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4) a incentivare l'acquisto di abbonamenti o biglietti per il cinema anche con l'"App18", o con il bonus insegnanti, sia per le proiezioni mattutine dedicate agli studenti, sia per la programmazione ordinaria nelle sale; 5) ad attivare percorsi di formazione dedicati a tutta la filiera del cinema e dell'audiovisivo che coinvolgano anche imprenditori e personale dipendente delle sale cinematografiche, anche al fine di intercettare i «nuovi mestieri» e le possibilità che derivano dalla transizione digitale ed ecologica; 6) a prevedere una "finestra" di 105 giorni per tutti i film , italiani e stranieri, a protezione dell'uscita in sala per i prossimi tre anni, prevedendo la rimodulazione a 90 giorni al termine dei 3 anni, fatta salva una diversa rimodulazione frutto di accordo tra Governo e associazioni degli esercenti cinema; 7) a rimodulare il "tax credit" alla produzione al 40 per cento per opere con prioritario sfruttamento cinematografico, al 30 per cento per quelle destinate ad altri circuiti e modalità di fruizione; 8) a regolamentare la durata delle "uscite evento", solitamente di tre giorni, che, in mancanza di regole certe, potrebbero essere utilizzate per "aggirare" il periodo di tempo fissato dalle «finestre» ed essere disponibili in tempi brevi sulle altre forme di distribuzione; 9) a incentivare e a promuovere progetti in materia di adeguamento tecnologico, a tutela e sostegno del «Piano straordinario per il potenziamento del circuito delle sale cinematografiche e polifunzionali» e del «Piano straordinario per la digitalizzazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo», di cui, rispettivamente, agli articoli 28 e 29 della citata legge 14 novembre 2016, n. 220. Atto n. 1-00502 FERRAZZI COLLINA MISIANI MALPEZZI Simona Flavia FERRARI MIRABELLI BITI Caterina D'ARIENZO CIRINNÀ Monica ROSSOMANDO Anna MARCUCCI ALFIERI RAMPI VERDUCCI GIACOBBE MARILOTTI MANCA ASTORRE BOLDRINI Paola CERNO COMINCINI D'ALFONSO FEDELI Valeria IORI Vanna LAUS MARGIOTTA NANNICINI PARRINI PINOTTI Roberta PITTELLA PORTA ROJC Tatjana STEFANO TARICCO VALENTE Valeria VATTUONE ZANDA - Il Senato, premesso che: la composizione del mix energetico italiano, secondo recenti dati IEA, evidenzia che la maggior parte dei consumi di energia nel nostro Paese proviene dall'utilizzo di gas naturale (circa 42 per cento), seguito dal petrolio (36 per cento), mentre le fonti rinnovabili, compreso l'idroelettrico, coprono circa il 19,4 per cento del fabbisogno energetico nazionale e, infine, il carbone contribuisce per il 4 per cento del totale complessivo; nel corso dell'ultimo anno, la repentina crescita della domanda di energia nella fase di ripresa economica successiva alla pandemia da COVID-19, combinata con gli effetti della recente invasione dell'Ucraina da parte della Russia, ha determinato un incremento dei prezzi del gas, e conseguentemente dell'energia elettrica, a livelli mai registrati in passato, mettendo a forte rischio la continuità produttiva delle nostre imprese, a partire da quelle energivore, e con pesanti ricadute sui bilanci familiari in conseguenza del notevole aumento delle bollette elettriche; il gas naturale, che rappresenta in Italia la fonte prevalente di consumo sia per il settore della distribuzione di energia sia direttamente per la manifattura, è passato dai circa 15 euro a megawattora di agosto 2020, ai circa 110 euro di dicembre 2021, agli attuali 146,89 euro, con prezzi accompagnati da una notevole volatilità e comunque generalmente condizionati da aspettative tese al rialzo anche per i prossimi mesi. Come conseguenza, nell'ultima parte del 2021, il costo del megawattora all'ingrosso dell'energia elettrica ha toccato, sul mercato elettrico italiano, valori compresi fra i 180 e i 240 euro attestandosi nel mese di gennaio entro valori compresi fra i 200 e i 280 euro, per arrivare agli attuali 327,5 euro con picchi che arrivano a 360 euro; la crescita dei costi energetici è risultata in Italia molto più alta che in Francia e Germania, in particolare nel settore manifatturiero, proprio in ragione della forte dipendenza del nostro sistema dall'utilizzo del gas naturale, non solo come fonte di produzione dell'energia ma anche come utilizzo diretto nei processi produttivi, con effetti insostenibili per le imprese energivore; al fine di contrastare tale andamento ed alleviare le enormi difficoltà ricadute su famiglie ed imprese, il Governo ha risposto a più riprese con diversi provvedimenti ed interventi fiscali di carattere emergenziale, iniziati con il decreto-legge n. 41 del 2021 e, da ultimo, con il decreto-legge n. 80 del 2022, che hanno comportato finora uno stanziamento a carico del bilancio dello Stato di 5,5 miliardi di euro nel 2021 e di circa 27,5 miliardi nel 2022; le misure in favore delle famiglie hanno riguardato finora tre diversi ambiti: a) interventi destinati a specifiche categorie di soggetti ed espressamente finalizzati a contenere gli effetti dell'incremento dei costi dell'energia; b) interventi destinati a determinati soggetti, non espressamente volti al contenimento degli aumenti dei prezzi energetici, ma comunque finalizzati a mitigare l'effetto dell'inflazione energetica sui redditi (lavoratori dipendenti e autonomi, professionisti, pensionati e altre categorie di soggetti in difficoltà economica con un reddito al sotto di una specifica soglia); c) interventi per il contenimento dei prezzi dell'energia destinati a tutti i titolari di utenze, famiglie e imprese e, in particolare, la compensazione degli oneri generali di sistema sia per l'energia elettrica sia per il gas; le misure in favore delle imprese hanno riguardato, da un lato, interventi per tutte le attività e, dall'altro, interventi riservati a specifici settori. Fra i primi rientrano la compensazione degli oneri generali di sistema, la diminuzione dell'IVA sul gas, la riduzione delle accise sui carburanti; a queste si aggiungono la riduzione degli oneri di sistema a favore delle utenze elettriche in bassa tensione per usi non domestici e i crediti di imposta per l'acquisto di gas ed energia elettrica e le misure a sostegno della liquidità. Espressamente destinati a determinati settori di attività sono i crediti di imposta a favore delle imprese energivore e di quelle a forte consumo di gas naturale, nonché le agevolazioni per l'autotrasporto, per il settore agricolo e la pesca e per il settore sportivo; con il decreto-legge n. 80 del 2022 sono stati da ultimo stanziati per il settore gas 532 milioni di euro, che hanno consentito di confermare, per il terzo trimestre 2022, l'annullamento, per tutti gli utenti del settore gas, delle aliquote delle componenti tariffarie RE, GS e UG3, nonché di finanziare l'ulteriore riduzione della componente UG2 relativa alla compensazione dei costi di commercializzazione della vendita al dettaglio;