[pronunce]

Con riferimento ai comuni delle regioni a statuto ordinario, il 10 per cento dell'importo attribuito ai comuni interessati a titolo di Fondo di solidarietà comunale di cui al comma 380-ter è accantonato per essere redistribuito, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui alla lettera b) del medesimo comma 380-ter, tra i comuni medesimi sulla base dei fabbisogni standard approvati dalla Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale di cui all'articolo 4 della legge 5 maggio 2009, n. 42, entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello di riferimento. Per la quota del Fondo di solidarietà comunale attribuita con il criterio di cui al periodo precedente non operano i criteri di cui alla lettera b) del predetto comma 380-ter". 1.1.- Premette la Regione che tutte le norme impugnate comporterebbero, «pur se a vario titolo» (mediante un ulteriore concorso della Regione alla finanza pubblica, o la riserva allo Stato di gettito di spettanza regionale), effetti negativi sul bilancio regionale, andando a sommarsi alle già precedenti riduzioni di risorse subite dalla Regione negli ultimi anni, e tali da rendere impossibile lo svolgimento delle funzioni regionali. Al riguardo la ricorrente richiama quanto osservato dalla Corte dei conti, in sede di parifica del Rendiconto per l'esercizio finanziario 2012, laddove si era evidenziato che il totale complessivo delle entrate aveva subito un decremento del 7 per cento, in netta contrapposizione al dato nazionale, (in aumento del 2,8 per cento) e che una significativa incidenza sul gettito complessivo delle entrate, doveva attribuirsi alle riserve ed agli accantonamenti operati dallo Stato (pari a complessivi 914 milioni di euro) per effetto di numerose disposizioni legislative, alcune delle quali intervenute in corso d'esercizio, che hanno previsto un maggior concorso delle Regioni agli obiettivi di finanza pubblica. Premette la Regione siciliana di aver già impugnato l'art. 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011 n. 214, con ricorso iscritto al n. 39 del reg. ric. 2012 (non ancora deciso al momento della proposizione del presente ricorso), con il quale aveva lamentato la violazione delle proprie prerogative statutarie avvenuta con le modalità istitutive dell'imposta municipale propria (IMU). Evidenzia in proposito la ricorrente che il legislatore, pur ricomprendendo l'IMU nella nuova Imposta comunale unica (IUC), fa salva la vigente disciplina e dispone quindi la dotazione del Fondo di solidarietà comunale e, corrispondentemente, prevede che una quota di pari importo dell'IMU, di spettanza dei Comuni, sia versata all'entrata del bilancio dello Stato. Secondo la Regione siciliana le modifiche successivamente introdotte non avrebbero eliso i profili di illegittimità censurati (ad esempio, si rammenta che la neointrodotta deducibilità dell'IMU ai fini della determinazione del reddito di impresa e del reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni nella misura del 20 per cento, comporterebbe la sottrazione di ulteriori risorse al bilancio regionale). Pertanto, la conferma della vigenza del predetto sistema, già denunciato come lesivo dell'autonomia regionale, induce la ricorrente a riproporre le censure già a suo tempo articolate. Rammenta al riguardo che gli artt. 13 e 14 del d.l. n. 201 del 2011, in quanto immediatamente applicabili alla Regione siciliana, violerebbero l'art. 43 dello statuto - che attribuisce ad una commissione paritetica la determinazione delle norme di attuazione - ed il principio di leale collaborazione esplicitato dalle procedure di cui all'art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione), il cui previo esperimento non è stato previsto. Inoltre, l'art. 13 del d.l. n. 201 del 2011 violerebbe gli artt. 36 e 37 dello statuto e 2 delle norme di attuazione in materia finanziaria, in quanto l'IMU, entrata che si sostiene priva del carattere della novità, è imposta in parte sostitutiva di tributi di spettanza regionale mentre il suo gettito, anche per detta parte, viene attribuito ai Comuni e, pro quota, riservato allo Stato, con conseguente depauperamento delle finanze della ricorrente e squilibrio tra i complessivi bisogni regionali ed i mezzi per farvi fronte. Risulterebbe altresì violato il principio di leale collaborazione. Nel prevedere e disciplinare - anche in presenza di modifiche in aumento o in diminuzione disposte dai Comuni - la riserva all'erario di una quota del gettito dell'IMU, il comma 11 del citato art. 13 determinerebbe altresì un depauperamento delle casse comunali, con conseguenti oneri per la Regione siciliana, che dovrebbe assumere ulteriori e diverse competenze rispetto a quelle di cui all'art. 14, lettera o), dello statuto senza esperimento della procedura di cui all'art. 43 dello stesso. Di qui la violazione di detti parametri. Inoltre, risulterebbe violato l'art. 119, quarto comma, Cost., in quanto lo Stato, dopo aver trasferito ai Comuni risorse regionali, finirebbe per riappropriarsene, sottraendole loro senza prevedere misure idonee a far fronte agli ammanchi, onerando la Regione della contribuzione alla finanza degli enti locali. Analoghe censure vengono mosse all'art. 13, comma 17, del d.l. n. 201 del 2011, salvo precisarsi che gli artt. 81, 119, quarto comma, Cost. e 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001 sarebbero violati in quanto né la Regione né i Comuni potrebbero esercitare le proprie funzioni in ragione della carenza di risorse finanziarie determinata dalla disposizione. Infine, l'art. 14, comma 13-bis, del d.l. n. 201 del 2011 violerebbe gli artt. 119, quarto comma, e 81 Cost. nonché l'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, in quanto la riduzione dei trasferimenti determinata dalla norma lederebbe le attribuzioni degli enti locali, gravati dall'onere di fornire un contributo all'erario, con riverbero negativo sulla Regione, che dovrebbe farsene corrispondentemente carico. Inoltre, sarebbero violati gli artt. 14, lettera o), e 43 dello statuto, in mancanza di vaglio della Commissione paritetica sulle nuove funzioni attribuite ai comuni siciliani. La ricorrente ribadisce che l'immediata applicabilità alla Regione siciliana, senza il previo esperimento delle modalità attuative di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009, risulterebbe in palese violazione dell'art. 43 dello statuto e del principio di leale collaborazione che dovrebbe informare tutti i rapporti fra Stato e Regioni (si richiama la sentenza n. 64 del 2012, laddove era stata riconosciuta l'operatività della clausola di salvaguardia degli statuti speciali).