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Limiti all'assunzione e al mantenimento di cariche e incarichi politici da parte degli editori operanti nel settore della comunicazione elettronica e dei gestori di piattaforme telematiche e divieto di utilizzazione di sistemi tecnologici di profilazione o di alterazione inconsapevole del comportamento degli elettori. Onorevoli Senatori. – L'obiettivo del presente disegno di legge è quello di aggiornare la nozione di conflitto di interessi alle istanze della società digitale. Si intende così contrastare le ipotesi in cui il titolare di una carica pubblica dipende in tutto o in parte, nell'elezione o nelle proprie scelte politiche, da soggetti o società private che utilizzino sistemi di profilazione e di nudging, tecniche sino a ieri adoperate solo per scopi commerciali e che, invece, oggi sono usate per influenzare le scelte politiche mediante l'analisi e la conseguente manipolazione degli umori e del sentiment degli elettori. In tal modo è l'interesse privato – e non più l'interesse generale della collettività – a influenzare in via esclusiva l'adempimento dei doveri istituzionali. Si altera così la nozione di democrazia, non più intesa come partecipativa – cioè quale sede di condivisione di idee e di programmi – ma come mero strumento per orientare le scelte e i contenuti di attori inconsapevoli. È ormai innegabile l'utilizzo dei dati personali acquisiti sui sistemi digitali, specialmente in forma massiva, per condizionare e orientare i risultati elettorali. La stessa Unione europea ha stigmatizzato i risultati di tale operazione con il regolamento (UE, Euratom) n. 1141/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee, come modificato dal regolamento (UE, Euratom) 2019/493 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 marzo 2019. Appare quindi urgente aggiornare l'ordinamento giuridico in materia di disciplina del conflitto di interessi con una specifica normativa che regoli il conflitto di interessi determinato dal web e dalle attività digitali. Esso si verifica ogniqualvolta il titolare della carica politica dipende in tutto o in parte, sia in sede di elezione che nell'esercizio delle scelte proprie della sua funzione, da soggetti estranei al proprio contesto politico. Il presente disegno di legge regolamenta altresì l'esercizio dell'attività di editore nel settore della comunicazione elettronica o di gestore di piattaforme telematiche, fattori che condizionano sia il consumo delle notizie, sia i processi di produzione e distribuzione dell'informazione. Tali iniziative di comunicazione, infatti, sono spesso guidate da motivazioni di natura ideologica o politico-elettorale e hanno un forte impatto – per tematiche, tempi e diffusione capillare – sul pluralismo e sulla correttezza dell'informazione; ciò produce effetti concreti e tangibili sulle scelte degli utenti-cittadini, sia sotto il profilo della formazione delle preferenze, sia per quanto riguarda il rafforzamento di preferenze polarizzate preesistenti. La comunicazione online è infatti una fonte primaria di informazioni a supporto di specifici punti di vista e orientamenti politici, anche al fine di orientare le competizioni elettorali. La prospettiva evocata suggerisce, quindi, di elaborare adeguate garanzie che consentano, attraverso l'estensione dei casi di ineleggibilità e di decadenza, la tutela dell'interesse pubblico primario. Anche il Garante per la protezione dei dati personali, nel recente provvedimento n. 96 del 2019 in materia di propaganda elettorale e comunicazione politica, raccomanda alle forze politiche – in vista delle consultazioni per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia – il rispetto delle norme in materia di protezione dei dati personali. Tale presupposto è essenziale per mantenere la fiducia dei cittadini e garantire il regolare svolgimento delle consultazioni elettorali in tutte le fasi. Come anticipato, proprio in considerazione dei potenziali rischi che l'uso illecito dei dati personali può comportare per i processi elettorali e la democrazia, il legislatore europeo, con il citato regolamento (UE, Euratom) n. 1141/2014, come modificato dal regolamento (UE, Euratom) 2019/493, ha previsto l'irrogazione di sanzioni pecuniarie nei casi in cui i partiti politici europei o le fondazioni politiche europee sfruttino le violazioni delle norme in materia di protezione dei dati personali al fine di influenzare l'esito delle elezioni del Parlamento europeo. Il regolamento individua specifici presupposti di liceità del trattamento dei dati nell'ambito descritto, a garanzia dei diritti e delle libertà degli interessati: la previa acquisizione del consenso degli interessati, che deve essere libero, specifico, informato e inequivocabile (articoli 6, paragrafo 1, lettera a) , e 7, del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016), nonché esplicito ove il trattamento riguardi categorie particolari di dati (articolo 9, paragrafo 2, lettera a) , del medesimo regolamento). Il consenso al trattamento dei dati personali, pertanto, deve essere richiesto con formulazione specifica e distinta rispetto alle ulteriori eventuali finalità del trattamento, quali, ad esempio, quelle di marketing, di profilazione, di comunicazione a terzi per le loro finalità promozionali oppure di profilazione di tali distinti soggetti. Il consenso, inoltre, deve essere documentabile (ad esempio per iscritto o su supporto digitale), ossia il titolare deve essere in grado di dimostrare che l'interessato ha prestato il proprio consenso al trattamento dei suoi dati (articoli 5, paragrafo 2, e 7, paragrafo 1, del citato regolamento (UE) 2016/679). Stante la presenza nell'ordinamento di presidi legislativi stringenti a tutela degli interessi dei titolari dei dati, il presente disegno di legge intende completare il vigente quadro normativo anche con riferimento agli interessi generali della collettività. Il presente disegno di legge prevede dunque un trattamento sanzionatorio combinato: l'ineleggibilità e la decadenza nei confronti di colui che riveste la carica politica; sanzioni per i titolari delle piattaforme web che forniscano il proprio supporto in maniera non trasparente o tracciabile. Tali soggetti privati, profilando i loro utenti (su una scala considerevole di accessi) possono fornire al soggetto che riveste – o che vuol rivestire – una carica politica informazioni che gli consentono di determinare gli interessi e le opinioni degli stessi utenti (la cosiddetta « sentiment analysis »), per lanciare campagne elettorali mirate sul sentiment che l'utente inconsapevole fornisce a tali piattaforme. Detto processo consente di manipolare la diffusione di messaggi in campo politico, suscettibile di alterare le opinioni di voto, con l'ulteriore effetto di rendere il soggetto politico succube di soggetti o società private che sono estranei al contesto politico o, comunque, la cui influenza non è conosciuta né conoscibile agli elettori il cui consenso viene utilizzato e che, infine, vengono lautamente compensati.