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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 72 Presidenza del vice presidente TAVERNA, indi del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,31). Si dia lettura del processo verbale. CASTALDI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: Doc 955 Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) Seguito della discussione e approvazione della questione di fiducia PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 955, già approvato dalla Camera dei deputati. Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale, è stata respinta una questione pregiudiziale e ha avuto luogo la discussione sulla questione di fiducia. BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, signori del Governo, dopo aver abolito in un sol colpo la povertà, oggi Governo e maggioranza compiono un altro prodigio e aboliscono la corruzione. Ci hanno spiegato che, grazie alla cancellazione della prescrizione, che scatterà dopo la sentenza di primo grado, persino se di assoluzione, per i criminali non sarà più possibile sfuggire alla giusta punizione. I perfidi azzeccagarbugli resteranno con un palmo di naso: un efficace spot propagandistico, ma un pessimo servizio alla verità, signori della maggioranza e del Governo. È una fake news , che ignora dati di fatto incontrovertibili, invano ricordati da più parti anche ieri nel corso della discussione generale, vale a dire che quasi il 60 per cento dei procedimenti penali in realtà si prescrive in istruttoria, mentre un altro 20 per cento entro la definizione del primo grado. Su di essi la riforma non ha ovviamente alcun effetto, ma alla maggioranza e al Governo questo non interessa, è un dettaglio trascurabile e si sa che, quando i dettagli danno fastidio, basta ignorarli. Comunque poi si dirà che resta pur sempre un 20 per cento di reati: un po' poco per una riforma epocale, ma meglio di niente. Purtroppo, però, non è nemmeno così o, per meglio dire, non lo sarà almeno per i prossimi undici o dodici anni. Come sappiamo, infatti, la riforma entra in vigore nel 2020 e non è retroattiva, perché la prescrizione è istituto di diritto sostanziale. I reati meno gravi si prescrivono in sette anni e mezzo che, per effetto della riforma Orlando, possono arrivare fino a dieci anni e mezzo. Per i più gravi, come corruzione, peculato e concussione, si arriva a quindici, sedici o diciotto anni. Se l'aritmetica non è un'opinione, i primi effetti di questa epocale - si fa per dire - riforma, si manifesteranno nel nostro ordinamento giuridico non prima del giugno 2030 e questo solo per i reati meno gravi e comunque al netto delle numerose cause di sospensione della prescrizione, che continueranno ovviamente ad operare nel processo. Per il peculato i primi effetti ci saranno dal 2036, per la concussione dal 2038, per la corruzione tra il 2035 e il 2038, a seconda della gravità della singola fattispecie. La domanda sorge quindi spontanea. Valeva la pena, signori del Governo e della maggioranza, calpestare la Costituzione, il principio della ragionevole durata del processo, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, le fondamenta stesse su cui si fonda da secoli la nostra civiltà giuridica, per una norma che - ammesso ci arrivi, e ho molti dubbi in proposito - produrrà i suoi effetti quando la maggioranza di noi sarà in pensione già da molto tempo, ma che purtroppo da oggi, per una sorta di eterogenesi dei fini, produrrà immediatamente tutti i suoi effetti negativi, trasformandosi nell'alibi con cui sviare l'attenzione da ogni reale stortura del sistema, sia essa organizzativa, gestionale o normativa? Noi crediamo sarebbe stato molto più serio impegnarsi, ad esempio, per studiare come intervenire sui quattro uffici giudiziari in cui si verifica circa la metà di tutte le prescrizioni, vale a dire le corti d'appello di Roma, Napoli, Torino e Venezia, secondo gli stessi dati offerti dal Ministero. Si sarebbe poi potuto studiare come semplificare e snellire la procedura, eliminando formalità ridondanti e superflue, ad esempio, in materia di notifica. Si sarebbe potuto intervenire anche sulle reali cause delle lungaggini dei processi, che non sono dovute come ci dicono tutte le statistiche, se non in minima parte, all'attività difensiva - nei confronti della quale, signori del Governo, signor Ministro, occorrerebbe maggior rispetto - ma alle carenze degli uffici e degli organici, ai frequenti trasferimenti dei giudici o alle loro assenze, ai difetti o ai vizi di notifica dei testimoni o delle parti ad opera del pubblico ministero e così via. O, ancora, studiare come deflazionare i processi, ampliando il ricorso agli istituti ad esso alternativi, come l'oblazione, il risarcimento quale causa di estinzione del reato, la messa alla prova, l'irrilevanza del fatto, eccetera; o, ancora, operando finalmente una radicale depenalizzazione, magari avendo cura questa volta di non mettere sullo stesso piano chi si appropria di cose di poco valore e chi di milioni di euro, come ha fatto il Governo a guida PD nella scorsa legislatura (ogni riferimento a fatti e persone di cui si è occupata la recente cronaca giudiziaria è puramente voluto); o ancora, per fare solo un ultimo esempio, introducendo in Costituzione la non impugnabilità da parte del pm delle sentenze di assoluzione, in ossequio al principio, che dovrebbe essere sacrosanto in uno Stato di diritto, del ragionevole dubbio. Certo, sono tutte cose più difficili e complicate della facile e illusoria strada che Governo e maggioranza hanno scelto di seguire e di assai minor impatto propagandistico, che in realtà resta il vero scopo di questa norma manifesto.