[resaula]

L'articolo posticipa dal 31 ottobre al 31 dicembre 2019 il limite temporale per le possibili proroghe delle convenzioni e dei contratti a tempo determinato dei lavoratori socialmente utili o impegnati in attività di pubblica utilità. Intendo quindi riferirmi alle convenzioni stipulate annualmente dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con le Regioni Basilicata, Calabria, Campania e Puglia. Quest'articolo, il sesto, mi ha dato l'occasione di intervenire con un emendamento, accogliendo un'esigenza che si è acutizzata soprattutto con gli effetti di quota 100 (un provvedimento che comunque resta fondamentale e ci ha permesso di smantellare l'assurda riforma Fornero). Mi riferisco all'armonizzazione dei termini di scadenza delle graduatorie dei pubblici concorsi: l'emendamento di cui vi parlo proroga infatti le vecchie graduatorie per le assunzioni nella pubblica amministrazione, costituendo un'importante risposta allo svuotamento delle amministrazioni, dovuto all'accelerazione dei pensionamenti, frutto appunto di quota 100. In particolare, l'emendamento estende la validità delle graduatorie approvate nell'anno 2016 fino al 30 settembre 2020, di quelle approvate nell'anno 2017 fino al 31 marzo 2021 e di quelle approvate nell'anno 2018 fino al 31 dicembre 2021. Prevede inoltre una durata triennale per quelle approvate dal 19 gennaio 2019 e disciplina la possibilità di procedere allo scorrimento di quelle approvate dal l° gennaio 2012 al 31 dicembre 2015, entro e non oltre il 30 settembre 2020. Prevede infine per l'anno 2011 la possibilità di procedere allo scorrimento delle graduatorie entro e non oltre il 31 marzo 2020, previa frequenza obbligatoria da parte degli idonei di corsi di formazione e aggiornamento organizzati da ciascuna amministrazione e previo superamento di un apposito esame-colloquio per verificarne la perdurante idoneità. Sottolineo che questa misura non comporta oneri, in quanto si tratta di un intervento che armonizza i termini di scadenza delle graduatorie già approvate, allineandoli a quelli attualmente vigenti, e non interviene in alcun modo sulle capacità di assunzione delle singole amministrazioni interessate. La motivazione posta alla base di questo provvedimento è semplice. Negli ultimi anni, con l'attenuazione dei vincoli di assunzione, molti enti hanno attinto alle graduatorie di idonei non vincitori per assumere personale a tempo determinato, con l'obiettivo di fronteggiare la mancanza di personale, ma una spada di Damocle pende sulla testa di tante donne e tanti uomini che aspettano solo di coprire i posti che risultano ancora vuoti nell'organico delle pubbliche amministrazioni. Stiamo parlando di una grande quantità di precari o disoccupati che hanno già prestato servizio nella pubblica amministrazione o hanno superato positivamente le prove concorsuali. In tal modo, a titolo di esempio, centinaia di nostri concittadini, dopo il 30 settembre 2019, senza questo emendamento non avrebbero più potuto contare su un futuro lavorativo nella pubblica amministrazione; nonostante fossero preparati e avessero vissuto lunghi anni come precari. Parliamo di una questione delicata, che ha mobilitato numerosi comitati e sigle sindacali, e di un tema che non poteva lasciarci insensibili. È importante chiudere vecchie graduatorie e organizzare nuovi concorsi, ma dobbiamo considerare l'attuale status quo : da un lato, molte pubbliche amministrazioni sono tecnicamente impossibilitate ad espletare nuovi concorsi; dall'altro, gli effetti di quota 100 hanno generato numerosissimi pensionamenti anche tra i dipendenti pubblici, offrendo comunque ampie possibilità di ricambio generazionale. In questo quadro, l'eventuale espletamento di nuovi concorsi comporterebbe ulteriori mesi di attesa e spese non sempre sostenibili da una pubblica amministrazione. Per il MoVimento 5 Stelle la pubblica amministrazione è una risorsa fondamentale nella gestione del Paese, che dev'essere valorizzata e incentivata con la massima costanza. Con quest'operazione tendiamo una mano a chi ha aspettato fin troppo tempo per ottenere un lavoro meritato, a dispetto di quanto sostenuto da qualcuno; allo stesso tempo però, non rinunciamo alla nostra grande scommessa: far spazio a tutti quei giovani di cui la pubblica amministrazione ha bisogno per modernizzarsi e digitalizzarsi sempre più. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghi senatori, che l'Italia abbia un problema serio di tenuta e competitività del proprio sistema industriale è tristemente noto a tutti. Si fatica a introiettare le novità e la rivoluzione digitale e a competere su mercati ormai globalizzati. La colpa di tutto questo naturalmente va ascritta anche all'assenza dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni e all'assenza di qualcosa che assomigliasse a una politica industriale degna di questo nome. Naturalmente questo ha ripercussioni sull'occupazione. Nei mesi scorsi, il precedente Governo ha salutato con entusiasmo e squilli di tromba i dati Istat, secondo cui, in effetti, il numero degli occupati era tornato ai livelli pre-crisi; non si è detto, da parte dei membri del precedente Governo, che in realtà le ore lavorate non erano tornate ai livelli pre-crisi, perché sono state 550 milioni in meno (e non sono poche). Ciò che sta accadendo, quindi, è che il lavoro si sta redistribuendo su una platea di lavoratori più ampia, ma è sempre quello che era prima: poco, naturalmente. Questa della redistribuzione purtroppo è una costante che accomuna il precedente Governo a quello attuale: probabilmente non potrebbe essere diversamente, dal momento che il Presidente del Consiglio è lo stesso, come lo è la principale forza di maggioranza che sostiene il Governo. Non si cerca di creare occasioni per sviluppare l'economia, nella convinzione - che appartiene alla nostra parte politica, ma evidentemente non alla vostra - che sia lo sviluppo a creare occupazione e a indurre gli imprenditori e gli industriali a reinvestire i propri utili e a creare occasioni per nuovi posti di lavoro. Si ritiene che si tratti semplicemente di dover distribuire quel po' che c'è, spostando le poste - secondo una logica paternalistica e dirigistica - da una parte all'altra della società. È evidente che così non si può costruire nulla di duraturo né si fa l'interesse di chi oggi cerca lavoro o ce l'ha precario o sottopagato, cioè la maggioranza dei lavoratori italiani. Quando il ministro Di Maio si insediò al Ministero dello sviluppo economico, nonché al Ministero del lavoro (perché, com'è noto, assemblò i due ambiti, avendo evidentemente un'alta opinione di sé), le crisi industriali che giacevano presso il primo Dicastero erano 144; nelle scorse settimane quando ha lasciato il precedente incarico per andare, con squilli di tromba e feluca in testa, verso la Farnesina, erano diventate 158: è evidente che non è stato risolto alcun problema, ma che anzi si sono moltiplicati.