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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità « Il Forteto ». Onorevoli Senatori. – Con il presente disegno di legge si intende istituire una Commissione parlamentare di inchiesta che esamini i fatti accaduti presso la comunità « Il Forteto » di Firenze. La proposta dà seguito alla Commissione istituita nella XVIII legislatura, con legge 8 marzo 2019, n. 21, che non ha portato ad una relazione conclusiva e i cui atti si intende acquisire. Nello specifico, tenendo presenti anche i risultati della Commissione di inchiesta della regione Toscana istituita sul medesimo oggetto, la nuova Commissione intende portare a termine il lavoro di indagine sui fatti avvenuti nella comunità-cooperativa « Il Forteto », che tutt'oggi prosegue nelle sue attività sotto forma di cooperativa agricola, dalla sua fondazione fino ad oggi, ricercando le responsabilità istituzionali nella vicenda: un vero e proprio blackout costato violenze, maltrattamenti ma anche abusi sul lavoro, in un sistema nel quale sono state rilevate numerose anomalie. La Commissione intende proseguire il lavoro in tutto il territorio nazionale sulle attività e sul funzionamento delle comunità e dei centri a cui vengono affidati i minori e sui criteri di scelta, valutazione e controllo delle famiglie affidatarie e del contesto in cui vivono. Scopo della Commissione è anche quello di individuare eventuali lacune o difetti della legislazione a livello nazionale che hanno permesso che vicende come quelle della comunità « Il Forteto » non solo accadessero, ma si prolungassero per decenni. Gli abusi e le violenze avvenuti all'interno della comunità « Il Forteto » richiedono che l'inchiesta della Commissione prevista dalla presente iniziativa si estenda sia alle comunità o centri ai quali vengono affidati i minori, sia soprattutto alle famiglie affidatarie, che devono essere in grado di assicurare al minore affidato il mantenimento, l'educazione, l'istruzione, le relazioni affettive e l'ambiente di cui il minore stesso ha bisogno per il corretto sviluppo della sua personalità. L'obiettivo politico che la Commissione si prefigge è in particolare quello di fornire, attraverso un accurato lavoro di inchiesta, indicazioni utili a rendere sempre più efficienti le attività di affidamento di minori sul territorio nazionale, partendo dalle criticità che sono emerse e stanno tuttora emergendo dalla vicenda de « Il Forteto ». Unica e incredibile è la cecità di chi doveva garantire l'affidabilità delle famiglie residenti all'interno de « Il Forteto »: i giudici del tribunale per i minorenni, gli assistenti sociali, la regione e le amministrazioni locali, che in trentacinque anni hanno elargito fondi e riconoscimenti a una realtà così negativa. Se infatti appare scontato porre la competenza del tribunale in posizione preminente rispetto alle attività svolte sia dai servizi sociali che dai servizi sanitari, dalle vicende in questione è emerso un rapporto di collaborazione tra i vari soggetti istituzionali sbilanciato, troppo spesso incancrenito, basato su anni e anni di collaborazione fiduciaria. La legge 4 maggio 1983, n. 184, modificata dalla legge 28 marzo 2001, n. 149, è chiara nell'individuare il soggetto che deve disporre l'affidamento del minore: ai sensi dei commi 1 e 2 dell'articolo 4 spetta al servizio sociale del luogo in cui il minore risiede disporre l'affidamento consensualmente con i genitori; laddove non sia possibile pervenire a questo accordo, il servizio segnala il caso al pubblico ministero presso il tribunale per i minorenni, così da ottenere quanto prima il provvedimento da parte del giudice. Quindi, il tribunale non opera la scelta delle famiglie e non ha competenza per i processi di verifica. In definitiva, e senza volersi sovrapporre ai procedimenti penali, è nelle smagliature del sistema che bisogna trovare le responsabilità. Presso « Il Forteto » c'erano ancora dei minori collocati in affidamento anche dopo il secondo arresto, avvenuto il 20 dicembre 2011, di Rodolfo Fiesoli, detto il « profeta », allora settantunenne, fondatore della comune e della cooperativa agricola di Vicchio del Mugello, capo carismatico di quella comunità. I reati riscontrati sono maltrattamenti e violenza sessuale anche ai danni di un minore. Il 23 dicembre 2011 Fiesoli fu posto agli arresti domiciliari e il 28 dicembre la procura della Repubblica di Firenze iniziò ad avanzare i primi dubbi sulle procedure di affidamento. Il 16 ottobre 2012 la procura della Repubblica dispose la chiusura delle indagini e la notifica di altri ventidue avvisi di garanzia, con l'accusa di maltrattamenti e, in due casi, di omesso controllo, ad altrettante persone all'interno de « Il Forteto ». Inoltre, in quella stessa occasione si apprese che la procura fiorentina aveva disposto la trasmissione di parte degli atti alla procura della Repubblica di Genova, ufficio requirente competente per le indagini su ipotesi di reato a carico di magistrati del distretto di corte di appello di Firenze. Il 27 dicembre 2012, i magistrati depositarono la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tutti i ventitré indagati. Il 17 giugno 2015 il processo di primo grado si chiuse con la condanna del « profeta » Roberto Fiesoli a diciassette anni e mezzo di reclusione per abusi sessuali e maltrattamenti; con lui furono condannati altri sedici imputati. Il tribunale ha inoltre stabilito provvisionali per complessivi 1.260.000 euro immediatamente esecutive in favore delle vittime. Ad alcuni risarcimenti è obbligata in solido anche la cooperativa agricola, a dimostrazione del fatto che non era estranea alle vicende e che quello de « Il Forteto » era un vero e proprio sistema. La corte di appello di Firenze, il 15 luglio 2016, ha confermato quasi interamente le condanne riducendo la misura delle pene. La sentenza è stata quasi interamente confermata nel 2017 dalla Corte di cassazione, che per alcuni imputati ha tuttavia dichiarato l'intervenuta prescrizione. Dopo un passaggio ulteriore in corte di appello per la rideterminazione della pena, Rodolfo Fiesoli è stato condannato in via definitiva il 6 novembre 2019 con sentenza della Corte di cassazione e si trova oggi agli arresti: quattordici anni e dieci mesi la pena complessiva comminata. Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, altro leader storico nonché fondatore della comunità « Il Forteto », avevano già avuto nel 1985 una sentenza definitiva di condanna per vari capi d'imputazione, tra cui corruzione di minorenne, sottrazione consensuale di minorenne, atti di libidine violenta e usurpazione di titolo. Dalla sentenza emergeva anche l'« istigazione da parte dei responsabili del Forteto alla rottura dei rapporti tra i bambini che erano loro affidati e i genitori biologici ». Nel 1998 la Corte europea dei diritti dell'uomo ricevette un ricorso contro l'Italia a causa dell'operato del tribunale per i minorenni di Firenze, presentato da due madri con doppia cittadinanza italiana e belga, alle quali il tribunale per i minorenni di Firenze aveva imposto di interrompere ogni relazione con i rispettivi figli, collocati presso la comunità « Il Forteto ».