[pronunce]

– Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale osserva, per un verso, che la previsione dell'art. 1, comma 330, rientra nella materia della «previdenza sociale», assegnata dall'art. 117, comma secondo, lettera o), Cost. alla competenza legislativa esclusiva dello Stato (come già stabilito dalla Corte costituzionale con sentenza n. 287 del 2004) e, per altro verso, che tale norma non detta alcuna regola circa i soggetti e gli organi competenti ad effettuare le scelte di spesa e le modalità delle erogazioni, per cui le censure formulate dalla ricorrente o hanno ad oggetto mere intenzioni del legislatore ovvero avrebbero dovuto avere ad oggetto norme ulteriori le quali, tuttavia, non risultano impugnate. 2.2. – La Regione Campania, con ricorso notificato il 27 marzo 2006 (n. 36 del 2006), impugna l'art. 1, comma 330, della legge n. 266 del 2005 perché violativo degli articoli 114, 117, comma quarto, 118 e 119 Cost, nonché del principio di leale collaborazione e del canone della ragionevolezza, incidendo la previsione nel settore della politica sociale, di esclusiva competenza legislativa regionale, attraverso finanziamenti vincolati, più volte censurati dalla giurisprudenza costituzionale. 2.2.1. – Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale osserva, in primo luogo, che le finalità del fondo sono individuate nei commi successivi al 330 che non risultano impugnati, e inoltre che «la costituzione di un fondo presso un ministero, di per sé svincolata dai criteri di utilizzazione, rientra evidentemente nel sistema contabile dello Stato, sul quale le Regioni non possono rivendicare competenze». 2.3. – La Regione Emilia-Romagna, con ricorso notificato il 27 febbraio 2006 (n. 39 del 2006), impugna l'art. 1, comma 330, della legge n. 266 del 2005 ritenendolo in contrasto – anche perché caratterizzato da una scrittura “in bianco” che non consente di individuare, neppure in linea di massima, la tipologia degli interventi a cui il fondo sarebbe destinato, nonché i criteri e le modalità di gestione – con l'art. 117, comma quarto, Cost., che assegna alla competenza legislativa esclusiva delle regioni la materia dei servizi e dell'assistenza sociale nella quale vanno iscritti gli interventi per il “sostegno alle famiglie” e la “solidarietà per lo sviluppo socio-economico”. La ricorrente ritiene infatti che lo Stato, intervenendo in una materia regionale per “chiamata in sussidiarietà”, avrebbe dovuto «percorrere la strada, costituzionalmente obbligata, di assegnare i finanziamenti al Fondo per le politiche sociali, e istituire una procedura di leale collaborazione» anziché prevedere «un fondo settoriale […] a destinazione vaga se non interamente franca […] e senza alcuna garanzia di partecipazione delle Regioni». 2.3.1. – Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha svolto difese identiche a quelle spiegate nel ricorso n. 36 del 2006. 3. – In prossimità dell'udienza la Provincia autonoma di Bolzano e le Regioni Campania ed Emilia-Romagna hanno depositato memorie. 3.1. – In particolare, la Provincia autonoma di Bolzano, nel ribadire i motivi di ricorso – e, sopra tutto, che l'intervento statale in esame è inscrivibile nella materia della «assistenza e beneficenza pubblica» riservata dallo statuto alla competenza legislativa provinciale esclusiva – ha sottolineato l'improprietà del richiamo, effettuato dall'Avvocatura generale, all'art. 117, comma secondo, lettera o), Cost., tenuto conto che, proprio in base al costante orientamento della Corte costituzionale, le norme del titolo V della Costituzione, giusta il disposto dell'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, non si applicano alle regioni ad autonomia speciale se non per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle ad esse già attribuite, lasciando così immutato il sistema disegnato dai rispettivi statuti (sentenza n. 48 del 2003). 3.2. – Anche la Regione Campania, nel ribadire quanto già dedotto nel ricorso introduttivo, ha ulteriormente richiamato la recente sentenza n. 118 del 2006 con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di una norma che, allo scopo di favorire l'accesso delle giovani coppie alla prima casa di abitazione, aveva istituito un apposito fondo ritenuto lesivo dell'autonomia finanziaria ed amministrativa delle regioni perché operante in materie nelle quali non è individuabile una specifica competenza statale. 3.2. – Infine, la Regione Emilia-Romagna, nel censurare ancora una volta la previsione dell'«ennesimo fondo settoriale autonomo, gestito centralmente senza coinvolgimento alcuno delle Regioni», osserva che «il risvolto contabile della costituzione del fondo […] non vale a superare il rilievo che questa è comunque la previsione di un fondo al di fuori del Fondo per le politiche sociali, che incide sulla politica di settore con modalità e con una soluzione già ritenute» dalla Corte costituzionale non ammissibili. 4.– Anche il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha depositato memoria in tutti i giudizi, articolando difese sostanzialmente unitarie. In particolare, con riguardo al comma 330, ha puntualizzato che il fondo in questione, istituito con una dotazione di 1140 milioni di euro, «non ha più alcuna valenza giuridico-contabile essendo stato – nel corso dell'iter parlamentare – svuotato» ed essendo «confluito in diverse destinazioni di spesa sociale, per cui il suo mantenimento è dovuto ad un mancato coordinamento del testo finale della legge». In ogni caso, ribadito che la previsione rientra nella materia del «sistema contabile dello Stato», l'Avvocatura generale ha puntualizzato che la norma, fissando la destinazione del fondo senza indicare alcuna norma procedimentale e di competenza, ha posto un limite allo Stato e non anche alle Regioni, per cui la dotazione del fondo potrebbe essere trasferita a queste ultime ed alle Province con una semplice indicazione dello scopo, senza vincoli e con la possibilità per esse di non assecondare gli obiettivi statali. Dei vincoli, semmai, potrebbero derivare solo dalle previsioni contenute nei successivi commi 331, 332 e 333 che, essendo stati impugnati dalla sola Provincia autonoma di Bolzano, rimarrebbero comunque fermi per le altre Regioni ricorrenti, le cui impugnative, pertanto, risultano infondate.