[resaula]

La fiducia non è una cosa che può essere imposta, ma va guadagnata sul campo imparando a conoscersi a vicenda. Nelle relazioni internazionali la base per conoscersi è capire e rispettare le differenze culturali. Lingua e cultura sono il primo passo per capirci meglio: promuovere l'insegnamento della lingua italiana nel mondo ed organizzare iniziative culturali atte ad avere un impatto nelle società locali sono temi fondamentali. Come ripeto ad nauseam , si tratta di un investimento nel futuro, non di spesa corrente. Il grandissimo network degli italiani nel mondo, di cui parlavo prima, costituito dai nostri figli e nipoti, che ricoprono ruoli decisionali importanti nelle società ospitanti, può essere un'altra grande risorsa. Essi possono infatti facilitare l'ingresso del made in Italy nei loro Paesi di residenza e l'espansione nei Paesi limitrofi o possono permettere di individuare temi per stabilire una più stretta collaborazione tra l'Italia e i loro Paesi: sto pensando, per esempio, agli effetti della Brexit sui Paesi dell'Oceania. Signor Presidente, potrei andare avanti per ore con altri esempi di temi che richiedono una costante attenzione ed elaborazione, che - lo ripeto - solo l'istituzione del Comitato in oggetto può garantire. Mi avvio a concludere: alla Camera dei deputati il Comitato per le questioni degli italiani all'estero è già una realtà. Anche alla luce dell'importante ruolo svolto dal Comitato nelle passate legislature, l'istituzione nella XVIII legislatura al Senato è a mio avviso un dovere nei confronti dei nostri connazionali all'estero e un servizio alla società italiana. Si tratta di una scelta politica che fa da spartiacque fra chi ha interesse e ha a cuore gli italiani nel mondo e chi, da un lato, predica interesse ma, dall'altro, pratica indifferenza. Oggi, con l'approvazione della mozione in esame, abbiamo la possibilità di continuare a mantenere vivo il collegamento con i nostri connazionali all'estero. Abbiamo la possibilità di mandare un segnale forte, di un impegno da parte del Parlamento e delle istituzioni italiane nei loro confronti, e di ribadire la consapevolezza che essi sono per l'Italia una risorsa economica, sociale, culturale e politica. Signor Presidente, concludo auspicando la più ampia convergenza da parte dell'Assemblea sulla costituzione del Comitato. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Fantetti) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, signori del Governo, nell'esprimere un parere favorevole rispetto alla mozione in esame, colgo l'occasione per portare all'attenzione di voi tutti - non si tratta infatti di un interesse di parte - una questione immediata, che a mio avviso richiede una certa attenzione. Sto parlando dell'esercizio di voto della comunità degli italiani nel Regno Unito... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, non si riesce ad ascoltare l'oratore. La ringrazio senatore Mallegni per la sua comprensione. Prego, senatrice Bonino. BONINO (Misto-PEcEB) . Grazie, signor Presidente. Dicevo che colgo questa occasione, in attesa che si formi il Comitato in esame, che ritengo molto utile, anche perché a mio avviso ci sono parecchie cose da rivedere, per sollevare una questione più urgente e immediata, riguardante la comunità italiana nel Regno Unito e l'esercizio di voto per le elezioni europee del prossimo 26 maggio. Si tratta di una comunità importante, perché stiamo parlando di 300.000 italiani iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), cui se ne aggiungono 300.000 temporaneamente domiciliati nel Regno Unito. Nell'incertezza totale su quello che può succedere (Brexit sì o Brexit no, deal o no deal ), è chiaro che questi nostri connazionali si sono già rivolti al Governo con una lettera pubblica e abbiamo già sollecitato l'Esecutivo con un'interrogazione alla Camera dei deputati. Evidentemente si è creata una situazione di grande incertezza. Ad esempio, domani scadranno i termini per le domande di voto presso i Consolati degli elettori temporaneamente all'estero, senza che questa grande comunità di italiani abbia avuto la possibilità di capire come si deve attrezzare per esercitare un diritto fondamentale come questo. È evidente che se passasse la Brexit, improvvisamente questi connazionali si troverebbero a doversi organizzare per venire a votare in Italia, come gli italiani in Svizzera o in Norvegia; lei capisce però che la situazione è diversa, perché finora gli italiani del Regno Unito hanno sempre votato nei consolati. Da quanto so la Farnesina ha dato piena disponibilità e ha dichiarato di essere operativamente pronta a far loro esercitare il diritto di voto nel Regno Unito. Il ministro Salvini, rispondendo all'interrogazione di cui le dicevo, ha dichiarato che la competenza è del Ministro degli affari esteri, però per quanto di sua competenza (del ministro Salvini) ha risposto dando la massima disponibilità e apertura anche a rivedere eventuali normative, vista l'eccezionalità della situazione. Vorrei richiamare l'attenzione proprio sulla eccezionalità della situazione, perché il fatto che ci sia o no la Brexit non dipende solo da noi: è una decisione che non si sa quando, non si sa come (non si sa neanche cosa) prenderà il Regno Unito in relazione al rapporto con l'Unione europea. Insisto quindi a dire che anche un intervento temporaneo e parziale di adeguamento della legge n. 408 del 1994, vista la straordinarietà della situazione, a mio avviso non solo consente ma implica anche un intervento straordinario per dare ai nostri cittadini almeno qualche certezza su come si devono comportare. Pertanto, nel confermare il voto favorevole all'istituzione del Comitato, ci terrei a segnalare un problema urgentissimo, perché mancano poche settimane. Vedo la disponibilità del Ministro dell'interno; il Ministro degli affari esteri ha dato altrettanta disponibilità e penso che vada colta l'occasione anche con riferimento al rispetto verso un'ampia comunità di italiani all'estero, che non per colpa loro vivono in una situazione di grande incertezza relativamente a un diritto fondamentale e io penso che questa straordinaria situazione richieda un intervento straordinario. Ringrazio i colleghi per avermi ascoltato, ma penso che sia davvero interesse di tutti garantire questo esercizio di voto. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, nel 2008 gli italiani residenti all'estero iscritti all'AIRE erano poco meno di 4 milioni e oggi (dati aggiornati a dicembre 2018) sono poco meno di 6 milioni, dunque in poco meno di dieci anni c'è stato un incremento di un quarto, del 25 per cento, di italiani residenti all'estero. Si tratta quindi di una realtà estremamente importante per il nostro Paese dal punto di vista quantitativo, perché possiamo equipararli a una vera e propria Regione fuori dai nostri confini, una Regione di numeri e consistenze importanti, paragonabile all'Emilia-Romagna e al Veneto;