[pronunce]

n. 152 del 2006, e all'art. 3-bis, comma l, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, in legge 14 settembre 2011, n. 148 - la quale mira ad assicurare l'unicità della gestione per ciascun ambito territoriale ottimale e l'integrazione verticale e orizzontale dei servizi, superando la frammentazione gestionale determinata dall'esistenza di gestioni comunali di dimensioni inadeguate rispetto alla mole di investimenti necessari (vengono citati stralci della sentenza n. 32 del 2015). Ne conseguirebbe la violazione dell'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana e dell'art. 117, secondo comma, lettere e) e s), Cost., in riferimento alle citate norme statali interposte. 1.4.&#8210; L'art. 4, comma 8, della legge impugnata recita: «8. I comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti nonché i comuni delle isole minori ed i comuni di cui al comma 6 dell'articolo 1 della legge regionale 9 gennaio 2013, n. 2 possono gestire in forma singola e diretta il servizio idrico integrato nei casi in cui la gestione associata del servizio risulti antieconomica». Secondo il ricorrente, anche tale disposizione presenterebbe profili di illegittimità costituzionale, sia con riguardo alle modalità di affidamento, sia per quel che riguarda l'effetto di frammentazione della gestione nell'ambito ottimale che essa determina. 1.4.1.&#8210; Quanto al primo aspetto, per le stesse considerazioni illustrate in relazione all'art. 4, comma 7, la norma sarebbe incostituzionale per violazione dell'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana e dell'art. 117, comma secondo, lettera e), Cost., in riferimento all'art. 149-bis del d.lgs. n. 152 del 2006, nonché degli art. 11 e 117, primo comma, Cost., in riferimento agli artt. 14 e l06, lettera a), del TFUE. 1.4.2.&#8210; Quanto al secondo profilo, la difesa statale osserva che l'art. 147, comma 2-bis, lettera a), del d.lgs. n. 152 del 2006, nel disciplinare i casi di eccezione al vincolo dell'unicità della gestione nell'ambito ottimale, fa salve «le gestioni del servizio idrico in forma autonoma nei comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti già istituite ai sensi del comma 5 dell'articolo 148». Su queste basi, la disposizione regionale impugnata sarebbe costituzionalmente illegittima nella parte in cui estende la richiamata eccezione anche ai «comuni che non hanno consegnato gli impianti ai gestori del servizio idrico integrato», continuando nella gestione diretta (art. l, comma 6, della legge regionale siciliana n. 2 del 2013). La fattispecie normativa regionale sarebbe del tutto estranea alla ratio dell'eccezione stabilita dalla norma statale. Il contrasto si determinerebbe anche in relazione all'estensione della deroga ai «casi in cui la gestione associata del servizio risulti antieconomica», da valutarsi discrezionalmente pro futuro, a fronte di una previsione statale concernente le sole gestioni già «esistenti». 1.4.3.&#8210; Il Governo chiede dunque che la norma sia dichiarata costituzionalmente illegittima per violazione dell'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana e dell'art. 117, comma secondo, lettera e), Cost., in riferimento agli artt. 147, comma 2-bis e 149-bis del d.lgs. n. 152 del 2006, nonché degli art. 11 e 117, primo comma, Cost., in riferimento agli artt. 14 e 106 del TFUE. In via consequenziale, aggiunge che dovrebbe essere dichiarata l'illegittimità costituzionale anche dell'art. 9, comma l, secondo cui: «L'Assessorato regionale dell'energia e dei servizi di pubblica utilità destina i finanziamenti previsti per l'adeguamento degli impianti di depurazione e delle reti idriche anche ai comuni degli ambiti privi del soggetto gestore ed ai comuni di cui all'articolo 1, comma 6, della legge regionale 9 gennaio 2013, n. 2.». 1.5.&#8210; Viene impugnato l'art. 3, comma 3, lettera i), il quale recita: « L'Assemblea territoriale idrica svolge le seguenti funzioni: [...] delibera, su proposta dei comuni facenti parte del medesimo ATO, la costituzione di sub-ambiti previo parere dell'Assessorato regionale competente da rendersi entro sessanta giorni». La disposizione, consentendo la costituzione di sub-ambiti, sarebbe illegittima per le stesse ragioni esposte con riferimento all'art. 4, comma 7, e cioè per violazione dell'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana e dell'art. 117, comma 2, lettere e) e s), Cost., in riferimento agli artt. 147, 149-bis e 172 del d.lgs. n. 152 del 2006 e all'art. 3-bis, commi l e 1-bis, del d.l. n. 138 del 2011. 1.6.&#8210; Vengono impugnati gli artt. 5, comma 2, 7, comma 3, e 11 della legge reg. Sicilia n. 19 del 2015. Secondo il Governo tali disposizioni, nella parte in cui attribuiscono alla Giunta ricorrente regionale il compito di definire e approvare i modelli tariffari del ciclo idrico relativi all'acquedotto e alla fognatura, violerebbero le competenze esclusive dello Stato previste dall'art. 117, secondo comma, lettere e) e s), Cost., in relazione agli artt. 154, commi 2 e 4, e 161, comma 4, del d.lgs. n. 152 del 2006, e all'art. 10, comma 14, del d. l. n. 70 del 2011 (in combinato disposto con l'art. 21, comma 19, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante «Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici», convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e con l'art. 3 del d.P.C.m. 20 luglio 2012). Il ricorrente precisa che nello statuto della Regione siciliana non è contenuta alcuna disposizione che assegni alla Regione competenza legislativa esclusiva per la disciplina della materia tariffaria, come confermerebbe la circostanza che in Sicilia ha sempre trovato applicazione la disciplina statale in materia di determinazione delle tariffe del SII (con particolare riferimento al Metodo tariffario normalizzato di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici del 1° agosto 1996 e, ancora prima, ai provvedimenti del CIPE). Nella denegata ipotesi in cui si ritenesse che alla Regione siciliana debbano essere riconosciute particolari forme di autonomia in materia di determinazione della tariffa, le citate disposizioni statali in tema di regolazione tariffaria dell'AEEGSI dovrebbero ritenersi comunque norme di «grande riforma economico-sociale della Repubblica», al cui rispetto sarebbe chiamata anche la Regione siciliana nell'esercizio delle proprie competenze legislative primarie.