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la legge n. 112 del 2016, recante "Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare" (detta "Dopo di noi"), ha introdotto nuove disposizioni nell'ambito delle politiche a sostegno delle persone con disabilità grave, tanto con riferimento ai beneficiari quanto con riferimento agli interventi in loro favore, con l'obiettivo di favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l'autonomia; l'articolo 8 prevede che il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per la famiglia e le disabilità trasmettano alle Camere, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni della legge e sull'utilizzo delle risorse; il percorso attuativo per una legge che introduce, nel campo delle politiche sociali, interventi particolarmente innovativi nell'ordinamento deve evidentemente tener conto delle competenze costituzionali dei diversi livelli di governo e richiede un'analisi puntuale e articolata per valutare le criticità e verificare lo stato di applicazione; come è noto, la materia dal punto di vista legislativo e della programmazione degli interventi è di competenza esclusiva delle Regioni, tranne la definizione dei livelli essenziali che rimane in capo allo Stato; in tale quadro, pertanto, la relazione del primo anno di attività pubblicata nel dicembre 2017, si è limitata a descrivere lo stato di avanzamento di questa prima fase in cui le Regioni hanno definito gli indirizzi di programmazione, propedeutica all'erogazione delle risorse per la realizzazione degli interventi sul territorio; l'analisi, quindi, fa riferimento alle risorse complessivamente stanziate nel biennio 2016-2017. Si tratta di una cifra corrispondente a poco più di 128 milioni di euro; l'attuazione concreta degli interventi e dei servizi a favore dei beneficiari della legge è di competenza dei Comuni e dovrebbe essere oggetto della seconda relazione; la seconda relazione al Parlamento sullo stato di applicazione della legge avrebbe, dunque, dovuto essere presentata entro il mese di giugno 2018, ma così non è stato; ciò appare grave anche alla luce del fatto che l'attuazione della legge su base regionale sembra, però, procedere a velocità diversa da Regione a Regione. Risulta, infatti, che soltanto in Lombardia, Marche, Molise e Toscana si è partiti con la stesura dei progetti individuali previsti dalla normativa; nelle Regioni Lazio, Campania, Basilicata, Calabria si è dato avvio all'attivazione delle richieste di redazione e approvazione dei progetti individuali; in Friuli-Venezia Giulia e Veneto si è deciso di co-progettare con gli "enti gestori" e di attuare per loro tramite gli interventi previsti dalla legge n. 112 del 2016; Emilia-Romagna e Liguria sono invece partite dall'individuazione e dall'intervento sugli immobili. In altre Regioni, invece, il processo sembra ancora agli inizi: ad esempio in Abruzzo, Puglia e Piemonte risulterebbe essere stata avviata solo una programmazione di carattere generale; i progetti individuali sono identificati come una tappa necessaria per la corretta applicazione della legge e occorre vigilare con attenzione su questo aspetto. Il punto principale del provvedimento è, infatti, la costruzione di percorsi di autonomia della persona con disabilità, si chiede di sapere quando verrà presentata alle Camere la seconda relazione sullo stato di applicazione della legge n. 112 del 2016. Atto n. 3-00769 LANZI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la deliberazione n. 47 del 7 marzo 2019 della Giunta del Comune di Salsomaggiore Terme (Parma) ha approvato l'inizio dell' iter di individuazione della subconcessione mineraria per la coltivazione e lo sfruttamento delle concessioni minerarie denominate Tabiano I e Tabiano II; la concessione trentennale dello sfruttamento di tali concessioni minerarie era stata prorogata dalla Provincia di Parma nel 2004 concedendo la subconcessione nel 2007; le proroghe di concessioni e la recente delibera sono avvenute senza sottoporre la richiesta a procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA), necessaria per valutare che le condizioni ambientali non siano variate rispetto al periodo di inizio della concessione; la Corte costituzionale si è espressa con la sentenza n. 1 del 2010 sulla facoltà delle Regioni di derogare all'obbligo di VIA nella proroga di concessioni relative allo sfruttamento di acque minerali e termali; tale pronuncia ha sottolineato come la sottrazione alla procedura di valutazione d'impatto ambientale di intere categorie di progetti di opere nuove connesse ai rinnovi delle concessioni determinerebbe un'evidente elusione delle norme di derivazione comunitaria contenute nel decreto legislativo n. 152 del 2006, ponendosi anche in contrasto con l'indirizzo interpretativo seguito dalla Corte di giustizia delle comunità europee con la sentenza 7 gennaio 2004 (C-201/02, Delena Wells); la Consulta ha inoltre affermato che ciò impedirebbe la verifica della permanenza della compatibilità ambientale con i mutamenti delle condizioni territoriali ed ambientali eventualmente sopravvenuti nel tempo pur se di opere a suo tempo già sottoposte alla procedura di valutazione d'impatto ambientale. Questo, inoltre, contrasterebbe con i principi della disciplina di cui all'art. 95 del decreto legislativo n. 152 del 2006, che "sottopone a regolazione dell'Autorità concedente finalizzata a garantire il minore deflusso vitale nei corpi idrici di tutte le concessioni di derivazione di acque pubbliche"; l'emersione del problema ambientale ha, poi, spinto il legislatore ordinario a provvedere anche alla tutela delle acque, ed il vigente decreto legislativo n. 152 del 2006, all'art. 144, comma 1, sancisce che "Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, appartengono al demanio dello Stato", mentre l'ultimo comma dello stesso articolo stabilisce che "Le acque termali, minerali e per uso geotermico sono disciplinate da norme specifiche, nel rispetto del riparto delle competenze costituzionalmente determinato". Per questo il riparto delle competenze dipende proprio dalla distinzione tra uso delle acque minerali e termali, di competenza regionale residuale, e tutela ambientale delle stesse acque, che è di competenza esclusiva statale, ai sensi del vigente art. 117, comma secondo, lettera s) , della Costituzione; della tutela ambientale dà inconfutabile conferma l'art. 97 del decreto legislativo n. 152 del 2006, secondo il quale: "Le concessioni di utilizzazione delle acque minerali naturali e delle acque di sorgente sono rilasciate tenuto conto delle esigenze di approvvigionamento e distribuzione delle acque potabili e delle previsioni del Piano di tutela di cui all'art. 121". In altri termini, le concessioni di acque minerali e termali, e cioè i provvedimenti amministrativi che riguardano il loro utilizzo, devono osservare i limiti di tutela ambientale posti dal piano di tutela delle acque, in modo che non sia pregiudicato il patrimonio idrico, secondo quanto dispone il comma 3 del citato art. 144, e sia assicurato l'equilibrio del bilancio idrico, come prevedono l'art. 145 ed il comma 6 dell'art. 96;