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Invero, i valori della vita e della salute sono già positivizzati e sono già norme costituzionali ed è solo alla Costituzione che possiamo far riferimento. Pensare a supposte diverse ragion di Stato o a diritti di necessità diversi che possono permettere a un Governo, a un Presidente del Consiglio, di emanare un certo tipo di norme creerà un grandissimo punto di domanda. Quanto si è realizzato in questi mesi con questa gestione della politica e dell'emergenza con l'utilizzo di un certo tipo di provvedimenti rappresenta una gravissima rottura costituzionale. È una gravissima rottura istituzionale; la si è vista nel confronto e nel dibattito fra il Governo e le Regioni sulla possibilità, come si diceva prima, di sospendere con le loro ordinanze regionali eventualmente diritti costituzionali o addirittura di arrivare a delle deroghe. Siamo arrivati a dei decreti-legge emergenziali. Si cominciano già a leggere degli scritti di studiosi e di cattedratici che parlano di questi decreti-legge emergenziali. Lo stato di emergenza può sostituirsi all'individuazione dei requisiti di necessità e urgenza di cui all'articolo 77 della Costituzione? Possiamo considerare la crisi emergenziale e una crisi sanitaria come una sorta di urgenza e necessità per tabulas oppure devono essere motivate ogni volta? Riteniamo di aderire a questa seconda soluzione: deve essere motivato il perché venga utilizzato un decreto-legge e non un'altra forma. Dobbiamo ricordare poi - lo abbiamo visto in questi mesi - che il Parlamento può lavorare, come lo stiamo facendo ora e come l'abbiamo sempre fatto. Il Parlamento poteva, pertanto, fin da subito essere convocato; poteva fin da subito esaminare i provvedimenti e si poteva evitare di arrivare al punto in cui questa Aula è diventata un mero ufficio di conversione di decreti-legge. (Applausi). Dobbiamo avere la possibilità di intervenire su queste norme e di riappropriarci della funzione legislativa. La collega Modena faceva riferimento a come i contenuti dei provvedimenti siano stati predisposti e previsti da questi comitati. Si tratta di comitati di cui non conosciamo le regole di ingaggio e di cui non conosciamo il metodo di funzionamento. Non sono organi deputati a legiferare, né a inserire decisioni. Con ciò voglio dire che dobbiamo riappropriarci della nostra funzione. Ricordiamo con le poche parole con cui concludo l'intervento che qualcuno aveva detto che si può far tanto, che si possono sopportare grandi sacrifici in virtù di superiori principi. Noi ricordiamo, però, che una norma che affermi che si deve rinunciare al bene per salvare bene è altrettanto falsa e contraddittoria di quella che, per proteggere la libertà, impone di rinunciare alla libertà. (Applausi). CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, con questo decreto-legge si introduce una nuova figura giuridica nel nostro Paese, nel senso che io ho sempre studiato e conosciuto il decreto-legge che entra in vigore nel momento in cui viene approvato ed è legge salvo ratifica da parte del Parlamento. C'è poi il decreto legislativo, che è il decreto che viene emanato dall'autorità esecutiva su delega del Parlamento. Qui invece siamo di fronte ad un decreto che sistema una serie di atti che sono stati adottati dal momento in cui si è verificato il primo contagio nel nostro Paese, con una serie di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che vengono regolarizzati, sia pure ex post . Quale sia la natura giuridica di questo nuovo decreto è difficile comprenderlo, se non quella che, trovandosi di fronte a un'emergenza, si sono adottati degli strumenti non del tutto corretti, che hanno tenuto fuori il Parlamento da qualsiasi valutazione. Questo provvedimento, però, mi dà la possibilità di avere un panorama di quello che è avvenuto, dal quale emerge che il 31 gennaio viene proclamato lo stato di emergenza sanitaria nazionale per sei mesi. Lei, Presidente, ha avuto notizia di quali erano gli elementi che hanno consentito al Governo di prevedere una così lunga emergenza sanitaria nazionale? Sei mesi, non tre mesi, quindi ci devono essere elementi abbastanza seri a conoscenza del Governo per arrivare a questo. Noi non sappiamo nulla. Si riferisce, poi, che il primo decreto-legge c'è stato il 23 febbraio e allora la domanda è: nel periodo intermedio, dal momento della dichiarazione dell'emergenza nazionale al primo decreto-legge, quali attività sono state svolte dal Governo in ordine all'acquisizione dei vari dispositivi di sicurezza necessari, la cui mancanza ha portato poi al decesso di molti medici sul territorio? Questo decreto-legge raccoglie un insieme di aspetti non tanto per il futuro, perché per il futuro si limita a inserire in altre norme quello che alcuni decreti del Presidente del Consiglio dei ministri avevano già individuato, quindi si tratta di una sistemazione ex post . Possiamo essere soddisfatti? Direi di no, perché onestamente avrei avuto la necessità - non vedo nessuno del Governo che abbia una competenza specifica - di sapere che cosa aveva portato il Consiglio dei ministri ad assumere quella delibera, perché lei capisce benissimo, con la sua esperienza, che nel momento in cui si delibera un'emergenza sanitaria per sei mesi vuol dire che si è avuta una serie di indicazioni che non sono state date al Parlamento. Questo è un problema, perché il Parlamento non è nelle condizioni non dico necessariamente di "fare le pulci", ma di garantire quel controllo democratico su qualsiasi attività del Governo che garantisca ai cittadini l'esistenza di un'istituzione che la Costituzione ha voluto per garantire proprio quel controllo, che non ha come fine quello di sferrare grandi attacchi a coloro che stanno al Governo (che poi non hanno realizzato quanto dovevano), ma solo, appunto, quello di un controllo democratico. Non abbiamo questa possibilità. Se si va a vedere l'articolo 1, questo rimette in piedi tutta una serie di condizioni che erano state individuate nei vari decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Solo questo sappiamo. Non sappiamo invece la ragione per cui non avevamo nemmeno la possibilità di riunirci immediatamente per poter approvare dei decreti-legge, perché non devo insegnare a nessuno che il Governo aveva la possibilità, con tre o quattro decreti-legge, di evitare tutti i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Ogni settimana poteva approvare un decreto-legge, come poi in alcuni casi è stato fatto. Per questa ragione, Presidente, credo che la finalità di questo provvedimento sia la sistemazione di un fatto avvenuto. Tuttavia veniamo meno al nostro compito se non abbiamo la forza di chiedere all'Esecutivo di comunicare al Parlamento quali elementi aveva alla data del 31 gennaio e quali elementi successivamente hanno giustificato un'inerzia del Governo fino a primo contagiato, il che è stato grave perché poi i costi dei dispositivi medici sono aumentati terribilmente e non se ne è più avuta disponibilità. Per queste ragioni, signor Presidente, io voterò contro il decreto-legge n. 19 del 2020. PRESIDENTE .