[pronunce]

Anche la seconda questione, per l'Avvocatura generale dello Stato, sarebbe infondata, perché, a parte la genericità ed astrattezza della sua prospettazione da parte del giudice a quo, la legge di delegificazione «ben potrebbe essere censurata di illegittimità costituzionale qualora ponga princípi contrari alla Costituzione od ometta di fissare preventivamente princípi nelle materie che, in base alla Costituzione, li richiedano».1. – La Commissione tributaria provinciale di Chieti dubita – in riferimento agli artt. 23, 70, 76 e 77 Cost. – della legittimità costituzionale: a) dell'art. 3, comma 78, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica); b) dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri). In ordine alla questione sub a), il rimettente deduce che la norma denunciata – nel consentire il riordino, mediante regolamento governativo di delegificazione, della materia dei giochi e delle scommesse relativi alle corse dei cavalli, per quanto attiene agli aspetti organizzativi, funzionali, fiscali e sanzionatori, nonché al riparto dei relativi proventi – avrebbe conferito al Governo, in violazione del principio della riserva relativa di legge in materia fiscale e degli altri parametri costituzionali evocati, il potere di individuare i soggetti passivi dell'imposta concernente le suddette scommesse ed avrebbe perciò omesso di fissare limiti all'arbitrio dell'autorità governativa. In ordine alla questione sub b), la medesima Commissione tributaria provinciale deduce l'illegittimità dell'art. 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988 – in forza del quale è stato emanato il regolamento governativo previsto dal sopra citato art. 3, comma 78, della legge n. 662 del 1996 – nella parte in cui stabilisce che le leggi ordinarie, nell'autorizzare l'esercizio della potestà regolamentare governativa in materie non coperte da riserva assoluta di legge, possono limitarsi ad indicare le «norme generali regolatrici della materia», anziché più restrittivi «princípi e criteri direttivi», analoghi a quelli prescritti dall'art. 76 Cost. per la delega al Governo dell'esercizio della funzione legislativa. Il rimettente afferma, poi, la rilevanza di entrambe le questioni, perché, in caso di loro accoglimento, non potrebbe applicarsi in giudizio il regolamento governativo emanato in attuazione del menzionato art. 3, comma 78, della legge n. 662 del 1996, cioè il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169 (Regolamento recante norme per il riordino della disciplina organizzativa, funzionale e fiscale dei giochi e delle scommesse relativi alle corse dei cavalli, nonché per il riparto dei proventi, ai sensi dell'art. 3, comma 78, della legge 23 dicembre 1996, n. 662), ed in particolare il disposto dell'art. 15 di questo, secondo cui sono soggetti all'imposta unica sulle scommesse relative alle corse dei cavalli, tra gli altri, «i titolari delle agenzie ippiche, per le scommesse dalle stesse accettate». Tale disapplicazione comporterebbe, per il giudice a quo, l'indebito versamento dell'imposta, da parte dell'Agenzia ippica ricorrente, nel periodo corrispondente alla vigenza del citato regolamento – ossia dal 16 giugno 1998 (data dell'entrata in vigore del decreto presidenziale) al 19 febbraio 1999 (data di entrata in vigore del decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504, recante «Riordino dell'imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 3 agosto 1998, n. 288», che ha provveduto alla “rilegificazione” della materia, in attuazione della delega prevista dalla legge 3 agosto 1998, n. 288, recante «Delega al Governo per la revisione della disciplina concernente l'imposta sugli spettacoli e l'imposta unica di cui alla legge 22 dicembre 1951, n. 1379») – e la conseguente fondatezza della richiesta di rimborso avanzata dalla suddetta Agenzia. 2. – La prima questione, concernente l'art. 3, comma 78, della legge n. 662 del 1996, non è fondata. La Commissione tributaria rimettente basa i propri dubbi di illegittimità costituzionale sull'erronea premessa interpretativa che la denunciata norma di delegificazione, prevedendo il «riordino» degli aspetti fiscali della materia, consentirebbe al regolamento governativo anche l'individuazione dei soggetti passivi dell'imposta sulle scommesse relative alle corse dei cavalli, così violando l'art. 23 Cost. Occorre al riguardo preliminarmente rilevare che questa Corte, a proposito dell'ipotesi analoga (sotto tale aspetto) di delega legislativa volta al «riordino» di una materia, ha più volte affermato che, «in mancanza di princípi e criteri direttivi che giustifichino la riforma» della normativa preesistente, la delega «deve essere intesa in un senso minimale, tale da non consentire, di per sé, l'adozione di norme delegate sostanzialmente innovative rispetto al sistema legislativo» (v. la sentenza n. 354 del 1998, richiamata dalle sentenze n. 66 del 2005 e n. 239 del 2003). Nella specie, la norma censurata si limita a consentire all'autorità governativa di provvedere – con regolamento da emanare ai sensi dell'art. 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988 – «al riordino della materia dei giochi e delle scommesse relativi alle corse dei cavalli, per quanto attiene agli aspetti organizzativi, funzionali, fiscali e sanzionatori, nonché al riparto dei proventi», secondo i princípi elencati nella stessa disposizione. Contrariamente a quanto sostenuto dal rimettente, tale norma, non prevedendo alcuna specifica direttiva in ordine ai soggetti passivi di imposta, lascia immutata la disciplina legislativa concernente gli elementi strutturali del suddetto tributo e, quindi, impone al regolamento di delegificazione di mantenere gli stessi soggetti passivi indicati dalla legislazione preesistente. Resta di conseguenza esclusa la denunciata violazione del principio della riserva relativa di legge in tema di prestazioni patrimoniali imposte, sancito dall'art. 23 Cost., e degli altri evocati parametri costituzionali. Il giudice a quo aveva dunque l'obbligo di individuare i soggetti passivi dell'imposta in base alle leggi vigenti in materia. 3. – La seconda questione sollevata dalla stessa Commissione tributaria, concernente l'art. 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988, è inammissibile. La censura del rimettente si articola in diversi assunti, tra loro strettamente connessi, nessuno dei quali è motivato.