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Da circa quindici anni accarezzavamo la soluzione del problema attraverso il GALSI. L'acronimo GALSI sta per Gasdotto Algeria Sardegna Italia, un progetto che faceva parte dei progetti europei di sviluppo energetico (mi pare fosse il quinto o il sesto progetto). Esso è, comunque, tragicamente naufragato tre anni fa, nel momento in cui è stato eliminato dai progetti europei, probabilmente (anzi, sicuramente), per problemi di stabilità e sicurezza nella zona del Nord Africa. Da quel momento per la Sardegna, che aveva partecipato, certamente con una quota minoritaria, allo sviluppo del progetto GALSI (mi pare che la finanziaria regionale avesse contribuito con circa l'11 per cento), si è aperto il baratro. Non c'era una possibilità alternativa di avere il metano attraverso un progetto europeo. La Sardegna, nell'uscire dal GALSI, presentò diverse soluzioni per la metanizzazione della Regione e anche progetti per l'attuazione della distribuzione del gas in tutta l'isola. I depositi costieri, riforniti attraverso le navi metaniere, non più il gasdotto che arrivava dall'Algeria, erano quindi la soluzione per la raccolta del gas in Sardegna. Anche le reti dorsali rappresentavano un sistema distributivo del gas metano in tutta l'isola. Dei benefici ho già detto prima, ma, oltre ai benefici di cui ho parlato, vi sono anche i vantaggi per le realtà industriali presenti, che, soprattutto nel Sulcis, sono delle industrie fortemente energivore, la cui energia termica mal viene prodotta dal carbone. La metanizzazione avrebbe rappresentato un passo in avanti molto interessante per la produzione di energia termica, oltre che per un miglioramento dell'assetto ambientale, in quanto certamente il metano è meno inquinante del carbone. Si aprivano prospettive molto interessanti, anche di sviluppo industriale, presso Alcoa e presso tutte quelle imprese energivore, che vedevano la possibilità di risolvere un proprio problema, che era appunto il costo dell'energia per essere competitive in un ambiente internazionale. Mi riferisco, ad esempio, all'industria dell'alluminio. La mia preoccupazione, pur sapendo dell'apertura di tavoli nazionali, che si stanno interessando al problema, è il Green New Deal , che sta proiettando l'Europa verso il minor consumo di fossili, verso una energia verde che, però, a questo punto corre il rischio di bloccare i programmi per la metanizzazione dell'Isola. Voglio solamente ricordare che i gasdotti che dovrebbero trasportare il gas metano, che speriamo arrivi presto in Sardegna, sono tali per cui potrebbero un domani trasportare altri gas naturali. Tra questi, auspichiamo ci sia la possibilità di trasportare l'idrogeno. Torno alla manovra, perché altrimenti mi si dice che sto uscendo dal seminato; non è così. Ho presentato due emendamenti alla manovra, e sono certo che per la loro complessità e per la fretta con la quale si doveva esaurire il lavoro in Commissione, probabilmente in quella sede non sono stati esaminati. Li ho già riproposti in un'interrogazione rivolta al Governo, ma ciò che mi interessa è far valere il principio di rappresentare un problema forte per l'economia regionale, che vuole uscire da una fase di assistenzialismo continuo. Vedete, quello sardo è un popolo fiero: non vuole vivere di elemosine, ma essere parte attiva nel contribuire allo sviluppo della nostra Nazione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e della senatrice Linesu) . Per fare questo, però, deve partire dallo stesso punto di partenza, e pensiamo che il metano sia per la Sardegna un punto di equilibrio tale per cui, risolto il problema energetico, potremmo veramente contribuire a ridurre quella forma di assistenzialismo che ancora c'è in Sardegna per dar vita a un'economia valida della quale beneficerà l'intero territorio nazionale. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di intervenire nel merito di questa manovra di bilancio, consentitemi di rinnovare anche in quest'Aula - da parte mia e dell'intero Gruppo del Partito Democratico - il nostro augurio alla nuova presidente della Corte costituzionale, la professoressa Marta Cartabia, prima donna ad assumere questo ruolo così rilevante e significativo per la vita istituzionale del nostro Paese. Le prime parole pronunciate dalla presidente Cartabia sono state davvero un messaggio di forte impatto per tutto il Paese: un Paese dove diminuiscono gli omicidi ma crescono i femminicidi - ha detto la neo Presidente - non è un Paese civile. Ebbene, per queste parole la voglio sinceramente ringraziare, per avere da subito sollevato l'attenzione che merita sul tema della violenza contro le donne, e soprattutto per avere affermato che il problema riguarda la civiltà di un Paese, la civiltà dell'Italia, e dunque il suo livello e la sua capacità di cultura, di integrazione, la sua capacità di far vivere, riconoscere e promuovere le differenze a tutti i livelli. Cari colleghi, ho cominciato da un tema che può apparire un po' distante, ma che invece non lo è e in realtà mi aiuta a fare un ragionamento comodo. Ho sentito molti colleghi intervenuti in quest'Aula, come è giusto che sia. In questo momento, in questa manovra, discutiamo le risorse per il prossimo anno che saranno destinate ai provvedimenti più significativi; ma all'interno di una manovra, come è naturale che sia, proviamo anche a stabilire la tabella di marcia di quello che per noi è l'indirizzo verso il quale vogliamo spingere il Paese, dell'idea di Paese che abbiamo in mente. Ebbene, credo non sia un caso che questa manovra dipinga un'idea di Paese profondamente diversa da quella che abbiamo visto nella manovra della precedente maggioranza di Governo. È stata una sessione di bilancio particolarmente difficile: venivamo da un'eredità pesante - consentitemi - non tanto per la questione delle clausole di salvaguardia, che pure hanno avuto il loro peso, ovviamente, ma proprio per l'idea di Paese. Un Paese autoreferenziale, piegato su se stesso, dove si provava più a cavalcare i problemi e a soffiare sulle difficoltà, ma pochissimo a dare una risposta a quelle difficoltà. Poco o pochissimo si riusciva ad evincere un'idea di sviluppo e di dove si volesse portare il Paese. Questa è stata l'eredità più pesante che siamo stati chiamati ad affrontare con questa manovra. Lo abbiamo fatto con serietà, con pacatezza, con grande senso di responsabilità. Per questo ringrazio tutti: anzitutto i componenti della Commissione bilancio, il Governo, la maggioranza, ma anche le opposizioni che ci hanno consentito di arrivare a questo punto. Lo abbiamo fatto con coraggio per tornare davvero a definire un nuovo modello di sviluppo, uno sviluppo che, secondo me, ha scelto di percorrere una strada molto chiara. Qualche giorno fa il governatore Visco ha ricordato che la crescita del nostro Paese dipenderà per buona parte dal livello di partecipazione delle donne alla vita pubblica e al mercato del lavoro.