[pronunce]

che, nel merito, la questione sarebbe infondata, dato che la punibilità della nuova fattispecie di indebito trattenimento, per quanto non esclusa in base ad un «giustificato motivo», sarebbe comunque subordinata alla carenza delle ordinarie cause di esclusione, tra le quali vengono evocate, in particolare, l'ignoranza non colpevole della disposizione incriminatrice, l'inesigibilità del comportamento lecito e la cosiddetta «buona fede» nella materia contravvenzionale; che il Giudice di pace di Perugia, con ordinanza del 21 dicembre 2009 (r.o. n. 114 del 2010) , ha sollevato - in riferimento agli artt. 3 e 27 Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998, come introdotto dall'art. 1, comma 16, lettera a) , della legge n. 94 del 2009, nella parte in cui non esclude, quando ricorra un «giustificato motivo», la rilevanza penale dell'indebito trattenimento dello straniero sul territorio dello Stato; che la norma censurata sarebbe illegittima, in quanto irragionevole, anche nella parte in cui non prevede un termine entro il quale, dopo l'entrata in vigore della legge n. 94 del 2009, gli stranieri in condizione di soggiorno irregolare avrebbero potuto sottrarsi ad una responsabilità di tipo penale; che ulteriori profili di illegittimità, in rapporto agli artt. 3 e 27 Cost., si connetterebbero alla previsione che il giudice, nel caso di sopravvenuta espulsione per via amministrativa dello straniero indebitamente trattenutosi in Italia, pronunci sentenza di non luogo a procedere (comma 5 del censurato art. 10-bis); che nel giudizio principale è contestato ad un cittadino extracomunitario di essersi trattenuto indebitamente nel territorio dello Stato dopo l'entrata in vigore della legge n. 94 del 2009, e fino alla data del 24 settembre 2009; che nell'ambito della fattispecie incriminatrice contestata, a parere del rimettente, la rilevanza di un «giustificato motivo» per la condotta di indebito trattenimento sarebbe palesemente esclusa, tanto da precludere ogni possibilità di una interpretazione «costituzionalmente orientata»; che la norma censurata, dunque, sarebbe priva della «valvola di sicurezza» necessaria ad evitare che la sanzione penale colpisca condotte tenute in situazione di sostanziale inesigibilità (sono citate, in proposito la ordinanza n. 386 del 2006 e la sentenza n. 22 del 2007 della Corte costituzionale); che l'omessa previsione della clausola sarebbe tanto più rilevante se riferita alla situazione, ricorrente anche nella specie, di stranieri presenti da anni sul territorio nazionale, e posti di fronte ad una penalizzazione della condotta senza, tra l'altro, che fossero dettate regole «transitorie» per una regolarizzazione del soggiorno o per un utile adempimento dell'obbligo di lasciare il territorio nazionale; che la norma censurata determina una illegittima disparità di trattamento, secondo il rimettente, in rapporto alla fattispecie di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, ove, pur trattandosi di condotta più grave di quella delineata nella norma oggetto di censura, è assegnata rilevanza esimente ad un «giustificato motivo» per l'indebito trattenimento; che la disciplina nascente dal raccordo fra il comma 1 e il comma 5 dell'art. 10-bis comporterebbe una ulteriore violazione del principio di uguaglianza, posto che la punibilità viene fatta dipendere da circostanze sottratte al controllo dell'interessato, e dato che lo straniero espulso andrebbe esente dalla sanzione, mentre resterebbe perseguibile e punibile lo straniero il quale, dopo un periodo di soggiorno irregolare, decida di lasciare spontaneamente il territorio dello Stato; che la stessa disciplina, escludendo la punizione per lo straniero espulso, frustrerebbe «anche la finalità rieducativa che è coessenziale alla pena ex art. 27 Cost. [...] in difetto della quale non si giustifica la qualificazione come reato delle condotte contemplate nel comma 1 dell'art. 10-bis»; che le questioni sollevate sarebbero rilevanti, perché dalla loro soluzione dipenderebbe l'accertamento di responsabilità rimesso al rimettente. Considerato che i Giudici di pace di Lecco (sezione distaccata di Missaglia), La Spezia, Vasto e Perugia, ed il Tribunale di Trento (in composizione monocratica) - ciascuno con le ordinanze sopra indicate - hanno sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come introdotto dall'art. 1, comma 16, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), nella parte in cui non esclude, per i casi in cui ricorra un «giustificato motivo», la rilevanza penale dell'indebito trattenimento dello straniero sul territorio dello Stato; che il Giudice di pace di Perugia (r.o. n. 114 del 2010) dubita della legittimità costituzionale della norma indicata, in rapporto all'art. 3 Cost., anche nella parte in cui non prevede un termine entro il quale, dopo l'entrata in vigore della legge n. 94 del 2009, gli stranieri in condizione di soggiorno irregolare avrebbero potuto sottrarsi ad una responsabilità di tipo penale; che lo stesso rimettente censura, inoltre, il comma 1 dell'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998, in relazione al successivo comma 5, in quanto la previsione che il giudice pronunci sentenza di non luogo a procedere per il reato di indebito trattenimento, quando sopravvenga l'espulsione amministrativa dell'interessato, comporterebbe una violazione degli artt. 3 e 27 Cost.; che i dubbi di legittimità costituzionale relativi all'irrilevanza del «giustificato motivo» nell'ambito della norma censurata sono argomentati, con vario accento, in base al raffronto tra la nuova previsione contravvenzionale e la fattispecie di inottemperanza delineata al comma 5-ter dell'art. 14 dello stesso d.lgs. n. 286 del 1998, ove invece è prevista la corrispondente clausola di non punibilità; che la differenza di trattamento sarebbe ingiustificata, considerando l'asserita analogia delle condotte sul piano della struttura, e valutando, per altro verso, come la legge esprima una tolleranza per il fatto di maggior gravità più ampia di quella riservata alla condotta di minor rilievo; che l'irrilevanza del «giustificato motivo» priverebbe la fattispecie contravvenzionale della «valvola di sicurezza» necessaria ad assicurare il principio di colpevolezza e la finalizzazione rieducativa della sanzione penale;