[pronunce]

Ad avviso del Procuratore della Repubblica di Napoli, infatti, il decreto del 4 marzo 2000 per il quale è promosso il conflitto ha voluto proprio ripristinare i poteri investigativi dei servizi centrali, poteri che erano stati - secondo il ricorrente in modo illegittimo, perché in contrasto con la disposizione di rango legislativo - esclusi dall'originaria versione dell'art. 1, lettera a), del decreto del Ministro dell'interno 25 marzo 1998 [n. 1070/M/22 (4) Gab. ] , ora sostituito con l'atto impugnato. La tesi contraria, oltre a essere contraddetta dalla lettera dell'art. 12 del decreto-legge n. 152 del 1991, condurrebbe alla irragionevole configurazione di una potestà investigativa esercitabile solo in modo "intermittente" da parte dei servizi centrali, in quanto condizionata da una sorta di pregiudiziale attivazione dei servizi interprovinciali, con evidenti ricadute negative proprio rispetto alle esigenze di efficienza operativa e di tempestività che giustificano l'intervento dei primi. In definitiva, il Procuratore ricorrente ritiene che i servizi centrali siano titolari di poteri di investigazione propri, che essi mettono in opera quando, in presenza delle segnalazioni dei servizi interprovinciali e all'esito dello svolgimento delle proprie funzioni di analisi e raccordo informativo, emergano le condizioni richieste dalla normativa (carattere pluridistrettuale o internazionale dell'indagine sui delitti di criminalità organizzata, a norma dell'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. , e necessità di uno speciale supporto operativo o di tecnologie d'avanguardia). 2.3. - Su queste premesse, il ricorrente ricostruisce la possibilità, per l'autorità giudiziaria, di avvalersi dell'apporto dei servizi centrali, quale delineata dall'impugnato decreto del Ministro dell'interno, secondo un complesso iter procedurale, così sintetizzabile: (a) il Procuratore distrettuale della Repubblica investe ("eventualmente") delle indagini un servizio interprovinciale; (b) il responsabile di quest'ultimo servizio può segnalare al Procuratore della Repubblica la necessità di richiedere il "concorso" alle attività di indagine dei servizi centrali, se ricorrono congiuntamente le condizioni richieste ("indagini da svolgersi nei confronti di organizzazioni criminali che operano nell'ambito di più distretti di Corte d'Appello o con collegamenti internazionali"; utilità dell'apporto dei servizi centrali "ai fini dello svolgimento di accertamenti che richiedono il supporto operativo di speciali risorse investigative ovvero l'impiego di mezzi tecnologici d'avanguardia"); (c) il Procuratore distrettuale della Repubblica, destinatario della segnalazione di cui sopra, "inoltra" - senza apparenti margini di discrezionalita - la richiesta di "concorso" investigativo, e dunque la delega di indagini, al servizio centrale, sempre per il tramite del servizio interprovinciale; (d) inoltre, prima di inviare la "richiesta" - cioè la delega di indagini - il Procuratore distrettuale della Repubblica deve anche tenere conto delle indicazioni offerte dal Procuratore nazionale antimafia, secondo quanto prescrive il terzo alinea della lettera a) dell'art. 1 del decreto ministeriale in argomento. 2.4. - Ad avviso del ricorrente, il sistema sopra esposto lede le attribuzioni costituzionali del pubblico ministero, in primo luogo perché sottrae alla diretta disponibilità di quest'ultimo un corpo - il servizio centrale di cui all'art. 12 del d.l. n. 152 del 1991 - che, come rilevato nelle premesse sopra dette, è inquadrato nella polizia giudiziaria. Il ricorso al servizio di polizia giudiziaria da parte dell'autorità giudiziaria, infatti, in contrasto con la disciplina legislativa del processo (artt. 56, 58, comma 3, 327 e 370 cod. proc. pen.) e quindi con lo stesso art. 109 della Costituzione, viene a essere subordinato alle valutazioni effettuate, con notevoli profili di discrezionalità, da altri soggetti, inquadrati nelle strutture di un altro potere dello Stato, e precisamente dal responsabile del servizio interprovinciale, cui è affidato l'apprezzamento circa la sussistenza dei presupposti richiesti dalla disciplina per potere attivare l'intervento del servizio. E sotto questo profilo una riprova della lesione delle attribuzioni dell'autorità giudiziaria - aggiunge il ricorrente - è anche nella circostanza che il Procuratore nazionale antimafia, con propri atti, ha manifestato l'intento di esercitare i poteri di "indicazione" dei quali è menzione nel decreto impugnato, non già attraverso direttive generali, bensì con specifiche valutazioni, di volta in volta, delle singole segnalazioni dei servizi interprovinciali. Un ulteriore profilo di conflitto, poi, è ravvisato nel necessario "passaggio" attraverso i servizi periferici delle richieste del Procuratore della Repubblica indirizzate ai servizi centrali, escludendosi la possibilità per il pubblico ministero di investire direttamente questi ultimi senza che ne siano informati i servizi periferici: ciò, oltre a vulnerare ulteriormente la potestà, costituzionalmente garantita, di disporre autonomamente della polizia giudiziaria, arreca violazione al potere di autodeterminazione del pubblico ministero circa l'ambito di segretezza delle attività di indagine (art. 329 cod. proc. pen.), valevole anche nei riguardi di altri apparati istituzionali. Inoltre, ulteriore specifico profilo di censura è formulato dal ricorrente in relazione alla preclusione - alla stregua dell'anzidetta ricostruzione della disciplina contenuta nel decreto - per il Procuratore della Repubblica di investire i servizi centrali di richieste investigative connesse a indagini che abbiano estensione infradistrettuale, ciò che ulteriormente si pone in contraddizione con le prerogative costituzionali di diretta e autonoma disponibilità della polizia giudiziaria. Con l'impostazione recata dal decreto impugnato, afferma in conclusione il ricorrente, si sovverte, creando un pericoloso precedente, il rapporto tra Procuratore della Repubblica e polizia giudiziaria: almeno quando il pubblico ministero intenda utilizzare il servizio di polizia giudiziaria indicato nell'art. 12 del d.l. n. 152, non è questa a essere subordinata al primo, ma è il contrario. E anche a voler ritenere - ma contro l'interpretazione che il ricorrente ritiene, come detto sopra, l'unica possibile - che i poteri di investigazione dei servizi centrali non preesistano alle "segnalazioni" dei servizi periferici, ma a queste conseguano, comunque una così anomala articolazione tra autorità di polizia periferiche e centrali non può, conclude il Procuratore, risolversi in danno delle attribuzioni riconosciute al pubblico ministero: (a) dall'art. 109 della Costituzione, per la sottrazione dei servizi di cui si tratta alla diretta disponibilità dell'autorità giudiziaria, e (b) dall'art. 112 della Costituzione, poiché solo la anzidetta disponibilità, senza interferenze da parte del potere esecutivo, garantisce l'esercizio obbligatorio dell'azione penale (sentenza n. 114 del 1968). 2.5.