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dal 41° del 2015, il Paese è crollato di ben 32 posizioni; valutato che: nei giorni 18 e 19 luglio 2018, il Parlamento ha proceduto all'elezione di componenti dei Consigli di Presidenza della Giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della Giustizia tributaria, nonché, in seduta comune, dei componenti il Consiglio superiore della magistratura (Csm); diversamente dalla XVII Legislatura, quando il Parlamento aveva eletto donne in tutti e quattro gli organi di autogoverno della magistratura, stavolta non è stata eletta nessuna donna. Nella componente del Csm eletta direttamente dai magistrati, il risultato è stato migliore (4 donne), ma il dato non è positivo per nulla nel suo complesso, in quanto si tratta del 15 per cento di rappresentanza femminile su un totale di 27 componenti; oggi il Parlamento italiano, per la rappresentanza femminile formale e sostanziale, come indicano gli articoli 3 e 51 della nostra Carta costituzionale, fa molto meno che nel 1981 quando, sebbene fosse ben altra epoca, per la prima volta votò due donne nel Csm, controbilanciando l'assenza tra le togate; dunque, ancora una volta, i dati dimostrano come, laddove si tratti di cariche pubbliche di altissimo rilievo e autorevolezza, le donne, che pure hanno capacità, preparazione e competenze indiscutibili, sono di fatto tagliate fuori, discriminate ed estromesse da quei ruoli e dai quei circuiti che costituiscono ancora oggi aree riservate agli uomini; questo scenario, rispetto al quale la politica ha enormi responsabilità, deve essere urgentemente cambiato. Non è solo un problema di giustizia. Non si tratta, cioè, solo di rispondere alla legittima aspettativa di entrambi i generi di accedere, in condizioni di parità, a tutti gli uffici pubblici, compresi quelli di maggior rilievo, anche nella magistratura. Il riequilibrio tra i generi è infatti un obiettivo che deve essere perseguito nell'interesse dell'intera collettività, giacché costituisce dato ormai acquisito che si tratta di fattore strumentale al buon andamento e all'imparzialità dell'azione amministrativa tutta; come ha attestato la giurisprudenza amministrativa formatasi sulla questione concernente la composizione delle Giunte degli enti locali e regionali, solo una congrua rappresentazione dei due sessi negli organi collegiali può garantire che questi adottino decisioni sulla scorta di «tutto quel patrimonio, umano culturale, sociale, di sensibilità e di professionalità che assume una articolata e diversificata dimensione in ragione proprio della diversità di genere» (Tar Lazio, sentenze nn. 6673 del 25 luglio 2011 e 633 del 21 gennaio 2013); la presenza delle donne negli organi di autogoverno è un presupposto fondamentale di una democrazia compiuta, perché la democrazia è fatta di uomini e donne o non è, ed il Parlamento dovrebbe essere la prima tra le istituzioni a garantire una equa rappresentanza tra i generi in organismi delicati per la democrazia del Paese come la magistratura tutta; con riguardo alle più recenti elezioni di componenti della magistratura, quindi, l'Associazione delle donne magistrato, per voce della sua presidente, Carla Marina Lendaro, ha denunciato la gravità della totale assenza di elette di genere femminile, sottolineando come sia indispensabile che il Csm esprima le diverse sensibilità anche di "genere" e ha fatto appello "affinché anche in questa legislatura vengano operate scelte che rimedino allo squilibrio di genere nell'organo di autogoverno"; similmente, la quasi totalità delle professoresse della disciplina di diritto costituzionale, socie dell'Associazione italiana costituzionalisti, hanno scritto una lettera ai Presidenti di Senato e Camera, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, in cui si esprime stupore e "preoccupazioni di fronte a questa decisione, adottata in aperta violazione dell'art. 51 della Costituzione, che assicura a uomini e donne il diritto di accedere in condizioni di uguaglianza agli uffici pubblici e che, a tal fine, affida alla Repubblica il compito di adottare appositi provvedimenti", impegna il Governo: 1) ad adottare, nel più breve tempo possibile, ogni iniziativa legislativa o amministrativa utile affinché sia introdotta una disposizione anti discriminatoria atta a rimuovere gli ostacoli che formalmente e sostanzialmente le donne devono affrontare con riguardo a quello che, di fatto, continua ad essere un monopolio maschile nell'elezione degli organi di autogoverno di tutta la magistratura, sia per la componente togata eletta dai magistrati, sia la componente laica eletta dal Parlamento; 2) a promuovere e a rafforzare la tutela dei diritti delle donne e il loro empowerment in tutti i settori, affrontando le cause strutturali della discriminazione basata sul genere, a promuovere le condizioni che favoriscono la trasformazione nelle relazioni di genere per renderle egualitarie e a garantire alle donne l'effettiva partecipazione, nonché la possibilità di assumere la leadership a tutti i livelli decisionali, politici, economici e sociali. Interrogazioni Atto n. 3-00111 MARGIOTTA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Atto n. 3-00112 D'ARIENZO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Atto n. 3-00113 LANZI ANASTASI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'art. 14, commi 17-27, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, come sostituito dall'art. 22, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2011, n. 214, e successive modifiche, ha soppresso l'Istituto nazionale per il commercio estero e costituito l'ICE, Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane; l'Agenzia ICE è l'organismo governativo che favorisce e supporta lo sviluppo economico-commerciale delle nostre imprese sui mercati esteri e promuove l'attrazione degli investimenti esteri in Italia. Con una rete di 64 uffici all'estero, 14 punti di corrispondenza, 48 desk promozionali in 74 Paesi, l'istituto svolge attività di informazione, assistenza, consulenza, promozione e formazione alle aziende italiane con particolare attenzione alle piccole e medie imprese; secondo quanto si apprende da fonti ICE, le spese di funzionamento dell'Agenzia per l'anno 2018 ammontano a 74,6 milioni di euro; nell'ultimo triennio lo stanziamento totale per l'attività dell'istituto ha visto una contrazione del finanziamento ordinario a beneficio del piano straordinario rifinanziato annualmente dal Governo. Questo non permetterebbe una corretta, trasparente e puntuale pianificazione annuale delle attività future dell'ICE. Per il 2018 è previsto uno stanziamento totale di 177,6 milioni di euro di cui 132 da piano straordinario; l'ICE ha contribuito negli anni all'internazionalizzazione di centinaia di aziende italiane con attività quali: formazione, assistenza alle imprese, attrazione d'investimenti, comunicazione strategica, potenziamento fiere nazionali, organizzazione e intermediazione per fiere internazionali (eccetera);