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Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2437 (Decreto-legge n. 121, Infrastrutture e mobilità sostenibili) (4 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 3 ore, di cui M5S 32' L-SP-PSd'Az 29' FIBP-UDC 25' Misto 25'+5' PD 22' FdI 17'+5' IV-PSI 16' Aut (SVP-PATT, UV) 14' Dissenzienti da stabilire Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2394 (Decreto-legge n. 127, Sicurezza lavoro e certificazione verde COVID-19) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui M5S 54' L-SP-PSd'Az 49' FIBP-UDC 42' Misto 41'+5' PD 37' FdI 29'+5' IV-PSI 26' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti da stabilire Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2401 (Decreto-legge n. 130, Contenimento aumenti prezzi settore elettrico e gas) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui M5S 54' L-SP-PSd'Az 49' FIBP-UDC 42' Misto 41'+5' PD 37' FdI 29'+5' IV-PSI 26' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti da stabilire Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 2437 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Toninelli. Ne ha facoltà. TONINELLI (M5S) . Signor Presidente, è un peccato non vedere oggi il ministro Giovannini in Aula; speriamo che sia a lavorare a Glasgow, alla COP26, per difendere le infrastrutture e la mobilità sostenibile, come il nome del suo Ministero. Vedrà comunque i nostri interventi. Siamo a ricordare che nel decreto-legge al nostro esame ci sono norme condivisibili e positive, ma ci sono altre norme, tra l'altro probabilmente anche le più consistenti, che ci preoccupano non poco. L'argomento clou è infatti quello che riguarda le concessioni autostradali, che purtroppo nel provvedimento al nostro esame è trattato in un modo troppo favorevole ai colossi del casello. Partiamo però dall'inizio perché è fondamentale che chiunque segua il mio intervento, anche al di fuori dall'Aula, abbia la possibilità di inquadrare l'argomento. Che cosa sono le concessioni autostradali? Sono contratti convenzionali tra lo Stato che concede un bene pubblico, in questo caso un'autostrada, ed un soggetto privato che se ne impossessa. Dico impossessa perché ho un po' di cognizione di causa. Questi contratti durano decenni, trenta-quaranta anni, e fino al 2018 erano segreti, ma non nelle parti che si potevano conoscere, quelle più importanti, cioè quelle sui soldi; come guadagnavano e perché non si sapeva. Il fattore K era in un altro allegato dei contratti. Oltre ad essere contratti convenzionali tra lo Stato e il privato, questi contratti decennali si devono aggiornare ogni cinque anni con i cosiddetti piani economico-finanziari, che specificano gli investimenti da fare e le tariffe da pagare. Il tutto deve avvenire ovviamente nel rispetto prima della legge e poi della delibera fatta dall'Autorità di regolazione per i trasporti (ART). In questo caso la legge da rispettare è il cosiddetto decreto Genova e la delibera quella che ha attuato l'articolo 16 del citato provvedimento, che ha apportato una vera rivoluzione in materia di gestione delle autostrade, un ribaltamento ad esclusivo vantaggio degli utenti della strada, con più investimenti soprattutto in manutenzione e pedaggi più bassi. Soprattutto, finalmente, con un controllo che torna, un controllo reale da parte dello Stato sugli investimenti e sui conseguenti pedaggi, nuove regole che si potrebbero, anzi, purtroppo, si sarebbero potute - vi spiego poi le ragioni - riassumere come segue: non hai fatto gli investimenti programmati? Male, devi bloccare l'aumento dei pedaggi o diminuire i pedaggi alla gente che usa le autostrade e contemporaneamente pagare delle penali. Questo è quello che sarebbe dovuto accadere, a partire da quando? Da adesso, da domani, dal 2022? No, dal primo gennaio 2020. Tutto ciò se solo la politica avesse fatto il proprio dovere. Invece, dal 2012 ad oggi, non ha fatto altro che scudare i colossi del casello dall'applicazione delle nuove regole. Come ha fatto la politica a scudare questi colossi del casello tanto miliardari? Rimandandone l'entrata in vigore, esattamente come fa il provvedimento al nostro esame. Quindi è bene che oggi gli italiani sappiano che queste condizioni ben più vantaggiose per loro - gli italiani, non i concessionari - non le hanno ancora attuate e che il provvedimento ne proroga l'entrata in vigore per la quarta volta, per il quarto semestre da quando avrebbero dovuto entrare in vigore, il primo gennaio 2020, fino al 2022. Già temiamo che dietro l'angolo ci sia un altro decreto mille proroghe, come lei, presidente Calderoli, sa meglio del sottoscritto, pronto a fare altrettanto, prorogando ulteriormente, così di fatto uccidendo la rivoluzione contenuta nel cosiddetto decreto Genova. Chiediamo al ministro delle infrastrutture Giovannini e al Governo tutto, nella persona del presidente del Consiglio Draghi, di non prorogare più l'entrata in vigore del decreto Genova. (Applausi) . È inaccettabile infatti che a distanza di oltre tre anni dal crollo del ponte Morandi, i concessionari tutti stiano gestendo e, posso permettermi di dire spremendo, le nostre autostrade pubbliche in base alle ben più favorevoli condizioni, per loro, precedenti al crollo del ponte Morandi. Questa è la situazione. Come se non fosse già sufficientemente pesante da digerire quello che ho appena detto, nel provvedimento abbiamo pure la proroga - perché non bisogna far mancare niente a questi colossi - di due anni ai subconcessionari, quelli per cui vai a fare la benzina all'interno della stazione di servizio in autostrada o vai all'Autogrill a mangiarti il panino Camogli. Tendenzialmente c'è ancora la famiglia Benetton dietro la società Autogrill. Ma soprattutto prorogare di due anni anche le condizioni delle subconcessioni carburante e ristoro negli Autogrill significa addio alla rivoluzione delle colonnine di autoricarica all'interno delle autostrade. (Applausi) . E come se non bastasse - perché non basta, anche se abbiamo detto che c'è qualche buona "normetta", ma la ciccia non è buona - in questo decreto-legge viene cancellata la prima concessione autostradale della storia della Repubblica italiana completamente pubblica: l'A22. Era l'estate del 2019 quando il Comitato interministeriale per la programmazione economica deliberò la nascita della nuova convenzione, che affidava l'autostrada a un soggetto completamente pubblico.