[pronunce]

che si è costituito con memoria Franco Martini, insistendo per l'accoglimento della questione proposta; che nel giudizio innanzi alla Corte è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o comunque infondata. Considerato che il Tribunale di Roma, con ordinanza del 6 maggio 2004, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 91 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) e dell'art. 1, comma 9, della legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), laddove stabiliscono che l'ammissione al patrocinio dei non abbienti è esclusa per l'imputato, l'indagato e il condannato per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell'evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, per violazione dell'art. 3 Cost., per la disparità di trattamento che si creerebbe tra imputati di reati di varia natura, e tra questi di taluni di natura finanziaria e/o tributaria, che non possono usufruire per tale ragione del beneficio del patrocinio legale a spese dello Stato, e chi fosse imputato di reati non comprendenti alcuno di quelli di natura tributaria e/o finanziaria, anche di eguale o maggiore gravità, che potrebbe invece aver diritto a quel beneficio; dell'art. 24 Cost. laddove il pieno esercizio del diritto di difesa sarebbe assicurato solo ai soggetti ai quali non venisse contestato alcun reato di natura tributaria e/o finanziaria; nonché dell'art. 27, secondo comma, Cost., risultando violato il principio di non colpevolezza sino alla decisione definitiva poiché la mera ed anche non formale contestazione di reati di natura tributaria e/o finanziaria, sempre eventualmente connessi ad altri di natura differente, imporrebbe l'esclusione del beneficio, senza alcuna possibilità di valutazione nel merito della fondatezza delle accuse ed anche laddove, addirittura, fosse intervenuta in seguito una decisione favorevole agli imputati; che l'ordinanza di rimessione si limita ad enunciare i reati per i quali gli imputati erano processati (reati di natura tributaria e finanziaria), senza indicare se gli stessi avevano i requisiti di reddito per accedere al patrocinio a spese dello Stato (condizione richiesta dall'art. 24, terzo comma, della Costituzione, nonché dall'art. 76 del d.P.R. n. 115 del 2002); che vengono inoltre impugnate sia la norma attualmente vigente sia quella precedente, senza motivare sulla rilevanza di quest'ultima ai fini della decisione della questione proposta; che, per costante giurisprudenza di questa Corte, il giudice deve rendere esplicite le ragioni che lo inducono a sollevare la questione di costituzionalità con una motivazione autosufficiente, tale da permettere la verifica della valutazione sulla rilevanza; ciò che, per le evidenziate lacune, non risulta possibile nel caso di specie; che tale insufficienza della motivazione, non consentendo alla Corte il controllo sulla rilevanza della questione nel giudizio a quo, determina la manifesta inammissibilità della questione sollevata (cfr., ex plurimis, ordinanze n. 251 del 2005 e n. 365, n. 309 e n. 257 del 2004). Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 91 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) e dell'art. 1, comma 9, della legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 27, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Roma, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 dicembre 2005. F.to: Annibale MARINI, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 dicembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA