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Lo fa con le modifiche apportate alla disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto (l' end of waste ), grazie alle quali sarà possibile riprendere numerose attività di riciclo dei rifiuti di origine urbana e industriale e realizzare nuove attività e impianti utili a contrastare ulteriori ricadute sull'ambiente, sulla salute dei cittadini e sui costi di gestione dei rifiuti. Si tratta di un grande successo di questa maggioranza, che pone rimedio al fallimento che la precedente compagine ci aveva consegnato. Un successo che ci permette di affermare che, finalmente, si avvia anche nel nostro Paese l'economia circolare: un settore bloccato, che bloccava investimenti e prospettive occupazionali e che oggi sarà meno esposto al rischio di infiltrazioni mafiose. Un nostro successo, dunque, ma c'è di più. L'attenzione verso politiche di green economy si è tradotta anche nell'impegno su proposte di incentivi in suo favore, quali quelli connessi agli interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico, nonché all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia. Ciò in ragione anche del fatto che l'ultimo intervento normativo effettuato - il cosiddetto decreto crescita - ha creato estrema incertezza tra gli operatori del settore, che si trovavano in una situazione di restrizione della concorrenza, con grave danno alle piccole e medie imprese che costituiscono - è bene ricordarlo - la maggioranza del settore. Le criticità rilevate dagli operatori in sede di audizione e che personalmente avevo già riportato anche in un atto di sindacato ispettivo sono state riconosciute dal Ministro dello sviluppo economico, che ringrazio, il quale ha condiviso con noi la necessità di individuare, nella prossima legge di stabilità, la sede adeguata per la modifica e la revisione, completa e congrua, dell'articolo 10. Infine, il tema da sempre spinoso e complesso relativo ad Ilva, all'area di crisi industriale connessa alle gravi problematiche ambientali che devono essere affrontate e risolte. Più di qualcuno, per un bel periodo di tempo, ha pensato di poter chiedere a Taranto di fare il gioco della torre tra il diritto alla salute e quello al lavoro, come se l'uno escludesse l'altro o, ancora peggio, come se la presenza dell'uno equivalesse all'assenza dell'altro. Niente di più sbagliato. Quando uno dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione rischia di venir meno, è compito della politica mettere insieme iniziative e strumenti utili a frenare quella che rischierebbe di trasformarsi in un'emorragia costituzionale. Nel caso di Ilva c'è stato anche chi ha pensato e promesso, per tanto tempo, che la soluzione più semplice fosse annullare, azzerare, annientare una realtà occupazionale che con l'indotto impegna 25.000 lavoratori, piuttosto che riformare; una cura pari alla malattia, niente di più sbagliato. Ma quello era ieri. Oggi invece ci troviamo, sia per un'errata gestione di questa crisi che per la contingenza dei tempi dettata dal presente decreto, nella condizione di poter incidere sul tema con una presa di impegno, da parte di tutto il Governo, all'insegna di princìpi costituzionali non riducibili: diritto al lavoro e diritto alla salute, ma anche all'ambiente, come già hanno ricordato i tanti ragazzi che hanno manifestato anche a Taranto. In questo senso, le parole del ministro Patuanelli ieri qui in Aula ci confortano, perché confermano la volontà del Governo di andare avanti senza tentennamenti; parole e impegni su cui vigileremo con grande responsabilità, nella consapevolezza che non esiste possibilità alternativa a quella di garantire al nostro sistema industriale quel contributo produttivo indispensabile. Noi, proprio per rafforzare questo approccio, abbiamo voluto con forza accompagnare il provvedimento con un ordine del giorno, attraverso il quale rilanciamo da una parte l'impegno verso una progressiva decarbonizzazione degli impianti, nel quadro generale e comunitario di ristrutturazione dei processi industriali, e dall'altra chiediamo garanzie per la permanenza dell'attività produttiva del complesso siderurgico, perché il diritto al lavoro e quello alla salute un Paese civile, una Repubblica democratica non li baratta mai; li tiene insieme e non li sottopone a una discussione urlata e strumentale solo al consenso. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi sia permesso allora fare un inciso sulle famose tutele penali. L'idea di cambiare le regole che hanno contraddistinto un negoziato difficile, che ha consentito di assicurare comunque a quell'area l'intervento di ambientalizzazione più importante in Europa, semplificando il tutto in una banale discussione tra immunità o non immunità, rischia di nascondere la rilevanza e la complessità del tema. Per questo motivo il nostro senso di responsabilità ci porta a non rinnegare il lavoro svolto sin qui, ma anzi a rilanciarlo in una logica di rinnovata relazione con il nuovo assetto dirigenziale, più costruttiva e più incisiva. In fin dei conti - e finisco, signor Presidente - è cambiato il Governo, è cambiata la maggioranza che lo appoggia, è cambiato il vertice di ArcelorMittal che gestisce l'ex ILVA. Ci sono quindi sufficienti ragioni per quello che possiamo definire un pit stop , ma a una condizione, signor Ministro: andare avanti e non tornare indietro. In quest'ottica, allora, l'inaugurazione di ieri a Taranto del centro ricerca e sviluppo è un passo importante, perché rispetta i punti di quell'accordo. Ecco perché noi, per senso di responsabilità, oggi qui come Partito Democratico voteremo convinti la fiducia a questo decreto-legge, quella stessa responsabilità che in agosto ci ha fatto dire «prima l'Italia», che è cosa ben diversa rispetto allo slogan «prima gli italiani», tanto più quando è urlato dalla spiaggia o stampato sulla felpa. È uno slogan vuoto che anche qui oggi, con un voto di responsabilità, restituiamo sgonfiato alla demagogia sovranista e pericolosa. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «L. van Beethoven» di Casaluce, in provincia di Caserta, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1476 NISINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, vi vorrei raccontare una storia: correva l'aprile 2019 quando l'allora ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali Di Maio - perché ora ha scelto altro, non sappiamo se per promozione diretta o per limitare i danni (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) - annunciava che la norma sui rider era finalmente pronta e che era riuscito a far sedere allo stesso tavolo tutti gli attori in campo, per tutelare i lavoratori da un contratto in cui - a suo dire - sono solo i datori di lavoro a dettare le condizioni economiche.