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Oltretutto, lo informo che l'intervento sulle prime quattro banche è stato fatto prima che ci fosse il recepimento della bank recovery and resolution directive (BRRD) e che l'accelerazione nel novembre 2015 era stata fatta proprio per evitare che ci fosse l'applicazione del bail in , che non è mai avvenuta. Il bail in non è mai stato applicato perché in casi diversi noi siamo riusciti, grazie alla credibilità conquistata da ministri come Padoan, a farci rispettare. Credibilità, serietà, rispetto del principio di continuità dell'azione amministrativa: questi devono essere i nostri punti di riferimento. Voi state distruggendo questo patrimonio, che però non è vostro, ma di tutto il Paese. Se queste cose sono ben chiare, lo dobbiamo allora dire. Lo dobbiamo dire con la stessa chiarezza con cui il ministro Tria, in una trasmissione televisiva qualche giorno fa, ha ammesso chiaramente - sono le sue parole - che nessuno verrà mai ad investire in Italia se il Paese mostra che con un cambio di Governo non si sta più ai patti: si cambiano i contratti, si cambiano le leggi e le si rendono retroattive. Lo ha detto il Ministro dell'economia, a lui ispiriamoci. Il quarto punto, quello dell'analisi costi-benefici, è un po' particolare. Noi sappiamo che l'analisi costi-benefici è uno strumento importante per rendere più trasparente la discussione pubblica sulle opere. In un'epoca in cui è necessario evitare sprechi del denaro del contribuente, stabilire come allocarlo è sicuramente fondamentale. Lasciamo da parte le dure critiche al rapporto del gruppo di lavoro guidato dal professor Ponti, che in questi giorni hanno riempito i giornali e le trasmissioni televisive, anche se, dal mio punto di vista, una commissione come quella, senza doversi ergere a giudice imparziale, forse non dovrebbe nemmeno comportarsi come un avvocato, che deve dimostrare le tesi del cliente. Parliamo dell'analisi costi-benefici in quanto tale, anzi «delle» analisi perché, come è emerso chiaramente, ce ne sono due, che presentano dati anche piuttosto discordanti. La prima, mostrata - si dice - ai francesi, prima che la vedessero il Parlamento e una parte stessa del Governo, parla di un impatto negativo di 6.995 milioni di euro. La seconda, richiesta dal presidente Conte, ha ridotto l'impatto negativo a 2.225 milioni. Già la differenza è notevole, ma leggendo le relazioni si colgono elementi che non possono che preoccuparci. Rispettiamo l'autorevolezza di coloro che le hanno stese, ma c'è una domanda fondamentale sul trattamento di tasse e pedaggi. Viene infatti evidenziato come la diminuzione degli introiti per lo Stato nasca dalla diminuzione delle accise relative al transito su gomma e alla diminuzione delle entrate dei pedaggi autostradali per i gestori. A questo punto mi pongo una domanda di altro tipo: è positivo o no lo spostamento da gomma a ferro? È evidente che questa è una domanda di carattere politico. C'è, però, un altro elemento ancora più strano. I No TAV sostengono sempre che si spendano tantissimi soldi per un'opera che verrà utilizzata da pochi. La relazione, invece, dice che quanto più l'opera attira traffico, se si considerano le conseguenze, tanto più essa è uno spreco. C'è, quindi, una contraddizione veramente pazzesca; infatti, portando alle estreme conseguenze questo ragionamento, persino se ce la regalassero lo Stato ci perderebbe, partendo da quanto contenuto in quell'analisi. C'è chi ha argomentato questi elementi meglio di me, ma non possono non saltare agli occhi. Mi chiedo soprattutto: qualcuno ha considerato quali siano gli effetti della diminuzione delle accise e dei pedaggi rispetto alla riduzione delle tasse pagate dai cittadini che essa comporta? Anche su questo ci aspettiamo una risposta. L'analisi è stata costruita a livello europeo, ma si riverbera negativamente sul piano italiano. Soprattutto, gli stessi autori dell'analisi costi-benefici, in questa così claudicante relazione, non prendono in considerazione le valutazioni di più ampia portata. Prima facevo riferimento all'impatto positivo, sotto il profilo ambientale, del passaggio dalla gomma al ferro; ora faccio riferimento anche gli effetti macroeconomici che possono portare allo sviluppo di nuove iniziative industriali lungo tutto il suo percorso. Con questa considerazione, mi permetto di introdurre l'ultimo punto. All'inizio avevo detto che non vi era una dimensione locale: la TAV non è un problema locale, ma può diventarlo. Questo perché la crisi economica, che sembrava stesse passando, sta tornando alla ribalta. Personalmente, conoscendo l'importanza dell' export per Regioni come il Piemonte, non mi rassegnerò mai all'idea che Torino possa essere un punto in alto della cartina d'Italia. Mentre una volta lo sviluppo italiano era basato sulla logica del triangolo industriale Genova-Milano-Torino, recenti studi (cito innanzitutto il rapporto Giorgio Rota) hanno dimostrato che lo sviluppo futuro passa attraverso l'immagine del sette: Torino-Milano-Bologna-Firenze-Roma e Torino, in questo caso, rimane un punto in alto a sinistra. Se allora dobbiamo pensare al nostro futuro, dobbiamo anche riflettere su questioni che riguardano la vision futura. Quando leggo che Guido Montanari, vicesindaco grillino di Torino, sostiene che la TAV non esiste, che il futuro non è trasportare lavatrici, ma persone e idee, io rispondo che il problema non sono nemmeno più i numeri, non è la risibile analisi costi-benefici; il problema è l'idea di futuro che noi abbiamo. Un futuro che assomiglia pericolosamente al trapassato prossimo; magari fosse il passato remoto, quello citato da Pichetto Fratin con Cavour, che prevedeva la costruzione del tunnel del Frejus nel 1861. In conclusione, penso che i politici non possano essere tutti degli statisti, ma che debbano pensare alle generazioni future in primis ; non devono essere nemmeno sondaggisti con la necessità di uscire dalla contingenza, con la volontà di guardare quello che i cittadini vogliono in quel momento: devono tornare ad avere vision . Penso che il MoVimento 5 Stelle e la Lega abbiano creato un Governo che è un'"ATI", da intendersi però non come un'associazione temporanea di imprese, ma d'interessi. Nel contratto di Governo è scritto: «Con riguardo alla linea ad Alta velocità Torino-Lione nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia (…) ci impegniamo a ridiscutere integralmente il progetto»; è un ossimoro. Ma questa ATI, in realtà, finisce per essere una marmellata messa nel contenitore del contratto di Governo. La marmellata ha cominciato a fermentare. Volete un consiglio? Aprite il barattolo prima che i gas della fermentazione lo facciano scoppiare. Pensate al futuro del Paese invece che alle elezioni europee: non ve lo chiede il PD, non ve lo chiedono soltanto le piazze, le associazioni di categoria e i rappresentanti delle attività produttive, soprattutto ve lo chiedono le future generazioni, coloro che pagherebbero il frutto dei vostri errori. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) .