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Il IV Rapporto dell'Osservatorio sulla condizione assistenziale del malato oncologico (FAVO), rendendo noti i dati sui costi del cancro rilevati ed elaborati in collaborazione con il Censis, aveva già lanciato un documentato allarme, finora inascoltato: il costo sociale totale annuale delle situazioni di cura informale a cui si stavano dedicando 760.000 caregiver era stimato pari a 36,4 miliardi di euro, di cui 29,6 a carico dei prestatori di assistenza conviventi che sono il 69 per cento del totale, a fronte di sussidi restituiti dallo Stato, complessivamente, per solo 1,1 miliardi. In pratica, il sistema di welfare redistribuisce appena il 3 per cento del costo sociale dell'assistenza informale. Le sole attività di assistenza e sorveglianza svolte da ciascuno dei 530.000 caregiver conviventi comportavano nel 2012 un valore di 19.400 euro di risparmio diretto per il Servizio sanitario nazionale per ciascuno di loro. Negli anni tale tendenza non può che essersi consolidata, considerati i tassi di incidenza delle malattie oncologiche in combinazione con l'aumento dell'età media delle persone cui viene diagnosticata una malattia neoplastica. Per questa immensa platea di caregiver (centinaia di migliaia di cittadini italiani e decine di milioni di europei) è necessario un sistema di misure compensative che consentano di adattare la propria vita lavorativa e familiare, ben oltre le misure minime di cui alla proposta di direttiva dell'Unione europea. Occorre quindi riconoscere, accanto alle tutele da prevedere per ogni caregiver familiare, le specificità del settore oncologico anche in un'ottica di contenimento e razionalizzazione della spesa. Le malattie neoplastiche generano un fabbisogno di assistenza affatto peculiare, per il carattere temporaneo ed altalenante delle disabilità causate non solo direttamente dalla malattia, ma anche da terapie fortemente invalidanti (oltre alla chirurgia: chemioterapia, radioterapia, medicina nucleare, salvo altro). Normalmente l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e le competenti commissioni per l'accertamento dell'invalidità e dell’ handicap riconoscono queste disabilità, anche gravissime, di carattere transitorio, con accertamenti rivedibili a cadenza annuale o biennale. Il particolare fabbisogno di assistenza che queste disabilità generano, limitato a determinati periodi ma in tale durata totalizzante, rischia però di rimanere insoddisfatto nel contesto di una regolazione rivolta ai caregiver genericamente intesi ed è pertanto necessaria una fattispecie normativa specifica dedicata al caregiver che fornisce assistenza o sostegno personale ad un familiare affetto da patologie oncologiche. Le disposizioni introdotte dall'articolo 8 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante «Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell'articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183», in materia di riconoscimento del diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale ai lavoratori del settore pubblico e del settore privato affetti da patologie oncologiche e da gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti, nonché al lavoratore che assista il coniuge, i figli o i genitori o una persona convivente affetti dalle medesime patologie, evidenziano la priorità del caregiver che fornisce assistenza o sostegno personale ad un familiare affetto da patologie oncologiche rispetto agli altri lavoratori e la loro assoluta indispensabilità. Il presente disegno di legge si compone di otto articoli. All'articolo 1, comma 1, si definiscono i princìpi generali del disegno di legge, con particolare riferimento al fatto che la Repubblica, ai sensi dell'articolo 118, quarto comma, della Costituzione riconosce l'attività di cura non professionale e gratuita prestata nei confronti di persone che necessitano di assistenza a lungo termine a causa di malattia, infermità o disabilità gravi, svolta nel contesto di relazioni affettive e familiari. Il comma 2 prevede il riconoscimento, da parte della Repubblica italiana della figura del caregiver familiare in coerenza con la normativa dell'Unione europea. Il comma 3 prevede che le finalità della presente legge sono perseguite in coerenza di quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. L'articolo 2 ridefinisce la figura del caregiver familiare nell'ordinamento giuridico, rispetto a quanto indicato all'articolo 1, comma 255, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, armonizzandola con la normativa europea che definisce come caregiver «il soggetto che fornisce assistenza o sostegno personali in caso di malattia grave o dipendenza di un familiare che abbia necessità, temporanea o permanente, di assistenza a causa di disabilità o di gravi condizioni di salute diverse dalla malattia grave». L'articolo 3 stabilisce che lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con propri atti programmatici e di indirizzo, nei limiti delle risorse disponibili e in accordo con i comuni e le aziende sanitarie locali, adottano opportune iniziative per valorizzare e sostenere il ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare. L'articolo 4 riconosce ai lavoratori e alle lavoratrici che non abbiano ancora maturato i requisiti per l'accesso alla pensione di vecchiaia, contributi figurativi a carico dello Stato per il periodo di lavoro di assistenza e cura effettivamente svolto e in ogni caso nel limite di complessivi cinque anni, a decorrere dal momento del riconoscimento di handicap grave dell'assistito. L'articolo 5 prevede misure di sostegno per la conciliazione tra attività lavorativa e attività di cura e di assistenza, mediante il riconoscimento ai caregiver di permessi retribuiti ai sensi dell'articolo 33 della legge n. 104 del 1992. L'articolo 6 prevede agevolazioni fiscali. In particolare, il comma 1 prevede che il Ministro del lavoro e delle politiche sociali promuove accordi con le rappresentanze delle imprese di assicurazione per la previsione di premi agevolati in caso di infortuni collegati all'attività prestata. Il comma 2 riconosce sostegni economici per l'attività di cura familiare, in particolare prevedendo la detraibilità del 50 per cento delle relative spese fino all'importo massimo di 10.000 euro annui. Il comma 3 stabilisce che, ai datori di lavoro privati che hanno alle proprie dipendenze uno o più caregiver , è riconosciuto, durante la loro assenza per assistenza familiare, l'esonero totale dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro. L'articolo 7 dispone circa la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'attuazione della legge, quantificati in 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 e a 30 milioni di euro a decorrere dal 2021, ai quali si provvede attraverso la corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze.