[pronunce]

che un'ultima doglianza è formulata con riferimento agli artt. 3, 41 e 117 della Costituzione, in quanto le impugnate disposizioni graverebbero in modo sproporzionato e irragionevole sulla libertà di iniziativa economica dei gestori dei phone center in oggetto; che con atto depositato l'11 ottobre 2007, si è costituita in giudizio la Società A.C. s.r.l., che, dichiarando di aver dispiegato un intervento ad adiuvandum nel giudizio a quo, sostiene la propria legittimazione a costituirsi nel presente giudizio e, nel merito, sviluppa considerazioni pressoché coincidenti con i rilievi di incostituzionalità esposti nell'ordinanza di rimessione; che, con atto depositato il 16 ottobre 2007, è intervenuta in giudizio la Regione Lombardia, che, con riserva di successive allegazioni e argomentazioni, ha eccepito, in via preliminare, l'inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale in oggetto, e ha, nel merito, sostenuto l'infondatezza delle stesse sotto ogni profilo; che, in prossimità della camera di consiglio, la Regione Lombardia ha depositato una memoria sostenendo l'inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale in esame e, comunque, la loro infondatezza; che, in via preliminare, la difesa regionale denuncia il difetto di rilevanza delle questioni in oggetto, dal momento che le censurate disposizioni non potrebbero trovare applicazione nel giudizio principale in quanto i ricorrenti hanno impugnato provvedimenti di sospensione adottati dalla competente autorità comunale in forza delle prescrizioni regolamentari vigenti anteriormente all'entrata in vigore della contestata legge regionale; che, nel merito, la difesa regionale ha illustrato molteplici profili d'infondatezza, contestando l'inquadramento materiale ipotizzato dal rimettente e negando tanto la natura provvedimentale della legge reg. n. 6 del 2006, quanto la sua portata retroattiva; che, inoltre, per la difesa regionale la pretesa irragionevolezza dei requisiti posti dal legislatore lombardo risulterebbe contraddetta dalla realtà di tali strutture che, determinando di fatto la frequente aggregazione di un numero consistente di persone al loro interno, esigono l'adozione di appropriati requisiti; che, in prossimità della camera di consiglio, la Società A.C. s.r.l., con una apposita memoria, ha riaffermato la propria legittimazione ad intervenire nel presente giudizio e ha, nel merito, ribadito la fondatezza delle presenti eccezioni d'incostituzionalità. Considerato che il Tribunale amministrativo per la Regione Lombardia, sez. I, Brescia, dubita della legittimità costituzionale degli artt. 8, 9, comma 1, lettera c), e 12 della legge della Regione Lombardia 3 marzo 2006, n. 6 (Norme per l'insediamento e la gestione di centri di telefonia in sede fissa), in riferimento agli artt. 3, 41, 97 e 117 della Costituzione; che la legge impugnata in parte conferisce forza di legge, in parte ridetermina i requisiti igienico-sanitari richiesti, ai fini dell'apertura dei cosiddetti phone center, dal regolamento locale d'igiene adottato con deliberazione dell' l'A.S.L. di Brescia n. 372 del 4 maggio 2005 disponendo che a tali requisiti si debbono adeguare, nel termine di un anno dall'entrata in vigore della legge, anche i phone center già attivi; che, secondo il remittente, il legislatore regionale avrebbe imposto in tal modo, tramite una legge provvedimento di carattere retroattivo, oneri eccessivamente gravosi sugli operatori presenti sul mercato, in violazione degli artt. 3, 97 e 41 della Costituzione; che sarebbe stato altresì violato l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, giacché il legislatore regionale avrebbe ecceduto i limiti della potestà legislativa concorrente in materia di «ordinamento della comunicazione»; che è intervenuta in giudizio la Regione Lombardia, che ha sostenuto l'inammissibilità delle questioni per difetto di rilevanza e, comunque, la loro infondatezza; che, in via preliminare, va dichiarata l'inammissibilità dell'intervento della Società A.C. s.r.l., in quanto, come risulta dall'epigrafe dell'ordinanza di rinvio, l'intervento della predetta società nel giudizio principale ha avuto luogo in un momento successivo alla sospensione dello stesso; che, il principio della necessaria corrispondenza tra le parti del giudizio di costituzionalità con quelle costituite nel giudizio a quo può essere eccezionalmente derogato nel caso in cui l'interesse di cui è titolare il soggetto, pur formalmente estraneo al giudizio principale, inerisce immediatamente al rapporto sostanziale, rispetto al quale un'eventuale pronuncia di accoglimento eserciterebbe una influenza diretta (si veda, tra le più recenti, l'ordinanza n. 352 del 2007); che, al contrario, la Società in questione risulta titolare di un interesse di fatto, meramente riflesso ed eventuale rispetto alla controversia oggetto del giudizio a quo (si vedano la sentenza n. 307 del 2002 e l'ordinanza n. 129 del 1998); che le questioni di legittimità costituzionale, oggetto del presente giudizio, sono inammissibili per difetto di rilevanza; che, infatti, come si evince dall'ordinanza di rinvio, le violazioni contestate ai singoli ricorrenti sono tutte riferibili ad asseriti mancati adeguamenti alle prescrizioni del regolamento locale d'igiene vigente anteriormente all'entrata in vigore delle censurate disposizioni legislative; che la sospensione è stata, invero, disposta, nel mese di novembre del 2006, alla stregua dei requisiti vigenti prima della sopravvenuta legge reg. n. 6 del 2006; che la competente amministrazione avrebbe potuto adottare un provvedimento di revoca sulla base della nuova legge solo alla scadenza del termine annuale previsto dal censurato art. 12 della legge reg. n. 6 del 2006; che alla luce di tali considerazioni si evince che il giudice a quo, al fine di verificare la legittimità dei provvedimenti impugnati, non dovrà fare applicazione degli artt. 8, 9, comma 1, lettera c) e 12 della legge reg. n. 6 del 2006; che da tale considerazione discende la manifesta inammissibilità delle prospettate questioni di legittimità costituzionale per difetto di rilevanza (si vedano, tra le più recenti, le ordinanze n. 411, n. 249 e n. 36 del 2007).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 8, 9, comma 1, lettera c), e 12 della legge della Regione Lombardia 3 marzo 2006, n. 6 (Norme per l'insediamento e la gestione di centri di telefonia in sede fissa), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 41, 97 e 117 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, sez. I, Brescia, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 marzo 2008. F.to: