[pronunce]

, individuato dal giudice a quo quale tertium comparationis, negli anni tale norma ha subito solo una modifica meramente formale a seguito dell'intervento normativo di cui all'art. 11 della legge 21 novembre 2000, n. 353 (Legge-quadro in materia di incendi boschivi) al fine di coordinare l'ipotesi criminosa del danneggiamento cui segue il pericolo di incendio con la nuova figura delittuosa di incendio boschivo ex art. 423-bis cod. pen. , cosicché attualmente il predetto art. 424, primo comma, cod. pen. punisce chi, fuori delle ipotesi previste dal citato art. 423-bis, «al solo scopo di danneggiare la cosa altrui, appicca il fuoco a una cosa propria o altrui [...] se dal fatto sorge il pericolo di un incendio». Coerentemente con la collocazione tra i delitti contro l'incolumità pubblica, quest'ultima ipotesi delittuosa dà rilievo a condotte di danneggiamento connotate da una proiezione lesiva che si caratterizza nel requisito specializzante del «pericolo di un incendio». Si tratta, in particolare, di una figura che anticipa la soglia della punibilità al "pericolo di un pericolo" per l'incolumità di una pluralità indeterminata di soggetti. Quanto alle modalità della condotta, il soggetto è punito per aver dato alle fiamme un bene proprio o altrui, con finalità di danneggiamento di una res necessariamente altrui. L'elemento soggettivo della fattispecie criminosa è rappresentato dal dolo specifico, consistente nella finalità specifica ed esclusiva di danneggiare la cosa altrui, che distingue tale figura dalle più gravi ipotesi di cui agli artt. 422 (delitto di strage, connotato dal fine di uccidere) e 423 cod. pen. (delitto di incendio tout court, connotato dalla volontà di provocare un incendio). Il delitto di danneggiamento e l'assetto dei rapporti complessivi tra quest'ultimo reato e l'art. 424, primo comma, cod. pen. , all'indomani della riforma di cui al d.lgs. n. 7 del 2016, risultano profondamente mutati: in precedenza, il danneggiamento seguito da pericolo di incendio realizzato appiccando il fuoco alla cosa altrui integrava certamente anche un'ipotesi di danneggiamento penalmente rilevante; oggi, invece, affinché il reato di danneggiamento possa dirsi integrato, devono riscontrarsi quegli specifici elementi che segnano il confine della rilevanza penale del fatto ai sensi dell'art. 635 cod. pen. Nella fattispecie oggetto del giudizio principale, tali elementi consistono nella natura lato sensu pubblicistica del bene danneggiato e nella sua destinazione funzionale; elementi non richiesti per la configurabilità del reato di danneggiamento seguito da pericolo di un incendio, ai sensi dell'art. 424, primo comma, cod. pen. 5.- In punto di ammissibilità delle questioni prospettate, deve osservarsi quanto segue. Il giudice a quo solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 635, secondo comma, cod. pen. nella parte in cui prevede la pena della reclusione «da sei mesi a tre anni» anziché quella «da sei mesi a due anni». In particolare, il rimettente ritiene che per le modalità e le caratteristiche complessive della condotta debba essere applicata una pena di medio-bassa entità, la cui individuazione risente di entrambi i termini della cornice edittale. Ciò in quanto il trattamento sanzionatorio va determinato, tenuto conto dei criteri ex art. 133 cod. pen. , sulla base della pena prevista in astratto intendendo quest'ultima come comprensiva sia del minimo che del massimo edittale. Ad essere censurata non è, dunque, la sola previsione edittale massima (sentenza n. 284 del 2019), ma la forbice edittale complessiva entro cui la quantificazione della pena deve essere operata. In tale prospettiva, il giudice a quo motiva in modo non implausibile la rilevanza della questione, osservando che l'individuazione di una cornice più ampia tra il minimo e il massimo edittale finisce per collocare un fatto di gravità medio-bassa (tale essendo, secondo il rimettente, l'episodio oggetto del giudizio a quo) a un livello sanzionatorio più elevato di quanto avverrebbe laddove il massimo della pena fosse più lieve (con riferimento all'ipotesi inversa, sentenza n. 138 del 2024). Da ciò consegue che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal rimettente è rilevante e, dunque, ammissibile. 6.- Nel merito, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 635, secondo comma, cod. pen. , sollevata in riferimento all'art. 3 Cost., non è fondata per le ragioni che seguono. 7.- Da un raffronto della disposizione censurata con la norma indicata quale tertium comparationis, emergono profili di evidente eterogeneità, tanto sul piano della struttura dei suddetti reati, quanto su quello dei beni giuridici oggetto di tutela. 7.1.- Le prime differenze si riferiscono alla struttura delle due fattispecie criminose di cui agli artt. 635, secondo comma, e 424, primo comma, cod. pen. , rispettivamente inquadrabili in un reato di danno e in un reato di pericolo. Mentre la prima presuppone che la condotta abbia prodotto un danno effettivo all'integrità o alla funzionalità della cosa mobile o immobile altrui, la seconda correla la punibilità della condotta, finalizzata a danneggiare la cosa propria o altrui attraverso il fuoco, all'insorgere di un pericolo di incendio. 7.2.- Quanto al bene oggetto della condotta di danneggiamento, si deve rilevare come l'art. 424 cod. pen. contempli espressamente anche l'ipotesi in cui il fuoco sia stato appiccato a una cosa di proprietà dello stesso soggetto agente. Viceversa, nell'ipotesi ex art. 635 cod. pen. , è richiesto che della cosa distrutta, deteriorata o resa inservibile, sia titolare un terzo. Ne deriva che, nelle ipotesi sanzionate dall'art. 424 cod. pen. , può anche mancare del tutto un danneggiamento, laddove sia dato alle fiamme un bene proprio dell'agente, ipotesi, invece, estranea alla sfera d'incriminazione dell'art. 635 cod. pen. 7.2.1.- Inidonea a integrare il reato di cui all'art. 635 cod. pen. , dopo la riforma avvenuta con il d.lgs. n. 7 del 2016, è anche la condotta che si realizzi appiccando il fuoco a una cosa altrui, laddove manchino le connotazioni modali della condotta stessa, o le condizioni di contesto indicate dai commi primo, terzo e quarto dell'art. 635 cod. pen. (uso di violenza alla persona o minaccia, commissione del fatto in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, e via dicendo); oppure sia assente il requisito previsto dal secondo comma della disposizione censurata, relativo alla particolare natura dei beni danneggiati. 7.3.- A livello soggettivo si evidenzia che, mentre l'art. 424 cod. pen. è una norma connotata dal dolo specifico, il reato di cui all'art. 635 cod. pen. è integrato da quello generico.