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Quanto alla premessa, al primo capoverso, che è l'unico che chiediamo di riformulare, la proposta del Governo è di modificare nel seguente modo: « premesso che : a Cuba persistono gravi limitazioni dei diritti civili e politici e diffuse violazioni delle libertà fondamentali confermate dall'esistenza tuttora di un numero indefinito di detenuti politici e di coscienza». Per quanto riguarda il dispositivo, al primo capoverso proponiamo di aggiungere la parola «continuare» prima delle parole «ad adoperarsi», perché è un'attività che noi già svolgiamo. Anche per quanto riguarda il secondo capoverso del dispositivo, proponiamo di aggiungere la parola «continuare» alle parole «ad adoperarsi affinché siano misurati gli effetti reali di tali misure». Proponiamo quindi di interrompere il periodo con un punto e virgola dopo le parole «perduranti nel tempo», eliminando l'ultima frase. Al terzo capoverso del dispositivo, proponiamo di riformulare come segue: «a continuare ad adoperarsi affinché sia prescelto il sistema» - eliminando le parole «ove necessario» - «delle sanzioni mirate che colpiscono gli autori delle decisioni». Il quarto capoverso del dispositivo sarebbe riformulato nel modo seguente: «ad adoperarsi in ogni contesto affinché il regime cubano riconosca pienamente al proprio popolo i diritti civili e politici individuali, anche dando applicazione alle Convenzioni internazionali dell'ONU sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali del 1996, firmate da L'Avana nel 2008 ma finora non ratificate dal Parlamento cubano e liberi i prigionieri politici e di coscienza attualmente detenuti». PRESIDENTE. Questa più che una modifica è proprio l'aggiunta di un argomento. SERENI , vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Presidente, penso che lo debbano valutare i presentatori. Al penultimo capoverso non proponiamo modifiche. Chiederemmo invece di espungere l'ultimo capoverso, non perché non tocchi una questione interessante ed importante, ma perché nell'economia di una riflessione che parte da un Paese singolo forse meriterebbe un altro tipo di discussione in un'altra sede. PRESIDENTE. Non è presente il senatore Ciriani, ma vedo il senatore Urso, cui chiedo di riflettere sulle riformulazioni proposte mentre il Vice Ministro prosegue il suo intervento. SERENI , vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, la discussione di oggi mi offre l'opportunità di evidenziare brevemente le linee di fondo della politica italiana ed europea verso Cuba, nonché la posizione tradizionalmente espressa dall'Italia in ambito ONU nei confronti dell'embargo che gli Stati Uniti hanno imposto all'isola all'inizio degli anni Sessanta. I rapporti italo-cubani, pur nel contesto di una concezione della democrazia e dei diritti umani evidentemente non coincidenti, sono improntati a una tradizionale amicizia e vengono periodicamente passati in rassegna nel quadro di un meccanismo di dialogo politico che si riunisce a cadenza regolare alternativamente a Roma e L'Avana, nel corso del quale non manchiamo di rappresentare alla controparte le nostre aspettative in termini di aperture sul versante delle libertà fondamentali. Cuba è anche un Paese prioritario della nostra cooperazione allo sviluppo, uno status che consente la programmazione e l'attuazione di importanti progetti che interessano settori cruciali della società cubana e la rilevanza dei quali oggi è ulteriormente accresciuta visto il duro impatto che la pandemia da Covid-19 ha prodotto sull'isola. Nel dicembre 2016, l'Unione europea ha firmato con L'Avana un accordo di dialogo politico e di cooperazione che ha ridefinito il quadro complessivo delle relazioni euro-cubane. In linea con questo rinnovato slancio l'Italia sta contribuendo ad accompagnare il complesso percorso di attualizzazione del sistema economico dell'isola, una sfida che il Governo cubano ha intrapreso da alcuni anni e che ha quindi trovato un inquadramento istituzionale all'interno della Costituzione del 2019. Uno dei dialoghi settoriali che discendono dal citato Accordo di dialogo politico e di cooperazione è interamente dedicato alle tematiche relative alle misure coercitive unilaterali. L'ultima sessione, tenutasi lo scorso 25 marzo, ha permesso pertanto di discutere in dettaglio le conseguenze dell'embargo statunitense e della recente applicazione dei titoli III e IV della legge Helms-Burton, i cui effetti extraterritoriali pongono una seria minaccia agli interessi di operatori economici europei e sulla quale l'attenzione di Bruxelles rimane particolarmente elevata. Un altro dialogo settoriale che nel contesto dell'Unione europea conduciamo con Cuba su base regolare, certamente non meno importante, è invece quello sui diritti umani, la cui ultima sessione si è tenuta lo scorso 26 febbraio, nella quale sono state affrontate anche le note e perduranti criticità dell'isola in questo settore. Il solido ma anche franco rapporto con Cuba fa sì che l'Italia sia bene a conoscenza delle complesse relazioni che intercorrono tra L'Avana e Washington, sulle quali grava in maniera preponderante l'embargo che gli Stati Uniti mantengono nei confronti dell'isola. Durante il mandato dell'Amministrazione Trump, l'embargo ha subito un progressivo inasprimento del meccanismo sanzionatorio ed è stato applicato senza più alcuna eccezione, com'è dimostrato dall'inserimento di Cuba lo scorso gennaio tra i Paesi sponsor del terrorismo, provocando tra l'altro una sensibile contrazione dei partenariati economico-commerciali di Cuba su scala internazionale. La nuova Amministrazione statunitense ha adottato un atteggiamento di cautela verso l'isola e ha mostrato sinora scarsa propensione ad intraprendere azioni in discontinuità con il passato. Nello scorso mese di febbraio è stata decisa la proroga di un anno del provvedimento di national emergency funzionale all'attuazione dell'embargo, in attesa di completare l'esame della fitta rete di restrizioni vigenti. Qualsiasi eventuale cambio di rotta, inclusa l'ipotesi della ripresa del dialogo con L'Avana, che comunque non sembra rientrare tra le priorità della nuova amministrazione, sarà fondato sul pilastro dei diritti umani e delle libertà fondamentali. L'Italia si è sempre espressa, di concerto con gli altri Stati membri dell'Unione europea, promuovendo con essi una linea contraria al blocco economico e ai suoi effetti extraterritoriali verso Paesi terzi ritenuti contrari al diritto internazionale e votando tradizionalmente a favore della risoluzione che il Governo cubano presenta annualmente all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Si tratta di una linea coerente e consolidata, come confermato dall'ultimo voto del novembre 2019, di cui il Governo cubano ci è grato e che confidiamo possa contribuire a migliorare il clima complessivo dei rapporti tra L'Avana e Washington, con positive ricadute per entrambi. La nostra contrarietà all'embargo, peraltro, è dovuta non solo alle ripercussioni sulla popolazione o alla già citata portata verso altri Paesi, ma anche dalla constatazione del fatto che esso non abbia in effetti contribuito a promuovere processi di apertura e di dialogo sui diritti e le libertà fondamentali.