[pronunce]

Sussisterebbe pertanto la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., essendo stati ridotti i livelli di tutela ambientale stabiliti dal legislatore statale con la normativa interposta. 4.- Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna, infine, l'art. 17 della legge reg. Valle d'Aosta n. 5 del 2018, che sostituisce l'art. 52 della legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 1998, rubricato «[d]isciplina applicabile nelle zone territoriali di tipo A» e diretto a individuare gli interventi consentiti nei centri storici in assenza degli strumenti attuativi del PRG. In particolare, nell'elenco contenuto nel comma 2 del novellato art. 52, la censura si appunta sugli interventi descritti alle lettere a), h), i) e j), «di cui non si rinviene corrispondenza» nell'art. 9 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia (Testo A)». Tale disposizione statale stabilirebbe «puntualmente» quali interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, oltre che di restauro e di risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, sono consentiti nei Comuni sprovvisti di strumenti urbanistici nonché nelle aree nelle quali non siano stati approvati gli strumenti urbanistici attuativi previsti dagli strumenti urbanistici generali come presupposto per l'edificazione. Il legislatore regionale, con la norma impugnata, non avrebbe rispettato la sfera di competenza esclusiva in materia urbanistica statutariamente prevista e si porrebbe soprattutto in contrasto con la normativa statale in materia di «tutela dell'ambiente», di competenza esclusiva statale e rilevante per delimitare la competenza regionale esclusiva in materia urbanistica. Quest'ultima, infatti, deve comunque «svolgersi in armonia con la Costituzione e i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica». Quanto all'art. 9 del t.u. edilizia, il ricorso richiama la giurisprudenza di questa Corte (sentenze n. 68 del 2018 e n. 84 del 2017), affermando che sia il comma 1 che il comma 2, «coinvolgendo anche valori di rilievo costituzionale, quali il paesaggio, l'ambiente e i beni culturali, [sarebbero] posti a presidio di valori di chiaro rilievo costituzionale, essendo volti a impedire interventi suscettibili di compromettere l'ordinato uso del territorio e determinare la consumazione del suolo nazionale: le disposizioni statali, quindi, per tali profili, attesa la rilevanza del bene protetto, non po[trebbero] che rendersi applicabili anche nei confronti delle Regioni ad autonomia speciale». Da ultimo, il ricorrente esclude che la legittimità dell'art. 17 possa essere utilmente sostenuta: a) dalla previsione normativa del parere delle strutture regionali competenti in materia di tutela dei beni culturali e del paesaggio, operante «nel caso in cui l'immobile sia tutelato ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, "Codice dei beni culturali e del paesaggio", dell'art. 40 delle norme di attuazione del PTP e della L.R. n. 56/1983», b) dalla facoltà per i Comuni di non consentire la realizzazione delle strutture pertinenziali indicate dalla lettera i) dell'art. 52, comma 2, legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 1998, come previsto dal successivo comma 3. 5.- Con atto depositato il 3 agosto 2018 si è costituita in giudizio la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, in persona del Presidente pro tempore, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata non fondata. 6.- Con riferimento all'art. 3 della legge reg. Valle d'Aosta n. 5 del 2018, si sottolinea in primo luogo che l'art. 12-bis, comma 4, legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 1998, «mentre non impone di procedere a VAS o a verifica di assoggettabilità» ove gli strumenti attuativi «non comportino ulteriori varianti al PRG vigente», non sancirebbe affatto «alcuna esenzione dall'obbligo predetto "negli altri casi"». Tale formula, avente portata evidentemente "residuale", darebbe idonea «copertura a tutte le ipotesi che sfuggono a quanto previsto dal primo periodo della disposizione», configurandosi come norma di chiusura per ogni altro possibile caso di variante o modifica. La deroga riguarderebbe solo l'ipotesi in cui gli aspetti suscettibili di venire in rilievo ai fini della VAS o della verifica di assoggettabilità siano stati già «oggetto di valutazione nelle procedure effettuate sulle varianti al PRG sovraordinate». Non vi sarebbe dunque una zona franca in grado di sottrarsi alle tutele predisposte mediante la procedura di VAS o di verifica di assoggettabilità. Da ciò si deduce, anzi, che l'art. 12-bis, comma 4, citato, contemplerebbe «un assetto persino più rigoroso di quello desumibile» dalle norme indicate nel ricorso quale parametro interposto, ovvero l'articolo 6, commi 2, lettera a) e 3, del d.lgs. n. 152 del 2006. Infatti, a livello regionale l'esperimento della procedura di VAS o di verifica di assoggettabilità, seppure circoscritto agli aspetti non precedentemente oggetto di valutazione, non interesserebbe, unicamente - come, invece, in sede statale -, i piani e programmi «che determinano l'uso di piccole aree a livello locale» e le loro «modifiche minori» , ma sarebbe esteso, di fatto, in virtù dell'espressione «negli altri casi», a ogni possibile variante, indipendentemente dalla sua consistenza qualitativa e/o quantitativa. Sotto tale profilo, l'art. 12-bis, comma 4, si ricollegherebbe all'art. 3-quinquies, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006, che prevede la possibilità per le Regioni e le Province autonome di «adottare forme di tutela giuridica dell'ambiente più restrittive, qualora lo richiedano situazioni particolari del loro territorio, purché ciò non comporti un'arbitraria discriminazione, anche attraverso ingiustificati aggravi procedimentali». Sostiene la Regione che l'art. 12-bis, comma 4, legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 1998 sarebbe, inoltre, ascrivibile alla potestà normativa primaria in materia di «urbanistica, piani regolatori per zone di particolare importanza turistica» e, ampliando lo spettro di applicazione delle procedure di VAS e di verifica di assoggettabilità, si collocherebbe «nell'alveo degli interventi permessi alle Regioni, a maggiore garanzia dell'interesse ambientale, a fronte dei livelli di tutela omogenei approntati sul territorio nazionale».