[pronunce]

c) ha omesso qualsiasi descrizione (seppure sommaria) delle disposizioni e dei contenuti della delibera impugnata e dei motivi di impugnazione prospettati nel ricorso, così da impedire la verifica della pregiudizialità del giudizio di costituzionalità rispetto al giudizio di invalidità della delibera; d) non ha tentato di dare alle disposizioni censurate una interpretazione costituzionalmente conforme, limitandosi ad affermare apoditticamente che la legge regionale de qua avrebbe creato una nuova figura professionale così violando l'evocato parametro costituzionale; che, peraltro, secondo la difesa regionale (che ribadisce le proprie argomentazioni in una memoria di udienza), dal tenore testuale delle disposizioni censurate è agevole escludere che il legislatore regionale abbia "imposto" (o anche solo "consentito") alla Giunta di "creare" una nuova figura professionale distinta da quelle già contemplate dalla legislazione statale o di istituire un registro atto a svolgere una funzione individuatrice della suddetta professione; laddove è la stessa legislazione nazionale vigente in tema di certificazione energetica obbligatoria (che è ricompresa nella certificazione di sostenibilità energetico-ambientale disciplinata dalla legge regionale) che (all'art. 18 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115, recante «Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE», ed al relativo allegato III) riconosce in termini espliciti il potere delle Regioni di individuare ed abilitare - scegliendo tra diverse opzioni e modalità - soggetti certificatori ulteriori rispetto a quelli già individuati a livello nazionale; che si è, altresì, costituito il Consiglio nazionale degli ingegneri, in persona del Presidente pro tempore (intervenuto nel giudizio principale, ad adiuvandum le ragioni dei ricorrenti), il quale richiama il contenuto della delibera della Giunta regionale impugnata - dove si prevede che, per svolgere l'attività di certificazione energetico-ambientale, gli ingegneri (contrariamente a quanto previsto, per la certificazione energetica di cui al decreto legislativo n. 192 del 2005, dall'allegato III al decreto legislativo n. 115 del 2008) sono obbligati a frequentare appositi corsi di formazione con esami finali, previsti anche per mantenere l'accreditamento - concordando con il rimettente sul fatto che, così operando la Giunta regionale, con un atto amministrativo e sulla base delle norme censurate ha sostanzialmente individuato una nuova figura professionale in relazione al rilascio della certificazione de qua, stabilendo specifici e nuovi requisiti abilitanti; che la parte (rilevato che il Consiglio di Stato, sezione V, con ordinanza del 1° giugno 2011, n. 2336, ha riformato la pronuncia del rimettente di rigetto dell'istanza di sospensione della delibera impugnata), conclude per l'accoglimento della questione, ritenendo del tutto condivisibili le argomentazioni svolte nell'ordinanza di rimessione, precisando (a sostegno dell'affermazione della invasione della competenza statale in materia) che ad oggi il legislatore statale non ha ancora definito i requisiti e i criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e l'indicazione degli esperti o degli organismi cui affidare la certificazione energetica degli edifici, di cui al citato decreto legislativo n. 192 del 2005. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per le Marche ha censurato, in riferimento all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, gli articoli 6, commi 4 e 5, lettera b), e 14, comma 3, lettera b), della legge della Regione Marche 17 giugno 2008, n. 14 (Norme per l'edilizia sostenibile), «nella parte in cui, istituendo un sistema regionale di accreditamento per l'abilitazione al rilascio delle certificazioni di sostenibilità energetico-ambientale, crea, nella sostanza, una nuova figura professionale non prevista dai principi fondamentali stabiliti dallo Stato»; che, preliminarmente, la Regione Marche - rilevato che nel giudizio a quo sono state sollevate dai ricorrenti numerosi motivi di illegittimità della delibera di Giunta ivi impugnata e che l'ordinanza di rimessione è stata emessa in sede di trattazione della domanda cautelare di sospensione dell'efficacia della delibera medesima (peraltro rigettata dal rimettente) - ha eccepito l'inammissibilità della questione per difetto assoluto di rilevanza in riferimento a diversi profili, riassumibili: a) nell'esaurimento della potestas iudicandi del rimettente in sede cautelare; b) nel difetto di motivazione in ordine alla sussistenza dell'interesse al ricorso (negato con riferimento ai vizi propri del provvedimento impugnato) limitatamente ai motivi di censura prospettati dai ricorrenti in via subordinata e concernenti l'illegittimità derivata della delibera per l'incostituzionalità delle norme di legge che ne avrebbero costituito il fondamento; c) nell'omessa descrizione delle disposizioni e dei contenuti della delibera impugnata e dei motivi di impugnazione prospettati nel ricorso; d) nel mancato tentativo di dare alle disposizioni censurate una interpretazione costituzionalmente conforme; che la prima eccezione non è fondata giacché, dalla pur sintetica motivazione dell'ordinanza di rimessione, si evince che il dubbio di costituzionalità delle norme de quibus non viene sollevato per decidere l'istanza cautelare di sospensione del provvedimento impugnato, bensì (dopo il rigetto di tale istanza) al fine di dare soluzione al giudizio «sotto il profilo del merito» e di accertare la validità o meno del provvedimento medesimo per vizi derivati dalla eventuale illegittimità costituzionale delle norme della legge regionale oggetto di censura; che, dunque, con la decisione sull'istanza cautelare, non può dirsi esaurita la potestas iudicandi del rimettente, in quanto - secondo la non implausibile prospettazione sul punto - il dubbio di costituzionalità è posto per la definizione del merito del giudizio, di cui il rimettente è comunque investito; che, viceversa, quanto alla seconda eccezione mossa dalla difesa della Regione, dal contesto motivazionale emerge che il rimettente - dopo avere esplicitamente affermato «l'assenza di un concreto interesse ad agire» dei ricorrenti rispetto alla impugnazione in via principale del provvedimento in contestazione «per vizi propri» (poiché, a suo dire, per effetto dell'eventuale fondatezza delle censure mosse a tale provvedimento «riprenderebbe vigore il sistema di accreditamento precedente di cui alla delibera di GR n. 1141/2009 contenente, peraltro, requisiti di accreditamento più gravosi e quindi penalizzanti per i professionisti rappresentati dagli ordini qui ricorrenti»), e dopo avere appunto fondato, sulla base di tale assunto, la decisione di rigetto della misura cautelare - si limita a ritenere in maniera del tutto apodittica che «sotto il profilo del merito assume invece rilevanza la dedotta questione di incostituzionalità delle norme poste a fondamento del provvedimento impugnato»;