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non sembra, tuttavia, realisticamente attuabile una contrattualizzazione dei soggetti interessati, stante, peraltro, la circostanza che molti enti locali ospitanti versano in condizioni di dissesto finanziario; inoltre, la ratio dell'attivazione dei tirocini, sì come chiarita dalle diverse disposizioni legislative, è la formazione e l'orientamento, non già l'inserimento nel mondo del lavoro; nondimeno, tale situazione ha spesso comportato situazioni di precarietà e incertezza in termini di continuità lavorativa; nonostante la finalità enunciata, allo stato, il tirocinante non acquisisce alcuna qualifica professionale, né un titolo che attesti il raggiungimento di un certo livello di conoscenze, abilità e competenze relativamente al settore all'interno del quale ha svolto la propria attività; in particolare, si segnala la condizione di 843 tirocinanti del settore giustizia, regionali, che non godono dello specifico riconoscimento e titolo di preferenza all'interno delle procedure selettive nazionali, ottenuto dai tirocinanti UDP, ex art. 37 del decreto-legge n. 98 del 2011, pur avendo acquisito le stesse competenze anche in base ad adeguata selezione e mai equiparati; tale condizione è lesiva della stessa finalità della disciplina normativa dettata in materia; appare, pertanto, necessario ridefinire la figura dei tirocinanti impegnati negli uffici pubblici dislocati nelle diverse territorialità, con l'obiettivo di tracciare un percorso che permetta di tutelarne le esigenze attraverso il riconoscimento dell'attività svolta in favore dell'ente ospitante, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, anche di concerto con gli altri Ministeri interessati, intenda, e con quali strumenti, sopperire alla segnalata problematica, disponendo che, all'esito dello svolgimento del periodo formativo, il tirocinante possa maturare il diritto all'ottenimento di un titolo, che attesti l'acquisizione delle specifiche competenze tecniche relative all'ambito di svolgimento dell'attività conformemente alle declaratorie regionali. Atto n. 4-05678 D'ANGELO LANNUTTI FERRARA VANIN CAMPAGNA PISANI Giuseppe ANASTASI SANTANGELO TRENTACOSTE PAVANELLI DONNO Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: la gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia ha da sempre costituito una situazione di emergenza e caos costanti, rappresentando, da un lato, una grave minaccia ambientale, sanitaria ed economica e, dall'altro, un terreno di storica interferenza tra interessi privati e pubblica amministrazione; negli ultimi 20 anni funzione politica e ragione d'impresa si sono spesso intrecciate, dando luogo a inerzie e inefficienze che hanno rallentato ogni progetto di riforma, con la conseguenza che l'unico esito possibile dell'intero ciclo resta oggi il massiccio conferimento in discariche private; al fine di adeguare la pianificazione regionale per la gestione dei rifiuti urbani al contesto attuale di produzione, alla sopravvenuta normativa europea e alle più recenti direttive comunitarie del 2018, si è reso necessario l'aggiornamento del precedente piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR) ritenuto dalla Commissione europea non conforme, tra l'altro, agli obiettivi di raccolta differenziata e troppo legato allo smaltimento in discarica; a seguito di un lungo e complesso iter normativo, la Regione Siciliana ha finalmente approvato un nuovo PRGR, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 aprile 2021, annunciato dal Governo Musumeci come l'inizio di una nuova fase di razionalizzazione del settore; pochi giorni dopo la pubblicazione del nuovo piano regionale, contrariamente a quanto in esso stabilito dal principio che il rifiuto deve essere lavorato, riciclato o smaltito nella stessa provincia in cui è prodotto, il 13 aprile il Dipartimento dell'acqua e dei rifiuti ha pubblicato un avviso pubblico finalizzato all'acquisizione di manifestazioni di interesse nei confronti delle SRR (società di regolamentazione dei rifiuti) per affidare il trasporto dei rifiuti fuori regione, anche all'estero se necessario, per smaltire l'immondizia accumulata; in altri termini, nei fatti sono stati completamente contraddetti i principi di autosufficienza e prossimità contenuti nelle direttive europee e richiamati dal medesimo piano regionale; pur se il piano regionale ribadisce la preminenza del pubblico nel sistema di raccolta e smaltimento rifiuti, nei fatti l'azione del Governo regionale continua ad agevolare un sistema basato su monopoli privati; a parere degli interroganti il piano risulta inadeguato e non corrispondente alle "osservazioni del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare" aventi ad oggetto il piano rifiuti e il relativo rapporto ambientale, nella formulazione dell'anno 2018; considerato che: il disegno di legge regionale n. 290, recante "Riforma degli ambiti territoriali ottimali e nuove disposizioni per la gestione integrata dei rifiuti", recentemente approvato dalla Commissione ambiente della Regione Siciliana, che dovrebbe attuare la tanto auspicata riforma, non affronta le reali criticità del sistema, occupandosi soltanto di rimodulare gli ambiti territoriali (9 ATO e nuove autorità di ambito, ADA, con responsabilità dirette dei sindaci in sostituzione delle SRR); l'individuazione di 9 ATO, inoltre, si discosta da quanto indicato negli atti del Governo e delle altre autorità nazionali richiamati nella relazione allo stesso disegno di legge, nonché con le ulteriori osservazioni dell'Autorità nazionale anticorruzione che, nel parere n. 1375/2016, ha osservato che "ad avviso dell'Autorità, tuttavia, la dimensione degli ATO dovrebbe essere improntata al perseguimento di logiche di tipo concorrenziale e nel caso della Sicilia i territori di determinate province potrebbero risultare non sufficientemente ampi, sotto il profilo della dimensione territoriale, da assicurare una gestione del servizio secondo una scala ottimale"; allo stato attuale manca inoltre un regime transitorio che garantisca il passaggio dalle SRR alle ADA; la grave inefficienza del sistema continua ad avere dirette ripercussioni sulla vita dei cittadini della regione, da un punto di vista sia igienico-sanitario, sia economico, determinando le tariffe più alte d'Italia e i servizi più scadenti; è stata annunciata come imminente la chiusura dell'impianto di smaltimento rifiuti di Lentini (Siracusa), che non potrà più servire 180 comuni della Sicilia orientale; la prospettiva è quella di portare i relativi rifiuti in altre regioni o addirittura all'estero, facendo lievitare i costi sui Comuni interessati, in particolare sul Comune di Messina, a quasi 350 euro a tonnellata, ovvero tre volte il costo attuale; il Governo Musumeci è riuscito, ad avviso degli interroganti, a mettere in crisi il sistema, consumando la disponibilità delle vasche esistenti, senza realizzare nuovi impianti già previsti, tra l'altro, in fase di autorizzazione; il PRGR, sotto questo profilo, si limita a fornire un quadro descrittivo della situazione impiantistica e di quella in divenire, senza prevedere nulla per il futuro, in aperto contrasto con il principio di certezza dell'azione amministrativa, che crea un pericoloso vuoto prescrittivo, in cui può facilmente trovare spazio quella gestione oligopolista dei gestori degli impianti privati;