[pronunce]

che, per la specifica disciplina in esame, si è ritenuta improponibile una diretta comparazione con le regole concernenti la violenza sessuale monosoggettiva, attesa la peculiare gravità dell'offesa recata da più persone riunite, e che l'omessa previsione di un'attenuante per i «casi di minore gravità», malgrado la latitudine dei comportamenti riconducibili alla norma incriminatrice, non è stata ritenuta palesemente irragionevole, arbitraria o ingiustificata, così da determinare un contrasto con l'art. 3 Cost. (e dunque, in forza della pretesa incongruenza della pena, la violazione dell'art. 27, terzo comma, Cost.); che l'ordinanza di rimessione in esame non prospetta elementi nuovi o argomentazioni tali da indurre questa Corte a rivedere le conclusioni già espresse sulla questione sollevata; che, pertanto, detta questione deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 609-octies del codice penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, dal Tribunale di Milano, nona sezione penale, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 aprile 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 aprile 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA