[pronunce]

che la disposizione censurata pone a carico delle società professionali mediche ed odontoiatriche, in qualunque forma costituite, e delle società di capitali, operanti in regime di accreditamento col Servizio sanitario nazionale, un «contributo pari al 2 per cento del fatturato annuo attinente a prestazioni specialistiche rese nei confronti del Servizio sanitario nazionale e delle sue strutture operative, senza diritto di rivalsa sul Servizio sanitario nazionale»; che il giudice rimettente, nel prospettare le questioni di legittimità costituzionale, non ha fornito una interpretazione univoca della disposizione oggetto di censura; che, in particolare, il giudice a quo, da un lato, afferma che il tenore letterale dell'art. 1, comma 39, della legge n. 243 del 2004, «sembra» non consentire altri significati che quello per cui la percentuale del contributo in essa contemplato debba computarsi sul fatturato realizzato dalle società, anziché sui compensi erogati dalle medesime ai professionisti; dall'altro, ammette che l'obbligo contributivo in questione possa essere calcolato sui compensi medesimi, così contraddicendo la stessa premessa interpretativa sulla quale ha fondato i dubbi di legittimità costituzionale sollevati in via principale; che tale difetto dell'ordinanza di rimessione risulta ancora più evidente se si considera che il rimettente non si è fatto carico di verificare la possibilità di seguire l'interpretazione fatta propria dall'ENPAM, nell'applicazione della disposizione censurata, per commisurare la base imponibile del contributo ai compensi corrisposti ai singoli professionisti; che, pertanto, oltre all'evidenziata contraddittorietà nella prospettazione delle questioni, il rimettente si è sottratto all'onere di offrire adeguata motivazione sia sulla norma da applicare, nel suo significato all'interno del sistema complessivamente considerato, sia «sulla effettiva impraticabilità di una diversa interpretazione conforme a Costituzione» (ex plurimis, ordinanze n. 448 del 2007, n. 272 del 2006 e n. 427 del 2005); che detti vizi determinano, secondo il costante orientamento di questa Corte, la manifesta inammissibilità di tutte le questioni sollevate.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 39, della legge 23 agosto 2004, n. 243 (Norme in materia pensionistica e deleghe al Governo nel settore della previdenza pubblica, per il sostegno alla previdenza complementare e all'occupazione stabile e per il riordino degli enti di previdenza ed assistenza obbligatoria), sollevate, in riferimento agli artt. 2, 3, 38, 41 e 53 della Costituzione, dal Tribunale di Roma, Sezione lavoro, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 25 giugno 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Maria Rita SAULLE, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 luglio 2008. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA