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il Centro di coordinamento nel settore informatico e dell'informazione (progetto guidato dalla Germania), l'Accademia e polo di innovazione dell'UE nel settore dell'informatica (guidato dal Portogallo), la Piattaforma per la condivisione di informazioni in materia di minaccia informatica e di risposta agli incidenti informatici (guidato dalla Grecia, cui partecipa anche l'Italia) e il progetto su Gruppi di risposta rapida agli incidenti informatici e mutua assistenza in materia di cibersicurezza (guidato dalla Lituania, cui partecipa anche l'Italia). Quest'ultimo rientra anche tra i 26 progetti che il Consiglio Ue del 20 novembre scorso ha ritenuto in grado di produrre risultati concreti entro il 2026; sotto il profilo del sostegno finanziario, il Programma europeo di sviluppo industriale della difesa (Edidp) ha già finanziato, tra il 2019 e il 2020, una serie di progetti in materia di difesa cibernetica. Un ulteriore incremento dei finanziamenti è previsto nel prossimo futuro, con l'entrata in funzione del Fondo europeo per la difesa (Edf), nell'ambito del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027. La capacità di risposta ad attacchi cyber è ricompresa anche tra le 11 priorità individuate nel Piano di Sviluppo delle Capacità ( Capacity Development Plan ), documento redatto dall'Agenzia europea per la difesa (EDA) che individua, sulla base delle indicazioni degli Stati membri, e con il supporto di Comitato militare e Stato maggiore Ue, le capacità militari da sviluppare in seno all'Ue. In ambito EDA operano diversi gruppi di esperti con il compito di mappare le aree di ricerca ritenute essenziali e di individuare i fattori tecnici ritenuti necessari per l'autonomia Ue (tra cui un sistema di crittografia condivisa, lo sviluppo di tecniche di simulazione e visualizzazione, l'aggiornamento di tecnologie di autenticazione, ecc.). Lo scorso 22 marzo il Consiglio Ue ha anche approvato Conclusioni sulla Strategia Ue per la cyber sicurezza che contiene indicazioni anche per i profili della difesa cibernetica. Il Consiglio infatti, in attesa della proposta di revisione del quadro strategico in materia, "si impegna a proseguire gli sforzi per rafforzare le dimensioni di cyber sicurezza e cyber difesa al fine di garantirne la piena integrazione nel più ampio settore della sicurezza e della difesa, in particolare nel contesto dei lavori sulla Bussola strategica". Il Consiglio ha anche espresso apprezzamento per l'attività dell'Agenzia europea per la difesa, volta a promuovere la cooperazione tra le strutture CERT militari a livello nazionale e ha ribadito di sostenere "gli sforzi compiuti per consolidare le sinergie civili-militari e il coordinamento in materia di cyber difesa e cyber sicurezza, compresi gli aspetti connessi allo spazio, anche attraverso i progetti specifici della PESCO"; in linea con le direttrici di sviluppo in ambito NATO e Ue, anche il nostro Paese sta da tempo rafforzando le proprie capacità militari nel campo cibernetico. Come si legge nel Libro bianco per la difesa e la sicurezza del 2015, lo spazio cibernetico è un dominio "che dovrà essere presidiato e difeso", anche perché gli attacchi alle reti informatiche possono produrre "effetti sulla società paragonabili a quelli di un conflitto combattuto con armi convenzionali"; il Quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico (2013) assegna del resto al Ministero della difesa una serie di compiti di grande rilevanza, che vanno al di là di una prospettiva strettamente militare. Oltre a definire e coordinare la politica militare, la governance e le capacità militari nell'ambiente cibernetico, la Difesa è in primo luogo chiamata a pianificare e condurre le operazioni nello spazio cibernetico, per contrastare le azioni avversarie contro sistemi e strutture della difesa. A tal fine negozia le intese internazionali in materie e coordina le proprie attività con quelle NATO, Ue, e degli altri alleati. Il ministero contribuisce anche al flusso informativo a supporto delle operazioni cibernetiche, anche oltre i confini nazionali e concorre alla prevenzione e al contrasto delle attività terroristiche. Esso poi "concorre alla prevenzione e al contrasto degli attacchi ai sistemi di comunicazione e informazione di rilevanza strategica per gli interessi nazionali". La Difesa, inoltre "assicura la formazione e l'addestramento del proprio personale e mette a disposizione i propri centri di formazione in favore delle altre Amministrazioni"; in attuazione di questo Quadro, il Piano nazionale per la protezione cibernetica (2017), prevede tra i suoi diversi indirizzi operativi, lo "sviluppo delle capacità operative fondamentali, idonee ad espletare i compiti della Difesa nell'ambiente cibernetico". Nell'ambito di questo indirizzo, l'obiettivo è duplice: da un lato "potenziare le strutture preposte alla difesa dello spazio cibernetico ed avere cura che gli assetti che le compongono raggiungano e mantengano nel tempo i necessari livelli di efficacia ed efficienza", dall'altro "sviluppare strutture di Comando e Controllo in grado di pianificare e condurre operazioni militari nello spazio cibernetico in maniera efficace" (compito adempiuto con l'istituzione del Comando per le Operazioni in Rete - COR); tali prospettive strategiche hanno evidentemente dirette ricadute per quanto riguarda la programmazione degli investimenti e dello sviluppo capacitivo. Come si legge nel Documento programmatico della Difesa 2020/2022, le "sfide legate alla dimensione cibernetica hanno assunto una decisa rilevanza geopolitica e geostrategica, determinata dalla sua peculiare trasversalità, in quanto potenziale canale di propagazione e amplificazione degli altri tipi di minaccia. La dimensione cibernetica dei conflitti si è aggiunta, infatti, a quella tradizionale, rendendola ancora più pericolosa ed estendendola anche al dominio cognitivo. In tale contesto, il cyber spazio rappresenta un significativo fattore abilitante che amplifica le potenzialità della minaccia ibrida e costituisce un ideale campo d'azione e di proselitismo per l'estremismo violento. Parimenti, la possibilità di accesso a tecnologie avanzate, da parte di un bacino sempre più ampio di utenti, pone i nostri potenziali avversari in grado di accedere a strumenti, relativamente economici e facilmente reperibili". Tutto ciò richiede non solo scelte finanziarie conseguenti, ma anche politiche industriali adeguate, necessarie per restare al passo con l'evoluzione tecnologica e mantenere il tradizionale vantaggio tecnologico della Difesa. In questo senso è anche necessaria l'introduzione della " security‐by‐design ", quale prerequisito obbligatorio nello sviluppo delle applicazioni e dei sistemi; il processo di rafforzamento della componente cyber implica anche un adeguamento delle strutture organizzative. Da questo punto di vista si segnala l'istituzione, nel marzo del 2020, del Comando per le Operazioni in Rete (COR), evoluzione e rafforzamento della struttura precedente (Comando interforze operazioni cibernetiche, CIOC). Il nuovo Comando è posto alle dirette dipendenze del Capo di Stato maggiore della Difesa, con la missione di "garantire, con visione unitaria e coerente, la condotta delle operazioni nel dominio cibernetico e la gestione tecnico-operativa in sicurezza di tutti i sistemi di ICT/C4 della Difesa".