[pronunce]

che, sulla base di tali premesse, i ricorrenti – in relazione al quorum del referendum tenutosi a San Michele al Tagliamento il 29 e 30 maggio 2005 e di quello da tenersi a Teglio Veneto il 26 e 27 marzo 2006 – chiedono a questa Corte «di pronunciarsi in merito alla questione di legittimità costituzionale» su una molteplicità di leggi e atti aventi valore di legge, «per violazione degli artt. 2, 3, 48 e 132 della Costituzione, in quanto risulta rilevante e non manifestamente infondato chiarire – ai fini della quantificazione del quorum richiesto per i referenda in oggetto – la procedura prevista dall'intrecciarsi di diverse norme che pur legittime ed utili nelle loro singole e specifiche finalità immediate per cui vennero approvate, hanno innescato una ingiustificata quanto penalizzante conseguenza per i referenda di cui trattasi e non tenuti in considerazione al momento dell'approvazione di tali singole normative succedutesi negli anni»; che, in modo specifico, vengono censurati il Titolo III della legge n. 352 del 1970, in generale e, in particolare, l'art. 45, commi secondo, terzo, primo inciso, quarto e quinto; la legge 27 dicembre 2001, n. 459 (Norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero), artt. 1 e 5; il d.P.R. 5 gennaio 1967, n. 200 (Disposizioni sulle funzioni e sui poteri consolari), in generale e, in particolare, l'art. 67; la legge 27 ottobre 1988, n. 470 (Anagrafe e censimento degli italiani all'estero), art. 4; la legge 7 febbraio 1979, n. 40 (Modifiche alle norme sull'elettorato attivo concernenti la iscrizione e la reiscrizione nelle liste elettorali dei cittadini italiani residenti all'estero), in generale e, in particolare, l'art. 6; la legge 16 maggio 1960, n. 570 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali), in generale e, in particolare, gli artt. 42, 43, 44; la legge 23 aprile 1976, n. 136 (Riduzione dei termini e semplificazione del procedimento elettorale), in generale e, in particolare, l'art. 9, commi primo e decimo; nonché, da ultimo, il d.P.R. 30 maggio 1957, n. 361 (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati), in generale e, in particolare, l'art. 53; che i ricorrenti concludono affermando di ricorrere a questa Corte per sollevare «questione di “conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato”, contro Parlamento e Ufficio centrale per il referendum, ritenendo manifestamente fondata la questione di legittimità costituzionale delle norme citate (approvate dal Parlamento e applicate dall'Ufficio) lesive delle prerogative citate che la Costituzione riconosce ai cittadini singoli come alle loro comunità nelle questioni qui trattate»; che, in conseguenza, nel ricorso si chiede «un pronunciamento» sulle leggi indicate, nonché l'annullamento, previa eventuale sospensiva, dell'atto del 6 giugno 2005 con cui l'Ufficio centrale per il referendum ha dichiarato «respinta la proposta di referendum» di San Michele al Tagliamento; che, infine, i ricorrenti – per il caso in cui «non ottenessero il risultato sperato dal ricorso presentato, per loro mera imperizia nel formularlo, ma sottolineando la evidente gravità dell'ingiustizia innescata» – «fanno voti» affinché questa Corte, «nella sua massima possibilità e capacità di venire incontro alle popolazioni dello Stato che lo necessitano, decida autonomamente di sollevare dinanzi a sé stessa la questione di legittimità costituzionale delle disposizioni normative che è chiamata ad applicare […] al fine di sentenziare in merito all'oggetto onde fare chiarezza su una tematica normata malamente dal Titolo III della legge 352 del 1970»; che con tre distinti ricorsi, anch'essi depositati in data 28 marzo 2006, hanno sollevato identici conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato contro il Parlamento e l'Ufficio centrale per il referendum, i seguenti soggetti: il sig. Adelino Portello, in qualità di “delegato effettivo” del Comune di Pramaggiore (Ve) per il referendum chiesto dallo stesso Comune con delibera consiliare n. 26 del 22 giugno 2005, assieme al sig. Francesco Frattolin, in qualità di coordinatore e legale rappresentante dell'«Unione Comuni Italiani per cambiare Regione», di “delegato supplente” per la procedura d'aggregazione alla Regione Friuli-Venezia Giulia del Comune di San Michele al Tagliamento, nonché di cittadino iscritto nelle liste elettorali del Comune di San Michele al Tagliamento che ha partecipato al referendum del 29 e 30 maggio 2005 per cambiare Regione; il sig. Giovanni Comin, in qualità di “delegato supplente” del Comune di Gruaro (Ve) per il referendum chiesto dallo stesso Comune con delibera consiliare n. 19 del 15 ottobre 2005, assieme al suddetto sig. Frattolin nelle sue qualità sopra specificate; il sig. Salvatore Calabrò, in qualità di “delegato effettivo” del Comune di Cinto Caomaggiore (Ve) per il referendum chiesto dallo stesso Comune con delibera consiliare n. 45 del 31 ottobre 2005, assieme al sig. Romano Bortolussi, in qualità di “delegato supplente” del medesimo Comune. Considerato che i quattro ricorsi presentano identico contenuto e che, pertanto, i relativi giudizi di ammissibilità possono essere riuniti per essere decisi con unica ordinanza; che, ai sensi dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), questa Corte è chiamata, in via preliminare, a decidere, con ordinanza in camera di consiglio, senza contraddittorio, se i ricorsi siano ammissibili sotto il profilo dell'esistenza della materia di un conflitto la cui risoluzione spetti alla sua competenza, valutando, in particolare, se sussistano i requisiti oggettivi e soggettivi di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato; che, quanto ai presupposti soggettivi, va anzitutto rilevato che al sig. Francesco Frattolin, nelle sue affermate qualità di «coordinatore e legale rappresentante dell'Unione Comuni Italiani per cambiare Regione», di «delegato supplente per la procedura d'aggregazione alla Regione Friuli-Venezia Giulia del Comune di San Michele al Tagliamento», nonché di «cittadino iscritto nelle liste elettorali del Comune di San Michele al Tagliamento che ha partecipato al referendum del 29 e 30 maggio 2005 per cambiare Regione», non può certamente essere riconosciuta alcuna attribuzione costituzionale in relazione ai procedimenti referendari concernenti il distacco dalla Regione Veneto dei Comuni di Teglio Veneto, di Pramaggiore e di Gruaro;