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Lo voglio ripetere: la garanzia di fronte agli accessi della maggioranza. (Applausi dal Gruppo PD) . Tutti valori che ogni giorno voi mettete a rischio con dichiarazioni e atteggiamenti dei vostri vari Ministri, atteggiamenti di spocchia e di irrisione, addirittura con un saltimbanco che ha fondato un partito e che suggerisce di scegliere i parlamentari a sorte. (Commenti del senatore Pellegrini Marco) . Voi sarete scelti a sorte, certamente non noi! (Applausi dal Gruppo PD) . Dunque, anche un intervento apparentemente marginale, se non adeguatamente inserito in una più ampia consapevolezza dei principi e dei valori costituzionali, rischia di incidere pesantemente sulla tenuta della nostra Carta fondamentale. Vi ho già ricordato più volte una canzone che amo molto e che dice «la verità mi fa male»: la verità vi fa male, fa sempre male, e sta sempre a me ricordarvi la verità. Tutto questo ci è stato ricordato più volte nel corso della legislatura passata. Ricordo bene, io che sono stata per cinque anni in quest'Aula, le grida dei colleghi e delle colleghe che oggi siedono nei banchi del Governo e della maggioranza, pronti a denunciare i rischi di rottura democratica, addirittura di scivolamento verso la dittatura, in relazione alla nostra proposta di riforma della II Parte della Costituzione. Una riforma ambiziosa, certo, con i suoi limiti, certo, ma senza dubbio tecnicamente valida e soprattutto pienamente inserita in un disegno di più ampio respiro, finalizzato a garantire democrazia, rappresentatività ed efficienza del sistema costituzionale. Se il Parlamento fosse efficiente, nessuno, neanche voi che ci avete costruito sopra la nostra fortuna politica, potrebbe parlare di casta; se il Parlamento fosse efficiente e potesse lavorare nella pienezza del suo mandato, nessuno potrebbe farlo. Eppure, allora gridavate alla involuzione democratica, ci descrivevate come i picconatori della Costituzione e delle garanzie: bei tempi, mi verrebbe da dire, se penso a come oggi avete tradito quell'interesse e quella preoccupazione. Lo dimostrate ogni giorno, mettendovi sotto le scarpe la tutela dei diritti fondamentali dei più deboli, la garanzia delle minoranze e il rispetto delle istituzioni. (Applausi dal Gruppo PD) . Le avete umiliate, arrivando addirittura ad esibire divise militari all'interno delle Camere e c'è su questo - lo ricordo alla Presidenza - un'interrogazione al presidente Conte, che ancora aspetta risposta. Tutto questo, purtroppo, non mi stupisce. Non era l'amore per la Costituzione a muovervi, ma solo il vostro misero tornaconto elettorale ed è il motivo per cui, di corsa, incardinate questo testo pessimo. (Applausi dal Gruppo PD) . Ricorderete, colleghi e colleghe, che nella Costituzione nulla è stato scritto per caso, nemmeno i numeri: la fissazione del numero dei deputati in 630 e dei senatori in 315 è stata il frutto di un lavoro attento e meditato nell'Assemblea Costituente, che si conclude con l'approvazione della legge costituzionale nel 1963. La seconda Sottocommissione e l'Assemblea, poi, si interrogarono a lungo sui criteri più adeguati per individuare il numero congruo di deputati e senatori, tracciando un percorso che, ancora oggi, deve ispirarci. Le madri e i padri costituenti non furono guidati da preoccupazioni di carattere finanziario, né dall'esigenza di inseguire il consenso, benché anche all'epoca non mancassero nel Paese e nei palazzi del potere correnti forti di antipolitica e di antiparlamentarismo. L'unica preoccupazione che guidò i nostri costituenti fu quella di assicurare al Paese un Parlamento in grado di funzionare con efficacia, garantendo la massima rappresentatività e la massima efficienza. Quelli scelti non furono numeri casuali, ma fondati sulle risultanze dell'ultimo censimento all'epoca disponibile, quello del 1936. Non sono numeri buttati lì a caso, ma elementi strutturali di una cultura politica democratica, segno della profonda cura che chi ci ha preceduto ha voluto mettere nella costruzione dell'architettura istituzionale della Repubblica. La ricerca di una proporzionalità adeguata alla popolazione è infatti strumento che assicura la rappresentatività delle Camere, la loro effettiva responsabilità - responsabilità che è in capo a tutti noi, elette ed eletti - e la prossimità alle elettrici e agli elettori: in tempi di crisi di legittimazione della politica e delle istituzioni rappresentative, non dovremmo dimenticare questi fondamentali insegnamenti. Cosa accade, invece, con la riforma che la maggioranza oggi ci propone? I deputati verrebbero ridotti a 400 e i senatori a 200: una riduzione di gran lunga maggiore rispetto a tutte quelle prospettate dalle varie proposte di revisione che si sono susseguite negli anni e che si attestavano attorno ai 500 deputati e ai 250 senatori. Anche la nostra proposta di riforma, nella scorsa legislatura, diminuiva il numero dei senatori a 95, ma lo faceva nel quadro di un progetto di riforma complessiva del bicameralismo e soprattutto, proprio in ragione della riduzione del numero dei senatori, non toccava il numero dei deputati, che rimaneva fisso a 630. Con la riduzione a 400 deputati e 200 senatori il rapporto di proporzionalità viene elevato a dismisura: stando ai dati di Eurostat, finiremo per avere un deputato ogni 151.000 abitanti e un senatore ogni 302.000 abitanti. Sono pronta ad ascoltare quando ci direte che tutto questo non importa, nel tempo della Rete e, d'altra parte, siete gli stessi che, non più tardi di qualche settimana fa, hanno dichiarato l'obiettivo di superare il Parlamento stesso nel giro di pochi anni. È per questo e è a tal fine che con preoccupazione va letto il vostro accanimento sul referendum propositivo di iniziativa popolare, il vero modo per scardinare la democrazia rappresentativa. Ecco, tutto si tiene, come ben sapevano le Madri e i Padri costituenti. Il vostro disegno di smantellamento della democrazia parlamentare in questo Paese si lega al vostro desiderio inconfessato di abrogare il divieto di mandato imperativo, alla vostra indecente pratica parlamentare. (Applausi dal Gruppo PD) . Basta ricordare, come ha fatto in precedenza il collega Errani, quello che avete combinato sulla legge di bilancio e di recente sul decreto semplificazioni. Volete un Parlamento di marionette, di pupazzi telecomandati. Questo non possiamo ignorarlo, nel momento in cui riflettiamo su una proposta di revisione costituzionale che, in superficie, può anche sembrare ragionevole, ma così non è. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti del senatore P ellegrini Marco) . PRESIDENTE . La ringrazio, senatrice Cirinnà. Colleghi, non è obbligatorio rimanere in Aula, ma è molto consigliabile, invece, ascoltare gli interventi dei colleghi, perché il brusio in alcuni momenti copre e disturba molto chi interviene e chi ascolta. BELLANOVA (PD) . È intolleranza! PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FI-BP) .