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Solo per citare grandi realtà presenti nella città di Roma, penso al Bambin Gesù, al Gemelli, al Campus bio-medico e a molte altre strutture che rappresentano il privato convenzionato. Signor Presidente, è importante che, a fronte dell'offerta di un servizio di eccellenza sia stata inserita la possibilità di rivisitare alcune norme, avendo presente e centrale il bisogno dei pazienti. Ancora una volta, in un privato convenzionato ciò che è dominante non è l'elemento del privato, ma la risposta ai bisogni dei pazienti. Quello fatto in Sardegna mi sembra un tentativo interessante. Ci auguriamo tutti che sia veramente un'esperienza positiva, che aiuti l'isola a fare un salto di qualità anche nella sanità che offre. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Vecchis. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, parliamo di lavoro e di lavoratori. Per questo vorrei iniziare il mio intervento inviando un abbraccio virtuale, il mio, il nostro come Gruppo della Lega, ma credo quello di tutti noi, alla signora Emma Marrazzo, mamma di Luana D'Orazio, la ragazza che ha perso la vita a Prato. (Applausi) . La signora Emma ha lanciato un appello affinché tragedie come quella avvenuta lunedì scorso non si ripetano. Di questa donna mi ha colpito anche la preoccupazione verso la titolare dell'azienda presso la quale la figlia ha perso la vita. In quest'Aula, che rappresenta il popolo italiano e i lavoratori, ripeto con forza quanto espresso ieri in Commissione assieme al senatore Alessandro Ruotolo, ci tengo a dirlo, che ha sollevato il problema, affinché si agisca. Mi scuso per l'emozione, ma la morte di una mamma di ventidue anni, con un bimbo di cinque, non può lasciarci indifferenti, così come la tragedia di tutti i lavoratori che perdono la vita, a prescindere dall'età. Per questo chiedo che venga insediata quanto prima la Commissione d'inchiesta per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, a favore della cui istituzione quest'Assemblea si è pronunciata nel 2019 e che è ancora ferma. Lo dobbiamo a tutti lavoratori e, soprattutto, a questa ragazza, a suo figlio e a sua mamma, che ha dimostrato un coraggio non comune, lanciando con lucidità un appello a tutti noi. Non si può morire nel 2021 sul posto di lavoro. Chi va al lavoro deve tornare a casa, riabbracciare i propri familiari, i propri cari e non essere pianto. Chiedo quindi un impegno anche alla Presidenza, affinché la Commissione venga istituita, a prescindere dagli interessi di Presidenza o Vice Presidenza dei partiti. Si tratta di una Commissione importantissima: dobbiamo dare un segnale ai lavoratori italiani. Venendo al decreto al nostro esame, com'è stato detto, è passato: siamo in ritardo anche nell'approvazione, come troppo spesso è avvenuto in quest'Aula. Lo dico con un velo di critica, perché dobbiamo essere veloci per difendere i nostri concittadini, dobbiamo essere rapidi nel porre rimedio ad alcune esigenze. Si tratta di un decreto contenente alcune misure per un ampio ricorso al lavoro in modalità agile per chi ha figli in età scolare, previsione che forse abbiamo sottovalutato, perché abbiamo bisogno anche di socializzazione, e non solo di lavoro inteso come guadagno: non c'è solo l'aspetto economico, ma anche l'aspetto sociale, tant'è vero che abbiamo approvato il bonus per servizi di babysitting rivolti a genitori lavoratori che non possono svolgere la propria attività lavorativa in modalità agile e che quindi abbiamo tutelato. Potevamo magari andare oltre i 100 euro settimanali, ma purtroppo la situazione è questa e la pandemia e le problematiche che stiamo vivendo ci hanno imposto questa piccola cifra. Bisogna però tutelare le lavoratrici, le mamme e i papà, affinché vivano con serenità il rapporto familiare con i loro figli, perché è importante: non possiamo pensare solamente all'aspetto economico, perché c'è anche questo profilo. Lo ripeto, perché è importante: c'è anche il livello sociale, la socializzazione fra le persone, il vivere insieme, perché il lavoro è anche libertà di comunicazione, non soltanto uno sterile messaggino, una e-mail , un'indicazione lavorativa, ma andiamo oltre: il lavoro è libertà. Per questo, a mio avviso, dobbiamo anche rivedere le regole dello smart working , perché abbiamo comunque apportato una modifica importantissima relativamente alle libertà personali in rapporto al lavoro in modalità agile, prevedendo la disconnessione dagli strumenti tecnologici. Questo è importante - lo ripeto - per la libertà di lavorare in sicurezza, ma anche per far sì che le persone abbiano tempo libero per vivere i propri rapporti, altrimenti creiamo una società sterile ed eterogenea, perdendo quei valori che hanno reso finora fondamentale la coesione sociale, ossia la famiglia intesa come ente produttivo, sia sotto l'aspetto economico, ma anche sotto quello culturale e di coesione di una Nazione. Per questo, aprendo una parentesi, non molleremo sul concetto di famiglia, perché la coesione nazionale si basa sulla famiglia naturale. Non voglio aprire polemiche. Bisogna trovare soluzioni per il lavoro agile e lo smart working. È saltata la soglia minima al 50 per cento per le pubbliche amministrazioni, c'è stata l'approvazione di questa nuova formula da parte del Consiglio dei ministri. Spero quanto prima di tornare alla normalità, con persone che abbiano la possibilità di tornare sul posto di lavoro, perché bisogna anche dire che ci sono degli effetti collaterali. Con parole semplici, porto un esempio personale, quello della struttura operativa dell'aeroporto, dove intorno gli impiegati e agli uffici vivono e lavorano tantissime persone: parlo delle cooperative di pulizia, di cui molto spesso ci si dimentica. Mi riferisco a lavoratori dimenticati, come quelli delle pulizie che, con gli uffici chiusi, sono in difficoltà, in sofferenza, oppure agli operatori dei bar e delle mense aziendali. Sono tutti lavoratori che hanno gli stessi diritti di chi ha la possibilità di lavorare in modalità agile; sono persone che devono essere tutelate, quindi dobbiamo ragionare anche nei loro confronti, perché sono anche loro lavoratori di serie A. Infatti, proprio per tutelare i lavoratori, dobbiamo anche rivedere la legge 22 maggio 2017, n. 81, che dà le linee guida per lo smart working e il lavoro agile, ma non entra nel merito. Per questo a mio avviso dobbiamo scrivere - azzardo questo termine - lo statuto dei lavoratori del digitale, del futuro. Con lo Statuto dei lavoratori siamo fermi agli anni Settanta, quindi a mio avviso va aggiornato. Allo stesso modo è statico il testo unico per la sicurezza sul lavoro, che è fermo da dieci anni, e dobbiamo aggiornarlo. Quindi compito futuro di questo Parlamento e di quello che verrà nel 2023 è riscrivere le regole del lavoro, ma anche della tutela dei lavoratori e delle aziende, perché ad oggi il lavoro agile è lasciato all'interpretazione e alla discrezionalità sia del datore di lavoro che del dipendente, spesso anche sull'orario di lavoro. Dobbiamo scrivere delle regole certe, perché i nostri concittadini non possono essere lasciati al caso, come è avvenuto.