[pronunce]

L'avere, inoltre, la Corte di assise di appello omesso di divulgare le esigenze processuali su cui si fondava la richiesta di esibizione, renderebbe carente la esplicitazione dei motivi della propria richiesta e delle connesse ragioni delle doglianze espresse attraverso l'atto di conflitto: con conseguente inammissibilità anche per un ulteriore profilo, rappresentato dal «difetto di (motivazione e prova) della causa petendi». Quest'ultimo profilo si collegherebbe alla eccezione di inammissibilità riguardante la carenza di descrizione dei fatti rilevanti per il conflitto, atteso che «la ricorrente: a) non ha riferito come il problema dell'utilità dell'acquisizione della documentazione in possesso del Comitato si fosse posto innanzi al giudice di primo grado; b) non ha descritto le ragioni della sopravvenuta necessità di un'acquisizione in grado di appello addirittura a mezzo di un conflitto di attribuzione». 3. – Il conflitto è inammissibile, anche se per ragioni solo in parte riconducibili alle eccezioni a tal proposito sollevate dalla difesa del Comitato resistente. È senz'altro corretto, anzitutto, il rilievo mosso dal Comitato a proposito dell'erroneo richiamo che l'atto di conflitto formula alla presunta opposizione «del segreto di Stato all'esibizione dei documenti consegnati a suo tempo dal M.»: e ciò perchè – come lo stesso ricorso subito dopo puntualizza – il segreto che viene qui in discorso è quello previsto dall'art. 11 della legge n. 801 del 1977, non riconducibile, in sé, alla nozione di segreto di Stato. D'altra parte, è del tutto evidente che, ove il Comitato avesse inteso sottrarsi al dovere di esibizione dei documenti richiesti deducendo – a norma dell'art. 256, comma 1, del codice di procedura penale - l'esistenza del segreto di Stato, l'autorità procedente avrebbe dovuto informarne il Presidente del Consiglio dei ministri per la relativa conferma: ciò che avrebbe determinato, in sede processuale, l'attivazione dell'iter delineato dai commi 3 e 4 dello stesso art. 256 cod. proc. pen. ; e, in sede parlamentare, l'insorgenza dell'onere di motivata informativa, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, a norma dell'art. 16 della più volte richiamata legge n. 801 del 1977. L'erroneo riferimento alla opposizione del segreto di Stato, enunciato soltanto in un passaggio – seppur significativo – dell'atto di elevazione del conflitto, è sintomatico di una evidente confusione di piani in cui è incorsa l'autorità giudiziaria confliggente; ma non induce, di per sé, alle conseguenze di inammissibilità nei termini dedotti dalla difesa del Comitato. Infatti, è vero che la mancata disamina della natura del segreto previsto dall'art. 11 della legge n. 801 del 1977 incrina non poco il fondamento logico della pretesa vulnerazione di attribuzioni dedotta a fondamento del conflitto, posto che la possibilità di radicare un conflitto di attribuzione sulla ritenuta illegittimità dell'eccezione di segretezza, deve necessariamente basarsi sulla previa disamina dei confini entro i quali quello specifico segreto può essere legittimamente opposto; ciò nondimeno, nel caso di specie, la Corte di assise di appello di Roma fonda l'essenza delle proprie doglianze sulla radicale negazione di qualsiasi profilo di segretezza. E ciò sul rilievo che, nella specie, gli atti della cui esibizione si tratta, sarebbero pervenuti al Comitato parlamentare attraverso la consegna effettuata ad opera dello stesso imputato. Proprio su quest'ultimo aspetto – la carenza di una motivazione reputata adeguata, circa le ragioni poste a base della omessa consegna dei documenti - l'autorità giudiziaria sollecita, attraverso il conflitto, una verifica circa la correttezza dell'agere del Comitato. In tal modo, però, implicitamente si devolve a questa Corte non già un sindacato circa la esistenza di un indebito esercizio delle attribuzioni spettanti all'organismo parlamentare, secondo le prerogative ad esso riconosciute in forza dei principi costituzionali; bensì un controllo, in concreto, sulla legittimità del rifiuto alla esibizione. L'autorità giudiziaria, in altri termini, non evoca una situazione di fatto riconducibile allo schema del conflitto tra poteri dello Stato, ma si limita a contestare, nel merito, la validità giuridica delle ragioni del segreto (funzionale) opposto dal Comitato resistente. Ed in effetti, non potendo sollecitare alcun tipo di annullamento di atti in ipotesi invasivi, proprio perchè si discute di una condotta omissiva; e trovandosi nella impossibilità di articolare una richiesta di non spettanza – dal momento che è innegabile il fondamento normativo del segreto opposto – il ricorso dell'organo giurisdizionale non può far altro che devolvere impropriamente, a questa Corte, un giudizio di legittimità dell'atto (negatorio) – sub specie di congruità della relativa motivazione – che è invece tipico ed esclusivo delle attribuzioni spettanti proprio agli organi giurisdizionali. Alla stregua di tali rilievi, il conflitto deve pertanto essere dichiarato inammissibile per carenza dei relativi presupposti oggettivi.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il conflitto di attribuzione proposto dalla Corte di assise di appello di Roma nei confronti del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 aprile 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 aprile 2007. Il Cancelliere F.to: MELATTI