[resaula]

Nel 2009, la Nestlé italiana è stata condannata, insieme alla Tetrapak, al pagamento dei danni per l'inquinamento del latte Nidina con Itx, un tipo di inchiostro. Nel 2013, sempre Greenpeace ha effettuato una ricerca sui prodotti OGM utilizzati dalla Nestlé: ebbene gran parte contiene OGM, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto; se ritenga necessaria una regolamentazione per gli alimenti insalubri (ricchi di zuccheri, grassi e sale), anche per contrastare gli effetti negativi sulla salute, soprattutto dei giovani, a cominciare dall'obesità, verificando anche la presenza di eventuali organismi geneticamente modificati non consentiti in Italia, così come riscontrati in alcuni dei prodotti citati, vietati in altri Paesi; se ritenga di dover rafforzare le regole sulla pubblicità del "cibo spazzatura" e dei prodotti industriali eccessivamente ricchi di grassi, sale o zuccheri (i cosiddetti HFSS), come già indicato dall'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria (IAP), e se addirittura vietare campagne pubblicitarie diseducative, frutto di una strategia di comunicazione volta a creare un'immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell'impatto sulla salute; se ritenga utile impedire a una certa industria alimentare di sponsorizzare scienziati e società scientifiche, considerati affidabili e autorevoli agli occhi dei cittadini, quale ulteriore strumento per contrastare la vendita di junk food . Atto n. 4-05609 LUNESU DORIA VALLARDI ZULIANI PIANASSO BERGESIO ALESSANDRINI Ai Ministri della transizione ecologica, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Italia ha i numeri più alti di tutta Europa per impianti di distribuzione di carburante, si contano infatti oltre 22.600 punti vendita attivi nella rete ordinaria e circa 450 aree di servizio autostradali, con un erogato medio di 1.320 metri cubi di benzina e gasolio; sono numeri nettamente superiori rispetto ad altri Paesi europei, come la Germania che vanta un erogato medio di 3.486 metri cubi; è evidente che il mercato della distribuzione di carburanti gioca un ruolo strategico per l'economia nazionale, con un valore che si aggira sui 45 miliardi di euro all'anno di fatturato complessivo e che coinvolge, a vario titolo, circa 80.000 lavoratori fra titolari, collaboratori e dipendenti; a norma della legge annuale per il mercato e la concorrenza del 2017, legge 4 agosto 2017, n. 124, è stata istituita l'anagrafe ministeriale degli impianti di distribuzione di carburanti, benzina, gasolio, GPL e metano della rete stradale e autostradale, finalizzata ad ampliare la banca dati, e fornire una fotografia costantemente aggiornata, anche ai fini di un'ottimizzazione della rete di distribuzione; già da diversi anni il settore presenta numerose criticità che si stanno, ormai da tempo, riverberando su tutto il comparto con una perdita di oltre il 50 per cento della redditività, anche per effetto della diminuzione delle vendite e dei margini operativi, e che sono ancora più evidenti e drammatici in alcune realtà insulari, come la Sardegna; tra il 2018 ed il 2019 infatti gli effetti drammatici della crisi del settore hanno portato all'uscita dal mercato o alla cessione degli asset della distribuzione di importanti gruppi petroliferi a vantaggio di processi di fusione tra marchi, favorendo un rapido passaggio da una logica industriale a logiche finanziarie, a danno dei gestori degli impianti di distribuzione; le principali problematiche e criticità sono dovute prevalentemente alla frammentazione e inefficienza della rete distributiva, all'estrema parcellizzazione della proprietà dei punti vendita e alla riduzione della capacità di controllo e verifica sia degli operatori che della qualità dei prodotti commercializzati; a ciò si aggiungono diversi casi di insicurezza dal punto di vista di tutela ambientale nonché di comportamenti illegali nella commercializzazione di prodotti; considerato che: la situazione ha portato ad una sensibile contrazione degli investimenti da parte degli operatori di settore, e alla mancata razionalizzazione della rete distributiva con un'ulteriore notevole frammentazione dell'offerta ed un conseguente crollo della marginalità e della sostenibilità economica dei punti vendita; le misure imposte dal Governo per il contenimento della diffusione della pandemia hanno comportato ulteriori criticità per il settore della distribuzione di carburanti che ha dovuto continuare a garantire il servizio pubblico essenziale nonostante il traffico praticamente azzerato a causa dei blocchi degli spostamenti, in particolare sulle autostrade, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della grave situazione; se intendano assumere iniziative mirate per contrastare le numerose e articolate criticità che sta affrontando il settore della distribuzione dei carburanti, quali incentivi, compensazioni economiche, sorveglianza dei prezzi e misure di contrasto di qualsiasi forma di illegalità al fine di tutelare tutti i lavoratori a vario titolo coinvolti nel settore, la cui situazione è stata ulteriormente gravemente compromessa dalle conseguenze della pandemia. Atto n. 4-05610 ARRIGONI CAMPARI BRIZIARELLI BRUZZONE PAZZAGLINI SAVIANE PERGREFFI VALLARDI PISANI Pietro ALESSANDRINI TOSATO CANDURA BERGESIO RICCARDI MONTANI LUNESU ZULIANI PIANASSO Ai Ministri della transizione ecologica e dell'economia e delle finanze Premesso che: da mesi, l'insufficiente ritiro di pneumatici fuori uso da parte dei vari soggetti autorizzati sta producendo in tutto il Paese (e in alcune aree più di altre) inaccettabili situazioni di accumuli di PFU presso i gommisti e presso gli operatori autorizzati al cambio di pneumatici. La situazione si sta aggravando in concomitanza della piena ripresa della circolazione stradale e peggiorerà quando sarà il momento del cambio stagionale (estivo-invernale); la situazione risulta essere ancora critica nonostante a dicembre 2020 una direttiva della Direzione dell'economia circolare dell'allora Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare abbia imposto a tutti i soggetti autorizzati alla gestione dei PFU una raccolta del 15 per cento in più rispetto al target di legge stabilito dal decreto ministeriale n. 82 del 2011, confermato dal decreto ministeriale n. 182 del 2020, per fare fronte alla criticità attuale; tale circostanza, infatti, sembra aver raggiunto livelli senza precedenti con impatto sulle condizioni di lavoro nel negozio o nell'azienda, difficoltà nelle attività operative, problemi di stoccaggio, rischi di abbandono, rischi di incendio, creando l'esasperazione degli operatori che minacciano atti di protesta, perché il mercato di pneumatici nel suo complesso è fortemente turbato e soffre quotidiani momenti di tensione; le analisi compiute da varie organizzazioni portano sempre alle ovvie motivazioni: quantità di pneumatici effettivamente immessi nel mercato del ricambio ben superiori al dichiarato e raccolta non sempre allineata agli obblighi di legge, con ciò quindi sussistendo aspetti più tipicamente ambientali e aspetti di corretta distribuzione del prodotto, si chiede di sapere: