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La competenza a qualificare il reato come ministeriale spetta in via preliminare alla procura e successivamente alla sezione reati ministeriali del tribunale ma poi, essa, deve necessariamente essere confermata dal Parlamento. Si tratta dunque di una precondizione per procedere alla valutazione circa le due esimenti speciali contenute nell'articolo 9, comma 3 della legge costituzionale n. 1 del 1989. Essendo stata la condotta posta in essere in un arco temporale compreso tra il 27 ed il 31 luglio 2019 - periodo nel quale il senatore Salvini era Ministro dell'interno - ed essendo il reato contestato chiaramente connesso alla sua funzione, si conviene con la valutazione del tribunale dei Ministri circa la natura ministeriale del reato. L'ordine impartito dal ministro Salvini di bloccare la procedura di indicazione del POS al fine di non far sbarcare i naufraghi, è connotato da evidenti violazioni di una serie di norme internazionali e nazionali: la Convenzione internazionale SOLAS (Safety of Life at Sea) per la sicurezza della vita in mare, 1974; la Convenzione internazionale SAR (Search and Rescue) sulla ricerca ed il salvataggio marittimo adottata ad Amburgo il 27 aprile 1979 (ratificata con la legge 3 aprile 1989, n. 147); la Convenzione internazionale UNCLOS (United Nation Convention on the Law of the Sea) sul diritto del mare, 1982; Il decreto del Presidente della Repubblica 28 settembre 1994, n. 662 «Regolamento di attuazione della legge 3 aprile 1989, n. 147, concernente l'adesione alla convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo»; il testo unico sull'immigrazione (decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286), che all'articolo 10- ter prevede l'immediata conduzione in struttura ricettiva per le operazioni di rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico e per l'attivazione delle istanze di protezione internazionale, escludendo qualsiasi forma di costrizione nei confronti dei migranti; il decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394 «Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero», secondo cui (articolo 23, comma 1) l'attività di prima assistenza e soccorso può essere svolta al di fuori dei centri per il tempo strettamente necessario all'avvio dei procedimenti e per l'erogazione di specifiche forme di assistenza; le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare, di cui alla risoluzione MSC 167-78 del maggio 2004; la Convenzione internazionale di Istanbul (direttiva europea 2004/83/CE; legge 73/2013), nella parte in cui prevede che le donne che subiscono violenza sessuale hanno diritto a vedersi riconoscere lo stato di rifugiate; a bordo della «Diciotti» si trovavano ben undici donne che avevano subito stupri nei campi profughi libici e che dovevano quindi essere sbarcate immediatamente; il regolamento dell'Unione europea n. 604 del 2013 (regolamento "Dublino III"), che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro di primo ingresso competente per l'esame delle domande di protezione internazionale presentate dal cittadino di un paese terzo o da un apolide; il regolamento dell'Unione europea n. 656 del 2014, recante norme per la sorveglianza delle frontiere marittime esterne nel contesto della cooperazione operativa degli Stati membri dell'Unione europea; la procedura operativa standard (SOP) 009/15 del Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto-Guardia costiera, per l'individuazione delle procedure da seguire per una rapida e tempestiva individuazione del POS nei casi in cui l'IMRCC abbia assunto il coordinamento di operazioni di soccorso, quand'anche al di fuori della SRR (Search and Rescue Region); il decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142 «Attuazione della direttiva 2013/33/UE recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, nonché della direttiva 2013/32/UE, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale»; la Legge 7 aprile 2017, n. 47 «Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati». Da tale quadro normativo emerge chiaramente l'obbligo dello Stato italiano di soccorrere le persone in pericolo in mare e di completare il coordinamento dell'evento con l'indicazione di un luogo sicuro, o (come indicato dalle linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare) di una località sulla terraferma dove le operazioni di soccorso si considerino concluse e dove: la sicurezza dei sopravvissuti non sia più minacciata; le necessità primarie siano soddisfatte (cibo, alloggio, cure mediche); il trasporto nel minor tempo possibile dei sopravvissuti nella destinazione più vicina o finale possa essere organizzato. Nell'esaminare il caso «Gregoretti» ci si è sin da subito riferiti al recentissimo precedente del caso «Diciotti», sul quale il Senato della Repubblica è stato chiamato a pronunciarsi nel corso di questa legislatura, nel febbraio del 2019. In quella circostanza, come si ricorderà, l'Aula - confermando le conclusioni addotte dal relatore Gasparri - negò l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'alloro ministro Salvini. Nella fase istruttoria del procedimento, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari aveva dapprima verificato la sussistenza della natura ministeriale del reato contestato, e, successivamente, qualificato tali azioni come necessarie per tutelare un preminente interesse dello Stato. E' evidente che i casi presentino alcune analogie, sia in fatto che in diritto: tuttavia le analogie, da sole, non sono sufficienti a giustificare il richiamo sic et simpliciter della decisione assunta dal Senato nel caso «Diciotti» come un precedente che abbia valore cogente. Le differenze, invero, sono rilevanti a tal punto da richiedere un supplemento di analisi e un diverso orientamento del Parlamento. Le differenze sono così sostanzialmente riassumibili: A) le condizioni di precarietà igienico-sanitarie dei migranti erano assolutamente note al Ministro sin dall'inizio delle operazioni di salvataggio. Come si legge nei documenti inviati dalla sezione reati ministeriali del tribunale di Catania, il 26 luglio 2019 la dottoressa Reale, appartenente al Corpo italiano di soccorso Ordine di Malta, è stata trasbordata sulla nave «Gregoretti», ove è rimasta anche nei giorni seguenti. La dottoressa Reale assunta a s.i.t. dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura di Siracusa, ha dichiarato di avere accertato tra i migranti a bordo numerosi casi (circa 30) di scabbia e sospetta tubercolosi, destinati ad aumentare per il rischio di contagio, con il passare dei giorni. Inoltre la stessa dottoressa Reale ha anche reso noto come «le condizioni igienico sanitarie in cui si trovano i 131 migranti a bordo della nave sono, in atto, scadenti, data la promiscuità nella condivisione degli spazi comuni ed in graduale peggioramento data la loro continua permanenza a bordo.