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Le implicazioni concrete di questa prospettiva riformista si colgono illustrando i titoli in cui si articola il presente disegno di legge. Il titolo I è dedicato alle semplificazioni in materia di impresa che si possono ottenere valorizzando, in sussidiarietà, la professionalità dei consulenti del lavoro. Più precisamente, in relazione all'estensione delle responsabilità delle imprese operata dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica) , i modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a esimere l'ente dalla responsabilità possono risultare di difficile attuazione per le piccole imprese. L'intervento sussidiario dei consulenti del lavoro o di avvocati e commercialisti può permettere di superare il problema. Nello stesso senso, l'intervento di un soggetto terzo e qualificato come il consulente del lavoro può risolvere i complessi problemi che si verificano in relazione alla asseverazione delle regolarità contributive nell'ambito dei contratti di appalto. La disciplina che si propone semplifica il sistema ed eleva il livello delle garanzie. Infine, i consulenti del lavoro possono utilmente intervenire a garantire il ruolo di tutor aziendale obbligatorio per determinati contratti formativi, come ad esempio l'apprendistato: si tratta infatti di professionisti già qualificati professionalmente, anche attraverso corsi specifici del proprio albo, che possono svolgere adeguatamente tale ruolo senza distrarre altro personale dell'impresa, semplificando la gestione dei vari contratti formativi, risparmiando controlli alla pubblica amministrazione. Un'altra importante innovazione, poi, è rappresentata dalla valorizzazione dell'istituto della certificazione tributaria, un istituto introdotto una decina di anni fa, ma sostanzialmente fallito sia perché a fronte di complessi obblighi i vantaggi per il contribuente «certificato» erano molto ridotti, sia perché applicabile solo a una limitata cerchia di soggetti. In tempi recenti, peraltro, la legislazione ha introdotto agevolazioni per chi accetta di farsi tenere la contabilità direttamente dalla amministrazione finanziaria (ed è anche arrivato a imporre agli enti territoriali l'obbligo di farsi gestire i cedolini paga dal Ministero dell’economia e delle finanze. Anziché agevolare lo «Stato contabile» appare invece opportuno che soggetti terzi possano fungere da reali certificatori e da reali drivers verso la compliance tributaria. Si interviene quindi sulla normativa relativa alle certificazioni tributarie ampliandone i possibili fruitori a tutti i contribuenti ricadenti negli studi di settore, si elimina la limitazione ai soli casi in cui in cui il certificatore abbia tenuto la contabilità del soggetto certificato, si aumenta il numero delle poste certificabili, estendendola ai costi e ricavi direttamente connessi alla attività oggetto del contribuente e a categorie «definite» di spese generali. Inoltre, per compensare il costo della certificazione si stabilisce, per chi si certifica, il beneficio della sospensione della riscossione in pendenza di giudizio (senza ovviamente precludere la riscossione in caso di sentenza divenuta definitiva). Si prevede anche una limitazione dei casi in cui l'amministrazione finanziaria possa esercitare l'attività di verifica sulle poste certificate (limitandola alle verifiche di fatto sulle prestazione effettuate). Com'è nella logica della sussidiarietà vengono poi incrementate le sanzioni per le certificazioni non veritiere disponendo la responsabilità solidale del certificatore. Va peraltro ricordato che la valorizzazione sussidiaria dei dottori commercialisti è una tendenza in atto nell'ordinamento, che ha loro riconosciuto la funzione di attestare i piani finalizzati alla soluzione della crisi d'impresa. Nel decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 (cosiddetto «decreto sviluppo»), il legislatore ha quindi individuato nel professionista la funzione di «garante della serietà» al servizio della collettività rappresentata dai creditori e dagli organi giudiziari deputati alla verifica della legittimità delle operazioni di risanamento e soluzione della crisi d'impresa. Nello specifico il professionista è chiamato ad attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano di risanamento (ex articolo 67 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, cosiddetta legge fallimentare (LF) e successive modificazioni), dei piani di concordato preventivo (ex articolo 160 e 161 LF), la veridicità e attuabilità dei piani degli accordi di ristrutturazione dei debiti (ex articolo 182- bis LF). Con le modifiche introdotte dalle nuove norme le attestazioni si estendono anche alle integrazioni dei piani di concordato che possono rendersi necessarie nel corso della procedura. Inoltre nei casi in cui l'impresa in concordato continua l'attività direttamente o per tramite di società cessionarie o di nuova costituzione, le previsioni economiche e finanziarie che giustificano la continuità dovranno essere verificate e «attestate» con criteri di economicità. Analogamente per il ricorso a finanziamenti o per eseguire pagamenti in via eccezionale di creditori concorsuali. Si evince quindi che in questo caso il legislatore ha individuato nel professionista attestatore un privato garante che sostituisce il controllo giudiziario del pubblico ufficiale. Per questo motivo si ritiene quindi opportuno proporre anche che, nell'ambito della riforma della revisione legale (decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39), la tenuta del nuovo registro dei revisori legali, anziché passare alla competenza del Ministero dell'economia e delle finanze, rimanga al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che ha sempre gestito il vecchio registro con ottimi risultati sia in termini di economicità -- senza gravare il pubblico di costi -- sia di efficienza. Il titolo II è dedicato alla deflazione, per ablazione, del carico giudiziario attraverso la sussidiarietà. È noto come uno degli aspetti maggiormente critici del nostro sistema sia quello della eccessiva durata dei processi: in particolare, i tempi lunghi della giustizia civile italiana (l'Italia è al 156º posto su 181 Paesi analizzati dalla World Bank ; la Germania è al 9º posto) deprimono la nostra competitività. Il problema è quindi enorme. Il disegno di legge espone alcune misure legislative che, in coerenza col fine di scaricare l'autorità giudiziaria di compiti inessenziali alla giurisdizione, sono in grado di assicurare immediatamente all'ordinamento giudiziario un efficiente outsourcing delle corrispondenti attività attraverso l'esercizio della funzione del notaio o dell'avvocato, nella logica di assicurare la presenza di un soggetto che assicuri comunque la debita terzietà. Si tratta di misure di prudente deflazione del carico di attività non necessariamente riservate al giudice o alla amministrazione giudiziaria. Si tratta di interventi ispirati a uno logica consensualistica, di esternalizzazione dei costi ed internalizzazione dei corrispondenti risparmi da parte dell'ordinamento giudiziario, di conferimento di opportunità ai privati pur sempre sotto la vigilanza dall'autorità giudiziaria e di rigoroso mantenimento in capo a questa di tutte le funzioni costituzionalmente indeclinabili. Non si tratta di una prospettiva inventata completamente ex novo :