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Disposizioni per la riforma del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la razionalizzazione del procedimento legislativo. Onorevoli Senatori. -- Una riforma del sistema costituzionale appare ineludibile. Occorre stabilire un percorso di riforma che garantisca stabilità e certezza all'Esecutivo nell'attuazione del suo programma ed al contempo valorizzi il concetto di rappresentanza politica e territoriale. Diversamente da altri tentativi di riforma rimasti incompiuti, il disegno di legge si propone di realizzare una riforma puntuale della parte II della Costituzione valorizzando e sottolineando la centralità dell'istituzione parlamentare, sede per eccellenza della rappresentanza politica, senza snaturare la forma di governo scelta dai nostri Padri costituenti. Occorre peraltro prendere atto del superamento di fatto del sistema del bicameralismo paritario disegnato nel 1948. In questa prospettiva, come da ultimo sottolineato dalla Commissione per le riforme costituzionali istituita l'11 giugno 2013, l'ipotesi largamente prevalente nel Paese è quella di superare le inefficienze dell'attuale sistema parlamentale introducendo un bicameralismo di tipo differenziato. Il presente disegno di legge costituzionale propone dunque un modello di bicameralismo differenziato che attribuisce alla Camera l'esclusività del rapporto di fiducia con il Governo ed al Senato – anche al fine di rimediare ai numerosi problemi posti dal riparto di competenze delineato dal titolo V della parte II della Costituzione -- la rappresentanza degli enti territoriali ed il rapporto con le istanze sovranazionali. La legislazione alla Camera, la sussidiarietà al Senato. La definitività delle leggi approvate alla Camera, il controllo dell'operato del Governo anche al Senato, dove si realizza il collegamento tra territori, Stato, Europa. Il Senato diventa infatti il luogo dove si realizzano le garanzie per le autonomie territoriali e le minoranze, al fine di compensare il rafforzamento in chiave maggioritaria dell'asse Governo-maggioranza parlamentare della Camera dei deputati. La doppia lettura conforme di Senato e Camera resta soltanto per materie che riguardano gli aspetti fondamentali della vita democratica: -- le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali; -- le leggi sui diritti civili e politici; -- le leggi di cui agli articoli 6, 7, secondo comma, ultimo periodo, 8, terzo comma, 10, terzo comma, 32, secondo comma, 48, terzo e quarto comma, e 52, secondo comma, della Costituzione; -- le leggi elettorali; -- le altre leggi per le quali la Costituzione lo prevede espressamente. Su tutta la legislazione ordinaria diversa dalle materie sopra elencate si afferma invece il principio della definitività delle deliberazioni della Camera dei deputati. Tuttavia, come norma di salvaguardia sia delle minoranze e delle autonomie territoriali, sia del Governo e della sua maggioranza in caso di errore commesso dalla Camera dei deputati, si prevede la possibilità di una pronuncia del Senato, a richiesta di una minoranza qualificata. Il sistema si completa con la riduzione del numero dei parlamentari e l'abolizione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, per conseguire tra l'altro i risparmi di spesa necessari. L'espansione dei poteri della Camera dei deputati e del Governo è riequilibrata da procedure di controllo del Senato per tutte le nomine pubbliche di maggior rilievo. La limitazione del contenzioso presso la Corte costituzionale sulle questioni regionali è invece realizzata attraverso il filtro del Senato prima dell'approvazione delle leggi statali, o successivamente per le leggi regionali. Le funzioni della Commissione per le questioni regionali sono assunte dal Senato della Repubblica. L'alto tasso di politicizzazione in chiave maggioritaria della Camera porta a confermare il ruolo di supplente del Presidente della Repubblica in capo al Presidente del Senato, poiché il Presidente della Camera dei deputati è Presidente del Parlamento in seduta comune che elegge il Capo dello Stato. La riforma del bicameralismo così delineata porta ad una maggiore efficienza, ad una riduzione dei costi, ad una profonda razionalizzazione dei rapporti tra Stato e autonomie, con il ruolo del Senato come ponte tra le istanze territoriali e nazionali, in prospettiva europea.. I MODIFICHE AL TITOLO I DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE 1 (Superamento del bicameralismo paritario) 1 All'articolo 55 della Costituzione, dopo il primo comma sono inseriti i seguenti: «La Camera dei deputati è titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione legislativa, di indirizzo politico, di controllo dell'operato del Governo. Il Senato della Repubblica rappresenta le comunità territoriali nelle istituzioni europee. Partecipa, secondo le modalità stabilite dalla Costituzione, all'esercizio della funzione legislativa ed esercita le funzioni di collegamento tra le autonomie locali, lo Stato e le istituzioni europee. Verifica e controlla l'attuazione delle leggi statali e regionali. Procede alla valutazione delle politiche pubbliche. Il Senato può esercitare funzioni di controllo dell'azione del Governo e dell'attività delle pubbliche amministrazioni». 2 (Camera dei deputati) 1 L'articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 56. -- La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto, con modalità che favoriscono l'equilibrio nella rappresentanza tra i sessi, la rappresentatività degli eletti e la stabilità dell'azione del Governo. Il numero dei deputati è di quattrocento, dieci dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per trecentonovanta e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti». 3 (Senato della Repubblica) 1 L'articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 57. -- Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, con modalità che favoriscono l'equilibrio nella rappresentanza tra i sessi e la rappresentatività territoriale degli eletti. Il numero dei senatori elettivi è di duecento. Sono membri di diritto del Senato della Repubblica i Presidenti delle Giunte regionali e delle Province autonome di Trento e di Bolzano. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a quattro; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno. La ripartizione dei seggi dei senatori elettivi tra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti. I senatori che già non ne facciano parte possono partecipare, senza diritto di voto, alle sedute dei Consigli regionali e delle Province autonome di Trento e di Bolzano». 4 (Requisiti per l'eleggibilità a senatore) 1 L'articolo 58 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 58.