[pronunce]

L'art. 6, infine, istituisce un “controllo scientifico della terapia elettroconvulsivante”. Con tali disposizioni, conclude la resistente, adottate nell'esercizio di una potestà affidata costituzionalmente alla Regione, non si comprime la libertà di esercizio dell'arte medica, ma si responsabilizzano invece gli operatori sanitari, in fase di scelta del trattamento terapeutico “di minore pericolosità e di esito scientificamente accertato”. 9.- A propria volta la Regione Toscana, in prossimità dell'udienza pubblica, ha depositato memoria illustrativa. La resistente premette di aver inteso uniformarsi, con la legge impugnata, alle indicazioni tracciate da questa Corte con la sentenza n. 282 del 2002: quest'ultima, in particolare, non avrebbe voluto precludere al potere legislativo (sia statale che regionale) spazi di disciplina, ed eventualmente di divieto, di pratiche mediche, a condizione, tuttavia, che l'inefficacia o la dannosità delle stesse fosse acclarata a livello scientifico. Nel caso di specie, prosegue la difesa regionale, il legislatore toscano non ha mancato di fondare il proprio intervento su un'accurata fase istruttoria di carattere tecnico-scientifico, al termine della quale sarebbero state puntualmente recepite le direttive impartite dal Consiglio superiore della sanità, dall'Osservatorio per la tutela della salute mentale, dal Comitato nazionale di bioetica, come trascritte nella circolare 15 febbraio 1999 del Ministro della sanità. Preme alla Regione sottolineare che, in quest'ottica, non si sarebbe inteso vietare in termini assoluti la TEC, ma piuttosto affidarsi alla prudente valutazione del caso concreto da parte del sanitario responsabile, secondo le linee tracciate dalla legge impugnata (che, rammenta la Regione, esprime un divieto operante solo “di norma” e solo a favore di “soggetti deboli”). Così legiferando, si sarebbe preservata la stessa autonomia professionale del medico, in accordo con l'art. 29 del codice di deontologia, quanto alla necessità che quest'ultimo garantisca “da ogni sopruso” minori, anziani e disabili. Quanto al divieto concernente la lobotomia, esso, secondo la Regione Toscana, sarebbe fondato su un pacifico orientamento della scienza medica, e risulterebbe meramente riproduttivo di un precetto già desumibile direttamente dall'art. 32 della Costituzione e dall'art. 5 del codice civile. Né sarebbe pertinente il richiamo operato dal ricorso alle norme interposte di cui alla legge n. 180 del 1978 e n. 833 del 1978, e di cui agli articoli 1 e 14 del d.lgs. n. 502 del 1992: da esse non sarebbe dato desumere principi applicabili alla fattispecie (quanto ai primi due testi normativi appena richiamati), o comunque confliggenti con le disposizioni censurate (quanto al d.lgs. n. 502 del 1992). Ne segue, secondo la Regione, l'infondatezza del motivo di ricorso relativo alla pretesa violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione. Parimenti, sulla scorta di quanto stabilito da questa Corte nella sentenza n. 282 del 2002, dovrebbe escludersi la violazione degli articoli 2, 32 e 33, primo comma, della Costituzione. In ordine agli articoli 2 e 32 della Costituzione, ciò dovrebbe affermarsi poiché la Corte “ha negato che il limite dei livelli essenziali possa estendere la riserva di legislazione dello Stato sino a ricomprendervi anche la disciplina in ordine alle pratiche terapeutiche”; in ordine all'art. 33 della Costituzione, la Corte avrebbe già escluso l'invasione dell'area dell'ordinamento civile da parte del legislatore regionale, quando questi ponga “regole concrete di condotta” cui i soggetti dell'ordinamento sono tenuti ad attenersi nell'esercizio della propria attività professionale. 10.- Con atto depositato fuori termine ha spiegato intervento nel giudizio promosso avverso la legge regionale del Piemonte (reg. ric. n. 47 del 2002) il Comitato dei cittadini per i diritti dell'uomo (C.C.D.U.), definendosi “associazione non riconosciuta senza scopo di lucro”, interessata ad aderire alla difesa della Regione Piemonte e chiedendo il rigetto del ricorso. 11.- All'udienza pubblica del 30 settembre 2003, in sede di discussione, le difese dello Stato e delle Regioni hanno illustrato le rispettive ragioni e ribadito le conclusioni già rassegnate in atti.1.- Con due distinti ricorsi di analogo tenore, il Presidente del Consiglio ha impugnato (reg. ric. n. 47 del 2002) la legge regionale del Piemonte 3 giugno 2002, n. 14 (Regolamentazione sull'applicazione della terapia elettroconvulsivante, la lobotomia prefrontale e transorbitale ed altri simili interventi di psicochirurgia), e (reg. ric. n. 3 del 2003) l'art. 3, commi 2, 3 e 4, della legge regionale della Toscana 28 ottobre 2002, n. 39 (Regole del sistema sanitario regionale toscano in materia di applicazione della terapia elettroconvulsivante, la lobotomia prefrontale e transorbitale ed altri simili interventi di psicochirurgia). Le due leggi regionali hanno lo stesso oggetto, anche se la disciplina in esse contenuta è parzialmente diversa. In particolare, entrambe le leggi esordiscono con disposizioni che enunciano genericamente finalità di sviluppo sociale “verso obiettivi di progresso democratico” e di “intervento a tutela della salute dei cittadini” (art. 1 della legge del Piemonte; art. 1 della legge della Toscana), e proclamano l'adesione delle due Regioni “ai deliberati delle Nazioni Unite, del Consiglio d'Europa” e alle disposizioni nazionali “in materia di diritti umani” (art. 2 della legge del Piemonte; art. 2 della legge della Toscana, che prosegue elencando taluni documenti internazionali in tema di psichiatria e diritti umani). La legge piemontese contiene poi un articolo 3 che disciplina il “consenso informato” in relazione alla pratica della terapia elettroconvulsivante (TEC). L'articolo 4 stabilisce che “è fatto divieto di utilizzare in tutte le strutture regionali la TEC sui bambini e gli anziani. Per le donne in gravidanza viene posto il medesimo divieto a meno che l'applicazione della TEC venga espressamente richiesta dalla paziente e autorizzata anche dal coniuge e dai familiari diretti della paziente, secondo le modalità espresse dall'articolo 3”; e che “viene fatto divieto di utilizzare in tutte le strutture regionali la lobotomia prefrontale e transorbitale, ad altri simili interventi di psicochirurgia”. Ai sensi dell'articolo 5 “è eliminato ogni riferimento che possa contemplare una responsabilità professionale del medico che decida di non ricorrere alla TEC, alla lobotomia prefrontale e transorbitale e ad altri simili interventi di psicochirurgia, salvo rispondere dei propri atti nei termini previsti dalla normativa sulla responsabilità professionale”. Infine l'articolo 6, sotto la rubrica “Monitoraggio, sorveglianza e valutazione”, prevede che “tutte le TEC sono corredate da dati analitici che permettano di avviare rigorosi studi clinici.