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Disposizioni sul negozio di affidamento fiduciario. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge, recante « Disposizioni sul contratto di affidamento fiduciario », mira a colmare una lacuna nell'ordinamento giuridico italiano e a portare a compimento i riferimenti al contratto di affidamento fiduciario contenuti nella legge 22 giugno 2016, n. 112 (detta « legge sul dopo di noi »). I. In conseguenza della ratifica della Convenzione de L'Aja del 1° luglio 1985 sul diritto applicabile e il riconoscimento dei trust (legge 16 ottobre 1989, n. 364), l'uso del trust si è diffuso in Italia: in mancanza di una legge italiana, si è trattato sempre di trust disciplinati da una legge straniera. Contemporaneamente la figura giuridica « trust » è penetrata in tutto il mondo occidentale, anche nei Paesi le cui tradizioni sono fondate sul diritto romano, e la risposta generalizzata è stata quella di forgiare legislativamente uno strumento nazionale: così è stato in Argentina (legge n. 24.441 del 1994 che introduce la « propiedad fiduciaria »), in Lussemburgo con la legge sui « contratti fiduciari » in materia finanziaria (legge 27 luglio 2003), in Spagna per quanto riguarda i soggetti portatori di handicap (legge 41/2003, del 18 novembre 2003), in Uruguay con la disciplina in via generale del fideicomiso attingendo ampiamente alle regole e ai princìpi dei trust (legge n. 17.703 del 2003), in Francia (2007), nella Repubblica di San Marino (leggi del 2005 e 2010), nei nuovi codici civili della Romania (2011), dell'Ungheria e della Repubblica Ceca (2014). Si è trattato di disposizioni normative che mirano a « tradurre » la struttura del trust rimanendo vicino al modello inglese, ma, al tempo stesso, semplificandolo e restringendone gli ambiti applicativi con significative varianti che rendono quelle leggi non realmente competitive rispetto all'originale e talvolta di problematica applicazione. L'Italia, che certamente è il Paese di civil law nel quale il trust si è maggiormente affermato, ha sinora ritenuto di proporre soluzioni originali: ne sono prove recenti i patrimoni destinati a uno specifico affare (articoli 2447- bis e successivi del codice civile) e i vincoli di destinazione (articolo 2645- ter del codice civile). Queste innovazioni si sono rivelate di scarsa efficacia e mai competitive rispetto al trust , al punto che nell'ultima occasione il legislatore si è arreso e, volendo favorire l'istituzione di rapporti giuridici per la protezione dei disabili gravi (legge 22 giugno 2016, n. 112), ha espressamente indicato il trust , così lasciando il campo alle leggi sul trust di altri Paesi. II. Nella legge n. 112 del 2016, tuttavia, è stata indicata anche una seconda tipologia: il contratto di affidamento fiduciario, che la legge ha collocato a fianco del trust , postulandone la sostanziale corrispondenza funzionale. È risaputo che il contratto di affidamento fiduciario è nato a livello accademico dagli studi di diritto comparato svolti nell'Università di Genova sotto la direzione del professor Maurizio Lupoi e concretizzatisi in pubblicazioni che hanno attirato l'attenzione delle professioni oltre che degli studiosi. Alla base della costruzione teorica è l'esito delle ricerche storiche dalle quali è risultato che l'insieme dei dati teorici caratterizzanti il trust ebbe origine nella dottrina giuridica canonico-civilistica rinascimentale e quindi sul terreno della tradizione del diritto romano: da essa mosse il diritto inglese e nel corso del tempo elaborò la figura del trust di common law come oggi la conosciamo. Muovendo da quella paternità culturale, la dottrina del contratto di affidamento fiduciario si è riappropriata di concetti e meccanismi funzionali della civil law ed è pervenuta a elaborare principi e regole che trovano collocazione nel disegno di legge: esso, in luogo di provare a « tradurre » il trust , come hanno fatto quasi tutti gli altri Stati che hanno legiferato in materia, addita una via interamente appartenente alla civil law (come già fece la Repubblica di San Marino con la legge 1° marzo 2010, n. 43). Una legge sul contratto di affidamento fiduciario sarebbe l'occasione per l'Italia di proporsi quale guida a numerosi Paesi di civil law che intendono « avere il trust », ma vogliono rimare all'interno della propria tradizione giuridica, e di tornare a essere esportatrice e non più solo importatrice di innovazione legislativa. III. Il testo che si propone esordisce definendo il negozio di affidamento fiduciario in termini di « programma » in favore di uno o più beneficiari, che l'affidatario fiduciario si obbliga a realizzare, eventualmente sotto il controllo di un « garante » (articolo 1). Il programma, elemento tipizzante questo tipo di contratto, non è richiesto dalle leggi straniere sul trust . Il comma 4 dell'articolo 1 specifica che il negozio di affidamento fiduciario può avere origine testamentaria. Si richiede che l'affidatario fiduciario sia domiciliato o abbia uno stabilimento in Italia (articolo 2) onde assicurare l'efficienza della tutela giurisdizionale. Il « patrimonio affidato » è distinto dal patrimonio dell'affidatario fiduciario e non entra nella sua successione (articolo 3). L'affidante, che è titolare di diritti verso l'affidatario fiduciario (mentre il settlor di un trust è assolutamente privo di tutela verso il trustee ), può essere temporaneamente affidatario fiduciario purché (nel trust questo non è richiesto, anzi è impossibile) del negozio sia parte almeno un beneficiario (articolo 4) e si preveda la presenza di un « garante ». Delineati i beneficiari e le conseguenze della loro mancanza (articoli 5 e 6), il testo determina i meccanismi preposti all'attuazione del programma: i consensi per il compimento di atti dell'affidatario fiduciario (articolo 7), gli obblighi di condotta su di esso gravanti, inclusa la presentazione di un rendiconto scritto almeno annuale e la limitazione nel conferimento di mandati a terzi (articolo 8), il divieto di proporre azione di risoluzione del contratto per inadempimento (articolo 9). Quest'ultimo divieto è il risvolto della enunciazione del programma (articolo 1): il rapporto contrattuale deve giungere comunque a compimento e il disegno di legge si avvale della figura del negozio di autorizzazione, in forza del quale l'affidante o il garante o altri possono compiere atti dispositivi del patrimonio affidato anche senza il consenso o contro la volontà dell'affidatario fiduciario e perfino cedere la sua posizione contrattuale a altro affidatario fiduciario (articolo 14): questo potente meccanismo di efficienza non ha corrispondenza nel trust . I terzi che contraggono con l'affidatario fiduciario possono soddisfarsi soltanto sul patrimonio affidato, ma l'affidatario fiduciario risponde anche con il proprio patrimonio, con diritto di rivalsa, qualora non abbia fatto menzione della propria qualità prima di assumere una obbligazione (articolo 11). Il progetto sancisce l'annullabilità dei negozi compiuti dall'affidatario fiduciario contro le disposizioni contrattuali o in stato di conflitto di interessi e si avvicina alla disciplina inglese del tracing , ma necessariamente con minore efficacia, nel recupero dei beni indebitamente alienati e oggetto di successive alienazioni (articolo 12).