[pronunce]

Nella misura in cui si includono nelle attività riconducibili alla difesa della Patria anche attività che non hanno relazione con essa perché espressione di finalità e competenze proprie delle Regioni e Province autonome si violerebbe l'art. 52, primo comma, Cost. Verrebbe anche violato l'art. 117, secondo comma, lettera d), nella misura in cui la legge regionale o provinciale, come quella in esame, attribuisce compiti al servizio civile nazionale, laddove questa perimetrazione del campo di attività è rimessa in via esclusiva alla legislazione dello Stato. 1.3.- L'Avvocatura sottolinea, poi, che incorre nei medesimi vizi illustrati in precedenza anche l'art. 6, comma 9, della stessa legge provinciale, il quale prevede che: «Se il servizio di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a), è svolto ai sensi della legge 6 marzo 2001, n. 64, ai volontari e alle volontarie spetta l'assegno per il servizio civile di cui all'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 5 aprile 2002, n. 77, comprese le eventuali indennità. Non spetta loro il rimborso spese di cui al comma 2». 1.4.- Infine, si verificherebbe un'indebita ed illegittima invasione dell'ambito delle competenze legislative esclusive dello Stato anche ad opera dell'art. 6, comma 2, della legge provinciale («Salvo quanto previsto dal comma 9, la Giunta provinciale determina, con delibera da pubblicarsi nel Bollettino Ufficiale della Regione, il rimborso spese mensile a favore dei volontari e delle volontarie impegnati nei servizi di cui all'articolo 3, comma 1») e del comma 6 del medesimo articolo («A tutti i volontari e tutte le volontarie impegnati nei servizi di cui all'articolo 3, comma l, lettere a), b) e c), sono inoltre garantite le assicurazioni obbligatorie per la copertura del rischio di infortuni e la responsabilità civile. I relativi oneri sono a carico delle organizzazioni e degli enti presso i quali i volontari e le volontarie prestano servizio»). Infatti, spetterebbe solo allo Stato la competenza (esercitata con l'art. 9, commi 2 e 3, del d.lgs. n. 77 del 2002) a disciplinare il trattamento economico ed a disporre in merito alla copertura assicurativa dei suddetti volontari. Più in generale, l'Avvocatura osserva che la Provincia non potrebbe qualificare con propria legge l'attività svolta dai volontari del servizio civile provinciale come svolta nell'ambito di tale servizio o, invece, come svolta nell'ambito del servizio civile nazionale, ponendone, in quest'ultimo caso, gli oneri a carico dello Stato, così dettando, al di fuori delle sue competenze, disposizioni relative al trattamento economico e assicurativo dei volontari del servizio civile nazionale. 1.5.- Con riferimento al censurato art. 6, comma 5, l'Avvocatura sottolinea altresì che, nel qualificare «il servizio prestato dai volontari del servizio civile provinciale, sia nell'ambito di questo, che nell'ambito (arbitrariamente) esteso dalla legge provinciale al servizio civile nazionale, come prestazione di lavoro di natura occasionale, e nell'obbligare l'ente beneficiario a retribuirla conformemente agli artt. 70-74 d.lgs. 276/2003 (vale a dire, in concreto, nella forma del "voucher" da acquistare c restituire al concessionario preposto, come stabilito dall'art. 72 del d.lgs. )», il legislatore provinciale invaderebbe anche la competenza statale esclusiva a disciplinare l'ordinamento civile, prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. Dopo aver richiamato, al riguardo, quanto questa Corte ha deciso con la sentenza n. 50 del 2005, il ricorrente afferma che «anche la qualificazione di un rapporto di prestazione di attività come contratto di prestazione di lavoro accessorio e occasionale ai sensi della medesima disciplina generale dei rapporti di lavoro, rientra quindi nella suddetta competenza statale esclusiva, e non può essere disposta dal legislatore provinciale». L'illegittima intromissione verrebbe a determinare anche la violazione della competenza concorrente dello Stato in materia di tutela del lavoro, di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., per il contrasto con il principio fondamentale secondo cui «le forme assicurative in questione, attesa la particolarità della materia, che non attiene a prestazioni lavorative in senso stretto [debbono essere] determinate tramite l'autorità di regolazione del settore assicurativo; laddove la disposizione provinciale in esame è puntuale nel prevedere che gli oneri assicurativi facciano carico agli enti presso cui i volontari operano». Infine, la disposizione in esame, nella misura in cui pone a carico di enti rientranti nella finanza pubblica allargata nuovi oneri in difformità dal principio desumibile dalla legge statale sopra illustrata, invaderebbe la competenza concorrente statale in materia di coordinamento della finanza pubblica statale e locale. La parte ricorrente sostiene, altresì, che la disposizione in esame contrasterebbe anche con gli artt. 2 e 3 Cost., in quanto introdurrebbe una discriminazione a favore dei volontari del servizio civile provinciale operanti nella Provincia di Bolzano, in contrasto con la gratuità che caratterizza le attività di volontariato, secondo il principio dettato dall'art. 2 della legge 11 agosto 1991, n. 266 (Legge-quadro sul volontariato), per cui: «1. Ai fini della presente legge per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l'organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà. 2. L'attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. 3. Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall'organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l'attività prestata, entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse». Ricorda, al riguardo, quanto deciso da questa Corte con la sentenza n. 75 del 1992 con la quale si precisò che «la legge n. 266 del 1991, accanto a disposizioni che stabiliscono compiti o discipline d'interesse nazionale o che pongono criteri di azione per le amministrazioni statali o per gli enti locali, fissa principi cui le regioni e le province autonome devono attenersi nel regolare i rapporti fra le istituzioni pubbliche e le organizzazioni di volontariato. Questi ultimi, in base alla costante giurisprudenza di questa Corte, vanno indubbiamente qualificati come principi generali dell'ordinamento giuridico, in ragione della concorrente circostanza che attengono strettamente a valori costituzionali supremi (sentenze nn. 6 del 1956, 231 del 1984 e 1107 del 1988) e, soprattutto, che contengono criteri direttivi così generali da abbracciare svariati e molteplici campi di attività materiali (sentenze nn. 6 del 1956, 68 del 1961, 87 del 1963, 28 del 1964, 23 del 1978, 91 del 1982, 1107 del 1988, 465 del 1991)».