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Nelle more di questo esame, tuttavia, il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Roma, con una ulteriore ordinanza del 20 marzo 2018, disponeva, ai sensi dell'articolo 3, commi 4 e 5 della legge n. 140 del 2013, la trasmissione alla Giunta delle elezioni e delle immunità di un altro procedimento penale nei confronti dell'avvocato Falanga, senatore all'epoca dei fatti. Quindi, il Presidente del Senato deferiva la questione all'esame della Giunta e i due procedimenti, attivati rispettivamente uno dall'interessato e l'altro dall'autorità giudiziaria, riguardavano in particolare le dichiarazioni rese in una prima intervista del senatore Falanga relativa al condono edilizio e in un'altra relativa alle competenze dell'onorevole Ferranti. In quella sede il senatore Falanga pronunciava alcune espressioni ritenute diffamatorie dall'onorevole Donatella Ferranti, Presidente della Commissione giustizia della Camera dei deputati. Nel corso dell'intervista diceva che lei, in quanto Presidente della Commissione giustizia, «ha la presunzione di governare l'intero Parlamento. Blocca il provvedimento di legge che prevede la regolamentazione del rientro dei magistrati impegnati in politica - e questo lo dico assumendomi la responsabilità di ciò che dico - perché vuole un emendamento che preveda che chi smette di fare politica, i magistrati debbano andare in Cassazione». Dall'atto di querela allegato dall'autorità giudiziaria emerge che ulteriori affermazioni sarebbero state espresse anche dalle agenzie di stampa, riportate da «Il Mattino» e altre testate giornalistiche. In un'ulteriore affermazione contro la Ferranti, il Falanga riportava che ignora il diritto e non conosce la giurisprudenza in materia. Ha detto il Falanga: «Mi riferisco alla sentenza del 21 aprile 2016, allorquando ella parla di condono strisciante. E se non è ignorante, dal latino ignoro, è in malafede». Queste sono le affermazioni che sono state ritenute diffamanti dalla deputata Ferranti. Bisogna fare due osservazioni in punto di diritto per quanto riguarda le dichiarazioni intra moenia pronunciate in sedi parlamentari non soggette alla pubblicità dei lavori. Infatti, nell'ambito del documento in questione, dobbiamo distinguere i due profili ritenuti dalla querelante diffamatori: il primo concerne il disegno di legge sui magistrati eletti in cariche politiche; il secondo invece riguarda la legge sul condono. Quanto al primo dei due sopracitati profili, si evidenzia che lo stesso riguarda soprattutto le affermazioni di seguito riportate, riferite all'onorevole Ferrante: «Mi blocca il provvedimento di legge che prevede la regolamentazione del rientro dei magistrati impegnati in politica - e questo lo dico assumendomi la responsabilità di ciò che dico - perché vuole un emendamento che preveda che chi smette di fare politica, i magistrati debbano andare in Cassazione. Probabilmente l'onorevole Ferranti ha interesse ad andare in Cassazione e ci vuole andare non già per meriti o per valutazione del CSM, ma ci vuole andare per legge, altro che i provvedimenti ad personam di Berlusconi (...)». L'onorevole Falanga ha asserito nel corso dell'audizione di aver svolto una serie di interventi nel corso delle riunioni dell'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei Gruppi della Commissione giustizia, finalizzati a criticare aspramente l'atteggiamento tenuto dall'onorevole Ferranti nella sua veste di Presidente della Commissione giustizia della Camera, orientato - a suo avviso - verso l'insabbiamento dei disegni di legge allora in itinere sul reintegro in servizio dei magistrati dopo lo svolgimento di cariche elettive. Tale attività critica fu svolta, secondo quanto indicato dall'onorevole Falanga, nel periodo che va dal dicembre 2015 all'aprile 2016. In data 4 dicembre 2018 la Giunta ha deliberato di concedere all' ex senatore Falanga la possibilità di depositare memorie scritte corredate eventualmente da apposita documentazione. L'onorevole Falanga ha quindi fatto pervenire alla Giunta una missiva alla quale ha allegato una nota con la quale l'ex senatore Nico D'Ascola ha precisato che già ancor prima della sua elezione a Presidente della Commissione giustizia del Senato, avvenuta il 21 gennaio 2016, alcuni senatori avevano posto questioni concernenti la lentezza con la quale il disegno di legge relativo al ricollocamento in servizio dei magistrati dopo il mandato parlamentare sarebbe stato trattato presso la Commissione giustizia della Camera dei deputati. L'ex senatore D'Ascola sottolinea che gli interventi in materia si sono poi puntualmente ripetuti e infittiti dopo la sua elezione nel corso delle riunioni dell'Ufficio di Presidenza che, nel rispetto del Regolamento, ne costituivano la sede naturale, e sono poi culminati nella nota intervista rilasciata dal senatore Falanga. Ricorda in particolare, sul piano della frequenza e dell'intensità dei toni, soprattutto gli interventi del senatore Falanga e di altri componenti della Commissione giustizia. Va precisato che, in base al Regolamento del Senato, le riunioni dell'Ufficio di Presidenza delle Commissioni non sono assoggettate ad alcun regime di pubblicità, non essendo prevista per le stesse la resocontazione sommaria, obbligatoria invece per le sedute in sede plenaria. Di conseguenza, risulta impossibile effettuare qualsivoglia verifica documentale in ordine alle sedute dell'Ufficio di Presidenza. Altre forme di accertamento da parte della Giunta non sono ammesse dal Regolamento del Senato e dalla prassi applicativa dello stesso, che vuole evitare di creare una sorta di processo parallelo domestico in cui si sentono testimoni e parti civili o per accertare fatti oggetto di procedimento penale. Pertanto, si ha una sorta di vulnus sul piano dell'istruttoria. Al fine di superare i limiti conseguenti all'assenza di pubblicità delle sedute dell'Ufficio di Presidenza, la Giunta, nel corso della XVII legislatura, nell'ambito di alcuni esami di dichiarazioni rilasciate da altri senatori, acconsentì a far depositare una nota scritta dal Presidente della Commissione lavori pubblici, comunicazioni. Occorre evidenziare, quindi, in relazione alla fattispecie astratta di cui trattasi, che la funzione di garanzia insita nel ruolo presidenziale può conferire nell'ordinamento parlamentare una valenza lato sensu certificativa alla ricostruzione scritta di un Presidente in ordine alle attività svolte in una sede informale quale quella dell'Ufficio di Presidenza. In altri termini, il ruolo super partes dei Presidenti di Commissioni nell'ordinamento parlamentare radica implicitamente una potestas certificativa extra ordinem . D'altra parte, l'eventuale scelta di non avvalersi di tale atto extra ordinem avrebbe determinato un'irragionevole e incostituzionale disparità di trattamento tra coloro che esprimano un'opinione intra moenia in seduta plenaria di Commissione (che possono quindi avvalersi della resocontazione sommaria per far valere un'insindacabilità) e coloro che esprimano un'opinione intra moenia in una riunione dell'Ufficio di Presidenza (non tutelati qualora divulghino extra moenia tali opinioni).