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La crescita del minore fuori dal proprio contesto familiare e la sostanziale carenza di progetti a sostegno della famiglia fragile appare in contrasto altresì con le statuizioni delle sezioni unite della Corte di Cassazione (sentenza n. 21799 del 25 ottobre 2010) secondo cui « gli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione tutelano la famiglia anche e soprattutto come luogo privilegiato di sviluppo ed affermazione della personalità del minore, ponendolo al centro di un sistema di protezione e fruizione di diritti da esercitarsi nei confronti dei genitori (articolo 30) e dei pubblici poteri (articolo 31) ». Anche la Corte costituzionale inoltre ha rimarcato l'applicazione generale e paritaria di detti diritti considerati « fondamentali della persona » ai sensi dell'articolo 2 della Costituzione. Il rango sovranazionale e costituzionale di tale diritto del minore impone che qualsiasi intervento di collocazione fuori dal contesto familiare, così come di limitazione o revoca della cosiddetta responsabilità genitoriale, sia preso solo quando seriamente motivato, in modalità il meno traumatiche possibile, senza immotivate limitazioni al mantenimento delle relazioni familiari, e dia luogo a un percorso di sostegno al minore. Non di rado, invece, molti bambini vedono la loro condizione peggiorare drasticamente, e non solo dal punto di vista affettivo, dopo l'allontanamento. Va sempre tenuto presente il principio rinvenibile negli articoli 29 e 30 della Costituzione, in base al quale alla famiglia deve essere riconosciuta la più ampia protezione ed assistenza, in particolare nel momento della sua formazione ed in vista della responsabilità che entrambi i genitori hanno per il mantenimento e l'educazione dei figli minori. Si tratta di diritti umani fondamentali, cui può derogarsi solo in presenza di specifiche e limitate esigenze di tutela. È acquisito nell'ambito del diritto internazionale e recepito nel nostro ordinamento il principio secondo il quale in ogni atto comunque riguardante un minore debba tenersi presente il suo interesse, considerato preminente e generalmente coincidente con il crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia. Un ruolo decisivo in tale materia è svolto altresì dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dal momento che il diritto dei minori a crescere nella famiglia d'origine ha guidato la Corte europea dei diritti dell'uomo nel giudizio sulla proporzionalità e sulla ragionevolezza delle misure adottate dalle autorità nazionali per allontanare il minore dalla propria famiglia (Scozzari c. Italia, sentenza n. 67790/01 del 1° ottobre 2010). In particolare, a causa delle descritte prassi di allontanamenti dei minori sine die, lo Stato italiano ha ricevuto numerose sanzioni dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per la violazione dell'articolo 8 della Convenzione che stabilisce, da un lato, l'obbligo dello Stato di munirsi di quello che la Corte medesima definisce efficacemente « un arsenale » al fine di fornire il necessario supporto alle famiglie con fragilità e preservarne i legami e, dall'altro, quello della non ingerenza, nel senso che l'intervento dell'apparato statale può considerarsi legittimo in quanto può essere previsto dalla legge ovvero motivato da una delle esigenze imperative di carattere generale di cui al paragrafo 2 dell'articolo 8. La norma europea inoltre sancisce il principio della proporzionalità ossia l'intervento statale in seno alla famiglia fragile deve essere proporzionale allo scopo perseguito. A tale riguardo infatti si riporta una delle ultime pronunce della Corte europea nei confronti della Repubblica italiana: « La Corte ribadisce che il ruolo di protezione sociale svolto dalle autorità è precisamente quello di aiutare le persone in difficoltà, di guidarle nelle loro azioni e di consigliarle, tra l'altro, sui mezzi per superare i loro problemi (Saviny c. Ucraina, n. 39948/06, § 57, 18 dicembre 2008, R.M.S. c. Spagna n. 28775/12, §86, 18 giugno 2013). Nel caso di persone vulnerabili, le autorità devono dare prova di una attenzione particolare e devono assicurare loro una maggiore tutela (B. c. Romania (n. 2), n. 1285/03, §§86 e 114, 19 febbraio 2013; Todorova c. Italia, n. 33932/06, § 75, 13 gennaio 2009; R.M.S. c. Spagna, n. 28775/12, §86, 18 giugno 2013; Zhou, sopra citata, §§ 58-59; Akinnibousun c. Italia, sopra citata, §82). La Corte rammenta che il fatto che un minore possa essere accolto in un contesto più favorevole alla sua educazione non può di per sé giustificare che egli venga sottratto alle cure dei suoi genitori biologici; una tale ingerenza nel diritto dei genitori, sulla base dell'articolo 8 della Convenzione, di godere di una vita familiare con il loro figlio deve altresì rivelarsi necessaria a causa di altre circostanze » (sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 13 ottobre 2015 – ricorso n. 52557/14 – S.H. c. Italia). All'impegno di carattere negativo degli Stati si aggiungono quindi gli obblighi positivi di adottare misure atte a garantire il rispetto effettivo della « vita familiare e della vita privata ». Il confine tra obblighi positivi e negativi posti a carico degli Stati contraenti, ai sensi dell'articolo 8 della citata Convenzione, non si presta ad una definizione precisa ma i princìpi applicabili sono, comunque, assimilabili. Nell'adempiere ad entrambi gli obblighi (positivo e negativo), lo Stato deve trovare un giusto equilibrio tra i concorrenti interessi generali e dei singoli, nell'ambito del margine di apprezzamento che gli è conferito. Inoltre, la procedura decisionale prevista deve essere « equa » e tale da garantire il dovuto rispetto degli interessi tutelati dall'articolo 8. Secondo la Corte europea dei diritti dell'uomo la risposta che lo Stato deve fornire ai cittadini a supporto della relazione famigliare, quindi, oltre ad essere programmatica, deve essere efficiente e tempestiva, poiché il trascorrere del tempo senza che il rapporto affettivo da proteggere possa esprimersi in maniera libera e serena determina il consolidarsi di situazioni familiari disfunzionali, che provocano pregiudizi soprattutto alla prole che, per una sana crescita psico-fisica, ha bisogno di relazionarsi in mani era serena ed autentica con le figure genitoriali ( ex multis la sentenza relativa all’ affaire Endrizzi/Italia del 23 marzo 2017). Eppure, nonostante tutto questo, la cronaca, ma più di essa la realtà dei fatti, racconta di situazioni fortemente negative in cui versano tanti minori allontanati dalle proprie famiglie, vite spezzate a causa di quei soggetti che avrebbero l'obbligo di tutelarli. Esaminando ciò che spesso accade nei tribunali per i minorenni italiani, è evidente che la normativa suindicata è de facto disapplicata e che spesso dei minori allontanati non si hanno più notizie se non a seguito di insistenti istanze generalmente presentate dal legale della famiglia. Le denunce di violazione delle leggi spesso non trovano seguito e vengono archiviate con la motivazione secondo la quale non ci sarebbe la prova del dolo intenzionale.