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Istituzione dell'ordine e dell'albo professionale dei grafologi. Onorevoli Senatori. – Sin dagli anni Ottanta, in ragione della proliferazione del settore terziario, un numero crescente di « nuove professioni » ha iniziato a reclamare un riconoscimento pubblico. Il diffondersi sempre più emergente di nuove figure professionali, il sistema sociale ed economico sempre più complesso e l'affermarsi di nuovi modelli di organizzazione hanno reso insufficiente l'individuazione delle professioni intellettuali operata dalla dottrina tradizionale Nel nostro ordinamento sono individuabili tre specie di professioni: a) « professioni tradizionali protette, che certamente incidono su interessi direttamente tutelati dalla Costituzione e quindi su diritti fondamentali, come, ad esempio, la salute e il diritto alla difesa. Ad esse vanno assimilate tutte quelle professioni che direttamente si ricollegano a tali diritti o interessi. È evidente che per tali nuove professioni il mezzo di controllo deve essere particolarmente rigoroso e non può che consistere nell'esame di Stato » (Baldassarre, « Diritti sociali », in Enciclopedia giuridica, XI, Roma, 1989); ne costituiscono esempi paradigmatici il medico e l'avvocato; b) « riconosciute, ovvero disciplinate dalla legge, per l'inerenza ad esse di interessi, che, ancorché non fondamentali né direttamente tutelati e protetti dalla Costituzione, tuttavia sono rilevanti sul piano sociale e sono state ritenute dal legislatore degne di una particolare tutela »; per esse – articolo 2229 del codice civile – si richiede unicamente l'iscrizione in albi o elenchi, senza che sia necessaria la costituzione di un ordine o di un collegio (ad esempio agenti di assicurazione e periti assicurativi). Qui, in luogo dell'esame di Stato, troviamo altri tipi di accertamento pubblico della attitudine allo svolgimento dell'attività professionale; c) « professioni non regolamentate, ma presenti sul mercato del lavoro e rappresentate dalle relative associazioni » (Teresi, « Professioni », in Digesto italiano, 1997). Sul piano del diritto europeo la direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, statuisce all'articolo 11 che « per le professioni coperte dal regime generale di riconoscimento dei titoli di formazione [...] gli Stati membri dovrebbero continuare a fissare il livello minimo di qualificazione necessaria in modo da garantire la qualità delle prestazioni fornite sul loro territorio ». Inoltre il « Rapporto sulla concorrenza nei servizi professionali » adottato dalla Commissione europea, pubblicato il 9 febbraio 2004, riconosce la necessarietà della regolamentazione dei servizi professionali. Vi si legge: « vi sono essenzialmente tre ragioni per cui un certo grado di regolamentazione dei servizi professionali può essere necessario: l'asimmetria dell'informazione tra clienti e prestatori di servizi, dovuta al fatto che una caratteristica essenziale dei prestatori dei servizi professionali è il livello elevato di conoscenze tecniche di cui dispongono e di cui i consumatori possono essere privi; le esternalità, in quanto i servizi in questione possono avere un impatto su terzi; infine, nel caso di taluni servizi professionali, la produzione di “beni pubblici” che presentano un valore per la società in generale ». Allo Stato la professione del grafologo è inquadrabile nella categoria dianzi esposta alla lettera c) : « professioni non regolamentate », giacché per il loro esercizio non è prevista una previa iscrizione in albi o elenchi e tantomeno è previsto un esame di Stato o la costituzione di un ordine o di un collegio ai fini dell'esercizio professionale. Cionondimeno, l'attività del grafologo incide su interessi di rilievo costituzionale e su diritti fondamentali della persona, tali da meritare l'ascrizione al genus delle professioni protette. Oggidì la professione (e la scienza grafologica) conosce tre ambiti di esplicazione: 1) la grafologia professionale, per tale intendendosi l'esercizio dell'attività libero-professionale di grafologo, consistente nell'identificazione dei tratti distintivi e della paternità di una scrittura o in altre prestazioni d'opera inerenti lo studio delle scritture, della grafia e del gesto grafico; 2) la grafologia giudiziaria, che si traduce nell'espletamento di prestazioni professionali consistenti nell'identificazione della paternità di una scrittura ovvero in altre prestazioni d'opera inerenti le scritture, la grafia ed il gesto grafico nelle vesti di periti o consulenti tecnici d'ufficio o di parte in procedimenti e processi giudiziari; 3) la grafologia rieducativa, che si declina nell'esercizio della professione di tecnico grafologo rieducatore della scrittura, il quale è il professionista che coopera nell'attività di prevenzione, diagnosi e riabilitazione del disturbo della disgrafia. Il tratto unitivo di tali ambiti che consente la ricostruzione unitaria della figura del grafologo è l'analisi e lo studio della scrittura umana, sicché il grafologo può essere definito come l'esperto di scritture, grafia e gesto grafico esercente attività libero-professionale nei settori di applicazione della scienza grafologica. In tutti gli ambiti di declinazione della professione grafologica sopra censiti si ravvisano interessi meritevoli di tutela costituzionale e rimarchevoli esigenze sociali, per parafrasare le pronunce della Corte costituzionale. Posto che il segno grafico costituisce un basico tratto dell'identità della persona, l'attività di individuazione della sua paternità costituisce attività coessenziale all'attuazione dei diritti personali. Esigenza sociale di certezza del diritto e dei traffici economico-giuridici è la agevole individuazione dell'autore di scritture a mezzo delle quali si attua la circolazione dei diritti nella società. L'attività scientifica volta all'individuazione dell'autore di una scrittura, dunque, è funzionalmente preposta all'attuazione del principio di certezza del diritto e socialmente preordinata al buon funzionamento giuridico della società. Ciò è tanto più vero se si ha riguardo alla grafologia giudiziaria, ove quel mezzo di ausilio del giudice costituito dalla perizia e dalla consulenza tecnica d'ufficio può rivelarsi decisivo e sorreggere una sentenza penale di condanna o di assoluzione ovvero una sentenza civile di accoglimento o rigetto di una domanda. La connessione con i superiori interessi di giustizia è palese. L'ausilio della consulenza grafologica nel processo civile e penale, inoltre, addivenendo ad una attribuzione di paternità di una scrittura, determina, a differenza di altre specie di perizie che trovano spazio nella prassi giudiziaria, effetti diretti sulla decisione giudiziaria, tanto civile, quanto penale. Ciò, anche in considerazione dell'assenza di nozioni di grafologia acquisite nella formazione del giudice e del giurista italiano, la quale non gli consente di entrare con competenza nel merito dell'espletata consulenza, inducendolo, pertanto, a recepire nel provvedimento giudiziario l'avviso del tecnico. Tale circostanza deve indurre il legislatore a tenere in massima considerazione la figura professionale in discorso. La correlazione tra il diritto alla salute e l'estrinsecazione della grafologia rieducativa è altrettanto immediata: