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Dovremmo allora mettere in atto politiche precise. Anzitutto, la governance economica europea: questo è il primo punto. Nel merito, vorrei fosse chiaro che per noi, per le scelte fatte da questo Governo, aprire un nuovo capitolo per rilanciare i consumi interni in Europa e in Italia è essenziale. Ciò riguarda, in primo luogo, anche il nostro rapporto con la Germania e su questo punto potremmo trovare un rapporto, una relazione. Non dobbiamo fare un accordo politico, ma su questo punto è interesse dell'Italia tutta avere una forza più significativa da parte del Paese e del Parlamento che spinga in questa direzione. Così come è fondamentale che si apra a nuove politiche, collocando gli investimenti green fuori dal Patto di stabilità. Siete d'accordo, vero? Noi ne siamo convinti, lo proponiamo da tempo e credo siate d'accordo anche voi. In secondo luogo, cambiare la governance vuol dire che si deve decidere non solo ed esclusivamente col principio dell'unanimità. È una scelta sulla quale dobbiamo cominciare a muoverci, magari costruendo un'alleanza senza bombardare e senza offendere, senza andare allo scontro, che non ha portato niente. Ve lo ricordo sempre, scrivetelo: dal 2,4 per cento al 2,04 per cento; quella politica lì non porta da nessuna parte. È essenziale stringere alleanze per affrontare il doppio tema della redistribuzione obbligatoria, dei rimpatri e dell'elenco dei Paesi sicuri e su questo penso che potremmo provare a fare almeno un pezzo di strada insieme, più che andare allo scontro con il Presidente del Consiglio. Voglio aggiungere anche un'altra cosa e penso che anche su questo saremo d'accordo. Se non si trova un'intesa, se ci sono Paesi in Europa che non accettano la solidarietà e non rispettano i principi fondamentali, allora usiamo la leva dell'intervento sulle questioni economiche: debbono pagare un prezzo. Dobbiamo riuscire ad ottenere questo risultato, perché allora il discorso e il confronto sarebbe più paritario tra i diversi Paesi dell'Unione. In questo modo nessuno si potrebbe nascondere dietro all'unanimità - un giochino abbastanza semplice - ma dovrebbe invece fare i conti con i problemi suoi e nostri, perché questa è l'Europa. O si fa una sintesi, o non si va da nessuna parte. Faccio due sole brevissime sollecitazioni, perché per il resto sono d'accordo. Vorrei sottolineare che sulla parte che riguarda le politiche di coesione e la PAC, c'è il problema di discutere, non solo - come lei giustamente ha dichiarato - delle quote rispettive per le diverse politiche. Ci sono le condizionalità e le regole. Su questo punto l'Italia ha sempre subìto un colpo di competenza e di subordinazione, che hanno un segno che va tutto a favore di alcuni Paesi: questo è un problema che ci dobbiamo porre. Quando andiamo discutere della PAC, quando andiamo discutere delle regole... PRESIDENTE. Senatore Errani, deve concludere il suo intervento. ERRANI (Misto-LeU) . Un'ultima cosa. Sulla Siria ho già detto quello che penso e che condivido: su questo punto occorre una forza di interposizione, un cessate il fuoco e noi le chiediamo, signor Presidente del Consiglio, di interrompere ora i contratti e il commercio sulle armi. Ora. Intendiamoci: loro non ne hanno bisogno ora, le hanno già. E questa sarebbe una riflessione doverosa per tutti i Paesi europei ed anche degli Stati Uniti. Tuttavia, sarebbe un segnale politico: non puoi fare quello che ti pare e non puoi portarci al rischio di un nuovo conflitto ampio in Medio Oriente e a pagare il prezzo anche della liberazione di tanti terroristi. Dobbiamo essere netti, chiari e coerenti al riguardo e credo che questa posizione ci pagherà. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (IV-PSI) . Signor Presidente, Presidente del Consiglio, membri del Governo, sembra non bastare il nuovo quadro istituzionale europeo, uscito dalle elezioni del maggio scorso, per mettere in comune e al sicuro il futuro degli europei, ora che, comunque, le spinte sovraniste, soprattutto quelle fomentate dalla Lega, sono state sconfitte da quanti, come noi, pur chiedendo un nuovo inizio, intendono però lavorare per l'Europa, per rinnovarla rispetto a nuove e più tradizionali sfide di politica interna e di relazione con il mondo esterno caratterizzato da evoluzioni continue e continue tensioni, dove i confini tradizionali - questa è la caratteristica dell'oggi - tra Oriente e Occidente sembrano non bastare più a definire i nuovi rapporti. Bene allora l'avvio dei negoziati di preadesione con l'Albania e la Macedonia del Nord. Oggi è il tempo del coraggio per l'Unione europea ed è tempo che l'Italia torni a credere nel ruolo che la storia ci assegna nell'indicare un processo possibile di un'Unione che offre già in questo momento la legislazione più avanzata in materia di protezione sociale, salute umana e di sostenibilità ambientale. Di fronte a sfide cruciali quali la minaccia del cambiamento climatico, le disuguaglianze sociali, di genere, intergenerazionali, di fronte ai nuovi protezionismi, alla contrazione del commercio internazionale, ma anche di fronte alla sfida demografica, di trasformazione del lavoro con le nuove competenze digitali e tecnologiche, sembra questo il tempo delle decisioni importanti, di scelte che abbiano un orizzonte lungo. Il nuovo umanesimo per l'Europa passa, dunque, da questa sua capacità di consegnare alle future generazioni e ai nostri figli una realtà giuridica arricchita di nuove forme di governance istituzionale, ma anche di governance economica, di capacità di programmazione oltre una legislatura. Signor Presidente, l'Europa è chiamata non soltanto a migliorare ciò che già riesce a fare, ma ad avere più forza per realizzare ciò che ancora non riesce a compiere. Per un'Europa più verde, più giusta e più forte non basterà difendere lo stato di diritto, ma sarà necessario procedere verso un più esteso welfare comunitario, il cosiddetto pilastro sociale. Nuove sfide e nuove priorità dovranno trovare soluzioni di copertura finanziaria nel nuovo quadro pluriennale con il previsto aumento delle risorse proprie, a partire - speriamo - da un'unica web tax o carbon tax , ma anche con la ridefinizione degli indicatori di stabilità e crescita nell'ambito del processo del semestre europeo. Siamo assolutamente d'accordo: è necessario scomputare dai parametri del pareggio di bilancio gli investimenti green , come indicato già nel summit del 23 settembre scorso sul clima a New York. Siamo, altresì, favorevoli a una comune politica di armonizzazione fiscale. Per la politica di sicurezza sarà necessario rafforzare la cooperazione in politica estera, la difesa comune e, soprattutto, condividere la necessità che l'Europa parli a una sola voce nei consessi internazionali di fronte ai nuovi conflitti, come quello in Turchia, di fronte alla politica del laissez-faire degli Stati Uniti, di fronte al ricatto inaccettabile di Erdoğan. Non basterà l'embargo alle armi, ma saranno necessarie sanzioni esemplari.