[ddlpres]

Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza dei Rom e dei Sinti. Onorevoli Senatori. -- Con il presente disegno di legge si intende coprire una grave lacuna nell'ordinamento giuridico, ripetutamente stigmatizzata da numerose organizzazioni internazionali, tra cui il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e l'Unione europea. Nonostante il nostro ordinamento sia molto avanzato in riferimento alla tutela delle minoranze etnico-linguistiche, la minoranza storica più svantaggiata, quella dei Rom e dei Sinti, non gode di un riconoscimento giuridico esplicito e risulta, pertanto, esposta a forme di discriminazione e marginalizzazione che sono la causa, non l'effetto, del suo scarso livello di integrazione nella società. Il presente disegno di legge ha una duplice finalità. In primo luogo, mira ad assicurare riconoscimento e tutela della minoranza linguistica dei Rom e dei Sinti (presente in Italia dal XV secolo e formata ora da circa 180.000 persone, di cui circa metà cittadini italiani e i restanti cittadini di altri Paesi membri dell'Unione europea, cittadini extracomunitari, rifugiati ed apolidi) e dei suoi diritti culturali e linguistici, in conformità con l'articolo 6 della Costituzione italiana, che prevede che la Repubblica tuteli con apposite norme le minoranze linguistiche, e con i vigenti obblighi internazionali e comunitari dell'Italia. In secondo luogo, prevede azioni positive volte ad assicurare ad ogni appartenente alla minoranza pari opportunità, al fine di rimuovere quegli ostacoli che, di fatto, impediscono l'eguaglianza e la partecipazione alla vita sociale, economica e politica del Paese, ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione. In passato sono stati compiuti diversi tentativi di riconoscimento della minoranza dei Rom e dei Sinti attraverso la proposta di includerla tra le minoranze linguistiche storiche, sia prima sia dopo l'approvazione della legge 15 dicembre 1999, n. 482. Questi tentativi sono però sempre falliti, sebbene per ragioni diverse, tra cui la differenza delle situazioni, la ritrosia da parte delle altre minoranze linguistiche storiche e la scarsa volontà della maggioranza, spesso generata dall'impopolarità dell'argomento. Allo stesso tempo, si è ripetutamente sottolineato come gli istituti previsti dalla legge n. 482 del 1999, non siano quasi mai applicabili ad una minoranza priva di uno specifico insediamento territoriale, quali risultano essere quelle delle popolazioni rom e sinti. Per superare ogni obiezione e contribuire ad una maggiore e migliore integrazione della minoranza dei Rom e dei Sinti nella società italiana, occorre procedere diversamente dal passato. Anziché intervenire sulla legge quadro per la tutela delle minoranze linguistiche storiche e su altre leggi tematiche (quale la legge 23 febbraio 2001, n. 38, a tutela della minoranza slovena), si propone un intervento. normativo « ad hoc », risultante da ampi processi di consultazione e tagliato sulle specifiche esigenze della minoranza dei Rom e dei Sinti, il quale preveda, in favore degli appartenenti ad essa, una tecnica di tutela di tipo prevalentemente personale. Nel corso dei dibattiti condotti sotto la regia dei professori Paolo Bonetti, Alessandro Simoni e Tommaso Vitale con i rappresentanti delle organizzazioni di Rom e Sinti, è emerso in particolare che: 1) l'unitarietà delle popolazioni di lingua romanì è confermata dai linguisti, i quali però rilevano anche la grandissima varietà dei dialetti che dovrà essere rispettata, fermo restando che in Italia sono presenti non tutti i gruppi, ma soltanto i due grandi gruppi Rom e Sinti; nonostante ampi dibattiti nei diversi gruppi e la differenza di situazioni giuridiche e sociali, prevale la posizione secondo cui è possibile ed opportuno parlare di un'unica minoranza, sia pure con le dovute differenze al suo interno; 2) è centrale l'esigenza che la legge preveda una robusta serie di norme di tutela linguistico-culturale e di partecipazione attiva e propositiva degli appartenenti alla minoranza alla vita sociale, culturale e politica del Paese, anche per dare concreta attuazione alle misure specifiche riguardanti proprio tali aspetti delle questioni concernenti Rom e Sinti contenute nelle norme di diritto internazionale e all'interno delle raccomandazioni adottate dagli organismi internazionali; 3) ad integrazione di quanto già disposto dall'articolo 18- bis della legge n. 482 del 1999 (introdotto a seguito della modifica intervenuta con legge n. 38 del 2001 relativamente alla minoranza slovena), il quale inserisce l'appartenenza ad una minoranza nella circostanza aggravante prevista dalla legge che punisce come reato la violenza o l'istigazione a delinquere o qualsiasi reato, occorre aggiungere altre norme antidiscriminatorie che sanzionino le discriminazioni fondate anche sull'appartenenza ad una minoranza linguistica nonché norme che disciplinino il riconoscimento dell'apolidia e l'acquisto della cittadinanza da parte delle minoranze, completando così sia l'attuazione del principio costituzionale di eguaglianza formale senza distinzione di lingua e di razza, sia la tutela di tutte le minoranze linguistiche, anche se abusi e discriminazioni nell'applicazione delle leggi sono avvenute quasi soltanto nei confronti di Rom e Sinti; 4) alcune norme che mirano ad assicurare un'effettiva eguaglianza di trattamento tra gli appartenenti alla minoranza e gli altri cittadini o stranieri devono essere espressamente previste soltanto in favore degli appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti in quanto, sebbene possano sembrare ovvie concretizzazioni del principio di eguaglianza senza distinzioni derivanti dall'appartenenza ad una minoranza linguistica, in realtà sono norme non previste dalle disposizioni vigenti a tutela delle altre minoranze, o perché considerate non necessarie o richieste dai loro rappresentanti, o perché rigettate da alcune di loro. Al contrario, tale minoranza esige specifiche norme finalizzate alla differenziazione di trattamento e alla tutela della rispettiva identità sulla base della diversa appartenenza: si pensi, ad esempio, al divieto di censimento e di schedatura etnico-linguistica e di classi separate per gli appartenenti alla minoranza, da sempre rifiutati da Rom e Sinti, ma che invece sono istituti tipici della tutela giuridica delle minoranze tedesca e ladina del Trentino-Alto Adige e della minoranza slovena che vive nel Friuli-Venezia Giulia, tuttora rivendicati dai loro rappresentanti; 5) la promozione di misure volte a risolvere le questioni sociali riguardanti i Rom e i Sinti presenti in Italia potrebbe teoricamente non esigere alcuna disciplina specifica ed essere perciò lasciata all'applicazione delle misure normali previste dalla legislazione ordinaria in materia lavorativa, sociale ed assistenziale.