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è esattamente il contrario di quello che voi stessi chiedete, perché nel momento in cui chiedete un protagonismo maggiore del Parlamento, è esattamente quello che saremo chiamati a fare nelle prossime ore, analizzando il contenuto corposo del provvedimento, che - com'è stato detto - proroga alcune misure, ne modifica altre adottate in precedenza e ne adotta di nuove. Faccio l'esempio delle Regioni: avevamo prima previsto una stretta rispetto alle Regioni; poi ci siamo sentiti, in una fase in cui la curva scendeva, di allargare le maglie delle Regioni e anche di adottare provvedimenti meno restrittivi; oggi, di fronte a una drammatica espansione dell'epidemia, diciamo nuovamente alle Regioni che non possono approvare misure che amplino quanto abbiamo previsto, ma soltanto più restrittive. Idem per l'utilizzo delle mascherine e le misure di protezione delle vie respiratorie: sostanzialmente dentro il provvedimento aggiungiamo altri dispositivi volti a contrastare questa emergenza e chiediamo di renderli obbligatori. Ancora una volta, arricchiamo il ruolo del Parlamento: il Parlamento si pronuncia su provvedimenti che, dopo aver dichiarato lo stato d'emergenza, paradossalmente il Presidente del Consiglio dei ministri avrebbe potuto adottare con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Quindi, veramente non capisco la ratio di una pregiudiziale di questo tipo, perché lei giustamente ha detto, alla fine del suo intervento, che si augura che questo provvedimento non sia approvato. Mi viene a questo punto da chiedere a lei e a chi presentato la questione pregiudiziale: se approvassimo la pregiudiziale, che cosa sarebbe del nostro dibattito parlamentare? Come il Parlamento potrebbe essere protagonista dentro questa fase? Come potrebbe intervenire in queste norme? Con quale altro strumento? Per queste ragioni credo che la questione pregiudiziale, nel merito ma anche nella ratio che l'ha ispirata, vada assolutamente respinta, ragion per cui preannuncio il voto contrario del Gruppo del Partito Democratico. (Applausi) . MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, abbiamo presentato la questione pregiudiziale al nostro esame, perché è probabilmente l'unico voto che ci sarà possibile esprimere sul provvedimento, perché, a meno che in questo caso non ci sia un'eccezione a quella che è diventata la regola, il disegno di legge di conversione del decreto-legge sarà votato con un voto di fiducia, per cui non si potrà in Aula votare alcun emendamento e neppure gli ordini del giorno. Di conseguenza, questa è l'unica occasione in cui ci si può esprimere sul decreto-legge. Ecco perché abbiamo presentato la questione pregiudiziale. C'è un punto fondamentale - l'ha detto molto bene nell'illustrare la questione pregiudiziale il senatore Vitali - contenuto nell'articolo 5 del decreto-legge: si continua a sostituire la Costituzione, in particolare l'articolo in cui si dice che in casi straordinari di necessità e urgenza il Governo (ed è l'unico caso, lo dice chiaramente quell'articolo) può adottare provvedimenti aventi valore di legge con le modalità che sono illustrate, cioè con il decreto-legge. Non si trova, nella Costituzione, un articolo che prevede casi talmente straordinari e urgenti, che bisogna ignorare anche l'articolo 77 e dunque usare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero uno strumento che in passato è stato sempre utilizzato per questioni di dettaglio o amministrative, non certo per provvedimenti che limitano le libertà dei cittadini (sia pure giustificatamente alla luce della Costituzione, qualora fossero adottati secondo le modalità previste dalla Costituzione stessa). In altre parole, i padri costituenti, che venivano da una guerra di cinque anni, con una guerra civile e con le distruzioni susseguenti alla guerra, che sapevano cos'era un caso di straordinaria necessità ed urgenza, hanno detto che il massimo che si può fare è usare il decreto-legge. Peraltro il decreto-legge è velocissimo, è altrettanto veloce del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, perché entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Allora non si capisce: o vi inventate un modo per cui basta che il Presidente del Consiglio pensi qualcosa, come ai tempi delle monarchie assolute, e questo è legge, oppure non c'è nulla di più veloce del decreto-legge e, peraltro, nulla di più rispettoso della Costituzione. Invece, il Presidente del Consiglio dei ministri ha emanato i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, per cui, come ha detto il senatore Vitali, non ci sono il visto e l'autorizzazione del Presidente della Repubblica e non c'è il passaggio in Parlamento, con le garanzie previste. Il Parlamento, infatti, entro cinque giorni può far decadere immediatamente il decreto-legge. In questo caso, invece, non c'è alcuna di queste garanzie. Oggi questo strumento viene usato per il Covid-19, ma un domani potrà essere usato per un'altra cosa, ad esempio per l'emergenza economica, causata dai danni del Covid. Se ci saranno molte persone senza lavoro e se ci saranno molti disperati in giro, si potranno dunque limitare ulteriormente le libertà personali, usando di nuovo un decreto, che è incostituzionale per come è scritto e per la sua natura. Colleghi, quello che state facendo è pericolosissimo. Se pensate che il vostro Governo non farebbe mai una cosa del genere - evidentemente ve ne fidate, altrimenti non dovreste votare la fiducia - ricordate però che i Governi cambiano, ma le procedure, una volta che sono state usate, è molto facile che rimangano. Cosa direte ad un futuro Governo, che usasse il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, indebitamente, per un'emergenza che decide lui solo? Direste che quel Governo non può usare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri? (Applausi) . Sarete voi la causa di quell'eventuale e futuro abuso. Qui c'è sempre di più la tendenza, infatti, a spostare altrove le decisioni: non si decide più in Parlamento, ma si decide in Consiglio dei ministri, anzi decide da solo il Presidente del Consiglio dei ministri. Non si decide qui, ma decide la Corte costituzionale. Non si decide qui, ma decide l'Agenzia del farmaco. Non è che siamo affezionati al nostro ruolo e ci sentiamo eventualmente defraudati, se le decisioni vengono prese da un'altra parte, ma c'è un "piccolo" problema: il Senato e la Camera dei deputati sono gli unici organi nazionali eletti dai cittadini. (Applausi) . Non sono eletti dai cittadini né l'Agenzia del farmaco, né la Corte costituzionale e neppure il Presidente del Consiglio dei ministri, pur avendo la fiducia delle Camere, ai sensi della Costituzione. La Costituzione, però, invece di farne spezzatino, come state cercando di fare, va rispettata nel suo insieme.