[pronunce]

Ciò non significa necessariamente che sia un lavoratore autonomo, tanto più che quella stessa legge di delega, all'art. 2, imponeva al Governo di prevedere l'applicazione del diritto civile a buona parte del pubblico impiego; né la previsione del termine esclude che si tratti di lavoro dipendente, essendo ammessa anche la "tutela reale" di natura ripristinatoria, in sé incompatibile con il lavoro autonomo (è richiamata l'ordinanza del Consiglio di Stato, sez. V, n. 3069 del 2007). In definitiva, perciò, la locuzione utilizzata nell'art. 3, comma 8, del d.lgs. n. 502 del 1992, doveva essere interpretata come indicativa della retribuzione percepita dal lavoratore per l'incarico di direttore generale, sicché il d.lgs. n. 229 del 1999 non sarebbe sul punto innovativo. Al contrario, la locuzione predetta fu interpretata dagli Istituti di assicurazione nel senso che l'INPDAP effettuava il prelievo contributivo sulla retribuzione virtuale che il pubblico dipendente avrebbe percepito se non fosse stato posto in aspettativa senza assegni dall'amministrazione di appartenenza, e l'INPS effettuava il rimanente prelievo sulla retribuzione percepita in qualità di direttore generale (è richiamata in proposito la Circolare INPS n. 201 del 17 ottobre 1996). Ciò determinava, tra l'altro, trattamenti ingiustificatamente differenziati tra soggetti che esercitavano la medesima attività, a seconda del compenso "virtuale" che ciascuno avrebbe ricevuto dall'originario ente di appartenenza, tenuto conto che nel settore pubblico esistono nove aree dirigenziali, ciascuna con diverso trattamento economico. Inoltre, non potendosi calcolare le indennità correlate alla effettiva presenza in servizio, la retribuzione virtuale risultava significativamente ridotta, sicché i dirigenti venivano collocati a riposo con un trattamento economico nettamente inferiore a quello che sarebbe loro spettato se fossero rimasti in servizio effettivo presso l'ente di appartenenza. Per i dirigenti provenienti dal settore privato, poi, mancava del tutto una disciplina riguardante il trattamento previdenziale (è richiamata la sentenza della Cassazione n. 12325 del 2008). I profili di disomogeneità che discendevano da tale assetto normativo erano a dir poco eclatanti: ciò avrebbe dovuto portare, secondo la difesa dell'appellato, a ritenere che la locuzione trattamento stipendiale, di cui all'art. 3, comma 8, del d.lgs. n. 502 del 1992, dovesse riferirsi a quanto percepito dal lavoratore per l'incarico di direttore generale (sanitario o amministrativo) di asl o di aziende ospedaliere. In questo era intervenuta la legge di delega n. 419 del 1998, che all'art. 2, lettera t), dava mandato al Governo di procedere in primo luogo alla omogeneizzazione del trattamento, fissando, come secondo obiettivo, di estendere ai lavoratori dipendenti privati la copertura previdenziale. Secondo la difesa della parte privata, la lettura del criterio di delega assunta dal rimettente, e prima di esso dalla parte appellante, sarebbe erroneamente restrittiva, in quanto riduce all'estensione della previsione contenuta nell'art. 3, comma 8, del d.lgs. n. 502 del 1992, l'intero, e più ampio, obiettivo di rendere omogeneo il trattamento previdenziale dei soggetti nominati ai vertici delle aziende sanitarie o ospedaliere, nel quale la disposizione introdotta dall'avverbio «altresì» andrebbe intesa come riferita all'applicazione anche ai dipendenti privati della copertura previdenziale, essendone costoro fino a quel momento sprovvisti. 3.2. - La difesa dell'appellato evidenzia infine che a partire dalla entrata in vigore della nuova normativa, vale a dire da circa dieci anni, l'INPDAP non ne ha mai contestato l'applicazione con riferimento al trattamento di quiescenza, avendo riscosso contribuzione piena su tutta la retribuzione percepita dai direttori generali provenienti dal settore pubblico, mentre con riferimento all'indennità premio di servizio lo stesso Istituto ha continuato ad utilizzare la base di calcolo del trattamento retributivo "virtuale" (così la Circolare n. 2 del 2000, che distingue tra il trattamento onnicomprensivo, proprio della pensione, e il trattamento di indennità premio di servizio), sul presupposto che l'indennità predetta abbia natura di retribuzione differita e non previdenziale, e ciò in contrasto con la più volte richiamata giurisprudenza di legittimità che ha ricondotto l'indennità premio di servizio nell'ambito dei trattamenti di previdenza e assistenza da calcolarsi, ai sensi dell'art. 3-bis, comma 11, del d.lgs n. 502 del 1992, sul trattamento economico effettivamente percepito dal lavoratore. La parte privata conclude, quindi, per il rigetto della questione, rappresentando che l'INPDAP ha introitato per dieci anni i maggiori contributi in virtù della norma oggi censurata, sicché l'accoglimento della tesi propugnata dall'Istituto e fatta propria dal rimettente finirebbe per ledere l'affidamento di quei soggetti i quali hanno deciso di accettare l'incarico di direttore generale, sanitario, amministrativo, di aziende sanitarie o aziende ospedaliere.1. - La Corte d'appello di Ancona ha sollevato, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, commi 2 e 3, del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 (Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419), nella parte in cui, rispettivamente, abroga la disposizione di cui all'art. 3, comma 8, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), ed aggiunge l'art. 3-bis, comma 11, al medesimo d.lgs. n. 502 del 1992 , prevedendo che i contributi previdenziali - da versarsi da parte dell'amministrazione di appartenenza del dipendente collocato in aspettativa senza assegni, in quanto nominato direttore generale di azienda sanitaria locale - siano calcolati sul trattamento economico corrisposto per l'incarico conferito. La disposizione censurata sarebbe in contrasto con l'art. 2, comma 1, lettera t), della legge 30 novembre 1998, n. 419 (Delega al Governo per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale e per l'adozione di un testo unico in materia di organizzazione e funzionamento del Servizio sanitario nazionale. Modifiche al D.Lgs. 30 dicembre 1992 n. 502) e pertanto eccederebbe dai principi e criteri direttivi stabiliti dal legislatore delegante. 2. - La questione non è fondata. 2.1.