[pronunce]

che, infine, in altro giudizio civile, ritenuto che «esistono i presupposti per porsi la stessa questione di legittimità costituzionale» sollevata nel giudizio incidentale n. 70 del 2012 (che allega all'atto), il medesimo giudice monocratico del Tribunale di Catania, sezione distaccata di Acireale, con ordinanza emessa il 28 dicembre 2011 [iscritta n. 72 del r.o. del 2012], ha sospeso il giudizio in attesa che sulla questione si pronunzi la Corte costituzionale; che, in tutti i giudizi, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che - con identiche argomentazioni - ha concluso per la inammissibilità ovvero per la infondatezza delle sollevate questioni; che, sotto il primo profilo, la difesa erariale contesta la mancata motivazione della rilevanza della questione, avendo il rimettente omesso (oltre che di valutare in fatto la fondatezza delle domande) di descrivere quali effetti avrebbe, nel giudizio a quo, la richiesta declaratoria di illegittimità costituzionale; e deduce che la proposizione dell'istanza di astensione dà luogo a un procedimento del tutto distinto dal giudizio in relazione al quale l'istanza stessa è stata formulata, di cui va esclusa la natura giurisdizionale (giacché il conseguente provvedimento del capo dell'ufficio riveste un carattere meramente ordinatorio, espressivo della facoltà di distribuzione del lavoro e, più in generale, della potestà direttiva); che, nel merito, l'Avvocatura osserva che gli evocati princípi costituzionali non sono conferenti con la richiesta tutela della "immagine" della imparzialità del giudice (attraverso la richiesta previsione della impugnazione del rigetto dell'istanza di astensione) in quanto essi fanno riferimento alla garanzia costituzionale del principio del contraddittorio e alla parità delle "parti" in causa, mentre in nessun modo il giudice della controversia può essere considerato "parte" nel procedimento; che, inoltre, la difesa dello Stato eccepisce, da un lato, che il rimettente ha mancato di rilevare che, al verificarsi di una delle fattispecie previste dall'art. 51, comma 1, cod. proc. civ. , l'ordinamento già stabilisce il rimedio adottabile qualora il giudice non si astenga, perché concede alle parti il potere di proporre istanza di ricusazione (che ove non tempestivamente avanzata, per consolidata giurisprudenza di legittimità, non incide né sulla regolare costituzione dell'organo decidente, né sulla validità della decisione); e, dall'altro lato, che nessuna conseguenza per il giudizio in corso deriva a seguito del rigetto della istanza di astensione. Considerato che con le ordinanze n. 69, n. 70 e n. 71 del 2012, il Tribunale ordinario di Catania, sezione distaccata di Acireale, in composizione monocratica, censura gli artt. 51 e seguenti del codice di procedura civile, «nella parte in cui non prevedono che il giudice, la cui dichiarazione o istanza di astensione non sia stata accolta dal Capo dell'ufficio giudiziario, possa ricorrere ad Organo ["dell'Amministrazione giudiziaria": solo ordinanza n. 71 del 2012] sovraordinato avverso il provvedimento del Capo dell'ufficio»; che, secondo il giudice a quo, le norme censurate si porrebbero in contrasto con gli articoli 3 [citato solo nell'ordinanza n. 71 del 2012], 24, 111 e 113 della Costituzione (evocati rispettivamente con riferimento ai princípi in base ai quali: a) «tutti i cittadini [...] sono eguali davanti alla legge», «tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi», b) «ogni processo si svolge [...] davanti ad un giudice terzo ed imparziale», c) la tutela contro gli atti della pubblica amministrazione «non può essere esclusa o limitata [...] per determinate categorie di atti»), poiché - in una materia che non mira soltanto ad assicurare la effettiva imparzialità del giudice, ma anche a garantire che il giudice appaia imparziale (così coinvolgendo, oltre l'interesse dell'amministrazione giudiziaria e delle parti, anche quello del giudice alla propria immagine di imparzialità e al proprio onore) - la mancata tutela dell'interesse del magistrato, la cui dichiarazione o istanza di astensione non sia stata accolta dal capo dell'ufficio giudiziario, determina la lesione degli evocati parametri che consentono o (meglio) impongono l'ampliamento della tutela del valore dell'imparzialità, non solo ex post, ma anche ex ante, esigendo che sia offerta alle parti ed ai cittadini l'immagine stessa di un giudice imparziale; che con l'ordinanza n. 72 del 2012, il medesimo giudice - ritenuto che «esistono i presupposti per porsi la stessa questione di legittimità costituzionale» sollevata nel giudizio incidentale iscritto al n. 70 del 2012 - ha sospeso il giudizio in attesa della pronuncia di questa Corte sulla sollevata questione; che, poiché le quattro ordinanze riguardano la medesima questione di legittimità costituzionale, i giudizi vanno riuniti per essere congiuntamente decisi; che, preliminarmente, va rilevato che l'ordinanza n. 72 del 2012 non ha rimesso espressamente alla Corte la questione prospettata, ma ha solo rilevato che essa già pende a seguito di altra ordinanza di rimessione emessa in altro procedimento promosso avanti allo stesso ufficio, e ha disposto la sospensione del giudizio in attesa della sua definizione; che - considerato che, in assenza di qualsiasi manifestazione della volontà del giudicante di rimettere gli atti davanti a questa Corte per la soluzione di un giudizio di costituzionalità - il provvedimento è inidoneo a promuovere il giudizio incidentale (ordinanze n. 9 del 1991, n. 28 del 1994, n. 264 del 1995 e n. 216 del 2001), onde l'ordinanza risulta irricevibile e gli atti devono essere rinviati al giudice a quo; che, relativamente alle altre ordinanze di rimessione [numeri 69, 70 e 71 del 2012], va innanzitutto rilevato (come eccepito in termini di inammissibilità dall'Avvocatura generale dello Stato) che, a prescindere dalla completa carenza di descrizione delle fattispecie concrete sottoposte all'esame del rimettente nei giudizi a quibus, esse non contengono (se non per l'apodittica affermazione del fatto che il singolo giudizio «non può essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione di legittimità costituzionale» proposta) alcuna argomentazione che consenta alla Corte di verificarne la effettiva rilevanza;