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Disposizioni concernenti la tracciabilità delle compravendite di oro e di oggetti preziosi usati e l’estensione delle disposizioni antiriciclaggio, nonché istituzione del borsino dell’oro usato e misure per la promozione del settore orafo nazionale. Onorevoli Senatori. -- Negli ultimi anni il fenomeno dei negozi che esercitano attività di compravendita di oro, di seguito «compro oro», si è affermato e sviluppato come vera e propria attività commerciale anche se, da sempre; le persone hanno rivenduto i propri oggetti o gioielli più preziosi generalmente in oro in cambio di denaro o di altri beni o servizi che non potevano pagare in moneta. Lo sviluppo che i «compro oro» hanno avuto ultimamente rispecchia, quindi, un momento difficile per le condizioni economiche di molti cittadini italiani. A conferma di tale dato c’è il calo delle vendite del comparto gioielleria che in parte ha contribuito allo sviluppo delle attività «compro oro». Sono molte le gioiellerie che, nel tentativo di coprire il calo del proprio giro di affari, cercano di sviluppare un settore che in passato era ritenuto marginale, utile più che altro a recuperare rottami d’oro. Molti sono anche i nuovi operatori che esercitano esclusivamente quest’attività, spesso senza alcuna esperienza, spinti, tra l’altro dai bassi costi di apertura e di gestione. Il guadagno dei «compro oro» sta nell’acquistare l’oro usato ad un prezzo che sia chiaramente inferiore al prezzo al quale sarà poi rivenduto in blocco alle fonderie che acquistano solo da operatori in grosse quantità. Secondo stime delle associazioni nazionali di categoria del settore orafo-argentiero, i «compro-oro» sarebbero tra i 5.000 e gli 8.000, per un giro di affari di circa 14 miliardi derivanti dalla movimentazione di circa 300 tonnellate di oro e di materiali preziosi (dati 2011-12). Il fenomeno è essenzialmente italiano ed ha generato un mercato sommerso che non di rado finisce con l’alimentare i fenomeni della ricettazione e del riciclaggio, anche se ovviamente non tutti gli operatori del settore alimentano questo mercato occulto, esistono imprese di tutto rispetto, trasparenti e fondate sulla serietà professionale, ma si calcola che queste siano solo il 30-40 per cento del totale delle imprese del settore. Ecco perché è indispensabile prevedere una normativa che imponga ai «compro-oro» il possesso di specifici requisiti professionali ed una completa ed assoluta tracciabilità dei materiali acquistati e rivenduti. Il commercio di oro è regolamentato dalla legge 17 gennaio 2000, n. 7, recante «Nuova disciplina del mercato dell’oro, anche in attuazione della direttiva 98/80/CE del Consiglio, del 12 ottobre 1998», la quale stabilisce cosa deve intendersi per oro e quali siano i requisiti richiesti per effettuare tale commercio in via professionale. L’Ufficio Italiano Cambi (oggi sostituito nelle funzioni dalla Banca d’Italia) in base all’articolo 1, comma 3, della citata legge, autorizza lo svolgimento del commercio di oro in via professionale, da parte delle Banche o, previa comunicazione alla banca d’Italia, di soggetti in possesso di specifici requisiti. Secondo un documento della Banca d’Italia del 28 maggio 2010, che fornisce chiarimenti sulla disciplina degli operatori professionali in oro, il commercio del medesimo è legittimamente consentito dalla legislazione vigente senza la comunicazione dell’avvio dell’attività -- e quindi il possesso dei requisiti di forma societaria, oggetto sociale ed onorabilità di cui al citato articolo 1, comma 3, della legge n. 7 del 2000 -- per quei soggetti che limitino la propria attività al commercio di oro da gioielleria. Quindi i «compro oro» possono acquistare oggetti preziosi usati od avariati e rivenderli al pubblico. Tale attività si configura, infatti, come commercio di prodotti finiti che non rientrano nella definizione di oro contenuta nell’articolo 1, comma 1, della legge medesima; è la fonderia che dovesse trarne il contenuto in fino e rivenderio come oro da investimento a dover assumere la qualifica di operatore professionale in oro. I «compro oro» non possono acquistare oro da gioielleria usato od avariato, fonderlo per proprio conto o con incarico a terzi previo accordo di mantenimento del diritto di proprietà sull’oro fino ottenuto e cedere l’oro ottenuto. I «compro oro» entrano in rapporto con la Banca d’Italia solo per il tramite della struttura dedicata al contrasto del riciclaggio (unità di informazione finanziaria -- UIF). La Banca d’Italia, in altre parole, non esercita sui «compro oro» alcuna forma di vigilanza o di controllo in relazione allo svolgimento delle attività. Dunque il «compro oro», quale soggetto giuridicamente autonomo, se non è in possesso dei requisiti richiesti dalla legge, non è autorizzato a trattare oro fino, ad uso industriale o semilavorato, qualora sia privo dell’autorizzazione dovuta ai sensi dell’articolo 1 della legge n. 7 del 2000. Per poter qualificare, ai sensi della stessa legge n. 7 del 2000, il commercio di rottami d’oro ed individuare gli eventuali obblighi gravanti su coloro che svolgono tale attività, si distinguono due modalità operative: 1) Acquisto di oggetti preziosi usati, direttamente da privati, e rivendita degli stessi, senza ulteriore trasformazione, attività che non è qualificabile ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della citata legge n. 7 del 2000. Tale attività si configura, infatti, come commercio di prodotti finiti che non rientrano nella definizione di oro contenuta nel medesimo articolo 1, comma 1; 2) Acquisto di oggetti preziosi avariati, destinati alla fusione, e successiva cessione dell’oro così ottenuto in una qualunque delle forme in uso (lingotti, placchette, eccetera); tali operazioni, esercitate in via professionale e non occasionalmente, sono riconducibili, sia per gli aspetti soggettivi che oggettivi, alle disposizioni contenute nella citata legge n. 7 del 2000. Nel primo caso non è necessaria autorizzazione, nel secondo caso è necessaria l’autorizzazione della Banca d’Italia. La disciplina relativa alle operazioni di acquisto di oggetti preziosi da soggetti privati e la loro successiva alienazione è regolamentata dall’articolo 128 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931 e dagli articoli 16 e 247 del relativo regolamento per l’esecuzione, di cui al regio decreto n. 635 del 1940. È bene precisare che ogni oggetto prezioso acquistato da privati è da considerare «usato». In caso di acquisto di oggetti pregistro di chi fa commercio di cose antiche od usate ovvero di chi commercia o fabbrica oggetti preziosi di cui all’articolo 247 del citato regolamento di cui al regio decreto n. 635 del 1940 sono annotati: 1) l’identificazione dei cedente tramite carta di identità od altro documento rilasciato dall’Amministrazione dello Stato munito di foto, la registrazione delle generalità ed il domicilio; 2) l’annotazione della data dell’operazione da parte dell’acquirente; 3) la descrizione degli oggetti acquistati per natura, qualità e quantità;