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Inoltre, quest'ultimo non può essere il mezzo dell'Esecutivo per introdurre disposizioni e preservare pretestuosamente e comunque gli effetti prodottisi nei sessanta giorni di validità della decretazione d'urgenza, a prescindere dalla conversione in legge delle singole norme emanate. Per tutti questi motivi, riteniamo che non si debba procedere all'esame del disegno di legge n. 1315 del 2019. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Collina per illustrare la questione pregiudiziale QP2. COLLINA (PD) . Signor Presidente, colleghi, Lega e 5 Stelle governano il Paese da un anno e questo è il primo provvedimento governativo in tema di sanità che arriva all'esame dell'Assemblea. Comprendo la necessità di affrontare approfondimenti e di modificare da parte del Governo del cambiamento tutti gli assetti del Ministero, gli enti consultivi e la composizione di tante commissioni frutto delle nomine del vecchio Governo. Dopo un anno di attività, però, vedere approdare in Aula il provvedimento in discussione lascia enormemente perplessi. Nella scorsa legislatura avevamo proposto una modifica della Costituzione tale per cui, in caso di dissesti finanziari a livello regionale, con legge dello Stato allo stesso si sarebbero potute avocare le competenze relative ad alcuni ambiti (si trattava della modifica dell'articolo 120 della Costituzione). Per poter varare il decreto-legge n. 35 del 2019 avreste dovuto votare sì al referendum (Applausi dal Gruppo PD), perché non ci sono le condizioni e i presupposti costituzionali per emanare un decreto-legge di questo tipo: a Costituzione invariata, il Governo deve infatti conferire con le Regioni e tener conto delle competenze regionali per poter intervenire in una materia come quella sanitaria. Con il provvedimento in discussione non lo fate: esautorate una Regione nei modi e nelle forme, senza i presupposti costituzionali per poterlo fare, e poi intervenite sugli aspetti più complessivi e generali della sanità italiana sempre nello stesso provvedimento. Qui ci sono due decreti, e non uno solo: uno riguarda la situazione di emergenza nella Regione Calabria; nell'altro mettete mano a una serie di problemi presenti nel nostro Paese riguardo alla sanità, che in parte - dobbiamo dirlo - avete contribuito a generare. Varare infatti una misura come quota 100 senza immaginare le sue ricadute e conseguenze sul sistema pubblico nazionale, in particolare sanitario, getta ora in grave difficoltà tutta la sanità del nostro Paese. Oggi viene quindi posta una questione pregiudiziale, con le seguenti premesse: dopo un anno non avete ancora messo mano in modo organico alla sanità italiana, perché evidentemente non avete un'idea. I problemi esistono. Come ho già detto, avevamo pensato di partire a monte, predisponendo i presupposti per agire in modo significativo sulla sanità italiana. Questo non è successo e, quindi, oggi con la questione pregiudiziale in esame vi diamo la possibilità di tornare in Commissione per cercare di dare risposte adeguate alle esigenze non solo della Calabria, ma anche del resto del Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. BOLDRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, dichiaro subito che abbiamo a cuore la sanità di tutti i cittadini, non meno dei calabresi e, quindi, la presentazione della questione pregiudiziale non va contro quei cittadini, ci mancherebbe. Abbiamo però l'impressione che il decreto-legge in esame, oltre a presentare vizi di costituzionalità, sia pasticciato e, come spesso accade con i provvedimenti di questo Governo, ci troviamo di fronte a un testo omnibus. Ci pare soprattutto che ci sia una palese violazione dell'autonomia della Regione Calabria, poiché è mancata qualsiasi forma di collaborazione, citata anche nel parere espresso dalla Conferenza Stato-Regioni, saltando quindi tutte le regole basilari di una leale collaborazione tra lo Stato e le Regioni. Tra l'altro, si è deciso di intervenire platealmente - visto che il decreto-legge è stato programmato e lo si è presentato addirittura in Calabria - dimostrando grande interesse - sì - per la Regione. Il Governo però, considerato il tanto lavoro svolto, avrebbe potuto cogliere l'occasione non solo per fare un atto provvisorio, come spesso succede (dato che ha una validità di diciotto mesi), ma anche per creare magari un prototipo, uno standard utile a prefigurare un nuovo sistema per tutte le altre Regioni del Paese, perché non esiste solo la Calabria. Si sa, però, che si fa tutto così, in maniera molto provvisoria, derogando di fatto a norme prestabilite e introducendo addirittura notevoli discrezionalità e non già criteri oggettivi (parlo, ad esempio, dell'assunzione del personale). Il decreto-legge in esame ha la prerogativa di superare anche i ruoli della magistratura e della Corte dei conti. Nonostante i roboanti annunci fatti, nulla si è detto sulla riorganizzazione del personale della sanità della Regione Calabria, ovviamente in difficoltà, con lo stesso spettro dei futuri pensionamenti di quota 100 di cui ha parlato anche il collega che mi ha preceduto, che creeranno ulteriori vuoti di organico. Anche se si è parlato di urgenza, il decreto-legge è di fatto un normale piano di rientro: è vero che da tanti anni la Regione Calabria e soprattutto i cittadini calabresi lo sopportano, ma qui vi è la pretesa di risistemare tutto a suon di commissari, senza peraltro mai citare, oltre al pedissequo controllo economico, un altro monitoraggio che riteniamo di fondamentale importanza, ossia l'innalzamento dei livelli essenziali di assistenza, attualmente di bassissimo livello, perché monitorati da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). In questo decreto-legge, però, non se ne fa assolutamente menzione. Il Capo II, poi, che è aggiuntivo - è per questo che il provvedimento a nostro avviso è incostituzionale, perché mette insieme due temi diversi - reca misure urgenti in materia di salute, in palese violazione della regola che impone che i contenuti di un decreto-legge siano omogenei. La formazione specialistica, soprattutto dei medici (quelli importanti, di medicina generale), avrebbe sicuramente meritato un provvedimento a sé stante, ovviamente con gli interlocutori più rilevanti. In questo caso, il Ministero della salute, insieme ai commissari, fa il buono e il cattivo tempo, senza citare neanche una volta l'espressione «di concerto con il Ministero dell'istruzione». Sappiamo infatti che le scuole di specializzazione sono in capo alle università. Ci sono voluti emendamenti che prevedessero in aggiunta la collaborazione con i rettori delle aziende, laddove esistono quelle universitarie. Tutta la riorganizzazione delle borse di studio in funzione delle carenze in sanità, venutesi a creare anche con l'avvento dei pensionamenti, non è stata presa in considerazione. Stesso discorso vale per i fondi per la copertura di ulteriori borse di studio, senza dimenticare altresì che nel testo del decreto-legge sono contenute diseguaglianze enormi, a loro volta ai margini dell'incostituzionalità.