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Misure per la prevenzione, la diagnosi e la cura della tubercolosi. Onorevoli Senatori. -- La tubercolosi è una malattia infettiva e contagiosa, causata dal Mycobacterium tubercolosis che, trasmettendosi per via respiratoria, nell'80 per cento dei casi colpisce i polmoni, ma può anche interessare l'intestino, il sistema nervoso centrale, il sistema linfatico, l'apparato circolatorio, l'apparato genito-urinario, le ossa, le articolazioni e persino la pelle. È una malattia pericolosa: se non curata, la tubercolosi può diventare letale nel 50 per cento dei casi. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità la tubercolosi uccide circa due milioni di persone ogni anno, 5.000 persone al giorno, mentre i nuovi casi sono circa nove milioni e mezzo ogni anno. Due miliardi di persone, un terzo della popolazione mondiale, sono portatori di un'infezione latente, che potrebbe svilupparsi diventando malattia attiva nei prossimi anni. Da molto tempo, tuttavia, la tubercolosi è una malattia curabile con gli antibiotici sebbene esistano ceppi batterici resistenti a questi farmaci. Le terapie e le profilassi sono molto efficaci anche se vanno seguite per mesi sotto stretto controllo clinico. Nella circolare del Ministero della salute del 23 agosto 2011 sulle misure di prevenzione e controllo della tubercolosi si segnala «la riemergenza della tubercolosi (TB), indicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come grave problema di sanità pubblica a livello mondiale già dal 1993, non accenna a diminuire. È stato stimato che circa un terzo della popolazione mondiale ospita il Micobatterio tubercolare (MTB) allo stato di latenza (infezione tubercolare latente o ITL). Nei soggetti immuno-competenti con ITL il rischio di sviluppare una malattia attiva è circa il 10% nel corso dell'intera vita, evenienza che nella metà dei casi si verifica nei primi 2-5 anni dall'esposizione/infezione. Nella Regione Europea dell'OMS, nel 2009, sono stati segnalati circa 400.000 casi di TB, l'86% dei quali notificati da 18 Paesi della regione orientale e centrale. In Italia, come in molti altri paesi industrializzati, la tubercolosi è una patologia relativamente rara. L'incidenza negli ultimi anni è stata inferiore a 10 casi di malattia/100.000 abitanti (nel 2009 il dato è di 7 casi di malattia/100.000 abitanti, corrispondenti, in termini assoluti, a poco più di 4.200 casi di malattia) a fronte di una prevalenza di infezioni latenti pari -- secondo stime OMS -- al 12% (corrispondenti, in termini assoluti, a poco più di 7.200.000 infezioni latenti). Tuttavia, negli ultimi anni sono emersi numerosi motivi di allarme: nelle grandi città metropolitane l'incidenza di TB è fino a 4 volte maggiore rispetto alla media nazionale, la tubercolosi multiresistente è in lento ma progressivo aumento e la proporzione di persone che completano il trattamento antitubercolare è inferiore agli standard definiti dall'OMS». Il dato potrebbe però essere sottostimato poiché non tutti i casi di tubercolosi sono diagnosticati ed anche perché non tutti quelli diagnosticati vengono notificati. Realisticamente, i casi potrebbero essere anche pari al doppio di quelli denunciati (si parla di almeno 7.800 casi l'anno). La tubercolosi è una malattia che desta preoccupazione, la cui pericolosità, ancora oggi, non deve essere sottovalutata. Il crescente aumento dei flussi migratori ha determinato l'ingresso in Europa di migranti provenienti dai Paesi in cui la tubercolosi è tuttora molto diffusa. In molti Stati europei il livello di allarme nei confronti della malattia è più alto che in passato e sono state adottate misure di contrasto alla diffusione del batterio e del contagio. In Italia la metà dei casi di tubercolosi è diagnosticata in persone immigrate. I luoghi in cui la trasmissione è più facile sono i dormitori per i senzatetto, le carceri, gli ospedali. La tubercolosi non deve però essere messa in relazione alla «clandestinità», ma più in generale alla povertà ed alle condizioni di vita che ad essa si accompagnano. In fuga da zone in cui la tubercolosi è endemica, spesso portatori del micobatterio, i «nuovi» portatori del bacillo arrivano soprattutto dal Nord Africa e dall'Est Europa, dove il loro numero è raddoppiato negli ultimi 10 anni. A questo proposito basti pensare che i malati «conclamati» diagnosticati in Italia sono per lo più cittadini rumeni (11% del totale dei casi) e marocchini (5%), seguiti da immigrati provenienti dal Senegal, dal Perù e dal Pakistan. Per cercare nuove risposte, la Federazione italiana contro le malattie polmonari sociali e la tubercolosi (Fimpst), Stop TB Italia Onlus e Lilly MDR-TB Partnerhip hanno convocato a Roma, il 23 marzo 2011, gli Stati generali sulla malattia. Fra i «nodi» segnalati dagli specialisti ci sono la scarsa abitudine dei medici a confrontarsi con i sintomi della malattia, spesso scambiata con altre patologie, ma soprattutto le carenze organizzative di monitoraggio e gestione dei malati, fino alla limitata accessibilità alle terapie più efficaci. In caso di tubercolosi è fondamentale uno stretto monitoraggio dei pazienti in cura, altrimenti c'è il rischio che la malattia non guarendo del tutto diventi un potenziale serbatoio per la diffusione dei germi e un fattore di rischio per lo sviluppo di ceppi resistenti ai farmaci. Se in Gran Bretagna e in altri Paesi europei il monitoraggio della terapia antitubercolare si può considerare ad un buon livello, anche grazie all'istituzione di appositi registri che raccolgono informazioni sui pazienti in trattamento, in Italia non si può dire altrettanto non esistendo registri ad hoc per monitorare l'andamento della malattia dall'inizio alla fine del trattamento. Un dato inquietante è quello relativo al ritardo diagnostico: purtroppo capita spesso che i medici non riconoscano i sintomi della malattia o che li confondano con quelli di altre malattie. Gli screening ed i test nelle scuole e fra i militari di leva non vengono più effettuati e non sono stati sostituiti da metodi alternativi. L'«argomento tubercolosi» è considerato ormai superato e ciò significa che spesso al personale del Servizio sanitario nazionale manca l'esperienza necessaria per riconoscere e diagnosticare la malattia. In base all'Intesa siglata il 20 dicembre 2012 tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano, le Regioni si impegnano a migliorare il sistema di sorveglianza della TBC dotandosi di quelle fonti informative aggiuntive rispetto alla notifica dei casi, necessarie ad assicurare esaustività e disponibilità di dati sulla performance dei programmi di controllo; a implementare le attività di controllo della tubercolosi in merito alla gestione dei contatti di caso, alla corretta gestione dei casi di tubercolosi in ambito assistenziale e alla gestione della tubercolosi nella popolazione immigrata; ad attivare programmi di formazione dell'assistenza primaria.