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Infatti, se un parlamentare ravvisa una violazione dell'articolo 68 da parte dell'autorità giudiziaria, può egli stesso investire la Camera di appartenenza? La risposta, contenuta anche nella relazione del senatore Cucca, è la seguente: mentre per l'insindacabilità delle opinioni espresse il parlamentare interessato può investire direttamente la Camera in ordine a una vicenda di insindacabilità ai sensi dell'articolo 3, comma 7, della citata legge, al contrario tale facoltà non è riconosciuta in relazione all'utilizzo delle intercettazioni di comunicazioni ai sensi dell'articolo 6 della stessa legge. Eppure in più occasioni in questa legislatura la Giunta, come in questo caso, ha deliberato di prendere in esame l'istanza prodotta dal parlamentare interessato, anche fuori dai casi di insindacabilità. Ciò formalmente non è corretto, ma, in questo caso soprattutto, non vi era altro modo di far emergere una palese violazione di legge da parte dei magistrati procedenti, che avevano l'onere di investire la Giunta. È arrivato però il momento di colmare questo vulnus , nella legislazione, e per questo motivo ho presentato un disegno di legge, che prevede esplicitamente la possibilità di ricorrere da parte del parlamentare interessato, anche fuori dai casi di insindacabilità, perché il ruolo del Parlamento non creare prassi interpretative più o meno estensive, ma legiferare, come in questo caso. Come ho già avuto modo di argomentare in Giunta, in questo caso l'autorità giudiziaria, il pubblico ministero, ma anche i giudici delle indagini preliminari e soprattutto il giudice dell'udienza preliminare, ha chiaramente violato l'articolo 6, comma 2, della legge n. 140 del 2003 e l'effetto che se ne produce non può che essere effettivamente il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, come correttamente propone la Giunta, seppure a maggioranza, accogliendo l'istanza dell'ex senatore Esposito. Infatti, l'utilizzo probatorio nei confronti di un parlamentare di intercettazioni su utenze di terzi non può avvenire senza l'autorizzazione della Camera a cui apparteneva e, nel caso di specie, nel decreto di rinvio a giudizio emesso nei confronti del parlamentare, nonostante le numerose eccezioni presentate nelle varie fasi delle indagini preliminari, quindi sia al gip che al gup, il decidente, ovvero il giudice dell'udienza preliminare, non ha tenuto conto delle eccezioni, non ha nemmeno affrontato la questione, non ha motivato il rigetto della questione e ha posto a base della sua decisione di rinvio a giudizio ben 113 intercettazioni, ritenute rilevanti, rispetto alle 126 richieste dal pubblico ministero, ma soprattutto rispetto ai 5.000 contatti avvenuti in tre anni di indagine sulle utenze intercorse tra terzi e il parlamentare che era in carica. È quindi evidente, in questo caso, la violazione di legge. L'articolo 68 della Costituzione configura la tutela della funzione parlamentare rispetto alle possibili ingerenze degli altri poteri dello Stato e, come sappiamo, il suo perimetro è profondamente cambiato rispetto all'immunità che c'era prima di Tangentopoli, con la riforma costituzionale del 1993, che l'ha circoscritto alla insindacabilità delle opinioni espresse e dei voti, nel primo comma, e poi all'inviolabilità delle prerogative parlamentari in relazione a taluni atti, come appunto le intercettazioni, le perquisizioni e i sequestri. La riforma ha quindi disciplinato diversamente l'immunità dei membri del Parlamento e, con la legge n. 140 del 2003, il Parlamento ha dato attuazione a queste disposizioni costituzionali. Quindi, attraverso vari interventi della Consulta si sono resi più espliciti i confini di applicabilità di questo articolo 68 della Costituzione, ma a mio avviso permangono ancora alcuni nodi problematici, emersi anche nel corso dei lavori della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, essenzialmente sulla definizione precisa di più concetti, dall'adeguamento della legge costituzionale soprattutto all'evoluzione tecnologica, con lo scopo di comprendere le più recenti modalità di comunicazione attraverso strumenti telefonici o informatici, alludo a WhatsApp e alle altre messaggerie, sino alla questione dei contenuti riferibili a membri del Parlamento, rinvenuti su dispositivi elettronici di terzi sottoposti a sequestro o ispezione. Infatti, la dizione «in qualsiasi forma» contenuta nell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione comporta un concetto ampio di intercettazione, nella quale rientrano sia le intercettazioni in senso stretto, sia i tabulati telefonici, sia le intercettazioni in senso ampio, ovvero registrazioni e captazioni rinvenute su dispositivi appartenenti a terzi. Ritengo sia il momento di definire con precisione questi aspetti e che sia urgente farlo con un intervento del legislatore. A questo fine ho presentato un disegno di legge, il n. 2578, assegnato lo scorso mese alle Commissioni riunite 1 a e 2 a , in cui tra l'altro, oltre all'estensione della possibilità da parte del parlamentare di investire la Giunta oltre i casi di insindacabilità, viene anche risolto il problema della competenza della Camera cui apparteneva l'ex parlamentare, collegando tale competenza al momento del fatto. Tornando al caso di cui ci occupiamo, l'autorità giudiziaria ha totalmente eluso una precisa disposizione di legge, a più livelli: sia il pm, che poteva investire il giudice delle indagini preliminari, sia lo stesso giudice per le indagini preliminari, sia infine - e questo è veramente inammissibile - il giudice dell'udienza preliminare, il gup, che, nonostante la richiesta reiterata dei legali di parte, che chiedevano una decisione, ha rinviato a giudizio senza pronunciarsi su questa eccezione sollevata dalla difesa. Ribadisco che non c'era altra soluzione che prendere in esame questa violazione e quindi autorizzare il conflitto di attribuzione, per attendere, poi, l'invio degli atti da parte dell'autorità giudiziaria, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 140 del 2003, per valutare la direzione dell'atto di indagine (cioè se quella intercettazione o captazione fosse diretta verso il parlamentare o occasionale). Infine, come ho già segnalato in Giunta, ritengo che ci siano gli estremi per una valutazione sotto il profilo disciplinare del comportamento dei magistrati che si sono occupati del caso Esposito. Penso che la Presidenza del Senato si possa fare parte diligente per investire gli organi titolari di questa azione disciplinare, ossia il Ministro della giustizia e il procuratore generale presso la Cassazione. Per questi motivi, annuncio il voto favorevole di Liberi e Uguali-Ecosolidali alla relazione della Giunta. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU-Eco) . ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la completezza della relazione e l'intervento che mi ha preceduto mi consentono di fare solo alcune sottolineature, che tuttavia sono doverose. Come testimonia la votazione a larghissima maggioranza della Giunta, siamo di fronte a un caso di scuola. Se si dovessero studiare tutti i passaggi che devono essere osservati nelle intercettazioni cosiddette indirette, ai termini della legge costituzionale, in questo caso si vedrebbe che non ne è stato rispettato neanche uno.