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Peraltro, stiamo parlando di decreti che hanno già avuto attuazione non solo per il fatto che, essendo decreti-legge, hanno valenza immediata, ma perché siamo a oltre 250.000 bonifici, quindi molti degli effetti di ristoro indicati in questi provvedimenti si sono già esplicati. Questo "era". Poi c'è una parte dell'"è", frutto del contributo che le Commissioni riunite hanno potuto e voluto dare, incrementando il provvedimento con una serie di interventi - molti apprezzati e votati da parte nostra - quali quello del sovraindebitamento, l'anticipazione della norma sul codice di crisi delle imprese, che richiama la legge n. 3 del 2012 sul sovraindebitamento, il problema degli affitti, l'equo compenso, la rateizzazione dell'IRAP. Ancora, norme presentate da altri Gruppi, quali quella sulle Regioni a Statuto speciale, in particolare la Sicilia, e la stabilizzazione dei precari, o ancora la norma di ristoro per le famiglie dei pescatori, purtroppo, ancora in Libia, e sottolineo purtroppo. C'è stato un rinvio e non si è discusso dell'elemento base principale rappresentato dai codici Ateco. Si è trattato di un rinvio al quinquies dovuto a motivi di copertura, ma credo anche di opportunità, perché è necessario svolgere una riflessione rispetto all'efficacia in futuro del meccanismo dei codici Ateco, per capire se sono lo strumento più idoneo o se debbano essere presi invece in considerazione altri criteri. Forza Italia e il centrodestra hanno contribuito con loro proposte particolari e con tre proposte di riforma generaliste, chiamiamole così, recanti la firma dei Capigruppo. La prima, nello specifico, che porta la firma del capogruppo della Lega Romeo, si riferisce ai costi riguardanti l'energia. Il discorso non attiene tanto all'entità delle tre proposte, ma al merito e al meccanismo, vale a dire alla necessità di intervenire anche sui prossimi ristori. Su questo rivolgiamo da parte nostra un invito al Governo, facendo riferimento a costi, ricavi e utili. Mi rendo conto che è difficile trovare un algoritmo che funzioni, però è l'unico modo, perché ci sono attività che hanno un fatturato di 200.000 euro, con una redditività del 50 per cento (quindi 100.00), altre che hanno 500.000 euro di fatturato, con una redditività del 10 per cento (50.000) e altre ancora meno. Oltre ai costi, la nostra proposta emendativa riguarda i trasporti - il nervo scoperto degli ultimi sei mesi e ce ne siamo resi conto, purtroppo, con l'apertura delle scuole - e la necessità di un intervento che coinvolga anche il sistema privato, con l'avvio di un processo di accompagnamento del cambiamento del sistema dei trasporti e di risposta sul sistema dei trasporti. Gli indicatori ci dicono infatti che sicuramente non potrà più esserci il modello statico che si era creato: pensiamo in una città come Roma cosa significava il sistema dei trasporti legato alla convegnistica, su cui ha inciso la spinta tecnologica obbligata dal lockdown , che ha portato ad una modifica automatica. Un terzo emendamento, a prima firma della senatrice Bernini, ha ad oggetto, infine, l'attenzione ad un sistema dei ristori più puntuale. Anche su questo siamo al passaggio al dopo, nel senso che è solo un avvio, ma, secondo il nostro ragionamento, i prossimi ristori non dovranno più essere una spolverata a livello nazionale, ma bisognerà procedere in modo più puntuale, con riferimenti territoriali. La realtà della Calabria non è la stessa dell'Umbria o del Piemonte, per cui dovrà essere dato uno spazio, regolato e non disordinato, a interventi puntuali da parte del sistema regionale. Si tratta quindi di un primo passo verso un'uscita mirata, regolata e, speriamo, più rapida possibile da questa situazione. In questo momento siamo però tutti al presente, anzi, siamo ancora in una prefase del presente dell'emergenza, visto che all'emergenza è legata la manovra di bilancio, di cui dibatteremo la prossima settimana e che in queste ore si discute alla Camera, che va a coprire altre esigenze di ristoro. Da quel che risulta, in questo momento si sta discutendo di lavoro autonomo, di primi passi rispetto all'industria manifatturiera per un nuovo stimolo. Arriverà poi il cosiddetto decreto ristori- quinquies , che prevede peraltro uno scostamento. Colleghi, questa gravissima situazione è anche l'occasione per intervenire sulle procedure e per regolare i troppi poteri che immobilizzano il sistema. Dobbiamo stare certamente attenti ai ladri, ma mi permetto di citare il TAR, il caso della Puglia, che, con due decisioni su due Province diverse sulla questione del lockdown , è significativo. Corte dei conti, timbri, monitoraggi, tribunali civili: ieri il collega Dal Mas ci ha ricordato che da noi i processi civili durano mediamente più del doppio della media degli altri Paesi europei. Monitoraggi, statistiche, ordinaria burocrazia, di cui noi siamo parte, da cui non possiamo tirarci fuori e a cui molte volte abbiamo contribuito. Un esempio del noi, citato ieri dalla collega Toffanin, è quello del microcredito. Nel decreto liquidità abbiamo previsto un passaggio da 25.000 a 40.000 euro del limite per il microcredito e l'abbiamo delegato a un decreto ministeriale. Ebbene, abbiamo dovuto togliere la delega al decreto ministeriale su qualcosa che era urgente in quel momento e renderlo effettivo con norma, perché il Ministero, in sei mesi, a questa urgenza non aveva risposto. Ora, però, bisogna avere il coraggio di intervenire con responsabilità. Abbiamo il dovere di mettere mano alle procedure. Visto che abbiamo anche il dovere di passare dalla bombola dell'ossigeno all'ossigeno respirato direttamente dalla nostra società a seguito della situazione che si è creata, dobbiamo affrontare immediatamente anche alcuni temi che sono emersi chiaramente. Avendo parlato di bombola di ossigeno, faccio l'esempio della sanità. Abbiamo bisogno di personale sanitario: non di amministratori o di avvocati per fare procedure, ma di personale sanitario. Servono riforme per farci diventare un Paese moderno. D'altra parte, nel diventare Paese moderno, chiaramente la mia parte politica dice che non possiamo risolvere tutte le crisi con la statalizzazione. Dobbiamo produrre margini. L'indagine di Banca d'Italia, che mette alcune città in testa alla classifica per risparmi, come Bologna, non rappresenta un elemento di positività, ma di negatività. Avere i risparmi che crescono è un dato negativo, perché significa anche che le imprese non investono; e, se non si investe, non si coglie lo snodo che ci sarà con il recovery fund e che dovrà permettere all'Italia di essere nella condizione di utilizzarlo al massimo. Vorrei ricordare che tale fondo ammonta a più del doppio del piano Marshall, che, attualizzato, ammonterebbe a circa 90 miliardi. La nostra pubblica amministrazione non è in grado di affrontarlo. Dico al Governo che, come Paese, dobbiamo indirizzarci verso l'iniziativa privata. L'ultima considerazione è semplice. L'esempio lo abbiamo in casa: è il piano nazionale industriale 4.0 e super bonus al 110 per cento. È un primo percorso. È un impegno che noi chiediamo al Governo ed è un impegno importante per far uscire il Paese da questa condizione. (Applausi) .