[resaula]

lasciamo alla mamma e al papà il diritto e il dovere di educare i propri bambini, non allo Stato». A che cosa si riferisce il senatore Salvini? Onestamente non lo so, ma sono andata a rileggere l'articolo 7 del disegno di legge - non vorrei mai essermi confusa - che riguarda questa parte al comma 3, perché penso che il senatore Salvini si riferisse a questo nel suo intervento. Cosa dice il comma 3? Tale comma dice che «In occasione della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia sono organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1. Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell'offerta formativa di cui al comma 16 dell'articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al precedente periodo (...)». (Commenti) . No, certo, «provvedono», ho letto testualmente. Presidente, la mia difficoltà è comprendere come possano loro non essere d'accordo con un'iniziativa che è contenuta all'interno di una legge che recita così, né più né meno, perché il riferimento è chiaro. Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche che sono già indicate addirittura in una legge precedente. Si aggiunge però al comma 3, che prima ho letto e che spaventa così tanto, che il tutto deve essere legato al patto di corresponsabilità. Cosa dice il patto di corresponsabilità? Ve lo dico, colleghi, perché siete genitori, vi riguarda e dovreste saperlo. «Le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere di conoscere prima dell'iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell'offerta formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie». Che cosa dice sostanzialmente? Quello che è già in vigore, che i genitori sono parte del processo educativo (Applausi) , che non vengono tagliati fuori, che le scuole decidono insieme ai genitori, Presidente, - e qui chiedo aiuto al mio collega e amico Davide Faraone - sulla base di un comma di una legge che già nel 2015 - quando la votammo e devo dire che con Davide Faraone, all'epoca sottosegretario all'istruzione, ci avevamo lavorato tanto - veniva utilizzato da parte dell'altro lato dell'emiciclo per accusarci di inserire a scuola l'ideologia gender . Già da allora c'era il racconto... Sì, senatore Pillon, so che lei è convinto che dal 2015 noi abbiamo introdotto nella scuola... PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi, parli con me. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, è giusto che si sappia perché il senatore Pillon dalla comunicazione non verbale che ha espresso ha dimostrato che davvero loro sono convinti che dal 2015 nella scuola sia stata introdotta una ideologia gender , che non esiste. Mi chiedo per quale motivo, per esempio, non abbiano mai proposto di abrogare quel comma. (Applausi) . Segnalo, però, Presidente, che grazie al lavoro fatto dall'allora ministra Fedeli nel 2017, trasversalmente, con tutte le associazioni dei genitori, esistono oggi delle linee guida che indicano proprio le modalità cui le scuole si devono attenere nella lotta contro tutte le discriminazioni e le forme d'odio. Il disegno di legge Zan si rifà a quello, né più né meno. Voi capite, quindi, che nel momento in cui ci dite che dobbiamo sospendere i lavori per trovare mediazioni su punti che però state narrando in maniera non corretta, un problema sulla chiarezza del vostro comportamento o quantomeno sulla sua buona fede lasciate che ci venga (Applausi) . BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, vorrei fosse chiaro che la discussione di una questione sospensiva non è un tema di galateo parlamentare: non sono in gioco le buone maniere, è una questione interamente politica. Cercherò quindi di spiegare il motivo di questa mia affermazione. Una delle obiezioni al disegno di legge Zan riguarda il concetto di identità di genere, perché esso sarebbe estraneo all'ordinamento e comunque non sufficientemente chiaro, ma non è così. L'espressione è presente nella direttiva sull'attribuzione della qualifica di rifugiato, che richiama l'identità di genere tra i motivi di persecuzione; se ne trova menzione nella direttiva in materia di diritti di assistenza e protezione delle vittime di reato, ove si considera la violenza contro una persona a causa, tra l'altro, della sua identità di genere. L'identità di genere è presente nella Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, la Convenzione di Istanbul del 2011. Inoltre, nell'ordinamento penitenziario si enuncia il divieto di discriminazioni in ordine a sesso, identità di genere, orientamento sessuale. Quanto alla giurisprudenza, sin dal 1985 la Corte costituzionale ha riconosciuto un concetto di identità sessuale nuovo e diverso rispetto al passato, in base a cui acquistano rilievo l'insieme di fattori psicologici e sociali che contribuiscono a determinare una concezione del sesso come dato complesso della personalità. Il diritto all'identità di genere (e sto citando una sentenza della Corte costituzionale del 2017), elemento costitutivo del diritto all'identità personale rientrante a pieno titolo nell'ambito dei diritti fondamentali della persona, è stato ribadito dalla Consulta nel 2017 come aspirazione del singolo alla corrispondenza del sesso attribuitogli nei registi anagrafici al momento della nascita con quello soggettivamente percepito e vissuto. Questa, che è la definizione del disegno di legge Zan, è tratta da una pronuncia della Corte costituzionale del 2017 (Applausi) . Passiamo poi all'altra questione. Si dice che il disegno di legge Zan è inutile, perché le disposizioni per punire comportamenti violenti o discriminatori già esistono. È vero, perché è ovvio che pestare a sangue una coppia di omosessuali, come purtroppo è tragicamente avvenuto troppe volte nel nostro Paese, è già reato. Tuttavia il disegno di legge Zan non tratta di questo, ma di chi istiga a commettere tali reati. Per questo, e solo in questo senso, il disegno di legge Zan punta ad una attività educativa da svolgere anche nelle scuole per prevenire le discriminazioni. Stiamo parlando di istigazione al reato e l'attività formativa deve farne capire la gravità, ma è indubbio che il legislatore debba intervenire di fronte a un fenomeno che, proprio in assenza di specifiche fattispecie di reato, è statisticamente sottostimato, specialmente data la fortissima presenza che c'è sui social network.