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Il fatto che da questo impianto si possa ricavare l'immagine di un Ministro dell'interno sequestratore francamente mi suscita timore, perché c'è stata quasi una volontà di coartare, di dipingere la situazione in un certo modo, di dare un'interpretazione alle dichiarazioni delle persone ascoltate al solo fine di trovare il modo di mandare un Ministro dell'interno a processo e, badate bene non per atti riferibili a reati comuni, per i quali è possibile avere l'autorizzazione (la relatrice faceva prima l'esempio di un caso di corruzione). Al contrario, qui siamo di fronte al caso di un potere diverso, che è distinto e che giustamente reclama sempre la sua autonomia, che mette tutti e due i piedi nella valutazione di un atto e di una scelta di natura e di carattere politico. A me interessa anche poco, francamente, se il Governo fosse o no d'accordo, perché è la Costituzione a dire come funziona il Governo e quali sono i rapporti tra il Primo Ministro e la collegialità. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az e del senatore Zaffini) . Francamente, non lo devo neanche andare a dimostrare. MIRABELLI (PD) . La politica può violare tutto? MODENA (FIBP-UDC) . C'è poi un altro elemento che volevo sottolineare, ovvero le valutazioni che sono state fatte per cercare in tutti i modi di dire che quello era - pensate - non un atto politico, ma un atto amministrativo dato da una condotta negativa. Ripeto, ognuno di noi si può trovare in una condizione di questo genere se si accetta un precedente come questo: è un fatto serissimo, fuori da ogni principio. Questo atto amministrativo, che sarebbe una condotta negativa, così come è stata costruita la fattispecie dal tribunale dei Ministri, si basa sempre su quello che anche il capo di gabinetto ha cercato in tutti i modi di dire, come risulta dagli atti, e cioè che su questo tema è importantissimo l'atteggiamento politico che stava avendo l'Italia con riferimento alla distribuzione dei migranti. Non è che stessero lì per caso: c'era comunque un quadro, una linea di Governo cambiata con riferimento alla gestione della questione dei migranti, che vedeva questo rapporto con l'Europa. Concludo dicendo che, ovviamente, ho votato contro questa impostazione. Ritengo che la maggioranza in Giunta "se la sia passata", come diciamo, con un'espressione non molto politica, che mi perdonerete. Alla fine oggi ci troviamo qui a discutere e, come ricordavo, vorrei che si comprendesse la gravità del campo di gioco, che ha scelto questa volta il tribunale dei ministri. È per questo che, secondo me, va completamente rigettata la tesi prospettata, con riferimento all'atto politico. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, L-SP-PSd'Az e del senatore Zaffini. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, colleghi, dopo tante settimane di dibattiti - ovviamente tutti extraparlamentari - che hanno coinvolto retroscenisti, giuristi e pensosi intellettuali, arriva buon ultimo il presente dibattito, che si svolge nel solo posto legittimo, ovvero l'Aula del Senato. Invece, tutte queste settimane sono state investite da dibattiti totalmente fuorvianti: tutti a chiedersi se il Governo ne uscisse rafforzato o indebolito, a chi giova e a chi non giova. Sono tutte cose che capisco, perché non sono una marziana, ma non le condivido. Questo confuso e rumoroso contesto è stato, peraltro, anche alimentato dal nostro collega senatore e dalle sue roboanti esternazioni, del tipo: «Processatemi pure, perché così processate il popolo italiano» (la sfumatura di megalomania credo non sfugga a nessuno), condite da altre come: «Io, come Trump». Siamo fuori testo, nonché fuori contesto. Il nostro compito è più limitato, più netto, più semplice: l'applicazione di un articolo della Costituzione. Quindi è importante comprendere ciò che non dobbiamo e non possiamo fare in quest'Aula. In primo luogo non dobbiamo sostituirci al tribunale di Catania (Applausi dei senatori De Falco, Fattori e Nugnes) , nel valutare se sussistono o no gli elementi, eccetera. In secondo luogo, non è qui che si discute la linea politica sull'immigrazione. (Applausi della senatrice Nugnes) . Spero che ciò avvenga presto, magari discutendo dei due decreti sicurezza, che qui erano, qui stanno e temo che vi rimarranno, ma non sono questi il posto, il luogo e il tempo per tale dibattito. Non dobbiamo far finta di essere un tribunale perché non lo siamo e non dobbiamo far finta di discutere, in questo caso, come se discutessimo delle politiche e delle leggi sull'immigrazione: sarà per un altro dibattito e per un'altra volta. Oggi dobbiamo fare un altro lavoro e farlo con serietà. Ci dobbiamo limitare a valutare se, nel caso di specie, come a mio parere nel caso precedente della nave Diciotti, sussista una delle condizioni per sottrarre un Ministro al corso della giustizia e che la legge individua in modo molto chiaro. Colleghi, perché possa essere negata l'autorizzazione a procedere, si deve motivare - dico bene: non solo «affermare», ma «motivare» - che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione. Come ha già chiarito la Corte costituzionale, la motivazione non può essere meramente politica, ma deve indicare quale sia l'interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero l'interesse pubblico preminente che la condotta contestata ha tutelato. I sostenitori del diniego, a partire dallo stesso senatore, invocano l'articolo 52 della Costituzione e hanno sostenuto che l'interesse costituzionalmente rilevante era quello della difesa della Patria, mentre l'interesse pubblico era la sicurezza dello Stato e la tutela dell'ordine pubblico (per affermare questo, bisogna davvero sfidare il ridicolo), sostenendo che nel caso in esame i confini della Patria erano minacciati da un'unità navale della Guardia costiera italiana, dal suo equipaggio italiano e da 135 naufraghi raccolti in mare. Vogliamo davvero sostenere l'assurdo che la Patria italiana correva il rischio di essere invasa da una nave della Guardia costiera italiana? Io credo che siamo veramente andati al di là di ogni raziocinio. (Applausi dai Gruppi Misto, M5S e PD) . Allo stesso modo, vogliamo davvero sostenere che la sicurezza dello Stato e dei suoi cittadini e l'ordine pubblico fossero minacciati da qualche decina di marinai italiani e da un centinaio di naufraghi stranieri che chiedevano di sbarcare, di nessuno dei quali era stata accertata qualunque pericolosità?