[ddlpres]

Molto particolare è il sistema di voto scelto, perché prevede che prevalga il «sì» maggioritario ad una delle due proposte (supponiamo un 30 per cento) anche se soccombente nei confronti del «no» (supponiamo un 40 per cento), nel caso in cui la percentuale complessiva dei «sì» ottenga la maggioranza dei voti validi (50 per cento + 1). Il fatto di sommare i voti dei «sì» alle due proposte, in opposizione ai «no» ad entrambe, ha un alto valore di innovazione democratica. Le ragioni sono presto dette e ne elenchiamo alcune: 1. la competizione referendaria deve correttamente svolgersi tra due opposti schieramenti, quello dei «sì» alla modifica della legge costituzionale e quello dei «no» alla modifica; 2. anche il fronte dei «no» è, virtualmente, variegato, e vota «no» per una serie di motivazioni diversificate, da qui discende la correttezza democratica di opporre decisamente un «sì» a un «no»; 3. chi vota «sì» è consapevole che vota per una modifica dello status quo e certamente non desidera che questa scelta sia vanificata dal fatto che il fronte dei «sì» sia diviso tra due proposte anche in parte antitetiche, oltretutto a causa della resistenza ad oltranza di una minoranza, ancorché assai rappresentativa, della Repubblica, che è il Parlamento; deve, in altre parole, prima di tutto essere rispettata la volontà di cambiamento dei «sì»; 4. nonostante le due proposte, popolare e parlamentare, possano apparire distinte e ipoteticamente confliggenti, il fatto di accomunare i voti dei «sì» alle due proposte mantiene il forte significato di «unità nella diversità» e spinge le due parti proponenti le modifiche a cercare con tutte le loro forze la via dell'unificazione delle proposte, piuttosto che quella della resistenza ad oltranza sulle proprie posizioni; 5. al contrario, il mettere alla pari le tre proposte «sì» popolare, «sì» parlamentare, «no» ad entrambe, indurrebbe i sostenitori della proposta parlamentare ad una più o meno palese alleanza con il fronte dei «no», in favore della conservazione dello « status quo » e a tutto detrimento della volontà di cambiamento, chiaramente manifestata dal popolo con la proposta di revisione della Costituzione. In altre parole, un tipo di ordinamento referendario con tre possibili maggioranze aprirebbe al Parlamento (e alle forze conservatrici che, spesso, rappresenta) una via diretta per intervenire sempre con una controproposta di rottura del fronte del cambiamento e di implicita alleanza con il fronte della conservazione. Per tutta questa serie di motivi, e anche in considerazione della grande solidità dell'impianto costituzionale italiano, congegnato in modo da essere difficilmente emendabile se non con leggi di revisione di alto profilo democratico, si è deciso di introdurre questo particolare tipo di deliberazione a tre opzioni, «sì» alla proposta, «sì» alla controproposta, «no» al cambiamento e due sole quote di maggioranza, i «sì» al cambiamento o i «no» al cambiamento. Il blog di riferimento dell'iniziativa quorum zero e più democrazia è: «www.quorumzeropiudemocrazia.it». La nascita di questa proposta di legge costituzionale, la sua discussione e il suo percorso si possono trovare sul sito «www.paolomichelotto.it» . Il forum di discussione è: «http://quorum.forumattivo.it/» . Il gruppo facebook di riferimento si chiama «iniziativa quorum zero e più democrazia»: http://www.facebook.com/home.php?sk=group'116774758409798 .. Art. 1. 1. L'articolo 50 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 50. -- Tutti i cittadini di età superiore a sedici anni possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità. Le Camere sono tenute a rispondere entro tre mesi dalla data di presentazione delle petizioni». Art. 2. 1. L'articolo 67 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 67. -- Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. I membri del Parlamento sono soggetti a revoca. Trascorso un anno del loro mandato, un numero di elettori pari ad almeno il 12 per cento degli aventi diritto al voto del collegio elettorale di pertinenza o almeno all'1 per cento dell'intero corpo elettorale nazionale, può presentare una richiesta di votazione popolare di revoca del mandato. Quando la maggioranza dei votanti si esprime a favore della revoca, il mandato del parlamentare è considerato revocato e deve essere intrapresa un'azione immediata per ricoprire la posizione vacante, con le modalità previste dalla legge». Art. 3. 1. L'articolo 69 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 69. -- I membri del Parlamento ricevono un'indennità determinata dagli elettori al momento del voto. Gli elettori scelgono nella scheda elettorale un numero intero compreso tra 1 e 10, la cui media aritmetica, ottenuta dalle indicazioni di voto valide arrotondata al primo decimale, viene moltiplicata per il reddito medio pro capite dei cittadini. I membri del Parlamento non ricevono altri trattamenti economici o materiali o prestazioni di beni e servizi, diarie o rimborsi, al di fuori dell'indennità». Art. 4. 1. L'articolo 70 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 70. -- La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere o dal popolo sovrano ogni volta che ne fa richiesta un numero di elettori stabilito dalla Costituzione». Art. 5. 1. L'articolo 71 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 71. -- L'iniziativa delle leggi appartiene ai cittadini elettori, a ciascun membro delle Camere, al Governo e agli organi ed enti ai quali è conferita da legge costituzionale. I cittadini elettori esercitano l'iniziativa delle leggi mediante la proposta di un progetto redatto in articoli». Art. 6. 1. L'articolo 73 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 73. -- Il popolo può esercitare l'iniziativa delle leggi mediante la proposta di legge d'iniziativa popolare a voto parlamentare. I promotori di una proposta di legge d'iniziativa popolare a voto parlamentare devono costituirsi in un comitato composto da almeno undici persone aventi diritto di voto. Il comitato deve rendere conto pubblicamente, con criteri di massima trasparenza, di tutti i movimenti di denaro relativi all'iniziativa, pena la decadenza della stessa. Il numero di firme da raccogliere a sostegno di una proposta di legge d'iniziativa popolare a voto parlamentare deve essere almeno pari allo 0,1 per cento del numero degli elettori della Camera dei deputati. Il tempo per la raccolta di firme è di massimo diciotto mesi. Il testo della proposta di legge d'iniziativa popolare a voto parlamentare deve essere consegnato alla Segreteria generale della Camera dei deputati. Una proposta di legge d'iniziativa popolare a voto parlamentare, in seguito alla raccolta delle firme valide nei tempi prescritti, segue l' iter legislativo previsto dall'articolo 72.