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Questo non avviene e quindi viene di fatto cancellata una norma che è strumento di garanzia per ciascuno di non essere sottoposto, per un tempo irragionevole ed infinito, ad un processo e alla conseguente gogna mediatica. Ebbene, a fronte di questo, abbiamo anche visto cosa siete riusciti a fare nel provvedimento spazzacorrotti, inserendo una norma di dubbia interpretazione, che addirittura porta a ritenere che qualsiasi associazione sia un partito politico e debba comportarsi come tale e quindi qualsiasi associazione è soggetta agli stessi obblighi. In pratica, è la cultura del sospetto portata all'ennesima potenza, quasi come paradigma di qualsiasi previsione normativa. Noi del Gruppo Forza Italia ci siamo astenuti dalla votazione alla Camera, in quanto riteniamo che il giudizio abbreviato sia uno strumento a garanzia del diritto, del giusto equilibrio nel processo e di una scelta di opportunità, che deve essere data, evidentemente a fronte di un abbattimento consistente della pena, quando non vi è ancora un processo celebrato, cioè quello che qualcuno ha definito patteggiamento sul rito e non patteggiamento sulla pena. Vi ricordo che l'articolo 444 del codice di procedura penale prevede che il patteggiamento sulla pena sia consentito solo per determinati reati, per tutti gli altri reati più gravi era ed è previsto il patteggiamento sul rito, e cioè il giudizio abbreviato. Stiamo attenti ad eliminarlo, per questi reati puniti con l'ergastolo, con questa facilità. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, era il 21 aprile 2018 quando ricevetti dall'amica attivista Carola Profeta questa lettera, che mi accingo a leggere all'Assemblea: «Chi scrive è Fabiola Bacci, mamma di Jennifer Sterlecchini, barbaramente uccisa a Pescara il 2 dicembre 2016, colpita con 17 coltellate dall'ex convivente, che, supportata dall'associazione Noi per la famiglia, ha avviato nel giugno di quest'anno la raccolta delle firme per la sottoscrizione di una petizione popolare a sostegno del progetto di legge per la riforma dell'istituto processuale del giudizio abbreviato, ex articolo 438 del codice di procedura penale, già iscritto al n. 4376 della Camera dei deputati ed approvato da quell'Assemblea il 28 novembre 2017, ma ancora una volta naufragata in Senato, come già avvenuto per la precedente, licenziata dalla Camera dei deputati e puntualmente naufragata in Senato (progetto di legge n. 1129 del 2013), presso il quale c'è stata l'opposizione da parte di uno schieramento politico che ha impedito che la proposta di legge fosse trattata in seno alla Commissione deliberante. Ne è conseguito che mai è stato fissato un ordine del giorno che consentisse la discussione in Aula e la conseguente approvazione nei termini della scorsa legislatura. Come madre oltraggiata e cittadina di questo Stato che ancora consente, purtroppo, processi iniqui, allorquando sarà raggiunta la soglia delle 50.000 sottoscrizioni, la petizione, che si prefigge l'obiettivo di vedere condannati i colpevoli alla pena che lo Stato vorrà loro riconoscere, senza fruire dell'ignobile sconto di pena, oggi immeritatamente riconosciuto solo per strategia di scelta del rito, che mortifica ulteriormente i parenti delle vittime, mi adopererò affinché sia depositata alla Presidenza di entrambi i rami del Parlamento italiano, a testimonianza del fatto che i cittadini avvertono fortemente il senso di inadeguatezza del ricorso al rito abbreviato per i reati di maggiore gravità, tra cui primeggia l'omicidio». Nel rivolgersi sempre a me prosegue: «Facendo appello alla sua sensibilità e ruolo nelle istituzioni, nella considerazione del lacerante dolore che accompagnerà le mamme di tutti i figli assassinati per il resto della loro vita, svuotata di ogni significato e incapace di apprezzare qualsiasi gioia della terrena esistenza, personalmente dilaniata dal ricordo delle urla strazianti della mia adorata Jennifer, che veniva colpita a morte mentre assistevo, disperata e impotente, chiusa fuori dall'appartamento teatro della tragedia, rivolgo alla signoria vostra la preghiera di valutare l'opportunità di riavviare l' iter procedimentale che porti alla definitiva approvazione del progetto di legge in oggetto. Alla signoria vostra sin da ora va tributata l'immensa riconoscenza di questa madre, distrutta dal dolore, come tante altre di questo Paese, il cui grido di dolore e di sofferenza impatta inesorabilmente con la sordità di tutte le istituzioni». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Bene, possiamo dire che oggi Fabiola Bacci e sua figlia, Jennifer Sterlecchini, forse vedranno uno spiraglio di giustizia. La norma che ci apprestiamo ad approvare, signori colleghi, è una norma che, semplicemente, va a eliminare, per determinati delitti di particolare gravità, la possibilità per l'imputato di ricorrere al rito abbreviato e al conseguente sconto di pena. Vi voglio fare un brevissimo elenco dei delitti di cui stiamo parlando: devastazione, saccheggio e strage; strage; omicidio aggravato; nonché ipotesi aggravate di sequestro di persona. Tutti delitti efferati, tutti delitti che abbiamo il compito di punire severamente. Non è possibile, sulla ondata del garantismo a tutti i costi, stabilire che l'ergastolo non sia più pena da applicare e lasciare la discrezionalità della scelta, se rischiare o meno l'ergastolo, non già al giudice, cui spetta di stabilire l'entità dell'erogazione della pena, ma, addirittura, all'imputato. Non ce lo possiamo permettere, signor Presidente. Questo tipo di reati debbono essere esclusi dal novero di quelli per cui l'imputato può scegliere, come del resto già si fa per altre forme di procedimenti alternativi. Sappiamo che, per esempio, anche il patteggiamento oggi è limitato dal punto di vista della pena: non si possono patteggiare tutti i delitti, ma c'è un limite di pena sotto il quale bisogna restare per poter accedere al patteggiamento, cioè all'applicazione della pena su richiesta delle parti. Quindi, non viola né la Costituzione, né la normativa vigente il fatto di assoggettare anche il rito abbreviato agli stessi limiti di pena sulla base, appunto, della pena edittale. Di contro, voglio ricordare ai colleghi che è comunque stabilita una garanzia per l'imputato, in quanto la normativa che ci apprestiamo ad approvare prevede che il giudice, ove ritenga che nel caso di specie non doveva essere applicato l'ergastolo, può, in ogni caso, riaprire i termini, addirittura per la formulazione della richiesta di giudizio abbreviato. Quindi, abbiamo dato, da una parte, il massimo delle garanzie possibili all'imputato, ma, dall'altra parte, non possiamo delegare all'imputato la scelta della pena che gli si deve applicare. Sarebbe davvero qualcosa di folle. Sulla questione dell'ergastolo, sulla quale si è soffermato il collega che mi ha preceduto, vorrei che si facesse una riflessione non in questa ma in altra sede.