[resaula]

Colleghi, è da mesi che siamo chiusi qui in Senato per fare questa discussione e ogni tanto mi sembra che veramente viviate su Marte. Se aprite i giornali anche voi, trovate che 10 milioni di persone potranno entrare in crisi di povertà e noi siamo qui a parlare del disegno di legge Zan. A Firenze - così vi avviso - 422 lavoratori vengono licenziati dalla GKN, dalla sera alla mattina, tramite email, ma noi siamo qui a parlare del disegno di legge Zan. C'è il Covid e si registra un aumento dei suicidi, arrivati a 4.000 l'anno in Italia, ma noi siamo qui in Aula a parlare del disegno di legge Zan. Ci costringete a parlare di questo tema, su cui poi mi addentrerò, per proporre una soluzione, che è semplice. Ci sono gli sbarchi di immigrati, che arrivano nel nostro Paese. Nel 2019, dal 1° gennaio al 14 luglio, erano 3.186, con il ministro Salvini. Dal 1° gennaio 2021 ad oggi, invece, sono stati 24.000 gli immigrati sbarcati e noi siamo qui in Aula a parlare del disegno di legge Zan. Non cito poi i problemi delle partite IVA, perché forse li conoscete anche voi. Qual è dunque la battaglia? Ragioniamo sugli obiettivi e non sulle ideologie. Colleghi, penso che noi e voi abbiamo un obiettivo comune e condiviso sicuramente dalla maggior parte di voi, che è quello di aumentare le pene per chi discrimina in base all'orientamento sessuale e alle proprie vocazioni. Su questo siamo d'accordo. Se l'obiettivo comune è quello, ritengo che in quindici-venti giorni o in un mese si possa approvare il disegno di legge in esame: basta prendere l'articolo in cui si aumentano le pene in caso di discriminazione. Invece, qual è il vostro obiettivo (non dico di tutti, ma di alcuni di voi)? Per capirlo, leggiamo gli articoli sui quali non ci troviamo d'accordo. Prendiamo l'articolo 1, ad esempio, così rimane agli atti. Sicuramente alcuni cittadini lo hanno letto e altri ci sentono discutere: siamo tutti d'accordo sull'aumentare le pene per chi discrimina, ma non siamo d'accordo su questi punti. Leggo dunque una parte dell'articolo 1 e dopo ne leggerò anche altri: «Per identità di genere si intende l'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione». Cosa significa? Dobbiamo spiegarlo. Mettiamoci d'accordo sull'aumentare le pene a chi discrimina. Andiamo a leggere ad esempio l'articolo 4, che secondo me è veramente il più preoccupante di tutti. Si parla di libertà delle scelte, «purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori». Cosa si intende per atto discriminatorio? Così lasciamo un margine aperto alla magistratura. Se dico di preferire "mamma" a "genitore 1" o "genitore 2" (poi mi insegnerete se l'1 è la mamma e il 2 è il babbo, perché anche lì c'è una discussione), è discriminatorio o no? E se si sveglia un magistrato e ti manda l'avviso di garanzia perché discrimini? Ce ne possono essere tanti di esempi. Se vado in classe a dire di preferire il presepe anziché non fare nulla è discriminatorio o no? Eliminiamo questi punti e approviamo un testo di legge che condividiamo. Se l'obiettivo è comune, vi invito a ragionare su di esso, non su quello che ci divide oggi, ma su quello su cui siamo tutti d'accordo. Magari però il vostro obiettivo è diverso ed è distruggere i valori di questa civiltà, le nostre tradizioni. Per distruggere un albero, si tolgono le radici; quando le togli, distruggi l'albero e tutti i valori. (Applausi) . Qual è il vostro intento, allora, distruggere i valori o aiutare? Qual è il vostro obiettivo? Fermiamoci. Se l'obiettivo comune è dare una pena maggiore a chi discrimina, facciamolo. Perché dovete introdurre tutti questi tasselli, che vanno poi anche a creare la paura di dire una battuta con gli amici? A me è successo di sentirmi chiedere da una bambina di sette anni se si possono sposare due uomini o due donne. Dove l'ha imparato? Lasciamoli giocare e vivere la loro giovinezza; poi ci penseranno gli educatori ad aiutarli, con la famiglia. Sicuramente la maggior parte di voi lo fa in buona fede; penso però che all'interno di quest'Aula qualcuno lo faccia in malafede, per togliere i valori della nostra comunità e della nostra civiltà. Vivo in Toscana e vi porto l'esempio della comunità "Il Forteto", che magari è partita con delle buone idee, per aiutare alcuni bambini; poi alla fine si è evoluta e abbiamo visto tutti cos'è successo. Ecco: fermiamoci, ragioniamoci e approviamo l'aumento delle pene per chi discrimina, ma tutto il resto togliamolo. Su questo la Lega c'è, noi ci siamo; facciamo di questa legge qualcosa di buon senso e di veramente importante per il Paese, che oggi ci sta guardando. Concludo dicendo di preferire "mamma" e "papà" a "genitore 1" e "genitore 2": lo dico prima che entri in vigore questa legge, perché poi magari sarà considerato un atto discriminatorio. Grazie e buon lavoro a tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruspandini. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, devo dire che abbiamo ascoltato una carrellata molto ampia e variegata di interventi, che sicuramente arricchiscono una discussione così importante. Provengo da un mondo politico - lo voglio dire ai colleghi della sinistra - che sa bene cosa vuol dire essere discriminati: nelle scuole, al lavoro, nella vita di tutti i giorni e in politica. Per noi, senza fare del vittimismo che sicuramente non ci appartiene, a volte è stato difficile anche solo esprimere le nostre idee. Abbiamo sofferto una discriminazione che è arrivata fino alla violenza, perché siamo qui senza mai dimenticare il sangue di tanti ragazzi morti per le strade, sui quali ancora si deve indagare e dei quali si è parlato troppo poco. Venendo da una storia di discriminazione senza solidarietà, non posso e non possiamo non essere d'accordo con qualsiasi iniziativa che voglia aiutare chi è discriminato a sentirsi meno solo, più accettato e più integrato nella società, perché chiunque ha il diritto di essere felice e di vivere compiutamente la propria esistenza. Sentiamo però i sostenitori di questo disegno di legge dire che c'è un complotto delle destre oscurantiste per oscurare tale progetto di civiltà. La realtà, invece, è che questo movimento non nasce dal basso, come ho sentito dire in Aula, né prende spunto da realtà di disagio vero, intimamente rilevante, che pure ci sono e delle quali dobbiamo occuparci. La verità è che questo movimento trae la sua linfa vitale dalle multinazionali, da chi gestisce i social network, dalle grandi produzioni televisive e dai grandi centri di poteri finanziario. Tutto questo meccanismo è allineato nella promozione del movimento LGBT. Fatemelo dire: questo movimento è potente.