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Questo è pacifico ed è dunque pacifico che chiunque, a partire dal Ministro dell'interno fino all'ultimo dei pubblici ufficiali in servizio nel nostro Paese, abbia un preciso non solo diritto, ma direi dovere di applicare la legge e di pretendere il rispetto delle disposizioni normative che prevedono che l'ingresso nel nostro Paese debba avvenire in determinate circostanze e secondo determinati presupposti. Nel merito, quindi, c'era sicuramente un interesse, che è da valutarsi come pubblico, anzi vorrei dire un dovere che il Ministro aveva di escludere dall'accesso nel nostro Paese cittadini stranieri che non avevano il diritto di entrarvi. Nel metodo, dobbiamo però anche valutare se questa esclusione sia stata bilanciata dalle circostanze e questo mi porta a denunciare un equivoco che per anni è stato artatamente diffuso, perché amici e colleghi, è giuridicamente molto diverso il concetto di salvataggio in mare da quello di asilo perenne nel nostro Paese, perpetuo e indiscriminato. Se io incontro un ferito per strada, ho l'obbligo giuridico di soccorrerlo, non di adottarlo. Su questa confusione di concetti si è inserita l'opera dei trafficanti di esseri umani, che hanno negli anni costruito un sistema ben collaudato che costringeva il nostro Paese a equivocare tra questi due concetti e quindi ad accogliere indiscriminatamente persone. Qual era questo sistema? Mi piacerebbe che ciascuno di voi avesse avuto l'opportunità di leggere quei quattro faldoni di carte, perché da quei quattro faldoni emerge con chiarezza questo sistema collaudato, che ora finalmente è stato disarticolato, per cui queste persone venivano caricate su barconi malsicuri che nessuna autorità preposta al controllo della navigazione mai autorizzerebbe all'uso in mare, venivano portate in mezzo al Mediterraneo con una rotta precisa su Malta, venivano accolte davanti alle acque maltesi da due motovedette e un aereo della Guardia costiera, che si premurava di dare loro la nuova rotta verso Lampedusa (era una rotta precisa al millimetro, al grado nautico) e quando si arrivava in prossimità delle acque territoriali, questi barconi immediatamente toglievano il tappo e dichiaravano l'emergenza così da poter essere soccorsi. Con l'emergenza, poi, venivano fatti sbarcare e non appena fatti sbarcare ovviamente queste persone si dileguavano. Questo tipo di operazione costringeva lo Stato italiano ad essere con le spalle al muro, cioè a scegliere tra il naufragio e la perdita di vite umane in mare e l'accesso indiscriminato nel nostro Paese. Questo sistema è stato disarticolato da una precisa politica che, senza fare un solo morto, anzi salvando vite umane - sto parlando della decisione che è stata assunta dal Ministro - ha permesso di distinguere le due fasi e questo non perché ci sia una volontà politica di chissà quale caratura, ma semplicemente perché sono le stesse Convenzioni internazionali che ho sentito citare in quest'Aula a sostegno della tesi di chi vorrebbe il ministro Salvini a processo, che dichiarano espressamente quando le Convenzioni SAR e SOLAS non si applicano. Leggo il testo perché dobbiamo rimanere in un ambito strettamente giuridico: «Le questioni diverse dal salvataggio relative a richiedenti asilo, a rifugiati e allo stato di migranti sono oltre il mandato delle Convenzioni internazionali e oltre le finalità delle Convenzioni SOLAS e SAR». In altre parole, qual è l'obbligo del Ministro dell'interno? Salvare le vite umane ed è stato fatto, perché il place of safety non significa posto sicuro, come qualcuno ha affermato; non significa neppure porto sicuro; significa posto in cui le persone sono in sicurezza. Sempre le stesse convenzioni che si assume siano state violate dal Ministro (risoluzione MSC 167(78), punto 6.14) dicono testualmente che il place of safety può essere o la terra o anche a bordo di una unità di salvataggio, quale era esattamente la nave Diciotti. Leggo: may be aboard a rescue unit . I migranti che, loro malgrado, si trovavano a bordo della nave Diciotti già si trovavano al sicuro e la loro vita è stata soccorsa, è stata messa in sicurezza, sono state garantite loro cure mediche, assistenza psicologica, c'erano a bordo mediatori culturali e sono stati rifocillati e seguiti in tutto. Quindi, da una parte abbiamo l'interesse giuridico che lo Stato italiano ha di permettere che nel Paese entrino solo persone che lo possono fare, e questo, perdonatemi, ma credo che tutti noi dobbiamo convenire che è certamente un interesse pubblico; dall'altra parte, non possiamo permetterci di perdere vite in mare. Ma la domanda è: si perdono più vite in mare autorizzando e chiudendo gli occhi su queste modalità antiumane, utilizzate per anni dai trafficanti di esseri umani che, contando sull'emergenza, cercavano in quel modo di far sbarcare il loro carico pagante, anche a prezzo di persone che sono affondate nel Mediterraneo, oppure paga di più, proprio in termini di salvaguardia della dignità della persona e delle vite umane, il fatto di mettere in chiaro fin da subito che noi soccorreremo chiunque (a differenza di quello che fa Malta) e non accompagneremo nessuno in acque territoriali di chicchessia senza avere prima garantito la vita e la sicurezza? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ma poi garantiremo anche che le leggi del nostro Stato siano rispettate. Signori colleghi, il fascicolo è disseminato di atti formali del nostro Governo, che hanno cercato - affannosamente, direi - di affrontare la crisi. C'è una lettera del presidente del consiglio Conte datata 14 luglio, che mette in allarme l'Europa sostenendo l'impossibilità per l'Italia di continuare ad accettare questo traffico di migranti; c'è una nota a verbale del 19 agosto che, proprio in relazione alla nave Diciotti, chiede che l'Europa sia coinvolta nella vicenda e che si dia luogo alla redistribuzione dei migranti; c'è una lettera del Ministero degli esteri del 21 agosto, che chiede nuovamente una riunione; c'è una riunione preparatoria del 23 agosto, sempre del Ministero degli esteri; c'è una riunione per il ricollocamento del 24 agosto, il giorno prima dello sbarco. Tutto questo nel più totale naufragio - questo sì - di un'Europa che è scomparsa dall'orizzonte, lasciando sola l'Italia, salvo poi - le chiedo ancora un minuto, Presidente, perché sono l'unico a intervenire oggi per il nostro partito - riapparire improvvisamente il 6 settembre, con una nota che io pongo all'attenzione dell'Assemblea. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Leggo: «Siamo stati molto chiari nei mesi scorsi nel sottolineare che naturalmente, quando serve, la detenzione può essere utilizzata per facilitare l'identificazione dei migranti e per impedire che svaniscano anche durante le procedure di asilo. Abbiamo chiesto a tutti gli Stati membri, inclusa l'Italia, di fornire allo scopo centri di accoglienza adeguati, che comprendano la detenzione». Così Tove Ernst, portavoce della Commissione europea per le migrazioni. ERRANI (Misto-LeU) . Ma cosa c'entra? PILLON (L-SP-PSd'Az) . Ma come? Cornuti e mazziati: prima spariscono, quando sono da ricollocare i migranti;