[pronunce]

Con riguardo alla settima questione, la ricorrente insiste per il suo accoglimento, affermando, fra l'altro, che la legge di delega (artt. 4, comma 3, lettera i), e 7, comma 1, ultimo periodo), conformemente all'art. 119 della Costituzione, avrebbe posto come principio non il trasferimento di quanto speso dallo Stato, ma di quanto è congruo rispetto alle competenze che alle regioni sono conferite; e ribadisce che l'art. 7, comma 3, del decreto legislativo comunque non consentirebbe di stabilire di quali risorse le regioni potranno disporre per svolgere le funzioni conferite. Quanto all'ottava questione, la difesa regionale precisa che essa è logicamente subordinata al mancato accoglimento della settima censura, in quanto se non fosse incostituzionale che lo Stato non abbia operato i trasferimenti economici necessari, allora sarebbe illegittimo che il medesimo Stato li imponga alle regioni a favore degli enti locali. Osserva poi che se fosse vera l'interpretazione dell'art. 3, comma 3, del decreto legislativo fornita dall'Avvocatura dello Stato, secondo cui oggetto di conferimento da parte delle regioni nei confronti degli enti locali sarebbero solo i compiti e le funzioni dell'art. 117 della Costituzione di cui le regioni sono già titolari, allora si dovrebbe dire che esclusivamente quei compiti e funzioni siano oggetto del potere sostitutivo dello Stato, e ciò rileverebbe in sede di giudizio nei confronti del decreto legislativo n. 96 del 1999, pure impugnato dalla Regione Veneto, con cui lo Stato ha esercitato il potere sostitutivo. Con riferimento al nono motivo di ricorso, in primo luogo la regione ribadisce la propria legittimazione a far valere la violazione del principio della legge di delega che imponeva di provvedere al riordino delle strutture statali, in quanto tale violazione, essendo una delle cause dei ritardi nell'adozione dei provvedimenti di cui all'art. 7 della legge di delega, si sarebbe tradotta nella violazione dei connessi criteri concernenti il trasferimento delle funzioni alle regioni; e, in secondo luogo, ricorda che la sua contestazione riguarda la circostanza che il Governo non abbia provveduto, con lo stesso decreto legislativo impugnato, a riordinare nella sostanza le strutture statali, come sarebbe stato invece necessario per individuare funzioni, beni e personale da trasferire. Quanto al decimo motivo di ricorso, la regione precisa che gli "strumenti di collaborazione", che il decreto legislativo non avrebbe individuato, in violazione della legge di delega, sono quelli che, senza disconoscere la spettanza delle competenze, e lasciando inalterata la distinzione delle responsabilità, consentono ai diversi enti di coordinare la loro azione. La regione insiste anche per l'accoglimento dell'ultimo motivo del ricorso e, ricordando che l'art. 25, comma 2, del decreto legislativo la esproprierebbe delle competenze che le spettano in materia urbanistica, aggiunge che tale disposizione la vincolerebbe, tra l'altro, al rispetto di una fonte governativa regolamentare, alla quale non potrebbe essere tenuta in assenza di puntuali titoli giustificativi. Nel concludere la memoria, la regione ribadisce che l'eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale di alcune disposizioni del decreto legislativo impugnato, a causa della loro centralità nel sistema delineato dal Governo, non potrebbe non travolgere l'intero decreto; e insiste nelle sue richieste, pur dichiarandosi consapevole del rischio che tale declaratoria rallenti il processo di attuazione e sviluppo del disegno costituzionale delle autonomie. 4. - Con ricorso notificato il 28 dicembre 1999 e depositato il 5 gennaio 2000 (r. ric. n. 1 del 2000) la Regione Veneto ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione, degli articoli 1, 3, 6, 8, 11, 13, 14, 15, 16 e 17 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 443 (Disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, recante conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali). Il decreto legislativo n. 443 sarebbe affetto, secondo la regione, in parte dai medesimi vizi evidenziati nei confronti del decreto legislativo n. 112 del 1998 dalla stessa Regione Veneto con il ricorso iscritto al r. ric. n. 25 del 1998, di cui sopra, in parte da vizi diversi. Le censure sono suddivise in cinque motivi. La prima censura investe l'intero decreto legislativo, nei riguardi del quale la regione denuncia la violazione dell'art. 76 della Costituzione, per avere il Governo adottato disposizioni "correttive" in assenza del relativo presupposto giustificativo. La regione ricorda che il decreto legislativo impugnato è stato emanato sulla base dell'art. 10 della legge di delega n. 59 del 1997, come risultante dalle modifiche di cui all'art. 1, comma 11, della legge 16 giugno 1998, n. 191, all'art 9, comma 6, della legge 8 marzo 1999, n. 50, e all'art. 1 della legge 29 luglio 1999, n. 241. Secondo la difesa regionale, la disposizione di delega conterrebbe, oltre a quelli puntualmente indicati, anche un ulteriore limite, implicito ma necessitato, secondo il quale le "correzioni" e le "integrazioni", che il Governo intende apportare ai decreti base, devono trovare fondamento e giustificazione in esigenze e fatti obiettivi insorti e verificatisi dopo l'esercizio del potere attribuito in via principale. Solo in tal modo si riuscirebbe a dare un senso alla distinta previsione, nella legge di delega, di un termine per l'emanazione di uno o più decreti legislativi di disciplina della materia, e di un ulteriore termine per le norme correttive: e se così non fosse, a parere della ricorrente, le norme correttive altro non sarebbero che il frutto di una delega esercitata fuori termine, la quale porterebbe con sé l'effetto di rendere "precario" il decreto base. La regione afferma che nel caso di specie non sarebbe rinvenibile né nel decreto né aliunde una qualche esigenza obbiettiva per l'adozione del decreto correttivo, e le correzioni non sarebbero comunque state imposte dalla pratica applicazione del decreto n. 112 del 1998, posto che esso sarebbe tuttora "carta straccia" per la perdurante mancanza dei trasferimenti, da parte dello Stato, delle risorse finanziarie necessarie. L'elusione del termine della delega sarebbe dunque l'unica giustificazione delle norme del decreto legislativo n. 443 del 1999 impugnate dalla regione. La seconda censura investe alcune disposizioni del decreto legislativo che riservano allo Stato compiti e funzioni, e precisamente: l'art. 1, che modifica l'art. 18 del decreto legislativo n. 112 del 1998, mantenendo alla competenza statale "la definizione di norme in materia di metrologia legale" e "la omologazione di modelli e strumenti di misura";