[resaula]

In maniera contraddittoria, le opposizioni hanno sollevato molte obiezioni sul decreto-legge n. 19, senza sollevare i medesimi dubbi, come già ammesso dal senatore Pagano, che mi ha preceduto, sul decreto n. 6 del 2020, convertito in pochissimo tempo dalle Camere. Lo sapete che se non si dovesse procedere alla conversione del decreto-legge n. 19 si tornerebbe al quadro delineato dal decreto-legge n. 6, che non prevede tutti i paletti stringenti del decreto n. 19? È chiaro questo? Ovviamente no, altrimenti non vi sarebbero polemiche pretestuose che lasciano presagire che la documentazione non sia stata neanche visionata. Se vi avesse ascoltato un giurista, avrebbe definito le vostre intenzioni come eterogenesi dei fini, conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali, un filosofo come paradosso o antinomia, un medico psichiatra come schizofrenia (nel senso etimologico del termine, mente separata). Noi che vi abbiamo ascoltato in quest'Aula avremo usato il termine demagogia, mentre chi ci ha ascoltato e non appartiene ad alcuna delle categorie precedenti, avrebbe parlato di polemiche da bar, appunto, nulla di più. Non contenta delle garanzie enucleate in fase di esame alla Camera, la maggioranza ha previsto anche la cosiddetta parlamentarizzazione del procedimento di adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (i cosiddetti DPCM). Quindi non solo le Camere hanno, come è giusto che sia, la centralità in fase di conversione, ma si prevede il loro pieno coinvolgimento nell' iter di adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con l'illustrazione contenutistica del provvedimento da adottare da parte del Presidente del Consiglio o da un Ministro da lui delegato al fine di tener conto degli eventuali indirizzi formulati dal Parlamento stesso. Non solo, quindi, centralità del Parlamento, ma anche correttezza e garbo istituzionale. Si è tornati a disciplinare la fase 2 con decreto-legge, non appena l'emergenza lo ha consentito. Il decreto-legge n. 33 è stato assegnato proprio qui in Senato e, da Capogruppo della mia parte politica in Commissione affari costituzionali, mi auguro che ci sia un confronto onesto, leale e costruttivo sul decreto in Commissione, per il bene di tutti e per il bene del Paese. È bene ribadirlo ancora una volta: i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e le ordinanze sono strumenti legittimi e previsti dal nostro ordinamento giuridico nella cornice del quadro costituzionale, quale strumento per gestire fasi emergenziali che abbiano il carattere di necessità ed urgenza. Si è trattato, quindi, di scegliere lo strumento normativo più agile e adatto a contrastare questa situazione di straordinaria necessità ed urgenza, che ha minacciato e che ancora minaccia la salute degli italiani e che ha messo a dura prova il Servizio sanitario nazionale (il personale in corsia ha lavorato e continua a lavorare senza sosta per assicurare assistenza e cura presso le varie strutture ricettive), che ha di fatto bloccato la nostra quotidianità, lasciando tutti con il fiato sospeso, fino a quando non abbiamo visto decrescere la curva dei contagi, e ha quindi rappresentato una prova importante per la tenuta del nostro sistema Paese, possibilmente la prova più dura che l'Italia abbia dovuto fronteggiare dal secondo Dopoguerra. Ebbene, per tutelare il diritto fondamentale alla salute previsto dall'articolo 32 della Costituzione, il Governo ha adottato una cornice normativa che questa Assemblea è pronta ad approvare oggi, con la quale ha da un lato adottato misure restrittive, con strumenti normativi legittimi e motivate ragioni date da un ragionevole bilanciamento dei diritti in gioco e, dall'altro, ha delineato un accurato quadro sanzionatorio per la violazione delle misure di contenimento. Qualcuno ha scritto che in conseguenza di questa tragica esperienza diventeremo persone migliori, ma faccio mie le parole di Ezio Bosso: «Diventare migliori è una scelta, non una conseguenza». Onorevoli colleghi, scegliamo allora di essere migliori, guardiamo unicamente al bene del Paese. Arriverà il tempo dell'arena elettorale, ma quel tempo non è adesso: adesso è il tempo della responsabilità e della consapevolezza. Per quanto fin qui esposto, annuncio il voto favorevole del mio Gruppo. (Applausi). CIAMPOLILLO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. CIAMPOLILLO (Misto) . Signor Presidente, questo Governo non merita la fiducia; ha subappaltato la gestione dell'emergenza a tecnici - o presunti tali - che non sono stati mai scelti dai cittadini per affrontare le sfide della nostra Nazione. Su tutti, tale scienziato dottor Burioni novello attore televisivo, il quale, tra un cachet e un altro lautamente offerti dalla televisione pubblica, ha letteralmente terrorizzato il popolo italiano. Singolare, poi, che sia Burioni che Conte abbiano inizialmente escluso categoricamente che il virus fosse un problema. Eppure Conte aveva di certo la possibilità di cogliere il pericolo in arrivo e prevenire quantomeno l'assoluta carenza di mascherine e gel. Nulla di tutto questo. Quando poi sono comparsi i primi contagi, si è passato all'esatto opposto, con misure improvvisate e incoerenti che - di fatto - hanno messo in ginocchio l'economia italiana e, soprattutto, i già miseri bilanci di gran parte dei cittadini. È facile dire di restare a casa quando si vive nell'agio di lussuose residenze come quelle dei vari personaggi che hanno invaso le televisioni. Tuttavia, il dato più grave di questa vicenda è l'assoluta incapacità del Governo di gestire il flusso enorme di denaro di cui oggi dispone. Il risultato è il caos totale: gli imprenditori che aspettano ancora i famigerati 25.000 euro e la cassa integrazione che ritarda. Per capire l'assurdità della situazione è sufficiente pensare a quello che è successo in Senato giovedì scorso nel corso dell'audizione del dottor Giuseppe De Donno, dell'ospedale di Mantova, sui risultati positivi della terapia del plasma iperimmune. Di fronte ai successi di questa terapia, l'Istituto superiore di sanità (ISS) e l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) hanno pensato bene di affidare la guida dello studio nazionale su detta terapia all'Azienda ospedaliera-universitaria pisana e non già agli ospedali di Mantova e Pavia. Queste le parole del dottor De Donno: perché Pisa? Non lo so, sono sconcertato da questa decisione. Qui è la politica che vuole ammutolire la scienza. Emerge inequivocabilmente il tentativo in atto da parte dell'ISS e dell'AIFA di boicottare i risultati straordinari che la terapia del plasma iperimmune sta ottenendo attraverso la pratica di una terapia in uso da decenni contro l'epatite B e la rabbia. Il Ministro della salute, con il suo atteggiamento accondiscendente, ha dimostrato la sua sudditanza alle industrie farmaceutiche. Ma vi è di più. Ad oggi non si comprende bene quante siano le vittime effettive del Covid-19 e quanti in realtà i decessi legati ad altre cause. (Richiami del Presidente). Lo stesso vale per i contagi. Non si capisce bene chi abbia vietato le autopsie. Burioni? Il comitato tecnico-scientifico?