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Non bisogna sottacere che la permanenza per oltre dodici anni degli uffici giudiziari all'interno dello stabile a rischio crollo, ben nota alle forze politiche di governo a livello sia locale, che nazionale, va senza dubbio alcuno ricondotta nella miope azione di chi ha ostacolato in ogni modo la realizzazione del progetto Pizzarotti. Quei signori hanno costretto gli operatori del diritto a esercitare la giustizia e i cittadini a fruirne in un palazzo dichiarato abusivo sin dal 2005, del quale erano note le gravi problematiche strutturali, con la promessa che sarebbe stata una soluzione temporanea: per poco tempo - dicevano - giusto quello che serve per trovare un'alternativa valida e definitiva. Bene, miei cari signori, da allora sono passati ben dodici lunghi anni. Ripeto: dodici lunghi anni. Ebbene, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e si traducono nel più assoluto svilimento dell'immagine della giustizia, nella svilente considerazione che nel capoluogo pugliese la giustizia penale, tra i capisaldi di ogni democrazia, è negata. Di fatto, non solo l'azione di questo qualcuno non è stata volta alla risoluzione della problematica relativa all'edilizia giudiziaria, ma anzi è stata causa determinante di quanto sta ancora accadendo a Bari. Per rimediare agli errori, imperdonabili, commessi in passato, sono necessarie delle misure importanti, non ultima la presa di coscienza che la soluzione alla questione edilizia giudiziaria la si può rinvenire solo in un intervento serio e importante. Non è più tempo di trasferimenti temporanei che poi diventano soluzioni definitive, come accaduto in passato. Lo stesso dicasi per la sospensione della prescrizione prevista dal decreto-legge emanato dal Governo per fronteggiare l'emergenza. Questa, signori miei, non è la soluzione al problema del Palagiustizia, ma anzi significa scaricare sui cittadini (indagato e imputato) gli evidenti errori della politica. Al centro di tutto - e qui mi rivolgo alla maggioranza - avrebbero infatti dovuto esserci loro, i cittadini indagati o imputati, che sono indagati e messi sotto processo pur essendo assolutamente innocenti o che, comunque, attendono di vedere definita la propria posizione. È a queste persone che abbiamo il dovere di dare delle risposte concrete, che non si possono tradurre nell'ulteriore dilatazione dei tempi del processo. Queste persone hanno il diritto di essere giudicate nel più breve tempo possibile ed è impensabile che, per un deficit dello Stato, debbano pagare i cittadini. In uno Stato civile e democratico ciò non dovrebbe mai accadere, mai, per nessun motivo ed è la nostra Carta costituzionale, sono i principi fondanti del nostro sistema processuale a imporcelo. Questo Governo - è innegabile - si è ritrovato a dover fronteggiare una situazione difficile e complicata ed apprezzabile è il tentativo, seppur a tratti maldestro, di porre un argine a quanto di assurdo è stato fatto, o non è stato fatto, negli anni passati. Non può sottacersi, però, come tutto ciò che verrà fatto da adesso in poi sarà - questo sì - di responsabilità di chi governa. Voi oggi avete la possibilità di mettere finalmente la parola fine a una delle pagine più becere e vergognose dell'edilizia giudiziaria nel nostro Paese, dando risposte certe e definitive e avendo il coraggio di scegliere al di là degli interessi dei singoli. Tutto questo tenendo bene a mente, però, i valori della nostra Costituzione, infranti di fronte alla scelta di sospendere la prescrizione e ascoltando le grida, le preoccupazioni e i suggerimenti dell'avvocatura barese, soprattutto dei più giovani, che, avvicinatisi a una così nobile e antica professione, si trovano oggi nell'impossibilità di lavorare e, nel contempo, sottoposti regolarmente agli obblighi contributivi e fiscali. Anche in tal senso è auspicabile, direi doveroso, un intervento in loro favore. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno COMINCINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, oggi è il 25 luglio. Il 25 luglio del 1943, esattamente settantacinque anni fa, il fascismo cadeva a seguito della votazione da parte del Gran consiglio dell'ordine del giorno presentato da Dino Grandi. Un fatto storico, apparentemente lontano, ma che invece parla ancora oggi alla nostra vita democratica: fu quella la data che segnò il primo passo verso il recupero del percorso democratico per il nostro Paese. Sembrava che finalmente fosse finito tutto, il fascismo, la guerra. Quel giorno molti italiani scesero in piazza per festeggiare. Invece il Paese doveva ancora vivere molti mesi cupi di guerra civile e di scontro con il nazifascismo. Ci fu la grande campagna partigiana, che portò al 25 aprile del 1945 e alla definitiva liberazione del nostro Paese. Ecco, questa è una data fondante del percorso per la democrazia nel nostro Paese. Benito Mussolini quando divenne capo del Governo fece alla Camera dei deputati alcune affermazioni pesantissime; disse: «potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli; potevo sprangare il Parlamento e costruire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo; ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto». Sappiamo come proseguì la vicenda del nostro Paese. In questi giorni - e lo dico davvero senza nessun intento di associare storicamente i due passaggi - c'è stato chi ha detto che il Parlamento potrebbe anche essere abolito un domani. Allora io dico che dobbiamo fare molta attenzione, ricordando anche il percorso storico del nostro Paese, perché la democrazia rappresentativa forse necessita di alcune ristrutturazioni e di alcuni aggiustamenti, ma un conto è aggiustare un processo e un percorso che nascono da una storia importante, altra cosa è pensare di abolirlo addirittura. In quest'Aula, sopra la Presidenza, c'è un cartello che ci ricorda come la Repubblica italiana sia stata proclamata a presidio di pubbliche libertà e a certezza del progresso civile. La data del 25 aprile, la data della caduta del fascismo, continui a dirci che quella è la strada che dobbiamo proseguire, aggiustando, se necessario, il percorso della democrazia. Accanto a quell'avvenimento ci fu da parte della famiglia Cervi un'iniziativa incredibile: l'offerta di una pastasciutta in piazza per festeggiare la caduta del fascismo, nella consapevolezza o, meglio, nella speranza, che davvero fascismo e guerra fossero terminati. Quell'iniziativa, da circa vent'anni, viene ripetuta non solo nella sede dell'Istituto Cervi, ma in molte piazze e città italiane. Accadrà questa sera in tante parti d'Italia che molti cittadini si riuniranno per rivivere lo spirito dell'antifascismo e della Resistenza. Credo che sia bello poterlo ricordare in quest'Aula e in questa giornata speciale, a settantacinque anni dalla caduta del fascismo. (Applausi dal Gruppo PD) . DI MICCO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI MICCO (M5S) .