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la questione maggiormente rilevante è quella relativa alla mancanza di un'adeguata assistenza alle famiglie e ai pazienti, quando il malato non è consenziente. In questa situazione, la persona non riconosce di avere bisogno di cure e, di fatto, le famiglie non hanno gli strumenti per costringerla a farlo, in quanto si tratterebbe di una violazione della libertà del soggetto. La conseguenza diretta è che il malato spesso non viene sottoposto ad alcun tipo di psicoterapia, né di terapia farmacologica, andando incontro a una cronicizzazione del problema; tutto ciò causa una situazione insostenibile per le famiglie, che devono far fronte a tutte le conseguenze legate alla convivenza con la persona affetta dal disturbo, che non riguardano soltanto l'ambito sanitario, ma anche la sfera sociale, giudiziaria e legislativa. A ciò si aggiunge l'incolumità personale: in presenza di un disturbo di personalità grave, oppure schizofrenia, il malato, infatti, può avere delle reazioni violente nei confronti dei familiari stessi; tale inadeguatezza desta particolare preoccupazione nell'ambito della salute mentale in adolescenza, ove dovrebbe esserci un'attenzione specifica, con risposte rapide ed efficaci. In questa fase di sviluppo è particolarmente rilevante prevedere una diagnosi tempestiva e una presa in carico multidisciplinare e continuativa nel tempo, con servizi adeguati e coordinati; nel mese di gennaio 2019, è stato istituito un tavolo tecnico sulla salute mentale presso il Ministero della salute; nel mese di aprile 2019, è stato presentato alla Camera dei deputati, a cura di Fondazione "Onda", un Manifesto dal titolo «Uscire dall'ombra della depressione», patrocinato dalla Società italiana di psichiatria e dalla società italiana di neuropsicofarmacologia, da Progetto Itaca e Cittadinanza attiva alla presenza di parlamentari di Camera e Senato, appartenenti a tutti gli schieramenti; nel 2020 a cura della Fondazione Onda hanno avuto luogo 11 incontri regionali con l'obiettivo di declinare i punti del Manifesto a livello locale sensibilizzando le Autorità regionali; il Ministro della salute con la circolare del 23 aprile 2020, n. 14314, è intervenuto sul tema delle attività assistenziali e le misure di prevenzione e controllo nei Dipartimenti di salute mentale e nei Servizi di neuropsichiatria infantile dell'infanzia e dell'adolescenza, fornendo indicazioni da utilizzare nella fase 1 dell'emergenza sanitaria. La circolare è un segno di attenzione del Ministero alle tematiche della salute mentale, ma necessita di essere seguita da altre e più incisive azioni in questo campo; il problema dell'inadeguatezza del sistema di assistenza psichiatrica in Italia c'è, ed è stato ampiamente dibattuto, in diverse sedi, come dimostrato dal susseguirsi di incontri istituzionali sul tema. Si riscontra l'inidoneità del vigente sistema sotto diversi profili: quello delle risorse, del sottodimensionamento delle strutture pubbliche, della diseguaglianza nella distribuzione di posti letto tra le regioni, impegna il Governo: 1) ad adottare iniziative volte a prevenire qualsiasi forma di discriminazione ed esclusione nei confronti delle persone con disagio e disturbo mentali, con particolare riferimento a determinanti contesti sociali, come l'ambito familiare, la scuola, gli ambienti di lavoro, promuovendo campagne di sensibilizzazione della popolazione, volte ad aumentare il livello di consapevolezza e di corretta informazione della collettività in materia; 2) ad adottare iniziative per potenziare la ricerca scientifica, in modo da individuare le cure e le combinazioni terapeutiche più efficaci e innovative per il trattamento delle patologie in esame; 3) ad adottare iniziative volte a garantire strutture adeguate per i malati che hanno bisogno di trattamenti a lungo termine, in un'ottica di diritto alla cura e alla protezione del malato; 3) ad aggiornare il Piano nazionale salute mentale (PANSM) prevedendo un approccio che sia in grado di garantire: accessibilità, presa in carico, continuità delle cure, personalizzazione del progetto, percorsi a differente intensità assistenziale, in rapporto ai bisogni di cura; 4) ad adottare iniziative per potenziare, in collaborazione con le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, la rete dei servizi sanitari dedicati alla salute mentale, territoriali e della medicina generale e specialistica, nell'ambito della programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali; 5) a considerare la salute mentale quale obiettivo prioritario nell'ambito del PNRR prevedendo, inoltre, adeguate risorse per i Dipartimenti di salute mentale, in sede di riparto della disponibilità finanziarie per il servizio sanitario nazionale; 6) ad assumere iniziative, per quanto di competenza, per implementare i servizi territoriali in un'ottica di prevenzione del disagio, che evidenzi i bisogni e gli strumenti, con il coinvolgimento di tutti gli interlocutori, specialisti, psichiatri, neuropsichiatri, psicologi, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, e anche insegnati e famiglie nonché associazioni di pazienti. Interrogazioni Atto n. 3-02534 DE FALCO Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: il comma 1 dell'art. 133 del codice dell'ordinamento militare (decreto legislativo n. 66 del 2010) prevede che: "Il Comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto è nominato tra gli ufficiali in servizio permanente effettivo appartenenti al Corpo delle capitanerie di porto con il grado di ammiraglio ispettore, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della difesa, sentito il Capo di stato maggiore della difesa, e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti"; il comma 2 prevede, inoltre, che: "Al Comandante generale del Corpo delle capitanerie di porto, a decorrere dalla data di assunzione dell'incarico, è conferito il grado di Ammiraglio Ispettore Capo, in sovrannumero rispetto alle dotazioni organiche, e senza determinare vacanza organica nel grado inferiore. Il Comandante Generale rimane in carica per almeno due anni e, ove raggiunto dal limite di età, è richiamato in servizio d'Autorità fino al termine del mandato"; nel febbraio 2021, il primo reparto del comando generale ha diramato il ruolo degli ufficiali delle Capitanerie di porto dal quale si evince che sono in servizio permanente effettivo 6 ammiragli ispettori, mentre la tabella 2 dell'art. 1136- bis , comma 1, del codice dell'ordinamento militare ne prevede 4; in data 16 maggio 2021 sul sito internet "sassate" è stato pubblicato l'articolo di Guido Paglia dal titolo "Difesa, non si trova il Capo di Gabinetto, in compenso c'è bagarre su chi dovrà guidare le Capitanerie di Porto"; relativamente all'imminente nomina del nuovo comandante generale delle Capitanerie di porto, si legge che al Ministro in indirizzo sarebbe stata inviata una terna di nomi di ammiragli ispettori del Corpo, per scegliere il successore dell'ammiraglio ispettore capo, Giovanni Pettorino, il quale, compiendo 65 anni, andrà tra poco in pensione; considerato che: