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Il prestito che avevamo deciso con il Governo Gentiloni, prima di 600 milioni e poi di altri 300 milioni di euro, è certamente servito per rasserenare e per consentire la continuità aziendale. Adesso tocca però dare seguito alle azioni. Prorogare la restituzione è solo la più piccola tra le cose da fare. La futura compagine azionaria di Alitalia deve essere messa nelle condizioni di poter effettivamente rilanciare la compagnia aerea e di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali. Basta con le proroghe. Occorre accelerare la definizione di un percorso che dia un futuro certo alla compagnia di bandiera. Con l'articolo 3, che supera, sopprimendola, la modalità telematica di tenuta del libro unico del lavoro presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stata compiuta un'oscenità. Ritenere che questa tenuta digitale non sia utile alle attività istituzionali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dell'Ispettorato nazionale del lavoro, oltre al presunto aggravio di risorse, è rinunciare a propri compiti che i due enti devono svolgere. Il libro unico del lavoro aveva sostituito il libro matricola e il libro paga che ogni datore di lavoro privato deve tenere. Rinunciarci significa tornare indietro e tornare a quelle metodologie del passato che solo la tenuta telematica avrebbe consentito di superare. Dal 1° gennaio qualcuno starà brindando, in particolare coloro che impiegano lavoratori in nero ! Nel settore dell'agricoltura pare strano che il Governo si sia dedicato solo ad abrogare il libro unico e non anche prevedere alcune correzioni che in quel segmento ci sono. Abbiamo presentato numerose proposte, molte delle quali senza esito. Voglio qui ricordare: – il doveroso riconoscimento delle agevolazioni fiscali spettanti ai coltivatori diretti, da estendere ai mezzadri coloni nonché agli appartenenti ai rispettivi nuclei familiari che siano soggetti all'obbligo dell'assicurazione per l'invalidità e la vecchiaia. Bocciato; – la proposta di prorogare l'entrata in vigore della revisione delle macchine agricole in attesa di conoscere la tipologia delle verifiche da effettuare in sede di revisione. Bocciata; – il riconoscimento su tutto il territorio nazionale dell'accertamento fatto dalle regioni dei requisiti relativi alla qualifica di imprenditore agricolo professionale. Bocciato; – la definizione di tempi certi entro i quali l'Amministrazione finanziaria deve pronunciarsi sulle istanze di autotutela. Bocciata. In aula abbiamo presentato un'altra proposta, quella di aprire un tavolo tecnico-politico, con la partecipazione di tanti, associazioni ambientaliste, imprese costruttrici, organizzazioni sindacali, per redigere linee guida per una proposta di incentivazione per l'acquisto di veicoli elettrici di nuova fabbricazione e pertanto, in attesa delle conclusioni, la conseguente sospensione fino a dicembre dell'ecotassa. Ne vedremo l'esito. È positiva la scelta, da noi sollecitata con una proposta, di permettere l'accesso delle imprese agricole pugliesi, poi allargato ad altre regioni, colpite da eventi atmosferici avversi e sprovviste di polizze assicurative agli interventi previsti di ristoro. In merito all'articolo 4, rivendichiamo un risultato, importante: abbiamo contrastato le proposte di modifica del codice penale. È stata una vergogna infilare in questo provvedimento proposte di quel genere, una delle quali avrebbe declassato le lesioni gravi stradali a querela di parte. Un'assurdità che ha fatto pensare che alla proposta mancasse solo il nome, tanto era « mirata ». Deflettere sulla gravità di tutto quanto concerne gli incidenti stradali è inaccettabile e, per fortuna, anche per la nostra ferma contrarietà, che rivendichiamo, quell'assurdità è stata ritirata. L'articolo 5 interviene sul codice dei contratti pubblici, modificando i motivi di esclusione di un operatore economico dalla partecipazione a una procedura d'appalto o di concessione. Dico subito che rispetto alla voracità iniziale della maggioranza con la quale si intendeva deregolare il settore, attraverso una miriade di correttivi palesemente sconnessi tra loro e spesso contraddittori, abbiamo apprezzato la volontà di riflettere sul codice con uno strumento dedicato qual è la legge delega. Non faremo mancare il nostro contributo. Dico anche che quanto abbiamo ascoltato contro l'Autorità anticorruzione e contro il Presidente Cantone per noi è inaccettabile. Un dibattito provinciale. Mentre gli organismi internazionali riconoscono l'impegno dell'Italia contro la corruzione, e dell'ANAC in particolare, tanto da attribuirci un notevole miglioramento di posizioni nella classifica mondiale dei Paesi meno corrotti, qui attribuiamo all'Autorità le difficoltà e il sostanziale rilento dei lavori pubblici. Non vorremmo che dietro le legittime correzioni del codice non si nascondessero appetiti diversi e magari un ritorno al passato, come purtroppo confermano alcune norme approvate in legge di bilancio. Ci sono poi due aspetti sui quali siamo intervenuti: – abbiamo chiesto l'abrogazione della Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici, mostro al quale ancora non sono stati attributi il nome, l'allocazione, le modalità di organizzazione e le funzioni. Un inutile orpello burocratico neo-centralista prevista dalla legge di bilancio 2019 al fine di favorire lo sviluppo e l'efficienza della progettazione e degli investimenti pubblici, di contribuire alla valorizzazione, all'innovazione tecnologica, eccetera. Non serve un elefante simile, bastava lasciare « Casa Italia », la struttura di missione che avete ideologicamente cancellato e che aveva gli stessi obiettivi, ma da raggiungere con funzioni politiche, di moral suasion , di risoluzione dei conflitti, di coordinamento tra enti. Questi sono i problemi da risolvere, non fare i progetti ! – Abbiamo chiesto di cancellare l'elevazione del limite per effettuare una gara pubblica da 40.000 a 150.000 euro. Pensiamo che una decisione simile debba rientrare in un ragionamento più ampio, quella legge delega che è stata annunciata. Farlo in un contesto scollegato, come è avvenuto e senza controbilanciamenti, può rischiare di favorire appetiti che il codice degli appalti voleva impedire. L'articolo 6, tragicamente, dispone la soppressione del SISTRI, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti. È stato eliminato un sistema di tracciabilità dei rifiuti che, seppure faceva emergere alcune problematiche, non può essere sostituito, nemmeno temporaneamente, con ciò che il SISTRI stesso aveva superato. È un vero un colpo di spugna che ci riporta all'indietro negli anni, ad un'epoca che ha segnato e devastato interi territori del nostro Paese, in particolare nel Mezzogiorno, dove sono state sversate in modo incontrollato tonnellate rifiuti nocivi di origine industriale. Conosciamo bene le difficoltà del mondo delle imprese del settore sulla complessa applicabilità dello strumento, ma queste non possono essere superate cancellando tutto e dando la possibilità al malaffare di agire sostanzialmente senza un adeguato sistema di controllo.