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Abrogazione del finanziamento pubblico alla politica e introduzione del finanziamento mediante credito di imposta. Onorevoli Senatori. -- Il finanziamento pubblico ai partiti, che venne introdotto in Italia con la cosiddetta legge Piccoli (legge 2 maggio 1974, n. 195), anche per far emergere il finanziamento occulto che tutta la politica italiana riceveva nell'ambito della cosiddetta guerra fredda, mostra ormai palesemente i suoi limiti politici, economici e soprattutto sociali. Un finanziamento pubblico insostenibile a maggior ragione di fronte a una politica che si mostra sempre più incapace di decidere ma che, al tempo stesso, continua ad autoalimentarsi senza una reale trasparente responsabilità e, per certi aspetti, pure non vedendo per nulla la necessità che la fase storica che stiamo vivendo ci impone, ossia quella di un cambio di parametro culturale nel rapporto tra denaro e politica, tra cittadini ed istituzioni, tra eletti ed elettori, mettendo al centro di questo criterio, appunto, il cittadino e la sua volontà di scegliere liberamente. Se si vuole, secondo un chiaro slogan : «scegli tu». Per noi, infatti, è e deve essere il cittadino il termine iniziale e finale di ogni modello realmente democratico. È lui e solo lui, appunto, che deve essere l'arbitro delle scelte della politica e del suo sostentamento: privilegiando o punendo, con la sua scelta di finanziamento, le proposte politiche che i soggetti all'uopo indicati dalla nostra Costituzione all'articolo 49, ossia in primis i partiti e i movimenti politici, propongono all'interno di quella società aperta e libera, che un mondo sempre più complesso e articolato mostra. Così, anche la recente legge 6 luglio 2012, n. 96, «Norme in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e dei movimenti politici, nonché misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi. Delega al Governo per l'adozione di un testo unico delle leggi concernenti il finanziamento dei partiti e dei movimenti politici e per l'armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali», mostra tutte le timidezze e le difficoltà di un sistema politico avvitato su se stesso, sordo al cambiamento, incapace di riformarsi. In tal senso, il presente disegno di legge, che parte dalla proposta di iniziativa legislativa popolare delineata dal professore Pellegrino Capaldo nella scorsa legislatura e che tanto successo tra i cittadini ha suscitato perché dà a loro la possibilità di scegliere direttamente, senza sottrarre forme di finanziamento al terzo settore e alla sussidiarietà orizzontale tanto fondamentale nella tenuta sociale del nostro Paese, ha tre obiettivi: a) abrogare tutte le norme che attribuiscono ai movimenti o partiti politici un rimborso in relazione alle spese elettorali sostenute per le campagne per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, del Parlamento europeo e dei consigli regionali. Norme che non riscuotono ormai alcun consenso da parte dell'opinione pubblica e che risultano aver fallito il loro intento più nobile, ovvero quello di limitare i casi di malversazione e di corruzione. Una proposta che, come noto, è già stata presentata da alcuni senatori del Pd (primo firmatario: Marcucci); b) introdurre, attraverso il credito di imposta, la scelta in capo ai cittadini di finanziare i partiti, con un meccanismo che dia modo allo Stato di riconoscere ai cittadini un credito d'imposta pari al 40 per cento del contributo versato con un limite massimo di 10.000 euro; c) infine, favorire un miglioramento qualitativo dei partiti e dei movimenti politici, utilizzando strumenti premiali che incentivino le migliori pratiche democratiche, interne ed esterne, in attesa di una legge sui partiti politici che dia fino in fondo, come per le altre liberal-democrazie di tipo parlamentaristico razionalizzato, piena attuazione all'articolo 49 della Costituzione. Il disegno di legge «Scegli tu», quindi, mira a mettere al centro il cittadino e la sua libertà di scelta, rendendo i partiti politici migliori e più trasparenti in qualità e, al tempo stesso, in quantità, posto che le loro dotazioni economico-finanziarie derivano da scelte direttamente operate sulla base del consenso politico-sociale che i cittadini attribuiscono loro. Un modo chiaro, peraltro, per rispettare l'indirizzo della volontà popolare, che si espresse già allora con il referendum dell'11 giugno 1978 riguardo all'abrogazione del finanziamento pubblico. Su questa base pertanto si è ritenuto di riservare il credito d'imposta alle sole persone fisiche e di individuare un limite di 10.000 euro, per consentire la più larga partecipazione dei cittadini quale che sia il loro reddito e il loro orientamento politico, favorendo peraltro la spinta sociale massima alla ricerca da parte di tutti i partiti e movimenti politici, di quelli già esistenti e di quelli che verranno, di un consenso sociale e politico non presuntivo ma «certificato» dalla libera scelta di sostegno economico del cittadino. Pur consapevoli delle difficoltà che le transizioni da un regime ad un altro determinano, si è pensato tuttavia di rendere il passaggio tra il vecchio e il nuovo sistema rapido ed efficace, graduato in tre anni, non da ultimo per favorire il prima possibile il ripristino di un circuito fiduciario tra cittadini e politica, facendo recuperare credibilità a coloro che, con dignità e onore, vengono chiamati dall'elettore per un tempo limitato ad esercitare le funzioni pubbliche.. 1 (Abrogazione delle norme in materia di rimborso per le spese elettorali sostenute da movimenti e partiti politici) 1 Fatto salvo quanto stabilito dall'articolo 4, comma 1, della presente legge, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge è abolito il rimborso per le spese elettorali sostenute da movimenti e partiti politici e sono conseguentemente abrogati: a gli articoli 1 e 3, commi dal secondo al sesto, della legge 18 novembre 1981, n. 659; b l'articolo 1 della legge 8 agosto 1985, n. 413; c gli articoli 9 e 9- bis , nonché l'articolo 12, comma 3, limitatamente alle parole: «dagli aventi diritto», l'articolo 15, commi 13, 14, limitatamente alle parole: «che non abbiano diritto ad usufruire del contributo per le spese elettorali», e 16, limitatamente al secondo periodo, e l'articolo 16 della legge 10 dicembre 1993, n. 515; d l'articolo 6 della legge 23 febbraio 1995, n. 43; e gli articoli 1, 2 e 3 della legge 3 giugno 1999, n. 157. 2 (Credito d'imposta per contributi volontari in denaro in favore di movimenti e partiti politici) 1 In sostituzione del rimborso abolito ai sensi dell'articolo 1, ai cittadini italiani che erogano contributi volontari in denaro in favore di movimenti e partiti politici è riconosciuto, a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, un credito di imposta pari al 40 per cento dell'ammontare del contributo stesso, fino ad un importo massimo di 10.000 euro per ciascun periodo d'imposta. 2 Il versamento del contributo non costituisce operazione effettuata nell'esercizio di impresa commerciale. 3