[pronunce]

che occorre anzitutto precisare come dai criteri direttivi contenuti nella legge di delega della riforma tributaria 9 ottobre 1971, n. 825, e precisamente in quelli indicati negli artt. 9, n. 3m e 10, n. 5m si rilevi chiaramente la natura sostitutiva del regime della ritenuta a titolo di imposta, che, in quanto misura agevolativa, ha carattere eccezionale e derogatorio (sentenza n. 272 del 1994); che questa Corte ha già avuto occasione di sottolineare come l'esenzione tributaria non costituisca espressione del diniego di capacità contributiva, rilevando l'erroneità dell'assunto in base al quale "la previsione di esenzione dalle imposte debba sempre equivalere ad un riconoscimento legislativo della insussistenza della capacità contributiva" (sentenza n. 159 del 1985); che, in particolare, l'esenzione, concretando una ipotesi di agevolazione concessa a soggetti che ordinariamente sarebbero sottoposti alla obbligazione tributaria, presuppone proprio l'esistenza della capacitacontributiva; che la diversa categoria dottrinale della esclusione, consistente in una delimitazione negativa della sfera di applicazione del tributo, si basa pur sempre su una valutazione discrezionale del legislatore, che esclude l'attitudine di un determinato soggetto al pagamento del tributo; che nell'esercizio di tale discrezionalità il legislatore per un verso non è tenuto ad estendere agevolazioni e benefici tributari a fattispecie prive della necessaria omogeneità e per altro verso non è obbligato a mantenere il regime derogatorio, qualora mutino o siano diversamente valutate le condizioni per le quali il detto regime era stato disposto, purché ciò avvenga nei limiti della non arbitrarietà e della ragionevolezza e nel rispetto dei principi costituzionali in materia; che, nella fattispecie, l'applicazione dell'art. 26 del d.P.R. n. 600 del 1973 anche nei confronti dei soggetti esclusi dall'IRPEG non viola il principio di capacità contributiva, in quanto il presupposto d'imposta, da individuarsi nel possesso di redditi di capitale e precisamente nell'ammontare degli interessi maturati su conto corrente, risulta pienamente realizzato; che la tassazione di redditi prodotti da coloro che sono dichiarati "non soggetti ad imposta" non determina la lesione dell'indicato principio costituzionale, in quanto, come si è già rilevato, la esclusione o la esenzione da imposta non è comunque sinonimo di assenza della capacità contributiva; che la invocata disparità di trattamento rispetto alla generalità dei contribuenti - relativa al rilievo che la norma impugnata si tradurrebbe in un sistema tributario particolare, applicabile soltanto nei confronti dei soggetti non assoggettati ad IRPEG - costituisce una censura generica e per certi versi contraddittoria, in quanto non considera che il sistema della ritenuta d'imposta rappresenta comunque un regime più favorevole al contribuente rispetto a quello della ritenuta d'acconto; che, pertanto, anche sotto tale profilo la questione risulta manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 26, quarto comma, terzo periodo, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), sostituito dall'art. 12, comma 1, del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, come interpretato autenticamente con l'art. 14 della legge 18 febbraio 1999, n. 28, (Disposizioni in materia tributaria, di funzionamento dell'Amministrazione finanziaria e di revisione generale del catasto), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale di Milano con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 maggio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 31 maggio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola