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È la politica economica che ha unito Governi di centrodestra e di centrosinistra e ha fatto schizzare il nostro debito pubblico oltre i 2.000 miliardi, cifre che ben conoscete e che sono note al Paese, che rappresentano oltre il 130 per cento del prodotto interno lordo. Al Paese, stremato e preoccupato, noi veniamo incontro con le misure che vi sono state elencate questa mattina e che vanno dalla definizione agevolata dei processi verbali di constatazione fatti ai contribuenti, alla definizione agevolata degli atti di accertamento, alle cancellazioni delle cartelle esattoriali per i ruoli sotto i 1.000 euro risalenti al periodo 2000-2010. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,57) ( Segue DI NICOLA).C'è poi la definizione agevolata delle liti pendenti, che prevede un dialogo più aperto con i cittadini anche per sgravare quella massa immensa di ruoli, pari a 850 miliardi di tasse non riscosse che, a causa degli scandali degli enti di riscossione, privati cittadini, spesso mafiosi, e banche che hanno truffato, hanno reso impossibile, alla fine di un faraginoso e difficoltoso processo di accertamento e contestazione delle cartelle agli evasori, persino mettere le mani alle risorse certe che un sistema fiscale ingiusto e inefficiente, pur tuttavia in capo anche a decine di anni di lavoro, era riuscito a definire rispetto agli evasori fiscali. Ci sono altri temi importanti sui quali interveniamo che si accostano alla tematica fiscale, ma che riguardano altre priorità del nostro Paese; misure apparentemente di poco rilievo - se volete - rispetto alla massa dei nostri problemi, come aver previsto l'incompatibilità tra il ruolo di Presidente di Regione e quello di Commissario straordinario ai piani di rientro, che spesso ha significato una gestione più attenta agli interessi elettorali dei presidenti di Regione che alle necessità di efficienza della nostra sanità. Anche questo provvedimento trancia in radice un conflitto di interessi che - voglio ricordarlo per i Presidenti di Regione in Aula - negli ultimi dieci anni ha significato spesso avere senatori incompatibili. È, infatti, ancora possibile eleggere senatori consiglieri regionali e Presidenti per i quali la nostra Costituzione prevede l'incompatibilità. Preannuncio che interverremo sull'articolo della Costituzione che tratta il tema per rendere questa incompatibilità una stringente e chiara causa di ineleggibilità. Vengo, infine, a un tema fondamentale che i cittadini attendono da decenni per la gravissima situazione di arretratezza nella quale sono stati lasciati. Mi riferisco al sistema delle telecomunicazioni, cruciale in questo momento, che qualifica i Paesi sotto il profilo dell'attrezzatura per lo sviluppo e offre possibilità di investimento. Parlo del tema cruciale dell'accesso alla rete. Negli ultimi decenni sono stati presi in quest'Aula impegni che mai hanno trovato una risposta nella realtà. Un ventennio fa abbiamo assistito alla svendita del settore strategico del nostro Paese, dell'infrastruttura primaria della rete di telecomunicazioni, che tanti soldi era costata ai cittadini, a un prezzo vile a privati che poi l'hanno saccheggiata. Mi riferisco alla vicenda Telecom Italia. (Applausi dal Gruppo M5S) . Oggi, in quest'Aula, a un Parlamento che ha tradito, rispetto alla tutela delle infrastrutture pubbliche e strategiche per il Paese, offriamo la possibilità di sanare uno scandalo e una gestione folle, riportando in capo alla proprietà pubblica la rete delle telecomunicazioni, che sarà cruciale per garantire a tutti i cittadini nei prossimi anni quell'accesso adeguato e veloce a Internet che la modernità richiede. Questi sono i temi in campo e questo abbiamo fatto con il decreto-legge in esame, con l'intento primario di risolvere le criticità e i ritardi del sistema tributario per portare sollievo ai cittadini vessati dal fisco, per trovare risorse e fronteggiare - come ho già detto - anche altre emergenze come quella della rete infrastrutturale, quella sismica e idrogeologica. E il decreto trova risorse per dare ai cittadini ciò che ci stanno chiedendo pagando fino in fondo ogni anno le loro tasse. Per questo - lasciatemelo dire - risultano incomprensibili le critiche delle opposizioni al provvedimento, a cominciare da quelle del Partito Democratico. Sono misure che i cittadini ci chiedono e che avrebbero meritato, dal mio punto di vista, un'attenzione maggiore da parte del Partito Democratico. Il decreto-legge solleva un tema essenziale in prospettiva, perché ipoteca il futuro del nostro Paese e delle giovani generazioni. È il nodo scorsoio del debito pubblico. I cittadini italiani, a partire dal 1980, hanno pagato circa il doppio del debito pubblico. Dobbiamo intervenire per trovare risorse, per sanare e togliere dall'Italia questo peso immenso che - lo ribadisco - ipoteca il futuro delle nuove generazioni. E lo possiamo fare espandendo l'economia: ci proviamo e ci abbiamo già provato, trovando le risorse per fare gli investimenti necessari, ma lo dobbiamo fare andando a pescare nel mare magnum dell'evasione fiscale. Vi chiediamo l'approvazione di questo decreto-legge: è la prima misura per risolvere le criticità più stringenti, perché è attraverso il fisco giusto che possiamo restituire fiducia ai cittadini, ma soprattutto trovare le risorse per finanziare la speranza e lo sviluppo del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Nisini). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. FENU, relatore .Signor Presidente, rinuncio ad intervenire in replica. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Conzatti. CONZATTI, relatrice di minoranza . Signor Presidente, l'obiettivo della Commissione finanze - lo ribadiamo - è creare entrate e gettito. Sotto questo profilo, quindi, siamo d'accordo con la volontà di alimentare la crescita del Paese con il vero contrasto all'evasione, che consiste nel controllo e nel contrasto all'evasione di coloro che sono sommersi e non, ovviamente, nel torturare i contribuenti emersi, che, pur potendo sbagliare, dichiarano e sono tracciabili e rintracciabili dal fisco. Non è questo il rapporto che vogliamo per creare entrate. Vogliamo che l'obiettivo sia ricreare un virtuoso rapporto tra fisco e contribuente, che semplifichi quindi la vita alla spina dorsale del Paese, cioè agli imprenditori e ai professionisti, e che lasci loro fare ciò a cui sono preposti, ossia creare beni, servizi e posti di lavoro. Non serve a niente il reddito di cittadinanza, se si impedisce alle imprese di creare posti di lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Lo Stato, quando introduce obblighi a carico dei contribuenti, deve porsi prima il problema di essere esso stesso compliant . Se introduciamo la fatturazione elettronica, esso verifichi che la rete d'interscambio funzioni e che ci siano la possibilità d'inviare tale fattura e la banda larga ovunque nel Paese. Come si fa a chiedere a carico dei contribuenti obblighi che dovrebbero gravare a carico dello Stato? Non è questo il diritto, ma è uno Stato civile quello che vogliamo. (Applausi dal Gruppo FI-BP).