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Modifiche al codice di procedura penale in tema di notifiche, contumacia, irreperibilità, prescrizione del reato, nonché disposizioni in materia di razionalizzazione e accelerazione dei tempi del processo penale. Onorevoli Senatori. -- Il passare del tempo ci fa assistere impietosamente al persistente grave stato di dissesto del sistema processuale penale in Italia. È sotto gli occhi di tutti, cittadini e operatori del diritto, lo stato asfittico e quasi comatoso in cui versa attualmente il sistema giustizia del nostro Paese. Gli aspetti più gravi ed evidenti attengono alla ormai inaccettabile durata dei processi e alla non effettività della pena che, quando viene definitivamente irrogata, rischia di arrivare ormai alla fine di iter procedurali lunghissimi e spesso incomprensibili per un normale cittadino. Il presente disegno di legge si pone l'ambizioso obiettivo di rendere maggiormente razionali e celeri i tempi dei procedimenti penali al fine di realizzare pienamente il principio della ragionevole durata del processo, di cui all'articolo 111 della Costituzione, nonché di migliorare la qualità complessiva del sistema giudiziario, al fine di garantire ai cittadini maggiore sicurezza, effettiva giustizia, rispetto della legalità. Si propone inoltre di intervenire nelle fasi successive alla condanna, da una parte con misure volte al recupero e reinserimento del condannato («messa alla prova», «patto per il reinserimento e la sicurezza sociale») e dall'altra con norme in materia di recidiva-esecuzione della pena (proponendo l'abrogazione, tra l'altro, degli effetti più deleteri della legge 5 dicembre 2005, n. 251, cosiddetta «legge Cirielli»). Lo stesso Ministro della giustizia pro tempore , nella relazione sullo stato dell'amministrazione della giustizia illustrata in Parlamento il 18 gennaio 2011, aveva riconosciuto la gravità della situazione, precisando che «risulta stabile il numero delle pendenze nei processi penali» ma ammettendo «la necessità di azioni più incisive», considerato anche il notevole aumento delle richieste di indennizzo per violazione dei termini di ragionevole durata del processo. Ora, oltre ad ogni considerazione in merito alla esasperante e incivile lentezza dei tempi processuali, va ricordato che ammontano, ormai, a circa 250 i milioni di euro necessari per far fronte alle richieste di indennizzo per violazione del termine di ragionevole durata del processo, importo che registra una crescita media annua del 40 per cento, con un alimento del contenzioso dai circa 5.000 ricorsi del 2003 agli oltre 34.000 del 2009. L'aspetto critico è costituito dalla crescente giacenza di processi, oltre che nel settore civile (5,5 milioni di procedimenti pendenti), anche nel settore penale (1,5 milioni di procedimenti pendenti). Le cause che hanno determinato e che, tuttora, determinano questa situazione sono molteplici. Tra queste, basti menzionare le procedure farraginose, gli inutili formalismi, norme sostanziali penali e norme di rito penale in numero eccessivo e inadeguate allo scopo primario, la carenza di organici, la cattiva dislocazione e organizzazione degli uffici, l'eccessivo numero di avvocati, carenze evidenti di natura finanziaria e di programmazione e organizzazione delle attività degli uffici. È necessario pertanto stabilire delle priorità ed individuare dei rimedi ormai indifferibili, così come si propone di fare, almeno in parte, con il presente disegno di legge, al fine di modernizzare il processo penale e favorirne una migliore efficienza, anche mettendo assieme alcune altre proposte già formulate e depositate da senatori del Partito democratico (tra queste, si vedano gli atti Senato nn. 389, 390, 509, 533, 738, 739, 1043, 1952 e 2718 della XVI legislatura). Ai principali, gravi e annosi problemi del processo penale il presente disegno di legge cerca di dare una risposta puntuale e per quanto possibile esauriente, intervenendo sui tempi del processo penale e sull'organizzazione del sistema giudiziario. Innanzi tutto, allora, il disegno di legge propone di modificare alcuni aspetti del processo penale non funzionali e farraginosi, prevedendo: a) la concentrazione del lavoro degli uffici inquirenti sui fatti che abbiano davvero la caratteristica di un minimo di rilevanza penale, pur mantenendo fermo il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, introducendo la richiesta di archiviazione per «particolare tenuità dell'offesa» e «non abitualità del comportamento» quando il fatto non rivesta in concreto la necessaria offensività per giustificare l'impiego della costosa risorsa delle indagini e del processo penale; b) la semplificazione del regime delle notifiche, tenendo conto dell’introduzione delle modalità di notifica tramite posta elettronica certificata e ampliando l'utilizzo della polizia giudiziaria territorialmente competente; c) la modifica del regime della contumacia e dell’assenza in udienza preliminare e alle udienze dibattimentali, per razionalizzare e ridurre il carico e la durata dei procedimenti; d) termini stringenti al termine delle indagini preliminari e la previsione di un’udienza programmatica per una celere disciplina dei tempi delle udienze dibattimentali; e) la riduzione dei casi di ammissibilità e di proponibilità del ricorso alla Corte di cassazione; f) l'intervento sui tempi di prescrizione del reato, prevedendo l'abrogazione della cosiddetta legge Cirielli; g) la previsione dell'istituto della «messa in prova» e del «patto per il reinserimento e la sicurezza sociale»; h) la creazione dell'ufficio per il processo; i) la riduzione della sospensione dei termini del procedimento penale nel periodo feriale, da quarantacinque a venticinque giorni. In particolare, il presente disegno di legge, raccogliendo anche in questo caso proposte e indicazioni già formulate e depositate da altri senatori del Partito democratico, interviene sull'organizzazione del sistema giudiziario, prevedendo l'istituzione dell'ufficio per il processo e l'incentivazione della gestione manageriale degli uffici giudiziari, anche affiancando al magistrato dirigente giudiziario la figura del manager dell'ufficio giudiziario, con autonome e precise responsabilità.. Art. 1. (Nuove disposizioni per la definizione del processo penale nei casi di particolare tenuità del fatto) 1. Dopo l'articolo 49 del codice penale è inserito il seguente: «Art. 49- bis. - (Particolare tenuità del fatto). -- Non è punibile chi ha commesso un fatto, previsto dalla legge come reato, quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità delle conseguenze dannose o pericolose della stessa, risultino la particolare tenuità dell'offesa e la non abitualità del comportamento. La dichiarazione di non punibilità non pregiudica, in ogni caso, l'esercizio dell'azione civile per il risarcimento del danno». 2. Al comma 1 dell'articolo 129 del codice di procedura penale, dopo le parole: «come reato» sono inserite le seguenti: «o che il fatto non è punibile ai sensi dell'articolo 49- bis del codice penale». 3.