[pronunce]

Inoltre, violerebbero sia l'obbligo di copertura finanziaria ex art. 81, terzo comma, Cost., sia l'art. 119, commi terzo, quarto, quinto e sesto, Cost., perché sarebbero incompatibili con l'obbligo di finanziare tutte le funzioni pubbliche attribuite alle regioni (art. 119, comma quarto, Cost.), con l'obbligo di istituire il fondo perequativo (art. 119, terzo comma, Cost.), porrebbero ostacolo alla coesione e alla solidarietà sociale, impedirebbero la rimozione degli squilibri economici e sociali e la promozione dell'effettivo esercizio dei diritti della persona (art. 119, quinto comma, Cost.), e ignorerebbero la condizione di insularità della Sardegna (art. 119, sesto comma, Cost.). Sarebbe violato anche il principio della priorità dell'effettivo godimento dei LEP sulla autonomia, principio ricavato dall'art. 120 Cost. Per queste ragioni sarebbero costituzionalmente illegittime non solo la disposizione che introduce la distinzione tra «materie LEP» e «materie non-LEP» (art. 4, comma 2), ma anche le altre disposizioni che tale distinzione assumono, e segnatamente gli artt. 1, comma 2, e 3, comma 3, quest'ultimo nella parte in cui non contempla, tra le materie per cui è necessario determinare i LEP, anche l'organizzazione della giustizia di pace, i rapporti internazionali e con l'Unione europea delle regioni, il commercio con l'estero, le professioni, la protezione civile, la previdenza complementare e integrativa, il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, le casse di risparmio, le casse rurali e le aziende di credito a carattere regionale, gli enti di credito fondiario ed agrario a carattere regionale. Anche in questo motivo la Regione autonoma prospetta la ridondanza dei vizi dedotti sulle proprie attribuzioni, evidenziando che l'alterazione dell'attuale sistema di finanziamento renderebbe impossibile il rispetto dell'art. 119 Cost. e degli altri parametri evocati. 5.16.- La Regione autonoma Sardegna impugna nel sedicesimo motivo di ricorso l'art. 4, comma 2, della legge n. 86 del 2024, nella parte in cui consente il trasferimento di funzioni e risorse nelle materie «non LEP» secondo il criterio della spesa storica e senza previa determinazione dei LEP, sostenendo che tale modalità di finanziamento delle funzioni trasferite condiziona in peius la successiva determinazione dei LEP e viola gli artt. 81, 116, terzo comma, 117, secondo comma, lettera m), e 119 Cost. L'esigenza di garantire i LEP (art. 117, secondo comma, lettera m, Cost.) e il principio dell'equilibrio di bilancio (artt. 81, primo comma, e 119, primo comma, Cost.) richiederebbero che i trasferimenti per le funzioni attribuite alla regione «differenziata» fossero effettuati solo dopo aver verificato la copertura dei LEP e il rispetto dell'equilibrio di bilancio; ciò significa che l'attribuzione di funzioni, anche nelle materie «non LEP», dovrebbe essere preceduta dalla determinazione dei LEP, mentre il criterio della spesa storica «fotografa[...]» la ripartizione attuale degli stanziamenti e l'intesa la «ingessa[...]». Il vulnus lamentato non sarebbe escluso dalla norma contenuta nell'art. 4, comma 1, secondo cui, se nella determinazione dei LEP emerge l'esigenza di ulteriori risorse finanziarie a loro copertura, queste debbono essere previamente stanziate. Infatti, la stessa norma impone il rispetto degli equilibri di bilancio e quindi potrebbe determinare una successiva determinazione dei LEP «"al ribasso"» rispetto a quanto sarebbe necessario per la garanzia dei livelli essenziali, in violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. Inoltre, il criterio della spesa storica, una volta che le funzioni sono state attribuite con l'intesa, risulterebbe intangibile (salva diversa intesa), a differenza della determinazione dei LEP e dei relativi oneri finanziari, non essendo previsto un meccanismo di adeguamento e di correzione della spesa storica rispetto alla esigenza di finanziare i LEP. La previsione di cui all'art. 8, comma 2, infatti, permetterebbe di ritoccare le aliquote, ma - nelle materie «non LEP» - solo per garantire le risorse in modo corrispondente alla spesa storica. Tale meccanismo consentirebbe poi alle regioni «differenziate» di ricevere - in taluni casi - dotazioni finanziarie superiori a quanto necessario e anche di trattenere l'eventuale surplus derivante dalla compartecipazione, sottraendolo alla spesa dello Stato, come rilevato sia dalla Banca d'Italia nella sua memoria sia dal dossier dell'Ufficio parlamentare di bilancio, e dunque sottraendo tali risorse anche a possibili utilizzi perequativi. Questo sistema sarebbe dunque incompatibile con i principi dell'art. 119 Cost. («del quale è data un'attuazione parziale, prevedendo le compartecipazioni al gettito quale unica forma di finanziamento delle funzioni attribuite»), richiamati dall'art. 116, terzo comma, Cost., come condizione per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. I vizi dedotti inciderebbero sulle competenze statutarie, in quanto l'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., riconoscendo una potestà esclusiva statale, sarebbe «del tutto idoneo a sovrintendere anche al riparto delle attribuzioni tra lo Stato e una Regione speciale»; gli artt. 81, 116, terzo comma, e 119 Cost. sarebbero parametri i cui principi incidono anche sui rapporti finanziari tra Stato e Regione autonoma Sardegna, e la contrazione del bilancio dello Stato comprimerebbe necessariamente le risorse a disposizione della Regione autonoma, almeno con riferimento a quelle attribuitele dallo Stato in funzione perequativa. 5.17.- La Regione autonoma Sardegna impugna con il diciassettesimo motivo di ricorso gli artt. 5, comma 2, e 9 della legge n. 86 del 2024, per violazione del principio di ragionevolezza e degli artt. 81, primo e terzo comma, e 119, comma quarto, Cost. L'art. 5, comma 2, prevede che le modalità di finanziamento delle funzioni attribuite alla regione «differenziata» siano individuate dall'intesa tramite la compartecipazione a tributi erariali, e rinvia alla legge di contabilità pubblica e all'art. 119, quarto comma, Cost., mentre l'art. 9 sancisce una clausola di invariabilità finanziaria per la stessa legge n. 86 del 2024 e per ciascuna successiva intesa, disponendo che tale invarianza vale anche per le regioni «non differenziate» e aggiungendo che le intese non possono pregiudicare l'entità e la proporzionalità delle risorse da destinare a ciascuna delle altre regioni.