[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 1, lettera b), 15, comma 1, e 32, comma 1, lettera b), e commi 6 e 7, della legge della Regione Piemonte 28 marzo 1995, n. 46 (Nuove norme per le assegnazioni e per la determinazione dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica), promosso con ordinanza del 25 giugno 2003 dal Tribunale di Torino nel procedimento civile vertente tra F. O. e l'Agenzia territoriale per la casa della Provincia di Torino, iscritta al n. 756 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 39, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di intervento della Regione Piemonte; udito nella camera di consiglio del 28 aprile 2004 il Giudice relatore Francesco Amirante. Ritenuto che nel corso di un giudizio promosso da un privato nei confronti dell'Agenzia per la casa della Provincia di Torino in opposizione alla diffida con la quale gli era stato ingiunto il rilascio immediato di un immobile, il Tribunale di Torino ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 97, 111 e 117 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 1, lettera b), 15, comma 1, e 32, comma 1, lettera b), e commi 6 e 7, della legge della Regione Piemonte 28 marzo 1995, n. 46 (Nuove norme per le assegnazioni e per la determinazione dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica), nella parte in cui tali norme prevedono che, ai fini del subentro nella posizione del defunto assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, il convivente more uxorio debba dimostrare la convivenza nelle forme di legge di cui all'impugnato art. 32; che nel giudizio a quo la diffida per il rilascio immediato dell'immobile era stata inoltrata contro il ricorrente in quanto occupante senza titolo; il medesimo, tuttavia, assumendo di essere convivente della defunta assegnataria dell'alloggio, aveva proposto opposizione sostenendo di avere diritto alla successione nel contratto secondo il disposto dell'art. 15 della legge regionale impugnata; che, instauratosi il contraddittorio, l'Agenzia per la casa aveva contestato le ragioni del ricorrente, affermando che la defunta aveva sempre dichiarato, nei censimenti ufficiali, di vivere da sola, che non risultava che la stessa avesse presentato alcuna richiesta di ospitalità temporanea e che il ricorrente aveva trasferito la propria residenza nell'alloggio soltanto dopo la morte dell'assegnataria; che, fatte queste premesse e dopo aver affermato la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario nella controversia in corso, il giudice a quo osserva che le disposizioni della cui legittimità costituzionale egli dubita sono sicuramente applicabili al rapporto in oggetto, in quanto l'Agenzia convenuta ha ritenuto che il ricorrente non avesse titolo alla successione nel contratto di assegnazione proprio sulla base di tali norme, il che prova la rilevanza della presente questione; che, in ordine alla valutazione sulla non manifesta infondatezza, il Tribunale di Torino, dopo aver richiamato il testo degli artt. 3, 15 e 32 della legge della Regione Piemonte n. 46 del 1995, osserva che dette norme si occupano di identificare le condizioni alle quali è possibile, per le persone appartenenti al nucleo familiare, subentrare nella posizione del defunto assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica; che a tale proposito il remittente rileva come l'art. 3 individui tre diversi ambiti familiari: 1) la famiglia nucleare in senso stretto (coniugi e figli legittimi, naturali, riconosciuti, adottivi, affiliati), per i cui componenti non si richiede che il requisito della convivenza con l'assegnatario abbia una particolare durata; 2) la famiglia estesa (convivente more uxorio, ascendenti, discendenti, collaterali fino al terzo grado, affini entro il secondo grado), i cui componenti sono tenuti a dimostrare «nelle forme di legge» di aver convissuto con l'assegnatario da almeno due anni prima della data di pubblicazione del bando di concorso; 3) persone non legate da vincoli di parentela o di affinità le quali, a determinate condizioni, possono considerarsi rientranti nel nucleo familiare, sempreché la convivenza duri da almeno due anni alla data di pubblicazione del bando di concorso; che ad avviso del giudice a quo, tuttavia, la posizione del convivente more uxorio è solo in apparenza equiparata a quella degli altri soggetti componenti della c.d. famiglia estesa, in quanto dalla lettura congiunta delle norme impugnate emergerebbe che soltanto costui, per avere diritto al subentro, deve necessariamente ottenere dall'ente gestore la concessione della c.d. «ospitalità temporanea» di cui all'art. 32, ospitalità che dopo un biennio dà diritto all'ampliamento del nucleo familiare e, di conseguenza, alla successione nella posizione dell'assegnatario; che il Tribunale di Torino riferisce che nella giurisprudenza costituzionale la diversità di trattamento tra convivente more uxorio e coniuge è giustificata dalla diversità esistente tra la famiglia legittima e la c.d. famiglia di fatto, ma chiarisce che in questo caso il confronto deve essere instaurato tra il convivente more uxorio e gli altri componenti della c.d. famiglia estesa ai sensi dell'art. 3 della legge in questione, per i quali, ai fini del diritto al subentro, la prova della stabile convivenza è libera, cioè non subordinata allo svolgimento della procedura di cui all'art. 32 della legge medesima; che le norme impugnate, quindi, appaiono al giudice a quo in contrasto con: a) l'art. 2 Cost., perché la disciplina impugnata violerebbe il principio di tutela delle formazioni sociali nelle quali si esplica la persona umana, fra le quali rientra senza dubbio la convivenza di fatto, tanto più in considerazione del carattere fondamentale del diritto all'abitazione (sentenza n. 404 del 1988 di questa Corte); b) l'art. 3 Cost., in quanto ne risulterebbe un trattamento diverso di situazioni tra loro omogenee, quali sono quelle del convivente more uxorio e degli altri componenti della c.d. famiglia estesa; c) gli artt. 24, 111, secondo comma, e 117, secondo comma, lettera l), Cost., perché la necessità di provare la convivenza nelle forme stabilite dalla legge si tradurrebbe nell'onere di acquisire provvedimenti autorizzatori discrezionalmente concessi dall'amministrazione, con evidente discriminazione in ordine alla formazione della prova; d) l'art. 97 Cost., perché l'adozione di provvedimenti in attuazione dei citati criteri verrebbe a porsi in contrasto con i principi di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione;