[resaula]

Non solo stiamo affossando la nostra filiera dell' automotive , già in crisi per il Covid-19, ma il corposo sostegno all'acquisto di un'auto elettrica, bene di lusso, con bonus che vanno oltre i 10.000 euro, rischia fortemente di aumentare le disuguaglianze sociali. Alla fine del 2020, a forza di incentivi, abbiamo messo in strada poco più di 70.000 auto elettriche. Ma voi pensate veramente che sia sostenibile, come scritto nel PNIEC, raggiungere al 2030 i quattro milioni di auto elettriche, oltre ai due milioni di ibride plug-in ? Dove troviamo i 60 miliardi di euro di soldi pubblici? Allora, per decarbonizzare il settore dei trasporti, in attesa dell'idrogeno, è doveroso - e lo dice anche il PNIEC - sostenere lo sviluppo dei biocarburanti e dei carburanti sintetici, l'uso del GPL, del gas, del biometano, che proprio l'altro ieri la Commissione europea ha incluso quali combustibili per alimentare le auto pulite che possono beneficiare di incentivo, oltre ai diesel di ultima generazione. Dunque, altro che bando dei veicoli a combustione interna, a maggior ragione se a bassa emissione. Una domanda per chi pensa sempre in green . Il parco circolante italiano al 2020 conta 40 milioni di auto; di queste, 30 milioni sono vecchie, tra euro 0 e euro 5. Interessa a qualcuno il loro inquinamento, a parte bizzarre proposte di imporre il divieto di circolazione? Stiamo scherzando con la crisi che c'è? Milioni di proprietari non hanno soldi per acquistare un'auto nuova, figuriamoci una elettrica. Mi avvio alle conclusioni, Presidente, con tre brevi riflessioni. Mettiamo in campo tutto il pragmatismo e lasciamo perdere costose derive ideologiste, inefficaci e anti-impresa; diversamente falliremmo con il Piano e sprecheremmo tanti miliardi. Occorre che il Governo, nella redazione finale del Piano, consideri le indicazioni contenute in questa equilibrata relazione, di cui alcune molto importanti della Lega, e coinvolga il Parlamento per il monitoraggio degli stati di avanzamento, degli impatti e delle analisi costi-benefici. Sappiamo, poi, che il Governo sta lavorando a un nuovo decreto semplificazioni: attenzione a non fare un omnibus . Non possiamo pensare in questa fase di dare una sferzata a tutti i mali della burocrazia, perché rischieremmo di fare un buco nell'acqua. Puntiamo dunque a riforme mirate. Terza e ultima riflessione: l'Europa sia prudente nel voler fare sempre la prima della classe. È responsabile solo del 10 per cento delle emissioni di CO 2 e le policy troppo spinte alla decarbonizzazione rischiano di mettere ulteriormente in ginocchio le nostre imprese. Al contrario la Cina, che con il 30 per cento di CO 2 è il più grande inquinatore del pianeta e continuerà ad esserlo, mentre noi spegniamo le centrali a carbone, ne costruisce di nuove. (Applausi) . Lo scorso anno ne sono spuntate cinquanta e in progetto ne hanno ancora una sessantina. A loro interessa produrre a bassi costi. Non lamentiamoci dunque se Pechino acquisterà nel commercio globale sempre più quote di mercato e si rafforzerà, lavorando per spostare sempre più verso di sé il baricentro della geopolitica mondiale. In conclusione, rivolgo un ringraziamento ai relatori Pesco e Stefano. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pisani Giuseppe. Ne ha facoltà. PISANI Giuseppe (M5S) . Signor Presidente, signora sottosegretario Sartore, colleghe e colleghi, la stesura del Piano nazionale di ripresa e resilienza ci ha posto di fronte l'importante compito di rivedere l'assetto del Servizio sanitario nazionale in prospettiva di una più adeguata corrispondenza alle sfide che minacciano la nostra salute; temi trattati nella missione sei «Salute» del Piano, nella cui componente C1 sono previsti interventi di potenziamento dei modelli di assistenza alle cure primarie. È positivo e giusto che l'assistenza socio-sanitaria possa svolgersi, laddove possibile, prioritariamente a casa del malato ed è doveroso creare le condizioni perché ciò avvenga omogeneamente in tutto il territorio nazionale, costituendo un valido sistema di assistenza in rete, in grado di rispondere ai bisogni di persone fragili e di pazienti cronici, trattabili a domicilio attraverso l'implementazione dei servizi di assistenza domiciliare integrata, supportata dall'impiego di modelli digitali per soluzioni di telemedicina e connected care, fondamentali per il monitoraggio e la diagnosi a distanza dei pazienti. È giusto quindi che le risorse del recovery fund vengano impiegate per garantire e potenziare le prestazioni domiciliari H24, per trecentosessantacinque giorni l'anno. (Applausi) . In questo modello di assistenza territoriale le case di comunità e gli ospedali di comunità costituiranno altri presìdi fondamentali nei quali verrà data risposta alle esigenze di salute di pazienti che non abbisognano di cure complesse come quelle ospedaliere, ma che comunque necessitano di assistenza e sorveglianza sanitaria; strutture pertanto dotate di posti letto per malati cronici non autosufficienti, per malati dimessi dagli ospedali che non possono rientrare al domicilio, per esigenze di riabilitazione e-o lungodegenza, o ancora nuclei residenziali per cure palliative e ricoveri di sollievo, per una completa presa in carico dei malati affetti da malattia in stadio avanzato. Poiché la salute degli uomini non può essere disgiunta dalla salute e dalla qualità dell'ambiente, anche il nostro ambiente di vita dovrà migliorare, in particolare le città, divenute negli ultimi decenni fonti di squilibri sociali e di grave inquinamento. Esse devono essere reinterpretate in termini di rigenerazione urbana. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, in linea con gli obiettivi europei e dell'Agenda ONU 2030, prevede anche interventi per rendere gli insediamenti umani più inclusivi, sicuri e sostenibili a consumo di suolo zero. Un altro aspetto della componente territoriale C1 della missione «Salute» del Piano nazionale di ripresa e resilienza, anch'esso fondamentale per migliorare la nostra qualità di vita, consiste nell'approccio one health , che affronta in visione unitaria le correlazioni tra salute e ambiente, benessere e clima. È apprezzabile l'istituzione del Sistema nazionale prevenzione salute, ambiente e clima (Snpsa), con i conseguenti atti applicativi e attuativi che consentiranno, attraverso l'attuazione con l'attuale Sistema nazionale protezione ambientale, di gestire la tematica salute e qualità dell'ambiente, in sinergia con lo sviluppo economico e sociale del Paese. In questo contesto si auspica che venga data immediata attuazione alla costituzione, all'interno dei dipartimenti di prevenzione di tutte le aziende sanitarie nazionali, di unità operative di medicina ambientale, costituite da medici e tecnici specialisti in grado di affrontare adeguatamente questioni di salute correlate agli ambienti di vita. Si ritiene non ulteriormente procrastinabile promuovere la formazione medica specifica mediante il finanziamento di otto borse di studio di specializzazione post-universitaria in tema di medicina ambientale confidando nella loro implementazione nel tempo. La conoscenza dei nostri ambienti di vita, la prevenzione sanitaria e l'educazione ambientale devono essere pilastri della ricostruzione dello stato sociale.