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Norme per la utilizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata al fine di agevolare lo sviluppo di attività produttive e favorire l'occupazione. Onorevoli Senatori. -- Le stime stilate dal Fondo monetario internazionale per il World Economic Outlook (Weo) di settembre 2013 prevedono che l'economia italiana si contrarrà nuovamente quest'anno, con un calo del prodotto interno lordo dell'1,8 per cento, per poi probabilmente risalire dello 0,7 per cento nel 2014. A fronte di questa situazione e di una persistente limitazione di assistenza da parte del sistema bancario, l'utilizzazione dei beni confiscati in via definitiva alla criminalità organizzata, anche da parte dei privati, non solamente con finalità sociali, può rappresentare un valido sostegno allo sviluppo dei territori in cui essi ricadono ai quali verrebbero restituite quelle capacità economiche e di sviluppo che la criminalità organizzata ha loro sottratto, o illecitamente prodotto a danno delle comunità locali. Sul piano giuridico la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), ha ampliato (articolo 1, commi 201 e 202) sia i destinatari dei beni immobili confiscati, individuando oltre ai comuni anche le province e le regioni quali riceventi i suddetti beni, sia gli utilizzatori finali dei beni confiscati: organizzazioni di volontariato; cooperative sociali; comunità terapeutiche; università. Il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, recante il codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136, che raggruppa quanto previsto in materia, contiene specifiche misure di prevenzione patrimoniale, di amministrazione, di gestione e di destinazione dei beni sequestrati e confiscati, nonché disposizioni riguardanti l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. In particolare, l'articolo 48, commi 3 e 12, rispettivamente dispongono quanto segue: «3. I beni immobili sono: a) mantenuti al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile e, ove idonei, anche per altri usi governativi o pubblici connessi allo svolgimento delle attività istituzionali di amministrazioni statali, agenzie fiscali, università statali, enti pubblici e istituzioni culturali di rilevante interesse, salvo che si debba procedere alla vendita degli stessi finalizzata al risarcimento delle vittime dei reati di tipo mafioso; b) mantenuti al patrimonio dello Stato e, previa autorizzazione del Ministro dell'interno, utilizzati dall'Agenzia per finalità economiche; c) trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l'immobile è sito, ovvero al patrimonio della provincia o della regione. Gli enti territoriali provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato. L'elenco, reso pubblico con adeguate forme e in modo permanente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l'utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l'oggetto e la durata dell'atto di concessione. Gli enti territoriali, anche consorziandosi o attraverso associazioni, possono amministrare direttamente il bene o, sulla base di apposita convenzione, assegnarlo in concessione, a titolo gratuito e nel rispetto dei princìpi di trasparenza, adeguata pubblicità e parità di trattamento, a comunità, anche giovanili, ad enti, ad associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali, ad organizzazioni di volontariato [ .... ] a cooperative sociali [ .... ], o a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti [ .... ], nonché alle associazioni di protezione ambientale riconosciute [ .... ]. La convenzione disciplina la durata .. l'uso del bene, le modalità di controllo sulla sua utilizzazione, le cause di risoluzione del rapporto e le modalità del rinnovo. I beni non assegnati possono essere utilizzati dagli enti territoriali per finalità di lucro e i relativi proventi devono essere reimpiegati esclusivamente per finalità sociali. Se entro un anno l'ente territoriale non ha provveduto alla destinazione del bene, l'Agenzia dispone la revoca del trasferimento ovvero la nomina di un commissario con poteri sostitutivi. Alla scadenza di sei mesi il sindaco invia al Direttore dell'Agenzia una relazione sullo stato della procedura: d) trasferiti al patrimonio del comune ove l'immobile è sito, se confiscati per il reato di [traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope]. Il comune può amministrare direttamente il bene oppure, preferibilmente, assegnarlo in concessione, anche a titolo gratuito, [ .... ] ad associazioni, comunità o enti per il recupero di tossicodipendenti operanti nel territorio ove è sito l'immobile. Se entro un anno l'ente territoriale non ha provveduto alla destinazione del bene, l'Agenzia dispone la revoca del trasferimento ovvero la nomina di un commissario con poteri sostitutivi. 12. I beni mobili, anche iscritti in pubblici registri, possono essere utilizzati dall'Agenzia per l'impiego in attività istituzionali ovvero destinati ad altri organi dello Stato, agli enti territoriali o ad associazioni di volontariato che operano nel sociale». In considerazione della non venuta meno situazione di stagnazione economica che continua a provocare quotidiane cessazione di attività commerciali, l'utilizzazione dei beni alla criminalità organizzata potrebbe essere funzionale anche per: 1) costituire con i beni mobili, un fondo di rotazione per concessione di prestiti a tasso agevolato o fideiussioni su prestiti a tasso agevolato concessi da Istituti di credito; 2) la concessione in uso di beni immobili quali fabbricati o terreni da destinarsi allo sviluppo di attività commerciali, artigianali, imprenditoriali, professionali in condizioni di difficoltà accertata, o a soggetti, soprattutto giovani, che intendano sviluppare attività che in previsione possano comportare anche ricadute occupazionali nello stesso ambito territoriale in cui i beni sono stati confiscati. Per comprendere la gravità della situazione italiana e la necessità di attivare forme di sostegno alle imprese, piccole e medie, e al commercio, è utile riportare alcuni dati significativi: il 2012 si è confermato come l'anno più duro della crisi per il numero di imprese che hanno chiuso: tra fallimenti (12.000), liquidazioni (90.000), procedure non fallimentari (2.000) sono state 104.000 le aziende italiane perse. Il dato totale sulla chiusura delle aziende l'anno scorso è stato superiore del 2,2 per cento al record toccato nel 2011. Il picco toccato dai fallimenti supera del 64 per cento il valore registrato nel 2008, l'ultimo anno precrisi: sono stati superati anche i livelli precedenti al 2007, quando i tribunali potevano dichiarare fallimenti anche per aziende di dimensioni microscopiche.