[pronunce]

Le funzioni il cui esercizio è stato conferito alla Provincia con il d.P.R. n. 89 del 1983 sarebbero, infatti, unicamente quelle concernenti l'organizzazione del servizio, e non quelle attinenti alle potestà di attestazione e certificazione, le quali troverebbero diretta tutela nel citato art. 33 Cost., che prescrive, tra l'altro, un esame di Stato a conclusione dei vari gradi scolastici. Ne deriverebbe quindi l'obbligo, per la Provincia, di mantenere l'emblema della Repubblica italiana sui titoli di studio e sulle certificazioni, trattandosi di requisito funzionale al conseguimento dei relativi effetti legali, quale il riconoscimento del titolo su tutto il territorio nazionale e in ambito comunitario. Per le ragioni esposte, il ricorrente chiede che la Corte dichiari che non spettava alla Provincia deliberare l'eliminazione dell'emblema della Repubblica dai modelli in questione e, per l'effetto, annulli la deliberazione impugnata. 2. - Si è costituita la Provincia autonoma di Bolzano, chiedendo che il ricorso venga dichiarato inammissibile o infondato. In via preliminare, la resistente eccepisce l'inammissibilità del ricorso per tardività. Ricordato che, ai sensi dell'art. 39 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), il termine per proporre ricorso per conflitto di attribuzione è di sessanta giorni «a decorrere dalla notificazione o pubblicazione ovvero dall'avvenuta conoscenza dell'atto impugnato», la Provincia osserva che la deliberazione censurata è stata adottata il 14 aprile 2009 e conseguentemente pubblicata mediante affissione all'albo pretorio provinciale. Il ricorso è stato, per converso, notificato solo il 17 luglio 2009 e, dunque, ben oltre il termine prescritto. Il ricorso sarebbe, in ogni caso, inammissibile per carenza di un interesse attuale e concreto all'impugnativa. La deliberazione censurata è stata, infatti, sospesa con delibera della Giunta provinciale n. 1388 del 25 maggio 2009, con conseguente riproduzione tanto dell'emblema che della denominazione della Repubblica italiana (accanto allo stemma e alla denominazione della Provincia autonoma di Bolzano) nei diplomi, nelle pagelle e nelle certificazioni rilasciati dalle scuole della Provincia stessa. La deliberazione impugnata, pertanto, non produceva effetti al momento di notificazione del ricorso, né ha avuto medio tempore applicazione. La circostanza che - secondo quanto sostenuto dal ricorrente - il Presidente della Provincia abbia manifestato pubblicamente l'intento di rinviare al successivo anno l'attuazione della delibera confermerebbe, d'altro canto, l'insussistenza dei presupposti della attualità e della concretezza dell'interesse a ricorrere. Nel merito, la resistente osserva che la sottoposizione della Provincia di Bolzano, nell'esercizio delle funzioni ad essa spettanti in materia di istruzione, alle norme generali dettate dallo Stato ai sensi dell'art. 33 Cost. e ai principi fondamentali contenuti nella legislazione statale, non comporterebbe l'obbligo per la medesima di inserire nei diplomi, nelle pagelle e nelle certificazioni l'emblema della Repubblica italiana e la relativa dicitura. Nessuna delle disposizioni dell'evocato d.P.R. n. 445 del 2000, né alcuna altra norma di legge statale «di principio» prevede, infatti, esplicitamente o implicitamente, che i provvedimenti amministrativi debbano recare i predetti elementi al fine di garantire la loro riconducibilità alla Repubblica italiana e, in particolare - quanto ai documenti scolastici - per assicurare che gli stessi provengano da una scuola statale (o ad essa equiparata), quale soggetto autorizzato ad attestare il grado di istruzione conseguito o il profitto scolastico realizzato. Ancora più a monte, peraltro, la circostanza che, ai sensi dell'art. 3 del d.P.R. n. 89 del 1983, le scuole di istruzione elementare e secondaria della Provincia di Bolzano abbiano carattere statale, non implicherebbe affatto - contrariamente a quanto assume il ricorrente - che le istituzioni scolastiche provinciali restino soggette alla disciplina statale in materia di documenti amministrativi. Detta previsione normativa sarebbe, infatti, funzionale all'affermazione della validità «a tutti gli effetti» dei titoli di studio conseguiti nelle predette scuole, contenuta nel comma 2 dello stesso articolo, in rapporto alla circostanza che, ai sensi del successivo art. 4, «all'istituzione di scuole elementari e di istituti e scuole di istruzione secondaria nonché di corsi finalizzati al rilascio di titoli di studio provvede la Provincia in base ai piani da essa predisposti». Né, ancora, il citato art. 3 subordina l'affermata validità «a tutti gli effetti» dei titoli rilasciati dalle scuole provinciali all'apposizione dell'emblema della Repubblica italiana. Quanto, poi, al richiamo alla normativa che regolamenta «più specificamente caratteristiche e contenuti dei documenti formati dalle scuole», la Provincia eccepisce l'inammissibilità della censura per genericità, rilevando che, comunque, disposizioni di tale segno avrebbero natura di «norme di dettaglio» e non potrebbero dunque esplicare, proprio in applicazione dei principi costituzionali e statutari che il ricorrente reputa violati, alcuna efficacia limitativa della competenza legislativa concorrente e delle correlate funzioni amministrative spettanti alla Provincia di Bolzano in materia di istruzione. 3. - L'Avvocatura generale dello Stato ha depositato una memoria illustrativa, insistendo per l'accoglimento del ricorso. Secondo la difesa dello Stato, l'eccezione di tardività del ricorso, formulata dalla Provincia resistente, sarebbe priva di fondamento. Per costante giurisprudenza costituzionale, infatti, la piena conoscenza dell'atto - rilevante ai fini della decorrenza del termine di impugnazione di cui all'art. 39, secondo comma, della legge n. 87 del 1953 - coincide con la sua pubblicazione nel giornale ufficiale della Regione. Nella specie, la delibera impugnata è stata pubblicata nel Bollettino Ufficiale del Trentino-Alto Adige del 19 maggio 2009, supplemento n. 2: donde la tempestività del ricorso, notificato il 17 luglio 2009 e, dunque, entro il sessantesimo giorno da detta pubblicazione. Parimenti infondata sarebbe l'ulteriore eccezione di inammissibilità per carenza di interesse. Varrebbero, infatti, al riguardo, le considerazioni già svolte nell'atto introduttivo, relative alla circostanza che la delibera impugnata non è stata revocata, ma solo sospesa dalla successiva delibera n. 1388 del 25 maggio 2009; la quale, d'altro canto, si è limitata a sospendere la nuova disciplina riguardante gli emblemi, confermando le restanti disposizioni della delibera n. 1034. La nuova delibera non avrebbe, pertanto, determinato il pieno superamento della precedente, ma ne avrebbe soltanto rinviato la concreta operatività, lasciando così persistere l'interesse del Governo all'impugnativa.