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non c'è stata categoria che si sia sentita esclusa dalle misure di qualunque tipo, ma i familiari - i famosi caregiver - che hanno speso la loro vita in questi sei mesi facendo gli insegnanti, la riabilitazione, i logopedisti, i fisioterapisti e i terapisti della neuropsicomotricità dell'età evolutiva non hanno avuto nulla. (Applausi). Questa è una fascia di persone, Ministro, che noi le affidiamo specificamente. Concludo, signor Presidente, perché potrei andare avanti ancora molto a lungo: dateci fatti e saremo con voi. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringraziamo il ministro Speranza - rivolgendoci a tutti i colleghi del Governo, della maggioranza e della minoranza - per essere venuto tempestivamente qui in Aula a riferire le comunicazioni sul futuro andamento della pandemia nel mondo. Condividiamo il fatto che il nemico non sia stato sconfitto (abbiamo preso atto che infatti i contagiati nel mondo sono raddoppiati) e che non possiamo abbassare la guardia; su tale questione non dobbiamo assolutamente dividerci. Ci permettiamo però di aggiungere anche che non possiamo più permetterci di essere impreparati qualora ci trovassimo di fronte - ma chiaramente non ce lo auguriamo - ad una seconda ondata (o ondata di ritorno: i tecnici e gli scienziati sono sicuramente più bravi di me a definire quello che potrebbe accadere nuovamente). A nostro giudizio, anziché emettere nuovi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che rischiano di ledere anche le libertà personali come abbiamo detto più volte, e pensare di prorogare lo stato d'emergenza (questo è l'invito che facciamo al Governo), che rischia di diventare più che altro un meccanismo per garantire la salute all'Esecutivo e quindi la poltrona a Conte per i prossimi mesi più che la salute dei cittadini, gradiremmo che lei, signor Ministro - o il Presidente del Consiglio, ma va benissimo anche lei - rispondesse all'interrogazione 4-03768 che abbiamo presentato la settimana scorsa, a firma del Gruppo Lega, che chiede sostanzialmente se il Governo, insieme alle Regioni e agli enti locali, abbia di fatto preparato e predisposto un piano di prevenzione pandemica. Il modo migliore per evitare di spaventare la popolazione, per prepararla e tranquillizzarla, è dire al Paese che il Governo, insieme alle Regioni e a tutti gli enti preposti, ha un piano di prevenzione e, soprattutto, che apre un confronto su questo piano con il Parlamento e con tutti i cittadini rendendolo noto, in modo tale che ognuno sappia come ci si deve comportare di fronte, ad esempio, all'esplosione di nuovi focolai. Possiamo garantire al Paese che non ci sarà un nuovo lockdown e che, per contrastare eventuali nuovi focolai verranno, ad esempio, istituite le microzone rosse, perché non possiamo più permetterci di chiudere tutte le imprese? Questo sta scritto da qualche parte? Altra questione. Abbiamo questa volta tutti gli strumenti per garantire protezione ai nostri cittadini? Faccio un esempio: abbiamo fatto scorte di farmaci, di bombole d'ossigeno, di saturimetri, di tamponi, di reagenti? Abbiamo i test sierologici, le mascherine e le aziende in grado di produrre tutto questo? (Applausi). Siamo pronti? Quello che chiedo è di evitare di creare le solite contrapposizioni. Io su questo sono assolutamente d'accordo, come ho detto più volte, con qualcuno della minoranza che è intervenuto per dire: anziché accusarci gli uni con gli altri - il nostro intervento è prevalentemente costruttivo - cerchiamo di imparare dagli errori che sono stati fatti. Anziché mettere in contrapposizione il Governo con le Regioni abbiamo fatto un incontro - come ho chiesto - all'inizio dell'intervento, per fare in modo che ci sia una sinergia e una collaborazione tra tutti gli enti preposti? Perché se dobbiamo affrontare una pandemia sarebbe stupido mettersi a litigare tra vari enti; lavoriamo tutti insieme a prescindere dall'articolo 116 della Costituzione, il federalismo, l'autonomia differenziata, il Titolo V e quant'altro; lavoriamo insieme in questa direzione. Questa è la richiesta che sto avanzando. Evitiamo di continuare a fare polemiche su Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna: ognuno dice la sua però non facciamo un servizio al Paese. Stiamo facendo questo lavoro coinvolgendo la Conferenza Stato-Regioni e gli enti locali per far sì che questa volta tutti siano in grado di essere preparati ad affrontare la situazione, evitando lockdown e problematiche a tutta la nostra economia? Abbiamo pronta una campagna educativa-informativa che aiuti i cittadini a capire come ci si deve comportare, che non bisogna abbassare la guardia, dove va indossata la mascherina, dove magari si può essere un po' più tolleranti e non metterla? Tutto questo è predisposto in un piano? Queste sono le domande che stiamo facendo. La cosa migliore, per noi che siamo all'opposizione in termini prevalentemente costruttivi, è che il ministro Speranza risponda a questa interrogazione, venga in Aula e ci dica qual è il piano, in modo che ne prendiamo tutti atto e ne siamo consapevoli. A quel punto aiuteremmo noi stessi ad informare i cittadini dell'esistenza di questo piano. L'importante, signor Ministro, è che questo piano ci sia perché fino ad oggi noi non l'abbiamo ancora visto. Tutto qua, questo è lo scopo del nostro intervento. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 16,18) (Segue ROMEO ). Quindi, non basta pensare allo stato di emergenza. Il 31 gennaio era stato dichiarato lo stato d'emergenza, ma non è che dichiarandolo siamo sicuri di garantire la salute dei cittadini (abbiamo infatti visto quello che poi è accaduto). Non è formalizzando un atto che siamo certi che le cose andranno bene. Qui ci vuole davvero un piano di prevenzione; fatecelo vedere e noi saremo disponibilissimi a collaborare. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, credo che da parte mia sia necessario dire in primo luogo che trovo estremamente convincente l'impostazione che il Ministro ha dato al suo intervento. La trovo convincente per le ragioni di merito che riguardano la decisione che siamo chiamati a prendere quest'oggi, votando le proposte di risoluzione; si tratta - lo ricordo a me stesso e ai colleghi - della decisione di prorogare fino al 31 luglio alcune elementari misure di precauzione e regole di base, che si sono rivelate preziosissime fino ad oggi e che io credo debbano rimanere in campo a tutela della salute dei cittadini. Trovo particolarmente convincente il richiamo che il Ministro ha fatto alla notevole entità dei nuovi contagi giornalieri che ci sono a livello mondiale: 500.000 sono un numero impressionante. Prendere delle precauzioni per quanto riguarda gli arrivi dall'estero non è isolazionismo, ma è una questione di realismo e di opportunità. Credo che queste misure in primo luogo debbano essere prorogate e che sia comprensibile che si proceda in questa direzione.