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Disposizioni in materia di potenziamento dell'offerta formativa degli istituti tecnici, nonché norme in materia di percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento. Onorevoli Senatori . – Il regolamento recante norme concernenti il riordino degli istituti tecnici ai sensi dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88, all'articolo 2, comma 1, dispone che: « L'identità degli istituti tecnici si caratterizza per una solida base culturale di carattere scientifico e tecnologico in linea con le indicazioni dell'Unione europea, costruita attraverso lo studio, l'approfondimento e l'applicazione di linguaggi e metodologie di carattere generale e specifico ed è espressa da un limitato numero di ampi indirizzi, correlati a settori fondamentali per lo sviluppo economico e produttivo del Paese, con l'obiettivo di far acquisire agli studenti, in relazione all'esercizio di professioni tecniche, saperi e competenze necessari per un rapido inserimento nel mondo del lavoro e per l'accesso all'università e all'istruzione e formazione tecnica superiore ». In questo quadro, pur apprezzando il fatto che negli ultimi anni è stato compiuto in Italia un grande sforzo di riprogettazione e rilancio dell'istruzione tecnica al fine di restituire alla stessa un'autonoma identità e una specifica missione formativa, diversa da quella dei licei e distinta da quella degli istituti professionali, non è stato ancora sostenuto con vigore il timido aumento delle iscrizioni (+0,3 per cento nel 2019 secondo i dati del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca) anche per venire incontro alle esigenze delle imprese, la cui domanda di diplomati tecnici è largamente insoddisfatta. Le aziende italiane « domandano » circa 300.000 diplomati tecnici all'anno, contro un output del nostro sistema educativo di circa la metà. Questo significa che chi si iscriverà agli istituti tecnici nei prossimi anni avrà buone prospettive di trovare lavoro, in tempi brevi, con un diploma immediatamente spendibile nell'ambito delle professioni tecniche. L'obiettivo del presente disegno di legge, suddiviso in tre capi e tredici articoli, è proprio quello di prevedere una riorganizzazione e un potenziamento degli istituti tecnici appartenenti al sistema dell'istruzione secondaria di secondo grado, andando incontro alle esigenze del mercato del lavoro, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese. Il capo I ha lo scopo di potenziare l'offerta formativa apportando significative modifiche alla didattica e incentivando lo studio delle lingue straniere e di alcune materie strategiche per rapportarsi con la pubblica amministrazione, come il diritto amministrativo. Considerando che qualsivoglia lavoratore, dipendente o libero professionista, nell'esercizio della sua attività lavorativa dovrà tenere rapporti con la pubblica amministrazione, incentivare lo studio del diritto amministrativo potrebbe aiutare i futuri lavoratori nell'approccio con la complessa macchina amministrativa dello Stato, senza che gli stessi siano costretti nello svolgimento del loro lavoro a rimanere « imbrigliati » nella macchina burocratica. Sapere come interagire con la pubblica amministrazione farebbe guadagnare loro molto tempo. È prevista inoltre l'istituzione, nel quadro del potenziamento dell'offerta formativa, dell'indirizzo « Servizi e terziario avanzato – B3 » all'interno del settore economico degli istituti tecnici. Come in tutti i Paesi avanzati, anche in Italia si è avuta una forte crescita del terziario che tuttora si presenta come il settore più dinamico ed in espansione, rappresentando quasi il 74 per cento del PIL e ponendosi come settore capace di generare nuove opportunità di lavoro, in particolare di auto-impiego in un contesto di destrutturazione del lavoro dipendente, fenomeno decisivo per la tenuta non solo economica, ma anche sociale, specialmente nelle aree più deboli del Paese. Appare evidente che la sfida per l'Italia è accompagnare la terziarizzazione – fenomeno planetario dal quale non si tornerà indietro – con uno sviluppo del prodotto medio per occupato proprio nei servizi di mercato. Saper cogliere questa opportunità partendo già dalla formazione scolastica rappresenta la scommessa da vincere nei prossimi decenni. Il capo II, apporta modifiche alle norme vigenti in materia di percorsi per l'alternanza scuola-lavoro che hanno assunto, dopo la legge di bilancio 2019, la denominazione di « percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento ». In particolare giova ricordare che il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, recante definizione delle norme generali relative all'alternanza scuola-lavoro, è stato emanato sulla base della delega prevista dalla legge 28 marzo 2003, n. 53, e ha disposto circa l'ambito di applicazione, le finalità dell'alternanza, la realizzazione e l'organizzazione dei percorsi in alternanza, nonché la valutazione, certificazione e riconoscimento dei crediti. Da ultimo, la riforma della scuola approvata dalla legge 13 luglio 2015, n. 107, intendeva incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti, potenziando il sistema dell'alternanza scuola-lavoro negli istituti tecnici e professionali e nei licei. Tuttavia questa prospettiva ha già evidenziato diverse falle, sia per il numero consistente di ore da destinare a tale attività (circa l'equivalente della metà del monte ore di un intero anno scolastico), sia per l'impossibilità di poter reperire, in tutte le regioni del territorio nazionale, enti o imprese in grado di ospitare il numero di alunni ricadenti nell'obbligo, in conformità con il piano di studi dei vari istituti. A seguito della legge 30 dicembre 2018, n. 145, (legge di bilancio 2019) sono state diminuite le ore complessive dei percorsi portando quelle attinenti gli istituti tecnici a 150. Un sistema quindi che, se non ben ridefinito, rischia di ottenere l'effetto opposto alla sua originaria mission , con la conseguenza nefasta di assistere ad un detrimento delle attività didattiche e risultare senza dubbio più penalizzante che formativo per i beneficiari ultimi ovvero gli studenti. La sottrazione di ore ai curricoli disciplinari tradizionali per destinarle ad attività lavorative di basso profilo (come spesso è accaduto) non ha costituito, a oggi, che un'opportunità negata agli studenti di poter incrementare o accedere a una formazione di qualità. In questo quadro si colloca la diminuzione del monte ore totale riservato ai percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento negli istituti tecnici, riducendola a 100 ore. In secondo luogo, si intende prevedere l'obbligatorietà dello svolgimento dei percorsi di alternanza scuola-lavoro esclusivamente al di fuori dell'orario didattico (nello specifico prima dell'inizio dell'anno scolastico), in quanto si è rivelata inopportuna, nonché deleteria, la scelta di sottrarre ore alla didattica frontale. Difatti, se l'alternanza riveste un carattere curricolare, è necessario che essa acquisisca la dignità degli altri curricoli, inserendosi in periodi del calendario scolastico a essa riservati.