[pronunce]

che il Giudice di pace di Marsiconuovo dubita, in riferimento all'art. 112 Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 25 del decreto legislativo n. 274 del 2000, in quanto, in caso di ricorso della persona offesa il pubblico ministero sarebbe obbligato a formulare l'imputazione a semplice richiesta del ricorrente, senza avere la possibilità di svolgere indagini per valutare i fatti e verificarne la fondatezza, sì che gli sarebbe sottratto «l'effettivo esercizio dell'azione penale», che avrebbe «nel ricorrente l'unico dominus»; che, a norma dell'art. 21, comma 2, lettere f) e h), del decreto legislativo n. 274 del 2000, il ricorso della persona offesa deve contenere, a pena di inammissibilità, «la descrizione, in forma chiara e precisa, del fatto che si addebita alla persona citata in giudizio, con l'indicazione degli articoli di legge che si assumono violati» e «l'indicazione delle fonti di prova a sostegno della richiesta, nonché delle circostanze su cui deve vertere l'esame dei testimoni e dei consulenti tecnici»; che pertanto, contrariamente a quanto assume il giudice rimettente, sulla base di tali elementi il pubblico ministero è posto in grado di svolgere gli opportuni controlli sul contenuto del ricorso - anche alla luce dei documenti e delle altre eventuali fonti di prova che il ricorrente è tenuto ad indicare nel ricorso stesso, cioè in un momento anticipato rispetto al rito ordinario - al fine di sciogliere l'alternativa, prevista dall'art. 25 del citato decreto legislativo, tra il parere contrario alla citazione per inammissibilità o manifesta infondatezza del ricorso e la formulazione dell'imputazione; che tale disciplina non sottrae al pubblico ministero «l'effettivo esercizio dell'azione penale» e non si pone in contrasto con l'art. 112 Cost., dal momento che il rappresentante della pubblica accusa, pur senza svolgere direttamente alcuna indagine, è tenuto a formulare l'imputazione solo in presenza di una richiesta di citazione a giudizio della persona offesa ritenuta dallo stesso pubblico ministero, all'esito della verifica sui contenuti del ricorso, non inammissibile e non manifestamente infondata; che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Giudice di pace di Marsiconuovo deve pertanto essere dichiarata manifestamente infondata; che il Giudice di pace di Osimo dubita, in riferimento all'art. 112 Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 27, comma 3, lettera d), del decreto legislativo n. 274 del 2000, nella parte in cui, prescrivendo la trascrizione dell'imputazione tra i requisiti del decreto previsti a pena di nullità, imporrebbe al giudice, nell'ipotesi in cui il pubblico ministero non ritenga di formulare l'imputazione, di trascrivere l'addebito contenuto nel ricorso; che tale soluzione, che ad avviso del rimettente sarebbe «l'unica concretamente praticabile», si porrebbe però in contrasto con l'obbligo di esercitare l'azione penale stabilito dall'art. 112 Cost. in capo al pubblico ministero, in quanto introdurrebbe una forma di esercizio dell'azione affidata al ricorrente ovvero al giudice di pace; che il rimettente omette di prendere in esame altre possibili soluzioni - quale, ad esempio, la trasmissione degli atti al pubblico ministero perché proceda con le forme ordinarie (v., a riguardo, sentenza n. 33675 del 27 maggio 2004) - che potrebbero essere prospettate alla luce di una interpretazione sistematica della disciplina del procedimento davanti al giudice di pace (v. ordinanza di questa Corte n. 361 del 2005); che la questione sollevata dal Giudice di pace di Osimo deve pertanto essere dichiarata manifestamente inammissibile; che il Giudice di pace di Napoli dubita, in riferimento agli artt. 24, 111 e 112 Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 27, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 274 del 2000, sulla base dei rilievi che l'iniziativa del pubblico ministero è «essenziale e indefettibile» e che il ricorrente ha diritto «a vedersi definito il giudizio»; che il rimettente non descrive la fattispecie sottoposta al suo giudizio e omette di motivare in ordine ai parametri costituzionali evocati e alla non manifesta infondatezza della questione; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Napoli deve pertanto essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 26 e 27 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), sollevate, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Vicenza con le ordinanze in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 27, comma 3, lettera d), del decreto legislativo n. 274 del 2000, sollevata, in riferimento all'art. 112 della Costituzione, dal Giudice di pace di Osimo con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 27, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 274 del 2000, sollevata, in riferimento agli artt. 24, 111 e 112 della Costituzione, dal Giudice di pace di Napoli con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 25 del decreto legislativo n. 274 del 2000, sollevata, in riferimento all'art. 112 della Costituzione, dal Giudice di pace di Marsiconuovo con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 settembre 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 ottobre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA