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Per evitare disservizi nel mondo della scuola, gli insegnanti dovranno aspettare il 28 febbraio per fare domanda di pensionamento e lasceranno il lavoro all'inizio dell'anno scolastico successivo. Tutti coloro che optano per la cosiddetta quota 100 non potranno cumulare l'assegno con redditi da lavoro superiori a 5.000 euro l'anno, fino al raggiungimento dei sessantasette anni di età. Inoltre, il loro assegno pensionistico sarà più leggero, perché avranno versato meno contributi. Per favorire ulteriormente il ricambio generazionale tra lavoratori anziani e lavoratori giovani, la legge di conversione prevede inoltre lo sviluppo di una formula già esistente, ma poco utilizzata: le imprese in crisi o con esuberi possono utilizzare i fondi di solidarietà di settore per consentire l'uscita con tre anni di anticipo rispetto alla quota 100 e quindi a cinquantanove anni, con trentacinque anni di contributi. Il fondo, con oneri a carico delle imprese, paga l'anticipo pensionistico fino al raggiungimento dei requisiti per quota 100. La novità è che le imprese non devono pagare anche i contributi per gli anni mancanti alla pensione. Il provvedimento oggi in esame si è reso necessario, alla luce degli effetti distorsivi della legge Fornero nei confronti del mercato del lavoro e dell'aumento della disoccupazione giovanile. Infatti, negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo allungamento dell'età pensionabile per adeguarla alla speranza di vita dei lavoratori. La legge Fornero con il tempo è diventata una diga di contenimento a un grosso bacino di lavoratori anziani che la percepiscono con sempre maggiore insofferenza, in particolare nella pubblica amministrazione, dove il blocco del turn over e l'aumento dell'età pensionabile hanno aumentato l'età media dei lavoratori a cinquantacinque anni, un po' troppo elevata rispetto alla media europea. Per risolvere questo problema, si è già intervenuti con il provvedimento concretezza, per sbloccare il turn over e consentire un rapporto di uno a uno fra lavoratori in entrata e in uscita. Quota 100 continua in questa direzione e consentirà ulteriormente il ricambio generazionale attraverso l'assunzione di giovani in sostituzione di lavoratori che andranno in pensione. Nell'arco dei prossimi tre anni, si cercherà di far defluire da questo collo di bottiglia un certo numero di lavoratori anziani, così da rendere successivamente più agevole il raggiungimento del vero obiettivo che si è posto il Governo: quarantuno anni di servizio indipendentemente dall'età. Questo provvedimento sperimentale bloccherà momentaneamente l'adeguamento dell'età pensionabile alla speranza di vita e il primo scatto ci sarà soltanto nel 2021. Nel rapporto privato probabilmente non ci sarà un sicuro ricambio di uno a uno, ma si è voluto contribuire fornendo alle aziende un impulso positivo che può renderle più economiche, agili e più appetibili sul mercato del lavoro. L'opportunità di andare in pensione è stata già accolta favorevolmente da decine di migliaia di lavoratori in possesso dei requisiti e avrà un impatto positivo sul mondo del lavoro. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . I dati in arrivo ci consentono di dire che si può stimolare e sostenere il passaggio generazionale. Considerata l'età di molti lavoratori ancora in servizio, si può affermare che i nonni stanno lasciando il posto di lavoro ai figli, così avranno un po' di tempo da trascorrere in famiglia e con i nipotini. È altamente probabile che un posto di lavoro consenta ai nostri giovani di farsi una famiglia e favorisca anche la natalità. Quota 100 è una facoltà volontaria, un modo aggiuntivo per accedere alla pensione insieme a tutti gli altri accessi ordinari già previsti o regolati dalla riforma Monti-Fornero. Pertanto, si potrà continuare ad andare in pensione utilizzando indifferentemente sia la legge Fornero, sia quota 100, l'APE social , la pensione di anzianità, l'opzione donna o i provvedimenti previsti per i lavoratori precoci e quelli per le attività particolarmente usuranti. Fra le norme che stiamo approvando, si prevede anche che l'INPS effettui un monitoraggio mensile per l'anno 2019 e trimestrale negli anni seguenti sul numero delle domande di pensionamento e fornisca al Ministero del lavoro e a quello dell'economia e delle finanze la rendicontazione degli oneri che ne derivano, proprio per evitare scostamenti dalla spesa prevista. Quota 100 disciplina la riforma della governance dell'INPS, l'ente che gestisce le pensioni e l'assistenza, e quella dell'INAIL, l'Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro. Essa dispone il passaggio da una gestione accentrata nelle mani dei rispettivi presidenti a una collegiale, senza comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Nei due enti verranno ripristinati i consigli di amministrazione, che erano stati aboliti molti anni prima, e saranno composti di cinque membri di nomina governativa, compreso il presidente. Relativamente all'INPS, ho maturato la personale opinione che dovrebbe essere scorporata fra assistenza e previdenza, come negli altri Paesi europei. Si farebbe finalmente luce sull'entità dei contributi versati dai lavoratori, che dovrebbero essere utilizzati esclusivamente per le loro pensioni, mentre per l'assistenza si dovrebbe provvedere con la fiscalità generale. Probabilmente, si scoprirebbe che anche gli italiani potrebbero andare in pensione molto prima dei sessantasette anni attualmente previsti dalla legge Fornero. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Botto. Ne ha facoltà. BOTTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signori rappresentanti del Governo, oggi discutiamo di un provvedimento importante, che avrà per sua natura enormi ricadute sotto il profilo economico e sociale. Spesso le forze di opposizione hanno criticato la nostra misura, ritenendola assistenzialistica e non propriamente economica, ma si è resa necessaria per riportare al centro dell'attenzione e dell'azione politica i veri destinatari dei nostri lavori: i cittadini e le imprese. Vorrei soffermarmi proprio sulle imprese, in particolare su quelle piccole e medie, alle quali va il nostro ringraziamento per aver continuato a incrementare il nostro tessuto economico, nonostante le misure avverse alle quali in questi anni sono state sottoposte. Basti pensare infatti che il 56,4 per cento degli occupati del settore privato lavora in aziende con meno di 20 addetti, superando del 16,5 per cento la media europea. Proprio la tutela delle piccole e medie imprese, oltre che dei cittadini, ci ha spinto a lavorare per licenziare un provvedimento storico che possa ridare finalmente dignità a imprenditori e cittadini. Nel provvedimento in esame abbiamo pensato a diversi incentivi per le imprese che decidono di assumere e i cittadini che desiderano avviare una nuova attività - proprio così, colleghi senatori - e non scoraggiare l'imprenditoria, come spesso è accaduto in precedenza in questo Parlamento. Basti pensare allo sgravio contributivo, pari alla differenza tra la durata massima del reddito di cittadinanza e le mensilità della misura già percepita al momento dell'assunzione, alle imprese che decidono di assumere a tempo indeterminato. Sapete cosa vuol dire?