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Mi si permetta poi un inciso su una proposta del MoVimento 5 Stelle che è entrata nel testo e che mai ci saremmo aspettati di vedere: la soppressione sino a tutto il 2023 della procedura di dibattito pubblico preventiva alla realizzazione di opere pubbliche di rilevanza sociale e con impatto ambientale. Viene così zittito tutto l'associazionismo socio-ambientale più o meno spontaneo. Non ci sono più i cittadini portavoce, non ci sono più le scatolette di tonno da aprire; non esiste più quindi lo slogan «uno vale uno», che è stato sostituito da: «non disturbare il manovratore». (Applausi). Il MoVimento 5 Stelle ha scelto di suicidarsi, ma forse, davanti al prospettarsi di una lunga agonia, ha fatto pure bene. Avviandomi alla conclusione, mi si permetta di ringraziare per il lavoro svolto, oltre ovviamente tutti i senatori della Lega nella 1 a e nell'8 a Commissione, i presidenti di Commissione senatori Parrini e Coltorti per la loro corretta gestione; i relatori senatori Sudano e Garruti, sempre disponibili; i vari membri del Governo che si sono succeduti durante i lavori; i ministri D'Incà e Pisano e il vice ministro Margiotta, che è qui presente e che ringrazio personalmente, nonché i sottosegretari Malpezzi e Castaldi, oltre a tutti i senatori di maggioranza e di opposizione con cui abbiamo di fatto convissuto giorno e notte in quest'Aula. Concludo sottolineando che, come Lega, abbiamo saputo dare un fattivo contributo al Paese anche dall'opposizione e faremo ancora meglio appena saremo tornati al Governo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. Colleghi all'ingresso dell'Emiciclo, per cortesia, o si esce dall'Aula o ci si siede nei propri posti. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il mio intervento si concentrerà sostanzialmente su due articoli del decreto-legge in esame, su cui è iniziata la discussione generale in sede di conversione. Si tratta degli articoli 21 e 23, che mirano a creare una sorta di microsistema quasi di immunità - da un lato - modificando la responsabilità erariale e - dall'altro - mettendo mano pesantemente all'articolo 323 del codice penale per abuso d'ufficio. Per quanto riguarda la responsabilità erariale, siamo stati chiarissimi come Forza Italia: da subito abbiamo detto che si introduce un principio condivisibile, e cioè il fatto che, nel momento in cui parliamo di dolo, quest'ultimo ha una sola nozione, la volontarietà, non solo della condotta ma anche dell'evento dannoso o pericoloso che sia così. Chiunque si occupi di diritto penale lo sa, poiché l'articolo 43 del codice penale è chiarissimo. Se quell'intento deve essere ottenuto, deve essere mantenuto e non fermato dal punto di vista temporale al 31 luglio del 2021. Fermo restando che, quando andiamo a modificare l'articolo 1, che regola la responsabilità di coloro i quali sono soggetti alla responsabilità erariale (cioè i pubblici funzionari), e introduciamo un concetto condivisibile, che deve essere un principio generale dell'ordinamento, non vogliamo che questo sia limitato nel tempo, anche perché creerà indubbi problemi interpretativi. Tra l'altro, mi pare che gli stessi giudici contabili lo abbiano messo ampiamente in luce in questi giorni. E resta fermo - principio assolutamente condivisibile - il fatto che il pubblico ministero contabile debba fornire la prova della volontarietà dell'evento, ossia - in questo caso - dell'evento che cagiona la responsabilità erariale. Passando all'altro aspetto, l'articolo 23 riscrive, modificando la condotta, l'articolo 323 del codice penale in materia di abuso d'ufficio. Introduce, innanzitutto, delle modifiche singolari, togliendo il sintagma tradizionale dell'articolo 323. Siamo alla terza modifica dell'articolo 323 del codice penale, che è norma concepita, quasi novanta anni fa, nel codice Rocco come norma di chiusura e valenza sussidiaria. Tale modifica, in questo modo, verrebbe - per quanto dirò nel breve tempo che mi è concesso - a produrre degli effetti contrari ai fini per i quali è stata prevista dalla norma. Queste norme sono state concepite e spiegate dal Presidente del Consiglio, in sede di conferenza stampa di presentazione del decreto-legge, come norme in cui si dice basta alla paura per i pubblici funzionari. Basta alla paura perché quella sorta di burocrazia difensiva, che - da un lato - è conseguente allo spettro della responsabilità erariale, così come la modifica del codice penale può creare, verrebbe meno con la nuova formulazione della norma. Intanto, qui si introduce un concetto assolutamente singolare. Si toglie dall'articolo 323 il riferimento alle fonti normative secondarie. Come sappiamo, l'articolo prevedeva che è responsabilità penale la violazione di una norma di legge o di regolamento. Qui scompare il regolamento e, quindi, la normativa secondaria, che è normativa regolamentare, di decreti e di ordinanze, può essere tranquillamente violata. Quindi, qualsiasi pubblico funzionario potrebbe, volontariamente, per perseguire un interesse proprio o dei prossimi congiunti (comunque, un interesse non ammesso dalla legge), violare una norma regolamentare. Questo è l'effetto che produce tale modifica e una parte della maggioranza non si è resa conto degli effetti contrari rispetto a ciò che voleva introdurre; oppure, l'ha fatto per fini che sono evidentemente specifici, parziali e non generali, tolto il riferimento ai regolamenti, quindi. L'altro aspetto singolare è che si toglie al giudice la valutazione dell'esercizio del potere da parte del pubblico funzionario. E qual è l'esercizio? Si tratta almeno del controllo dal punto di vista della legalità e dal punto di vista generale e ordinamentale. Verrebbe da dire: simul stabunt vel simul cadent . Nel momento in cui noi prevediamo che il giudice penale non valuti la correttezza, almeno sul piano generale, dell'uso del potere pubblico, potremmo avere degli effetti che sono veramente contrari rispetto al fine dichiarato. Faccio un esempio molto semplice. Una delle ragioni che hanno portato la maggioranza a pensare a una norma di modifica è la convinta determinazione che occorre prendere in mano il fatto che in Italia vi sono 7.000 processi per abuso d'ufficio e che solo 100 di questi si chiudono con una condanna. Non è, però, introducendo questa norma che la maggioranza risolve il problema. Non solo non lo risolve, ma lo aggrava. Penso al cosiddetto peculato per distrazione, che è stato tolto dall'ordinamento ed è stato derubricato, anzi, ad abuso d'ufficio, con una pena meno grave. Al contrario, per effetto della norma che avete introdotto, nel momento in cui si bazzica in odor di denaro, è evidente che qualsiasi pubblico ministero, non avendo più la norma di chiusura che era l'articolo 323 - ecco perché il codice Rocco aveva previsto l'articolo 323 - comincerà a riaprire l'indagine con l'articolo 314, con i ricchi premi e cotillon dell'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario.