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I giovani italiani non si meritano di venire trattati come gli eterni enfant prodige in attesa che arrivi il loro momento senza che questo momento arrivi mai, anche perché ci presentano il conto, giustamente. L'effetto di un atteggiamento di questo tipo è la disaffezione delle nuove generazioni, è l'antipolitica, è la rabbia provocata dal vuoto di prospettive. E infatti sempre più giovani reagiscono partendo, lasciando il nostro Paese. Prendono un volo low cost e vanno a cercarsi altrove le occasioni che il nostro Paese continua a precludergli. Dunque, chi ci rimette nel continuare a trascurare i giovani è il Paese tutto. La conseguenza è quella emorragia di cervelli, di cuori, di braccia, che ormai è diventata così rilevante da essere una piaga per il Paese; un'emorragia che ha origine proprio in quella mentalità, tutta italiana, che è la stessa alla base dello stralcio dell'articolato di oggi; una mentalità secondo la quale per i giovani tempo non ce n'è: adesso le priorità sono altre e non è ora di occuparsi di loro. In questa stessa logica, anche il Parlamento, di fronte a questa emorragia di risorse umane, abbassa l'età dell'elettorato attivo, ma non quella della eleggibilità, e quindi dell'elettorato passivo. È come dire ai giovani: va bene. Estendo la platea degli elettori, così che tu possa votare me, che sono più grande e più esperto. Ma tu stai buono, non ti puoi candidare, rimani al tuo posto. Insomma, un'ingiustizia bella e buona a danno delle giovani generazioni, ancor più se si considera che stiamo abbassando il numero dei parlamentari. Già in Parlamento rimarranno 600 rappresentanti votati dal popolo. Di questi, almeno 200 a seguito dello stralcio di oggi saranno over quaranta, ben un terzo. In più, si aggiungono tutti gli over quaranta alla Camera dei deputati: dunque, una percentuale estremamente elevata. Che messaggio mandiamo, dunque, alle giovani generazioni in questo modo? Disattenzione, disinteresse, indifferenza. Ecco perché, come Italia Viva, noi ci rifiutiamo di mandare un messaggio di questo tipo, perché noi siamo e vogliamo essere dalla parte delle giovani generazioni. Invece, qui compiamo una scelta contro i giovani. Si vuole abbassare l'età di chi vota, ma non di chi può essere votato: ma che senso ha? È assurdo non voler modificare l'elettorato passivo quando si va a modificare quello attivo. Svecchiare il Parlamento, ringiovanirlo, significa non solo abbassare l'età degli elettori a diciotto anni, ma anche consentire ai venticinquenni di entrare in Senato. Ecco perché, rispetto al fatto che la Presidenza ha deciso l'opzione secondo la quale l'emendamento risulterà votato e, quindi, risulterà come emendamento conclusivo del provvedimento, faccio mie le considerazioni dei colleghi di minoranza, che hanno espresso ancora una volta alla Presidenza la richiesta, che ritengo legittima, a valutare con attenzione se procedere ad un solo voto o a due voti, in modo tale da consentire di esprimere comunque un parere distinto rispetto all'emendamento sostitutivo o rispetto all'emendamento tutto. Lo stesso Gruppo di Italia Viva si è posto la questione. Proprio per esprimere il nostro dissenso e, allo stesso tempo, non esprimere un voto contrario alla riforma tutta, dichiaro la nostra intenzione di non partecipare al voto. Quindi, rispetto alla nostra contrarietà al contenuto e allo scorporo della riduzione dell'età rispetto all'elettorato passivo, esprimiamo, appunto, il nostro dissenso non partecipando al voto. Riteniamo che l'emendamento del presidente Parini, togliendo la parte sull'abbassamento dell'età per l'elettorato passivo, precluda la possibilità rinnovare la classe dirigente parlamentare del nostro Paese. Come dicevo, noi questo stralcio non lo condividiamo, perché è inutile ripetere in continuazione che è tempo di riformare il Paese, quando il primo motore di rinnovamento per eccellenza, ossia i giovani, non viene considerato e chissà quando ci sarà questo ulteriore passaggio, questa ulteriore, piccola, spezzettata riforma. Tutto è in divenire, appunto, tutto è da verificare. Tra l'altro, mi rivolgo ai colleghi della maggioranza per rilevare come questa decisione contravvenga a quegli accordi di maggioranza sul pacchetto di riforme costituzionali che erano stati convenuti a suo tempo. Signor Presidente, in conclusione, noi, come Italia Viva, intendiamo rendere l'Italia un paese più equo, anche dal punto di vista generazionale. Troppo spesso, nelle manifestazioni, che siano di studenti, di ricercatori o di giovani precari, viene esposto un cartello con lo slogan : «Non è un Paese per giovani». E purtroppo questo slogan rischia di essere vero. È uno slogan che esprime, in tutta la sua drammaticità, la frustrazione e il senso di abbandono che tante giovani risorse brillanti del nostro Paese provano nel vedersi sempre relegate dietro le quinte. Ecco perché, come Italia Viva, riteniamo che sia compito nostro e di quest'Assemblea assicurare ai giovani il posto che a loro spetta anche sul palco della vita pubblica, per garantire anche a loro il diritto di cambiare il Paese e di prendere parte alla gestione dello Stato per migliorarlo. Noi vogliamo che quei cartelli possano essere superati e si possa dire finalmente che questo è un Paese per giovani e un Paese dei giovani. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, penso che non dobbiamo trasformare la discussione sulla modifica dell'elettorato attivo, e quindi dell'articolo 58 della Costituzione, in un dibattito e in una disfida tra le generazioni. Lo dico con molta pacatezza. Credo, però, che non possiamo utilizzare la retorica dei giovani, che meriterebbero un'attenzione complessiva sulle grandi questioni che coinvolgono una generazione che rischia sempre di più di non avere un futuro - sono i problemi più urgenti dei giovani - in una disfida tra generazioni. Lo dico perché stiamo discutendo, appunto, una modifica costituzionale che riguarda in generale l'assetto della nostra Costituzione. Vorrei ritornare, sempre con molta calma e pacatezza, sull'emendamento del relatore che elimina la parte della parificazione alla Camera dei deputati dell'elettorato passivo e che ha un senso, almeno per quanto ci riguarda, molto chiaro. È questo il punto: siamo in un bicameralismo paritario. Ognuno fa parte della propria storia e comprendo la collega Garavini che sosteneva la riforma Renzi. Io ho fatto esattamente il contrario: ho fatto una battaglia in quest'Aula contro quella riforma, che di fatto riduceva il Senato a nulla, perché penso che il bicameralismo paritario aveva un senso non solo quando i Padri e le Madri Costituenti lo hanno discusso, anche molto a lungo, e alla fine hanno scelto in quel modo, ma ha un senso anche oggi. È indebolito. Certo che è indebolito, ma allora andiamo alla radice del problema. È quello che a parole oggi ho sentito molti colleghi sostenere, ma puntualmente e regolarmente è una questione che non viene affrontata, quando bisognerebbe farlo, adoperandoci tutti per una modifica costituzionale.