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Considerato che la questione concerne la mancata assegnazione di un seggio in Sicilia al MoVimento 5 Stelle, i cui otto candidati dei due collegi plurinominali sono stati tutti proclamati eletti, tranne uno, la senatrice Catalfo, già eletta in uno dei collegi uninominali della medesima circoscrizione Sicilia, la decisione da parte del MoVimento 5 Stelle di avvalersi dell'istituto della pluricandidatura previsto dalla attuale legge elettorale ha determinato l'incapienza delle liste di candidati del MoVimento 5 Stelle in Sicilia che non avevano candidati sufficienti a coprire tutti seggi conseguiti. Tenuto conto che l'ipotesi di una lista che abbia esaurito il numero dei candidati presentati in un collegio plurinominale, rendendo quindi possibile attribuire tutti i seggi a essa spettanti in quel collegio, è espressamente prevista dall'articolo 17- bis della legge elettorale del Senato (che esclude esplicitamente possa applicarsi a questi casi la disciplina prevista dalla legge elettorale della Camera dei deputati, che invece consente di attribuire i seggi non assegnati ai candidati della medesima lista in altre circoscrizioni) e che questa differente disciplina è una diretta applicazione del dettato dell'articolo 57, primo comma, della Costituzione, secondo il quale il Senato deve essere eletto su base regionale, risulterebbe manifestamente incostituzionale una legge elettorale per il Senato che attribuisse i seggi conquistati da una lista in una circoscrizione regionale ai candidati della medesima lista presentatesi in una diversa Regione. Il principio del Senato eletto a base regionale determina, infatti, l'identificazione della Regione come circoscrizione elettorale in cui i seggi a ciascuna di esse assegnati, secondo i criteri di ripartizione specificamente previsti dai commi 3 e 4 del medesimo articolo 57 della Costituzione, devono essere nella stessa Regione interamente aggiudicati. Preso atto che, per cercare di ovviare all'espresso divieto contenuto nell'articolo 17- bis , comma 2, della legge elettorale, di per sé insormontabile, la proposta approvata della Giunta fa leva sul successivo articolo 19, comma 2, della legge elettorale del Senato, secondo cui «nel caso in cui rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, un seggio in un collegio plurinominale, si applica l'articolo 86 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati». Quest'ultima disposizione, a sua volta, per il caso in cui lista abbia già esaurito i propri candidati, rinvia alle modalità di cui agli articoli 84, commi 2, 3, 5 e (per l'appunto) 4. Questa spericolata e maldestra interpretazione della legge elettorale del Senato, frutto di un doppio rinvio, che riammetterebbe l'applicazione - formula ad oggi sconosciuta nel diritto pubblico italiano - di una norma esplicitamente esclusa dalla legge stessa è manifestamente infondata per le ragioni già illustrate. Mi avvio a concludere, poi consegnerò il testo scritto della questione sospensiva. Per le ragioni sopra esposte, noi riteniamo che non si sia mai vista nella storia repubblicana, nella vita del Senato né del Parlamento in generale, una violazione della Costituzione - nello specifico, l'articolo 57, comma 1 - per l'attribuzione di seggi vacanti in una circoscrizione regionale attribuendo il seggio sulla base di una lista di una Regione diversa. Sosteniamo per questi motivi l'incostituzionalità della delibera della Giunta e quindi della relazione di maggioranza. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulla questione sospensiva presentata si svolgerà una discussione nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, la questione sospensiva appena illustrata è assolutamente fondata, perché la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è assolutamente, e palesemente dal nostro punto di vista, incostituzionale. L'ipotesi che una lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati in un collegio plurinominale e che non sia possibile attribuire tutti i seggi a esso spettanti in quel collegio è prevista dall'articolo 17- bis della legge elettorale del Senato, la quale tuttavia esclude esplicitamente che possa applicarsi a questi casi la disciplina prevista dalla legge elettorale della Camera dei deputati. Il motivo è assolutamente chiaro, evidente e insormontabile: l'articolo 57 della Costituzione, primo comma, e poi anche il comma quarto che disciplina nei dettagli il modo in cui vengono attribuiti i seggi, afferma esplicitamente che il Senato è eletto a base regionale. Tanto è vero che in tutti questi anni - il senatore Calderoli ha un'esperienza in questo e forse sarebbe stato meglio che portasse la sua testimonianza - ogni volta che si è messa mano ad una nuova legge elettorale - e qualcuna ne abbiamo avuta - si è riproposta la questione del Senato. Questo è accaduto per quanto riguardava il Mattarellum, poi per il Porcellum e per l'Italicum (anche se quest'ultimo, per la verità, il problema non lo aveva, perché era prevista l'eliminazione del Senato e quindi aveva risolto il problema in quel modo) e poi ancora per il Rosatellum. Nella discussione molto partecipata su tutte le modifiche alla legge elettorale si è sempre ritenuto, giustamente, di non potere in alcun modo, neanche attraverso varie tecniche, superare quello che è previsto espressamente dalla nostra Costituzione. La motivazione stessa con cui la Giunta, a maggioranza, viene qui a proporci di assegnare questo seggio non sovrannumerario sulla base di una lista di un'altra Regione non ha altre basi se non appellarsi all'articolo 1 della nostra Costituzione. La violazione dell'articolo 57, ovviamente, non riguarda soltanto il primo comma, ma espressamente anche il comma 4 del medesimo articolo, che disciplina dettagliatamente anche la proporzionalità in ogni Regione tra i seggi da attribuire in base alla popolazione. Quindi, con questa decisione della Giunta si verrebbe addirittura a creare un doppio problema, una doppia violazione, sia del primo comma che del quarto comma dell'articolo 57 della Costituzione. Da una parte, gli elettori siciliani sarebbero rappresentati non più da un eletto in Sicilia, ma addirittura da un eletto in Umbria; dall'altra, la violazione del quarto comma dell'articolo 57 si produrrebbe in virtù del fatto che ci sarebbe una sovrarappresentazione della Regione Umbria. Torno a ripetere che l'applicazione delle modalità previste dall'articolo 86 della legge elettorale della Camera dei deputati incorrerebbe palesemente, così come visto, in una violazione costituzionale. Si viene inoltre a creare un precedente al nostro avviso assolutamente pericoloso, che toglie ogni certezza alla proclamazione degli eletti stessi. Nel caso di specie, tra l'altro, ciò è accaduto non solo perché il MoVimento 5 Stelle ha ottenuto più voti di quelli che prevedeva, ma anche perché ha utilizzato (come anche altri) la tecnica della doppia candidatura, in un collegio uninominale e nel collegio plurinominale.