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Disposizioni in materia di zone economiche speciali, regimi fiscali e procedimentali. Onorevoli Senatori. – La perdurante emergenza sanitaria mondiale, che ha caratterizzato gli ultimi due anni e che si è trasformata in una vera emergenza sociale ed economica i cui effetti saranno ancora più visibili con il trascorrere dei mesi a venire, ha causato notevoli difficoltà in tutti i settori della società. Il quadro economico e sociale italiano è caratterizzato, alla metà del 2021, dai contraccolpi negativi della crisi derivata dall'emergenza sanitaria, ma anche dal delinearsi della ripresa dell'attività economica. La recessione globale è stata violenta e di breve durata, con un immediato rimbalzo favorito dalle misure di sostegno e ulteriori pause dovute ai provvedimenti di contenimento del contagio. I mesi più recenti vedono il convergere di tutte le principali economie verso un sentiero di veloce recupero a cui il nostro Paese sembra essersi agganciato. Le implicazioni di natura economica possono essere ancora più devastanti se non si riesce a porre in essere quelle misure di politica economica efficaci, attraverso l'utilizzo di strumenti di trasmissione della politica innovativi e straordinari. Nelle regioni del meridione d'Italia ancora più accentuato è l'effetto di tale condizione, deprimente risulta essere il dato degli aggregati macroeconomici, a titolo esemplificativo, nello scorso mese di giugno, nel comparto dei servizi, in Italia, sono stati persi 810.000 posti di lavoro rispetto all'anno precedente e i settori che hanno registrato la più allarmante espulsione di forza lavoro sono stati il commercio, con una riduzione di 191.000 unità rispetto al 2019, e i servizi di alloggio e di ristorazione (-246.000 unità, pari al 16,2 per cento degli occupati). In questo drammatico scenario preoccupano non poco le prospettive occupazionali nelle regioni meridionali. Veniamo da un prolungato lockdown che ha visto la chiusura di migliaia di imprese: quasi sei famiglie su dieci temono di rimanere senza uno stipendio e il 26 per cento di esse ha dovuto fare fronte alla sospensione di un'attività familiare. Da qui la pressante necessità di rilanciare il tessuto produttivo delle aree del Mezzogiorno per cui è fondamentale utilizzare a pieno lo strumento ZES (zona economica speciale) al fine favorire l'insediamento di nuove realtà produttive nelle ridette ZES, ossia in quelle aree geograficamente delimitate che presentino un nesso economico funzionale e comprendano almeno un'area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013. Secondo alcune stime, nel mondo esistono circa 2.700 ZES distribuite in aree molto diverse tra loro per collocazione geografica, assetto politico e modello economico. In Europa, il caso probabilmente più emblematico è quello della Polonia, che vanta 14 ZES, i cui effetti positivi si sono manifestati non solo all'interno delle aree sottoposte al regime economico speciale, ma sull'intera economia del Paese, generando un effetto propulsivo che tende a prolungarsi e a creare condizioni economiche migliori e più stabili. Tra i risultati più significativi si annoverano la crescita dell'occupazione, la disponibilità a investire nell'innovazione tecnologica, l'insediamento nell'area di nuove attività produttive e la promozione delle esportazioni. In Italia un'accelerazione alla realizzazione delle ZES si è registrata con il decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123, cosiddetto « decreto Mezzogiorno », che ha previsto l'istituzione di ZES connettendo zone a vocazione industriale-logistica con aree portuali di rilevanza nazionale e internazionale, situate esclusivamente nelle regioni del Mezzogiorno. In particolare, il decreto-legge ha introdotto regimi fiscali agevolati e misure di semplificazione burocratica e amministrativa per le aree del Paese meno sviluppate e in transizione – come definite dalla normativa europea – e, con l'entrata in vigore del successivo regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2018, n. 12, in materia di istituzione di ZES, si è prevista l'istituzione di tali zone solo nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Le ZES sono concentrate nelle aree portuali e nelle aree ad esse economicamente collegate e possono essere attivate su richiesta delle regioni meridionali interessate, previa presentazione di un adeguato progetto di sviluppo. L'obiettivo è quello di rilanciare la competitività dei porti di tali regioni, attraendo nuovi investimenti, alla luce dell'aumento del traffico marittimo nel mare Mediterraneo, creando o ampliando le zone di sviluppo industriale in un'ottica di miglioramento del livello di ricchezza e di occupazione di quelle aree. Ma lo strumento ZES ad oggi non ha dato per niente i risultati sperati, dal 2018 ad oggi pochi sono gli imprenditori che hanno scelto di localizzare o delocalizzare la produzione con la creazione di nuove realtà produttive nei perimetri ZES, tale dato negativo rispetto alle aspettative rende plastica la necessità di intervenire con una norma più moderna ed adatta ai tempi ed al contesto storico. Il presente disegno di legge mira, quindi, a modificare la struttura normativa contenuta nel decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, individuando una nuova figura, quella del coordinatore nazionale che ha la funzione di raccordo tra le ZES ed è un facilitatore dei processi di internazionalizzazione delle ZES, cioè rendere la ZES un vero e forte attrattore di investitori, anche esteri. La nomina del coordinatore nazionale trae origine dall'esigenza di individuare un soggetto che elimini eventuali fattori che generano competizione tra le ZES regionali, attui un'azione di coordinamento tra le stesse al fine di eliminare le asimmetrie informative e faciliti un'azione sinergica tra le ZES e le autorità del governo centrale. Vengono definiti compiti ruolo e funzioni del commissario straordinario per dare uno strumento chiaro ed esaustivo ed allo stesso tempo snello e flessibile rispetto alle esigenze dell'ecosistema, ma soprattutto per facilitare la messa in funzione del pacchetto allocativo ZES al fine di raggiungere l'obbiettivo di una rapida attuazione per favorire la crescita e lo sviluppo economico sia in termini quantitativi che qualitativi e sono rideterminati i termini della nomina nel caso non si arrivi ad un'intesa tra il Ministro per il Sud e la coesione territoriale e il Presidente della regione o delle regioni in caso di ZES interregionale, per la nomina del commissario regionale ZES; il termine è stato ridotto da sessanta a trenta giorni. Tale riduzione è dettata dall'esigenza di un'accelerazione per il funzionamento delle ZES. La disposizione che prevedeva la possibilità del commissario straordinario ZES di assumere le funzioni di stazione appaltante nel caso le parti lo richiedessero viene modificata con la diretta assunzione della funzione di stazione appaltante. Detta nuova previsione da luogo all'eliminazione a monte di possibili ostacoli nel caso in cui le parti interessate non diano luogo alla richiesta di delegare le funzioni al commissario straordinario.