[pronunce]

- L'eccezione sollevata dalla difesa della Regione intervenuta - che ha sostenuto l'inammissibilità della questione di costituzionalità riferita alla prima disposizione censurata, ossia all'art. 35, comma 3, della legge Regione Toscana 4 maggio 1989, n. 25, in quanto abrogato - è infondata. Infatti, entrambe le disposizioni - che hanno, nella parte che interessa, lo stesso contenuto e la stessa formulazione testuale ed esprimono la medesima norma - sono applicabili nei giudizi a quibus nei quali si controverte del rimborso di spese condominiali sia degli esercizi 1995 e 1996 (ricadenti nel vigore della legge regionale n. 25 del 1989), sia dell'esercizio 1997 (cui è riferibile invece la successiva legge regionale n. 96 del 1996); sicché, ratione temporis il giudice rimettente è chiamato ad applicare rispettivamente l'una e l'altra disposizione, pur se recanti la medesima norma. 4. - Il quadro normativo di riferimento in cui si inseriscono le disposizioni censurate è costituito dal titolo IV delle due leggi regionali n. 96 del 1996 e n. 25 del 1989, che detta la disciplina delle "autogestioni" nel più ampio contesto della regolamentazione dell'assegnazione, gestione e determinazione del canone di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. L'"autogestione" dei servizi, degli spazi comuni e delle manutenzioni rappresenta una sorta di condominio anticipato (denominato anche condominio di gestione) tra gli assegnatari, prima della cessione in proprietà degli alloggi, e gli assegnatari in locazione (per i quali non è previsto il trasferimento della proprietà dell'alloggio). La finalità dell'istituto è quella di sollevare l'ente pubblico, ancora proprietario degli alloggi, dall'amministrazione dei servizi rimessa all'autogestione; questa è quindi chiamata a governarne, attraverso i suoi organi, il funzionamento nel rispetto, peraltro, del Regolamento di utenza degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (adottato con deliberazione della Giunta regionale della Toscana del 15 giugno 1998, n. 608), che disciplina in dettaglio la materia ed in particolare prevede che gli stessi organi dell'autogestione possano recuperare le spese per i servizi direttamente nei confronti dell'assegnatario moroso. Questa disciplina è integrata dalla norma censurata (espressa sia dall'art. 35, comma 3, della legge regionale 4 maggio 1989, n. 25, sia dall'art. 32, comma 3, della legge regionale 20 dicembre 1996, n. 96), la quale - con riferimento all'ipotesi in cui l'immobile di edilizia residenziale pubblica vedesse inizialmente concorrere assegnatari destinati a diventare, e poi divenuti, proprietari ed assegnatari semplici, rimasti tali - prevede, in simmetria con la fattispecie del condominio di gestione, che gli assegnatari in locazione semplice devono versare le spese relative ai servizi a rimborso (per riscaldamento ed altro) all'amministratore del condominio, il quale può agire in giudizio direttamente nei confronti dell'assegnatario inadempiente per recuperare tali spese. La norma pertanto - prevedendo un obbligo dell'assegnatario in favore di un terzo (il condominio, riconosciuto quindi creditore) nell'interesse indiretto dell'ente pubblico proprietario dell'alloggio, pur senza interferire nei rapporti tra quest'ultimo ed il condominio stesso - integra la disciplina codicistica, secondo cui il condominio ha come debitori solo i singoli condomini e non anche i conduttori degli alloggi. 5. - La Corte costituzionale ha già, con l'ordinanza n. 243 del 2000 dichiarato - in un giudizio vertente fra un condominio e l'ente gestore - la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 32, comma 3, della legge Regione Toscana n. 96 del 1996, sollevata in riferimento all'art. 108 Cost., in quanto la materia della tutela giurisdizionale è riservata alla potestà legislativa dello Stato, onde la disposizione censurata avrebbe ecceduto le competenze regionali. In particolare, la Corte ha ribadito che il legislatore regionale non può emanare norme nella materia della giurisdizione ed in quella processuale che l'art. 108 della Costituzione riserva alla competenza del legislatore statale. Ed ha rilevato che peraltro la norma censurata non concerne tali materie, in quanto si limita - per un verso - a porre a carico degli assegnatari in locazione di alloggi siti in stabili a regime condominiale un obbligo diretto (di natura sostanziale) nei confronti del condominio e - per altro verso e simmetricamente - ad attribuire al condominio un credito nei diretti confronti degli assegnatari. Tale disciplina opera sul piano sostanziale e non già su quello della tutela giurisdizionale, e non altera la posizione dei diritti e degli obblighi dell'ente gestore nei confronti del condominio stesso, né introduce alcuna ipotesi di accollo privativo. Pertanto, la questione di legittimità costituzionale delle norme impugnate in riferimento all'art.108 della Costituzione - non ponendo alcun profilo ulteriore rispetto a quelli considerati dalla motivazione dell'ordinanza della Corte n. 243 del 2000 - deve essere dichiarata manifestamente infondata. 6. - La questione è infondata anche in riferimento al vigente art. 117 della Costituzione. 6.1. - I giudici rimettenti non dubitano del fatto che le disposizioni censurate - in quanto disciplinanti un aspetto, seppur marginale, dell'assegnazione di alloggi in locazione da parte dell'ente pubblico deputato a perseguire la finalità di agevolare il conseguimento di un'abitazione da parte di soggetti meno favoriti - gravitino nell'ambito della materia dell'edilizia residenziale pubblica, che rientra, entro certi limiti, nella competenza regionale. Questa Corte (con la sentenza n. 27 del 1996) ha già qualificato l'edilizia residenziale pubblica "nuova materia di competenza regionale", precisando che essa ricomprende la disciplina della predisposizione di interventi pubblici di varia natura comunque diretti al fine di provvedere al servizio sociale della provvista degli alloggi a favore dei lavoratori e delle famiglie meno abbienti. Da ultimo, poi, l'art. 60 del d.lgs. n. 112 del 1998 ha conferito alle regioni tutte le funzioni amministrative relative alla gestione e all'attuazione degli interventi in materia di edilizia residenziale pubblica. 6.2. - Le censure del giudice rimettente si appuntano piuttosto sull'allegato superamento del limite del diritto privato alla potestà legislativa regionale. Al riguardo, questa Corte ha più volte affermato (sentenze n. 326 e 82 del 1998, n. 307 del 1996, n. 462 e 408 del 1995, n. 441 del 1994; ordinanza n. 243 del 2000) che l'ordinamento del diritto privato si pone quale limite alla legislazione regionale, in quanto fondato sull'esigenza, sottesa al principio costituzionale di eguaglianza, di garantire nel territorio nazionale l'uniformità della disciplina dettata per i rapporti fra privati.