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Sono state ridotte le pene per i reati di vilipendio, tenendo conto che per alcune delle corrispondenti violazioni del codice penale la legge 24 febbraio 2006, n. 85, ha escluso la pena detentiva. 7) Reati contro il servizio militare Le condotte di violazione di doveri generali inerenti al comando sono ridefinite riducendo in alcuni casi le pene al fine di armonizzarle con previsioni analoghe contenute nel codice penale e nel codice della navigazione e abrogando le fattispecie ritenute non più attuali. Il reato di violata consegna viene rimodulato, mantenendo la punibilità del militare comandato di sentinella o ad altro servizio regolato da consegne che abbandona il servizio o in altro modo viola la consegna ricevuta, in assenza di un giusto motivo. Quest'ultima condizione conferisce il necessario rilievo all'obbligo di leale collaborazione sancito dall'articolo 13 del regolamento di disciplina militare, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 luglio 1986, n. 545, secondo cui il militare ha il dovere di assumere l'iniziativa quando siano chiaramente mutate le circostanze che avevano determinato le disposizioni ricevute, cercando di conseguire comunque lo scopo che gli era stato prefisso e informando appena possibile i propri superiori. È stata poi inserita una specifica aggravante in considerazione del particolare rilievo rivestito dalla scrupolosa osservanza delle consegne nel caso della sentinella in servizio durante operazioni militari armate all'estero o in circostanze di pubblica calamità. L'ambito del reato di omessa presentazione in servizio viene limitato al caso del servizio armato regolato da consegne o disposto nel corso di un'operazione militare armata all'estero, sempre che dal fatto derivi l'interruzione della continuità del servizio o un pericolo per le persone o per le infrastrutture. In tal modo vengono superate le incertezze interpretative della norma attuale, riconoscendo rilievo penale soltanto alle condotte connotate da una specifica offensività e riconducendo nell'ambito esclusivamente disciplinare altri comportamenti caratterizzati da un ben diverso disfavore (lievi ritardi in servizio che non abbiano cagionato effettivo danno alla continuità del medesimo ovvero mancate presentazioni per svolgere servizi di ufficio). Per quanto concerne l'assenza arbitraria dal servizio, viene abrogato il reato di allontanamento illecito, escludendo la rilevanza penale dell'assenza dal servizio protrattasi per non più di cinque giorni; quanto alla mancata assunzione del servizio da parte di chi, a qualsiasi titolo, abbia l'obbligo di prestare servizio militare, il termine minimo per la sussistenza del reato è stato portato a dieci giorni. Per quanto attiene ai casi di procurata o simulata infermità, vengono unificate le relative fattispecie, con diminuzione di pena, coerente con il venir meno degli obblighi di leva, che conferivano ai reati in questione una maggiore offensività. Viene contestualmente abrogata l'ipotesi di procurata inabilità o simulata infermità in cui il soggetto abbia agito per sottrarsi a un servizio specifico assegnatogli, e non agli obblighi militari nel loro complesso, al momento procedibile a richiesta del comandante di corpo. Vengono inoltre riviste le disposizioni in materia di danneggiamento di armi, esplosivi, opere militari, edifici e beni immobili militari ad esso destinate, limitando la rilevanza penale del danneggiamento colposo al solo caso di distruzione di navi o aeromobili, convogli, strade, stabilimenti, depositi o altre opere militari ed escludendo tutte le rimanenti ipotesi di colpa, al momento perseguibili a richiesta del comandante di corpo, in quanto si ritiene che trovino una definizione più appropriata in sede disciplinare. La sottrazione di armi, munizioni, esplosivi o materiali di armamento appartenenti all'amministrazione militare viene punita prevedendo due specifiche figure di reato, la più grave delle quali sanziona severamente, in analogia con quanto avviene nella disciplina comune, il caso del furto in armeria. Per il reato di disobbedienza viene esclusa la punibilità del militare che, avendo dichiarato di non voler eseguire l'ordine, lo esegue comunque dopo la reiterazione da parte del superiore. Viene poi prevista un'aggravante speciale se il fatto è commesso durante operazioni militari armate all'estero ovvero interventi in occasione di pubblica calamità. Le previsioni in materia di attività e di comportamenti sediziosi vengono profondamente innovate, in particolare abrogando i reati di attività sediziosa e raccolta di sottoscrizioni per rimostranza o protesta, ora disciplinati dagli articoli 182 e 184 del codice penale militare di pace. Tali disposizioni presentano criticità sul piano costituzionale con riguardo alla loro dubbia compatibilità con il diritto di libera manifestazione del pensiero di cui all'articolo 21 della Costituzione, nonché a profili di indeterminatezza e difetto di tassatività. Peraltro già la giurisprudenza ha limitato fortemente la portata dell'articolo 182 del codice penale militare di pace (nel senso definito dalla corte militare d'appello nella sentenza del 9 febbraio 1988), fornendone una lettura restrittiva. Il reato di manifestazione sediziosa viene di contro confermato, anche perché tuttora rispondente ad analoga incriminazione del codice penale comune e in considerazione del fatto che la pubblicità della condotta conferisce a questa un disvalore che ne giustifica la perseguibilità sul piano penale; viene tuttavia eliminato il riferimento alle grida, in quanto non più attuale. Le vigenti disposizioni in materia di insubordinazione con violenza, con minaccia o con ingiuria, ovvero di violenza, minaccia e ingiuria contro un inferiore, vengono ripensate. Si è ritenuto che, a seguito dell'abrogazione del reato comune di oltraggio a pubblico ufficiale, tutti i casi di ingiurie tra militari di grado diverso, anche se avvenute in servizio o per cause attinenti al servizio e alla disciplina, possano essere ricondotti al reato militare di ingiuria e, conseguentemente, perseguibili a querela ovvero a richiesta del comandante di corpo, escludendo così la procedibilità d'ufficio per condotte caratterizzate da una limitata offensività. Le minacce e le violenze tra militari di grado diverso vengono poi mantenute nell'ambito dei reati contro il servizio, punite più gravemente e procedibili d'ufficio, solo se si tratti di fatti avvenuti in servizio o per causa attinente al servizio e alla disciplina, riconducendo gli altri episodi ai reati militari di lesione e di minaccia, che nei casi meno gravi sono puniti con pene più lievi e sono perseguibili a querela della parte offesa o a richiesta del comandante di corpo. 8) Reati contro l'amministrazione militare In materia di reati contro la pubblica amministrazione sono state mantenute le fattispecie di peculato e di malversazione già previste dal codice penale militare di pace. Non si è ritenuto di prevedere la militarizzazione della corruzione e della concussione in quanto particolarmente problematica, soprattutto in ragione della natura di reato plurisoggettivo a concorso necessario della prima e della struttura della seconda. I richiamati reati sono infatti caratterizzati dal possibile coinvolgimento (come correi ovvero come soggetto attivo e parte offesa) di militari ed estranei alle Forze armate.