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La riforma prevede poi un numero massimo di cinque senatori a vita, che credo sia il massimo che si può fissare, perché altrimenti sul totale di 200 potrebbero diventare un gruppo particolare, che può influire sui risultati. In conclusione, passando dal diritto costituzionale, che per me è un po' arduo, alla realtà, qual è la figura, qual è la funzione e quali sono i poteri del parlamentare? A chi risponde? Un parlamentare oggi risponde agli abitanti del suo collegio, agli elettori, ai contribuenti, a tutti o soltanto a quelli del suo condominio e a quelli che hanno espresso un certo tipo di voto? Risponde alle associazioni liberamente costituite e agli interessi organizzati? Credo che sia legittimo. O risponde solo, ripeto, agli elettori del suo partito? Qui sta la differenza: una volta eletti - così come il sindaco, il Presidente della Provincia quando era eletto dal popolo, o il Presidente della Regione - si è rappresentanti di tutti. Risponde all'interesse generale? Ma come si forma l'interesse generale dell'eletto? In base alla sua vita personale, ai suoi studi, alle sue esperienze? Il parlamentare - lo ribadisco perché resti agli atti - deve essere senza vincolo di mandato. Come viene scelto il parlamentare candidato e poi eletto? Dalle segreterie dei partiti? Secondo un cursus honorum politico di cui i partiti tengono conto? Io voglio pensare di sì. Mi dicono che in Francia ciò avviene senza nessuna legge, per cui si comincia da sindaco, da presidente di un ente superiore, da presidente di una Regione, di un Dipartimento e poi si diventa deputati e senatori. Io credo che un po' di cursus honorum politico ci voglia, anche perché, se i partiti tenessero conto di questi elementi, sceglierebbero nell'ambito di persone che hanno realizzato qualcosa nella vita. Una volta eletto il parlamentare che cosa può fare? Conosce i problemi amministrativi, economici e sociali del suo collegio e dell'Italia, se vogliamo, perché deve mediare rispetto a quella che può essere una situazione contingente o particolare? Io penso anche che vi sia differenza tra essere eletti in una grande città ed essere eletti in realtà più piccole, fino alle realtà di montagna, dove ci sono vasti collegi con tanti chilometri di strade e di superficie, ma problemi completamente diversi e difficoltà oggettive da affrontare. Mi chiedo: l'eletto ha un minimo di esperienza di pubblica amministrazione? Sa come funziona? Ha anche un'esperienza di vita? Per questo ho detto che quarant'anni per diventare senatore mi sembrano giusti: perché nella vita si impara forse a quarant'anni. Anche senza laurea, è almeno un poco autodidatta in queste materie? Si informa? Fa vita politica di collegio il sabato e la domenica, o va in barca? Come può incidere una volta che è qui? PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Perosino. PEROSINO (FI-BP) . Sto concludendo, signor Presidente. C'è un sistema per cui il Governo è per forza in mano alla maggioranza e i decreti-legge hanno dei percorsi preferenziali per essere convertiti entro sessanta giorni. Ma i disegni di legge sovente rimangono nei cassetti e quando, dopo uno, due o tre anni, avessero la fortuna di essere approvati, passano all'altra Camera e nel mentre finisce la legislatura. A volte mi pare di sentirmi un po' palude, ma credo, nonostante tutto, che chi ci ha eletti abbia riposto fiducia in noi più che nei nostri partiti. E la riforma costituzionale, anche secca e scarna come quella che andiamo ad approvare, credo che dovrebbe generare una tensione politica positiva per dare a noi e ai cittadini un po' di speranza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, se questa discussione avvenisse in un quadro asettico, la riduzione dei parlamentari sarebbe una questione molto semplice da affrontare. Del resto, come tante colleghe e colleghi hanno sottolineato prima di me, sostanzialmente tutti i Gruppi si sono posti questo problema. Tuttavia, a me colpisce che siamo di fronte ad un provvedimento di modifica costituzionale e c'è grande leggerezza in questa discussione. Sì, c'è il contratto di governo, c'è una campagna elettorale da fare, e si dirà: abbiamo ridotto i parlamentari. Ma, in verità, stiamo discutendo e in discussione c'è un altro punto, ed è la crisi della democrazia rappresentativa: una crisi che sta trovando delle risposte non solo in Italia, ma anche in tanti altri Paesi dell'Occidente. Davvero possiamo fare questa discussione senza ragionare su tali elementi? La rivoluzione tecnologica, la dinamica dell'informazione, le piattaforme, la crisi dei corpi intermedi, la velocità delle decisioni sostanzialmente spingono a che la democrazia, di fatto, diventi un peso. Io di questo vorrei discutere, non semplicemente della riduzione dei parlamentari: troppo facile. Anzi, la voglio dire così, signor Ministro, visto che andrete a mani basse su tale questione: io vado controcorrente e rivendico che la democrazia non è un costo. (Applausi del senatore Comincini). Certo, ci vuole rigore e sobrietà, ma la democrazia non è un costo. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Da questo punto di vista sono stati commessi tanti errori in questi anni, su cui dovremmo avere tutti il coraggio di riflettere. Provo ad andare avanti su questa riflessione con degli esempi. Mi piacerebbe ricevere delle risposte. Pensiamo alla parte del mondo democratico e sviluppato (non credo che siate interessati a Orbán, a Erdoğan e alle cosiddette democrature, ma va fatta attenzione perché la cosa sta venendo avanti seriamente). Qual è l'idea alternativa alla democrazia rappresentativa? Ho preso sul serio le dichiarazioni sia di Casaleggio, che di Grillo, perché capisco che lì si cerca di dare una risposta - dal mio punto di vista, ahimè semplicistica e non condivisibile - a un problema che c'è. Vorrei capire qual è questo impianto di democrazia rappresentativa messa in discussione e qual è la democrazia diretta a cui voi state pensando. Quale è l'idea di Stato e di istituzioni? Facciamo qualche esempio, che stiamo vivendo in quest'Assemblea sulla nostra pelle. Abbiamo votato una legge di bilancio senza aver avuto nemmeno il tempo di leggere il maxiemendamento. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . D'ALFONSO (PD) . Bravo! ERRANI (Misto-LeU) . È un problema serio. Perché avviene questo? Perché - ed è ciò che temo - state costruendo un nuovo format della politica e - lo vorrei dire a tutti i colleghi dell'opposizione - è un problema che ci riguarda. C'è un nuovo format della politica. Questo Governo fa sia maggioranza, che opposizione, in quanto fa l'opposizione a se stesso. Le Commissioni non funzionano non perché c'è un'opposizione o vi sono troppi senatori, ma perché non le fate funzionare e riducete la dialettica democratica al vostro interno - è un problema, signor Ministro - in nome del fatto che voi, comunque, rappresentate il popolo.