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sarà l'amministrazione quindi a valutare se, pur essendo esiguo il numero di fedeli su base locale, la confessione religiosa possa contare su un adeguato numero di fedeli a livello nazionale e potrà valutare la presenza in territori vicini di altri ministri di culto o le specifiche esigenze del caso concreto; rilevato che: fino alla gestione del Ministro pro tempore Minniti è prevalsa presso il Ministero un'interpretazione restrittiva del parere del Consiglio di Stato del 2012, che ha, di fatto, impedito la concessione di decreti ai ministri di culto; questa interpretazione rigida verrebbe ancora applicata dagli uffici, nonostante i nuovi pareri sollecitati dallo stesso Ministero; la Conferenza evangelica nazionale (COEN) ha coordinato la presentazione di 13 domande di riconoscimento di ministri di culto; in questo caso tutte le istanze sono state presentate corredate dalla richiesta documentazione; in più occasioni sono stati dall'ufficio competente avanzati ostacoli a parere dell'interrogante capziosi e incomprensibili, come la richiesta di autenticazione degli statuti da parte di notai e non da pubblici ufficiali della pubblica amministrazione locale ; tutte le richieste, a partire da alcune modifiche statutarie, sono state ottemperate dai richiedenti; tutti i richiedenti hanno dichiarato la loro appartenenza al COEN, che raccoglie l'adesione di più di 80 comunità territoriali sul territorio nazionale, assicurando così l'osservanza del requisito nazionale dei 5.000 membri richiesti dal parere del Consiglio di Stato; all'interrogante risulta che gran parte delle richieste abbiano già ottenuto il parere favorevole da parte della Prefettura competente; la mancata emissione dei decreti da parte dell'ufficio preposto appare a giudizio dell'interrogante incomprensibile e lesiva di un diritto, tanto più perché più volte sollecitata in Parlamento e dallo stesso Ministro. Così si privano le chiese della possibilità di officiare matrimoni e, soprattutto, svolgere l'importante ruolo, anche sociale, dell'assistenza spirituale negli ospedali e nelle carceri, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda intervenire tempestivamente per dare indicazioni chiare volte a superare lentezze e atteggiamenti a parere dell'interrogante ostruzionistici posti in essere dall'ufficio preposto, che da oltre un anno impedisce ai richiedenti di ottenere il decreto; quali iniziative intenda assumere per accelerare l' iter di emissione dei decreti ai richiedenti anche alla luce dei chiarimenti che lo stesso Ministero ha richiesto e ottenuto dal Consiglio di Stato. Atto n. 3-00025 MISIANI MIRABELLI CIRINNA' ALFIERI Ai Ministri dell'interno e della giustizia Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nell'autunno 2015, è stata costituita un'associazione senza scopo di lucro, la onlus "Più Voci", da tre commercialisti, Giulio Centemero, tesoriere della Lega, Alberto Di Rubba ed Andrea Manzoni; secondo una ricostruzione del settimanale "L'Espresso" del 3 aprile 2018, a firma di Giovanni Tizian e Stefano Vergine, questa associazione sarebbe stata usata dalla Lega per ricevere finanziamenti da destinare a società controllate dalla stessa Lega, evitando così il deposito dei soldi sui conti correnti intestati al partito; ciò si sarebbe reso necessario, secondo la ricostruzione, per aggirare il sequestro di 48 milioni di euro disposto dal tribunale di Genova a seguito della condanna di Umberto Bossi a due anni e sei mesi per truffa in danno dello Stato e continuare a ricevere finanziamenti evitando il deposito dei soldi sui conti correnti intestati al partito; premesso inoltre che, per quanto risulta: secondo una successiva ricostruzione del settimanale "L'Espresso" del 7 giugno 2018, a firma degli stessi autori della precedente, l'associazione "Più Voci" ha sede a Bergamo all'interno dello studio Dea Consulting, di proprietà di Alberto Di Rubba ed Andrea Manzoni, e sul suo conto corrente, tra l'ottobre 2015 e l'agosto 2016, sarebbero stati versati, con diversi bonifici, 313.900 euro da Esselunga, la catena di ipermercati, e dall'immobiliarista romano Luca Parnasi. Quest'ultimo, in particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano "La Stampa" del 14 giugno, tramite una sua società (Immobiliare Pentapigna) nel 2015 avrebbe devoluto 250.000 euro all'associazione "Più Voci", ma "il finanziamento doveva restare segreto"; secondo "L'Espresso", i fondi raccolti da "Più Voci" sarebbero stati girati successivamente a società della Lega: Radio Padania e Mc srl, società che controlla il quotidiano on line "Il Populista"; in merito ai soldi ricevuti dall'associazione "Più Voci", Centemero ha dichiarato a "L'Espresso", come pubblicato sull'articolo del 1° giugno, che "I soldi ricevuti non sono stati trasferiti al partito o utilizzati in attività di carattere politico, come ad esempio la campagna elettorale" e che "l'associazione, come da ragione sociale, stimola il pluralismo dell'informazione, perciò i progetti di sostegno sono stati indirizzati su Radio Padania e su Il Populista"; come fanno notare i giornalisti de "L'Espresso", non è facile cogliere la distinzione fatta da Centemero tra il finanziamento della campagna elettorale della Lega, che lui esclude che sia avvenuto usando questi soldi, e il finanziamento dell'informazione realizzata dai suoi media . "Radio Padania" e "Il Populista" sono, infatti, testate attraverso cui la Lega fa campagna elettorale e non si capisce per quale strano motivo, a voler credere a Centemero, Esselunga e Parnasi non sarebbero stati invitati a donare soldi direttamente a Radio Padania e a Il Populista; considerato che, sempre a quanto risulta agli interroganti: "È indagando sugli affari dei tre commercialisti, scrive "L'Espresso" nell'articolo pubblicato il 7 giugno, che si scopre una lista infinita di società. Una ragnatela che nasconde parecchie sorprese. Ci sono ad esempio sette imprese registrate presso lo studio Dea Consulting, di cui però è impossibile conoscere il reale proprietario"; risalendo la "catena di controllo" delle 7 imprese, fondate tra il 2014 e il 2016, si arriva a una fiduciaria italiana, a sua volta controllata da una holding del Lussemburgo dietro la quale si trova un'altra fiduciaria. Un complesso meccanismo, secondo la ricostruzione de "L'Espresso", finalizzato a nascondere l'identità dei proprietari; tutte le azioni delle 7 società sono detenute dalla Seven fiduciaria di Bergamo, a sua volta controllata da un'altra impresa di Bergamo, la Sevenbit; fondata nel 2015 la Sevenbit ha circa 30 azionisti, ma il 90 per cento delle quote è della Ivad Sarl, con sede in Lussemburgo, fondata nel 2008 da Angelo Lazzari; la holding Ivad Sarl dal 2015 appartiene alla società Prima fiduciaria, tra i cui azionisti c'è la Arc advisory company fondata nel 2006 da Lazzari; il socio di controllo della Arc advisory company è la Ligustrum, una società immobiliare svizzera, con sede a Lugano;