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I tecnici del Senato avrebbero fatto le pulci al decreto-legge, evidenziando che mancano le coperture circa le garanzie, perché quelle del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese possono assommare a 30 miliardi di euro, ma quelle della SACE assommano alle famose centinaia di miliardi, che era la cifra poderosa che ha promesso Conte. Le garanzie non vengono considerate nel deficit e i tecnici avrebbero paura del parere di Eurostat. Lo faccio presente e magari mi piacerebbe avere un chiarimento. Nelle garanzie concesse da SACE, c'è anche la domanda di FCA e Autostrade per l'Italia (Aspi). Sulla prima sono sostanzialmente d'accordo, perché è un grande gruppo, con tutti i vincoli che la legge consente di porre. Non posso avercela, da italiano, con FCA; ce l'ho con l'Olanda, che fa parte degli Stati che ci vogliono impartire la lezione ed è un paradiso fiscale, per lo meno parziale. E allora, fare Europa e credere nell'Europa vuol dire spiegare nelle dovute sedi che l'Olanda non può fare quello che vuole, soprattutto sotto l'aspetto fiscale. Sento che ha fatto domanda anche Aspi, di cui fa parte Atlantia, la famosa società alla quale era stato promesso di ritirare le concessioni autostradali e poi era stato chiesto di entrare in Alitalia, con contrasto delle intenzioni. Adesso fa domanda e chi deciderà non so sulla base di quale sentimento sarà portato a prendere la decisione. Ebbene, le domande di prestito fino a 25.000 euro sono state accolte nella percentuale del 51 per cento e sono pari a 290.000, mentre quelle oltre i 25.000 euro nella percentuale del 24 per cento e sono pari a 11.663 al 30 maggio. Qualcuno mi ha chiesto se questo incentivo, salvo la garanzia dello Stato che è un problema, sia una specie di istigazione a indebitarsi. Qualcuno mi ha detto che a indebitarsi per sei anni - e ora a dieci - era capace da solo. Oltretutto, le procedure sono molto complicate, come già detto dal collega. Evidentemente ci vuole la condizione di bancabilità di un soggetto, perché per le banche la quota che prestano e che un domani potrebbe essere escussa allo Stato deve essere riposta per bene. Ci sono poi dei tassi e delle commissioni troppe elevate. Per fronteggiare tutti i decreti, tra cui quello di cui parliamo oggi, ho sentito ancora parlare di recupero dell'evasione fiscale. Penso che sia ora di dire che l'evasione fiscale non si può perseguire in periodi come questo perché non c'è e non può esserci. Se c'è, è per necessità assoluta di vita. Il direttore generale dell'Agenzia delle entrate ha detto che dal 1° giugno sarebbero ripartiti i controlli. Io invoco clemenza. Allo stesso modo, sento parlare - e prende piede visto il debito che si va a contrarre - di giubileo del debito; prima o poi qualcuno dirà: «Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto». Su questo dobbiamo fare attenzione perché stiamo parlando di importi di debito - non c'è niente di regalato da nessuna parte - che coinvolgono non più soltanto i nostri nipoti, ma quelli che verranno dopo. Parlare allora di giubileo non è fantasia. Colao da Londra tra le altre mille cose - non so come riesca da Londra, però senz'altro avrà i suoi mezzi - sul debito pubblico - che è un problema; era un mio cavallo di battaglia e lo è ancora, ma se è detto soltanto da me in quest'Aula non ha molto peso e non ha molta voce - riprende in considerazione le idee di illustri economisti che parlavano di valorizzazione del patrimonio immobiliare attraverso una società appositamente costituita. Ne potremmo parlare una volta diffusamente per capirci perché potrebbe essere un metodo. Ho letto, tra le altre cose, che nei residui del bilancio dello Stato e degli enti pubblici in generale ci sarebbero 100 miliardi di euro da spendere. Si tratta delle famose opere pubbliche, più quelle che devono ancora essere realizzate e finanziate. Sarebbe una cifra veramente poderosa se la mettessimo in campo; potrebbe subentrare un problema di cassa nel momento del pagamento, ma se sono impegnati possono essere spesi. Poi invochiamo tutti questa benedetta Europa, che ci aiuterà nel 2021 a tranche annuali e quindi gli importi che vengono venduti sono veramente molto relativi. Quando un esponente dell'Europa si lascia andare a delle promesse, ne arriva un altro che dice che, però, ci sono delle condizioni, che vogliono analizzare il nostro sistema pensionistico e le nostre riforme. Io dico che in Italia abbiamo 21 miliardi di euro di fondi europei che ci sono stati concessi a recupero (sono quelli che non siamo stati capaci di spendere finora). Per far parte del MES ne abbiamo spesi 14,4; per entrare nel Recovery fund bisogna pagare 2-3 miliardi di euro e poi, se le cose non andranno bene, quel fondo andrà ricostituito pro quota dagli Stati. Per entrare nei finanziamenti della Banca europea per gli investimenti (BEI) l'Italia deve tirare fuori 4-5 miliardi di euro, oltre i 17 che versiamo tutti gli anni all'Europa. Ciò vuol dire che avremmo già la manovra in mano. Abbiamo raccolto 22 miliardi di euro con i BTP retail , sottoscritti per 14 miliardi dalle famiglie e 8 miliardi dalle istituzioni in tre giorni. C'è veramente qualcosa che dovremmo analizzare senza preconcetti - io sono un po' euroscettico: un po' tanto - sugli importi. Ora tutti protestano. Se tutti protestano, vorrà pur dire qualcosa, non sono mica sobillati dalla televisione o dai giornali: non mi pare e non lo credo. La liquidità, nel titolo del decreto-legge, vuol dire che la CIG va pagata a tutti subito; vuol dire che i 600 euro vanno pagati a tutti; vuol dire che bisognerà concedere i fondi a titolo perduto - quelli che vengono concessi a chi ha certi requisiti - sul conto corrente con accredito immediato: se non è così, non è liquidità. Dico, poi, ai rappresentanti del Governo di prendere nota, nel caso fosse loro sfuggita, del fatto che c'è una proposta di alcuni giornalisti economici che dicono: nel 2020 sia concesso di non effettuare gli ammortamenti nei bilanci delle società private. Per un anno si può fare: i bilanci rimarrebbero probabilmente inutili, queste società potrebbero sussistere e non avrebbero problemi di credito e di altro tipo. È poi prevista, nel decreto-legge, il differimento, fino al 1° settembre 2021, dell'efficacia del decreto legislativo n. 14 del 2019, che è quello relativo al codice della crisi e dell'insolvenza. La mia proposta è di abrogare quel decreto legislativo, perché con quel decreto nessuno vorrà più fare l'amministratore delle società private, tantomeno far parte del collegio sindacale. Inoltre, bisogna sospendere o annullare tutte le tasse e gli accertamenti, come già detto, perlomeno per tutto quest'anno. Diamo la colpa alla burocrazia. Napoleone ha raccontato nelle sue memorie - ed era Napoleone - che il 5 per cento del suo tempo lo passava a prendere una decisione (anche quelle grandi, quelle strategiche) e il 95 per cento a curare l'esecuzione delle opere.