[massime]

Processo penale - Giudizio immediato - Decreto di citazione a giudizio - Mancanza, insufficienza o inesattezza dell’avviso circa la facoltà dell’imputato di chiedere il giudizio abbreviato o l’applicazione della pena - Ritenuta inesistenza della sanzione della nullità - Lamentata difformità rispetto alla disciplina di cui all’art. 555, comma 2, cod. proc. pen., violazione del diritto di difesa, lesione del diritto dell’imputato di disporre del tempo e delle condizioni necessarie per preparare la difesa - Non fondatezza, nei sensi di cui in motivazione, della questione.. E' errato il presupposto interpretativo - da cui muove il rimettente - secondo il quale l'ordinamento vigente non preveda la nullità del decreto che ha disposto il giudizio immediato, ai sensi dell'art. 456 del codice di procedura penale, nell’ipotesi di mancanza, insufficienza o inesattezza dell’avviso che l’imputato può chiedere il giudizio abbreviato o l’applicazione della pena. L’effettivo esercizio della facoltà di chiedere i riti alternativi costituisce, infatti, una delle più incisive forme di “intervento” dell’imputato, cioè di partecipazione “attiva” alle vicende processuali, con la conseguenza che ogni illegittima menomazione di tale facoltà, risolvendosi nella violazione del diritto sancito dall’art. 24, secondo comma, Cost., integra la nullità di ordine generale sanzionata dall’art. 178, comma 1, lettera c), del codice di rito. Non è pertanto fondata, nei termini sopra precisati, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 456 del codice di procedura penale, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione. – Sulla richiesta di riti alternativi quale modalità di esercizio del diritto di difesa v., tra molte, le citate sentenze n. 497/1995, n. 76, n. 101 e n. 214/1993, n. 265/1994 e n. 70/1996.