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D'altra parte, sentiamo Ministri del suo stesso Governo dire cose diverse, schierandosi in maniera netta e chiara contro quest'accordo di libero scambio col Canada. Come le ho già detto più volte e come ribadisco ora, però, il Ministro è lei ed è lei che sceglie la politica dei settori agricolo e agroalimentare. Le chiediamo allora, signor Ministro, cosa pensa davvero su questo fondamentale strumento di accordi bilaterali con un'importante Paese qual è il Canada. È una risposta politica quella che vogliamo, perché è una scelta che il Governo deve fare. Vogliamo sapere allora se siete d'accordo o meno con la ratifica, che ancora non è avvenuta, anche se il Trattato è in vigore e in funzione e dati descritti e riportati sono importanti per il settore dell'agricoltura e soprattutto per quello agroalimentare. Vorremmo quindi sapere qual è la vostra opinione rispetto alla ratifica, con quali previsioni e in che tempi volete farla o meno e anche in che modo, cioè se pensate a una revisione. Noi non abbiamo bisogno che lei ci elenchi dei dati, perché quelli li troviamo anche da soli, ma che ci dica cosa vuole fare questo Governo. Anche se ai doppi binari siamo abituati su tutto, noi che ci interessiamo soprattutto di agricoltura con i colleghi della Commissione vorremmo sapere finalmente qual è la posizione univoca del Governo, che lei rappresenta come Ministro pro tempore delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, e conoscere la sua posizione sul CETA. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del turismo, senatore Centinaio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CENTINAIO, ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo . Signor Presidente, io avevo una risposta che mi era stata preparata dagli uffici competenti, che ringrazio visto che era una risposta tecnica; in questo momento però le do una risposta politica, perché considero doveroso farlo visto che da troppo tempo stiamo parlando del CETA. Come ben sapete, in questo momento il CETA è in vigore, di conseguenza le nostre aziende possono beneficiarne totalmente senza problemi; chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Come abbiamo detto in più occasioni, l'obiettivo che ci siamo dati era quello di valutare, insieme alle associazioni di categoria, alle aziende e al mondo agricolo il prosieguo di questo accordo. Nelle scorse settimane abbiamo iniziato a incontrare alcune delle associazioni di categoria, quindi abbiamo cominciato a vedere insieme a loro come sta andando il CETA. Sappiamo benissimo che adesso ci sarà una revisione di medio termine e di conseguenza ci sarà anche la possibilità di interloquire con il Canada per vedere cosa si può modificare. In questo momento stiamo vedendo - personalmente è vero che i dati sono molti positivi - che chi può esportare in Canada ha la possibilità di fare volumi e quindi business ; pertanto in questo senso lo consideriamo positivamente. Gli aspetti negativi li abbiamo già chiariti in più di un'occasione; mi riferisco cioè al fatto che non tutti possono esportare, perché questo accordo è previsto solamente per un numero limitato di prodotti italiani. L'altro dei due aspetti che vogliamo riconsiderare nella revisione di medio termine perché non lo riteniamo positivo è il fatto che l' italian sounding in Canada sia ancora permesso. Queste sono le due motivazioni per cui in questo momento esprimerei ancora parere negativo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Taricco, per due minuti. TARICCO (PD) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per la schiettezza della risposta: quantomeno adesso abbiamo una risposta fresca da cui partire nei ragionamenti. Mi permetto solo di fare una considerazione. Come lei ben sa, nei mesi scorsi è stata aggiunta all'elenco delle denominazioni protette anche quella del prosciutto di Carpegna, certificando in modo plastico che quanto molti avevano detto, cioè che questa tutela riguardava solo un numero ristretto di denominazioni d'origine, in realtà non è suffragato perché gli accordi dicono cose diverse. A mio avviso abbiamo urgentemente bisogno del chiarimento cui lei faceva riferimento, perché ritengo che il tema non riguardi tanto e soltanto come gestire il prosieguo del percorso sul CETA, ma, alla luce di questo discorso, capire quale strategia usare a livello internazionale per tutelare le nostre denominazioni d'origine. Il tema principale è che in questo caso avremo tutele limitate, ed è vero, ma c'è da chiedersi quale altra strada ci sia per tutelare le denominazioni d'origine. Quindi, da questo punto di vista, credo che il chiarimento cui lei faceva riferimento sia sicuramente fondamentale per il CETA, ma credo anche per tutto il settore italiano votato all' export , che (proprio ieri abbiamo vissuto un momento di approfondimento su questo tema) ha nelle denominazioni di origine un patrimonio straordinario sia in termini economici, che in termini di ricaduta d'immagine sull'Italia. (Applausi dal Gruppo PD) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti della facoltà di Scienze politiche dell'Università «LUISS» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . Il senatore Bergesio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00866 sulla tutela della dieta mediterranea rispetto al programma proposto dalla commissione internazionale Eat-Lancet, per tre minuti. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, portiamo alla sua attenzione e a quella dei colleghi di quest'Assemblea un problema che si sta riproponendo dopo poco più di cinque mesi dall'approvazione, da parte di entrambi i rami del Parlamento, di una mozione con la quale chiedevamo al Governo di difendere il settore agroalimentare italiano nelle opportune sedi internazionali, in particolare nell'ambito dell'ONU e delle sue principali agenzie. Grazie al suo intervento e a quello delle nostre diplomazie, l'ONU è tornata sui suoi passi e ha dovuto ammettere che i nostri prodotti agroalimentari e le nostre eccellenze del made in Italy non sono così dannosi per la salute come dicevano. Oggi ci troviamo a dover discutere nuovamente di questo tema. Il 19 gennaio scorso è stata presentata ad Oslo la commissione Eat-Lancet su alimentazione, pianeta e salute, che si propone di trasformare il sistema globale della nutrizione. Tale commissione dispone di risorse economiche straordinarie, è collegata a una fondazione che gestisce oltre 30 miliardi di dollari e intende proporre stili alimentari lontani dal nostro modello della dieta mediterranea, stili basati solo su studi epidemiologici, senza avere alla base nessun fondamento clinico che ne certifichi l'efficacia e la salubrità. Questo modello risulta avere delle gravi carenze.