[pronunce]

L'introduzione di finalità ulteriori cui destinare l'incremento dell'oblazione, infatti, non inciderebbe sull'ambito riservato alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, perché la Regione non avrebbe modificato né alterato i presupposti sostanziali al cui verificarsi è possibile beneficiare dell'estinzione del reato mediante oblazione, limitandosi ad ampliare le finalità di interesse pubblico cui destinare le somme di denaro riscosse a tale titolo, peraltro pur sempre relative a interessi primari come la valorizzazione del paesaggio e il governo del territorio. 2.2.- Non sarebbe fondato neanche il secondo motivo di ricorso, avente ad oggetto l'art. 9 della legge reg. Veneto n. 27 del 2021, in relazione all'ambito di competenza statale relativo alla tutela della concorrenza. Contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, infatti, la disposizione impugnata non interverrebbe a disciplinare un aspetto delle procedure di gara, riferendosi unicamente a un aspetto della fase esecutiva dei contratti pubblici e dettando una «misura compulsoria, diretta a favorire indirettamente la regolarità contributiva degli aggiudicatari, mediante la previsione di un'inesigibilità parziale del credito, che non incide, però, sulle procedure di gara né pare idonea a sortire alcun effetto sotto il profilo della concorrenza». Inammissibile per difetto di motivazione, e in ogni caso non fondata, sarebbe poi la doglianza contenuta nel ricorso e relativa alla violazione dell'art. 81 Cost., considerato che le somme non svincolate e trattenute dalla stazione appaltante ai sensi della normativa statale interposta non potrebbero comunque essere impiegate per sanare le eventuali irregolarità contributive emergenti dal DURC della ditta aggiudicataria. Di conseguenza, ogni minore entrata contributiva sarebbe imputabile alla disposizione impugnata solo «in modo del tutto indiretto, mediato e indeterminato». 2.3.- Non fondato sarebbe anche, secondo la difesa regionale, il terzo motivo di ricorso, riguardante l'art. 19 della legge reg. Veneto n. 27 del 2021. Tale disposizione si limiterebbe a disciplinare il regime autorizzatorio per l'asporto di sabbie e ghiaie unicamente «sotto il profilo della compatibilità con il buon regime delle acque», razionalizzandolo in caso di assenza del piano delle estrazioni e consentendo, in tale evenienza, «la presentazione di progetti pluristrutturati che prevedano più interventi coordinati, ma, al contempo, distinti e separati, singolarmente non eccedenti i venti mila metri cubi e, complessivamente, gli ottanta mila metri cubi di materiale da estrarre». Secondo la difesa della Regione, la disposizione non diminuirebbe affatto la tutela, bensì l'accrescerebbe, stabilendo un limite massimo di metri cubi da estrarre nell'ipotesi in cui sia chiesta l'autorizzazione di più interventi tra loro correlati o coordinati, «sia pure distinti 'geograficamente' e/o 'qualitativamente'». 2.4.- Il quarto e ultimo motivo di ricorso, per cui il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l'art. 20 della legge reg. Veneto n. 27 del 2021, non sarebbe fondato in ragione dell'errata esegesi della norma regionale operata dal ricorrente. La disposizione regionale impugnata, pur non richiamandola espressamente nel dettaglio, presuppone pacificamente l'applicazione della disciplina statale in materia di autorizzazione paesaggistica (sono richiamate, in quanto relative a fattispecie analoghe, le sentenze di questa Corte n. 251 e n. 201 del 2021). Il richiamo, operato in essa, al «titolo» in capo alle strutture di Giunta a effettuare gli interventi di ripristino ivi previsti indicherebbe infatti, secondo la Regione, unicamente «l'astratta legittimazione» a compiere gli interventi enumerati, «senza incidere sul regime autorizzatorio correlato, che segue e conforma la titolarità della predetta legittimazione ad intervenire». 3.- In prossimità dell'udienza pubblica, ha depositato memoria la Regione Veneto, insistendo per l'inammissibilità e la non fondatezza delle censure contenute nel ricorso.1.- Con il ricorso indicato in epigrafe (reg. ric. n. 66 del 2021) , il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato gli artt. 1, 9, 19 e 20 della legge reg. Veneto n. 27 del 2021, in riferimento a plurimi parametri costituzionali. 2.- Con il primo motivo di ricorso, è impugnato l'art. 1 della legge reg. Veneto n. 27 del 2021, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., lamentando la violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di «ordinamento [...] penale». Per il fatto di utilizzare le risorse derivanti dall'incremento dell'oblazione prevista dalla legge sul condono per finalità diverse da (e ulteriori rispetto a) quelle contemplate dalla legislazione statale, e segnatamente dall'art. 32, comma 33, del d.l. n. 269 del 2003, come convertito, la disposizione impugnata si porrebbe in contrasto col vincolo di destinazione in essa stabilito, con l'effetto di incidere sul complessivo regime dell'oblazione quale presupposto per l'estinzione del reato, espressione del monopolio statale riguardante la rinuncia all'esercizio della pretesa punitiva. 2.1.- La difesa della Regione Veneto eccepisce l'inammissibilità della questione, perché il ricorso non addurrebbe alcun argomento a sostegno della riconducibilità della disposizione impugnata alla materia dell'ordinamento penale. L'eccezione non è fondata. Il ricorso, anche richiamando estesamente alcuni precedenti di questa Corte (e, in particolare, la sentenza n. 196 del 2004), ritiene che la destinazione delle somme derivanti dall'incremento dell'oblazione stabilito a livello regionale, per il fatto di accedere a un istituto mirante a dettare presupposti e modalità di estinzione dei reati per effetto del condono edilizio, afferirebbe al regime complessivo di questi ultimi, così da tradursi in un vincolo di destinazione a carico delle regioni fondato sul titolo di competenza di cui all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. In presenza di un'articolazione dei motivi di ricorso priva di evidenti profili di genericità o di contraddittorietà, la prospettata eccezione attiene al merito della questione di legittimità costituzionale, in quanto volta a dimostrarne la non fondatezza, e in tale sede deve essere quindi vagliata (ex multis, sentenze n. 193 del 2022, n. 139 del 2020, n. 142 e n. 40 del 2018). 2.2.- Nel merito, la questione non è fondata. L'impugnato art. 1 della legge reg. Veneto n. 27 del 2021 sostituisce il comma 1-bis dell'art. 4 della legge reg.