[pronunce]

Subordinatamente, secondo l'avviso della Avvocatura, ove la norma in questione fosse attinente all'ambito materiale della tutela della salute, ricadente nella competenza legislativa concorrente, la sua legittimità deriverebbe dal suo essere una disposizione di principio. È, infatti, indubbio che la individuazione dei requisiti per rivestire qualifiche direttive negli organi delle Aziende sanitarie è compito del legislatore nazionale, non essendo ipotizzabile, attesa la rilevanza degli interessi primari coinvolti, che la relativa disciplina possa ricadere nell'ambito della «discrezionalità di ciascun legislatore regionale». 3. – Nella imminenza dell'udienza pubblica sia la difesa della Regione Campania che la Avvocatura dello Stato hanno depositato brevissime memorie illustrative, nelle quali ambedue danno atto della avvenuta soppressione – per effetto della entrata in vigore dell'art. 1, comma 24-novies, del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181 (Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio e dei Ministeri), convertito con legge 17 luglio 2006, n. 233 – delle parole inserite nel testo dell'art. 3-bis, comma 3, lettera b), del d.lgs. n. 502 del 1992, per effetto del censurato art. 2, comma 5, della legge n. 43 del 2006. Le parti costituite, pertanto, hanno chiesto che sia dichiarata la cessazione della materia del contendere. La Regione Campania ha, altresì, aggiunto che la norma censurata non ha avuto, nel suo territorio, applicazione alcuna.1. – La Regione Campania ha sollevato in via principale questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 32, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 della Costituzione e al principio di leale collaborazione, dell'art. 2, comma 5, della legge 1° febbraio 2006, n. 43 (Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l'istituzione dei relativi ordini professionali), nella parte in cui, integrando la disposizione contenuta nell'art. 3-bis, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), ha previsto fra i requisiti per poter aspirare alla nomina a direttore generale di una Azienda sanitaria locale – in alternativa alla esperienza almeno quinquennale di direzione tecnica o amministrativa in enti, aziende, strutture pubbliche o private in posizione dirigenziale con autonomia gestionale e diretta responsabilità delle risorse umane, tecniche o finanziarie – l'aver espletato «mandato parlamentare di senatore o deputato della Repubblica nonché di consigliere regionale». 2. – Secondo la Regione ricorrente la norma impugnata, oltre ad essere irragionevole, avrebbe violato le competenze regionali in materia di organizzazione degli enti regionali. In via logicamente subordinata la ricorrente ha dedotto altresì la violazione del principio di leale collaborazione, in quanto la disciplina de qua sarebbe stata introdotta in assenza di previa intesa in seno alla Conferenza permanente Stato-Regioni e Province autonome. 3. – Va, a questo punto, rilevato che, successivamente alla proposizione del ricorso, è entrato in vigore l'art. 1, comma 24-novies, del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181 (Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio e dei Ministeri), convertito, con modificazioni, con legge 17 luglio 2006, n. 233, attraverso il quale, nel testo risultante a seguito della legge di conversione, è stata disposta la soppressione, nell'art. 3-bis, comma 3, lettera b), del d.lgs. n. 502 del 1992, delle parole in esso introdotte con la disposizione oggetto della presente questione di costituzionalità. 3.1. – Poiché, per effetto di tale soppressione, si è determinata la completa eliminazione della disposizione impugnata e la preclusione di qualunque sua futura applicazione, considerato che, secondo quanto riferito dalla difesa della ricorrente Regione sia nella memoria illustrativa che in sede di discussione orale, la disposizione oggetto della presente questione non ha avuto, durante il breve periodo della sua vigenza, alcuna applicazione nel territorio della Campania (si veda la sentenza n. 345 del 2004), può ritenersi venuta meno ogni ragione della controversia e deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in ordine alla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione Campania, in riferimento agli artt. 3, 32, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 della Costituzione e al principio di leale collaborazione, con il ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 luglio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA