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Ricordo a tutti che pochi giorni fa, durante l'elezione del Presidente della Repubblica, è stata creata una postazione esterna che ha permesso anche a chi aveva il Covid, come il sottoscritto, di votare. Mi rammarico che lo stesso trattamento non sia stato riservato alle persone sane e in particolare alla deputata Cunial, che invece ha commesso il grave peccato di non essere vaccinata, come se i diritti costituzionali dipendessero dall'essere vaccinati. I diritti costituzionali - non dobbiamo mai dimenticarlo - sono diritti propri di tutti i cittadini e privare un rappresentante del popolo del suo diritto di rappresentanza credo sia un fatto gravissimo, cui non avrei voluto assistere. Ma le assurdità non finiscono qui. Oggigiorno uno straniero che giunge in Italia può accedere a ristoranti e mezzi di trasporto avendo fatto un semplice tampone e, dunque, non essendo necessariamente vaccinato. Con un semplice tampone uno straniero potrà viaggiare sui nostri treni, mentre un non vaccinato italiano non potrà farlo, come se gli italiani fossero cittadini di serie B. Questa semplificazione per gli stranieri, pur nella sua assurdità e discriminazione, non riuscirà ad ogni modo a compensare le immani perdite del settore turistico, terrorizzato da regole draconiane e in continuo cambiamento, che hanno orientato i turisti che amavano il Bel Paese verso altri lidi e, in particolare, dove quelle misure non sono state adottate. Basta poco per trovarli, perché super green pass e obbligo vaccinale siamo stati quasi i soli a introdurli in tutta Europa. Quasi ovunque anche le misure più lievi del super green pass sono state eliminate, anche in Paesi dove il contagio ha mietuto numerose vittime. Quasi ovunque si riconosce la minore pericolosità della variante Omicron, che è quella ampiamente dominante nel nostro Paese. Mi stupisco come si continui a sostenere la validità del super green pass e dell'obbligo vaccinale, introdotti per incrementare la vaccinazione, che era quasi al 90 per cento della popolazione, perché sono serviti poco al loro scopo, essendo quella percentuale cresciuta di pochissimo. Malgrado questo, i decessi nel nostro territorio non sono diminuiti, essendo ancora oggi l'Italia tra i Paesi in Europa con il più elevato numero di decessi giornalieri. È mia opinione che la cosa migliore sarebbe oggi far decadere il decreto-legge e riconoscere con onestà che le misure che abbiamo preso non sono state efficaci o lo sono state in misura molto ridotta. Una cosa, però, è certa e ce lo ha segnalato Amnesty International, l'associazione che da decenni si batte per i diritti umani in tutto il pianeta. Amnesty, il 19 gennaio, sollecita il Governo ad ancorare i propri interventi ai principi di legalità, legittimità, necessità, proporzionalità e non discriminazione. Qualsiasi politica di salute pubblica, inoltre, deve essere basata sull'evidenza scientifica più aggiornata e verificabile, motivata da comprovate ragioni oggettive e accompagnata da metodi di comunicazione chiari e trasparenti. Sembra dunque evidente che da Amnesty alcuni interventi adottati dal nostro Paese non solo sono stati giudicati illegali, illegittimi, non necessari, non proporzionali, ma anche discriminanti. La politica di salute pubblica è inoltre parsa non basata sulle evidenze scientifiche più aggiornate e verificabili e non accompagnata da metodi di comunicazione trasparenti. È facile verificare la ragione di queste critiche: ancora oggi riceviamo giornalmente un bollettino dei decessi, ma non sappiamo se si tratti di persone morte per Covid-19 o con Covid-19, tutte messe nello stesso calderone. Sappiamo poco dei decessi e delle reazioni avverse legate alle vaccinazioni, che purtroppo ci sono e sono stati minimizzati. Tuttavia, anche in questi giorni si legge che gli aspetti positivi della vaccinazione sono maggiori di quelli negativi, cosa che posso anche condividere. Ma non vorrei che qualcuno di voi si trovasse nella condizione di dover rincuorare una famiglia che ha perso un familiare, magari una bambina, o ha subito reazioni avverse permanenti. E le miocarditi sembrano molto più frequenti di quanto dichiarato. Abbiamo continuato a ripetere fino alla nausea che il vaccino era sicuro, benché sia ancora in fase sperimentale e non sappiamo se potrà generare reazioni avverse a lungo termine. Eppure, continuo ad avere impressa l'immagine dell'amministratore delegato della Pfizer che dice che le prime due dosi di vaccino non hanno quasi effetto e che l'efficacia diventa di un certo rilievo con la terza dose. È noto, però, che il vaccino è stato creato per la variante Delta e lo stesso amministratore delegato ribadisce che un vaccino specifico per la variante Omicron sarà pronto in marzo. Qualsiasi persona con un minimo di cervello si rende, però, conto che vaccinare a marzo, quando i contagi sono in forte calo, e fare un richiamo a luglio-agosto, quando i contagi sono quasi assenti, è un controsenso sanitario. Ovviamente, non è un controsenso l'interesse economico per le ditte farmaceutiche, che hanno guadagnato e continuano a guadagnare miliardi con i vaccini. Ed è evidente che a settembre, probabilmente, si sarà sviluppata una nuova variante, dato che la pandemia non si ferma vaccinando il 100 per cento dei cittadini di un Paese: cosa impossibile, che non è riuscita ad alcun Paese. Ci sarà sempre una parte della popolazione che, per i più svariati motivi, non vorrà vaccinarsi e noi tutti dobbiamo rispettare quella volontà, anche se si tratta di singole persone. È assurdo introdurre l'obbligo vaccinale e contemporaneamente chiedere alle persone di firmare una liberatoria in caso di reazioni avverse come avviene ora. Purtroppo, con il super green pass abbiamo negato, a chi non è vaccinato, diritti fondamentali, come il diritto all'istruzione e al lavoro. Viene impedito anche l'accesso a entrare in banca, dove sono conservati i propri risparmi, misura che colpisce ovviamente le persone anziane, che non hanno dimestichezza con l'accesso telematico. La cosa più grave, comunque, è stato impedire alle persone di poter svolgere il proprio lavoro, impedendo persino l'accesso ai mezzi pubblici. Il lavoro è un diritto fondamentale e mi chiedo come tutti voi possiate sostenere una misura volta a compiere un vero e proprio ricatto verso una fascia, seppur ridotta, della popolazione. Noi tutti dovremmo lavorare per il rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona e non mi risulta che il diritto al lavoro e all'accesso al posto di lavoro abbia cessato di essere un diritto fondamentale del nostro Paese, anche se sembra che un'ampia fascia di questo Parlamento se ne sia dimenticata. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, servirebbe molto tempo per riuscire a discutere di queste tematiche, ma cercherò di condensare in pochi minuti alcuni concetti che sono emersi non soltanto dalla discussione del presente provvedimento in Commissione, ma anche dal cosiddetto affastellamento normativo che le Aule del Parlamento vedono, avendo al proprio esame provvedimenti relativi alla gestione dell'emergenza pandemica. Noi veniamo, con questo provvedimento, a gestire ancora lo stato d'emergenza e, conseguentemente, gli strumenti che sono ad esso collegati: