[resaula]

Reputo che i cittadini abbiano diritto a un periodo di pacificazione, tranquillità e serenità. Pertanto, mi auguro che la politica, quella che sa volare alto, possa prevalere e non commettere i soliti errori che la storia ci avrebbe dovuto insegnare a non replicare. (Applausi) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 13,30) PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, esponenti del Governo, onorevoli colleghi, i confini dell'Europa e della NATO non possono essere definiti con le armi e neanche con le minacce. Ecco perché sanzioni immediate e una risposta compatta di tutti gli alleati occidentali - dall'Alleanza atlantica all'Unione europea - rappresentano la reazione più giusta ed efficace nei confronti della decisione del Cremlino; quel Cremlino che, riconoscendo le repubbliche separatiste del Donbass, ha calpestato il diritto internazionale. Putin ha compiuto un atto gravissimo, una palese violazione dell'integrità territoriale dell'Ucraina e del Protocollo di Minsk, e con le sue parole dello scorso lunedì sera ha attaccato non soltanto l'Ucraina, ma anche - apertamente - gli interi equilibri del diritto internazionale, sfregiando in modo palese lo Stato di diritto. Ledere la sovranità territoriale di un Paese vicino non è accettabile, così come non si può tollerare che un Paese pretenda di imporre a un altro come orientare la propria politica estera. Bene, quindi, che tutte le istituzioni europee si siano espresse da subito per una posizione di unità, fermezza e determinazione, in piena solidarietà con l'Ucraina, e che si siano previste sanzioni immediate e mirate sulle quali si era già iniziata un'opera di definizione in via preliminare tra i diversi partner europei. In questa fase non ci si può permettere distinguo, nonostante la consapevolezza che prevedere sanzioni per colpire la Russia significhi, di riflesso, colpire anche le nostre imprese, italiane ed europee. L'Italia è il secondo Paese europeo per esportazioni in Russia dopo la Germania. Dunque, è facile immaginare quali ricadute negative potranno derivare dall'adozione di una serie di sanzioni. Non è un caso che proprio Italia e Germania abbiano chiesto in sede comunitaria dei contrappesi per compensare i danni prodotti dall'introduzione delle sanzioni in determinati Paesi. È positivo averlo fatto, ma non possiamo rinunciare alle sanzioni solo per egoismo nazionale. Qui sono in ballo questioni più grandi degli interessi dei singoli Paesi. Se lasciassimo Putin libero di agire indisturbato, sul medio-lungo periodo le ricadute sarebbero molto gravi, come ci insegna la storia. Si sta riproponendo lo stesso copione già messo in atto da Putin in altre due occasioni: nel 2014 con l'occupazione della Crimea e, prima ancora, nel 2008 con l'aggressione della Georgia, che si risolse con l'annessione alla Federazione russa di due regioni con tendenze separatiste. Quanto già successo in passato ci dimostra che Putin, se non è costretto a confrontarsi con degli argini, adotta iniziative di politica estera via via più rischiose. Ecco perché, se non ci dovesse essere una risposta ferma e decisa da parte della comunità internazionale, dovremmo aspettarci ulteriori conseguenze anche in futuro. Putin sta scommettendo proprio su questo, e cioè sull'inattivismo dell'Occidente, provocato da eventuali spaccature interne. Al più tardi da lunedì scorso, dalle dichiarazioni tenute dopo il Consiglio di sicurezza russo, sappiamo per certo come Putin stia perseguendo l'obiettivo di ridisegnare gli equilibri di forza tra Russia, Unione europea, Stati Uniti e NATO a suo beneficio. Nell'intervento con cui ha annunciato il riconoscimento dell'indipendenza del Donbass, Putin ha preteso di riscrivere la storia: dalla caduta dell'Unione Sovietica ad oggi, arrivando addirittura a sostenere che l'Ucraina non sia mai esistita come Stato indipendente. Nel tentativo di giustificare la guerra, ha dato al mondo la sua visione di una Russia imperiale che intende restaurare quei poteri di influenza nei confronti di Paesi satelliti che erano usuali all'epoca anteriore la caduta del Muro di Berlino. Putin non solo esige lo status di permanente neutralità dell'Ucraina, ma vorrebbe anche che la NATO ritirasse le proprie truppe dai Paesi dell'Europa orientale, limitando la sua presenza operativa ai confini del 1997. Con una crescente strategia della tensione, nelle settimane scorse, la Russia ha insistito nell'offrire una prova di forza della sua potenza nel tentativo di ripristinare quel modus operandi che era tipico dell'Unione sovietica durante gli anni della guerra fredda, quando l'URSS si poteva permettere di fare il bello e il cattivo tempo sui Paesi rientranti nella sua orbita geopolitica; un atteggiamento volto a logorare l'Occidente, a spaccare la NATO e a indebolirne l'azione. Oggi però non siamo più ai tempi della guerra fredda. Oggi è normale che ciascun Paese possa definire per conto proprio se vuole entrare o meno in un'organizzazione internazionale, senza dover temere che un altro Stato si intrometta e si permetta di sindacare sulla questione. Ecco che è importante che, da parte dell'Occidente, si sia mantenuta in queste settimane la stessa linea in modo compatto, volto a dare un messaggio chiaro: l'integrità territoriale dei singoli Paesi non può essere messa in discussione. La sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina, così come di qualsiasi altro Paese, vanno salvaguardate con fermezza. Le pretese avanzate dalla Russia nel corso delle ultime settimane e in queste ore non sono ricevibili, a maggior ragione dal momento che cerca di estorcerle con l'uso della forza, attraverso una progressiva strategia della tensione. Si tratta di provocazioni senza precedenti che vanno affrontate con la più grande determinazione e fermezza da parte di tutte le democrazie occidentali. Se è positivo che nel corso delle ultime settimane l'Occidente abbia parlato con una voce sola, operando per la pace e la stabilità, adesso è necessario continuare a farlo attraverso l'adozione di sanzioni risolute. Pochi minuti fa, signor Presidente, ho ricevuto il messaggio di un nostro connazionale che vive in Ucraina, che mi scrive che la situazione sta precipitando; gli ucraini non hanno intenzione di rispondere militarmente alla presenza russa nel Donbass, ma si stanno intensificando le azioni degli indipendentisti per provocare una reazione dell'esercito ucraino, che serva poi da pretesto alla Russia per l'attacco militare. La gente si aspetta una campagna di attentati fatti apposta all'interno del Paese per provocare una reazione e che i bersagli saranno scuole, supermercati e ospedali per fare il maggior numero di vittime possibili. Ecco anche questa testimonianza negli ultimi minuti ci dice che dobbiamo mettere in campo tutti i possibili strumenti volti a scongiurare lo scoppio della guerra. Bisogna dimostrare a Putin la fermezza dell'Occidente. Le immagini della colonna di blindati russi che entra nel Donbass sono uno schiaffo al principio di sovranità nazionale.