[pronunce]

che d'altra parte, non è neppure possibile stabilire se il pagamento del titolo, avvenuto a seguito della (seconda) presentazione in camera di compensazione, sia stato tempestivo; ed invero, qualora lo fosse, ciò basterebbe a sorreggere l'affermazione di responsabilità della banca convenuta, senza necessità di applicare le norme censurate, le quali si riferiscono alla ipotesi del mancato pagamento dell'assegno entro i termini previsti; che inoltre, il rimettente non individua con esattezza la pretesa sostanziale fatta valere in giudizio dalla parte attrice, lasciando indeterminato - tra i molteplici profili di illegittimità ravvisati - quale sia il fondamento della responsabilità risarcitoria addebitata alla parte convenuta; né, conseguentemente, è possibile stabilire la correlazione esistente tra la pretesa azionata in giudizio e le norme censurate dal rimettente; che pertanto - alla luce del principio di autosufficienza dell'ordinanza di rimessione - tale carenza costituisce motivo di inammissibilità della questione sollevata in riferimento alla violazione dell'art. 3 Cost., in quanto preclusiva della valutazione della rilevanza, non essendo stati forniti sufficienti elementi che consentano di ritenere che il giudizio non possa essere definito indipendentemente dalla questione di legittimità costituzionale; che, in ogni caso, oltre a tale profilo di inammissibilità delle questioni, va altresì rilevato che l'ordinanza di rimessione non dedica alcuna puntuale motivazione in ordine alla ravvisata lesione degli altri parametri evocati (artt. 2, 24, 25 e 41 Cost.), e la denuncia della loro violazione rimane del tutto generica ed apodittica; che, viceversa, il giudice a quo è tenuto a motivare sulla non manifesta infondatezza di ogni dubbio proposto in riferimento a ciascuno dei parametri evocati, attesa la necessità che siano specificati i motivi per cui si ritenga verificata la violazione delle norme costituzionali, traducendosi tale mancanza nella conseguente manifesta inammissibilità della questione (sentenze n. 243 del 2014, n. 141 e n. 21 del 2012; ordinanze n. 261, n. 216, n. 181, n. 174, n. 65, n. 60 e n. 48 del 2012); che, pertanto, le carenze della motivazione in ordine alla delibazione della non manifesta infondatezza, in riferimento alla violazione degli artt. 2, 24, 25 e 41 Cost., conducono allo stesso esito di inammissibilità della questione. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 3, 8, 8-bis e 9-bis della legge 15 dicembre 1990, n. 386 (Nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari), come modificati dal degreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nel combinato disposto con gli artt. 1829 del codice civile, 32 e 50 del regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736 (Disposizioni sull'assegno bancario, sull'assegno circolare e su alcuni titoli speciali dell'Istituto di emissione, del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 25 e 41 della Costituzione, dal Giudice di pace di Acireale con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 25 febbraio 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Giuliano AMATO, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 marzo 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI