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allo stesso modo quanti, peccando in senso opposto, sganciano la nozione di « ambiente » dalla dimensione materiale delle cose che lo compongono giungono a mettere in dubbio la legittimità stessa di un approccio che identifica l'ambiente come bene (in senso stretto). Dunque l'ambiente può considerarsi un bene giuridico solo in senso lato, ossia quale oggetto di una tutela giuridica. In questa prospettiva, è stato ormai chiarito che la complessità dei problemi che la disciplina dell'ambiente è chiamata a risolvere richiede uno strumentario giuridico diversificato e flessibile, che vada dai più tradizionali istituti autoritativi ai meccanismi che sfruttano le dinamiche di mercato piegandole alle esigenze ecologiche. Per questo motivo, non è sembrato opportuno affidare alla stessa definizione di « ambiente » la categorizzazione di esso o delle sue singole componenti come bene comune o bene pubblico, lasciando che siano le discipline di settore a occuparsi di tali profili. Tale scelta, ad ogni modo, non è indice di incoerenza là dove s'introduce una definizione di « ambiente » nella stessa sede in cui si riforma la disciplina dei beni. Al contrario, la ricostruzione dei beni pubblici come caratterizzati dall'indisponibilità e dal vincolo di destinazione del bene in favore della collettività, rispetto alla quale i profili formalistico-dominicali risultano del tutto recessivi, costituisce la base dogmatica e operativa su cui è stata costruita l'intera disciplina di tutela e regolazione dell'ambiente connotata, come noto, dalla protezione delle funzioni (ecosistemiche). Ciò non vuol dire che le due discipline (quella dei beni e quella ambientale) siano indissolubilmente legate: anche in assenza di una riforma della prima, l'introduzione di una definizione di « ambiente » non perderebbe di senso godendo comunque di una sua propria autonomia.. 1 1 All'articolo 1, comma 1, alinea, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo le parole: « il presente decreto legislativo disciplina, in attuazione » sono inserite le seguenti: « dell'articolo 117, secondo comma, lettera s) , della Costituzione e ». 2 1 Dopo l'articolo 1 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è inserito il seguente: « Art. 1- bis . – (Definizione di ambiente) – 1. L'ambiente, oggetto della tutela prevista dall'articolo 117, secondo comma, lettera s) , della Costituzione e dal presente decreto legislativo, si riferisce al sistema di relazioni tra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici. Vi rientrano, tra gli altri: il paesaggio; l'aria; i suoni e i rumori, gli odori; i fiumi, i torrenti e le loro sorgenti, i laghi e le altre acque; i parchi come definiti dalla legge, le foreste e le zone boschive; le zone montane, i ghiacciai e le nevi perenni e non; il mare e i fondali marini; i lidi e i tratti di costa; la fauna selvatica e la flora tutta; i campi e l'agricoltura e le pratiche agricole. 2. I beni compresi nella definizione di ambiente di cui al comma 1 appartengono alla categoria dei beni comuni di cui all'articolo 812- bis e seguenti del codice civile ». 3 1 Alla parte prima del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è aggiunto, in fine, il seguente articolo: « Art. 3- septies . – (Principio di non regressione) – 1. Nell'esercizio delle proprie potestà e competenze, le pubbliche amministrazioni rispettano il principio di non regressione, in base al quale la protezione dell'ambiente, garantita dall'ordinamento internazionale e dall'Unione europea, dalle disposizioni legislative e regolamentari, nonché dalla giurisprudenza nazionale e della Corte di giustizia dell'Unione europea, può solo essere oggetto di un costante miglioramento, tenendo conto delle conoscenze scientifiche e tecniche disponibili ». 4 1 All'articolo 810 del codice civile, le parole: « le cose che » sono sostituite dalle seguenti: « le cose materiali o immateriali, le cui utilità ». 5 1 All'articolo 812 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma: « I beni mobili e immobili si distinguono in tre categorie: beni comuni, beni pubblici e beni privati ». 6 1 Dopo l'articolo 812 del codice civile sono inseriti i seguenti: « Art. 812- bis . – (Beni comuni) – Sono beni comuni quei beni le cui utilità sono funzionali all'esercizio dei diritti fondamentali della persona umana e alla salvaguardia dell'ambiente. Titolari di beni comuni possono essere persone giuridiche pubbliche o privati. In ogni caso deve essere garantita la loro fruizione collettiva, nei limiti e secondo le modalità fissati con legge. Quando i titolari sono persone giuridiche pubbliche i beni comuni sono collocati fuori commercio e sono gestiti da soggetti pubblici garantendo la partecipazione della comunità secondo i limiti e le modalità fissati dalla legge. Ne è consentita la circolazione nei soli casi previsti dalla legge. Con legge è coordinata la disciplina dei beni comuni con quella degli usi civici. Alla tutela giurisdizionale dei diritti connessi alla salvaguardia e alla fruizione dei beni comuni ha accesso chiunque. Salvi i casi di legittimazione per la tutela di altri diritti e di interessi, all'esercizio dell'azione di danni arrecati al bene comune è legittimato in via esclusiva lo Stato. Allo Stato spetta altresì l'azione per la riversione dei profitti. I presupposti e le modalità di esercizio dell'azione sono definiti con legge. Art. 812- ter . – (Beni pubblici) – I beni pubblici si distinguono in beni ad appartenenza pubblica necessaria, beni pubblici sociali e beni pubblici fruttiferi. Sono beni ad appartenenza pubblica necessaria quelli che soddisfano interessi generali fondamentali, la cui cura discende dalle prerogative dello Stato e degli enti pubblici territoriali. Non sono né usucapibili né alienabili. Vi rientrano, tra gli altri: le opere destinate alla difesa; le spiagge e le rade; le reti stradali, autostradali e ferroviarie; lo spettro delle frequenze; gli acquedotti; i porti e gli aeroporti di rilevanza nazionale e internazionale. La loro circolazione può avvenire soltanto tra lo Stato e gli altri enti pubblici territoriali. Lo Stato e gli enti pubblici territoriali sono titolari dell'azione inibitoria e di quella risarcitoria. I medesimi enti sono altresì titolari di poteri di tutela in via amministrativa nei casi e secondo le modalità definiti con legge. Sono beni pubblici sociali quelli le cui utilità essenziali sono destinate a soddisfare bisogni corrispondenti a diritti civili e sociali della persona. Non sono usucapibili. Vi rientrano, tra gli altri: le case dell'edilizia residenziale pubblica, gli edifici pubblici adibiti a ospedali, gli istituti di istruzione e gli asili nido; le reti locali di servizio pubblico. È in ogni caso fatto salvo il vincolo reale di destinazione pubblica. La circolazione è ammessa con mantenimento del vincolo di destinazione.