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abbiamo anche fatto sì che le norme sanzionatorie dell'Unione europea, riguardanti la vita delle imprese, a proposito di una norma lucidissima, che volle Gino Giugni al tempo del migliore periodo degli anni Novanta, quando cioè si passò dalla formazione del dire a quella del fare, per cui i giovani venivano introdotti nel circuito del lavoro attraverso i contratti di formazione e lavoro. Si è attivato un contenzioso tra l'Unione europea e l'Italia, in quanto Stato membro. L'Italia ha perso e ha attivato il rifacimento del ristoro economico, in quel caso un ristoro negativo, in danno di 3.000 imprese. Abbiamo presentato un emendamento e lo abbiamo istruito favorevolmente, con la lucidità della politica, perché la regola, il diritto pubblico e la decisione pubblica non possono uccidere la vita reale e così si è consentita la rateizzazione. Sappiamo che, prima della pandemia, nella pancia della pubblica amministrazione italiana c'erano 150 miliardi di euro, per rendere moderno il sistema Paese e fornire di infrastrutture adeguate il suo territorio. A quei 150 miliardi di euro adesso si aggiungono i 248 miliardi di euro del recovery plan e le risorse del prossimo settennio della programmazione, come Stato membro della UE. Ciò che serve ulteriormente è rendere la decisione della pubblica amministrazione certa e veloce, organizzando i rapporti tra la pubblica amministrazione e la vita dell'economia e dell'impresa sulla base del valore dell'immediatezza. Non è possibile che ci vogliano settantadue mesi per mettere a regime la qualità di un progetto. In Italia abbiamo fatto passare un messaggio sbagliato e sbilenco. Sblocca cantieri? No! Prima di tutto serve uno sblocca progetti, in maniera tale che il progetto abbia la comanda dell'opera da farsi. Dobbiamo ricostituire le competenze nella pubblica amministrazione, per fare in modo che ciò che si vuole per fronteggiare un bisogno, attraverso il progetto poi accada esattamente. Vi racconto un episodio, in breve: sono cento anni che il Comune e i cittadini di Chioggia attendono che si naturalizzi il passaggio di proprietà, da un terreno in possesso, che venne dato loro da Mussolini, ad un terreno che poi sarebbe stato affrancato, secondo le parole pronunciate dai vertici di Palazzo Chigi nel corso di cento anni. Siamo ancora in attività istruttoria, nonostante il Parlamento abbia deliberato e legiferato. Questa è la prova simbolo di come a volte la pubblica amministrazione arrivi a divorare, ad ostruire, ad assumere un atteggiamento da mammalucco, nei confronti di progetti che riguardano la vita reale. Abbiamo dunque un Ministero incaricato di riformare la pubblica amministrazione e abbiamo un impegno preciso nell'agenda del Governo: dobbiamo ridurre i tempi, non togliere la salvaguardia del rispetto della trasparenza, del diritto penale e della par condicio , ma occorre fare in modo che i pronunciamenti degli enti terzi arrivino per tempo, perché questo tipo di lavoro, finanziato dalla risorsa pubblica, consentirà alle imprese di avere digitalizzazione e cablaggio, nei rapporti tra progetto di vita dell'impresa e sistema della PA e consentirà alle scuole di avere la continuità dell'offerta formativa, come all'università. Pensate anche al bisogno di telemedicina, che prossimamente, a seguito della pandemia, diventerà una realtà. Non possiamo immaginare che la fragilità si chiamerà soltanto pandemia da Covid-19, perché probabilmente in futuro conosceremo anche altre forme di fragilità e ci sarà bisogno di organizzare la continuazione dell'offerta formativa, educativa e della sanità a distanza. Tutto questo richiede investimenti, ma anche attività decisionale nell'immediatezza, misurazione della quantità e della qualità dei risultati e valutazione. Abbiamo conosciuto lo smart working , una forma organizzativa imposta per necessità, ma dobbiamo anche riorganizzare i carichi di lavoro per fare in modo che si tratti di lavoro e che non sia la negazione del lavoro. Tutto questo richiede che si continui a legiferare nel merito, come abbiamo provato a fare nell'attività riguardante il primo decreto-legge sostegni: un'attività che ha tolto di mezzo la polemichetta, l'atteggiamento di interesse di parte. Sono molto soddisfatto, per esempio, per il lavoro che siamo riusciti a mettere a segno a proposito dei settori deboli della cosiddetta economia della collettività, della consistenza numerica. Pensate agli impianti di sciovia, agli impianti della montagna: sarebbe immaginabile che si liberino dalla debolezza senza l'aiuto pubblico? C'è un settore - quello delle realtà aeroportuali - che ad oggi non ha conosciuto alcun tipo di sostegno. C'è stato un tentativo di aiuto nella legge di bilancio in esercizio quest'anno; ancora, però, deve arrivare a destinazione. Dobbiamo aiutare le società aeroportuali altrimenti perderemo la connettività aerea, che significa velocità per le economie, facilità negli spostamenti. Il quadro delle questioni lo dobbiamo tenere a mente sapendo che non è finita, che il valore di 1.700 miliardi riguardanti il nostro PIL non si ripristina né con i 32 miliardi già deliberati né con i 40 che delibereremo. C'è bisogno di mettere a sistema una condizione di premura e di aiuto che davvero recuperi quello che abbiamo dovuto interrompere. Ce la dobbiamo mettere tutta, dobbiamo fare in modo che la pubblica amministrazione sia un alleato della vita reale e dobbiamo fare in modo che le misure destinate alla formazione e all'innovazione siano davvero a disposizione di tutti i luoghi... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto) . Signor Presidente, siamo oggi qui riuniti a discutere del decreto-legge sostegni, che elargisce 32 miliardi per il ristoro di tutte le perdite subite dalle aziende in questo periodo di pandemia. Purtroppo, però, si tratta di misure assolutamente inefficaci e inefficienti; sono appena una goccia nel mare. Oggi mi soffermerò su quanto si farà per la scuola: vengono stanziati 150 milioni per il recupero dei gap formativi. Purtroppo, però, il piano del ministro Bianchi, che aggiunge a questi 150 milioni altri 320 a valere sul PON e altri 40 per le povertà educative (per un totale complessivo di 510 milioni di euro), non prevede affatto il recupero dei gap formativi. Il piano, infatti, prevede un'apertura estiva che tutto fa tranne che sanare quelle lacune accumulatesi nella formazione degli studenti in oltre un anno di scuola praticamente perduto. È perduto a causa delle politiche messe in atto da questo Governo, ma anche, purtroppo - mi duole dirlo - dal precedente, che non ha messo un freno agli atti unilaterali dei Presidenti di Regione, anzi, li ha pure favoriti. Infatti, proprio alcuni Ministri di questo Governo come del precedente hanno favorito e in tutti i modi portato avanti politiche a favore della chiusura - ahimè - delle scuole, e specialmente delle scuole superiori. È qui che si è accumulato un gap formativo che di sicuro non potrà essere colmato con un piano estivo che prevede esclusivamente attività laboratoriali, di supporto, di sostegno psicologico, nonché di orientamento: