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Le vittime di questa opposizione disconnessa dalla realtà, lontana anni luce dai reali bisogni dei cittadini e che per decenni ha governato il Paese non sono stati solo i cittadini più poveri e fragili, ma anche le classi medie, quelle che da sempre sono state la forza silenziosa e operosa che ha permesso all'Italia di diventare un Paese avanzato dal punto di vista economico e sociale. Troppo spesso le misure scellerate degli ultimi Governi si sono orientate a favore dei soliti portatori di interessi torbidi. Questa misura invece vuole riportare al centro il cittadino, sia quello più fragile (con misure concrete come il reddito di cittadinanza), sia quello appartenente alla classe media, ormai entrata nel limbo di una vita priva di lavoro, di prospettive e di speranza per il futuro loro e dei loro figli. Noi questa speranza e questa prospettiva vogliamo restituirla loro. Abbiamo preso l'impegno con i cittadini e lo stiamo mantenendo: nessuno deve rimanere indietro e nessuno rimarrà indietro. (Applausi dal Gruppo M5S) . Le misure di questa legge, infatti, sono chiare, concrete e vanno a toccare i punti deboli del sistema del lavoro, con massicci interventi di politica attiva. Nei centri per l'impiego di Germania e Francia, per esempio, lavorano rispettivamente 100.000 e 54.000 addetti; in Italia sono 8.000. Di più: da noi la spesa per i servizi per il lavoro, secondo i dati Eurostat 2015, è pari allo 0,05 per cento del PIL, una quota nettamente inferiore a quella di Germania (0,36 per cento) e Francia (0,25 per cento); una distanza abissale che nessuno ha mai pensato di toccare. Nessuno; ma questo Governo, il Governo di cui fa parte il MoVimento 5 Stelle, sì. La riforma dei centri per l'impiego, che costituisce una vera e propria riforma strutturale del mercato del lavoro, ha come obiettivo quello di rimettere in gioco oltre 3 milioni di scoraggiati, che da anni nemmeno provano più a cercare attivamente un lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S) . L'afflusso di questi scoraggiati presso i centri per l'impiego permetterà di rivedere al rialzo il tasso di partecipazione alla forza lavoro, con conseguente crescita anche del PIL potenziale. I centri per l'impiego rappresentano il fulcro del sistema pubblico per dare lavoro a giovani e meno giovani; e abbiamo incontrato persone estremamente preparate nei centri per l'impiego. Questi centri per l'impiego, così bistrattati da chi li ha gestiti male per decenni, oggi noi vogliamo rimetterli al centro, potenziandone capacità e professionalità. (Applausi dal Gruppo M5S) . Mentre per anni i centri per l'impiego sono stati trascurati, depotenziati, snaturati nella loro importante funzione sociale, noi oggi abbiamo trovato i mezzi economici e la convinta volontà politica di fornire loro rinnovata forza propulsiva, mettendo di nuovo a fianco del cittadino in cerca di lavoro questi uffici determinanti per le origini del lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S) . Poi, sempre in tema di politiche attive e di reinserimento nel mercato del lavoro, possiamo citare sia l'articolo 8, che prevede incentivi per le imprese che assumono il beneficiario del reddito cittadinanza a tempo pieno e indeterminato, sia l'articolo 9 che prevede, quale strumento di inserimento lavorativo, l'assegno di ricollocazione. Si tratta, in concreto, di una somma di denaro che il lavoratore potrà spendere presso enti accreditati dai centri per l'impiego che gli permetterà di ricevere un servizio di assistenza intensiva per la ricerca di occupazione con la finalità di aiutare la persona disoccupata a migliorare la possibilità di ricollocarsi nel mondo del lavoro, configurandosi quindi come una concreta misura di politica attiva. Per concludere mi rivolgo alle opposizioni, da sinistra a destra: ci avete consegnato un Paese con cinque milioni di poveri, l'abbiamo detto in molti. Soltanto pochi anni fa erano un milione e mezzo. Avete minato la vita delle classi medie e trovate anche il coraggio di criticare la nostra riforma. In questi giorni vi abbiamo sentito protestare perché, secondo voi, il reddito di cittadinanza è di importo troppo elevato. Veramente il vostro obiettivo politico, la vostra ambizione è quella di togliere 30, 40 o 50 euro ai cittadini italiani in difficoltà? (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Il vostro è un atteggiamento che si commenta da solo. Mi permetto un consiglio: fermatevi, pensate e riflettete. Potrete cercare di propinare i soliti vecchi discorsi, le solite parole vuote, le ormai famigerate fake news , ma la realtà è limpida e oggettiva e la vogliamo ribadire ad alta voce con poche, chiare parole: questa è una riforma per tutti, per restituire dignità a milioni di persone e per ridare un futuro all'Italia. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Patriarca. Ne ha facoltà. PATRIARCA (PD) . Signor Presidente, alcuni interventi dei colleghi della maggioranza mi stavano spingendo a stracciare il mio intervento e provare a recitare magari «I Miserabili» di Victor Hugo, Steinbeck, magari discettare sulla «Laudato si'» di papa Francesco o sulla dottrina sociale della Chiesa, perché mi pareva che il tono fosse questo, la riflessione fosse di questo tenore. Io ci sto volentieri anche a parlare della globalizzazione, della carità, del Vangelo. Però stiamo parlando oggi di questo decreto-legge e - ahimè - mi tocca tornare coi piedi per terra, nella vita, perché qui al Senato non stiamo parlando di Victor Hugo, di Gramsci (grandissimo) e neanche del Concilio Vaticano II, a cui mi inchino, ma stiamo parlando del decreto-legge sul reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo PD) . Vorrei, poveramente e con molta umiltà, tornare sul decreto-legge perché è su di esso che deve avvenire il confronto e non sui massimi sistemi, su cui possiamo discettare e credo potremmo dedicare una serata intera sui problemi della crisi dell'Umanesimo e di tutto quello che si vuole. E allora provo, Presidente, a tornare nel merito del provvedimento. Si può essere contro un provvedimento che si pone l'obiettivo di contrastare la povertà? Ovviamente no, a patto che il provvedimento vada nella direzione giusta e che si faccia bene il bene. Si faccia bene il bene. Nel provvedimento al nostro esame il bene che proponete - lo dico con molto rispetto della maggioranza - è confuso e intriso di una burocrazia asfissiante. Basta leggere il testo: vi è una sequenza di procedure e di tempistiche irrealizzabili, una paranoia di efficienza che nulla ha a che vedere con l'efficienza che attiva il bene. E a pagare saranno i poveri. Il ministro Di Maio soltanto alcuni mesi fa dichiarava che sarebbe stata cancellata la povertà. Una dichiarazione impegnativa, ma non sarà così. Ahimè, non saranno coinvolti tutti i 5 milioni di poveri assoluti nel Paese.