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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fallimento della società Deiulemar - Compagnia di navigazione Spa. Onorevoli Senatori. -- Con la sentenza n. 24 del 2 maggio 2012 del Tribunale civile di Torre Annunziata, che ha dichiarato il fallimento della società Deiulemar -- Compagnia di navigazione Spa per aver emesso obbligazioni, in violazione di quanto disposto dall'articolo 2412 del codice civile, per un valore di 858 milioni di euro circa, ha avuto formalmente inizio una delle vicende più inquietanti della recente storia del nostro Paese, che ha minato ulteriormente la già esigua credibilità del sistema di raccolta del piccolo risparmio e dei suoi strumenti di tutela e controllo. Detto fallimento è, difatti, quasi unico per le sue esorbitanti dimensioni, tanto che ha drammaticamente coinvolto, in maniera diretta, oltre tredicimila risparmiatori e, in maniera indiretta, l'intera area costiera vesuviana dove in larga parte risiedono i risparmiatori truffati e nella quale operava la predetta società. Il raggiro perpetrato ai danni di questi ignari cittadini è stato fondato ingenerando negli stessi la convinzione che stessero effettuando investimenti a capitale garantito, in quella che era stata fatta apparire come una regolare (ed autorizzata) attività di emissione di obbligazioni. L'apparente solidità della società poi fallita, peraltro «certificata» secondo le regole della contabilità previste dalla legge, veniva ingenerata negli ignari risparmiatori anche dalle dimensioni internazionali della Deiulemar che, nel suo momento di massima espansione, operava con oltre settanta navi e con oltre mille dipendenti, figurando fra le società leader in Europa nel trasporto di carichi secchi alla rinfusa e di carichi liquidi, coprendo tutte le rotte oceaniche, con prevalenza nel Sud-Est asiatico, Brasile, America, Nord Europa. In realtà, da quanto emerso dalle attività di indagine sinora effettuate dalla magistratura civile e penale, l'attività di raccolta del credito da parte della fallita Deiulemar risulta essere stata effettuata, quantomeno nei dieci anni precedenti la data del fallimento, in totale violazione dei limiti prescritti dal codice civile, in violazione delle norme di corretta tenuta di bilanci e libri sociali e persino in espressa violazione di formali divieti a dare corso alla specifica attività di raccolta del credito inoltrati alla predetta società dalla Banca d'Italia, quantomeno a partire dal 2006. Dalle indagini effettuate, in particolare, è emerso che sin dal 1997 l'Ufficio italiano dei cambi, oggi confluito nella Banca d'Italia, aveva già all'epoca rigettato la richiesta di iscrizione della società nell'elenco generale degli intermediari finanziari di cui all'articolo 106 del decreto legislativo n. 385 del 1993, e successive modificazioni (Testo unico bancario), per mancanza dei presupposti di legge; nel 2002, poi, la Banca d'Italia, sulle vicende in questione, aveva segnalato la società alla competente Procura della Repubblica. La vicenda, inoltre, ha messo in drammatica evidenza l'inadeguatezza dei sistemi di prevenzione e controllo vigenti nel nostro ordinamento ed in particolare di quanto prescritto dal decreto legislativo n. 231 del 2007, emanato in attuazione della direttiva 2005/60/CE, che conferisce all'Unità di informazione finanziaria (UIF), istituita presso la Banca d'Italia, il compito di dare corso all'analisi dei flussi finanziari al fine di individuare e prevenire fenomeni di riciclaggio di denaro nonché l'analisi finanziaria delle operazioni sospette segnalate. Sul punto va ribadito che dalle indagini effettuate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata è emerso che, dal 2005 e sino a tutto il 2012, vi sono state oltre trentamila movimentazioni sui conti correnti riconducibili ai soci della Deiulemar, per un valore complessivo di circa 400 milioni di euro. A fronte di una movimentazione bancaria così imponente l'attenzione da parte degli istituti di credito e della UIF avrebbe dovuto essere massima e costante mentre, a quanto pare, è risultata insufficiente e comunque del tutto inadeguata. Parimenti ininfluente, nel caso di specie, è risultata la prescrizione di cui all'articolo 41 del decreto legislativo n. 231 del 2007 che ha introdotto una procedura per la segnalazione, obbligatoria, delle operazioni sospette. Senza dubbio inadeguate a prevenire un tracollo finanziario di tali dimensioni sono risultate, inoltre, anche le attività di controllo e di verifica poste in essere dalla polizia giudiziaria a seguito delle richiamate segnalazioni della Banca d'Italia alla competente Procura della Repubblica. Si ritiene che, nel rispetto delle indagini che la magistratura sta portando avanti per gli aspetti di propria competenza, il Parlamento abbia la responsabilità di prestare grande attenzione a questa vicenda e di adottare concrete iniziative utili per fare chiarezza su un fallimento dagli aspetti a dir poco clamorosi. Il Parlamento, dunque, deve valutare ciò che non ha funzionato, capire quali sono le eventuali responsabilità degli organi dello Stato, in particolar modo degli organi di garanzia e vigilanza, che sembra non siano stati in grado di evitare gravissime ripercussioni economiche e sociali su decine di migliaia di famiglie. È necessario fornire tempestivamente ai risparmiatori italiani risposte ispirate ai valori della giustizia, dell'equità e della legalità, nei modi previsti dall'articolo 82 della nostra Costituzione. Altro obiettivo è quello di giungere, in questa legislatura, all'approvazione di una riforma della disciplina delle autorità di controllo, in modo da determinare le condizioni per valutare ciò che non ha funzionato e identificare le cause delle disfunzioni. A tal fine, con la presente proposta, si prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'attività pregressa della società Deiulemar -- Compagnia di navigazione Spa e, conseguentemente, dell'Unità di informazione finanziaria, istituita presso la Banca d'Italia, della Commissione nazionale per le società e la borsa e della Banca d'Italia. Compito della Commissione di inchiesta sarà altresì quello di verificare ogni genere di responsabilità al fine di evitare che fatti di tale gravità abbiamo a ripetersi. All'articolo 1 si descrive il campo d'azione dell'istituenda Commissione e si delinea il dettaglio degli oggetti sui quali indagare, con particolare attenzione alle operazioni di raccolta del credito tra piccoli risparmiatori. All'articolo 2 si definiscono la composizione della Commissione nonché la sua struttura, la durata della sua attività e le modalità di relazione alle Camere. Gli articoli 3 e 4 regolano, rispettivamente, le audizioni a testimonianza e le procedure da seguire in caso di richiesta di atti e documenti. Gli articoli successivi dispongono in materia di procedure ed organizzazione interna.. 1 (Istituzione e compiti) 1 È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sul fallimento della società Deiulemar - Compagnia di navigazione Spa, di seguito denominata «Commissione», con il compito di indagare sulle cause e sulle responsabilità, anche politiche ed istituzionali, che hanno causato il fallimento della citata società, di seguito denominata «Deiulemar».