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La mancata approvazione non è da considerare atto conclusivo di un procedimento autonomo, ma atto intermedio ed eventuale di una vicenda procedimentale unitaria destinata a concludersi con l'approvazione della graduatoria modificata o rinnovata (si vedano le sentenze del Consiglio di Stato, sezione IV, n. 538/1978, richiamata dalla sentenza del Consiglio di Stato, sezione IV, n. 7774/2006, e del TAR Puglia, Bari, sezione prima, n. 2621/2007). Ciò posto, il compito assegnato alla commissione consultiva prevista dalla disposizione in esame ricalca l'ambito della competenza attribuita al Ministro. Se nominata, infatti, ha il compito di effettuare il controllo di legittimità degli atti e del procedimento delle commissioni di avanzamento, per poi riferire al Ministro in ordine agli accertamenti svolti entro trenta giorni dall'incarico. Una commissione con competenze similari era prevista dai commi da 8 a 12 dell'articolo 40 del decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 490, non riassettati nel codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010 e, conseguentemente, abrogati. Per la composizione della commissione consultiva sono previsti tre membri, individuati ai sensi dell'articolo 984- bis del codice dell'ordinamento militare, il quale prevede lo svolgimento a titolo gratuito di funzioni di alta consulenza presso il Ministero della difesa da parte di ufficiali in congedo che abbiano prestato almeno dieci anni di servizio militare senza demerito e siano transitati, a seguito di concorso pubblico, nei ruoli dei magistrati del Consiglio di Stato, della Corte dei conti, dei tribunali amministrativi regionali e della giustizia militare, nonché degli avvocati e procuratori dello Stato, senza collocamento in fuori ruolo e previa autorizzazione dell'organo di autogoverno. Il capo II prevede le disposizioni relative al conferimento delle deleghe al Governo per la revisione del modello operativo delle Forze armate, per la rimodulazione del modello professionale e in materia di personale delle Forze armate, nonché per la riorganizzazione del sistema della formazione (articoli da 8 a 11). In particolare, l'articolo 8 delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente disegno di legge, uno o più decreti legislativi per la revisione del modello operativo delle Forze armate, al fine di ridefinire, secondo criteri di efficacia, efficienza ed economicità, la catena di comando e controllo per ciascuna delle funzioni strategiche della Difesa, nonché di realizzare un'effettiva integrazione interforze e una marcata standardizzazione organizzativa e d'impiego delle Forze armate nella prospettiva di elevarne i livelli di capacità ad operare in contesti multinazionali complessi anche ad elevata intensità. Anche qui, la riforma anticipa le future esigenze di ulteriore collaborazione nel campo della sicurezza e difesa comune europea. L'obiettivo – in conformità con le linee tracciate in materia dal Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa (§ 116, 120, 121, 138, 147, 148, 158, 170, 173, 176, 187, 188, 193 e 196) – è quello di consentire una più efficace direzione politica delle scelte e un'azione armonica e sinergica delle diverse componenti dello strumento militare, semplificando la struttura decisionale e operativa attuale, mediante una revisione della catena di comando e controllo. Il sistema vigente vede, infatti, un'applicazione solo parziale del principio della unicità di comando, in ragione delle ancora numerose attribuzioni istituzionali dei Capi di stato maggiore di Forza armata in materia di impiego delle forze in operazioni ed esercitazioni, in materia logistica ed in materia di formazione del personale, con inevitabili duplicazioni e frammentazioni di competenze da cui deriva una imperfetta allocazione delle risorse umane, materiali e finanziarie. La riorganizzazione della linea di comando, nel rispetto della specificità di ciascuna Forza armata, favorisce inoltre una migliore operatività dello strumento militare in ambito internazionale, grazie ad una più rapida e completa integrazione, a parità di capacità esprimibili e proiettabili, con gli organismi militari di altri Paesi e internazionali, impegnati in operazioni di difesa o di peace keeping. Al fine di transitare da una visione interforze ad una piena realtà interforze delle strutture di comando e controllo esistenti, le misure di intervento devono essere adottate secondo i seguenti principi e criteri direttivi: – riorganizzazione delle funzioni strategiche di direzione politica, di direzione strategico-militare, di generazione e approntamento delle forze, di impiego delle forze e di supporto alle medesime [lettera a) ], mediante l'adozione di misure finalizzate ad assicurare: 1) la direzione unitaria nelle scelte strategiche, da perseguire nel rispetto della specificità di ciascuna Forza armata, prevedendo a tal fine, ove opportuno, l'istituzione di organi consultivi che assicurino la salvaguardia di tale specificità; 2) la riduzione dei livelli gerarchici e l'unificazione delle competenze, eliminando ogni duplicazione, prevedendo una marcata standardizzazione organizzativa degli stati maggiori e accorpando le unità e le strutture che svolgono le medesime funzioni; – valorizzazione della responsabilità affidata, nell'ambito della funzione di direzione strategico-militare, al Capo di stato maggiore della difesa, quale organo tecnico-militare di vertice, nella pianificazione operativa e nell'impiego delle forze in operazioni, anche nei casi in cui è necessaria una sola componente, assicurando il principio dell'unicità di comando, anche ricorrendo all'istituto della delega, in conformità a quanto già previsto dall'articolo 2 del presente disegno di legge, con norma di diretta applicazione, che modifica nel senso indicato l'articolo 26 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e successive modificazioni ; l'attuazione di tale principio richiede un complessivo intervento sul codice dell'ordinamento militare che operi una ricognizione delle disposizioni di rango primario, diverse da quelle modificate dal citato articolo 2 del presente disegno di legge, regolanti la specifica funzione e le conseguenti implicazioni nella catena di comando e controllo nelle Forze armate, al fine di armonizzarle e renderle tra loro coerenti [lettera b) ]; – valorizzazione delle funzioni dei Capi di stato maggiore delle Forze armate nonché, per i compiti militari affidatigli, del Comandante generale dell'Arma dei carabinieri, relative alla generazione e all'approntamento delle forze terrestri, navali e aerospaziali, preservando, anche nel quadro unitario di impiego in una spiccata prospettiva interforze, le specifiche professionalità di ognuna delle quattro Forze armate, individuando e incentivando forme di custodia e promozione dei valori di ciascuna Forza armata, nonché regolando il ruolo di consulenza strategico-militare nelle fasi di concezione e condotta delle operazioni;