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l'Autorità ha aperto un procedimento anche nei confronti di una terza società, la Diamond love bond SpA; le principali banche italiane hanno fatto accordi commerciali con le società attive nella vendita di diamanti (come risulta dai siti delle società stesse): DPI - Diamond private investment (Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banca popolare di Milano, Banca popolare dell'Emilia-Romagna, 50 banche di credito cooperativo, Widiba); IDB - Intermarket diamond business (Unicredit, Banco popolare, Carige, Banca popolare di Bari); DLB - Diamond love bond (Ubi Banca); l'istruttoria riguarda le offerte di diamanti da investimento, operate in modo ingannevole e con gravi omissioni, i diritti dei consumatori violati soprattutto sotto il profilo del diritto di recesso e del foro competente ed altre rilevanti irregolarità. L' antitrust , a seguito dell'indagine eseguita sulle condotte dei 4 istituti bancari e delle due società del settore, ha comminato nell'ottobre 2017 multe per 15 milioni di euro. I "diamanti da investimento" sono classificati in base ad una serie di parametri, le "4C": il peso (carati), la purezza ( clarity ), il taglio ( cut ) ed il colore ( color ). Il mercato delle pietre preziose ha fatto registrare notevoli sviluppi negli ultimi 20 anni, con un ragguardevole aumento del giro d'affari. L'acquisto di preziosi rappresenta, così, una forma di diversificazione dell'investimento rivolta verso i supposti "beni rifugio". Tale forma di investimento avviene principalmente attraverso il canale bancario secondo uno schema abbastanza semplice, basato su un servizio di " jewellery consultancy ": i clienti interessati (frequentemente "esortati" e convinti dalle banche) vengono segnalati dall'istituto di credito ad una delle società operanti nel settore dei preziosi che, di solito, intrattiene una sorta di convenzione con la banca. Il cliente può operare un investimento non inferiore ai 5.000 euro. Le società incaricate dal cliente svolgono, per suo conto, un'intermediazione nell'acquisto di diamanti "nuovi" o di rivendita dei preziosi a mezzo di un mandato irrevocabile. Tale attività viene remunerata con una commissione che incide sul prezzo in misura percentualmente decrescente, a seconda del tempo che trascorre fra l'acquisto e la richiesta di rivendita. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha contestato le modalità di offerta e compravendita dei diamanti accertandone l'ingannevolezza e gravi omissioni da parte delle banche e delle società di vendita dei diamanti. In particolare, ha contestato la scorrettezza delle indicazioni riguardanti il prezzo di vendita e l'andamento del mercato. L'investimento è stato presentato come sicuro e facilmente riscattabile vista "l'agevole rivendibilità dei diamanti", che secondo le imprese aveva una "tempistica certa". Gli istituti di credito garantivano "ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale delle due società e determinando molti consumatori all'acquisto senza effettuare ulteriori accertamenti". Per quanto riguarda il prezzo di vendita, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha contestato la determinazione del prezzo stesso che avveniva senza alcun riferimento agli indici internazionali; la liquidità, invece, seguiva un diverso criterio, in quanto dipendeva dall'eventualità che "il professionista (la società di compravendita di diamanti) trovasse altri consumatori all'interno del proprio circuito". Contestata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato anche la violazione da parte delle due imprese dei diritti dei consumatori nei contratti in merito al diritto di recesso; considerato che: nei giorni scorsi le cronache hanno registrato una tragedia in un hotel di Reggio Emilia: Claudio Giacobazzi, 65 anni, amministratore delegato della Intermarket diamond business, è stato trovato morto nel pomeriggio di mercoledì nell'albergo "Remilia", non lontano dall'autostrada A1. I primi accertamenti investigativi lasciano pochi dubbi sul fatto che Giacobazzi si sia tolto la vita: nella stanza in cui è deceduto è stato trovato un biglietto d'addio alla moglie e ai familiari più stretti. La testa dell'imprenditore era avvolta da un sacchetto di plastica. Le prime indagini, oltre che sulla dinamica dell'accaduto, puntano ora a stabilire eventuali collegamenti con la vicenda in cui la IDB e il suo amministratore delegato erano protagonisti, resa nota da un'inchiesta della trasmissione "Report" in cui più risparmiatori investitori segnalavano di aver scoperto una beffa, in più casi definita "truffa", i diamanti acquistati nel periodo compreso tra il 2009 e il 2015 dalla IDB e su segnalazione di due banche, Unicredit e Banco BPM (a Bergamo era ancora Credito bergamasco), avrebbero avuto in realtà un valore dimezzato rispetto a quello dichiarato inizialmente dal venditore; l'autorità antitrust ha rilevato scorrettezze sui valori e sulla rappresentazione dell'andamento del mercato, e ha comminato 15 milioni di multe sia per la società che vendeva sia per le banche segnalatrici, includendo nelle sanzioni anche Intesa Sanpaolo e Monte Paschi, che operavano tramite per un'altra società, la Diamond private investment. Nel frattempo la IDB si era sempre difesa, suggerendo ai suoi clienti di non fidarsi delle valutazioni di tecnici e consulenti non professionali. La società di Giacobazzi, inoltre, aveva presentato ricorso al Tar del Lazio contro la sanzione dell'Autorità: l'udienza è fissata per ottobre 2018. Intanto, però, si era aperto il fronte penale: Giacobazzi risultava infatti indagato dalla procura di Milano proprio sul caso della presunta truffa. "Le vicende giudiziarie lo avevano molto provato - hanno fatto sapere all'Ansa i legali della famiglia -, perché si diceva innocente"; considerato che Adusbef, che aveva denunciato la presunta truffa, ha ricevuto molte segnalazioni tra le quali la seguente: "Io sono una risparmiatrice, convinta da Unicredit a investire in diamanti secondo le modalità descritte dalla stessa sentenza che ha comminato la multa. Ho acquistato i diamanti, che ho lasciato in custodia presso la stessa società che li vende, in tre tranche : 30.000 euro nel 2013, 30.000 nel giugno 2015, 70.000 nel dicembre del 2015. Nel caso del primo acquisto ho fatto tutto in banca, alla presenza del funzionario che mi ha proposto l'acquisto e di un rappresentante della I.D.B.. Nei successivi due acquisti, col consulente di Unicredit senza neppure la presenza di un rappresentante della I.d. B. Sono stata convinta dal consulente della banca che sosteneva di propormelo contro gli interessi stessi della banca che non guadagnava nulla da questi investimenti. Faccio notare che ho un profilo prudente. Vorrei sapere come muovermi. Ho presentato un reclamo verbale questa volta alla presenza di testimoni ma vorrei farne uno scritto al più presto. Vi prego di farmi sapere se intendete sostenermi contro la banca che ora continua a dire che non ne sapeva nulla".