[pronunce]

– Nel giudizio ha presentato atto di intervento ad adiuvandum l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) – Onlus, la quale, poste alcune premesse sulla legislazione italiana in materia ambientale, e sull'esercizio della delega legislativa, passa ad esaminare le questioni di legittimità delle norme denunciate dalla Regione ricorrente, senza tuttavia svolgere considerazioni in merito alle specifiche disposizioni in tema di tutela delle acque dall'inquinamento. 5.2. – Nell'imminenza dell'udienza la Regione Marche ha depositato memoria. Riguardo alle norme da essa impugnate e contenute nella Sezione II della Parte III, essa insiste per l'accoglimento delle questioni proposte. Relativamente all'art. 75, comma 5, resterebbe l'attualità della questione, giacché, pur essendo nel frattempo intervenuto il decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 116 (Attuazione della direttiva 2006/7/CE relativa alla gestione della qualità delle acque di balneazione e abrogazione della direttiva 76/160/CEE), che ha dato attuazione alla direttiva 2006/7/CE sulla gestione delle acque di balneazione, l'ambito di applicazione di quest'ultima normativa è solo in piccola parte sovrapponibile con l'oggetto del d.lgs. n. 152 del 2006, dato che riguarda specificamente l'ambito delle acque superficiali oggetto di balneazione, mentre la Sezione II della Parte III del d.lgs. n. 152 del 2006 si riferisce alla tutela delle acque superficiali, marine e sotterranee. Per quanto concerne l'obbligo di informazione ambientale, il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195 (Attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale), ne fa carico alle varie autorità pubbliche, e tra queste alle Regioni, che devono dare la massima diffusione possibile e trasmettere al Ministero i dati che risultino già nella loro disponibilità. La norma impugnata, però, per il suo generico riferimento alla «più ampia divulgazione delle informazioni sullo stato di qualità delle acque», e soprattutto alla trasmissione dei dati conoscitivi «sull'attuazione della Parte III del d.lgs. n. 152 del 2006», implica l'attribuzione alla Regione di specifici e ulteriori compiti di monitoraggio e rilevazione, non sostenuti dalla destinazione di risorse aggiuntive di cui l'art. 119, quinto comma, Cost., che fa carico allo Stato ove si tratti di perseguire scopi diversi dal normale esercizio delle funzioni. Con riferimento all'art. 77, comma 5, anch'esso solo marginalmente interessato dal d.lgs. n. 116 del 2008, che si riferisce alla “designazione” di corpo idrico artificiale o fortemente modificato, si rileva nella memoria che, pur vertendosi in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, è riscontrabile un'intrinseca e forte incidenza in ambiti legislativi regionali (governo del territorio, infrastrutture, agricoltura, sviluppo socio-economico): ambiti in cui lo Stato non ha il potere di allocare funzioni amministrative, senza il rispetto dei principi di sussidiarietà e adeguatezza richiesti dall'art. 118 Cost., con l'accentramento di una funzione per la quale risultano più che adeguati i livelli di governo regionale. La finalità dell'art. 87, comma 1, anch'essa solo marginalmente interessata dal d.lgs. n. 116 del 2008, è quella di assicurare la qualità di prodotti commestibili, tant'è vero che è coinvolto non il Ministero dell'ambiente, ma quello delle politiche agricole e forestali. Pur se nella disciplina concorrono aspetti ambientali, il principio della prevalenza comporta la riconduzione della disciplina ad ambiti materiali come agricoltura, pesca, acquacoltura, di potestà legislativa residuale delle Regioni. In tale prospettiva è illegittima la previsione dell'intesa con un organo statale, in relazione ad una funzione amministrativa allocata in capo alle Regioni, intesa che, in caso di disaccordo, condizionerebbe addirittura l'an della funzione legislativa. La giurisprudenza della Corte costituzionale – che, in materia di pesca, data la complessità e polivalenza della attività, ha stabilito la necessità di momenti di reciproco coinvolgimento istituzionale e coordinamento dei livelli di governo – non toglie che, per il principio di sussidiarietà e adeguatezza, debba essere prima individuato il livello di governo ottimale per l'attribuzione della funzione, potendo individuarsi solo in un secondo tempo idonee modalità collaborative. L'allocazione delle funzioni amministrative, nello spirito dell'art. 118 Cost., tende a favorire i livelli più vicini al cittadino. Se, per esigenze unitarie, la funzione debba essere allocata a livello superiore, occorre garantire uno strumento di coinvolgimento partecipativo dei livelli di governo inferiori: è il caso in cui, in forza della sussidiarietà, la funzione sia stata attribuita allo Stato. Ove invece la funzione sia stata allocata a livello inferiore (come nel caso di specie, in cui è la Regione a designare gli ambiti marini per la vita dei molluschi), mancano per definizione le esigenze unitarie, ed evidentemente non sussiste alcuna istanza collaborativa a livello statale. Se vi fossero state esigenze unitarie, la funzione avrebbe dovuto essere attribuita allo Stato.1. – Con ricorsi notificati al Presidente del Consiglio dei ministri le Regioni Calabria (reg. ric. n. 68 del 2006), Toscana (reg. ric. n. 69 del 2006), Piemonte (reg. ric. n. 70 del 2006), Liguria (reg. ric. n. 74 del 2006) e Marche (reg. ric. n. 79 del 2006) , hanno chiesto a questa Corte, fra l'altro, la declaratoria di illegittimità costituzionale di una serie di disposizioni in materia di «Tutela delle acque dall'inquinamento», oggetto della Sezione II della Parte III del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), per violazione delle competenze regionali, sotto molteplici aspetti. In particolare, la Regione Calabria ha impugnato gli articoli 73, nella sua interezza, 73, comma 2, 75, comma 1, lettera b), 75, comma 4, e 87, comma 1; la Regione Toscana gli articoli 75, comma 5, 77, comma 5, e 87, comma 1; la Regione Piemonte l'intera Sezione II della Parte III del citato decreto legislativo; la Regione Liguria gli articoli 74, comma 1, lettere h), n), ff) e oo), e comma 2, lettere qq) ed ee); la Regione Marche gli articoli 75, comma 5, 77, comma 5, e 87, comma 1. Stante la loro connessione oggettiva, i suddetti ricorsi devono essere riuniti per essere decisi con unica pronuncia. 2. – Riservata ad altre pronunce la decisione delle ulteriori questioni di legittimità costituzionale sollevate con i medesimi ricorsi, va dichiarato inammissibile l'intervento in giudizio sia dell'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) sia della Società Italiana Centrali Termoelettriche – SICET S.r.l.