[pronunce]

c) che la tabella allegata al decreto legislativo n. 230 del 1991, nell'individuare i vari tributi sulle concessioni regionali, avrebbe espressamente richiamato la fonte normativa della delega di funzioni cui essi si riferiscono, in tal modo evidenziando il nesso di derivazione dai corrispondenti tributi in precedenza attribuiti allo Stato in rapporto alle medesime attività; d) che le tasse sulle concessioni regionali, disciplinate dal decreto legislativo n. 230 del 1991 al fine di attribuire alle Regioni le necessarie risorse finanziarie, hanno lo stesso contenuto e lo stesso oggetto delle pregresse tasse sulle concessioni governative, come sarebbe confermato dal disposto del nuovo testo dell'art. 3, comma 2, lettera c), della legge n. 281 del 1970, secondo cui «nel caso di provvedimento od atti già soggetti a tassa di concessione, sia governativa che regionale o comunale, l'ammontare del tributo sarà pari a quello dovuto prima della data di entrata in vigore della tariffa». Alla luce di tali premesse, l'Avvocatura erariale ritiene irrilevante il fatto che la norma di delegazione (art. 3 della legge n. 281 del 1970) non faccia espresso riferimento al pagamento di soprattasse, perché tale norma avrebbe inteso conservare la stessa struttura e lo stesso ammontare del tributo, correlato alle medesime attività ed a prescindere dal mutamento della sua «titolarità», determinato dalla sopravvenuta delega di funzioni dallo Stato alle Regioni. In tale prospettiva, la nota al numero d'ordine 16 della tariffa annessa al decreto legislativo n. 230 del 1991, in piena conformità con la disposizione della norma di delegazione – nella parte in cui ha previsto la conservazione dello stesso ammontare del tributo in precedenza corrisposto allo Stato – avrebbe rispettato le previsioni di cui agli artt. 61, primo comma, e 91, primo comma, lettera h), del regio decreto n. 1016 del 1939, che assoggettavano le corrispondenti concessioni governative al pagamento sia di una tassa, sia di una soprattassa di pari ammontare. Ad una ricostruzione siffatta non sarebbe d'ostacolo la circostanza che la norma di delegazione non prevede espressamente l'istituzione di soprattasse regionali: sia perché la soprattassa avrebbe la medesima natura giuridica della tassa, sia perché la norma di delegazione non prevede esclusivamente l'istituzione di “tasse”, ma fa anche riferimento alla più ampia categoria di “tributi” e di “tasse”, con ciò alludendo anche alle eventuali soprattasse già previste dalla precedente legislazione relativamente a specifiche fattispecie impositive. E neppure vi osterebbe l'obiezione secondo cui la pregressa disciplina sarebbe riferibile alle riserve di caccia e non già alle aziende faunistico-venatorie o agrituristico-venatorie, in quanto tali aziende, ancorché non pienamente identificabili con le riserve di caccia previste dal regio decreto n. 1016 del 1939, ne costituirebbero l'evoluzione e l'adattamento a più evolute istanze ed esigenze socio-culturali, come sarebbe confermato dalle disposizioni contenute nell'art. 36 della legge n. 968 del 1977 e nell'art. 16 della legge n. 157 del 1992, con conseguente estensione dei criteri di trattamento fiscale originariamente dettati per le riserve di caccia (come risulterebbe dalle sentenze di questa Corte n. 271 del 1986 e n. 214 del 1987). Dalla legittimità costituzionale della norma statale censurata discenderebbe, infine, secondo l'Avvocatura erariale, anche la legittimità di quella regionale, che si è ad essa sostituita.1. – Il Tribunale di Torino dubita della legittimità costituzionale: 1) della nota al numero d'ordine 16 della tariffa annessa al decreto legislativo 22 giugno 1991, n. 230 (Approvazione della tariffa delle tasse sulle concessioni regionali ai sensi dell'articolo 3 della legge 16 maggio 1970, n. 281, come sostituito dall'articolo 4 della legge 14 giugno 1990, n. 158), nella parte in cui dispone che «per le aziende faunistico-venatorie per ogni 100 lire di tassa è dovuta una soprattassa di lire 100, che dovrà essere versata contestualmente alla tassa»; 2) dei numeri d'ordine 16 e 17 della tabella A, allegata alla legge della Regione Piemonte 4 settembre 1996, n. 70 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), richiamata dall'art. 54, comma 2, della legge stessa, «nella parte in cui prevedono l'applicazione della soprattassa citata per le aziende faunistico venatorie e per le aziende agri turistico venatorie». Con la prima questione viene dedotta la violazione dell'art. 76 della Costituzione in riferimento alla norma di delegazione di cui all'art. 3 della legge 16 maggio 1970, n. 281 (Provvedimenti finanziari per l'attuazione delle Regioni a statuto ordinario) – come sostituito dall'art. 4 della legge 14 giugno 1990, n. 158 (Norme di delega in materia di autonomia impositiva delle regioni ed altre disposizioni concernenti i rapporti finanziari tra lo Stato e le regioni) e come modificato dall'art. 4 del decreto-legge 31 ottobre 1990, n. 310 (Disposizioni urgenti in materia di finanza locale), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 1990, n. 403 – concernente l'oggetto della delega ed i princìpi e criteri direttivi riguardanti l'approvazione della tariffa delle tasse sulle concessioni regionali. Il giudice a quo ritiene che tale norma non consentirebbe di istituire una soprattassa sulla tassa di concessione regionale per la costituzione di azienda faunistico-venatoria; con la conseguenza che la soprattassa prevista dalla nota al numero d'ordine 16 della tariffa approvata con il decreto legislativo n. 230 del 1991 – che impone al concessionario il pagamento, oltre che della tassa c. d. “ettariale”, anche di una “soprattassa” commisurata alla tassa (lire 100 per ogni 100 lire di tassa) – sarebbe estranea all'oggetto della legge di delegazione. Le altre questioni prospettano la violazione dell'art. 119, primo comma, della Costituzione nel testo previgente alla sua sostituzione da parte dell'art. 5 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). Secondo il rimettente, le disposizioni regionali denunciate, nel prevedere l'applicazione della soprattassa alla concessione di costituzione di azienda agrituristico-venatoria e faunistico-venatoria, travalicherebbero i limiti consentiti «dall'art. 4 comma 5» della legge delega (recte: