[pronunce]

Quanto, poi, alla previsione di cui alla lettera n), del predetto art. 1, comma 2, la quale prescrive la necessità di ridefinire «gli strumenti relativi alla tracciabilità, all'etichettatura, e alla pubblicità dei prodotti alimentari e dei mangimi», essa violerebbe anche i commi terzo e quinto dell'art. 117 Cost. Infatti, pur a volere ritenere che la etichettatura dei prodotti debba «rispondere a regole eguali, per la tutela del consumatore», siffatto argomento in nessun caso «può spostare la competenza regionale», giacché, assume la ricorrente, «la disciplina delle informazioni che i produttori danno ai consumatori è riservata alla Unione Europea per garantire il mercato unico europeo». Ne consegue, pertanto, che «la competenza delle Regioni si ripropone in quanto ad esse spetta l'attuazione del diritto comunitario nelle materie di propria competenza», ex art. 117, quinto comma, della Costituzione. Infine, ammesso che il titolo idoneo a giustificare l'intervento legislativo statale in esame possa ravvisarsi nella “tutela della salute”, si dovrebbe rilevare – sempre secondo la Regione Toscana – che in tale materia lo Stato «deve limitarsi a dettare principi», ciò che non si verifica, invece, nel caso di specie. È nuovamente il quarto comma dell'art. 117 Cost. ad essere evocato, viceversa, quale parametro in relazione alle censure che hanno investito le lettere r) ed s) dell'impugnato art. 1, comma 2. La prima di tali disposizioni, difatti, prevede che siano individuati «strumenti di coordinamento, indirizzo ed organizzazione delle attività di promozione dei prodotti del sistema agroalimentare», la seconda prescrive interventi per «favorire la promozione, lo sviluppo, il sostegno e l'ammodernamento delle filiere agroalimentari gestite direttamente dagli imprenditori agricoli per valorizzare sul mercato i loro prodotti»; entrambe risultano adottate dallo Stato in assenza di «titolo legittimante», tale non potendosi considerare «il riferimento ad un interesse unitario nazionale», sicché ledono la competenza regionale in materia di agricoltura. Infine, le altre censure – quelle che investono le lettere v), z), aa), bb), cc) e dd) – aventi ad oggetto l'art. 1, comma 2, censure proposte sempre ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost., si fondano sull'assunto che le disposizioni de quibus, tutte concernenti la materia della pesca e dell'acquacoltura, violino, per l'ampiezza della delega conferita al legislatore delegato, l'esclusiva competenza regionale sussistente in tali materie, in quanto l'intervento statale dovrebbe «limitarsi agli aspetti attinenti alla tutela dell'ecosistema». Quanto, poi, alle censure che concernono i commi 5 e 6 del medesimo art. 1 della legge n. 38 del 2003, deve osservarsi come sia il parametro di cui all'art. 117, sesto comma, della Costituzione quello evocato dalla Regione Toscana nel censurare il primo di tali commi. Prevedendo, difatti, «l'emanazione di regolamenti per l'attuazione dei decreti legislativi di cui al comma 3», l'impugnata disposizione viola la norma costituzionale suddetta, che consente l'esercizio della potestà regolamentare dello Stato «solo con riferimento alle fattispecie rientranti nella competenza legislativa esclusiva» dello stesso, evenienza non ipotizzabile – per le ragioni già indicate – nel caso in esame. Il sesto comma dell'art. 1 si pone, invece, «in contrasto con l'impianto sostanziale dell'art. 117 Cost.». La previsione della necessità di acquisire, sugli schemi degli emanandi decreti legislativi, «il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome», darebbe vita ad un coinvolgimento regionale troppo limitato, occorrendo invece «un procedimento di codecisione paritaria con le Regioni» ai sensi dell'art. 11 della legge costituzionale n. 3 del 2001, norma da ritenersi «prescrittiva e vincolante». L'ultima censura formulata dalla Regione Toscana avverso la legge n. 38 del 2003 riguarda l'art. 3 ed è proposta ai sensi degli artt. 117 e 119 della Costituzione. La disposizione impugnata – novellando il contenuto dell'art. 59 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2000) – istituisce un apposito «fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica e di qualità», stabilendo altresì che, con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, siano «determinate le modalità di funzionamento del fondo e la tipologia dei soggetti» destinatari dei contributi. La norma impugnata, secondo la ricorrente, viola in particolare l'art. 119 della Costituzione, alla stregua del quale l'amministrazione statale «non può continuare a disciplinare le modalità di erogazione diretta dei finanziamenti per attività inerenti a materie che, come l'agricoltura, sono attribuite alla competenza regionale». 1.2. — Si è costituito in giudizio, in relazione al ricorso n. 46 del 2003, il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che il ricorso sia dichiarato in parte inammissibile e comunque “in toto” infondato. Con specifico riferimento alla censura che investe l'art. 1, comma 2, lettera b), della legge n. 38 del 2003, la difesa erariale assume che tale disposizione «sembra mirare ad impedire gravi turbative della concorrenza», suscettibili di essere «determinate dai più vistosi interventi o progetti di singole Regioni a favore dei “propri” operatori ed in pregiudizio di altre Regioni e degli operatori in esse localizzati». In relazione, invece, alle censure che investono le disposizioni di cui alle rimanenti lettere del medesimo comma 2 del predetto art. 1, la difesa erariale ritiene «preferibile attendere gli emanandi decreti legislativi». Infine, quanto alla dedotta illegittimità dell'art. 3 della medesima legge n. 38 del 2003, tale doglianza sarebbe «“in limine” inammissibile», giacché il «“contributo annuale per la sicurezza alimentare” è stato previsto da legge anteriore alla riforma del Titolo V» della Costituzione. 1.3. — La ricorrente ha depositato, in data 21 marzo 2006, una memoria, nella quale rileva che, in attuazione della disposizione di cui alla lettera i) del comma 2 dell'art. 1 della legge n. 38 del 2003, risulta essere stato emanato il decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, decreto non contestato dalla medesima Regione Toscana. Assume, quindi, che in relazione all'impugnazione di tale norma «non sussiste più interesse» alla declaratoria di illegittimità costituzionale. Per il resto la Regione Toscana ribadisce, invece, le proprie censure.