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UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il Gruppo Per le Autonomie voterà a favore del provvedimento. È un principio del nostro ordinamento il fatto che il giudice deve valutare caso per caso avendo la possibilità di applicare attenuanti e aggravanti per modellare la condanna sulla particolarità dell'evento. La discrezionalità del giudice non può essere sostituita con automatismi o vere e proprie norme sentenza come questo Governo ha cercato di fare con la legge sulla legittima difesa o con il disegno di legge Pillon. È però inaccettabile che l'imputato di un grave reato, come ad esempio l'omicidio premeditato, possa usufruire dello sconto di un terzo della pena solo per la scelta di un rito. Non si può, cioè, premiare qualcuno che si meriterebbe la pena dell'ergastolo perché ha risparmiato alla macchina giudiziaria lo svolgimento di un dibattimento. Il provvedimento corregge una distorsione che si è venuta a creare nell'ordinamento italiano: il rito abbreviato si è trasformato in una precisa strategia della difesa nei casi di evidente e conclamata colpevolezza dell'imputato e ha assunto il valore di un vero e proprio diritto allo sconto di pena. A ciò si aggiunge per il condannato la possibilità di ricorrere comunque a nuovi gradi di giudizio con lo scopo di ottenere un'ulteriore riduzione fino a determinare situazioni incredibili che generano soltanto frustrazione e rabbia nell'opinione pubblica. È esattamente il caso dell'assassino di Olga Matei, che ha ottenuto uno sconto di pena a sedici anni, dopo essere stato condannato in primo grado a trent'anni e non all'ergastolo proprio grazie al rito abbreviato. Non dimentichiamo che dall'inizio dell'anno sono già state 17 le donne ammazzate. Questo caso è esemplificativo della necessità di questo provvedimento. Davanti ai femminicidi, ai delitti di mafia, agli omicidi premeditati non vi può essere una scorciatoia che porta il massimo della pena a una manciata di anni di reclusione. È questa percezione della giustizia ingiusta che genera frustrazione e rabbia non solo nell'opinione pubblica e che spinge i cittadini a non avere più fiducia nella giustizia. Non mi convince neanche la critica sull'aggravio di lavoro per la corte di assise. Al contrario, si tratta proprio del giudice precostituito che meglio può valutare la pena. La strada, invece, deve essere quella di rafforzare le strutture e il personale giudiziario perché non dobbiamo dimenticare che l'Italia, in confronto agli altri Paesi europei, è quello col minor numero di giudici per abitanti. Per questo sono condivisibili gli obiettivi di questo provvedimento ed è per tale motivo che ribadisco il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie. GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, tutto ci divide dall'attuale maggioranza e dal Governo. Non condividiamo pressoché nessuna delle scelte adottate finora; consideriamo la deriva delle ultime settimane, a seguito dei risultati elettorali nelle diverse Regioni, come un ulteriore rischio per la tenuta economica e per la credibilità del nostro Paese sullo scacchiere comunitario ed internazionale. L'affanno con cui l'azionista di maggioranza del Governo, il MoVimento 5 Stelle, sta cercando di recuperare quella metà di consensi perduti tra gli elettori e la reazione della Lega al ritrovato spirito battagliero dei suoi alleati, sta assumendo toni da farsa. Lo abbiamo visto questo fine settimana con le ridicole accuse e controaccuse sulle adozioni; lo abbiamo visto in merito al convegno di Verona; lo abbiamo visto con la durezza con cui finalmente viene messo ufficialmente in discussione, anche da parte della maggioranza, il pessimo disegno di legge Pillon, un testo inemendabile e pericoloso sotto il profilo culturale, prima che sotto quello normativo. Forse non vi è ancora del tutto chiaro che avete un Paese da governare, un Paese che è alle soglie di una drammatica crisi economica con dati che peggiorano di giorno in giorno e rischi concreti per l'occupazione. Questa premessa, questa presa di distanza totale dall'operato del Governo è necessaria e doverosa prima di entrare nel merito del provvedimento che, tra poco, sarà posto al voto. Lo ritengo infatti un tassello nella direzione giusta, anche se continuo a denunciare, come già ho avuto modo di esprimere in occasione del voto sul cosiddetto spazza corrotti, l'errore madornale di provvedimenti specifici in materia penale, invece di una più larga revisione dell'intera procedura. Sappiamo bene che il problema della giustizia in Italia è costituito dai tempi dei processi; lo diciamo da decenni. Ma quale prezzo siamo disposti a pagare per accorciare, come abbiamo visto, di non molto, questi tempi? La ratio dietro il giudizio abbreviato si riduce tutta in questa valutazione. È sempre lecito per ogni tipo di reato diminuire di un terzo la pena in cambio di un risparmio di tempo di circa un anno, secondo i dati resi in audizione dall'ex procuratore Bruti Liberati, nella durata del processo di primo grado? Onestamente, per me no. È vero che un processo con più imputati sarebbe un maggiore impegno; ve lo dice però uno che ha fatto il maxi processo contro la mafia e lo ha fatto in tempi brevissimi per questo tipo di reato, in cui dall'organizzazione si può certamente risparmiare tantissimo tempo. Vorrei si facesse particolare attenzione su un punto fondamentale: la quantificazione della pena non ha nulla - ripeto nulla - a che fare con la sua funzione rieducativa, che riguarda il successivo passaggio dell'esecuzione della pena. L'Assemblea dovrebbe tenere in altissima considerazione la lezione che Aldo Moro diede ai propri studenti nel lontano 1976. Cito: «Ricordatevi che la pena non è la passionale smodata vendetta dei privati: è la risposta calibrata dell'ordinamento giuridico e, quindi, ha tutta la misura propria degli interventi del potere sociale, che non possono abbandonarsi ad istinti di reazione e di vendetta, ma devono essere pacatamente commisurati alla necessità, rigorosamente alla necessità, di dare al reato una risposta quale si esprime in una pena giusta». Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,50) ( Segue GRASSO). Cito queste parole per introdurre un passaggio del parere del Consiglio superiore della magistratura sul provvedimento quando dice che sussiste quindi una divaricazione oggettivamente ampia del trattamento punitivo conseguente alla combinazione della premialità del rito e del bilanciamento delle circostanze e, al contempo, una eccessiva rigidità del sistema, che finisce per inibire al giudice la possibilità di graduare la pena in relazione alla concreta gravità dei fatti. Il parere del CSM continua spiegando come per l'omicidio aggravato si possa quindi decidere solo nell'alternativa tra i sedici e i trenta anni; si tratta, quindi, di una pena che potrebbe rivelarsi non adeguata per difetto o per eccesso. Eliminare il rito abbreviato per i reati gravissimi non è quindi vendetta, non è rigore, non è giustizialismo; significa invece restituire al giudice la possibilità di un vero adeguamento della pena al caso concreto sulla base di valutazioni e non del rito scelto. Vorrei fare una ulteriore considerazione di sistema.