[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 95 del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari), promosso dal Tribunale ordinario di Marsala, sezione penale, nel procedimento a carico di A. D.V., con ordinanza del 27 giugno 2023, iscritta al n. 107 del registro ordinanze 2023 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 35, prima serie speciale, dell'anno 2023. Visti l'atto di costituzione di A. D.V., nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 7 febbraio 2024 il Giudice relatore Francesco Viganò; uditi l'avvocato Giacomo Frazzitta per A. D.V. e l'avvocato dello Stato Salvatore Faraci per il Presidente del Consiglio dei ministri; deliberato nella camera di consiglio del 7 febbraio 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 27 giugno 2023, il Tribunale ordinario di Marsala, sezione penale, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24 e 27 della Costituzione, dell'art. 95 del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari), nella parte in cui non consente di presentare al giudice dell'esecuzione, entro trenta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, istanza di applicazione di una delle pene sostitutive delle pene detentive brevi di cui all'art. 20-bis del codice penale «ai condannati a pena detentiva non superiore a quattro anni nei confronti dei quali, al momento dell'entrata in vigore del succitato decreto, pendeva dinanzi alla Corte di appello il termine per il deposito della sentenza». 1.1.- Il rimettente è adito, in qualità di giudice dell'esecuzione, da A. D.V., condannato con sentenza irrevocabile alla pena di un anno e cinque mesi di reclusione, il quale chiede la sostituzione di tale pena, che non è stata condizionalmente sospesa, con una delle pene detentive brevi previste dall'art. 20-bis cod. pen. Più in particolare, il rimettente riferisce: - che la sentenza era stata pronunciata in primo grado il 20 aprile 2022 dal Tribunale di Marsala; - che il 9 novembre 2022 la Corte d'appello di Palermo aveva integralmente confermato la pronuncia di primo grado, fissando il termine di novanta giorni per il deposito della sentenza; - che, in anticipo rispetto a tale termine, la sentenza di appello era stata depositata il 13 dicembre 2022; - che il 30 dicembre 2022 era entrato in vigore il d.lgs. n. 150 del 2022; - che il 21 gennaio 2023 il difensore del condannato aveva proposto istanza alla Corte d'appello chiedendo la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con una delle pene sostitutive previste dal nuovo art. 20-bis cod. pen.; - che il 13 febbraio 2023 la Corte d'appello di Palermo aveva dichiarato inammissibile tale istanza, sulla base del rilievo che il giudizio di appello si era già concluso in epoca antecedente all'entrata in vigore della riforma; - che il 25 marzo 2023 la sentenza di primo grado, integralmente confermata in appello, era divenuta irrevocabile, non essendo stato proposto ricorso per cassazione; - che «[e]ntro trenta giorni dal passaggio in giudicato della succitata sentenza del Tribunale di Marsala (segnatamente, in data 2.5.2023)» la difesa del condannato aveva proposto allo stesso giudice a quo, in qualità di giudice dell'esecuzione, istanza di applicazione di una pena sostitutiva, chiedendo poi - all'udienza in camera di consiglio del 15 giugno 2023 - che fosse sollevata questione di legittimità costituzionale della disciplina transitoria di cui all'art. 95 del d.lgs. 150 del 2022. 1.2.- Dopo aver sottolineato la propria qualità di "giudice" ai fini della proposizione dell'incidente di legittimità costituzionale, il rimettente osserva che - facendo stretta applicazione della disposizione censurata - egli dovrebbe pervenire a una declaratoria di inammissibilità dell'istanza. L'art. 95 del d.lgs. n. 150 del 2022 prevede infatti una disciplina differenziata, in particolare, per i procedimenti pendenti in grado di appello e per quelli pendenti innanzi alla Corte di cassazione al momento di entrata in vigore del decreto legislativo medesimo. Nel caso di specie, peraltro, il procedimento penale a carico del condannato sarebbe stato «solo formalmente pendente in appello, poiché il giudice del gravame aveva già emesso il dispositivo (il 9 novembre 2022) e addirittura - anzitempo rispetto alla scadenza del termine per il deposito della sentenza, indicato dalla Corte in giorni novanta - redatto la relativa motivazione (depositata il 13 dicembre 2022)»; tanto che la Corte d'appello aveva respinto l'istanza di sostituzione della pena proposta dal ricorrente, proprio in quanto essa si sarebbe già spogliata del potere decisionale con la pronuncia del dispositivo. Per altro verso, però, il ricorrente non avrebbe potuto chiedere la sostituzione della pena alla Corte di cassazione, non essendo tale possibilità prevista dalla disposizione censurata. Né, infine, tale richiesta potrebbe ora essere formulata al giudice dell'esecuzione, «ostandovi la formulazione letterale della disposizione normativa in commento». Dal che la rilevanza delle questioni prospettate. 1.3.- Quanto alla non manifesta infondatezza delle stesse, il rimettente ritiene che la disposizione censurata violi anzitutto il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., poiché - per effetto di «un'evidente lacuna normativa di tipo involontario» - precluderebbe l'applicazione di pene sostitutive agli imputati in procedimenti penali in cui, al momento dell'entrata in vigore della novella normativa, pendeva il termine per il deposito della sentenza di secondo grado da parte della Corte d'appello. Ciò senza che possano individuarsi ragionevoli giustificazioni della differenza di trattamento rispetto agli imputati i cui procedimenti fossero a quella data effettivamente pendenti in primo e secondo grado ovvero in grado di cassazione, i quali tutti avrebbero invece accesso alla possibilità di sostituzione della pena. Tale irragionevole differenziazione si tradurrebbe, d'altra parte, in una violazione dell'art. 24 Cost. La disposizione censurata precluderebbe ad alcuni imputati soltanto la facoltà di richiedere al giudice dell'esecuzione l'applicazione di una sanzione sostitutiva, con un'irragionevole compromissione del loro diritto di difesa, che è inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.