[pronunce]

Si rileva, quindi, come la ricorrente non consideri il fondamentale limite territoriale che connota le competenze legislative delle Regioni, e che costituisce un antecedente logico rispetto alle elencazioni di materie contenute nell'art. 117, secondo e terzo comma, Cost., nonché alle altre disposizioni contenute negli artt. 118 e 119 Cost. E, infatti, ogni Regione può legiferare in relazione agli ambiti che afferiscono al proprio territorio, come delimitato dai suoi confini terrestri e – se Regione costiera – dal lido del mare. «Nel mare – non solo quello libero ma anche quello territoriale e nello spazio aereo e nello spazio privo di atmosfera non sono tracciabili confini regionali; e del resto nel mare libero e nello spazio non atmosferico non sono tracciabili neppure confini statali». La difesa dello Stato argomenta la sussistenza della potestà legislativa statale in riferimento ai seguenti parametri costituzionali: – art. 117, secondo comma, lettera a), Cost., in quanto l'esercizio della pesca marittima è sottoposto a discipline dettate da convenzioni internazionali anche multilaterali; – art. 117, secondo comma, lettera e), in uno con l'art. 120, primo comma, Cost., atteso che «la produzione legislativa regolamentare ed amministrativa delle singole Regioni non può introdurre apprezzabili turbative della corretta e fisiologica competizione tra imprenditori operanti nell'ambito nazionale e/o in quello dell'Unione europea, riservando trattamenti e discipline più favorevoli» a coloro che sono localizzati nel territorio regionale; – art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in quanto un costante e organico impegno è necessario per la salvaguardia del mare e delle risorse marine; – in via subordinata, art. 118 Cost., in quanto «l'attività di pesca marittima richiede necessariamente l'esercizio unitario delle funzioni». 2.— La Regione Emilia-Romagna (ric. n. 33 del 2004) ha, a sua volta, impugnato, per violazione degli artt. 117, terzo e quarto comma, e 118 Cost., i medesimi commi 29 e 30 dell'art. 4 della legge n. 350 del 2003. La ricorrente ricorda che, in attuazione dell'art. 1 della legge n. 41 del 1982, sono stati approvati vari piani triennali della pesca, fino al decreto ministeriale 25 maggio 2000 (Adozione del VI Piano nazionale della pesca e dell'acquacoltura 2000-2002). La parte IV di questo decreto riguarda il bilancio preventivo e contiene la «ripartizione delle risorse finanziarie tra interventi gestiti dallo Stato ed interventi gestiti dalle Regioni» in materie di competenza regionale di cui all'art. 1l7, terzo e quarto comma, Cost. L'art. 4, comma 29, recepisce la ripartizione di competenze fra Stato e Regioni operata dal decreto ministeriale 25 maggio 2000 (scaduto il 31 dicembre 2003) nel contesto del vecchio Titolo V della Costituzione, che attribuiva alla competenza regionale solo la “pesca nelle acque interne”. La norma in questione non sarebbe, dunque, coerente con il nuovo quadro costituzionale, nell'ambito del quale (salvi i titoli di intervento di cui all'art. 117, secondo comma, Cost.) lo Stato può svolgere e regolare funzioni amministrative nelle materie di competenza regionale (come la pesca e anche la ricerca e l'educazione alimentare) solo qualora ciò sia reso necessario dal principio di sussidiarietà. Comunque, ove si ravvisassero esigenze unitarie, permanenti o transitorie, a sostegno di queste competenze statali, il comma 29 sarebbe illegittimo per la mancata previsione dell'intesa con le Regioni. Anche con riferimento al comma 30, la Regione rileva che, pur ammettendo che per l'approvazione del Piano nazionale possa essere giustificata la competenza statale, la suddetta disposizione risulterebbe illegittima per la mancata previsione dell'intesa con le Regioni interessate, secondo quanto stabilito dalla sentenza di questa Corte n. 303 del 2003. 2.1. — Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo di dichiarare inammissibili o non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4, commi 29 e 30, della legge n. 350 del 2004. Con successive memorie la difesa dello Stato ha esposto quanto segue. Preliminarmente è stata prospettata l'inammissibilità delle questioni per l'indeterminatezza delle censure formulate dalla ricorrente. Nel merito, l'Avvocatura ripercorre l'iter di approvazione e i contenuti del VI Piano nazionale della pesca e dell'acquacoltura, richiamando anche la normativa sopravvenuta, e deduce come la materia controversa vada circoscritta a tre settori: Fondo di solidarietà, contributi per l'associazionismo e ricerca applicata alla pesca e all'acquacoltura, per i quali è ravvisabile la competenza statale. Rileva, altresì, come i commi 29 e 30 in esame «recano sostanzialmente» una disciplina «transitoria “nelle more” della proroga produzione di una nuova normativa; la concreta applicazione dei commi parrebbe – come desumibile dal riferimento nel comma 30 al 2004 – ormai del tutto esaurita». 2.2. — Anche la Regione Emilia-Romagna ha depositato memoria, con la quale ha insistito nelle difese svolte. La Regione ha ribadito, altresì, come le norme impugnate abbiano confermato, dopo il 2001, la ripartizione di competenze risultante dal decreto ministeriale 25 maggio 2000, invece di adeguare la disciplina di settore al mutato quadro costituzionale. Si deduce, altresì, come non possa essere condiviso il dedotto esaurimento della normativa de qua, e comunque l'irrilevanza di tale eventualità ai fini del giudizio di costituzionalità, in quanto la modalità delle norme impugnate non risultano idonee ad incidere sull'interesse alla decisione. 3.— Il Presidente del Consiglio dei ministri (ric. n. 72 del 2004) ha impugnato gli artt. 4, commi 1, lettera a), e 2, lettera a), 6, comma 2, lettera e), 7, comma 1, lettera f), e 9, comma 1, della legge della Regione Marche 13 maggio 2004, n. 11, recante “Norme in materia di pesca marittima e acquacoltura”. La difesa dello Stato premette che la materia della pesca persegue interessi pubblici molteplici, riconducibili ad obiettivi di tutela dell'ecosistema e delle risorse ittiche che richiedono una gestione unitaria, attribuibile alla competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, nonchè di rapporti internazionali dello Stato e rapporti dello Stato con l'Unione europea, di cui all'art. 117, secondo comma , lettere s) e a), Cost. 3. 1.— Le censure sono quindi specificate come di seguito precisato. La norma contenuta nell'art. 4, comma 1, lettera a), prevede che il Piano regionale della pesca contenga, tra l'altro, interventi volti alla salvaguardia di risorse ittiche della Regione. In tal modo la legge regionale qualificherebbe le risorse biologiche come regionali.