[pronunce]

che, invece, qualora sia imputata la madre di un figlio gravemente ammalato, con lei convivente, l'auspicata previsione della possibilità per la madre in vinculis di ottenere la misura degli arresti domiciliari non costituirebbe l'unico mezzo per soddisfare la diversa esigenza che siano assicurate la necessaria assistenza e cura del minore, di età superiore a tre anni ma affetto da patologie invalidanti, in quanto esse ben potrebbero essere apprestate da altri familiari, o da altre strutture assistenziali, non potendosi a priori ritenere il loro intervento infungibile rispetto alla presenza del genitore detenuto; che, ad avviso della difesa erariale, inoltre, non si potrebbe ragionevolmente sostenere che l'affidamento, a soggetti diversi dalla madre, dell'assistenza e cura di un minore affetto da patologie gravemente invalidanti sia di per sé lesivo del diritto alla salute del soggetto disabile e, per ciò stesso, incompatibile con l'art. 3 della Costituzione. Considerato che il Tribunale di Catanzaro, sezione del riesame, dubita, in riferimento agli articoli 3 e 32 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'articolo 275, comma 4, del codice di procedura penale, «nella parte in cui non prevede che non può essere disposta la custodia cautelare in carcere quando imputata sia la madre di un figlio minore invalido al 100%, con lei convivente, che necessiti della costante presenza della madre»; che, ad avviso del rimettente, la norma censurata si porrebbe in violazione dell'art. 3 Cost.: a) trattando in modo difforme situazioni familiari analoghe ed equiparabili tra loro, quali sarebbero quella della madre di un figlio minore di anni tre, all'epoca dell'ordinanza di rimessione: limite poi portato ad anni sei con la legge 21 aprile 2011, n. 62 (Modifiche al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e altre disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori) e quella della madre di un figlio disabile e totalmente incapace di provvedere da solo anche alle più elementari esigenze, il quale avrebbe necessità di essere assistito dalla madre come un bambino di età inferiore a tre anni; b) non prendendo in considerazione la condizione del figlio minore gravemente invalido e, dunque, introducendo in modo ingiustificato e irragionevole un trattamento peggiore nei confronti dell'indagata, madre di figli minori conviventi che, pur di età superiore ai tre anni (oggi a sei anni), siano affetti da handicap invalidanti tali da impedir loro di adempiere alle più elementari esigenze di vita, al pari del soggetto rientrante nei suddetti limiti di età; c) prevedendo «un sistema rigido che preclude al giudice, ai fini della concessione della misura cautelare della detenzione domiciliare, di valutare la consistenza delle condizioni necessarie per un'effettiva assistenza psico-fisica da parte della madre indagata, nei confronti del figlio minore portatore di handicap accertato come totalmente invalidante»; che, inoltre, la detta norma si porrebbe in violazione dell'art. 32 Cost., in quanto la salute psico-fisica del figlio portatore di handicap «può essere notevolmente pregiudicata dall'assenza della madre, ristretta in regime cautelare carcerario, e dalla mancanza di cure da parte di questa, non essendo indifferente per il disabile grave, a qualsiasi età, che le cure e l'assistenza siano prestate da persone diverse dal genitore»; che, con sentenza di questa Corte adottata contestualmente alla pronuncia del presente provvedimento, è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 275, comma 3, secondo periodo, cod. proc. pen. , come modificato dall'art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all'art. 74 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresì, l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, da cui risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure; che, a seguito della menzionata sentenza, la presunzione assoluta - secondo la quale, in presenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti contemplati dalla norma censurata e, segnatamente, per quanto qui rileva, in ordine al delitto di cui all'art. 74 del d.P.R. n. 309 del 1990, unica misura applicabile era la custodia cautelare in carcere, salvo che fossero acquisiti elementi idonei a dimostrare l'insussistenza di esigenze cautelari - è venuta meno, essendo stata restituita al giudice la possibilità di valutare elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure; che, pertanto, va disposta la restituzione degli atti al rimettente Tribunale di Catanzaro, sezione del riesame, affinché proceda a nuova valutazione della rilevanza della questione, alla luce delle statuizioni contenute nella sentenza citata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Catanzaro, sezione per il riesame. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 luglio 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI