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Il Documento evidenzia che negli ultimi mesi dell'anno il quadro economico si è deteriorato, non solo per limpennata dei contagi da Covid-19 causata dalla diffusione della variante Omicron, ma anche per l'eccezionale aumento del prezzo del gas naturale, che ha trainato al rialzo le tariffe elettriche e ha inciso in materia di diritti di emissione (ETS). Viene dunque dato conto dell'impegno del Governo e delle società del settore per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, in raccordo con sforzi crescenti per ridurre rapidamente la dipendenza dalle fonti fossili di energia attraverso l'impulso all'istallazione di capacità produttiva di elettricità da fonti rinnovabili, in coerenza con la recente comunicazione REPowerEU della Commissione europea, la quale propone anche, in linea con la posizione espressa dall'Italia, di rivisitare in chiave migliorativa i meccanismi di funzionamento del mercato del gas e di quello elettrico, senza pregiudicare i principi di trasparenza e concorrenzialità. Si segnala altresì come il Documento evidenzi quale obiettivo principale nella risposta all'attuale crisi energetica quello di accelerare la transizione ecologica assicurando al contempo le forniture di gas, che - afferma il Documento - costituiscono il ponte verso un'economia decarbonizzata e sostenibile, e migliorando i meccanismi di funzionamento e la trasparenza dei mercati dell'energia. Si sottolinea come la difficile fase in corso debba anzi rafforzare l'impegno di tutte le amministrazioni e di tutti i livelli di governo ad attuare efficacemente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), di cui la transizione ecologica è il capitolo più corposo in termini di investimenti programmati. Per i profili di interesse, in materia di transizione ecologica il Governo ricorda che è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali in materia. In tale ambito, a marzo 2022, il CITE ha approvato il Piano per la transizione ecologica (PTE) che fornisce un quadro per la transizione ecologica italiana, coordina le politiche ambientali, individua gli obiettivi e le aree di intervento e accompagna le misure del PNRR. Il PTE e la corrispondente missione del PNRR "Rivoluzione Verde e Transizione ecologica", in sinergia con la Missione Infrastrutture per una mobilità sostenibile', rappresentano la risposta del Governo italiano per centrare gli obiettivi fissati a livello internazionale ed europeo al 2050, a partire dallo European Green Deal. Il DEF si sofferma sugli orientamenti emersi e approfonditi nell'ambito del Piano per la Transizione ecologica, con l'obiettivo di incoraggiare investimenti e forme di consumo e produzione sostenibili per effetto dello spostamento del carico fiscale sullo sfruttamento delle risorse naturali e sull'emissione di sostanze inquinanti. Sul piano della fiscalità e nell'ambito di una riforma ambientale, il DEF afferma che la rimozione e rimodulazione di sussidi fiscali ambientalmente dannosi potrebbe rappresentare una leva importante per favorire scelte di consumo ecosostenibili e compensare -al contempo - eventuali effetti redistributivi negativi sui contribuenti se gli eventuali risparmi di spesa fossero destinati ai soggetti più penalizzati o vulnerabili. In ordine alla decarbonizzazione per la neutralità climatica, il PTE, in linea con il pacchetto europeo Fit for 55 , porta l'obiettivo nazionale di emissioni al 2030 intorno a 256 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Per raggiungerlo, si ipotizza uno sforzo ulteriore nelle politiche di risparmio energetico, soprattutto nei settori dei trasporti e dell'edilizia, e un'elettrificazione del sistema dell'energia primaria, che nella prospettiva di raggiungere l'obiettivo di zero emissioni nette nel 2050 dovrà superare il 50 per cento. L'energia elettrica, a sua volta, dovrà essere quasi totalmente prodotta da fonti rinnovabili in modo da dismettere l'uso del carbone entro il 2025 e fare in modo che la stessa provenga, nel 2030, per il 72 per cento da fonti rinnovabili, fino a sfiorare livelli prossimi al 95-100 per cento entro il 2050. Il Governo ricorda che il drammatico evolversi della situazione geopolitica internazionale e il conseguente aumento dei prezzi energetici hanno peraltro reso necessario, con misure recentissime, aumentare la produzione di gas nazionale (l'intento è di arrivare a 5 miliardi di metri cubi annui) per ridurre le importazioni (al momento quasi il 40 per cento del gas naturale consumato in Italia è importato dalla Russia) e alleggerire i costi. Per raggiungere tali obiettivi sarà necessario ricorrere all'integrazione di più leve, quali: il passaggio da combustibili fossili ai combustibili ricavati da fonti rinnovabili come idrogeno, bioenergie e carburanti sintetici; l'elettrificazione e il ricorso a cattura e stoccaggio della CO 2 residua; nonché la leva fiscale, per spostare il carico fiscale dal lavoro alle attività più inquinanti/dannose per l'ambiente. Il PNRR disegna misure di azione fino al 2026, prevedendo un insieme di investimenti volti a incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, a potenziare e digitalizzare le infrastrutture di rete, a promuovere la produzione, la distribuzione e gli usi finali dell'idrogeno, a incentivare la crescita di un trasporto locale più sostenibile e a migliorare l'efficienza energetica degli edifici. Le azioni previste vanno dalla realizzazione di impianti innovativi off-shore allo sviluppo del biometano, nonché dalle misure per la diffusione dell'idrogeno alla conversione energetica del parco immobiliare, quali proroga del c.d. Superbonus 110 per cento e semplificazione delle procedure per gli interventi per l'efficientamento energetico. Il Documento si sofferma sul contrasto al consumo di suolo e al dissesto idrogeologico. Per la messa in sicurezza e la valorizzazione delle aree a rischio idrogeologico, nell'ambito del PNRR (Missione 2, Componente 4) sono previste azioni per un totale di 8,5 miliardi di euro. In particolare, gli interventi previsti riguardano misure per la gestione del rischio alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico; interventi per la valorizzazione del territorio e l'efficienza energetica dei Comuni; la semplificazione delle procedure per l'attuazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico, nonché l'approvazione del Piano operativo per la realizzazione di un sistema avanzato e integrato di monitoraggio. Il PTE si allinea a questi obiettivi, prevedendo interventi di contrasto ai dissesti idrogeologici in atto e per aumentare la resilienza dei sistemi naturali e antropici e delle risorse idriche, anche attraverso l'azzeramento del consumo di suolo entro il 2030 e azioni per arginare l'erosione costiera. A tal fine, in un'ottica di collaborazione tra Stato e Regioni, si prevede l'elaborazione di linee guida operative e di pianificazione.