[pronunce]

, nella parte in cui si applica anche ai casi di incapacità processuale permanente ed irreversibile dell'imputato, contrasterebbe con gli artt. 3, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, Cost. Sarebbe violato innanzitutto il principio di ragionevole durata del processo, nel duplice significato di «garanzia oggettiva» - inerente al funzionamento dell'amministrazione della giustizia, in considerazione dei gravi inconvenienti «individuali e collettivi» connessi ad una eccessiva dilatazione temporale del procedimento - e di «garanzia soggettiva», intesa come diritto dell'imputato ad essere giudicato in un tempo ragionevole, sancito dall'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848). La norma censurata risulterebbe inoltre lesiva dei principi di uguaglianza e ragionevolezza, in quanto, senza giustificazione, riserva un trattamento diverso a soggetti che si trovano nella medesima condizione, «in relazione a fattispecie, come quella di cui all'art. 150 c.p., in cui, dinanzi ad una condizione di permanente ed irreversibile impossibilità di punire l'imputato, lo Stato rinunci all'esercizio della relativa potestà». Sarebbe infine violato il diritto di difesa, che impone la libera ed effettiva partecipazione dell'imputato al procedimento, «inevitabilmente preclusa dal decorso di un periodo di tempo tale da rendere assai difficile l'individuazione di validi temi d'indagine ovvero l'assunzione di mezzi di prova a supporto delle linee difensive alternativamente percorribili». A tale proposito, il rimettente segnala le difficoltà che l'odierno imputato incontrerebbe qualora, rientrato in possesso delle facoltà mentali, dovesse difendersi da una contestazione che ha per oggetto fatti accaduti oltre dieci anni prima. 5.- Con atto depositato il 1° ottobre 2012, è intervenuto in giudizio in Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ed ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata. 5.1. - La difesa statale si sofferma sul merito della questione, nella prospettiva della non fondatezza, richiamando in particolare l'ordinanza n. 289 del 2011 della Corte costituzionale, che ha dichiarato manifestamente infondata la questione avente ad oggetto l'art. 150 cod. pen. La norma indicata era sospettata di contrasto con il principio di uguaglianza, nella parte in cui non prevede che l'estinzione del reato consegua, oltre che alla morte del reo, allo stato di incapacità permanente ed irreversibile dell'imputato, tale da impedirne la cosciente partecipazione al processo. La Corte costituzionale ha escluso l'equiparabilità delle fattispecie poste a raffronto. Dopo aver rimarcato che le cause di estinzione del reato costituiscono ius singulare, la cui disciplina rientra nella discrezionalità del legislatore, la Corte ha rilevato le differenze che segnano, quanto ai margini di possibile errore, l'accertamento dell'evento morte rispetto alla prognosi di irreversibilità della patologia impeditiva di una cosciente partecipazione dell'imputato al processo. La stessa Corte ha infine evidenziato la diversità della ratio di tutela che l'ordinamento appresta nelle due situazioni. L'estinzione del reato per morte del reo costituisce, infatti, un riflesso del principio di personalità della responsabilità penale, mentre la preclusione allo svolgimento del processo nei confronti del soggetto incapace di parteciparvi è posta a tutela del diritto di difesa, inteso nella particolare accezione della difesa personale o autodifesa dell'imputato. 6. - Con riguardo al prospettato contrasto dell'art. 159, primo comma, cod. pen. con il principio di ragionevole durata del processo, la difesa statale osserva che nella materia in esame convergono una pluralità di principi, tra i quali occorre trovare un bilanciamento. Come chiarito dalla sentenza n. 281 del 1995 della Corte costituzionale, la disciplina della sospensione del processo presenta un assetto improntato alla tutela della libertà di autodeterminazione dell'imputato, che consente il compimento di attività di acquisizione probatoria in favore dello stesso, ma preclude, per tutta la durata della condizione di infermità mentale, la pronuncia di una sentenza di condanna. La difesa dello Stato osserva infine come, seppure nella richiamata sentenza la disciplina in esame non sia stata scrutinata sotto il profilo della compatibilità con il principio di ragionevole durata del processo, introdotto solo successivamente, con la legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2 (Inserimento dei principi del giusto processo nell'articolo 111 della Costituzione), nondimeno la Corte ha affermato, richiamando la sentenza n. 23 del 1979, che il diritto di autodifendersi deve ritenersi prevalente sul diritto di essere giudicato.1.- Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Alessandria dubita, in riferimento agli articoli 3, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, della legittimità dell'articolo 159, primo comma, del codice penale, «nella parte in cui prevede la sospensione del corso della prescrizione anche in presenza delle condizioni di cui agli artt. 71 e 72 c.p.p. , laddove sia accertata l'irreversibilità dell'incapacità dell'imputato di partecipare coscientemente al processo». 2.- La questione è sollevata nell'ambito dell'udienza preliminare a carico di persona imputabile al momento del fatto, poi risultata, in esito al trauma subito nel medesimo frangente, in condizioni di infermità «permanente e totale», tale da escludere la capacità di partecipare coscientemente al procedimento, con prognosi di irreversibilità. Il rimettente, che ha sospeso il procedimento ai sensi dell'art. 71 del codice di procedura penale e disposto gli accertamenti peritali periodici sullo stato di mente dell'imputato, dovrebbe, sulla scorta della documentazione medica acquisita, confermare il provvedimento di sospensione. Tuttavia, sul rilievo che la prognosi di irreversibilità della condizione dell'imputato non sia seriamente opinabile (tenuto conto delle nozioni mediche correnti, della gravità della patologia, del periodo di tempo trascorso senza che si siano prodotti cambiamenti nella condizione stessa), il rimettente sottopone a scrutinio la norma sostanziale che prevede, come effetto della sospensione obbligatoria del procedimento, la sospensione del corso della prescrizione. L'applicazione di tale regola anche nei casi in cui è del tutto irrealistico ipotizzare il recupero delle facoltà mentali dell'imputato e, quindi, la riattivazione del procedimento, comprometterebbe, allo stesso tempo, il principio della ragionevole durata del processo, il principio di ragionevolezza (presupponendo la norma censurata la transitorietà della situazione che impone la stasi processuale), il principio di uguaglianza (per il trattamento deteriore riservato alla persona che si trovi nella condizione anzidetta, resa eternamente giudicabile). Sarebbe infine violato il diritto di difesa dell'imputato, in ipotesi di recupero del deficit mentale, giacché il lungo tempo trascorso dal fatto di reato renderebbe difficile approntare una difesa efficace.