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Modifica degli articoli 33, 34 e 35 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, in materia di accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è volto ad attuare alcune modifiche riguardanti gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali. La legge 13 maggio 1978, n. 180, in tema di «Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori» poi trasmigrati nella legge 23 dicembre 1978, n. 833, è stata applicata in modo parziale e territorialmente disomogeneo. Sono emerse problematiche riguardanti il prolungamento di un trattamento sanitario obbligatorio (TSO), non disposto dalla magistratura e in contesti ospedalieri preparati solo a dare una risposta all'emergenza. Negli altri Paesi occidentali, a partire dagli anni ’60, i provvedimenti legislativi e giudiziari hanno limitato, invece, i poteri del medico nell'imporre il ricovero obbligatorio, anche in presenza di precise limitazioni normative. La discrezionalità dello psichiatra in Italia è del tutto in controtendenza ed è foriera tra l'altro di implicazioni riguardanti la responsabilità professionale. Il disegno di legge sancisce che una limitazione delle libertà, al di là del provvedimento giustificato dall'emergenza, debba essere ordinata dal giudice. A riguardo, la raccomandazione 1235 (1994) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, del 12 aprile 1994, sottolineava «la necessità che la decisione del ricovero sia assunta da un giudice». Il Comitato direttivo di bioetica del Consiglio d'Europa-CDBI (si veda CM(2000)23 Addendum del 10 febbraio 2000) ha rilevato che la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo non ha mai richiesto che la decisione del ricovero iniziale sia presa da organi diversi dai tribunali. Appaiono discutibili sotto il profilo giuridico le proposte di un contratto firmato dal paziente in una condizione di recuperato compenso, dove sostanzialmente questi rinuncia a diritti indisponibili, come quello di esprimere successivamente il consenso informato al ricovero o alla cura. Nel trattamento sanitario obbligatorio (TSO), come è previsto dalla legge in vigore, sono evidenziabili gli elementi di un ragionamento tautologico dato che, tra le condizioni per procedere al trattamento obbligatorio è prevista una valutazione medica sulla necessità del trattamento stesso in condizioni di degenza ospedaliera insieme alla considerazione che non sia possibile fare altrimenti. Nella prassi, la disposizione del TSO, che interviene a limitare la libertà di un individuo, risulta circoscritta all'operato del medico, dalla proposta alla convalida e alla proroga del provvedimento senza, di fatto, interventi di controllo da parte dell'autorità giudiziaria e amministrativa, come si evince dall'esame della giurisprudenza dall'entrata in vigore della legge. Si avverte quindi l'esigenza di un assetto normativo a tutela in primis dei diritti del paziente, ma anche, secondariamente, del medico, sia per i riflessi sulla relazione terapeutica, che per le implicazioni di responsabilità professionale. Nel presente disegno di legge vengono proposte modificazioni per consentire i trattamenti terapeutici e riabilitativi alle persone affette da disturbi mentali con scarsa consapevolezza di malattia e non aderenza alle cure, individuando un meccanismo di garanzia, con l'intervento del giudice tutelare quando il trattamento sanitario obbligatorio si prolunghi oltre il settimo giorno. Le limitazioni delle libertà e il trattamento farmacologico obbligatorio sono attuabili non per generiche «alterazioni psichiche», ma in presenza di un disturbo mentale, con manifestazioni aggressive auto o eterodirette. L'Italia viene così ad uniformare la sua normativa a quella dei Paesi del Nord Europa e del Nord America dove, trascorso un primo periodo legato alle condizioni di emergenza, la proroga della limitazione delle libertà (con l'obbligo di ricovero e l'obbligo di sottoporsi a terapie) è ordinata o convalidata dal giudice.. 1 1 Gli articoli 33, 34 e 35 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, sono sostituiti dai seguenti: «Art. 33. - (Norme per gli accertamenti ed i trattamenti sanitari volontari e obbligatori). – 1. Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari. 2. Nei casi di cui alla presente legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato, possono essere disposti dall'autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori, secondo l'articolo 32 della Costituzione, nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura. 3. Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del sindaco nella sua qualità di autorità sanitaria, su proposta motivata di un medico. 4. Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari obbligatori sono attuati dai presidi e servizi sanitari pubblici territoriali e, ove, necessiti la degenza, nelle strutture ospedaliere pubbliche. 5. Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari obbligatori di cui ai precedenti commi devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato. L'azienda sanitaria locale opera per ridurre il ricorso ai suddetti trattamenti sanitari obbligatori, sviluppando le iniziative di prevenzione e di educazione sanitaria ed i rapporti organici tra servizi e comunità. 6. Nel corso del trattamento sanitario obbligatorio, il paziente ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno. 7. Chiunque può rivolgere al sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto il trattamento sanitario obbligatorio. 8. Sulle richieste di revoca o di modifica il sindaco decide entro dieci giorni. I provvedimenti di revoca o di modifica sono adottati con lo stesso procedimento del provvedimento revocato o modificato. Art. 34. - (Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori per malattia mentale). – 1. La legge regionale, nell'ambito dell'azienda sanitaria locale e nel complesso dei servizi generali per la tutela della salute, disciplina l'istituzione di servizi a struttura dipartimentale che svolgono funzioni preventive, curative e riabilitative relative alla salute mentale: i servizi psichiatrici di diagnosi e cura, le strutture residenziali, gli appartamenti per l'abitare supportato, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS) e le strutture residenziali psichiatriche per i trattamenti protratti. 2. Le misure di cui al comma 2 dell'articolo 33 possono essere disposte nei confronti di persone affette da malattia mentale. 3. Gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali sono attuati di norma dai servizi e presidi territoriali extraospedalieri di cui al comma 1 del presente articolo. 4.