[pronunce]

, pur non prevedendo il pericolo di incendio e pur condividendo, con il delitto di cui all'art. 424, primo comma, cod. pen. , la necessità che la condotta dannosa sia rivolta verso un bene di proprietà altrui, prevederebbe un aumento di pena nel massimo in ragione della qualità e tipologia della cosa danneggiata, elementi dai quali il delitto di danneggiamento con pericolo di incendio prescinde. Dunque, diversamente da quanto affermato dal rimettente, non vi sarebbe omogeneità tra i due reati posti a raffronto, atteso che, pur presenti le similitudini rilevate dal giudice a quo, tali reati risulterebbero, in realtà, strutturalmente diversi, cosicché sarebbe insussistente l'asserita violazione dell'art. 3 Cost. Infatti, l'art. 424 cod. pen. , al primo comma, contemplerebbe un reato di pericolo, mentre l'art. 635, secondo comma, cod. pen. , prevederebbe un reato di danno; quanto al bene giuridico, poi, l'uno presidierebbe l'incolumità pubblica, l'altro invece il patrimonio pubblico. Al di là delle similitudini intercorrenti tra loro, le fattispecie delittuose in esame tutelerebbero un bene giuridico differente e avrebbero elementi specializzanti differenti (il pericolo d'incendio l'uno, la tipologia pubblica del bene danneggiato l'altro) che non consentirebbero la trasposizione della pena edittale massima dall'uno all'altro reato.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale di Firenze, prima sezione penale, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 635, secondo comma, cod. pen. , nella parte in cui prevede la pena della reclusione da sei mesi a tre anni, anziché quella della reclusione da sei mesi a due anni. Ad avviso del giudice a quo, la disposizione censurata violerebbe il principio di eguaglianza, prevedendo per il danneggiamento delle cose in essa elencate una pena edittale più severa nel massimo di quella stabilita dall'art. 424, primo comma, cod. pen. per il delitto di danneggiamento seguito da pericolo di incendio, che comporta, oltre all'offesa al patrimonio, anche un pericolo per la pubblica incolumità. 2.- In punto di rilevanza, il rimettente evidenzia che, nell'individuare il trattamento sanzionatorio sulla base del disvalore oggettivo e soggettivo della condotta, dovrebbe determinare la pena da applicare per il fatto oggetto del giudizio a quo, qualificato come delitto di danneggiamento ai sensi della norma censurata, in una misura ricompresa tra il minimo edittale e il valore medio fra minimo e massimo. Ciò renderebbe rilevante la questione di legittimità costituzionale relativa al massimo edittale, il cui accoglimento modificherebbe il secondo dei due estremi. 3.- Nel merito, il rimettente censura la presunta illogicità di un sistema in cui la condotta di chi, appiccando il fuoco, danneggia la cosa altrui senza creare pericolo d'incendio sarebbe punita, ai sensi dell'art. 635, secondo comma, cod. pen. , più severamente rispetto a quella a cui segua tale pericolo, con la conseguenza che una fattispecie meno grave, da cui non derivi nessun pericolo per la pubblica incolumità, comporterebbe l'applicazione di una pena più alta. Chiede, di conseguenza, di uniformare la cornice edittale del reato di cui all'art. 635, secondo comma, cod. pen. a quella prevista per la fattispecie di cui all'art. 424, primo comma, cod. pen. , riducendo quindi il massimo della pena comminata dalla disposizione censurata a due anni di reclusione. 4.- Occorre premettere che il reato di danneggiamento ha conosciuto, negli anni, significative modifiche normative, di cui è opportuno dar brevemente conto per la rilevanza che esse sono destinate ad assumere per la soluzione della questione rimessa a questa Corte. Originariamente, l'art. 635, primo comma, cod. pen. puniva, con la pena alternativa della reclusione fino a un anno o della multa fino a tremila lire, il fatto di distruggere, deteriorare o rendere, in tutto o in parte, inservibili, cose mobili o immobili altrui. Nell'ipotesi base, il fatto era sanzionato a prescindere dalla qualità delle cose danneggiate, dalle modalità della condotta e dal contesto nel quale era stata realizzata. Il secondo comma prevedeva alcune ipotesi aggravate, sanzionate con la pena della reclusione da sei mesi a tre anni, in considerazione del maggior disvalore dei fatti di danneggiamento che fossero connotati da particolari modalità della condotta, da un peculiare contesto o dalla natura della res danneggiata. Tra le ipotesi aggravate in ragione della qualità della cosa danneggiata figurava quella di danneggiamento di cosa esistente in pubblico stabilimento e destinata a pubblico servizio, ex art. 635, secondo comma, numero 1), cod. pen. nella parte in cui operava un espresso richiamo all'aggravante prevista dall'art. 625, primo comma, numero 7), cod. pen. La fattispecie incriminatrice del danneggiamento è stata successivamente oggetto di plurime modifiche, la più significativa delle quali ad opera dell'art. 2, comma 1, lettera l), del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7 (Disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma dell'articolo 2, comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67). Con tale intervento, in particolare, il legislatore ha escluso la rilevanza penale del danneggiamento semplice, attribuendo a tale fatto un rilievo meramente civilistico. A detta depenalizzazione si è accompagnata la previsione, come reato, delle sole forme di danneggiamento che in precedenza erano configurate come ipotesi aggravate, le quali sono state trasformate in autonome figure di reato, mantenendo inalterato il trattamento sanzionatorio, già in precedenza previsto nella pena della reclusione da sei mesi a tre anni. Oltre a ridurre l'area di rilevanza penale dei fatti di danneggiamento, la riforma del 2016 ha ridisegnato la dimensione offensiva del reato in parola: all'esito della riscrittura della norma, il danneggiamento non è più da considerarsi come figura posta genericamente ed esclusivamente a tutela del patrimonio mobiliare e immobiliare, bensì come ipotesi che ne tutela l'integrità laddove l'aggressione si accompagni a specifiche modalità (ad esempio, violente o minacciose, ex art. 635, primo comma, cod. pen.), condizioni di contesto (ad esempio, in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, ex art. 635, terzo comma, cod. pen.) o a una particolare qualità del bene oggetto del reato (art. 635, secondo comma, cod. pen.). Quanto all'art. 424, primo comma, cod. pen.