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il "protocollo visoni", come fissato da ultimo dalla circolare ministeriale n. 27663 del 21 dicembre 2020, prevede delle misure di sorveglianza da adottare negli allevamenti di visoni ed uno screening diagnostico obbligatorio consistente in 60 test virologici (tamponi orofaringei) ogni 15 giorni da effettuare in ogni allevamento, indipendentemente dalle sue dimensioni; dato il costo di 26,59 euro a tampone, il monitoraggio non costerà meno di 20.000 euro al mese. Ammontare a cui aggiungere i costi di eventuali ulteriori accertamenti, anche con test sierologici, in caso di esiti positivi; quindi, per il 2021, la sorveglianza dei 6 allevamenti di visoni costerà alla sanità pubblica circa 250.000 euro; in considerazione della scarsa efficacia di uno screening così concepito che non tiene conto dell'effettivo numero di animali presenti in ciascun allevamento in cui, comunque, è obbligatorio testarne 60, ma, soprattutto, per l'elevato rischio di ulteriore diffusione del virus anche in forma mutata, come provano le evidenze scientifiche, è necessario che l'allevamento intensivo di visoni sia vietato; le ragioni che impongono questa soluzione non risiedono unicamente nell'esigenza di tutelare la salute pubblica, e di farlo tagliando dei costi economici elevati, poiché vi sono ragioni etiche, morali, di giustizia che chiedono che si ponga fine all'enorme sofferenza di questi animali; non a caso, sono sempre più numerosi i Paesi europei che hanno detto addio all'allevamento di "animali da pelliccia": Regno Unito (dal 2000), Svizzera (2000), Austria (2004), Slovenia (2013), Repubblica di Macedonia (2014), Croazia (2017), Lussemburgo (2018), Repubblica Ceca (2019), Serbia (2019), Germania (2022), Belgio (2023), Norvegia (2025); Bosnia ed Erzegovina (2029); durante l'epidemia di coronavirus l'Olanda ha anticipato a gennaio 2021 il divieto precedentemente fissato al 2024. La Svezia e la Danimarca hanno sospeso l'allevamento di visoni per tutto il 2021, dopo averne abbattuta un'enorme quantità, mentre l'Ungheria, che non ha mai avuto allevamenti di visoni, ha disposto il divieto di importazione di visoni come misura preventiva contro la possibile delocalizzazione di allevamenti da altri Paesi; la Francia ha disposto il divieto dal 2026; secondo i dati diffusi, ad oggi, tra gli allevamenti italiani, risultano esserci stati almeno 2 focolai di coronavirus: il primo nel 2020 nell'allevamento di Capralba (Cremona) e che ha comportato l'abbattimento di tutti gli oltre 26.000 visoni (riproduttori compresi), il secondo è stato rilevato a gennaio 2021 nell'allevamento di Villa del Conte (Padova), attualmente sotto sequestro per ulteriori accertamenti, si chiede di sapere: quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, vista l'inderogabile urgenza di garantire la tutela della salute quale fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività (art. 32 della Costituzione) per eliminare, nel più breve tempo possibile, il pericolo della diffusione del COVID-19 rappresentato dall'allevamento intensivo di visoni e degli altri animali portatori del virus pandemico anche in forma mutata; se non giudichi necessario, a questo scopo e al fine di tutelare gli animali, impedendo ogni violenza nei loro confronti, vietare gli allevamenti intensivi di visoni e degli altri animali da pelliccia in Italia. Atto n. 3-02322 ROMANO MATRISCIANO CATALFO DI PIAZZA GUIDOLIN ROMAGNOLI Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: il personale ispettivo dell'Ispettorato nazionale del lavoro è stato chiamato, sin dall'inizio della pandemia, a cooperare nelle verifiche sull'attuazione dei protocolli COVID-19 nei luoghi di lavoro, rivestendo, peraltro, la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria; con riguardo al piano vaccinale, per quanto sia a conoscenza degli interroganti, le Regioni, ad eccezione del Piemonte, della Toscana e di qualche Provincia veneta, indugiano ad inserire tale personale tra quello appartenente alle forze di polizia, nonostante sia continuamente esposto al rischio di contagio per la varietà dei luoghi visitati e per le molteplici e diverse persone con cui quotidianamente deve interfacciarsi; le Prefetture, sulla base di varie circolari del Ministero dell'interno, hanno coinvolto sin dalle prime fasi della pandemia il personale ispettivo dell'INL negli accertamenti sul rispetto dei protocolli anti contagio (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 aprile 2020), unitamente al personale delle aziende sanitarie locali, dei locali comandi dei Vigili del fuoco e delle forze dell'ordine, a cui il vaccino è già stato somministrato o è in fase di somministrazione in questi giorni; considerato che appare incomprensibile come le interpretazioni estensive del concetto di "forze dell'ordine", in base alle quali, in alcune realtà territoriali, sembrerebbe essere stata data la possibilità di usufruire del vaccino anche al personale della giustizia, agli avvocati e ai tirocinanti che frequentano i tribunali della Repubblica, non ricomprendano gli ispettori del lavoro, peraltro ufficiali di polizia giudiziaria, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative intendano eventualmente adottare al fine di uniformare gli orientamenti regionali, affinché sia chiarito che gli ispettori del lavoro, per la funzione cui sono istituzionalmente chiamati con particolare riguardo alla sicurezza nei luoghi di lavoro, ricomprendente gli accertamenti COVID-19, sono equiparati, ai fini del piano vaccinale, alle forze dell'ordine, così da poter svolgere il proprio compito con le necessarie tutele, analoghe a quelle dei colleghi (ASL, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di finanza, eccetera) con cui sovente si trovano a operare fianco a fianco. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02308 NATURALE CASTELLONE MONTEVECCHI LANZI CAMPAGNA PAVANELLI FEDE RUSSO TRENTACOSTE MOLLAME ROMANO VANIN GAUDIANO DONNO VACCARO PIRRO AGOSTINELLI RICCIARDI CROATTI Ai Ministri della salute e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: nel mar Mediterraneo vagano da almeno due mesi due navi, la "Elbeik", che trasporta 1.776 bovini, e la "Karim Allah", che ne trasporta 895; da quanto si apprende dalle associazioni Animal welfare foundation, Animal equality ed ENPA queste navi sono partite dalla Spagna: la Elbeik ha lasciato Tarragona nel dicembre 2020, mentre la Karim Allah il 18 dicembre 2020 è partita da Cartagena; entrambe le navi hanno raggiunto Tripoli a gennaio 2021 e qui sono state respinte perché gli animali sono stati trovati affetti da una malattia zoonotica, la cosiddetta malattia della lingua blu; ancora secondo la ricostruzione delle associazioni animaliste, la Elbeik ha lasciato il porto libico a pieno carico il 25 gennaio 2021, è stata poi avvistata ancorata a Lampedusa dal 26 al 27 gennaio;