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Saranno probabilmente soltanto 3 milioni e un quarto di quella platea che viene in qualche modo censita dall'Istat, sarà esclusa. Non sono dati del Partito Democratico, ma sono i dati che abbiamo ascoltato tutti, come può testimoniare la presidente Catalfo, dai sindacati, dall'Ufficio parlamentare di bilancio, da Confindustria, da Alleanza contro la povertà, dalla Caritas, dalla Conferenza episcopale italiana. Sono dati che riportiamo semplicemente come annotazioni critiche che dovrebbero essere ascoltate. Non sarà altresì un livello essenziale garantito ed esigibile. Mi spiace ancora dirlo perché, come recita il decreto-legge, sono garantiti i diritti nel limite delle risorse disponibili. Voi lo avete scritto: nel limite delle risorse disponibili. Ricordo che nella precedente legislatura era una citazione da voi contestata continuamente, dicendo che i diritti devono essere esigibili e che mettevamo troppo spesso questa postilla. Voi l'avete rimessa. Avete dichiarato che i diritti sono esigibili salvo le risorse disponibili. Non è quindi un diritto per tutti. È un diritto a tempo determinato. Spiace dirlo al vice presidente Di Maio; è a tempo determinato perché se le risorse non saranno sufficienti, il diritto verrà rimosso. Altro che rivoluzione del welfare , cambiamento e misure universalistiche. State creando un'aspettativa che produrrà ancora più delusione ed incertezza. Le persone e le famiglie fragili tanto evocate nei vostri interventi non meritano illusioni e false speranze. Proprio non le meritano e non se lo possono neppure permettere. Abbiamo fatto le nostre proposte, come possono testimoniare i colleghi della 11 a Commissione. Abbiamo fatto proposte che nascevano non solo dal Partito Democratico, ma soprattutto che abbiamo scritto mettendoci in ascolto dei soggetti che conoscono la povertà, la frequentano e ne hanno competenza. Li abbiamo ascoltati e ne sono discese alcune considerazioni che il collega Nannicini ha riproposto e che mi permetto di riproporre nuovamente, rinunciando a citare Victor Hugo, la «Divina commedia» e i «Promessi sposi». La prima di queste osservazioni è che il provvedimento confonde due linee di policy che l'esperienza insegna a tenere ben distinte: quella del contrasto alla povertà e quella delle politiche attive del lavoro. Può infatti accadere, cari colleghi, che un povero non sia occupabile per motivi suoi, di vita, e può accadere che un disoccupato non sia in condizioni di povertà e che abbia bisogno di formazione, di una ricollocazione nel sistema produttivo del territorio. (Applausi dal Gruppo PD) . Diciamo con preoccupazione, perché non siamo qui a contrapporci inutilmente, che il vostro provvedimento rischia di non raggiungere i più poveri perché nel testo dell'Ufficio parlamentare di bilancio si dice - e non mi si dica che sono faziosi, di sinistra o comunisti - che soltanto il 20 per cento dei beneficiari sono ricollocabili. Gli altri non lo sono. Lasciate senza protezione i disoccupati. Quindi non tenete conto dei poveri e dei più poveri e lasciate senza protezioni i disoccupati. Povertà sociale e povertà di reddito vanno distinte: la povertà di reddito si combatte con l'occupazione, producendo lavoro, mentre la povertà sociale si combatte con la presa in carico. (Applausi dal Gruppo PD) . Sono due percorsi diversi: abbiate pazienza, colleghi, ogni tanto ascoltate! La povertà sociale ha bisogno di presa in carico, di attenzione, di una collaborazione del territorio e della comunità. La povertà di reddito ha bisogno di investimenti e coloro che possono produrre investimenti e lavoro sono le imprese, che in questo testo neppure avete citato, semmai incaricandole e appesantendole di altre incombenze. Sulle famiglie voglio fare una seconda annotazione e ancora una volta non lo diciamo noi, ma lo dicono i dati. Le famiglie più povere e più bisognose non saranno aiutate. Il vincolo dei dieci anni di residenza, due dei quali consecutivi, colpisce una platea di 300.000 persone, che hanno la sola colpa di essere famiglie straniere, pur regolari. Si colpiscono le 30.000 persone senza fissa dimora, i più poveri tra i poveri. Si chiedono verifiche patrimoniali improbabili alle famiglie straniere, che avete introdotto per giustificare e dare una copertura normativa a quanto è accaduto a Lodi. È una tristezza infinita, altro che diritti! Si colpiscono persino gli italiani residenti all'estero, che tornando a casa, in Italia, in caso di bisogno non potranno accedere ad alcun beneficio. È questa la cosa che sta accadendo, sono questi i dati di realtà, perché la politica è fatta di realtà e non di sogni filosofici. Si tratta dunque di provvedimenti che ledono i diritti costituzionali, perché per noi vengono prima le persone, tutte le persone, senza se e senza ma, siano esse italiane o straniere. Un provvedimento contro la povertà non può che essere inclusivo, al contrario rischiate di aggravare le condizioni di disuguaglianza, come accadrà. È un paradosso o, per usare un termine a voi molto caro, è una vergogna. Distinguete tra poveri di serie A e di serie B. Nel decreto-legge in esame i poveri di serie B li avete esclusi: è una pazzia e una cosa che, antropologicamente, non sta in piedi. Non basta: il sussidio è calcolato in base a una scala di equivalenza penalizzante per le persone disabili e per le famiglie numerose, in particolare per quelle con minori. È un altro paradosso, che non si fa carico dei dati forniti dall'Istat e dagli istituti di ricerca, i quali attestano che più di un milione di minori sono in povertà, ma in questo testo non ne parlate e, anzi, neppure sfiorate questo tema. Si tratta di minori che non vanno occupati, non vanno portati in un centro per l'impiego, non vanno indirizzati sulle piattaforme di tali centri, ma che hanno bisogno di educazione, di un'alleanza rinnovata con le famiglie, il territorio, le scuole e le esperienze associative, affinché li inseriscano nel tessuto sociale. Il più grande investimento che si può fare per il Paese è quello sulle nuove generazioni, sui piccoli, sui bambini e sulle bambine, ma di questo non si parla. Non è finita: avete costruito l'impianto della normativa su due fragilità irrealizzabili. La prima fragilità sono i centri per l'impiego: avevate promesso durante la campagna elettorale che avremmo atteso una grande riforma dei centri per l'impiego prima di introdurre il reddito cittadinanza. Lo avete detto e invece avete improntato un impianto fondato su una fragilità. Non avete riformato i centri per l'impiego, nonostante siano state svolte audizioni - come sa la presidente Catalfo - proprio nella prospettiva di potenziarli. Nel provvedimento in esame tutto questo non c'è e avete addirittura aumentato il precariato, con 6.000 navigator che avranno un contratto precario. Addirittura non avete neppure aiutato e sostenuto coloro che sono precari all'interno dei centri per l'impiego. Concludendo, signor Presidente, con il reddito di inclusione avevamo proposto un percorso diverso, perché un pochino la povertà l'avevamo studiata.