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Disposizioni per la disciplina dell'economia dei beni usati e la promozione del settore del riutilizzo, nonché istituzione del Tavolo di lavoro permanente sul riutilizzo. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge per la disciplina dell'economia dei beni usati e la promozione del settore del riutilizzo nasce dall'analisi e dalla constatazione che il sistema attuale di regolamentazione delle attività di riutilizzo e preparazione per il riutilizzo, così come denunciato dagli operatori che lavorano in questi ambiti, è caratterizzato da norme non chiare e farraginose, a volte insufficienti e spesso aperte all'interpretazione arbitraria e difforme nel territorio nazionale da parte delle pubbliche amministrazioni. Il testo si ispira alle istanze e al percorso normativo che la Rete nazionale degli operatori dell'usato (« Rete ONU ») porta avanti ormai da anni, promuovendo presso le sedi istituzionali proposte che sono frutto di accordi conseguiti tra le diverse anime che compongono il settore: operatori dell'usato ambulanti, dei mercati delle pulci, dei mercati storici, delle fiere, dei negozi per conto di terzi, delle cooperative e di altri enti che fanno attività di riutilizzo a fini solidali, operatori dell'usato vulnerabili, imprese che fanno preparazione per il riutilizzo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), operatori degli abiti usati e rigattieri tradizionali. Secondo quanto pubblicato nel Rapporto nazionale sul riutilizzo del 2018 da Occhio del riciclone e Utilitalia, la somma del lavoro delle circa 100.000 persone coinvolte in Italia nelle economie popolari dell'usato garantisce il riutilizzo di almeno 500.000 tonnellate di beni ogni anno, che altrimenti verrebbero conferiti tra i rifiuti per poi essere destinati, prevalentemente, a smaltimento. Un risultato di prevenzione dei rifiuti che equivale a circa 8 kg annui ad abitante, che funziona grazie all'iniziativa privata e nonostante l'assenza di finanziamenti pubblici. Un importantissimo lavoro che va sostenuto, protetto e promosso. Riteniamo quindi corretto recepire le proposte della Rete ONU, rielaborandole solo in alcune parti, tenendo nel giusto conto anche i ripetuti scandali che da anni riguardano il settore della raccolta, preparazione per il riutilizzo e distribuzione degli abiti usati. Riteniamo urgente, dunque, che le norme che regolamentano questo genere di attività siano chiare al fine di evitare eventuali traffici illeciti che, senza una chiara tracciabilità della movimentazione dei prodotti, possono essere facilmente organizzati. A nostro avviso, l'attuale quadro normativo appare inadatto a sviluppare le potenzialità del riuso e a coglierne le esternalità positive nei settori dell'ambiente, dell'occupazione, dell'inclusione sociale e della cultura. Per questi motivi riteniamo corretto stabilire regole su misura per il settore dei beni usati e del riutilizzo. Un tema, questo, perfettamente in linea con quello della riduzione a monte dei rifiuti, in un'ottica di diminuzione degli sprechi e di virtuosità del ciclo, che segue alla lettera i princìpi del pacchetto per l'economia circolare e le gerarchie di gestione dei rifiuti della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, e del decreto legislativo n. 152 del 2006. La pietra angolare del disegno di legge è il riconoscimento della figura dell'operatore dell'usato, nelle sue diverse declinazioni, all'interno di un settore ben determinato: si tratta, in definitiva, di dare forma alla sostanza di una rete di relazioni già esistenti, inquadrando giuridicamente ciò che già informa la percezione soggettiva degli operatori e la percezione sociale più ampia. Tale riconoscimento dovrà avere un codice attività specifico, ossia un codice ATECO, al fine di circoscrivere in maniera chiara e definita i soggetti su cui vanno a ricadere i provvedimenti in materia fiscale, commerciale, urbanistica e ambientale nonché i beneficiari di agevolazioni e di politiche di promozione. Per perseguire tali obiettivi si propone l'istituzione di un Tavolo di lavoro permanente sul riutilizzo, organismo cui sono conferiti essenzialmente compiti di indirizzo e negoziazione. La ratio di tale ente muove dalla constatazione della necessità di stabilizzare un sistema di relazioni tra organismi pubblici, quali Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, enti locali, aziende municipalizzate per la gestione dei rifiuti, privati e associazioni che rappresentano gli operatori dell'usato. La finalità di questo sistema di relazioni tende ad assicurare il massimo grado di coordinamento tra i diversi portatori di interesse delle attività di riutilizzo. La massima efficienza si realizza infatti, secondo la nostra opinione, in un quadro di accordi tra i diversi portatori di interessi, accordi che abbiano l'ambizione di massimizzare i benefìci per ciascuna delle parti coinvolte, che si possono ottenere solo in un'ottica di sistema. È in tale quadro che possono realizzarsi gli obiettivi già indicati dalla Commissione europea o al suo esame, come l'introduzione di obiettivi quantitativi di riutilizzo o preparazione per il riutilizzo per determinati flussi o categorie di rifiuto, misurando altresì gli apporti dell'usato nelle prime due azioni della gerarchia gestionale dei rifiuti. Particolarmente importante è l'istituzione delle aree di libero scambio con finalità di inclusione sociale, riservate a persone e famiglie con comprovata fragilità economica, le quali vanno sostenute perché si sforzano di migliorare la propria condizione attivamente, con spirito d'iniziativa e realizzando, mediante il riuso, un'attività di utilità collettiva. Per questi soggetti occorre abbassare le barriere d'accesso economiche alla legalità e alla legittimità, consentendo loro di integrare il reddito familiare grazie al libero scambio. Far confluire operatori che oggi sono informali in un quadro di regole, legittimità e legalità che includa strumenti di registro e tracciabilità contribuirà a isolare con maggior chiarezza i fenomeni di economia criminale, come la ricettazione, che a volte tentano di mescolarsi nel « mare magnum » delle manifestazioni informali screditandole nel loro insieme. In base allo stesso principio, è importante che gli operatori dell'usato che si approvvigionano di beni riutilizzabili offrendo servizi di sgombero delle abitazioni civili possano conferire legittimamente ciò che non possono riutilizzare presso il sistema di raccolta dei rifiuti urbani; l'assenza di sbocchi che gli operatori riescano a sostenere economicamente induce, infatti, alcuni di essi a generare cumuli abusivi di rifiuti. Anche in questo caso, l'esistenza di un quadro di regole economicamente sostenibile contribuirà a isolare e a punire i soggetti disonesti. L'emersione dei fenomeni informali mediante il loro coinvolgimento nelle politiche ambientali è oggi nel mondo una politica affermata e di avanguardia, praticata soprattutto nei Paesi emergenti, e nella quale purtroppo i Paesi europei sono il fanalino di coda. Quanto agli aspetti squisitamente ambientali, è da rilevare che la rigida gerarchia fissata dalla direttiva 2008/98/CE viene applicata nel nostro ordinamento esattamente al contrario. Infatti, la prima destinazione dei rifiuti continua a essere la discarica, cui seguono, per ordine, il recupero e il riciclo.