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Riva Lusenzo era una striscia di terra e di fango, che è stata strappata alle acque della laguna a sud di Venezia grazie al lavoro di queste persone, che avevano accettato l'invito del magistrato delle acque, che ora non esiste più, e delle autorità cittadine, tra la fine dell'800 e i primi del 900, a bonificare una riva del canale dove il fango si mescolava all'acqua salmastra. In cambio, lo Stato concedeva a queste persone, a questi cittadini, di costruire le proprie abitazioni: case popolari, costruite con semplicità e con tanta fatica da pescatori, artigiani e ortolani. Le opere da eseguire erano un muro di sponda del canale Lusenzo, un muro che contenesse le acque, per il quale, all'epoca, non poteva provvedere né il Comune né il magistrato alle acque stesso, in quanto mancavano i fondi. Non c'erano soldi per il popolo. Fu lo Stato, quindi, a chiedere cittadini di farsi carico dell'intervento, da eseguirsi con estrema urgenza. Queste opere erano necessarie alla bonifica perché dovevano risolvere la gravissima situazione igienico-sanitaria della città, in quanto quella era una delle zone più povere e popolari. Si dichiarava poi che le aree sarebbero state trasferite ai cittadini stessi. Quindi, in assoluta buona fede, queste famiglie hanno costruito sopra quel terreno, da loro stessi bonificato, le proprie abitazioni, come attestano i già citati verbali sottoscritti tra le parti: il verbale di accordo preliminare del 1923 e il verbale di consegna agli acquirenti del 1924. Ma la vicenda, nel corso dei decenni, si complica e il passaggio che, con atto formale, doveva risolvere definitivamente la questione non arrivò mai. Lo Stato, patrigno, li aveva abbandonati. È importante ribadire qui che questi cittadini non hanno mai, ripeto mai, approfittato della condizione abitativa. Qui non ci sono né abusi né speculazioni edilizie. Desidero ribadirlo con forza: non ci sono né abusi né speculazioni edilizie. Vi è solo il diritto di queste persone di vedersi riconoscere, finalmente, dopo cento anni, la legittima proprietà della loro casa. Nel dicembre 2014 l'Agenzia del demanio ha inoltrato alle famiglie residenti a riva Lusenzo una richiesta di pagamento, che, in alcuni casi, superava i 100.000 euro, per aver utilizzato, si legge nel documento, senza titolo un'area che risultava, di fatto, ancora in proprietà allo Stato. Circa un anno dopo, nel 2015, gli stessi soggetti interessati dalla prima comunicazione ne hanno ricevuto una seconda, con la quale veniva intimato loro di pagare quanto richiesto entro e non oltre trenta giorni, salva la possibilità di procedere con la rateazione o con ricorso giudiziario. Questo disegno di legge si fa carico quindi, dopo tanti anni, di dare una soluzione definitiva per le case di riva Lusenzo, trasferendo l'area al patrimonio disponibile del Comune di Chioggia per la successiva cessione ai privati residenti. È un atto dovuto alle persone che con grande preoccupazione aspettano questa soluzione definitiva. Non si tratta di numeri, ma di persone. C'è la signora Giuseppina, che ha poco tempo e vuole stare nella sua piccola casa, in tranquillità; c'è Eros Tiozzo, disperato, che si era visto chiedere centinaia di migliaia di euro di canoni demaniali precedenti; ci sono Pierpaolo e suo padre, che temevano di non avere più speranza e ci sono, ancora, la signora Attilia e Simonetta, che tra le 200 famiglie non hanno mai smesso di lottare. Oggi siamo finalmente all'atto conclusivo e rivolgo perciò un ringraziamento particolare a tutti coloro che hanno lavorato per arrivare a questa soluzione, ai colleghi di tutte le forze politiche di questa legislatura, ma anche di quella precedente, che avevano accolto questa richiesta importante del MoVimento 5 Stelle, dimostrando di fatto che la buona politica, se vuole, può trovare sempre le giuste soluzioni ai problemi reali dei cittadini. Mi si permetta, infine, di rivolgere un ringraziamento particolare a tutti i miei colleghi del Veneto e alla senatrice Bottici, che si è tanto adoperata per aiutarci. Dichiaro dunque il voto favorevole di tutto il MoVimento 5 Stelle su questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . PRESIDENTE . Metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1. È approvato. (Applausi) . LANZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, intervengo per fare una precisazione sulla votazione della proposta di risoluzione n. 2 (testo2) che si è svolta nella seduta di ieri. Come ho già provveduto a segnalare agli Uffici, ho partecipato alla votazione, ma il sistema elettronico non ha registrato il mio voto contrario, facendomi risultare assente. PRESIDENTE . Senatore Lanzi, la ringrazio per la precisazione, che così resterà agli atti. Dopo i famosi senatori responsabili e irresponsabili, abbiamo dunque anche gli invisibili. AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, intervengo semplicemente per chiedere se è possibile rivalutare la reintroduzione degli interventi di fine seduta. PRESIDENTE . Senatore Airola, è già stato deliberato nell'ultima Conferenza dei Capigruppo che dall'inizio del mese di marzo riprenderanno gli interventi di fine seduta, con un auto-contingentamento sui numeri da parte dei Gruppi. AIROLA (M5S) . La ringrazio, signor Presidente. Non ero al corrente dell'informazione. PRESIDENTE. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 13,14, è ripresa alle ore 15,01) . Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro per la pubblica amministrazione. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. La senatrice Rauti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01405 sull'avvio di una nuova missione aeronavale nel Mediterraneo centrale, per tre minuti. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, Ministro, Governo, onorevoli colleghi, lo scorso 17 febbraio i Ministri degli esteri dell'Unione europea hanno raggiunto un accordo politico per l'avvio di una nuova missione aeronavale nel Mediterraneo con l'obiettivo di attuare l'embargo ONU sulle armi in Libia. La nuova operazione sostituirà l'attuale missione Sophia, a guida italiana, avviata nel 2015.