[pronunce]

che in data 27 febbraio 2008, il Comune di Melfi ha depositato memoria con la quale ha ribadito le difese svolte e ha dedotto, altresì, la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., che attribuisce allo Stato la potestà legislativa in materia di tutela della concorrenza. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per la Basilicata dubita della legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, della legge della Regione Basilicata 6 luglio 1978, n. 28 (Norme di attuazione della legge 28 gennaio 1977, n. 10 in materia di edificazione dei suoli), come sostituito dall'art. 1 della successiva legge regionale 13 maggio 2003, n. 17 (Modifica del comma 2 dell'art. 6 della legge regionale n. 28 del 6 luglio 1978), ritenendo che lo stesso leda gli artt. 117 e 119 della Costituzione; che la suddetta norma, infatti, nel prevedere che «le concessioni edilizie, relative alla realizzazione di una nuova costruzione o impianto, ovvero all'ammodernamento o all'ampliamento di costruzioni o di impianti esistenti destinati ad attività industriali e artigianali ubicate nelle aree di sviluppo industriale, in quelle dei Piani per Insediamenti Produttivi o della Programmazione Negoziata, il cui costo infrastrutturale non sia stato sostenuto in alcun modo dal Comune o dai Comuni in cui l'area ricade, sono rilasciate in esenzione del contributo relativo agli oneri di urbanizzazione», conterrebbe una disciplina in contrasto con i princípi fondamentali dettati dal legislatore statale nella materia «governo del territorio», di cui all'art. 117, terzo comma, della Costituzione, àmbito al quale deve essere ricondotta la normativa sul permesso di costruire; che quanto previsto dalla norma denunciata, inoltre, inciderebbe sull'autonomia finanziaria dei Comuni, così ledendo l'art. 119 Cost.; che la norma censurata collega il previsto esonero dal pagamento del contributo di urbanizzazione alla circostanza che «il costo infrastrutturale» non sia stato sostenuto «in alcun modo» dal Comune o dai Comuni in cui l'area ricade; che il giudice rimettente non ha chiarito le ragioni che, a suo avviso, rendono applicabile la norma censurata nel giudizio a quo, limitandosi ad affermare che «l'esenzione dal pagamento del contributo (…) andrà riconosciuta o meno a seconda che la norma denunziata non sia o sia dichiarata incostituzionale; che nell'esposizione del fatto, tuttavia, si dà atto della produzione in giudizio, ad opera della parte ricorrente, a sostegno della propria domanda, di un attestato del Consorzio per lo sviluppo industriale della Provincia di Potenza, nel quale si afferma che l'urbanizzazione relativa all'area interessata dalla realizzazione dell'opificio è a totale ed esclusivo carico del Consorzio medesimo; che di tale Consorzio, in ragione della disciplina dettata dalla legge della Regione Basilicata 3 novembre 1998, n. 41 (Disciplina dei consorzi per lo sviluppo industriale), come modificata dalla successiva legge regionale 11 maggio 1999, n. 16 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 3 novembre 1998, n. 41), fa notoriamente parte, tra gli altri, anche il Comune di Melfi, in qualità di socio; che la richiamata legge regionale n. 41 del 1998 prevede il pagamento da parte dei soci consortili della quota di partecipazione o della quota di funzionamento; che, pertanto, il giudice rimettente, ai fini di una compiuta prospettazione argomentativa sulla rilevanza della questione, anche in ragione della produzione documentale della società ricorrente, avrebbe dovuto adeguatamente motivare sulla sussistenza delle condizioni per poter dare applicazione alla norma denunciata, secondo quanto dalla stessa stabilito, ponendosi il problema di stabilire se possa, nella specie, effettivamente sostenersi che il Comune interessato non partecipi «in alcun modo» a sopportare, ancorché in modo indiretto, l'onere derivante dal costo infrastrutturale per la realizzazione delle necessarie opere di urbanizzazione; che, invece, il giudice a quo, sotto il profilo dell'applicabilità della norma al caso di specie, si limita ad affermazioni apodittiche; che, conseguentemente, l'ordinanza di rimessione è priva di specifica motivazione sul punto e non permette a questa Corte l'apprezzamento della rilevanza della questione nel giudizio a quo; che, pertanto, la questione di legittimità costituzionale sollevata deve essere dichiarata manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, della legge della Regione Basilicata 6 luglio 1978, n. 28 (Norme di attuazione della legge 28 gennaio 1977, n. 10 in materia di edificazione dei suoli), come sostituito dall'art. 1 della legge della Regione Basilicata 13 maggio 2003, n. 17 (Modifica del comma 2 dell'art. 6 della legge regionale n. 28 del 6 luglio 1978), sollevata, in riferimento agli artt. 117 e 119 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per la Basilicata con l'ordinanza di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 2 aprile 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'11 aprile 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA