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Alle ore 18 sotto gli occhi del rettore e del direttore generale, alla presenza delle guardie giurate private dell'università, i ragazzi hanno iniziato a scaricare materiali anche infiammabili, oltre a cibi e bevande alcoliche di vario genere, fino alle ore 20. La festa si è svolta tra le ore 22 e le ore 5 del giorno successivo e hanno partecipato centinaia di ragazzi, molti dei quali minorenni. «Siamo rimasti soli - scrive il rettore- testimoni di un reato che si compiva senza nulla poter fare, ad assistere alla preparazione dello scempio che si può vedere nelle immagini e che soltanto per un caso non ha avuto conseguenze peggiori, come quelle che si sono di recente verificate, in contesto del tutto analogo, presso un'altra università italiana». Il riferimento è quanto accaduto a Roma lo scorso giugno, quando un ragazzo perse la vita nel corso di un altro party abusivo all'università Sapienza; gli organi direttivi dell'ateneo milanese avevano avvisato le forze dell'ordine, che infatti hanno organizzato una vigilanza passiva in borghese davanti all'ingresso. L'alternativa sarebbe stata quella di fare entrare la celere nell'università. Un'azione forte, che il rettore ha voluto evitare per esigenze di sicurezza; a giudizio dell'interrogante è inaccettabile che vengano compiuti simili atti di palese illegalità ancor più se all'università, che dovrebbe essere il simbolo stesso della difesa della legalità e dei diritti, quali valori essenziali da trasmettere, si chiede di sapere quali iniziative urgenti i Ministri in indirizzo intendano adottare affinché questi veri e propri abusi di beni e di spazi pubblici non si verifichino nuovamente e per evitare in futuro episodi simili, che non solo costituiscono situazioni di degrado che ledono il prestigio delle università, ma possono sconfinare facilmente in situazioni di pericolo, come peraltro già avvenuto in passato. Atto n. 4-02440 ARRIGONI CENTINAIO PIANASSO TOSATO CAMPARI PUCCIARELLI ZULIANI SBRANA IWOBI CANDURA FERRERO AUGUSSORI RIVOLTA LUNESU CASOLATI ROMEO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la recente direttiva europea 2019/904 SUP ( single use plastic ), che impone il divieto di commercializzazione dei manufatti monouso in plastica per la somministrazione di cibi e bevande (piatti, posate, cannucce, capsule caffè, eccetera) e che dovrà essere recepita dai Paesi membri entro il 2021, provocherà significativi cambiamenti nelle abitudini e nei consumi dei cittadini europei, in particolare degli italiani; tra le ipotesi di sostituzione dei manufatti monouso in plastica tradizionale, è stata avanzata quella dell'impiego di materiali compostabili, quali carta, legno e plastiche compostabili, che dovrebbero trovare il loro fine-vita nella filiera del recupero dei rifiuti organici, previa raccolta differenziata insieme agli scarti di cucina; a seguito della pubblicazione della direttiva europea, si sta assistendo in Italia ad una frenetica comparsa sul mercato di numerose tipologie di manufatti realizzati in materiali compostabili, in matrice sia singola che accoppiata, che si propongono quali alternative agli omologhi manufatti in plastica tradizionale; la rapida diffusione di manufatti monouso compostabili, anche a seguito della messa al bando anticipata di manufatti monouso in plastica tradizionale da parte di talune amministrazioni pubbliche, sta già determinando alcune criticità, da affrontare immediatamente, al fine di evitare che venga messa in crisi l'intera filiera del recupero dei rifiuti organici che oggi garantisce la gestione di quasi 7 milioni di tonnellate di rifiuti; il consorzio italiano compostatori ha evidenziato le seguenti principali criticità: la compresenza sul mercato di manufatti compostabili e di plastica convenzionale creerà confusione tra i consumatori e gli operatori che effettuano le raccolte, con il rischio di un forte trascinamento di materia plastica nella raccolta differenziata dei rifiuti organici e con un conseguente pesante decadimento della qualità degli stessi rifiuti organici; la presenza di "manufatti compostabili" non certificati in conformità alla norma di riferimento UNI EN 13432 porterebbe ad un pericoloso decadimento della qualità delle raccolte differenziate con un conseguente pesante aggravio dei costi del recupero del rifiuto organico, che ricadrebbe inevitabilmente sulle spalle dei cittadini; l'aumento dei quantitativi di manufatti compostabili delle più diverse fogge e dimensioni all'interno degli scarti di cucina, fino ad oggi presenti in quantitativi trascurabili, avrà come inevitabile conseguenza un significativo cambiamento delle caratteristiche merceologiche e fisiche dei rifiuti organici, richiedendo adeguamenti tecnici degli impianti e modifiche procedurali per gestire al meglio questi cambiamenti; tali adeguamenti necessiteranno, oltre che di investimenti, anche di collaborazione tra tutti i rappresentanti della filiera (produttori, distributori, consumatori, amministratori, aziende di raccolta, impianti di riciclo); si paventa quindi un aumento rilevante di frazione estranea all'interno dei sacchetti dell'umido, non sempre riconoscibile, né dal singolo cittadino, né dall'operatore incaricato alla raccolta, anche perché allo stato attuale non esistono né una normativa nazionale che identifica con certezza il materiale compostabile, né linee guida riguardanti il suo utilizzo e conferimento. L'ANCI e i diversi organi di governo stanno chiedendo a gran voce e con urgenza una normativa, che permetta di operare in modo chiaro in tale ambito per evitare problemi di carattere impiantistico; il rischio è che in questa situazione di confusione, cui si aggiunge il potenziale ingresso di prodotti non certificati, di dubbia provenienza e dunque non compostabili, gli operatori del settore percepiscano il serio rischio di compromettere la qualità del prodotto finale del riciclo, vedendosi costretti a chiedere di conferire tali materiali nel sacco della frazione residuale, con un evidente passo indietro nella differenziazione dei materiali, uno dei cardini su cui si impernia l'economia circolare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda tenere nella dovuta considerazione le preoccupazioni e le giuste richieste dei compostatori e di tutta la filiera del recupero dei rifiuti organici, nell'ambito dei provvedimenti di attuazione della direttiva europea SUP; se intenda attivarsi affinché i manufatti compostabili possano avere un'immediata e facile riconoscibilità attraverso l'apposizione di uno specifico simbolo che identifichi la filiera di recupero a cui devono essere avviati (di cui potranno beneficiare nelle varie fasi del ciclo cittadini, raccoglitori e compostatori) da prevedere all'interno di un percorso definito, che garantisca almeno la presenza dei requisiti di compatibilità con il sistema del compostaggio industriale, come la certificazione EN 13432, e la tracciabilità; se intenda favorire lo sviluppo dell'" ecodesign ", di cui si parla spesso, per facilitare il recupero e riciclo di un manufatto immesso al consumo; questo potrebbe costituire un esempio di progettazione ecologica di un bene in funzione del riciclo del bene stesso quando assumerà lo status di rifiuto;