[pronunce]

Con memoria successivamente depositata, l'Avvocatura dello Stato ha poi ancora sottolineato come, per effetto della novella impugnata, il trattamento dei crediti per imposte dirette sia stato uniformato a quello dei crediti per imposte sul valore aggiunto, i quali godevano già della medesima collocazione sussidiaria, sia per il tributo, sia per le sanzioni, in base al testo previgente dell'art. 2776 cod. civ. Ed ha, infine, aggiunto che l'estensione di un tale regime anche ai crediti sorti anteriormente al 6 luglio 2011 avrebbe riproposto un principio di retroattività dei privilegi già cristallizzato a suo tempo dall'art. 15 della legge 29 luglio 1975, n. 426 (Modificazioni al codice civile e alla legge 30 aprile 1969, n. 153, in materia di privilegi), che aveva introdotto una nuova disciplina organica dei privilegi, e risponderebbe allo scopo di consentire il più celere soddisfacimento dei crediti erariali, come precisato nella relazione al denunciato decreto-legge.1.- In riferimento ai parametri di cui agli artt. 3, 24, 111 e 117, primo comma, della Costituzione - evocato, quest'ultimo, in relazione all'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848 - il giudice istruttore del Tribunale ordinario di Forlì, sezione civile, dubita, come in narrativa detto, della legittimità costituzionale dell'art. 2776, terzo comma, del codice civile, così come modificato dall'art. 23, comma 39, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, nonché dello stesso art. 23, comma 39 [recte: comma 39, ultimo periodo], del d.l. n. 98 del 2011, come convertito. 1.1.- Il novellato art. 2776 cod. civ. , denunciato in via principale, è raggiunto da una duplice censura di violazione dell'art. 3 e dell'art. 111 Cost., nella parte in cui dispone che «[i] crediti dello Stato indicati dal primo [...] comma dell'art. 2752 [ossia quelli per le imposte e le sanzioni dovute secondo le norme in materia di imposta sul reddito delle persone fisiche, imposta sul reddito delle persone giuridiche, imposta sul reddito delle società, imposta regionale sulle attività produttive ed imposta locale sui redditi] sono collocati sussidiariamente, in caso di infruttuosa esecuzione sui mobili, sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai crediti chirografari [...]». Questa disposizione violerebbe, appunto, secondo il rimettente, «il principio di ragionevolezza e non discriminazione» (art. 3 Cost.), «non risultando sussistenti ragioni di interesse costituzionale che giustifichino una diversità di trattamento e apprezzabili motivi che consentano di sacrificare le pretese creditorie di altri soggetti». E contrasterebbe, altresì, con il principio del giusto processo (art. 111 Cost.), per alterazione delle condizioni di parità tra le parti del processo esecutivo. 1.2.- L'art. 23, comma 39, del d.l. n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, è denunciato in via subordinata, in ragione della previsione (contenuta nell'ultimo suo periodo) per cui «[l]a disposizione [di cui al predetto modificato terzo comma dell'art. 2776 cod. civ. ] si osserva anche, per i crediti sorti anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto». Nella prospettazione del giudice a quo, detta norma di diritto intertemporale violerebbe l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 6 della CEDU, in quanto l'applicazione retroattiva del privilegio sussidiario sul ricavato della vendita degli immobili del debitore esecutato determinerebbe un'indebita ingerenza sullo svolgimento del processo esecutivo, privilegiando crediti dello Stato a scapito del legittimo affidamento nella soddisfazione dei propri crediti riposto dagli altri creditori, senza che sussistano motivi imperativi di interesse generale, attesa la natura meramente economica dell'interesse perseguito dallo Stato. E contrasterebbe, inoltre, con l'art. 24 Cost., in quanto la disposta retroattività verrebbe a «menomare il diritto di difesa e di azione della parte». 2.- La difesa dello Stato ha formulato preliminari eccezioni di inammissibilità delle censure attinenti agli artt. 111 e 24 Cost. - non ritenendo prospettabile la violazione di detti parametri - e della questione di legittimità dell'art. 23, comma 39, ultimo periodo, del d.l. n. 98 del 2011, in quanto sollevata sul presupposto, a suo avviso errato, di una portata retroattiva di detta norma. Ma tali eccezioni di inammissibilità sono superabili, come tali, poiché finiscono con il rifluire sul merito delle questioni in esame, di ciascuna delle quali l'Avvocatura dello Stato ha, comunque, contestato la fondatezza, come più ampiamente riferito nel Ritenuto in fatto. 3.- In relazione ad entrambi i parametri evocati, il novellato comma terzo dell'art. 2776 cod. civ. supera lo scrutinio di legittimità costituzionale. 3.1.- La prevista estensione, in via sussidiaria, sul prezzo degli immobili, del privilegio già accordato sui beni mobili ai crediti dello Stato per le imposte dirette (di cui al primo comma dell'art. 2752 cod. civ. ) non viola, in primo luogo, l'art. 3 Cost. Ciò che, infatti, introduce la norma denunciata è non altro che un privilegio, seppur valevole solo in via sussidiaria, su crediti (dello Stato) già privilegiati in ragione della causa che li connota, e dunque una "causa legittima di prelazione", che giustifica la deroga alla par condicio creditorum, ai sensi dell'art. 2741 cod. civ. Per di più, tale nuova disposizione - estendendo ai crediti per tributi erariali diretti il privilegio sussidiario già accordato, in base al testo previgente dell'art. 2776 cod. civ. , ai crediti relativi all'imposta sul valore aggiunto (IVA) - armonizza e razionalizza il regime dei crediti tributari, già muniti di privilegio generale sui beni mobili, che rimangano in tutto o in parte insoddisfatti. E ciò anche alla luce della contestuale abrogazione (ad opera del comma 38 dello stesso art. 23 del d.l. n. 98 del 2011) dei privilegi previsti dall'art. 2771 cod. civ. , che attribuiva ai crediti dello Stato per le imposte o quote d'imposta imputabili ai redditi immobiliari, non tutelati dall'art. 2752 cod. civ. , un privilegio speciale sugli immobili del contribuente situati nel Comune in cui era effettuata la riscossione. 3.2.- Il privilegio, come sopra introdotto, diversamente da quanto paventato dal rimettente, non incide, del resto, sulla parità delle armi tra le parti, ma solo sulla causa del credito e sull'esigenza che lo stesso sia soddisfatto.