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la pandemia da COVID-19 ha causato un lungo momento di crisi esistenziale per tutte le categorie di lavoratori, compresi quelli dello spettacolo, colpendo ancor più severamente di altri gli esercenti del piccolo spettacolo viaggiante, settore regolato (in attesa dell'auspicata revisione) dalla legge 18 marzo 1968, n. 337; tra costoro, soffrono soprattutto i "giostrai" (sia itineranti sia proprietari di piccoli impianti ludici fissi), parte dei quali di origine sinti, ma cittadini italiani da molte generazioni, e gli artisti dei circhi minori: imprese a conduzione familiare non supportate dalle organizzazioni che curano gli interessi dei grandi circhi ed escluse dal Fondo unico per lo spettacolo (FUS), erogato annualmente dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo; considerato che: il decreto ("Agicult" del 5 maggio 2020) con cui il ministro Franceschini ha inteso rispondere alle loro sollecitazioni e assicurare un contributo alla categoria dello spettacolo viaggiante esclude, di fatto, molti possessori di licenza, a causa del mancato pagamento dei contributi previdenziali; detta irregolarità contributiva spesso trascende la volontà del titolare della licenza, legata com'è innanzi tutto alla difficoltà di raggiungere il monte ore previsto settimanalmente, che è pari a 12, poiché si suppone che questi lavoratori itineranti sul territorio nazionale riescano a fare profitti aprendo le loro attività per tre giorni a settimana, in condizioni meteorologiche favorevoli; si aggiunga che le tariffe dovute per l'erogazione dell'energia elettrica (industriale) necessaria al funzionamento dei macchinari sono molto onerose, poiché, oltre al consumo effettivo, ovviamente gravato dall'IVA e dalle altre spese previste, comprendono, ad ogni nuova piazza, la tassa per l'allaccio, con relative marche da bollo (almeno 4 da 16 euro), così come per ogni comune toccato è dovuta la tassa di occupazione del suolo pubblico o l'affitto al privato che consente la sosta; voci di spesa cospicue sono pure rappresentate dal carburante per i numerosi automezzi atti a trasportare le attrezzature e le giostre, dalle loro polizze assicurative e dalle indispensabili revisioni periodiche; nella sosta forzata per la pandemia, inoltre, non è possibile "bloccare" le assicurazioni fintanto che le attrazioni restano inoperose, a fronte del rifiuto delle compagnie assicurative di agire in tal senso; si aggiunga che, nel caso degli esercenti dello spettacolo viaggiante di origine sinti, i nuclei parentali sono generalmente numerosi, spesso pari o superiori a dieci unità, poiché comprendono la coppia genitoriale, i figli e le rispettive famiglie; i numeri totali del settore, peraltro, sono molto incerti e divergono nettamente a seconda delle fonti: il Ministero parla di 5-7.000 unità, i soli "giostrai" dichiarano di essere circa 20.000, una differenza considerevole che dipende dallo stato di effettiva invisibilità in cui versano molti di costoro; valutato che: sul piano culturale, a parere dell'interrogante non si ha a che fare semplicemente con un mestiere tradizionale, ma sarebbe corretto definire lo spettacolo viaggiante e i suoi artefici come una "testimonianza avente carattere di civiltà", cioè, a tutti gli effetti, un bene culturale, per come inteso a partire dall'art. 148, lett. a ), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che per la prima volta dà spazio anche alla dimensione della immaterialità; trattasi, però, di un fenomeno a rischio di estinzione, le cui tracce, una volta accaduto l'irreparabile, antropologi ed esperti di cultura materiale dovranno riconoscere e interpretare fungendo da mediatori culturali per la collettività ignara; l'emergenza epidemiologica li ha infatti messi in ginocchio come e più degli altri lavoratori italiani, che afferiscono all'eterogenea categoria dello spettacolo, nel cui ambito i segmenti più fragili potrebbero aver subito il colpo di grazia e non riuscire più a riprendersi, con gravi risvolti anche sul piano sociale, si chiese di sapere: se, in funzione dell'auspicabile ripartenza, il Ministro in indirizzo non ritenga necessario prevedere, per gli esercenti dello spettacolo viaggiante e dei piccoli luna park , oltre ad un reddito di sopravvivenza, anche una misura atta ad azzerare, una tantum , le irregolarità commesse in materia previdenziale e una liquidità immediata che consenta di fare fronte, oltre che agli inediti investimenti finalizzati a garantire sanificazione e distanziamento, alle spese fisse indispensabili al riavvio delle attività; se intenda attivarsi al fine di risolvere efficacemente il problema della carenza di aree di sosta attrezzate per accogliere le case mobili (in alcuni Paesi d'Europa sono previsti veri e propri quartieri d'inverno), lacuna che costringe molti esercenti dello spettacolo viaggiante a non sostare nel comune di residenza, mentre per chi voglia sottrarsi a tale oggettivo disagio abitativo, non ritengano di farsi promotori di un accesso facilitato all'edilizia popolare come sancito, ad esempio, per Roma Capitale con un'apposita delibera. Atto n. 4-03566 GIARRUSSO Al Ministro della giustizia Premesso che a quanto risulta all'interrogante: pochi mesi fa si era dimesso il dottor Andrea Nocera, capo dell'ufficio Ispettorato del Ministero della giustizia, travolto da una indagine per corruzione avviata dalla Procura di Napoli; successivamente, vi sono state le dimissioni del dottor Francesco Basentini, direttore del DAP; a seguire si è dimesso il dottor Fulvio Baldi, capo di Gabinetto del Ministro della giustizia; ed infine si è dimesso il dottor Giulio Romano, direttore generale della Direzione dei detenuti e del trattamento; secondo quanto riportato dalla stampa, tranne le prime dimissioni causate dal coinvolgimento nell'indagine penale, le altre sarebbero collegate, da un lato alle cosiddette intercettazioni Palamara e dall'altro alle scarcerazioni di quasi 500 mafiosi, tra cui pericolosi boss ristretti al 41 -bis, quali Pasquale Zagaria; risulterebbe inoltre che, i magistrati che stanno indagando sulle rivolte scoppiate in contemporanea in numerose carceri, causando 13 morti e innumerevoli feriti, danni per decine di milioni di euro e l'evasione di circa 70 detenuti, avrebbero acquisito un "papello" di 8 punti redatto ai primi di marzo nel carcere di Salerno e contenente una serie di richieste dei rivoltosi; alcune delle richieste dei rivoltosi sembrerebbero essere confluite nella successiva circolare del DAP del 21 marzo 2020, che porterà alla scarcerazione di quasi 500 mafiosi; da quanto riportato dall'articolo dalla testata giornalistica on line "Juorno" il 19 maggio 2020, Francesco Basentini avrebbe incontrato presso il penitenziario in cui è detenuto, Michele Zagaria, fratello di Pasquale Zagaria e figura apicale del clan dei Casalesi, accompagnato dal direttore del carcere e da una terza figura di cui non sarebbero note le generalità; per quanto esposto, l'incontro suscita però inquietanti interrogativi, in ordine ai quali