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Norme per l'uso razionale e responsabile del suolo, del patrimonio edilizio e delle risorse naturali. Onorevoli Senatori . – Ormai tutti abbiamo preso coscienza che il suolo è una risorsa esauribile e non rinnovabile e che la perdita irreversibile di risorse ecosistemiche e l'edificazione selvaggia influenzano negativamente l'equilibrio del territorio, creano dissesto, erosione, contaminazione, desertificazione e disastri ambientali acuiti dai cambiamenti climatici. Ma nonostante ciò, il nostro Paese ha un livello di consumo di suolo tra i più alti in Europa, collocandosi al quinto posto nella classifica europea. Soprattutto intorno alle grandi città è evidente una urbanizzazione diffusa e dispersa, di scarsa qualità architettonica, che crea frammentazione del paesaggio e mancanza di identità culturale, difficoltà in termini di accessibilità ai servizi e dispendio dei consumi energetici. Al contrario, specialmente nelle aree metropolitane, si assiste ultimamente ad un crescente abbandono di interi capannoni e aree ex industriali, diventati magari non più funzionali all'evoluzione dei rapporti commerciali, che creano degrado urbanistico e sociale, occupazione spesso abusiva e problemi alla sicurezza urbana. Occorre pertanto indirizzare la linea politica verso un nuovo modello di governo del territorio, orientato alla riqualificazione dell'esistente, al riutilizzo di siti dismessi e al recupero di aree degradate, piuttosto che allo sviluppo di nuovi siti edificati in aree verdi e suolo agricolo, in linea con quanto inserito nei nostri programmi di governo e in linea con le politiche dell'Unione europea e con gli obiettivi richiamati nel 2011 con la « Tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse » che propone il traguardo di un incremento dell'occupazione netta di terreno pari a zero da raggiungere in Europa entro il 2050. Negli ultimi anni crescono sempre più le iniziative regionali dirette alla riduzione del consumo del suolo. Regioni come Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Liguria e provincia autonoma di Trento hanno già approvato leggi per la riduzione del consumo di suolo e la riqualificazione dell'esistente, che attribuiscono specifici compiti ai diversi enti coinvolti, regione, province, comuni, e incentivano il recupero degli edifici esistenti e delle aree già edificate da bonificare e riqualificare. Nella scorsa legislatura si è svolto l'esame di diversi disegni di legge sul consumo del suolo che, tuttavia, per le molte problematiche connesse alla nuova legge, non hanno potuto concludere l’ iter parlamentare. Resta il fatto che a livello statale, in conformità al riparto delle competenze tra Stato e regioni in ambito di governo del territorio previsto dalla Costituzione, occorre prendere provvedimenti, leggi quadro, anche per uniformare le iniziative territoriali di sviluppo sostenibile a livello nazionale, trattando il territorio agricolo come un patrimonio unico da preservare. Riuso, rigenerazione, riqualificazione delle aree degradate, previo risanamento ambientale delle aree da bonificare, compensazione e perequazione urbanistica per eliminare la rigidità dei piani di governo del territorio e controllare l'espansione edilizia, sono i concetti che occorre perseguire nell'ambito della pianificazione edificatoria, anche tenendo conto della diminuzione del tasso di crescita demografica che si registra negli ultimi anni. Ormai, è finita l'epoca dell'urbanistica dell'espansione; viviamo l'epoca dell'urbanistica della riqualificazione e del riuso del tessuto insediativo esistente, della qualità e della flessibilità urbanistica per accompagnare le mutevoli esigenze umane. Tuttavia, le azioni da intraprendere con una legge quadro a livello statale per perseguire l'obiettivo della riduzione del consumo del suolo ed arrivare al traguardo di un incremento dell'occupazione netta di terreno pari a zero al 2050, non devono provocare un mero blocco dell'attività edilizia, un arresto delle trasformazioni territoriali e lo sviluppo delle infrastrutture necessarie al Paese; occorrono azioni sistematiche ed equilibrate, politiche organiche che rendono gli interventi di riqualificazione del patrimonio esistente non solo ambientalmente ma anche economicamente sostenibili, che tengano conto di tutti gli interessi coinvolti nell'utilizzo della risorsa suolo. Il « consumo del suolo » è infatti strettamente legato a: – governo del territorio – legge urbanistica; – strumenti di perequazione urbanistica e compensazione; – testo unico in materia edilizia; – impatto ambientale – mitigazioni e compensazioni ambientali; – informazione e partecipazione dei cittadini nel procedimento edilizio; – opere pubbliche e riforma del codice degli appalti; – riparto delle competenze tra Stato e regioni (titolo V della Costituzione). Per ottenere una effettiva limitazione della espansione incontrollata occorre abbinare la limitazione del consumo del suolo con la rigenerazione urbana e l'intensificazione volumetrica delle città. Ciò si ottiene attraverso procedimenti di perequazione urbanistica e di compensazione per trasferire volumi edilizi dalle aree di espansione al perimetro delle città consolidate; si tratta di azioni che le regioni e i comuni dovranno intraprendere con leggi urbanistiche regionali, strumenti di pianificazione e regolamenti comunali, secondo le proprie competenze, sulla base di una legge statale che permetta un incremento delle volumetrie della città consolidata e il cambio della destinazione d'uso dei comparti di intervento. Rigenerazione vuole significare: riqualificazione, restauro, ristrutturazione e recupero degli spazi vuoti e delle aree dismesse delle città. Per raggiungere risultati concreti bisogna trasformare la limitazione del consumo del suolo da vincolo a modo di pianificare e questo si raggiunge effettivamente con la perequazione e con lo spostamento di volumi dalle aree agricole alle aree costruite. Certo, esistono comuni con piani regolatori che presentano espansioni edilizie esagerate, spesso basati su speculazioni, contro una crescita demografica quasi inesistente. Non sembra che davvero esiste una grande necessità di espansione edilizia. Tuttavia, la limitazione del consumo del suolo con una legge nazionale che intende sovrapporsi ai piani urbanistici comunali creerà senz'altro gravi problemi di contenzioso con i comuni, se non si preveda un tempo congruo per l'adeguamento, e creerà innumerevoli contenziosi con i privati cittadini che potrebbero vedere da un giorno all'altro svalutate le loro proprietà, magari comprata con sacrifici per le proprie famiglie. Infatti l'Unione europea propone il traguardo di un incremento dell'occupazione netta di terreno pari a zero da raggiungere in Europa entro il 2050; un tempo inferiore sembra impensabile. Peraltro, anche l'Europa non ha dato fino ad ora il buon esempio per la limitazione del consumo del suolo. È dal 2006 che si parla di una direttiva contro il consumo del suolo; ma l'iniziativa è fallita definitivamente nel 2014 con la bocciatura della proposta dal Parlamento europeo. Il disegno di legge in esame intende contrastare l'impatto del consumo del suolo, certamente negativo; ma il contrasto degli effetti negativi del consumo di suolo non deve rappresentare un fattore di limitazione dello sviluppo.