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L'articolo 9 disciplina la documentazione del trust e l'articolo 10 reca disposizioni in materia di legittima, stabilendo che l'azione di riduzione possa essere esercitata solo una volta che sia esaurita la finalità per cui il trust fu istituito e limitatamente al residuo patrimonio in trust, salvo che i beni conferiti siano manifestamente eccessivi per il raggiungimento della finalità stessa. Nel capo II, con gli articoli da 11 a 19, viene chiarita la disciplina tributaria del trust istituito in favore delle persone in situazioni di svantaggio. All'articolo 11 si contempla l'esenzione dall'imposta sulle successioni e donazioni in relazione ai conferimenti di beni nei trust istituiti in favore di persone in situazioni di svantaggio. L'assoggettamento all'imposta è previsto solo in relazione ai trasferimenti in favore dei beneficiari finali, limitatamente alla ricchezza che dovesse residuare una volta esaurite le finalità del trust, salvo il caso in cui il residuo debba essere impiegato a vantaggio di altri enti o associazioni che operano in favore di persone in situazioni di svantaggio. In tale ultima circostanza, infatti, il trasferimento del residuo rimane esente da imposta. L'articolo 13 prevede agevolazioni in materia di imposte di registro, ipotecarie e catastali, sancendo in particolare che i trasferimenti in favore dei trust istituiti in favore di persone in situazioni di svantaggio ne sono esenti fino al perdurare di tali situazioni e l'articolo 14 prevede l'esenzione dall'imposta di bollo. Gli articoli 16 e 17 prevedono ulteriori agevolazioni in materia di imposte sui redditi e di imposta sul valore aggiunto. L'articolo 18 detta una disciplina di favore relativamente alla deducibilità dal reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi delle erogazioni liberali effettuate da soggetti privati in favore di trust istituiti a sostegno di persone in situazioni di svantaggio, il cui atto istitutivo preveda la destinazione dell'eventuale patrimonio residuo a vantaggio di enti, associazioni o altri trust che operano in favore di persone in situazioni di svantaggio. L'articolo 19, infine, prevede sanzioni contro eventuali abusi ed elusioni della normativa. Il presente disegno di legge mira evidentemente a favorire e a premiare l'iniziativa dei privati in sostegno delle persone deboli, facendola fuoriuscire dalla dimensione esclusivamente privata e considerandola come una risorsa i cui effetti positivi possono prodursi per tutta la comunità.. I DISPOSIZIONI GENERALI 1 (Definizioni) 1 In attuazione degli articoli 6 e 11 della Convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata a L'Aja il 1° luglio 1985, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 16 ottobre 1989, n. 364, la presente legge istituisce e disciplina il trust in favore di persone in situazioni di svantaggio. 2 Per persona in situazioni di svantaggio si intende: a la persona che, conformemente a quanto disposto dall'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione; b la persona interdetta, inabilitata o sottoposta ad amministrazione di sostegno, a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza di interdizione o di inabilitazione, ovvero dalla data di emanazione del decreto di nomina dell'amministratore di sostegno; c la persona che, anche al di fuori dei casi di cui alle lettere a) e b) , si trova in condizioni di disagio fisico, psichico o sociale ed è priva di mezzi economici adeguati a condurre un'esistenza dignitosa o della possibilità, anche temporanea, di procurarseli, ovvero la persona rispetto alla quale esiste, in base a circostanze oggettive, il rischio di dissipare i mezzi economici di cui è provvista, a motivo di tale disagio. 3 Con uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di ricognizione e di certificazione delle situazioni di disagio di cui al comma 2, lettera c), il loro venir meno, i soggetti abilitati a provvedervi nonché gli organismi deputati a effettuare il controllo relativo alla sussistenza delle situazioni di disagio. 2 (Tipologie di trust in favore di persone in situazioni di svantaggio) 1 Il trust in favore di persone in situazioni di svantaggio può assumere le seguenti tipologie: a trust per uno scopo; b trust per beneficiari. 2 Il trust è per uno scopo quando è istituito con il fine di provvedere al mantenimento, all'assistenza e al sostegno di una generalità di persone che si trovano in situazioni di svantaggio ovvero a favore di enti e organizzazioni, dotati o no di personalità giuridica, che perseguono la medesima finalità. 3 Il trust è per beneficiari quando è istituito con il fine di provvedere al mantenimento, all'assistenza e al sostegno di singole persone individuate che si trovano in situazioni di svantaggio, per tutta la durata della loro vita ovvero fino al venir meno della situazione di svantaggio. 4 Al venir meno della situazione di svantaggio in favore della quale il trust è stato istituito, il trust di cui al comma 3 può prevedere che il patrimonio residuo sia destinato ad uno o più soggetti singolarmente individuati o individuabili, ovvero al sostegno di programmi, progetti, opere o attività di mantenimento o assistenza di persone che si trovano in situazioni di svantaggio, da realizzare anche attraverso uno o più trust istituiti per le medesime finalità. 5 Con uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è istituito un apposito registro dei trust in favore di persone in situazioni di svantaggio, in cui sono distintamente iscritti i trust istituiti per le finalità di cui ai commi 2 e 3 e sono disciplinate le modalità e i termini di presentazione delle richieste di iscrizione, le conseguenze dell'accoglimento o del diniego delle dette richieste, la durata e la revoca dell'iscrizione, nonché il controllo relativo alla sussistenza dei requisiti di iscrizione. 3 (Disponente) 1 Il disponente è colui che istituisce il trust per le finalità di cui all'articolo 2. 2 L'atto istitutivo del trust può prevedere che terzi possano incrementare il patrimonio in trust di cui all'articolo 7 , per le finalità indicate dal disponente nel medesimo atto istitutivo. 3 Il disponente non può riservarsi il potere di revocare il trust che istituisce, né risultare beneficiario di quella parte del patrimonio in trust che può residuare, dopo la realizzazione della finalità espressa nell'atto istitutivo. 4 Il disponente non può riservarsi poteri tali da consentirgli di controllare, anche indirettamente, il patrimonio in trust. 4 (Atto istitutivo e forma) 1 L'atto istitutivo del trust è un atto unilaterale, inter vivos o mortis causa, avente la forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata, a pena di nullità. 2 Nell'atto istitutivo è indicata la finalità da realizzare per mezzo del patrimonio in trust, ai sensi dell'articolo 2, commi 2 e 3.