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Questo è perciò il rammarico che rimane, cerchiamo di cogliere l'aspetto positivo ma il Parlamento dovrà lavorare in maniera pesante per uniformare la vita parlamentare ai meccanismi che cambiano, quale ad esempio la riduzione dei parlamentari. Tutte le modifiche che ci saranno dovranno alla fine essere più organiche perché altrimenti rischiamo di non produrre un lavoro positivo soprattutto in termini di risultati e di efficienza della vita parlamentare. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, nonostante il tentativo che abbiamo portato avanti questa mattina volto a rinviare il voto in un momento più congruo, si decide di votare per una riforma niente meno che costituzionale, che da gennaio era stata approvata in Commissione e che da luglio scorso era stata approvata dalla Camera, dopo otto mesi, proprio nell'ultima seduta di votazioni, prima di un referendum che riguarda - guarda caso - il Senato e la Camera. Per cui si cerca di fare confusione, si cerca di indurre gli elettori a votare per una cosa diversa da quella che è. Come ha detto molto bene stamattina il senatore Gasparri, ci si mette dentro anche un voto finto sulla legge elettorale, senza che la maggioranza abbia una minima idea di quale legge potrà venir fuori. La realtà è che potrà venire fuori qualunque legge, ivi inclusa quella già in vigore che è stata già cambiata in occasione della votazione in parallelo alla riforma costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari. Ebbene oggi votiamo senza sapere quanti saranno i senatori, però vogliamo ampliare il numero di coloro che potranno votare per il Senato. Vorrei illustrare qualche numero: nel 1948, contrariamente a quanto qualche cialtrone afferma, i Padri costituenti non stabilirono un numero di deputati e senatori più basso di quello attuale... (Brusio) . PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Malan, colleghi, posso chiedere gentilmente di abbassare la voce. Ho difficoltà ad ascoltare l'intervento del senatore Malan e quindi immagino anche voi. MALAN (FIBP-UDC) . Grazie, signor Presidente. Essi stabilirono, in realtà, un numero che, alla luce delle dinamiche demografiche, peraltro anche prevedibili, oggi darebbe il risultato di una Camera composta da 753 deputati e un Senato composto da 301 senatori. Qualcuno vuol far credere che, in realtà, ne avevano stabiliti di meno. Stabilirono invece, nel 1947 - con entrata in vigore nel 1948 - che vi fosse un deputato ogni 80.000 abitanti e un senatore ogni 200.000 abitanti. Dunque nel 1948, visto che abitanti ed elettori sono una cosa diversa e all'epoca la maggiore età si raggiungeva a ventuno anni e per il Senato si votava a venticinque anni, così come prevede la Costituzione oggi vigente, 26 milioni di elettori votarono per 237 senatori: c'erano cioè 9,2 senatori ogni milione di elettori. Poi nel 1963 ci fu la riforma che mise un limite al numero dei parlamentari e lo stabilì in 630 deputati - altrimenti, come detto, oggi sarebbero 753 - e in 315 senatori. Così 31 milioni di aventi diritto al voto votarono per 315 senatori, con un rapporto di 10,2 senatori ogni milione di elettori. La popolazione italiana è poi aumentata ed è stata abbassata la maggiore età e di conseguenza è aumentato l'elettorato della Camera dei deputati, ma non quello del Senato. Dunque, da 10,2 senatori per ogni milione di aventi diritto, nel 1963, si è poi scesi a 9 nel 1976, a 8 nel 1983 e nel 2018 ci sono stati 6,7 senatori per ogni milione di abitanti. Ora, mentre molti di voi hanno votato la riduzione dei senatori da 315 eleggibili a 200, senza sapere ancora se questa riforma passerà volete aggiungere altri 4 milioni di elettori, facendo scendere, con i due provvedimenti, il numero di senatori per milione di abitanti a 3,9, cioè poco più di un terzo di quelli stabiliti dalla Costituzione e anche poco più di un terzo di quelli stabiliti nel 1963. Questo sarebbe il concetto di democrazia? Ovvero: meno ce n'è e meglio è? D'altra parte, lo testimoniano insigni partiti: c'è un partito, il MoVimento 5 Stelle, che fa i suoi manifesti e i suoi memi, da diffondere sui social media, definendo "parassiti" o, nella migliore delle ipotesi, "poltrone" i parlamentari che, secondo la Costituzione, sono i rappresentanti del popolo. Mi spiegate come si fa a distinguere il parassita dal parlamentare utile? Se sono parassiti i 345 che volete mandare a casa, sono parassiti tutti e quindi siete parassiti anche voi. Effettivamente qualcuno che non si merita lo stipendio c'è (Applausi) , ma il popolo italiano merita la democrazia. Pensare dunque di ridurre a meno della metà, a poco più di un terzo, il numero dei senatori per milione di abitanti, o rispetto al totale della popolazione elettorale, non mi sembra una buona idea. In più, come è stato giustamente sottolineato da molti, andiamo verso un bicameralismo veramente perfetto. Intanto si equipara il corpo elettorale e in Commissione è stato approvato un emendamento che equipara anche l'elettorato passivo. Dunque non c'è differenza fra le due Camere, alla faccia degli elettori italiani, che si sono espressi anche su impulso, ad esempio, della passata campagna referendaria. I colleghi del MoVimento 5 Stelle sono stati grandi nella campagna referendaria del 2016, hanno fatto una bellissima campagna - l'abbiamo fatta insieme - contro la riforma sostanzialmente monocameralista di Renzi, Boschi, eccetera. Adesso, colleghi, andate in direzione del monocameralismo, perché nel momento in cui si equipara l'elettorato attivo e l'elettorato passivo, tra un po' ci si chiederà perché tenere due Camere: lasciamone una e poi facciamo in modo di spogliarla delle restanti facoltà (Applausi) , visto che, al posto dei disegni di legge si approvano i decreti-legge, anche quando non c'è nessuna urgenza, e quando arriva l'urgenza vera si approvano i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che sono incostituzionali! (Applausi) . Intanto la Costituzione prima la si rispetta e poi magari si possono cambiare le regole. Prima si risponde alle interrogazioni nei tempi previsti dal nostro Regolamento. Io credo che siano pochi in quest'Aula a sapere - io stesso, che pure ho un po' di esperienza, ho dovuto consultare nuovamente il Regolamento - che alle interrogazioni per Regolamento il Governo dovrebbe rispondere entro venti giorni; non alle interrogazioni che sceglie lui, non a quelle che sono sollecitate, pregate, invocate e minacciate. No, a tutte. Risponde il Governo? No. (Applausi) . Anche i Governi precedenti avevano gravi carenze nella risposta alle interrogazioni;