[pronunce]

che, inoltre, rileva la difesa della parte privata, il remittente non si sarebbe prospettato il problema della applicabilità, nel caso di specie, della sospensione feriale dei termini, che avrebbe comportato la tempestività del deposito dovendosi aggiungere al termine del 15 settembre i quarantacinque giorni della sospensione feriale; che, prosegue la parte privata, ove non si dovesse ritenere che la disposizione censurata non esclude la possibilità di proporre, dopo il 15 settembre 2000, le domande relative a periodi del rapporto di impiego anteriori al 30 giugno 1998, dinanzi al giudice ordinario, la disposizione stessa sarebbe costituzionalmente illegittima in riferimento a tutti i parametri indicati nell'ordinanza di rimessione; che in particolare, con riferimento alla dedotta violazione dell'art. 76 Cost., la scelta del legislatore delegato all'evidenza non rientrerebbe nei limiti della delega, dal momento che la possibilità di dettare norme transitorie in ordine ai giudizi pendenti, contemplata nell'art. 11, comma 4, lettera g), della legge n. 59 del 1997, si riferirebbe solo ai giudizi di cui agli artt. 33 e 34 del d.lgs. n. 80 del 1998; che tuttavia, conclude la parte privata, una pronuncia di illegittimità potrebbe essere evitata se si ritenesse che la formulazione dell'art. 45, comma 17, non sia preclusiva dell'azione dinanzi al giudice ordinario oltre il 15 settembre 2000, come del resto sembrerebbe potersi desumere dal fatto che il d.lgs. 31 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), nell'abrogare, tra l'altro, l'art. 45, comma 17, ne ha riprodotto il contenuto all'art. 69, comma 7, apportando ad esso una modificazione del seguente tenore: "le controversie relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore a tale data (30 giugno 1998) restano attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo solo qualora siano state proposte, a pena di decadenza, entro il 15 settembre 2000"; che si è costituita nel presente giudizio anche l'Azienda ospedaliera S. Maria della Misericordia, eccependo, in primo luogo, l'inammissibilità della questione, dal momento che lo stesso remittente avrebbe prospettato l'eventualità che la disposizione censurata potrebbe interpretarsi nel senso che la stessa non sia preclusiva della possibilità che i ricorsi proposti dopo il 15 settembre 2000 possano essere esaminati dal giudice ordinario; che, ad avviso della difesa dell'Azienda ospedaliera, la questione sarebbe comunque infondata, in quanto la ratio del criterio direttivo contenuto nell'art. 11, comma 4, lettera g), della legge n. 59 del 1997 non sarebbe quella individuata dal remittente, e consistente nella esigenza di evitare il sovraccarico di lavoro per il giudice ordinario, bensì quella di definire tempi e modalità di passaggio dalla giurisdizione amministrativa a quella ordinaria dando subito vita ai nuovi assetti di distribuzione del carico di lavoro tra giudice ordinario e giudice amministrativo ed evitando così un periodo transitorio troppo lungo; che, quanto alla dedotta violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, la parte privata rileva che la garanzia del diritto di difesa non potrebbe impedire l'imposizione all'esercizio di facoltà o poteri di limitazioni temporali, al fine di accelerare il corso della giustizia, e che il diritto di difesa sarebbe diversamente modulabile dal legislatore, il quale può disciplinarne l'esercizio secondo valutazioni discrezionali, con l'unico limite della irrazionalità delle scelte, certamente non superato nel caso di specie, posto che proprio la individuazione di un termine per la proposizione delle domande al giudice amministrativo risponderebbe ad esigenze di certezza e di semplificazione, impedendo il protrarsi di una situazione che imporrebbe ai dipendenti pubblici di adire due giudici diversi per la tutela dei propri diritti; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, per chiedere che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata: la disposizione censurata, abrogata dall'art. 72, comma 1, lettera bb), del d.lgs. 31 marzo 2001, n. 165, ma riprodotta dall'art. 69, comma 7, del medesimo d.lgs. , si limiterebbe infatti ad operare una mera ripartizione di giurisdizione tra giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro e giudice amministrativo, utilizzando lo strumento della decadenza legato a un determinato limite temporale, pienamente compatibile con i principia costituzionali. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia, con ordinanza emessa il 19 luglio 2001, dubita della legittimità costituzionale dell'articolo 45, comma 17, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80; che il d.lgs. 31 marzo 2001, n. 165, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 maggio 2001, Supplemento ordinario n. 112/L, ed entrato in vigore il successivo 24 maggio, ha, all'art. 72, comma 1, lettera bb), disposto l'abrogazione del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, ad eccezione degli articoli da 33 a 42 e 45, comma 18, e che, all'art. 69, comma 7, ha riprodotto la disposizione contenuta nell'art. 45, comma 17, del citato d.lgs. n. 80 del 1998, modificandone la formulazione; che il Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia, nel sollevare la questione di legittimità costituzionale oggetto del presente giudizio, ha omesso di prendere in esame l'effetto dell'intervenuta abrogazione della disposizione censurata e della contestuale riformulazione della stessa ad opera dell'art. 69, comma 7, del citato d.lgs. n. 165 del 2001 , e non ha quindi svolto alcuna argomentazione circa la perdurante applicabilità della disposizione abrogata ai fini della definizione del giudizio dinanzi a lui pendente; che pertanto, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile (ordinanze n. 148 e n. 28 del 2001; n. 590 del 2000; n. 162 del 1999).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 45, comma 17, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, 76 e 77, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia con l'ordinanza indicata in epigrafe.