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-- L'articolo si limita a raccogliere e semplificare nella loro esposizione testuale, senza in alcun modo alterare nella sostanza, le protezioni disposte dai 57 articoli del testo unico attualmente in vigore (decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 151) che disciplinano la stessa materia. Articolo 2112. - (Trasferimento di azienda). -- L'articolo unifica la disciplina della materia, attualmente suddivisa tra l'articolo 2112 del codice civile e l'articolo 47 della legge n. 428 del 1990, di recepimento della direttiva comunitaria n. 2001/32. Articolo 2113. - (Rinunzie e transazioni). -- L'articolo sintetizza la disciplina vigente della materia, recependo l'orientamento giurisprudenziale e dottrinale nettamente predominante circa la distinzione tra i casi di nullità e quelli di annullabilità della pattuizione dismissiva. Articolo 2114. - (Diritto del lavoratore alla riservatezza). -- In questo e nell'articolo successivo sono riuniti e sintetizzati principi e regole contenuti nello Statuto dei lavoratori del 1970 e nella legislazione successiva, con recepimento degli orientamenti interpretativi del Garante. Articolo 2115. - (Controlli del datore di lavoro). -- Si segnala, in particolare, l'aggiornamento della disciplina dei controlli a distanza, originariamente dettata dall'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori del 1970, in riferimento alla strumentazione informatica e telematica. Articolo 2116. - (Sospensione della prestazione nell'interesse del datore di lavoro o committente) . -- A questo proposito va osservato che, all'origine (nel 1945), la Cassa integrazione guadagni venne istituita come assicurazione a vantaggio degli operai, a fronte del rischio di sospensione del lavoro e della relativa retribuzione decisa unilateralmente dal datore di lavoro, rischio che l'ordinamento faceva gravare sui salariati e non sugli stipendiati, protetti dall'articolo 6 del decreto legislativo n. 1825 del 1924 sull'impiego privato. Solo in seguito, con l'estensione del regime della Cassa integrazione guadagni anche agli impiegati (1968) e la legge sulla «garanzia del salario» del 1975, le due posizioni sono venute di fatto assimilandosi l'una all'altra, senza peraltro che sia mai intervenuto un chiarimento legislativo esplicito sulla questione. Per altro verso, l'esperienza dei comitati paritetici provinciali per l'erogazione dell'integrazione salariale ordinaria insegna come sia praticamente impossibile il controllo sui motivi addotti dall'imprenditore per la sospensione della prestazione: se si escludono i casi di forza maggiore, le altre «cause integrabili» sono riconducibili alla nozione di «situazioni in cui l'imprenditore preveda che per un certo periodo la normale prosecuzione dello scambio lavoro/retribuzione avverrebbe in perdita» (trattandosi di una previsione, essa è per definizione non dimostrabile); col risultato che, di fatto, usufruiscono dell'intervento ordinario della Cassa integrazione in misura nettamente prevalente le imprese di dimensioni medio-grandi, che hanno maggiore capacità di influenza su quegli organismi provinciali, configurandosi così il premio assicurativo almeno in parte come una tassa a carico delle imprese medio-piccole, a vantaggio di quelle di dimensioni maggiori. La riforma qui proposta, recependo l'elaborazione dottrinale e l'orientamento giurisprudenziale nettamente prevalenti sulla materia, afferma il diritto di tutti i lavoratori dipendenti nei confronti dei rispettivi datori di lavoro o committenti, in caso di sospensione della prestazione da questi disposta, al trattamento di «integrazione salariale», che deve comunque sempre essere erogato dall'imprenditore. Si universalizza così questo diritto dei lavoratori dipendenti, e al tempo stesso si qualifica senz'altro la Cassa integrazione guadagni come una forma di assicurazione a vantaggio delle imprese, invece che a vantaggio dei lavoratori. Coerente con questa qualificazione sarebbe la trasformazione della provvidenza in assicurazione di natura privatistica, con libertà per le singole imprese di decidere se stipularla o no e di scegliere la compagnia assicuratrice con cui stipularla. Senonché la marcata asimmetria informativa tra assicuratore e singolo aspirante assicurato circa il rischio effettivo (per cui chi liberamente chiede di assicurarsi si segnala come soggetto più a rischio della media), unita all'ampio margine di moral hazard difficilmente eliminabile nella fase di esecuzione del contratto assicurativo, costituiscono probabilmente ostacoli insormontabili per l'attivarsi di un mercato concorrenziale in questo campo. La soluzione semplificatrice e razionalizzatrice che proponiamo si riassume dunque nei punti seguenti: a) assicurazione generale obbligatoria presso l'Inps per tutte le imprese del settore industriale soggette alla limitazione ordinaria della facoltà di recesso (imprese con più di 15 dipendenti); b) copertura assicurativa -- sostitutiva di quella che oggi viene indicata come «integrazione ordinaria» -- della durata massima di 260 giorni nell'arco di due anni, limitata a tre quarti della retribuzione che viene corrisposta al dipendente per il periodo di sospensione, in modo che il 25 per cento rimanente a carico dell'impresa, pari al 20 per cento dell'ultima retribuzione piena del lavoratore, funga da filtro automatico contro l'abuso della sospensione (ponendosi così fine all'ipocrisia del «controllo delle cause integrabili» da parte dei comitati paritetici provinciali); c) rafforzamento del filtro mediante l'istituzione di un premio bonus/malus , variabile in relazione alla «sinistrosità» dell'impresa assicurata e mediante la comminatoria di restituzione del rimborso ricevuto nel caso di mancata ripresa effettiva del lavoro al termine della sospensione, per la durata di almeno due mesi; d) possibilità di estensione dell'obbligo di assicurazione presso l'Inps a settori diversi da quello industriale, mediante contratto collettivo con efficacia generale ex articolo 2071 codice civile (il riferimento qui è all'articolo novellato per effetto del disegno di legge n. 986/2013 in tema di diritto sindacale, collegato a questo); e) intervento ulteriore a carico dell'Erario -- sostitutivo di quella che oggi viene indicata come «integrazione straordinaria» -- nelle situazioni di crisi formalmente accertate dal Governo, per il periodo massimo di un anno di protrazione della sospensione oltre i 260 giorni nel biennio, con copertura limitata a sette ottavi della retribuzione che viene corrisposta al dipendente, in modo che la differenza (pari al 10 per cento dell'ultima retribuzione) resti a carico dell'impresa. In entrambi i casi, sia di intervento ordinario a norma del comma 4, sia di intervento staordinario di cui al comma 5, il filtro contro i possibili abusi è rafforzato dalla comminatoria della restituzione dell'importo da parte dell'imprenditore nel caso in cui, dopo la cessazione della sospensione, il lavoro non riprenda per la durata di almeno due mesi. Articolo 2117. - (Recesso del prestatore di lavoro) . -- Sulla nuova disciplina delle dimissioni del lavoratore contenuta nell'articolo 2117 rinviamo alla relazione introduttiva al disegno di legge n. S-884 del 2008, dal quale essa è interamente ripresa. Articolo 2118.