[pronunce]

Tali atti sono impugnati «in relazione alla implicita affermazione della spettanza allo Stato delle entrate relative alle operazioni di motorizzazione effettuate dai centri privati di revisione dei veicoli operanti in Sicilia ed effettuate in via telematica utilizzando il sistema informatico del Ministero e della minacciata sospensione dei collegamenti telematici in caso di mancato versamento dei diritti». Lamenta, in particolare, la ricorrente che il Ministero ha fornito istruzioni ai centri di revisione privati operanti sul territorio nazionale, senza escludere quelli operanti in Sicilia, indicando le modalità di versamento allo Stato dei diritti concernenti le operazioni di revisione dei veicoli a motore con modalità di versamento diretto allo Stato operanti dal 17 agosto 2009. Le nuove procedure - prosegue la ricorrente - prevedono che, in mancanza di versamento allo Stato dei diritti di motorizzazione, i centri di revisione non potranno continuare a fruire del collegamento telematico col Ministero per l'elaborazione e la stampa dei tagliandi di revisione. La Regione formula due motivi di censura Con il primo motivo, si deduce la violazione degli artt. 1, 2-bis, 2-ter, 2-quater del d.P.R. n. 1113 del 1953, che reca le norme di attuazione dello statuto speciale in materia di comunicazione e trasporti. Al riguardo, la Regione svolge argomentazioni analoghe a quelle svolte nel conflitto n. 1 del 2009, affermando di avere, ai sensi dell'art. 17, lettera a), e dell'art. 20 dello statuto speciale, la competenza legislativa concorrente e la competenza amministrativa in materia di trasporti di interesse regionale. Sostiene, inoltre, che: a) l'art. 1 del d.P.R. n. 1113 del 1953 le ha attribuito, in materia di comunicazione e di trasporti regionali, le competenze degli organi centrali e periferici dello Stato e, in materia di motorizzazione, le competenze degli organi periferici dello Stato; b) l'art. 2 del citato d.P.R. n. 1113 del 1953 ha previsto in via generale il passaggio alle dipendenze della regione degli uffici periferici del ministero dei trasporti; c) l'art. 2-quater dello stesso decreto ha previsto il sistema di determinazione dei rimborsi spettanti alla Regione per l'esercizio delle spese sostenute in ordine all'esercizio di tali funzioni; «spese dalle quali vanno sottratti i "proventi" direttamente percepiti dagli uffici trasferiti e che affluiscono alla regione». Con il secondo motivo di doglianza, la ricorrente deduce la violazione dell'art. 36 dello statuto di autonomia e degli artt. 2 e 4 del d.P.R. n. 1074 del 1965, in quanto tali norme attribuirebbero alla Regione siciliana tutte le entrate tributarie erariali, in qualsiasi modo denominate, il cui presupposto d'imposta si sia verificato nell'àmbito della stessa Regione - con le eccezioni previste dal secondo comma dell'art. 36 dello statuto, e dall'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965 -, incluse quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell'àmbito regionale, affluiscono, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori dal territorio della Regione. La ricorrente rileva, in proposito, che i diritti di motorizzazione «non appaiono qualificabili come entrate derivanti da un'attività economica svolta dal Ministero delle infrastrutture, ma costituiscono un tributo obbligatorio per un servizio (la revisione periodica) del pari obbligatorio». Per la Regione, tali diritti «non si configurano come la remunerazione di una prestazione economica (le operazioni tecniche di revisione sono oggetto di separato pagamento al centro di revisione) ma costituiscono vere e proprie "tasse" corrisposte in relazione al servizio richiesto e che, relative ad operazioni effettuate in Sicilia, vanno attribuite alla regione stessa». Essi, infatti, «non possono che avere la stessa natura tributaria riconosciuta da codesta Corte con sentenza n. 156/1990 ai diritti di segreteria sui contratti e sugli altri atti rogati o ricevuti in forma pubblica amministrativa o a mezzo di scrittura privata», sul rilievo che «il criterio distintivo della tassa, o piú in generale del tributo, dal corrispettivo è il carattere di funzione pubblica alla quale si riferisce la riscossione». La Regione sostiene, inoltre, che la revisione dei veicoli ben può essere assimilata alla revisione delle patenti di guida, che deve essere considerata attività amministrativa regionale. 5. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo il rigetto del ricorso. La difesa dello Stato rileva preliminarmente l'inammissibilità del conflitto, perché la posizione dell'Amministrazione statale in ordine alla spettanza allo Stato delle entrate relative alle operazioni di motorizzazione di cui si discute è stata espressa per la prima volta con la nota 14 febbraio 2008, n. 0014656, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non impugnata, e solo ribadita con la nota 24 ottobre 2008, n. 0111774, oggetto del conflitto n. 1 del 2009. Per il resistente, il ricorso è, comunque, infondato nel merito, in primo luogo, perché le entrate relative alle operazioni di motorizzazione non sono riconducibili alla categoria giuridica del tributo, ma a quella della tariffa, che «si configura come corrispettivo-copertura, versato da un cittadino in riferimento ad un servizio richiesto ed erogato». Infatti, le suddette entrate sono i corrispettivi delle attività di cui all'art. 80, comma 13, del d.lgs. n. 286 del 2000, consistenti nella verifica della correttezza dei versamenti e delle operazioni di revisione ed aggiornamento manuale della carta di circolazione ; attività che, nella procedura informatizzata, corrispondono al «servizio reso dal CED del Ministero Infrastrutture attraverso il sistema informatizzato deputato dal Codice della Strada alla gestione, alla tenuta e all'aggiornamento dell'Archivio Nazionale dei Veicoli». Anche dall'intenzione del legislatore - prosegue la difesa dello Stato - risulta che i prelievi di cui è causa hanno natura di tariffe. Infatti, i tre decreti ministeriali (decreto 10 novembre 1994, n. 751, art. 2, comma 1; decreto 22 marzo 1999, n. 143, art. 2, comma 1; decreto 2 agosto 2007, n. 161, art. 2) che, nel tempo, ne hanno fissato gli importi vi si riferiscono espressamente come a una «tariffa». Né potrebbe ritenersi che la Regione abbia correttamente operato ponendo in essere una propria e distinta procedura informatizzata per l'accertamento delle entrate dei diritti di motorizzazione attraverso la smaterializzazione dei bollettini di conto corrente postale. Il resistente rileva, sul punto, che l'evocato articolo 2-ter del d.P.R. n. 1113 del 1953 prevede che gli uffici di cui all'articolo 2, comma 1, utilizzano i sistemi informativi automatizzati del Ministero dei trasporti e della navigazione e i protocolli di trasmissione compatibili con il medesimo sistema informativo;