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questo sistema sembra prevenire la ricontaminazione dei germi più pericolosi ed eviterebbe la diffusione dell'antibiotico-resistenza, invece potenzialmente favorita dai metodi di sanificazione chimica attualmente in uso; i risultati della sperimentazione multicentrica, riportati nella pubblicazione e presentati in una conferenza presso l'università Cattolica di Roma nel settembre 2020, dimostrano l'efficacia del sistema PCHS, capace di ridurre del 52 per cento le infezioni nosocomiali, del 90 per cento i patogeni sulle superfici e del 99 per cento i geni di resistenza; il PCHS è stato usato con successo per la sanificazione da contaminazione virale, anche contro il virus COVID-19. I risultati di queste ricerche sono stati presentati a giugno 2021 dalla professoressa Caselli e supportati dagli interventi del professor Walter Ricciardi; il metodo è anche sperimentato, in questi mesi, presso il policlinico "Gemelli" di Roma e le ASL di Ferrara, che hanno richiesto una deroga rispetto alle direttive nazionali per la sanificazione sanitaria, avendolo già sperimentato con successo prima della pandemia; l'applicazione del metodo è, inoltre, economicamente vantaggiosa, in virtù del fatto che basterebbe effettuare una sanificazione al giorno, anziché i diversi passaggi che attualmente le ditte di pulizia effettuano; nel 2020 l'università Bocconi ha pubblicato uno studio econometrico relativo all'uso del sistema di sanificazione PCHS, dimostrando che non solo è economicamente sostenibile, ma che, nell'arco di 5 anni, potrebbe portare in Italia a un risparmio per il sistema sanitario nazionale da 14 a 460 milioni di euro, se si considerano i ricoveri ospedalieri e i rimborsi conseguenti alle ICA gravi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se non ritenga opportuno incoraggiare una sperimentazione diffusa del sistema di sanificazione PCHS nei nosocomi nazionali, al fine di diminuire drasticamente l'antibiotico-resistenza e le infezioni correlate all'assistenza, salvando vite umane e abbattendo i costi dell'attuale sanificazione chimica. Atto n. 4-05822 BOLDRINI RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: la beta talassemia è una malattia ereditaria del sangue diffusa nell'area mediterranea che porta i pazienti affetti a non produrre o a produrne in minima quantità, la beta globina nelle cellule staminali ematiche, una proteina che trasporta l'ossigeno attraverso tutto il corpo; in Italia, vi sono oltre 5.000 persone affette da beta talassemia maior , ovvero la forma più grave di malattia, che porta ad una totale assenza di emoglobina e la cui cura ad oggi disponibile (per chi vi si può sottoporre) consiste nel trapianto di midollo osseo; per i pazienti che non possono sottoporsi a questa procedura, la cura consiste nella terapia trasfusionale di sangue con cadenza bisettimanale, a cui è associata una terapia ferrochelante con monitoraggio continuo sugli organi principali, che possono danneggiarsi a causa dell'accumulo del ferro, generando complicanze molto gravi; ad oggi, l'età media dei pazienti affetti da beta talassemia è pari a 39 anni, e la speranza di vita raggiunge i 40-50 anni; i progressi scientifici nel campo della biotecnologia cellulare e molecolare hanno portato allo sviluppo di numerosi medicinali per terapie avanzate (advanced therapy medicinal products, ATMP), offrendo nuove e innovative opportunità di trattamento per i pazienti affetti da malattie rare; tra loro, vi sono le terapie geniche, ovvero medicinali biologici che permettono di regolare, riparare, sostituire, aggiungere o eliminare una sequenza genetica, offrendo nuove prospettive di guarigione ai pazienti affetti da patologie che, sino ad ora, erano prive di una valida soluzione terapeutica, intervenendo in modo diretto sulle cause della malattia; le terapie geniche hanno facoltà di accedere ad una valutazione accelerata da parte di EMA (l'Agenzia europea del farmaco) per l'autorizzazione all'immissione in commercio condizionata, poiché destinate a combattere malattie per cui non esistono trattamenti disponibili, o per fornire agli stessi pazienti un importante vantaggio terapeutico rispetto alle cure esistenti; ai fini della classificazione e rimborsabilità della terapia in Italia, nel caso di farmaci orfani destinati alla cura delle malattie rare, per i farmaci di eccezionale rilevanza terapeutica e farmaci ospedalieri, viene avviata con AIFA la procedura di prezzo e rimborso accelerata detta "procedura di 100 giorni", ai sensi dell'art. 12, comma 5 -bis , del decreto-legge n. 158 del 2012 (cosiddetto decreto Balduzzi); in virtù del provvedimento normativo, AIFA dovrebbe impiegare un massimo di 100 giorni per concludere la procedura di prezzo e rimborso, garantendo così ai pazienti, che non hanno una valida alternativa terapeutica, un tempestivo accesso alle terapie innovative. Tuttavia, secondo il III rapporto OSSFOR, il dato più recente parla di un ritardo di 139 giorni, più del doppio rispetto a quanto previsto (che si è ulteriormente incrementato durante la pandemia). Ed infatti, risulta che solo per il 44 per cento dei farmaci analizzati, il regime di prezzo e rimborso venga definito entro il primo anno dall'approvazione di EMA, per il 77 per cento entro i 2 anni e per il 90 per cento entro 3 anni dall'autorizzazione EMA; ad oggi i pazienti hanno accesso alle terapie geniche solo dopo oltre due anni dall'avvio della procedura di classificazione e rimborsabilità con AIFA, nonostante la procedura accelerata citata; recentemente l'EMA ha approvato una terapia genica per la cura della beta talassemia maior , così come altre terapie geniche e cellulari per diverse malattie rare, si chiede di sapere quali strumenti il Ministro in indirizzo intenda introdurre, per quanto di propria competenza, affinché venga garantito il rispetto dei tempi fissati dal decreto Balduzzi con la "procedura dei 100 giorni" (di cui all'art. 12, comma 5 -bis , del decreto-legge n. 158 del 2012) che porti ad un tempestivo accesso alle cure altamente innovative e già autorizzate da EMA, in modo da evitare ai pazienti, che non hanno una valida alternativa terapeutica, i lunghi ed inopportuni tempi d'attesa per accedere a terapie curative o trasformative della loro storia clinica. Atto n. 4-05823 DI MICCO LANNUTTI MANTERO DE PETRIS RUOTOLO TRENTACOSTE VANIN NATURALE GIANNUZZI ANGRISANI MAIORINO GRANATO Al Ministro della salute Premesso che: in Italia esiste una cannabis legale, da anni utilizzata a scopo terapeutico, nello specifico per il trattamento di patologie che affliggono soggetti che non rispondono alle cure tradizionali, ma che grazie ai principi attivi contenuti nelle infiorescenze ottengono spesso grande sollievo. Le diverse varietà di cannabis terapeutica vengono utilizzate per allestire preparati galenici magistrali da parte del farmacista. Si tratta di un'infiorescenza che contiene tetraidrocannabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD), molecole farmacologicamente molto utili nel trattamento di patologie oncologiche e neurodegenerative.