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Disposizioni in materia di pari opportunità di trattamento dei daltonici e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia. Onorevoli Senatori. -- In maniera del tutto generica si considera comunemente la visione dei colori come una capacità identica in tutte le persone, ma in realtà bisognerebbe tenere presente che sono moltissime le persone al mondo che hanno una diversa percezione cromatica. Con questo disegno di legge si intende garantire i diritti e tutelare ogni aspetto lavorativo della larga parte della popolazione italiana che soffre di daltonismo. La visione del colore è un ramo molto complesso nel campo della scienza della visione. Tutti sappiamo che cosa sono le barriere architettoniche, ma con questa norma si intende introdurre il concetto di barriere percettive, ossia l'insieme di quelle barriere non propriamente fisiche ma che causano nella vita di molte persone un impedimento dovuto ad una differenza nella visione, del quale mai si è tenuto conto in Italia dal punto di vista legislativo. Le barriere percettive riguardano sia i daltonici che i dislessici ma, mentre questa ultima categoria ha trovato recentemente inquadramento in una norma specifica, per i daltonici nulla è cambiato dal secolo XIX, quando si è scoperto questo modo diverso di vedere i colori. Il daltonismo si manifesta nell'8 per cento dei maschi, mentre si riscontra molto meno nelle donne per motivi genetici. Si contano quindi in Italia circa 2,5 milioni di daltonici, non certo una «minoranza», che però fino ad oggi ha avuto un riscontro solo negativo nelle leggi, per una serie di impedimenti derivanti da credenze ormai ottocentesche, ma ancora diffuse anche negli ambienti scientifici. Mentre da una parte il daltonismo viene considerato un impedimento a svolgere molte attività lavorative, dall'altra parte manca un'attenzione specifica al problema. Si potrebbero quindi creare delle specifiche formule compensativo-occupazionali con regole più flessibili per i concorsi pubblici. Anche per quanto riguarda i requisiti per il rilascio della patente di guida, i daltonici oggi in Italia sono ancora considerati come dei «pericoli al volante», mentre la norma europea, fin dalla Direttiva 91/439/CEE del Consiglio, del 29 luglio 1991 e nei suoi successivi aggiornamenti, non prevede il controllo della visione dei colori fra i test attitudinali necessari al rilascio della patente di guida. L'Italia è quindi da considerarsi inadempiente in questo caso specifico e con il presente disegno di legge si intende porre rimedio a tale discriminatoria situazione. L'accesso alla patente di guida riveste un'importanza strategica, perché ad essa sono collegate mansioni lavorative, come ad esempio quelle di camionista o di autista di mezzi di trasporto collettivo. L'Unione europea ha già legiferato in tal senso, ma in Italia si continuano a fare i test del colore nell'esame medico per l'idoneità alla guida. L'esito dell'esame è spesso legato al parere personale del medico e non ad un vero e proprio test della capacità cromatica che ne misuri il grado. Talvolta la visita comporta addirittura il semplice riconoscimento di un colore attraverso la capacità di indicarne il nome, usando pennarelli, lane colorate, oggetti presenti in studio: una sostanziale farsa. Altri aspetti come la «paletta del moviere», che si basa solo sul colore per dare un comando ai veicoli, sono invece completamente trascurati nel codice della strada: il moviere potrebbe essere daltonico ma nessuna legge obbliga a effettuare test in questo senso. Occorre modificare la paletta rossa/verde aggiungendo dalla parte rossa un semplice simbolo bianco di stop. La lista delle attività proibite ai daltonici è lunga e deve essere revisionata, in quanto molti dei mestieri oggi preclusi lo sono sulla base di una tradizione medica obsoleta e basata su criteri non scientifici. Il concetto che dovrebbe prevalere è, dove possibile, l'adattamento dei colori per consentire una corretta percezione a tutti e non la semplicistica esclusione di un'intera categoria di persone. Così, per effetto della loro esclusione dal processo di progetto delle cose, ai daltonici viene attribuita una inabilità che nella realtà non esiste, trattandosi soltanto di una diversa caratteristica della visione. Mentre nelle norme attuali si tiene conto di altre «deficienze» visive come, ad esempio, la miopia quando si stabilisce la dimensione minima dei caratteri per il foglio illustrativo di un medicinale, non ci si cura di dar modo ai daltonici di vedere agevolmente un'etichetta colorata, tanto che può capitare che il colore sullo sfondo sia incompatibile con quello dei caratteri e perciò non sia pienamente distinguibile da un daltonico. Le nuove tecnologie dell'informazione e, in particolare, Internet sono utilizzate dalle Istituzioni per informare i cittadini e promuovere una partecipazione innovativa alle attività istituzionali e di vita pubblica. Inoltre, la stessa Internet rappresenta uno strumento utile per definire e attivare nuove forme di relazione tra i cittadini e i loro rappresentanti. Chiunque sia in cerca di informazioni, suggerimenti o semplice svago, aprendo le porte del World Wide Web può trovare ciò che cerca mediante l'accesso a milioni di siti internet . Tali siti devono presentare requisiti minimi di adeguatezza cromatica per poter assicurare anche ai daltonici una visione agevole ed efficace. Infatti, anche un elementare sito web può risultare incomprensibile a causa di stimoli visivi che risultano essere indistinguibili per un daltonico. È, quindi, importante che in fase di progettazione di un sito web non siano sottovalutate le problematiche esistenti nella visione dei colori al fine di assicurare la migliore fruizione da parte di tutti gli utenti. È un problema di cultura che deve essere sviluppato attraverso un intervento mirato. Il problema «di base» di un daltonico è quello di non riuscire a discernere la differenza tra alcuni colori: quindi, se un sito (o una schermata di un software qualsiasi) convoglia le sue informazioni tramite oggetti visivi (testi, immagini, porzioni dello schermo) che si differenziano solo per la diversità del colore, una persona con un deficit visivo di questo tipo non sarà in grado di recepire tutte le informazioni in modo corretto e con immediatezza. Tale argomento era stato già in parte ripreso dalla legge 9 gennaio 2004, n. 4 (legge Stanca) che si concentra in modo particolare sui criteri affinché un servizio informatico sia considerato accessibile. Tuttavia questi criteri, ad oggi, risultano essere poco applicati. È dunque necessario creare le condizioni di base per prevenire esclusioni individuali o di gruppo, per proteggere e abilitare le aree geografiche più disagiate e le categorie più deboli. Bisogna adoperarsi per assicurare a tutti le medesime opportunità. Il presente disegno di legge si compone di quattro articoli. L'articolo 1 reca modifiche al Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada per consentire l'accesso ai daltonici a tutti i livelli di patente di guida. Infatti, l'articolo 322 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 stabilisce i requisiti visivi necessari per la conduzione di autoveicoli a motore: «Per il conseguimento, la conferma di validità o la revisione della patente di guida per motoveicoli ed autoveicoli di qualsiasi categoria è necessario che il richiedente possegga campo visivo normale e senso cromatico sufficiente per distinguere rapidamente e con sicurezza i colori in uso nella segnaletica stradale, una sufficiente visione notturna e la visione binoculare».