[pronunce]

Tale censura appare infondata alla luce della considerazione secondo la quale l'art. 120 Cost. si limita a disciplinare una specifica ipotesi di carattere straordinario, ma nulla dispone in ordine ad ulteriori ipotesi di poteri sostitutivi, i quali dunque dovranno essere regolati dalla legge statale ovvero dalla legge regionale “secondo l'ordine delle competenze rispettivamente (…) fissato dalla Costituzione” (sent. n. 313 del 2003). Nel caso in esame lo Stato non ha contestato la competenza della Regione a disciplinare la materia regolata dalla normativa in esame. La norma impugnata inoltre soddisfa i requisiti più sopra individuati affinché possano considerarsi rispettate le prescrizioni costituzionali. Innanzitutto, il potere sostitutivo della Regione è previsto e disciplinato da una legge che regola i presupposti e le procedure per il suo esercizio. In secondo luogo, lo svolgimento di tale potere è connesso all'esercizio delle funzioni amministrative conferite dalla Regione ai Comuni relativamente alle procedure espropriative finalizzate alla realizzazione di opere pubbliche regionali. Al riguardo, deve essere evidenziato come nulla nella lettera di tale disposizione autorizzi a ritenere che essa regoli anche ipotesi di sostituzione nei confronti di atti o attività cui gli enti sostituendi non siano giuridicamente vincolati quanto meno nell'an; viceversa, la necessità di procedere ad una interpretazione conforme ai precetti costituzionali porta alla conclusione che la norma oggetto del presente giudizio è applicabile soltanto a casi di mancato o irregolare compimento di quegli atti o attività che siano configurati dalla legge regionale n. 37 del 2002 come veri e propri obblighi giuridici - se non nel quando e nel quomodo, almeno nell'an - a carico degli enti nei cui confronti può essere disposta la sostituzione. L'art. 7 inoltre attribuisce l'esercizio del potere ad un organo di governo della Regione, individuato nella Giunta regionale, disponendo che essa assuma i provvedimenti necessari al compimento dell'atto ovvero nomini un commissario ad acta. La norma impugnata, infine, subordina l'esercizio del potere sostitutivo alla previa diffida del Comune inadempiente al quale deve essere assegnato un termine, non inferiore a quindici giorni, entro il quale l'ente locale può provvedere al compimento dell'atto. La congruità del termine assegnato all'ente inadempiente e di cui la legge regionale fissa solo la durata minima dovrà essere valutata sulla base del principio di leale cooperazione, in relazione ai singoli atti (o attività) ed alla loro complessità, con la conseguenza che nel caso in cui - alla luce del principio richiamato - tale termine appaia in concreto inadeguato, in quanto troppo breve, l'ente diffidato potrà attivare gli ordinari rimedi previsti dall'ordinamento. 6. - È impugnato anche l'art. 22 della legge regionale dell'Emilia-Romagna che disciplina l'edificabilità di fatto delle aree, per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettere l) ed m), nonché terzo comma, della Costituzione. L'art. 22 dispone che “ferma restando la necessità dell'edificabilità legale di cui all'art. 20, un'area possiede anche il carattere della edificabilità di fatto quando sono già presenti o in corso di realizzazione, nell'ambito territoriale in cui l'area stessa si inserisce, le dotazioni territoriali richieste dalla legge ovvero dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica”. Il secondo comma della norma, poi, consente alla Regione di integrare e specificare, con apposita direttiva, “i criteri ed i requisiti per valutare l'edificabilità di fatto delle aree”. 7. - Deve innanzitutto essere esaminata la censura mossa a tale norma in relazione all'art. 117, terzo comma, della Costituzione. Sostiene l'Avvocatura che l'art. 22 contrasta con i principi fondamentali dettati o da desumersi dalla normazione statale in riferimento alla individuazione della edificabilità di fatto, senza specificare quali siano i principi che si assumono violati o da dove questi possano desumersi. La censura, nei termini in cui è formulata, si rivela generica e deve, pertanto, essere dichiarata inammissibile. 8. - Nel ricorso si sostiene inoltre che l'art. 22, attribuendo rilevanza, ai fini della determinazione dell'indennità di esproprio, “anche” alla edificabilità di fatto, ovvero richiedendo la “compresenza” sia della edificabilità legale che di quella di fatto, contrasta con il diritto vivente che ha riconosciuto alla caratteristica in esame valore meramente sussidiario rispetto alla possibilità legale di edificare. In tal modo, la norma regionale inciderebbe sul regime dei suoli in violazione della competenza esclusiva dello Stato a legiferare in materia di ordinamento civile, nonché di prestazioni concernenti i diritti civili da garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale. Tale censura non è fondata. Il tenore letterale della norma regionale risulta del tutto coerente con la norma statale contenuta nell'art. 37, comma 3, del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità), il quale stabilisce che, ai fini della determinazione dell'indennità di esproprio, “si considerano le possibilità legali ed effettive di edificazione, esistenti al momento dell'emanazione del decreto di esproprio o dell'accordo di cessione”. L'art. 22 della legge regionale impugnata stabilisce quando un terreno presenta i caratteri dell'edificabilità di fatto; nulla dice sul ruolo da riconoscere a tale elemento ai fini della determinazione dell'indennizzo, se non che il medesimo non può prescindere dalla sussistenza dell'edificabilità legale. L'inciso contenuto nella disposizione, “ferma restando la necessità dell'edificabilità legale di cui all'art. 20”, attesta infatti la volontà del legislatore regionale di non dare all'edificabilità di fatto una rilevanza autonoma rispetto alla edificabilità legale. Il contenuto normativo dell'art. 22 deve dunque rinvenirsi soltanto nella individuazione degli elementi in presenza dei quali può riconoscersi ad un'area il carattere della edificabilità di fatto. La formulazione della norma regionale ne consente una lettura conforme all'interpretazione che del requisito in esame ha fornito la più recente giurisprudenza di legittimità, la quale ha riconosciuto all'edificabilità di fatto un valore esclusivamente suppletivo - in carenza di strumenti urbanistici - ovvero complementare ed integrativo agli effetti della determinazione del concreto valore di mercato dell'area espropriata, incidente sul calcolo dell'indennizzo. 9. - Il ricorrente censura infine l'art. 22 per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, nella parte in cui prevede i requisiti che conferiscono ad un'area il carattere della edificabilità di fatto. Sostiene infatti l'Avvocatura che la loro individuazione è riservata allo Stato dall'art. 5-bis del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 (Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica) e dall'art. 37 del d.P.R. n. 327 del 2001, che rinviano ad un regolamento ministeriale, e ciò in ragione di esigenze di uniformità che è compito dello Stato assicurare.