[ddlpres]

Si può certo affermare che l'adozione da parte di una sola persona non è preferita dalla legge, ma non è certo esclusa, né è escluso che possa avere in casi speciali effetti legittimanti; soprattutto non si può in alcun modo sostenere che il riconoscimento di effetti legittimanti appaia sconvolgente rispetto al sistema nel suo complesso (che tra l'altro, ammette, come noto, anche la legittimazione del figlio da parte di singolo genitore naturale che non possa sposarsi con l'altro) (...) si deve pertanto concludere che – almeno nel particolare caso di specie – è possibile il riconoscimento con effetti legittimanti dell'ordine italiano della sentenza statunitense che ha pronunciato l'adozione della minore ... omissis ... da parte dell'odierna istante e si deve peraltro aggiungere che tale conclusione rappresenta un indubbio vantaggio nell'interesse della minore, tenuto conto della maggiore stabilità (perché mai revocabile) e pregnanza che l'adozione legittimante viene ad avere rispetto a quella non legittimante (in alcuni casi revocabile e senza effetti nei confronti dell'adottante) ». Entrando nel merito dei singoli articoli, l'articolo 1 interviene sull'articolo 1 della legge n. 184 del 1983 prevedendo il diritto del minore a mantenere le relazioni che sono nel suo interesse e a essere ascoltato su ogni questione che lo riguarda. L'adottabilità del minore non può essere disposta se non previa verifica, da parte del giudice, dell'attuazione di interventi di sostegno e di aiuto in favore della famiglia di origine del minore, ai sensi anche di quanto previsto dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Il nuovo articolo 1, poi, adegua il testo normativo sulle adozioni alla legge 10 dicembre 2012, n. 219, recante disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali, e al decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154, recante revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione e, in particolare, a quanto previsto dall'articolo 315- bis del codice civile sui diritti e doveri del figlio, introdotto dalla suddetta legge, e dall'articolo 316 del codice civile sulla responsabilità genitoriale, modificato dal suddetto decreto legislativo. Gli articoli 2, 3, 4 e 5 del disegno di legge intervengono sul titolo I- bis della legge n. 184 del 1983, in materia di affidamento del minore. L'articolo 2 interviene sull'articolo 2 della legge n. 184 del 1983, in materia di affidamento del minore, prevedendo, tra l'altro, la soppressione della possibilità di inserimento del minore negli istituti di assistenza pubblici o privati essendo ampiamente decorso il termine – 31 dicembre 2006 – entro il quale tali istituti dovevano essere chiusi. Anche in questo caso si adegua il testo normativo all'articolo 315- bis del codice civile sui diritti e doveri del figlio, prevedendo che lo stesso abbia diritto anche all'assistenza morale e al diritto all'ascolto. L'articolo 2 prevede inoltre che in caso di necessità e urgenza e nell'esclusivo interesse del minore, l'affidamento possa essere disposto anche senza aver attuato previamente gli interventi di sostegno e di aiuto in favore della famiglia di origine del minore che devono essere comunque attuati dopo l'affidamento. L'articolo 2 prevede inoltre che la verifica da parte delle regioni del rispetto degli standard minimi dei servizi e dell'assistenza che devono essere forniti dalle comunità di tipo familiare avvenga ogni sei mesi e non « periodicamente » – quindi senza alcuna certezza – come ora stabilito dalla legge. L'articolo 3 interviene sull'articolo 3 della legge n. 184 del 1983, in materia di esercizio dei poteri tutelari sul minore affidato, riformulando anche questa disposizione normativa in coerenza con la riforma sulla filiazione, con riferimento ai diritti del figlio di cui all'articolo 315- bis del codice civile, e prevedendo che i rappresentanti legali delle comunità di tipo familiare presentino semestralmente al pubblico ministero presso il tribunale per i minorenni una relazione sui minori presenti nella struttura per l'assunzione di eventuali provvedimenti a tutela di questi ultimi. Si precisa, inoltre, che qualora i genitori non siano sospesi dalla responsabilità genitoriale o siano stati in essa reintegrati, il tribunale stabilisce, se necessario, limiti e condizioni all'esercizio della stessa. L'articolo 4 interviene sull'articolo 4 della legge n. 184 del 1983, in materia di disposizione dell'affidamento familiare, stabilendo che anche nell'affidamento familiare cosiddetto consensuale, disposto dal servizio sociale su accordo con i genitori, è necessario che nell'interesse del minore siano specificati i compiti della struttura o dell'affidatario e quelli che spettano al genitore, garantendo comunque i diritti del figlio di cui all'articolo 315- bis del codice civile. A tal fine, spetta al giudice tutelare stabilire, nel provvedimento che rende esecutivo l'affidamento, quali siano i compiti spettanti agli affidatari e quali quelli spettanti ai genitori. L'articolo 4 interviene poi sull'attuale normativa che presenta lacune rilevanti sia rispetto al contenuto del provvedimento di affidamento che alle modalità di esecuzione dello stesso, soprattutto se contestuale al provvedimento di allontanamento dal nucleo familiare di appartenenza, prevedendo, in primis, che i provvedimenti di affidamento debbano essere motivati. Ciò si rende necessario anche per promuovere nella famiglia di appartenenza il cambiamento nell'esercizio della responsabilità genitoriale necessaria per il rientro del figlio minore in famiglia. Infatti, se privi di contenuti chiari riguardo i limiti dei poteri/doveri degli affidatari, i provvedimenti di affidamento rischiano di essere fonte di equivoci e conflittualità in situazioni in cui l'attività di tutti dovrebbe essere finalizzata solo all'attuazione del miglior interesse del minore affidato. Nel provvedimento di affidamento familiare, debitamente motivato, devono essere indicate le modalità di allontanamento del minore dalla sua famiglia e i soggetti che devono procedere alla sua esecuzione, la nomina al minore di un curatore speciale, nonché i diritti e i compiti degli affidatari e i corrispondenti limiti nell'esercizio della responsabilità genitoriale da parte dei genitori o del tutore provvisorio, se nominato. In un'ottica di progettualità, si prevede che nel provvedimento di affidamento familiare debba essere indicato anche il progetto degli interventi volti al recupero della famiglia d'origine e al sostegno del minore. L'articolo 5 interviene sull'articolo 5 della legge n. 184 del 1983, in materia di compiti dell'affidatario, prevedendo, anche in questo caso, il coordinamento della normativa con la disciplina introdotta dall'articolo 315- bis del codice civile e l'intervento dei servizi socio-sanitari che, in rete tra di loro, si occupano delle situazioni di fragilità familiare e di sostegno sia della famiglia affidataria che della famiglia di provenienza. L'articolo 5 prevede poi che il giudice vigili sulla corrispondenza di detti interventi al progetto di cui all'articolo 4.