[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi per conflitti di attribuzione sorti a seguito, per la Regione Sicilia, del decreto dell'Agenzia del demanio 19 luglio 2002, recante «Individuazione dei beni immobili di proprietà dello Stato appartenenti al patrimonio indisponibile e disponibile, predisposto ai sensi dell'art. 1, comma 1, della legge 410/2001» e, per la Regione Sardegna: a) del medesimo decreto dell'Agenzia del demanio 19 luglio 2002; b) della convenzione 10 gennaio 1975, n. 9058, tra amministrazione dello Stato e Comune di Cagliari, avente ad oggetto la cessazione dell'uso e il godimento della ex caserma denominata “Griffa”; c) delle convenzioni aventi ad oggetto il compendio immobiliare situato in Cagliari, località S. Bartolomeo, identificato nella scheda patrimoniale 331; d) degli atti di gestione concernenti i beni immobili inseriti nell'elenco di cui al decreto 19 luglio 2002; conflitti promossi con ricorsi della Regione Siciliana e della Regione Sardegna rispettivamente notificati il 4 e il 5 ottobre 2002, depositati in cancelleria il 16 e il 22 ottobre successivi ed iscritti ai numeri 37 e 38 del registro conflitti 2002. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 22 marzo 2005 il Giudice relatore Franco Bile; uditi gli avvocati Paolo Chiapparone e Giovanni Carapezza Figlia per la Regione Siciliana, Giovanni Contu per la Regione Sardegna, nonché l'avvocato dello Stato Massimo Mari per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 4 ottobre 2002 e depositato il successivo 16 ottobre, la Regione Siciliana ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento al decreto del direttore dell'Agenzia del demanio in data 19 luglio 2002, che – in applicazione dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351 (Disposizioni urgenti in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di investimento immobiliare), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 23 novembre 2001, n. 410 – ha individuato come appartenenti al patrimonio indisponibile o disponibile dello Stato, inserendoli nell'elenco di cui all'allegato “A”, taluni immobili siti nel territorio della Regione. La ricorrente – pur riservandosi di proporre il ricorso amministrativo previsto dall'art. 3 del decreto impugnato per la rivendica di specifici beni – ritiene che il medesimo decreto lede le attribuzioni regionali e viola l'art. 33 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione Siciliana), il d.P.R. 1° dicembre 1961, n. 1825 (Norme di attuazione dello statuto della Regione Siciliana in materia di demanio e patrimonio) e il principio costituzionale di leale cooperazione. Premessa l'ammissibilità del conflitto di attribuzione contro atti dell'Agenzia del demanio, nel merito la Regione pone in rilievo come le norme statutarie che le attribuiscono i beni patrimoniali dello Stato esistenti sul suo territorio siano operative dalla loro entrata in vigore, e perciò idonee a modificare lo stato di diritto preesistente e a sostituire un soggetto ad un altro nella titolarità dei beni stessi, senza bisogno di ulteriori provvedimenti statali o regionali. A sostegno di tali conclusioni la ricorrente richiama la giurisprudenza di questa Corte secondo cui l'inclusione dei beni statali (assegnati dallo statuto alla Regione) negli elenchi di cui all'art. 5 delle citate norme di attuazione ha carattere meramente ricognitivo, in quanto presuppone il trasferimento, onde la «non esclusiva» spettanza allo Stato della potestà di individuare siffatti beni rende necessario, in conformità al principio costituzionale di leale cooperazione, acquisire sulle relative determinazioni l'intesa con la Regione. E, finché l'individuazione dei beni non sia completata, ogni determinazione amministrativa sugli immobili già statali siti nel territorio regionale richiede un atto ricognitivo paritetico. 2. – Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ed ha concluso per il rigetto del ricorso. In particolare, a suo avviso, l'iscrizione degli immobili di cui sopra negli elenchi previsti dalle citate norme di attuazione dello statuto ha natura costitutiva, onde prima dell'iscrizione i beni stessi rimangono nel patrimonio statale e ben possono formare oggetto di individuazione da parte dello Stato, salva la possibilità di un loro futuro trasferimento alla Regione con l'apposita procedura. Ove invece il decreto impugnato individuasse beni già trasferiti alla Regione, la pretesa della ricorrente si risolverebbe in un'inammissibile rei vindicatio. 3. – Con ricorso notificato il 5 ottobre 2002 e depositato il successivo 22 ottobre, la Regione Sardegna ha proposto un distinto conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento al medesimo decreto del direttore dell'Agenzia del demanio in data 19 luglio 2002, chiedendone (previa declaratoria di non spettanza del relativo potere al Ministero dell'economia e delle finanze ed all'Agenzia) l'annullamento nella parte in cui inserisce nell'elenco dei beni dello Stato di cui all'allegato “A” taluni immobili siti in territorio sardo, divenuti di proprietà regionale ai sensi dell'art. 14 dello statuto speciale (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3), che attribuisce alla Regione i beni dello Stato siti in Sardegna per i quali la connessione con servizi di competenza statale sia cessata, anche dopo l'entrata in vigore dello statuto. Osserva la ricorrente che, nonostante tale normativa di rango costituzionale, né il Ministero delle finanze né l'Agenzia del demanio hanno mai trasferito alla Regione il possesso dei beni inseriti nel citato elenco, non più connessi con servizi di competenza statale; al riguardo, essa rileva che l'ex caserma “Carlo Alberto”, denominata “Griffa”, è stata nel 1975 ceduta in godimento, contro il pagamento di un canone, dallo Stato al Comune di Cagliari (che l'ha destinata ad «alloggio per sfrattati e senza tetto») e il compendio immobiliare situato in Cagliari, località San Bartolomeo, è ancora gestito dallo Stato, pur non essendo più connesso a servizi statali a seguito dei contratti stipulati fin dal 1968 con diverse persone fisiche e giuridiche. E chiede che questa Corte, oltre all'impugnato decreto, annulli - per contrasto con gli artt. 6 e 14 dello statuto - le convenzioni relative a tali immobili, e tutti gli altri atti di gestione concernenti beni inseriti nell'elenco, pur se già passati al patrimonio regionale perché non più connessi con servizi statali.