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Disposizioni per l'istituzione di un albo speciale dei periti d'arte. Onorevoli Senatori. – Nel corso di un processo il giudice può farsi assistere da uno o più consulenti forniti di particolare competenza tecnica al fine di dirimere complesse questioni tecniche, scientifiche o artistiche. Pertanto, presso ogni tribunale sono istituiti un albo dei consulenti tecnici del giudice (CTU) per le consulenze tecniche nel processo civile ed un albo dei periti per le perizie nel processo penale. In qualità di ausiliario del giudice, esso viene chiamato ad accertare, rilevare e analizzare i fatti oggetto di una controversia, mediante un elaborato scritto (la cosiddetta relazione peritale) che, con argomentazioni chiare, oggettive e possibilmente incontrovertibili, risponde ai quesiti che il giudice gli affida. Pertanto al perito si richiedono competenza ed esperienza nella materia oggetto della controversia e rigorose conoscenze delle regole processuali e di procedura civile, che condizionano in maniera essenziale la validità del lavoro peritale e di tutto il processo in generale, avendo un peso rilevante sull'esito dello stesso. Nonostante ciò non è mai stato delineato un percorso formativo specifico per i tecnici di tribunale chiamati a svolgere compiti spesso assai delicati e dirimenti. Non esiste in Italia, o comunque non è riconosciuta ad oggi, una « figura di certificatore ufficiale » dell'opera d'arte. L'unico riferimento normativo indica il mercante come l'unico a poter certificare l'opera d'arte oggetto di vendita: articolo 64 del codice dei beni culturali, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. La legge non afferma che la certificazione di autenticità debba essere rilasciata da un perito, un esperto o un critico d'arte, ma solo dal venditore, il quale ha l'obbligo di consegnare la documentazione attinente l'autenticità e, in mancanza di questa, una dichiarazione che attesti l'autenticità dell'opera o almeno la probabile attribuzione e la provenienza. Il soggetto che fornisce tale documentazione, cioè il certificato di autenticità, è l'autore (artista) se è in vita, altrimenti gli eredi, gli enti riconosciuti come fondazioni, o archivi d'artista, preposti alla tutela, allo studio, alla promozione e all'archiviazione delle opere, o in mancanza di questi gli specialisti e studiosi di fama ed infine anche dal perito stesso. D'altra parte chiunque può rivendicare per sé il ruolo di critico ufficiale di un determinato artista, tanto in più in assenza di un albo di consulenti tecnici esperti in materia di opere d'arte (istituzione prevista nel lontano 1971 con la cosiddetta legge Pieraccini, legge 20 novembre 1971, n. 1062, ma non ancora attuata), né di autorità preposte ad accertare i requisiti e la preparazione dei periti stessi o degli esperti d'arte. L'istituzione di un registro specifico di periti in materia di opere d'arte colmerebbe in parte tale lacuna normativa. Il perito d'arte svolge infatti una professione di elevato contenuto intellettuale e di notevole complessità, che necessita di una formazione culturale, scientifica, metodologica, tecnica ed etica specifica, ottenuta mediante un lungo percorso di istruzione, formazione e aggiornamento a carattere teorico e pratico. I suoi compiti e le attività specifiche sono finalizzate alla redazione della perizia: elaborato tecnico relazionato in forma scritta, che contiene una serie di informazioni che permettono di ricostruire il curriculum dell'opera e di stabilirne l'autenticità e il valore, elementi richiesti nei quesiti del giudice. Per realizzare ciò necessitano le seguenti azioni: studio ed analisi dell'opera d'arte declinata nelle varie categorie (archeologia, arte medievale, arte antica, arte moderna, arte contemporanea, arti minori e decorative, arredo e suppellettili, design , glittica), che implicano una conoscenza approfondita della storia dell'arte, delle tecniche artistiche, degli elementi del restauro e della conservazione, della normativa relativa al ruolo legale del perito; delle quotazioni e del mercato delle opere d'arte. Soffermandoci sull'aspetto critico relativo alle conoscenze e competenze tecniche, solo gli articoli 15 e 16 delle disposizioni per la attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie disciplinano il delicato argomento, prevedendo che possano ottenere l'iscrizione nell'albo « coloro che sono forniti di speciale competenza tecnica in una determinata materia » e richiedendo che l'aspirante all'iscrizione « produca titoli e documenti che crede di esibire per dimostrare la sua speciale capacità tecnica ». Inoltre gli albi sono divisi in categorie e tra le indefettibili vi sono quella medico-chirurgica, industriale, commerciale, agricola, bancaria e assicurativa. L'iscrizione all'albo del tribunale non vincola la scelta del giudice in quanto l'articolo 61 del codice procedura civile enuncia soltanto un principio, prevedendo che la sua scelta debba essere fatta « normalmente » fra gli iscritti all'albo, e non ponendo alcun limite al giudice in tal senso (Cass. , Sez. II, sentenza n. 5473 del 12 aprile 2001). Pertanto manca in generale, per diverse materie di specializzazione, una normativa che disciplini in maniera puntuale i criteri di valutazione delle conoscenze e competenze tecniche per materia del perito di tribunale. Per colmare tali vuoti alcuni tribunali si sono dotati di protocolli, ovvero di buone prassi volte a migliorare la qualità delle consulenze tecniche d'ufficio, al fine di definire i requisiti necessari per l'iscrizione all'albo, garantire la trasparenza della rotazione degli incarichi e regolare la nomina di esperti non iscritti all'albo dei CTU o dei periti. Al fine di garantire la competenza e l'esperienza degli iscritti, in vari tribunali è diffusa la consuetudine di richiedere come ulteriore requisito per l'iscrizione all'albo l'appartenenza al relativo ordine o al relativo collegio professionale da alcuni anni. La problematica è particolarmente critica per quelle professioni prive di un proprio albo professionale e di un organo di controllo, che ne disciplini in maniera puntuale i titoli di accesso, il livello di esperienza, l'aggiornamento e il codice deontologico. È quanto accade per la materia delle opere d'arte ed in generale per l'antiquariato e le arti decorative, che oltre ad essere spesso assente dalle categorie degli albi di tribunale, non ha neppure (si pensi agli storici dell'arte ed agli archeologi) un ordine o collegio professionale di riferimento e di controllo. Taluni tribunali richiedono che i periti d'arte risultino iscritti nell'albo dei periti e degli esperti tenuto dalla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura con sede nel circondario del tribunale. Purtroppo ciascuna camera di commercio dispone di regole proprie al fine di comprovare l'idoneità all'esercizio dell'attività di perito o esperto nella categoria richiesta. Inoltre questa tipologia di albo conduce a privilegiare l'aspetto prettamente commerciale della professionalità dell'esperto ed a poter implicare, nello svolgimento dell'attività processuale peritale, un conflitto di interessi (soprattutto per gli antiquari).