[pronunce]

Considerato che il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia dubita, con riferimento agli articoli 117, commi secondo e terzo, e 24 commi primo e secondo, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, lettera b), della legge della Regione Lombardia 27 dicembre 2006, n. 30 (Disposizioni legislative per l'attuazione del documento di programmazione economico-finanziaria regionale, ai sensi dell'articolo 9-ter della legge regionale 31 marzo 1978, n. 34 - Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della Regione), nella parte in cui dispone che gli enti pubblici indicati dalla Giunta regionale si avvalgono, di norma, del patrocinio dell'Avvocatura regionale per la difesa di atti o attività connessi ad atti di indirizzo e di programmazione regionale; che la rappresentanza in giudizio è disposta conformemente agli ordinamenti dei singoli enti; che i rapporti tra i soggetti individuati e l'amministrazione regionale sono regolati da apposite convenzioni; e infine che la rappresentanza rimane esclusa nei casi di conflitto di interessi e per atti e attività inerenti all'organizzazione degli enti; che, preliminarmente, deve essere dichiarato inammissibile l'intervento del Consiglio Nazionale Forense; che, invero, nei giudizi incidentali di costituzionalità, l'intervento di soggetti estranei al procedimento nell'ambito del quale è stata sollevata la questione è ammesso soltanto qualora l'interveniente sia portatore di un interesse qualificato, suscettibile di essere direttamente inciso dalla decisione della Corte (ex plurimis, sentenze n. 440 del 2005, n. 279 del 2006, n. 245 del 2007) e, più specificamente, qualora detta incidenza derivi dall'immediato effetto che la decisione della Corte produce sul rapporto sostanziale oggetto del giudizio a quo (ordinanze n. 251 del 2002 e n. 250 del 2007); che, nel giudizio amministrativo da cui origina la presente questione di costituzionalità, la posizione sostanziale dibattuta riguarda gli interessi professionali della classe forense, ma non tocca questioni che coinvolgano direttamente le attribuzioni del Consiglio Nazionale Forense, mettendone in gioco le sue prerogative istituzionali; che, successivamente alla proposizione della questione, è entrata in vigore la legge Regione Lombardia 23 dicembre 2008, n. 33 (Disposizioni per l'attuazione del documento di programmazione economico-finanziaria regionale, ai sensi dell'articolo 9-ter della legge regionale 31 marzo 1978, n. 34 – Norme sulla procedura della programmazione, del bilancio e della contabilità della Regione – Collegato 2009); che l'art. 10 di tale legge contiene una disposizione che, sostituendo quella censurata, esplicitamente abroga l'obbligo, per gli enti pubblici operanti nell'ambito della Regione Lombardia, di far ricorso agli avvocati della Regione e stabilisce, a loro carico, un mero onere di comunicazione dell'esistenza della vertenza alla Giunta della Regione; che, pertanto, deve essere ordinata la restituzione degli atti al rimettente, spettando a quest'ultimo il compito di effettuare una nuova valutazione della rilevanza e della non manifesta infondatezza (ex plurimis, ordinanza n. 303 del 2008).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile l'intervento del Consiglio Nazionale Forense; ordina la restituzione degli atti al Tribunale amministrativo regionale della Lombardia. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 febbraio 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 febbraio 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA