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Istituzione dell'Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra. Onorevoli Senatori. -- Sento il dovere di esprimere ancora una volta il mio pensiero relativamente alla proposta di legge AC n. 1360 presentata nella scorsa legislatura e poi ritirata, finalizzata, come tutti dovrebbero sapere, a dare un aiuto economico ai pochi sopravvissuti al secondo conflitto mondiale e a conferire loro l'Ordine del Tricolore, un segno a ricordo della tragedia vissuta. Come ho più volte spiegato, lo spirito che quella proposta di legge è quello di chi rispetta le tristezze della vita, la sofferenza, la morte e il sacrificio, indipendentemente dalle motivazioni ideali che hanno indotto una persona a intraprendere l'ingrato e rischioso ruolo del combattente in una guerra civile. Questo sentimento di rispetto e di pietà umana non lede minimamente sul piano storico l'immagine positiva di chi «consapevolmente» ha messo a rischio la propria vita per restituire al popolo italiano la libertà dopo un ventennio di dittatura e non riabilita né idealmente né politicamente chi «consapevolmente» ha creduto che fosse «onorevole» obbedire alle minacciose chiamate di Graziani (Ministro della guerra) e di Mussolini. Nella proposta di legge AC n. 1360 non c'era una parola che potesse far pensare a una qualsiasi equiparazione storica e politica tra chi scelse la parte giusta e chi scelse la parte sbagliata. C'era e c'è, invece, un sentimento di comprensione nei confronti di tanti, giovani e meno giovani di ieri, inghiottiti dalla logica feroce della guerra i quali, a distanza di mezzo secolo, meritavano, a mio parere, un gesto solenne e generoso da parte della Repubblica italiana democratica, nata dai valori della Resistenza. Era questa la logica di alcuni memorabili interventi di Luciano Violante e di altri che miravano a fare del 25 aprile la festa di tutti gli italiani, riconciliati da un patto di pacificazione, proiettato nel futuro. Lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi ha pubblicamente espresso la validità di questa strada non settaria, sensibile a capire il contesto storico in cui certe scelte sono state compiute, e a chiudere una volta per tutte le lacerazioni nel tessuto umano della nazione. Questa disponibilità fu condivisa da molti al momento della presentazione della proposta di legge AC n. 1360 ma alla luce delle polemiche del 25 aprile 2009 prevalse la filosofia della separazione e dello scontro che portò al suo ritiro, constatando che non ci fossero le condizioni per una sua approvazione corale. Sono certo che oggi ripresentando tale proposta di legge, epurata della parte che destò polemiche, essa potrà, per il valore umanitario del suo contenuto, destare ancora riflessioni positive e scuotere coscienze disponibili a nuovi tentativi, il favore di tutti coloro che hanno partecipato alle ultime tragiche vicende del secondo conflitto mondiale. Ricordarsi dei partigiani e dei caduti della seconda guerra mondiale solo il 25 aprile non è giusto né corretto, bisogna essere vicini a tutti questi ultraottantenni 365 giorni all'anno. Il presente disegno di legge nasce dall'esigenza di attribuire a coloro che hanno partecipato alla seconda guerra mondiale un riconoscimento analogo a quello attribuito ai combattenti della guerra 1914-1918 dalla legge 18 marzo 1968, n. 263. L'istituzione dell'Ordine del Tricolore deve essere considerata un atto dovuto, da parte del nostro Paese, verso tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della "bontà" della loro lotta per la rinascita della Patria. Non s'intende proponendo l'istituzione di questo Ordine sacrificare la verità storica di una feroce guerra civile sull'altare della memoria comune, ma riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d'Italia; nello smarrimento generale, anche per omissioni di responsabilità ad ogni livello istituzionale, molti combattenti, giovani o meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e "imperiale" del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente; altri, maturati dalla tragedia in atto o culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, si schierarono con la parte avversa, "liberatrice", pensando di contribuire a una rinascita democratica, non lontana, della loro Patria. Solo partendo da considerazioni contingenti e realistiche è finalmente possibile quella rimozione collettiva della memoria ingrata di uno scontro che fu militare e ideale, oramai lontano, eredità amara di un passato doloroso, consegnato per sempre alla storia patria. Questo disegno di legge è coerente con la cultura di pace e di pacificazione della nuova Italia, post -bellica, repubblicana e democratica; memore delle distruzioni morali e materiali provocate dal conflitto mondiale; orgogliosa della rinascita operata dalla laboriosità del suo popolo; rinnovata nelle istituzioni di una classe dirigente espressa per la prima volta dal popolo, libero e sovrano; consapevole della necessità di rimarginare le ferite di un passato tragico e cruento nell'interesse dell'intera collettività. Per queste considerazioni, attribuiamo al disegno di legge in esame un forte valore simbolico e sociale, che valga a superare tutti gli steccati ideologici che hanno reso difficile per troppi anni la possibilità di riconoscere socialmente i meriti e il sacrificio di coloro che hanno combattuto consapevolmente per il Tricolore; ad essi, dopo oltre sessanta anni dalla fine della guerra e nel sessantesimo anniversario della nostra Costituzione, il Parlamento italiano, per motivi di equità e di giustizia, deve tributare un riconoscimento analogo a quello concesso ai cavalieri di Vittorio Veneto. Questo sarà costituito da un'alta attribuzione onorifica, cioè l'appartenenza all'Ordine del Tricolore e anche da un miglioramento economico, doveroso per chi ha dato tanto per la propria Patria. In questo tempo di ristrettezze economiche ci appare indizio di grande civiltà pensare a chi ha combattuto e da anni attende una revisione migliorativa dei trattamenti pensionistici di guerra. Il Parlamento ha riconosciuto più che legittima l'aspirazione dei titolari di trattamento pensionistico di guerra a ottenere l'adeguamento economico delle proprie pensioni, adeguamento che si ritiene non sia ulteriormente procrastinabile, considerate l'età avanzata dei soggetti e la lunga attesa. L'articolo 1 istituisce un nuovo ordine onorifico, l'Ordine del Tricolore, comprendente l'unica classe di cavaliere. L'articolo 2 prevede che tale onorificenza sia conferita: a) a coloro che hanno prestato servizio militare per almeno sei mesi, anche a più riprese, in zona di operazioni, nelle Forze armate italiane durante la guerra 1940-1945 e che siano invalidi; a coloro che hanno fatto parte delle formazioni armate partigiane o gappiste, regolarmente inquadrate nelle formazioni dipendenti dal Corpo volontari della libertà; b) ai combattenti della guerra 1940-1945; ai mutilati e invalidi della guerra 1940-1945 che fruiscono di pensioni di guerra; agli ex prigionieri o internati nei campi di concentramento o di prigionia.