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Per l'allattamento, invece, si evidenzia esclusivamente come esso non sia un "controindicazione alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2", si chiede di sapere quali siano le evidenze scientifiche in base alle quali, allo stato attuale, non siano previste esenzioni specifiche per la vaccinazione anti COVID-19 per le donne in stato di gravidanza o in allattamento, nonostante non sia noto l'impatto della variante Delta, ormai assolutamente prevalente nel nostro Paese Atto n. 4-06254 FATTORI DE FALCO Ai Ministri della salute, della difesa e dell'interno Premesso che: in data 15 ottobre 2020 è stato presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-04247 in materia di piano pandemico, sottoscritto dai senatori De Falco, De Bonis, Di Marzio e Fattori, che gli interroganti intendono richiamare; a quanto ivi descritto si sono aggiunti gli ulteriori elementi emersi dalla trasmissione televisiva "Report" del 23 ottobre 2021, nella quale si evidenzia come esistano responsabilità collettive di OMS e governi nella mitigazione di un virus che poteva rimanere epidemico e invece è diventato pandemico; considerato che il 27 gennaio 2020 l'OMS ha avvisato gli Stati dell'esistenza di una pandemia in corso; lo stesso giorno il Ministero della salute ha emesso una circolare nella quale si chiedeva di circoscrivere l'uso dei tamponi alle sole persone che provenivano dalla Cina; la circolare andava a restringere il campo di applicazione per la rilevazione del COVID-19 rispetto alla precedente circolare del Ministero della salute che era stata emanata solo una settimana prima; il 25 gennaio 2020, quindi due giorni prima della circolare, avveniva un incontro tra il Ministro della salute e i presidenti di Regione in cui, come sembra dalle testimonianze raccolte nel programma televisivo, risulta che le stesse Regioni chiedessero un campo di applicazione più ristretto per mancanza di risorse; di questa riunione non esiste un verbale; considerato inoltre che: all'epoca esisteva un piano pandemico influenzale che era quello risalente al 2006 che il Ministro dichiarò non applicabile nonostante la stessa OMS invitasse invece al rispetto dei piani pandemici influenzali nazionali; è idea comune nella comunità scientifica, e non solo, che la sua applicazione avrebbe invece mitigato di molto gli effetti della pandemia; il 25 gennaio 2021 viene adottato il nuovo piano pandemico influenzale 2021-2023 in cui si fa riferimento più volte agli "insegnamenti" dell'esperienza del COVID-19; il COVID non è però un virus influenzale ma è classificato all'interno dello stesso documento come "virus emergente respiratorio non influenzale" a cui dunque il nuovo piano non può direttamente riferirsi; il 18 aprile 2021 all'interno della trasmissione RAI "Mezz'ora in più" lo stesso ministro Speranza parlava distintamente dell'inapplicabilità del piano pandemico del 2006 agli inizi della pandemia e della necessità di produrre un piano nazionale COVID di cui si trova traccia nelle riunioni di febbraio 2020 del CTS; a oggi non esiste un piano pandemico alternativo al piano influenzale direttamente riferito al COVID-19; nonostante la propagazione e le criticità evidenziate in questo atto e in altri atti precedenti, sottolineate ed evidenziate anche dalla procura, il sistema di autocertificazione di gestione della pandemia che prevede l'invio periodico alla UE vedeva una costante valutazione positiva da parte dell'Italia; già dai primi mesi di conclamata pandemia, esistevano evidenze che tutti gli impianti di gestione delle acque reflue e le fognature in generale erano invasi dal virus, si chiede di sapere: quali siano stati i motivi per cui si è preferito far confluire gli insegnamenti legati al periodo di COVID all'interno del nuovo piano pandemico influenzale e non si sia deciso di effettivamente produrre un piano nazionale specifico per il COVID; quali siano state le ragioni per cui a fronte dell'allarme dell'OMS risalente all'inizio del mese di gennaio 2020 il Ministro in indirizzo abbia deciso di non attivare le previsioni del piano del 2006, soprattutto quelle riguardanti la fase pre pandemica che avrebbe dovuto portare, tra l'altro, al divieto di manifestazioni di massa, al rafforzamento delle riserve di dispositivi e mascherine, alla predisposizione di un piano di contingenza per l'incremento dei posti letto di terapia semiintensiva e intensiva, all'implementazione dei protocolli di prevenzione e controllo delle malattie respiratorie in ambito ospedaliero, alla formazione urgente del personale sanitario, alla messa in protezione dei soggetti fragili, soprattutto quando ricoverati in strutture di lungodegenza, RSA e case di riposo, al rafforzamento delle capacità di contact tracing da parte delle strutture sanitarie territoriali e al conseguente sviluppo di protocolli di identificazione e isolamento di cluster di persone affette e delle aree geografiche in cui questi cluster insistevano; per quali motivi non abbia ritenuto di implementare la sorveglianza ambientale sulle acque reflue con la metodica che venne descritta e validata fin da metà aprile 2020 e che avrebbe potuto permettere l'identificazione dell'aumentata circolazione del virus durante l'estate 2020 prima della seconda ondata, così da limitarne l'impatto; se sia disponibile e sia stato attivato il piano nazionale di difesa, di competenza dei Ministeri della difesa e dell'interno, con le articolazioni periferiche delle Prefetture, a cui sarebbero stati affidati compiti relativi soprattutto all'isolamento delle zone cluster . Atto n. 4-06255 SACCONE Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: l'ANAS ha come missione la gestione di strade ed autostrade statali non a pedaggio; nel corso degli ultimi anni sono rientrati sotto la sua gestione 3.500 chilometri di strade, trasferiti negli anni '90 alle Regioni in attuazione della legge Bassanini (legge n. 59 del 1997 e successive modifiche); il compito di vigilanza sulle autostrade in concessione le è stato invece sottratto, diversi anni or sono, e attribuito all'IVCA, il dipartimento costituito ad hoc presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti cui sono stati trasferiti i dipendenti della direzione centrale autostrade di ANAS (contemporaneamente soppressa). La riorganizzazione non ha peraltro prodotto recuperi di efficienza di vigilanza e controllo, a dimostrarlo la vicenda di ponte Morandi a Genova; nel decreto-legge n. 121 del 2021 è stato inserito un emendamento di riforma della struttura e delle funzioni dell'ANAS e la costituzione di una nuova società, cui saranno affidate le funzioni di gestione delle autostrade a pedaggio in concessione, si chiede di sapere: se le facoltà attribuite a tale nuova società siano tali da consentirle di diventare una capogruppo autorizzata a costituire tante società operative quante sono le concessioni o i tratti di strade sottoposti a pedaggio in Italia, ora e in futuro; se questa costituenda società non solo erediterà tutte le attuali competenze ANAS in tema di autostrade statali in concessione, ma: a) sarà intitolata a costituire o acquisire partecipazioni in società di gestione di autostrade statali e non statali; b) potrà stipulare convenzioni onerose con società, direttamente indirettamente controllare dallo Stato, per acquisire supporti tecnici, per esempio risorse materiali e umane, di ogni tipo e natura;