[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 28 della legge 28 dicembre 2001, n 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), promossi con ricorsi delle Regioni Campania e Emilia-Romagna, notificati il 27 febbraio 2002, depositati in cancelleria il 7 e l'8 marzo successivi ed iscritti ai nn. 21 e 23 del registro ricorsi 2002. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 17 giugno 2003 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi gli avvocati Vincenzo Cocozza per la Regione Campania, Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna e l'avvocato dello Stato Paolo Cosentino per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 27 febbraio 2002, depositato il 7 marzo 2002 e iscritto nel registro ricorsi al n. 21 del 2002, la Regione Campania ha sollevato - tra le altre - questione di legittimità costituzionale dell'art. 28 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre 2001, per violazione dell'art. 117 della Costituzione. La ricorrente premette che tale disposizione disciplina la trasformazione e soppressione di enti pubblici "con formula ampia e comprensiva". In particolare, la norma in esame stabilisce che con uno o più regolamenti di delegificazione, il Governo è abilitato ad "individuare gli enti pubblici, le amministrazioni, le agenzie e gli altri organismi ai quali non siano affidati compiti di garanzia di diritti di rilevanza costituzionale, finanziati direttamente o indirettamente a carico del bilancio dello Stato o di altri enti pubblici, disponendone la trasformazione in società per azioni o in fondazioni di diritto privato, la fusione o l'accorpamento con enti e organismi che svolgono attività analoghe o complementari ovvero la soppressione e messa in liquidazione". Secondo la Regione Campania, tale previsione comprimerebbe le competenze legislative che la Costituzione riconosce alle Regioni in quanto sarebbe "riferibile anche agli enti pubblici presenti o operanti nelle materie di potestà esclusiva della Regione", nonché in quanto riferibile agli enti pubblici operanti nelle materie di potestà concorrente; in quest'ultimo caso la disciplina statale andrebbe ben oltre il confine dei principi fondamentali che è legittimata a dettare. A ciò dovrebbe aggiungersi che la previsione di un intervento regolatore del Governo nelle materie di potestà esclusiva e concorrente della Regione violerebbe l'art. 117, sesto comma, della Costituzione, che attribuisce la potestà regolamentare allo Stato solo nelle materie di legislazione esclusiva. 2. - Anche la Regione Emilia-Romagna, con ricorso notificato il 27 febbraio 2002, depositato l'8 marzo 2002 e iscritto nel registro ricorsi al n. 23 del 2002, ha sollevato - tra le altre - questione di legittimità costituzionale dell'art. 28 della legge 28 dicembre 2001, n. 448. La Regione censura, in particolare, i commi 1, 5 e 6 della norma citata, per violazione dell'art. 117, comma secondo, lettera g), della Costituzione, che limita la potestà legislativa esclusiva dello Stato alla materia concernente "l'ordinamento e l'organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali". Ciò comporterebbe la conseguenza, secondo la ricorrente, che l'ordinamento e l'organizzazione amministrativa di ogni altro ente pubblico dovrebbe ricadere nella competenza legislativa residuale delle Regioni. Le disposizioni impugnate, dunque, risulterebbero costituzionalmente illegittime se ed in quanto fossero riferite ad enti diversi "da quelli in relazione ai quali lo Stato ha competenza legislativa". La Regione osserva peraltro che, anche se si potesse ravvisare nella materia in questione una competenza concorrente in relazione alla finalità della norma, individuabile nella riduzione della spesa per l'amministrazione, lo Stato potrebbe, al massimo, dettare un principio la cui attuazione legislativa e amministrativa dovrebbe comunque essere lasciata alle Regioni. L'esistenza di una competenza regionale nella materia sarebbe del resto provata dal comma 10 dello stesso art. 28, in base al quale l'esenzione fiscale disposta dal comma 7 "si applica anche agli atti connessi alle operazioni di trasformazione effettuate dalle Regioni e dalle Province autonome". Tale norma peraltro non varrebbe, a giudizio della ricorrente, a limitare la competenza statale ai soli enti pubblici nazionali, essendo volta semplicemente ad estendere l'esenzione fiscale alle operazione eventualmente compiute dalle Regioni. 3. - Secondo la Regione Emilia-Romagna sarebbe incostituzionale anche il comma 8 dell'art. 28, il quale dispone l'applicazione "in via sperimentale, sentite le regioni interessate", del comma 1 anche agli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di cui all'art. 1 del decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 269 (Riordinamento degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, a norma dell'art. 1, comma 1, lettera h, della legge 23 ottobre 1992, n. 421). L'incostituzionalità di tale disposizione sarebbe resa evidente dal fatto che tali enti non potrebbero affatto essere ricompresi tra quelli ai quali si estende la competenza legislativa esclusiva statale ai sensi dell'art. 117, comma secondo, lettera g), della Costituzione. Anche in questo caso potrebbero invocarsi materie di competenza concorrente come titolo di legittimazione della legislazione dello Stato, ed in particolare quelle concernenti la "ricerca scientifica" e la "tutela della salute", ma anche qui la normativa statale non potrebbe spingersi al di là della fissazione dei principi fondamentali. 4. - Da ultimo, la Regione Emilia-Romagna censura il comma 11 del citato art. 28, in forza del quale gli enti competenti in materia di approvvigionamento idrico primario per uso plurimo e per la gestione delle relative infrastrutture, opere ed impianti, "possono avvalersi degli enti preposti al prevalente uso irriguo della risorsa idrica attraverso apposite convenzioni e disciplinari tecnici". Tale disposizione - oltre a non aver "alcun contenuto normativo" - sarebbe incostituzionale, in quanto recante disposizioni di mero dettaglio in materia non rientrante tra quelle in cui allo Stato è attribuita competenza legislativa. 5. - In entrambi i giudizi, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato. Osserva la difesa erariale che nella materia sarebbe senz'altro ravvisabile una competenza concorrente dello Stato "ai fini del coordinamento della finanza pubblica".