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L'Unione europea implicitamente ci dà ragione quando diciamo che questa fattispecie va disciplinata in maniera diversa ed esplicitamente dovrebbe farlo entrando nel concreto, pensando a misure specifiche e soprattutto evidenziando che sono sempre quei pochi Paesi che pagano per intero il prezzo di questa problematica. Andando avanti su quanto contenuto nell'atto, non posso che far riferimento a un parere espresso dalla 9 a Commissione, soprattutto perché, a mio avviso, introduce un tema su cui vorrei avviare una discussione. In altri interventi ho sostenuto che la politica dovrebbe essere neutrale nell'approccio tecnologico; la politica dovrebbe evidenziare i problemi e poi lasciare che la scienza, senza indicazioni specifiche, possa trovare le soluzioni perché in questo modo sarebbero puntuali e più efficaci. Nel parere della 9 a Commissione si dice espressamente di prevedere ulteriori incentivi per le superfici degradate, contaminate o destinate alla coltivazione di prodotti per i biocarburanti. A questo punto introduciamo il tema dei biocarburanti. È dimostrato che utilizzare biocarburanti per motori a combustione interna riduce le emissioni inquinanti in atmosfera di circa il 90 per cento. Evitiamo, pertanto, di andare ad aggravare un problema, che è altrettanto attuale come quelli del prezzo e della carenza di materie prime e di energia, andando a spingere verso una soluzione di mobilità che non è sostenibile. Forse per qualcuno lo è in tema ambientale; a mio avviso, non è sostenibile in tema fattuale ed economico. Il tempo purtroppo è finito; ci sarebbero state molte altre cose da dire, ma confido nel fatto che le diranno i miei colleghi. Auguro buon lavoro a tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatrici e senatori, il prolungarsi dell'emergenza sanitaria per la pandemia ha creato una forte instabilità sui mercati, determinando un incremento dei prezzi a livello mondiale delle principali commodity alimentari, di cui ne ha risentito anche l'Italia, dove gli effetti negativi di tali aumenti hanno interessato tutte le filiere agroalimentari. In base all'indice FAO dei prezzi alimentari, che a gennaio ha raggiunto una media di 113,3 punti, emerge infatti come a segnare tale andamento siano stati i prezzi internazionali del mais, seguiti da quelli dell'orzo e del grano. Si è trattato di una tendenza al rialzo che ha interessato anche lo zucchero e gli oli vegetali, i cui prezzi sono saliti addirittura di oltre il 9 per cento in un mese, raggiungendo il valore più alto dal maggio 2012. Simili aumenti si sono registrati anche sui prodotti lattiero-caseari e sulla carne. È dunque necessaria l'adozione di interventi volti a favorire il monitoraggio dell'andamento dei prezzi delle materie prime sul mercato al fine di arginare queste azioni speculative che destabilizzano il mercato e generano un fortissimo disequilibrio nella remunerazione dei fattori produttivi, a danno della competitività delle eccellenze agroalimentari. Mi riferisco soprattutto a quelle del made in Italy , in quanto sappiamo tutti che il nostro Paese è conosciuto nel mondo per le sue produzioni agroalimentari. In questo settore noi possiamo quindi segnare una differenza rispetto a tutti gli altri Paesi. Tuttavia, da tempo l'Italia ha intrapreso un percorso di trasparenza che negli anni l'ha portata ad avere l'impiego di un'etichettatura su gran parte dei cibi prodotti con materie prime italiane (dal grano, al pomodoro, al latte). Oggi rischiamo di perdere quanto acquisito con fatica negli anni, a causa della mancata proroga dei decreti ministeriali in scadenza alla fine di quest'anno, i quali hanno a loro tempo introdotto l'obbligo di etichettatura sugli alimenti, così apportando un importantissimo beneficio a tutte le filiere agroalimentari italiane. In questo l'Italia può essere un esempio per l'Europa. Bisogna lavorare per veder riconosciuta la qualità delle produzioni, puntando esclusivamente su origine e trasparenza. Non possiamo permetterci che altri Paesi indichino vie semplificate, promuovendo l'uso di etichette che assegnano un valore nutrizionale agli alimenti assolutamente alterato e non basato sulle rilevanze scientifiche, mettendo a rischio la salute dei consumatori e corretti stili di vita basati sui principi della dieta mediterranea e su un consumo giornaliero di prodotti naturali e stagionali. No al nutri-score : diciamolo forte e chiaro in quest'Aula. (Applausi) . Colleghi, il made in Italy è sempre sotto attacco e vedete quanta fatica viene fatta per difendere il nostro straordinario prosecco. Oggi in Veneto è stato convocato un importantissimo tavolo di lavoro su questo tema con il Presidente della Regione e il sottosegretario Centinaio. Credo sia di importanza vitale difendere le nostre produzioni e l'Europa deve essere un'amica e non una nemica dei nostri prodotti. Gli agricoltori e i piccoli imprenditori devono continuare a misurarsi sul mercato con dei panel che molto spesso non seguono i principi di trasparenza e le regole che il nostro Paese invece rispetta. Di fronte a ciò, il mercato italiano rischia di perdere competitività. Come spingere un agricoltore a essere competitivo e al passo con gli investimenti in sostenibilità ambientale se, con i suoi guadagni, non riesce neppure a ricoprire i costi per la raccolta della frutta e della verdura, l'allevamento e qualsiasi tipo di coltivazione? Colleghi, è emblematico il settore agrumicolo, nel quale - paradossalmente - l'Italia soffre un import del 19,8 per cento dall'Africa. Ciò è il frutto di un accordo siglato nel 2016 dall'Unione europea con gli Stati della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe. A seguito di questo accordo, gli agrumi dell'Africa hanno invaso il mercato, determinando il crollo dei prezzi di vendita dei prodotti italiani e un grido di dolore da parte degli agricoltori, soprattutto del Sud del nostro Paese. Il problema, però, è non soltanto di natura economica, ma anche e soprattutto sanitario e di salubrità. Infatti, mentre gli agricoltori italiani devono rispettare stringenti regole comunitarie, spesso sul mercato si trovano frutta e verdura con pochissime garanzie dal punto di vista fitosanitario e ciò è gravissimo. Non bisogna poi sottovalutare l'impatto ambientale legato non solo al trasporto di merci che spesso si trovano dall'altra parte del mondo, ma anche al mancato rispetto, da parte di molti Paesi (come, ad esempio, la Cina), delle regole ambientali che invece sono imposte all'Italia. Ciò è gravissimo. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,15) ( Segue BERGESIO). Anche per favorire la necessaria ripresa economica dell'Europa e dei singoli Stati membri è necessario dunque che, accanto alla definizione di obiettivi sempre più ambiziosi che l'Unione europea a volte ci propina, si affianchino scelte e criteri che sappiano indirizzare il sistema economico, soprattutto quello nazionale, verso una transizione ecologica graduale, condivisa e sostenibile, anche e soprattutto per permettere alle aziende italiane e a quelle europee di recuperare lo svantaggio commerciale rispetto a tutte le aziende che concorrono a livello mondiale.