[massime]

Processo penale - Giudizio abbreviato - Sentenze di condanna pronunciate dal giudice dell’udienza preliminare - Appellabilità da parte del pubblico ministero - Esclusione - Lamentata irragionevolezza, con sacrificio del principio di parità tra accusa e difesa - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’artt. 443, comma 3, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento all’art. 111 della Costituzione, nella parte in cui non prevede la possibilità per il pubblico ministero di proporre appello anche avverso le sentenze di condanna pronunciate dal giudice dell’udienza preliminare in sede di giudizio abbreviato. Infatti, il principio di parità tra accusa e difesa (secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza costituzionale) non comporta necessariamente l’identità tra i poteri processuali del pubblico ministero e quelli dell’imputato, sicché la norma censurata può ritenersi ragionevolmente giustificata dalla diversa posizione in cui vengono a trovarsi i due soggetti processuali nell’ambito del giudizio abbreviato – nel quale l’imputato consente di essere giudicato in base alle prove raccolte dal p.m., fuori dalle garanzie del contraddittorio – nonché dall’obiettivo primario di una rapida e completa definizione dei processi svolti in primo grado secondo il rito alternativo di cui si tratta. - Sul principio di parità delle parti e poteri processuali v. sentenze n. 98/1994, n. 324/1994, n. 432/1992, n. 363/1991, ordinanza n. 426/1998. - In tema di poteri del pubblico ministero nel giudizio abbreviato v. sentenza n. 115/2001. - Sui poteri di impugnazione del pubblico ministero v. in generale sentenza n. 280/1995, ordinanza n. 426/1998; con riferimento al giudizio abbreviato, sentenze n. 98/1994, n. 363/1991, ordinanze n. 305/1992, n. 373/1991, sentenza n. 115/2001. M.F.