[pronunce]

Sgarbi – costituita dalle indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Milano nell'ambito della inchiesta relativa a presunte «tangenti» erogate dalla Fininvest a taluni ufficiali della Guardia di finanza. Nel corso di tale inchiesta – durante la quale l'on. Silvio Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, ricevette un avviso a comparire mentre presiedeva a Napoli, nel novembre 1994, un vertice internazionale sulla criminalità – il dott. Sciascia e l'avv. Berruti furono sospettati di aver concordato con l'on. Berlusconi una versione dei fatti da fornire agli inquirenti: il primo nel corso di una riunione tenutasi ad Arcore ed il secondo nel corso di una visita effettuata a Palazzo Chigi, visita cui si riferisce la vicenda del “passi”. Secondo la Camera, dunque, la specifica dichiarazione dell'on. Sgarbi, di cui si controverte, deve essere collocata, per assumere un senso compiuto, in questo complesso quadro tematico che va valutato nella sua «unitarietà». Al riguardo – osserva ancora la difesa della Camera – la sussistenza del nesso funzionale, di cui si è dato conto nella relazione della Giunta, discenderebbe dalla corrispondenza sostanziale di contenuti tra le dichiarazioni dell'on. Sgarbi pronunciate nel corso delle trasmissioni televisive e quelle rese nel corso dei lavori parlamentari con riferimento al quadro tematico complessivo unitariamente considerato. Ulteriore conferma di ciò si troverebbe negli atti di sindacato ispettivo posti in essere da altri parlamentari sullo stesso complesso tematico e che al deputato Sgarbi erano certamente noti, avendone preso conoscenza in sede parlamentare. 4.– Con memoria del 14 gennaio 2003, depositata il 15 gennaio 2003, la Camera dei deputati ha ribadito le argomentazioni svolte in precedenza, insistendo per il rigetto del ricorso. In particolare, ha ricordato che nella motivazione della sentenza n. 435 del 2002 non si esclude che possano assumere rilevanza, ai fini dell'accertamento della sussistenza del nesso funzionale, gli atti parlamentari di deputati diversi dall'autore delle dichiarazioni incriminate. 5.– In prossimità dell'udienza la difesa della Camera ha presentato una seconda memoria, depositata in data 16 novembre 2004, con la quale, ribadita l'infondatezza del ricorso, si vengono a precisare i motivi di inammissibilità consistenti nella mancata indicazione del petitum. Al riguardo, richiamando numerose decisioni di questa Corte, la stessa difesa ritiene che ormai da tempo è stato ritenuto requisito essenziale del ricorso la richiesta di una pronuncia di non spettanza alla Camera della valutazione di insindacabilità. E proprio la mancanza di questo requisito nel ricorso del Tribunale di Brescia determinerebbe l'inammissibilità del ricorso, venendo così a mancare «la precisazione dell'oggetto essenziale della domanda, cioè della richiesta (imposta dall'articolo 38 della legge n. 87 del 1953)». Né varrebbe rilevare che nel dispositivo del ricorso il Tribunale di Brescia ha, però, richiesto «per l'effetto» l'annullamento della deliberazione della Camera. Infatti, come risulta in via esemplificativa, da ultimo, dalla sentenza n. 284 del 2004, non è la richiesta di annullamento (che può anche non esserci) l'oggetto essenziale della domanda nei ricorsi per conflitto tra poteri, bensì la richiesta di dichiarazione di non spettanza del potere.1. – Il Tribunale di Brescia, seconda sezione penale, in composizione monocratica, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, a seguito della deliberazione, adottata dall'Assemblea in data 7 febbraio 2001, con la quale è stato dichiarato che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale nei confronti dell'on. Vittorio Sgarbi, per diffamazione aggravata in danno del magistrato dott. Gherardo Colombo, riguardano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle funzioni parlamentari, e sono in quanto tali insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il ricorso è stato dichiarato ammissibile in sede di preliminare delibazione, con l'ordinanza n. 418 del 2001, che è stata ritualmente notificata e depositata. 2. – Va preliminarmente respinta l'eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla difesa della Camera dei deputati per una (asserita) mancata indicazione del petitum, identificato, dalla stessa difesa, nella richiesta a questa Corte di una pronuncia di non spettanza alla Camera della deliberazione di insindacabilità delle opinioni espresse da un parlamentare. In contrario, può osservarsi che l'indicazione del petitum, pur ovviamente necessaria a pena di inammissibilità del ricorso, non richiede certo l'adozione di formule predeterminate, essendo al riguardo necessaria e sufficiente, in assenza di una deroga al principio generale della libertà di forma, qualsiasi espressione idonea a palesare, in modo univoco e chiaro, la volontà del ricorrente di richiedere la decisione della Corte su un determinato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. E nella specie non è dubbio che, avendo il ricorrente dichiarato di voler promuovere conflitto di attribuzione con la Camera dei deputati in ordine alla delibera dell'Assemblea del 7 febbraio 2001 e di richiedere per l'effetto che «sia annullata la [citata] delibera della Camera dei deputati», il petitum risulta sufficientemente chiaro e completo. Mentre la stessa richiesta a questa Corte di una pronuncia di non spettanza alla Camera della deliberazione di insindacabilità deve ritenersi compresa, alla stregua dei generali canoni ermeneutici, sia nella volontà di promuovere il conflitto che nella richiesta di annullamento della delibera adottata dall'Assemblea. Sicché, anche sotto l'aspetto considerato dalla difesa della Camera, il ricorso non merita la censura di incompletezza e, quindi, di inammissibilità mossa dalla stessa difesa. 3. – Nel merito il ricorso è fondato. In proposito va ribadita la costante giurisprudenza di questa Corte secondo cui il nesso funzionale tra la dichiarazione resa extra moenia da un parlamentare e l'espletamento delle sue funzioni di membro del Parlamento esiste se ed in quanto la dichiarazione possa essere qualificata come divulgativa all'esterno di attività parlamentare, ossia se ed in quanto esista una sostanziale corrispondenza di significato con opinioni già espresse o contestualmente espresse, nell'esercizio di funzioni parlamentari, non essendo sufficiente una mera comunanza di argomenti (ex multis sentenza n. 521 del 2002). Ora, tra gli atti parlamentari dell'on. Sgarbi – menzionati e allegati dalla difesa della Camera dei deputati – quelli relativi all'anno 1994 hanno un oggetto sostanzialmente diverso da quello riferibile alle dichiarazioni incriminate, riguardando il tema della carcerazione preventiva e dell'utilizzo di metodi arbitrari e inquisitori da parte dei magistrati della Procura della Repubblica di Milano. Deve, pertanto, escludersi qualsiasi corrispondenza tra le dichiarazioni rese extra moenia dal deputato Sgarbi e i suoi antecedenti atti parlamentari di sindacato ispettivo. E ad identiche conclusioni deve pervenirsi per l'interrogazione presentata dall'on.