[pronunce]

che, nel caso di specie, i carabinieri avevano identificato, fin dal 13 ottobre 2003, Renato Comparin, che aveva anche nominato un difensore di fiducia; che nell'atto di opposizione si insiste sulla responsabilità di Comparin e non vi è dubbio che – a prescindere dall'eventuale responsabilità della pubblica amministrazione per la manutenzione della strada – l'unico coinvolto nel sinistro è Comparin, al quale il pubblico ministero si riferisce implicitamente, ma chiaramente, nella richiesta di archiviazione, attribuendo la colpa «esclusiva» al Gabaldo; che secondo la Corte di cassazione l'invito del giudice al pubblico ministero a iscrivere l'indagato può avvenire solo all'esito dell'udienza ex art. 409 del codice di procedura penale; che a nulla varrebbe osservare che, nella nuova udienza ex art. 409 del codice di procedura penale, l'indagato potrà far valere le sue ragioni, poiché rimane, comunque, il dato, insuperabile, che è stato escluso da una udienza alla quale aveva, comunque, diritto di partecipare, senza considerare che anche l'ordinanza di archiviazione emessa dal giudice all'esito dell'udienza ex art. 409 del codice di procedura penale nei confronti di «persona da identificare» in realtà lede comunque il diritto di difesa della persona alla quale il reato è attribuito, se non altro perché tale ordinanza non potrebbe mai avere, nei suoi confronti, un'efficacia preclusiva, dal momento che se Comparin non è mai stato formalmente indagato non potrà, in un eventuale futuro procedimento a suo carico per lo stesso fatto, eccepire che le indagini sono proseguite senza il decreto di autorizzazione ex art. 414 del codice di procedura penale, obbligatorio nel caso di archiviazione emessa nei confronti di un indagato identificato; che, secondo il rimettente, la questione è rilevante, dal momento che, ove la Corte dichiarasse l'incostituzionalità del combinato disposto degli artt. 335, 409 e 410, comma 3, del codice di procedura penale, nella parte in cui non consente al giudice di invitare il pubblico ministero ad iscrivere il nome della persona alla quale il reato è attribuito nel relativo registro, prima di fissare l'udienza ex art. 409, comma 2, del codice di procedura penale, per consentire che gliene sia dato avviso, il giudice potrebbe, in accoglimento della eccezione del difensore, dichiarare la nullità dell'udienza, per omesso avviso al difensore, ai sensi dell'art. 127, comma 5, del codice di procedura penale, restituendo gli atti al pubblico ministero perché iscriva Comparin nel registro delle notizie di reato e fissare, quindi, una nuova udienza in camera di consiglio, questa volta con avviso anche al suo difensore, in esito alla quale decidere secondo uno dei modi previsti dall'art. 409 del codice di procedura penale; che, allo stato, invece, l'eccezione dovrebbe essere rigettata, dal momento che Comparin non è persona sottoposta alle indagini e non ha alcun diritto a ricevere l'avviso dell'udienza; che nessuna nullità si è dunque verificata e non rimane che decidere sulla richiesta del pubblico ministero accogliendola, disponendo ulteriori indagini o anche ordinando allo stesso di procedere all'iscrizione di Comparin, ritenuta in sostanza, la necessità di formulare l'imputazione a suo carico; che si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o comunque infondata. Considerato che il Tribunale di Padova dubita della legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 335, 409 e 410, comma 3, del codice di procedura penale, nella parte in cui – a seguito di opposizione alla richiesta di archiviazione ex art. 410 del codice di procedura penale – non consente al giudice per le indagini preliminari di invitare il pubblico ministero che abbia chiesto l'archiviazione di un procedimento penale, formalmente a carico di ignoti, ma dal quale possa evincersi il nome della persona sottoposta ad indagini ad iscrivere il nome della persona alla quale il reato è attribuito nel registro delle notizie di reato di cui all'art. 335 del codice di procedura penale prima dell'udienza ex art. 409, comma 2, del codice di procedura penale (che viene fissata quando il giudice abbia deciso di non accogliere la richiesta di archiviazione e alla quale sono invitati a partecipare il pubblico ministero, la persona offesa dal reato e la persona sottoposta ad indagini), impedendo alla persona sostanzialmente sottoposta ad indagini di essere invitata a partecipare all'udienza di cui all'art. 409, comma 2, del codice di procedura penale e quindi di difendersi all'interno di essa, per violazione del diritto di difesa di cui all'art. 24, secondo comma, della Costituzione; che, contrariamente all'assunto del rimettente, l'art. 415, secondo comma, del codice di procedura penale, espressamente prevede che il giudice «se ritiene che il reato sia da attribuire a persona già individuata ordina che il nome di questa sia iscritta nel registro delle notizie di reato»; che questa Corte, con ordinanza n. 176 del 1999, ha dichiarato la manifesta infondatezza, in riferimento agli artt. 3 e 112 Cost., della questione di legittimità costituzionale dell'art. 409 del codice di procedura penale censurato in quanto, ad avviso del giudice a quo, non avrebbe previsto che il giudice per le indagini preliminari possa ordinare al pubblico ministero, quando il pubblico ministero non vi abbia già provveduto, di iscrivere nel registro di cui all'art. 335 del codice di procedura penale, il nome della persona da considerarsi indiziata, perché non può in alcun modo revocarsi in dubbio che, a prescindere dal "tipo" di archiviazione richiesta dal pubblico ministero, spetti in ogni caso al giudice il potere – ove nel procedimento non figurino persone formalmente sottoposte alle indagini – di disporre, nella ipotesi in cui non ritenga di poter accogliere la richiesta di archiviazione, l'iscrizione, nel registro delle notizie di reato, del nominativo del soggetto cui il reato sia a quel momento da attribuire; che la questione proposta deve, pertanto, essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli 335, 409 e 410, comma 3, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento all'articolo 24, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Padova, ufficio del giudice per le indagini preliminari, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA