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la relazione della Commissione antimafia sullo stato dell'informazione e sulla condizione dei giornalisti minacciati dalle mafie approvata il 5 agosto 2015, ha messo in luce la gravissima situazione di disagio in cui versa questa categoria, che subisce costantemente avvertimenti, minacce o violenze, da parte di "un sistema di poteri, non solo mafiosi, che continuano a considerare come un intollerabile fastidio ogni voce libera"; il lavoro della Commissione ha mostrato "da un lato, l'incremento degli atti di ostilità nei confronti dei giornalisti; dall'altro, l'impunità di quegli atti", nonché "il ricorso sempre più frequente - accanto a metodi più diretti e più tradizionali - a un uso spregiudicato e intimidatorio di alcuni strumenti del diritto", quali querele e azioni civili per danni; a ciò si aggiungono "le condizioni di estrema precarietà contrattuale ed economica dei giornalisti minacciati. Molti cronisti auditi, a fronte di un devastante repertorio di intimidazioni subite [...] hanno ammesso di dover lavorare per pochi euro ad articolo, spesso senza contratti e con editori raramente disponibili ad andar oltre una solidarietà di penna e di facciata"; inoltre, gli episodi di aggressività all'informazione libera non sono sempre "riferibili alle organizzazioni criminali mafiose. Difficile[...]capire quale sia la linea di confine tra minacce malavitose in senso stretto e semplici atti di intolleranza di poteri e potenti[... ]Non di rado gli uni si fanno scudo attraverso gli altri"; mentre "accanto a un numero sempre crescente di giornalisti minacciati, aggrediti, offesi, sopravvivono alcune sacche di informazione compiacente o reticente. Di editori attenti a pretendere il silenzio delle loro redazioni su fatti o nomi innominabili. E di direttori che si prestano a sorvegliare, condizionare e redarguire quelle redazioni"; la relazione indica i percorsi di riforma più urgenti su cui intervenire, quali il contrasto all'abuso di alcuni strumenti del diritto, condizioni di maggiore sicurezza economica e dignità professionale per gli operatori dell'informazione, necessità di normare contrattualmente la figura dei freelance , funzionamento della supervisione dell'Ordine dei giornalisti e dei relativi consigli di disciplina; oltre a quanto descritto nella relazione, un altro gravissimo fenomeno, forse meno noto nel 2015, ma oggi dilagante, che sta infettando l'informazione italiana e globale, è quello delle fake news e dell'uso distorto del web come veicolo per giornalisti improvvisati per divulgare notizie false, al fine di speculare sulle disgrazie o, addirittura, favorire alcune parti politiche, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Governo intenda intraprendere al fine di garantire migliori condizioni contrattuali ed un equo compenso ai giornalisti, contribuire a normare la figura contrattuale dei freelance , vigilare sul funzionamento dell'Ordine dei giornalisti, arginare l'uso distorto di mezzi legali impiegati per intimidire giornalisti. Atto n. 4-04607 PARRINI ASTORRE BOLDRINI D'ALFONSO FEDELI FERRAZZI IORI LAUS PITTELLA STEFANO TARICCO VALENTE VERDUCCI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il 14 marzo 2020 è stato sottoscritto il Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro, che prevede la costituzione di gruppi di lavoro interni tra organizzazioni sindacali e aziende, cosiddetti comitati COVID-19, per l'applicazione e la verifica delle regole del protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro; l'aggiornamento del protocollo in data 24 aprile 2020 ribadisce la necessità della costituzione dei suddetti comitati; le organizzazioni sindacali FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS, rappresentanti dei dipendenti del Gruppo Eurospin Italia S.p. A., hanno proclamato lo stato di agitazione con una giornata di sciopero e hanno inviato comunicazioni alle ASL e alle Prefetture, in risposta all'inadempienza dell'azienda nel costituire il comitato COVID-19, nonostante numerose sollecitazioni; considerato che: la persistenza della grave situazione sanitaria rende necessaria un'applicazione puntuale delle disposizioni e indicazioni provenienti dal Governo, al fine di garantire i più alti standard di sicurezza sui luoghi di lavoro, al fine di prevenire nuovi contagi; le organizzazioni sindacali denunciano come il Gruppo Eurospin non abbia ancora approntato misure volte a garantire un contingentamento delle presenze di clienti e dipendenti nei negozi, un'adeguata pulizia e sanificazione dei negozi e dei servizi igienici, una costante fornitura al personale dei dispositivi di protezione individuali, un'adeguata informazione al personale e agli RLS in relazione ai casi di positività riscontrati tra il personale dipendente e, infine, luoghi consoni all'effettuazione di visite mediche, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto in premessa e se non ritenga necessario e urgente prendere provvedimenti affinché le disposizioni del protocollo siano rispettate uniformemente su tutto il territorio nazionale. Atto n. 4-04608 STEFANI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 44 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" e noto anche come "decreto Cura Italia", prevede l'erogazione di un'indennità mensile destinata ai lavoratori dipendenti e autonomi che, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica abbiano cessato, ridotto o sospeso la loro attività professionale o il loro rapporto di lavoro; a tal fine, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è stato istituito il Fondo per il reddito di ultima istanza, attraverso il quale sono stati erogati i contributi accennati; la disposizione richiamata è stata resa esecutiva attraverso un decreto del ministro del Lavoro, adottato di concerto con il ministro dell'Economia e delle Finanze, in data 30 marzo 2020; il decreto ha previsto l'erogazione di un'indennità di 600 euro, per il mese di marzo 2020, in favore di determinate categorie di lavoratori; tra i requisiti necessari per richiedere il beneficio, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettera a) , del decreto stesso, vi è quello di essere lavoratore autonomo o libero professionista, non titolare di pensione; ne consegue che i soggetti con disabilità, titolari di una pensione di invalidità, non hanno diritto al beneficio di cui all'articolo 44 del decreto Cura Italia; tale discriminazione appare, a parere dell'interrogante, ingiustificata, in quanto penalizza dei lavoratori che non sono titolari di una pensione di vecchiaia, bensì di un trattamento legato alla disabilità e quindi pensato per sostenere le spese che una persona con disabilità deve sostenere; l'articolo 44 del decreto-legge, del resto, non prevede affatto che il beneficio debba essere erogato a condizione che il soggetto interessato sia privo di trattamento pensionistico;