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Il Consiglio europeo è certamente un passaggio straordinario, non solo per l'Italia, ma - come ha già sottolineato anche lei - per il futuro dell'Europa. Io vorrei fare solo alcune considerazioni di impianto. L'epidemia da Covid-19 ha messo in evidenza alcuni problemi fondamentali. Il primo riguarda il valore della solidarietà, intesa, Presidente, non solo come solidarietà tra i Paesi dell'Unione, ma anche come uno dei punti fondativi dell'Unione europea, e il valore irrinunciabile dei servizi sanitari e della loro universalità. Da questo punto di vista, è necessario un salto di qualità dell'Europa, non solo sul vaccino, ma sulle tecnologie e sulla ricerca, perché qui ci giochiamo e ci giocheremo un pezzo di futuro della nostra economia e dell'economia europea. Ci ha dimostrato l'insostenibilità della vecchia e sbagliata politica di austerità, che tanti danni ha creato, accrescendo le disuguaglianze, e ha dimostrato l'insufficienza storica di un impianto neoliberista nelle politiche. Noi discutiamo tanto di MES (poi tornerò su questo punto), ma in Europa e nel mondo è aperta una discussione strategica su questi punti. Sentire - consentitemi, colleghi, lo dico con rispetto - il solito elenco di ciò che non va non ci mette all'altezza della sfida e del confronto che abbiamo in Europa con i partner europei e che è aperto nel mondo. Perché non riusciamo ad alzare lo sguardo? È evidente (altra lezione del Covid) che la linea sovranista non esiste e, se esistesse, sarebbe un dramma per questo Paese. (Applausi) . Capisco perché Salvini ci parla della cassa integrazione (problema serissimo): perché fa fatica a prendere atto di quando, anche solo due mesi fa (se lo ricorda, signor Presidente?), le dicevano e ci dicevano che l'idea di un cambiamento dell'Europa sarebbe stata impraticabile. L'Europa, colleghi, è cambiata e sta cambiando. (Applausi) . Abbiamo risolto i problemi? No, ci sono ancora tanti problemi e mai dire che abbiamo fatto quello che ci aspettavamo l'Europa facesse finché non passiamo da questo Consiglio. La questione dei tempi è una questione decisiva: è sostanza. Ma l'Europa è cambiata ed è cambiata anche grazie al ruolo che ha avuto questo Governo e alla sua iniziativa. Diciamoci la verità (l'ho già detto anche in un'altra occasione): i tedeschi hanno capito che l'idea dell'austerità, cioè di tenere bassa la domanda interna nei Paesi, non gli consente di sviluppare la loro politica economica. Hanno capito che c'è bisogno di un salto strategico; poi di qui ragioniamo sui condizionamenti e sulle altre cose e andiamo a vedere seriamente. Ma questa è la novità ed è una bella novità, tutta da conquistare, che però ci interroga in modo serio, signor Presidente. Non voglio fare l'elenco delle iniziative, però ho sentito dire anche che l'intervento della BCE non è un intervento fondamentale. Io voglio ribadire che, per quello che ci riguarda, se la BCE non avesse fatto le scelte che ha fatto, oggi l'Italia non sarebbe qui. Non siamo autosufficienti; no, non lo siamo. Concludo ricordando, prima di tutto a me stesso, che non dobbiamo mai dimenticare, colleghi, che il Covid ci ha messo in questa drammatica crisi. Vorrei dire ai colleghi dell'opposizione, soprattutto a quelli della Lega: per favore, smettetela di dire che non sappiamo cos'è la piccola e media impresa, cos'è un artigiano, cos'è un lavoratore. Ma basta! (Applausi) . Rispettiamoci; io rispetto le vostre posizioni, ma io lo so cos'è un piccolo imprenditore e non prendo lezioni da nessuno da questo punto di vista. (Applausi) . Dobbiamo alzare il livello della discussione, ma di tanto, di tanto! (Commenti). A forza di ascoltarlo... Però vorrei dire che il Covid è arrivato quando erano già chiare tre emergenze: quella climatica, quella tecnologica e quella sociale e delle disuguaglianze. Noi abbiamo fatto alcuni provvedimenti e non tutto funziona al cento per cento, lo so bene. Ma adesso è arrivato il tempo di fare questo piano nazionale di rilancio e di passare dalle politiche di tutela e di sostegno a delle scelte strategiche. Signor Presidente, lei sa quello che penso: green economy , transizione, investimenti. Però le voglio porre due questioni. La prima: la semplificazione è assolutamente una necessità; la sburocratizzazione è una necessità. Ma, signor Presidente, se non diamo competenze e forza alla pubblica amministrazione, non faremo mai il salto di qualità. (Applausi). Non possiamo pensare di andare in deroga fra dieci anni; bisogna avere i direttori per gestire le gare; bisogna avere i RUP per gestire le gare; bisogna avere nei Comuni gli urbanisti per cambiare l'organizzazione delle città. Non possiamo venir meno a questo. Ora, l'emergenza si collega a un piano strategico. Verificheremo come va questo Consiglio e potremo fare allora un ragionamento complessivo sugli strumenti da utilizzare. Io penso che abbiamo bisogno di un piano strategico sulla sanità e penso, dunque, che dovremo verificare quali sono gli elementi più vantaggiosi per il nostro Paese; e nessuno dall'Europa ci deve dire quali strumenti dobbiamo utilizzare. Ma a noi spetta il compito di decidere sulla base della sostanza. Ho sentito giustamente tra i colleghi della maggioranza posizioni diverse, ma c'è l'impegno di tutti a non avere una posizione ideologica. Questo è il modo migliore e la scelta che lei ha fatto è giusta e noi la condividiamo. In secondo luogo, sulla scuola, signor Presidente, mi ha già ascoltato: sono e siamo preoccupati. Bisogna fare qualcosa di straordinario in queste settimane. Vorrei dire però al collega Salvini: non va bene il plexiglass , ma per trovare il modo per fare, come penso io, formazione e didattica in presenza è giusto utilizzare anche altre strutture. Ma questo lo dobbiamo organizzare e ci vorranno più insegnanti, signor Presidente, lei lo sa bene. Dobbiamo essere pronti a fare tutto. Infine, un nuovo rapporto Stato-mercato. Sulla vicenda dell'Alitalia ho apprezzato la soluzione del Consiglio dei ministri di questa notte. Vorrei dirle Signor Presidente del Consiglio una battuta: dobbiamo trovare il modo, nella nostra maggioranza, di arrivare a dei Consigli che si facciano la mattina e il pomeriggio; questa è la cosa più utile, ed ha capito che cosa intendo. Un nuovo rapporto tra Stato e mercato: dobbiamo decidere qual è la missione strategica della Cassa depositi e prestiti. E poi abbiamo delle grandi potenze, ENI ed ENEL: è qui che facciamo la politica industriale; è qui che possiamo costruire nuove filiere industriali. Su cosa? Sul green new deal ? Sulla transizione ecologica? È qui che dobbiamo fare il salto. Dobbiamo chiamare queste imprese a svolgere un ruolo strategico per rilanciare la nuova manifattura di questo Paese. Infine, quanto alla nuova politica sul lavoro, penso che dobbiamo anticipare l'Europa, che ne sta discutendo: è ora che pensiamo ai diritti per tutti i lavori e tutti i lavoratori, a una base uguale per tutti e non solo alle possibili public company per quello che riguarda Autostrade, ma anche a nuovi sistemi partecipativi dei lavoratori nelle imprese.