[pronunce]

Quanto al comma 34, si assume che sarebbe l'art. 9 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68 (Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario) a disciplinare l'attribuzione alle Regioni del gettito derivante dalla lotta all'evasione fiscale, richiamando il principio di territorialità ex art. 119 Cost. e in applicazione della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione). Sicché, essendo il recupero dell'evasione fiscale attività prettamente statale, la quantificazione delle maggiori risorse derivanti dalla attività medesima non può che avvenire ad opera dello Stato, con la conseguenza che la disposizione impugnata «è volta a riconoscere in capo alla Giunta regionale il compito di ripartire le risorse attribuite alla Regione Campania tra i fondi espressamente indicati dalla norma stessa». Quanto al comma 37, esso sarebbe stato mal interpretato dalla difesa erariale, disponendo invece una misura del tutto compatibile con l'art. 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) e finalizzata al contenimento della spesa del personale. Quanto al comma 44, la Regione osserva preliminarmente che il conto consuntivo è in fase di approvazione e che, in ogni caso, la mancata certificazione potrebbe al più impedire l'utilizzo, per il parziale finanziamento dei piani di forestazione per gli anni 2011, 2012 e 2013, delle risorse per economie di bilancio e non già la loro iscrizione al bilancio stesso. Peraltro, si evidenzia che le economie di spesa considerate dalla disposizione impugnata riguardano risorse a destinazione vincolata provenienti da mutuo regionale (in base alla legge regionale 7 maggio 1996, n. 11 «Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 28 febbraio 1987, n. 13, concernente la delega in materia di economia, bonifica montana e difesa del suolo»), nonché da fondi statali destinati all'agricoltura ed alle foreste (legge regionale 3 agosto 1981, n. 55 «Disciplina degli interventi conseguenti a calamità naturali o avversità atmosferiche di carattere eccezionale di cui alla legge 25 maggio 1970, n. 364» e legge regionale 2 agosto 1982, n. 42 «Provvedimenti per l'attuazione del programma agricolo regionale»), sicché, essendo già accertate, ben possono essere reiscritte in bilancio con deliberazione giuntale ai sensi della legge regionale di contabilità 30 aprile 2002, n. 7 (Ordinamento contabile della Regione Campania articolo 34, comma 1, d.lgs. 28 marzo 2000, n. 76) segnatamente, ai sensi degli artt. 41, commi 2 e 3, e 29. Inoltre, la resistente sostiene che le anzidette risorse sarebbero già state rifinalizzate a parziale finanziamento del piano di forestazione del 2010, dovendosi quindi ritenere che, con la norma impugnata, il legislatore regionale non abbia fatto altro che autorizzare la Giunta regionale a deliberare «un'ulteriore rifinalizzazione delle suddette risorse ancora disponibili a parziale rifinanziamento dei piani di forestazione per gli anni 2011, 2012 e 2013. Come del resto avvenuto in sede di bilancio gestionale 2011 approvato con deliberazione di Giunta Regionale n. 157 del 18/4/2011 (U.P.B. 1.74.174 - capitolo 1200), trovando copertura con quota parte dell'avanzo di amministrazione al 31/12/2010 a destinazione vincolata». Quanto al comma 75, la struttura ivi prevista sarebbe volta ad implementare i meccanismi procedurali del federalismo fiscale, in attuazione della legge n. 42 del 2009, e successivi decreti attuativi, in forza dell'art. 119 Cost. Ciò premesso, la resistente assume che la disposizione denunciata non provvederebbe direttamente all'istituzione della struttura di raccordo, ma demanderebbe alla Regione l'avvio di una collaborazione con l'Istituto per la finanza e l'economia locale (IFEL) per la futura creazione della struttura stessa, rimettendo a successiva deliberazione giuntale la disciplina sul procedimento, limiti, condizioni e modalità della collaborazione. Quanto al comma 78, lettera a), sarebbe anzitutto inconferente il parametro evocato dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. e, comunque, esso non sarebbe stato per nulla richiamato nella delibera di impugnazione, con conseguente inammissibilità della questione. Né, inoltre, sussisterebbe la dedotta violazione dell'art. 3 Cost., posto che la disposizione censurata - a differenza di quella della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia dichiarata incostituzionale con la sentenza n. 40 del 2011 - sarebbe caratterizzata «da un ambito oggettivo di applicazione decisamente più limitato e circoscritto». Peraltro, risponderebbe a ragionevolezza il requisito della residenza (previsto anche da altre leggi regionali non impugnate come quella della Regione Lazio 28 dicembre 2007, n. 26 «Legge finanziaria regionale per l'esercizio 2008 (art. 11, legge regionale 20 novembre 2001, n. 25)», sub art. 54), volto a evitare l'accesso al bonus in forza di comportamenti opportunistici, là dove la previsione di un periodo non eccessivamente lungo sarebbe tale da escludere la discriminazione tra cittadini italiani e quelli stranieri. Quanto al comma 123, la Regione ammette che il legislatore regionale, lungi dal voler apportare modifiche al sistema contabile definito a livello nazionale mediante stanziamento su unità previsionale di base inesistente, sarebbe «in realtà incorso in un mero errore materiale», con ciò palesando la «totale inoffensività della previsione suddetta». Quanto al comma 124, la resistente sostiene che la disciplina ivi dettata riguarderebbe «esclusivamente» gli impianti termoelettrici di spettanza regionale, senza ingerirsi in ambiti competenziali statali, così come imporrebbe di ritenere una interpretazione costituzionalmente orientata della norma censurata. Del resto, proprio la disciplina statale, agli artt. 29-ter e 29-decies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), conterrebbe un espresso obbligo di garanzia del monitoraggio delle emissioni conseguenti all'esercizio di centrali e impianti soggetti al rilascio di autorizzazione integrata. Peraltro, la disciplina dettata dalla norma denunciata implicherebbe anche ambiti di competenza materiale di spettanza regionale, come il «governo del territorio» e la «tutela della salute», così da poter prevedere limiti di tutela più elevati rispetto a quelli statali (sentenze n. 181 del 2011, n. 61 del 2009 e n. 30 del 2009).