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Ciò detto, se si vuole davvero affrontare questo tema, servono risorse, competenze, specializzazioni, perché la grande difficoltà delle donne è che quando compiono lo sforzo di denunciare, hanno bisogno di trovare dall'altra parte persone che credono a ciò che dicono, se ne assumono i rischi e agiscono di conseguenza. Perché non possiamo fare davvero uno sforzo per stanziare risorse per le specializzazioni e la formazione? Non si può dire che non siano elementi necessari se vogliamo davvero dare questa priorità. In secondo luogo, mi rivolgo sommessamente ai tanti che puntano molto sul contrasto utilizzando l'espressione «tuteliamo le donne». Secondo me, le donne saprebbero tutelarsi se non ci fossero gli uomini che le uccidono, le violentano e creano difficoltà. Lo dico perché è meglio lavorare per rimuovere gli ostacoli. (Applausi dal Gruppo PD) . Detto questo, se vogliamo davvero affrontare la questione e far partire da quest'Assemblea un messaggio forte per le donne che denunciano, vorrei sommessamente dire che sono d'accordo con quanto previsto; il magistrato dotato di un numero maggiore di risorse nei suoi uffici può davvero seguire questa procedura; egli avverte che c'è un rischio e che il contesto è molto difficile. Perché a queste donne non si forniscono due strumenti? Il primo è l'accompagnamento. Lo si dà in tanti casi. Perché alle donne no? Sapete che il 78 per cento delle donne assassinate dagli ex mariti o compagni viene ucciso esattamente nella fase in cui il processo è in corso? Su questi temi occorrono formazione e accompagnamento. Possibile che in quest'Assemblea non possiamo migliorare il testo del provvedimento per arrivare, tutti insieme, a dire di aver effettivamente compiuto una svolta facendo diventare questo reato di serie A? Noi ci stiamo; vediamo se quest'Assemblea ci starà altrettanto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo anche io nella discussione, con la mia piccola esperienza politica di amministratrice locale, ma anche di membro, anni fa, di una Commissione regionale per le pari opportunità. Come molte colleghe, ho visto tanti cambiamenti e se ripenso alle cose che si sentivano dire vent'anni fa, anche da parte di politici e da parte di ambienti istituzionali, veramente mi si accappona ancora la pelle. Ricordo che anche durante la sedicesima legislatura, nelle discussioni su questi temi, si sentivano ancora frasi piene di pregiudizi. La realtà è un'altra e ci viene proposta ogni giorno da telegiornali, giornali e altri mezzi di informazione ed è sconcertante. Sono molto preoccupata. Ritengo sia un'ottima cosa che, con proposte non solo del Governo, ma anche di vari colleghi e Gruppi, si voglia compiere un progresso e un miglioramento della risposta dello Stato su questi gravi problemi. L'articolato del provvedimento contiene molte misure: la tempestività dell'ascolto della persona offesa da parte del pubblico ministero (entro tre giorni); l'allontanamento dalla casa e il divieto di avvicinamento per i persecutori; la formazione degli operatori di polizia; l'aggravamento delle pene per l'induzione al matrimonio; le misure a favore degli orfani dei crimini domestici e il sostegno alle famiglie affidatarie; l'inasprimento delle pene per la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza consenso; lo sfiguramento con l'acido; la questione delle spose bambine. Insomma, ci sono tante misure che cercano di porre rimedio a quanto, purtroppo, sentiamo sempre riportare dalla televisione. Sono molta preoccupata di questo fatto, perché l'emersione è certamente una cosa importante, ma c'è un principio che mi preoccupa assai ed è quello della normalizzazione. Ci abituiamo al fatto che, comunque, queste cose succedono e in alcuni casi, secondo me, ci può anche essere un effetto imitativo. Quando si disfa una famiglia o un rapporto sentimentale forte si scatenano rancori e si cercano alibi per dare la colpa all'altra parte. Sono sentimenti umani e ciò può accadere. Tuttavia, deve esserci un'educazione al rispetto che, al di là dello scoppio di questi sentimenti che - ripeto - sono umani, permetta all'individuo di ricondurre il proprio comportamento in un binario di normalità, rispetto e civiltà. Se questa educazione non c'è, si assiste a di tutto e di più. Quello che mi preoccupa ulteriormente è il fatto che si faccia audience - perché altrimenti le televisioni non farebbero tutti questi talk show di approfondimento sulla materia - e ci sia una crescente morbosità verso l' horror , cioè bisogna sapere tutti i particolari più terrificanti e ci si abitua a discutere poi dal parrucchiere, al bar e in famiglia su quello che è stato fatto al bambino o alla donna. Non ci si può abituare. Quello che dico da tantissimi anni è che dobbiamo rinforzare incredibilmente il lavoro sui bambini, con l'aiuto delle scuole. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ho visto, nelle scuole, dei lavori importanti (temi e disegni) incentrati proprio sul contrasto alla violenza sulle donne, quindi i bambini lo capiscono ed è importante fare in modo che siano sempre in grado di capire qual è il comportamento giusto da tenere. Questo è fondamentale. C'è un aneddoto in cui si racconta che alla morte di un mafioso i due figli prendono strade diverse: uno diventa un mafioso come il padre e l'altro diventa un poliziotto. Ebbene, alla domanda come mai abbiano scelto questa strada, la risposta è identica: «Con un padre così...». Questo per dire che c'è chi segue quel modello perché lo ha accettato e c'è chi decide autonomamente, anche da figlio, anche da persona legata affettivamente, che quel comportamento è sbagliato e quindi lo combatterà anche con la propria professione. Dobbiamo cercare di far diventare tutti, per fare l'esempio del caso che ho citato, poliziotti, cioè stigmatizzare e combattere questi comportamenti. Bisogna farlo, però, con grande impegno. PRESIDENTE. Devo invitarla a concludere senatrice. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Mi avvio a concludere. Mi dispiace, ma devo dire un'ultima cosa, visto che in Aula si parla tanto di rispetto. Una collega, durante un evento per l'8 marzo, su un cartello ha sintetizzato in maniera piuttosto volgare tre cose in cui io credo: Dio, Patria e famiglia. Secondo me sono tre concetti molto importanti, sulle quali si basa il mio sistema valoriale e il fatto che accanto ad esse si sia scritto «Che vita de m...» penso sia davvero molto irrispettoso. Mi dispiace che la senatrice Cirinnà abbia pensato che fosse spiritoso. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, nell'ascoltare gli interventi questa mattina, mi ricordavo quando, nel 2009, discutevamo nell'Aula della Commissione giustizia della Camera (di cui lei faceva parte) la legge sul femminicidio.