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lo stesso Ministro della salute, il 15 ottobre 2018, durante la riunione del Consiglio dei ministri per approvare il disegno di legge di bilancio per il 2019, ha rinnovato l'impegno per cancellare il numero chiuso per l'accesso al corso di Medicina, si chiede di sapere quali misure i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, intendano porre in essere al fine di superare le criticità esposte e se non ritengano opportuno modificare la normativa nazionale al fine di cancellare il numero chiuso nell'accesso agli studi universitari. Atto n. 4-01142 LANNUTTI PESCO GIARRUSSO DI NICOLA Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione Premesso che: l'Istituto nazionale di statistica (Istat) è un ente pubblico di ricerca, interamente finanziato dallo Stato, avente per finalità istituzionale il rilevamento e la diffusione dei dati statistici; con sentenza n. 302/2018, depositata in segreteria il 21 maggio 2018, la Seconda sezione giurisdizionale di appello della Corte dei conti ha rigettato il gravame proposto dall'ex presidente dell'Istat, Luigi Biggeri, dagli ex direttori generali Olimpio Cianfarani e Giuseppe Perrone, e dall'ex direttore centrale Valerio Terra Abrami, avverso la sentenza n. 1096, emessa dalla Sezione giurisdizionale del Lazio il 7 novembre 2012, con la quale i medesimi erano stati condannati a risarcire all'erario la somma complessiva di 286.176 euro, così suddivisa: per l'ex presidente Luigi Biggeri, 145.384 euro; per l'ex direttore generale Olimpio Cianfarani, 47.880; per l'ex direttore generale Giuseppe Perrone, 10.260 euro e per l'ex direttore centrale Valerio Terra Abrami, 6.840 euro, oltre spese legali, anche a favore dell'Adusbef e di Usi-Ricerca, intervenuti in giudizio ad adiuvandum della procura generale; l'azione della procura regionale del Lazio della Corte dei conti era stata originata da un esposto del sindacato Usi-Ricerca presentato nel 2007, in relazione alla mancata applicazione da parte dell'Istat delle sanzioni previste per la violazione dell'obbligo di fornire le informazioni richieste dall'Istat in sede di raccolta dei dati necessari all'elaborazione delle indagini statistiche (sanzioni ex art. 11 del decreto legislativo n. 322 del 1989, e successive modificazioni e integrazioni), si chiede di sapere: se a distanza di più di otto mesi dal deposito della sentenza, l'Istat abbia richiesto a Biggeri, Cianfarani, Perrone e Terra Abrami il pagamento delle somme indicate e se gli stessi abbiano provveduto al versamento di quanto dovuto; qualora, invece, l'Istat fino ad oggi fosse rimasto colposamente inerte, quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano sollecitare, sia per dare esecuzione alla sentenza che l'applicazione di eventuali sanzioni a carico dei responsabili del mancato recupero della suddetta somma complessiva di 286.176 euro; se non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di accertare ogni eventuale violazione di norme vigenti. Atto n. 4-01143 BARBARO Al Ministro della difesa Premesso che: con l'ordinanza n. 24180/2018, pubblicata in data 4 ottobre 2018, la suprema Corte di cassazione si è pronunciata sulla sussistenza di un nesso causale tra l'esposizione all'uranio impoverito e le gravissime patologie, anche tumorali, contratte da numerosissimi militari italiani impiegati nelle missioni in Bosnia, nell'ambito dell'intervento IFOR/SFOR e, in particolare, quelli che hanno partecipato alle fasi cruciali del conflitto, a causa di munizionamenti con la presenza di metalli pesanti e materiali radioattivi; la Corte ha riconosciuto la colpa dell'amministrazione della difesa nell'aver ignorato i pericoli nell'esporre i nostri militari su "teatri operativi in cui vi era stato l'utilizzo di munizionamento all'uranio impoverito"; il nesso causale evidenziato tra il "comportamento colposo dell'autorità militare (mancata informazione, mancata preparazione del personale militare in servizio, mancata pianificazione e valutazione degli elementi di rischio, mancata predisposizione e consegna delle misure di protezione individuale atte almeno a ridurre il rischio da affrontare)" e le patologie riscontrate nel personale militare coinvolto impone a questo punto una risposta pertinente ed esaustiva di risarcimento a quanti, nell'esercizio del dovere, abbiano subito la sventura di contrarre gravissime malattie, anche fatali, tanto che ormai si parla comunemente di "sindrome dei Balcani" per identificare tutta una serie di patologie maligne che vedono coinvolti militari italiani in quantità incredibilmente tragiche. I dati ufficiali riportano cifre davvero allarmanti: 307 morti e oltre 3.700 ammalati. Tra i tanti, a titolo di esempio, è nota a molti parlamentari e al nuovo Governo la posizione del colonnello del ruolo d'onore dell'Esercito Carlo Calcagni, pilota che nel 1996 ha preso parte alla missione di pace in Bosnia-Erzegovina, oggi sottoposto a terapie mediche. Come lui tantissimi altri; a giudizio dell'interrogante si tratta di una questione enorme, che fa rabbrividire le coscienze, cui questo Governo, anche differenziandosi dai precedenti, deve dare una risposta concreta. Ciò appare come un atto dovuto, non solo perché, intanto, sono sempre più numerose le sentenze di condanna per l'amministrazione della difesa in vari ordini di giudizio come Tar, tribunali civili e finanche Corte dei conti, ma principalmente per un principio assoluto di rispetto che si deve a chi, indossando la divisa, ha adempiuto al proprio dovere rischiando anche la vita, ed oggi ne paga il prezzo più alto, perché colpito non dal nemico ma dalla grave inadeguatezza del suo ingaggio. Per i nostri soldati e per le loro famiglie occorre trovare il modo più congruo di pianificare un risarcimento, che consideri non solo l'enorme danno biologico subito, ma anche ogni altra sofferenza e patimento sopportato, si chiede di conoscere quali siano i provvedimenti che il Ministro in indirizzo voglia prendere per riconoscere il giusto e dovuto ristoro a quanti abbiano contratto patologie in relazione all'esposizione ad agenti nocivi.