[pronunce]

- In secondo luogo, ad avviso del ricorrente, la normativa regionale impugnata, «disponendo l'autorizzazione del piano di cattura dei richiami vivi per la stagione venatoria in corso in contrasto con il parere sfavorevole reso dall'ISPRA», violerebbe l'art. 4, comma 3, della legge n. 157 del 1992, che richiederebbe «espressamente l'acquisizione del parere favorevole dell'ISPRA». Conseguentemente, considerato che il citato art. 4 rappresenterebbe «una misura minima di tutela», in quanto tale «inderogabile per il legislatore regionale», il suo mancato rispetto farebbe «venir meno quegli standard minimi e uniformi di tutela della fauna» rientranti nella competenza legislativa esclusiva dello Stato, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. Infatti, secondo il ricorrente, la legge regionale censurata avrebbe disatteso il parere sfavorevole dell'ISPRA (espresso con la citata nota n. 28164 del 2010) senza fornire alcuna spiegazione delle ragioni per cui la soluzione alternativa della riproduzione in cattività prospettata dal suddetto Istituto non potesse essere soddisfacente. 8. - Il ricorrente formula altresì istanza di sospensione dell'esecuzione dell'atto impugnato, ritenendo sussistenti i presupposti per accordare la tutela in via d'urgenza ai sensi degli artt. 35 e 40 della legge n. 87 del 1953. 9. - Si è costituita in giudizio la Regione Toscana, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata. 9.1. - In primo luogo, la resistente osserva che, secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia delle Comunità europee, la possibilità di derogare al regime limitativo della caccia prevista dall'art. 9 della direttiva n. 147/2009/CE risulterebbe ammissibile al ricorrere di tre condizioni: innanzitutto, che non risulti percorribile un'altra soluzione soddisfacente; in secondo luogo, che sussista uno dei motivi tassativamente elencati dal citato art. 9, paragrafo 1, lettere a), b) e c); in terzo luogo, che la deroga sia adottata con le prescritte formalità indicate al paragrafo 2 del medesimo articolo. Quanto al primo requisito, prosegue la Regione Toscana, il preambolo della legge regionale n. 50 del 2010 - a differenza di quanto effettuato con la legge regionale 17 settembre 2009, n. 53, recante «Disciplina dell'attività di cattura degli uccelli selvatici da richiamo per l'anno 2009 ai sensi dell'articolo 4 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) e dell'articolo 34 della legge regionale 12 gennaio 1994, n. 3 (Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio")» - espliciterebbe dettagliatamente le ragioni della insussistenza di «altre soluzioni soddisfacenti», fra cui quella indicata dall'ISPRA concernente l'allevamento delle specie da richiamo in cattività, fornendo elementi «oggettivamente verificabili» che giustificherebbero il ricorso alla deroga. In particolare la difesa regionale osserva che la legge regionale impugnata prevede che «la disponibilità degli uccelli da utilizzare come richiami vivi, risulta essere ancora insufficiente rispetto al fabbisogno accertato, in rapporto al numero dei cacciatori e al quantitativo di richiami utilizzabile da ciascuno di essi», e che - nonostante (dal 1998 ad oggi) il numero degli impianti di cattura sia in continua diminuzione così come «il numero degli uccelli catturabili» -non «esiste al momento altra condizione soddisfacente a fronte delle richieste pervenute, se non quella del metodo delle catture» regolate dalla nota dell'ISPRA del 15 aprile 1998 n. 2539/T-A62, «mediante la quale vengono dettate fra l'altro le norme generali per l'attivazione e la gestione degli impianti di cattura di uccelli a fini di richiamo». Alla luce di tali specificazioni, ad avviso della resistente, la Regione avrebbe evidenziato gli «elementi oggettivamente» verificabili che giustificherebbero il ricorso alla deroga. 9.2. - Quanto alla seconda condizione dettata dalla normativa comunitaria, la Regione sottolinea che l'attività di cattura dei richiami vivi è stata qualificata, in sede di accordo tra Governo, Regioni e Province autonome, quale specifica fattispecie di deroga riconducibile alla lettera c) dell'art. 9 della citata direttiva e ciò in linea con quanto affermato dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea. Alla luce di tale considerazione, dunque, risulterebbe integrata anche la seconda condizione prevista dall'art. 9 della direttiva 147/2009/CE. 9.3. - Quanto al terzo requisito, concernente il rispetto delle prescrizioni formali previste dal paragrafo 2 dell'art. 9 delle ricordata direttiva 147/2009/CE, la Regione evidenzia che l'art. 2 della legge regionale n. 50 del 2010 conterrebbe tutti gli elementi ivi prescritti, posto che esso menzionerebbe sia le specie che formano oggetto della deroga sia le autorità abilitate alla gestione degli impianti di cattura, mentre i controlli e la vigilanza sulle attività di cattura risulterebbero disciplinati dal successivo art. 3 della medesima legge regionale n. 50 del 2010. Alla luce di tali considerazioni, il primo motivo di ricorso dovrebbe essere respinto. 9.4. - Con riferimento al secondo motivo di ricorso, la resistente osserva che, a seguito della riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, la materia della caccia rientra tra le competenze rimesse alla potestà legislativa residuale delle Regioni ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost., pur riconoscendo che essa incontra i limiti derivanti, oltre che dall'ordinamento comunitario, anche dai principi stabiliti dalla normativa statale in base all'art.117, secondo comma, lettera s), Cost. Ciò premesso, secondo la Regione, l'art. 4 della legge n. 157 del 1992 prevedrebbe, in relazione all'attività di cattura, la necessità di acquisire il parere dal competente Istituto (ISPRA), ma non anche che la potestà legislativa regionale risulti vincolata da esso. Conseguentemente, la disposizione impugnata risulterebbe pienamente legittima, posto che il parere dell'ISPRA sarebbe stato richiesto, così come prescritto, e motivatamente disatteso «ritenendo del tutto insufficiente il ricorso agli allevamenti, così come illustrato al punto 1, e comunque ritenendo soddisfatti tutti i requisiti prescritti dall'art. 9 della direttiva 79/409/CEE». 9.5. - Con riferimento, infine, all'istanza di sospensiva formulata dal ricorrente, la Regione Toscana contesta che ne ricorrano i presupposti. 10.