[pronunce]

Osserva la Regione che la questione oggetto del conflitto è sorta «non già per la valutazione di una situazione oggettiva, e cioè il concreto inserimento del personale in un determinato ruolo, bensì con riferimento ad una linea interpretativa di una legge regionale», prescindendo «dal profilo dell'esecuzione amministrativa che soltanto la Regione, come unico ente competente, deve dare alle sue leggi attraverso i suoi organi». A livello ministeriale, si è cercata, viceversa, una lettura astratta, del tutto difforme dal profilo applicativo, per poter poi da questa pervenire al venir meno dello stanziamento nel bilancio dello Stato del relativo onere, con un modo di procedere che - a fronte della chiara manifestazione di volontà della regione [esplicitata anche in una nota dell'assessore al personale del 16 novembre 1999, prot. n. 47389] - costituirebbe una indebita interferenza da parte statale in un ambito nel quale v'è competenza piena della Regione. Tanto che «si potrebbe anche del tutto prescindere dall'esaminare se effettivamente dubbio interpretativo sussista sulla legge regionale da applicare e sul modo in cui esso possa essere sciolto», in quanto l'illegittimità dell'operato statale emergerebbe per il sol fatto che il Ministero non avrebbe competenza «a disporre il venir meno del finanziamento statale in ordine al personale di cui trattasi imponendo una certa interpretazione della legge regionale e obliterando il momento applicativo della stessa da parte della Regione e la volontà dell'ente regionale». 1.4. - Tutto ciò, per la ricorrente, costituirebbe violazione dell'art. 119 della Costituzione e dell'autonomia regionale relativa alla organizzazione dei propri uffici, ex art. 117 della stessa Carta, che subirebbe un forte condizionamento per la necessità, in conseguenza di un provvedimento statale, di stornare rilevanti risorse finanziarie regionali per far fronte alla spesa non prevista. Inoltre - anche ove si ritenesse che il Ministero possa interpretare la legge regionale «senza tener conto del dato applicativo e della volontà chiaramente manifestata dalla Regione» - si avrebbe comunque «una illegittima compressione dell'autonomia regionale», determinata dall'erroneità dell'interpretazione accolta, perché «basata su inesatti presupposti di fatto e di diritto». Infine, la mancata considerazione del parere reso dal dipartimento della funzione pubblica del 7 maggio 1999, pure richiesto dallo stesso Ministero del tesoro, e la consultazione del Consiglio di Stato da parte della Ragioneria generale dello Stato, senza alcuna considerazione della volontà manifestata dalla Regione, integrano - secondo la ricorrente - elementi idonei ad evidenziare la violazione del principio di leale collaborazione. Sulla base delle esposte considerazioni, il ricorso si conclude con la richiesta a questa Corte di «a) accertare e dichiarare che non spetta allo Stato e, per esso, al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica - dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, con una per di più errata interpretazione della legge regionale, incidere, prevedendo la cessazione del finanziamento statale, sul modo di esecuzione della legge regionale e disporre in contrasto con la stessa, violando così le competenze costituzionalmente garantite alla Regione Campania, soprattutto in riferimento all'autonomia finanziaria e di bilancio e all'autonomia in materia di organizzazione degli uffici; b) per effetto, annullare gli atti impugnati». 2.1. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità, ovvero per l'infondatezza del conflitto. 2.2. - Eccepita preliminarmente la tardività del ricorso, sull'assunto che la Ragioneria generale dello Stato, sin dal settembre 1997, ha denegato con varie note il sorgere di ulteriori crediti della Regione verso lo Stato in relazione all'onere per il personale de quo, la difesa erariale rileva, altresì, che, nella specie, non sarebbe ravvisabile alcun conflitto di attribuzioni, bensì soltanto una normale controversia di natura “patrimoniale”, sottoponibile al giudice “comune”, poiché l'impugnata nota recherebbe soltanto «una negatoria di obbligazione dello Stato ed una temporalmente delimitata pretesa per ripetizione di indebito». 2.3. Nel merito - sottolineato che il personale di cui alla legge n. 730 del 1986 è stato immesso a domanda, se in possesso dei requisiti e se superato un concorso riservato, in ruoli speciali ad esaurimento da istituirsi presso gli enti o le amministrazioni ove gli interessati prestano servizio, e che la legge della Regione Campania n. 4 del 1990 ha istituito un ruolo speciale ad esaurimento con dotazione di 950 posti, disponendone la copertura finanziaria a carico del fondo statale per la protezione civile, giusta l'art. 12, comma 5, della citata legge statale - l'Avvocatura rileva: a) che l'art. 3, comma 13, della legge statale 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica) aveva disposto l'applicazione a quel personale del procedimento per l'attuazione della mobilità, previsto dall'art. 35 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421) e successive modificazioni, e, quindi, nel testo sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 23 dicembre 1993, n. 546 (Ulteriori modifiche al d. lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, sul pubblico impiego), a richiesta dell'ente presso cui il personale prestava servizio; b) che, non avendo la Regione Campania fatto alcuna richiesta, il personale de quo era rimasto in servizio presso di essa, a spese dello Stato. Ma tale situazione non può più essere protratta dopo che, con l'art. 3, comma 6, della legge regionale n. 12 del 1997, la stessa Regione ha previsto l'immissione del personale nel proprio ruolo ordinario. Pertanto, mentre sarebbe infondato sostenere che l'addossamento dell'onere di copertura debba avvenire con atto regionale (tant'è che il trasferimento dei fondi alle amministrazioni regionali era stato subordinato, per il periodo di permanenza nei ruoli speciali all'invio di apposita certificazione annuale, sottoscritta dal Presidente della Giunta regionale o dal legale rappresentante degli altri enti territoriali beneficiari), viceversa, questa Corte ben potrebbe esaminare se l'inciso dell'art. 2, comma 7, della legge regionale n. 12 del 1997, secondo cui “il trattamento economico è a carico dei Fondi Ministero del Tesoro”, sia legittimo in relazione agli artt. 81, 117 e 119 della Costituzione, non essendo consentito al legislatore regionale disporre con una propria legge in ordine all'essere o meno una spesa a carico dello Stato. 3. Nell'imminenza dell'udienza, entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative, con le quali hanno sostanzialmente approfondito le considerazioni già svolte nei precedenti atti a sostegno delle rispettive tesi difensive.1.