[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale: dell'art. 5, commi 1 e 2, in relazione all'art. 1, della legge 12 giugno 2003, n. 134 (Modifiche al codice di procedura penale in materia di applicazione della pena su richiesta delle parti), promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, dal Tribunale di Firenze con ordinanze in data 10 luglio (2 ordinanze), 8 luglio (2 ordinanze), 10 luglio, 3 luglio e 15 luglio, dal Tribunale di Torino con ordinanza in data 7 luglio e dal Tribunale di Firenze con ordinanze in data 23 e 25 settembre e 9 ottobre 2003, rispettivamente iscritte al n. 747, al n. 775, al n. 785, al n. 839, al n. 917, al n. 918, al n. 921, al n. 922, al n. 1059, al n. 1195 e al n. 1196 del registro ordinanze 2003 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 38, n. 39, n. 40, n. 43, n. 45, n. 46 e n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2003 e n. 4, prima serie speciale, dell'anno 2004; degli artt. 1, comma 1, e 5, commi 1, 2 e 3, della predetta legge 12 giugno 2003, n. 134, promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, dal Tribunale di Roma con ordinanze in data 14 luglio, 1° luglio (2 ordinanze) e 30 giugno 2003 (2 ordinanze), rispettivamente iscritte al n. 865, al n. 866, al n. 867, al n. 1060 e al n. 1061 del registro ordinanze 2003 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 44 e n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2003; dell'art. 5, commi 1, 2 e 3, della predetta legge 12 giugno 2003, n. 134, promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, dal Tribunale di Torre Annunziata con ordinanza in data 17 luglio 2003, dal Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Gragnano, con ordinanza in data 15 luglio 2003 e dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Pescara con ordinanze in data 1° agosto e 19 settembre 2003, rispettivamente iscritte al n. 784, al n. 872, al n. 904 e al n. 1016 del registro ordinanze 2003 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 40, n. 44, n. 45 e n. 48, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 12 maggio 2004 il Giudice relatore Guido Neppi Modona.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con dieci ordinanze di analogo tenore in data 3 luglio (r.o. n. 918 del 2003), 8 luglio (r.o. n. 785 e n. 839 del 2003), 10 luglio (r.o. n. 747, n. 775 e n. 917 del 2003), 15 luglio (r.o. n. 921 del 2003), 23 e 25 settembre (r.o. n. 1059 e n. 1195 del 2003) e 9 ottobre del 2003 (r.o. n. 1196 del 2003), il Tribunale di Firenze ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, commi 1 e 2, in relazione all'art. 1, della legge 12 giugno 2003, n. 134 (Modifiche al codice di procedura penale in materia di applicazione della pena su richiesta delle parti), ritenendo che la disciplina transitoria prevista nell'art. 5 citato violi gli artt. 3 e 111 della Costituzione nella parte in cui consente la formulazione della richiesta di applicazione della pena «oltre il termine fissato dall'art. 446, comma 1, del codice di procedura penale», nonché nella parte in cui «impone, su richiesta dell'imputato, una sospensione di quarantacinque giorni, fissando il termine di decorrenza dalla prima udienza utile successiva alla data di pubblicazione della legge». In tutti i giudizi a quibus il rimettente procede nei confronti di imputati che, nel corso di dibattimenti già iniziati, hanno chiesto, personalmente o a mezzo del difensore, la sospensione del processo a norma dell'art. 5 della legge n. 134 del 2003. Nel merito, quanto alla disciplina che «consente di formulare la richiesta oltre il termine fissato dall'art. 446, comma 1, cod. proc. pen.», il rimettente osserva che, introducendo l'istituto del patteggiamento, il legislatore ha perseguito uno scopo deflativo: in cambio del risparmio «in termini di tempo, di risorse umane e finanziarie» rispetto al rito ordinario, l'imputato gode di un trattamento sanzionatorio più favorevole. La disposizione transitoria, consentendo che la richiesta di applicazione della pena sia presentata anche quando il dibattimento è in fase avanzata, senza alcun limite temporale, contrasterebbe perciò con gli artt. 3 e 111 Cost., in quanto frustrerebbe le finalità deflative dell'istituto e l'esigenza di rapida definizione del processo valorizzata dall'art. 111 Cost. La disposizione censurata, nella parte in cui impone una sospensione di quarantacinque giorni a fronte della semplice richiesta dell'imputato, contrasterebbe inoltre con il principio della ragionevole durata del processo, che costituisce garanzia non solo per il singolo imputato, ma per tutte le altre parti processuali e per la collettività in generale. Secondo il rimettente, difatti, se in un processo con più imputati uno solo chiede la sospensione, il giudice dovrebbe, se è possibile, separare ex art. 18, comma 1, lettera b), cod. proc. pen. la posizione del richiedente e proseguire il giudizio nei confronti dei coimputati: in tal caso, se l'imputato non chiederà poi il rito alternativo, la separazione avrà prodotto soltanto un inutile dispendio di energie e di attività processuale; se l'interessato avanzerà invece richiesta di patteggiamento, l'applicazione della pena nei confronti del richiedente renderà il giudice incompatibile a giudicare i coimputati, mentre il rigetto della richiesta lo renderebbe comunque incompatibile a giudicare l'imputato. Il processo dovrebbe perciò in ogni caso iniziare ex novo innanzi ad altro giudice, con una dilatazione dei tempi processuali tanto più evidente quanto più 'avanzato' sia lo stato dell'istruzione dibattimentale. L'applicazione della pena in corso di giudizio sacrificherebbe anche l'esercizio del diritto di azione della parte civile costituita.