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Questo è costruire un destino per l'Unione europea, per molti motivi, non ultimo - e vado verso la conclusione - perché sappiamo che il mondo post-Yalta è molto più complesso, articolato e complicato di quello precedente. Sappiamo che crescono le potenze regionali e che si sta acutizzando la sfida fra Cina e Stati Uniti. L'Europa non può essere soltanto un partner affidabile e un soggetto fondativo della NATO, perché i tre grandi ordini precedenti che hanno costruito la storia dell'Europa (Westfalia, Vienna e Yalta) sono scomparsi e sono destinati nel breve periodo a non ricomparire. Noi - parlo dell'Italia - rischiamo più di altri, per l'influenza russo-turca nel Mediterraneo, perché abbiamo aperto, per il poco che potevamo, la strada alla via della seta - e potevamo utilizzare argomenti un po' più frenanti - e perché dipendiamo da una parte del mondo per le forniture di energia. Prima dei no vax c'erano i no TAP e oggi sono felice che quella categoria sia stata accantonata, se non messa nel cestino. Quindi ha ragione lei - e ho concluso - quando dice che l'Italia e l'Europa non devono mostrarsi arrendevoli e che bisogna lavorare per una soluzione politica. A proposito delle sanzioni graduate, io nutro qualche dubbio sulla loro gradualità, perché, se vedo sanzioni che vanno a colpire i singoli e non ancora gli Stati, quando ammettiamo che è stata lesa la sovranità di uno Stato, mi chiedo se le sanzioni sui singoli possano essere bastevoli ad affrontare il problema e a circoscriverlo. Quello che serve, in conclusione, se non vogliamo mostrarci arrendevoli, è una strategia di medio periodo che affronti decisamente, con l'Italia alla testa, il tema di cosa deve essere l'Europa: se carne o pesce. Per essere carne o pesce deve decidere di darsi una politica di difesa comune; di essere parte sì integrante della NATO, ma di farlo con l'autonomia che sia non soltanto quella di un libero mercato, ma anche di un insieme di Paesi che decidono di darsi un destino comune. Mi riferisco a quello che eravamo alla fine della Seconda guerra mondiale, grazie a grandi statisti popolari e cattolici; poi lo siamo diventati grazie a statisti che combinavano idee politiche diverse, tra le quali anche la mia. Oggi, però, è tempo di prendere una decisione ulteriore, che esalti quella storia e la faccia evolvere, perché il tempo e la stagione che viviamo non sono e non saranno felicissimi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, dopo di me il senatore Fazzolari illustrerà più diffusamente la posizione di Fratelli d'Italia. Io desidero solo sottolineare come in questi giorni, da parte anche della stampa e nel corso delle trasmissioni televisive, agli esponenti dei partiti politici si faccia una domanda imperfetta, chiedendo se siamo filorussi o a favore di qualcos'altro. Per Fratelli d'Italia la risposta è molto semplice: non siamo né filorussi, né filocinesi, né filoarabi. Se proprio si vuole applicare il concetto del filo, che - come dice Giorgia Meloni - appartiene più ai burattini che alle forze politiche, siamo filoitaliani (Applausi) . In questa fase ciò significa essere, senza se e senza ma, in una posizione di adesione alla NATO e al blocco occidentale. Su questo non si discute. Tuttavia, essere portati a salvaguardare gli interessi italiani significa anche esaminare non solo la posizione di oggi, per la quale - come ha detto il Ministro, con cui concordo - siamo certamente per la difesa a tutti i costi dell'integrità territoriale e politica degli Stati europei, l'Ucraina in testa in questo momento. Siamo anche interessati a capire perché si è arrivati a questo punto. Io ricordo la vicenda di non molti anni fa, per quanto riguarda il rapporto di Putin con l'Italia, dell'amicizia politica e non solo personale con Berlusconi, vicenda nota e sulla quale è inutile ritornare. Ma ricordo che anche l'America di George Bush aveva allora un rapporto assolutamente diverso con Putin, tanto da potersi allora immaginare che la Russia potesse entrare nella NATO, e ce lo siamo dimenticati; mentre adesso, pur di non avere la NATO ai confini, Putin è quasi disposto a dichiarare una guerra terribile. Io sono un atlantista convinto, ma gli errori di alcune amministrazioni americane - segnatamente quelle di Obama e quella di Biden - vanno fortemente sottolineate, perché hanno drammatizzato il confronto con la Russia, avendo agevolato e spinto l'Ucraina alla richiesta di entrare nella NATO. Molti anni fa ero Ministro della difesa e ricordo che alle riunioni NATO cui partecipavo espressi forti perplessità rispetto all'azione che già allora era cominciata di avvicinamento all'Ucraina, o meglio volta a favorire l'avvicinamento dell'Ucraina alla NATO fino a farcela entrare. Era, infatti, chiaro che i vantaggi erano assai minori dei pericoli che questo avrebbe potuto sicuramente comportare nei rapporti con la Russia. Vi è poi il problema del ruolo che noi solleviamo da sempre. Lo ha fatto bene il senatore Nencini, forse memore del principale esponente del suo partito, Craxi, che seppe dare senso all'identità nazionale. Forse è stato il primo sovranista d'Italia, Craxi, per quella famosa vicenda, di cui è inutile ricordare i contorni, in cui, di fronte all'arrivo delle truppe e degli aerei americani, mise i carabinieri attorno all'aeroporto. Mi chiedo però perché l'Unione europea, oggi, non possa immaginare un percorso, che auspichiamo da tempo, volto a darsi un ruolo politico, anziché un ruolo squisitamente indirizzato a imprimere in qualche modo linee di diversa pressione agli Stati nazionali, su altre materie. A noi piacerebbe che l'Unione europea si concentrasse su una politica militare comune, su una politica estera comune e su una linea fiscale comune, e lasciasse poi più libertà alle singole nazioni. Invece anche questa volta registriamo l'assenza totale di una strategia diplomatica e geopolitica dell'Unione europea. Per noi, che siamo più europeisti di chi lo è a parole, ma europeisti nella sostanza, momenti come questo dimostrano la necessità che l'Unione europea si evolva, cammini e vada in una direzione assai diversa da quella che ha seguito fino ad ora. Credo di aver esaurito il tempo a mia disposizione e dunque, restando sul tema oggi all'ordine del giorno, ribadisco che, se devo guardare al futuro della nostra Nazione e quindi dei nostri figli, vedo, immagino, spero e desidero un'Italia fortemente legata al mondo occidentale, che sappia tenere ai valori della libertà, della democrazia e dell'indipendenza, che qualcuno vorrebbe invece venissero sottaciuti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, le parole del ministro Di Maio, che ringrazio per la sua esposizione, danno il senso della gravità della situazione e dell' escalation che sta avvenendo ai confini con l'Ucraina, nel Donbass.