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Norme sull'ordinamento penitenziario minorile e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà nei confronti dei minorenni, nonché modifiche al codice penale in materia di pene e di sanzioni sostitutive per i soggetti che hanno commesso reati nella minore età. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge riprende con alcune modifiche il progetto di legge atto Camera n. 3912 presentato nella XVI legislatura dal Gruppo PD. Esso si caratterizza certamente per la sua organicità: basti accennare al fatto che consta di 51 articoli e, soprattutto, che non si limita a disciplinare l'esecuzione dei «provvedimenti limitativi della libertà destinati ai minorenni autori di reato», ma interviene anche sul versante delle sanzioni arricchendo sensibilmente le misure a disposizione del giudice minorile che si sia orientato verso una sentenza di condanna. Sono corpose e numerose le ragioni che inducono a ritenere non più differibile l'emanazione di una legge penitenziaria minorile. In estrema sintesi: a) l'esecuzione della custodia cautelare in carcere e della pena detentiva incide su un'ampia gamma di diritti del minore, molti dei quali costituzionalmente protetti, per cui, in base alla stessa logica che ha ispirato la riforma penitenziaria del 1975, l'estrema supremazia dello Stato sull'individuo non può essere regolata che da una legge; b) l'incostituzionalità dell'articolo 79 della legge 26 luglio 1975, n. 354, che incongruamente equipara il minore all'adulto, anche se non dichiarata per la preoccupazione del vuoto legislativo che si sarebbe determinato, è stata chiaramente individuata dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 125 del 25 marzo 1992; c) anche sul piano delle regole sopranazionali l'orientamento è nel senso che, per quanto concerne la normativa in materia di esecuzione penale minorile, non si può prescindere da una fonte legislativa. Per quanto attiene alla tipologia delle sanzioni sostitutive, in parte già collaudate, in parte di nuova creazione, va detto che dal progetto di legge emergono tre scaglioni di pena, a ciascuno dei quali corrisponde un binomio di sanzioni extradetentive applicabili. Più precisamente: se il tribunale per i minorenni ritiene di irrogare una pena detentiva entro il limite massimo di due anni, può condannare alla semidetenzione (articolo 15) o alla libertà controllata (articolo 18); se il limite massimo è di un anno, le sanzioni applicabili sono la permanenza domiciliare (articolo 16) oppure l'obbligo di svolgere un'attività riparatoria a favore della persona offesa o danneggiata dal reato, o una prestazione di pubblica utilità (articolo 17), da individuare nell'ambito di un ventaglio di attività contestualmente elencate. Infine, se il limite massimo della pena da irrogare è di sei mesi, il giudice può orientarsi, alternativamente, per la permanenza domiciliare nei fine settimana (articolo 20) oppure per una condanna a sanzione interdittiva, implicante uno o più dei divieti -- in totale, sei -- elencati nell'articolo 19, comma 2 (ad esempio il divieto di assumere bevande alcoliche). Per quanto riguarda le disposizioni inerenti il settore penitenziario, le novità non sono né poche né tantomeno poco importanti. Dall'articolo 1, comma 1, si ricava, ad esempio, che la normativa penitenziaria contenuta nel disegno di legge dovrà applicarsi non solo ai minorenni, ma anche «ai giovani adulti che hanno commesso il reato non oltre il compimento della maggiore età». A loro volta, l'articolo 1, comma 3, e l'articolo 28 stabiliscono, rispettivamente, che i servizi minorili della giustizia si occupano dell'esecuzione delle misure cautelari e delle pene fino al venticinquesimo anno di età e che dovranno essere predisposte delle strutture ad hoc , gli istituti penali per giovani adulti, destinate ad accogliere i soggetti in questione sottoposti a custodia cautelare o ad esecuzione di pena. Il limite massimo, fissato in via generale al compimento del venticinquesimo anno di età, è in sintonia con il disposto dell'articolo 3 delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, in cui, per l'appunto, si fa riferimento al medesimo limite per indicare il punto finale della competenza riservata alla magistratura di sorveglianza minorile. Accanto alle fondamentali strutture già menzionate (istituti penali per minori e istituti penali per giovani adulti) sono previsti: 1) le comunità penali a custodia attenuata per i minorenni, le quali devono avere «una dimensione edilizia e organizzativa interna di tipo comunitario», destinate a «giudicabili» e «definitivi» che «non abbiano commesso reati di particolare allarme sociale» (articolo 27); 2) le sezioni destinate all'esecuzione della semidetenzione e della semilibertà; 3) i centri di prima accoglienza, dove sono temporaneamente ospitati, in attesa dell'udienza di convalida, i minori arrestati in flagranza o sottoposti a fermo; 4) le comunità pubbliche o del privato sociale, destinate ad accogliere minorenni e giovani adulti «sottoposti alla misura cautelare del collocamento in comunità e alla misura di sicurezza del riformatorio giudiziario» (articolo 31). Inoltre, mentre per le comunità penali a custodia attenuata (articolo 27) e per le comunità destinate all'esecuzione del collocamento in comunità e del riformatorio giudiziario (articolo 31) è fissata una capienza non superiore a dieci unità, per gli istituti penali per minorenni e per quelli riservati a giovani adulti la prescrizione è assai meno tassativa, in quanto il criterio adottato è quello, decisamente troppo elastico, del «numero limitato di detenuti per ogni gruppo previsto dal regolamento interno» (articolo 26, comma 2, e articolo 28, comma 1). L'esigenza della territorializzazione dell'esecuzione è riconosciuta e disciplinata dal comma 1 dell'articolo 2 in cui si prevede che «ogni misura penale deve essere eseguita in struttura situata nell'ambito della regione di residenza». Per quanto riguarda il personale, la cui importanza per la buona riuscita di una riforma penitenziaria è fuori discussione, il ruolo di primo piano è riservato ai servizi socio-educativi per i minorenni, la cui azione è costantemente raccordata con i servizi territoriali. Una particolare attenzione deve essere poi rivolta agli «agenti di polizia penitenziaria appartenenti al contingente minorile», che lo stesso disegno di legge investe di diverse funzioni, suscettibili di interferire con l'azione educativa, e che pertanto devono essere svolte da personale adeguatamente preparato e, quindi, consapevole della delicatezza degli equilibri in gioco.