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Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, era molto tempo - non so quanto - che non esaminavamo un disegno di legge ordinario, con gli emendamenti e la dichiarazione di voto sull'articolo, che per fortuna non è stata ancora abolita da un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Quindi, intanto saluto positivamente questo normale modo di lavorare in Parlamento. (Applausi) . Tra decreti e fiducia, non so quale sia stata l'ultima occasione in cui ciò è accaduto: forse nel caso dell'approvazione di un disegno di legge di ratifica di trattati internazionali, ma comunque non si trattava di un disegno di legge così articolato cioè quello in esame. Già questo mi rende felice, indipendentemente dal giudizio di merito. In ogni caso, la facoltà di poter esaminare secondo il normale iter questo disegno di legge mi consente di fare una dichiarazione di voto sull'articolo 3, soprattutto in un momento di grande difficoltà per il mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo, della letteratura, al quale voglio inviare la piena solidarietà (Applausi). Il bavaglio alla cultura, al cinema e alla musica non risponde a esigenze di salute, stando ai dati statistici che sono stati divulgati, anche all'indomani del Festival del cinema di Venezia, della Festa del cinema di Roma e di eventi culturali importanti, che non hanno determinato un aggravamento della drammatica situazione in cui ci troviamo, anzi. Il maestro Muti in una lettera molto bella e importante, con l'equilibrio e l'autorevolezza del suo dire, al di sopra delle parti politiche - lo ricordiamo anche protagonista in quest'Aula del Senato di concerti importanti nelle occasioni celebrative - ha lanciato un grido di dolore. Oggi un importante regista Pupi Avati, in un'intervista sul «Corriere della sera», rispetto alla misura contro il cinema, il teatro e lo spettacolo ha detto che è come avere chiuso la stanza dei giochi. Se in una casa uno chiudesse la stanza dei giochi, impedirebbe alla parte più vivace e in crescita della famiglia di fruire dello svago, anche se la cultura e il sapere sono non solo svago, ma - come si dice con un'espressione abusata - anche cibo dell'anima. Che cosa c'entra tutto questo con l'articolo 3 della legge di delegazione europea? C'entra. Molti sono i nostri spunti critici sul modo con il quale il Governo si muove in Europa. Abbiamo molte cose anche contro alcuni principi contenuti in questo provvedimento, ma come Forza Italia ci riteniamo autori fondamentali dell'articolo 3, che contiene la tutela del diritto d'autore. In particolare, fare chiaramente riferimento nell'articolo alla direttiva europea 2018/1808 vuol dire tutelare il diritto d'autore. È stato un tema delicato e controverso nel Parlamento europeo. Ricordo l'impegno di un nostro autorevole parlamentare, Antonio Tajani, e quello di tanti altri del Gruppo Forza Italia-Partito Popolare Europeo, affinché la direttiva europea fosse varata. Contro questa direttiva europea c'è stato il peso delle lobby dei colossi della rete, adusi al saccheggio digitale: Google, Facebook, Amazon rubano i contenuti dell'arte e del sapere senza pagare la creatività. (Applausi) . Scrivere un romanzo, un'opera musicale o una canzone - anche la cultura popolare non va disprezzata - realizzare un film, produrre informazione televisiva, scrivere un articolo su un giornale solo un costo - quello dell'editore, dell'organizzazione produttiva - è il valore del sapere, che il regista, l'attore, il giornalista, il musicista e l'autore profondano nella propria opera: un valore morale, spirituale, ma anche materiale. La direttiva sul diritto d'autore tutela tutto ciò. E non è stato facile vararla nel Parlamento europeo, in quanto le grandi lobby della rete hanno ingaggiato tutti i giuristi e gli avvocati di Bruxelles per fare pressione lobbistica. Le aziende editoriali e culturali, i teatri dell'opera e i musicisti hanno avuto grande difficoltà. Desidero salutare e ringraziare una persona importante - Giulio Rapetti Mogol, Presidente della SIAE - che ha fatto questa battaglia non per i grandi artisti. (Applausi) . Come ha detto anche in Senato in occasione di vari incontri, ci sono non solo i grandi autori e cantanti - anche se questa fase non consente loro di fare concerti ed eventi, sopravvivranno - ma anche tanti altri artisti, che non sono quelli che tutti conosciamo e ascoltiamo, che sopravvivono con diritti d'autore di entità molto bassa e contribuiscono alla creatività e all'intrattenimento. La direttiva sul diritto d'autore tutela tutto questo mondo, comprensivo di una base di operatori della cultura, dell'informazione, del giornalismo e della letteratura che non sono i grandi protagonisti che possono resistere anche un anno senza eventi, né concerti. Pensiamo, in questa fase in cui gli eventi non ci sono, a tutti i lavoratori che fanno parte del mondo della SIAE e vantano diritti d'autore. Non ci sono solo i 10 grandi cantanti e artisti, ma esiste una miriade di persone. L'altro giorno li avete visti manifestare a Piazza del Duomo in maniera composta, portando quei bauli che in genere si usano quando si organizzano i concerti e le interpretazioni liriche. La tutela del diritto d'autore serve anche a quei lavoratori della cultura, della musica e dell'arte. Per questi motivi, siamo molto favorevoli a tutto ciò e riteniamo che la modernità e la digitalizzazione - tutti la invochiamo, per carità - non debbano comportare il saccheggio. È ovvio che, facendo un click, si può riprodurre all'infinito qualsiasi opera senza costo, in quanto non siamo nell'epoca in cui i libri si scrivevano a mano nei monasteri (si tratta ormai di opere d'arte). Oggi basta un click per divulgare tonnellate di pagine, byte e megabyte di musica e tutto ciò che si vuole. Tutelare tutto questo è importante. Ricordo che anni fa un cantante - parlo della cultura popolare e mi riferisco ad Adriano Celentano - scrisse sul quotidiano «Corriere della Sera» che, se il pane non si pagasse, nessuno farebbe il fornaio. È una frase abbastanza chiara. Se la cultura, l'arte e lo spettacolo vengono saccheggiati, noi uccidiamo la creatività, che deve essere remunerata e tutelata anche nell'epoca dell'elettronica avanzata e della digitalizzazione, che devono essere un'opportunità per la conoscenza e non un furto del sapere legalizzato. È infatti questo che sta avvenendo. Onorevoli colleghi, su 4,5 miliardi di euro di volume di affari in Italia (nel commercio, ma anche nella divulgazione del sapere), Amazon ha pagato 11 milioni di euro di tasse, pari allo 0,2 per cento. La Commissione europea ha sanzionato Google con una multa da 14 miliardi di euro, che però è riuscito a farsi annullare dalla magistratura irlandese. Quando si devono pagare 14 miliardi di euro si trova un giudice amico a Dublino, piuttosto che a Berlino. Noi vogliamo equità, progresso e conoscenza, ma anche riconoscimento della proprietà intellettuale e del diritto d'autore. L'articolo 3 del provvedimento - lo dico al Governo - non conclude l' iter, perché servono i provvedimenti attuativi.