[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 170 del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), come riprodotto nel decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), e dell'art. 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50 (Delegificazione e testi unici di norme concernenti procedimenti amministrativi – legge di semplificazione 1998), promossi con ordinanze del 16 ottobre 2003 e del 10 gennaio (n. 2 ordinanze) 2004 dal Tribunale di Messina rispettivamente iscritte ai nn. 239, 240 e 422 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 14 e 21, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 15 dicembre 2004 il giudice relatore Alfio Finocchiaro.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.– Il giudice del Tribunale di Messina designato dal Presidente del tribunale, con tre distinte ordinanze (reg. ord. nn. 239, 240 e 422 del 2004) ha sollevato, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 170 del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), come riprodotto nel decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia); in via subordinata, in riferimento allo stesso art. 76 della Costituzione, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50 (Delegificazione e testi unici di norme concernenti procedimenti amministrativi – legge di semplificazione 1998), come modificato dall'art. 1 della legge 24 novembre 2000, n. 340 (Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione di procedimenti amministrativi – legge di semplificazione 1999). Nelle prime due ordinanze (reg. ord. nn. 239 e 240 del 2004), il giudice premette di essere stato designato dal Presidente del tribunale per la trattazione dei ricorsi proposti avverso i decreti del Tribunale di Messina, sezione misure di prevenzione, aventi ad oggetto la liquidazione di compensi a periti. Nella terza ordinanza (reg. ord. n. 422 del 2004) , il giudice premette di essere stato designato dal Presidente del tribunale per la trattazione del ricorso proposto avverso il decreto del Tribunale di Messina, prima sezione penale in composizione collegiale, avente ad oggetto la liquidazione dell'indennità di custodia di una autovettura sequestrata nel procedimento penale. Il giudice rimettente, rilevato in tutte le ordinanze che – ai sensi dell'art. 170 del d.P.R. n. 115 del 2002 – è possibile proporre opposizione avverso i suddetti decreti al Presidente dell'ufficio giudiziario competente, che il processo è quello speciale previsto per gli onorari di avvocato e che l'ufficio procede in composizione monocratica sempre, anche nelle ipotesi, come nella specie, in cui il provvedimento sia stato adottato da un giudice collegiale, sostiene che i giudizi non possano essere definiti indipendentemente dalla risoluzione della questione di costituzionalità. Il giudice si sofferma poi sulla non manifesta infondatezza, con identica motivazione nelle tre ordinanze. Sottolineato che la normativa previgente (art. 11 della legge 8 luglio 1980, n. 319 «Compensi spettanti ai periti, ai consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite a richiesta dell'autorità giudiziaria») prevedeva che il ricorso dovesse essere presentato innanzi al tribunale, da ritenersi ragionevolmente in composizione collegiale atteso che era l'unica forma esistente al momento dell'emanazione della legge, o alla corte d'appello, egli sostiene che il legislatore delegato, avendo trasferito la competenza dal tribunale in composizione collegiale al tribunale in composizione monocratica, ha introdotto una innovazione radicale, violando i limiti della delega. A tal fine richiama l'art. 7 della legge n. 50 del 1999, anche nella parte in cui rinvia all'allegato 1, e, tra i criteri del comma 2, si sofferma su quello che prevede il «coordinamento formale del testo delle disposizioni vigenti, apportando, nei limiti di detto coordinamento, le modifiche necessarie per garantire la coerenza logica e sistematica della normativa anche al fine di adeguare e semplificare il linguaggio normativo». Deduce che il legislatore delegato non ha rispettato il criterio del coordinamento formale, e che l'innovazione non può essere ricondotta al potere di apportare le modifiche necessarie per garantire la coerenza logica e sistematica, nemmeno alla luce del richiamo – contenuto nella relazione governativa – al decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado), che ha introdotto il giudice unico. In proposito sottolinea che la procedura speciale prevista per gli onorari di avvocato (art. 29 della legge 15 giugno 1942, n. 794 «Onorari di avvocato e di procuratore per le prestazioni giudiziali in materia civile»), richiamata dall'art. 170 impugnato, prevede espressamente che il tribunale proceda in composizione collegiale. Sempre con identica motivazione nelle tre ordinanze, il giudice a quo deduce inoltre, in via subordinata, il contrasto con l'art. 76 della Costituzione dell'art. 7 della legge delega, nella parte in cui non ha previsto i limiti e l'oggetto della delega in una materia, quale quella riguardante la competenza del giudice, coperta da riserva assoluta di legge ai sensi dell'art. 25 della Costituzione. 2. – Nel giudizio introdotto con l'ordinanza di rimessione iscritta al n. 239 del 2004 del relativo registro, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Rileva innanzitutto l'Avvocatura che l'oggetto della delega è definito, come risulta dall'allegato 1, della legge n. 50 del 1999, il quale, richiamando i regi decreti 23 dicembre 1865, n. 2700 e n. 2701 (cosiddetti campione civile e penale) per il riordino della materia delle spese di giustizia, ricomprende anche il procedimento per la liquidazione del compenso degli ausiliari del giudice.