[pronunce]

In quanto eccezionale e derogatoria, detta disposizione non è perciò applicabile oltre i casi ed i tempi da essa considerati e, quindi, nemmeno ai magistrati che versano nella diversa condizione di essere entrati in ruolo successivamente al 12 maggio 1982 (in generale, sui limiti di applicabilità delle norme transitorie ed eccezionali, ex plurimis, sentenze n. 202 e n. 34 del 2011, n. 131 del 2009, n. 96 del 2008, n. 439 del 2007, n. 178 del 2006, n. 149 del 2005; ordinanze n. 231 del 2009 e n. 344 del 2008). Di qui l'eterogeneità delle situazioni che il rimettente pone a raffronto e l'insussistenza della lamentata discriminazione. Non può obiettarsi al riguardo, come fa il rimettente, che la norma in esame - facendo dipendere soltanto da un elemento temporale la disparità di trattamento introdotta nell'àmbito di una stessa categoria di magistrati - costituisca esercizio arbitrario della discrezionalità legislativa. Non solo, infatti, il predetto elemento temporale vale ad individuare la specifica posizione dei magistrati di TAR pregiudicati dalla sopravvenuta disciplina dell'anzianità di carriera, ma - come questa Corte ha piú volte sottolineato - il fluire del tempo può esso stesso costituire l'elemento giustificativo di un trattamento differenziato (da ultimo, ordinanze n. 31 del 2011, n. 61 del 2010, n. 170 del 2009, n. 212 del 2008), specie se tale trattamento sia disposto da una disciplina transitoria come quella in esame. 5. - Con il profilo di censura di cui al punto 3, sub b), il rimettente ritiene irragionevole che il legislatore non riconosca, dopo l'ingresso nel ruolo del Consiglio di Stato, l'anzianità di servizio maturata nel TAR, quantomeno nel limite di cinque anni previsto dalla disposizione denunciata. Secondo il giudice a quo, tale irragionevolezza deriva dall'equiparazione, sotto il profilo dell'irrilevanza della precedente anzianità di servizio, di situazioni diverse; e cioè quella dei magistrati provenienti dai TAR, i quali hanno esercitato per almeno quattro anni funzioni giurisdizionali (art. 19, primo comma, n. 1, della legge n. 186 del 1982), e quella dei consiglieri di nomina governativa o vincitori di concorso, i quali sono privi di una analoga anzianità. Anche tale profilo di censura non è fondato, perché l'anzianità maturata nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali amministrative di primo grado - diversamente da quanto ritiene il rimettente - non costituisce un elemento idoneo a differenziare le posizioni in ruolo dei consiglieri di Stato. 5.1. - Il giudice a quo muove dalla premessa interpretativa che, a séguito della sopra ricordata unificazione dei ruoli dei magistrati amministrativi, le funzioni svolte dai magistrati di TAR e dai consiglieri di Stato debbono considerarsi del tutto omogenee e ne trae la conseguenza che l'anzianità maturata in primo grado deve essere necessariamente computata (almeno nel limite di cinque anni) nei ruoli del Consiglio di Stato. Questa premessa non può essere condivisa. Va ricordato che nel Consiglio di Stato coesistono funzioni giurisdizionali e consultive che fanno di tale organo, ad un tempo, il giudice di piú elevata istanza nella tutela della giustizia nell'amministrazione ed il piú importante istituto di consulenza giuridico-amministrativa. Pertanto, il passaggio per anzianità del consigliere di TAR al Consiglio di Stato presuppone l'accertata idoneità all'esercizio non solo di funzioni giurisdizionali in grado di appello, ma anche di funzioni di natura consultiva, corrispondenti appunto al ruolo di organo di consulenza giuridico-amministrativa che l'art. 100 Cost. assegna al Consiglio di Stato (artt. 15 e 19 della legge n. 186 del 1982). Proprio in ragione di siffatta attribuzione di funzioni consultive, la nomina a consigliere di Stato non si risolve in una mera progressione di carriera nell'àmbito della stessa funzione, ma segna uno spartiacque nella carriera della magistratura amministrativa, determinando non irragionevolmente - salve le giustificate eccezioni previste in via transitoria dalla norma censurata - l'azzeramento dell'anzianità maturata nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali di primo grado. Conferma questa conclusione anche il fatto che l'accesso del consigliere di TAR nei ruoli del Consiglio di Stato è subordinato dalla legge n. 186 del 1982 al possesso di requisiti diversi e piú rigorosi di quelli richiesti per i passaggi di qualifica interni alla magistratura di TAR. Piú precisamente, mentre la nomina da referendario a primo referendario e da referendario a consigliere di TAR consegue al compimento di quattro anni di anzianità nelle rispettive qualifiche e ad un semplice «giudizio di non demerito espresso dal consiglio di presidenza» (articoli 17 e 18); la nomina del consigliere di TAR al Consiglio di Stato ha luogo a séguito di uno speciale giudizio di idoneità all'esercizio delle funzioni di consigliere, cioè «previo giudizio favorevole espresso dal consiglio di presidenza [...] in base alla valutazione dell'attività giurisdizionale svolta e dei titoli, anche di carattere scientifico, presentati nonché dell'anzianità di servizio» (art. 19, n. 1). 5.2. - Né può addursi in contrario, come fa il rimettente, che l'integrale riconoscimento dell'anzianità maturata presso il TAR ai fini del conferimento della qualifica di Presidente di TAR (quarto comma dell'art. 21 della legge n. 186 del 1982) e l'espressa equiparazione legislativa tra tale qualifica direttiva e quella di Presidente di sezione del Consiglio di Stato (numero 2 dell'art. 14 della stessa legge) renderebbero costituzionalmente imposta la valutazione di detta anzianità, quantomeno nella misura di cinque anni, anche nel passaggio dai ruoli del TAR ai ruoli del Consiglio di Stato. L'analisi delle norme relative alla nomina alle qualifiche direttive dimostra infatti che, anche sotto questo profilo, non sussiste omogeneità tra le funzioni svolte presso il TAR e quelle svolte presso il Consiglio di Stato. Anteriormente all'entrata in vigore della legge n. 186 del 1982 era precluso ai magistrati di TAR l'accesso alle qualifiche direttive, essendo queste riservate ai consiglieri di Stato. L'art. 21 della medesima legge, nonostante la formale equiparazione delle qualifiche direttive di Presidente di TAR e di Presidenti di sezione del Consiglio di Stato, ha solo parzialmente eliminato questa preclusione: da una parte, ha disposto che la qualifica di Presidente di TAR è conferita sia a consiglieri di Stato sia a consiglieri di TAR, «al compimento di otto anni di anzianità nelle rispettive qualifiche» (primo comma); dall'altra, però, ha ribadito che possono essere nominati Presidenti di sezione del Consiglio di Stato soltanto i consiglieri di Stato che hanno prestato servizio per almeno due anni presso il Consiglio medesimo (terzo comma).