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è da tenere in considerazione che nel comune di Castel Bolognese sono presenti due strutture scolastiche perfettamente capaci, anche alla luce delle normative anti COVID, di accogliere quattro sezioni, in modo da garantire la sicurezza per i bambini, rendere più efficace l'attività didattica, nonché accrescere l'inclusività e la salubrità dei contesti scolastici; cittadini e genitori hanno presentato una petizione avverso la menzionata ipotesi, sottolineando come il numero elevato di alunni, in particolare in un passaggio critico come quello fra scuola dell'infanzia e ciclo della primaria, impatti in maniera significativa sulla qualità dell'insegnamento, rendendo più ardua la piena espressione delle reali potenzialità di docenti ed alunni e minore l'attenzione da dedicare agli studenti più fragili; il territorio di Castel Bolognese è contrassegnato da un flusso migratorio positivo e consistente, generando quindi le condizioni per un incremento del numero di nuovi alunni, in considerazione dalla presenza fra i nuovi arrivi di famiglie con bambini in età scolare, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di valutare l'opportunità di prevedere, a partire dal prossimo anno scolastico, la costituzione di classi prime nella scuola primaria con un numero massimo di alunni inferiore ai limiti definiti dalla normativa attuale, e nel caso, quali iniziative intenda adottare al riguardo. Atto n. 4-05606 AUGUSSORI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, sono state emanate diverse disposizioni volte a tutelare i lavoratori che, a causa delle patologie pregresse, sono particolarmente esposti al rischio derivante dalla possibile infezione dal virus SARS-CoV-2; in particolare, l'articolo 26, comma 2, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, ha previsto che, sino al 30 giugno 2021, laddove la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalità agile, per i lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso di certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, nonché per i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità, il periodo di assenza dal servizio sia equiparato al ricovero ospedaliero e che i medesimi giorni di assenza non siano computati ai fini del periodo di comporto; in conseguenza della campagna vaccinale ormai avviata nei mesi scorsi, numerosi lavoratori hanno potuto fare rientro a lavoro anche grazie all'immunizzazione conseguente all'inoculazione del vaccino; tuttavia, per i lavoratori fragili si pongono delle particolari esigenze di cautela, in virtù dei potenziali effetti collaterali derivanti dalla somministrazione dei vaccini anti SARS-CoV-2 disponibili sul territorio nazionale; diversi studi realizzati sui soggetti immunodepressi hanno infatti evidenziato che essi tendono a riscontrare un livello di immunizzazione inferiore rispetto alla media, pur avendo completato regolarmente l' iter previsto dai protocolli; a seconda delle particolari condizioni di vulnerabilità, alcuni soggetti immunodepressi non vengono neppure sottoposti a vaccinazione, qualora i medici ritengano che ciò possa comportare ulteriori e gravi rischi nei confronti di un sistema immunitario compromesso; per tali soggetti sono quindi indispensabili forme di tutela maggiori, in quanto essi non sempre risultano totalmente protetti dall'immunizzazione, o talvolta non sono suscettibili di essere inclusi nella campagna vaccinale, ed in quanto un'esposizione al virus comporta rischi mediamente più elevati rispetto ai soggetti privi di significative patologie, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno adottare misure specifiche nei confronti di quei lavoratori che, a motivo delle particolari condizioni di vulnerabilità, non possono essere sottoposti alla vaccinazione, al fine di tutelare la loro salute, nonché la sicurezza sul luogo di lavoro; se, in particolare, non ritengano opportuno valutare la proroga delle norme richiamate, in base alle quali per i lavoratori fragili il periodo di assenza dal servizio è equiparato al ricovero ospedaliero e non è computato ai fini del periodo di comporto; se non ritengano opportuno adottare delle misure specifiche in tema di sicurezza sul luogo di lavoro dei soggetti fragili, ad esempio condizionando il rientro alle attività in presenza alla sottoposizione dei medesimi lavoratori ad un esame sierologico, atto a valutare la risposta immunitaria al virus SARS-CoV-2, in modo da non esporre i soggetti fragili al rischio di contrarre l'infezione. Atto n. 4-05607 LANNUTTI ANGRISANI CRUCIOLI GIANNUZZI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: l'attuale convenzione tra Autostrade per l'Italia e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è stata firmata il 12 ottobre 2007 (durante il Governo Prodi II) ed è stata aggiornata il 24 dicembre 2013 (Governo Letta). All'articolo 9- bis prevede che in caso di revoca il concessionario abbia diritto a un indennizzo "pari al valore attuale netto dei ricavi della gestione", ovvero al netto di costi, oneri, investimenti e imposte prevedibili nel periodo mancante alla fine della concessione; in base alla convenzione e al piano economico-finanziario che la società Autostrade ha presentato al Ministero delle infrastrutture e che il CIPE deve ancora approvare, ASPI verrà comprata da Cassa depositi e prestiti, Macquarie e Blackstone. In cambio riceveranno margini del 10 per cento all'anno, grazie ai soliti aumenti tariffari addossati sulle spalle degli utenti dei trasporti; considerato che: il consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti ha offerto ad Atlantia 9,1 miliardi di euro (considerando la valorizzazione al 100 per cento, pari a 7,9 miliardi per l'88 per cento della società). A questi vanno sommati 8,8 miliardi di euro per l'accollo dei debiti di ASPI e 3,4 miliardi per gli indennizzi diretti in ragione del crollo del "ponte Morandi". Per un totale di 21,3 miliardi di euro. Il tutto senza contare i rischi legali per gli indennizzi indiretti, oggi non quantificabili, perché mancano le sentenze penali. I Benetton ne incasseranno 2,4, su cui si dovranno pagare solo il 5 per cento di tasse, in base al regime fiscale agevolato, sulle plusvalenze, ovvero 120 milioni; il giornalista Francesco Bonazzi sul quotidiano "La Verità" del 6 giugno 2021 ha scritto che, se ci fosse stato il recesso e non la revoca, il costo per la collettività sarebbe stato molto inferiore. La revoca non prevede che il concedente (lo Stato) accusi di alcunché il concessionario (ASPI). La concessione prevedeva il recesso; secondo le tabelle del piano economico-finanziario in vigore la somma da dare ad ASPI arriverebbe a 13,8 miliardi di euro netti. Su questa cifra lo Stato recupererebbe 5,3 miliardi di imposte con un'aliquota al 27,9 per cento (24 di Ires e 3,9 di Irap), che si escludono dal conteggio perché è una "partita di giro";