[pronunce]

La Regione Marche, pur riconoscendo che l'ambito di intervento della norma richiamata sarebbe riconducibile alla materia dell'ambiente – di competenza legislativa esclusiva statale ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. – ciò nondimeno osserva che dalla individuazione delle aree sensibili discenderebbero importanti conseguenze a livello di politiche del territorio (come nel caso della scelta di sistemi depurativi), che atterrebbero più propriamente alla materia del «governo del territorio» e della «tutela della salute», rientranti nella competenza legislativa concorrente di cui all'art. 117, terzo comma, Cost. Conseguentemente, ad avviso della difesa regionale, la previsione di un mero obbligo statale di «sentire» la Conferenza Stato-Regioni risulterebbe insufficiente, essendo invece necessaria l'acquisizione di una vera e propria «intesa» con la stessa. Ciò, soggiunge la Regione Marche, «in conformità anche con l'orientamento più volte espresso dalla Corte costituzionale in base al quale, qualora per esigenze di esercizio unitario vengano attratte, insieme alla funzione amministrativa, funzioni legislative», deve essere dato il dovuto risalto alle «attività concertative e di coordinamento orizzontale, ovverosia le intese, che devono essere condotte in base al principio di lealtà» (come affermato testualmente nella sentenza n. 303 del 2003). Ad avviso della Regione Marche, dunque, la disposizione violerebbe gli artt. 117 e 118 Cost. «nella parte in cui non prevede che il processo codecisionale sia garantito attraverso un'intesa fra Stato e Regioni». 13.2. – Quanto agli artt. 113 e 114 del d.lgs. n. 152 del 2006, la ricorrente lamenta che essi subordinano la potestà normativa regionale in tema di «acque meteoriche di dilavamento e acque di prima pioggia» nonché in tema di «restituzione delle acque utilizzate per la produzione idroelettrica, per scopi irrigui e in impianti di potabilizzazione», ad un previo parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio. Tali disposizioni, pertanto, prevedendo la necessità di un parere statale obbligatorio «in grado quindi di limitare o, più precisamente, subordinare lo svolgimento» dell'attività legislativa regionale, violerebbero l'art. 117 Cost.. 13.3. – La Regione Marche, inoltre, censura l'art. 116 del d.lgs. n. 152 del 2006, il quale disciplina l'iter procedurale per l'adozione dei «programmi di misura» destinati ad integrare i piani di tutela, stabilendo che essi sono predisposti dalla Regioni e sottoposti per l'approvazione all'Autorità di bacino, la quale può invitare la Regione, qualora le misure non risultino sufficienti al raggiungimento degli obiettivi, ad apportare le dovute modifiche. La procedura in questione, secondo la ricorrente, pur prevedendo un coinvolgimento dei livelli regionali, che predispongono i programmi, attribuirebbe di fatto le determinazioni finali allo Stato, attraverso l'Autorità di bacino, cui è demandata la approvazione dei programmi medesimi, con la conseguenza che il modello procedimentale previsto non consentirebbe un confronto paritario fra i vari interessi coinvolti, in violazione degli artt. 117 e 118 Cost., nonché del principio della leale cooperazione. 14. – Con ricorso notificato il 13 giugno 2006 e depositato il successivo 23 giugno (registro ricorsi n. 80 del 2006), la Regione Basilicata ha impugnato, fra gli altri, l'art.101, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006, per violazione dell'art. 76 Cost. 14.1. – Ad avviso della ricorrente, la disposizione, equiparando ai fini della disciplina e delle autorizzazioni degli scarichi i reflui domestici a quelli derivanti dalle imprese agricole, in forza di un criterio indeterminato – prevedendo che rientrino in tale disciplina gli scarichi provenienti anche da imprese agricole che svolgono attività di trasformazione o valorizzazione dei prodotti agricoli, purché tale attività, inserita con carattere di normalità e complementarietà funzionale nel ciclo produttivo aziendale, riguardi materia prima lavorata prodotta in misura prevalente dall'attività di coltivazione dei terreni – rimetterebbe ad una valutazione discrezionale della p.a. la inclusione, o meno, di singole fattispecie nel campo applicativo della norma, diversamente da quanto disposto in precedenza con l'art. 28, comma 7, lettera c), del d.lgs. n. 152 del 1999, il quale fissava invece un criterio certo di distinzione. Conseguentemente, ad avviso della difesa regionale, la previsione censurata, autorizzando di fatto i produttori ad osservare livelli di trattamento meno rigorosi rispetto al passato, si porrebbe in contrasto sia con l'art. 1, comma 8, lettera a), della legge n. 304 del 2008, che pone l'obiettivo di garantire «il miglioramento della qualità dell'ambiente, della protezione della salute umana all'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali», sia con il successivo comma 9, lettera b), concernente l'obiettivo di «pianificare, programmare ed attuare interventi diretti a garantire la tutela ed il risanamento dei corpi idrici e superficiali e sotterranei, previa ricognizione degli stessi». 15. – In tutti i giudizi, ad eccezione di quello introdotto dalla Regione Calabria, è intervenuta l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) – Onlus, chiedendo che la Corte accolga i ricorsi proposti dalle citate Regioni ricorrenti. In prossimità dell'udienza di discussione, l'Associazione ha depositato memorie con le quali insiste nelle conclusioni già rassegnate negli atti di intervento. 16. – Nel giudizio introdotto con il ricorso della Regione Piemonte, hanno spiegato intervento ad opponendum la Biomasse Italia S.p.a. , la Società Italiana Centrali Termoelettriche – SICET S.r.l. , la Ital Green Energy S.r.l e la E.T.A. – Energie Tecnologie Ambiente S.p.a. , chiedendo che la Corte costituzionale dichiari l'inammissibilità e comunque l'infondatezza delle questioni promosse dalla Regione Piemonte. 17. — Nell'imminenza dell'udienza pubblica tutte le Regioni, ad eccezione del Piemonte, dell'Abruzzo e della Basilicata, hanno depositato memorie ad integrazione delle motivazioni svolte nei ricorsi a sostegno delle singole questioni di costituzionalità sollevate, ponendo in evidenza, fra l'altro, gli effetti di alcune modifiche sopravvenute nelle more del presente giudizio, riguardo ad alcune delle norme impugnate. In particolare, le difese regionali osservano che l'art. 101, comma 7, è stato modificato ad opera dell'art. 2, comma 8, del d.lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 (Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale), e che, tuttavia, tale ius superveniens, estendendo ulteriormente la possibilità di assimilazione dei reflui domestici a quelli provenienti da determinate categorie di imprese, avrebbe non solo confermato ma addirittura aggravato le ragioni di censura svolte sulla formulazione originaria della norma in questione.