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Misure a sostegno della competitività, dello sviluppo e delle attività produttive, nonché della semplificazione. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge si pone l'obiettivo di creare un contesto più favorevole alla crescita delle attività produttive presenti nel nostro territorio, al fine di aumentare le opportunità occupazionali e la crescita del reddito nazionale. Le imprese sono gli attori principali di quel processo che porta alla creazione di nuovi posti di lavoro e quindi alla crescita del benessere collettivo. In un’economia globalizzata, caratterizzata da un elevato tasso di concorrenza fiscale, diviene fondamentale una politica economica che riduca i fattori determinanti della bassa competitività del nostro sistema industriale. La centralità dell'impresa e la conseguente necessità di un intervento legislativo che sia in grado di promuoverne la competitività trova un chiaro riscontro empirico nei dati della bilancia dei pagamenti. Se nel 2010 il saldo delle partite correnti segnava un deficit pari al 3,5 per cento del prodotto interno lordo a fine 2013 questo valore segnava un surplus pari allo 0,8 per cento del prodotto interno lordo. In altri termini le imprese italiane esportatrici hanno attenuato la pesante crisi economica in atto nonostante un’alta pressione fiscale, comprimendo i costi di produzione, i margini di profitto, i prezzi e la qualità dei prodotti immessi nel mercato recuperando competitività. In questo contesto un intervento sui fattori frenanti la competitività delle attività produttive è fondamentale per stimolare la crescita e l'occupazione, non solo attraverso l' export , ma anche attraverso quei maggiori investimenti che si potrebbero attivare nel mercato interno. * * * Le disposizioni del presente disegno di legge vengono di seguito analizzate. Capo I -- Misure in materia fiscale Art. 1. - (Credito d'imposta del 5 per cento sul costo sostenuto dalle attività produttive per gli oneri sociali e previdenziali) Tra i fattori che oggi ostacolano una ripresa economica forte e duratura, il cosiddetto cuneo fiscale e contributivo assume una rilevanza primaria. Il cuneo fiscale e contributivo, ovvero la differenza tra il costo del lavoro pagato dalle imprese e la retribuzione netta in busta paga, viene considerato come la più importante zavorra alla competitività del sistema produttivo italiano impedendo alla nostra economia di avviarsi verso quel sentiero di crescita da tutti auspicato. Tre sono le componenti che tradizionalmente vengono fatte rientrare al suo interno: -- imposte sul reddito del lavoratore (Irpef); -- oneri sociali e previdenziali a carico del datore di lavoro; -- oneri sociali e previdenziali a carico del lavoratore. Molte indagini economiche arrivano alla conclusione che a parità di risorse impiegate i benefici più ampi in termini crescita e di occupazione si ottengono nel caso in cui si interviene sugli oneri sociali e previdenziali a carico del datore di lavoro. Da ultimo lo studio condotto da Prometeia (Rapporto di prevenzione 2013, autori Michele Catalano ed Emilia Pezzolla) evidenzia come uno sgravio pari a 3 miliardi sul cuneo avrebbe un effetto sul prodotto interno lordo pari a 3 decimi di punto se esso fosse attuato con una riduzione di oneri sociali e previdenziali e di 0,09 punti percentuali se la riduzione riguardasse l'Irpef. Confindustria (Csc del marzo 2008) ancora calcola i diversi effetti di una riduzione del cuneo per 9 miliardi nel caso in cui venissero concentrati tutti sui lavoratori o solo per le imprese oppure mista tra imprese e lavoratori, concludendo che la soluzione che produce maggiori effetti espansivi su crescita e occupazione è quella concentrata sulla sola riduzione del costo per le imprese. Gli oneri sociali e previdenziali concorrono a finanziare le prestazioni previdenziali ed assistenziali (anche dette prestazioni non pensionistiche). Le prime garantiscono un reddito a tutti quei soggetti che al raggiungimento di dati requisiti anagrafici e contributivi accedono ai trattamenti pensionistici, mentre i secondi sono finalizzati a fronteggiare transitorie situazioni di crisi che si verificano nel corso dell'attività lavorativa (malattia, maternità, disoccupazione, eccetera). Un intervento di riduzione del costo del lavoro che si concentrasse sul versante degli oneri sociali e previdenziali attraverso una loro riduzione consistente non potrebbe configurarsi sul versante delle aliquote contributive destinate a finanziare i fondi pensione, in quanto in questo caso si andrebbe ad alterare la logica del sistema pensionistico contributivo a capitalizzazione. Sul secondo fronte, quello delle prestazioni non pensionistiche, l'intervento andrebbe coordinato con una revisione dei meccanismi di welfare al fine di renderlo più efficiente e coerente con le nuove fasi economiche. Con le disposizioni di cui al comma 1 si introduce un processo di fiscalizzazione puro degli oneri sociali e previdenziali attraverso il riconoscimento, per un periodo massimo di tre anni, di un credito di imposta del 5 per cento sul costo sostenuto dalle aziende per i contributi e risultanti dalla voce B) , numero 9), lettera b) , del conto economico di cui all'articolo 2425 del codice civile o dai dichiarativi fiscali (Unico persone fisiche, Unico società di persone) per i contribuenti non tenuti alla redazione del bilancio ai sensi degli articoli 2423 e seguenti del codice civile. L'effetto è quello di una riduzione automatica del costo del lavoro sostenuto dalle imprese pari al 5 per cento senza alterare gli equilibri del sistema pensionistico e le modalità di finanziamento delle prestazioni assistenziali (malattia, maternità, disoccupazione, eccetera) assicurando un beneficio alla generalità delle imprese operanti nel nostro territorio. L'accesso al beneficio è condizionato dall'incremento del monte salari aziendale di una percentuale pari all’1 per cento rispetto alla media dell'ultimo biennio. L'incremento può essere determinato anche attraverso l'assunzione di nuovo personale dipendente con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Con il comma 2 si definiscono i potenziali beneficiari dell'intervento rappresentati da tutte le imprese indipendentemente dalla forma giuridica, dalla dimensione e dal settore di attività. Come evidenziato nella tabella che segue, il credito di imposta, quale strumento utilizzato per ridurre il costo del lavoro sostenuto dalle imprese, garantisce la parità di trattamento nei confronti delle imprese, indipendentemente dalla loro dimensione, e tende a contrastare il fenomeno del lavoro irregolare, soprattutto all'interno delle piccole e medie imprese. Aliquota Inps media 30,00% 30,00% 30,00% 30,00% 30,00%