[resaula]

nell'anno in corso questo divario rispetto all'anno precedente non si è accorciato, cosa che invece è accaduta in quasi tutti i Paesi dell'area OCSE. Siamo il Paese con il più alto tasso di abbandono scolastico. Siamo il Paese con il più basso tasso di giovani laureati. I dati di Almalaurea dello scorso anno ci dicono che oltre il 31 per cento dei laureati, a distanza di un anno dalla laurea, non ha ancora trovato un lavoro. Ora, si può affrontare il tema con dei bonus , si può affrontare il tema pensando di abbassare la soglia dell'elettorato attivo (tesi originale, diciamo così, ma comunque legittima); il punto di vista di Forza Italia per quanto riguarda l'occupazione giovanile batte su tre elementi. Il primo: evidentemente, se vogliamo creare occupazione, bisogna creare sviluppo: più l'economia si sviluppa, più posti di lavoro si creano, più cala la disoccupazione giovanile. Investire sulla formazione universitaria e scolastica è una necessità e questo Governo lo sta facendo. Il terzo punto è cercare di semplificare il più possibile l'accesso al mondo del lavoro per i giovani: è qui che va a battere questa norma, che è una piccola rivoluzione nel mondo del lavoro e consente di evitare una lunga attesa tra il momento della laurea e quello dell'abilitazione professionale, evitando quindi ai giovani di dover sostenere esami di stato per poter entrare legittimamente e a testa alta, nel mercato del lavoro, superando quella fase di passaggio che spesso viene sfruttata dal mondo dell'impresa, con stage o altro che non sempre servono ad arricchire il curriculum e l'esperienza professionale dei neolaureati, e consentendo che con l'esame di laurea ci sia al tempo stesso l'abilitazione professionale. Questo riguarda tante professioni, che mi piace elencare per chiarezza di chi ci ascolta: la professione di odontoiatra, di medico veterinario, di psicologo, di farmacista, di geometra, di agrotecnico, di perito agrario, di perito industriale, di chimico, di fisico e di biologo. Si tratta, colleghi, della prima riforma ordinamentale proposta dal Governo al Parlamento nel quadro del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La missione 4 è un grande cambiamento. Benedetto Croce diceva che per risolvere i loro problemi i giovani devono fare solo una cosa: aspettare. Aspettare di diventare, a loro volta, adulti. Erano altri tempi purtroppo, tempi in cui le aspettative di benessere crescente erano una sicurezza, in cui l'ingresso di un giovane nel mondo del lavoro, a maggior ragione se laureato, non incontrava difficoltà. I tempi sono cambiati purtroppo e dalla crisi del 2008 le aspettative di benessere crescente sono un lontano ricordo. Sappiamo tutti (tutti quelli che hanno figli o nipoti) che tendenzialmente le condizioni di vita dei giovani oggi saranno peggiori rispetto a quelle che furono le condizioni di vita, di occupazione e di retribuzione dei loro genitori. Il tempo è forse il valore più prezioso di quest'epoca: consentire quindi ai giovani laureati di risparmiare tempo prima di accedere al mercato del lavoro è il regalo più grosso è più concreto che gli si possa fare. Non sarà questo a risolvere il tema della disoccupazione giovanile, ma sarà senz'altro questo a creare le condizioni perché quel gap tra noi e gli altri Paesi europei per quanto riguarda la disoccupazione giovanile progressivamente si accorci. Per questo motivo il Gruppo Forza Italia-Berlusconi Premier voterà a favore del provvedimento al nostro esame. (Applausi) . LAFORGIA (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, voteremo a favore del provvedimento al nostro esame, intanto perché collocare nel cuore dell'agenda politica il tema della formazione universitaria, e segnatamente la questione di come rendere il rapporto tra la sfera dell'educazione e della formazione di uno studente o di una studentessa e il mondo del lavoro sempre più integrato ed efficace, è una scelta corretta e persino necessaria per un Paese che ha bisogno di compiere lo sforzo di immaginare se stesso nella stagione che si sta dispiegando davanti a noi. In fondo, nel dibattito pubblico, anche un po' retoricamente, ci si chiede come sarà l'Italia del dopo pandemia. Non c'è sistema Italia che possa avere la speranza di un futuro per sé, senza che questa passi attraverso un investimento solido, inequivoco e determinato sul capitale umano, quello che possiamo considerare l'elemento principale che può rendere un Paese diverso da un altro, proprio perché ritrova la sua vocazione dentro la divisione internazionale del lavoro. Si tratta, quindi, di una discussione di carattere generale che abbiamo il dovere di affrontare anche in relazione alle scelte che stiamo compiendo: penso a tutto il capitolo - per usare un'espressione che non lo contiene, proprio per la sua dimensione - del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non solo. Su qualsiasi scelta che sta su questo terreno, almeno da parte dei senatori seduti in questa porzione dell'Emiciclo, ci sarà una grande disponibilità e soprattutto una grande curiosità, per capire in che modo riportiamo e ricollochiamo l'Italia in una dimensione più avanzata. Inoltre voteremo a favore del provvedimento in esame per una questione di merito. Pensiamo infatti che rendere alcune classi di laurea immediatamente abilitanti all'esercizio della professione sia non solo un escamotage semplificativo (e di semplificazione abbiamo bisogno), ma sia qualcosa che rende più moderno e più contemporaneo il sistema della formazione universitaria e che ci mette nelle condizioni di dotarci di un obiettivo ambizioso, che è quello di stringere i bulloni nel rapporto tra i percorsi di formazione, i percorsi professionalizzanti e la professione, il mondo del lavoro. Tutto ciò sapendo naturalmente che intanto le classi di laurea, quindi i corsi di studio interessati da questa riforma, dovranno inevitabilmente farsi attraversare da un processo di rivisitazione persino molto radicale: non sarà, infatti, la stessa cosa formare uno studente o una studentessa che, anziché fare l'esame abilitante dopo la laurea, fa coincidere l'ultimo dei suoi esami esattamente con il passaggio in cui viene abilitato alla professione. Pertanto, inevitabilmente, se non vogliamo fare qualcosa di finto, il percorso di studi di quella studentessa o di quello studente dovrà essere attraversato, informato da una modifica sostanziale e questo sarà il compito del sistema universitario e naturalmente di noi legislatori che dovremo accompagnare questo processo. Tutto ciò, però, anche sapendo che non basta questo strumento di semplificazione, che io ritengo utile: non è con un'etichetta più immediata e più rapida che ci si appiccica addosso che noi mettiamo i laureandi immediatamente nelle condizioni di poter esercitare fino in fondo la propria professione. Dico ovviamente una banalità: c'è bisogno di un meccanismo di accumulazione di esperienza, ma anche di tanta passione da parte degli studenti che scelgono una professione perché è quella che vogliono fare e non come alternativa residuale dei propri progetti di vita.