[pronunce]

n. 80 del 1998, non si estinguerebbero se la domanda sia stata proposta dopo l'entrata in vigore dell'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, a differenza dei diritti fatti valere davanti al Tribunale amministrativo regionale dopo il 15 settembre 2000, ma prima dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 165 del 2001; che l'ordinanza del Tribunale ordinario di Napoli (a) pone, per l'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, la medesima questione (anche con riguardo all'art. 72, comma 1, lettera bb) quanto al travalicamento dei limiti della delega (art. 76 Cost.), rilevando, inoltre, che il sovraccarico di lavoro del giudice ordinario, così determinato, pregiudicherebbe il «giusto processo» di cui all'art. 111 Cost.; (b) solleva, quindi, questione di legittimità costituzionale, ove venga accolta la prima questione, dell'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998 (se “reviviscente” a seguito della pronuncia), sia per aver questo travalicato i limiti della delega, conferita al Governo con la legge 15 marzo 1997, n. 59, prevedendo una decadenza con effetti di diritto sostanziale, sia per avere, in violazione degli artt. 3 e 24 Cost., irrazionalmente disposto l'estinzione di diritti soggettivi in un tempo minore di quello prescrizionale e determinato una disparità irragionevole di trattamento dei dipendenti pubblici rispetto a quelli privati; (c) propone, infine, questione di legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 - per l'ipotesi si ritenga impossibile la “reviviscenza” dell'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998 - nella parte in cui, in violazione degli artt. 76, 3 e 24 Cost., impone il termine di decadenza del 15 settembre 2000 per la tutela giurisdizionale; che le questioni sollevate relativamente all'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 (da solo e in combinato disposto con l'art. 72, comma 1, lettera bb), del medesimo d.lgs. n. 165 del 2001) , per essere questa norma frutto di travalicamento dei limiti assegnati al Governo con la legge di delega n. 340 del 2000, muovono dal presupposto che la disciplina così introdotta diverga da quella di cui all'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998, avendo trasformato quello del 15 settembre 2000 da termine previsto a pena di decadenza per l'esercizio del diritto di azione in termine che si limita a segnare il confine, relativamente a diritti scaturenti da fatti costitutivi anteriori al 30 giugno 1998, tra giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e giurisdizione ordinaria; che tale presupposto interpretativo - certamente non avallato da questa Corte con ordinanze (n. 183 e n. 184 del 2002; n. 144 del 2003) che hanno disposto la restituzione degli atti ai giudici rimettenti, perché autonomamente valutassero la questione posta dal sopravvenire di una norma non avente «identica formulazione» della precedente - non solo appare erroneo, per la ragione che la diversa formulazione delle due norme si spiega agevolmente con la circostanza che la più antica (nel 1998) prevedeva una «futura» decadenza e la più recente (nel 2001) ne disciplina una già maturata al 15 settembre 2000, ma è anche contraddetto dal diritto vivente costituito da numerose pronunce delle sezioni unite della Corte di cassazione (e recepito dal Consiglio di Stato), univoche nel ritenere che quello del 15 settembre 2000 fosse ab origine, e sia rimasto in seguito, un termine di decadenza con effetti sostanziali; che, anche ove dubiti del rispetto dei limiti della delega, il giudice deve privilegiare, specie in presenza di un orientamento giurisprudenziale quale quello ricordato, l'interpretazione idonea a superare i dubbi di costituzionalità; che la manifesta infondatezza della questione appena esaminata, da un lato, rende prive di fondamento, per le stesse ragioni, quelle sollevate sul medesimo art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 dalla Corte di appello di Catanzaro, in relazione all'art. 3 Cost., e sul combinato disposto degli artt. 69, comma 7, e 72, comma 1, lettera bb), del citato decreto legislativo dal Tribunale ordinario di Napoli, in relazione all'art. 111 Cost., per l'«elevatissimo rischio di sovraccarico di contenzioso sul giudice ordinario», che deriverebbe dalla pretesa sussistenza della sua giurisdizione anche per le controversie relative al periodo del rapporto di lavoro anteriore al 30 giugno 1998, non azionate entro il 15 settembre 2000; e, dall'altro lato, assorbe la questione sollevata, sul presupposto dell'accoglimento della prima, dallo stesso Tribunale relativamente all'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998; che la questione sollevata, in via ulteriormente subordinata, dal Tribunale ordinario di Napoli con riguardo all'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, nella parte in cui prevede - in violazione degli artt. 76, 3 e 24 Cost. - il termine di decadenza del 15 settembre 2000, è manifestamente inammissibile, dal momento che il giudice ordinario adito, come nella specie, per controversia relativa a periodo del rapporto di lavoro anteriore al 30 giugno 1998, deve limitarsi a dichiarare il proprio difetto di giurisdizione e non è chiamato a fare applicazione della norma che attribuisce al (solo) giudice munito di giurisdizione il potere di dichiarare la decadenza e di emettere la relativa sentenza di merito. Visti gli artt. 26, primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 7, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), sollevata, in riferimento agli artt. 76, 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Napoli con l'ordinanza in epigrafe;