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Prorogare lo stato di emergenza adesso è una decisione molto diversa, perché ci sono conoscenze approfondite sull'effettiva necessità e soprattutto sui contorni di questa pandemia che a gennaio non c'erano. Pertanto, invito veramente il Ministro a riflettere. Parlo a nome non di tutti, ma sicuramente dei miei colleghi Nugnes, De Falco e Di Marzio, insieme ai quali ho dato la fiducia a questo Governo: siamo fortemente contrari a un totale stato di emergenza fino a dicembre, ma anche ottobre, perché si tratta, di nuovo, di un pericolo possibile e probabile, ma - appunto - di un pericolo e non di una reale emergenza. Il Ministro ha menzionato anche il vaccino, su cui vorrei soffermarmi. Avendo lavorato proprio sulla piattaforma del vaccino per più di vent'anni, voglio invitarvi alla prudenza perché in realtà il vaccino per SARS-CoV-1 non è mai stato messo a punto per vari motivi: si tratta di malattie complesse e i vaccini comportano l'iperattivazione del sistema immunitario e hanno essenzialmente due criticità (mi permetto di parlare in questa modalità). La prima criticità è che non si sa quanto dura la risposta neutralizzante contro questo virus e, quindi, l'efficacia di un vaccino non è assicurata. Non mettiamoci in testa che torneremo alla normalità solo quando ci sarà il vaccino, perché non è detto che ci sarà un vaccino efficace e duraturo. Quanto alla seconda criticità, vedo con preoccupazione proclamare che a ottobre o in primavera avremo un vaccino. Non è così, per fare un vaccino efficace e sicuro ci vogliono almeno due o tre anni. Quindi, evitiamo deroghe alle regole normali di sperimentazione di fase 3. Dico questo anche con un invito a rispondere a un'interrogazione che ho presentato su questo argomento; sul sito del Ministero della salute si parla di terapia compassionevole per un vaccino, il che non ha senso perché un vaccino è un qualcosa che previene e che non cura. Oltre ai profili di sicurezza che la somministrazione di un vaccino può avere, in questo tipo di malattie esiste anche un altro tipo di reazione che si chiama antibody-dependent enhancement , che potrebbe causare maggiori pericoli a chi fa il vaccino, dando un'iperattivazione della risposta immunitaria. Dico questo per invitare a essere cauti. Io sono contentissima che dall'IRBM venga un vaccino, ma deve passare tutte le fasi di sperimentazione clinica necessarie. Occorrono due anni. A nessuno venga in mente di usarlo come terapia compassionevole, come è scritto sul sito del Ministero della salute: ciò non ha senso e ne approfitto per dirlo in questa sede. Per quanto riguarda la scuola, si tratta di un tema che dobbiamo affrontare in Parlamento. Non possiamo pensare che la scuola sia la mascherina, il banco singolo, solo la sicurezza degli allievi. In questo momento gli scienziati ci dicono che i ragazzi si infettano con grande difficoltà e, quando ciò accade, hanno delle risposte molto meno gravi di quelle degli adulti. Al contrario, è stato dimostrato che le ripercussioni psicologiche del lockdown e dell'isolamento su bimbi e adolescenti sono molto importanti. Non posso sentire Arcuri dire che a settembre produrremo 10 milioni di mascherine al giorno, con l'impiego di risorse che sarebbe molto più utile utilizzare per la costruzione di nuovi plessi scolastici, l'assunzione di nuovi insegnanti e pensare a una scuola diversa. Non voglio dire che il comitato tecnico-scientifico non sia utile - lo è - ma è poi il Parlamento che sa come deve evolvere la scuola da settembre in poi e decidere le modalità di ripresa delle attività scolastiche. Non riduciamoci a mascherine, distanziamenti e isolamenti, perché non è questa l'idea di Paese che noi, che pure abbiamo dato la fiducia a questo Governo, vogliamo sostenere. Siamo d'accordo, quindi, sulla necessità della cautela, sulla proroga delle misure di accorgimento, sui lockdown mirati, sullo spegnimento di nuovi focolai, sulla necessità di investire su un vaccino sicuro e duraturo, che sia fatto in Italia con tutte le norme di sicurezza ad esso connesse, ma l'invito è a farlo qui in Parlamento, tutti insieme, soprattutto coloro che hanno dato la fiducia a questo Governo e che non vogliono vederselo venire in Aula a dire che siamo in emergenza, che fa tutto il Governo e noi poi ratifichiamo. Vogliamo lavorare come maggioranza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Ministro, ho accolto favorevolmente quello che lei ha detto oggi nella sua relazione, anche perché ha detto cose molto importanti e qui bisogna comunque ripercorrere la storia di quanto successo, anche se solo sei mesi fa. Da quando l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato la pandemia, il Governo si è assunto la responsabilità, con una delibera del 31 gennaio nella quale indicava che c'era lo stato di emergenza. Da allora in poi, ovviamente, si sono susseguiti documenti, decreti, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, ma voglio ricordare che lo stato di emergenza non è nato per caso. Basti pensare che il decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018 (codice della Protezione civile), all'articolo 7 dispone che gli eventi emergenziali di protezione civile sono emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall'attività dell'uomo che possono essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo. Così è stato: limitati e predefiniti limiti di tempo. Oggi, signor Ministro, non si fa altro che prorogare in conformità a quanto scritto in un altro decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 giugno, all'articolo 11, dove si dice che le disposizioni del decreto si applicano alla data del 15 giugno fino al 14 luglio. Si sta facendo questo fino al 31 luglio. Nessuno ha parlato di altro, nessuno ha parlato di un'emergenza ulteriore. Su questo ovviamente il Parlamento dovrà dire la sua, ma nessuno qui ha detto che stiamo andando oltre. Lo dirà il Premier , come lei ha detto, quando verrà in Parlamento, come noi desideriamo. Poniamo intanto l'attenzione su quello che c'è e non facciamo confusione almeno su questo, visto che i cittadini ovviamente devono essere attenti a quanto sta succedendo e potrebbe esserci davvero confusione in merito a tutto quello che stiamo facendo in questo momento. Lei ha relazionato sullo stato del virus, è vero che il virus è ancora fra di noi e lo dimostrano i nuovi focolai. Io vengo dall'Emilia-Romagna, da Bologna, dove nel settore della logistica ci sono dei focolai importanti. Abbiamo visto altri focolai che si stanno espandendo in alcune attività, sappiamo che sono in corso dei monitoraggi e quindi il fatto di intervenire in emergenza per isolare questi piccoli focolai serve ovviamente ad avere dei provvedimenti adeguati. Le Regioni possono attivare ovviamente lockdown nel caso di necessità e questo è quanto si è detto nei decreti precedenti e anche quando abbiamo messo in atto l'indagine sierologica, che serve per controllare e monitorare la situazione, la presenza del virus nel nostro Paese.