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Andando oltre - ma qui andiamo ad aggiungere un nuovo concetto e non vorremmo che gli sforzi fossero un po' troppo intensi da parte della minoranza - va ricordato che le convenzioni non sono state bloccate, dunque le amministrazioni potrebbero procedere anche in autonomia con proprie risorse o in altro modo, per esempio accendendo forme di un'anticipazione finanziaria. Ad ogni modo, dando seguito a quanto già promesso dal premier Conte durante l'incontro ricordato, avvenuto l'11 settembre con l'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI), con la mozione al nostro esame il Senato impegna il Governo su due fronti. In primo luogo a prevedere specifiche misure nella legge di bilancio 2018 volte a garantire, compatibilmente con una più efficace allocazione delle risorse a disposizione, soluzioni idonee alle istanze degli enti locali interessati, aggiudicatari degli interventi finanziati a valere sul fondo periferie. In secondo luogo a provvedere al rimborso delle spese per gli interventi già sostenuti dagli enti territoriali che hanno sottoscritto le convenzioni. Il tutto con buona pace di ANCI e delle strumentalizzazioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Ciriani per illustrare la mozione n. 44. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, anche il nostro Gruppo ha predisposto una mozione che ripercorre in maniera succinta l' iter dell'emendamento che ha poi portato inaspettatamente l'abrogazione della norma sulle periferie. Abbiamo ricordato che la legge n. 208 del 2015 aveva istituito il programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie; abbiamo fatto cenno ai passaggi parlamentari che ne hanno via via arricchito la disponibilità finanziaria con ulteriori 800 milioni di euro, fino ad arrivare ad una disponibilità complessiva di 1.600 milioni di euro a disposizione dei Comuni capoluogo. Abbiamo altresì fatto cenno al fatto che l'emendamento predisposto dalla maggioranza ha all'improvviso cancellato l'efficacia delle convenzioni che tutti i 96 Comuni ancora esclusi avevano sottoscritto. A questo proposito vorrei dire ai colleghi intervenuti prima, facendo dell'ironia sul fatto che il Senato abbia votato compattamente un emendamento che non condivideva, che non è una pagina di cui andare particolarmente fieri. Si è trattato infatti di un emendamento presentato in tutta furia e in maniera talmente oscura e sibillina da indurre il Senato ad un voto errato. Credo che questa non sia una pagina di cui menar vanto in alcuna occasione né da parte della maggioranza né da parte dell'opposizione. Il Senato dovrebbe essere infatti nelle condizioni di votare sapendo in maniera precisa e trasparente quali sono i provvedimenti e le responsabilità che esso assume; questo purtroppo non è stato possibile e di ciò ci siamo lamentati in tale occasione e lo facciamo anche oggi discutendo le mozioni. Sui particolari tecnici, che sono stati ricordati anche nell'intervento che mi ha preceduto, apriamo una disponibilità al dialogo con la maggioranza. Si è parlato della possibilità da parte dei Comuni di anticipare le risorse attraverso fondi propri e convenzioni con la Cassa depositi e prestiti. Si tratta però di ipotesi sulle quali non c'è certezza. È invece certo che in questo momento 96 amministrazioni rischiano seriamente di veder compromessa la realizzazione di progetti e la loro stessa sostenibilità economica. Voglio anche segnalare, affinché ne rimanga traccia a verbale, Presidente, che secondo un nostro approfondimento in sede tecnica, l'emendamento approvato potrebbe pregiudicare anche il rispetto dei termini di rendicontazione dell'Unione europea delle risorse stanziate a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, per il periodo di programmazione 2014-2020, con il rischio che un eccessivo ritardo potrebbe comportare l'inutilizzo del finanziamento europeo stesso. Questi però, per quanto importanti, sono aspetti tecnici. Il tema politico che noi ribadiamo anche in questa sede, Presidente, membri del Governo, è che è possibile ed, anzi, è più che probabile che il tema delle periferie sia stato usato in maniera un po' enfatica dalla maggioranza e dal centro-sinistra per ottenere un consenso sul territorio. È pur possibile che qualche sindaco sia stato forse privilegiato rispetto ad altri nell'assegnazione dei contributi e che in questo ci sia stata la longa manus della politica che governava a quel tempo. Però, la sensazione che abbiamo vissuto nelle ore immediatamente successive all'approvazione di quell'emendamento è stata alquanto negativa - e poi ne abbiamo avuto la conferma con qualche dichiarazione direi imprudente, per usare un eufemismo, di esponenti anche di primo piano della maggioranza - perché sembrava che il Governo e la maggioranza volessero dire: adesso siamo arrivati noi, comandiamo noi e i soldi che erano stati assegnati li destiniamo a chi decidiamo noi. Se è questa la logica, noi non possiamo condividerla perché pacta sunt servanda , i patti vanno rispettati, con i sindaci, con le istituzioni e soprattutto con i cittadini che non hanno nessuna responsabilità rispetto a questo e che attendono la realizzazione delle opere loro promesse. Ma c'è anche un patto da mantenere con le imprese, con i privati che hanno creduto a quei progetti e che adesso rischiano di vedersi beffati rispetto ad una condivisione di principi, di metodi e di realizzazioni che ha comportato anche grande fatica da parte loro. Ricordo che esiste il principio della leale collaborazione tra gli organi e le istituzioni del Paese che andrebbe sempre tenuto a mente. Ricordo anche che il vantaggio del mantenimento di quei progetti non è per i sindaci,, che peraltro, in molti casi, si sono avvicendati per cui le maggioranze sono cambiate e se c'era comunque un intendimento di carattere elettorale, probabilmente non è servito a nulla. Poter smobilizzare e mettere in circolo 1.600 milioni di euro è un vantaggio per l'intero Paese. Direi di più, è un vantaggio per il Governo che è alla ricerca disperata di una qualche forma di investimento, di qualche moltiplicatore degli investimenti che garantisca una crescita del prodotto interno lordo di questo Paese di cui ha un gran bisogno, soprattutto alla luce di ciò che sta avvenendo in borsa, nei mercati finanziari e un po' in tutta Europa. La teoria che si possano spostare questi soldi attraverso la liberazione degli avanzi di amministrazione ad altri Comuni che non ne hanno beneficiato, in particolare i Comuni non capoluogo di Provincia, regge fino ad un certo punto perché chi ha fatto l'amministratore sa che utilizzare quegli avanzi non sarà facile, all'interno dell'anno solare 2018, per una serie di complicazioni legate alla modifica del bilancio, del piano delle opere e quant'altro. Inoltre, mi pare alquanto singolare, e anche in questo caso uso un eufemismo, che il dispositivo della maggioranza preveda il rimborso delle spese già sostenute dai Comuni. Ma come? Paghiamo due volte le stesse spese? In un atto pubblico ufficiale del Senato della Repubblica si dice che i Comuni hanno già speso e anziché consentire loro di portare a compimento le spese già sostenute e di utilizzare le risorse che hanno già ricevuto, validate dalla Corte dei conti, si dice: avete speso? Ebbene, noi vi ristoriamo le spese. Spendiamo due volte per non fare nulla.