[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 16, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), promosso dal Tribunale di Pesaro nel procedimento penale a carico di D. I. con ordinanza del 31 agosto 2009, iscritta al n. 286 del registro ordinanze 2009 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 48, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visto l'atto di costituzione di D. I.; udito nell'udienza pubblica dell'8 giugno 2010 il Giudice relatore Giuseppe Frigo; uditi gli avvocati Vittorio Angiolini e Michele Mariella per D. I.. Ritenuto che, con ordinanza del 31 agosto 2009, il Tribunale di Pesaro, in composizione monocratica, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2, 3, 10 e 27 della Costituzione, dell'art. 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 16, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), «nella parte in cui prevede come reato il fatto dello straniero che si trattiene nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni del medesimo testo unico»; che il giudice a quo premette di essere investito del processo penale nei confronti di uno straniero proveniente dal Senegal, imputato del reato di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998 per non avere ottemperato, senza giustificato motivo, all'ordine di lasciare il territorio dello Stato entro cinque giorni, impartitogli dal questore di Pesaro il 18 giugno 2009 ai sensi del comma 5-bis del medesimo articolo; che detto ordine, emesso sulla base di decreto prefettizio di espulsione in pari data, risultava motivato con l'impossibilità tanto di procedere ad immediato accompagnamento alla frontiera dell'interessato, essendo egli privo di «documenti idonei all'espatrio», quanto di trattenerlo presso un centro di identificazione ed espulsione, per indisponibilità di posti; che, ad avviso del rimettente, l'imputato dovrebbe essere assolto dal reato ascrittogli per insussistenza del fatto: la circostanza che egli fosse privo di documenti idonei all'espatrio - e, segnatamente, di documenti di identità - rendeva, infatti, ineseguibile l'ordine di lasciare il territorio nazionale, onde mancherebbe un elemento essenziale del delitto contestato, consistente nell'assenza di un «giustificato motivo» di inottemperanza; che la medesima circostanza renderebbe, altresì, carente e contraddittoria la motivazione del provvedimento del questore - che andrebbe quindi disapplicato dal giudice a quo - non potendo la pubblica amministrazione emettere un ordine di cui sia certa all'origine l'ineseguibilità con modalità legali; che all'imputato era stata, peraltro, contestata una inottemperanza protratta dal 24 giugno 2009, data di scadenza del termine di cinque giorni concessogli dal questore per lasciare il territorio nazionale, al 25 agosto 2009, data dell'arresto; che il fatto oggetto di giudizio risulterebbe perciò riconducibile - quanto al periodo successivo all'8 agosto 2009, data di entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 - alla previsione punitiva di cui al neointrodotto art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998: disposizione in forza della quale, «salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del presente testo unico nonché di quelle di cui all'art. 1 della legge 28 maggio 2007, n. 68, è punito con l'ammenda da 5.000 a 10.000 euro»; che sussisterebbero, difatti, nella specie, tutti gli elementi della figura del soggiorno illegale delineata dal citato art. 10-bis: vale a dire, il trattenimento dello straniero nel territorio dello Stato e l'illegalità dello stesso, non con riferimento all'ordine del questore, ma alla violazione delle disposizioni del testo unico, e, in particolare, dell'art. 5, che richiede il permesso di soggiorno o altro titolo legalmente rilasciato; che, in rapporto alla figura criminosa in questione, non è stata, d'altro canto, riprodotta la clausola di esclusione della punibilità nel caso di «giustificato motivo», né essa risulterebbe applicabile per analogia, tenuto conto della ratio della norma, volta ad impedire drasticamente sia l'ingresso che la permanenza non regolare dello straniero nel territorio nazionale; che, di conseguenza, il giudice a quo dovrebbe - a suo avviso - pronunciare sentenza di assoluzione dal delitto di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, limitatamente all'inottemperanza protrattasi fino al 7 agosto 2009, perché il fatto non sussiste, e - previa diversa qualificazione giuridica del fatto - condannare l'imputato per la contravvenzione di cui all'art. 10-bis, quanto al periodo successivo; che il rimettente dubita, tuttavia, della legittimità costituzionale del citato art. 10-bis sotto plurimi profili; che sarebbe leso, anzitutto, il principio di ragionevolezza, in quanto la norma incriminatrice censurata sarebbe destinata a restare priva di effetti concreti nei confronti della maggior parte degli immigrati non regolari, i quali non sarebbero in grado di pagare la «pesante» ammenda comminata, né potrebbero essere utilmente sottoposti a procedure di esazione coattiva; che la vera sanzione, nei confronti dell'immigrato irregolare, consisterebbe, in realtà, nell'espulsione, peraltro già prevista e possibile prima dell'introduzione della nuova figura di reato; che la norma impugnata avrebbe, nondimeno - secondo il rimettente - una sua «perversa razionalità»: essa mirerebbe, cioè, a «rendere la vita impossibile all'immigrato non regolare», facendo «terra bruciata intorno a lui»; che la criminalizzazione dell'immigrazione illegale renderebbe, infatti, configurabile una responsabilità a titolo di concorso nel reato a carico di tutti coloro che - anche gratuitamente e per mero spirito di solidarietà - prestino soccorso al «clandestino», in quanto persona bisognosa, aiutandolo a trovare alloggio, a nutrirsi e a svolgere una qualche attività: nei confronti di costoro, siano essi cittadini o immigrati regolari, la previsione di una contravvenzione punita con un'ammenda di elevato ammontare - inutile rispetto all'immigrato irregolare - rappresenterebbe, viceversa, un efficacissimo deterrente;