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il provvedimento sulla concretezza, che, al contrario, crea ostacoli e anziché sburocratizzare aumenta le problematiche; il decreto anticorrotti, che invece di reprimere il fenomeno lo incoraggia. Vi invito a fermarvi finché potete e soprattutto a cercare, per il tempo che vi resta, di non fare più danni di quelli che potremo umanamente riparare quando - e quel tempo è molto vicino - torneremo a governare questo Paese. Per tali ragioni, voteremo convintamente contro la fiducia a questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni). MORRA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MORRA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento di legge che stiamo per approvare merita grande rispetto e considerazione. Ho ascoltato cose che mi hanno lasciato molto perplesso, per non dire altro, perché evidentemente in quest'Aula - e per fortuna, forse, soltanto qui - non c'è una vera percezione di cosa significhi esattamente «corruzione». La corruzione, infatti, è un vulnus , un cancro, un tumore che affligge la società italiana da tempo lunghissimo, senza che sia stato affrontato il problema con il dovuto coraggio. (Applausi dal Gruppo M5S) . C'è stato qualcuno che, nel 2015, visitando il quartiere di Scampia, zona famosa per camorra e non per corruzione, ha detto che la corruzione è il linguaggio di cui si servono le mafie per corrompere i pubblici ufficiali. Questo qualcuno era Bergoglio, il pontefice che voi citate molto spesso, con l'ipocrisia di chi poi, predicando bene, fa esattamente il contrario. ( Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo FI-BP) . SACCONE (FI-BP) . Parla per Lanzalone! MORRA (M5S) . Posto che a parole tutti quanti riconosciamo che la corruzione spuzza ... (Commenti dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Colleghi, vale quanto ho già detto ai senatori del Partito Democratico. Siamo intervenuti tutti e ciascuno ha fatto il proprio intervento politicamente forte, per cui chiedo la cortesia di fare silenzio, lasciando intervenire i colleghi. MORRA (M5S) . Quando Bergoglio sostiene che la corruzione spuzza, tutti quanti ad applaudire e ad osannarlo, Presidente. Quando poi, però, bisogna perseguire comportamenti contrassegnati appunto da volontà corruttiva o comunque di accettazione di tale volontà, ci si prona ad una logica per cui prevale un atteggiamento molto ipocrita, che è quello dell'indulgenza plenaria. Fin dall'800 il nostro Paese ha memoria di scandali che hanno colpito le pubbliche amministrazioni e le classi dirigenti delle stesse pubbliche amministrazioni, senza che siano stati mai perseguiti veramente. Senza allora voler tornare allo scandalo della Banca romana, che ha coinvolto qualcuno che poi è diventato Presidente del Consiglio, senza voler ricordare che qualcuno lo ha definito il «Presidente del Consiglio della malavita», senza voler ricordare che noi abbiamo necessità di un provvedimento che quantomeno indichi che questo Stato sta cambiando, il termine giusto che vorrei uscisse da queste Aule è «cambiamento». Pochi giorni fa, Cafiero de Raho - nome che forse fa venire l'orticaria a qualcuno che è qua dentro - in un studio televisivo ha ricordato una lezione di Corrado Alvaro, il quale ripeteva come la disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente possa essere inutile e voi, classi dirigenti, avete fatto penetrare questo dubbio nella testa di tanti, troppi cittadini (Applausi dal Gruppo M5S) . Essere onesti in questo Paese, infatti, è difficile e pretende anche una sorta di coraggio che molto spesso alcuni singoli non si riconoscono. Vi leggo alcuni passaggi tratti dal libro di Piercamillo Davigo «Il sistema della corruzione», che dovrebbero farci riflettere tutti: «In vita mia non avevo mai visto un corrotto. Me l'immaginavo come un visitor, con la lingua verde che fuoriesce dalla bocca, e quando le guardie mi portarono questo detenuto rimasi impressionato dalla sua assoluta normalità». Qualcuno potrebbe anche ricordarsi Hannah Arendt, perché quello che ci deve colpire è «la banalità del male» e, pertanto, la normalità della corruzione. Continua Davigo: «Era uno come me. Avrebbe potuto essere un mio compagno di università o di serate in discoteca. Allora misi via il foglietto con gli appunti e l'unica domanda che formulai fu: "Ma come può un ragazzo di ventisette anni vendersi per 250.000 lire?". L'imputato per un po' rimase in silenzio e poi rispose: "Lei non può capire, perché appartiene ad un mondo del quale queste scelte sono soltanto individuali: essere onesto o disonesto dipende da lei. Io, dopo quindici giorni dal mio arrivo, ho capito che in quell'ufficio" - un ufficio pubblico - "rubavano tutti! E ho anche capito che non avrebbero tollerato la presenza in mezzo a loro di un uomo onesto. " - perché l'onestà non può essere ammessa - "Mi avrebbero cacciato perché sarei stato un pericolo per tutti gli altri. Le 250.000 lire me le ha messe in mano il mio capoufficio. Io ero in prova, e ho avuto paura di essere cacciato via se non le avessi prese. Non ho avuto il coraggio che ci vuole per essere onesto". (Applausi dal Gruppo M5S) . Mi chiedo quindi se sia mai possibile che si debba accettare di vivere in un Paese in cui l'onestà, che Kant definiva la miglior politica, pretende coraggio; è mai possibile che l'abitudine sia al crimine, alla delinquenza, alla corruzione e all'esser corrotti? (Applausi dal Gruppo M5S) . È allora questo che bisogna cambiare, è qui che dobbiamo operare un ribaltamento di paradigma. Per capire cosa si intende per ribaltamento del paradigma, entriamo nel merito del provvedimento. Per contrastare - come ribadiva il senatore Grasso - reati banali, ma anche il terrorismo e la mafia, noi abbiamo deciso di garantire, attraverso interventi legislativi, premialità a chi, pentendosi, collabora. Finalmente permettiamo, purché tutto sia secondo norma, a chi la vuole farla finita con un certo mondo per cui la disonestà è il modello, di poterla far finita e quindi di passare dal crimine allo Stato. Aggiungo anche che proprio pochi giorni fa hanno consegnato le motivazioni per la sentenza in appello della vicenda denominata Mafia capitale, che ha certificato come fosse mafia. In quelle motivazioni è stato ribadito che qualcuno (Carminati) ci metteva l'intimidazione, che è tipica del comportamento mafioso, e qualcun altro (Buzzi) ci metteva la corruttela, cioè la propensione ad acquistare assenso da parte di pubblici amministratori, di pubblici ufficiali che dovrebbero rappresentare lo Stato ma che si svendono per soddisfare loro egoistici interessi, danneggiando lo Stato tutto e soprattutto i più deboli! (Applausi dal Gruppo M5S) . Badate che accettare una bustarella (perché così si inizia) equivale ad accettare con mano il comportamento di chi si presenta con la lupara in spalla.