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nel parere del giudice contabile, infatti, viene confermato l'inquadramento del servizio di trasporto scolastico nella categoria dei servizi pubblici locali di trasporto non classificabile tra quelli a domanda individuale, e, pertanto, esclusi dall'applicazione della relativa normativa; si specifica che "la natura di servizio pubblico, in quanto oggettivamente rivolto a soddisfare esigenze della collettività, comporta, pertanto, che per il trasporto scolastico siano definite dall'Ente adeguate tariffe a copertura dei costi", cosicché la quota di partecipazione finanziaria a carico dell'utenza deve necessariamente concorrere alla copertura integrale della spesa sostenuta dal Comune per l'erogazione del servizio; è del tutto evidente che l'applicazione rigorosa di tale principio rende, di fatto, impossibile per i Comuni sostenere con proprie risorse i costi connessi alle spese per il trasporto scolastico che gravano sulle famiglie, come generalmente avvenuto fino ad ora, con varie modalità agevolative, collegate in particolare al reddito o alla composizione del nucleo familiare; tale interpretazione, infatti, costringerà gli enti locali a modificare l'erogazione del servizio, imponendo oneri estremamente maggiori alle famiglie; peraltro, l'articolo 5, comma 2, del decreto legislativo n. 63 del 2017 prevede che "gli enti locali assicurano il trasporto delle alunne e degli alunni delle scuole primarie statali per consentire loro il raggiungimento della piu? vicina sede di erogazione del servizio scolastico. Il servizio e? assicurato su istanza di parte e dietro pagamento di una quota di partecipazione diretta, senza nuovi o maggiori oneri per gli enti territoriali interessati"; è evidente che il richiamato articolo 5 prevede un'espressa clausola di invarianza finanziaria, richiedendo che il servizio di trasporto venga realizzato "senza determinare nuovi e maggiori oneri per gli enti territoriali" e dietro pagamento di una quota di partecipazione diretta da parte dell'utenza quale corrispettivo della prestazione ricevuta; deve, quindi, concludersi nel senso che, ferme restando le scelte gestionali e l'individuazione dei criteri di finanziamento demandate alla competenza dell'ente locale, il quadro normativo delineato non consente l'erogazione gratuita del servizio di trasporto pubblico scolastico, servizio che deve avere a fondamento un'adeguata copertura finanziaria necessariamente riconducibile nei limiti fissati dai parametri normativi del testo unico degli enti locali (di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000), alla luce dell'espressa previsione normativa della corresponsione della quota di partecipazione diretta da parte degli utenti, quota la quale, nel rispetto del rapporto di corrispondenza tra costi e ricavi, non puo? non essere finalizzata ad assicurare l'integrale copertura dei costi del servizio, si chiede di sapere se, alla luce anche del parere indicato in premessa, il Ministro in indirizzo non ritenga necessario che il trasporto scolastico sia quanto prima inserito nell'elenco dei servizi pubblici a domanda individuale, in modo da consentire un alleggerimento del peso economico complessivamente connesso all'erogazione del servizio che, in caso contrario, sarà interamente a carico delle famiglie e, in ogni caso, quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo. Atto n. 4-02013 DE BONIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: pare che il Governo sostenga chi importa grano estero e non gli agricoltori che lo producono: è l'amara realtà che interessa il nostro Stato e questo Governo, che continua tuttavia a ripetere "Prima gli italiani"; si legge, infatti, nell'agenzia di stampa "ANSA" del 9 luglio 2019: "Cassa Depositi e Prestiti e Sace Simest hanno effettuato un intervento per complessivi 35 milioni di euro a sostegno dei piani di crescita sui mercati internazionali e per gli investimenti in innovazione del Gruppo Casillo, azienda pugliese leader nel settore agroalimentare di trasformazione e commercializzazione del grano e dei suoi derivati"; e ancora: "In particolare la Cassa depositi e prestiti ha sottoscritto un'emissione obbligazionaria da 17,5 milioni di euro finalizzata a supportare degli investimenti in innovazione per il rinnovo tecnologico e per il potenziamento della capacità produttiva del Gruppo leader nel settore del grano. Si tratta di interventi previsti dal piano degli investimenti strategico del Gruppo Casillo che punta ad estendere il livello di competitività della società anche attraverso l'ottimizzazione dei processi di trasformazione del grano. Sace Simest ha garantito un'emissione obbligazionaria di pari importo (17,5 milioni di euro) sottoscritta dal Fondo di Sviluppo Eexport, gestito da Amundi SGR, ricorrendo alle risorse messe a disposizione dalla stessa Sace Simest e dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI), con lo scopo di sostenerne lo sviluppo sui mercati internazionali. Le risorse messe a disposizione permetteranno al Gruppo Casillo l'acquisizione di piccole realtà industriali per competere sui mercati internazionali e far fronte alla richiesta da parte dei mercati del centro Europa, dell'area Balcani, del Nord Africa e dei Paesi arabi, espandendo la propria quota export, oggi pari al 70% del fatturato " ; questa operazione, attraverso l'acquisizione delle piccole realtà industriali, più che aiutare la concorrenza, ne suggella l'estinzione; considerato che, sempre per quanto risulta all'interrogante: la Cassa depositi e prestiti, come si legge sul sito, rappresenta uno dei pilastri dell'economica italiana, un ente economico costituito come società per azioni il cui principale azionista è il Ministero dell'economia e delle finanze. Promuove lo sviluppo sostenibile dell'Italia, impiegando responsabilmente il risparmio del Paese per favorire crescita e occupazione, sostenendo l'innovazione e la competitività delle imprese, le infrastrutture e il territorio ; sembra, però, all'interrogante che la Cassa depositi e prestiti, "salvadanaio" degli italiani, sia più un bancomat per operazioni a favore di multinazionali che importano il grano estero anziché un ente statale istituito per favorire sviluppo sostenibile, crescita ed occupazione in Italia; a giudizio dell'interrogante è assurdo che vengano, ancora una volta, dati aiuti alle grandi industrie, se si pensa che gli agricoltori italiani versano in uno stato di crisi, ormai da decenni, proprio a causa della mancanza di sostegno ai singoli ed ai piccoli imprenditori agricoli, i quali, ogni volta che domandano aiuti, si vedono puntualmente rispondere o che i fondi si sono esauriti, o che la domanda non è stata proposta correttamente, o altre irragionevoli scusanti; il Sud Italia produce il miglior grano duro del mondo, così come anche gli agricoltori del Nord producono grano tenero di ottima qualità, eppure vengono puntualmente esclusi dagli aiuti economici, dei quali si avvantaggiano, invece, le grandi industrie agricole che, tra l'altro, importano grano dall'estero;