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Tutti siamo consapevoli come sia estremamente difficile eseguire il controllo sul suo effettivo utilizzo, tuttavia con l'obbligatorietà del profilattico si punta ad aumentare la consapevolezza della sua importanza e a migliorare l'accesso al suo uso, anche tramite la distribuzione a basso costo o gratuita. Queste azioni, si spera possano determinare un effettivo cambiamento nei comportamenti e un miglioramento nello stile di vita, a livello sessuale. L'importanza dell'uso del profilattico per prevenire non solo gravidanze indesiderate, ma anche malattie infettive come Aids o epatite, era stato rimarcato anche nel corso della mesima International Aids Conference di Washington, che si è svolta a fine luglio 2012. In quell'occasione, è stato anche rimarcato come l'uso del preservativo sia importante in generale per tutti nella prevenzione dal contagio, ma soprattutto per salvaguardare la salute delle donne, che presentano un rischio doppio rispetto agli uomini di contrarre l'HIV tramite rapporti eterosessuali non protetti. Rispetto a questa posizione anche la Chiesa cattolica si è espressa in favore. Quando il 18 marzo 2009 il Papa disse, sull'aereo che lo portava in Africa, che «il preservativo non serve a combattere l'Aids», vi fu una levata di scudi e persino Stati come il Belgio, la Francia e la Germania, oltre che l'Unione europea, non proprio Stati anticlericali ottocenteschi, reagirono con fermezza contro questa incredibile tesi antiscientifica. Non possiamo che rallegrarci del fatto che oggi dal Papa venga riconosciuta l'importanza del più importante strumento contro l'Aids, anche se limitatamente a «singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico». È sorprendente che ancora venga sostenuto che «questo non è il modo vero e proprio per vincere l'infezione dell'Hiv» mentre tutta la scienza sa benissimo che soprattutto nei paesi africani, dove la malattia dell'Aids miete decine di migliaia di vittime, e dove milioni di cittadini sono colpiti dall'infezione dell'Hiv, questo è oggi l'unico strumento di prevenzione. Il fatto che venga ammesso l'uso del preservativo, anche se «limitatamente a singoli casi», in ogni caso, ci fa ben sperare per ulteriori future «aperture». Al comma 2 dello stesso articolo 7 si stabilisce che nelle scuole medie siano dedicate almeno 20 ore all'anno di prevenzione che puntino ad attivare comportamenti sessuali sicuri e promuovere l'uso del profilattico, contribuendo a rendere semplice e naturale ciò che è vissuto ancora con difficoltà. Basterebbe proteggersi usando il preservativo, eppure tanto semplice non è: barriere culturali, pregiudizi, cattiva informazione fanno del preservativo ancora un tabù. Queste campagne consentirebbero ai giovani di conoscere quanto renda liberi proteggersi semplicemente, e insegnerebbe loro a mostrare tutta la naturalezza di un gesto che può far parte della intimità. L'educazione sessuale, come educazione alla conoscenza del proprio corpo, della sessualità come attività integralmente umana, che riguarda il corpo, ma anche il cervello e le relazioni, dovrebbe essere una parte importante dell'educazione dei bambini e degli adolescenti. Nel campo dei progetti di educazione sessuale, la scuola resta senza dubbio il campo d'azione prioritario, pur se controverso: il dibattito sull'educazione sessuale sembra infatti non avere fine nel nostro Paese, dove la prima bozza di legge per introdurla nelle classi risale al 1910 e dove delle decine di proposte discusse, nessuna è riuscita a raccogliere consensi sufficienti per il varo di una legge nazionale. La scuola non può e non deve tuttavia restare esclusa da questo percorso, come dimostrano le esperienze di altri Paesi, in cui l'educazione sessuale è prevista in maniera strutturata da anni e con modalità differenti: la Gran Bretagna presenta una delle percentuali più alte di ragazze-madri d'Europa e quindi l'educazione sessuale è un argomento molto dibattuto, dal governo e dai media . Proprio per rispondere all'emergenza detta school pregnancy un provvedimento della revisione dell'insegnamento nelle scuole inglesi voluto dal Personal health and sexual education ha previsto che a scuola si discuta di questi temi sin dai banchi delle elementari, ai bimbi di cinque anni. Non si tratta di lezioni di sesso, ma si punta a spiegare le relazioni, il quadro e la comprensione morale di questi argomenti; in Francia l'educazione sessuale fa parte dei programmi scolastici fin dal 1973. Le scuole sono tenute a impartire 30-40 ore di educazione sessuale ed è prevista la distribuzione di profilattici agli studenti di terza media e prima superiore; in Germania l'educazione sessuale fa parte dei programmi scolastici fin dal 1970; l'Olanda presenta una delle più basse percentuali di ragazze madri al mondo e il sistema di educazione sessuale olandese, nelle scuole di ogni ordine e grado, è spesso considerato un esempio per gli altri Paesi; in Svezia l'educazione sessuale fa parte integrante dei programmi scolastici fin dal 1956. Si comincia a trattare gli argomenti dalle prime classi elementari e si continua per tutti gli anni di istruzione, all'interno di insegnamenti disparati quali la biologia e la storia; in Spagna dal 1985, l'educazione sessuale, non obbligatoria, è prevista per le scuole, che sono libere di decidere come applicare i programmi inseriti come materia a sé o integrati nel curriculum di altre materie, ad esempio scienze; in Portogallo dal 1990 l'educazione sessuale è materia obbligatoria a scuola; negli USA l'educazione sessuale facoltativa è prevista nelle scuole medie inferiori e superiori. I programmi variano a seconda dell'istituto. Vanno quindi individuate modalità compatibili con la cultura e le peculiarità italiane, senza dimenticare che la scuola è solo uno degli ambiti in cui agire. L'intervento educativo nelle classi, realizzato da specialisti altamente qualificati, è prezioso e presenta un duplice valore aggiunto: da un lato, una competenza specifica, tecnica, dall'altro, «l'estraneità» dal contesto scolastico, che favorisce un'apertura da parte dei giovani, riduce il loro imbarazzo, li aiuta a diventare «protagonisti» della lezione. L'intervento di educazione sessuale nelle classi è teso a mettere a disposizione dei ragazzi tutti gli strumenti perché possano poi, adeguatamente informati, compiere le scelte che reputano più adatte a sé, sulla base della propria sfera morale. Il corso dovrebbe fornire un utile contributo per una adeguata e completa informazione ed educazione ad una sessualità consapevole, trattando sia le tematiche classiche dei corsi di educazione sessuale (dall'anatomia e dalla fisiologia degli organi sessuali, alla tipologia degli atti sessuali, dall'affettività negli adolescenti agli anticoncezionali, dalla lotta alle violenze e alle molestie sessuali al rispetto per i partner, dalla prevenzione delle gravidanze indesiderate alla profilassi delle malattie sessualmente trasmissibili, dalla legge sull'interruzione di gravidanza al ruolo dei consultori familiari pubblici, dalla conoscenza dei processi della procreazione alle nuove tecniche di fecondazione medicalmente assistita), sia argomenti che, pur avendo diretta attinenza con le tematiche sessuali, attengono a specifiche prospettive di sguardo sugli argomenti, quali l'attenzione alle differenze di genere sessuale e di orientamento sessuale.