[pronunce]

, ove si stabilisce, con riferimento, rispettivamente, alla richiesta di rinvio a giudizio e al decreto di citazione a giudizio, che l'enunciazione del fatto e delle circostanze venga effettuata "in forma chiara e precisa" - l'art. 460, comma 1, lettera b), cod. proc. pen. non indichi tale elemento tra i requisiti del decreto penale di condanna; che l'omissione determinerebbe la violazione degli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione a causa della irragionevole disparità di trattamento in danno dell'imputato nei cui confronti si procede con decreto penale di condanna, ostacolato nell'esercizio del diritto di difesa da una contestazione imprecisa e generica; che la censura è priva di fondamento, in quanto il decreto penale ha valore di pronuncia di condanna, sicché i fatti per i quali si afferma la responsabilità dell'imputato debbono necessariamente essere descritti in forma chiara, precisa e circostanziata, trattandosi non di capi di imputazione, ma, salva la facoltà dell'imputato di proporre opposizione, di veri e propri capi di condanna; che l'introduzione nella lettera b) dell'art. 460 cod. proc. pen. di una integrazione analoga a quella che ha interessato la richiesta di rinvio a giudizio e il decreto di citazione a giudizio (nonché il decreto che dispone il giudizio disciplinato dall'art. 429, comma 1, lettera c), cod. proc. pen.) non sarebbe quindi conferente con la natura e con i possibili effetti di pronuncia irrevocabile di condanna del decreto penale; che la questione va pertanto dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 461, comma 3, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 76 e 111 della Costituzione, dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trapani, con l'ordinanza in epigrafe; Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 460, comma 1, lettera b), del codice di procedura penale, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111, terzo comma, della Costituzione, come soprasollevata. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 maggio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria l'11 maggio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola