[ddlpres]

Eppure il regio decreto-legge 24 marzo 1930, n. 436, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1930, n. 1748, operativo fino al 1989, prevedeva che per dirigere l'ufficio di statistica era necessario aver superato l'esame di Stato nell’abilitazione delle discipline statistiche, tutt'ora esistente e anche nella forma delle lauree 3+2, ma che ora non è reso necessario per certificare la professionalità di chi va a dirigere gli uffici di statistica nella pubblica amministrazione. Occorre sapere che nel SISTAN il 96 per cento degli uffici di statistica è costituito da strutture polifunzionali che non svolgono compiti unicamente statistici, come risulta dalla relazione annuale al Parlamento sul SISTAN dell'ISTAT, per cui non disponendo di un ufficio di statistica funzionante allo scopo, in molte città, per reperire i rilevatori per i detti censimenti, è stato fatto uso di personale proveniente da società di lavoro interinale, che non avevano la capacità operativa e nemmeno l'esperienza per la formazione di rilevatori. L'incarico di responsabile dei censimenti sarebbe spettato di diritto al direttore dell'ufficio di statistica, che, data l'esperienza, avrebbe potuto gestire con capacità le operazioni censuarie, se gli uffici di statistica fossero stati tutti costituiti. Più tragica è la carenza degli statistici nel Servizio sanitario nazionale; infatti su 654 strutture di ricovero pubbliche e in rapporto a 220.568 addetti al ruolo tecnico vi sono solo 125 statistici, poiché molti loro posti vengono assegnati ad altri, incaricati e non assegnati per concorso, come dovrebbe avvenire nella pubblica amministrazione. Nel decreto legislativo n. 322 del 1989 non si prevede l'obbligo tassativo della costituzione degli uffici di statistica, per cui, ad esempio, anche la regione Calabria, al presente, non ha ancora costituito un effettivo Sistema statistico regionale e nel Lazio le province di Latina e Frosinone non hanno ancora costituito l'ufficio, così come avviene in circa altre 30 province. La professionalità statistica per dirigere i citati uffici di statistica non è espressamente richiesta dal citato decreto legislativo n. 322 del 1989 ed al tempo stesso non è fatto obbligo agli enti pubblici di istituire tale ufficio, né sono definiti in modo chiaro i compiti che l'ufficio deve svolgere nel contesto operativo dell'ente di appartenenza. Tra i compiti specifici di detti uffici non è previsto un programma statistico comunale e nemmeno un osservatorio statistico territoriale. Vorrebbe supplire a dette carenze l'Unione statistica comuni italiani -- USCI, ma il numero degli uffici di statistica che ne fanno parte è esiguo. Anni fa la questione della lievitazione dei prezzi al consumo ha maggiormente messo a nudo il problema, non essendoci uniformità nella modalità utilizzata per la rilevazione dei prezzi. Ecco un esempio dal quale promana una serie di adempienze amministrative ed economiche. Nel 2005 ci fu una diatriba sulla veridicità degli «indici del costo della vita», quindi della «rilevazione dei prezzi al consumo» ed intervenne il CNEL che fece presente che in base a norme europee si doveva tener conto delle rilevazioni dei prezzi presso i comuni con oltre 30.000 abitanti, che sono 292, poiché con la legge 26 novembre 1975, n. 621, il campo di osservazione è stato esteso a tutti i capoluoghi di provincia e a quelli con oltre 30.000 abitanti, che hanno un ufficio di statistica idoneo. Tuttavia l'ISTAT, considerando la non idoneità degli uffici di statistica, ossia la loro non autonomia professionale, nel 2011 riportava che «sono 85 i comuni capoluogo di provincia che concorrono al calcolo degli indici (83 nel 2010). Il comune di L'Aquila riprende l'attività di rilevazione, dopo due anni di interruzione per gli effetti del terremoto. Entra Messina, riprende la partecipazione Salerno, si interrompe quella di Pesaro. La copertura: in termini di popolazione provinciale è pari all'86,7 per cento». Quindi un costo della vita a macchia di leopardo e probabilmente ballerino. Gli aggiornamenti che il presente disegno di legge si propone di introdurre consistono nell'inserire nelle previsioni del decreto legislativo n. 322 del 1989 l'obbligo di istituire uffici di statistica presso ogni ente che fruisce di fondi o di contributi pubblici, sia in modo singolo che associato o di servizi consortili. Inoltre si prevede che all'ufficio di statistica sia preposto un laureato, preferibilmente in discipline statistiche. Compiti sussidiari dell'ufficio di statistica consistono nell'effettuare anche il controllo statistico di gestione, il controllo della qualità dei servizi, l'assistenza ai nuclei di valutazione esterni e la valutazione delle funzioni interne nella gestione delle risorse. Si parla molto dell'azione per la spending review e, a questo riguardo, l'attività di controllo statistico può dare una mano valida. Infatti la trasparenza della spesa pubblica è strettamente collegata alla tracciabilità dei dati di bilancio, resa possibile se viene posto in essere in ogni ente pubblico il controllo statistico di gestione, e consistente nel ritrovare tutti gli atti e i fatti insiti nei dati, nell'enumerarli, nel confrontarli nel tempo e nello spazio e nel trovare in essi le discrepanze, i raffronti ed ogni altro elemento che ne documenti l'utilità, la funzionalità e l'efficienza operativa. L'analisi degli indicatori statistici dai dati di bilancio può mettere tutto in evidenza. È palese che, a tal fine sono necessari uffici di statistica professionalizzati in ogni ente pubblico, banche dati per alimentare la trasparenza della spesa pubblica e classifiche per evidenziare eccellenze e carenze in ogni settore di un ente e tra enti. Giova ricordare che l'istituzione del SISTAN, come da decreto legislativo n. 322 del 1989, non ha avuto un finanziamento diretto in fase istitutiva, per cui gli enti pubblici che vi appartengono si sono dotati di uffici di statistica mediante apposita normativa, di addetti e di attrezzature in modo autonomo e difforme tra loro, nonostante vi fossero indicazioni in essere che sono restate disattese. Dato che l'ufficio di statistica deve svolgere le sue funzioni di raccolta di dati statistici in relazione alle varie attività svolte dall'ente e nell'ente, allora è logico che al suo funzionamento partecipino tutti gli altri uffici e servizi, questo in analogia alla funzione svolta dall'ISTAT. La Corte costituzionale, nella sentenza n. 139 del 1990, presidente Francesco Saja, relativa al ricorso presentato dalle regioni Toscana ed Emilia-Romagna, sulla legittimità costituzionale di imporre alle regioni l'obbligo di costituzione di uffici di statistica, ha inserito il suggerimento agli enti pubblici di chiedere fondi al Governo per le attività di carattere statistico, in analogia a quanto avviene per lo svolgimento dei censimenti. Il problema della carenza di risorse per la costituzione, la professionalità specifica e la gestione degli uffici di statistica si può risolvere mediante un programma di fondi fiduciari, del tipo di quello per i censimenti, gestiti dall'ISTAT.