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Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea -- Legge europea 2013. Onorevoli Senatori. -- Come è noto, nel corso della XVI legislatura, il Governo Berlusconi prima ed il Governo Monti poi, hanno presentato alle Camere, rispettivamente, il disegno di legge comunitaria 2011 e il disegno di legge comunitaria 2012, il cui iter di approvazione si è arrestato per entrambi alla seconda lettura in Senato (v. rispettivamente, atti Senato nn. 3129 e 3510). Con lo scioglimento delle Camere, i due disegni di legge sono decaduti. La possibilità di ripresentarli come tali al nuovo Parlamento -- analogamente a quanto si è solitamente fatto nell’avvicendarsi delle legislature -- è attualmente preclusa dall’entrata in vigore della legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante «Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea», la quale ha sostituito alla strumento della legge comunitaria annuale i due strumenti della «legge di delegazione europea» e della «legge europea». Nel presente disegno di legge europea sono inserite tutte le norme, diverse dalle deleghe, necessarie ad adempiere ad obblighi europei e finalizzate a porre rimedio a casi di non corretto recepimento di normativa dell’Unione europea nell’ordinamento nazionale, laddove si è riconosciuta la fondatezza delle censure mosse dalla Commissione europea. Si tratta di casi di pre-infrazione, avviati dalla Commissione nel quadro del sistema di comunicazione EU Pilot, oppure di procedure di infrazione ai sensi degli articoli 258-260 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). A quella parte di pre-contenzioso e contenzioso per la quale si è riconosciuta l’esattezza delle censure della Commissione europea si intende porre rimedio con il presente disegno di legge, con il duplice effetto positivo di garantire il rispetto degli obblighi assunti dallo Stato italiano in sede europea e di evitare aggravi di oneri a carico dello Stato, derivanti da possibili sentenze di condanna ad una pena pecuniaria da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea. Il corretto e puntuale adempimento degli obblighi europei e la conseguente riduzione delle infrazioni a carico dell’Italia sono obiettivi prioritari del Governo italiano, che si inquadrano nelle indicazioni in materia di attuazione degli obblighi del mercato interno contenute nel Patto per la crescita e l’occupazione adottato dal Consiglio europeo il 29 giugno 2012. Con il presente disegno di legge si intende, quindi, sia prevenire l’imminente apertura di procedure d’infrazione ex articolo 258 del TFUE, sia arrivare alla chiusura di un numero consistente delle stesse, migliorando peraltro così la posizione dell’Italia rispetto agli altri Stati membri nella classifica degli inadempimenti. Sinteticamente, con l’adozione del provvedimento: -- si potrebbero chiudere 19 procedure d’infrazione e 11 casi EU pilot; -- si darebbe attuazione a 2 decisioni della Commissione europea; -- si evita l’apertura di due procedure d’infrazione derivanti da casi non trattati dalla Commissione europea nell’ambito del sistema EU pilot; -- si attuano due regolamenti UE. Sullo schema di disegno di legge è stato acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’articolo 22, comma 2, lettera c) , della legge n. 234 del 2012, nonché dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che definisce le attribuzioni della Conferenza, come modificato dalla stessa legge n. 234 del 2012. Sul merito del parere espresso dalla Conferenza Stato-regioni, si veda la parte finale della presente relazione. Di seguito sono illustrati i contenuti del disegno di legge. Il Capo I contiene disposizioni in materia di libera circolazione delle persone e dei servizi e in materia di diritto di stabilimento. L’articolo 1 mira a sanare i profili di non corretto recepimento nell’ordinamento italiano della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, sollevati dalla Commissione europea nell’ambito della procedura d’infrazione n. 2011/2053. Detta procedura è stata avviata il 29 novembre 2011 con l’invio di una lettera di messa in mora ex articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in seguito alla chiusura negativa del caso EU Pilot 1694/11/JUST. In particolare, le disposizioni del diritto nazionale contestate dalla Commissione europea sono: a) l’articolo 3, comma 2, lettera b) , del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, con riguardo all’ingresso e al soggiorno del partner con cui il cittadino abbia una relazione stabile, introduce una condizione aggiuntiva -- vale a dire l’attestazione dello Stato membro di origine -- mentre la direttiva non consente agli Stati membri di limitare i mezzi di prova ai documenti ufficiali dello Stato membro di origine; b) l’articolo 5, comma 5, del citato decreto legislativo n. 30 del 2007, in relazione alla prova della titolarità del diritto alla libera circolazione per il cittadino dell’Unione o un suo familiare non avente la cittadinanza di uno Stato membro, da fornire prima di procedere al respingimento, aggiunge una condizione aggiuntiva -- anch’essa non in linea con le previsioni della direttiva -- nella misura in cui prevede che l’interessato possa dimostrare il proprio diritto di ingresso con altra idonea documentazione, «secondo la legge nazionale»; c) l’articolo 9, comma 3- bis , del decreto legislativo n. 30 del 2007 ha introdotto, ai fini della valutazione relativa all’esistenza di risorse sufficienti per i soggiorni superiori a tre mesi, un richiamo espresso a che tale valutazione sia effettuata con particolare riguardo alle «spese afferenti all’alloggio», richiamo ritenuto dalla Commissione incompatibile con le disposizioni della direttiva, poiché, riservando particolare rilievo ad un elemento specifico, rischia di travisare quanto previsto dalla direttiva in materia di valutazione delle risorse sufficienti; d) l’articolo 9, comma 5, del decreto legislativo n. 30 del 2007, con riferimento all’iscrizione anagrafica, e l’articolo 10, comma 3, dello stesso decreto, con riferimento al rilascio della carta di soggiorno, non includono, tra i documenti che devono essere presentati, la prova di una stabile relazione con il cittadino dell’Unione; ciò rende poco chiaro quali documenti debba presentare il partner con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile, ai fini del rilascio dell’iscrizione anagrafica e della carta di soggiorno;