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Se questo fosse solo uno spot elettorale, ce ne faremmo una ragione. Ho paura però che tutto questo porti a giocare con gli umori delle persone. Abbiamo bisogno di guidare il Paese e non di assecondarne le pulsioni. Se uscendo da qui andiamo a fare un sondaggio di opinione, chiedendo ai cittadini se vogliono diminuire il numero dei parlamentari, tutti risponderebbero di sì. Il problema è che molti direbbero addirittura di eliminarli tutti, chiedendosi se ce ne sia davvero bisogno. Avete creato infatti un clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni. "Surfare" sull'onda del malcontento e giocare sulle ansie, le preoccupazioni, le paure e le inquietudini delle persone non è facile e alla lunga quell'onda rischia di scaricarsi anche su di voi. Facciamo invece una discussione seria su come deve essere riformato un sistema di democrazia rappresentativa evidentemente stanco, perché nella modernità occorre provare in qualche modo a conciliare l'efficacia degli strumenti e delle forme di Governo con la rappresentatività. Questo è un tema che interroga tutte le democrazie europee, occidentali e liberali, che evidentemente incontrano delle difficoltà davanti a un mondo che cambia, investito dalla globalizzazione che entra in casa e squassa la vita. Cambiano le modalità con cui guardiamo al futuro, con la rivoluzione del digitale che ha democratizzato le informazioni, mettendo in mano a tutti, con un semplice strumento, la possibilità di accedervi. È chiaro che tutto questo porta anche a una richiesta di maggiore partecipazione. L'esigenza di ragionare anche su una rivoluzione del modo in cui guardiamo alla democrazia rappresentativa è dunque qualcosa di sentito, ma non penso si possa affrontare in questo modo, giocando sulle paure e sulle preoccupazioni delle persone, parlando di riduzione del numero dei parlamentari e basta. Il combinato disposto che mettete in campo, con la riforma degli strumenti di democrazia diretta e del referendum approvativo - da una parte - e con la riduzione del numero dei parlamentari - dall'altra - sembra quasi un attacco alla democrazia rappresentativa, per distruggerla e sostituirla con un sistema completamente diverso, in cui magari poi a decidere è uno solo, magari fuori dalle istituzioni e dal Parlamento, sia esso una Srl o una persona sola. Noi ci opporremo a questo disegno. Noi siamo disponibili; lo abbiamo fatto - e concludo - quando abbiamo presentato una riforma, che magari poteva non piacere. Piace sentire, anche da persone che hanno votato in maniera contraria, che oggi c'è bisogno di una riforma organica e fa piacere che, in maniera postuma, lo riconoscano altri. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi in campo quella riforma l'avevamo messa, una riforma organica. Allora ripartiamo da lì. C'è la disponibilità, da parte nostra, a discutere su quei temi. Saremo invece contrari se gli strumenti che mettete in campo sono solo degli spot elettorali, che giocano sulle paure e le preoccupazioni dei cittadini senza risolvere i problemi. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliarello. Ne ha facoltà. *QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, io sono il presentatore di una proposta di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari, già nella scorsa legislatura, poi replicata in questa, che fondamentalmente è copia conforme della riforma presentata dal Governo, quantomeno della sua prima versione. Da cosa nasce questa iniziativa? Credo che essa nasca da un'analisi condivisa, almeno nei tratti fondamentali, al di là dei toni, dal fatto, cioè, che stiamo vivendo un periodo di profonda crisi della rappresentanza parlamentare. Non è la prima volta che ciò accade nella storia. È accaduto in passato, all'inizio del secolo scorso, quando nacquero i partiti di massa, i partiti extraparlamentari (non perché fossero estremi, ma perché erano fuori dal Parlamento). È accaduto negli anni Trenta, quando si riteneva che i regimi autoritari potessero divenire la normalità. È accaduto con le derive assembleariste del secondo Dopoguerra, e poi anche con l'assemblearismo del Sessantotto. Anche allora si parlò di crisi di civiltà, riferendosi alla crisi della rappresentanza. Io ritengo che la crisi che stiamo vivendo oggi sia più profonda e anche più significativa, per due elementi strutturali. Il primo è che la rappresentanza, la democrazia rappresentativa, ha bisogno di un tempo di sedimentazione; nel momento in cui si dà il mandato a un rappresentante del popolo, gli si attribuisce anche una libertà di azione e si determina il fatto che un giudizio sul suo operato verrà espresso dopo un certo periodo. Così si giustifica il divieto di mandato imperativo nelle democrazie rappresentative. Ora questo tempo di sedimentazione è purtroppo venuto meno. È venuto meno per i sondaggi, è venuto meno per i talk show e, alla fine, è venuto meno per la rete e per i social network . La democrazia rappresentativa implica inoltre la necessità di un autocontenimento, sia da parte dei rappresentati, sia da parte dei rappresentanti. Non si può pensare di essere onniscienti, non si può avere la presunzione fatale di parlare su tutto, perché la legge dei numeri, che sta alla base della democrazia, non si adatta a tutto. Ci sono alcune materie che hanno bisogno di speciali competenze. Vede signor Ministro, in questa Aula, fino a qualche legislatura fa, c'erano quelli che parlavano di sanità e quelli che parlavano di politica estera; erano pochi i colleghi che parlavano di tutto. Evidentemente siamo in un altro tempo. Ora, se tutto ciò è vero e quindi partiamo da una base di consapevolezza comune, nondimeno siamo di fronte a un bivio: questa democrazia rappresentativa in crisi la vogliamo riformare o la vogliamo distruggere? Il mio intento e l'intento della legge che ho presentato è quello di riformare la democrazia rappresentativa, perché, nonostante tutto e nonostante le sue imperfezioni, fondamentalmente uno strumento migliore per governare le società complesse non c'è. Non è stato prodotto dalla storia e non è stato prodotto nemmeno dalle elucubrazioni sul futuro che in qualche caso alcuni visionari ci propongono. A cosa può servire dunque il taglio del numero dei parlamentari per chi coltiva una prospettiva di riforma? Ad aumentare l'efficienza del Parlamento; a snellire i lavori e quindi a consentire quel tempo di sedimentazione che è venuto meno; a migliorare la qualità della rappresentanza per recuperare la competenza. Credo che questi siano gli obiettivi di fondo. Chi invece vuole distruggere la democrazia rappresentativa pensa alla riduzione del numero dei parlamentari con disprezzo, ancor più che nei confronti del Parlamento, nei confronti del parlamentare e della classe politica: anche nella propaganda che mi capita di leggere in rete scorgo il fatto che i parlamentari sono oggi considerati una specie di metastasi. Ne discende che lo scopo che ci si prefigge è quello di ridurre il danno: non cercare, di migliorarne la qualità, ma di ridurre il danno - l'esistenza dei parlamentari - fino a tendere probabilmente allo zero, perché fondamentalmente c'è una cultura del sospetto. Un parlamentare è una persona nei confronti della quale nutrire sospetto. Mi rendo perfettamente conto che questi sentimenti sono diffusi anche nella società civile, e non sono presenti soltanto in quest'Aula.