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la situazione sanitaria nella penisola indiana, a seguito dell'emergenza pandemica, continua a peggiorare; secondo quanto riportato dai principali organi di stampa internazionali, soprattutto nelle principali aree urbane l'aumentare dei focolai sta creando un grave impatto sulla tenuta della rete ospedaliera locale; considerato che: secondo quanto riportato dall'ambasciata italiana in India, sono stati registrati circa 20 casi di positività al COVID-19 tra i 500 residenti italiani nel Paese dei complessivi 1.200 iscritti nelle liste dell'AIRE; si registrano inoltre casi di italiani presenti temporaneamente nel Paese che ad oggi sono impossibilitati a rimpatriare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, di concerto con i Ministri della difesa e della salute, si sia attivato nell'organizzazione di voli speciali per i cittadini italiani residenti in India che abbiano la volontà di rientrare in Italia; se avvenga un costante monitoraggio, tramite la rete consolare, degli italiani attualmente positivi al COVID-19 in India, e se si stia provvedendo ad organizzare procedure per il rimpatrio sanitario. Atto n. 4-05392 DE PETRIS NUGNES FATTORI RUOTOLO DE FALCO LAFORGIA Al Ministro dell'interno Premesso che: la circolare del 21 aprile 2021 del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, avente oggetto l'art. 103 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, "Emersione di rapporti di lavoro irregolari a tempo determinato", fornisce indicazioni applicative delle disposizioni di legge nei casi in cui il rapporto di lavoro dedotto nella procedura di emersione (prevista dal comma 1) sia terminato nelle more della procedura stessa. In tale eventualità si subordina il rilascio del permesso di soggiorno per attesa occupazione al rinnovo del contratto di lavoro ad opera dell'originario datore di lavoro, o, in alternativa, al subentro di nuovo datore. Diversamente, il Dipartimento non ritiene possibile rilasciare un permesso di soggiorno per attesa occupazione; la ratio dell'art. 103 è stata quella di favorire l'emersione di rapporti di lavoro irregolari con disposizioni di favore nei confronti dei datori di lavoro e dei lavoratori, mediante sospensione di procedimenti amministrativi e penali nei confronti degli primi e mediante rilascio di idoneo titolo di soggiorno nei confronti dei secondi. Il legislatore, inoltre, non ha subordinato il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro ad alcun onere di rinnovo del contratto propriamente stipulato; il comma 4 del medesimo articolo prevede che nei casi in cui il rapporto di lavoro cessi, anche nel caso di contratto a carattere stagionale, trovino applicazione le disposizioni di cui all'articolo 22, comma 11, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni. Pertanto, al lavoratore viene rilasciato permesso di soggiorno per attesa occupazione di durata annuale. Le cause di cessazione sono le "cause di forza maggiore non imputabili al datore medesimo" (comma 9); a marzo 2021 un dossier della campagna "Ero straniero" ha pubblicato dati allarmanti sulle tempistiche di definizione delle procedure di regolarizzazione, evidenziando che su 207.000 in Italia permessi di soggiorno richiesti, in Italia ne fossero stati rilasciati a dicembre 2020 solamente 1.480. A circa 4 mesi dal termine ultimo di presentazione delle domande quindi, le istanze concretamente giunte a conclusione sono risultate solo lo 0,71 per cento del totale. Al 16 febbraio 2021, solo il 5 per cento delle domande è giunto nella fase finale; tale condizione pare rientrare nell'ambito delle "cause di forza maggiore non imputabili al datore di lavoro" né al lavoratore medesimo, tali da consentire il rilascio del permesso di soggiorno per attesa occupazione al lavoratore. Una diversa interpretazione parrebbe contraria al principio di imparzialità, trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione, nonché al principio di uguaglianza, artt. 97 e 3 della Costituzione. Sarebbe inoltre discriminatoria nei confronti del lavoratore, sul presupposto che solo egli, e non anche il datore di lavoro, sarebbe penalizzato dai ritardi comunque a questi non attribuibili. In ultimo, si creerebbe un paradosso per il quale il permesso per attesa occupazione sarebbe emesso nei casi di decesso del datore e non in quelli di scadenza del contratto, regolarmente eseguito, si chiede di sapere: quali siano i riferimenti normativi che autorizzano le autorità competenti a non concedere un permesso di soggiorno per attesa occupazione e a quali rationes sia ispirata la circolare del 21 aprile 2021, nei casi di scadenza dei rapporti di lavoro agricolo correttamente instaurato, prima della convocazione presso la Prefettura; se il Ministro in indirizzo non valuti che le norme previste dall'articolo 103, commi 4 e 9, del decreto-legge n. 34 del 2020 e i principi di uguaglianza e buon andamento della pubblica amministrazione stabiliscono il diritto del lavoratore straniero a conseguire il permesso di soggiorno per attesa occupazione; se non intenda pronunciarsi nel merito dei contenuti dell'articolo 103 dando un'interpretazione autentica della norma. Atto n. 4-05393 VITALI MALLEGNI GALLONE Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e del turismo Premesso che: il settore degli eventi è stato il primo ad essere colpito per effetto dell'emergenza sanitaria da COVID-19 e dei progressivi lockdown . Dopo più di un anno, anche alla luce delle imminenti riaperture definite con il decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, il settore del wedding non ha ancora indicazioni su quando potranno svolgersi matrimoni ed eventi e quali misure anti contagio dovranno essere adottate per riprendere a lavorare; ogni evento, prima di essere realizzato, necessita di molti mesi di programmazione. Un matrimonio può richiedere anche dai 6 ai 14 mesi di lavoro ed un evento privato generico dai 2 ai 6 mesi, e poiché la ristorazione, con le adeguate restrizioni, ha avviato il suo percorso per la ripartenza non è chiaro perché il settore eventi con le necessarie restrizioni non possa ripartire; per aperture parziali, progressive e a scaglioni, come per accedere ai ristori per le mancate aperture, serve estrema chiarezza e precisione per definire l'ambito della rimozione, o meno, della sospensione all'esercizio dell'attività commerciale o produttiva, come per richiedere e ricevere fondi che possano compensare le perdite inflitte dalle chiusure. Per definire tutto ciò l'unico riferimento possibile rimane ancora quello dei codici ATECO delle attività; per quanto attiene alle sale ricevimento ed eventi, dove, prettamente in questo periodo dell'anno e per i prossimi mesi, si svolgono matrimoni, si fa riferimento al codice 56.21.00, catering e banqueting , ma la consuetudine amministrativa ha portato ad una distorsione della sua interpretazione per la quale il codice è stato applicabile solo in pochi casi ed a seguito di interpretazioni territoriali che hanno creato un'inaccettabile disuguaglianza;