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L'Italia non può quindi prescindere da una concreta difesa, attraverso l'individuazione di un perimetro di sicurezza nazionale. Un tempo l'attore preminente nei conflitti, quando la politica aveva esaurito le sue parole e le carte bollate della diplomazia avevano finito la propria funzione, era la forza; oggi le nazioni sono rafforzate e fortificate dall'ottenimento di dati importanti, strategici, economici e - lo ripeto ancora una volta - militari, per questo abbiamo la necessità di approntare una difesa di questo tipo. Mi permetto di ricordare, infine, che dobbiamo dotarci di difese immunitarie efficaci sotto questo profilo, contro la penetrazione di multinazionali straniere che hanno le proprie radici anche in regimi illiberali. Proprio in questo momento, in cui anche a livello planetario assistiamo alla sfida globale tra due grandi superpotenze, gli Stati Uniti e la Cina, è compito nostro effettuare una scelta. Non possiamo rimanere nel girone degli ignavi, non possiamo rimanere tra color che son sospesi; dobbiamo scegliere da che parte stare e noi lo abbiamo fatto: quella della libertà. Noi siamo con l'Europa, anche se può non piacere nel suo complesso; un'Europa che può essere migliorabile, emendabile, ma siamo eurocritici e non euroscettici. Siamo all'interno della NATO e dobbiamo proteggerla, con le responsabilità che essa stessa comporta, anche di carattere militare. Noi siamo dunque dalla parte della democrazia e soprattutto della libertà e abbiamo fatto la nostra scelta di campo decisiva una volta per tutte. Credo che queste siano le ragioni per le quali è importante dotarci di queste difese. Spiegherà meglio il collega che interverrà in dichiarazione di voto quali sono le criticità che abbiamo osservato nel provvedimento in esame, soprattutto alla luce di alcuni nostri emendamenti importanti, che non sono stati accolti. Queste sono le ragioni per le quali, signor Presidente, ritengo che il Gruppo Forza Italia abbia fatto il proprio dovere anche su questo argomento nell'interesse dell'Italia e degli italiani (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, è per tutti noi difficile oggi immaginare un mondo senza la Rete, un mondo in cui si possa prescindere dalla ricchezza dei dati che circolano nella Rete, ma anche dalla potenza con cui la stessa ci permette di controllare praticamente tutti gli aspetti della vita culturale, sociale, industriale, politica. Possiamo abbastanza realisticamente paragonare la Rete al nostro sistema nervoso, composto da un apparato centrale e da uno periferico, qualcosa che innerva totalmente e radicalmente il sistema e, in quanto tale, ne esprime la vita, analogamente a quanto accade, al contrario, con una diagnosi di morte cerebrale, nel caso vi sia un elettroencefalogramma piatto. La Rete ha bisogno di nutrirsi continuamente di dati, di informazioni e di apporti tecnologici, progressivamente più avanzati. Ma proprio la sua forza e la sua potenza definiscono, contestualmente, la sua rischiosità, la sua debolezza, la sua fragilità, dalle quali dobbiamo difenderci. La vera sfida oggi è come utilizzare tutto il potenziale della Rete e difendersi dai suoi rischi, che comportano - insisto - aggressioni a tutto campo. Penso alla grande diffusione del commercio in Rete, alla grande risorsa che rappresenta in tanti posti una struttura come Amazon, che permette di consegnare il prodotto di ultima generazione fino all'ultimo Paese in tutto il nostro universo (per lo meno occidentale e orientale). Tuttavia, ci troviamo all'interno di un sistema in cui anche la guerra che si svolge in Rete utilizza strategie, tecniche e metodologie che la cultura generale non è ancora in grado di identificare e riconoscere. Tanto è vero che, rispetto all'attacco in rete, la cyber security prima ancora di rappresentare una difesa della sicurezza nazionale, diventa uno strumento di sicurezza individuale, ad esempio rispetto ai propri conti in banca, alla propria posta elettronica, alla sfera dell'intimità di ognuno di noi, alle nostre scelte e ai desideri nel contesto apparentemente libero e liberale con cui noi utilizziamo i social . In tutto questo, trovare il punto di equilibrio richiede una rivoluzione che comincia dal recupero di una formazione, in cui la componente tecnica, umanistica, etica e dialogica diventano strumenti per una cooperazione che sia consapevole che il tradimento nella Rete può provocare danni talmente profondi da superare quelli di una guerra. Basti pensare al controllo di tutte le centrali elettriche, degli aeroporti, delle stazioni, delle ferrovie, dei treni, di tutti i trasporti. Qual è la nostra sfida in tutto questo? Sicuramente una parte della sfida è legata alla legge che stiamo per approvare, attraverso la quale dobbiamo dotarci di strumenti normativi rigorosi, forti e chiari, ma collocati nel giusto punto di equilibrio tra apertura all'innovazione e valorizzazione dell'apporto tecnologico avanzato da una parte, e, dall'altra, prudenza rispetto a una naturale discrezione e possibilità di controllare i famosi buchi neri della Rete, che fanno la fortuna degli hacker che riescono a scoprirli, inserendovisi. La cinematografia spesso ci mostra come sia teoricamente impossibile, ma di fatto diventa possibile, perché il fattore dell'intelligenza umana è in grado di vincere anche la Rete e di scavalcarne le resistenze. Questa battaglia riguarda la formazione. Credo che questa legge sia necessaria ma non sufficiente, perché trascura la dimensione della capillarità della formazione, che oggi dobbiamo portare fino alle più minute conseguenze. È di ieri l'approvazione da parte della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza di un documento molto importante, ossia lo schema di documento conclusivo dell'indagine conoscitiva su bullismo e cyberbullismo, che si riferisce all'uso della Rete intenso in senso negativo, come forma di aggressione e violenza che parte dal privato per dilatarsi e creare davvero un sistema di guerra che non è più privata, ma coinvolge vasti gruppi di persone. Non dobbiamo trascurare questi dati. Mi sembra che la legge non presenti sufficienti garanzie che si cominci dalla scuola primaria e media superiore. Occorre raggiungere sostanzialmente tutti i livelli della formazione superiore. Faccio un esempio. Penso ai dati che riguardano la salute di ognuno di noi e alla telemedicina, che fa viaggiare i dati e le informazioni delicate sulla salute di tutti e che diventa intercettabile, ad esempio come succede frequentemente anche negli Stati Uniti, dal sistema delle assicurazioni sanitarie, che rendono possibile l'accettazione o no di una persona a seconda del suo stato effettivo di salute. Penso anche alle banche e ai nostri conti correnti. La formazione oggi deve raggiungere questo livello di complessità. Solo un cittadino che, nel suo esercizio professionale specifico, ha raggiunto la maturità, la conoscenza e la competenza adeguata potrà essere poi capace di cogliere la dimensione della potenza dello strumento a livello nazionale e internazionale (siamo infatti all'interno di un sistema complesso) e, in quel momento e in quel luogo, essere un interlocutore responsabile e consapevole. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) .