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Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione di minori da parte di cittadini singoli. Onorevoli Senatori . – L'ordinanza n. 17100 della Corte di cassazione depositata il 26 giugno 2019 segna un'autentica svolta in materia di adozioni di minori consentite anche a persone singole, anche qualora l'adottante sia di età avanzata o il minore sia affetto da grave handicap . L'intervento della Corte respinge il ricorso dei genitori di un bimbo di otto anni affetto da un grave handicap fisico e da loro abbandonato nei primi mesi di vita. Il piccolo, dopo che i genitori avevano perso la potestà, era stato affidato ad una donna di sessantadue anni, la quale se ne era presa cura instaurando un forte legame con il minore e chiedendone l'adozione. I genitori si erano rivolti quindi alla Suprema corte denunciando che la corte d'appello non aveva tenuto conto della richiesta di rivalutare la loro posizione giuridica nonché la violazione della legge vigente, laddove aveva ritenuto legittima l'adozione da parte di una donna single , con una differenza di età ben superiore a quella massima di quarantacinque anni prevista e senza tenere conto del dissenso dei genitori. Tuttavia i giudici rigettano tale orientamento, riaffermando l'ormai consolidato principio secondo il quale, per risolvere situazioni complesse, gioca un ruolo decisivo l'interesse preminente del minore. Il dato normativo utilizzabile nel caso richiamato, e finora unico elemento testuale a cui ricorrere nelle ipotesi di adozione da parte dei singoli, è il disposto dell'articolo 44, comma 1, lettera d) , della legge 4 maggio 1983, n. 184. L'articolo abilita l'adozione « quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo », laddove « non ricorrono le condizioni i cui al comma 1 dell'articolo 7 » della medesima legge, vale a dire nei casi in cui i minori adottandi « non siano stati dichiarati in stato di adottabilità ». Tale condizione giuridica è determinata ai sensi degli articoli da 8 a 21 della legge n. 184 del 1983. Sostanzialmente, dunque, la lettera d) del comma 1 dell'articolo 44 consente di ipotizzare, in astratto, l'adozione di minori in tutti i casi in cui la legge non consente l'affidamento preadottivo. Sul punto il dibattito della dottrina e della giurisprudenza, anche costituzionale, è cresciuto nell'ultimo decennio, in quanto tale disposizione appare ora molto puntuale e rigorosa, se letta in una prospettiva formalistica, ora incerta e tendenzialmente generale, atta ad aprire all'adozione in innumerevoli e più diversi casi, secondo le tesi più attente all'evoluzione interpretativa del testo. La sentenza citata, da ultimo, afferma che « l'articolo 44 della legge n. 184 del 1983, lettera d) , integra una clausola di chiusura del sistema, intesa a consentire l'adozione tutte le volte in cui è necessario salvaguardare la continuità affettiva ed educativa della relazione tra adottante e adottando (e non certo tra quest'ultimo ed i genitori naturali), come elemento caratterizzante del concreto interesse del minore a vedere riconosciuti i legami sviluppatisi con altri soggetti che se ne prendono cura ». Essa presuppone « la constatata impossibilità di affidamento preadottivo, che deve essere intesa come impossibilità di diritto – come nel caso di mancato reperimento (o rifiuto) di aspiranti all'adozione legittimante – in quanto, a differenza dell'adozione piena, tale forma di adozione non presuppone necessariamente una situazione di abbandono dell'adottando (...) e può essere disposta allorché si accerti, in concreto, l'interesse del minore al riconoscimento di una relazione affettiva già instaurata e consolidata con chi se ne prende stabilmente cura ». Una sentenza che rivoluziona il settore e che chiederà alla giustizia tempi più celeri. I numeri di chi in Italia aspetta di essere adottato sono eloquenti. Tra gli altri, si ricordano quelli del sito truenumbers.it : i dati relativi al periodo 2000-2014 dicono che in Italia ci sono più famiglie in lista d'attesa per adottare un figlio che minori disponibili. A fronte di 10.000 offerte vi sarebbero state solo 1.397 adozioni. Per ogni bambino dichiarato adottabile, ci sono 6,91 famiglie disponibili. Per assegnare un minore ad una famiglia occorre una decisione del tribunale che segue tempi lunghi e una prassi burocratica particolarmente complessa, con la conseguenza che molte coppie desistono dopo anni di attesa. Uno dei problemi più importanti è quello dei cosiddetti « fallimenti adottivi », che, secondo il Garante per l'infanzia, « sono in aumento ». Molti italiani, per ovviare al problema, decidono di andare all'estero, dove l' iter legislativo è più semplice. Una volta tornati in Italia però occorre richiedere al tribunale dei minori il riconoscimento della decisione presa da uno Stato estero e legittimare l'adozione. In questi casi, come in tutti quelli che riguardano l'adozione di minori da parte di una persona non coniugata, questa viene approvata come « adozione in casi particolari » (di cui al citato articolo 44, comma 1, lettera d) , della legge n. 184 del 1983). In gran parte d'Europa i single possono infatti adottare un bambino. In Gran Bretagna possono adottare un minore i single o le coppie che abbiano più di ventuno anni di età; in Francia possono adottare sia i single che una coppia sposata da almeno due anni; in Spagna possono adottare i single con più di venticinque anni di età; anche in Germania è consentito adottare un minore individualmente, anche da parte di persone non coniugate. Anche negli Stati Uniti e perfino in Cina l'adozione per i single è consentita con gli stessi requisiti previsti per le coppie. Per le adozioni internazionali valgono gli stessi requisiti dell'adozione nazionale in casi particolari. Anzi, era stata proprio una sentenza della Corte costituzionale emessa su un caso di adozione internazionale a provare di fatto l'apertura decisiva delle adozioni ai single (sentenza n. 347 del 29 luglio 2005). Va specificato che, anche se il tribunale si schierasse a favore della persona single che ha chiesto l'adozione del minore straniero, l'adozione è possibile concretamente solo se anche il Paese da cui proviene il bimbo prevede la possibilità per le persone singole di adottare. Per la legge italiana possono invece essere dichiarati adottabili da parte di persone singole solo quei bambini che rientrano nelle « adozioni speciali ». A regolare l'adozione nazionale e internazionale è la già menzionata legge n. 184 del 1983. Nello specifico, è il richiamato articolo 44 a regolare le adozioni « speciali ». La differenza rispetto all'adozione piena è che, in quelle relative ai casi particolari, il bambino adottato non può assumere lo status di figlio legittimo di chi lo adotta, poiché non si recidono i legami con la famiglia d'origine, anche se il genitore adottivo ne assume i medesimi doveri.