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Come dicevo, assistere ad un'elezione in cui i politici votano altri politici, nell'indifferenza dei cittadini, è veramente mortificante, quando questi enti hanno ancora funzioni fondamentali, che riguardano le scuole e le strade provinciali. Il piano da 510 milioni di euro, per 94 enti, spalmato in tre anni, non rappresenta dunque assolutamente una risposta risolutiva. Allo stesso modo, secondo noi è un palliativo quello che si mette in campo per le Città metropolitane, attraverso un meccanismo cervellotico, con cui a nostro avviso si paga una cambiale elettorale, che però non salva né Napoli, né altre città, perché è evidente che per fronteggiare il gravame che viene da anni di squilibri amministrativi occorrerebbero ben altri interventi, per fare in modo che queste realtà amministrative, che rappresentano la prima interfaccia istituzionale dei cittadini sul territorio, possano avere amministratori nella condizione di agire davvero, dal punto di vista politico e amministrativo. Quindi, esprimiamo un giudizio estremamente negativo sulla manovra. Come ha detto la senatrice Rauti, è un'operazione di ragioneria, ma aggiungerei anche, in alcuni casi, di salumeria, viste le mancette che sono previste all'interno del testo. A prescindere da chi sarà il nuovo Capo dello Stato, è evidente che questo Governo, con la sua contrastante maggioranza, ha esaurito la sua vita e sembra sempre di più un gigante dai piedi d'argilla. (Applausi) . PRESIDENTE. La ringrazio, anche per la sintesi. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ero qui in trepidante attesa. Devo dire che la condizione è eccezionale, anche perché il Governo è rappresentato autorevolmente dal mio amico e collega Picchetto Fratin, Vice Ministro allo sviluppo economico, poi ci sono i colleghi di Forza Italia, i relatori, un rappresentante del redivivo Partito Comunista, oltre ovviamente alla collega Tiraboschi. Quindi, è un'occasione unica ed eccezionale. È un disegno di legge di bilancio estremamente importante, che entra in un momento particolare della vita degli italiani. Prima uno dei relatori, il senatore Vasco Errani, ha definito questo un momento di crescita inaspettata. Probabilmente era una crescita da programmare, o meglio, una crescita che qualcuno aveva pensato di programmare. Non so se il Covid sia stato un inedito strumento, oppure uno strumento sopravvenuto per caso. Sicuramente, è stato uno strumento che ha portato via decine di migliaia di persone da questa terra, ha sacrificato famiglie, ha sacrificato in un momento storico un'economia già ammalata, ma ha aperto gli occhi ad un sistema politico, nazionale, europeo ed internazionale, sul fatto che probabilmente i sistemi economici pensati, controllati e regolamentati fino a quel momento, non avevano più ragione di esistere. Aver sbloccato un sistema, purtroppo soltanto dopo una grave problematica quale la pandemia, ha causato un rimbalzo economico - arrivo alla nostra opportunità oggi - che non possiamo trascurare. Attenzione, perché di rimbalzo economico si tratta e noi dobbiamo essere capaci di coglierlo e renderlo strutturale. Ora, pensare che l'Italia possa crescere nei prossimi cinque anni del 6,2 per cento significherebbe avvicinarsi alla crescita degli ultimi dieci anni della Repubblica Popolare Cinese, il che mi parrebbe quantomeno un po' difficile e complicato. Tuttavia, le misure messe in atto e i sistemi che sono stati smontati e che hanno consentito una valorizzazione del sistema economico nazionale ed europeo, devono servire alla strutturazione delle imprese, della nostra società e a renderci seriamente interessati al futuro, non al presente. Cito nuovamente il collega Errani nel suo intervento introduttivo, quando ha detto che non si guarda l'arricchimento di questo periodo con negatività, ma al contrario; non deve essere, però, fine a se stesso: deve valere come obiettivo per un futuro consolidato di un'economia che ovviamente ha un'opportunità. Allora, dobbiamo essere noi imprenditori - mi ci metto anch'io, seppur piccolissimo - a guardare avanti con senso di responsabilità. Abbiamo lavorato molto bene. I bonus di cui parlavo poco fa valgono nell'edilizia complessivamente probabilmente oltre 100 miliardi di euro. Sono stati mantenuti liberi da vincoli e vincoletti; è stato fatto molto per evitare delle crisi che si sarebbero verificate. Abbiamo dato una spinta al turismo e alla cultura; abbiamo valorizzato ciò che per noi di Forza Italia è un elemento essenziale: la riduzione profonda delle tasse, una riduzione dell'IRAP, una riduzione dell'Irpef. Abbiamo combattuto... ( Il microfono si disattiva automaticamente ). Abbiamo lavorato molto in tal senso, però - lo ripeto - chiudo come ho iniziato: abbiamo un'opportunità; abbiamo lavorato bene insieme, seppur con difficoltà e con opinioni diverse; cerchiamo di fare in modo che il Paese capisca e che noi capiamo che questa è un'occasione che non possiamo perdere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, la discussione odierna verte sulla legge più importante che ogni anno il Parlamento si trova ad approvare, la legge di bilancio. Il provvedimento già in partenza era buono, ma che, come ogni volta, sarebbe stato possibile migliorare e per questo avevo presentato oltre 30 emendamenti a mia firma. Alcuni inspiegabilmente non sono stati accolti. Penso, ad esempio, a quello con cui chiedevo la soppressione del limite per i neopatentati di acquistare una macchina con un certo parametro entro il primo anno, non potendo quindi guidare nulla. Ebbene, dopo aver disimparato quanto appreso a scuola guida per l'esame, i neopatentati potrebbero ritrovarsi, infatti, a guidare qualsiasi veicolo. L'emendamento era a costo zero per lo Stato. È un provvedimento assurdo che è diventato anche anacronistico a causa del differente modo di calcolare il rapporto tra peso e potenza delle autovetture. L'emendamento, però, non è stato accolto. Non è stato accolto, altresì, l'emendamento con cui chiedevo di eliminare un'anomalia presente nel nostro sistema per cui i pickup , essendo immatricolabili solo come autocarri, possono essere utilizzati solo per l'esercizio dell'attività di impresa e, quindi, potrebbero trasportare solo gli addetti legati all'attività di quell'impresa. Noi, invece, sappiamo benissimo che vengono abitualmente utilizzati per il trasporto di persone, con il rischio che, nel caso di incidente, i trasportati non sarebbero coperti. Chiedevo di eliminare questa anomalia. Sarebbe costato zero allo Stato e quasi sicuramente ci sarebbe stato un gettito per l'erario, un introito perché, non essendo immatricolabili per scelta - l'attuale possibilità sarebbe rimasta - come autocarri, non ci sarebbe stato il recupero dell'IVA, né la detrazione delle spese sostenute. Sarebbe stato addirittura un vantaggio fiscale per lo Stato e avrebbe eliminato un problema che purtroppo riguarda centinaia di migliaia di mezzi.