[pronunce]

Né il rimettente fornisce alcuna motivazione sulle ragioni per le quali la denunciata disparità di trattamento avrebbe rilevanza nel giudizio a quo. L’accertamento dell’inammissibilità della questione assorbe ogni altra considerazione di merito. 4. – Con riferimento all’art. 3 Cost., sotto il profilo della violazione del principio di ragionevolezza, il rimettente solleva quattro distinte questioni. 4.1. – Con la prima, il giudice a quo deduce che la norma denunciata è irragionevole, perché lo scopo di informare la segreteria del giudice di primo grado dell’intervenuto appello (e, quindi, del mancato passaggio in giudicato della sentenza pronunciata da tale giudice) è già soddisfatto dall’obbligo, posto a carico della segreteria del giudice di appello dal comma 3 dell’art. 53 del d.lgs. n. 546 del 1992, di richiedere alla segreteria del giudice di primo grado, subito dopo il deposito del ricorso in appello , la trasmissione del fascicolo processuale con la copia autentica della sentenza impugnata. 4.2. – Con la seconda questione, il giudice rimettente denuncia l’irragionevolezza della norma censurata, perché questa collega un radicale ed insanabile effetto preclusivo dell’impugnazione (cioè l’inammissibilità dell’appello) ad un’attività avente «funzione di notizia […] estranea alla struttura del giudizio di gravame». 4.3. – Con la terza questione, la rimettente Commissione tributaria regionale deduce che la disposizione denunciata è irragionevole, perché, nel caso di notificazione a mezzo posta, fa gravare sull’agente postale (secondo l’interpretazione che la stessa Commissione dà alla disposizione) l’obbligo di depositare la copia dell’appello presso l’ufficio di segreteria della Commissione tributaria provinciale e, pertanto, prevede l’inammissibilità dell’appello quale conseguenza dell’inadempimento di tale obbligo da parte dell’agente postale, cioè di un soggetto diverso dall’appellante. 4.4. – Con la quarta questione viene dedotto che la norma denunciata è irragionevole, perché, pur prevedendo l’inammissibilità dell’impugnazione per il mancato deposito della copia dell’appello nella segreteria della Commissione tributaria provinciale, non indica, però, alcun termine perentorio per detto deposito. 5. – La difesa erariale ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità di tutte e quattro le suddette questioni, affermando che il giudice a quo ha omesso di ricercare un’interpretazione conforme a Costituzione della disposizione impugnata, la quale, invece – sempre secondo la stessa difesa – può essere interpretata nel senso che il mancato deposito della copia dell’appello presso la segreteria del giudice di primo grado costituisce una mera causa di improcedibilità, potendo l’appellante effettuare il deposito stesso fino al momento in cui la causa viene «chiamata in decisione». L’eccezione non può essere accolta. Al riguardo, va innanzitutto rilevato che essa, nonostante sia stata espressamente sollevata per tutte e quattro le questioni, si riferisce in realtà esclusivamente all’ultima di queste, con la quale viene denunciata la mancata fissazione di un termine per il deposito della copia dell’atto di appello nella segreteria del giudice di primo grado. Rispetto alle altre questioni, infatti, è del tutto irrilevante individuare il termine preciso oltre il quale scatta la sanzione di “inammissibilità” o di “definitiva improcedibilità” dell’appello. Con riferimento, poi, all’unica questione alla quale è pertinente, appare evidente che l’eccezione attiene non al preliminare profilo dell’ammissibilità, ma a quello, successivo, del merito della questione stessa. L’interpretazione prospettata dalla difesa erariale si risolve, infatti, nell’individuazione, mediante argomentazioni sistematiche, del termine entro il quale deve essere compiuto il deposito («fino al momento in cui la causa viene chiamata in decisione») e, quindi, attiene al merito della censura, cioè alla fondatezza della questione. 6. – Nel merito, nessuna delle questioni poste in riferimento al principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost. è fondata. Al riguardo, è opportuno esaminare distintamente tali questioni. 6.1. – Quanto alla prima, il rimettente afferma ( in conformità, del resto, alle osservazioni contenute nella circolare dell’Agenzia delle entrate n. 10/E del 13 marzo 2006 ( che la norma denunciata ha lo scopo di informare la segreteria del giudice di primo grado dell’intervenuto appello e, quindi, di impedire l’erronea attestazione del passaggio in giudicato di detta sentenza. Per il giudice a quo, in particolare, la ratio della norma è identica a quella sottesa all’art. 123 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, secondo cui: a) «l’ufficiale giudiziario che ha notificato un atto di impugnazione deve darne immediato avviso scritto al cancelliere del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata» (primo comma); b) «il cancelliere deve fare annotazione dell’impugnazione sull’originale della sentenza» (secondo comma). Tuttavia, ad avviso del giudice rimettente, tale ratio è già soddisfatta dal comma 3 dell’art. 53 del d.lgs. n. 546 del 1992, che fa obbligo alla segreteria del giudice di appello di richiedere alla segreteria del giudice di primo grado, «subito dopo il deposito del ricorso in appello», la trasmissione del fascicolo processuale con la copia autentica della sentenza impugnata. Di qui la dedotta irragionevolezza della norma denunciata. La questione non è fondata. Il rimettente individua correttamente la ratio della disposizione censurata, ma erra nel ritenere che tale ratio possa essere soddisfatta dall’evocato comma 3 dell’art. 53 del d.lgs. n. 546 del 1992. La richiesta di trasmissione del fascicolo prevista da quest’ultimo comma, infatti, viene avanzata dalla segreteria del giudice di appello solo «dopo» la costituzione in giudizio dell’appellante e, pertanto ( contrariamente a quanto dedotto dal rimettente ( non consente alla segreteria del giudice di primo grado di avere tempestiva notizia della proposizione dell’appello. E ciò risulta ancora piú evidente se si tiene conto anche del tempo necessario a che la richiesta pervenga alla segreteria della Commissione tributaria provinciale. Detta richiesta non è, perciò, idonea ad evitare il rischio di una erronea attestazione del passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, limitandosi essa a consentire al giudice di secondo grado di ottenere la disponibilità del fascicolo in tempo utile per la trattazione della causa in appello. La tempestiva conoscenza dell’impugnazione, da parte della segreteria del giudice di primo grado, è invece assicurata: a) nel caso di appello notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, dall’«immediato avviso scritto» della notificazione dell’impugnazione, che lo stesso ufficiale giudiziario deve dare alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata (art. 123 disp. att. cod. proc. civ.);