[ddlpres]

Il ritardo con il quale le Autorità di bacino distrettuali sono state messe in grado di funzionare rappresenta un vulnus della politica di mitigazione del rischio idrogeologico. Esse rappresentano, infatti, nella filiera decisionale in merito agli interventi necessari, un organismo tecnico, con una visione d'insieme che, se opportunamente potenziato in termini di personale e responsabilizzato in termini decisionali, potrebbe essere maggiormente incisivo nella gestione, programmazione e manutenzione del territorio. Un organismo in cui i progetti, gli interventi, le misure adottate vengano controllate e certificate lungo tutta la filiera, permettendo di avere una visione programmatica nazionale, una fluidità di manovra superiore ed un punto di riferimento territoriale con funzioni autorizzative e di controllo precise. Il tema della progettazione delle opere è dirimente. La scarsa capacità di spesa è anche conseguenza di progetti spesso non cantierabili, basati su ipotesi progettuali che poi vengono disattese, per cambiamenti di linea politica, per difficoltà autorizzative, per la necessità di adeguare i progetti iniziali approvati ai cambiamenti che hanno, visti i tempi lunghi di avvio, modificato il territorio. Emerge, dall'analisi svolta, il ritardo o l'assenza di una pianificazione territoriale in grado di ispirare costantemente gli interventi a breve, medio e lungo termine, per mettere in sicurezza il paese ». Si condividono, pertanto, le raccomandazioni della Corte dei conti di cui alla sua ultima relazione, secondo cui occorre porre in essere interventi chiari in materia di prevenzione dei rischi naturali, evitando di creare sovrapposizioni con le misure emergenziali e potenziare gli interventi di tipo non strutturale accanto agli interventi già programmati e finanziati di tipo strutturale. La Corte dei conti, infatti, « auspica che, le Autorità di bacino distrettuali definiscano al più presto l'aggiornamento dei Piani di assetto idrogeologico (PAI), di gestione delle alluvioni e di gestione delle frane, strumenti strategici fondamentali di pianificazione e controllo del territorio. L'aggiornamento di tali piani è essenziale, ancor più adesso a causa dell'inasprirsi del cambiamento climatico che modifica costantemente l'assetto geomorfologico del territorio. Per realizzare tutto questo, è indispensabile attuare definitivamente la riforma delle Autorità di bacino distrettuali, dotandole di risorse umane ed economiche, e potenziare la rete di organismi tecnici (Università, Centri di ricerca) che operano nei territori ». Sul fronte della governance , occorre semplificare le strutture e i processi decisionali, riducendo i tempi concertativi e attribuendo compiti e responsabilità specifiche alle strutture coinvolte, siano esse di coordinamento che di attuazione. La governance adottata fino ad oggi per contrastare il dissesto geologico-idraulico ha mostrato tutte le debolezze esposte nel capitolo ad essa dedicato, evidenziando che il numero di strutture nazionali e locali coinvolte non ha prodotto l'accelerazione né della spesa né degli interventi e ha frammentato i processi decisionali e le relative responsabilità. L'introduzione del nuovo assetto organizzativo di governo del PNRR dovrà contribuire a superare tale criticità, semplificando le strutture e le procedure di attuazione. A livello regionale, fermo restando le attribuzioni costituzionali, si auspica che le riforme introdotte dal decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, e dal decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2021, n. 113, producano gli effetti desiderati sull'accelerazione della spesa e dotino in tempi rapidi le regioni di figure tecniche e amministrative che possano supportarle nella realizzazione degli interventi. La criticità in termini di pianificazione del territorio suggerisce, inoltre, la necessità di integrare la pianificazione urbanistica regionale e locale con la pianificazione di bacino per consentire così uno sviluppo territoriale compatibile e sostenibile con il suo assetto. Occorre, in tempi rapidi, accelerare sull'unificazione dei sistemi di monitoraggio degli interventi finanziati, unificando le piattaforme attualmente in uso, semplificando l'invio dei dati e uniformando i sistemi mittenti regionali che, al loro interno, molte volte non sono univoci e gestiti da più enti che replicano i dati. Per la tutela dell'ambiente, per la vita e per quel necessario e indifferibile « patto intergenerazionale » che presuppone uno sviluppo ecosostenibile è dunque necessario tutelare la componente acqua per salvaguardare la plurifunzionalità dei paesaggi e la vitalità dell'ecosistema: le risorse naturali devono essere utilizzate consapevolmente perché possano rimanere inalterate nel tempo. Occorre, quindi, mettere in campo tutte le professionalità e competenze tecniche per prevenire i georischi, gli impatti antropici e tutelare l'ambiente, investendo nello studio, nel monitoraggio, nella programmazione e nella realizzazione delle opere strategiche per il nostro Paese. L'Italia, infatti, pur avendo a disposizione tutte le competenze professionali e tecniche all'avanguardia in tema di tutela dell'ambiente e di sviluppo ecosostenibile del territorio, manca di una organizzazione funzionale che sappia gestire al meglio le risorse economiche stanziate dallo Stato per la tutela dell'ambiente, ora rese ancor più cospicue grazie all'approvazione del Piano programmatico del Consiglio europeo per la ripresa post-pandemica dell'Europa da 750 miliardi di euro, il cosiddetto « Next Generation EU », in aggiunta al Quadro finanziario pluriennale (QFP) per gli anni 2021-2027. Con 627,5 miliardi di euro (360 in prestiti e 312,5 in sovvenzioni), il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), istituito dal regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 2021, rappresenta il più importante strumento previsto nell'ambito di « Next Generation EU »: è chiaro che tali risorse dovranno essere impiegate in modo mirato e solo all'esito di una esaustiva e razionale programmazione degli interventi. Il presente disegno di legge, dunque, si pone in diretta attuazione di quanto indicato nel programma europeo di rinascita post pandemica e, in particolar modo, della quarta componente della seconda missione del PNRR, denominata « Tutela del territorio e della risorsa idrica », cui sono stati destinati 15,03 miliardi di euro. In particolare, il PNRR prevede investimenti nell'ambito delle azioni per conseguire una migliore qualità delle acque interne e marittime, gli investimenti sugli invasi, nonché investimenti nella attività di depurazione per il superamento delle procedure di infrazione comunitarie. La disponibilità idrica e quindi, l'accessibilità alla risorsa « acqua », oltre a rappresentare una primaria esigenza per tutte le forme di vita, risulta fattore imprescindibile per il mantenimento e lo sviluppo dei più importanti settori strategici a livello nazionale. Agricoltura, allevamento, turismo, commercio e industria, rappresentano infatti comparti cui rivolgere la dovuta attenzione per la ripartenza post COVID-19. La gestione della risorsa, la cui disponibilità risulta condizionata (oggi più che mai) dagli effetti dei cambiamenti climatici, appare argomento strategico e non procrastinabile rispetto all'opportunità dettata dal Recovery Fund .