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l'intero mondo zootecnico con i titolari di azienda, i consorzi, gli allevatori bufalini e l'intera filiera del casertano sono letteralmente in ginocchio per l'imperversare della brucellosi ormai concentrata nei comuni della "terra di lavoro" e in particolare Casal di Principe, Villa di Briano, Frignano, San Marcellino e Aversa, Cancello Arnone, Castel Volturno, Grazzanise e Santa Maria La Fossa, dove da anni e ancor oggi si concentra il maggior numero di focolai; il 1° luglio 2021 gli operatori del mondo zootecnico è sceso in strada dando vita a una protesta: con i loro trattori hanno attraversato le principali strade dei comuni di Casal di Principe, Villa di Briano, Frignano, San Marcellino e Aversa per manifestare contro il piano di eradicazione della brucellosi, che prevede come unica soluzione l'abbattimento dei capi bufalini, e chiedere di inserire l'uso dei vaccini per salvare le bufale e conservare così un patrimonio genetico di alto valore; questa problematica, come sostiene il professore Vincenzo Caporale, tra i luminari dell'epidemiologia e medicina veterinaria preventiva, riguarda da oltre 20 anni gli allevamenti, tanto è vero che il primo piano di controllo della brucellosi in Campania è stato redatto dallo stesso Caporale nell'anno 2003; per fronteggiare la crisi epidemica del settore zootecnico bufalino della provincia di Caserta che costituisce uno dei pilastri dell'agroalimentare made in Italy più conosciuti al mondo come la produzione della mozzarella di bufala DOP, la Regione Campania ha varato, con delibera n. 207 del 2019, un piano straordinario di eradicazione che, secondo tutti gli addetti ai lavori, non ha prodotto alcun risultato; gli allevatori sono stati costretti, ad abbattere indiscriminatamente migliaia di capi di bufali, molti dei quali poi risultati dalle analisi post mortem "falsi positivi" alla brucellosi; insomma, l'infezione, invece di arrestarsi, si propaga e gli allevatori subiscono la beffa di un rilevante danno economico che mette a rischio la sopravvivenza delle stesse aziende; il regolamento (UE) 2020/689 del 17 dicembre 2019 che integra altri provvedimenti emanati dalla Comunità europea, e che gli Stati membri avrebbero dovuto applicare entro il mese di aprile 2021, adotta, invece, il criterio degli abbattimenti selettivi e mirati e l'avvio di un piano vaccinale per la brucellosi e altre malattie come la tubercolosi. Sancisce il diritto degli allevatori a partecipare attivamente agli accertamenti condotti dalle autorità nazionali, al fine di evitare eventuali errori procedurali durante i controlli e le attività di profilassi per le malattie infettive del bestiame. Prevede, tra l'altro, il miglioramento delle condizioni di igiene zootecnica, la biosicurezza dell'allevamento, il controllo sull'identificazione la registrazione e la tracciabilità degli animali; si evidenzia che la legge n. 292 del 2002 stabilisce che la bufala mediterranea italiana è patrimonio zootecnico nazionale e che per il risanamento dalle malattie infettive che lo colpiscono, le Regioni interessate, in concorso con il Ministero della salute, adottano piani straordinari di intervento, utilizzando anche le vaccinazioni come metodo profilattico; considerato che, sempre per quanto risulta agli interroganti, la risoluzione approvata all'unanimità dalla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato sull'affare assegnato n. 237 (Doc. XXIV, n. 24) ha impegnato il Governo proprio su questi punti rappresentati dal regolamento dalla Comunità europea, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; quali misure urgenti vogliano prendere al fine di evitare il propagarsi della brucellosi bufalina in Campania; quali provvedimenti intendano assumere, per quanto di competenza, per scongiurare l'abbattimento indiscriminato di capi di bestiame di bufala mediterranea italiana nella provincia di Caserta e per promuovere l'avvio di un'adeguata campagna vaccinale secondo i regolamenti e le procedure previste dalla UE. Atto n. 4-05751 MARILOTTI FLORIS CUCCA FENU D'ARIENZO FEDELI ASTORRE D'ALFONSO EVANGELISTA PITTELLA ROJC STEFANO RAMPI TARICCO FERRAZZI IORI VERDUCCI PINOTTI LAUS DORIA ROSSOMANDO BOLDRINI VALENTE MARCUCCI MANCA Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: la questione della continuità territoriale marittima con la Sardegna è da sempre argomento strategico per l'isola, per i residenti e per gli emigrati sardi. Essa, tuttavia, è ostacolata da tariffe e disservizi, che rendono difficoltosi ed eccessivamente onerosi i trasporti marittimi; tale situazione diventa ancora più grave nel periodo estivo, quando agli ordinari flussi passeggeri si aggiungono quelli turistici, con aumenti esponenziali delle tariffe, specialmente in alta stagione. Proprio per questo gli emigrati sardi residenti nel territorio nazionale o all'estero non possono permettersi economicamente il ritorno in Sardegna; nonostante le carenze nella gestione del servizio da parte delle compagnie di navigazione e le numerose richieste di intervento e segnalazioni di privati cittadini e associazioni, tra cui le associazioni sarde in Italia e all'estero, nessun intervento risolutivo è stato finora attuato; agli emigrati sardi e alle loro famiglie viene, quindi, negato il ritorno nella propria isola a causa di costi troppo elevati del trasporto marittimo. Tale situazione è stata aggravata dalla pandemia da COVID-19, che economicamente ha reso ancora più fragili le condizioni delle fasce più deboli della popolazione, in particolare dei lavoratori precari e dei pensionati, che si sono impoveriti maggiormente; a peggiorare la situazione vi sono, inoltre, l'abolizione di corse da parte della compagnia Sardinia, a cui si aggiungono le modifiche degli orari di partenza delle navi, che variano anche di molte ore, e la sostituzione di navi con altre meno veloci, meno capienti e più vecchie. Di conseguenza, percorrenze di 6 ore in realtà diventano per percorrenze di 10 ore e, a causa del cumulo di ritardi e disservizi, numerosi passeggeri, tra cui molti bambini e malati, non riescono ad imbarcarsi in tempo oppure sono costretti a ricollocarsi con altre compagnie con notevole aggravio di costi; sono ormai numerosi i casi di passeggeri che, dopo un lungo viaggio per raggiungere il porto di Livorno, hanno visto spostare la partenza del traghetto per la Sardegna dalle ore 14,30 alle ore 7 del mattino del giorno successivo, con conseguenti arrivi negli hotel e nei villaggi ad orari inverosimili, creando un gravissimo danno d'immagine al turismo sardo; appare urgente intervenire per garantire l'effettivo diritto alla mobilità dei sardi, verificando la corretta applicazione delle convenzioni, per evitare che siano attuati aumenti esponenziali e allineati dei prezzi, e per vigilare sulle compagnie di navigazione, affinché non siano adottate politiche anticoncorrenziali e aumenti ingiustificati delle tariffe;