[sommcomm]

L'articolo 3, in particolare, novella l'articolo 604- bis del codice penale, al fine di includere nel reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, anche quelli commessi con mezzi informatici o telematici. Evidenzia, da ultimo, come la Convenzione non presenti profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europeo e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Prende, quindi, la parola il senatore Giarrusso, relatore per la 2 a Commissione, per l'illustrazione del disegno di legge, relativamente alle parti di competenza della Commissione giustizia. Il senatore GIARRUSSO ( Misto ) mette in risalto che di diretta competenza della Commissione giustizia è l'articolo 3, il quale novella l'articolo 604- bis del codice penale, al fine di includere, nel reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, anche quelli commessi con mezzi informatici o telematici. Ricorda, in questa sede, che i primi due commi dell'articolo 604- bis contemplano un esteso catalogo di fattispecie di reato, punite in via sussidiaria rispetto ad altri eventuali più gravi reati. In particolare, al primo comma, lettera a ), sono puniti - con la reclusione fino ad 1 anno e 6 mesi o con la multa fino a 6.000 euro - i delitti di propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico nonché i delitti di istigazione e di commissione di atti discriminatori (non violenti) per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Rammenta poi che per la giurisprudenza di legittimità (Cass. pen. Sez. I, 13/12/2019, n. 1602) la propaganda razzista, per assurgere a fatto di reato, non può esaurirsi in un sentimento di generica antipatia, insofferenza o rifiuto riconducibile a motivazioni eventualmente anche attinenti alla razza, alla nazionalità o alla religione; parimenti la nozione di "discriminazione per motivi razziali" richiede la commissione di una condotta discriminatoria che si fonda proprio sulla qualità personale del soggetto, e non invece, sui suoi comportamenti. Il disegno di legge interviene proprio su questi delitti sanzionando espressamente anche le condotte commesse con mezzi informatici o telematici. Impregiudicati gli effetti dell'approvazione del disegno di legge n. 812, già approvato dalla Commissione in tema di diffamazione a mezzo stampa, segnala che finora la tutela più comunemente invocata era quella civilistica, fondata sulle clausole del contratto per adesione in cui si sostanzia l'iscrizione ad una piattaforma digitale social : per Tribunale Roma Ord. , 24/02/2020 (causa X e altri c. Facebook Ireland Ltd ) "non sussistono i presupposti per concedere la tutela cautelare invocata dagli utenti di un social network che lamentino la disattivazione dei relativi account e delle pagine da loro amministrate, da considerare legittima in quanto tali pagine erano riconducibili a un'organizzazione d'odio e i contenuti ivi reiteratamente immessi incitavano all'odio e alla discriminazione, violando le condizioni contrattuali e la normativa, interna e internazionale, di contrasto ai discorsi d'odio e discriminatori" (Foro It., 2020, 3, 1, 1050). Il relatore rammenta, infine, che l'articolo 604- bis , al primo comma, lettera b ), punisce con la reclusione da 6 mesi a 4 anni i delitti di istigazione e provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, nonché di commissione di atti di violenza per i medesimi motivi. Al secondo comma sono punite, con la reclusione da 6 mesi a 4 anni, la partecipazione o l'assistenza ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che si prefiggono l'incitamento alla discriminazione violenta o non, per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi e, con la reclusione da 1 a 6 anni, la promozione o direzione di tali enti. Il comma 3, infine, contempla la cosiddetta aggravante di negazionismo, che si applica quando la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondino in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull'apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra. Il presidente PETROCELLI ringrazia i relatori per le relazioni svolte e dichiara aperta la discussione generale. Il seguito dell'esame congiunto è, quindi, rinviato. La seduta termina alle ore 9,25.