[pronunce]

In secondo luogo, relativamente alla censura che cade sul procedimento di autorizzazione concernente gli impianti da fonti rinnovabili, la Regione rileva che per tale materia troverebbe applicazione non già l'art. 11 impugnato, ma l'art. 13, che, a sua volta, rinvia all'art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003. L'art. 11, comma 4, sarebbe in ogni caso «del tutto conforme con il procedimento disciplinato dall'art. 52-quater del d.P.R. n. 327 del 2001». Quanto agli artt. 13 e 26, la Regione insiste per il rigetto della relativa censura, anche alla luce di quanto deciso da questa Corte con la sentenza n. 383 del 2005, in merito a misure compensative regionali per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Quanto all'art. 27, la Regione ritiene che tale norma non implica «la facoltà di determinare un'offerta energetica differenziata a livello regionale», essendo piuttosto volta a razionalizzare l'offerta in base al fabbisogno delle diverse aree territoriali della Regione stessa, con ciò consentendo un risparmio energetico e stimolando le iniziative assumibili nel «mercato liberalizzato» dell'energia. Non vi sarebbe pertanto alcuna “interferenza” con il sistema concessorio nazionale. Quanto all'art. 28, la Regione contesta che il potere di rilasciare le concessioni di distribuzione dell'energia spetti allo Stato, giacché quest'ultimo, in forza dell'art. 1, comma 8, lettera a), della legge n. 239 del 2004, definisce, previa intesa in sede di Conferenza unificata, i criteri generali, in base ai quali competerà poi all'«ente cui la legge regionale affida la competenza» (art. 1, comma 6, della legge n. 239 del 2004) rilasciare il titolo. Inoltre, la norma impugnata avrebbe per oggetto non soltanto il gas e l'energia elettrica, «ma anche diversi tipi di energia (geotermia, idrogeno) in relazione ai quali il sistema delineato dalla legge n. 239 del 2004 non preclude alle Regioni di definire norme finalizzate al corretto servizio per l'utenza». Quanto agli artt. 29 e 32, essi non interferirebbero con le concessioni già rilasciate dallo Stato, ma prevederebbero solo «che ai concessionari possano essere richieste attività ulteriori, per un miglior servizio, dietro pagamento del compenso da determinare secondo i criteri dell'art. 11 della legge n. 241 del 1990». Quanto all'art. 30, la Regione Toscana evidenzia che la direttiva 2003/54/CE avrebbe stabilito che i clienti domestici debbano diventare idonei entro il 1° luglio 2007, sicché la legge regionale impugnata, nell'anticipare il termine al 1° gennaio 2006, avrebbe consentito «una più celere liberalizzazione del mercato», rispetto alla data indicata dal legislatore nazionale, che in sé non sarebbe espressiva di alcun principio fondamentale. Quanto all'art. 33, la Regione sottolinea che tale norma non le attribuisce alcun potere decisorio, ma prevede un «ruolo di ausilio affinché le segnalazioni degli utenti vengano conosciute ed utilizzate dai gestori», nel rispetto delle competenze dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas. Quanto all'art. 38, la Regione Toscana ribadisce, anche alla luce dell'art. 10 della legge impugnata, che tale norma non concerne gli impianti della rete nazionale. Quanto all'art. 42, anche in tal caso, secondo la Regione, la norma avrebbe per oggetto solo gli impianti di competenza locale. Inoltre, non vi sarebbe alcuna violazione del d.lgs. n. 259 del 2003, poiché la norma, nel ritenere inapplicabile l'istituto della «autorizzazione provvisoria», risulterebbe «anzi, più garantista», esigendo «per tutte le opere l'autorizzazione o la denuncia di inizio attività (art. 10) prima dell'inizio dei lavori». All'udienza pubblica del 2 maggio 2006 le parti hanno discusso la causa, insistendo sulle conclusioni già formulate.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato numerose disposizioni della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39 (Disposizioni in materia di energia), che si propone di disciplinare le attività regionali concernenti il settore energetico «in applicazione dell'art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione», in relazione a quanto determinato dalla legge statale 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), per asserite lesioni del primo comma, del secondo comma – in riferimento alle lettere e), l) ed m) – e del terzo comma dell'art. 117 della Costituzione. Il ricorso non contiene alcuna premessa generale in ordine alla natura della legge oggetto di censura, limitandosi ad indicare le specifiche doglianze rivolte a ciascuna disposizione impugnata, talora, come si vedrà in occasione dell'esame analitico di esse, persino in difetto dell'espressa individuazione del parametro costituzionale, ovvero della norma interposta, asseritamente violati. Il ricorso si presenta in termini così sommari da raggiungere appena, nel suo complesso, quella soglia minima di chiarezza cui la giurisprudenza costituzionale subordina l'ammissibilità delle impugnative in via principale (sentenze numeri 51 del 2006; 360 del 2005; 166 del 2004 e 384 del 1999) ed alcune volte le censure risultano articolate in termini più compiuti e meglio specificati nella relazione ministeriale allegata alla delibera del Governo, che non nel ricorso stesso. 2. – Il ricorrente censura, anzitutto, l'art. 11 della legge impugnata nella parte in cui esso subordina alla espressa richiesta dell'interessato la dichiarazione di pubblica utilità delle opere di cui al comma 1, soggette ad autorizzazione unica (comma 4), poiché con ciò si violerebbe, limitatamente all'installazione di impianti elettrici alimentati da fonti rinnovabili, il «principio fondamentale» espresso dall'art. 12, comma 1, del d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità), secondo il quale tali opere, se autorizzate, di per sé «sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti». Inoltre, il predetto art. 11 violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione ('ordinamento civile'), intervenendo in materia di espropriazione riservata esclusivamente alla legislazione statale. 2.1. – Le questioni sono inammissibili. Il ricorrente erra nell'individuare la disposizione da cui discenderebbero le violazioni costituzionali denunciate, poiché la soggezione degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili al procedimento autorizzatorio è disposta dal solo art. 13 della legge impugnata, e pertanto la censura in questione avrebbe dovuto correttamente fare riferimento anche a quest'ultima disposizione.