[pronunce]

n. 171 del 2006; che, secondo il ricorrente, in base alla citata normativa la titolarità delle attribuzioni in materia di vigilanza prudenziale sugli enti creditizi, anche a carattere regionale, competerebbe allo Stato - e per esso alla Banca d'Italia - e non alla Regione, quand'anche a statuto speciale, spettando a quest'ultima solamente un potere residuale e formale da esercitarsi previo parere vincolante della Banca d'Italia; che, a giudizio del Presidente del Consiglio, la delibera della Giunta regionale impugnata, nel prescrivere modifiche statutarie in contrasto con il parere della Banca d'Italia, integrerebbe un'arbitraria invasione nelle attribuzioni statali e sarebbe oggettivamente idonea a condizionare la modifica statutaria in contrasto con il potere statuale di controllo, quindi autonomamente suscettibile di violare la ripartizione delle rispettive competenze; che il 28 giugno 2012 si è costituita in giudizio la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, chiedendo la reiezione del ricorso in quanto inammissibile ed infondato; che la resistente in via preliminare eccepisce l'inammissibilità del conflitto per difetto del «tono costituzionale», poiché la competenza statale asseritamente lesa non troverebbe il proprio fondamento in alcuna norma costituzionale, e per genericità del richiamo dei parametri costituzionali violati, in assenza di motivazione in ordine ad ogni singola violazione; che, nel merito, a giudizio della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste il ricorso dovrebbe ritenersi infondato, poiché l'atto impugnato costituirebbe mero esercizio di poteri autorizzatori riconosciuti ad essa resistente dalla legge regionale n. 21 del 1980, adottata nell'ambito della competenza legislativa relativa all'«istituzione di enti di credito di carattere locale», spettante alla Regione in base all'art. 3, comma 1, lettera b), del proprio statuto ed all'art. 25 della legge n. 196 del 1978, che contiene le relative norme di attuazione e riconoscerebbe espressamente alla Giunta valdostana il potere di designare un membro di ciascun organo collegiale degli enti di credito di carattere regionale. Considerato che, con nota depositata in data 16 ottobre 2012, la Giunta della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste ha informato di aver disposto - anche al fine di evitare l'incremento dei costi correlati al prosieguo del contenzioso promosso contro l'atto impugnato, anche dinnanzi al Tribunale amministrativo della Regione Valle d'Aosta - l'annullamento d'ufficio della deliberazione della Giunta regionale del 23 marzo 2012, n. 584 (Autorizzazione, ai sensi dell'art. 13 della l.r. n. 21/1980, alla Banca di Credito Cooperativo Valdostana ad apportare modificazioni ed integrazioni al proprio Statuto sociale, previo recepimento dei rilievi evidenziati dall'Amministrazione regionale), motivando nel senso della spettanza alla Banca d'Italia del potere di vigilanza sugli enti creditizi, e contestualmente ha precisato di aver provveduto ad autorizzare le modificazioni allo statuto sociale come richieste dalla Banca di Credito Cooperativo Valdostana, in conformità al parere favorevole espresso dalla Banca d'Italia; che, con memoria depositata in data 10 gennaio 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto alla Corte costituzionale di dichiarare la cessazione della materia del contendere relativamente al conflitto di attribuzione sollevato avverso la predetta deliberazione n. 584 del 2012 della Giunta della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste; che successivamente, in data 31 gennaio 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato atto di rinuncia al ricorso per conflitto di attribuzione, affermando che era venuta meno ogni ragione per l'ulteriore contendere, stante l'intervenuto annullamento d'ufficio della delibera impugnata e la disposta autorizzazione alle richieste modifiche statutarie secondo il vincolante parere della Banca d'Italia; che tale rinuncia è stata formalmente accettata dalla Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, con atto depositato in data 8 febbraio 2013; che, ai sensi dell'art. 25, comma 5, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, la rinuncia al ricorso, seguita dall'accettazione della controparte costituita, comporta l'estinzione del processo.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara estinto il processo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 aprile 2013. F.to: Franco GALLO, Presidente Aldo CAROSI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 aprile 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI