[pronunce]

La lettera h) del comma 380, segnatamente, violerebbe il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost. - con riverbero sull'autonomia finanziaria locale e regionale - in quanto, non chiarendo a quali entrate comunali raffrontare il gettito IMU, al fine del calcolo del maggior gettito previsto dal richiamato art. 13, comma 17, del d.l. n. 201 del 2011, renderebbe incerte le risorse disponibili ed impossibile un'adeguata programmazione. La norma violerebbe inoltre gli artt. 49 e 51, secondo comma, dello statuto, 4 del d.P.R. n. 114 del 1965 e 6, comma 2, del d.lgs. n. 8 del 1997, sia che il meccanismo di cui al citato art. 13, comma 17, determini l'avocazione allo Stato di risorse di spettanza regionale a titolo di compartecipazione all'IRPEF per la componente immobiliare e di addizionali, sia che esso imponga alla Regione di assicurare all'erario il recupero del maggior gettito con le risorse ad essa affluite in applicazione delle disposizioni statutarie e di attuazione. La deroga che la norma pretenderebbe di realizzare ai citati parametri la porrebbe in contrasto anche con gli artt. 63 e 65 dello statuto, quest'ultimo anche per la pretesa normativa di vincolare unilateralmente il contenuto delle disposizioni d'attuazione. Ancora, il meccanismo di cui al citato art. 13, comma 17, violerebbe gli artt. 48 e 49 dello statuto e l'art. 119, primo, secondo e quarto comma, Cost., infliggendo un rilevante taglio di risorse al sistema finanziario regionale - ossia quelle rappresentate dalla componente immobiliare dell'IRPEF, le relative addizionali e la compensazione dell'esenzione dall'ICI per l'abitazione principale - destinate al finanziamento delle «funzioni normali» dei Comuni, anche in violazione del principio di «neutralità finanziaria» ed il principio consensuale nei rapporti finanziari tra lo Stato e le Regioni a statuto speciale. Inoltre, risulterebbe violato l'art. 3 Cost., sia in quanto il meccanismo in considerazione colpirebbe compartecipazioni ed addizionali di cui solo le Regioni a statuto speciale disporrebbero sia perché i Comuni di quelle ordinarie non perderebbero la compensazione dell'ICI sull'abitazione principale, confluita nel fondo sperimentale di riequilibrio. Anche l'accantonamento previsto dall'art. 13, comma 17, del d.l. n. 201 del 2011 violerebbe l'art. 49 dello statuto, in quanto le risorse regionali sarebbero previste per essere effettivamente impiegate nello svolgimento delle funzioni costituzionali. Infine, sarebbe irragionevole la quantificazione in un importo fisso, senza possibilità di conguaglio o rimborso, del recupero che la Regione sarebbe chiamata ad assicurare, in contrasto, altresì, con il già evocato principio consensuale. La ricorrente censura anche l'art. 1, comma 383, della legge n. 228 del 2012, in quanto la prevista verifica del gettito dell'IMU del 2012, utilizzando anche i dati relativi alle aliquote ed ai regimi agevolativi deliberati dai singoli Comuni, produrrebbe una rideterminazione, a posteriori e con diverse modalità di calcolo rispetto alla stima ad aliquota base, del maggior gettito, che potrebbe comportare minori disponibilità rispetto a quelle valutate nell'impostazione dei bilanci degli enti interessati, violando il principio di certezza e l'autonomia finanziaria degli enti locali e, di conseguenza, della Regione, competente in materia di finanza locale. 8.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio, chiedendo il rigetto del ricorso proposto dalla ricorrente. Anzitutto il resistente nega che la lettera b) del citato comma 380 sia applicabile alla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, atteso che, ai sensi dell'art. 1, comma 380, lettera d), numero 5), i criteri di formazione e riparto del fondo, da definirsi con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, dovrebbero tener conto della diversa incidenza delle risorse soppresse dalla lettera e) sulle risorse complessive per l'anno 2012, ossia del Fondo sperimentale di riequilibrio, destinato ai soli Comuni delle Regioni a statuto ordinario, e dei trasferimenti erariali ai Comuni siciliani e sardi, con conseguente esclusione delle autonomie speciali che esercitano le funzioni in materia di finanza locale. Evidenziato, poi, come l'IMU sia un tributo proprio derivato, istituito e regolato dalla legge statale nell'esercizio della competenza esclusiva di cui all'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. che consentirebbe allo Stato di modificare il proprio sistema tributario, anche sopprimendo o sostituendo tributi esistenti, il resistente nega che la lettera f) del comma 380 dia luogo ad una riserva erariale che debba rispettare i requisiti richiesti al riguardo dalle norme di attuazione statutaria, atteso che, da un lato, si tratterebbe di un meccanismo di compensazione degli effetti negativi della rinuncia alla quota di metà del gettito IMU precedentemente prevista dall'art. 13, comma 11, del d.l. n. 201 del 2011 e, dall'altro, essa inciderebbe su risorse che, altrimenti, sarebbero state di spettanza dei Comuni e non attribuite alla Regione, come presupposto dalle norme che disciplinano le ipotesi di riserva erariale. Quanto alla lettera h) del comma 380, il resistente nega che essa abbia determinato un depauperamento delle risorse delle autonomie speciali - circostanza che, peraltro, la ricorrente avrebbe dovuto dimostrare - in quanto, nell'ambito di una manovra con effetto finanziario neutrale cui è seguito il ripristino dei trasferimenti compensativi ai Comuni delle Regioni a statuto speciale correlati all'esenzione dell'ICI sull'abitazione principale, l'accantonamento provvisorio dovrebbe avvenire al netto dei tributi assorbiti dall'IMU ed il successivo recupero verrebbe eseguito secondo importi, tempi e modalità decise dalle autonomie medesime. Ciò senza alcuna disparità di trattamento rispetto alle altre Regioni, il meccanismo di recupero ed accantonamento essendo stato semplicemente adeguato alla circostanza che alcune autonomie speciali, diversamente da altre, esercitano concretamente le funzioni di finanza locale e potrebbero rivalersi, con le modalità preferite, nei confronti dei Comuni. Quanto all'art. 1, comma 383, della legge n. 228 del 2012, il resistente sostiene che esso mira a scorporare dal gettito riscosso dai Comuni la quota dovuta alla manovrabilità sulle aliquote da parte dei medesimi, in modo da far sì che detta quota non incida su trasferimenti o accantonamenti. 8.3.- In data 17 marzo 2014, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, sottolineata l'irrilevanza delle modifiche apportate al comma 380 dall'art. 1, comma 729, della legge n. 147 del 2013 e ribadite le censure svolte in ricorso, evidenzia come la riserva erariale di una parte del gettito IMU incida su risorse di spettanza regionale sia perché essa sostituisce tributi compartecipati sia perché la Regione ha la responsabilità complessiva della finanza locale. 8.4.-