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Abbiamo conservato immutato l'articolo 118 in vigore, ma abbiamo aggiunto un obbligo, quello che negli statuti di tutti gli enti locali ci siano i referendum confermativi, abrogativi e propositivi senza quorum di partecipazione, su tutti i temi di competenza degli amministratori e inoltre che sia introdotta la revoca anche a livello locale. Oggi questo obbligo non esiste e pochi enti locali hanno questi strumenti e pochissimi hanno tolto il quorum di partecipazione, mentre tutti hanno introdotto fondamentali limitazioni sui temi referendabili. Questo significa che la democrazia non è uguale per tutti i cittadini italiani. E anche dove ci sono questi strumenti, grazie al quorum o alla limitazione dei temi referendabili, essi non sono in realtà quasi mai usufruibili dai cittadini. I vantaggi della democrazia diretta sono notevoli a livello nazionale e locale. Come esempio si può citare la Svizzera dove questi strumenti sono presenti da ormai un secolo e mezzo. Si è visto che la democrazia diretta: implica una più equa distribuzione del potere politico. Avvicina i politici ai cittadini e promuove il ruolo del cittadino a quello di «politico occasionale»; dà alle minoranze la possibilità di farsi sentire, agisce da valvola di sfogo e riduce il ricorso alle violenze e all'estremismo. Incrementa la legittimità delle decisioni prese; aumenta l'attitudine dei cittadini al rispetto reciproco e quindi al rispetto dei diritti umani; dà un controllo effettivo ai cittadini sul Parlamento e sul Governo. Agisce contro il formarsi dell'oligarchia o casta politica e non permette ai politici di isolarsi dal Paese; costringe i politici ad essere più comunicativi e a prendere decisioni in maniera trasparente; ben sviluppata, pone le procedure nelle mani dei cittadini stessi, i quali possono innovare o restringere gli strumenti a piacimento. Ma ci sono anche notevoli e concreti vantaggi economici derivanti dalla pratica della democrazia diretta. Per anni esponenti dell'economia e degli affari avevano criticato l'esagerato uso della democrazia diretta in Svizzera, che secondo loro metteva un freno al progresso economico. Poi nell'estate del 2002, « Economie Suisse », espressione del mondo del business svizzero, scrisse che «la democrazia diretta dovrebbe essere promossa a tutti i livelli dello stato» perché essa beneficiava l'economia. Questo cambiamento di vedute fu dovuto a tutti gli studi accademici che dimostravano i legami tra la democrazia diretta e la crescita economica, sollecitati negli anni novanta dalle critiche sempre più numerose al modello democratico svizzero. La Confederazione grazie al suo livello molto alto di autonomia federale era il terreno ideale per ricerche comparative. Tutti i cantoni, tranne Vaud, permettono il referendum finanziario. Tutti i cantoni hanno il referendum legislativo e l'iniziativa. Ma ci sono differenze notevoli nella facilità di utilizzo di questi strumenti. Per esempio il numero di firme raccolte rispetto al numero degli elettori, per iniziare la procedura dei referendum , varia dallo 0,9 per cento di Basilea Campagna, al 5,7 per cento di Neuchâtel. La quantità di tempo per la raccolta delle firme varia dai due mesi di Ticino a un periodo illimitato di Basilea Campagna. La variabilità è ancora maggiore a livello comunale. L'economista Gebhard Kirchgassner di San Gallo e il professore dell'università Marburg, Larsfeld, elaborarono un'analisi statistica sull'influenza della democrazia diretta sulla crescita economica. I risultati furono molto chiari: 1. nei cantoni con gli strumenti di democrazia diretta più sviluppati, il prodotto interno lordo (PIL) pro capite è del 15 per cento più alto della media; 2. nei cantoni dove i cittadini votano il bilancio comunale, c'è il 30 per cento in meno di evasione fiscale della media; 3. nelle comunità dove il bilancio deve essere approvato dai cittadini tramite referendum , la spesa pubblica è più bassa del 10 per cento pro capite rispetto alle comunità dove non c'è questo diritto; 4. nelle comunità dove c'è il referendum finanziario, c'è il 25 per cento in meno di debito pubblico rispetto a dove questo strumento non c'è; 5. i servizi pubblici costano meno nelle città con la democrazia diretta più avanzata: la raccolta dei rifiuti è del 20 per cento più economica. Art. 138. (Revisione della Costituzione) . La modifica dell'articolo 138 della Costituzione origina dalla volontà di introdurre i princìpi della democrazia diretta anche al livello della legislazione di rango costituzionale. Contrariamente al passato, che ha visto i popoli svolgere un ruolo spesso marginale nei grandi rivolgimenti sociali e politici a matrice democratica che, per lo più guidati da gruppi politici elitari, si sono succeduti a partire dalla fine del Settecento fino ai tempi recenti, oggi l'estensione dei princìpi di cittadinanza e di autogoverno e il rafforzamento della coscienza di appartenenza alla comunità locale e dell'impegno civile per i diritti umani a livello internazionale hanno di molto elevato le aspettative di partecipazione dei cittadini alla decisione politica, a tutti i livelli, ivi compresa la decisione sulla modifica del quadro di norme condivise che sono poste a fondamento della forma repubblicana dello Stato. L'attuale formulazione costituzionale attribuisce ai cittadini la sola facoltà di ratifica di un quadro di norme costituzionali proposte, redatte e promulgate esclusivamente da esperti costituzionalisti e l'unica possibilità di rigetto passa attraverso l'istituto del referendum confermativo, peraltro attivabile solo nel caso in cui le suddette leggi di rango costituzionale siano approvate dal Parlamento con una maggioranza non qualificata di due terzi dell'Assemblea. Per essere più precisi: nessuna facoltà propositiva è ammessa. Ecco allora che la modifica dell'articolo 138 va nella direzione di attribuire al popolo sovrano la responsabilità diretta nella promulgazione di tutte le leggi di revisione della Costituzione, rendendone obbligatoria l'approvazione attraverso il voto popolare espresso con referendum confermativo. Inoltre, al terzo comma viene introdotta la nuova facoltà, mai ammessa in precedenza, che la legge costituzionale sia emendabile attraverso l'istituto della proposta di legge costituzionale popolare a voto popolare. Tale istituto, già introdotto in tutte le sue funzionalità con l'articolo 73- bis , al quale si rimanda per approfondimenti, prevede che il Parlamento mantenga la facoltà di opporsi alla proposta popolare di revisione della Costituzione elaborando una sua controproposta, che dovrà, come è ovvio, essere preventivamente approvata da entrambe le Camere con maggioranza semplice e poi presentata al comitato promotore della proposta di legge costituzionale d'iniziativa popolare. Il comitato può accettare la controproposta parlamentare e quindi non si procede con il voto popolare. Nel caso invece che il comitato non accetti la controproposta, ambedue saranno sottoposte al voto popolare. L'elettore potrà decidere di sostenere l'una o l'altra (votando un solo «sì») o nessuna delle due (votando «no»), in quest'ultimo caso optando per lo « status quo », cioè la Costituzione invariata.