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Istituzione del reddito minimo di cittadinanza attiva. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge ha come obiettivo quello di inserire nel nostro ordinamento il reddito minimo di cittadinanza, uno strumento volto ad assicurare un'esistenza dignitosa a chi non ha sufficienti risorse economiche e che ha lo scopo di favorire l'inclusione sociale per i disoccupati, gli inoccupati o i lavoratori precariamente occupati. Gli Stati membri dell'Unione europea hanno scelto di avvalersi di tale strumento per perseguire l'obiettivo del contrasto all'esclusione sociale, collocando il sostegno al reddito dei cittadini dell'Unione europea all'interno di quelle politiche volte a garantire una vita dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti. Già nel 1992, infatti, il Consiglio delle Comunità europee adottò la raccomandazione 92/441/CEE dove riconosceva «il diritto fondamentale della persona a risorse e prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana» individuando nel reddito lo strumento per far uscire le persone dalla povertà. Dal 16 ottobre 2010 il Parlamento europeo chiede di varare una legge che introduca un «reddito minimo, nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva». Il reddito minimo garantito è una misura prevista oggi in tutti i Paesi europei, con l'esclusione di Italia, Grecia e Bulgaria. I numeri sono drammatici: secondo i dati ISTAT, dal 2008 al 2014 la crisi in Italia ha raddoppiato e quasi triplicato i numeri della povertà relativa e assoluta. Sono 10 milioni le persone in povertà relativa, il 16,6 per cento della popolazione complessiva, e oltre 6 milioni, il 9,9 per cento della popolazione, in povertà assoluta. È una condizione che investe diverse fasce sociali: dai working poor (oltre 3,2 milioni di lavoratori e lavoratrici) ai precari, a coloro che sono in cerca di una prima occupazione, agli ultracinquantenni inoccupati, agli stranieri. Il reddito minimo è una misura di supporto che garantisce una rete di sicurezza per coloro che non possono lavorare o accedere a un lavoro in grado di garantire un reddito dignitoso o che non possono accedere all'insieme di ammortizzatori sociali o vi accedono in misura tale da non superare la soglia di rischio di povertà. Ed è inoltre uno strumento fondamentale di contrasto alle mafie, le quali sfruttano il bisogno di lavoro trasformandolo in ricatto economico. Si tratta di garantire uno standard di vita minimamente dignitoso a milioni di persone e a migliaia di famiglie. Una misura indispensabile nel breve periodo per contrastare la povertà assoluta e l'esclusione sociale che consente l'affermazione dei princìpi sanciti dalla nostra Carta costituzionale e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea circa il diritto di ciascun essere umano a un’esistenza libera e incondizionata, svincolata da ogni forma di costrizione o di necessità.. 1 (Istituzione del reddito minimo di cittadinanza attiva) 1 Al fine di dare attuazione ai princìpi fondamentali sanciti dall'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e ai princìpi di cui agli articoli 2, 3, 4 e 38 della Costituzione, è istituito il reddito minimo di cittadinanza attiva, con le modalità previste dal programma nazionale di cui all’articolo 8 della presente legge. 2 Il reddito minimo di cittadinanza attiva ha lo scopo di favorire la cittadinanza attraverso l'inclusione sociale, in particolar modo per i lavoratori disoccupati, inoccupati o precariamente occupati ovvero per quei cittadini che intendano intraprendere un percorso lavorativo o cambiare quello già intrapreso da tempo, quale misura di contrasto alla disuguaglianza sociale e all'esclusione sociale nonché quale strumento di rafforzamento delle politiche finalizzate al sostegno economico, all'inserimento sociale dei soggetti maggiormente esposti al rischio di marginalità nella società e nel mercato del lavoro. 3 Il reddito minimo di cittadinanza costituisce livello essenziale delle prestazioni ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m) , della Costituzione. 4 Il programma nazionale di cui al comma 1 è costituito da interventi monetari, anche di carattere integrativo del reddito, accompagnati da interventi e da servizi volti a perseguire l'integrazione sociale e occupazionale dei soggetti destinatari. 5 All'attuazione del programma nazionale, definito ai sensi del comma 4, concorrono le regioni, i comuni e l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS). 2 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si intende per: a «reddito minimo di cittadinanza attiva»: tutte quelle forme reddituali dirette e indirette in grado di garantire un'esistenza libera e dignitosa; b «centri per l'impiego»: le strutture previste dal decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469; c «lavoratori precariamente occupati»: i lavoratori che, indipendentemente dalla natura del rapporto di lavoro, hanno un livello di reddito tale da non determinare la perdita dello status di disoccupati ai sensi di quanto previsto dagli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni. d «lavoratori autonomi»: i lavoratori che prestano attività lavorativa senza vincoli di subordinazione e che sono titolari di partita IVA; e «nucleo familiare»: l'insieme delle persone che dividono una medesima abitazione che, indipendentemente dalla composizione anagrafica, formano una relazione, di coniugio o del tipo genitore-figlio; f «cittadini privi di lavoro»: i cittadini che non lavorino più da tempo per necessità o scelta e i cittadini che stiano cambiando settore e formazione di lavoro. 3 (Reddito minimo di cittadinanza attiva) 1 Il reddito minimo di cittadinanza attiva consiste nell'assegnazione di un contributo monetario volto a conseguire l'obiettivo di un reddito minimo pari a 7.200 euro l'anno per ciascun beneficiario, da corrispondere in ratei mensili massimi di euro 600 ciascuno, annualmente aggiornato sulla base della variazione media nell'anno precedente dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di impiegati e di operai, accertata dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT). Detto importo può essere rimodulato in funzione dell'evoluzione delle condizioni economiche e sociali con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni. 2 L'importo del contributo è incrementato di un terzo per ogni componente del nucleo familiare a carico del beneficiario. 3 Le prestazioni di cui al comma 1 non sono cumulabili con altri trattamenti di sostegno al reddito, ivi compresi i trattamenti di cassa integrazione, previdenziali ed assistenziali erogati dallo Stato, da enti pubblici, dalle regioni e dai comuni. 4 La prestazione di cui al comma 1 è personale e non cedibile, né sequestrabile o pignorabile e, ai fini fiscali, è equiparata alla pensione sociale di cui all'articolo 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni.