[pronunce]

4. – In data 24 luglio 2007 la Regione Siciliana ha depositato atto di rinuncia al ricorso, limitatamente all'impugnazione del comma 796, lettera b), dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006. A sua volta, con atto depositato in data 11 settembre 2007, il Governo ha accettato la rinuncia al ricorso presentata nei suddetti termini. 5. – Con memoria depositata in prossimità della pubblica udienza, l'Avvocatura generale dello Stato, tenuto conto dell'intervenuta rinuncia parziale al ricorso e della relativa accettazione, ha sostanzialmente ribadito le conclusioni già rassegnate. 5.1. – Quanto alle questioni relative ai commi 54 e 55, la difesa erariale afferma che a) «l'aver previsto la sola consultazione della conferenza Stato-città ed autonomie locali» non può «rappresentare una violazione del principio di leale collaborazione sia perché tali modalità non penalizzano il diritto delle Regioni a ricevere i predetti dati sia perché non pregiudicano la possibilità che all'intesa possono partecipare anche le Regioni ai sensi dell'art. 2, c. 2, del d.p.c.m. del 2.7.1996, istitutivo della conferenza stessa»; b) la mancata previsione di un'intesa per la trasmissione dei dati sull'import/export non pregiudica interessi rilevanti delle Regioni, trattandosi «di individuazione di semplici modalità di trasmissione di dati». 5.2. – Con riferimento alle questioni riguardanti i commi 661 e 662, l'Avvocatura afferma che esse sono infondate «in quanto è la stessa disposizione del comma 661 a prevedere il ricorso a specifiche norme di attuazione statutaria per l'assunzione dell'esercizio delle funzioni statali da parte della Regione». La disposizione impugnata presuppone quindi – secondo la difesa erariale – la partecipazione della Regione alla determinazione delle misure, «fermo restando la finalità di realizzare risparmi per il bilancio statale attraverso le relative riduzioni di spese». 5.3. – Quanto alle questioni riguardanti i commi 830, 831 e 832, l'Avvocatura, dopo aver ricordato che la Sicilia è l'«unica» Regione a beneficiare ancora dell'intervento statale in materia di «finanziamento della Sanità nel comparto delle autonomie», afferma che l'aumento della misura del concorso a detto finanziamento è stato già unilateralmente disposto dallo Stato in passato (con gli artt. 12, comma 9, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, recante «Interventi correttivi di finanza pubblica»; 34, comma 3, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, recante «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica»; 2, comma 3, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, recante «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica»; 1, comma 143, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, recante «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica») e che «non è […] irragionevole che […] il legislatore richieda agli enti di autonomia piú favoriti, una maggiore partecipazione in nome delle fondamentali esigenze di solidarietà nazionale»: da ciò deriva l'infondatezza delle questioni poste con riferimento all'art. 3 Cost.. Inoltre – secondo la difesa erariale – le medesime disposizioni, da un lato, «vanno nella direzione della completa attuazione dell'art. 119 Cost. nel senso di un progressivo trasferimento alla regione siciliana dell'intero onere finanziario relativo alla spesa sanitaria con risorse autonome e con trasferimento di parte delle risorse ivi previste a completo trasferimento»; dall'altro, «prevedono che il trasferimento della spesa sanitaria sia attuata fino al completamento, sentita la commissione paritetica di cui all'art. 43 dello statuto della regione siciliana». Da ciò consegue – sempre secondo la difesa erariale – l'infondatezza anche delle questioni poste con riferimento all'art. 119 della Costituzione ed all'art. 43 dello statuto. 6. – Sempre in prossimità della pubblica udienza, anche la Regione Siciliana ha depositato una memoria con cui, dando atto della propria rinuncia parziale al ricorso, ha sostanzialmente ribadito le conclusioni già rassegnate ed ha altresí chiesto che la Corte costituzionale adotti una sentenza interpretativa che attribuisca ai commi 830, 831 e 832 «un significato che ne consenta l'armonica integrazione con le sovraordinate norme costituzionali e statutarie», ovvero tale da permettere in ogni caso una compensazione tra retrocessione di una parte del gettito delle accise sui prodotti petroliferi, disciplinata dal comma 832, ed il maggior onere previsto dal comma 830. Una diversa interpretazione – secondo la ricorrente – «si paleserebbe certamente inficiata da irragionevolezza poiché, indebitamente, premierebbe la mancata collaborazione della Regione».1. – La Regione Siciliana ha promosso questioni di legittimità costituzionale dei commi 54 e 55, 661 e 662, 796, lettera b), 830, 831 e 832, dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007), in riferimento agli artt. 36 e 43 dello statuto di autonomia, all'art. 1 del decreto legislativo 3 novembre 2005, n. 241 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione siciliana, recanti attuazione dell'articolo 37 dello Statuto e simmetrico trasferimento di competenze), nonché agli artt. 3, 81 e 119 della Costituzione, al principio di leale collaborazione, all'art. 10 della legge costituzionale 8 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). 2. – Preliminarmente, va rilevato che la ricorrente, dopo la proposizione del ricorso, ha depositato in data 24 luglio 2007 atto di rinuncia, limitatamente all'impugnazione del comma 796, lettera b), dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006, accettata dallo Stato in data 11 settembre 2007. Con riferimento alla questione rinunciata, deve pertanto dichiararsi l'estinzione del processo, ai sensi dell'art. 25 delle norme integrative per i giudizi dinanzi a questa Corte. Cosí delimitato l'oggetto del giudizio, si deve procedere all'analisi delle suddette censure. 3.