[pronunce]

– Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque infondate. 3.1. – In rito, la difesa erariale afferma, in primo luogo, che tutte le questioni di legittimità promosse dalla ricorrente sono inammissibili perché, con riferimento alle singole censure, non vengono indicati i commi impugnati, né «è possibile individuarli sia perché i motivi non si attagliano a tutti sia perché come parametro costituzionale è indicato l'art. 119 Cost., senza precisare sotto quali profili». In secondo luogo, l'Avvocatura generale dello Stato rileva che la Regione non è legittimata al ricorso, perché fa valere un «ipotetico pregiudizio dei Comuni» che non incide sulla sfera di potestà legislativa regionale, neppure indirettamente. Né, secondo la medesima parte resistente, può esser richiamata a proposito la giurisprudenza costituzionale che ha evidenziato «la stretta connessione tra finanza regionale e locale» e che, conseguentemente, ha ammesso la Regione «a far valere le lesioni che hanno come destinatari gli enti locali». E ciò perché i casi oggetto di giudizio «rientravano nella legislazione concorrente regionale» e non nella «legislazione statale esclusiva», come la «questione in esame». Secondo il resistente, è inammissibile anche la “questione” con cui la Regione lamenta che le minori risorse finanziarie destinate agli EE.LL. sono compensate e recuperate attraverso «l'eventuale storno di contributi già devoluti a favore delle regioni», perché al riguardo la ricorrente richiama, a fondamento della propria doglianza, il «comma 2-bis, art. 8, d.lgs. n. 504/1992, introdotto dal comma 5, art. 1, legge n. 244/2007». Secondo la difesa erariale, tale «riferimento normativo, che la Regione ha posto a base del motivo, non è [infatti] pertinente» perché a detta norma «sono del tutto estranei quei “contributi già devoluti alla Regione”, che sarebbero stati stornati». 3.2. – Nel merito, la difesa erariale, con riferimento alla dedotta violazione dell'autonomia finanziaria regionale, rileva che: a) «l'art. 119 Cost. non può costituire un parametro di valutazione pienamente efficace fino a che non siano intervenute le norme di attuazione»; b) tale ultimo parametro – avendo «una efficacia, per cosí dire, negativa, nel senso che non consente di realizzare effetti in contrasto con le sue linee tendenziali» – impone solo, nel caso di specie, «che la mancanza del gettito sia compensato con l'attribuzione di risorse corrispondenti», ciò che di fatto avviene, secondo l'Avvocatura generale, in virtú della previsione della costituzione di un fondo presso lo stato di previsione del Ministero dell'interno con dotazione pari «al minor gettito percepito dai singoli Comuni a seguito dell'intervento sull'ICI»; c) l'ICI, essendo stata istituita con legge statale, è comunque imposta statale e, perciò, lo Stato, «in quanto titolare della potestà legislativa corrispondente, ne può modificare la disciplina»; d) la previsione della «sospensione del potere delle regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato» è poi giustificata dagli «obiettivi che la norma si propone», ravvisabili, secondo l'Avvocatura: d.1.) nella necessità di garantire – pur nella varietà «delle esigenze particolari di settore», comunque considerate dalla norma – «la continuità delle entrate allo stesso livello»; d.2.) nell'esigenza di evitare un aumento dell'onere fiscale che «potrebbe indurre alla evasione»; d.3.) nell'esigenza di «mantenere inalterate le condizioni finanziarie attuali “in funzione della attuazione del federalismo fiscale”», attuazione che «sarebbe potuta riuscire seriamente pregiudicata» se «si fossero create posizioni squilibrate o di difficile adattamento». Sul punto, la difesa erariale conclude affermando che «Si è, dunque, nell'ambito di quelle misure che codesta Corte ha già ritenuto legittime quando perseguano in via transitoria obiettivi di contenimento complessivo della spesa». Quanto all'asserita lesione del principio di leale collaborazione, l'Avvocatura sottolinea che i criteri e le modalità di erogazione dei rimborsi sono stabiliti in sede di Conferenza Stato-Città ed autonomie locali e, comunque, che si verte in un ambito di potestà legislativa esclusiva statale che deve essere «esercitata senza nessuna interferenza diretta Regionale». Nel caso di specie infatti – prosegue la difesa erariale – la ricerca del consenso preventivo delle Regioni è il risultato «di una valutazione di opportunità politica al di sotto della soglia costituzionale», che, dunque, non indice sulla legittimità della disposizione censurata. 4. – Con ricorso notificato il 23 settembre 2008, depositato il successivo 30 settembre ed iscritto al n. 58 del registro ricorsi 2008, la Regione Calabria, ha promosso questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, della legge n. 126 del 2008, che a far data dal 27 luglio 2008 ha convertito, con modificazioni , l'art. 1 del decreto-legge n. 93 del 2008. 4.1. – Il denunciato art. 1, comma 1, della legge n. 126 del 2008, in combinato disposto con l'allegato alla medesima legge: a) non ha convertito in legge il comma 5 dell'art. 1 del decreto-legge n. 93 del 2008; b) ha modificato i commi 2, 4 e 7 dell'art. 1 del medesimo decreto-legge; c) ha inserito nel corpo del medesimo articolo i commi 4-bis, 4-ter, 6-bis e 7-bis. 4.2. – Il comma 2 dell'art. 1 del decreto-legge n. 93 del 2008, a seguito delle modifiche apportate in sede di conversione, stabilisce che «Per unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo si intende quella considerata tale ai sensi del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni, nonché quelle ad esse assimilate dal comune con regolamento o delibera comunale vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto, ad eccezione di quelle di categoria catastale A1, A8 e A9 per le quali continua ad applicarsi la detrazione prevista dall'articolo 8, commi 2 e 3, del citato decreto n. 504 del 1992». Il nuovo testo di tale disposizione chiarisce dunque che l'assimilazione ad abitazione principale può essere operata dal Comune, oltre che con regolamento, anche con una delibera comunale vigente alla data del 29 maggio 2008 (data di entrata in vigore del decreto-legge n. 93). 4.3.