[pronunce]

, ma non potrebbe "consentire di revocare in dubbio la permanente validità degli effetti prodotti da altre e precedenti pronunce della Corte" che debbono rimanere ferme a prescindere dai "mutati itinerari argomentativi [...], in certa misura "fisiologici nel cammino di consolidamento di un indirizzo giurisprudenziale". Considerato che, stante la sostanziale identità delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dalle sei ordinanze di rimessione emesse in distinti procedimenti dal tribunale di Verona, deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che il giudice rimettente, pur sollevando formalmente la questione nei confronti dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale nella parte in cui, a seguito dell'integrazione disposta dalla sentenza n. 186 del 1992, prevede l'incompatibilità alla funzione di giudizio del giudice che negli atti preliminari al dibattimento abbia respinto la richiesta di applicazione della pena concordata a norma dell'art. 444 cod. proc. pen. , in realtà censura una precedente decisione di accoglimento della Corte; che tale sindacato non è ammissibile ai sensi degli artt. 136, primo comma, e 137, terzo comma, Cost., nonché dell'art. 30, terzo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, i quali, nello stabilire che contro le decisioni della Corte costituzionale non è consentita alcuna impugnazione, precludono in modo assoluto qualsiasi tipo di domanda diretta a contrastare, annullare o riformare tali decisioni (v. ordinanze n. 461 del 1999, n. 7 del 1991, nn. 203, 93 e 27 del 1990, nonché sentenza n. 29 del 1998 e ordinanza n. 220 del 1998); che pertanto la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi; Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 97 della Costituzione, dal tribunale di Verona, sezione distaccata di Soave, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 marzo 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 10 aprile 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola