[pronunce]

n. 546 del 1992 e dell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari; istituzione dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), per violazione degli artt. 3, 24, 111 e 113 Cost., nella parte in cui non contemplano i contributi di bonifica tra i tributi devoluti alla giurisdizione del giudice tributario - diversamente dai tributi locali, dalle imposte comunali sull'incremento di valore degli immobili e delle controversie catastali e concernenti l'imposta catastale - per disparità di trattamento tra situazioni affini e perché, devolvendo la cognizione di tali controversie al giudice ordinario, le disposizioni impugnate pongono ostacoli alla tutela giurisdizionale del cittadino; che il testo dell'art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 cit. è stato, successivamente all'ordinanza di rimessione, interamente sostituito dall'art. 12 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002); che questa Corte, prima di esaminare l'effetto di tale ius superveniens sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Commissione tributaria provinciale di Piacenza, deve esaminare l'ammissibilità della stessa, in particolare sotto il profilo della rilevanza nel giudizio a quo; che costituisce affermazione costante nella giurisprudenza della Corte quella secondo la quale sono inammissibili le questioni di legittimità sollevate dal giudice del merito dopo la presentazione del ricorso per regolamento di giurisdizione, e "segnatamente quando le norme sospette di incostituzionalità rilevino per la risoluzione della questione di giurisdizione" (v., fra le più recenti, l'ordinanza n. 248 del 2000, che richiama espressamente l'ordinanza n. 239 del 1989 e le sentenze n. 173 del 1981 e n. 43 del 1980); che la novellazione introdotta al testo dell'art. 367 cod. proc. civ. dall'art. 61 della legge 26 novembre 1990, n. 353 (Provvedimenti urgenti per il processo civile) non è suscettibile di modificare il consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte, dal momento che la delibazione sulla non manifesta inammissibilità o infondatezza dell'istanza per regolamento di giurisdizione - prevista al fine di disincentivare il ricorso a detto strumento a scopo meramente dilatorio - non incide sulla competenza in ordine alla decisione sul regolamento stesso, che resta in via esclusiva attribuita alla Corte di cassazione a sezioni unite; che la Commissione tributaria provinciale di Piacenza non era perciò legittimata a sollevare la questione di legittimità costituzionale sulle norme impugnate; che la questione è perciò manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413) , e dell'art. 30, comma 1, della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari; istituzione dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 76, 77, 111 e 113 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Piacenza con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 5 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola