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I principi del nostro Servizio sanitario nazionale devono essere difesi e tutelati a tutti i costi, perché sono proprio l'universalità, l'equità, l'uguaglianza e la gratuità delle cure per gli indigenti a renderlo il migliore del mondo. Resteranno per sempre negli occhi di tutti noi le immagini dei senzatetto ammassati nei parcheggi dei centri commerciali negli Stati Uniti o dei poveri in India, arrampicati sugli alberi per sfuggire ai contagi. Anche noi abbiamo barcollato e rischiato di cadere, stremati sotto i colpi della pandemia, ma ne siamo usciti grazie alla resilienza e allo spirito di sacrificio del nostro personale sanitario, mandato a combattere con penuria di mezzi e uomini, su un campo di battaglia reso impervio da politiche scellerate, che per anni hanno perpetrato tagli, trasformando il diritto alla salute in bene per pochi e l'investimento in salute in una spesa sacrificabile. Questo Governo ha fatto sforzi incredibili, chiedendo aiuto - come ha ribadito, signor Ministro - alle menti brillanti dei nostri scienziati, per mettere a punto linee guida e protocolli che guidassero gli operatori sanitari nell'affrontare un nemico che ancora oggi è in gran parte sconosciuto. Ogni giorno i medici, gli ospedali e i funzionari sanitari italiani raccolgono più di 20 indicatori sul virus e inviano questi dati alle autorità regionali che li inoltrano all'Istituto superiore di sanità. Questo modello ci consente di avere una radiografia aggiornata della salute del Paese, su cui poi si basano le decisioni politiche. Partiamo quindi dai dati e da quel metodo scientifico che, in circostanze come questa, è l'unica ancora di salvezza. Prorogare lo stato d'emergenza oggi serve proprio a continuare a rispondere rapidamente in caso di nuovi focolai o di ulteriore aumento dei contagi. Il Presidente del Consiglio ha detto più volte che la salute del popolo italiano viene e verrà sempre prima di tutto e oggi ribadiamo questa scelta di tutela della salute pubblica prima di ogni altra cosa. Adesso, signor Ministro, bisogna resistere, come ha detto, ma anche guardare al futuro, perché, quando questo finirà, nulla sarà più come prima. Per fare questo, bisogna avere obiettivi definiti e precisi, a breve e a lungo termine. Signor Ministro, a breve termine, per controllare i contagi, serve che la diagnosi sia sempre più tempestiva, per tracciare e isolare tutti i casi positivi. Per fare questo bisogna utilizzare, appena saranno disponibili, i test molecolari rapidi; nell'immediato utilizziamo invece i test antigenici validati, che hanno buona sensibilità e specificità. Serve la presa in carico precoce, domiciliare e territoriale, per monitorare i pazienti attraverso la telemedicina e, se necessario, curarli già alle prime manifestazioni dei sintomi, per evitare complicanze. Per questo è fondamentale che i medici di medicina generale abbiano protocolli e linee guida definiti. Servono ospedali Covid-19, che siano dedicati, perché non possiamo più trasformare i nostri nosocomi in focolai né sospendere l'attività ambulatoriale ordinaria. Riprendo quanto detto anche dal senatore Romeo: in questi mesi sono oltre un milione gli esami di screening oncologici non effettuati e ciò comporterà un aumento non solo delle diagnosi di cancro, ma anche di mortalità per ritardi nella presa in carico e nella cura dei pazienti oncologici. A medio e lungo termine, invece, signor Ministro, serve un grande progetto di riforma del Servizio sanitario nazionale. Dobbiamo riorganizzare l'intero sistema di prevenzione pubblica e restituire centralità alla medicina territoriale, spostando l'attenzione dagli ospedali al territorio. (Applausi) . Dev'essere ridotta l'ingerenza politica nella gestione regionale della sanità e rafforzato il ruolo di indirizzo, coordinamento e controllo del livello statale. Devono essere ridefiniti i rapporti con la sanità privata: le residenze sanitarie assistenziali devono essere riconvertite in centri di cura e riabilitazione per pazienti che hanno bisogno di cure intensive non praticabili a domicilio, naturalmente sotto la gestione e la vigilanza pubblica. Dev'essere portato avanti senza titubanze il processo di digitalizzazione, attraverso la cartella clinica elettronica e il fascicolo sanitario elettronico. Dev'essere riformato il sistema di emergenza-urgenza territoriale. È giunto quindi il momento di riformare la nostra sanità, per renderla strumento di tutela ed esercizio del diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, mettendo al centro proprio la programmazione, le competenze e la valorizzazione del merito; perché solo con progetti solidi e lungimiranti potremo utilizzare al meglio i fondi del recovery fund e quelli reperiti dal next generation EU. Non possiamo rischiare di sprecare quest'opportunità e il grande insegnamento che l'imprevedibilità drammatica delle tragedie ci ha riservato. Abbiamo scoperto che non basta essere singoli individui, ma bisogna muoversi come squadra, se si è collettività e se ciascuno agisce nell'interesse di tutti. E noi, signor Ministro, siamo certi che lei e questo Governo abbiate a cuore l'interesse dei cittadini italiani e la tutela della loro salute e saremo al suo fianco in questa battaglia, lavorando sempre come squadra in modo costruttivo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero anzitutto ringraziare il signor Ministro. Lei, ministro Speranza, ha ringraziato il Servizio sanitario nazionale, i medici, gli infermieri, gli operatori del settore e, com'è giusto che sia, i presidi e i maestri. Bene: io voglio ringraziare lei, perché negli ultimi mesi ha dimostrato, prima delle appartenenze politiche, di essere un uomo equilibrato, sensibile e sempre attento a quello che le veniva rivolto dalla maggioranza e dall'opposizione e credo che con ciò abbia dato una lezione di buona politica. Voglio dirlo questo anche se in passato abbiamo avuto tante volte appartenenze politiche competitive tra di noi, perché in questo momento è giusto riconoscere, con obiettività, quando le persone si sono comportate bene nel loro lavoro politico. Ai colleghi dell'opposizione dico che, complessivamente, dovremmo riconoscere che il Governo, nell'affrontare il tema della pandemia da coronavirus, ha lavorato bene. Non dobbiamo avere paura di constatare come, in fondo, i risultati che oggi abbiamo ottenuto siano stati migliori di altri Paesi e non credo che questo debba farci dispiacere. Ciò deve anzi, in qualche modo, renderci orgogliosi, perché è un risultato dell'Italia e del nostro tricolore e non già di Conte, Speranza, Zingaretti o Renzi. No, è un risultato di tutti: è degli italiani, com'è stato sottolineato. Alla collega che mi ha preceduto, che certamente in materia ha più competenze specifiche di me, voglio dire che in questo dibattito negazionisti non ne ho sentiti (lo dico anche per essere obiettivi). Credo che in Italia l'opposizione non possa essere identificata con il negazionismo e peraltro governa la maggioranza delle Regioni: non vedo Presidenti di Regione negazionisti; magari, a volte, hanno visioni diverse, ma, come il Ministro ha ricordato, cercano di lavorare insieme al Governo per dare ai cittadini una risposta unica delle istituzioni pubbliche. Cosa ci ha detto il Ministro oggi?