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Riordino della disciplina degli ordini e dei collegi delle professioni sanitarie. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è finalizzato ad introdurre una riforma organica ed unitaria della normativa vigente in materia di ordini e collegi delle professioni sanitarie. Come è noto, la regolamentazione di tali enti è risalente nel tempo, in particolare alla legge istitutiva di cui al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233, e al relativo regolamento di attuazione (decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1950, n. 221). Si tratta, dunque, di una normativa elaborata nell’immediato dopoguerra per consentire la ricostituzione degli ordini delle professioni sanitarie a seguito della caduta del regime fascista. È, pertanto, di tutta evidenza quanto sia divenuto imprescindibile ammodernare una disciplina che, pur avendo avuto il pregio di consentire il corretto funzionamento degli ordini fino ai nostri giorni, necessita di essere attualizzata e migliorata nell’intento di tener conto delle nuove istanze emergenti. L’attuale contesto sociale ed economico -- che si connota di un respiro non solo europeo, ma, in una dimensione globalizzata, addirittura internazionale -- reclama, dunque, un ammodernamento della disciplina ordinistica, come già in parte accaduto per le altre professioni. Infatti, gli ordini delle professioni sanitarie, proprio in ragione delle loro peculiarità, sono stati solo marginalmente interessati dalla riforma degli ordinamenti professionali, introdotta dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 agosto 2012, n. 137, rimanendo fuori dall’ambito della novella normativa tutti gli aspetti operativi e vitali per la vita stessa degli ordini, come ad esempio quelli legati all’esercizio del potere disciplinare. In particolare, la specificità delle prestazioni fornite dai professionisti sanitari impone il mantenimento di quel ruolo di garanzia che gli ordini, anche se profondamente rinnovati, devono svolgere in modo tale da garantire la qualità del livello della professionalità degli iscritti e, conseguentemente, tutelare il bene della salute pubblica, come sancito dall’articolo 32 della Costituzione: tutela tanto maggiore quanto più è elevata la competenza del professionista. In tal senso, non va, infatti, sottovalutata l’asimmetria informativa che caratterizza il rapporto tra professionisti sanitari e pazienti, che spesso sono in una posizione di debolezza, legata all’assenza di conoscenze tecniche necessarie per affrontare i delicati problemi di salute e che, per questo, sono portati ad affidarsi completamente al professionista, a cui è richiesta la dovuta competenza. Il rapporto professionale, di tipo fiduciario e personale, comporta la diretta responsabilità del prestatore d’opera intellettuale e presuppone, dunque, l’assoluta indipendenza del professionista. La conservazione e la modernizzazione degli ordini deve essere intesa come un’apertura, anche in una prospettiva europea, alla garanzia sempre maggiore dell’utenza nei suoi rapporti con il professionista. Per il mondo delle professioni, nel processo di riforma diviene, pertanto, strategico un rinnovamento che assicuri qualificazione professionale, piena concorrenza e controllo delle norme deontologiche e, in tale ottica, particolare importanza deve assumere il potere di autoregolamentazione degli ordini. Su tale materia, nel corso della passata legislatura, vi è stata un’attenzione particolare da parte del Governo: infatti, su iniziativa del Ministro della salute, prof. Ferruccio Fazio, era stato presentato il disegno di legge AC 4274, recante « Delega al Governo per il riassetto della normativa in materia di sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie, nonché disposizioni in materia sanitaria », approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati; nel corso dell’esame al Senato, a seguito dell’insediamento del Governo Monti, il Ministro della salute, prof. Renato Balduzzi, aveva presentato una nuova versione del testo dell’originario disegno di legge, che, tuttavia, a causa della conclusione della legislatura, non concluse il suo iter parlamentare. Il presente disegno di legge, che prevede un intervento diretto di riordino per il riassetto della normativa ordinistica vigente, ha come base il testo proposto dal Ministro Balduzzi e si compone di un unico articolo, di cui il primo comma riformula i primi tre capi del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 233 del 1946, mentre i successivi contengono ulteriori misure di ammodernamento della suddetta disciplina. In particolare, si sostituiscono i primi tre capi del predetto decreto legislativo n. 233 del 1946, prevedendo che gli ordini, in ragione dei nuovi assetti territoriali così come recentemente delineati, siano costituiti in ogni provincia o città metropolitana ovvero, che il Ministero della salute, su proposta delle federazioni nazionali d’intesa con gli ordini interessati, possa disporre che un ordine abbia per circoscrizione due o più province finitime. Inoltre, si dispone che tali enti pubblici non economici sono organi sussidiari dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici connessi all’esercizio professionale, dotati di autonomia patrimoniale, finanziaria, regolamentare e disciplinare, ai quali, tuttavia, non si estendono le norme di contenimento della spesa pubblica, mentre viene confermata la vigilanza del Ministero della salute. Gli ordini hanno il precipuo scopo istituzionale di promuovere e assicurare l’indipendenza, l’autonomia e la responsabilità dell’esercizio professionale, la qualità tecnico-professionale, la valorizzazione della funzione sociale delle professioni, la salvaguardia dei princìpi etici dell’esercizio professionale indicati nei codici deontologici al fine di garantire la tutela della salute individuale e collettiva. Tra i compiti assegnati ai predetti enti figurano la tenuta e la pubblicità degli albi delle rispettive professioni e la verifica del possesso dei titoli abilitanti all’esercizio professionale, la valutazione delle attività di formazione continua, il rafforzamento dei codici deontologici, la trasparenza della comunicazione, la definizione delle modalità di partecipazione degli ordini e dei relativi compiti nelle procedure relative all’esame di abilitazione all’esercizio professionale; la promozione, l’organizzazione e la valutazione dei processi di aggiornamento e della formazione per lo sviluppo continuo di tutti i professionisti iscritti, ai fini della certificazione del mantenimento dei requisiti professionali, includendo anche crediti formativi acquisiti anche all’estero. Inoltre, per quanto attiene l’ambito disciplinare, a garanzia dell’autonomia e terzietà del giudizio, è stata prevista l’istituzione di specifici organi disciplinari e sono state definite idonee procedure che separino la funzione istruttoria da quella giudicante: in particolare, è stabilita la costituzione di appositi uffici istruttori di albo a cui partecipa -- oltre agli iscritti a tal fine sorteggiati -- anche un rappresentante estraneo alle professioni medesime, nominato dal Ministro della salute. Il disegno di legge interviene, altresì, sugli organi, disciplinandone la composizione e le relative funzioni anche con la previsione dell’istituzione di federazioni di livello regionale.