[pronunce]

Ciò vale anche per il settore dell'edilizia pubblica, che subirebbe uno «sconvolgimento» ove si fosse obbligati ad adottare l'ISEE per ogni prestazione non ancora esaurita. Una seconda ragione di inammissibilità, a parere della Provincia, dipende da un difetto di motivazione del ricorso, che ha individuato quale norma interposta l'art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 109 del 1998, benché esso sia stato oramai abrogato per effetto dell'art. 5 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, attuato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, recante «Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)». L'effetto abrogativo si è verificato in seguito alla pubblicazione del decreto di approvazione del nuovo modello di dichiarazione sostitutiva unica concernente le informazioni necessarie per la determinazione dell'ISEE, avvenuta il 17 novembre 2014, e, quindi, successivamente alla notifica dell'odierno ricorso. Nonostante ciò, la Provincia ritiene che il ricorrente avrebbe comunque dovuto dare conto della imminente sopravvenienza normativa, tanto più che l'art. 5 del d.l. n. 201 del 2011 avrebbe profondamente innovato la disciplina dell'ISEE. Le soglie di accesso alle prestazioni sono, infatti, determinate dal Presidente del Consiglio dei ministri, e non più dagli enti erogatori, che non possono più neppure introdurre ulteriori criteri. La circostanza che il «parametro» della questione di costituzionalità è mutato, secondo la Provincia, rende inammissibile il ricorso, posto che «il giudizio non può essere trasferito d'ufficio ad un nuovo, diverso parametro». Infine, il ricorso sarebbe inammissibile anche perché l'Avvocatura non avrebbe motivato in ordine all'applicabilità alla Provincia autonoma di un parametro di competenza introdotto con la revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione, nonostante si verta in materie di competenza legislativa provinciale. Nel merito, la Provincia rileva che, allo stato, l'art. 5 del d.l. n. 201 del 2011 e il d.P.C.m. n. 159 del 2013 non hanno determinato i livelli essenziali delle prestazioni relative ai diritti all'assistenza sociale (LIVEAS) e le relative soglie di accesso con riguardo agli interventi di edilizia pubblica, sicché il parametro dedotto dal ricorrente non sarebbe pertinente, essendo legato a specifiche prestazioni delle quali la normativa statale dovrebbe definire il livello essenziale di erogazione. Posto che gli interventi oggetto delle norme impugnate non riguardano i livelli essenziali delle prestazioni in base alla normativa statale, l'ISEE non sarebbe in ogni caso applicabile, tanto più che l'art. 14, comma 6, del d.P.C.m. n. 159 del 2013 demanda alle autonomie speciali l'attuazione del decreto in forme compatibili con gli statuti. Tale conclusione pare alla Provincia pacifica anche con riguardo al d.lgs. n. 109 del 1998, che non provvedeva a definire alcun livello essenziale delle prestazioni e lasciava l'ente erogatore libero di determinare la soglia di accesso a queste ultime. Apparirebbe perciò «del tutto irragionevole l'imposizione da parte dello Stato di un metodo di valutazione della situazione economica in un contesto in cui è rimessa alle Regioni sia l'effettiva istituzione della prestazione sia la definizione della soglia di accesso». In ogni caso, aggiunge la Provincia, il ricorrente neppure allega che l'applicazione dell'ICEF, in luogo dell'ISEE, determina l'erogazione di un livello delle prestazioni inferiore a quello essenziale. Con riferimento all'art. 54, commi 5 e 8, lettera b), infine, la difesa provinciale osserva che i contributi per l'acquisto o la ristrutturazione di un alloggio di proprietà privata non riguardano il diritto sociale all'abitazione e sono perciò del tutto estranei al campo dei livelli essenziali delle prestazioni. 3.- Nell'imminenza dell'udienza pubblica, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato una memoria, insistendo per l'accoglimento del ricorso. L'Avvocatura rileva che il d.lgs. n. 109 del 1998 non ha definito i LIVEAS, ma ha introdotto con l'ISEE un «metodo di calcolo del reddito che gli enti erogatori devono considerare per l'accesso a servizi agevolati, lasciando liberi tali enti di individuare la soglia reddituale e di far ricorso a criteri ulteriori (sentenza n. 296 del 2012)». In seguito, la legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), ha istituito il piano nazionale triennale degli interventi e dei servizi sociali (art. 18), approvato con il d.P.R. 3 maggio 2001 (Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2001-2003) per il solo triennio 2001-2003. Il metodo di calcolo indicato con l'ISEE, prosegue l'Avvocatura, non può che operare sull'intero territorio nazionale, sovrapponendosi alle competenze provinciali in materia di edilizia pubblica e di assistenza e beneficienza pubblica. Proprio con riferimento a tale ambito materiale, questa Corte avrebbe ripetutamente affermato che la determinazione dell'offerta minima di alloggi per i ceti meno abbienti attiene alla competenza esclusiva statale in materia di livelli essenziali delle prestazioni, nella quale pertanto rientrerebbe anche la disciplina dell'ISEE. 4.- Da ultimo, la Provincia autonoma ha depositato una memoria insistendo per il rigetto del ricorso. La difesa provinciale osserva che il d.P.C.m. n. 159 del 2013 è stato parzialmente annullato da alcune pronunce del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, che tuttavia non avrebbero l'effetto di mutare i termini del giudizio costituzionale. Semmai, se ne ricaverebbe un quadro di «complessiva incertezza» con riguardo alla disciplina dell'ISEE. Anche l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato, ma tardivamente, una memoria.1.- Con ricorso spedito per la notificazione il 20 giugno 2014, ricevuto il successivo 27 giugno e depositato il 26 giugno 2014 (reg. ric. n. 46 del 2014) , il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questione di legittimità costituzionale degli artt. 53, comma 2, lettere a) e b), (recte: 53, comma 2), e 54, commi 5 e 8, lettera b), della legge della Provincia autonoma di Trento 22 aprile 2014, n. 1 (Disposizioni per l'assestamento del bilancio annuale 2014 e pluriennale 2014-2016 della Provincia autonoma di Trento - legge finanziaria provinciale di assestamento 2014), in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.