[pronunce]

che, nel merito, questa Corte, dichiarando identica questione non fondata, con sentenze n. 94 del 1975 e n. 158 del 1970, e manifestamente infondata, con ordinanza n. 304 del 1998, ha escluso qualsiasi incompatibilità tra l'attività istruttoria e decisoria relativa alla causa di opposizione allo stato passivo e quella svolta in precedenza dal giudice delegato per la formazione dello stato passivo; che appare non pertinente il richiamo, operato dal rimettente, ai principi enunciati nella successiva sentenza n. 387 del 1999, del resto pienamente coerente con la precedente giurisprudenza della Corte in argomento, in quanto la formazione dello stato passivo ad opera del giudice delegato e la pronuncia sulla (eventuale) opposizione al medesimo stato passivo non attengono alle stesse valutazioni decisorie, né i due provvedimenti sono contraddistinti da una uguale idoneità al giudicato; che, sotto il primo aspetto, la cognizione del giudice delegato - diversamente da quella, piena, del giudice dell'opposizione - è infatti di carattere sommario e fondata su materiale probatorio di natura esclusivamente cartolare; che, per quanto riguarda il secondo profilo, alla stregua del diritto vivente, l'efficacia preclusiva dello stato passivo non opposto è di natura meramente endoprocessuale e solo la sentenza resa sulla opposizione è suscettibile di assumere effetti di giudicato; che l'evocazione dell'ulteriore parametro rappresentato dal novellato art. 111 della Costituzione non introduce, infine, profili nuovi o diversi di illegittimità costituzionale, essendo la terzietà ed imparzialità del giudice alla - cui stregua la questione è posta - pienamente tutelate nella carta costituzionale, anche anteriormente alla citata novella; che la questione va pertanto dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi innanzi alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 98 e 99 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 101, 104 e 111 della Costituzione, dal giudice istruttore presso il tribunale di Velletri con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 maggio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Marini Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 28 maggio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola