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Non ci sono state la capacità e - io aggiungo - neanche la volontà di risolvere insieme i problemi relativi alla scuola. È inutile ricordare, perché purtroppo non lo capite, che la scuola è di tutti. Ci sono decine e decine di citazioni; alcune le abbiamo sentite e altre le sentiremo. Anche io ne ho voluta cercare una che potesse dare senso non tanto al mio intervento, quanto alla situazione che stiamo vivendo. Calamandrei, che sicuramente non era un pericoloso leghista, diceva che la scuola è quell'istituzione che compie il miracolo di trasformare i sudditi in cittadini. Questa frase non potrebbe essere più azzeccata per questo momento. Ma a voi fa comodo che i cittadini rimangano sudditi. Fa comodo che magari restino pure ignoranti e schiavi delle decisioni incomprensibili di un Governo. (Applausi) . Qui c'è la Costituzione, che noi spesso dimentichiamo, ma che andrebbe letta e riletta. Secondo l'articolo 30: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». Come dovrebbe fare oggi un genitore, di fronte a un provvedimento come questo in esame, per cercare di rispettare quel diritto e quel dovere? Come può farlo di fronte ad esso? Nei casi di incapacità dei genitori la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. Ebbene, questo provvedimento non aiuta i genitori, né colma quel vuoto, quando c'è. L'articolo 33 della Costituzione recita: «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento». Io non credo che un insegnante sia stato libero: è stato lasciato solo e allo sbando da questo decreto, così come gli altri operatori della scuola. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione senza oneri per lo Stato. Ma le scuole paritarie, con un provvedimento come questo, non hanno neanche il diritto di esistere e di continuare a esistere. Tralascio di parlare delle scuole ex IPAB attualmente aperte, che sono in un limbo: non hanno i diritti dei privati e neppure le garanzie del pubblico. Ieri abbiamo assistito a una scena vergognosa: un emendamento, pur con i pareri dei Ministeri, si è perso per strada e non è arrivato. Noi calpestiamo la Costituzione anche per quanto riguarda i lavoratori dipendenti che hanno figli e non sapranno come fare per gestirli. Ma soprattutto calpestiamo i bambini, i nostri figli, per la situazione che stanno vivendo. Troppo facile dire che è la prima volta che viviamo una situazione del genere. Forse non è la prima volta che la Francia, la Spagna, la Gran Bretagna o la Germania si trovano a gestire una situazione come questa? Io non so quante task force abbiano mobilitato e quanti esperti abbiano nominato, ma so che una soluzione l'hanno trovata e hanno riaperto o stanno riaprendo le scuole. Noi invece no. Voi cosa facevate? Avete emanato un decreto-legge il 6 aprile, con scadenza il 6 giugno, che dovrebbe gestire un anno scolastico che terminerà il 10 giugno. Ieri la Commissione bilancio sembrava un incrocio fra la trasmissione "Scherzi a parte" e gli spot di Italia 1, quelli fatti dagli spettatori. Noi invece abbiamo avanzato proposte e presentato emendamenti, ma li avete bocciati tutti. Accogliete almeno un consiglio: rimandiamo i ragazzi a scuola e a casa ci stia il Ministro, con tutto il Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, sottosegretario De Cristofaro, avrei voluto fare oggi un intervento che mettesse in luce una serie di criticità, che poi sono certamente criticità storiche, conseguenza di una mancata pianificazione di un comparto estremamente importante quale è quello della scuola. Ma coloro che mi hanno preceduto hanno già messo in evidenza i limiti del decreto-legge in esame. Certamente non posso non evidenziare il fatto che al signor Ministro manca un po' di esperienza, probabilmente anche perché è molto giovane; in un momento estremamente complicato non ha saputo fare una sintesi tra le urgenze dell'immediato, delle quali siamo tutti assolutamente consapevoli e che nessuno si sarebbe aspettato, e la visione che invece avrebbe dovuto avere fin da subito, pensando non solo alla riapertura, ma anche a quello che sarà il dopo di questo comparto. Oramai ce lo sentiamo dire in tutti i modi: il dopo Covid in tutti i settori dell'economia reale, e quindi anche nel settore educativo, non potrà essere come il periodo prima del Covid. Quindi, questo decreto certamente avrebbe dovuto dare con maggiore coraggio una prospettiva e una visione che - ripeto - non vediamo non tanto per la quantità di soldi che vengono stanziati - sono sicuramente importanti - con il provvedimento in esame, quanto per la qualità della spesa pubblica. Non è certamente un tema da sottovalutare. Mi riferisco, soprattutto, alla possibilità che ci sarebbe stata di impostare un nuovo modello di scuola da intendere sempre di più come una comunità di saperi; un modello che vede come centrale il capitale umano - deve sicuramente essere valorizzato perché rappresenta la futura classe dirigente di questo Paese - e che deve mettere in campo una serie di misure che servono ad arginare la povertà educativa. Non so se avete letto un editoriale di De Bortoli di qualche giorno fa in cui analizza il capitale umano e la povertà educativa. Su questo invito l'Aula e il rappresentante del Governo a riflettere, perché mi riferisco a quei ragazzi che si trovano in una situazione di precarietà per la famiglia dalla quale provengono o anche per i territori nei quali vivono. Già prima del Covid un milione di minori si trovava in condizioni di povertà assoluta e quasi il 14 per cento dei ragazzi abbandonava in maniera prematura lo studio. La chiusura delle scuole e la didattica a distanza certamente comporteranno non solo la perdita di apprendimento per coloro che sono stati investiti da questo evento straordinario, ma anche la perdita - questo è drammatico - di motivazione allo studio, soprattutto se quei ragazzi si trovano in un contesto familiare che - secondo me - scivolerà ulteriormente nella povertà. Voglio dire una cosa che mi è stata raccontata con riferimento a quanto accaduto in un piccolo Comune del collegio nel quale sono stata eletta. Due giorni fa si è impiccata un'adolescente del biennio. Era una ragazza brava - gli insegnanti non la definivano come una ragazza che non si applicava - a cui si attribuiva un carattere solare. Questo lo dico veramente con una grande tristezza e deve farci riflettere, perché è la vera scommessa per il futuro. Lasciare indietro qualsiasi bambino o ragazzo, significa lasciare indietro il nostro Paese. ( Applausi ). Significa sostanzialmente far perdere al nostro Paese una parte di competitività perché i ragazzi rappresentano una parte del capitale umano che dovrà guidare lo sviluppo e la crescita del Paese. Quando parlo di qualità della spesa, mi riferisco anche alle innovazioni che riguardano le tecnologie digitali che avete voluto giustamente introdurre. Non esiste però un grande coordinamento all'interno del Governo: l'ho fatto presente anche al ministro Patuanelli, che è persona assolutamente perbene e ascolta molto.