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Le Delegazioni dei Paesi suddetti riservano ai loro Governi il diritto di prendere tutte le misure che giudicheranno necessarie per salvaguardare i loro interessi qualora certi Membri non si assumessero la loro parte delle spese dell'Unione, o non si conformassero in un modo qualsiasi, alle disposizioni della Convenzione internazionale delle telecomunicazioni (Malaga-Torremolinos, 1973), dei suoi Allegati o dei Protocolli che vi sono annessi, oppure ancora se delle riserve formulate da altri Paesi fossero suscettibili di dar luogo a un aumento della loro parte contributiva alle spese dell'Unione, oppure infine se delle riserve formulate da altri Paesi compromettessero il buon funzionamento dei servizi delle telecomunicazioni. XCVII Per la Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia: La Delegazione della Repubblica Socialista Federativa di jugoslavia riserva al suo Governo il diritto: 1. di prendere tutte le misure che giudica necessarie per salvaguardare gli interessi delle sue telecomunicazioni qualora certi Membri non osservassero le disposizioni della presente Convenzione, oppure se delle riserve formulate da altri Paesi compromettessero il buon funzionamento dei suoi servizi delle telecomunicazioni; 2. di prendere tutte le misure che giudicherà necessarie per tutelare i suoi interessi qualora certi Membri non si assumessero la loro parte delle spese dell'Unione, oppure se delle riserve formulate da altri Paesi fossero suscettibili di dar luogo a un aumento della sua parte contributiva alle spese dell'Unione. XCVIII Per la Confederazione Svizzera e il Principato del Liechtenstein: Le Delegazioni dei Paesi suddetti riservano ai loro Governi il diritto di prendere tutte le misure necessarie alla tutela dei loro interessi 5. Nella sua dichiarazione presentata alla seduta plenaria del 22 qualora delle riserve deposte o altre misure prese dovessero avere per conseguenza di recare pregiudizio al buon funzionamento dei loro servizi delle telecomunicazioni o cagionare un aumento della loro parte contributiva alle spese dell'Unione. XCIX Per lo Stato d'Israele: Lo Stato d'Israele riserva la sua posizione per quanto concerne la risoluzione 48 alla luce dei fatti seguenti: 1. La risoluzione si basa su accuse prive di ogni fondamento da parte dei Paesi che effettuano apertamente operazioni militari e svolgono ostilità senza restrizioni contro lo Stato d'Israele senza che il minimo indizio di prove delle loro asserzioni sia stato prodotto davanti alla Conferenza. 2. Il progetto di Risoluzione è stato esaminato sabato 20 ottobre in un ambiente di discorsi rovente, di accuse stravaganti e di minacce implicite - cioè il giorno stesso del Sabbat - mentre che gli accusatori sapevano perfettamente che il solo rappresentante d'Israele sarebbe stato assente per adempiere ai suoi doveri religiosi. È risultato da questo fatto che Israele desse l'impressione di ammettere queste accuse prive di fondamento perché il suo rappresentante non aveva preso la parola per smentirle; d'altra parte, Israele è stato avvertito che questa astensione era stata notata nel corso dei dibattiti, e che se ne è fatto cenno nel documento numero 341, presentato dalla Malaisia. 3. I motivi di ordine religioso che spiegano l'assenza del rappresentante d'Israele erano stati perfettamente esposti alla vigilia dal Presidente. Il Presidente aveva fatto la promessa solenne che, se un avvenimento importante per Israele si fosse prodotto il sabato, egli avrebbe fatto tutto il necessario per aggiornare il dibattito al fine di permettere alla Delegazione d'israele di esercitare il suo diritto di esprimersi (si veda il numero 670 della Convenzione di Montreux, 1965) il cui tenore è il seguente: "Egli (il Presidente) protegge il diritto di tutte le Delegazioni d'esprimere liberamente e pienamente il loro parere sull'oggetto in discussione". 4. Considerato che queste regole non sono state osservate, la Delegazione d'Israele si è conformata alla procedura regolare e, in occasione della prima lettura del progetto di risoluzione - fatta nel corso della seduta plenaria il lunedì 22 ottobre - essa ha esposto i fatti come si presentano e ha chiesto formalmente il rigetto del progetto di risoluzione, conformemente alle disposizioni del numero 692 della Convenzione. Il Presidente ha rifiutato di mettere il progetto di risoluzione ai voti nel corso della sua lettura, dichiarando che questa proposta del delegato d'Israele non era conforme alla procedura, e ciò contrariamente alle disposizioni della Convenzione e alla pratica comune. Inoltre, le delegazioni riunite in seduta plenaria non hanno avuto l'occasione di votare sulla questione dopo aver sentito le due parti. 5. Nella sua dichiarazione presentata alla seduta plenaria del 22 ottobre e che figura integralmente nel verbale di questa seduta, Israele ha segnatamente dichiarato: a) Il giorno stesso in cui furono formulate affermazioni di sabotaggio concernenti i cavi sottomarini di Beirut, il portaparola di Israele ha rifiutato ufficialmente di assumere una responsabilità qualsiasi in questo affare; b) Il cavo stesso è in larga parte proprietà dei Paesi europei e degli Stati Uniti, dei quali Israele cerca la simpatia e la comprensione. Per quali ragioni Israele dovrebbe alienarsi queste simpatie e causare danni ai beni di Nazioni amiche? c) Così pure, se Israele avesse voluto perpetrare un tale atto, perché l'avrebbe commesso così vicino alla riva, là dove è facile localizzare la rottura e dove la riparazione è relativamente semplice? d) In questo caso come nel passato, si sono prodotti atti di sabotaggio d'origine interna. Delle pipelines sono state danneggiate prima, delle ambasciate di Stati Arabi sono state invase, alti funzionari di Paesi Arabi sono stati assassinati, atti di pirateria aerea sono stati commessi, accompagnati da sequestri d'ostaggi. In tutti questi casi, si trattava di lotte intestine tra i gruppi di Stati Arabi. Anche qui, i fatti conducono alle stesse conclusioni. È notorio che gruppi Arabi dissidenti operano nel Libano. In questi stessi giorni, uno di questi gruppi ha preso, come ostaggi a Beirut, 50 Libanesi innocenti e ha giocato alla leggera con la loro vita. Questi gruppi possiedono il minimo d'attitudini necessarie per manipolare esplosivi e eseguire questo genere di sabotaggio, come anche il minimo di mezzi che permettono loro di raggiungere i punti in cui si asserisce che i danni siano stati commessi. Con un sol colpo, essi possono vendicare torti, reali, o immaginari, e, nel clima attuale, addossare la colpa a Israele. e) È noto che, al momento in cui il Libano ha parlato per la prima volta della rottura del cavo e ha domandato all'ITALCABLE d'intervenire per assicurare la rimessa in servizio mediante l'istituzione di vie di soccorso si è riferito a questo incidente come a un atto di sabotaggio. È stato soltanto più tardi che ha avuto l'idea di sfruttare l'incidente a fini di propaganda. In considerazione delle dichiarazioni che precedono, lo Stato di Israele considera che la pretesa risoluzione 48 è illegale e indebitamente allegata alla presente Convenzione, e che essa è nel rimanente priva di qualsiasi significato e senza alcun effetto. Lo Stato d'Israele è convinto che tutti i Membri imparziali dell'Unione condividono questo punto di vista e riserveranno a questa pretesa risoluzione l'accoglienza che essa merita.