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La relatrice DI GIROLAMO ( M5S ) illustra l'atto del Governo n. 91, ricordando che con l'adozione della legge n. 59 del 1997 ("legge Bassanini'') e del relativo decreto legislativo di attuazione (decreto legislativo n. 112 del 1998) è stato avviato il processo per il conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti amministrativi, ivi compreso il trasferimento di talune funzioni in materia di reti stradali fino ad allora delegate ad Anas. In particolare, gli articoli 98 e 99 del decreto legislativo n. 112 hanno disposto che fossero mantenute in capo allo Stato, tra le altre, le funzioni relative alla pianificazione pluriennale della viabilità e alla programmazione, progettazione, realizzazione e gestione della rete autostradale e stradale nazionale, costituita dalle grandi direttrici del traffico nazionale e da quelle che congiungono la rete viabile principale dello Stato con quella degli Stati limitrofi, e che fossero trasferite alle regioni le funzioni di programmazione e gestione relative alle strade che non rientrassero nella rete di interesse nazionale. Di qui la necessità di procedere all'individuazione della rete autostradale e stradale nazionale. Tale previsione è stata attuata con il decreto legislativo n. 461 del 1991, mentre il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 febbraio 2000 ha provveduto ad individuare le strade non comprese nella rete autostradale e stradale nazionale e a disporne il trasferimento alle regioni. Nel corso degli anni il processo di devoluzione della rete stradale alle regioni ha fatto emergere una serie di criticità di carattere gestionale, finanziario e di governance . E' stato così deciso di avviare una revisione della rete stradale di interesse nazionale, secondo la procedura definita dall'articolo 1- ­bis del citato decreto legislativo n. 461, nel quale si prevede che alle modifiche consistenti nel trasferimento tra Stato e regioni, e nella conseguente riclassificazione, di intere strade o di singoli tronchi si provveda su iniziativa dello Stato o delle regioni interessate, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici e previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, sentite le Commissioni parlamentari competenti per materia. Nel gennaio 2017 è stato quindi avviato dalla competente Direzione generale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l' iter per la revisione della rete stradale di interesse nazionale. Le regioni coinvolte nella riclassificazione sono risultate 16: la Valle d'Aosta, il Friuli Venezia Giulia e le province autonome di Trento e di Bolzano non sono state interessate in quanto il trasferimento di funzioni in materia di viabilità e trasporti non ha richiesto alcuna riclassificazione, mentre per la Sardegna e la Sicilia non era ancora stato effettuato il trasferimento delle strade non inserite nella rete stradale di interesse nazionale. Al termine del lungo iter procedurale, nel corso del quale sono stati acquisiti i pareri del Consiglio superiore dei lavori pubblici e delle competenti Commissioni parlamentari, nonché l'intesa della Conferenza unificata, è quindi stato emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 febbraio 2018, di approvazione della revisione delle reti stradali di interesse nazionale e regionale ricadenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Toscana e Umbria. Per le strade ricadenti nel territorio delle regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, alle quali si è aggiunta la Toscana per due strade di confine con l'Emilia Romagna, sono stati necessari ulteriori approfondimenti e l' iter è quindi proseguito, con la riapertura dei tavoli tecnici per l'esame delle proposte di modifica richieste dalle regioni. Dopo un confronto articolato e approfondito, che ha condotto il Ministero delle infrastrutture ad accogliere parte delle richieste delle regioni, è stata infine acquisita l'intesa con la Conferenza unificata. In particolare, il 15 novembre 2018 è stata sancita l'intesa in relazione alle reti stradali ricadenti nel territorio delle regioni Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto e, il 22 novembre 2018, in relazione alla revisione delle reti stradali ricadenti nella Regione Piemonte e nella città metropolitana di Venezia. Sulla proposta di revisione delle reti stradali è poi stato acquisito, nell'aprile 2019, il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici. I due schemi di decreto, uno relativo alla rete stradale di interesse nazionale della regione Piemonte (atto del Governo n. 91) e l'altro sulla rete stradale Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto (atto del Governo n. 92) sono quindi stati trasmessi per il parere alle Commissioni parlamentari competenti. Il termine per l'espressione del parere da parte della 8ª Commissione è fissato al prossimo 17 luglio, previa acquisizione entro l'11 luglio delle osservazioni della 1ª Commissione. Lo schema n. 91 si compone di 5 articoli ed allegati. L'articolo 1, commi 1 e 2, dispone che le tabelle di individuazione delle reti stradali di interesse sia nazionale che regionale relative alla regione Piemonte attualmente vigenti siano sostituite da quelle contenute negli allegati A e B al provvedimento. Le ulteriori tabelle allegate (1.a e 1.b), richiamate dal comma 3, evidenziano le integrazioni disposte dal provvedimento in esame. Con le modifiche apportate, la consistenza complessiva della rete stradale di interesse nazionale che ricade nel territorio della regione Piemonte ammonta a 1.688,8 km, mentre quella di interesse regionale comprende 1.319,2 km. Lo schema di decreto procede a riclassificare come strade di interesse nazionale 1.000,6 km di strade, mentre sono solo 8,9 i chilometri di strade statali per le quali si dispone il trasferimento alla regione. Nella relazione che accompagna lo schema si fa presente che la proposta di revisione originaria elaborata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti prevedeva la riclassificazione di 1.087,7 km: la nuova proposta è stata definita per tenere conto delle richieste della provincia di Vercelli, che si è rifiutata di cedere tutte le tratte della propria provincia ad eccezione di alcuni piccoli tratti. Sempre l'articolo 1, al comma 4, stabilisce che rimangano di proprietà dei comuni i tratti delle strade urbane di scorrimento, delle strade urbane di quartiere e delle strade locali che attraversano i centri abitati con popolazione superiore ai diecimila abitanti. Il comma 5, infine, disciplina la possibilità di rettificare i dati contenuti nelle tabelle. L'articolo 2 rinvia, per l'esercizio delle funzioni conferite con il provvedimento, ai criteri e alle modalità stabilite dall'articolo 6 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 ottobre 2000. In base all'articolo 3, l'operatività del trasferimento per i tratti di strade riclassificati è subordinata all'adozione del provvedimento di cui all'articolo 2.