[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito della deliberazione della Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Calabria, del 28 maggio 2014, n. 26, promosso dalla Regione Calabria con ricorso notificato il 1° agosto 2014, depositato in cancelleria il 27 agosto 2014 ed iscritto al n. 10 del registro conflitti tra enti 2014. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 27 gennaio 2015 il Giudice relatore Giancarlo Coraggio; uditi l'avvocato Graziano Pungì per la Regione Calabria e l'avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- La Regione Calabria, con ricorso notificato in data 1° agosto 2014, depositato il successivo 27 agosto ed iscritto al n. 10 del registro conflitti tra enti 2014, ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione alla deliberazione della Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Calabria, del 28 maggio 2014, n. 26, con cui si è accertata l'irregolarità dei rendiconti presentati dai gruppi consiliari regionali relativamente all'esercizio finanziario 2013. La ricorrente ha chiesto di dichiarare che non spettava allo Stato, e per esso alla Corte dei conti, di effettuare, in violazione degli artt. 100, 114, 117, 119, 120, 121, 122 e 123 della Costituzione, un controllo, da un lato, «generalizzato, finalistico e di merito» sui rendiconti dei gruppi consiliari, in contrasto con l'autonomia politica, organizzativa e contabile del Consiglio regionale e dei gruppi medesimi, nonché con le prerogative spettanti ai consiglieri regionali; dall'altro, «con procedure, modalità, tempi e metodi diversi da quelli tassativamente previsti» dall'art. 1, commi 9, 10, 11 e 12 del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 dicembre 2012, n. 213. 1.1.- Ha premesso la Regione Calabria che l'art. 1 del d.l. n. 174 del 2012 ha dettato disposizioni relative alla redazione, approvazione e controllo dei rendiconti di esercizio annuale dei gruppi consiliari regionali, strutturati secondo linee guida deliberate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, e che tali linee guida sono state deliberate e recepite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 dicembre 2012. Ha poi evidenziato la ricorrente che il Presidente della Regione ha trasmesso i rendiconti dell'esercizio 2013 e la relativa documentazione alla competente sezione regionale di controllo della Corte dei conti, la quale, con deliberazione n. 18 del 13 marzo 2014, ha disposto la loro regolarizzazione e l'integrazione della documentazione nel termine di 30 giorni. Adempiuto l'ordine, con nota del 18 aprile successivo, la predetta sezione ha richiesto un'ulteriore integrazione documentale e, infine, con deliberazione n. 26 del 28 maggio 2014 ha accertato l'irregolarità di tutti i rendiconti. 1.2.- In punto di diritto, la ricorrente lamenta, in primo luogo, la violazione della sua autonomia amministrativa, legislativa, finanziaria e statutaria, nonché dell'autonomia politica, organizzativa e contabile del Consiglio regionale e dei gruppi consiliari, delle prerogative dei consiglieri regionali e del principio di leale collaborazione. La sezione regionale di controllo della Corte dei conti, secondo la ricorrente, non si sarebbe limitata alla «verifica della corrispondenza, in termini quantitativi, fra la spesa rendicontata e la documentazione giustificativa e alla verifica di regolarità amministrativa di quest'ultima», ma avrebbe censurato nel merito le scelte discrezionali dei gruppi consiliari. 1.3.- La delibera impugnata, inoltre, lederebbe le attribuzioni costituzionali dei consiglieri regionali e dei loro gruppi previste dall'art. 121 Cost. e tutelate dall'immunità garantita dall'art. 122, quarto comma, Cost. Quest'ultima non sarebbe diretta ad assicurare ai consiglieri una posizione di privilegio, ma si giustificherebbe in quanto volta a preservare da interferenze e condizionamenti esterni le determinazioni inerenti la loro sfera di autonomia costituzionalmente garantita, e tale autonomia riguarderebbe anche l'attività dei gruppi e la gestione delle loro spese. 1.4.- La deliberazione in parola, poi, nella misura in cui è stata trasmessa alla Procura regionale della Corte dei conti, violerebbe i limiti imposti dagli artt. 100 e 103 Cost. alle attività di controllo e giurisdizionali della magistratura contabile, in contrasto con le prerogative regionali. Né essa sarebbe prevista dall'art. 1, commi da 9 a 12, del d.l. n. 174 del 2012 o da altre disposizioni di legge. 1.5.- La delibera impugnata, ancora, violerebbe le sfere di attribuzione costituzionale della Regione e del Consiglio regionale, perché emessa all'esito di un'anomala sequenza procedimentale. In particolare, la sezione regionale di controllo per la Regione Calabria, invertendo la scansione prevista dal d.l. n. 174 del 2012, avrebbe prima disposto la regolarizzazione dei rendiconti e poi richiesto chiarimenti e integrazioni documentali. La delibera finale, poi, sarebbe intervenuta oltre il termine di 30 giorni previsto dalla legge per l'approvazione tacita dei rendiconti. La sezione regionale di controllo della Corte dei conti, dunque, in assenza di idonea copertura normativa, avrebbe «cagionato una esposizione per un tempo indefinito al potere di controllo», incidendo sul punto di equilibrio, individuato dal legislatore, tra le garanzie costituzionali attribuite alla Corte stessa dall'art. 100 Cost. e quelle attribuite all'autonomia regionale dagli artt. 114, 117, 119, 121 e 123 Cost. 1.6.- Una menomazione della sfera di attribuzione regionale sarebbe infine rinvenibile anche nella parte della deliberazione in cui la sezione regionale di controllo ha applicato la sanzione della decadenza dei gruppi consiliari dal diritto all'erogazione delle risorse per l'anno successivo, originariamente prevista dall'art. 1, comma 11, del d.l. n. 174 del 2012 e poi travolta dalla pronuncia di incostituzionalità n. 39 del 2014, perché in contrasto con gli artt. 117 e 119 Cost. 1.7.- La ricorrente ha quindi proposto istanza cautelare di sospensione degli effetti della deliberazione impugnata, dal momento che la decadenza dai contributi rischierebbe di compromettere le funzioni pubbliche affidate ai gruppi consiliari, con conseguente paralisi del funzionamento dell'assemblea regionale.