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Non si tratta, infatti, di un normale trattato, come alcuni di quelli che abbiamo appena ratificato, ovviamente con tutto il rispetto che quest'Assemblea ha per tutti gli accordi internazionali che vengono ratificati. Quello in discussione è un trattato sicuramente molto più impegnativo, come peraltro è dimostrato dal fatto di avere davanti a noi un testo articolato in 12 capitoli, che praticamente affrontano tutti i principali temi dell'agenda politica internazionale: la politica estera, la politica di difesa, la politica dello spazio, la politica industriale, la politica agricola e quella della pubblica amministrazione. È accompagnato anche da un piano di azione che su questi 12 capitoli individua alcuni obiettivi di medio termine. È un Trattato che anche per il modo solenne con il quale è stato sottoscritto assume un particolare ruolo per i nostri Paesi e per tutta l'Unione europea. Ricorderete che fu firmato dal presidente Macron e dal presidente Draghi, sotto gli auspici del presidente della Repubblica Mattarella, che voglio ringraziare per essere stato fin dall'inizio un sostenitore attento affinché si arrivasse ad una piena sottoscrizione dei punti definiti nel Trattato. È un Trattato che costituisce un salto di qualità nelle relazioni tra Italia e Francia, Paesi che vogliamo, sappiamo e definiamo sempre più complementari per la storia, per le relazioni culturali, delle quali forse Italia e Francia rappresentano i soggetti più autorevoli nell'ambito europeo, ma complementari anche dal punto di vista economico. Voglio ricordare che la Francia, dopo la Germania, è il nostro secondo partner commerciale e che, a seconda degli anni, noi continuiamo a essere il terzo o secondo partner economico della Francia. Abbiamo peraltro anche interessi strategici comuni: siamo entrambi fondatori dell'Unione europea e della NATO, siamo parte del G7 e del G20. Siamo altresì Paesi con una forte e naturale propensione mediterranea. Sono dimensioni politiche che ci vedono avere interessi comuni, che non sempre hanno dato luogo in questi anni a forme di cooperazione o a punti di vista collimanti. Non aiuta però di certo guardare a questi episodi del passato per costruire una relazione futura. Voglio anche ricordare che se il Next generation EU è stato adottato con le caratteristiche e i criteri che conosciamo, che tra l'altro hanno permesso al nostro Paese di beneficiare di un apporto di oltre 200 miliardi di euro, ciò è il risultato del forte impegno condotto da Italia, Francia ed anche dalla Germania a livello di Unione europea. Grazie a questo impegno si sono superati ostacoli che sembravano insormontabili. Si tratta quindi di un trattato importante che - è bene ricordare - non ha un valore soltanto bilaterale, anzi direi che la sua caratteristica è proprio la sua fortissima dimensione europea. Una dimensione, come sappiamo tutti, sconvolta negli ultimi mesi dalla crisi in Ucraina, che ha mutato e sconvolto lo scenario e che ci chiama tutti a nuove responsabilità. Abbiamo bisogno di un salto di qualità nel processo di integrazione europea e di una terza fase nel processo di integrazione dopo quella dei Padri fondatori, dopo quella di Maastricht e dell'euro. Oggi abbiamo necessità di un salto in avanti e di un'ulteriore integrazione per dare maggiore coesione e unità all'Unione europea. Sappiamo di avere una politica estera comune, ma spesso le relazioni bilaterali tra Paesi si sovrappongono, non sempre in maniera organica, con detta politica estera. Credo siano proprio queste la sfida e la scommessa più grande che con questo Trattato abbiamo davanti; un impegno però che presuppone una regia e una guida comune. Sappiamo che queste cose non sono affatto scontate perché l'Unione europea è fatta di 27 Paesi e su ciascuno di questi temi è necessario trovare sintesi, consenso e coesione. Serve quindi un'azione coordinata e Italia e Francia devono, attraverso questo Trattato, essere protagoniste di tale coordinamento. Occorre un'azione di impulso che dia all'Unione europea livelli più elevati di integrazione, che sono la conditio sine qua non perché parli con una voce e agisca come una sola forza. Il Trattato del Quirinale tra Italia e Francia, firmato lo scorso 26 novembre, ha giustamente creato, anche al di fuori dei confini dei nostri due Paesi, un grande interesse proprio perché può preludere a un'espansione e a un approfondimento delle relazioni bilaterali, nonché a ricalibrare gli equilibri a livello europeo e ad aprire una nuova era di coordinamento tra i due Paesi in sede di relazioni bilaterali ed europee. Ricordavo i forti legami commerciali che uniscono l'Italia alla Francia: basti pensare che nel 2019, ossia l'ultimo anno prima della pandemia, il commercio bilaterale ammontava a ben 80 miliardi di euro e che l'Italia è il terzo fornitore della Francia e il terzo mercato di esportazione per quel Paese. Si tratta di due economie con sistemi produttivi integrati, con ben 1.700 aziende italiane attive in Francia e ben 3.000 aziende francesi presenti nel nostro Paese. La Francia è il principale investitore estero in Italia, ma sono importantissimi e rilevanti anche gli investimenti italiani in Francia. Il Trattato crea quindi una fitta rete di relazioni informali a più livelli tra diverse agenzie, comprensiva di un importante vertice intergovernativo annuale, una serie di forum ministeriali, consultazioni permanenti, programmi congiunti di formazione e scambio di funzionari. Tra le aree di cooperazione spiccano gli affari esteri, la sicurezza, la difesa, gli affari europei, la giustizia e gli affari interni, le migrazioni, la cultura, la ricerca e la cooperazione economica e industriale, soprattutto nel campo dello spazio e dell'innovazione. Ciò forse non produrrà automaticamente un allineamento di carattere strategico permanente, ma creerà canali istituzionali permanenti attraverso i quali gestire anche i conflitti, se ci saranno, e soprattutto per definire azioni comuni. In sostanza, l'obiettivo è una partnership più solida tra Francia e Italia in Europa. Tre sono le politiche europee dove maggiore è il coordinamento francese: la governance dell'eurozona, la governance della migrazione e la maggiore autonomia strategica in politica estera e di sicurezza. In estrema sintesi, il Trattato del Quirinale è un atto di diplomazia lungimirante che dovrebbe dare maggiore stabilità a una relazione politica complessa, espandendo legami economici e culturali e spingendo verso un avvicinamento in politica estera, il tutto rafforzando la fortissima identità europea dei nostri Paesi. Tutto ciò viene fatto per fare in modo che i successori, quando ci saranno, del presidente Macron e del presidente Draghi potranno anche essere meno allineati e ignorare certi meccanismi di consultazione, ma certamente con maggiore difficoltà. Vi assicuro che nel volatile mondo delle relazioni internazionali questa è una polizza assicurativa non comune. Ricordo, infine, che a livello regionale il nuovo accordo riconosce la stretta interconnessione tra Francia e Italia, attraverso il comune bacino del Mediterraneo, a promuovere l'uso sostenibile dell'energia e investimenti verdi in Nordafrica e Africa subsahariana. Ricordiamo anche che in questi giorni il Presidente della Repubblica si trova in quelle Regioni del Paese. Con questo Trattato il nuovo motore franco-italiano sarà fondamentale per affrontare alcune delle principali questioni all'ordine del giorno, tra cui il rafforzamento della sovranità europea e la risposta all'emergenza climatica.