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stando all'attualità, è stata posta l'attenzione sulle modalità e forme della comunicazione politica, al fine specifico di consentire, in ogni tempo e non solo nei periodi elettorali, la più ampia informazione del cittadino per formare la sua consapevolezza politica, tra gli altri, da parte dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), attraverso un suo commissario, Antonio Nicita, il quale, dapprima tramite "Twitter", tra i principali social network , e poi per mezzo della carta stampata, con un articolo dell'11 giugno 2018 apparso sul quotidiano "la Repubblica", ha sottolineato come la «scomparsa del contraddittorio» e del confronto «in televisione, e in particolare nei format dedicati agli approfondimenti politici», non solo non sia in linea con la giurisprudenza della Corte costituzionale, come puntualmente richiamata, ma si ponga in rapporto conflittuale con il sistema democratico; nelle trasmissioni televisive, aventi contenuti politici, si sta affermando un orientamento non più incentrato sulla partecipazione in contradditorio e sul confronto dialettico tra i soggetti intervenienti, secondo il canone della pari opportunità, bensì un orientamento replicante la tipica caratteristica rinveniente nella comunicazione politica realizzata attraverso social network e fondata sul principio di omofilia, per cui il cittadino elettore tende ad orientarsi al consumo di notizie provenienti da fonti a lui politicamente o socialmente affini, escludendo quindi una serie di informazioni più distanti, ma che potrebbero concorrere alla formazione di un'opinione critica sui fatti (cosiddetto filter bubble ). In altri termini, come evidenziato su "Il Sole-24 ore" da Carlo Melzi d'Eril e Giulio Enea Vigevani lo stesso 11 giugno, «poiché l'utente è portato a scegliere solo le informazioni che consolidano le proprie credenze, spesso si creano "bolle" impermeabili alla critica, ove prospera un pensiero unico che si fa sempre più radicale. In assenza di contradditorio la televisione rischia di replicare lo stesso schema [dei social network ], nel quale i "tifosi" si limitano ad ascoltare la voce del loro idolo, magari cambiando canale quando compare l'avversario politico. Se così è, non pare irragionevole indurre il mezzo che è in grado di farlo, a raccogliere, presentare e far confrontare in un unico contesto le idee più diverse»; dall'analisi contenuta nel rapporto dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del mese di febbraio 2018, dal titolo "Il consumo di informazione e la comunicazione politica in campagna elettorale", emerge che, nonostante l'ascesa di altri mezzi di comunicazione, la televisione conferma il suo primato anche come frequenza di accesso da parte degli italiani per finalità informative, in generale, e politiche in particolare. Inoltre, si rileva come, sotto il profilo dell'attendibilità delle informazioni, internet sconti ancora alcuni problemi, e come, contrariamente, i media tradizionali, quali la televisione, la radio ed i quotidiani mantengano ancora un vantaggio dal punto di vista dell'attendibilità, si chiede di sapere, pur in assenza di un obbligo normativo alla partecipazione in contradditorio, se e quali iniziative di propria competenza, in rispetto del contratto di servizio tra la Rai e il Ministero, il Ministro in indirizzo intenda adottare per assicurare il pieno rispetto di parità di condizioni nell'esposizione di opinioni e posizioni politiche nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nelle presentazioni in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere rilevante l'esposizione di opinioni e valutazioni politiche, di cui alla legge 22 febbraio 2000, n. 28 (cosiddetta legge sulla par condicio ), al fine garantire il diritto costituzionale alla completa ed obiettiva informazione del cittadino e di tutelare il nostro sistema democratico. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00024 MIRABELLI CIRINNA' Al Ministro dell'interno Premesso che: il 14 giugno 2018, molti quotidiani riportano la notizia dell'arresto, con l'accusa di associazione finalizzata alla corruzione, di Luca Parnasi, proprietario dei terreni su cui dovrebbe essere edificato il nuovo stadio della Roma e della società "Eurnova", incaricata dalla As Roma di predisporre i progetti di fattibilità e i progetti esecutivi del nuovo stadio; un ruolo chiave in questa vicenda sarebbe stato ricoperto da Luca Lanzalone, avvocato e neo presidente della municipalizzata Acea, nonché consulente "di fatto" della Giunta Raggi nella gestione del dossier sullo stadio della Roma, il quale, secondo quanto riportato dal quotidiano "Corriere della sera" del 14 giugno, in cambio di consulenze "mascherate" pagate ben 100.000 euro, una casa e uno studio a Roma, avrebbe stretto con Parnasi un "sodalizio criminale" per perseguire interessi privati grazie (come riportato dal giudice per le indagini preliminari, Maria Paola Tomaselli, in un'ordinanza) agli "ampi poteri" e all'"ampia fiducia di cui Lanzalone gode in Campidoglio"; secondo il quotidiano on line "Business insider" del 13 giugno 2018, che riporta quanto scritto dai magistrati, "Lanzalone in qualità di consulente del Comune, elabora (a favore di Parnasi) una soluzione tecnica riguardo le procedure da adottare per il buon esito del progetto finalizzato a consentire un immediato inizio dei lavori", evitando "il pericolo di possibili ricorsi" da parte delle associazioni; secondo quanto riportato dal suddetto quotidiano "Per i magistrati, Parnasi ha pagato profumatamente Lanzalone perché è potente: nel mondo grillino può influenzare amministrazioni pubbliche e comuni retti da M5s"; a conferma di quanto riportato, secondo il quotidiano "la Repubblica" del 14 giugno, otto ore prima di essere arrestato, Lanzalone era a cena con Davide Casaleggio ed è l'autore del nuovo statuto del Movimento 5 Stelle; questa inquietante vicenda, testimonianza del declino inarrestabile della città di Roma, ha portato a 9 arresti e a 16 indagati per reati che vanno dall'associazione a delinquere, alla corruzione, al traffico di influenze e alla fatturazione per operazioni inesistenti; tra gli arrestati ci sono Luca Parnasi, Luca Lanzalone, Adriano Palozzi, di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio regionale, e Michele Civita, ex assessore regionale del Pd. Lanzalone, Palozzi e Civita si trovano agli arresti domiciliari. Parnasi si trova in carcere con altri 5 suoi collaboratori; fra gli indagati ci sono Paolo Ferrara, capogruppo in Campidoglio del Movimento 5 Stelle, che offre a Parnasi "un'ampia e completa disponibilità" a fornire informazioni sull' iter del procedimento amministrativo e a votare a suo favore nel riconoscere lo stadio di "interesse pubblico", Mauro Vaglio, presidente dell'ordine degli avvocati, vicino al Movimento 5 Stelle, e Davide Bordoni, consigliere capitolino di Forza Italia; sempre secondo quanto riportato da "la Repubblica", nell'ordinanza di 288 pagine, il giudice per le indagini preliminari Tomaselli e il procuratore aggiunto, Paolo Ielo, scrivono: