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il direttore della struttura, a breve, verrà trasferito e ancora non è stato nominato un sostituto; il comandante del reparto effettivo non è individuabile e quello attuale risulta essere pro tempore per tre mesi e per tre giorni a settimana; il capo Area contabile è in missione da un altro istituto per un solo giorno a settimana; in generale l'istituto è di difficilissima gestione, a causa della carenza di personale a qualsiasi livello. A ciò si aggiunga il fatto che vi sono tre unità implicate negli uffici della contabilità che non vengono restituite al servizio a turno, come da legge; dal lato strutturale, l'impianto dell'acqua presenta un rischio legionella; gli allarmi anti-intrusione e scavalcamento sono di vecchia dotazione e ormai non più riparabili; la recinzione del campo sportivo risulta essere arrugginita e a rischio crollo, cosicché è venuta meno la funzione di spazio per la socialità dei detenuti; dal mese di ottobre 2018, l'impianto antincendio non risulta funzionante, mettendo a rischio l'incolumità e la sicurezza di circa 200 lavoratori e una media di 250 detenuti, come comunicato dall'Organizzazione sindacale autonoma della Polizia penitenziaria al comando dei Vigili del fuoco di Torino, con nota nr. 01/VR - S.L./2019; in generale la struttura, come la media degli edifici penitenziari nazionali, risulta essere sovraffollata, avendo una capienza di 197 detenuti e ospitandone una media di 250, a cui si aggiunge il fatto che, come dichiarato dall'OSAPP, qualsiasi richiesta di trasferimento detenuti per motivi di sicurezza viene negata, mentre, al contrario, la Casa circondariale continua a ricevere detenuti provenienti da altre strutture, anche in deroga a sanzioni disciplinari in corso; dal momento che gli organi regionali e centrali del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria non hanno adottato ad oggi alcun utile correttivo, l'OSAPP ha richiesto, con prot. n. 19285/1k8/S.G., inviato anche allo stesso Ministro della giustizia e al sottosegretario Morrone, con la dovuta urgenza, che la Casa circondariale di Ivrea venga chiusa e che si provveda all'emanazione di un opportuno interpello tra tutto il personale dell'amministrazione penitenziaria di stanza, affinché venga trasferito in una qualsiasi altra sede o istituto della Repubblica italiana a propria insindacabile richiesta, tenuto conto dei gravissimi disagi che lo stesso personale ha dovuto subire, per anni, per la gestione in suddette condizioni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, considerata la gravità dei medesimi, quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, anche valutando la sussistenza dei presupposti per la richiesta di chiusura urgente del carcere di Ivrea e il conseguente trasferimento del personale lì di stanza. Atto n. 4-01319 BALBONI Al Ministro della salute Premesso che: il 3 agosto 2018 l'Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) ha emesso una determina in cui si segnala un «rischio di grave danno epatico» legato alla somministrazione del farmaco "Esmya"; il principio attivo di tale farmaco è l'ulipristal acetato, presente anche nella "EllaOne", la cosiddetta "pillola dei cinque giorni dopo"; per EllaOne è prevista una sola assunzione di 30 mg, mentre per Esmya la dose è in compresse da 5 mg da somministrare attraverso diverse assunzioni; le aziende sanitarie locali continuano a somministrare EllaOne senza alcuna modifica rispetto alla sua liberalizzazione nel 2011; la Regione Emilia-Romagna, in risposta ad un'interrogazione del consigliere Tagliaferri (FDI) ha sostenuto che «non sono emersi dati di epatotossicità» facendo riferimento a un comunicato stampa dell'8 agosto 2018 dell'European Medicine Agency (EMA); per il farmaco Esmya gli effetti collaterali sono emersi da pazienti seguite da specialisti o ospedali; al contrario, EllaOne sfugge spesso ad ogni controllo previo e successivo; nel 2017 sono state vendute, per solo uso privato, escluse quelle donate dalle ASL, 224.432 confezioni di EllaOne; vi possono pertanto essere interessi commerciali, oltre che ideologici, nel tacere un'eventuale pericolosità epatica di EllaOne, si chiede di sapere: se, anche in Italia, sia stato scientificamente appurato che il diverso dosaggio di Ulipristal acetato potrebbe diminuirne la pericolosità; se, al contrario, sia certo che il principio è comunque, ugualmente o maggiormente, pericoloso; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno sollecitare gli organismi sanitari preposti a una più attenta e imparziale verifica; se, nel frattempo, non ritenga opportuno introdurre il consenso informato per la somministrazione di EllaOne; se, nelle more di quanto detto, non ritenga opportuno provvedere a sollecitare una determina intesa alla sospensione della commercializzazione di EllaOne. Atto n. 4-01320 TIRABOSCHI Al Ministro della giustizia Premesso che: il decreto legislativo 30 ottobre 1992, n .449, recante "Determinazione delle sanzioni disciplinari per il personale del Corpo di Polizia penitenziaria e per la regolamentazione dei relativi procedimenti, a norma dell'art. 21, comma 1, della legge 15 dicembre 1990, n. 395" regola, all'articolo 16, i procedimenti dinanzi al Consiglio centrale o regionale di disciplina per il personale del corpo di Polizia penitenziaria, specificando al comma 1 le modalità e le tempistiche di convocazione della riunione preliminare del Consiglio stesso, in cui il Presidente e i membri esaminano gli atti ricevuti, redigendo una dichiarazione, ciascuno al fine di constatare tale adempimento, con la nomina da parte del Presidente di un relatore e la messa a calendario del giorno e dell'orario della riunione per la trattazione orale; in data 29 giugno 2013, l'Organizzazione sindacale autonoma della Polizia penitenziaria, con prot. n.14396/1K3/S.G., ha fatto pervenire al provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria, dottor Enrico Sbriglia, e al Ministro della giustizia pro tempore , dottoressa Anna Maria Cancellieri, una richiesta di urgenti provvedimenti dal momento che, in seguito all'accesso agli atti dei procedimenti disciplinari avviati e definiti in carico al vice segretario regionale dell'OSAPP di Piemonte e Valle d'Aosta, esisterebbero documentazioni testimonianti gravi irregolarità nelle procedure degli atti del Consiglio regionale di disciplina del Piemonte e Valle d'Aosta, in quanto si attesta l'esistenza delle dichiarazioni formali, ai sensi dell'art. 16, comma 1, del citato decreto legislativo, non rinvenibili però negli atti del procedimento, mentre in un altro verbale si asserisce l'avvenuta celebrazione delle riunione stessa, nonostante questa non sia mai avvenuta; con sentenza del 26 agosto 2014, il Tribunale di Torino ha archiviato il procedimento penale, sorto in seguito ad un esposto dell'OSAPP, accertando però che tutti i procedimenti disciplinari a carico degli appartenenti alla Polizia penitenziaria tenutisi presso il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria di Torino, erano ricolmi di atti falsi, accertati dallo stesso pubblico ministero;