[pronunce]

n. 163 del 2006, aggiunto dall'art. 39, comma 1, del d.l. n. 90 del 2014, prevede, in specie, che nei casi di «mancanza», di «incompletezza» di «ogni altra irregolarità essenziale degli elementi e delle dichiarazioni sostitutive di cui al comma 2» dello stesso art. 38, il concorrente sia tenuto a pagare una sanzione pecuniaria a favore della stazione appaltante, la quale deve, peraltro, assegnare al concorrente un termine, non superiore a dieci giorni, per rendere, integrare o regolarizzare le dichiarazioni necessarie: termine il cui inutile decorso comporta l'esclusione dalla gara; che l'art. 46, comma 1-ter, del d.lgs. n. 163 del 2006, aggiunto dal comma 2 dello stesso art. 39 del d.l. n. 90 del 2014, estende inoltre tale disciplina «a ogni ipotesi di mancanza, incompletezza o irregolarità degli elementi e delle dichiarazioni, anche di soggetti terzi, che devono essere prodotte dai concorrenti in base alla legge, al bando o al disciplinare di gara»; che, sul piano temporale, il comma 3 del medesimo art. 39 prevede che le predette disposizioni si applichino alle procedure di affidamento indette successivamente alla data di entrata in vigore del d.l. n. 90 del 2014, ossia dopo il 25 giugno 2014; che le richiamate norme statali sono state recepite dalla Provincia autonoma di Trento con l'art. 17 della legge prov. Trento n. 9 del 2014, il cui comma 1 ha inserito nella legge prov. n. 26 del 1993 il nuovo art. 35-ter, in forza del quale «[n]ei casi di mancanza, di incompletezza e di ogni irregolarità essenziale degli elementi e delle dichiarazioni, anche di soggetti terzi, che devono essere prodotte dai concorrenti in base a [tale] legge o ad altre disposizioni di legge applicabili, al regolamento di attuazione, al bando o al disciplinare di gara, si applica la normativa statale»: con la precisazione che se la regolarizzazione avviene entro tre giorni dal ricevimento della richiesta, il concorrente non è tenuto al pagamento della sanzione; che il comma 2 del medesimo art. 17 stabilisce, peraltro, che la disposizione ora ricordata si applica alle procedure i cui bandi sono pubblicati o le cui lettere di invito sono inviate successivamente alla data di entrata in vigore della legge prov. Trento n. 9 del 2014, ossia dopo il 29 ottobre 2014, rendendo così inapplicabile la nuova e più favorevole disciplina del soccorso istruttorio, introdotta dal legislatore nazionale, alle procedure indette nel periodo intercorrente tra il 25 giugno 2014 e il 29 ottobre 2014, quale quella oggetto del giudizio a quo; che il rimettente dubita, tuttavia, della legittimità costituzionale del citato art. 17, comma 2; che le nuove disposizioni sul soccorso istruttorio recate dall'art. 38, comma 2-bis, del d.lgs. n. 163 del 2006 sarebbero riconducibili alla materia della tutela della concorrenza, di esclusiva competenza statale in forza dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost.; che, secondo quanto chiarito dalla Corte costituzionale, tale materia ricomprende, infatti, non solo le misure di garanzia del mantenimento di mercati già concorrenziali e gli strumenti di liberalizzazione dei mercati stessi, ma anche «l'adozione di uniformi procedure di evidenza pubblica nella scelta del contraente, idonee a garantire, in particolare, il rispetto dei principi di parità di trattamento, di non discriminazione, di proporzionalità e di trasparenza»: finalità, queste, ascrivibili alle disposizioni considerate; che, in ragione di ciò, rimarrebbe esclusa l'operatività dello speciale meccanismo previsto dall'art. 2 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), in base al quale la legislazione della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol e delle Province autonome di Trento e di Bolzano deve essere adeguata ai principi e alle norme costituenti limiti alle competenze legislative regionali e provinciali ai sensi degli artt. 4 e 5 dello statuto speciale e recati da atto legislativo dello Stato «entro i sei mesi successivi alla pubblicazione dell'atto medesimo nella Gazzetta Ufficiale o nel più ampio termine da esso stabilito», ferma restando, nel frattempo, l'applicabilità delle «disposizioni legislative regionali e provinciali preesistenti»; che la Corte costituzionale avrebbe, infatti, chiarito - secondo il rimettente - che il d.lgs. n. 266 del 1992 non trova applicazione nelle materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato (sono citate le sentenze n. 28 del 2014 e n. 183 del 2012); che, di conseguenza, il legislatore provinciale non avrebbe potuto posticipare, con la norma denunciata, la data di operatività della disciplina statale in discorso, da ritenere immediatamente applicabile anche nell'ambito della Provincia autonoma; che la questione sarebbe altresì rilevante, giacché proprio l'univoco e vincolante disposto della norma censurata avrebbe impedito alla stazione appaltante di porre in essere il soccorso istruttorio nei confronti della società aggiudicataria, chiedendo la produzione della dichiarazione dei precedenti penali relativi anche al suo legale rappresentante: di modo che, ove la questione fosse dichiarata fondata, l'impugnazione dovrebbe essere accolta; che si è costituita la Provincia autonoma di Trento - parte resistente nel giudizio a quo - in persona del Presidente della Giunta provinciale pro tempore, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata; che, ad avviso della Provincia, la questione sarebbe inammissibile per difetto di rilevanza, avendo lo stesso giudice a quo accertato che, nel caso di specie, si è al cospetto di una falsa dichiarazione resa in violazione della regola del bando che imponeva, a pena di esclusione, di dichiarare tutte le condanne subite: ipotesi nella quale - alla luce di un pacifico indirizzo della giurisprudenza amministrativa - l'istituto del soccorso istruttorio, anche nella più favorevole versione introdotta dal d.l. n. 90 del 2014, non troverebbe, comunque sia, applicazione; che, nel merito, la questione sarebbe, in ogni caso, infondata; che la norma censurata sarebbe stata, infatti, adottata nell'esercizio della competenza legislativa primaria in materia di lavori pubblici di interesse provinciale, riconosciuta alla Provincia autonoma di Trento dall'art. 8, numero 17), dello statuto di autonomia: competenza che, ai sensi dell'art. 4 dello statuto, è soggetta, tra gli altri, al limite del rispetto dei principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica; che, a questo fine, varrebbe quindi il disposto dell'art. 2 del d.lgs.