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Secondo uno studio, i nostri tempi sono più lunghi del 54 per cento rispetto a quelli del resto d'Europa. Per questo chiediamo maggiore coraggio e ci saremmo aspettati maggiore coraggio, perché le misure proposte incidono poco, lasciano intatte questioni irrisolte che bloccano e rallentano in maniera esasperata la realizzazione delle opere. Bisogna intervenire sulla burocrazia nella fase autorizzativa delle opere, eliminare quegli ingiustificabili allungamenti di tempi, di messa a bando, di valutazione di appropriazione, di firma del contratto e di pagamenti che paralizzano gli operatori economici e, quindi, i cittadini. Ho sentito gli amici della Lega condividere il problema. Noi siamo preoccupati per questo. Sono consapevole che abbiamo finalmente individuato una delle cause dei mali della nostra Nazione, ma riteniamo necessaria una sorta di rivoluzione culturale, perché consideriamo gli appalti pubblici - i cantieri, di cui si è abbondantemente discusso - un'occasione fondamentale di sviluppo. Avete indovinato il nome - come spesso accade a questo Governo - che è assolutamente evocativo. La vera lotta, però, è culturale, perché il settore è ancora considerato un male endemico dove si annidano malaffare, privilegi, corruzione e degrado. Il decreto-legge in esame non basta. Ecco perché noi di Fratelli d'Italia ci battiamo e ci batteremo sempre affinché quest'Assemblea possa vedere approvati provvedimenti che noi chiameremmo, più che sblocca cantieri, spazza burocrazia. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Margiotta. Ne ha facoltà. MARGIOTTA (PD) . Signor Presidente, su diverse questioni ritornerò domani, nel corso dell'esame degli emendamenti. Tuttavia, vorrei ricordare qui, in Aula, il senso di alcune questioni politiche insite nel provvedimento e nella lunga discussione che abbiamo fatto in questi giorni in Commissione. Anzitutto, ci sarebbe davvero bisogno di una legge sblocca cantieri che faccia ripartire un comparto importante e decisivo per la nostra economia e sollevi dal torpore in particolare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e i suoi collaboratori. Invece, questo decreto-legge non lo è ed è tutt'altro, come proverò a spiegare. Da questo punto di vista, il provvedimento in esame va considerato assolutamente un'occasione persa, purtroppo non solo inutile, ma - io ritengo - anche dannosa. Avete di fatto deciso - lo ha detto bene il collega, senatore Errani - di smontare il codice degli appalti, nell'idea - francamente smentita dai numeri - che esso sia causa dello stallo delle opere pubbliche. Non è così. L'anno scorso le opere pubbliche, i bandi e le aggiudicazioni hanno avuto un incremento netto e deciso, come dimostrato dai dati del Cresme. La tesi è quindi fallace. Ben altri sono i motivi per cui vi sono rallentamenti. Uno tra tutti è la mancata riforma della qualificazione e della riduzione in numero delle stazioni appaltanti. Il provvedimento in esame non solo non si occupa della questione, ma si muove totalmente in controtendenza, consentendo persino di non far più affidamento alle centrali di committenza, che erano un primo importante passo in avanti. Abolite inoltre le linee guide che l'ANAC avrebbe dovuto emanare in accompagnamento al codice (cosa che in gran parte ha fatto) - mi riferisco alla cosiddetta soft law - per sostituirle con il regolamento, che vi impegnate a far approvare entro centottanta giorni. Magari! L'ultima volta il regolamento ha avuto bisogno di quattro anni per essere approvato. Per tutto il tempo durante il quale il regolamento non sarà approvato rimarranno in vigore linee guida che fanno riferimento a un codice superato dal provvedimento in esame. La confusione nelle stazioni appaltanti sarà enorme e la difficoltà di affidare lavori, seguirli e farli realizzare compiutamente e correttamente sarà ancora più grande. Altro che sblocca cantieri! Vi sfido: vedremo di qui a qualche mese quante gare si sono invece bloccate. Avete sentito tutti le preoccupazioni dell'ANAC, su cui oggi è tornato il presidente Cantone. Il provvedimento non solo non è efficace nello sbloccare le opere, ma contiene anche degli elementi criminogeni e pericolosissimi sotto il profilo della trasparenza. La soglia della legalità si abbassa di tanto. Peraltro, non abbiamo neanche convocato il presidente Cantone in Commissione per ascoltarlo, ma ci torneremo, eccome. Sono state definite soglie anche di 350.000 euro con possibilità di affidare i lavori per trattativa privata, senza una vera e propria gara. Addirittura si torna al meccanismo del prezzo più basso sino alla soglia di 5,5 milioni di euro, e noi l'avevamo fissata a 2 milioni di euro. Il criterio del minor prezzo equivale a minore tutela dei lavoratori e minore garanzia della qualità delle opere medesime. Si aboliscono gli albi dei direttori dei lavori e dei collaudatori nei general contractor . Si tratta di una cosa assolutamente folle, perché si dà così la possibilità a un general contractor di affidare, intuitu personae, incarichi (anche del valore di milioni di euro) a chi vuole. Si fa, soprattutto, totale marcia indietro rispetto al fondamento cardine, che io difenderò sempre, contenuto nel codice, e cioè la centralità della progettazione esecutiva e, soprattutto, la distinzione tra l'impresa che realizza e il progettista terzo, rispetto tanto all'amministrazione quanto all'impresa. Al contrario, si mette di nuovo il progettista sotto le grinfie dell'impresa, sostanzialmente sminuendo e svilendo il suo lavoro e, contemporaneamente, la centralità della progettazione. Signor Presidente, la sento scampanellare: non mi dica che ho finito il tempo a mia disposizione. Mi conceda un altro minuto perché voglio, correttamente, dare rilievo al lavoro svolto dai relatori, i senatori Santillo e Faggi, con la regia del senatore Patuanelli, i quali hanno accolto delle nostre proposte e hanno eliminato alcune delle brutture. Se non mi consente di elencarle torno a parlare delle cose brutte che in esso sono rimaste. PRESIDENTE. Senatore Margiotta, le ricordo che il tempo del suo intervento lo stabilisce il suo Gruppo e non la Presidenza. MARGIOTTA (PD) . Lo so, signor Presidente, ma ho voluto riservare più tempo per gli interventi. Insisto soltanto su un punto, che mi sembra moto negativo, e sul quale concludo. Signor Presidente, la disciplina dei commissari è folle, per come è scritta oggi. Non si dice su quali opere possa essere nominato un commissario: teoricamente, su tutte. Non si dice che tipo di criteri deve avere il commissario, di onorabilità e di professionalità, per svolgere il ruolo e, soprattutto, si scrive che può operare in deroga alle leggi. Gli si dà un potere enorme, questo sì criminogeno. Contro queste cose domani ci batteremo fino in fondo e speriamo davvero di essere ascoltati. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) .