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3) individuano le aree per le quali la sussistenza di attività agricole deve ritenersi un rilevante presidio mantenutivo del territorio in funzione di prevenzione contro il rischio idrogeologico e idraulico, anche ai fini del riconoscimento, in sede di programmazione delle politiche regionali per lo sviluppo, di specifici o più rilevanti incentivi economici a favore di tali attività; d) segnalano al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare le situazioni a più elevato rischio idrogeologico, al fine dell'adozione dei piani straordinari di cui all'articolo 8, comma 2. 4. In caso di calamità naturali o catastrofi, i COP: a) predispongono i programmi relativi alle azioni di competenza di ciascun soggetto istituzionale, per quanto concerne il soccorso, l'assistenza generica, sanitaria e ospedaliera, il rapido ripristino della viabilità delle strade, degli acquedotti e delle altre opere pubbliche di interesse regionale; b) determinano, in relazione ai programmi di cui alla lettera a) , gli organismi regionali e gli enti locali tenuti a dare il loro apporto agli organi ordinari e straordinari della protezione civile, specificandone le disponibilità e i mezzi; c) per il tempo dell'emergenza collaborano con i centri di coordinamento soccorsi (CCS) e i centri operativi misti (COM), di cui all'articolo 14 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 febbraio 1981, n. 66, ovvero con i presidi idrogeologici permanenti di cui all'articolo 3 della presente legge. 5. Le determinazioni dei COP sono trasmesse al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministero dell'interno, per il coordinamento nazionale da parte del Comitato interministeriale della protezione civile, alla regione, nonché alle Prefetture – uffici territoriali del Governo, per la redazione ovvero l'aggiornamento dei piani provinciali di protezione civile. 6. Gli articoli 8, 9 e 10 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 febbraio 1981, n. 66, sono abrogati. Art. 3. (Misure di previsione e prevenzione non strutturale finalizzate alla riduzione del rischio idrogeologico e idraulico elevato e molto elevato. Presidi idrogeologici permanenti) 1. Per ciascuna area a rischio idrogeologico e idraulico elevato o molto elevato, come individuata ai sensi dell'articolo 2, comma 3, lettera a) , è istituito il competente presidio idrogeologico permanente, che svolge le seguenti funzioni: a) assicurare, attraverso un'adeguata attività di ricognizione del territorio di competenza, il monitoraggio continuativo dei movimenti franosi e delle piene, attesi o in atto, nonché di ciascun fattore di rischio idrogeologico e idraulico rilevante per la medesima area; b) individuare e organizzare in tempo reale i necessari servizi di contrasto, in particolare di pronto intervento e di prevenzione non strutturale; c) supportare tecnicamente i comuni ricadenti nell'area di propria competenza nella predisposizione dei piani urgenti di emergenza di cui all'articolo 67, comma 5, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; d) in caso di attivazione, da parte delle autorità competenti, di una fase di pre-allarme o allarme, procedere all'intensificazione e alla specializzazione delle attività di sorveglianza almeno fino alle 24 ore successive al dichiarato esaurimento dell'evento ovvero alla cessazione dell'allarme. 2. Per lo svolgimento delle loro funzioni, i presìdi idrogeologici permanenti sono tenuti ad avvalersi di competenze tecnico-scientifiche adeguate, per numero e area disciplinare, alla tipologia di rischio propria dell'area di riferimento. In particolare, le rispettive dotazioni organiche devono necessariamente prevedere l'inquadramento di geologi e ingegneri, civili e idraulici. 3. Alle attività svolte dai presidi idrogeologici permanenti sovrintendono le province, se l'area di riferimento è provinciale o sub-provinciale, ovvero le regioni, nonché in caso di emergenza le Prefetture – uffici territoriali del Governo, secondo le prerogative e le competenze stabilite dalla legge. Alle attività dei presidi possono partecipare le Forze di polizia statali, i soggetti del volontariato, organizzati anche su base regionale, provinciale e comunale, e gli enti pubblici e privati preposti alla bonifica, alla difesa del suolo e del territorio, nonché alla gestione della viabilità stradale e ferroviaria e, se del caso, delle reti di distribuzione dell'energia. 4. Nelle aree in cui operano i presidi idrogeologici permanenti, questi ultimi assorbono il ruolo e le funzioni attribuiti dalle disposizioni vigenti, per il tempo dell'emergenza, ai COM e ai centri operativi comunali (COC). Art. 4. (Potenziamento delle strutture tecniche per la difesa del suolo e la protezione civile. Ufficio geologico regionale) 1. Le regioni che non ne siano dotate provvedono, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, alla costituzione dell'ufficio geologico regionale quale organo volto a garantire, tramite adeguati profili tecnico-professionali, il soddisfacimento di esigenze conoscitive, sperimentali, di controllo e allertamento, nonché il servizio di polizia idraulica e assistenza agli enti locali. 2. Per le finalità di cui al comma 1 le regioni possono avvalersi di personale in posizione di distacco o comando da altri enti o uffici regionali, da destinare alle attività di controllo e allertamento sul territorio in diretta connessione con le strutture o gli organi individuati dai piani di emergenza provinciali, comunali e intercomunali. Art. 5. (Misure di prevenzione per le aree a rischio) 1. Gli organi di protezione civile, come individuati dalla normativa vigente per ciascun livello territoriale, predispongono entro due mesi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ove non vi abbiano già provveduto, i piani urgenti di emergenza per le aree a rischio idrogeologico, di cui all'articolo 67, comma 5, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recanti le misure per la salvaguardia dell'incolumità delle popolazioni interessate, compresi il preallertamento, l'allarme e la messa in salvo preventiva. 2. I piani urgenti di emergenza nazionale e regionali individuano le modalità e le forme di coordinamento operativo a livello, rispettivamente, interregionale e subregionale, in modo da assicurare, in caso di necessità, la tempestiva, coordinata ed efficace attivazione di tutti gli organi istituzionalmente preposti al presidio territoriale. Art. 6. (Incentivi regionali per l'adeguamento infrastrutturale e la rilocalizzazione di abitazioni e impianti produttivi fuori dalle aree a rischio) 1. Per le finalità di cui all'articolo 67, comma 6, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le regioni sono tenute a individuare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli incentivi ai quali i soggetti proprietari possono accedere in caso di adeguamento delle infrastrutture ovvero di rilocalizzazione fuori dall'area a rischio delle attività produttive e delle abitazioni private. 2.