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Gli articoli 9 e 10 definiscono i procedimenti con cui i magistrati tributari e i magistrati tributari onorari vengono nominati, all'esito delle procedure concorsuali, e, dopo avere prestato giuramento, vengono immessi nelle funzioni. Nell'articolo 12 sono elencati gli specifici motivi che portano alla dichiarazione di decadenza dei magistrati. Tra essi rilevano, rispetto a quelli già previsti per i giudici delle attuali commissioni tributarie, l'attribuzione di due giudizi negativi nelle valutazioni di professionalità e, limitatamente ai magistrati tributari onorari, la mancata ingiustificata partecipazione ad una determinata percentuale di udienze nel corso dell'anno. Le due cause di decadenza sono state introdotte per assicurare, con la seconda, la dovuta continuità nello svolgimento dell'attività giudicante al fine di garantire al cittadino ricorrente il rispetto dei tempi del giusto processo, e per valorizzare con forza, attraverso la prima, le valutazioni di professionalità come strumenti di verifica della correttezza degli adempimenti connessi alla professione da parte dei valutati. Al fine di evitare vuoti gestionali tra la dichiarazione di decadenza da parte del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e l'adozione del conseguente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, la norma stabilisce che, nelle more, il componente decaduto è sospeso dalle funzioni, senza diritto a percepire il trattamento economico. L'articolo 13 disciplina il trattamento economico e le valutazioni di professionalità. A questo riguardo, si osserva come sia opinione comune tra gli addetti al settore della giustizia tributaria che il compenso per le sentenze depositate, unico metodo di remunerazione previsto per i componenti delle attuali commissioni tributarie (26 euro a sentenza per i componenti e 37 euro per il componente relatore o estensore), oltre ad essere di tanto modesta entità da risultare mortificante per i percipienti, non presenta alcuna differenziazione o connessione rispetto al tipo e al valore delle cause decise. L'articolo in esame limita tale modalità di remunerazione all'attività dei magistrati tributari onorari, in relazione alla caratteristica del rapporto di lavoro, non di pubblico impiego né di lavoro dipendente, e tenuto conto della specifica delimitazione di tipologia e valore delle controversie da essi decise; anche l'importo del compenso assegnato per singola sentenza o decreto od ordinanza depositata terrà conto della dignità da riconoscere al ruolo svolto. In ragione della differenziazione della remunerazione mensile che tale meccanismo comporta, derivante dal diverso carico di lavoro esistente nei singoli distretti regionali, è stato previsto per il magistrato tributario onorario un compenso fisso mensile che assicuri una base minima di remunerazione, quale corrispettivo per la partecipazione alle udienze e copertura forfetaria delle spese connesse allo svolgimento dell'attività giudicante, analogamente a quanto previsto per l'indennità speciale annua riconosciuta ai magistrati (articolo 3 della legge 19 febbraio 1981, n. 27). Per i magistrati tributari, al contrario, essendo essi incardinati come pubblici dipendenti, è previsto un trattamento economico, oltre che previdenziale e assistenziale, equiparato a quello del magistrato ordinario. Anche l'importo mensile che verrà assegnato al magistrato di prima nomina sarà equivalente a quello del magistrato ordinario in corrispondente posizione; in sede di riassorbimento e a regime, con le diverse maggiori remunerazioni connesse all'incremento economico conseguente alle valutazioni professionali, sarà comunque possibile rimanere ampiamente sotto il limite della spesa attualmente iscritta nel bilancio dello Stato per i componenti delle commissioni tributarie, tenuto conto del numero complessivo di magistrati tributari occorrente per garantire lo smaltimento del flusso annuale dei ricorsi. L'articolo precisa l'obbligo delle valutazioni professionali quadriennali, distinte per i magistrati tributari onorari e per i magistrati tributari in ragione della diversa tipologia del rapporto di lavoro, demandando a un regolamento del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria il compito di stabilire le modalità e i parametri con cui procedervi. È previsto che al magistrato tributario si applichino le disposizioni concernenti il risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali previste dalla legge 23 aprile 1988, n. 117, modificata dalla legge 27 febbraio 2015, n. 18. Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria vigila su eventuali comportamenti non conformi ai doveri e alla dignità dell'ufficio di organi giudicanti, secondo le modalità e i limiti stabiliti dall'articolo 15 e con il procedimento regolato nell'articolo 16, arrivando, per i casi reiterati e più gravi, a dichiarare la decadenza del trasgressore dall'ufficio o incarico. Il capo II riguarda il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (articoli da 17 a 28). Gli articoli di tale capo II delineano la struttura e le funzioni del nuovo Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, che si riduce a otto membri eletti dal corpo di magistratura (con un rappresentante dei magistrati tributari onorari e una prevalente rappresentanza dei magistrati tributari), mentre resta fermo il numero di quattro componenti esterni, di comprovato rilievo, eletti dalle Camere. La prevista regolamentazione ricalca sostanzialmente quella attualmente in vigore. Tra le differenze di rilievo si segnalano: a) l'allungamento a cinque anni della durata dell'incarico, finalizzato ad evitare che la scadenza consiliare si sovrapponga al periodo quadriennale delle valutazioni di professionalità; b) l'affidamento della presidenza ad uno degli eletti dagli organi giudicanti, certamente più rappresentativo delle esigenze e delle istanze della categoria; c) l'ampliamento delle competenze gestionali al personale delle cancellerie, creando un unicum facente capo a un solo organismo in grado di assicurare univocità e coerenza di fini nell'interesse dell'efficienza e della funzionalità delle strutture e dell'amministrazione della giustizia tributaria. Per il trattamento economico dei componenti del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria si è tenuto conto della diversa estrazione di essi e della necessità di equilibrarne adeguatamente gli importi. In particolare: i magistrati tributari mantengono il trattamento economico percepito nelle sedi giudiziarie di provenienza, che provvedono al pagamento; per i magistrati tributari onorari e i membri eletti dalle Camere (che non hanno una remunerazione di provenienza utilizzabile) si prevedono, rispettivamente, la fruizione del trattamento economico percepito dal magistrato tributario eletto di pari valutazione di professionalità o, in assenza, di quella immediatamente superiore, e il trattamento economico più elevato percepito tra quello dei magistrati tributari eletti. Il capo III riguarda gli uffici di diretta collaborazione del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e gli uffici di cancelleria degli organi della giustizia tributaria (articoli da 29 a 31).