[pronunce]

Toscana n. 3 del 2019, che ha modificato l'art. 35-ter della legge reg. Toscana n. 38 del 2007, sarebbe infondata per gli stessi motivi esposti nella memoria depositata nel giudizio iscritto al n. 73 del registro ricorsi 2018 e quivi espressamente ribaditi. 5.2.- La seconda questione, proposta avverso l'art. 11 della legge reg. Toscana n. 3 del 2019, sarebbe invece, in primo luogo, inammissibile, poiché la delibera del Consiglio dei ministri di autorizzazione all'impugnazione non conterrebbe la sua menzione. La questione sarebbe comunque non fondata nel merito. La tesi del ricorrente, secondo cui la disposizione censurata viola gli artt. 97 e 98 Cost., in quanto non rispetta i princìpi posti dagli artt. 19, 21 e 27 del d.lgs. n. 165 del 2001, sarebbe infondata, poiché non considera che l'art. 30 del d.lgs. citato disciplina l'istituto della mobilità, quale strumento di distribuzione del personale in relazione alle esigenze delle amministrazioni pubbliche, nell'intento di contenere la spesa corrente e, in particolare, quella del personale. Ne conseguirebbe la non pertinenza del riferimento agli artt. 97 e 98 Cost., né alla responsabilità di tipo dirigenziale di cui all'art. 21 del d.lgs. n. 165 del 2001, perché nel caso di specie non si verificherebbe una interruzione del rapporto d'ufficio ma solo uno spostamento del dirigente da un incarico ad un altro, senza incidenza sul livello retributivo nel caso di cui alle lettere a) e b), e con il suo consenso nel caso di cui alla lettera c) dell'art. 18, comma 2, della legge reg. Toscana n. 1 del 2009, come modificato dall'art. 11 impugnato. La disposizione, pertanto, sarebbe riconducibile alla materia dell'organizzazione amministrativa, di competenza residuale delle Regioni. 5.3.- Da ultimo, anche la questione proposta con riferimento all'art. 18 della legge reg. Toscana n. 3 del 2019 sarebbe non fondata. La lettera b-bis) del comma 4 dell'art. 8 della legge reg. Toscana n. 46 del 2013, introdotta dalla disposizione impugnata, stabilirebbe che la sola possibilità di un dibattito pubblico nazionale ai sensi del d.P.C.m. n. 76 del 2018 osta al dibattito pubblico regionale. La chiara volontà della norma, come espressamente affermato nel preambolo della legge regionale, sarebbe dunque quella di evitare ogni sovrapposizione con le competenze statali, censurata da questa Corte con la sentenza n. 235 del 2018. Le questioni proposte avverso i commi 5 e 6, invece, sarebbero inammissibili, poiché la norma impugnata in nessun modo li modifica o interferisce con essi, rimasti invariati e mai contestati dallo Stato. In ogni caso, esse sarebbero infondate, poiché le opere di cui al comma 5 sono ricomprese nell'elenco per cui è richiesto il dibattito pubblico nazionale, con conseguente applicazione della lettera b-bis) del comma 4, introdotta dall'impugnato art. 18. 6.- Il ricorrente, con memoria depositata il 24 dicembre 2019, ha inteso replicare alle argomentazioni della Regione resistente. 6.1.- Quanto alle questioni riguardanti le norme sulla modifica degli incarichi dirigenziali, il Presidente del Consiglio dei ministri deduce, in via preliminare, che la delibera di autorizzazione all'impugnazione riguarda anche l'art. 11 della legge reg. Toscana n. 3 del 2019, con conseguente infondatezza dell'eccezione di inammissibilità. Nel merito, l'invocazione dell'art. 30 del d.lgs. n. 165 del 2001 non sarebbe pertinente, poiché esso, a differenza della norma impugnata, disciplina il passaggio diretto di dipendenti tra diverse amministrazioni o all'interno della medesima. La mobilità, peraltro, comporterebbe, oltre a una modifica soggettiva ex latere datoris, una modifica oggettiva limitata al luogo di svolgimento della prestazione lavorativa, restando per il resto inalterato il rapporto di lavoro; le norme impugnate, invece, inciderebbero sullo stesso contenuto dell'incarico dirigenziale e, pertanto, per i motivi già spiegati in ricorso, violerebbero i dedotti parametri costituzionali. 6.2.- Quanto alle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 8, commi 5 e 6, della legge reg. Toscana n. 46 del 2013, in replica all'eccezione di inammissibilità delle censure rivolte ai commi 5 e 6, il Presidente del Consiglio dei ministri afferma che l'approvazione della legge reg. Toscana n. 3 del 2019 ha costituito la «prima occasione utile» per la loro impugnazione, dal momento che sia il codice dei contratti sia il d.P.C.m. n. 76 del 2018 sono intervenuti in un momento successivo alla loro adozione. Nel merito, il ricorrente precisa di non avere voluto contestare che l'inserimento della lettera b-bis) all'interno dell'art. 8, comma 4, della legge reg. Toscana n. 46 del 2013 «miri a ridurre le possibili ipotesi in cui i dibattiti regionali costituiscono un duplicato di quelli che si svolgono a livello nazionale». Esso intende ribadire, piuttosto, che contrasta con gli invocati parametri costituzionali una disciplina come quella regionale, risultante dal combinato disposti dei commi 4, 5 e 6 dell'art. 8, in forza della quale il dibattito pubblico su opere nazionali di interesse regionale può avere luogo anche in ipotesi in cui sia escluso dalla normativa statale. 7.- Con memoria depositata il 3 gennaio 2020 la Regione Toscana ha ribadito le argomentazioni già illustrate, evidenziando, con particolare riferimento all'impugnato art. 2 della legge reg. Toscana n. 3 del 2019, che esse sarebbero in linea con i princìpi espressi dalla più recente giurisprudenza amministrativa.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso iscritto al n. 73 del registro ricorsi 2018, ha impugnato l'art. 1 della legge della Regione Toscana 6 agosto 2018, n. 46 (Disposizioni in materia di procedura di gara ed incentivi per funzioni tecniche. Modifiche alla L.R. 38/2007), che inserisce nella legge della Regione Toscana 13 luglio 2007, n. 38 (Norme in materia di contratti pubblici e relative disposizioni sulla sicurezza e regolarità del lavoro) l'art. 35-ter.