[pronunce]

tale normativa concernerebbe, d'altra parte, la «disciplina dei rapporti tra privati e pubblica amministrazione (in particolare, in relazione all'accesso ed al diritto all'informazione), anch'essa di competenza regionale salva la determinazione statale dei livelli essenziali delle prestazioni». La competenza statale da ultimo richiamata, a sua volta, non sarebbe violata, in quanto il d.lgs. n. 195 del 2005 restringerebbe la tutela approntata dalla legge regionale, prevedendo, comunque, «una tutela più ampia rispetto a quella garantita dalla legge n. 241 del 1990, come le Regioni possono ben fare ai sensi dello stesso art. 22, comma 2, di tale legge». Pertanto, gli artt. 3, 4, 5, 8 e 12 del d.lgs. n. 195 del 2005 non disporrebbero in materia ambientale, ma si limiterebbero a regolare «i modi in cui l'amministrazione fa accedere alle informazioni ambientali ed i casi in cui l'accesso è escluso»; si tratterebbe dunque dell'ambito materiale relativo all'«accesso ai documenti» e all'«organizzazione degli uffici». A detta della difesa regionale, non sarebbe neanche invocabile – né è stata richiamata nel ricorso – la competenza statale in tema di coordinamento informativo e informatico di cui all'art. 117, secondo comma, lettera r), Cost., in quanto la materia de qua «non può certo essere dilatata fino a comprendere tutte le modalità di soddisfacimento del diritto all'informazione». Al riguardo, viene richiamata la giurisprudenza di questa Corte secondo cui quella in esame sarebbe una competenza di tipo tecnico volta a rendere omogenei i dati delle diverse amministrazioni. Nel caso in esame, invece, non ricorrerebbero i caratteri sopra indicati. Quanto detto confermerebbe la lesione, operata dalle norme impugnate, delle competenze costituzionali della Regione Friuli-Venezia Giulia in materia di organizzazione regionale, degli enti pararegionali e degli enti locali, nonché in materia di diritto di accesso, nella parte in cui il censurato d.lgs. n. 195 del 2005 dà attuazione ad una direttiva comunitaria «in modo indiscriminato, senza escludere la propria applicazione qualora la Regione recepisca o, come nel caso in questione, addirittura abbia già recepito la direttiva, e sovrapponendosi, dunque, alla disciplina già dettata dalla Regione». La difesa regionale, infine, pur ritenendo che dalle norme impugnate e dai motivi del ricorso statale contro la legge reg. n. 11 del 2005 emerga l'«intento normativo di escludere la competenza regionale», osserva che, qualora questa Corte dovesse ritenere operante la clausola di cedevolezza posta dal già citato art. 1, comma 5, della legge di delega n. 306 del 2003, le suesposte ragioni di doglianza verrebbero meno. Nel caso, invece, non risultasse possibile l'interpretazione conforme a Costituzione, le norme impugnate sarebbero viziate anche da eccesso di delega, per contrasto, appunto, con l'art. 1, comma 5, della legge n. 306 del 2003. Vizio, quest'ultimo, che la Regione ritiene denunciabile in questa sede in quanto incidente direttamente sulle competenze regionali. 1.2. – In subordine, qualora si ritenesse che l'accesso all'informazione ambientale ricada nella materia «tutela dell'ambiente», la ricorrente ritiene comunque illegittime le norme impugnate. La Regione muove dalla premessa secondo cui essa è titolare di competenze costituzionali anche in materia ambientale, «come risulta dalle numerose disposizioni che attribuiscono poteri in materie intrecciate con quella dell'ambiente» (art. 4, numeri 2, 3, 6, 9, 12 e 13, art. 5, numeri 10, 14, 16, 20 e 22, art. 6, numero 3, dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia). D'altra parte, questa competenza regionale non sarebbe «intaccata» dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., che assegna la «tutela dell'ambiente» alla potestà legislativa esclusiva dello Stato, in quanto tale competenza non può valere nei confronti delle Regioni speciali. In ogni caso, secondo la difesa regionale, la giurisprudenza di questa Corte avrebbe individuato nella fissazione di standard uniformi di tutela l'ambito di competenza statale in materia. Pertanto, quand'anche si volessero ricondurre le norme impugnate alla «tutela dell'ambiente», esse comunque darebbero attuazione ad una direttiva comunitaria in materie di competenza regionale, senza alcuna clausola di suppletività e di cedevolezza. 1.3. – Infine, la Regione Friuli impugna l'art. 12, commi 2 e 3, del d.lgs. n. 195 del 2005, in cui si stabilisce che «le autorità pubbliche provvedono all'attuazione delle disposizioni di cui agli artt. 3, comma 7, 4, 5, 7, 8, 9, 10 e di cui al comma 1 nell'ambito delle proprie attività istituzionali ed utilizzando a tali fini le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente» e che «in ogni caso, dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri né minori entrate a carico della finanza pubblica». La ricorrente ritiene che l'art. 12, commi 2 e 3, oltre ad essere affetto dai vizi sopra esposti (poiché disconosce la competenza regionale e si sovrappone alle norme regionali già emanate), violi «l'autonomia finanziaria regionale di cui agli artt. 48 ss. dello statuto, in quanto impone ad essa un vincolo molto puntuale, che esula dai poteri statali di coordinamento della finanza pubblica». 1.4. – Per le ragioni sopra indicate, la Regione Friuli chiede che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale degli artt. 3, 4, 5, 8 e 12 del d.lgs. n. 195 del 2005, «in quanto il campo di applicazione di tali articoli non è delimitato da una clausola di cedevolezza che faccia salve le leggi regionali emanate». 2. – Con atto depositato il 10 dicembre 2005, il Presidente del Consiglio dei ministri si è costituito in giudizio, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile ed infondato. Secondo la difesa erariale, l'informazione ambientale attiene alla materia «tutela dell'ambiente» e «completa l'intervento normativo nella materia, [che] deve essere disciplinata in maniera unitaria non essendo consentiti, pena il mancato conseguimento degli obiettivi di legge, differenti livelli di informazione nel territorio nazionale». Il resistente contesta l'affermazione della Regione secondo cui le norme impugnate violerebbero la competenza regionale in materia di organizzazione regionale e degli enti locali nonché in materia di diritto di accesso, in quanto prive di una clausola di cedevolezza. Al riguardo, il Presidente del Consiglio afferma che la Regione non avrebbe preso in considerazione l'art. 11 del d.lgs.