[pronunce]

Calando tali principi nel giudizio amministrativo, come strutturato prima della riforma introdotta dal decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo), si è poi affermato che, «se il giudice amministrativo solleva la questione di legittimità costituzionale della norma relativa al merito del ricorso, contestualmente alla decisione, senza alcuna riserva, di accoglimento o di rigetto sulla domanda di sospensione del provvedimento impugnato, la questione risulta, per un verso, non rilevante nell'autonomo contenzioso sulla misura cautelare - esauritosi con la relativa pronuncia -, e per altro verso intempestiva in rapporto alla seconda ed eventuale sede contenziosa, posto che, prima del perfezionamento dei requisiti processuali prescritti (domanda di parte, assegnazione della causa per la sua trattazione), l'organo giurisdizionale è sprovvisto di potestà decisoria sul merito e sulle questioni di costituzionalità ad esso relative, ancorché questa delibazione sia limitata alla non manifesta infondatezza delle eccezioni e solo strumentale alla predetta seconda fase del giudizio» (sentenza n. 451 del 1993). Senonché nel nuovo processo amministrativo la concessione della misura cautelare, ai sensi dell'art. 55, comma 11, del decreto legislativo n. 104 del 2010, comporta l'instaurazione del giudizio di merito senza necessità di ulteriori adempimenti, con la conseguenza che la questione di legittimità costituzionale non è intempestiva rispetto a tale sede contenziosa, essendo ora il giudice provvisto di piena potestà decisoria. La questione, quindi, deve considerarsi rilevante. 4.- Ancora in via preliminare, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, il ricorso sarebbe inammissibile perché «il sindacato costituzionale sulla c.d. legge provvedimento presuppone la formazione di un giudicato», non ricorrente nel caso di specie. L'eccezione, che attiene in realtà al merito, è infondata, perché, in ogni caso, tra i limiti che tale genere di norme incontra vi è, oltre al rispetto del giudicato, anche quello della non interferenza con l'esercizio della funzione giurisdizionale in corso (sentenze n. 85 del 2013, n. 137 e n. 94 del 2009 e n. 267 del 2007). 5.- Non fondata è anche l'eccezione d'inammissibilità per avere il rimettente omesso di scrutinare l'esistenza dell'ulteriore vizio di legittimità lamentato dalla ricorrente con i motivi aggiunti e relativo al divieto di svolgimento dell'attività di raccolta in caso di mancato rispetto del termine fissato, il che determinerebbe, nella prospettazione dell'Avvocatura generale dello Stato, un difetto di rilevanza della questione, posto che il giudice di merito potrebbe definire la controversia sull'atto impugnato senza fare applicazione della norma sospettata d'incostituzionalità. Questa Corte ha costantemente affermato che spetta al giudice del merito stabilire l'ordine logico delle questioni sottoposte al suo giudizio (si vedano, tra le altre, sentenze n. 272 del 2007, n. 257 del 1996, n. 412 del 1995, n. 213 e n. 173 del 1994), salvo i casi di stretta pregiudizialità logica (ordinanze n. 158 del 2013, n. 73 del 2011 e n. 96 del 2010). Alla stregua di tali principi, la valutazione effettuata dal rimettente, che ha implicitamente ritenuto il motivo relativo alla decorrenza temporale logicamente pregiudiziale rispetto a quello relativo al divieto di svolgimento dell'attività di raccolta in caso di mancato rispetto del termine medesimo, non è meritevole di censura. 6.- La difesa dello Stato ha infine eccepito l'inammissibilità del ricorso, perché la nota impugnata con motivi aggiunti non avrebbe valore provvedimentale ma meramente interpretativo, e quindi difetterebbe l'interesse ad agire. Anche questa eccezione non è fondata. È noto che «il riscontro dell'interesse ad agire "e la verifica della legittimazione delle parti sono rimessi alla valutazione del giudice rimettente, attenendo entrambi alla rilevanza dell'incidente di costituzionalità e non sono suscettibili di riesame ove sorretti da una motivazione non implausibile" (sentenze n. 50 del 2007, n. 173 del 1994, n. 124 del 1968, n. 17 del 1960). Non rientra, infatti, tra i poteri di questa Corte "quello di sindacare, in sede di ammissibilità, la validità dei presupposti di esistenza del giudizio a quo, a meno che questi non risultino manifestamente e incontrovertibilmente carenti" (sentenza n. 62 del 1992)» (sentenza n. 270 del 2010), ovvero la motivazione della loro esistenza sia manifestamente implausibile (sentenza n. 41 del 2011). Ebbene, non è implausibile la motivazione dell'ordinanza di rimessione laddove ravvisa l'interesse della ricorrente all'impugnazione sulla base dell'ultima parte della nota impugnata, con cui l'amministrazione diffida i concessionari dalla prosecuzione dell'attività alla data del 1° settembre 2012, in mancanza di modifica dei sistemi di gioco. 7.- Nel merito, il rimettente, previo inquadramento della norma sospettata d'incostituzionalità nel novero delle leggi-provvedimento, ritiene che essa - nel fissare al 1° settembre 2012 la data di avvio dell'applicazione dell'addizionale del 6 per cento sul prelievo erariale unico - violi il principio di ragionevolezza, perché il d.l. n. 16 del 2012 è entrato in vigore solo nel mese di marzo 2012 e il termine assegnato sarebbe insufficiente per realizzare le modifiche tecnologiche dei sistemi, necessarie per la concreta applicazione dell'addizionale e realizzabili non dai concessionari ma dalla Società generale d'informatica spa (d'ora innanzi «SOGEI»), partner tecnologico dell'AAMS. La disposizione, comportando il rischio di blocco dell'attività dei concessionari e il mancato introito delle somme da questi dovute allo Stato, inciderebbe anche sul principio costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.). Le due censure, in quanto strettamente connesse, vanno esaminate congiuntamente. 7.1.- Può tralasciarsi la questione della natura provvedimentale della norma censurata poiché i parametri invocati e le censure sviluppate dal rimettente prescindono da tale qualificazione. Nella prospettazione del TAR il termine fissato dalla disposizione in esame sarebbe perentorio, come si desumerebbe dal drastico effetto sanzionatorio conseguente al mancato adeguamento tecnico dei sistemi di gioco. 7.2.- La ricostruzione del quadro normativo di riferimento e della relativa vicenda amministrativa, anche in relazione agli sviluppi successivi all'ordinanza di rimessione, induce a ritenere non corretto l'assunto del rimettente.