[pronunce]

– Sotto il profilo della rilevanza, il Collegio rimettente premette che l'unico significato attribuibile alla disposizione contenuta nel paragrafo A.4 della tabella impugnata sia quello per cui essa non consenta di attribuire il medesimo punteggio, previsto per coloro che hanno conseguito l'abilitazione «a seguito di corso di durata biennale», anche a coloro che, come i ricorrenti, hanno conseguito l'abilitazione in virtù di ammissione al secondo anno in soprannumero, ai sensi del citato articolo 5, comma 3, della legge n. 53 del 2003, e sostiene che il giudizio non può essere definito indipendentemente dalla risoluzione della prospettata questione di legittimità costituzionale. 1.2. – Sotto il profilo della non manifesta infondatezza, il Tribunale rimettente ritiene, in primo luogo, che i criteri di attribuzione del punteggio, contenuti nel paragrafo A.4 della tabella impugnata, contrastino con l'articolo 3 della Costituzione in quanto, disciplinando in modo diverso situazioni tra loro equivalenti ed omogenee, determinerebbero una irragionevole disparità di trattamento, atteso che il titolo finale conseguito presso le scuole SIS ed il sottostante percorso formativo appaiono identici, per durata e contenuti, sia per gli ordinari frequentatori del corso che per quelli ammessi in soprannumero. La mancata attribuzione del punteggio sarebbe, inoltre, irragionevole poiché la frequenza del secondo anno delle scuole predette impedisce ai frequentatori del corso di dedicarsi alle supplenze, con conseguente perdita o riduzione del punteggio. In secondo luogo, il Tribunale ritiene che la inevitabile deteriore collocazione in graduatoria, determinata dalla mancata attribuzione del punteggio, violi il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, impedendo la migliore utilizzazione, nell'ambito della attività didattica, di soggetti che – dopo aver superato due esami di ammissione ed aver frequentato due corsi (l'uno di specializzazione per il sostegno, l'altro SIS), aver superato i relativi esami finali e conseguito l'abilitazione – hanno dimostrato di essere adeguatamente qualificati all'insegnamento. 2. – È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la manifesta infondatezza della sollevata questione. Preliminarmente, l'Avvocatura ha delineato il quadro normativo in tema di formazione degli insegnanti di scuola secondaria. L'articolo 4, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341 (Riforma degli ordinamenti didattici universitari), ha previsto che l'esame finale sostenuto al termine dei corsi SIS ha valore di esame di Stato e abilita all'insegnamento per le aree disciplinari cui si riferiscono i relativi diplomi di laurea. I successivi decreti ministeriali del 26 maggio 1998 (Criteri generali per la disciplina da parte delle università dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria e delle scuole di specializzazione per l'insegnamento nella scuola secondaria) e del 24 novembre 1998 (Norme transitorie per il passaggio al sistema universitario di abilitazione all'insegnamento nelle scuole e negli istituti di istruzione secondaria e artistica) hanno fissato i criteri generali informatori delle scuole SIS ed hanno adottato misure transitorie per il passaggio al sistema universitario di abilitazione all'insegnamento nelle scuole ed istituti di istruzione secondaria ed artistica. Inoltre, l'articolo 1, comma 6-ter, del decreto-legge 28 agosto 2000, n. 240 (Disposizioni urgenti per l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2000/2001), convertito dalla legge 27 ottobre 2000, n. 306, ha stabilito che l'esame di Stato svolto al termine del corso SIS ha valore di prova concorsuale ai fini dell'inserimento nelle graduatorie permanenti previste dalla legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico); mentre l'articolo 8 del decreto interministeriale 4 giugno 2001, n. 268 (Regolamento recante norme relative all'esame di Stato conclusivo dei corsi svolti nelle scuole di specializzazione e costituzione delle commissioni giudicatrici di ammissione alle scuole e di esami finali), ha disciplinato, ai fini dell'inserimento nelle graduatorie permanenti, l'attribuzione di un punteggio aggiuntivo (30 punti) al candidato abilitato presso le scuole SIS. L'Avvocatura sostiene che il fondamento dell'attribuzione di tale punteggio aggiuntivo, di cui al paragrafo A.4 della tabella impugnata, si giustifica sia in relazione ai principi di diritto comunitario in tema di formazione professionale – che richiedono ai partecipanti ai corsi un impegno di studio serio ed esclusivo, incompatibile con il contemporaneo svolgimento di attività lavorativa –, sia in relazione alla preparazione di alto profilo maturata dagli stessi e riveste, altresì, carattere compensativo della non cumulabilità del medesimo punteggio con la valutazione del servizio di insegnamento eventualmente reso contemporaneamente alla frequenza del corso. L'Avvocatura aggiunge che l'incompatibilità della frequenza con il contemporaneo svolgimento del servizio di istituto, sebbene non sia affermata espressamente dalla legislazione, deriva dal modo stesso con il quale sono organizzati i corsi. Ne consegue che il punteggio fisso costituisce il riconoscimento dell'impegno dedicato alla formazione e dell'elevato livello di preparazione raggiunto con la frequenza delle scuole SIS per l'intero biennio. Viceversa, il diploma di specializzazione per le attività di sostegno non ha valore abilitante all'insegnamento e non attribuisce alcun punteggio nelle graduatorie permanenti a ciascuna delle categorie dei docenti abilitati; peraltro, il servizio di insegnamento prestato durante la frequenza dei corsi per il conseguimento del titolo di specializzazione per il sostegno, o nei corsi abilitanti, è valutabile ai fini del punteggio; infine, l'articolo 5, comma 3, della legge n. 53 del 2003, intende favorire la stabilizzazione dei docenti specializzati per le attività di sostegno, abbreviandone la procedura di abilitazione. Conclusivamente, secondo l'Avvocatura, non è ravvisabile alcuna discriminazione nei confronti di detto personale, posto che l'anno di specializzazione al sostegno non può essere equiparato, agli effetti del punteggio, ad un anno di corso SIS, stante la diversa configurazione dei due corsi e le diverse conseguenze giuridiche ad essi riconnesse agli effetti del punteggio. 3. – Si sono tardivamente costituiti i ricorrenti nel giudizio a quo, concludendo per l'accoglimento della sollevata questione di legittimità e, in subordine, qualora si dovesse ritenere l'attribuzione del punteggio di cui all'impugnata tabella suscettibile di una interpretazione costituzionalmente orientata, per la pronuncia di una sentenza interpretativa.1.