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Il titolo III contiene le indispensabili norme intese ad assicurare il coordinamento fra gli interventi di ricostruzione e quelli di competenza del Dipartimento della protezione civile per la gestione dell'emergenza ancora in essere. Al riguardo, al fine di differenziare gli ambiti connessi con la gestione dell'emergenza in atto (in particolare, quelli relativi al trasferimento e passaggio di attività e responsabilità dalla fase di prima emergenza a quella di ricostruzione) da quelli inerenti la ricostruzione in senso stretto, le disposizioni allegate sono state suddivise in due capi: -- il primo contenente norme urgenti volte a garantire la piena operatività del Servizio nazionale della protezione civile; -- il secondo contenente «disposizioni ponte» tese a garantire un armonico passaggio tra l'attuale fase emergenziale e quella della ricostruzione. Nello specifico, per quanto concerne il disposto del capo I, si tratta di disposizioni urgenti, peraltro da tempo più volte segnalate, finalizzate a consolidare e accrescere la capacità operativa del Servizio nazionale della protezione civile e delle sue componenti e strutture operative, che assumono particolare urgenza per la diretta utilità che possono esplicare anche nello specifico contesto dell'emergenza in corso. Il capo II, invece, reca l'indicazione delle norme finalizzate a consentire un trasferimento ordinato delle diverse attività che si stanno dispiegando nella fase di prima emergenza, secondo modalità che dovranno essere elaborate d'intesa con il Commissario straordinario in sinergia con le attività emergenziali. In estrema sintesi il capo I, che consta di 5 articoli, prevede all'articolo 37 l'autorizzazione per le amministrazioni al differimento, entro il limite massimo di 120 giorni, dei termini di pagamento delle transazioni commerciali, in relazione all'impossibilità di assolvere agli adempimenti amministrativo-contabili nei termini previsti in caso di emergenza. La disposizione opera implementando le possibilità di estensione dei termini già previste dalla normativa ordinaria. L'articolo 38 prevede che il datore di lavoro del personale che partecipa in qualità di volontario alle attività del Servizio nazionale di protezione civile possa anticipare la fruizione del beneficio economico previsto dall'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 194 del 2001 percependo la somma spettante mediante la modalità del credito di imposta. Il procedimento, che lascia inalterati gli adempimenti istruttori di verifica a carico del Dipartimento della protezione civile, agevola e velocizza il riconoscimento del dovuto, riducendo enormemente il carico amministrativo gravante sulla Presidenza del Consiglio dei ministri, dal momento che il Dipartimento sarà chiamato a riversare all'Agenzia delle entrate, con periodicità da definire, le somme autorizzate ai fini del credito di imposta, utilizzando i fondi a tal fine disponibili. La proposta, che è stata già oggetto di intese tecniche con l'Agenzia delle entrate, è l'esito di un progetto di innovazione e ricerca svolto nell'ambito dell' Executive Master in Management delle amministrazioni pubbliche della Scuola nazionale dell’Amministrazione e della SDA-Bocconi. L'articolo 39 consente di provvedere, anche per l'esercizio finanziario 2016, alla compartecipazione dello Stato al sistema dei centri funzionali delle regioni, al fine di assicurare, senza soluzione di continuità, l'efficienza e l'attività del sistema di allertamento nazionale con particolare riguardo allo svolgimento delle attività afferenti alla gestione, alla manutenzione e allo sviluppo delle reti di osservazione idro-meteorologica al suolo e della rete dei radar meteorologici utilizzati dai centri funzionali regionali operanti nel Sistema nazionale di allertamento, nonché la previsione del completamento del Piano radar nazionale. Il disposto dell'articolo 40 intende garantire il riutilizzo delle disponibilità iscritte nel bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri che residuano dagli stanziamenti straordinari connessi con gestioni emergenziali, per le quali è stato attivato il Fondo di solidarietà dell'Unione europea di cui all'articolo 5, comma 5- quinquies , della legge n. 225 del 1992, facendo confluire le risorse residue per l'80 per cento nel Fondo per le emergenze nazionali e per il restante 20 per cento nel Fondo della protezione civile, finalizzandolo allo svolgimento delle attività volte alla previsione e prevenzione non strutturale dei rischi e di pianificazione e preparazione alla gestione dell'emergenza di cui all'articolo 3, commi 2 e 3, della legge 24 febbraio 1992, n. 225. L'articolo 41 autorizza, previo parere di una commissione istituita ad hoc , la cessione di beni mobili di proprietà delle amministrazioni dello Stato assegnati agli enti territoriali e non più utilizzabili per le esigenze funzionali delle amministrazioni statali medesime o posti fuori uso per cause tecniche. La disposizione ricalca, nelle finalità, altre norme esistenti all'interno degli ordinamenti di alcune delle principali strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile. Per quanto riguarda il capo II del titolo III, le disposizioni ivi contenute sono finalizzate a disciplinare il passaggio dalla fase di prima emergenza a quella di ricostruzione, trasferendo alle regioni interessate responsabilità ed attività connesse con la gestione nel tempo degli interventi posti in essere durante la gestione emergenziale. Abbiamo già detto spiegando della totale innovatività della governance trattata in questo decreto dell'importanza di questa disposizione, apparentemente di diritto transitorio. Il contenuto della stessa, infatti, costituisce il necessario momento di raccordo tra poteri in deroga, se è lecito usare questa espressione: i poteri in deroga delineati dal decreto ad integrazione e completamento della nomina commissariale ai sensi dell’articolo articolo 11 della legge n. 400 del 1988 e quelli tipici della protezione civile, già estrinsecatisi nelle varie ordinanze citate in premessa del presente decreto. Il deus ex machina della transizione è necessariamente il Capo del Dipartimento della protezione civile. I poteri derogatori vengono attribuiti nella fase emergenziale ai presidenti delle regioni. La transizione verrà disciplinata entro il 24 novembre 2016 (anticipando quindi il dies ad quem finale di cui all'articolo 5, comma 4- ter , della legge n. 225 del 1992, che consentirebbe di arrivare a dieci giorni antecedenti il periodo previsto dalla legge medesima). Sia nella transizione sia, per la parte emergenziale prorogata, i poteri derogatori restano in capo ai soggetti competenti, ovvero i presidenti delle regioni. Il commissario per la ricostruzione si coordina necessariamente, ma svolge la propria specifica attività in ambiti, di sicuro sovrapponentisi, ma anche estranei perchè funzionali al ritorno alla normalità. In particolare, e per quanto qui rileva, all'articolo 42, alla data limite individuata nel 24 novembre 2016, il Capo del Dipartimento della protezione civile, con apposite ordinanze adottate ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 225 del 1992, stabilisce le modalità e i termini del coinvolgimento nelle residue attività emergenziali in capo ai presidenti delle regioni. Le predette ordinanze saranno adottate in raccordo con il Commissario straordinario (comma 1);