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Inizialmente dedicati in modo pressoché esclusivo alla documentazione politica e militare della Resistenza, gli archivi si sono arricchiti nel corso del tempo di una vasta serie di acquisizioni di materiali di differente natura: documenti cartacei, fotografie, manifesti, diari, testimonianze orali, audiovisivi, ecc. Fanno oggi parte del patrimonio archivistico dell'Istituto nazionale Ferruccio Parri circa 350 fondi, mentre archivi di notevoli proporzioni e qualità sono raccolti in molti istituti regionali e locali. Un insieme che si configura come un vero e proprio « archivio della società civile italiana », in costante arricchimento, che oggi è chiamato a un'ulteriore sfida di innovazione nel campo attualissimo della « digitalizzazione ». Le biblioteche sono l'altra struttura portante degli istituti della Rete: alcune sono diventate biblioteche specializzate di livello universitario; in generale, esse costituiscono un punto di riferimento importante nei rispettivi territori, particolarmente in quelli meno dotati di strutture e servizi culturali. Il patrimonio bibliotecario complessivo è cresciuto nel tempo e supera ormai il milione di volumi, cui si aggiunge un importante segmento che qualifica il sistema: una cospicua emeroteca che oggi raccoglie più di 6500 testate. La grandissima parte delle biblioteche e delle emeroteche è aperta al pubblico, non solo degli specialisti. Bastino questi numeri sommari a dimostrare come gli archivi e le biblioteche dell'Istituto nazionale Ferruccio Parri costituiscano un patrimonio di grandissimo rilievo per la comunità nazionale che rappresenta di per sé il primo fondamento, anche materiale, su cui poggia l'esigenza di reintrodurre, con legge dello Stato, il riconoscimento giuridico della Rete di istituzioni preposte alla loro conservazione e valorizzazione. Un passaggio indispensabile, ancor più nel momento in cui è possibile, attraverso i processi di « digitalizzazione » che anche il Piano nazionale di ripresa resilienza (PNRR) ritiene prioritari, cogliere l'occasione per compiere un ulteriore salto di qualità al fine di modernizzare e ampliare la fruibilità di quel patrimonio, soprattutto sul versante della didattica. L'attività di ricerca svolta dalla Rete e dall'Istituto nazionale Ferruccio Parri si è molto ampliata e differenziata nel corso del tempo, arrivando a coprire una vasta gamma di temi afferenti alla storia della società contemporanea. Accanto a progetti di scala nazionale, la struttura reticolare degli istituti ha favorito l'approfondimento della multiforme esperienza storica delle realtà locali, senza tuttavia rinunciare agli opportuni inquadramenti di sintesi complessiva, ma che non sempre hanno potuto perfezionarsi stanti la scarsità di risorse e la conseguente impossibilità di allargare a tutto il Paese tematiche e ricerche che pure lo avrebbero meritato. Per ciò che riguarda la ricerca e la pubblicistica il lavoro svolto dagli istituti storici della Resistenza ha trovato riscontro dal 1949 sulla rivista dell'Istituto nazionale, « Il movimento di liberazione in Italia », che dal 1972 ha assunto il nuovo titolo di « Italia contemporanea »; nonché sulle molte riviste edite a cura degli istituti regionali e locali. Nel loro insieme le collezioni documentano compiutamente le innovazioni tematiche e metodologiche susseguitesi negli anni. Non meno significativo è il vasto campo di pubblicazioni monografiche: centinaia i titoli prodotti dall'attività di ricerca dell'Istituto nazionale, che oggi alimenta quattro collane, nelle quali trova esito, in particolare, il lavoro di diversi giovani ricercatori. A questa produzione si affianca quella degli istituti della Rete che pubblicano in molti casi con case editrici locali, ma talvolta anche con case editrici di livello nazionale. Un capitolo non meno importante dell'attività riguarda le mostre e i musei. Le mostre, utilizzate già nell'immediato dopoguerra per far conoscere il movimento di Liberazione anche nei Paesi vicini, costituiscono una delle risorse più efficaci per la divulgazione dei contenuti del lavoro di ricerca, in grado di coinvolgere un pubblico più ampio dei soli studiosi e di documentare i passi avanti della ricerca. Al tempo stesso sono cresciute anche le esperienze espositive di carattere museale, attive ormai in molte regioni e realtà locali, in attesa che il Museo nazionale della Resistenza possa costituire in futuro un riferimento comune. Le nuove tecnologie e il web hanno coinvolto la Rete in un intenso percorso di innovazione. Ogni istituto va dotandosi di un proprio sito quale indispensabile strumento di informazione e, dal 2012, essi sono presenti e attivi anche sui social network più frequentati. Il complesso delle attività mostra che gli istituti costituiscono un presidio tecnicamente e metodologicamente avanzato nel campo della ricerca e della didattica, costituendo un punto di riferimento di tutto rilievo nel panorama culturale italiano. La collaborazione tra l'Istituto nazionale Ferruccio Parri e i Ministeri della cultura e dell'istruzione che si sono succeduti è stata ed è, in tutto il lungo arco temporale che abbiamo alle spalle, il fronte concreto sul quale più significativamente lo Stato ha dato sostegno alla Rete, in particolare attraverso l'assegnazione ad essa di un importante contingente di personale docente. È in virtù di tale rapporto che si sono potute sviluppare le attività di formazione dedicate al calendario civile della Repubblica di cui fanno ormai parte integrante la Giornata della Memoria e il Giorno del Ricordo. Occasioni per le quali molte istituzioni locali e molte scuole si rivolgono alla Rete degli istituti affinché il momento celebrativo e rievocativo si arricchisca con l'apporto di conoscenza che l'approccio storico documentale può offrire. Nei 73 anni che ci separano dalla fondazione dell'INSMLI la Rete si è ampliata e ha vissuto molti cambiamenti. Malgrado le difficoltà gli istituti hanno operato e sono cresciuti fornendo una vasta gamma di servizi alla comunità nazionale e ottenendo il riconoscimento dei molti soggetti che se ne avvalgono, dal livello nazionale alle comunità locali. Tutto ciò nel solco delle innovazioni intervenute nello stesso rapporto tra storia e memoria. Tra queste, una delle più significative per la rilevanza assunta, è senz'altro il progetto dei luoghi di memoria. Una realtà che si è venuta organizzando nella rete dei « Paesaggi della Memoria », e che ha proprio i luoghi quale elemento cardine, in ragione della loro efficacia nel rivelare, rilevare e riconoscere le tracce, materiali e immateriali, che le vicende storiche hanno lasciato nel contesto locale. La tragica esperienza dell'epidemia da COVID-19 ha modificato radicalmente le priorità che prima orientavano la vita della comunità nazionale. Tra questi mutamenti, alcuni portano con sé un forte richiamo all'esperienza storica del secondo dopoguerra, soprattutto nel riferimento al tema della « ricostruzione ». Essi toccano così alla radice anche la vita degli istituti, nel loro porre apertamente la questione del rapporto tra presente e passato, con una cogenza inattesa e urgente. Gli istituti storici della Resistenza hanno certo il compito prioritario di indagare e trasmettere la trama primaria che accompagnò la nascita della Repubblica. Ma, nel momento in cui si tratta di affrontare la ricostruzione-riorganizzazione del Paese, il presente non può che interrogare il passato al fine di trovare risposte per il proprio futuro. Sul rapporto tra passato, presente e futuro si insedia l'impegno cui sono chiamate tutte le forze e le energie culturali.