[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 7 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1661 (Approvazione del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato) e dell'art. 444 del codice di procedura civile, promossi con ordinanze emesse il 20 maggio 2000 dal Tribunale di Castrovillari e il 16 marzo 2000 dal Tribunale di Chieti, iscritte ai numeri 475 e 534 del registro ordinanze 2000 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 38 e 40, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visti gli atti di costituzione dell'Istituto nazionale per la previdenza sociale (I.N.P.S.) nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 15 gennaio 2002 il giudice relatore Franco Bile; Uditi l'avvocato Alessandro Riccio per l'I.N.P.S. e l'avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che con ordinanza pronunciata il 20 maggio 2000, il Tribunale di Castrovillari, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato d'ufficio, in riferimento agli articoli 3, 24 e 38 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 7 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611 (Approvazione del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato), nella parte in cui (dopo l'istituzione del giudice unico e la soppressione del pretore, ai sensi del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, "Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado") non consentirebbe più che le controversie di primo grado in materia di previdenza e assistenza obbligatorie, in cui sia parte un'amministrazione dello Stato, vengano sottratte alla regola del foro erariale; che l'ordinanza è stata pronunziata nel corso di un giudizio proposto da un'invalida civile nei confronti del Ministero del Tesoro e dell'Istituto nazionale della previdenza sociale per ottenere l'accertamento del diritto all'indennità di accompagnamento di cui alla legge 11 febbraio 1980, n. 18 (Indennità di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili), e la condanna dell'I.N.P.S. al pagamento delle corrispondenti prestazioni; che, secondo il rimettente, dovendo trovare applicazione la regola generale di cui all'art. 6 del citato regio decreto, sussisterebbe l'incompetenza territoriale del giudice adito - eccepita dal Ministero del tesoro - e la competenza del Tribunale di Catanzaro, onde la rilevanza della questione; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente osserva che il diritto alle prestazioni garantite dall'art. 38 Cost. esige che, quando esse non vengano riconosciute e si debba agire in giudizio, l'esercizio del diritto di azione ex art. 24 Cost. non può essere ostacolato o limitato se non a tutela di ulteriori e distinti interessi meritevoli di analoga o superiore protezione, e che la ratio del foro erariale, ossia l'esigenza di favorire l'esercizio della difesa della pubblica amministrazione concentrando le controversie in cui essa è parte presso i fori ove ha sede l'Avvocatura generale dello Stato, non potrebbe prevalere sulle esigenze di tutela del diritto alle prestazioni previdenziali ed assistenziali; che sarebbe poi leso l'art. 3 Cost., per la violazione del principio di ragionevolezza e per la disparità rispetto al trattamento riservato "al soggetto invalido potenziale fruitore di prestazioni previdenziali" ai sensi della legge 12 giugno 1984, n. 222 (Revisione della disciplina della invalidità pensionabile), per il quale - attesa la legittimazione passiva del solo I.N.P.S. - il foro erariale non potrebbe mai operare; che con ordinanza pronunciata il 16 marzo 2000, il Tribunale di Chieti, in funzione dei giudice del lavoro, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 38 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 444 cod. proc. civ. , nella parte in cui, disciplinando la competenza territoriale per le controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatorie, non prevede che ad esse, ove sia parte un'amministrazione dello Stato, non si applichino le disposizioni sul foro erariale poste dall'art. 6 del r.d. n. 1611 del 1933; che l'ordinanza è stata pronunziata nel corso di un giudizio instaurato dalla vedova (ed erede) di un invalido civile contro il Ministero del Tesoro e l'I.N.P.S., per ottenere il riconoscimento, ai sensi dell'art. 3 del d.P.R. 21 settembre 1994, n. 698 (Regolamento recante norme sul riordinamento dei procedimenti in materia di riconoscimento delle minorazioni civili e sulla concessione dei benefici economici), che in vita l'invalido aveva avuto bisogno di assistenza continua a norma dell'art. 1 della legge 21 novembre 1988, n. 508 (Norme in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti), e la condanna dell'I.N.P.S. al pagamento dei ratei maturati dell'indennità di accompagnamento; che il rimettente - premesso che, a seguito dell'istituzione del giudice unico e della soppressione dell'ufficio pretorile, la competenza sulle controversie di cui all'art. 409 cod. proc. civ. appartiene in primo grado al tribunale in funzione di giudice del lavoro, ai sensi dell'art. 413 cod. proc. civ. come modificato dall'art. 8 dello stesso d.lgs. n. 51 del 1998, e quella sulle controversie di previdenza ed assistenza obbligatoria indicate dall'art. 442 cod. proc. civ. , appartiene in primo grado al tribunale in funzione di giudice del lavoro nella cui circoscrizione risiede il ricorrente - rileva che una deroga al foro erariale si desume soltanto dall'art. 413 cod. proc. civ. , mentre per le controversie ex art. 442 la deroga, già stabilita dall'art. 7 del r.d. n. 1611 del 1933 per i giudizi innanzi ai pretori e conciliatori, non sarebbe più applicabile; che peraltro l'assoggettamento di tali controversie alla regola del foro erariale determinerebbe una disparità di trattamento lesiva dell'art. 3 Cost. in danno del diritto del cittadino avente titolo all'assistenza obbligatoria o ad una prestazione previdenziale, rispetto al trattamento predisposto per le controversie di lavoro; che sarebbe leso, inoltre, l'art. 24 Cost. "in quanto il previsto spostamento di competenza territoriale, con i disagi ed il maggior costo che l'accentramento comporta" sarebbe "tale da incidere negativamente sul diritto ... di agire in giudizio", nonché l'art. 38 Cost. "in quanto risulta palesemente più gravosa la tutela dei cittadini inabili";