[pronunce]

Per le stesse ragioni, il divieto di azioni esecutive individuali non sarebbe lesivo dei diritti fondamentali riconosciuti dagli artt. 6 e 13 della Convenzione EDU, richiamati dal rimettente per il tramite dell'art. 117, primo comma, Cost. La relativa questione sarebbe mal posta, prima ancora che non fondata, giacché, per un verso, gli atti posti in essere dal Commissario liquidatore possono essere sottoposti all'autorità giudiziaria, e, per altro verso, gli interessi pubblici sottesi alla procedura concorsuale giustificano lo svolgimento della stessa in ambito amministrativo, come affermato dalla già richiamata sentenza n. 155 del 1994 a proposito della disciplina del dissesto degli enti locali. Del resto, sin dalla sentenza n. 115 del 1994, la Corte costituzionale ha chiarito che, ove sorga l'esigenza di una procedura concorsuale, non necessariamente questa deve svolgersi nel contesto di un procedimento giurisdizionale, ben potendo il legislatore prevedere un procedimento amministrativo, tanto più se sono coinvolti interessi pubblici. Nondimeno, tale assetto della procedura di liquidazione non potrebbe mai incidere sulla giustiziabilità delle posizioni soggettive in essa coinvolte, con conseguente sacrificio del principio supremo dell'ordinamento costituzionale costituito dal diritto alla tutela giurisdizionale (sono richiamate le sentenze della Corte costituzionale n. 392 del 1992 e n. 18 del 1982). Prive di fondamento risulterebbero anche le censure prospettate in riferimento agli artt. 101, 102, 104 e 108 Cost., sul rilievo che il legislatore avrebbe compresso l'autonomia e l'indipendenza dell'autorità giudiziaria, con un intervento irragionevole che incide, ex post, sulla effettività delle pronunce giurisdizionali. La difesa di Roma Capitale osserva come il richiamo, operato dal rimettente, alla sentenza della Corte costituzionale n. 364 del 2007, sia del tutto inconferente. Quanto, infine, alla censura riferita alla violazione del diritto degli espropriati a ricevere una indennità che costituisca un serio ristoro della perdita subita, la difesa di Roma Capitale evidenzia che la nozione elaborata dalla giurisprudenza della Corte costituzionale (sentenze n. 349 e n. 348 del 2007, n. 5 del 1980) ha riguardo alla quantificazione dell'indennità di esproprio, non anche alla riscossione della stessa. 5.- In data 14 febbraio 2013, la difesa dello Stato ha depositato memoria con la quale insiste nelle conclusioni già rassegnate. In via preliminare, l'Avvocatura reitera l'eccezione di inammissibilità delle questioni per omesso compiuto esame della rilevanza, sull'assunto che il giudice a quo avrebbe identificato il giudizio di ottemperanza con le azioni esecutive, laddove gli istituti non sarebbero del tutto coincidenti, in quanto il giudizio di ottemperanza presenta contenuto composito, come ripetutamente affermato dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (sentenza n. 2 del 2013, sentenze nn. 2, 18 e 24 del 2012). Nel merito, la difesa statale ribadisce l'infondatezza delle questioni sollevate, nel solco delle argomentazioni già svolte con l'atto di intervento. 6.- In data 10 maggio 2013, la difesa di Roma Capitale ha depositato memoria con la quale innanzitutto segnala che, nel giudizio principale, le parti appellanti hanno depositato «brevi note per la cessazione della materia del contendere», a seguito dell'avvenuto soddisfacimento del credito oggetto del ricorso in ottemperanza. Nel merito, la difesa dell'Ente pubblico ribadisce le argomentazioni già svolte nel senso della manifesta infondatezza delle questioni. Si precisa, dalla stessa difesa, che le norme censurate, lungi dal negare la soddisfazione dei debiti rientranti nella gestione commissariale, sarebbero finalizzate ad assicurarne l'integrale soddisfacimento, mediante il reperimento di risorse ulteriori rispetto a quelle sulle quali, normalmente, l'Ente può contare. La procedura di liquidazione, riguardante i debiti assunti prima del 28 aprile 2008, sarebbe configurata in modo tale da alimentare «la massa attiva, destinata a soddisfare i creditori di Roma Capitale», con fonti di finanziamento straordinario, come precisato nel piano di rientro, e dunque, diversamente da quanto avviene nelle procedure esecutive individuali, non soltanto dal ricavato dell'attività di realizzo dei beni del debitore. 7.- In data 13 maggio 2013, la difesa delle parti private costituite, Soc. Consorcasa Regione Lazio Coop. a r.l. ed altri, ha depositato un documento contenente «brevi note per la cessazione della materia del contendere», notificate a Roma Capitale il 22 marzo 2013 e depositate al Consiglio di Stato il 2 aprile 2013. Le parti private danno atto che Roma Capitale ha adempiuto a quanto ordinato dal Consiglio di Stato, con la sentenza parziale 10 agosto 2011, n. 4772, e che, quanto all'obbligazione principale, di corresponsione dell'indennità di espropriazione definitiva, «con determinazione dirigenziale n. 1135 del 6 novembre 2011 - emessa ai sensi dell'art. 78, comma 3, del d.l. n. 112 del 2008, come modificato dall'art. 1, comma 26, del d.l. n. 128 del 2011 [recte: d.l. n. 138 del 2011] - Roma Capitale ha operato il riconoscimento del debito fuori bilancio attinente alla Gestione Commissariale e discendente dalla sentenza della Corte d'appello di Roma n. 4565 del 2008». Alla predetta determinazione «ha fatto seguito la stipula, in data 6 febbraio 2013, dell'atto di transazione tra le appellanti e il Commissario straordinario del Governo (nominato per il piano di rientro dal debito pregresso di Roma Capitale), avente ad oggetto l'estinzione parziale, da parte di quest'ultimo, del debito riconosciuto». Le parti private dichiarano di avere percepito l'importo concordato nell'atto di transazione e di essersi impegnate a non vantare ulteriori pretese nei confronti di Roma Capitale e della gestione commissariale, con la conseguenza che è venuta meno ogni ragione di contenzioso. 8.- Con ordinanza del 26 luglio 2012, il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, ha sollevato - in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 25, primo comma, 41, primo comma, 42, secondo e terzo comma, 97, primo comma, 101, 102, 103, 104, 108, secondo comma, 113, 114, 117, primo comma, (in relazione all'art. 6, comma 1, e all'art. 13 della Convenzione EDU, nonché in relazione all'art. 1 del I Protocollo addizionale alla medesima Convenzione), 118 e 119 Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 78, comma 6, primo periodo, del d.l. n. 112 del 2008, nella parte in cui prevede l'applicazione dell'art. 248 del d.lgs.