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Il comma 8 contiene la medesima disposizione di chiusura sullo scioglimento del cumulo prevista per i reati di prima fascia. Considerato che nel nostro ordinamento vige il cosiddetto principio di unicità dell'esecuzione della pena e del rapporto esecutivo (quindi in presenza di una pluralità di titoli esecutivi, l'ordinamento – articoli 76 e 80 del codice penale e 671 del codice di procedura penale – prevede la loro obbligatoria unificazione in un solo titolo inglobante le singole pene) e che non esiste un principio generale da cui scaturisca la possibilità della scindibilità del cumulo ogni volta che da esso possa derivare un qualsivoglia effetto favorevole per il condannato, con il comma in esame si prevede che l'autorità competente abbia la facoltà di procedere allo scioglimento del cumulo solo in relazione ai benefici che integrino il percorso rieducativo del condannato e che tendano al suo reinserimento sociale. È invece precluso il divieto di scioglimento del cumulo giuridico delle pene in relazione ai benefici svincolati dal percorso rieducativo e in particolare rispetto a quelli aventi come finalità la riduzione della popolazione carceraria. Articolo 2 Con l'articolo 2 del presente disegno di legge si interviene sul termine, attualmente previsto in sole ventiquattro ore, per il reclamo avverso il diniego o la concessione dei permessi premio. Tale termine appare esiguo e non rispondente sia all'esercizio effettivo del diritto di difesa del condannato sia alle esigenze di natura special-preventive in caso di reclamo da parte del pubblico ministero. A tale proposito, la Cassazione, sezione prima penale, ha proprio di recente sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 30- bis , comma 3, dell'ordinamento penitenziario, in relazione all'articolo 30 -ter, comma 7, dell'ordinamento penitenziario medesimo « nella parte in cui prevede che il termine per proporre reclamo ... è pari a 24 ore » indicando come possibile termine diverso quello di quindici giorni previsto dall'articolo 35 -bis per il reclamo giurisdizionale avverso gli atti dell'amministrazione penitenziaria asseritamente lesivi di diritti (ordinanza di rimessione emessa nell'udienza del 30 ottobre 2019). Ai fini di una maggiore coerenza complessiva del sistema, con il presente comma si prevede il termine di giorni quindici dalla comunicazione del provvedimento. Articolo 3 L'articolo 3 apporta le modifiche di coordinamento necessarie ad estendere la disciplina prevista dal presente disegno di legge anche alla concessione della libertà condizionale. A tal proposito va ribadito che con la sua ultima pronuncia (ordinanza n. 97 del 2021) la Corte ha esteso i medesimi ragionamenti sull'incostituzionalità della norma già effettuati sui permessi premio anche alla libertà condizionale. Si prevede che l'eventuale concessione della libertà condizionale debba essere sempre accompagnata dalla libertà vigilata e dal divieto di frequentazione di soggetti condannati per reati di cui all'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater , del codice di procedura penale. Si innalza inoltre – dagli attuali 26 a 30 anni – il periodo di pena minima che un ergastolano condannato per uno dei delitti dell'articolo 4- bis deve scontare per accedere alla libertà condizionale. In questo modo, anche alla luce del nuovo doppio binario, si differenzia la situazione dei suddetti ergastolani da quelli che lo siano per reati diversi da quelli cosiddetti ostativi. Articolo 4 L'articolo 4 contiene la delega al Governo per il coordinamento con le altre norme legislative vigenti nella stessa materia che saranno necessarie per via della nuova formulazione dell'articolo 4 -bis.. 1 (Modifica dell'articolo 4- bis e introduzione dell'articolo 4 -ter della legge 26 luglio 1975, n. 354) 1 L'articolo 4- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, è sostituito dal seguente: « Art. 4- bis. - (Divieto di concessione dei benefici e accertamento dell'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata dei condannati per taluni delitti) - 1. L'assegnazione al lavoro esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per i seguenti delitti: delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza; delitto di cui all'articolo 416 del codice penale finalizzato a commettere uno dei delitti di cui all'articolo 4- ter , comma 1, della presente legge; delitti di cui agli articoli 416 -bis e 416- ter del codice penale; delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'articolo 416 -bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni in esso previste; delitti di cui all'articolo 291- quater del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43; delitti di cui all'articolo 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. I benefici di cui al primo periodo sono concessi solo se sia fornita la prova dell'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, del pericolo del ripristino di tali collegamenti e sia stato accertato il loro effettivo ravvedimento ai sensi dell'articolo 176 del codice penale. 2. Ai fini della concessione dei benefici di cui al comma 1, il tribunale di sorveglianza, acquisiti i pareri di cui al comma 4, deve effettuare adeguata e motivata valutazione sulle specifiche ragioni della collaborazione ai sensi dell'articolo 58- ter della presente legge o ai sensi dell'articolo 323- bis, secondo comma, del codice penale, ovvero della mancata collaborazione come ragionevole presunzione di specifica pericolosità, superabile dalla valutazione critica da parte dei detenuti o internati della loro precedente condotta, unitamente alle loro iniziative a favore delle vittime, sia nelle forme risarcitorie che in quelle della giustizia riparativa, anche di natura non economica, e al loro contributo alla realizzazione del diritto alla verità spettante alle vittime, ai loro familiari e all'intera collettività. Ai fini della valutazione sull'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata, il tribunale di sorveglianza tiene altresì conto del perdurare dell'operatività del sodalizio criminale; del profilo criminale del detenuto o internato e della sua posizione all'interno dell'associazione; della capacità di mantenere collegamenti con l'originaria associazione di appartenenza o con altre organizzazioni o coalizioni anche straniere; della sopravvenienza di nuove incriminazioni o infrazioni disciplinari; dell'ammissione dell'attività criminale svolta e delle relazioni e dei rapporti intrattenuti; della permanenza dei familiari nel contesto socio-ambientale in cui è ancora operativa l'organizzazione;