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le esigenze cui il progetto intendeva dare risposta erano l'allontanamento dai centri abitati di Goito e Cerlongo del traffico in transito lungo l'ex strada statale 236 "Goitese", la fluidificazione dei flussi e il miglioramento delle interconnessioni e del livello di sicurezza, oltre all'adeguamento della viabilità dell'area ai flussi indotti dalla realizzazione del tracciato autostradale Tirreno-Brennero; considerato inoltre che: il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la legge regionale n. 9 del 2020 (recante "interventi per la ripresa economica"), la quale, all'articolo 1, comma 10, ha istituito il fondo "interventi per la ripresa economica", con una dotazione di 3 miliardi di euro, atto a garantire il sostegno degli investimenti regionali quale misura per fronteggiare le conseguenze negative sull'economia del territorio lombardo derivanti dall'emergenza sanitaria da COVID-19; con la deliberazione n. 3531 del 5 agosto 2020 la Giunta della Regione Lombardia ha approvato il "programma strategico degli interventi per la ripresa economica", frutto di un ampio lavoro di consultazione partecipata con gli stakeholder e gli enti locali nei tavoli territoriali provinciali, che in alcuni casi potrà già attuarsi a breve termine nel biennio 2020-2021 proprio per dare nuovo impulso alla ripresa socio-economica della Lombardia; il programma finanzia opere destinati a Comuni, Province ed altri enti, per un valore complessivo di 5,5 miliardi di euro; con esso la Regione Lombardia ha stanziato oltre 270 milioni di euro per finanziare 30 opere pubbliche fortemente richieste dal territorio mantovano e non più procrastinabili, le principali sono: 130 milioni per la tangenziale di Goito, come anticipazione finanziaria rispetto agli impegni assunti dallo Stato nella concessione del Ti. Bre.; 109,8 milioni per l'autostrada regionale Cremona-Mantova; 7 milioni per la Po. Pe. ; 7,5 milioni per la gronda nord Viadanese; 1,8 milioni per il porto di Valdaro; un milione di euro per la ciclovia Sole; rilevato che: il corridoio Tirreno-Brennero è un intervento strategico che permetterà di migliorare la qualità della vita dei cittadini ed assicurare alle province di Mantova e Cremona uno sviluppo infrastrutturale significativo ed adeguato; è complementare ad opere quali la tangenziale di Goito e l'autostrada Mantova-Cremona, già oggetto di finanziamenti regionali e tutte fortemente richieste dai territori interessati; il Governo non ha presentato alcun piano di investimenti e di sviluppo che abbia chiarito con quali tempistiche e finanziamenti si intenda sviluppare il corridoio Tirreno-Brennero, confermando la volontà di sostenere la realizzazione dell'opera, impegna il Governo a garantire il finanziamento necessario alla realizzazione del secondo lotto del corridoio plurimodale Tirreno-Brennero, opera strategica nell'ambito della programmazione nazionale. Interrogazioni Atto n. 3-01938 CORRADO ORTIS ANGRISANI TRENTACOSTE DE LUCIA CASTELLONE LANNUTTI VANIN Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: con una nota inviata il 17 maggio 2020 alla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio (SABAP) per l'area metropolitana di Napoli (prot. n. 6872 del 19 giugno 2020) , la prima firmataria del presente atto, oltre a chiedere le ragioni della mancata apposizione di un vincolo archeologico sul tratto di strada romana indagato qualche anno fa dallo stesso ufficio in agro di Marigliano (Napoli), tra via Nuova del Bosco e via Sentino, ha segnalato una grave violazione del vincolo di tipo archeologico invece esistente, dal 2009, nelle particelle limitrofe interessate dalla presenza dei ruderi di una villa coeva e della relativa necropoli, e avanzato istanza di accesso agli atti; durante il lockdown decretato a causa della pandemia da coronavirus Sars-Cov-2, infatti, nella proprietà del signor Tommaso Terracciano, un muro di recinzione in cemento armato, dotato di una poderosa fondazione, ha circondato un'ampia superficie precedentemente incolta o, in passato, adibita a scopo agricolo (e oggi coperta da uno strato uniforme di ghiaia per stabilizzarla), forse allo scopo di realizzare uno spazio di sosta per autobus o altri automezzi; dalla replica della SABAP (prot. n. 8419 del 18 giugno 2020), firmata della dirigente del competente ufficio ministeriale periferico, dottoressa Teresa Cinquantaquattro, si apprende che, in data non precisata ma che si intuisce che possa essere il 26 maggio 2020 (dunque successiva alla citata nota del 17), il signor Terracciano avrebbe fatto istanza di autorizzazione in sanatoria dei lavori eseguiti senza titolo edilizio nell'area vincolata, presentando una dichiarazione SCIA in sanatoria al Comune di Marigliano, documento trasmesso poi dall'ente alla Soprintendenza perché si esprimesse al riguardo; in risposta all'istanza, il funzionario di zona responsabile del procedimento, il nolano dottor Mario Cesarano, con l'avallo del suo soprintendente, ha "subordinato il proprio parere di competenza (...) all'esecuzione di indagini archeologiche (...) lungo tutto il perimetro del muro di cinta, per la parte che insiste in area vincolata", allo scopo dichiarato di "appurare eventuali danneggiamenti procurati durante le fasi di lavorazione per la realizzazione del muro, rammentando che nel caso in cui si riscontrino danneggiamenti ad evidenze archeologiche quest'Ufficio procederà secondo quanto previsto dal decreto legislativo 42/2004"; considerato che, a parere degli interroganti: la risposta dell'ufficio territoriale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo sembra rivelare una sorprendente ignoranza della legge, che esclude la possibilità di sanare un abuso in area vincolata, poiché la sanatoria equivarrebbe ad una sua sdemanializzazione; in alternativa, e peggio, invece che a mera insipienza si dovrebbe pensare ad una precisa volontà di distorcere la normativa a vantaggio del privato; solo prima dell'apposizione del vincolo di tipo archeologico, infatti, sarebbe stato lecito agire come sopra riferito, perché in tal caso le indagini imposte alla proprietà avrebbero avuto finalità di ricerca, risultando prodromiche alla perimetrazione dell'area da assoggettare, eventualmente, a vincolo; a rilevanza archeologica già sancita e vincolo emanato da anni, la violazione degli obblighi notificati regolarmente al proprietario all'atto dell'emissione del provvedimento di tutela resta invece tale, cioè resta una violazione, anche qualora la costruzione del manufatto non abbia intercettato alcuna struttura o strato archeologico o reperto mobile di sorta; se così non fosse, qualora le indagini archeologiche in proprietà Terracciano non rilevassero danni e si sanasse l'abuso, un bene pubblico per cui vale l'inalienabilità assoluta ex art. 54 del codice dei beni culturali e del paesaggio e che è nella disponibilità di un privato diventerebbe, in via di fatto, proprietà dello stesso. Il signor Terracciano, in particolare, si approprierebbe dell'area demaniale interna alla "sua" recinzione;