[resaula]

Come componente della 13 a Commissione del Senato intendo fare però alcune riflessioni sull'articolo 2 di questo decreto, cioè sull'istituendo Ministero della transizione ecologica, che indubbiamente è una delle grandi novità portate dal cambiamento che è avvenuto, che segna un passaggio importante anche rispetto a quanto si diceva prima, cioè che il Governo Conte II non c'è più, come è giusto ricordare anche in questo caso. Questo articolo disciplina la trasformazione del vecchio Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nel nuovo Ministero. Di rilevante c'è il trasferimento delle competenze in materia di politica energetica dal Ministero dello sviluppo economico al nuovo Ministero, oltre ad una complessiva ridefinizione delle funzioni di quest'ultimo. In questo contesto si inseriscono impostazioni diverse su competenze che già erano in capo al vecchio Ministero. Non c'è soltanto un trasferimento di funzioni, quindi, ma anche le competenze che erano già in capo al vecchio Ministero vengono declinate in modo diverso e mi riferisco in particolare al riconoscimento, finalmente - era ora che vi fosse, a mio parere, anche se troppo leggero - di un ruolo per il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali che precedentemente non era presente. Sulle importanti tematiche ambientali, il Ministero dell'ambiente e il Ministero dell'agricoltura non hanno mai avuto modo, negli ultimi anni, di trovare soluzioni congiunte o comunque su tematiche importanti come quella delle gestioni, ad esempio quella faunistica, ha sempre prevalso una linea protezionistica del Ministero dell'ambiente. Oggi credo che non sia più così, anche perché l'estremismo protezionista di chi ha gestito il Ministero dell'ambiente nello scorso Governo non c'è più e quindi credo che ce lo possiamo dimenticare velocemente. Appare quindi in un decreto-legge, per la prima volta, un segnale di raccordo tra i ruoli dei due Ministeri e questo è importante perché, com'è noto, la più grande parte del territorio del nostro Paese non è città, né zona urbanizzata, bensì costituisce un importante polmone che tutti vogliamo preservare e che magari troppo spesso ci dimentichiamo che esiste. Per noi va però riconosciuto che questa parte di ambiente - che, anche in questo momento in cui siamo chiusi all'interno dell'Aula del Senato, è distante da qui, sta fuori e non è città - ci consente di vivere e ci permette di respirare e di bere in modo sano. Ebbene, questa parte di ambiente non può essere abbandonata a se stessa. Nel corso degli anni, quando questo è avvenuto per colpa della parcomania estremista cui abbiamo assistito in Italia, i risultati hanno portato al degrado ambientale: il principio dell'abbandono dell'ambiente a se stesso, perché l'uomo non avrebbe diritto o titolo di metterci piede alla fine, se questo ambiente non è gestito, porta cioè al degrado ambientale. Diventano quindi ancora più fondamentali; soprattutto oggi, la presenza e l'intervento ragionevole dell'uomo. La visione di questo fattore in un'ottica agro-forestale è diversa rispetto a quella di chi la vuole vivere in una ambientale, orientata unicamente ai sentimenti e dimenticando la razionalità. Tornando quindi a quello che dicevo prima, un maggiore auspicabile coinvolgimento di un Ministero che vede la tematica ambientale più in un'ottica agro-forestale, quindi maggiormente orientata alla vivibilità dell'uomo, e meno in una sentimentale, alla quale abbiamo assistito - non c'è ombra di dubbio che spesso nella gestione di queste tematiche piuttosto che la razionalità abbia prevalso la sensibilità tout court - dev'essere visto come un fattore positivo e va incentivato. Ben venga quindi questo segnale e cogliamo l'occasione per riconoscere l'importante ruolo di chi mantiene sano l'ambiente naturale e che oggi è osteggiato dall'ambientalismo di salotto, che ogni tanto emerge anche all'interno di quest'Aula. Totale rispetto va a quei pochi che gestiscono e mantengono vivo e sano l'esteso territorio del nostro Paese. (Applausi) . Rimane la necessità di gestire meglio i confini di queste funzioni fra i due Ministeri: la gestione faunistica non significa protezione estrema - e in questo Paese lo stiamo vedendo - che dev'essere invece riservata alle specie che lo necessitano, non a quelle consolidate e ben presenti. Un ambiente sano, naturale e ben gestito consente all'uomo di prelevare aria, acqua, vegetali e animali. Lo diremo all'infinito: per noi anche l'uomo fa parte della biodiversità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quarto. Ne ha facoltà. QUARTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, entro subito in argomento. L'istituzione del Ministero della transizione ecologica è la grande novità lanciata dal MoVimento 5 Stelle per la rivoluzione verde del nostro Paese e raccolta dal neonato Governo. Il lessico della transizione ecologica non deve implicare una conoscenza compiuta di una meta già stabilita; piuttosto, deve indicare un continuo cammino verso una piena ecosostenibilità dei processi antropici, sulla base di un cambiamento profondo del pensiero umano. Finora abbiamo inseguito gli accecanti bagliori del PIL, che hanno condannato il pianeta al soffocamento. Non vi sembra sia oramai giunta l'ora del progetto Bes, il benessere equo e sostenibile come marcatore di quello umano? Per tale cambio di paradigma socio-economico occorre una transizione verso il vero progresso. La scienza ci verrà in soccorso, ma bisognerà sempre lanciare il cuore oltre ogni ostacolo che troveremo sulla nostra strada, per poi saltare tutti insieme. Sarebbe quindi auspicabile aggiungere nella sostanza un aggettivo: transizione ecologica e solidale. Forse sarebbe ancora più appropriato parlare di conversione ecologica, così come, con geniale intuizione, fece un trentennio fa l'indimenticabile Alex Langer, ecologista e sostenitore del lentius, profundius, suavius , più lento, più profondo e più dolce, le tre parole chiave dell'ecologia. Poi il concetto è stato ripreso, in prospettiva religiosa, dagli ultimi tre pontefici e superbamente da Francesco nella sua enciclica «Laudato si'». Conversione ecologica è un'espressione che ha un risvolto soggettivo, etico, e uno oggettivo, sociale. È il cambiamento del nostro stile di vita, del nostro lavoro, dei nostri consumi e del nostro rapporto con gli altri e con l'ambiente. La conversione è ecologica perché tiene conto dei limiti dell'ambiente in cui viviamo, principalmente temporali: sia perché siamo mortali in un mondo che ci sopravvive, toccando quindi la nostra più intima sfera esistenziale, sia perché ci ricordano che non possiamo consumare più di quello che la natura è in grado di produrre, né inquinare più di quanto l'ambiente riesce a rigenerare. Finalmente, ora anche in Italia comincerà un cammino ecologicamente virtuoso. La nuova galassia politica Mite (Ministero della transizione ecologica) riceve l'eredità del vecchio Mattm (Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare) e si dota di un nuovo Dipartimento per l'energia e il clima, oltre che di due direzioni generali, provenienti dal Ministero dello sviluppo economico, per l'approvvigionamento, l'efficienza e la competitività energetica, per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari.