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Dobbiamo però ribadire e sottolineare alcuni aspetti. Comincio dalla questione delle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Chi ha avuto la pazienza di leggere la relazione avrà visto un quadro che presentava delle criticità. Voglio adoperare comunque una forma temporale al passato, perché questa relazione è stata redatta a seguito di azioni e ispezioni che hanno riguardato per lo più la prima parte del 2019, prima del cambio di maggioranza all'interno della Regione Umbria. Chi ha avuto la pazienza di leggere la relazione avrà visto che, pur tra le difficoltà, sono state fatte comunque delle cose buone. Vorrei innanzitutto ricordare in quest'Aula, in modo particolare alle persone che si interessano di queste problematiche, la dichiarazione che ha voluto lasciare il presidente della Gesenu, attraverso quella che è stata la sua opera. Parliamo di una persona che è stata scelta dal socio pubblico, cioè dal Comune di Perugia; si tratta precisamente - vorrei ricordarlo in quest'Aula - del dottor Wladimiro De Nunzio, già sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione e presidente della corte d'appello di Perugia, che ha svolto un'opera attenta di risanamento della compagine societaria, consentendo alla Gesenu di passare da una situazione in cui aveva delle interdittive antimafia alla white list . Credo che questo meriti un cenno, con riferimento a quello che di positivo è stato fatto ed è stato assunto, tenendo conto del quadro generale. C'è poi un altro aspetto: la relazione prende atto del fatto che le discariche non possono continuare ad andare avanti allo stesso modo, per un problema di capienza; un problema che è stato dettato da una programmazione regionale non confacente, perché - se non ricordo male - l'ultimo piano regionale risale al 2009 e quindi si è arrivati decisamente affaticati, da questo punto di vista, come viene detto nella stessa relazione. Non può non essere così, perché la raccolta differenziata raggiunge livelli pari al 66 per cento. Quindi c'è un ragionamento di prospettiva: abbiamo cioè una relazione che fotografa l'esistente e sicuramente tiene conto di alcuni passi in avanti compiuti da alcune amministrazioni, ma serve a fotografare quello che c'era e, naturalmente, a costituire uno sfondo per quello che deve essere e sarà fatto. Anche su questo aspetto vorrei spendere alcune parole, visto che il nostro voto sarà favorevole, proprio perché guardiamo al futuro, cioè a quello che ha deciso di fare la nuova amministrazione regionale. Il collega che mi ha preceduto ha detto che abbiamo la descrizione di una situazione che serve alla autorità competenti, Regione in primis . La Regione di questa situazione ha preso atto e ha individuato cinque obiettivi fondamentali: la chiusura del ciclo (ci deve essere la percentuale del 10 per cento con riferimento alle discariche), l'autosufficienza (i rifiuti devono essere gestiti in Umbria), la tutela della salute, la tutela dell'ambiente e infine la gestione economica, con particolare riferimento ai costi. Su questo, a nome dell'attuale amministrazione regionale, il vice presidente nonché assessore all'ambiente sono stati sicuramente molto chiari nell'individuare una prospettiva strategica non limitata a qualche anno, ma che abbia un orizzonte strategico di sviluppo di almeno dieci o quindici anni. Ribadisco quindi che la relazione in esame ha la sua importanza, è datata precisamente nel tempo, ma coadiuva le scelte che sono state fatte, perché per arrivare a una nuova programmazione regionale sarà necessario l'apporto tecnico e scientifico. In questo senso si è mossa la Giunta, con l'individuazione di un comitato tecnico-scientifico, che vede la partecipazione dell'Università e del Parco 3A, attraverso il quale arrivare a riformulare il piano regionale dei rifiuti prima della seconda metà del 2021 e assumere quindi le scelte conseguenti. Questo è il motivo che ci porta a guardare avanti e non indietro e ci spinge a esprimere un voto positivo sulla relazione, che peraltro sarà unanime, perché l'intenzione è di evitare che in una Regione piccola come l'Umbria possano esserci, per i rifiuti, problemi collegati più a vicende giudiziarie che a una vera e propria gestione di governo della materia. Per questa ragione voteremo a favore del documento, guardando avanti, apprezzandone le linee che già prendevano atto della situazione, applicate in passato, ma sicuramente caratteristiche della nuova amministrazione regionale. Naturalmente, ci sarà anche la fotografia fatta dal lavoro della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. (Applausi) . BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, chiedo un po' di pazienza, visto il tema che mi tocca personalmente, e non solo come umbro. La relazione non si limita a riassumere un lavoro importante e approfondito, che tutti i colleghi hanno richiamato ed ha coinvolto la Commissione da febbraio ad aprile dello scorso anno, ma analizza in modo approfondito le oltre 4.000 pagine che abbiamo ricevuto, tutti gli stenografici e tutto ciò che abbiamo visto. È la conclusione di un percorso che parte da prima, dal 2015, quando con un fulmine a ciel sereno, il prefetto di Perugia emanò un'interdittiva antimafia per Gesenu e le aziende collegate. Mentre tutti noi guardavamo al rischio che la criminalità organizzata fosse approdata in Umbria - in realtà riguardava una società collegata e dei fatti non prettamente collegati all'Umbria - partì una commissione d'inchiesta regionale sulla tenuta del sistema dei rifiuti. Mentre tutti si aspettavano di trovare chissà cosa proveniente da altre Regioni, si aprì un vaso di Pandora; un vaso di Pandora che ha portato l'Umbria a essere in un certo senso il protagonista di un film che viene accoltellato, portato all'ospedale e, per fortuna, grazie all'accoltellamento, scopre di avere un cancro che ancora non dà sintomi, ma lo sta divorando e quindi interviene. A quella commissione d'inchiesta regionale che si cercava di chiudere al più presto, e alla quale furono dati solo quattro mesi, seguì anche la richiesta di apertura di un'inchiesta della Commissione bicamerale d'inchiesta sugli ecoreati della precedente legislatura. Vorrei ringraziare il collega Candiani, che mi fa un certo effetto chiamare così in questo momento, e il senatore Arrigoni, che hanno iniziato una prima inchiesta nella XVII legislatura, interessandosi della discarica Le Crete, della Valnestore e della Gesenu. Quello che però viene oggi minimizzato, dicendo che tutto sommato non ci sono infiltrazioni da altre Regioni, è tutta «materia prima locale» - permettetemi la battuta - e dal mio punto di vista non serve a sminuire, ma ad accentuare ancora quanto è emerso e dovrebbe farci riflettere tutti. Non c'è infatti territorio alcuno che sia immune e non ci sono Regioni di provenienza che possono essere additate. Nessuno può sentirsi superiore rispetto al rischio che i rifiuti, purtroppo sulla pelle della salute e dell'ambiente, risultino non abbastanza ghiotti per qualcuno. Ebbene, quel minimizzare, il pensare a piccole aziende cozza con ciò che emerge non solo dalla relazione, ma anche dai resoconti stenografici che citerò. Tutto quello che emerse è stato un po' come il Watergate: