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Tale tempestività permette inoltre di gestire nel migliore dei modi la raccolta di informazioni tecniche e di dati circostanziali che potranno rivelarsi «strategici» nell'eventualità di un contenzioso. Appartiene a questa sfera di azioni preventive la sistematica segnalazione e raccolta di ogni forma di violenza, verbale o fisica, minacciata o attuata nei confronti dei professionisti e degli operatori, anche al fine di adeguare le misure volte a garantire la loro sicurezza; 4) gestione tempestiva ed equa dei sinistri, possibilmente in ambito extragiudiziale, quando sia individuata una responsabilità a carico della struttura, e/o dei/l professionisti/a che vanno sempre coinvolti, e con attiva partecipazione dei servizi legali e assicurativi e di medicina legale aziendali e delle strutture; 5) la sistematica attività di diffusione, adattamento ed implementazione delle raccomandazioni relative alle migliori pratiche fondate sulle evidenze scientifiche, fermo restando che si cura il malato e non la malattia; 6) interventi formativi proattivi sui professionisti e sulle équipes multiprofessionali, idonei a promuovere la cultura della sicurezza delle attività mediche e sanitarie, declinandoli negli specifici contesti operativi e nelle specifiche competenze professionali attraverso un obbligo di acquisire, nel dossier formativo, almeno 20 crediti formativi ECM in un triennio su materie relative alla sicurezza delle cure; 7) la richiamata necessità di configurare queste attività all'interno di una visione sistematica e sistemica del fenomeno, che impone alle organizzazioni sanitarie l'esigenza di costituire unità strutturate di prevenzione e gestione del rischio clinico o meglio di promozione, valutazione e gestione della sicurezza delle cure. I profili di responsabilità del medico e dell'esercente una professione sanitaria. Prima di addentrarsi nei vari profili della responsabilità professionale del medico e dell'esercente una professione sanitaria, è di sicuro rilievo richiamarla nei suoi profili etico--deontologici, così come proposta da Mauro Barni. Per il medico, «... non è un buon segno che la espressione responsabilità professionale del medico sia, nel comune linguaggio degli addetti ai lavori, ritenuta una mera variante semantica di colpa professionale, sinonimo cioè di malpractice (...) La responsabilità è e resta in effetti una categoria pregiuridica e metadeontologica; rappresentando l'essenza stessa della professionalità e della potestà di curare (...) stando al significato etimologico del termine responsabilità vuol dire dovere di farsi carico, scientemente e coscientemente, delle proprie azioni; è condizione quindi consustanziata e connaturata all'agire, che precede l'azione, la orienta, la segue, e presuppone su chi la attua l'esserne sempre moralmente oltre che razionalmente partecipe». La responsabilità, quale «essenza stessa della professionalità e della potestà di curare», è il pilastro fondante della autonomia del medico nelle scelte diagnostiche e terapeutiche che, fatti salvi altri diritti e doveri costituzionali, in primis l'autodeterminazione del paziente (consenso informato), è stata più volte richiamata dalla Suprema corte come tratto incomprimibile dell'attività medica rispetto al legislatore e ribadita in giudizi di merito e legittimità. L'autonomia nelle scelte diagnostico-terapeutiche e tecnico-professionali e l'attribuzione delle connesse responsabilità concorrono, dunque, a definire quella posizione di garanzia che lo Stato riconosce ai medici e, alla luce delle profonde novelle legislative intercorse negli ultimi anni, ai professionisti sanitari nell'ambito delle specifiche competenze definite dai percorsi formativi, dai profili professionali e delle funzioni attribuite e svolte. Vale la pena ricordare come, nei codici deontologici, il tema della sicurezza abbia già da anni il suo forte rilievo: Codice medico (dicembre 2006), art. 14: «Il medico opera al fine di garantire le più idonee condizioni di sicurezza del paziente e contribuisce all'adeguamento dell'organizzazione sanitaria, alla prevenzione e gestione del rischio clinico anche attraverso la rilevazione, segnalazione e valutazione degli errori al fine del miglioramento della qualità delle cure. Il medico a tal fine deve utilizzare tutti gli strumenti disponibili per comprendere la cause di un evento avverso e mettere in atto i necessari comportamenti per evitarne la ripetizione». Codice infermieri (dicembre 2009), art. 29: «L'infermiere concorre a promuovere le migliori condizioni di sicurezza dell'assistito e dei familiari e lo sviluppo della cultura dell'imparare dall'errore. Concorre alle iniziative per la gestione del rischio clinico». Negli ultimi anni, si è fatto strada nella riflessione giuridica, e più chiaramente in alcune pronunce della Suprema corte, l'orientamento di qualificare in modo particolare le attività mediche esercitate in presenza di oggettive esigenze diagnostico-terapeutiche come intrinsecamente finalizzate alla tutela della salute dell'individuo e nell'interesse della collettività; una sorta di auto-legittimazione che trova i suoi limiti solo nel rispetto di altri doveri e diritti costituzionalmente sanciti e protetti. Occorre partire da questi profili, profondamente radicati nel nostro ordinamento e nella deontologia professionale, per promuovere una riforma organica relativa ai criteri di accertamento della responsabilità del medico e degli esercenti una professione sanitaria, tanto in ambito penale quanto in quello civile quanto in ogni altro ambito, stante l'evoluzione giuridico-normativa, tecnico-professionale ed organizzativo-gestionale che sempre più frequentemente li vede parte nei contenziosi. Al legislatore non deve altresì sfuggire l'esigenza di armonizzare la materia della responsabilità medica e sanitaria all'ordinamento europeo, in ragione della vigente libera circolazione dei professionisti e dei pazienti. I profili di responsabilità penale e civile dell'esercente la professione medica e sanitaria. I costi diretti e indiretti del contenzioso medico e sanitario sono divenuti eccessivamente gravosi per la collettività perché esso ha sconfinato dal mero piano del risarcimento del danno, avendo ricadute onerose sia sul piano della medicina difensiva che dilata le aree di inappropriatezza, sia sul piano assicurativo le cui polizze, per un verso, hanno costi altissimi per professionisti e per aziende ormai sempre più costrette a rinunciarvi e, per altro, sono sempre meno gestite dalle compagnie italiane ed estere, restie ad investire in questo settore. Solamente due Paesi in Europa, e tra questi l'Italia, hanno conservato la responsabilità anche in sede penale per il medico o l'operatore sanitario che con la loro condotta colposa hanno causalmente concorso a determinare l'evento colposo, perché in tutti gli altri Paesi dell’Unione europea l'illecito professionale e l'evento indesiderato sono confinati in ambito civile proprio in ragione della peculiarità della materia. Stride, dunque, che nel nostro ordinamento penale il professionista medico o sanitario, chiamato ad operare nella quotidianità con attività altamente rischiose per definizione, possa essere chiamato a rispondere penalmente di omicidio o di lesioni personali, quando colposamente la sua prestazione possa essere stata causalmente determinante nell'insorgenza dell'evento indesiderato.