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Come se a Roma si potesse evitare di parcheggiare un motorino a meno di 5 metri dall'incrocio, come di recente accaduto, ad esempio, a un cittadino che aveva parcheggiato alla fine di via Vittorio Bachelet, a pochi passi dal CSM e poco distante dalla stazione Termini, mentre contestualmente, nella stessa via, altre auto o moto, seppur in palese divieto di sosta o in doppia fila intralcianti il traffico, apparivano esentate dalle multe, una disparità incomprensibile che da troppo tempo spinge i cittadini romani a pensar male della Polizia locale di Roma capitale, peraltro spesso al centro di inchieste; lo scorso mese di marzo, ad esempio, proprio il Corpo dei Vigili urbani è finito nell'occhio del ciclone per un giro di "Mazzette in cambio di soffiate sui controlli: tre vigili urbani arrestati a Roma. In manette anche due liberi professionisti e un funzionario dell'Ufficio edilizia del Comune. A richiedere favori anche membri della famiglia Casamonica", come spiegato da un quotidiano il 23 marzo: "Mazzette in cambio di soffiate sui controlli. Denaro elargito per ottenere relazioni di servizio create appositamente per favorire i clienti che si rivolgevano a un importante studio di geometri. Una realtà venuta alla luce dopo due anni di indagini, perquisizioni, sequestri e intercettazioni. E adesso sono scattati gli arresti. Due liberi professionisti, tre agenti della polizia locale di Roma e un funzionario dell'Ufficio Edilizia e Ispettorato Edilizio del VII Municipio sono finiti nel mirino della procura. Gli uomini della Guardia di finanza hanno infatti notificato sei ordinanze di custodia cautelare. E due soci di uno studio tecnico sono finiti ai domiciliari. Proprio come un agente della polizia locale. Altri tre vigili e un funzionario dell'Ufficio Edilizia e Ispettorato Edilizio del VII Municipio sono invece stati temporaneamente sospesi dal servizio. Le accuse contestate, a seconda delle posizioni, coinvolgono anche altre quattro persone. E raccontano di un'associazione a delinquere che tra corruzione, falsi e peculati avrebbe giovato anche di 'segreti' rivelati da pubblici ufficiali che si sarebbero intrufolati abusivamente nella banca dati dell'Anagrafe del Comune di Roma"; considerato che: il Corpo di polizia locale di Roma capitale è uno dei più grandi d'Europa. Conta 6.000 agenti che operano in diversi settori, dall'edilizia ai controlli anti COVID. In particolare, tra i compiti assegnati ai vigili capitolini, vi è anche quello di monitorare che i locali rispettino le regole anti contagio, disposte per l'emergenza coronavirus, e che siano in regola con l'occupazione del suolo pubblico; anche l'inchiesta di "Report" dal titolo "Potere capitale", andata in onda su RAI3 il 23 novembre 2020, ha messo in luce numerosi episodi di illegalità di cui sono stati protagonisti i vigili di Roma, episodi di corruzione e di conflitto di interessi documentati da testimonianze e intercettazioni inedite, comprese quelle di commercianti vittime di concussione e di cittadini minacciati di morte solo per aver segnalato troppe irregolarità. In quell'inchiesta è emerso persino che alcuni vigili hanno avuto un atteggiamento più che benevolo nei confronti dei gestori di attività commerciali vicini alla criminalità organizzata. Si è raccontato anche del discutibile atteggiamento dei vigili al momento dei controlli sui locali del centro storico di Roma sequestrati alle mafie. Intervistato, il magistrato Guglielmo Muntoni del Tribunale di Roma ha dichiarato: "Quello che ci ha colpito è che quando abbiamo sequestrato noi i ristoranti, dal giorno dopo c'erano controlli metodici e insistenti da parte degli agenti di polizia locale con interventi pesanti per rimuovere tutti i tavoli che non erano regolari". Dunque finché ristoranti, bar ed esercizi pubblici erano gestiti dalla criminalità, non rispettando le regole, non ricevevano controlli, mentre quando i locali venivano sequestrati dallo Stato e gestiti da persone indicate dal tribunale, i vigili urbani diventavano solerti e addirittura rendevano la vita impossibile ai nuovi gestori; durante la campagna elettorale delle ultime amministrative, il sindaco Roberto Gualtieri, oltre a promettere che "In 60 giorni avrebbe ripulito la città", la cui sporcizia e degrado è sotto gli occhi di tutti, in una intervista al "Corriere della sera" del 21 luglio 2021 ha affermato: "I romani non amano il Corpo dei vigili urbani. O non lo amano più. È un rapporto che si è rovinato nel tempo, ma che deve essere ricucito con pazienza, assieme ai rappresentanti del Corpo. Perché i vigili sono fondamentali per tenere connesse le varie parti della città. Devono essere il sostegno e i terminali del sindaco sul territorio. I tutori delle regole, sul traffico, sulla sicurezza, nel commercio, nella protezione delle persone con disabilità, nel governo della vita notturna. Da sindaco sarà una priorità utilizzarli al meglio per il miglioramento della qualità della vita. Innanzitutto, i vigili devono rendere il traffico scorrevole, facendo rispettare le norme nello stesso modo in ogni zona della città. La prevenzione e la sensibilizzazione sulla sicurezza stradale devono essere i principi di base. Ai vigili spetta il compito di controllare anche gli ultimi arrivati, i monopattini, e di proteggere i più esposti, ciclisti e motociclisti. Nel campo della sicurezza, va istituito un nucleo di vigili di quartiere e vanno costituiti Security point, presìdi del territorio organizzati dalla Polizia locale, garantendo alle Forze dell'ordine la condivisione delle segnalazioni principali ricevute dalla cittadinanza. Presidi di vigilanza nelle stazioni metro. E videosorveglianza nelle zone più critiche, affinché nessuno abbia più disagi né paura". Peccato che tuttora a Roma impera un caos provocato dal troppo traffico, generato dalle doppie file e dovuto alla totale assenza di controlli da parte dei vigili, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanti dei 6.000 agenti appartenenti al Corpo facciano servizio nei quartieri per rendere il traffico scorrevole, per far rispettare le norme allo stesso modo in ogni zona della città, e per prevenire e sensibilizzare sui principi base della sicurezza stradale; se sia a conoscenza e se ritenga di dover intervenire, per quanto di propria competenza, per porre una volta per tutte fine a episodi di multe selvagge, affibbiate non per prevenire o rendere il traffico scorrevole, ma come nel caso di specie per fare cassa, trasformando così le ammende in vere e proprie estorsioni; se il Governo non abbia il dovere di richiamare l'amministrazione capitolina per spingerla a dotarsi di misure anticorruzione, per evitare che episodi come quelli segnalati da "Report" o da altri quotidiani abbiano a ripetersi. Atto n. 4-07443 LANNUTTI ABATE Rosa Silvana SBRANA Rosellina Ai Ministri della transizione ecologica, della salute e dell'interno Premesso che: