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Salvo quanto previsto dal presente capo, al procedimento disciplinare nei confronti dei magistrati onorari si applicano le seguenti disposizioni del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109: articoli 1, comma 1, e 2, comma 1, fatta eccezione per le lettere b) , p) , dd) , ee) e gg) , articolo 3, comma 1, fatta eccezione per le lettere c) e d) , articoli 3- bis , 4, 15, comma 1- bis , e 20. 2 . Fermo quanto previsto al comma 1, costituisce altresì illecito disciplinare lo svolgimento di attività incompatibili con la funzione giudiziaria onoraria, di cui all'articolo 84- septies , nonché di attività tali da recare concreto pregiudizio all'assolvimento dei doveri disciplinati dall'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109. Art. 84- terdecies. (Sanzioni) 1 . Il magistrato onorario che viola i suoi doveri è soggetto alle seguenti sanzioni disciplinari: a) la censura; b) la revoca dell'incarico. 2 . Quando per il concorso di più illeciti disciplinari si devono irrogare più sanzioni di diversa gravità, si applica la sanzione prevista per l'infrazione più grave; quando più illeciti disciplinari, commessi in concorso tra loro, sono puniti con la medesima sanzione, si applica la sanzione immediatamente più grave. Nell'uno e nell'altro caso può essere applicata anche la sanzione meno grave se compatibile in relazione alla natura ed all'entità dell'illecito. Art. 84- quaterdecies. (Censura) 1 . La censura è una dichiarazione formale di biasimo contenuta nel dispositivo del provvedimento adottato dal Consiglio superiore della magistratura, su proposta del consiglio giudiziario competente. Art. 84- quinquiesdecies. (Revoca dell'incarico) 1 . La revoca dell'incarico è adottata con decreto del Ministro della giustizia su conforme delibera del Consiglio superiore della magistratura; essa determina la cessazione dall'incarico dalla data di comunicazione del decreto stesso o dalla sospensione delle funzioni onorarie, ove disposta ai sensi dell'articolo 84- octiesdecies . Art. 84- sexiesdecies. (Applicabilità delle sanzioni) 1 . Si applica la sanzione della censura per: a) i comportamenti che, violando i doveri di cui all'articolo 84- decies , comma 1, arrecano ingiusto danno o indebito vantaggio a una delle parti; b) la consapevole occasionale inosservanza dell'obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge; c) l'omissione, da parte dell'interessato, della comunicazione al Consiglio superiore della magistratura della sussistenza di una delle cause di incompatibilità di cui all'articolo 84- septies quando non sia stata dichiarata la decadenza dall'incarico; d) il tenere comportamenti che, a causa dei rapporti comunque esistenti con i soggetti coinvolti nel procedimento ovvero a causa di avvenute interferenze, costituiscano violazione del dovere di imparzialità; e) il perseguimento di fini diversi da quelli di giustizia; f) il reiterato o grave ritardo nel compimento degli atti relativi all'esercizio delle funzioni; g) la scarsa laboriosità, se abituale; h) la grave o abituale violazione del dovere di riservatezza; i) l'uso della qualità di magistrato al fine di conseguire vantaggi ingiusti; l) l'aver posto in essere comportamenti che costituiscono illeciti disciplinari al di fuori dell'esercizio dalle funzioni, di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, in quanto applicabile alla magistratura onoraria ai sensi dell'articolo 84- duodecies , comma 1, e fatta ulteriore eccezioni per le lettere e) , g) , h) e i) del citato articolo 3, comma 1. 2 . Si applica la sanzione della revoca dell'incarico per: a) i comportamenti che, violando i doveri di cui all'articolo 84- decies , comma 1, arrecano grave e ingiusto danno o indebito vantaggio a una delle parti; b) l'uso della qualità di magistrato al fine di conseguire vantaggi ingiusti, se abituale e grave; c) l'aver posto in essere i comportamenti di cui al citato articolo 3, comma 1, lettere e) , g) , h) ed i) , del decreto legislativo n. 109 del 2006; d) il magistrato onorario che incorre nella interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici in seguito a condanna penale, o che incorre in una condanna a pena detentiva per delitto non colposo non inferiore a un anno, la cui esecuzione non sia stata sospesa ai sensi degli articoli 163 e 164 del codice penale o per la quale sia intervenuto provvedimento di revoca della sospensione ai sensi dell'articolo 168 dello stesso codice. Art. 84- septiesdecies. (Titolarità dell'azione disciplinare) 1 . Entro un anno dalla notizia di un fatto avente rilievo disciplinare, il presidente della corte di appello per i giudici onorari ed il procuratore generale della Repubblica presso la stessa corte per i sostituti procuratori onorari, a pena di decadenza, promuove l'azione disciplinare procedendo alla contestazione dell'illecito disciplinare sulla base della informativa di all'articolo 84- octiesdecies , comma 4, o delle notizie delle quali abbiano avuto conoscenza a seguito dell'assunzione di sommarie informazioni o del ricevimento della comunicazione di cui all'articolo 2, comma 1, lettera dd) , del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, o di segnalazione del Ministro della giustizia. La notizia dell'illecito è da considerare circostanziata quando contiene tutti gli elementi costitutivi di una fattispecie disciplinare. In difetto di tali elementi, l'informazione non costituisce notizia di rilievo disciplinare ed è inidonea a far decorrere il termine di decadenza. L'illecito disciplinare non è, comunque, configurabile quando il fatto è di scarsa rilevanza. Ciascun titolare dell'azione disciplinare procede all'archiviazione se il fatto addebitato costituisce condotta di scarsa rilevanza disciplinare o forma oggetto di notizia non circostanziata. 2 . La contestazione dell'illecito disciplinare deve contenere tutti gli elementi necessari alla corretta individuazione del fatto o della norma disciplinare violata. L'incolpato può chiedere di essere sentito personalmente, può depositare, entro trenta giorni dalla contestazione, una propria memoria difensiva ed ha diritto, nel medesimo termine, di accedere agli atti del procedimento e di estrarne copia. Il presidente della corte di appello o il procuratore generale formula la proposta e la comunica al consiglio giudiziario e all'incolpato; questi può chiedere di essere sentito dal consiglio giudiziario, facendosi assistere da un collega o da un avvocato, e può depositare memorie presso il medesimo organo, fino a cinque giorni prima della seduta in cui è trattato il procedimento.