[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 5, del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384 (Misure urgenti in materia di previdenza, di sanità e di pubblico impiego, nonché disposizioni fiscali), convertito, con modificazioni, nella legge 14 novembre 1992, n. 438; dell'art. 3, comma 36, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica); dell'art. 1, comma 66, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica); dell'art. 22 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2000); dell'art. 36 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), promossi con ordinanze del 22 ottobre 2003 e del 1° ottobre 2004 dal Tribunale ordinario di Genova sui ricorsi proposti da Fortunato Bognolo e da Roberto Salvatori contro la Rete Ferroviaria Italiana s.p.a., rispettivamente iscritte ai numeri 15 e 1051 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 8, prima serie speciale, dell'anno 2004 e n. 4, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di costituzione di Fortunato Bognolo e della Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 25 ottobre 2005 il Giudice relatore Romano Vaccarella; uditi gli avvocati Vittorio Angiolini per Fortunato Bognolo, Paolo Tosi per la Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. e l'avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, nel corso di un giudizio, promosso dinanzi al Tribunale ordinario di Genova da Fortunato Bognolo nei confronti della Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. (già Ferrovie dello Stato Società di trasporti e servizi per azioni), per vedersi riconoscere il diritto alla retribuzione per il lavoro straordinario, effettuato fino al 31 dicembre 1999, con maggiorazione di almeno il 10% rispetto alla retribuzione per il lavoro ordinario, l'adito Tribunale, con ordinanza del 22 ottobre 2003 (iscritta al n. 15 del r. o. del 2004), ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 117, comma primo, della Costituzione, dell'art. 7, comma 5, del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384 (Misure urgenti in materia di previdenza, di sanità e di pubblico impiego, nonché disposizioni fiscali), convertito, con modificazioni, nella legge 14 novembre 1992, n. 438; dell'art. 3, comma 36, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica); dell'art. 1, comma 66, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica); dell'art. 22 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2000); dell'art. 36 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), nelle parti in cui tali norme, «nello stabilire il blocco degli aumenti, non hanno riguardo unicamente ai meccanismi automatici di indicizzazione, ma si estendono anche a voci contrattate, come il compenso per il lavoro straordinario»; che, in punto di fatto, il giudice a quo riferisce che il lavoratore ricorrente assume di avere svolto «lavoro straordinario», risultante dai prospetti paga prodotti, e di avere percepito per tale lavoro una retribuzione inferiore a quella corrisposta per il lavoro ordinario, anziché maggiorata di almeno il 10%, come prescritto dalla legge; che, procedendo alla ricostruzione della disciplina contrattuale e legale, applicabile al rapporto di lavoro dedotto in giudizio, relativamente al trattamento economico del lavoro straordinario, il giudice rimettente ricorda che il contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle Ferrovie dello Stato del 18 luglio 1990, vigente nel periodo 1990/1992, all'art. 44 (rubricato «Compenso per lavoro straordinario»), prevedeva per il lavoro straordinario un compenso maggiorato rispetto alla retribuzione “convenzionale”, la quale, inferiore alla retribuzione “normale”, comprendeva tra le sue componenti la voce «indennità integrativa speciale»; che, a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 7 del decreto-legge n. 384 del 1992 – il cui comma 5 stabilisce che «tutte le indennità, compensi, gratifiche ed emolumenti di qualsiasi genere, comprensivi, per disposizioni di legge o atto amministrativo previsto dalla legge o per disposizione contrattuale, di una quota di indennità integrativa speciale di cui alla legge 27 maggio 1959, n. 324, e successive modificazioni, o dell'indennità di contingenza prevista per il settore privato o che siano, comunque, rivalutabili in relazione alla variazione del costo della vita, sono corrisposti per l'anno 1993 nella stessa misura dell'anno 1992» – i successivi contratti collettivi dei ferrovieri hanno disposto l'erogazione dei compensi per lavoro straordinario nella stessa misura prevista per il 1992, nonostante gli aumenti apportati ad altre voci retributive, con la conseguenza che il lavoro straordinario è stato, a partire da un determinato momento, retribuito in misura inferiore rispetto al lavoro ordinario; che, essendo stata sollevata questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 5, del decreto-legge n. 384 del 1992 per contrasto con l'art. 36 Cost., la Corte costituzionale, con sentenza n. 242 del 1999, ha dichiarato non fondata la questione, sulla considerazione che l'art. 7, comma 5, va interpretato «nel senso che la norma ha riguardo unicamente ai meccanismi automatici di indicizzazione e soltanto su questi ultimi ha prodotto effetti di “blocco”»;