[pronunce]

Anche la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. viene sostenuta dal rimettente con motivazioni analoghe a quelle contenute nelle citate ordinanze del TAR. In ultimo, secondo il giudice a quo la norma contrasterebbe con gli artt. 3, secondo comma, e 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto avrebbe introdotto e disciplinato un nuovo effetto penale del rinvio a giudizio, che si tradurrebbe in una sanzione accessoria di natura civilistica, così disponendo in materia di ordinamento penale. In tal modo solo per i contratti stipulati a valle di procedure di evidenza pubblica svoltesi in Sicilia si verificherebbe, del tutto irragionevolmente, un effetto automatico e definitivo, che non troverebbe riscontro nella disciplina statale dettata dall'art. 38 del d.lgs. n. 163 del 2006. 3.2.- A proposito della rilevanza, il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana evidenzia che il bando impugnato effettivamente non reca le clausole previste a pena di nullità dall'art. 2, commi 1 e 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008. Pertanto, ove la questione sollevata fosse dichiarata non fondata, l'impugnazione dovrebbe essere accolta, con declaratoria di nullità del bando ed, in via derivata, di tutti i successivi atti della procedura, inclusa l'aggiudicazione. In caso contrario, anche l'ultimo motivo d'appello andrebbe respinto. Il rimettente evidenzia, inoltre, di non condividere la tesi sostenuta dal giudice di prime cure, secondo cui la disposizione censurata sarebbe stata abrogata. Tale risultato non conseguirebbe né all'introduzione in Costituzione dell'art. 117, secondo comma, lettera h), come effetto dell'abrogazione totale o parziale dell'art. 14, primo comma, lettera g), dello statuto della Regione siciliana - in quanto la disposizione regionale dovrebbe essere rimossa mediante una pronuncia di questa Corte, ove non intervenisse in tal senso il medesimo legislatore da cui promana - né implicitamente in conseguenza dell'entrata in vigore dell'art. 3 della legge n. 136 del 2010, in quanto - conformemente all'orientamento giurisprudenziale espresso dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana - le due disposizioni non si porrebbero in rapporto di radicale antinomia, ma di specialità. Secondo il rimettente, l'abrogazione non potrebbe derivare nemmeno dall'applicazione dell'art. 10 delle legge 10 febbraio 1953, n. 62 (Costituzione e funzionamento degli organi regionali), in quanto - prescindendo dalla considerazione che essa opererebbe nell'ambito delle materie di competenza legislativa concorrente - l'art. 2 della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008 e l'art. 3 della legge n. 136 del 2010 poggerebbero, almeno in parte, sui medesimi principi. Infine, ad avviso del giudice a quo, l'abrogazione delle disposizioni censurate non potrebbe derivare né dal rilievo che si tratterebbe di un appalto di interesse nazionale ed europeo, né dal recepimento del codice dei contratti pubblici nell'ordinamento siciliano, né, infine, dall'art. 46, comma 1-bis, del citato codice, che imporrebbe esclusivamente la tipizzazione delle cause di esclusione dalla procedura di affidamento senza disporre in ordine alla validità del bando. Ritenuta la vigenza della disposizione censurata e la sua operatività nel caso in esame, il rimettente esclude altresì di poter qualificare la nullità del bando come parziale, sanabile attraverso il ricorso agli artt. 1339 e 1419 cod. civ. Indipendentemente dall'applicabilità al provvedimento amministrativo, ciò sarebbe impedito dal dato normativo letterale e dall'impossibilità di identificare una norma imperativa, che preveda la clausola da inserire in sostituzione di quella ipoteticamente mancante. 4.- Con atto depositato il 1° aprile 2014 è intervenuta la Società cooperativa Culture, ricorrente nel giudizio a quo pendente davanti al TAR Sicilia, seconda sezione, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale da esso sollevata venga accolta. 5.- Con atto depositato il 1° aprile 2014 è intervenuta la Zimmer s.r.l., soggetto estraneo ai giudizi principali, che, ai fini della propria legittimazione a partecipare a quello incidentale, espone di avere un interesse qualificato, in quanto l'esito del giudizio relativo alla legittimità della gara d'appalto che le è stata aggiudicata dipenderebbe da quello del giudizio di costituzionalità. In particolare, nella causa in cui essa è parte sarebbe stata dedotta dal ricorrente la nullità del bando di gara d'appalto per violazione del censurato art. 2, comma 1, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008 ed il TAR avrebbe sospeso il giudizio in attesa della decisione sulla relativa questione di legittimità costituzionale. 6.- Con atto depositato il 13 giugno 2014 si è costituita la Fincantieri s.p.a., già Fincantieri cantieri navali italiani s.p.a., ricorrente nel giudizio a quo pendente davanti al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale da esso sollevata venga dichiarata inammissibile o infondata. 6.1.- Nella memoria illustrativa depositata il 3 febbraio 2015, la Fincantieri s.p.a. sostiene che le censure del CGA all'art. 2, commi 1 e 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008 muoverebbero dall'erroneo presupposto secondo cui alla Regione siciliana, dotata di autonomia speciale e, secondo l'intervenuta, di competenza legislativa esclusiva nel settore dei contratti pubblici, sia precluso dettare una disciplina a tutela del primario interesse alla legalità più severa - come nella fattispecie - di quella statale, senza sovrapporsi o confliggere con essa. Viceversa, a dire della Fincantieri s.p.a., iniziative legislative di tal fatta sarebbero già state avallate dalla giurisprudenza costituzionale formatasi in tema di ineleggibilità e di incompatibilità per le cariche elettive locali siciliane, nel cui solco si collocherebbe anche la sentenza di questa Corte n. 35 del 2012 in tema di tracciabilità dei flussi finanziari, la quale, nel dichiarare l'illegittimità costituzionale della norma scrutinata, avrebbe rilevato come quest'ultima prevedesse una disciplina meno rigorosa di quella statale e ad essa sovrapponibile. Tali considerazioni, assieme al rilievo della mancata impugnativa in via principale da parte del Governo, inducono l'intervenuta a concludere nel senso che le disposizioni censurate - così come l'ulteriore normativa regionale di contrasto al fenomeno mafioso - non invaderebbero la materia «ordine pubblico e sicurezza», ma resterebbero nell'ambito di quella regionale dei «lavori pubblici», anch'essa prevista a livello costituzionale e non destinata a soccombere rispetto all'altra.