[pronunce]

– Riguardo all’art. 43, comma 1, la Regione ritiene che non sia corretto far derivare, come invece ha fatto la Avvocatura erariale, dalla sentenza della Corte costituzionale n. 63 del 2008 la non necessità della intesa al fine di rendere legittima la, pur riconosciuta, chiamata in sussidiarietà operata dallo Stato. Quest’ultima, come si ricava dalla giurisprudenza della Corte a partire dalla sentenza n. 303 del 2003, è, viceversa, legittimamente esercitata solo attraverso lo strumento dell’intesa. Dalla sentenza inizialmente citata, semmai, prosegue la ricorrente, si ricava che le attività di impresa, nella loro varietà, afferiscono complessivamente, alle materia agricoltura, commercio, industria, pesca, turismo ed altre, tutte essenzialmente di competenza regionale. Stante, pertanto, il coinvolgimento delle competenze regionali, l’attuazione della disposizione legislativa impugnata deve avvenire tramite il preventivo esperimento della intesa con la Conferenza Stato-Regioni. 5.3. – La Regione Veneto, a sua volta, contestando la ascrivibilità della disciplina dettata dall’art. 43 del d.l. n. 112 del 2008 alle tematiche connesse al rafforzamento della struttura produttiva del Paese, rileva come essa, invece, incide su svariati settori materiali di competenza legislativa, sia concorrente che esclusiva, regionale. Irrilevante è, poi, la circostanza che le risorse impiegate per il finanziamento alle imprese siano di provenienza statale; è, infatti, nota la giurisprudenza della Corte in tema di fondi a destinazione vincolata da cui deriva l’illegittimità delle disposizioni che li istituiscono ove essi siano relativi ad ambiti di competenza regionale. La ricorrente non ritiene, quindi, riconducibile la normativa censurata alla materia della tutela della concorrenza, trattandosi di disposizioni dal contenuto piuttosto indeterminato, destinate ad essere precisate solo tramite l’emanando decreto del Ministro dello sviluppo economico, come tali non idonee ad incidere sull’equilibrio economico generale. Quanto, infine, alla violazione del principio di leale collaborazione, essa sarebbe rinvenibile sia in relazione alla fase di adozione del citato decreto ministeriale, incidendo questo in ambiti materiali di competenza regionale – posto che la acquisizione del mero parere della Conferenza unificata lascerebbe aperta la possibilità per lo Stato di provvedere, successivamente, anche in contrasto col parere stesso – sia in relazione alla fase di programmazione e realizzazione delle infrastrutture, in quanto, ove non venga raggiunto l’accordo in sede di conferenza di servizi entro il termine di cui all’art. 14-ter della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), il Ministero potrebbe provvedere autonomamente approvando i progetti per cui è previsto il finanziamento.1. – Con distinti ricorsi la Regione Emilia-Romagna e la Regione Veneto hanno sollevato diverse questioni di legittimità costituzionale di numerose disposizioni contenute nel decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. 2. – Riservata a separate pronunce la decisione sull’impugnazione delle altre disposizioni contenute nel d.l. n. 112 del 2008, vengono in esame in questa sede le questioni di legittimità costituzionale, sollevate dalla Regione Emilia-Romagna, in riferimento al principio di leale collaborazione, degli artt. 38, comma 3, e 43, comma 1, del citato decreto-legge, come modificato dalla legge di conversione n. 133 del 2008, e dell’art. 43, comma 1, del ricordato decreto-legge n. 112 del 2008, come risultante a seguito della conversione in legge, sollevate dalla Regione Veneto, in riferimento all’art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione e al principio di leale collaborazione. 2.1. – Attesa la connessione esistente fra i due ricorsi ora in esame, i relativi giudizi vanno riuniti così che possano essere decisi con un’unica sentenza. 3. – L’art. 38, comma 3, del decreto-legge n. 112 è impugnato dalla Regione Emilia-Romagna in quanto, a suo avviso, esso, nella parte in cui prevede che, con regolamento di delegificazione adottato su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro per la semplificazione normativa, sentita la Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 e successive modificazioni (di seguito: Conferenza unificata), si procede alla semplificazione ed al riordino della disciplina dello sportello unico per le attività produttive di cui al regolamento previsto dal d.P.R. 20 ottobre 1998, n. 447 (Regolamento recante norme di semplificazione dei procedimenti di autorizzazione per la realizzazione, l’ampliamento, la ristrutturazione e la riconversione di impianti produttivi, per l’esecuzione di opere interne ai fabbricati, nonché per la determinazione delle aree destinate agli insediamenti produttivi, a norma dell’articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59), violerebbe il principio di leale collaborazione poiché, incidendo direttamente, o comunque, interferendo sulle materie di competenza regionale piena attinenti alle attività produttive (industria, commercio, agricoltura, artigianato, turismo etc.), considera sufficiente la espressione del solo parere da parte della Conferenza unificata e non anche il raggiungimento della previa intesa con questa. 3.1. – L’art. 43, comma 1, a sua volta, è impugnato sia dalla Regione Emilia-Romagna che dalla Regione Veneto. 3.2. – In particolare, la prima Regione si duole che detta disposizione – nello stabilire che, «per favorire l’attrazione degli investimenti e la realizzazione di progetti di sviluppo di impresa rilevanti per il rafforzamento della struttura produttiva del Paese, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno, con decreto di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, sono stabiliti i criteri, le condizioni e le modalità per la concessione di agevolazioni finanziarie a sostegno degli investimenti privati e per la realizzazione di interventi ad essi complementari e funzionali» – preveda che il citato decreto, emanato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e con il Ministro della semplificazione normativa, sia adottato – in asserito contrasto col principio di leale collaborazione – “sentita” la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Provincie autonome di Trento e di Bolzano (di seguito: Conferenza Stato-Regioni) e non sia acquisita l’intesa con questa.