[pronunce]

che, nel corso di un giudizio avverso il provvedimento prefettizio di diniego della regolarizzazione del rapporto di lavoro di una cittadina extracomunitaria, il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, ha sollevato, con ordinanza del 17 febbraio 2004 (r.o. n. 549 del 2004), questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 13, 16, 27, secondo comma, e 29 Cost., dell'art. 33, comma 7, lettera a), della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), nel testo modificato dall'art. 2 del decreto-legge n. 195 del 2002, convertito nella legge n. 222 del 2002; che il giudice remittente afferma che la rilevanza della questione deriva dalla circostanza che il provvedimento impugnato ha fatto automatica applicazione della disposizione censurata, disponendo la reiezione dell'istanza di regolarizzazione in base al mero accertamento dell'esistenza di due espulsioni con accompagnamento alla frontiera nei confronti della lavoratrice extracomunitaria di cui si tratta; che, quanto al merito della questione, il giudice a quo svolge considerazioni analoghe a quelle degli altri remittenti per quel che riguarda la censura riferita all'art. 3 Cost., mentre, per quel che riguarda gli altri parametri costituzionali invocati, osserva che il controllo di costituzionalità della norma in oggetto comporta la verifica della ragionevolezza e proporzionalità del sacrificio dei diritti fondamentali da essa imposto (quali, in particolare, il diritto al lavoro, il diritto alla libera circolazione e all'unità familiare e quello alla libertà personale) rispetto alla effettiva realizzazione di altri valori costituzionali; che nei giudizi davanti alla Corte introdotti dalle ordinanze del TAR per la Puglia, sezione staccata di Lecce, del TAR per la Puglia, sede di Bari, del TAR per la Valle d'Aosta, del TAR per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, e del TRGA per il Trentino-Alto Adige, sede di Trento, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni vengano dichiarate inammissibili o infondate; che alla prima conclusione si perverrebbe sul principale rilievo che le ordinanze di rimessione non contengono un'adeguata descrizione delle fattispecie concrete oggetto dei giudizi a quibus; che, quanto all'infondatezza, l'Avvocatura sottolinea, in particolare, che le norme impugnate sono il frutto di ragionevoli scelte discrezionali del legislatore e che, comunque, le situazioni poste a raffronto dai giudici remittenti «sono tutte assimilate nel provvedimento di espulsione emesso a carico del cittadino extracomunitario», sicché l'equiparazione ai fini del diniego di regolarizzazione ha la sua ragion d'essere nell'intervenuto provvedimento di espulsione e non nelle ragioni poste a fondamento di tale provvedimento, mentre il richiamo all'art. 35, primo comma, Cost. effettuato dal TRGA per il Trentino-Alto Adige appare inconferente, essendo il parametro invocato destinato a tutelare il lavoro lecito e regolare. Considerato che la Corte è chiamata da numerosi tribunali amministrativi regionali a scrutinare la legittimità costituzionale dell'articolo 33, comma 7, lettera a), della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo) e dell'articolo 1, comma 8, lettera a), del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 (Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari), convertito, con modificazioni, nella legge 9 ottobre 2002, n. 222, disposizioni che escludono entrambe – la prima per i c.d. badanti e lavoratori domestici, la seconda per i dipendenti di imprese – la regolarizzazione, a seguito di istanza di emersione, dei lavoratori che siano stati destinatari di provvedimenti di espulsione con accompagnamento alla frontiera; che, pur essendo diverse le disposizioni censurate, le questioni si pongono per entrambe negli stessi termini, sicché deve essere disposta la riunione dei procedimenti; che i TAR remittenti, aditi per l'annullamento dei provvedimenti di rigetto delle istanze di emersione, evocano tutti l'art. 3 Cost. e sostengono la illegittimità delle suindicate disposizioni in quanto riservano, ai fini della regolarizzazione, lo stesso trattamento a soggetti che si trovano in posizioni diverse, accomunando lavoratori colpiti da ordinanze di espulsione con accompagnamento alla frontiera per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato o perché ritenuti socialmente pericolosi ad altri destinatari dei medesimi provvedimenti per essersi trattenuti nel territorio dello Stato oltre il termine di quindici giorni dall'intimazione di espulsione, oppure per essere entrati clandestinamente in Italia privi di un valido documento di identità, ma senza essersi resi colpevoli di alcun reato o essere concretamente pericolosi per la sicurezza pubblica; che alcuni remittenti sollevano la questione anche in riferimento agli artt. 2, 4, 13, 16, 27, secondo comma, 29 e 35, primo comma, Cost., sostenendo, con riguardo a quest'ultimo, che il procedimento di emersione e il provvedimento di regolarizzazione favoriscono l'inserimento sociale dei lavoratori extracomunitari; che nessuno dei remittenti riferisce compiutamente sulla fattispecie oggetto del giudizio davanti a lui pendente e tutti omettono – in particolare – di precisare le motivazioni dei provvedimenti di espulsione, sicché non è possibile stabilire quale sia la concreta situazione in cui versa ciascuno dei lavoratori interessati ai giudizi a quibus; che, per effetto delle modifiche introdotte dalla legge n. 189 del 2002, l'espulsione mediante intimazione a lasciare il territorio dello Stato è riservata a coloro i quali si trattengono nel territorio italiano con permesso di soggiorno scaduto da più di sessanta giorni (con la possibilità però che il prefetto, laddove ravvisi pericolo di sottrazione alla esecuzione, disponga anche in questo caso l'accompagnamento), mentre è divenuta di generale applicazione l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera, salva restando l'ipotesi di cui all'art. 14, comma 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (v. sentenza n. 222 del 2004, n. 4 del Considerato in diritto); che le suindicate carenze di motivazione privano questa Corte della possibilità di ogni controllo sulla rilevanza della questione nei giudizi di merito; che il riferimento ai parametri costituzionali diversi dall'art. 3, evocati in alcune delle ordinanze di rimessione, non è sorretto da congrua motivazione; che le questioni sono pertanto manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a)