[pronunce]

che la difesa della Provincia autonoma eccepisce, anzitutto, un «radicale» difetto di rilevanza delle sollevate questioni di legittimità costituzionale, in quanto le disposizioni censurate sarebbero relative alla costituzione delle comunità, mentre, nel giudizio a quo, sarebbero stati impugnati provvedimenti di attuazione degli artt. 8 e 8-bis della legge della Provincia autonoma di Trento n. 27 del 2010, ossia provvedimenti non imputabili alle comunità, non integranti l'esercizio di una competenza assegnata agli organi di queste ultime, e che non hanno disposto il trasferimento di una specifica competenza comunale in favore delle predette comunità, né vi hanno dato applicazione; che, pertanto, l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale proposte non inciderebbe in alcun modo sull'esito del giudizio principale; che secondo la difesa della Provincia autonoma di Trento le censure proposte, nel merito, non sarebbero fondate; che essa ritiene, in primo luogo, che la competenza della Provincia a disciplinare la materia in oggetto troverebbe fondamento nell'art. 8, numero 5) e seguenti, del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige) e nelle disposizioni di attuazione statutaria di cui all'art. 7 del d.P.R. 22 marzo 1974, n. 279 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige in materia di minime proprietà colturali, caccia e pesca, agricoltura e foreste) e di cui all'art. 15, comma 2, del d.P.R. 19 novembre 1987, n. 526 (Estensione alla regione Trentino-Alto Adige ed alle province autonome di Trento e Bolzano delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616), che assegnerebbero alla Provincia, e non alla Regione, la possibilità di disciplinare gli «Enti associativi dei Comuni, sia pure ad appartenenza obbligatoria», tali essendo - per la parte costituita - le comunità; che sarebbe, pertanto, non fondata la censura sollevata in relazione all'art. 5, numero 1), della legge cost. n. 5 del 1948, la quale, peraltro - secondo la difesa provinciale - dovrebbe, prima ancora, ritenersi inammissibile, in quanto tale disposizione «non esiste»; che, in secondo luogo, la difesa della Provincia autonoma di Trento nega che le disposizioni impugnate abbiano modificato l'ordinamento comunale, sottraendo competenze ai Comuni, poiché la legge provinciale n. 3 del 2006 avrebbe piuttosto trasferito ai Comuni competenze proprie o competenze che erano state delegate ai comprensori, pur prescrivendo che le medesime siano esercitate in forma associata mediante le comunità, in conformità ai principi di cui all'art. 118 Cost.; che, infatti, la stessa legge provinciale n. 3 del 2006, all'art. 11, comma 1, avrebbe fatto salvo l'ordinamento dei Comuni, come definito a livello regionale, stabilendo che «i comuni esercitano la potestà amministrativa nelle materie e con riferimento alle funzioni già loro spettanti in base alla legge regionale 4 gennaio 1993, n. 1 (Nuovo ordinamento dei comuni della Regione Trentino-Alto Adige)»; che, in terzo luogo, per quanto concerne la composizione degli organi delle comunità, la difesa provinciale rileva come le disposizioni censurate prevedano «un sistema misto», in quanto la rappresentanza dei Comuni associati è integrata da forme di elezione diretta nella formazione di alcuni di tali organi; che, in particolare, in relazione alla suddetta censura, la difesa provinciale ritiene che il giudice a quo non abbia considerato la differenza tra le disposizioni dichiarate costituzionalmente illegittime con la sentenza n. 876 del 1988 e quelle ora in esame, poiché, mentre la legge della Provincia autonoma di Trento, allora sottoposta allo scrutinio della Corte costituzionale, aveva introdotto un'elezione a suffragio universale e diretto dell'organo rappresentativo dei comprensori dei Comuni, le disposizioni censurate nel presente giudizio prevedono, invece, un sistema misto per l'investitura dell'assemblea delle comunità (tre quinti dei componenti eletti a suffragio universale e diretto, due quinti nominati da ciascun consiglio comunale del territorio); che, pertanto, secondo la difesa della Provincia autonoma di Trento, la previsione di alcune limitate forme di partecipazione diretta dei cittadini alla formazione dell'organo assembleare non potrebbe determinare ex se la riconduzione delle comunità al novero degli enti locali dotati di «autonomia politica», e far perdere loro la natura di enti «di secondo livello», in quanto l'adozione di un sistema misto per la composizione dell'assemblea sarebbe piuttosto funzionale a coniugare le esigenze di rappresentanza democratica con quelle di valorizzazione del profilo associativo e di raccordo tra i Comuni e, pertanto, le comunità avrebbero natura di enti associativi di Comuni, sia pure ad appartenenza obbligatoria; che, per le enunciate ragioni, secondo la difesa della Provincia autonoma di Trento, le censure sollevate in relazione agli artt. 5, 114, 118 e 128 Cost. non sarebbero fondate; che, infine, la difesa della Provincia autonoma di Trento rileva che, successivamente alla proposizione delle questioni di legittimità costituzionale da parte del Consiglio di Stato, le disposizioni censurate sono state modificate dalla legge provinciale 13 novembre 2014, n. 12, recante «Modificazioni della legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3 (Norme in materia di governo dell'autonomia del Trentino), della legge provinciale 15 giugno 2005, n. 7 (legge provinciale sul Consiglio delle autonomie locali 2005), e di disposizioni connesse», la quale ha rivisto l'organizzazione delle comunità, sopprimendo l'organo denominato assemblea e prevedendo che i restanti organi (il consiglio, il presidente e il comitato esecutivo) sono formati con un meccanismo di investitura di secondo grado; che, in particolare, il consiglio, definito «organo di indirizzo e controllo», è ora composto dal presidente e da un numero variabile di componenti eletti, insieme al presidente, dal cosiddetto «corpo per l'elezione degli organi della comunità», costituito da rappresentanti eletti dai Consigli comunali (vengono citati gli artt. 15, 16, 17, 17-quater e seguenti della legge provinciale n. 3 del 2006, come modificati dalla legge provinciale n. 12 del 2014); che, essendo venuto meno il meccanismo misto di investitura degli organi delle comunità, sarebbe venuta meno - secondo la difesa della Provincia autonoma - «qualsivoglia plausibilità» delle questioni sollevate dal giudice rimettente; che, in data 20 gennaio 2015, ha spiegato atto di intervento il Comun general de Fascia, motivando, anzitutto, in ordine alla propria legittimazione ad intervenire nel giudizio di fronte alla Corte costituzionale;