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Partiamo dal presupposto che sino al 31 luglio non sarebbe stato possibile tenere le elezioni, questo per buona pace di alcuni Presidenti di Regione, anche qualche nostro amico che ha sostenuto in maniera veemente che si sarebbe potuto votare a luglio, perché in presenza di un provvedimento che stabilisce lo stato di emergenza sino al 31 luglio nessuna attività sarebbe stata possibile. Ma non si capisce per quale motivo si debba votare il 20 e 21 settembre, sottraendo e comprimendo un dibattito politico. Quando si farà la campagna elettorale? Sotto gli ombrelloni? È un modo subdolo. L'averlo poi affiancato al referendum ... PRESIDENTE. Senatore, la invito a concludere. VITALI (FIBP-UDC) . Concludo, Presidente, anche perché vedo che questi argomenti non interessano a nessuno. PRESIDENTE. È una giornata un po' concitata, credo che siamo tutti interessati. La prego di concludere. VITALI (FIBP-UDC) . Non ce l'ho con lei, Presidente. È inutile sprecare fiato. Noi non voteremo a favore del decreto-legge al nostro esame e ci auguriamo che si voglia cambiare registro e che il Presidente del Consiglio e la sua maggioranza facciano meno talk show , meno passerelle e più tavoli e non con gli esperti, perché è la politica che deve orientare gli esperti, gli esperti possono essere dei consulenti ma non possono stabilire le scelte che spettano alla politica. E allora o si cambia registro o, secondo me, a settembre sicuramente questo Governo non avrà la forza di resistere sotto la pressione, la protesta e le reazioni dei cittadini, che ormai sono stanchi di un modo di governare fatto di chiacchiere e distintivi. Noi anticipiamo il voto contrario al decreto-legge al nostro esame. (Applausi) . AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Brusio) . PRESIDENTE. Chiedo all'Assemblea di rispettare l'oratore che sta parlando e di fare silenzio. Ne ha facoltà, senatore Augussori. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nell'esaminare il decreto al nostro esame, prima che il merito è doveroso affrontare il metodo. Arriviamo al voto finale, e quindi all'approvazione definitiva di una legge, dopo meno di cinquanta ore che quest'ultima è entrata in questo ramo del Parlamento. Lo si fa senza che la Commissione abbia concluso i lavori, senza che una sola proposta emendativa sia stata esaminata, senza il relatore e ovviamente con il voto di fiducia (perché farcelo mancare?). Il tutto con un Governo e una maggioranza - l'abbiamo visto oggi - in enorme difficoltà e con l'acqua alla gola, visto il rischio della decadenza del decreto-legge domani. Nella materia elettorale, che è quella delle comuni regole del gioco, il terreno da cui deve crescere la pianta della democrazia, avete non solo agito per decreto governativo, ma avete di fatto impedito al Senato ogni tipo di intervento. Ancora una volta - come se non bastassero le 20 e più fiducie richieste, ormai appuntamento fisso di ogni settimana e questa settimana ci date addirittura il bis - è impedito ad un ramo del Parlamento di entrare nel merito di un provvedimento che, come ho detto, è importante e delicatissimo. Il premier Conte o il conte Premier , come forse preferisce essere chiamato, visto che riunisce la sua corte in una villa nobiliare, beandosi dei suoi pieni poteri - lui, sì, ce li ha e li ha avuti - ha pensato di poter trasformare le mascherine che indossiamo tutti i giorni in bavagli. Sta usando il Covid, la paura diffusa e i morti che ci sono stati per imbavagliare l'opposizione, il Parlamento e il Paese. (Applausi). Noi protestiamo oggi a gran voce e lo facciamo qui, in Parlamento, ora, e lo faremo sempre più nelle piazze a partire dalle prossime settimane. Questa volta vi siete superati perché non solo calpestate il Parlamento, ma avete disatteso anche il confronto con le Regioni e gli enti locali, che sono i soggetti a cui il decreto-legge si riferiva. Il MoVimento 5 Stelle ha perfino tentato di impedire alla nostra Commissione affari costituzionali di svolgere le audizioni con i rappresentanti delle Regioni e dei Comuni; diritto sacrosanto delle opposizioni che è stato fatto salvo solo grazie - e gli va riconosciuto - all'intervento di mediazione del capogruppo del Partito Democratico, senatore Parrini. Posso definire la gestione del provvedimento un'occasione persa. Dopo tanti decreti-legge e decreti del Presidente del Consiglio dei ministri dal profilo costituzionale quanto meno dubbio, questa era l'occasione per lavorare su una piattaforma condivisa, perché nessuna forza politica può negare che un'azione normativa fosse necessaria. Essendoci stato infatti il rinvio delle elezioni, per forza di cose bisognava intervenire. Era di fatto un atto dovuto. Quindi non solo è mancato il dialogo, ma è mancata in primis la volontà di cercare il dialogo; è questo che soprattutto imputiamo alla maggioranza. Entrando nel merito sono tre le tematiche che vengono lasciate in sospeso. La prima: si stabilisce di fatto che le elezioni regionali ed amministrative si terranno il 20 settembre, data che si incastra tra il periodo ferragostano e il pericolo sanitario segnalato dal Comitato tecnico-scientifico di un possibile ritorno del Covid a partire da ottobre. Su cosa si basa però questo allarme? Non su dati scientifici o su proiezioni epidemiologiche, bensì su quello che potrebbero affermare tranquillamente le nostre nonne: da ottobre iniziano a scendere le temperature e quindi è più facile ammalarsi. Le decine e decine di consulenti di Conte non vanno oltre un «mettiti la maglia di lana che fa freddo». Questo è quello che ci dicono. Le elezioni, però, e mi rivolgo soprattutto ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, non sono una questione limitata alla giornata del voto, un click day su una piattaforma Internet. Le elezioni sono un percorso democratico di quaranta, cinquanta e più giorni che oltre alle scadenze burocratiche, tra le quali stamattina la senatrice Bonino ha ricordato la raccolta delle firme, e tutto quanto sta attorno alla predisposizione delle liste e alla scelta dei candidati, prevede un confronto diretto con l'elettorato per un adeguato periodo affinché si determini il convincimento del voto consapevole. Tutto ciò ovviamente mal si concilia con il mese di agosto. La seconda tematica, come è già stato evidenziato da altri colleghi, è il problema centrale del provvedimento, ossia la sovrapposizione del referendum costituzionale. La sacralità del momento in cui gli elettori stabiliscono se debba essere corretta la Carta costituzionale dovrebbe subire meno inquinamenti possibili dalle altre campagne elettorali. Tutti i precedenti vanno in tal senso e mai è accaduto che il referendum previsto dall'articolo 138 venisse abbinato ad altre consultazioni. L'esistenza di un impatto incrociato sull'esito è evidente e ne avremo la controprova, quella sì, regolare negli effetti pratici. Ci sarà una distorsione anomala dell'affluenza, dovuta all'asimmetria che deriva dal fatto che solo sei Regioni sono chiamate al voto e non l'intero corpo elettorale come in un'elezione politica o europea.