[ddlpres]

Misure per stimolare gli investimenti e accompagnare la transizione digitale ed ecologica nell'ambito del paradigma di impresa 4.0. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è finalizzato a stimolare gli investimenti e accompagnare la transizione digitale ed ecologica nell'ambito del paradigma di impresa 4.0. Tale paradigma è stato negli ultimi anni al centro della trasformazione economica in Italia e nel mondo, caratterizzato da una forte interconnessione tra mondo fisico e digitale che rende possibile creare un network di oggetti « intelligenti » interconnessi tra loro, capaci di acquisire, elaborare e comunicare informazioni, grazie alle « tecnologie abilitanti »: robotica collaborativa, manifattura additiva, big data , internet delle cose, cosiddetto internet of things – IoT. Nel mese di febbraio 2016, la X Commissione della Camera dei deputati ha avviato un'indagine conoscitiva su « Industria 4.0: quale modello applicare al tessuto industriale italiano. Strumenti per favorire la digitalizzazione delle filiere industriali nazionali ». Il documento conclusivo è stato utilizzato dai vari governi che si sono avvicendati come base per misure di sostegno all'ammodernamento del sistema industriale e imprenditoriale del Paese. Il 21 settembre 2016 è stato presentato dal Governo italiano il Piano nazionale industria 4.0. A settembre 2017 il Governo ha dato avvio alla cosiddetta « fase 2 » del Piano, che ha assunto la denominazione « Piano nazionale impresa 4.0 » (nell'ottica di includere tra i destinatari non più soltanto il settore manifatturiero, ma anche agli altri settori dell'economia – servizi in primis – al fine di consentire alle piccole e medie imprese di dotarsi degli strumenti in grado di supportare la trasformazione in chiave digitale). Durante la pandemia da Covid-19 gli incentivi legati a industria 4.0 e le tecnologie a essa collegate si sono rivelate fondamentali per contrastare la crisi. La legge di bilancio 2021 (articolo 1, commi 1051-1067, della legge 30 dicembre 2020, n. 178) si è mossa per un più ampio rafforzamento e per una proroga degli incentivi fiscali, cambiando il nome in « Transizione 4.0 », nel quadro degli obiettivi di rilancio della competitività, della transizione ecologica e della sostenibilità ambientale perseguiti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che destina agli stessi apposite risorse. Nonostante i risultati positivi ottenuti, il piano Transizione 4.0 presenta una serie di carenze, che ne hanno ostacolato l'efficacia. Tra le principali carenze si possono annoverare: un focus eccessivo sugli investimenti in beni materiali, incentivi non adeguati e difficoltà di accesso agli incentivi. La digitalizzazione offre quindi nuove possibilità di partecipazione dei cittadini alla vita politica, sociale, economica, consente nuove e granulari forme di accesso a servizi, riduce costi di transazione e libera il tempo delle nostre vite. Essa consente anche di produrre nuove forme di reddito, consentendo nuove opportunità per innovare, avviare e far crescere la propria attività, aprendo mercati e investimenti in tutta Europa e nel mondo e creando nuovi posti di lavoro in un momento in cui un numero crescente di europei si sente minacciato nel proprio spazio di sicurezza economica, sociale o ambientale. Una società digitale connessa è anche funzionale alla valorizzazione delle aree interne e insulari e al ripopolamento delle stesse. Essa consente anche nuove modalità di inclusione e di tutela della salute (telemedicina) e dell'ambiente (con il monitoraggio, la raccolta e l'elaborazione di dati rilevanti in tempo reale). Le tecnologie digitali, se disegnate, gestite e governate in modo equo e sostenibile, possono contribuire in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi del pacchetto di iniziative strategiche dell'Unione europea, cosiddetto Green deal europeo, e a una transizione giusta delle competenze e della riqualificazione del lavoro e dei lavoratori. La transizione digitale è infatti parte integrante del programma europeo Next generation EU e costituisce, assieme alla transizione ecologica, una delle due direttrici fondamentali per lo sviluppo socio-economico e la sostenibilità dei Paesi membri. Tutti i settori nei quali si esplica l'azione di politiche pubbliche per il digitale (comunicazioni elettroniche, sanità, istruzione, trasporti, energia, e-commerce , industria audio-visiva, sicurezza, ambiente, agricoltura e tutela del mare, pubblica amministrazione e così via) sono chiamati a una trasformazione fondamentale i cui benefici siano diretti a contrastare le diseguaglianze, accrescere l'innovazione, garantire uno sviluppo sostenibile e promuovere la cittadinanza digitale. L'adozione di soluzioni digitali e l'uso strategico dei dati contribuiranno alla transizione verso un'economia climaticamente neutra, circolare e più resiliente. Bisogna innervare d'innovazione il tessuto produttivo italiano, generando percorsi di formazione avanzata e decontribuzione per le imprese che assumono lavoratori impegnati nella transizione digitale e sostenendo l'integrazione di tecnologie emergenti, quali: Blockchain , IoT, intelligenza artificiale (IA), cloud , quantum computing , sistemi embedded , data mining , cyber security , sistemi di calcolo ad alte prestazioni. Bisogna incentivare azioni di filiera sperimentali italiane, dove i processi di digitalizzazione e transizione green vengono incentivati e accompagnati dalle imprese più grandi a quelle più piccole che collaborano tra loro nella stessa filiera. Sostenere l'industria manifatturiera nella transizione green . Al tempo stesso, il tema dell'accesso, della cessione, dell'uso e dello sfruttamento dei dati, strutturati e non, nonché della profilazione algoritmica di tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nella transizione digitale deve basarsi sul rispetto dei diritti fondamentali della persona, secondo l'evoluzione normativa europea del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, cosiddetto GDPR, del Digital services act di cui al regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 ottobre 2022, del Data governance act di cui al regolamento (UE) 2022/868 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2022, del Data act di cui al regolamento (UE) 2023/2854 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2023, del Data health act e così via. Nel merito, l'articolo 1 prevede la creazione di un credito d'imposta per gli investimenti in beni tecnologicamente avanzati e green , fino al 50 per cento del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro, 30 per cento del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite dei costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro, 10 per cento del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite dei costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro. Il credito si rivolge a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.