[pronunce]

- Ancora preliminarmente, dev'essere rimarcato che, malgrado la sopravvenuta abrogazione dell'art. 31, comma 4, del d.lgs. n. 196 del 1995 (insieme con tutto il d.lgs. citato), a decorrere dall'entrata in vigore del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare) - ossia in data 8 ottobre 2010 (art. 2268, comma 1, n. 911, d.lgs. ult. cit. , in combinato disposto con l'art. 2272, comma 1, del medesimo d.lgs. ) - , persiste la rilevanza della questione proposta, stante l'evidente applicabilità ratione temporis della norma censurata alla fattispecie dedotta nel giudizio principale. 4. - Nel merito, la questione non è fondata. 4.1. - L'indennità di ausiliaria ha natura di componente accessoria del trattamento di quiescenza e si collega al peculiare status del personale militare, il quale, al raggiungimento di un'età anticipata rispetto alla generalità dei pubblici dipendenti, è collocato a riposo e, dunque, comincia a percepire il trattamento di quiescenza, ma mantiene obblighi di servizio e può essere richiamato al lavoro, assumendo la qualifica di personale «in ausiliaria». Secondo l'art. 46 della legge 10 maggio 1983, n. 212 (Norme sul reclutamento, gli organici e l'avanzamento dei sottufficiali dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica e della Guardia di finanza), al sottufficiale collocato in ausiliaria è dovuta una indennità annua lorda, pari all'80 per cento della differenza tra il trattamento normale di quiescenza percepito ed il trattamento economico omnicomprensivo spettante nel tempo, da attribuire virtualmente a fini pensionistici, al pari grado in servizio e con anzianità corrispondente a quella posseduta dal sottufficiale all'atto del collocamento in ausiliaria. Tale norma, vigente alla data di entrata in vigore dell'art. 31, comma 4, del d.lgs. n. 196 del 1995, è stata sostanzialmente trasfusa nell'art. 28 dello stesso decreto legislativo. L'art. 31, comma 4, del d.lgs. n. 196 del 1994 - nel quadro di un disegno di riforma delle carriere del personale militare con gradi di sottufficiale attuato con un'articolata disciplina di riqualificazione accompagnata da incrementi stipendiali - prevede: «Al personale che alla data del 31 agosto 1995 si trova nella posizione di ausiliaria, non si applicano le disposizioni del presente decreto legislativo, ai fini dell'adeguamento dell'indennità di cui all'art. 46 della legge 10 maggio 1983, n. 212, e successive modificazioni ed integrazioni. Ai fini della determinazione dell'indennità di ausiliaria spettante al medesimo personale, restano in vigore i livelli retributivi previsti dall'art. 1 della legge 2 febbraio 1993, n. 23». In tal modo, la norma censurata ha escluso l'adeguamento dell'indennità di ausiliaria, maturata da coloro che si trovavano in tale posizione alla data del 31 agosto 1995, ai nuovi stipendi correlativamente fissati dal d.P.R. 31 luglio 1995, n. 394 (Recepimento del provvedimento di concertazione del 20 luglio 1995 riguardante il personale delle Forze Armate - Esercito, Marina e Aeronautica) a partire dal 1° settembre 1995. Diversamente, essa ha fissato l'importo dell'indennità di ausiliaria in godimento sulla base dei livelli retributivi previsti dall'art. 1 della legge 2 febbraio 1993, n. 23 (Conversione in legge del decreto-legge 4 dicembre 1992, n. 469, recante norme in materia di trattamento economico dei sottufficiali delle Forze armate, nonché di spese connesse alla crisi del Golfo Persico); norma sino a quell'epoca vigente. Nessuna reformatio in peius del trattamento in godimento, dunque, ma solo un suo mancato adeguamento - a valere dal 1° settembre 1995 in avanti - agli incrementi retributivi conseguiti dal personale in servizio. In definitiva, la norma sospettata conserva il peculiare meccanismo di indicizzazione dell'indennità di ausiliaria, ma ne cristallizza il valore parametrico, costituito dalla retribuzione dei pari grado in servizio, nelle misure esistenti alla data di entrata in vigore della legislazione di riforma. 4.2. - Così ricostruiti i termini della disposizione censurata, non può dirsi violato alcun principio di affidamento. In primo luogo, la norma in esame non incide retroattivamente sulle modalità di computo dell'indennità di ausiliaria in godimento, né restringendo la base di calcolo già utilizzata alla data del 31 agosto 1995, né decurtandone altrimenti l'entità, ma si limita a ricalibrare l'automatismo di cui all'art. 46 del d.lgs. n. 212 del 1983 (ribadito «a regime» dall'art. 28, comma 4, del d.lgs. n. 196 del 1995), ancorandolo ai livelli retributivi già previsti dall'art. 1 della legge n. 23 del 1993. Tale rimodulazione del trattamento di ausiliaria si giustifica con il fatto che la disciplina innovativa, varata con il d.lgs. n. 196 del 1995, anche sotto il profilo economico, era destinata esclusivamente al personale in servizio alla data del 1° settembre 1995, e solo se posto in ausiliaria a partire dalla predetta data. Questa Corte, chiamata a scrutinare un'analoga disposizione, riguardante il personale dell'Arma dei carabinieri, ha già evidenziato la coerenza del collegamento da essa istituito tra la situazione dei militari in ausiliaria e quella dei pari grado in servizio all'atto dell'ingresso in ausiliaria dei primi, laddove la nuova normativa, «venendo ad incidere sulla retribuzione dei pari grado in servizio ha dettato una disciplina circoscritta a quel personale posto in ausiliaria a far data dall'entrata in vigore del suddetto decreto (1° settembre 1995) e non al personale per il quale quel raccordo con la posizione del pari grado in servizio già si trovava cristallizzato [...] all'atto del collocamento in ausiliaria» (sentenza n. 126 del 2000). 4.3. - Del resto, questa Corte ha più volte affermato che la Costituzione non vincola ad indicizzare i trattamenti di quiescenza alla stregua dei miglioramenti stipendiali del personale in servizio, riconoscendo al legislatore un'ampia discrezionalità al riguardo, con il limite del macroscopico ed irragionevole scostamento (ex multis, sentenza n. 62 del 1999; ordinanza n. 531 del 2002). Tale principio dev'essere esteso alla disciplina dell'adeguamento dell'indennità di ausiliaria (ordinanza n. 254 del 2001) e, più in generale, a tutti i meccanismi perequativi rispetto alla dinamica stipendiale, che devono essere necessariamente bilanciati con altri valori costituzionalmente tutelati, a partire dalle esigenze di politica economica generale e di bilancio e dalle concrete disponibilità finanziarie (da ultimo, in materia di perequazione automatica delle pensioni, sentenza n. 316 del 2010).