[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito del decreto 8 ottobre 1998 del Ministro dei lavori pubblici, recante «Promozione di programmi innovativi in ambito urbano denominati “Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio”» al connesso bando e relativi allegati, promosso con ricorso della Regione Veneto, notificato il 26 gennaio 1999, depositato in cancelleria il 5 febbraio 1999 ed iscritto al n. 7 del registro conflitti 1999. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 4 giugno 2002 il Giudice relatore Carlo Mezzanotte; uditi gli avvocati Alfredo Bianchini e Luigi Manzi per la Regione Veneto e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.1. - Con ricorso notificato il 26 gennaio 1999 la Regione Veneto ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento al decreto del Ministro dei lavori pubblici in data 8 ottobre 1998, recante: «Promozione di programmi innovativi in ambito urbano denominati “Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio”», al connesso bando ed ai relativi allegati “A” e “B”, per violazione degli articoli 117 e 118 della Costituzione, degli artt. 1, 2, 3 e 4 della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa), degli artt. 1, 52, 54 e 98 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), e degli artt. 79, 80, 81 e ss. del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'articolo 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382), e successive modificazioni. La ricorrente premette che con il decreto impugnato il Ministero dei lavori pubblici ha approvato, d'intesa con la Conferenza unificata, una disciplina di promozione di programmi innovativi in ambito urbano, denominati “programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio” (PRUSST), richiamando gli artt. 52 e 54 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112, che conservano allo Stato le funzioni relative a tali programmi, nonché l'art. 98 del medesimo decreto, che tra le funzioni mantenute allo Stato individua la pianificazione pluriennale della viabilità, la programmazione, progettazione, realizzazione e gestione della rete stradale ed autostradale e la determinazione dei criteri relativi alla fissazione dei canoni delle licenze e delle concessioni. Ad avviso della Regione Veneto il decreto del Ministro dei lavori pubblici invaderebbe la sfera di attribuzioni, sia legislative che amministrative, delle Regioni nella materia della urbanistica, loro riservata dall'art. 117 della Costituzione, e in quella della difesa del suolo e dell'assetto del territorio, già trasferita alle Regioni dagli artt. 79, 80 e ss. del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 e successive modificazioni, e ricondurrebbe alla materia, mantenuta allo Stato, dei programmi innovativi funzioni ed attività che non si identificherebbero con i compiti di rilievo nazionale definiti dall'art. 1, comma 4, lettera c), della legge n. 59 del 1997 e dallo stesso art. 52 del d.lgs. n. 112 del 1998 , ma si sostanzierebbero in “normalissimi interventi sul territorio”, come tali rientranti, in base alla citata normativa, nella competenza regionale. 1.2. — Secondo la ricorrente il Ministro avrebbe omesso la definizione non solo dei contenuti dei programmi innovativi, ma anche dei principî o criteri di carattere generale che dovrebbero consentirne l'individuazione, giacché, in base al primo comma dell'art. 2 del decreto censurato, tali programmi sono concepiti come “un metodo (sperimentale) di azione amministrativa allo scopo di attivare finanziamenti sulle aree urbane”. Il bando allegato al decreto (che doveva limitarsi, ai sensi dell'art. 2, comma 3, del decreto stesso, a stabilire le modalità di presentazione e di selezione di programmi innovativi) ne individuerebbe, invece, i possibili contenuti, che non riguarderebbero tanto e soltanto la sperimentazione sulle azioni amministrative e sui moduli operativi (come prescritto dal citato art. 2), ma contemplerebbero interventi concreti riguardanti strutture direzionali, ricettive, sanitarie, interventi di edilizia residenziale ed abitativa, opere di urbanizzazione, insediamenti produttivi, recupero di aree e di edilizia degradata. Il vero contenuto dei cosiddetti programmi innovativi consisterebbe, quindi, nell'essere “per lo più programmi edilizi di normalissimo assetto del territorio”, senza nessuna particolare connotazione che li possa far ricondurre a quei compiti di rilievo nazionale dello Stato o a quel carattere di innovazione, che avrebbero potuto giustificare il mantenimento delle relative funzioni allo Stato stesso. 1.3. — La Regione Veneto rileva inoltre come, in base agli artt. 4 e 5 del bando allegato al decreto ministeriale, il soggetto promotore dei programmi innovativi non sarebbe lo Stato, ma il Comune, il quale dovrebbe coordinarli con i propri strumenti di pianificazione, mentre le Regioni sarebbero relegate (come le Province, le Comunità montane, lo stesso Stato, varie amministrazioni pubbliche e soggetti privati) tra i soggetti proponenti, legittimati soltanto ad avanzare le proprie proposte ai “Comuni promotori”. Ne risulterebbe così capovolto il sistema della riserva allo Stato della promozione di programmi innovativi e le disposizioni citate determinerebbero “una sorta di impropria sub-delega dallo Stato ai Comuni”, con relativa sottrazione di competenza alle Regioni. 1.4. — Ad avviso della Regione Veneto l'invasione delle competenze regionali si realizzerebbe anche con riferimento ai mezzi per attuare i citati programmi innovativi. Tanto il decreto ministeriale (art. 1) che il bando (artt. 1, 6-9 e 14) - osserva la ricorrente - disciplinano la modalità di finanziamento dei programmi e sottopongono il finanziamento stesso all'esame ed all'approvazione del Ministero: si tratterebbe, perciò, di erogazioni gestite dallo Stato in una materia di competenza regionale. Lo stesso sistema di finanziamento disciplinato dal decreto ministeriale impugnato non sarebbe riconducibile alla funzione di promozione dei programmi, mantenuta allo Stato dall'art. 54 del d.lgs.