[pronunce]

È, infatti, evidente, secondo la difesa erariale, che, come si desume anche dalla prassi seguita dai giudici di pace, ancorché il differimento della trattazione ad una udienza successiva sia testualmente previsto dalla citata disposizione «per ulteriori produzioni e richieste di prove», esso ben può essere disposto - secondo il prudente apprezzamento del giudice, con una valutazione che tenga conto delle peculiarità del giudizio, della sua semplicità e quindi della opportunità di una rapida soluzione, pur nel rispetto del diritto di difesa di ciascuna parte - «qualora l'attività delle parti si sia risolta nella proposizione di domande nuove che impongano di riconoscere un termine per opporre eventuali eccezioni e controdeduzioni». La suggerita interpretazione della normativa consentirebbe di superare i dubbi di legittimità costituzionale prospettati dal remittente.1. — Nel corso di un processo civile di risarcimento dei danni da incidente stradale, nel quale il convenuto non si era limitato a difendersi, ma, costituendosi in udienza, aveva proposto domanda riconvenzionale assumendo che il sinistro era stato provocato dall'attore e chiedendo la chiamata in causa della società assicuratrice della responsabilità civile di quest'ultimo, il Giudice di pace di Locri ha sollevato, con riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 319, primo comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui, in caso di proposizione alla prima udienza da parte del convenuto di domanda riconvenzionale o di richiesta di estensione del processo al terzo, non prevede la concedibilità all'attore costituito di un congruo termine per lo svolgimento della propria attività difensiva. 2.— In via preliminare si deve rilevare che, dalla valutazione complessiva dell'atto di promovimento dell'incidente di costituzionalità, si desume che la questione, da un lato, non riguarda specificamente la chiamata in causa di un terzo - essendo tale profilo, ancorché menzionato, sfornito di motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza - e che, dall'altro, per quel che concerne la posizione dell'attore convenuto in via riconvenzionale, essa non va riferita esclusivamente all'art. 319, primo comma, cod. proc. civ. - unica disposizione indicata nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione - ma va estesa anche, in combinato disposto con la norma suindicata, all'art. 320 cod. proc. civ. , nella parte in cui non prevede che nell'ipotesi in cui il convenuto proponga alla prima udienza domanda riconvenzionale il giudice di pace fissi una nuova udienza. 3.— Per quel che riguarda il merito della questione, il giudice remittente osserva che la disciplina del procedimento davanti al giudice di pace, mentre con la previsione del termine a comparire (art. 318, secondo comma, cod. proc. civ.) assicura al convenuto la possibilità di approntare le proprie difese con adeguata ponderazione e quindi la realizzazione del principio del contraddittorio, stabilisce un trattamento deteriore per l'attore convenuto in riconvenzionale, il quale ha l'onere di spiegare le proprie difese alla stessa udienza in cui la domanda riconvenzionale è proposta, dal momento che l'art. 320 cod. proc. civ. stabilisce che alla udienza di prima comparizione e di trattazione il giudice invita le parti a precisare definitivamente i fatti che ciascuna pone a fondamento delle domande, difese ed eccezioni. Tale normativa, riservando all'attore convenuto in riconvenzionale nel procedimento davanti al giudice di pace una posizione peggiore rispetto a quella che gli viene riconosciuta nel procedimento davanti al tribunale, non soltanto non assicurerebbe la parità di trattamento tra le parti, ma lederebbe altresì il diritto di difesa di quest'ultima (art. 24 della Costituzione) e contrasterebbe con il principio del giusto processo (art. 111 della Costituzione). 4.— La questione non è fondata per le considerazioni che seguono. Le norme che regolano il processo davanti al giudice di pace, informate al principio della massima possibile concentrazione al fine di assicurarne il rapido svolgimento, hanno ad oggetto un tipo di "controversia semplice" non soltanto con riferimento alla non ampia competenza dell'organo, ma anche con riguardo alla presenza dei soli soggetti litiganti necessari perché una controversia sia configurabile (una parte attrice, ancorché composta da più persone, una parte convenuta anch'essa eventualmente plurale) e alla relativa attività processuale (che si presume limitata, per la parte attrice, alla proposizione della domanda e, per la parte convenuta, alla formulazione delle difese ed eccezioni correlative alla domanda stessa). Il titolo II del libro II del codice di rito, dedicato appunto al procedimento davanti al giudice di pace, non contiene, infatti, norme relative all'integrità del contraddittorio ed agli istituti dell'intervento in causa e della chiamata di terzo, né contempla l'evenienza della proposizione da parte del convenuto della domanda riconvenzionale. Alle lacune della disciplina specifica del procedimento in questione sopperisce il rinvio, contenuto nell'art. 311 cod. proc. civ. , alle norme che regolano il procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, in quanto applicabili. Così, in virtù della citata norma di rinvio non può, fra l'altro, dubitarsi che, in caso di chiamata di terzo, in applicazione del principio sancito dall'art. 101 cod. proc. civ. , il giudice di pace, per garantire l'instaurazione del contraddittorio nei confronti del chiamato in causa, debba, ai sensi dell'art. 269 cod. proc. civ. e con i dovuti adattamenti conseguenti alla peculiarità della normativa relativa alla proposizione della domanda davanti a lui, fissare una nuova udienza. Le suindicate regole sono applicabili anche nei confronti dell'attore convenuto in riconvenzionale senza che rilevi in contrario l'assunto secondo cui questi, in quanto già parte del giudizio, non possa essere equiparato al terzo chiamato in causa. La domanda va considerata sotto i due profili della sua formulazione nelle componenti della editio actionis (causa petendi e petitum) e della chiamata in giudizio (vocatio in jus); essendo tali profili distinti ma connessi, l'attore può considerarsi presente nel giudizio esclusivamente per quanto concerne la propria domanda e le difese ed eccezioni ad essa correlate del convenuto, ma non anche per la domanda riconvenzionale che, ampliando l'oggetto del giudizio, comporta la necessaria predisposizione di una conseguente attività difensiva, analogamente a quanto si verifica per il terzo cui si richiede di estendere il processo. Tale osservazione, del resto, trova conferma nella analogia delle norme che, nel procedimento davanti al tribunale, regolano la proposizione della domanda riconvenzionale e della chiamata del terzo, prevedendo che entrambe debbano essere contenute nel medesimo atto (comparsa di risposta) e debbano quindi essere formulate entro lo stesso termine (artt. 166 e 167 cod. proc. civ).