[resaula]

L'esito del referendum del 4 dicembre 2016 e con esso l'abbandono - voglio sperare - di ogni ipotesi di elezione indiretta del Senato e, più in generale, delle variegate proposte volte a introdurre una differenziazione strutturale o funzionale tra le due Camere hanno dato luogo a una limitazione del principio di uguaglianza del cosiddetto voto in entrata che, sebbene fissato da norma di rango costituzionale e, quindi, non di per sé illegittimo, non risulta essere meno indigesto alla luce dei princìpi democratici. Concedendo la facoltà di voto a determinate categorie anagrafiche di cittadini ritenuti presuntivamente più capaci e idonei, si lede la libertà di scelta del corpo elettorale e, quindi, la stessa libertà di voto. I referendum del 2006 e 2016 hanno insegnato a chi ha voluto coglierne la lezione che ulteriori tentativi di procedere a riforme costituzionali complessive sono destinati al fallimento per la difficoltà di far comprendere, soprattutto durante la campagna referendaria, le linee di fondo di un progetto ampio. Così, il legislatore, quindi noi, è stato spinto verso l'adozione del metodo opposto, ovvero riforme puntuali, dando per altro seguito alla ratio con cui fu scritto l'articolo 138 della Costituzione, ampiamente riconosciuto dalla dottrina. Si è detto: i giovani non sanno chi sia il Presidente della Repubblica, come possiamo concedere loro il diritto di voto? La menomazione del diritto di voto è in danno proprio ai cittadini titolari di interessi meno contingenti e che perciò tendono naturalmente a privilegiare uno sguardo rivolto al futuro, con la conseguenza di un'elevazione progressiva dell'età dell'elettorato mediano derivante dall'invecchiamento della popolazione che, com'è noto, si registra in tutta Europa e, in particolare, in Italia. Parecchi ordinamenti stanno fronteggiando tale tendenza prevedendo un'ulteriore diminuzione della età minima per il voto - nell'Unione europea è stato portato a sedici anni in Austria e più di recente a Malta - o, più frequentemente, introducendo nel procedimento legislativo meccanismi e incentivi volti a incoraggiare il prevalere di una visione lungimirante e di lungo periodo rispetto all'attuale dominio della logica del contingente, come si fa in Finlandia con la Commissione del futuro, da tempo operante presso il Parlamento di quel Paese. Colleghi, che bello sarebbe se prevedessimo un Ministero per il futuro. Inoltre, per effetto della disciplina costituzionale vigente sull'elettorato attivo si continua a differenziare la composizione di Camera e Senato con una differenza di quasi 4 milioni, accentuando così il rischio di orientamenti politici diversi tra i due rami del Parlamento e rendendo più difficile il funzionamento sia del sistema bicamerale sia della forma di Governo parlamentare. È un rischio che la stessa Corte Costituzionale, con la sentenza n. 35 del 2017 di illegittimità sul cosiddetto Italicum, ha posto in evidenza, suggerendo al contempo una soluzione: adottare leggi elettorali che, pur se differenti, non ostacolino all'esito delle elezioni la formazione di maggioranze parlamentari omogenee. Con lenti grandangolari, possiamo estendere il monito non esclusivamente al sistema elettorale, ma all'assetto bicamerale, se non all'intero sistema costituzionale. Quindi, l'omogeneizzazione delle basi elettorali di Camera e Senato gioverebbe alla funzione di Governo. Si può affermare, allora, che la riforma in esame avrebbe il pregio non banale di coniugare in una certa misura i valori di rappresentanza e governabilità, spesso in contrasto tra di loro. Si è detto: ci asterremo perché non vogliamo che i giornali ci dicano che siamo contrari ai giovani. Colleghi, quando si discorre di istituzioni democratiche, la gioventù non può essere sbandierata come un valore in senso assoluto, né tantomeno esecrata in quanto tale, ma dev'essere semplicemente considerata alla luce dei principi costituzionali. Si tratta di una riforma assolutamente opportuna, resa necessaria dalle evoluzioni sociali, culturali e istituzionali intervenute nel tempo al fine di porre rimedio agli effetti distorsivi della rappresentanza democratica che emerge dall'attuale disciplina. Intendiamoci, però: l'acclarata disaffezione alla politica delle nuove generazioni è un fenomeno che non si elimina sic et simpliciter , garantendo ai giovani la possibilità di votare anche al Senato; occorre oggi adottare una prospettiva di più larghe vedute, recuperando la partecipazione dei giovani alla politica, attraverso forme di rappresentanza nuove e più confacenti al mutato contesto sociale (penso, ad esempio, alla democrazia digitale). Nella fase attuale, caratterizzata da una certa crisi degli istituti classici di democrazia, la conservazione dell'articolo 58 della Costituzione rischia solo di contribuire a incrementare il divario tra popolo e votanti, indebolendo la sovranità affermata dall'articolo 1 della Carta in relazione al profilo della volontà popolare. Per queste ragioni, ribadisco il voto favorevole del gruppo del MoVimento 5 Stelle al disegno di legge costituzionale al nostro esame. (Applausi) . AUDDINO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. AUDDINO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio sottrarmi al dovere di manifestare le mie perplessità su questo modo di procedere per attuare importanti riforme costituzionali con una parcellizzazione, a mio avviso, molto pericolosa. Il provvedimento in esame, modificando il requisito anagrafico dell'elettorato attivo per il Senato, rischia infatti di portarci nella direzione di un preciso disegno non pienamente svelato in quest'Aula, che si potrà compiere nella prossima legislatura, con il superamento del bicameralismo perfetto. Questo modo di fare le riforme, a mio avviso, è sbagliato, come lo sono questi interventi, parcellizzati e fatti con il bisturi. Attuare la lenta erosione delle differenze tra Camera e Senato potrebbe portare a compiere l'altro passo, l'equiparazione dell'elettorato passivo già nella prossima legislatura, come ho detto, fino a giungere poi all'inevitabile conclusione dell'inutilità del Senato, ormai ridotto a una seconda Camera. L'Assemblea costituente, come tutti sapete, si soffermò a lungo sulla questione del bicameralismo, operando la scelta di quello perfetto, con le disposizioni necessarie a creare differenze significative tra i due rami del Parlamento. Si ritenne infatti di differenziare il sistema elettorale delle due Camere, uno su base regionale, l'altro su base nazionale, e l'elettorato attivo e passivo dei due rami del Parlamento, in base al requisito dell'età. Secondo me, tutto questo adesso va tutelato e non modificato. Esprimendo un voto favorevole sul provvedimento sarete complici di un disegno più ampio, non chiaramente esplicitato, volto a sopprimere la Camera alta, il Senato della Repubblica italiana, proprio nell'Italia che ha visto nascere il senatus romanus . Chi vorrà tutelare il bicameralismo perfetto non voti sì oggi; onorevoli colleghi, è un progetto che abbiamo già visto e che gli italiani hanno già bocciato, senza possibilità di appello.