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Utilizzando il criterio esposto dal Ministro il divario non sarà mai colmato poiché contiene una previsione incapace di determinare incisive politiche di sviluppo economico omogeneo del Paese, né tantomeno avviare una riduzione del gap tra Nord e Sud, si chiede di sapere: se, riferendosi ai necessari ed improcrastinabili interventi per il Meridione al cui riguardo avrebbe smentito una previsione di impegno economico pari a 100 miliardi di euro, il Ministro in indirizzo voglia fornire l'esatta quantificazione economica dell'ammontare di investimenti preventivati per le regioni del Mezzogiorno e se esista un programma di opere infrastrutturali e se intenda avviarlo per la realizzazione nella Legislatura in corso, nonché se esista uno schema di previsione dettagliato di ripartizione ed impiego sul territorio dei fondi strutturali europei che questo Governo intende utilizzare in termini di fondi addizionali rispetto alla quota ordinaria; quali azioni, riconducibili all'azione di questo Governo, stiano portando ad un presunto recupero della Sicilia sui programmi operativi e linee di sviluppo economico del territorio. Atto n. 4-00802 PAPATHEU Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: una nuova disastrosa ondata di maltempo con insistenti nubifragi di violenta intensità ha riguardato in questi giorni, ed anche in queste ore, la Sicilia, determinando gravi danni e drammatiche conseguenze su tutto il territorio isolano, provocando la morte di 12 persone, tra cui donne e bambini. 9 persone sono morte in un'abitazione in contrada Cavallaro a Casteldaccia (Palermo) a causa dell'esondazione di un fiume. Tra i morti anche un adolescente di 15 anni e due bambini di uno e 3 anni. Risultano inoltre decedute due persone nella zona di Agrigento ed un'altra a Vicari (Palermo), sempre a causa dell'esondazione di acque di un torrente. Risultano, inoltre, persone disperse. Ulteriori danni sono stati causati alle numerose arterie stradali in tutte le province siciliane, sommerse dai corsi d'acqua, divenendo così impraticabili; da Palermo ad Agrigento, da Trapani a Caltanissetta, da Enna a Siracusa e Ragusa, da Catania a Messina, in tutte le province della Sicilia, la protezione civile, i Vigili del fuoco, le forze dell'ordine, soccorritori e volontari sono impegnati senza sosta in operazioni di soccorso ed i mezzi di informazione ed il web documentano impressionanti scene di persone costrette a rifugiarsi sopra le auto, strade impraticabili e soprattutto trasformate in fiumi in piena, periferie e centri urbani isolati, quartieri allagati ed intere aree per l'agricoltura sommerse e devastate dalla furia del maltempo; il mutamento delle condizioni climatiche con la circolazione depressionaria ancora presente sul Mediterraneo, che continua a far confluire correnti umide e instabili, rischia di acuire le criticità di vaste aree della Sicilia già in ginocchio. Il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri ha emesso un nuovo avviso di condizioni meteorologiche avverse, prevedendo ulteriori perturbazioni ed il reiterarsi della condizione di allerta meteo. Preoccupante appare, in particolare, la condizione complessiva di fragilità di un territorio nel quale risiedono 5.026.989 persone lungo una superficie di 25.832,39 chilometri quadrati, in un quadro che si va aggravando di emergenze e disagi quotidiani per 390 comuni nei quali vi è una densità abitativa di 195 persone per chilometro quadrato; per quanto concerne la Sicilia, è stato recentemente previsto lo stanziamento di circa 44 milioni di euro per la riduzione del rischio idrogeologico e l'erosione costiera, nell'ambito di un aggiornamento dell'accordo di programma tra la Regione Siciliana e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con interventi ritenuti urgenti e prioritari per la salvaguardia della vita umana e per la sicurezza delle infrastrutture ed il patrimonio ambientale e culturale. Ma tale stanziamento, inerente a 20 opere ricadenti nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo e Siracusa, appare del tutto insufficiente anche alla luce dell'evidente gravità dei danni provocati dal maltempo di questi giorni; il 90 per cento dei comuni siciliani, secondo i dati resi pubblici dall'Ispra, è attualmente in pericolo poiché connotati dalla presenza di aree a rischio idrogeologico. In almeno 360 comuni ci sono aree interessate a pericolosità da frana o idraulica, entrambe con un grado elevato o molto elevato; circa 120.000 siciliani abitano nelle aree con pericolosità da frana e 20.000 in quelle a pericolosità idraulica. 50.000 edifici sono a rischio frane, 14.000 a rischio idraulico. La Sicilia è insicura e assediata da un alto livello di vulnerabilità idrogeologica e senza interventi mirati appare concreto il pericolo di nuove tragedie come quelle di questi giorni e come l'alluvione del 2009 che causò 37 morti a Giampilieri (Messina); riguardo al rischio idrogeologico in Sicilia, il piano "ItaliaSicura" prevede 962 interventi per 2,8 miliardi di euro, di cui 200 azioni per 571 milioni sono inserite nel patto per la Sicilia, mentre non si hanno ancora notizie sulla ripartizione di 209 milioni previsti appositamente dal Po Fesr. Ad oggi in Sicilia risultano in corso 141 cantieri (il 10,17 per cento del totale nazionale) per 185 milioni di euro (10,30 per cento), che rappresentano come importo il solo 6,60 per cento della previsione del piano per l'isola (inferiore quindi al 7 per cento che è la media nazionale) e solo il 23,69 per cento dei finanziamenti già assegnati (37,58 per cento la situazione italiana); a fronte di ciò, tenendo conto dell'attivismo mostrato dall'attuale Governo regionale siciliano nel dare il proprio apporto al recupero dei ritardi e delle mancanze accumulati, le istituzioni devono fare sentire la propria presenza ed appare indifferibile la previsione di un piano straordinario di interventi, dedito all'adozione di misure immediate a difesa dei centri abitati e per il risanamento del territorio, per il ripristino dei collegamenti e della viabilità e per la salvaguardia delle infrastrutture essenziali al cospetto della grave minaccia del rischio idrogeologico.