[pronunce]

In questi termini, secondo l'Avvocatura, la suddetta norma si porrebbe in contrasto con i divieti e le correlate sanzioni penali previsti, nei confronti di chiunque detiene specie protette a vario titolo e/o le prepara con trattamento tassidermico, dagli artt. 21, comma 1, lettera ee), e 30, commi 1, lettere b), c), g), h) ed l), e 2, della legge n. 157 del 1992. Tali disposizioni, «dettando norme imperative che devono essere rispettate sull'intero territorio nazionale per primarie esigenze di tutela ambientale», costituirebbero un limite invalicabile per l'attività legislativa della Regione, ulteriormente ribadito dall'art. 18 della legge n. 157 del 1992, relativo alle specie cacciabili e ai periodi di attività venatoria, diretto a garantire standard minimi e uniformi della tutela della fauna sull'intero territorio nazionale. Secondo la difesa statale, quindi, la norma impugnata, «oltre a violare i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario, tende a ridurre in peius, il livello di tutela della fauna selvatica stabilito dalla [citata] legislazione nazionale, invadendo illegittimamente la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia penale e di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema», in tal modo ponendosi in contrasto con l'art. 117, primo e secondo comma, lettere l) e s), Cost. 3.1.- Le questioni non sono fondate. Premesso che l'art. 6, comma 1, della legge n. 157 del 1992 dispone che le Regioni «disciplinano l'attività di tassidermia ed imbalsamazione e la detenzione o il possesso di preparazioni tassidermiche e trofei» - attribuendo quindi alle stesse Regioni, fin da allora, la facoltà di dettare specifiche disposizioni in una materia che, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, è venuta poi a collocarsi, pur con i medesimi limiti trasversali inerenti l'attività venatoria (sentenza n. 7 del 2019) cui è strettamente collegata, all'interno della competenza residuale regionale -, si deve constatare che l'originaria formulazione del citato art. 9 della legge reg. Liguria n. 7 del 1984 prevedeva il termine di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge stessa affinché coloro che detenevano a qualsiasi titolo animali imbalsamati fornissero l'elenco dettagliato alla Provincia (ente competente pro tempore) con lettera raccomandata. Alla mancata presentazione dell'elenco nei predetti termini seguiva, a norma del successivo art. 10 della medesima legge, l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria (art. 10, lettera g). La comunicazione degli elenchi da parte di coloro che detenevano esemplari trattati prima dell'entrata in vigore della legge regionale aveva quindi scopo ricognitivo: infatti, successivamente alla data di entrata in vigore della citata legge reg. Liguria n. 7 del 1984, gli esemplari lecitamente preparati dovevano recare una specifica etichetta, pena, anche in questo caso, l'applicazione di una sanzione amministrativa (art. 10, lettera e). Il citato art. 9, così come riformulato dalla legge reg. Liguria n. 17 del 2018, si è inserito successivamente in questa disciplina, con la finalità di consentire una regolarizzazione amministrativa tardiva degli esemplari a loro tempo non denunciati tempestivamente alla Provincia, limitando l'ambito di applicazione della sanzione amministrativa di cui all'art. 10, lettera g), della menzionata legge reg. Liguria n. 7 del 1984. Va tuttavia chiarito che la segnalazione da parte del detentore che non abbia a suo tempo regolarizzato la sua posizione ben potrà comunque comportare l'attivazione dei relativi controlli da parte dell'autorità competente, che potranno, a loro volta, sfociare in una segnalazione all'autorità giudiziaria per l'eventuale valutazione della rilevanza penale delle condotte. Infatti, mette conto precisare che, in attuazione della legge n. 157 del 1992, la resistente ha emanato la legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio), che all'art. 46 dispone che «[l]'attività di tassidermia ed imbalsamazione e la detenzione o il possesso di preparazioni tassidermiche e trofei sono disciplinate dalla legge regionale 25 gennaio 1984, n. 7, integrata dalle sanzioni previste dalla legge n. 157 del 1992». Poiché tale disposizione - che la stessa Avvocatura del resto menziona nel ricorso - è tuttora in vigore, la nuova formulazione dell'art. 9 non è idonea a costituire un meccanismo condonatorio degli effetti penali: questi, infatti, restano disciplinati, per effetto del citato art. 46, dalla legge statale. Tanto precisato, risulta quindi plausibile la giustificazione addotta dalla difesa regionale, che chiarisce come lo scopo della modifica normativa sia meramente quello di permettere «a distanza di oltre 34 anni dall'entrata in vigore della l.r. n. 7/1984» di regolarizzare le situazioni relative a preparati transitati nella disponibilità di altri soggetti (ad esempio, a causa di passaggi ereditari) senza essere stati dichiarati da proprietari oggi defunti. Così interpretata, la impugnata disposizione regionale, lasciando impregiudicata la sanzionabilità penale delle condotte e consentendo un'ulteriore attività di controllo sulle nuove comunicazioni, non riduce in peius il livello di tutela della fauna selvatica stabilito, anche in attuazione della direttiva 79/409/CEE, dalla legislazione nazionale, risultando conseguentemente non fondate le questioni promosse in riferimento all'art. 117, primo e secondo comma, lettere l) e s), Cost. 4.- La terza disposizione censurata è l'art. 10 della legge reg. Liguria n. 17 del 2018, che ha modificato l'art. 10 della legge reg. Liguria n. 7 del 1984, adeguando in euro le sanzioni previste per le violazioni alle disposizioni della medesima legge regionale e stabilendo, in particolare alla lettera d), «la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 20,00 a euro 200,00 per inosservanza dell'obbligo di notizia previsto dall'articolo 6» in capo al tassidermista. A parere l'Avvocatura, tale disposizione, da un lato riformulando in euro gli importi sanzionatori, ma dall'altro non menzionando la sanzione della revoca dell'autorizzazione a svolgere l'attività, si porrebbe in contrasto con il combinato disposto dei commi 2 e 3 dell'art. 6 della legge n. 157 del 1992. Da qui la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in ragione dell'invasione della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. 4.1.- Anche questa censura non è fondata. La legge reg. Liguria n. 17 del 2018 si è, difatti, limitata a introdurre delle modifiche alla previgente legge reg. Liguria n. 7 del 1984, con la conseguenza che - come osservato dalla difesa regionale - resta ancora pienamente efficace la prescrizione di cui al citato art. 46 della legge reg.