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Inoltre, l'adozione di una applicazione unica nazionale per il tracciamento dei contatti, interoperabile anche a livello europeo, consente di individuare in maniera sempre più completa le persone potenzialmente esposte al virus COVID-19 anche nella mobilità tra Paesi dell'Unione eruropea e, attraverso le misure di sorveglianza sanitaria, interrompere l'eventuale catena di contagi « importati/esportati ». Il decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2020, n. 70, rappresenta la norma di riferimento per il Sistema di allerta COVID-19 basato sul contact tracing digitale. Detta norma è stata aggiornata recentemente dall'articolo 2 del decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125, che, al fine di garantire la continuità operativa del sistema di allerta COVID, estende l'uso del sistema e il trattamento dei relativi dati, per le esigenze di protezione e prevenzione sanitaria, legate alla diffusione del COVID-19 anche a carattere transfrontaliero, fino al 31 dicembre 2021. Inoltre consente l'interoperabilità con le piattaforme che operano, con le medesime finalità, nel territorio dell'Unione europea. L'applicazione IMMUNI, individuata come applicazione (APP) nazionale di contact tracing digitale, dal 1° giugno 2020 si può scaricare gratuitamente e volontariamente su telefoni iOS e Android dagli Store ( App Store e Play Store ) del Ministero della salute. In fase di installazione non sono richieste informazioni personali ad eccezione delle provincia in cui si vive. Ciò consente di sapere quanti utenti hanno scaricato l'APP e in quale regione sono. La APP non accede alla rubrica, non invia SMS e non chiede il numero di telefono all'utente. Per utilizzarla l'utente deve abilitare la funzione di Bluetooth che non è una funzione di geolocalizzazione ma permette contatti di prossimità. Allo stato attuale gli obiettivi dell'APP sono: – allertare l'utente del suo stato di rischio, nel caso in cui sia stato esposto a un possibile contagio attraverso un contatto con un paziente positivo al COVID-19; – fornire all'utente informazioni necessarie per affrontare la situazione, ad esempio offrendo indicazioni sulla patologia e le azioni di sanità previste e invitandolo a contattare il proprio medico di medicina generale o il Dipartimento di prevenzione della propria ASL. Una volta attivata, l'APP scambia codici generati randomicamente con altri dispositivi che hanno installato la stessa APP, grazie a segnali Bluetooth Low Energy . Questi codici non permettono di risalire all'identità dell'utente e restano residenti sul telefono. Lo scambio è bidirezionale: ogni smartphone invia il proprio codice randomico e riceve i codici randomici degli smartphone nelle vicinanze, salvandoli nella propria memoria interna. Quando un utente IMMUNI risulta positivo al SARS-CoV-2, l'operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della ASL (o il medico di medicina generale), accedendo al sistema centrale di IMMUNI, attiva un codice monouso presente sul dispositivo del paziente per consentire il trasferimento dei codici registrati sul suo telefono. Se il paziente vuole effettuare il trasferimento di questi codici al sistema centrale, comunica all'operatore sanitario il codice presente sul suo telefono e quest'ultimo lo inserisce nel sistema e la lista dei codici randomici che lo smartphone ha registrato nei giorni precedenti viene caricata sul server al fine di inviare una notifica automatica agli utenti, con cui il caso positivo è stato a contatto, del rischio a cui sono stati esposti. La notifica può contenere indicazioni sulle misure di prevenzione previste dal Ministero della salute e invitare a entrare in contatto con il proprio medico di medicina generale o il Dipartimento di prevenzione dell'ASL. Il sistema IMMUNI rende possibile inviare una notifica ad un utente venuto a contatto con un altro utente risultato positivo del rischio di contagio senza che al sistema sia nota né l'identità del paziente positivo, né l'identità del contatto. Sarà poi volontà del contatto « rivelarsi » ai servizi sanitari regionali per la sorveglianza attiva prevista nel contact tracing tradizionale. La grave situazione emergenziale che il Paese sta affrontando e lo scenario epidemico che si prospetta per il periodo autunno-inverno, caratterizzato da una trasmissibilità sostenuta e diffusa di SARS-CoV-2, rende quanto mai necessario non solo assicurare che la risposta dell'assistenza sia realizzata in tutte le sue potenzialità ma anche rafforzare le attività di tracciamento dei contatti ( contact tracing ) al fine di identificare rapidamente i focolai, isolare i casi ed applicare misure di quarantena dei contatti e contribuire a mantenere la trasmissione sotto controllo. Pertanto, la norma che si illustra prevede che il Ministero della salute svolga attività di contact tracing e sorveglianza sanitaria nonché di informazione e accompagnamento verso i servizi di prevenzione e assistenza delle competenti aziende sanitarie locali. A tal fine, il Ministero della salute attiva un servizio nazionale di supporto telefonico e telematico alle persone risultate positive al virus SARS-Cov-2, che hanno avuto contatti stretti o casuali con soggetti risultati positivi o che hanno ricevuto una notifica di allerta attraverso l'applicazione IMMUNI, di cui all'articolo 6 del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2020, n. 70, i cui dati sono resi accessibili per caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività. A tal fine i dati relativi ai casi diagnosticati di positività al virus SARS-Cov-2 sono resi disponibili al predetto servizio nazionale, anche attraverso il Sistema Tessera Sanitaria ovvero tramite sistemi di interoperabilità. Dispone, altresì, che il Ministro per la salute possa delegare la disciplina dell'organizzazione e del funzionamento del servizio al commissario straordinario per l'emergenza di cui all'articolo 122 del citato decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, oppure provvedervi con proprio decreto. Per le finalità dell'articolo 20 è autorizzata la spesa di 1.000.000 di euro per l'anno 2020 e 3.000.000 di euro per l'anno 2021. Articolo 21. – (Misure per la didattica digitale integrata) La proposta normativa intende stanziare risorse nell'ambito del Fondo per l'innovazione digitale di cui all'articolo 1, comma 62, della legge 13 luglio 2015, n. 107, per consentire alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi di dispositivi e strumenti digitali utili per la didattica digitale integrata, in considerazione del perdurare della situazione emergenziale da COVID-19, che al momento ha imposto alle scuole secondarie di secondo grado il ricorso alla didattica digitale integrata per il 75 per cento dell'orario scolastico. In particolare, la norma consente alle scuole l'acquisto di dispositivi e strumenti digitali individuali per la fruizione delle attività di didattica digitale integrata, da concedere in comodato d'uso alle studentesse e agli studenti meno abbienti, anche nel rispetto dei criteri di accessibilità per le persone con disabilità, nonché per l'utilizzo delle piattaforme digitali per l'apprendimento a distanza e per la necessaria connettività di rete. Con decreto del Ministro dell'istruzione le risorse sono ripartite direttamente tra le istituzioni scolastiche, tenuto conto del numero di studenti di ciascuna e del contesto socio-economico delle famiglie.