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Questa tassa serviva a coprire il disavanzo sanitario per le Regioni commissariate, ma una volta arrivati al pareggio di bilancio e usciti dal commissariamento non ha più una sua giustificazione; da tempo sia il tavolo di monitoraggio della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze sia la Corte dei conti avevano chiesto alla Regione di abbassare la quota della tassa sulla salute, dal momento che con la diminuzione del disavanzo gran parte degli introiti veniva usata non per la sanità, ma per altri settori, come il trasporto pubblico e i servizi sociali. Come si evince dai report dello stesso Ministero e dell'Agenzia delle entrate, nel Lazio ogni cittadino paga all'anno da un minimo di 260 a un massimo di 2.050 euro, a seconda dello scaglione di reddito. Mentre, ad esempio, un cittadino dell'Emilia-Romagna da 199 a 1.444 euro, un friulano da 184 a 922,50 euro, un ligure da 184,50 a 1.507 euro, un lombardo da 154 a 1.200 euro, un marchigiano da 1.284,50 a 1.864,50 euro, un piemontese da 243 a 1,926 euro, un pugliese da 199 a 1.191 euro, un toscano da 213 a 1.190 euro, un cittadino umbro da 184,50 a 1.196 euro e un cittadino veneto da 184,50 a 922,50 euro. Numeri che dimostrano come i cittadini del Lazio siano vessati in una maniera che non trova eguali nel resto d'Italia, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto; se il Ministro della salute intenda porre in essere le opportune verifiche in ordine a quanto rappresentato circa l'insufficienza del numero degli sportelli che provoca file incompatibili con la situazione sanitaria emergenziale dovuta al COVID-19; se, visti gli introiti della Regione Lazio dovuti alla ormai obsoleta e superata "tassa della salute", sia il caso di intervenire per indirizzare tali "balzelli" al miglioramento del sistema sanitario regionale e, quindi, dell'ospedale Sant'Eugenio, vista la situazione di criticità descritta. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-02721 delle senatrici Russo e De Lucia, sulla riforma dell'AFAM; 3-02725 della senatrice Bottici ed altri, sulle disposizioni relative alla mobilità del personale docente; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02724 della senatrice Castellone, sulla necessità di istituire le Unità organizzative complesse dei Servizi delle professioni in tutte le aziende ospedaliere e aziende sanitarie locali; 3-02726 della senatrice Marin ed altri, sullo stato dei servizi deputati al trattamento di pazienti affetti da disabilità e disagi mentali e psichici.