[pronunce]

«[l]'attività di tassidermia ed imbalsamazione e la detenzione o il possesso di preparazioni tassidermiche e trofei sono disciplinate dalla legge regionale 25 gennaio 1984, n. 7, integrata dalle sanzioni previste dalla legge n. 157/1992». 6.- Con memoria tempestivamente depositata la Regione Liguria ha insistito nella reiezione integrale del ricorso. In particolare, quanto alla prima questione, relativa al censurato effetto di depenalizzazione, la Regione ribadisce, per un verso, che la disciplina dettata dai commi 2-bis e seguenti dell'art. 4 della legge reg. Liguria n. 17 del 2018, concernerebbe i casi in cui «non si è verificato alcun abbattimento, giacché l'animale è deceduto per cause naturali o accidentali» o «l'abbattimento è avvenuto lecitamente (in quanto riguardante specie venabili prelevate in periodo di caccia) e le relative spoglie sono state sottoposte a trattamento di lunga conservazione»; per altro verso, che, tra i divieti elencati nell'art. 21 della legge n. 157 del 1992 (sanzionati tramite il successivo art. 30 della medesima legge), «non appare inclusa la detenzione di spoglie di animali non originate da atti di cattura o di abbattimento». La difesa regionale evidenzia, inoltre, che da una lettura complessiva del citato art. 4 si ricaverebbe l'assenza di «possibilità elusive delle norme penali», dal momento che «le richieste di nulla osta che l'imbalsamatore deve presentare [alla] Regione per la preparazione degli esemplari [...] "devono essere accompagnate da idonea documentazione rilasciata da medico veterinario attestante che il decesso è avvenuto per cause naturali o accidentali o, nel caso di specie cacciabili di cui si richiede il trattamento in periodo diverso da quello della caccia alla specie, che l'esemplare è stato abbattuto lecitamente e sottoposto a trattamento di lunga conservazione"». Insiste d'altro canto la Regione nel sottolineare che «[u]lteriore livello di garanzia» sarebbe dato dalla circostanza che il tassidermista, a cui venisse richiesta una preparazione riguardante esemplari protetti o comunque non cacciabili o cacciati in periodi diversi da quelli previsti nel calendario venatorio, sarebbe comunque tenuto a segnalare il fatto all'autorità regionale, pena la sottoposizione alle sanzioni previste. Infine, la Regione rileva «come molte regioni annoverino da molti anni nei propri ordinamenti norme simili a quelle oggetto dell'odierna impugnativa». 7.- Anche il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria, insistendo nell'accoglimento del ricorso. In particolare, l'Avvocatura generale dello Stato ribadisce le censure aventi ad oggetto l'art. 4 della legge reg. Liguria n. 17 del 2018, osservando che «[l]a normativa vigente riconosce alle Regioni la sola possibilità di disciplinare le "modalità" inerenti all'attività di tassidermia e imbalsamazione e non anche rilasciare autorizzazioni volte a superare ciò che viene sanzionato dalla legge statale». Inoltre, la difesa statale sostiene che, contrariamente a quanto argomentato al riguardo dalla Regione, il termine «esemplari» menzionato al comma 1, lettera ee), dell'art. 21 della legge n. 157/1992 - rubricato "divieti" - deve intendersi riferito anche alle spoglie, poiché «altrimenti, se così non fosse, il legislatore avrebbe inserito l'aggettivo "vivo" (o "vivente") proprio come ha fatto per le restanti lettere, come ad es. lettera p), q), r), t), bb), cc)». Per quanto concerne la questione avente ad oggetto l'art. 9 della legge reg. Liguria n. 17 del 2018, l'Avvocatura ribadisce, da un lato, che la norma censurata «prevede di fatto un nuovo termine il quale, come diretta conseguenza, comporta un meccanismo condonatorio a favore di tutti coloro che possiedono preparati tassidermici realizzati antecedentemente al 25 gennaio 1984 e mai dichiarati alle autorità competenti»; dall'altro, che la Regione non potrebbe emanare leggi che permettono di sanare le condotte illecite tenute in violazione di norme penali volte alla tutela della fauna sull'intero territorio nazionale. Quanto, infine, all'impugnato art. 10 della medesima legge reg. Liguria, l'Avvocatura osserva che la tesi prospettata dalla Regione «appare in evidente contrasto col principio di precisione, corollario del più generale principio di legalità ex art. 25 Cost., che impone al legislatore di formulare norme chiare e precise».1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso - in riferimento, nel complesso, agli artt. 117, primo e secondo comma, lettere l) e s), della Costituzione - questioni di legittimità costituzionale degli artt. 4, 9 e 10 della legge della Regione Liguria 12 settembre 2018, n. 17, recante «Modifiche alla legge regionale 25 gennaio 1984, n. 7 (Norme per la regolamentazione dell'attività di tassidermia e di imbalsamazione)». 2.- Il ricorrente censura innanzitutto l'art. 4, comma 3, della legge reg. Liguria n. 17 del 2018, che ha aggiunto all'art. 4 della legge della Regione Liguria 25 gennaio 1984, n. 7 (Norme per la regolamentazione dell'attività di tassidermia e di imbalsamazione), tra l'altro, il comma 2-bis, ai sensi del quale «[i] tassidermisti o imbalsamatori devono chiedere alla Regione il nullaosta alla preparazione di esemplari appartenenti a specie: - particolarmente protette ai sensi dell'articolo 2 della L. 157/1992 e successive modificazioni e integrazioni; - non cacciabili; - cacciabili, per i quali la richiesta di preparazione sia stata avanzata al di fuori dei periodi in cui ne è consentita la caccia». L'Avvocatura ritiene che tale previsione si ponga in contrasto con l'art. 30, comma 2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), ai sensi del quale «[p]er la violazione delle disposizioni della presente legge in materia di imbalsamazione e tassidermia si applicano le medesime sanzioni che sono comminate per l'abbattimento degli animali le cui spoglie sono oggetto del trattamento descritto», ovverosia quelle previste dal medesimo art. 30, comma 1, lettera a), b), c), g) e l), che dispone sanzioni penali per l'abbattimento, la cattura, o la detenzione delle diverse tipologie di esemplari di specie particolarmente protette e/o non cacciabili, nonché per il commercio o la detenzione per il commercio degli stessi. La norma regionale impugnata, infatti, determina, ad avviso della difesa statale, una depenalizzazione delle fattispecie criminose appena menzionate, così violando l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., che riserva allo Stato la materia dell'ordinamento penale. 2.1.- La questione, così come prospettata, è inammissibile.