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Proroga del termine di cui all’articolo 11, comma 2, del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, in materia di nuova organizzazione dei tribunali ordinari. Onorevoli Senatori. -- La legge 14 settembre 2011, n. 148, «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari», all'articolo 1, comma 2, ha previsto che: «Il Governo, anche ai fini del perseguimento delle finalità di cui all'articolo 9 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza...». Il decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, recante «Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148», dispone, all'articolo 1, la soppressione dei tribunali ordinari, delle sezioni distaccate e delle procure della Repubblica di cui alla tabella A allegata al decreto stesso. Inoltre l'articolo 11, comma 2, del medesimo decreto legislativo stabilisce che: «salvo quanto previsto al comma 3, le disposizioni di cui agli articoli 1, 2, 3, 4, 5 e 7 acquistano efficacia decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto». Con la disposizione de quo , il decreto legislativo, in contrasto ed in eccesso di delega rispetto a quanto stabilito dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica con la legge n. 148 del 2011, ha soppresso tutti i cosiddetti «tribunali minori» e tutte le sezioni distaccate di tribunale, nonché le procure della Repubblica di cui alla tabella allegata al decreto. Ciò è avvenuto in palese contrasto innanzitutto con il contenuto della delega. All'articolo 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, nelle lettere da a) a q) venivano, infatti, indicati i princìpi e i criteri direttivi in base ai quali il Governo, nell'esercizio della delega, avrebbe dovuto riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari. Viceversa, il Governo ha provveduto, con il decreto legislativo n. 155 del 2012, a sopprimere tutti i tribunali ordinari delle sezioni distaccate, senza osservare i criteri di delega. Un ulteriore profilo di criticità costituzionale risiede nella procedura di approvazione della delega legislativa in violazione dell'articolo 77 della Costituzione. La delega al Governo, presente nella legge n. 148 del 2011, di conversione del decreto–legge n. 138 del 2011, che ha portato all'emanazione del decreto legislativo n. 155 del 2012 non è stata introdotta come emendamento nel testo del decreto-legge ma è stata aggiunta come comma 2 dell'articolo 1 della legge di conversione. La Corte costituzionale, nella sentenza n. 22 del 2012, la quale ha qualificato il procedimento volto alla conversione del decreto-legge da parte del Parlamento come un potere che la Costituzione attribuisce con speciale modalità e procedura allo scopo tipico di convertire, o non, in legge un decreto-legge, ha precisato che, nel delineare i diversi procedimenti legislativi, la Costituzione pone limiti e regole e che il rispetto delle norme costituzionali che dettano tali limiti e regole è condizione di legittimità costituzionale degli atti approvati. Uno di tali punti, corrispondente alla funzione tipica della legge di conversione, è dunque il divieto di introdurre norme estranee all’oggetto del decreto-legge. La delega, pertanto, di cui all'articolo 2 della legge n. 148 del 2011 non era presente nel testo originario del decreto-legge n. 138 del 2011. Un secondo profilo di illegittimità costituzionale trae ragione nel divieto costituzionale di inserire deleghe legislative nei decreti-legge. Naturalmente tale divieto non può non valere ugualmente per la legge di conversione. Il divieto di introdurre deleghe legislative in un decreto-legge si evince dall'articolo 77, primo comma, della Costituzione: «Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria». Inoltre la Costituzione, richiedendo che la delegazione provenga dalle Camere, pone una riserva di legge formale in materia di delega legislativa, escludendo che la delega sia data con atti aventi forza di legge. L'atto formale corrisponde ad un'esigenza sostanziale: le leggi di delega presuppongono un dualismo tra Governo e Parlamento perché non sarebbe ammissibile che il Governo si autodelegasse e autoapprovasse i provvedimenti legislativi. In conclusione l'illegittimità costituzionale va ravvisata nel fatto che il decreto-legge non poteva contenere la delega al Governo e quindi la legge di conversione non poteva inserirla come disposizione aggiuntiva. Un'altra violazione che palesa un'illegittimità costituzionale del decreto legislativo è quella prevista dal quarto comma dell'articolo 72 della Costituzione secondo cui la procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa. Da ultimo si ravvisa un ulteriore profilo di illegittimità costituzionale per violazione dell'articolo 5 della Costituzione. Il riordinamento posto in essere con il decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, incide su servizi che dipendono dallo Stato, per i quali l’articolo 5 dispone che sia attuato il più ampio decentramento amministrativo: un contesto dal quale certamente non è esclusa l'amministrazione della giustizia. La soppressione delle sedi giudiziarie esistenti ed operanti nei centri di media dimensione e la concentrazione degli affari nelle sedi centrali risultano dunque incoerenti con la volontà espressa dalla Costituzione nei suoi princìpi fondamentali. Dall'entrata in vigore del decreto legislativo n. 155 del 2012, vi sono state molteplici denunce di illegittimità costituzionale già pendenti presso la Corte costituzionale, la prima delle quali, attivata dalla regione Friuli-Venezia Giulia, verrà discussa l'8 ottobre 2013. La proroga qui richiesta si giustificherebbe già solo con il fatto che i tribunali minori e le sezioni distaccate verrebbero soppresse ancor prima dell’esame di costituzionalità della norma. In aggiunta a quanto sopra vi sono i profili territoriali del Trentino-Alto Adige Südtirol che richiedono di ripensare il contenuto del decreto legislativo n.155 del 2012 e, a tal fine, giustificano una proroga dei termini per la sua esecuzione.