[resaula]

mi riferisco al non riconoscimento del valore delle produzioni intellettuali, che invece sono un punto fondamentale per la nostra economia e la nostra convivenza democratica. In un circolo che dobbiamo essere in grado di rendere virtuoso, il digitale è senza dubbio la più grande risorsa che abbiamo per affrontare le sfide sempre più complesse e in buona parte inedite che tutti noi abbiamo di fronte. Basta guardare agli ultimi mesi e a quanto il digitale sia stato centrale per garantire, almeno in parte e con tutti i limiti che abbiamo sperimentato, la continuità scolastica, il lavoro, i consumi, l'informazione e lo stesso bisogno esistenziale per la nostra socialità. Certo, ci siamo anche accorti di quanto lo spazio digitale non sia accessibile a tutti nello stesso modo e di come non tutti e non tutte siano nelle condizioni di beneficiarne equamente. Questa è una delle ragioni per le quali, già nei mesi scorsi, nel pieno dell'emergenza Covid-19, abbiamo spinto con forza per arrivare il prima possibile - al massimo entro questo autunno - a recepire la direttiva europea sul copyright, che, oltre a essere una scelta di civiltà mirata a garantire la qualità, l'equità e la sostenibilità democratica dell'innovazione digitale, è anche una risposta concreta alle enormi difficoltà che il coronavirus ha creato e sta creando al mondo della cultura e dell'informazione. Con questa direttiva, per la prima volta l'Europa ha riconosciuto l'intreccio fondamentale tra il diritto degli utenti ad accedere alle opere in Rete, al fine di citazione, critica, rassegna, e quello degli autori e delle autrici a ottenerne il giusto e sacrosanto riconoscimento economico da parte delle piattaforme online . (Applausi). Come sapete, i cosiddetti giganti del web li utilizzano e, attraverso la pubblicità, ottengono notevoli guadagni. Si è lavorato alla ricerca di un giusto equilibrio tra interessi diversi di tutti i soggetti coinvolti, tenendo insieme il diritto al libero accesso alla Rete e alle nuove tecnologie con la tutela della produzione intellettuale: un lavoro confluito nella direttiva approvata dal Parlamento europeo nel marzo 2019, confermata dal Consiglio della UE che oggi ci apprestiamo anche noi a recepire definitivamente. Colleghi, questa scelta - lo dico con una qualche enfasi perché è proprio così dal mio e dal nostro punto di vista, ma è emerso anche nella discussione in Commissione - è una vittoria dei valori di libertà, democrazia dignità delle persone e del lavoro, che sono i fondamenti delle nostre istituzioni europee e nazionali. Una vittoria dell'Europa che crede e sostiene la creatività, la cultura, l'arte, la libera informazione, ma è anche una vittoria dei cittadini e delle cittadine che possono usufruire gratuitamente dei contenuti che vengono pubblicati in Rete. La direttiva, infatti, prevede, qualora detti contenuti comportino degli introiti - sono le piattaforme, escluse quelle di nuova costituzione (pensiamo alle startup , ai blog, agli account personali) ed enciclopedie online senza scopi commerciali come Wikipedia - di doverli corrispondere a chi ne detiene la proprietà intellettuale: agli artisti, ai giornalisti, agli scrittori, agli sceneggiatori, agli editori. Insomma, la legge di delegazione europea di cui avviamo la discussione oggi è quindi davvero coerente rispetto all'obiettivo generale che la nostra legislazione ha per potersi progressivamente adeguare a questo nuovo contesto. Considero questo un punto politico importante. Tutto ciò senza limitare o ostacolare l'evoluzione tecnologica - anche questo è un punto importante - né compromettere la libera circolazione delle idee, che è un caposaldo non solo della Rete, ma della nostra stessa Costituzione; ma insieme, tenendo davvero questo intreccio, difendendo il patrimonio di conoscenza generato da artisti, giornalisti, traduttori, autori in genere. La legge sul copyright , insomma, è una forma virtuosa ed equilibrata di regolamentazione; non comporta alcuna limitazione alle potenzialità offerte dal web , anzi, aumenta piuttosto la pluralità dell'offerta. Tutelare chi produce contenuti culturali, editoriali e artistici significa, infatti, investire nella produzione culturale, editoriale e artistica, favorire la pluralità dei contenuti stessi, la sostenibilità economica del lavoro intellettuale e la trasparenza della concorrenza in ambito digitale, punto politico della modernità. È quindi una legge importante, una legge di civiltà, come dicevo, che pone fine a una confusione in cui ad avvantaggiarsi sono stati finora solo alcune grandissime aziende del web , a discapito di tutte quelle realtà editoriali, culturali e artistiche escluse dalla fruizione del ritorno economico del prodotto del proprio capitale umano, e che da oggi potranno invece vedersi riconosciuto un giusto compenso, dignità sociale, lavorativa e personale. Ecco, questo serve alla qualità culturale del nostro Paese, di cui, tra l'altro, il nostro Paese è autenticamente invidiato in Europa e nel mondo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, ringrazio anch'io per il lavoro che è stato fatto nella Commissione politiche dell'Unione europea, della quale non faccio parte, ma ho seguito la vicenda del diritto d'autore che, con l'articolo 9, è uno dei punti importanti di questo disegno di legge di delegazione europea. Ringrazio i relatori, il senatore Pittella in particolare, con il quale abbiamo avuto modo di approfondire in corso d'opera la vicenda. È una questione importante, che parte da una dura battaglia perché, colleghi, voglio che restino agli atti anche le responsabilità dei giganti del web , che stanno facendo un'azione di lobbying asfissiante in tutto il mondo, in tutto il Pianeta. Abbiamo una morsa: da una parte, la Cina con la via della seta e con tutti i pericoli anche sanitari, la sua voglia di egemonia e di colonizzazione che si estende fino al tentativo di acquisto dei porti italiani; dall'altra, i giganti del web esentasse che, da Occidente, marciano tritando tutto e tutti senza pagare tasse. Questa è la realtà. E saccheggiano la creatività, saccheggiano il prodotto intellettuale, mettono in ginocchio il mondo editoriale, saccheggiano la produzione degli artisti, del cinema, dei musicisti; mondi che, peraltro, in questa fase stanno già vivendo una difficoltà enorme, perché tutte le attività artistiche, le attività pubbliche, le sale cinematografiche, le produzioni che le alimentano soffrono per la condizione che oggi viviamo. Infatti, venendo impediti gli assembramenti, si impedisce anche la vita che la cultura prevede nella sua fruizione pubblica, che poi vuol dire diritti d'autore, incassi, denaro per tutti gli ambiti della creatività. La direttiva sul diritto d'autore è stata molto contrastata. A un certo punto qualche anno fa, quando la si discuteva a Bruxelles, non si trovavano avvocati liberi perché le lobby dei grandi giganti della rete avevano ingaggiato tutti gli avvocati di Bruxelles, tutti i consulenti per impedire che chi si difendeva dall'altro lato (autori, editori, musicisti) trovasse, nello scontro che vedeva contrapposte da un lato una lobby potente e dall'altro la creatività, delle persone a cui affidarsi.