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le procedure relative all'alienazione di beni mobili dello Stato (decreto del Presidente della Repubblica n. 189 del 2001, art. 1) e, segnatamente, di veicoli a motore nei casi di sequestro, fermo e confisca (Codice della Strada) comportano controlli e verifiche da parte dei Ministeri in indirizzo per la trasparenza e correttezza dell'azione amministrativa e per la tutela dei diritti dei cittadini; le regole in materia di alienazione dei veicoli a motore soggetti a sequestro preventivo al fine di confisca vanno sempre lette ed applicate tenendo conto di tali premesse; il Codice della strada (decreto legislativo n. 285 del 1992 e successive modificazioni ed integrazioni) contiene un'articolata disciplina sulla nomina del custode, stabilendo che il custode "naturale", "ordinario" del veicolo sequestrato o fermato sia il suo proprietario o suo delegato, salvo in difetto ricorrere al cosiddetto custode acquirente o a depositerie autorizzate; inoltre lo stesso Codice della strada e il decreto del Presidente della Repubblica n. 189 del 2001, per quanto vigente, contengono numerose disposizioni per smaltire lo stock di veicoli in deposito; tale obiettivo viene perseguito mediante l'equiparazione del veicolo non ritirato ad un bene abbandonato e quindi nel considerare tali tutti i veicoli non reclamati entro un certo termine dal proprietario, secondo due procedure alternative: a) secondo il nuovo art. 215- bis del Codice, si ricorre alla pubblicazione su sito internet dell'elenco dei veicoli giacenti da oltre sei mesi presso le depositerie autorizzate (comma 1) e, ove non ne venga assunta la custodia dal proprietario nei trenta giorni successivi (comma 2) tali beni si considerano abbandonati e come tali appartenenti al patrimonio disponibile dello Stato, liberamente alienabili; b) secondo quanto stabilito dal decreto del Presidente della Repubblica n. 189 del 2001, art. 1, commi 2 e 3, da ritenersi ancora vigente solo in via eccezionale secondo il Ministero dell'interno, occorre che decorrano tre mesi dalla notificazione dell'invito al ritiro dei beni da parte degli organi di polizia stradale; il quadro normativo si complica se la disciplina amministrativa incrocia quella penalistica, in particolare quando alcune fattispecie di illecito previste dal Codice della strada configurano veri e propri reati, con comminatoria di sanzioni amministrative accessorie a quella penale; basti ricordare gli illeciti in caso di guida in stato di ebrezza o di alterazione per uso di sostanze stupefacenti (artt. 186 e 187 del Codice); queste situazioni pongono varie questioni di natura sostanziale e processuale, non ultima quella di dover considerare la sanzione accessoria come del tutto modellata su quella penale (processo, giudicato, garanzie); il decreto del Presidente della Repubblica n. 189 del 2001 tiene presenti queste esigenze penal-processualistiche richiamando il "rispetto dei principi fissati dal codice di procedura penale per i procedimenti di alienazione di beni sequestrati e confiscati" e "le garanzie fissate dal comma 3 dell'art. 264 del cpp (oggi trasfusa nel DPR 115/2002)"; lo stesso Codice della strada si fa espresso carico di tale problematica, con la previsione nell'art. 224- ter di una specifica disciplina per l'applicazione delle sanzioni amministrative accessorie della confisca amministrativa e del fermo amministrativo in conseguenza di ipotesi di reato, stabilendo una serie di obblighi di comunicazione tra uffici ed organi al fine di coordinare il processo penale e l'azione amministrativa, così confermando la funzione ancillare della pubblica amministrazione nei confronti del giudice penale; con la circolare 300/A/559/19/101/20/21/4 del 21 gennaio 2019 il Ministro dell'interno ha aggiornato il quadro della normativa in materia, anche per la riscrittura dei fondamentali artt. 213, 214, 215- bis del Codice della strada, effettuata dal decreto-legge 4 ottobre 2018 n. 113, ma non sembra che tutti gli uffici interessati abbiano dato seguito alle nuove disposizioni, ricorrendo ancora alla disciplina previgente, con gravi distorsioni dell'azione amministrativa e dell'informazione; sono infatti pervenute all'interrogante alcune segnalazioni sulla violazione dell'art. 186, comma 2, lett. c) , del Codice della strada avvenute nel territorio della provincia di Pescara nel periodo della pandemia, secondo le quali si sarebbero verificate una serie considerevole di irregolarità spesso incomprensibili: gli uffici hanno omesso di considerare il contenuto della circolare del 2019 avvalendosi di quella abrogata (Circ. 300/A/5721/101/20/21/4 del 1° agosto 2014) , e utilizzando una modulistica (sia quanto ai verbali sia quanto agli allegati con note, istruzioni, indicazioni) superata e contraddittoria, fuorviante per i verbalizzanti e per il trasgressore; non è emersa alcuna considerazione della nomina del custode anche successivamente, circostanza che avrebbe reso impossibili gli episodi di cui ci si lamenta, cioè l'avvenuta alienazione dei veicoli in mancanza di una sentenza definitiva di condanna, essendo stati considerati tali veicoli quali beni abbandonati; si è fatta confusione tra la consegna del veicolo al custode ed il ritiro del veicolo da parte del proprietario che abbia diritto al ritiro ma non lo eserciti; non si è tenuto in alcun conto l'esigenza di coordinare attività amministrativa e quella giudiziaria che avrebbe dovuto essere attrattiva dell'intero procedimento; non è stata considerata la sospensione dei termini durante il periodo feriale, né di quella disposta dalla legislazione emergenziale per la pandemia da COVID; 6) si è omesso di considerare quanto disposto dall'art. 214- ter del Codice della strada, che prevede la possibilità di assegnazione dei veicoli agli organi di polizia e ad altri soggetti pubblici, solo e limitatamente per quelli acquisiti dallo Stato a seguito di provvedimento definitivo di confisca, si chiede di sapere se corrispondano al vero le irregolarità segnalate e come i Ministri in indirizzo intendano procedere, nelle loro rispettive competenze, per ricondurre a correttezza ed equità le procedure esaminate. Atto n. 4-06550 MININNO Al Ministro della difesa Premesso che: il Segretario generale della difesa, direttore nazionale degli armamenti, massima autorità militare dell'area tecnico-amministrativa del Ministero della difesa, dipende direttamente dal Ministro per le attribuzioni amministrative, e dal capo di Stato maggiore della difesa per le attribuzioni tecnico-operative; ha responsabilità nell'ambito dell'attuazione delle direttive impartite dal Ministro della difesa in materia di alta amministrazione; della promozione e del coordinamento della ricerca tecnologica, dell'approvvigionamento dei mezzi e dei materiali d'arma per le forze armate; della predisposizione, d'intesa con il capo di Stato maggiore della difesa, delle proposte di pianificazione annuale e pluriennale generale finanziaria relative all'area industriale, pubblica e privata, di interesse della difesa; dell'organizzazione e del funzionamento dell'area tecnico-industriale e tecnico-amministrativa della difesa, nel quadro della pianificazione generale dello strumento militare; delle attività di ricerca e sviluppo, produzione e approvvigionamento dei sistemi d'arma;