[pronunce]

Infine, la difesa regionale sottolinea che la legge regionale n. 26 del 2005 attualizza e non viola il principio di leale collaborazione istituzionale, fondandosi su un'attenta ricerca dell'equilibrio tra il ruolo della Regione e il ruolo, per il tramite del Ministero della salute, dello Stato, come sarebbe dimostrato dal fatto che il direttore generale dell'Istituto oncologico veneto sarebbe nominato dal Presidente della Regione sentito il Ministero della salute e il direttore scientifico dal Ministro della salute, sentito il Presidente della Regione, e che, sebbene la Corte costituzionale abbia censurato la partecipazione al collegio sindacale di soggetti designati a livello ministeriale, si preveda, ciò nondimeno, che uno di essi sia designato dal Ministero competente. 3. – Con memoria notificata alla Regione Veneto e depositata in cancelleria il 25 luglio 2006, il Presidente del Consiglio dei ministri ha rinunciato al ricorso limitatamente alle questioni proposte rispetto all'art. 3, commi 4 e 5, della legge regionale n. 26 del 2005. Con memoria depositata il 24 aprile 2007, la difesa della Regione Veneto ha dato atto dell'avvenuta accettazione della rinuncia da parte della Giunta regionale del Veneto.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ha proposto, in riferimento all'art. 117, terzo comma, della Costituzione ed al principio della leale collaborazione istituzionale di cui agli artt. 117, 118, primo comma, e 120 Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3, commi 3, 4, 5, 6 e 7, della legge della Regione Veneto 22 dicembre 2005, n. 26 (Istituzione dell'Istituto oncologico veneto), per contrasto con i principî fondamentali in materia di ordinamento degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) non trasformati in fondazioni contenuti nel decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288 (Riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, a norma dell'articolo 42, comma 1, della legge 16 gennaio 2003, n. 3), e nell'atto di intesa adottato il 1° luglio 2004 (recante «Organizzazione, gestione e funzionamento degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico non trasformati in fondazioni»). 2. – In relazione alle censure concernenti l'art. 3, commi 4 e 5, della legge regionale n. 26 del 2005, questa Corte prende atto dell'intervenuta rinuncia parziale al ricorso ad opera del ricorrente, alla quale ha fatto seguito la formale accettazione da parte della Regione Veneto, con la conseguenza che, ai sensi dell'art. 25 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, deve essere dichiarata l'estinzione del giudizio in parte qua. Il thema decidendum risulta così circoscritto alle questioni di legittimità costituzionale aventi ad oggetto i commi 3, 6 e 7 dello stesso art. 3. 3. – L'art. 3, comma 3, della legge regionale Veneto n. 26 del 2005 dispone che i componenti del consiglio di indirizzo e verifica dell'Istituto oncologico veneto sono nominati dal Consiglio regionale. Il Presidente del Consiglio dei ministri afferma che tale disposizione violerebbe l'art. 117, terzo comma, Cost., ed il principio della leale collaborazione istituzionale, ponendosi in contrasto con il contenuto dell'atto di intesa del 1° luglio 2004 il quale, all'art. 2, comma 1, prevede che due membri del consiglio debbono essere nominati dal Ministro della salute, due dal Presidente della Regione ed il quinto, con funzioni di presidente, ancora dal Ministro della salute, sentito il Presidente della Regione. La questione non è fondata. L'art. 42, comma 1, lettera p), della legge 16 gennaio 2003, n. 3 (Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione), nel conferire al Governo la delega per il riordino degli IRCCS, disponeva che il legislatore delegato avrebbe dovuto prevedere, per tali enti non trasformati in fondazioni (categoria alla quale appartiene anche l'Istituto oncologico veneto), che l'organo di indirizzo fosse composto da soggetti designati per la metà dal Ministro della salute e per l'altra metà dal Presidente della Regione. Il presidente dell'istituto doveva essere nominato dal Ministro della salute. Il conseguente decreto legislativo n. 288 del 2003, all'art. 5, ha rinviato ad un atto di intesa la disciplina delle modalità di organizzazione, gestione e funzionamento degli IRCCS non trasformati in fondazioni, pur non riproducendo l'indicazione di principio contenuta nella citata lettera p) dell'art. 42 della legge delega a proposito della composizione dell'organo di indirizzo. Tuttavia, quest'ultima indicazione è stata espressamente tenuta presente dalle parti al momento dell'adozione dell'atto di intesa del 1° luglio 2004. La premessa di tale atto riproduce, infatti, l'intero art. 42, comma 1, lettera p), della legge n. 3 del 2003 e l'art. 2, comma 1, dell'atto di intesa, nel definire la composizione dell'organo di indirizzo degli IRCCS non trasformati in fondazioni, ripete quanto disposto al riguardo dalla legge delega. Ora, la sentenza n. 270 del 2005 di questa Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 42, comma 1, lettera p), della legge n. 3 del 2003, ma ha ritenuto nel contempo non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 5 del d. lgs. n. 288 del 2005, riconoscendo che l'intesa prevista da tale disposizione - pur non costituendo una fonte normativa - rappresenta «una modalità di determinazione, condivisa fra Stato e Regioni ed uniforme sull'intero territorio nazionale, di quali debbano essere le caratteristiche comuni di questa categoria residuale di istituti, ovviamente nel rispetto di quanto determinato a livello delle fonti primarie statali». È chiaro, però, che l'intesa, nella parte in cui dispone che l'organo di indirizzo dell'istituto sia composto da membri designati per metà dal Ministro e per metà dal Presidente della Regione (e dal presidente, a sua volta nominato dal Ministro), è divenuta anch'essa illegittima. Infatti se, a seguito della sentenza n. 270 del 2005, non può dirsi venuta meno l'esigenza di uniformità sul piano nazionale in materia di definizione della composizione degli organi di indirizzo degli istituti in questione, non può però ritenersi fondata la pretesa dello Stato – sostenuta dal ricorrente – di vedersi riconosciuto il diritto a designare il presidente e due componenti del consiglio di indirizzo e verifica sulla base del disposto dell'art. 2, comma 1, dell'atto di intesa del 1° luglio 2004. L'intesa non è, per vero, un'autonoma fonte di disciplina degli IRCCS non trasformati in fondazioni. È, infatti, dalla legislazione statale che derivano sia la legittimazione a ricercare una disciplina tendenzialmente uniforme per quegli enti, sia i limiti al contenuto della disciplina stessa.