[pronunce]

Infatti, secondo la ricorrente, non è chiaro se anche le proposte di indirizzi elaborate dal Comitato dei ministri ricadano nella previsione del citato comma 6; in ogni caso, gli indirizzi elaborati dal Comitato dei ministri sono idonei a condizionare le politiche settoriali delle Regioni, per cui la partecipazione di queste ultime sarebbe necessaria anche per l'adozione degli indirizzi e non solo dei «princìpi degli atti di indirizzo». Peraltro, la ricorrente rileva come non sia chiaro il significato della stessa espressione «princìpi degli atti di indirizzo». Pertanto, la Regione Toscana ritiene che sia illegittimo, per violazione degli artt. 117 e 118 Cost., anche il comma 6 nella parte in cui prevede il parere invece che l'intesa per la definizione degli indirizzi di cui al comma 4. Infine, la ricorrente censura l'ultimo periodo del comma 4 dell'art. 57, nella parte in cui prevede che il Comitato dei ministri verifica la coerenza delle politiche settoriali nella fase di approvazione dei relativi atti. In questo modo si introdurrebbe una forma di controllo di atti regionali non prevista da norme costituzionali e idonea a interferire nelle decisioni adottate a livello regionale, con conseguente ulteriore violazione degli artt. 117 e 118 della Costituzione. 11.3. – L'art. 58, comma 3, lettere a) e d), è impugnato per violazione degli artt. 117 e 118 Cost. e del principio di leale collaborazione. La Regione Toscana ritiene che le competenze assegnate al Ministero dell'ambiente in merito a «programmazione, finanziamento e controllo degli interventi in materia di difesa del suolo» (lettera a) ed a «identificazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale con riferimento ai valori naturali e ambientali e alla difesa del suolo, nonché con riguardo all'impatto ambientale dell'articolazione territoriale delle reti infrastrutturali, delle opere di competenza statale e delle trasformazioni territoriali» (lettera d), siano invasive delle attribuzioni regionali in materia di governo del territorio. In particolare, la norma di cui alla lettera a) sarebbe illegittima, perché riguarda la programmazione, il finanziamento ed il controllo di tutti gli interventi in materia di difesa del suolo, attribuiti al Ministero, senza alcun ruolo delle Regioni alle quali è riconosciuto un mero potere di proposta e di osservazione da esercitarsi in sede di Conferenza Stato-Regioni. La lettera d), invece, interferirebbe in modo rilevante con le attribuzioni regionali in materia di governo del territorio poiché alloca in capo al Ministero, senza alcuna intesa con la Regione, l'identificazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio con riguardo all'impatto ambientale dell'articolazione territoriale delle reti infrastrutturali. Al riguardo, la Regione Toscana osserva che sarebbe irrilevante il fatto che la norma in oggetto si riferisca alle «linee fondamentali», in quanto queste riguardano l'impatto ambientale dell'articolazione territoriale delle reti infrastrutturali, che sono le opere di maggior incidenza sul territorio. Per queste ragioni la ricorrente ritiene che si tratti di una situazione analoga a quella decisa da questa Corte con la sentenza n. 303 del 2003, nella quale, in riferimento alle opere infrastrutturali strategiche, è stata ritenuta essenziale la previsione, in tutte le fasi, di un momento concertativo tra lo Stato e le Regioni, stante l'interferenza della realizzazione di dette opere con le competenze regionali in materia di governo del territorio. 11.4. – La ricorrente impugna l'art. 61, comma 1, lettere d) ed e), per violazione degli artt. 76 e 117 della Costituzione. La disposizione censurata elenca le competenze regionali e fra queste prevede che le Regioni: «per la parte di propria competenza, dispongono la redazione e provvedono all'approvazione e all'esecuzione dei progetti, degli interventi e delle opere da realizzare nei distretti idrografici, istituendo, ove occorra, gestioni comuni» (lettera d) e «provvedono, per la parte di propria competenza, all'organizzazione e al funzionamento del servizio di polizia idraulica ed a quelli per la gestione e la manutenzione delle opere e degli impianti e la conservazione dei beni» (lettera e). Il d.lgs. n. 112 del 1998, invece, aveva trasferito alle Regioni le funzioni relative «alla progettazione, realizzazione e gestione delle opere idrauliche di qualsiasi natura» (art. 89, comma 1, lettera a), «ai compiti di polizia idraulica e di pronto intervento» (art. 89, comma 1, lettera c) e «alla polizia delle acque» (art. 89, comma 1, lettera g). Pertanto, ad avviso della ricorrente, sarebbe ravvisabile un palese contrasto tra l'art. 1, comma 8, della legge di delega n. 308 del 2004, che individua, tra i princìpi e criteri direttivi, il rispetto delle attribuzioni regionali, come definite dal d.lgs. n. 112 del 1998, e l'art. 61 del d.lgs. n. 152 del 2006, che limita le funzioni esercitabili dalle Regioni alla «parte di loro competenza». 11.5. – La Regione Toscana censura l'art. 63 per violazione degli artt. 76, 117 e 118 Cost. e del principio di leale collaborazione, ritenendo che le disposizioni in esso contenute, incidenti sulla materia della difesa del suolo, ledano la competenza legislativa regionale in tema di governo del territorio. Sarebbero violati anche l'art. 118 Cost. ed il principio di leale collaborazione, in quanto la norma non prevede «adeguati e sufficienti meccanismi concertativi idonei a compensare l'interferenza della disciplina in ambiti materiali riservati alle Regioni». In particolare, la ricorrente sottolinea che sono state soppresse le Autorità di bacino istituite dalla legge n. 183 del 1989, che rappresentavano gli organismi di cooperazione tecnica ed istituzionale tra lo Stato e le Regioni, ed al loro posto sono state istituite le Autorità distrettuali, che sono emanazione diretta del Ministero dell'ambiente, alle quali le Regioni partecipano con un numero minoritario di rappresentanti in seno alla Conferenza istituzionale e alla Conferenza operativa. La difesa regionale si sofferma, inoltre, sui compiti assegnati agli organi delle nuove Autorità di bacino, evidenziando come la Conferenza istituzionale non solo adotti il piano di bacino, ma anche determini quali componenti del piano costituiscono interesse esclusivo delle singole Regioni e quali costituiscono interessi comuni a più Regioni (comma 5, lettera c), con conseguente lesione delle attribuzioni regionali in materia di governo del territorio. Per queste ragioni la ricorrente ritiene che il rispetto delle competenze regionali imponga che le Autorità di bacino si limitino a dettare criteri ed indirizzi generali per la difesa del suolo, che poi le Regioni dovrebbero disciplinare e specificare nella propria legislazione e negli atti di pianificazione territoriale o che, negli organi delle Autorità di bacino, vi sia sempre una paritaria partecipazione regionale. Secondo la ricorrente l'art. 63 non rispetta alcuno di tali criteri;