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un soggetto il cui unico scopo è la produzione di regole burocratiche che servono - e questo è stato fortemente voluto dai Governi della XVII legislatura - alla produzione di un sistema di competizione tra atenei sulla base di una serie di indicatori che culminano nell'applicazione di algoritmi. Tutto questo per decidere quali sono i dipartimenti di eccellenza, in nome di una competizione che costituisce la pallida copia di ciò che potrebbe accadere in un mercato, ma mercato non è perché la ricerca e lo studio sono beni pubblici in via principale. Ebbene, tutto questo ha portato un danno a tutti gli atenei, da Nord a Sud, a Sud in particolare, perché questo sistema ha drenato risorse. Uno degli obiettivi era il ridimensionamento dell'Anvur, e in questo ho trovato anche nella Lega una forte sensibilità. Non solo l'Anvur viene menzionata, rafforzata, ma creiamo una seconda agenzia: burocrazia su burocrazia. Stiamo distruggendo - in nome di interessi di cui non conosco l'entità - il futuro dello studio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Guardate che l'università è il motore di questo Paese. Si doveva dar vita a un comitato - come avevo proposto - cui affidare il compito di raccogliere ulteriori fondi - non già di gestire fondi pubblici - al fine di favorire il trasferimento tecnologico nel rispetto dell'omogeneità del Paese. A quanto mi consta, il testo che ho menzionato poc'anzi è ancora fortemente voluto da questo Governo. Siete ancora in tempo a fermarvi; i professori universitari e gli studenti vi saranno grati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berardi. Non essendo presente in Aula, si intende abbia rinunziato ad intervenire. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, ho sentito colleghi dirci come l' iter di un disegno di legge di bilancio possa essere migliorato. Effettivamente, tutti noi siamo davanti a un'esperienza nuova, perché in questa legislatura mai ancora avevamo affrontato un disegno di legge di bilancio nel modo con il quale dovrebbe essere affrontato. (Applausi dal Gruppo PD) . L'anno scorso, dopo aver votato e approvato il disegno di legge di bilancio alla Camera, sono cambiati i saldi; li abbiamo cambiati qui al Senato con un maxiemendamento senza che passasse dalla Commissione. (Applausi dal Gruppo PD) . Quest'anno abbiamo affrontato la discussione fino in fondo, credo in modo soddisfacente rispetto alle condizioni date; tutti hanno dato il loro contributo - e di questo bisogna dare atto ai colleghi delle varie forze politiche - sotto la guida, a mio avviso, molto adeguata della Presidenza della Commissione e dei relatori, nonché grazie alla presenza del Governo che ci ha aiutato a fare un lavoro proficuo. Dopodiché, è vero: operiamo in un regime che non faccio fatica a chiamare di monocameralismo alternato, nel senso che, in modo alternato, solo la Camera o solo il Senato si occupano dei provvedimenti. Nei prossimi giorni discuteremo di altri decreti-legge che sono stati esaminati, sviscerati e migliorati solamente dalla Camera, che noi non modificheremo: allo stesso modo la Camera affronterà i lavori di questa legge di bilancio. Credo che tutto ciò attenga ad un tema che abbiamo considerato già altre volte e che consiste nell'immaginare il modo con il quale il nostro sistema istituzionale può rispondere nel modo giusto alle esigenze che il mondo moderno ci pone dinanzi. Parliamo della modernizzazione del nostro sistema istituzionale rispetto a quelle che sono le realtà nuove che si pongono nella nostra società. Mi collego a questa affermazione proprio per cogliere un aspetto decisivo e determinante che abbiamo davanti e che questo Governo si è trovato improvvisamente svelato: una realtà svelata a tutti noi, vale a dire la necessità di governare la transizione dandole un orientamento. Questo è il tema che ci siamo trovati a dover considerare e che non ha più possibilità di essere procrastinato, perché il cambiamento è arrivato. Le cose ci interpellano in modo significativo e urgente, ma, se non siamo capaci di governare la transizione, perché il cambiamento non è istantaneo, se non siamo capaci di dare un orientamento alla transizione, ecco che cominciamo a fare scelte che guardano al passato, che ci rinchiudono in una comfort zone non più sostenibile sotto alcun profilo, né sotto quello ambientale, né sotto quello economico o sociale. Dobbiamo decidere di avere il coraggio di navigare in mare aperto, ma anche di darci una rotta. Questo Governo è nato trovandosi davanti a questa realtà. È un cambiamento che va governato nella sua transizione e va orientato nella sua direzione e questo lo facciamo partendo da una maggioranza, costituitasi nelle modalità che conosciamo e che, di fronte a questa realtà, cerca però subito di compiere delle scelte qualificanti. Fare dei pezzi di strada insieme ci cambia - lo dico ai componenti della maggioranza - perché nasciamo con l'idea di risolvere delle urgenze. Tuttavia, nel momento in cui la risoluzione delle urgenze ci richiama alla necessità di dare una progettualità, ecco che cominciamo a fare dei pezzi di strada insieme e lo stare insieme nel camminare ci cambia reciprocamente, ci mette in relazione e automaticamente la nostra identità si confronta con identità diverse e cerca di trovare una sintesi e di fare scelte comuni. È difficile, infatti, che un Governo regga se il presupposto delle forze che lo compongono è quello di non voler avere più a che fare in futuro le une con le altre: come si fa a governare con gente con cui non si vuole stare insieme e fare un pezzo di strada insieme? Al contrario, oggi noi cominciamo a fare un pezzo di strada insieme e rispetto a questo dobbiamo avere la consapevolezza che ci cambieremo reciprocamente, ci mescoleremo, non tanto cambiando i nostri punti di vista culturali, ma mettendo in campo la determinazione che ci fa fare delle scelte condivise, come quelle che qui sono state fatte e mi riferisco, in primo luogo, all'Europa. Nella cornice che ci guida ci sono un intendimento, una visione e un approccio diversi rispetto a quello che è l'Europa nei confronti del nostro Paese. Da qui dunque partiamo dopo aver superato, credo, un ostacolo molto alto, il che oggi ci consente di governare degli aspetti che prima erano completamente fuori controllo, primo fra tutti lo spread . Noi parliamo di una legge di bilancio con degli aspetti economici decisamente incisivi sulla vita del Paese, di cui magari invece non abbiamo evidenza nella quotidianità: con l'attuale Governo andiamo a risparmiare quasi 40 miliardi di euro in prospettiva sugli interessi del debito ed è solamente l'esito della scelta di cominciare un percorso insieme. Considerate poi che se non avessimo fatto questo disegno di legge di bilancio il 1° gennaio sarebbe scattato l'aumento dell'IVA. Qui si parla di clausole di salvaguardia da neutralizzare, ma il punto è che la precedente legge di bilancio aveva deciso l'aumento dell'IVA a partire dal 1° gennaio 2020 ed è per questo che noi stanziamo 23 miliardi di euro a questo scopo, cioè per fare in modo che non aumenti l'IVA dal 1° gennaio.