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esse trovano sedimento nella nostra cultura della civiltà del lavoro, che anche nel campo artistico è giusto sia applicata con principi di salvaguardia e di tutela delle opportune garanzie per il lavoratore. Ad ogni modo, assumere per concorso e a tempo indeterminato professionisti di talento, come sottolineato dallo stesso Ministro, non è che il primo step di una complessa operazione di rilancio delle fondazioni che l'Italia deve avvertire il dovere di realizzare, per tramandare una tradizione unica al mondo e per favorire la nuova produzione. A differenza dei Governi precedenti, che hanno normato e prodotto sempre più precariato, nel folle convincimento che lavorare poco, senza garanzie né prospettive fosse comunque meglio che non lavorare affatto, così autocertificando la propria inadeguatezza alla costruzione di un avvenire solido e prosperoso per gli italiani, questo Governo ha invece inteso intervenire proprio per superare la piaga del precariato e della instabilità lavorativa, e spesso con viva soddisfazione oggi lo stiamo verificando anche in un settore teoricamente di nicchia come la lirica. Il decreto stabilisce infatti una serie di limiti per l'applicazione dei contratti a tempo determinato, imponendo tutele per i lavoratori dello spettacolo con sanzioni severe per gli amministratori che le infrangono; sono norme che vogliono assicurare diritti e garantire tutele, in un campo, come questo, dove per decenni sono stati applicati contratti di lavoro in deroga alle norme vigenti, con frequenti abusi che hanno creato discriminazioni e contenziosi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il Ministero dei beni e delle attività culturali in un Paese come l'Italia dovrebbe essere un dicastero in grado di disporre di una enorme capacità di spesa, proprio in quanto il nostro Paese è il primo al mondo per presenza di patrimonio artistico, culturale, storico, monumentale e museale. Invece, le costrizioni dovute ai sempre più stringenti vincoli esterni si sono sommate, negli anni, a un colpevole disinteresse della politica. Con il decreto cultura vengono finalmente stanziate opportune risorse per la tutela e la conservazione del patrimonio, nonché per supportare l'intera struttura ministeriale, sia a livello amministrativo sia nella gestione di musei, aree archeologiche, biblioteche, archivi e siti di pregio. L'intera nostra economia, direttamente o indirettamente, trae un essenziale vigore dal circuito culturale, che deve essere, non solo protetto, valorizzato e promosso, ma diventare più sistemico, fruibile, integrato e disponibile. Ciò ha non solo una valenza significante nel contesto del turismo internazionale, ma risulta essere essenziale per favorire e promuovere costantemente quello spirito di italianità che le istituzioni hanno il dovere di custodire e tramandare. I tratti distintivi della nostra identità nazionale, della nostra cultura, del nostro primato nella storia dell'uomo sono tutti riscontrabili nella formidabile e portentosa produzione artistica e culturale italiana, che pone il nostro Paese in credito con il mondo, assunto che, da oltre 2500 anni, l'Italia ha donato all'avventura umana, arte, scienza, pensiero, letteratura, filosofia, teatro, musica, diritto e finanche cinematografia, moda e alta cucina. Lasciatemi dire, al cospetto della sacralità di quest'Aula, che molto probabilmente l'intero pianeta sarebbe stato un posto peggiore senza il contributo italiano. Lo stanziamento di risorse per il funzionamento del Mibac e per la tutela e la conservazione del patrimonio artistico e culturale italiano va inteso, appunto, come una elargizione che deve sottintendere ad una grande visione, ad una strategia di largo respiro che custodisca e valorizzi secoli di produzione, proprio per offrire altrettanto primato italiano ai tempi che verranno. Cultura significa creare e coltivare quella coscienza civile che ci rende popolo e non solo somma di persone. Proprio in questo senso, tra le previsioni più significative del decreto cultura vi sono le modifiche sugli obblighi di programmazione di prodotti audiovisivi espressione originale italiana, con previsioni sia per gli operatori pubblici e privati tradizionali sia per gli operatori di streaming con programmazione on demand . Salutiamo con soddisfazione le misure a sostegno delle opere originali italiane nella programmazione dei media , in particolar modo quelle recenti. Con l'occasione, voglio nuovamente ringraziare vivamente il sottosegretario Lucia Borgonzoni, che si è spesa nella sua attività di Governo per rappresentare questa sensibilità, condivisa pienamente dal nostro Gruppo parlamentare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sono previste, infatti, misure di semplificazione e sostegno per il settore, rendendo più funzionali le modalità con cui i fornitori di servizi di media audiovisivo devono promuovere le opere europee e italiane. In particolare, le modifiche riguardano la definizione delle nuove aliquote degli obblighi di programmazione e di investimento in produzioni italiane relative alle emittenti televisive, in una misura compatibile con le prospettive economiche degli operatori. Nel contempo, si rafforzano le misure a sostegno delle opere di espressione originale italiana, che nel previgente sistema erano limitate alle sole opere cinematografiche. A sostegno delle opere recenti si rivedono gli obblighi in capo agli operatori on demand , con un maggiore allineamento rispetto alle emittenti televisive tradizionali, e si rinforza un sistema di flessibilità senza rivedere, tuttavia, il nuovo e più efficace sistema sanzionatorio. Tutto ciò è una componente importantissima del decreto cultura perché, attraverso gli operatori di servizi audiovisivi, a cominciare dalla TV pubblica, si promuova e si valorizzi la talentuosità italiana nell'audiovisivo, con la produzione di cinema, sceneggiati, documentari, musica e animazione. Pur comprendendo le ragioni dei network , attratti dalle produzioni straniere, non vi è dubbio che sia un vero e proprio interesse nazionale valorizzare, promuovere e diffondere l'opera audiovisiva italiana, elemento imprescindibile della creatività del nostro Paese, ma irrimediabilmente esposta a una concorrenza particolarmente incisiva. Com'è noto, il cinema racchiude in sé molte altre arti: ha caratteristiche tipiche della letteratura, similitudini con il teatro, non prescinde dalla musica e dalle arti figurative. La cinematografia italiana è stata, per anni, faro illuminante su scala globale ed altrettanto l'industria cinematografica italiana ha rappresentato primato e affermazione. Rimane un vanto tricolore la portata della produzione del cinema italiano, capace di modificare il costume, imponendo canoni di bellezza e modelli comportamentali, nonché di trasmettere ed esportare al mondo intero la stessa idea di italianità. Non si può non prestare sensibilità e vicinanza a questo settore, come in genere a tutta la nostra talentuosità audiovisiva, assunto che anche la fiction ed il documentarismo italiano sono grandi occasioni da valorizzare. Avviandomi alla conclusione, in questa sede intendo appena accennare a un tema che riguarda gli eventi dal vivo. Come è noto, dal 1° luglio sono in vigore norme per l'identificazione dell'acquirente del biglietto di ingresso ad eventi live con affluenza superiore a 5.000 spettatori. Si tratta del cosiddetto biglietto nominale antibagarinaggio, una misura che si è resa necessaria, per quanto è comprensibile una certa preoccupazione degli operatori dovuta al gravame burocratico.