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In questo edificio aveva sede l'ufficio sfratti e patrimonio immobiliare del Comune. Quando l'amministrazione capitolina ha saputo della possibilità di prendere in affitto il palazzo di largo Loria, stranamente non ha colto l'occasione e ha preferito sperperare denaro pubblico pagando ben 9 milioni 520.000 euro lordi all'anno, anziché i 2 milioni 100.000 euro richiesti dall'INPGI. In 7 anni e mezzo di permanenza in subaffitto nello stabile di largo Loria, il Comune ha dunque complessivamente pagato più del doppio del valore stesso dello stabile, indicato nel bilancio INPGI del 2014; dopo essere stato a lungo subaffittato, dal 2015 il palazzo di largo Loria è sfitto ed ha subito più volte anche tentativi notturni di occupazione da parte di sfrattati, di senza tetto, tanto che un commissario di polizia che era intervenuto d'urgenza è caduto al buio all'interno del palazzo ed è rimasto gravemente ferito, si chiede di sapere: poiché l'INPGI è una fondazione privata che esercita una funzione pubblica, com'è la previdenza, quali interventi urgenti intenda intraprendere il Governo per salvaguardare l'Istituto previdenziale, anche con iniziative normative; se intenda intervenire per trovare una soluzione che salvaguardi il patrimonio immobiliare, anche alla luce dell'annuncio di un possibile commissariamento dell'INPGI a breve; se ritenga di dover intervenire con la creazione di un fondo speciale presso l'INPS, simile a quello proposto nel 2003 per l'INPDAI, con "clausole di salvaguardia dei diritti acquisiti", per risolvere lo squilibrio strutturale della previdenza giornalistica tra numero di contribuenti e numero di assistiti. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05645 RAUTI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa Premesso che: si apprende da organi di stampa che oltre 200 militari italiani afferenti alla missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia sarebbero, dal mese di aprile 2021, impossibilitati a fare ritorno in patria e ad essere sostituiti, come previsto, dai loro colleghi, poiché a questi ultimi non verrebbero rilasciati dalle autorità libiche i visti di ingresso per il Paese africano. Una situazione analoga, inoltre, si era già presentata nell'agosto 2020, quando il contingente italiano arrivò a Misurata, per sostituire i colleghi che avevano in gestione l'ospedale da campo, e fu rimandato indietro con lo stesso aereo perché i militari erano sprovvisti del visto; dagli stessi organi di stampa si apprende che i rifornimenti di cibo inviati dall'Italia ai nostri militari in Libia verrebbero sistematicamente bloccati per mesi nei porti dalla marina libica, con la conseguente perdita di buona parte del carico e causando uno spreco alimentare che provoca sia un danno erariale allo Stato italiano, sia sofferenze e disagi al nostro contingente militare; considerato che i militari italiani sono impegnati nella missione con lo scopo dichiarato "di incrementare le capacità delle Istituzioni locali, in armonia con le linee di intervento decise dalle Nazioni Unite, mediante supporto sanitario e umanitario, security force assistance e stability policing e agevolando attività di formazione/addestramento sia in Italia sia in Libia", e quindi con l'obiettivo di aiutare istituzioni e popolazione civile, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle gravi situazioni esposte e quali misure intendano adottare per sbloccare il rimpatrio dei nostri militari ed agevolare l'ingresso del nuovo contingente e, infine, per garantire che i rifornimenti inviati dall'Italia arrivino nelle modalità previste e in tempi utili. Atto n. 4-05646 DE PETRIS ROSSOMANDO ERRANI RUOTOLO LAFORGIA Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: a gennaio 2021 Poste italiane ha completato l'acquisto del suo principale e quasi unico concorrente, Nexive S.p. A., senza necessità del parere dell'Antitrust per le norme introdotte dall'articolo 75 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito con modificazioni con legge 13 ottobre 2020, n. 126; sostanzialmente Poste ha potuto sottrarre il mercato postale dalla libera concorrenza per salvare, apparentemente, un'azienda in difficoltà: Nexive perdeva infatti 20 milioni di euro ad esercizio da diversi anni. Il vantaggio principale dell'operatore postale pubblico è costituito dalla salvaguardia dei prezzi dei prodotti postali più remunerativi, ossia raccomandate e notifiche di atti giudiziari; Nexive impiega direttamente circa 1.200 lavoratori. Oltre 6.000 sono invece distribuiti nella rete di partner e sub partner ; tale rete negli ultimi anni, in conseguenza della continua discesa dei prezzi, si è caratterizzata per: situazioni di cottimo più o meno mascherate con contratti a part-time (o parte della retribuzione corrisposta in funzione dei pezzi lavorati ed in forma anomala); maggioranza di contratti a tempo determinato a causa dell'instabilità dei partner di secondo livello (con aziende e cooperative aperte e chiuse ogni 12-18 mesi per evitare le conseguenze dei debiti contributivi e del mancato pagamento dell'IVA); nessuna o scarsa presenza sindacale per il ricatto della precarietà; Poste italiane ha fornito le prime indicazioni sulle modalità di integrazione sulla base delle quali si prospettano esuberi per il 50 per cento della forza lavoro esterna a Nexive. Si tratta di circa 3.000 persone; l'operatore postale pubblico salvaguarda dunque i dipendenti diretti di Nexive, tutelati sindacalmente, ed i livelli di fatturato delle aziende subappaltatrici: la tipologia ed il numero di oggetti, affidati per la consegna ai destinatari, richiede tuttavia la metà delle risorse; è intuibile che Poste faccia affidamento sul fatto che i lavoratori sono suddivisi in tante piccole aziende, non hanno coordinamento sindacale, e quindi non sono in grado di rispondere in modo unitario a tale operazione. La scadenza dei contratti a tempo è inoltre spalmata nei prossimi mesi; l'avvio dell'integrazione è al momento previsto per ottobre: su alcune aree, tuttavia, non arriva già più la corrispondenza da consegnare ed alcune aziende locali stanno iniziando ad espellere i primi lavoratori, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato e quali azioni intendano intraprendere al fine di tutelare i lavoratori della società Nexive, anche in considerazione del fatto che i risultati di Poste italiane superano un miliardo e 200 milioni di utili. Atto n. 4-05647 BARBARO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: all'interrogante risulta che, da almeno 20 giorni, sono sospesi i servizi di bancoposta presso il comune di Montalbano Jonico (Matera) e, da una settimana, anche presso altri comuni della zona, come ad esempio Scanzano Jonico o Policoro; altresì risulta che, a seguito di una ristrutturazione del personale e del sistema di distribuzione, anche la consegna della posta ordinaria e raccomandata avviene con rilevanti ritardi in tutta l'area, specialmente a Montalbano Jonico, già da qualche tempo;