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Misure per la crescita nelle isole minori. Laboratorio Isole. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è il risultato di un metodo innovativo in fatto di elaborazione di testi normativi, oltre che per i suoi contenuti, sintetizzabili nella formula «dal territorio e per il territorio». Il presupposto è che le isole minori attendono da anni un provvedimento che affronti in modo organico i loro problemi. Nella precedente legislatura la 13ª Commissione permanente del Senato aveva elaborato un testo, risultato di una campagna di ascolto di tutte le istituzioni coinvolte; esso però non è mai arrivato a conclusione del suo iter , lasciando i 36 comuni ed i 220.000 abitanti interessati ancora in attesa di soluzioni adeguate alle loro necessità. In una materia come questa sono in questione alcuni diritti essenziali costituzionalmente garantiti, quali l'istruzione, la salute, la libertà di circolazione. Di qui la necessità di disporre soluzioni immediate. Un problema peculiare è quello relativo alle «aree interne». Dalle analisi contenute nei documenti elaborati ed approvati dal Ministro per la coesione territoriale del precedente Governo, risultano alcune precondizioni per lo sviluppo delle suddette aree. Il punto di partenza è che la condizione delle «aree interne» circondate dal mare è tale da esasperare e rendere più complessi sia i problemi che l'individuazione delle soluzioni. Ad esempio, quando le condizioni marittime diventano «agitate» non serve intensificare le corse dei traghetti per risolvere il problema della mobilità, come invece può accadere per le aree interne sulla terraferma, in cui più «correnti» mezzi di trasporto potrebbero avvicinare i cittadini ai servizi essenziali e garantire una scuola ed una sanità non di serie B. Occorrono, dunque, soluzioni specifiche. Come conseguenza dell'isolamento anche altri aspetti, quali lo smaltimento dei rifiuti, il rifornimento idrico, il rifornimento dei beni di prima necessità, l'amministrazione della giustizia, il radicamento delle attività imprenditoriali, lo sviluppo di settori quali l'agricoltura e la pesca, diventano più problematici e soprattutto più onerosi finanziariamente. Il costo della vita per un cittadino insulare è di gran lunga superiore a quello per un abitante della terraferma, ma non è superiore il suo reddito. L'economia insulare è basata soprattutto sul turismo, con tutti i problemi che da sempre sono evidenziati: stagionalità, costi maggiori, difficoltà nei collegamenti ed onerosità degli stessi, tutti fattori che influiscono sull'occupazione e sul reddito. Inoltre nelle isole il fattore stagionalità genera emigrazione verso la terraferma nei periodi di cosiddetta bassa stagione, che poi sono più lunghi di quelli di alta stagione. Così spesso l'emigrazione da temporanea diventa definitiva, nei casi in cui vengono trovate occasioni di radicamento lavorativo altrove. Questo porta ad un lento, ma continuo spopolamento. I giovani non possono accettare di rimanere in un contesto che non offre loro possibilità occupazionali qualificate, possibilità di istruzione e di vita culturale adeguate e tali da permettere loro di collocarsi in un mercato del lavoro in evoluzione e sempre più competitivo. L'attuale Governo è consapevole e determinato a creare le condizioni per una nuova economia capace di generare occasioni occupazionali. Le isole minori possono vantare un contesto ambientale, paesaggistico e culturale unico, che può diventare il motore del rilancio di questi territori. La stessa Unione europea (la Commissione europea il 29 giugno 2011 ha adottato il «Bilancio per la strategia Europa 2020») ha fatto dell'ambiente e della qualità della vita non solo una missione specifica, ma una missione trasversale a tutte le altre, nella convinzione che la loro valorizzazione possa costituire un volano occupazionale forte e durevole. Dunque è possibile ripartire dalle isole minori per provare a definire un nuovo modello di sviluppo integrato tra le varie realtà insulari italiane, ma anche europee; un modello incentrato sulla collaborazione tra istituzioni locali, regionali, nazionali ed europee, ma integrato anche a livello di finanza pubblica e di finanza privata. La crisi che stiamo attraversando impone un ripensamento dei ruoli, ma soprattutto del fare. In questo caso il percorso di innovazione è reso più facile dalla sperimentazione portata avanti dai comuni, dalle forze economiche e dai cittadini nell'arco di tredici anni. Si tratta di riconoscere e rafforzare questa sperimentazione e questa sussidiarietà, in modo da non vanificare il modello che faticosamente è stato creato. Anche le sette regioni interessate da isole minori hanno condiviso questa innovazione ed alcuni Ministeri particolarmente attenti hanno contribuito alla definizione di un percorso innovativo. Anzi, a suo tempo il Ministero dell’economia e delle finanze ed il Ministero dello sviluppo economico, con un finanziamento deliberato e direttamente erogato ai comuni, hanno reso possibili forme di sperimentazione. L'obiettivo di questo disegno di legge è quello di consolidare il percorso avviato nel 2000, che in questi ultimi anni è stato affievolito da ritorni verso pratiche di agire amministrativo più tradizionali. «Laboratorio isole» come metodo, nei termini definiti dal presente disegno di legge: è questo il frutto di una elaborazione comune con l'Associazione nazionale comuni isole minori (ANCIM), che ha visto il protagonismo anche dei cittadini e delle forze economiche locali. Forse è la prima volta che un provvedimento viene studiato e codeciso con le rappresentanze dei territori verso cui è diretto, nuovendo dalle specificità e fragilità che caratterizzano quelle realtà per cercare di trovare soluzioni mirate ed adeguate. Per questo si è scelto di non ricorrere ad audizioni a posteriori, ma di partire dall'ascolto e dal contributo di tutti, in vista di una elaborazione condivisa. Ne consegue l'auspicio che l'approvazione del presente disegno di legge risulti facilitata proprio dal suo essere frutto di una elaborazione a stretto contatto dei problemi e delle aspettative dei territori cui è destinato. Quindi sussidiarietà istituzionale, ma anche sussidiarietà intesa come possibilità di interventi più appropriati per le aree insulari. Si è voluto in questo modo realizzare un metodo diverso per attuare l'iniziativa legislativa del Parlamento, fondato non solo sul ruolo di rappresentanza del territorio che ha espresso gli eletti, ma sulla collaborazione e complementarietà di rappresentanti con i rappresentati. Come detto il presente disegno di legge è frutto di un lungo lavoro di ascolto, di contributi scritti da parte di insegnanti, medici, forze economiche ed istituzioni locali, impegnati non a stabilire «privilegi», ma a riconoscere e a normare diritti essenziali. Certo, le risorse economiche sono limitate e vanno utilizzate al meglio ed in modo coordinato per ottenere gli effetti sperati. In questo senso il provvedimento è ispirato al saggio agire della buona madre o padre di famiglia che cerca di amministrare al meglio le scarse risorse, rivedendo comportamenti e ripensandone di nuovi, adeguati a superare i problemi. Un ruolo forte, in questo modello di programmazione, dovrà essere attribuito ai nuovi fondi comunitari, ma anche agli attuali, non ancora spesi.