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le organizzazioni sindacali del territorio sono fermamente contrarie alla chiusura degli impianti cracking del petrolchimico che si prefigura come l'ennesima dismissione senza nessuna garanzia di nuove attività produttive e garanzia occupazionale per i 380 addetti del sito, anche in ragione dei mancati "investimenti verdi" promessi più volte in passato e finora non realizzati. Nonostante l'annuncio di ENI di voler tutelare l'occupazione spostando i lavoratori su attività più innovative, non sono ancora emersi elementi sufficienti a garantire la piena ricollocazione di tutti i dipendenti diretti e indiretti del sito; la chiusura degli impianti citati, secondo le organizzazioni sindacali, avrebbe, inoltre, pesanti ricadute sulle produzioni a valle del sito, causando un drammatico "effetto domino" di chiusure e dismissioni, con grave pregiudizio per il futuro di un comparto strategico per l'economia locale e nazionale. Gli stabilimenti di Ravenna, Mantova e Ferrara, che con Porto Marghera formano il quadrilatero della chimica, risulterebbero direttamente coinvolti dalla chiusura dell'impianto, con serie conseguenze sulla loro capacità di produzione e sui relativi livelli occupazionali; negli impianti di Ferrara, sito multisocietario nel quale operano le multinazionali ENI Rewind, Versalis, LyondellBasell, Yara e Sef, sono occupati circa 1.600 lavoratori qualificati e la quasi totalità della produzione è direttamente connessa agli impianti cracking del petrolchimico di Porto Marghera. L'eventuale blocco del segmento dell'etilene creerebbe una pesante difficoltà nel reperire la materia sul mercato e un costo di produzione più alto. Senza quelle componenti fondamentali, le multinazionali che hanno sedi produttive a Ferrara avrebbero ripercussioni serie: rischiano in particolare due reparti di Basell e uno di Versalis. Azienda, quest'ultima, che negli ultimi anni ha avviato proprio a Ferrara investimenti rilevantissimi. Gli investimenti stimati per la fornitura alternativa di etilene ammonterebbero a 30 milioni di euro, necessari al potenziamento delle banchine portuali per l'approdo di navi "criogeniche" atte a rifornire i siti di Ferrara e Ravenna. Inoltre, tali investimenti sono previsti successivamente alla chiusura del cracking di Porto Marghera e avviando l'intervento strutturale si prefigurano problemi di fornitura delle aziende che utilizzano le materie derivate dalla lavorazione del cracking con il rischio immediato di posti di lavoro in un periodo così complesso per l'economia delle città messe già a dura prova dalla pandemia; la società Versalis ha dato assicurazioni sul proseguimento delle attività a Ferrara e Ravenna, e sul mantenimento degli organici oggi impiegati, all'assessore per le attività produttive della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, durante una videoconferenza con i sindacati chimici, i sindaci di Ferrara e Ravenna, il presidente della Provincia estense e i rappresentanti aziendali di ENI-Versalis; ENI non ha finora motivato le proprie scelte e non hanno reso noto il proprio piano industriale per i prossimi anni, dal quale comprendere le prospettive future del sito di Porto Marghera e dei siti produttivi di Ferrara, Mantova e Ravenna, in termini produttivi ed occupazionali; a fronte della chiusura, ENI ha proposto una serie di interventi, molti dei quali frutto di precedenti accordi di ristrutturazione, ma non ancora realizzati. In precedenza, erano stati annunciati in particolare i seguenti progetti relativi al sito di Porto Marghera: potenziamento del parco serbatoi e logistico; lo sviluppo del progetto green refining per produzione di idrogeno; il progetto fuel gassoso deposito criogenico; il progetto waste to fuel , presentato da ENI Rewind, in collaborazione con Veritas, per la costruzione di un impianto con un investimento di 80 milioni di euro, che produrrà biocarburanti; il progetto bio-olio (a basso tenore di zolfo) e idrogeno dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani, l'impianto per la produzione di alcool isopropilico; lo studio per una piattaforma sul riciclo delle plastiche. Parte di questi investimenti è ancora in fase di studio e non si prevede la messa in funzione prima del 2024; relativamente ai siti di Ravenna, Mantova e Ferrara non si hanno notizie di progetti specifici di rilancio o di riconversione della produzione. La vicenda, per la sua rilevanza complessiva, necessita della rapida costituzione di un tavolo nazionale presso il Ministero dello sviluppo economico, con il coinvolgimento di tutti i soggetti direttamente interessati e le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto; Porto Marghera rappresenta una zona industriale di oltre 2.000 ettari, dove nel corso del Novecento si è sviluppato un polo petrolchimico tra i più grandi d'Europa. Molte delle produzioni sono state dismesse lasciando terreni inquinati che ora devono essere bonificati. Allo stato attuale, è il luogo ideale dove investire nella green economy e compiere la transizione ecologica che è al centro del programma "Next Generation EU", che non può, tuttavia, avvenire a spese dei lavoratori, ma deve costituire un processo in cui le attività vengono riconvertite nell'ottica dell'economia circolare e per creare occupazione, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti riportati e se intenda adoperarsi per istituire un tavolo nazionale presso il Ministero finalizzato ad affrontare e risolvere rapidamente la vicenda; quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per salvaguardare la continuità operativa dei siti produttivi di Porto Marghera e di Mantova, Ravenna e Ferrara, di fondamentale importanza per l'economia locale e nazionale, anche in ottica di rapido sviluppo delle produzioni "verdi", nonché per garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali; quali iniziative intenda assumere per garantire che siano realizzati i progetti, più volte annunciati dall'ENI, di riconversione produttiva del sito del petrolchimico di Porto Marghera, e la bonifica delle aree inquinate per far spazio a tecnologie innovative nel rispetto dell'ambiente; quale sia il piano industriale di ENI, anche relativamente ai siti di Mantova, Ravenna e Ferrara, la cui strategicità deve essere mantenuta e non solo annunciata a parole e come l'ENI intenda relazionarsi con gli stakeholder , discutendo con trasparenza le proprie politiche industriali. Atto n. 3-02396 TARICCO VALENTE FERRAZZI Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: il verde sotto forma di paesaggio è tutelato anche dalla Costituzione della Repubblica italiana, che all'art. 9 recita "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione";