[pronunce]

L'art. 57 della legge regionale impugnata, rubricato «Disposizioni varie», prevede al comma 6 che «[n]elle more dell'adozione del decreto di cui al comma 6 dell'articolo 11 del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 e successive modificazioni, agli enti di cui al comma 2 del citato articolo 11 si applicano le disposizioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 agosto 2022, n. 143». 3.1.1.- Il ricorrente deduce la scarsa chiarezza del dato normativo regionale nella parte in cui il richiamo agli "enti" contenuto nel comma 2 dell'art. 11 citato - il quale prevede che «[l]'organo amministrativo delle società a controllo pubblico è costituito, di norma, da un amministratore unico» - non permetterebbe di individuare il perimetro applicativo della norma in questione. Con essa - si sostiene nel ricorso - si intenderebbe invece estendere, in via transitoria, agli organi amministrativi delle società pubbliche sottoposte a vigilanza e/o controllo della Regione, l'ambito di applicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 agosto 2022, n. 143 (Regolamento in attuazione dell'articolo 1, comma 596, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 in materia di compensi, gettoni di presenza e ogni altro emolumento spettante ai componenti gli organi di amministrazione e di controllo, ordinari e straordinari, degli enti pubblici), il cui art. 2, comma 2, lettera b), esclude espressamente dal proprio ambito di applicazione le società di cui al d.lgs. n. 175 del 2016. 3.1.2.- La disposizione in esame si porrebbe, quindi, in contrasto con la normativa primaria, indicata quale parametro interposto, di cui all'art. 1, comma 596, della legge n. 160 del 2019, richiamato nel preambolo dal d.P.C.m. n. 143 del 2022, che sottrae le società partecipate dall'ambito di applicazione della disciplina regolamentare. 3.1.3.- La medesima disposizione contrasterebbe, inoltre, con l'art. 11 del d.lgs. n. 175 del 2016, rubricato «Organi amministrativi e di controllo delle società a controllo pubblico», che, al comma 7, fissa la disciplina transitoria destinata a valere nelle more dell'adozione del decreto di cui al comma 6 dell'art. 11 citato. Siffatta regolamentazione prevede che fino all'emanazione del nuovo d.P.C.m. «restano in vigore le disposizioni di cui all'articolo 4, comma 4, secondo periodo, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni, e al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 24 dicembre 2013, n. 166». 3.1.4.- Con la disposizione impugnata il legislatore regionale avrebbe, pertanto, esteso agli organi delle società controllate dalla Regione la disciplina dettata per gli enti pubblici individuando, in via autonoma, una diversa regolamentazione transitoria in una materia, qual è quella delle società partecipate, riconducibile all'ordinamento civile, che rientra nella competenza legislativa esclusiva statale. 4.- Il ricorrente deduce, quindi, il contrasto dell'art. 71, commi 1 e 3, della legge reg. Siciliana n. 3 del 2024 con gli artt. 81 e 117, terzo comma, Cost., in relazione, quest'ultimo, all'art. 2, comma 80, della legge n. 191 del 2009 e all'art. 8-sexies del d.lgs. n. 502 del 1992, quali norme interposte. 4.1.- L'art. 71, rubricato «Norme in materia di strutture specialistiche accreditate al SSR», al comma 1 prevede che: «[a]l comma 15 dell'articolo 5 della legge regionale 12 maggio 2020, n. 9 le parole "nel triennio 2020-2022" sono sostituite dalle parole "nel settennio 2020-2026". A tal fine le strutture specialistiche accreditate provvederanno alla restituzione dell'anticipazione, senza ulteriori oneri per il fondo sanitario, in favore del SSR esclusivamente mediante prestazioni extra-budget non liquidabili, in riferimento ad ogni singola annualità del detto settennio, con copertura, stante la natura transattiva della presente norma, nel fondo rischi per contenzioso di ciascuna Azienda, ove le somme non siano già state erogate». 4.1.1.- La disposizione impugnata modifica il comma 15 dell'art. 5 della legge della Regione Siciliana 12 maggio 2020, n. 9 (Legge di stabilità regionale 2020-2022), rubricato «Norma di autorizzazione all'uso dei fondi extraregionali e all'attivazione di strumenti finanziari», provvedendo ad estendere la disciplina ivi dettata per il triennio 2020-2022 al successivo quadriennio 2023-2026. Rileva il ricorrente che il combinato disposto delle due norme (art. 5, comma 15, della legge reg. Siciliana n. 9 del 2020 e art. 71, comma 1, della legge reg. Siciliana n. 3 del 2024) consente di applicare il meccanismo del conguaglio - dovuto dalle imprese accreditate con il SSR ed inteso come restituzione dell'anticipazione riconosciuta in base al primo periodo dell'art. 5, comma 15, citato - a prestazioni sanitarie rese extrabudget oltre l'iniziale triennio 2020-2022, e, come tali, ex se non remunerabili dal SSR. Detta previsione comporterebbe una vera e propria "dilazione", quanto alla restituzione dell'anticipazione eventualmente dovuta dalle strutture sanitarie accreditate, che, attuata "in natura" nel corso dell'indicato settennio, realizzerebbe «una surrettizia remunerazione "pubblica" di prestazioni extra budget». 4.1.2.- Ricorda, ancora, la difesa dello Stato che la Regione Siciliana è tuttora sottoposta al piano di rientro dal disavanzo sanitario, e richiama i contenuti, già ricordati, dell'art. 2, comma 80, della legge n. 191 del 2009. 4.1.3.- Osserva il ricorrente che «se la precedente versione della norma regionale (entrata in vigore nel 2020) trovava giustificazione nel periodo pandemico allora appena iniziato, anche in linea con analoghe misure nazionali all'epoca approvate (si ha riguardo all'articolo 4 commi 5-bis e 5-ter, del D.L. n. 34/2020 (convertito con Legge n. 77/2020, e successive modifiche ed integrazioni)», mancherebbe ogni giustificazione della misura regionale adottata con la disposizione impugnata, espressiva di «una inappropriata utilizzazione di risorse sanitarie della Regione a copertura di prestazioni sanitarie delle strutture accreditate altrimenti non riconoscibili a carico del S.S.R.». La disposizione in questione, nel porsi in contrasto con gli obiettivi del piano di rientro, avrebbe generato «un incremento di costi non quantificato e non compatibile con l'equilibrio economico sanitario della Regione, contrastando con l'articolo 81 Cost.».