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La difformità tra le valutazioni svolte dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dal Parlamento risulta con evidenza dal parere che la Commissione bilancio della Camera dei deputati ha espresso il 27 ottobre 2009 sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale per il 2009, nella quale la Commissione ha condizionato il proprio parere favorevole sullo schema a una sua complessiva revisione sulla base di criteri, puntualmente indicati, alternativi a quelli utilizzati per la predisposizione dello schema stesso. In particolare, il parere oltre a richiedere una verifica dell'attualità delle richieste formulate con riferimento agli interventi nelle zone colpite dal sisma dell'aprile 2009 ha evidenziato l'esigenza di garantire maggiore equilibrio territoriale fra le macro aree del Paese nel perseguimento delle finalità sociali previste dalla legge n. 222 del 1985, nonché un migliore equilibrio fra tali finalità, con particolare riferimento alla finalità «fame nel mondo». Quanto ai beneficiari dei finanziamenti, il parere ha rilevato la necessità di destinare prioritariamente le risorse destinate agli interventi riferiti alla finalità «conservazione di beni culturali» a progetti presentati da enti locali, nonché l'opportunità di non concentrare i finanziamenti relativi alla finalità «assistenza ai rifugiati» su un unico intervento, in quanto altri progetti ammessi e non finanziati risultavano meritevoli di attenzione. Già nelle premesse di questo parere, peraltro, la Commissione bilancio della Camera dei deputati aveva rilevato l'opportunità di un intervento legislativo che precisasse i criteri da seguire nella ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, limitando i margini di discrezionalità attualmente esistenti nella scelta degli interventi da finanziare. Del resto, la stessa Corte dei conti -- nella sua relazione sulla gestione del fondo per l'otto per mille dell'IRPEF da parte dello Stato negli anni 2001-2006 -- ha, tra l'altro, rilevato l'assenza di chiari criteri di ripartizione sia nell'ambito delle quattro tipologie di intervento ammesse a contributo, sia nella distribuzione territoriale degli interventi. Un secondo ordine di criticità deriva, invece, dalla riduzione delle risorse destinate dai contribuenti all'otto per mille dell'IRPEF a diretta gestione statale, con finalità di copertura finanziaria di provvedimenti legislativi diversi. In primo luogo, infatti, con la legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria 2004) era stata disposta in via permanente, a decorrere dall'anno 2004, la riduzione di 80 milioni di euro dell'autorizzazione di spesa relativa alla quota destinata allo Stato a valere sull'otto per mille dell'IRPEF, destinando tale importo al miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Tale disposizione è stata successivamente modificata dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), la quale, ai fini di un parziale ripristino delle risorse dell'otto per mille dell'IRPEF destinate allo Stato, ha limitato la riduzione disposta con la citata legge n. 350 del 2003, a un solo triennio, riducendo altresì a 35 milioni di euro la riduzione operata per l'anno 2007. Un'ulteriore riduzione di 5 milioni di euro grava, a decorrere dall'anno 2006, sulla quota dell'otto per mille dell'IRPEF di pertinenza statale ai sensi del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalle legge n. 291 del 2004, disposta a copertura di disposizioni previdenziali concernenti gli iscritti al Fondo speciale di previdenza per il personale di volo dipendente da aziende di navigazione aerea. Con riferimento agli anni 2007-2009, ai sensi della citata legge n. 296 del 2006 è stata accantonata e resa indisponibile una quota delle risorse dell'otto per mille dell'IRPEF di pertinenza statale iscritte in bilancio, mentre per l'anno 2009 tale quota è stata portata in riduzione dello stanziamento di bilancio ai sensi dell'articolo 60, comma 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. L'intreccio di tali disposizioni, in sostanza, rischia di determinare una grave distorsione dell'intero meccanismo di destinazione dell'otto per mille dell'IRPEF, che si basa sulle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi, limitando l'operatività del meccanismo individuato dalla legge n. 222 del 1985 a una quota, in alcuni casi assai ridotta, delle risorse che dovrebbero essere ripartite. Di fatto, pertanto, la quota dell'otto per mille dell'IRPEF destinata dai contribuenti allo Stato per le finalità sociali indicate dalla legge istitutiva è stata utilizzata -- senza assicurare la dovuta trasparenza nei confronti dei contribuenti stessi -- per scopi molto diversi, anche se meritevoli della massima considerazione. Le modifiche proposte A fronte delle criticità descritte, il presente disegno di legge intende intervenire, da un lato, al fine di perfezionare la procedura di selezione degli interventi da finanziare e, da un altro lato, al fine di garantire la sussistenza delle risorse che i contribuenti -- nell'ambito dell'otto per mille dell'IRPEF -- hanno destinato alla diretta gestione statale. Quanto al primo profilo, l'articolo 1 del disegno di legge interviene con delle novelle all'articolo 48 della legge n. 222 del 1985, disponendo che la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF affidata alla diretta gestione statale debba avvenire nel rispetto di due puntuali criteri. In primo luogo, si prevede che sia assicurata l'equilibrata ripartizione degli interventi tra le diverse macro aree del territorio nazionale. Si tratta, in effetti, di un criterio per la ripartizione delle risorse che non è ignoto nel quadro normativo vigente, in quanto la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 20 luglio 2000 prevede che, al fine di corrispondere alla richiesta, emersa nei pareri resi dalle Commissioni bilancio della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, di una sostanziale equità nella ripartizione delle risorse fra le aree del Paese, si debba accertare la consistenza delle richieste per ambito regionale, in modo che la scelta avrà riguardo al diverso ordine di grandezza in termini demografici e dimensionali delle singole regioni, nonché al numero e alla consistenza delle domande pervenute dallo specifico ambito territoriale. Peraltro, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 novembre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 dell'8 febbraio 2010, recante la ripartizione della quota dell'otto per mille per l'anno 2009, nelle sue premesse osserva che il criterio del rispetto dell'equilibrio territoriale fra le macro aree del Paese, il cui rispetto è stato richiesto nei pareri delle Commissioni bilancio della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, è stato utilizzato nella predisposizione del decreto, unitamente ai criteri di straordinarietà, di rilevanza e di particolare significatività degli interventi.