[pronunce]

che, infatti, le deduzioni del giudice di merito circa la caratterizzazione "formale" del reato in questione, o circa il possibile rovesciamento del rispetto dell'obbligo legale in un risultato che finirebbe per essere contraddittorio rispetto all'obiettivo legislativo, rappresentano considerazioni di inopportunità o inutilità della legge che non si traducono nella violazione di alcun parametro costituzionale definito, ma solo della ragionevolezza quale soggettivamente intesa dal rimettente; che, inoltre, quanto alle argomentazioni delle ordinanze di rinvio concernenti da un lato la possibile buona fede dei destinatari dell'obbligo e dall'altro la possibilità che l'autorità ha di conoscere per via diversa i dati ai quali si riferisce l'obbligo di informazione (attraverso le forme di pubblicità legale alle quali sono generalmente soggette le operazioni patrimoniali), il sistema fornisce elementi che conducono la giurisprudenza, alla stregua della ratio dell'incriminazione e attraverso una lettura conforme a Costituzione, a escludere la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato quando la pubblicità sia comunque assicurata e dunque sia di per sé impossibile l'occultamento degli atti soggetti a comunicazione; che più in generale - tanto più considerando i correttivi interpretativi sopra accennati - non può censurarsi la previsione sanzionatoria, la quale consente al giudice una graduazione secondo le particolarità del caso concreto e costituisce esercizio, in sé non manifestamente arbitrario o irragionevole, della ampia discrezionalità che al legislatore è da riconoscersi quanto alla configurazione degli illeciti penali e alla determinazione delle relative sanzioni (per tutte, da ultimo, sentenza n. 169 e ordinanze n. 282, n. 260, n. 144 e n. 68 del 2001); che per queste considerazioni la questione di costituzionalità posta sull'art. 31 della legge n. 646 del 1982 deve essere dichiarata manifestamente infondata; Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, 1) Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 30 della legge 13 settembre 1982, n. 646 (Disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale ed integrazioni alle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, 10 febbraio 1962, n. 57, e 31 maggio 1965, n. 575. Istituzione di una commissione parlamentare sul fenomeno della mafia), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Trapani, con l'ordinanza in epigrafe (r.o. 273/2001); 2) Dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 31 della medesima legge n. 646 del 1982, sollevate, in riferimento all'art. 27 della Costituzione, dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Trapani, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 dicembre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 28 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola