[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 1, lettere c) e g), e 11, comma 1, lettera a), della legge della Regione Lombardia 20 maggio 2022, n. 8 (Prima legge di revisione normativa ordinamentale 2022), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 22 luglio 2022, depositato in cancelleria il 25 luglio 2022, iscritto al n. 44 del registro ricorsi 2022 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 35, prima serie speciale, dell'anno 2022. Visto l'atto di costituzione della Regione Lombardia; udito nell'udienza pubblica del 22 febbraio 2023 il Giudice relatore Augusto Antonio Barbera; uditi l'avvocato dello Stato Carmela Pluchino per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Andrea Manzi per la Regione Lombardia; deliberato nella camera di consiglio del 22 febbraio 2023.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 22 luglio 2022 e depositato il successivo 25 luglio (reg. ric. n. 44 del 2022) , il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 1, lettere c) e g), e 11, comma 1, lettera a) della legge della Regione Lombardia 20 maggio 2022, n. 8 (Prima legge di revisione normativa ordinamentale 2022), in riferimento all'art. 117, commi secondo, lettera h), e sesto, della Costituzione. 2.- L'art. 3 della legge impugnata apporta modifiche alla legge della Regione Lombardia 1° aprile 2015, n. 6 (Disciplina regionale dei servizi di polizia locale e promozione di politiche integrate di sicurezza urbana). In particolare, l'art. 3, comma 1, lettera c), impugnato, aggiungendo la lettera l-bis) all'art. 5 della legge reg. Lombardia n. 6 del 2015, prevede che la Regione «promuove la stipulazione di intese fra la Regione, i competenti organi decentrati dello Stato, gli enti locali e i gestori del servizio di trasporto pubblico regionale e locale, sentite le associazioni dei passeggeri e dei pendolari, al fine di attivare servizi di controllo finalizzati a garantire la sicurezza urbana anche con il concorso della polizia locale con particolare riferimento alle aree adiacenti alle stazioni ferroviarie ovvero alle aree di interscambio del trasporto pubblico regionale e locale, favorendo anche il superamento della barriera funzionale e operativa dei confini territoriali di riferimento del singolo corpo o servizio di polizia locale [...]». Il ricorrente ritiene che tale previsione invada la competenza legislativa esclusiva statale nella materia dell'ordine pubblico e sicurezza, con violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., in quanto consente «l'operatività della polizia locale al di là dei confini territoriali di riferimento», per casi che non sono ammessi dalla legge 7 marzo 1986, n. 65 (Legge-quadro sull'ordinamento della polizia municipale). Quest'ultima, infatti, in qualità di legge quadro sulla polizia municipale, consente l'esercizio delle funzioni di polizia municipale esclusivamente «nel territorio di competenza» (art. 3), permettendo, secondo il ricorrente «missioni esterne» a tale territorio nei casi tipizzati dall'art. 4, e, comunque, senza eccedere l'ambito delle forme associative tra comuni che la legge regionale promuove ai sensi del successivo art. 6, comma 2, numero 3). 3.- L'art. 3, comma 1, lettera g), della legge impugnata aggiunge un ultimo periodo all'art. 27, comma 1, della legge reg. Lombardia n. 6 del 2015, con il quale si stabilisce che «[i]l patto locale di sicurezza urbana è, altresì, uno degli strumenti per realizzare le finalità previste dall'articolo 5, comma 1, lettera l-bis)», vale a dire per consentire alla polizia municipale di operare al di là del territorio di competenza. Il ricorrente reputa anche in tal caso leso l'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., sia in ragione della già dedotta illegittimità costituzionale di tale sconfinamento, sia perché, in ogni caso, il patto locale di sicurezza urbana interferirebbe con i patti per l'attuazione della sicurezza urbana disciplinati dall'art. 5 del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città), convertito, con modificazioni, nella legge 18 aprile 2017, n. 48. Questi ultimi sono sottoscritti tra il prefetto e il sindaco, in coerenza con le linee generali per la promozione della sicurezza integrata di cui al precedente art. 2 del d.l. n. 14 del 2017, come convertito. La disposizione impugnata opererebbe «una confusione di piani [...], atteso che il versante sul quale alla Regione è rimessa la stipulazione di intese è quello della sicurezza integrata», come definita dall'art. 1 del citato decreto-legge, «mentre la sicurezza urbana è rimessa agli accordi tra prefetti e sindaci». 4.- L'art. 11, comma 1, lettera a), della legge regionale impugnata sostituisce il comma 5 dell'art. 13 della legge della Regione Lombardia 11 dicembre 2006, n. 24 (Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell'ambiente), prevedendo che «[l]a Giunta regionale può, con apposita deliberazione, prevedere idonei strumenti tecnologici, ulteriori a quanto previsto al secondo periodo del comma 6-bis, per agevolare il controllo del rispetto delle limitazioni regionali alla circolazione e all'utilizzo dei veicoli». Il citato art. 13, comma 6-bis, al secondo periodo, prevede che «allo scopo di sperimentare modalità più efficaci di riduzione degli inquinanti connessi alla circolazione, possono essere realizzati impianti di rilevazione telematica e, a richiesta, installati dispositivi telematici mobili sui veicoli che monitorano gli stili di guida e i chilometri percorsi dai veicoli, consentendo di condizionare le percorrenze dei veicoli stessi al loro effettivo potenziale inquinante, localizzandone i relativi tratti stradali, secondo modalità definite con deliberazione della Giunta regionale». La disposizione impugnata permette l'introduzione, con delibera della Giunta regionale, di ulteriori «strumenti tecnologici». Il ricorrente denuncia la violazione della competenza legislativa statale esclusiva in materia di ordine pubblico e sicurezza (art. 117, secondo comma, lettera h, Cost.), alla quale questa Corte ha già ricondotto la disciplina della circolazione stradale, fin dalla sentenza n. 428 del 2004.