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(Applausi). TRENTACOSTE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, nei mesi scorsi la gestione del ciclo dei rifiuti si è collocata in un quadro generale di problemi determinati dall'emergenza epidemiologica, le cui caratteristiche sono tali da incidere su aspetti sanitari ed economici, ma anche sui costumi sociali e sulla capacità di risposta nel settore dei servizi essenziali, tra cui la gestione del ciclo dei rifiuti, dalla raccolta al trattamento. Va considerato, in ogni valutazione da compiere sugli eventi verificatisi a partire dal gennaio 2020, che la stessa comunità scientifica mondiale si è trovata di fronte a un'assoluta novità. Le conoscenze si sono consolidate solo nel corso del tempo attraverso il dibattito pubblico della comunità scientifica e con la ricerca ancora in corso. La Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha ritenuto di interloquire in tempi rapidi con soggetti pubblici e privati e di concludere con la presente relazione un approfondimento sul tema "Emergenza epidemiologica Covid-19 e ciclo dei rifiuti", al fine di fornire al Parlamento, agli organi di governo statali e regionali, al mondo produttivo e ai cittadini un quadro di quanto successo, nonché valutazioni e raccomandazioni orientate al futuro. Il contesto normativo generale di gestione dell'emergenza si presenta come di particolare complessità con fonti di livello diverso, statali, regionali e relative agli enti locali. In questo ambito ampio, le fonti in materia di ciclo dei rifiuti e di ambiente sono limitate, riducendosi a livello primario agli articoli 113 e 113 -bis - peraltro quest'ultimo successivamente abrogato da un emendamento presentato dal MoVimento 5 Stelle - del decreto-legge n. 18 del 2020, che peraltro introducono norme derogatorie di portata generale, nonché all'articolo 30 -bis del decreto-legge n. 26 del 2020, che interviene incidentalmente sul regime dei rifiuti sanitari. Non riguarda in sé il ciclo dei rifiuti, ma apre una prospettiva più ampia nel campo della tutela ambientale, l'articolo 4 -bis del decreto-legge n. 23 del 2020, che ha inserito i servizi ambientali e le attività di bonifica nella lista delle attività maggiormente esposte al rischio di infiltrazione criminale. Sulla gestione dei rifiuti sono state fornite indicazioni e soluzioni di tipo scientifico e tecnico in relazione alla raccolta e al trattamento dei rifiuti, sulla base di un'apprezzabile collaborazione tra l'Istituto superiore di sanità e il Sistema nazionale di protezione ambientale. Gli interventi sul ciclo dei rifiuti sono, invece, in buona parte derivati da ordinanze delle singole Regioni, di natura derogatoria rispetto a regole vigenti, a cui va associata una circolare del Ministero dell'ambiente che ha suggerito alle Regioni stesse l'uso di ordinanze, ai sensi dell'articolo 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (codice dell'ambiente). L'emergenza sanitaria non ha aumentato in maniera decisiva la produzione di rifiuti in generale; anzi, come diceva il senatore Ferrazzi, l'ha diminuita a causa del minor consumo di beni durante la fase di blocco e, semmai, i provvedimenti assunti hanno dato risposta alla percezione di deficit strutturali del sistema impiantistico nazionale, che nella fase dell'emergenza hanno acuito gli effetti della carenza di possibili destinazioni per specifiche tipologie di rifiuti, attualmente non gestite sul territorio nazionale per l'assenza di una specifica dotazione impiantistica ovvero di una filiera economica di trattamento della materia, correttamente costruita. La temporanea criticità derivante dalla chiusura di alcuni mercati esteri non segnala un'emergenza, bensì la circostanza che allo stato vi sono alcune esportazioni di rifiuti razionali in una logica di mercato globale e altre, invece, frutto della mancanza di impianti dedicati o conseguenti raccolta di rifiuto scadente: ciò rende necessario, in prospettiva, anche a breve e medio termine, creare le condizioni normative ed economiche per investimenti in innovazione ambientale compatibile. L'emergenza sanitaria non ha prodotto interruzioni e alterazioni significative nella gestione dei rifiuti: le imprese e i lavoratori del settore, nonostante alcune fasi di difficoltà determinate dalla necessità di approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale, hanno concorso a consentire il mantenimento di una risposta adeguata al servizio. Va apprezzato l'orientamento tendente a non proclamare alcuno stato di eccezione, mantenendo, invece, indicazioni coerenti con le norme vigenti per la classificazione dei rifiuti e riconducendo ad esso le esigenze della fase emergenziale anche in considerazione di quanto sinora noto scientificamente sulla limitata persistenza del virus sulle superfici. L'ISPRA ha costantemente informato e aggiornato in tal senso gli enti locali. L'emergenza epidemiologica ha generato effetti - ed è destinata a generarne - sulla produzione dei rifiuti, con conseguenze sulla loro gestione che riguardano sia la produzione generale sia quella derivante dall'uso di specifici prodotti destinati al contenimento del contagio. A questo proposito, i temi rilevanti riguardano l'uso di materiali indotti dalla necessità di contenimento del contagio stesso, suscettibili di produrre un aumento nella produzione di rifiuti e fenomeni di abbandono diffuso: faccio riferimento all'uso delle mascherine facciali e dei guanti, ma anche dei materiali "usa e getta" nel commercio, nella ristorazione e nel confezionamento dei prodotti alimentari. Come sottolineava la senatrice Nugnes, spesso e volentieri questi materiali "usa e getta" sono inutili ai fini del contenimento del contagio. Nell'ambito dell'emergenza epidemiologica, tra le azioni volte al contenimento è risultato ampiamente diffuso l'utilizzo di mascherine facciali di vario tipo e di guanti, anche nelle azioni quotidiane non direttamente collegate ad attività lavorative. Le disposizioni in materia sono state plurime, provenienti da fonti statali, regionali o locali con specifiche ordinanze che si sono evolute nel tempo ma, sottolineo, alcune volte anche contraddette tra di loro. Un secondo tema rilevante riguarda gli scenari della produzione di rifiuti determinata nelle fasi di nuova normalità, dopo l'emergenza epidemiologica, con particolare riguardo ai rifiuti solidi urbani e ai rifiuti sanitari. Vi sono poi questioni correlate di cui la Commissione d'inchiesta ha ritenuto di occuparsi: si tratta dell'impatto ambientale di forme di sanificazione diffusa, del trattamento delle acque reflue e del possibile rapporto tra inquinamento atmosferico e contagio. La Commissione ha acquisito dagli interlocutori individuati durante l'inchiesta, in particolare - per quanto riguarda i presupposti scientifici - dall'Istituto superiore di sanità, dal Ministero della salute e dall'ISPRA, le evidenze necessarie a fornire alcune raccomandazioni, sulla base di quanto finora noto, circa l'evoluzione del contagio, le valutazioni devono distinguere gli effetti legati alla prima fase dell'emergenza dagli effetti di medio periodo conseguenti al superamento dei picchi di contagio e di necessità di cura e legati al potenziale emergere di nuove criticità economiche e ambientali.