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I Piani di intervento, in particolare, devono predisporre concrete misure atte alla messa in sicurezza delle coste (ad esempio delle falesie), alla manutenzione e rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, pubblico e privato, ubicato in zone costiere, alla realizzazione di insediamenti multifunzionali lungo le coste, che offrano servizi utili alla collettività, che colleghino la costa ai territori circostanti, alla rivitalizzazione sociale ed economica delle città marinare, all'arresto del consumo del suolo, a un efficientamento del consumo energetico e idrico, alla migliore depurazione dei reflui urbani e industriali, alla valorizzazione degli spazi pubblici e alla loro migliore accessibilità con i mezzi pubblici, alla realizzazione di percorsi pedonali e ciclabili, alla promozione di tecnologie dell'informazione e della comunicazione che possano promuovere i territori interessati. Quello che vuole promuovere il presente disegno di legge è un lavoro molto impegnativo, che richiede un notevole sforzo anche in termini economici. È per questo motivo che si è previsto che gli enti locali, per la realizzazione dei Piani di intervento, possano fare ricorso non solo a risorse proprie, ma anche alle risorse di cui al Piano nazionale di ripresa e resilienza, al Piano energia e clima 2030, ai fondi strutturali europei e a tutte le risorse complementari di cui al programma Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe (REACT EU).. 1 (Princìpi) 1 La presente legge introduce disposizioni atte a favorire gli investimenti intersettoriali nel campo della tutela dell'ambiente marino dai fenomeni naturali e antropici avversi, della realizzazione di infrastrutture strategiche per lo sviluppo ecosostenibile delle zone costiere e la loro messa in sicurezza, nonché dello studio e della pianificazione territoriale delle zone costiere e di prossimità. 2 La presente legge reca disposizioni atte a promuovere la costituzione di rapporti sinergici tra le città costiere e le città di prossimità alle coste con il mare, garantendo la valorizzazione del patrimonio ambientale, edilizio e storico-culturale esistente, nel rispetto dei princìpi costituzionali e in applicazione dei vincoli di carattere urbanistico, ambientale, ecologico, idrogeologico, forestale e paesaggistico, ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, della legge 6 dicembre 1991, n. 394, del regio decreto-legge 22 maggio 1924, n. 751, convertito dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766, del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267, della legge 7 agosto 1990, n. 241, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, nonché del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. 3 La presente legge introduce, altresì, disposizioni atte a favorire l'adozione delle conoscenze tecnico-scientifiche più avanzate e aggiornate in materia di sicurezza delle infrastrutture e degli edifici, nonché in materia di riduzione di emissioni inquinanti e di utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. 4 Le disposizioni della presente legge hanno altresì la finalità di realizzare interventi strategici per lo sviluppo delle aree portuali e di costruire una valida e capillare rete di supporto ai processi di pianificazione strategica nazionale e regionale per rilanciare lo sviluppo economico e sociale del Paese, integrando i temi della sostenibilità ambientale, della digitalizzazione e della declinazione tecnologica ai fini ambientali delle capacità manifatturiere, costruttive, industriali e del terziario, e garantendo la valorizzazione e la tutela del territorio e del paesaggio, la valorizzazione e la protezione dei beni ambientali, la sicurezza del costruito e delle opere da realizzare, la rigenerazione urbana, nonché il recupero e il riuso del patrimonio edilizio e infrastrutturale esistente o la sua delocalizzazione, ove esso sia ubicato in aree la cui elevata pericolosità geologica renda difficile predisporre adeguate opere di difesa. 5 Gli interventi strategici di cui alla presente legge sono analizzati, pianificati, programmati e realizzati da tutti i soggetti interessati perseguendo i fini di cui alla legge medesima nel rispetto dei criteri di economicità, efficacia, efficienza, imparzialità, pubblicità e trasparenza, secondo le modalità previste dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, dal decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, e dalle altre disposizioni che disciplinano i singoli procedimenti, nonché nel rispetto dei princìpi dell'ordinamento dell'Unione europea. 6 I soggetti interessati allo svolgimento delle attività, siano essi pubbliche amministrazioni o soggetti privati, non possono aggravare i procedimenti amministrativi se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell'istruttoria. 2 (Finalità istituzionali) 1 Al fine di avviare sul territorio nazionale la realizzazione di interventi strategici per la tutela dell'ambiente marino e la resilienza delle zone costiere, la presente legge: a attribuisce funzioni e assegna compiti per la valutazione, il monitoraggio, la pianificazione, la prevenzione, la programmazione e la realizzazione degli interventi per la gestione del rischio di erosione costiera e di maremoto, per la gestione delle georisorse delle acque sotterranee, geotermali e geotermiche, nonché delle risorse idroelettriche e paesaggistiche; b incentiva e agevola il completamento e l'aggiornamento del Progetto per la realizzazione della cartografia geologica nazionale (CARG) dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), che prevede la realizzazione di una carta geologica alla scala 1:250.000 per le aree marine e la realizzazione di carte geologiche e geotematiche alla scala 1:50.000, con le relative banche dati alla scala 1:25.000, per le zone costiere; c promuove l'utilizzo di tecnologie ecosostenibili finalizzate alla prevenzione del rischio di maremoto, in accordo con il Sistema di allertamento nazionale per i maremoti (SiAM); d salvaguarda la biodiversità dell'ecosistema marino, in particolare delle coste inquinate, delle zone umide, delle acque superficiali, della plurifunzionalità dei paesaggi e delle componenti, nonché dei sistemi naturali fragili o delicati ivi presenti, incentivando la riduzione dell'inquinamento del mare da reflui urbani e industriali, nonché da nutrienti, microplastiche, farmaci e contaminanti emergenti; e tutela la funzione ecosistemica delle spiagge, previene il fenomeno dell'erosione costiera e salvaguarda le naturali dune costiere, promuovendo l'attuazione di piani di rinaturalizzazione delle aree marine, gestendo in maniera eco-sostenibile le biomasse vegetali che si depositano sulla spiaggia, quali la posidonia oceanica e le alghe derivanti da piante marine; f tutela le acque marine promuovendo la realizzazione di impianti di depurazione efficienti nonché la bonifica dei siti inquinati e il riutilizzo delle acque reflue, opportunamente affinate, per gli usi irrigui o industriali; g incentiva e agevola la produzione e l'utilizzo delle fonti energetiche alternative derivanti dal moto ondoso, dalle maree e dalle correnti;