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uno di questi è rappresentato dai potenziali profili di responsabilità civile a carico delle strutture sanitarie per le infezioni da coronavirus contratte presso le strutture stesse; guardando allo scenario internazionale si trova riscontro del fatto che medici e personale tecnico-sanitario debbano essere coperti dallo scudo legale, per quanto concerne eventuali responsabilità legate alla pandemia. Diversi Stati degli Stati Uniti, tra cui New York, New Jersey e Michigan, hanno tempestivamente adottato leggi che forniscono agli operatori sanitari e agli ospedali "l'immunità dalla responsabilità civile per qualsiasi infortunio o morte che si ritiene siano stati sostenuti a causa di atti o omissioni commessi in buona fede" durante la crisi ("altalex", 13 maggio 2020); per il personale sanitario l'infezione da COVID-19 è considerata un infortunio sul lavoro (che quindi la struttura sanitaria ha il dovere di prevenire). La circolare INAIL n. 13/2020 ha dettato importanti chiarimenti sulla tutela delle malattie da coronavirus ed ha previsto due fondamentali categorie di rischio professionale, con rilevanti effetti giuridici, sul piano probatorio, nelle azioni giudiziarie per il riconoscimento dell'infortunio sul lavoro. La circolare ha adottato regole per la disciplina dell'istruttoria amministrativa, con previsioni fortemente innovative, prevedendo anche una nuova e peculiare figura di infortunio in itinere . Il sistema di tutela dell'INAIL è incentrato nel concetto di rischio professionale. Il rischio professionale è pertanto sia presupposto della tutela INAIL, ai sensi dell'articolo 38 della Costituzione, sia elemento costitutivo del diritto alla prestazione assicurativa, ai sensi degli artt. 2 e 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965 (testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali). Il datore di lavoro, quindi, è titolare dell'obbligo giuridico di impedire che chiunque entri, lavoratore o soggetto terzo, in contatto con l'ambiente lavorativo contragga il COVID-19; a parere degli interroganti si dovrebbe intervenire riguardo ad atti vessatori, come minacce di licenziamenti e licenziamenti effettivi, sospensioni e provvedimenti similari, al fine di far revocare le misure disciplinari, che possono essere assimilate a veri abusi di potere, considerato anche che costituiscono una violazione della libertà di espressione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e urgente adottare iniziative, anche di carattere normativo, al fine di tutelare i medici da eventuali azioni legali nei loro riguardi, prevedendo, per la durata dell'emergenza sanitaria, l'esclusione di azioni di responsabilità nei loro confronti per errori dovuti a colpa grave, ma lasciando la possibilità di citazione per dolo, altresì proteggendo gli operatori sanitari da azioni disciplinari interne. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04404 MARTI Al Ministro della salute Premesso che: si apprende che le postazioni medicalizzate del servizio di emergenza territoriale di Manduria, Castellaneta e Martina Franca, SET 118 ASL-TA, siano state disattivate senza adeguata concertazione con le parti sociali; risulta che gli infermieri stiano subendo un'ingiustificata mobilità sulle postazioni di Taranto sud e Moscati e che i medici vengano distribuiti sul territorio centrale; la ASL di Taranto, alla luce di una presunta riduzione delle risorse umane, sembra aver inteso sacrificare i territori della provincia per sopperire alla carenza di personale registrata su Taranto città, sollevando preoccupazione sulla ricaduta che tali provvedimenti potranno avere sull'utenza; all'interrogante risulta inoltre che la ASL di Taranto stia attivando dei reparti COVID sia presso l'ospedale "Giannuzzi" di Manduria che nel presidio ospedaliero della valle d'Itria; queste disposizioni stanno creando una situazione di profonda confusione nell'organizzazione del lavoro, rendendo quanto mai improbabile che sia lo stesso personale, già in una situazione di evidente carenza, a dover gestire il paziente COVID, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati; se non ritenga di dover adottare gli opportuni provvedimenti di propria competenza, eventualmente anche attraverso l'utilizzo dei propri poteri ispettivi, al fine di fare luce sulle inefficienze e di accertare se quanto riportato corrisponda al vero. Atto n. 4-04405 RAUTI MAFFONI Ai Ministri dell'interno, della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che l'attuale diffusione, distribuzione, incidenza del virus COVID-19 nel territorio della provincia di Cremona nella "seconda ondata" in corso, secondo i dati epidemiologici diffusi dalla Regione Lombardia e dall'Istituto superiore di sanità, sono sensibilmente inferiori e quindi non assimilabili a quelle della città e della provincia di Milano e della Lombardia occidentale in generale; rilevato che: a seguito di indagine sul Sars-Cov-2 condotta con test sierologici del Ministero della salute è emerso che il 19 per cento della popolazione della provincia di Cremona nel corso della "prima ondata" è stata a contatto con il virus, sviluppando anticorpi allo stesso; inoltre, il trend degli interventi per problemi respiratori e infettivi gestiti dalle sale operative regionali (SOREU) per l'area del sud della Lombardia (Pavia-Lodi-Cremona-Mantova) è ad oggi inferiore alla metà di quanto registrato durante la "prima ondata", a differenza, ad esempio, dell'area milanese o dei laghi lombardi in cui tale valore è già stato ampiamente superato; considerato che non è chiara la ragione per la quale, al fine di una corretta determinazione di misure aderenti all'attuale situazione epidemiologica, un territorio di circa 10 milioni di abitanti come la Lombardia venga inteso come un "corpo unico", nonostante sia composto da territori e province eterogenee e nelle quali il virus si sia sviluppato e diffuso in modo differente, si chiede di sapere se, a seguito di quanto indicato nell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, il Governo sia intenzionato a regolamentare una suddivisione del territorio lombardo differente e dipendente dai dati concreti ed aggiornati e dal reale sviluppo del quadro epidemiologico all'interno dello stesso, ovvero lasciare in capo alla Regione Lombardia la facoltà di definire su base provinciale (o in ambiti sovraprovinciali omogenei) le differenti zone di rischio. Atto n. 4-04406 BARBARO Al Ministro dell'istruzione Premesso che: l'intero mondo della scuola italiana sta patendo in modo particolarmente intenso le misure di contenimento del contagio da COVID-19; la mobilità quotidiana di milioni di persone fra studenti, docenti ed altro personale è stata al centro di numerose controversie per il rischio che comportano gli spostamenti: le inadeguatezze delle infrastrutture non sempre hanno infatti garantito il giusto distanziamento delle persone; al cospetto di una problematica così massiva ed importante, occorre segnalare i molteplici interventi, finanche eterogenei se non addirittura confusionari, di presidenti di Regione e sindaci che, con propri atti di disposizione, hanno sovente deliberato provvedimenti peculiari tali da far venir meno l'univocità di strategia;