[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito del decreto del Ministero dello sviluppo economico – Direzione generale per il commercio, le comunicazioni e i servizi, del 27 febbraio 2007, con il quale è stato deciso, ai sensi dell'art. 6 del d.m. 24 luglio 1996, n. 501 (Regolamento di attuazione dell'art. 12, comma 3, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, recante riordino delle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura), il ricorso proposto dalla Confcommercio e dalla Confesercenti della Provincia di Imperia avverso il decreto del Presidente della Regione Liguria n. 64 del 27 ottobre 2006, recante: «Determinazione del numero dei rappresentanti nel Consiglio Camerale di Imperia spettante a ciascuna organizzazione imprenditoriale, sindacale e associazione dei consumatori e utenti o loro raggruppamenti», promosso con ricorso della Regione Liguria notificato il 26 aprile 2007, depositato in cancelleria il 9 maggio 2007 ed iscritto al n. 4 del registro conflitti tra enti 2007. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 9 ottobre 2007 il Giudice relatore Luigi Mazzella; uditi gli avvocati Barbara Baroli e Orlando Sivieri per la Regione Liguria e l'avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 26 aprile 2007 e depositato in cancelleria il 9 maggio 2007, la Regione Liguria ha proposto, in relazione al decreto del Ministero dello sviluppo economico - Direzione generale per il commercio, le assicurazioni e i servizi, datato 27 febbraio 2007, conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, per violazione dell'art. 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), e degli artt. 117 e 118 della Costituzione. La ricorrente premette che l'art. 5 del decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 24 luglio 1996, n. 501 (Regolamento di attuazione dell'art. 12, comma 3, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, recante riordino delle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura), attribuisce al Presidente della Giunta regionale diverse funzioni in materia di rinnovo dei consigli delle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura e che il successivo art. 6 prevede che, avverso le determinazioni del Presidente, le organizzazioni imprenditoriali e sindacali e le associazioni dei consumatori che, intendendo partecipare alla ripartizione dei seggi all'interno del consiglio camerale, abbiano fatto pervenire le comunicazioni prescritte dagli artt. 2 e 3 dello stesso d. m. n. 501 del 1996, possano presentare ricorso al Ministero dell'industria (ora: Ministero dello sviluppo economico), che decide nei trenta giorni successivi alla ricezione delle controdeduzioni presentate dalle parti. La Regione Liguria aggiunge che, nell'àmbito della procedura di rinnovo del consiglio camerale della camera di commercio di Imperia, il Presidente della Giunta regionale ha emanato in data 27 ottobre 2006 il decreto n. 64 recante: «Determinazione del numero dei rappresentanti nel Consiglio Camerale di Imperia spettante a ciascuna organizzazione imprenditoriale, sindacale e associazione dei consumatori e utenti o loro raggruppamenti». Il successivo 11 dicembre 2006 la Confcommercio e la Confesercenti della Provincia di Imperia hanno notificato alla Regione Liguria il ricorso previsto dall'art. 6 del d. m. n. 501 del 1996, al fine di ottenere l'annullamento e la riforma del citato decreto n. 64, limitatamente ai settori commercio, servizi alle imprese, nautica da diporto e portualità turistica. La ricorrente espone quindi che, con nota n. 4090/1985 del 9 gennaio 2007, essa ha rappresentato al Ministero dello sviluppo economico che, a séguito dell'entrata in vigore delle modifiche alla Costituzione introdotte dalla legge cost. n. 3 del 2001, il rimedio del ricorso amministrativo previsto dall'art. 6 del d. m. n. 501 del 1996 era venuto meno e che, conseguentemente, il Ministero era privo di qualunque potere di decidere il gravame. Tuttavia il Ministero dello sviluppo economico, con decreto del direttore generale per il commercio, le assicurazioni e i servizi 27 febbraio 2007, ha deciso nel merito il ricorso proposto dalla Confcommercio e dalla Confesercenti della Provincia di Imperia, dichiarandolo fondato in ogni sua parte. Tanto premesso in punto di fatto, la Regione Liguria deduce, in primo luogo, la violazione dell'art. 9, comma 2, della legge costituzionale n. 3 del 2001, nella parte in cui ha abrogato l'art. 125, primo comma, della Costituzione, il quale prevedeva il controllo degli atti amministrativi regionali da parte dello Stato. Ad avviso della ricorrente, tale abrogazione ha fatto ormai venir meno tutte le ipotesi di controllo statale su atti regionali che non trovino la loro giustificazione in altre norme costituzionali. Deve quindi escludersi la perdurante vigenza del potere di controllo che lo Stato esercitava, ai sensi dell'art. 6 del d. m. n. 501 del 1996, nei confronti delle determinazioni del Presidente della Giunta regionale, considerato che il ricorso previsto da quella disposizione, rientrando nella categoria dei ricorsi amministrativi «gerarchici impropri», sarebbe ascrivibile appunto al sistema dei controlli. In secondo luogo, la Regione Liguria deduce che il potere esercitato dallo Stato tramite il decreto direttoriale impugnato confliggerebbe con l'assetto delle competenze delineato dagli artt. 117 e 118 della Costituzione. In proposito la ricorrente ricorda che già prima della modifica del titolo V della Costituzione, il legislatore ordinario aveva attribuito alle Regioni un'ampia quota di compiti relativi allo «sviluppo economico», al cui interno l'art. 11, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), colloca espressamente l'ordinamento delle camere di commercio. In particolare, sostiene la Regione Liguria, gli artt. 37 e 38 del d. lgs. n. 112 del 1998 hanno eliminato il generale potere statale di «supremazia e di controllo» sulla vita delle camere di commercio, tramite l'abolizione della vigilanza sull'attività di tali enti e del controllo sui loro statuti, bilanci e piante organiche. Quanto al controllo sugli organi camerali, lo stesso d. lgs.