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È dunque auspicabile un maggiore coordinamento, anche preventivo, prima dell'emanazione dei decreti-legge. Abbiamo apportato modifiche non per creare un incidente, perché il Parlamento deve avere anche la possibilità di esprimersi: un emendamento presentato da tutti i Gruppi parlamentari prevedeva la possibilità, per il commissario straordinario, di chiamare al tavolo della crisi i produttori italiani di mascherine. Su questo testo c'è stato un parere contrario del Governo, che onestamente non abbiamo assolutamente capito, perché era di buon senso e non prevedeva costi. Era un emendamento proveniente dal mondo produttivo: in audizione abbiamo sentito i produttori delle mascherine, che ci hanno detto di aver risposto ad un appello del Governo che a suo tempo li aveva incitati a riconvertire per produrre mascherine; tali produttori avevano investito milioni di euro per aderire a questo invito ed essere utili al proprio Paese e poi si sono visti estraniati dalle trattative e con il mercato ancora nelle mani dei produttori cinesi. Abbiamo pertanto previsto che il commissario straordinario chiami in una concertazione i produttori italiani di mascherine e che nel tavolo tecnico istituito possano essere rappresentate anche queste categorie. Rimane un elemento da chiarire: la collega Pirovano aveva presentato un emendamento di buon senso, che prevedeva la necessità di mitigare i prezzi delle mascherine per i bambini. Anche su questo il Governo ha espresso un parere contrario a nostro avviso non fondato, anche se lo abbiamo rispettato. Anche in questo caso, nelle audizioni che abbiamo tenuto in 1 a Commissione i produttori italiani di mascherine hanno detto di essere in grado di avviare una produzione di mascherine per bambini e di impegnarsi a mitigarne il prezzo. Mentre oggi basta entrare in una qualunque farmacia o parafarmacia per vedere messaggi pubblicitari che parlano di mascherine per bambini (che pare non esistano, però così viene scritto), che vengono vendute a un prezzo non mitigato; questo reca sicuramente un danno. È importante anche un emendamento approvato a favore dei lavoratori fragili. Questo, per esempio, è un caso in cui c'è stato un eccellente coordinamento tra il Parlamento, il Governo e i Ministeri: poiché mancavano i fondi per coprire questa esigenza, è venuto il Ministero del lavoro e si è fatto carico totalmente delle somme necessarie. Ci auguriamo che le misure possano attenuarsi con il tempo e che si possa finalmente uscire da questo tunnel, nel quale però la nostra economia, se la rapportiamo a quella europea, è cresciuta in maniera maggiore; e questo un significato ce lo deve pure avere. Questo sicuramente è il frutto dei tanti sacrifici che hanno fatto i nostri imprenditori, i nostri lavoratori e i nostri concittadini; dobbiamo anche prenderci i meriti e non soltanto farci carico delle situazioni negative che abbiamo dovuto sopportare. Nel complesso è un provvedimento necessario e utile, che si può migliorare. Abbiamo avuto l'impegno da parte del vice ministro Sileri, che ha partecipato a parte dei lavori, di varare ad esempio il green pass definitivo: con tre episodi (due vaccini e una guarigione) è inutile sottoporre a un ciclo continuo di vaccinazione. E ce ne sono tante altre, come il trasferimento dalle isole al continente. Sono ancora in cantiere tante altre iniziative, che il Governo si è impegnato ad approfondire e a inserire nei prossimi provvedimenti. Quindi, il nostro non può che essere un giudizio positivo su questo provvedimento, nell'auspicio che in seguito si possano migliorare e limitare al massimo o eliminare completamente le restrizioni e i sacrifici che i nostri concittadini hanno dovuto fare nel nostro territorio. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi, siamo in discussione generale sul provvedimento in esame, relativo alla proroga dello stato di emergenza e alle misure per il contenimento della diffusione dell'epidemia. In merito vorrei proporre alcune riflessioni e soprattutto far emergere delle criticità non tanto inerenti alle misure previste, ma soprattutto nel metodo. Questo anche grazie alla presenza del Sottosegretario, che magari può riferire al Governo. Partiamo dalla considerazione principale, cioè che la salute è il bene primario di ognuno di noi e che il ruolo di chi governa è fare di tutto per preservarla, che è giusto e doveroso avvalersi di persone competenti in campo medico e scientifico, per fare in modo che le decisioni prese abbiano una base scientifica e soprattutto riescano a mitigare i rischi. Ma poi le decisioni politiche di fatto sono di competenza del Governo o, più precisamente, del Ministero della salute. Non voglio contestare le misure adottate, perché, se di fatto almeno quest'inverno non siamo stati costretti a lockdown , vuol dire che hanno avuto efficacia; e questo è un dato positivo, anche per quanto riguarda le vaccinazioni. L'appunto che voglio fare è sul metodo. Comprendo che la situazione non sia facile e che le decisioni non vengano prese a cuor leggero; ma per prendere queste decisioni ci siamo avvalsi di esperti, che, con i loro studi, possono prevedere l'andamento della pandemia. Ricordo che i giornali nell'autunno ipotizzavano che il picco dei contagi lo avremmo avuto tra Natale e Capodanno; poi questa data è stata spostata. Credo che determinate affermazioni fossero supportate dai dati di virologi o scienziati. Quindi di fatto, all'inizio dell'autunno, si potevano ipotizzare le misure da mettere in campo, come le chiusure di determinati esercizi, e quindi anche prevedere di supportarli nell'immediato con efficaci ristori. Cioè la politica: io ti chiudo, io ti pago. Mi riferisco alla chiusura dei locali da ballo e delle discoteche. Ricordo che il 23 dicembre scorso circolava qui in Senato la bozza del decreto, in cui erano previsti il green pass e il tampone come requisiti per poter accedere. Nel giro di pochi minuti si è passati da questa misura alla chiusura. A pochi giorni dal Capodanno i soggetti interessati, che sono 3.000, hanno ricevuto la notizia che i loro locali sarebbero stati chiusi. Concordo sul fatto che laddove vi sono maggiori assembramenti e situazioni particolari occorre assumere misure di questo tipo, ma anticipare l'intenzione avrebbe forse evitato a questi esercenti la programmazione di eventi, l'acquisto delle merci, la preparazione dei locali e le pratiche necessarie per effettuare gli eventi (che sono tutti costi). Non dimentichiamo poi i dipendenti, che sono circa 100.000. Queste osservazioni servono a comprendere che le discoteche e le sale da ballo non devono essere percepite solo come parte ludica, che è ciò che vede il fruitore. Bisogna vedere queste attività anche dalla prospettiva dei titolari dell'azienda, permettendo loro e alle loro famiglie di mantenersi e svolgere l'attività con una certa programmazione. Ciò ha significato mancati introiti, ma soprattutto spese per cui non vi è rientro, se non in attesa dei ristori. Ricordo che il cosiddetto decreto ristori- ter è del 27 gennaio, ossia un mese dopo il decreto, e vedremo quando le risorse saranno erogate ai beneficiari che, nel frattempo, dovranno trovare le risorse per pagare le fatture.