[pronunce]

che questa Corte ha già avuto occasione di precisare che l'onere di indicare la residenza o di eleggere domicilio deve essere inquadrato in un sistema che impone all'opponente di proporre l'opposizione a sanzione amministrativa dinanzi al giudice del luogo in cui è stata commessa la violazione, con assoluta indifferenza rispetto alla propria residenza ed all'eventualità che la stessa sia fuori dal comune sede del giudice adito; che, pertanto, «la prescrizione dell'onere di indicazione della residenza e dell'elezione di domicilio nel Comune sede del giudice adito, con i sacrifici che ad essa si correlano, non solo esprime una scelta discrezionale del legislatore […], ma risulta ragionevole e non lesiva del diritto di azione in quanto funzionale a un più immediato ed agevole espletamento delle formalità della notificazione» (ordinanza n. 231 del 2002); che, inoltre, le diversità riscontrabili nella disciplina delle notificazioni tra la parte che sceglie di stare in giudizio personalmente e quella che nomina un difensore, non violano gli artt. 3 e 24 della Costituzione, atteso che colui che decide di difendersi personalmente è interessato a seguire gli sviluppi dell'intera vicenda processuale, mentre chi nomina un difensore ha diritto di attendersi che quest'ultimo sia in condizione di svolgere efficacemente l'attività professionale in sua difesa (ordinanza n. 42 del 1988); che, anche in merito alla asserita violazione del diritto di difesa, denunciata dal rimettente sotto il profilo dell'art. 111, secondo comma, Cost., vale l'orientamento di questa Corte per cui quest'ultimo parametro deve intendersi come esplicativo del «diritto di difesa considerato di per sé» (sentenza n. 321 del 2007, punti 4 e 6 del considerato in diritto); che del tutto priva di fondamento è, infine, la doglianza relativa alla sperequazione fra pubblica amministrazione e privati, la quale prescinde dall'inquadramento delle norme censurate in un sistema processuale che impone all'opponente di proporre opposizione dinanzi al giudice del luogo ove la violazione è stata commessa, sistema già ritenuto ragionevole da questa Corte perché funzionale ad un più agevole espletamento delle formalità di notificazione (ordinanza n. 231 del 2002); che, pertanto, la questione è manifestamente infondata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 22, quarto e quinto comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), sollevata dal Giudice di pace di Ostia, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe; Cosi deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 novembre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 novembre 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA