[pronunce]

che un simile potere di impugnazione della pubblica accusa, quindi, più che realizzare un sia pur limitato recupero della parità tra i poteri processuali delle parti, si esaurirebbe in un mero meccanismo di “dissuasione” dell'imputato dall'esercizio del contrapposto potere di appello principale, segnatamente in un'ottica di prevenzione di utilizzazioni strumentali e dilatorie dello stesso: funzione che, peraltro, questa Corte ha già affermato concretare un semplice «effetto collaterale e non necessario dell'istituto dell'appello incidentale del pubblico ministero», e non già la sua ratio essendi (cfr. sentenza n. 280 del 1995); che la questione va dichiarata, pertanto, manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 443, comma 3, e 595 del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento all'art. 111, secondo comma, della Costituzione, dalla Corte di appello di Venezia con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte Costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 gennaio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 gennaio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA