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Essi (gli spazi, nota del redattore) hanno favorito la diffusione di numerosi casi di scabbia per il prolungato contatto interumano e non garantiscono il mantenimento in condizioni di una adeguata pulizia delle ferite medicate a bordo. La condizione dei luoghi non permette, altresì, l'esecuzione di eventuali procedure sanitarie in condizioni di sterilità [...]». La particolare situazione di precarietà sanitaria emerge anche da altri atti trasmessi dal tribunale di Catania ed particolare dalla relazione dell'ispezione effettuata dai consulenti dottor Sapia, dott.ssa Franco e dott.ssa Cappello a bordo della nave «Gregoretti» ordinata in data 30 luglio 2019 dal procuratore della Repubblica di Siracusa. Dalla relazione è emerso che 29 naufraghi presentavano evidenti segni di malattie infettive e tra questi vi era una persona che presentava un quadro clinico compatibile con la tubercolosi polmonare. B) La nave «Gregoretti», a differenza della nave «Diciotti» non è attrezzata per operazioni di salvataggio e, pertanto, è inidonea ad ospitare in sicurezza un numero considerevole di persone, peraltro per un arco di tempo non breve. Come sottolineato anche dal comandante Berlano (v. dichiarazioni rese il 30 luglio 2019 dinanzi al procuratore della Repubblica di Siracusa): «La nave "Gregoretti" è destinata ad attività di vigilanza e pesca, ed ha caratteristiche tecnico/nautiche che impediscono di fornire adeguata sistemazione ad un numero elevato di persone, condizione questa che ha determinato che i migranti sono, di fatto, ospitati sul ponte di coperta esposti agli agenti atmosferici [...] domani sono previsti trentacinque gradi». D'altro canto lo stesso equipaggio era composto di sole 30 unità, un numero assolutamente insufficiente a gestire l'elevato numero di naufraghi, condizione questa che ha esposto i nostri militari al rischio di ammutinamento oltre che a quello di contagio. Le diverse caratteristiche nautico-strutturali della nave «Gregoretti» rispetto alla «Diciotti» - secondo l'espressione di alcuni membri della Giunta - non sarebbero idonee a giustificare una deliberazione difforme rispetto al precedente caso «Diciotti» in quanto «la diversità strutturale della Gregoretti può al limite incidere sull'elemento oggettivo dell'eventuale reato, ma non sulla valenza governativa dell'interesse pubblico perseguito». In altre parole, il fatto che a differenza della «Diciotti», su quella nave c'erano condizioni di inadeguatezza dei mezzi nonché di sofferenza e precarietà igienico-sanitaria a cui erano esposte tutte le persone a bordo è considerato come un dettaglio che in ultima analisi debba interessare i giudici poiché, ai fini della deliberazione del Senato, tali peculiarità non rilevano. In proposito è anzitutto da ricordare che per norma di civiltà, ancora prima che giuridica, lo Stato ha il dovere cogente di assicurare a qualsiasi persona che si trovi nella sua custodia, per qualsiasi ragione, assistenza con beni di prima necessità e cure mediche. C) Gli eventi SAR che hanno coinvolto un pattugliatore della Guardia di finanza e una motovedetta della guardia costiera e, da ultimo, la nave «Gregoretti», sono stati frutto di una solida collaborazione tra le autorità italiane e quelle maltesi, a differenza di ciò che avvenne nel caso «Diciotti». Si ricorderà come - nel caso «Diciotti» - sia il relatore Gasparri che il ministro Salvini dichiararono che era in atto una controversia internazionale con Malta in ordine allo Stato obbligato a rilasciare il POS: tale argomentazione fu tra le più citate nell'orientare la scelta dell'Aula a riconoscere le azioni del ministro Salvini come necessarie per perseguire un preminente interesse dello Stato. Anche allora rilevai come l'eventuale esistenza di tale controversia non avrebbe potuto sospendere l'attuazione delle norme internazionali che regolano il salvataggio in mare e che il comportamento scorretto di Malta non aveva in alcuna misura cambiato il ruolo che l'Italia aveva assunto. Nel caso «Gregoretti», invece, appare chiaro sin da subito che le operazioni - pur svolgendosi nell'area SAR di competenza maltese - siano state concordate proprio con le autorità di quel Paese, contemporaneamente impegnate in altri interventi di stessa natura. Il prolungato trattenimento dei naufraghi che configura il reato di sequestro di persona non può dunque essere spiegato con l'inesistente necessità di risolvere preliminarmente una controversia di natura internazionale sulle operazioni di salvataggio. Il presidente Gasparri, così come il senatore Salvini nella memoria presentata in Giunta, sottolinea come il perseguimento dell'interesse pubblico possa essere evinto dalla valenza governativa che il caso «Gregoretti» aveva assunto, in linea di continuità con quanto sostenuto da entrambi nell'esame del caso «Diciotti». Spostando la titolarità delle azioni in capo all'intero Governo, infatti, esse sarebbero frutto di una responsabilità collegiale e, di pari passo, finalizzate al perseguimento delle politiche dell'Esecutivo in materia di immigrazione. È bene affrontare questo aspetto, nonostante in Giunta la relazione del presidente Gasparri non sia stata approvata. Bisogna innanzitutto ricordare che la responsabilità collegiale dei Ministri o del Governo discende da una deliberazione formale o quantomeno dal verbale di una riunione del Consiglio dei ministri, mentre ciascuno dei Ministri è individualmente responsabile degli atti del proprio dicastero. D'altro canto, una volta acquisite le memorie difensive prodotte da alcuni membri dell'allora Governo Conte I (in particolare del Presidente del Consiglio e dei ministri Di Maio e Toninelli) relativamente al caso «Diciotti», il Presidente Gasparri - correttamente - trasmise gli atti pervenuti al Presidente del Senato per l'inoltro alla procura di Catania, affinché potessero essere valutati i nuovi elementi emersi da parte del tribunale dei Ministri di Catania. La posizione espressa nella mia relazione di minoranza (cfr. RE18N1 bis - bis ) testimonia come già allora ritenessi tale accertamento necessario per poter eventualmente riscontrare un elemento a sostegno della tesi della collegialità delle azioni messe in campo dal ministro Salvini. Nel caso «Gregoretti» - invece - tale accertamento è stato svolto non su invito della Giunta ma, motu proprio , dallo stesso tribunale dei Ministri di Catania, come risulta dagli atti trasmessi. È lo stesso tribunale nella sua relazione (pagine 2 e 3) a richiamare la richiesta con nota del 3.10.2019 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di fornire «informazioni sull'esistenza di ordini del giorno relativi al caso "Gregoretti" eventualmente tenutesi tra il 25 e il 31 luglio», acquisendo la risposta negativa da parte dei Palazzo Chigi. Per questa ragione - in continuità logica con quanto sostenuto in passato, non si ravvede alcun elemento tale da poter qualificare le azioni del ministro Salvini come frutto di un orientamento comune del Governo. In ogni caso, giova comunque ricordare l'elemento dirimente rispetto alla eventuale qualificazione di quelle azioni come governative: l'individuazione del POS è un atto tipico del Ministero dell'interno di natura amministrativa e non un atto di natura politica o di alta amministrazione.