[pronunce]

Ritiene il rimettente che la disposizione censurata violi gli artt. 3, 24, secondo comma, 111, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6, paragrafo 1, CEDU, nella parte in cui non prevede l'incompatibilità a decidere sull'opposizione all'archiviazione del giudice per le indagini preliminari che, nel rigettare una richiesta di emissione di decreto penale di condanna, abbia espresso il convincimento che sussista una causa di esclusione della punibilità: nella specie, la particolare tenuità del fatto. Nel provvedimento di restituzione degli atti al pubblico ministero, il GIP ha osservato che il fatto criminoso sottoposto al suo esame esprimeva «un grado di offensività particolarmente tenue», perché sarebbe stato commesso per l'ira determinata dal sinistro stradale, non avrebbe prodotto danni gravi e non rappresenterebbe una condotta abituale dell'indagato. Facendo proprie le argomentazioni del GIP, il pubblico ministero ha chiesto l'archiviazione per la particolare tenuità del fatto (art. 131-bis cod. pen.), e proceduto alle notifiche di rito all'indagato e alla persona offesa. Quest'ultima ha proposto opposizione all'archiviazione, ritenendo esistente la propensione a delinquere da parte dell'indagato e consistenti i danni morali cagionati dalla sua condotta. A questo punto, lo stesso GIP ha sollevato le presenti questioni di legittimità costituzionale, deducendo il «deficit di terzietà», e denunciando di sentirsi "prevenuto" nell'esame degli elementi probatori del reato che ha già ritenuto sussistente, ma non punibile. La neutralità del giudice sarebbe condizione richiesta dall'art. 111, secondo comma, Cost., nonché dall'art. 117, primo comma, Cost., in relazione ai precetti dell'art. 6, paragrafo 1, CEDU; non sarebbe, inoltre, possibile superare il problema in via interpretativa, in assenza di apposita previsione normativa che riconosca, in questi casi, l'incompatibilità del giudice. 2.- Va, anzitutto, circoscritto l'oggetto del presente scrutinio, rispetto all'ampio petitum formulato, in chiusura, dall'ordinanza di rimessione. Il giudice a quo chiede di dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede l'incompatibilità del GIP a partecipare al giudizio di opposizione alla richiesta di archiviazione «di cui all'art. 410 cod. proc. pen.», dopo che, nel rigettare una richiesta di emissione di decreto penale di condanna, si sia espresso in merito alla sussistenza di una causa di non punibilità. È, tuttavia, evidente che l'unica fattispecie rilevante nel giudizio principale è la situazione del giudice che abbia ritenuto il fatto commesso non punibile per la sua particolare tenuità e che si trovi, poi, a dover novamente pronunciare sulla sussistenza della particolare tenuità dello stesso fatto. Dalle motivazioni dell'ordinanza di rimessione si evince che le doglianze s'attagliano esattamente alle circostanze verificatesi nel procedimento a quo. Il giudice rimettente denuncia, infatti, di essere condizionato dalla "forza della prevenzione" in ragione delle specifiche valutazioni che ha compiuto sulla tenuità del fatto: nel decidere di rigettare la richiesta di decreto penale, avrebbe già esaminato compiutamente l'offensività della condotta e la propensione a delinquere dell'indagato. Dà, peraltro, conto che il pubblico ministero, nel chiedere l'archiviazione, ha dato avviso all'indagato e alla persona offesa, al fine di consentir loro di proporre opposizione, secondo quanto prevede la specifica disciplina dell'archiviazione per particolare tenuità del fatto, dettata dall'art. 411, comma 1-bis, cod. proc. pen. L'interpretazione del petitum, alla luce della motivazione complessiva dell'atto introduttivo, consente, dunque, di circoscriverlo «onde garantirne l'aderenza alla fattispecie soggettiva del giudizio a quo» (ex multis, sentenza n. 267 del 2020). Il tema del decidere si limita, così, allo scrutinio della legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede l'incompatibilità a partecipare all'opposizione all'archiviazione per particolare tenuità del fatto del giudice che abbia già espresso il proprio convincimento in ordine alla sussistenza della suddetta causa di esclusione della punibilità. 3.- Le questioni riferite agli artt. 3 e 24, secondo comma, Cost. devono dichiararsi inammissibili, per carenza assoluta di motivazione delle censure. 4.- La questione promossa in riferimento all'art. 111, secondo comma, Cost. è, invece, fondata. 4.1.- Come questa Corte ha più volte affermato, la disciplina sull'incompatibilità del giudice trova la sua ratio nella salvaguardia dei valori della terzietà e imparzialità del giudice - presidiati dagli artt. 111, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6 CEDU, in riferimento ai quali le questioni di legittimità costituzionale sono ammissibili -, mirando a escludere che questi possa pronunciarsi condizionato dalla "forza della prevenzione", cioè dalla tendenza a confermare una decisione o a mantenere un atteggiamento già assunto, derivante da valutazioni che sia stato precedentemente chiamato a svolgere in ordine alla medesima res iudicanda. È necessario «che le funzioni del giudicare siano assegnate a un soggetto "terzo", scevro di interessi propri che possano far velo alla rigorosa applicazione del diritto e anche sgombro da convinzioni precostituite in ordine alla materia su cui pronunciarsi» (sentenza n. 172 del 2023; nello stesso senso, sentenze n. 64, n. 16 e n. 7 del 2022 e precedenti ivi citati). 4.2.- Il censurato art. 34, comma 2, cod. proc. pen. disciplina la "incompatibilità orizzontale", attinente alla relazione tra la fase del giudizio e quella che immediatamente la precede. Tale disposizione è costruita secondo la tecnica della casistica tassativa: «[n]on può partecipare al giudizio il giudice che ha emesso il provvedimento conclusivo dell'udienza preliminare o ha disposto il giudizio immediato o ha emesso decreto penale di condanna o ha deciso sull'impugnazione avverso la sentenza di non luogo a procedere». Essa è stata colpita, nel corso del tempo, da declaratorie di illegittimità costituzionale di tipo additivo, che hanno esteso l'operatività dell'istituto anche a ipotesi non espressamente contemplate. 4.3.- Nelle più recenti pronunce in materia, questa Corte ha indicato, per punti, quali siano le condizioni al ricorrere delle quali si possa configurare l'incompatibilità del giudice. Ha difatti affermato che, per ritenersi sussistente l'incompatibilità endoprocessuale del giudice, devono concorrere le seguenti condizioni: a) le preesistenti valutazioni cadano sulla medesima res iudicanda; b) il giudice sia stato chiamato a compiere una valutazione (e non abbia avuto semplice conoscenza) di atti anteriormente compiuti, strumentale all'assunzione di una decisione;