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Il Comune di Visso è stato l'epicentro delle due scosse del 26 ottobre, esattamente cinque anni fa. Ricordo che, dopo aver aperto il Centro cooperativo comunale (COC), aspettavo l'arrivo dei dipendenti comunali, che avevano appunto anche funzioni di protezione civile, e vedevo arrivare le varie forze che gestivano l'emergenza: Protezione civile, Esercito, Vigili del fuoco, tutti però dipendenti da Ministeri separati. Quindi, per l'Esercito era il Ministero della difesa, per i Vigili del fuoco il Ministero dell'interno, per la Protezione civile la Presidenza del Consiglio dei ministri. Io dicevo, con una battuta, che arrivavano senza nemmeno dire buonasera e cominciavano a fare qualcosa - erano e sono bravi a fare qualcosa - perché era il loro ruolo e venivano mandati per quello. Ma senza un coordinamento succedeva che magari un Corpo perimetrava un edificio che rischiava il crollo e quindi era pericoloso, e poi successivamente in quell'area doveva insediarsi un altro operatore che andava a disfare il lavoro svolto in precedenza dagli altri. Per fortuna l'emergenza era tale che serviva necessariamente del buon senso e le persone che operavano in quel momento nel mio Comune il buon senso lo avevano. Quando sono state invitate da me ad un briefing pomeridiano - invitate perché io in teoria ero la massima autorità di Protezione civile ma sostanzialmente non avevo autorità nei confronti di nessuno perché, appunto, ero espressione diretta di altri Ministeri - ho spiegato che, pur portando tutti una maglia diversa giocavamo nella stessa squadra e, riconosciuta la legittimità di questa impostazione, tutti hanno accettato di collaborare. A quel punto siamo riusciti a diventare veramente efficaci, risolvendo problemi e diventando un esempio di gestione dell'emergenza. (Applausi) . Dico questo a dimostrazione del fatto che il coordinamento tra le forze dello Stato è indispensabile. Io so - e lo dico per esperienza diretta - che è l'elemento più importante in assoluto nella gestione dell'emergenza, perché l'efficacia dell'intervento per l'ottanta per cento dipende da questo. Bene, quindi, che già all'articolo 1 del provvedimento al nostro esame sia previsto. Avrei voluto parlare in maniera più approfondita di diversi articoli, però vedo che il mio tempo sta per esaurirsi, quindi faccio riferimento solo a quanto previsto nell'articolo 4, comma 2, dove si dice che si finanzieranno gli enti territoriali delle aree interne e, da sindaco di un piccolo Comune della montagna che è anche sede di Parco nazionale, ricordo a tutti, anche se non ce n'è bisogno, quanto sia fondamentale intervenire per la prevenzione in quei Comuni piccoli e montani che non dispongono di risorse proprie, ma rappresentano un'amplissima parte del nostro territorio, con poca popolazione - il mio Comune ha dieci abitanti per chilometro quadrato - ma con superfici di pregio molto ampie. Non a caso, si tratta del territorio dei parchi nazionali, che sono molto fragili. Quindi è utile e opportuno anche quanto previsto al comma 2 dell'articolo 4, che interviene in queste situazioni di necessità. Ci sarebbe molto altro da dire, ma confido nel fatto che lo faranno i miei colleghi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Coltorti. Ne ha facoltà. COLTORTI (M5S) . Signor Presidente, cari colleghi, la lotta agli incendi boschivi è una priorità assoluta per il Paese. Negli ultimi anni abbiamo visto questa emergenza crescere progressivamente e depauperare il nostro territorio del proprio patrimonio forestale e faunistico. Il Sud in particolare, più sottoposto a fenomeni di siccità estrema, ha pagato un caro prezzo in termini di danni ingenti alle proprietà e purtroppo anche in vite umane. È evidente che si tratti di una criticità destinata a crescere per gli effetti del cambiamento climatico e dell'innalzamento progressivo delle temperature medie e massime, come quelle dei fenomeni metereologici estremi, come quelli che si stanno verificando anche in queste ore in Sicilia e in Calabria. Questi eventi hanno ripercussioni che superano il mero impatto immediato sull'ecosistema. I versanti disboscati sono infatti più facilmente sede di fenomeni di erosione accelerata e di frane. I sedimenti che giungono sui fondi vallivi innalzano il proprio alveo, spesso favorendo le alluvioni che possono a loro volta mettere in pericolo vite umane, proprietà, infrastrutture, talora a distanza di chilometri e anche di anni dall'evento. Il decreto-legge al nostro esame affronta alcune delle urgenze e in particolare interviene sul Piano nazionale incendi boschivi per il rafforzamento del coordinamento, l'aggiornamento tecnologico e l'accrescimento della capacità operativa sia di previsione che di prevenzione. La Protezione civile è chiamata a valutare e a redigere un report con cadenza triennale sulla consistenza ed efficacia dei mezzi e delle azioni realizzate e a considerare eventuali implementazioni. Per far questo si avvale di un comitato tecnico costituito da rappresentanti di diversi Ministeri, dalla struttura della Presidenza del Consiglio dei ministri, che esercita le funzioni del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, dal comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri, delle Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano e dei Comuni designati dalla Conferenza unificata. Il comitato per quest'anno ha recentemente adottato un piano, nel quale è riportata una previsione di spesa di 40 milioni, da effettuare entro il 31 dicembre, e comunque complessivamente nel 2021sono investiti in questo provvedimento 150 milioni. È evidente che si tratta di interventi necessari e auspicabili, stante la complessa situazione che si è venuta a creare dopo l'introduzione della legge Madia. Tutti noi dovremmo chiederci se la soppressione del Corpo forestale dello Stato, che doveva garantire risparmi economici ed efficacia degli interventi, ha raggiunto il suo scopo. La cornice legislativa attuale attribuisce le funzioni in materia forestale, ambientale e agroalimentare al Corpo forestale dell'Arma dei carabinieri e la lotta attiva agli incendi al Corpo nazionale dei vigili del fuoco ed è evidente ora il ruolo della Protezione civile, chiamata a svolgere un compito altrettanto importante che in questo caso prevede la gestione tramite un comitato interministeriale a cui intervengono anche le Regioni a Statuto speciale, perché in esse continua a esistere quel Corpo forestale che nelle altre è stato smembrato. C'è, dunque, maggiore efficacia per la filiera decisionale? Sembra che in realtà sia poco efficiente. La riforma Madia ha raggiunto i suoi obiettivi di risparmio economico? Ovviamente no, perché i risparmi annunciati per un triennio erano previsti in circa 125 milioni e noi stiamo stanziando 150 milioni solo nell'anno in corso. Nel 2015 il Corpo forestale necessitava di 495 milioni e nel 2018 le spese sono salite a 502 milioni, con una spesa pro capite degli operatori di 12.700 euro nel 2015, che nel 2018 è passata a 31.700 euro. Inoltre, se si dovessero fare i conti valutando il costo degli interventi demandati ad aziende private in capo alle Regioni, i bilanci sarebbero pesantemente in rosso.