[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 131, commi 3 e 4, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), promossi con ordinanze del 9 gennaio 2008 dal Tribunale di Catania e del 12 novembre 2007 dal Tribunale di Torino, rispettivamente iscritte ai numeri 135, 219 e 220 del registro ordinanze 2008 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 20 e 29, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 5 novembre 2008 il Giudice relatore Maria Rita Saulle. Ritenuto che, nel corso di un procedimento civile promosso da V. P. contro l'Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania ed altro, il Tribunale di Catania, con ordinanza emessa il 9 gennaio 2008 (R.O. n. 135 del 2008), ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 36 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 131, comma 3, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia); che il rimettente riferisce che la parte attrice, ammessa al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, agisce per il risarcimento dei danni patiti per fatti ascrivibili alla responsabilità medico-professionale dei convenuti; danni il cui accertamento è stato rimesso al nominato consulente tecnico d'ufficio, il quale, al termine dell'incarico, ha chiesto la liquidazione dei propri onorari; che, in ragione di tale richiesta, il giudice a quo ritiene che la disposizione censurata sia in contrasto con i parametri costituzionali evocati, in quanto prevede che l'opera svolta dal consulente tecnico d'ufficio possa essere in sostanza gratuita, quando la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato risulti soccombente e il suddetto beneficio non sia revocato: ipotesi che si potrebbe verificare nel giudizio principale, poiché la disposta consulenza «ha escluso la fondatezza, sotto il profilo tecnico medico-legale, degli assunti di parte attrice»; che, a parere del Tribunale, tale previsione violerebbe l'art. 36 della Costituzione, in quanto consente che il patrocinio a spese dello Stato sia, in realtà, a carico del professionista chiamato a svolgere un ufficio pubblico irrinunciabile; che, sempre secondo il rimettente, l'art. 131, comma 3, del d.P.R. n. 115 del 2002 violerebbe l'art. 97 della Costituzione, poiché far dipendere dall'esito del giudizio la remunerazione del consulente tecnico d'ufficio pone a rischio la sua imparzialità, potendo egli essere indotto a prediligere una ricostruzione tecnica che, rendendo vittoriosa la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, gli consenta di ottenere la liquidazione dei propri onorari; che risulterebbe, altresì, violato l'art. 3 della Costituzione, in quanto la disposizione censurata pone in essere una disparità di trattamento con altre figure professionali – difensori, consulenti tecnici nei procedimenti penali – per le quali le norme sul patrocinio a spese dello Stato (artt. 131, comma 4, 107, comma 3, lettere d e f), prevedono il pagamento dei relativi onorari con anticipazione a carico dello Stato; che tale diversità di trattamento comporterebbe l'ulteriore lesione dell'art. 97 della Costituzione, in quanto il consulente tecnico d'ufficio, a differenza del difensore, non ha la possibilità di rifiutare l'incarico e di condizionare il sorgere e il concludersi della lite: circostanze, queste, che rendono la disposizione censurata irragionevole, risultando più corretto pagare immediatamente un professionista che non può esimersi dal prestare la propria opera e prenotare a debito le somme dovute al difensore; che, infine, il rimettente ritiene applicabili alla fattispecie al suo esame i principi enunciati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 174 del 28 aprile 2006, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 146, comma 3, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nella parte in cui non prevedeva che sono spese anticipate dall'erario le spese e gli onorari dovuti al curatore fallimentare; che, in punto di rilevanza, il Tribunale osserva che l'eventuale accoglimento della questione consentirebbe la liquidazione di quanto richiesto dal consulente tecnico d'ufficio; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata; che, in via preliminare, la difesa erariale oltre a dubitare della rilevanza della questione, rileva che il rimettente, da un lato, omette ogni tentativo di pervenire ad una interpretazione conforme a Costituzione della disposizione censurata; dall'altro, chiede alla Corte un intervento manipolativo al di fuori di qualsiasi vincolo costituzionale, in quanto il legislatore non è obbligato all'adozione di un unico procedimento per la liquidazione degli onorari dei diversi professionisti che intervengono nei procedimenti giurisdizionali; che, comunque, l'Avvocatura ritiene, quanto alla presunta violazione degli artt. 3 e 36 della Costituzione, la questione infondata, in quanto non sarebbe irragionevole il procedimento di liquidazione disciplinato dall'art. 131, comma 3, d.P.R. n. 115 del 2002, potendo il sistema processuale prevedere anche incarichi gratuiti; che, quanto all'evocato art. 97 della Costituzione, la difesa erariale ritiene il suo richiamo inconferente, in quanto la norma costituzionale ha ad oggetto esclusivamente l'organizzazione dei pubblici uffici, sotto il profilo del buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione; che il Tribunale di Torino, con ordinanza emessa il 12 novembre 2007 (R.O. n. 219 del 2008), nel corso di un procedimento di istruzione preventiva, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 131, commi 3 e 4, del d.P.R 30 maggio 2002, n. 115, nella parte in cui preclude al consulente tecnico d'ufficio, che ha prestato l'opera in un processo promosso da soggetto ammesso al patrocinio a spese dello Stato, il diritto di ottenere l'anticipazione dei propri onorari a carico dell'erario;