[pronunce]

4.4.- Gli argomenti in questa sede addotti per indurre questa Corte a superare i propri precedenti in materia sono, in sintesi, i seguenti. Tanto il rimettente, quanto l'amicus curiae sottolineano anzitutto l'effetto di «degradazione giuridica» che deriva dall'applicazione di questa misura, che presupporrebbe un giudizio negativo sulla personalità morale del destinatario, incidendo sulla sua pari dignità civile rispetto al resto della collettività. Dal punto di vista "quantitativo", poi, l'amicus curiae osserva che l'incisione della libertà fisica del destinatario attuata dalla misura in questione, «seppur declinata in termini di divieto, anziché di obbligo di dimora», sarebbe comunque «tale da gravare significativamente sull'effettivo esercizio di fondamentali diritti economici e sociali, oltreché sulle sue relazioni personali e familiari». Sotto questo profilo, il foglio di via obbligatorio avrebbe effetti più gravosi rispetto al "DASPO urbano", il divieto di accesso potendo riguardare aree ben più ampie, corrispondenti al territorio di interi comuni. La dimensione "quantitativa" dell'incidenza del foglio di via sulla libertà della persona è, del resto, sottolineata anche dal rimettente con riferimento alla specifica vicenda al suo esame nel giudizio a quo, in cui all'interessato è stato vietato l'ingresso, per tutta la durata della misura, nell'intero capoluogo di provincia, nel quale egli esercitava - seppur abusivamente - l'attività lavorativa dalla quale traeva i propri mezzi di sussistenza. A fronte di una simile interferenza con le libertà della persona, l'amicus curiae insiste sulla essenzialità di un controllo preventivo ex officio del giudice sull'applicazione della misura, ritenendo «più teorica che reale» la possibilità di un controllo successivo ed eventuale da parte del giudice amministrativo, rimesso all'iniziativa dell'interessato. E ciò anche in relazione ai rischi, che starebbero emergendo nella prassi, di un uso distorto del foglio di via, per contrastare condotte che costituiscono in realtà esercizio di diritti costituzionali (dal diritto di riunione a quello di sciopero), o comunque condotte contigue all'esercizio di tali diritti, con conseguente effetto di intimidazione ("chilling effect") in chi intenda esercitare gli stessi. Più in generale, infine, tanto il rimettente quanto l'amicus curiae - richiamando un passo della più volte citata sentenza n. 127 del 2022 - sottolineano il pericolo di «potenziale arbitrarietà» nell'uso di queste misure: pericolo per fronteggiare il quale occorrerebbe, per l'appunto, assicurare il controllo preventivo del giudice, «quale organo chiamato alla obiettiva applicazione della legge in condizioni di indipendenza e imparzialità» (punto 5 del Considerato in diritto). 4.5.- Prima di esaminare questi argomenti, conviene osservare, in limine, che il tendenziale rispetto dei propri precedenti - unitamente alla coerenza dell'interpretazione con il testo delle norme interpretate e alla persuasività delle motivazioni - è, per le giurisdizioni superiori, condizione essenziale dell'autorevolezza delle loro decisioni, assicurando che i criteri di giudizio utilizzati restino almeno relativamente stabili nel tempo, e non mutino costantemente in relazione alla variabile composizione della corte. Ciò vale anche, e forse in speciale misura, per il giudice costituzionale: le cui decisioni hanno una naturale vocazione a orientare la prassi operativa delle istituzioni della Repubblica, creando ragionevoli affidamenti su ciò che a ciascuna di esse è consentito in forza delle previsioni costituzionali. In particolare, il potere legislativo deve essere posto in condizioni di ragionevolmente prevedere se le proprie scelte saranno ritenute conformi alla Costituzione, ovvero siano verosimilmente destinate a essere dichiarate costituzionalmente illegittime. Naturalmente, a questa Corte non è preclusa la possibilità di rimeditare i propri orientamenti, e se del caso di modificarli (per taluni esempi recenti, sentenze n. 163 del 2024, punti 2.3. e seguenti del Considerato in diritto; n. 88 del 2023, punto 6.4.1.5. del Considerato in diritto; n. 32 del 2020, punti 4.2. e 4.3. del Considerato in diritto). Tuttavia, ogni revirement scuote gli affidamenti che la precedente giurisprudenza ha creato. Soprattutto a fronte di una giurisprudenza costante e risalente nel tempo, alla quale il legislatore si è nel frattempo conformato, occorrono perciò - per giustificare un suo mutamento - ragioni di particolare cogenza che rendano non più sostenibili le soluzioni precedentemente adottate: ad esempio, l'inconciliabilità dei precedenti con il successivo sviluppo della stessa giurisprudenza di questa Corte o di quella delle Corti europee; il mutato contesto sociale o ordinamentale nel quale si colloca la nuova decisione o - comunque - il sopravvenire di circostanze, di natura fattuale o normativa, non considerate in precedenza; la maturata consapevolezza sulle conseguenze indesiderabili prodotte dalla giurisprudenza pregressa (per considerazioni analoghe, Corte EDU, grande camera, sentenza 17 settembre 2009, Scoppola contro Italia, n. 2, paragrafo 104, e ulteriori precedenti ivi citati; Corte di cassazione, sezioni unite civili, ordinanza 6 novembre 2014, n. 23675, punto 1 del Ritenuto in diritto). 4.6.- Alla luce di tale premessa metodologica, occorre anzitutto riconoscere che gli argomenti addotti dal rimettente e dall'amicus curiae hanno un sicuro spessore. Può convenirsi, infatti, che gli effetti del foglio di via obbligatorio possono, nel caso concreto, risultare assai gravosi per il destinatario. In ogni caso, essi appaiono in via generale più gravosi di quelli discendenti da un "DASPO urbano", che si limita a vietare l'accesso a specifici luoghi individuati nel relativo provvedimento. E ciò soprattutto quando, come nel caso oggetto del giudizio a quo, a risultare precluso al destinatario è l'accesso all'intero territorio del comune capoluogo della provincia in cui egli risiede o dimora. È, altresì, vero che un divieto in ipotesi così esteso è suscettibile di coinvolgere diritti fondamentali ulteriori rispetto alla libertà di movimento nello spazio, come il diritto al lavoro, all'educazione, alle relazioni affettive e familiari, oltre che lo stesso diritto alla salute. Questa Corte non può non rilevare, inoltre, che il sempre più ampio ricorso a misure di prevenzione che limitano incisivamente i diritti fondamentali delle persone, per finalità di controllo dell'ordine pubblico, rischia di determinare, al tempo stesso, un esteso effetto di criminalizzazione indiretta di quelle stesse persone, attraverso la previsione come reato della violazione delle prescrizioni loro imposte mediante la misura di prevenzione - violazione, peraltro, di assai più agevole accertamento giudiziale di quanto non sarebbe stato l'accertamento delle condotte criminose che costituiscono per lo più il presupposto della misura.