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Il messaggio di fondo che vorrei trasmettervi è che, rispetto a casi di positività, non lasceremo soli i nostri presidi e i nostri insegnanti, ma ci sarà una presenza significativa dei dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie, perché è giusto che chi ha la competenza, la storia, le esperienze e ha già operato costantemente rispetto alla necessità di affrontare questo virus possa mettere queste competenze a disposizione delle scuole. Lo stesso lavoro che si sta facendo in queste ore con i test sierologici sugli insegnanti e su tutto il personale scolastico ha esattamente questo significato: rafforzare la relazione tra mondo della scuola e mondo della sanità. Permettetemi di esprimere gratitudine a tutti i medici di medicina generale che stanno dando una mano nell'ambito di questo lavoro (Applausi) , che è abbastanza unico a livello europeo, e chiaramente anche alle aziende sanitarie territoriali, che hanno aggiunto a un lavoro già difficile un ulteriore impegno, che riteniamo assolutamente importante. Nelle ultime ore il Comitato tecnico-scientifico ha anche discusso di un tema di particolare importanza, che ha toccato una preoccupazione diffusa tra le famiglie, e cioè la necessità di un corretto utilizzo delle mascherine. Come ho già detto, le mascherine sono uno strumento fondamentale che dovremo tenere in questa fase di convivenza. Il Comitato tecnico-scientifico nelle ultime ore ha definito le sue raccomandazioni sull'utilizzo corretto delle mascherine a scuola. Provo a dirla così: le mascherine a scuola sono obbligatorie; proprio perché sono fondamentali, a scuola si va con la mascherina, ma poi distinguiamo due momenti: quelli dinamici, in cui ci sono rischi concreti per i nostri studenti di poter avere contatti più ristretti, a meno di un metro di distanza con altri studenti, e i momenti statici, ossia quelli in cui lo studente è fermo - penso, per esempio, ad una lezione -, ascolta il docente ed è a una distanza di almeno un metro dagli altri studenti. Nel momento statico la mascherina, che è obbligatoria negli altri momenti, può essere abbassata. Questa misura può essere rivista nel caso di situazioni epidemiologiche particolarmente delicate, ma saranno solo le autorità sanitarie a disporle e a valutarle in modo corretto. Permettetemi di dire - penso sia un fatto importante - che siamo l'unico Paese in Europa, e credo anche nel mondo, che metterà a disposizione come istituzioni pubbliche 11 milioni di mascherine (Applausi) per ciascuno dei nostri studenti e per tutto il personale scolastico. Saranno mascherine chirurgiche distribuite gratuitamente e di questo voglio ringraziare il prezioso lavoro del nostro commissario straordinario Arcuri. Ancora, il 31 agosto, come è noto, la Conferenza unificata, sempre con un parere all'unanimità delle Regioni, delle Province e dei Comuni del nostro Paese, ha approvato le nuove linee guida sul trasporto pubblico locale. Anche in questo caso abbiamo provato a conciliare due necessità che dobbiamo tenere insieme, e non è mai facile - lo dico con grande sincerità - trovare un equilibrio tra queste necessità: avere una cautela sanitaria rispetto a un virus che ancora c'è e con cui dobbiamo fare i conti, ma anche la necessità, che emergeva in modo particolare dai nostri Comuni, dalle nostre Province e dalle nostre Regioni, di provare a garantire un trasporto pubblico per tutti. Credo che sia stato fatto un lavoro importante e che queste linee guida possano consentirci di raggiungere un equilibrio positivo. Ancora sulle scuole, permettetemi di ricordare che in queste settimane è stato definito un investimento diretto senza precedenti anche in termini di risorse economiche, umane e strumentali. I problemi della scuola non sono pochi e, come è noto, non vengono da vicino, ma da lontano: ad esempio, la questione dell'affollamento delle classi non nasce con il Covid. Ci sono problemi e temi che riguardano la scuola e che vengono da stagioni precedenti, però non possiamo nasconderci quello che in queste ore si sta facendo: 2,9 miliardi di euro messi a disposizione della ripartenza delle nostre scuole; 97.000 immissioni in ruolo che sono in corso, quindi un numero significativo di nuovi insegnanti e di nuovo personale che mettiamo a disposizione dei nostri studenti e delle nostre famiglie; 2,4 milioni di nuovi banchi. Voglio provare in questa sede a dare un messaggio molto chiaro e molto netto: la riapertura delle scuole è una grande priorità; credo che sia la più grande priorità oggi per il nostro Paese. Non è una priorità del Governo, delle Regioni o dei Comuni e delle Province, che pure stanno lavorando con noi ogni giorno gomito a gomito. Credo che la riapertura delle scuole sia la più grande priorità per tutta la nostra comunità nazionale. E allora dico: lavoriamo insieme per recuperare lo spirito che ci ha accompagnato nei mesi più difficili, ossia nei mesi di marzo e di aprile, quando il Paese si è unito. Penso che dobbiamo recuperare esattamente quello spirito e che serva un nuovo patto che coinvolga tutti, nessuno escluso: Governo, Regioni, Parlamento, ma anche e soprattutto studenti, insegnanti, presidi, genitori, personale sanitario. È una sfida che si vince solo uniti; non servono inutili divisioni o inutili strumentalizzazioni. Ancora, consentitemi, in chiusura, un veloce aggiornamento su quella che ritengo essere una partita decisiva per provare a chiudere definitivamente questa sfida della gestione del Coronavirus e cioè la vicenda che riguarda i vaccini. Permettetemi di dire, intanto, che sul vaccino tradizionale, quello antinfluenzale, abbiamo la necessità di costruire quest'anno una campagna più forte rispetto a quella fatta negli altri anni, proprio perché i sintomi sono simili e questo potrebbe provocare difficoltà al nostro Servizio sanitario nazionale. Tutte le Regioni hanno fortemente irrobustito la loro offerta del vaccino antinfluenzale e ieri si è tenuta una riunione, aprendo un tavolo con i farmacisti italiani, esattamente su questa materia. Per quanto riguarda invece il vaccino anti-Covid, voglio ricordare come l'Italia sia davvero in prima linea in questa battaglia. L'alleanza che abbiamo costruito già nel mese di giugno con Francia, Germania e Olanda ha consentito di spingere la Commissione europea ad una forte accelerazione delle politiche rispetto alla potenzialità di avere un vaccino sicuro nel più breve tempo possibile. Com'è noto, nelle ultime ore è stato reso definitivo in maniera ultimativa il contratto tra la Commissione europea ed AstraZeneca e quel contratto parte esattamente dall'intesa fatta da Italia, Germania, Francia e Olanda con questa importante azienda. Stiamo parlando, chiaramente, di un candidato vaccino, quindi c'è bisogno di tutta la prudenza del caso, ma in questo contratto c'è scritto che le prime dosi, se il vaccino dovesse essere confermato come un vaccino sicuro e in grado di raggiungere l'obiettivo per cui è stato ricostruito, saranno già disponibili entro la fine del 2020, quindi è giusto continuare ad investire su questo, con tutte le energie che abbiamo. Mi piace ricordare che in questo vaccino di AstraZeneca c'è un pezzo d'Italia che è pienamente protagonista, perché il vettore virale viene prodotto presso l'IRBM di Pomezia e perché l'infialamento di questo vaccino avverrà presso la Catalent di Anagni.