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Apparentemente eccentrica rispetto al prospettato parallelismo tra i nuovi organi della giustizia tributaria e quelli della magistratura ordinaria appare la lettera i) , con la quale si propone di affidare al Ministero dell'economia e delle finanze le funzioni relative all'organizzazione e al funzionamento dei servizi della giustizia tributaria, comprese quelle relative alla riscossione del contributo unificato. Sebbene si ritenga che, secondo l'ottimale riparto delle funzioni amministrative, tali funzioni dovrebbero spettare al Ministero della giustizia, si ritiene opportuno tenere ferme le competenze attuali (che non incidono sull'esercizio dell'attività giurisdizionale) allo scopo di favorire una migliore transizione al nuovo sistema, evitando il rischio che un eventuale cumulo di cambiamenti sul piano sia giudiziario che burocratico possa nuocere al buon avvio della riforma. I princìpi concernenti più direttamente il futuro regime dell'ordinamento giurisdizionale tributario, affrontano aspetti di carattere transitorio esaminati per i profili di massima, piuttosto che nel dettaglio. In questa prospettiva, alla lettera l) si dispone che – nella fase di prima applicazione della riforma – i posti di ruolo vacanti possano essere coperti attraverso un concorso riservato ai giudici attualmente in servizio, tenendo conto non solo dell'anzianità acquisita, ma anche e soprattutto della professionalità espressa attraverso le sentenze redatte e le eventuali pubblicazioni. I restanti posti vacanti dovrebbero essere coperti mediante proroga degli attuali incarichi. Una questione specifica, su cui il gruppo di lavoro non ha registrato l'unanimità ma solo la maggioranza dei consensi, ha riguardato il raccordo tra l'ordinamento della giustizia tributaria di merito, affidato al nuovo giudice speciale, e l'ordinamento della sezione tributaria presso la Corte di cassazione, quale giudice di legittimità appartenente al sistema della giurisdizione ordinaria. Di seguito sono sintetizzate le due posizioni emerse nella discussione: a) secondo una prima tesi, occorre consentire al giudice tributario speciale di accedere alla già esistente sezione tributaria specializzata presso la Corte suprema di cassazione, non solo per offrirgli le opportune prospettive di carriera, ma anche e soprattutto per assicurare che il giudizio di legittimità si arricchisca dell'esperienza e della professionalità da lui maturate nei gradi di merito. Questa soluzione non troverebbe ostacoli di carattere costituzionale, secondo la più corretta interpretazione dell'articolo 102, secondo comma, secondo periodo, della Costituzione, che – nel prevedere la partecipazione di « cittadini idonei estranei alla magistratura » alle sezioni specializzate istituite presso gli organi giudiziari ordinari per determinate materie – dovrebbe consentire a più forte ragione la partecipazione di giudici speciali, che abbiano uno status identico a quello dei magistrati ordinari. Questa tesi sembra avallata dalla sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 1983, che riconosce la potestà del legislatore ordinario di coordinare gli ordinamenti giudiziari « acefali » e l'ordinamento della Corte suprema di cassazione. In questa prospettiva, si propone non solo di dare una veste legislativa alle vigenti norme organizzative interne che regolano il funzionamento di una sezione specializzata tributaria presso la Corte di cassazione, ma anche di prevedere che possano accedere ad essa anche i magistrati della Corte di appello tributaria, a seguito di designazione del Consiglio superiore della magistratura fondata su criteri di massima da esso definiti con proprio regolamento; b) secondo un'altra tesi, il connubio tra giudici ordinari e giudici speciali, nell'ambito della stessa sezione specializzata della Corte di cassazione, costituirebbe un sistema ibrido e troverebbe ostacoli di ordine costituzionale, organizzativo e funzionale. In questa prospettiva, si osserva che la citata sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 1983 non reca il riconoscimento della conformità alla Costituzione di una eventuale sezione tributaria specializzata « mista »; che la cooptazione di magistrati estranei alla magistratura ordinaria presso la Corte di cassazione non sarebbe compatibile con le vigenti norme regolamentari interne; che l'eventuale ingresso di giudici estranei alla magistratura ordinaria nella sezione specializzata tributaria finirebbe per alterare il buon funzionamento delle sezioni unite della Cassazione, alla quale tali giudici finirebbero per accedere. In questa prospettiva, la proposta di riforma dovrebbe limitarsi a prevedere la « legificazione » delle norme organizzative interne che disciplinano l'attuale sezione tributaria, assicurando una maggiore stabilità della sua composizione, e non dovrebbe prevedere in aggiunta la possibilità di accesso da parte dei giudici tributari di merito. Il CNEL, nel dibattito svolto al suo interno, preso atto delle diverse soluzioni prospettate, ha ritenuto di inserire tra i princìpi di delega quello contenuto nella lettera m) che costituisce espressione della tesi sopra riportata alla lettera a) . 2. Le norme di riforma del contenzioso Il CNEL, confortato dall'unanime avviso dei componenti del gruppo di lavoro, ritiene che l'attuale disciplina del processo tributario sia sostanzialmente valida, perché prevede un rito sufficientemente rapido e snello, che favorisce l'efficienza del sistema giudiziario e che, pertanto, occorra limitarsi ad alcuni specifici interventi, tra loro coordinati, che mirano soprattutto ad adeguare il rito alle nuove tecnologie, a favorire una più effettiva tutela del contraddittorio e della parità delle parti, a consentire un migliore utilizzo dei mezzi istruttori e a promuovere strumenti di conciliazione e di deflazione del contenzioso. In particolare, le proposte del CNEL si articolano sui seguenti temi: a) L a composizione del giudice e lo svolgimento dell'udienza Esigenze di efficienza operativa e di responsabilizzazione del giudice suggeriscono di distinguere il giudizio di appello, affidato a un organo collegiale composto di tre membri, dal giudizio di primo grado, che, in via di principio, dovrebbe essere affidato ad un giudice monocratico. Si ritiene tuttavia che l'affidamento delle cause di primo grado a un giudice monocratico non possa essere generalizzato e richieda alcune cautele: sotto il profilo oggettivo, sembra prudente – quanto meno nella fase di prima applicazione della riforma – mantenere la composizione collegiale del giudice di primo grado per le cause di maggiore valore, che sono normalmente più complesse e richiedono un maggior livello di esperienza; per altro verso, si ritiene che le funzioni di giudice monocratico possano essere attribuite solo a giudici di ruolo, che abbiano superato un concorso pubblico (con esclusione, quindi, dei giudici onorari, che nella fase di prima applicazione conserverebbero il proprio incarico fino al completamento dei nuovi ruoli) e a giudici che abbiano già acquisito un sufficiente grado di esperienza nel sistema della giustizia tributaria (con esclusione, quindi, dei giudici di prima nomina e dei giudici provenienti da altre giurisdizioni che non abbiano compiuto un triennio di esperienza nel sistema della giustizia tributaria).