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Riforma della disciplina della responsabilità civile dei magistrati. Onorevoli Senatori. -- Con il presente disegno di legge il Governo intende intervenire sul delicato tema della responsabilità civile dei magistrati, destinato a riemergere nelle fasi, come quella attuale, in cui si avverte l'esigenza di un riequilibrio delle posizioni politico-istituzionali coinvolte e del superamento definitivo di un conflitto ancora in corso. In questa prospettiva, l'intervento normativo illustrato interviene sul sistema sino ad oggi disciplinato dalla legge 13 aprile 1988, n. 117, che regola il risarcimento dei danni cagionati dall'esercizio delle funzioni giudiziarie e la responsabilità civile dei magistrati, disciplina adottata all'esito del referendum abrogativo degli articoli 55 e 56 del codice di procedura civile indetto con il decreto del Presidente della Repubblica 4 settembre 1987. La necessità dell'intervento, oltre che dalle finalità predette di riequilibrio della disciplina, intercettate da numerose iniziative parlamentari attualmente in discussione, è indotta dalle note pronunce in materia della Corte di giustizia dell'Unione europea Grande Sezione del 13 giugno 2006, C-173/03 Traghetti del Mediterraneo c. Repubblica Italiana , e III Sezione del 24 novembre 2011, C-379/10 Commissione europea c. Repubblica italiana . Le ricadute sull'ordinamento italiano delle sentenze richiamate possono essere apprezzate richiamando la consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia, per cui: 1) il principio della responsabilità dello Stato membro per danni causati ai singoli da violazioni del diritto dell'Unione europea è inerente al sistema del Trattato, e ciò conformemente ai principi generali comuni ai diritti degli Stati membri; 2) se fosse escluso che i singoli potessero ottenere, a talune condizioni, il risarcimento dei danni loro arrecati da una violazione del diritto dell’Unione europea verrebbe conseguentemente posta in dubbio la piena efficacia delle norme comunitarie che conferiscono simili diritti; 3) al contrario del nostro ordinamento, non v'è il minimo spazio per la considerazione degli stati soggettivi nella valutazione dell'illecito extracontrattuale, e quindi per la rilevanza del dolo e della colpa. Con riferimento specifico all'effetto vincolante delle sentenze richiamate sull'ordinamento interno, è opportuno ulteriormente premettere che, con la sentenza Traghetti del Mediterraneo , la Grande Sezione della Corte di giustizia, a seguito di rinvio pregiudiziale, aveva dichiarato: a) «Il diritto comunitario osta ad una legislazione nazionale che escluda, in maniera generale, la responsabilità dello Stato membro per i danni arrecati ai singoli a seguito di una violazione del diritto comunitario imputabile a un organo giurisdizionale di ultimo grado per il motivo che la violazione controversa risulta da un'interpretazione delle norme giuridiche o da una valutazione dei fatti e delle prove operate da tale organo giurisdizionale»; b) «Il diritto comunitario osta altresì ad una legislazione nazionale che limiti la sussistenza di tale responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice, ove una tale limitazione conducesse ad escludere la sussistenza della responsabilità dello Stato membro interessato in altri casi in cui sia stata commessa una violazione manifesta del diritto vigente, quale precisata ai punti 53-56 della sentenza 30 settembre 2003, causa C-224/01 Köbler ». Dopo tale pronuncia la Commissione europea ha dato inizio al procedimento d'infrazione, culminato con la pronuncia della III sezione della Corte, che ha accolto il ricorso della Commissione stessa con la citata sentenza del 24 novembre 2011, il cui dispositivo non lascia dubbi circa la rilevanza dell'inadempimento dello Stato italiano: «La Repubblica italiana, escludendo qualsiasi responsabilità dello Stato italiano per i danni arrecati ai singoli a seguito di una violazione del diritto dell'Unione imputabile a un organo giurisdizionale nazionale di ultimo grado, qualora tale violazione risulti da interpretazione di norme di diritto o da valutazione di fatti e prove effettuate dall'organo giurisdizionale medesimo, e limitando tale responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave, ai sensi dell'art. 2, commi 1 e 2, della legge 13 aprile 1988, n. 117, sul risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e sulla responsabilità civile dei magistrati, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del principio generale di responsabilità degli Stati membri per violazione del diritto dell'Unione da parte di uno dei propri organi giurisdizionali di ultimo grado». Sia in dottrina che in giurisprudenza è stato rilevato che i principi statuiti dalle due pronunce evocate hanno messo in crisi, anche con riferimento alla violazione della normativa nazionale, taluni suoi punti qualificanti se non addirittura la stessa struttura della legge cosiddetta Vassalli. Va rilevato che la sentenza Traghetti del Mediterraneo e la successiva Commissione/Repubblica italiana sono sulla stessa linea della legge n. 117 del 1988 sia sul punto che è lo Stato a dover rispondere degli errori dei giudici, sia sul punto che la responsabilità dello Stato per gli errori dei giudici si concretizza solo a seguito di una violazione «imputabile a un organo giudiziario di ultimo grado». Piuttosto -- secondo le due sentenze della Corte di Lussemburgo -- ciò che urta contro il diritto dell’Unione europea, dei precetti contenuti nell'attuale articolo 2 della legge n. 117 del 1988, è che il danno risarcibile provocato da un giudice non possa derivare anche da interpretazioni di norme di diritto o da valutazioni di fatti e prove (comma 2); e che, in casi diversi dall'interpretazione di norme di diritto o dalla valutazione di fatti e di prove, possano essere imposti, per la concretizzazione della responsabilità dei giudici, «requisiti più rigorosi di quelli derivanti dalla condizione di una manifesta violazione del diritto vigente» (comma 1). Con l'intervento regolatorio che si intende proporre, che conserva il sistema misto di responsabilità civile dei magistrati della legge Vassalli, strutturato cioè sulla responsabilità diretta dello Stato (in funzione compensativo-satisfattoria) e su quella, in sede di rivalsa, del magistrato (in funzione preventivo-punitiva), si intendono soddisfare le esigenze di compatibilità con l'ordinamento dell’Unione europea: modulando lo spettro della responsabilità dello Stato sulla violazione del diritto ovvero sul travisamento del fatto e delle prove, purché manifesti, quali ipotesi paradigmatiche di colpa grave che qualifica l'illecito riferibile a tutte le magistrature, anche quella onoraria; adeguando di conseguenza la cosiddetta clausola di salvaguardia per l'attività di interpretazione delle norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove nel senso di non prevederne l’operatività in caso di dolo del magistrato e laddove l'interpretazione si risolva in una violazione manifesta della legge e la valutazione dei fatti e delle prove in un travisamento degli uni e delle altre. Ancora, l'intervento normativo incontra l'esigenza di rendere più immediata ed effettiva la responsabilità del magistrato, in specie per il recupero di quanto pagato dallo Stato, attraverso: