[pronunce]

Secondo l'Avvocatura dello Stato, una coerente lettura della norma impugnata indurrebbe a ricomprendere nell'alveo applicativo del terzo comma dell'art. 4 della legge n. 533 del 1977 «le ipotesi in cui i furti aventi ad oggetto le res indicate dal legislatore nel comma 1 del citato articolo 4 avvengano in luoghi destinati, in tutto od in parte, a privata abitazione o nelle pertinenze di essa» e sarebbe evidente la riconducibilità dell'opzione sanzionatoria nell'ambito delle scelte di politica criminale proprie del legislatore; scelte censurabili solo nell'ipotesi di illogica o irragionevole disparità di trattamento tra condotte aventi il medesimo disvalore giuridico. La condotta sanzionata dal terzo comma dell'art. 4 della legge n. 533 del 1977 rappresenterebbe - secondo il legislatore intervenuto con la legge n. 128 del 2001 - un maggior disvalore rispetto a quella prevista dal primo comma, trattandosi di condotta avente sì il medesimo oggetto (armi, munizioni od esplosivi), ma realizzata in luoghi differenti (ossia in luoghi destinati a privata dimora e non in armerie, depositi o altri locali adibiti alla custodia di armi). Come emergerebbe con chiarezza dalle valutazioni di politica criminale poste a fondamento dell'art. 624-bis cod. pen. , il legislatore avrebbe inteso proprio colpire con maggiore severità le condotte destinate ad incidere su un bene ritenuto particolarmente meritevole di tutela, quale l'inviolabilità dei luoghi adibiti a privata dimora. Quanto alla asserita violazione dell'art. 27, terzo comma, Cost., l'Avvocatura dello Stato osserva che il giudice rimettente non avrebbe dato conto della compromissione della finalità rieducativa della pena, il che renderebbe inammissibile il profilo di censura. Inoltre, il giudice rimettente non avrebbe operato una valutazione bilanciata degli interessi costituzionalmente protetti implicati nella fattispecie. La norma denunciata costituirebbe attuazione (e mirerebbe alla tutela) del diritto inviolabile alla libertà personale (art. 13 Cost.), di cui il diritto all'inviolabilità del domicilio (art. 14 Cost.) sarebbe esplicazione.1.- Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 3, della legge 8 agosto 1977, n. 533 (Disposizioni in materia di ordine pubblico), come sostituito dall'articolo 10, comma 3, della legge 26 marzo 2001, n. 128 (Interventi legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini), nella parte in cui prevede l'applicazione della pena della reclusione da cinque a dodici anni e della multa da euro 1.032 a euro 3.098 ai delitti di cui all'articolo 624-bis del codice penale aggravati ai sensi del comma 1 del citato art. 4 della legge n. 533 del 1977. La norma censurata sarebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., determinando «una sostanziale disparità di trattamento poiché punisce il furto in abitazioni di armi con pena molto più grave della ipotesi di furto di armi in armeria», e con l'art. 27, terzo comma, Cost., perché «l'irrogazione di pene sproporzionate al grado di effettivo disvalore dei fatti comprometterebbe la finalità rieducativa della pena». 2.- La questione non è fondata. 3.- Nella sua versione originaria, l'art. 4, comma 1, della legge n. 533 del 1977 stabiliva che se il fatto previsto dall'art. 624 cod. pen. era commesso su armi, munizioni od esplosivi nelle armerie ovvero in depositi o in altri locali adibiti alla custodia di essi, si applicava la pena della reclusione da tre a dieci anni e della multa da lire centomila a lire quattrocentomila; se concorreva, inoltre, taluna delle circostanze previste dall'art. 61, o dall'art. 625, numeri 1, 2, 3, 4, 5 e 7, cod. pen. , la pena era della reclusione da cinque a dodici anni e della multa da lire duecentomila a lire seicentomila. Dopo alcune modifiche relative alla pena pecuniaria comminata e al regime di procedibilità, l'intero testo dell'art. 4 della legge n. 533 del 1977 è stato sostituito dall'art. 10 della legge n. 128 del 2001, in collegamento con la trasformazione, ad opera di quest'ultima legge, di due fattispecie di furto aggravato, previste dall'art. 625, primo comma, numeri 1 e 4, cod. pen. , in autonome figure di reato - il furto in abitazione e il furto con strappo - delineate nel nuovo art. 624-bis cod. pen. Il citato art. 4, comma 1, nel testo precedente alla sostituzione, prevedeva, come si è visto, un'ulteriore aggravante nel caso di concorso di taluna delle circostanze di cui all'«articolo 625, numeri 1, 2, 3, 4, 5, e 7, del codice penale» e, una volta sostituite con la nuova figura delittuosa le due fattispecie aggravate dei numeri 1 e 4 dell'art. 625, il legislatore ha interamente riformulato l'impugnato art. 4 riferendo al nuovo art. 624-bis cod. pen. l'aggravamento originariamente collegato alle soppresse circostanze dell'introduzione in un luogo destinato ad abitazione (art. 625, primo comma, numero 1, cod. pen.) e dello "strappo" (art. 625, primo comma, numero 4, cod. pen.). È chiaro, quindi, che, per quanto riguarda la questione di legittimità costituzionale in oggetto, le innovazioni introdotte con la sostituzione dell'art. 4 della legge n. 533 del 1977 non hanno sostanzialmente modificato le fattispecie originariamente previste, e di conseguenza non si può affermare, come fa il giudice rimettente, che «l'improvvido inserimento del comma 3 del citato art. 4 ha irragionevolmente alterato» la precedente «coerente scala di valori». 4.- Nel sollevare la questione, il giudice rimettente muove dal presupposto interpretativo secondo cui, «se vuole darsi coerenza al sistema», il rinvio operato dall'art. 4, comma 3, della legge n. 533 del 1977 «deve ritenersi riferito al solo oggetto della condotta (armi munizioni ed esplosivi)», sicché «se il furto in abitazione ha ad oggetto - come nel caso in esame - armi munizioni o esplosivi il trattamento sanzionatorio dovrà essere inasprito in ragione della maggiore pericolosità dell'oggetto della condotta». In altri termini, secondo il giudice a quo, nel caso di furto in abitazione, la pena prevista dal comma 2 dell'art. 4 della legge n. 533 del 1977, richiamato dal comma 3, troverebbe applicazione in relazione al solo oggetto materiale della condotta (armi, munizioni ed esplosivi), quand'anche esso non si trovi collocato nei luoghi indicati nel comma 1.