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Sono state anche risolte in parte alcune piccole situazioni, come ha manifestato qualcuno nel suo intervento: mi riferisco alla vicenda delle piccole difformità (grazie all'emendamento di ieri del relatore), alla doppia difformità, alla vicenda definita giornalisticamente di nonna Peppina, e via dicendo. Ma la cosa che reputo maggiormente interessante e su cui mi voglio concentrare è l'aver respirato, nel corso del lavoro prima in Commissione speciale, poi in Assemblea e infine in Commissione bilancio (mi riferisco anche ai comportamenti del Governo e del sottosegretario Castelli) una grande consapevolezza, che è quella che intendo avvalorare nel nostro atteggiamento largamente positivo, seppur ancora dubitativo: la grande consapevolezza dei gravi problemi che pesano su quei territori e sulla gente che li abita. Rispetto a questo, ringrazio i colleghi, a nome mio e del mio Gruppo, ma soprattutto a nome delle popolazioni terremotate. Io sono umbro, sono di origine spoletina, conosco la Valnerina palmo a palmo e vi posso garantire che in quella realtà esistono problemi seri a cui si deve rapidamente mettere mano. Il decreto-legge in esame - ed è il motivo per cui noi ci fermeremo all'astensione, pur positiva - purtroppo lascia in sospeso troppe cose. Lascia in sospeso la partita delle coperture e delle risorse; più volte il sottosegretario Castelli, nei suoi interventi, ha detto che il fondo del commissario è finito, nel senso che non ci sono più risorse. Bisogna allora provvedere rapidamente a ripristinare le risorse, perché la ricostruzione, al di là della vicenda del meccanismo illustrato perfettamente poco fa dal senatore Errani, ha bisogno di risorse, per quanto riguarda ad esempio il personale. Noi abbiamo un pericolosissimo collo di bottiglia negli uffici speciali per la ricostruzione, negli USR regionali, determinato dalla carenza di personale, dal fatto che non c'è gente. Se, tra qualche giorno, la ricostruzione ripartirà - e probabilmente ripartirà anche grazie alle cose positive di questo decreto-legge - si fermerà immediatamente, perché negli uffici regionali non ci sono persone che vi lavorano. Le pratiche saranno ammucchiate sopra le scrivanie e resteranno lì; creeranno muri di arretrato che i cittadini continueranno a sollecitare. Ci troveremo davanti a una grande massa di problemi determinati dai ritardi delle pratiche. La seconda vicenda che il provvedimento lascia in sospeso è costituita dalla disparità normativa. Abbiamo tutti denunciato che, nel percorso di ricostruzione (si è trattato di un terremoto particolarissimo, ed è inutile che lo stiamo a raccontare di nuovo) su quattro Regioni ognuna ha normato diversamente. Ci sono situazioni, relative a questa disparità normativa, che creano problemi seri nella ricostruzione, che andavano affrontate e andranno affrontate rapidamente e immediatamente. Una vicenda ulteriore che resta in aria è rappresentata dai troppi sospesi. Colleghi, abbiamo avuto modo di sentire in Commissione più volte - direi centinaia - il Governo affermare che ne deve riparlare. Se avessimo dovuto riparlarne, avremmo potuto - come ho detto all'inizio - elaborare un decreto-legge, così il Governo avrebbe messo un punto fermo su ciò che intendeva e poteva fare, sui suoi mezzi e da lì saremmo partiti. Al di là dell'avvalorare la buona volontà e la consapevolezza da parte di tutti noi di aver fatto emergere la situazione del cratere, rimane però l'amaro in bocca. Pur avendo infatti affrontato problemi reali e concreti e condiviso la necessità di trovare soluzioni e anche modalità di soluzione, si è rimasti bloccati. Davanti al muro delle coperture; davanti al muro dei Ministeri che spiegano - ma non spiegano - e alle relazioni apodittiche e alle affermazioni che non riusciamo a definire; davanti a tutto questo, un decreto-legge del Governo l'avremmo francamente gradito, perché avrebbe dovuto occuparsi di tutto questo prima di venire in Aula e in Commissione. Troppi sono i punti sospesi, troppe le promesse: su questo siamo seriamente preoccupati. In particolare, faccio riferimento alla vicenda dell'Aquila, su cui non mi soffermo, avendola già affrontata e bene i senatori Quagliariello, Errani e Marsilio. Non ci giro intorno: rimaniamo fortemente preoccupati sia per il rischio di ulteriore infrazione rispetto al percorso illustrato dal sottosegretario Castelli, sia per i tempi, perché francamente, se fosse un mille proroghe, non si capisce perché arriva nel mese di luglio. Insomma, aspettiamo di capire e vedere. Mi avvio a concludere, signor Presidente. Ci sono due questioni da chiarire. La prima è qual è la posizione del Governo sulla struttura commissariale. Come sapete, colleghi, abbiamo provveduto alla proroga dell'emergenza e alla proroga del lasso di tempo, ma abbiamo lasciato in sospeso la vicenda della struttura commissariale. Ognuno di noi ha le sue idee al riguardo e non abbiamo modo e tempo di illustrarle in questa sede. Chiarire, però, qual è la posizione del Governo sulla struttura commissariale è assolutamente fondamentale per sapere come procedere. La seconda questione è la legge quadro sui disastri naturali. Ne ha parlato il senatore Errani; l'abbiamo detto tutti in sede di Commissione e le audizioni hanno chiarito la necessità di una legge quadro sui disastri naturali. Noi siamo fortemente favorevoli, anzi ci rendiamo fin d'ora disponibili per esserne promotori. (Applausi dal Gruppo FdI) . VERDUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, membri del Governo, relatore, colleghi, il Partito Democratico voterà questo provvedimento (è l'ultimo atto del Governo Gentiloni Silveri, che abbiamo preparato e voluto fortemente) perché è necessario (e lo è per le popolazioni colpite) e ha due ragioni fondamentali: non far venire meno tutte le protezioni sociali per i cittadini che abbiamo costruito in questi mesi; superare gli impedimenti all' iter di ricostruzione emersi in corso d'opera solo recentemente. Lo voteremo, ma lo avremmo voluto diverso, così come lo avevamo pensato e sarebbe stato, se il nostro Governo non fosse stato dimissionario. I nostri emendamenti, che in gran parte avete respinto, disegnavano un testo più coraggioso, più completo, più efficace, in particolare per il lavoro e le imprese. Signor Presidente, la materia di questo decreto-legge non è come le altre. La parola «terremoto» è difficile anche solo da pronunciare senza avvertire una fitta. Penso alla forza, alla dignità, all'esempio di una popolazione colpita ripetutamente da un evento sismico senza precedenti. Migliaia di scosse ancora continuano e hanno spaccato la spina dorsale dell'Italia: l'Appennino centrale, i monti Sibillini, quelli che Leopardi chiamava i monti azzurri; e poi la fascia tra L'Aquila e Rieti, un pezzo di montagne e colline che unisce le Marche, l'Umbria, il Lazio, l'Abruzzo, e comunità di valori che con San Benedetto furono il centro propulsivo della prima costruzione sociale e culturale d'Europa; territori inestimabili, che non possiamo perdere;