[pronunce]

Lo stesso art. 3 Cost. sarebbe violato, in secondo luogo, perché la suddetta disposizione prevedrebbe un trattamento irragionevolmente deteriore dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato rispetto alla generalità degli altri lavoratori a tempo indeterminato, non essendovi «ragioni per concedere soltanto ad una categoria [quella della generalità dei lavoratori a tempo indeterminato] l'indennità di disoccupazione, laddove il dipendente appartenente all'altra categoria [dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato] abbia maturato tutti i presupposti che la legge [...] prevede per l'indennità di disoccupazione ordinaria». L'art. 32, primo comma, della legge n. 264 del 1949 contrasterebbe, infine, con l'art. 38, secondo comma, Cost., in quanto non prevedrebbe mezzi adeguati alle esigenze di vita del lavoratore agricolo a tempo indeterminato in caso di sua disoccupazione involontaria «laddove la cessazione del rapporto di lavoro intervenga in un periodo che annulla i presupposti per la concessione dell'indennità di disoccupazione agricola». 2.- Preliminarmente, devono essere esaminate le sei eccezioni di inammissibilità prospettate, tre per ciascuno, dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e dal Presidente del Consiglio dei ministri. 2.1.- Secondo l'INPS, le questioni sollevate sarebbero inammissibili, in primo luogo, per l'indeterminatezza e l'ambiguità del petitum atteso che, da un lato, l'ordinanza di rimessione non indica se alla Corte venga richiesta una pronuncia che cancelli la norma censurata o una pronuncia additiva, dai contenuti, peraltro, non chiariti; dall'altro, anche qualora si ritenesse che il giudice rimettente abbia inteso chiedere una pronuncia che estenda ai lavoratori del settore agricolo il trattamento di disoccupazione previsto per i lavoratori degli altri settori, egli omette di individuare quale tipo di intervento dovrebbe essere, in concreto, operato ai fini del conseguimento di tale obiettivo. L'eccezione non è fondata. Dal passaggio conclusivo dell'ordinanza di rimessione - là dove si lamenta, specificamente, «la non estensione della disciplina prevista per la concessione dell'indennità di disoccupazione ordinaria alle ipotesi di lavoro subordinato agricolo a tempo indeterminato» - e dal tenore complessivo della stessa ordinanza risulta con sufficiente chiarezza come il rimettente Tribunale ordinario di Potenza miri a una pronuncia, di tipo manipolativo, che estenda ai lavoratori a tempo indeterminato del settore agricolo il trattamento comune di disoccupazione previsto dalla legge per i lavoratori degli altri settori. Tanto basta al fine di comprendere sia l'obiettivo perseguito dal giudice a quo sia il tipo di intervento che questa Corte dovrebbe operare per conseguirlo. 2.2.- Secondo lo stesso INPS, le questioni sollevate sarebbero inammissibili, in secondo luogo, per l'erronea individuazione della disposizione denunciata (cosiddetta aberratio ictus). Ciò in quanto l'impugnato art. 32, primo comma, sarebbe «non pertinente rispetto all'oggetto delle censure», dato che, poiché queste vertono, in effetti, sull'impossibilità di riconoscere ai lavoratori agricoli a tempo indeterminato lo stesso trattamento contro la disoccupazione previsto per i lavoratori a tempo indeterminato di settori non agricoli, le questioni avrebbero dovuto avere a oggetto, ratione temporis, l'art. 2, comma 3, della legge 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), che ha escluso gli operai agricoli, a tempo indeterminato o determinato, dall'ambito di applicazione del nuovo istituto dell'assicurazione sociale per l'impiego (ASpI). L'eccezione non è fondata. Come si è detto al punto 2.1. , il Tribunale ordinario di Potenza auspica l'estensione ai lavoratori a tempo indeterminato del settore agricolo del trattamento comune di disoccupazione previsto dalla legge per i lavoratori degli altri settori. Rispetto a tale petitum, la denuncia di illegittimità costituzionale dell'art. 32, primo comma, della legge n. 264 del 1949, appare senz'altro conferente. Infatti, il contenuto normativo di tale disposizione, secondo cui ai lavoratori agricoli a tempo indeterminato spetta uno speciale trattamento di disoccupazione, comporta, già di per se stesso, l'esclusione dei menzionati lavoratori dall'ambito di applicazione del comune trattamento di disoccupazione che il rimettente vorrebbe fosse loro esteso. Ciò è sufficiente per ritenere la non fondatezza dell'eccezione di inammissibilità, dovendosi escludere che sia stata sottoposta a scrutinio di legittimità costituzionale una disposizione non pertinente rispetto all'oggetto delle censure. 2.3.- In terzo luogo, sempre ad avviso dell'INPS, le questioni sarebbero inammissibili in quanto con esse verrebbe richiesto alla Corte costituzionale un intervento inevitabilmente «additivo-manipolativo non "a rime obbligate" [...] ovvero non [...] costituzionalmente obbligato», atteso che rientra nella discrezionalità del legislatore limitare la tutela contro la disoccupazione involontaria in base alla natura e alle caratteristiche dell'attività lavorativa espletata, oltre che disciplinare il connesso regime della contribuzione necessaria e delle prestazioni erogate. L'eccezione non è fondata. La possibilità che il legislatore disciplini variamente la tutela contro la disoccupazione, al fine di adeguarla alla natura delle diverse attività lavorative (sentenza n. 160 del 1974), non esclude che le differenze di trattamento tra le varie categorie di lavoratori debbano essere «razionalmente giustificabili», in quanto fondate su «valide e sostanziali ragioni», e che la scelta compiuta dal legislatore debba «essere tale da costituire piena garanzia, per i lavoratori, al conseguimento delle previdenze alle quali hanno diritto» (sentenza n. 160 del 1974). Ne consegue che la sussistenza della discrezionalità legislativa invocata dall'INPS non esclude la necessità di verificare nel merito le scelte operate dal legislatore con riguardo al peculiare trattamento di disoccupazione previsto per i lavoratori (a tempo indeterminato) del settore agricolo. 2.4.- Passando a esaminare le eccezioni sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri, questi ha eccepito l'inammissibilità delle questioni, in primo luogo, per irrilevanza, in quanto la domanda del ricorrente nel giudizio principale di riconoscimento dell'indennità di disoccupazione ordinaria per l'anno 2013 avrebbe dovuto essere rigettata dal giudice a quo «senza la necessità di sollevare la questione di legittimità costituzionale», atteso che, con la detta domanda, era stata richiesta una prestazione non più prevista dall'ordinamento, per l'anno cui si riferisce, essendo stata sostituita, a norma dell'art. 2, comma 1, della legge n. 92 del 2012, dall'ASpI. L'eccezione non è fondata. La prestazione richiesta, per l'anno 2013, dal ricorrente nel giudizio principale - che, in base a quanto riportato dall'ordinanza di rimessione, era stato licenziato il 31 dicembre 2012, con decorrenza dal 1° gennaio 2013 - è costituita, secondo la stessa ordinanza, dalla «indennità di disoccupazione ordinaria».