[pronunce]

Su tali premesse il giudice – separate le posizioni dei parlamentari e sospeso il procedimento – ha chiesto alla Corte di dichiarare che non spetta alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica affermare l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse da ciascuno dei predetti parlamentari in relazione ai fatti per cui l'azione penale era stata nei suoi confronti esercitata e, conseguentemente, annullare le ricordate delibere. 2. – Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 6 del 2002. Il ricorso introduttivo e l'ordinanza di ammissibilità sono stati notificati alla Camera ed al Senato l'8 febbraio 2002, e – con la prova delle notifiche - depositati presso la cancelleria della Corte il 15 febbraio 2002. 3. – La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica si sono costituiti nel presente giudizio, con memorie di contenuto sostanzialmente analogo. In via pregiudiziale, hanno entrambe eccepito l'inammissibilità del ricorso, in quanto l'adozione di distinte deliberazioni di insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari interessati, ciascuna integrante un distinto atto di esercizio del potere camerale di applicazione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, avrebbe comportato la necessità di distinti ricorsi per conflitto di attribuzioni, anche per assicurare l'assolvimento del necessario onere di motivazione da parte dell'autorità ricorrente. Nel merito hanno concluso per il rigetto del ricorso, ponendo in rilievo che la richiesta, rivolta dal giudice alla Camera, di autorizzare la custodia cautelare del deputato Dell'Utri, una volta pervenuta alla stessa Camera il 9 marzo 1999, aveva determinato l'avvio di un procedimento parlamentare; che tale procedimento, cui tutti i deputati avevano diritto di partecipare, si è concluso il 13 aprile 1999 con la delibera di rigetto della richiesta; che le dichiarazioni contestate ai parlamentari erano state, dunque, pronunciate nel corso del procedimento e, nel contenuto, coincidevano largamente sia con la delibera citata, sia con gli interventi svolti al riguardo da molti altri deputati; che perciò esse erano strettamente correlate alle funzioni parlamentari dei dichiaranti. Con specifico riferimento al senatore Pera, la difesa del Senato ha, altresì, evocato una serie di atti tipici, che provano il suo costante impegno di critica, talvolta anche dura, nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo, del suo procuratore, e in generale sulla gestione dei pentiti di mafia, ed in particolare gli interventi da lui svolti in Senato l'11 marzo, a proposito della richiesta di autorizzazione alla custodia cautelare del deputato Dell'Utri appena pervenuta alla Camera. 3.1. – La Camera ed il Senato hanno anche depositato – nell'imminenza dell'udienza del 17 dicembre 2002 (originariamente fissata) e della presente udienza – memorie illustrative nelle quali hanno confermato le difese precedentemente svolte.1. – Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sottoposto all'esame della Corte è stato sollevato dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Roma nei confronti delle delibere della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica secondo le quali le dichiarazioni dei deputati Tiziana Maiolo, Gianfranco Fini, Beppe Pisanu e Marco Follini, e del senatore Marcello Pera – che concernevano la richiesta di autorizzazione all'esecuzione di una misura cautelare a carico del deputato Marcello Dell'Utri, rivolta alla Camera dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Palermo ai sensi dell'art. 68, secondo comma, della Costituzione, e formavano oggetto di querele per diffamazione proposte contro i medesimi parlamentari da alcuni magistrati della Procura della Repubblica di Palermo – concernevano opinioni espresse da membri del Parlamento nell'esercizio delle loro funzioni, come tali insindacabili ai sensi del primo comma della stessa norma, in quanto pronunciate nel corso del procedimento iniziato dinanzi alla Camera il 9 marzo 1999, con l'arrivo della citata richiesta di autorizzazione. 2. – Le difese delle Camere hanno – con motivazioni coincidenti – eccepito l'inammissibilità del ricorso per conflitto, sostenendo che per impugnare una pluralità di deliberazioni di insindacabilità, aventi contenuto diverso e pronunciate da distinti organi istituzionali, sarebbe stato necessario proporre un ricorso per ciascuna deliberazione «anche per assicurare l'assolvimento del necessario onere di motivazione da parte dell'autorità ricorrente». Tale ultima precisazione consente di ritenere che in realtà le Camere abbiano eccepito l'inammissibilità non tanto – sul piano formale – perché le cinque delibere di insindacabilità erano state impugnate con un solo ricorso, quanto piuttosto – sul piano sostanziale – perché questo unico ricorso non era sorretto da motivazione sufficiente. 2.1. – Considerata sotto questo profilo, l'eccezione di inammissibilità è fondata. Invero le argomentazioni addotte dal giudice ricorrente, a sostegno della tesi secondo cui le Camere avrebbero erroneamente ritenuto l'insindacabilità delle dichiarazioni, rivelano un difetto di coerenza, e per di più sono generiche al punto da comportare l'insufficienza della motivazione. 2.2. - Il giudice pone anzitutto in rilievo la circostanza che le dichiarazioni rese extra moenia dai cinque parlamentari erano di molto anteriori alla delibera con cui la Camera ha discusso e respinto la richiesta del Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Palermo. E così mostra di considerare rilevante la circostanza – valorizzata dalle difese delle Camere – che quelle dichiarazioni riguardavano la richiesta di autorizzazione all'esecuzione di misure restrittive della libertà personale a carico di un altro parlamentare, per la quale era in corso il procedimento di cui al secondo comma dell'art. 68 della Costituzione; ed inoltre sembra intendere che – in una situazione del genere – la garanzia di insindacabilità apprestata dal primo comma del medesimo art. 68 sia limitata alle sole dichiarazioni successive alla chiusura del predetto procedimento. Nel contempo, però, il ricorrente nota come le dichiarazioni pronunciate dai querelati non siano legate da alcun nesso funzionale con l'esercizio delle funzioni parlamentari dei deputati Fini, Maiolo, Pisanu e Follini (che non avevano espresso, in precedenza o contestualmente, opinioni analoghe in sede parlamentare) e del senatore Pera (che non solo non aveva espresso un'opinione analoga in sede parlamentare, «ma mai avrebbe potuto esprimerla in tale sede, essendo membro di una Camera diversa da quella competente a decidere»). Con siffatte argomentazioni, il giudice sposta il problema su un piano ben diverso rispetto a quello evocato in precedenza, riecheggiando la giurisprudenza di questa Corte secondo cui – in termini generali - le dichiarazioni rese da un membro del Parlamento fuori della sede parlamentare fruiscono della garanzia di cui al primo comma dell'art. 68 Cost. solo se divulghino o riproducano atti già compiuti dal dichiarante nell'esercizio delle sue funzioni. Pertanto, sotto questo profilo, il ricorso risulta affetto da contraddittorietà di impostazione. 2.3. – Inoltre le argomentazioni del ricorrente sono del tutto generiche: