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Sono certo che l'atteggiamento della maggioranza verso tali emendamenti sarà significativo per svelare i veri obiettivi della riforma. È infatti innegabile che la riduzione del numero dei parlamentari pone una serie di problematiche. Iniziamo con il dire che il numero dei nostri parlamentari è tendenzialmente in linea con quello dei Parlamenti del resto d'Europa e, anzi, negli Stati Uniti si sta cercando addirittura di aumentarlo. In Europa sono pochissimi, perlopiù tendenzialmente di estrema destra, e si sta provvedendo alla riduzione ritenendo che i rappresentanti del popolo non debbano incidere nella vita democratica del Paese. Credo sia inutile ricordare che l'idea primigenia della riduzione dei parlamentari fu della tristemente nota P2: nel programma era prevista la riduzione del numero dei rappresentanti, e lo si faceva in maniera tale che più agevolmente si sarebbe potuto controllare il Parlamento da parte delle segreterie politiche, conducendo, appunto, alla formazione di un Parlamento composto da soli dirigenti, precludendo in tal modo qualsiasi opportunità ed esperienza extrapartitiche. Questo è in evidente antinomia con i principi fondamentali della formazione politica che ha riscosso maggior consenso alle ultime elezioni politiche e che oggi siede in Parlamento. Eppure, stanno approvando questa triste riforma. D'altro canto, la riduzione oggi proposta creerebbe seri problemi anche di rappresentanza delle piccole Regioni: Valle d'Aosta, Umbria, Molise, Basilicata e Sardegna, la mia Regione. Queste Regioni, infatti, correrebbero il serio rischio di non vedere eletto alcun candidato, soprattutto al Senato. Anzi, diciamo che dai conti fatti, considerando che i candidati vengono eletti su base regionale, la Sardegna sicuramente non avrebbe alcun rappresentante in Senato, tenuto conto dell'esiguo numero di parlamentari: farebbero parte di questa Assemblea soltanto gli eletti delle Regioni con il più alto numero di abitanti. Questo farebbe il paio con la situazione che la Sardegna già vive con le elezioni europee: avendo un collegio abbinato alla Sicilia, non si riesce mai o quasi mai - salvo che si riescano a trovare accordi specifici - a mandare in Europa un rappresentante della nostra Isola. In questo senso rivolgo un appello al collega Solinas, candidato alla presidenza della Regione - e mi spiace che oggi non sia presente in Aula - affinché, comunque sia, anche per il solo fatto di essere qui in rappresentanza del popolo sardo, tuteli l'esigenza di mantenere il sistema democratico. Mi rivolgo ai colleghi sardi del MoVimento 5 Stelle che siedono in questa Assemblea, che restano silenti e non riescono a far sentire la loro voce, pur avendo la consapevolezza che gli effetti di questa riforma saranno quelli che ho appena descritto, e lo vedremo. Soprattutto non riescono a opporsi alla distruzione del sistema democratico con il quale - grazie a Dio - siamo riusciti ad arrivare fino ad oggi. Rimangono silenti perché gli ordini, ancora una volta, arrivano dall'alto. In questa maniera non si fa altro che confermare quali sono i veri obiettivi della riforma. D'altronde, rispetto alla distruzione del sistema parlamentare, qualcuno dei grandi - consentitemi di dirlo - ha già sottolineato che il Parlamento non serve assolutamente a niente. Non parliamo, poi, dello svolgimento delle attività parlamentari e in particolare del funzionamento delle Commissioni. Vi siete posti il problema di come sarà possibile far funzionare le Commissioni? Già oggi abbiamo difficoltà a farle funzionare in maniera dignitosa; figuratevi cosa accadrà quando in questo Senato si troveranno 200 parlamentari, o quelli che saranno. Come si potrà svolgere il lavoro nelle Commissioni? Ciascun parlamentare dovrà far parte di almeno cinque, sei, sette Commissioni. Stiamo andando verso la paralisi del Parlamento, che è l'obiettivo che la riforma di fatto persegue. È dunque evidente che la riduzione del numero di senatori e deputati, come congegnata con il provvedimento in esame, se non accompagnata da una revisione del sistema bicamerale, produrrebbe soltanto ostacoli al regolare svolgimento dell'attività parlamentare. Il re sarebbe nudo; si capirebbe il vero intento perseguito da questo Governo, ovvero un progressivo disfacimento del Parlamento, del sistema democratico, fino ad arrivare alla sua eliminazione per consentire a pochi di governare il Paese. L'indirizzo ormai è chiaro, ma il Partito Democratico si opporrà fermamente a questo disegno: si opporrà a che vengano intaccati i valori fondamentali del nostro sistema democratico. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Fantetti) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maiorino. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, lasciate che vi legga solo per un momento le seguenti parole: «Occorre partire dalla drastica riduzione del numero dei parlamentari: 400 deputati e 200 senatori. In tal modo sarà più agevole organizzare i lavori delle Camere e diverrà più efficiente l' iter di approvazione delle leggi, senza intaccare in alcun modo il principio supremo della rappresentanza (...)». Queste parole provengono dal contratto di Governo e noi, oggi, siamo in Assemblea per il primo voto al disegno di legge che traduce quelle parole in fatti, a conferma che noi, se lo diciamo, lo facciamo. Ci voleva il MoVimento 5 Stelle e ci voleva questo Governo, sostenuto da questa maggioranza - la prima nella storia della Repubblica a nascere sulla base di un vero e proprio contratto di Governo, scritto nero su bianco e in piena trasparenza - per far approdare nelle Assemblee di Camera e Senato un disegno complessivo di proposte puntuali di revisione della Costituzione. Badate bene, però: non sono i soliti progetti per smantellare la Carta fondamentale - come hanno fatto i vecchi partiti di destra e sinistra - ma provvedimenti snelli e mirati. Il provvedimento in esame prevede solo il taglio del numero dei parlamentari, in modo che sarà facile per le persone decidere se votare sì o votare no. Ci voleva il MoVimento 5 Stelle al Governo per realizzare non solo i punti del contratto, ma i nostri sogni, i sogni di tante persone che aspettano da anni risposte dalla politica. Questa, oggi, è certamente la realizzazione di un sogno: tagliare il numero dei parlamentari. Per quanti anni ne abbiamo parlato ai banchetti, negli incontri e nelle piazze? Dal 1985 ad oggi, si sono ripetuti ben sette tentativi, tutti arenatisi nel nulla. Perché è necessario tagliare il numero dei parlamentari? Per una mera questione di risparmio? Il risparmio certamente non è poco, dato che stiamo parlando di circa 500 milioni di euro a legislatura e di 300.000 euro al giorno. Ma è davvero solo per la contabilità che lo vogliamo? Direi di no: c'è molto di più. La diminuzione del numero dei parlamentari contribuirà infatti a una maggiore efficienza nel funzionamento delle Camere e, contrariamente a quanto gli oppositori continuano a sostenere, il provvedimento in esame renderà più equilibrata la proporzione tra il numero degli eletti e quello degli elettori. Voglio ricordare infatti che quasi ovunque i numeri sono ben diversi dai nostri: ad esempio, i parlamentari eletti nel Regno Unito sono 650, in Spagna sono 558, in Francia 577, in Germania circa 700. Dunque, questa motivazione è assolutamente infondata.