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Il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire in legge, il n. 42 del 22 marzo 2021, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo, vale al dire il giorno prima che entrasse in vigore il decreto legislativo n. 27 del 2 febbraio 2021 e appena in tempo per rimediare all'abrogazione degli illeciti di cui alla legge n. 283 del 1962, prevista dall'articolo 18 del decreto legislativo precedente, ossia del 2 febbraio, su una materia importantissima relativa al controllo della sicurezza degli alimenti. Il decreto legislativo n. 27 del 2021 (quindi il primo) doveva disporre l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento dell'Unione europea n. 625 del 2017, ai sensi dell'articolo 12, lettere a), b), c), d) ed e), della legge 4 ottobre 2019, n. 2017, meglio identificata come legge di delegazione europea, che fissava i principi e i criteri direttivi specifici per l'adeguamento con uno o più decreti legislativi della normativa nazionale in tema di controllo ufficiale in materia di alimenti e bevande. Doveva quindi uniformarla al succitato regolamento europeo. Tuttavia, con probabile e quasi certo vizio procedurale di eccesso di delega, rilevabile previo promovimento di incidente di costituzionalità in via incidentale in riferimento all'articolo 76 della Costituzione, in ragione del mancato rispetto dei principi e dei criteri direttivi specifici impartiti dal Parlamento, l'articolo 18, comma 1, lettere b) e c) del decreto legislativo n. 27 del 2021 andava a abrogare la legge n. 283 del 1962 e tutte le successive modifiche, quindi era sostanzialmente un liberi tutti. Questo succedeva, anche un poco in sordina, in seno al secondo Governo Conte, con l'allora ministro della giustizia Bonafede e con il ministro della sanità Speranza. Nel frattempo si insediava il nuovo Governo che, sollecitato sull'argomento anche e soprattutto dalla dottrina (possiamo vedere la relazione del massimario della Cassazione n. 13 del 17 marzo 2021) la quale evidenziava un eccesso di delega (quindi accertiamo l'eccesso di delega), correva ai ripari con il decreto-legge n. 42 del 22 marzo 2021, adesso all'ordine del giorno, che stranamente però non ha abrogato le disposizioni abrogative della legge alimenti contenuta nel decreto legislativo n. 27 del 2021, ma ha preferito mantenere l'abrogazione e ha recuperato gli articoli 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 17, 18, 19 e 22, nonché quelli correlati alla legge di modifica n. 441 del 1963 e al relativo regolamento di esecuzione, salvando così, almeno in calcio d'angolo, gli illeciti con relative sanzioni. Restano però alcuni interrogativi, come ha detto qualche collega che mi ha preceduto. Per esempio, le disposizione contenute nel decreto legislativo n. 27 da dove arrivano? Non erano contenute nella bozza di decreto-legge varato dal Governo il 20 ottobre 2020, diramato dall'Esecutivo alle Commissioni parlamentari per i pareri prescritti. È quindi lecito chiedersi chi realmente ha tentato di abrogare le disposizioni preventive a tutela della salute dei cittadini in un campo così importante come la sicurezza degli alimenti. Soprattutto però emerge quanto sia importante un sano ed adeguato controllo politico su quanto viene proposto sotto lo schema di inesistenti esigenze tecniche per far passare contenuti a volte anche pericolosi per i cittadini. In merito avevo presentato anche una interrogazione al ministro Patuanelli, subentrato alla ministra Bellanova; poi l'ho ritirata perché la presentazione del decreto-legge in discussione rappresentava il superamento dell'argomento. In 9 a Commissione, della quale faccio parte, c'è stata un'importante discussione con il relatore, il collega Taricco, che ho sollecitato ad inserire nel parere almeno l'orientamento del regolamento dell'Unione europea, che era quello di perseguire una intenzionale politica di depenalizzazione della contravvenzione alimentare, con contestuale sua trasformazione in illecito amministrativo. In questo parere, che ha avuto poi l'unanimità della Commissione, è stato inserito anche che, oltre a recuperare l'abrogazione di alcune norme contenute nella legge del 1962, potevamo fare qualcosa di più, ma ci riserviamo di farlo al prossimo provvedimento utile. Concludo affiancandomi alla richiesta di Federconsumatori del 22 marzo: per evitare che in futuro accadano simili episodi, si chiede al Governo - e investo di questa richiesta istituzionale il Governo - di istituire al più presto un tavolo sulla sicurezza alimentare che veda come protagoniste le associazioni dei consumatori. Tutelare gli alimenti e soprattutto quelli di provenienza del nostro Paese, significa tutelare anche il made in Italy. Già il provvedimento merita il voto favorevole perché va a sopperire a una pericolosa lacuna che si era creata, ma volendo lavorarci di più e meglio, dobbiamo attuare quell'orientamento politico che il regolamento europeo ci sta sollecitando. Ringrazio la Commissione agricoltura di cui faccio parte, perché è una Commissione dove si lavora all'unanimità e nell'esclusivo interesse del settore. Restano comunque aperti quegli interrogativi che prima o poi andremo a verificare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione gli interventi del relatore e dei colleghi intervenuti e credo vada sottolineato prima di tutto un aspetto, cioè che la salute pubblica, con riferimento alla sicurezza alimentare, è evidentemente considerata un bene pubblico. Al pasticcio che si è creato con il decreto legislativo intervenuto tramite l'articolo 18, depenalizzando di fatto una serie di illeciti, ha posto comunque rimedio con sollecita immediatezza il Governo attualmente in carica. (Applausi) . Vorrei dirlo perché, al di là di quelle che possono essere le dietrologie del caso, visto e considerato che comunque siamo insieme, almeno dovremmo capire quello che di buono si riesce a fare. Questo provvedimento è stato una cosa buona fatta dal presidente Draghi e dal ministro della giustizia Cartabia, tra l'altro in un periodo come marzo, in cui c'erano molte gatte da pelare, sicuramente più di adesso, perché il Governo si era appena insediato. Nella sostanza, venivano eliminati tutta una serie di controlli e di sanzioni importanti per la salute pubblica, quindi anche oltre il concetto del consumatore. Mi riferisco, ad esempio, alle sanzioni per la vendita di alimenti privati di elementi nutritivi, oppure in cattivo stato di conservazione, oppure con microbi di vario genere come additivi chimici, oppure per la vendita di alimenti insudiciati con parassiti, alterati, tossici. Era stata anche tolta la possibilità di chiudere gli stabilimenti e non era più considerata illecita, ad esempio, l'omissione di determinate indicazioni importanti per capire anche l'origine, come giustamente ricordava la senatrice Rizzotti nel suo intervento, quindi a notevole detrimento della difesa del made in Italy.