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Secondo il meccanismo Pesco e Fondo europeo di difesa (EDF) i programmi sono improntati al principio del cofinanziamento e richiedono dunque pro quota un adeguato impegno finanziario da parte dei Paesi partecipanti. Una prima fase del progetto va finanziata dai bilanci nazionali, per una seconda fase arriva il finanziamento UE. Questo vale soprattutto per i Paesi capofila. Per mantenere il ruolo di leadership acquisito è dunque necessario stanziare una determinata quota di risorse, altrimenti si rischia di perdere il controllo, il ruolo di capofila o addirittura di essere estromessi dal progetto. La domanda che le poniamo è dunque quali strumenti o procedure possiamo definire per assicurare risorse finanziarie e stabili a sostegno della partecipazione italiana ai progetti della difesa europea. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Guerini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. GUERINI, ministro della difesa . Signor Presidente, onorevoli senatori, la prospettiva di una difesa comune europea è certamente un obiettivo strategico che il Governo italiano da sempre persegue con impegno e convinzione. In questo senso, le iniziative per il consolidamento della sicurezza comune, così come i correlati programmi di sostegno allo sviluppo dell'industria nazionale della difesa, rappresentano un'opportunità che come Paese vogliamo favorire e siamo impegnati a cogliere al massimo grado. Le attuali contingenze economiche e sanitarie e gli sviluppi del contesto geopolitico nelle aree di interesse confermano - semmai ce ne fosse bisogno - che è quanto mai urgente la realizzazione condivisa di un ambizioso sistema di gestione comunitaria, da sviluppare anche ricorrendo a tutte le possibilità offerte dalle iniziative già operanti, a partire dalla Pesco. Al riguardo, la prevista revisione entro l'anno in corso delle sue regole di gestione deve consentire di ottimizzare i progetti di cooperazione, razionalizzandoli anche facendo ricorso alle procedure e ai finanziamenti previsti nel quadro del Fondo europeo per la difesa. Quest'ultimo è infatti fondamentale per finanziare e favorire i programmi cooperativi di ricerca e sviluppo capacitivo in ambito difesa, nell'ottica di poter efficacemente fronteggiare la crisi e le minacce future. Sosteniamo da tempo la necessità di un bilancio ambizioso e adeguato del suddetto fondo, che nel dimensionamento attuale non è ancora sufficiente, con il quale contribuire a sostenere l'economia nazionale ed europea, specialmente per quanto riguarda le piccole e medie imprese. Per l'Italia questo significa favorire il comparto produttivo della difesa, da supportare anche con opportuni strumenti di incentivazione finanziaria, considerato il fatto che esso rappresenta un fondamentale settore per la ripresa economica dell'intero Paese. In tale quadro, per quanto attiene specificamente ai programmi di sostegno all'industria della difesa, previsti nell'arco temporale 2017-2020 - la vera e propria prova sul campo di quanto avverrà nel futuro - rappresento che lo scorso giugno la Commissione europea ha ufficializzato il risultato dell'aggiudicazione dei finanziamenti in ambito Programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa (EDIDP) e Azione preparatoria per la ricerca (PADR) per il 2019. Delle 40 proposte industriali presentate in ambito EDIDP, 16 sono state selezionate per il finanziamento, e tra queste due sono a guida nazionale, mentre sette vedono comunque la partecipazione di imprese italiane nel consorzio vincitore. In ambito PADR, in attesa dell'ufficializzazione dell'aggiudicazione 2019, su 18 progetti selezionati, 12 sono a partecipazione italiana, di cui tre in posizione di coordinatore del consorzio. Al fine di definire il volume esatto dei finanziamenti di cui potrà beneficiare l'industria nazionale, sarà necessario attendere la conclusione degli accordi di sovvenzione, dai quali sarà possibile acquisire le definitive quote di ripartizione del lavoro nell'ambito di ciascun consorzio industriale. Ciò anche al fine di poter definire in modo congruo - secondo il principio dell'equo ritorno - la percentuale di contribuzione nazionale a cofinanziamento governativo del progetto in questione. Dai dati attualmente disponibili, e nelle more della firma dei suddetti accordi, è verosimile desumere che, a fronte di circa 200 milioni di euro assegnati dalla Commissione, i progetti che vedono la partecipazione di industrie nazionali in ambito EDIDP saranno beneficiari di poco più di 134 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti circa 12 milioni provenienti dalle progettualità selezionate in ambito PADR. In conclusione, queste cifre devono essere lette in una sola prospettiva: un progressivo accesso del comparto industriale della difesa ai flussi di finanziamento europei, con inconfutabili ricadute sia nell'ambito occupazionale sia in quello del know-how tecnologico. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Vattuone, per due minuti. VATTUONE (PD) . Signor Ministro, dirò subito che siamo ampiamente soddisfatti della sua risposta all'interrogazione illustrata dalla collega Rojc. Condividiamo con lei l'idea che il sistema difesa è un bene prezioso per un Paese come il nostro, e mantenerlo e renderlo più efficiente sicuramente rappresenta una delle priorità per il nostro Paese, anzitutto sul fronte interno (lo abbiamo visto anche nella gestione sanitaria di questo periodo). Allo stesso tempo, nella prospettiva europeista, che è un argomento sullo sfondo dell'interrogazione, come ha citato bene lei, signor Ministro, la difesa è certamente un tema promettente, anche in un'ottica di maggiore integrazione europea. La cooperazione europea, anche in ambito industriale, senza dubbio massimizza la spesa e consente un'economia di scala anche per quanto riguarda questo tema. Come diceva bene lei, l'essere riusciti ad aggiudicarsi la leadership di importanti progetti europei è un segno di vitalità e di eccellenza per il comparto industriale del nostro Paese. Sono progetti essenziali per la capacità europea e sostengono un settore industriale importante che ha avuto una contrazione in questo periodo. Signor Ministro, noi daremo una mano e siamo d'accordo con lei. Siamo soddisfatti e la Commissione difesa, come lei saprà, ha già approvato a conclusione di un affare assegnato una risoluzione all'unanimità su questo tema e ciò costituisce un segno importante. Nel ribadirle la nostra soddisfazione per la risposta, daremo una mano e la ringraziamo per il lavoro che fa. (Applausi). PRESIDENTE . La senatrice Garnero Santanchè ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01778 sulle prospettive di riapertura degli stadi in condizioni di sicurezza, per tre minuti. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Ministro, facendo la premessa che i dati sul Covid, come avrà avuto modo di vedere, nelle ultime settimane sono assolutamente confortanti e aggiungo: grazie a Dio. Abbiamo, infatti, ormai 57 pazienti in terapia intensiva e i nuovi contagi a ieri erano 162. Abbiamo visto che parte della scienza - che sicuramente si è divisa - sostiene che questo maledetto virus è clinicamente morto. Cito il professor Zangrillo per nominarne uno. Mi fido moltissimo dei clinici perché sono medici che sono stati e continuano a stare in trincea, che stanno al fianco dei malati e che hanno potuto vedere esattamente qual era la situazione.