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Disposizioni per la promozione dell'arte di strada negli spazi pubblici e delega al Governo per l'adozione di un codice nazionale degli artisti di strada. Onorevoli Senatori . – La presente iniziativa legislativa – elaborata e discussa dal liceo classico Gabriele D'Annunzio di Pescara nell'ambito dell'iniziativa « Un giorno in Senato 2019-2020 » – ha per suo fine quello di promuovere le potenzialità del patrimonio culturale e la tutela ambientale. Nell'apprezzare il lavoro svolto il presente disegno di legge intende riprendere e valorizzare il lavoro di questi giovani ragazzi. Se le case sono custodi di memorie intime, la strada è il luogo dell'incontro, della vita, delle cose che accadono, dello scorrere degli eventi, è la memoria fisica della città, delle sue manifestazioni, della sua routine rumorosa e affollata. Perché sfasature, solo in apparenza casuali, in realtà sono in grado di tramutare la memoria in colori e fantasia, se è vero – come sosteneva un grande abruzzese qual è stato lo scrittore Ennio Flaiano – che « anche i luoghi conoscono una loro felicità ». Fra coloro che partecipano di questa felicità, al punto di sentirsene parte, divenendo « di strada », si contano in particolare gli artisti: funamboli, prestigiatori, giocolieri, mimi, cantanti, danzatori, tutti coloro che, per esibirsi, si sottraggono a un palcoscenico convenzionale, regalando e arricchendo d'arte e bellezza il nostro consueto scenario urbano. Altro esempio visivo sono i writers che – con opere sui muri, supporti e installazioni – danno una seconda possibilità a edifici e luoghi che le amministrazioni comunali in primis spesso non riescono o addirittura rinunciano a sistemare e restaurare con risorse pubbliche. Sono, in breve, un esempio di creatività, inventiva, vitalità, colore, sia per chi si ferma a guardarli sia per chi risiede negli immediati dintorni, diventando catalizzatori di luce e di energia. Proprio in questo periodo in cui è stato più difficile vivere lo spazio urbano a causa dell'emergenza sanitaria, il « vuoto » delle città è stato reso ancora più evidente dalla chiusura di teatri, musei e cinema, dall'assenza di spettacoli e di concerti ma anche, e soprattutto, di quelle manifestazioni culturali, sempre più diffuse negli ultimi anni in quasi tutte le città d'Italia e del mondo, che vedono protagonisti gli artisti di strada. Il Festival « Ferrara Buskers », per esempio, esiste dal 1998 e, per via della pandemia, è stato fortemente ridimensionato, tolto dalla strada e collocato ai cortili dei palazzi più importanti della città. Il 2020, insieme con il 2021, sono stati anni difficili, particolarmente per chi si occupa di arte e spettacolo, e ancora di più per chi si esibisce nelle piazze e nelle strade. D'altra parte il distanziamento sociale cui siamo stati e saremo ancora, se pur in parte, costretti, potrebbe trasformarsi invece in un'occasione per promuovere finalmente l'arte di strada in tutte le sue forme attraverso spettacoli e laboratori da realizzare in spazi aperti. Con il presente disegno di legge, infatti, s'intende considerare l'arte di strada nella sua accezione più ampia, come « arte pubblica », nel suo rapporto col territorio e con la cittadinanza e nel suo ruolo di strumento generatore di comunità in grado di favorire la partecipazione dei cittadini alla gestione dello spazio pubblico. L'arte di strada non è una semplice forma di spettacolo o una semplice espressione artistica, bensì un veicolo di conoscenze, i cui depositari sono gli artisti: sua caratteristica fondamentale è proprio una modalità di rappresentazione basata sulla stretta relazione tra spettacolo, pubblico e luogo. Gli artisti di strada sono riusciti a portare negli occhi di casuali o frettolosi passanti immagini che probabilmente non avrebbero mai incontrato, come quelle ispirate al Codex Seraphinianum di Luigi Serafini, un libro di grande successo nella categoria « Art e Design », opera del tutto fantastica assai conosciuta e celebrata solo nel novero degli addetti ai lavori. Cosa rimane nella mente degli spettatori non è dato saperlo, ma ciò che importa è che la mediazione culturale è evidente. Un altro esempio è rappresentato dall'esperienza del « Teatro delivery » a Milano che porta il teatro all'interno dei cortili dei condomini e nelle case. Ripartire dallo spazio pubblico significa recuperare lo spirito dell'articolo 9 della Carta costituzionale, per cui è la Repubblica, ovvero i cittadini che hanno il diritto-dovere di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico artistico nonché di promuovere la cultura e la ricerca. La Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005, ratificata e resa esecutiva dalla legge 1° ottobre 2020, stabilisce che il patrimonio culturale – come sostiene Giuliano Volpe, presidente emerito del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici – non è proprietà dei professori, degli storici dell'arte o del Ministero. Si tratta, cioè, di un insieme di risorse e non di cose che le popolazioni individuano come espressione di cultura, tradizioni, sensibilità. La Convenzione apre a una visione di più ampio respiro passando, in buona sostanza, dal diritto del patrimonio culturale al diritto al patrimonio culturale per tutti. Tali intuizioni, tuttavia, erano già presenti nella precedente Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 dalla XXXII sessione della Conferenza generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO), ratificata e resa esecutiva dalla legge 27 settembre 2007, n. 167. Il patrimonio culturale non è solo costituito da monumenti o oggetti, come indicato nella Convenzione Unesco del 1972, ma anche da manifestazioni ed espressioni orali, arti dello spettacolo, consuetudini sociali, eventi rituali e festivi, conoscenze pratiche concernenti la natura e l'universo, nonché l'artigianato tradizionale. Già nella Convenzione del 2003 appaiono termini come « salvaguardia », « comunità di eredità » e « responsabilità ». Occorre fare in modo che questi principi non rimangano solo sulla carta. Nell'articolo 15 della citata Convezione del 2003 si invitano gli Stati a fare « ogni sforzo per garantire la più ampia partecipazione di comunità, gruppi e, ove appropriato, individui che creano, mantengono e trasmettono tale patrimonio, al fine di coinvolgerli attivamente nella sua gestione ». La nostra Costituzione, ancora, all'articolo 3 afferma che è « compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese ». Ebbene: aggiungiamo che dovrebbero essere rimossi anche quegli ostacoli che impediscono una partecipazione di tipo culturale.