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qualsiasi operazione di recupero riguardante anche gli scarti di lavorazione di materie prime, finalizzata all'ottenimento di nuovi materiali o prodotti differenti per qualità e caratteristiche da quelli originari». 5 (Modifica alla disciplina sulla responsabilità della gestione dei rifiuti) 1 All'articolo 188 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il comma 5 è sostituito dal seguente: « 5. I costi della gestione dei rifiuti sono sostenuti dai produttori dei beni tramite il costo ambientale, determinato in base alla DAP di cui all'articolo 178- bis». 6 (Modifiche alla disciplina relativa alle misure per incrementare la raccolta differenziata) 1 All'articolo 205 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1, alinea, le parole: «ovvero in ogni comune» sono sostituite dalle seguenti: «e, compatibilmente con i piani regionali, in ogni comune»; b al comma 1, dopo la lettera c) sono aggiunte le seguenti: « c-bis) almeno il settantacinque per cento entro il 31 dicembre 2018; c-ter) almeno l'ottantacinque per cento entro il 31 dicembre 2020; c-quater) almeno il novantacinque per cento entro il 31 dicembre 2025»; c il comma 3 è sostituito dal seguente: « 3 . Nel caso in cui a livello di ambito territoriale ottimale e, compatibilmente con i piani regionali, a livello comunale non siano conseguiti gli obiettivi minimi previsti dal presente articolo, è applicata un'addizionale del 40 per cento al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica a carico dell'Autorità d'ambito, istituito dall'articolo 3, comma 24, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, che ne ripartisce l'onere tra quei comuni del proprio territorio che non abbiano raggiunto le percentuali previste dal comma 1 sulla base delle quote di raccolta differenziata raggiunte nei singoli comuni»; d il comma 6 è sostituito dal seguente: « 6. Le regioni e le province autonome, previa intesa con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, possono stabilire percentuali di raccolta differenziata superiori rispetto a quelle previste dal presente articolo». 7 (Definizione di riciclatore) 1 All'articolo 218, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportare le seguenti modificazioni: a dopo la lettera v) è inserita la seguente: « v-bis) riciclatore: persona fisica o giuridica la cui attività consiste nel trasformare un rifiuto in una nuova materia prima avente caratteristiche e funzioni uguali o differenti rispetto a quelle originarie, ad esclusione della trasformazione in combustibile»; b alla lettera cc) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, o al soggetto convenzionato con il produttore per il riciclo». 8 (Gestione dei beni post consumo) 1 Nella parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo il titolo II è inserito il seguente: « Titolo II-bis GESTIONE DEI BENI POST CONSUMO Art. 226- quater. - (Criteri informatori dell'attività di gestione dei beni post consumo). – 1. L'attività di gestione dei beni post consumo si informa ai seguenti princìpi generali: a) princìpi della responsabilità estesa del produttore di cui all'articolo 178- bis e criteri di priorità nella gestione dei rifiuti di cui all'articolo 179; b) incentivazione e promozione della prevenzione della produzione di rifiuti nella fabbricazione dei beni; c) riduzione della produzione di beni non riciclabili o difficilmente riciclabili; d) incentivazione del riciclaggio e recupero di materia prima, sviluppo della raccolta differenziata dei beni post consumo e promozione di attività di mercato per incoraggiare l'utilizzo dei materiali ottenuti dai beni post consumo; e) informazione sui costi ambientali di produzione dei beni e dello smaltimento di quelli post consumo; f) indicazione chiara nell'etichettatura della valutazione sul ciclo di vita del prodotto e dell'incidenza del costo ambientale sul prezzo finale di quest'ultimo. Art. 226- quinquies. - (Organizzazione e gestione della raccolta dei beni post consumo). – 1. Al fine di assicurare la responsabilità di tutti gli operatori economici, nel rispetto degli obblighi di cui all'articolo 221 conformemente al principio di responsabilità estesa del produttore, nonché la cooperazione degli stessi secondo i princìpi della responsabilità condivisa dell'intera filiera produttiva, per assicurare le attività di raccolta e gestione dei beni post consumo, i produttori dei beni immessi in commercio attuano uno dei sistemi di cui all'articolo 221, comma 3, lettere a), b) e c), e partecipano con propri rappresentanti all'Agenzia nazionale per il riciclo di cui all'articolo 224. 2. Alla gestione post consumo di tutti i beni prodotti e immessi in commercio si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste per gli imballaggi nel titolo II della presente parte quarta». 9 (Modifica alla disciplina sui criteri informatori dell'attività di gestione dei rifiuti di imballaggio) 1 All'articolo 219, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo la lettera d) sono aggiunte le seguenti: « d-bis) disincentivo alla produzione e all'immissione in commercio di imballaggi non riciclabili o difficilmente riciclabili; d-ter) esclusione dal calcolo delle percentuali per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti eventualmente destinati a combustibile e a forme di recupero energetico». 10 (Introduzione del sistema del vuoto a rendere) 1 L'articolo 219- bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è sostituito dal seguente: «Art. 219- bis. - (Sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati alle utenze commerciali e domestiche). – 1 . Al fine di prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e di favorire il riutilizzo degli imballaggi usati, è introdotto il sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi in vetro nonché per i contenitori in plastica, acciaio e alluminio con capacità fino a tre litri, utilizzati da utenze commerciali e domestiche. 2 . Il sistema del vuoto a rendere si applica al recupero delle seguenti tipologie di imballaggi riutilizzabili: a) bottiglie e contenitori di plastica destinati all'uso alimentare utilizzati per acqua o per bevande di altro genere, di volume compreso tra 0,1 e 3,0 litri; b) bottiglie e contenitori di plastica destinati all'uso cosmetico, per l'igiene della persona e della casa, di volume compreso tra 0,1 e 3,0 litri; c) bottiglie e contenitori in vetro di volume compreso tra 0,1 e 3,0 litri, utilizzati per acqua, per bevande di altro genere o per alimenti di qualsiasi tipo; d) lattine e contenitori in alluminio utilizzati per acqua, per bevande di altro genere o per alimenti di qualsiasi tipo. 3 .