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È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, nell'attuale quadro politico e legislativo il disegno di legge in discussione oggi, concernente la conversione in legge del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104, recante disposizioni urgenti per il trasferimento di funzioni e per la riorganizzazione di diversi Ministeri, assume un particolare significato anche in relazione alle prerogative assegnate al Dicastero dell'ambiente. La riorganizzazione del Ministero dell'ambiente, prevista nel provvedimento che ci accingiamo a votare, è il risultato pratico e operativo di una scelta politica che ha voluto mettere le politiche ambientali al centro dell'azione di Governo; una scelta politica di alto profilo poiché è a vantaggio degli ecosistemi e delle generazioni future, ma anche una scelta coerente con la tradizione culturale del MoVimento 5 Stelle. La prospettiva che si vuole offrire con l'articolo 5 del decreto-legge, che ci accingiamo a convertire in legge dello Stato, è quella di una sempre più incisiva ed efficace azione sul fronte delle emergenze ambientali, rendendo l'organizzazione del Ministero dell'ambiente più aderente all'indirizzo politico del Governo e alle sfide che dobbiamo affrontare. Il mondo accademico e quello della ricerca richiamano continuamente la nostra attenzione di politici e legislatori su urgenze ambientali che ci stanno ponendo di fronte a una vera e propria sfida epocale. Ci sono dei report dettagliati, ricchi di dati e informazioni, che ci informano. Solo per fare alcuni esempi, abbiamo l'aggravarsi della crisi climatica, dell'ormai acclarato ingresso delle microplastiche nella nostra catena alimentare, della perdita della biodiversità che avanza a ritmi preoccupanti. Nello scorso mese di giugno uno studio dell'Università australiana di Newcastle, combinando alcuni dati di oltre 50 ricerche, ci ha fatto sapere che ingeriamo fino a 5 grammi di microplastiche la settimana, praticamente pari a oltre 250 grammi all'anno. Con il suo ultimo rapporto dello scorso 23 settembre l'Intergovernmental panel on climate change (IPCC) ha evidenziato come negli ultimi trenta anni le masse oceaniche hanno raddoppiato il loro assorbimento di calore dall'aria sovrastante, scaldandosi di oltre 0,6 gradi. Non si parla molto spesso di queste masse oceaniche; ma, se queste sono più calde, sono meno capaci di assorbire anidride carbonica: ciò significa che stiamo perdendo un deposito di carbonio che oggi cattura il 30 per cento delle nostre emissioni. Di fronte a noi, quindi, c'è la sfida epocale e globale della transizione verso un'economia e una società che devono essere capaci di guardare al futuro; una sfida alla quale la maggioranza del Parlamento e il Governo, che ne è espressione, stanno rispondendo con atti e provvedimenti concreti, con una convergenza sui temi ambientali mai registrata prima. In queste ore stiamo portando avanti l'esame del decreto-legge clima, provvedimento con cui viene dato ufficialmente avvio al green new deal , fortemente voluto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal ministro dell'ambiente Sergio Costa e sostenuto da tutte le forze di maggioranza. Si tratta di iniziative positive all'insegna della concretezza, che intervengono con misure urgenti in più settori, che possono aiutarci a mitigare il cambiamento climatico e mirano a coinvolgere direttamente i cittadini e le aziende, spronandoli e incentivandoli a cambiare comportamenti di consumo e stili di vita, a cambiare il tipo di produzione perché possa essere più green . È già stato approvato dalla Camera dei deputati il disegno di legge salva mare, un altro importante provvedimento che a breve arriverà qui in Aula, aggiungendo un altro importante tassello a una politica ambientale che va definendosi in modo veloce e del tutto innovativo. Riteniamo che il Ministero dell'ambiente debba essere strutturato e potenziato per affrontare sempre meglio una transizione ecologica e solidale in armonia con l'azione degli altri Ministeri e di tutto il Governo. Concludo ricordando che abbiamo sempre più bisogno di un approccio sistemico e di una visione integrale dell'ecologia che metta insieme aspetti più strettamente ecologici con dimensioni che siano umane, sociali e culturali per la cura della nostra casa comune. Fritjof Capra dice che «per quanto ci addentriamo nella materia, la natura non ci rivela la presenza di nessun "mattone fondamentale" isolato, ma ci appare piuttosto come una complessa rete di relazioni tra le varie parti del tutto». (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, quello che discutiamo oggi è - secondo me - un provvedimento molto importante perché attiene l'organizzazione dello Stato, ed è inevitabile che tutto ciò che va ad incidere sull'organizzazione dello Stato poi abbia conseguenze anche sul buon funzionamento dello stesso. Ecco perché - a mio avviso - la prima domanda che dovremmo porci è se questo provvedimento crei efficienza oppure solo e semplicemente vada a soddisfare esigenze ideologiche che inevitabilmente nell'attività dell'attuale Governo troviamo in più provvedimenti. In Commissione in questo periodo abbiamo in discussione il decreto-legge clima che - a mio avviso - è emblematico di quanto ho poc'anzi sostenuto, e per questo voglio anche fare un esempio: nella determinazione dei criteri per l'ammissione al finanziamento per coloro che presentano oggetti di rinnovamento degli scuolabus - in virtù di una ideologia che francamente a me sembra incomprensibile - il criterio predominante è quello del numero degli alunni trasportati. Ma se il criterio dichiarato è quello della riduzione delle emissioni inquinanti, come è possibile che si dia prevalenza al numero degli alunni trasportati e non dei chilometri percorsi? Questo parallelo ritengo dimostri in maniera evidente che qui si cerca di perseguire uno scopo ideologico e non pratico, che però in un settore che incide per oltre il 10 per cento del PIL nazionale dovrebbe essere prevalente, se non esclusivo. E questo dato del 10 per cento è del World Travel and Tourism Council e, quindi, lo prendo per buono perché l'ente citato ipotizza che il PIL generato tra diretto e indotto sia di oltre 220 miliardi di euro. A mio avviso - è ovviamente un'opinione personale - questo solo dato giustificherebbe la sussistenza di un Ministero specifico, ma non è questo il tema alla nostra attenzione, e quindi, tornando all'argomento al nostro esame, la prima domanda che mi pongo è la seguente: perché si sta mettendo in discussione un impianto che ancora, inevitabilmente, non ha potuto produrre i suoi effetti? Ricordo a tutti, infatti, che è vero che la modifica è stata da noi introdotta l'anno scorso, ma sappiamo bene che tutto quello che incide sull'organizzazione non può produrre effetti nell'anno in corso. Nella migliore delle ipotesi lo farà l'anno successivo. In siffatto caso, quindi, come si fa a giustificare questo intervento - come ha fatto qualche collega del PD - dicendo che nel 2018 l'affluenza turistica in Italia è diminuita?