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Ciò che mi preme dire è che tutto quello che è stato fatto fino adesso è stato assolutamente indispensabile per cercare di tamponare, contenere gli effetti negativi e rilanciare. Tutto questo deve servirci per prepararci a una legge di bilancio che deve essere davvero un provvedimento di svolta, come abbiamo detto ieri. (Applausi) . Le chiedo, signor Presidente, l'autorizzazione a consegnare l'intervento scritto che avevo preparato affinché sia allegato al Resoconto della seduta. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, questo non è un momento qualsiasi per quanto riguarda la vita del Parlamento, ma è un momento precipuo, poiché realizza quello specifico adempimento dell'attività del Parlamento che è l'attività di verifica, di controllo e poi, a cascata, anche di indirizzo per il seguito della vita dell'ordinamento italiano. L'adempimento riguardante il rendiconto e l'assestamento è stato rinnovato a seguito della riforma dei documenti contabili e realizzata con la legge n. 163 del 2016. I numeri sono stati elencati e messi in evidenza dai colleghi che hanno parlato prima di me e devo dire con una tecnicalità che è finalmente rispettosa della verità. Sappiamo tutti, chi con più esperienza chi con meno esperienza, che i documenti di bilancio devono rispettare quattro principi fondamentali: la verità, coincidente con la veridicità; il dato della chiarezza; il dato della continuità dei documenti di bilancio; infine, il quarto elemento-principio che è la prudenza. Una discussione sul rendiconto e sull'assestamento deve essere nutrita alla luce di questi quattro principi. I documenti di bilancio che stiamo esaminando risultano veritieri? Risultano capaci di essere nutriti dalla continuità dei dati e delle informazioni? C'è il rispetto del principio della chiarezza? E poi c'è il dato della prudenza? La Corte dei conti in una lettura che sono sicuro fa parte del patrimonio di tutti i senatori ha testimoniato, con il documento cartaceo che abbiamo tra le mani, che questi principi sono stati rispettati. C'è poi un appunto che fa la Corte dei conti rispetto ad un dato riguardante per esempio la materia di competenza della 6 a Commissione che presiedo, che sono i cosiddetti crediti-fiscali coincidenti con il cosiddetto magazzino fiscale, di cui anche ieri abbiamo fatto un'operazione verità con il valente e apprezzato nuovo direttore generale dell'Agenzia delle entrate. È emerso come, proprio con il principio della continuità dei documenti di bilancio, quei crediti sono figurativi, nominalistici, non sono in competenza veritieri poiché se messi in esercizio, attraverso l'attività contrattuale con l'Agenzia delle entrate-riscossione, noi correremmo il rischio di avere dei costi effettivi, anziché delle entrate effettive. Come si coglie allora l'utilizzo di un momento parlamentare sul rendiconto di bilancio dello Stato? Anche assumendo indirizzi e obiettivi nel seguito della vita parlamentare per dotarci di una norma che ci consenta di razionalizzare il magazzino fiscale nella sua parte non veritiera, per fare un'operazione di riordino, altrimenti portiamo avanti una consistenza di potenziale capacità fiscale che non corrisponde alla verità. Ho richiamato prima però la legge di riforma della contabilità dello Stato. Tale legge di riforma, all'articolo 14, dispone di un comitato fondamentale che deve essere più oggetto di simpatia sia da parte del Governo che dei parlamentari. Tale articolo pone in campo all'Istat l'esigenza/necessità amministrativa di insediare un comitato che dia luogo a indicatori per la valutazione dello sviluppo equo e sostenibile. I numeri di bilancio cioè, quando vengono declinati con operazioni di spesa, devono dare luogo a valle a indicatori che consentano la misurabilità dello sviluppo equo e sostenibile, anche attraverso una lettura internazionale di pratiche. A tale riguardo dobbiamo fare un'operazione verità. Il documento va approvato poiché è un documento che registra in termini di assoluta eccezionalità una rottura che sul piano planetario viene giudicata come una rottura di civiltà. È chiaro che ciò ha determinato un disallineamento tra le previsioni e l'effettività poi della spesa; tanto che è stato messo in evidenza, dal primo collega dell'opposizione al collega che ha parlato prima di me di maggioranza, come alla fine l'operazione finanziaria di risulta sia uno sbilancio circa il coordinamento tra entrate e uscite per circa 300 miliardi di euro. Qual è però il dato aggiuntivo che noi dobbiamo collocare nella nostra riflessione? Dobbiamo porci una domanda: come si ricompone e si ricostituisce il bilancio dello Stato? Noi abbiamo sospeso il bilancio dello Stato per ragioni di necessità. C'è un ammanco dal punto di vista delle entrate perché con voto parlamentare abbiamo determinato una misura di flessibilità sui doveri delle entrate. Abbiamo determinato uno scostamento, che significa indebitamento rispetto al quadro di coordinamento della finanza pubblica italiana ed europea, e anche questo è stato oggetto di voto parlamentare per fare in modo di rincontrare una circostanza di economia reale che restituisca impulso alla produttività, alla ruota dell'economia che deve ricominciare a girare. Che cosa dobbiamo aggiungere, fermo restando l'ordine dei documenti contabili che dobbiamo votare? Noi dobbiamo fare in modo che la spesa della finanza pubblica raggiunga obiettivi in tempi realistici. Questo è il dato. C'era un programma con un nome evocativo nell'ordinamento italiano: Bellezza Italia; non so chi di voi lo ricorda, di sicuro i parlamentari con più lungo corso di me lo ricorderanno. Tale programma riguardava i 6.000 campanili italiani. Sapete dove si trova quel programma? Con tutti i documenti contabili in ordine non ancora genera quell'incontro maestoso di operai, cantieri e cemento, che è la trasformazione della realtà, perché manca un parere di una figura di un Ministero molto esigente, che non voglio citare per evitare qui di creare antipatia e simpatia. È un Ministero che si rifiuta di stare alle regole dei procedimenti e che ha in odio i tempi del procedimento amministrativo; li ha proprio in odio, sapendo che la legge n. 241 del 1990 è esattamente trent'anni fa che è stata resa legge dell'ordinamento. A distanza di trent'anni, trenta giorni sono abbondantemente sufficienti per istruire un procedimento e definirlo. Eppure non accade. Questo ci deve portare a fare una riflessione, colleghi adulti senior (io mi considero un collega junior e c'è il senatore Casini davanti a me, che quasi mi debilita, giudicando la sua esperienza). Alla luce di questo, vorrei raccogliere l'esperienza di un gigante della contabilità pubblica, Manin Carabba, magistrato autorevole della Corte dei conti, che tante volte ha nutrito i documenti contabili di questo Parlamento. Manin Carabba dice: consideriamo risorsa la risorsa finanziaria, ed è indiscutibile; c'è un'altra risorsa indiscutibile, la risorsa normativa, per la quale noi dobbiamo osare di più.