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Abbiamo cercato una soluzione intermedia, che consente di aderire successivamente entro un certo termine e che - come sappiamo - non è stata sempre ben accolta in sede di audizione. E qui consentitemi alcune considerazioni. Siamo completamente soddisfatti? Lo dico senza mezzi termini: no. Non lo siamo per una questione di metodo e di merito. Più volte nel confronto parlamentare proprio il mio Gruppo ha richiamato e sostenuto l'esigenza di una discussione articolata e di valutazioni più approfondite su quanto nel frattempo emergeva nel corso delle audizioni. È vero: ottimizzare i tempi è importante, ma non se è fine a se stesso perché l'obiettivo è, e non può non essere altrimenti, una norma compiutamente esigibile e applicabile, capace di contemperare interessi diversi e, soprattutto, di garantire realmente i cittadini e i cittadini utenti. Su questo - lo dico ai colleghi della maggioranza - è sufficiente scorrere i testi delle audizioni svolte con le rappresentanze dei consumatori, delle imprese e con i professionisti della materia, per misurare - sì - il lavoro svolto, ma soprattutto quanta limatura è ancora necessaria. Osservazioni sono emerse con chiarezza nel corso delle audizioni, e non ultime quelle provenienti da esperti della materia come dalle rappresentanze delle associazioni dei consumatori e del Consiglio nazionale consumatori e utenti che il Governo avrebbe fatto bene a tenere in conto. E cito quelle relative all'ammontare della quota lite o quelle sul rischio di un pregiudizio a prescindere nei confronti delle imprese; pregiudizio che - lo dico con chiarezza - non ci può e non ci deve essere. Guai se passasse la logica che tutela dei cittadini e degli utenti possa equivalere a un pregiudizio sull'impresa a prescindere. Limatura ed estensione, dunque. E dico con altrettanta chiarezza che continuiamo a considerare un vulnus l'aver scelto di escludere eventuali azioni nei confronti della pubblica amministrazione. E sì: si può parlare di rivoluzionari ma, quando lo si è a metà, si rischia di essere dei conformisti. È evidente che è una norma che rafforza e prevede tutele nei confronti degli enti gestori del servizio pubblico e di pubblica utilità, ma non interviene sulla class action pubblica. Le tutele o sono a 360 gradi, o rischiano alla fine di non essere, ed è evidente come l'ambito di applicazione del decreto legislativo n. 198 del 2009 debba essere rivisto, riconoscendo il diritto al risarcimento per i cittadini offesi da condotta lesiva della pubblica amministrazione. Poiché trattiamo una materia così viva, in costante mutamento, e per le innovazioni che il provvedimento inaugura, avevamo proposto - e continuiamo a sostenerne l'esigenza - la costituzione di un osservatorio formato da rappresentanti delle associazioni di categoria del mondo imprenditoriale e delle associazioni dei consumatori, con il compito di monitorare e verificare l'effettiva applicazione della misura, il funzionamento delle norme ed eventuali criticità, per procedere a correzioni e miglioramenti. Inoltre, avevamo ritenuto necessario impegnare il Governo a garantire il coordinamento effettivo tra queste norme e la disciplina europea in corso di approvazione, con particolare riguardo al rispettivo ambito di applicazione per poter armonizzare e aderire alla nuova direttiva in corso di emanazione. La proposta si basa su alcuni punti fondamentali: estendere la tutela ad altri strumenti specifici dell'Unione europea per la tutela degli interessi collettivi in diversi settori economici, quali i servizi finanziari, l'energia, le telecomunicazioni, la salute e l'ambiente; permettere azioni rappresentative da parte di soggetti qualificati; accrescere l'efficienza delle procedure, imponendo agli Stati membri di garantire la "debita sollecitudine" dei procedimenti e di evitare che le spese processuali diventino un ostacolo finanziario alle azioni rappresentative. Sono aspetti, come si vede, tutt'altro che marginali, caratterizzanti un metodo di lavoro oltreché un approccio verso dinamiche che sono naturalmente in divenire e che peraltro costituiscono una cartina di tornasole nella relazione tra cittadini utenti e mercato dei servizi più complessivamente inteso, che non di rado rischia di schiacciare e rendere totalmente inerte il cittadino consumatore, come anche sulla capacità dello Stato di esercitare fino in fondo il suo ruolo regolatore. Ecco dunque le ragioni per cui, pur rilevando l'opportunità di una discussione parlamentare più approfondita nel merito e i limiti che grazie ad una discussione più articolata si sarebbero dovuti affrontare, il Partito Democratico ritiene questo un importante passo in avanti a tutela dei cittadini e dei consumatori e pertanto esprimerà il suo voto favorevole. (Applausi dal Gruppo PD) . BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nell'immaginario collettivo, oserei dire planetario, la class action ha per tutti le vesti di Julia Roberts, nel noto film «Erin Brockovich - Forte come la verità». Tutti conoscono la trama del film, con la combattiva segretaria dell'avvocato che prende a cuore i diritti degli abitanti di una piccola cittadina e ne convince 233 a sfidare il colosso, per difendere i propri diritti. Così si arriva a una causa e l'azienda, per paura del danno di immagine - questo è infatti un problema reale - decide di trattare e di cedere. Così finisce il film, ma pochi sanno che alcuni anni dopo fu condotto uno studio indipendente e serio, che stabilì, ad esempio, che in quel determinato territorio il numero delle patologie denunciate dalla causa non era più elevato, ma era anzi leggermente inferiore rispetto a quelle della zona circostante. Nessuno pretende di affrontare un tema così delicato come si farebbe in un film, perché la differenza che passa tra il film e la realtà è anche quella che passa tra un principio giusto e un provvedimento, che deve avere due caratteristiche: non solo la forza di affrontare una questione, che evidentemente tutti riteniamo importante, ma anche l'equilibrio di farlo, tenendo in considerazione tutti i punti di vista e tutti gli interessi in gioco. Questo è ciò che con il provvedimento al nostro esame la maggioranza si è presa l'impegno di fare. Poco fa la senatrice De Petris diceva che il passaggio della normativa dal codice del consumo al codice civile non è solo formale, ma è sostanziale. Certo che è sostanziale: è un passaggio sostanziale, che avviene dopo anni di confronto, di approfondimento e anche di scontro tra punti di vista differenti. Dispiace che vi sia, da parte di alcuni colleghi, in particolare di Forza Italia, un atteggiamento un po' schizofrenico. Da una parte si rivendica il merito - lo ha fatto ieri il senatore Malan - di aver introdotto nel codice del consumo uno strumento importante; dall'altra, si disconoscono i rischi del provvedimento stesso e la necessità di doverlo migliorare. Mi viene da pensare - permettetemi l'esempio che non vuole offendere il Senato - a quell'avvocato interpretato da Gigi Proietti, che vuole per forza uscirne bene, e quindi dice alla romana al cliente: "Qui li freghiamo, qui te se fregano!". Perché dico questo?