[pronunce]

il citato art. 80, comma 5, lettera b), stabilirebbe la regola generale di esclusione dalle gare degli operatori economici in stato di fallimento, liquidazione coatta e concordato preventivo, con una deroga, anch'essa generale, per coloro che si trovano in stato di concordato preventivo con continuità aziendale; l'art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare disciplinerebbe invece il caso specifico dell'impresa in concordato preventivo con continuità aziendale riunita in RTI, subordinando la sua partecipazione alla gara alla duplice condizione che non rivesta la qualità di mandataria e che al RTI non aderiscano imprese sottoposte a procedure concorsuali. Il rimettente osserva inoltre che l'art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare si applicherebbe anche dopo la pronuncia del decreto di omologazione del concordato preventivo. L'art. 181 della legge fallimentare, secondo cui la procedura di concordato preventivo «si chiude» con tale pronuncia, nulla disponendo per il periodo successivo all'omologazione, non consentirebbe di sostenere la contraria tesi del pieno riacquisto della capacità contrattuale in capo all'imprenditore già in concordato preventivo. Per il periodo successivo, l'art. 136 della stessa legge fallimentare riconoscerebbe comunque al giudice delegato, al curatore e al comitato dei creditori ampi poteri di intervento e la distinzione operata dall'art. 80, comma 5, lettera b), tra l'operatore economico «in stato di concordato preventivo» e quello che abbia «in corso un procedimento per la dichiarazione» di tale situazione lascerebbe comprendere che il primo è quello già ammesso al concordato. Sempre sulla rilevanza, il giudice a quo afferma infine che il secondo motivo di gravame - con il quale si deduce che Carena spa Impresa di costruzioni non avrebbe potuto partecipare alla gara in mancanza di autorizzazione rilasciata dal tribunale fallimentare in sede di omologazione del concordato preventivo - sarebbe inammissibile, stante il divieto dei nova in appello ex art. 104, comma 1, dell'Allegato 1 (Codice del processo amministrativo) al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo). Il giudizio non potrebbe dunque essere definito senza applicare il censurato art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare, ciò che condurrebbe ad accogliere l'appello e a confermare l'esclusione dalla procedura di gara del raggruppamento la cui mandataria è in concordato preventivo. 3.1.1.- Quanto alla non manifesta infondatezza, la norma censurata violerebbe innanzitutto l'art. 3 Cost., per l'irragionevolezza della scelta del legislatore. La questione è sollevata sotto tre distinti profili. 3.1.2.- L'art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare introdurrebbe un'irragionevole disparità di trattamento "esterna" fra l'impresa che riveste la qualità di mandataria di un RTI e l'impresa che, trovandosi nella stessa situazione di concordato preventivo con continuità aziendale, partecipa come singola offerente oppure come mandataria di un consorzio ordinario di concorrenti di cui all'art. 45, comma 2, lettera e), del d.lgs. n. 50 del 2016. La ratio della disciplina che consente all'impresa in concordato preventivo con continuità aziendale di partecipare alle procedure di affidamento dei contratti pubblici, pur con le cautele previste dal quarto e quinto comma dell'art. 186-bis della legge fallimentare e dal comma 3 dell'art. 110 del d.lgs. n. 50 del 2016, sarebbe di favorire la percezione di ricavi da commesse pubbliche per superare lo stato di crisi. La differente disciplina riservata all'impresa mandataria di un RTI rispetto all'impresa che concorre uti singula non sarebbe pertanto ragionevole, valendo anche per la prima la medesima ratio. Il diverso trattamento non sarebbe giustificato dalla qualità di rappresentante esclusiva delle imprese mandanti assunta dalla mandataria di un RTI nei confronti della stazione appaltante ai sensi dell'art. 48, comma 15, del d.lgs. n. 50 del 2016: anch'essa, infatti, contratterebbe con la stazione appaltante come un operatore economico che partecipa singolarmente, con la sola differenza che gli effetti dei suoi atti si riverberano nella sfera giuridica delle mandanti. Un diverso trattamento non sarebbe giustificato nemmeno dal regime di responsabilità solidale dell'impresa mandataria nei confronti della stazione appaltante, del subappaltatore o dei fornitori ex art. 48, comma 5, del d.lgs. n. 50 del 2016, in quanto tale regime, efficace anche per le mandanti, sarebbe «identico a quello dell'impresa che abbia stipulato il contratto singolarmente», risolvendosi nell'obbligo di eseguire per intero la prestazione dedotta in contratto o di risarcire l'intero danno da inadempimento. Si tratterebbe anzi di un regime di responsabilità contrattuale più favorevole per la stazione appaltante, come sempre accade quando il creditore può contare sulla solidarietà nel lato passivo delle obbligazioni. Un'analoga irragionevole disparità di trattamento sussisterebbe poi rispetto all'impresa mandataria in concordato preventivo con continuità aziendale nell'ambito di un consorzio ordinario di concorrenti di cui all'art. 45, comma 2, lettera e), del d.lgs. n. 50 del 2016, per la quale varrebbe la disciplina generale e non opererebbe il divieto di partecipazione ex art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare. 3.1.3.- Un'ulteriore irragionevole disparità di trattamento - questa volta "interna" alla disposizione censurata - sarebbe individuabile fra l'impresa mandataria e l'impresa mandante di un RTI, che entrambe si trovino in concordato preventivo con continuità aziendale. A parità di condizioni, la seconda può concorrere infatti alla procedura di affidamento, sempre che non vi siano altre imprese aderenti assoggettate a procedura concorsuale. Il conferimento della rappresentanza esclusiva, anche processuale, alla mandataria non sarebbe decisiva in senso contrario, in quanto ai sensi dell'art. 48, comma 15, del d.lgs. n. 50 del 2016 «[l]a stazione appaltante, tuttavia, può far valere direttamente le responsabilità facenti capo ai mandanti». 3.1.4.- L'art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare, contrasterebbe poi con il principio di ragionevolezza "intrinseca", per l'incongruenza della scelta del legislatore rispetto all'obiettivo di tutelare i creditori dell'impresa in concordato preventivo, posto che l'esclusione assoluta dalla partecipazione alle procedure di affidamento dei contratti pubblici - e la conseguente sottrazione al giudice della procedura concorsuale della «valutazione comparata tra commessa da affidare e stato dell'impresa» - negherebbe all'impresa mandataria di un RTI «la chance di ottenere un flusso di denaro utile al superamento dello stato di crisi».