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Allora in questa ripartenza - lo dico senza polemica - il Parlamento e tutte le forze politiche quanto sono disposti a mettere in discussione convinzioni ante emergenza pandemia? Si parla di sanità e di risorse da mettere sulla sanità; certo, di più, ma quanti sono disposti a rimettere in discussione modelli di privatizzazione della sanità? Quando si parla di territori, ovviamente non parliamo di riaprire piccoli ospedali, magari con poche competenze. Stiamo parlando di una rete territoriale che necessita di un governo regionale o comunque di un governo pubblico. Quanto siamo disposti a ridiscutere modelli di darwinismo economico alla "ognun per sé e Dio per tutti" - parlo con rispetto - e modelli che esaltavano la flat tax ? Se avessimo la flat tax oggi, saremmo a discutere di risorse a disposizione dello Stato? Quando si parla del ruolo dello Stato, la differenza è tra Stato erogatore, che non ha una strategia, e uno Stato imprenditore, sostenitore, che indirizza e tiene la coesione. Queste sono le condizioni per riscrivere il nostro futuro. Su questo ci giochiamo una ripartenza e dobbiamo essere all'altezza di questo tipo di dibattito, certamente ognuno con le proprie idee, sapendo che un cambiamento non è necessario, ma è indispensabile. Con ciò ci dobbiamo misurare per rivendicare una centralità e una dignità del Parlamento, che passano anche attraverso la levatura delle nostre proposizioni. (Applausi delle senatrici Boldrini e Leone). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il Documento di economia e finanza in discussione ci restituisce l'immagine di un Paese in ginocchio. L'Italia che produce sta vivendo la sua ora più buia e noi abbiamo il dovere di darle delle risposte concrete. Lo dico alla maggioranza: siamo stanchi di conferenze stampa, stanchi di dirette Facebook, di riunioni con esperti e task force e soprattutto stufi di avanzare proposte senza essere ascoltati. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Il tempo è scaduto ed è necessario dare risposte concrete agli italiani subito. Il presidente Conte continua a ripetere, forse per auto convincersene, che rifarebbe esattamente tutto ciò che ha fatto e allora credo sia giusto dire con chiarezza, senza dover temere per questo di essere accusata di scarso senso di unità nazionale, che ciò che a cui abbiamo assistito è stata una lunga sequenza di decisioni prese con estremo ritardo, che ci hanno portato a dove siamo. Il Governo è stato ed è in ritardo praticamente su tutto; in ritardo nel riconoscere la gravità dell'emergenza sanitaria; in ritardo sull'approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale, le famose mascherine; in ritardo sui tamponi; in ritardo nell'avviare il lockdown e nel decidere di porvi fine; in ritardo nel rispondere alla grave crisi economica in corso e financo in ritardo sul decreto che aspettiamo ormai da un mese. Forse Palazzo Chigi è troppo impegnato nell'interpretazione autentica della parola «congiunti» per accorgersi che centinaia di migliaia di attività rischiano di chiudere i battenti. Il DEF fotografa un PIL che crolla dell'8 per cento e la disoccupazione che cresce di oltre due percentuali. Queste stime appaiono addirittura ottimistiche, se confrontate con quelle dell'Ufficio parlamentare di bilancio, che prevede un crollo del PIL del 15 per cento, e con quelle del Fondo monetario internazionale, che stima un aumento del 3 per cento della disoccupazione. Ma non servono più nemmeno i dati numerici per comprendere in quest'Aula che ciascuno di noi rappresenta un popolo duramente provato, che quotidianamente ci grida il suo dolore. Avete chiesto agli italiani di restare chiusi in casa e loro hanno rispettato le regole mostrando senso delle istituzioni e amor patrio. Lo hanno fatto seppur al prezzo di enormi sacrifici, mentre sulle nostre coste, sulle coste siciliane in particolare, hanno continuato a sbarcare navi di immigrati. Avete chiesto agli italiani non solo di allontanarsi dai propri affetti, ma anche di chiudere negozi, attività e imprese. Avete fatto multare in modo severo i pochi trasgressori delle regole e intanto, con la scusa del coronavirus, il ministro della giustizia Bonafede ha permesso che uscissero dal carcere diversi boss mafiosi. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . È così! È surreale e scandaloso, se pensiamo che la mafia, e in genere la criminalità organizzata, proprio in periodi di crisi specula ancora di più sulla povera gente. In contesti come questo, si moltiplicano fenomeni come quelli dell'usura e delle offerte predatorie per attività che, pur di tirare a campare, si è costretti a svendere. LICHERI (M5S) . Ma dai! GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Nel suo ennesimo night show il presidente Conte ha comunicato alla Nazione la proroga della chiusura di molte attività di impresa per tutto il mese di maggio. Ciò equivale a scrivere una loro condanna a morte. Del decreto di marzo gli italiani hanno visto poco o nulla; quasi un milione di lavoratori autonomi sta ancora aspettando il bonus da 600 euro. Partite IVA e liberi professionisti sono stati umiliati: chi ha ricevuto qualcosa ha percepito meno dei beneficiari del reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Il bonus di aprile non è ancora arrivato e per maggio si pensa addirittura di ridurre ulteriormente la platea dei beneficiari. Ma questo non lo dite. Lo stesso discorso vale per la cassa integrazione in deroga che non arriva e che ha lasciato scoperte diverse categorie di lavoratori. Anche il cosiddetto decreto liquidità, che il Governo avrebbe dovuto chiamare invece "decreto prestiti da restituire con gli interessi", è un flop : doveva agevolare il rilascio di prestiti da parte delle banche alle imprese, ma si è rivelato un buco nell'acqua. Perfino i finanziamenti fino a 25.000 euro sono stati ostacolati - e lo sono tuttora - da procedure lunghe e complesse. L'istruttoria, che secondo le promesse del Governo sarebbe stata semplice e veloce, è praticamente quella ordinaria. (Commenti dal Gruppo M5S). Capisco che i colleghi sono un po' dispiaciuti per quello che dico, ma lo devo dire. Decine di documenti sono richiesti sulla situazione contabile; eppure, si capisce che le aziende in realtà sono quelle che già vivevano una situazione di difficoltà che si è acuita con la crisi in atto, e quindi è paradossale. Piccoli imprenditori armati di buona volontà sono stati paralizzati dalle pastoie burocratiche; lo Stato li sta umiliando obbligandoli a fare la questua. Questo è inaccettabile, per cui non voglio girarci intorno: servono soldi adesso, direttamente sul conto corrente delle aziende, attraverso compensazioni fiscali. Serve garantire liquidità alle imprese, che non devono essere costrette a passare dalle banche. Solo con questo obiettivo la richiesta di un ulteriore scostamento di bilancio può essere accolta. Lo diciamo da quando è iniziata l'emergenza, ma solo ora il ministro Patuanelli ha iniziato a parlare di risorse a fondo perduto. Sia chiaro un concetto: quelle risorse serviranno a far ripartire la nostra economia;