[resaula]

Alcuni cambiamenti sono stati fatti, certo che sì, ma anche perché l'evoluzione epidemiologica ha influito tantissimo in questo periodo; nessuno sapeva come sarebbero andate le cose e bisogna ovviamente aggiustare il tiro ogni volta che ci troviamo di fronte a un'emergenza. Non si ravvisa davvero questo fatto. Quanto è previsto dalla Costituzione e dalle leggi viene rispettato in assoluta coerenza con il sistema costituzionale delle fonti e le logiche di equilibrio fra poteri che ad esso sono sottese. Tra l'altro, colleghi, vi ricordo che non tutti i nostri cittadini si lamentano. Ho parlato con tante persone che mi hanno detto che se dobbiamo fare un altro sforzo, lo facciamo proprio perché vogliamo essere più liberi dopo, senza il virus. Nessuno ha mai parlato di lesione del diritto alla propria libertà; i cittadini non vedono l'ora di essere liberi dal virus: questa è la vera sfida che abbiamo di fronte. Quindi crediamo che, valutata l'emergenza, dobbiamo continuare ad applicare il massimo livello di precauzione, in primis noi stessi che dobbiamo dare l'esempio; non come chi è andato a cena nei ristoranti per aderire alla protesta #ioapro. A quante situazioni contrastanti abbiamo assistito, addirittura persone che siedono nelle istituzioni che vanno contro la legge: non si devono più vedere queste cose, perché i cittadini davvero si confondono. Dobbiamo essere anche su questo molto tesi per far capire che cosa si sta facendo. Complessivamente dobbiamo attenuare il rischio di un'epidemia non controllata e l'aggravarsi della pressione sulle strutture sanitarie. Vi ricordo che ancora adesso, purtroppo, i numeri pesano sulle strutture sanitarie; ce lo chiedono i professionisti della salute di stare attenti, perché non ne possono più. Quindi, anche per rispetto nei loro confronti, dobbiamo andare avanti con questi provvedimenti. Riteniamo che, conseguentemente, sia necessaria una proroga dell'attuale stato di emergenza, così come previsto nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, al fine di consentire l'adozione e l'implementazione delle misure di contenimento della diffusione del virus. Stiamo facendo quello che è necessario fare per i nostri cittadini e credo che, per un'ultima volta, lo dobbiamo fare con questo DPCM. Siamo sicuri che riusciremo ad uscire perfettamente da questa situazione? Io mi auguro tantissimo di sì, ma lo dobbiamo fare con tutti gli strumenti necessari. Il Gruppo del Partito Democratico respinge, quindi, la proposta di questione pregiudiziale di costituzionalità riferita al disegno di legge n. 2066. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, ho riletto la proposta di questione pregiudiziale presentata e illustrata ora dal collega Pagano. Tali proposte sono ormai reiterate ad ogni provvedimento ed è ormai chiarissimo, anche nell'esposizione degli interventi, che esse hanno a che fare con una serie di obiezioni politiche e di valutazioni diverse, che non attengono esattamente a questioni di costituzionalità. Sappiamo perfettamente - come sa il collega Pagano, perché in 1 a Commissione abbiamo audito, chissà quante volte, costituzionalisti su questa materia, ponendo loro una serie di questioni, anche rispetto alla proposta di legge per l'istituzione di una Commissione bicamerale sull'emergenza epidemiologica da Covid-19, presentata proprio dal senatore Pagano - che ci troviamo in un momento complicato della vita del Paese, non soltanto per la drammaticità, ma anche per il fatto che non è mai accaduto, nella storia repubblicana e credo nella storia di tutti i Parlamenti di costituzione democratica, di trovarsi di fronte a un evento così drammatico come la pandemia. È chiaro, quindi, che ci si muove su un equilibrio, su un bilanciamento delicato, molto complesso, tra l'affrontare l'emergenza tutelando la salute dei cittadini, e quindi la sicurezza della Nazione, e l'attenzione nell'imporre una serie di limitazioni che riguardano le libertà individuali. Tra l'altro, questo è ciò che la nostra Costituzione, all'articolo 120, prevede con assoluta chiarezza; certo, non è disciplinato lo stato d'emergenza, ma è chiaro che vi è una supremazia in capo allo Stato centrale nell'affrontare soprattutto problemi di ordine di sicurezza nazionale. E questo è un problema di emergenza e di sicurezza nazionale. Ovviamente noi abbiamo un equilibrio complesso dal punto di vista istituzionale che riguarda il rapporto con le Regioni e che ha scandito - negativamente e positivamente, a seconda dei momenti - tutte le fasi di questo lungo anno. Ma queste sono tematiche che attengono più alla riforma del Titolo V, che ha sempre incontrato una serie di problemi e che forse non è mai stata ben definita, al punto da produrre una conflittualità costante e continua, non solo, in questo momento drammatico di gestione dell'emergenza e della pandemia, ma sin dalla sua approvazione, contrassegnando costantemente il rapporto tra Stato e Regioni con una opposizione di fronte alla Corte costituzionale che potremmo definire endemica. È evidente, quindi, che ciò non poteva non verificarsi anche in questo momento drammatico, con valutazioni e dinamiche diverse. È di questi giorni la discussione rispetto ad affermazioni che io personalmente, insieme a tutto il mio Gruppo, ritengo molto gravi, circa il fatto che, addirittura, si debba arrivare a una distribuzione dei vaccini in base al PIL delle Regioni (per comprendere a che punto siamo arrivati, anche di distanza nelle valutazioni). Si tratta di affermazioni molto gravi rispetto ai principi costituzionali e ai diritti dei cittadini, che sono assolutamente uguali in tutto il Paese e non possono essere diversi da regione a regione o in base al censo e alla ricchezza (articolo 3 della nostra Costituzione, oltre ovviamente a quello sul diritto alla salute). L'equilibrio e - torno a ripetere - il bilanciamento tra la priorità di mettere in sicurezza il Paese e la salute dei cittadini e la preoccupazione per l'economia c'è stato in tutti i Paesi, europei e non, in cui la pandemia sta facendo vittime e creando grandi problemi e sofferenza. Quello che traspare dalla lettura della questione pregiudiziale posta dal senatore Pagano in realtà non è il primato della messa in sicurezza del Paese dal punto di vista della salute dei cittadini, ma solo la preoccupazione e il primato unico dell'economia e del sistema produttivo. Ripeto, invece, che è evidente che la conversione di tutti questi decreti-legge è assolutamente necessaria per salvaguardare la salute dei cittadini. Nessuno si illuda che senza fare quest'operazione, quindi con tutti i sacrifici e le limitazioni necessarie, si possa salvaguardare il sistema economico e produttivo; è una pura illusione di impostazione puramente ideologica. Per tutti questi motivi, respingiamo la questione pregiudiziale e la riteniamo assolutamente e certamente infondata. (Applausi) . VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) .