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Si è posto il problema se la combustione sul campo dei residui rientrasse o meno nell’utilizzo che secondo la norma esclude il loro assoggettamento alla disciplina dei rifiuti. La risposta data a tale questione ha fatto prevalere la tesi secondo la quale la combustione non sarebbe una pratica agricola e pertanto non rientra nelle ipotesi che escludono l’assoggettamento dei residui alla disciplina dei rifiuti. Di conseguenza, la combustione sul campo dei residui vegetali derivanti da lavorazione agricola e forestale si configura attualmente come illecito smaltimento di rifiuti, penalmente sanzionabile. Tale normativa è apparsa subito irragionevole, sproporzionata e inutilmente punitiva per le piccole e medie aziende agricole, in quanto le stoppie, gli sfalci e i residui di potatura sono stati bruciati per millenni dagli agricoltori nei loro terreni nell’ambito di una pratica agricola costantemente adottata. Con il nuovo sistema, invece, tali residui dovranno essere smaltiti come rifiuti, ovvero essere raccolti e trasportati in zone lontane anche decine di chilometri per essere conferiti nei centri di raccolta con costi proibitivi, che indurranno moltissimi proprietari ad abbandonare definitivamente e a lasciare incolti i propri terreni, con grave pericolo di incendi e di dissesto dei territori. L’articolo 2 del presente disegno di legge prevede, pertanto, l’integrazione della disciplina contenuta nel decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, mediante l’introduzione di uno specifico articolo 185- bis , volto a prevedere che i materiali agricoli o forestali di cui alla lettera f) del comma 1 dell’articolo 185 possono essere utilizzati in agricoltura e nella selvicoltura, nei limiti delle loro proprietà fertilizzanti scientificamente riconosciute, da parte degli imprenditori agricoli, presso il luogo di produzione, mediante processi o metodi, compresa la combustione, che comunque non danneggino l’ambiente né mettano in pericolo la salute umana. A tale fine si prevede che l’esercizio della pratica agricola del debbio, ossia della fertilizzazione del terreno mediante le ceneri di erbe, stoppie e altri materiali vegetali, sia disciplinato con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.. Art. 1. (Sistema per il controllo della tracciabilità dei rifiuti per le imprese agricole) 1. All’articolo 39 del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 9, alinea, le parole: «Fino al 2 luglio 2012» sono soppresse; b) al comma 9, lettera a), le parole: «cento chilogrammi o cento litri l’anno» sono sostituite dalle seguenti: «trecento chilogrammi o trecento litri l’anno»; c) al comma 9, lettera b), le parole: «cento chilogrammi o cento litri all’anno» sono sostituite dalle seguenti: «trecento chilogrammi o trecento litri l’anno»; d) dopo il comma 9 è inserito il seguente: « 9 -bis. I trasporti di rifiuti pericolosi e non pericolosi di propria produzione effettuati direttamente dagli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile, verso i circuiti e le piattaforme di cui al comma 9, non sono considerati svolti a titolo professionale e di conseguenza i medesimi imprenditori agricoli non necessitano di iscrizione all’albo di cui all’articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152». Art. 2. (Gestione dei rifiuti costituiti da materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso) 1. Dopo l’articolo 185 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, è inserito il seguente: «Art. 185- bis. - (Materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso). -- 1. Le materie fecali, la paglia, gli sfalci, le potature e gli altri materiali agricoli o forestali di cui alla lettera f) del comma 1 dell’articolo 185 del presente decreto possono essere utilizzati in agricoltura e nella selvicoltura, nei limiti delle loro proprietà fertilizzanti scientificamente riconosciute, da parte dei soggetti di cui all’articolo 2135 del codice civile e al comma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, presso il luogo di produzione, mediante processi o metodi, compresa la combustione, che comunque non danneggino l’ambiente né mettano in pericolo la salute umana. 2. Al fine dell’attuazione delle disposizioni del comma 1, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, è disciplinato l’esercizio della pratica agricola del debbio».