[pronunce]

n. 114 del 1998, violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione; che, con riferimento alla rilevanza della questione, il rimettente evidenzia che l'ordinanza del Sindaco rappresenta la pedissequa applicazione delle norme censurate e che, pur avendo avuto effetti limitatamente all'anno 2009, comunque il suo annullamento rileva ai fini dell'eventuale accertamento del risarcimento del danno; che, sempre in tema di rilevanza, secondo il rimettente la norma regionale censurata dovrebbe essere applicata negli anni successivi anche in assenza di un provvedimento comunale; che si è costituita nel giudizio costituzionale la Società Auchan, ricorrente nel giudizio principale, riproponendo le medesime argomentazioni dell'ordinanza di rimessione e chiedendo l'accoglimento della questione sollevata dal Tribunale amministrativo per l'Abruzzo; che, in prossimità dell'udienza, la parte privata ha presentato una memoria con la quale ha ribadito ulteriormente le riferite argomentazioni circa la fondatezza della questione, insistendo per l'accoglimento del ricorso; che, in particolare, la parte privata evidenzia che, pur essendo stata modificata la norma impugnata, ciò non determina il venir meno del suo interesse alla pronuncia di incostituzionalità, dipendendo dalla stessa il buon esito del proprio ricorso pendente dinanzi al Tar rimettente; che, inoltre, non ricorrerebbe l'ipotesi di una cessata materia del contendere in quanto, per giurisprudenza costituzionale consolidata, si ha cessazione della materia del contendere solo quando le norme impugnate e poi abrogate non abbiano mai avuto applicazione. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per l'Abruzzo - sezione staccata di Pescara - dubita, in riferimento agli artt. 3, 41 e 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 135, della legge della Regione Abruzzo 16 luglio 2008, n. 11 (Nuove norme in materia di commercio), nella parte in cui prevede che: «In occasione di svolgimento domenicale e festivo di mercati e fiere, l'apertura facoltativa degli esercizi di vendita al dettaglio a posto fisso di cui al comma 4, dell'art. 17 della L.R. n. 135/1999, non è consentita agli esercizi della grande distribuzione»; che, in particolare, il Tribunale rimettente ritiene che la norma censurata contrasti con il principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost., in quanto introduce una discriminazione nei confronti delle grandi strutture di vendita, rispetto agli altri esercizi commerciali, impedendo loro di usufruire delle deroghe all'obbligo di chiusura in occasione di svolgimento domenicale e festivo di mercati e fiere; che risulterebbe leso anche il diritto di libera iniziativa economica di cui all'art. 41 Cost., in quanto l'apertura domenicale o festiva di una grande struttura di vendita in occasione del contestuale mercato o fiera non comporta alcun pregiudizio per la sicurezza, l'utilità sociale, la libertà o la dignità umana e, pertanto, costituirebbe un limite alla libera iniziativa economica privo di una ragionevole giustificazione; che, infine, la norma si porrebbe in contrasto anche con l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. che riserva allo Stato la competenza legislativa esclusiva in materia di tutela della concorrenza, trattandosi di una misura legislativa che incide «sull'accesso al mercato», condizione essenziale per la realizzazione della concorrenza, in modo difforme da quanto previsto dall'art. 11 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della L. 15 marzo 1997, n. 59); che, successivamente all'ordinanza di rimessione, la disciplina regionale impugnata è stata modificata dall'art. 24 della legge reg. 12 maggio 2010, n. 17 (Modifiche alla L.R. 16 luglio 2008, n. 11 "Nuove norme in materia di Commercio" e disposizioni per favorire il superamento della crisi nel settore del commercio), che ha abrogato il secondo periodo del comma 135 dell'art. 1; che la parte abrogata è proprio quella oggetto del presente giudizio di costituzionalità; che, pertanto, - a prescindere dagli eventuali profili di inammissibilità connessi alla mancata sperimentazione di una diversa interpretazione della definizione di «esercizi della grande distribuzione» che potrebbe non coincidere con quella di «grande superficie di vendita» - occorre restituire gli atti al giudice rimettente, perché operi una nuova valutazione della rilevanza e della non manifesta infondatezza della questione (fra le molte, ordinanze n. 145, n. 38 e n. 12 del 2010).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale amministrativo regionale per l'Abruzzo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, palazzo della Consulta, il 10 gennaio 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 gennaio 2011. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA