[pronunce]

Secondo la ricorrente, infine, sussistono gli estremi del conflitto di attribuzione, giacché si controverte sulla pertinenza di taluni beni al demanio regionale anziché a quello statale, e sulla spettanza alla Regione delle funzioni di attuazione delle ricordate norme statutarie. 4. – Anche in questo giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri si è costituito, con il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato, ed ha concluso per l'inammissibilità e, comunque, per l'infondatezza del ricorso. Quanto all'inammissibilità, ritiene che la Regione abbia proposto una mera vindicatio rerum, non deducendo menomazioni di poteri o funzioni, ma limitandosi a rivendicare la proprietà di immobili, che assume ad essa trasferiti ope legis, presupponendo che la loro inclusione nel decreto impugnato ne attribuisca invece la proprietà allo Stato. Ulteriore profilo di inammissibilità è poi ravvisato nella tardività del ricorso, in riferimento a precedenti atti statali di disposizione o gestione, non tempestivamente impugnati. Nel merito, ritiene il ricorso infondato, in quanto non risulta che gli immobili rivendicati dalla ricorrente siano compresi negli elenchi di cui all'art. 39 del d.P.R. 19 maggio 1949, n. 250 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Sardegna); mentre quelli inclusi nel decreto impugnato o sono ancora destinati ad uso governativo o sono pervenuti allo Stato dopo l'entrata in vigore dello statuto speciale.1. – La Regione Siciliana e la Regione Sardegna hanno proposto due conflitti di attribuzione nei confronti dello Stato, in riferimento al decreto del Direttore dell'Agenzia del demanio in data 19 luglio 2002, che (nell'allegato “A”) individua come appartenenti al patrimonio dello Stato taluni beni immobili esistenti nei rispettivi territori. La Regione Siciliana ritiene che il decreto in esame leda le proprie attribuzioni, violando l'art. 33 dello statuto speciale e le norme di attuazione in materia di demanio e patrimonio, approvate con d.P.R. 1° dicembre 1961, n. 1825, nonché il principio costituzionale di leale cooperazione; e ne chiede l'annullamento nella parte relativa ai beni siti sul suo territorio. In particolare, sostiene che le citate disposizioni - immediatamente operative sin dall'entrata in vigore dello statuto - hanno sostituito la Regione allo Stato nella titolarità dei beni ad essa assegnati, senza necessità di ulteriori atti. Dal canto suo, la Regione Sardegna afferma che l'elenco allegato all'impugnato decreto comprende beni di cui essa è già proprietaria, ai sensi dell'art. 14 dello statuto, essendo ormai cessata la loro connessione con servizi di competenza dello Stato; ed aggiunge che, ciò malgrado, nessun organo dello Stato gliene ha mai trasferito il possesso. 2. – Poiché le Regioni ricorrenti chiedono l'annullamento del medesimo provvedimento in base a motivazioni sostanzialmente coincidenti, pur se riferite alle rispettive norme statutarie, i due giudizi possono essere riuniti e decisi con unica pronuncia. 3. – Di entrambi i ricorsi l'Avvocatura generale dello Stato eccepisce pregiudizialmente l'inammissibilità, per difetto - tra l'altro - del necessario tono costituzionale, in quanto sia l'uno che l'altro si risolverebbero in una mera vindicatio rerum. 3.1. – L'eccezione è fondata. L'impugnato provvedimento del 19 luglio 2002 è stato emanato in applicazione dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351 (convertito in legge dalla legge 23 novembre 2001, n. 410), secondo il quale l'Agenzia del demanio – per procedere al riordino, alla gestione ed alla valorizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato - individua, con propri decreti dirigenziali, sulla base e nei limiti della documentazione esistente presso gli archivi e gli uffici pubblici, i singoli beni, distinguendo tra beni demaniali e beni facenti parte del patrimonio indisponibile e disponibile. In particolare, il provvedimento in esame, riproducendo testualmente il contenuto delle citate disposizioni di legge, riafferma che l'iscrizione di immobili statali nell'elenco allegato ha la sola funzione di dichiararne la proprietà ai fini dell'art. 2644 del codice civile, con effetti sostitutivi dell'iscrizione in catasto (art. 2); e prevede che contro l'iscrizione è ammesso ricorso amministrativo all'Agenzia medesima entro sessanta giorni dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, fermi gli altri rimedi di legge (art. 3). 3.2. – Le Regioni ricorrenti muovono entrambe dalla premessa che l'iscrizione, nell'elenco allegato al decreto impugnato, di immobili siti nei rispettivi territori lede i diritti ad esse riconosciuti dalle norme statutarie, caratterizzate da immediata operatività (art. 33, primo comma, dello statuto siciliano, secondo cui «Sono altresì assegnati alla Regione, e costituiscono il suo patrimonio, i beni dello Stato oggi esistenti nel territorio della Regione e che non sono della specie di quelli indicati nell'articolo precedente [beni demaniali]»; art. 14, primo e secondo comma, dello statuto sardo, secondo cui «La Regione, nell'ambito del suo territorio, succede nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo» e «I beni e diritti connessi a servizi di competenza statale ed a monopoli fiscali restano allo Stato, finché duri tale condizione»). Le pretese delle ricorrenti sono perciò fondate esclusivamente sulla dedotta appartenenza ad esse dei beni in esame, senza alcun riferimento a (neanche ipotizzate) lesioni di attribuzioni regionali costituzionalmente garantite, in ragione di un eventuale nesso di strumentalità necessaria tra beni e attribuzioni. Questo specifico contenuto rende manifesto come i conflitti siano in realtà diretti soltanto all'accertamento del titolo giuridico di appartenenza dei beni. Che si tratti di questioni meramente patrimoniali - di competenza dei giudici comuni (sentenze n. 179 del 2004 e n. 213 del 2001) - si ricava anche dalla riserva, formalmente esplicitata dalla Regione Siciliana, di proporre il ricorso amministrativo in opposizione previsto dall'art. 3 dell'impugnato decreto «per la rivendica di specifici beni»; e dalla doglianza della Regione Sardegna, secondo cui i competenti organi dello Stato non le avrebbero mai trasferito il «possesso» dei beni per i quali la connessione a servizi di competenza statale è da tempo cessata. 3.3. – D'altra parte, l'unico accenno alla menomazione di attribuzioni regionali (peraltro non specificate) è fatto dalla Regione Sardegna, la quale ritiene che nella vicenda in esame – concernente immobili gestiti dallo Stato pur dopo il loro passaggio al patrimonio regionale – la configurabilità di un conflitto di attribuzione è «evidente», in quanto si controverte sulla pertinenza di tali beni al demanio regionale e sulla spettanza alla Regione delle funzioni di attuazione delle norme statutarie concernenti il loro trasferimento alla Regione.