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Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Perilli, Marcucci, Faraone, De Petris e Unterberger, n. 2, dal senatore Romeo e da altri senatori, n. 3, dal senatore Ciriani e da altri senatori, n. 4, dal senatore Ciriani e da altri senatori, e n. 5, dalla senatrice Bernini e da altri senatori, i cui testi sono in distribuzione. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. AGEA, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sulla proposta di risoluzione di maggioranza, la n. 1 a prima firma del senatore Perilli. Il Governo esprime parere contrario relativamente alle restanti proposte di risoluzione. PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente del Consiglio, nell'esprimere apprezzamento e consenso sulle comunicazioni da lei rese oggi, per la completezza e la chiarezza, mi soffermerò solo su alcune questioni urgenti, se non anche, per certi aspetti, drammatiche. C'è un filo invisibile che collega le tensioni al centro dell'agenda internazionale, un filo che dimostra come le prime vittime della politica dei muscoli esibiti siano sempre le minoranze. Sulla Brexit, il nodo irlandese rischia di stringersi alla gola di un popolo che, grazie all'Unione europea, era riuscito ad avviare una politica di pacificazione e di chiusura di una delle pagine più drammatiche del Novecento. Al confine tra Siria e Turchia c'è un altro popolo, quello curdo, che oggi è vittima non solo della forza militare di Erdoğan, ma anche dell'ipocrisia della comunità internazionale, che non è attualmente in grado di difendere il suo diritto ad esistere. Ricordo le affermazioni di Romano Prodi, allora presidente della Commissione, quando diceva che l'Europa è un'Europa di minoranze. Lo stato di salute del mondo si misura dalla condizione delle minoranze e oggi non è un buono stato di salute, come, purtroppo, anche in queste ore abbiamo visto per quanto è accaduto in Catalogna. I curdi hanno combattuto con coraggio, spesso in totale solitudine, quell'Isis che per l'Occidente ha costituito la più grave minaccia dopo la caduta del muro di Berlino. E lo hanno fatto in un fazzoletto di terra - la loro - dove hanno provato a costruire una società che faceva propri i valori della tolleranza e del rispetto delle donne. Un caso unico in una parte del mondo dove la condizione della donna è di subalternità all'uomo, e dove, anche in un Paese come la Turchia, che con Kemal Atatürk ha costruito una sua tradizione laica, si va sempre più affermando l'idea di una società costruita attorno a precetti di fondamentalismo religioso. Davanti a tutto questo l'Europa non trova di meglio che proporre uno stop alla vendita di armi future, ma senza mettere mano ai contratti in essere. L'Europa non ha neppure il coraggio di sfidare Erdoğan sul piano simbolico. Giocare a Istanbul la finale di Champions league, rendere per una sera il regime di Erdoğan la vetrina dell'Europa sul mondo, sarebbe un fatto inaccettabile: vorrebbe dire che per l'Europa la pace non rappresenta un valore non negoziabile. Le parole di condanna che il Governo italiano ha espresso fin dal primo momento sono state molto chiare. Bene anche quanto ha detto ieri alla Camera il ministro Di Maio, ma qui il tema è un altro: questa vicenda può rappresentare un duro colpo alla credibilità dell'Europa. Sulla Brexit, se da un lato è vero che l'Europa ha poche responsabilità, dall'altro lato deve cercare fino all'ultimo minuto una soluzione positiva per l'Irlanda: rimettere quella frontiera vorrebbe dire far tornare indietro le lancette della storia. È un'immagine che per noi, Gruppo che rappresenta le minoranze, provoca tormento. Sappiamo bene cosa hanno significato le frontiere e sappiamo soprattutto che il merito più grande dell'Unione europea è nell'aver fatto rimarginare le grandi ferite del Novecento. Quindi, l'Europa faccia la sua parte; un'Europa che ha bisogno di un'Italia protagonista e non più antagonista e, permettetemi di dire, non di un'Italia che è stata soprattutto assente, come negli ultimi mesi. Signor Presidente del Consiglio, siamo contenti del cambio di passo che questo Governo ha posto in essere nel rapporto con l'Europa; solo così si possono rappresentare al meglio le ragioni italiane, a cominciare da quelle legate alla legge di bilancio, per arrivare a quella dei migranti. Quest'ultima, come abbiamo detto più volte, sarà la grande questione dei prossimi anni, che si risolve solo con il massimo coinvolgimento dei Paesi europei e con una governance complessiva del fenomeno. Non serve la propaganda di chi lascia donne, uomini, bambini, disperati in mare: servono accordi, come quello di Malta, che, come speriamo, potrà conoscere un ulteriore avanzamento già da questo vertice. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). State tranquilli: le responsabilità storiche che gravitano sulle vostre spalle purtroppo sono pesantissime, e la storia ne renderà conto. C'è poi, naturalmente, tutta la parte legata ai rimpatri nei Paesi d'origine, su cui bene sta facendo il Governo a concentrare la sua attenzione; ma c'è anche la necessità di mettere in campo politiche per l'integrazione, per quei migranti che hanno i requisiti in regola per restare nel nostro Paese. Massima attenzione e impegno, quindi, come spero e immagino il suo Governo saprà fare nei mesi a venire. In conclusione, signor Presidente, nell'annunciare il voto favorevole del nostro Gruppo alla risoluzione n. 1, proposta dalla maggioranza, esprimo un augurio alla nuova Commissione e al nostro commissario Paolo Gentiloni Silveri, che avrà un compito molto delicato: costruire una politica che renda l'Europa più vicina ai cittadini e che la faccia apparire meno distante dai problemi concreti delle persone e dei popoli. Con le elezioni di maggio non c'è stato quello sfondamento degli euroscettici e dei populisti annunciato da più parti. Ma questo dato, sicuramente molto positivo, non deve trarre in inganno: l'Europa deve cambiare e l'Italia deve aiutarla a cambiare. Buon lavoro, signor Presidente del Consiglio. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e IV-PSI) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, abbiamo apprezzato le dichiarazioni del Presidente del Consiglio in quest'Aula e soprattutto il taglio con cui ci apprestiamo a partecipare a questo importante Consiglio europeo, che segna l'inizio di una nuova fase. Per quanto ci riguarda, è proprio questo il compito fondamentale del nostro Paese e lo abbiamo salutato tutti con favore: si è visto immediatamente un cambio assoluto di passo nel rapporto con l'Europa, ma oggi sulle nostre spalle credo che ci siano molti compiti importanti da svolgere, che lei ha ben indicato.