[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 648 del codice di procedura civile, promosso con ordinanza del 20 luglio 2006 dal Giudice di pace di Belluno nel procedimento civile vertente tra Bar Montegrappa di Combes Sylvie e G. Buzzatti s.a.s. di G. Buzzatti &amp; C., iscritta al n. 562 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 4 luglio 2007 il Giudice relatore Luigi Mazzella.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Nel corso di un processo di opposizione a decreto ingiuntivo, il Giudice di pace di Belluno, con ordinanza del 20 luglio 2006, ha sollevato, per contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 648 del codice di procedura civile, nella parte in cui prevede la non impugnabilità, e quindi la non revocabilità e non modificabilità, dell'ordinanza che concede la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo nel corso dell'opposizione di cui all'art. 645 cod. proc. civ. 2.- Il giudice a quo riferisce che, a seguito della concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo ex art. 648 dello stesso codice, l'opponente ha manifestato dei dubbi in ordine alla costituzionalità di questa norma, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Carta fondamentale, nella parte in cui, in combinato disposto con l'art. 649 cod. proc. civ. prevede la non impugnabilità e quindi la non revocabilità e non modificabilità dell'ordinanza che concede la provvisoria esecuzione (o sospende quella concessa ai sensi dell'art. 642 cod. proc. civ.), a differenza di quanto è previsto dagli articoli 186-bis e 186-ter del codice di rito con riguardo alle ordinanze per il pagamento di somme non contestate ed a quelle ingiuntive e, da ultimo, dall'art. 624, comma secondo, cod. pro. civ. il quale – a seguito della sostituzione di tale articolo, operata dall'art. 2, comma 3, lettera e), numero 42 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80 e delle successive modifiche apportate dall'art. 18, comma 1, lettere a) e b) della legge 24 febbraio 2006, n. 52 (Riforma delle esecuzioni immobiliari) – prevede espressamente che contro l'ordinanza che decide l'istanza di sospensione del processo esecutivo è ammesso il reclamo cautelare disciplinato dall'art. 669-terdecies, cod. pro. civ. Il giudice rimettente osserva in proposito che – se è condivisibile la giurisprudenza costituzionale la quale, pur riconoscendo che il provvedimento reso ex art. 648, comma secondo, cod. proc. civ. dovrebbe essere subordinato alla ricorrenza degli stessi presupposti necessari per la concessione dei provvedimenti cautelari (sentenza n. 137 del 1984), ne ha tuttavia sottolineato l'eterogeneità rispetto all'ordinanza di cui all'art. 186-ter cod. proc. civ. in ragione della natura anticipatoria di quest'ultima, funzionale ad esigenze deflattive del processo (sentenza n. 65 del 1996) – si impone invece una diversa conclusione all'esito della comparazione di quella norma con il testo novellato dell'art. 624, comma secondo, dello stesso codice di rito, il quale ha previsto, appunto, la reclamabilità dei provvedimenti sulla sospensione del processo esecutivo resi nei giudizi di opposizione all'esecuzione (nonché, ritiene il rimettente, di opposizione a precetto) e di opposizione di terzo all'esecuzione. Il giudice rimettente conclude, dunque, nel senso che si sarebbe venuta a creare una ingiustificata disparità di trattamento tra le parti del processo di opposizione a decreto ingiuntivo e quelle del processo di opposizione all'esecuzione, pur essendosi, in entrambi i casi, in presenza di un titolo che, nell'ipotesi di mancata sospensione, può essere azionato in sede esecutiva. 3.- È intervenuto nel giudizio, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri il quale ritiene infondata la questione di costituzionalità a causa delle rilevanti differenze, di natura e funzione, esistenti tra la norma denunciata ed il tertium comparationis individuato nel novellato art. 624 cod. proc. civ. In particolare, ad avviso dell'Avvocatura generale, nel caso dell'art. 648 si sarebbe in presenza di un titolo, già formatosi nella fase inaudita altera parte del procedimento monitorio, che impone all'opponente di predisporre difese «ontologicamente complete ed esaustive» ai fini della valutazione prognostica del giudice fondata sull'attendibilità degli argomenti di contestazione. Diversamente il provvedimento di cui all'art. 624, collocandosi al di fuori del processo di cognizione, avrebbe una più spiccata natura cautelare, che giustifica l'applicabilità dell'art. 669-terdecies, ragion per cui ogni questione fatta valere in sede di opposizione all'esecuzione non può che riguardare (quantomeno per i titoli di formazione giudiziale) fatti verificatisi successivamente alla formazione del titolo esecutivo e, quindi, per la prima volta oggetto di esame da parte del giudice dell'esecuzione. Inoltre, anche sul piano degli effetti il provvedimento reso ai sensi del nuovo art. 624 si caratterizza per essere potenzialmente destinato a chiudere la procedura esecutiva, dovendo il giudice che ha disposto la sospensione dichiarare, con ordinanza, l'estinzione del pignoramento quando glielo chieda l'opponente in alternativa all'instaurazione del giudizio di merito sull'opposizione: ciò che giustifica la doppia valutazione del giudice monocratico, in primo luogo, e del collegio in sede di reclamo.