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Modifica al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, in materia di responsabilità amministrativa delle società di capitali, cooperative e consortili. Onorevoli Senatori. – La XVII legislatura ha prestato la massima attenzione ai temi della tutela della legalità e alla prevenzione dei fenomeni viziosi e criminogeni nell'ambito dell'imprenditoria nazionale. Sebbene la gran parte delle imprese italiane operi nel rispetto delle norme e avendo di mira non solo il conseguimento del proprio scopo economico ma anche la propria responsabilità verso le comunità e i territori di riferimento, tuttavia si avverte, da più parti e in misura crescente, l'esigenza di porre nel nostro ordinamento basi ancor più solide perché si sviluppi una cultura della legalità d'impresa e della prevenzione di ogni stortura e abuso dell'iniziativa economica privata e pubblica. Nel solco di quanto sopra rappresentato, il presente disegno di legge intende introdurre l'obbligatorietà del modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, che contiene la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300. Come noto, il predetto decreto legislativo ha introdotto nel nostro ordinamento una nuova e autonoma responsabilità amministrativa da illecito penale, a carico di enti e società, prevedendosi l'irrogazione di sanzioni per una serie di reati commessi o tentati dai loro soggetti apicali (amministratori, manager , dirigenti, ecc.) o dai dipendenti a vantaggio o comunque nell'interesse dell'ente o della società. Il novero di reati in relazione ai quali opera l'imputazione dell'ente o della società a norma del decreto n. 231 del 2001 comprende molte fattispecie e, per effetto degli interventi normativi succedutisi nel tempo, si è andato via via espandendo arrivando a ricomprendere, fra gli altri, i seguenti reati: – reati contro la pubblica amministrazione; – delitti informatici e trattamento illecito di dati; – reati societari; – reati informatici; – reati commessi con finalità di terrorismo e/o criminalità organizzata; – reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime commessi in violazione delle norme poste a tutela dell'igiene e della salute sui luoghi di lavoro; – reati ambientali; – riciclaggio, ricettazione e impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita; – delitti contro l'industria e il commercio. Le sanzioni previste per la società/ente ai sensi di questa normativa sono molto incisive: – in primis la sanzione pecuniaria è basata su un sistema di quote, stabilite dal magistrato (giudice per le indagini preliminari) che possono comportare sanzioni pecuniarie da un minimo di 25.800 euro fino ad un massimo di 1.549.000 euro; – le sanzioni interdittive, quali il divieto di svolgere l'attività lavorativa, la sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze e concessioni, il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione, l'esclusione da agevolazioni, contributi e sussidi, il divieto di pubblicizzare beni o servizi; – le sanzioni accessorie, quali la pubblicazione della sentenza di condanna e la confisca di somme equivalenti al valore del profitto tratto dall'illecito penale. Per non incorrere in responsabilità ai sensi della citata normativa l'ente o la società deve dimostrare: di aver adottato ed attuato un valido modello di organizzazione, gestione e controllo (il modello 231) volto a prevenire la commissione di quei reati; di aver istituito un organismo di vigilanza incaricato di far rispettare il modello 231; che l'organismo sia correttamente e regolarmente funzionante; che il reato non sia stato commesso con elusione fraudolenta del modello 231 e, infine, che non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo. L'applicazione delle sanzioni previste è disposta dal giudice penale e, tuttavia, l'irrogazione delle medesime non presuppone l'accertamento definitivo della responsabilità penale in capo alle persone fisiche che materialmente pongano in essere la condotta incriminata, ma può essere disposta, già in fase procedimentale, dal giudice per le indagini preliminari. Il modello 231 consente all'ente/società di beneficiare dell'esimente dalla responsabilità amministrativa se l'ente/società dimostra di avere adottato, ed efficacemente attuato, un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire la realizzazione dei reati contemplati dalla norma. Il modello 231 consiste in un insieme di vari elementi (disposizioni organizzative e procedimentali, di controllo, di sicurezza, di supporto, codici di comportamento) che compongono un vero e proprio sistema di gestione preventiva dei rischi aziendali. L'adozione del modello 231 comporta, altresì, un miglioramento dell'efficacia e trasparenza del funzionamento dell'ente o società interessati, prevenendo fenomeni di opacità informativa, possibili corruttele e utilizzi impropri della struttura dell'ente o dell'impresa per fini illegali, contribuendo, in definitiva, alla diffusione di una cultura della legalità negli enti e nelle imprese. Vale la pena ricordare, inoltre, i diversi interventi normativi da parte delle legislazioni regionali, adottate alla luce dell'accertata positiva ricaduta della diffusione tra le imprese del modello 231: emblematico è il caso della regione Lombardia, dove, in virtù di una delibera della Giunta regionale del 30 maggio 2012, si è stabilita l'obbligatorietà dell'adozione di un modello 231 e di un codice etico per le unità d'offerta socio-sanitarie al fine di ottenere o mantenere l'accreditamento regionale; tale provvedimento normativo si armonizza e allinea con la politica legislativa della regione Calabria che, con la legge regionale 21 giugno 2008, n. 15, ha imposto alle imprese che operano in regime di convenzione di adeguare, entro il 31 dicembre 2008, i propri modelli organizzativi alle disposizioni del citato decreto n. 231 del 2001; o, ancora, merita di essere segnalata la legge della regione Abruzzo 27 maggio 2011, n. 15, che impone agli enti dipendenti e strumentali della regione di dotarsi di un modello 231. Inoltre, il regolamento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, pubblicato il 14 novembre 2012, nel porre i criteri per l'attribuzione del cosiddetto rating di legalità delle imprese, vi ha incluso l'adozione e l'efficace attuazione di un modello 231 e l'assenza di condanne per i reati di cui al decreto n. 231 del 2001. Occorre, inoltre, menzionare il regolamento dei mercati di Borsa Italiana SpA, che ha reso obbligatoria l'adozione del modello 231 per le società che richiedano di essere ammesse al segmento «STAR» della Borsa di Milano.