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Tengo a precisare che queste prese di posizione critiche sono state manifestate da tutti gli interlocutori dello scenario libico con cui abbiamo avuto contatti, a cominciare (come primi a reagire) dalle autorità del Governo riconosciuto dalla comunità internazionale: il presidente Sarraj, il Ministro degli esteri e gli altri interlocutori. A seguito di ciò, essendo stati espressi dei dubbi, confermati anche dalle competenti autorità italiane, sulla sicurezza della persona del nostro ambasciatore, egli è rientrato in Italia, dove, non essendo mutata la situazione appena descritta, si trova ancora attualmente. Naturalmente questa non è una situazione positiva in un momento in cui avremmo la necessità di essere pienamente operativi, ma si è venuta a determinare e abbiamo dovuto prenderne atto. Ad ogni modo, ripeto, l'ambasciata è operativa e la Conferenza si terrà. In particolare, il vice ministro Emanuela Del Re, ora presente in Aula (che mi sostituirà quando purtroppo dovrò andare via), collaborerà strettamente nell'organizzazione della Conferenza, anche nell'ambito dei vari contatti che saranno necessari a livello politico operativo più elevato per confrontare i testi, trovare i vari punti di raccordo e arrivare a una soluzione. Spero che questo possa essere utile a voi per ulteriori riflessioni. Ribadisco davanti all'Assemblea e a lei, signor Presidente, il mio impegno personale, come Ministro della Repubblica, a riferire regolarmente in Aula, se necessario, e nelle Commissioni parlamentari; questo vale nei confronti di questo come dell'altro ramo del Parlamento, nei confronti del quale mantengo la piena volontà informativa ogniqualvolta lo si richiederà e desidererà. (Applausi dei Gruppi M5S, L-SP-PSd'Az e del senatore Urso) . PRESIDENTE. La ringrazio, signor Ministro. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione secondaria superiore «Giuseppe Solimene» di Lavello, in provincia di Potenza, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, francamente non è semplicissimo intervenire adesso. Abbiamo sentito da parte del sempre cortese e più che intelligente ‑ sono un suo grande estimatore - ministro Moavero Milanesi una lunga relazione di cui, però, di vero interesse posso sintetizzare solo due frasi. Il resto, infatti, sono tutte cose che sappiamo, che sono state dette e ridette; cose giuste, che sono la fotografia della realtà, ma niente di più e niente di meno. Anzi, verrebbe da dire che forse è necessario chiedere queste informative ai Ministri quando c'è veramente qualche nuovo elemento, altrimenti ci sentiamo sempre ripetere le stesse cose che conosciamo a menadito. Il Ministro, alla fine, ha lasciato cadere con diplomazia una frase: ha parlato con il suo collega francese, con cui, come voi sapete, abbiamo anche su questo dossier idee diverse e tuttavia vi è la volontà di parlarci, di approfondire. Punto a capo, vorrei dire io, basta: di cosa stiamo parlando? Stiamo avviandoci verso la Conferenza di Palermo, ma quello che purtroppo drammaticamente - perché non si può minimizzare - ci viene detto oggi è che tra italiani e francesi su questo dossier c'è ancora una visione completamente diversa. Se devo decrittare la formalità e la diplomazia, sempre amabile, del ministro Moavero Milanesi, traggo la deduzione che i francesi, che in questi anni hanno remato in una direzione opposta, pro -Haftar, insieme a Egitto e ad altri attori ragionali, continuano a farlo. Ma ci stiamo avviando a una fantastica Conferenza, per cui solo l'elencazione dei Paesi genera uno sfinimento: solo a dire quanti Paesi saranno presenti alla Conferenza di Palermo uno è così stanco che non può più continuare, ci sono tutti. Scusate colleghi, ma la politica internazionale si fa per le celebrazioni, per la retorica, per le affermazioni di volontà generiche e si fa per i risultati. Andiamo a una Conferenza e adesso abbiamo saputo che tra gli attori principali di questa vicenda, tutto sommato, ancora si continua a pensarla diversamente. Sia chiaro che certamente non è colpa del Governo italiano. Non sono un demagogo che viene qui a spiegare che il problema libico è colpa di Conte, di Di Maio o di Salvini, che non c'entrano nulla. Purtroppo si tratta di un dossier che stiamo amministrando da anni e in cui da anni constatiamo che ci sono diverse parti in commedia, che non sono accettabili. Il fatto che i due principali attori della regione, cioè l'Italia e la Francia, la pensino diversamente su questo dossier rende vano qualsiasi sforzo: questo è davvero un elemento di grande preoccupazione. Mi rivolgo in particolare al Vice Ministro che ha l'amabilità di ascoltare il dibattito (certamente il ministro Moavero Milanesi in questo momento ha altre responsabilità e lo ringraziamo perché è sempre presente in Parlamento, quando c'è bisogno). Consentitemi di dire che anche questa storia dell'ambasciatore è singolare: siamo gli unici che hanno un'ambasciata aperta a Tripoli e che possono vantare, rispetto agli altri Paesi, il fatto di avere un'ambasciata pienamente operativa. L'operatività è assicurata ventiquattro ore su ventiquattro, ma, avendo l'ambasciatore rilasciato un'intervista mal posta o male interpretata (comunque sbagliata, visto l'effetto), egli è dovuto riparare rapidamente in Italia. Parteciperà all'elaborazione dei documenti della Conferenza di Palermo, ma è meglio che non torni in Libia, perché tutti gli attori hanno spiegato che, sostanzialmente - mi verrebbe da utilizzare una frase che però forse è più adatta a quando parlo con mio figlio, perché è un po' dozzinale - non è che abbia proprio indovinato questa intervista alla televisione libica. Questo è inaccettabile, è veramente inaccettabile. Stimo questo diplomatico, l'ho conosciuto e credo che sia un diplomatico valente, ma non può rimanere alla testa di un'ambasciata aperta senza di lui: l'ambasciatore sta a Roma e l'ambasciata è aperta e pienamente operativa. Penso dunque che il Governo abbia la responsabilità di assicurare una guida operativa in loco , perché in loco non ci stanno gli impiegati, ma ci sta per primo l'ambasciatore. Se l'ambasciatore non può andare lì per problemi non corrispondenti alla sua volontà - vorrei sia chiaro che nessuno sta mettendo in discussione l'ambasciatore, che è un'ottima persona - si sostituisca l'ambasciatore, gli sia diano altre responsabilità e si mandi lì qualcuno che ci può andare. Non aggiungo altro, perché abbiamo scoperto quello che sapevamo, ovvero che con la Francia ancora non c'è un dossier completo, neanche in preparazione della nostra Conferenza di Palermo, alla quale verranno tutti. Mi si consenta poi di parlare degli Stati Uniti e poi ho terminato, signor Presidente. È ovvio che agli Stati Uniti non importa assolutamente nulla, in questo momento, del tema libico: