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il 4 dicembre 2017, i rappresentanti sindacali de "Il Sole-24 ore" e del "Corriere della Sera" hanno chiesto conto al direttore Luciano Fontana della vistosa recensione dell'ultimo libro dell'ex direttore Roberto Napoletano, travolto dall'inchiesta giudiziaria sulla casa editrice. Si legge su un articolo de "il Fatto Quotidiano" dello stesso giorno: «Nel mirino di alcuni giornalisti del Sole 24 Ore era finito direttamente Federico Fubini, il vicedirettore del Corriere autore dell'articolo pubblicato a pagina 10 del quotidiano sulla presentazione del libro Il Cigno nero e Il Cavaliere Bianco. Nel testo non viene mai citata l'inchiesta che vede Napoletano e gli ex vertici dell'editrice di Confindustria, Donatella Treu e Benito Benedini rispettivamente ex amministratore delegato ed ex presidente del gruppo, indagati nel filone dell'inchiesta del pm Gaetano Ruta per false comunicazioni sociali. I giornalisti del Sole nei tweet si sono quindi precipitati a ricordare non solo che Napoletano è indagato, ma anche che ha costituito un trust in cui ha allocato i suoi immobili. Dopo una serie di scambi infuocati e distinguo tra libro e inchiesta il vicedirettore del Corriere di via Solferino ha ammesso di aver sbagliato»; il 7 marzo 2018, secondo l'agenzia di stampa "Radiocor", «la procura di Milano ha chiesto una proroga delle indagini sul gruppo editoriale. Gli inquirenti vogliono più tempo per vagliare le posizioni dell'ex presidente del Sole 24 Ore (ed ex numero uno della Fondazione Fiera Milano) Benito Benedini, dell'ex amministratore delegato Donatella Treu e dell'ex direttore del quotidiano Roberto Napoletano. I tre sono indagati per false comunicazioni sociali, ma la scadenza delle indagini, prevista al 9 marzo, impedirebbe alla procura di acquisire alcuni atti che attende. Sarebbero invece completi gli accertamenti su altri 7 indagati nel caso per appropriazione indebita»; a giudizio degli'interroganti vi è un rallentamento dell'inchiesta giudiziaria a carico di indagati per reati gravissimi a carico di potenti personaggi ai vertici di Confindustria, che predicano l'altrui trasparenza pubblica, praticando la più totale opacità negli affari e malaffari, ben difesi da principi del foro, con il gruppo "Il Sole-24 ore" che continua a macinare perdite, le azioni crollate in 7 anni del 95 per cento del valore, i posti di lavoro di giornalisti e poligrafici a rischio, mentre l'ex direttore Roberto Napoletano, dopo aver messo al riparo i propri beni in un trust , continua a pontificare sui mass media e salotti televisivi, dopo aver ricevuto una liquidazione di 700.000 euro per i disastri provocati, si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza della situazione descritta. Atto n. 4-00120 LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: le nuove norme sull'onorabilità dei banchieri, in applicazione della direttiva europea 2013/36/UE (CRD IV), prevedono che il semplice fatto di un procedimento giudiziario a carico di un amministratore di una banca rilevi ai fini dell'onorabilità e quindi in merito alla decadenza dall'incarico; il caso dell'amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Marco Morelli, è solo il più eclatante e si accompagna all'apparente imbarazzo del Ministro dell'economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, che da 3 anni non firma il decreto attuativo delle nuove severe norme europee sui requisiti tecnici e morali dei banchieri, dopo il recepimento della citata direttiva da parte del decreto legislativo n. 72 del 2015. The European House-Ambrosetti ha già lanciato l'allarme: tra i 271 consiglieri delle prime 19 banche italiane, ben 63 non avrebbero i nuovi requisiti di "competenza". Se poi si verificassero anche altri requisiti imposti dalle nuove norme (onorabilità, correttezza, indipendenza e disponibilità di tempo), probabilmente dovrebbero lasciare l'incarico metà dei banchieri. La direttiva europea, nota come CRD IV, è del 26 giugno 2013, ma, a quasi 5 anni dal suo varo, per l'Italia resta lettera morta; come scrivono Carlo Di Foggia e Giorgio Meletti su "il Fatto Quotidiano" del 13 settembre 2017, in un articolo dal titolo "Monte dei Paschi, Padoan illusionista dei decreti che deve salvare il soldato Morelli. L'Italia attende dal 2013 l'entrata in vigore delle norme Ue che rendono più severi i requisiti morali dei banchieri. Su 271 consiglieri, almeno 63 sarebbero fuori norma": «Ma al momento dell'entrata in vigore non dovrebbe scattare una revisione dei requisiti di tutti i banchieri? Così scriveva Mario Draghi il 16 giugno 2015, illudendosi che Padoan avrebbe fatto il decreto attuativo "entro l'estate 2015". Nella lettera di diniego all'acquisto della banca Bim da parte della cordata guidata da Pietro D'Aguì, il presidente della Bce avvertiva che, "una volta entrate in vigore in Italia le nuove norme, l'autorità competente dovrebbe verificare nuovamente i requisiti fit and proper di D'Aguì". Quindi di tutti, si deduce. Il Fatto ha chiesto se è prevista la revisione dei requisiti di tutti i banchieri alla luce delle nuove norme. Il ministero dell'Economia non ha risposto. La Bce ha risposto che una decisione sarà presa alla luce del nuovo decreto. Padoan sembra orientato a proteggere i banchieri italiani dal ciclone che potrebbe travolgerli. In questi due anni di vuoto ci sono state valanghe di nomine. Per esempio nel 2016 sono stati eletti consiglio di sorveglianza e consiglio di gestione dell'Ubi, il cui stato maggiore è quasi interamente imputato per gravi reati commessi nella gestione della banca. Per non parlare delle ripetute nomine ai vertici delle due banche venete avviate verso il baratro»; considerato che, a quanto risulta all'interrogante: in data 27 aprile 2018, il giudice per le udienze preliminari di Bergamo, Ilaria Sanesi, ha disposto il rinvio a giudizio per il banchiere Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, per l'amministratore delegato di Ubi, Victor Massiah, e per altri 29 imputati, tra cui la stessa banca, in virtù della legge n. 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, per la vicenda Ubi banca. Le accuse sono di ostacolo agli organismi di vigilanza e presunte interferenze illecite in vista della formazione dell'assemblea del 2013, tramite raccolta di deleghe che avrebbe influito sulla governance della banca. Il processo, spiega una fonte finanziaria, inizierà il 25 luglio 2018. Il giudice per le udienze preliminari ha accolto la tesi sostenuta dal pubblico ministero Fabio Peluso e ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio.