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Ovviamente data l'esiguità delle risorse, verranno costituite delle graduatorie in base al principio dell'efficacia della spesa prevista. Sia gli interventi di cui al presente articolo, sia quelli previsti nell'articolo 2 saranno finanziati con una quota parte dei proventi delle aste di CO 2 (escluso il primo miliardo che non viene destinato ad interventi ambientali, ma all'abbattimento del debito pubblico). L'articolo 4 introduce ancora, seppure parzialmente, un insieme di misure per il miglioramento della qualità dell'aria in risposta alle procedure di infrazione citate. Infatti, al comma 1, sono disposti finanziamenti per un programma sperimentale di messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura, nonché per la creazione di foreste urbane e periurbane, nelle città metropolitane, in coerenza con quanto previsto dal testo unico in materia di foreste e filiere forestali, di cui al decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34. Nella pratica, nel resto dell'articolato non si trova alcuna traccia della prima parte delle dichiarazioni riportate in premessa, nel senso che si tratta soltanto di un programma sperimentale di piantumazione urbana e periurbana. Per tali interventi è autorizzata la spesa di 15 milioni per l'anno 2020 e 15 milioni per l'anno 2021. Anche per questi interventi, la copertura del relativo onere è assicurata mediante utilizzo dei proventi delle aste delle quote di emissione di CO 2 eccedenti la parte destinata ad ammortamento del debito pubblico. Ai commi 2 e 3 viene chiarito come il riparto dei fondi avverrà sulla base di una graduatoria che terrà conto di vari aspetti quali: valenza ambientale e sociale dei progetti; livello di riqualificazione e di fruibilità dell'area; livelli di qualità dell'aria e localizzazione nelle zone oggetto delle procedure di infrazione comunitaria. Chiaramente il criterio di scelta prevalente sarà quello della localizzazione in zone oggetto di infrazione comunitaria, essendo il decreto-legge finalizzato proprio a questo. Al comma 4 si prevedono interventi di contrasto al dissesto idrogeologico e si introducono, tra i criteri per l'affidamento della realizzazione delle opere, il rimboschimento delle fasce ripariali e delle aree demaniali fluviali, laddove ritenuto necessario per prevenire il rischio idraulico medesimo. Occorre osservare che non essendo previsto, nei fondi stanziati per l'attuazione delle misure di cui al presente articolo, alcun fondo specificamente destinato alle misure disposte nel presente comma, essendo prevalente l'interesse dell'uscita dalle procedure di infrazione comunitaria, i fondi destinati saranno inevitabilmente scarsissimi se non nulli. L'articolo 5 dispone misure atte a ottemperare alla sentenza di condanna della Corte di giustizia dell'Unione europea del 2 dicembre 2014, relativa alla procedura di infrazione europea n. 2003/2077, per mancati interventi di messa in sicurezza o bonifica per una serie di discariche. A tal fine viene individuato un “Commissario unico” che può avvalersi, sulla base di apposite convenzioni, nei limiti della normativa europea vigente, di società in house delle amministrazioni centrali dello Stato, del Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente di cui alla legge 28 giugno 2016, n. 132, delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato e degli enti pubblici dotati di specifica competenza tecnica, nell'ambito delle aree di intervento senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Sono altresì ricompresi, nel perimetro di competenza degli interventi commissariali, ulteriori interventi relativi al collettamento e alla depurazione della acque (relativamente ai quali è in corso un altro contenzioso con la Commissione europea). L'articolo 6 reca disposizioni in materia di pubblicità dei dati ambientali, in particolare si stabilisce che debbano essere pubblicati anche i dati ambientali risultanti da rilevazioni effettuate, dai seguenti soggetti (cfr. articolo 2- bis del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33): pubbliche amministrazioni, enti pubblici economici e ordini professionali, società in controllo pubblico (escluse le società quotate), associazioni, fondazioni e enti di diritto privato comunque denominati, anche privi di personalità giuridica, con bilancio superiore a 500.000 euro, la cui attività sia finanziata in modo maggioritario per almeno due esercizi finanziari consecutivi nell'ultimo triennio da pubbliche amministrazioni e in cui la totalità dei titolari o dei componenti dell'organo di amministrazione o di indirizzo sia designata da pubbliche amministrazioni. La medesima disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni si applica, in quanto compatibile, limitatamente ai dati e ai documenti inerenti all'attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell'Unione europea, alle società in partecipazione pubblica (come definite dal decreto legislativo emanato in attuazione dell'articolo 18 della legge 7 agosto 2015, n. 124) e alle associazioni, alle fondazioni e agli enti di diritto privato, anche privi di personalità giuridica, con bilancio superiore a cinquecentomila euro, che esercitano funzioni amministrative, attività di produzione di 500.000 euro e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici. Si tratta dell'attuazione delle previsioni contenute nella Convenzione di Aarhus sull'accesso alle informazioni ambientali, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, specificando che resta fermo il diritto di accesso diffuso dei cittadini singoli e delle associazioni alle informazioni ambientali. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto i gestori di centraline e di sistemi di rilevamento automatico dell'inquinamento atmosferico, della qualità dell'aria e di altre forme di inquinamento e i gestori del servizio idrico pubblicano in rete le informazioni su: funzionamento del dispositivo ; rilevamenti effettuati; tutti i dati acquisiti. Le disposizioni di cui al presente articolo sono attuate dalle pubbliche amministrazioni con la clausola di invarianza di personale e risorse disponibili. Per le finalità di cui al presente articolo, in materia di attività dell'ISPRA, è autorizzata la spesa di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022. L'articolo 7 reca disposizioni volte ad effettuare una sperimentazione nell'ambito del commercio al dettaglio volto a tentare di ridurre la produzione di rifiuti. Per questo, agli esercenti commerciali di vicinato e di media struttura, di cui all'articolo 4, comma 1, lettere d) ed e), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, vale a dire: