[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 19 e 22, comma 4, del decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonché al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80), promosso dal Tribunale ordinario di Alessandria sull'istanza promossa da Cervetti Carlo & c. s.a.s. , con ordinanza del 23 settembre 2009 iscritta al n. 190 del registro ordinanze 2011, e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 41, prima serie speciale, dell'anno 2011. Udito nella camera di consiglio del 15 febbraio 2012 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano.. Ritenuto che con ordinanza depositata in data 23 settembre 2009, il Tribunale ordinario di Alessandria ha sollevato, con riferimento all'articolo 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli articoli 19 e 22, comma 4, del decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonché al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80), in quanto non prevedono la applicazione delle disposizioni in tema di esdebitazione anche alle procedure di fallimento chiuse prima della entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006; che il rimettente riferisce di essere chiamato a decidere sulla istanza di esdebitazione presentata da una persona fisica, socio illimitatamente responsabile di una società in accomandita semplice dichiarata fallita, unitamente all'istante, nel 1994 ed il cui fallimento è stato chiuso con decreto del 30 aprile 2003; che, ad avviso del rimettente, la questione è rilevante nel giudizio a quo, in quanto, vigendo la attuale legislazione, il relativo ricorso introduttivo dovrebbe essere dichiarato inammissibile, là dove, in caso di accoglimento dell'incidente di legittimità costituzionale, il medesimo sarebbe suscettibile di essere esaminato nel merito; che il Tribunale di Alessandria precisa, altresì, che, ad un esame delibativo, la pretesa del ricorrente non appare manifestamente infondata, rilevando, in particolare, che, in linea di principio, non è ostativo all'accoglimento della istanza il fatto che essa sia stata proposta dal socio illimitatamente responsabile coinvolto nel fallimento della società di persone da lui partecipata; che non emergerebbero gli elementi ostativi di cui al primo comma dell'art. 142 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa); che, infine, secondo un orientamento giurisprudenziale cui lo stesso rimettente ritiene di aderire, l'accoglimento della istanza non deve essere subordinato al fatto che tutti i creditori concorsuali siano stati, ancorché in parte, soddisfatti, essendo sufficiente che ciò sia avvenuto anche soltanto per alcuni di essi, circostanza questa verificatasi nel caso di specie; che, tanto rilevato, il rimettente ritiene che le disposizioni censurate, che prevedono una limitata retroattività della nuova disciplina, anche se emanate nel chiaro intento di eliminare l'inapplicabilità della normativa in materia di esdebitazione alle procedure aperte prima del 16 luglio 2006, realizzano, però, una più manifesta disparità di trattamento, posto che ad esse consegue che quanti sono stati dichiarati falliti prima della predetta data sono ammessi alla esdebitazione solo se alla medesima data la relativa procedura fallimentare era ancora pendente; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente rileva che le finalità della introduzione dell'istituto della esdebitazione del fallito sono duplici: da una parte premiare il debitore collaborativo, dall'altra incentivare la celere ripresa della attività produttiva; che, prosegue il rimettente, rispetto a dette finalità sarebbe incongrua la esclusione o la ammissione al beneficio in funzione della avvenuta chiusura o meno della procedura alla data della entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006; che, in particolare, quanto alla prima finalità, si avrebbe persino l'effetto paradossale di pregiudicare il debitore che, con la sua condotta collaborativa, abbia consentito una più celere definizione della procedura fallimentare, tale da consentirne la chiusura prima del 16 luglio 2006, e, quanto alla seconda, sarebbe controproducente non consentire di godere della agevolazione a chi sia da più tempo rientrato in bonis; che, aggiunge il rimettente, le disposizioni sarebbero, comunque, prive di ragionevolezza in quanto, rispetto a due soggetti dichiarati falliti nello stesso tempo, riservano, senza alcuna giustificazione, un trattamento deteriore a quello la cui procedura, svoltasi con maggiore celerità, si è chiusa prima del 16 luglio 2006, laddove l'interesse pubblico è, invece, quello di definire rapidamente le procedure concorsuali; che non risulta essere intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri. Considerato che il Tribunale ordinario di Alessandria dubita, in riferimento all'articolo 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli articoli 19 e 22, comma 4, del decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonché al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80); che, ad avviso del rimettente le due disposizioni sopraindicate violerebbero l'art. 3 Cost., in quanto, fermi restando i requisiti e le altre condizioni indicate dall'art. 142 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa), escludono dalla possibilità di godere del beneficio della esdebitazione i soggetti dichiarati falliti per i quali sia intervenuto provvedimento di chiusura del fallimento prima del 16 luglio 2006, data di entrata in vigore del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'art. 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80); che tale esclusione comporterebbe una ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla disciplina applicabile a chi può accedere al beneficio in questione, in virtù del solo fatto che la procedura fallimentare, a lui pertinente, fosse ancora aperta alla predetta data ed ancorché - essendo questi stato dichiarato fallito prima della entrata in vigore del citato d.lgs.