[pronunce]

b) all'individuazione della reale consistenza dello stato dei luoghi, della tipologia e del numero di concessioni attualmente vigenti nonché delle aree libere e concedibili; c) all'individuazione della tipologia e del numero di imprese concessionarie e sub-concessionarie; d) alla ricognizione degli investimenti effettuati nell'ambito delle concessioni stesse e delle tempistiche di ammortamento connesse, nonché dei canoni attualmente applicati in relazione alle diverse concessioni; e) all'approvazione dei metodi, degli indirizzi generali e dei criteri per la programmazione, pianificazione e gestione integrata degli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri». Si precisa quindi che ai sensi del successivo comma 677 il d.P.C.m. dovrà contenere «i criteri per strutturare: a) un nuovo modello di gestione delle imprese turistico-ricreative e ricettive che operano sul demanio marittimo secondo schemi e forme di partenariato pubblico-privato, atto a valorizzare la tutela e la più proficua utilizzazione del demanio marittimo, tenendo conto delle singole specificità e caratteristiche territoriali secondo criteri di: sostenibilità ambientale; qualità e professionalizzazione dell'accoglienza e dei servizi; accessibilità ; qualità e modernizzazione delle infrastrutture; tutela degli ecosistemi marittimi coinvolti ; sicurezza e vigilanza delle spiagge; b) un sistema di rating delle imprese di cui alla lettera a) e della qualità balneare; c) la revisione organica delle norme connesse alle concessioni demaniali marittime, con particolare riferimento alle disposizioni in materia di demanio marittimo di cui al codice della navigazione o a leggi speciali in materia; d) il riordino delle concessioni ad uso residenziale e abitativo, tramite individuazione di criteri di gestione, modalità di rilascio e termini di durata della concessione nel rispetto di quanto previsto dall'art. 37, primo comma, del codice della navigazione e dei princìpi di imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità e tenuto conto, in termini di premialità, dell'idonea conduzione del bene demaniale e della durata della concessione; e) la revisione e l'aggiornamento dei canoni demaniali posti a carico dei concessionari, che tenga conto delle peculiari attività svolte dalle imprese del settore, della tipologia dei beni oggetto di concessione anche con riguardo alle pertinenze, della valenza turistica». Il ricorso aggiunge anche che entro due anni dall'adozione del citato decreto le amministrazioni competenti per materia, da questo individuate, provvedono alla esecuzione di tutte le attività previste dalle disposizioni prima richiamate; successivamente è previsto l'avvio di una procedura di consultazione pubblica sulle priorità e modalità di azione e intervento per la valorizzazione turistica delle aree insistenti sul demanio marittimo (come previsto dai commi 678 e 679). Infine, il ricorrente ricorda che la legge n. 145 del 2018, al comma 246 dell'art. 1, consente ai titolari di concessioni demaniali marittime e punti di approdo con finalità turistico ricreative di mantenere installati i manufatti amovibili fino al 31 dicembre 2020, nelle more del riordino della materia. 3.2.- Tanto premesso, il ricorrente richiama l'attenzione sulla circostanza che il d.P.C.m. «è in corso di avanzata definizione» e rileva che le impugnate previsioni regionali, «sovrapponendosi alla predetta disciplina statale emanata in materia, dalla quale con ogni evidenza si discostano sostanzialmente, generano dubbi interpretativi e incertezze riguardo alla chiara individuazione delle norme di legge applicabili», presentando perciò evidenti profili di illegittimità costituzionale. A tale riguardo, l'Avvocatura generale sottolinea l'orientamento della giurisprudenza di questa Corte secondo cui i criteri e le modalità di affidamento delle concessioni sui beni del demanio marittimo rientrano nella competenza esclusiva statale sulla «tutela della concorrenza», di cui all'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., che costituirebbe un limite insuperabile per le «pur concorrenti competenze regionali» (sono richiamate le sentenze n. 1 del 2019 e n. 221 del 2018). Inoltre, viene evocato l'art. 97, secondo comma, Cost. e il principio di buon andamento dell'amministrazione dallo stesso sancito, censurando le disposizioni regionali per «la sovrapposizione alla disciplina statale emanata in materia e la conseguente incertezza riguardo alla chiara individuazione delle norme di legge applicabili (statali o regionali)». 4.- Con atto depositato il 10 giugno 2019 si è costituita la Regione Siciliana, in persona del Presidente pro tempore, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato ed evidenziando «in via generale» che nell'atto di promovimento non si fa mai cenno alle competenze spettanti alla Regione in virtù dello statuto speciale. 4.1.- Nell'affrontare le censure all'art. 33, la resistente ne rileva anzitutto un profilo di inammissibilità per essere il ricorrente venuto meno all'onere di introdurre questioni sufficientemente precisate e motivate, essendo le stesse formulate in base a più opzioni ermeneutiche, sostanzialmente alternative, tra le quali la Corte dovrebbe scegliere quella fondante il dubbio di costituzionalità da scrutinare. Nel merito, osserva che la ratio della norma risulterebbe all'evidenza quella di consentire anche ai cacciatori «titolari della specifica licenza di polizia» di contribuire, unitamente al personale istituzionalmente a ciò deputato, al controllo selettivo della fauna nociva. In tal senso, il riferimento alla «residenza» nel territorio del parco - oggettivamente e facilmente riscontrabile - sarebbe finalizzato a creare una condivisa responsabilità nella gestione del territorio. Inoltre, si rileva che l'esercizio venatorio resterebbe in ogni caso regolato da specifiche norme che delimitano gli spostamenti o altre forme di mobilità dei cacciatori, sottoposti alle regole generali di cui alla legge n. 157 del 1992 e più in generale alle norme di polizia. Infine, si prospetta una lettura costituzionalmente orientata della modifica introdotta all'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 18 del 2015, nel senso di consentire l'utilizzo dei cacciatori solo nei medesimi termini e limiti previsti dal legislatore statale, ossia esclusivamente nelle aree naturali protette. Del resto, ad escluderne l'estensibilità al rimanente territorio regionale condurrebbe il criterio, evidenziato dallo Stato, della necessaria residenza nel parco. 4.2.- Quanto all'impugnativa degli artt. 24 e 25 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019, le relative questioni sarebbero inammissibili perché proposte in maniera assertiva, oltre che generica, immotivata nonché congetturale, laddove si riferiscono a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non ancora emanato. 4.3.- Nel merito, la resistente riafferma la propria competenza legislativa regionale in materia di gestione del pubblico demanio marittimo e rileva che il citato art. 24 non avrebbe inteso introdurre nuove o diverse procedure per il rilascio delle concessioni demaniali marittime, né avrebbe modificato la durata di queste. A suo avviso, inoltre, sarebbe evidente che le attività destinate a essere indicate dall'emanando d.P.C.m.