[resaula]

come rilevato anche dal dipartimento di Biologia dell'università degli studi di Napoli "Federico II", dalla Società italiana di allergologia e di immunologia, dall'unità operativa complessa di Oculistica della seconda università degli studi di Napoli, dall'Associazione medici endocrinologi, ad oggi non esistono dati epidemiologici estesi su tutto il territorio italiano, ma dai dati di alcune regioni e dai dati epidemiologici europei si evince che la prevalenza della sindrome di Sjogren nella nostra popolazione si aggira su un caso ogni 5.000 abitanti, con una stima di circa 10.000-12.000 pazienti; la problematica degli ammalati di questa patologia risulta essere aggravata dalla circostanza che alcuni sanitari assegnerebbero ai malati la classificazione "sindrome di Sjogren - Larsonn" o "connettivite indifferenziata", con ciò ottenendo per i soggetti così classificati i benefici di legge ma falsando le statistiche sull'effettiva incidenza della malattia, fermi i riflessi sul piano giuridico-amministrativo di un simile comportamento; considerato che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 definisce i nuovi livelli essenziali di assistenza (LEA) e sostituisce integralmente il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001, con cui sono stati definiti per la prima volta le attività, i servizi e le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione ( ticket ), con le risorse raccolte attraverso la fiscalità generale; in particolare, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 aggiorna gli elenchi di malattie rare, croniche e invalidanti, che danno diritto all'esenzione dal ticket . Inserisce più di 110 entità, tra malattie rare singole e gruppi, e 6 nuove patologie croniche; preso atto che: affinché i livelli essenziali di assistenza possano essere aggiornati in modo continuo, sistematico, basandosi su regole chiare e criteri scientificamente validi, la legge di stabilità per il 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 556) ha previsto l'istituzione della commissione nazionale per l'aggiornamento dei LEA e la promozione dell'appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale, presieduta dal Ministero della salute, con la partecipazione delle Regioni e il coinvolgimento dei soggetti con competenze tecnico-scientifiche disponibili a livello centrale e regionale (Istituto superiore di sanità, CSS, società scientifiche, Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Società italiana di medicina generale e delle cure primarie, eccetera); i pazienti affetti da sindrome di Sjogren risultano vittime di una disparità di trattamento che li esclude dal diritto alla salute sancito e tutelato dall'articolo 32 della Costituzione; il riconoscimento della sindrome di Sjogren come malattia rara potrebbe generare un risparmio in termini di costi legati alla spesa sociosanitaria, impegna il Governo: 1) a riconoscere alla sindrome di Sjogren lo status di malattia rara, secondo la definizione ai sensi del regolamento (CE) n. 141/2000; 2) ad inserire, in sede di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, la sindrome di Sjogren nell'elenco delle malattie rare, garantendo a tutte le persone affette da tale patologia i farmaci necessari alla cura, con diritto all'esenzione dalla partecipazione alla spesa per le prestazioni sanitarie. Atto n. 1-00031 MALLEGNI BINETTI GALLIANI GASPARRI RIZZOTTI PAPATHEU BARBONI DAMIANI BERARDI BATTISTONI Il Senato, premesso che: il Parlamento italiano ha approvato nella XVII Legislatura la legge n. 242 2016, recante "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa"; reca norme per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L); la canapa industriale (Cannabis sativa L) è una pianta da fibra tessile o coltivata a scopo alimentare che, per essere piantata, deve avere per legge un contenuto complessivo di THC (principio attivo ad azione psicotropa) compreso tra lo 0,2 e lo 0,6 per cento; la canapa, utilizzata per scopi industriali, appartiene tuttavia alla Cannabis, specie di cui fa parte la canapa stupefacente, dalla quale la canapa industriale differisce per alcune caratteristiche morfologiche e per un basso tenore di tetraidrocannabinolo (THC), l'agente psicotropo della Cannabis; la coltivazione della canapa industriale è pertanto soggetta in ogni caso ad una regolamentazione restrittiva; la coltivazione di tali piante da parte di istituti universitari e laboratori pubblici aventi fini istituzionali di ricerca, può essere tuttavia autorizzata dal Ministro della sanità per scopi scientifici, sperimentali o didattici; la sentenza n. 360 del 1995 della Corte costituzionale ha sancito che "la condotta di coltivazione di piante da cui sono estraibili i principi attivi di sostanze stupefacenti integra un tipico reato di pericolo presunto, connotato dalla necessaria offensività della fattispecie criminosa astratta"; la sentenza della Corte di cassazione, sezioni unite, n. 28605 del 2008, ha precisato che: 1) costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività non autorizzata di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, anche quando sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale; 2) ai fini della punibilità della coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, spetta al giudice verificare in concreto l'offensività della condotta ovvero l'idoneità della sostanza ricavata a produrre un effetto drogante rilevabile; partendo dalla premessa della Corte costituzionale, la sentenza della Corte di cassazione n.28605, in ossequio al principio di offensività, ha stabilito che spetta al giudice verificare se la condotta, di volta in volta contestata all'agente ed accertata, sia assolutamente idonea a porre a repentaglio il bene giuridico protetto. Pertanto, con riferimento allo specifico caso della coltivazione delle piante, l'offensività non ricorre soltanto se la sostanza ricavabile non è idonea a produrre un effetto stupefacente in concreto rilevabile; le sentenze della Corte di cassazione n. 22459 e n. 23082 del 2013 hanno affrontato la questione egualmente con riferimento ai caratteri specifici della piantagione, affermando, ai fini della punibilità della coltivazione, l'irrilevanza della quantità di principio ricavabile nell'immediatezza, e la rilevanza, invece, della conformità della pianta al tipo botanico previsto e della sua attitudine a giungere a maturazione ed a produrre la sostanza stupefacente;