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Non riesco a elencare una sola norma inserita in questo decreto-legge che possa risolvere il problema dei LEA, il problema della mancanza ormai cronica del personale, il problema del debito sanitario, il problema dell'emigrazione sanitaria: non c'è una sola norma che affronti questi problemi, non ce n'è una. Lei sa, ministro Grillo - voi, colleghi, per l'intervento che avete fatto sicuramente non lo sapete - cos'è un referto di anatomia patologica? Ve lo spiego: un referto di anatomia patologica è il referto che un paziente aspetta dopo un intervento o dopo un esame in cui si preleva del materiale e serve per dare una risposta, cioè per far sapere a quel paziente se ha o no una patologia (spesso una patologia neoplastica). Dite al ministro Grillo che c'è una zona della Calabria, la zona centrale dell'ASL di Catanzaro, che consegna i referti istologici ai pazienti dopo tre mesi; quindi un paziente, per sapere se ha o no un tumore, deve aspettare tre mesi. È di questo si sarebbe dovuto occupare il ministro Grillo, non di nominare il direttore generale che piace a lei o alla deputata sua amica! E domani vi dimostrerò perché. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Dimostriamolo con tranquillità. MANGIALAVORI (FI-BP) . Si sarebbe dovuto occupare dei problemi della radioterapia. In Calabria, caro ministro Grillo, esistono solo quattro strumenti che possono eseguire la radioterapia ai pazienti oncologici. Sa cosa vuol dire? Vuol dire che un paziente oncologico può effettuare un trattamento di radioterapia (che per protocollo deve essere effettuato entro due mesi dall'intervento chirurgico, altrimenti è vano) solo dopo sei mesi. Di questo si sarebbe dovuto occupare il ministro Grillo. Si sarebbe dovuto occupare di non far chiudere i reparti di ortopedia per mancanza di personale medico. È notizia di oggi: sala parto, sicurezza non garantita; l'allarme lanciato dai direttori dei punti nascita della Calabria. Di questo si sarebbe dovuto occupare il ministro Grillo, non dei direttori generali. Da qui il rammarico mio e di tantissimi calabresi, che si aspettavano da questo Governo un aiuto alla Calabria. Invece aiuti alla Calabria non ne avete dati; avete dato soltanto aiuti a una deputata della mia Provincia, per consentirle di nominare come direttore generale un suo collaboratore, che lei stessa ha definito non retribuito. ROMAGNOLI (M5S) . Sono quarant'anni che non vediamo un'azione. È vergognoso che si parli così dei malati oncologici, Presidente. PRESIDENTE. Grazie, stiamo per concludere l'intervento, senza disturbi. MANGIALAVORI (FI-BP) . Di questo stiamo parlando nel decreto-legge Calabria. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Credo che nessuno possa interloquire finché tutto avviene nel rispetto della normalità degli interventi. È iscritto a parlare il senatore Endrizzi. Ne ha facoltà. ENDRIZZI (M5S) . Signor Presidente, ciò che può fare il Comune non deve farlo la Regione; ciò che può fare la Regione, non deve farlo lo Stato: questo è il principio del decentramento. È un principio di garanzia per i cittadini, perché garantisce di avere un'amministrazione più vicina ai problemi del territorio, ai suoi bisogni, con scelte più direttamente verificabili dai cittadini che lì vivono. Ma per lo stesso principio, dove la Regione non fa o dove fa male, può e deve intervenire lo Stato. Quando un'azienda sanitaria provinciale come quella di Reggio Calabria presenta un buco di bilancio di 400 milioni di euro, più altri 250 milioni di euro tra decreti ingiuntivi e pignoramenti, non c'è solo un fallimento finanziario, ma viene compromesso il diritto alla salute, alla sicurezza, anche il diritto alla vita nei casi estremi. Una crisi di questa proporzione mina la coesione sociale e distrugge la percezione della presenza dello Stato in una Regione che ha già dato troppo in termini di sofferenza. Lo Stato deve intervenire, perché in questo sfacelo le organizzazioni mafiose sono penetrate anche nella sanità. L'attuale Consiglio dei ministri, sulla base della relazione prefettizia, ha sciolto l'Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Reggio Calabria per infiltrazioni della 'ndrangheta e numerosi altri fascicoli sono nelle mani dei procuratori di Reggio Calabria, Palmi e Locri. Se la Regione non sa gestire la sanità, se non sa trattenere gli interessi partitocratici e anche i propri interessi clientelari, né le trame mafiose, se causa dissesto, sprechi, corruzione e malasanità, il commissario ad acta non può essere il Presidente della Regione. Invece abbiamo visto questo, in Campania e in Calabria, fino al 28 novembre scorso, quando l'emendamento del MoVimento 5 Stelle ha cancellato questa assurdità. Ora ne cancelliamo un'altra: in Commissione, il collega senatore Siclari ha sostenuto che il commissariamento non funziona, perché non c'è collaborazione tra il Presidente della Regione e il commissario. Stiamo scherzando? A questo punto lo chiedo a lei, signor Presidente, ma anche a tutti i cittadini: se la partitocrazia locale ha causato il disastro e se ancora oggi si mette di traverso, sabotando la soluzione, la soluzione può mai essere quella di rimettere tutto in mano ai soliti noti? Il decreto-legge in esame interviene proprio dove la partitocrazia locale ha fallito. In primo luogo, esso prevede che il commissario ad acta per la Regione Calabria verifichi ogni sei mesi l'attività dei direttori generali delle ASP - i quali, ricordiamolo, sono nominati dalla politica regionale - e che, qualora non abbiano adottato azioni coerenti oppure se risultino responsabili di inerzia, questi vengono rimossi. Al loro posto verranno nominati commissari straordinari, scelti - udite udite! - tra persone di comprovata competenza ed esperienza di organizzazione sanitaria e gestione aziendale (una cosa mai avvenuta prima), che dovranno elaborare un piano aziendale, supportati da una unità di crisi che effettuerà visite ispettive utili proprio ad elaborare quel piano. (Applausi della senatrice Abate) . Se questi commissari straordinari lavoreranno bene, riceveranno un compenso aggiuntivo, ma se le verifiche daranno esito negativo, saranno rimossi. (Applausi dal Gruppo M5S) . Questo chiedono i cittadini, ovvero che chi ha potere sulle loro vite abbia una responsabilità: chi sbaglia paga e lo Stato deve essere garante verso tutti i cittadini. In secondo luogo, si affronta la gestione degli appalti e vengono sgombrate le ragnatele di interessi e malaffare. Sopra le soglie comunitarie, gli acquisti e gli approvvigionamenti di beni e servizi dovranno avvenire attraverso le procedure centralizzate della Consip o avvalendosi di strutture di altre Regioni. Anche sotto queste soglie, però, il commissario ad acta stipulerà una convenzione con l'Autorità anticorruzione. « Reset »: questa è la parola chiave.