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la città di Taranto vive una drammatica situazione sanitaria e ambientale a causa delle emissioni inquinanti provenienti dagli stabilimenti produttivi collocati a ridosso del perimetro urbano e, in particolare, dall'acciaieria Ilva, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano rivedere i contenuti del decreto 24 aprile 2013, assicurando che la valutazione del danno sanitario venga eseguita prescindendo dal rispetto dei valori soglia previsti per ogni singolo inquinante misurato dalle autorità sanitarie. Atto n. 4-00831 TURCO TRENTACOSTE PARAGONE CROATTI CORBETTA PIRRO RICCARDI ROMANO LANNUTTI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: in data 21 agosto 2018, la città di Taranto veniva investita da una perturbazione a carattere temporalesco; a seguito di tale evento meteorologico, la popolazione locale denunciava il diffondersi di un persistente, intenso e nauseabondo olezzo; le fotografie prodotte da diversi esponenti delle associazioni ecologiste cittadine immortalavano i fumi provenienti da due delle torce attive nella raffineria Eni di Taranto, documentando come da esse si innalzassero evidenti fiammate; a seguito di tali eventi l'Eni diffondeva un comunicato in cui si leggeva che "in seguito al forte maltempo che ha interessato l'area di Taranto (...), la Raffineria ha subito un blocco totale delle attività a causa dei numerosi fulmini che hanno coinvolto l'area impianti. I sistemi di sicurezza sono immediatamente intervenuti, compreso quello relativo alle torce, che è tornato alla normalità. L'evento non ha comportato alcun rischio per le persone e per l'integrità degli impianti. Attualmente sono in corso le operazioni per il ripristino del collegamento elettrico e la verifica di tutti gli impianti, operazioni propedeutiche al loro riavvio. Peraltro le attività della Raffineria erano già a regime ridotto, poiché, in via precauzionale, la raffineria era già stata scollegata dalla rete elettrica esterna in considerazione delle previsioni meteo"; in data 10 novembre del 2017 si era verificato un episodio analogo a seguito del quale l'Eni comunicò che: "a causa di un evento meteorico intenso (...) si è verificata la totale interruzione dell'alimentazione elettrica della raffineria di Taranto. Il blackout ha generato il blocco generale degli impianti e l'attivazione dei sistemi di sicurezza, con conseguente accensione del sistema torce. Non si registrano danni né pericoli per l'ambiente", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, intendano avviare un'indagine al fine di assumere informazioni in merito a quanto accaduto il 21 agosto; se la raffineria Eni di Taranto e tutte quelle appartenenti al medesimo gruppo industriale si avvalgano dei migliori standard di sicurezza attualmente disponibili al fine di annullare o minimizzare le emissioni in atmosfera e in mare in occasione di eventi meteorologici avversi o calamitosi. Atto n. 4-00832 DE PETRIS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta all'interrogante: la notte dell'8 gennaio 2018 nella stazione di Fossacesia-Torino Val Di Sangro, sulla linea adriatica, tra Termoli e Pescara, è avvenuto un grave incidente ferroviario che solo per fortuite circostanze non ha causato vittime tra i viaggiatori dei treni sui binari limitrofi, tra gli addetti ai lavori e la popolazione residente in prossimità della linea; nel deragliamento, a causa della rottura di un organo meccanico dei carrelli, ruota, sospensione, asse, boccola, o altro, alcuni carri del treno merci 58008, ribaltatisi, hanno colpito e parzialmente demolito i marciapiedi e causato ingenti danni, tanto che la linea è stata interrotta per molte ore; la rottura, secondo le ricostruzioni, si è verificata oltre 10 chilometri prima della stazione di Fossacesia e per 10 chilometri il treno ha viaggiato fuori dalle rotaie, senza che il macchinista potesse accorgersi del pericolo, fino ad incontrare gli scambi di stazione e 'inciampare' su di essi, causando la fuoriuscita e il ribaltamento dei carri container sui marciapiedi; purtroppo si tratta di un di incidente "tipico" e frequente, per la rottura di parti meccaniche che non ricevono adeguati controlli e manutenzioni e per l'assenza dei dispositivi 'rilevatori di sviò idonei a rilevare le vibrazioni anomale che si creano immediatamente dopo la prima anomalia ai carrelli, agli assi o alle ruote, in grado di frenarli immediatamente; un evento analogo ha causato la strage Viareggio del 29 giugno 2009; dall'inchiesta è risultato che la presenza di un dispositivo 'rilevatore di svio' avrebbe ridotto in modo molto significativo, fino ad annullarle, le tragiche conseguenze del deragliamento dei carri cisterna carichi di Gpl. Lo stesso anche per il disastro ferroviario di Pioltello del 25 gennaio 2018; alla luce di ciò risulta incomprensibile, da parte delle imprese ferroviarie, la mancata installazione sui treni di tali strumenti, tra l'altro presenti sul mercato da oltre venti anni e risultati idonei e affidabili; nonostante la gravità dell'accaduto a Fossacesia, dal sito istituzionale, non risulta aperta l'inchiesta indipendente, prevista come obbligatoria dal decreto legislativo n. 162 del 2007 per gli incidenti di questa gravità, da parte dell'organismo investigativo della DIGIFEMA, Direzione generale investigazioni ferroviarie e marittime, presso il Ministero delle infrastrutture e trasporti; non risulta altresì che l'incidente sia stato notificato all'European railway agency (E.R.A.); tali omesse attività della DIGIFEMA hanno impedito, ad oggi, di svolgere tempestivamente le indagini per individuare le cause tecniche dell'accaduto e l'adozione della misure correttive necessarie, mediante eventuali "raccomandazioni" da parte degli investigatori, secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 81 del 2008, nei confronti dell'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, dell'impresa ferroviaria interessata, del gestore dell'infrastruttura, dei costruttori, manutentori, detentori dei carri e degli altri soggetti eventualmente coinvolti, al fine di prevenire il ripetersi di incidenti analoghi, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per eliminare, o comunque ridurre al minimo tecnicamente possibile, il rischio che i treni dopo il deragliamento possano continuare a circolare sulla rete; se intenda emanare indicazioni cogenti agli operatori del settore a tutela della sicurezza della circolazione ferroviaria, affinché vengano installati sui treni sistemi e dispositivi 'rilevatori di svio' in grado di attivare immediatamente la frenatura del treno e/o altre forme di prevenzione e mitigazione dei rischi ugualmente efficaci; per quale ragione l'organismo investigativo ministeriale presso la DIGIFEMA non abbia ritenuto di aprire l'indagine obbligatoria sul deragliamento di Fossacesia dell'8 gennaio 2018, pur ricorrendone tutti gli estremi di legge;