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reputato altresì importante, al fine di evitare pratiche elusive, che la disciplina si applichi a tutti gli acquirenti che acquistino o vendano prodotti sul mercato interno anche se il luogo di stabilimento sia esterno all'Unione europea; considerato altresì necessario precisare la definizione di prodotti alimentari deperibili, a tal fine richiamando la nozione prevista dall'ordinamento interno, e segnatamente, dal decreto ministeriale n. 199 del 2012, che si basa sulla durata complessiva stabilita dal produttore; ritenuto altresì che quanto stabilito dall'articolo 3, comma 1, lettera a)  e cioè che il pagamento deve essere effettuato entro 30 giorni di calendario dal ricevimento della fattura da parte degli acquirenti  non tenga in considerazione le esigenze gestionali dei medesimi acquirenti di poter fare riferimento ad una data unica riferita all'ultimo giorno del mese e che occorra altresì distinguere i termini di pagamento a seconda che si tratti di prodotti deperibili o non deperibili; reputato altresì che l'elenco delle pratiche sleali che sono comunque vietate debba altresì ricomprendere la così detta vendita sottocosto, la così detta asta al buio nonché la così detta vendita a doppio ribasso; considerato al riguardo  anche al fine di combattere efficacemente lo sfruttamento del lavoro in agricoltura  che il prezzo di vendita dei prodotti debba tenere necessariamente conto della remunerazione del lavoro necessario per produrli e che prezzi che non tengano in considerazione questa variabile debbano considerarsi pratiche commerciali sleali; considerato altresì che l'annullamento, senza un termine di preavviso minimo, degli ordini dei prodotti deperibili può comportare eccedenze e addirittura spreco alimentare dei prodotti rimasti invenduti; ritenuto inoltre che l'articolo 3, comma 2, che rimette all'accordo tra le parti la possibilità di introdurre pratiche commerciali altrimenti vietate, potrebbe non fornire adeguata tutela al fornitore che versi in una condizione di dipendenza economica; ritenuto pertanto necessario vietare tali pratiche se sono il risultato della «dipendenza economica» del fornitore rispetto all'acquirente, e reputato che di tale dipendenza occorra fornire una definizione; condivisa la necessità di introdurre una definizione di «pratica commerciale sleale» e rilevato che tale definizione consentirebbe agli Stati membri di individuare e sanzionare anche pratiche commerciali sleali che non risultano espressamente elencate nell'articolo 3 della proposta di Direttiva offrendo maggiore tutela ai fornitori della filiera agro-alimentare contro ogni tipologia di condizione contrattuale penalizzante se imposta da acquirenti con maggior potere negoziale; ravvisata la necessità di integrare la direttiva all'esame prevedendo che i contratti di fornitura di prodotti agricoli ed alimentari debbano essere stipulati in forma scritta e preventivamente alla consegna; ritenuto opportuno integrare la disposizione contenuta all'articolo 4, precisando che le autorità pubbliche incaricate di far rispettare i divieti di cui all'articolo 3 a livello nazionale (così dette «autorità di contrasto»), possano essere già esistenti o di nuova configurazione; rilevata l'esigenza che gli Stati membri, al fine di garantire una reale efficacia dell'azione di tutela, provvedano affinché le autorità di contrasto siano dotate di tutte le risorse finanziarie, organiche e strumentali necessarie allo svolgimento delle loro funzioni; ritenuto opportuno inserire nella proposta disposizioni volte a regolamentare e rendere più stringenti le modalità di intervento delle autorità di contrasto, a tal fine prevedendo obblighi di presa in carico delle denunce ricevute, termini per l'esame delle medesime e per lo svolgimento della successiva inchiesta; ritenuto necessario estendere la facoltà, che l'articolo 5 riconosce alle organizzazioni di produttori o alle associazioni di organizzazioni di produttori, di presentare una denuncia per conto di uno o più dei rispettivi membri, che si ritengano vittime di una pratica commerciale vietata, anche alle organizzazioni di fornitori e alle organizzazioni rappresentative; ritenuto opportuno integrare i contenuti della direttiva con la previsione della possibilità per gli Stati membri di promuovere meccanismi di mediazione o di risoluzione alternativa delle controversie tra le parti; considerato inoltre opportuno chiarire che le cessioni di prodotti che le cooperative operanti nel settore agricolo effettuano nei confronti dei propri soci imprenditori agricoli, strumentali all'esercizio delle attività aziendali, debbano essere escluse dall'applicazione delle disposizioni della direttiva che intervengono sui termini di pagamento (articolo 3, comma 1, lettera a)), tenuto conto del rapporto mutualistico che lega tali imprenditori alla cooperativa in quanto soci; tenuto conto delle criticità rilevate in questi anni nell'applicazione della normativa italiana di settore sulla disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari, prevista dall'articolo 62 del decreto-legge n. 1 del 2012, che hanno fatto emergere la necessità che la futura autorità di contrasto sia dotata di più ampi poteri di intervento e di più adeguate risorse, in particolare di personale, rispetto a quelli attribuiti attualmente all'Autorità garante per la concorrenza e il mercato, in coerenza con quanto osservato nei punti precedenti; ricordato invece che la normativa nazionale relativa alla cessione di latte crudo (di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto-legge n. 51 del 2015), nell'individuare come parametro per la valutazione della corretta determinazione del prezzo un criterio di calcolo che fa riferimento ai prezzi medi di produzione, è risultata, in sede applicativa, efficace nel contrasto delle pratiche commerciali sleali e potrebbe pertanto essere estesa a tutti gli altri settori dell'agroalimentare; pur condividendo la scelta di affidare alle autorità nazionali di contrasto il compito di assicurare l'attuazione delle disposizioni contenute nella direttiva si ritiene comunque essenziale che nel procedimento di contestazione e segnalazione delle condotte sanzionabili sia coinvolto il Dicastero agricolo, attraverso il contributo dell'Ispettorato nazionale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF); esprime una valutazione favorevole per i profili di merito, impegnando il Governo, ai sensi dell'articolo 7 della legge n. 234 del 2012, ad adoperarsi affinché, in sede di negoziato nelle sedi europee, siano rappresentate le seguenti questioni: a) si preveda di estendere l'ambito di applicazione della proposta a tutti i prodotti agricoli, nonché ai servizi relativi a tali prodotti; b) ferma restando la tutela prioritaria alle piccole e medie imprese, così come definite nella raccomandazione 2003/361/CE, si preveda altresì di estendere l'ambito di applicazione della proposta anche a tutti gli altri fornitori, includendo anche gli operatori che, sebbene stabiliti al di fuori dell'Unione europea, acquistano e vendono prodotti sul mercato interno, anche al fine di contrastare pratiche elusive; c) all'articolo 2, comma 1, lettera e), si precisi la nozione di prodotto deperibile, a tal fine attingendo all'ordinamento italiano, che fa riferimento alla durata complessiva stabilita dal produttore;