[pronunce]

24 del 1998), l'Avvocatura ne sostiene l'infondatezza, osservando, innanzitutto, che i contribuenti titolari di partita IVA hanno la possibilità di versare in modo unitario le imposte sui redditi ed assimilate, l'imposta sul valore aggiunto, i contributi e l'imposta regionale sulle attività produttive, compensando, direttamente in sede di versamento, gli eventuali crediti e debiti relativi alle citate entrate: poiché dunque quanto concretamente ed effettivamente versato dal contribuente costituisce un quid di indistinto in rapporto agli enti destinatari, ne consegue la necessità di porre in essere, a valle del versamento, una complessa attività volta a riportare al lordo il versamento effettuato dal contribuente, annullando gli effetti delle compensazioni operate e stabilendo quanto effettivamente spetta a ciascun ente impositore. A tale scopo risponderebbero le previsioni del decreto impugnato. La previa attività "intermedia", di individuazione delle somme nette (depurate, ad esempio, dalla compensazione effettuata dal contribuente) e di loro attribuzione all'ente destinatario, sarebbe necessaria per il loro versamento alla Tesoreria dello Stato o alla Cassa regionale siciliana di Palermo, in quanto, appunto, le somme riscosse dalle banche (e, nel periodo transitorio, dai concessionari) sarebbero "indeterminate" e "cumulative". Questa necessaria attività "intermedia", ricorda l'Avvocatura, ritarda il versamento per tutti gli enti destinatari, ivi compreso lo Stato, e non soltanto per la Regione Siciliana; inoltre, il temporaneo riversamento delle somme riscosse nella contabilità speciale (art. 2, comma 1, del d.P.R. impugnato), lungi dall'avere la finalità di sottrarre agli enti destinatari la disponibilità immediata delle somme riferite ai tributi di rispettiva spettanza, costituisce soltanto lo strumento tecnico indispensabile per consentire l'esatta e tempestiva ripartizione degli importi versati dai contribuenti tra i diversi soggetti destinatari dei versamenti unificati (Stato, regioni, INPS). Ciò tenuto conto anche della possibilità ormai riconosciuta ai contribuenti di effettuare i versamenti in qualunque parte del territorio nazionale. 4. - Il secondo ricorso (r. confl. 25 del 1998) è invece, secondo l'Avvocatura, in parte inammissibile e in parte infondato. La censura di mancata partecipazione della Regione Siciliana alla struttura di gestione sarebbe inammissibile, in quanto il decreto impugnato sarebbe meramente attuativo dell'art. 22, in particolare comma 3, del d.lgs. n. 241 del 1997, che non prevede tale partecipazione. Anche la censura di mancata partecipazione della Regione Siciliana al comitato di indirizzo previsto dall'art. 27 dello stesso decreto legislativo n. 241 del 1997 sarebbe inammissibile, perché rivolta contro una disposizione in realtà non contenuta nel decreto impugnato. L'art. 2 del decreto impugnato, infatti, non istituirebbe affatto tale comitato tanto che l'art. 27 del decreto legislativo non è neppure richiamato nelle premesse del decreto impugnato bensì un diverso comitato di vigilanza a cui la struttura di gestione deve riferire. In subordine, l'Avvocatura nota che né il comitato di vigilanza di cui all'art. 2 del decreto impugnato né il comitato di indirizzo di cui all'art. 27 del decreto legislativo hanno il potere di incidere, in nessun modo, sulla concreta gestione delle operazioni di ripartizione delle somme riscosse e, quindi, le relative previsioni non sono e non possono essere ritenute invasive delle competenze regionali. Quanto alla censura relativa alla mancata previsione dell'immediato versamento delle somme alla Cassa regionale siciliana, l'Avvocatura ne rileva l'infondatezza per le medesime ragioni esposte nella memoria depositata nel giudizio relativo al primo conflitto, di cui si è riferito nel paragrafo che precede.1. - I ricorsi della Regione Siciliana sollevano conflitti di attribuzione nei confronti dello Stato in riferimento a due provvedimenti governativi intesi all'attuazione di previsioni del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241 (Norme di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e dell'imposta sul valore aggiunto, nonché di modernizzazione del sistema di gestione delle dichiarazioni). Si tratta, in primo luogo, del d.P.R. 18 maggio 1998, n. 189 (Regolamento recante norme di attuazione delle disposizioni in materia di versamenti in tesoreria, previste dall'art. 24, comma 10, del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241), che disciplina, in attuazione dell'art. 24, comma 10, del d.lgs. n. 241 del 1997, e sulla base, come ivi previsto, delle norme dello stesso decreto legislativo e del precedente decreto ministeriale n. 567 del 1993 in materia di conto fiscale, le modalità di versamento in tesoreria delle somme riscosse dai concessionari della riscossione durante il periodo transitorio anteriore alla scadenza delle concessioni conferite ai sensi degli articoli 8 e 9 del d.P.R. n. 43 del 1988, nonché l'invio telematico dei relativi dati alla "struttura di gestione" prevista dall'art. 22 del medesimo d.lgs. n. 241 del 1997 (r. confl. n. 24 del 1998); in secondo luogo, del decreto del Ministro delle finanze, di concerto con quelli del bilancio e del lavoro, 22 maggio 1998, n. 183 (Regolamento recante norme per l'individuazione della struttura di gestione prevista dall'articolo 22, comma 3, del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, nonché la determinazione delle modalità per l'attribuzione agli enti destinatari delle somme a ciascuno di essi spettanti), che, in attuazione dell'art. 22, comma 3, del d.lgs. n. 241, individua la struttura di gestione cui è affidato il compito di attribuire agli enti destinatari le somme riscosse e a ciascuno di essi spettanti, tenendo conto delle compensazioni eseguite dai contribuenti, e stabilisce le modalità per l'attribuzione di tali somme (r. confl. n. 25 del 1998). La Regione ricorrente lamenta in entrambi i casi la violazione della propria potestà di riscossione delle entrate erariali ad essa devolute ai sensi dell'art. 36 dello statuto speciale e dell'art. 2 delle norme di attuazione in materia finanziaria di cui al d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074, nonché del proprio diritto a disporre immediatamente delle somme ad essa spettanti. In particolare, nel caso del d.P.R. n. 189 del 1998, lamenta che esso non preveda che le somme pagate dai contribuenti, riscosse sul territorio siciliano, siano versate dagli agenti della riscossione alla Cassa regionale siciliana di Palermo, ma dislochi in una unica sede centrale la determinazione delle spettanze degli enti destinatari. Nel caso del d.m. n. 183 del 1998, la ricorrente lamenta che esso individui la struttura centrale di gestione e ne regoli l'attività senza che sia prevista alcuna partecipazione della regione;