[pronunce]

A tal fine vengono illustrati alcuni «punti fermi», che sarebbero desumibili dalla giurisprudenza costituzionale e dalla «migliore dottrina» e che confermerebbero l'ammissibilità del conflitto. In particolare, la Regione, dopo aver sottolineato le analogie esistenti tra le prerogative consiliari di cui all'art. 122, quarto comma, Cost. e quelle previste dall'art. 68 Cost. per i parlamentari, ricorda come, per orientamento giurisprudenziale costante, anche atti giurisdizionali o comunque «strumentalmente inerenti all'esplicazione di funzioni giurisdizionali» siano ritenuti idonei a dar luogo a conflitti di attribuzione tra Stato e Regione. Sulla base dei suddetti argomenti, alla ricorrente non pare dubbio che il giudice, e per esso lo Stato, esercitando la giurisdizione «nonostante il parere contrario della Regione e l'eccezione fondata sull'art. 122, quarto comma, Cost.», abbia violato «la posizione di autonomia e di indipendenza costituzionalmente garantita ai componenti il Consiglio regionale e, loro tramite, al Consiglio stesso». Peraltro, aggiunge la difesa regionale, la giurisprudenza costituzionale ha ritenuto che la prerogativa di cui all'art. 122, quarto comma, Cost. possa essere lesa dal decreto che dispone il giudizio o dall'avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Procura della Repubblica o, ancora, dall'invito, rivolto da quest'ultima, a presentarsi per essere interrogato in qualità di persona sottoposta ad indagini o, infine, dall'atto di citazione emesso dalla Procura presso la Corte dei conti. Dunque, ai fini dell'ammissibilità del conflitto, «è sufficiente il solo fatto della pretesa dell'esercizio della giurisdizione manifestato da un organo statale (non necessariamente un giudice) a fronte di una situazione di immunità ex art. 122, quarto comma, Cost.» e «non è affatto necessario che l'esercizio della giurisdizione acquisti la forma di sentenza o di un atto altrimenti definitivo». Si sostiene, pertanto, che mentre l'atto introduttivo di un giudizio civile, di per sé, non violerebbe la prerogativa del consigliere regionale, la lesione sarebbe prodotta dalla successiva attività processuale, che, nel caso de quo, è consistita nel rinvio all'udienza di trattazione. La Regione Veneto precisa, inoltre, che con il conflitto in esame non intende contestare gli errori in iudicando che il giudice avrebbe commesso, là dove non ha dichiarato il difetto di giurisdizione e non ha sospeso il giudizio; si vuole piuttosto denunciare «l'illegittimo convincimento che ha indotto il Tribunale di Roma ad esercitare un potere che non gli competeva e non gli compete». Né, secondo la Regione, la parte asseritamente lesa dalle opinioni espresse dal consigliere regionale sarebbe priva della possibilità di esercitare le proprie difese in sede di conflitto di attribuzione, stante quanto affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 76 del 2001. 1.3. – Ancora in riferimento all'ammissibilità del conflitto, la difesa regionale ritiene che l'esistenza di un atto statale illegittimamente invasivo dell'autonomia regionale possa essere affermata estendendo ai consiglieri regionali le conclusioni cui la Corte costituzionale è pervenuta a proposito della insindacabilità dei parlamentari ex art. 68 Cost. In particolare, la ricorrente, «pur nella consapevolezza che la tesi è assolutamente minoritaria», ritiene che, analogamente alla delibera di insindacabilità della Camera di appartenenza, anche gli atti con i quali la Regione interviene a tutela del consigliere regionale abbiano «un'efficacia inibitoria del procedimento giurisdizionale in corso». Argomenti a sostegno di questa tesi si trarrebbero dall'art. 3 della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), che, ad avviso della difesa regionale, dovrebbe applicarsi, per via analogica, ai consiglieri di tutte le Regioni, al fine di assicurare loro una eguale protezione nell'esercizio delle medesime funzioni. Aderendo a questa ricostruzione si avrebbe «per dimostrata, nuovamente e in secondo grado, la menomazione dell'autonomia costituzionale del Veneto, ad opera del Tribunale di Roma, nella forma “invasiva” dell'esercizio di un potere di giurisdizione assolutamente mancante». 1.4. – In riferimento al merito del conflitto, la ricorrente, dopo aver evidenziato che le attività di indirizzo e di controllo (e quindi anche le interrogazioni e le interpellanze) esercitate dai consiglieri regionali rientrano fra quelle per le quali opera la guarentigia di cui all'art. 122, quarto comma, Cost., sottolinea come l'insindacabilità si estenda alle dichiarazioni rilasciate al di fuori dell'esercizio di funzioni consiliari qualora queste siano contestuali ad atti parlamentari tipici e presentino una sostanziale corrispondenza di contenuti con questi ultimi. Nel caso di specie sussisterebbero entrambe queste condizioni, con la conseguenza che il consigliere Bettin non potrebbe «essere sottoposto a giudizio né in ragione delle dichiarazioni contenute nell'interrogazione consiliare, in quanto atto tipico inerente l'esercizio delle sue attribuzioni; né in ragione dell'articolo pubblicato via internet, considerate la “sostanziale corrispondenza” e la “contestualità” […] intercorrente tra questo e quella». La Regione conclude chiedendo che la Corte dichiari che non spettava allo Stato, e per esso, al Tribunale di Roma accertare la responsabilità civile del consigliere regionale Gianfranco Bettin quale autore dell'interrogazione a risposta scritta n. 641 del 2005 e dell'articolo pubblicato il 4 febbraio 2005 sul sito internet del Gruppo consiliare regionale dei Verdi del Veneto e, conseguentemente, annulli l'atto di fissazione dell'udienza di trattazione di cui al verbale del 5 luglio 2005 e tutti gli atti processuali adottati e che saranno medio tempore eventualmente adottati dal Tribunale civile di Roma nel giudizio per risarcimento dei danni subiti dal dott. Corrado Clini a seguito delle opinioni espresse dal consigliere regionale Gianfranco Bettin. 2. – In prossimità dell'udienza del 24 ottobre 2006 la Regione Veneto ha depositato una memoria con la quale riferisce il seguito della vicenda processuale che sta alla base del conflitto. Si apprende, in particolare, che nell'udienza di trattazione del 15 novembre 2005, il giudice si è riservato la decisione sull'eccezione diretta ad attivare la guarentigia ex art. 122, quarto comma, Cost., nuovamente riproposta dal convenuto. Successivamente, sciogliendo la riserva in data 12 gennaio 2006, ha pronunciato un'ordinanza con la quale, previa separazione del procedimento nei confronti dell'on. Zanella, ha sospeso il giudizio nei confronti del consigliere Bettin fino all'esito della definizione del ricorso per conflitto di attribuzioni ed ha rinviato la causa ad una udienza successiva per la precisazione delle conclusioni in ordine alla domanda proposta nei confronti della citata on. Zanella.