[pronunce]

Un ulteriore profilo di incostituzionalità riguarda l'art. 63, comma 3, che, secondo la ricorrente, crea un vuoto normativo senza approntare alcuna disciplina transitoria, determinando anche in Valle d'Aosta una situazione di incertezza in ordine agli strumenti di pianificazione e gestione. 16.2. – Secondo la ricorrente, quanto dedotto in merito all'art. 63 implica, in via consequenziale, l'illegittimità costituzionale anche dell'art. 64, contenente la nuova ripartizione dei distretti idrografici, all'interno dei quali sono esercitate le funzioni delle nuove Autorità di bacino distrettuali. 16.3. – La Regione Valle d'Aosta impugna anche l'art. 68 del d.lgs. n. 152 del 2006, affermando che tale norma, non prevedendo che i progetti dei piani stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico siano sottoposti a VAS, violerebbe gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., perché si pone in contrasto con l'art. 3, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2001/42/CE, il quale prevede espressamente che siano sottoposti a valutazione ambientale i piani e i programmi «elaborati per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che definiscono il quadro di riferimento per l'autorizzazione dei progetti elencati negli allegati I e II della direttiva 85/337/CEE». 17. – In prossimità dell'udienza pubblica del 5 maggio 2009, la Regione Valle d'Aosta ha depositato una memoria con la quale insiste nelle conclusioni già rassegnate nel ricorso, escludendo che il d.lgs. n. 284 del 2006 ed il decreto-legge n. 208 del 2008 abbiano determinato il sopravvenuto difetto di interesse al ricorso. 18. – La Regione Umbria ha promosso, con ricorso notificato il 13 giugno 2006 e depositato il successivo 16 giugno (reg. ric. n. 72 del 2006) , questioni di legittimità costituzionale, tra l'altro, degli artt. 55, 58, 63, 64 e 65 del d.lgs. n. 152 del 2006, in riferimento agli artt. 76, 117 e 118 Cost. ed al principio di leale collaborazione. 18.1. – La ricorrente impugna, innanzitutto, l'art. 55, comma 2, per violazione del principio di leale collaborazione, contestando l'accentramento in un soggetto statale – il Servizio geologico d'Italia - Dipartimento difesa del suolo dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) –, senza coinvolgimento delle Regioni, delle scelte di costituzione e gestione di un unico sistema informativo; inoltre si censura l'obbligo del raccordo dei sistemi informativi regionali, nella misura in cui questo accordo non sia bilaterale. 18.2. – La Regione Umbria censura anche le norme di cui alle lettere a) e b) del comma 3 dell'art. 58, secondo cui, ai fini di cui al precedente comma 2, il Ministero dell'ambiente svolge le funzioni di «programmazione, finanziamento e controllo degli interventi in materia di difesa del suolo» (lettera a) e di «previsione, prevenzione e difesa del suolo da frane, alluvioni e altri fenomeni di dissesto idrogeologico, nel medio e nel lungo termine al fine di garantire condizioni ambientali permanenti ed omogenee, ferme restando le competenze del Dipartimento della protezione civile in merito agli interventi di somma urgenza» (lettera b). Secondo la difesa regionale, la norma di cui alla lettera a) accentrerebbe in capo al Ministero dell'ambiente funzioni che erano attribuite alle Regioni o alle Autorità di bacino preesistenti o che, comunque, erano svolte con la partecipazione regionale. In proposito, la ricorrente sottolinea come l'art. 86, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998 preveda l'intesa con la Conferenza Stato-Regioni per la programmazione dei finanziamenti statali in materia di difesa del suolo. Inoltre, il comma 2 dell'art. 88 del d.lgs. n. 112 del 1998 richiede il parere della Conferenza unificata per la programmazione ed il finanziamento degli interventi di difesa del suolo (art. 88, comma 1, lettera b). Ancora, l'art. 89, comma 1, lettera h), conferisce alle Regioni e agli enti locali la «programmazione, pianificazione e gestione integrata degli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri»; infine, l'art. 89, comma 5, prevede che «per le opere di rilevante importanza e suscettibili di interessare il territorio di più Regioni», lo Stato e queste ultime stipulino accordi di programma con i quali sono definite le modalità di gestione. La censurata lettera a) sarebbe dunque illegittima per violazione dell'art. 76 Cost., sia per il carattere innovativo delle norme, sia perché «peggiora» la posizione regionale (art. 1, commi 1 e 8, della legge n. 308 del 2004); inoltre, sarebbero violati l'art. 118 Cost. ed il principio di leale collaborazione, perché la norma in esame accentrerebbe in capo allo Stato funzioni amministrative in materie regionali senza alcun coinvolgimento delle Regioni. In relazione alla funzione di controllo, la lettera a), oltre ad essere illegittima per le ragioni anzidette, lo sarebbe anche perché «accentra una funzione allo Stato in mancanza di esigenze di esercizio unitario, dato che il controllo sugli interventi di difesa del suolo può essere adeguatamente svolto a livello locale». La lettera b), invece, violerebbe l'art. 118 Cost. ed il principio di leale collaborazione in quanto attribuisce allo Stato una funzione amministrativa in assenza di esigenze di esercizio unitario e, comunque, senza prevedere l'intesa della Regione interessata. Inoltre, la norma impugnata innova nell'ordinamento, alterando il riparto di funzioni previsto in relazione al rischio idrogeologico e quindi violando, per le ragioni anzidette, l'art. 76 Cost. Nel caso di specie le norme impugnate ricadrebbero negli ambiti materiali del governo del territorio e della protezione civile, di competenza legislativa concorrente. 18.3. – La ricorrente impugna, inoltre, gli artt. 63 e 64, prospettando le medesime questioni di legittimità costituzionale proposte dalla Regione Emilia-Romagna con il ricorso n. 56 del 2006. 18.4. – Infine, la Regione Umbria censura l'art. 65, comma 3, lettera e), secondo cui «Il Piano di bacino, in conformità agli indirizzi, ai metodi e ai criteri stabiliti dalla Conferenza istituzionale permanente […] contiene […] la programmazione e l'utilizzazione delle risorse idriche, agrarie, forestali ed estrattive». Secondo la ricorrente, questa norma espropria le Regioni delle funzioni in oggetto ed assegna, in materie di competenza regionale esclusiva o concorrente, un ruolo preponderante ad un atto al quale le Regioni partecipano in misura assai limitata, con conseguente violazione dell'art. 118 Cost. e del principio di leale collaborazione.