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Il secondo aspetto è rappresentato dalle ricadute economiche che questa guerra, che ormai dura da oltre due mesi, ha sulla nostra economia. In Italia i rincari di petrolio, gas e carbone stanno facendo crescere i costi delle imprese e questo impatto si traduce in un aumento della bolletta energetica italiana di 5,7 miliardi su base mensile, ovvero in un maggior onere di 68 miliardi su base annua. Finora le imprese hanno in gran parte assorbito questi aumenti dei costi nei propri margini, in certi casi fino ad annullarli, invece di scaricarli, come si dovrebbe, sulle fasi successive della produzione. I margini erosi spiegano perché l'inflazione in Italia è ancora bassa. L'unico aspetto positivo è che questo andamento di prezzi e margini ha salvaguardato la competitività delle imprese italiane rispetto a quelle di altri Paesi, ma a mio parere questo processo non è sostenibile per un lungo periodo. Per questo diverse imprese stanno purtroppo riducendo o fermando la produzione o prevedono di farlo nei prossimi mesi. D'altra parte, i rincari dei prezzi energetici comprimono il potere d'acquisto delle famiglie e ciò influirà sull'ampiezza e sul ritmo di crescita dei consumi, il cui recupero è stato prima ostacolato dall'aumento dei contagi e ora anche dalla maggiore incertezza che influenza la fiducia, che a marzo, come abbiamo visto tutti, è crollata. Un altro impatto della guerra deriva dalle sanzioni o controsanzioni: l'impatto diretto delle sanzioni alla Russia sull' export italiano è complessivamente modesto; il blocco riguarda 686 milioni di euro di vendite in Russia, pari all'8,9 per cento dell' export italiano nel Paese, che a sua volta rappresenta l'1,5 per cento del totale dell' export italiano. Quello che preoccupa, però, è che ci sono alcuni specifici prodotti italiani, ad esempio alcuni macchinari, per i quali il peso del mercato russo supera il 10 per cento; pertanto, se l'impatto totale del mancato export italiano verso la Russia è sostenibile, non lo è invece per quelle imprese italiane che hanno nel mercato russo il destinatario principale, se non esclusivo, dei loro prodotti o servizi. L'andamento del PIL nel 2022 risulta molto meno favorevole di quanto precedentemente stimato: quest'anno si registrerebbe un incremento dell'1,9 per cento, con un'ampia revisione al ribasso, pari a circa il 2,2 per cento, rispetto allo scenario delineato lo scorso ottobre, quando tutti i previsori erano concordi sul 4 per cento. Contestualmente, preoccupa il rialzo dei tassi, in quanto farà crescere gradualmente la spesa per interessi, quindi ci sarà meno spazio di bilancio per mettere in campo manovre espansive. Si rischia quindi di tornare a politiche prudenti per evitare aumenti dello spread, che comunque è già è molto in salita. Nel decreto-legge in esame il Governo ha provveduto a mettere in campo molte misure importanti, che ometto di ricordare, perché sono state già ampiamente descritte sia dai relatori sia dai nostri colleghi senatori. Permettetemi però una riflessione sui bonus, anche visto l'ultimo decreto-legge aiuti che dev'essere emanato. A mio modo di vedere, forse sarebbe necessario un riordino di tutti questi bonus. Solo per il 2022 ne abbiamo addirittura oltre 40, dal bonus bancomat al bonus autobus, solo per fare due esempi. Sono misure tampone, mentre in questo momento servirebbero una visione complessiva e, soprattutto, interventi strutturali per il rilancio del nostro Paese. In Commissione - e qui ringrazio i presidenti D'Alfonso e Girotto, i relatori Tiraboschi e Fenu, nonché tutti i colleghi della Commissione - abbiamo cercato di fare un proficuo lavoro di approfondimento e di sintesi per trovare soluzioni ad almeno alcune questioni che riteniamo importanti, proprio per cercare di dare una visione che vada oltre l'emergenza immediata. Lasciatemi ora approfondire alcuni degli emendamenti che sono stati approvati, tra cui, innanzitutto, quello riferito a una questione molto rilevante, come quella dei servizi di comunicazione basati sulla tecnologia 5G. Siamo intervenuti in questo caso con dei correttivi, a mio modo di vedere molto significativi. Il decreto nella sua formulazione iniziale - voglio ricordarlo - prevedeva l'obbligo di trasmettere una notifica comprensiva della programmazione annuale di acquisti, ma questo appare incompatibile con la possibilità delle imprese di fornire sin da subito informazioni tecniche dettagliate. Abbiamo quindi ritenuto necessario espungere dall'articolato il riferimento al grado di dettaglio dell'informazione trasmessa e di esplicitare in un'ottica di semplificazione l'esclusione dall'obbligo di notifica le acquisizioni che comportano la mera estensione di beni o servizi relativi a contratti in essere già notificati secondo la vecchia procedura o comunque già approvati. Per lo stesso motivo, la previsione di aggiornamento del piano annuale con cadenza quadrimestrale, contenuta nel testo originale del decreto, rappresentava un eccessivo irrigidimento. Abbiamo quindi voluto garantire agli operatori di proseguire senza incertezze nelle consuete attività legate allo sviluppo delle reti 5G e in quest'ottica, proprio per non ingessare l'attività di tali imprese, abbiamo eliminato il riferimento all'aggiornamento su base quadrimestrale, prevedendo che questo avvenga nel corso dell'anno senza finestre temporali. Forza Italia è intervenuta inoltre per salvare i lavori ammessi a usufruire di agevolazioni fiscali nel campo dell'edilizia, come ad esempio ecobonus, sismabonus o bonus facciate. Con un emendamento, a mia prima firma, abbiamo introdotto l'obbligo per le imprese esecutrici dei lavori di importo superiore a 516.000 di possedere il requisito di qualificazione delle società organismi di attestazione (SOA), analogamente a quanto già oggi previsto per tutti i lavori di ricostruzione sismica. Consentitemi di fare chiarezza su questo emendamento. Garantire regolarità e standard di qualità non significa implementare ulteriormente la burocrazia per queste aziende, ma dare qualità e, soprattutto, sicurezza sul lavoro. In questo modo sarà possibile distinguere le imprese serie da quelle improvvisate, che magari - voglio ricordarlo, perché è successo negli ultimi mesi - hanno cambiato codice Ateco all'ultimo momento per mero opportunismo, trasformando aziende decotte in false aziende edili, producendo profitti molto elevati. Inoltre, per salvaguardare le imprese piccole e diligenti abbiamo inserito un lasso temporale, fino al 31 dicembre 2022, in cui non ci sarà nessun cambiamento della norma, mentre dal 1° gennaio al 30 giugno 2023 basterà la richiesta della domanda di certificazione. Solo dal 1° luglio scatterà la norma. Un altro miglioramento va incontro a un'esigenza molto sentita dal mondo produttivo e voglio ringraziare in maniera particolare il sottosegretario Freni e la sottosegretaria Guerra, con cui abbiamo lavorato alacremente, per aver accolto la nostra richiesta. A giugno, voglio ricordarlo, migliaia di imprese si sarebbero trovate a dover pagare le rate in quota capitale dei finanziamenti accesi con garanzia dello Stato in base al cosiddetto decreto cura Italia. Siamo riusciti a prorogare di ulteriori sei mesi lo spazio temporale per iniziare a pagare. Quindi la misura porterà il pagamento delle rate da ventiquattro a trentasei mesi. PRESIDENTE .