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Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, illustri membri del Governo, onorevoli colleghi, oggi ricorre l'anniversario della deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma. Come non pensare a quell'orrore, che costituisce uno dei peccati più gravi, uno dei germogli più pericolosi del percorso tragico dell'Europa, allora come oggi? Signor Presidente del Consiglio, quest'anno stiamo celebrando il trentennale della caduta del muro di Berlino. Nel 1989 tutti eravamo convinti che l'Europa sarebbe stata invincibile, perché da quel momento si costituiva non più come mera identità economica, ma come progetto politico preciso, come futuro comune. A trent'anni di distanza rimane il sogno, ma ci dobbiamo interrogare su quanto esso sia ancora perseguibile. Non è più condiviso dal Regno Unito, che non si pone il problema se la Brexit potrà danneggiare i suoi cittadini; di quanto grave disagio porti agli scozzesi, che già avevano manifestato l'anelito indipendentista; di quanto squilibrio porterà all'Europa, delle conseguenze imprevedibili che potrà avere il temuto confine rigido con l'Irlanda del Nord. Una questione determinante in questo momento è anche quella catalana. È difficile accettare le violenze che si stanno perpetrando in queste ore in Catalogna, così come quelle inflitte dalle Forze dell'ordine durante il referendum ; difficile rimanere indifferenti alle condanne a cento anni di carcere a nove politici catalani profondamente europei; difficile non sottolineare come non sia permesso a europarlamentari eletti democraticamente di onorare il proprio mandato; difficile anche però assecondare senza remore una volontà di secessione all'interno dell'Unione europea. È doveroso che il mio Paese contribuisca a livello comunitario alla definizione di un assetto che contemperi richiesta di più autogoverno e rispetto delle leggi e del diritto. Il diritto all'autodeterminazione dei popoli ha seguito molti passaggi dell'Europa nell'ultimo squarcio del Novecento e in questi primi decenni del nuovo millennio, ridefinendo i confini interni del nostro continente: da appartenente alla minoranza slovena del Friuli-Venezia Giulia, ne sono testimone io stessa, avendo seguito con dolore e trepidazione il processo di indipendenza della Repubblica di Slovenia, ora membro a tutti gli effetti dell'Unione europea e dell'Accordo di Schengen. Oggi ci troviamo, dunque, di fronte a una crisi del tradizionale quadro dei principi regolatori del sistema internazionale e in questo scenario il Consiglio europeo deve assumersi la responsabilità di prendere decisioni. In questo quadro il metodo dell'unanimità mostra tutti i suoi limiti e la conseguenza necessaria è che sia superato. Il nostro Paese non si è mai sottratto al dovere di assumersi le responsabilità del dialogo e del concreto perseguimento dello stesso anche sul campo. La guerra in Siria è il più pericoloso e disgregante evento cui siamo chiamati a rispondere. Ripetiamo che l'Europa, non soltanto i singoli Stati membri, deve intraprendere una propria iniziativa politica; però non basta dirlo, occorre iniziare a farlo (Applausi dal Gruppo PD) . Assumersi la responsabilità di prendere un'iniziativa è un onere cui non possiamo rinunciare, se occorre offrendo anche una capacità militare a garanzia della pace e della sicurezza nell'area, chiedendo all'ONU e agli Stati Uniti di fare altrettanto. Sembrava che ogni equivoco potesse essere scongiurato dall'appartenenza della Turchia alla NATO; sono state già elencate tutte le opzioni dissuasive che possiamo e dobbiamo porre in atto per fermare una tragedia umanitaria capace di destabilizzare l'Europa e l'Italia. Non dimentichiamo cosa è stata la rotta balcanica solo pochi anni fa, le conseguenze che ha avuto. Intervenire significa prevenire; per questo chiedo che l'Italia al Consiglio europeo parli con tutti e con ognuno, affinché si crei il più largo consenso a efficaci azioni dissuasive che possano essere segno di un protagonismo schiettamente europeo. Signor Presidente del Consiglio, le chiediamo di portare questa iniziativa in Europa, di adoperarsi agendo su un ampio orizzonte e a più livelli. L'auspicio è che riesca a tornare con l'accordo per una risposta forte, concisa e corale; ciò che non potrebbe essere compreso (e sarebbe fuori dalle aspirazioni che hanno propiziato la nascita di questo Governo) sarebbe il rinvio, l'inerzia e la burocratica rassegnazione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, ho ascoltato con estrema curiosità il suo di intervento. Nei prossimi giorni lei avrà il compito di rappresentare il Governo in carica nel Consiglio europeo e lo farà in modo da cercare di portare a casa - mi perdoni il gergo popolano o populista - gli obiettivi che lei, e solo lei, ritiene prioritari. (Brusio) . Il Presidente del Consiglio ha giustamente chiesto un minimo di attenzione, quindi chiedo ai colleghi di ascoltare. Credo che tutti quanti abbiamo il dovere di ascoltare. Le devo fare una confidenza: seduto nel Consiglio lei sarà solo. Mentre in passato aveva un'intesa di popolo alle spalle, oggi lei alle spalle ha Renzi e Zingaretti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si discuterà delle politiche europee e si dirà che tutto cambierà affinché nulla cambi. Si parlerà delle linee programmatiche della von der Leyen, del suo Presidente. Linee che la vedranno nella sua ultima versione, quella più influente come direbbe qualcuno. Mi permetta, Presidente: lei e il suo Governo non siete diventati più influenti ma semplicemente compiacenti e accondiscendenti. Credo che ci sia molta differenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Tra le altre cose, potrà chiedere riscontro e chiarimento - e credo lo debba fare - sulla tanto decantata nuova linea innovativa sull'immigrazione. Quella linea che ha portato enormi risultati, linea che ha citato in modo etereo nel suo discorso, forse perché è sconfessato dai fatti, dai dati. Nell'occasione informi e chieda delucidazione ai suoi colleghi europei perché non credo siano così convinti. Non si parla di Visegrád. Parliamo di altri Paesi. Un altro argomento importante all'ordine del giorno, trattato in modo ampio nel suo discorso ma anche in modo un po' soffuso, me lo consenta, è quello dei cambiamenti climatici, tema importante, ce ne rendiamo conto ma, mi consenta ancora, iperabusato, soprattutto oggi e in questa sede, anche solo per cercare di cementare una maggioranza in corsa. Oggi il suo citato e tanto decantato green new deal appare privo di contenuti concreti a vantaggio dei cittadini, perché è questo l'obiettivo cui dobbiamo guardare. Vedremo se le vostre norme saranno a vantaggio di qualcuno o di qualcosa.