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Noi siamo d'accordo e, come ha visto, Fratelli d'Italia come sempre, in spirito di collaborazione, ha presentato emendamenti migliorativi e noi ringraziamo tutto il Governo per aver voluto accogliere quei tre ordini del giorno che riteniamo possano essere migliorativi del provvedimento in discussione, quindi adesso impegniamoci tutti insieme per organizzare al meglio queste manifestazioni. Va bene la fondazione di diritto privato, che noi consideriamo uno strumento giusto, ma deve essere usato nella maniera giusta, il più trasparente possibile; l'assunzione del personale deve essere fatta in maniera trasparente; nelle gare d'appalto ci deve essere trasparenza, perché anche qui, signor Ministro, ci può essere un pregiudizio o - peggio - la paura di un vizio, la violazione delle leggi. Se ci guardiamo indietro, signor Ministro, sappiamo che in questa Nazione i soldi certe volte sono stati spesi in maniera poco trasparente, ma anche in questo caso guardiamo avanti e cerchiamo di non cadere negli errori del passato. Oggi Fratelli d'Italia voterà dunque a favore del decreto in esame perché, come ho già detto prima, crediamo che sia importante per l'Italia come non mai. Soprattutto, voteremo a favore ricordandole, signor Ministro, che le Olimpiadi le ha vinte l'Italia e non un partito: ricordatelo sempre. (Applausi dal Gruppo FdI) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, mi rivolgo al signor Ministro aspettando che concluda la sua interlocuzione con il senatore Zanda. Non lo dico polemicamente, ma per temporeggiare, così da permettere lo scambio in corso. PRESIDENTE. Chiedo al collega Zanda di lasciare i banchi del Governo. Prego, senatore Laforgia. LAFORGIA (Misto-LeU) . La ringrazio, signor Presidente. Signor Ministro, lei ha ascoltato il dibattito di questa mattina, come abbiamo fatto in tanti, e avrà anche notato che è stato abbondantemente attraversato da un elemento retorico: non lo dico necessariamente con un'accezione negativa, tutt'altro, perché, con quello che il nostro Paese ha vissuto negli ultimi due mesi e che spero ci possiamo lasciare gradualmente, anzi, direi velocemente alle spalle, abbiamo voglia naturalmente di aggrapparci a qualsiasi brandello di speranza o barlume di trascurabile felicità, parafrasando un libretto che molti di noi hanno letto. Dunque la stessa idea di un evento, seppur collocato lontano nel tempo, perché il 2026 è un tempo non così ravvicinato, ci spinge a creare un'aspettativa e quindi un elemento di fiducia che in questo momento diventa molto prezioso. Tuttavia, signor Ministro, faremmo un grave errore a riprendere la discussione su una questione importante come quella relativa ad un grande evento, quali sono le Olimpiadi, come se dovessimo riprendere il filo di un dibattito interrotto, come se negli ultimi due mesi non fosse accaduto nulla e come se non dovessimo invece caricarci - questo è il mio parere - dell'ambizione di inserire all'interno di questa discussione, e quindi anche nei provvedimenti che adottiamo, un elemento di ambizione, quello cioè di ridisegnare un mondo nuovo, come direbbe qualcuno per aggiungere un elemento più poetico. Io direi più prosaicamente che abbiamo bisogno, non già di un ritorno alla normalità - qualcuno ha detto che era la normalità il problema - quanto piuttosto di costruire le condizioni di una società migliore e più giusta. Le dico tutto questo perché, tanto per indicarne una, noi dovremmo approfittare proprio di quello che il nostro Paese ha attraversato per uscire da una discussione che ha riguardato molto il dibattito pubblico e politico a proposito dei grandi eventi e che ha diviso in tifoserie di cui forse probabilmente non abbiamo più bisogno: mi riferisco alla divisione tra chi ha sempre pensato ai grandi eventi come alla soluzione taumaturgica per far ripartire i processi di sviluppo economico e sociale, senza se e senza ma, quasi con un approccio acritico, e chi dall'altra parte, invece, ha sempre immaginato che, attorno ai grandi eventi, inevitabilmente si crei quasi fisiologicamente e naturalmente una dinamica opaca, fatta magari di una saldatura tra interessi incontrollabili. Ecco, se vogliamo portare una lezione nel mondo nuovo nel quale stiamo entrando, questa deve essere esattamente la seguente: usciamo da questa discussione e cerchiamo di capire, invece, come approfittare della costruzione di un passaggio importante come quello con cui ci stiamo misurando, vale a dire i Giochi olimpici e paralimpici di Milano Cortina 2026 quale grande occasione di sviluppo. Ministro, però per fare questo c'è bisogno di allargare lo sguardo e, accanto alle considerazioni che hanno a che fare strettamente con l'evento sportivo, noi che siamo decisori pubblici - ci definiscono spesso con questa brutta espressione, ma alla fine è così perché prendiamo delle decisioni - abbiamo la responsabilità di allargare questo sguardo e di controllare alcuni aspetti che vanno messi al centro di una visione complessiva del decisore pubblico e, quindi, della politica che si deve dotare di un elemento di ambizione e di costruzione di una società migliore. Senza questo meccanismo rischiamo di mettere in campo appuntamenti che producono effetti diversi da quelli che desideriamo si producano. Faccio un piccolo elenco, ma dico ovviamente cose banali nella loro veridicità. La prima è, per esempio, la valorizzazione del patrimonio immobiliare che si ha in occasione di eventi di questo genere, che è un punto importante e positivo perché la valorizzazione complessiva del patrimonio immobiliare di una città, di un'area metropolitana o di tutti i territori che ospiteranno l'evento è, comunque, un elemento di arricchimento. Bisogna, però, anche riflettere su un punto: non esistono meccanismi di trickle-down , come li chiamerebbero gli inglesi e, cioè, di effetto gocciolamento per cui il semplice fatto di iniettare risorse e di costruire eventi produce benefici che vengono distribuiti equamente. Non è così perché, a fronte di una valorizzazione complessiva del patrimonio immobiliare e di tutto ciò che riguarda il mercato immobiliare - io vivo in Milano e, quindi, forse mi misuro più di altri che vivono in altri contesti con questo elemento - vi è come conseguenza e come grande rischio quello di aumentare di qualche grado la dimensione di inospitalità di una città, che diventa più respingente. Molto banalmente, se aumentano i canoni di locazione e gli affitti, l'evento non diventa un'occasione di sviluppo complessivo, ma contiene il rischio del suo opposto. Penso poi alla questione dell'infrastrutturazione perché - l'abbiamo vissuta anche con Expo - bisogna facilitare l'arrivo nelle località che ospitano l'evento, ma non bisogna dimenticarsi del fatto che, dentro questa cornice, esistono dei problemi che preesistono all'evento, che si manifestano anche durante l'evento e che, se non controllati, alla fine dell'evento diventano ancora più drammatici nella considerazione dei campi di contrasto tra ciò che hai fatto rispetto, per esempio, a una mobilità per far arrivare la gente in quei luoghi e ciò che non hai fatto rispetto al grande tema dei pendolari. So che questa è una materia un po' a cavallo tra lo Stato e le Regioni, ma è un grande tema.