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Introduzione del reato di omicidio sul lavoro e del reato di lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime. Onorevoli Senatori. -- Secondo l'«Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro» che monitora gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, nel 2016 sono morti 641 lavoratori sui luoghi di lavoro e oltre 1.400 se si considerano i morti sulle strade e in itinere (stima minima per l'impossibilità di conteggiare i morti sulle strade delle partite IVA individuali e dei morti in nero e di altre innumerevoli posizioni lavorative), ricordando che solo una parte degli oltre 6 milioni di partite IVA individuali sono assicurate all'INAIL. Lieve calo del 3,9 per cento delle morti sui luoghi di lavoro rispetto allo spaventoso 2015, ma un aumento dello 0,7 per cento rispetto al 2008. Come tutti gli anni è l'agricoltura a pagare un prezzo elevatissimo con il 31 per cento di tutte le morti per infortuni sui luoghi di lavoro e, tra queste, ben il 65 per cento sono provocate dal trattore. La seconda categoria con più morti sui luoghi di lavoro è l'edilizia con il 19,6 per cento. Le cadute dall'alto sono il maggior fattore di rischio. È l'autotrasporto con il 9,3 per cento dei morti la terza categoria con più vittime. In questo comparto sono inseriti i morti di diverse categorie. L'industria conta l'8,2 per cento delle morti. Poi gli artigiani, soprattutto nelle imprese appaltatrici, le partite IVA che non sono inserite tra le morti sul lavoro nelle statistiche dell'INAIL. Rammentiamo che presso l’Osservatorio arrivano moltissime denunce per infortuni, anche mortali, che non vengono identificate come tali proprio per non riconoscere l'assicurazione. Quanto ai lavoratori stranieri i morti sui luoghi di lavoro sono 1'8,2 per cento, in calo dell'1,6 per cento rispetto al 2015. Va segnalato che il 27,7 per cento dei morti sul lavoro ha più di 61 anni. È la Campania la regione con più morti sui luoghi di lavoro. Seguono l'Emilia-Romagna che nel 2016 raddoppia i morti sui luoghi di lavoro, poi il Veneto. È la provincia di Napoli quella con più morti sui luoghi di lavoro, compresi i pescatori morti in mare, la seconda in questa triste classifica è la provincia di Vicenza con 20 morti, segue Brescia con 18 morti. Con la legge 23 marzo 2016, n. 41, è stato introdotto nel nostro ordinamento il cosiddetto reato di «omicidio stradale» per quei reati colposi causati da gravi violazioni delle normative sulla circolazione stradale, una norma che è stata accolta con comprensibile soddisfazione dalle vittime di questi gravi episodi e dalle associazioni dei familiari, stante le gravi conseguenze coinvolgenti tutta la comunità (si pensi solo alle altissime spese sanitarie poste a carico della collettività). Perché è stato introdotto un aumento di pena solo per il caso di reato di omicidio stradale e non anche per coloro che cagionano la morte di persone violando negligentemente le norme di prevenzione in materia di infortuni sul lavoro di cui all'articolo 589 del codice penale? Trattasi forse di fattispecie di minor rilevanza o di morti che non meritano di ricevere la medesima giustizia? È forse più grave uccidere violando le norme stradali piuttosto che violando la normativa di prevenzione antinfortunistica? L'articolo 3 della nostra Costituzione non sancisce forse un principio di uguaglianza sostanziale che dovrebbe vedere collocati sullo stesso gradino legislativo situazioni di fatto analoghe? Tutte vittime che il nostro legislatore ha il dovere di tutelare giuridicamente nel modo più adeguato possibile e soprattutto senza creare di fatto ingiustificate disparità di trattamento. Per tale motivo sulla falsariga dell'omicidio stradale introdotto dalla citata legge n. 41 del 2016 si propone un identico percorso anche in tema di infortuni sul lavoro e malattie professionali. Con l'articolo 1, si propone di introdurre nel codice penale gli articoli 589- quater , 589- quinquies , 590- septies e 590- octies , aventi rispettivamente ad oggetto il reato di omicidio sul lavoro (con le diverse graduazioni a seconda delle norme violate in tema di sicurezza sul lavoro); il reato di omicidio sul lavoro aggravato nell'eventualità di sfruttamento sul lavoro; il reato di lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime, il reato di lesioni gravi e gravissime sul lavoro aggravato dal concorso con lo sfruttamento sul lavoro e la disciplina del computo delle circostanze (attenuanti ed aggravanti) in riferimento alle neointrodotte fattispecie criminose, con testuali modifiche di coordinamento anche nel codice di procedura penale e al decreto legislativo n. 81 del 2008. Prima dell'entrata in vigore dei predetti interventi normativi le risposte sanzionatorie in relazione ad ogni singolo episodio di vittime sul lavoro trovavano fondamento nelle argomentazioni e oscillazioni giurisprudenziali inerenti l'annosa e delicata distinzione tra colpa cosciente e dolo eventuale. Si ravvisa la colpa cosciente nell'atteggiamento dell'agente che, pur rappresentandosi l'astratta possibilità di realizzazione del fatto, ne respinge il rischio, confidando nella propria capacità di controllare l'azione. Da qui la non-volizione. Nel caso di dolo eventuale invece sussiste l'accettazione del rischio (quindi, volizione) che si realizzi un evento diverso, concretamente possibile, ancorché direttamente non voluto. Il nostro codice penale punisce, come è noto, sia l'omicidio doloso (articolo 575) che l'omicidio colposo (articolo 589), pertanto l'analisi dell'elemento psicologico diveniva assolutamente rilevante al fine di ricondurre il caso concreto nell'alveo della fattispecie di reato ad essa corrispondente. Il reato sul lavoro rientrava di fatto nella fattispecie colposa e pertanto punito ai sensi dell'articolo 589 del codice penale, secondo comma, con la reclusione da due a sette anni, mentre in presenza di una pluralità di vittime, ovvero di morte di una o più persone e ferimento di altre, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, con la previsione che la pena non può superare gli anni quindici. Dalla formulazione del menzionato articolo 589 del codice penale è evidente che il legislatore non è mai rimasto inerte di fronte al fenomeno degli incidenti mortali sul lavoro: il decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125, intitolata «Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica», nel modificare il testo dell'articolo ha infatti fortemente inasprito il trattamento sanzionatorio dell'omicidio colposo e delle lesioni personali colpose dando autonomo risalto, come evidenziato, alle ipotesi in cui tali reati siano commessi con violazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro.