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Signor Presidente, signora Ministro, signor Sottosegretario, colleghi, abbiamo votato contro tutti gli emendamenti posti in votazione, pur condividendone alcuni. Non solo, alcuni erano anche frutto dell'elaborazione culturale di Forza Italia da trent'anni a questa parte. Perché abbiamo votato contro allora? Perché era necessario, a nostro avviso, mandare via il Consiglio superiore in carica e rispettare il momento elettorale, senza fare proroghe. È avvenuto infatti nel nostro Paese qualcosa di rivoluzionario e di gravissimo con la vicenda dell'hotel Champagne e di Palamara e non mi riferisco soltanto alle raccomandazioni emerse dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni contenute nei libri di Palamara e Sallusti. A me interessa molto di più quello che emerge dalla discussione all'hotel Champagne, dove c'erano componenti del Consiglio superiore della magistratura, ex componenti e parlamentari a discutere non solo della scelta del procuratore della Repubblica di Roma, ma di realizzare una discontinuità nella gestione della procura di Roma. Qui si pone un problema serio, perché se cominciamo a discutere della possibilità di realizzare una discontinuità nella gestione della procura, è come se fosse un ufficio amministrativo dove possiamo discutere di discontinuità, ma non possiamo discutere di discontinuità rispetto all'azione giudiziaria. Infatti, nel momento in cui non esiste un modello di organizzazione dell'ufficio giudiziario o dell'azione penale e non esistendo un modello nella Costituzione o nell'ordinamento giudiziario, quando si propone una discontinuità nella gestione della procura di Roma significa né più né meno che si ha un modello che si vuole imporre ad altri e si ha il potere di farlo, perché si deve nominare il procuratore della Repubblica. Questo significa un'interferenza forte nella giurisdizione, quindi un grande pericolo per il nostro Paese. Dirò tra poco che credo nella riforma in itinere , perché molte parti della riforma sono buone, anche se mancavano probabilmente alcuni elementi. Forse avremmo dovuto fare, come sostenevo dall'inizio, un percorso indipendentemente dall'approvazione degli emendamenti, perché a me non interessava mettere le bandierine, ma mi interessava molto di più che ci fosse un dibattito nella Commissione giustizia del Senato contestualmente a quella alla Camera. La riforma è buona sotto il profilo della valutazione dei magistrati, ma c'è un pericolo: è stato introdotto un obbligo di audizione. Lei signora Ministro conosce meglio di me il sistema universitario e sa che in quell'ambito le audizioni hanno avuto un effetto non positivo. Qual è il problema delle audizioni? Mi riferisco al 1978, quando per la prima volta dovetti riprendere un collega allora componente del Consiglio superiore della magistratura, che a un candidato che aspirava a un ufficio direttivo domandava cosa volesse fare e come pensava di poter gestire quell'ufficio. Torniamo al problema dell'hotel Champagne: non si può chiedere a un candidato che cosa vuol fare nella organizzazione dell'ufficio, perché nel momento in cui si fa questo si propone una qualche idea di modello che non è previsto dalla Costituzione e dall'ordinamento giudiziario. Mi rivolgo a lei perché lei, che ha una cultura costituzionale, non può non capire il pericolo che c'è in una previsione di questo tipo. Occorre invece una riforma in itinere perché dobbiamo avere attenzione per le possibili ricadute e fare delle correzioni. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 10,39) ( Segue CALIENDO) . Prendo atto di alcune storture e di momenti in cui si è votato contro rispetto ad alcune questioni, ma i colleghi della Lega hanno votato i singoli articoli di questa legge, hanno fatto delle proposte, alcune delle quali condivido ed altre no, ma questo attiene alla logica del confronto. A volte ho lavorato a delle leggi con il senatore Mirabelli o con il senatore Balboni, che appartengono a due mondi diversi, ma non ha importanza perché la logica di qualsiasi riforma della giustizia si muove su un'unica linea: non si possono mettere bandierine nelle riforme della giustizia. Si devono scegliere delle soluzioni che possano andar bene al nostro Paese. Signora Ministro, quando abbiamo cominciato a discutere della riforma non era emerso un nuovo dato. Quanti sono gli assolti perché il fatto non sussiste o non costituisce reato? Sono un numero enorme negli ultimi tempi. Lei si dovrà porre un problema. È solo ipertrofia di un pubblico ministero che non si arrende alla valutazione, positiva o negativa, di quanto ha fatto fino a quel momento? Oppure si innamora talmente delle sue idee che va avanti nonostante le verifiche successive dicano che non è così? Si rende conto che cosa significa quando l'assoluzione perché il fatto non sussiste arriva nei gradi successivi rispetto al primo e, quindi, vi è un'assoluta valenza che ha portato alla sentenza di primo grado e alla condanna, anche se era completamente sbagliata? Anche il senatore Balboni, poco fa, ha dato delle indicazioni corrette per quanto riguarda la riduzione del numero dei fuori ruolo. Ricordo che nel periodo del terrorismo ero al Consiglio superiore e poi ho partecipato ai processi di Mani pulite. Mai dobbiamo buttare il bambino con l'acqua sporca. Bisogna ancora individuare quali sono gli aspetti positivi di una riforma. Quando mi si dice che bisogna ridurre il numero del fuori ruolo, dico che va bene, ma devo poi ragionare in termini di effettività. Non posso essere d'accordo quando mi si dice che, con alcune norme, i fuori ruolo saranno di estrazione solo di Roma o di Napoli perché non avrebbero possibilità di venire altri di altre zone d'Italia. La giustizia ha invece necessità di avere una consapevolezza di quali sono le varie realtà del nostro Paese. Nello stesso tempo, non posso non tener conto che a volte si lanciano dei numeri a caso, come alcuni emendamenti. Basta considerare che non vengono considerati i 30 componenti fuori ruolo del Consiglio superiore della magistratura tra i 20 e più segretari. Per questa ragione, credo che dobbiamo fare il patto di continuare a svolgere un'azione di verifica e di eventuale modifica. Peraltro, ripresenterò a settembre (e confido nella vostra valutazione positiva) i due emendamenti, che ritengo esiziali perché erano correzioni di errori. Quello che mi interessa di più è l'apertura di un nuovo confronto. Nel 1986 abbiamo avuto, di seguito nello stesso anno, tre provvedimenti di riforma della giustizia. Questo significa avere attenzione alle ricadute delle riforme appena approvate. Così facendo, avremo realizzato il sogno di avere un dialogo tra noi, non condizionato dal voler difendere un nostro emendamento, ma volto a realizzare una giustizia che possa dare ai cittadini la speranza che il magistrato non sia condizionato da interessi personali, né da interessi politici, anche se non dico che possa essere proprio il giudice che, secondo una vulgata degli Stati Uniti, parla raramente con se stesso, qualche volta con Dio. (Applausi) . BONGIORNO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONGIORNO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, onorevoli senatori, questa riforma, secondo me, sarebbe stata un'ottima riforma se l'avessimo approvata quattro anni fa.