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con il recesso il valore netto riconosciuto ai Benetton per uscire da ASPI sarebbe stato pari a 13 miliardi e 818 milioni di euro. Mentre con l'acquisto da parte dello Stato si arriva a 21 miliardi e 190 milioni: 7 miliardi e 372 milioni di euro di differenza (in regalo) per i Benetton; quindi, con la dovuta evidenza, che a differenza di quanto accadrebbe nell'ipotesi di cui all'art. 9- bis della convenzione, riacquisire le concessioni ASPI da parte di Cassa depositi e prestiti con un esborso di 9,1 miliardi di euro ai quali vanno aggiunti 8,8 miliardi per l'accollo del debito di ASPI e 3,4 miliardi per gli indennizzi conseguenti al disastro del ponte Morandi, per un totale complessivo di 21,3 miliardi di euro, rappresenta un vero salasso per lo Stato, una "strenna fuori stagione" per i Benetton; l'operazione CDP, "a perdere" per l'interesse nazionale, costa almeno 7,3 miliardi di euro, oltre agli inevitabili rischi legali indeterminati in seno ad ASPI, per le prefigurabili numerose situazioni di contenzioso e precontenzioso, non solo in itinere , si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato, ossia che, con il recesso, il valore netto sarebbe pari a 13,818 miliardi di euro, mentre, con l'acquisto da parte di CDP, il valore netto sarebbe pari a 21,190 miliardi di euro, con un differenziale di 7,3 miliardi di euro a danno della fiscalità generale; se, alla luce di queste evidenze strettamente numeriche, e quindi incontrovertibili, non abbia il dovere di ritornare sulla decisione e optare per la soluzione del recesso, dato il chiaro rischio di un danno erariale per almeno 7,3 miliardi di euro, oltre agli eventuali risvolti di ulteriori responsabilità personali. Atto n. 4-05608 LANNUTTI ORTIS ANGRISANI CORRADO MANTERO Ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: Nestlé S.A., o Société des produits Nestlé S.A., è la più grande multinazionale del mondo attiva nel settore alimentare, ha sede a Vevey, in Svizzera, 323.000 sono i suoi dipendenti in tutto il mondo (dato del 2017). Produce e distribuisce una grande varietà di articoli, dall'acqua minerale agli omogeneizzati, dai surgelati ai latticini, ma anche prodotti freschi e dolciari fino ai condimenti e al cibo per gli animali; nei giorni scorsi è apparsa sulle testate giornalistiche nazionali la notizia che la grande multinazionale svizzera ha ammesso che più del 60 per cento dei propri prodotti alimentari e bevande più diffusi non rispettano quella che la stessa azienda indica come "definizione riconosciuta di alimento salutare"; le valutazioni di Nestlé sono incluse in una presentazione interna circolata tra i dirigenti dell'azienda a inizio del 2021, e fa parte delle iniziative adottate negli ultimi anni dalla multinazionale per migliorare la qualità dei propri prodotti, contrastare l'aumento dell'obesità e per andare incontro alla crescente esigenza di cibi più sani. Nella presentazione, di cui è venuto in possesso il "Financial Times", il principale giornale economico-finanziario del Regno Unito e uno dei più autorevoli e letti del mondo, si dice che "alcuni prodotti o categorie di prodotti non saranno mai 'salutari', indipendentemente dalle innovazioni apportate". Poco più di un terzo delle bevande e dei cibi più popolari e venduti dalla Nestlé (il "Financial Times" non ha specificato quali siano) ha ottenuto un punteggio superiore a 3,5 nel sistema di valutazione dei cibi sani usata in Australia e preso come punto di riferimento anche da realtà a livello internazionale quali la "Access to nutrition foundation", che prevede un massimo di 5 stelle. Stando a quanto riportato dal quotidiano finanziario britannico, il documento mette in luce che circa il 70 per cento dei prodotti alimentari, il 96 per cento delle bevande (escluso il caffè puro) e il 99 per cento di pasticceria e gelati non raggiunge quella soglia. Va meglio per le acque (l'82 per cento è sopra i 3,5 punti) e per i prodotti lattiero-caseari (60 per cento); nella presentazione sono citati prodotti come la pizza surgelata "DiGiorno", che è farcita con salame piccante, salsiccia e carne di manzo e che ha circa il 40 per cento della quantità di sodio giornaliera raccomandata dagli esperti, o una bevanda aromatizzata all'arancia a marchio "San Pellegrino", che contiene più di 7 grammi di zucchero ogni 100 millilitri. Uno degli alimenti meno sani descritti nel report di Nestlé è il "Nesquik" aromatizzato alla fragola, che è venduto solo negli Stati Uniti e contiene 14 grammi di zucchero in una porzione da 14 grammi appunto, con una piccolissima quantità di coloranti e aromi: questo preparato, pensato per essere sciolto nel latte, viene pubblicizzato come "perfetto per la colazione e per preparare i bambini alla giornata"; nei documenti visti dal "Financial Times" si dice inoltre che, nonostante Nestlé abbia apportato "miglioramenti significativi ai prodotti", l'offerta "è ancora ben al di sotto" degli standard di alimenti salutari fissati dai principali indicatori internazionali. Se si considera che dalle valutazioni sono stati esclusi il cibo per animali, il latte in polvere per bambini, il caffè e gli integratori alimentari, si parla di prodotti che rappresentano circa la metà degli incassi annuali dell'azienda, pari a circa 92,6 miliardi di franchi svizzeri (circa 83 miliardi di euro); considerato infine che: fin dai tardi anni '70, la Nestlé è stata oggetto di numerose critiche, anche in riguardo alla sua politica commerciale. La Nestlé è stata accusata, ad esempio, di una politica commerciale aggressiva e irresponsabile per quanto riguarda la promozione di latte per neonati nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto attraverso forniture gratuite a strutture ospedaliere di latte in polvere che la multinazionale definiva "più sicuro" dell'allattamento al seno. In quell'occasione, l'UNICEF fu costretta a intervenire per spiegare che la sostituzione dell'allattamento materno con il latte in polvere avrebbe potuto portare nei Paesi del terzo mondo alla morte di circa un milione e mezzo di bambini ogni anno, a causa di problemi legati alla difficoltà di sterilizzazione dell'acqua e dei biberon utilizzati. Per queste ragioni l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) adottò il 22 maggio 1981, l'International code of marketing of breast-milk substitutes, un regolamento internazionale sulla promozione di surrogati del latte materno, linea guida non legalmente vincolante, al quale la Nestlé aderì nel 1982; nel 2005, in Venezuela la Nestlé Purina ha commercializzato tonnellate di cibo per animali contaminato, provocando la morte di oltre 400 fra cani, gatti, uccelli e animali da allevamento; nell'agosto 2004 l'organizzazione non governativa "Greenpeace" riscontrò la presenza di organismi geneticamente modificati (OGM) in una confezione di uno dei prodotti più conosciuti della Nestlé, il Nesquik. Un anno dopo, a novembre 2005 la Nestlé si oppose alla decisione svizzera di bandire gli OGM.