[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. da 1 a 11, nonché dell'art. 15 della legge della Regione Sardegna 17 gennaio 2005, n. 1 (Istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della Conferenza permanente Regioni-enti locali) promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri notificato il 17 marzo 2005, depositato in cancelleria il 24 marzo 2005 ed iscritto al n. 39 del registro ricorsi 2005. Visto l'atto di costituzione della Regione Sardegna; udito nell'udienza pubblica del 21 marzo 2006 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; uditi l'avv. dello Stato Gaetano Zotta per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Graziano Campus e Alberto Salvatore Romano per la Regione Sardegna.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.— Con ricorso n. 39 del 2005, notificato alla Regione Sardegna in data 17 marzo 2005, e depositato presso la cancelleria della Corte il successivo giorno 24, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato gli artt. da 1 a 11, nonché l'art. 15 della legge della Regione Sardegna 17 gennaio 2005, n. 1 (Istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della Conferenza permanente Regioni-enti locali), per violazione dell'art. 123, ultimo comma, della Costituzione, in relazione all'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). 1.1. — L'Avvocatura premette che il predetto art. 123, ultimo comma, Cost., introdotto dall'art. 7 della legge costituzionale n. 3 del 2001, dispone che «in ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali». Tale norma, pur riferita esclusivamente alle Regioni a statuto ordinario, si applica, secondo la difesa statale, anche alle Regioni a statuto speciale, in virtù della clausola contenuta nell'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, secondo cui «sino all'adeguamento dei rispettivi statuti» le disposizioni della predetta legge costituzionale «si applicano anche alle Regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano per le parti in cui prevedono forme di autonomie più ampie rispetto a quelle già attribuite». Nel ricorso si puntualizza che «tali forme di maggiore autonomia sono, naturalmente, riferite anche agli enti locali». Da ciò consegue che anche le Regioni a statuto speciale – «per le quali non sia intervenuto l'adeguamento dello statuto nel senso dell'ampliamento delle autonomie degli enti locali» – sarebbero tenute ad istituire il predetto Consiglio delle autonomie locali «con fonte statutaria e non con fonte legislativa ordinaria». Da qui la richiesta volta ad ottenere la declaratoria di illegittimità costituzionale degli artt. da 1 a 11, nonché dell'art. 15 della legge della Regione Sardegna n. 1 del 2005. 2. — Si è costituita la Regione Sardegna la quale – dopo avere premesso di avere competenza legislativa primaria in materia di “ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi della Regione” e di “ordinamento degli enti locali” (art. 3, lettere a e b, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, recante «Statuto speciale per la Sardegna») e che tale competenza non è contestata dallo Stato - chiede che il ricorso venga dichiarato non fondato per il seguente ordine di ragioni. 2.1. — Innanzitutto, la difesa regionale assume che l'art. 123, ultimo comma, della Costituzione non possa trovare applicazione, in virtù della clausola di cui all'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, nei confronti delle Regioni a statuto speciale, in quanto a quest'ultime si applica l'art. 116 della Costituzione, «il quale si pone quale norma speciale e derogatoria rispetto al regime statutario delle Regioni ordinarie», disciplinato, appunto, dal predetto art. 123. Del resto, si sottolinea, la stessa legge costituzionale n. 3 del 2001 ha mantenuto la specialità che ha tradizionalmente caratterizzato il sistema delle autonomie rafforzate, in quanto l'art. 2 della predetta legge «ha riscritto il disposto dell'art. 116 Cost., così espressamente inserendo nel quadro della riforma complessiva del Titolo V la disciplina particolare dell'autonomia statutaria delle Regioni speciali e delle Province autonome». 2.2.— In via subordinata rispetto alle argomentazioni difensive sin qui svolte, la Regione contesta il postulato da cui muove il ricorrente e cioè che la “clausola di maggior favore” possa riferirsi anche agli enti locali. Secondo la difesa regionale, infatti, l'art. 10 vale ad estendere le forme di maggiore autonomia previste dal Titolo V esclusivamente alle Regioni a statuto speciale, come risulterebbe oltre che dalla formulazione letterale dello stesso art. 10, soprattutto dalla ratio che connota la disposizione costituzionale. Tale disposizione, infatti, nello stabilire l'applicabilità in via eccezionale del testo costituzionale rispetto agli statuti, ha inteso limitare l'operatività del meccanismo di adeguamento «solamente all'ente cui a rigore deve imputarsi direttamente lo Statuto e l'autonomia che esso attribuisce, ovvero l'ente Regione (o Provincia autonoma)». 2.3. — In via ulteriormente subordinata, anche a volere ritenere che l'art. 10 si indirizzi pure nei confronti degli enti locali, la difesa regionale assume come lo scopo di tale norma sia quello di accelerare l'applicazione delle forme di maggiore autonomia riconosciute dal nuovo Titolo V, rispetto ai tempi più lunghi previsti per avviare le procedure di modifica degli statuti speciali; tanto più tale legge, si aggiunge, non potrebbe in futuro impedire che l'organismo di consultazione in questione sia direttamente contemplato nello statuto. 2.4. — Altra ragione, prospettata sempre in via gradata, a sostegno della infondatezza del ricorso deriverebbe dalla circostanza che sarebbe «del tutto arbitrario» identificare in modo assoluto il “Consiglio delle autonomie locali” di cui alla legge impugnata con l'organismo previsto dall'art. 123, ultimo comma, della Costituzione, considerato, tra l'altro, che quest'ultima disposizione non è neanche richiamata. 2.5.— Infine, la Regione Sardegna adduce quale ulteriore e autonoma ragione a sostegno della infondatezza della questione proposta, la impossibilità di svolgere «un giudizio comparativo su due “insiemi normativi” coerenti» il che, alla luce anche di quanto affermato dalla sentenza n. 314 del 2003 di questa Corte, condurrebbe a ritenere non fondate le censure «per l'inidoneità del criterio di prevalenza di cui all'art. 10 (…) ad operare nel caso di specie».