[pronunce]

La difesa statale osserva che il giudice rimettente ha sollevato la questione di legittimità costituzionale in sede di udienza preliminare, e quindi, nella fase deputata al vaglio dell'ipotesi accusatoria ai soli fini della decisione circa la necessità o non del rinvio a giudizio degli imputati. Dagli atti di causa non risulta che gli imputati abbiano scelto di definire il giudizio con riti alternativi. In particolare - osserva la difesa statale - nella fase dell'udienza preliminare il giudice non è chiamato a decidere sulla responsabilità dell'imputato e ad applicare la circostanza attenuante, la cui mancata previsione è oggetto di censura, sicché la questione sarebbe priva di rilevanza. Comunque, nel merito, la questione sarebbe in ogni caso non fondata. In particolare, la difesa statale osserva ulteriormente che, con le modifiche apportate dalla legge n. 41 del 2016, al reato di cui all'art. 589 cod. pen. , il legislatore, nell'esercizio della sua ampia discrezionalità, ha inteso assicurare le esigenze di maggior protezione, come quelle connesse alle frequenti violazioni del codice della strada, foriere di eventi lesivi o mortali, e, quindi, all'allarme sociale suscitato dal fenomeno ricorrente delle "vittime della strada". Più nello specifico, la difesa statale richiama la sentenza n. 88 del 2019 in cui questa Corte ha affermato che il legislatore, nel rendere autonoma la fattispecie dell'omicidio stradale, ha operato un tipico esercizio di discrezionalità legislativa. Infine evidenzia che, se è vero che l'art. 589 cod. pen. non contempla un'attenuante speciale analoga a quella prevista dall'art. 589-bis, settimo comma, cod. pen. , ciò però non impedisce al giudice di valutare l'eventuale concorrente condotta della persona offesa al fine del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, suscettibili di bilanciamento con le altre aggravanti. Infatti, non essendo previsto un divieto analogo a quello di cui all'art. 590-quater cod pen. , la pena può essere suscettibile di una sensibile riduzione in caso di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. 3.- Con atto pervenuto il 15 luglio 2020, si è costituito in giudizio uno degli imputati (S. B.). In punto di rilevanza, la parte riferisce che l'evento delittuoso si è determinato anche con il contributo causale della condotta colposa della vittima, come emergerebbe dalla relazione dello SPISAL (Servizio per la prevenzione, l'igiene e la sicurezza negli ambienti di lavoro) intervenuto sul luogo dell'infortunio. Osserva che, in particolare, la vittima si sarebbe portata nel raggio d'azione del carrello elevatore, ponendosi in una situazione di rischio per la propria incolumità, così violando le prescrizioni di sicurezza impartitegli dagli imputati. Pone in rilievo che, pendendo il procedimento nella fase dell'udienza preliminare, «[l]addove il B. chieda di procedere nelle forme del rito abbreviato, egli sarà giudicato sulla base degli atti ivi contenuti e dallo stesso Giudice odierno remittente (Giudice dell'Udienza Preliminare) il quale non potrà evidentemente esimersi dal valutare il rilievo causale della condotta tenuta dalla vittima». Nel merito, in ordine alla denunciata violazione dell'art. 3 Cost., la parte sostiene che vi è una piena corrispondenza tra il reato di omicidio colposo aggravato di cui al secondo comma dell'art. 589 cod. pen. e il reato di omicidio stradale di cui all'art. 589-bis cod. pen. Quindi, le due norme in comparazione disciplinerebbero situazioni giuridiche omogenee. Argomenta la parte che «la condotta integrativa dei due delitti è identica sul piano della struttura della fattispecie», anche quanto all'elemento soggettivo della colpa consistente nella violazione di norme precauzionali specifiche; in particolare per entrambe le fattispecie è previstala pena della reclusione da due a sette anni. Pertanto - conclude la parte - la questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice rimettente sarebbe fondata.1.- Il Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale ordinario di Treviso, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 589, secondo comma, del codice penale, nella parte in cui non prevede una circostanza attenuante analoga a quella contemplata dall'art. 589-bis, settimo comma, cod. pen. , secondo cui la pena per chi si rende responsabile del reato di omicidio stradale è diminuita fino alla metà qualora l'evento non sia «esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole». Il giudice a quo sostiene che le due fattispecie - quella di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e quella di omicidio stradale &#8210; sarebbero «sostanzialmente identiche, se non sovrapponibili tra loro» e che pertanto risulterebbe una ingiustificata disparità di trattamento (art. 3 Cost.) in ragione della mancata previsione, anche nell'art. 589, secondo comma, cod. pen. , della diminuzione di pena qualora la condotta della vittima sia stata tale da aver contribuito al verificarsi dell'evento. 2.- Giova premettere - quanto al quadro normativo di riferimento - che il parallelismo tra le due fattispecie, evocato dal giudice rimettente, trova origine nell'art. 1 della legge 11 maggio 1966, n. 296, recante «Modifiche degli articoli 589 (omicidio colposo) e 590 (lesioni personali colpose) del Codice penale», che, nel riformulare l'art. 589 cod. pen. (omicidio colposo), ha previsto, al secondo comma di tale disposizione, che «[s]e il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da uno a cinque anni». Per entrambe le ipotesi di omicidio colposo aggravato la pena è stata dapprima elevata nel minimo (da uno a due anni di reclusione) dall'art. 2, comma 1, della legge 21 febbraio 2006, n. 102 (Disposizioni in materia di conseguenze derivanti da incidenti stradali) e poi anche nel massimo (da cinque a sette anni di reclusione) dall'art. 1, comma 1, lettera c), del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, nella legge 24 luglio 2008, n. 125. Successivamente, però, l'allarme sociale causato dai numerosi e ricorrenti casi di "vittime della strada" ha indotto il legislatore a elevare, nel complesso, il regime sanzionatorio di chi, violando le norme sulla circolazione stradale, abbia cagionato la morte o lesioni gravi o gravissime ad altri. In particolare, il legislatore ha isolato la fattispecie di omicidio colposo con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale trasformandola nell'autonomo e distinto reato di omicidio stradale di cui all'art. 589-bis cod. pen.