[pronunce]

Quanto alla non manifesta infondatezza delle questioni, il giudice rimettente, dopo aver riproposto le medesime argomentazioni svolte nella precedente ordinanza di rimessione, precisa che la norma denunciata víola il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., perché prevede per la notificazione delle cartelle, emesse all'esito di semplici operazioni di liquidazione delle somme dovute dai contribuenti in base alle dichiarazioni da essi presentate, un termine decadenziale (quinquennale) superiore a quello (quadriennale) previsto dall'art. 57, primo comma, del d.P.R. n. 633 del 1972 per la notificazione degli avvisi di accertamento, emessi all'esito di un ben piú complesso procedimento. Quanto alla rilevanza, la Commissione tributaria provinciale afferma che la disposizione censurata è applicabile nel giudizio principale, nel quale il contribuente ha eccepito l'intempestività della notificazione della cartella impugnata, relativa ad una dichiarazione dell'IVA presentata nel 2001, emessa ai sensi dell'art. 54-bis del d.P.R. n. 633 del 1972 e notificata il 16 febbraio 2006. Da tali affermazioni il rimettente fa conseguire la pregiudizialità, rispetto al giudizio a quo, della sollevata questione. 3. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in entrambi i giudizi di legittimità costituzionale depositando atti di identico contenuto e chiedendo dichiararsi l'inammissibilità delle questioni sollevate in riferimento agli artt. 24 e 97 Cost. e la manifesta infondatezza di quelle sollevate in riferimento all'art. 3 Cost. La difesa erariale, con riguardo all'eccepita inammissibilità, osserva che il giudice rimettente non ha addotto alcun argomento a sostegno dell'asserita violazione – ad opera della disposizione denunciata – degli artt. 24 e 97 Cost., «al di là della non pertinenza del richiamo». La medesima difesa erariale, con riguardo alla dedotta manifesta infondatezza, rileva che il legislatore «ha rispettato» l'indicazione contenuta nella citata sentenza della Corte costituzionale n. 280 del 2005 di tener conto del termine per la notificazione degli avvisi di accertamento ed ha, perciò, fissato termini di decadenza differenziati per la notificazione delle cartelle di pagamento emesse ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973: a) entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per la disciplina “a regime” prevista dall'art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo modificato dall'art. 1, comma 5-ter, del decreto-legge n. 106 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 156 del 2005; b) termini diversi per la disciplina transitoria con riferimento alle dichiarazioni già presentate alla data di entrata in vigore della suddetta legge di conversione (entro il 31 dicembre 2007, per le dichiarazioni presentate nel 2004 e nel 2003; entro il 31 dicembre 2006, per le dichiarazioni presentate nel 2002 e nel 2001; entro il 31 dicembre 2005, per le dichiarazioni presentate nel 2000; e cosí via). In particolare, per l'Avvocatura generale dello Stato, tale normativa è ragionevole sia per la disciplina “a regime”, in quanto fissa termini di notificazione inferiori a quelli previsti per gli avvisi di accertamento; sia per quella transitoria, in quanto contempera, da un lato, «l'esigenza di prevedere (come imposto dalla sentenza della Corte) un unico termine perentorio per la notificazione della cartella» e, dall'altro, quella di concedere agli uffici (nonché ai concessionari della riscossione) un termine tale da impedire «l'immediata perdita per l'erario di somme risultanti dovute sulla base della dichiarazione di contribuenti». Con la disposizione censurata e rispetto alla data di entrata in vigore di questa – prosegue l'Avvocatura erariale – il legislatore ha sostanzialmente concesso agli uffici «il brevissimo termine di circa quattro mesi per iscrivere a ruolo e notificare le cartelle dirette al recupero delle somme risultanti dalle dichiarazioni presentate nell'anno 2000 e di circa 1 anno e 4 mesi per le somme risultanti dalle dichiarazioni presentate negli anni 2002 e 2001». Secondo la stessa Avvocatura, inoltre, non può nemmeno ritenersi che nella fattispecie vi sia «un affidamento del contribuente che sia stato violato dal momento che […] sulla base della legislazione vigente alla data di emanazione della sentenza n. 280/2005 egli era soggetto alla prescrizione decennale».1. – In due distinti giudizi, aventi ad oggetto rispettivamente l'impugnazione di una cartella di pagamento dell'IRPEF relativa all'anno 2000, emessa ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), e l'impugnazione di una cartella di pagamento dell'IVA relativa all'anno 2000, emessa ai sensi dell'art. 54-bis del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), la Commissione tributaria provinciale di Bologna ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione, identiche questioni di legittimità dell'art. 1, comma 5-bis, lettera c), del decreto-legge 17 giugno 2005, n. 106 (Disposizioni urgenti in materia di entrate) – comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, della legge di conversione 31 luglio 2005, n. 156 –, nella parte in cui stabilisce che la notificazione delle cartelle di pagamento derivanti dalla liquidazione delle dichiarazioni è effettuata, a pena di decadenza, «entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, con riferimento alle dichiarazioni presentate fino al 31 dicembre 2001». 2. – L'identità delle norme denunciate e delle censure prospettate dai giudici a quibus nelle due ordinanze impone la riunione dei giudizi di legittimità costituzionale, al fine di decidere congiuntamente le sollevate questioni. 3. – I giudici a quibus lamentano, in particolare, che la norma denunciata víola il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., perché prevede per la notificazione delle predette cartelle, emesse all'esito di semplici operazioni di liquidazione delle somme dovute dai contribuenti in base alle dichiarazioni da essi presentate, un termine decadenziale (quinquennale) irragionevolmente superiore a quello previsto per la notificazione degli avvisi di accertamento, emessi a séguito di un ben piú complesso procedimento.