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Invece, sono migliaia le segnalazioni di cittadini che lamentano continue angherie, intimidazioni, violazioni della privacy e in alcuni casi vere e proprie persecuzioni da parte dell'Ufficio registro abbonamento radio e TV (URAR-TV), subite per mezzo di lettere minacciose indirizzate a coloro che non sono possessori del televisore o che l'hanno dismesso segnalandolo alla RAI o che hanno fatto regolare disdetta. Sono missive che non hanno alcun valore e come tali possono essere cestinate con disinvoltura. Al riguardo l'Agenzia delle entrate ha fatto presente che «ha provveduto più volte a sensibilizzare le competenti strutture RAI circa la necessità di utilizzare nelle comunicazioni indirizzate ai cittadini un linguaggio conforme a standards di civiltà giuridica». A quanto pare non c'è ancora riuscita. Tra coloro che hanno correttamente disdetto il canone qualcuno ha ricevuto dall'Agenzia delle entrate di Torino una lettera in cui si sostiene che: 1) la disdetta è inefficace per la chiusura dell'abbonamento fino a che l'utente non rinvia alla RAI un questionario; 2) con il questionario l'Agenzia delle entrate di Torino obbliga, sotto diretta responsabilità dell'utente, a dichiarare il numero dei televisori da suggellare, le residenze e le dimore del nucleo familiare anagraficamente inteso; 3) l'utente autorizza il Corpo della guardia di finanza e non meglio citati organi competenti ad accedere alle residenze e alle dimore per procedere alle operazioni di controllo e di suggellamento, non essendo specificato se si tratti di un controllo successivo per la verifica dell'integrità dei sigilli o di una vera e propria ispezione «autorizzata» di dubbia legittimità. L'Agenzia delle entrate, in modo del tutto infondato e arbitrario, sostiene che le risposte devono pervenire entro quindici giorni dal ricevimento altrimenti le disdette vengono considerate inefficaci. Altro aspetto delicato è la continua violazione della legge sul trattamento dei dati personali con la pratica della delazione da parte dei rivenditori di apparecchi televisivi, incentivati dalla RAI, violazione rilevata anche da una sentenza dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali. A seguito delle numerose denunce, l'Agenzia delle entrate ha assicurato che la RAI ha comunicato di aver richiamato tutto il personale interessato a svolgere l'attività con modalità rigorosamente conformi alle istruzioni impartite, nel pieno rispetto delle norme di legge e della correttezza professionale. Anche in questo caso, al di là delle parole, i soprusi ai danni dei cittadini rimangono. Oltre che dalla costante negazione dei diritti dei cittadini, il presente disegno di legge trae ulteriore forza e legittimazione dall'esito di quesiti referendari riguardanti il servizio pubblico radiotelevisivo che palesavano la volontà di eliminare una grave anomalia nel mercato delle telecomunicazioni, obbligando la RAI-Radiotelevisione italiana Spa a confrontarsi con le regole del mercato e della corretta gestione aziendale. L'articolo 1 del presente disegno di legge, al comma 1, prevede l'abolizione del canone di abbonamento alle radioaudizioni e alla televisione nonché della relativa tassa di concessione governativa inerente al libretto di iscrizione alle radiodiffusioni per la detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni o delle diffusioni televisive. Il comma 2 abroga l'articolo 17 della legge 14 aprile 1975, n. 103, l'articolo 18 della legge 3 maggio 2004, n. 112, e l'articolo 47 del testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, che disciplinano il finanziamento del servizio pubblico generale radiotelevisivo. Il comma 3 prevede l'emanazione di un regolamento in cui si provvede a coordinare le norme della legge con la normativa che regola il settore, anche in relazione alla copertura del fabbisogno finanziario dei servizi di radiodiffusione, al fine di un'efficiente ed economica gestione dei servizi stessi.. Art. 1. 1. A decorrere dal 1º gennaio dell'anno successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, il canone di abbonamento alle radioaudizioni e alla televisione di cui al regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, nonché la tassa di concessione governativa prevista dall'articolo 17 della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, come da ultimo sostituita dalla tariffa di cui al decreto del Ministro delle finanze 28 dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre 1995, sono soppressi. 2. L'articolo 17 della legge 14 aprile 1975, n. 103, l'articolo 18 della legge 3 maggio 2004, n. 112, e l'articolo 47 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, sono abrogati. 3. Con regolamento da emanare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, si provvede al coordinamento delle disposizioni introdotte dalla presente legge con la normativa vigente in materia, anche in relazione alla copertura del fabbisogno finanziario dei servizi di radiodiffusione, ai fini di un'efficiente ed economica gestione dei medesimi servizi. Il regolamento di cui al presente comma elenca le norme abrogate con decorrenza dal 1º gennaio dell'anno successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.