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il Consiglio superiore del lavoro di giolittiana memoria, il Consiglio economico del Reich previsto dalla Costituzione di Weimar e il Consiglio economico della Costituzione francese del 1946. All'esito di un dibattito non lineare, l'Assemblea configurò un "Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro", composto da tecnici e rappresentanti delle categorie produttive, nei modi stabiliti dalla legge, che fosse titolare dell'iniziativa legislativa e contribuisse all'elaborazione della legislazione sociale, per le materie e nei limiti stabiliti dalla legge, inserito in Costituzione tra gli "organi ausiliari", accanto al Consiglio di Stato e alla Corte dei conti. Il CNEL fu concretamente istituito, in attuazione della previsione costituzionale, dalla legge n. 33 del 1957, poi sostituita dalla vigente legge n. 936 del 1986, oggetto nel tempo di varie novelle. Ricorda, in particolare, il decreto-legge n. 201 del 2011, che ne ha diminuito i componenti, e la legge n. 190 del 2014, con la previsione che l'espletamento di ogni funzione connessa alla carica di presidente o consigliere del CNEL, nonché di qualsiasi attività istruttoria finalizzata alle deliberazioni, non potesse comportare oneri a carico della finanza pubblica ad alcun titolo: previsione peraltro abrogata dalla legge n. 205 del 2017. Attualmente il CNEL è composto da 64 membri (erano 121 fino al 2011), incompatibili con la carica di parlamentare, membro del Governo o consigliere regionale, che durano in carica cinque anni e che possono essere riconfermati, cosi come possono essere revocati su richiesta delle istituzioni od organizzazioni che li hanno designati: - 10 esperti in ambito economico, sociale e giuridico, dei quali otto nominati dal Presidente della Repubblica e due proposti dal Presidente del Consiglio dei Ministri; - 48 rappresentanti delle categorie produttive; - 6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato. Formalmente, le competenze del CNEL, stabilite dalla legge n. 936 del 1986, sono molteplici, tra cui: - espressione, su richiesta del Governo, di valutazioni e proposte sui principali documenti ed atti di politica e di programmazione economica e sociale; - esame del Documento di economia e finanza e della Nota di aggiornamento; - approvazione di rapporti su richiesta delle Camere o del Governo; - espressione di valutazioni sull'andamento della congiuntura economica; - espressione di pareri ed elaborazione di studi e indagini, sia su richiesta delle Camere o del Governo o delle Regioni o delle Province autonome, sia di propria iniziativa; - potere di l'iniziativa legislativa (nella presente legislatura, tale iniziativa è stata esercitata presentando in Senato il disegno di legge n. 1232, per la creazione di un codice unico dei contratti collettivi nazionali di lavoro, da realizzarsi in collaborazione con INPS; sul finale della scorsa XVII legislatura, fu trasmesso al Senato un disegno di legge n. 2778, recante alcune modifiche alla legge che disciplina il CNEL). La legge gli attribuisce anche altri poteri, quali la designazione di rappresentanti delle categorie e di componenti in organismi pubblici e la tenuta e aggiornamento dell'archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro. In concreto, tuttavia, il CNEL si è dimostrato poco incisivo sia per l'esiguo numero di iniziative legislative presentate sia per il limitato ruolo di raccordo effettivamente svolto con le categorie economiche e sociali. Peraltro, proprio questo ruolo di raccordo, che in origine rappresentava la ragione principale della sua istituzione, è stato superato e di fatto sostituito da un rapporto sempre più diretto tra i rappresentanti economici e sociali, il Governo e il Parlamento anche attraverso il sistema dei partiti. Per tali motivi, prosegue, il CNEL è risultato inefficace rispetto alla funzione di assicurare la partecipazione politica delle forze sociali: la sua abolizione risponde alla volontà di innovare le istituzioni, nell'ottica di una maggiore semplificazione e di un coinvolgimento più diretto dei cittadini. Non è un caso, quindi, se questa non è la prima volta in cui il Parlamento affronta la questione del mantenimento del CNEL. Nella XIII legislatura, infatti, il testo di riforma costituzionale predisposto dalla Commissione parlamentare per le riforme costituzionali ("Bicamerale D'Alema") aveva proposto significative modifiche all'articolo 99, tra cui la soppressione della facoltà d'iniziativa legislativa, anche se non prevedeva la sua abolizione. Il disegno di legge costituzionale approvato dal Parlamento nella XVII legislatura, e non confermato dal referendum del 4 dicembre 2016, comprendeva invece la soppressione dell'articolo 99 della Costituzione e conteneva anche alcune disposizioni finali e transitorie sui profili amministrativi della soppressione del CNEL, in particolare attraverso la nomina di un commissario straordinario, a cui affidare la gestione provvisoria del CNEL, per la liquidazione del patrimonio dell'organo e per la riallocazione delle risorse umane e strumentali. Quanto agli aspetti finanziari, ricorda che nel bilancio dello Stato di previsione 2019-2021 sono iscritti stanziamenti per il CNEL pari a 7,123 milioni di euro annui, a valere sullo stato di previsione del Ministero dell'economia e finanze. Assommando alcune altre entrate, le disponibilità del CNEL per l'anno 2019 ammontano (secondo il suo bilancio preventivo) a 8,368 milioni. Di questa cifra, si segnalano i 613.000 euro riservati alla governance , i 2,341 milioni di euro di spese correnti (compresa la gestione della sede, Villa Lubin, immobile demaniale in uso gratuito) e, soprattutto, i 5,067 milioni per l'amministrazione e servizi comuni. Tra questi ultimi, più di 4 milioni di euro sono riservati alle retribuzioni del personale a tempo indeterminato che, a novembre 2018, ammontava a 56 unità, tra cui 4 dirigenti (la pianta organica del 2014 prevede però 75 unità tra cui 7 dirigenti). In sintesi, il disegno di legge, nella sua attuale formulazione, consiste in una proposta di "decostituzionalizzazione" del CNEL e non in una soppressione dell'organo, conseguibile mediante l'abrogazione della legge n. 936 del 1986, che potrà essere effettuata con legge ordinaria. Sia dal punto di vista della gerarchia delle fonti, sia da quello di una puntuale disciplina della soppressione dell'organo, quella prescelta si pone senz'altro come la strada più ordinata e sintetica. Vi è tuttavia il rischio che, in tal modo, il CNEL possa continuare a sopravvivere ancora a lungo, ancorché derubricato. Perciò - anche sulla base di quanto emergerà nel dibattito in Commissione - si riserva di formulare, in qualità di relatore, proposte per garantire l'effettività della sua abolizione, ricercando idonee soluzioni tecniche che tuttavia non si spingano fino al livello di dettaglio della riforma della XVII legislatura, a suo avviso incongruo per una legge costituzionale. Il seguito dell'esame è quindi rinviato.