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Ci sarà una migrazione dell'esercizio venatorio, perché ci saranno Regioni che consentiranno di fare alcune cose e altre, di diverso orientamento o di diversa pesatura di certe posizioni ideologiche - è facile definirle tali - che invece non consentiranno di fare cose anche assolutamente normali. Quindi, al di là della bruttura di questa postura, che vede il Governo ogni volta scaricare sulle Regioni la responsabilità di prendere provvedimenti difficili e probabilmente a volte anche impopolari, c'è un serio problema di coordinamento, che questo testo non è che non risolve, non affronta nemmeno. Chi dovrà coordinare i piani delle Regioni? Non il commissario, perché è previsto specificatamente che il commissario faccia solo quanto attiene all'emergenza nelle zone rosse. In previsione dell'emergenza lo farà anche fuori dalle zone rosse, secondo quanto mi dice il collega Bruzzone e che io prendo per buono, avendo egli studiato meglio di me il provvedimento: può però il commissario occuparsi di tutto questo? È verosimile ritenere che il commissario si occuperà di coordinare le Regioni, ad esempio, sull'attività del prelievo venatorio? Io non ci credo: questo non accadrà mai. Chi lo farà allora? Lo farà l'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)? Che Dio ce ne guardi! Chi lo fa? Lo può fare qualcuno, ad esempio, nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni, ma questa figura va individuata, perché non è possibile che - ripeto - chi risiede in una Regione a confine con un'altra Regione si trovi a dover trattare di provvedimenti, di norme e di regolamenti completamente diversi: ci sarà un disorientamento generale, a discapito proprio della capacità di aggredire il problema e di affrontare l'emergenza che, ricordo, è grave, gravissima, pesantissima. Dio non voglia che accada il salto di qualità. Rispetto a tutto ciò Fratelli d'Italia si asterrà dal voto. Abbiamo contribuito in Commissione, per quanto possibile, a migliorare il provvedimento. Lo avremmo fatto ben volentieri in misura maggiore, qualora avessimo trovato un minimo di sponda, perché le idee che abbiamo esposto sono state anche condivise in separata sede, anche se poi nella logica dell'attività di Governo tutto questo è stato sacrificato alla logica di maggioranza. È evidente, signor Presidente che, rispetto alla necessità di creare questo coordinamento, daremo seguito con degli atti di indirizzo, nella speranza che almeno questo si riesca a chiudere. Ben venga, quindi, questo metodo, signor Presidente. Non mi sembra che abbiamo perso tutto questo tempo, non mi sembra abbiamo sacrificato i tempi di conversione del decreto, non mi sembra che abbiamo fatto niente di grave. Se tutte le volte riuscissimo a fare la stessa cosa, probabilmente anche l'atteggiamento del Gruppo Fratelli d'Italia in Aula potrebbe essere un po' diverso rispetto alle dinamiche e alla dialettica che ci scambiamo in occasione degli interventi in dichiarazione di voto. (Applausi) . TARICCO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, siamo qui oggi per dare il via libera ad una legge di conversione del decreto-legge n. 9 del 17 febbraio 2022, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana. Il provvedimento, come hanno detto i colleghi, è fortemente atteso non soltanto dai territori interessati dai rinvenimenti di animali contagiati dalla peste suina africana, ma da tutti i territori, quantomeno circostanti, per i rischi connessi al fatto che questo virus possa allargarsi e contaminare aree produttive di allevamenti suinicoli. Se ciò dovesse succedere, sarebbe infatti devastante. Ricordo, solo per inciso, che nella direttrice Nord dell'area interessata Nord-Ovest, e cioè la provincia di Cuneo, ci sono quasi un milione e mezzo di maiali e a Est, verso le province di Parma e Piacenza, ce n'è quantomeno un altro milione e mezzo. Si tratta quindi di un rischio che, come ben rilevato dalla relazione, qualora dovesse allargarsi l'area di infezione, si tradurrebbe in oltre un miliardo di danni potenziali legati agli allevamenti che potrebbero esserne toccati. Siamo qui ad affrontare questa legge di conversione con due sensazioni nel cuore: da una parte, la consapevolezza che già il decreto-legge in sé per i contenuti che aveva e le indicazioni che dava, nonché gli orientamenti per i piani da predisporre e le misure da mettere in campo, sia quelle per la biosicurezza sia quelle per tutte le altre attività previste (cui non venivano destinate risorse al suo interno), aveva contenuti puntuali; dall'altra, ricordo però che il decreto sostegni- ter , approvato nelle scorse settimane, vedeva 35 milioni di risorse dedicate agli interventi finalizzati ai danni sulle imprese legati a questo evento e 15 milioni di interventi per la messa in sicurezza per la biosicurezza delle stesse aziende. Si tratta quindi di un provvedimento che già aveva contenuti puntuali e, anche se indirettamente, risorse per poterli affrontare. Vi è poi la consapevolezza, come rilevato da molti colleghi, anche non appartenenti alla maggioranza, nel corso della discussione, di aver fatto un buon lavoro di condivisione. Ringrazio i relatori e il Governo per la ricerca di soluzioni nel concreto che sempre, su tutti i punti, si è cercato di portare avanti, tentando di dare risposte alle questioni e alle sottolineature legate alla necessità di rafforzare alcune questioni, emerse nelle audizioni svolte dalle Commissioni. Cito solo le tre questioni principali, legate una al ruolo del commissario in rapporto a quello delle Regioni (questione importante, se vogliamo essere operativi concretamente); una al ruolo delle risorse, perché era necessario disporre di strumenti per poter poi concretamente attuare quantomeno la recinzione e tutti gli interventi di contenimento; una ai chiarimenti normativi che rendono effettivamente percorribili le ambizioni che mettiamo in questa norma. Credo che su queste tre questioni il testo che viene posto ora alla nostra attenzione e che voteremo fra qualche istante dia risposte assolutamente importanti. È una sensazione sicuramente positiva, che coloro che hanno lavorato al testo hanno vissuto tutti insieme. Vi è poi una sensazione meno positiva, che è quella di aver perso un'occasione importante. Se infatti siamo qui ad affrontare l'emergenza della peste suina africana, è anche perché, come dicono tutti i documenti e com'è stato confermato durante le audizioni, c'è un'eccessiva presenza di cinghiali selvatici sui nostri territori. Addirittura è stato detto in modo molto chiaro che la densità ottimale sarebbe intorno a 1-1,5 capi per chilometro quadrato. Nelle audizioni ci è stato detto che in alcuni territori arriviamo anche a 15 capi per chilometro quadrato. È chiaro quindi che il problema esiste. Ricordo, com'è evidente a coloro che hanno letto i documenti, che già nel manuale operativo predisposto il 21 aprile dell'anno scorso, in una situazione in cui non c'era ancora la sensazione che avremmo avuto questo problema all'orizzonte, giustamente gli uffici ministeriali avevano predisposto un documento che, stante la presenza del problema in tutta Europa, invitava a prevenire i guai che ne potevano derivare.