[pronunce]

che, infine, il comma 2 dell'impugnato art. 126-bis violerebbe anche l'art. 27 della Costituzione, giacché, prevedendo una sanzione di natura personale destinata ad applicarsi “oggettivamente” a carico del proprietario del veicolo che non sia anche l'artefice dell'infrazione stradale, si porrebbe in contrasto con quelle disposizioni del codice della strada alla stregua delle quali la responsabilità solidale del proprietario del veicolo è ipotizzabile unicamente per sanzioni di natura patrimoniale (art. 196), essendo quelle personali, invece, sempre intrasmissibili (art. 210); che secondo il giudice a quo l'altra disposizione impugnata, l'art. 204-bis, comma 8, del codice della strada derogherebbe, invece, al principio, sancito dall'art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), secondo cui il giudice dell'opposizione alla sanzione amministrativa può modificare il provvedimento impugnato, in tutto o in parte, anche limitatamente all'entità della sanzione (ivi compresa quella accessoria); che tanto premesso, costituendo – secondo il rimettente – «il libero convincimento del giudice» un «elemento da salvaguardare», e ciò al fine di consentire che, anche nella determinazione della sanzione da irrogare, il giudicante pervenga alla «applicazione normativa più rispondente e più giusta rispetto all'asettica applicazione della legge», la disposizione impugnata, nella misura in cui deroga inopinatamente a tale principio, si porrebbe in contrasto con la Costituzione, e segnatamente con il suo articolo 3. Considerato che i Giudici di pace di Casamassima (r.o. n. 91 del 2005) e di Pergola (r.o. n. 142 del 2005) hanno sollevato – in riferimento, il primo, agli artt. 3, 16 e 24 della Costituzione, il secondo agli artt. 3, 24 e 27 – questione di legittimità costituzionale dell'art. 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) – introdotto dall'art. 7, comma 1, del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), e modificato dall'art. 7, comma 3, lettera b), del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214 – e dell'art. 204-bis, comma 8, del medesimo d.lgs. n. 285 del 1992 (introdotto, a sua volta, dall'art. 4, comma 1-septies, del già citato decreto-legge n. 151 del 2003, convertito, con modificazioni, nella legge n. 214 del 2003); che, attesa la sostanziale identità delle questioni sollevate, deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che in relazione alla prima delle due censure formulate dai rimettenti di Casamassima e Pergola deve evidenziarsi come questa Corte, già investita di analoghe questioni aventi ad oggetto sempre l'art. 126-bis, comma 2, del d.lgs. n. 285 del 1992, abbia concluso – con sentenza sopravvenuta rispetto agli incidenti di costituzionalità sollevati dagli odierni rimettenti – nel senso dell'illegittimità costituzionale di tale disposizione, in base al rilievo che essa «dà vita ad una sanzione assolutamente sui generis, giacché la stessa – pur essendo di natura personale – non appare riconducibile ad un contegno direttamente posto in essere dal proprietario del veicolo e consistente nella trasgressione di una specifica norma relativa alla circolazione stradale» (sentenza n. 27 del 2005); che alla stregua di tale circostanza, pertanto, deve essere ordinata la restituzione degli atti ai giudici rimettenti; che siffatto esito processuale, del resto, si impone vieppiù ove si consideri che, a seguito della già ricordata decisione di questa Corte, il legislatore è ulteriormente intervenuto sul testo dell'art. 126-bis del codice della strada; che, difatti, l'art. 1 del decreto-legge 21 settembre 2005, n. 184 (Misure urgenti in materia di guida dei veicoli e patente a punti), modificando il contenuto del comma 2 del predetto art. 126-bis, ha stabilito che il proprietario del veicolo (ovvero «altro obbligato in solido ai sensi dell'art. 196» del medesimo codice della strada), il quale non ottemperi alla richiesta di comunicare i dati personali e della patente del conducente autore dell'infrazione stradale, venga assoggettato «alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 250 a euro 1.000» soltanto ove abbia omesso di fornire tali dati «senza giustificato e documentato motivo»; che alla luce di tale complessiva modifica del quadro normativo di riferimento, all'ordine di restituzione degli atti ai giudici rimettenti non potrà restare estranea anche l'ulteriore questione di legittimità costituzionale concernente l'art. 204-bis, comma 8, del medesimo codice della strada.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti al Giudice di pace di Casamassima ed al Giudice di pace di Pergola. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, 24 ottobre 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 3 novembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA