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Norme per il sostegno e l'incremento della natalità. Onorevoli Senatori. – È prioritario mettere al centro del dibattito politico il tema della famiglia, della natalità e delle esigenze ad esse legate. La famiglia è infatti non solo il soggetto promotore dello sviluppo e del benessere sociale, ma anche il luogo in cui coltivare il futuro, il desiderio di maternità e di paternità. Siamo chiamati a individuare e a risolvere le problematiche che, a livello sociale, culturale ed economico, la penalizzano nel nostro Paese. Secondo un'indagine pubblicata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), «Essere madri in Italia», nel nostro Paese nascono in media 1,33 figli per donna in età fertile. Quello italiano è uno dei livelli più bassi di fecondità osservato nei Paesi sviluppati ed è il risultato di una progressiva diminuzione delle nascite che è in atto da circa un secolo. La diminuzione della fecondità è stata, tra l'altro, accompagnata da importanti mutamenti nelle modalità scelte dalle coppie per avere dei figli. L'età della madre alla nascita del primo figlio, ad esempio, è andata aumentando a partire dalle generazioni di donne nate nella seconda metà degli anni Cinquanta, raggiungendo oggi la soglia dei ventinove anni. In realtà in Italia si fanno pochi figli non perché non siano desiderati ma per le oggettive difficoltà economiche, lavorative e di organizzazione. Il rapporto dell'ISTAT del 2012 ha infatti rilevato che il 22,7 per cento delle donne che aveva un lavoro prima della gravidanza è stato costretto a lasciarlo a causa degli orari inconciliabili con i nuovi impegni familiari, mentre il 43,1 per cento delle mamme che hanno continuato a lavorare ha dichiarato di riscontrare forti difficoltà. Tra queste, decisive sono quelle legate alla cura dei figli, alla carenza di asili e alla mancanza di assistenza da parte delle istituzioni. Eppure in Europa esistono Paesi – come quelli scandinavi, la Germania e la Francia – dove il Governo ha investito largamente nelle politiche familiari, determinando un incremento notevole della natalità. Ad esempio in Francia nel 2012 sono state registrate 792.000 nascite e un indice di fecondità pari a 2,08 figli per donna. Queste considerazioni e soprattutto questi dati indicano ineluttabilmente che le scelte politiche condizionano – in modo diretto o indiretto – l'evoluzione della popolazione. In tutti i Paesi la decisione di avere o di non avere un figlio dipende certamente dal contesto culturale e sociale, ma non possiamo ignorare che le condizioni materiali svolgono un ruolo importante a fronte di questa decisione. Le riflessioni di tipo economico incidono notevolmente sulle decisioni di fecondità: le indagini a questo riguardo confermano ciò che è facilmente riscontrabile nella realtà quotidiana di ognuno di noi. Se infatti è vero che la decisione di avere un figlio può dipendere da scelte di principi e di valori personali, sia nel caso di volerne che nell'ipotesi diametralmente opposta, è altrettanto riscontrabile che nella maggioranza dei casi esse sono conseguenza di un complesso processo di valutazione di pro e di contro (ovvero di una stima dei costi e dei benefici sia dal punto di vista economico che psicologico: infatti, dal punto di vista femminile, non si possono ignorare le implicazioni di tale scelta anche a livello personale e professionale) che risentono del contesto economico e sociale. Queste valutazioni risentono fortemente sia del regime di welfare che delle forme di sostegno sociale per le coppie, per le famiglie e per l'infanzia. Lo Stato, con particolare riferimento all'attività del legislatore, non solo possiede le potenzialità, ma detiene una significativa responsabilità sociale nella determinazione di un incremento rapido e significativo nelle politiche a sostegno della natalità. Riprendendo la classificazione semplice ed efficiente di P. McDonald, nell'articolo « Les politiques de soutien de la fecondité: l'éventail des possibilités », il disegno di legge individua tre categorie di interventi a sostegno di tali azioni: 1) incentivi finanziari, che comprendono allocazioni periodiche (per esempio assegni familiari), premi e prestiti, sgravi e crediti d'imposta, tariffe sovvenzionate o gratuite per i servizi per l'infanzia, aiuti per l'abitazione; 2) misure di conciliazione tra lavoro e famiglia, ovvero congedi di paternità e di maternità, nidi, asili e scuole materne, orari di lavoro e loro flessibilità, congedi per ragioni familiari, parità di genere; 3) grandi mutamenti sociali favorevoli alla nascita e all'infanzia, tra cui misure per il lavoro delle donne e dei giovani, sostegno all'avvio delle unioni matrimoniali, un ambiente favorevole per i bambini e, in genere, lo sviluppo di atteggiamenti positivi nei confronti dell'infanzia e delle funzioni di educazione. La Francia – la cui struttura assistenziale è più vicina a quella italiana – sembra essere attualmente il Paese che meglio ha interpretato tali necessità attualizzando politiche volte al sostegno della famiglia, considerando quest'ultima come fattore di sviluppo e crescita; basti pensare che il 3 per cento del prodotto interno lordo (PIL) viene destinato alle cosiddette «prestazioni familiari»: assegni generali di mantenimento (assegno di sostegno familiare, assegno per il genitore solo), prestazioni di mantenimento e di accoglienza legate alla piccola infanzia (premio alla nascita o all'adozione, assegno mensile erogato in presenza di determinate condizioni di reddito dalla nascita ai tre anni di età del bambino o al momento dell'adozione del bambino, integrazione di libera scelta di attività, integrazione della libera scelta del modo di custodia) prestazioni ad assegnazione speciale (assegno per l'istruzione di un figlio disabile, assegno per l'inizio dell'anno scolastico, assegno di presenza parentale, assegno d'alloggio, indennità di trasloco) e altre misure di agevolazione fiscale per le famiglie. L'incremento del tasso di natalità, come è noto, è un vantaggio per l'economia di un Paese: un maggior numero di bambini significa, a lungo termine, un maggior numero di occupati, di consumatori e di contribuenti. La politica adottata in Francia porterà in prospettiva a un primo rimedio degli squilibri crescenti del sistema di previdenza, mentre nel breve periodo porterà a un'espansione del settore degli impieghi legati alla cura e all'educazione dei bambini. Il presente disegno di legge quindi, tenendo conto delle considerazioni finora svolte, propone alcuni interventi volti a offrire incentivi alle famiglie italiane per garantire un sistema integrato di interventi economici e di servizi sociali che ne favoriscano il sostegno e lo sviluppo. In particolar modo si propone di individuare alcune misure di politiche familiari volte al sostegno e all'incremento della natalità sotto forma di incentivi finanziari e di agevolazioni fiscali. All'articolo 1 sono quindi enunciate le finalità della legge e gli obiettivi che si intendono perseguire, all'articolo 2 vengono definiti i beneficiari di quanto stabilito nella legge, mentre all'articolo 3 viene predisposta l'attivazione dell'assegno prenatale da erogare nel corso del settimo mese di gravidanza a seguito della presentazione dei documenti richiesti.