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L'Italia è al penultimo posto fra i Paesi OCSE, ma questo è scritto da sempre in tutte le statistiche; attenzione, quindi, ci sono i cattivi maestri nella sanità. Se questo dramma del coronavirus ci aiutasse a sgombrare il campo da delle banalità infondate sarebbe comunque un fatto positivo. Il nostro è il Paese che ha il più basso rapporto posti letto per 1.000 abitanti e ci rendiamo conto oggi di che cosa significa. (Applausi dei senatori Castellone, De Petris e Di Marzio). Non perché non bisogna andare verso la sanità territoriale nella prevenzione, che è un elemento strategico per le cure primarie, ma è chiaro che c'è un problema non di poteri ma organizzativo, perché abbiamo ancora una struttura organizzativa vecchia, che non è in grado di corrispondere né alle nuove tecnologie, né a quella che può rappresentare la vera grande rivoluzione, che è la sanità digitale, né affrontare altri problemi, come quello ad esempio relativo alla funzione delle guardie mediche o dei medici di medicina generale, oppure quello della riorganizzazione della formazione universitaria. Ora abbiamo bisogno di posti letto, di terapia intensiva e rianimazione, e guardate che al di là del numero di borse di studio (e che fatica, colleghi, abbiamo fatto per prevederne mille in più), non c'è una vocazione per la terapia intensiva e anche gli anestesisti sono una risorsa limitatissima; bisogna riorganizzare il sistema delle facoltà mediche. (Commenti della senatrice Ronzulli). PRESIDENTE. L'Aula non è affollatissima, quindi anche un suo sussurro si sente. ERRANI (Misto-LeU) . Presidente, io non ho problemi, sono molto tranquillo. PRESIDENTE. Li ho io. La invito a proseguire e a concludere. ERRANI (Misto-LeU) . Mi avvio alla conclusione. Per questo ritengo fondamentale prima di tutto un elemento: è il sistema sanitario tutto che deve reagire. Non ho condiviso e non condivido logiche dialettiche tra lo Stato centrale e le Regioni. C'è bisogno di lavorare sul sistema e non solo sui decreti, ma sul progetto per affrontare questa emergenza, che prevede processi di trasformazione nei sistemi sanitari regionali. Discuteremo poi della strategia, faremo poi le polemiche. Infine, è chiaro che questo richiede una strategia europea, che non c'è. Non voglio adesso fare il ragionamento sui tamponi, ma prima di tutto occorre una strategia sull'emergenza sanitaria in Europa, che non c'è. Occorre poi che l'Europa cambi i suoi criteri. Chiedo anch'io, come hanno fatto altri, che il Governo metta al centro, come sta facendo positivamente, il cambio delle politiche europee, perché da questa crisi sanitaria si arriverà ad una crisi economica pesantissima e occorre un grande piano di investimenti su cui l'Europa deve rifondare la sua autorevolezza e la sua credibilità. (Applausi dai Gruppi Misto e M5S) . BOLDRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è inutile dirlo, stiamo vivendo indubbiamente uno dei periodi più difficili della storia di questo Paese. Certo, il coronavirus un insegnamento ce lo sta dando: la salute del pianeta è unica, e ce ne stiamo rendendo conto, come già di fatto ci aveva annunciato il c limate change : abbiamo un unico pianeta, un'unica salute e un unico clima da tenere sotto controllo. Davanti a questa emergenza sanitaria inedita, il mio primo pensiero, oltre che ai malati, va oggi alle vittime e alle loro famiglie; va all'immane sforzo degli operatori del mondo della sanità che stanno lavorando in queste settimane, dall'inizio del contagio, a ritmi serratissimi, ventiquattr'ore su ventiquattro: medici, infermieri, ricercatori, spesso con contratti precari. Eppure, rimangono assolutamente al posto di lavoro e devono fare quanto gli viene richiesto, quindi analizzare i tantissimi tamponi. Tutto questo per il bene comune. Ricordiamoci quindi che abbiamo una comunità dei sanitari che stanno tenendo insieme il Paese dal punto di vista della nostra salute. Un plauso di riconoscimento va ovviamente anche alle Forze dell'ordine impegnate a garantire gli accessi e la sorveglianza ritenutasi necessaria nelle zone rosse, alla Protezione civile e soprattutto ai cittadini delle zone colpite, che stanno vivendo con compostezza e civiltà un momento davvero difficile per il nostro Paese. Siamo di fronte a un'emergenza che è prima di tutto di tipo sanitario ma anche economico. Lo stiamo vedendo: sono in ginocchio la nostra economia e il futuro di molte persone, e sono rischio molti posti di lavoro. Bene farà il Governo nei prossimi giorni a preoccuparsi, con i decreti-legge che andremo a esaminare proprio qui al Senato, di intraprendere nuove iniziative per attività come gli ammortizzatori sociali, che possano sostenere tutte le imprese che in questo momento sono a rischio. Non dimentico il turismo, la cultura, lo spettacolo - abbiamo approvato un ordine del giorno anche per le persone che lavorano in questi comparti - la piccola e media industria, e non vado a enunciarne altri perché conosciamo già il nostro problema. Il sistema sanitario non si è fatto trovare impreparato, è vero, con i suoi mille problemi, come abbiamo sentito anche prima: problemi del personale, che è rimasto lì, pronto al suo posto, per mettere in campo tutte le energie e le competenze che ne fa uno dei migliori al mondo. Cerco di ricordarlo sempre: abbiamo un sistema sanitario che per il rapporto costi-efficacia è ancora uno dei migliori al mondo, aiutando le persone che hanno problemi senza guardare al censo, alla classe sociale di appartenenza. Devo ricordare ai nostri colleghi senatori quello che è successo in America? Quanto ha dovuto pagare quel papà per sapere se il tampone era positivo o no per la sua bimba? Abbiamo visto quanto gli è costato; non tutti possono permetterselo. Dobbiamo quindi essere orgogliosi di quello che abbiamo. Sicuramente, essendo a dura prova con l'emergenza, il nostro sistema sanitario riuscirà a dare la giusta risposta sanitaria di qualità a questa sfida. Dobbiamo riuscire a dare risposte univoche e unanime; queste devono essere, a partire da queste Aule, come ho sentito oggi. Si cerca l'unanimità: se saremo uniti come Paese riusciremo ad arginare anche lo spettro della recessione economica, che è lì, dietro l'angolo. Il Governo, nonostante alcune polemiche pretestuose e propagandistiche, è stato tempestivo quando ha capito che c'era bisogno di affrontare una situazione emergenziale inusitata e di notevole portata, in un contesto reso ancora più complicato della diffusione a livello mediatico di informazioni non sempre accurate e corrette. Questo ce lo dobbiamo dire. Stiamo assistendo su tutte le tv a talk show p er quanto riguarda il coronavirus: non tutte le informazioni sono corrette e gettano nel panico i nostri cittadini. L'unico sito che dovrebbe essere consultato è quello ufficiale, del Ministero della salute, insieme ai bollettini che la Protezione civile emana tutti i giorni; quelli dovrebbero essere il faro dell'informazione di tutti. Nessuno ha mai detto che il nostro Paese sarebbe stato indenne; ce ne siamo accorti, come dicevo prima. I cittadini italiani sono stati subito informati delle misure che il Governo ha ritenuto importanti; abbiamo avuto anche informative - ben due - dal momento in cui abbiamo riscontrato il contagio nel nostro Paese.