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Disposizioni in materia di riordino delle aree educative e del ruolo socio-educativo dell'esecuzione penale e delega al Governo per la disciplina della carriera del personale educativo dell'amministrazione penitenziaria. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge si pone ambiziosamente l'obiettivo di modernizzare l'ordinamento penitenziario negli specifici aspetti dell'ambito educativo. A oltre quaranta anni dalla riforma penitenziaria, il settore educativo negli istituti ha raggiunto un livello di conoscenze e di esperienze che necessitano una rivisitazione finanche linguistica. Il termine « trattamento » risulta infatti inadatto a riflettere l'attività professionale svolta dal personale delle aree educative che può essere invece contenuta nell'espressione « interventi socio-educativi ». La trasformazione linguistica proposta appare più adatta a riflettere il cambiamento culturale realizzatosi all'interno degli istituti e, al tempo stesso, evidenzia la finalità educativa e di reinserimento sociale delle attività medesime. La duplice anima dell'esecuzione penale che vede spesso opporre istanze di sicurezza a istanze educative sembra non trovare un suo punto di equilibrio negli istituti di pena anche a causa di un assetto amministrativo che non riconosce la piena autonomia alle professioni socio-educative, in particolar modo ai funzionari giuridico-pedagogici. Fin quando non si comprenderà che la sicurezza negli istituti fonda il suo successo sugli interventi educativi e socializzanti, affidando alla « sicurezza » solo gli aspetti che le sono propri, si continuerà a svilire il mandato costituzionale affidato dalla legge alla funzione rieducativa della pena. Inoltre sono preoccupanti i gravi episodi di violenza verificatisi a marzo 2020 e i vari procedimenti giudiziari in corso per il reato di tortura per altri casi. Occorre dunque costruire una nuova cultura penitenziaria che rispetti i diversi ruoli, ma che dia reale centralità all'aspetto socio-educativo degli interventi. Il presente disegno di legge si pone l'obiettivo di affrontare concretamente le contraddizioni che convivono in questo sistema, che da un lato sottolinea l'importanza della rieducazione e del reinserimento sociale dei condannati ma dall'altro invece riduce drasticamente i funzionari dell'area educativa, funzionali alla predetta attività rieducativa. A riprova di quanto detto, si pensi che all'interno degli istituti i funzionari educatori hanno un rapporto numerico con i detenuti di 1 a 100 nelle case circondariali e di 1 a 50 nelle case di reclusione, rapporto peraltro neanche pienamente rispettato e ad ogni modo assolutamente inadeguato a costruire la relazione educativa. Negli uffici territoriali e centrali della formazione e in quelli del trattamento i funzionari educatori invece sono quasi del tutto assenti. La mancanza di tali figure comporta alcune pesanti ricadute, basti pensare al fatto che negli accordi territoriali sul vaccino contro l'epidemia da COVID-19 in molti territori non sono stati contemplati i funzionari educativi come personale da vaccinare o ancora al fatto che nei progetti di formazione permanente non c'è spazio per gli aspetti educativi né per quelli di prevenzione della sindrome da burn-out , prerogativa esclusiva della polizia penitenziaria. Il presente disegno di legge si propone dunque lo scopo di realizzare una diversa strutturazione degli uffici degli istituti penitenziari, dell'amministrazione territoriale e di quella centrale, dove l'area educativa possa avere riconosciuto un ruolo dirigenziale, al fine di avere una reale responsabilità sugli aspetti strettamente educativi attualmente sotto la sola responsabilità del direttore. Il testo propone di ricondurre l'attuale figura giuridico-pedagogica al solo campo pedagogico-educativo, ambito prioritario nel quale si lavora. Infatti, senza avere capacità comunicative, educative e progettuali si è disarmati ed in grande difficoltà verso un'utenza sempre più variegata sia in termini di problematicità – tossicodipendenza, disagio psichico, violenza – che di provenienza geografico-culturale. L'esecuzione penale è un ambito fondamentale poiché ha la responsabilità di rimettere in libertà persone che hanno violato il patto sociale, le altrui libertà e occorre, pertanto, un lavoro realmente idoneo a restituire le medesime alla società come « risorse » e non più come « minaccia ». Appare necessario inoltre analizzare periodicamente le nuove tipologie di detenuti e trovare progettualità e interventi utili a realizzare concretamente il loro reinserimento sociale. Occorre trovare soluzioni creative per ampliare gli spazi. In tal senso si pensi che, come evidenziato da diversi dati forniti dal Ministero della giustizia, su 53.000 detenuti circa, solamente 17.000 hanno la possibilità di lavorare in carcere. Alla luce di quanto esposto, appare evidente come il ruolo dei dirigenti tecnici del servizio socio-educativo possa realmente contribuire ad innovare e indirizzare nuovi interventi a tutti i livelli dell'amministrazione penitenziaria.. 1 (Modifiche all'articolo 80 della legge 26 luglio 1975, n. 354) 1 All'articolo 80 della legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate le seguenti modificazioni: a al primo comma, le parole: « gli educatori per adulti » sono sostituite dalle seguenti: « il personale educativo di cui all'articolo 82 »; b al quarto comma, la parola: « pedagogia, » è soppressa e le parole: « corrispondendo ad essi onorari proporzionati alle singole prestazioni effettuate » sono sostituite dalle seguenti: « corrispondendo ad essi gli onorari previsti dai rispettivi ordini professionali ». 2 (Disposizioni in materia di ufficio tecnico socio-educativo) 1 Dopo l'articolo 80 della legge 26 luglio 1975, n. 354, è inserito il seguente: « Art. 80- bis . – (Ufficio tecnico socio-educativo) – 1. Sono istituiti, presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, i provveditorati regionali e le aree educative degli istituti penitenziari di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 444, gli uffici tecnici socio-educativi, competenti per l'indirizzo tecnico e l'intervento socio-educativo. Con regolamento adottato dal Ministro della giustizia, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, è disciplinata l'organizzazione degli uffici tecnici socio-educativi di cui al presente articolo. 2. L'ufficio tecnico socio-educativo istituito presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è competente per: a) l'attività di rappresentanza dell'amministrazione penitenziaria anche a livello territoriale e l'attività di coordinamento e la trattazione relativamente agli affari in tema di esecuzione penale e prevenzione della recidiva, presso gli uffici giudiziari, gli organismi statali e gli enti locali; b) il coordinamento e la trattazione delle attività di livello internazionale per il settore socio-educativo dell'amministrazione penitenziaria; c) la direzione delle scuole di formazione e di aggiornamento del personale dell'amministrazione penitenziaria;