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Misure urgenti per la riduzione dell'inquinamento da sostanze poli e perfluoroalchiliche (PFAS) e per il miglioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano. Onorevoli Senatori . – Il 19 gennaio 2022 la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, a seguito di un lungo lavoro di audizioni di esperti e istituzioni, ha approvato la Relazione sulla diffusione delle sostanze perfluoroalchiliche, che ha tra l'altro messo in evidenza la loro potenziale pericolosità per la salute umana. Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) costituiscono un'ampia famiglia di circa 4.700 composti chimici sintetici, prodotti chimici organici di sintesi, con caratteristiche molto particolari, molto innovative, che soprattutto hanno una capacita di idrorepellenza e di oleorepellenza, utilizzati da più di 60 anni per il trattamento superficiale come coadiuvanti di polimerizzazione e tensioattivi. In particolare, i PFAS sono stati utilizzati, a partire dagli anni Cinquanta, come emulsionanti e tensioattivi in prodotti per la pulizia, nella formulazione di insetticidi, rivestimenti protettivi, schiume antincendio e vernici. Sono oggi impiegati anche nella produzione di capi d'abbigliamento impermeabili, in prodotti per stampanti, pellicole fotografiche e superfici murarie, in materiali per la microelettronica e nelle meccaniche di precisione, grazie alla loro capacita di ridurre l'attrito nelle parti rotanti. Infine, una determinata tipologia di PFAS, i fluoropolimeri, trova impiego in applicazioni ad alto contenuto tecnologico, come nei dispositivi medicali, nelle batterie agli ioni di litio, nell'isolamento di cavi per le nuove tecnologie, nella realizzazione di semiconduttori per l'elettronica, nelle installazioni per gli impianti di energia rinnovabile (come batterie e celle a combustibile) e molto altro. La caratteristica che li rende potenzialmente pericolosi per la salute umana è il fatto che si accumulano non nel grasso, ma nel sangue e nel fegato rendendosi cosi biologicamente più disponibili, con lunghi tempi di eliminazione dall'organismo, che avviene a livello renale. Nell'uomo queste sostanze permangono per periodi estremamente lunghi, con un'emivita compresa tra i quattro e i cinque anni. Le sostanze perfluoroalchiliche sono inoltre molto persistenti nell'ambiente, contaminando il suolo, l'aria, l'acqua, e si trovano anche accumulati nel biota, sicché arrivano all'uomo attraverso la catena alimentare; inoltre, si diffondono molto facilmente in ambiente idrico. L'accumulo nella catena alimentare, sia acquatica che terrestre, è stato descritto recentemente in modo molto dettagliato in un'opinione scientifica dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) del 2018, che indica la presenza delle più alte concentrazioni di acido perfluoroottansolfonico (PFOS) e di acido perfluoroottanoico (PFOA) nelle principali categorie alimentari: il pesce, la carne, le uova, il latte, i prodotti derivati dal latte, l'acqua potabile e il pesce. Già a partire dagli anni 2000, sotto la spinta della preoccupazione per gli impatti negativi sulla salute e sull'ambiente, la legislazione dei vari Stati e l'industria hanno intrapreso azioni per ridurre il rilascio di PFAS a lunga catena in ambiente. Tuttavia, anche le « nuove » sostanze a catena corta hanno effetti inquinanti e pericolosi per la salute umana: spiccata mobilita attraverso i corpi idrici, analoga persistenza, addirittura superiore capacita di sfuggire ai trattamenti di depurazione. In Italia i siti di produzione delle sostanze perfluoroalchiliche sono due: Trissino in Veneto, dove fino al 2018 si trovava la Miteni, società poi fallita; e Spinetta Marengo in Piemonte, tuttora gestito dalla Solvay. In entrambi i siti, l'inquinamento della falda acquifera è molto forte, assai maggiore dei siti industriali dove gli PFAS sono solo utilizzati nella produzione, diffusi comunque in tutta Italia. In Veneto, in particolare, l'inquinamento da PFAS ha riguardato un comprensorio che fa riferimento a circa 250.000 abitanti nella provincia di Vicenza, in quella di Verona e nel basso padovano, un'« area rossa » che comprende ventuno comuni, e nonostante la concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche stia diminuendo, ciò accade comunque troppo lentamente (dati dell'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto - ARPAV - e dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale - ISPRA). Nel sito piemontese della Solvay, invece, che produce e utilizza PFAS nei suoi processi produttivi sin dagli anni Novanta, l'inquinamento da PFAS si è propagato sia attraverso le acque sotterrane, sia attraverso le acque superficiali per centinaia di chilometri di distanza fuori del territorio di Alessandria. La barriera idraulica realizzata da Solvay per contenere l'inquinamento dei PFAS, che contaminano la falda sottostante lo stabilimento, non riesce a bloccare il flusso di acqua sotterranea contaminata, che quindi fluiscono attraverso la barriera e si diffondono a chilometri di distanza nei territori a valle dello stabilimento. Gli scarichi delle acque reflue, notevolmente inquinate, che dallo stabilimento vengono scaricati nel fiume Bormida, poi si riversano nel fiume Po, veicolando i PFAS a molti chilometri di distanza. Per quanto riguarda i possibili effetti sulla salute dovuti all'esposizione a PFAS, le attuali conoscenze derivano in primo luogo da indagini epidemiologiche su lavoratori e popolazioni esposte, e riguardano principalmente disfunzioni del sistema immunitario, l'insorgere di tumori, disturbi endocrini, cardiopatie. L'esposizione agli PFAS comporta nella popolazione esposta conseguenze pesanti in termini di aumento di patologie molto gravi. A sostegno di ciò, ci si può confrontare con i dati dello studio « Contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche in Veneto: valutazione dell'esposizione alimentare e caratterizzazione del rischio » del 2019 realizzato dal Dipartimento di sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell'Istituto superiore di sanità; con lo studio « Keeping our water clean: the case of water contamination in the Veneto Region, Italy » dell'Organizzazione mondiale della sanità. Gli effetti immunodepressivi sulla popolazione esposta ai PFAS sono stati analizzati anche in un articolo pubblicato a marzo 2021 sull' International Journal of Environmental Research and Public Health dal titolo « Exposure to Perfluoroalkyl Substances and Mortality for COVID-19: A Spatial Ecological Analysis in the Veneto Region (Italy) ». Gli studi dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) hanno confermato un'associazione positiva con i tumori dei testicoli e dei reni, classificando il PFOA come possibilmente cancerogeno per l'uomo. Nel 2020 la Commissione europea ha chiesto all'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) una valutazione scientifica sui rischi per la salute umana legati alla presenza di 27 sostanze poli e perfluoroalchiliche (PFAS) nel cibo.