[pronunce]

non consentirebbe di rilevare la nullità assoluta pur verificatasi nel giudizio di merito, stante l'attuale orientamento della giurisprudenza che esclude la conoscibilità da parte del giudice dell'esecuzione delle nullità verificatesi nel corso del procedimento. 1.3.- Tale soluzione, tuttavia, appare al giudice a quo di dubbia tenuta costituzionale. Dopo aver evidenziato le peculiarità della disciplina del processo minorile di cui al d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni), il rimettente sottolinea come la competenza funzionale del tribunale per i minorenni costituisca un indefettibile presidio a garanzia delle specifiche esigenze di tutela del minore, aventi caratura tanto costituzionale - come riconosciuto da plurime sentenze di questa Corte - quanto sovranazionale, come attestato in particolare da varie fonti internazionali. A presidio delle esigenze di tutela del minore, inoltre, l'ordinamento prevede che, in caso di dubbio sull'età effettiva dell'indagato anche dopo gli accertamenti di rito, la minore età debba essere presunta (art. 8 d.P.R. n. 448 del 1988). Ancora, il rimettente sottolinea come la competenza del tribunale per i minorenni sia assolutamente inderogabile, anche in caso di connessione di procedimenti relativi a coimputati maggiorenni (artt. 12 e 14 cod. proc. pen.), ovvero di reati di competenza del giudice di pace, o di reati continuati commessi prima e dopo la maggiore età. Ciò in relazione alla specificità del sistema processuale previsto per i minorenni, «caratterizzato da istituti propri e da finalità diverse rispetto a quello previsto per gli imputati maggiorenni». Da un lato, infatti, l'interesse superiore del minore assurgerebbe qui a canone ermeneutico primario cui informare l'intera disciplina processuale; e, dall'altro, sarebbero ivi previste possibilità di definizione alternativa del procedimento - come l'irrilevanza penale del fatto, la sospensione del processo e messa alla prova, le sanzioni alternative - in termini sconosciuti al processo ordinario, o comunque entro limiti assai più ampi di quanto non valga per gli imputati maggiorenni, restando in ogni caso preclusa all'imputato minorenne la possibilità di accedere al patteggiamento. Lo spartiacque tra i due sistemi, tanto diversi nelle finalità ispiratrici e nella loro concreta struttura, sarebbe identificato dal legislatore dalla minore o maggiore età dell'imputato al momento del fatto di reato. Nel caso di specie, l'accertamento della violazione della competenza funzionale del tribunale per i minorenni sarebbe invero rilevabile ictu oculi anche solo dall'esame del certificato penale dell'imputato, oltre che del suo permesso di soggiorno, dai quali si evince che egli sarebbe nato nel dicembre 1979. Tali risultanze documentali sarebbero, d'altronde, assai più affidabili rispetto a quelle della perizia sullo sviluppo osseo a suo tempo effettuata, come attestato dalla letteratura scientifica in argomento nonché dalla circolare del Ministero dell'interno del 9 luglio 2007, n. 17272/7. Da tutto ciò deriverebbero plurimi profili di illegittimità, processuali e sostanziali, della sentenza oggetto del procedimento di esecuzione, emessa da un giudice radicalmente incompetente e nel quadro di un procedimento - il patteggiamento - in radice non previsto nel procedimento penale minorile, nell'ambito del quale l'imputato non sarebbe stato legalmente in grado di prestare un valido consenso all'applicazione della pena, e che lo ha sottratto al complessivo sistema processuale di favore previsto per i minorenni. 1.4.- In punto di rilevanza, il rimettente osserva che, dall'eventuale accoglimento della questione, discenderebbe il potere dello stesso giudice a quo di rilevare la nullità per violazione della competenza funzionale di cui sopra, con esito favorevole all'interessato, sia sotto il profilo della non eseguibilità della sentenza e della conseguente riduzione del quantum di pena da eseguire in ragione del provvedimento di cumulo, sia sotto il profilo della possibile riapertura del processo dinanzi al giudice competente, con la connessa possibilità di accedere a tutto il compendio di istituti di favore previsti nel rito minorile. Né, in senso contrario, potrebbe essere fatto valere il fatto che il vizio di incompetenza funzionale in oggetto sia già stato (inutilmente) dedotto con ricorso per cassazione, posto che il pronunciamento del giudice di legittimità «non pare costituire una preclusione processuale rispetto al giudizio in sede di esecuzione». La Corte di cassazione, infatti, pronunciandosi per l'inammissibilità del ricorso, non sarebbe entrata nel merito, «limitandosi a sostenere che la scelta del rito contenga implicitamente una rinuncia a far valere il vizio di incompetenza». Da un lato, infatti, l'imputato non avrebbe potuto esprimere valido consenso al rito alternativo del patteggiamento; dall'altro lato, perdurerebbe l'interesse dell'istante all'accertamento della nullità; infine, l'interessato avrebbe offerto materiale probatorio ulteriore rispetto ai documenti prodotti con il ricorso per cassazione, attestante la sua reale data di nascita. Né sarebbe possibile esaminare la doglianza dell'interessato con una domanda di revisione, dal momento che la situazione in esame non corrisponderebbe ad alcuna delle ipotesi previste dagli artt. 629 e seguenti cod. proc. pen. , e che comunque la revisione mirerebbe ad accertare la sussistenza di sopravvenuti elementi tali da condurre al proscioglimento dell'interessato, diversamente dal caso odierno, in cui non è prevedibile l'esito del giudizio dinanzi al competente tribunale per i minorenni. Sarebbe, invece, il giudizio di esecuzione quello più confacente alla situazione dedotta, in cui si discute della radicale nullità del titolo esecutivo. 1.5.- La questione sarebbe, altresì, non manifestamente infondata. 1.5.1.- A essere violato, in primo luogo, sarebbe l'art. 3 Cost., in ragione dell'assoggettamento alla medesima disciplina di situazioni non assimilabili, quali le ipotesi di nullità per violazione di norme sulla competenza maturate nel giudizio per i maggiorenni e la nullità sulla violazione della competenza funzionale stabilita per i minorenni dall'art. 3 del d.P.R. n. 448 del 1988. D'altra parte, il principio di intangibilità del giudicato, funzionale alla tutela della ragionevole durata del processo e del divieto del ne bis in idem a garanzia dell'imputato, si atteggerebbe diversamente a seconda che ci si trovi in presenza di irregolarità formali legate all'incompetenza del giudice maturate all'interno di procedimenti "ordinari", o di irregolarità che sottraggano il minore alla competenza del tribunale per i minorenni. In tale secondo caso l'incompetenza si riverbererebbe sull'intero impianto processuale e sostanziale della decisione resa. Ciò perché l'aggiramento della procedura propria del minore lederebbe i diritti costituzionalmente e convenzionalmente riconosciuti all'imputato minorenne, alla cui tutela il processo minorile è preposto;