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C'è un elemento molto pericoloso perché in tutto questo il Ministro prova a coinvolgere e sta coinvolgendo ogni giorno e ogni ora i servitori dello Stato, che invece di essere protetti come lo dovrebbe essere ognuno di noi - io ho avuto la fortuna di fare l'amministratore locale - da parte di chi si occupa di politica, riconosce il loro lavoro e si fa carico anche delle loro responsabilità, rischiano di essere messi nella condizione di avere indicazioni politiche che vanno contro il loro dovere di pubblici ufficiali e il loro dovere nei confronti delle leggi. Il paradosso è che poi, se si ipotizza che questa persona sia un possibile portatore di una violazione della norma, a lui non costa niente mettere gli altri contro la norma perché per lui viene alzato dalle persone che sono contrattualmente vincolate a quel patto tra due capi uno scudo che li difende. Tutte queste questioni davvero meriterebbero una riflessione individuale di ogni singolo senatore e di ogni singola senatrice perché non si tornerà indietro da quanto sta per capitare nelle prossime ore in questa Aula e sarà una richiesta che ogni volta il capo di turno potrà fare. Abbiamo alcune ore di riflessione e una pausa. Qualcuno dice che la notte porta consiglio. Io vorrei che domani avvenisse un fatto sorprendente: che ci svegliassimo con un Senato che ritrova il suo coraggio, la sua libertà, la sua dignità e in cui ogni senatore e senatrice porti il proprio valore dentro questa Aula - come fa ogni giorno - e che questo Senato si sentisse liberato e senza nessuna minaccia. Non succederà niente al Governo; non succederà niente alla maggioranza e non succederà niente neanche al cittadino cui permetteremo di fare ciò che ci ha chiesto di fare: sfidare il drago; andare di fronte ai giudici e dimostrare la sua innocenza o la sua volontaria colpevolezza. Diamogli questa possibilità. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Falco) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro presente-assente, è doveroso eliminare ogni equivoco da questo dibattito, ogni pretesto che possa essere usato per alimentare uno scontro nel merito dei fatti avvenuti a bordo della nave Diciotti. Il Senato non deciderà se il ministro Salvini ha commesso un reato abusando dei suoi poteri, trattenendo indebitamente a lungo profughi e marinai del pattugliatore della Guardia costiera; il Senato deciderà invece se il ministro Salvini avrà la libertà di difendersi dalle accuse che gli ha mosso il tribunale di Agrigento motivando le ragioni per cui ha ritenuto di non archiviare ma, anzi, rinviare gli atti al Parlamento per la sua valutazione. Il Senato deciderà anche se le ragioni della politica, dei partiti e della tenuta del Governo sono più forti della legge e del diritto che ogni uomo ha di difendersi nel processo. Lo stesso ministro Salvini si era fatto forte di quel diritto quando, appena ricevuto l'avviso di garanzia, aveva detto di essere pronto ad andare dai magistrati addirittura il giorno dopo: «Mi costituisco», aveva detto a caldo il Ministro. Ma qualcosa è rapidamente cambiato e Salvini ha deciso che bisognava difendersi dal processo, dai magistrati che non sono stati eletti da nessuno. Non credevo che avremmo assistito a una replica sbiadita di quello scontro tra politica e magistratura che ha segnato una stagione certamente poco edificante della nostra storia recente. Per noi, nemmeno un Ministro è al di sopra della legge. Per noi, che pure crediamo sia stata compiuta una violazione grave, un abuso di potere, tocca alla magistratura ordinaria vagliare la legittimità delle decisioni del Ministro dell'interno. Non tocca a noi sostituirci alla magistratura e dichiarare prosciolto Salvini. Pensavamo che questa fosse anche la convinzione che animava quel Movimento portato in quest'Aula da un'onda popolare che gli chiedeva di farsi portavoce di istanze di giustizia e pulizia nelle istituzioni. Ci ingannavamo, al pari di milioni di cittadini che mai avrebbero creduto di vedere il partito fondato da Beppe Grillo ricorrere ai metodi del tanto vituperato Berlusconi. È tardi, ma è bene ricordare ancora ciò che è successo. Nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2018, la nave della Guardia costiera italiana Diciotti salvò 190 migranti nella SAR maltese. Per cinque giorni la nave rimase al largo di Lampedusa, mentre il ministro Salvini polemizzava con Malta e altri Paesi europei circa la distribuzione dei naufraghi e minacciava un respingimento verso la Libia. Da lì a poco vennero sbarcati d'urgenza solo 13 migranti in gravi condizioni di salute. Il 20 agosto - ed erano passati già cinque giorni - il ministro Toninelli indicò Catania quale porto d'attracco, ma Salvini negò l'autorizzazione allo sbarco, continuando a polemizzare con gli altri Paesi affinché si facessero carico dell'accoglienza dei migranti salvati. La nave Diciotti rimase quindi ancora nel porto di Catania con 177 persone a bordo. Il 22 agosto sbarcarono 29 minorenni non accompagnati. Gli altri furono fatti sbarcare nella notte tra il 25 e 26 agosto: undici giorni dopo. Per undici giorni un numeroso gruppo di migranti fu trattenuto a bordo; fu negata loro qualsiasi assistenza sanitaria e sociale, impedito di presentare domande per l'accoglienza. Per tutto questo la procura di Agrigento ha ritenuto di indagare il ministro Salvini per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio. Ora, come prevede la Costituzione, questa Camera può negare l'autorizzazione, con delibera a maggioranza assoluta, «ove» - voglio citarlo ancora - «l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante». Il presidente emerito della Corte costituzionale, Valerio Onida, ha scritto come, nel nostro caso, venga affidata esclusivamente all'Assemblea parlamentare una valutazione per cui, anche se il fatto in sé costituisce reato, essa ritenga «l'agire del Ministro giustificato dalla prevalenza dell'interesse pubblico e quindi lo sottragga alle normali conseguenze processuali e sanzionatorie». Noi tutti siamo dunque chiamati a concedere all'autorità giudiziaria competente l'autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro, ma la legge costituzionale del 1989 prevede pure che, a maggioranza assoluta, la Camera di appartenenza possa anche negarla, ove ritenga che l'inquisito abbia agito nel rispetto della citata norma costituzionale. L'ho ricordato: il ministro Salvini, sin da subito, dichiarava di voler affrontare a viso aperto e senza escamotage il processo. Oggi però il Ministro, che non ha paura di nessuno, vuole farsi scudo della norma costituzionale e invoca a sua difesa lo schieramento incondizionato di tutti i senatori della Lega e di quelli del MoVimento 5 Stelle. Quali siano gli equilibri interni alla maggioranza non è dato e neanche ci interessa sapere. Del resto, lo si è letto nelle agenzie quale sia stato l'ordine dato ai senatori del MoVimento 5 Stelle, che siedono qui privati della libertà di votare secondo la propria coscienza.