[pronunce]

In terzo luogo, la Regione Calabria, riprendendo alcune delle osservazioni formulate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in data 12 giugno 2008, deduce che la disposizione denunciata lede il medesimo parametro costituzionale perché «penalizza le regioni e gli enti locali nel giudizio delle agenzie di rating e, quindi, di riflesso», incide «sul costo dell'indebitamento futuro». Né potrebbe ritenersi – prosegue la ricorrente – che detta disposizione si sottragga ai denunciati vizi di legittimità costituzionale in quanto «contempla la misura del “rimborso” ai singoli comuni del minor gettito percepito». E ciò, secondo la medesima Regione, perché «le minori risorse finanziarie destinate agli EE.LL. sono compensate e recuperate attraverso l'eventuale storno di contributi già devoluti a favore delle regioni (cfr. comma 2-bis, art. 8, d.lgs. n. 504/1992, introdotto dal comma 5, art. 1, legge n. 244/2007)». Al riguardo, la Regione espressamente chiarisce, da un lato, che, «sotto questi profili», le modificazioni intervenute in sede di conversione non hanno «provveduto a correggere i vizi già lamentati nelle disposizioni contenute nell'originario decreto» e, dall'altro, che anzi «sembrano aggravare i termini della protestata violazione costituzionale le disposizioni di cui ai citati commi 4-bis e ter, nella parte in cui sono determinate le modalità di ripartizione ed accreditamento del (50% del) rimborso di cui al comma 4». 5.3. – Con un secondo motivo di censura, la ricorrente deduce altresí che la disposizione denunciata víola il principio di leale collaborazione sancito dall'art. 120 Cost., perché: a) è «compendiata in un provvedimento normativo (i.e. il decreto-legge) sottratto alla necessaria (in materia) dialettica istituzionale Stato-regioni»; b) persegue una ratio «pur condivisibile, nel merito», «attraverso forme che aggirano i metodi della concertazione e leale collaborazione fra livelli istituzionali». 6. – Si è costituito in giudizio, con atto depositato in data 8 ottobre 2008, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque infondate. In particolare, la difesa erariale – richiamando integralmente gli argomenti svolti nell'atto di costituzione depositato nel giudizio iscritto al n. 40 del registro ricorsi 2008 – eccepisce l'inammissibilità delle questioni sollevate con il nuovo ricorso per due ulteriori motivi: a) con riferimento a tutte le questioni, perché fondate sui medesimi motivi oggetto del giudizio di costituzionalità sul decreto-legge, «motivi che, stando alla stessa versione della Ricorrente, mantengono la loro validità anche a conversione intervenuta»; b) con riferimento alle sole questioni aventi ad oggetto gli impugnati commi 4-bis e 4-ter, perché l'aggravamento dei «termini della protestata violazione costituzionale» è «soltanto affermato, ma non argomentato». Inoltre, l'Avvocatura generale rileva che il ricorso n. 40 è stato notificato «lo stesso giorno della pubblicazione della legge di conversione» e, pertanto, rimette a questa Corte la valutazione dell'ammissibilità di una impugnazione rivolta avverso il solo decreto-legge, essendo, nel momento della proposizione del primo ricorso, la promulgazione della legge di conversione «già nota». 7. – In data 16 luglio 2009, la Presidenza del Consiglio ha depositato una memoria «per i due ricorsi», insistendo, nella sostanza, nelle richieste già formulate. In particolare, la ricorrente, in punto di ammissibilità, ribadisce che: a) la Regione non ha interesse a ricorrere in alcuno dei giudizi, non essendo lese, dalle impugnate fonti statali, le proprie competenze legislative ed amministrative (mentre i Comuni potranno eccepire l'illegittimità costituzionale della norma nell'ambito di giudizi eventualmente instaurati contro lo Stato); b) il ricorso avverso la legge di conversione dell'impugnato decreto-legge non ha una «forma» adeguata ad instaurare validamente il giudizio di costituzionalità, limitandosi a riprodurre genericamente le censure avanzate contro il decreto-legge medesimo; c) la questione con cui si lamenta che le minori risorse finanziarie destinate agli enti locali sono compensate e recuperate attraverso «l'eventuale storno di contributi già devoluti a favore delle regioni» fa riferimento ad una disposizione, il comma 2-bis dell'art. 8 del decreto legislativo n. 504 del 1992, che prevede una detrazione d'imposta per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale; d) l'asserita violazione dell'art. 120 Cost. è priva di motivazione. Sul merito dei ricorsi, la difesa erariale ribadisce che: a) l'ICI è imposta statale che può esser liberamente modificata dallo Stato, in forza della lettera e) del comma 2 dell'art. 117 Cost., «con il solo limite di non pregiudicare la situazione finanziaria complessiva dell'ente beneficiario del gettito»; b) la sospensione del potere delle regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato «non è in rapporto con l'abolizione dell'ICI sull'abitazione principale», ma «è rivolta a salvaguardare in modo autonomo il potere di acquisto delle famiglie evitando che certi oneri tributari […] potessero essere aggravati»; c) al riguardo, «il carico fiscale esistente» è comunque «mantenuto» e, pertanto, «nessuna diminuzione di finanziamento» ovvero nessuno «squilibrio nella finanza regionale» può essere lamentato dalla ricorrente; d) gli eventuali effetti prodotti dall'«abolizione dell'ICI» sulla finanza dei Comuni sono comunque compensati dalla costituzione dell'apposito fondo presso il Ministero dell'Interno e, comunque, eventuali controversie concernenti l'ammontare, in concreto, del fondo potrebbero essere oggetto di giudizio, tra Comuni e lo Stato, nelle sedi ordinarie; e) le questioni aventi ad oggetto l'asserita insufficienza del fondo non possono essere prospettate dalla Regione – che non riceve pregiudizio, «nemmeno in via indiretta», da tale circostanza – e sono comunque sfornite di «qualsiasi prova, nemmeno presuntiva»; f) si verte in un ambito di potestà legislativa esclusiva statale e, pertanto, non vengono in rilievo esigenze di rispetto del principio di leale collaborazione; principio che comunque non si applica ai procedimenti legislativi. 8. – In prossimità dell'udienza, la Regione ha depositato una memoria illustrativa, insistendo nelle richieste già formulate e deducendo ulteriori motivi di censura. In particolare, la ricorrente deduce che il denunciato art. 1 del decreto-legge n. 93 del 2008, sia nel testo originario, sia nel testo risultante dalla legge di conversione, víola l'art. 77 Cost. perché: a) è «evidente», nel caso di specie, la «mancanza dei presupposti straordinari di necessità ed urgenza» del decreto-legge;