[resaula]

nei giorni successivi le riammissioni si sono susseguite con intensità e hanno riguardato moltissimi cittadini afghani e pakistani; le riammissioni sono state effettuate non in ragione del ripristino dei controlli alle frontiere interne, mai formalmente avvenuto, bensì in applicazione dell'accordo bilaterale stipulato tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Slovenia sulla riammissione delle persone alla frontiera firmato a Roma il 3 settembre 1996; non si può ignorare il fatto che le persone riammesse in Slovenia siano poi soggette ad una successiva riammissione in Croazia e da qui, spesso dopo violenze perpetrate dalle autorità di polizia croata e documentate, tra gli altri, da organizzazioni quali "Amnesty international", ulteriormente riammesse in Serbia o in Bosnia, in condizioni di totale abbandono morale e materiale; come enunciato all'articolo 2 dell'accordo di riammissione, è esclusa la sua applicazione ai rifugiati riconosciuti ai sensi della Convenzione di Ginevra; a tal proposito, non è possibile obiettare che anche l'accordo faccia riferimento ai rifugiati e non ai richiedenti asilo, posto che, come noto, il riconoscimento dello status di rifugiato è un procedimento di riconoscimento di un diritto soggettivo, i cui presupposti abbisognano di essere accertati, con la logica conseguenza che non vi è alcuna possibilità di distinguere tra richiedenti protezione e rifugiati riconosciuti, dovendosi garantire in ogni caso l'accesso alla procedura; al contempo, deve essere evidenziato come l'espressione "riammissioni senza formalità" contenuta nell'accordo non possa essere intesa come una procedura che avviene senza l'emanazione di un provvedimento amministrativo, sebbene succintamente motivato; considerato che: secondo i dati dell'alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNCHR), tra gennaio e settembre 2019, circa 4.868 persone sono state respinte dalla Croazia in Bosnia o in Serbia; l'uso sistematico della violenza da parte delle autorità di polizia croate è stato denunciato da numerose organizzazioni non governative; a titolo esemplificativo, nel 2019 i volontari del "Border monitoring violence network" hanno raccolto numerose testimonianze di persone respinte da ufficiali della polizia croata con l'uso di armi anche a scopo offensivo; a fine giugno 2020, enti tra i quali Amnesty international, Osservatorio Balcani e Istituto pace sviluppo innovazione Acli hanno presentato un dossier sulla grave situazione legata al mancato rispetto dei diritti fondamentali dei migranti da parte delle autorità di polizia nei diversi Paesi dell'area balcanica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno avviare un confronto con il Governo sloveno, e con il suo omologo competente per il dicastero degli esteri, con l'obiettivo di sensibilizzare le istituzioni slovene a rispettare l'accordo bilaterale sulla riammissione delle persone alla frontiera firmato nel 1996 tra Italia e Slovenia; se, al contempo, non ritenga di valutare la possibilità di porre il tema all'attenzione delle istituzioni europee, proprio in considerazione delle costanti violazioni di diritti fondamentali perpetrate nei confronti dei migranti e dei rifugiati. Atto n. 4-04681 VANIN GIROTTO ANGRISANI PAVANELLI TRENTACOSTE MONTEVECCHI LANNUTTI DONNO ROMANO MATRISCIANO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il 30 settembre 2020, il comitato tecnico amministrativo del provveditorato alle opere pubbliche di Venezia ha approvato la "Procedura per la difesa dagli allagamenti nella fase provvisoria rev. 14 di data 28 settembre 2020"; la procedura approvata prevede fino alla data di ultimazione dei lavori del MOSE (modulo sperimentale elettromeccanico), annunciata per il 31 dicembre 2021, di attivare le barriere solamente per previsioni di acque alte eccezionali e comunque superiori a 130 centimetri; questo significa che in caso di previsioni di marea inferiore a 130 centimetri le barriere del MOSE non vengono azionate e se si verifica un aggiornamento della previsione meteomarina a ridosso del picco di marea non vi sono più i tempi tecnici per alzare le paratoie, con il conseguente grave allagamento degli abitati di Venezia e Chioggia; considerato che, a parere degli interroganti: non sussistono motivazioni tecniche che giustificano l'apertura in fase provvisoria a quota 130 centimetri e non a quota 110 centimetri poiché nella seconda ipotesi le condizioni sono sicuramente meno sfavorevoli; oltre che dal punto di vista giuridico, accertata l'incompetenza di derogare alla quota di attivazione delle barriere fissata a 110 centimetri dal comitato per lo studio dei provvedimenti di Venezia ("comitatone") nelle adunanze dell'8 marzo 1999, 12 luglio 2000 e 6 dicembre 2001 ed altresì approvata dal Consiglio dei ministri nella riunione del 15 marzo 2001, non si ravvisano le motivazioni tecniche per l'apertura solamente per previsioni meteomarine con quota 130 centimetri, richiamando semplicemente che non tutto è ancora a regime, collaudato e verificato; la mancata attivazione al livello 110 centimetri sul medio mare, per quanto sopra, si potrebbe configurare come danno erariale, per il mancato utilizzo di uno strumento di protezione civile quale può essere considerato il sistema delle barriere del MOSE ed altresì la mancata attivazione può comportare rischio per la pubblica incolumità, come avvenuto in occasione dell'evento del 12 novembre 2019 quando una persona residente nell'abitato di Pellestrina è rimasta folgorata a causa di un corto circuito elettrico presso la propria abitazione allagata dall'acqua alta; l'opera, infine, risulta gestita da personale in possesso di lauree non specialistiche (ingegneria con specializzazione in idraulica, opere marittime, difesa del suolo, geotecnica, eccetera) come l'architetto Elisabetta Spitz, esperta nella cartolarizzazione (vendita) degli immobili demaniali in uso allo Stato, e come la dottoressa Cinzia Zincone, laureata in Scienze politiche, come si evince dal suo curriculum , che parrebbe più idonea alla governance del personale piuttosto che del delicato equilibrio dell'ecosistema lagunare, che richiede conoscenze ingegneristiche in ambito idraulico, marittimo ed ambientale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attestare la quota di apertura del MOSE, fino al 31 dicembre 2021, solamente per previsioni di marea pari o superiore a 130 centimetri ovvero dichiararla illegittima perché stabilita in difformità a quanto precedentemente stabilito dal comitatone nelle adunanze dell'8 marzo 1999, 12 luglio 2000 e 6 dicembre 2001 ed altresì approvata dal Consiglio dei ministri nella riunione del 15 marzo 2001. Atto n. 4-04682 GASPARRI RIZZOTTI Ai Ministri della salute e per gli affari europei Premesso che: dalle notizie pubblicate dal settimanale tedesco "Der Spiegel", "l'UE ha limitato gli acquisti da Pfizer-BioNTech per non danneggiare Sanofi", come riportato anche dal "Corriere della Sera";