[pronunce]

In particolare, il ricorso sottolinea che l'art. 87 del CCRL per il personale regionale del predetto comparto, richiamato dalla disposizione impugnata, non ha istituito, come previsto dalla legislazione statale, un elemento perequativo una tantum andando, invece, ad incrementare una componente fissa della retribuzione come l'indennità di amministrazione (e diminuendo, di conseguenza, in maniera corrispondente, le risorse per il trattamento accessorio appostate nel «Fondo risorse decentrate» di cui all'art. 90 del CCRL, risorse destinate alla produttività, da corrispondersi all'esito della valutazione della performance del personale). Secondo la tesi del Presidente del Consiglio dei ministri, pertanto, le somme così stanziate, nella misura in cui non reintegrano le risorse contrattuali utilizzate per l'elemento perequativo una tantum, come i contratti collettivi nazionali, bensì incrementano l'indennità di amministrazione, aggirano di fatto il vincolo normativo del rispetto del limite finanziario delle somme complessivamente destinate ai trattamenti accessori del personale di cui all'art. 23, comma 2, del d.lgs. n. 75 del 2017, atteso che l'indennità di amministrazione rientra nell'ambito dei trattamenti accessori, come confermato dall'applicazione alla stessa delle ritenute previste per i primi dieci giorni di assenza per malattia dall'art. 71 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133. Di conseguenza la disposizione impugnata violerebbe le previsioni dell'accordo tra Stato e Regione Siciliana per il ripiano decennale del disavanzo del 16 ottobre 2023, rispetto all'impegno dell'ente regionale di contenere la spesa di personale, al netto dei rinnovi contrattuali nei limiti previsti per il medesimo periodo a livello nazionale, incluso il trattamento accessorio. Il ricorso sottolinea che, d'altra parte, anche a seguito della sottoscrizione del primo accordo per il ripiano decennale del disavanzo in data 14 gennaio 2021 tra Stato e Regione Siciliana, quest'ultima aveva già previsto in alcune leggi regionali un incremento del trattamento accessorio del personale, con disposizioni dichiarate costituzionalmente illegittime (sono citate le sentenze n. 200 e n. 190 del 2022 di questa Corte). Il Presidente del Consiglio dei ministri rappresenta che gli interventi volti al contenimento della spesa pubblica, come estrinsecati dalle disposizioni interposte, costituiscono principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica, che si ergono a norme fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica e, dunque, limitano anche il potere normativo della Regione ad autonomia speciale, cui pure l'art. 14, comma 1, lettera q), dello statuto attribuisce competenza legislativa esclusiva in materia di stato giuridico ed economico del proprio personale. Il ricorrente assume, inoltre, che l'art. 8 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2024 viola l'art. 97, primo comma, Cost., laddove pone in capo alle amministrazioni pubbliche il dovere di assicurare l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico, in coerenza con l'ordinamento dell'Unione europea, poiché non rispetta l'impegno assunto dalla Regione Siciliana al punto 10 dell'accordo del 16 ottobre 2023, nel senso di non contemplare, a fronte del riconoscimento di un turn over del personale superiore al 100 per cento, un trattamento del personale, anche accessorio, superiore rispetto a quello contemplato dalla contrattazione collettiva nazionale. A quest'ultimo riguardo, il ricorrente sottolinea che l'equilibrio di bilancio è un principio che non può essere derogato dalle regioni a statuto speciale, che, come chiarito nella giurisprudenza costituzionale, partecipano anch'esse alla finanza pubblica allargata (è citata la sentenza n. 165 del 2023), come del resto attestato dall'art. 9, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (Disposizioni per l'attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell'articolo 81, sesto comma, della Costituzione). Il ricorso statale deduce, infine, la violazione, da parte dello stesso art. 8 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2024, dei principi di buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa sanciti dall'art. 97, secondo comma, Cost., e vincolanti anche per la Regione resistente, come si ritrae dall'art. 14, comma 1, dello statuto reg. Siciliana, che, anche rispetto all'ordinamento degli uffici e allo statuto giuridico ed economico del personale (lettere p e q), precisa che la Regione deve esercitare le proprie competenze nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato. In particolare, il vulnus all'evocato parametro sarebbe correlato alla circostanza che l'elemento perequativo una tantum previsto dall'art. 47, comma 3, del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto funzioni centrali per il triennio 2019-2021, sottoscritto il 9 maggio 2022, ha l'obiettivo di riequilibrare i livelli retributivi più bassi, in coerenza con l'art. 1, comma 12, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)», mentre la norma regionale, con finalità opposte, incrementa l'indennità di amministrazione già in godimento in misura crescente all'inquadramento giuridico ed economico dei dipendenti, favorendo i soggetti con inquadramenti medio-alti. 1.2.- Il ricorrente impugna, inoltre, l'art. 25, comma 2, della stessa legge reg. Siciliana n. 1 del 2024, che, intervenendo sull'art. 20, comma 1, della legge della Regione Siciliana 3 novembre 1993, n. 30 (Norme in tema di programmazione sanitaria e di riorganizzazione territoriale delle unità sanitarie locali), riconosce, a decorrere dal 1° gennaio 2024, natura di ente del Servizio sanitario regionale (SSR) al Centro per la formazione permanente e l'aggiornamento del personale del servizio sanitario (CEFPAS, da ora, anche: Centro), con sede in Caltanissetta.