[pronunce]

La difesa regionale rappresenta, a riguardo, che, infatti, il CCRL per i dipendenti del comparto non dirigenziale per il triennio 2016-2018 aveva previsto, al medesimo fine di compensare la perdita della misura di sostegno per i redditi più bassi contemplata dall'art. 1, comma 12, della legge n. 190 del 2014, alcuni incrementi dell'indennità di amministrazione, in misura inversamente proporzionale alla categoria di appartenenza (e, quindi, più elevati per i livelli più bassi), volti a sostituire l'elemento perequativo, come attestato dall'art. 87 del relativo contratto e dalla Tabella D richiamata dallo stesso, finanziati a valere sul Fondo per le risorse decentrate complessivamente destinate ai trattamenti accessori del personale, come previsto dall'art. 23, comma 2, del d.lgs. n. 75 del 2017. Rileva la Regione Siciliana che, sebbene il rapporto di certificazione allegato alla deliberazione n. 76/2019/CCR della Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Siciliana, del 26 marzo 2019, avesse posto in evidenza la differente natura degli incrementi in questione e dell'elemento perequativo previsto dalla contrattazione nazionale, al contempo aveva suggerito che i miglioramenti dell'indennità di amministrazione avrebbero potuto essere riassorbiti dai futuri incrementi economici relativi al triennio di contrattazione 2019-2021. Di qui, sottolinea che l'art. 87, comma 2, del CCRL per il triennio normativo ed economico 2016-2018 ha contemplato, in linea con tale indicazione, il riassorbimento degli incrementi dell'indennità di amministrazione nei successivi rinnovi contrattuali, in luogo dell'elemento perequativo erogato ai dipendenti pubblici in conformità al contratto collettivo nazionale. Nell'ambito del rinnovo contrattuale, tenuto conto degli stanziamenti nazionali volti a rendere strutturale l'elemento perequativo non erogato ai dipendenti regionali perché destinatari degli incrementi di cui al citato art. 87 aventi le medesime finalità, lo strumento individuato è stato quello di rendere strutturali e non più riassorbibili tali incrementi, con stanziamenti aggiuntivi complessivi nella misura del 4,48 per cento, e dunque non superiori bensì, al contrario, inferiori al 4,51 per cento della massa salariale dei benefici attribuiti nell'ambito del comparto funzioni locali per rendere strutturale l'elemento perequativo. Alla luce di quanto rappresentato, la difesa regionale sottolinea che l'incremento previsto è coerente con gli accordi intercorsi tra lo Stato e la Regione Siciliana il 16 ottobre 2023 e, in particolare, con l'impegno assunto a contenere i rinnovi contrattuali del personale regionale nei limiti previsti per il medesimo periodo a livello nazionale, essendo rispettate le relative percentuali di incremento ed evidenzia, inoltre, che una differente scelta, nel senso della previsione e della stabilizzazione dell'elemento perequativo, avrebbe penalizzato, e non già favorito, i dipendenti con le retribuzioni meno elevate. Sarebbe pertanto esclusa qualsivoglia violazione anche del parametro interposto costituito dall'art. 23, comma 2, del d.lgs. n. 75 del 2017. Ne deriverebbe anche l'insussistenza della dedotta violazione dell'art. 97 Cost., poiché le relative argomentazioni traggono le mosse dal non veritiero presupposto che gli incrementi di cui all'art. 87 e alla Tabella D del CCRL 2016/2018 «abbiano premiato le categorie più elevate», mentre è avvenuto esattamente il contrario (con un incremento di 30 euro mensili per la categoria A e di 16 euro mensili per la categoria D). 2.2.- Quanto all'impugnazione dell'art. 25, comma 2, della stessa legge reg. Siciliana n. 1 del 2024, la difesa della Regione assume che il CEFPAS deve essere ricondotto agli enti del Servizio sanitario regionale, sin dalla sua istituzione, avvenuta con legge reg. Siciliana n. 30 del 1993. A fondamento di tale assunto rimarca il contenuto di alcune disposizioni della predetta legge regionale, ovvero: l'art. 19, comma 1, secondo cui la formazione e l'aggiornamento del personale rappresentano attività di importanza centrale per lo sviluppo del servizio sanitario; l'art. 20, comma 1, il quale stabilisce che il Centro, tra le altre competenze, provvede alla formazione permanente e all'aggiornamento professionale degli operatori socio-sanitari, in conformità alla programmazione regionale nella materia elaborata dall'assessorato regionale alla sanità, alla ricerca nel campo delle scienze sanitarie nelle materie della formazione, dell'educazione alla salute e della prevenzione, alle attività di promozione ed educazione alla salute e di medicina preventiva, alla collaborazione con le università siciliane per le rispettive esigenze didattiche e scientifiche; l'art. 20, comma 4, il quale precisa che il Centro concorre al perseguimento delle finalità di cui all'art. 6 del d.lgs. n. 502 del 1992; l'art. 21, comma 5, che contempla l'applicazione per il direttore della formazione e il direttore amministrativo del centro delle norme previste dal d.lgs. n. 502 del 1992 in ordine ai direttori generali, ai direttori sanitari e ai direttori amministrativi delle unità sanitarie locali; l'art. 21, comma 17, secondo cui il collegio dei revisori è nominato con decreto del Presidente della Regione ed ha la stessa composizione del corrispondente organo delle unità sanitarie locali della Regione; l'art. 22, comma 4, il quale stabilisce che le spese di esercizio sono finanziate annualmente con una quota del fondo sanitario regionale e il successivo comma 6, secondo cui si applicano al Centro le disposizioni vigenti per i bilanci delle unità sanitarie locali. La Regione Siciliana osserva, ulteriormente, che l'art. 6, comma 1, lettera g), della legge della Regione Siciliana 14 aprile 2009, n. 5 (Norme per il riordino del Servizio sanitario regionale), stabilisce che le risorse finanziarie disponibili annualmente per il SSR sono determinate e destinate dall'assessore regionale per la sanità, oltre che alle aziende del SSR, anche al Centro, per l'espletamento delle attività di competenza, nonché che lo stesso Centro è assoggettato, dall'art. 16 della medesima legge, al controllo dell'assessorato regionale della salute. La difesa regionale soggiunge, infine, che lo statuto dell'ente assegna al CEFPAS il compito di svolgere, in favore delle componenti dell'intero SSR, attività di supporto tecnico operativo alle politiche regionali di governo del sistema sanitario e compiti di misurazione, analisi, valutazione e monitoraggio delle performance dei servizi sanitari del SSR e di supporto alla revisione delle reti cliniche integrate ospedale-territorio ed effettua altresì il monitoraggio delle buone pratiche per la sicurezza delle cure, della gestione del rischio clinico e della sicurezza del paziente. Sicché, secondo la prospettazione della Regione, dal complesso di tali previsioni normative e statutarie deve desumersi che il Centro svolge una funzione complementare all'assessorato regionale della salute e di supporto alle funzioni delle aziende del SSR con le quali opera in stretto raccordo.