[pronunce]

che, nel caso specifico, il lavoratore, alla data del 2 ottobre 2003, non aveva i requisiti per il pensionamento di anzianità ed ha presentato per la prima volta la domanda all'INAIL per il riconoscimento dei benefici in data 19 maggio 2005 e, pertanto, nei suoi confronti dovrebbe applicarsi la nuova disciplina di cui all'impugnato art. 47 del d.l. n. 269 del 2003; che, ad avviso del Tribunale di Genova, non ha rilevanza nella fattispecie la disciplina contenuta nell'art. 1, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2007, n. 247 (Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l'equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale), a norma dei quali, rispettivamente, «ai fini del conseguimento dei benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, sono valide le certificazioni rilasciate dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) ai lavoratori che abbiano presentato domanda al predetto Istituto entro il 15 giugno 2005, per periodi di attività lavorativa svolta con esposizione all'amianto fino all'avvio dell'azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003, nelle aziende interessate dagli atti di indirizzo già emanati in materia dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale» e «il diritto ai benefici previdenziali previsti dall'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, per i periodi di esposizione riconosciuti per effetto della disposizione di cui al comma 20, spetta ai lavoratori non titolari di trattamento pensionistico avente decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge»; che, infatti, tali disposizioni non disciplinano i presupposti per l'applicabilità dei benefici previdenziali previsti per l'esposizione lavorativa ad amianto, né l'entità della maggiorazione contributiva, né l'utilità di tale maggiorazione, né hanno natura di norme di diritto intertemporale, perché non modificano la disciplina sostanziale applicabile agli assicurati; che è intervenuto in giudizio l'INPS che chiede che la questione sia dichiarata inammissibile, avendo questa Corte (con la sentenza n. 376 del 2008) già dichiarato tale una precedente identica questione. Considerato che il Tribunale di Genova ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 3, comma 132, della legge 27 dicembre 2003, n. 299 (recte: dell'art. 3, comma 132, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2004»), e dell'art. 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, nella parte in cui esclude dall'applicazione della disciplina previgente a quella introdotta dall'art. 47 del d.l. n. 269 del 2003 «coloro che prima del 2 ottobre 2003 non abbiano presentato domanda amministrativa di riconoscimento dei benefici previsti dall'art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992», pur avendo poi presentato la domanda nel termine di decadenza di cui al menzionato art. 47; che, con la sentenza n. 376 del 2008 intervenuta medio tempore, questa Corte ha già dichiarato inammissibile un'identica questione, affermando che le norme censurate contengono la disciplina transitoria inerente al passaggio da un regime ad un altro ed il legislatore, considerando che ciò comportava un trattamento previdenziale meno favorevole, nell'esercizio non irragionevole dell'ampia discrezionalità di cui gode nella fissazione di norme di carattere transitorio, ha voluto far salve alcune situazioni ritenute meritevoli di tutela, introducendo disposizioni derogatorie, tra le quali quella relativa a chi avesse precedentemente presentato domanda amministrativa per ottenere il beneficio; che, quindi, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile, posto che l'ordinanza di rimessione non contiene alcun elemento di novità rispetto al quadro normativo esaminato da questa Corte con la richiamata sentenza n. 376 del 2008. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 3, comma 132, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2004), e dell'art. 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Genova con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 luglio 2009. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA