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Istituzione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime di disastri ambientali. Onorevoli Senatori. – L'esito del giudizio penale per il disastro ambientale provocato dall'azienda Eternit di Casale Monferrato, e cioè la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione, ha provocato forti polemiche ma non è stato seguito da alcun provvedimento concreto che, almeno in parte, tuteli gli interessi delle vittime la cui fondatezza è stata riconosciuta nei gradi di merito. Non vi è stato alcun intervento sulla durata della prescrizione, e ciò – al di là degli annunci dati nell'immediatezza – è più che ovvio: poiché le norme che disciplinano tale istituto sono norme penali sostanziali, qualsiasi intervento avrebbe valore per il futuro, a partire dall'entrata in vigore delle eventuali modifiche, senza incidere sulle pronunce giudiziarie già intervenute. Nonostante le autorevoli assicurazioni fornite alle parti offese, è mancata qualsiasi misura, anche una tantum , nei loro confronti. Peraltro la vicenda Eternit non costituisce un caso isolato: sono numerosi i processi penali per illeciti ambientali che hanno come esito la prescrizione, lasciando senza tutela le persone che da quei reati hanno patito danni. Questo disegno di legge intende affrontare le ipotesi – come quella di Eternit – nelle quali comunque il giudice penale ha riconosciuto una responsabilità, e quindi esistono, per lo meno in linea di principio, i presupposti per un'azione civile risarcitoria, e lo fa costruendo un meccanismo che valorizza le pronunce di merito già intervenute e ne recupera i dicta . Va ricordato in proposito che l'articolo 578 del codice di procedura penale stabilisce, nel caso di condanna per i danni derivanti dal reato pronunciata nei confronti dell'imputato che poi sia dichiarata estinta per prescrizione, che il giudice di appello o la Cassazione, pur concludendo per l'estinzione, decidano sull'impugnazione ai soli effetti dei capi della sentenza che riguardano gli interessi civili. Per Eternit questo è mancato perché la Cassazione ha ritenuto che la prescrizione fosse maturata prima dell'avvio dell'azione penale, non potendosi pertanto applicare la norma richiamata, che invece avrebbe risolto il problema. Si rende quindi necessario un intervento legislativo il cui obiettivo è permettere alle parti offese di reati ambientali dichiarati prescritti, per i quali non operi l'articolo 578 del codice di procedura penale, di non restare prive di tutela. In teoria esse potrebbero iniziare un'azione civile di danno; ma, posto che anche per quest'ultima potrebbero essere decorsi i termini della prescrizione civile, sulla base del momento a partire dal quale calcolarla, quand'anche i termini non fossero decorsi si costringerebbero persone che hanno patito sulla propria pelle, o su quella dei loro cari, gli effetti pesanti dell'inquinamento e che hanno trascorso anni nell'attesa della sentenza penale definitiva, a ricominciare da capo e ad aspettare nuovamente l'esito del giudizio civile. Il meccanismo individuato per venire loro incontro è modellato su quello della legge 22 dicembre 1999, n. 512, istitutiva di un Fondo di rotazione per le vittime dei reati di tipo mafioso con gli adeguamenti derivanti dalla circostanza che tale legge presuppone sentenze di condanna definitive, mentre in questo caso si valorizzano sentenze non riformate nel merito, ma superate dalla dichiarazione di prescrizione. L'articolo 1 istituisce il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime di disastri ambientali e lo colloca presso il Ministero della giustizia. Il Fondo sarà alimentato con le risorse del Fondo unico giustizia (FUG), purtroppo finora largamente sottoutilizzato, e quindi più che capiente, e a tale fine si prevede un prelievo pari al cinque per cento della disponibilità, sottraendo somme pari al 2,5 per cento dalle somme destinate, rispettivamente, al Ministero dell'interno e al Ministero della giustizia, con la restituzione allo stesso FUG, a conclusione del quinquennio di operatività, delle somme eventualmente residue. Ai sensi dell'articolo 2, le persone legittimate ad accedere al Fondo sono solo le persone fisiche, non gli enti territoriali o a diverso titolo rappresentativi: l'obiettivo della legge è affrontare e dare seguito ai problemi di vita quotidiana di chi è stato colpito nel proprio fisico o negli affetti più cari, non dare una risposta a tutti coloro, in primis enti esponenziali, che vantano diritti. Il requisito essenziale per attingere dal Fondo è che nei giudizi di merito aventi a oggetto reati contro l'ambiente tali persone, avendo patito dei danni, si siano costituite parti civili e abbiano ricevuto una pronuncia in loro favore di condanna degli imputati al risarcimento dei danni, quando nei gradi successivi del giudizio i reati contestati sono stati dichiarati estinti per prescrizione. L'entità degli importi da liquidare coincide esattamente con le somme liquidate a titolo di risarcimento del danno nel giudizio di merito. Può prospettarsi il caso in cui in sede penale la condanna ai danni sia stata generica; in tal caso, non essendovi stata la quantificazione giudiziaria del danno, diventa necessario per l'accesso al Fondo che vi sia stata una condanna irrevocabile ai danni pronunciata nel giudizio civile, ovvero, prima del passaggio in giudicato della sentenza civile, nei limiti della somma riconosciuta a titolo di provvisionale. Comunque l'accesso al Fondo costituisce un vantaggio per la parte offesa, perché le risparmia l'eventuale, ma probabile, giudizio di esecuzione, e quindi si traduce in una riduzione di tempi. L'articolo 3 individua l'organo abilitato a corrispondere le risorse del Fondo nel Comitato di solidarietà per le vittime di disastri ambientali, istituito presso il Ministero della giustizia. Il Comitato è nominato dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministro della giustizia, dura in carica cinque anni e ha fra i suoi componenti anzitutto il Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà con le vittime di disastri ambientali, che lo presiede, nonché qualificati rappresentanti dei Ministeri maggiormente interessati, magistrati esperti in materia di risarcimento dei danni ed esponenti delle maggiori organizzazioni sindacali. L'articolo 4 disciplina il rapporto fra l’ iter giudiziario e le modalità di accesso al Fondo, indica la documentazione necessaria per presentare la richiesta e fissa la norma transitoria, con riferimento ai giudizi definiti prima dell'entrata in vigore della legge: vi è tempo fino a un anno per proporre la domanda. L'articolo 5 attribuisce al Comitato il potere di sollecitare il completamento di una documentazione carente e fissa il principio della surroga del Fondo, per le somme corrisposte agli aventi titolo, nei diritti della parte civile o dell'attore verso il soggetto condannato al risarcimento del danno. L'articolo 6 prevede un regolamento di attuazione e l'articolo 7 la copertura finanziaria, che per il 2018 è stabilita in 100 milioni di euro, tenuto conto che i risarcimenti disposti per il solo processo Eternit nei gradi di merito del giudizio erano complessivamente di poco inferiori a 90 milioni di euro.