[pronunce]

che la questione riguarda sia "processi aventi ad oggetto reati (quale quello di cui all'art. 628 c.p.) divenuti dal 2 gennaio 2000 di competenza del tribunale in composizione monocratica con citazione non diretta, nel caso in cui l'udienza preliminare sia stata tenuta prima del 2/1/2000" (r.o. n. 526 del 2000), sia "processi aventi ad oggetto reati (quale quello di cui all'art. 589 c.p.) di competenza del tribunale in composizione monocratica, divenuti dal 2 gennaio 2000 a citazione non diretta, nel caso in cui il decreto di citazione a giudizio sia stato emesso prima del 2/1/2000 (cioè prima dell'entrata in vigore della legge n. 479/1999 e quindi senza previa udienza preliminare)" (r.o. nn. 623 e 651 del 2000); che nelle ordinanze di rimessione si evidenzia che in tutti i giudizi a quibus gli imputati, con il consenso del pubblico ministero, avevano avanzato richiesta di applicazione di pena nella fase degli atti introduttivi del dibattimento; che a parere del tribunale rimettente le modifiche apportate dalla legge n. 479 del 1999 alla disciplina del termine entro cui deve essere presentata la richiesta di patteggiamento impongono, in "assenza di disposizioni transitorie relative alla disciplina introdotta" da tale legge, di ritenere inammissibile la richiesta; che la preclusione alla presentazione della richiesta di applicazione della pena fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento sarebbe in contrasto con gli artt. 3, primo comma, e 24, secondo comma, Cost., in quanto (r.o. n. 526 del 2000) l'imputato rinviato a giudizio a seguito di udienza preliminare celebrata prima della data di entrata in vigore della legge n. 479 del 1999 è privato della possibilità di richiedere il patteggiamento in dibattimento, senza essere stato in grado di prevedere il mutamento di disciplina, mentre (r.o. nn. 623 e 651 del 2000) l'imputato tratto a giudizio con decreto di citazione emesso e notificato prima di tale data è addirittura privato della possibilità di richiedere il patteggiamento in dibattimento per effetto di modifiche normative (previsione dell'udienza preliminare per il reato a lui contestato e termine sino a tale udienza per la richiesta ex art. 444 cod. proc. pen.) intervenute in pendenza dei termini precedentemente previsti per la proposizione della richiesta di applicazione della pena; che, inoltre, in entrambe le situazioni gli imputati patirebbero una ingiustificata disparità di trattamento rispetto a chi è stato rinviato o citato a giudizio nelle medesime condizioni, ma con udienza dibattimentale fissata prima dell'entrata in vigore della legge n. 479 del 1999, in relazione alla possibilità, essenziale per l'effettivo esercizio del diritto di difesa, di optare per il rito speciale; che con due ordinanze in data 18 gennaio 2000 il tribunale di Genova ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 461 cod. proc. pen. [recte art. 464, comma 3, cod. proc. pen.], come modificato dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479, nella parte in cui prevede, anche per i procedimenti instaurati a seguito di opposizione a decreto penale di condanna precedente alla data di entrata in vigore della legge n. 479 del 1999, e pendenti a tale data in fase dibattimentale, che l'imputato, a pena di decadenza, debba chiedere l'applicazione della pena ex art. 444 cod. proc. pen. con l'atto di opposizione; che il tribunale di Genova premette che in udienza gli imputati hanno presentato richiesta di applicazione della pena, ma che la richiesta deve ritenersi tardiva, in quanto l'art. 464, comma 3, cod. proc. pen. , come modificato dall'art. 37 della legge n. 479 del 1999, non consente più, in assenza di norme transitorie, di chiedere l'applicazione di pena in dibattimento; che, a parere del rimettente, per i procedimenti instaurati a seguito di opposizione a decreto penale di condanna precedente alla data di entrata in vigore della legge n. 479 del 1999, e pendenti a tale data in fase dibattimentale, la preclusione sarebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto determinerebbe una irragionevole omologazione del trattamento dell'imputato che ha formulato opposizione a decreto penale durante la vigenza della precedente normativa rispetto all'imputato che presenta invece opposizione sotto il vigore della nuova normativa, "poiché ad ambedue non è concesso proporre istanza di applicazione pena dinanzi al giudice del dibattimento, benché il primo potesse prima farlo ed ora soltanto tale facoltà gli è preclusa"; che nei giudizi relativi alle questioni iscritte ai nn. 560, 526, 570 e 679 del r.o. del 2000 è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o infondate. Considerato che oggetto delle questioni di legittimità costituzionale è la immediata operatività della disciplina dei termini di decadenza per la presentazione della richiesta di applicazione della pena, introdotta dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479, con riferimento alle ipotesi di rinvio a giudizio a seguito di udienza preliminare (art. 446 del codice di procedura penale), ovvero di citazione a giudizio per quei reati per i quali dal 2 gennaio 2000 è invece prevista l'udienza preliminare (artt. 446 e 555, comma 2, cod. proc. pen.), nonché di citazione a giudizio a seguito di opposizione a decreto penale di condanna (art. 464 cod. proc. pen.); che, malgrado la diversità delle norme censurate, identica è la sostanza delle questioni, che si riferiscono al nuovo sistema dei termini di presentazione della richiesta di applicazione della pena, per cui deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che i rimettenti lamentano che i nuovi termini di decadenza, in assenza di un'apposita disciplina transitoria, si applicano, in base al principio tempus regit actum indiscriminatamente ad ogni situazione processuale in corso, e hanno, quindi, efficacia retroattiva, nonostante i termini stessi si siano già consumati quando era ancora in vigore la normativa precedente; che infatti, con riferimento alla ipotesi di rinvio a giudizio a seguito di udienza preliminare, alla stregua del testo originario dell'art. 446, comma 1, cod. proc. pen. , le parti potevano formulare la richiesta di applicazione della pena sino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, mentre, dopo le modifiche introdotte alla disposizione in esame dall'art. 33, comma 1, lettera a), della legge n. 479 del 1999, la richiesta deve essere formulata sino alla presentazione delle conclusioni del pubblico ministero e dei difensori nell'udienza preliminare, a norma degli artt. 421, comma 3, e 422, comma 3, cod. proc. pen; che, con riferimento alle ipotesi di decreto che dispone il giudizio a seguito di opposizione a decreto penale di condanna, secondo l'originaria formulazione dell'art. 464 cod. proc. pen.