[pronunce]

Striderebbe con tutti i più elementari principi in materia sanzionatoria che una disposizione sopravvenuta nell'anno 2018 consentisse di ritenere automaticamente e inesorabilmente mafioso chi ebbe a patteggiare nel 2017 una condotta contestatagli all'epoca. 4.2.2.- Sotto un altro profilo, il contrasto con i principi costituzionali di ragionevolezza, proporzionalità e irretroattività emergerebbe ove si consideri che la stessa legislazione antimafia prevede che le misure interdittive siano precedute da giudizi vertenti sull'attualità del pericolo di infiltrazione mafiosa; tanto più che il carattere dell'attualità delle risultanze delle informative prefettizie sarebbe richiesto dal legislatore, che ha determinato in termini univoci il periodo di validità dei documenti antimafia (sul punto è richiamata la sentenza di questa Corte n. 57 del 2020). La previsione dell'automatica applicazione delle misure interdittive anche alle persone che abbiano commesso, magari molti anni prima dell'entrata in vigore della novella del 2018, reati di truffa aggravata, si porrebbe in antitesi con il requisito dell'attualità che svolgerebbe, invece, un ruolo centrale in materia di misure di prevenzione. Inoltre, non potrebbe trascurarsi che questa Corte in più occasioni ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle disposizioni legislative formulate in modo tale da non permettere al giudice o alla pubblica amministrazione di tenere conto delle particolarità del caso concreto al fine di modulare gli effetti della regola (sono richiamate le sentenze n. 24 del 2020, n. 265 del 2010, n. 253 del 2003 e n. 240 del 1997). 4.2.3.- La particolare afflittività della misura in questione emergerebbe, poi, in considerazione del fatto che, in virtù della stessa, G. Z. si troverebbe nella condizione di vedersi decadere di diritto dalle licenze, autorizzazioni, concessioni, iscrizioni, attestazioni, abilitazioni ed erogazioni, oltre che a essere sottoposto al divieto di concludere contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, di cottimo fiduciario e relativi subappalti e subcontratti. Nel caso di specie troverebbe altresì applicazione il comma 4 dell'art. 67 cod. antimafia, ai sensi del quale «[i]l tribunale, salvo quanto previsto all'articolo 68, dispone che i divieti e le decadenze previsti dai commi l e 2 operino anche nei confronti di chiunque conviva con la persona sottoposta alla misura di prevenzione nonché nei confronti di imprese, associazioni, società e consorzi di cui la persona sottoposta a misura di prevenzione sia amministratore o determini in qualsiasi modo scelte e indirizzi. In tal caso i divieti sono efficaci per un periodo di cinque anni». Gli effetti interdittivi risulterebbero così particolarmente gravosi e dannosi, soprattutto per chi svolge attività lavorative, professionali ed economiche in stretto contatto con la pubblica amministrazione, determinando un aggravio non solo della situazione patrimoniale dell'interdetto, ma anche della sua credibilità ai fini dello svolgimento di attività imprenditoriali. Da ciò il rischio di un'indebita lesione di diritti costituzionalmente garantiti, primo fra tutti la libertà di iniziativa economica di cui all'art. 41 Cost., gravemente pregiudicata dalle interdizioni derivanti automaticamente per la commissione di reati che nulla avrebbero a che vedere con l'ambiente mafioso. L'avere ricompreso entro il perimetro applicativo dell'art. 67 cod. antimafia anche le condotte previste e punite dall'art. 640-bis cod. pen. , dunque, sarebbe del tutto eccessivo e sproporzionato, se non proprio aberrante. L'ampliamento delle fattispecie incriminanti, infatti, dovrebbe rappresentare un'eventualità assolutamente eccezionale, poiché l'integrazione di ulteriori delitti di minor gravità eliderebbe di fatto i principi di proporzionalità e ragionevolezza e la libertà di iniziativa economica privata. Come sottolineato dal giudice a quo, d'altronde, esisterebbero reati molto più sintomatici delle cosiddette infiltrazioni mafiose, come ad esempio quelli di turbata libertà degli incanti (artt. 353 e seguenti cod. pen.), non inseriti però all'interno dell'art. 67, comma 8, cod. antimafia. Inoltre, per i reati già in origine previsti da tale disposizione sono applicate pene ben più alte che per il reato in questione. Ulteriore sintomo «dell'aberrazione normativa» censurata deriverebbe dal fatto che ai destinatari dell'informativa interdittiva antimafia ai sensi dell'art. 67, comma 8, cod. antimafia verrebbe riservato un trattamento persino deteriore rispetto a quello che il comma 5 del medesimo articolo prevede per chi sia definitivamente accertato come mafioso. Infatti, in tale evenienza, il giudice che ha applicato con provvedimento definitivo una misura di prevenzione potrebbe escludere le decadenze e i divieti nel caso in cui, per effetto degli stessi, venissero a mancare i mezzi di sostentamento all'interessato e alla famiglia. 4.2.4.- Dovrebbe poi tenersi presente che questa Corte (è richiamata la sentenza n. 57 del 2020), chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell'art. 89-bis cod. antimafia, pur dichiarando la questione non fondata, ha avuto modo di precisare che l'informazione antimafia implica una valutazione tecnico-discrezionale dell'autorità prefettizia in ordine al pericolo di infiltrazione mafiosa, capace di condizionare le scelte e gli indirizzi dell'impresa. Come affermato anche dalla giurisprudenza amministrativa, l'equilibrata ponderazione dei contrapposti valori costituzionali in gioco richiede un'attenta valutazione di tali elementi, che devono offrire un quadro chiaro, completo e convincente del pericolo di infiltrazione mafiosa. La disposizione censurata, invece, andrebbe a incidere proprio su quella necessaria prognosi di appartenenza al mondo mafioso che costituisce un'indispensabile premessa per la valida emanazione di una interdittiva. 4.2.5.- Infine, la difesa di G. Z. ricorda che il Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte, sezione prima, con l'ordinanza 29 aprile 2021, n. 448, ha sollevato, con motivazioni similari al caso di specie, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 67, comma 8, cod. antimafia, nella parte in cui, rinviando all'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. , si riferisce anche al reato di cui all'art. 452-quaterdecies cod. pen.