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Questo avverrà, anche se in questi giorni non è facile perché sappiamo che questa crisi anche nella scuola acuisce problemi già enormi, come la dispersione scolastica, che è insopportabile soprattutto in tante città del Sud; problemi che oggi sono ingigantiti perché - come mi ha scritto una insegnante - la didattica a distanza non è democratica, ma è terribilmente classista. Ci sono ragazzi che hanno tutto, a partire da una casa grande, da tanti spazi e tanti dispositivi elettronici e ci sono ragazzi che non hanno nulla, che si litigano con i fratelli o con i genitori un po' di connessione oppure non l'hanno per niente, al di fuori di un telefonino e di se stessi, della propria voglia di studiare, di realizzarsi e di fare i compiti. È a quei ragazzi, che vivono in condizione di disagio e spesso anche senza una famiglia su cui contare, che noi dobbiamo portare la scuola, che non chiude e che vive in casi estremi anche attraverso una chat di WhatsApp. Succede in questi giorni perché, come diceva don Milani, non c'è niente di più ingiusto di fare parti uguali tra disuguali. È per questo che nel decreto che discuteremo sono stanziati 85 milioni per i ragazzi che non hanno un tablet , un computer - dovremo implementare queste risorse - o una connessione che funziona. Dobbiamo fare in modo che queste risorse siano accessibili subito per colmare la diversità enorme tra scuola e scuola, tra le scuole del centro e quelle delle periferie. Nella didattica a distanza serve un'attenzione particolare ai bambini; bisogna non trasmettere loro l'ansia di troppe cose. I bambini delle primarie e dell'infanzia hanno bisogno della presenza degli adulti e di accompagnamenti. Ciò significa interventi concreti per la genitorialità e per i congedi parentali. Sappiamo che, allo stesso modo, la didattica a distanza nelle superiori non può diventare eccessivamente burocratica e nozionistica (solo registro delle presenze e dei compiti), ma deve essere comunque condivisione e coinvolgimento. Sappiamo, a fronte di tutto questo, che il problema maggiore della didattica a distanza è non riuscire a raggiungere tutti gli studenti. Nonostante i dati che lei ci ha fornito, sappiamo che sono tantissimi (oltre un milione e mezzo) coloro che non vengono raggiunti e dobbiamo dare anche a loro la possibilità di non interrompere il percorso formativo perché l'anno scolastico va salvato innanzitutto per loro, come stiamo provando a fare. Allora, vanno contrastate le diseguaglianze; quegli studenti vanno messi in condizione di farcela. Mi riferisco ai più deboli, ai ragazzi poveri a rischio dispersione, ai ragazzi con disabilità e con ritardi, agli studenti lavoratori e agli studenti stranieri. Dobbiamo riconoscere ai docenti di poter scegliere metodi e strumenti per dare le risposte più adeguate a questi bisogni pressanti. Sarebbe bello poter lavorare su piattaforme di videoconferenza che, anziché essere private, siano finalmente pubbliche e messe a disposizione dal Ministero, insieme alla Rai, come si sta facendo con un canale dedicato anche per gli esami di maturità, che dovranno essere fatti e dovranno essere seri per valorizzare i percorsi formativi di tutti e il titolo di studio. Servirà ripensare la valutazione pienamente formativa, assicurare la continuità didattica e mettere in sicurezza - questo è un rischio reale - l'avvio del prossimo anno scolastico. Anche per questo penso sia necessario un piano straordinario di assunzioni e di stabilizzazione dei docenti precari oltre i 24.000 che abbiamo detto. Signor Ministro, per tutto questo servirà un tavolo permanente tra Governo e forze sociali e sindacali, una cabina di regia per avere la massima condivisione - penso, ad esempio, al tema della mobilità - nell'affrontare tutte queste sfide. Le circolari e le note ministeriali da sole, infatti, non bastano. Serviranno da parte nostra, dalla politica, il massimo di umiltà e di ascolto per sbagliare il meno possibile e il massimo di determinazione per stanziare tutte le risorse necessarie. Presidente, è stato detto che il virus colpisce tutti indistintamente, ma questo in realtà non è vero perché sappiamo che non colpisce tutti alla stessa maniera e che chi è più in difficoltà viene colpito più duramente e rischia di non farcela. Questa è la prova più dura che abbiamo e questo deve essere il nostro assillo sempre in queste ore. Mai come adesso, infatti, dovremo fare del tutto perché nessuno sia solo; dovremo fare del tutto perché la sorte di ognuno è la sorte di tutto il Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà. PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nella drammatica situazione in cui versa il Paese e in previsione di una fase post-emergenziale altrettanto drammatica, è necessario affrontare con la massima urgenza il problema della valutazione degli esiti finali dell'anno scolastico, per offrire un minimo di certezza a studenti e famiglie. Non conosciamo ancora la durata dell'emergenza, ma qualche idea sul tavolo possiamo metterla. Per gli scrutini, ad esempio, la valutazione individuale degli apprendimenti può essere effettuata con gli strumenti della didattica a distanza, ovviamente dopo aver garantito a tutti quelli necessari, così come la valutazione collegiale finale con collegamento in rete protetta. Più complessa la soluzione per gli esami di Stato: la prova orale è ipotizzabile in videoconferenza, con il candidato che si collega a un indirizzo madre sul quale convergono anche i membri della commissione. La prova scritta potrebbe svolgersi con modalità simili all'ordinario, ma naturalmente in remoto, con spedizione del plico telematico contenente le prove d'esame agli studenti ad un'ora prefissata e collegamento video fisso con la postazione di ognuno di essi. Le commissioni provvedono successivamente alla valutazione in seduta collegiale virtuale. In alternativa, però, si potrebbe seguire l'esempio dell'Olanda, che ha già disposto la sostituzione dell'esame finale con la valutazione dei crediti conseguiti nel corso della carriera scolastica. Per quanto riguarda l'avvio dell'anno scolastico 2020-2021, sarà fondamentale poter contare da subito su un corpo docente stabile e motivato. È venuto quindi il momento di superare ogni remora ideologica, stabilizzando coloro che possiedono un requisito di servizio precario in scuole statali, previsto dalla normativa comunitaria, facendo riferimento al periodo di servizio già prestato e ai titoli culturali e professionali posseduti. Suddetto personale, una volta immesso in ruolo, nell'anno di prova dovrà frequentare, con onere a carico dello Stato, un corso accademico abbreviato, finalizzato al conseguimento dell'abilitazione. In questa prima fase, non tutti potranno conseguire la nomina in ruolo, per insufficiente disponibilità di posti, ma, in applicazione di quanto previsto dalla legge n. 159 del 2019, si può offrire ai non nominati l'inserimento in coda, a domanda, nelle stesse graduatorie di altra Regione. Ovviamente, sia nella Regione di prima scelta che in altra opzione, con nomina in ruolo su posti rimasti vacanti e disponibili solo dopo l'esaurimento delle graduatorie dei vigenti sistemi ordinari di reclutamento (concorso ordinario 2016, concorsi straordinari 2018 e graduatorie a esaurimento).