforme le sentenze n. 224 del 2020; n. 99 del 2019; n. 233, n. 222 e n. 41 del 2018; n. 236 del 2016)». Solo se manca una soluzione costituzionalmente adeguata o se «il superamento dei prospettati dubbi di legittimità costituzionale esige un intervento di sistema del legislatore» (sentenza n. 47 del 2023), allora la questione è inammissibile (sulla necessità di una revisione di sistema, quale limite di ammissibilità della questione con cui si solleciti l'intervento di questa Corte, vedi sentenze n. 202, n. 143, n. 100 e n. 1 del 2022, n. 151, n. 33 e n. 32 del 2021, n. 80 e n. 47 del 2020); ciò che non può dirsi delle questioni attualmente sollevate, che concernono, in termini specifici e limitati, il compenso per l'amministratore giudiziario per l'attività di verifica dei crediti nella procedura di prevenzione a carattere patrimoniale. 5.- All'esame del merito delle questioni sollevate è opportuno premettere, in sintesi, il quadro normativo di riferimento nel quale si colloca la disposizione censurata. A fronte dell'emanazione di un provvedimento di sequestro di prevenzione finalizzato alla confisca, sorge il problema della tutela dei creditori del proposto che rischiano di veder svanire la garanzia patrimoniale sulla quale avevano costruito il proprio affidamento in virtù del principio della generale responsabilità del debitore sancito dall'art. 2740 del codice civile e, non di rado, anche in forza di garanzie reali su alcuni beni. Si tratta di una questione che involge un necessario contemperamento tra il diritto dei creditori di soddisfarsi sui beni del debitore e l'esigenza di evitare che il proposto si riappropri dei beni oggetto della misura, ovvero che gli stessi beni siano destinati a soddisfare creditori che avevano contratto con lo stesso nella consapevolezza che l'attività economica svolta era illecita, ovvero diretta a celare attività illecite o al riciclaggio di denaro (ex ceteris, sentenze n. 18 del 2023, n. 26 del 2019 e n. 94 del 2015). Una prima regolamentazione normativa degli aspetti relativi alla tutela dei creditori è stata introdotta, difatti, solo dal codice antimafia, in omaggio ai criteri direttivi sanciti dall'art. 1, comma 3, lettera f), della legge 13 agosto 2010, n. 136 (Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia). Con il codice antimafia, il legislatore, in attuazione della delega, ha quindi introdotto nel Titolo IV, all'art. 52 e seguenti, una disciplina specifica per la tutela dei diritti dei terzi coinvolti nel procedimento di prevenzione patrimoniale. Tali disposizioni sono state oggetto di interventi additivi di questa Corte che hanno finito con l'estendere detta tutela a tutti i creditori per titoli antecedenti al sequestro di prevenzione e non solo a quelli che vantavano un diritto reale sui beni oggetto della misura (sentenze n. 26 del 2019 e n. 94 del 2015). 5.1.- Quanto alla struttura del procedimento di accertamento dei crediti, è stata recepita, in misura pressoché integrale, la regolamentazione dettata all'epoca per il fallimento dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), che, nella sua struttura, è rimasta inalterata per la liquidazione giudiziale dopo l'emanazione del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155). Il procedimento per l'accertamento dei crediti prevede che, per ottenere il riconoscimento del credito, l'istante deve in primo luogo dimostrare l'anteriorità del diritto rispetto al sequestro e provare, in secondo luogo, che il credito concesso al proposto non fosse strumentale all'attività delittuosa, o di aver comunque ignorato tale circostanza in buona fede. Il giudice delegato, assistito dall'amministratore giudiziario, verifica, in particolare, le domande presentate, indicando distintamente i crediti che ritiene di ammettere con le eventuali cause di prelazione e quelli che ritiene di non ammettere, in tutto o in parte, esponendo sommariamente i motivi dell'esclusione. Una volta concluso l'esame delle domande, il giudice delegato forma lo stato passivo e lo rende esecutivo con decreto depositato in cancelleria e comunicato all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, nonché notificato agli interessati a cura dell'amministratore giudiziario. 6.- Per ciò che rileva maggiormente quanto alle questioni sollevate dalla Corte d'appello di Roma, alcuni compiti specifici sono demandati all'amministratore giudiziario nel procedimento sinora descritto. In particolare, già dopo la pronuncia del sequestro di prevenzione, l'amministratore è tenuto ad allegare alle relazioni da presentare al giudice delegato l'elenco nominativo di tutti i creditori anteriori al sequestro, corredato dell'indicazione dei crediti e delle rispettive scadenze e dall'elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali di godimento o garanzia o diritti personali sui beni, con l'elencazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto.