[resaula]

dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 74 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nel testo antecedente all'entrata in vigore dell'art. 3, comma 3, lettera a ), della legge n. 238 del 2021, nella parte in cui esclude dalla concessione dell'assegno di maternità i cittadini di Paesi terzi che sono stati ammessi nello Stato a fini lavorativi a norma del diritto dell'Unione o nazionale e i cittadini di Paesi terzi che sono stati ammessi a fini diversi dall'attività lavorativa a norma del diritto dell'Unione o nazionale, ai quali è consentito lavorare e che sono in possesso di un permesso di soggiorno ai sensi del regolamento (CE) n. 1030/2002; dichiara l'illegittimità costituzionale, in via consequenziale, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), dell'art. 1, comma 248, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), dell'art. 23- quater , comma 1, del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 (Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria), convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 2018, n. 136, dell'art. 1, comma 340, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022), e dell'art. 1, comma 362, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023), nella formulazione antecedente all'entrata in vigore dell'art. 3, comma 4, della legge n. 238 del 2021, nella parte in cui escludono dalla concessione dell'assegno di natalità i cittadini di Paesi terzi che sono stati ammessi nello Stato a fini lavorativi a norma del diritto dell'Unione o nazionale e i cittadini di Paesi terzi che sono stati ammessi a fini diversi dall'attività lavorativa a norma del diritto dell'Unione o nazionale, ai quali è consentito lavorare e che sono in possesso di un permesso di soggiorno ai sensi del regolamento (CE) n. 1030/2022 ( Doc. VII, n. 141) - alla 2 a e alla 11 a Commissione permanente. Corte Costituzionale, trasmissione di sentenze relative a richieste di referendum popolare Il Presidente della Corte Costituzionale, con lettere in data 2 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 33, ultimo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352, copia delle sentenze: n. 49 del 16 febbraio 2022, depositata il successivo 2 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione - nelle seguenti parti: art. 2, comma 1, limitatamente alle parole «contro lo Stato»; art. 4, comma 2, limitatamente alle parole «contro lo Stato»; art. 6, comma 1, limitatamente alle parole «non può essere chiamato in causa ma»; art. 16, comma 4, limitatamente alle parole «in sede di rivalsa,»; art. 16, comma 5, limitatamente alle parole «di rivalsa ai sensi dell'articolo 8» - della legge 13 aprile 1988, n. 117 (Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati), dichiarata legittima con ordinanza del 29 novembre 2021 dall'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione; n. 50 del 15 febbraio 2022, depositata il successivo 2 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione - nelle seguenti parti: a) comma primo, limitatamente alle parole: «la reclusione da sei a quindici anni.»; b) comma secondo: integralmente; c) comma terzo, limitatamente alle parole «Si applicano» - dell'art. 579 del codice penale (Omicidio del consenziente), dichiarata legittima con ordinanza del 15 dicembre 2021 dall'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione; n. 51 del 16 febbraio 2022, depositata il successivo 2 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione di alcune disposizioni - in particolare: art. 73, comma 1, limitatamente all'inciso «coltiva»; art. 73, comma 4, limitatamente alle parole «la reclusione da due a 6 anni e»; art. 75, limitatamente alle parole «a) sospensione della patente di guida, del certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori o divieto di conseguirli per un periodo fino a tre anni;» - del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), richiesta dichiarata legittima con ordinanza del 10 gennaio 2022, pronunciata dall'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione. Le predette sentenze sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli Senatori. Il Presidente della Corte Costituzionale, con lettere in data 8 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 33, ultimo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352, copia delle sentenze: n. 56 del 16 febbraio 2022, depositata il successivo 8 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato ammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190), richiesta dichiarata legittima con ordinanza del 29 novembre 2021 dall'Ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte di cassazione; n. 57 del 16 febbraio 2022, depositata il successivo 8 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato ammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione dell'articolo 274, comma 1, lettera c ), del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447 (Approvazione del codice di procedura penale) e successive modificazioni e integrazioni, limitatamente alle parole: