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per loro è più importante come ci si arriva che la data di arrivo, cioè la cosiddetta curva, e questo era un obiettivo fondamentale - al fine di tenere in considerazione le specificità tecniche e le peculiarità dei van più pesanti che, notoriamente, non si prestano a essere elettrificati perché dovrebbero sostanzialmente portare loro batterie, data la capacità di carico e il peso delle batterie. Inoltre, si è incentrata sulla richiesta per obiettivi di riduzione differenziati per automobili e furgoni, nonché sul riconoscimento del contributo dei carburanti rinnovabili nel periodo di transizione, per accedere a una decarbonizzazione del settore automotive un pochino più lenta e flessibile. È importante sottolineare che, nel corso della seduta plenaria del Parlamento europeo dello scorso 8 giugno, siano stati votati due mandamenti favorevoli alla posizione italiana rispetto alla proposta originaria: il mantenimento della deroga per i piccoli costruttori e i piccoli volumi e il ripristino della curva di ripartizione obiettivo per i van. Si tratta, quindi, di due proposte su tre, per essere chiaro. Sul fronte della politica industriale si specifica che, con il decreto-legge n. 17 del 2022, è stato istituito presso il Ministero dello sviluppo economico un fondo di 700 milioni di euro per l'anno in corso e di un miliardo di euro ciascuno per gli anni dal 2023 al 2050, finalizzato alla transizione verde, alla ricerca e agli investimenti nella filiera del settore automotive e allo sviluppo di forme produttive innovative sostenibili. Preciso che è in corso un dialogo continuo sia con la Commissione che con la Presidenza francese, volto a meglio chiarire come le posizioni italiane non riducano l'ambizione della proposta, bensì siano tese a inserire opportune flessibilità che possano accompagnare gli Stati membri nel percorso di decarbonizzazione, consentendo loro di raggiungere gli obiettivi delineati dal provvedimento senza però creare grave stress al sistema produttivo e socioeconomico, in particolare al comparto automotive. L'azione di cui ho parlato continua: a fine mese abbiamo la riunione ministeriale dell'ambiente e la discussione è in corso. A causa ho dei limiti di tempo, per il momento rispondo a questa interrogazione sapendo che subito dopo ne seguirà una su un tema simile, alla quale aggiungerò alcune considerazioni che forse completeranno il quadro. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Gallone, per due minuti. GALLONE (FIBP-UDC) . La ringrazio davvero ministro Cingolani, perché la sua risposta ci conferma il mantenimento della speranza di arrivare a un obiettivo condiviso in nome della salvaguardia del nostro sistema Paese e della tutela ambientale. Nel 2022 dobbiamo poterci permettere di essere ambiziosi e di voler perseguire il benessere sociale e la tutela ambientale insieme. Rientro ora dal funerale di un uomo illuminato, Domenico Bosatelli, che non ha mai smesso di credere nell'intelligenza dell'uomo. Egli diceva che la fortuna c'è quando un talento trova un'opportunità seguendo un ideale e generando una responsabilità. Io ho preso questa considerazione come un segno. In Italia abbiamo talenti a cui far incontrare le opportunità: mi riferisco, ad esempio, a chi sta lavorando ai combustibili rinnovabili che, in combinazione al sistema di trazione ibrida, potrebbero far sì che la transizione anche sulla mobilità possa avvenire in neutralità tecnologica. Vincolarsi solamente agli autoveicoli elettrici vorrebbe infatti dire legarsi ancora al gas, perché in Italia senza energia nucleare non potremmo avere la possibilità di produrre la corrente elettrica necessaria e, quindi, dovremmo ricorrere necessariamente a Paesi extraeuropei anche per le batterie. Ci rincuora, pertanto, sentire dalla sua viva voce, mentre ci guardiamo negli occhi, passaggi sull'introduzione di flessibilità nella convinzione della necessità del principio sacrosanto sancito anche dal green deal che stiamo perseguendo - se non vogliamo che da green diventi black - secondo il quale nessuno deve essere lasciato indietro. Ribadiamo infatti che, se il provvedimento rimanesse così, solo nel settore manifatturiero si perderebbero 70.000 posti di lavoro. Pertanto, vanno bene i due emendamenti, come va bene tutto quanto è stato messo a terra per la ricerca. Invito quindi il ministro Cingolani a mettere il massimo impegno, insieme a tutto il Governo, nelle sedi competenti, nel Consiglio dei ministri dell'ambiente e in Commissione, affinché si convinca l'Europa a non farsi del male, ma soprattutto a non farci del male. PRESIDENTE . Il senatore Pazzaglini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03394 sulla strategia per la decarbonizzazione nel settore automobilistico, per tre minuti. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, con il pacchetto Fit for 55, formalizzato dalla Commissione europea il 14 luglio 2021 con la finalità di rivedere gran parte della legislazione attualmente vigente in materia di clima e energia, l'Unione europea si è posta l'ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni delle auto di nuova immatricolazione del 55 per cento al 2030 rispetto al 2021 e del 100 per cento al 2035. In occasione dell'informativa presentata in Parlamento in vista della riunione Ministri dell'energia e dell'ambiente del G7 di Berlino di maggio scorso, il ministro Cingolani ha riferito di un forte impegno dei Paesi G7 per supportare la decarbonizzazione nel settore trasporti, quale contributo significativo alla riduzione delle emissioni per mantenere l'aumento della temperatura entro il grado e mezzo centigrado. Il Ministro ha ribadito la posizione italiana a favore di una veloce decarbonizzazione del settore automobilistico, evidenziando tuttavia la necessità di identificare tempistiche diversificate tra veicoli leggeri e veicoli pesanti, al fine di consentire di avviare una transizione ambiziosa, ma giusta, tarata sulle specificità nazionali relativamente allo sviluppo delle necessarie infrastrutture, all'adattamento del sistema produttivo alle nuove tecnologie, all'importanza di puntare anche su altri combustibili sostenibili e tecnologie innovative. Tuttavia, relativamente al pacchetto di misure Fit for 55, il Parlamento europeo nella recente seduta dell'8 giugno 2022 ha approvato il divieto di vendita, a partire dal 2035, di auto a combustione interna, ritenendo tale decisione un contributo prioritario alla riduzione del 55 per cento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030, in vista del raggiungimento della neutralità climatica dell'Unione al 2050 dettata dalla tabella di marcia del green deal europeo. Ciò comporterà che nell'immediato futuro sarà consentita la sola vendita delle auto elettriche in Europa, considerate dall'UE una soluzione praticamente esclusiva al trasporto sostenibile dell'Unione, dimostrando un approccio ideologico e demagogico alla transizione ecologica. Considerato che la filiera dell' automotive italiano vale il 5,6 per cento del PIL nazionale e impiega oltre 250.000 addetti, rappresentando un'eccellenza sullo scenario mondiale anche in termini di avanguardia e innovazione tecnologica e quindi di sostenibilità ambientale, è evidente che la misura comporterà un'alterazione importante nel settore e nelle economie dei Paesi.