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S. Giorgio di Nogaro, Torviscosa, Cervignano del Friuli (Udine). Tipologia dell'intervento. Bonifica della laguna di Marano e Grado e dei corsi d'acqua limitrofi. Perimetrazione del sito. Il sito è costituito dalle seguenti aree inquinate: a) specchio lagunare, avente una superficie di circa 1.600 ettari compresi i territori barenali; b) area compresa tra le foci dei fiumi Ausa - Corno e il canale di Marano; c) area della Darsena interna e del canale Banduzzi. Principali caratteristiche ambientali. L'inquinamento dell'area è attribuibile agli sversamenti di mercurio da parte di uno stabilimento di produzione della cellulosa, sito a Torviscosa. L'inquinamento cominciato nel 1949 con un apporto di circa 20 kg/giorno si è attenuato nel 1970 (circa 6-7 kg/giorno) per poi annullarsi nel 1984 dopo l'adozione di sistemi efficienti di recupero. Lo sversamento complessivo nell'area ammonterebbe a circa 186.000 kg, per cui l'inquinamento del sedimento sarebbe pari a circa 11,5 g/m2. Sono state effettuate in passato analisi chimiche dei sedimenti, che hanno indicato i seguenti valori di inquinamento da mercurio: 11-14 &amp;amp;amp;greco;m/g per l'area lagunare, 5-7 &amp;amp;amp;greco;m/g per l'area dei fiumi Ausa e Corno, 2-4 &amp;amp;amp;greco;m/g per l'area prospiciente il fiume Stella. Tenendo conto dell'elevata concentrazione di mercurio nei sedimenti, della neurotossicità di tale elemento anche a basse dosi se presente nella catena alimentare, della presenza in laguna di attività di ittiocoltura e molluschicoltura, si può affermare che la laguna di Grado e Marano è un'area ad elevata pericolosità sanitaria ed ambientale. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Per la bonifica delle aree è stato stimato un costo globale di circa 54,8 miliardi di lire. I costi degli interventi più urgenti ammontano a circa 28,6 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. In corso di elaborazione. Progetto di messa in sicurerza e/o bonifica. Da elaborare. LAZIO Comune - Località. Quasi tutti i comuni della provincia di Frosinone (circa 85 su 91). Tipologia dell'intervento. Messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale di discariche dismesse (attivate ai sensi dell'art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 915/1982 nell'83% dei casi e abusive per il 17%). Perimetrazione del sito. Il numero dei siti interessati dall'intervento è pari a 110. Si tratta, in genere, di discariche attivate nella seconda meta degli anni `80. La superficie totale occupata da rifiuti è pari a circa 40 ettari, con una quantità di rifiuti accumulati di circa 1.500.000 metri cubi. Nel 23% circa delle discariche sono contenuti rifiuti speciali e nel 5% di esse è stata accertata la presenza di rifiuti pericolosi. Tra queste ultime, la discarica di Selvelle (chiamata anche Montenebulone o Coste Calde), sita in agro del comune di Arpino, attualmente sotto sequestro da parte dell'Autorità giudiziaria, ha un'estensione imprecisata entro un terreno di circa 11 ettari ad elevata permeabilità. Essa contiene una quantità di rifiuti sicuramente superiore a 13.500 metri cubi, tra i quali "fusti contenenti composti chimici allo stato liquido a reazione acida e fanghi da trattamento chimico-fisico", come evidenziato da una nota preliminare del collegio peritale nominato dal magistrato inquirente; su questo sito è necessario svolgere indagini estese ed approfondite e l'operazione di messa in sicurezza e bonifica si prevede particolarmente onerosa. Poichè la caratterizzazione delle discariche è stata effettuata sulla base di sopralluoghi, senza esecuzione di indagini approfondite (scavi, carotaggi, ecc.), non si può escludere la presenza di rifiuti pericolosi in un numero superiore di siti. Principali caratteristiche ambientali. I siti di ubicazione delle discariche sono soggette, per oltre il 20%, a vincoli (idrogeologico, bellezze naturali, ecc.). I terreni risultano, per circa il 70% dei casi, a permeabilità da media ad elevata e, considerando che in almeno il 23% delle discariche non vi è alcuna impermeabilizzazione, questo sta dando luogo ad inquinamento delle falde acquifere (in molti casi poste a profondità inferiore a 10 metri), dei fiumi e dei corsi d'acqua minori oltre che del terreno. Inoltre, dalle indagini svolte, anche laddove sono presenti teli impermeabilizzanti sul fondo, essi risultano in genere inefficaci ad impedire che il percolato penetri nella falda. Infine, quasi il 40% dei siti considerati è posto ad una distanza inferiore a 300 metri dai centri abitati. La presenza diffusa di rifiuti sul territorio, la pericolosità dei rifiuti abbancati senza alcuna opera di protezione, la vulnerabilità del territorio, la vicinanza a centri ad elevata densità abitativa, inducono a ritenere lo stato di compromissione dell'area ad elevata pericolosità sanitaria ed ambientale. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Il costo complessivo dell'intervento è stimato nell'ordine di circa 35 miliardi di lire, sulla base di un programma preliminare di intervento elaborato utilizzando i dati di un indagine effettuata dall'ANPA. I costi degli interventi più urgenti ammontano a circa 20 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. Da elaborare. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Da elaborare. LIGURIA Comune - Località. Cogoleto e Arenzano (Genova). Tipologia dell'intervento. Bonifica di area industriale (Stabilimento Stoppani) e relative pertinenze soggetta ad inquinamento diffuso da cromo. Perimetrazione del sito. L'area interessa la foce del torrente Lerone, in comune di Cogoleto ed Arenzano (Genova). Lo stato d'inquinamento si presenta diffuso nell'area industriale degradata sottesa dalle pertinenze dello stabilimento Stoppani. Non sono presenti abitazioni nell'immediato intorno. La produzione base dello stabilimento, che è in attività sin dai primi anni del `900, è costituita dal bicromato di sodio, dal quale si ottengono attraverso successivi stadi di lavorazione altri derivati del cromo. Dal processo della produzione del bicromato di sodio, residuano delle ganghe o terre esauste in cui il cromo esavalente solubile può ancora essere presente: tali ganghe sono in parte riciclate, previo essiccamento, nel processo produttivo, mentre la parte restante, dopo essere stata sottoposta ad opportuni processi di trattamento che permettono di abbattere il contenuto in cromo esavalente, è smaltita nella discarica in località Cava Molinetto. La quantità di cromo esavalente ancora presente nelle ganghe è diminuita nel tempo in funzione della migliore tecnologia adottata dalla Ditta, ma a tutt'oggi sono presenti zone direttamente interessate dallo stabilimento o limitrofe allo stesso, interessate da accumuli di terre abbandonate, ancora contenenti cromo.