[pronunce]

beni culturali che, attraverso la partecipazione degli organi ministeriali ai procedimenti in materia, mira a garantire «l'effettiva ed uniforme tutela dell'ambiente» (sentenza n. 210 del 2016). Deve, quindi, essere dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, lettera a), della legge reg. Molise n. 7 del 2022, per violazione della competenza esclusiva del legislatore statale che, nella materia della tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, ha codificato il principio della pianificazione paesaggistica congiunta negli artt. 135 e 145 cod. beni culturali. Restano assorbite le ulteriori censure. 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna poi l'art. 6, comma 3, della legge reg. Molise n. 7 del 2022, che sostituisce l'art. 21, comma 2, della legge reg. Molise n. 10 del 1995, in materia di formazione professionale. La nuova disposizione stabilisce le modalità con le quali la Regione o - per le attività loro delegate - le province esercitano i compiti inerenti alla vigilanza e al controllo sulla formazione professionale. Si prevede che le funzioni inerenti all'accertamento dei requisiti per il riconoscimento dei centri di formazione professionale e delle sedi di svolgimento dei corsi, nonché quelle di vigilanza e di controllo tecnico, didattico, amministrativo e contabile sullo svolgimento delle attività corsuali «possono essere espletate anche mediante ricorso a figure esterne all'Amministrazione regionale, ove il dirigente del settore istruzione e formazione professionale ne ravvisi l'opportunità». A giudizio del ricorrente questa previsione si porrebbe in contrasto con gli artt. 97 e 117, secondo comma, lettera l), Cost., in relazione alla normativa interposta di cui agli artt. 7, commi 6 e 6-bis, e 19, commi 6, 6-bis e 6-ter, del d.lgs. n. 165 del 2001, che dettano specifici requisiti inerenti al conferimento di incarichi esterni, validi nei confronti di tutte le amministrazioni pubbliche. Il legislatore regionale avrebbe invaso la materia dell'ordinamento civile, di competenza legislativa esclusiva statale, «posto che l'avvalimento del personale di cui trattasi avviene mediante la stipulazione di un contratto di diritto privato». 3.1.- Deve premettersi che il legislatore molisano, già con la legge 9 dicembre 2019, n. 16 (Disposizioni in materia di politiche attive del lavoro e formazione professionale e funzionamento del sistema regionale dei servizi per il lavoro), aveva perseguito un obiettivo analogo a quello della disposizione oggi impugnata dallo Stato. In quell'occasione era stata istituita una struttura di supporto all'attività regionale dei servizi territoriali per il lavoro, volta a sopperire alla carenza di organico degli uffici regionali (artt. 1 e 3, comma 4), e destinata a operare anche nello specifico settore della formazione professionale, con il compito di realizzare una «base informativa inerente la filiera della formazione professionale regionale» (art. 1, comma 4). Si era previsto l'impiego, presso tale struttura, di personale esterno alla Regione, da individuarsi tra gli operatori della formazione professionale iscritti nel relativo albo regionale (art. 15). Questa Corte, con la sentenza n. 257 del 2020, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di dette previsioni - unitamente ad altre della medesima legge regionale, parimenti afferenti al regime da applicarsi a tale personale "esterno" e alle modalità del suo impiego presso la Regione - per violazione della sfera di competenza legislativa esclusiva statale nella materia dell'ordinamento civile, ravvisando l'incompatibilità della complessiva disciplina regionale rispetto a quella statale che regola il trattamento giuridico dei dipendenti pubblici. Si è rilevato, in particolare, in quella occasione, che la legge molisana, nel prevedere un'utilizzazione tendenzialmente permanente dei lavoratori così individuati, per l'approntamento di una struttura «che l'organico regionale non era in grado di assicurare», istituiva una peculiare ipotesi di distacco del personale, non avente riscontri nel diritto privato del lavoro, e dunque priva dei suoi connotati essenziali che sono l'interesse dell'imprenditore distaccante e la temporaneità del distacco. Questa tendenziale "internalizzazione" di personale privato nell'organico regionale, proprio perché strettamente funzionale all'operatività della struttura di nuovo conio, è stata dunque ritenuta in contrasto non solo con la competenza legislativa esclusiva statale in materia di «ordinamento civile», ma altresì con il principio di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione di cui agli artt. 3 e 97 Cost. La disposizione della legge reg. Molise n. 7 del 2022, oggetto della presente questione, pur perseguendo l'analogo obiettivo dell'"internalizzazione", si pone tuttavia su un piano parzialmente diverso, in quanto il ricorso a figure esterne all'amministrazione regionale è adesso previsto in maniera eventuale, essendo rimesso ad apposita valutazione di opportunità da parte del dirigente del settore istruzione e formazione professionale, e soprattutto non forma oggetto di disciplina lungo il versante della costituzione del relativo rapporto di lavoro. L'impiego delle figure esterne, peraltro, è riferito solo all'espletamento di funzioni (di accertamento, vigilanza e controllo), in relazione allo specifico settore della formazione professionale, che per il resto rimangono istituzionalmente affidate agli uffici amministrativi già esistenti e che continueranno ad essere svolte dal personale pubblico disponibile (eventualmente, appunto, affiancato da quello esterno). 3.2.- Tanto premesso, le questioni non sono fondate, nei sensi di seguito precisati. La disposizione impugnata si limita a prevedere la possibilità che unità di personale "esterno" siano utilizzate dalla Regione per il compimento delle predette attività, ma non indica le modalità con le quali tale operazione dovrà essere compiuta. Essa, dunque, si ferma sulla soglia che attiene alla sfera organizzativa interna della struttura amministrativa della Regione, rientrando nel titolo di competenza regionale esclusivo che attiene all'organizzazione delle risorse umane e che riguarda la fase anteriore all'instaurazione del rapporto di lavoro. Secondo il costante orientamento di questa Corte, sono ascrivibili alla materia dell'ordinamento civile gli interventi legislativi che dettano misure relative a rapporti lavorativi già in essere, mentre rientrano nella competenza legislativa regionale quelli che riguardano profili pubblicistico-organizzativi che si collocano a monte (ex plurimis, sentenza n. 195 del 2021 e, con specifico riguardo all'impiego di soggetti "esterni" all'amministrazione, sentenza n. 70 del 2022). Va tuttavia rilevato che la disposizione impugnata, accennando al «ricorso a figure esterne», e rimettendo la scelta ad una mera valutazione di opportunità del dirigente, lambisce la predetta soglia, lasciando intendere che l'impiego del personale esterno, anziché costituire una soluzione eccezionale praticabile entro le stringenti condizioni fissate dalla cornice statale di riferimento, costituirà il modello ordinario della gestione delle risorse umane nel particolare settore considerato.