[pronunce]

- l'art. 31, prevedendo che la rideterminazione della rendita previdenziale, effettuata dall'INPS in sede di rettifica o dall'autorità giudiziaria, implichi l'adeguamento degli importi a decorrere dalla data di erogazione della rendita stessa, si porrebbe in contrasto con l'art. 81, quarto comma, della Costituzione, in quanto determinerebbe un maggiore e notevole esborso di risorse pubbliche, senza che siano indicati i mezzi di copertura finanziaria per farvi fronte; - l'art. 34, prevedendo il mantenimento in servizio, sino al raggiungimento dell'età massima per il collocamento a riposo, del personale proveniente dai soppressi enti economici regionali transitato nella RESAIS S.p.a. ed assegnato agli uffici della Presidenza della Regione, si porrebbe in contrasto con gli articoli 3 e 81, quarto comma, della Costituzione, sia perché configurerebbe una palese ed irragionevole disparità di trattamento nei confronti del rimanente personale degli enti soppressi (il quale è stato collocato a riposo al raggiungimento dei requisiti minimi di legge per l'ottenimento della pensione di vecchiaia o di anzianità), sia perché comporterebbe un notevole onere finanziario senza l'indicazione dei mezzi di copertura finanziaria per farvi fronte; - l'art. 35, commi 3 e 5, nell'autorizzare l'Ente Acquedotti Siciliani (EAS) a contrarre un mutuo decennale di “2.700 migliaia di euro” per il pagamento degli oneri retributivi del personale, per le forniture passive d'acqua e dei reattivi chimici, ponendo a carico del bilancio dell'EAS stesso il rimborso delle quote capitali e a carico del bilancio della Regione il pagamento delle quote interessi, si porrebbe in contrasto con l'art. 119, sesto comma, della Costituzione, in quanto l'accollo da parte della Regione degli oneri passivi del mutuo in questione eluderebbe il divieto di indebitamento dell'ente regionale per spese diverse da quelle di investimento, dovendosi ritenere, per l'effettività del divieto posto dall'art. 119, sesto comma, della Costituzione, che questo riguardi non solo gli enti espressamente elencati nella norma, ma anche quelli che, in vario modo, siano finanziariamente loro collegati; - l'art. 36, disciplinando forme di utilizzazione e di mobilità del personale in servizio presso gli enti gestori del servizio idrico integrato e prevedendo la facoltà dell'Assessore regionale dei lavori pubblici di utilizzare presso gli enti locali il personale in esubero proveniente dagli enti pubblici o dai soggetti privati inglobati per la gestione del servizio in questione, in caso di incapienza degli ambiti territoriali di riferimento, si porrebbe in contrasto con gli articoli 5, 81, quarto comma, e 97 della Costituzione, sia perché, violando l'autonomia degli enti locali, imporrebbe a tali enti di utilizzare personale per finalità istituzionali, sia perché tale previsione opererebbe indipendentemente dalla vacanza dei posti in organico, con violazione del principio di buon andamento della pubblica amministrazione, sia infine perché la norma comporterebbe un notevole onere finanziario senza che siano indicati i mezzi di copertura finanziaria per farvi fronte; - l'art. 38, istituendo la “certificazione di qualità edilizia” e demandando ad apposito decreto del Presidente della Regione l'individuazione dei requisiti, dei criteri e delle modalità per l'attribuzione del predetto riconoscimento, si porrebbe in contrasto con l'art. 97 della Costituzione e con l'art. 12 dello statuto della Regione, in quanto non definirebbe affatto l'ambito oggettivo e soggettivo di applicazione della istituita certificazione, bensì rinvierebbe ad una disciplina regolamentare, la cui legittimità sarebbe tuttavia subordinata, in base all'art. 12 dello statuto, alla predeterminazione con legge dei parametri di riferimento, nella specie affatto mancanti; - l'art. 39, comma 5, nel consentire anche alle “aziende sanitarie” la facoltà di effettuare assunzioni impiegando soggetti destinatari del regime transitorio relativo ai lavori socialmente utili, si porrebbe in contrasto con l'art. 78, comma 6, della legge n. 388 del 2000 e con il decreto legislativo n. 502 del 1992, in relazione all'art. 17, lettere c) e f), dello statuto regionale, in quanto estenderebbe alle aziende sanitarie le procedure di reclutamento e stabilizzazione di personale precario, previste per gli enti locali dall'art. 78, comma 6, della citata legge n. 388 del 2000, nonostante la Corte costituzionale (ex plurimis, sentenza n. 484 del 1991) abbia escluso la competenza legislativa regionale, diversa da quella di attuazione, in materia di stato giuridico del personale, “e quindi anche delle forme di assunzione”; - l'art. 54, nel prevedere l'ampliamento della convenzione tra la Regione Siciliana e la società, a prevalente capitale pubblico, “Arte Vita”, autorizzerebbe l'assunzione di “344 lavoratori provenienti dai bacini già individuati dall'Assessorato regionale dei beni culturali ed ambientali e della pubblica istruzione, di concerto con le organizzazioni sindacali e riferite alla ex Libero Grassi, alla manifattura Miraglia ed alla ex Spatafora”, ponendosi in contrasto con gli articoli 3, 97 e 81, quarto comma, della Costituzione, sia perché tali lavoratori sarebbero privi della qualificazione professionale necessaria per i servizi in materia di conservazione e fruizione dei beni culturali erogati dalla predetta società “Arte Vita”, sia perché la scelta dei 344 beneficiari non avrebbe ragionevole giustificazione e costituirebbe un privilegio nei confronti dei medesimi rispetto a tutti gli altri dipendenti licenziati da imprese in crisi, sia perché infine si verificherebbero oneri finanziari destinati a protrarsi nel tempo a fronte di una copertura prevista per il solo esercizio finanziario 2003; - gli articoli 59, 60, 61 e 62, prevedendo, in deroga alle ordinarie procedure stabilite dalla normativa statale di riferimento, forme speciali di assunzione e progressione in carriera di personale appartenente a diverse figure professionali e già in servizio, a vario titolo, nel settore sanitario regionale, si porrebbero in contrasto con gli articoli 3, 32, 97, 81, quarto comma, della Costituzione, nonché con il decreto legislativo n. 502 del 1992, in relazione all'art. 17, lettera c), dello statuto regionale, sia perché la Regione, cui competerebbe, per giurisprudenza costante della Corte costituzionale, un mero potere di attuazione in materia di stato giuridico del personale dipendente dalle aziende sanitarie, avrebbe dettato una disciplina contraria ai principi della legislazione statale di riferimento, sia perché consentirebbero forme di reclutamento non selettive in favore di “ben determinate categorie di soggetti”, le quali “potrebbero non assicurare il raggiungimento degli standard di professionalità minimi necessari per garantire la tutela del diritto alla salute”, sia perché infine determinerebbero un notevole onere finanziario senza che siano indicati i mezzi di copertura finanziaria per farvi fronte; - infine, l'art. 76, comma 7, attribuendo alle società miste, istituite dall'art. 43 (recte: