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tale situazione, peraltro, era stata descritta in una relazione geologica, a firma del dottor Giovanni De Falco, nel luglio 2013, redatta per il piano urbanistico del Comune di Casoria, e reperibile facilmente in rete; si affermava, tra l'altro, che "malgrado il censimento effettuato negli anni 1986 e 1987 ed il relativo aggiornamento effettuato dall'Amministrazione Provinciale di Napoli, a tutt'oggi manca una banca dati razionale delle cavità; esse nel corso del tempo sono state rilevate solo in parte e in molti casi solo riempite allorquando venivano rinvenute o nel corso dell'attività edilizia connessa allo sviluppo urbanistico della città o in occasione di sprofondamenti e dissesti"; inoltre, "fenomeni di dissesto possono evolvere sino al crollo quando si determinano più concause contemporaneamente. Tra i fenomeni scatenanti possono essere considerate le infiltrazioni d'acqua, le pareti dei pozzi non rivestite, la scarsa litificazione del tufo, le fratture del tufo in volta e la presenza di tane di lapillo nel materiale sciolto sovrastante il banco di tufo laddove è localizzata la cavità"; soprattutto, "il mancato censimento e rilevamento delle cavità, il riempimento delle cavità talvolta non eseguito a regola d'arte, la dissennata eliminazione in superficie dei manufatti e morfologie riconducibili alla presenza di cavità stesse (discenderie, occhi di monte, piscine, pozzi isolati, ecc.), la perdita della memoria storica e l'assenza diiniziative pubbliche volte allo studio puntuale del problema hanno determinato una situazione di obbiettivo impedimento al necessario risanamento del sottosuolo cavato nonché hanno di fatto aggravato le condizioni di potenziale instabilità del territorio. La predetta situazione impone la necessità e l'urgenza" di approfondire la conoscenza delle cavità per programmare il risanamento del sottosuolo; considerato che: oltre al centro storico della città, anche altre zone del territorio comunale sono interessate da criticità geologiche e morfologiche, come la frazione di Arpino di Casoria, dove la falda freatica del fiume tombato Lufrano sta risalendo, causando notevoli disagi e allagamenti; sebbene la situazione complessiva fosse ufficialmente nota dal 2013 grazie alla citata relazione, nulla è stato fatto in tutti questi anni: non è stato predisposto alcun piano strategico di prevenzione e manutenzione, non è stato previsto alcun adeguato intervento né, a quanto risulta all'interrogante, sono stati attivati tavoli tecnici istituzionali; la situazione emergenziale richiederebbe, invece, un'attenzione particolare, attraverso una costante attività di monitoraggio, prevenzione e tutela, si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda attivare al fine di fronteggiare le criticità evidenziate e, in ogni caso, un problema che, estremamente diffuso sul territorio nazionale, determina talvolta effetti catastrofici. Atto n. 4-02854 CORRADO PAVANELLI PRESUTTO TRENTACOSTE LEONE GALLICCHIO VANIN ANGRISANI DE LUCIA GIANNUZZI LOMUTI ABATE LANNUTTI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: negli ultimi anni alcune associazioni lucane, come Cova Contro, Mediterraneo No Triv, No Scorie Trisaia ed Isde Basilicata, hanno denunciato decine di anomalie e violazioni sul decomissioning operato dalla Società gestione impianti nucleari (So. Gi. N.) nel sito lucano dell'impianto di trattamento e rifabbricazione elementi di combustibile (Itrec) di Trisaia di Rotondella (Matera); tale sito risulta ufficialmente contaminato, almeno dal 2015, nella matrice acque sotterranee, per i seguenti parametri: trielina, cromo esavalente, cloroformio, manganese; altre contaminazioni nella matrice suoli si riscontrano sia all'interno, sia all'esterno del sito; considerato che: nel mese di dicembre 2019 è stato smantellato il monolite radioattivo presente nella fossa irreversibile 7.1, operazione svolta senza informare la popolazione locale come previsto dall'art. 8 della direttiva Euratom n. 2014/87; l'associazione Cova Contro chiede dal 2017 dati su tutta una serie di dinamiche e strutture presenti nel sito di Trisaia, senza ricevere mai risposte esaustive, al punto da essere stata costretta a denunciare i silenzi di So. Gi. N. anche all'autorità giudiziaria; le stesse associazioni hanno rilevato, nel gennaio 2018, la presenza di cromo esavalente a ridosso della soglia di legge fino ad oltre un chilometro di distanza dalla recinzione dell'impianto; risulta, inoltre, che siano state messe al corrente dagli enti locali che So. Gi. N. starebbe abusando del segreto di Stato, negando anche le planimetrie relative alla condotta di scarico a mare, che attraversa terreni agricoli privati, e i dati relativi ai circuiti delle acque di drenaggio e antincendio dell'impianto Itrec; la popolazione locale teme che l'asserito deposito temporaneo sia in realtà un alibi per nascondere stoccaggi a lungo termine di sostanze nocive; in merito al monolite smantellato, si rileva che nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti del 2009 (pp. 111 e 112) i monoliti interrati risultavano essere 4 e non uno soltanto; in un cablogramma di "WikiLeaks" è pubblicato un elenco di materiale nucleare di proprietà americana custodito presso l'impianto Itrec; dai verbali delle conferenze dei servizi emerge che la locale azienda sanitaria non aveva e non avrebbe ancora oggi attivato alcuna convenzione con l'Istituto zooprofilattico di Foggia per le analisi sugli alimenti dell'areadella , nonostante vi ricadano aziende agricole biologiche e di pregio, inclusa un'oasi Plasmon; da uno studio statistico sulla mortalità svolto dall'Istituto superiore di sanità sui comuni ospitanti siti nucleari emergono criticità per la contrada Trisaia meritevoli di approfondimento, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle ragioni per cui So. Gi. N. non abbia informato le popolazioni locali circa i progetti di taglio del monolite radioattivo della fossa 7.1, e se abbiano contezza del suo contenuto, nonché dei risultati delle analisi radiochimiche dei liquidi persi dal monolite tra il 2014 ed il 2019; se siano a conoscenza di che cosa sia previsto per la fossa radioattiva 7.2, ufficialmente esclusa dai piani di bonifica; se, per avere un conteggio definitivo sulle cavità ospitanti rifiuti o materiale radioattivo, sia stata svolta un'indagine sulle strutture o sorgenti interrate ad oggi non ufficialmente censite nel sito di Trisaia e se dunque esista un elenco comprendente il serbatoio, le condotte interrate e le fosse con rifiuti (anche per sapere se la numerazione usata da So. Gi. N. -7.1, 7.2- sia da intendere in maniera seriale);