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A tal fine, il medesimo articolo prevede che l'INAIL trasferisca entro il 30 aprile 2020 l'importo di 50 milioni di euro ad Invitalia, a valere sulle risorse già programmate nel bilancio di previsione 2020 dello stesso istituto per il finanziamento dei progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro rivolti in particolare alle piccole, medie e micro imprese; in attuazione di tale disposizione, Invitalia ha pubblicato il bando "Impresa sicura", mettendo a disposizione delle imprese le risorse per il rimborso dei dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea, detergenti); risulta che le domande presentate ammontino a 194.175, a fronte delle quali, solo 3.151 risulterebbero accolte sull'intero territorio nazionale, perché sono esaurite le risorse messe a disposizione; in base alla modifica prevista dal menzionato articolo 77 del decreto-legge "rilancio", i finanziamenti sono destinati anche alle attività di interesse generale degli enti del terzo settore e ai progetti volti a sperimentare soluzioni innovative e strumenti di natura organizzativa e gestionale ispirati ai principi di responsabilità sociale delle imprese; occorre rilevare, riguardo all'ambito soggettivo dell'applicazione della disposizione, che essa circoscrive i destinatari dei finanziamenti alle sole imprese, escludendo gli altri datori di lavoro e, sotto il profilo finanziario, che la stessa sembrerebbe non garantire le risorse a tutta la platea, si chiede di sapere: come e quando s'intenda garantire le coperture finanziarie; quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per prevedere che l'erogazione delle risorse sia effettuata in modo imparziale, considerato che, essendo il bando aperto, è già noto l'elenco dei soggetti richiedenti e, di conseguenza, l'eventuale finanziamento andrebbe ai beneficiari già noti individualmente. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03559 FARAONE Ai Ministri della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: in forza di quanto disposto dalla legislazione italiana in materia di affido (legge n. 184 del 1983 e successive modificazioni e integrazioni), la famiglia affidataria che accoglie dei minori, provvedendo al loro mantenimento, alla loro educazione e alla loro istruzione, ha diritto ad ottenere le misure di sostegno e di aiuto economico in favore della famiglia affidataria, poste a carico dello Stato, delle Regioni e degli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci; da quanto si è potuto apprendere da notizie di stampa, a seguito di un provvedimento del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, datato 11 febbraio 2015, due fratellini (che all'epoca di detto provvedimento avevano 13 e 11 anni), venivano affidati ai nonni materni, a seguito di un periodo di detenzione dei genitori; da quanto è dato sapere, la Regione Calabria si è dotata di una legge sull'affido, prevedendo un contributo giornaliero di 20 euro per il mantenimento dei minori, da rimettere direttamente alla famiglia affidataria; da quasi 6 anni, il nonno affidatario si trova a lottare con i servizi sociali del Comune di Rosarno (Reggio Calabria), che, di rinvio in rinvio, non hanno messo la famiglia affidataria nelle condizioni di beneficiare delle misure di sostegno economico previste dalla legislazione nazionale e regionale vigente; la situazione determinatasi è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza, si chiede di sapere quali interventi si ritenga di promuovere, al fine di accertare le reali motivazioni della mancata erogazione delle misure di sostegno economico alla famiglia affidataria, e provvedere affinché detta famiglia possa in tempi brevi usufruire degli aiuti previsti. Atto n. 4-03560 LANIECE Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per gli affari regionali e le autonomie, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'economia e delle finanze Premesso che a quanto risulta all'interrogante: sono state impugnate le leggi regionali della Regione autonoma Valle d'Aosta n. 1 e n. 3 dell'11 febbraio del 2020, perché ritenute lesive delle prerogative dello Stato in materia ambientale; l'intervento legislativo prende atto della presenza, nella regione, di impianti già idonei a garantire, seppure senza alcun vincolo di conferimento, lo smaltimento dei rifiuti prodotti all'interno della regione, e mira ad evitare la proliferazione di nuove discariche che, a maggior ragione qualora non tutti i rifiuti speciali prodotti nella regione dovessero essere smaltiti nell'impianto di smaltimento più vicino al luogo di produzione, incentiverebbero l'importazione di rifiuti speciali da fuori regione; considerato che: la libera circolazione dei rifiuti speciali, che l'intervento legislativo non vuole in alcun modo ostacolare, è cosa assai diversa dall'incentivazione, attraverso una programmazione della gestione dei rifiuti che non tenga conto delle caratteristiche del territorio, dell'importazione dei predetti rifiuti, in molti casi provenienti da luoghi di produzione lontanissimi dall'impianto di conferimento; in caso di aumento del numero di discariche destinate alla gestione di rifiuti speciali, ivi compresi quelli di cui alle tabelle 2, 3 e 4, dell'articolo 5, del decreto ministeriale 17 settembre 2020, la cui produzione in loco è relativamente ridotta, verrebbe, infatti, a determinarsi, oltre ad una importante modificazione del territorio (considerato che, per approntare nuove discariche, sono necessari interventi molto rilevanti e impattanti) una situazione per cui l'equilibrio economico-finanziario della gestione delle discariche stesse potrebbe essere garantito esclusivamente attraverso un aumento esponenziale dell'importazione dei rifiuti; ciò sovvertirebbe i principi stessi di adeguatezza degli impianti, che, in base alla normativa statale, devono essere tra loro integrati tenendo conto dell'esigenza di garantire, per quanto possibile, il rispetto del principio dello smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati più vicini ai luoghi di produzione e non il trasporto dei rifiuti speciali da luoghi lontani, anche mediante l'attraversamento di numerose regioni, ivi comprese quelle dotate di analoghi impianti; tenuto conto che: l'intervento legislativo si rivela rispettoso della normativa statale, in quanto preserva, al comma 3 dell'articolo 21, la capacità ricettiva delle discariche già in esercizio, mentre si prevede, al comma 2, che la Regione disincentivi la realizzazione e l'utilizzo di nuove discariche per il conferimento di rifiuti speciali provenienti da altre regioni; per quanto riguarda le discariche non ancora in esercizio, la ratio della modifica è quella di riadattare le stesse, in coerenza con la predetta finalità, alle reali esigenze del territorio, consentendo loro di ricevere e gestire i rifiuti di cui alla tabella 1 dell'articolo 5 del decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 27 settembre 2010;