[pronunce]

Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso, in riferimento agli artt. artt. 3, 81, quarto comma, 97, 117, terzo comma, e 120 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 25, comma 5, 28, comma 1, e 38, comma 2, della legge della Regione Marche 27 novembre 2012, n. 37 (Assestamento del bilancio 2012). 2.- Preliminarmente, va rilevato che, dopo la proposizione del ricorso, il ricorrente ha depositato, il 23 e il 31 ottobre 2013, atti di rinuncia all'impugnazione, rispettivamente, dell'art. 38, comma 2, e dell'art. 25, comma 5, della legge reg. Marche n. 37 del 2012, e che dette rinunce sono state accettate dalla Regione Marche il 4 novembre 2013. Con riguardo a tali questioni oggetto di rinuncia deve, perciò, essere dichiarata l'estinzione del processo, ai sensi dell'art. 23, comma 1, secondo periodo, delle norme integrative per i giudizi davanti a questa Corte. 3.- Così delimitato l'oggetto del giudizio, si deve procedere all'esame delle censure mosse nei confronti dell'art. 28, comma 1, della legge reg. Marche n. 37 del 2012. 3.1.- Tale disposizione stabilisce l'aggiunta, dopo il comma 1 dell'art. 14 della legge della Regione Marche 15 ottobre 2001, n. 20 (Norme in materia di organizzazione e di personale della Regione) -articolo che è dedicato alla «Scuola regionale di formazione della pubblica amministrazione» - di un comma 1-bis, a norma del quale: «Per assicurare le attività di programmazione regionale ed il loro raccordo con quelle dello Stato e delle altre pubbliche amministrazioni nonché con quelle dell'Unione europea, può partecipare alle attività di aggiornamento e di riqualificazione del personale regionale anche il personale di soggetti diversi dalle pubbliche amministrazioni». Ad avviso del ricorrente, la disposizione impugnata, prevedendo la possibilità che il personale di soggetti diversi dalle pubbliche amministrazioni partecipi alle attività della Scuola, si porrebbe in contrasto con: a) gli artt. 3 e 97 Cost., «perché viola i principi, contenuti in tali norme, di uguaglianza, imparzialità e buon andamento»; b) l'art. 117, terzo comma, Cost., «perché viola il principio, contenuto in tale norma, del coordinamento della finanza pubblica, in forza del quale la Regione, pur nel rispetto della sua autonomia, non può apportare deroghe alla previsione delle leggi statali»; c) l'art. 81, quarto comma, Cost., «perché introduce oneri a carico della finanza pubblica senza la previsione dei mezzi finanziari per far fronte alla spesa prevista». 3.2.- La difesa della Regione Marche ha eccepito l'inammissibilità di tutte le dette questioni per la genericità delle stesse. Tali eccezioni sono fondate. 3.2.1.- Quanto alle censure promosse in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost., il ricorrente non ha svolto alcuna argomentazione atta a suffragare la violazione di tali parametri, con conseguente inammissibilità delle questioni (ex plurimis, sentenze n. 114 del 2011, n. 186 del 2010, n. 145 del 2008). 3.2.2.- Parimenti inammissibile è la questione promossa in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost. Sul punto, infatti, il ricorso, oltre ad omettere di esplicitare le ragioni della violazione del parametro invocato, neppure lo identifica compiutamente, avendo trascurato di indicare il principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica che sarebbe violato dall'impugnata disposizione di legge regionale (sulla necessità, ai fini dell'ammissibilità della questione, della specificazione della norma interposta, ex plurimis, sentenze n. 105 del 2012, n. 227 del 2011, n. 251 e n. 250 del 2009, n. 365 e n. 246 del 2006, n. 73 del 2004; ordinanza n. 32 del 2011). 3.2.3.- Anche la censura di violazione dell'art. 81, quarto comma, Cost., è inammissibile. Il ricorrente si è infatti limitato ad affermare, in modo apodittico, il carattere di legge di spesa dell'art. 28, comma 1, della legge reg. Marche n. 37 del 2012, senza svolgere alcuna argomentazione sul perché tale disposizione - che, limitandosi a prevedere la partecipazione di soggetti ulteriori ad attività formative già attualmente svolte (in favore del personale regionale) dall'esistente Scuola regionale di formazione della pubblica amministrazione, appare compatibile con l'invarianza della spesa - comporti oneri finanziari ulteriori rispetto a quelli già in precedenza previsti per il funzionamento della Scuola. 3.3.- In conclusione, tutte le questioni di legittimità costituzionale promosse nei confronti dell'art. 28, comma 1, della legge reg. Marche n. 37 del 2012, devono ritenersi inammissibili per genericità.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara estinto il processo limitatamente alle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 25, comma 5, e 38, comma 2, della legge della Regione Marche 27 novembre 2012, n. 37 (Assestamento del bilancio 2012), promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso indicato in epigrafe; 2) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 28, comma 1, della legge reg. Marche n. 37 del 2012, promosse, in riferimento agli artt. 3, 81, quarto comma, e 97 della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 dicembre 2013. F.to: Gaetano SILVESTRI, Presidente Sergio MATTARELLA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 dicembre 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI