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Il comma 2 interviene sulle misure di contenimento della spesa per missioni di cui all’articolo 6, comma 12, quarto periodo, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, escludendo dall’applicazione della norma tutte le spese effettuate dalle università e dagli enti di ricerca e non solo quelle che gravano su risorse derivanti da finanziamenti UE o di soggetti privati, come attualmente previsto. Infatti, l’internazionalizzazione della ricerca, la condivisione dei progetti e dei risultati, nonché la mobilità del personale sono un valore per il sistema universitario che la recente riforma introdotta dalla legge n. 240 del 2010 ha incentivato con specifiche norme. Pertanto non è motivato né auspicabile sottoporre al limite di spesa prescritto le missioni che gravano su finanziamenti di soggetti pubblici nazionali. Il comma 3 modifica il decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, allo scopo di coinvolgere nella programmazione e nella valutazione della politica nazionale relativa alla ricerca scientifica e tecnologica le competenti commissioni parlamentari, con il rilascio di un apposito parere. Ciò risponde anche all’esigenza di elevare qualitativamente il livello di programmazione complessivo e ricondurre l’espressione del Parlamento italiano, al pari di quello europeo, al livello delle strategie. Il comma 4 interviene con modifiche e abrogazioni al decreto legislativo n. 213 del 2009, perfezionando ed adeguando il testo della norma vigente dopo due anni di applicazione alle reali esigenze di snellimento delle procedure anche per quanto riguarda il finanziamento di programmi e progetti di ricerca. Il comma 5 interviene sulla legge 28 marzo 1991, n. 113, al fine di semplificare le procedure per iniziative volte alla diffusione della cultura scientifica. Il comma 6 modifica l’articolo 1 della legge n. 296 del 2006, prevedendo in luogo di un regolamento l’adozione di un decreto non regolamentare per la disciplina degli interventi relativi al FIRST (FIRB, PRIN, FAR e FAS). Il comma 7, lettera a) , intende chiarire alcuni punti dell’articolo 31- bis , del decreto-legge. n. 5 del 2012. La Scuola di dottorato, ivi prevista, è intesa come un progetto sperimentale attivato sotto la responsabilità e la direzione dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN). Nel triennio di sperimentazione, l’INFN è chiamato a gestire il progetto «Scuola», con la propria struttura. Al termine della sperimentazione saranno valutati i risultati dello stesso. In coerenza con tale impostazione, il comma 2 si precisa che il piano strategico, lo statuto e i regolamenti della Scuola siano elaborati nel corso del triennio di sperimentazione 2013-2015 da un comitato ordinatore. Tali atti saranno poi sottoposti alla approvazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze entro giugno 2015, per consentire una valutazione complessiva della fase di sperimentazione e poter adeguatamente decidere in merito alla sua stabile e futura organizzazione. Per garantire il finanziamento delle attività, il numero 3) del comma 7, lettera a) prevede che il trasferimento annuale a favore dell’INFN sia disposto, dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previa positiva valutazione di un Piano annuale di attività elaborato dal comitato ordinatore, in un'unica soluzione anticipata entro il mese di gennaio di ciascun esercizio. L’eventualità della trasformazione della Scuola di dottorato in una struttura stabile è prevista dal numero 4) del comma 7. Infatti, come già accennato, si prevede che, al termine della fase di sperimentazione, l’INFN sottoponga al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca una dettagliata relazione illustrativa, elaborata dal comitato ordinatore, sui risultati raggiunti dalla Scuola. Il Ministro acquisita la valutazione dei risultati da parte dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, propone al Governo un apposito provvedimento legislativo per il finanziamento stabile della scuola ed emana specifico decreto di riconoscimento. Il comma 7, lettera b) , precisa che gli oneri per gli esperti e per le commissioni tecnico-scientifiche o professionali di valutazione e controllo dei programmi e dei progetti di ricerca devono gravare sugli stessi progetti e programmi e non a carico del FIRST (Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica), come previsto attualmente. Il comma 8 introduce modifiche al decreto-legge n. 98 del 6 luglio 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111; in particolare gli interventi sui commi 5 e 5- bis del suddetto decreto-legge tengono conto della sentenza n. 147 del 7 giugno 2012, della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il comma 4 dell’articolo 19 del decreto citato relativo alla generalizzazione degli istituti comprensivi che dovevano essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 in particolari zone (montane e piccole isole), chiarendo che lo Stato non può dettare norma di dettaglio in materia di dimensionamento delle rete scolastica, di competenze regionale, ma può solo fissare norma generale per il contenimento delle spesa stabilendo degli obiettivi da raggiungere. Tenuto conto di quanto affermato dalla Corte costituzionale con la citata sentenza n. 147 del 2012, si sono svolti alcuni incontri tecnici con i rappresentanti della Conferenza unificata per trovare soluzioni condivise e individuare un parametro che consentisse di determinare il contingente dei dirigenti scolastici da assegnare a ciascuna regione permettendo di conseguire le economie di spesa con particolare riferimento a quelle di cui al cassato comma 4 del suddetto articolo 19. Nel corso delle interlocuzioni con le regioni, le stesse hanno richiesto di abrogare i commi sopra indicati per poterli sostituire con apposito accordo da definire in sede di Conferenza unificata. Si ricorda che: il comma 5, dell’articolo 19, modificato poi dall’articolo 4, comma 69, della legge 12 novembre 2011, n. 183, stabilisce che alle scuole costituite con un numero di alunni inferiore a 600, ridotto a 400 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, non venga assegnato né il dirigente scolastico né il direttore dei servizi generali e amministrativi (DSGA); l’articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998, n. 233, prevede che per avere autonomia le scuola devono avere almeno 500 alunni, ridotto fino 300 nelle scuola montane, piccole isole ecc.