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C'è in questo un'etica rivoluzionaria, tanto più oggi, in società dominate da un consumismo asfissiante, che è esasperato dalla rivoluzione tecnologica e digitale. Eppure questa è un'etica necessaria, che chiama in causa un nuovo modello di sviluppo, sostenibile e rispettoso del pianeta, del creato, e del futuro delle nuove generazioni; un'etica ancor più necessaria oggi dentro la temperie della pandemia. «Non possiamo pretendere di essere sani in un mondo malato»: è una frase di Papa Francesco che racchiude il significato dei tempi che viviamo e dell'impegno a cui siamo chiamati. In Francesco, vissuto ottocento anni fa, c'è una visione del futuro che è straordinariamente innovativa. Per noi italiani, per noi nati nei borghi a ridosso degli Appennini che uniscono Umbria, Marche, Toscana, Lazio e Abruzzo, dove c'è ancora il retaggio delle comunanze contadine e di una solidarietà tra le persone che è tutt'uno con la cura dell'ambiente e del paesaggio, la figura di Francesco è familiare: sembra di vederla e ritrovarla nelle innumerevoli rappresentazioni del presepe. La figura di Francesco c'è ancora nelle parole del «Cantico delle creature», da lui scritto in volgare, che si ritrovano nel nostro vocabolario. Nel vocabolario volgare del «Cantico delle creature» c'è l'origine della lingua madre italiana e anche l'inizio della nostra identità. Percorrendo alcuni luoghi può accadere di trovarli intatti come otto secoli fa, lungo il tragitto dei cammini francescani che questo disegno di legge richiama per costruire una mappa da esplorare e un patrimonio da far conoscere ancora di più. Questi cammini partono da Assisi e poi tornano nuovamente ad Assisi, come fece Francesco. C'è un legame indissolubile tra Francesco e Assisi: tutto ad Assisi parla di Francesco, con un legame simbolico e totalizzante. Ciò è merito dei cittadini di Assisi: un popolo che ha sempre amato Francesco, dall'inizio, senza mai disconoscerlo, neanche nei primi suoi gesti di rottura rivoluzionaria. In quanto luogo sacro, Assisi è essa stessa capitale universale del cristianesimo, della cristianità e dei valori universali di amicizia, fratellanza, condivisione, multiculturalismo, inclusione e pace, che sono tutt'uno con i valori laici di libertà, fraternità ed eguaglianza che, con il linguaggio dei moderni, chiamiamo democrazia e repubblica. Assisi è un luogo extraterritoriale, perché appartiene al mondo. Giovanni Paolo II coniò l'espressione «spirito di Assisi» per indicare un modello di dialogo tra i popoli e le religioni, che fu alla base dell'incontro ecumenico del 1986, il primo tra i rappresentanti di tutte le religioni cristiane e di tutte le religioni mondiali, per pregare la pace in un tempo di guerra fredda e di innumerevoli conflitti, un tempo che pensavamo fosse stato superato per sempre e che adesso torna, ancora più drammatico di allora. Quella fu una giornata storica, cui ne sono seguite molte altre. Ma ottocento anni fa, nel pieno di un periodo storico altrettanto e più drammatico di quello odierno, segnato dalla guerra in nome di Dio, le crociate, Francesco volle dimostrare che non esistono confini, né materiali, né culturali. Egli andò in Egitto e volle incontrare il sultano. Papa Francesco ha scritto, nell'enciclica «Fratelli tutti», dedicata al santo di Assisi: «La storia sta dando segni di un ritorno all'indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi (...). E questo ci ricorda che ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti», perché «la giustizia e la solidarietà non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistate ogni giorno». E Assisi, dagli anni Sessanta, in nome di Francesco, è un simbolo di tutto questo, di questa conquista, giorno dopo giorno; è capitale laica della pace, il luogo in cui si radunano i cortei dei movimenti per la pace. Oggi che la guerra insanguina nuovamente l'Europa, nei giorni in cui la popolazione ucraina è invasa e aggredita senza alcuna giustificazione, in questo tempo più che mai, ha significato far vivere il pensiero di Francesco. Oggi più che mai Francesco interroga chi come noi è chiamato a responsabilità gigantesche, a fare scelte; "Francesco rifiuta la guerra, ogni guerra, soprattutto la guerra santa", come ha scritto in un bellissimo testo Carlo Maria Martini. Signor Presidente, colleghi, a noi non tocca una celebrazione pagana e anacronistica, né sarà il senso di questa legge; a noi tocca far vivere il suo insegnamento. Non basta pronunciare la parola «pace», ma serve fare tutto il necessario per costruire la pace. Con questo spirito, votiamo a favore di questo disegno di legge. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, noi voteremo convintamente a favore di questo disegno di legge. Questa dichiarazione di voto è un'occasione importante anche per lasciare agli atti alcune riflessioni. Vorrei richiamare in questa sede l'articolo 1 di questo disegno di legge: «La Repubblica, nell'ambito delle finalità di promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica, nonché di valorizzazione e di tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione, a essa attribuite dalla Costituzione, celebra la figura di San Francesco d'Assisi nella ricorrenza dell'ottavo centenario della morte, che cade nell'anno 2026». Francesco d'Assisi però è stato molto di più: proprio nell'ambito della valorizzazione del suo messaggio e della tutela del patrimonio storico e artistico, vorrei ricordare che questo è anche l'anno in cui è entrata in vigore la riforma costituzionale che ha inserito la tutela dell'ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali in Costituzione. A mio avviso, è uno degli elementi portanti di questo inizio di celebrazioni. San Francesco d'Assisi - vorrei ricordarlo - non è soltanto il patrono d'Italia, ma è in qualche modo il patrono della natura di questo nostro Paese e degli animali. Questo è ciò che ci ha voluto dire nell'esempio più incredibile, dal punto di vista non solo letterario, ma anche del messaggio evangelico, che è il «Cantico delle creature». Non è un caso che Papa Francesco, che è stato il primo Papa ad assumere il nome di Francesco, abbia iniziato la sua enciclica «Laudato si'» riprendendo con forza quell'esempio, perché per molto tempo, anche nella storia della Chiesa, quel messaggio non è stato ben compreso e non è stato recuperato in pieno. In quell'enciclica papale si è voluto recuperare con forza, fare proprio ed ampliare il messaggio di Francesco d'Assisi e la sua missione evangelica. L' incipit dell'enciclica recita: «"Laudato si', mi' Signore", cantava San Francesco d'Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l'esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: