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sulla citata piattaforma logistica sarebbe ricaduto l'interesse di molte aziende straniere, tra cui COSCO, compagnia di Stato cinese, che offre servizi di spedizione e logistica e che recentemente ha investito nel citato terminal di Vado ligure; durante il citato vertice del 23 marzo , è stato firmato il primo progetto di cooperazione italo-cinese inerente all'economia triestina, un accordo che riguarderebbe importanti investimenti sulle infrastrutture ferroviarie, sottoscritto dal presidente dell'Autorità portuale, Zeno D'Agostino, e dai rappresentanti della China Communications Construction Company; come riferito dallo stesso D'Agostino in una intervista al quotidiano "Il Sole 24 Ore", lo scorso 15 marzo, il memorandum sottoscritto prevederebbe 90 giorni di tempo per la definizione degli accordi; il presidente di Federlogistica, Luigi Merlo, ha lanciato l'allarme sulla possibile cessione ai cinesi dei porti italiani. In un'intervista al "Secolo XIX", pubblicata lo scorso 12 marzo, Merlo ha richiamato l'attenzione sul pericolo che la Cina possa diventare monopolista dei porti del Mediterraneo, pericolo che necessiterebbe di una soluzione da prendere a livello comunitario; in più occasioni la rappresentanza diplomatica statunitense in Italia ha manifestato forti perplessità circa la sottoscrizione da parte del Governo italiano del Memorandum con la Repubblica popolare cinese, per ragioni sia economiche che geopolitiche. Nello specifico, la diplomazia USA in Italia si è detta preoccupata "per l'opacità e la sostenibilità degli accordi che coinvolgono la Belt and Road Initiative ", esortando l'Italia "ad analizzare con attenzione gli accordi di commercio, investimento ed assistenza per assicurare che siano economicamente sostenibili, operino sotto i principi di libero mercato di apertura e giusto accesso ai mercati e rispettino la sovranità e lo stato di diritto"; le forze politiche di opposizione, Forza Italia in primis, hanno evidenziato che configurandosi come un trattato internazionale il Memorandum necessita della ratifica da parte del Parlamento, ex articolo 80 della Costituzione. Il Governo si è affrettato a definirlo una semplice intesa, per cui non è necessaria alcuna ratifica, con ciò evitando i passaggi parlamentari, si chiede di sapere: se le circostanze riportate in premessa corrispondano al vero; se il Governo non condivida la preoccupazione di fare della Cina un monopolista dei porti italiani e dell'intero Mediterraneo; quali siano i contenuti esatti dell'accordo di cooperazione firmato il 23 marzo 2019 tra Autorità portuale di Trieste e China Communications Construction Company, a latere del protocollo fra Italia e Cina, sancendo di fatto l'ingresso del porto di Trieste nella cornice dell'iniziativa "Belt and Road Initiative"; quali ricadute in termini logistici e infrastrutturali avrà tale accordo per l'area di Trieste, con particolare riferimento alle infrastrutture ferroviarie collocate nella regione portuale del Mare Adriatico Orientale rientranti nel progetto "Trihub", il piano integrato di rinforzo del sistema infrastrutturale ferroviario nell'area fra Cervignano del Friuli, Villa Opicina e Trieste, sviluppato in collaborazione con il gestore della rete ferroviaria italiana RFI; se siano state valutate le possibili ricadute occupazionali derivanti dall'accordo tra Autorità portuale di Trieste e CCCC, e in caso affermativo quali siano le stime nel breve e medio periodo. Atto n. 4-01536 PRESUTTO ORTOLANI PIRRO ACCOTO DELL'OLIO GARRUTI GAUDIANO MATRISCIANO GIANNUZZI ANGRISANI DI MICCO LANNUTTI PESCO URRARO GALLICCHIO CROATTI L'ABBATE COLTORTI MORONESE VACCARO PELLEGRINI Marco MAUTONE TRENTACOSTE MARINELLO ROMAGNOLI LANZI LOMUTI CASTELLONE LA MURA NUGNES DESSI' NATURALE PERILLI MANTOVANI DRAGO RICCIARDI CATALFO CRUCIOLI PIARULLI ENDRIZZI PISANI Giuseppe ROMANO LEONE NOCERINO ABATE AGOSTINELLI FENU FEDE GRASSI DONNO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: a partire dal 21 dicembre 1985, con l'esplosione del deposito di carburante Agip, avvenuta in zona San Giovanni a Teduccio, periferia orientale di Napoli, diverse raffinerie dell'area sono state col tempo dismesse, pur mantenendo i depositi di idrocarburi, oli combustibili e gpl nei pressi della "darsena petroli"; la quasi totalità della zona orientale di Napoli presenta una qualità dell'aria, del suolo e dell'acqua che mette a repentaglio la salute stessa dei cittadini, che ormai da più di un trentennio si trovano a subire gli effetti devastanti di un ambiente insalubre e pericoloso; le falde acquifere della zona risultano profondamente contaminate da metalli pesanti e sostanze dannose per la salute e infatti non mancano episodi di acqua oleosa o nera fuoriuscita dai rubinetti delle case site nella zona; il grave stato di inquinamento del suolo e delle acque è stato riconosciuto anche dalla conferenza di servizi del 31 maggio 2013, tenutasi presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, alla presenza dei rappresentanti del Ministero della salute e del Ministero dello sviluppo economico; l'aria della zona orientale di Napoli risulta spesso pesante e irrespirabile a causa delle polveri provenienti dalla pulizia dei silos e dei depositi, ma anche dalla fitta rete di tubazioni per il trasporto di idrocarburi, che passa a pochi metri dalle abitazioni e che compromette pericolosamente la salubrità dell'aria; i gravi livelli di inquinamento hanno portato all'inclusione dell'area "Napoli orientale", insieme all'area "Napoli est" inserita nel 1998, fra i siti di interesse nazionali per i quali è necessario operare interventi di bonifica ai sensi dell'art. 1, comma 4, della legge n. 426 del 1998; le aree da bonificare si estendono per circa 830 ettari e coinvolgono le aree marine antistanti, interessando la parte orientale di Napoli (come San Giovanni a Teduccio, Barra, Ponticelli, Poggioreale e Gianturco) già fortemente funestate da un'insalubrità del suolo, dell'aria e dell'acqua, che ha avuto e sta avendo grosse ripercussioni sull'incidenza tumorale nella zona; considerato che: l'incidenza dei tumori, anche giovanili, nell'area di Napoli est è ben oltre la media nazionale, come confermano le numerosissime testimonianze dirette e quelle riportate su diversi organi di stampa e anche, da ultimo, dal rapporto BES stilato dall'Istat nel 2018, secondo cui la provincia di Napoli è fra le province italiane a più alto tasso di incidenza di tumori del Paese; la delocalizzazione dei depositi di idrocarburi e di oli combustibili presenti nell'area non è stata ancora effettuata e diverse aree destinate alla bonifica risultano in stato di abbandono e quando recuperate per fini di pubblica utilità vengono giustamente interdette dal Ministero dell'ambiente per il pericoloso livello di inquinamento, come avvenuto per l'ex Manifattura tabacchi, trasformata in uno studentato nel 2013 e chiuso nell'estate 2018 proprio per tali gravi livelli di insalubrità;