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2) conclude, all'esito dell'inchiesta, che non vi sono basi ragionevoli per l'esercizio dell'azione penale; b) se la Camera preliminare della Corte penale internazionale decide, ai sensi dell'articolo 61 dello Statuto, di non confermare l'atto di accusa; c) se la Corte penale internazionale dichiara la propria incompetenza o l'inammissibilità dell'affare. 2. Qualora ricorra una delle ipotesi indicate al comma 1, il giudice per le indagini preliminari autorizza con decreto motivato la riapertura delle indagini su richiesta del pubblico ministero. In tal caso, i termini per le indagini iniziano a decorrere nuovamente. Se è stata già esercitata l'azione penale, il giudice per le indagini preliminari ovvero il presidente del collegio giudicante provvede alla rinnovazione dell'atto introduttivo della fase o del grado nel quale è stato deciso il trasferimento del processo penale in favore della Corte penale internazionale. 3. Il Ministro della giustizia, su richiesta dell'autorità giudiziaria competente, chiede alla Corte penale internazionale, ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 10, dello Statuto, copia degli atti compiuti. Art. 20. (Divieto di nuovo giudizio) 1. Una persona che è stata giudicata con sentenza definitiva della Corte penale internazionale non può essere di nuovo sottoposta a procedimento penale nel territorio dello Stato per il medesimo fatto. 2. Se, nonostante il giudizio con sentenza definitiva di cui al comma 1, viene di nuovo iniziato un procedimento penale, il giudice, in ogni stato e grado del processo, pronuncia sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, enunciandone la causa nel dispositivo. Art. 21. (Competenza) 1. I delitti previsti ai titoli II, III, IV e V appartengono alla competenza della corte di assise. Art. 22. (Regime penitenziario) 1. Ai detenuti per i delitti previsti dalla presente legge si applica l'articolo 4- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, come da ultimo modificato dal comma 2 del presente articolo. 2. All'articolo 4 -bis , comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, nel primo periodo, dopo le parole: «dell'articolo 58 -ter della presente legge: » sono inserite le seguenti: «delitti di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra,». TITOLO II GENOCIDIO Art. 23. (Genocidio mediante lesioni o uccisioni) 1. Chiunque, al fine di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale, commette atti diretti a cagionare lesioni personali gravi a persone appartenenti al gruppo è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni. Sono equiparati alle lesioni gravi gli atti costituenti tortura, stupro, violenza sessuale o altri trattamenti inumani o degradanti. 2. Chiunque, al fine di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale, commette atti diretti a cagionare la morte o lesioni personali gravissime a persone appartenenti al gruppo è punito con la reclusione da ventiquattro a trenta anni. La stessa pena si applica a chi, allo stesso fine, sottopone persone appartenenti al gruppo medesimo a condizioni di vita tali da determinare la distruzione fisica, totale o parziale, del gruppo, anche mediante la privazione di risorse indispensabili alla sopravvivenza dello stesso. Art. 24. (Genocidio mediante deportazione) 1. Chiunque, al fine di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale, politico o religioso in quanto tale, deporta ovvero costringe ad esodo forzato persone appartenenti al gruppo è punito con la reclusione da quindici a ventiquattro anni. Art. 25. (Circostanza aggravante) 1. Se da taluno dei fatti previsti dagli articoli 23 e 24 deriva la morte di una o più persone, si applica la pena dell'ergastolo. Art. 26. (Genocidio mediante la limitazione delle nascite) 1. Chiunque, al fine di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale, impone o attua misure tendenti ad ostacolare le nascite in seno al gruppo è punito con la reclusione da dodici a ventuno anni. Art. 27. (Genocidio mediante sottrazione di minori) 1. Chiunque, al fine di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso come tale, sottrae, anche mediante misure individuali adottate sotto forma di affidamento, comunque denominate, minori appartenenti al gruppo per trasferirli ad un gruppo diverso è punito con la reclusione da dodici a ventuno anni. TITOLO III CRIMINI CONTRO L'UMANITÀ Capo I AMBITO DI APPLICAZIONE Art. 28. (Ambito di applicazione) 1. Le condotte descritte dal presente titolo sono considerate crimini contro l'umanità e come tali punite, ai sensi della presente legge, ove commesse nell'ambito di un esteso o sistematico attacco contro una popolazione civile, anche di natura non militare, in esecuzione o a sostegno della politica di uno Stato o di un'organizzazione. Capo II DELITTI CONTRO LE PERSONE Art. 29. (Omicidio) 1. Chiunque, nelle condizioni di cui all'articolo 28, cagiona la morte di una persona è punito con la reclusione non inferiore a ventuno anni. Art. 30. (Sterminio) 1. Chiunque commette una strage, anche infliggendo a più persone condizioni di vita dirette a determinare in tutto o in parte la distruzione di una popolazione civile, è punito con l'ergastolo se dal fatto deriva la morte anche di una sola persona. Art. 31. (Deportazione o trasferimento forzato) 1. Chiunque, con violenza o minaccia ovvero mediante atti arbitrariamente adottati nell'esercizio di una pubblica funzione o di un pubblico potere, deporta o trasferisce, in violazione delle norme di diritto internazionale, gruppi di persone in un territorio diverso da quello in cui esse risiedono legalmente è punito con la reclusione da quindici a ventiquattro anni. Art. 32. (Segregazione razziale) 1. Chiunque, nel contesto di un regime istituzionalizzato di oppressione sistematica e di dominazione da parte di un gruppo etnico o razziale su un altro gruppo e al fine di stabilire o di perpetuare tale regime, discrimina o limita nell'esercizio dei propri diritti e delle proprie facoltà legali uno o più appartenenti ad un gruppo etnico o razziale è punito con la reclusione da quindici a ventiquattro anni. Art. 33. (Persecuzione) 1. Chiunque, per ragioni politiche, razziali, nazionali, etniche, culturali, religiose o di genere, priva in modo grave e in violazione del diritto internazionale una o più persone dei loro diritti fondamentali per ragioni connesse all'identità di un determinato gruppo o collettività è punito con la reclusione da diciotto a ventiquattro anni. Capo III DELITTI CONTRO LA LIBERTÀ E LA DIGNITÀ DELL'ESSERE UMANO Art. 34. (Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù) 1.