[pronunce]

che la previsione della sanzione della nullità, collegata alla violazione di un incombente di natura fiscale, pare al rimettente irragionevole, nella misura in cui determina la caducazione del contratto per effetto dell'omissione di un adempimento di natura tributaria imposto ad entrambe le parti, successivo alla formazione del sinallagma contrattuale e, peraltro, affidato alla competenza di un organo amministrativo estraneo alla negoziazione; che il dubbio di costituzionalità della disposizione censurata si pone – secondo il giudice a quo – anche alla luce degli effetti che un'eventuale declaratoria di nullità produrrebbe nel rapporto tra le parti, investendo in radice il contratto, e determinando, da un lato, la perdita del diritto del locatore di ricevere il canone di locazione e, dall'altro, qualificando lo stesso conduttore quale occupante sine titulo con diritto alla restituzione di tutto quanto versato in precedenza in forza del contratto inesistente; che il tenore letterale (e testuale) della norma non consentirebbe di ritenere condivisibili le opzioni ermeneutiche – avanzate nell'immediatezza dell'entrata in vigore delle disposizioni denunciate – secondo le quali il contratto non registrato non sarebbe affetto da nullità, ma solo sottoposto alla condizione sospensiva della registrazione, con la conseguenza che, adempiuto tale onere, lo stesso riacquisterebbe efficacia ex tunc, ai sensi dell'art. 1360 cod. civ. , producendo gli effetti tipici del rapporto di locazione dalla data della stipula; che, atteso il diverso tenore letterale della norma denunciata rispetto alla previsione contenuta nell'art. 13 della legge 9 dicembre 1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo), l'irragionevolezza della norma non pare al rimettente esclusa neppure alla luce di un'interpretazione costituzionalmente orientata e adeguatrice, così come offerta dalle argomentazioni esposte dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 16089 del 27 ottobre 2003; che il dubbio di illegittimità costituzionale emergerebbe anche alla luce delle implicazioni scaturenti dal disposto di cui all'art. 13, comma 5, della legge n. 431 del 1998, e dalla previsione di cui all'art. 32 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani); che, a fronte della nullità assoluta dei contratti non registrati, il comma 6 dell'art. 13 della legge n. 431 del 1998 – nella parte in cui prevede, per i contratti di locazione ad uso abitativo, che «i riferimenti alla registrazione del contratto di cui alla presente legge non producono effetti se non vi è l'obbligo di registrazione del contratto stesso» – dovrebbe intendersi implicitamente abrogato per i soli contratti ad uso abitativo non scritti stipulati successivamente al 1° gennaio 2005; che parimenti, a fronte di detta nullità, il conduttore di un immobile locato ad uso diverso da quello abitativo perderebbe il diritto all'indennità di avviamento riconosciuta dall'art. 34 della legge n. 392 del 1978; che secondo il giudice a quo, inoltre, trattandosi di nullità rilevabile d'ufficio e da parte di chiunque vi abbia interesse, la possibile declaratoria di nullità del contratto non registrato esporrebbe il conduttore ad una situazione di incertezza, trovandosi lo stesso esposto al rischio di veder caducato il proprio contratto di locazione ad opera di un terzo, acquirente dell'immobile già locato con contratto non registrato; che le considerazioni svolte non possono non tenere conto di quanto già evidenziato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 333 del 2001, nella parte in cui ha ribadito l'incontestabile principio secondo il quale gli oneri tributari non possono costituire condizioni per l'esercizio di un diritto del tutto estraneo al motivo dell'imposizione fiscale, e ha confermato la necessità di distinguere tra gli oneri imposti ai fini di un migliore e più efficiente svolgimento del processo e quelli del tutto estranei alle finalità processuali, non sussistendo alcuna connessione tra adempimenti fiscali e finalità insite nel processo ordinario; che, ad avviso del rimettente, la questione sollevata è rilevante ai fini della decisione della controversia, in quanto, non distinguendo la norma censurata tra contratti di locazione a seconda che abbiano ad oggetto immobili destinati ad uso abitativo ovvero ad uso diverso, l'obbligo della registrazione e la conseguente declaratoria di nullità investe ogni rapporto di locazione sorto in data successiva al 1° gennaio 2005; che, di conseguenza, la decisione circa la legittimità costituzionale della norma stessa appare preliminare e decisiva ai fini della valutazione della fondatezza o meno della domanda di risoluzione proposta dal locatore avente ad oggetto un contratto ad uso diverso da quello abitativo stipulato dalle parti in data successiva al 1° gennaio 2005 e, come tale, soggetto alla disciplina di cui all'art. 1, comma 346, della legge n. 311 del 2004; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata manifestamente infondata, osservando che la norma denunciata non introduce una condizione al diritto di agire in giudizio, ma opera sul piano sostanziale, limitandosi a sancire una nullità non prevista dal codice civile, con la conseguenza che tale norma non introduce ostacoli all'esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale, ma eleva la norma tributaria al rango di norma imperativa, la violazione della quale determina la nullità del negozio ai sensi dell'art. 1418 cod. civ. Considerato che il Tribunale ordinario di Torino dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 346, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria per il 2005), nella parte in cui prevede che i contratti di locazione sono nulli se non sono registrati, pur ricorrendo i presupposti per effettuare tale registrazione, per contrasto con l'art. 24 della Costituzione, perché, subordinando il rapporto civilistico all'adempimento di un onere, quale è la registrazione, che ha finalità esclusivamente fiscali, condizionerebbe all'adempimento di tale onere l'esercizio del diritto del locatore di agire in giudizio; che viene, inoltre, adombrata – in assenza, peraltro, di formale evocazione del parametro di cui all'art. 3 Cost. – la irragionevolezza della norma censurata, in quanto la previsione della sanzione della nullità, collegata alla violazione di incombenti di natura fiscale, determinerebbe la caducazione del contratto per effetto dell'omissione di un adempimento di natura tributaria imposto ad entrambe le parti, successivo alla formazione del sinallagma contrattuale e affidato alla competenza di un organo amministrativo estraneo alla negoziazione;