[resaula]

Da tempo infatti gli istituti bancari e le compagnie assicurative procedono a chiudere conti correnti, o a non aprirne, anche ai dipendenti delle aziende per l'acquisto della prima casa pur in assenza di qualunque tipo di criticità, oggettiva e soggettiva, per non meglio precisate ragioni etiche o con la motivazione dell'appartenenza a un settore considerato ad alto rischio; si specifica che in base alla normativa l'assenza di strumenti tracciabili di pagamento per le aziende del settore può comportare il blocco degli apparecchi, la successiva segnalazione all'Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM), e conseguentemente la chiusura delle aziende col licenziamento dei dipendenti; è doveroso ricordare che, proprio per un più efficace livello di controllo e prevenzione rispetto al fenomeno del riciclaggio di denaro mediante l'attività di gioco, negli ultimi anni è stato rafforzato e ampliato l'utilizzo, per ogni transazione relativa al gioco, dell'obbligo di tracciabilità dei flussi finanziari per tutti gli operatori del settore, con obbligo di utilizzo di conti correnti bancari dedicati per le somme relative alla raccolta operata in concessione statale, e, in particolare, per quella relativa agli apparecchi per il gioco lecito con vincita in denaro; quanto descritto si pone peraltro come un oggettivo e intollerabile ostacolo opposto dal sistema bancario italiano, non solo all'operatività delle aziende che operano nel settore della raccolta di gioco riservata allo Stato e solo delegata, con la stretta osservanza delle leggi e delle regole di concessione e amministrative, ma anche come ostacolo alla stessa funzione di prevenzione e contrasto al riciclaggio di denaro in questo delicato settore; vista la dimensione notevole del fenomeno, si intende segnalare che le imprese interessate da tali pratiche sono insostituibili per il funzionamento della filiera del gioco pubblico, cosicché la loro messa a rischio rappresenta la messa a rischio di un presidio di legalità e di un introito erariale di quasi sette miliardi di euro ("Libro Blu ADM 2019"); inoltre tali comportamenti vanno ad incidere in modo significativo, in un momento così delicato per il Paese, soprattutto sulle piccole e medie imprese della filiera del settore che sono quelle che presidiano il territorio, creano posti di lavoro (stimabili in oltre 150.000 all'inizio della pandemia) e assicurano la capillarità e la regolarità dell'offerta sul territorio, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano mettere in atto affinché gli operatori della filiera del gioco pubblico non siano ancora discriminati dal sistema bancario nonostante agiscano nell'ambito della raccolta di gioco riservata allo Stato; se non ritengano opportuno adottare iniziative, anche di carattere normativo, affinché, in assenza di scoperti o debordi, le banche e gli intermediari finanziari si impegnino al mantenimento dei conti correnti tenuto conto che la normativa vincola all'utilizzo di tali strumenti per il riversamento dell'importo residuo ai concessionari di rete ed allo Stato; se non intendano prevedere una sospensione dei termini contrattualmente stabiliti per la presentazione delle garanzie fideiussorie relative all'obbligo di riversamento dell'importo residuo della raccolta per le imprese attive nella raccolta del gioco di Stato; quali altre iniziative intendano attuare con urgenza per evitare di mettere a rischio l'esistenza stessa di un settore che per l'anno 2019 ha garantito quasi 7 miliardi di euro di gettito erariale e 150.000 posti di lavoro, nonché per tutelare la legalità della raccolta di gioco in questo periodo emergenziale. Atto n. 3-02375 ANGRISANI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: l'art. 29, comma 2, del decreto del Ministero dello sviluppo economico 23 giugno 2016 ha previsto l'applicazione "su tutti gli impianti alimentati a fonti rinnovabili che beneficiano di incentivi" dell'elemento dell'artato frazionamento come criterio per la valutazione della violazione dell'equa remunerazione degli investimenti, secondo cui gli incentivi decrescono con l'aumentare della dimensione degli impianti. Il comma 3 ha previsto la decadenza dagli incentivi con l'integrale recupero delle somme già erogate nel caso in cui l'artato frazionamento abbia comportato anche la violazione delle norme per l'accesso agli incentivi. Di fatto, tale normativa si applica anche agli impianti alimentati a fonti rinnovabili autorizzati con decreti precedenti (ed è stata anche applicata anche ad impianti fotovoltaici, nonostante essi siano ontologicamente esclusi dalla portata del decreto medesimo); difatti, sugli impianti fotovoltaici autorizzati con il "primo conto energia", ai sensi del decreto ministeriale 28 luglio 2005, il GSE ha applicato, in sede di verifica, i poteri sanzionatori di cui all'articolo 42 del decreto legislativo n. 28 del 2011 (la cui attuazione è stata disciplinata, nel dettaglio, dal decreto ministeriale 31 gennaio 2014), nonché l'art. 29 del decreto ministeriale 23 giugno 2016, ai fini della decadenza dal godimento degli incentivi (con conseguente richiesta di restituzione delle somme già erogate); in tal senso è stata, inizialmente, avallata un'interpretazione estensiva ed arbitraria delle norme, che successivamente ha trovato una sponda da parte di una sezione del TAR Lazio per un presunto "potere immanente di verifica dei benefici previsti per la produzione di energia elettrica, (...) che può essere esercitato per tutta la durata dello stesso non essendo previsto alcun termine decadenziale al riguardo"; il GSE, quindi, si è sentito investito di un rilevante potere di verifica sul mantenimento degli incentivi nonché di applicazione di sanzioni anche molto elevate (che, come visto, possono arrivare fino alla decadenza dai benefici e alla richiesta di restituzione integrale delle somme erogate); il GSE è arrivato financo a valutare se fossero legittimi i titoli edilizi rilasciati dagli enti locali per la realizzazione degli impianti, nonostante l'espressa previsione normativa di cui all'articolo 42, comma 2, del decreto legislativo n. 28 del 2011. Al riguardo si è espresso il Consiglio di Stato con la sentenza n. 2859 del 14 maggio 2018 in cui il consesso amministrativo ha statuito che "il controllo operato dal GSE ha carattere meramente formale, ossia di verifica della sussistenza del titolo, non potendosi spingere sino alla verifica della legittimità dello stesso a pena di stravolgimento del riparto di competenza fissato dal legislatore". Ciò, inoltre, è stato ulteriormente confermato dalla sentenza n. 2085 del 29 marzo 2019; per quanto riguarda i poteri sanzionatori vigenti in materia di energia rinnovabile, l'art. 42, comma 3, del decreto legislativo n. 28 del 2011, come modificato, da ultimo, dalla legge di bilancio per il 2018 e dal decreto legislativo n. 101 del 2019, ha previsto che, in deroga alle disposizioni sulla decadenza dagli incentivi, il GSE disponga la decurtazione dell'incentivo in misura ricompresa fra il 10 e il 50 per cento, in ragione dell'entità della violazione (con possibile decurtazione della metà delle sanzioni in caso di denuncia spontanea del responsabile);