[pronunce]

1.3 – La questione viene ritenuta dal rimettente rilevante, nella specie, perché la decadenza della parte privata dall'assegnazione è fondata, ratione temporis, proprio sull'art. 21, comma primo, lettera d), della legge Regione Piemonte n. 64 del 1984, che prevede tale decadenza nei confronti di chi abbia perduto i requisiti prescritti per l'assegnazione, di cui al precedente art. 2 della stessa legge. 2. – È intervenuto in giudizio il Presidente della Giunta regionale del Piemonte, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o, comunque, infondata. In particolare, la difesa della Regione Piemonte ritiene che l'ordinanza di rimessione sia viziata da un'incompleta descrizione della fattispecie e sia carente in punto di motivazione sulla rilevanza. Afferma che particolarmente grave risulta la carenza di motivazione in ordine alla rilevanza alla luce dei mutamenti intervenuti nella normativa riguardante i requisiti di assegnazione, a seguito della delibera del CIPE 13 marzo 1995 e della legge regionale del Piemonte 28 marzo 1995, n. 46 (Nuove norme per le assegnazioni e per la determinazione dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica), che «ha abrogato la legge regionale n. 46 [recte: n. 64] del 1984 ed ha fissato nuovi e diversi requisiti per l'assegnazione e la conservazione del godimento di alloggio di edilizia residenziale pubblica, legge vigente in pendenza del giudizio principale e applicabile già al tempo della pronuncia di primo grado». Ne consegue, secondo la difesa regionale, che l'ordinanza «non dà specifica motivazione in ordine alla indispensabilità, ai fini del decidere, del richiesto scrutinio di costituzionalità». Al riguardo, la Regione osserva, altresì, che può richiamarsi la costante giurisprudenza della Corte costituzionale in ordine all'inammissibilità di questioni prive del requisito della rilevanza o sollevate in via ipotetica o che investano norme non più vigenti nell'ordinamento giuridico. D'altro canto, sarebbe improprio e non pertinente il richiamo fatto dal giudice a quo a sentenze della Corte costituzionale su leggi di altre Regioni in materia di alloggi di edilizia residenziale pubblica. Infatti, queste pronunce di illegittimità costituzionale attengono a situazioni sostanziali, processuali e temporali diverse da quelle del giudizio da cui tra origine l'ordinanza di rimessione. Infine, nel merito, la difesa della Regione Piemonte afferma che la successiva legislazione regionale, cioè la legge n. 46 del 1995, è stata favorevolmente vagliata, nella sua legittimità costituzionale, con l'ordinanza n. 104 del 2004 e che «la legge regionale 10 dicembre 1984, n. 64 aveva piena legittimità costituzionale nella sua antecedente regolamentazione» perché «conforme ai previgenti requisiti stabiliti in via generale dal CIPE».1. – La Corte d'appello di Torino ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 2, primo comma, lettera d), e 21, primo comma, lettera d), della legge della Regione Piemonte 10 dicembre 1984, n. 64 (Disciplina delle assegnazioni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica ai sensi dell'art. 2, comma secondo, della legge 5 agosto 1978, n. 457, in attuazione della deliberazione CIPE pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 348 in data 19 dicembre 1981), nella parte in cui tali disposizioni individuano il reddito immobiliare, rilevante ai fini, rispettivamente, dell'assegnazione dell'alloggio e della dichiarazione di decadenza, commisurandolo all'ammontare del canone di locazione determinato ai sensi della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani). Secondo il rimettente – innanzi al quale pende una controversia relativa alla decadenza dall'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, perché la ricorrente è proprietaria di altro alloggio, il cui valore locativo è superiore alla soglia stabilita dalle norme censurate – tali norme contrasterebbero con l'art. 3 Cost. Infatti, irragionevolmente, le norme stesse fanno riferimento al valore locativo dell'immobile ancorandolo alle previsioni della legge n. 392 del 1978, in gran parte abrogata e, comunque, superata – riguardo ad indici convenzionali ed a coefficienti di valutazione – dalla diversa disciplina ed impostazione di cui al decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 (Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, ed alla legge 9 dicembre 1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo). La Corte rimettente motiva sulla rilevanza della questione, affermando che la fattispecie oggetto del giudizio principale si è perfezionata in epoca precedente all'abrogazione della legge regionale n. 64 del 1984 ad opera della legge della Regione Piemonte 28 marzo 1995, n. 46 (Nuove norme per le assegnazioni e per la determinazione dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica), e che, pertanto, ratione temporis, la stessa è disciplinata proprio dalle norme censurate. 2. – Preliminarmente, la questione è ammissibile, poiché il rimettente ha fornito, anche se in modo sintetico, una non implausibile motivazione in ordine ai motivi, ratione temporis, che lo inducono ad applicare le censurate disposizioni della legge regionale n. 4 del 1984 per decidere la controversia. 3. – Nel merito, la questione è fondata. La questione di legittimità in esame si incentra, sostanzialmente, sulla incongruità del criterio del valore locativo, calcolato ai sensi della legge n. 392 del 1978, quale parametro di valutazione del reddito effettivo di un immobile. La giurisprudenza costituzionale ha già più volte affermato l'irragionevolezza di disposizioni che, ai fini dell'applicazione di norme sulla assegnazione di alloggi dell'edilizia residenziale pubblica, o sulla decadenza da essa, facevano riferimento alla legge n. 392 del 1978 per la determinazione del valore del cespite immobiliare di cui fosse titolare l'interessato all'assegnazione, dopo che la legge sopra citata, in particolare nella parte che qui rileva, «era stata modificata o abrogata, sicchè appariva espressione di una impostazione di fondo ormai superata» (sentenze n. 334 e n. 135 del 2004; n. 299 e n. 176 del 2000). Da questa constatata irragionevolezza le sentenze sopra richiamate hanno fatto derivare la dichiarazione dell'illegittimità costituzionale di quella legislazione regionale che assumeva come riferimento, ai fini dell'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e della decadenza da essa, il criterio del valore locativo calcolato secondo la legge n. 392 del 1978 dell'immobile eventualmente posseduto dall'interessato.