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Anche la Corte d'appello di Torino, con la sentenza del 27 maggio 2016, n. 27, ha disposto l'adozione ai sensi dell'articolo 44, lettera d) , della legge n. 184 del 1983 a favore della compagna convivente della madre biologica di un minore. La decisione ha riformato la decisione con la quale il tribunale di Torino aveva, invece, respinto la domanda della madre sociale, sostenendo la natura « eversiva » dell'interpretazione dell'articolo ormai prevalente. Nella sentenza si legge che « (...) l'interpretazione giurisprudenziale data dalla Corte europea dei diritti dell'uomo fornisce una definizione del concetto di “vita familiare” ex articolo 8 Convenzione, fondamentalmente ancorata ai fatti, e non tanto basata su condizioni giuridiche, e che sono i rapporti, i legami, la convivenza, a meritare tutela. L'esistenza di vita familiare non è subordinata all'accertamento di un determinato status giuridico quanto piuttosto all'effettività dei legami, come ha affermato la CEDU nelle sentenze Gas e Dubois contro Francia, K.T. contro Finlandia, Emonet e altri c. Svizzera. Nessun rilievo può avere la circostanza che il nucleo familiare sia formato da una unione affettiva eterosessuale ovvero tra persone dello stesso sesso ». Negli ultimi anni altre sentenze hanno riconosciuto l'adozione coparentale nell'ambito di famiglie monogenitoriali, a riprova dell'urgenza di dare una risposta ai profondi mutamenti intervenuti nella società. Con la sentenza del 22 giugno 2016, n. 12962, la Corte di cassazione, innanzitutto, ha escluso la sussistenza di un conflitto di interessi tra la figlia e sua madre. Secondo la procura tale conflitto sarebbe stato conseguente alla relazione sentimentale che legava la madre legale alla madre sociale e avrebbe richiesto che la minore fosse difesa in giudizio da una curatore. In secondo luogo, la Corte di cassazione ha affrontato la questione dell'interpretazione dell'articolo 44, comma 1, lettera d) , affermando che « poiché all'adozione in casi particolari prevista dall'articolo 44, comma 1, lettera d) , possono accedere sia le persone singole che le coppie di fatto, l'esame dei requisiti e delle condizioni imposte dalla legge, sia in astratto, sia in concreto, non può essere svolto – neanche indirettamente – dando rilievo all'orientamento sessuale del richiedente e alla conseguente natura della relazione da questo stabilita con il proprio partner ». Con l'ordinanza della Corte d'appello di Trento del 23 febbraio 2017 per la prima volta il giudice di merito ha applicato ad una coppia di due padri i principi enunciati dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 19599 del 2016 in tema di trascrizione dell'atto di nascita straniero recante l'indicazione di due genitori dello stesso sesso. La Corte d'appello, infatti, ha riconosciuto piena efficacia giuridica al provvedimento straniero che riconosceva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri e il loro padre non genetico. Secondo l'ordinanza esiste l'esigenza di salvaguardare il diritto del minore alla continuità dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori che, qualora venisse a mancare, oltre a determinare un grave pregiudizio per i minori li priverebbe di un elemento importante della loro identità familiare così come riconosciuta nello Stato estero. Secondo la Corte d'appello l'insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non è di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere « che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all'opposto deve essere considerata l'importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell'ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell'istituto dell'adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite ». Un altro passo in avanti sulla strada delle tutele della omogenitorialità è stato fatto con i due recenti decreti del tribunale per i minorenni di Firenze, del 7 marzo 2017. I decreti prevedono la trascrizione di provvedimenti stranieri di adozione congiunta di minori esterni alla coppia. Questa rappresenta un'importante novità. I decreti chiariscono, con riferimento alla genitorialità adottiva nei confronti di un minore esterno alla coppia, che l'orientamento sessuale non è condizione ostativa all'assunzione di responsabilità genitoriale perché ciò che conta sono le concrete relazioni di affetto e cura. Ne consegue che « l'esistenza di rapporti familiari già consolidati, la presenza di vincoli e legami affettivi umani e solidali, la comunità di vita materiale e spirituale depongono a favore della rilevanza giuridica, anche ai fini dell'adozione, di qualunque modello familiare, ivi compreso quello omosessuale ove si accerti che esso sia luogo di sviluppo e protezione della personalità del minore ». Riguardo, poi, la possibilità che anche una singola persona possa adottare una persona di età minore, si rammenta che la stessa Convenzione europea in materia di adozione di minori del 27 novembre 2008, all'articolo 7, prevede l'adottabilità di un soggetto minore anche da parte di un solo adottante. Inoltre, l'articolo 44 della legge n. 184 consente l'adozione da parte delle persone singole in casi particolari. A rendere ancora più anacronistica la mancanza della possibilità per le persone singole di adottare è il fatto che la legislazione della maggior parte dei Paesi europei consente l'adozione da parte delle stesse. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 3572 del 2011, in merito al riconoscimento in Italia dell'adozione pronunciata all'estero con effetti legittimanti, ha confermato questo indirizzo, affermando che « (...) Fermo restando che, come questa Corte ha già rilevato (Cass. 18 marzo 2006, n. 6078) con riferimento al disposto della sopra menzionata disposizione dell'articolo 6 della Convenzione di Strasburgo del 1967, il legislatore nazionale ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell'ambito di ammissibilità dell'adozione di minore da parte di una singola persona anche con gli effetti dell'adozione legittimante ». Nel 2013 il tribunale per i minorenni di Bologna ha riconosciuto gli effetti legittimanti dell'adozione piena a una sentenza straniera di adozione a favore di una persona singola. Sono molto chiare a questo proposito le parole contenute nel decreto del 21 marzo 2013 dove si legge: « (...) Non sembra proprio si possa affermare che l'adozione da parte di una sola persona risulti contraria all'ordine pubblico qualora produca effetti legittimanti.