[pronunce]

che il rimettente, dopo aver affermato la natura processuale della denunciata disposizione restrittiva, ne prospetta il contrasto con il principio di finalizzazione rieducativa della pena, così inscrivendo la questione nel solco già tracciato dalla giurisprudenza costituzionale (sono richiamate le sentenze n. 137 del 1999, n. 445 del 1997, n. 504 del 1995 e n. 306 del 1993), di recente ribadito con la sentenza n. 257 del 2006, secondo la quale «non si può ostacolare il raggiungimento della finalità rieducativa, prescritta dalla Costituzione all'art. 27, con il precludere l'accesso a determinati benefici o a determinate misure alternative in favore di chi, al momento in cui è entrata in vigore una legge restrittiva, abbia già realizzato tutte le condizioni per usufruire di quei benefici o di quelle misure»; che, con riferimento al caso in esame, la Corte rimettente rileva come anche la preclusione introdotta dall'art. 7, comma 7, della legge n. 251 del 2005, se applicata a soggetti che abbiano già raggiunto un grado di rieducazione adeguato al beneficio richiesto, si risolva in un arresto del percorso di recupero, «pur in difetto di una regressione comportamentale da parte del detenuto», con pregiudizio del principio sancito dall'art. 27, terzo comma, Cost; che, muovendo dal presupposto della impossibilità di pervenire ad una interpretazione costituzionalmente orientata, il giudice a quo evidenzia che soltanto l'accoglimento della questione consentirebbe l'annullamento della decisione di inammissibilità dell'istanza, ed il conseguente rinvio al Tribunale di sorveglianza, a fini di valutazione del merito dell'istanza medesima. Considerato che il Tribunale di sorveglianza di Catanzaro, con ordinanza del 10 febbraio 2006 (r.o. n. 150 del 2007), dubita della legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 27 della Costituzione, dell'art. 58-quater, comma 7-bis, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), aggiunto dall'art. 7, comma 7, della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui vieta la concessione per più d'una volta delle misure alternative alla detenzione ai soggetti riconosciuti recidivi reiterati con il titolo in esecuzione, senza tenere conto del grado di rieducazione raggiunto dall'interessato; che analoga questione è sollevata dalla Corte di cassazione con ordinanza del 9 novembre 2006 (r.o. n. 265 del 2007); che questa Corte, successivamente alle ordinanze di rimessione, con la sentenza n. 79 del 2007, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del 21 marzo 2007, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, per violazione dell'art. 27, terzo comma, Cost., dell'art. 58-quater, commi 1 e 7-bis, della legge n. 354 del 1975, introdotti dall'art. 7, commi 6 e 7, della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui non prevedono che i benefici in essi indicati possano essere concessi, sulla base della normativa previgente, nei confronti dei condannati che, prima dell'entrata in vigore della citata legge n. 251 del 2005, abbiano raggiunto un grado di rieducazione adeguato ai benefici richiesti; che, pertanto, va ordinata la restituzione degli atti ai giudici rimettenti, al fine di una nuova valutazione della rilevanza delle sollevate questioni (ex multis, ordinanze nn. 266, 219 e 217 del 2007).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale di sorveglianza di Catanzaro e alla Corte di cassazione. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 febbraio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 febbraio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA