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Istituzione delle città metropolitane e modalità di elezione del sindaco e del consiglio metropolitano. Onorevoli Senatori. -- La Corte costituzionale, nella camera di consiglio del 3 luglio 2013, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 18, relativo all'istituzione delle città metropolitane, del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135. Con la medesima sentenza è stata altresì dichiarata l'illegittimità costituzionale delle norme relative alle province contenute nell'articolo 17 del medesimo decreto-legge e nell'articolo 23 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214. La motivazione si riferisce all'utilizzo del decreto-legge il quale, in quanto atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista nelle norme censurate nel giudizio. Il Governo, nella seduta del Consiglio dei Ministri del 5 luglio 2013, ha approvato un disegno di legge di modifica costituzionale per la soppressione delle province e per collocare le città metropolitane non nel primo, ma nel terzo comma dell'articolo 114, con la seguente formulazione: «La legge dello Stato definisce le funzioni, le modalità di finanziamento e l'ordinamento delle Città metropolitane, ente di governo delle aree metropolitane» (vedi atto Camera n. 1543). Pertanto, al fine di provvedere alla sollecita istituzione delle città metropolitane, ottemperare al giudizio della Corte costituzionale e consentire ugualmente il rispetto delle scadenze previste dall'articolo 18 del già citato decreto-legge n. 95 del 2012, occorre l'approvazione di una legge ordinaria. Nelle città indicate dal citato decreto-legge si sono create aspettative che sarebbe del tutto inopportuno deludere, rinviando ancora una volta una riforma lungamente attesa. Poiché nella discussione finora svolta sul tema delle città metropolitane si è verificata una volontà convergente volta alla loro istituzione, e le norme che erano state approvate avevano ricevuto un largo consenso, si reputa preferibile procedere con disegno di legge specifico anche se logicamente collegato con il tema della allocazione delle funzioni di area vasta. Il presente disegno di legge ripropone quindi il testo dell'articolo 18 del già citato decreto-legge n. 95 del 2012 con alcune limitate ed essenziali modifiche. Esso stabilisce anche le modalità di elezione del sindaco e del consiglio metropolitano, in modo da rendere possibile l'istituzione delle città metropolitane a partire dal 1° gennaio 2014, come prevedeva il medesimo articolo 18 del già citato decreto-legge n. 95 del 2012. In particolare, l'articolo l riproduce il testo dell'articolo 18 del più volte citato decreto-legge n. 95 con le modifiche che vengono di seguito dettagliatamente illustrate. Le più rilevanti sono tre. La prima riguarda il comma 6, che modifica la composizione del consiglio metropolitano prevista dall'articolo 18 del già citato decreto-legge n. 95 del 2012, portandolo alla metà dei componenti dei consigli delle province appartenenti alle fasce demografiche di maggiore dimensione, così come previsto dall'articolo 37 del testo unico degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, prima delle riduzioni operate dalle diverse leggi entrate successivamente in vigore (legge 23 dicembre 2009, n. 191; decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010, n. 42; decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148). In questo modo il consiglio metropolitano passa dai sedici consiglieri che erano previsti nel decreto-legge a ventiquattro nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 3.000.000 abitanti; dai dodici consiglieri che erano previsti a diciotto nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 800.000 è inferiore a 3.000.000 abitanti; dai dieci consiglieri che erano previsti a quattordici nelle altre città metropolitane. La seconda riguarda il medesimo comma 6, per specificare che il sindaco metropolitano deve fare ovviamente parte del consiglio metropolitano. La terza modifica rilevante riguarda il comma 14 che sostituisce la norma incongrua del comma 10 dell'articolo 18 del già citato decreto-legge n. 95 del 2012, la quale stabiliva il titolo esclusivamente onorifico delle cariche di consigliere metropolitano, sindaco metropolitano e vicesindaco. La nuova norma introduce il divieto di cumulo degli emolumenti e l'obbligo di opzione. Le ulteriori modifiche rispetto all'articolo 18 del già citato decreto-legge n. 95 del 2012, sono quelle contenute nell'articolo 5 del decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188, non convertito in legge e quindi decaduto, che erano risultate ampiamente condivise nella discussione parlamentare o che erano state proposte come emendamenti ed ugualmente avevano suscitato largo consenso. Esse sono: a) al comma 4, primo periodo, dopo le parole «può nominare» sono inserite le seguenti parole: «tra i consiglieri», al fine di stabilire che anche il vicesindaco deve essere un consigliere; b) al comma 5, lettera c), prima delle parole: «nel caso» è inserita la parola: «solo». Si tratta di una precisazione necessaria per chiarire, senza possibilità di equivoci, che l'elezione del sindaco metropolitano a suffragio universale e diretto è possibile solo se lo statuto contiene la proposta di un'articolazione del comune capoluogo in più comuni; c) al comma 7, una serie di modifiche utili a chiarire le modalità di elezione del consiglio metropolitano nei diversi casi, superando il rinvio alle modalità stabilite per l'elezione del consiglio provinciale in quanto esse sono disciplinate dal presente disegno di legge; d) al comma 9 è aggiunta una nuova lettera c), al fine di precisare che alla città metropolitana sono attribuite anche le funzioni delle province diverse da quelle fondamentali ad esse comunque spettanti alla data di entrata in vigore della presente legge; e) un nuovo comma 13 che prevede le modalità di commissariamento e di nuove elezioni nel caso di mancata adozione dello statuto della città metropolitana. Vi sono poi altre tre modifiche che sono rese necessarie dai tempi e dal nuovo contesto in cui viene presentato il disegno di legge. La prima riguarda il primo periodo del comma 1 nel quale risulta soppresso il riferimento, che era invece contenuto nell'articolo 18 del già citato decreto-legge n. 95 del 2012, alla possibile istituzione della città metropolitana precedentemente alla data del 1º gennaio 2014, nel caso di cessazione o scioglimento del consiglio provinciale ovvero di scadenza dell'incarico del commissario governativo.