[pronunce]

Quanto all'assunta incompatibilità con il diritto di effettività alla tutela giurisdizionale in sede esecutiva, la difesa dello Stato sottolinea che le norme censurate hanno determinato solo una sospensione temporanea, dovuta a ragioni eccezionali, dell'esecutività dei provvedimenti di sfratto, peraltro volta progressivamente a cessare entro la data del 31 dicembre 2021.1.- Con ordinanza depositata il 24 aprile 2021, iscritta al n. 107 del registro ordinanze 2021, il Tribunale ordinario di Trieste, in funzione di giudice dell'esecuzione, - adito con ricorso, ai sensi dell'art. 610 del codice di procedura civile, dall'esecutante a fronte del rifiuto dell'ufficiale giudiziario di notificare il preavviso di rilascio in una procedura fondata su un'ordinanza di convalida di sfratto per morosità adottata in data 25 gennaio 2021 - ha sollevato questioni di legittimità costituzionale: a) dell'art. 103, comma 6, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 24 aprile 2020, n. 27, per cui «[l]'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, è sospesa fino al 30 giugno 2020»; b) dell'art. 17-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 17 luglio 2020, n. 77, che proroga la suddetta sospensione sino alla data del 31 dicembre 2020; c) dell'art. 13, comma 13, del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, recante «Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi, di realizzazione di collegamenti digitali, di esecuzione della decisione (UE, EURATOM) 2020/2053 del Consiglio, del 14 dicembre 2020, nonché in materia di recesso del Regno Unito dall'Unione europea», convertito, con modificazioni, nella legge 26 febbraio 2021, n. 21, che ha ulteriormente prorogato tale sospensione sino alla data del 30 giugno 2021. Il giudice rimettente dubita, in primo luogo, della compatibilità dell'art. 13, comma 13, del d.l. n. 183 del 2020, come convertito, con l'art. 77 della Costituzione per carenza dei presupposti di necessità ed urgenza, venendo in rilievo situazioni di morosità non correlate sul piano causale alla pandemia da COVID-19. Assume, inoltre, un contrasto delle disposizioni censurate con l'art. 3 Cost. per intrinseca contraddittorietà poiché la sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio per morosità è disposta in generale, senza alcuna possibile valutazione né della correlazione causale dell'inadempimento con l'emergenza pandemica, né degli effetti socio-economici di tale emergenza. Secondo il giudice a quo le disposizioni indicate si porrebbero, inoltre, in conflitto con l'art. 42 Cost., laddove le stesse, anche per effetto delle proroghe, finirebbero per costituire una sorta di espropriazione in senso sostanziale senza indennizzo, in contrasto anche con la tutela del risparmio nel settore immobiliare riconosciuta dall'art. 47, secondo comma, Cost. Il giudice rimettente dubita altresì della compatibilità delle norme censurate con l'art. 24, primo comma, Cost., poiché il diritto del creditore di soddisfarsi in sede esecutiva è parte essenziale della tutela giurisdizionale dei diritti. Il giudice a quo censura, infine, le stesse disposizioni per contrasto con l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, e all'art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU, firmato a Parigi il 20 marzo 1952. In particolare le previsioni oggetto del presente giudizio, specie a seguito delle proroghe via via disposte, per un verso, inciderebbero negativamente sulla ragionevole durata del processo, garanzia estesa da tempo dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo anche alle procedure esecutive e, per un altro, violerebbero il diritto di proprietà del locatore. 2.- Con ordinanza depositata il 3 giugno 2021, iscritta al n. 125 del registro ordinanze 2021, il Tribunale ordinario di Savona, in funzione di giudice dell'esecuzione, - adito con reclamo a fronte del rifiuto dell'ufficiale giudiziario di dare corso all'esecuzione, con la notifica del preavviso di cui all'art. 608 cod. proc. civ. , di un'ordinanza di convalida di sfratto, rifiuto motivato dalla sospensione ex lege dei provvedimenti di rilascio - ha sollevato questioni di legittimità costituzionale: a) dell'art. 103, comma 6, del d.l. n. 18 del 2020, come convertito; b) dell'art. 13, comma 13, del d.l. n. 183 del 2020, come convertito; c) dell'art. 40-quater del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41 (Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 21 maggio 2021, n. 69. Il giudice a quo dubita, in primo luogo, della compatibilità delle norme censurate con l'art. 3 Cost., in quanto le stesse dispongono un differimento generalizzato dell'esecuzione dei provvedimenti di sfratto per morosità, senza che assuma rilievo la correlazione dell'inadempimento del conduttore con la pandemia e senza consentire all'autorità giudiziaria una comparazione delle rispettive condizioni economiche delle parti. Sotto quest'ultimo profilo, la mancata considerazione della possibile debolezza sul piano economico del locatore - attestata nella fattispecie concreta dall'ammissione dell'esecutante al beneficio del patrocinio a spese dello Stato - ridonderebbe in una violazione dell'art. 3, secondo comma, Cost. Inoltre il Tribunale di Savona dubita della compatibilità delle disposizioni censurate con gli artt. 41, 42 e 117 Cost., nonché con l'art. 1 Prot. addiz. CEDU, perché le stesse procrastinano, senza alcuna misura efficace in favore del locatore, una situazione nella quale quest'ultimo è privato della disponibilità del proprio immobile senza poter neppure recuperare ex post i canoni dovuti, attese le relative difficoltà secondo la comune esperienza.