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Durante l'esercizio finanziario 2020 è stato erogato in favore delle Autorità di bacino distrettuali un importo complessivo pari a euro 52.205.813,3, di cui euro 27.165.708,3 per i capitoli relativi al funzionamento ed euro 25.040.105,00 per i capitoli relativi agli investimenti. In data 29 dicembre 2020 si è svolta una Conferenza istituzionale permanente (CIP) con cui sono stati adottati, in particolare, i progetti di aggiornamento dei Piani di gestione delle acque (PGA) e dei Piani di gestione del rischio di alluvioni (PGRA). Le Autorità di bacino sono oggetto di interesse nel Piano ProteggItalia che, nell'Ambito di intervento 2, misure di prevenzione, ha assegnato all'allora Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (oggi Ministero della transizione ecologica), in qualità di coordinatore, in collaborazione con le stesse Autorità distrettuali di bacino, le azioni da 7 a 13. L'Azione 12, in particolare è deputata alla verifica della operatività delle Autorità di bacino distrettuale ovvero a verificare lo stato di effettiva funzionalità e piena operatività delle Autorità di bacino distrettuale (istituite con il citato decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 25 ottobre 2016 ai sensi dell'articolo 64 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) e della completezza, aggiornamento, adeguatezza e messa a sistema dei PGRA e dei contratti di Fiume. Il Ministero della transizione ecologica riferisce che, nell'ambito dell'attività di coordinamento delle Autorità di bacino distrettuali, ha fornito indirizzi finalizzati alla omogeneizzazione dei contenuti degli aggiornamenti dei piani, anche per superare le criticità rilevate nei report della Commissione europea. Tuttavia, nonostante il Piano « ProteggItalia » abbia inteso definire un quadro unitario di tutte le misure di contrasto al dissesto geologico-idraulico, distinguendo gli interventi di natura emergenziale da quelli preventivi, manutentivi e organizzativi, rimane il carattere prettamente emergenziale degli interventi posti in essere dagli enti e dalle Autorità interessate alla realizzazione degli interventi, per cui, allo stato, a nulla sono valse le raccomandazioni della Corte dei conti di dare priorità alle politiche di prevenzione e manutenzione del territorio, anche sostenendo misure per limitare il consumo del suolo. Nell'ultima deliberazione n. 17/2021/G del 18 ottobre 2021 della sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti si legge espressamente che « Pur condividendo la necessità di programmare unitariamente nel breve e medio periodo le risorse nazionali e comunitarie e coordinare in un quadro nazionale le misure per contrastare il dissesto idrogeologico, il Piano non ha unificato i criteri e le procedure di spesa; non ha risolto il problema dell'unicità del monitoraggio, né individuato strumenti di pianificazione territoriali efficaci, in grado di attuare una politica di prevenzione e manutenzione ». Permane la lentezza nell'adozione sia dei processi decisionali che di quelli attuativi, spesso condizionati da lunghi processi concertativi nazionali e locali. L'impianto generale dei finanziamenti, in termini di criteri e strumenti, non ha prodotto nella realtà un'accelerazione dell'attuazione degli interventi e non ha restituito un quadro integrato delle misure finanziate dai Ministeri coinvolti, fatta eccezione per la Protezione civile che opera in regime di emergenza. La capacità progettuale delle regioni, la carenza di profili tecnici unitamente alla scarsa pianificazione del territorio, restano criticità ancora non risolte. Fa riflettere che le numerose strutture di indirizzo e gestionali, nel corso del tempo istituite, non sempre adeguatamente differenziate (strutture di missione, cabine di regia, segreterie tecniche, task force centrali e regionali, eccetera), non hanno contribuito fino ad oggi in maniera determinante al necessario « cambio di passo » verso una gestione « ordinaria » ed efficace del contrasto al dissesto geologico-idraulico. Vi è la necessità di definire a monte più chiaramente gli interventi prioritari, distinguendo l'emergenza e l'urgenza dalle misure di prevenzione e manutenzione. La Corte dei conti, inoltre, « ribadisce la necessità di superare le gestioni straordinarie e semplificare i processi verso un rientro a un regime ordinato di competenze, con una programmazione in via ordinaria della gestione del territorio che, oltre a garantire la progettazione e la realizzazione degli interventi, sia guidata da una adeguata pianificazione in coerenza con le Direttive 2007/60/CE cosiddetta “Direttiva alluvioni”, e la Direttiva 2000/60/CE (cosiddetta Direttiva Acque) ». La riforma prevista nel PNRR, connessa alle misure di semplificazione e accelerazione degli interventi di cui alla missione 2, componente 4, prevede il superamento delle criticità di natura procedurale, legate alla debolezza e all'assenza di un efficace sistema di governance . In particolare, la semplificazione e l'accelerazione delle procedure per l'attuazione e finanziamento degli interventi, a partire dalla revisione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 maggio 2015 recante individuazione dei criteri e delle modalità per stabilire le priorità di attribuzione delle risorse agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e del relativo « sistema ReNDiS ». Occorre prevedere il rafforzamento delle strutture tecniche di supporto ai Presidenti delle regioni, il rafforzamento delle capacità operative delle Autorità di bacino distrettuale e delle province (presso le quali istituire un ufficio specializzato di cui anche i Commissari possano avvalersi). Occorre la sistematizzazione dei flussi informativi e l'interoperabilità dei diversi sistemi informatici. Inoltre, rileva la Corte di palazzo Spada, « l'analisi dei programmi e delle modalità di attuazione ha anche evidenziato la debolezza del ruolo svolto fin qui dalle Autorità di bacino distrettuali nella filiera decisionale della gestione, programmazione e manutenzione del territorio. Il ritardo con il quale le Autorità di bacino distrettuali sono state messe in grado di funzionare rappresenta un vulnus della politica di mitigazione del rischio idrogeologico. Esse rappresentano, infatti, nella filiera decisionale in merito agli interventi necessari, un organismo tecnico, con una visione d'insieme che, se opportunamente potenziato in termini di personale e responsabilizzato in termini decisionali, potrebbe essere maggiormente incisivo nella gestione, programmazione e manutenzione del territorio. Un organismo in cui i progetti, gli interventi, le misure adottate vengano controllate e certificate lungo tutta la filiera, permettendo di avere una visione programmatica nazionale, una fluidità di manovra superiore ed un punto di riferimento territoriale con funzioni autorizzative e di controllo precise. Il tema della progettazione delle opere è dirimente. La scarsa capacità di spesa è anche conseguenza di progetti spesso non cantierabili, basati su ipotesi progettuali che poi vengono disattese, per cambiamenti di linea politica, per difficoltà autorizzative, per la necessità di adeguare i progetti iniziali approvati ai cambiamenti che hanno, visti i tempi lunghi di avvio, modificato il territorio.