[pronunce]

La norma stabilisce: «Con effetto sulle anzianità contributive maturate a decorrere dal 1° gennaio 2011, per i lavoratori alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per i quali il computo dei trattamenti di fine servizio, comunque denominati, in riferimento alle predette anzianità contributive non è già regolato in base a quanto previsto dall'articolo 2120 del codice civile in materia di trattamento di fine rapporto, il computo dei predetti trattamenti di fine servizio si effettua secondo le regole di cui al citato articolo 2120 del codice civile, con applicazione dell'aliquota del 6,91 per cento». Assume il rimettente che la disposizione censurata, a fronte dell'estensione del regime di cui all'art. 2120 cod. civ. (ai fini del computo dei trattamenti di fine rapporto) sulle anzianità contributive maturate a fare tempo dal 1º gennaio 2011, determina l'applicazione dell'aliquota del 6,91 per cento sull'intera retribuzione, senza escludere nel contempo la vigenza della trattenuta a carico del dipendente pari al 2,50 per cento della base contributiva della buonuscita, operata a titolo di rivalsa sull'accantonamento per l'indennità di buonuscita, in combinato con l'art. 37 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032 (Approvazione del testo unico delle norme sulle prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato), così violando gli artt. 3 e 36 Cost. Ed infatti, vi sarebbe una irragionevole disparità di trattamento nei confronti dei dipendenti pubblici rispetto a quelli privati che non subiscono tale rivalsa ed una illegittima riduzione della retribuzione, in vista dell'accantonamento finalizzato al trattamento di fine rapporto. 5.- Con atto di costituzione del 7 settembre 2012, sono intervenuti i ricorrenti nel giudizio a quo, deducendo la fondatezza delle questioni sollevate dal Tribunale ordinario di Roma e riservandosi più ampie deduzioni. 6.- Con memoria del 4 settembre 2013, gli interventori hanno rilevato, dato atto della sentenza di questa Corte n. 223 del 2012, l'intervenuta abrogazione, a decorrere dal 1° gennaio 2011, dell'art. 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, ad opera dell'art. 1, comma 98, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge di stabilità 2013), e hanno chiesto che questa Corte dichiari cessata la materia del contendere. Gli stessi, in riferimento all'art. 9, comma 23, del d.l. n. 78 del 2010, prospettano, altresì, la violazione anche degli artt. 41 (libertà di concorrenza) e 97 Cost., in quanto il rapporto di lavoro pubblico, per effetto della norma censurata, diventerà automaticamente meno conveniente di quello privato, con la conseguenza che l'offerta di lavoro del settore pubblico potrebbe divenire meno competitiva di quella del settore privato, con conseguente depauperamento dell'efficienza della pubblica amministrazione. In particolare, gli interventori, nell'aderire alla prospettazione del rimettente, deducono la sussistenza della violazione degli artt. 35 e 39 Cost., quale lesione del principio di tutela degli accordi collettivi e della funzione sindacale. Vi sarebbe, infatti, un completo azzeramento dell'autonomia negoziale riservata alle parti nell'ambito della contrattazione collettiva, posto che lo stipendio viene determinato contrattualmente e non per legge.1.- Il Tribunale ordinario di Roma, in funzione di giudice del lavoro, con ordinanza del 9 maggio 2012, iscritta al n. 148 del registro ordinanze 2012, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 9, comma 23, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica) convertito, con modificazioni dall'art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122, in riferimento agli artt. 2, 3, 35, 36, 39, 42, 53 e 97 della Costituzione, e dell'art. 12, comma 10, del medesimo d.l. n. 78 del 2010, in riferimento agli artt. 3 e 36 Cost. 2.- In via preliminare, vanno dichiarate inammissibili le deduzioni articolate dalla parte privata, volte ad estendere il thema decidendum fissato nell'ordinanza di rimessione (ex multis, sentenza n. 275 del 2013). Non può, quindi, trovare ingresso la censura di violazione degli artt. 41 e 97 Cost. 3.- In ordine alla impugnazione dell'art. 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, occorre rilevare che con la sentenza n. 223 del 2012 ne è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale e il legislatore ha dato attuazione alla sentenza abrogando la disposizione prima con l'art. 1, comma 1, del decreto-legge 29 ottobre 2012, n. 185 (Disposizioni urgenti in materia di trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici), non convertito, e poi, definitivamente, con il successivo art. 1, comma 98, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge di stabilità 2013). Ne consegue che la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, dopo la sentenza n. 223 del 2012, è divenuta priva di oggetto e va, quindi, dichiarata manifestamente inammissibile. 4.- Il Tribunale ha impugnato anche l'art. 9, comma 23, del d.l. n. 78 del 2010, secondo cui per il personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario (A.T.A.) della scuola, gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti. È fatto salvo quanto previsto dall'art. 8, comma 14, del medesimo decreto-legge. 4.1.- Va ricordato che la disposizione in esame ha contenuto analogo all'art. 9, comma 21, dello stesso decreto-legge avente natura di principio di coordinamento della finanza pubblica (sentenza n. 181 del 2014), che ha previsto, per il personale cosiddetto non contrattualizzato di cui all'art. 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), tra l'altro, il blocco per il triennio 2011-2013 dei meccanismi di adeguamento retributivo previsti, degli automatismi stipendiali (classi e scatti) correlati all'anzianità di servizio, relativi allo stesso periodo, di ogni effetto economico delle progressioni in carriera, comunque denominate.