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In particolare, con la lettera a) è aggiunto il comma 4- ter nell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, allo scopo di consentire ai detenuti e agli internati la partecipazione a titolo volontario e gratuito a progetti di pubblica utilità presso lo Stato e gli enti locali o presso enti ed organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato. In questo caso, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste nell’articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, che regola il lavoro di pubblica utilità nel processo davanti il giudice di pace. La lettera b) contiene una serie di modifiche all’articolo 47- ter dell’ordinamento penitenziario, in materia di detenzione domiciliare. In primo luogo, è prevista l’abrogazione del comma 1.1 dell’articolo 47- ter dell’ordinamento penitenziario, e la conseguente eliminazione del divieto di concessione della detenzione domiciliare tra i tre e i quattro anni di pena (residua) nei confronti dei condannati recidivi ai sensi dell’articolo 99, comma quarto, del codice penale. In secondo luogo, si prevede la soppressione di una parte del secondo periodo del comma 1- bis dell’articolo 47- ter dell’ordinamento penitenziario, ai fini della concessione della detenzione domiciliare «generica» o infrabiennale. Ciò risponde all’esigenza di eliminare il divieto di applicazione di questa importante misura alternativa nei confronti dei recidivi che, peraltro, già possono accedervi per l’espiazione di pene non superiori a diciotto mesi, in base alla legge n.199/2011, e possono essere ammessi sia all’affidamento in prova ai servizi sociali, misura alternativa di durata più ampia (fino ai tre anni), sia alla semilibertà, secondo i requisiti previsti dalla legge, e sempre previa valutazione nel merito da parte del magistrato di sorveglianza. Resta fermo il divieto di accesso alle misure alternative ed ai benefici penitenziari per i condannati per i reati previsti dall’articolo 4- bis dell’ordinamento penitenziario. In terzo luogo, è prevista la riformulazione del comma 1- quater dell’articolo 47- ter dell’ordinamento penitenziario, per consentire al magistrato di sorveglianza, nei casi di grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione, di applicare in via provvisoria la detenzione domiciliare prevista dai commi 1, 1- bis e 1- ter dell’articolo 47- ter dell’ordinamento penitenziario, possibilità quest’ultima attualmente riservata al Tribunale di Sorveglianza, cui resta attribuita la competenza alla concessione in via definitiva della detenzione domiciliare. La soppressione del comma 9 risponde all’esigenza di eliminare un rigido automatismo, già dichiarato in parte incostituzionale dalla Corte costituzionale (sentenza n. 173 del 1997), laddove dalla semplice presentazione della denuncia per evasione discenda automaticamente la sospensione della misura alternativa della detenzione domiciliare, orientamento ribadito, da ultimo, con la sentenza n. 189 del 2010 della Corte costituzionale. La soppressione del comma 9 è, quindi, volta ad eliminare preclusioni di natura assoluta all’accesso a misure alternative alla detenzione, incompatibili con la finalità di rieducazione della pena, impedendo ogni valutazione di merito sulla condotta e sulla personalità del condannato da parte del magistrato di sorveglianza e sulla sua eventuale capacità ad eseguire la condanna in misure alternative alla detenzione. Le lettere c) e d) abrogano le disposizioni che, rispettivamente, limitano per i condannati recidivi qualificati l’accesso ai benefici penitenziari (permessi premio, semilibertà) e vietano la concessione per più di una volta di misure alternative alla detenzione in un’ottica di progressione trattamentale. L’abrogazione degli articoli 30- quater , 50- bis e l’abrogazione, nell’articolo 58- quater , del comma 7- bis , unitamente alla abrogazione del comma 1.1. dell’articolo 47- ter , fa così venir meno i limiti per l’accesso ai benefici penitenziari e alle misure alternative alla detenzione nei confronti dei recidivi ai sensi dell’articolo 99, comma quarto, del codice penale, sul presupposto che tali condannati non sono necessariamente portatori di una significativa, attuale, pericolosità sociale. L’articolo 3 prevede l’inserimento nell’articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, di un nuovo comma 5- ter , per consentire al condannato tossicodipendente o assuntore di sostanze stupefacenti o psicotrope di essere ammesso al lavoro di pubblica utilità previsto dal comma 5- bis per tutti i delitti, salvo quelli più gravi indicati al comma 2, lettera a) dell’articolo 407 del codice di procedura penale. L’articolo 4 amplia i compiti assegnati al Commissario straordinario del Governo per le infrastrutture carcerarie all’interno del quadro normativo fissato dal decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 2012. In via temporanea, fino al 31 dicembre 2014, sono direttamente attribuiti al Commissario i compiti di programmazione dell’attività di edilizia penitenziaria, di manutenzione straordinaria, ristrutturazione, completamento, ampliamento delle strutture penitenziarie esistenti, ma anche di realizzazione di nuovi istituti penitenziari e di alloggi di servizio per la polizia penitenziaria, nonché compiti di destinazione e valorizzazione dei beni immobili penitenziari e di individuazione di immobili dismessi al fine della realizzazione di strutture carcerarie. Restano in capo al Ministro della giustizia, d’intesa con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, le funzioni di indirizzo, di vigilanza e controllo sull’attività del Commissario straordinario del Governo svolta in esecuzione dei compiti assegnati dalla disposizione illustrata. È previsto che gli atti del Commissario straordinario, ove rientrino nelle competenze assegnate alla Agenzia del demanio, siano adottati d’intesa con la stessa Agenzia e siano sottoposti al regime di controllo di regolarità amministrativa e contabile secondo la legislazione vigente, con obbligo, a carico del Commissario, di trasmissione periodica di una relazione sullo stato di attuazione dei compiti assegnati. È stabilito espressamente che al Commissario straordinario del Governo non spetta, in relazione alle attività compiute in attuazione della norma, alcun tipo di compenso (comma 9) ed è espressamente escluso l’impiego di nuove risorse. L’articolo 5 contiene la norma di copertura finanziaria, che esclude la sussistenza di nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, posto che all’attuazione delle disposizioni del decreto si provvederà mediante l’utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. L’articolo 6 stabilisce che il decreto-legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e che sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.. Art. 1. 1. È convertito in legge il decreto-legge 1º luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena. 2.