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Misure dirette alla incentivazione delle cure sanitarie e socio-sanitarie domiciliari per le persone non autosufficienti. Onorevoli Senatori . – Il Senato della Repubblica nell'ambito dei lavori della Commissione igiene e sanità ha, negli ultimi anni, prodotto importanti relazioni sulla questione generale della tenuta del Servizio sanitario nazionale e della notizia, di per sé positiva, dell'aumento dell'aspettativa di vita della popolazione italiana con conseguente aumento della popolazione anziana, che è in percentuale più soggetta a patologie invalidanti gravi aventi come esito la condizione di non autosufficienza. In particolare, il documento approvato dalla suddetta Commissione igiene e sanità, nella seduta del 10 gennaio 2018, a conclusione dell'indagine conoscitiva sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale con particolare riferimento alla garanzia dei principi di universalità, solidarietà ed equità (Doc. XVII, n. 13), ha fornito un'esauriente quadro della situazione, confermando peraltro che « l'Italia è uno dei pochi Paesi nei quali la disabilità fra gli anziani tende lentamente a ridursi ». Si tratta di un'evidenza statistica che « contribuisce a ridurre gli allarmi sull'effetto dell'invecchiamento della popolazione sulla spesa sanitaria ». Tuttavia, il fenomeno dei malati cronici non autosufficienti – e delle persone con disabilità in situazione di gravità e limitata o nulla autonomia, in quanto persone assimilabili per bisogni di prestazioni di tutela della loro salute – interroga le istituzioni e richiede di essere affrontato con migliori garanzie di accesso concreto alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, che lo Stato ha l'obbligo di garantire in modo universalistico ai sensi dell'articolo 32 della Costituzione e dei princìpi espressi nella legge 23 dicembre 1978, n. 833, istitutiva del nostro Servizio sanitario nazionale. Proprio in tale ottica si inserisce il presente disegno di legge, finalizzato alla disciplina delle misure dirette all'incentivazione delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie domiciliari per i malati cronici non autosufficienti e le persone con disabilità e limitata o nulla autonomia, come provvedimento che interviene su prestazioni di livello essenziale. Esse, come noto, appartengono a quel « nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana » che il nostro ordinamento e consolidate sentenze della Corte costituzionale (tra molte le sentenze n. 509 del 2000 e n. 275 del 2016) vietano di intaccare per ragioni di bilancio, prescrivendo di « impedire la costituzione di situazioni prive di tutela, che possano appunto pregiudicare l'attuazione di quel diritto ». Va osservato, in ogni caso, che il presente disegno di legge è comunque improntato al migliore e più razionale utilizzo delle risorse sanitarie che, nel caso delle cure sanitarie e socio-sanitarie domiciliari, coincide con i desideri e le esigenze del paziente/persona con disabilità, e limitata o nulla autonomia, e dei loro familiari/accuditori. La relazione già citata della Commissione igiene e sanità del Senato della Repubblica precisava che « una riduzione della spesa sanitaria a carico del finanziamento pubblico (a prescindere dal fatto che si tratti di servizi prodotti da strutture pubbliche o private) potrebbe consentire un risparmio per le finanze pubbliche, ma non è detto che costituisca anche un risparmio per le famiglie ». Affinché tale condizione si realizzi è necessario « che la riduzione della spesa sanitaria sia frutto di una attenta selezione delle voci da tagliare (...) e che i cittadini non siano costretti (o indotti) a sostituire i minori servizi pubblici con altrettanti servizi privati (il cosiddetto effetto sostituzione). Ovvero che si tagli solo il superfluo (ancora presente nel nostro sistema, nonostante la sua riconosciuta sobrietà) e che il superfluo non venga riproposto come necessario (dalla pressione dei vari gruppi di interesse) ». A ciò punta la presentazione dell'intero provvedimento e l'inquadramento delle prestazioni previste nel contesto di una percorribile e ragionata alternativa alle soluzioni residenziali, laddove si verifichino le condizioni espresse nell'articolato. Prendendo spunto dalla relazione conclusiva della nota Commissione Romanov, che a inizio secolo tracciava il percorso per garantire il futuro del sistema sanitario pubblico canadese e che fece da apripista per numerose Commissioni che ebbero lo stesso impegnativo e fondamentale compito, possiamo dire che « il sistema è tanto sostenibile quanto noi vogliamo che lo sia ». Proprio partendo da questo principio, la Commissione igiene e sanità ha già avuto modo di affermare quanto qui si vuole ribadire: « La sostenibilità del diritto alla salute è prima di tutto un problema culturale e politico: fino a che punto siamo disposti a salvaguardare i princìpi fondanti del nostro sistema sanitario nell'interesse della collettività, garantendo a tutti coloro che ne hanno bisogno un'elevata qualità di accesso alle cure, e nonostante la crisi economica? Quali cure il nostro sistema può riuscire a garantire nel modo migliore ai cittadini? ». Si tratta di « una questione di equità e quindi di giudizi di valore, prima ancora che di sostenibilità economica ». Esigenze, queste, divenute ancora più impellenti ai tempi del Coronavirus! La pandemia ha evidenziato problemi strutturali che vanno affrontati. Il COVID-19, oltre ad essere stato un dramma per il mondo intero, offre, come ha rimarcato il Ministro della salute in Commissione igiene e sanità, anche un'opportunità per il sistema sanitario nazionale per superare le disuguaglianze nel diritto alla cura e alla salute. In tal senso le indicazioni della cabina di regia sul Recovery Fund sono un primario segnale che dimostra la volontà delle istituzioni del Paese di investire in modo prioritario nella salute. Il Ministro della salute ha inoltre aggiunto che la casa deve diventare il primo luogo di cura seguendo un'idea di fondo: negli ospedali devono essere assistite le situazioni gravi, mentre negli altri casi occorre prevedere una cura e un'assistenza domiciliare, che ruotino attorno al paziente, con una sanità circolare e con strutture ospedaliere sul territorio. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) indirizzerà risorse per « il rafforzamento della resilienza e della tempestività di risposta del sistema sanitario » partendo dal territorio e dalla sanità di prossimità. Uno specifico investimento nell'ambito delle cronicità e delle cure a domicilio sarà prontamente attuato per superare le attuali carenze del sistema sanitario delle residenze sanitarie assistenziali (RSA) e dei presidi sanitari nelle aree rurali e marginali del Paese, in conformità alla Strategia nazionale delle aree interne. In conclusione la rinascita del sistema sanitario nazionale è profondamente legata a un cambio sostanziale del paradigma assistenziale seguito in questi ultimi quindici anni. È indispensabile uscire da una visione incentrata sull'assistenza ospedaliera e puntare ad una riorganizzazione dell'assistenza territoriale con l'obiettivo di favorire la gestione domiciliare dei pazienti cronici in generale e di quelli non autosufficienti in particolare. L'articolo 1 stabilisce le finalità del provvedimento. L'articolo 2 prevede che le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie domiciliari siano disposte dall'azienda sanitaria locale (ASL) di residenza della persona non autosufficiente, previa accettazione da parte dell'interessato o della persona che lo rappresenta e la valutazione positiva delle prestazioni domiciliari ai fini della cura.