[pronunce]

Secondo la Regione ricorrente, infine, il decreto ministeriale 8 febbraio 2006, ove dovesse qualificarsi come espressione della funzione di indirizzo e di coordinamento, sarebbe illegittimo anche per vizio procedurale, poiché, contrariamente a quanto disposto dall'art. 3, comma 3, del d.lgs. n. 266 del 1992, non risulta preceduto dalla richiesta di parere della Regione in merito. 2. - Non vi è stata costituzione in giudizio del Presidente del Consiglio dei Ministri. 3. - In prossimità dell'udienza pubblica, la Regione Trentino-Alto Adige ha depositato memoria, richiamando dettagliatamente i suoi numerosi interventi normativi concernenti il finanziamento delle camere di commercio, in gran parte a carico della Regione, alla quale, proprio per questo, spetta porre limiti alla spesa o demandare questo compito alle Province, nell'esercizio delle proprie competenze statutarie. Ciò spiega anche la necessità – per le autonomie speciali – dell'accordo con il Ministero dell'economia e delle finanze allo scopo di determinare il livello delle spese di ciascun anno. In questa direzione si muove anche il comma 39 dell'art. 1 della legge n. 311 del 2004 ai sensi del quale: «Per gli enti locali dei rispettivi territori provvedono alle finalità di cui ai commi da 21 a 53 le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi delle competenze alle stesse attribuite dai rispettivi statuti di autonomia e dalle relative norme di attuazione». In conclusione, secondo la ricorrente, l'art. 1, comma 98, della legge n. 311 del 2004, attuato dal decreto ministeriale impugnato, prevedendo limiti alle «assunzioni a tempo indeterminato», cioè ad una specifica voce di spesa, comprime illegittimamente l'autonomia regionale, sicché deve affermarsi che «non spetta allo Stato» di fissare, anche in relazione alle Regioni a statuto speciale, criteri e limiti per le assunzioni a tempo indeterminato da parte delle camere di commercio, con conseguente annullamento degli artt. 1, comma 2, 4 e 5 del d.m. 8 febbraio 2006.1. – Il ricorso per conflitto di attribuzioni è proposto dalla Regione Trentino-Alto Adige Südtirol «per la dichiarazione che non spetta allo Stato di fissare anche in relazione alle Regioni a statuto speciale, ed in particolare alla ricorrente Regione, criteri e limiti per le assunzioni a tempo indeterminato da parte delle camere di commercio, e per l'annullamento degli artt. 1, comma 2, 4 e 5 del decreto del Ministro per le attività produttive 8 febbraio 2006 (Definizione, ai sensi dell'articolo 1, comma 98, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, per le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e per l'Unioncamere, degli indicatori di equilibrio economico-finanziario, volti a fissare criteri e limiti per le assunzioni a tempo indeterminato, per il triennio 2005-2007), nella parte in cui prevedono l'applicazione di specifici indicatori, criteri, limiti e modalità attuative anche nella Regione Trentino-Alto Adige. In particolare, la Regione Trentino-Alto Adige lamenta l'illegittimità delle impugnate disposizioni del citato decreto ministeriale, per violazione degli articoli 4, numero 8, e 16 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), nonché degli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento). 2. - Il ricorso è fondato. 3. – L'ordinamento delle camere di commercio rientra nella competenza legislativa esclusiva della Regione ricorrente (art. 4, n. 8 dello Statuto), alla quale è riconosciuta altresì la titolarità delle funzioni amministrative nelle materie rientranti nella sua potestà legislativa (art. 16 dello Statuto). Le camere di commercio sono parte del sistema complessivo della finanza regionale, essendo a carico del bilancio regionale una parte consistente delle relative spese correnti, comprese quelle per il personale (sentenza n. 477 del 2000). Sulla base di tale quadro normativo di riferimento vanno esaminate le norme oggetto del conflitto ed in particolare, l'ultimo periodo dell'art. 1, comma 98, della legge n. 311 del 2004, che prevede l'individuazione ministeriale di «specifici indicatori di equilibrio economico-finanziario, volti a fissare criteri e limiti per le assunzioni a tempo indeterminato» nelle camere di commercio. Orbene, se il comma 569 dell'art. 1 della stessa legge, con una formulazione sostanzialmente identica all'art. 95, comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato-legge finanziaria 2003), sottopone l'applicabilità della disposizione «nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano alla sua compatibilità con le norme dei rispettivi statuti», il decreto ministeriale 8 febbraio 2006, emanato in attuazione dell'art. 1, comma 98, della legge n. 311 del 2004, differenziandosi dal precedente decreto ministeriale del 2003 (attuativo dell'art. 34 della citata legge n. 289 del 2002), afferma l'applicabilità della norma alle Regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e Bolzano (art. 1, comma 2). Conseguentemente gli artt. 4 e 5 dello stesso decreto prevedono, rispettivamente, l'istituzione di un «gruppo di lavoro» presso il Ministero delle attività produttive, volto ad esaminare le richieste di accesso all'utilizzo delle quote residue ed i criteri di calcolo per ciascuna camera di commercio, individuando l'indice medio di equilibrio economico-strutturale per il triennio 2001/2003, l'indice economico-finanziario di ciascuna camera di commercio e, quindi, l'indice medio nazionale. La complessiva disciplina appena descritta e la giurisprudenza di questa Corte inducono a ritenere che l'art. 1, comma 2, del decreto ministeriale sia lesivo delle prerogative costituzionali della Regione ricorrente. Le camere di commercio, il cui ordinamento, come già sottolineato, rientra nella competenza esclusiva regionale per effetto della previsione statutaria (art. 4, n. 8), devono ritenersi sottratte all'applicabilità delle norme statali in materia.