[pronunce]

A conforto della tesi della cedevolezza della normativa statale attuativa della disciplina comunitaria rispetto alle disposizioni provinciali di contenuto difforme la resistente richiama altresì quanto disposto dall'art. 1, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di minime proprietà colturali, caccia, pesca, agricoltura e foreste), ai sensi del quale «lo standard di protezione della fauna è disciplinato con legge provinciale che stabilisce il calendario venatorio e le specie cacciabili, attendendosi ai livelli di protezione risultanti dalle convenzioni internazionali o dalle norme comunitarie introdotte nell'ordinamento statale». Per le specie richiamate, osserva la Provincia, né la direttiva 92/43/CEE, né la direttiva 30 novembre 2009, n. 2009/147/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la conservazione degli uccelli selvatici), prevedrebbero peculiari limitazioni alle modalità o ai tempi del prelievo venatorio. 16. - Anche quanto alla censura avanzata nei confronti dell'art. 2, comma 3, della legge prov. Bolzano n. 14 del 2011, in relazione all'art. 18, commi 1, 5 e 6, della legge n. 157 del 1992, la resistente osserva che spetterebbe alla Provincia la titolarità della potestà di regolamentare i periodi di prelievo venatorio in forza del d.P.R. n. 279 del 1974, senza che la legge n. 157 del 1992 possa porre limiti, stante la cedevolezza della stessa. Pertanto la doglianza del Presidente del Consiglio dei ministri relativa alla estensione del periodo di prelievo della lepre comune e del merlo sarebbe palesemente infondata. Ancor più evidente sarebbe l'infondatezza della censura relativa alla previsione concernente la cesena e il tordo bottaccio, dal momento che la legge provinciale introdurrebbe, nell'indicare il 10 gennaio come termine del periodo di cacciabilità nelle zone frutti-vinicole, una protezione più ampia di quella statale, che estende tale periodo fissando il termine del 31 gennaio. 17. - Quanto alla censura proposta nei confronti dell'art. 2, comma 5, della legge prov. Bolzano n. 14 del 2011, questa sarebbe prima che infondata, inammissibile. La norma impugnata, che sostituisce l'art. 13 della legge prov. Bolzano n. 14 del 1987, consentendo l'esercizio dell'attività venatoria sia in forma vagante, che mediante appostamento fisso, si porrebbe in contrasto con quanto disposto dall'art. 12, comma 5, della legge n. 157 del 1992, ai sensi del quale l'esercizio venatorio può essere praticato in via esclusiva secondo una delle forme ivi indicate. Secondo la Provincia, il ricorrente non chiarirebbe i motivi per i quali l'asserito contrasto integrerebbe un profilo di illegittimità costituzionale. Ne discenderebbe la patente inammissibilità della censura proposta. Si aggiunge, richiamando la già ricordata cedevolezza della disciplina statale rispetto a quella provinciale attuativa della direttiva 92/43/CEE, che con la normativa provinciale in esame si è inteso mantenere, per le aree dove è prevista l'opzione sul metodo di prelievo, il regime della rigida alternatività delle forme di esercizio venatorio mediante l'annotazione sul tesserino di caccia della forma prescelta. Difatti l'ipotesi censurata dal Presidente del Consiglio dei ministri sarebbe in realtà residuale e avrebbe un'applicazione peculiare, stante il richiamo all'art. 25 della legge prov. Bolzano n. 14 del 1987. Quest'ultimo disciplina l'esercizio della caccia nelle riserve di diritto, subordinandolo al possesso, in via alternativa, di un permesso annuale, di un permesso d'ospite o di un permesso giornaliero e settimanale, stabilendo che hanno diritto al permesso annuale o d'ospite coloro che siano in possesso dei requisiti di cui all'art. 11, comma 6, della medesima legge (maggiore età, porto d'armi, polizze assicurative) e che siano residenti in un territorio compreso nella relativa riserva di diritto o proprietari di una minima unità colturale, rispettivamente di una superficie boschiva o alpestre dell'estensione minima di 50 ettari. L'art. 25 citato prosegue precisando che per l'esercizio venatorio nelle riserve private di caccia, a meno che non si tratti del gestore, è necessario un permesso di caccia rilasciato dal gestore della riserva privata stessa su moduli messi a disposizione dall'Ufficio provinciale competente in materia di caccia, che siffatti permessi non sono trasferibili e che la perdita anche temporanea di uno dei requisiti richiesti comporta comunque il venir meno del diritto al rilascio del permesso annuale o d'ospite. A giudizio della resistente il particolare rigore della disciplina richiamata e la natura residuale della prescrizione censurata, unitamente alla considerazione che per le zone dove è prevista l'opzione sulle modalità di esercizio della caccia permane la vigente disciplina del tesserino e la cogenza dell'opzione stessa, dimostrerebbero la piena legittimità costituzionale della disposizione impugnata. 18. - Quanto all'art. 2, comma 11, della legge prov. Bolzano n. 14 del 2011, la potestà di pianificare il prelievo in deroga della nutria dovrebbe essere, secondo la resistente, considerata nel contesto delineato dall'art. 29 della legge prov. Bolzano n. 14 del 1987. Ai sensi di quest'ultimo infatti all'assessore provinciale compete la fissazione di divieti o limiti all'esercizio dell'attività venatoria per periodi prestabiliti in relazione a determinate specie di fauna selvatica individuate dall'art. 4 della legge prov. Bolzano n. 14 del 1987 per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni stagionali o climatiche o per malattie o calamità naturali. Lo stesso può altresì consentire in ogni tempo la cattura o l'uccisione delle predette specie cacciabili elencate nel citato art. 4 per motivi di sanità e incolumità pubblica, per la protezione delle colture agrarie e boschive, della pesca e della zootecnia, nonché a scopo di ripopolamento, specificandone i mezzi, i tempi e le modalità anche in deroga a quanto disposto dall'art. 15, comma 1, lettera j), della legge prov. Bolzano n. 14 del 1987, il quale individua una serie di divieti cui soggiace, in via ordinaria, l'esercizio dell'attività venatoria. A tale proposito, osserva la Provincia, l'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, che si assume violato, assegna all'ISPRA (ex Istituto nazionale per la fauna selvatica, INFS) il compito di esprimere parere sui metodi di controllo della fauna e, in caso di inefficacia degli stessi, autorizzare i piani di abbattimento. La norma provinciale, per altro verso, si limiterebbe ad individuare nell'assessore competente per la caccia il soggetto cui spetta provvedere alla predisposizione dei predetti piani, stabilendo poi che all'attuazione dello stesso provveda il Corpo forestale provinciale.