[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 26, comma 1, 33, comma 3, 153, 154, commi 2 e 4, 211, 215, commi 3 e 5, 219, comma 2, 225, comma 1, e 239 della legge della Regione Umbria 9 aprile 2015, n. 11 (Testo unico in materia di Sanità e Servizi sociali), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 12-17 giugno 2015, depositato in cancelleria il 19 giugno 2015 ed iscritto al n. 68 del registro ricorsi 2015. Udito nella camera di consiglio del 12 aprile 2017 il Giudice relatore Silvana Sciarra. Ritenuto che, con ricorso, notificato in data 12-17 giugno 2015, depositato il successivo 19 giugno e iscritto al registro ricorsi n. 68 del 2015, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questione di legittimità costituzionale, in via principale, degli artt. 26, comma 1, 33, comma 3, 153, 154, commi 2 e 4, 211, 215, commi 3 e 5, 219, comma 2, 225, comma 1, e 239, della legge della Regione Umbria 9 aprile 2015, n. 11 (Testo unico in materia di Sanità e Servizi sociali), in riferimento agli artt. 97 e 117, primo e terzo comma, della Costituzione e in relazione alla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, firmata a Strasburgo il 13 novembre 1987 (e ratificata e resa esecutiva con legge 4 novembre 2010, n. 201); che il ricorrente impugna l'art. 26, comma 1, della citata legge regionale, nella parte in cui stabilisce che «Il Direttore generale delle aziende sanitarie regionali è nominato dal Presidente della Giunta regionale, su conforme deliberazione della Giunta stessa, tra soggetti che non abbiano compiuto il sessantacinquesimo anno di età [...]», per violazione dell'art.117, terzo comma, Cost., in quanto introdurrebbe, ai fini della nomina del direttore generale delle aziende sanitarie regionali, un requisito ulteriore rispetto a quelli previsti dal legislatore statale all'art. 3-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), che costituiscono principi fondamentali in materia di tutela della salute; che anche l'art. 33, comma 3, della medesima legge regionale è censurato in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto, nella parte in cui prevede una composizione del collegio sindacale delle aziende ospedaliero-universitarie di cinque membri, più ampia di quella prevista dalle disposizioni statali di cui all'art. 3-ter, comma 3, del d.lgs. n. 502 del 1992, violerebbe i principi fondamentali della legislazione statale in materia di tutela della salute, nonché in materia di coordinamento della finanza pubblica e si porrebbe altresì in contrasto con quanto disposto dall'art. 2, comma 1, lettera g) [recte: lettera i)], del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 dicembre 2012, n. 213, che, nell'ambito delle norme di riduzione dei costi della politica, prevede che venga data attuazione alle regole, riguardanti la riduzione dei componenti degli organi di amministrazione e controllo, stabilite dall'art. 6, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122; che è, inoltre, impugnato l'art. 153 della medesima legge regionale n. 11 del 2015, in quanto, nella parte in cui prevede l'istituzione, presso la Giunta regionale, della Consulta tecnico-scientifica per il sistema regionale del sangue, si porrebbe in contrasto con i principi fondamentali in materia di tutela della salute di cui alla legge 21 ottobre 2005, n. 219 (Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati) e, in particolare, con l'art. 6, comma 1, lettera c), che affida tutte le funzioni di coordinamento della rete trasfusionale regionale alle Strutture regionali di coordinamento, determinerebbe una duplicazione di organi e competenze, con conseguente violazione del principio di buon andamento della pubblica amministrazione e violerebbe i principi di coordinamento della finanza pubblica di cui all'art. 6 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122; che ulteriori censure sono svolte nei confronti dell'art. 154, commi 2 e 4, della medesima legge regionale, in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost., in considerazione del fatto che è prevista genericamente l'erogazione, da parte della Regione, di contributi all'Associazione Volontari Italiani del Sangue (AVIS) regionale e alle altre associazioni esistenti e costituite nella Regione, senza che sia quantificato il rimborso dei costi secondo la determinazione prevista nell'accordo attuativo stipulato in sede di Conferenza Stato-Regioni il 20 marzo 2008, valido sul territorio nazionale, in contrasto con i principi fondamentali in materia di tutela della salute di cui all'art. 6, comma 1, lettera b), della legge n. 219 del 2005; che il ricorrente denuncia, in riferimento all'art. 117, primo e terzo comma, Cost., anche l'art. 211 della legge regionale in esame, nella parte in cui dispone, in relazione all'istituzione dell'anagrafe degli animali da affezione, alla quale è collegata l'anagrafe dei cani, che il codice di riconoscimento dei cani «è impresso mediante tatuaggio o con altro metodo comunque indelebile e chiaramente leggibile», in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di tutela della salute (in specie, della sanità animale), oltre che con l'Accordo 6 febbraio 2003 (Accordo tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy), recepito con il d.P.C.m. 28 febbraio 2003, in adempimento della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia.