[ddlpres]

L'articolo 1 disciplina altresì un ulteriore elemento cardine del progetto di riforma, ossia l'individuazione di un netto confine tra la giustizia tributaria e l'Amministrazione delle finanze, separando gli organi della giurisdizione in materia tributaria da ogni collegamento, anche solo di carattere organizzativo, con il Ministero dell'economia e delle finanze (che è una delle parti prevalentemente presenti nel processo tributario) e collocandoli nell'ambito delle strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri, con diretta gestione da parte dell'organo di autogoverno, il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. Tale previsione completa il percorso di adeguamento della giurisdizione tributaria ai principi costituzionali del giusto processo, assicurando la terzietà e l'indipendenza dell'organo giudicante. Gli articoli 2 e 3 stabiliscono che l'ordine giudiziario tributario è costituito dai magistrati tributari dei tribunali tributari e delle corti di appello tributarie, quali magistrati professionali a tempo pieno, affiancati, nei soli tribunali tributari, da magistrati tributari onorari, con incarico corrispondente a quello degli attuali giudici tributari. Per semplificare e razionalizzare l'esercizio della giurisdizione, gli organi costituiti da magistrati tributari giudicano in composizione collegiale, mentre i magistrati tributari onorari decidono in forma monocratica, con competenza limitatamente: – alle controversie di valore non superiore a quello stabilito dall'articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, che consente alle parti di stare in giudizio senza assistenza tecnica; – alle controversie in materia catastale di cui all'articolo 2, comma 2, primo periodo, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546; – ai giudizi di ottemperanza, senza alcun limite di importo. Ulteriore novità è l'attribuzione al magistrato tributario onorario del compito di arbitro del procedimento di reclamo e mediazione, di cui all'articolo 17- bis del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, tra il ricorrente e l'ufficio impositore, evitando che, in assenza di accordo tra le parti sul reclamo, l'esito della fase di pre-contenzioso processuale della possibile mediazione dipenda dalla mera volontà dell'ufficio, con scarse garanzie di reale tutela del proponente il reclamo o la mediazione. Il magistrato tributario onorario è un'articolazione interna del tribunale tributario, pur non essendo ad esso legato da un rapporto di pubblico impiego ma da un incarico di tipo onorario. Le sue sentenze, al pari di quelle dei magistrati dei tribunali tributari, sono appellabili innanzi alla corte di appello tributaria. Il presidente del tribunale tributario coordina e organizza l'attività giudicante. La previsione della figura del magistrato tributario onorario rappresenta – in un'ottica di maggiore efficienza dell'attività giudicante – anche la soluzione all'opportunità di riservare alla decisione degli organi collegiali della magistratura tributaria le cause di maggior rilievo e che, in quanto tali, richiedono maggiore tempo di analisi. Difficilmente, infatti, i giudici delle attuali commissioni tributarie fanno ricorso ai poteri istruttori loro conferiti dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 546 del 1992, a causa di questioni contingenti connesse alla necessità di smaltire il numero dei procedimenti trattati in udienza, mentre sarebbe opportuno che, pur nella salvaguardia del principio di celerità del processo, fosse loro concesso adeguato tempo per esaminare con la dovuta completezza il contenuto delle controversie, senza essere condizionati dalle rilevate necessità temporali legate al numero dei procedimenti da decidere. L'evidenza della necessità di alleggerire il lavoro dei magistrati tributari, affidando ai magistrati tributari onorari le cause di rilievo minore, diventa chiara esaminando i dati del Ministero dell'economia e delle finanze presenti nella relazione del giugno 2018 sul monitoraggio dello stato del contenzioso tributario: al 31 dicembre 2017, il dettaglio del primo grado di giudizio evidenzia che ben il 70 per cento circa dei ricorsi pervenuti ha avuto per oggetto controversie di valore inferiore o eguale a 20.000 euro (per un totale di 400 milioni di euro), mentre solo poco più dell'1 per cento del totale dei ricorsi (pari a 2.158 unità) ha riguardato controversie di valore superiore a un milione di euro. Queste ultime controversie, seppur di modesta incidenza percentuale, rappresentano oltre il 70 per cento del valore complessivo del contenzioso in entrata (per un totale di 11,6 miliardi di euro). Con la configurazione di organico così predisposta per i tribunali tributari, ai magistrati tributari onorari risulterà affidato annualmente circa il 45 per cento del carico di controversie in ingresso, nei limiti di materia e valore assegnati, pari mediamente a 70.000 ricorsi, lasciando ai magistrati tributari degli stessi tribunali il restante 55 per cento delle cause di maggiore rilievo e delicatezza, per le quali la collegialità della decisione e la professionalità del corpo giudicante rappresenteranno garanzia di equa e sollecita giustizia. L'articolo 2, nel definire l'organizzazione interna dei tribunali tributari e delle corti di appello tributarie, regola le modalità di composizione delle sezioni, collegiali e monocratiche, stabilendo i criteri con cui procedere alle applicazioni temporanee tra diverse sedi giudiziarie e quelli con cui provvedere alla sostituzione delle figure apicali, nei casi di assenza o impedimento. Lo stesso articolo introduce la novità delle sedi da considerare « disagiate », ossia quelle con particolare e cronica carenza di organico giudicante derivante da oggettive difficoltà territoriali o ambientali che inducono il magistrato a optare per altre sedi. Per garantire anche ai contribuenti residenti in tali ambiti la medesima opportunità di vedere soddisfatte le proprie necessità di giustizia in materia tributaria, viene demandato al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria il compito di stabilire, con proprio regolamento, i benefìci economici e di carriera riconosciuti al magistrato che dichiari la disponibilità al trasferimento presso una sede disagiata e vi permanga per almeno quattro anni. Le disposizioni dell'articolo 2 trovano completamento nel successivo articolo 6, nel quale vengono specificate le modalità di composizione delle sezioni e dei collegi giudicanti, stabilendo le regole di predisposizione del calendario delle udienze e la frequenza minima con cui queste ultime si debbono svolgere; il numero minimo di udienze settimanali e mensili è stato individuato sulla base delle risultanze statistiche, annualmente pubblicate dal Ministero dell'economia e delle finanze, relativamente alla capacità delle attuali sezioni di commissione tributaria di smaltire il carico medio di lavoro affidato, adeguando la potenzialità lavorativa alle nuove figure professionali a tempo pieno che il disegno di legge istituisce. Si evidenzia la previsione di almeno due udienze al mese da parte dei magistrati tributari onorari da riservare ai procedimenti di mediazione. Con l'articolo 3 vengono definite la durata e la suddivisione delle funzioni semidirettive e direttive.