[resaula]

non lo è quando si va di fretta, perché la fretta è cattiva consigliera, ma non è irrilevante neanche quando si va con un ritmo che io non chiamerò lentezza, che però ci fa capire che non possiamo arrivare al traguardo. Siamo a un punto di svolta. Siamo tutti capaci di fare dei conti, di guardare l'orologio, e non solo le lancette dei minuti e dei secondi, ma anche quelle che non ci sono dei mesi e degli anni, e sappiamo che per completare un iter che prevede quattro passaggi, con determinati tempi tra di essi, forse siamo in tempo se oggi votiamo lo stesso provvedimento che ci è stato trasmesso dalla Camera dei deputati. Questa è anche la scelta per cui si è andati nella direzione di sospendere la discussione sull'elettorato passivo - nel disegno di legge da me presentato in risposta a quelle due esigenze non c'era, quindi sono personalmente molto soddisfatto - ma non solo, perché altrimenti tutti gli eventuali miglioramenti, come troppo spesso accade, vengono fatti in letteratura ma non in politica. In politica bisogna discutere, ma a un certo punto bisogna anche decidere e concludere per arrivare a un risultato. La democrazia decidente è il miglior tipo di risposta all'antipolitica perché altrimenti i cittadini, di fronte al fatto che la politica non decide mai, si convincono ancor di più che la politica non serve a nulla. Ebbene, credo che dobbiamo smentire questo assunto. Insomma, credo che siamo di fronte a una scelta abbastanza semplice. Devo dire che ho cercato di trovare una ragione - ce n'è una sola - che dicesse di provare a sostenere che oggi ci sia una maturità diversa, nei cittadini italiani, sulla possibilità di scegliere una Camera rispetto a un'altra. È un argomento sostenibile e che nessuno, fino ad ora, ha utilizzato nel dibattito. Se non c'è questo argomento, su tutti gli altri sollevati si può e si deve lavorare (io ne sono profondamente convinto), ma intanto otteniamo questo risultato e diamo un messaggio importante alle ragazze e ai ragazzi di questo Paese dicendo loro: partecipate, perché libertà è partecipazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ho appena sentito parlare di democrazia decidente, in cui credo da sempre. Bisogna però intendersi, perché nella democrazia decidente la decisione deve essere ispirata al principio del conoscere per poi deliberare. Infatti, se non si conosce, la democrazia decidente può essere pericolosa. Facciamo un esempio: il taglio dei parlamentari può rivelarsi pericoloso per la democrazia. Lo ha detto il presidente Berlusconi. Per questa ragione lo ripeto? No, lo dico perché è un pericolo per la democrazia, essendo rimessa a una possibile maggioranza parlamentare e governativa composta da 134 senatori e 267 deputati la facoltà di modificare la Costituzione senza alcun referendum confermativo. Vi rendete conto che questi numeri sono quelli che, una volta passata la riforma sulla riduzione del numero dei parlamentari, basteranno per avere la maggioranza dei due terzi nel nuovo Parlamento. Come tutti sappiamo, un risultato del genere non è difficile da raggiungere. E allora qual è la ragione? Io sono un amante della nostra Costituzione, di cui sono innamorato non da oggi, e non come quelli che dicono - e ne hanno fatto una bandiera - di difendere la Costituzione per poi modificarla nei comportamenti o nelle leggi a ogni piè sospinto. La verità è che credere nella Costituzione significa anzitutto credere nel disegno complessivo in essa contenuto. Con queste riforme puntuali si va a rompere l'equilibrio della Carta costituzionale (quindi altro che riforme puntuali!). Potrei parlare della proposta di modifica dell'età per accedere all'elettorato attivo, portandola a diciotto anni, leggendo le pagine del dibattito in seno all'Assemblea costituente, in cui fu scartata l'ipotesi di prendere come riferimento la maggiore età per l'elezione del Senato. Cosa si voleva con questa logica? Anzitutto, il Senato rappresentante di un collegio elettorale su base regionale, a cui credo fermamente ancora oggi. Quindi, sono nettamente contrario a quello che può sembrare il disegno, cui hanno fatto riferimento altri, di arrivare anche all'eliminazione del collegio elettorale su base regionale. Quello è un errore. Noi non dobbiamo avere un bicameralismo paritario. Quando votammo contro la cosiddetta riforma Renzi non fu per avere un bicameralismo paritario. Noi votammo per avere - sì - un bicameralismo (perché la riforma invece lo eliminava), individuando una distinzione tra le due Camere, ma con uguale partecipazione al processo legislativo. La logica era questa e vale anche oggi. Pertanto, non è possibile accettare quest'ipotesi. Ho letto addirittura che ora viene superata anche la modifica riguardante l'elettorato passivo e l'età di venticinque anni. Ma qualcuno si è posto il problema che nella Carta costituzionale c'è un'altra età che viene fissata? Mi riferisco ai cinquanta anni per l'elezione a Presidente della Repubblica. Nel momento in cui stabiliamo venticinque anni per l'elezione a senatore, a quell'età si può diventare Presidente del Senato. Ora, se fosse la presidente Taverna ad avere venticinque anni potrei dire che accetto che diventi Presidente della Repubblica. ( Applausi ). Però, nel momento in cui non fosse la presidente Taverna, devo dire di no non perché donna, ma perché sono nettamente contrario a quelli che credono che la democrazia rappresentativa possa essere sostituita da una democrazia diretta. Il MoVimento 5 Stelle per un certo periodo ha sostenuto questa idea e mi auguro che l'abbiate abbandonata perché è una delle situazioni su cui non potremo essere d'accordo non perché siamo innamorati della democrazia rappresentativa, ma perché il fondamento della democrazia è la libertà di mandato. Mi appello, quindi, a ciascuno di voi perché votiate diversamente dalle indicazioni delle segreterie dei partiti. Se così fosse, finalmente rivendicheremmo la libertà del Parlamento. Non è possibile che, invece, anche oggi avremo un'indicazione specifica che sarà seguita dalla maggioranza e, nello stesso tempo, quell'indicazione, nel momento in cui si dovessero ridurre a 200 i senatori per obtorto collo , probabilmente sarà rispettata anche da chi crede nella libertà di mandato. È questa la logica sulla quale dobbiamo confrontarci. Non possiamo ragionare soltanto come se fosse una riforma avulsa, fuori dalla Costituzione o una fesseria. Si tratta di dare il voto ai diciottenni. Ciascuno di noi e lei, Presidente, quando votavamo solo per la Camera, non abbiamo sentito una capitis deminutio perché non votavamo per il Senato. Avevamo sentito, anzi, il raggiungimento dei venticinque anni come un obiettivo - è un ragionamento che tutti abbiamo fatto - e una conquista per avere finalmente la capacità di poter partecipare alle elezioni della cosiddetta Camera alta. Perché volete distruggere tutto questo? Avreste dovuto dire di mantenere i quattro anni di differenza che furono introdotti al momento della Costituzione e, tutt'al più, avreste potuto prevedere ventuno anni per l'elezione dei senatori della Repubblica, ma non vedo la differenza. Qual è la ragione di questa riduzione dell'età?