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a parere degli interroganti questo provocherà, oltre ai disagi per i viaggiatori, un grande danno ai lavoratori e agli studenti pendolari, costretti ad affrontare, una volta giunti a Roma, un ulteriore percorso di durata non indifferente per raggiungere il luogo di lavoro, anche considerato il tragico stato del trasporto pubblico della capitale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, per evitare questa scelta opinabile che tanto danno arrecherà ai cittadini. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00771 DI NICOLA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: arrivano all'interrogante segnalazioni di numerosi cittadini, pensionati o loro eredi, che si trovano a vivere condizioni di forte disagio economico e sociale, per effetto di sentenze inappellabili di condanna della Corte dei conti alla restituzione, in un lasso di tempo quinquennale, di ingenti somme, a titolo di restituzione dell'indennità integrativa speciale; si tratta dell'assegno accessorio corrisposto su ogni trattamento pensionistico della pubblica amministrazione, civile e militare, diretto, indiretto e di reversibilità; essa è stata negli anni oggetto di modifiche normative, che hanno generato un notevole contenzioso dinanzi la Corte dei conti e la Corte costituzionale, sulla delicata questione del divieto di cumulo dell'indennità integrativa speciale; rispetto a tale divieto, la giurisprudenza è stata oscillante ed incerta: per lungo tempo l'orientamento della magistratura della Corte dei conti e anche della Corte costituzionale risulta essere stata costante nel riconoscere il diritto del pensionato a percepire l'indennità integrativa speciale in misura intera (Corte dei conti: sez. II di appello, n. 78 del 15 marzo 2000; sez. III di appello n. 9 del 18 gennaio 2018; per la Corte costituzionale: sentenza n. 566 del 1989, n. 204 del 1992, n. 494 del 1993); successivamente la Corte dei conti ha assunto una posizione negativa rispetto all'accoglimento di domande di pensionati percipienti l'indennità integrativa speciale: ciò, secondo quanto risulta, sarebbe avvenuto con le sentenze della Corte dei conti, sezione I, n. 236 e 259 del 2008, e sezione III, n. 191 del 2008. Si precisa che tali sentenze hanno fatto seguito ad un'ordinanza della Corte costituzionale (n. 119 del 2008) con la quale la stessa ha restituito gli atti ai giudici remittenti, affinché procedessero ad una nuova valutazione della questione; conseguentemente, la Corte dei conti risulta aver rivisto criticamente l'orientamento che riconosce al titolare di plurimi trattamenti il diritto di cumulare le relative indennità. Il recepimento di questo orientamento, peraltro, non sarebbe stato pacifico in giurisprudenza, in quanto in seguito alle citate sentenze, la stessa Corte dei conti in successive pronunce di primo grado (ad esempio, la sentenza della sezione giurisdizionale per la Liguria n. 606/2008 del 22 ottobre 2008) avrebbe invece confermato l'orientamento seguito sino a quel momento per oltre un decennio; queste ulteriori divergenze di orientamento della giurisprudenza sono state ancora una volta superate dalla Corte dei conti che avrebbe confermato, con sentenza n. 01.QM.09 le precedenti decisioni, sostenendo che le sopravvenute modifiche normative in materia non avrebbero apportato alcuna innovazione alle pensioni anteriori al 1° gennaio 1995; anche la Corte costituzionale, dopo ben 17 anni dalla sentenza n. 494 del 1993 (con la quale aveva affermato l'orientamento per lungo tempo seguito, secondo il quale il divieto di cumulo dell'indennità integrativa speciale non fosse rinvenibile nell'ordinamento vigente), con sentenza n. 197 del 2010 ha condiviso il più recente orientamento negativo della Corte dei conti, secondo il quale al titolare di due pensioni pubbliche anteriori al 1° gennaio 1995 spetta l'indennità integrativa speciale in misura intera su una pensione, mentre sull'altra va garantito solo il minimo INPS; è evidente che i contrastanti orientamenti giurisprudenziali di Corte costituzionale e Corte dei conti succedutisi negli anni, e le recenti sentenze delle sezioni centrali d'appello della Corte dei conti che condannano alla restituzione di somme talvolta ingenti, in un'unica soluzione o dilazionati in un arco di tempo quinquennale (dunque con ratei insostenibili), non possono che generare turbamento e iniquità tra i contribuenti, pensionati e loro eredi, che incorrono anche nel rischio del pignoramento della propria abitazione; oltre ai profili di "certezza del diritto" che l'interrogante ritiene che siano venuti a mancare, è da valutare la eventuale lesione, nella condizione determinatasi, anche dei principi costituzionali di ragionevolezza, coerenza, congruenza e proporzionalità nella determinazione delle modalità delle somme da restituire, nonché la distanza dai valori di giustizia ed equità, e del diritto ad un'esistenza libera e dignitosa, la quale non può essere turbata a causa degli effetti distorsivi di orientamenti giurisprudenziali che non appaiono univoci; l'interrogante ritiene dunque necessario e urgente intervenire al fine di addivenire ad una soluzione equilibrata e sostenibile, anche nelle more della declinazione del contratto di governo e della previsione di strumenti di semplificazione e normalizzazione dei rapporti tra contribuenti ed amministrazioni dello Stato, nonché all'abolizione degli squilibri del sistema previdenziale, al fine di impedire l'emersione di situazioni di forte disagio sociale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda verificare e quantificare la platea dei pensionati e degli eredi tenuti alla restituzione delle somme dell'indennità integrativa speciale; quali iniziative, anche di carattere normativo, ritenga di porre in essere al fine di risolvere la problematica, salvaguardando la buona fede di tutti quei pensionati o loro eredi vittime della mancanza di chiarezza palesata e trascinati in lunghi e costosi procedimenti giudiziari da parte dell'INPS. Atto n. 4-00772 ASTORRE Al Ministro dell'interno Premesso che: da quanto è possibile apprendere attraverso la stampa locale, sembrerebbe prevista una riorganizzazione dei commissariati nell'ambito della Questura di Roma, con particolare riferimento all'accorpamento del commissariato di Genzano con quello di Albano Laziale; a parere dell'interrogante sarebbe molto preoccupante un indirizzo siffatto. Invero, la chiusura definitiva del commissariato di Genzano, che controlla anche i territori di Lanuvio e Nemi con una popolazione di oltre 40.000 abitanti, minerebbe le esigenze di tutela del territorio e di sicurezza dei cittadini. È soprattutto nelle aree complesse, nei territori in cui è più difficile garantire standard di sicurezza pubblica efficienti ed efficaci che i presidi di Polizia dovrebbero essere garantiti, quando non potenziati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;