[pronunce]

che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso chiedendo la dichiarazione di manifesta infondatezza della questione in quanto, in base alla giurisprudenza di questa Corte, ai fini del principio di uguaglianza, i diversi regimi previdenziali dei lavoratori dipendenti non sono paragonabili, date le loro differenti caratteristiche, e, d'altra parte, questa Corte ha altresì sempre escluso che il principio in argomento possa essere utilmente invocato allorché la disposizione assunta come tertium comparationis abbia natura di norma eccezionale, derogatoria rispetto alla regola generale desumibile dal complessivo sistema normativo di riferimento; che si è costituito in giudizio l'IPSEMA, concludendo per l'infondatezza della questione in quanto, come si desume dalle sentenze di questa Corte n. 5 del 2000 e n. 127 del 2002, la finalità della disposizione censurata è quella di concedere il beneficio in essa previsto a tutti i lavoratori dipendenti «purché in presenza del dato temporale ravvisabile nella esposizione ultradecennale all'amianto, necessariamente coniugato all'effettivo (e non ipotetico) rischio morbigeno patito dal lavoratore», mentre da quanto risulta dal d.lgs. 15 agosto 1991, n. 277 e successive modificazioni, gli addetti alla navigazione marittima sono esclusi dal rischio morbigeno derivante dall'esposizione all'amianto, proprio in considerazione dell'attività svolta, sicché non è dato riscontrare alcuna violazione del principio di uguaglianza, in quanto la mancata ricomprensione della suddetta categoria di lavoratori nell'ambito applicativo della norma di cui si tratta trova giustificazione nella diversità della loro situazione rispetto a quella di coloro che possono beneficiarne. Considerato che il Tribunale di La Spezia dubita, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto), come sostituito dall'art. 1, comma 1, del decreto-legge 5 giugno 1993, n. 169 (Disposizioni urgenti per i lavoratori del settore dell'amianto), convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1993, n. 271, «nella parte in cui – richiamando il “periodo lavorativo soggetto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall'esposizione all'amianto, gestita dall'INAIL” – esclude dalla sua sfera di applicazione il caso dei lavoratori assicurati contro gli infortuni e le malattie professionali presso enti diversi dall'INAIL (nel presente caso: l'IPSEMA – Istituto di previdenza per il settore marittimo), che abbiano versato o versino in identiche situazioni di esposizione ultradecennale all'amianto»; che successivamente all'ordinanza di rimessione è stato emanato il decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326, il cui art. 47 ha modificato l'art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992, attualmente censurato, estendendo, a certe condizioni, anche ai lavoratori non coperti dall'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali gestita dall'INAIL il beneficio previdenziale della rivalutazione del periodo di esposizione all'amianto ai fini pensionistici; che l'art. 3, comma 132, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), ha, poi, integrato la disciplina introdotta dal menzionato art. 47 del d.l. n. 269 del 2003, dettando ulteriori disposizioni riguardanti i benefici previdenziali previsti dall'art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992; che il successivo decreto 27 ottobre 2004 (Attuazione dell'art. 47 del d.l. 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326. Benefici previdenziali per i lavoratori esposti all'amianto), adottato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ha definito le modalità di attuazione e di raccordo delle citate disposizioni; che è, pertanto, necessario disporre la restituzione degli atti al giudice remittente perché effettui un nuovo esame dei termini della questione e della sua perdurante rilevanza alla luce dei sopravvenuti atti normativi e regolamentari.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale di La Spezia. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 giugno 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'1 luglio 2005. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA