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La ringrazio, senatore Grassi, anche per averci ricordato la figura della sineddoche. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi rappresentanti del Governo, capisco perfettamente l'indignazione di molti colleghi delle forze di minoranza anche per il modo con cui ieri è stato liquidato il decreto-legge rilancio in Commissione. Lo capisco perché, fin da quando è stato discusso alla Camera, i colleghi dell'altro ramo del Parlamento hanno detto che non c'era il tempo materiale per consentire un'analisi approfondita al Senato. Questo però non toglie che alcuni "puntini sulle i" li dobbiamo necessariamente mettere, perché è un provvedimento cospicuo. (Brusio). PRESIDENTE. Mi perdoni, senatrice Modena, alcuni suoi colleghi mi fanno cenno che non riescono a seguire a causa del brusio, che in effetti è in aumento, quindi prego i colleghi presenti in Aula di moderarsi. Prosegua pure, senatrice. MODENA (FIBP-UDC) . Parliamo di un provvedimento di un peso straordinario, sappiamo che abbiamo fatto uno scostamento di 55 miliardi di euro, ma abbiamo una leva di 155 miliardi di euro, un debito di 304 miliardi di euro fino al 2032, 98 decreti attuativi da approvare, che insieme ai regolamenti fanno un totale di 113 provvedimenti, una manovra che, come qualcuno ha giustamente detto, vale circa tre volte e mezzo una manovra di bilancio. Si tratta quindi di un provvedimento che è stato analizzato comunque a lungo, che non arrivava in fretta come il decreto cura Italia o come il decreto liquidità, o comunque sotto la pressione delle scelte che dovevano essere fatte al momento. Ritengo quindi che, siccome c'è stato tutto il tempo per meditare su questo provvedimento, che è cospicuo dal punto di vista economico e finanziario, vada rimarcato ciò che sostanzialmente manca in questo decreto bilancio. Ci troviamo, cioè, dinanzi a una supermanovra - questo è il termine che credo vada utilizzato - che però non è figlia di una visione complessiva di sostegno all'economia, ma di un concetto che è limitato a una specie di rinforzino, per chiamarlo così, o se preferite un'opera squisitamente risarcitoria con riferimento ad alcuni redditi che si sono perduti, mentre gli interventi per la ripresa - non parlo di visione, che secondo noi non c'è - sono assolutamente minimali. Mancano quindi alcune scelte sostanziali, come ad esempio il sostegno ai settori specifici per recuperare il livello di crescita pre-Covid - ma se volete possiamo anche dire pre-crisi - del 2008-2010. Questo è il punto politico di questo decreto rilancio: si rinforza un po' qui, un po' lì. La Camera ha anche potuto fare dei miglioramenti, ma non dimentichiamo che la cifra è 440 milioni di euro, quindi circa l'uno per cento di tutte le risorse che sono state previste con la scostamento di bilancio, ma fondamentalmente non c'è una linea guida sulla base della quale capiamo quale sia il disegno per ritornare a crescere a determinati livelli. È vero che alcuni emendamenti, di Forza Italia in modo particolare, sono stati approvati alla Camera e secondo noi sono interventi migliorativi: penso al bonus per il personale, all'estensione dei benefici per le vittime del dovere, alla questione che riguarda i disabili e i cinque milioni di euro per le protesi e per gli ausili, al fondo per il sostegno della moda, alla norma che permette la possibilità di creare un fondo sovrano e, con riferimento anche alla mia Regione, l'Umbria, alla correzione che è stata fatta con riguardo alle zone rosse e al credito di imposta aumentato per le attività di ricerca. Ciò non toglie che, oltre al fatto che - come ho detto - manca una linearità, le criticità sono moltissime, basti pensare per esempio a tutta la partita degli specializzandi e delle borse di studio, a tutta la partita del terremoto, alla questione dell'ecobonus che esclude alcune categorie, ai professionisti che sono esclusi dal fondo perduto, agli emendamenti presentati da Forza Italia che sono stati bocciati e che riguardavano la responsabilità dei datori di lavoro per quanto riguarda i contagi; penso altresì all'emendamento che riguardava i livelli essenziali di assistenza (LEA) con riferimento a chi è stato in rianimazione e alla follia di bloccare gli sfratti in tutto il Paese fino al 31 dicembre senza distinguere se il mancato pagamento era dovuto o no al Covid. Pertanto, a fronte di questi miglioramenti - su cui però, lo quantifico, il Parlamento ha inciso per l'uno per cento, cioè per 440 milioni di euro - tutto il resto mi ha dato un peso al cuore. Non so se la maggioranza sente questo peso come lo sento io, perché nel mio piccolissimo io ho dato il mio voto per questo scostamento di bilancio, cioè ho consentito che il Paese si indebitasse fino al 2032, o chissà quando, per 55 miliardi di euro di debito (poi via via le cifre aumentano, ma quella era la somma); tuttavia, a fronte del fatto che nel decreto-legge rilancio in discussione non ci sono linee guida per la ripresa ma mille rivoli e quindi non si intravede il solco del fiume, tantomeno il mare alla fine, francamente mi chiedo se questo voto l'ho espresso veramente nell'interesse del Paese. Questa è una tematica che io ho comunque sulla coscienza e a cui penso ogni volta che leggo i provvedimenti del Governo. Non lo dico con enfasi o con volontà di attacco, ma perché chiedo a questa maggioranza se, a fronte del provvedimento in esame, stia tranquilla la notte quando va a dormire. (Applausi) . Questo è ciò che vi chiedo. Inoltre, visto che il dibattito è ridotto, con il senso profondo del ruolo di parlamentari della Repubblica che abbiamo, francamente vorrei sapere se anche voi la sera andate a dormire tranquilli o pensate che forse 55 miliardi di euro sono stati buttati un po' dalla finestra con tutta una serie di conseguenze per il Paese che si produrranno oggi e anche domani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, prendo la parola con un malcelato sentimento di delusione che ho avuto modo di lamentare più e più volte durante le discussioni degli ultimi provvedimenti portati avanti dalla maggioranza; provvedimenti che probabilmente non la interessano nemmeno, vista anche l'attenzione che gli sta riservando oggi in Aula. Poco fa ho ascoltato le parole del presidente Pesco relativamente ai lavori della 5 a Commissione e quando egli dice di riportare lo stato d'animo della Commissione riferendo che di comune accordo hanno deciso di non esaminare emendamenti e ordini del giorno, in queste sue parole molto trasparenti e chiare - di questo gliene devo dare atto - leggo anche uno dei sintomi del male che sta attanagliando il nostro povero Parlamento, cioè il fatto che noi stiamo rinunciando alla funzione legislativa, questo è un dato di fatto. (Applausi) . Non è infatti possibile che questa volta, come in altre occasioni, ci ritroviamo a discutere per finta;