[pronunce]

3.- Con atto depositato il 24 gennaio 2022, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio incidentale per chiedere che la questione sollevata sia dichiarata inammissibile o, comunque, priva di fondamento. 3.1.- La questione sarebbe inammissibile per la perplessità che la connoterebbe, giacché nell'ordinanza di rimessione il giudice a quo avrebbe mostrato di dubitare della riconducibilità del lavoro intermittente, svolto dal ricorrente, all'ambito del lavoro subordinato, là dove solo a fronte di tale configurazione la questione sarebbe rilevante. 3.2.- Nel merito la questione sarebbe manifestamente infondata. La difesa dello Stato sottolinea la complessità della manovra economica all'interno della quale si colloca la normativa in esame, come si desumerebbe già dal preambolo del d.l. n. 4 del 2019, come convertito. A fronte di emergenze finanziarie, l'obiettivo primario di una misura pensionistica temporanea era quello di favorire un ricambio generazionale nelle attività produttive, consentendo la flessibilità in uscita soltanto a quanti intendessero abbandonare pressoché integralmente l'attività lavorativa. Il divieto di cumulo non costituirebbe dunque misura sproporzionata e irragionevole, fermo restando che il godimento anticipato dei trattamenti pensionistici rappresenta un beneficio discrezionalmente concesso dal legislatore (è richiamata la sentenza di questa Corte n. 155 del 1969). 3.3.- Quanto alla denunciata disparità di trattamento, la difesa statale richiama anch'essa la sentenza n. 433 del 1994, in cui questa Corte ha sottolineato che il disfavore per l'attività lavorativa prestata in posizione subordinata dopo il collocamento a riposo «potrebbe costituire l'espressione di un indirizzo di politica legislativa, inteso a rimuovere ostacoli all'accesso dei giovani ad occasioni lavorative», ostacoli che di regola non sono costituiti dall'espletamento di un'attività libero-professionale. 4.- Con atto depositato in data 25 gennaio 2022, l'INPS si è costituito nel giudizio incidentale per chiedere che la questione sia dichiarata non fondata. 4.1.- Dopo avere richiamato in sintesi il contenuto dell'ordinanza di rimessione, l'Istituto osserva che la netta differenziazione tra lavoro subordinato e lavoro autonomo, ripetutamente affermata da questa Corte quanto ai sistemi contributivi e ai requisiti utili per accedere alla pensione, costituisce il presupposto per valutare la razionalità della norma censurata. La diversità strutturale tra le due tipologie di lavoro rileverebbe anche sul piano del trattamento retributivo, che per il lavoro dipendente comporta il versamento obbligatorio dei contributi nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Il reddito da lavoro autonomo occasionale è, invece, esente dall'obbligo contributivo fino all'importo di euro 5.000 lordi annui. L'art. 44, comma 2, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326, ha previsto, infatti, che, a decorrere dal 1° gennaio 2004, i lavoratori autonomi occasionali debbano iscriversi alla gestione separata INPS solo qualora il reddito annuo derivante dall'attività sia superiore all'importo sopra indicato. In questa diversa disciplina contributiva, del tutto trascurata dal giudice a quo, risiederebbe la giustificazione dell'esenzione dal divieto di cumulo prevista dal legislatore del 2019 per i soli redditi da lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui. 4.2.- L'Istituto osserva, inoltre, che il censurato art. 14, comma 3, del d.l. n. 4 del 2019, come convertito, consente per un periodo limitato (2019-2021) l'accesso alla pensione anticipata, se si raggiunge un'età anagrafica di almeno 62 anni e un'anzianità contributiva minima di 38 anni. L'impianto redistributivo dell'intervento legislativo sperimentale, che incide sulle dinamiche previdenziali, intende favorire l'accesso all'impiego di giovani e non occupati, come anche rilevato da questa Corte nella sentenza n. 234 del 2020. In ogni caso, poiché l'accesso alla pensione anticipata a ''quota 100'' costituisce un'eccezione al regime generale, che prevede il pensionamento a 67 anni, età anagrafica sensibilmente più alta di quella richiesta dalla disposizione censurata, non sarebbe irragionevole il divieto di svolgere attività lavorativa. 4.3.- Il punto critico individuato dal rimettente risiede nella eccezione prevista per il lavoro autonomo occasionale che non superi i 5.000 euro lordi annui. Si tratta, sostiene l'INPS di eccezione sorretta da giustificazione, poiché riguarda un'attività esente da obbligo contributivo, laddove il pensionato che svolgesse attività da lavoro dipendente continuerebbe ad incrementare la contribuzione presso il Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Le situazioni poste a raffronto dal rimettente non sarebbero comparabili e ciò escluderebbe la lesione del principio di eguaglianza. 4.4.- L'Istituto segnala infine che, nella prospettiva di favorire l'occupazione e il ricambio generazionale, il divieto assoluto di svolgere attività di lavoro subordinato, anche di breve durata, troverebbe giustificazione nel ruolo crescente che talune tipologie di contratti assumono per l'accesso al mercato del lavoro, in funzione della copertura di periodi di assenza di contribuzione. 5.- Ai sensi dell'art. 4-ter delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, il Sindacato cronisti romani presso l'Associazione stampa romana ha depositato opinione scritta a titolo di amicus curiae, che è stata ammessa con decreto presidenziale dell'8 luglio 2022. L'opinione si diffonde sulla situazione previdenziale dei giornalisti e pubblicisti, segnalando le possibili ricadute del divieto di cumulo nel settore di riferimento. 6.- Nel corso dell'udienza pubblica le parti hanno ribadito le considerazioni svolte nei rispettivi atti di intervento e di costituzione, in punto di inammissibilità o, comunque di non fondatezza della questione.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe (r.o. n. 211 del 2021), il Tribunale ordinario di Trento, in funzione di giudice del lavoro, solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 3, del d.l. n. 4 del 2019, n. 4, come convertito, in riferimento all'art. 3, primo comma, Cost. 1.1.- La disposizione censurata, collocata all'interno della disciplina della pensione anticipata, cosiddetta "quota 100", prevede che essa «non è cumulabile, a far data dal primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei requisiti per l'accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui».