[pronunce]

Inoltre, il rimedio auspicato eccederebbe lo scopo perseguito, rischiando anche di creare "frizioni", perché sarebbe difficile la trasposizione integrale delle norme in questione nel procedimento esecutivo. In altri termini, la soluzione sollecitata dal giudice a quo non sarebbe l'unica possibile e risulterebbe eccedente rispetto all'obiettivo perseguito (ordinanza n. 193 del 2009), che è quello di far sospendere il procedimento di esecuzione nei confronti del condannato irreperibile. Al riguardo occorre ricordare che la disciplina posta dall'art. 9 della legge n. 67 del 2014 si inserisce coerentemente in un contesto più ampio nell'ambito del processo penale, che coinvolge anche altre parti del codice di rito, come quelle relative all'impedimento dell'imputato e del difensore, alla restituzione nel termine, al dibattimento, al giudizio di appello e di cassazione, al ricorso ex art. 625-ter cod. proc. pen. , o anche del codice penale, come quella relativa ai termini di prescrizione del reato, al fine di stabilire la eventuale durata massima della sospensione del processo (art. 159, ultimo comma, cod. pen.), parti estranee al procedimento di esecuzione. Prive di pertinenza con questo procedimento sono anche numerose norme specificamente richiamate dagli artt. 420-bis, 420-quater e 420-quinquies cod. proc. pen. , quali, ad esempio, quelle relative alle misure cautelari o precautelari, all'«acquisizione di atti e documenti ai sensi dell'articolo 421, comma 3», al «diritto di formulare richiesta di prove ai sensi dell'articolo 493», alla «rinnovazione di prove già assunte» (art. 420-bis cod. proc. pen.), alla pronuncia della «sentenza a norma dell'articolo 129» (art. 420-quater e art. 420-quinquies), o ancora alla «richiesta ai sensi degli articoli 438 e 444» (art. 420-quinquies). Tutto ciò considerato, deve concludersi che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale ordinario della Spezia, in funzione di giudice dell'esecuzione, è inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 9 della legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 111 e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848, dal Tribunale ordinario della Spezia, in funzione di giudice dell'esecuzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 aprile 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Giorgio LATTANZI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 giugno 2016. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA