[pronunce]

nella previgente formulazione; con conseguente automatico “ripristino” di una situazione di rispetto del diritto comunitario (essendo, quella previgente, una norma in assunto “comunitariamente adeguata”); che una simile convinzione si basa sull'implicito presupposto che l'invocata declaratoria di costituzionalità verrebbe a travolgere, oltre alle norme impugnate in quanto tali, anche l'effetto abrogativo da esse prodotto sulla norma anteriore: la quale ultima, d'altro canto, potrebbe essere applicata nei giudizi a quibus senza alcuna compromissione del principio di irretroattività della norma penale sfavorevole, di cui agli artt. 25, secondo comma, della Costituzione e 2, primo comma, del codice penale, in quanto i fatti sono stati commessi nel tempo della sua vigenza; che, peraltro – a prescindere da ogni considerazione circa l'effettiva ammissibilità dell'intervento di reintroduzione di una fattispecie criminosa abrogata o modificata dal legislatore, che in tal modo viene sostanzialmente richiesto a questa Corte (e ciò anche alla luce di quanto precisato nella sentenza n. 394 del 2006, successiva alle ordinanze di rimessione) – appare evidente come la sequenza di effetti prospettata dai rimettenti non sia più ipotizzabile dopo la sopravvenienza della legge n. 262 del 2005; che la ventilata “reviviscenza” dell'originario art. 2621 cod. civ. non potrebbe, infatti, comunque discendere dalla rimozione delle norme “intermedie” di cui agli artt. 2621 e 2622 cod. civ. , come sostituiti dal d.lgs. n. 61 del 2002, proprio perché nel frattempo è intervenuta una successiva legge, che ha introdotto un ulteriore e diverso testo delle norme denunciate (artt. 2621 e 2622 cod. civ. , come sostituiti dalla legge n. 262 del 2005): testo, peraltro, sempre più favorevole per il reo rispetto a quello dell'originario art. 2621 cod. civ. , e dunque applicabile anche ai fatti pregressi, in luogo di quest'ultimo (una volta venute meno, in ipotesi, le norme “intermedie”), sulla base dell'attuale quarto comma dell'art. 2 cod. pen. ; che, alla luce di tali considerazioni – e a prescindere, altresì, da ogni rilievo circa le possibili manchevolezze delle ordinanze di rimessione in punto di motivazione sulla rilevanza (avuto riguardo segnatamente alla mancata espressa specificazione sia della natura, quotata o non, delle società nel cui ambito sono state commesse le falsità oggetto dei giudizi principali; sia dell'avvenuta presentazione o meno della querela richiesta dall'art. 2622 cod. civ. in rapporto alle società non quotate) – si impone dunque la restituzione degli atti ai giudici a quibus, in conformità a quanto già disposto da questa Corte in relazione ad analoghe ordinanze di rimessione (ordinanza n. 70 del 2006).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti ai giudici rimettenti. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 giugno 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 giugno 2007. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA