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La effettiva tutela del minore, infine, è spinta al punto di non escludere conflitti di interesse con uno dei genitori o con entrambi e di prevedere che, in tal caso, il giudice provveda a farlo assistere da un suo legale, nominato tra i difensori d'ufficio. La lettera c) dell'articolo 6 sostituisce il secondo comma dell'articolo 337- ter del codice civile e specifica i criteri di definizione dell'interesse medesimo, in modo da determinarne l'ambito di bilanciamento con l'opzione bigenitoriale, quale mantenimento il più possibile inalterato delle condizioni antecedenti la separazione, e rende più evidente che all'affidamento esclusivo (articolo 337- quater ) deve ricorrersi solo dopo aver esplorato altre soluzioni. La norma delinea, in modo non tassativo ma in ordine di importanza, gli elementi che il giudice deve considerare nel determinare l'affidamento condiviso, guidando il giudice in un percorso per esplorare tutte le possibilità di coinvolgere il più possibile entrambi i genitori nella cura della prole. La lettera d) del medesimo articolo novella il terzo comma dell'articolo 337- ter del codice civile e si articola in due parti. Nella prima parte il testo sviluppa la doppia tutela genitoriale a vantaggio dei figli. Poiché gli inconvenienti attuali sono sovente conseguenza di una non adeguatamente meditata attribuzione ad uno dei genitori della cura principale della prole, la nuova formulazione disincentiva la conflittualità all'interno della coppia, stabilendo che il giudice nel decidere le modalità della frequentazione (ad esempio, chi si sposta per accompagnare i figli dall'altro) e nell'assegnare i compiti di cura a ciascun genitore deve tenere conto della propensione di ciascuno a rispettare l'altro, dando la preferenza, in nome dell'interesse della prole, a quel genitore più corretto e leale, nel quale la giurisprudenza anglosassone già da tempo individua quello meglio in grado di allevare i figli. Tutto questo non per imporre per legge che la discordia si trasformi in concordia, bensì per scoraggiare eventuali atteggiamenti aggressivi che talvolta affiorano nelle memorie e negli atti processuali, i quali finiscono col sovrastare il merito del conflitto, talvolta privando il giudice di preziosi elementi di valutazione. In sostanza, si chiede al giudice di entrare nel merito delle cause del conflitto, rammentando che la formula di rito «a causa dell'elevata conflittualità è impossibile applicare l'affidamento condiviso e quindi i figli vengono affidati esclusivamente a ...» non consente di per sé di individuare un genitore più idoneo dell'altro. Distinguere tra i genitori è corretto solo in presenza di un aggredito e di un aggressore così come può emergere durante il procedimento tutto, incluso il tentativo di mediazione. La lettera d) inverte la discrezionalità del giudice nello stabilire quale sia il regime ordinario di gestione dei figli, se congiunto o disgiunto. Sulla base di anni di sperimentazione della legge appare decisamente preferibile che le decisioni del momento, prive di rilievo, siano assunte di regola – ovvero in assenza di diverse indicazioni – dal genitore presente senza obbligo di consultazione dell'altro. Quindi se si desidera operare diversamente occorrerà che la scelta sia verbalizzata. La lettera e) rende del tutto inequivoca, e quindi ineludibile, la prescrizione a favore del mantenimento diretto, che dovrà essere stabilito ogniqualvolta sia chiesto, anche da un genitore solo, rimettendo al giudice la divisione degli oneri economici, ove non concordata. Si stabilisce, inoltre, che in caso di trascuratezza da parte di uno dei genitori questi perda la possibilità del mantenimento diretto e sia obbligato a versare un assegno all'altro; si chiarisce definitivamente che il mantenimento diretto è la forma da privilegiare anche in caso di affidamento condiviso necessariamente asimmetrico; si chiarisce che gli assegni familiari vanno ripartiti innanzi tutto in ragione del reddito e si introduce una clausola di salvaguardia a tutela dei figli nati da seconde unioni di genitori separati, che non di rado rischiano di vivere in condizioni più disagiate rispetto a quelli di primo letto. L'articolo 7 sia nella rubrica, modificata dalla lettera b ), che nella lettera a) , che novella il primo comma dell'articolo 337- quater, afferma in termini prescrittivi che solo ove si verifichino determinate condizioni, l'onere della cui prova spetta all'accusa, si può escludere un genitore dall'affidamento. Pertanto resta fuori discussione che al giudice non è data facoltà di scegliere a sua discrezione tra due istituti, l'affidamento condiviso e quello esclusivo, ma solo di proteggere il minore da uno dei genitori, ove l'essere a lui affidato possa arrecargli pregiudizio. Inoltre, si introduce una specificazione che tiene conto dei sempre più frequenti e pesanti episodi di maltrattamenti in famiglia. L'articolo 8 prevede l'abrogazione del comma 7 dell'articolo 6 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, avendo trasferito il suo contenuto direttamente nel codice civile all'articolo 337- ter, secondo comma. In tal modo si preparano le disposizioni dell'articolo 9, lettera a ), che modifica l'articolo 337- sexies , prevedendo implicitamente che il problema dell'assegnazione della casa familiare deve porsi quando si sia ritenuto di far dimorare il minore prevalentemente presso una sola abitazione insieme col genitore privo di diritti sull'immobile. Se il figlio frequenterà più o meno simmetricamente i due genitori sarà per lui indifferente se nella casa familiare abiterà il genitore proprietario o l'altro. La norma dunque troverà applicazione solo allorquando, all'esito della valutazione di tutti gli elementi, il giudice non solo riterrà opportuno che il minore continui a pernottare nella casa familiare, ma sia anche accudito dal genitore privo di titoli di godimento di alcun tipo. In ogni caso è sembrato equo e opportuno (lettera b) del medesimo articolo 9) disporre un contributo abitativo a favore di chi lascia la casa familiare non solo e non tanto per un principio di solidarietà, ma essenzialmente per non esporre i figli a difficoltà abitative, o addirittura alla perdita della possibilità di pernottare da un genitore con scarse risorse economiche. Infine, alla lettera c ), viene ripristinata la possibilità di modificare le regole dell'affidamento nel caso di significativi spostamenti della residenza di uno dei genitori, a richiesta di uno qualsiasi di essi. L'articolo 10, che interviene sull'articolo 337- septies , risolve alla lettera a ) un'altra questione oggetto di intenso dibattito: l'attribuzione al figlio maggiorenne della titolarità dell'eventuale assegno che fosse stabilito per il suo mantenimento. La formulazione proposta permette di tutelare gli eventuali danni subiti dal genitore prevalentemente convivente, ove esista, legittimando anche lui, in concorrenza con il figlio, ad attivarsi in caso di inadempienza dell'altro.