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Avevo pertanto proposto - in emendamenti che non verranno discussi perché sarà posta la fiducia - che, se veramente si vuole fare qualcosa di sensato, l'intero provento delle aste vada destinato a interventi di vera decarbonizzazione, ma non a quelli citati nel decreto del 2013, bensì solo in quei punti specifici che permettono la sottrazione di CO 2 dall'atmosfera. In particolare, c'era un punto che promuoveva programmi di riforestazione nei Paesi in via di sviluppo dove c'è stata una distruzione delle foreste primarie, che sarebbe stato anche un bell'esempio di "aiutiamoli a casa loro", visto che con questo "aiutiamoli a casa loro" ci si riempie la bocca. Per quanto riguarda l'Ilva, vorrei solo far notare che, quando ArcelorMittal vinse la gara praticamente come unico partecipante, e quindi si aggiudicò l'affitto per quanto riguarda lo stabilimento di Ilva per la parte non in amministrazione straordinaria, pose come condizione che doveva rimanere l'immunità per tutte le azioni messe in atto per la realizzazione del piano ambientale; diversamente, se ne sarebbe andata via. Adesso noi - se non ci sarà un trucchetto successivo - facciamo la stessa cosa con un anno e mezzo di ritardo. Quindi, non veniamo a riempirci la bocca dicendo che tuteliamo la salute dei cittadini tarantini, perché questo si poteva fare un anno e mezzo fa. Abbiamo lasciato per un anno e mezzo quell'impianto a vegetare; abbiamo fatto perdere soldi anche alla proprietà; abbiamo fatto il disastro più totale e adesso veniamo a dire che si vuole tutelare la salute. Almeno risparmiamoci questo. Per finire, non vorrei che in realtà questa fosse una via d'uscita per ArcelorMittal, che magari si è resa conto - se già non l'aveva capito prima - che quell'impianto non è redditizio, perché non c'è verso di farlo funzionare a pieno regime visto che gli è stato fermato l'altoforno numero 2, essendo stato sequestrato senza facoltà d'uso. Ha già chiesto la possibilità di poterlo usare e, nell'attesa che questo venga stabilito, la produzione è calata così tanto che l'impianto ha finito per perdere più di un milione al giorno. Io applaudo alla soppressione dell'articolo 14, ma non vorrei che fosse solo un escamotage per rifarsi la faccia e far fronte a qualcosa che era già un evento scritto, e cioè che ArcelorMittal se ne sarebbe andata e avrebbe lasciato il sito produttivo. Poi, se vogliamo, possiamo anche quantificare quanti soldi tra prestiti ponte ed emolumenti verso la gestione straordinaria sono stati spesi per mantenere un bubbone in piedi per un anno e mezzo. Ma questo sarà eventualmente dibattito per un altro decreto-legge, che sono sicuro arriverà, relativamente alla gestione dell'area di crisi complessa del tarantino. (Applausi dal Gruppo Misto e della senatrice Rojc). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà. LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, intervengo su un argomento a me molto caro e che fa parte del provvedimento in esame, ossia il tema dei tavoli di crisi aziendale, la gestione delle crisi d'impresa e delle vertenze aziendali. È a me particolarmente caro sia perché l'ho seguito abbondantemente nel corso della mia prima legislatura sia perché continuo a farlo anche in questa corrente. In realtà, è un argomento importante per tutti noi e per tutto il territorio nazionale. Molto spesso ci siamo trovati a confrontarci anche con altri parlamentari e rappresentanti ed abbiamo visto che le problematiche relative alla risoluzione di crisi aziendali, ma soprattutto personaggi che ruotavano in passato intorno ai tavoli di crisi, erano comuni a tante altre vicende del nostro panorama nazionale e, appunto, accomunavano cittadini, lavoratori e imprese in destini purtroppo comuni. Vengo dall'Umbria, una Regione che è stata interessata da alcuni di tali tavoli, taluni dei quali davvero molto importanti che voglio citare affinché l'Assemblea ne abbia memoria. Il più importante è stato quello che ha visto i lavoratori delle acciaierie di Terni, a partire dal 2014, precipitare in una crisi aziendale molto complessa, discussa tante volte al Ministero dello sviluppo economico e che, in alcune occasioni, ha visto anche la mia partecipazione. Una crisi di un'azienda in particolare ha segnato profondamente tutta la mia permanenza in questa Assemblea e gran parte della mia attività politica e, neanche a farlo apposta, proprio ieri eravamo in visita istituzionale presso essa, o perlomeno presso quello che di essa rimane. Ieri abbiamo visitato una fabbrica recuperata da una cooperativa di lavoratori, quella che alcuni chiamano una workers buyout . Si tratta di in una fabbrica di panificazione, che produce pane, in Umbria. La vicenda è legata alle sorti dell'azienda ex Novelli, che proprio in un tavolo di crisi aziendale presso il Ministero dello sviluppo economico, nel 2016, fu venduta a un'azienda calabrese a un euro. Lo voglio ricordare perché intorno a quel tavolo e a tutta la relativa vicenda ruota la mia attività legislativa in questo settore. Posso dunque elencare alcuni degli atti che ho presentato, oltre a quelli pubblici e ai comunicati stampa, come parlamentare e anche come un cittadino. Ho iniziato presentando numerose interrogazioni parlamentari per poi passare ai disegni di legge, per cercare di gestire in maniera più accorta i tavoli di crisi. E alla fine sono arrivato anche a fare degli esposti in procura, e non soltanto per sapere come veniva gestita la risoluzione della crisi aziendale, ma anche per capire la gestione dei tavoli di crisi all'interno del Ministero dello sviluppo economico. Non è un segreto che anche la Guardia di finanza, proprio grazie ai nostri esposti, si sia rivolta al Ministero dello sviluppo economico per chiedere della documentazione relativa a certe vertenze. Ho voluto ricordare tutto ciò perché l'Unità per la gestione delle vertenze delle imprese in crisi, la famosa UGV, istituita presso il MISE, ha una storia travagliata: l' ex ministro dello sviluppo economico, Guidi, a un tratto ha impedito la partecipazione dei parlamentari a quei tavoli. Colleghi, provate a immaginare l'imbarazzo di un rappresentante del territorio, a maggior ragione di un senatore eletto proprio su base territoriale, che non può partecipare alle crisi aziendali del proprio territorio. Questa è davvero una beffa: in tal modo veniamo completamente azzoppati nella nostra attività politica. Poi però è successo qualcosa quando al Ministero dello sviluppo economico - dico fortunatamente - è entrato, all'epoca, il ministro Luigi Di Maio: nelle prime otto ore del suo mandato da Ministro dello sviluppo economico egli ha messo in atto - guarda caso - proprio il testo del disegno di legge a mia firma, che permette ai parlamentari di partecipare ai tavoli di crisi e reintroduce la possibilità di poter gestire le vertenze, con modalità estremamente democratiche, prevedendo una tale possibilità ai membri sia della maggioranza che dell'opposizione aventi rappresentanza territoriale.