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Istituzione dei patti educativi di comunità per contrastare la povertà educativa e l'abbandono scolastico, nonchè ridurre i fattori di disagio sociale e di devianza dei minori. Onorevoli Senatori . – Uno dei fenomeni che incide negativamente sui minori che vivono in condizioni di disagio è la povertà educativa, che si manifesta quando il diritto di un giovane ad apprendere, formarsi, sviluppare capacità e competenze, coltivare le proprie aspirazioni e talenti è negato o compromesso, generando una vera e propria mancanza di opportunità educative, da quelle connesse alla fruizione culturale, al diritto al gioco, alle attività sportive. Tali circostanze incidono negativamente sulla crescita dei minori e colpiscono principalmente i bambini e gli adolescenti che vivono in contesti sociali svantaggiati, caratterizzati da disagio familiare, precarietà occupazionale e deprivazione materiale. La povertà educativa incide su diversi aspetti, producendo i propri effetti sulle opportunità culturali e scolastiche, sulle relazioni sociali e sulle attività formative; pertanto, trattandosi di un fenomeno complesso, non è semplice darne una stima e analizzarne gli effetti. Secondo una rilevazione dell'Istat nel 2021, in Italia, 1.346.000 minori vivono in condizioni di povertà assoluta, ben 209.000 in più rispetto all'anno precedente. Ciò vuol dire che si trova in questa condizione il 13,4 per cento dei bambini e dei ragazzi, per un aumento di ben due punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. Il disagio economico delle famiglie spesso si traduce in divario educativo. Analizzando i dati del Programme for International Student Assessment dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico elaborati dall'Università di Tor Vergata per Save the Children è possibile osservare come i ragazzi provenienti da famiglie più povere abbiano risultati molto inferiori ai coetanei nella lettura e in matematica. I dati dimostrano che il 24 per cento dei ragazzi provenienti da famiglie svantaggiate non raggiunge le competenze minime in matematica e nella lettura, rispetto al 5 per cento di coloro che vivono in famiglie agiate. Osservando tale fenomeno si può notare come, purtroppo, le disuguaglianze economiche, educative, culturali e sociali si tramandino dai genitori ai figli. Ben il 61 per cento dei ragazzi di quindici anni di età, rientranti nel quartile socio-economico e culturale più alto, ha raggiunto un livello di competenze che gli consentirà un apprendimento lungo tutto il resto della vita. Questo valore si riduce al 26 per cento tra i ragazzi del quartile più basso. Gli effetti di tale fenomeno negativo sono confermati se si considera la mancanza di occasioni educative, culturali e sportive tra i minori: il 53 per cento non ha letto libri l'anno precedente, il 43 per cento non ha praticato sport e il 55 per cento non ha visitato musei o mostre. Un altro fenomeno strettamente connesso alla povertà educativa è l'abbandono scolastico precoce, che colpisce giovani che lasciano gli studi dopo la scuola secondaria di primo grado senza conseguire ulteriori titoli di studio o qualifiche professionali. Per il sistema educativo nel suo complesso si tratta di un vero e proprio fallimento. La connessione maggiormente evidente con il fenomeno della povertà educativa è rappresentata dall'abbandono degli studi da parte di giovani che provengono per la maggior parte da contesti sociali difficili e da famiglie con difficoltà economiche. Le conseguenze sono tristemente intuibili: lasciare gli studi prima del tempo significa avere più difficoltà nel trovare un'occupazione stabile, con maggiori probabilità di ricadere nell'esclusione sociale. Il fenomeno dell'abbandono scolastico si inserisce in quello più ampio della dispersione scolastica, che si manifesta in diverse forme, spesso difficilmente osservabili e misurabili. Si pensi, ad esempio, alle interruzioni nel percorso di studi, all'evasione dell'obbligo di frequenza, ai ritardi e al vero e proprio abbandono prima della fine del ciclo formativo. Uno degli obiettivi fissati dall'Unione europea in materia di istruzione è di non superare la percentuale del 10 per cento di giovani europei tra 18 e 24 anni di età che non abbiano conseguito il diploma superiore o una qualifica professionale. L'abbandono scolastico in Italia è pari al 13,1 per cento nel 2020, ma il Paese resta lontano dai più elevati standard europei. Peggio di noi solo Malta (16,7 per cento), Spagna (16 per cento) e Romania (15,6 per cento). Permangono anche sul fronte dell'abbandono scolastico forti divari interni, con un netto squilibrio tra Sud e Centro-nord se si considera che nel Centro-nord il dato è attorno al 10 per cento circa, mentre nel Mezzogiorno la quota di giovani che abbandonano gli studi sale con effetti maggiormente incidenti in Sicilia (19,4 per cento), Campania (17,3 per cento), Puglia (15,6 per cento) e Calabria (16,6 per cento). Strettamente collegata alla povertà educativa, all'abbandono e alla dispersione scolastica, nonché ad altri fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo, è la criminalità minorile, che interessa il territorio nazionale nel suo complesso, seppure con intensità e in forme diverse. L'aggregazione giovanile in bande o in organizzazioni criminali è spesso legata a una situazione di disagio personale e familiare. Vi è la partecipazione sempre più forte ed estesa delle nuove generazioni all'interno dei clan camorristici e particolare attenzione merita il rapido diffondersi di episodi riprovevoli e violenti commessi dalle cosiddette « baby gang », espressione di una vera e propria deriva socio-criminale. Tali bande consistono in gruppi composti spesso da ragazzi considerati a rischio di devianza per problematiche familiari o perché cresciuti in contesti che non offrono momenti di aggregazione sociale. Le difficili storie su cui si basano le vite di questi ragazzi sono dunque i fattori che concorrono a un percorso di arruolamento nelle fila della criminalità. I minori, infatti, rappresentano un « esercito » di riserva per la criminalità, da impiegare, in particolare, nelle attività di spaccio delle sostanze stupefacenti ove, come più volte emerso dalle attività investigative, partecipano persino i bambini, impiegati per le consegne agli acquirenti. Le azioni delle baby gang , inoltre, sfociano in episodi di bullismo metropolitano e di vandalismo connotati da una violenza ingiustificata. Si aggiunga che sono sempre più frequenti episodi di cronaca che riguardano atti di criminalità commessi da adolescenti, che si consumano nel contesto scolastico o vicino a esso, interessando aree sia delle periferie, sia del centro cittadino. Per arginare la dispersione scolastica e ridurre gli effetti della povertà educativa e degli altri fenomeni ad essa connessi, è necessario intervenire sugli aspetti relativi alla formazione, fornendo agli studenti maggiori strumenti di consapevolezza di sé e del proprio ruolo nella società, nonché strumenti legati alle dinamiche sociali, coinvolgendo attivamente le famiglie nella strategia dell'inclusione. È necessario, inoltre, concentrare le azioni di contrasto della dispersione scolastica nelle aree del Paese che presentano maggiori criticità, ponendo attenzione agli studenti caratterizzati da particolare fragilità o contraddistinti da esigenze specifiche.