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Disposizioni in materia di negoziazione assistita. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge introduce nel nostro ordinamento la parificazione dell'accesso alla procedura partecipativa di negoziazione assistita da un avvocato, procedura recentemente recepita nel nostro ordinamento, a quello delle altre procedure di risoluzione delle controversie attraverso l'ammissione della medesima al patrocinio a spese dello Stato. La lodevole introduzione dell'istituto della negoziazione assistita, già attuata pure in Francia, ha visto purtroppo una sua discriminazione nei confronti delle altre ipotesi di gestione delle controversie e ciò è avvenuto fin dalla sua genesi. Invero, nonostante l'affermata equivalenza della negoziazione assistita alle altre forme di definizione dei contenziosi e contrariamente allo spirito della legge, volto alla semplificazione ed alla limitazione all'accesso alla giurisdizione con conseguente risparmio delle relative risorse e riduzione del contenzioso, all'articolo 3, comma 6, del decreto-legge n. 132 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 162 del 2014, non si prevede l'estensione all'istituto della negoziazione assistita della vigente normativa del beneficio del patrocinio a spese dello Stato. Nell'ipotesi di cui stiamo parlando è stata invece prevista una disciplina ad hoc , in sé unica e senza giustificazione sistematica, che di fatto scarica il costo della procedura sulle spalle dell'avvocatura, senza prevedere alcun ristoro per l'attività difensiva svolta e quindi rendendo antieconomica la detta attività professionale. Peraltro bisogna dire anche che ogni attività di cui è prevista la gratuità è fruibile nei limiti della capacità del soggetto erogante che, nel momento in cui riterrà di non essere in grado di sostenerla, sfavorirà il ricorso ad essa: come effetto di ciò, la scelta di addossare ai soli avvocati l'onere del servizio legale inerente la negoziazione assistita dei meno abbienti altera la struttura del patrocinio a spese dello Stato per come concepito nel testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, con ovvie conseguenze discriminatorie ed illogiche in quanto limitante l'accesso degli aventi diritto a regolamentazioni che prevengano, limitandolo, l'accesso alla giurisdizione per la costituzione e la risoluzione dei contenziosi per i quali essa è prevista a condizione di procedibilità, introducendo di fatto un ingiustificato pregiudizio discriminatorio anche in termini economici, non permettendo la diffusione ed il correlato accesso all'istituto delle negoziazione assistita in tutte le circostanze in cui l'avvocato non fosse in grado di svolgere attività pro bono . Il fatto non è passato inosservato ai tecnici del settore e vi è pure una mozione del XXXII Congresso nazionale forense (la n. 50) richiedente l'estensione dell'ambito di applicazione del patrocinio a spese dello Stato anche alla materia giudiziale non contenziosa, in particolare a mediazione e negoziazione assistita. Ad abundantiam si deve anche rilevare che la medesima legge forense, la legge 31 dicembre 2012, n. 247, all'articolo 2, commi 5 e 6, prevede competenze specifiche e di esclusiva riservate all'avvocatura, nello specifico «l'assistenza, la rappresentanza e la difesa nei giudizi davanti a tutti gli organi giurisdizionali e nelle procedure arbitrali rituali» nonché «l'attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale, ove connessa all'attività giurisdizionale», precisando che non è previsto alcun discrimine verso la negoziazione assistita, o concezione subordinata della stessa, poiché si prevede la riserva esclusiva agli avvocati anche per tale tipologia di rappresentanza degli assistiti. Se ciò non bastasse, è la stessa norma genetica dell'istituto, il decreto-legge n. 132 del 2014, che disciplina la procedura di negoziazione assistita, a conferire altresì espressamente agli avvocati agli articoli 5 e 6 nuovi e più ampi poteri di certificazione e di attestazione di conformità alle norme imperative e all'ordine pubblico degli accordi di negoziazione assistita, con effetti costituivi in ambito familiare sullo status delle persone, mediante l'invio all'ufficiale dello stato civile degli accordi direttamente autenticati dagli avvocati, con diretta iscrizione o trascrizione degli stessi nei registri dello stato civile delle parti. In tal modo si evidenzia che la negoziazione assistita non è e non può essere una procedura gradata in via inferiore rispetto alle altre procedure giurisdizionali e non. Purtroppo, come detto e nonostante il principio di equipollenza dell'accordo di negoziazione assistita agli atti giurisdizionali di cui all’articolo 6 del decreto-legge n. 132 del 2014 e contrariamente allo spirito della legge, volto alla semplificazione ed alla limitazione all'accesso alla giurisdizione con conseguente risparmio delle relative risorse e riduzione del contenzioso, ad oggi non si prevede l'estensione all'istituto della negoziazione assistita della normativa del beneficio del patrocinio a spese dello Stato in ambito familiare, con conseguenze discriminatorie ed illogiche, in quanto limita l'accesso delle famiglie tutte a regolamentazioni che prevengano, limitandolo, l'accesso alla giurisdizione per la costituzione e la risoluzione delle relazioni familiari da qualsiasi origine nascano, introducendo di fatto un ingiustificato pregiudizio discriminatorio anche in termini economici, non permettendo l'accesso all'istituto delle negoziazione assistita anche ai nuclei familiari meno abbienti, con il connesso risparmio delle risorse destinate al funzionamento del processo, ma anche e soprattutto con effetti preventivi sul piano sociale, connessi all'opera di accompagnamento professionale delle coppie alla regolamentazione del conflitto familiare secondo i principi di cooperazione, buona fede e lealtà e rispetto che governano l'istituto della negoziazione assistita dagli avvocati, che esplicano anche in tale contesto la loro funzione di tutela e difesa dei diritti delle parti sul piano sociale e del diritto anche al di fuori dell'ambito strettamente processuale. La contraddittorietà dell'esclusione in ambito familiare dell'applicabilità dell'istituto del patrocino a spese dello Stato alla negoziazione assistita appare ancor più contraddittorio quando si consideri che i consigli degli ordini già consentono alle coppie che ne abbiano i requisiti l'accesso al beneficio per la regolamentazione consensuale della separazione, di ambito speculare anche giuridico pari alla negoziazione assistita, in quanto attività di volontaria giurisdizione che prevede anche l'intervento del pubblico ministero, ufficio giudiziario cui delegare la relativa liquidazione dei compensi professionali dell'avvocato.