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Si tratta di un tema che stiamo sentendo in maniera molto forte, anche in Commissione. In Italia, secondo i dati dell'Istat, ci sono quasi 9 milioni di persone che vivono in una situazione di povertà energetica e fanno fatica a pagare le bollette. Vorrei far presente un caso accaduto a Rimini, la Provincia da cui provengo, in cui molte famiglie si sono trovate in difficoltà a pagare bollette del gas elevatissime, sicuramente a causa dall'aumento della tassazione. In pochi giorni un gruppo social ha creato una rete di circa 10.000 riminesi, che hanno protestato contro tale aumento. Il gruppo si chiama Ubriachi di gas. Magari il nome è simpatico, ma in realtà dietro c'è una volontà di dialogo, nei confronti del gestore locale, molto seria e molto attenta. Si tratta di un problema serio, su cui stanno chiedendo risposte al Governo e al Parlamento. Voglio dunque fare un appello ai colleghi e al Governo, al fine di proseguire con forza in questa direzione, nell'azione a sostegno delle famiglie italiane. Si tratta di un'azione che il Governo sta già approcciando in tantissimi provvedimenti. Abbiamo dunque già compiuto qualche passo in questa direzione e speriamo di procedere nell'ascolto di queste famiglie. (Applausi dal Gruppo M5S) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, il 29 aprile del 1975 veniva aggredito a Milano, dai militanti di Avanguardia operaia, Sergio Ramelli, che aveva diciassette anni ed era militante del Fronte della gioventù, l'organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano. Egli venne aggredito con una chiave inglese fuori dalla sua scuola, con violenza: gli fu fracassato il cranio e morì dopo un'agonia durata dal 13 marzo al 29 aprile. Fu ucciso perché credeva, con il suo entusiasmo giovanile, in un'idea. Fu ucciso in un agguato vile, in un'aggressione e non durante scontri di piazza, come qualche testata giornalistica ha avuto l'ardire di scrivere, falsando la realtà. Fu un agguato a un ragazzo, che stava slegando la catena del suo motorino per tornare a casa dalla scuola. Questi sono giorni di tensione a Milano e direi di intimidazione. In questo stesso momento, alle ore 20, mentre siamo in Aula a ricordare Sergio Ramelli, si sarebbe dovuto svolgere un corteo silenzioso, di commemorazione, che è stato vietato: è stato concesso solo un percorso di 100 metri ed è stato vietato tutto il resto, con intervento della prefettura. È invece stato autorizzato, dalla stessa prefettura, un appuntamento, un presidio, di sedicenti gruppi antifascisti a poca distanza. Ma non è di questo che desidero parlare. Voglio dire però che anche oggi, su alcuni social , sono stati pubblicati post che incitano all'odio, alla violenza con l'indicazione #chiaveinglese, #Ramelli #Hazet36, dal nome della chiave inglese che colpì e uccise Sergio Ramelli. Noi vogliamo dire che questa atmosfera di odio, che a distanza di 44 anni si continua a respirare nei confronti del vile assassinio di Sergio Ramelli, è un oltraggio alla sua memoria, alla memoria di un adolescente ucciso barbaramente perché credeva. A coloro che hanno questa ossessione dell'odio e che hanno tanta nostalgia degli orribili anni di piombo, rispondiamo che noi abbiamo solo l'ossessione di non dimenticare chi è caduto per l'idea, per l'amore per l'Italia e che continueremo a combattere in suo nome e nella sua memoria. (Applausi dal Gruppo FdI. Molte congratulazioni) . DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, naturalmente mi associo al ricordo appena fatto di Antonio Gramsci, un grande intellettuale, un grande italiano e un grande antifascista. Ci fosse più tempo, ci sarebbero parole importanti da spendere. Passo ora al mio intervento su un fatto estremamente grave, che credo sia opportuno sottoporre all'attenzione del Parlamento. Il 16 aprile scorso la procura di Palermo ha spiccato un mandato di cattura contro Marco Zappalà, tenente colonnello in servizio alla Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta, e Giuseppe Barcellona, carabiniere della compagnia di Castelvetrano, luogo di nascita del boss mafioso e superlatitante Matteo Messina Denaro. I due sono stati arrestati con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa ed accesso abusivo al sistema informatico. Insieme a loro è stato arrestato anche l'ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino, già condannato per traffico di droga. Secondo i magistrati, il carabiniere Barcellona, addetto a trascrivere le intercettazioni disposte nell'ambito della cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro, avrebbe passato al tenente colonnello Zappalà i contenuti di un verbale di conversazione tra due indagati in cui si faceva riferimento a dinamiche interne alla famiglia mafiosa di Castelvetrano. Il tenente colonnello Zappalà, a sua volta, avrebbe girato l'intercettazione ad Antonio Vaccarino, che l'avrebbe poi data al boss Vincenzo Sant'Angelo. È interessante la storia di questo Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano, che Matteo Messina Denaro in persona ribattezzò Svetonio, che in passato aveva intrattenuto una corrispondenza fatta di pizzini con il capomafia e che i nostri servizi segreti hanno poi ammesso essere un loro infiltrato. Sarà la magistratura a stabilire le responsabilità dei protagonisti di questa vicenda, anche se il sospetto doloroso che appartenenti alle Forze dell'ordine passino informazioni sulle indagini in corso a persone vicine al superboss latitante getta ancora una volta una luce sinistra sul comportamento degli apparati dello Stato nella lotta alla mafia. Chi sta dalla parte di chi? Dobbiamo ancora una volta porci in quest'Aula questa domanda. (Applausi dal Gruppo M5S) . Le indagini successive alla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno raccontato ai cittadini increduli come, mentre i due magistrati portavano avanti indagini in grado, forse per la prima volta, di smantellare Cosa nostra e le sue attività, pezzi deviati dello Stato, a cominciare da quelli dei Servizi, intrattenevano rapporti sottotraccia con le cosche e i loro affiliati più in vista, alcuni dei quali collocabili nella ristretta cerchia di coloro che nel 1992 decisero la morte degli stessi Falcone e Borsellino. Per questo sentiamo oggi il dovere di lanciare questo allarme, perché non si possa dire domani che la politica e le istituzioni si sono mostrate distratte di fronte a episodi di collusione così devastanti. PRESIDENTE.Senatore Di Nicola, la invito a concludere. DI NICOLA (M5S) . Che cosa sta facendo la DIA a Palermo? Il Parlamento vigila e noi vogliamo che attraverso il suo organo più importante, la Commissione antimafia, apra un'indagine per approfondire quello che sta succedendo a Palermo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Per vedere chi sta dalla parte di chi e perché i magistrati, gli appartenenti ai servizi segreti e gli organi di polizia possano dare, se possono, rassicurazioni ai cittadini che stanno tutti dalla parte delle istituzioni. (Applausi dal Gruppo M5S) .