[pronunce]

- Anzitutto, la resistente evidenzia come la legge impugnata incida sulla materia della previdenza complementare per i soli dipendenti regionali, così come si evincerebbe dal tenore dell'art. 1 (Finalità). Ciò confuterebbe l'assunto del ricorrente, secondo cui la legge regionale eccederebbe dall'ambito competenziale della «previdenza complementare e integrativa» previsto dall'art. 117, terzo comma, Cost. Infatti, essa sarebbe riconducibile alla materia «stato giuridico ed economico del personale» di cui all'art. 3, primo comma, lettera a), dello statuto, concernendo non la generalità dei lavoratori operanti in Sardegna, ma solamente i dipendenti regionali, a cui assicura particolari vantaggi anche in corso di rapporto di lavoro, come nel caso delle anticipazioni (art. 11) e dei piccoli prestiti ai dipendenti (art. 12). Da qui, secondo la Regione, l'infondatezza, se non l'inammissibilità, dell'intera impugnazione, per non aver invocato, tra i parametri alla stregua dei quali operare lo scrutinio, l'art. 3, primo comma, lettera a), dello statuto. 2.2. - Peraltro, sempre secondo la resistente, quand'anche si riconducesse la legge impugnata alla materia della previdenza complementare ed integrativa, la Regione non avrebbe ecceduto dalla propria competenza, avendola esercitata, ai sensi dell'art. 1, comma 1, della stessa legge regionale, nell'ambito dei principi stabiliti dalla legislazione statale, secondo quanto previsto dall'art. 3, comma 1, lettera d), del d.lgs. n. 252 del 2005 - il quale dispone che «le forme pensionistiche complementari possono essere istituite da [...] le regioni, le quali disciplinano il funzionamento di tali forme pensionistiche complementari con legge regionale nel rispetto della normativa nazionale in materia» - riformando un'esperienza pluridecennale di trattamento integrativo attraverso la sostituzione del sistema di calcolo c.d. contributivo a quello c.d. retributivo. 2.3. - Parimenti inammissibili, prima ancora che infondate, sarebbero, ad avviso della resistente, le censure mosse alla legge regionale per non aver tenuto conto delle esigenze di contenimento della spesa pensionistica. Tale doglianza sarebbe apodittica, in quanto priva di ogni argomentazione di supporto, e non specificherebbe né le norme a cui si dirige né i parametri che si assumono violati. Peraltro, essa sarebbe anche destituita di fondamento, atteso che la legge avrebbe determinato il passaggio, per le prestazioni maturate a decorrere dal 1° gennaio 2012, dal sistema retributivo a quello contributivo e, pur facendo salvi i diritti quesiti, avrebbe previsto ulteriori misure di contenimento della spesa, stabilendo che il calcolo dell'indennità di fine rapporto avvenga assumendo a base la media delle retribuzioni degli ultimi dieci anni al 31 dicembre 2011 e non più l'ultima retribuzione, come nel regime precedente. 2.4. - Quanto alle censure specificamente mosse all'art. 4, comma 2, la Regione ne assume l'infondatezza. 2.4.1. - Evidenzia, infatti, come la copertura finanziaria della riforma sia assicurata dall'art. 16 della stessa legge regionale n. 27 del 2011. Detta disposizione prevede che gli oneri rappresentati dal contributo a carico del bilancio regionale di cui all'art. 4, comma 2, finalizzato all'integrazione del capitale accumulato attraverso gli ordinari flussi contributivi versati al FITQ, siano coperti mediante rinvio alla legge finanziaria, secondo quanto previsto dall'art. 4, comma 1, lettera e), della legge della Regione autonoma Sardegna 2 agosto 2006, n. 11 (Norme in materia di programmazione, di bilancio e di contabilità della Regione autonoma della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 7 luglio 1975, n. 27, della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 e della legge regionale 9 giugno 1999, n. 23), trattandosi di una spesa continuativa (in quanto prevista fino al raggiungimento dell'equilibrio finanziario determinato dall'entrata a regime del sistema contributivo) e ricorrente (in quanto contributo annuale). Poiché l'art. 4, comma 1, della legge regionale n. 11 del 2006 assegna alla legge finanziaria la finalità di determinare, in apposita tabella, «la quota da iscrivere nel bilancio di ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale per le leggi di spesa con onere permanente, la cui quantificazione è rinviata alla legge finanziaria» (lettera e) e, «per ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale, le riduzioni e/o gli incrementi di autorizzazioni legislative di spesa» (lettera f), la prevista modalità di copertura sarebbe pienamente conforme all'art. 81, quarto comma, Cost., così come ritenuto dalla stessa Corte costituzionale (si cita la sentenza n. 386 del 2008) e dalla legge [recte, decreto legislativo] 28 marzo 2000, n. 76 (Principi fondamentali e norme di coordinamento in materia di bilancio e di contabilità delle regioni, in attuazione dell'articolo 1, comma 4, della legge 25 giugno 1999, n. 208), che, all'art. 3 (Leggi regionali di spesa), comma 1, primo alinea, prevede che «Le leggi regionali che prevedono attività o interventi a carattere continuativo o ricorrente determinano le procedure da seguire, rinviando alla legge di bilancio la quantificazione della relativa spesa». Inoltre, con la disciplina della fase transitoria del passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo la Regione non avrebbe fatto altro che salvaguardare le posizioni acquisite dai dipendenti, insuscettibili di pregiudizio proprio in virtù del principio fondamentale della legislazione statale quale risulterebbe espresso dagli artt. 1, comma 27, e 3, comma 12, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), vincolante per la Regione, che con la norma censurata avrebbe inteso appunto prestarvi ossequio. 2.4.2. - La Regione eccepisce inoltre la cessazione della materia del contendere (o l'inammissibilità od improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse) per l'intervenuta attuazione dell'art. 16, comma 2, della legge impugnata ad opera della legge della Regione autonoma Sardegna 15 marzo 2012, n. 6, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2012)». Essa prevede all'art. 1, comma 6, che: «Le autorizzazioni di spesa per le quali si dispone una riduzione o un incremento, a termini dell'articolo 4, comma 1, lettera f), della legge regionale 2 agosto 2006, n. 11 (Norme in materia di programmazione, di bilancio e di contabilità della Regione autonoma della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 7 luglio 1975, n. 27, della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 e della legge regionale 9 giugno 1999, n. 23), sono determinate, per gli anni 2012-2014, nella misura indicata nell'allegata tabella D».