[pronunce]

La norma viene censurata nella parte in cui - nel periodo transitorio di passaggio al nuovo ordinamento scolastico - introduce il divieto per gli istituti paritari di costituire intere sezioni ex novo, consentendo di costituire solo la prima classe a partire dall'anno scolastico 2010/2011, e gradualmente ciascuna classe per ogni successivo anno, fino al completamento del corso, in considerazione della progressiva entrata in vigore del nuovo ordinamento per tutte classi. 2.- In via preliminare, il Presidente del Consiglio dei ministri ha eccepito l'inammissibilità delle questioni formulate dal TAR Lazio, attesa l'inesistenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato, idoneo a configurare il "diritto vivente" nella fattispecie. L'eccezione non è fondata, perché la giurisprudenza amministrativa si è ormai fermamente attestata sulle posizioni censurate dal giudice a quo, così da assumere i caratteri di un vero e proprio diritto vivente, come dimostra una cospicua serie di decisioni del Consiglio di Stato, tutte dello stesso segno (Consiglio di Stato 21 maggio 2013, n. 2717; Consiglio di Stato 26 ottobre 2012, n. 5488 ; Consiglio di Stato 26 ottobre 2012, n. 5487; Consiglio di Stato 26 giugno 2012, n. 3763; Consiglio di Stato 18 maggio 2012, n. 2910; Consiglio di Stato 18 maggio 2012, n. 2909; Consiglio di Stato 12 luglio 2011, n. 4208). A questo riguardo va rilevato che, in presenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato, il giudice a quo - se è pur libero di non uniformarvisi e di proporre una sua diversa esegesi, essendo la "vivenza" della norma una vicenda per definizione aperta, ancor più quando si tratti di adeguarne il significato a precetti costituzionali - ha alternativamente la facoltà di assumere l'interpretazione censurata in termini di "diritto vivente" e di richiederne su tale presupposto il controllo di compatibilità con parametri costituzionali (sentenze n. 191 del 2013, n. 258 e n. 117 del 2012 e n. 91 del 2004). 3.- Va inoltre rilevato, sempre in via preliminare, che nella formulazione dell'ordinanza di rimessione, le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4, lett. f), della legge n. 62 del 2000, sono sollevate «nel combinato disposto interpretativo» di alcune disposizioni di carattere regolamentare, ed in particolare del d.P.R. 15 marzo 2010, n. 87 (Regolamento recante norme per il riordino degli istituti professionali, a norma dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133); del d.m. del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca del 10 ottobre 2008, n. 83 (Linee guida per l'attuazione del decreto ministeriale contenente la disciplina delle modalità procedimentali per il riconoscimento della parità scolastica e per il suo mantenimento); nonché del d.m. del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca del 29 novembre 2007, n. 267 (Regolamento recante «Disciplina delle modalità procedimentali per il riconoscimento della parità scolastica e per il suo mantenimento, ai sensi dell'articolo 1-bis, comma 2, del D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito, con modificazioni, dalla L. 3 febbraio 2006, n. 27"). Peraltro, la censura del giudice a quo investe in via principale l'art. 1, comma 4, lett. f), della legge n. 62 del 2000, fonte normativa di rango primario che stabilisce i requisiti per il conseguimento della parità, mentre le disposizioni regolamentari contestualmente impugnate contribuiscono a chiarire il contenuto applicativo della disposizione legislativa, della quale costituiscono specificazione; pertanto, è solo unitamente a quest'ultima che le stesse possono rientrare nella valutazione rimessa a questa Corte (sentenza n. 34 del 2011; sentenze n. 354 e 162 del 2008; sentenza n. 456 del 1994). 4.- Va inoltre disattesa la richiesta, avanzata dalla difesa delle parti private, di restituzione degli atti al giudice a quo, «ai fini della valutazione della permanenza dell'attualità dell'interesse», atteso il completamento del corso per il quale era stata richiesta la parità. Dall'art. 21 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale discende infatti che il giudizio di costituzionalità è autonomo rispetto al giudizio a quo, nel senso che non risente delle vicende di fatto successive all'ordinanza di rimessione. Pertanto, la rilevanza della questione deve essere valutata alla luce delle circostanze sussistenti al momento dell'ordinanza di remissione, senza che assumano alcun rilievo eventi sopravvenuti (ex multis, sentenze n. 42 del 2011; n. 354 e n. 227 del 2010; n. 272 del 2007; n. 244 del 2005; n. 24 del 2004; ordinanza n. 270 del 2003; sentenza n. 383 del 2002). 5.- Quanto alle istanze avanzate dalla difesa della parte privata, volte all'accertamento della illegittimità dell'attuale composizione della Corte e delle norme (anche di rango costituzionale) che ne disciplinano il funzionamento, è sufficiente rilevare che le stesse rivolgono a questa Corte richieste del tutto irricevibili. 6.- Nel merito, le questioni non sono fondate. 6.1.- L'art. 1, comma 4, della legge n. 62 del 2000, prevede una serie di requisiti, che devono contestualmente sussistere, ai fini del riconoscimento della parità degli istituti scolastici; nell'ambito di tali requisiti, è prevista, alla lett. f), «l'organica istituzione di corsi completi» e la possibilità - in via eccezionale, nella fase di istituzione di nuovi corsi - di ottenere la parità per singole classi, ad iniziare dalla prima. L'interpretazione della norma in esame deve tenere conto sia del riferimento alla nozione di "corsi completi", sia dell'ulteriore principio di "organicità"; entrambi inducono ad escludere - nella fase transitoria di passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento scolastico - la possibilità del riconoscimento della parità per quelle classi che non possano più funzionare sulla base dell'ordinamento ormai superato. Va inoltre rilevato che, al momento dell'avvio della riforma degli ordinamenti scolastici degli istituti superiori, la possibilità di attivare solo le classi prime dei nuovi percorsi didattici è stata affermata allo stesso modo, sia per le scuole statali, sia per le scuole non statali.