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vuol dire mettere al sicuro le libertà fondamentali dell'uomo e del cittadino non solo da eventuali ingerenze dello Stato ma anche, e soprattutto, dalle ingerenze e dallo strapotere dei cosiddetti Over the Top , ossia gli stessi utenti di internet particolarmente grandi e aggressivi (si pensi a multinazionali come Google, Facebook, Microsoft, Apple e altre) che, trovandosi in una posizione di quasi monopolio, sono portati a perseguire i propri interessi a discapito degli utenti più deboli di internet , limitando i diritti e le libertà di questi e al contempo lucrando sui dati personali raccolti. La costituzionalizzazione di internet permette non solo di tutelare i diritti e le libertà dei cittadini, creando un ulteriore livello di civiltà (che l'Italia eventualmente raggiungerebbe per prima nel mondo, con un enorme ritorno per la sua immagine internazionale già fortemente provata), ma fungerebbe anche da volano per l'economia tutelando tutti quegli imprenditori che utilizzano internet per i propri affari e attirando investitori esteri. Costituzionalizzare il diritto di accesso ad internet darebbe tutela a una serie indeterminata di situazioni come: l'accesso all'infinita conoscenza messa a disposizione da internet , alla idee e alla loro comparazione favorendo lo spirito critico e l'apprendimento; tempi certi per il collegamento alla Rete; nuove modalità di esercizio dei diritti e dell'iniziativa economica privata; l'adempimento dei doveri e il pagamento delle imposte; l'utilizzo di servizi; il rapportarsi con la PA; ma anche il raggiungimento di una vera democrazia elettronica, ossia di una democrazia in cui non ci si limita solamente a rivolgere domande ai cittadini sulle questioni politiche di volta in volta rilevanti, ma gli si danno gli strumenti per informarsi, seguire e controllare l'operato dei loro rappresentanti ed essere quindi in grado di porre loro stessi istanze e domande alla politica. Una costituzionalizzazione di internet serve a scongiurare le conseguenze negative dell'utilizzo del Web e a favorirne gli effetti positivi nonché a evitare regolamentazioni repressive di questa realtà da parte del legislatore ordinario e degli Over the Top . Una mancata costituzionalizzazione invece, potrebbe portare all'effetto opposto: ossia ad una scarsa crescita degli aspetti positivi, con un conseguente arretramento del sistema paese, e non eviterebbe il rischio di esser vittima di un uso distorto della Rete da parte dei suoi utenti o ad una limitazione, più o meno intensa, da parte dello Stato. Non riconoscere internet in Costituzione vuol dire lasciare campo libero alla legge del più forte. Vuol dire l'anarchia e la vittoria dei soggetti economicamente più forti, vuol dire caos e «incertezza del diritto», vuol dire creare un internet pericoloso e una contrapposizione con lo Stato che sfocerebbe in comportamenti repressivi e oppressivi degli innegabili elementi positivi di internet . Ecco quindi che il riconoscimento del diritto di accesso si pone come necessaria precondizione a tutte le riforme che hanno ad oggetto il digitale perché costruisce e garantisce le basi su cui si fondano programmi come la Pubblica amministrazione digitale, l'identità e l'anagrafe digitale, il processo telematico, il voto telematico, la fatturazione elettronica e così via. La costituzionalizzazione del diritto di accesso ad internet renderà possibile il raggiungimento di un ulteriore livello di civiltà giuridica e il conseguente miglioramento pratico delle condizioni di vita dei consociati per i seguenti motivi. Internet non è sic et sempliciter il più potente mezzo di comunicazione di massa mai creato dall'uomo, internet è un vero e proprio luogo, uno spazio (realmente esistente, non solo «virtuale») all'interno del quale si possono esercitare diritti e libertà, adempiere obblighi (anche verso lo Stato) ed usufruire di servizi, sia tradizionali che innovativi. Ma è anche un luogo dove possono verificarsi conflitti che, in assenza di apposito riconoscimento e regolamentazione giuridica, possono portare ad ipotesi di oppressione e negazione dei diritti. Ed è per questo che l'accesso ad internet deve essere garantito e tutelato, perché permette a tutti e in maniera più semplice, economica ed efficiente, l'esercizio di tutti i diritti oggi positivizzati nonché la nascita di ulteriori e nuovi diritti, diritti figli della nuova cultura digitale. La realtà on line permette un'espansione del campo di azione di tutti i diritti, soprattutto quelli costituzionali, in quanto ne permette un esercizio più ampio e completo. Così è soprattutto per l'esercizio della libertà di espressione la quale, grazie in particolar modo all'avvento dei social network , non solo dà piena attuazione all'articolo 21 della Costituzione, ma lo espande a tal punto da creare un nuovo diritto che ne costituisce l'evoluzione: il diritto di libertà informatica. E lo stesso potrebbe dirsi per tutte le altre situazioni giuridiche in quanto internet è un luogo nuovo, un territorio in più di cui dispone lo Stato (così come lo sono stati i mari o i cieli nel momento in cui si è reso possibile il loro utilizzo) e in cui si possono esercitare a fondo tutti i diritti e doveri: dall'articolo 15 agli articoli 17, 18 e 19, ma anche altri diritti come gli articoli 24, 32, 33, 34, 35, 37, 39, 41, 48, 49, 50, 51, 53. Il diritto di accesso ad internet , quindi e soprattutto, è la precondizione all'esercizio sul Web di ogni diritto. Il riconoscimento del diritto di accesso ad internet è configurabile anche come applicazione dell'articolo 3, secondo comma, della Costituzione, in quanto permette di rimuovere le persistenti forme di disuguaglianze tra i cittadini. Infatti, garantendo a tutti, a parità di condizioni e a prezzi contingentati l'accesso alla Rete, questo diritto metterebbe chiunque nelle condizioni di partecipare, tramite il Web , alla vita del proprio paese e, al contempo, permette al cittadino di svolgere la sua personalità sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ampliando la possibilità di adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale (articolo 2 della Costituzione). Dunque, il riconoscimento del diritto di accesso ad internet avrebbe le sue basi e la sua giustificazione principale negli articoli 2 e 3 della Costituzione della Repubblica italiana. Riconoscendo il diritto ad oggetto si supererebbero sia le forme classiche di disuguaglianza, come quelle legate al censo, alla situazione economica, al sesso, e così via, mettendo a disposizione di tutti e a prezzi accessibili l'infinita conoscenza comune di internet , come anche i servizi offerti tramite questo, sia nuove ipotesi di disuguaglianza create da internet stesso come l'analfabetizzazione informatica e il concetto di digital divide (divario digitale). Digital divide inteso sia nella sua accezione più semplice, come il discrimine (dovuto a fattori culturali, economici e generazionali) tra una parte della popolazione in grado di sfruttare, almeno parzialmente, le potenzialità della Rete, ed un'altra che rimane priva degli strumenti per accedervi ed esercitare on line diritti e libertà, usufruire di servizi, comunicare con la PA, informarsi, acculturarsi e così via;