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tale giustificazione appare priva di senso nel momento in cui tutte le principali attività economiche e sociali sono tornate pienamente in presenza e le persone hanno quasi completamente ripreso una vita normale, e lascia sospettare che sia una scelta volta a impedire la piena funzionalità del Consiglio comunale e la partecipazione della cittadinanza, limitando così l'operato delle forze di opposizione, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo ritengano, tenuto conto che lo stato di emergenza è terminato il 31 marzo 2022, che sussistano ragioni fondate che possano giustificare la scelta del Consiglio comunale di Venezia di continuare a svolgere le proprie attività in videoconferenza, e se non ritengano che tale scelta rappresenti una limitazione all'operato delle forze di opposizione ed un impedimento alla partecipazione in presenza della cittadinanza. Atto n. 3-03364 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: alla luce di quanto reso noto a fine ottobre 2021 e di successive interlocuzioni con i protagonisti della concertazione (presidente della Provincia di Barletta-Andria-Trani, prefetto e sindaci), il 31 maggio 2022 un comitato spontaneo di cittadini di Trani che si definisce "pro Archivio di Stato" ha inoltrato un esposto alla locale Procura della Repubblica, alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ai Ministri dell'economia e delle finanze e della cultura e alla Procura della Corte dei conti, per contestare la decisione di allocare a Barletta la sede provinciale dell'archivio di Stato. Ex decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, tale ufficio dirigenziale periferico spetta anche alla sesta provincia pugliese, istituita con legge 11 giugno 2004, n. 148; la suddetta legge prevede che, nella dislocazione degli uffici periferici dello Stato, si debba tenere conto delle risorse disponibili e delle vocazioni territoriali (art. 4); lo statuto della Provincia, ribadendo l'assunto (art. 1), stabilisce che è "da individuare presso la città di Trani (...) il polo giuridico-finanziario-culturale-scientifico e turistico". Coerentemente con quanto sopra, nel 2008 il direttore generale per gli Archivi del Ministero per i beni e le attività culturali scriveva: "si può perciò istituire un Archivio di Stato che, per ragioni scientifiche legate alla consistenza del patrimonio e alla storia istituzionale della Regione, deve avere sede in Trani, dove fino al 1923 ha avuto sede la Corte d'Appello della Puglia, mentre la sezione di Barletta continuerà a operare alle sue dipendenze"; considerato che: la sezione di Barletta dell'archivio di Stato di Bari, istituita con decreto ministeriale 27 dicembre 1973, forte di circa 40.000 documenti pre e postunitari a carattere amministrativo, finanziario, militare e giudiziario, da più anni contende il ruolo di sede provinciale alla sezione di Trani che, istituita in data antecedente, il 22 marzo 1965 (ma con il decreto 12 novembre 1818 di Ferdinando I di Borbone già istituiva a Trani un "archivio suppletorio", mentre Ferdinando II, nel 1856, le assegnava, unitamente all'archivio notarile, la sede di palazzo Valenzano), conserva circa 60.000 atti pre e postunitari, datati dal XV secolo, di carattere amministrativo, finanziario e soprattutto giudiziario; diversamente dalla sezione di Barletta, che ha sempre vantato la proprietà dell'ex convento dei Celestini, poi caserma "Stennio", ma di fatto non ha potuto utilizzarla, restando relegata nel seminterrato di un condominio (concesso in locazione da privati) in via Ferdinando d'Aragona, Trani ospita in modo più che decoroso il proprio archivio in pieno centro storico, occupando 7 chilometri di scaffalature nel citato palazzo Valenzano (1762), demaniale, ormai al limite di capienza; considerato inoltre che: a distanza di quasi 20 anni dall'istituzione della nuova provincia, il relativo archivio di Stato non esiste ancora, come non esiste quello di Crotone, diventata Provincia addirittura 10 anni prima, e la giustificazione del Ministero della cultura per tali omissioni sta invariabilmente nelle difficoltà finanziarie: alle periodiche istanze di quei territori il Collegio Romano ha sempre replicato accampando l'impossibilità di provvedere con fondi ordinari alle spese per l'istituzione del nuovo ufficio e chiedendo agli enti locali di offrire immobili demaniali nella loro disponibilità, già a norma sul piano strutturale e funzionale, per abbattere i costi di gestione in capo al Dicastero; nel caso di Barletta-Andria-Trani, la risposta all'interrogazione 3-00276 del 16 ottobre 2018, svolta il 4 aprile 2019, giustifica la decisione di mantenere gli uffici di Trani e Barletta come sezioni distaccate dell'archivio di Stato di Bari non solo alludendo alla polemica in corso fra i due co-capoluoghi ma anche alle difficoltà organizzative e logistiche poste dal nuovo ufficio. Il richiamo al finanziamento del 2016 per l'adeguamento strutturale e funzionale dell'ex caserma Stennio, allora contesa fra demanio e Comune, alla quale fu assegnato poco meno di un milione di euro benché la spesa necessaria fosse stata stimata, fin dal 2008, in circa 2,5-3 milioni, potrebbe altresì far sospettare che, nei piani della Direzione generale competente, in prospettiva, la città della disfida avesse già soppiantato Trani; valutato che: il decreto attuativo n. 198/2022, emanato il 10 maggio 2022, prevede l'erogazione di 4,25 milioni per l'acquisizione dell'ex palazzo delle Poste di piazza Caduti in guerra, a Barletta, per destinarlo a sede provinciale dell'archivio di Stato. La portata simbolica dell'iniziativa è notevole: l'immobile, costruito nel 1921-25, è vincolato dal 2004, dopo che la vendita a privati (nel 2002) da parte di Poste italiane, per 1,5 milioni di euro, senza che il Comune esercitasse il diritto di prelazione, sembrava preludere al suo abbattimento, nonostante il valore storico conferitogli dall'essere stato teatro di un eccidio di barlettani dopo l'8 settembre 1943, sì che nel 2015 il sindaco ritenne di rivendicarne la proprietà comunale fino in Cassazione ("Barletta: Ex Palazzo Poste, la storia" su "barlettalive.it"); in risposta all'esposto del comitato tranese, il direttore generale archivi, con nota prot.