[pronunce]

Considerato che, pur nella diversità delle situazioni processuali, entrambi i rimettenti lamentano che l'art. 458, comma 2, del codice di procedura penale non consenta all'imputato, qualora venga rigettata la richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad una integrazione probatoria, di riproporre richiesta di giudizio abbreviato "allo stato degli atti" ai sensi dell'art. 438, comma 1, cod. proc. pen. una volta che sia decorso il termine di quindici giorni dalla notifica del decreto che dispone il giudizio immediato, stabilito a pena di decadenza dall'art. 458, comma 1, cod. proc. pen. ; che, stante la sostanziale identità delle questioni sollevate dai rimettenti, va disposta la riunione dei relativi giudizi; che secondo i rimettenti la norma censurata si pone in contrasto: con l'art. 3 Cost. per la disparità di trattamento riservata all'imputato nei cui confronti sia disposto il giudizio immediato, al quale non è consentito, nel caso in cui sia stata respinta la richiesta di giudizio abbreviato "condizionata", di riproporre richiesta di giudizio abbreviato "semplice" dopo la scadenza del termine stabilito dall'art. 458, comma 1, cod. proc. pen. , rispetto all'imputato nei cui confronti sia stato chiesto il rinvio a giudizio ex art. 416 cod. proc. pen. , a cui è invece consentito, in base all'art. 438, comma 6, cod. proc. pen. , di riproporre la richiesta nel corso dell'udienza preliminare fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli artt. 421 e 422 cod. proc. pen.; con l'art. 24, secondo comma, Cost., in quanto l'imputato si vede privato in caso di condanna della possibilità di usufruire della diminuzione di un terzo della pena; che la formulazione dell'art. 458, comma 2, cod. proc . pen. non pone ostacoli a che l'imputato proponga una richiesta gradata di giudizio abbreviato "semplice" contestualmente a quella di giudizio abbreviato "condizionata", ovvero presenti la richiesta successivamente, prima della scadenza del termine stabilito a pena di decadenza dal comma 1; che, in particolare, quest'ultima soluzione non è contraddetta dal mancato richiamo, nell'art. 458, comma 2, cod. proc. pen. , al comma 6 dell'art. 438 cod. proc. pen. (che a sua volta stabilisce che la richiesta di giudizio abbreviato può essere proposta nell'udienza preliminare sino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli artt. 421 e 422 cod. proc. pen.), posto che il riferimento all'udienza preliminare sarebbe stato del tutto improprio nell'ambito della disciplina del giudizio immediato; che la possibilità di proporre in via gradata, contestualmente alla richiesta di giudizio abbreviato "condizionata", richiesta di giudizio abbreviato "semplice", così da garantirsi comunque l'ammissione al rito speciale, non esclude la facoltà dell'imputato, che ritenga imprescindibile l'integrazione probatoria richiesta, di operare la diversa scelta, riconosciuta dalla sentenza n. 169 del 2003, di rinnovare al giudice del dibattimento la richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad una integrazione probatoria; che non può quindi ravvisarsi alcuna violazione degli artt. 3 e 24 Cost. in un sistema normativo che offre all'imputato nei confronti del quale sia stato disposto il giudizio immediato la facoltà di scegliere, ai fini dell'accesso al giudizio abbreviato, la strategia processuale più consona ai propri interessi, avvalendosi dell'assistenza della difesa tecnica (sentenza n. 120 del 2002) e della possibilità di ottenere il riesame nel merito del provvedimento che gli ha negato l'accesso al giudizio abbreviato con integrazione probatoria (sentenza n. 169 del 2003); che le questioni vanno pertanto dichiarate manifestamente infondate in riferimento ad entrambi i parametri richiamati dai rimettenti. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 458, comma 2, del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno e dal Tribunale di Vercelli, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 luglio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA