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Una società pacifica e stabile, ci ricorda la Convenzione, non può che essere fondata sul rispetto per i diritti dell'uomo, la democrazia, lo Stato di diritto di cui all'articolo 3 della Convenzione stessa. Tra i diritti dell'uomo c'è anche quello al lavoro e ad una remunerazione equa e soddisfacente (articolo 23 della Dichiarazione universale dei diritti umani). Un diritto talmente importante da essere stato considerato primario dai Padri fondatori della nostra Costituzione: «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Ma la Convenzione di Faro invita anche i Paesi firmatari a cercare forme di coinvolgimento dei cittadini in una gestione, a sua volta definita sostenibile, dell'eredità culturale. Anche questo è un principio, al pari del diritto al lavoro, richiamato nella nostra Costituzione come principio di sussidiarietà, all'articolo 118. Per chiarezza: la Convenzione sottoscritta a La Valletta riguarda la protezione del patrimonio archeologico; con la Convenzione di Faro si vuole esaltare il valore e il potenziale del patrimonio culturale come risorsa per uno sviluppo durevole, che contribuisca al miglioramento della qualità della vita. Credo che la partecipazione attiva da parte delle comunità contribuisca alla crescita morale e culturale delle stesse e a mantenere la memoria, creando consapevolezza collettiva e diffusa, ma non implichi lo svilimento delle professioni culturali. Penso ai colleghi archeologi, come agli storici dell'arte, agli archivisti, ai bibliotecari, ai restauratori, ma anche alle guide turistiche: come tecnici della cultura non abbiamo nulla da temere da questa Convenzione. Occorre a questo punto pensare, raccogliendo l'invito della Convenzione, ad un modello economico dell'eredità culturale sostenibile, basato su un sistema di sussidiarietà e composto da società civile, Stato e privato. Un sistema in cui questi tre soggetti collaborino tra loro per dar vita a forme economiche nuove, compatibili con una progettualità comune, in cui ciascuno svolga le proprie funzioni, senza paura, in base alle proprie legittime competenze. Un tale sistema potrà raggiungere l'obiettivo della sostenibilità umana solo attraverso la promozione di buone pratiche di volontariato rispettose del ruolo dei lavoratori. E qui dobbiamo impegnare il Governo affinché il Ministero competente, gli enti locali e le Regioni svolgano correttamente il loro ruolo. Solo ponendosi questo obiettivo la ratifica della Convenzione di Faro sarà, anche in Italia, un passo in avanti verso un uso sostenibile delle eredità culturali, che faccia crescere un autentico senso di responsabilità individuale e collettivo nei confronti dei nostri beni comuni. (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico economico di Bressanone, in provincia di Bolzano, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 257-702 PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, noi voteremo convintamente a favore del disegno di legge di ratifica della Convenzione di Faro. Con tutta franchezza, non riusciamo a comprendere i toni, alcuni assolutamente esagerati fino ad arrivare ad una sorta di terrorismo, utilizzati durante la discussione sulla ratifica al nostro esame, come se fosse una sorta di indebolimento della tutela del nostro patrimonio culturale. Onestamente sono toni che non solo non possono essere condivisi ma che non corrispondono assolutamente alla realtà di questa Convenzione. Vorrei anche precisare che, a nostro avviso, si tratta certamente di un testo che introduce profondi cambiamenti, un testo che potremmo definire rivoluzionario perché rinnova profondamente il concetto stesso di patrimonio culturale, considerando i concetti di patrimonio ed eredità culturale come un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano indipendentemente da chi ne detenga la proprietà. Si sancisce in tal modo una sorta di diritto al patrimonio culturale come diritto inalienabile dell'uomo nell'ambito dei diritti universali della persona. Il Trattato è assolutamente in linea con l'articolo 9 della nostra Costituzione, che tutela il paesaggio e i beni culturali. Francamente - lo dico alla senatrice Binetti - c'è una cosa che non riesco a comprendere. Tutti noi, senatrice, siamo assolutamente coscienti, soprattutto per noi e per il nostro Paese (che detiene forse il numero più alto, in percentuale, di beni culturali), che in Italia si è realizzato quel connubio, che purtroppo molte volte abbiamo tentato di spezzare, tra natura, storia, ruolo dell'uomo, produzione di beni artistici e culturali e bellezza del paesaggio. Questo ha certamente informato tutta la storia del nostro Paese e, quindi, anche il nostro paesaggio e i beni culturali sono il frutto della stratificazione della nostra storia (dalla cultura e civiltà greco-romana a quella cristiana, in quanto nel nostro Paese è tutto fortemente intrecciato). Di questo siamo non solo orgogliosi, ma ben coscienti. Se nel nostro Paese un problema c'è stato, è quello di non aver garantito con forza e messo a punto in modo serio tutti gli strumenti della tutela. Vorrei ricordare, ad esempio, quanto poco si è investito nel nostro Paese per rafforzare tutti gli strumenti della cultura, dagli operatori archeologici, agli ispettori e alle sovraintendenze (figure e istituzioni preposte alla tutela della cultura). Spesso si è avuto un utilizzo del territorio che ha comportato anche un consumo dei nostri beni storici e archeologici. Nella Convenzione in esame vediamo un'opportunità e la sfrutteremo anche per potenziare questi strumenti. Ovviamente non basta la ratifica di una Convenzione. Infatti, riteniamo che non si possa fare come in passato, quando - ad esempio - dopo la ratifica della Convenzione sul paesaggio non siamo stati conseguenti nel fortificare e potenziare gli strumenti di tutela del paesaggio. Occorre pertanto ampliare a livello legislativo la tutela e la sua organizzazione. Dopo la ratifica di questa Convenzione dobbiamo mettere a punto una serie di strumenti che consentano di attuare e rendere cogenti i princìpi in essa contenuti. Torno a ripetere che nella portata rivoluzionaria della Convenzione in oggetto noi vediamo l'attuarsi dello spirito e della lettera dell'articolo 9 della Costituzione che, a suo tempo, introdusse una concezione innovativa, fondendo paesaggio e patrimonio storico-artistico. Qui non ci sono pericoli di relativismo culturale, né di dover soggiacere a chissà cosa o di mettere a repentaglio qualcosa. Ho sentito dire che abbiamo svenduto il nostro patrimonio.