[pronunce]

Pertanto, «la riserva di tali prestazioni a coloro che abbiano con la Regione un legame stabile», desumibile dal fatto di risiedervi da almeno trentasei mesi, non determinerebbe, sempre secondo la resistente, alcuna discriminazione ingiustificata in violazione dell'art. 3 Cost. A sostegno di tale assunto, la Regione cita l'ordinanza n. 32 del 2008 con la quale questa Corte ha dichiarato la manifesta inammissibilità «di una questione di legittimità costituzionale riguardante una norma legislativa della Regione Lombardia, nella parte in cui prevedeva, tra i requisiti per la presentazione delle domande di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, la residenza o lo svolgimento di un'attività lavorativa nella Regione Lombardia da almeno cinque anni». In tale occasione, evidenzia la Regione, la Corte ha tra l'altro precisato che «il requisito della residenza continuativa, ai fini dell'assegnazione, risulta non irragionevole (sentenza n. 432 del 2005) quando si pone in coerenza con le finalità che il legislatore intende perseguire (sentenza n. 493 del 1990), specie là dove le stesse realizzino un equilibrato bilanciamento tra i valori costituzionali in gioco (ordinanza n. 393 del 2007)». La Regione esclude, dunque, la fondatezza della dedotta violazione dell'art. 2 Cost., dal momento che i diritti inviolabili dell'uomo sarebbero «direttamente protetti dalle prestazioni obbligatorie previste in favore di tutti dalla normativa statale e comunitaria», di cui la legge regionale stabilisce espressamente «l'erogazione a favore di chiunque». 2.4. - La resistente, inoltre, sostiene che la definizione di «prestazioni essenziali» non coincide con quella di «servizi sociali» operata dalla legge, ma deve invece ricavarsi «dall'art. 22 della legge n. 328 del 2000, e dagli ulteriori atti assunti in sua attuazione, nonché, per quanto riguarda i servizi sociali connessi a quelli sanitari, dal DPCM 29 novembre 2001». 2.5. - Ad avviso della Regione, risulterebbe altresì infondata la censura di violazione dell'art. 38 Cost., posto che i livelli essenziali delle prestazioni sarebbero garantiti a tutti. 2.6. - Infine, la difesa regionale eccepisce l'inammissibilità della censura sollevata in riferimento all'art. 97 Cost., «per genericità e difetto di argomentazione, non essendo illustrato [...] in quale modo "l'esclusione dall'accesso al sistema integrato di intere categorie di persone" non assicurerebbe "il buon andamento e l'imparzialità della Pubblica Amministrazione"». In subordine, la resistente deduce in ogni caso l'infondatezza anche di questa censura per le medesime ragioni indicate per gli altri motivi di ricorso. 3. - Con memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, la difesa regionale, integrando le argomentazioni già svolte con l'atto di costituzione, ha evidenziato che, successivamente alla proposizione del ricorso, l'art. 4 della legge regionale n. 6 del 2006 è stato ulteriormente modificato dall'art. 9, comma 5, della legge regionale 16 luglio 2010, n. 12 (Assestamento del bilancio 2010 e del bilancio pluriennale per gli anni 2010-2012 ai sensi dell'articolo 34 della legge regionale n. 21 del 2007). 3.1. - A seguito di tale intervento normativo, prosegue la resistente, dal testo dell'art. 4 della legge regionale n. 6 del 2006 sarebbe scomparso il requisito di permanenza nella Regione, fissato in trentasei mesi di residenza, con conseguente estensione dell'accesso al sistema integrato di servizi sociali ad alcune categorie di persone non residenti. Pertanto, secondo la difesa regionale, in considerazione della natura non solo formale ma anche sostanziale di una siffatta modifica, risulterebbe impedito il trasferimento dell'odierno giudizio sul testo dell'art. 4 della legge regionale n. 6 del 2006 così come novellato dall'art. 9, comma 5, della legge regionale n. 12 del 2010. 3.2. - Peraltro, in relazione alla prima censura contenuta nel ricorso («discriminazione degli extracomunitari»), la Regione sottolinea che la nuova disposizione avrebbe «eliminato la diversità di trattamento, dato che il nuovo comma 1 del medesimo art. 4 riconosce il diritto di accedere ai servizi sociali ai cittadini comunitari "regolarmente soggiornanti" e agli extracomunitari titolari della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno [...]». 3.3. - Quanto al secondo motivo di ricorso - «discriminazione di tutti coloro che non risiedano in Regione da trentasei mesi» -, il requisito di durata sarebbe stato del pari eliminato. Infine, con riguardo alla individuazione dei servizi accessibili ai non residenti nella Regione da almeno trentasei mesi, la difesa regionale ribadisce l'erroneità dell'interpretazione del ricorrente, in quanto i servizi sociali essenziali sarebbero stati comunque garantiti a tutti. 3.4. - In considerazione delle modifiche apportate con la legge regionale n. 12 del 2010, ad avviso della difesa regionale, la nuova disposizione avrebbe senz'altro «carattere satisfattivo delle censure avanzate», risultando altresì pienamente coerente con le norme statali vigenti in materia ed in particolare con «la legge n. 328 del 2000». Né, sempre ad avviso della difesa regionale, potrebbe ritenersi che la nuova previsione contenuta nell'art. 4 della legge regionale n. 6 del 2006 (così come novellata dall'art. 9, comma 5, della legge regionale n. 12 del 2010) si ponga «in contrasto con il d.lgs. 6 febbraio 2007, n. 30 (Attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri), o con il d.lgs. n. 286 del 1998, in relazione al regime, rispettivamente, dei cittadini comunitari o extracomunitari». 3.5. - Tuttavia, «una volta preso atto che il legislatore regionale ha ritenuto di ridisciplinare la materia, riconoscendo anche alle persone diverse dai cittadini europei diritti in modo più esplicito e più ampio», la Regione ribadisce che non potrebbe comunque essere «considerata illegittima una limitazione di tali diritti - nel quadro di un ragionevole uso di risorse limitate - sin dove si tratti di prestazioni che superano lo standard minimo fissato dalla legislazione statale».1. - Con ricorso ritualmente notificato e depositato, il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato - in riferimento agli artt. 2, 3, 38 e 97 della Costituzione - l'art. 4 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 31 marzo 2006, n. 6 (Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale), così come modificato dall'art. 9, commi 51, 52 e 53, della legge regionale 30 dicembre 2009, n. 24 (Disposizioni per la formazione del bilancio pluriennale e annuale della Regione - Legge finanziaria 2010). 1.1.