[pronunce]

3.5.- In ogni caso, la questione - ad avviso della difesa regionale - sarebbe infondata, posto che la norma censurata, diversamente dalle altre disposizioni in materia di concorsi pubblici, scrutinate e dichiarate illegittime da questa Corte, provvede espressamente a declinare la sua ragione nelle, già richiamate, necessità funzionali e organizzative del sistema di neo-istituzione, con il fine di consolidare specifiche esperienze professionali "maturate all'interno della Direzione" e in riferimento a personale già di ruolo svolgente incarichi dirigenziali in quanto "in possesso di particolare e comprovata qualificazione professionale". Tale valutazione legislativa, sebbene non insindacabile, non potrebbe essere censurata nel merito specifico, potendo solo valutarsi se supera i confini esterni della ragionevolezza, quale aspetto nemmeno censurato con il ricorso e che, peraltro, non sussisterebbe. Difatti, la nuova Direzione ha poteri di coordinamento ed indirizzo del SSR e cioè del settore più complesso e che assorbe le maggiori risorse regionali, così da soddisfare il requisito, richiesto dalla giurisprudenza costituzionale, della "peculiarità delle funzioni". I beneficiari della deroga al principio del pubblico concorso svolgevano già gli incarichi dirigenziali in questione, maturando un esperienza specifica ed esclusiva, così da rendere effettiva la possibilità del consolidamento di specifiche esperienze professionali maturate all'interno dell'amministrazione e non acquisibili all'esterno, cui fanno riferimento talune pronunce di questa Corte (sentenze n. 150 del 2010 e n. 239 del 2009) come giustificazioni della deroga anzidetta (siccome prevista dall'art. 97, terzo comma, Cost.), tanto più che, nella specie, si tratta di funzionari già dipendenti della Regione dal settembre 1998 e i cui incarichi dirigenziali sono stati conferiti a seguito di procedura comparativa pubblica. 4.- Con ulteriore memoria successivamente depositata, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha svolto le proprie difese in riferimento alle restanti questioni. 4.1.- Quanto all'art. 2, comma 55, si deduce la cessazione della materia del contendere, in quanto modificato dall'articolo 3, comma 24, della legge regionale 29 dicembre 2011, n. 18 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione. Legge finanziaria 2012). 4.2.- Quanto all'art. 2, comma 70, si sostiene che la censura non potrebbe che riferirsi solo alla lettera a) e non già alla lettera b), con la conseguenza di palesarsi generica ed indeterminata e, quindi, inammissibile, posto che non viene specificato in cosa consisterebbe la violazione con la normativa comunitaria evocata e quali disposizioni di essa sarebbero lese. In ogni caso, la questione sarebbe infondata, posto che la prevista autorizzazione alla Amministrazione regionale a predisporre azioni a sostegno "dell'attività dei rivenditori di generi di monopolio, operanti nelle aree già soggette a regime di zona franca", tramite la concessione di appositi contributi, deve avvenire "nell'osservanza delle condizioni e dei limiti della normativa comunitaria" (art. 17-bis, comma 1), cosicché sarebbe la stessa norma denunciata a farsi carico dell'esigenza del rispetto della normativa di matrice comunitaria. 4.3.- Quanto all'art. 2, comma 85, la censura, alla stessa stregua della precedente, sarebbe generica ed indeterminata e, pertanto, inammissibile. Peraltro, essa sarebbe anche infondata. Infatti, posto che la Regione ha potestà legislativa in materia di sostegno alle attività produttive, in base all'articolo 4 dello statuto di autonomia, la censura statale ometterebbe di considerare la disposizione appena successiva a quella impugnata, il comma 86, che rinvia ad apposito regolamento la fissazione di "criteri" e "modalità" per la "concessione dei contributi di cui al comma 85", precisando che ciò deve avvenire "nel rispetto della normativa comunitaria concernente gli aiuti di Stato". Inoltre, lo stesso comma 86 ha cura di precisare che l'importo massimo del contributo erogabile deve essere compreso tra 2.500 e 30.000 euro, così da rispettare l'art. 3, comma 2, Regolamento CE n. 1998/2006 (relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti di importanza minore), che fissa l'importo complessivo degli aiuti de minimis concessi alla stessa impresa nel limite massimo di euro 20.000 nell'arco di tre esercizi finanziari. Ove, quindi, tali limiti dovessero essere superati dal regolamento anzidetto, sarà quest'ultimo ad essere illegittimo per violazione della normativa comunitaria e della potestà primaria regionale. 4.4.- Quanto all'art. 2, comma 91, la difesa regionale esclude che la disposizione sia volta a disciplinare la concorrenza, occupandosi soltanto di sostegno delle attività produttive, nell'ambito della competenza primaria di cui all'art. 4 dello statuto. Del resto, si osserva che non sussisterebbe una specifica riserva di materia statale della "tutela della concorrenza" nell'ambito delle competenze statutarie, venendosi altrimenti ad applicare in malam partem il Titolo V nei confronti della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, essendo ciò escluso dall'articolo 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), mentre le norme statali nella materia predetta dovrebbero operare come limiti propri della potestà primaria regionale e cioè come riforme economico-sociali o come principi dell'ordinamento giuridico. In tale prospettiva, la denuncia statale di violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. sarebbe anche inammissibile. In riferimento poi al profilo di censura che investe la asserita violazione della normativa comunitaria, se ne eccepisce la non fondatezza, giacché il successivo comma 92 renderebbe palese che i finanziamenti sono destinati ad operare in regime di aiuti de minimis, là dove tale circostanza sarebbe confermata dall'allegato 3 alla legge regionale n. 11 del 2011, che reca uno schema di regolamento dal quale si evince che il rispetto della normativa di cui al Regolamento CE n. 1998/2006 risulti "elemento imprescindibile nell'erogazione degli aiuti". 4.5.- Quanto all'art. 2, commi 88 e 106, si deduce la cessazione della materia del contendere. Il comma 88 è stato abrogato dall'articolo 14, comma 5, della legge della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 27 febbraio 2012, n. 2 (Norme in materia di agevolazione dell'accesso al credito delle imprese); mentre il comma 106 "è in corso di abrogazione". Entrambe le disposizioni non avrebbero ricevuto concreta attuazione. 4.6.- Quanto all'art. 10, comma 25, la Regione, nell'ottica dell'infondatezza della questione, osserva, anzitutto, che il comma 29 dell'art. 12 della legge regionale n. 17 del 2008, cui rinvia la disposizione impugnata, reca norma in materia di coordinamento della finanza pubblica per gli enti locali della Regione.