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L'azione non ha avuto, tuttavia, l'esito di disperdere i manifestanti, che continuavano pertanto a premere sullo schieramento di pubblica sicurezza per altre due ore, durante le quali si susseguivano repentini spostamenti di gruppi organizzati di manifestanti, accompagnati dal lancio di pietre e di bottiglie di vetro, cui hanno corrisposto ulteriori interventi delle Forze di polizia. Il bilancio dei feriti è il seguente: un operatore del reparto mobile, colpito al volto da un pugno, ha riportato una prognosi di cinque giorni; otto sono, invece, i manifestanti medicati sul posto, mentre altre 10 persone hanno fatto ricorso a cure mediche presso i principali ospedali cittadini, riportando prognosi fino a un massimo di dodici giorni. I primi risultati investigativi, frutto delle attività condotte dalla DIGOS con l'ausilio di tutte le immagini disponibili, comprese quelle reperite sul web , attestano che gli scontri avvenuti nella manifestazione di Torino hanno visto all'opera, con un preciso ruolo di regia, militanti di Askatasuna. Tredici delle 17 persone denunciate all'autorità giudiziaria per vari reati, tra cui resistenza aggravata a pubblico ufficiale, sono noti attivisti del predetto centro sociale, mentre gli altri quattro sono rappresentanti dei vari collettivi studenteschi. Venendo ora alla manifestazione di Roma, preciso che l'iniziativa è stata assunta dallo stesso movimento studentesco La Lupa, che aveva indetto la precedente manifestazione del 23 gennaio. Durante l'evento, cui hanno partecipato circa 500 persone, un gruppo di manifestanti si è reso responsabile di un fitto lancio di pietre e bottiglie, fumogeni e altri oggetti contundenti contro le Forze di polizia. Non essendosi verificato, tuttavia, alcun tentativo di sfondamento ed essendo quindi mancato ogni contatto fisico tra le Forze dell'ordine e i facinorosi, non vi è stata la necessità di ricorrere a interventi coattivi. La manifestazione si è conclusa registrando un ferito tra gli operatori di polizia, il quale ha riportato lievi escoriazioni per l'esplosione di una bomba carta. Riferisco, infine, sui fatti avvenuti a Napoli. Anche in questo caso, la manifestazione ha visto l'aggressione di soggetti estranei al movimento studentesco, essendosi evidenziata la presenza di appartenenti a centri sociali e al sodalizio "Disoccupati 7 novembre". Il luogo di concentrazione dei partecipanti, circa 250, era stato individuato nella centralissima piazza dei Martiri, dove è ubicata la sede dell'Unione degli Industriali, per accedere alla quale i dimostranti hanno tentato di forzare il dispositivo di polizia, dopo aver dato fuoco ad alcuni fumogeni e lanciato in direzione della predetta sede palloncini di vernice colorata. È stata necessario pertanto un'azione di alleggerimento, allo scopo di disperdere i manifestanti, i quali poi hanno dato luogo a un corteo, svoltosi senza alcun incidente. Non ci sono stati feriti, né tra dimostranti né tra le Forze di polizia. Il tentativo di rompere lo sbarramento di sicurezza ha portato al deferimento all'autorità giudiziaria di quattro manifestanti, tre dei quali appartenenti ai centri sociali e al citato movimento "Disoccupati 7 novembre". Questo è solo il risultato delle prime attività investigative, essendo ancora in corso ulteriori accertamenti volti a individuare altri possibili autori delle condotte violente. Nell'esprimere la mia solidarietà agli operatori di polizia rimasti contusi in occasione degli scontri, sui quali ho appena riferito, preciso che l'intera documentazione visiva, sia quella ripresa dalla Polizia scientifica, sia quella acquisibile da fonti aperte, è stata messa immediatamente a disposizione dell'autorità giudiziaria, come accade in tutti i casi in cui, nel corso di manifestazioni pubbliche, avvengano fatti integranti ipotesi di reato. La magistratura inquirente, pertanto, è nelle piene condizioni di accertare la dinamica dei fatti e le responsabilità connesse a tali accadimenti, comprese quelle eventualmente riconducibili alla condotta degli operatori di polizia. Signora Presidente, onorevoli senatori, alla ricostruzione dei fatti accaduti il 28 gennaio scorso vorrei aggiungere alcune considerazioni conclusive: come già affermato in altre circostanze in cui ho avuto modo e occasione di riferire in Parlamento, la difesa dell'ordine e della sicurezza pubblica in un ordinamento democratico richiede puntuale esercizio delle responsabilità di ciascuno; prudente apprezzamento delle circostanze e senso della misura, saldamente inquadrati nella cornice di criteri unitari e non discriminatori, premessa indispensabile per garantire in ogni situazione il bilanciamento dei diversi valori costituzionali in gioco. È in quest'ottica che sono state affrontate - per fare un esempio - le circa 5.000 manifestazioni svoltesi l'anno scorso contro il green pass e le misure restrittive anti-Covid; solo 115 delle quali hanno fatto registrare turbative, con un impegno davvero rilevante delle Forze di polizia, chiamate a far rispettare ogni giorno regole fondamentali per il corretto e sereno svolgimento della vita civile e democratica della nostra comunità nazionale. Ed è anche in omaggio a questo impegno che chi ai diversi livelli è chiamato a esercitare responsabilità istituzionali e operative, connesse alla salvaguardia dell'ordine e della sicurezza pubblica, deve riflettere a fondo quando in questo difficile lavoro si verificano fatti incresciosi, come quelli che il 28 gennaio scorso hanno causato conseguenze a danno di alcuni giovani studenti estranei ai gruppi dei facinorosi presenti nelle piazze e, tuttavia, rimasti coinvolti nei tafferugli. Come ho accennato all'inizio, non possiamo non vedere come la protesta degli studenti nasca anche da un forte disagio originato dalle restrizioni della pandemia, che hanno finito per comprimere il mondo dei giovani nella loro dimensione formativa e aggregativa. Abbiamo tutti il dovere di comprendere e di disporci all'ascolto di fronte a una realtà, quella giovanile, divenuta ancora più complessa a causa degli inediti problemi che l'emergenza sanitaria ha portato con sé. Ce lo ha ricordato qualche giorno fa anche il Presidente della Repubblica, affermando che è doveroso ascoltare la voce degli studenti che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze e domande volte a superare squilibri e contraddizioni. La via maestra è il confronto. Lo sforzo che occorre fare, soprattutto quando le cose non vanno per il meglio, è cercare di individuare modalità più idonee per contemperare il diritto a manifestare con il dovere delle Forze di polizia di far rispettare la legge. Le stesse norme vigenti, del resto, prevedono che gli organizzatori e gli uffici delle questure possano dialogare, affinché l'evento si svolga senza malintesi, dai quali possono scaturire tensioni difficilmente gestibili sul piano dell'ordine pubblico. L'ho ricordato anche in una mia recente direttiva in materia di manifestazioni pubbliche, adottata a novembre del 2021, con la quale ho espressamente richiamato l'applicazione dei principi di proporzionalità e adeguatezza nella modulazione delle misure interdittive e prescrittive.