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Sul fenomeno del « trust del caro estinto» all'interno del nosocomio, non si fece attendere già nel lontano 2007 una segnalazione dell'Autorità Garante della concorrenza e del mercato, con cui invitava le Camere ad approvare un disegno di legge di regolamentazione del fenomeno, sottolineando come «in tale contesto la possibilità di un operatore funebre di avere un accesso privilegiato e preferenziale alla clientela si traduce facilmente in una espansione della sua quota di mercato, non necessariamente riconducibile alla superiorità della combinazione qualità/prezzo dei servizi offerti». In quel documento, l'Autorità poneva l'accento su come «molte amministrazioni ospedaliere, per contenere i costi di gestione o addirittura per garantirsi un'entrata, affidano a società di onoranze funebri, gratuitamente o a pagamento, la gestione delle camere mortuarie. Si tratta di prassi che violano la necessaria distinzione fra servizi di natura pubblica in adempimento agli obblighi di polizia mortuaria, e attività commerciali quali sono i servizi di onoranze funebri». In questo modo, argomentava l'Autorità, si determinano gravi distorsioni sul mercato, in quanto l'operatore funebre ha la possibilità di venire immediatamente in contatto con le famiglie acquisendo quindi una posizione privilegiata rispetto agli altri concorrenti. Tale circostanza determina al contempo un pregiudizio economico per i familiari dei defunti, i quali difficilmente sono nelle condizioni psicologiche di scegliere l'operatore funebre in grado di offrire il miglior servizio al minor costo. Per risolvere le distorsioni evidenziate, l'Autorità riteneva fondamentale affermare l'incompatibilità tra l'attività di onoranze funebri e gestioni dei servizi cimiteriali istituzionali e delle camere mortuarie. Il Presidente dell'Antitrust di allora, concludeva la segnalazione all'organo legislativo, auspicando che il Ministero della salute, le amministrazioni regionali competenti e le singole aziende sanitarie, nelle more di un intervento normativo, si adoperassero affinché i servizi di natura igienico sanitaria non fossero affidati ad operatori privati di onoranze funebri. Dalla richiesta dell'Autorità sono trascorsi dieci anni e nulla è stato concretamente fatto. L'unico disegno di legge (disegno di legge n. 504 del 2006 «Disciplina delle attività nel settore funerario») che cercava di affrontare il problema, per quanto non pienamente risolutivo, risale al 2006 e non ha visto la luce. Insomma urge un intervento normativo richiesto da più parti, in particolare dalle associazione di categoria come la Federazione nazionale imprese onoranze funebri (FENIOF), che, peraltro, già in una audizione al Senato del 17 giugno 2015, in Commissione permanente Igiene e Sanità, ha esposto il problema, denunciando le condizioni che favoriscono, in questo settore, le «turbative di mercato». Il presente disegno di legge si compone di 7 articoli. L'articolo 1 sancisce il divieto di esercizio dell'attività funebre all'interno degli obitori. Gli articoli 2 e 3 delineano, di fatto, con la specifica determinazione delle loro rispettive attività, due figure professionali tra loro non sovrapponibili: i soggetti autorizzati all'esercizio dell'attività funebre e gli esercenti il servizio di obitorio. L'articolo 4 prevede dei limiti di promozione commerciale dell'attività funebre da parte delle imprese di questo settore. L'articolo 5 fissa, invece, i criteri di condotta che devono assumere gli esercenti il servizio di obitorio nelle strutture ospedaliere. L'articolo 6 introduce in maniera chiara il divieto d'intermediazione nell'attività funebre. Infine, la disposizione di cui all'articolo 7 contiene i termini di entrata in regime del nuovo assetto, introdotto dal presente disegno di legge.. 1 (Divieto di attività funebre negli obitori) 1 È vietato lo svolgimento dell'attività funebre negli obitori, nei cimiteri, nelle strutture sanitarie, di ricovero e di cura, nelle strutture socio-sanitarie e nelle strutture socio-assistenziali pubbliche o private. 2 (Limiti all'esercizio dell'attività funebre) 1 I soggetti autorizzati all'esercizio dell'attività funebre non possono: a gestire obitori, depositi di osservazione e camere mortuarie nelle strutture sanitarie, di ricovero e di cura; b gestire strutture sanitarie, di ricovero e di cura, strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, pubbliche o private, nonché servizi sanitari, parasanitari e assistenziali; c gestire servizi cimiteriali istituzionali; d gestire servizi di ambulanza, ivi compreso il trasporto di malati o degenti; e gestire il servizio di pubbliche affissioni; f gestire un’attività commerciale marmorea e lapidea all’interno del cimitero. 2 In deroga a quanto previsto al comma 1 del presente articolo, il divieto di cui all’articolo 1 non opera per i comuni disagiati e con popolazione complessiva inferiore a 3.000 abitanti. 3 (Limiti agli esercenti il servizio di obitorio) 1 Il personale adibito al servizio pubblico di obitorio o di servizio mortuario delle strutture sanitarie, il personale impiegato nei cimiteri o all'interno di strutture sanitarie, di ricovero e cura, di strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali sia pubbliche che private, nonché il personale adibito al servizio di ambulanza e di trasporto dei degenti per la durata del contratto di gestione del servizio non può svolgere attività di onoranze funebri o di trasporto funebre in forma diretta o indiretta nella regione in cui è situata la struttura committente, e non deve essere collegato o riconducibile in alcun modo a soggetti esercenti attività funebre. 4 (Limiti alla promozione dell’attività di propaganda delle imprese funebri) 1 Negli obitori, nei cimiteri o nelle strutture sanitarie, di ricovero e cura, nelle strutture socio-sanitarie pubbliche o private, è fatto divieto di interferire o di condizionare la scelta dell'impresa funebre da parte dei familiari del defunto, di accettare eventuali compensi o regalie, nonché di svolgere attività di propaganda, di pubblicità o di commercio. 2 I soggetti esercenti l'attività funebre e il relativo personale limitano la loro presenza nei locali necroscopici al tempo necessario per svolgere le loro attività, su mandato degli aventi diritto sul defunto. Il suddetto mandato deve essere esibito, ai fini dell’accesso ai locali necroscopici, al custode o al responsabile dell'obitorio o della camera mortuaria. 5 (Condotta del personale adibito al servizio di obitorio) 1 Il personale adibito al servizio pubblico di obitorio o di servizio mortuario delle strutture sanitarie, il personale impiegato nei cimiteri o all'interno di strutture sanitarie, di ricovero e cura, di strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali sia pubbliche che private, nonché il personale adibito al servizio di ambulanza e di trasporto dei degenti non può esercitare, in forma diretta o indiretta, l'attività di pompe funebri o di trasporto funebre. 2 Il personale di cui al comma 1 è tenuto ad adottare un comportamento improntato alla massima educazione e correttezza ed agisce con diligenza professionale specifica.