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Il senatore GRASSI ( M5S ) ribadisce che sarebbe preferibile concludere il dibattito entro la settimana, tanto più se le opposizioni non intendono porre in essere pratiche ostruzionistiche, in modo che il provvedimento possa essere sottoposto all'esame dell'Assemblea, al momento previsto dal calendario dei lavori. Il senatore FERRARI ( PD ), nel valutare positivamente la proposta di organizzazione dei lavori formulata dal Presidente, auspica da parte del senatore Grassi un atteggiamento più rispettoso delle prerogative parlamentari, già compromesse proprio in queste ore a causa della esiguità dei tempi di esame del decreto-legge n. 34 del 2019, "decreto crescita", da parte del Senato. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) ritiene irragionevole una eventuale compressione dei tempi del dibattito, anche perché la prossima settimana sarà molto probabilmente dedicata ai lavori delle Commissioni. Ritiene, quindi, che vi sia la possibilità di garantire un'ampia partecipazione al dibattito, consentendo a tutte le forze politiche di esplicitare le proprie posizioni in modo pacato e senza forzature. Il senatore GRASSI ( M5S ), nel respingere le considerazioni del senatore Ferrari, assicura di non voler comprimere i tempi del dibattito. La proposta di concludere la discussione generale entro la settimana mirava piuttosto ad accelerare l'approvazione di un provvedimento di cui si dibatte da tempo e molto atteso dall'opinione pubblica, sul quale auspica un'ampia condivisione delle forze politiche. Il PRESIDENTE ribadisce che l'organizzazione dei lavori sarà decisa dopo l'approvazione del calendario dell'Assemblea, secondo i criteri già enunciati. Ha quindi inizio la discussione generale. Il senatore VITALI ( FI-BP ), intervenendo a titolo personale, in attesa che Forza Italia assuma una posizione ufficiale sul disegno di legge costituzionale in esame, annuncia l'intenzione di modificare l'orientamento assunto sul testo in sede di prima deliberazione. Infatti, il voto favorevole espresso a suo tempo, che rappresentava un'apertura di credito, non può essere confermato, in quanto nel passaggio alla Camera non sono state risolte le criticità segnalate durante l'esame in Commissione. Infatti, pur condividendo l'obiettivo della riduzione del numero dei parlamentari, si sarebbe dovuto al contempo prevedere meccanismi per garantire la rappresentanza democratica, con un rapporto più diretto tra eletto ed elettori. Inoltre, a tale riforma si sarebbe dovuta affiancare un'adeguata modifica del sistema elettorale, essendo a suo avviso insufficiente l'adeguamento di quella vigente, una revisione della forma di Governo e una riduzione del numero dei senatori a vita il cui peso sarebbe determinante in un Senato di duecento membri, soprattutto se le maggioranze non sono ampie. Infine, a suo avviso, sarebbe stato opportuno rivedere le norme sull'accesso al voto dell'elettorato attivo, in particolare al Senato. Per questi motivi, anticipa il proprio voto contrario. Il senatore PARRINI ( PD ) conferma il giudizio già espresso in prima lettura, e cioè che il testo presenta molti profili critici, anche perché - a suo avviso - è finalizzato soltanto a conseguire consenso elettorale. Pur non essendo possibile apportare modifiche al testo approvato in prima deliberazione, auspica che la maggioranza intenda rinunciare a concludere l'iter di un provvedimento che finisce per svalutare il ruolo del Parlamento, soprattutto se associato ad altri disegni di legge, come quello sul referendum propositivo. Tra l'altro, sarebbe stato opportuno modificare la disciplina elettorale, anziché limitarsi ad adeguare quella vigente, in quanto vi è il rischio che in alcune Regioni le opposizioni non riusciranno a eleggere nessun candidato, con grave pregiudizio del principio di rappresentatività. Rileva, inoltre, che il dibattito sulla riduzione dei parlamentari, pur essendo risalente nel tempo, è sempre stato inserito in un contesto più ampio, che teneva conto per esempio della necessità di superare il bicameralismo perfetto e di modificare i Regolamenti parlamentari, per non alterare gli equilibri parlamentari. Inoltre, sarebbe stato opportuno intervenire anche sui limiti di età dell'elettorato attivo e passivo per il Senato. Infine, prende atto del diverso orientamento espresso dal senatore Vitali, che assumerebbe particolare importanza se fosse confermato dal suo Gruppo, dal momento che in seconda deliberazione sarà necessaria la maggioranza assoluta. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ), pur condividendo l'opportunità di apportare modifiche puntuali sulla Costituzione, ritiene che eventuali interventi capaci di produrre effetti sul principio di rappresentatività dovrebbero essere considerati in modo più organico. Rileva, infatti, che le criticità segnalate in prima lettura, a cui si era tentato di dare soluzione attraverso appositi emendamenti, sono purtroppo rimaste inalterate. In particolare, ritiene che la riduzione del numero dei parlamentari inciderà in modo negativo sulla pluralità della rappresentanza democratica, anche a seguito dell'approvazione definitiva della riforma elettorale, che si limita ad adeguare la disciplina vigente, rispetto alla quale peraltro il Movimento 5 Stelle, nella scorsa legislatura, aveva espresso netta contrarietà. A suo avviso, il pluralismo sarebbe stato invece garantito se, in prima lettura, fosse stato accolto un emendamento a sua firma che proponeva una riduzione a 530 del numero dei deputati. Del resto, l'Italia già oggi si colloca in una posizione mediana rispetto ai principali Paesi europei, ovvero Francia e Germania, dal punto di vista del rapporto tra numero di deputati e abitanti. Pertanto, invita la maggioranza a non sottovalutare le implicazioni della riforma che si appresta ad approvare, anche con riferimento alla elezione del Presidente della Repubblica, per la quale sarebbe necessario riequilibrare l'incidenza dei delegati regionali. Conclude auspicando che almeno in occasione dell'esame del disegno di legge n. 1089, sull'iniziativa legislativa popolare rafforzata, vi sia maggiore disponibilità ad accogliere le proposte di modifica delle opposizioni. Il senatore ZANDA ( PD ) premette di non essere contrario alla revisione della Carta costituzionale attraverso interventi puntuali, né alla riduzione del numero dei parlamentari, nei termini previsti dal provvedimento in esame. Tuttavia, non può che confermare la propria contrarietà alla riforma, perché - a suo avviso - non risponde a una reale esigenza di riequilibrare il rapporto tra abitanti ed eletti, se si considera che il numero dei primi, nel corso degli anni, è sostanzialmente raddoppiato, mentre quello dei parlamentari è rimasto inalterato. Ciò rafforza il convincimento che la maggioranza persegua l'unico obiettivo di conquistare consenso elettorale: del resto, ritiene che anche i provvedimenti sul reddito di cittadinanza, su quota 100 e sulla legittima difesa, come anche la chiusura dei porti alle navi che trasportano migranti, siano stati adottati con la medesima finalità, senza tenere conto degli equilibri di bilancio o delle politiche europee. Tuttavia, osserva che il ruolo del Parlamento non dovrebbe consistere semplicemente nel corrispondere alle istanze dell'opinione pubblica, sulla base dei risultati dei sondaggi.