[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 14, comma 4, nella sua formulazione originaria, e 92 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), promosso con ordinanza emessa il 30 marzo 2001 dalla Corte di cassazione sui ricorsi riuniti tra il Ministero delle finanze e l'Aviofer S.p.a. , iscritta al n. 626 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, 1ª serie speciale, n. 35 dell'anno 2001. Visti l'atto di costituzione della MECFIN - Meccanica Finanziaria S.p.a. (incorporante Aviofer S.p.a.) nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 23 aprile 2002 il giudice relatore Massimo Vari; Uditi l'avvocato Giovanni Puoti per MECFIN - Meccanica Finanziaria S.p.a. (incorporante Aviofer S.p.a.) e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La Corte di cassazione, con ordinanza del 30 marzo 2001, ha sollevato, in riferimento agli artt. 76 e 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), "nella sua formulazione originaria, rimasta in vigore per il solo 1988". L'ordinanza è stata emessa nel corso di un giudizio di legittimità promosso dal Ministero delle finanze e dall'Aviofer Breda s.p.a., con distinti ricorsi successivamente riuniti, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio in data 12 dicembre 1997, la quale aveva riconosciuto, in favore di detta società, il diritto al rimborso per un credito di lire 8.311.477.000, "calcolato sulla base di quanto dichiarato per l'anno 1988, sul presupposto che per un errore contenuto nel modello 760 non era stato possibile operare una compensazione tra il suo credito d'imposta derivante da ritenute su utili ricevuti e perdite pregresse di esercizio". 1.1. - Secondo il giudice a quo, la disposizione censurata si porrebbe in contrasto con la Costituzione sia sotto il profilo della violazione dei limiti della delega in base alla quale è stata emanata, sia sotto quello della lesione del principio di eguaglianza, avendo "modificato per un solo anno (1988) la regola precedente che consentiva la compensazione fra credito di imposta e perdite pregresse (regola giustamente poi ripristinata con effetto dal 1 gennaio 1989 dalla legge n. 165 del 1990)". In tal senso deporrebbero, ad avviso del rimettente, le seguenti circostanze: la legge 16 dicembre 1977, n. 904, aveva stabilito, all'art. 2, che "il credito d'imposta fosse computato, in aggiunta agli utili, nella determinazione del reddito imponibile del socio e che fosse ammesso in detrazione dalla relativa imposta", sicché, in forza "di tale norma di carattere generale", la possibilità di operare una compensazione tra credito d'imposta e perdite dei pregressi esercizi era "stata sempre riconosciuta come un elemento caratterizzante il sistema ... fino all'entrata in vigore del Testo unico delle imposte sui redditi"; l'art. 14, comma 4, nel testo originario, e cioè in quello oggetto di censura, ha previsto, invece, che "l'ammontare del credito di imposta" sia "computato in aumento del reddito complessivo netto", sì da innovare la precedente disciplina, "senza che la legge n. 68 del 12 aprile 1984 contenesse una delega implicita o esplicita per un mutamento sostanziale in materia, e senza che si fossero create condizioni giuridiche, economiche, politiche e sociali che rendessero necessario un tale cambiamento"; proprio al fine di eliminare l'incongruenza determinata sul punto dal d.P.R. n. 917 del 1986, l'art. 1 del d.l. n. 90 del 1990 (convertito, con modificazioni, nella legge n. 165 del 1990), ha successivamente "ripristinato il sistema precedente", prevedendo che il credito di imposta sia computato in aumento del reddito complessivo; norma questa che, però, "ha avuto effetti a partire dal 1 gennaio 1989, cosicché è rimasta in vigore per il solo 1988" la disciplina anomala già prevista dal Testo unico del 1986. 1.2. - Tanto premesso, il giudice a quo ricorda che la delega conferita dall'art. 17 della legge 9 ottobre 1971, n. 825, per la formulazione dei testi unici in materia tributaria, ha conferito al Governo la facoltà di introdurre le modifiche "necessarie per il migliore coordinamento delle diverse disposizioni e per eliminare ogni eventualecontrasto con i principi e i criteri direttivi stabiliti in quella legge fondamentale". Dal canto suo, l'art. 1 della legge n. 68 del 1984, nel prorogare i termini per la formazione dei testi unici, ha contemplato "la possibilità di apportare modifiche per attuare tra le norme un coordinamento sistematico secondo principi unitari". Ne discende, ad avviso del rimettente, il difetto, per il denunciato art. 14, comma 4, del d.P.R. n. 917 del 1986 (quale disposizione "innovativa rispetto al passato"), di qualsiasi fondamento, espresso o tacito, nella volontà del legislatore delegante. La norma, non inquadrandosi "neanche nei principi generali contenuti nel sistema costruito fino al 31 dicembre 1987", sarebbe, in definitiva, tale da "stravolgere un meccanismo studiato per risolvere al meglio il problema del credito di imposta vantato da chi ha già subito una ritenuta". A ciò andrebbe aggiunta, secondo l'ordinanza, la violazione anche dell'art. 3 della Costituzione, a causa della ingiustificata disparità di trattamento posta in essere a danno dei contribuenti che, nell'anno 1988, avevano crediti d'imposta da compensare. 2. - Si è costituita la MECFIN - Meccanica Finanziaria S.p.a. , quale incorporante la Aviofer S.p.a. (già Aviofer Breda S.p.a.), parte nel giudizio a quo, la quale ha concluso per l'incostituzionalità della norma denunciata. 3. - È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o "quanto meno palesemente infondata". La difesa erariale, nell'eccepire, preliminarmente, l'incompiutezza della pronuncia sulla rilevanza della questione, osserva, nel merito, che l'art. 2 della legge n. 904 del 1977 aveva stabilito che "il credito di imposta fosse computato, in aggiunta agli utili, nella determinazione del reddito imponibile"; "utili" da intendere, nell'ambito di detta disposizione, come "risultato netto dell'esercizio", mentre le parole "nella determinazione del reddito imponibile" non consideravano "il caso del sussistere di ancora utilizzabili perdite pregresse, alias di esercizi precedenti".