[pronunce]

degli artt. 9, 10 e 10-bis del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 268 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige in materia di finanza regionale e provinciale); degli artt. 2 e 4 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento); degli artt. 3, 117, 118 e 119 della Costituzione, «in combinato disposto» con l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3; dell'art. 2, comma 108, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2010), nonché del principio di leale collaborazione. 2.1.- La Provincia autonoma di Trento sospetta l'illegittimità costituzionale dell'art. 28, comma 3, del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, in riferimento agli artt. 69, 79, 104 e 107 dello statuto speciale, oltre che all'art. 3 della Costituzione. Con riguardo all'art. 28, comma 3, la ricorrente, dopo aver sottolineato come esso, nel determinare il concorso alla finanza pubblica delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, configuri una rilevante sottrazione di risorse alle Regioni speciali, evidenzia come venga stabilito altresì, per effetto del terzo periodo di tale comma («le Regioni Valle d'Aosta e Friuli-Venezia Giulia e le Province autonome di Trento e di Bolzano assicurano, a decorrere dall'anno 2012, un concorso alla finanza pubblica di 60 milioni di euro annui, da parte dei Comuni ricadenti nel proprio territorio»), un taglio di risorse anche a carico degli enti locali situati nel territorio della Provincia autonoma. Tale taglio, ad avviso della ricorrente, inciderebbe in sostanza sempre sulla Provincia autonoma, visto che ai sensi dell'art. 81, comma 2, dello statuto speciale la Provincia autonoma deve finanziare adeguatamente i Comuni, e sarebbe comunque impugnabile anche ad opera della Provincia (ex multis, le sentenze di questa Corte n. 278 del 2010; n. 298 del 2009; n. 169 del 2007; n. 95 del 2007; n. 417 del 2005; n. 196 del 2004; n. 533 del 2002). La sottrazione di risorse operata dall'art. 28, comma 3, impugnato, non avrebbe alcuna base statutaria e si porrebbe in contrasto con gli artt. 75, laddove assicura alla Provincia autonoma di Trento le finanze necessarie all'esercizio delle sue funzioni, e 79 dello statuto speciale. Quest'ultima disposizione definirebbe infatti in modo preciso, esaustivo ed esclusivo le modalità con cui le Province autonome assolvono gli obblighi di carattere finanziario derivanti dalle misure di coordinamento della finanza pubblica stabilite dalla legislazione statale, con regole che possono essere modificate esclusivamente con la procedura prevista dall'art. 104 dello statuto speciale, configurando un regime speciale che non può essere unilateralmente alterato dal legislatore statale, in violazione del principio dell'accordo circa il regime dei rapporti finanziari tra Stato e Regioni speciali, riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale (sentenze n. 133 del 2010; n. 82 del 2007; n. 353 del 2004; n. 98 del 2000; n. 39 del 1984). Per quel che specificamente riguarda le Province autonome, viene invocato, poi, l'art. 79, comma 3, dello statuto, il quale, nel quadro della generale competenza legislativa provinciale in materia di finanza locale di cui all'art. 80 dello statuto, attribuisce alle medesime Province poteri di coordinamento finanziario con riferimento agli enti locali: questa competenza è stata esercitata con la legge provinciale 15 novembre 1993, n. 36 (Norme in materia di finanza locale), il cui art. 3 dispone che le misure necessarie a garantire il coordinamento della finanza comunale con quella provinciale, incluse quelle per il perseguimento degli obiettivi correlati al patto di stabilità interno, sono stabilite in sede di definizione dell'accordo di cui all'art. 81 dello statuto speciale, fra il Presidente della Provincia autonoma e una rappresentanza unitaria dei rispettivi comuni. La ricorrente ritiene che il rinvio alle norme di attuazione dello statuto speciale, in base all'art. 27 della legge n. 42 del 2009, non dovrebbe trarre in inganno, per tre ordini di ragioni: in primo luogo, dal momento che già l'accantonamento di risorse finanziarie - pari complessivamente a 920 milioni - a valere sulle quote di compartecipazione dei tributi erariali, sarebbe autonomamente lesivo; in secondo luogo, perché l'art. 79 dello statuto, che così verrebbe ad essere derogato, sarebbe modificabile solo con l'apposita procedura di cui all'art. 104 del medesimo statuto (ossia «con legge ordinaria dello Stato su concorde richiesta del Governo e, per quanto di rispettiva competenza, della regione o delle due province»), e non in sede di attuazione; in terzo e ultimo luogo, posto che in tal modo si verrebbe a determinare un vincolo di contenuto per le norme di attuazione dello statuto. Su questi ultimi due elementi si fonda perciò la pretesa violazione degli artt. 104 e 107 dello statuto speciale. Analoghe censure possono essere rivolte alla quota di 60 milioni di euro che, ai sensi dell'impugnato art. 28, comma 3, terzo periodo, lo Stato esige (anche) dalla Provincia autonoma di Trento «da parte dei Comuni ricadenti nel proprio territorio», dal momento che non rientrerebbe tra i compiti della Provincia autonoma quello di fungere da esattore per conto dello Stato, né lo Stato avrebbe titolo per esigere dalla medesima Provincia somme che ritenga a qualsiasi titolo dovute dai Comuni. È oggetto di censura altresì il criterio di riparto dell'accantonamento determinato dal terzo periodo dell'art. 28, comma 3, impugnato, secondo cui esso deve aver luogo «proporzionalmente alla media degli impegni finali registrata per ciascuna autonomia nel triennio 2007-2009», in quanto non risulterebbe essere stato in alcun modo pariteticamente concordato tra Stato e Regioni speciali. Ulteriori profili di illegittimità riguarderebbero, infine, il quarto periodo del medesimo art. 28, comma 3, impugnato, sulla base del quale «Per la Regione Siciliana si tiene conto della rideterminazione del fondo sanitario nazionale, per effetto del comma 2». Ad avviso del ricorrente la disposizione, ancorché oscura, sarebbe interpretabile nel senso che la quota di risorse da addossare alla Regione siciliana andrebbe ridotta in corrispondenza delle minori risorse del Fondo sanitario destinate alla medesima Regione.