[pronunce]

La norma denunciata sarebbe, altresì, in contrasto con l'art. 27 Cost. sotto il profilo della finalità rieducativa cui la pena deve tendere. Risulterebbe irragionevole che al reo, disponibile a compiere un percorso di risocializzazione mediante la chiesta ed ottenuta ammissione allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, debba essere preclusa la possibilità di conseguire l'emenda per il fatto reato perpetrato, a causa del vincolo della prestazione della attività nella Provincia di residenza, soprattutto nell'ipotesi in cui l'espiazione del lavoro di pubblica utilità in altra Provincia trovi adeguata giustificazione in ragione di tutela di quegli interessi costituzionalmente protetti e contemplati dal medesimo art. 54 del d.lgs. citato. Il fine della rieducazione del reo e della sua reintegrazione nel contesto sociale, ai sensi dell'art. 27 Cost., anche nello svolgimento della sanzione paradetentiva quale quella del lavoro di pubblica utilità, nel rispetto della volontà del condannato, dovrebbe essere preminente, non potendo essere precluso da un irragionevole vincolo territoriale, la cui ratio non si riuscirebbe a percepire.1.- Il Tribunale ordinario di Sant'Angelo dei Lombardi, in composizione monocratica e in funzione di giudice dell'esecuzione penale, con l'ordinanza indicata in epigrafe dubita, in riferimento agli articoli 3, 27 e 29 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'art. 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), nella parte in cui impone lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità nella Provincia di residenza del condannato, ovvero - subordinatamente - nella parte in cui non prevede l'ipotesi che il giudice, su richiesta del condannato stesso, lo ammetta a svolgere il lavoro di pubblica utilità presso un ente non compreso nella Provincia di residenza. Ad avviso del rimettente la norma, nella formulazione attuale, violerebbe: a) l'art. 3 Cost., sotto il profilo della violazione del principio di uguaglianza, in quanto la mancata predisposizione di convenzioni, ai sensi dell'art. 54 del d.lgs. n. 274 del 2000 nell'ambito di una Provincia, «finirebbe per precludere, in buona sostanza, la possibilità per un soggetto condannato ed ivi residente di accedere a tale sanzione sostitutiva, alla quale peraltro la legge collega - nel caso previsto dall'art. 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) ed all'esito positivo dello svolgimento del lavoro - notevoli benefici premiali, tra cui l'effetto estintivo del reato, la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e la revoca della confisca del veicolo sottoposto a sequestro»; b) l'art. 3 Cost., sotto il profilo della violazione del principio di ragionevolezza, in quanto la possibilità riconosciuta al condannato (dalla medesima disposizione) di richiedere al giudice di essere ammesso a svolgere il lavoro di pubblica utilità per un tempo superiore alle sei ore settimanali rende irragionevole la mancata previsione di poter consentire, previa richiesta, di svolgere il lavoro di pubblica utilità al di fuori della Provincia di residenza, se non altro in tutte quelle situazioni concrete in cui tale prestazione risulterebbe rispettosa delle esigenze di tutela degli interessi costituzionali, dei quali lo stesso art. 54 del d.lgs. citato fa esplicita menzione; c) l'art. 27 Cost., in quanto il vincolo territoriale allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità impedisce la realizzazione degli obiettivi di rieducazione e reintegrazione del condannato, nonostante la disponibilità all'emenda ed alla risocializzazione manifestate mediante il consenso alla prestazione di attività lavorativa socialmente utile, disponibilità che, invece, orienterebbe positivamente le opinioni della collettività «valutando apprezzabilmente lo sforzo e l'impegno tenuti dal condannato nell'adempimento degli obblighi ordinariamente collegati allo svolgimento di un'attività lavorativa»; d) l'art. 29 Cost., in quanto l'espiazione del lavoro di pubblica utilità, esclusivamente nell'ambito della Provincia di residenza del reo, non terrebbe conto delle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato cui, invece, si dovrebbe assegnare indubbia prevalenza. 2.- Il Tribunale ordinario di Matera, in composizione monocratica e in funzione di giudice dell'esecuzione penale, con l'ordinanza indicata in epigrafe dubita, in riferimento agli artt. 3 e 27 Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 54 del d.lgs. n. 274 del 2000, nella parte in cui impone lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità nella provincia di residenza del condannato, o nella parte in cui non prevede l'ipotesi che il giudice, su richiesta del condannato stesso, possa ammetterlo a svolgere il lavoro di pubblica utilità presso un ente non compreso nella Provincia di residenza. Ad avviso del rimettente la norma, come attualmente formulata, violerebbe: a) l'art. 3 Cost., sotto il profilo dell'irragionevolezza dell'inderogabile svolgimento dell'attività nell'ambito della Provincia di residenza del condannato, in rapporto alla previsione espressa di tutela degli interessi di rango costituzionale (esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del medesimo), di cui la stessa disposizione contiene esplicita menzione; b) l'art. 3 Cost., ancora sotto il profilo della irragionevolezza, in quanto, da un lato, stabilisce un vincolo territoriale ancorato alla provincia di residenza del condannato, e, dall'altro, ammette che costui a sua richiesta possa essere ammesso a svolgere il lavoro di pubblica utilità anche per un tempo superiore alle sei ore settimanali; c) l'art. 3 Cost., sotto il profilo della violazione del principio di uguaglianza, in quanto non ovunque si registra la presenza di enti convenzionati, ai sensi dell'art. 54 del d.lgs. n. 274 del 2000, così da precludere agli interessati i benefici premiali contemplati dal vigente art. 186 del codice della strada, fra i quali, soprattutto, quello dell'estinzione del reato stesso; d) l'art. 27 Cost., sotto il profilo della finalità rieducativa della pena, che deve sussistere anche nello svolgimento della "sanzione paradetentiva" del lavoro di pubblica utilità, in quanto preclude al condannato un percorso di risocializzazione e gli impedisce di conseguire l'emenda per il reato perpetrato, specialmente nell'ipotesi in cui l'espiazione del lavoro di pubblica utilità, in altra Provincia, trovi adeguata giustificazione nell'esigenza di tutelare interessi costituzionalmente protetti e previsti dalla norma medesima. 3.- I due giudizi di legittimità costituzionale censurano la stessa norma di legge, con argomenti analoghi o strettamente connessi. Pertanto, essi vanno riuniti per essere definiti con unica sentenza.