[pronunce]

viceversa la norma denunciata si pone in contrasto con l'art. 3 della Costituzione, perché irragionevolmente esclude che da tale comportamento concludente possa conseguire l'effetto del rimborso di imposte già pagate, cosí creando un regime differenziato in ragione di una circostanza (l'intervenuto pagamento o no dell'imposta) del tutto neutra (e, di fatto, contingente e casuale) rispetto alla ratio sottesa al disposto del primo periodo del medesimo comma 1 dello stesso art. 4, diretto a porre una norma di interpretazione autentica e, pertanto, con effetti retroattivi. 2. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto in giudizio, ha preliminarmente eccepito l'inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza, sotto il duplice profilo che l'ordinanza di rimessione: a) non contiene una sufficiente descrizione della fattispecie, in difetto di ogni indicazione circa le modalità di tenuta delle scritture contabili e gli altri elementi (come il tipo di dichiarazione IVA presentata) da cui si dovrebbe desumere il comportamento concludente del contribuente espressivo dell'opzione per l'applicazione dell'imposta nei modi ordinari; b) «non spiega […] perché ritenga applicabile al rimborso ordinario dell'IVA a monte la disposizione dettata in merito al rimborso di una imposta a valle indebitamente pagata», dal momento che «la fattispecie [...] non riguarda […] il rimborso di una imposta pagata, cioè dell'IVA a debito, e non dovuta, ma la formazione dell'IVA a credito di cui si chiede il rimborso, rigorosamente connessa al regime ordinario dell'IVA», con conseguente inapplicabilità della disposizione censurata, che «testualmente si riferisce ai soli rimborsi di imposte a debito non dovute». Entrambe le eccezioni sono infondate. 2.1. – Quanto alla prima eccezione, va rilevato che il giudice a quo afferma che, nel caso in esame, sia con riguardo alla modalità della tenuta delle scritture contabili sia con riguardo ad altri comportamenti posti in essere dalla società, «quali emergono dagli atti», è possibile ritenere esercitata per facta concludentia dalla contribuente l'opzione per il regime ordinario dell'IVA relativamente all'anno 1988. Ciò costituisce sufficiente descrizione della fattispecie, avendo il rimettente indicato due diversi elementi (modalità di tenuta delle scritture contabili; altri comportamenti concludenti) ciascuno dei quali è da solo considerato dalla legge idoneo per la manifestazione tacita dell'opzione per il regime ordinario dell'IVA (primo periodo del comma 1 del d.P.R. n. 442 del 1997: «L'opzione e la revoca di regimi di determinazione dell'imposta o di regimi contabili si desumono da comportamenti concludenti del contribuente o dalle modalità di tenuta delle scritture contabili.»). Né il giudice a quo era tenuto a descrivere analiticamente i comportamenti della contribuente da lui presi in considerazione e ad ulteriormente motivare le ragioni per le quali ritiene che essi costituiscano manifestazioni tacite della menzionata opzione: infatti tali valutazioni, in fatto ed in diritto, costituiscono il merito del giudizio principale e, in quanto esclusivamente riservate al giudice rimettente, non sono sindacabili dalla Corte costituzionale, neppure ai fini del controllo della rilevanza della sollevata questione di costituzionalità. 2.2. – Quanto alla seconda eccezione di inammissibilità, è qui sufficiente osservare che il rimborso dell'eccedenza dell'ammontare detraibile rispetto all'ammontare dell'imposta relativa alle operazioni imponibili, richiesto dal contribuente ai sensi dell'art. 30 del d.P.R. n. 633 del 1972, è pur sempre un rimborso dell'imposta versata e, quindi, una «restituzione di imposte», ai sensi della disposizione censurata. Il rimettente osserva, poi, che i suddetti comportamenti concludenti ed il correlativo passaggio al regime ordinario dell'IVA costituiscono «circostanze di fatto che potrebbero comportare il diritto al rimborso richiesto […], ove non sussistesse il divieto di legge» denunciato. Ne consegue che la norma censurata costituisce l'unico ostacolo alla restituzione richiesta dalla contribuente e che la sollevata questione è rilevante. 3. – Nel merito, la questione è fondata. 3.1. – Nel 1988, periodo d'imposta oggetto del giudizio principale, la società contribuente – quale imprenditore agricolo, ai sensi dell'art. 2135 del codice civile – era soggetta al regime speciale dell'IVA previsto per i produttori agricoli dall'art. 34 del d.P.R. n. 633 del 1972 (nel testo all'epoca vigente). In forza di tale regime, la detrazione per le operazioni passive (acquisti ed importazioni) era forfetizzata secondo percentuali di compensazione stabilite con decreto ministeriale e l'imposta sul valore aggiunto si applicava con le aliquote corrispondenti alle suddette percentuali. Il nono comma del citato art. 34 (sempre nel testo all'epoca vigente) attribuiva, però, ai produttori agricoli la facoltà di optare per l'applicazione dell'IVA «nel modo normale», dandone comunicazione scritta al competente ufficio IVA entro il 31 gennaio. La contribuente, pur non avendo effettuato la predetta comunicazione scritta, aveva presentato, unitamente alla dichiarazione dell'IVA riguardante l'anno 1988, la richiesta di rimborso, con procedura accelerata, della stessa imposta applicata in base al regime ordinario, e cioè con detrazione analitica e non forfetizzata. L'art. 1, comma 1, del d.P.R. n. 442 del 1997 (in vigore dal 7 gennaio 1998) ha successivamente stabilito, «in materia di imposta sul valore aggiunto e di imposte dirette», che «L'opzione e la revoca di regimi di determinazione dell'imposta o di regimi contabili si desumono da comportamenti concludenti del contribuente o dalle modalità di tenuta delle scritture contabili.». Tuttavia, solo con l'art. 4 della legge n. 342 del 2000 (in vigore dal 10 dicembre 2000) il legislatore, con norma che la rubrica dell'articolo qualifica come «interpretativa», ha chiarito che tali comportamenti concludenti hanno efficacia anche se tenuti dal contribuente anteriormente all'entrata in vigore del d.P.R. n. 442 del 1997 (primo periodo dell'unico comma), esclusa, però, la «restituzione di imposte, soprattasse e pene pecuniarie già pagate» (il censurato secondo periodo dello stesso comma). 3.2. – Il primo periodo dell'unico comma del citato art. 4 della legge n. 342 del 2000, cui la rubrica attribuisce natura «interpretativa» (riconosciuta dalla consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione), equipara anche per il passato (e non solo per l'avvenire) talune manifestazioni di volontà tacita («comportamenti concludenti del contribuente o […] modalità di tenuta delle scritture contabili») all'opzione o alla revoca comunicate per iscritto circa i regimi contabili o di determinazione dell'imposta (nella specie, si tratta dell'opzione per il regime ordinario dell'IVA).