[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 141, 149 e 150 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), promossi dal Giudice di pace di Marano di Napoli con ordinanza del 19 dicembre 2007 e dal Giudice di pace di Vizzini con ordinanza del 18 aprile 2008, iscritte ai nn. 318 e 327 del registro ordinanze 2008 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 43 e 44, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 aprile 2009 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che, nel corso del giudizio promosso da Pietro Caruso nei confronti di Progress Assicurazioni s.p.a. – compagnia che copre i rischi derivanti dalla circolazione del veicolo di sua proprietà – per il risarcimento dei danni da lui subiti in incidente stradale a causa del comportamento illecito di altro conducente, il Giudice di pace di Marano di Napoli, con ordinanza del 19 dicembre 2007 (reg. ord. n. 318 del 2008) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 149 e 150 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), per violazione degli artt. 3, 24 e 76 della Costituzione; che, secondo il rimettente, si evidenzia un problema di validità ed efficacia delle clausole del contratto assicurativo concernenti la procedura risarcitoria da esperire nei confronti della propria compagnia, dato che le regole poste dalla legge, nel momento in cui vengono trasfuse come clausole del contratto di assicurazione, hanno natura obbligatoria e vessatoria e infliggono a chi le sottoscrive indubbi pregiudizi, sicché la procedura prevista dagli artt. 149 e 150 potrà trovare applicazione solo con riferimento ai contratti stipulati dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 209 del 2005; che, sotto il profilo della legittimazione passiva nell'azione risarcitoria, mentre l'art. 144 del Codice delle assicurazioni obbliga a chiamare in causa il responsabile del danno e l'art. 149 facoltizza il danneggiato ad agire nei soli confronti della propria compagnia assicuratrice, posto che un giudizio incardinato esclusivamente nei confronti del proprio assicuratore non consente un corretto ed efficace svolgimento della vicenda processuale, è necessario pretendere che, in caso di azione diretta, sia convenuto in causa anche il responsabile civile, e, qualora il danneggiato-assicurato che abbia a lamentare inadempienze dell'assicuratore agisca invocando la responsabilità contrattuale, non si potrebbe prescindere da un giudizio in cui siano già state accertate definitivamente le responsabilità in ordine alla produzione dell'evento dannoso; che, riguardo alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo denuncia: a) il mancato parere del Consiglio di Stato, espresso su uno schema di decreto legislativo parzialmente diverso da quello poi emanato e privo delle disposizioni relative al risarcimento diretto; b) l'eccesso di delega ex art. 76 Cost., per avere il Governo, introducendo l'azione diretta nei confronti della compagnia di assicurazione del danneggiato, stravolto il sistema della responsabilità civile e modificato, sia sostanzialmente che proceduralmente, i diritti dei danneggiati, senza che tale facoltà fosse concessa dalla legge di delegazione 29 luglio 2003, n. 229 (Interventi in materia di qualità della regolazione, riassetto normativo e codificazione. – Legge di semplificazione 2001), che impone al Governo di rispettare i principi e criteri direttivi a tutela del consumatore e, in generale, dei contraenti più deboli; c) la violazione dell'art. 3 Cost., per irragionevole disparità di trattamento fra danneggiati pur in casi simili tra loro; d) la violazione dell'art. 24 Cost., perché il danneggiato perde il diritto di farsi assistere da un difensore di fiducia nella fase pre-contenziosa, e successivamente, di agire secondo i principi della responsabilità extracontrattuale contro il danneggiante, mentre l'assicuratore del danneggiato si trova a dover resistere a pretese risarcitorie senza poter contare su adeguati strumenti processuali ed il danneggiante subisce le conseguenze di un giudizio cui non ha partecipato; che, in punto di rilevanza, il rimettente assume che, ove le norme denunciate fossero in contrasto con la Costituzione, l'azione risarcitoria si sarebbe dovuta proporre contro soggetti diversi dall'odierno convenuto, cioè contro il responsabile del danno e la sua compagnia; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'inammissibilità delle questioni, per non essere stata adeguatamente valutata e motivata la rilevanza e la non manifesta infondatezza delle stesse, giacché il rimettente, al di là di generiche petizioni di principio, non compie alcuna verifica dei presupposti di applicabilità della procedura prevista dall'art. 149, non risultando se sia stato richiesto il risarcimento di soli danni materiali o anche alla persona, e se la responsabilità dell'altro conducente sia provata o almeno affermata dall'attrice in giudizio; che nel corso di un giudizio promosso da Melo Randello nei confronti della propria compagnia assicuratrice, Aurora Assicurazioni s.p.a., e del responsabile civile, proprietario di altro veicolo coinvolto, per il risarcimento dei danni subiti in incidente stradale, il Giudice di pace di Vizzini, con ordinanza del 18 aprile 2008 (reg. ord. n. 327 del 2008) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 141, 149 e 150, del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), per violazione degli artt. 3, 11, 24, 76 e 111 Cost.; che il giudice a quo, svolta un'ampia premessa sui molteplici profili di irrazionalità della disciplina dell'azione diretta, considera non manifestamente infondata la questione di costituzionalità delle norme citate, in primo luogo, per violazione dell'art. 76 Cost., in quanto il Consiglio di Stato ha espresso un parere su uno schema di codice parzialmente diverso da quello poi emanato e, soprattutto, assolutamente privo delle norme relative al risarcimento diretto ed al risarcimento del terzo trasportato, dal momento che la delega prevedeva soltanto l'armonizzazione delle vigenti disposizioni in tema di r.c.a. , ma non anche la possibilità di innovazioni radicali, quali il risarcimento diretto e la nuova disciplina processuale; che la procedura speciale configurata stravolge i principi del contraddittorio, ponendosi in contrasto con le direttive europee in materie di r.c.a. (e dunque con l'art. 4, lettera a), della legge delega), per cui l'azione diretta contro l'assicuratore del responsabile civile deve essere a contraddittorio integro, ovvero coinvolgere in giudizio il danneggiato, il conducente responsabile, i conducenti coinvolti, e le rispettive compagnie assicuratrici;