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Per esempio, tante volte abbiamo sentito parlare della necessità di spostare l'attenzione dalla medicina ospedaliera a quella del territorio. Lei stesso ha rilanciato l'idea di quelle che chiamo case della salute, perché quindici anni fa, in quel famoso disegno di legge (quando Livia Turco era Ministro della salute), si chiamavano appunto così e sono molto vicine a queste strutture di comunità che ha invocato come modelli in cui nel territorio le diverse competenze trovano un luogo di dialogo. Ma di questo non abbiamo mai visto nulla nelle proposte operative che ci dica che si sta creando una risposta; non so se c'è bisogno di un decreto attuativo, nel qual caso ciò mi dispiacerebbe, perché sappiamo che ci sono oltre 180 provvedimenti in attesa dei decreti attuativi. Però mi sembra che ci sarebbe bisogno di fare un passaggio concreto; del tipo "c'è bisogno di questo, stiamo facendo questo e faremo questo". Tuttavia, sappiamo che molto spesso il passaggio attraverso la Conferenza Stato-Regioni riesce a vanificare tutto, perché le priorità percepite a livello regionale di volta in volta sono altre. Mi permetto di sottolineare un'altra cosa importante: molte delle misure contenute nel decreto-legge agosto, che abbiamo appena convertito vanno nella "direzione positiva" di un riconoscimento e anche di una gratificazione del personale sanitario sul piano economico, perché l'obiettivo di fondo è abbattere una lunga lista d'attesa, che non riguarda solo i malati Covid, ma anche quelli oncologici e cronici e tutte quelle acuzie che non sono necessariamente legate solo alle patologie di tipo respiratorio (quelle che stiamo vivendo attraverso il Covid). Tuttavia, non c'è nulla di questo. Oggi come oggi, proprio la ripresa delle infezioni che c'è in questo momento crea un effetto a doppio taglio. Da una parte, il paziente ha paura di avvicinarsi all'ospedale; lei può leggere su tutti i giornali che proprio gli ospedali sono considerati luoghi ad alto rischio. Dall'altra parte, il medico ospedaliero cerca di operare dimissioni così precoci (faccio riferimento ad esempio agli interventi nell'ambito dell'ortopedia, come quelli per la rottura del femore) che i pazienti vengono rimandati a casa dopo ventiquattr'ore, perché lì saranno più sicuri, secondo una dinamica di una complessità incredibile, come nel caso della gestione di un paziente anziano, solo e con altre difficoltà. Ci manca una visione complessiva del sistema sanitario. Concludo dicendole, signor Ministro, che ci aspettiamo una risposta ai bisogni di sanità che davvero rifletta quell'unità che invoca, del sapere, della collaborazione e delle forze democratiche, cioè un dialogo operativo e concreto al servizio del paziente, che ci sembra in questo momento manchi un po'. (Applausi) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per fare una precisazione. Qualche collega mi ha fatto notare che, durante il mio intervento, ho pronunciato le parole «persone che si vogliono ammalare». Il mio intendimento era invece dire: «persone che si dovessero ammalare» e quindi siamo in grado di curarle. Se ho fatto questo strafalcione, non era voluto: il senso della frase era semplicemente quello che ho appena detto. Volevo lasciare traccia nel Resoconto della correzione di un errore causato dalla foga dell'intervento. PRESIDENTE. Ne prendiamo atto, senatore Romeo. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, signor Vice Ministro, colleghi, a marzo eravamo un posto da evitare in tutti i modi, un epicentro da incubo. Oggi siamo un modello di contenimento del virus in grado di dare lezioni al resto del mondo, perché le autorità italiane hanno fatto quello che andava fatto, e rapidamente. Hanno stabilito un lockdown durissimo, anteponendo le vite all'economia, attraverso una combinazione di vigilanza ed esperienza medica acquisita dolorosamente, che potrebbe rivelarsi più vantaggiosa anche per l'economia stessa con l'aiuto degli interventi pubblici che hanno sostenuto lavoratori e imprese. Queste, signor Ministro, sono le parole del «New York Times», riferite alla gestione della pandemia in Italia. È così: non eravamo pronti ad affrontare quest'emergenza sanitaria perché il nostro Servizio sanitario nazionale veniva da un decennio di tagli scellerati. Non avevamo posti letto in terapia intensiva, i reparti degli ospedali pubblici erano a corto di personale e le infrastrutture e le tecnologie erano obsolete. In quasi tutte le Regioni mancavano quelle reti di cure primarie e intermedie che servivano a fare da filtro, quindi i medici di medicina generale sono stati i primi a contagiarsi. Hanno dovuto chiudere gli studi, perché non erano attrezzati a gestire una pandemia, non avevano i dispositivi di protezione individuale e non erano stati formati; nelle prime fasi di quest'emergenza abbiamo perso tante vite, spesso perché i pazienti aspettavano a casa per giorni, in attesa di essere sottoposti a tamponi, o venivano curati con terapia sintomatica per poi essere trasportati al pronto soccorso quando insorgeva dispnea, che era segno di un danno polmonare acuto, non sempre reversibile. Troppe le vite perse: 36.000, tra cui molti operatori sanitari, e questi numeri oggi li ripeto perché devono restare impressi nella mente. La storia dev'essere insegnamento per il futuro e non può essere rinnegata. Non è ammissibile che in quest'Aula ancora oggi si parli di complotti, di verità nascoste, di infezione inesistente e di inutilità delle misure di tracciamento e contenimento. (Applausi). Abbiamo sentito parlare di virus clinicamente morto, ma è chiaro che uno che in altri Paesi miete migliaia di vittime non lo è; semplicemente, forse, da noi circolava di meno proprio grazie al lockdown messo in atto. Era chiaro che, con la riapertura delle attività, anche i contagi avrebbero ripreso ad aumentare e, di conseguenza, nel tempo sarebbe aumentata la quota di soggetti sintomatici che necessitavano di assistenza medica. Voglio chiarire, rispetto a quanto ha detto il senatore Romeo, che ad aprile facevamo i tamponi a tutti i soggetti sintomatici, quindi è chiaro che la percentuale di positivi era più alta all'epoca. Oggi, invece, il fatto che tra tutte le persone sottoposte a tampone una minima parte sia realmente positiva al virus è indice del funzionamento delle misure di tracciamento che abbiamo messo in atto. (Applausi). Signor Ministro, mi dissocio fermamente da chi strizza l'occhio ai negazionisti per racimolare qualche consenso in più e da chi, per la propria incoscienza, sta mettendo ancora una volta a repentaglio la vita dei miei colleghi medici, degli infermieri e del personale sanitario. Questo Governo e questo Parlamento hanno l'obbligo morale di difendere tutti i cittadini del nostro Paese e mettere in sicurezza la loro salute, che non è un lusso per pochi, ma un bene primario da tutelare. Anche quei cittadini che qualche assessore alla sanità chiama "ordinari" devono poter essere curati nel migliore dei modi e la sanità privata dev'essere una stampella per il servizio sanitario pubblico e non una spugna che drena risorse e scende in campo solo quando ben remunerata. (Applausi).