[pronunce]

che nel giudizio di costituzionalità si è costituita la Compagnia Valdostana delle Acque - Compagnie Valdotaine des Eaux S.p. A., la quale ha concluso per l'accoglimento della questione di illegittimità costituzionale, richiamando, relativamente alla rilevanza della questione, le argomentazioni contenute nell'ordinanza di rimessione; che, per quel che riguarda la violazione dell'art. 3 Cost., la Compagnia Valdostana delle Acque afferma che la norma censurata contrasta con il principio di eguaglianza e di ragionevolezza, sia perché tratta alla stessa maniera situazioni diverse - quelle in cui versano chi ha corrisposto i contributi di malattia con riserva di ripetizione e chi li ha invece pagati volontariamente e senza condizioni - sia perché tratta in maniera diversa situazioni uguali - quella di chi ha pagato con riserva di ripetizione e quella di chi non ha versato affatto i contributi in oggetto -; che l'art. 24 Cost. sarebbe invece violato perché la disposizione censurata sottrarrebbe irragionevolmente al datore di lavoro un'azione (quella di ripetizione) che gli spetta in base al diritto vivente rappresentato dalla giurisprudenza di legittimità che consente al datore di lavoro, che ha eseguito il pagamento dei contributi con riserva, di agire per la loro restituzione; che si è costituito anche l'INPS, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata «irrilevante, inammissibile e comunque infondata»; che, circa l'irrilevanza della questione, l'ente previdenziale sostiene che l'obbligo di pagare ai propri dipendenti l'indennità di malattia grava sulla Compagnia Valdostana delle Acque, non in virtù di un contratto collettivo, bensì in forza della normativa speciale rappresentata dagli artt. 1 e 2 del d.P.R. n. 145 del 1965, i quali contestualmente prevedono l'obbligo di versare la contribuzione di malattia; che la questione sarebbe inammissibile anche perché relativa ad una norma (l'art. 20, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008) che riguarda i versamenti dei contributi di malattia non più dovuti in virtù dell'interpretazione che il legislatore ha dato dell'art. 6 della legge n. 138 del 1943, mentre la fattispecie oggetto del giudizio a quo è disciplinata dal d. P. R. n. 145 del 1965; che, nel merito, la questione sarebbe infondata perché il legislatore ha semplicemente inserito, in una norma di interpretazione autentica, una disposizione che fa salvi i pagamenti eseguiti antecedentemente alla sua entrata in vigore, analogamente a quanto lo stesso legislatore aveva disposto in precedenti occasioni; che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale chiede che la questione sia dichiarata infondata; che, in riferimento alla denunciata lesione dell'art. 3 Cost., la difesa dello Stato sostiene che la norma censurata tempera gli effetti derivanti dalla cancellazione retroattiva dell'obbligo contributivo, la quale altrimenti avrebbe esposto l'INPS ad un numero indeterminato di azioni di ripetizione con conseguente rischio di compromissione della possibilità per l'ente previdenziale di erogare le provvidenze previste in caso di malattia dei lavoratori subordinati; che, ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, non sussisterebbe violazione dell'art. 24 Cost., poiché la norma oggetto della questione di legittimità costituzionale concerne profili di diritto sostanziale, in riferimento ai quali, secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale, non può essere denunciata la lesione del predetto parametro costituzionale. Considerato che la Corte d'appello di Torino dubita, in riferimento agli artt. 3 e 24, primo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 20, comma 1, «secondo capoverso» [rectius: secondo periodo], del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; che tale norma dispone che «Il secondo comma dell'art. 6 della legge 11 gennaio 1943, n. 138, si interpreta nel senso che i datori di lavoro che hanno corrisposto per legge o per contratto collettivo, anche di diritto comune, il trattamento economico di malattia, con conseguente esonero dell'Istituto nazionale della previdenza sociale dall'erogazione della predetta indennità, non sono tenuti al versamento della relativa contribuzione all'Istituto medesimo. Restano acquisite alla gestione e conservano la loro efficacia le contribuzioni comunque versate per i periodi anteriori alla data del 1° gennaio 2009»; che la Corte rimettente dà atto che la domanda di rimborso dei contributi di malattia è stata proposta dalla Compagnia Valdostana delle Acque sostenendo che, in base alla disciplina speciale valevole per l'ENEL - d.P.R. 17 marzo 1965, n. 145 (Disciplina dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie e del trattamento economico di maternità per il personale dipendente dall'Ente Nazionale per l'Energia Elettrica - ENEL) - questo ente era, da un lato, tenuto a pagare ai propri dipendenti il trattamento economico di malattia (art. 1) e, dall'altro, esonerato dal versare all'INPS la relativa contribuzione (art. 2) e che essa Compagnia è nata a seguito della privatizzazione dell'ENEL e pertanto si applica ad essa l'art. 18 del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 (Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica), convertito dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, il quale ha esteso alle società per azioni sorte dalla privatizzazione di enti pubblici l'applicazione dell'art. 3, comma 2, della legge 30 luglio 1990, n. 218 (Disposizioni in materia di ristrutturazione e integrazione patrimoniale degli istituti di credito di diritto pubblico), che faceva salvi «i diritti quesiti, gli effetti di leggi speciali e quelli rivenienti dalla originaria natura pubblica dell'ente di appartenenza», tra i quali deve essere ricompreso anche quello dell'esonero dall'obbligo di versamento della contribuzione di malattia di cui al d.P.R. n. 145 del 1965; che, dunque, nel giudizio a quo non si fa questione dell'applicazione o dell'interpretazione dell'art. 6 della legge n. 138 del 1943, poiché la società datrice di lavoro non chiede la restituzione dei contributi assumendo che da tale norma discende il diritto dei datori di lavoro che erogano il trattamento di malattia ai propri dipendenti a non versare la relativa contribuzione, bensì sostiene di essere beneficiaria di una normativa speciale rispetto a quella generale rappresentata dal citato art. 6 della legge n. 138 del 1943;