[pronunce]

- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per l'inammissibilità del ricorso, e «dell'unita istanza cautelare», e, comunque, per il rigetto nel merito. 2.1. - Un primo profilo di inammissibilità deriverebbe, secondo la difesa erariale, dalla tardività del ricorso perché notificato oltre i 60 giorni stabiliti dall'art. 39, primo comma, della legge n. 87 del 1953, che alternativamente decorrerebbero, a norma del secondo comma dello stesso art. 39, «...dalla notificazione o pubblicazione ovvero dall'avvenuta conoscenza dell'atto impugnato». Difatti, l'impugnata sentenza della Corte di Cassazione è stata depositata il 24 luglio 2006, mentre la notificazione del ricorso per conflitto di attribuzione è avvenuta il 4 ottobre 2006, dovendosi a tal fine ritenere che «il termine perentorio per proporre il conflitto di attribuzione decorra dalla pubblicazione della sentenza, che ne determina, oltre all'efficacia (da cui deriva l'asserita lesività), anche la conoscibilità legale e non, invece, dalla successiva notificazione, atteso che la Regione Sardegna era parte costituita (contro-ricorrente e ricorrente incidentale) nel procedimento svoltosi dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione». Né, peraltro, la Regione ricorrente potrebbe avvalersi della sospensione dei termini durante il periodo feriale, giacché la legge 7 ottobre 1969, n. 742 (Sospensione dei termini processuali nel periodo feriale) «si riferisce alle sole giurisdizioni ordinaria e amministrativa, talché non può essere estesa ai procedimenti che si svolgono davanti alla Corte Costituzionale». 2.2. - Altro profilo di inammissibilità del ricorso conseguirebbe dalla circostanza che il ricorso per conflitto di attribuzione non sembra esser stato notificato anche alla Corte di cassazione, quale «organo che ha emanato l'atto, come prescrive l'art. 27 delle Norme integrative per i giudizi dinanzi alla Corte Costituzionale 16 marzo 1956 al comma 2 (aggiunto dall'art 9 della Delibera del 10 giugno 2004 )». Né – asserisce la difesa del Presidente del Consiglio dei ministri – «potrebbe essere ormai disposta l'integrazione del contraddittorio essendo decorsi i termini per la proposizione del ricorso». 2.3. - Ad avviso dell'Avvocatura, ulteriori ragioni militerebbero per l'inammissibilità del ricorso. Deduce, infatti, la difesa dello Stato che la Regione autonoma ricorrente «non contesta l'esistenza del potere giurisdizionale, […] contesta, invece, l'interpretazione contenuta nella sentenza della Corte di Cassazione e, in particolare, la scelta della norma da applicare, che rientra nella funzione istituzionale della Corte di Cassazione, in quanto secondo la Regione Sardegna la disciplina delle cause di incompatibilità sarebbe contenuta, in modo completo ed esaustivo, nello Statuto speciale, senza alcuna possibilità di integrazione da parte della legge n. 154/1981». Si tratterebbe, dunque, di una controversia concernente una questione di interpretazione del diritto vigente e che «non attiene all'esistenza (od al superamento dei confini) della giurisdizione, al di là di quanto lamentato dalla Regione Sardegna la quale si duole, in realtà, dell'interpretazione data allo Statuto dalla Suprema Corte». L'Avvocatura ribadisce, dunque, che la presente fattispecie è sovrapponibile a quella decisa da questa Corte, nel senso dell'inammissibilità, con la sentenza n. 29 del 2003, non potendosi anche nel caso in esame ravvisare un superamento dei limiti assegnati alla funzione giudiziaria, ma, eventualmente, «un caso di errore di diritto nelle argomentazioni e nelle statuizioni della sentenza». Del resto, che la Regione Sardegna non contesti una vera e propria «disapplicazione» di una norma regionale, quanto piuttosto un'interpretazione erronea di essa da parte della Corte di Cassazione, si evincerebbe dal fatto che «l'eccesso o lo straripamento di potere, per “assoluta mancanza di dati normativi legittimanti” è più declamata che concretamente dimostrata», essendo stati riprodotti nel ricorso per conflitto di attribuzione «i medesimi motivi articolati nel ricorso per Cassazione e, già in precedenza, sviluppati nel giudizio di merito che si è svolto dinanzi al Tribunale ed alla Corte di Appello di Cagliari». In definitiva, argomenta ancora la difesa erariale, si tratterebbe, nel caso all'esame, soltanto di «un'interpretazione del diritto vigente che, lungi dall'applicare una normativa “del tutto inconferente”, come sostenuto dalla Regione Sardegna […] “arbitrariamente ed in carenza assoluta di potere”, rientra nella tipica funzione di “nomofilachia” istituzionalmente demandata alla Corte di Cassazione». 2.4. - Quanto, poi, alla domanda di sospensione dell'efficacia della sentenza impugnata, l'Avvocatura dello Stato, richiamando anch'essa la l'ordinanza n. 94 del 1980, esclude che possano ravvisarsi gli estremi delle «gravi ragioni», giacché dall'esecuzione della stessa sentenza «non può derivare un concreto ed attuale pregiudizio alla funzionalità dell'Assemblea regionale della Sardegna, dovendo quest'ultima limitarsi a disporre la surrogazione del consigliere decaduto». 3. - La Regione autonoma della Sardegna ha depositato in data 31 ottobre 2006 copia del ricorso notificato alla Corte di cassazione il 25 ottobre 2006, unitamente all'avviso di fissazione dell'udienza pubblica per il 21 novembre 2006. 4. - In data 13 novembre 2006, a seguito della predetta notificazione, la «Corte Suprema di Cassazione, in persona del Primo Presidente pro-tempore, e la I Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione in persona del Presidente pro-tempore, rappresentate e difese dall'Avvocatura Generale dello Stato» – si sono costituite in giudizio, con un unico «atto di costituzione», concludendo per l'inammissibilità o comunque per l'infondatezza del ricorso e dell'istanza cautelare. «Sull'ammissibilità e la tempestività dell'intervento […] nel presente giudizio», la difesa della Corte di cassazione osserva che la notificazione del ricorso all'organo che ha emanato l'atto impugnato è innovazione seguita alla modifica delle norme integrative – avvenuta con deliberazione della Corte costituzionale in data 10 giugno 2004 – e, segnatamente, dell'art. 27, comma 2. Sicché, proprio facendo leva su tale innovazione, «la recente ordinanza n. 353 del 2006 – resa nel giudizio per conflitto di attribuzione tra Enti promosso dalla Regione Veneto a seguito di un atto di fissazione dell'udienza di trattazione adottato dal Giudice istruttore del Tribunale civile di Roma in un procedimento di risarcimento del danno da diffamazione nei confronti di un consigliere regionale – ha ordinato che il ricorso, notificato dalla Regione ricorrente soltanto al Presidente del Consiglio dei ministri, venisse notificato anche al Tribunale di Roma».