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Lo chiediamo perché, di fatto, come dicevo prima, nel marzo 2017 è stata inviata alle Regioni la bozza provvisoria del decreto, a maggio dell'anno scorso le Regioni hanno espresso parere favorevole e purtroppo soltanto a novembre il Consiglio di Stato ha dato parere favorevole su questo provvedimento, che è stato approvato in via definitiva il 4 aprile 2019 dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Noi chiediamo che il Ministero dell'ambiente emani il più celermente possibile il decreto ministeriale di definizione delle procedure e dei criteri con cui le Regioni potranno presentare le loro domande. In merito al Trissolcus , che dovrebbe bloccare l'espansione della Halyomorpha halys , ci sono peraltro studi ormai di cinque o sei anni. Su questo, anche l'ultimo studio del Crea ci dice che dal punto di vista ambientale problemi non ce ne sono, che potrebbe essere risolutivo e che deve fatto con la massima celerità possibile. Proprio per questo motivo, per quel che ci riguarda, come Partito Democratico voteremo a favore della risoluzione e ci saremmo astenuti sull'ordine del giorno proprio perché tutte quelle cautele che chiede l'ordine del giorno sono previste nella legge e nelle bozze di decreto che sono state predisposte. (Applausi dal Gruppo PD) . BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, quando parliamo di questo argomento, cioè della cimice marmorata asiatica, non parliamo di un semplice insetto ma di un gravissimo flagello per l'agricoltura nazionale. Lo sappiamo che è originaria, come è stato detto in precedenza, dell'estremo Oriente, però può causare gravi danni su oltre 300 specie di piante. In Cina ha causato danni per oltre un miliardo di dollari, poi si è diffusa a Taiwan, in Giappone e in Corea del Sud per raggiungere gli Stati Uniti nel 1998, dove è stata prontamente individuata, però, come è stato detto prima anche dai colleghi, ha devastato migliaia di ettari di frutteti. La cimice è apparsa in Europa nel 2004. In Italia è stata ritrovata nel 2012 appena fuori Modena. Un anno dopo aveva già colpito intere aziende agricole, interi terreni e territori del Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli, dove ha praticamente distrutto nel tempo il 40 per cento dei raccolti; si andava dalla soia, alla frutta, all'uva. Stagione dopo stagione, la situazione è sistematicamente e inesorabilmente peggiorata. La puntura della cimice avviene nella fase di sviluppo del frutto, crea delle fossette e delle aree necrotiche sulla superficie; se avviene invece nella fase di maturazione crea malformazioni che rendono il frutto deprezzato innanzitutto e non commercializzabile. È un pericolo perché mette a rischio le coltivazioni di pere e di kiwi che rappresentano per il nostro Paese colture di punta a livello di mercato anche mondiale. L'Italia è il primo paese al mondo per la coltivazione di kiwi e il terzo produttore di pere dopo Cina e Stati Uniti secondo i dati che sono stati mandati dal centro servizi ortofrutticoli. Coldiretti ha già quantificato i danni della cimice in un miliardo di euro, che non sono poca cosa. Particolarmente grave è oggi la situazione anche in Piemonte, dove l'insetto è in grado di attaccare, tra l'altro, una coltura importante come quella del nocciolo, così preziosa per l'economia locale. Già nel corso del 2017, nonostante l'applicazione di più trattamenti insetticidi, l'elevata presenza di cimice asiatica in alcune Regioni italiane ha fortemente compromesso la qualità della produzione corilicola. Per far fronte a questo attacco alle colture agrarie, e in particolare come dicevo prima per il nocciolo, in Piemonte è stato costituito l'Osservatorio cimice asiatica all'inizio del 2018 che ha rilevato un incremento delle segnalazioni di moria sia di corileti di recente impianto, cioè quelli che vanno da uno a quattro anni, sia negli impianti più anziani dai sei agli otto anni, che si sono rivelate molto, molto elevate. Ecco perché noi chiediamo oggi al Parlamento un intervento rapido e che il Paese corra ai ripari. Come è stato dei confermato nel ciclo di audizioni in Commissione agricoltura, l'uso degli antiparassitari, che peraltro non è certamente privo di conseguenze per l'ambiente e la salute, si è rivelato uno strumento di contrasto scarsamente efficace. Tra le tecniche di lotta più promettenti ci potrebbe essere l'utilizzo di questi antagonisti naturali, della cosiddetta vespa samurai. La lotta biologica, lo ricordo qui, è una tecnica preziosa per la nostra agricoltura, che tutela i produttori ma soprattutto tutela il consumatore finale e anche in Italia non è sempre stata utilizzata come altrove, a causa, come è stato detto anche in precedenza, di un quadro normativo contraddittorio che paradossalmente avrebbe invece potuto preservare l'ambiente. Tra le poche eccezioni, è stato ricordato prima molto bene dal collega Bruzzone, è da ricordare l'esperienza di contrasto al cinipide del castagno, un imenottero che rischiava di distruggere la castanicoltura da frutto e di creare grave pregiudizio ai castagneti che caratterizzano gran parte del nostro patrimonio boschivo. Questo parassita è stato efficacemente contrastato senza l'uso di fitofarmaci, ma semplicemente introducendo il suo antagonista, il che ha consentito di affrontare, nel pieno rispetto dell'ambiente, un'emergenza che rischiava di provocare conseguenze drammatiche. Era infatti in vigore il decreto del Presidente della Repubblica n. 357, che aveva recepito in Italia in termini eccessivamente restrittivi la cosiddetta direttiva habitat ; l'articolo 12 vieta tassativamente l'introduzione in Italia di specie e popolazioni non autoctone, come è già stato detto in precedenza. Questo Governo si è opportunamente mosso - ringrazio, a questo proposito, il Sottosegretario e tutto il Governo - e lo scorso 9 aprile ha approvato una nuova formulazione dell'articolo 12, che ora prevede che anche in Italia si possa, in presenza di motivate ragioni di interesse pubblico, derogare al divieto di introduzione di specie o popolazioni non autoctone, sulla base sia di studi che evidenzino l'assenza di effetti negativi sull'ambiente sia comunque di monitoraggi importanti. La nuova normativa, approvata con grande celerità, prevede però una procedura articolata; è quello che noi andiamo ad evidenziare oggi invitando ad attuarla al più presto. È infatti necessario che il Ministero dell'ambiente adotti un decreto che fissi i criteri per l'immissione in natura delle specie e popolazioni non autoctone. Questa entrata a regime rischia di rinviare di troppi mesi l'avvio concreto della sperimentazione della vespa samurai (e dunque l'azione di contrasto alla cimice) e di non consentire un intervento rapido già magari in questa stagione agricola. Potrebbe essere troppo tardi se aspettiamo ancora un po' di tempo. Per questa ragione la Commissione agricoltura - di cui ringrazio il Presidente e tutti i componenti - ha lavorato bene e ha trovato una sintesi all'unanimità, in un documento che portiamo in Aula e la cui approvazione qui oggi è importantissima.