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la volontaria italiana è stata rapita durante un attacco a Chakama, a circa 60 chilometri a ovest di Malindi e non è ancora chiara la dinamica dell'assalto; le fonti locali stanno riportando diverse ricostruzioni: alcune parlano di un assalto nella zona del mercato del villaggio di Chakama, altre, come "The Standard", di un attacco diretto alla casa per bambini gestita dall'organizzazione non governativa italiana; il quotidiano locale "The Nation" dice che 80 "uomini armati in modo pesante" hanno attaccato il villaggio sparando in aria e sottolinea che si ritiene che il commando appartenga alle milizie di Al-Shabaab; considerato che la Farnesina ha confermato il rapimento spiegando che l'unità di crisi si è immediatamente attivata e lavora in stretto contatto con l'ambasciata d'Italia a Nairobi e con la famiglia della cooperante, si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda attivarsi immediatamente presso le autorità competenti al fine di mettere in salvo la giovane cooperante. Atto n. 3-00403 LAFORGIA Al Ministro della salute Premesso che: la legge italiana sulla IVG (interruzione volontaria della gravidanza) è la legge n. 194 del 1978, con la quale sono venuti a cadere i reati previsti dal titolo X del libro II del codice penale, con l'abrogazione degli articoli dal 545 al 555, oltre alle norme di cui alle lettere b) ed f) dell'articolo 103 del testo unico delle leggi sanitarie (di cui al regio decreto n. 1265 del 1934); la legge n. 194 consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza), nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica; a quarant'anni dalla sua adozione, il pieno accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, come prevista dalla legge, resta ancora da garantire; l'obiezione di coscienza per i professionisti sanitari è prevista dalla legge n. 194. L'obiezione di coscienza sollevata da un medico è revocata con effetto immediato in caso di sua partecipazione diretta a pratiche di IVG, ad eccezione dei casi in cui sussiste una condizione di imminente pericolo di vita per la donna; lo status di obiettore non esonera il professionista sanitario dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento; il SSN è tenuto a assicurare che l'IVG si possa svolgere nelle varie strutture ospedaliere deputate a ciò, e quindi qualora il personale assunto sia costituito interamente da obiettori dovrà supplire a tale carenza in modo da assicurare il servizio; attualmente a dover assicurare il servizio tramite trasferte e mobilità è solo la minoranza di medici non obiettori, nonostante ciò non sia specificato nella legge; considerato che: in data 20 novembre 2018 è stata lanciata una petizione sulla piattaforma "change.org", destinata al Ministro della salute, Giulia Grillo, da quattro ginecologhe non obiettrici per garantire la piena applicazione della legge n. 194; scopo della petizione è sanzionare gli enti ospedalieri che non forniscono il servizio di interruzione volontaria di gravidanza e istituire una "helpline" per le donne che necessitano di supporto; autrici dell'appello sono quattro tra le più importanti ginecologhe italiane, Silvana Agatone (presidente di "Laiga" Libera associazione italiana ginecologi per l'applicazione della legge n. 194 del 1978 e socia fondatrice della rete nazionale di politica femminista "Rebel Network"), Elisabetta Canitano (fondatrice di Vita di Donna), Concetta Grande (Laiga) e Giovanna Scassellati (responsabile del reparto di salute riproduttiva dell'ospedale "San Camillo" di Roma), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della petizione che ha già raccolto svariate decine di migliaia di firme e come intenda procedere al fine di garantire la piena applicazione della legge n. 194 del 1978, ovvero di riconoscere alle donne il proprio diritto di accedere all'interruzione volontaria della gravidanza nelle strutture pubbliche. Atto n. 3-00404 UNTERBERGER STEGER Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 1 della legge n. 449 del 1997 ha introdotto la detrazione fiscale per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, successivamente modificata e prorogata e, infine, resa stabile dal decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 (art. 4); in particolare, l'agevolazione fiscale sugli interventi di ristrutturazione edilizia è disciplinata dall'articolo 16- bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, in cui è prevista una detrazione in via ordinaria dall'Irpef del 36 per cento delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare; successivamente, per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 fino al 30 giugno 2013, il decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012, ha aumentato la misura della detrazione dal 36 al 50 per cento ed ha innalzato il limite di spesa massima agevolabile da 48.000 a 96.000 euro per unità immobiliare; infine, con il decreto-legge n. 63 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 90 del 2013 (art. 16), il termine di scadenza dell'innalzamento della percentuale di detrazione IRPEF dal 36 al 50 per cento e del limite dell'ammontare complessivo da 48.000 a 96.000 euro in relazione alle spese di ristrutturazione edilizia è stato prorogato al 31 dicembre 2013; con appositi interventi normativi successivi, tale maggiorazione di importi è stata più volte prorogata e, da ultimo, la legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017) ha rinviato al 31 dicembre 2018 la possibilità di usufruire della maggiore detrazione Irpef (50 per cento) e del limite massimo di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare; la medesima legge di bilancio ha prorogato altresì, fino al 31 dicembre 2018, la maggiorazione dell'agevolazione per la riqualificazione energetica degli edifici, che consiste nel riconoscimento di una detrazione d'imposta del 65 per cento (anch'essa maggiorata e, originariamente, del 55 per cento) per le spese sostenute in caso di interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici; in entrambi i casi, le detrazioni sono ripartite in quote annuali costanti, su un arco temporale complessivo di 10 anni; il beneficio effettivo in termini finanziari legato alle detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e per lavori di riqualificazione energetica degli edifici non è rappresentato esclusivamente dall'ammontare della detrazione riconosciuta, ma è legato anche all'arco temporale in cui il contribuente può usufruirne;