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Ancor più apprezzabile è l'intervento previsto nell'articolo 3, dove il Governo e il Parlamento si preoccupano, attraverso dei bonus sociali, di azzerare gli aumenti per le categorie economicamente svantaggiate e i clienti domestici in gravi condizioni di salute. Si tratta quindi di un intervento sacrosanto; vi sono i presupposti di necessità e urgenza; il contenuto è condivisibile. Venendo a qualche riferimento più generale, in base anche al dibattito che si è svolto finora sia in fase di discussione generale che di dichiarazioni di voto, sembriamo essere tutti concordi nel dire che la via d'uscita, al di là di provvedimenti emergenziali seppur necessitati come questo, è pensare a riforme strutturali che incidano nel più breve tempo possibile (il che non vuol dire domani, perché magari il giorno dopo non è possibile). Gli interventi strutturali che la politica energetica nazionale deve perseguire sono quelli dell'abbandono delle fonti fossili: ce lo stiamo dicendo tutti, ma poi nel concreto dobbiamo capire quanto e come siamo disposti a scommettere e a credere veramente che il potenziamento delle fonti di energia rinnovabile, pur con i propri limiti e difetti, sia l'unica via che ci consentirà di staccare il cordone ombelicale che lega il nostro Paese, ma in sostanza l'Europa tutta e il mondo intero, alle fonti fossili. Abbiamo letto con preoccupazione che il Continente cinese - chiamiamolo così - addirittura prevede necessariamente l'aumento dell'utilizzo del carbone per il settore industriale, che poi alimenta quello manifatturiero, di cui gode - come sappiamo - soprattutto l'Occidente. Allora cosa possiamo fare noi? I colleghi dell'opposizione di Fratelli d'Italia hanno evocato un piano nazionale dell'energia, ma questo c'è e si sta costruendo giorno dopo giorno, grazie anche alla grande opportunità del PNRR. Dobbiamo aumentare grandemente la produzione di energia elettrica da fotovoltaico, quello intelligente, quello fatto sui tetti, quello che utilizza le nuove tecnologie dell'agrovoltaico compatibili con la produzione agricola. Dobbiamo aumentare la produzione idroelettrica con l'eolico, soprattutto offshore , poco o per nulla impattante a livello visivo. Dobbiamo rafforzare con grande velocità, semplificando il semplificabile - come in parte è stato già fatto - questo tipo di direzione. La tematica dell'accumulo viene in risalto, come giustamente ricordava in discussione generale anche il collega della Lega. È vero: si stima che ci siano duecento bacini idrografici che possono essere potenziati per costruire e ottimizzare sistemi di accumulo per l'idroelettrico. A me piace ricordare anche in questa occasione che si sta sviluppando un'altra tecnologia e che grandi investimenti si stanno spostando verso il cosiddetto idrogeno verde, cioè quello prodotto da fonti rinnovabili, che può essere il vettore energetico che aiuterà la risoluzione dei problemi dell'accumulo di energia elettrica che - come sappiamo - deve avere un consumo immediato e, per essere conservata, necessita di sistemi a batteria molto costosi; l'idroelettrico ha limiti fisici. È curioso vedere che si stanno sperimentando anche altri sistemi di accumulo energetico, come il cosiddetto volt gravitazionale: enormi gru sollevano, portando in basso e in alto grandi blocchi di cemento di 35 tonnellate, utilizzando il movimento degli argani per produrre energia elettrica rinnovabile in sovrapproduzione per sollevare i pesi e poi, lasciandoli cadere, producono a loro volta energia che attiva turbine e si produce energia elettrica. Questo però lasciamolo a chi lo sta sperimentando e sta investendo in Paesi dove magari l'impatto visivo è più facilmente tollerabile: penso - ad esempio - alle zone desertiche. Oltre agli accumuli, all'idrogeno verde, al potenziamento delle fonti di energia rinnovabile, mi piace ricordare che in questo passaggio parlamentare è stato approvato un ordine del giorno - sia pur con l'ormai solita formula diluente per cui si impegna il Governo a valutare l'opportunità - a prima firma della senatrice De Petris, che interviene su un argomento collegato a questo, e cioè i cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi (SAD). Una commissione istituita nel 2019 ha già redatto alcune soluzioni che potrebbero portarci notevoli risparmi di spesa, da investire per l'ottimizzazione ecologica ed energetica del Paese, intervenendo su circa 34,6 miliardi non da un giorno all'altro e tutti insieme, ma in maniera intelligente, iniziando a eliminare i sussidi che diamo ancora per trivellazioni o fondi di ricerca per il gas, il carbone e il petrolio. Soprattutto, visto che il superbonus al 110 per cento è argomento di attualità nella legge di bilancio - con il limite di un Indicatore della situazione economica equivalente [ISEE] a 25.000 euro, che sembra confermato e che io trovo irragionevole con riferimento alle case unifamiliari - ricordiamoci che in quella misura qualcosa si potrebbe togliere, e cioè l'incentivo per le caldaie a gas. Pur essendo quelle di ultima generazione più performanti rispetto alle vecchie caldaie a gas, consumano ancora gas, e cioè ci tengono ancora attaccati alle fonti energetiche fossili, che ci vedono costretti a essere ancora dipendenti dall'approvvigionamento straniero e anche non ecologico, per le notorie perdite che il sistema del gas comporta. Sarebbe quindi bene tenere il punto su questo argomento per sfruttare ogni occasione futura per ottimizzare il lavoro che oggi stiamo facendo. Concludo il mio intervento annunciando il voto favorevole del Gruppo al provvedimento in esame. (Applausi) . TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, Forza Italia voterà a favore del provvedimento in discussione, apprezzando lo sforzo che il Governo ha sostenuto in tempi anche molto rapidi per sterilizzare l'aumento del conto energia. Tuttavia, non possiamo assolutamente non evidenziare una seria preoccupazione con riferimento ad alcuni dati che, se si dovessero verificare secondo le previsioni, avrebbero ripercussioni fortemente negative non solo sulle famiglie più povere, ma anche su quelle che hanno avuto serie difficoltà negli ultimi due anni, attingendo in parte significativa ai loro risparmi per poter andare avanti, così come sulla piccola e media impresa. Io credo che, per onestà intellettuale e soprattutto per avviare una riflessione molto pacata su questi argomenti, sia doveroso ricordare alcune cifre. Se dovessero rimanere invariate le aliquote tariffarie, il costo del gas naturale nel corso del 2022 sarebbe di circa 9,5 miliardi. Questo perché le quotazioni del gas sono doppie rispetto all'ultima rilevazione, quella di settembre, che abbiamo utilizzato per l'ultimo aggiornamento. Le quotazioni del gas restano tre, quattro volte più alte rispetto a quelle del periodo pre-Covid, anche se la Russia - per essere molto chiari - ha riaperto i rubinetti. Per la verità ci stiamo - per così dire - un po' strappando tali forniture tra Cina e Europa. Ricordo che la Cina - collega Buccarella - non è un continente, ma - grazie a Dio - ancora solo una Nazione, per quanto molto grande. (Applausi) .