[pronunce]

La questione, a suo avviso, sarebbe rilevante, poiché le sentenze appellate appaiono erronee, in quanto «non pare sufficiente per sancire l'eseguibilità delle pronunce di condanna oggetto di ottemperanza l'affermazione (...) per cui grava comunque in capo all'ente pubblico debitore l'onere di adottare "ulteriori provvedimenti necessari (...) a rendere concreto il contenuto della statuizione principale"», non essendo «dato distinguere al giudice, nel silenzio della legge regionale, tra processo di esecuzione civile e giudizio di ottemperanza davanti al giudice amministrativo, quest'ultimo presentandosi anch'esso, in parte qua, come procedimento di esecuzione forzata». Secondo il Consiglio di Stato, le sentenze impugnate violerebbero il principio costituzionale della soggezione del giudice alla legge (art. 101, secondo comma, Cost.), concernente anche le leggi regionali, alle quali egli deve dare attuazione, non potendo deciderne discrezionalmente l'applicazione. Il citato art. 1 deve, quindi, essere applicato ed il «suo univoco enunciato conduce senz'altro a ritenere erroneo l'assunto del primo giudice, e per conseguenza a constatare che quel disposto normativo è ostativo all'esecuzione forzata domandata, seppure nelle forme del giudizio di ottemperanza davanti al giudice amministrativo». A suo avviso, l'art. 16, comma 4, della legge regionale n. 4 del 2003, che aveva annullato le iscrizioni a ruolo, relative ad alcune annualità, operate dai Consorzi nei confronti dei soggetti tenuti all'ordinaria contribuzione e la sentenza di questa Corte n. 234 del 2006, la quale ha dichiarato detta norma costituzionalmente illegittima «nella parte in cui non prevede la ripetibilità delle somme pagate entro la data di entrata in vigore della legge, in base alle cartelle esattoriali relative ai contributi in favore dei consorzi di bonifica per le annualità 2000, 2001, 2002», avrebbero «contribuito a determinare un deterioramento dei saldi di bilancio del Consorzio appellante sotto il versante dell'entrata». In riferimento alle uscite, la norma censurata, «restringendo la garanzia patrimoniale, ha di fatto imposto ai Consorzi di bonifica un limite all'adempimento di obbligazioni diverse da quelle espressamente indicate» dalla stessa. Inoltre, precisa l'ordinanza di rimessione, l'appellante ha eccepito che gli stanziamenti in suo favore disposti dalla Regione Puglia sono sufficienti soltanto a coprire il fabbisogno relativo a dette finalità ed ha dedotto, «con asserzione parimenti non contestata dall'appellata», che non dispone «di altre entrate per far fronte alle spese correnti». Secondo il giudice a quo, è, dunque, infondata l'eccezione con la quale l'Impresa Lalli s.r.1. ha dedotto che le delibere commissariali del 17 novembre 2005 e del 29 marzo 2006 «non sono idonee, in ragione del periodo temporale dalle stesse coperto, a comprovare la permanenza del regime di impignorabilità delle somme destinabili al soddisfacimento delle pretese creditorie». La mancata approvazione dei disegni di legge regionale del 2006 e del 2010 sopra richiamati ha, inoltre, impedito l'utilizzo di ulteriori e diversi strumenti per fare fronte ai debiti e, in definitiva, la norma censurata costituirebbe «un ostacolo nei fatti insormontabile al soddisfacimento dei crediti» in esame, con conseguente impossibilità di definire il giudizio, in difetto della previa risoluzione della sollevata questione di legittimità costituzionale. 2.3.- Il citato art. 1, ad avviso del Consiglio di Stato, sottrae all'esecuzione forzata «alcune dotazioni finanziarie di origine regionale, la cui destinazione qualifica non solo prioritaria, ma comunque intangibile» e, in tal modo, limiterebbe la responsabilità patrimoniale del Consorzio, senza che la legge dello Stato lo preveda, nonostante che, in virtù dell'art. 2740 del codice civile, «il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri», essendo la limitazione della responsabilità possibile «nei casi stabiliti dalla legge» che, ex art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., è soltanto la legge dello Stato. La disposizione sottrae alcune somme alla garanzia patrimoniale per obbligazioni, benché «la legge dello Stato nulla preveda al riguardo» ed introduce eccezionalmente «per l'ente in questione, in violazione della competenza esclusiva dello Stato» stabilita da quest'ultimo parametro costituzionale, «un'innominata specie di debiti (tutti quelli che hanno un tipo di titolo diverso dai tre enunciati) che non è assistita dalla garanzia patrimoniale dell'art. 2740 Cod. civ. ». Siffatta norma «eccezionalmente priva i creditori della garanzia patrimoniale dei loro crediti» e, inoltre, in violazione dell'art. 41 Cost., inciderebbe sull'affidamento del contraente, poiché lo priva di «un elemento essenziale circa la consapevolezza dell'effettività della tutela del suo credito al momento in cui, impegnando la propria libertà contrattuale, accede all'assetto dei suoi interessi», e, rimettendo l'adempimento dell'obbligazione alla sola volontà del debitore ed escludendo l'adempimento coattivo, vanificherebbe «la possibilità di realizzare coercitivamente l'impegno contrattuale», eliminando «l'attribuzione, da parte della legge civile, di reali effetti precettivi al contratto che non rientra in quelli menzionati» dalla stessa. Il citato art. 1, secondo il rimettente, recherebbe vulnus anche all'art. 24, primo e secondo comma, Cost., poiché priva i creditori del diritto all'azione esecutiva e del diritto alla difesa. Inoltre, introdurrebbe «nell'ordinamento regionale pugliese, l'eccezionale figura di enti pubblici a responsabilità patrimoniale "protetta" (vale a dire, esclusa per le dette specie di debiti)», ponendosi in tal modo in contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto violerebbe «il principio di eguaglianza, rispetto agli altri enti pubblici infraregionali e rispetto agli omologhi enti di altre Regioni». Con riguardo ai creditori, tale parametro sarebbe, inoltre, vulnerato poiché la disposizione in esame introdurrebbe in detto ordinamento, «con il riferimento testuale alle tre categorie di debiti di cui sopra, l'eccezionale figura di crediti a protezione speciale rispetto ai restanti», i quali sono «crediti totalmente protetti che non si riferiscono a spese di particolare rilievo sociale o pubblico, come quelli della lett. b) (...), che in nulla si distinguono dai crediti per contratti di appalto». La norma regionale censurata limiterebbe, poi, la capacità d'agire dell'ente e la responsabilità dei suoi amministratori, privandoli della «capacità di identificare secondo diligenza i debiti cui adempiere con le risorse a disposizione», in violazione del principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.) e dell'art. 97, primo e secondo comma, Cost., in ordine sia alla «assicurazione di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione (con speciale riguardo all'assunzione di risorse esterne mediante lo strumento contrattuale;