[pronunce]

1.2.- Ad avviso del rimettente, tale previsione contrasterebbe con l'art. 3 della Costituzione, in quanto determinerebbe una disparità di trattamento tra i contribuenti che, usufruendo delle sospensioni dei termini per il versamento dei tributi relativi al triennio 1990-1992, accordate dopo i citati eventi sismici, hanno conservato la disponibilità delle somme a ciò destinate, per poi versare, beneficiando dell'agevolazione concessa dall'art. 9, comma 17, della legge n. 289 del 2002, soltanto il dieci per cento del dovuto, e i contribuenti che, avendo assolto per intero le imposte relative al periodo anzidetto, ne hanno richiesto la restituzione nella misura del novanta per cento prevista dalla legge, posto che la disposizione in scrutinio ha limitato il rimborso alla metà e reso incerto il recupero della restante parte. 1.2.1.- La norma denunciata recherebbe, inoltre, vulnus all'art. 23 Cost., in quanto renderebbe incerta, fino ad escluderla, la soddisfazione dell'altra metà del credito, prevedendo che, in caso di eccedenza delle somme richieste a titolo di rimborso rispetto all'impegno di spesa autorizzato, la restituzione sia eseguita applicando la riduzione percentuale del cinquanta per cento sull'importo dovuto e che, a seguito dell'esaurimento delle risorse stanziate, non si proceda all'effettuazione di ulteriori rimborsi, e non prescrivendo un termine entro il quale l'Agenzia delle entrate debba provvedere al resoconto sulle istanze di ripetizione, in vista della liquidazione della metà oppure della ulteriore riduzione del dovuto. 2.- Attesa la identità delle questioni sollevate, le stesse vanno decise congiuntamente, previa riunione dei relativi giudizi. 3.- Vanno preliminarmente esaminate le eccezioni di inammissibilità sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. 3.1.- La difesa statale eccepisce l'omessa o insufficiente motivazione sulla rilevanza, per avere il rimettente trascurato di verificare se la norma censurata sia effettivamente applicabile alle controversie a quibus, avuto riguardo al momento in cui le sentenze poste a base dei giudizi di ottemperanza sono divenute definitive; all'individuazione dello stanziamento effettivamente disponibile nel caso di specie; all'assolvimento da parte dell'amministrazione finanziaria dell'onere di provare l'incapienza delle risorse stanziate. L'Avvocatura generale dello Stato imputa dunque anzitutto al rimettente la mancata verifica, ridondante in un difetto di motivazione sulla rilevanza, dell'applicabilità, ratione temporis, dei limiti quantitativi fissati dalla novella introdotta dall'art. 16-octies del d.l. n. 91 del 2017, come convertito, alle pretese di rimborso azionate nei giudizi principali. 3.1.1.- L'eccezione sottende, tuttavia, una ricostruzione della normativa censurata che non si confronta con l'interpretazione, accolta dalla giurisprudenza di legittimità, secondo la quale la disciplina dei limiti quantitativi introdotta dall'art. 16-octies del d.l. n. 91 del 2017, come convertito, «non incide sul titolo della ripetizione, ma unicamente sull'esecuzione dello stesso», delineandosi come un posterius rispetto al giudizio di cognizione (Corte di cassazione, sezione sesta civile, ordinanze 21 febbraio 2020, n. 4570, 14 marzo 2018, n. 6213, 12 gennaio 2018, n. 709; nello stesso senso, sezione quinta civile, sentenza 19 maggio 2022, n. 16289). Pertanto, qualunque sia il titolo del rimborso, compreso quello giudiziale (Corte di cassazione, sezione quinta civile, sentenza 15 marzo 2019, n. 7368), tale disciplina si applica a tutti i processi esecutivi instaurati dopo la sua entrata in vigore (Corte di cassazione, sezione quinta civile, sentenze 10 giugno 2022, n. 18716, 7 giugno 2022, n. 18358, 23 maggio 2022, n. 16659, 19 maggio 2022, n. 16289; sezione sesta civile, ordinanza 14 ottobre 2021, n. 28108). Da tali enunciazioni si ricava che l'applicabilità della norma censurata alle fattispecie in scrutinio non trova ostacolo nell'anteriorità, rispetto alla sua entrata in vigore, del passaggio in giudicato delle sentenze poste in esecuzione nei giudizi a quibus, così che deve escludersi che l'omessa considerazione, da parte del rimettente, di siffatto profilo temporale si traduca in un difetto di motivazione sulla rilevanza. 3.2.- Ad un diverso esito conduce, per le ragioni che saranno di seguito precisate, l'esame dell'ulteriore eccezione della difesa erariale, concernente l'omessa verifica, da parte del giudice a quo, dei presupposti di applicabilità della disciplina censurata, con specifico riferimento «all'individuazione dello stanziamento effettivamente applicabile nella fattispecie» e «all'avvenuto assolvimento o meno, da parte dell'Amministrazione, dell'onere di provare l'incapienza delle risorse stanziate». 3.2.1.- L'eccezione è fondata. L'ordinanza di rimessione non ha adeguatamente esplicitato le ragioni per le quali le somme stanziate dalla normativa denunziata sarebbero incapienti in rapporto alle istanze di rimborso presentate o integrate dagli interessati nei termini previsti dalla legge. Tale apprezzamento assume, invero, priorità logica rispetto alle odierne questioni di legittimità costituzionale, posto che i limiti alla integrale soddisfazione delle pretese di rimborso, mediante i fondi a ciò specificamente destinati dall'art. 1, comma 665, della legge n. 190 del 2014, operano solo in caso di appurata insufficienza di tali risorse finanziarie. La preliminare disamina sulla rilevanza avrebbe dunque richiesto una valutazione, supportata da una motivazione non implausibile, circa la ricorrenza del presupposto in questione. 3.2.2.- Né l'argomento impiegato dal rimettente per escludere la praticabilità, in seno al giudizio di ottemperanza, di una verifica sulla capienza della spesa autorizzata dalla norma in scrutinio supera il controllo "esterno" sulla motivazione della rilevanza demandato a questa Corte. Il giudice a quo muove, invero, dalla premessa che, in assenza della specifica previsione di un termine perentorio entro il quale l'amministrazione finanziaria sia tenuta al resoconto sulle richieste di rimborso pervenute e sulla loro entità rispetto ai limiti di spesa autorizzati dalla legge, un controllo sulla capienza dei fondi stanziati sarebbe precluso al giudice dell'ottemperanza e, quindi, al commissario ad acta, «il cui intervento confliggerebbe con la disposizione in esame, e cioè con la norma che ha subordinato il soddisfacimento del residuo (metà) del rimborso alla ricapitolazione (per numero e importi) di tutte le istanze e al loro soddisfacimento per l'altra metà in misura proporzionale (o in nessuna misura)».