[pronunce]

che censure nella sostanza analoghe sono state formulate, in termini più sintetici, dal Tribunale di Torre Annunziata (r.o. n. 286 del 2002) in riferimento agli artt. 24 e 111 [secondo comma] Cost.; che nei giudizi instaurati a seguito delle ordinanze iscritte al n. 393 e al n. 394 del r.o. del 2002 è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato; che, quanto alla questione sollevata nell'ordinanza iscritta al n. 394 del 2002, l'Avvocatura chiede che la Corte ne dichiari l'infondatezza, sottolineando che nella disciplina del procedimento per decreto - caratterizzata dall'estrema semplificazione e dall'evidente finalità della rapida definizione dei procedimenti concernenti i reati meno gravi, punibili in concreto con la sola pena pecuniaria - la garanzia del contraddittorio è assicurata, ove venga proposta opposizione, nella fase successiva all'emanazione del decreto di condanna, in perfetta aderenza con il dettato dell'art. 111 Cost., che prevede «obblighi a garanzia della difesa [...], ma non ne determina con criterio rigido la decorrenza con riferimento ad una specifica fase processuale»; che, quanto alla questione sollevata con l'ordinanza iscritta al n. 393 del 2002, l'Avvocatura chiede, in via principale, che sia dichiarata l'inammissibilità della questione e, in subordine, l'infondatezza, sulla base delle medesime considerazioni relative all'ordinanza iscritta al n. 394 del r.o. del 2002. Considerato che tutti i rimettenti dubitano della legittimità costituzionale della disciplina del procedimento per decreto, in quanto non consente alla difesa dell'imputato di interloquire sulla richiesta del pubblico ministero prima che il giudice emetta il decreto penale di condanna; che, in particolare, il Tribunale di Marsala (r.o. n. 273 del 2002) censura gli artt. 459 e 460 del codice di procedura penale, nella parte in cui «non prevedono che il giudice per le indagini preliminari anteriormente all'emissione del decreto penale di condanna debba consentire l'intervento della difesa sia pure sotto il profilo della produzione di memorie difensive e di documentazione»; che il Tribunale di Avellino (r.o. n. 280, n. 393 e n. 394 del 2002) e il Tribunale di Torre Annunziata (r.o. n. 286 del 2002) sottopongono invece a scrutinio di legittimità costituzionale il solo art. 459 cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede che la difesa sia posta in condizione di contraddire, a livello meramente cartolare, sulla richiesta del pubblico ministero di emissione del decreto di condanna; che i rimettenti ritengono violati: - l'art. 3 Cost. (r.o. n. 273 del 2002) , in quanto la disciplina censurata determinerebbe un'evidente disparità di trattamento tra l'imputato nei cui confronti è emesso il decreto di condanna e l'imputato tratto a giudizio con le forme ordinarie; - gli artt. 3 e 24 Cost. (r.o. n. 273 del 2002) , ovvero il solo art. 24 Cost. (r.o. nn. 280, 286, 393 e 394 del 2002) , in quanto la mancanza di contraddittorio priverebbe l'imputato del diritto di interloquire sulla richiesta di decreto penale del pubblico ministero; - l'art. 111 Cost., in quanto l'imputato sarebbe privato della possibilità di esporre le proprie ragioni sulla richiesta del pubblico ministero di emissione del decreto di condanna e non gli sarebbe assicurata la possibilità di esercitare il contraddittorio in vista di una decisione di merito quale è quella del giudice per le indagini preliminari che deve valutare se emettere decreto di condanna, prosciogliere ex art. 129 cod. proc. pen. o restituire gli atti al pubblico ministero; che, investendo le questioni la medesima disciplina ed essendo sollevate sulla base di censure sostanzialmente analoghe, va disposta la riunione dei relativi giudizi; che, precedentemente all'entrata in vigore del nuovo art. 111 Cost., questa Corte, nell'affrontare in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. analoghe questioni di legittimità costituzionale della disciplina del procedimento per decreto, relative alla mancata previsione dell'interrogatorio dell'indagato, ovvero dell'avviso a presentarsi per l'interrogatorio prima della richiesta del pubblico ministero, ha avuto ripetute occasioni di affermare che la specificità del procedimento monitorio, configurato quale rito a contraddittorio eventuale e differito, improntato a criteri di economia processuale e di massima speditezza, non si pone in contrasto né con il principio di eguaglianza, né con il diritto di difesa; che, in particolare, la Corte ha osservato che, stante la peculiarità del procedimento per decreto, «l'esigenza di garantire la conoscenza dell'indagine [...] si trasferisce [...] sulla fase processuale, conseguente all'esercizio dell'opposizione, operando il decreto solo quale mezzo di contestazione dell'accusa definitiva [...], che è essenziale per garantire il diritto di difesa» , e che «il decreto penale costituisce una decisione preliminare soggetta a opposizione, cosicché l'esperimento dei mezzi di difesa, con la stessa ampiezza dei procedimenti ordinari, si colloca nel vero e proprio giudizio che segue all'opposizione» (v. ordinanza n. 432 del 1998 e i precedenti ivi menzionati, nonché le successive ordinanze n. 325, n. 326 e n. 458 del 1999); che tali conclusioni si innestano sul consolidato principio (v. di recente ordinanza n. 203 del 2002 ed i precedenti ivi richiamati) secondo cui l'esercizio del diritto di difesa è suscettibile di essere regolato in modo diverso per essere adattato alle esigenze delle specifiche caratteristiche dei singoli procedimenti, purché di tale diritto siano assicurati lo scopo e la funzione; che le censure prospettate dai rimettenti in relazione agli artt. 3 e 24 Cost. non contengono argomentazioni tali da indurre la Corte a discostarsi dalle conclusioni raggiunte nelle precedenti decisioni in materia; che in riferimento all'art. 111, secondo e terzo comma, Cost. - premesso che in sostanza i rimettenti denunciano la violazione del principio audiatur et altera pars prima dell'emissione del decreto penale e lamentano che all'indagato sia quindi preclusa la possibilità di interloquire al fine di ottenere un proscioglimento anticipato ex art. 129 cod. proc. pen. ovvero la restituzione degli atti al pubblico ministero - si deve rilevare che il dettato costituzionale, da un lato, non impone che il contraddittorio si esplichi con le medesime modalità in ogni tipo di procedimento e, soprattutto, che debba sempre essere collocato nella fase iniziale del procedimento stesso, dall'altro non esclude che il diritto dell'indagato di essere informato nel più breve tempo possibile dei motivi dell'accusa a suo carico possa essere variamente modulato in relazione alla peculiare struttura dei singoli riti alternativi;