[pronunce]

che, quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente, richiamati ampi stralci dell'ordinanza n. 31853 del 2019 della Corte di cassazione, lamenta l'irragionevolezza dell'inserimento del delitto di cui all'art. 314, primo comma, cod. pen. nel catalogo di cui all'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. (atteso che la condotta di peculato sarebbe «difficilmente inquadrabile - sul piano della frequenza statistica delle forme di manifestazione - in contesti di criminalità organizzata o evocativi di condizionamenti omertosi») e la contrarietà all'art. 27, terzo comma, Cost., in ragione della sottrazione «alla discrezionalità del tribunale di sorveglianza (con anticipazione degli effetti pregiudizievoli in tema di libertà personale derivante dalla previsione di legge di cui all'art. 656 comma 9 del codice di procedura penale)» dell'apprezzamento concreto delle caratteristiche obiettive del fatto e della personalità dell'autore, con conseguente pregiudizio ai principi di individualizzazione della pena e del finalismo rieducativo; che, nel sollevare dette questioni di legittimità costituzionale, il rimettente ha contestualmente sospeso l'efficacia dell'ordine di esecuzione della pena nei confronti di F. D.P.; che il Presidente del Consiglio dei ministri non è intervenuto in giudizio; che, con ordinanza del 2 dicembre 2019 (iscritta al n. 32 del r.o. 2020), il Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale ordinario di Tivoli, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 27, 111 e 117 Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 CEDU, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 1 (recte: 1, comma 6), lettera b), della legge n. 3 del 2019, «nella parte in cui, ampliando il novero dei reati c.d. "ostativi", ai sensi dell'art. 4 bis L. 354/1975, includendovi i reati contro la pubblica amministrazione, ha mancato di prevedere un regime intertemporale»; che il rimettente deve delibare un'istanza di sospensione dell'ordine di esecuzione emesso nei confronti di K. B., destinatario di una sentenza di applicazione della pena ex art. 444 cod. proc. pen. (irrevocabile dal 2 febbraio 2019), per i reati di cui agli artt. 322, secondo comma, cod. pen. , e 73, commi 1 e 4, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza); che, quanto alla rilevanza delle questioni sollevate, il giudice a quo osserva che la «certa natura processuale delle norme previste dalla L. 354/1975» imporrebbe il rigetto dell'istanza di K. B. e che un diverso esito sarebbe prospettabile solo in caso di accoglimento delle questioni sollevate; che, quanto alla non manifesta infondatezza di queste ultime, il rimettente richiama ampi stralci della sentenza 20 marzo 2019, n. 12541, ove la Corte di cassazione, sezione sesta penale, ha ritenuto non manifestamente infondato - ancorché, nella specie, irrilevante - il dubbio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, in riferimento agli artt. 117, primo comma, Cost. e 7 CEDU, così come interpretato nella sentenza della Corte EDU 21 ottobre 2013, Del Rio Prada contro Spagna, sul rilievo che «l'avere il legislatore cambiato in itinere le "carte in tavola" senza prevedere alcuna norma transitoria [...] si traduce nel passaggio - a sorpresa e dunque non prevedibile - da una sanzione patteggiata "senza assaggio di pena" ad una sanzione con necessaria incarcerazione, giusta il [...] combinato disposto degli artt. 656 comma 9 lett. a) c.p.p. e 4 bis ordin. penit.»; che l'assenza, nei reati contro la pubblica amministrazione, di connotati di accentuata pericolosità dell'autore - evidenziata dalla Corte di cassazione nell'ordinanza n. 31853 del 2019 - avrebbe poi reso ancor meno prevedibile l'inserimento degli stessi nel catalogo di cui all'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. ; che il Presidente del Consiglio dei ministri non è intervenuto in giudizio. Considerato che, con tre ordinanze di rimessione di contenuto analogo (iscritte ai numeri 7, 8 e 9 del r.o. 2020), la Corte d'appello di Roma, sezione terza penale, ha sollevato - in riferimento agli artt. 3, 25, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 7 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, come integrato dall'art. 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), a sua volta modificato dall'art. 1, comma 6, lettera b), della legge 9 gennaio 2019, n. 3 (Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici), nella parte in cui ha inserito i delitti contro la pubblica amministrazione - e, segnatamente, quelli di cui agli artt. 318 (ordinanza iscritta al n. 7 del r.o. 2020) e 319 (ordinanze iscritte ai numeri 8 e 9 del r.o. 2020) del codice penale - nell'elenco di quelli "ostativi" ai sensi dell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. , così determinando il divieto di sospensione dell'ordine di esecuzione della pena ai sensi dell'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. , senza prevedere l'applicabilità della modifica normativa ai soli fatti di reato commessi successivamente alla sua entrata in vigore; che il Collegio rimettente ha altresì sollevato - in riferimento agli artt. 3 e 27 Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, nella parte in cui inserisce all'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. il riferimento ai delitti di cui agli artt. 318 (ordinanza iscritta al n. 7 del r.o. 2020) e 319 (ordinanze iscritte ai numeri 8 e 9 del r.o. 2020) cod. pen. ; che con ulteriore ordinanza (iscritta al n. 10 del r.o. 2020) la Corte d'appello di Roma, sezione terza penale, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen.