[pronunce]

che, del resto, su analoga questione, questa Corte si sarebbe già pronunziata nel senso dell'illegittimità costituzionale con sentenza n. 381 del 2006. Considerato che il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Trani dubita, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale dei commi 3 e 6 dell'art. 197-bis, del codice di procedura penale, nella parte in cui prevedono, rispettivamente, l'assistenza di un difensore e l'applicazione della disposizione di cui all'art. 192, comma 3, del medesimo codice di rito, anche per le dichiarazioni rese dalle persone, indicate nel comma 1 dello stesso art. 197-bis, nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste»; che la questione è manifestamente inammissibile; che, infatti, il rimettente ha omesso di descrivere la fattispecie concreta, oggetto del giudizio a quo, e neppure ha riportato i capi d'imputazione, essendosi limitato alla semplice ed astratta enunciazione delle norme di legge che si assumono violate, a parte un generico ed insufficiente accenno a permessi che sarebbero stati falsificati; che tali carenze non possono essere colmate dalle assiomatiche affermazioni circa la rilevanza della questione, contenute nell'ordinanza di rimessione e sopra riportate, perché esse, a parte la scarsa chiarezza di alcuni passaggi argomentativi, non consentono di comprendere le ragioni per cui «la singola dichiarazione “testimoniale”, anche se resa con obbligo di dire la verità, ove sottoposta alla regola di valutazione ex art. 192, comma 3, cod proc. pen. , di fatto sarebbe vanificata; potrebbe non avere alcun riscontro ottenibile dagli atti, salvo concepire un incongruente potere inquisitorio del giudice del rito abbreviato», che il giudice a quo, pur dando atto che le dichiarazioni di almeno tre soggetti «potrebbero ritenersi perfettamente utilizzabili» e che vi sarebbe «del materiale probatorio già in atti», nulla riferisce circa la capacità dimostrativa di tali elementi di prova e si affida a valutazioni aventi carattere ipotetico, così in definitiva precludendo a questa Corte ogni possibilità di controllo sulla rilevanza della questione (ex plurimis, ordinanze n. 223 del 2008, n. 55 del 2008, n. 49 del 2008 e n. 45 del 2007). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dei commi 3 e 6 dell'art. 197-bis del codice di procedura penale, nella parte in cui prevedono, rispettivamente, l'assistenza di un difensore e l'applicazione della disposizione di cui all'art. 192, comma 3, del medesimo codice di rito anche per le dichiarazioni rese dalle persone, indicate nel citato art. 197-bis, comma 1, nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste», questione sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Trani con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 aprile 2009. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 aprile 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA