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Noi abbiamo Forze di polizia tra le più professionali e le stiamo mortificando perché ne stiamo facendo dei terminali di sistemi complessi di captazione. Stiamo facendo perdere loro il gusto e la cultura delle indagini per combattere un fenomeno che sicuramente va contrastato, ma che non credo abbia un giro di affari di 100 miliardi come quello della criminalità organizzata e dello spaccio di sostanze stupefacenti. È proprio lì che devono essere impegnati gli uomini, le risorse e le tecnologie. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Lasciamo che gli investigatori svolgano il loro ruolo, compiendo le indagini sui reati contro la pubblica amministrazione. C'è un'altra questione. Questo Governo diventa insensibile e si mette di traverso a un orientamento giurisprudenziale che è stato consacrato non un anno fa, ma poche settimane fa dalle sezioni unite della Corte di cassazione, secondo cui non sono utilizzabili per le indagini intercettazioni autorizzate per reati diversi da quelli per i quali si procede. Voi scrivete una norma aprendo completamente la possibilità di utilizzare tutte le intercettazioni, senza motivazione e giustificazione e senza indicare i luoghi e le modalità, anche per reati diversi da quelli per cui sono state autorizzate, estendendo di fatto le ipotesi contemplate nell'ordinamento - oggi limitate dal comma 2- bis dell'articolo 266 del codice di procedura penale - a tutte quelle di cui al comma 1 del medesimo articolo. Questo non è uno Stato di diritto, ma diventa uno Stato di polizia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Se per combattere la corruzione dobbiamo trasformare il nostro Paese in uno Stato di polizia, facciamo uno Stato dittatoriale, se non volete correre il rischio della prescrizione, ma non imbavagliate gli italiani, mortificandoli nei loro sentimenti e affetti. Dobbiamo combattere la mafia e la droga con tutte le nostre risorse ed energie, ma non nella maniera con cui voi avete portato avanti il vostro intento. Il provvedimento in esame è incostituzionale e mi meraviglio che il Governo, che è attento, non batta ciglio di fronte agli allarmi che arrivano: «Procure impreparate: rinviare la nuova norma sulle intercettazioni»; «Riforma giustizia, gli avvocati: un disastro»; «Giustizia, sì al tavolo tecnico» ma dopo che abbiamo approvato la riforma; «Grande fratello (...). Spiano i nostri cellulari»; «Grande fratello di Stato (...) tutti spiati senza controllo»; «Intercettazioni, il Cnf avvisa: "Vanno tutelati i colloqui tra avvocato e assistito»; «Intercettazioni, il Csm chiede tre mesi in più»; «Le nuove intercettazioni non sono sicure». Insomma, queste cose le leggete? Con chi vi confrontate, voi del Ministero? Vi confrontate con gli esperti di questa materia o vi confrontate tra voi, come se steste giocando a briscola? Qui stiamo parlando di diritti essenziali e tutelabili dallo Stato e dalla Costituzione. Ponete attenzione perché, anche se questo decreto-legge dovesse essere approvato, sono convinto che ci sarà un'ulteriore proroga, perché le procure sono impreparate e non c'è personale. Lo abbiamo ascoltato dal Ministro della giustizia, in occasione della inaugurazione dell'anno giudiziario: sono state programmate 2.500 assunzioni, ma nei prossimi tre anni, mentre questa riforma entra in vigore fra poche settimane. Le procure sono impreparate, non hanno le tecnologie, per non parlare dei metodi e dei luoghi in cui dette intercettazioni vengono conservate. Mi avvio alla conclusione, Presidente. Mi rivolgo ai rappresentanti del Governo: invece di riunirvi per fare leggi raffazzonate e irrazionali, date risposte ai territori. Ho presentato un'interrogazione parlamentare sulla cittadella della giustizia di Taranto e ho sollecitato il Ministro: sono settimane che cerco di contattare il Capo di gabinetto, senza risultato. In occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario a Lecce ho parlato con il rappresentante del Ministero, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Sono quelle le riforme delle quali il Paese sente il bisogno. Per tutte queste motivazioni e per la violazione della Costituzione e delle convenzioni internazionali, noi vi chiediamo di riflettere: modificate e ritirate il decreto-legge in esame; fatene uno che proroghi l'entrata in vigore di questi articoli al 31 dicembre 2020 e fate la riforma del processo penale, se siete capaci, perché è in quella sede che dovete inserire siffatte norme. Non mettete una cappa alla libertà dei cittadini, perché il nostro Paese è stato sempre la culla del diritto e voi lo state trasformando nella bara del diritto. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Urraro per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la riforma delle intercettazioni, pur approvata nel 2017, non è mai diventata efficace, per effetto di ben tre rinvii. A pochissimi giorni dall'entrata in vigore, assistiamo a modifiche di contenuto che si vogliono approvare con urgenza attraverso un decreto-legge, ma, contemporaneamente, nel testo si prevede di rinviarne di altri due mesi l'applicazione. Non è chiaro dove siano i requisiti per la decretazione di urgenza e come possa essere ammissibile intervenire con decreto-legge in una materia delicata come quella delle intercettazioni. La decorrenza della fattispecie è legata a un termine che potrebbe apparire in contraddizione con i requisiti di necessità e urgenza imposti dalla Costituzione per i decreti-legge, almeno per una parte della dottrina. Il testo del disegno di legge reca rilevanti aporie di carattere costituzionale, oltre che logico: esso accomuna, infatti, sotto lo stesso trattamento giuridico, che si caratterizza per essere irragionevolmente penalizzante, strumenti tecnici diversi come le intercettazioni di conversazioni e l'acquisizione dei tabulati telefonici. L'articolo 2 dispone, mediante modifica al comma 2- bis dell'articolo 266, che le attività di intercettazione ambientale mediante utilizzo del trojan , già consentite per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, per effetto della legge n. 3 del 2019, siano riferite anche ai delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione. In tale norma si palesa chiaramente la violazione degli articoli 3 e 25 della Costituzione. Le modifiche recate all'articolo 267 del codice di procedura penale sono volte, da un lato, a estendere ai delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione la disciplina derogatoria prevista in materia di criminalità organizzata. In particolare, l'intento espresso dal legislatore nel 2017 era quello di escludere i delitti contro la pubblica amministrazione da quelli per i quali fosse necessario indicare «i luoghi e il tempo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono». Ora, invece, si realizza un triplice regime, che risulta veramente dissociato con la premessa della summa divisio cronologica tra procedimenti penali iscritti prima e dopo il 1° marzo 2020.