[ddlpres]

L'articolo 3 stabilisce che gli aumenti stipendiali concessi dopo la messa in quiescenza e durante la vigenza contrattuale sono cumulabili con gli aumenti perequativi delle pensioni e non sono riassorbiti, contrariamente a quanto stabilito dalla citata circolare n. 72 del 15 febbraio 1987 della Ragioneria generale dello Stato. Infine, l'articolo 4 statuisce l'estinzione d'ufficio alla data di entrata in vigore della legge dei giudizi pendenti aventi per oggetto l'applicazione dei benefìci previsti, dato l'avvenuto riconoscimento per legge del diritto petito. Si ricorda che è da molte legislature che si tenta di risolvere l'annosa questione del personale ex dipendente delle Ferrovie dello Stato dal 1981 al 1995, ora in quiescenza, e che nella XIV legislatura la Camera dei deputati aveva approvato un testo unificato, poi arenatosi al Senato della Repubblica per motivi di copertura finanziaria (atto Senato n. 2905). Ben consci di essere in un periodo di crisi economica-sociale che richiede a tutti qualche sacrificio, si ritiene, tuttavia, che la soluzione per via legislativa della problematica oggetto del presente disegno di legge sia meno onerosa rispetto all'alternativa di risolverla tramite pronunce giurisprudenziali.. Art. 1. 1. Per il personale già dipendente dall'Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato, e successivamente dall’Ente Ferrovie dello Stato nonché dalle Ferrovie dello Stato Spa, comunque cessato dal servizio nel periodo compreso tra il 1º gennaio 1981 e il 31 dicembre 1995, con diritto al trattamento di quiescenza, gli aumenti stipendiali previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 6 ottobre 1982, n. 804, dalla legge 10 luglio 1984, n. 292, e dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati per i trienni 1987-1989, 1990-1992 e 1993-1995, hanno effetto per il periodo di vigenza del contratto, sul trattamento ordinario di quiescenza, normale e privilegiato, negli importi effettivamente corrisposti alla data di cessazione dal servizio e nelle misure e con le decorrenze previste dagli aumenti dilazionati nell'arco del triennio per il personale in servizio, ai sensi delle disposizioni citate nel presente articolo. Art. 2. 1. I benefìci di cui all'articolo 1 della presente legge sono validi sia per il trattamento di quiescenza sia per la liquidazione dell'indennità di buonuscita di cui all'articolo 14 della legge 14 dicembre 1973, n. 829. Art. 3. 1. Gli aumenti stipendiali di cui all'articolo 1 della presente legge si sommano agli incrementi perequativi delle pensioni previsti dall'articolo 21 della legge 27 dicembre 1983, n. 730, nel frattempo concessi e che non vengono riassorbiti. Art. 4. 1. I giudizi pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge aventi per oggetto l'applicazione dei benefìci previsti dalla medesima legge sono dichiarati estinti d'ufficio.