[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 4, commi 2 e 9, 11, comma 3, 14, comma 5, 20, comma 7, e 24, comma 5, del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica), promosso con ricorso della Regione Veneto, notificato il 7-11 novembre 2016, depositato in cancelleria il 17 novembre 2016, iscritto al n. 76 del registro ricorsi 2016, e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 1, prima serie speciale, dell'anno 2017. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 18 aprile 2018 il Giudice relatore Daria de Pretis. Ritenuto che, con ricorso notificato il 7-11 novembre 2016, depositato il 17 novembre 2016 e iscritto al n. 76 del registro ricorsi del 2016, la Regione Veneto ha impugnato varie disposizioni del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica); che, con il primo motivo, la Regione censura l'illegittimità costituzionale dell'art. 4, comma 2, del d.lgs. n. 175 del 2016, sostenendo che tale norma &#8210; recante un elenco tassativo delle attività per il cui svolgimento le amministrazioni pubbliche possono, direttamente o indirettamente, costituire società e acquisire o mantenere partecipazioni in società &#8210; determinerebbe una ingiustificata compressione dell'autonomia territoriale, in quanto precluderebbe la possibilità per le regioni di utilizzare il modulo societario al fine dello svolgimento esternalizzato di altri compiti che non siano la produzione di servizi di interesse generale, la committenza, la progettazione per la realizzazione di opere pubbliche o l'autoproduzione di beni e servizi strumentali all'ente, anche dove lo strumento privatistico ne consentisse il più proficuo esercizio, con conseguente violazione degli artt. 117, quarto comma, 118 e 119 della Costituzione; che, a parere della ricorrente, il successivo comma 9 dell'art. 4 &#8210; il quale affida a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze o dell'organo di vertice dell'amministrazione partecipante, la possibilità di deliberare l'esclusione totale o parziale dell'applicazione delle disposizioni dell'art. 4 a singole società a partecipazione pubblica &#8210; si porrebbe in contrasto con il principio di leale collaborazione previsto dall'art. 120 Cost., nella misura in cui non prevede alcuna forma di intervento partecipativo delle autonomie territoriali e locali, anche quando esse siano interessate alla costituzione di società regionali ovvero alla partecipazione in società ultraregionali e statali, in deroga al regime ordinario; che la Regione lamenta inoltre che l'art. 11, comma 3, del d.lgs. n. 175 del 2016 &#8210; che attribuisce alla Presidenza del Consiglio dei ministri la potestà di stabilire, con atto meramente regolamentare, criteri attinenti alle concrete modalità di gestione delle compagini societarie partecipate da soggetti pubblici &#8210; non potendo essere sussunto nella materia «ordinamento civile» di competenza legislativa esclusiva dello Stato e afferendo invece alla materia "organizzazione e funzionamento" della Regione, violerebbe gli artt. 117, quarto comma, e 118 Cost.; che la stessa norma si porrebbe in contrasto anche con il principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost., dal momento che tale significativa incidenza sull'autonomia delle regioni avrebbe imposto la previsione di forme di coordinamento partecipativo sotto specie di intesa da parte della Conferenza Stato-regioni; che, anche ove ricondotta nella materia «coordinamento della finanza pubblica», nondimeno la norma statale sarebbe costituzionalmente illegittima per il suo contenuto puntuale e vincolante, con conseguente violazione sotto questo profilo dell'art. 117, terzo comma, Cost.; che l'ulteriore censura riguarda l'art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 175 del 2016 &#8210; norma che impedisce di effettuare operazioni di aumento del capitale sociale, di trasferimenti straordinari, di apertura di credito o di concessione di garanzie a favore delle società partecipate, nel caso in cui siano state registrate, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero siano state utilizzate riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali &#8210; che, non essendo riconducibile né alla materia «ordinamento civile» né alla materia «tutela della concorrenza», limiterebbe illegittimamente l'autonomia della Regione a determinarsi liberamente in ordine alla gestione delle proprie partecipazioni societarie, con conseguente lesione degli artt. 117, quarto comma, e 118, nonché dell'art. 119 Cost., riverberantesi anche in una compressione dell'autonomia finanziaria regionale; che, sotto altro profilo, sarebbe costituzionalmente illegittima, per violazione del principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost., la riserva &#8210; prevista nell'ultimo periodo dell'art. 14, comma 5 &#8210; in capo al Presidente del Consiglio dei ministri della potestà di autorizzare gli interventi sopra indicati, pur quando si tratti di partecipazioni regionali, senza che sia prevista forma alcuna di coordinamento o concertazione con le autonomie territoriali; che, secondo la Regione, anche l'art 20, comma 7, del d.lgs. n. 175 del 2016 &#8210; il quale prevede che, in caso di mancata adozione degli atti di razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche, prescritti dai commi da 1 a 4 dello stesso art. 20, il socio pubblico non può esercitare i diritti sociali nei confronti della società e deve procedere alla liquidazione in denaro della partecipazione &#8210; sarebbe costituzionalmente illegittimo, in quanto tale regime sanzionatorio sarebbe sproporzionato e irragionevole, con conseguente violazione degli artt. 3 e 97 Cost., riverberandosi altresì in una lesione dell'autonomia regionale in materia di organizzazione ed esercizio delle proprie funzioni garantita dagli artt. 117, quarto comma, 118 e 119 Cost.; che la norma da ultimo citata si porrebbe altresì in contraddizione con il disegno istituzionale della Repubblica italiana che attribuisce pari dignità a tutte le compagini territoriali che la costituiscono, in violazione degli artt. 5 e 114 Cost.; che, da ultimo, viene impugnato l'art. 24, comma 5, del d.lgs. n. 175 del 2016, che prevede, per il caso di omessa adozione dell'atto di ricognizione straordinaria delle partecipazioni societarie, la sanzione del divieto di esercizio dei diritti sociali e l'automatica messa in liquidazione della partecipazione societaria; che, secondo la ricorrente, tale sanzione sarebbe in primo luogo irragionevole, dal momento che, in caso di mancata adozione dell'atto ricognitivo, non sarebbe dato di capire come possano essere individuate le società per le quali debba operare il divieto di esercizio dei diritti sociali e la conseguente liquidazione della partecipazione;