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L'incidenza e il peso della grave situazione che stiamo vivendo, legata alla pandemia, ha stravolto l'organizzazione di molti ospedali e dei centri oncologici, soprattutto nei paesi e nelle Regioni economicamente più deboli, in cui la situazione sanitaria, organizzativa e strutturale pre-pandemia era già molto carente e nelle quali il SARS-CoV-2 ha letteralmente stravolto la debole rete oncologica, la cui sopravvivenza, indispensabile per seguire i tanti piccoli pazienti con patologie neoplastiche nei loro follow-up , si reggeva e si regge sui tanti sacrifici e sulla lodevole abnegazione di tanti operatori sanitari. Proprio questi ultimi sono stati spostati e trasferiti nei reparti Covid dedicati, distogliendo una risorsa umana importante nei difficili equilibri esistenti nei reparti di oncologia pediatrica. A tutto ciò si aggiunga che una parte importante delle risorse economiche è stata dirottata verso l'emergenza sanitaria pandemica, con tagli cospicui dei finanziamenti, riduzione dei posti letto e del personale, fino alla chiusura di interi reparti e la loro riconversione in reparti Covid. Come era logico supporre, i paesi e le Regioni a basso reddito pagano ancora una volta il prezzo più alto. La pandemia ha reso più difficile ottenere cure di qualità e tutto questo, purtroppo, non sono nel campo della patologia oncologica. La lotta al tumore anche nell'età pediatrica, grazie alla ricerca, è via via costellata di sempre più numerosi successi. Occorrono solo un'attenta programmazione, opportuni investimenti e un'adeguata riorganizzazione della rete oncologica, che vada oltre le problematiche complesse della pandemia. Concludendo, signor Presidente, non dimentichiamo che il binomio tra diagnosi precoce e qualità della terapia è fondamentale per sconfiggere il cancro, ancor più nell'età infantile. (Applausi) . EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, si è verificato ancora una volta un focolaio di Covid negli allevamenti di visoni, dopo la Lombardia, questa volta in Veneto, a Padova, dove dovranno essere abbattuti, tra qualche giorno, ben 3.311 visoni: una strage autorizzata dalla ASL. Questo dimostra che la proroga della sospensione delle attività degli allevamenti di visoni su tutto il territorio italiano, disposta dal Governo fino al 31 dicembre 2021, non è purtroppo una misura sufficiente. Certo, in questo modo è stata risparmiata la vita ed enormi sofferenze a migliaia di cuccioli, circa 35.000, che sarebbero nati proprio ora, nel mese di aprile e in quello di maggio, i quali però, dopo otto o nove mesi di prigionia in anguste gabbie, sarebbero stati uccisi con il gas, il tutto per il solo e ignobile scopo di realizzare delle pellicce. La pelliccia di visone non è necessaria all'uomo, ma è necessaria agli animali. È sconcertante che oggi, in tempi di transizione ecologica, con un nuovo e apposito Ministero, il Governo non prenda in considerazione l'ipotesi di chiudere definitivamente questi allevamenti, come hanno fatto, del resto, in molti Paesi d'Europa. Ne cito alcuni: Regno Unito, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Serbia, Germania, Norvegia, Belgio, Olanda, Svezia e Danimarca hanno sospeso l'allevamento, l'Ungheria ha disposto il divieto di importazione di visoni al fine di evitare la delocalizzazione e, infine, la Francia ha disposto il divieto dal 2026. Occorre tutelare l'ambiente e gli ecosistemi, è necessario porre fine allo sfruttamento degli animali selvatici. L'industria delle pellicce deve definitivamente abbandonare la produzione di questi animali, in favore di materiali sostenibili e ciò non solo per tutelare l'ambiente, ma soprattutto per ragioni di salute pubblica. È probabile che gli allevamenti di visoni siano stati l'origine delle linee virali che hanno diffuso il coronavirus nelle prime ondate. Infatti, non sempre negli allevamenti, come ha dimostrato l'associazione animalista LAV, le regole di sicurezza sono state rispettate. La stessa Organizzazione mondiale della sanità ha identificato gli allevamenti di visoni come possibili serbatoi del virus, anche le pericolosissime varianti. Basterebbe che il Ministero della salute obbligasse gli allevatori ai test sierologici. Ecco che allora occorre chiudere questi allevamenti subito, anche per importantissime ragioni etiche, attesa l'enorme sofferenza inferta ai bellissimi e poveri animali. Concludo, Presidente, con l'auspicio che il Governo intervenga immediatamente sia per la tutela degli animali, ma soprattutto per la tutela della salute pubblica. (Applausi) . PRESIDENTE . Benissimo, sarà fatto. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 15 aprile 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 15 aprile, alle ore 15, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,16) . Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Turco sulla mozione 1-00325 Signor Presidente, cari colleghi e colleghe, sulla mozione in discussione, il MoVimento 5 Stelle esprime chiaramente una posizione contraria. Il tema della siderurgia non può prescindere dalla transizione ecologica, a cui l'Italia ambisce e a cui saranno destinate le principali risorse del Recovery Fund. Nel programmare la transizione energetica, poi, occorre prendere atto dei cambiamenti avvenuti nell'ultimo ventennio proprio nel settore in esame, dove è necessario abbandonare le nostalgie del passato e orientare le scelte su nuovi paradigmi economici. Attualmente il settore siderurgico italiano si colloca ai vertici del sistema economico nazionale, con circa 70.000 addetti, con una produzione media di 23 milioni di tonnellate negli ultimi cinque anni, e del mercato europeo dove si posiziona al secondo posto per produzione e consumo di acciaio alle spalle della Germania (dati di Federacciai, anno 2020). Due sono le realtà produttive che si sono contrapposte nel nostro Paese: la produzione a ciclo integrale e quella a forno elettrico. Quest'ultima è risultata vincente sui mercati e in forte crescita, per via del suo alto valore aggiunto e per la sua sostenibilità sul piano economico, ambientale e sociale. Nella produzione a forno elettrico l'Italia primeggia in Europa e a livello internazionale. Un settore, quello a forno elettrico, costituito da piccole e medie imprese, di proprietà e gestione italiana, integrate in filiera con il settore manifatturiero, vicine ai mercati di approvvigionamento delle materie prime e di commercializzazione dei prodotti. Produzioni, peraltro, coerenti con gli obiettivi posti dell'Agenda 2030, dell'economia circolare e con quelli più ambiziosi dell'Agenda 2050.