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Queste settimane di lotta e di battaglia contro la diffusione del coronavirus ci hanno anche mostrato l'importanza di preservare alcune filiere produttive di cruciale importanza per la salute e la sicurezza nazionali, come ad esempio quelle legate ai ventilatori sanitari e ai dispositivi di protezione individuale. Un primo passo importante nella direzione della ricostituzione di filiere nazionali è stato compiuto anche con i nuovi incentivi previsti dal decreto cura Italia per la produzione e la fornitura di dispositivi medici di protezione individuale. Al momento sono disponibili - lo ricordo - 50 milioni di euro per sostenere le aziende italiane che vogliono ampliare e riconvertire la propria attività per produrre ventilatori, mascherine, occhiali, camici e tute di sicurezza. Si tratta di risorse che, rientrando nel regime degli aiuti di Stato, sono state autorizzate in meno di quarantott'ore dalla Commissione europea, dopo l'immediata notifica della misura in sede comunitaria da parte del Ministro dello sviluppo economico. L'emergenza ci mostra anche l'importanza di tutelare le nostre industrie di interesse strategico alla luce di un'ampia serie di rischi epidemiologici, ambientali, sismici, informatici e geopolitici. I più preziosi asset del Paese vanno protetti con ogni mezzo e saremo in grado di lavorare in questa direzione a partire dal prossimo provvedimento normativo in aprile. Per il rilancio economico dell'Italia, poi, restano di assoluta centralità gli investimenti pubblici e privati nella sostenibilità ambientale e l'impulso sempre maggiore alla trasformazione digitale del Paese. L'esperienza delle ultime tre settimane ci ha dimostrato che è necessaria e possibile una vera e propria trasformazione in chiave digitale della scuola, dell'università e del lavoro. Dobbiamo concentrare tutte le migliori energie del Paese e le risorse disponibili sul potenziamento della connettività, della formazione digitale e dell'innovazione tecnologica, assicurando a tutti i cittadini la parità di accesso agli strumenti informatici. Per attuare efficacemente queste priorità di intervento, in un quadro progettuale di medio e lungo periodo, il nostro Paese avrà bisogno di un assetto normativo semplificato - lo voglio sottolineare - e quanto più favorevole possibile agli investimenti e all'utilizzo di risorse pubbliche significative per continuare a sostenere l'economia nella fase di uscita dall'emergenza sanitaria. Quindi, in questa prospettiva è cruciale la decisione assunta dalla Banca centrale europea lo scorso 18 marzo, che ha portato a 750 miliardi l'entità complessiva del programma di acquisto di titoli volto a contrastare i rischi economici della pandemia del coronavirus, includendo anche la possibilità di rivisitare gli attuali limiti autoimposti, ove fosse necessario. La recessione, che ci aspettiamo dura e severa, investirà l'intero Continente europeo e assumerà i caratteri di uno shock esterno e simmetrico. La risposta della politica monetaria e della politica di bilancio dell'eurozona non può e non deve essere messa a repentaglio da un rischio di frammentazione dei mercati finanziari, soprattutto nell'ambito dei titoli del debito pubblico. È di assoluta importanza, da questo punto di vista, la proposta della Commissione europea volta ad attivare la clausola di salvaguardia generale del patto di stabilità e crescita. Questa clausola sarà essenziale per poter procedere con ulteriori stanziamenti di risorse che si renderanno necessari a partire dalla definizione del nuovo provvedimento di sostegno in aprile sul quale - ripeto - auspico la più ampia collaborazione di tutte le forze politiche. Tuttavia, l'impatto finanziario e socio-economico della pandemia sarà tale da richiedere alla governance economica dell'eurozona un salto di qualità che sia all'altezza della sfida. La nostra unione monetaria potrà uscire vincitrice dalla lotta contro il coronavirus soltanto se le sue istituzioni saranno rafforzate nel segno della solidarietà e dell'unità. In queste settimane di emergenza ho promosso con forza nei confronti delle istituzioni europee e degli altri Stati membri un'azione coordinata con gli altri Ministri di Governo per sollecitare una risposta europea rapida ed efficace di ordine sanitario, ma anche economico. A un'emergenza così straordinaria dobbiamo reagire con misure coordinate, tempestive e straordinarie, rassicurando i cittadini europei e anche i mercati finanziari. Dobbiamo lanciare un messaggio forte e chiaro: l'Europa è unita ed è disponibile a fare tutto ciò che è necessario per preservare le proprie economie e il proprio tessuto sociale. (Applausi dai Gruppi M5S e PD e del senatore Errani). Dobbiamo essere disponibili a pensare anche a iniziative innovative e a ripensare vecchi strumenti stravolgendoli. Risposte corrette, ma tardive saranno del tutto inutili. I bilanci dei Paesi membri, infatti, dovranno continuare a mobilitare risorse pubbliche nel corso del 2020 e soltanto un'azione politica di sinergia potrà permettere all'eurozona di tornare su un sentiero di crescita sostenuta. È convinzione del Governo che ad oggi nessuno - ripeto nessuno - degli strumenti disponibili progettati durante precedenti periodi di crisi di differente natura - pensiamo all'ultima del 2008 - possa costituire un veicolo idoneo ad attuare quella coraggiosa risposta economica alla pandemia di cui tutti i cittadini avvertono la necessità. Per questa ragione, l'Italia continua a lavorare alla creazione di strumenti di debito comuni dell'eurozona che possano finanziare gli sforzi messi in campo dai Governi e costruire un'adeguata linea di difesa. Si è ragionato anche in questi giorni di corona bond . Non è una formula linguistica che mi fa impazzire; propenderei forse, se devo dare un suggerimento, per european recovery bond , ma non è un problema di lessico. Nelle ultime ore ho portato avanti un'iniziativa condivisa dai leader di altri otto Stati membri (Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Spagna). Ieri abbiamo inviato una lettera al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che ho sentito per telefono. Abbiamo espresso e condiviso un chiaro punto di vista: l'Europa può affrontare questo shock soltanto facendo ricorso a misure straordinarie ed eccezionali. Queste misure devono essere prioritariamente dirette a contenere al massimo la diffusione del virus e a rafforzare i sistemi sanitari dei singoli Stati membri. Devono essere in grado di salvare la produzione e la distribuzione di beni e servizi vitali all'interno dell'Unione europea e di contrastare efficacemente gli effetti negativi della crisi senza precedenti. Questa è una battaglia che si vince tutti insieme, altrimenti a perdere saremo tutti. (Applausi dai Gruppi M5S, FIBP-UDC, PD, Misto e Aut (SVP-PATT, UV)) . Ribadirò questa posizione già tra qualche ora, quando ci sarà una videoconferenza a livello di G20, e poi nel pomeriggio, nel corso del vertice del Consiglio europeo che terremo. In conclusione, siamo nel mezzo di una sfida che noi e le generazioni a noi più prossime, i nostri genitori e nonni, non avremmo mai immaginato di dover affrontare. Pensate un po': chi se lo sarebbe immaginato? È una prova durissima che proviene e origina da fattori esogeni, per i quali quindi non ci possiamo imputare nulla.