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secondo i dati del Ministero della giustizia, al 29 febbraio 2020, in Italia i detenuti erano 61.230, a fronte di una capienza regolamentare delle carceri pari a 50.931 posti, con penitenziari più sovraffollati di altri, come "Regina Coeli" a Roma, dove sono detenute 1.061 persone in 616 posti (più di 170 persone ogni 100 posti), Brescia nel carcere "Fischione", con 366 detenuti rispetto a 189 (194 persone ogni 100 posti), Bologna nel carcere "D'Amato", con 500 posti e 891 detenuti (quasi 180 persone ogni 100 posti), Busto Arsizio con 434 detenuti per 240 posti (180 ogni 100 posti), ed un tasso di affollamento nazionale pari al 121 per cento; in tale contesto la sera di sabato 8 marzo 2020 è iniziata la protesta, quasi sincronica, in 27 carceri italiane, con il pretesto delle misure adottate nell'ambito dell'emergenza coronavirus, con il primo bilancio di 12 morti tra i detenuti (per cause che, dai primi rilievi, sembrano principalmente riconducibili ad abuso di sostanze stupefacenti sottratte alle infermerie durante i disordini), 41 agenti feriti, 19 evasi da Foggia ancora in fuga, 600 posti letto distrutti, danni alle strutture per oltre 35 milioni di euro, psicofarmaci sottratti per 150.000 euro; la cronaca ha registrato disordini a Frosinone e Modena. Detenuti in rivolta a Piacenza, Ferrara, Reggio Emilia e Bologna. Disordini a "San Vittore" a Milano e a "Rebibbia" a Roma, con le infermerie assaltate: fuori dal carcere romano si sono radunati i familiari dei detenuti, che per qualche ora hanno bloccato la via Tiburtina. A Pavia due poliziotti tratti in ostaggio poi sono stati liberati. Analoghe scene di protesta a Napoli e Salerno, a Torino e Alessandria. Le agitazioni e le rivolte hanno richiesto l'intervento delle forze dell'ordine anche a Frosinone, Alessandria, Lecce, Bari e Vercelli. Caos anche a Prato. Danneggiato l'istituto penitenziario di Salerno, mentre ad Ariano Irpino e a Santa Maria Capua Vetere c'è stata una vera e propria rivolta; secondo i dati del sindacato di Polizia penitenziaria (Spp), la protesta si è allargata "a macchia d'olio" specie nelle carceri più grandi, dall'allarme suscitato dalla possibilità che ci sia un contagiato, ma "la cosa preoccupante", in una frase attribuita dall'agenzia di stampa Agi al segretario del Spp Aldo Di Giacomo, è che "I detenuti non chiedono colloqui, come è stato detto, ma libertà e amnistia e lo dimostrano le immagini di queste ore". È inaccettabile, secondo il sindacalista, che "ci siano reclusi in grado di girare con cellulari video delle rivolte dall'interno e farli arrivare all'esterno. Comunicano tra di loro anche tra un penitenziario e l'altro"; per "Il Fatto Quotidiano" del 10 marzo: "Sono 23 gli istituti penitenziari interessati oggi da rivolte o manifestazioni di protesta provocate da una parte della popolazione detenuta. In molti istituti la situazione non è ancora rientrata e i disordini sono tuttora in corso. (...). Il ministero della Giustizia fa sapere che si sono conclusi quasi dappertutto i disordini che ieri hanno interessato oltre 20 istituti penitenziari. In alcuni invece (...) la situazione non è ancora definita"; considerato che: sono in corso indagini per capire da chi sia arrivato "l'ordine" di far scattare le rivolte all'interno delle carceri negli ultimi giorni. Lo spiega l'Ansa citando "fonti giudiziarie": gli inquirenti puntano anche a verificare un'eventuale "regia occulta" dietro l'organizzazione delle proteste fomentate tra i detenuti negli istituti penitenziari. In particolare, oltre alla procura di Milano, anche Trani avrebbe avviato un'inchiesta per far luce sugli episodi nelle carceri delle rispettive città. Le indagini, a 360 gradi, al momento non escludono legami con "organizzazioni" esterne al carcere. I motivi delle rivolte, in tutti gli istituti, sono gli stessi: molti chiedono l'amnistia, lamentando la paura del contagio del coronavirus. Altri hanno protestato perché le misure varate dal Governo per combattere l'emergenza comprendono anche una serie di restrizioni ai colloqui con i parenti; la Procura di Milano ha aperto un'indagine per devastazione, saccheggio e resistenza, in relazione alla rivolta dei detenuti di San Vittore. Che ha fatto riesplodere il problema del sovraffollamento. Per questo il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria sta organizzando lo "sfollamento" di San Vittore, ossia il trasferimento di parte dei detenuti in altri istituti di pena: lo ha detto la presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano Giovanna Di Rosa, spiegando che ci sono celle e reparti "non più agibili e la Nave [la sezione modello per chi ha problemi di droga] è distrutta"; si legge ancora sull'articolo citato de "il Fatto Quotidiano": «"Le mafie dietro le rivolte" - "I provvedimenti presi hanno proprio la funzione di garantire la tutela della salute dei detenuti e tutti coloro che lavorano nella realtà penitenziaria, ma deve essere chiaro che ogni protesta attraverso la violenza è solo da condannare e non porterà ad alcun buon risultato", ha detto il ministro della Giustizia. Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp, ha sottolineato come le proteste siano cominciate contemporaneamente in tutto il Paese: "La contemporaneità delle rivolte all'interno delle carceri italiane lascia pensare che ciò a cui stiamo assistendo sia tutt'altro che un fenomeno spontaneo - ha detto Pianese - C'è il rischio che dietro le rivolte possa esserci la criminalità organizzata"», si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano urgente l'attuazione di un piano triennale, che porti a rendere più vivibili ed umane le condizioni di vita della popolazione carceraria; se la contemporaneità delle rivolte all'interno delle carceri italiane non abbia avuto "regie" destabilizzanti, sia della criminalità organizzata che di altri soggetti per sovvertire gli assetti di governo in una situazione di tragica emergenza sanitaria ed economica, che interessa l'organizzazione restrittive delle libertà, per salvaguardare la salute ed il benessere psico-fisico delle famiglie e dei cittadini; se una o più regie occulte dell'unico disegno criminoso, per fomentare l'organizzazione delle proteste tra i detenuti negli istituti penitenziari, che dovevano e potevano essere prevenute da soggetti preposti alla sicurezza, non abbiano avuto finalità eversive dell'attuale ordinamento, ideato da menti raffinatissime, che potrebbero aver usato i detenuti col pretesto del coronavirus e delle restrizioni dei colloqui con i familiari, non debbano essere individuate e perseguite, facendo piena luce su episodi di intollerabile criminalità, che sembra abbia attentato alla sicurezza dello Stato.