[resaula]

Inoltre, ancor di più, come altri Paesi europei, l'Italia non ha un suo sistema di cloud nazionale, di memoria collettiva, di nuvola collettiva che garantisca la sovranità dei dati nazionali delle persone come oggi è assolutamente necessario di fronte alle nuove frontiere e nei conflitti globali che passano attraverso le reti immateriali e il controllo dei dati, perché chi conosce e controlla i dati controlla le Nazioni. Noi abbiamo quindi il dovere, una volta aperto questo scenario, di aprire una discussione nel nostro Paese e di realizzare una normativa che consenta all'Italia di realizzare un sistema di cloud nazionale e di avere anche un sistema tecnologico che ci affranchi dal dominio straniero, magari insieme alle altre Nazioni europee, perché il sistema di cloud nazionale va integrato con un sistema di cloud europei. Questa è la frontiera del futuro, questa è la frontiera della sovranità, questa è la frontiera della sicurezza nazionale. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, in premessa, in questo mio intervento, trattandosi di giustizia e alla luce dei tristi accadimenti che si sono verificati al carcere di Santa Maria Capua Vetere, e non solo, non posso non esprimere vicinanza e solidarietà alla polizia penitenziaria : onore agli uomini e alle donne dei baschi azzurri! (Applausi). Con una battuta, che magari qualcuno potrebbe apostrofare come una battutaccia, potrei dire che dove non poté il coronavirus poté il Governo. In tanti contesti, infatti, il Governo ha fatto molto peggio di questa maledetta pandemia rispetto alle risposte che avrebbe dovuto dare all'Italia e agli italiani. Lo ha fatto nella gestione dell'emergenza sanitaria; lo ha fatto nella gestione della faccenda economica e sociale. Non ha dato risposte concrete, efficaci e celeri agli imprenditori, ai professionisti, alle famiglie, al turismo, e a tanti altri settori, e, purtroppo, è riuscito a fare malissimo anche nel settore della giustizia. Un emblema: ha addirittura indotto nei tribunali alla guerra tra «poveri». In tanti tribunali hanno dovuto litigare avvocati e cancellieri perché il caos la faceva da padrone e lo Stato era completamente assente. Non voglio ripetermi rispetto a quanto hanno già detto i colleghi. Vorrei fare un intervento molto sintetico, ma di contesto, perché ritengo possa aiutare ciascuno di noi per i lavori futuri, ma soprattutto possa essere d'ausilio agli italiani a comprendere che cosa sta accadendo in questo momento nel sistema giustizia. Che cosa è successo? Stiamo esaminando adesso un decreto-legge in un contesto che - come ha detto prima qualche collega - è triste, preoccupante, tetro. Veniamo dalla vicenda del DAP, che parte dalla nomina del capo che poi si è dimesso, per arrivare alle rivolte nelle carceri, alle scarcerazioni allegre. A proposito, diciamo in quest'Aula che cosa è emerso oggi in Commissione antimafia durante l'audizione del dottor Romano del DAP? Sono state sottolineate due vicende - una nota, l'altra meno - che devono portarci ad andare fino in fondo alla questione. Qual è quella più nota? L'abbiamo rilevata in quest'Aula durante la discussione della mozione di sfiducia nei confronti del ministro Bonafede, ovvero che la scarcerazione più clamorosa del boss dei casalesi Pasquale Zagaria è stata causata da un errore del DAP. Lo ha ammesso il dottor Romano: un errore di quell'ufficio che non ha riscontrato la sollecitazione che è stata rivolta dal tribunale di sorveglianza di Sassari. La vicenda meno nota, che oggi con molta chiarezza ha ammesso il dottor Romano, è che la famosa nota del DAP del 21 marzo non è stata partorita da una manina degli uffici del DAP. È una nota che è stata condivisa a più mani - lo ripeto, la nota che ha dato il via alle scarcerazioni dei boss mafiosi - e accettata dal ministro Bonafede. (Applausi). Questo è quanto emerso oggi durante l'audizione del dottor Romano. La vicenda si è svolta in un contesto nel quale ci sono state le dimissioni di tutti, tranne quelle del ministro Bonafede. Tutti quanti si sono dimessi: dal capo del DAP ai collaboratori del ministro Bonafede, ma il Ministro resta lì, pur consapevole dei suoi fallimenti. Si è parlato del decreto-legge scarcerazioni, che è stato subito censurato tanto dal Consiglio superiore della magistratura quanto dal tribunale di sorveglianza di Sassari, dal tribunale di sorveglianza di Spoleto. Tutti quanti hanno ammesso che quello in atto è un metodo che non garantisce né la magistratura né tantomeno i diritti dei cittadini. Attenzione, cari colleghi: rispetto al rapporto tra politica e magistratura - lo abbiamo detto più volte in quest'Aula e non solo - la politica fallisce quando abdica verso la magistratura, ma la politica fallisce anche quando scarica sulla magistratura e ciò è avvenuto in questo momento, rispetto sia alla nota del 21 marzo del DAP, che al decreto anti-scarcerazioni. Abbiamo già detto della polizia penitenziaria, ma altri due appunti vanno sottolineati. Ricordiamo che in questo contesto è venuta alla luce anche quella brutta vicenda che ha riguardato le dichiarazioni del giudice Palamara, in cui è emersa una verità che per tanto tempo si è tenuta nascosta: attacchiamo Matteo Salvini anche se ha ragione. (Applausi). Anche su questo il ministro Bonafede è rimasto latitante. Io, a differenza del mio collega senatore Emanuele Pellegrini, non mi stupisco che oggi sia assente durante questa discussione. È stato assente durante tutta la gestione dell'emergenza e durante tutti gli episodi gravissimi che si sono verificati nel nostro Paese. Non ha speso una sola parola nei confronti della polizia penitenziaria e oggi cosa è successo? Il ministro Bonafede ci aveva promesso che avrebbe garantito le sentenze definitive entro quattro anni e il regalo di oggi è che Carminati, un pericolosissimo criminale, è stato scarcerato per decorrenza dei termini della custodia cautelare. È quanto sta succedendo oggi. Ho visto, in questi frangenti, quale Italia le forze di maggioranza hanno promesso agli italiani. Il MoVimento 5 Stelle ha promesso l'Italia a cinque stelle; poi qualcun altro ha promesso l'Italia bella e forte ed è diventato un movimento, Italia Viva. Il Partito Democratico ha promesso un'Italia invece più forte e più giusta. Diciamo con grande senso di responsabilità, con serenità, ma anche con convinzione di tenervi questa Italia: non è l'Italia che noi vogliamo. A noi basta l'Italia senza aggettivi e senza descrizioni. A noi basta quell'Italia che conosciamo, gloriosa, grande, forte, perché da sola è così bella e non si arrende e non permetteremo che voi, con i vostri provvedimenti sciagurati in qualsiasi settore e anche nel settore della giustizia, le facciate del male. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (IV-PSI) .