[pronunce]

A sostegno dell'impugnazione, i ricorrenti avevano dedotto una articolata serie di motivi, intesi a denunciare, in particolare, il difetto o la manifesta illogicità della motivazione della sentenza impugnata riguardo alla sussistenza del nesso di causalità tra le omissioni addebitate ai ricorrenti stessi e l'evento, alla sussistenza della responsabilità in capo al marinaio timoniere, alla esclusione della responsabilità di due marinai del motopeschereccio, alla quantificazione della percentuale di corresponsabilità degli imputati nella determinazione dell'evento, alle statuizioni civili e alla quantificazione della pena. Ad avviso della corte rimettente, i motivi proposti «non appa[rirebbero] tutti manifestamente infondati». Non emergendo, peraltro, alla luce delle pronunce di merito, l'evidenza della prova che consentirebbe l'adozione di una decisione liberatoria nel merito ai sensi dell'art. 129 del codice di procedura penale, occorrerebbe valutare se sia intervenuta, o non, la prescrizione dei reati in contestazione. La risposta sarebbe senz'altro affermativa quanto al delitto di omicidio colposo plurimo. Tenuto conto della data di commissione del reato (29 giugno 2005) e dei ventotto giorni di sospensione della prescrizione intervenuti nel corso del giudizio di primo grado in correlazione all'astensione degli avvocati, tale delitto risulterebbe, infatti, prescritto il 26 gennaio 2013. A diversa conclusione dovrebbe invece pervenirsi, sulla base della normativa vigente, con riguardo al delitto di naufragio colposo. Al riguardo, sebbene il capo di imputazione faccia riferimento agli artt. 428 e 449, secondo comma, cod. pen. , la contestazione in punto di fatto, la dosimetria della pena e la circostanza che sia stato ritenuto più grave il delitto di cui all'art. 589 cod. pen. lascerebbero chiaramente intendere che i giudici di merito hanno inteso, in realtà, riferirsi al combinato disposto degli artt. 428 e 449, primo comma, cod. pen. Ciò, sulla base della condivisibile interpretazione secondo cui la disposizione del secondo comma dell'art. 449 cod. pen. , nel prevedere il raddoppio della pena nei casi di naufragio o di sommersione di una nave «adibita a trasporto di persone», intende far riferimento ai soggetti ulteriori rispetto ai membri dell'equipaggio. Ogni diversa opzione ermeneutica priverebbe, del resto, di significato la specificazione «adibita a trasporto di persone», tramite la quale il legislatore ha voluto evidentemente sottoporre a una pena più severa i fatti di naufragio o di sommersione che mettano in pericolo anche la vita dei terzi trasportati. Di qui, dunque, l'inapplicabilità della sanzione più grave nel caso in esame, concernente il naufragio di un peschereccio, destinato al solo trasporto dell'equipaggio. Ricondotta la vicenda oggetto di giudizio alla fattispecie criminosa di cui agli artt. 428 e 449, primo comma, cod. pen. , il reato si prescriverebbe, sulla base del disposto dell'art. 157, sesto comma, cod. pen. , solo il 27 luglio 2020. L'art. 449 cod. pen. , sotto la rubrica «[d]elitti colposi di danno», punisce, infatti, al primo comma, con la reclusione da uno a cinque anni «[c]hiunque, al di fuori delle ipotesi previste nel secondo comma dell'articolo 423-bis, cagiona per colpa un incendio, o un altro disastro preveduto dal capo primo di questo titolo». All'epoca del fatto, il termine massimo di prescrizione applicabile a tale reato, ai sensi dell'art. 161, secondo comma, cod. pen. , in presenza di atti interruttivi, sarebbe stato di quindici anni (mentre quello del reato di naufragio doloso, di cui all'art. 428 cod. pen. , era di ventidue anni e sei mesi). La legge n. 251 del 2005 ha modificato, tuttavia, profondamente la disciplina della prescrizione, stabilendo che questa, in via generale, estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e, comunque sia, un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e di quattro anni nel caso di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria. In deroga a tale regola generale, l'art. 157, sesto comma, cod. pen. dispone, peraltro, il raddoppio dei termini di prescrizione di una serie di reati, tra cui quelli previsti dall'art. 449 cod. pen. A fronte di ciò, il termine di prescrizione del reato in questione - che in base alla regola generale sarebbe pari a sei anni - diviene di dodici anni, aumentabili fino a quindici in presenza di atti interruttivi in base al novellato art. 161, secondo comma, cod. pen. , così come nella disciplina previgente. Tale termine non sarebbe, pertanto, ancora decorso. La corte rimettente dubita, tuttavia, della legittimità costituzionale della censurata disposizione sul raddoppio dei termini, nella parte in cui è riferita al delitto di naufragio colposo. La questione risulterebbe rilevante, giacché, se non vi fosse il raddoppio, troverebbe applicazione - in base all'art. 10, commi 2 e 3, della legge n. 251 del 2005 - la disposizione di cui al novellato art. 157, primo, secondo e terzo comma, cod. pen. , in quanto più favorevole, con un termine massimo di prescrizione di sette anni e mezzo, già interamente spirato. Quanto, poi, alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo rileva che, con la sentenza n. 143 del 2014, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'art. 157, sesto comma, cod. pen. , nella parte in cui prevede il raddoppio dei termini di cui ai precedenti commi dello stesso articolo con riguardo al delitto di incendio colposo, di cui all'art. 449 in riferimento all'art. 423 cod. pen. La Corte ha rilevato come la previsione della norma censurata determini una anomalia di ordine sistematico, facendo sì che il termine di prescrizione dell'incendio colposo risulti addirittura superiore rispetto a quello della fattispecie dolosa, identica sul piano oggettivo: soluzione che - tenuto conto della natura sostanziale dell'istituto della prescrizione, nell'attuale configurazione - travalica i limiti del legittimo esercizio della discrezionalità legislativa, la quale deve svolgersi sempre nel rispetto del principio di ragionevolezza e in modo da non determinare ingiustificabili disparità di trattamento tra fattispecie omogenee. Ad analoga conclusione dovrebbe pervenirsi, secondo la corte rimettente, anche con riguardo al delitto di naufragio colposo. In base alla regola generale dettata dal novellato art. 157, primo comma, cod. pen. , il delitto di naufragio doloso, di cui all'art. 428 cod. pen. , in quanto punito con la pena della reclusione da cinque a dodici anni, si prescrive nel termine di dodici anni, aumentabili sino a quindici anni in presenza di atti interruttivi. Di conseguenza, il termine prescrizionale relativo al naufragio colposo risulta attualmente identico a quello previsto per la corrispondente fattispecie dolosa.