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Aggiungerei che anche la scelta di dare una competenza mirata e autonoma sul turismo, su cui da tempo si discuteva e che dopo quest'anno di pandemia diventa inevitabile, non è soltanto una scelta simbolica, ma è anche lo sbocco quasi naturale di un'esigenza reale e assolutamente non strumentale. Un ultimo punto che è stato sollevato in discussione e che è effettivamente delicato riguarda le procedure adottate per la riorganizzazione dei Ministeri. Sappiamo che la riorganizzazione interna è demandata alla procedura prevista dalla legge n. 400 del 1998, che è effettivamente articolata in molti passaggi. La prova ne è il fatto che dal 2012 si adotta una procedura semplificata, attraverso decreti del Presidente del Consiglio in deroga e che ora sono riprodotti anche dal decreto in esame. Tutti vedono i vantaggi di questo percorso, perché evita le complicazioni dell'articolo 17 della citata legge, dà maggiore flessibilità all'organizzazione dei Ministeri, ma dobbiamo anche sapere che in questo modo viene saltato il parere delle Commissioni, che invece è previsto dal procedimento ordinario. Probabilmente per il decreto-legge in esame non c'erano altre strade; ma, se da anni viene usata la soluzione in deroga, è il segno di una funzione reale che esiste. Per il futuro qualcosa di diverso si può cercare, per tenere in equilibrio sia esigenze di semplificazione e flessibilità, sia la partecipazione del Parlamento, perché è nel coinvolgimento reciproco di Parlamento e Governo che sta in piedi il nostro sistema. In conclusione, ho fatto riferimento ai tre cambiamenti che sono l'asse portante di questo provvedimento, ma sono soprattutto una scelta coerente e giusta, oltre che pienamente legittima. È questo il motivo per cui voteremo a favore del provvedimento in esame. Dietro ad essi, però, c'è anche una sfida che tutti i soggetti investiti dovranno saper cogliere; una sfida culturale che investe la politica, ma che vede coinvolti anche i livelli competenti delle amministrazioni ministeriali. Il senso di costituire livelli di decisione trasversali tra competenze ministeriali diverse regge, se poi questi comitati funzionano e hanno un'efficacia reale. Se invece il centro decisionale si sposta all'esterno, da un'altra parte, la loro funzione resta soltanto nominale e credo non sarebbe un bene. In questa direzione è un buon segnale, pur soltanto iniziale, il coinvolgimento del Parlamento, con il parere delle Commissioni di merito, nel piano per la transizione ecologica proposto dal nuovo Comitato interministeriale per la transizione energetica. È questa la strada che dobbiamo perseguire, affinché quello che oggi ci apprestiamo a modificare nella struttura dei Ministeri si affermi anche nella qualità delle politiche, come un vero elemento di novità, concreta e duratura nel tempo. Per queste ragioni, esprimo il primo il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, alcune delle argomentazioni che sono state illustrate poc'anzi dal collega senatore Urso non sono peregrine - lo dico con molta franchezza - perché purtroppo, negli anni e secondo i cambi di Governo, è invalsa l'abitudine di arrivare a modificare, accorpare o frammentare i Ministeri. Certamente questo non è un elemento positivo - a mio avviso - perché si pone certamente un problema molto serio di architettura dello Stato, su cui approvare delle riforme, a cui in qualche modo tener fede. Vorrei però sottoporre all'attenzione dei colleghi anche un altro ragionamento, perché è evidente che, quando un Governo si insedia, non soltanto si tiene un discorso programmatico del Presidente del Consiglio nelle Aule parlamentari per ricevere il voto di fiducia, ma dalle indicazioni e dal profilo programmatico discendono giustamente delle conseguenze dal punto di vista della trasposizione operativa. Questo è il punto e quindi il decreto in esame - così come altri che abbiamo visto in passato - indica la strada delle priorità di lavoro del Governo. Da questo punto di vista si registrano dei fatti estremamente positivi, che costituiscono una priorità dell'attuale Governo, ma che in qualche modo lo erano anche in precedenza e che nell'architettura dei Ministeri si sono molto più concretizzati. Il fatto nuovo e rilevante è la costituzione del Ministero della transizione ecologica. Dico in premessa, prima di continuare il ragionamento, che per assicurare una vera, reale ed efficace azione di modifica - come ci indica anche la seconda missione del PNRR sulla transizione verde e su quella energetica - sarebbe stato necessario un ulteriore passo in avanti, accorpando il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con quello dello sviluppo economico. È evidente a tutti che la transizione comporta anche la transizione dei modelli produttivi, con indicazioni chiare e la costruzione intorno a questo punto di una politica industriale. Non si è scelta questa strada: si è scelta una strada certamente giusta, ma - a mio avviso - non così ampia. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 15,40) ( Segue DE PETRIS). Si è scelto di affidare al Ministero dell'ambiente le competenze in materia di politiche energetiche e minerarie, evidentemente individuando nella transizione energetica l'asse principale. È poi assolutamente fondamentale ed è anche un elemento innovativo - anche se per la verità c'erano stati già dei segnali molto chiari con il cambio di denominazione del CIPE - l'istituzione, prevista nell'articolo 4, del Comitato interministeriale per la transizione ecologica, che è il luogo non solo di coordinamento delle politiche, ma anche di indirizzo vero e di costruzione della capacità di far sì che su tutti i settori - dobbiamo infatti agire su tutti i settori - si facciano i passaggi necessari a realizzare la transizione. Questo è un altro elemento da non sottovalutare. Ho presentato un emendamento, poi trasformato in ordine del giorno, su una questione: l'istituzione del Ministero della transizione ecologica, con l'aggiunta delle competenze in materia di politiche energetiche e minerarie, non può cancellare quelle che sono state le competenze storiche e primarie del Ministero dell'ambiente, che nel tempo si era trasformato in Ministero della tutela del territorio - sappiamo cosa significa tutela del territorio, cosa significa governare e intervenire nei processi di dissesto idrogeologico - e del mare, che è l'altra grande emergenza del nostro Paese. Il nostro mare, il Mediterraneo, non ha gli scambi come gli oceani ed è uno dei più sofferenti per le attività antropiche e per il livello di inquinamento da plastiche, e non solo. Il senso della sollecitazione al Governo e specificamente al Ministero riguarda dunque le competenze storiche e importanti in tema di ambiente: pensiamo a tutte le questioni della tutela della biodiversità e del capitale naturale, che fanno dell'Italia un Paese che ha ancora una ricchezza, purtroppo messa a repentaglio giorno dopo giorno, ma sicuramente di primato a livello europeo. Lo ribadisco in dichiarazione di voto perché è fondamentale. Per me sarà sempre il Ministero della transizione ecologica, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare: queste sono le sue competenze. Quanto alla storia di tale Ministero, esso è stato costituito con personale preso da una parte e dall'altra.