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Parliamo di pluripregiudicati: nei nostri penitenziari non abbiamo studenti di Oxford, di Cambridge o della Bocconi, ma pluripregiudicati che hanno distrutto i nostri penitenziari e aggredito le Forze dell'ordine, e le aggrediscono tutti i giorni. Hanno pagato o sono sotto inchiesta, come saranno messi sotto inchiesta coloro che, indossando una divisa, hanno sbagliato a Santa Maria Capua Vetere? Vogliamo conoscere i fatti, quindi è bene che venga il ministro Cartabia e faccia luce a trecentosessanta gradi su queste storie. Non si può accettare che gli aggrediti diventino aggressori e viceversa. Chiediamo rispetto per le Forze dell'ordine e per gli agenti della Polizia penitenziaria che fanno un lavoro difficilissimo nelle sezioni carcerarie con un agente per ogni cinquanta detenuti: questo, senatore Zanda e senatori del Partito Democratico, lo dovete sapere, senza limitarvi a parlare soltanto da qui, da questi scranni, a caso e senza conoscere la realtà dei fatti. (Applausi) . Noi siamo dalla parte delle Forze dell'ordine e della Polizia penitenziaria e chiediamo che il Ministro venga in Senato a riferire su quanto sta facendo. CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, sono alla mia terza legislatura e non ho mai chiesto che un Ministro venga a riferire in Parlamento, perché molte volte questa richiesta è dettata da motivi elettorali, dalla volontà di fare una critica o dare una diversa interpretazione dei fatti. Mi associo invece a quanto ha chiesto il senatore Zanda, perché, come ha detto il Ministro della giustizia, abbiamo necessità di sapere la verità. Quello che è avvenuto, se fosse nei termini in cui appare dai giornali, è certamente un problema di vitalità del nostro Paese e un tradimento della nostra Costituzione. Una Costituzione che molte volte viene dimenticata, come - devo dirle - come è avvenuto anche per la votazione appena tenutasi sui cosiddetti diciottenni che voteranno per il Senato. Tutto questo, signor Presidente, è qualcosa che ho vissuto sulla mia pelle: quando facevo il magistrato, ho vissuto la regola del compimento dei cinquant'anni di età per poter essere eletti a Presidente della Repubblica e dei quarant'anni di età per essere eletti al Senato. Questa regola aveva un qualcosa di ideale che mi portava a ritenere che la Costituzione dice qualcosa che rappresenta il popolo italiano. Quella era la filosofia della Commissione dei 75. La filosofia della Costituzione sui detenuti ha un valore enorme. Dobbiamo renderci conto che i detenuti vivono in una situazione di ristrettezza, e con questo non sto dicendo che la Polizia penitenziaria ha tutta la responsabilità di quanto avvenuto. Vorrei infatti ricordare che la Polizia penitenziaria svolge una serie di compiti forse non avendo nemmeno gli strumenti per poterli compiere legittimamente. Dico di più. Sono intervenuto e ho fatto battaglia in quest'Aula quando è stata eliminata la norma che riguardava i detenuti che aggredivano la Polizia penitenziaria. Signor Presidente, lei sa meglio di me che quattrocento poliziotti all'anno sono vittime di aggressioni fisiche, anche con conseguenze per le ferite riportate. Nella passata legislatura fu eliminata, con un errore formidabile, la norma che prevedeva, per il detenuto che avesse aggredito un agente di Polizia penitenziaria, l'impossibilità di accedere per due anni ai benefici della cosiddetta legge Gozzini. Era infatti una norma che, senza prevedere la sanzione, evitava in via preventiva certi comportamenti e, dopo quarant'anni di magistratura, credo ancora nella forza della prevenzione più che della pena, nella forza di coloro che non hanno voglia di chiudere le persone in carcere e buttar via la chiave; non è questo il modo di essere del nostro Paese. Dal momento che il Ministro ha evocato i princìpi della Costituzione, a lui chiedo di venirci a dire la verità - e non è una richiesta per cercare di non guardare alle difficoltà o di perdere tempo - perché i problemi posti da quei fatti, se fossero veri, sono tali da imporre a noi una riflessione ulteriore al fine di verificare il rispetto della Costituzione. (Applausi) . CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'argomento è di quelli che certamente sollevano il dibattito, com'è giusto che sia, perché è indubbio che a tutti noi sta a cuore la sicurezza all'interno delle carceri che, dobbiamo ricordarci, è sempre da due parti, dalla parte dei detenuti e da quella delle guardie carcerarie. La circostanza orribile di cui tutti siamo venuti a conoscenza in maniera sconcertante mette anche in evidenza che, all'interno delle carceri, da troppo tempo vi sono condizioni, sia per chi vi lavora, sia per chi è detenuto, non all'altezza di quelli che dovrebbero essere gli standard di un Paese come il nostro. (Applausi) . Chiariamo subito che quanto accaduto all'interno delle carceri e ripreso dalle telecamere è qualcosa che non può esistere in un ordinamento civile. Se noi dobbiamo chiedere un impegno al Governo, ciò è chiaramente per rendere anche possibile lavorare all'interno delle carceri in maniera sicura e certamente giusta. Dopodiché, tra le guardie e i ladri, noi non abbiamo dubbi: noi stiamo sempre con le guardie. (Applausi) . Bisogna garantire a chi viene carcerato la sicurezza, ma bisogna garantire a chi svolge il proprio dovere in uniforme di non subire anche condizionamenti rispetto a un sistema che vuole mettere i numeri sopra le guardie carceraria e la Polizia penitenziaria, come se fossero loro i carcerati. Signor Presidente, ci siamo posti anche un quesito, una domanda su una cosa molto curiosa. Da tempo, infatti, insistiamo nelle Aule del Parlamento affinché il Governo capisca che, inserire all'interno di luoghi delicati, dove possono esserci maltrattamenti, sistemi di controllo con le telecamere è un'opportunità per garantire legalità. (Applausi) . Troviamo però sempre ostruzionismo da parte del Partito Democratico su questi temi. Ebbene, nella circostanza di cui stiamo parlando, il sistema di controllo attraverso le telecamere all'interno delle carceri ha garantito di potere mettere in evidenza una situazione di sopruso, in modo tale che in futuro certe cose non possano più ripetersi. Noi chiediamo insistentemente che ci siano sistemi che assicurino garanzie e tutele all'interno delle strutture protette per gli anziani, oltre che all'interno delle scuole materne (Applausi) , dove purtroppo abbiamo visto che si sono verificate ugualmente situazioni di maltrattamenti. Tuttavia, se lo dice la Lega, non va bene; se lo dice Salvini, si deve dire l'opposto. Quanto accaduto ci deve far riflettere quindi sotto molti punti di vista, anche sul piano della tutela di chi è in condizioni di essere offeso senza potersi difendere.