[pronunce]

Ha poi prescritto, al secondo comma, che l'impugnazione è inefficace se, entro il successivo termine di duecentosettanta giorni - poi ridotto a centottanta giorni dall'art. 1, comma 38, della legge 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), ma comunque di durata sufficiente ad assicurare l'accesso alla tutela giurisdizionale (ciò di cui, in realtà, non dubita il giudice rimettente) - essa non è seguita dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilità di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Ha aggiunto poi che, qualora la conciliazione o l'arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l'accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo. Inoltre, il medesimo art. 32, ai commi 3 e 4, ha contemplato, come evidenziato, l'estensione della disciplina del novellato art. 6, primo e secondo comma, a una serie di ulteriori fattispecie, tra cui quella del trasferimento del lavoratore. Ha infatti previsto (al comma 3), nella formulazione originaria (poi modificata, ma in termini che non rilevano ai fini dell'esame delle presenti questioni di legittimità costituzionale), che le disposizioni di cui all'art. 6 della legge n. 604 del 1966, come modificato dal comma 1 dell'art. 32 della legge n. 183 del 2010, «si applicano inoltre: a) ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla legittimità del termine apposto al contratto; b) al recesso del committente nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche nella modalità a progetto, di cui all'articolo 409, numero 3), del codice di procedura civile; c) al trasferimento ai sensi dell'articolo 2103 del codice civile, con termine decorrente dalla data di ricezione della comunicazione di trasferimento; d) all'azione di nullità del termine apposto al contratto di lavoro, ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e successive modificazioni, con termine decorrente dalla scadenza del medesimo». Lo stesso art. 32 ha altresì stabilito (al comma 4) che le medesime disposizioni si applicano anche: «a) ai contratti di lavoro a termine stipulati ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore della presente legge, con decorrenza dalla scadenza del termine; b) ai contratti di lavoro a termine, stipulati anche in applicazione di disposizioni di legge previgenti al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e già conclusi alla data di entrata in vigore della presente legge, con decorrenza dalla medesima data di entrata in vigore della presente legge; c) alla cessione di contratto di lavoro avvenuta ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile con termine decorrente dalla data del trasferimento; d) in ogni altro caso in cui, compresa l'ipotesi prevista dall'articolo 27 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si chieda la costituzione o l'accertamento di un rapporto di lavoro in capo a un soggetto diverso dal titolare del contratto». Con la modifica dell'art. 6 della legge n. 604 del 1966 e l'estensione della sua operatività, prevista dall'art. 32, commi 3 e 4, della legge n. 183 del 2010, il legislatore ha quindi perseguito l'intento di evitare che un possibile contenzioso, attivabile dal lavoratore, possa rimanere latente per tutto il tempo di prescrizione dell'azione di annullamento ovvero per un tempo lungo e indefinito in caso di azione di nullità. Il legislatore, in vero, non ha modificato il regime dell'imprescrittibilità di quest'ultima, né quello della prescrizione quinquennale della prima, con la previsione di un unico, uniforme, termine di decadenza. Il legislatore è invece intervenuto in modo indiretto, introducendo, proprio nel censurato secondo comma dell'art. 6, un meccanismo sollecitatorio dell'iniziativa del lavoratore che intenda esercitare l'azione di annullamento o di nullità dell'atto datoriale, quale nella specie il trasferimento (o altre fattispecie negoziali elencate nei commi 3 e 4 dell'art. 32 citato). Anche il trasferimento del lavoratore da un'unità produttiva a un'altra, oggetto del giudizio a quo, può essere sia annullabile - ove, in ipotesi, non ricorrano «comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive», come prescrive l'art. 2103 cod. civ. - sia nullo, ove, ad esempio, risulti essere discriminatorio ex art. 15 della legge n. 300 del 1970. Ancorché rimanga diverso - perché non derogato - l'ordinario regime della prescrizione, è invece uniforme il regime della decadenza dell'efficacia dell'impugnazione stragiudiziale, quale previsto dalla disposizione censurata. Nell'una e nell'altra fattispecie - quella della nullità e quella dell'annullabilità dell'atto - il legislatore del 2010 ha voluto che il lavoratore dia apertamente seguito alla sua contestazione dell'atto datoriale e coltivi l'impugnazione stragiudiziale nella sede giudiziaria, portandola innanzitutto alla cognizione di un giudice, oppure la faccia valere in una sede conciliativa o arbitrale. Pertanto, la ratio dell'attuale formulazione del censurato art. 6, secondo comma, della legge n. 604 del 1966, può essere individuata nell'esigenza, ritenuta dal legislatore meritevole di tutela, di far emergere in tempi brevi il contenzioso sull'atto datoriale. Questa Corte, proprio con riferimento all'estensione delle decadenze contemplate dai primi due commi dell'art. 6 della legge n. 604 del 1966 a una nuova fattispecie (ossia a quella dei contratti e rapporti di lavoro a tempo determinato), ha già precisato che la finalità della norma è «quella di contrastare la prassi di azioni giudiziarie proposte anche a distanza di tempo assai rilevante dalla scadenza del termine apposto al contratto» (sentenza n. 155 del 2014). La direttrice lungo la quale va condotto lo scrutinio delle prospettate censure di legittimità costituzionale è, dunque, l'indicata finalità acceleratoria dei tempi di emersione del contenzioso relativo alla contestata validità - sub specie dell'annullabilità o della nullità - di una serie di atti negoziali riguardanti il rapporto di lavoro, quale, nel caso in esame, il trasferimento contro cui ricorre il lavoratore nel giudizio a quo. Nell'ottica di questa finalità va anche considerato che le norme contenute nell'art. 6, primo e secondo comma, della legge n. 604 del 1966 sono disposizioni di natura eccezionale ex art. 14 delle disp. prel. cod. civ.