[pronunce]

pregiudizio che può concorrere a far ritenere di particolare tenuità il fatto addebitato all'indagato, allargandone la portata ove non sussista un interesse della persona offesa alla prosecuzione del procedimento. Nel complesso, la particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 34 del d.lgs. n. 274 del 2000 ha uno spettro più ampio dell'offesa di particolare tenuità ex art. 131-bis cod. pen. , tant'è che incide più radicalmente sull'esercizio dell'azione penale e non già solo sulla punibilità. E infatti la pronuncia del giudice non è iscritta nel casellario giudiziario, a differenza della sentenza che dichiara la non punibilità ex art. 131-bis cod. pen. ; né, a differenza di quest'ultima, la pronuncia di improcedibilità ex art. 34 del d.lgs. n. 274 del 2000 è idonea a formare alcun giudicato sull'illiceità penale della condotta, come nella fattispecie dell'art. 651-bis cod. proc. pen. ; neppure, per la stessa ragione, tale pronuncia è impugnabile dall'imputato, a differenza della sentenza di proscioglimento per la particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis cod. pen. (Corte di cassazione, sezione quinta penale, sentenza 8 marzo-12 luglio 2018, n. 32010). L'alternatività delle due disposizioni emerge anche sotto altro aspetto. Hanno precisato le Sezioni unite (Cass. , sez. un. pen. , n. 53683 del 2017) che - quando all'imputazione di un reato di competenza del giudice di pace si aggiunge, a carico dello stesso indagato o imputato, un reato di competenza del tribunale legato da nesso di connessione, pur nel limitato ambito applicativo di cui all'art. 6 del d.lgs. n. 274 del 2000, secondo cui ricorre la connessione soltanto nel caso di persona imputata di più reati commessi con la stessa unica azione od omissione (sentenza n. 64 del 2009) - si ha non solo che si radica la competenza nel tribunale per entrambi i reati, ma anche che vengono meno le ragioni del maggior favore per l'imputato della regola processuale della improcedibilità dell'azione penale per la particolare tenuità del fatto e si riespande la regola comune codicistica della non punibilità per la particolare tenuità dell'offesa, estesa anche al reato che, in mancanza della connessione, sarebbe stato di competenza del giudice di pace. 7.&#8210; In vero, vi è, interna alla disciplina della procedibilità dell'azione penale per i reati di competenza del giudice di pace, anche una deroga alla regola dell'improcedibilità ai sensi dell'art 34 del d. lgs. n. 274 del 2000: è quella che deriva dall'opposizione della persona offesa dopo l'esercizio dell'azione penale, prevista dal comma 3 di tale disposizione. Infatti, in tal caso, l'opposizione ha l'effetto di precludere al giudice - dopo che l'azione penale sia già stata esercitata non essendo stata ritenuta, nella fase delle indagini preliminari, la particolare tenuità del fatto - la possibilità di rilevare successivamente, in giudizio, tale presupposto; si è parlato di "facoltà inibitoria" o di "potere di veto" della persona offesa al recupero in giudizio della possibilità per il giudice di valutare la particolare tenuità del fatto per dichiarare improcedibile l'azione penale già esercitata. In proposito, questa Corte (ordinanza n. 63 del 2007) ha già rilevato che l'art. 34, comma 3, del d.lgs. n. 274 del 2000 prevede, nella fase successiva all'esercizio dell'azione penale, non già una condizione positiva (il «consenso»), ma una condizione negativa (la non opposizione: «se l'imputato e la persona offesa non si oppongono»). Successivamente le Sezioni unite (Cass. , sez. un. pen. , n. 43264 del 2015), componendo un contrasto di giurisprudenza, hanno precisato, in termini restrittivi, la portata dell'opposizione della persona offesa che paralizza l'operatività dello speciale regime dell'art. 34 del d.lgs. n. 274 del 2000, affermando che la «volontà di opposizione deve essere necessariamente espressa, non potendosi desumere da atti o comportamenti che non abbiano il carattere di una formale ed inequivoca manifestazione di volontà». Inoltre, hanno puntualizzato che l'opposizione è atto personale della persona offesa e va dichiarata in udienza, sicché la mancata partecipazione al dibattimento della persona offesa (regolarmente citata o irreperibile) non è ostativa della facoltà del giudice di valutare la sussistenza dei presupposti previsti dall'art. 34, comma 1. È, però, sufficiente la richiesta di risarcimento del danno della persona offesa costituitasi parte civile, così come nella specie si è verificato nel giudizio a quo, secondo la narrazione del giudice rimettente. In tale evenienza, in cui risulti ritualmente proposta l'opposizione della persona offesa dopo l'esercizio dell'azione penale, si ha che, da una parte, continua comunque a non applicarsi la causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen. , perché in generale tale disposizione non riguarda i reati di competenza del giudice di pace e si è sopra argomentato in ordine alla giustificatezza di tale regime alternativo. Ma d'altra parte, in concreto, neppure la causa di non procedibilità di cui all'art. 34 del d.lgs. n. 274 del 2000 trova applicazione, né potrebbe ritenersi - allo stato attuale della giurisprudenza - che si riespanda il regime comune dell'art. 131-bis cod. pen. , giacché la più volte richiamata pronuncia delle sezioni unite (Cass. , sez. un. pen. , n. 53683 del 2017) predica ciò solo con riferimento all'ipotesi della connessione con altro reato di competenza del tribunale. Questa facoltà di opposizione, però, costituisce una deroga che appartiene alla regolamentazione dell'improcedibilità dell'azione penale in caso di reati di competenza del giudice di pace per fatti di particolare tenuità, deroga collegata alla speciale tutela riconosciuta alla persona offesa, di cui è espressione, in parallelo, la (parimenti derogatoria) facoltà di quest'ultima di proporre ricorso immediato al giudice per i reati perseguibili a querela (art. 21 del d.lgs. n. 274 del 2000). 8.&#8210; In conclusione, non viola i principi di eguaglianza e di ragionevolezza la non applicabilità, ritenuta dalla giurisprudenza, della causa di non punibilità per la particolare tenuità dell'offesa di cui all'art. 131-bis cod. pen. in caso di reati di competenza del giudice di pace, per i quali opera invece la causa di improcedibilità dell'azione penale per la particolare tenuità del fatto di cui all'art. 34 del d.lgs. n. 274 del 2000. La sollevata questione di legittimità costituzionale va quindi dichiarata non fondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 131-bis del codice penale, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Catania, con l'ordinanza indicata in epigrafe.