[resaula]

sono altresì equiparate ai partiti e ai movimenti politici le fondazioni e le associazioni che erogano somme a titolo di liberalità o contribuiscono in misura pari o superiore a 5.000 euro annui al finanziamento di iniziative o servizi a titolo gratuito in favore di partiti, movimenti politici o loro articolazioni interne, di membri di organi di partiti o movimenti politici o di persone che ricoprono incarichi istituzionali; da un ambito iniziale previsto dalla normativa previgente che riguardava solo le realtà direttamente collegate ai partiti, la legge disegna una platea di soggetti interessati molto più ampia e, purtroppo, generica e vaga; le fondazioni, le associazioni e i comitati dovranno sobbarcarsi gli oneri relativi alla trasparenza e all'acceso del proprio statuto, funzionamento interno, bilanci, compresi i rendiconti, solo perché componenti dei loro organi direttivi sono persone che hanno la "grave colpa" di essere stati membri di assemblee elettive o di aver ricoperto incarichi di governo, a qualsiasi livello; ciò significa che è sufficiente che una persona sia stata consigliere comunale, anche di un piccolissimo paese, o consigliere municipale per far sorgere in capo ad una fondazione o ad un'associazione o a un comitato gravosi obblighi che prima dell'entrata in vigore della legge non avevano; il riferimento alle "persone che nei dieci anni precedenti sono stati membri di assemblee elettive" anche a "livello locale" rende praticamente impossibile il controllo di tutti i soggetti interessati; la logica punitiva sottesa alle disposizioni in esame rende la misura del discredito che ha colpito il mondo della politica in questi ultimi anni, amplificato in modo improvvido e non lungimirante, e finisce per colpire realtà la cui finalità è esclusivamente non lucrativa e di utilità sociale; queste disposizioni, oltre a colpire fondazioni, associazioni e comitati con le evidenti conseguenze a scapito delle finalità perseguite da questi soggetti, appaiono anche di difficile, se non impossibile, attuazione; oltre a quanto detto, infatti, il controllo su quanto previsto dalla legge n. 3 per le fondazioni, le associazioni e i comitati è affidato, come accade per i partiti, alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici che, nella relazione resa alla Camera dei deputati il 27 aprile 2018, riferiva l'esistenza di numerose difficoltà applicative dovute al contesto normativo di riferimento; secondo alcuni costituzionalisti la disposizione in esame potrebbe essere incostituzionale, perché estende in modo irragionevole a soggetti che svolgono attività completamente diverse da quelle dei partiti politici gli obblighi previsti per questi ultimi, partendo dall'assurda convinzione che chi abbia svolto l'attività di amministratore o di membro di un'assemblea elettiva, debba necessariamente perseguire finalità non lecite nell'ambito degli organi direttivi di fondazioni, associazioni e comitati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che le disposizioni descritte in premessa siano gravemente lesive della possibilità per le fondazioni, le associazioni e i comitati di continuare a svolgere le loro funzioni, a scapito del fondamentale ruolo svolto nel nostro Paese dal mondo del volontariato e del terzo settore; quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di stabilire quali siano gli esatti obblighi di trasparenza cui dovranno attenersi fondazioni, associazioni e comitati, chiarendo se questi obblighi includano anche la pubblicazione dell'elenco dei donatori; quali siano le sue valutazioni in merito alle possibilità per la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici di monitorare una platea molto più vasta di quanto previsto dalla normativa previgente e se esista un'anagrafe di tutte le fondazioni, le associazioni e i comitati in modo da verificare se effettivamente nei loro organi direttivi ci siano persone che sono state membri di assemblee elettive o che abbiano ricoperto incarichi di governo, a qualsiasi livello. Interrogazioni Atto n. 3-00684 GARAVINI Al Ministro della difesa Premesso che: dal 2008 è stata varata l'operazione "Strade sicure" che prevede l'impiego di un contingente delle forze armate nella vigilanza ai siti sensibili e in servizi di perlustrazione e pattuglia in concorso con le forze di polizia, secondo un piano di utilizzo adottato dal Ministro dell'interno di concerto con il Ministro della difesa; dall'inizio dell'operazione, tale contingente ha contribuito alla prevenzione di episodi di criminalità, garantendo la sicurezza della popolazione con circa 15.500 arresti, l'identificazione e controllo di quasi 3.300.000 individui, 1.200 armi e circa 2.300 chili di sostanze stupefacenti sequestrati e 13.000 veicoli controllati; nel corso degli anni, a fronte degli importanti risultati raggiunti, l'impiego dei militari nell'operazione è stato progressivamente incrementato, arrivando oggi a circa 7.200 unità; a fronte di un indubbio successo dell'operazione, non solo in termini di ordine pubblico, ma anche in ambito di sicurezza internazionale (basti pensare che l'Italia è sostanzialmente l'unico tra i principali paesi europei a non essere stato oggetto di attentati terroristici), si rilevano però alcune criticità con riferimento alle condizioni logistiche e retributive del personale dell'Esercito italiano impegnato nell'operazione; i turni di servizio, inizialmente di 120 giorni, sono oggi di 180 giorni, con evidenti ripercussioni per quanto riguarda il recupero delle energie psicofisiche e la fruizione di adeguati turni di riposo; il trattamento economico dei militari impiegati in "Strade sicure" prevede, in base alla dislocazione sul territorio nazionale (se in o fuori sede), un'indennità lorda pari a 13 euro o a 26 euro e il pagamento di sole 14,5 ore a titolo di straordinario a fronte di un totale di ore di straordinario molto superiore; le indennità retributive previste per la partecipazione all'operazione vengono corrisposte con un inaccettabile ritardo; con il "decreto sicurezza" (decreto-legge n. 113 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2018) sono state stanziate risorse per i compensi per le prestazioni di lavoro straordinario svolte solo dagli appartenenti alla Polizia di Stato, escludendo il personale delle forze armate; lo sforzo profuso dai militari dell'Esercito italiano nell'operazione dal suo avvio ad oggi e gli importanti risultati acquisiti meritano il rispetto di corrette condizioni di lavoro, si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda affrontare la problematica descritta in premessa. Atto n. 3-00686 IORI FEDELI MALPEZZI VERDUCCI ALFIERI FERRAZZI VALENTE LAUS BOLDRINI PATRIARCA PARRINI CUCCA MESSINA Assuntela GIACOBBE GINETTI GARAVINI NANNICINI CIRINNA' Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: si apprende da fonti stampa e dai social media che in un esercizio di grammatica italiana contenuto in un libro destinato alle scuole primarie ("Nuvola, Libro dei Percorsi", edizioni "La Spiga" del 2017) sarebbero presenti evidenti stereotipi di genere;