[massime]

Fallimento e procedure concorsuali - Risoluzione del concordato preventivo - Potere del tribunale di dichiarare d'ufficio il fallimento dell'imprenditore - Omessa previsione - Denunciata violazione del principio di tutela del lavoro, del diritto dei lavoratori a mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di disoccupazione involontaria, nonché del diritto di iniziativa economica privata dei creditori concorrenti - Denuncia di disposizione inconferente - Manifesta inammissibilità della questione.. È dichiarata manifestamente inammissibile - poiché investe una disposizione inconferente - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 137 del r.d. n. 267 del 1942, nel testo sostituito dall'art. 9, comma 10, del d.lgs. n. 169 del 2007, censurato dal Tribunale di Reggio Emilia, sez. fall., in riferimento agli artt. 35, primo comma, 38, secondo comma, e 41, primo comma, Cost., nella parte in cui non prevede che, a seguito della pronuncia di risoluzione del concordato preventivo ad iniziativa di uno o più creditori, il tribunale possa dichiarare d'ufficio il fallimento dell'imprenditore, qualora non vi sia domanda in tal senso da parte dei creditori, del p.m. o dello stesso debitore. Il dubbio di costituzionalità non si riferisce alla disposizione censurata, concernente la risoluzione del concordato fallimentare, ma si incentra e ha ad oggetto esclusivamente la norma di rinvio contenuta nell'art. 186 della medesima legge fallimentare, il quale stabilisce che le disposizioni dell'art. 137 si applicano alla risoluzione del concordato preventivo "in quanto compatibili". ( Precedente citato: ordinanza n. 401 del 2001 ).