[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 8, comma 1, lettera b), della legge della Provincia autonoma di Trento 11 giugno 2010, n. 12 (Sviluppo della mobilità e della viabilità ciclistica e ciclopedonale nonché modificazioni dell'articolo 52 della legge provinciale 20 marzo 2000, n. 3, in materia di procedure di approvazione del piano provinciale della mobilità), che ha modificato l'articolo 52, comma 4, terzo periodo, della legge della Provincia autonoma di Trento 20 marzo 2000, n. 3 (Misure collegate con la manovra di finanza pubblica), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 29 luglio 2010, depositato in cancelleria il 3 agosto 2010 ed iscritto al n. 89 del registro ricorsi 2010. Visto l'atto di costituzione della Provincia autonoma di Trento; udito nell'udienza pubblica dell'8 marzo 2011 il Giudice relatore Paolo Maddalena; uditi l'avvocato dello Stato Carlo Sica per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Franco Mastragostino per la Provincia autonoma di Trento.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha proposto questione di legittimità costituzionale dell'articolo 8, lettera b), della legge della Provincia autonoma di Trento 11 giugno 2010, n. 12 (Sviluppo della mobilità e della viabilità ciclistica e ciclopedonale nonché modificazioni dell'articolo 52 della legge provinciale 20 marzo 2000, n. 3, in materia di procedure di approvazione del piano provinciale della mobilità), pubblicata nel BUR n. 25 del 22 giugno 2010. Il ricorrente premette che la disposizione denunciata modifica il comma 4, terzo periodo, dell'art. 52 della legge della Provincia autonoma di Trento 20 marzo 2000, n. 3 (Misure collegate con la manovra di finanza pubblica per l'anno 2000), in materia di procedure di approvazione del piano provinciale della mobilità, prevedendo che «La struttura e gli enti previsti dal primo periodo esprimono il loro parere entro quarantacinque giorni dalla data di ricezione della proposta di piano, decorsi i quali se ne prescinde; fermo restando il rispetto di tale termine, le amministrazioni interessate possono chiedere alla Provincia la convocazione di una conferenza di servizi a fini istruttori». Dopo tale premessa la questione di costituzionalità viene motivata assumendo soltanto che la norma impugnata violerebbe la competenza esclusiva statale in materia di "tutela dell'ambiente e dell'ecosistema", di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, posto che, riguardando l'approvazione del piano provinciale della mobilità, in quanto tale assoggettato a valutazione ambientale strategica (VAS), il termine per l'espressione dei pareri da parte degli anzidetti organi ed enti non «può essere inferiore a sessanta giorni, secondo quanto previsto dall'art. 14 del d.lgs. n. 152 del 2006 di recepimento della Direttiva 2001/42/CE». 2. - Si è costituita la Provincia autonoma di Trento, concludendo per una declaratoria di inammissibilità o di infondatezza della questione. Secondo la difesa provinciale, la ratio della direttiva 27 giugno 2001, n. 2001/42/CE (Direttiva del parlamento europeo e del Consiglio concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente), recepita dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), quanto alla prevista fase di consultazione dei soggetti interessati, è volta a «contribuire ad una maggiore trasparenza dell'iter decisionale», nonché a «garantire la completezza e l'affidabilità delle informazioni su cui poggia la valutazione», disponendo così - al 15° Considerando - che «vengano fissate scadenze adeguate per consentire un lasso di tempo sufficiente per le consultazioni». Di qui, la congruità ed idoneità del termine di 45 giorni previsto dalla disposizione denunciata a soddisfare le esigenze anzidette, anche avuto riguardo «alle peculiari caratteristiche in ordine alla consistenza demografica e alla organizzazione amministrativa e territoriale della Provincia autonoma di Trento». Del resto, soggiunge la Provincia autonoma, il ricorso statale non considera il riconoscimento della sfera di autonomia regionale e provinciale da parte dello stesso Codice in relazione alle procedure di VIA e VAS, «proprio perché esse si inseriscono in procedimenti di elaborazione ed approvazione di piani e programmi di tipologia e con effetti urbanistici», attenendo, pertanto, ad una materia di competenza primaria delle Province autonome. In tal senso, l'art. 7, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006 stabilisce che: «le Regioni e le Province autonome disciplinano con proprie leggi e regolamenti le competenze proprie e quelle degli altri enti locali» e «disciplinano, inoltre, eventuali ulteriori modalità per lo svolgimento della consultazione». Sicché, la censura prospettata dallo Stato risulterebbe infondata proprio in considerazione del fatto che gli enti ad autonomia statutaria godono di «un obbligo di attuazione secondo le proprie competenze legislative e regolamentari», alla cui stregua non può predicarsi una «automatica integrale trasposizione della normativa statale, sia pure interessante una materia trasversale, quale la tutela dell'ambiente, nell'ordinamento provinciale autonomo»; e ciò soltanto per la diversa previsione di un termine, comunque congruo e ragionevole rispetto allo scopo. Peraltro, la resistente Provincia di Trento sostiene che l'impugnazione statale sarebbe "inconferente", giacché il ricorrente non avrebbe «compreso che la disposizione impugnata non riguarda la disciplina della VAS, ma un dettaglio procedurale inserito in un corpus normativo che attiene al procedimento per la formazione e l'approvazione del piano provinciale della mobilità, segnatamente con riguardo agli effetti urbanistici da esso prodotti, ai sensi del comma 2». Difatti, secondo la difesa provinciale, la norma denunciata nulla avrebbe a che fare con il raccordo fra normativa urbanistica e attuazione della VAS provinciale, operato invece dalla disciplina innanzi ricordata. La Provincia autonoma di Trento ribadisce quindi: - che la disciplina per lo svolgimento della VAS in relazione a tutti i piani e programmi provinciali è dettata dall'art. 3 del decreto del Presidente della Provincia di Trento 14 settembre 2006, n. 15-68/Leg (Disposizioni regolamentari di applicazione della direttiva 2001/42/CE, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente, ai sensi dell'articolo 11 della legge provinciale 15 dicembre 2004, n. 10), là dove «tra i piani provinciali in questione rientra anche il piano provinciale della mobilità»;