[pronunce]

che il giudice rimettente ha espressamente qualificato l'atto introduttivo del giudizio a quo come opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell'art. 617, primo comma, cod. proc. civ. e dell'art. 57 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999 n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'art. 1 della legge 28 settembre 1998 n. 337); che, per esplicita dichiarazione contenuta nell'ordinanza di rimessione, la suddetta opposizione è stata redatta e presentata personalmente dalla parte, senza assistenza di un difensore; che le opposizioni previste e disciplinate dal titolo quinto del libro terzo del codice di procedura civile danno luogo – come costantemente affermato in giurisprudenza e in dottrina – ad autonomi giudizi di cognizione; che pertanto all'opposizione di cui all'art. 617 cod. proc. civ. si applicano pienamente le regole contenute negli artt. 82 e 83 cod. proc. civ. (ex plurimis, Cass. , sez. III, 22 luglio 2004, n. 13638); che, in applicazione del principio generale di cui all'art. 82 cod. proc. civ. , la mancanza di rappresentanza-difesa tecnica produce la nullità insanabile dell'intero giudizio e l'atto sottoscritto solo dalla parte deve considerarsi inesistente ed inidoneo all'instaurazione del procedimento (ex plurimis, Cass. , sez I, 13 giugno 1998, n. 5929; Cass. , sez. I, 9 settembre 2002, n. 13069); che di conseguenza il giudizio a quo appare vistosamente viziato dall'inesistenza giuridica dell'atto introduttivo; che, secondo la giurisprudenza costante di questa Corte, solo in assenza di vizi rilevabili ictu oculi è precluso in sede di giudizio di costituzionalità il sindacato sulla validità del giudizio principale (ex plurimis, sentenze n. 109 del 2003, n. 163 e 498 del 1993, n. 139 del 1980); che, nel caso di specie, la violazione del principio generale dell'indefettibilità della rappresentanza-difesa tecnica contenuto nell'art. 82 cod. proc. civ. appare chiara e manifesta; che, in conclusione, il giudizio a quo non si è validamente instaurato per un vizio macroscopico rilevabile d'ufficio; che l'autonomia del giudizio costituzionale non può spingersi sino ad ignorare la nullità-inesistenza, rilevabile a prima vista, del giudizio a quo. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 122 del codice di procedura civile, in combinato disposto con gli artt. 4 e 8, commi 1, 3 e 4 della legge 23 febbraio 2001 n. 38 (Norme a tutela della minoranza linguistica slovena nella regione Friuli-Venezia Giulia), nonché del combinato disposto degli artt. 4, comma 1, e 8, commi 1 e 5, della legge n. 38 del 2001 e dell'art. 4, comma 1, della legge n. 38 del 2001, sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3 e 6 della Costituzione e 3 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), dal Tribunale di Trieste con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 gennaio 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 gennaio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA