[ddlpres]

In quest'ottica il sistema di lobby , in un quadro di elevati standard etici e professionali, assume una rilevanza tanto fondamentale quanto trasparente nel processo democratico in quanto può agire da mezzo di comunicazione fra il mondo degli affari, la società civile e i decisori, politici e non. Il fenomeno delle lobby non è estraneo al nostro sistema: si tratta, dunque, di far uscire dall'ombra coloro che operano all'interno dei circuiti decisionali creando i presupposti affinché la «negoziazione» fin qui posta in essere, possa produrre effettivamente quegli elementi aggiuntivi di informazione e di approfondimento utili ad arricchire l'intero processo decisionale. Il disegno di legge in questione, suddiviso in tre capi, stabilisce, agli articoli da 1 a 3, la cornice normativa all'interno della quale le attività di lobbying e di relazioni istituzionali, così come definite, possono essere collocate e possono interagire con i centri decisionali. Gli articoli da 4 a 9 disciplinano le modalità attraverso le quali le attività di lobbying e di relazioni istituzionali possono estrinsecarsi e i diritti e gli obblighi di coloro che le esercitano. Gli articoli da 10 a 12 definiscono gli organismi che sovrintendono ad un corretto svolgimento delle attività di lobbying e di relazioni istituzionali. Gli articoli 13 e 14, infine, dettano le disposizioni finali.. Capo I RICONOSCIMENTO E REGOLAMENTAZIONE DELL'ATTIVITÀ DI LOBBYING E DI RELAZIONI ISTITUZIONALI Art. 1. (Finalità e princìpi generali) 1. La presente legge detta disposizioni generali per la disciplina delle attività di lobbying e delle relazioni istituzionali. 2. La Repubblica riconosce l'attività di lobbying e le relazioni istituzionali svolte nei confronti dei decisori pubblici, inclusi i membri del Parlamento, quale momento fondante del sistema democratico e politico-economico italiano. 3. Onde garantire una più ampia e diffusa partecipazione ai processi decisionali, l'attività di lobbying e le relazioni istituzionali possono essere svolte al fine di perseguire interessi leciti, anche di natura non economica, e di fornire, altresì, informazioni e dati. 4. Al fine di garantire la trasparenza e la correttezza del processo decisionale, l'attività di lobbying e le relazioni istituzionali sono informate ai princìpi di democrazia, pubblicità, partecipazione e pluralismo e sono rese note nelle relazioni e nei preamboli degli atti normativi nonché nelle premesse degli atti amministrativi. Art. 2. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge si intendono: a) per «attività di lobbying e di relazioni istituzionali»: l'attività di rappresentanza di interessi particolari svolta da persone, enti, associazioni, gruppi, società o imprese, anche in via temporanea e non esclusiva, nei confronti dei decisori pubblici come definiti nella lettera d) ed al fine di influire sui processi decisionali pubblici di cui alla lettera e) , attraverso proposte, richieste, studi, ricerche, analisi, emendamenti, documenti e ogni altra iniziativa o comunicazione, orale o scritta o per via telematica; b) per «rappresentanti di interessi particolari» i soggetti che svolgono l'attività di cui alla lettera a) , su incarico dei portatori di interessi di cui alla lettera c) ; c) per «portatori di interessi particolari»: i soggetti cui fanno capo gli interessi particolari che svolgono direttamente le attività di cui alla lettera a) o conferiscono ai rappresentanti di interessi particolari di cui alla lettera b) uno o più incarichi aventi ad oggetto lo svolgimento della medesima attività; d) per «decisori pubblici»: il Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri, i Vice ministri, i Sottosegretari di Stato e i responsabili degli uffici di loro diretta collaborazione; i titolari di incarichi di funzione dirigenziale conferiti ai sensi dell'articolo 19, commi 3 e 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, i presidenti e i vertici delle autorità indipendenti, i membri del Parlamento, i membri delle assemblee elettive e degli organi di governo regionali, provinciali e comunali e i responsabili degli uffici di loro diretta collaborazione, i direttori generali e i dirigenti nominati in ambito regionale, i responsabili degli uffici e dei servizi e i dirigenti nominati dal sindaco e dal presidente della provincia ai sensi dell'articolo 50, comma 10, del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; e) per «processi decisionali pubblici»: ciascun processo finalizzato all'adozione di decisioni politiche e legislative ovvero ogni procedimento di formazione degli atti normativi e dei provvedimenti amministrativi. Art. 3. (Esclusioni) 1. Non possono esercitare l'attività di lobbying e relazioni istituzionali, durante l'esercizio del loro mandato o del loro incarico e per i tre anni successivi alla cessazione dello stesso, i soggetti indicati all'articolo 2, comma 1, lettera d) ; i dipendenti della Presidenza del Consiglio dei ministri, i dipendenti dei Ministeri, della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, delle autorità indipendenti, degli enti pubblici, i dirigenti di partiti. 2. Non costituiscono attività di lobbying e relazioni istituzionali le seguenti attività: a) le attività svolte da partiti nonché le attività svolte dalle associazioni sindacali o di categoria finalizzate alla rappresentanza di interessi collettivi; b) le dichiarazioni rese da rappresentanti pubblici e privati avanti gli organi del Parlamento; c) le comunicazioni e gli appelli, scritti e orali, rivolti a mezzo stampa, radio, TV o per via telematica. Art. 4. (Istituzione del Registro unico dei portatori e dei rappresentanti di interessi particolari) 1. È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Registro unico dei portatori e dei rappresentanti di interessi particolari, di seguito denominato «Registro». 2. I portatori di interessi particolari e i rappresentanti di interessi particolari, anche stranieri, che intendono svolgere attività di lobbying e di relazioni istituzionali devono essere iscritti nel Registro. 3. L'iscrizione al Registro ha durata pari a dodici mesi e può essere rinnovata alla scadenza. 4. La Presidenza del Consiglio dei ministri assicura l'aggiornamento del Registro così come trasmesso annualmente dalla Commissione parlamentare di controllo sull'attività dei portatori e dei rappresentanti di interessi particolari di cui all'articolo 10. La Commissione è autorizzata a trasmettere copia del Registro a ogni pubblica amministrazione, ente o istituzione che ne faccia richiesta. Art. 5. (Requisiti d'iscrizione al Registro) 1. Nel Registro devono essere indicati, in modo dettagliato i seguenti dati: a) i dati identificativi del portatore d'interessi particolari che svolge attività di lobbying e di relazioni istituzionali; b) i dati identificativi del rappresentante di interessi particolari e le indicazioni relative al portatore di interessi particolari o ai portatori di interessi particolari che egli intende rappresentare nel periodo di validità dell'iscrizione al Registro;