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è il funzionamento dello stesso mercato unico, uno dei cardini, come Schengen, dell'Europa unita; è la possibilità, ancora, di rendere le economie europee resilienti di fronte a future analoghe crisi, a cominciare dalla paventata seconda ondata del Covid-19, che siamo comunque tutti impegnati a prevenire e a contenere, forti dell'esperienza già maturata; è anche nell'opportunità di far vincere all'Europa la sfida del futuro nella transizione verde, il green deal europeo, e in quella digitale. È altrettanto fondamentale che venga preservato l'orientamento di next generation EU a sostegno di Paesi, regioni e settori più colpiti dalla crisi da Covid-19. È quindi necessario, in questa prospettiva, che venga mantenuta la distinzione fra i criteri di allocazione per gli strumenti di next generation EU, volti alla ripresa dalla crisi da Covid-19, e invece i criteri di allocazione per gli strumenti, per i fondi di coesione ordinari. Queste considerazioni continuerò a sostenerle con determinazione al tavolo europeo, anche in risposta alle sensibilità differenti di altri Stati membri, nella convinzione, però, che il Consiglio europeo debba mostrarsi capace - come ha fatto il 23 aprile scorso - di confermare che l'Europa è una comunità di valori che, con coerenza, persegue interessi comuni. Nell'approccio europeo che auspico, reputo altrettanto necessario uno spirito costruttivo da parte di tutti gli Stati membri anche nelle discussioni sul nuovo quadro finanziario pluriennale. Il Governo italiano condivide i cardini della proposta della Commissione, che vuole contribuire a rendere l'Unione europea più forte e anche più orientata verso gli obiettivi di un futuro sostenibile e competitivo come il green deal e il digitale, preservando politiche come la coesione e la politica agricola comune, che rimangono anche per noi fondamentali. In questo scenario è auspicabile un concreto avanzamento sulle nuove risorse proprie: obiettivo ineludibile se vogliamo che l'Unione europea possa non solo uscire da questa crisi, ma anche essere in grado di affrontare per tempo ulteriori emergenze di così ampia portata. Nella discussione sul quadro finanziario pluriennale (QFP) figureranno anche i privilegi, nel gergo i rebate , per pochi Stati membri, che fin dal negoziato precedente alla crisi da Covid-19 abbiamo definito anacronistici. Ne comprendiamo l'elevata importanza per alcuni Stati membri, in termini di politica nazionale, ma vogliamo credere che tale sensibilità venga accompagnata da quegli stessi Stati membri da aperture e flessibilità riguardo a next generation EU. Una difesa dei privilegi, unita a una chiusura su next generation EU, risulterebbe inaccettabile, minando l'opportunità di ripresa economica a Paesi, regioni e settori più colpiti da una crisi senza precedenti e colpendo i numerosi lavoratori e imprenditori che guardano all'Europa per ricevere protezione per il presente, il futuro loro e delle loro famiglie. Le posizioni degli Stati membri in seno al Consiglio sono ancora distanti su alcuni punti, nonostante i notevoli progressi fatti negli scorsi mesi. Ricordiamoci che quando l'Italia propose un fondo europeo dedicato alla ripresa finanziato con debito comune, molti anche qui nel nostro Paese - diciamolo francamente - ci accusarono di essere dei visionari. In queste settimane non stiamo discutendo sul se tale fondo ci sarà e neppure si discute dell'emissione straordinaria di debito comune per il suo finanziamento: questi sono elementi dati ormai per scontati. Stiamo discutendo, però, di questioni ovviamente altrettanto importanti: dell'entità del fondo e dei criteri di allocazione. È un successo ed è un successo anche per il nostro Paese, che ha insistito nell'indicare questa strada da subito in Europa e, alla fine, ha convinto i partner europei, anche quelli più riottosi e diffidenti, che questa era la direzione giusta per l'Unione. Si è trattato di un continuo e paziente lavoro politico e diplomatico, con una riconquistata credibilità e affidabilità internazionali. L'obiettivo di una decisione politica di alto livello racchiude anche una forte valenza nazionale, oltre che europea. Responsabilità e solidarietà devono essere messe in opera dai Governi europei anche nei rispettivi Paesi. Rilanciare la crescita e il lavoro nell'economia del continente è possibile, infatti, solo se si sapranno trarre le lezioni dalla crisi attuale. Occorre uno sforzo riformatore ampio e profondo, capace di cogliere l'opportunità storica della risposta europea alla crisi, per affrontare nodi e criticità che, da troppo tempo, impediscono all'economia italiana di farsi trovare resiliente di fronte a shock di ampia portata. Abbiamo dovuto combattere uno shock senza precedenti, che ha comportato altissimi costi umani, ma anche altissimi costi sociali ed economici. L'Italia ne sta finalmente faticosamente uscendo, ma non possiamo permetterci di ritornare allo status quo precedente, antecedente a questa crisi. L'Italia, da oltre vent'anni, fatica a tenere il passo delle altre economie avanzate. Il nostro Paese sconta tassi di crescita del prodotto lordo e della produttività, che sono al di sotto, pressoché stabilmente, della media europea e ha subito ben più, rispetto ad altri Paesi europei, le conseguenze della crisi finanziaria del 2008, nonché di quella dei debiti sovrani di qualche anno più tardi. L'esperienza della coraggiosa risposta all'emergenza sanitaria posta dal coronavirus, della resilienza dimostrata da molti settori economici pubblici, ma anche privati, nonché l'eccezionale prova superata da tutti i nostri concittadini sono le stesse leve che consentiranno di far ripartire l'economia italiana su nuove basi che assicurino una rapida ripresa e, al contempo, un nuovo modello di sviluppo che superi i ritardi e rimuova gli ostacoli del vecchio. Le decisioni del Consiglio europeo consentiranno di mettere in campo ulteriori risorse economiche importanti per rafforzare gli investimenti pubblici in Italia, che sono su livelli assai inferiori rispetto alla capacità degli altri Paesi europei. Siamo consapevoli che dovremo accompagnare questi progetti con un percorso di riforme ambizioso, indispensabile per dare un futuro migliore al nostro Paese e ai nostri figli. Il Governo è coeso. Si lavora insieme uniti soprattutto da una cosa: la fiducia nell'Italia, la speranza che sentiamo riposta in noi dagli italiani e non possiamo deluderli. Concludo dicendo che il Consiglio europeo discuterà anche dello stato dell'arte del negoziato tra l'Unione europea e il Regno Unito sulle future relazioni, dopo quattro sessioni negoziali e la riunione di alto livello dei vertici delle istituzioni dell'Unione europea con il primo ministro britannico Johnson, che si è svolta il 15 giugno scorso. Com'è noto, sono in corso i negoziati per un accordo sulle future relazioni, prima che i legami tra Unione europea e Regno Unito si sciolgano definitivamente al termine dell'attuale periodo transitorio, previsto per il 31 dicembre prossimo. Ritengo che un accordo ambizioso sia ancora più importante adesso, alla luce della crisi pandemica che ha colpito duramente sia l'Unione europea che il Regno Unito.