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in Senato addirittura il provvedimento è arrivato all'esame dell'Assemblea senza relatore. Su 55 miliardi di euro non si può porre il timbro della fiducia, perché - noi lo sappiamo, ma se qualcuno ci ascolta è bene che lo sappia - significa che preparare emendamenti o ordini del giorno è inutile, perché il voto di fiducia li spazza via. È un modo veloce con cui il Governo porta a casa i provvedimenti? Secondo me è un modo con cui vuole, forse, evitare delle trappole; ma in questo danneggia, a mio avviso, anche il Paese, dal momento che su questi argomenti il dibattito è necessario. Qualcuno dei colleghi che ho ascoltato chiedeva che proposte avessimo, che cosa avessimo in testa. Noi francamente abbiamo cercato di dirlo in molti modi, ma lo ribadisco in modo sintetico. La questione è relativa alla mancanza di visione generale. Possiamo già iniziare a fotografare il Paese sulla base delle richieste fatte di aiuti a fondo perduto. Vediamo benissimo che le Regioni del Nord-Est, in parte anche la mia, l'Umbria, sono fra quelle che hanno presentato le maggiori richieste di sostegno a fondo perduto. Significa che il motore dell'Italia, che come sappiamo è il Nord e il Nord-Est, è in affaticamento serio. A nostro avviso, quindi, è necessario intervenire. Abbiamo visto che i settori più colpiti sono - come ha detto anche il Fondo monetario internazionale questa mattina - le piccole e medie imprese e i servizi: commercio, alloggio, manifatturiero, costruzioni, professionisti, viaggi. Si parla chiaramente di un rischio di fallimento enorme, che riguarda non tanto i servizi e i prodotti essenziali, quanto piuttosto quella che per noi è la piccola e media impresa. Noi abbiamo proposto l'idea di un fondo sovrano, su cui è stato approvato un emendamento, ossia un modo di utilizzare i risparmi degli italiani per sostenere le piccole e medie imprese. Ma su questo, a mio avviso, se il Governo avesse fatto un'attenta riflessione, collegandola ad esempio alla revisione del codice della crisi d'impresa, che è importantissimo in questa fase per il piccolo e il medio imprenditore, non avrebbe fatto un soldo di danno e avremmo potuto ragionarvi se non ci fosse stato sempre il problema della fiducia. Vi è un'altra questione che riguarda i piccoli proprietari. L'ho già detto in Commissione, insieme al collega Dal Mas e devo ribadirlo anche qui: ci sono provvedimenti che colpiscono in modo abnorme, incomprensibile e ingiusto la proprietà immobiliare. Il nostro Paese è fatto di tanti piccoli proprietari che vanno avanti grazie ai loro affitti. Noi abbiamo gli sfratti bloccati, anche se non erano dovuti all'emergenza Covid, fino al 31 dicembre. Così si leva un reddito alle famiglie: questo bisogna comprenderlo. Non parliamo di ricconi, ma di persone che magari hanno ereditato degli immobili che affittano, che avevano avviato una procedura di sfratto prima del lockdown e che adesso si trovano con l'inquilino dentro che non paga (e va bene), ma senza possibilità di cacciarlo e di rimettere a reddito quell'immobile. Il proprietario che cosa fa? Chiede il reddito di emergenza o di cittadinanza? Questo è un provvedimento irrazionale, che non tiene conto che questa crisi pandemica, a nostro avviso, ha probabilmente accelerato in tutto il mondo la crisi di tutto quanto rientra in una fascia economica piccola e media. Bisogna allora comprendere se, come e in quale maniera il piccolo e il medio imprenditore deve essere sostenuto e con quali tipi di prospettive, perché tutto quanto ha dimensioni piccole e medie viene travolto. Ripeto: basta leggersi le dichiarazioni di analisi generale fatte questa mattina dal Fondo monetario internazionale, che sono collegate anche a quanto vediamo nel nostro Paese, in particolare - come dicevo - nel Nord-Est. Ma è ovvio che noi, in questa sede, non abbiamo avuto il tempo di approfondirlo. La collega diceva che probabilmente noi dell'opposizione non abbiamo letto il decreto rilancio. Guardi che non è vero, ma sono talmente tanti gli interventi che parlarne in un dibattito - come abbiamo fatto - praticamente nullo (è la seconda volta che intervengo e non riesco a coprire tutti i temi) è un problema. Significa che non riusciamo nemmeno a scambiarci le diverse visioni. Non è possibile mettere la fiducia su provvedimenti di questa natura, perché rischiamo rifare un brutto copia-incolla delle politiche europee, per assecondare magari delle prospettive. Abbiamo necessità di ragionare. Mettere la fiducia significa non tanto voler impedire il contributo dell'opposizione, su cui vi sono state tante polemiche, ma impedirci di ragionare in un momento in cui i rappresentanti del Paese hanno bisogno e necessità di ragionare, perché tutti noi riceviamo sollecitazioni, tutti noi cerchiamo di capire in che epoca siamo e tutti noi cerchiamo di darci una prospettiva. Che ci sia concessa, allora, almeno la possibilità di ragionare nelle sedi deputate, smettendola di porre la fiducia su provvedimenti di questo genere, credo sia un dovere non tanto nei nostri confronti, ma nei confronti del Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ho sentito da parte di molti colleghi della maggioranza, sia nella seduta di ieri che nella seduta di oggi, il rimprovero che la minoranza è in grado solo di criticare e che in un momento così delicato e difficile per il Paese l'opposizione dovrebbe invece collaborare in modo molto più costruttivo. Benissimo, stiamo parlando del decreto rilancio, quindi dei 55 miliardi. Ricordo a tutti - perché resti ben chiaro - che il 30 aprile, quando abbiamo votato lo scostamento di bilancio di 55 miliardi con la risoluzione n. 101, la maggioranza era in Aula con 158 presenti, che non bastavano a garantire lo scostamento di bilancio. (Applausi). Quindi, senza i voti del Gruppo Misto, che non ha votato la fiducia al Governo, e di tutto il centrodestra, oggi non sareste qui a parlare del decreto-legge rilancio. Questa è responsabilità, ed è scritto sul Resoconto dove sono riportate le tabelle in allegato: andate a controllare, se dite che non è vero. Leggete, studiate, guardate i documenti e forse è il caso che qualcuno cominci anche a ringraziare per il lavoro che qua stiamo facendo. (Applausi). Ci è stato rimproverato che facciamo delle proposte solo per farcele bocciare dal momento che sono troppo costose, così l'opposizione può dire che non le avete accettate. Benissimo. In un momento in cui i lavoratori autonomi sono in notevole difficoltà, 500.000 hanno perso il posto di lavoro e di questi 190.000 sono giovani - a proposito delle mozioni sull'occupazione giovanile presentate dal PD, che discuteremo la settimana prossima - poter portare la flat tax da 65.000 euro a 100.000, che avevamo fatto con i 5 Stelle quando eravamo insieme al Governo, era davvero impossibile e così costoso da fare oppure andare nella direzione della riduzione delle tasse era un atto di rispetto verso gli autonomi che si poteva davvero mettere in campo? Di 55 miliardi quanti ne avremmo spesi? Un miliardo, 1,5 al massimo?