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Oltre all'analisi relativa ai costi e ai benefici delle opere in corso, gli esperti della struttura tecnica di missione si stanno parallelamente occupando anche di valutare le conseguenze delle scelte che potranno essere adottate dal Governo e la cui qualificazione e quantificazione è di assoluta rilevanza affinché queste scelte siano oculate e coerenti e non vadano a discapito di imprese e cittadini, diversamente da quanto fatto dai Governi sostenuti da Forza Italia, ad esempio, relativamente ad opere come il ponte sullo Stretto di Messina, per il quale non si può non ricordare che la Corte dei conti ha calcolato che sono stati spesi, al 2013, 958 milioni di euro. Quanto alla gestione delle autostrade, il Governo è ispirato dagli stessi principi: massimi benefici per i cittadini, in questo caso attraverso il riequilibrio degli interessi pubblici e privati. Equilibrio che oggi mi pare evidente, dai dati matematici, sia totalmente a favore dei concessionari privati, che poi non manutenevano come avrebbero dovuto a norma di legge e di convenzione. I casi delle singole concessioni autostradali, così come per le grandi opere, andrebbero analizzati singolarmente poiché sono oggetto di valutazioni complesse e problematiche differenti, provocate dalle convenzioni capestro e dalle leggi approvate dai Governi e ratificate dai Parlamenti precedenti. In questo ambito il Governo è però già passato dagli annunci ai fatti concreti, non ne abbiamo sufficientemente parlato, ma proviamo a farlo adesso. Questo Senato ha infatti appena convertito in legge il cosiddetto decreto Genova. In questa legge sono state ridisegnate le competenze dell'Autorità di regolazione dei trasporti, una vera e propria rivoluzione - diciamolo -nella definizione dei pedaggi autostradali: per la prima volta, infatti, le tariffe non verranno più parametrate ai costi operativi dei concessionari, che quindi erano portati ad aumentare i costi, tanto i lavori li facevano loro, e con l'aumento delle tariffe guadagnavano due volte - lo dico per coloro che hanno permesso questo e che sono sempre da una parte e dall'altra - e al prezzo di investimenti solo previsti, ma terranno conto - e ciò è fondamentale - degli investimenti effettivamente realizzati e dei ricavi che i concessionari saranno in grado di produrre. (Commenti della senatrice Bellanova). Stiamo cioè dicendo che i cittadini che prenderanno un'autostrada avranno dei pedaggi non più parametrati ai costi - maggiori costi, maggiore convenienza per i concessionari, maggiori pedaggi - ma saranno parametrati ai ricavi, cioè a un complesso molto più ampio cui i concessionari dovranno stare attenti, perché se no i pedaggi non aumenteranno e non aumenteranno nemmeno i guadagni. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . È una rivoluzione strutturale nella gestione delle concessioni autostradali e l'abbiamo fatta noi! Si tratta di una norma tutta a vantaggio degli utenti delle autostrade, che pagheranno di meno (diminuiranno i pedaggi), e dei concessionari onesti che sapranno investire nell'interesse pubblico, offrendo un servizio davvero efficiente. PRESIDENTE. La invito a concludere, Ministro. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Vado a concludere, Presidente, la ringrazio. Per i concessionari che non effettuano investimenti o tardano a farlo si andranno a ridurre direttamente i pedaggi che rappresentano i loro ricavi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Diminuiranno le entrate dei concessionari se non faranno investimenti. Se ci fosse stata questa norma, la tragedia di Genova non sarebbe mai capitata. Lo Stato sta tornando a fare lo Stato. Gli investimenti sulle infrastrutture devono garantire una ricaduta positiva sull'economia ed essere volano di crescita e sviluppo per il Paese. Oggi abbiamo iniziato a smontare il regime delle concessioni messo in piedi per dieci anni e in dieci anni dal Governo Berlusconi e da tutti i Governi precedenti. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Berutti, per due minuti. BERUTTI (FI-BP) . Signor Ministro, rispetto alla domanda che ho posto, non ho ricevuto sostanzialmente risposta: il suo intervento è stato un manifesto legato al decreto Genova, approvato questa mattina. Non avendo ricevuto risposta, comunque porremo le domande anche in un altro contesto e le daremo tempo per dirci più dettagliatamente cosa intende fare per queste opere. Io non sono contro situazioni di controllo e di attenzione, perché bisogna anche essere coerenti e onesti, ma credo che quello che chiede il Paese sia che lei, prima o poi, faccia partire un'opera, piccola o grande che sia, invece di bloccarle tutte. Alla luce di questo, naturalmente, riporremo in altri contesti le domande pertinenti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . La senatrice Ricciardi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00374 sulla salvaguardia dell'attuale regime giuridico pubblicistico delle Autorità portuali, per tre minuti. RICCIARDI (M5S) . Signor Presidente, onorevole Ministro, ci risulta che la Commissione europea abbia adottato una decisione riguardante i presunti aiuti di Stato versati all'Autorità portuale di Napoli. Parliamo di 44 milioni di euro utilizzati per la ristrutturazione di beni demaniali. Nella decisione viene infatti ipotizzato che tali Autorità portuali siano imprese e che dunque i trasferimenti che ricevono dallo Stato siano notificati come aiuti di Stato, in quanto esse mettono a disposizione di terzi beni demaniali portuali. Inoltre, la decisione riporta censure sia sulle modalità di rilascio delle concessioni demaniali, sia sulla non legittimità della normativa derivata con la quale vengono calcolati i canoni demaniali attualmente fissati con decreti ministeriali validi in tutti i porti italiani. La decisione dà luogo a tre gravi incertezze. La prima è il regime relativo alle concessioni demaniali in essere, la seconda è sugli stessi titoli mediante i quali la sostanziale totalità dei concessionari demaniali nei porti italiani oggi occupa i porti e offre servizi agli utenti portuali, infine, in terzo luogo, nascono dubbi sui rapporti tra Autorità di sistema portuale e tra queste e le imprese concessionarie o autorizzate operanti nei porti italiani. L'acquiescenza rispetto a tale atto della Commissione europea potrebbe anche pregiudicare qualsiasi futura rivalutazione della disciplina portuale in essere, essendo la decisione condizionata da un approccio che potrebbe ledere sia principi alla base della normativa vigente del nostro ordinamento, perché è caratterizzato da una natura pubblica dei porti e dei beni appartenenti al demanio portuale, sia della riserva di sovranità e delle competenze in esclusiva su tali beni riconosciuti a favore della normativa nazionale prevista al riguardo dalle stesse fonti dell'Unione europea.