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Gli istituti di credito e le società finanziarie autorizzate a concedere credito nel linguaggio del legislatore sono definiti intermediari perché forniscono adeguate e puntuali informazioni al sistema della centrale rischi. La posizione che si riferisce ai segnalati viene definita censimento. Gli intermediari comunicano periodicamente, su richiesta della Banca d'Italia e con le modalità da questa stabilite, l'esposizione nei confronti dei propri affidati e dei nominativi collegati, per esempio i fideiussori. Ad ogni soggetto partecipante, dunque agli istituti di credito e a chi ne fa debita richiesta, la Banca d'Italia fornisce periodicamente la posizione globale di rischio di ciascun affidato e dei nominativi collegati. Sul piano tecnico questo processo dà vita ad un flusso telematico di informazioni: in entrata ogni banca è tenuta a conferire le informazioni su un determinato soggetto o impresa; in uscita le informazioni, riordinate e contemplate, devono essere rese pubbliche. Il legislatore nell'articolo 144 punisce la banca ed i suoi funzionari, qualora siano violati gli articoli 51 e 53: nulla statuisce in caso di segnalazione erronea. Oltre a tale dato emerge dalla lettura dell'articolo 144 una serie di elementi fondamentali che sono necessari al nostro lavoro. Il legislatore con la riforma avvenuta con il decreto legislativo 12 maggio 2015, n. 72, ha innovato anche la disposizione dell'articolo 144 e dunque si pone una responsabilità di natura oggettiva, cioè anche la banca intermediaria, oltre i suoi funzionari apicali e gli impiegati che abbiano violato gli articoli 51 e 53, subisce la sanzione amministrativa. Si configura un minimo ed un massimo nella punizione edittale da euro 30.000 fino al 10 per cento del fatturato, per le violazioni. Non sono previste sanzioni di natura penale. Inevitabilmente, per quanto disciplina il successivo articolo 145 l'irrogazione della sanzione ed il suo preventivo processo istruttorio, avvengono sempre nel seno del circuito della Banca di Italia e non ad opera di un organo terzo. Vediamo il tessuto normativo dell'articolo 145 del testo unico bancario: «Per le violazioni previste nel presente titolo cui è applicabile una sanzione amministrativa, la Banca d'Italia contestati gli addebiti ai soggetti interessati, tenuto conto del complesso delle informazioni raccolte, applica le sanzioni con provvedimento motivato. I soggetti interessati possono, entro trenta giorni dalla contestazione, presentare deduzioni e chiedere un'audizione personale in sede di istruttoria, cui possono partecipare anche con l'assistenza di un avvocato. Il procedimento sanzionatorio è retto dai princìpi del contraddittorio, della conoscenza degli atti istruttori, della verbalizzazione nonché della distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie. Il provvedimento di applicazione delle sanzioni previste dal presente titolo è pubblicato senza ritardo e per estratto sul sito web della Banca d'Italia. Nel caso in cui avverso il provvedimento di applicazione della sanzione sia adita l'autorità giudiziaria, la Banca d'Italia menziona l'avvio dell'azione giudiziaria e l'esito della stessa nel proprio sito web a margine della pubblicazione. La Banca d'Italia, tenuto conto della natura della violazione e degli interessi coinvolti, può stabilire modalità ulteriori per dare pubblicità al provvedimento, ponendo le relative spese a carico dell'autore della violazione. Nel provvedimento di applicazione della sanzione la Banca d'Italia dispone la pubblicazione in forma anonima del provvedimento sanzionatorio quando quella ordinaria: a) abbia ad oggetto dati personali ai sensi del codice in materia dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, la cui pubblicazione appaia sproporzionata rispetto alla violazione sanzionata; b) possa comportare rischi per la stabilità dei mercati finanziari o pregiudicare lo svolgimento di un'indagine penale in corso; c) possa causare un pregiudizio sproporzionato ai soggetti coinvolti, purché tale pregiudizio sia determinabile. Se le situazioni descritte nel comma 3- bis hanno carattere temporaneo, la pubblicazione è effettuata quando queste sono venute meno». Era previsto nel seno della disposizione in esame un'impugnazione del provvedimento sanzionatorio innanzi alla Corte di appello di Roma, ma essa è stata dichiarata incostituzionale (sentenza 9-15 aprile 2014, n. 94). A seguito del varo del nuovo codice del processo amministrativo le controversie aventi ad oggetto tutti i provvedimenti compresi quelli sanzionatori adottati dalla Banca d’Italia, sono devoluti alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. L'articolo 135, comma 1, lettera c) , del codice del processo amministrativo prevede, in tali casi, la competenza funzionale del tar del Lazio, sede Roma. Dunque, in sintesi, è la stessa Banca d’Italia a dover, nel contempo sia svolgere l'istruttoria (sia pure con le guarentigie del contraddittorio e della partecipazione del sanzionato al procedimento amministrativo ai sensi della legge n. 241 del 1990), che irroga le sanzioni. Sta di fatto però che una violazione deve essere valutata dall'organo di vigilanza che non assume la caratterizzazione di terzietà, soprattutto perché le fondamentali funzioni di istruttoria e di comminatoria di sanzioni, seppure devolute a differenti organi interni, fanno comunque capo alla medesima struttura. La commistione è incipiente. In secondo luogo nelle pieghe della legge, contrariamente ai fondamentali princìpi di chiarezza e tassatività in tema di sanzioni (legge n. 689 del 1981) non è specificato, in modo adamantino, quale sia il precetto e quale sia la sanzione in caso di erronea segnalazione alla centrale rischi compiuta imprudentemente da una banca. Il modello sanzionatorio dispiegantesi nel seno dell'organo di vigilanza che diventa dunque anche repressivo, non assicura imparzialità di giudizio, proprio perché la funzione istruttoria, sia pure con tutte le mitigazioni del caso, è in evidente commistione con la funzione decisoria, anzi subordinata a questa, come autorevolmente sostenuto da Marcello Condemi nel commentario al testo unico bancario (Cedam terza edizione pagine 2368 e seguenti). Sarebbe più semplice devolvere all'autorità giudiziaria ordinaria e non dunque alla Banca d’Italia, la funzione di delibare se il comportamento di una banca in caso di erronea segnalazione alla centrale rischi, possa essere o meno, passibile di punizione. Infatti per giurisprudenza consolidata è l'autorità giurisdizionale ordinaria e non il garante della privacy a dover delibare se una segnalazione sia o meno giusta. In secondo luogo deve essere chiaro e palmare nel seno della legge, quale sia la punizione che si intenda irrogare alla banca ed ai suoi funzionari, specificandone la sanzione pecuniaria. In sintesi la riforma deve contenere queste coordinate: Sia l'autorità giurisdizionale ordinaria a dover occuparsi di segnalazione erronea alla centrale rischi e non la Banca d’Italia, atteso che siamo al cospetto di diritti assoluti, quali quello alla reputazione, all'immagine al diritto all'impresa costituzionalmente tutelati e garantiti (articoli 2, 3 e 41).