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In conseguenza di ciò si è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza per tali reati nonché pene accessorie di natura interdittiva in considerazione della loro particolare efficacia a fini di prevenzione generale e speciale. Inoltre, in ragione dell'efficacia deterrente dimostrata dal sistema della responsabilità da reato degli enti di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, si sono estese le ipotesi di illecito ivi previste anche ai casi di delitti di prostituzione coattiva, induzione, reclutamento e sfruttamento introdotti dal presente disegno di legge, qualora realizzati nell'interesse dell'ente. Nell'intento di colpire anche sotto il profilo patrimoniale il racket spesso legato al fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, si sono previste anche particolari ipotesi di confisca, particolarmente idonee allo scopo. Al fine di favorire la destinazione sociale dei proventi della confisca così disposta nei confronti dei condannati per tali reati, si è prevista l'assegnazione delle somme derivanti da tali provvedimenti al fondo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri a ai sensi dell'articolo 12 della legge 11 agosto 2003, n. 228. In tale fondo confluiranno, altresì, le somme derivanti dall'applicazione delle sanzioni pecuniarie previste nel presente disegno di legge. Il fondo così istituito potrà finanziarie iniziative realizzate dalle regioni e dagli enti locali -- in collaborazione con gli enti pubblici e privati che si occupano di prostituzione -- volte alla prevenzione dei delitti di prostituzione coattiva, all'integrazione sociale delle vittime e al loro inserimento nel mondo del lavoro, favorendo, altresì, corsi di formazione professionale. Tali interventi sono destinati alle persone vittime delle condotte delittuose previste in materia e di quelle che manifestino la volontà di abbandonare l'attività di prostituzione, alle quali si offrono, in tal modo, percorsi di lavoro e di vita alternativi. Con il presente disegno di legge, inoltre, si intende affrontare il tema della prostituzione non coatta e non esercitata da minore, per garantire il diritto di autodeterminazione sessuale dei cittadini e, contemporaneamente, il loro diritto alla tranquillità e alla libertà di movimento, senza tuttavia dimenticare di offrire alle donne, costrette a prostituirsi a causa di circostanze difficili della vita, la possibilità di cambiare vita (articolo 1). Le misure proposte sono da inquadrare nell'ottica delle politiche sociali volte alla riduzione del danno sanitario e sociale e dell' enpowerment dei soggetti deboli, nella convinzione che questo possa contribuire al contrasto allo sfruttamento. Possono essere interessate a tali misure tutte le persone che, più o meno volontariamente, esercitano la prostituzione senza subire costrizione fisica e senza dover cedere parte del proprio reddito ad altri in cambio di protezione. A queste persone dovrebbe essere consentito di associarsi e di esercitare la prostituzione nelle case. Le misure previste dal presente disegno di legge dovrebbero infatti incoraggiare tali soggetti ad abbandonare la strada o ad esercitare in luoghi più sicuri e nello stesso tempo più riparati dalla vista dei cittadini. Due sono le strategie previste: la decriminalizzazione dell'adescamento e del favoreggiamento da un lato, l'individuazione di regole minime che indichino dove si può e dove non si può esercitare. Questo secondo punto presuppone una forte assunzione di responsabilità da parte degli amministratori locali per individuare le misure più idonee volte a ricomporre situazioni di conflitto locale. La strada indicata non è quella del proibizionismo, ma quella della mediazione dei conflitti, dell'analisi del problema e dello studio delle soluzioni in modo partecipativo, con il coinvolgimento degli stessi soggetti che esprimono disagio. Frutto di contrattazione potrebbe essere l'individuazione di alcune aree verso le quali incoraggiare il trasferimento dell'esercizio della prostituzione, che siano nello stesso tempo lontane dagli occhi di persone che non vogliono assistere al mercato del sesso, sicure per chi invece le vuole frequentare. Non rientra nella contrattazione, ma è responsabilità delle amministrazioni locali, la salvaguardia di alcune aree nelle quali sorgano scuole, luoghi di culto od ospedali o destinate a parchi cittadini. La proibizione dell'esercizio della prostituzione in questi luoghi è sanzionata con multe estese anche ai clienti. L'intervento normativo deve essere accompagnato da interventi di altra natura che favoriscano cambiamenti culturali, sia nei confronti della sessualità che nei confronti «degli altri». Il disegno di legge prevede, infatti, l'investimento di risorse in campagne di informazione e nella formazione di operatori sociali, in particolare delle Forze di polizia che entrano in contatto con la prostituzione. In particolare, nell'articolo 1 si propongono alcune misure volte a favorire l'inserimento sociale delle donne che vogliono uscire dalla prostituzione, da attivare a cura delle regioni e degli enti locali, anche con il supporto delle organizzazioni di volontariato; campagne di informazione volte alla prevenzione e alla riduzione del danno sanitario e sociale connesso al fenomeno della prostituzione, con particolare attenzione ai giovani; lo stanziamento di fondi per lo svolgimento di tali attività, attraverso la riserva di una quota del Fondo nazionale per le politiche sociali. L'articolo 2 introduce modifiche al codice penale, in particolare riconducendo le nuove disposizioni in materia di prostituzione coattiva nell’ambito dei reati contro la «personalità individuale». La collocazione prescelta -- oltre a presentare evidenti profili di simmetria con la prostituzione minorile -- sembra la più idonea a evidenziare, anche sotto il profilo simbolico, il bene giuridico protetto da tale reato, che offende il complesso di situazioni giuridiche soggettive (lo status libertatis , appunto) riconducibile alla nozione di «personalità individuale» sottesa alla sezione codicistica in esame, che già prevede ipotesi criminose anche più gravi, quali i delitti di schiavitù e di sfruttamento a fini sessuali dei minori degli anni diciotto. Tale collocazione sistematica contribuisce inoltre a chiarire meglio la natura personalistica del bene giuridico protetto, diversamente da quanto ritenuto in relazione alle fattispecie di cui agli articoli 3 e 4 della citata legge Merlin. Anche recentemente infatti, il bene giuridico tutelato da tali norme è stato individuato nella pubblica moralità e nel buon costume (ex multis , cfr. Cassazione penale, Sezione III, sentenza n. 18854 del 5 marzo 2003). In particolare l’articolo 2, comma 1, lettera b), previa abrogazione dei reati previsti dalla legge Merlin, introduce nuove fattispecie delittuose in materia di prostituzione. La scelta delle cornici sanzionatorie corre lungo un ducplice binario. Da un lato si è avvertita la necessità di adeguare il carico sanzionatorio al principio di «proporzionalità» della pena, prevedendo sanzioni differenziate in ragione del diverso grado di offesa dei reati (oggi tutti puniti in modo indistinto). Dall’altro, si è optato per limitare parzialmente l’area del penalmente rilevante, espungendo talune norme di incerta applicazione (il mero favoreggiamento senza fine di lucro) ovvero desuete in quanto superate dalla legislazione successiva. Il testo prevede quindi due distinte fattispecie criminose: