[resaula]

Concludendo, si tratta quindi di una situazione assolutamente difficile, perché siamo ancora ai blocchi di partenza. C'è un decreto-legge del 17 marzo che mobilita 25 miliardi di euro, che però non arrivano agli italiani e oggi siamo ancora qui, in Aula a discutere della sua conversione e, quindi, siamo ancora fermi. Ecco perché dico di porre attenzione a quello che facciamo. Colleghi della maggioranza, avete proposto una cura ma siamo ancora fermi e quindi siamo fermi anche a quel vecchio detto di un tempo: «Mentre il medico studia, il paziente muore». (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (M5S) . Signor Presidente, la pandemia in atto mette le istituzioni europee e nazionali di fronte ad un severo banco di prova. Con questo mio intervento intendo segnalare con forza alcuni rischi che intravedo sia a livello comunitario, che a livello interno. Il decreto-legge che ci accingiamo a convertire è la prima reazione dello Stato all'eccezionale situazione sanitaria, economica e sociale che il nostro Paese, come tutto il mondo, è costretto ad affrontare in queste terribili settimane. Pur contenendo misure necessarie ed importanti, è evidente a tutti che sul fronte economico servirà un piano ben più ampio per tutelare famiglie, lavoratori ed imprese. In tal senso, occorre chiarire immediatamente, al di là di ogni ambiguità, il ruolo che vorrà svolgere l'Europa. Se l'Unione europea vorrà comportarsi da casa comune per tutti i suoi cittadini, a prescindere dalla nazionalità degli stessi, ed emetterà titoli comuni per finanziare l'enorme esigenza di liquidità che tutti gli Stati, seppure in misura differente fra loro, stanno incontrando per far fronte al blocco della maggior parte delle attività produttive, allora saremo felici di proseguire nell'idea di un'Europa unita. Se, viceversa, gli Stati meno colpiti o comunque economicamente più forti intendono nascondere i propri egoismi dietro il paravento delle attuali regole europee, sbagliate in tempi normali e feroci in tempo di pandemia; se tali Stati metteranno in cima alla scala dei valori europei un rigore ragionieristico ed ipocrita cercando di approfittare della crisi come lo strozzino approfitta dello stato di necessità di chi chiede un prestito; se quindi le istituzioni europee dovessero pretendere che gli aiuti agli Stati colpiti siano assistiti dalle condizioni previste dal MES, allora il velo cadrebbe, svelando che il reale fine dell'Unione non è il bene dei popoli europei (Applausi dal Gruppo M5S) ma la garanzia dei crediti dei ceti dominanti dei Paesi più ricchi. La questione va chiarita immediatamente perché da essa discendono le scelte che ciascun parlamentare di quest'Assemblea sarà chiamato a fare nei prossimi giorni. Al momento ho fiducia nel fatto che il Presidente del Consiglio saprà difendere in Europa gli interessi del popolo italiano, soprattutto dei più deboli, e l'idea di comunità che aveva ispirato la creazione dell'Unione europea. A lui chiedo di relazionarci costantemente e con la massima trasparenza sulle proposte europee per la gestione di questa crisi. A livello di ordinamento interno, pur consapevole della necessità di approntare strumenti decisionali rapidi e compatibili con il distanziamento sociale che, allo stato, non consente alle sedute del Parlamento di celebrarsi con modalità ordinarie, segnalo il rischio di un insalubre attenuarsi dei compiti attribuiti dalla nostra Carta costituzionale al Parlamento. Mi riferisco, in particolare, alla strada intrapresa dal Governo che intende disciplinari e con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), anziché con decreti-legge, le limitazioni ritenute necessarie per sconfiggere la pandemia. Come noto, i DPCM sono atti amministrativi non soggetti, né al vaglio preventivo del Presidente della Repubblica, né a quello successivo del Parlamento: ritengo dunque che non siano lo strumento idoneo per incidere in via generale ed astratta su diritti costituzionalmente garantiti. Auspico, dunque, che alle inedite esigenze, anche normative, richieste dal tragico momento che stiamo attraversando si sappia rispondere contemperando la celerità delle decisioni con il rispetto del principio di rappresentanza e democraticità, valorizzando e non sminuendo il ruolo del Parlamento. Per tali ragioni, domani non farò mancare la mia fiducia al Governo, spronandolo tuttavia a proseguire con coraggio nella tutela dell'interesse del popolo italiano - ed in particolare dei più bisognosi - in Europa e ammonendolo sul fronte interno a non ridurre la dovuta attenzione per il ruolo del Parlamento. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, signori rappresentanti del Governo, buon pomeriggio a tutti. Dopo aver ascoltato gli interventi svolti, è sorta in me una considerazione spontanea: se il nostro presidente della Repubblica Mattarella non avesse fatto richiamo a una responsabilità collettiva, non oso pensare cosa avrebbe potuto fare questa maggioranza nei confronti delle proposte che abbiamo portato avanti e che, a una lettura veloce, ho visto decisamente falcidiate dal cosiddetto lavoro comune. Credo allora che si possa togliere dal tavolo un punto: qui non c'è una minoranza che si comporta, in pratica, come un bambino capriccioso e urla alla ricerca di critiche, ma un'opposizione che ha fatto il proprio lavoro, mentre dall'altra parte evidentemente si cercava solo di avere un po' di "acqua cheta" per poter gestire i problemi interni. Vorrei affrontare quattro aspetti molto rapidamente. Il primo riguarda alcune incongruenze che vorrei stigmatizzare: abbiamo un decreto-legge di "cura" che dà all'Agenzia delle entrate due anni di tempo in più per perseguire i cittadini ma non si è voluto neanche sospendere l'attività relativa agli studi di settore. Quando si dice che c'è troppa burocrazia credo che ai cittadini si sarebbe potuto dare un segnale in questo senso. C'è poi un'altra questione relativa ai rinvii o ai rifiuti di cui abbiamo dovuto prendere atto su tante materie, dall'agricoltura al turismo e sicuramente all'artigianato. Terzo aspetto, ci sono molte "illusioni ottiche": ad esempio, ho visto vari interventi ed emendamenti del Governo in materia di giustizia che partono dal presupposto che i cancellieri possano lavorare da casa con la famosa modalità smart working . I cancellieri a casa non hanno accesso ai sistemi e ai fascicoli, quindi per questo settore bisogna pensare anche a calarsi nella realtà. Veniamo così a un ragionamento che chiude il concetto delle illusioni ottiche che abbiamo potuto vedere con questo decreto-legge cura: vengono emanate alcune norme e poi vi è un fiorire di circolari interpretative restrittive che complicano enormemente la vita ai cittadini. L'abbiamo visto con l'Agenzia delle entrate e con le circolari che escono dal Ministero della giustizia. Le illusioni ottiche non sono possibili: