[resaula]

successivamente, la Corte costituzionale con la sentenza n. 346 del 2010, in modo rigoroso e inequivocabile, ha convalidato l'efficacia dei nomi in vigore da quasi cent'anni, respingendo ogni interpretazione in senso opposto da parte della provincia di Bolzano; la Costituzione italiana, entrata in vigore nel 1948, ha fatto espressamente riferito alla regione "Trentino-Alto Adige/Südtirol" e, successivamente, con la riforma del titolo V, approvata nel 2001, il nome della regione è previsto all'articolo 116 della Costituzione nella versione bilingue "Trentino- Alto Adige/Südtirol"; l'articolo 116 della Costituzione, al comma 2, recita testualmente: "La Regione Trentino- Alto Adige/ Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano" e l'articolo 131 nell'elencare i nomi delle regioni fa espressamente riferimento al "Trentino-Alto Adige"; a ciò si aggiunga che lo statuto di autonomia del Trentino Alto- Adige, all'articolo 99, specifica chiaramente che "nella regione la lingua tedesca è parificata a quella italiana che è la lingua ufficiale dello Stato. La lingua italiana fa testo negli atti aventi carattere legislativo e nei casi nei quali dal presente Statuto è prevista la redazione bilingue"; la Costituzione italiana sancisce, dunque, il nome "Alto Adige" come indicativo di un'area a sovranità nazionale, che non può essere in alcun modo cancellata e oscurata da tentativi di "pulizia" linguistica; risulta, dunque, evidente che la cancellazione della parola "Alto Adige", oltre a far riferimento a simboli identitari che potrebbero far riemergere tensioni preoccupanti per il nostro Paese, si pone in evidente contrasto, sia con la Carta costituzionale sia con lo statuto del Trentino Alto-Adige; il nome "Alto Adige" assume dunque l'importanza di un valore non negoziabile su cui, viceversa, il Consiglio della Provincia di Bolzano ha immoralmente e volutamente glissato, senza considerare che per modificare il nome di una regione è necessaria una legge di rango costituzionale; a ciò si aggiunga che più in generale, il tema della toponomastica in Alto Adige è troppo spesso strumentalizzato, diventando «oggetto» di controversia politica, in quanto percepito come mezzo di lotta per l'autonomia e la «cancellazione» sul territorio dello Stato italiano; sono sempre più numerose le denunce riguardanti l'uso distorto delle due lingue provinciali, soprattutto in riferimento alla segnaletica; nel frattempo, la Corte Costituzionale con sentenza n. 210 del 2018, è intervenuta ribadendo il «bilinguismo» perfetto in Alto Adige e specificando che «lo Statuto speciale reca altresì disposizioni in tema di toponomastica le quali, dettando una disciplina che è profondamente influenzata dalle vicende storiche che hanno interessato la regione nel corso della prima metà del secolo scorso, non apportano, tuttavia, alcuna deroga all'ufficialità della lingua italiana - la quale, dunque, deve essere necessariamente adoperata anche in tale ambito - ma si limitano a imporre, nei vari casi, l'utilizzo di denominazioni anche in lingua tedesca, ladina, mochena o cimbra»; la Corte Costituzionale ha altresì aggiunto che nella regione Trentino-Alto Adige «devono essere utilizzati, per un, verso, toponimi anche in lingua tedesca nella Provincia autonoma di Bolzano e, per un altro, al fine di rispettarne le tradizioni, toponimi anche in lingua - secondo i casi - ladina, cimbra o mochena, nei territori ove sono presenti le rispettive popolazioni. Prescrivendo la compresenza della lingua italiana e, a volta a volta, delle lingue minoritarie, viene apprestata una tutela alle minoranze linguistiche e al loro patrimonio culturale in tema di toponomastica, senza tuttavia far venire meno, neppure in tale ambito, la primazia della lingua ufficiale della Repubblica, espressamente riconosciuta dall'art. 99 dello statuto speciale»; citando anche la recente e storica sentenza n. 42 del 2017 sul ruolo dell'italiano, la Consulta ha così riaffermato che «il primato della lingua italiana non solo è costituzionalmente indefettibile, [ma è] decisivo per la perdurante trasmissione del patrimonio storico e dell'identità della Repubblica, oltre che garanzia di salvaguardia e di valorizzazione dell'italiano come bene culturale in sé»; a destare clamore, a livello nazionale, non è stata solo la cancellazione del termine Alto-Adige, ma lo stesso testo della legge europea provinciale contiene un'altra importante novità, all'articolo 4: essa introduce, infatti, la possibilità di iscriversi a tutti gli ordini professionali, anche se non si parla italiano; si tratta di una norma delicata e niente affatto scontata, che trae spunto per lo più dalla necessità di assumere medici dall'area tedesca: va ricordato il caso del primario Thomas Muller, che era stato radiato con una decisione dell'ordine dei medici di Bolzano, successivamente revocata, poiché non era in grado di parlare l'italiano a livello adeguato; in questo modo, violando la Carta Costituzionale e lo statuto del Trentino-Alto Adige si vuole consentire l'iscrizione di professionisti ai relativi ordini, che parlano solo il tedesco: l'ennesima discriminazione che gli italiani residenti in Alto Adige sono costretti a subire; anche alla luce delle ultime pronunce della Corte costituzionale, quanto approvato dal Consiglio provinciale di Bolzano non può considerarsi come una mera modifica dell'articolo 2 del disegno di legge n.30/19-XVI, ma rappresenta un mutamento giuridico sostanziale contro la Costituzione italiana, impegna il Governo: 1) a valutare l'impugnazione, nelle sedi opportune, del disegno di legge n. 30/19-XVI recante "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea" approvato lo scorso 11 ottobre dal Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano, con particolare riferimento ai profili di contrasto con la Carta costituzionale; 2) ad adottare con determinazione ogni iniziativa utile, nell'ambito delle proprie competenze e nel pieno rispetto dello statuto di autonomia speciale per il Trentino Alto Adige-Südtirol, a contrastare ogni iniziativa, anche normativa, non rispettosa del bilinguismo e delle peculiarità di una provincia plurilingue, dando seguito a quanto stabilito nella sentenza n. 210 del 2018 della Corte costituzionale richiamata in premessa, partendo dal presupposto di imprescindibilità della presenza della toponomastica italiana, nonché ad assicurare la tutela del bilinguismo prevista dallo statuto di autonomia. Interrogazioni Atto n. 3-01182 VANIN MONTEVECCHI GRANATO RUSSO DE LUCIA CORRADO ANGRISANI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: come riportato da numerosi articoli di stampa, tra cui si cita "Corriere della Sera" del 25 settembre 2019 "Patto con Parigi su Leonardo. Ma Italia Nostra pensa al ricorso", a seguito di un accordo tra i ministri dei beni culturali italiano e francese, il 24 ottobre 2019 "L'Uomo vitruviano" verrà esposto al Louvre insieme ad altre opere di Leonardo da Vinci;