[pronunce]

che, tuttavia, l'immediata applicabilità della nuova disciplina a procedimenti instaurati a seguito di opposizione a decreto penale di condanna presentata prima della sua entrata in vigore sarebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., per l'ingiustificata diversità di trattamento riservata a imputati che hanno proposto opposizione a decreto penale di condanna prima del 2 gennaio 2000, a seconda che tale opposizione sia precedente ovvero successiva al 2 giugno 1999; che la disciplina censurata violerebbe inoltre l'art. 24 della Costituzione perché modifica arbitrariamente, in corso di causa e con effetto retroattivo, le regole relative alla possibilità di accedere ai riti alternativi, cui conseguono consistenti riduzioni di pena; che è intervenuto nei giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la Corte dichiari inammissibili o infondate le questioni concernenti l'immediata applicabilità ai procedimenti in fase dibattimentale dei nuovi termini di decadenza per la richiesta di patteggiamento e restituisca gli atti al Tribunale di Locri in relazione alla questione, sollevata con l'ordinanza iscritta al n. 569 del r.o. del 2000, avente ad oggetto l'esperibilità in via transitoria del giudizio abbreviato in dibattimento (art. 223 del d.lgs. n. 51 del 1998) , alla luce dello jus superveniens costituito dall'art. 4-ter del decreto-legge 7 aprile 2000, n. 82, recante "Modificazioni alla disciplina dei termini di custodia cautelare nella fase del giudizio abbreviato", convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 5 giugno 2000, n. 144. Considerato che il tribunale di Locri solleva, nella medesima ordinanza, due diverse questioni di legittimità costituzionale, censurando con la prima l'art. 223 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, in quanto consente soltanto all'imputato il cui processo era pendente al 2 giugno 1999 di chiedere e di accedere al rito abbreviato fino all'inizio dell'istruzione dibattimentale; con la seconda, gli artt. 446 del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 33 della legge 16 dicembre 1999, n. 479, e 224 del decreto legislativo n. 51 del 1998, in quanto consentono all'imputato di avanzare richiesta di patteggiamento in dibattimento, prima dell'inizio dell'istruzione dibattimentale, soltanto nei giudizi di primo grado che erano in corso alla data del 2 giugno 1999; che il tribunale di Verona prospetta censure analoghe, lamentando che gli artt. 223 e 224 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, in materia di istituzione del giudice unico di primo grado, non dettano una disciplina transitoria che regoli l'applicabilità ai procedimenti in corso delle nuove disposizioni in tema di termini di decadenza per la presentazione della richiesta di patteggiamento, introdotte dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479; che identica è la sostanza delle questioni, tutte concernenti i termini entro i quali deve essere presentata a pena di inammissibilità richiesta di applicazione della pena, per cui deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che dalle ordinanze di rimessione emerge che tutte le questioni di legittimità costituzionale si riferiscono a situazioni processuali nelle quali la vocatio in jus si colloca in un momento compreso tra la data di efficacia del decreto legislativo n. 51 del 1998 (2 giugno 1999) e la data di entrata in vigore della legge n. 479 del 1999 (2 gennaio 2000); che con le censure aventi a oggetto gli artt. 446, comma 1, cod. proc. pen. e 224 del decreto legislativo n. 51 del 1998 il Tribunale di Locri denuncia che l'autonoma incidenza delle due norme nei dibattimenti instaurati dopo l'entrata in vigore della legge n. 479 del 1999, a seguito di rinvio a giudizio successivo alla data in cui è divenuto efficace il d.lgs n. 51 del 1998, condurrebbe in ogni caso a escludere che l'imputato possa avanzare richiesta di patteggiamento nella fase degli atti preliminari del dibattimento; che, ad avviso del rimettente, tale facoltà da un canto sarebbe oramai esclusa dal nuovo testo dell'art. 446 cod. proc. pen. , dall'altro non sarebbe neppure riconosciuta in via transitoria, ratione temporis dall'art. 224 del d.lgs. n. 51 del 1998; che il tribunale rimettente presuppone, dunque, che i nuovi termini per la presentazione della richiesta di patteggiamento previsti dall'art. 446 cod. proc . pen. , in assenza di un'apposita disciplina transitoria, si applichino indiscriminatamente ad ogni situazione processuale in corso, nonostante comportino effetti di decadenza con efficacia retroattiva, che si sarebbero già verificati in un momento in cui la nuova normativa non era ancora in vigore; che, come questa Corte ha già avuto modo di affermare con le ordinanze n. 560 del 2000 e n. 127 del 2001, tale presupposto interpretativo è palesemente erroneo in quanto, "anche in mancanza di qualsiasi norma transitoria, il nuovo equilibrio delineato dal legislatore tra le fasi delle indagini preliminari, dell'udienza preliminare e del giudizio dibattimentale, cui è strettamente collegata la mutata disciplina dei procedimenti speciali, conduce necessariamente ad escludere che i nuovi termini di decadenza possano riguardare procedimenti nei quali tali termini sarebbero oramai scaduti, essendo già stato disposto il rinvio a giudizio al momento dell'entrata in vigore della legge n. 479 del 1999"; che pertanto la questione di legittimità costituzionale formulata con riferimento all'art. 446 cod. proc. pen. va dichiarata manifestamente infondata; che, per quanto concerne la questione, sollevata dal tribunale di Locri, avente ad oggetto l'art. 224 del d.lgs. n. 51 del 1998, nella parte in cui non prevede che l'imputato possa presentare in dibattimento richiesta di applicazione della pena anche nei giudizi instaurati successivamente al 2 giugno 1999 e pendenti alla data di entrata in vigore della legge n. 479 del 1999, e le analoghe questioni riferite agli artt. 223 e 224 del citato d.lgs. , sollevate dal Tribunale di Verona, con la già menzionata ordinanza n. 560 del 2000 questa Corte ha rilevato che "le norme transitorie contenute nel decreto legislativo n. 51 del 1998 non hanno - né avrebbero potuto avere, stante la successione cronologica dei due provvedimenti legislativi - alcun collegamento con la disciplina dell'istituto del patteggiamento introdotta dalla legge n. 479 del 1999" e che "le disposizioni censurate sono irrilevanti rispetto all'applicazione dei nuovi termini di decadenza della richiesta di applicazione della pena, per il motivo assorbente che la legge che ha modificato tali termini non era ancora venuta ad esistenza"; che pertanto le relative questioni vanno dichiarate manifestamente inammissibili; che, infine, circa la questione avente ad oggetto l'art. 223 del d.lgs.