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È quindi importante che venga riscritta la legge n. 140 del 2003, attuativa del suddetto articolo 68 della Costituzione. Non è infatti accettabile che il Parlamento colmi, di volta in volta, i vuoti di questa legge che guida il lavoro in Giunta con sentenze della Corte o interpretazioni estensive o addirittura creative, in mancanza di qualsiasi norma. La Consulta ha certamente reso più espliciti i confini di applicabilità dell'articolo 68, sia sull'insindacabilità che sull'inviolabilità, ma permangono ancora alcuni nodi problematici che possono essere superati solo con un intervento del legislatore. Occorre dare l'opportunità al parlamentare interessato di far valere, per esempio, le proprie ragioni sull'applicabilità dell'articolo 68 della Costituzione, e non solo nei casi di insindacabilità. È utile inoltre chiarire quale sia la Camera competente a valutare le questioni che riguardino gli ex parlamentari: abbiamo assistito a un palleggiamento di competenze tra Camera e Senato. Andrebbe regolamentato il procedimento nel caso di mediazione, procedura che non era prevista quando è stata pensata la legge del 2003. Infine, un altro ordine di problemi scaturisce dal necessario adeguamento della legge n. 140 del 2003 all'evoluzione tecnologica. Il disegno di legge che ho presentato affronta anche la questione dei contenuti riferibili a membri del Parlamento rinvenuti su dispositivi elettronici di terzi sottoposti a ispezione e sequestro. Credo sinceramente che sia nostro dovere preparare al meglio la macchina per la prossima legislatura, far sì che sia potenzialmente funzionale ed efficiente per i nostri successori, già dal primo giorno. Tutelare, rispettare e difendere le istituzioni passano anche dalla lungimiranza con cui si definiscono insieme oggi le regole per il futuro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Auddino. Ne ha facoltà. AUDDINO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la riforma costituzionale è un fatto, come lo è ormai il taglio del numero dei parlamentari; pertanto, la modifica al nostro Regolamento era necessaria. In ordine al documento oggi in discussione, mi vorrei soffermare su alcune delle modifiche all'intero impianto del nostro Regolamento, che riguardano in particolare alcune mie proposte. Un primo intervento emendativo che ho proposto - mi piacerebbe che anche l'Assemblea su questo prestasse un po' di ascolto - mira a incentivare la digitalizzazione degli atti parlamentari. Siamo nel terzo millennio, in un'epoca in cui si spinge la pubblica amministrazione a digitalizzare e a dematerializzare, ma il Senato in questo dà un pessimo esempio visto che il cartaceo ancora oggi è preponderante. La mia proposta, che nelle ultime ore ha avuto un largo consenso, prevede che la stampa di emendamenti, ordini del giorno e legge di bilancio, così corposa, venga fatta solo quando è strettamente necessaria, ovviamente a discrezione del Presidente di Commissione o dell'Assemblea. E dico questo non solo per un problema ambientale che riguarda un uso e un consumo eccessivo di toner per stampanti, carta e inchiostro, ma anche per un fatto legato alla salute pubblica. Chi conosce come funzionano le stampanti e le fotocopiatrici lo sa. Come dicevo, il mio intervento mira ad ogni modo a garantire un numero di stampe. Il sottoscritto è ancora molto affezionato alla carta: spesso, quando tengo molto a qualche emendamento o a qualche testo, preferisco leggerlo sulla carta. Ma questo vale e deve valere per i relatori, per chi è realmente interessato. Vedo continuamente centinaia di stampe, ma poi siamo sempre i soliti dieci o quindici senatori a usarle. Mi pare veramente eccessivo continuare su questa strada. Il Senato in tale senso darebbe un importante esempio nei confronti di tutta la pubblica amministrazione. Un'altra cosa che mi piacerebbe sottolineare oggi è garantire - su questo la riforma del Regolamento ha fatto molto, ma secondo me si poteva fare di più e penso che la prossima legislatura dovrà fare di più in proposito - i disegni di legge di iniziativa parlamentare. Premetto che quella di oggi è la prima volta che intervengo quasi "a braccio", perché sono tante le cose che vorrei dire e che ho scritto in massima parte per punti e in maniera schematica. Dobbiamo tutelare l'iniziativa parlamentare. Sappiamo che il Parlamento è il depositario dei disegni di legge di iniziativa parlamentare, ma poi, se guardo le statistiche, rilevo che dal 1996 ad oggi i decreti-legge di iniziativa governativa sono stati il 20 per cento del totale, mentre i disegni di legge di iniziativa parlamentare soltanto il 2 per cento (addirittura dieci volte meno). Allora l'idea che pongo all'Assemblea - secondo me dovrà essere oggetto di dibattito da qui in poi - è che non solo a parole, ma anche nei fatti, il Parlamento e in questo caso il Senato tutelino i disegni di legge di iniziativa parlamentare, evitando che si perdano tra l'incardinamento in Commissione e la Conferenza dei Capigruppo per quanto riguarda l'Assemblea. Su questo dovremo fare molto e credo ci siano ampi margini - anche se il nuovo Regolamento ha già fatto molto - altrimenti saremo qui - o lo saranno i seicento nuovi parlamentari nella prossima legislatura - a lamentarci dei decreti-legge del Governo, salvo poi non fare nulla per tutelare le prerogative del Parlamento. Questo - secondo me - mette fortemente in crisi il nostro assetto costituzionale, perché sappiamo che la nostra è una Repubblica parlamentare e, quindi, dobbiamo tutelare il Parlamento in ogni caso, anche se ridotto - come poco fa diceva il collega Grasso, facciamocene una ragione - Camera e Senato. Non garantire questa possibilità - a mio parere - indebolisce la funzione e l'istituzione nel suo complesso. Un'altra idea, che avevo posto e che si trova nel corpus degli emendamenti, riguarda la difesa dei tre minuti per chi si trova a votare in dissenso rispetto al proprio Gruppo, come mi è accaduto in questa legislatura e come capita spesso ai colleghi che fanno parte di altri Gruppi. Sul punto auspico la massima convergenza da parte di tanti - mi auguro addirittura l'unanimità - al fine di tutelare il dissenso. Credo infatti che quest'ultimo sia il sale della politica, addirittura oserei dire della democrazia, e quindi esso va non solo tutelato, ma anche incentivato. E, siccome tre minuti sono già pochi, ritengo che portarli a due sia un po' troppo irrispettoso di chi è animato dal buon animo del dissenso. Imparare ad ascoltare anche le voci del dissenso ci permetterà di vedere il mondo con un occhio maggiormente critico, salvo poi ciascuno, come spesso accade, rimanere della propria idea. Ecco perché è importante - a mio avviso - ripristinare quel tempo. So che sulla questione i colleghi della Giunta per il Regolamento hanno svolto un ottimo lavoro. Infine, per quanto riguarda la modalità dello spoglio, ormai se ne parlerà nella prossima legislatura. Mi sono occupato nel mio piccolo di suggerirlo già alla Camera quando ci si occupava dello scrutinio per l'elezione del Presidente della Repubblica.