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Il Presidente della Repubblica, nel suo messaggio motivato, pur rimarcando gli aspetti positivi del testo, in particolare in relazione al rafforzamento delle misure di contrasto alla produzione e al commercio delle mine, ha ravvisato alcuni profili di illegittimità costituzionale. L'articolo 6, comma 2, del disegno di legge, nello specifico, dispone sanzioni meramente amministrative - e non già penali - a carico dei vertici delle società che svolgano, direttamente o indirettamente, attività di finanziamento legate alla produzione e sviluppo delle mine antipersona. La norma, infatti, priva di rilevanza penale le previsioni normative già esistenti, che si rinvengono, viceversa, nella legge n. 374 del 1997 sulla messa al bando delle mine e nella già richiamata legge n. 95 del 2001, nonché nella legge 106 del 1999 di ratifica della Convenzione di Ottawa. Le previsioni incriminatrici previste dalle norme vigenti, rileva il Presidente della Repubblica, risultano invero in attuazione degli obblighi internazionali contenuti, rispettivamente, nella Convenzione delle Nazioni Unite sulle munizioni a grappolo, del 2008, e nella Convenzione di Ottawa del 1997, ratificate dall'Italia. Le Convenzioni richiamate, all'articolo 9, richiedono infatti l'imposizione di sanzioni penali per prevenire e reprimere qualsiasi attività vietata dalle stesse. L'attenuazione della misura sanzionatoria disposta dall'articolo 6, del testo in esame risulterebbe dunque in violazione di un preciso obbligo internazionale del nostro Paese, costituendo di fatto un tentativo di eludere obblighi di incriminazione derivanti da convenzioni internazionali. Rammenta, in particolare, che la Convenzione sulle munizioni a grappolo del 2008, all'articolo 9, chiama ciascuno Stato Parte all'adozione di tutte le "misure legislative, regolamentari e di altra natura necessarie ai fini dell'attuazione della presente Convenzione, compresa l'imposizione di sanzioni penali per prevenire e reprimere qualsiasi attività vietata". Inoltre anche la Convenzione di Ottawa del 1997 obbliga, fra l'altro, gli Stati a non usare mine anti-persona, a non sviluppare, produrre o acquisire, mine anti-persona, e a non intraprendere attività proibite ad uno Stato Parte ai sensi della presente Convenzione. La Convenzione, peraltro, ai sensi dell'articolo 9, stabilisce che ciascuno Stato Parte dovrà adottare tutte le opportune misure legali, amministrative o di altro genere ed altro, inclusa l'imposizione di sanzioni penali, per prevenire e sopprimere ogni attività proibita ai sensi di questa Convenzione, che sia intrapresa da individui o sul territorio sotto la giurisdizione o il controllo di uno Stato Parte. Tenuto conto dell'impegno fattivo e pluriennale del Paese per la messa al bando delle mine antipersona e delle munizioni e submunizioni a grappolo, nonché del notevole sostegno garantito al Fondo per lo Sminamento Umanitario, il relatore propone, dunque, che la Commissione esprima parere favorevole, per i profili di competenza, sul provvedimento in esame, in considerazione del fatto che esso mira a rafforzare ulteriormente nel nostro ordinamento i meccanismi di contrasto alla diffusione ed alla vendita di tali ordigni, con la condizione che, rispetto ai profili evidenziati dal Presidente della Repubblica, si proceda ad introdurre correttivi idonei a rendere le disposizioni in linea con quanto previsto dalle richiamate Convenzioni internazionali di cui il nostro Paese è parte. Il PRESIDENTE , ringraziato il relatore per l'illustrazione svolta, apre la discussione generale. Il sottosegretario DI STEFANO sottopone all'attenzione dei Commissari la circostanza per cui sarebbe opportuno sottrarre ai divieti di cui all'articolo 1, comma 1, del suddetto disegno di legge, le modalità pratiche di demilitarizzazione delle mine, che risultano, peraltro, pienamente compatibili con le Convenzioni internazionali vigenti. Il presidente PETROCELLI , nell'accogliere tale osservazione, suggerisce al RELATORE, che esprime piena condivisione, di inserire tale rilievo nello schema di parere in corso di elaborazione. Seguono brevi interventi del senatore AIMI (FI-BP), il quale dichiara il proprio assenso alle finalità prescritte nel disegno di legge in argomento, e del senatore AIROLA (M5S), il quale chiede delucidazioni di ordine procedurale e di merito sul provvedimento in discussione. Il senatore LUCIDI (M5S), relatore, replica, a tale ultimo riguardo, rilevando come con l'atto legislativo in esame, si proceda, finalmente, a colmare un vuoto normativo, conformemente al diritto internazionale ed europeo. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. IN SEDE REFERENTE AS 677 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, firmato a Trieste il 10 giugno 2011; b) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus sulla cooperazione culturale, firmato a Trieste il 10 giugno 2011 DDL 677 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, firmato a Trieste il 10 giugno 2011; b) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus sulla cooperazione culturale, firmato a Trieste il 10 giugno 2011 (Esame e rinvio) La senatrice PACIFICO (M5S), relatrice, informa che la Commissione è chiamata ad esaminare il disegno di legge, d'iniziativa parlamentare, recante ratifica ed esecuzione di due Accordi, rispettivamente in materia di cooperazione scientifica e tecnologica e di cooperazione culturale, sottoscritti dall'Italia e dalla Bielorussia nel giugno 2011. Ricorda, innanzitutto, che la Repubblica di Belarus o Bielorussia è un Paese dell'Europa orientale abitato da poco meno di dieci milioni di abitanti, privo di sbocchi al mare e stretto territorialmente fra Polonia, Lituania, Lettonia, Russia e Ucraina. Indipendente dal 1991, il Paese, guidato ininterrottamente dal 1994 dal Presidente della Repubblica Lukaenko, è l'unico fra gli Stati europei a non far parte del Consiglio d'Europa. Minsk, dopo aver allentato per anni i rapporti con i Paesi dell'Unione europea, è ora impegnata in un cauto percorso di riavvicinamento.