[pronunce]

– Con nota datata 16 dicembre 2004 e pervenuta a questa Corte il 17 successivo, la Presidenza del Consiglio dei ministri ha trasmesso la documentazione richiesta con la citata ordinanza istruttoria del 2 luglio 2003.1. – Con l'ordinanza indicata in epigrafe, la Commissione tributaria provinciale di Bari solleva – in riferimento agli artt. 70 e 76 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 del decreto legislativo 22 giugno 1991, n. 230 (Approvazione della tariffa delle tasse sulle concessioni regionali ai sensi dell'art. 3 della legge 16 maggio 1970, n. 281, come sostituito dall'art. 4 della legge 14 giugno 1990, n. 158), nella parte in cui dispone, al n. 16 della tariffa delle tasse sulle concessioni regionali, che per «le aziende faunistico-venatorie per ogni 100 lire di tassa è dovuta una soprattassa di lire 100, che dovrà essere versata contestualmente alla tassa». Secondo il giudice rimettente, il legislatore delegato, nel determinare l'ammontare della tassa sulle concessioni regionali per le aziende faunistico-venatorie in lire 6.065 per ettaro o frazione di ettaro, avrebbe rispettato il limite massimo fissato dalla delega legislativa conferita al Governo con l'art. 3 della legge 16 maggio 1970, n. 281 (Provvedimenti finanziari per l'attuazione delle Regioni a statuto ordinario) – come sostituito dall'art. 4, comma 1, della legge 14 giugno 1990, n. 158 (Norme di delega in materia di autonomia impositiva delle regioni e altre disposizioni concernenti i rapporti finanziari tra lo Stato e le regioni), e successivamente modificato dall'art. 4 del decreto-legge 31 ottobre 1990, n. 310 (Disposizioni urgenti in materia di finanza locale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 1990, n. 403 – secondo cui, «in caso di provvedimenti o atti già assoggettati a tassa di concessione regionale di ammontare diverso in ciascuna regione, l'ammontare del tributo da indicare nella nuova tariffa sarà pari al 90 per cento del tributo di ammontare più elevato». Tuttavia, secondo lo stesso giudice rimettente, il legislatore delegato avrebbe poi superato l'indicato limite, prevedendo, al n. 16 della tariffa delle tasse sulle concessioni regionali, sempre per le aziende faunistico-venatorie, una soprattassa di lire 100 per ogni 100 lire di tassa dovuta, non correlata ad alcun presupposto diverso da quello dell'obbligo di pagamento della tassa e non giustificata da alcuna peculiare nuova disciplina del tributo. Per la Commissione tributaria provinciale, il legislatore delegato avrebbe così determinato, al di là dei nomina iuris impiegati di “tassa” e “soprattassa”, un ammontare complessivo della tassa di «lire 12.130» (cioè lire 6.065 di “tassa ettariale” più lire 6.065 di “soprattassa”) per ettaro o frazione di ettaro (recte: lire 6.065 di “tassa” più lire 100 di “soprattassa” per ogni lire 100 di “tassa” dovuta), eccedente quello massimo consentito dalla legge di delegazione, pari al 90 per cento del tributo regionale più elevato, limite questo che sarebbe stato già raggiunto con la fissazione dell'ammontare di lire 6.065 quale “tassa ettariale” (secondo la terminologia impiegata dal regio decreto 5 giugno 1939, n. 1016, concernente l'“Approvazione del testo unico delle norme per la protezione della selvaggina e per l'esercizio della caccia”). 2. – La questione è infondata. 2.1. – La delega legislativa conferita al Governo con l'art. 3 della legge n. 281 del 1970 – come sostituito dall'art. 4, comma 1, della legge n. 158 del 1990 e successivamente modificato dall'art. 4 del decreto-legge n. 310 del 1990, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 403 del 1990 – stabilisce che, «in caso di provvedimenti o atti già assoggettati a tassa di concessione regionale di ammontare diverso in ciascuna regione, l'ammontare del tributo da indicare nella nuova tariffa sarà pari al 90 per cento del tributo di ammontare più elevato, e comunque non inferiore al tributo di ammontare meno elevato». 2.2. – Con l'art. 1 del decreto legislativo n. 230 del 1991, il legislatore delegato ha approvato la tariffa delle tasse sulle concessioni regionali prevista dall'art. 3 della legge n. 281 del 1970, come sostituito dall'art. 4 della legge n. 158 del 1990, stabilendo, al n. 16 dell'annessa tariffa, l'ammontare di lire 6.065 per la tassa di rilascio della concessione di costituzione di «azienda faunistico-venatoria, per ogni ettaro o frazione di esso», soggiungendo, con apposita «nota», che «per le aziende faunistico-venatorie per ogni 100 lire di tassa è dovuta una soprattassa di lire 100, che dovrà essere versata contestualmente alla tassa». 2.3. – La Commissione tributaria muove dall'erroneo presupposto che l'ammontare di lire 6.065 per ettaro o frazione di ettaro, fissato con la norma denunciata quale nuovo importo della tassa sulle concessioni regionali per le aziende faunistico-venatorie, costituisca già il 90 per cento del tributo regionale più elevato precedentemente vigente. Come invece risulta anche dalle informazioni fornite dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a séguito dei provvedimenti istruttori emessi da questa Corte (ordinanze del 10 aprile 2002 e del 2 luglio 2003), l'ammontare più elevato tra le tasse sulle concessioni regionali per le aziende faunistico-venatorie vigenti nelle diverse regioni era, al momento dell'emanazione del decreto legislativo 22 giugno 1991, n. 230, quello stabilito dalla legge della Regione Liguria 6 dicembre 1990, n. 35 (Adeguamento delle tasse sulle concessioni regionali di cui alla tariffa allegata alla legge regionale 15 giugno 1981 n. 21 e variazione dell'aliquota della tassa automobilistica regionale di cui alla legge regionale 27 dicembre 1971 n. 2), pari a lire 21.000 per ettaro o frazione di ettaro (titolo II; voce n. 16). Ne consegue che al legislatore delegato era consentito fissare l'ammontare del nuovo tributo entro il limite massimo di lire 18.900 (pari al 90% di lire 21.000) per ettaro o frazione di ettaro, importo non superato con la norma denunciata neppure ove, seguendo l'impostazione del giudice rimettente, si considerino la tassa e la soprattassa in esame come un tributo unitario e, quindi, si sommi alla tassa di lire 6.065 per ettaro o frazione di ettaro la soprattassa di lire 100 per ogni 100 lire di tassa dovuta..