[massime]

Lavoro (rapporto di) - Lavoratrici domestiche - Indennità di maternità - Diritto subordinato ad una determinata anzianità contributiva - Lamentata irragionevolezza e disparità di trattamento rispetto alle altre lavoratrici, nonché lesione dei diritti della madre e del nascituro - Specificità del sistema - Intervento additivo costituzionalmente non obbligato, riservato alla discrezionalità del legislatore - Inammissibilità della questione.. E' inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1403, censurato, in riferimento agli artt. 3, 37 e 38 della Costituzione, nella parte in cui subordina il diritto all'indennità di maternità delle addette ai servizi domestici, alla condizione che, per la lavoratrice interessata, risultino versati o dovuti dal datore di lavoro cinquantadue contributi settimanali nel biennio oppure ventisei nell'anno precedente il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro. Il condizionamento di tale diritto al requisito contributivo è elemento non isolabile della complessa disciplina che regola la prestazione in oggetto, con riguardo sia alle specificità del rapporto di lavoro domestico sia alle caratteristiche del rapporto previdenziale che da questo deriva, con la conseguenza che un intervento della Corte, se fosse limitato alla disposizione censurata, altererebbe la coerenza del sistema, rendendolo inapplicabile nel suo complesso, mentre costituirebbe una indebita intromissione nei poteri del legislatore, se si esplicasse con una sentenza additiva. - V. sentenze n. 86/1994, n. 9/1976 e n. 27/1974, richiamate a proposito della non estensibilità alle collaboratrici domestiche del divieto di licenziamento nel periodo di gravidanza e puerperio.