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Io credo che perché questi atti generosi, spinti sino alla perdita della vita, non siano da ritenersi inutili e futili, sia arrivato il momento che la magistratura e il Parlamento affrontino e diano una risposta definitiva affinché il cittadino sappia cosa è successo negli anni della cosiddetta trattativa Stato-criminalità organizzata, che mi rifiuto di accettare come dogma, ma che sono disposto a valutare in presenza di elementi inconfutabili e certi, se non vogliamo negare la nostra storia. E noi, come parlamentari, abbiamo affrontato una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata. Chi vi parla è stato il relatore, alla Camera dei deputati, del provvedimento per l'introduzione in maniera fissa dell'articolo 41- bis del codice di procedura penale. Abbiamo cioè stabilizzato la detenzione dura nei confronti della criminalità. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Se mi è consentito allora - e mi dispiace che non ci sia un rappresentante del Governo, ma mi rivolgo evidentemente alla maggioranza - mi augurerei che il ministro Bonafede, che ha annunciato riforme mirabolanti che invece di accorciare i termini dei processi li allungano (Applausi della senatrice Lonardo) , il quale, invece di determinare una lotta senza quartiere alla mafia, vuole combattere la corruzione con l'agente sotto copertura, insieme con la maggioranza e il Parlamento, affronti in maniera unitaria e collettiva il fenomeno della lotta alla criminalità organizzata, che non è più quella, signor Presidente, onorevoli colleghi, che abbiamo visto nei film, della minaccia e dei ricatti. Adesso la criminalità organizzata è diventata più raffinata, è diventata un potere economico, un protagonista della società civile e della vita economica ed è contro quella criminalità organizzata che dobbiamo combattere, stabilendo norme precise e chiare. Soltanto se questo noi faremo senza polemiche e senza dividerci, avremo ricordato in maniera opportuna il sacrificio di tante vittime della criminalità organizzata. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . MIRABELLI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, credo anch'io che sia non solo dovuto, ma giusto, anche dopo 26 anni, ricordare nelle Camere del Parlamento il sacrificio del giudice Borsellino e della sua scorta. Lei ha già citato tutti i componenti della scorta che hanno perso la vita, ma mi consenta di ricordare in particolare Manuela Loi, che è stata la prima donna in servizio in una scorta in questo Paese e purtroppo è stata anche la prima donna che ha perso la vita in servizio, scortando il giudice Borsellino. In questi giorni, in queste settimane, sono stati fatti molti ragionamenti, si è discusso molto della sentenza dell'ultimo processo sulla strage di Capaci. Io voglio dire che quel processo - oggi possiamo dirlo - mette fine ad anni di inchieste, di depistaggi verificati, di falsi testimoni, di prove nascoste. Oggi siamo a una verità giudiziaria, probabilmente non basta (lo dirò dopo) ma oggi siamo a una verità giudiziaria. Borsellino e Falcone sono stati servitori dello Stato, come gli agenti delle loro scorte, vittime di una stagione stragista in cui la mafia - ricordiamolo però - dopo il maxiprocesso, dopo che non si aspettava che tutti i suoi vertici sarebbero stati condannati in via definitiva (di questo attribuendo la responsabilità a Falcone), e mentre si stava costruendo la Direzione nazionale antimafia, che Falcone aveva voluto e che Borsellino, dopo la morte di Falcone, si apprestava a dirigere, ha attaccato lo Stato e le istituzioni nel momento in cui lo Stato dimostrava di volerla combattere. Credo sia giusto ricordare, anche per fare onore a Borsellino, che se quella offensiva è stata sconfitta è stato grazie anche al coraggio civile di un grande movimento che si è ribellato di fronte a quelle stragi, che si è stretto attorno alle istituzioni, ha difeso i princìpi di legalità e libertà che il crimine vuole conculcare. Ma certamente se oggi lo Stato dimostra ogni giorno di saper combattere le mafie, se ha potuto in questi anni dare colpi durissimi alle mafie, è grazie agli strumenti che Falcone e Borsellino hanno immaginato e che hanno messo in campo e per cui hanno lavorato: le indagini, l'intuizione di seguire i flussi finanziari per colpire le mafie, la costruzione della Direzione nazionale antimafia. Questi sono i grandi meriti che ha avuto Borsellino insieme a Falcone e questo dobbiamo ricordare, non solo il sacrificio. Ricordare Borsellino e la sua scorta in questa Camera, però, non può e non deve significare soltanto esprimere il cordoglio e la riconoscenza per questo giudice e per la sua scorta, ma dobbiamo anche assumere un impegno: continuare a fare la nostra parte per sconfiggere le mafie, che vuol dire anche ragionare, riflettere, approfondire, capire gli errori che ha fatto la politica, le connivenze che in quegli anni hanno dato forza alla criminalità organizzata. La giustizia ha fatto il suo corso, ora tocca alla politica che deve dare una risposta a Fiammetta Borsellino, non deve smettere di fare luce su quegli anni. (Applausi dai Gruppi PD, M5S e FI-BP) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Gentile Presidente, colleghi, è un dovere per noi commemorare in quest'Aula cosa accadde il 19 luglio di ventisei anni fa in via D'Amelio. A neanche due mesi di distanza dalla strage di Capaci, un nuovo terribile attentato terroristico mafioso squarciava il torpore di una calda domenica di luglio a Palermo e vennero barbaramente uccisi il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta della Polizia di Stato, che voglio citare ancora una volta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli. Il nostro primo commosso pensiero va alla loro memoria e al dolore dei loro familiari. Sono passati ventisei anni e su quell'attentato ancora non sappiamo la verità, né abbiamo la piena comprensione di quanto avvenuto in Italia tra la fine degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta. Da procuratore nazionale antimafia ho avuto il privilegio, dopo aver insistito per anni, di convincere Spatuzza a collaborare con la giustizia e proprio grazie alle sue dichiarazioni si è potuta aprire una nuova stagione processuale su via D'Amelio, che ha reso possibile, da parte dei giudici di Caltanissetta, la prova inconfutabile del depistaggio per interessi esterni a cosa nostra: interessi politici, finanziari, imprenditoriali. Dobbiamo però avere la consapevolezza che l'azione della magistratura si muove negli stretti confini dell'accertamento processuale delle responsabilità personali: indagare e interpretare quanto sta attorno alla verità giudiziaria è un compito nostro, un compito della politica.