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Ecco perché non posso accettare l'idea che si svolga tutto attraverso un dibattito tra procure che esprimono pareri e il giudice di sorveglianza che si trova una formulazione della norma con una serie di indicazioni, che vogliono dire una sola cosa: caro magistrato di sorveglianza, ti diamo l'ordine di riportare dentro i detenuti che sono usciti. (Brusio). PRESIDENTE.Colleghi, per favore. Il dibattito è interessante. CALIENDO (FIBP-UDC) . Questo è sbagliato. Può essere giusto, ma deve essere realizzato attraverso le regole del diritto di difesa. Vi avevo proposto tre giorni, ma avete detto di no. Qual è la ragione? Perché non può esserci un dialogo tra difesa e accusa al fine di valutare le caratteristiche del sistema di salute? C'è una logica. Signor Ministro, su questo lei deve convincere l'ufficio legislativo del Ministero, che da due anni si comporta in modo diverso da come si era comportato sempre. Non ci può essere una logica di posizioni diversificate a seconda del nostro credo politico; il credo politico riguarda le grandi opzioni, mentre la norma che si va a costruire è qualcosa che è frutto del nostro continuo dialogare. Pensare che possa esserci un dialogo tra me e quelli dell'opposizione, ma non con quelli della maggioranza, è sbagliato. Quando io sento dire «facciamo una riunione di maggioranza», è ridicolo. Facevo parte del Governo ma non l'ho mai fatta, perché la riunione di maggioranza significa: «voglio fregarti» e non è questa la logica giusta, che invece dovrebbe essere quella di dire: «verifichiamo insieme quali sono gli aspetti». Guardate, dal fatto che passi o venga bocciato un emendamento noi non guadagniamo un voto, nessuno dei nostri partiti lo guadagna. Quello che serve è che ci sia la capacità di capire che cosa stiamo a fare qui. Io voglio credere che siamo tutti qui per una sola cosa: garantire che il nostro Paese rivendichi le grandi scelte di libertà che sono fondamento della nostra Costituzione, ma nello stesso tempo che il Paese voglia crescere con le garanzie e con le libertà, senza mai deflettere. Per questa ragione, e non solo perché utilizzate sempre la fiducia e il decreto-legge, credo che il Gruppo Forza Italia non possa non votare contro la fiducia a questo Governo, perché è compito anche del Governo favorire quel discorso tra maggioranza e opposizione di tipo costituzionalmente corretto. (Applausi). OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e membri del Governo, il signor Sottosegretario mi scuserà se nel mio intervento mi rivolgerò al Ministro, ma, se si chiede la fiducia, bisogna avere anche il coraggio di metterci la faccia e secondo me oggi il Ministro avrebbe fatto bene a venire in Aula. (Applausi). Se ci fosse stata una regia politica all'interno del Ministero della giustizia e se ci avesse ascoltati, oggi avremmo potuto parlare di altro, non di questo provvedimento: avremmo potuto discutere di CSM, di correnti e magistrati onorari; avremmo potuto parlare di carceri, di polizia penitenziaria, di personale dei tribunali, di magistrati e di risorse, ma soprattutto del futuro della giustizia di questo Paese. Ci ritroviamo, invece, a ratificare innanzi tutto una proroga sulle intercettazioni, perché, di fatto, di questo si tratta: qualcosa che, come ricorderete, avevamo già chiesto di rimandare, ma niente, il Ministro non ascolta le opposizioni. Almeno i professionisti, le associazioni e gli operatori della giustizia, però, li potrebbe ascoltare? No. In fondo, signor Ministro, lei non ha abbandonato la carriera forense per fare il Ministro o il parlamentare e - correggetemi se sbaglio, colleghi - ricordo che si era candidato per fare il portavoce dei cittadini: non l'onorevole né il membro della casta, bensì qualcuno che prima ascolta e poi fa. Mi scusi se invece oggi, siccome ha un po' tradito il suo mandato, quel ruolo che doveva essere il suo lo assumo io e mi faccio portavoce dei presidenti dei tribunali, dei procuratori, degli avvocati, delle associazioni forensi, degli indagati, degli imputati, delle persone offese, dei condannati e degli innocenti che finiscono in galera, anche se lei non lo sa. (Applausi). Tra parentesi, sono mille all'anno, ossia tre al giorno, con un costo complessivo calcolato di 740 milioni di euro per i risarcimenti e mi pare doveroso ricordarlo oggi, cari colleghi, nell'anniversario dell'arresto di un uomo, un italiano che si chiamava Enzo Tortora, avvenuto il 17 giugno 1983, vittima di uno dei tanti errori giudiziari. (Applausi). Mi scusi ancora, signor Ministro, se mi faccio portavoce delle associazioni di consumatori e cittadini, preoccupati per la violazione della privacy , e se, con tutti loro, la prego di ripensare alla riforma sulle intercettazioni, che oggi, ironia della sorte, chiede a quest'Assemblea di bloccare ancora per qualche mese, proroga che probabilmente non sarà nemmeno l'ultima. Mi ascolterà? Ci ascolterà? Ascolterete noi e gli italiani? Ascolterete anche le domande che arrivano dal Paese, che chiedono, ad esempio, come mai si è dimesso il dottor Basentini? Non ci dica e non diteci che l'ha fatto per ragioni personali. Ieri, il dottor Romano, in Commissione antimafia, ha spiegato bene come sono andate le cose e oggi lo abbiamo letto sui giornali. E come mai boss e criminali sono usciti di galera? A questo proposito, oggi votiamo anche l'ordine che date ai tribunali di sorveglianza di rivedere le decisioni assunte in tema di scarcerazioni. È un ordine inutile, lo sapete: è un ordine che serve solo a scaricare su altri la responsabilità dei suoi errori, quantomeno quello di non aver vigilato. (Applausi). A proposito, sempre ieri, in Commissione antimafia, Giulio Romano ha sostenuto che il ministro condivideva quella famosa circolare. Allora, se è così - e ce lo deve dire - si è dimessa la persona sbagliata. (Applausi). Concedetemi ancora qualche minuto, per un'analisi più ampia che vorrei fare. In questi due anni, ho avuto modo di conoscere il Ministro e il Ministero, ma soprattutto di analizzare i provvedimenti che di volta in volta venivano sottoposti alla Commissione e a quest'Assemblea. In gran parte, ma devo dire soprattutto nell'ultimo anno, si è trattato di norme senza visione, di azioni legislative scoordinate, che sembravano tradire improvvisazione, da un lato, e, dall'altro, altre caratteristiche che trovavo insopportabili e che, sbagliando, imputavo al Ministro. Infatti, con il trascorrere dei mesi ho raccolto prove sufficienti per comprendere che quelle norme, quegli aggiustamenti e azioni scoordinate non venivano dal Ministro, ma da qualcun altro, perché in fondo, caro Ministro, lei non ha smesso di fare il portavoce, solo che invece di esserlo dei cittadini, si è ritrovato a fare il portavoce del Palazzo: