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prescindendo dalla riportata decisione, Giuseppe Leoni risulta essere stato condannato, con sentenza del Tribunale di Roma (gravata di appello) del 14 dicembre 2016 alla pena di anni tre di reclusione e alla interdizione perpetua dei pubblici uffici per il delitto di peculato commesso in danno dello stesso AeCI; a seguito di tale vicenda processuale egli ha perduto i "requisiti di onorabilità" previsti dallo Statuto CONI (del quale AeCI è federazione) necessari per rivestire la carica di Presidente di federazione, ed è stato interdetto anche dall'autorità sportiva; la Corte dei conti, sezione Contabile, con relazione al Parlamento sul controllo della gestione finanziaria dell'Aero Club d'Italia per l'anno 2017, ha evidenziato gravi anomalie gestionali imputabili all'ex presidente Leoni, il quale aveva conferito l'incarico di direttore generale (il cui emolumento annuo era pari a 127.721 euro) a soggetto già collocato in quiescenza dall'amministrazione di appartenenza, quindi incorrendo nel divieto previsto dalla legge n. 124 del 2015 sull'attribuzione di incarichi dirigenziali retribuiti; il commissario straordinario dell'AeCI, appena insediatosi, ha prontamente rimosso il precedente direttore generale su conforme parere del Dipartimento della funzione pubblica e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sospendendo ogni erogazione in suo favore, e sospendendo, altresì, altre erogazioni non dovute in favore di personale dipendente; durante la gestione commissariale risultano essere stati rilevati ulteriori fatti gestionali, che hanno condotto al depauperamento economico dell'ente, quale l'assenza di idonee procedure per il recupero di crediti per valori prossimi al milione di euro, o la concessione in comodato gratuito ad alcuni Aero Club federati di aeromobili della flotta in proprietà ad AeCI; la gestione commissariale ha avviato a soluzione tali criticità, con il recupero dei crediti non escussi, riordinando l'Ente, ponendo in essere le azioni correttive come rilevato dalla stessa Corte dei conti, oltre ad aver implementato l'attività sportiva (con immediato riscontro nei risultati delle competizioni internazionali 2018) e aver istituito la Sezione Paraolimpica per gli atleti diversamente abili; la paventata nomina di Giuseppe Leoni a presidente dell'AeCI rischia di vanificare le azioni di risanamento contabile e finanziario intraprese dal commissario straordinario, in attesa, peraltro, di una urgente riforma dello statuto, per la quale si sono già espressi, inascoltati dall'ex presidente Leoni, sia il Consiglio di Stato sia il CONI; i fatti rappresentati rendono a giudizio dell'interrogante oggettivamente Giuseppe Leoni non idoneo ad assumere la carica di presidente dell'Aero Club d'Italia e inopportuno che si proceda alla sua nomina, atteso anche il parere negativo espresso già dal vigilante Ministero della difesa, si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere affinché venga evitato che la funzione di presidente dell'ente pubblico AeCI, al quale competono importanti attività certificative, di controllo e di gestione dell'aviazione leggera diportistica e degli sport aeronautici, venga assunta da soggetto carente dei requisiti di onorabilità, le cui condotte (e per fatti di gestione dello stesso ente) sono attualmente sottoposte al giudizio della magistratura penale e contabile, e affinché venga proseguita l'azione riformatrice e di riordino intrapresa dal commissario straordinario, anche con la predisposizione di un nuovo statuto conforme alla normativa e alle pronunce dell'autorità giudiziaria amministrativa. Atto n. 3-00497 STANCANELLI Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che a quanto risulta all'interrogante: con deliberazione n. 14 del 2 febbraio 2013, ai sensi dell'art. 243- bis del decreto legislativo n. 267 del 2000, il Consiglio comunale di Catania ha approvato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale, redatto sull'analisi degli scostamenti attesi rispetto all'anno base 2012, i cui dati contabili sono stati rilevati dal bilancio previsionale dello stesso anno, nella durata massima consentita di dieci anni; il piano impegnava l'amministrazione ad adottare rigorose misure di riequilibrio di bilancio, da attuare negli anni successivi, nonché a mantenere immutate le previsioni destinate a finanziare gli oneri straordinari già previsti nell'ordinaria programmazione dell'ente; il 15 giugno 2013 si è insediata al comune di Catania l'amministrazione guidata dal sindaco Enzo Bianco; il decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nel modificare il citato articolo 243- bis , ha previsto la possibilità, per le nuove amministrazioni, di rimodulare il piano già presentato; nel corso di una serie di riunioni operative tra il sindaco e l'assessore al Bilancio della Giunta dell'epoca, alcuni responsabili dell'IFEL ed esperti dell'assessorato regionale al Bilancio, furono esaminati i principali punti del piano di rientro pluriennale del Comune (tra cui i debiti fuori bilancio) e, a seguito di un positivo approfondimento, l'amministrazione comunale decise di non avvalersi della possibilità di rimodulare il piano di riequilibrio; considerato che: nell'ambito dell'attività istruttoria, la Corte dei Conti, Sezione Controllo per la Regione Siciliana (prot. n. 3353098 del 16 settembre 2013) chiese al sindaco di "verificare se sussistano ulteriori passività dell'Ente non evidenziate dal piano e se lo stanziamento del fondo per i debiti fuori bilanci potenziale sia o meno sufficiente"; il 23 settembre 2013, con nota di riscontro prot. n. 290705, il Comune chiariva che l'ente "in ordine ai debiti classificabili come lettera e) dell'art. 194 del Tuel, l'Amministrazione ha ritenuto di procedere alla copertura nell'ambito di quanto disposto dall'art. 193 del Tuel" e che era stato inoltre previsto "un consistente fondo da prevedere nei bilanci di previsione al fine di far fronte all'insorgenza di futuri debiti. "; il 26 settembre 2013, con delibera n. 269/2013/PRSP, la Corte dei Conti, Sezione di Controllo per la Regione Siciliana, stanti gli impegni assunti dalla nuova amministrazione il 23 settembre 2013, ha approvato il piano di riequilibrio finanziario, preso atto che il sindaco non aveva manifestato l'intenzione di procedere alla sua rimodulazione; al momento dell'approvazione del piano di riequilibrio, risultava individuata, quale specifica voce destinata ad integrare l'ammontare complessivo delle passività da ripianare, un disavanzo di importo pari a 140 milioni di euro (disavanzo che è andato progressivamente aumentando, come ha accertato la magistratura contabile, nei successivi esercizi finanziari 2014-2015, fino ad arrivare, al 31 dicembre 2016, a quota 537 milioni di euro);