[pronunce]

che successivamente questa Corte, con la sentenza n. 3 del 1997, di fronte alla persistente inerzia del legislatore, dichiarava l'illegittimità costituzionale dell'art. 116, comma 13, del codice della strada, nella parte in cui puniva con la sanzione penale, colui che, munito di patente di categoria B, C o D, guida un veicolo per il quale è richiesta la patente di categoria A, avendo ritenuto arbitraria la previsione da parte del legislatore di una sanzione (penale) di maggiore gravità per tale condotta, rispetto alla sanzione amministrativa prevista per la condotta di chi, munito della stessa patente di categoria B, guida un autoveicolo per il quale sia richiesta una patente superiore; che in tale quadro normativo e giurisprudenziale l'art. 19, comma 1, lettera a) del d.lgs. n. 507 del 1999, conformemente alla legge di delega, si è limitato a sostituire, nell'art. 116, comma 13, la sanzione amministrativa della somma da euro 2338 a euro 9357 alla sanzione penale precedentemente in vigore, ma ha lasciato del tutto inalterata la individuazione della condotta sanzionata dalla norma censurata, che, anche dopo la riforma del 1999, non comprende la guida di motoveicolo con patente diversa dalla A, così come già disposto dalla citata sentenza di questa Corte n. 3 del 1997 per quanto attiene al testo anteriore alla riforma; che peraltro questa Corte (ordinanza n. 208 del 2004) ha avuto già modo di chiarire che con la sentenza n. 3 del 1997 non è stata solo dichiarata illegittima la sanzione penale prevista per la fattispecie di guida di motociclo con patente inidonea, ma è stata eliminata dall'ordinamento la stessa assimilazione tra guida senza patente e guida (di motoveicolo) con patente diversa da quella di categoria A, e che pertanto la fattispecie di guida di motoveicolo con cilindrata superiore a 125 cc, per il quale è richiesta patente di categoria A, da parte di soggetto munito di patente di categoria B, non è disciplinata, neppure dopo la riforma del 1999, dalla norma censurata dal rimettente; che, inoltre, con l'art. 2, comma 3, lettera b), del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada) convertito, con modificazioni, dalla legge 1 agosto 2003, n. 214 (non applicabile, ratione temporis, alla fattispecie all'esame del rimettente), il legislatore ha esplicitamente disposto l'allargamento delle ipotesi di guida con patente inidonea di cui all'art. 125, comma 3, punite con la sanzione amministrativa lieve, fino a comprendervi la fattispecie di guida di motociclo con patente inidonea, per cui in ogni caso neppure nella disciplina attualmente in vigore la fattispecie sottoposta all'esame del giudice rimettente è disciplinata dalla norma censurata; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza, perché la norma applicabile al caso sottoposto all'esame del rimettente non è l'art. 116, commi 13 e 18, come erroneamente il rimettente ritiene. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dei commi 13 e 18 dell'art. 116 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come rispettivamente sostituiti dalle lettere a) e b) del comma 1 dell'art. 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), sollevata, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, dalla Corte di cassazione con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 maggio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'1 giugno 2007. Il Cancelliere F.to: MELATTI