[pronunce]

infatti, le censure prospettate dalla Commissione tributaria sembrano incentrarsi sull'organizzazione quale presupposto d'imposta, a norma dell'art. 2 del decreto legislativo n. 446 del 1997, mentre, nell'esporre le critiche alla sentenza della Corte costituzionale n. 156 del 2001, la Commissione rimettente fa generico riferimento ad altre disposizioni dello stesso decreto legislativo, e, infine, nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione non individua alcuna disposizione; che, in secondo luogo, la fattispecie oggetto del giudizio principale – come descritta dal giudice a quo – e la censura che sembrerebbe rivolta alla suddetta sentenza n. 156 del 2001, sono in contraddizione fra loro; infatti, mentre nel processo principale si discute se rispetto all'agente di commercio, quale libero professionista, si sia o meno in presenza di un'autonoma organizzazione, la critica alla sentenza della Corte presuppone, invece, che il giudice rimettente debba giudicare un soggetto titolare di reddito d'impresa nell'ambito delle attività previste dall'art. 2195 del codice civile; inoltre, il giudice rimettente non si sofferma sulla qualificazione del ricorrente come imprenditore o come esercente attività di lavoro autonomo, con conseguente difetto di motivazione in ordine alla rilevanza (ordinanza n. 61 del 2007); che, in terzo luogo, il rimettente non indica in quale direzione la norma censurata dovrebbe essere dichiarata incostituzionale; quindi, la domanda rivolta dal giudice rimettente a questa Corte non è precisa e determinata (ordinanza n. 123 del 2007); che, in conclusione, la questione di costituzionalità sollevata va dichiarata manifestamente inammissibile, non risultando chiaramente né le disposizioni oggetto di censura, né la domanda avanzata, e mancando la motivazione in ordine alla qualificazione del ricorrente come imprenditore o come esercente attività di lavoro autonomo. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 23, 24 e 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Bologna con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 giugno 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 giugno 2007. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA