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Non è stato un bello spettacolo vedere applicare una simile misura coercitiva a una persona che proietta un'immagine di mitezza e questo a pochi passi da dove una persona sottoposta a Daspo per ben più fondati motivi aveva potuto spadroneggiare indisturbata su una piazza e aggredire altrettanto indisturbata la sede della CGIL. (Applausi) . Ma quello che preoccupa di questo gesto incomprensibile, come pure della fiducia oggi posta su questo provvedimento, è che questi gesti sono segni di debolezza. All'inizio del mio intervento, ho sottolineato i risultati positivi della campagna vaccinale e riconosco quindi volentieri che questo Governo ha fatto il bene del Paese; tuttavia, un Governo che non ha sufficiente autorevolezza - perché la perde per i motivi che ho esposto - per convincere i cittadini a vaccinarsi, ma al contempo non ha sufficiente autorità per costringerli a vaccinarsi, forse avrà reso un buon servizio al Paese, ma certamente non lo ha reso all'immagine dello Stato. Vorrei attirare la nostra attenzione su questo punto: è giunto il momento di cambiare orientamento e nulla, in quello che sta accadendo, giustifica ulteriori inasprimenti o ulteriori proroghe delle misure restrittive che finora hanno manifestato efficacia, ma che nei dati nulla ci suggerisce che debbano essere prolungate. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ci troviamo davanti al problema più importante di questa legislatura: forse nessuno di noi lo aveva previsto quando ci siamo insediati all'inizio di marzo del 2018, ma in realtà fare i conti con la pandemia e soprattutto cercare di capire in cosa consista questo fenomeno ha rappresentato per tutti noi una sorta di dorsale che giorno per giorno ha in qualche modo condizionato le nostre scelte, i nostri giudizi, i nostri interventi. Ciò in modo particolare per tutti noi che siamo nella 12 a Commissione, che di fatto si occupa del grande tema della salute e in definitiva della salute pubblica. Oggi la riflessione che siamo chiamati a fare per la quarta volta sul tema del Covid ci pone davanti alla difficoltà di tenere insieme le direttive più importanti che attraversano il mondo della salute e che riguardano la relazione di cura, di cui è parte integrante una diagnosi corretta, quindi sapere se questo paziente ha o non ha la malattia, se questo paziente risulta positivo o negativo rispetto al test a cui viene sottoposto. Ma la relazione di cura prevede anche interventi adeguati, che nel nostro caso si condensano sostanzialmente nel vaccino, perché rispetto agli interventi terapeutici siamo ancora in una prospettiva avveniristica, non sappiamo se serviranno, quando serviranno e quando saranno realmente disponibili in Italia. Accanto alla relazione di cura, l'altro filone direttivo importante è quello della ricerca ed è il tema emerso oggi: sia una ricerca come metodo, sia una ricerca oggettiva che porti risultati sufficientemente credibili. Quanto alla ricerca come metodo, abbiamo visto la molteplicità degli interventi televisivi che prima quasi quotidianamente, a Camere riunite, per venti, trenta, quaranta minuti rallegravano o appesantivano tutti i nostri sabato sera o comunque i fine settimana, ora diciamo che questi interventi si sono ridotti, sono praticamente pillole di interventi, ma il contenuto specifico di queste pillole è sempre lo stesso e richiama - a chi di noi è abituato a frequentare la sala Maccari e ama le belle rappresentazioni della storia romana - quel famoso senatore che appariva tutti i giorni in Senato ricordando che delenda est Carthago. Allo stesso modo i nostri esperti appaiono in televisione solo per dire una cosa: vaccinatevi, vaccinatevi, vaccinatevi, come se fosse un'operazione di marketing. Occorre vaccinarsi, ma la ricerca non è solo quella scientifica, quella biologica, è anche la ricerca che in qualche modo affronta, ad esempio, il tema della comunicazione e affronta anche il tema della formazione, che è il terzo filone su cui mi voglio soffermare. Lo slogan : «Vaccinarsi, vaccinarsi!» è un contrasto che si va esasperando con le manifestazioni di stress - sembra proprio diventato uno stress test - che colpiscono la nostra popolazione. La stragrande maggioranza è convinta che vaccinarsi faccia bene; forse qualcuno di voi ricorda che all'inizio della pandemia avevo chiesto, come rispetto per la sanità pubblica, che tutti i senatori venissero vaccinati. Non sto qui a dire quali furono allora le reazioni, come se si trattasse di una casta da proteggere mentre oggi c'è la rincorsa al non vaccinarsi. Io credo profondamente che vaccinarsi faccia bene. Parlo del vaccinarsi una, due e tre volte, ma non credo all'ipotesi avveniristica riportata dal collega che mi ha preceduto secondo cui vaccinarsi fa bene per i prossimi dieci anni. Non ci crede nessuno. (Applausi) . Tutti sappiamo che il vaccino varrà per un tempo determinato. Qual è allora la chiave di volta dell'interpretazione che non ha un fondamento teorico e documentato da chissà quali indagini tecnico-scientifiche? Ha la forza - che non è poca cosa - del dato sperimentale: chi si vaccina può ancora ammalarsi, ma certamente si ammala meno, muore meno e, quindi, conviene vaccinarsi. Non so perché faccia bene; so però che in qualche modo fa bene. Assumo pertanto per me e per chi mi sta vicino questa decisione. Questo è un concetto facile da rappresentare, che non richiede ideologie né in un senso, né nell'altro. È un criterio sperimentale. Di fronte a ciò succede che molte famiglie, per esempio, si trovano obbligate a ricorrere a una serie di tamponi se il figlio è positivo, se qualcuno nella classe era positivo, se qualcuno della famiglia era positivo per dimostrare che sono negativi. L'operazione tampone sta diventando molto cara per le famiglie, tanto è vero che nella riflessione che abbiamo fatto nella 12 a Commissione su questo argomento una delle cose che chiedevamo proprio di valutare era esattamente a carico di chi doveva essere. Perché se faccio un'analisi del sangue o una conta di globuli rossi il sistema sanitario nazionale mi passa questa indagine e se faccio un tampone non me lo passa? Perché è fuori, se è una misura di salute e tanto più se è una misura di salute pubblica? Sono le contraddizioni del sistema a diventare irritanti per l'opinione pubblica. Lo stesso dicasi per il lavoratore in smart working : perché si deve pretendere che in quanto lavoratore abbia il suo green pass e che i costi relativi all'eventuale verifica dei test successivi debbano essere a carico del datore di lavoro? Se sono a casa e sono già vaccinato e ho il mio green pass , per quale ragione devo essere sollecitato a dimostrare continuamente nuove possibilità ad excludendum di rischio di contrarre l'infezione da virus? La 12 a Commissione ha inserito nella relazione delle osservazioni che ha presentato alle Commissioni di merito e quindi anche al Governo. Il fatto che venga messa la fiducia ci impedisce di presentare gli emendamenti, di ragionare nel concreto su questi aspetti e di migliorare la normativa. Arriverà la macchia nera di una fiducia che si sta un po' consumando perché se ne sente una sorta di abuso.