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L'articolo 1, novellando l'articolo 57 della Costituzione, riproduce il superamento della base regionale, che sin qui aveva solo un significato relativo al sistema elettorale, per consentire la formazione di circoscrizioni pluriregionali per l'elezione del Senato, al fine di tutelare meglio le minoranze e di avvicinare il sistema a quello già previsto per la Camera, come nella proposta a primo firmatario il deputato Fornaro (atto Camera n. 2238), in corso di esame a Montecitorio. Si introducono poi, ad integrazione dei componenti eletti a suffragio universale e dei senatori a vita, 21 senatori eletti dai Consigli regionali e delle province autonome (che restano altresì componenti dei medesimi) per raccordare effettivamente il Parlamento con le autonomie regionali. Il mandato di questi senatori coincide con quello del rispettivo Consiglio. La disposizione configura il Senato come organo a rinnovo parziale « continuo », per effetto della scadenza differenziata dei suoi componenti, coincidente con la conclusione dei rispettivi mandati territoriali. É in tale quadro di raccordo tra Stato e le Regioni che viene affidata al Senato la valutazione dell'impatto delle politiche pubbliche sui territori. L'articolo 2 modifica l'articolo 72 della Costituzione, prevedendo per tutte le leggi un procedimento « bicamerale temperato » dal Senato, in base al quale l'approvazione spetta alla sola Camera dei deputati, ferma restando la possibilità di un intervento del Senato nel corso dell' iter legislativo: su richiesta di un quarto dei propri componenti, il Senato può disporre, entro quindici giorni dalla trasmissione del testo da parte della Camera, l'esame del disegno di legge. Entro i successivi venti giorni, il Senato può deliberare proposte di modifica, sulle quali la Camera si pronuncerà in via definitiva. Tutti i disegni di legge dovranno essere necessariamente presentati presso la Camera, con l'esclusione di quelli di revisione della Costituzione, dei disegni di legge costituzionale, dei disegni di legge in materia elettorale e dei disegni di legge per la concessione di amnistia e indulto che, in ragione del procedimento bicamerale paritario necessario per la loro approvazione, possono essere presentati indifferentemente presso la Camera dei deputati o il Senato della Repubblica. Infine, allo scopo di disciplinare il procedimento di esame dei disegni di legge di competenza del Parlamento in seduta comune, viene previsto che esso adotti un proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Nel regolamento è disciplinata la fase referente dei disegni di legge riservati al Parlamento in seduta comune, che dovrà svolgersi da parte delle Commissioni riunite di Camera e Senato competenti per materia. L'articolo 3 modifica l'articolo 77 della Costituzione, affidando la conversione dei decreti-legge al solo Parlamento in seduta comune. Inoltre, si introduce il principio dell'omogeneità del contenuto dei decreti al fine di contenere l'abuso della decretazione d'urgenza da parte del Governo, precludere l'adozione di decreti omnibus e assicurarne un esame più accurato e puntuale da parte del Parlamento. L'articolo 4 modifica l'articolo 80 della Costituzione per attribuire alla competenza del Parlamento in seduta comune i disegni di legge di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali e per costituzionalizzare l'obbligo di comunicazione del Presidente del Consiglio al Parlamento in seduta comune prima e dopo i Consigli europei, già oggi previsto presso ciascuna Camera ai sensi della legge n. 234 del 2012. L'articolo 5 novella l'articolo 81 della Costituzione per affidare al Parlamento in seduta comune la competenza in tema di autorizzazione all'indebitamento e di approvazione della legge di bilancio. L'articolo 6 interviene sull'articolo 82 della Costituzione per riservare al Senato il potere di inchiesta parlamentare. Ulteriori interventi riguardano la razionalizzazione delle procedure fiduciarie, con le modifiche conseguenti all'introduzione della fiducia tra il Governo e il Parlamento in seduta comune. L'articolo 7 modifica l'articolo 88 della Costituzione sopprimendo la possibilità di scioglimento di una sola Camera, dal momento che il rapporto fiduciario intercorre con il Parlamento in seduta comune. L'articolo 8 modifica l'articolo 92 della Costituzione, mantenendo la nomina del Presidente del Consiglio dei ministri in capo al Presidente della Repubblica, ma conferendo al Presidente del Consiglio il potere di proporre al Capo dello Stato, oltre che la nomina, anche la revoca dei Ministri. L'articolo 9 interviene profondamente sull'articolo 94 della Costituzione attribuendo il potere fiduciario al Parlamento in seduta comune. Viene introdotta una disciplina delle dimissioni volontarie del Presidente del Consiglio che esclude del tutto le crisi extraparlamentari, grazie all'obbligatoria parlamentarizzazione di tutte le crisi. La nuova disciplina, infatti, impone al Presidente del Consiglio di rassegnare le proprie dimissioni al Capo dello Stato solo dopo essersi presentato al Parlamento in seduta comune per esporre le cause della crisi e, comunque, al termine della relativa discussione parlamentare. Con questo necessario passaggio, il Parlamento riacquista il proprio ruolo di indirizzo per la definizione di quelle linee programmatiche idonee a riconfermare la fiducia al Governo o a indicare le basi sulle quali far nascere un nuovo Esecutivo. Il testo riprende il senso di un disegno di legge costituzionale, d'iniziativa di Oscar Luigi Scalfaro e sottoscritto da numerosi altri parlamentari, che fu approvato dalla Camera dei deputati nel 1991, senza poi poter essere esaminato dal Senato per la fine anticipata della X legislatura (atto Senato n. 2856). In secondo luogo, si prevede una riforma dell'istituto della mozione di sfiducia mutuando dalla legge fondamentale tedesca la « sfiducia costruttiva », che ha contribuito a permettere alla Germania di godere negli ultimi settant'anni di una forte stabilità governativa. Un istituto la cui applicabilità al sistema istituzionale italiano è stata sottolineata e auspicata da autorevoli studiosi e che, in questa proposta, viene adattato alla configurazione dei poteri del Presidente della Repubblica tipica della forma di governo italiana La mozione di sfiducia costruttiva deve essere presentata al Parlamento in seduta comune e firmata da un decimo dei suoi componenti. Essa deve indicare la persona alla quale il Presidente della Repubblica dovrà dare l'incarico di formare il nuovo Governo. La nuova formulazione impone che la mozione di sfiducia sia approvata a maggioranza assoluta dei componenti del Parlamento in seduta comune e rechi già al momento della sua presentazione una proposta di risoluzione della crisi. In questo modo la mozione di sfiducia, con la sua motivazione e con l'indicazione della persona incaricata di formare il nuovo Governo, getterà le basi per una veloce soluzione della crisi e per l'adesione del Parlamento a un nuovo indirizzo politico e ad un nuovo Esecutivo con il quale ricostituire il rapporto di fiducia. È infine costituzionalizzata la questione di fiducia con modalità analoghe a quelle tedesche: anche la questione di fiducia è votata in ogni caso dal Parlamento in seduta comune. Questo strumento, essenziale per il funzionamento della forma di governo parlamentare, è stato infatti esposto negli ultimi trent'anni a prassi gravemente abusive.