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Un altro intervento fondamentale ottenuto soltanto grazie alla battaglia che quotidianamente continuiamo a portare avanti riguarda il superbonus al 110 per cento e in particolare l'introduzione della quarta cessione del credito e la proroga al 15 ottobre 2022 del termine entro il quale dev'essere trasmessa all'Agenzia delle entrate la comunicazione per la cessione del credito relativa ai lavori effettuati nel 2021, dando così più tempo a imprese e istituti finanziari per completare le procedure. In conclusione, con pragmatismo, posso dirmi in parte soddisfatto per l'approvazione della riformulazione di un emendamento che ho presentato nel corso della prima lettura del provvedimento alla Camera, ascoltando il grido d'allarme di uno dei settori che ha risentito maggiormente dell'aumento dei costi del gas. Mi riferisco alle imprese del settore ceramico, eccellenze del made in Italy e in particolare dell'Emilia-Romagna, che, a causa del caro energia, rischiano di trovarsi costrette a prendere decisioni drastiche, riducendo o addirittura sospendendo la propria produzione, nonostante vi siano ordini da evadere. In ballo ci sono centinaia di aziende, di marchi storici che portano il nome del nostro Paese in alto del mondo, ma anche migliaia di posti di lavoro. In un contesto così difficile, non possiamo in alcun modo permetterci ricadute economiche e occupazionali. Pertanto, invito il Governo a considerare le misure in favore delle imprese energivore contenute nel decreto-legge in discussione soltanto come un primo passo, che necessita di un immediato seguito con misure straordinarie in grado di sostenere il settore, come si fa in Spagna, perché senza un intervento ne subirebbe la concorrenza, non riuscendo a sostenere i prezzi di mercato. Detti impegni, peraltro, sono stati messi nero su bianco con un nostro ordine del giorno, che è stato accolto, con il quale il Governo si è impegnato a introdurre ulteriori misure transitorie di sostegno al settore. Non vorrei che si desse valore solamente agli ordini del giorno che parlano di armi. Non si può più temporeggiare, fate presto. Noi ci siamo e vi incalzeremo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, certo la prassi del monocameralismo che si è instaurata non ci aiuta a intervenire su questo provvedimento, che è di un'importanza enorme per il nostro Paese. Alla Camera hanno lavorato molto, introducendo diversi articoli. Devo dire tuttavia che ciò che è stato possibile evincere, nel poco tempo che abbiamo avuto a disposizione, è che si procede per tentativi e per piccoli passi, anche abbastanza disarticolati, rispetto a una situazione che potrebbe essere vissuta come un'occasione. Noi siamo legati al gas, che non possediamo sul nostro territorio nazionale, fin dalle prime decisioni del Governo Monti (era già nella strategia elettrica nazionale, SEN); e così è diventato un soggetto fondamentale nella transizione energetica, nel Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) del 2020. Eppure l'Europa ci ha detto che questa scelta non era in linea con gli obiettivi che ci eravamo dati per il clima e che quindi avremmo dovuto rivedere il nostro Piano nazionale, ma neanche questa è stata l'occasione per mettere mano a una vera pianificazione. Si procede - come abbiamo detto - per piccoli spot e deregolamentazioni, mentre si danno ancora grandi sussidi alle aziende energivore e non si tiene conto delle vere azioni invece da mettere in campo. Stiamo cercando il gas in giro per il mondo perché l'ENI guadagna moltissimo dal gas. Ci sono aziende energetiche che hanno fatto in questi anni 40 miliardi di extraprofitti, che tasseremo al 10 per cento, quando mi dicono che ARERA valutava una tassazione del 40 per cento. Credo che non vogliamo slegarci da una dipendenza e non solo dall'approvvigionamento estero. Andiamo adesso a chiudere i nostri rapporti con la Russia, anche se ancora non lo abbiamo fatto. Ricordiamo inoltre che questa speculazione non viene dalla guerra, ma dalla borsa di Amsterdam, quindi viene prima della guerra: viene già da novembre e dicembre dell'anno scorso. Pertanto non dipenderà neanche da quanto gas riusciremo a trovare e a tirare fuori dai nostri territori, perché è un costo che viene dalla globalizzazione. Andiamo a cercare comunque altri accordi con l'Albania e con l'Egitto, anche mettendoci in una condizione di grandissimo disagio politico (Applausi) , con Paesi comunque che hanno una instabilità politica. Questo perché, come qualcuno ha detto alla Camera, noi abbiamo nella nostra stanza un elefante a sei zampe: non si capisce se è lo Stato che partecipa all'ENI o se è l'ENI che partecipa allo Stato. (Applausi). Insomma, c'è un enorme conflitto di interessi da cui non riusciamo a uscire. Al momento diamo ancora 7 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi, ma solo 145 milioni per la riqualificazione energetica, senza la possibilità di cedere il credito d'imposta. C'è quindi uno squilibrio tra le azioni che il Governo mette in atto. Si punta a tirare fuori dai nostri territori quelli che sono stati valutati in 45 miliardi di metri cubi di residui di gas, ma questo in dieci anni, visto che ne possiamo tirare fuori al massimo 4,5 miliardi all'anno. In dieci anni riusciremo a estrarre 45 miliardi di metri cubi, ma ne consumiamo 75. Sicuramente, con la riapertura di queste trivellazioni con grande felicità di tutti (e si accusa anche il MoVimento 5 Stelle di aver fermato le trivelle, ma non è così), non risolveremo niente e neanche abbatteremo il costo delle bollette: questo dev'essere chiaro a tutti. Qualcuno mi ha accusato di fare una valutazione matematica, ma purtroppo è quello che va fatto: anche se estraiamo 7 miliardi dai nostri territori, sarà sempre il 10 per cento del totale. Quello che dovremmo fare è legarci all'idea di dover abbandonare il gas, che è venti volte più climalterante di altri idrocarburi. Certamente si scioglie nell'aria, lo possiamo disperdere prima, ma nel momento in cui lo disperdiamo ha un impatto climalterante altissimo. Ma questo non basta, perché ci stiamo andando a liberalizzare, anzi a togliere tutte le regole da altri tipi di azioni, come lo stoccaggio del gas, che ha enormi difficoltà. Oppure ci mettiamo in conflitto con l'agricoltura, perché stiamo rendendo gli agricoltori produttori di energia. Non vorrei che, per eliminare il topino dalla casa, le dessimo fuoco non vorrei che, per risolvere un problema, nella fretta e nell'azione non programmatica, ci trovassimo a doverne affrontare un altro e ad accorgerci tra qualche tempo di non avere più terreno agricolo. Dovremmo fare un piano: questo chiedo, eppure... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel decreto-legge in esame viene affrontata una serie di misure urgenti per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico e del gas naturale.