[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lettera g), della legge 23 ottobre 1992, n. 421 (Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale) e dell'art. 2, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 (Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell'articolo 3 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), promosso dalla Corte d'appello di Firenze nel procedimento civile vertente tra l'INPS e Rastrelli Giovanna, con ordinanza del 17 maggio 2012, iscritta al n. 173 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visti gli atti di costituzione dell'INPS e di Rastrelli Giovanna, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 24 giugno 2014 il Giudice relatore Mario Rosario Morelli; uditi gli avvocati Luigi Caliulo per l'INPS, G. Sante Assennato e Gabriella Del Rosso per Rastrelli Giovanna e l'avvocato dello Stato Gianni De Bellis per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Nel corso di un giudizio civile promosso da una «lavorante a domicilio» per ottenere dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) il riconoscimento del «diritto [...] alla liquidazione della pensione di vecchiaia ai sensi dell'art. 2, comma 3, lett. b), del d.lgs. n. 503/92 [Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell'articolo 3 della legge 23 ottobre 1992, n. 421]», la Corte d'appello di Firenze - adita su gravame dell'Istituto avverso la decisione di primo grado favorevole alla ricorrente - ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata in riferimento all'art. 3 Cost., ed ha per ciò sollevato, con l'ordinanza in epigrafe, questione incidentale di legittimità costituzionale della predetta norma delegata e della corrispondente norma delegante, di cui all'art. 3, comma 1, lettera g), della legge 23 ottobre 1992, n. 421 (Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale). La Corte rimettente aderisce, in premessa, alla esegesi della normativa denunciata operata dalla Corte di cassazione (sentenza n. 3044 del 2012), nel senso che il regime agevolato (in deroga alla regola dell'innalzamento a 20 anni del requisito contributivo per l'accesso alla pensione di vecchiaia) - ivi previsto in favore dei lavoratori subordinati assicurati per meno di 52 settimane per anno solare (per un periodo non inferiore a dieci anni nell'arco di un rapporto assicurativo di almeno venticinque anni) - abbia natura eccezionale e sia, in via esclusiva, riferibile ai lavoratori "a tempo determinato", non occupati per l'intero anno solare, e non anche ai lavoratori che, sebbene occupati a tempo indeterminato, a causa della modalità intermittente di esplicazione della prestazione, risultino parimenti assicurati per meno di 52 settimane annue. Avendo, quindi, riguardo alla posizione della ricorrente lavoratrice a domicilio - la quale «in ragione del sistema di accredito [...] delle sole giornate di lavoro comprese nel periodo intercorrente tra la data di consegna e quella "prevista" per la riconsegna [...] viene a trovarsi accreditato nel corso dell'anno un numero di settimane inferiore a 52 pur svolgendo la sua attività con continuità» - ne inferisce il Collegio a quo che il diritto a pensione invocato da detta lavoratrice «non è pertanto attingibile in via di interpretazione, ma solo attraverso la rimozione dalla legge delega prima e, quindi, dalla norma delegata della limitazione del più favorevole regime per l'accesso alla pensione di vecchiaia ai soli rapporti di lavoro a tempo determinato inferiore a 52 settimane per anno». E, a tal fine, appunto, la Corte rimettente prospetta il contrasto della suindicata normativa con il precetto dell'art. 3 della Costituzione, per irragionevole disparità di trattamento di «situazioni omogenee ed egualmente meritevoli dello stesso tipo di tutela», quali quelle dei lavoratori le cui prestazioni non coprono l'intero anno solare (e non sono corrispondentemente assicurate), sia in ragione della natura del rapporto (a tempo determinato), sia a causa delle modalità intermittenti di esplicazione di una attività continuativa di lavoro. 2.- Si sono costituiti innanzi a questa Corte sia l'Istituto appellante sia la parte appellata nel giudizio principale. 2.1.- Il primo ha concluso per la manifesta infondatezza della questione «non potendo essere considerati alla stessa stregua, ai sensi dell'art. 3 della Costituzione, i lavoratori a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato in rapporto alla contribuzione correlata alle prestazioni da loro rese», posto che il «mancato accredito per le 52 settimane dell'anno solare dipende per i primi dal fatto che per alcuni periodi non hanno svolto alcuna attività, avendo inanellato una serie di rapporti precari di breve durata, mentre per i secondi dal sistema di accredito contributivo espressamente previsto per una determinata tipologia di lavoro, in relazione alle modalità di svolgimento dell'attività continuativamente prestata dal lavoratore», e dovendosi anche considerare «il potere discrezionale del legislatore di limitare ad alcune categorie di lavoratori le previsioni normative che, tra l'altro, comportano ulteriori esborsi, come nel caso di specie, valutando le situazioni più meritevoli di tutela». 2.2.- La difesa della ricorrente ha viceversa sostenuto, in via principale, che l'unica interpretazione costituzionalmente compatibile della disposizione derogatoria in esame sia quella, estensiva, accolta dalla giurisprudenza di merito, per la quale detta deroga esprimerebbe una disciplina di favore per quelle posizioni assicurative connotate da un minor accredito contributivo nell'anno solare, compensate da una maggiore anzianità assicurativa, senza tuttavia alcun richiamo specifico alle ragioni ad esso sottese. In subordine, ha chiesto dichiararsi la illegittimità costituzionale delle disposizioni denunciate, con argomentazioni adesive all'ordinanza di rimessione, ulteriormente illustrate anche con memoria.