[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 4 e 9, della legge della Regione Sardegna 24 febbraio 2006, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione – legge finanziaria 2006), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 28 aprile 2006, depositato in cancelleria il 2 maggio 2006 ed iscritto al n. 57 del registro ricorsi 2006. Visto l'atto di costituzione della Regione Sardegna; udito nell'udienza pubblica del 19 giugno 2007 il Giudice relatore Luigi Mazzella; uditi l'avvocato dello Stato Antonio Tallarida per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Graziano Campus e Paolo Carrozza per la Regione Sardegna.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto Con ricorso depositato il 2 maggio 2006 il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato questione di legittimità costituzionale dei commi 4 e 9 dell'art. 1 della legge regionale sarda 24 febbraio 2006, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - legge finanziaria 2006), con riferimento, rispettivamente, agli artt. 117, secondo comma, lettere a) ed e), e 119, sesto comma, della Costituzione e 11 dello statuto speciale per la Regione Sardegna da un lato ed agli artt. 117, secondo comma, lettere a) ed e), e terzo comma, ultimo periodo, 119, secondo e sesto comma, della Costituzione e 7 dello statuto speciale per la Regione Sardegna, dall'altro. Riferisce il ricorrente che l'art. 1, comma 4, della legge regionale impugnata prevede che al «disavanzo di amministrazione a tutto il 31 dicembre 2005» sia data copertura «mediante ricorso all'indebitamento per euro 1.316.598.000», con oneri valutati in euro 76.139.000 per ciascuno degli anni dal 2007 al 2035. Questa disposizione, secondo il ricorrente, contrasterebbe palesemente, oltre che con gli articoli sopra citati, anche con la giurisprudenza di questa Corte, contenuta nella sentenza n. 425 del 2004. Secondo l'Avvocatura, infatti, la copertura del menzionato «disavanzo di amministrazione» non può di certo essere considerata un investimento ai sensi dell'art. 119, sesto comma, Cost. e dell'ancora più rigoroso art. 11 dello statuto speciale. Tanto determinerebbe l'incompatibilità della norma impugnata anche con l'art. 117, secondo comma, lettere a) ed e), Cost. Quanto all'art. 1, comma 9, l'Avvocatura prende le mosse dall'art. 1, comma 138 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, il quale dispone che per il 2006 i «principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica», determinati nei commi successivi, devono essere osservati (anche) dalle province e dai comuni con popolazione «fino a 5000 abitanti». I principi relativi al complesso delle spese in conto capitale, prosegue l'Avvocatura, sono recati dai commi 139 (secondo periodo), 141 e 143 della predetta legge n. 266 del 2005; nonché, per gli enti locali siti in regioni a statuto speciale, dal successivo comma 148 (escluso il primo periodo). Il predetto comma 143 – che recita «a netto delle» – elenca le tipologie di spese che devono essere sottratte dal calcolo del limite massimo di spesa per gli enti locali. Ebbene, secondo l'Avvocatura, l'art. 1, comma 9 in esame, nel prevedere «sottraendi» aggiuntivi e, comunque, sensibilmente diversi da quelli indicati nel comma 143 citato, altererebbe il dato assunto a base del calcolo e quindi il limite massimo delle possibilità di spesa e di indebitamento, che risulterebbe non coerente con quanto consentito dagli anzidetti principi fondamentali. Sarebbe dunque palese la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettere a) ed e), e terzo comma, ultimo periodo, nonché dell'art. 119, secondo e sesto comma, Cost., e dell'art. 7 dello statuto speciale per la Sardegna, anche perché la finanza locale è materia non elencata negli artt. 3, 4 e 5 del menzionato statuto speciale, e certamente diversa dalla materia «ordinamento degli enti locali» attribuita alla competenza legislativa della Regione. Con atto depositato in data 25 maggio 2006 si è costituita la Regione autonoma della Sardegna, in persona del suo Presidente, ed ha eccepito l'inammissibilità delle questioni sollevate in relazione ai due commi impugnati, con riferimento al parametro di cui all'art. 117, secondo comma, lettere a) ed e), per difetto di autorizzazione da parte del Governo in sede di delibera del Consiglio dei ministri del 27 aprile 2006. Le censure governative sarebbero inoltre infondate. Sulla prima censura la Regione Sardegna riferisce che ogni anno la legge finanziaria regionale autorizza la contrazione di uno o più mutui per garantire il perseguimento del pareggio del bilancio di previsione, e ciò nel rispetto della normativa regionale vigente e del sesto comma dell'art. 119 Cost. e dell'art. 11 dello statuto speciale per la Sardegna. La legge finanziaria regionale, inoltre, provvede con le stesse modalità – per il tramite dell'autorizzazione alla contrazione di uno o più mutui – a dare copertura al disavanzo di amministrazione dell'anno precedente mediante ricorso all'indebitamento, ma sempre per spese di investimento. Sulla seconda censura (riferita al comma terzo, ultimo periodo, dell'art. 117, Cost., all'art. 119, secondo comma, della Costituzione, e all'articolo 7 dello statuto speciale per la Sardegna, anche con riferimento alle norme interposte di cui alla legge 23 dicembre 2005, n. 266 - legge finanziaria statale 2006), la Regione deduce che l'art. 1, comma 9, non avrebbe efficacia “sostitutiva” delle tipologie sottraibili dalla spesa 2004 al fine di determinare il tetto di spesa 2006 – 2008, ma “aggiuntiva”. Di conseguenza, la previsione di cui all'art. 1, comma 9, della legge regionale n. 1 del 2006 censurata avrebbe effetti per così dire “peggiorativi” per i Comuni sardi. Nessun danno, dunque, potrebbe derivarne ai principi generali di stabilità finanziaria. Nella memoria depositata in data 22 maggio 2007 il Presidente del Consiglio ha insistito per l'accoglimento del ricorso, deducendone l'ammissibilità e la fondatezza. Con memoria depositata il 6 giugno 2007 la Regione Sardegna ha sviluppato e illustrato ulteriormente le proprie precedenti argomentazioni difensive, chiedendo tuttavia in via preliminare la dichiarazione di cessazione della materia del contendere per entrambe le questioni sollevate dallo Stato.