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quali iniziative siano state ad oggi assunte dai competenti uffici ministeriali ai fini dell'attuazione dei commi da 1144 a 1149, dell'art. 1, della legge 30 dicembre 2020, n. 178; quali ulteriori tempi i Ministri in indirizzo, e perciò il Governo, si siano dati per rendere operante il disposto dei commi della stessa legge, indicato nel testo "entro 6 mesi" dal 30 dicembre 2020; se non venga, inoltre, ritenuta di interesse primario l'esigenza di promuovere i beni di consumo tipici ed i prodotti della ristorazione tradizionale italiana che all'estero rappresentano l'eccellenza del nostro Paese, offrono possibilità di investimento alle imprese italiane del settore e, favorendo la crescita delle esportazioni, contribuiscono ad accrescere e valorizzare la base produttiva italiana, l'occupazione nazionale, la ricerca e la nostra competitività in ambito internazionale. Atto n. 3-02723 SBROLLINI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: così come chiarito dalla Corte di cassazione nella sentenza n. 25011 del 2014 "il diritto all'istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l'inclusione della persona umana con disabilità"; ai sensi dell'articolo 12, comma 4, della legge n. 104 del 1992, "l'esercizio del diritto all'educazione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né di altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap" e pertanto, il comma 3 dell'articolo 13 della stessa legge garantisce, nelle scuole di ogni ordine e grado, l'erogazione delle attività di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati; da anni ormai esiste un significativo squilibrio tra fabbisogno di insegnanti di sostegno e numero di specializzati, tanto che, secondo le stime diffuse, nell'anno scolastico 2020-2021 sono stati impiegati 107.000 docenti non specializzati, contro 22.000 specializzati; al fine di sopperire a tale carenza, con decreto n. 755 del 6 luglio 2021, il Ministro in indirizzo ha predisposto l'attivazione del VI ciclo del cosiddetto TFA (Tirocinio Formativo Attivo) per 22.000 docenti di sostegno; così come stabilito dal decreto ministeriale n. 249 del 2010, tenendo conto del fabbisogno nazionale, il decreto n. 755 del 2021 decide, nell'allegata tabella A, la ripartizione del contingente dei posti tra gli Atenei, che hanno validamente presentato la propria offerta formativa potenziale; come già avvenuto in passato, però, la decisa distribuzione dei posti a bando non sembra rispecchiare le necessità effettive delle regioni e del territorio e, pertanto, è prevedibile che la ripartizione, di cui alla citata tabella, produrrà un incremento significativo della mobilità interregionale dei docenti in formazione che dovranno trasferirsi nelle regioni del centro - sud Italia per la frequentazione del VI Ciclo di TFA; un esempio è quello del Veneto, al quale sono stati assegnati solo 750 posti di specializzazione, nonostante sia una delle regioni che maggiormente soffrono la carenza degli insegnanti di sostegno, come testimoniano, tra l'altro, le gravi vicende del 2019, quando ad inizio anno scolastico, vi furono famiglie alle quali veniva chiesto di non mandare i bambini a scuola, perché mancavano ancora le nomine di 70.000 docenti di sostegno, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di sopperire ulteriormente al fabbisogno strutturale di insegnanti di sostegno specializzati, una grave carenza che attualmente impedisce, su tutto il territorio nazionale, il pieno godimento del diritto all'istruzione da parte delle persone affette da disabilità; se intenda illustrare in Senato quali sono i criteri che determinano la distribuzione regionale dei posti di specializzazione per docenti di sostegno, nonché, tenuto conto che gli Atenei decidono liberamente di inserire nella loro offerta formativa tali corsi di specializzazione, quali siano le soluzioni che si stanno vagliando al fine di garantire una più equa ed adeguata ripartizione dei TFA. Atto n. 3-02724 CASTELLONE Al Ministro della salute Premesso che: in Italia negli ultimi anni le professioni infermieristiche e sanitarie hanno raggiunto diversi traguardi, sia sul piano dell'autonomia professionale, sia sul piano della formazione universitaria. La legge 10 agosto 2000, n. 251, recante "Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica", ha completato il processo radicale di riforma delle professioni avviato negli anni '90: la stessa sancisce l'autonomia professionale delle professioni infermieristiche e sanitarie, e stabilisce l'istituzione dei servizi dell'assistenza infermieristica e ostetrica, nonché la necessità di attribuzione dell'incarico di dirigente degli stessi; la portata innovativa della legge n. 251 del 2000 ha consentito con i successivi contratti collettivi nazionali di lavoro della Dirigenza sanitaria, professionale, tecnica e amministrativa (SPTA) il riconoscimento giuridico della figura di dirigente delle professioni sanitarie e la possibilità di riconoscere incarichi di: Direzione di struttura complessa, di Direzione di struttura semplice e di natura professionale anche di alta specializzazione, incarichi di consulenza, di studio e ricerca, ispettivi, di verifica e di controllo; la legge 1° febbraio 2006, n. 43, ribadisce il ruolo del dirigente delle professioni sanitarie prevedendo, inoltre, la possibilità di articolare l'organizzazione con i professionisti specialisti; il contratto di lavoro del Comparto sanità, firmato presso l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni il 21 maggio 2018, consente di inquadrare economicamente e normativamente le ulteriori competenze avanzate e specialistiche delle professioni infermieristiche e sanitarie, attribuendo un incarico professionale, di "professionista specialista" o di "professionista esperto"; inoltre il contratto collettivo nazionale quadro del 13 luglio 2016 per la definizione dei comparti e delle aree di contrattazione collettiva nazionale (2016- 2018) all'art. 7, comma 5, sancisce: "L'area della Sanità comprende i dirigenti medici, veterinari, odontoiatri e sanitari delle amministrazioni del comparto Sanità di cui all'art. 6, ivi compresi i dirigenti delle professioni sanitarie di cui all'art. 6 della legge 10 agosto 2000, n. 251, con esclusione dei dirigenti amministrativi, tecnici e professionali di cui al comma 3"; in ultimo il C.C.N.L. della Dirigenza sanitaria del 19 dicembre 2019 recita all'art. 1, comma 1: "Il presente contratto si applica a tutti i dirigenti medici, sanitari, veterinari e delle professioni sanitarie di cui all'art. 7 del CCNQ sulla definizione dei comparti di contrattazione collettiva (...)"; considerato che: