[ddlpres]

Conversione in legge del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione. Onorevoli Senatori. – La norma di cui all'articolo 1 è finalizzata a sostenere le piccole e medie imprese che, a causa di ritardi nel pagamento dei crediti da esse vantati nei confronti di pubbliche amministrazioni, abbiano incontrato difficoltà nella restituzione di finanziamenti precedentemente contratti con banche o intermediari finanziari vigilati. Al fine di evitare, in tali casi, l'avvio delle azioni di recupero da parte del soggetto finanziatore – azioni che metterebbero a serio rischio la continuità aziendale, decretando, in molti casi, la « morte » di imprese che, al netto delle tensioni finanziarie connesse all'incaglio dei propri crediti commerciali verso pubbliche amministrazioni, presentano buone performance sul fronte economico e produttivo –, la norma delinea un intervento di garanzia, realizzato mediante l'istituzione di una sezione speciale del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (PMI), che mira a superare, nelle more del pagamento dei crediti da parte della pubblica amministrazione, le difficoltà finanziarie dell'impresa. Il presupposto per l'accesso all'intervento pubblico è rappresentato, dunque, dalla sussistenza di una situazione di difficoltà nel rimborso di un precedente finanziamento da parte della PMI beneficiaria (certificato dalla classificazione del medesimo finanziamento in termini di « inadempienza probabile » nella Centrale dei rischi tenuta dalla Banca d'Italia) e l'esistenza di crediti incagliati dell'impresa verso una pubblica amministrazione. In tali casi, la sezione speciale del Fondo di garanzia interviene per rilasciare una garanzia al soggetto, banca o intermediario finanziario, che ha erogato il prestito per il quale l'impresa ha incontrato difficoltà di restituzione. In considerazione del fatto che il fine ultimo della norma è quello di assicurare continuità operativa a imprese valide e con prospettive di sviluppo, la concessione della garanzia della sezione speciale è condizionata alla sottoscrizione, tra banca (o intermediario) e PMI beneficiaria, di un piano di rientro del debito, con il quale vengono rinegoziate tra le parti le condizioni, soprattutto per quanto attiene alla durata, del precedente finanziamento. L'avvenuto pagamento del credito da parte della pubblica amministrazione determina la decadenza della garanzia, essendo la banca rientrata della propria esposizione. Viceversa, nel caso in cui la PMI beneficiaria non riuscirà a onorare gli impegni assunti con il piano di rientro, a seguito del mancato pagamento delle rate del finanziamento, la banca (o intermediario) avrà titolo per escutere la garanzia della sezione speciale. A fronte del rilascio della garanzia, è previsto che la banca (o intermediario) versi alla sezione speciale un premio, determinato sulla base di valori di mercato. Considerato che anche la banca, e non solo l'impresa, riceve un vantaggio dall'intervento de quo , è previsto che buona parte del premio di garanzia versato alla sezione speciale (3/4) resti a carico della stessa banca. Infine, la norma rinvia a un successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, la definizione, anche in deroga alle vigenti condizioni di ammissibilità e disposizioni di carattere generale del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, delle modalità, misura, condizioni e limiti di concessione, escussione e liquidazione della garanzia della sezione speciale, nonché la disciplina dei casi di revoca della stessa. In ogni caso, l'efficacia delle disposizioni è condizionata alla preventiva notificazione alla Commissione europea, ai sensi dell'articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. La norma di cui all'articolo 2, che fissa la restituzione del finanziamento di cui al decreto-legge n. 50 del 2017 nel termine di trenta giorni dall'intervenuta efficacia del trasferimento dei compendi aziendali facenti capo ad Alitalia Spa in amministrazione straordinaria, si rende necessaria in ragione dei tempi richiesti per il compimento della procedura di cessione e dell'effettivo trasferimento dei complessi aziendali ed è dettata dall'esigenza di scongiurare qualunque soluzione di continuità nel funzionamento di tutti i servizi da essa gestiti. In particolare, la disciplina introdotta mira a garantire in modo più efficace l'adempimento delle obbligazioni di trasporto, assunte dall'amministrazione straordinaria, per garantire il servizio di trasporto aereo senza soluzione di continuità, nonché a consentire la definizione e il perseguimento del programma della procedura di amministrazione straordinaria fino all'effettivo trasferimento dei complessi aziendali. Conseguentemente, al comma 2 è prevista l'abrogazione del terzo periodo del comma 2 dell'articolo 12 del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148. Con riguardo all'articolo 3, la disposizione proposta intende abrogare l'articolo 15 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151, il quale ha previsto che, a partire dal 1° gennaio 2019, il libro unico del lavoro sia tenuto in modalità telematica presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, demandando ad un decreto ministeriale (ad oggi non emanato) l'individuazione delle modalità tecniche ed organizzative per l'interoperabilità, la tenuta, l'aggiornamento e la conservazione dei dati in esso contenuti. Tuttavia, l'attuazione di tale disposizione non è stata finora ritenuta utile alle attività istituzionali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dell'Ispettorato nazionale del lavoro. Peraltro essa pone in capo al Ministero un aggravio di risorse non giustificabile. Con l'articolo 4, recante modifiche al codice di procedura civile in materia di esecuzione forzata nei confronti dei soggetti creditori della pubblica amministrazione, si propone una modifica della disciplina dell'esecuzione immobiliare, cercando di agevolare il più possibile il debitore nella conservazione del bene pignorato e, altrimenti, aiutandolo a disporre del tempo necessario per la ricerca di una nuova abitazione, contemperando queste esigenze con l'interesse ad una celere e soprattutto proficua definizione della procedura esecutiva. È infatti evidente che una procedura esecutiva che, in tempi contenuti, consenta di ricavare dalla vendita del bene il miglior prezzo possibile consente il pagamento dei creditori, ma, al tempo stesso, consente al debitore di liberarsi dal suo debito; nel caso contrario e cioè se la vendita avvenga a prezzo vile, egli si vede privato inutilmente dei suoi beni. In questa prospettiva, le modifiche al procedimento di conversione del pignoramento (articolo 495) rendono al debitore più agevole l'accesso all'istituto, in quanto si riduce l'importo da versare al momento in cui viene richiesta la conversione, si prevede che la somma da versare possa essere pagata in quarantotto rate, anziché trentasei, si concede al debitore maggiore tolleranza in caso di ritardo nel pagamento (trenta giorni invece che quindici).