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Il sindaco ha quella resilienza di cui oggi parliamo nel PNRR, che è però una resilienza diversa, perché è una resilienza fisica e psicologica, a cui deve dare atto quotidianamente, per un tempo che non ha alcun confine: a un sindaco non viene chiesto di partecipare a una Commissione, a una Giunta o a un Consiglio; un sindaco è disponibile ventiquattro ore su ventiquattro, di sabato, di domenica, a Ferragosto e a Natale. È un pubblico ufficiale, è un ufficiale sanitario, deve dichiarare lo stato di emergenza, deve sapere intervenire nelle condizioni più estreme e più difficoltose. Un sindaco si confronta con la burocrazia e forse ogni proposta che esce da queste Aule dovrebbe essere valutata molto bene quando interessa i sindaci, perché spesso si trovano nella condizione di non poter applicare le norme che qui legiferiamo. Per quale motivo? Perché sono estremamente complicate nella loro applicazione e nella loro lettura e perché la modalità di estensione della norma è spesso estremamente complicata; i Comuni grandi hanno magari un ufficio legale, ma i Comuni piccoli, che non ce l'hanno, si arrovellano per cercare di capire quale sia l'interpretazione più giusta per non incorrere nello sbaglio. Spesso i nostri provvedimenti si accavallano e sono un ulteriore disagio per questi sindaci. I sindaci hanno poi una responsabilità; non hanno l'immunità, come il parlamentare nell'esercizio del proprio mandato. Il sindaco si confronta quotidianamente con l'errore che può essere lì, accanto a lui; con l'errore fatto in buona fede, con l'errore fatto per cercare di risolvere una situazione nell'immediatezza, per poi magari farne le spese negli anni successivi. Ovviamente, il trasferire un'eventuale responsabilità a un funzionario è una risposta semplicistica, perché spesso comporta il fermo di tutta l'attività amministrativa. Il provvedimento che oggi andiamo ad approvare è sicuramente importante, ma - mi si consenta il termine - è di nicchia. Esso riguarda l'importanza di fare il secondo o il terzo mandato; il fatto che i Comuni sotto i 5.000 abitanti possano non essere costretti a fare il controllo di gestione, anche se sicuramente hanno altre percorsi da seguire; e poi la questione della diversità tra il concetto di incandidabilità e quello della ineleggibilità. Ma sostanzialmente quello di cui ha bisogno il sindaco, colui che vuole ricoprire questa carica sia in un piccolo che in un grande Comune, è una riforma - è già stato ampiamente detto dai miei colleghi - del TUEL (prevista dal disegno di legge di delega al Governo), che è sostanziale e fondamentale, perché un buon sindaco si misura oggi solo in termini di consenso; e per avere il consenso, deve riuscire a fare. Sono decine gli amministratori che vorrebbero fare, ma hanno le mani legate per questioni di denari o di norme. Il sindaco sembra avere un ruolo piccolo, mentre invece è il tassello fondamentale di tutta la società: tanti sindaci insieme fanno i territori; i territori fanno le Province e le Regioni; le Regioni fanno l'Italia; e tanti sindaci che operano bene e sono messi nella condizione di far bene il lavoro possono dare una risposta immediata. Quello che serve ai sindaci è un testo che permetta di essere veramente operativi. Noi, quando usciamo di qui, andiamo nei nostri uffici; c'è chi torna alla propria abitazione e c'è chi ha degli appuntamenti a cui partecipare. Il sindaco invece va in giro nel proprio territorio, non finisce mai di svolgere la propria attività; incontra il cittadino che gli chiede perché un lampione non è a posto, perché una strada non è sistemata, e oggi si trova spesso nella condizione di rispondere che non sono ancora arrivati i soldi, che sta aspettando una norma. L'auspicio è che questo provvedimento, pur importante, sia il volano e la spinta perché l'altro grande provvedimento, la riforma del TUEL, arrivi veramente a compimento, con il presupposto che serve per gli italiani e che i nostri sindaci, di qualsiasi colore politico siano, sono fondamentali per i cittadini, perché portano avanti le loro istanze in modo diretto. È difficile oggi trovare chi vuole candidarsi: è un altro problema politico, ma non è questa la sede per parlarne. L'altro auspicio è che chi vuole candidarsi e vuole sperimentare questo ruolo, che resta e resterà sempre nel cuore di chi lo fa, abbia la consapevolezza non solo di indossare una fascia, ma anche di onorarla nel vero senso della parola. Noi possiamo aiutarli. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, tutti noi sappiamo bene che il disegno di legge oggi in discussione non può essere considerato un provvedimento esaustivo e forse - dobbiamo riconoscerlo e dirlo con franchezza - neppure ha la pretesa di esserlo. Era del resto una consapevolezza emersa già nella discussione alla Camera, che è stata confermata anche qui in Commissione con la valutazione e la scelta di ritirare tutti gli emendamenti presentati. Oggi siamo davanti a un testo che è il frutto di un accordo politico condiviso e molto ampio, perché innanzitutto molto ampia è ormai la consapevolezza che il testo unico sugli enti locali ha bisogno di una revisione attenta e su diversi aspetti. Questa revisione sappiamo che è all'ordine del giorno del Governo e speravamo in tutta sincerità che arrivasse dal Consiglio dei ministri in tempi più rapidi un testo di delega, come è ovvio e giusto trattandosi di un testo unico. Sappiamo che così non è stato. Credo quindi sia giusto che in questo momento, ovviamente prima delle prossime elezioni amministrative di primavera, dal Parlamento venga un segnale netto di compattezza, che ribadisca senza equivoci che non c'è più tempo da perdere per dare risposte alle giuste e direi sacrosante istanze sollevate da tempo da sindaci e amministratori del nostro territorio. Quello in esame è uno dei pochi disegni di legge che approdano in Aula nati da un'iniziativa parlamentare. Negli ultimi due anni ci siamo spesso trovati a riflettere, del resto, sulle ragioni di questa tendenza che l'emergenza - ovviamente - ha aggravato, ma che ha purtroppo radici forse ancora più profonde del contesto che attraversiamo. Ritengo allora che questo sia un ulteriore segnale: tra i pochi testi parlamentari, ce n'è uno nato e maturato grazie all'impegno dei Gruppi parlamentari nel trovare un minimo comune denominatore che anticipa alcuni temi urgenti sul TUEL. Come è stato già anticipato dal relatore, che ringrazio per il lavoro svolto, l'articolo 1 dispone l'inconferibilità degli incarichi amministrativi e di vertice agli enti di diritto privato in controllo pubblico in caso di condanna per reati contro la pubblica amministrazione. Attualmente l'inconferibilità è prevista per gli incarichi dirigenziali e di amministratori in questi enti e l'estensione prevista recepisce - secondo noi opportunamente - sollecitazioni venute dall'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC). L'articolo 2 introduce una semplificazione contabile per i Comuni con meno di 5.000 abitanti, per i quali viene giustamente eliminato l'obbligo di effettuare il controllo di gestione, previsto dal comma 1 dell'articolo 196 del TUEL.