[pronunce]

che, infatti, – ribadito che entrambe le procedure di amministrazione straordinaria, «accelerata» ed «ordinaria», hanno finalità «conservativa del patrimonio produttivo», anche quando sono adottati programmi liquidatori – non ha pregio dedurre il carattere di risanamento di una procedura dalla circostanza che resti integro, nel caso di programma che contempli ab initio un concordato con assuntore, il «patrimonio produttivo»; che il concordato di cui all'art. 56, comma 3, del d.lgs. n. 270 del 1999 non può che essere compatibile con la procedura di ristrutturazione, nella quale – eventualmente e, comunque, sempre successivamente alla formulazione del relativo programma – si inserisce, sicché esso può, in ipotesi, assumere la figura di concordato con assuntore solo a seguito dell'insuccesso del programma di ristrutturazione e del passaggio dalla fase conservativa ad una liquidatoria (così anche Cass. 10 marzo 2006, n. 5301, la quale sottolinea che «di un risultato di risanamento, senza liquidazione dei beni, può parlarsi solo quando sia il medesimo originario imprenditore a riprendere l'attività produttiva e/o di scambio»); che, a prescindere dalla loro condivisibilità, i rilievi svolti relativamente alle modalità di soddisfacimento dei creditori sono irrilevanti in giudizi il cui oggetto non è l'omologazione del concordato, con il quale quelle modalità sono state stabilite. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 6 del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347 (Misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza), convertito, con modificazioni, nella legge 18 febbraio 2004, n. 39, come modificato dagli artt. 4-ter e 4-quater del decreto-legge 3 maggio 2004, n. 119 (Disposizioni correttive ed integrative della normativa sulle grandi imprese in stato di insolvenza), convertito, con modificazioni, nella legge 5 luglio 2004, n. 166, sollevate, in riferimento agli articoli 3 e 41 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Parma, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 dicembre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 dicembre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA