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Disposizioni relative ai funzionari giuridico pedagogici del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. Onorevoli Senatori. – Il provvedimento in esame si rende opportuno al fine di conferire maggiore effettività alla funzione rieducativa della pena attraverso più proficue sinergie tra gli operatori del sistema penitenziario. Nonostante siano passati oltre 40 anni dall'entrata in vigore dell'ordinamento penitenziario, a tutt'oggi si assiste di frequente, nell'esecuzione penale intramuraria, a dispute tra istanze di risocializzazione ed istanze di sicurezza che parrebbero sintomatiche del mancato perseguimento, da parte di tutti gli operatori penitenziari, del compito istituzionale a loro attribuito, e cioè l'inclusione sociale dell'autore di reato. Talora si registrano atteggiamenti di reciproca diffidenza tra gli operatori penitenziari che non favoriscono la circolarità delle informazioni fondamentali afferenti agli utenti ed alle dinamiche intramurarie, atteggiamenti che quindi finiscono per rendere non proficuo il processo di osservazione della personalità dell'autore di reato. Quanto sopra evidenziato è essenzialmente riconducibile all'attuale assetto organizzativo dei profili professionali che è radicalmente dicotomico e non ha favorito un senso di comune appartenenza tra i citati operatori. Tale assetto si struttura su una radicale differenza di status tra appartenenti ad un Corpo di polizia (gli operatori di polizia penitenziaria) e i funzionari giuridico pedagogici i quali ultimi rivestono uno status che non si differenzia dagli altri funzionari appartenenti al comparto Funzioni centrali. Inoltre, nessuna gratificazione né morale, né economica differenzia tali funzionari dagli altri appartenenti al comparto citato. Non sussiste ancora in atto alcun riconoscimento della specificità della figura professionale dei funzionari giuridico pedagogici del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, specificità che discende dalla peculiarità dei compiti esercitati e del contesto lavorativo in cui questi ultimi vengono esplicati. In particolare, tale figura si distingue dalle altre appartenenti al comparto Funzioni centrali: per responsabilità (sugli stessi grava parte della responsabilità della restituzione alla società libera di coloro che hanno violato il patto sociale o della mancata restituzione in libertà, attraverso l'osservazione scientifica della personalità, l'approntamento dei programmi di trattamento e la valutazione del percorso intramurario effettuato dal reo quando viene incardinato un procedimento di sorveglianza); per rischio personale (il funzionario citato svolge la sua attività lavorativa a contatto con i detenuti all'interno degli istituti penitenziari ed appone la propria firma sugli atti di osservazione che vengono inviati alla magistratura di sorveglianza nei procedimenti di concessione di misure alternative e degli altri benefici previsti dall'ordinamento penitenziario, e non di rado riceve minacce esplicite o velate da parte degli utenti o manifestazioni aggressive da parte degli stessi; per particolare esposizione a fattori di stress (il rischio burn-out di cui tanto si parla investe anche i funzionari giuridico-pedagogici); per la speciale capacità e l'impegno professionale richiesti ed esplicati nell'effettuazione dell'osservazione scientifica della personalità degli autori di reato. Tali aspetti giustificano senza ombra di dubbio la qualificazione di lavoro usurante dell'attività esercitata dai funzionari giuridico pedagogici. Queste considerazioni sono alla base del presente di disegno di legge che si pone come obiettivo di pervenire ad un diverso assetto organizzativo del personale che attende al trattamento penitenziario al fine di agevolare la maturazione di un senso di comune appartenenza e il reciproco riconoscimento dei ruoli. Tale provvedimento ha, quindi, la finalità di promuovere un'osmosi culturale-professionale tra il personale di polizia penitenziaria ed i funzionari giuridico pedagogici nonché la comune considerazione, in ogni singolo operatore, di tutti gli interessi tutelati nell'esecuzione penale intramuraria. Trattasi di un processo di interazione circolare tra gli aspetti appena considerati, che consentirebbe a tutti gli operatori del trattamento di perseguire un unico obbiettivo istituzionale, il reinserimento sociale del reo. Tale processo, inoltre, non potrà che avere positive conseguenze anche in direzione di un'accelerazione del percorso di umanizzazione della pena attraverso più funzionali relazioni interprofessionali tra gli operatori istituzionali del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria che si occupano del trattamento penitenziario. Si evidenzia, inoltre, che i già funzionari giuridico pedagogici legittimamente rivendicano un riconoscimento giuridico ed economico (compresa la progressione in carriera) adeguato al ruolo ed ai compiti svolti attraverso la creazione di un ruolo tecnico del Corpo di polizia penitenziaria in cui assorbire i funzionari giuridico pedagogici, da denominare « ruolo tecnico dei direttori del trattamento » e riservare a tali funzionari un trattamento giuridico ed economico analogo a quello previsto dagli attuali funzionari del corpo citato. Altra condicio sine qua non per il conseguimento del compito degli operatori penitenziari è rappresentata dalla possibilità di sganciare tale ruolo tecnico da qualsiasi dipendenza gerarchica rispetto ai commissari penitenziari, ma riservare la dipendenza dei funzionari giuridico pedagogici soltanto nei rapporti con il direttore di istituto e ferma restando l'autonomia professionale di ciascun funzionario per gli aspetti squisitamente tecnici di loro competenza. L'assetto organizzativo, come sopra delineato, garantisce performance dirette all'inclusione sociale del reo e non intaccherebbe minimamente la vocazione al trattamento rieducativo dei funzionari giuridico pedagogici, fondata su capisaldi irrinunciabili, tra cui l'attitudine allo scrupoloso rispetto del dettato costituzionale e la formazione multidisciplinare. Attraverso tale assetto organizzativo degli operatori penitenziari istituzionali, pertanto, non sono ipotizzabili contaminazioni securitarie per i funzionari giuridico pedagogici. Esso mira invece a creare fertile terreno per le effettive sinergie necessarie a condurre a buon fine i percorsi di risocializzazione. Si sottolinea, inoltre, che l'utenza che ha intenzione di instaurare una vera relazione d'aiuto la richiede oppure no a prescindere dallo status dell'interlocutore. Le ragioni dell'opportunità di questo intervento normativo si devono all'ulteriore considerazione che la previsione di un nuovo modello organizzativo consente l'adeguamento dello Stato italiano alle esortazioni contenute nelle regole penitenziarie europee deliberate dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa e contenute nella raccomandazione agli Stati membri R(2006)2. La regola n. 79 prevede, infatti, l'attribuzione agli operatori penitenziari, quali sono senza ombra di dubbio anche i funzionari giuridico pedagogici, dei benefici spettanti agli appartenenti alle Forze dell'ordine. Infatti, la natura complessa dei compiti, lo svolgimento degli stessi all'interno di un istituto penitenziario, i rischi connessi e la responsabilità sociale discendente dall'esercizio di tale ruolo giustificano un trattamento giuridico ed economico ben diverso dall'attuale..