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la Procura di Padova ha aperto un'inchiesta per verificare se i test rapidi per il tracciamento del virus COVID-19 siano affidabili, ovvero se siano in grado di rispettare le prestazioni diagnostiche promesse dalle aziende farmaceutiche. L'ipotesi sulla quale si sta procedendo è di frode in pubbliche forniture. L'apertura del fascicolo, affidato al PM Benedetto Roberti, risalirebbe ad alcune settimane fa e sarebbero già state sentite alcune persone informate sui fatti. L'inchiesta, in pratica, vuole verificare se la Regione sia stata truffata dalle aziende farmaceutiche con forniture di test poco efficaci; le critiche ai test rapidi, giudicati "inattendibili" dal professor Andrea Crisanti e il fuori onda del dottor Luciano Flor, attuale direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Padova, al giornalista d'inchiesta e autore Danilo Procaccianti, erano stati anche oggetto della trasmissione RAI, "Report" nei giorni scorsi; considerato che: 40 scienziati italiani hanno scritto una lettera, primo firmatario il professor Silvio Garattini, per esprimere sostegno al professor Andrea Crisanti per le sue critiche al sistema di tracciamento del COVID seguito in Veneto: "Se la denuncia si riferisce alla libertà del professor Crisanti di discutere pubblicamente le sue osservazioni - è scritto nel testo - riteniamo che la stessa possa costituire un pericoloso precedente avverso alla libertà della ricerca scientifica e offriamo a Crisanti il nostro sostegno"; "Non conosciamo i termini esatti della denuncia - spiegano i 40 scienziati, alcuni componenti del 'gruppo 2023' per la ricerca scientifica - ma, da quanto apprendiamo al centro della questione ci sarebbero le anticipazioni dei risultati e delle conclusioni di uno studio del professor Crisanti e dei suoi collaboratori sull'efficacia dei tamponi rapidi, reso disponibile in pre-print". Uno studio nel quale il microbiologo dell'Università di Padova evidenzia come i test antigenici eseguiti su prelievi raccolti in Veneto tra settembre e ottobre 2020 avessero un'elevata percentuale (circa il 30 per cento) di falsi negativi; nello stesso lavoro gli autori fanno notare che nel Veneto, intorno a quel periodo, si è verificato un notevole incremento dei casi di infezione da Coronavirus, soprattutto nelle Residenze sanitarie assistenziali - RSA. "Su questa base Crisanti - sottolineano gli scienziati - ha sconsigliato l'uso dei test antigenici in quanto l'elevata propensione di questi a fornire falsi negativi potrebbe aver contribuito alla diffusione del virus"; secondo gli interroganti, che esprimono piena solidarietà al professor Crisanti, la sua tesi rientra nella normale prassi scientifica della formulazione di una ipotesi di lavoro e, in quanto tale, verificabile o confutabile, attraverso ulteriori studi. In qualità di scienziato, ha semplicemente posto delle osservazioni sul sistema sanitario del Veneto, con particolare riferimento ai tamponi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano che il professor Crisanti abbia la piena libertà di esprimere le sue opinioni e di discutere pubblicamente le sue osservazioni, perché diversamente la vicenda costituirebbe un pericoloso precedente avverso alla libertà della ricerca scientifica; quali iniziative intendano adottare affinché le osservazioni o critiche, che dir si voglia, di un qualsiasi scienziato, su un qualsiasi argomento siano di arricchimento e di studio più accurato piuttosto che essere considerate un "discredito" verso qualcosa o qualcuno. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02491 della senatrice Abate, sui nuovi criteri di assegnazione dei fondi europei per l'agricoltura; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02492 della senatrice Binetti, sulle misure di sostegno ai malati gravi non autosufficienti.