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Prescindendosi dallo specifico status dei soggetti richiedenti, ciò che è, infatti, da ritenersi prevalente è il superiore interesse del minore e, correlativamente, l'esistenza di una idonea relazione affettiva tra l'adottante e l'adottato, dovendo tali presupposti essere accertati dal giudice, caso per caso, senza alcun automatismo». Lo stesso si può dire per quanto riguarda l'adozione da parte delle persone singole considerato che la Corte costituzionale ha chiaramente affermato che nei princìpi costituzionali non è ravvisabile alcun elemento ostativo ad eventuali innovazioni legislative che vadano in questa direzione. A tale proposito, il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva ha messo in evidenza una chiara contraddizione rispetto a quanto previsto dalla vigente normativa in materia di affido familiare: «mentre, infatti, in via generale, l'affidamento familiare può essere disposto in favore di coppie coniugate e conviventi, anche omosessuali, nonché di persone singole, la conversione dello stesso affido in adozione può avere luogo solo nel caso in cui gli affidatari posseggano i requisiti di cui all'articolo 6 della legge n. 184 del 1983, vale a dire siano uniti in matrimonio da almeno tre anni. La salvaguardia del fondamentale diritto del minore a non vedere ingiustificatamente recisi i propri fondamentali legami esistenziali, porterebbe a dover riconsiderare i casi in cui l'affidamento possa convertirsi in adozione piena, anche nelle ipotesi in cui soggetti affidatari siano una persona singola oppure una coppia stabilmente convivente, etero oppure omosessuale». Riguardo le adozioni internazionali sono diversi i profili di criticità messi in evidenza dal documento conclusivo dell'indagine conoscitiva. Fra questi si segnalano l'elevato numero di enti, di natura privata, autorizzati ad operare nell'ambito delle relazioni internazionali, caratterizzati da una evidente disomogeneità organizzativa, sia in Italia che all'estero. Per completezza, si riporta di seguito anche una sintesi del documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sull'attuazione della normativa in materia di adozione e di affido predisposto, al termine della scorsa legislatura, dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza. Grazie a questo lavoro è stato possibile approfondire le criticità concernenti l'applicazione della normativa vigente individuando le ipotesi di modifica sul versante legislativo e i possibili correttivi in ordine all'attuazione della normativa stessa. Partendo proprio dal documento elaborato dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, frutto di un lavoro durato un anno e delle osservazioni dei molti soggetti audìti, rappresentativi delle diverse realtà istituzionali, sociali e associative che operano nel settore, si sono individuati i principali profili critici della legge n. 184 del 1983 che, aggiunti a quelli sopra riportati delineano un quadro molto chiaro della situazione esistente. Il primo elemento di criticità fu individuato -- come si legge nel suddetto documento -- nel significativo decremento delle domande di adozione che si registra da alcuni anni nel nostro Paese, spiegabile sia con i costi elevati che la scelta di avere un figlio comporta, in particolare in questo periodo di crisi economica, sia, soprattutto, con la complessità delle procedure e le lacune della normativa vigente. Ne consegue che non è più procrastinabile la scelta di agevolare e semplificare le procedure attualmente previste, nella consapevolezza del fatto che uno dei deterrenti principali alla scelta di adottare è proprio costituito dalla complessità, durata, ripetitività e farraginosità delle stesse e -- specialmente per le adozioni internazionali -- dall'incertezza dei tempi richiesti per concludere il percorso adottivo. Riguardo a queste ultime, infatti, come si legge nel documento, «Il procedimento di accertamento dello stato di adottabilità dei bambini, che si prolunga spesso oltre una ragionevole durata, continua a suscitare preoccupazione da parte degli operatori, ed in qualche caso il ritardo può determinare una vera e propria lesione del diritto del bambino a vedere tempestivamente definita la propria situazione». L'indagine ha fatto emergere come il calo delle domande per le adozioni internazionali sia da addebitare soprattutto alla crescente durata del percorso adottivo. In quella sede fu chiara l'esigenza di semplificare e razionalizzare l'intera procedura, con particolare riferimento al riconoscimento automatico della sentenza di adozione straniera, alla drastica riduzione dei tempi dell' iter attraverso lo snellimento e l'inserimento di termini per determinate fasi procedurali. La Commissione individuò come altra nota dolente, relativa questa volta alle adozioni nazionali, la mancata istituzione per moltissimi anni della banca dati nazionale dei minori dichiarati adottabili e delle coppie disponibili all'adozione (di cui all'articolo 40 della legge n. 149 del 2001). Soltanto con il decreto del Ministro della giustizia 24 febbraio 2004, n. 91, è stato emanato il regolamento che disciplina le modalità di attuazione e di organizzazione della banca dati costituita presso il Ministero della Giustizia, Dipartimento per la giustizia minorile, relativa ai dati dei minori dichiarati adottabili e dei coniugi aspiranti all'adozione nazionale e internazionale. Nello scorso mese di aprile, tutti i ventinove tribunali per i minorenni hanno finalmente installato il sistema informatico necessario per avviare la banca dati dei minori adottabili. La banca dati è uno strumento essenziale per mettere in rete tutti i tribunali per i minorenni del territorio, velocizzando e rendendo più efficaci gli abbinamenti, nonché rendendo visibili le situazioni di quei minori che sono da tempo in attesa di adozione. Ed ancora, altro profilo critico delle adozioni nazionali -- secondo l'indagine conoscitiva -- è rappresentato dall'inadeguatezza della rete socio-assistenziale nella fase successiva all'adozione. Come è stato evidenziato, «uno dei principali aspetti su cui lavorare riguarda non tanto la fase preadottiva, quanto quella successiva. L'interesse da tutelare resta quello del minore, e pertanto dovrebbe essere fatto ogni sforzo da parte di tutti gli operatori per cooperare ad una effettiva riuscita del processo di inserimento del bambino nella nuova famiglia. Sotto questo aspetto, si riscontrano invece carenze significative, che finiscono in molti casi per danneggiare soprattutto il minore. Tali carenze si ricollegano non solo e non tanto a lacune del quadro legislativo, quanto soprattutto al supporto della rete socio-assistenziale, che si dimostra in molti casi inadeguata sia in termini di qualità sia in termini di presenza sul territorio. Con riguardo, in particolare, al ruolo degli assistenti sociali, è stato da più parti evidenziato come, in molte aree del nostro Paese, la presenza di questi operatori non risulti sufficiente, e ciò anche a seguito delle politiche di riduzione della spesa pubblica, che hanno colpito anche questo settore. Peraltro, si riscontrano in molti casi anche problemi di qualità di questi servizi, e in questo senso viene sollecitata una riflessione circa una possibile implementazione dei percorsi di formazione professionale, tale da consentire, almeno nel medio-lungo periodo, di fornire agli assistenti sociali un adeguato livello di aggiornamento e di preparazione professionale, tanto più necessari per operare in un contesto che appare sempre più complesso».