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Nel 2019 abbiamo fatto, anche in collaborazione con ALI, l'ex Lega delle autonomie locali, un primo intervento per i Comuni sotto i 3.000 abitanti, meritorio ma parziale. Credo quindi che la Commissione affari istituzionali, presieduta dall'ottimo senatore Dario Parrini, debba cominciare a prendere in considerazione queste vicende, anche perché sulla vicenda delle elezioni dirette per le Province e le Città metropolitane prima o poi dovremo tornare e dovremo riprendere in considerazione che la normativa introdotta con la cosiddetta legge Delrio (la n. 56 del 2014) era una normativa ponte, in attesa del referendum. Il referendum del 4 dicembre 2016 non ha cancellato le Province e le Città metropolitane dalla Costituzione. Sono passati quasi cinque anni e dovremmo riprendere in considerazione la questione dell'elezione diretta per gli organi delle Province e delle Città metropolitane, enti che governano settori importanti del territorio e ai quali, tra l'altro, sono state attribuite altre competenze, dalla scuola, alla viabilità, all'ambiente. Dobbiamo dare a chi svolge quel lavoro un riconoscimento economico degno di quella situazione. Penso che cedere troppo all'antipolitica e al populismo che non da oggi, ma dal 2011-2012 hanno travolto le istituzioni parlamentari sia deleterio e quindi chiedo che il Parlamento e le Commissioni competenti prendano in mano le tante proposte di legge che ci sono e le portino a compimento. L'ultimo tema è quello dell'estensione della possibilità del terzo mandato per i Comuni sotto i 15.000 abitanti come abbiamo fatto per i Comuni sotto i 3.000 abitanti. Anche per le vicende pregresse, di cui ho detto, e per la scarsità della dignità politica ed economica degli amministratori, troviamo sempre meno persone disposte a impegnarsi nelle amministrazioni locali. Penso quindi che ciò che abbiamo fatto per i Comuni sotto i 3.000 abitanti lo dobbiamo estendere, per la loro funzione e per la modalità diversa di elezione rispetto ai Comuni più grandi, anche ai Comuni sotto i 15.000 abitanti. Restituiamo dignità agli amministratori locali, ricominciamo a discutere di enti di area vasta quali Province e Città metropolitane elette direttamente dai cittadini e poniamoci anche il problema del terzo mandato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirovano. Ne ha facoltà. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, abbiamo cercato di dare il nostro contributo fattivo a questo provvedimento proprio puntando sulle problematiche degli enti locali di cui il senatore Astorre ha parlato poc'anzi. Abbiamo cercato di far presente quali sono i problemi più urgenti che stanno affrontando i nostri enti locali, in particolare i più piccoli, anche se ovviamente non è questo il provvedimento per risolvere le tantissime problematiche che spero ci troveremo a dover affrontare nel breve periodo. Il Gruppo cui appartengo ha presentato due emendamenti, che sono stati approvati, sul quorum, che viene abbassato dal 50 al 40 per cento in caso di lista unica; inoltre non vengono conteggiati gli iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), che non esercitano il voto. Abbiamo inserito questi provvedimenti in un disegno di legge più generale, a prima firma del senatore Augussori, di cui sono relatrice, che non si riferisce solo a questa tornata elettorale e che affronteremo una volta concluso l'esame del provvedimento al nostro esame. Tuttavia ritengo altresì che presentare e approvare questi emendamenti sia un fallimento della classe politica di questo Paese, non dei Comuni. Infatti, abbassare il quorum in caso di lista unica significa che ci sono sempre più amministrazioni in cui non c'è gente che vuole candidarsi come sindaco, come consigliere, come assessore. Chiedere di fare il terzo mandato anche nei Comuni con più di 3.000 abitanti o addirittura togliere il limite di mandato nei Comuni con meno di 3.000 abitanti, come noi chiediamo perché ci sono dei problemi contingenti (io da sindaco di un piccolo Comune sotto i 3.000 abitanti sono al terzo mandato e lo so), è comunque un fallimento, perché significa che non c'è ricambio della classe dirigente, di chi governa un territorio. Dobbiamo quindi farci delle domande. Sembra che l'arco costituzionale trasversalmente sia concorde - ne abbiamo parlato anche in Commissione - sul fatto che bisogna finalmente affrontare tutti i problemi dei piccoli Comuni. Ne abbiamo parlato con l'Associazione nazionale piccoli Comuni d'Italia (ANPCI), con la presidente Franca Biglio, con Massimo Castelli, coordinatore piccoli Comuni dell'Associazione nazionale Comuni d'Italia (ANCI). I problemi sono veramente tanti e non saranno risolti attraverso questi emendamenti, che sono solo dei piccoli rimedi estemporanei. Noi dobbiamo far tornare ai cittadini la voglia di candidarsi, di lavorare per il proprio paese, per la propria cittadinanza. Se non lo fanno, non è per disinteresse, ma perché fare il sindaco comporta troppe responsabilità e al contempo troppa poca riconoscenza da parte di questi palazzi. In questi anni non è stato rivisto il testo unico degli enti locali: se ne continua a parlare ma non lo si fa mai. Il sindaco è responsabile di tutto: se in inverno c'è la neve e non viene pulita entro due ore si chiama il sindaco; se in estate ci sono allagamenti per le strade, è colpa del sindaco che non ha pulito le caditoie; se in autunno c'è il vento o in primavera succede qualche danno dovuto a calamità naturali, è il sindaco a doverne rispondere. Il sindaco, però, non ha solo una responsabilità di facciata, morale nei confronti dei cittadini, ma è responsabile anche di fronte alla legge. Ci sono infatti casi assurdi nei quali i sindaci, oltre a dover fare i responsabili dei vari uffici del Comune per mancanza di dipendenti, perché non ci sono soldi per assumerli (quindi non è solo un problema di turnover, ma di mancanza di soldi per le spese correnti), hanno anche la responsabilità in quanto hanno il potere di controllo. Un mio caro amico, il sindaco Imeri di Treviglio, un Comune della bergamasca, solo pochi giorni fa è stato mandato a processo perché, purtroppo, in occasione di un lutto causato da un incidente stradale, è stato rilevato che un guard rail non era a norma; pertanto il sindaco, che non è nemmeno responsabile dell'ufficio tecnico, si ritrova a esser ritenuto responsabile in quanto ha il potere di controllo dell'ente. La stessa cosa capita ai sindaci dei piccoli Comuni, che magari vedono cadere un masso da una montagna (magari nei Comuni montani), e hanno la responsabilità anche in caso di incidente o ancora peggio della morte di qualcuno. Capite bene che fare il sindaco in queste condizioni, oltretutto adesso in piena pandemia, è come vivere con una spada di Damocle sulla testa. Il sindaco non può essere responsabile di cose che non gli competono e non dovrebbe neanche essere responsabile di settori del Comune visto che spesso non ha né gli studi, né le competenze professionali per poterlo fare; eppure deve farlo. Dobbiamo trovare un modo per risolvere questi problemi, per ridare dignità ai sindaci. In questo anno non avete visto proteste nelle piazze e nelle strade da parte dei sindaci, anche se magari ogni tanto ne avrebbero voglia, perché non hanno tempo.