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quindici - dei centodieci migranti presenti sulla Open Arms in seguito all'operazione di salvataggio avvenuta in agosto? Open Arms che, giova ricordarlo, batte proprio bandiera spagnola. Proprio per questo, presidente Conte, è assolutamente necessario che l'Italia si faccia promotrice di una soluzione che superi il meccanismo dell'adesione volontaria: fino ad allora non avremo fatto nulla. Se ciò non fosse possibile, serviranno perlomeno meccanismi sanzionatori - lei ne dovrebbe convenire con noi - per i Paesi che si rifiuteranno di aderire a questo accordo. Ad ogni modo, serve un'organica riforma dell'asilo europeo e il superamento del regolamento di Dublino. Una via percorribile potrebbe essere quella della cosiddetta cooperazione rafforzata, un meccanismo previsto dai Trattati che contempla la possibilità di approvare una riforma superando il meccanismo di approvazione all'unanimità e coinvolgendo un numero pari ad almeno nove Paesi membri. Una procedura che permette ai Paesi di muoversi a velocità differenti e grazie alla quale si è arrivati in passato ad approvare il Trattato di Schengen o a introdurre l'euro. Ebbene, se ne faccia promotore, presidente Conte, si faccia promotore di questa procedura di cooperazione rafforzata, lo faccia con coraggio e con convinzione! Un'altra questione che mi auguro lei vorrà affrontare in Consiglio, signor Presidente, è proprio quella del nostro Mezzogiorno. Occorre andare oltre le zone economiche speciali. Perché non proporre quindi di valutare l'istituzione a tempo di zone a fiscalità e burocrazia zero? Anche il suo Governo sull'argomento dovrebbe dare risposte all'Unione, stanziando le risorse che l'Italia si è impegnata a destinare agli investimenti nel Mezzogiorno. Proprio la Commissione europea infatti nei giorni scorsi - l'avrà seguito - ha lanciato un monito al nostro Paese, perché non investe quanto concordato nel Meridione. Se le cose non cambieranno, subiremo un taglio dei fondi strutturali. Presidente Conte, si attivi per dare un riscontro positivo al richiamo dell'Europa e della Commissione europea. Come intende agire su questo punto? Il Governo precedente, che lei stesso guidava, ha totalmente dimenticato il Meridione. Mi auguro che oggi lei, con questo suo nuovo Governo, voglia cambiare rotta. Sono lieta di apprendere che leader antieuropeisti e antieuro si siano in questi giorni ravveduti e abbiano rimarcato che l'appartenenza dell'Italia alla moneta unica e all'Unione Europea non è in discussione. Bene, adesso è il momento di muoversi compatti (siamo tutti d'accordo), perché essere patrioti e sovranisti non significa isolare il Paese ed ergere muri, bensì portare avanti gli interessi nazionali con l'arte della diplomazia. Di sovranismo illuminato ha infatti parlato, a ragion veduta, il nostro presidente Berlusconi. Infine, mi fa piacere che le sue idee siano chiare sulla Turchia. Lei mi è sembrato molto chiaro poc'anzi: l'attacco al popolo curdo è un'inaccettabile violazione del diritto internazionale. Esso va a destabilizzare ancora di più una regione già tormentata dalla guerra e a colpire il popolo protagonista della lotta - non dimentichiamolo mai - ai terroristi dell'Isis. Vogliamo forse dimenticare che, prima ancora dell'intervento di russi e americani, in Siria erano i soli curdi a combattere lo Stato islamico? Per non parlare della questione Cipro, che da anni non vede una soluzione. Signor Presidente, vogliamo che l'Italia prenda una posizione forte e decisa nei confronti dell'Unione europea. Vogliamo delle sanzioni severe alla Turchia del dittatore Erdoğan, che tanti passi indietro ha fatto compiere al suo Paese sul fronte della laicizzazione, dei diritti e della libertà. Ci auguriamo quindi che ai suoi buoni propositi seguano azioni concrete: lei è molto bravo con le parole, ma noi vogliamo i fatti; solo così potrà convincerci. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Luigi Angeloni» di Frosinone, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente del Consiglio, oggi intervengo in vista della sua partecipazione al Consiglio europeo per portare alla sua attenzione, e all'attenzione di tutti i colleghi senatori, un tema diverso da quelli finora trattati, ma ugualmente importante. Si tratta del problema delle organizzazioni criminali mafiose in Europa. Secondo studi recenti e dati di Europol e Eurojust, ossia la polizia e la magistratura europea, nei 28 Paesi membri dell'Unione europea sono sotto indagine circa 5.000 organizzazioni mafiose oltre a quelle italiane. Si tratta della mafia russa, della mafia turca, del clan degli albanesi, del clan dei vietnamiti, della mafia siriana ed altre. Ciò ci consente di affermare che nessun angolo d'Europa è esente dalla mafia e che la mafia italiana, operando a livello transnazionale, non è più soltanto un problema italiano. Ebbene, nonostante questo sia un dato inquietante, devo evidenziarle la quasi totale carenza di una legislazione antimafia europea, capace di punire chi ne fa parte, di scoprire e bloccare traffici illeciti e profitti derivanti dal traffico di droga, dalla tratta di esseri umani destinati allo sfruttamento sul lavoro o sessuale, dalla contraffazione, che spesso vede l'alleanza tra camorra e gruppi cinesi. Pensiamo anche alle agromafie, al riciclaggio dello stesso denaro sporco. Penso all'inchiesta olandese sul mercato dei fiori e, infine, al traffico dei migranti. Quasi tutti i migranti irregolari arrivati nell'Unione europea, via terra o via mare, hanno pagato un'organizzazione criminale. Tutte attività illecite, che non uccidono, ma che sono fonte di guadagni ingenti, che vengono poi riciclati nei circuiti legali, condizionando la vita economica e sociale di pezzi del territorio, con ingenti danni all'economia sana, al mercato e alla libera concorrenza. Pensiamo agli stessi grandi appalti europei, presi d'assalto dalla mafia italiana, che, però, fuori dalla nostra giurisdizione, non ha più controlli, perché in Europa non esiste la certificazione antimafia. Bisogna, allora, che anche il legislatore europeo emani norme per escludere dagli appalti chi è in odore di mafia e che i Paesi membri dell'Unione europea, così come richiesto tante volte dal Parlamento europeo, con relazioni, direttive e risoluzioni, adottino tutti i mezzi necessari di contrasto alle mafie, ispirandosi alla più avanzata legislazione italiana, l'unica, ripeto: l'unica, che prevede il reato di associazione mafiosa, di cui all'articolo 416- bis del codice penale, e la possibilità di confiscare beni alla criminalità organizzata anche in assenza di una condanna penale definitiva, qualora l'imputato o l'indagato non sia in grado di giustificare la provenienza lecita dei beni. Per non parlare della avanzatissima legislazione che prevede il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alla mafia.