[pronunce]

che la sopravvenuta nuova ipotesi di rimessione in termini di cui all'art. 184-bis cod. proc. civ. non giustifica di per sé la “rimeditazione” richiesta dal rimettente, in quanto si risolve in un'evidente deroga alla regola generale dell'improrogabilità dei termini perentori sancita dall'art. 153 cod. proc. civ. , e pertanto un eventuale ampliamento della deroga sarebbe soluzione costituzionalmente imposta solo se l'inutile decorso del termine perentorio (derivante da causa non imputabile alla parte onerata) determinasse la perdita del diritto vantato e comportasse l'impossibilità per la parte di altrimenti agire e difendersi in giudizio per la sua tutela (sentenza n. 120 del 1976); che questa impossibilità, nella specie, non ricorre in quanto il creditore - nell'ipotesi di tardiva notifica del decreto ingiuntivo - ben può far valere nuovamente il proprio diritto nelle forme ordinarie, ovvero ricorrendo ancora al procedimento monitorio (sia nell'inerzia del debitore, sia dopo che costui abbia eventualmente ottenuto, ai sensi dell'art. 188 delle disposizione di attuazione del codice di procedura civile, la dichiarazione di inefficacia del decreto tardivamente notificato), ma anche, in alternativa, notificare tardivamente il decreto ed attendere l'eventuale opposizione del debitore e, nel giudizio di cognizione ordinaria sulla pretesa creditoria che ne consegue, proporre l'istanza di ordinanza-ingiunzione ex art. 186-ter cod. proc. civ. ; che, peraltro, l'eventualità della condanna della parte vittoriosa nel merito del giudizio di opposizione al rimborso delle spese del procedimento monitorio (che il rimettente evoca al solo scopo di affermare la rilevanza della questione) non incide sul diritto di azione e di difesa del creditore, in quanto questa Corte ha ripetutamente affermato che nel processo civile - unica regola intangibile essendo l'impossibilità di porre le spese a carico della parte vittoriosa (ordinanza n. 303 del 2002), e potendo il giudice derogarvi in presenza di giusti motivi - l'effettiva predisposizione delle difese prescinde dalla possibilità di conseguire l'eventuale ripetizione delle spese di lite (sentenza n. 53 del 1998); che, d'altronde, è del tutto ragionevole (in termini di bilanciamento degli interessi coinvolti) che all'attribuzione ad un soggetto del vantaggio di ottenere un titolo (eventualmente esecutivo) al di fuori di un giudizio, si contrapponga l'onere per il soggetto medesimo di porre tempestivamente (e comunque in un congruo lasso di tempo) il (presunto) debitore a conoscenza della pretesa vantata, per consentirgli di far valere con efficacia le proprie difese; che, quanto alla violazione del principio di uguaglianza - denunciata sotto il profilo del diverso trattamento riservato a chi, ottenuta l'ordinanza-ingiunzione in corso di lite ex art. 186-ter cod. proc. civ. e non avendola notificata al convenuto contumace nei termini dell'art. 644 dello stesso codice, può aspirare alla rimessione in termini ai sensi dell'art. 184-bis cod. proc. civ. - è determinante la non comparabilità di tali discipline, più volte sottolineata da questa Corte, in ragione della non omogeneità, in termini di natura e di funzione, del provvedimento monitorio rispetto all'ordinanza-ingiunzione disciplinata dall'art. 186-ter cod. proc. civ. , onde essa non può fungere da tertium comparationis nella prospettazione di un'asserita illegittimità costituzionale della non simmetrica disciplina applicativa, restando comunque affidata alla discrezionalità del legislatore la differenziazione delle condizioni di accesso alla tutela giurisdizionale (sentenze n. 180 del 2004, n. 65 del 1996 e n. 295 del 1995; ordinanza n. 80 del 1998); che, pertanto, la questione è manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 184-bis e 644 del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Milano, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 novembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 novembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA