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Ne ha facoltà. MISIANI (PD) . Signor Presidente, il Partito Democratico voterà a favore del rendiconto e si asterrà sull'assestamento. Prima, durante e dopo la campagna elettorale sono state fatte tante strumentalizzazioni sullo stato dei nostri conti pubblici. L'attuale vice premier Di Maio ha parlato più volte di un'Italia sull'orlo del baratro, di un'economia distrutta e di un debito pubblico ormai insostenibile. Anche in questi giorni è tornato alla carica e ci ha accusato di essere degli assassini politici e di aver messo il Paese in ginocchio. Che il vice premier Di Maio cerchi di recuperare un po' di visibilità nei confronti del vero Premier di questo Governo, Matteo Salvini, ci sta, è umanamente comprensibile. (Applausi dal Gruppo PD) . È un po' patetico, magari. Il problema è che quelle di Di Maio sono bufale, fake news . Basta leggere i dati ISTAT pubblicati cinque giorni fa. Sono dati che ci ricordano che nel 2013, all'inizio della passata legislatura, l'economia italiana era in recessione: diminuiva il PIL, scendevano i consumi, crollavano gli investimenti e l'occupazione e i conti pubblici erano in tensione; il deficit sfiorava il 3 per cento e il debito era in aumento, nonostante una pressione fiscale al massimo storico. Quattro anni dopo l'eredità della crisi continua senza dubbio a pesare - non vogliamo sottovalutare la questione sociale e la condizione del Paese, le difficoltà e la sofferenza, che spiegano molto dei risultati elettorali del 4 marzo scorso - ma l'inversione di tendenza rispetto ai dati del 2013 c'è stata ed è stata netta. Infatti, nel 2017 l'economia è cresciuta per il quarto anno di seguito e sono tornati a crescere non solo il PIL, ma anche i consumi e - ancora di più - gli investimenti e le esportazioni. In questi ultimi anni sono aumentati l'occupazione e le ore lavorate ed è scesa la disoccupazione. Questi dati - intendiamoci - sono anzitutto il frutto del lavoro degli italiani (dei lavoratori e degli imprenditori di questo Paese), della Banca centrale europea e della congiuntura internazionale, ma anche - lasciatemelo dire - di una politica economica che ha tenuto insieme il risanamento dei conti pubblici e il sostegno alla ripresa economica. (Applausi dal Gruppo PD) . Non tutto è andato per il verso giusto, perché i dati sulla spesa per investimenti sono negativi. È una tendenza che va invertita quella alla diminuzione degli investimenti pubblici. Tuttavia, nei quattro anni in cui abbiamo avuto la responsabilità di Governo in questo Paese, la pressione fiscale è diminuita di 1,4 punti percentuali di PIL, che diventano quasi due punti tenendo conto del bonus degli 80 euro. In soldoni significa che, nel 2017, abbiamo pagato 25 miliardi di tasse in meno rispetto a quanto avremmo pagato con il livello del 2013 (Applausi dal Gruppo PD) e diventano 34 miliardi di tasse in meno, considerando il bonus di 80 euro per quello che è: una minore entrata IRPEF. Nonostante quel taglio delle tasse, il deficit si è ridotto in questo Paese dal 2,9 al 2,4 per cento, che diventa 2 per cento tenendo conto degli interventi straordinari per il risparmio. Certo, c'è stato il calo dei tassi di interesse che ha aiutato molto, ma il grosso di questo risultato, il fatto che il deficit si sia ridotto nonostante il taglio della pressione fiscale, deriva dalla revisione della spesa pubblica. Sottolineo che si tratta di revisione della spesa pubblica (diminuita di 1,5 punti di PIL), che si è concentrata non sulle prestazioni sociali, ma sui redditi da lavoro dipendente, sui consumi intermedi, sulle altre voci di spesa corrente. In questi anni, infatti, la spesa complessivamente è diminuita, ma noi abbiamo stanziato più soldi sulla scuola, sulle politiche sociali e abbiamo saputo distinguere la spesa che andava tagliata da quella che andava rafforzata. È questa politica che ci ha permesso di ridurre lo spread, che era 270 punti all'inizio della passata legislatura, ed è sceso a 131 punti il giorno prima delle elezioni, permettendoci di negoziare in Europa spazi di flessibilità. Ora tocca a voi. Avete vinto le elezioni, siete al Governo. Finalmente nei prossimi giorni dovrete scoprire le carte sulla manovra di bilancio e speriamo - me lo lasci dire, signor Presidente - di non dover attendere come stiamo attendendo il cosiddetto decreto-legge Genova e altri provvedimenti che il Governo ha annunciato, ma che non sono nemmeno arrivati al Quirinale. (Applausi dal Gruppo PD) . Da giugno ad oggi, signor Presidente, abbiamo assistito a una sequela di annunci, promesse, parole in libertà: prima il contratto di Governo da 100 miliardi, poi il tira e molla sul deficit (sfonderemo il 3 per cento, anzi no; batteremo i pugni in Europa, ma rispetteremo i vincoli di bilancio e oggi la trincea si è ridotta al 2 per cento). Questo caos - perché di questo si tratta - ha indebolito la credibilità del nostro Paese, non nei confronti dei perfidi mercati finanziari, perché il 70 per cento del debito italiano è nelle mani dei risparmiatori italiani. Sono gli italiani che dovete convincere a sottoscrivere il debito pubblico e li convincerete non con gli annunci, ma se farete una manovra credibile per accelerare la crescita di questo Paese. Per il momento non lo state facendo e questo caos ci costerà caro in maggiori interessi che pagheremo il prossimo anno. Siamo di fronte a un bivio, signor Presidente. L'economia sta rallentando, il sovranismo e il protezionismo a voi cari stanno danneggiando questo Paese, perché l'Italia è un Paese esportatore che ha tutto da perdere dal vento protezionista. Serve una politica economica efficace: il deficit non è un feticcio; Keynes ci ha insegnato che è uno strumento di politica economica. Il punto è quanto deficit si fa e come lo si usa. Se il deficit viene usato in modo intelligente, per fare investimenti pubblici, per finanziare la ricerca, l'istruzione, per dare una mano a chi è veramente in condizioni di bisogno, quel deficit innesca un meccanismo virtuoso. Fare deficit per diminuire le tasse ai ricchi, fare deficit per fare assistenza nei confronti di chi non è in condizione di bisogno è una pessima idea che renderà l'Italia più indebitata e più fragile (Applausi dal Gruppo PD) . Fare il condono fiscale, tagliare i soldi alle periferie, tagliare le detrazioni per i mutui e le spese sanitarie - come voi volete fare - non è una manovra del popolo: è una manovra ingiusta. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi avvio alla conclusione dicendo che noi avanzeremo proposte alternative attorno ad alcune priorità: le famiglie, i giovani, la lotta alla povertà, il diritto alla casa, gli investimenti. Vi dimostreremo, numeri alla mano, che esiste una strada molto più efficace della vostra per rafforzare la crescita e l'equità sociale, utilizzando al meglio gli spazi di bilancio. Su questo ci confronteremo, signor Presidente, e per questo ci batteremo nella discussione della legge di bilancio. (Applausi dal Gruppo PD) . RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà.