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Anche grazie al costante confronto e al dialogo con l'Associazione nazionale piccoli Comuni d'Italia e con la sua instancabile presidente, Franca Biglio, nonché con il responsabile del Dipartimento piccoli Comuni ANCI, Massimo Castelli, siamo riusciti a proporre soluzioni condivise da tutti a problemi presenti da tempo. I piccoli Comuni non sono una nicchia: sono ben 5.500 su 7.900; ben il 70 per cento dei sindaci è sindaco di un piccolo Comune e solo nella Regione Lombardia e in Piemonte se ne contano più di 2.000. Nei piccoli Comuni abita un connazionale ogni sei e, con più di 10 milioni di abitanti, si tratta di fatto della Regione più grande d'Italia: una popolazione grande come quella della Grecia, della Svezia o del Portogallo. È amministrato dai piccoli Comuni il 54 per cento del territorio nazionale e quasi la totalità delle nostre bellezze naturali è nelle mani di sindaci che hanno sempre meno strumenti e sono sempre meno motivati nel proseguire il loro impegno che, di fatto, è unicamente di volontariato sociale. Molti piccoli Comuni rischiano ora di trovarsi senza amministratori per la difficoltà, accentuata dal Covid-19, di raggiungere il quorum di validità richiesto quando a presentarsi alle elezioni è una sola lista. È infatti previsto che in ogni caso si presenti al voto il 50 per cento dei cittadini iscritti nelle liste elettorali: il problema, però, è che molti di questi sono residenti all'estero da lunghissimo tempo - iscritti appunto all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) - e di una parte non vi è più nemmeno certezza dell'esistenza in vita. Mentre per le elezioni nazionali e i referendum è previsto il voto per corrispondenza su circoscrizioni indipendenti, per le amministrative l'unico modo per votare è in presenza, con un viaggio magari intercontinentale: in ogni caso, l'elettore concorre a determinare il quorum . Vi porto a conoscenza di uno degli infiniti esempi che potrei fare, quello di un Comune delle Prealpi vicentine, Posina. Alle elezioni dello scorso settembre risultavano iscritti 1.149 elettori per le comunali e 459 per il referendum nazionale. La differenza di 700 votanti, più della metà, è data appunto da elettori AIRE. Ebbene, al voto si sono presentati in 357, che hanno ritirato entrambe le schede. C'è stato il 78 per cento di affluenza per il referendum , ma il 31 per le comunali. Se non fossero state presentate più liste, quelle elezioni sarebbero state annullate e il Comune sarebbe stato commissariato. In casi come questi è matematicamente impossibile raggiungere il quorum con i soli elettori realmente residenti. Abbiamo così proposto di abbassare la soglia al 40 per cento e, soprattutto, di escludere gli elettori AIRE dal calcolo del quorum di validità. Con il voto favorevole al nostro emendamento di poco fa abbiamo dato respiro e futuro a tante piccole comunità. La norma avrà effetto straordinario per le elezioni 2021, ma confidiamo di metterla a regime a breve con apposito disegno di legge già in fase avanzata di esame. Con lo stesso disegno di legge c'è la volontà di porre fine al fenomeno delle liste fantasma, ossia quelle liste di candidati ampiamente estranei alla comunità e che, unicamente per trarre vantaggi personali sotto forma di permessi retribuiti e periodi di aspettativa, mettono in seria difficoltà anche economica i Comuni con meno di 1.000 abitanti, sfruttando la possibilità di non dover raccogliere sottoscrizioni di elettori al momento del deposito delle liste. Un'altra norma di cui vi è forte necessità è quella volta al ripristino al livello del 2020 delle ore di permessi retribuiti ai sindaci, che spesso sono occupati in altre attività lavorative essendo impensabile, da un punto di vista economico, ricoprire il ruolo di sindaco a tempo pieno in tanti piccoli Comuni. A tal fine, è stato approvato in Commissione un ordine del giorno e vi è l'impegno di tutti i Gruppi per la sottoscrizione di un emendamento risolutivo al decreto sostegni. Resta invece irrisolta la duplice problematica del terzo mandato consecutivo dei sindaci. Questa possibilità è concessa ora solo ai micro Comuni con meno di 3.000 abitanti ed è vietata a tutti gli altri, mentre noi chiediamo che venga estesa a tutti i Comuni fino a 15.000 abitanti. Chiediamo altresì che venga corretta la norma che consente un massimo di tre mandati totali ai sindaci dei micro Comuni. Quest'anomalia normativa porta infatti a una forte diseguaglianza, in quanto il sindaco di una metropoli può essere eletto per quattro mandati, alternati da un turno di pausa dopo due in carica, mentre il sindaco di un Comune di 200 persone è per sempre ineleggibile dopo un totale di tre turni. Il rischio concreto è di non trovare più persone capaci e disponibili che scelgano di mettersi al servizio della collettività, disperdendo così l'esperienza amministrativa maturata. Ciò è tanto più vero in una fase storica come quella dell'emergenza Covid, che ha messo a dura prova i sindaci, i quali si sono ritrovati spesso ad essere l'unico punto di riferimento della loro comunità. Da troppo tempo è stato assegnato alle Commissioni il disegno di legge che abbiamo presentato e che riteniamo indispensabile venga rapidamente calendarizzato affinché questa riforma diventi legge prima dell'estate. Nel ringraziare chi ha operato per il buon esito dell'esame in Commissione (il presidente Parrini, il relatore Pagano e il sottosegretario Scalfarotto, a dimostrazione della possibilità di attuare una fattiva collaborazione su temi non divisivi), la Lega annuncia che voterà responsabilmente a favore del provvedimento in esame, che consegniamo migliorato ed ampliato all'altro ramo del Parlamento. (Applausi) . LANZI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, mi fa piacere che per una volta si possa parlare in quest'Assemblea della materia elettorale. Sin dalla nascita della Repubblica italiana questo tema è uno di quelli rimasti uguali a se stessi nel tempo. Infatti, le elezioni si svolgono esattamente nello stesso modo di come si facevano nel 1948 e - anzi - di come si tenevano all'inizio del secolo e nell'Ottocento. Allo stesso modo, tutte le procedure di presentazione delle liste sono rimaste inalterate e - lasciatemi dire - estremamente e inutilmente farraginose. Se, da una parte, le elezioni sono il pilastro fondamentale della nostra democrazia, dall'altra sono l'istituto che fino a oggi ancora non ha saputo cogliere gli elementi positivi offerti dalla digitalizzazione per poter snellire, sburocratizzare e rendere più sicuri i propri processi. Conosco bene tutti questi temi perché da anni mi occupo in prima persona di organizzare i rappresentanti di lista per il MoVimento 5 Stelle nella Provincia di Modena, supportando anche il lavoro nelle altre Province dell'Emilia-Romagna. Chi, come me, fa questa attività (che potrei definire di supporto alla democrazia) sa bene come spesso sia la burocrazia stessa a fungere da argine alla trasparenza. Il provvedimento in discussione oggi tocca solo marginalmente questa materia, spostando in avanti nel tempo la tornata elettorale amministrativa prevista per questa primavera.