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Tale mancanza – che si intende colmare con una previsione analoga al cennato articolo 46, comma 5 – comporta che attualmente, in caso di sanabilità dell'opera, l'onere di proporre la relativa istanza al comune e, poi, di provvedere in concreto alla sanatoria ricade sull'Agenzia prima della vendita, dunque in assenza della certezza della destinazione dei beni interessati, con un onere obiettivamente ingente. La riformulazione dei commi 6 e 7 amplia il novero dei soggetti cui è riconosciuta la prelazione all'acquisto, ricomprendendovi anche determinati enti pubblici, associazioni di categoria e fondazioni bancarie, chiarendo altresì le modalità per il suo esercizio, con l'intento di non protrarre ulteriormente le procedure di vendita. La lettera e) inserisce nell'articolo 48 del codice antimafia il comma 7- ter , inteso a dettare una più compiuta disciplina per dirimere le frequenti criticità in tema di destinazione dei beni confiscati indivisi. La lettera f) , nell'intento di dare maggiore concretezza all'autonomia riconosciuta dalla legge all'Agenzia, attraverso la disponibilità di risorse certe e aggiuntive, prevede una specifica fonte di entrata finalizzata a sostenere le esigenze di potenziamento dell'attività istituzionale (comma 10 dell'articolo 48). Con riguardo a tale ulteriore forma di finanziamento del Fondo unico giustizia, viene prevista una differente ripartizione dei proventi derivanti dalla vendita dei beni confiscati, tra i Ministeri dell'interno e della giustizia, a ciascuno dei quali viene attribuito il 40 per cento di tali somme, mentre il residuo 20 per cento viene destinato all'Agenzia per assicurare lo sviluppo delle proprie attività istituzionali. La lettera g) introduce nel suddetto articolo 48 il comma 12- ter , che prevede la possibilità di destinare alla vendita, esclusi comunque i soggetti menzionati al sesto periodo del nuovo comma 5 e fermo il divieto di cessione per almeno un anno, ovvero di distruggere i beni mobili confiscati, anche iscritti in pubblici registri, non utilizzabili dalla stessa Agenzia o dagli altri enti indicati al comma 12 del medesimo articolo, né dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco per esigenze del soccorso pubblico. La lettera h) dispone l'affidamento all'Agenzia del demanio della gestione dei beni rimasti invenduti e mantenuti al patrimonio dello Stato, decorsi tre anni dall'inizio della relativa procedura, coerentemente sia con i principi generali in materia contabile sia con quelli specifici che individuano la missione istituzionale dell'Agenzia. Essa, infatti, non consiste nella mera gestione dei medesimi, bensì nella restituzione alla collettività delle ricchezze sottratte dalla criminalità. Una lettura sistemica del codice nel contesto dell'ordinamento conferma che la gestione del bene da parte dell'Agenzia è prodromica all'obiettivo specifico della restituzione, posto che, altrimenti, non vi sarebbe alcun motivo per porre tale gestione in capo ad un soggetto diverso da quello ordinariamente competente a gestire tutti i beni che fanno parte del patrimonio dello Stato, quale l'Agenzia del demanio. Tale interpretazione trova conferme anche nella relazione illustrativa della legge n. 50 del 2010, di conversione del decreto-legge n. 4 del 2010, che chiarisce la «straordinarietà» dell'Agenzia quale organo che, intervenendo nell'amministrazione di un bene prima rimessa all'autorità giudiziaria, può meglio programmarne la successiva destinazione, altrimenti di competenza del Demanio. È evidente che una tale funzionalità viene meno in presenza di beni di accertata «indestinabilità», rispetto ai quali il proseguimento della gestione da parte dell'Agenzia, non solo contrasta con la mission di quest'ultima, appena cennata, ma finisce per distogliere dalla medesima le già limitate risorse disponibili, nonostante lo Stato disponga dell'Agenzia del demanio con specifica competenza nella gestione dei beni facenti parte del proprio patrimonio. Per di più, un eventuale mantenimento della gestione di detti beni in capo all'Agenzia finirebbe per instaurare un confuso sistema nel quale la gestione del patrimonio pubblico farebbe capo a due differenti agenzie a seconda del titolo di acquisto della proprietà da parte dello Stato. L'articolo 37 reca disposizioni in materia di organizzazione e di organico dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. La disposizione interviene sull'articolo 110, comma 1, del codice antimafia, con l'intento di migliorare la gestione delle procedure operative e l'effettiva capacità di intervento dell'Agenzia. In particolare, si prevede che L'Agenzia è posta sotto la vigilanza del Ministro dell'interno, ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è dotata di autonomia organizzativa e contabile, ha la sede principale in Roma e fino a 4 sedi secondarie istituite con le modalità di cui all'articolo 112 del codice antimafia nei limiti delle risorse ordinarie iscritte nel bilancio dell'Agenzia. Con il comma 2, in stretta e consequenziale aderenza a quanto previsto dal comma 1, viene attribuita al Consiglio direttivo dell'Agenzia la competenza ad istituire, in relazione a particolari esigenze, sedi secondarie, in numero non superiore a 4, in regioni ove sono presenti in quantità significativa beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. La disposizione, con il comma 3, interviene sull'articolo 113- bis del codice antimafia, che reca disposizioni in materia di organico dell'Agenzia. In particolare, con la lettera a) si provvede a limitare a 100 – su un totale di 170 previste – le unità di personale da reclutare per il potenziamento dell'organico dell'Agenzia attraverso procedure ordinarie di mobilità, disponendosi, con la lettera b) , che le restanti 70 unità possano essere reclutate mediante procedure selettive pubbliche, con oneri a carico dell'Agenzia, mentre per quanto riguarda la spesa «a regime» si provvede ai sensi dell'articolo 39 che detta disposizioni per la copertura finanziaria del provvedimento. La successiva lettera c) integra l'articolo 113- bis del codice con un nuovo comma 4- bis , inteso ad ovviare alla circostanza che – non essendo mai stata definita l'indennità di amministrazione dell'Agenzia e attesa la rilevanza per il personale di tale voce retributiva, fissa e pensionabile – detta lacuna normativa, ove non tempestivamente e adeguatamente colmata, con l'introduzione di una specifica ed autonoma indennità di amministrazione per il personale di ruolo dell'Agenzia, in misura pari a quella corrisposta al personale di pari qualifica del Ministero della giustizia – potrebbe minare significativamente gli esiti dell'attività di reclutamento sin dalle procedure di inquadramento e mobilità. A completare l'architettura dell'articolo 113- bis , sempre la lettera c) del comma 3 dell'articolo 37 inserisce un nuovo comma 4- ter , grazie al quale l'Agenzia può continuare ad avvalersi del contingente di personale in posizione di comando, distacco e fuori ruolo che l'articolo 1, comma 291, della legge n. 205 del 2017 autorizza solo fino all'adeguamento della dotazione organica. L'articolo 38 reca norme di deroga alle regole sul contenimento della spesa degli enti pubblici e disposizioni abrogative.