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BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Noi saremo vigili e monitoreremo affinché questo avvenga, soprattutto per coloro che vivono, lavorano e transitano nei territori liguri, piemontesi e della vicina Francia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . FENU (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FENU (M5S) . Signor Presidente, lo scorso 10 marzo in Sardegna, sulla strada provinciale che collega il centro abitato di Siniscola alla vicina frazione Marina della Caletta, ha perso la vita Emanuele Tancale, un ragazzo di diciotto anni, travolto da un'auto mentre con un amico rientrava a casa a piedi dopo aver partecipato ai festeggiamenti del carnevale. Alla guida dell'auto c'era un altro ragazzo come lui, di ventidue anni. La tragedia è avvenuta su una strada provinciale; una strada come tante in Italia, una di quelle strade che portano verso il mare, che d'estate i ragazzi percorrono con gli scooter , in bicicletta o a piedi. È una strada pericolosa, come tante altre strade provinciali in Italia: un rettilineo di 5 chilometri senza illuminazione, dove si affacciano ingressi di abitazioni private, una scuola, dove convergono altre strade, con scarsa segnaletica orizzontale e verticale, senza marciapiedi, con una carreggiata troppo stretta, soprattutto per l'ingente afflusso e traffico estivo. Una strada provinciale in stato di abbandono, come tante in Italia, a causa dei tagli delle risorse subiti negli ultimi anni dalle Province, realizzati nel tentativo di soffocare gli enti territoriali cosiddetti di Area Vasta. Oggi, signor Presidente, voglio esprimere la mia vicinanza, da siniscolese, alla famiglia di Emanuele Tancale, alla madre Antonella, al padre Gianfranco; voglio esprimere la mia vicinanza anche a Maria Antonietta, la madre del ragazzo alla guida dell'auto, tutti, seppur in modo diverso e da diversi punti di vista, vittime di un dramma. Ma vorrei anche invitare tutti ad una riflessione. La nostra attenzione, l'attenzione dei media , ultimamente è stata catalizzata dai dubbi sull'opportunità di realizzare alcune grandi opere. Credo sia necessario pensare nuovamente e con maggiore attenzione anche alle piccole opere, fondamentali per la sicurezza nostra e dei nostri cari. Quante sono le strade provinciali che percorriamo durante l'anno? Quante sono le strade provinciali che percorrono i nostri amici, i nostri familiari, i nostri figli, in auto, in bici o a piedi, proprio come Emanuele la notte del 10 marzo scorso? (Applausi dal Gruppo M5S) . DE POLI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE POLI (FI-BP) . Signor Presidente, cari colleghi, sottopongo oggi alla nostra attenzione e all'attenzione dell'Assemblea un tema che sta a cuore ai cittadini, al di là delle bandiere politiche. Parliamo di sanità, quindi di diritto alla salute. In Veneto, in provincia di Padova, la casa di cura di Abano rischia di essere declassata da ospedale a struttura integrativa della rete ospedaliera pubblica. In parole povere, ciò comporta una riduzione di servizi, quindi una penalizzazione per i nostri cittadini. Vuol dire riduzione del numero delle prestazioni erogate, sia ai cittadini residenti, sia a tutti i visitatori di un'area turistica come quella delle Terme euganee, con più di 3 milioni di visite all'anno. Vuol dire chiudere il pronto soccorso, che ogni anno registra 38.000 accessi. Rischiano di chiudere anche la terapia intensiva, la traumatologia, l'ostetricia, la rianimazione e tutta una serie di altri servizi. Parliamo di numeri, ma anche di qualità, e soprattutto di persone. Secondo l'ultimo rapporto dell'Agenas, l'ospedale di Abano è tra i primi in Italia come qualità dell'assistenza nell'ambito della chirurgia della prostata e della chirurgia del ginocchio. È impensabile che le centinaia di migliaia di turisti (circa 800.000 ogni anno) che visitano il bacino euganeo debbano far riferimento per i servizi di urgenza e pronto soccorso a strutture ospedaliere, come l'ospedale di Schiavonia o quello di Padova, raggiungibili nelle ore di punta dopo più di un'ora. Non si toccano i servizi ai cittadini. Come si può pensare di chiudere una struttura che registra 42.000 utenti all'anno? Alla Presidenza e a tutti voi, colleghi, intendo porre questa situazione che - ne sono certo - è solo un esempio di disinvestimento rispetto al nostro sistema sanitario, che necessita di un piano di intervento strategico, possiamo dire di un "piano Marshall". Mi avvio alla conclusione, ponendo all'attenzione di quest'Assemblea il tema della spending review in sanità. Bisogna cambiare rotta: non è possibile disinvestire sul diritto alla salute; bisogna tornare a investire sulla salute dei nostri cittadini. Credo che questo sia un tema da cui non possiamo prescindere, come dicevo all'inizio, indipendentemente dai colori e dalle appartenenze politiche. Lo faccio perché, come è noto, a livello nazionale ormai da anni si registra una pesante carenza di medici, infermieri e personale sanitario, sia nei nostri ospedali al Nord che in quelli al Sud. Da parte della maggioranza, allo stato attuale, c'è un'assoluta mancanza di strategia per difendere il livello di qualità e di eccellenza del nostro Servizio sanitario nazionale, che in tutto il mondo, nonostante le criticità e le differenze a livello territoriale, ci invidiano. Stipulare dei contratti ai medici in pensione, come sta avvenendo in questi giorni in alcune Regioni, è sicuramente una soluzione, ma è solo una soluzione tampone. Ad esempio, lo sta facendo la Regione Veneto - ma, come dicevo, non è l'unica, perché altrettanto stanno facendo in Molise e in altre Regioni - per ridurre il danno. Il problema della carenza dei medici tuttavia permane: lo dicono i numeri. Secondo l'Anaao Assomed, in Italia nei prossimi cinque anni mancheranno 45.000 medici. Sempre secondo le associazioni, stando ai recenti dati dell'Eurostat, negli ospedali italiani nel 2016 operavano circa 213 medici ogni 100.000 abitanti, cifra che sale in Francia a 264, in Germania a 237, in Spagna a 227 medici. Ma la situazione nazionale rischia di passare a 181 medici ogni 100.000 abitanti entro il 2025: una situazione che non può reggere per la sanità e per la salute dei nostri cittadini. Bisogna quindi rivedere il sistema di formazione dei medici nelle nostre università e il numero chiuso. Occorre investire più risorse nelle scuole di specializzazione e serve anche un nuovo modello nel servizio sociosanitario; serve più personale parasanitario. Oggi i medici passano troppo tempo a occuparsi di burocrazia. C'è un problema di risorse e investimenti. Disinvestire sul diritto alla salute è una scelta sbagliata. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) .