[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 26, ultimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), 58, primo comma e secondo periodo del secondo comma, e 60, primo comma, lettere c) ed e), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), promosso con ordinanza del 18 luglio 2005 dalla Commissione tributaria provinciale di Genova nel giudizio tributario vertente tra Ornella Capra, la s.p.a. Gest Line ed altri, iscritta al n. 587 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 52, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 3 maggio 2006 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che, nel corso di un giudizio tributario – nel quale una contribuente aveva impugnato alcune cartelle di pagamento per IRPEF e TOSAP – promosso nei confronti del Comune di Genova, della Agenzia delle entrate-Ufficio di Genova e della s.p.a. Gest Line, concessionaria del servizio per la riscossione dei tributi, la Commissione tributaria provinciale di Genova, con ordinanza depositata il 18 luglio 2005, ha sollevato, in riferimento agli artt. 1, 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità degli articoli 58, primo e secondo comma (recte: primo comma e secondo periodo del secondo comma), e 60, primo comma, lettere c) ed e), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), nella parte in cui regolano le modalità delle notificazioni in materia tributaria nei confronti dei cittadini residenti all'estero (recte: delle predette disposizioni del d.P.R. n. 600 del 1973 in combinato disposto con l'articolo 26, ultimo comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, recante «Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito»); che la Commissione rimettente premette, in punto di fatto: a) che la contribuente chiede la dichiarazione di nullità della notificazione delle cartelle esattoriali impugnate e di prescrizione dei crediti vantati dagli enti convenuti; b) che la stessa contribuente deduce di essere residente negli Stati Uniti d'America, di essere iscritta nell'anagrafe dei cittadini italiani residenti all'estero (AIRE) del Comune di Genova e di aver appreso casualmente, in mancanza di notificazioni od altri avvisi, che, a causa dei debiti tributari risultanti dalle predette cartelle, pendeva procedimento di esecuzione forzata su un immobile di sua proprietà sito in Genova, e che «le notificazioni di legge» erano state eseguite presso un immobile in Genova, da lei precedentemente alienato sin dal 1992; c) che la notificazione delle cartelle impugnate era stata eseguita nell'«ultima residenza» della contribuente nel territorio dello Stato «da tempo venuta meno addirittura con la alienazione dell'immobile di cui si tratta»; d) che tale notificazione si era risolta «in un mero deposito alla Casa Comunale non seguito nemmeno dalla spedizione di un avviso con lettera raccomandata» e, pertanto, le cartelle non erano di fatto pervenute a conoscenza della destinataria; che la stessa rimettente premette, in punto di diritto: a) che le modalità di notificazione delle cartelle seguite nella specie «appaiono conformi» alle norme «che disciplinano le notificazioni in materia tributaria al cittadino residente all'estero»; b) che, tuttavia, è dubbia la conformità di tali norme a Costituzione; c) che analoghe questioni di legittimità costituzionale sono già state sollevate davanti alla Corte costituzionale e da questa decise nel senso della manifesta inammissibilità, con le ordinanze numeri 242 e 417 del 2001; d) che in particolare, con quest'ultima pronuncia, la Corte avrebbe dichiarato la questione manifestamente inammissibile, perché proposta in esclusivo riferimento all'art. 60, primo comma, lettera f), dello stesso d.P.R. n. 600 del 1973, mentre le norme regolanti le modalità delle notificazioni in materia tributaria nei confronti dei cittadini residenti all'estero vanno individuate negli artt. 58, primo e secondo comma, e 60, primo comma, lettere c) ed e), del d.P.R. n. 600 del 1973; che, ad avviso del giudice a quo, tali norme violerebbero: a) l'art. 24 Cost., perché non assicurerebbero l'effettiva conoscenza dell'atto al destinatario della notificazione e, quindi, pregiudicherebbero l'esercizio del suo diritto di difesa; b) l'art. 3 Cost., per l'irragionevole disparità di trattamento che determinerebbero tra i cittadini destinatari di notificazioni residenti all'estero con residenza conoscibile in base alle risultanze anagrafiche – come nella specie, in cui la residenza all'estero della contribuente era «giuridicamente ben not[a] all'Amministrazione» o comunque conoscibile mediante «le opportune ricerche anagrafiche» –, in quanto solo per i destinatari di notificazioni di atti in materia tributaria non è prevista né la notificazione dell'atto presso la residenza estera, né l'invio dell'avviso dell'avvenuto deposito dell'atto stesso nella casa comunale («o l'atto di notifica […] o quanto meno la raccomandata contenente l'avviso di avvenuto deposito»); c) il principio della sovranità popolare affermato dall'art. 1 Cost., perché sarebbero ispirate ad una concezione del contribuente come «suddito», in stato di «soggezione» rispetto alle pretese dell'amministrazione finanziaria; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'inammissibilità e, comunque, per l'infondatezza della questione; che, per la difesa erariale, la sollevata questione sarebbe inammissibile: a) in primo luogo, per insufficiente descrizione della fattispecie, perché il rimettente ha omesso di indicare sia la data di iscrizione della contribuente nell'AIRE, sia quella di notificazione delle cartelle di pagamento impugnate, con la conseguenza che tali omissioni non consentono alla Corte di verificare l'anteriorità di detta iscrizione rispetto alla notificazione delle cartelle e, quindi, la rilevanza della questione; b) in secondo luogo, per aberratio ictus, perché il giudice a quo non ha denunciato l'art. 60, primo comma, lettera f), del d.P.R. n. 600 del 1973 che, stabilendo l'inapplicabilità dell'art. 142 del codice di procedura civile (concernente la notificazione a persona non residente, né dimorante, né domiciliata nella Repubblica) alle notificazioni degli avvisi e degli altri atti in materia tributaria da notificarsi al contribuente, impedisce l'invio al contribuente residente all'estero di copia dell'atto o di una raccomandata contenente l'avviso di deposito dell'atto stesso nella casa comunale; che comunque, ad avviso della stessa difesa dello Stato, la questione sarebbe infondata: