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Disposizioni in materia di insegnamento dell'educazione emozionale nelle scuole d'infanzia, primaria e secondaria. Onorevoli Senatori . – Un esame di recenti documenti prodotti dall'ISTAT (tra cui l'Indagine conoscitiva sul bullismo e sul cyberbullismo e l'audizione del Presidente dell'Istituto nazionale di statistica prof. Gian Carlo Blangiardo davanti alla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza) evidenziano come in Italia esista un problema di bullismo e cyberbullismo tra i bambini e gli adolescenti. Per bullismo si indicano generalmente le prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei. La definizione del fenomeno si basa su tre condizioni: intenzionalità, persistenza nel tempo, asimmetria nella relazione. Esso è pertanto contraddistinto da un'interazione tra coetanei caratterizzata da un comportamento aggressivo, da uno squilibrio di forza/potere nella relazione e da una durata temporale delle azioni « vessatorie ». A subire sono più le femmine che i maschi, mentre tra gli studenti delle scuole superiori le vittime più numerose sono tra i liceali. Si tratta di un fenomeno più diffuso al Nord che al Sud e in continua evoluzione: le nuove tecnologie a disposizione, internet o telefono cellulare, sono divenute ulteriori potenziali mezzi attraverso cui compiere e subire prepotenze o soprusi; da qui la necessità di monitorare anche il cyberbullismo che consiste nell'invio di messaggi offensivi, insulti o foto umilianti tramite sms , e-mail , diffuse in chat o sui social network , allo scopo di molestare una persona, con azioni più o meno reiterate nel tempo. Un aspetto che differenzia il cyberbullismo dal bullismo tradizionale consiste nella natura indiretta delle prepotenze attuate in rete: non c'è un contatto faccia a faccia tra vittima e aggressore nel momento in cui gli oltraggi vengono compiuti. Secondo lo psicologo statunitense Daniel Goleman, esperto di scienze comportamentali, « la rivoluzione digitale ha modificato nel profondo i comportamenti dei ragazzi ». Dietro allo schermo è difficile esercitare l'empatia, l'autocontrollo e la compassione (proprio le abilità che mancano a chi soffre di analfabetismo emotivo). Televisione e videogiochi, riducendo il tempo che i bambini passano insieme, impediscono loro di imparare sul campo come gestire le emozioni. L'educazione emozionale interviene sull'aspetto emotivo nei processi di crescita e di apprendimento dei bambini e degli adolescenti per metterli in grado di riconoscere le proprie emozioni e quelle altrui, saperle gestire. Le emozioni sono alla base della costruzione di relazioni sociali. Un simile approccio pedagogico prevede la necessità di un lavoro con le famiglie e con gli educatori perché deve coinvolgere tutti gli adulti che interagiscono coi più giovani, soprattutto se si tratta di una persona di riferimento. Con le famiglie si lavora sia attraverso seminari informativi sia attraverso colloqui individuali o di coppia. Goleman sostiene che « Gran parte delle violenze che gli esseri umani esprimono nel corso della loro esistenza sia dovuta alla difficoltà della gestione delle emozioni e di conseguenza a relazionarsi con gli altri. Emozioni che si imparano a gestire da bambini e da adolescenti ». Saper denominare e comunicare sensazioni, stati affettivi e sentimenti, riuscire a esprimere quello che sentiamo, come ci sentiamo, è una competenza fondamentale: significa stabilire un ponte di apertura, avvicinarsi all'altro, rendere gli altri partecipi della nostra vita. « La comunicazione porta all'incontro, al confronto, alla crescita », ha scritto il pedagogista Alexander Neill. « Gli spiacevoli episodi che vedono coinvolti i ragazzi, quali il bullismo, la dispersione scolastica, l'abuso di sostanze e ancora, gli episodi che coinvolgono i docenti, come la “sindrome di Burnout” (operatori e professionisti che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano le relazioni interpersonali che finiscono col farsi carico eccessivo delle problematiche delle persone cui badano, non riuscendo così più a discernere tra la propria vita e la loro), potrebbero essere evitati attraverso l'inserimento di figure di supporto specifiche, dando così sostegno psicologico e strumenti necessari per fronteggiare quotidianamente eventuali problematiche ». È ormai attestato il malessere diffuso già in età preadolescenziale dei nostri bambini. La depressione infantile, sconosciuta fino a 20 anni fa nella letteratura scientifica, cresce in maniera esponenziale. L'American Psychiatric Association, l'associazione americana degli psichiatri, negli ultimi anni, si è rivolta alla politica chiedendo tempestivi interventi. I tassi di suicidio tra gli adolescenti sono aumentati e il suicidio figura ormai come la terza causa di morte tra i giovani statunitensi d'età compresa tra i 15 e i 24 anni. Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), il consumo di psicofarmaci è drammaticamente aumentato tra i giovanissimi e si prevede che le malattie psichiche saranno tra le 5 principali cause di morte o invalidità entro il 2020. La Danimarca è Paese all'avanguardia per questo tipo di approccio educativo tanto che ha introdotto, fin dal lontano 1870, nelle scuole la « Klassens tid », l'ora di classe. Nel 2016 si è intervenuti per modificare la modalità di attuazione di questa materia per renderla attuale al cambiamento sociale introducendo, ad esempio, il concetto di « empatia ». L'ora di classe è prevista in tutte le scuole dai 6 ai 16 anni. Secondo la psicologa danese Jessica Joelle Alexander, autrice di due fortunati saggi (Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni e Il nuovo metodo danese per educare i bambini alla felicità a scuola e in famiglia), in Danimarca « il sistema educativo, sia a casa che a scuola, è votato alla formazione del bambino in ogni suo aspetto. Il che significa competenze sociali ed emozionali, capacità di collaborare, risultati scolastici, benessere. L'obiettivo è imparare a lavorare insieme sul “noi” e non sull'“io”. A scuola viene loro insegnata l'empatia. I bimbi imparano a decifrare emozioni e sentimenti propri e altrui già da molto piccoli. Perché imparare a leggere gli altri è altrettanto importante che imparare a leggere i libri. I danesi hanno un approccio molto innovativo alla lotta al bullismo e sono infatti riusciti a ridurre le vittime di simili comportamenti dal venticinque al sette per cento della popolazione scolastica negli ultimi dieci anni. Il bullismo viene considerato più che altro un problema di gerarchia del gruppo e non del singolo studente. Secondo noi non esistono bambini cattivi, ma dinamiche di gruppo sbagliate ». Lo psicologo e psicoterapeuta Mario Di Pietro, dal canto suo, osserva come occorra coinvolgere di più i nostri figli nelle decisioni e nel loro processo di apprendimento; in buona sostanza dar loro più libertà di giocare e di sbagliare: « Il gioco libero aiuta a potenziare molte abilità, tra cui per esempio la creatività, l'empatia, la negoziazione, l'autocontrollo e la resilienza. Lasciare che imparino dai loro errori, non aspirare alla perfezione. Renderci conto che l'empatia è una capacità che va insegnata. Abbracciarli otto volte al giorno.