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Disposizioni in materia di accoglienza e inserimento di cittadini stranieri aventi o non aventi lo status di rifugiato o di protezione sussidiaria e agevolazioni per il rimpatrio volontario ed assistito. Onorevoli Senatori. -- Il fenomeno migratorio in Italia, pur avendo acquisito carattere strutturale, sta assumendo tratti profondamente diversi da quelli conosciuti nei due decenni passati. Negli ultimi anni il saldo migratorio con l'estero si è fortemente ridotto, anche a causa della crisi che ha colpito in modo particolare i lavoratori stranieri impegnati nei settori industriali. Se nel quadriennio 2008-2011 il saldo migratorio medio annuo con l'estero è stato positivo per 350 mila unità, nel successivo quadriennio 2012-2015 si è ridotto a circa 150 mila, per calare ancora vistosamente nei primi mesi del 2016. Oltre alla ripresa dei flussi di uscita degli italiani, ciò è dovuto anche alla difficoltà per gli stranieri a trovare un lavoro che dia loro prospettive. Nell'ultimo triennio si osserva poi un grandissimo incremento degli stranieri che -- giunti in Italia con mezzi di fortuna, spesso a rischio della vita -- fanno richiesta di protezione internazionale. Questa situazione ha generato una situazione del tutto nuova per l'Italia, ove le migrazioni nel ventennio 1990-2010 si sono, per così dire, autoregolate, con passaggi spesso opachi attraverso condizioni di irregolarità. L'arrivo massiccio dal Mediterraneo di immigrati provenienti dai Paesi africani e asiatici impone di considerare la questione in modo innovativo, da molti punti di vista. Nel confermare la necessità di ogni sforzo per salvare ogni singola persona che tenti di arrivare in Europa per ragioni di persecuzione, umanitarie o economiche, occorrono anche soluzioni attese da tempo. In particolare, servono interventi per impedire ai trafficanti di partire dai porti africani; accordi di riammissione a fronte di cooperazione internazionale, investimenti e aiuti di vario tipo; centri di contenimento, in piccole strutture gestite in modo rispettoso, per consentire l'effettivo rimpatrio di chi ha commesso reati; uno snellimento delle procedure rispetto all'istanza per ottenere lo status di rifugiato o di protezione sussidiaria. Questo disegno di legge non si occupa di tali questioni dirimenti, ma si concentra su altre senza la pretesa di uno sguardo complessivo, intervenendo in modo mirato a integrare il testo unico sull'immigrazione. Vengono anzitutto definite soluzioni per l'ospitalità dei migranti, in attesa della risposta per il riconoscimento dello status di rifugiato o di persona tutelata per motivi umanitari, individuando modelli di accoglienza diffusa, da realizzare anche presso famiglie o enti di terzo settore che non sono specializzate nell'accoglienza di migranti. Si precisano poi le modalità di svolgimento di lavori socialmente utili. È inoltre previsto che i soggetti ospitanti possano garantire per il migrante, qualora sia concesso dalle prefetture, un temporaneo permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro. Si avanzano, infine, soluzioni innovative per favorire il rimpatrio volontario assistito, da valorizzare come strumento importante -- non marginale come oggi avviene -- di gestione dei flussi migratori. Recentemente si è presa consapevolezza della necessità di «spalmare» l'accoglienza sui diversi territori, come indicato anche in recenti circolari che impongono alle prefetture di operare in tal senso. Tuttavia resta il rischio di concentrazione di molte persone accolte nello stesso posto. Peraltro non è sufficiente, pur se importante, affidarsi al solo rapporto tra prefetture e comuni per la distribuzione dei richiedenti asilo; alle sole realtà specializzate per l'accoglienza degli immigrati. Occorre un secondo canale, da affiancare e integrare a quelli più tradizionali finora seguiti. Oggi in Italia ci sono quasi centomila realtà di terzo settore definibili come imprese sociali: cooperative sociali, associazioni, fondazioni, IPAB, enti religiosi. Molte hanno strutture di accoglienza: comunità, case di riposo, gruppi appartamento, case per l'emergenza, eccetera. La gran parte ha camere e letti non utilizzati e diverse tra loro potrebbero offrire accoglienza a una o poche persone. Soluzioni simili possono essere realizzate anche da singole famiglie, oltre che da organizzazioni di volontariato, che hanno migliaia di sedi e ampia possibilità di accoglienza. Quindi, accanto e al posto di realtà specializzate nell'accoglienza, che possono restare e operare a condizione che si appoggino a molte piccole strutture, dovrebbero progressivamente crescere forme di accoglienza più diffusa e capillare. Le stesse realtà specializzate potrebbero operare anche nel senso di accordarsi loro stessi con enti di terzo settore o famiglie, dividendosi i compiti, per garantire una micro accoglienza. L'accoglienza diffusa secondo le modalità proposte avrebbe anche un altro grande e semplice vantaggio: impegnare l'immigrato direttamente in attività utili e non direttamente concorrenziali a quelle di chi lavora. Ad esempio, se una casa di riposo per anziani ospiterà alcuni immigrati, questi potranno far compagnia agli ospiti, o imboccarli: tutte cose che ormai fa solo il volontariato. Tale soluzione di lavoro utile, in attesa della valutazione della richiesta di asilo, si può rivelare una sorta di periodo di prova. Dovranno in questi mesi essere assicurati corsi intensivi di italiano e di educazione civica, anche in questo caso da realizzare di preferenza con modelli diffusi. Nel caso di istanza accolta, dovrebbe essere previsto un successivo periodo di presa in carico da parte dello stesso ente che svolge attività di accoglienza, per favorire l'inserimento sociale e lavorativo. Il presente disegno di legge propone altresì che anche i richiedenti asilo ospitati da enti specializzati per l'accoglienza dei migranti svolgano attività di pubblica utilità. Nel caso di istanza rigettata, si prevede che le prefetture possano comunque discrezionalmente valutare la concessione di un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro di durata limitata, purché sotto la tutela dell'ente ospitante. Non vi sarebbe più il rimborso oggi previsto per l'accoglienza e il mantenimento, ma la persona immigrata potrebbe ripagare l'ospitalità «alla pari», continuando a svolgere le mansioni di lavoro utile. Il modello di accoglienza e inserimento definito nel disegno di legge ha il vantaggio di contare su una pluralità di soggetti orientati a finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Si tratterebbe soprattutto da un lato di stipulare con le maggiori organizzazioni di rappresentanza degli enti di terzo settore convenzioni nazionali, che poi potrebbero essere precisate dalle prefetture a livello locale. Servono anche provvedimenti governativi che consentano una deroga agli standard strutturali e gestionali previsti per quei servizi, autorizzata caso per caso dalle prefetture; occorre andare oltre il classico modello della convenzione tipo, per andare verso forme più flessibili di gestione in accreditamento, peraltro meno a rischio di comportamenti opportunistici proprio perché parcellizzate. Un accreditamento possibile anche per le singole famiglie, ovviamente quelle che possono vantare una solida reputazione. Il presente disegno di legge si propone anche di realizzare un maggior impegno nel rimpatrio assistito volontario.