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L'ombrello delle politiche monetarie eccezionali, che ha fatto scendere gli oneri sul debito dagli 82 miliardi del 2012 ai 64 del 2017, si sta inesorabilmente chiudendo. Gli oneri sul debito ora aumenteranno di qualche miliardo. Servono, quindi, politiche che rassicurino gli investitori affinché il peso degli oneri sul nostro debito non vanifichi le politiche che il Governo effettuerà per favorire la crescita. Fatte queste premesse, le domande sorgono spontanee: ci chiediamo come sarà possibile attuare tutte quelle promesse enunciate nel contratto di Governo, visto che attualmente non hanno la necessaria copertura finanziaria. Ci chiediamo come sarà possibile attuare la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia per evitare l'aumento dell'IVA e allo stesso tempo eliminare le accise sulla benzina; introdurre il reddito e le pensioni di cittadinanza; rafforzare i centri per l'impiego; riformare le pensioni; rafforzare le politiche per la famiglia e assumere in via straordinaria nuove unità per la polizia penitenziaria e delle Forze dell'ordine. Siamo preoccupati, molto, di fronte alle nuove sfide che l'Italia dovrà affrontare. Se non si definisce meglio il programma di Governo, non disperdendo le risorse a disposizione, sarà impossibile favorire quel vero rilancio dell'economia di cui il Paese ha assoluto bisogno. Alcune riforme, come la flat tax sui redditi da lavoro, o meglio le due aliquote, sono senza dubbio condivisibili, ma sembra già che non possano essere applicate pienamente sulle famiglie e verranno rinviate di almeno un anno. Eppure, il Governo dovrà spiegarci come intende coniugarla con il reddito di cittadinanza, misura di segno opposto, assistenzialista. Siamo convinti che una politica assistenzialista sia un freno al rilancio dell'economia e di fatto un impoverimento, soprattutto per il Sud. Già, il Sud: è tempo di colmare quei ritardi nei trasporti e nelle infrastrutture che indeboliscono il tessuto economico di un'area importante del Paese. Ebbene, la crescita del Mezzogiorno deve essere un obiettivo prioritario di politica economica, non solo per motivi di equità. Nel contratto Lega-MoVimento 5 Stelle viene detto che, con riferimento alle Regioni del Sud, si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio Mezzogiorno. Sarebbe bello se fosse così. Forse ci si è dimenticati che esistono ancora delle politiche di coesione attraverso le quali possiamo e dobbiamo attingere ai fondi europei per le aree che economicamente sono ancora indietro. Forse, e soprattutto, ci si è dimenticati che il principio di uguaglianza deve essere declinato non solo in senso formale, ma anche e soprattutto sostanziale. Bisogna verificare che i fondi siano destinati a investimenti e non a politiche di creazione di nuove partite correnti che purtroppo, nel passato, hanno definito solo una spesa che si autoalimentava. Concludo: il nostro Sud deve diventare un'autentica piattaforma logistica per il Mediterraneo; un'area fortemente attrattiva anche per l'impresa e per il commercio oltre che per il turismo, caratterizzato altresì da una gestione produttiva delle bellezze artistiche. Questo sarà possibile solo se il Governo non disperderà le risorse e le concentrerà su investimenti duraturi e produttivi, capaci di agganciare tutto il Paese almeno ai livelli di crescita europei. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, la discussione intorno al Documento di economia e finanza poteva essere finalmente un'occasione buona per quest'Assemblea, e soprattutto per questa maggioranza, di uscire dagli slogan e dai toni propagandistici ai quali siamo stati costretti ad assistere per oltre cento giorni, in attesa di quadrare, invece, solo ed esclusivamente nomine e assetti di Governo. Si trattava di costruire una discussione di indirizzo e dunque di intenti, o almeno di buoni propositi; un atto che consentiva, pur nella fotografia dell'esistente, responsabilmente e correttamente messa a punto dal Governo uscente, di disegnare una road map degli obiettivi, chiari questa volta e precisi, il primo momento, dunque, nel quale trasformare promesse e propaganda elettorale finalmente in cifra di governo. E invece ci troviamo di fronte all'ennesima occasione sprecata, all'ennesima pagina sostanzialmente vuota; troppi vuoti, tante mancanze e tra queste di sicuro ancora una volta il Mezzogiorno; un Mezzogiorno verso il quale la vostra responsabilità è enorme (almeno quanto le vostre contraddizioni) ma anche doppia, perché giocata al cospetto di una ripresa che, seppure ancora timida, iniziava finalmente, seppure a fatica, a invertire una tendenza; a recuperare un gap che negli ultimi anni, gli anni della crisi, aveva imposto a quest'area del Paese il prezzo più alto, e non tanto in termini di PIL ma soprattutto in termini di disuguaglianze cresciute e di opportunità negate. Ecco, noi del PD lo diciamo con chiarezza: restiamo convinti che, di fronte a questo quadro, la strada da seguire sia quella di continuare a lavorare per far emergere le tantissime potenzialità di questa parte del Paese. Badate bene, però: non basta una logica di solidarietà, che pure è importante, e men che meno ci si figuri in una logica assistenziale o di sussidi. Quella l'abbiamo conosciuta - ahimè - quando eravamo sudditi, non cittadini. Noi cerchiamo e siamo convinti che la logica nella quale lavorare sia aumentare la competitività e con essa la forza dell'intero sistema Paese. Solo un Paese in grado di ridurre e accorciare le distanze tra Nord e Sud potrà giocare appieno le sue carte in un quadro europeo e internazionale pieno di opportunità prima ancora che di rischio o di insidie. Lo potrà fare guardando con forza e fiducia a quanto di buono e di nuovo può venire dall'Europa, certo, ma anche dal Sud del mondo in termini di occasioni e possibilità. Per questo è indispensabile che l'Italia torni a essere una in termini di tenuta sociale, economica e istituzionale, ma anche e soprattutto di visione, al netto di contrasti che possono forse essere una buona via d'uscita per coprire distanze e contraddizioni e spartirsi posti e poltrone, ma che chiaramente non tracciano una visione che si tiene, lasciando troppi vuoti, ambiguità e non detti. Il Sud oggi ha bisogno di investimenti a sostegno della modernizzazione del nostro apparato produttivo, della nostra pubblica amministrazione e di infrastrutture materiali e immateriali, valorizzando le nostre eccellenze, bellezze, competenze, saperi, ricerca e cultura, anche con coraggio, a sostegno dei nostri imprenditori, di chi si ostina a provarci e a non mollare. Il Sud ha bisogno per i nostri giovani, per le tante donne che raggiungono alti livelli di istruzione, ma sono ancora strette da un welfare insufficiente e inadeguato, di lavoro e sviluppo, di occasioni e dignità, e non di sussidi per restare a casa, non di assistenza perché incapaci di farcela da sole;