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infine, tenuto conto della territorializzazione del SSN prevista dal PNRR, non si comprende perché in un momento di post pandemia in cui si sono dilatati i tempi di attesa, col rischio che patologie non diagnosticate tempestivamente e quindi non trattate si aggravino e si cronicizzino, determinando costi ulteriori sul sistema e incrementi delle mortalità, non si possano esternalizzare, per un periodo transitorio, le attività ambulatoriali di primo e secondo livello, rivolgendosi ad aziende sanitarie private; utilizzando, se necessario, un "regime di convenzione speciale", in cui le prestazioni siano pagate a piè di lista, secondo i criteri e limiti previsti dagli attuali LEA. Si potrebbe utilizzare una piattaforma condivisa tra strutture pubbliche e private, sulla quale dovrebbero risultare le prenotazioni, le accettazioni, il pagamento dei ticket a favore della struttura pubblica e la comunicazione del referto. Questo al fine di garantire sempre il preciso riscontro delle prestazioni sanitarie erogate con i pagamenti richiesti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda affidare ad AGENAS il compito di individuare con le Regioni e le associazioni di categoria uno schema di soluzione condiviso, da tradurre in provvedimenti nazionali e regionali, secondo le attuali competenze. Atto n. 3-03186 BINETTI Al Ministro della giustizia Premesso che a quanto risulta all'interrogante: M. B., italiano, divorziato da I. V., ucraina, è padre di due bambine, attualmente residenti in Polonia; nonostante le due bambine gli siano state affidate dal Tribunale di Lublino non riesce a ricondurle in Italia, come sarebbe suo vivo desiderio, sia per riprendere la propria attività professionale, sia perché le due ragazze parlano perfettamente l'italiano, mentre non hanno ancora appreso adeguatamente il polacco; la vicenda della famiglia B. è quella di una coppia, regolarmente sposata e residente in Italia, il cui rapporto è proseguito senza problemi fino a quando il padre non si è ammalato di una patologia auto-immunitaria, che ha provocato paralisi parziale delle gambe rendendo difficile il suo lavoro professionale, anche per i frequenti ricoveri ospedalieri; nel dicembre 2017, in occasione delle festività natalizie, la madre ha espresso il desiderio di recarsi con le figlie in Polonia, dove vive una sua sorella, impegnandosi a tornare subito dopo le vacanze; cosa che da allora non è più avvenuta; nel 2019 il signor B., essendo almeno in parte guarito dalla sua patologia, si è recato in Polonia per vedere le figlie e possibilmente riportarle in Italia; ma nel frattempo la signora ha intrecciato una relazione con un cittadino americano, ventilando più volte l'ipotesi di portare le figlie con sé negli USA; la coppia si è separata consensualmente, con la condizione esplicita che il padre potesse continuare a vedere con regolarità le figlie tutte le settimane, in una sorta di affido congiunto; per ottenere questo obiettivo lo stesso ha intrapreso con un certo successo una attività tecnico-professionale a Lublino in qualità di tecnico radiofonico, con una discreta esperienza nel campo delle telecomunicazioni; tuttavia, al ritorno da un viaggio fatto dalla signora I. V. negli USA i rapporti tra i due si sono incrinati, avendo questa deciso di cambiare casa senza comunicare all'ex coniuge neppure l'indirizzo, impedendogli di vedere le figlie e muovendo una serie di accuse gratuite, che il tribunale successivamente ha giudicato del tutto prive di fondamento; a seguito del divorzio, il giudice ha stabilito che le figlie vivano con la madre, ma che il padre abbia tutte le opportunità per incontrarle e partecipare al loro mantenimento e alla loro educazione; perdurando però un forte stato di tensione tra entrambi, il padre ha impugnato la sentenza e si è rivolto al Tribunale dei minori di Lublino, che ha accolto le sue recriminazioni ribaltando la sentenza e affidando a lui le due minori, con l'obbligo comunque di facilitare gli incontri delle figlie con la madre; il Tribunale di Lublino ha giudicato una sorta di rapimento delle minori il modo in cui la madre le ha condotte in Polonia, approfittando della malattia del padre e nascondendo le sue vere intenzioni, che non prevedevano affatto il ritorno in Italia; da allora però il padre non è riuscito a far applicare l'ultima sentenza del Tribunale dei minori di Lublino; le ragazze sono nate in Italia, hanno cittadinanza italiana e hanno trascorso in Italia la prima fase della loro vita e tra la Polonia e l'Italia preferirebbero vivere in Italia; ma la posizione della madre in bilico tra la Polonia, dove non lavora e non ha quindi una fonte di reddito autonoma, e gli USA, dove potrebbe intraprendere una nuova relazione, non facilita il processo decisionale e non consente al padre di rendere esecutiva la sentenza del tribunale, si chiede di sapere come si possa garantire il rispetto della sentenza del tribunale polacco in modo tale che il padre italiano possa esercitare la sua paternità, garantendo alle minori condizioni di vita stabili e propedeutiche alla loro serena maturazione. Atto n. 3-03187 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: il decreto-legge n. 113 del 2016, all'articolo 21- ter , commi 1 e 2, dispone che l'indennizzo riconosciuto ai soggetti affetti da sindrome da talidomide nelle forme dell'amelia, dell'emimelia, della focomelia e della micromelia, nati negli anni dal 1959 al 1965, è riconosciuto anche ai nati nel 1958 e nel 1966, a decorrere dall'anno dell'entrata in vigore del decreto; l'indennizzo è riconosciuto anche ai soggetti che, ancorché nati fuori dal periodo previsto, presentino malformazioni compatibili con la sindrome da talidomide; per accertare il nesso causale tra l'assunzione del farmaco in gravidanza e le lesioni o l'infermità da cui è derivata la menomazione nelle forme descritte (amelia, emimelia, focomelia e micromelia), i soggetti possono chiedere di essere sottoposti al giudizio sanitario, ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali n. 163 del 2009; questa indicazione è stata confermata con sentenza della Corte costituzionale n. 55 del 2019, che aggiunge che la menomazione della salute conseguente a trattamenti sanitari, oltre al risarcimento del danno in base all'articolo 2043 del codice civile, può determinare il diritto ad un equo indennizzo, sulla base degli articoli 2 e 32 della Carta costituzionale; la sentenza sottolinea altresì come questa misura di sostegno economico sia fondata sulla solidarietà collettiva garantita ai cittadini, a fronte di eventi che hanno generato una situazione di bisogno; la sentenza della Corte costituzionale sottolinea la natura assistenziale e solidaristica dell'indennizzo, che prescinde da qualsiasi responsabilità e imputabilità alle autorità sanitarie, mentre fa riferimento alla compatibilità tra menomazioni e assunzioni di talidomide; in questi ultimi 20 anni sono aumentati molto gli studi e gli approfondimenti volti a chiarire il rapporto tra le diverse menomazioni e l'assunzione del talidomide;