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Un Trattato di portata storica, perché per la prima volta il nostro Paese stila un'alleanza politica di ampia portata con un Paese amico, allo scopo di creare una collaborazione strategica che dà maggiore forza all'agire dei due Paesi e aiuta a dare una spinta propulsiva ai processi di integrazione dell'Unione europea. Dunque si tratta di un accordo che rafforza l'Europa e non la indebolisce. Il Trattato ci vede uniti su questioni dirimenti per il futuro dell'Unione, dalla politica estera alla difesa, dalla cooperazione economica a quella industriale. Materie che fino a qualche tempo fa difficilmente avrebbero potuto essere oggetto di consultazioni preventive, perché apparentemente legate a questioni concorrenziali o a sfere di interesse contrapposte, adesso diventano invece oggetto di confronto e di elaborazione preliminare, così da costruire consenso non solo a livello bilaterale, ma anche europeo, sulle questioni più diverse, ad esempio su investimenti innovativi in ambito spaziale, sull'intelligenza artificiale o sulla archiviazione cloud dei dati. Grazie al Trattato del Quirinale, Italia e Francia possono elaborare richieste comuni da portare avanti con maggiore determinazione. Sono tutti obiettivi che vengono perseguiti coltivando un dialogo permanente. Con il Trattato del Quirinale si instaurano canali di interlocuzione costante, attraverso i quali definire posizioni comuni e prevenire possibili conflitti su questioni cruciali non solo per i nostri due Paesi, ma per l'intera Unione europea. È per questo che, nonostante si tratti di un accordo tra due singoli Stati dell'Unione, non si pone in antitesi con l'Unione stessa, bensì la rafforza, perché affianca ed amplifica il processo di integrazione ed anzi il maggiore coordinamento italo-francese può fare la differenza e può contribuire al raggiungimento di importanti politiche europee. L'Europa è riuscita a reagire bene alle situazioni di difficoltà con cui ha dovuto confrontarsi negli ultimi tre anni, prima il Covid, poi la guerra. L'Unione europea ha saputo mettere in campo risposte solidali ed unitarie, riuscendo a superare veti e prevedendo soluzioni sulle quali c'era stata per anni un'ottusa opposizione. Adesso l'Europa è chiamata ad affrontare ulteriori problemi molto complessi, dal tema energetico alle pressioni migratorie sul confine ed in tal senso l'accordo franco-italiano può rappresentare un proficuo strumento per facilitare soluzioni, un motore a beneficio del processo di integrazione europea. Tra l'altro, gli interessi di Italia e Francia non sono mai stati così convergenti come in questo periodo: le nostre due economie hanno sistemi produttivi e culturali integrati, contiamo 1.700 aziende italiane attive in Francia, 3.000 imprese francesi operanti in Italia, oltre 420.000 italiani che vivono e lavorano in Francia, una comunità che è perfettamente inserita ed è parte attiva della società locale. L'Italia è il terzo fornitore di beni della Francia, la Francia è il principale investitore estero in Italia. Sono tutti aspetti che dimostrano quanto sia utile creare un'ulteriore sinergia positiva tra Roma e Parigi, anche perché è molto meglio appianare eventuali divergenze a monte, con un meccanismo di concertazione permanente, piuttosto che recriminare a posteriori sul mancato ottenimento dei risultati. Per questo salutiamo con grande favore la firma del Trattato del Quirinale, la cui definizione non era per niente scontata e per il quale va espresso un vivo ringraziamento sia al presidente Mattarella che al presidente Draghi: è solo grazie al loro paziente lavoro di ricucitura dei rapporti internazionali che si è ripreso in mano un accordo e si è arrivati a concluderlo dopo che era stato bruscamente interrotto nel 2019, allorché Parigi aveva richiamato l'ambasciatore francese in Italia a seguito dell'incidente diplomatico occorso con i gilet gialli. Il fatto che oggi siamo qui a votare questa ratifica simboleggia bene quanto l'Italia sia riuscita a voltare pagina rispetto alla fase del populismo più acuto rappresentata dal Governo di allora. Un grazie sentito, quindi, al presidente Mattarella e al presidente Draghi per avere ripristinato i migliori rapporti con gli alleati tradizionali e per avere creato le basi per un Trattato destinato ad intensificare ulteriormente i buoni rapporti tra Italia e Francia. Il Trattato del Quirinale non è un accordo contro qualcuno. Il patto siglato tra Roma e Parigi è il nucleo iniziale di una cooperazione rafforzata anche nei rapporti con altri alleati europei, ad esempio a partire dalla Germania. L'approccio fortemente europeista del cancellierato Scholz rappresenta le migliori premesse per possibili collaborazioni ed il motore franco-italiano ha il potenziale per integrare l'asse franco-tedesco ed affrontare insieme alcune delle principali questioni all'ordine del giorno. L'Italia, in cooperazione con la Francia e la Germania, può essere protagonista della politica europea. Il recente viaggio a Kiev di Draghi insieme a Macron e Scholz lo testimonia ed ha una forte valenza simbolica proprio in questo senso. È molto positivo che proprio in questi giorni si stia lavorando anche alla definizione di un piano d'azione con Berlino, caratterizzato da contenuti ed obiettivi altrettanto importanti. Insomma, signora Presidente, il Trattato del Quirinale è un'opportunità per l'Italia, è un atto di diplomazia lungimirante che fa bene all'Italia, fa bene alla Francia e fa bene all'Europa tutta. Italia e Francia sono Paesi fondatori dell'Unione; con il Trattato del Quirinale facciamo un passo ulteriore: da Paesi fondatori diventiamo Paesi costruttori del futuro dell'Europa ed è un bene che sia così. (Applausi) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, solo poche parole a nome del Gruppo per le Autonomie per dire che noi votiamo con slancio politico il Trattato del Quirinale tra Italia e Francia. Non facciamo mitologie, non crediamo da tempo alle favole e sappiamo che Italia e Francia non sempre hanno lavorato assieme, anche recentemente. Se pensiamo, ad esempio, all'instabilità libica di oggi e guardiamo ai percorsi che hanno caratterizzato la vita della Libia negli ultimi anni sappiamo - e questo lo sanno tutti gli osservatori più elementari di geopolitica - che Italia e Francia hanno interpretato due parti diverse in commedia: la Francia ha il più delle volte aiutato il Governo insediato a Tobruk con il generale Haftar, mentre l'Italia ha aiutato il Governo di Tripoli appoggiato dalle Nazioni Unite; i primi in sintonia con una parte dei Paesi arabi e l'Egitto, noi in sintonia con la Turchia e il Qatar. Tutto questo ha portato a un effetto: quando Italia e Francia vanno in ordine sparso, l'Europa non conta nulla e Italia e Francia singolarmente presi contano ancor meno, cioè zero. Infatti, nello scenario libico noi siamo irrilevanti, ma non solo noi italiani, anche i francesi lo sono. Magra consolazione, anzi per me non è affatto una consolazione, perché io vorrei che Italia e Francia andassero avanti assieme nel contesto del Mediterraneo e fossero un player unito che conta, mentre purtroppo nel Mediterraneo oggi vediamo che Turchia e Russia danno molte più carte di quanto facevano fino a dieci anni fa.