[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 32, primo comma, del d.l. 10 luglio 1982, n. 429 (Norme per la repressione della evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e per agevolare la definizione delle pendenze in materia tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 1982, n. 516 (Conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 10 luglio 1982, n. 429, recante norme per la repressione dell'evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e per agevolare la definizione delle pendenze in materia tributaria. Delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari), promosso con ordinanza emessa il 28 gennaio 1999 dalla Commissione tributaria regionale del Veneto sul ricorso proposto dalla SICC s.p.a. contro l'Ufficio imposte dirette di Rovigo, iscritta al n. 396 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 28, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 29 novembre 2000 il giudice relatore Riccardo Chieppa. Ritenuto che la Commissione tributaria regionale del Veneto, chiamata a pronunciarsi sul ricorso proposto da una società per azioni avverso una cartella esattoriale, notificata l'11 novembre 1988 per IRPEF ed ILOR degli anni 1979/1980, relativa ad imposte liquidate ed iscritte a ruolo ai sensi degli artt. 16, 17 e 20-bis del d.l. 10 luglio 1982, n. 429 (Norme per la repressione della evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e per agevolare la definizione delle pendenze in materia tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 1982, n. 516 (Conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 10 luglio 1982, n. 429, recante norme per la repressione dell'evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e per agevolare la definizione delle pendenze in materia tributaria. Delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari), con ordinanza del 28 gennaio 1999 (r.o. n. 396 del 2000), ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 32, primo comma, del predetto d.l. n. 429 del 1982, nella parte in cui non prevede che le dichiarazioni integrative, presentate ai sensi dell'art. 16 del medesimo d.l., possano essere modificate in domande integrative presentate ai sensi del successivo art. 19 (per la definizione automatica di IRPEF, IRPEG e ILOR) quando seguano ad atti di accertamento nulli ai sensi e per gli effetti di quanto disposto dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 175 del 1986; che la Commissione tributaria regionale denuncia la violazione dell'art. 3 della Costituzione, osservando, in particolare, che alla società ricorrente è stata notificata una cartella esattoriale relativa al carico fiscale degli anni 1979 e 1980, che traeva origine da un avviso di accertamento notificato dall'Amministrazione finanziaria il 29 dicembre 1982 e dalla successiva dichiarazione integrativa (di condono fiscale) presentata dalla società ai sensi dell'art. 16 del d.l. n. 429 del 1982; che, a seguito di tale ultima dichiarazione, l'Ufficio competente ha liquidato l'imposta sulla base del contenuto della dichiarazione del contribuente, in conformità agli artt. 16, 17 e 20-bis del d.l. n. 429 del 1982; che dopo la liquidazione, infine, si è proceduto all'iscrizione a ruolo nei confronti del contribuente ed all'emissione della cartella esattoriale; che, per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 175 del 1986, l'accertamento eseguito dall'Ufficio nella c.d. "zona condono", oscillante tra il 14 luglio 1982 ed il 13 marzo 1983, sarebbe affetto da radicale nullità, ragion per cui la contribuente ha impugnato la cartella esattoriale, sostenendo che siffatta nullità doveva trasmettersi necessariamente anche alla dichiarazione integrativa e che la liquidazione dell'imposta non poteva perciò effettuarsi da parte dell'Amministrazione finanziaria a norma dell'art. 16 del d.l. n. 429 del 1982, bensì a norma dell'art. 19, che introduce un regime più favorevole, riferito alla posizione del contribuente che presenta la domanda di condono senza avere ricevuto la notifica dell'avviso di accertamento; che la pretesa della ricorrente a che la liquidazione dell'imposta fosse eseguita sulla base dell'art. 19 del d.l. n. 429 del 1982 incontrava, tuttavia, l'ostacolo derivante dall'art. 32, primo comma, del medesimo d.l.; ai sensi del quale la domanda di condono è irrevocabile e le imposte ed eventuali maggiori imposte che risultano dalle dichiarazioni del contribuente sono acquisite a titolo definitivo dall'Amministrazione finanziaria; che a parere della Commissione tributaria di secondo grado di Rovigo, davanti alla quale il giudizio era stato inizialmente incardinato, la nullità di tutti gli accertamenti d'ufficio notificati durante la zona condono (periodo corrente tra la data di entrata in vigore del d.l. n. 429 del 1982 e la scadenza del termine utile per presentare la domanda di condono) non avrebbe automaticamente provocato la nullità della dichiarazione integrativa formulata dal contribuente sulla base dei contenuti dell'avviso di accertamento, in aderenza all'art. 16 del citato d.l.; che quest'ultima dichiarazione, proprio perché irrevocabile, costituiva piuttosto la base di riferimento per l'esercizio del potere di liquidazione dell'imposta dovuta, puntualmente esercitato dall'Amministrazione finanziaria nel caso concreto; che l'applicazione del principio di irrevocabilità della dichiarazione integrativa, tuttavia, avrebbe perpetuato il medesimo effetto che la sentenza della Corte costituzionale n. 175 del 1986 ha giudicato in contrasto col principio di eguaglianza, consentendo all'Amministrazione finanziaria di stabilire arbitrariamente, in luogo della legge, i contribuenti ai quali era concesso di proporre una domanda di condono per la definizione automatica dei periodi di imposta ex art. 19 citato ed i contribuenti, destinatari dell'avviso di accertamento, che invece dovevano sostenere i maggiori oneri economici derivanti dall'applicazione dell'art. 16 del d.l. n. 429 del 1982; che l'irrevocabilità della domanda ormai presentata dal contribuente, anche se in connessione con un accertamento del tutto privo di validità, avrebbe posto nel nulla il rimedio introdotto dalla stessa sentenza n. 175 del 1986: pur se l'avviso di accertamento è nullo, resterebbe invero valida, irrevocabile e produttiva di pieni effetti la conseguente dichiarazione integrativa;