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È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, ritengo di grande importanza dedicare un'approfondita riflessione all'impatto della modifica costituzionale che l'Assemblea si trova a discutere. Quello proposto dalla maggioranza è un intervento solo apparentemente circoscritto, presentato come una semplificazione o una riduzione dei costi della politica, ma non è così. La vostra riforma, colleghi della maggioranza, non ha nulla a che vedere con il superamento del sistema bicamerale; nulla a che vedere, dunque, con la riforma costituzionale del centro-sinistra - come già è stato ampiamente detto ieri e oggi - che si proponeva invece di superare un meccanismo divenuto farraginoso, per introdurre invece un sistema più efficiente. La strada che si propone di seguire la riforma della maggioranza incide su una serie di valori costituzionali rilevanti ed è tale da determinare la compressione della rappresentanza parlamentare in maniera eccessiva. Il pluralismo politico è l'essenza della democrazia, in quanto esprime gli orientamenti diversi del corpo elettorale. Il difficile equilibrio tra le diverse esigenze richiede attenzione, anche perché la frammentazione, che riduce la governabilità, non dipende certo dalle istituzioni, mentre la riduzione di circa un terzo dei componenti del Parlamento - così come viene proposta - ha riflessi molto incisivi. L'attuale composizione del Parlamento non ostacola la possibilità di sviluppare gli strumenti di democrazia diretta già presenti nell'ordinamento costituzionale, mentre un intervento di questa portata rischia di impoverire il sistema democratico e, nello specifico, di far scomparire alcune voci come quelle delle minoranze nazionali autoctone riconosciute e tutelate dalla Costituzione e dagli Statuti di autonomia. Per questa ragione, onorevoli colleghi, devo esprimere la mia profonda preoccupazione partendo da un aspetto che merita quantomeno di introdurre dei correttivi. Desidero porre l'attenzione sulla rappresentanza politica della minoranza nazionale autoctona di lingua slovena che insiste nella Regione a Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia. Il legislatore costituente ha sapientemente ritenuto di proteggere questa realtà. Voi volete schiacciare le minoranze: avete cominciato con la stampa e ora volete toglierci il diritto di tribuna. Il riconoscimento dell'autonomia speciale da una parte e dall'altra l'inclusione di tale principio tra quelli fondamentali della Repubblica sono espressi dall'articolo 6, in base al quale la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. È un impegno programmatico che ha portato all'adozione di misure positive di protezione negli statuti speciali e nelle leggi di attuazione della Costituzione, come la legge n. 38 del 2001, sulle norme a tutela della minoranza linguistica slovena della Regione Friuli-Venezia Giulia che, all'articolo 26, impegna espressamente il legislatore prevedendo che: «Le leggi elettorali per l'elezione del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati dettano norme per favorire l'accesso alla rappresentanza di candidati appartenenti alla minoranza slovena». L'approvazione delle modifiche costituzionali, con la riduzione di un terzo del numero dei parlamentari, è tale da comprimere le forme di tutela delle minoranze linguistiche riconosciute nelle Regioni ad autonomia speciale, in base agli articoli 2, 3 e 6 della Costituzione, e per la minoranza slovena dall'articolo 3 della legge costituzionale n. 1 del 31 gennaio 1963 di adozione dello Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia. Con la modifica proposta - secondo le proiezioni riportate dal Servizio Studi del Senato nel dossier dedicato alle proposte in discussione - il Friuli-Venezia Giulia avrebbe, in proporzione alla popolazione residente alla Camera dei deputati, una riduzione del 38,5 per cento, passando dai 13 seggi attualmente spettanti a 8 seggi. Al Senato si avrebbe una riduzione del 28,6 per cento, passando dagli attuali 7 a 5 seggi. In questo modo, tenendo conto del contesto territoriale, verrebbe sostanzialmente a mancare completamente il presupposto per consentire alla minoranza linguistica e nazionale slovena di partecipare in forma libera e autonoma alle competizioni elettorali e concorrere, in ossequio ai principi costituzionali - come tradotti in forma positiva dal già citato articolo 26 della legge n. 38 del 2001 - a eleggere un rappresentante in Parlamento che possa portare nel dibattito democratico l'esigenza della comunità autoctona di mantenere e valorizzare le relazioni sociali, la vita e la cultura minoritaria, espressione di una diversità culturale, parte integrante della Nazione, anche quella italiana - del Paese, quindi - e patrimonio universale da preservare. Onorevoli colleghi, ribadisco che, così com'è, il testo rischia di creare una situazione non bilanciata nei confronti dei principi fondamentali della Repubblica contenuti nei primi 12 articoli della Costituzione, su cui poggiano le altre norme di ordinamento: il principio di uguaglianza, sancito dall'articolo 3, e il principio pluralista, sancito dall'articolo 2, coniugati con l'articolo 6 che - come accennato -impegna in particolare a tutelare le minoranze linguistiche. L'opportunità di introdurre correttivi per assicurare che ci sia la garanzia di una destinazione nei territori dove tradizionalmente insiste la minoranza - nel mio caso slovena - di un senatore eletto risponde a un principio di uguaglianza sostanziale che non scalfisce il principio di uguaglianza del voto, ma lo rende effettivo, tenendo conto tra l'altro della cornice internazionalistica che ha riguardato il territorio in questione, in particolare il Memorandum di Londra nel 1954 fra Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti, e il Trattato di Osimo del 1975, la cui ratifica è stata autorizzata dalla legge n. 73 del 1977; disposizioni che sarebbero coerenti anche con gli strumenti internazionali e i principi del Consiglio d'Europa sul diritto di voto delle minoranze etniche. Auspico, quindi, che il dibattito possa offrire spazi a questi aspetti, consentendo una serena valutazione delle proposte che ho formulato, anche perché la velocità del dibattito in Commissione non ha consentito gli approfondimenti necessari su questi temi. Ritengo che l'Assemblea abbia la possibilità di rivedere la materia e di considerare l'impatto di una riforma costituzionale molto più incisiva di quanto non appaia per i rilevanti riflessi sull'ordinamento costituzionale, anche alla luce dei vincoli di natura internazionale che proteggono le minoranze autoctone, consentendo di riservare loro un'attenzione per il valore culturale che esprimono. Onorevoli senatori, occorre introdurre le condizioni per consentire alla minoranza slovena la possibilità di partecipare in forma libera e autonoma alle competizioni elettorali e di concorrere, in ossequio ai principi costituzionali, come tradotti in forma positiva dal già citato articolo 26 della legge n. 38 del 2001, e in coerenza agli obblighi assunti dal nostro Paese in sede internazionale, a eleggere un rappresentante rivedendo assolutamente il testo in discussione. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) .