[pronunce]

18 agosto 2000, n. 267, recante il “testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali”, il quale prevede che la “durata in carica” dei consigli comunali e provinciali è regolata dallo stesso testo unico, il cui titolo si riferisce esplicitamente ed esclusivamente alla disciplina dell'“ordinamento” degli enti locali: materia certamente attribuita alla competenza legislativa regionale dall'art. 3, lettera b, dello statuto. Quanto all'altro argomento posto dalla difesa erariale a fondamento della questione, e cioè il fatto che la disciplina della materia elettorale degli enti locali sarebbe organicamente contenuta nella normativa statale vigente, ad avviso della Regione esso incorrerebbe in un doppio equivoco. Da una parte, infatti, verrebbero così ritenute “espressione” della materia elettorale le norme che conferiscono al Ministro dell'interno il potere di fissare la data per lo svolgimento delle elezioni dei consigli comunali e provinciali, o che attribuiscono ai prefetti il compito di convocare i comizi, o che disciplinano i casi di scioglimento dei consigli comunali e provinciali: norme queste palesemente estranee alla materia elettorale, ed attinenti piuttosto alla disciplina della durata degli organi elettivi - e quindi all'“ordinamento” dei medesimi - o alla materia dei controlli. Dall'altra, si finirebbe per ritenere che, esistendo già in tali ambiti una disciplina statale, ed applicandosi essa anche nel territorio della Regione Sardegna, quest'ultima non possa provvedere direttamente a regolare, con normativa propria, quei medesimi ambiti. Al contrario, se la Regione non ha esercitato la propria competenza legislativa fondata sull'art. 3, lettera b, dello statuto, consentendo così alla disciplina statale di spiegare effetti anche sul territorio regionale, ciò sarebbe avvenuto solo in forza del disposto dell'art. 57 dello statuto, secondo il quale “nelle materie attribuite alla competenza della Regione, fino a quando non sia diversamente disposto con leggi regionali, si applicano le leggi dello Stato”. Sicché, ad avviso della Regione, la circostanza che la disciplina statale della materia - da ultimo quella del d.lgs. n. 267 del 2000 - sia tuttora applicata nella Regione non incide sulla possibilità che questa possa esercitare la propria potestà legislativa, modificando o derogando alla legge dello Stato, come è accaduto nella specie. D'altra parte, è lo stesso testo unico del 2000 sull'ordinamento degli enti locali appena menzionato che, all'art. 1, esclude l'applicazione alle Regioni a statuto speciale delle disposizioni da esso dettate “se incompatibili con le attribuzioni previste dagli statuti e dalle relative norme di attuazione”. Ciò, ad esempio, sarebbe già avvenuto nella materia considerata con l'approvazione della legge regionale 29 dicembre 1998, n. 38, che dispose il rinvio di un anno delle elezioni dei consigli comunali e provinciali della Sardegna - modificando la normale durata di tali organi -, consultazioni elettorali previste “per una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 1999” in base alla legge statale n. 182 del 1991. In quell'occasione, la legge regionale non sarebbe stata oggetto di alcuna impugnazione da parte del Governo. Rileva ancora la Regione in via meramente subordinata che, anche qualora si volesse ascrivere la normativa impugnata alla materia elettorale, l'infondatezza della questione sollevata nondimeno discenderebbe dalla titolarità, in capo alla Regione, della potestà legislativa esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni, materia nella quale dovrebbe ritenersi compresa anche la disciplina delle modalità di svolgimento delle consultazioni elettorali. Conclusioni non diverse, infine, possono trarsi, secondo la Regione Sardegna, dal nuovo testo dell'art. 117, secondo comma, lettera p, della Costituzione, invocato dal ricorrente per sostenere la spettanza della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di “legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane”. Tale disposizione costituzionale andrebbe infatti interpretata in coordinazione con l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, che ha approvato le modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, articolo a tenore del quale “fino all'adeguamento dei rispettivi statuti, le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano anche alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e Bolzano per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite”. Pertanto, essendo la Regione Sardegna già titolare di una competenza - quella in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni - comprendente anche la disciplina elettorale degli enti locali, la nuova competenza esclusiva attribuita allo Stato non potrebbe in alcun modo esplicarsi anche nei confronti di essa Regione senza ridurne e ridimensionarne l'autonomia legislativa conferita dallo statuto.1.- Il Governo ha sollevato questione di legittimità costituzionale, per eccesso dalla competenza regionale, degli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge regionale della Sardegna 1° luglio 2002, n. 10 (Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province, norme sugli amministratori locali e modifiche alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4). L'art. 1 della legge impugnata, al comma 1, stabilisce la delimitazione delle nuove Province istituite dalla legge regionale 12 luglio 2001, n. 9; al comma 2 prevede che “le elezioni degli organi delle nuove province hanno luogo nell'ordinario turno di elezioni amministrative dell'anno 2003”, e che “conseguentemente scade di diritto il mandato degli organi delle province preesistenti di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari e si procede al loro rinnovo nella stessa data”. Gli artt. 2, 3 e 4 recano integrazioni alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4 (Riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali). In particolare, essi prevedono la nomina di un commissario per gli adempimenti connessi alla istituzione di nuove Province fino all'insediamento degli organi elettivi (art. 2); la individuazione ad opera del commissario delle sedi provvisorie degli organi e degli uffici delle nuove Province (art. 3); le modalità di determinazione dei capoluoghi delle nuove Province (art. 3).