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Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme generali in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti. Onorevoli Senatori . – L'introduzione dell'istituto del whistleblowing e della relativa tutela segna una cesura nei rapporti organici all'interno della pubblica amministrazione e delle tecniche di prevenzione e repressione della corruzione. La tutela di chi segnala presunte situazioni di cattiva gestione nella pubblica amministrazione, il cosiddetto whistleblower , si realizza sia nel caso di segnalazioni « orizzontali », tra dipendenti, sia « verticali », cioè nel caso dell'attivazione del soggetto dipendente per la segnalazione di comportamenti illeciti dei soggetti apicali. In questi casi, sulla base dell'esperienza comune, la legge tutela il segnalante dalla possibile (se non probabile) ritorsione. Tuttavia questa tutela è nei fatti aggirata e l'incauto segnalante, che aveva contato sulla protezione promessa dalla legge, viene di fatto demansionato, privato di ogni aspettativa di carriera, allontanato dal processo decisionale e dalle relazioni nell'ambiente lavorativo. Le recenti modiche all'istituto hanno introdotto quindi un sistema di crittografia ed un procedimento digitale che consente al dipendente di segnalare le condotte di cattiva gestione in tutta sicurezza e segretezza. La legge, infatti, difende l'identità del whistleblower , impedendone la divulgazione. Tuttavia il sistema non è ancora perfetto e completo. Come confermano i dati dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) le denunce di discriminazioni sono state archiviate nel 95 per cento dei casi. La legge anticorruzione 6 novembre 2012, n. 190, ha introdotto nel decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, l'articolo 54- bis che dovrebbe tutelare il cosiddetto whistleblower , il « fischiatore », cioè il pubblico dipendente che denuncia comportamenti illeciti rilevati nel proprio ambiente lavorativo, vale a dire una pubblica amministrazione o un altro ente ad essa equiparato dal comma 2 del medesimo articolo 54- bis . Si tratta di una legge che, se funziona, può costituire un potente strumento anticorruzione. Infatti è ben difficile che ci siano condotte amministrative illecite che restino a lungo ignote nell'ambiente in cui sono avvenute; ma di regola nessuno le denuncia per timore dell'inevitabile ritorsione da parte dell'amministrazione. Se ci fosse stata un'efficace tutela legale del denunciante interno (che è quello che è più al corrente di ciò che avviene nella propria amministrazione) con molta probabilità non avremmo avuto tanti scandali tardivi in Italia e avremmo avuto più inchieste della magistratura tempestive. La riforma al sistema del whistleblower operata dalla legge 30 novembre 2017, n. 179, ha lasciato alcune criticità irrisolte. Innanzi tutto, la tutela del whistleblower scatta se il dipendente agisce « nell'interesse dell'integrità della pubblica amministrazione ». Norma che andrebbe chiarita, dato che potrebbe essere complesso in concreto individuare condotte illecite nell'ambito della pubblica amministrazione che non incidano sull'integrità dell'amministrazione in questione. In secondo luogo, perché limitare la facoltà di denuncia alle notizie acquisite dal dipendente « in ragione del proprio rapporto d'ufficio »? Che senso ha escludere la facoltà di denuncia se il dipendente viene a conoscenza di comportamenti illeciti fuori ufficio oppure da un estraneo all'ambiente? Terzo, perché l'adozione di misure sanzionatorie o ritorsive può essere comunicata all'ANAC solo dall'interessato e dalle sole associazioni sindacali maggiormente rappresentative? Perché non includere anche il sindacato non maggioritario al quale il dipendente sia iscritto? In quarto luogo, si afferma che l'ANAC informa il Dipartimento della funzione pubblica « per le attività e gli eventuali provvedimenti di competenza ». Ma nessuna norma precisa quali siano queste attività e questi provvedimenti. Il risultato pratico è stato che sinora il Dipartimento ha regolarmente archiviato tutte le denunce che gli pervenivano. Infine, l'ANAC nelle sue linee guida ha riconosciuto che la tutela del whistleblower « è nell'interesse oggettivo dell'ordinamento, funzionale all'emersione di fenomeni di corruzione e di mala gestio ». Pertanto ha stabilito linee guida che offrono al denunciante una tutela più intensa di quella prevista dalla legge. Ma di tali linee guida non è espressamente disposta dalla legge l'obbligatorietà. Alcuni soggetti, ad esempio l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) o Trenitalia (per fare qualche esempio) hanno adottato regolamenti difformi, che svuotano di contenuto reale la tutela normativa del denunciante. La difesa del whisteblower viene interpretata solo come garanzia di anonimato (peraltro complessa da realizzare in concreto). Le sanzioni non possono essere solo quelle amministrative ma devono configurare fattispecie penali specifiche, perché la vendetta delle pubbliche amministrazioni o delle aziende distruggono la vita dei denuncianti. La ritorsione è un pericolo dalla portata devastante per la vita del dipendente. Essa incombe sotto forma di provvedimenti disciplinari, mobbing , o altre misure vessatorie. Nelle more del procedimento di accertamento, le tutele ad oggi previste rischiano di essere insufficienti e intanto le misure ritorsive rischiano di fiaccare anche la resistenza del lavoratore, obbligandolo ad impegnarsi economicamente oltre le proprie possibilità per ottenere giustizia. Per questi motivi il presente disegno di legge intende rafforzare il sistema, articolando un complesso ma efficiente sistema di tutela e garanzie per il dipendente pubblico. Con gli articoli 1 e 2 si modifica il testo unico del pubblico impiego di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in cui si inserisce la tutela del whistleblower . L'articolo 1 modifica l'articolo 54- bis , istituendo l'Ufficio di difesa del whistleblower presso l'Ispettorato per la funzione pubblica del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, lo « Sportello unico del whistleblower » presso ciascuna prefettura, nonché l'anagrafe delle segnalazioni e denunce dei whistleblowers , da inserire su apposita piattaforma informatica. L'articolo 2 inserisce l'articolo 54- ter , che ridefinisce il sistema di tutela del whistleblower , coinvolgendo tutte le istituzioni relative (ANAC, Dipartimento della funzione pubblica, prefetture, responsabile per la trasparenza) e rafforzando le garanzie come la protezione dell'identità del segnalante.. 1 1 L'articolo 54- bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, è sostituto dal seguente: « Art. 54- bis. – (Istituzione dell'Ufficio difesa Whistleblowers ) – 1 . Presso l'Ispettorato per la funzione pubblica del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito l'Ufficio difesa Whistleblowers (UDW). L'Ufficio ha sede in Roma e ha il compito di: