[pronunce]

Da ciò sarebbe desumibile, oltre ai profili di illegittimità degli atti impugnati già dedotti, un connesso motivo di invalidità, consistente nella lesione del principio costituzionale di ragionevolezza, in quanto lo Stato, nel trasferimento alle Regioni dei beni del Fondo Lire U.N.R.R.A., avrebbe distinto in modo illogico e incoerente tra Regioni a statuto ordinario e Regioni a statuto speciale, benché, avuto riguardo alle funzioni cui il trasferimento stesso era preordinato (assistenza pubblica), le Regioni a statuto speciale (tra le quali la Valle d'Aosta) non fossero meno titolate di quelle ordinarie. 7. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio con atto depositato il 23 marzo 2009. Dopo avere riassunto le vicende e la normativa concernenti la "Riserva" del Fondo Lire U.N.R.R.A., la cui gestione è stata infine trasferita alla Direzione generale dei servizi civili del Ministero dell'Interno (attuale Dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione), la difesa erariale osserva, in relazione al d.P.C.m. n. 1363 del 1982, che il riparto tra Stato e Regioni, operato con tale provvedimento, dei beni mobili e immobili compresi nella Riserva del detto Fondo non avvenne sulla base degli artt. 5 e 6 dello statuto della Valle d'Aosta. Infatti, nel preambolo di quel decreto si precisò che erano da accertare i beni dell'Amministrazione per le attività assistenziali italiane e internazionali (A.A.I.I.), riferiti a tali attività attinenti a funzioni attribuite o delegate alle Regioni e, nel piano di ripartizione, l'immobile de quo rimase attribuito allo Stato. Con d.P.C.m. 20 ottobre 1994, n. 755, fu approvato il regolamento recante disposizioni sulle modalità per il perseguimento dei fini della Riserva e sui criteri di gestione del relativo patrimonio, gestione obbligata a rispondere a regole di massima redditività, essendo soggetta annualmente a rendiconto direttamente al Segretario delle Nazioni Unite. Il Ministero dell'Interno, non ravvisando l'economicità del complesso immobiliare acquistato nel 1972, chiese all'Agenzia del demanio di dare avvio alla procedura di alienazione fin dal febbraio 2004; ma, essendo insorta controversia con la ricorrente che rivendicava l'acquisizione del bene al proprio patrimonio, ritenne necessario investire della questione il Consiglio di Stato in sede consultiva. Quest'ultimo, con parere reso il 17 maggio 2005, si pronunziò in senso favorevole alla posizione assunta dallo Stato, affermando che esisteva una differenza tra il patrimonio della Riserva U.N.R.R.A. e quello costituito dalla generalità dei beni statali, in considerazione del carattere specifico del primo. L'orientamento del detto Consiglio fu poi ribadito in un successivo parere, su quesito rivolto dal Ministero dell'interno in ordine ad una rivendicazione dell'Agenzia del demanio, la quale sosteneva che al Ministero dell'interno competesse la "gestione" delle somme ricavate dall'amministrazione del patrimonio della Riserva ed alla medesima Agenzia, invece, spettasse l'amministrazione degli immobili. In quell'occasione il Consiglio di Stato chiarì che l'amministrazione e la gestione dei beni immobili inclusi nel patrimonio della Riserva Fondo Lire U.N.R.R.A. competeva al Ministero dell'interno, non emergendo elementi, nella normativa internazionale e statale, circa un'eventuale scissione delle competenze. A seguito di ciò la procedura per l'alienazione del complesso immobiliare fu ripresa, con la pubblicazione dell'avviso d'asta. Tanto premesso, l'Avvocatura generale dello Stato sostiene, in primo luogo, che il conflitto di attribuzione promosso dalla Regione sarebbe inammissibile, perché tardivo in relazione al termine per proporlo, stabilito in sessanta giorni «decorrenti dalla notificazione o pubblicazione ovvero dall'avvenuta conoscenza dell'atto impugnato». La difesa erariale - richiamato l'art. 6 dello statuto di autonomia, in forza del quale i beni immobili patrimoniali dello Stato, situati nella Regione, sono trasferiti al patrimonio di questa - rileva che il complesso immobiliare de quo entrò a far parte del Fondo suddetto nel 1972. Da allora fu gestito dall'Amministrazione per le attività assistenziali italiane ed internazionali, mentre i proventi e le spese rispettivamente furono versati e fecero carico alla Riserva del Fondo medesimo. Pertanto, si realizzò un «comportamento significante dotato di efficacia o di rilevanza esterna», attraverso il quale lo Stato manifestò con chiarezza la pretesa di esercitare una competenza specifica circa attribuzioni asseritamente affidate, con normativa di rango costituzionale, alla Regione Valle d'Aosta (è richiamata la sentenza della Corte costituzionale, n. 211 del 1994). In tale contesto la Regione non ritenne di reagire con un regolamento di competenza, proposto soltanto oggi, a distanza di ben 37 anni. Inoltre, col citato d.P.C.m. n. 1363 del 1982, fu approvato il piano di riparto tra Stato e Regioni dei beni mobili e immobili della Riserva Fondo Lire U.N.R.R.A. Con tale piano il 50 per cento del patrimonio immobiliare del Fondo fu trasferito alle Regioni, mentre il residuo 50 per cento rimase allo Stato, e tra questi il complesso immobiliare di cui si tratta, come da tabella allegata al provvedimento. Ancorché in presenza di un atto formale, la Regione rimase inerte. Ancora, nell'anno 2004, quando il Ministero dell'interno decise di alienare il bene, la Regione si oppose vantando la proprietà del complesso immobiliare e mostrando di aver preso conoscenza dell'avvio della procedura di vendita già a seguito della nota in data 21 gennaio 2005. Tuttavia, anche in tale circostanza l'attuale ricorrente si astenne dall'esperire l'unica iniziativa possibile, cioè la proposizione del regolamento di competenza. Ferma l'eccezione che precede, la difesa erariale sostiene che il conflitto sarebbe, comunque, privo di fondamento. Infatti, l'appartenenza del complesso immobiliare al Fondo indicato, nel quadro degli accordi internazionali sopra ricordati, cui seguì l'istituzione della Riserva del Fondo Lire destinata a scopi di assistenza e di riabilitazione (art. V), rende inconciliabile la tesi sostenuta dalla ricorrente con la suddetta normativa, come emerge dai richiamati pareri del Consiglio di Stato, il quale (tra l'altro) osservò che la natura costituzionale dello statuto speciale non esclude la necessità di interpretarne la portata secondo i consueti criteri ermeneutici, la cui applicazione conduce a ritenere che i beni inclusi nel patrimonio della Riserva, compresi quelli ubicati nel patrimonio della Regione Valle d'Aosta, sono rimasti nella titolarità dello Stato. La difesa erariale conclude osservando che il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 383 del 1991 non sarebbe pertinente, in quanto la detta sentenza era relativa ad una casermetta dei Carabinieri già appartenente al demanio militare, che aveva perduto la propria destinazione d'uso.