[pronunce]

La norma regionale pertanto lederebbe l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. 4.8.- Il comma 13 dell'art. 34 della legge della Regione siciliana n. 3 del 2016, per il primo triennio dalla data di entrata in vigore della legge, destina ai Comuni, in presenza di determinate condizioni (un incremento di almeno il dieci per cento della raccolta differenziata su base annua) una quota del gettito del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi. La previsione contrasterebbe con quanto stabilito dall'art. 3, comma 27, della legge n. 549 del 1995, come modificato dall'art. 34, comma 2, della legge 28 dicembre 2015, n. 221 (Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali), secondo cui il gettito del tributo confluisce in un apposito fondo di bilancio della regione, destinato a favorire la minore produzione di rifiuti, le attività di recupero di materie prime e di energia, con priorità per i soggetti che realizzano sistemi di smaltimento alternativi alle discariche, nonché a realizzare la bonifica dei suoli inquinati, ivi comprese le aree industriali dismesse, il recupero delle aree degradate per l'avvio ed il finanziamento delle agenzie regionali per l'ambiente e la istituzione e manutenzione delle aree naturali protette. Pertanto la disposizione regionale violerebbe gli artt. 117, secondo comma, lettera e), e 119, secondo comma, Cost. 5.- L'art. 49 della legge regionale n. 3 del 2016 interviene sulle norme metriche per la vendita dei carburanti. La norma eccederebbe le competenze statutarie di cui al citato art. 14, incidendo sulle materie «tutela della concorrenza» e «sistema tributario», attribuite alla potestà legislativa esclusiva dello Stato ex art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. La disposizione regionale prevede, per le finalità di cui all'art. 21, comma 14, del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 (Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative), l'installazione di un apposito dispositivo di misurazione della temperatura e della pressione del carburante in fase di erogazione che permetta l'esatta quantizzazione del prezzo del prodotto venduto, ponendo il relativo obbligo a carico delle aziende distributrici di carburante, nonché degli impianti di distribuzione di carburante ubicati nel territorio della Regione. La norma statale così richiamata disciplina la sottoposizione ad imposizione, secondo le previste aliquote di accisa, dei prodotti energetici e, al comma 14, stabilisce che «Le aliquote a volume si applicano con riferimento alla temperatura di 15° Celsius ed alla pressione normale». La disciplina regionale, nel richiamare la suddetta disposizione statale rispetto a soggetti che non sono obbligati a fini accise, in quanto detengono prodotto che ha già assolto l'imposizione, sarebbe priva di fondamento, e potrebbe ingenerare l'erroneo convincimento che si tratti di previsione connessa alla liquidazione dell'imposta. Il riferimento, oltre che agli impianti di distribuzione, anche a non meglio precisate aziende distributrici di carburanti, qualora queste ultime fossero intese come depositi energetici ad accisa assolta, sarebbe, altresì, lesivo della disciplina contenuta nell'art. 25 del d.lgs. n. 504 del 1995, relativa ai depositi commerciali di prodotti energetici, per i quali non è prevista la misurazione della temperatura e della pressione dei prodotti esitati. Infine, in ragione delle variazioni a cui è sottoposto il prodotto, durante le diverse fasi della filiera, un dispositivo di misurazione solo nella fase di erogazione dello stesso risulterebbe inefficace alla quantizzazione del prodotto venduto e quindi anche alla corretta determinazione del prezzo. 5.1.- L'art. 49, comma 7, nel prevedere il divieto, per i depositi commerciali di «oli minerali», da intendersi di prodotti energetici, di immissione diretta del carburante nei serbatoi degli automezzi, afferma che esso non trova applicazione nel caso di rifornimento delle macchine agricole strumentali all'agricoltura. La norma contrasterebbe con le disposizioni vigenti in materia di accise, che devono considerarsi come tributi erariali, la cui disciplina ricade nell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. Ed infatti, oltre a stabilire, nel primo periodo, il divieto con riguardo ai depositi di «oli minerali» e non di prodotti energetici, sancisce, al secondo periodo, un esonero in contrasto con la disciplina statale. La definizione statale di impianto di distribuzione (art. 2 del d.P.R. 27 ottobre 1971, n. 1269, recante «Norme per l'esecuzione dell'art. 16 del decreto-legge 26 ottobre 1970, numero 745, convertito in legge, con modificazioni, con la legge 18 dicembre 1970, n. 1034, riguardante la disciplina dei distributori automatici di carburante per autotrazione»: un unitario complesso commerciale costituito da uno o più apparecchi di erogazione automatica di carburanti per uso di autotrazione con le relative attrezzature e accessori) evidenzia che gli stessi sono privi dei presupposti essenziali per il rifornimento diretto delle macchine per l'agricoltura. Inoltre, il carburante destinato al rifornimento delle macchine agricole beneficia di una agevolazione (decreto ministeriale 14 dicembre 2001, n. 454, recante «Regolamento concernente le modalità di gestione dell'agevolazione fiscale per gli oli minerali impiegati nei lavori agricoli, orticoli, in allevamento, nella silvicoltura e piscicoltura e nella florovivaistica»), che richiede che il rifornimento da parte degli utilizzatori avvenga previa emissione del documento di accompagnamento semplificato. 6.- L'art. 50, comma 1, della legge della Regione siciliana n. 3 del 2016 prevede «I veicoli ed i motoveicoli, esclusi quelli adibiti ad uso professionale e/o personale, iscritti ai registri degli enti certificatori previsti dal decreto ministeriale 17 dicembre 2009 [...] appartenenti a proprietari residenti nel territorio siciliano, a decorrere dall'anno in cui si compie il trentesimo anno dalla loro costruzione, sono assoggettati, in caso di utilizzazione sulla pubblica strada, ad una tassa di circolazione forfettaria annua di euro 25,82 per i veicoli ed euro 10,33 per i motoveicoli». La norma vincola il pagamento della tassa di circolazione forfettaria all'iscrizione nei registri degli enti certificatori di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 17 dicembre 2009 (Disciplina e procedure per l'iscrizione dei veicoli di interesse storico e collezionistico nei registri, nonché per la loro riammissione in circolazione e la revisione periodica), così limitando la portata della disciplina statale di cui all'art. 63 della legge 21 novembre 2000, n. 342 (Misure in materia fiscale). 6.1.-