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Viceversa, come si è detto, l'interesse collettivo alla tutela del patrimonio culturale risulta ad oggi protetto mediante sanzioni spesso poco afflittive e, come tali, dotate di scarsa efficacia deterrente, salvo che il medesimo interesse si presenti in associazione con l'esigenza di tutela dell'integrità del patrimonio del soggetto proprietario del bene, ritenuto senz'altro preminente. La presenza di fattispecie di reato contenute tanto nel codice penale quanto nel decreto legislativo n. 42 del 2004 ha inoltre determinato talora l'insorgere di rilevanti questioni interpretative in merito all'ambito applicativo delle norme e all'eventuale ammissibilità del concorso di reati, ove la medesima condotta integri contemporaneamente più fattispecie. Scopo dell'attuale disegno di legge è, pertanto, anzitutto quello di una reductio ad unitatem della materia considerata, in modo da conferire coerenza sistematica al complesso delle sanzioni penali previste nei confronti delle lesioni dell'interesse della collettività alla tutela del patrimonio culturale. Ciò mediante il riconoscimento di uno «statuto» penale comune alle aggressioni nei confronti dei beni che presentano interesse culturale e paesaggistico. L'offesa di tale interesse deve infatti sempre essere assistita, in accordo con i richiamati precetti costituzionali, da un trattamento sanzionatorio appropriato e differenziato. A tal fine, il presente disegno di legge delega, prevede l'introduzione di autonome figure di reato e di circostanze aggravanti di reati già previsti dall'ordinamento, tutti caratterizzati dall'offesa nei confronti dell'interesse della collettività all'integrità del patrimonio culturale. In particolare: Articolo 1 Il comma 1 reca apposita delega legislativa al Governo, stabilendo espressamente che la stessa debba trovare attuazione senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Il comma 2 indica i princìpi e criteri direttivi cui devono uniformarsi il decreto o i decreti legislativi delegati. In particolare, i princìpi e criteri indicati alle lettere da a) ad m) , nonché da q) a s), prevedono modificazioni e integrazioni di norme penali o processuali penali. La lettera n) concerne l'utilizzazione dei beni mobili sequestrati nel corso di operazioni di polizia giudiziaria. Le lettere o) e p) prevedono la possibilità per gli ufficiali di polizia giudiziaria, nel contrasto di determinate attività criminose, di avvalersi di particolari strumenti e istituti giuridici, e in particolare: di svolgere operazioni sotto copertura ai sensi dell'articolo 9 della legge 16 marzo 2006, n. 146, avvalendosi quindi delle specifiche possibilità di cui al comma 5 del citato articolo 9 (impiego di agenti di polizia giudiziaria, ausiliari o interposte persone ; utilizzazione di beni mobili ed immobili e/o documenti di copertura; attivazione di siti nelle reti, realizzazione e gestione di aree di comunicazione o scambio su reti o sistemi informatici); di utilizzare indicazioni di copertura, anche per attivare siti nelle reti, realizzare o gestire aree di comunicazione o scambio su reti o sistemi telematici, ovvero per partecipare ad esse; procedere anche per via telematica all'acquisto simulato di beni e alle relative attività di intermediazione, dandone immediata comunicazione all'autorità giudiziaria che può, con decreto motivato, differire il sequestro sino alla conclusione delle indagini. Tutte le disposizioni sinteticamente descritte non comportano nuovi o maggiori oneri a carico di amministrazioni pubbliche, anche diverse dallo Stato, né direttamente, né a seguito dell'emanazione del o dei decreti legislativi delegati, i quali possono trovare attuazione senza l'impiego di ulteriori risorse umane, finanziarie o strumentali, rispetto a quelle attualmente disponibili. In particolare, la lettera n) prevede che i beni mobili, anche iscritti in pubblici registri, le navi, le imbarcazioni, i natanti e gli aeromobili, sequestrati nel corso di operazioni di polizia giudiziaria a tutela dei beni culturali di cui all'articolo 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004, siano affidati in custodia giudiziale agli organi di polizia che ne facciano richiesta per l'impiego in attività di tutela dei medesimi beni. Tale disposizione non comporta oneri finanziari, in quanto il sequestro del corpo del reato è disposto dall'autorità giudiziaria (articolo 253 del codice di procedura penale), ed è la medesima autorità a decidere in merito all'affidamento in custodia (articolo 259 del codice di procedura penale) nonché sull'eventuale restituzione (articolo 263 del codice di procedura penale). È quindi implicito che l'autorità giudiziaria accoglierà l'eventuale richiesta degli organi di polizia di affidamento dei beni in argomento solo quando sia ragionevolmente certa la successiva confisca dei medesimi beni ai sensi dell'articolo 240 del codice penale. Conseguentemente, non si pone alcun problema di oneri connessi alla eventuale restituzione al legittimo proprietario. Con riferimento, specificamente, alle attività di contrasto che potranno essere svolte dagli agenti di polizia giudiziaria sulla base delle disposizioni attuative dei princìpi e criteri direttivi di cui alle lettere o) e p), si fa presente che tali attività saranno svolte nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente. Ciò è reso possibile dalla circostanza che la struttura dell'Arma dei carabinieri specializzata nella tutela del patrimonio culturale è già attualmente depositaria della banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, che rappresenta il fondamentale supporto conoscitivo di qualunque azione di contrasto dei reati contro il patrimonio culturale. Tale struttura specializzata da tempo svolge una fondamentale attività di controllo sugli scambi di beni culturali, e in particolare su quelli che avvengono mediante reti informatiche, ed è dotata di personale appositamente qualificato e specializzato. Le nuove possibilità investigative che verranno offerte dal o dai decreti legislativi attuativi del presente disegno di legge consentiranno, pertanto, di dare maggiore efficacia alle attività di contrasto che già attualmente vengono svolte dal Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale sulla base dell'esistente -- e indispensabile -- supporto informativo. Le suddette possibilità investigative saranno, pertanto, esperibili avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Quanto, infine, ai carichi di lavoro ipotizzabili in capo al personale dell'amministrazione giudiziaria derivanti dal o dai decreti legislativi attuativi del presente disegno di legge, si segnala che l'introduzione di nuove figure di reato avviene di regola enucleando e assoggettando a un trattamento sanzionatorio più severo fatti che sarebbero già puniti in base alla legislazione vigente (così per il delitto di furto di bene culturale e per il delitto di danneggiamento, deturpamento o imbrattamento di beni culturali o paesaggistici).