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Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emergenza peste suina imperversa nei boschi e nell'entroterra della Liguria e del Piemonte, com'è già successo in Germania e nell'Est dell'Europa. Ad oggi sono 74 le positività accertate, di cui 42 in Piemonte e 32 in Liguria. Immediatamente dopo il ritrovamento del primo cinghiale morto a causa della peste suina, il 7 gennaio scorso, si è costituita al Ministero della salute un'Unità di crisi per gestire una situazione per niente facile. Il rischio è di non riuscire ad arginare un virus che, se sfuggisse di mano, potrebbe mettere in crisi l'intero settore della lavorazione di carne di maiale e derivati. La paura dei veterinari e soprattutto degli operatori del settore suinicolo è che il virus arrivi negli allevamenti e a quel punto, anche solo con un capo infetto rilevato, sarebbe veramente un disastro, perché la conseguenza diretta è il divieto di esportazione di carni, ma anche salumi, dall'intera Italia. Paesi come Giappone e Cuba già hanno vietato le importazioni di prodotti italiani. Quindi, forte è la preoccupazione per il danno di immagine che questa situazione può creare, diventando anche uno strumento di speculazione economica - sappiamo quanto imprevedibile è questo aspetto - nei confronti del nostro territorio, rischiando di colpire ingiustamente i nostri allevatori che conducono al meglio i loro allevamenti, con standard di biosicurezza elevati, anche se tanto andrebbe fatto ancora per l'attenzione al benessere animale, inteso come distanziamento e cura di questi allevamenti, e per la sua tutela. La malattia è altamente infettiva - per fortuna solo tra i suidi - e la trasmissione può avvenire per contatto diretto, anche mangiando rifiuti a base di carne infetta, trasferendo il virus per decine di chilometri attraverso feci e urine. C'è poi la possibilità che lo stesso uomo ne divenga vettore inconsapevole, attraverso qualsiasi oggetto contaminato dal virus che potrebbe portare con sé, con l'abbigliamento, sui veicoli o sugli attrezzi che usa. Da qui il divieto nelle aree infette di generare movimenti di animali, nonché il divieto di caccia e di tutte le attività che comportano movimentazioni, anche di mezzi. Chiaramente sarà proibito ogni metodo di caccia tradizionale che comporti l'utilizzo di cani o altri attrezzi che possono essere difficilmente sanificati e quindi difficilmente si potrebbe contenere la trasmissione del virus, in quanto lo stesso è dotato di una buona resistenza nell'ambiente esterno e può rimanere vitale fino a cento giorni, sopravvivendo all'interno dei salumi per alcuni mesi e resistendo alle alte temperature. Da qui l'urgenza del provvedimento che voteremo oggi, su proposta dei ministri Patuanelli e Speranza, resosi necessario per definire e quantificare i provvedimenti utili ad eradicare la peste suina africana nei cinghiali e per prevenire il contagio tra i suini da allevamento, al fine di proteggere le esportazioni, il sistema produttivo nazionale e la filiera tutta. È una corsa contro il tempo: è necessario agire tempestivamente per arginare la malattia e scongiurare lo sconfinamento in Lombardia, Emilia, Veneto e Toscana, dove ci sono quasi tutti gli allevamenti suinicoli d'Italia. Da una stima approssimativa fatta dal Ministero della salute e dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) risulta che, nel caso di indennità di abbattimento dei capi, sarebbero necessarie risorse pari a circa 1,442 miliardi di euro, se il virus arrivasse in queste Regioni. Il professor Manuel Vizcaino, esperto dell'Organizzazione mondiale della sanità e direttore del laboratorio di riferimento per la peste suina africana in Sardegna (Regione che ha già affrontato il problema), in sede di audizione in Commissione ha dichiarato che la situazione è davvero molto difficile e l'unica possibilità di cui si dispone è il controllo del virus mediante tre azioni da condurre con cura: la prevenzione precoce, il contenimento dell'aria infetta e la riduzione della popolazione dei cinghiali. Questo, in sintesi, è quanto nei fatti sarà indispensabile portare a compimento. Da qui l'utilizzo delle recinzioni per confinare i cinghiali e di metodi precisi e puntuali per contenerne il numero, che esulano dalla caccia tradizionale, che purtroppo non è riuscita in tutti questi anni a contenerlo. Tanti studiosi, infatti, confermano che è invece piuttosto dannosa per la fauna e spesso agevola la prolificazione dei suini. Sono state fatte tante immissioni di suini, quindi le Regioni sono risultate inadempienti nella gestione della fauna selvatica, che adesso è sfuggita di mano. Sicuramente tutti, tra agricoltori e cittadini, sono allarmati dal numero che cresce a dismisura; dovrà quindi essere messo in atto un contenimento di tale numero, ma attraverso metodi scientifici. Il discorso quindi esula dalla disciplina della caccia, perché in questo caso si parla di personale qualificato per la selezione: devono essere pianificate le quantità e le modalità di intervento e tutto verrà modulato su piani già definiti. È necessaria quindi una prevenzione precoce e dobbiamo agire in urgenza. Nel decreto-legge si prevede che ogni Regione adotti un piano di interventi che includa anche la ricognizione per Provincia della consistenza delle specie, l'indicazione dei metodi ecologici, delle aree di intervento diretto, delle modalità, dei tempi e degli obiettivi annuali, che sono importantissimi. È necessario, quindi, crearsi una road map - come si dice - ed essere davvero puntuali nella tempistica. Con il provvedimento si affida per un anno a un Commissario (prorogabile per un altro anno) il compito di coordinare tutte le azioni del piano necessarie al contenimento e alla eradicazione del virus (non dei cinghiali), laddove è presente, ossia nelle Regioni di riferimento. Tale piano deve essere adottato in conformità a quanto già sperimentato in Sardegna, su cui l'Unione europea ha dato il nulla osta, in conformità al manuale delle emergenze da PSA dell'aprile del 2021 e previo parere dell'ISPRA. Tutto quanto verrà messo in atto dovrà essere condotto con molta cura, avvalendosi delle guardie provinciali e dei soggetti abilitati alla caccia con metodi selettivi e sotto la vigilanza del Comando delle unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri, nonché delle ASL competenti. Le aziende zootecniche dovranno munirsi di aree per la sanificazione di mezzi e persone, oltre che di recinzioni per proteggere gli allevamenti da ogni possibile contatto con l'esterno. Tutto questo viene fatto nel rispetto della salute animale e dell'equilibrio, che è necessario per una sana biodiversità, cui dobbiamo tendere. La nostra attenzione deve essere rivolta proprio alla tutela degli ecosistemi e ai giusti equilibri. Questo intervento vuole andare in questo senso, anche in previsione di futuri approcci rispetto a quanto viene richiesto dal mondo produttivo riguardo la proliferazione della fauna selvatica. (Applausi) . PRESIDENTE . Colleghi, tenuto conto della richiesta di sospensione dalle ore 12 alle ore 13 per una riunione di Gruppo e avendo solo dieci minuti, propongo di rinviare le repliche dei relatori, se sono d'accordo, alla ripresa dei lavori. Non facendosi osservazioni, così rimane stabilito. Pertanto, sospendo la seduta fino alle ore 13.