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La violenza nasce dall'idea che la donna è subalterna all'uomo e, se questa esce con i suoi comportamenti dal perimetro di questa presunta inferiorità, l'uomo si sente in diritto-dovere di esercitare violenza. È solo spezzando l'idea della primazia dell'uomo nell'organizzazione sociale, nella vita familiare e nei rapporti di coppia che si rimuovono le basi della violenza. Ce lo dimostrano i dati degli altri Paesi: più la donna è inserita nel contesto sociale e lavorativo e più gli uomini partecipano al lavoro di cura familiare, minori sono i casi di violenza. Ecco che, allora, ministra Bonetti, l'impegno riguarda più piani: quello dell'introduzione di azioni positive per favorire la partecipazione della donna alla vita sociale e politica; quello dell'occupazione, con il contrasto alla disparità nelle retribuzioni per l'inserimento e il mantenimento delle donne nel mondo del lavoro dopo la nascita di un figlio; quello della crescita effettiva delle giovani generazioni affinché sviluppino relazioni sane e rispettose delle donne; quello per contrastare gli stereotipi di genere, ancora molto forti nelle rappresentazioni mediatiche; quello contro l'odio di genere, un tema drammatico soprattutto sulle piattaforme digitali e per il quale ancora non esiste una fattispecie di reato; infine, naturalmente, il piano della repressione delle violenze, anche attraverso la formazione delle Forze dell'ordine e di quelle sanitarie che - come sappiamo - spesso sono espressione di una cultura che minimizza i fenomeni e colpevolizza le vittime. Per concludere, Ministra, in questi anni sono stati compiuti passi in avanti: penso alla legislazione del codice rosso che - come racconta la relazione - è alla base di alcune sperimentazioni di recupero degli uomini violenti, e non solo, nelle carceri. Penso alla maggiore attenzione contro l'odio di genere su vergognose vicende come quella degli alpini a Rimini. Penso anche alla costituzione di questa Commissione, che svolge un prezioso lavoro rispetto all'attività del Governo e del Parlamento. Tuttavia, se ci chiediamo com'è cambiata la condizione della donna negli ultimi anni, questa è peggiorata: colpa del Covid sicuramente, che ha mostrato in maniera nitida quanto squilibrata sia la nostra società. Se, poi, alziamo lo sguardo al mondo, dall'Afghanistan alla guerra in Ucraina, le prime a essere oggetto della violenza e a essere spogliate dai più elementari diritti sono sempre le donne. Allora, Ministra, c'è poco da essere soddisfatte. Come abbiamo detto tante volte, sarà una lunga battaglia, che va affrontata con la consapevolezza che violenza e disparità sono due facce della stessa medaglia. (Applausi) . ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, ringrazio innanzitutto la Commissione tutta di cui faccio parte per l'egregio lavoro svolto. E un grazie va anche alle relatrici. Annuncio il voto favorevole del mio Gruppo alla relazione in esame, che ha voluto dare un approccio pioneristico alla prevenzione della violenza contro le donne. Care colleghe e colleghi, serve davvero un approccio a 360 gradi per combattere questa piaga; pertanto, era impensabile lasciare fuori l'autore della violenza. Dopo aver approfondito il tema con il supporto degli esperti, è emersa la necessità di un quadro normativo attuativo e regolamentare a livello nazionale, che metta in rete il sistema dei centri per il trattamento degli uomini autori di violenza, prevedendo così linee guida, specializzazione e standard organizzativi dei trattamenti omogenei. Dalla relazione emerge la necessità di una strategia di prevenzione, protezione e punizione, lavorando anche sul recupero degli uomini autori di violenza. Per fare ciò, tuttavia, servono norme in grado di veicolare inequivocabilmente il messaggio che la violenza sulle donne è un problema non delle donne, ma degli uomini, in modo da battere lo stereotipo di genere dell'uomo che non chiede mai aiuto. L'Italia è arrivata in ritardo a costituire questo percorso, nonostante la Convenzione di Istanbul - ratificata nel 2013 dal nostro Paese - preveda espressamente che uno dei tasselli principali sia quello della rieducazione degli uomini maltrattanti all'interno di una strategia integrata di prevenzione della violenza di genere e di protezione delle vittime, ossia le donne e i minori, per evitare escalation e recidive. È necessario infatti risalire alle cause, affrontarle a viso aperto e lavorare per sradicare la cultura nella quale la violenza contro le donne trova terreno fertile. È nostro dovere fare tutto il possibile per fermare la violenza fin dal suo primo manifestarsi, senza aspettare che l' escalation raggiunga il suo apice più drammatico. È questo l'obiettivo dei centri di ascolto per uomini maltrattanti. Vi è, però, la necessità di lavorare, nonostante i notevoli passi avanti, su tutti i nodi della rete perché si muovano in sincronia e, quindi, di sostenere i servizi pubblici che si occupano delle vittime uscendo dalla logica della delega al privato, riprendendo la funzione pubblica di tali azioni che rientrano nei livelli essenziali di assistenza. Accanto alla formazione dei centri è importante anche poter contare su operatori esperti, in grado di riconoscere e accogliere in modo adeguato l'autore di violenza nei servizi di primo livello. Molte situazioni, infatti, corrono il rischio di restare ancora sommerse perché questo lavoro è puntiforme o non bene organizzato sul territorio. Sicuramente i dati ci dicono che molti autori, prima di rivolgersi ai centri, sono utenti di servizi di salute mentale, servizi sociali, consultori e possono essere intercettati in molteplici situazioni. È dunque indispensabile potenziare anche questi nodi della rete per agganciare gli uomini, focalizzare la violenza e motivarli a iniziare a lavorare su di sé. Aiutare gli uomini che maltrattano, picchiano, molestano, uccidono le donne non è un controsenso, ma è l'unica soluzione per estirpare alla radice il germe della violenza di genere. Se non si affronta il problema alla base, ovvero dal punto di vista dell'uomo maltrattante, frutto di stereotipi e di una visione patriarcale e maschilista ben radicata nella società, non saranno mai sufficienti gli interventi per sopperire alle conseguenze delle loro azioni e proteggere le donne. Per tutto ciò ribadisco quindi, colleghi e colleghe, il voto favorevole del Gruppo CAL alla relazione sugli uomini maltrattanti. (Applausi) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, come altri colleghi, desidero ringraziare innanzitutto la ministra Bonetti, per il lavoro che sta portando avanti in questa legislatura; la presidente Valente, alla guida di una Commissione che sta svolgendo benissimo il proprio lavoro; le relatrici, senatrici Conzatti e Maiorino; tutte le parlamentari componenti della Commissione, ma anche i parlamentari uomini che hanno deciso di intervenire in questa seduta, dando un segnale che reputo importante, e cioè che parlare di questi temi non è un fatto che riguarda le donne. (Applausi) .