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Analogamente, il collegamento alla manovra di bilancio potrebbe far temere, a norma dell'articolo 75, comma 2, della Costituzione, che i cittadini non possano nemmeno far ricorso eventualmente allo strumento del referendum abrogativo. A ogni modo, va detto subito che, al di là della collocazione formale del disegno di legge, questa normativa è sicuramente e sostanzialmente ordinamentale. Tuttavia, in tal modo, l'Esecutivo di fatto conculca le prerogative del Parlamento e dei singoli parlamentari - segnatamente, di coloro che non sono membri delle Commissioni di merito - poiché la loro facoltà di emendare il testo sarà estremamente ridotta, in ragione della speciale procedura prevista per i collegati alla manovra di bilancio, e con il tentativo anche di annichilire la sovranità popolare. L'effetto dell'approvazione di questa autonomia differenziata non potrà che consistere in una ulteriore privatizzazione dei servizi essenziali, aprendo ancora di più la via ai privati nel settore della scuola, della salute pubblica e del lavoro, nonostante quanto si sia tristemente e tragicamente evidenziato durante la fase più acuta dell'epidemia di Covid; come accaduto anche nella scuola, come già previsto in realtà nelle bozze che vennero discusse nel 2018-2019, prima della caduta del governo Conte I. Senza che adesso vi sia dubbio a monte, deve essere consentito ai cittadini di esprimersi mediante strumenti di democrazia diretta, a cui tanta parte dell'emiciclo si è sempre rivolta e indirizzata sulla carta. Deve essere consentito ai cittadini di esprimersi e soprattutto di conoscere il contenuto e gli effetti di questi provvedimenti. È molto semplice; questi provvedimenti non porteranno che alla balcanizzazione del Paese, alla divisione, alla creazione di tante piccole Italia in competizione tra loro, mentre lo Stato non avrà nessuna capacità e nessuna risorsa per stabilire misure compensative. Noi stiamo facendo esattamente il contrario di quanto va fatto; prima ancora di stabilire i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), stabiliamo l'autonomia delle Regioni più ricche. La funzione pubblica deve consistere nell'impegnarsi a costruire, mantenere e rendere efficaci e sostanziali i diritti fondamentali e le grandi reti di servizio pubblico a partire proprio da scuola, sanità e lavoro. La funzione pubblica deve rimediare alle diversità e alle lacerazioni che la diversa opportunità di accesso al diritto crea nel nostro Paese. Non è certamente in questo modo che si può agire. La funzione pubblica non deve accentuare, come sta facendo, attraverso l'autonomia differenziata, queste diversità. Si deve respingere questo ennesimo tentativo di sopraffazione anche del Parlamento che si ripete da parte dei vari Esecutivi. Ciascun parlamentare, secondo me, ha il dovere oggi di non abdicare alle proprie prerogative, ai propri doveri e, anzi, deve difendere la sovranità popolare nel contempo sia nella forma rappresentativa, qui oggi, sia in quella diretta che si esprime tramite referendum abrogativo. Annuncio, in conclusione, che insieme ad altri 10, 11,12 colleghi (si stanno aggiungendo) presenteremo, appena sarà pronta la risoluzione di maggioranza, un emendamento ad essa affinché da quell'elenco sia stralciato il disegno di legge relativo all'autonomia differenziata. (Applausi) . L'Unità d'Italia e la solidarietà sono infatti importanti. Tutto questo è stabilito nella Costituzione ben prima dell'autonomia differenziata, che ne deve tener conto. Tutto questo deve essere portato all'attenzione dei cittadini attraverso un dibattito pubblico. Bisogna che il cittadino sappia cosa stiamo facendo, cosa sta facendo il Governo di questa Repubblica. Bisogna che cittadino sia informato per poter poi assumere le proprie decisioni. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, inizio a parlare e a svolgere il mio ruolo di parlamentare, di rappresentante nelle istituzioni dei cittadini del mio territorio, ma anche di tutto il Paese, come stabilito dalle regole, con qualche difficoltà in più. Ciò perché questi giorni testimoniano non solamente una maggioranza che sta sempre più venendo meno, ma anche un Governo che sta vieppiù facendo implodere non solo la maggioranza che lo sostiene, ma pure le regole istituzionali e costituzionali, come poi spiegherò. Quindi ci troviamo ad esercitare il nostro ruolo, in un'Aula sempre più vuota, con un Governo rappresentato dalla degnissima rappresentanza del signor Sottosegretario, che ringrazio, che si trova però in assoluta solitudine, e in Commissioni parlamentari, quali quelle che frequentiamo, di fatto costrette ad aspettare per l'inizio dei lavori, per la mancanza del numero legale. Signor Presidente, questi non sono bei contesti e non sono certamente queste le risposte che le istituzioni dovrebbero dare, in momenti così importanti e difficili per il nostro Paese. Dunque, quando si analizza la Nota di aggiornamento al DEF, si deve partire anche dal clima che si respira, il quale certamente non può che essere negativo. Di positivo ci sono i numeri e il fatto che la NADEF certifica che le politiche europee dell' austerity , che sono state in voga e sono state sostenute da quasi tutti fino a pochi mesi fa, hanno portato ad un fallimento completo, se è vero come è vero che i dati positivi del DEF - come la collega Conzatti ha esplicitamente chiarito - sono determinati dall'aumento del PIL, cioè dalle politiche espansive. È proprio quello che il centrodestra chiedeva a gran voce da anni, venendo accusato, da colleghi seduti su altri banchi del Parlamento, di populismo, di demagogia e di parlare alla pancia della gente. Questo è ciò che chiedeva il centrodestra da anni e che invece veniva contrastato dalla parte del Parlamento che mi sta di fronte, con una regola di assoluto buon Governo, ovvero quella di stare entro il 2,04 per cento nel rapporto tra deficit e PIL. Colleghi, ricordiamo quando era il 2,04 il rapporto tra deficit e PIL che non si poteva superare nemmeno di uno "zero virgola". Ebbene, tutte queste regole di austerity , che, dagli anni 2000 al 2019, avevano fatto calare il nostro Paese nelle zone basse della classifica europea, fortunatamente sono state messe da parte e i risultati si vedono nel DEF e, soprattutto, nella NADEF. Questo è forse l'unico aspetto positivo che mi sento di ricordare. Mi sento anche di richiamare le parole scritte dall'ex ministro dell'economia e delle finanze del Governo giallo-verde, Tria, che in una sua riflessione su "Il Sole 24 ore" ribadiva i concetti che ora ho espresso, chiarendo che le regole del Fiscal compact erano assolutamente sbagliate e inadeguate. Peccato che, quando erano Ministri o comunque membri del Governo, coloro che prima e dopo dicevano e dicono queste cose, non erano in grado di realizzarle. L'ex ministro Tria, che so essere una persona seria, potrebbe spiegarci perché, da Ministro del Governo giallo-verde, non è stato in grado o non ha potuto fare quello che diceva prima e quello che dice ora. Forse perché i vincoli europei di questa "grande e magnanima" Europa di fatto dettano legge anche su questi temi? Credo che la risposta sia davvero in re ipsa e non serva una mia più esplicita considerazione.