[pronunce]

che, inoltre, il ricorso sarebbe infondato perché la legge impugnata dà luogo ad una normale vicenda istituzionale, nella quale un'unione di comuni sfocia - tramite la fusione - in un comune unico, in attuazione dell'art. 7 dello statuto speciale di autonomia e, dunque, si è in presenza di una successione tra enti e non del venir meno della regolare titolarità di organi essenziali per il funzionamento dell'ente, come nell'ipotesi prevista dalla norma statutaria richiamata; che l'individuazione dell'organo deputato a svolgere temporaneamente «tutte» le funzioni del sindaco rientrerebbe nella competenza legislativa primaria in materia di ordinamento degli enti locali, «rafforzata» - nel caso della fusione dei comuni - dalla competenza prevista specificamente dall'art. 7 dello statuto; che l'art. 6 in esame non si sarebbe occupato affatto delle funzioni del sindaco quale ufficiale di governo, ma avrebbe regolato l'assetto istituzionale transitorio del nuovo comune nell'esercizio della potestà legislativa primaria in materia di ordinamento degli enti locali, attribuendo la gestione di esso agli organi che, in quel territorio, già svolgevano la maggior parte delle funzioni; che, a parere della Regione, anche il secondo motivo di ricorso sarebbe infondato, in quanto sia l'art. 54 dello statuto che l'art. 83 della legislazione regionale si riferiscono a situazioni in cui determinati organi, per sopraggiunte ragioni, non siano in grado di funzionare; che, dunque, la norma statutaria si inserisce nel contesto della funzione di «vigilanza», mentre l'istituzione di un nuovo comune è vicenda del tutto diversa, in particolare quando il nuovo comune, come quello di Ledro, si forma per fusione dei comuni che avevano già dato vita ad una unione, trattandosi in questo caso di un problema di continuità istituzionale tra i comuni originari, la loro unione ed il nuovo comune che sostituisce sia gli uni che l'altra; che, in conclusione, non solo la disposizione impugnata non violerebbe alcuna regola statutaria, costituzionale o di semplice legislazione statale (che comunque non vincolerebbe la potestà primaria della Regione), ma essa costituirebbe «il modo di assicurare nel periodo transitorio la legittimità democratica dell'azione del nuovo comune»; che, in data 22 dicembre 2009, l'Avvocatura generale dello Stato, nell'interesse del Presidente del Consiglio dei ministri, ha depositato atto di rinuncia al ricorso, in considerazione dell'entrata in vigore della legge della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol 13 novembre 2009, n. 7 (Istituzione del nuovo comune di Comano Terme mediante la fusione dei comuni che hanno costituito l'unione dei comuni di Bleggio Inferiore e Lomaso e modifica della legge regionale 13 marzo 2009, n. 1); che, in particolare, l'art. 12 della legge da ultimo citata ha modificato l'impugnato art. 6, aggiungendovi il seguente comma 1-bis: «1-bis. Le funzioni del sindaco quale ufficiale del governo, per il periodo intercorrente dal 1° gennaio 2010 alla data di insediamento degli organi dell'amministrazione comunale di Ledro che verranno eletti nel turno elettorale generale che sarà indetto in una domenica compresa tra il 1° maggio e il 15 giugno 2010, sono svolte da un commissario straordinario nominato dalla Giunta provinciale di Trento ai sensi dell'articolo 54, comma 1, punto 5, del D.P.R. 31 agosto 1972, n. 670»; che la ricorrente ritiene la modifica intervenuta pienamente satisfattiva dei suoi motivi di impugnazione; che in data 25 gennaio 2010 la difesa della Regione ha depositato atto di accettazione della rinuncia. Considerato che il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'art. 6 della legge della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol 13 marzo 2009, n. 1 (Istituzione del nuovo Comune di Ledro mediante la fusione dei comuni che hanno costituito l'Unione dei comuni della Valle di Ledro), per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettere h), i) e p), Cost. e dell'art. 54, primo comma, numero 5), del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige); che, successivamente alla proposizione del ricorso, la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, con legge regionale 13 novembre 2009, n. 7 (Istituzione del nuovo comune di Comano Terme mediante la fusione dei comuni che hanno costituito l'unione dei comuni di Bleggio Inferiore e Lomaso e modifica della legge regionale 13 marzo 2009, n. 1), ha aggiunto il comma 1-bis all'art. 6 della legge regionale n. 1 del 2009; che il citato comma 1-bis così dispone: «Le funzioni del sindaco quale ufficiale del governo, per il periodo intercorrente dal 1° gennaio 2010 alla data di insediamento degli organi dell'amministrazione comunale di Ledro che verranno eletti nel turno elettorale generale che sarà indetto in una domenica compresa tra il 1° maggio e il 15 giugno 2010, sono svolte da un commissario straordinario nominato dalla Giunta provinciale di Trento ai sensi dell'articolo 54, comma 1, punto 5, del D.P.R. 31 agosto 1972, n. 670»; che, proprio in considerazione delle modifiche apportate dalla Regione alla norma impugnata, il ricorrente, con delibera del Consiglio dei ministri in data 11 dicembre 2009, notificata alla Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, nella persona del Presidente, in data 17 dicembre 2009 e depositata presso la cancelleria di questa Corte il successivo 22 dicembre, ha rinunciato al ricorso, affermando che tali modifiche hanno sostanzialmente recepito le censure proposte; che tale rinuncia è stata formalmente accettata dalla Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol con la delibera della giunta regionale del 19 gennaio 2010, depositata presso la cancelleria di questa Corte in data 25 gennaio 2010; che, ai sensi dell'art. 25 delle norme integrative per i giudizi dinanzi alla Corte costituzionale, la rinuncia al ricorso, seguita dall'accettazione della controparte, comporta l'estinzione del processo.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara estinto il processo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 febbraio 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 febbraio 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA