[pronunce]

Lazio n. 8 del 2007, che però non era più in vigore nel momento in cui si sono prodotti gli effetti di tale pronuncia, in quanto già abrogato dalla predetta legge reg. Lazio n. 18 del 2008; che, di conseguenza, ad avviso della Regione Lazio, l'intervento della legge reg. Lazio n. 18 del 2008 rende necessaria la restituzione al giudice a quo degli atti del giudizio, affinché provveda ad una nuova valutazione circa la perdurante rilevanza della questione sollevata. Considerato che il Consiglio di Stato ha sollevato, con riferimento agli articoli 3, 24, 97, 101, 103, 113 e 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1 e 2, della legge Regione Lazio 13 giugno 2007, n. 8 (Disposizioni concernenti cariche di organi di amministrazione di enti pubblici dipendenti decaduti ai sensi di norme legislative regionali dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale), che stabilisce quanto segue: «1. La Giunta regionale, nei confronti dei componenti di organi istituzionali degli enti pubblici dipendenti, i quali siano decaduti dalla carica ai sensi di norme legislative regionali dichiarate illegittime a seguito di sentenze della Corte costituzionale, con conseguente risoluzione dei contratti di diritto privato disciplinanti i relativi rapporti di lavoro, è autorizzata a deliberare in via alternativa: a) il reintegro nelle cariche e il ripristino dei relativi rapporti di lavoro; b) un'offerta di equo indennizzo. 2. La soluzione di cui al comma 1, lettera b), è comunque adottata qualora il rapporto di lavoro sia stato interrotto, di fatto, per oltre sei mesi»; che, successivamente all'ordinanza di rimessione, le disposizioni impugnate sono state dichiarate costituzionalmente illegittime con la sentenza n. 351 del 2008, con la quale questa Corte ha ritenuto contrastante con l'art. 97 Cost. la previsione, quale misura alternativa alla reintegrazione nell'incarico di direttori generali di aziende sanitarie locali decaduti in base a disposizioni legislative già dichiarate illegittime dalla stessa Corte con la sentenza n. 104 del 2007, di un equo indennizzo, così come di altre «forme di riparazione economica, quali, ad esempio, il risarcimento del danno o le indennità riconosciute dalla disciplina privatistica in favore del lavoratore ingiustificatamente licenziato»; che la legge Regione Lazio 21 ottobre 2008, n. 18 (Misure urgenti in materia sanitaria), entrata in vigore il giorno stesso della pubblicazione della sentenza n. 351 del 2008, nel sostituire l'originaria previsione alternativa dell'offerta di equo indennizzo (di cui alla lettera b), dell'articolo 1, comma 1, della legge reg. Lazio n. 8 del 2007) con il risarcimento del danno, nonché nel ridefinire l'ambito temporale di operatività della possibilità della deliberazione alternativa da parte della Giunta regionale (art. 1, comma 2), ha apportato al testo delle disposizioni censurate modifiche sulle quali questa Corte si è già pronunciata con la predetta sentenza n. 351 del 2008, affermando che esse avrebbero lasciato «inalterato, per quanto rileva ai fini della questione di legittimità costituzionale sollevata, l'assetto normativo denunciato come costituzionalmente illegittimo dal giudice a quo» e non avrebbero inciso «in considerazione dei profili di legittimità costituzionale prospettati, sulla decisione che il giudice rimettente è chiamato ad adottare»; che, comunque, tale sopravvenienza normativa è, a sua volta, successivamente venuta meno con l'abrogazione operata dall'art. 53, comma 1, della legge Regione Lazio 24 dicembre 2008, n. 31, recante «Legge finanziaria regionale per l'esercizio 2009 (art. 11 legge regionale 20 novembre 2001, n. 25)» ; che, pertanto, essendo intervenuta, successivamente all'ordinanza di rimessione, la dichiarazione di illegittimità costituzionale delle disposizioni censurate ad opera della sentenza n. 351 del 2008, si rende necessaria la restituzione degli atti al giudice rimettente perché valuti la perdurante rilevanza della questione di legittimità costituzionale sollevata ai fini dell'esecuzione dell'ordinanza cautelare di reintegra del ricorrente nel giudizio principale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Consiglio di Stato. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'1 aprile 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 aprile 2009. Il Cancelliere F.to: MELATTI