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Con questa misura, quindi, ci occupiamo finalmente di un settore che fino a questo momento sembrava poco considerato, ma che deve tornare a essere centrale anche e soprattutto per i lavoratori impiegati nei porti che hanno vissuto e stanno vivendo in prima persona una crisi dovuta, appunto, all'emergenza pandemica. Mi auguro però - e ci tengo a dirlo - che questo sia solo il primo segnale per la Sardegna in materia di trasporti marittimi; auspico che ci sia una maggiore attenzione di quella manifestata fino ad oggi nei confronti di questo settore, che oggettivamente è stato totalmente ignorato dai Governi che hanno preceduto quello attuale e che, tra l'altro, avevano interrotto il magistrale lavoro fatto dal presidente Gentiloni, il quale purtroppo, per la fine della legislatura, non l'ha potuto portare a termine. Auspico, ad esempio, che si possa riprendere da lì e finalmente risolvere una volta per tutte il problema della continuità territoriale; spero inoltre che la riusciremo a portare in essere anche per queste materie sinergia che abbiamo attuato per questo provvedimento. Desidero tranquillizzare i colleghi che si sono lamentati anche del provvedimento in esame, dicendo che siamo consapevoli che il lavoro da fare è ancora tanto, soprattutto per un Paese che ancora oggi si trova in piena crisi pandemica. Tuttavia, il testo in discussione costituisce sicuramente una svolta e, come dicevo, sarà seguito a breve da un secondo decreto sostegni. Con esso abbiamo raggiunto alcuni importanti traguardi per dare un effettivo e concreto sostegno a tutti coloro che, a vario titolo e in vario modo, sono stati colpiti da questa crisi, dando anche un segnale di speranza a tutti quei settori che ancora devono essere coinvolti e ai quali ovviamente assicureremo tutto il nostro impegno per far sentire che non ci siamo dimenticati di loro. Cercheremo invece di far sentire la nostra presenza e di riavviare l'Italia, che di questo ha davvero tanto bisogno. Siamo certi però che con la guida che abbiamo al Governo questi risultati riusciremo a portarli a casa. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice La Mura. Ne ha facoltà. LA MURA (Misto) . Signor Presidente, vorrei sottoporre alla sua attenzione la valutazione di improponibilità dell'emendamento 39.0.66 (testo 2) per due ragioni: estraneità alla materia e rispetto alla competenza delle Commissioni 5 a e 6 a . Quanto all'estraneità alla materia, il decreto-legge contiene disposizioni dirette ad affrontare la crisi economica generata dalla pandemia. Si tratta di misure di sostegno alle imprese e ai lavoratori; inoltre, più in particolare, non contiene alcun intervento a regime per la materia ambientale. L'emendamento approvato in Commissione modifica il codice dell'ambiente per sottrarre la posidonia spiaggiata alla disciplina dei rifiuti, così da poterla considerare risorsa. È dunque evidente che ci sia estraneità. Aggiungo che il decreto-legge ha come fondamento una situazione emergenziale, che non sussiste invece con riguardo all'emendamento 39.0.66 (testo 2), che ritengo debba essere dichiarato improponibile, pena la violazione dell'articolo 77 della Costituzione, quindi l'approvazione di un provvedimento incostituzionale, con conseguente fondato rischio di ricorso innanzi alla Corte costituzionale. Quanto all'estraneità dell'emendamento alla competenza delle Commissioni riunite 5 a e 6 a , ricordo che in 13 a Commissione è in corso l'esame dell'Atto Senato 1571, la cosiddetta legge salvamare, il cui articolo 5 si occupa proprio di questa materia. Per queste ragioni, chiedo che l'emendamento 39.0.66 (testo 2) sia dichiarato improponibile. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barbaro. Ne ha facoltà. BARBARO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, sottrarrò pochissimo tempo alla vostra attenzione, anche perché corro il rischio di sembrare ripetitivo. Quando si parla della mancata attenzione nei confronti dello sport, purtroppo bisogna ripetere sempre le stesse cose, ma non importa, perché questa materia merita il rispetto che le si deve. È un settore in crisi - lo abbiamo detto più volte - e forse più di tanti altri non è stato attenzionato come avrebbe dovuto. Anche il decreto-legge sostegni rappresenta l'ennesima occasione persa, come lo è stato il PNRR, anche perché quello che è stato affrontato in tema di sport in tale provvedimento può senza dubbio definirsi minimale. È vero, al suo interno c'è un riferimento al mondo del lavoro sportivo e di questo ovviamente siamo grati; c'è dunque un'attenzione rivolta al comparto dei lavoratori sportivi. Si tratta di un comparto di difficile affermazione sotto il profilo della fattispecie giuridica, ma ciononostante ha avuto riconoscimenti da parte dello Stato, e di questo ovviamente non possiamo che compiacerci. Si sta sempre più affermando, in tutti i provvedimenti che abbiamo esaminato nel corso di quest'anno pandemico (e non sono stati da meno sia il PNRR sia il decreto-legge sostegni), una tendenza pericolosa: sostenere sicuramente una parte importante della filiera, quella dei lavoratori, ma dimenticando quella dei datori di lavoro, delle cosiddette aziende e delle imprese che fanno parte di questo importante comparto. Dell'architrave, ossia le associazioni sportive, si parla in tutte le salse, ma non trova mai un'applicazione pratica e concreta. La battuta che viene sempre più spesso ripetuta in questi contesti è che avremo lavoratori, ma arriveremo al punto che non ci saranno più i datori di lavoro. È un'affermazione importante, che oserei definire drammatica e che si scontra con quello che sta accadendo all'interno del mondo dello sport. Abbiamo cercato di correggere questa impostazione in chiave emendativa; ci abbiamo provato in tutti i modi. Non ci resta che andare a denunciare con chiarezza, con decisione e soprattutto con orgoglio, che abbiamo provato a correggere questa impostazione, ma ci è stato detto di no. Allora è giusto che il mondo dello sport sappia a cosa è stato detto di no. Nel decreto-legge sostegni l'unico riferimento al mondo dello sport - l'ho già detto - è quello dei lavoratori, ma per quello che riguarda altri aspetti contributivi abbiamo visto un richiamo indiretto a questo mondo: ci sono stati infatti provvedimenti che riguardavano i possessori di partita IVA e, nel caso specifico, tutte le aziende che si occupano di attività sportive o di gestione di impianti sportivi sono state ricondotte al mondo delle piccole e medie imprese. Quindi c'è stato un richiamo totalmente indiretto. C'è però una grande difficoltà che si è enucleata nel provvedimento: la platea dei possibili beneficiari è stata circoscritta, perché tra i requisiti necessari per avere un'agevolazione c'era il possesso della partita IVA. Ebbene, il 90 per cento delle associazioni sportive non è in grado di avere questo requisito, e questo le ha escluse. In più, il restante 10 per cento è stato ulteriormente penalizzato, perché sono stati esclusi i ricavi istituzionali, ossia le quote di iscrizione, e il provvedimento agevolativo è stato ricondotto esclusivamente alle attività commerciali. Questo per quello che riguarda gli aspetti legati alle agevolazioni e ai ristori.