[pronunce]

Quanto al secondo aspetto (acquisti di beni e servizi e altre economie di spesa), oggetto del solo ricorso della Regione Basilicata, la ricorrente lamenta la violazione della competenza legislativa regionale in tema di organizzazione e funzionamento degli enti locali, e il carattere, proprio delle disposizioni impugnate, di normativa di dettaglio che impone autoritativamente i comportamenti da tenersi da parte delle amministrazioni locali. Infine, il comma 13, sul potere ministeriale di definire il prospetto informativo e le modalità della sua trasmissione, è censurato in quanto norma di dettaglio, che attribuirebbe un potere sostanzialmente regolamentare al Ministro al di fuori delle materie di potestà esclusiva dello Stato, e in quanto non prevede una intesa nella conferenza Stato-Regioni, così violando il principio di leale collaborazione. 4. - Limitatamente alle predette questioni concernenti l'art. 24, i giudizi devono essere riuniti per connessione di oggetto, per essere decisi con unica pronunzia. 5. - Il cosiddetto patto di stabilità interno, concernente il concorso delle Regioni e degli enti locali "alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica che il paese ha adottato con l'adesione al patto di stabilità e crescita" definito in sede di Unione europea, e comportante l'impegno degli enti medesimi a ridurre il finanziamento in disavanzo delle proprie spese e il rapporto tra il proprio ammontare di debito e il prodotto interno lordo, è stato introdotto con l'art. 28 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (ma vedi, già prima, l'art. 48 della legge n. 449 del 1997, che stabiliva obiettivi globali di contenimento del fabbisogno finanziario generato dalla spesa regionale e locale, in vista della realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, e sul quale cfr. la sentenza n. 507 del 2000). Esso si è tradotto all'inizio in un vincolo alla riduzione o alla stabilità del disavanzo annuo degli enti (cfr. art. 28, comma 2, della legge n. 448 del 1998; art. 30, comma 1, della legge n. 488 del 1999), successivamente in un limite massimo alla crescita del disavanzo (art. 53, comma 1, della legge n. 388 del 2000; art. 24, comma 1, della legge n. 448 del 2001) o ancora in un vincolo alla riduzione o alla stabilità di esso (art. 29, commi 4 e 6, della legge n. 289 del 2002). Questo aspetto - presente anche nel comma 1 dell'articolo 24 della legge finanziaria per il 2002 - non è contestato dalle ricorrenti. L'impugnato art. 24, commi 2, 3 e 4, ha aggiunto un limite massimo alla crescita delle spese correnti, con talune esclusioni, sia in termini di impegni di spesa (comma 2), sia in termini di pagamenti (comma 4). Al mancato rispetto di tale ultimo limite il comma 9, secondo, terzo e quarto periodo, faceva conseguire, originariamente, un sistema di sanzioni in termini di riduzione ulteriore dei trasferimenti a carico del bilancio dello Stato e a favore degli enti locali: ed è soprattutto in relazione a tale sistema che la disposizione in esame è contestata dalle ricorrenti. L'art. 29, comma 9, della successiva legge finanziaria per il 2003 (legge n. 289 del 2002) ha soppresso tale previsione sanzionatoria, contenuta nei periodi dal secondo al quarto del comma 9 dell'impugnato art. 24. Pertanto, incidendo la sopravvenienza normativa sullo stesso anno 2002 a cui si riferiva la statuizione abrogata, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere relativamente alla questione sollevata dalle Regioni Toscana e Basilicata nei riguardi di detto comma 9, limitatamente ai periodi dal secondo al quarto dello stesso comma. Tuttavia ciò non comporta una analoga pronuncia in ordine alle questioni che investono i commi 2, 3 e 4 dello stesso art. 24, per la decisiva considerazione che, anche dopo la parziale abrogazione del comma 9, non solo permangono le riduzioni "fisse" dei trasferimenti previste dal primo periodo dello stesso comma 9 "in correlazione alle disposizioni di cui ai commi da 1 a 8", ma il mancato rispetto dei limiti posti dai commi 2 e 4 non è senza ulteriori conseguenze per gli enti locali: l'art. 34, comma 11, della stessa legge n. 289 del 2002 stabilisce infatti che nei confronti degli enti locali che non abbiano rispettato le regole del patto di stabilità interno per il 2002 rimane confermata la disciplina prevista dall'art. 19 della legge n. 448 del 2001, la quale sanciva il divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato da parte degli enti locali che non avessero rispettato le disposizioni del patto di stabilità interno per il 2001. 6. - Nel merito, le questioni concernenti i commi 2, 3 e 4 dell'art. 24 non sono fondate. Non è contestabile il potere del legislatore statale di imporre agli enti autonomi, per ragioni di coordinamento finanziario connesse ad obiettivi nazionali, condizionati anche dagli obblighi comunitari, vincoli alle politiche di bilancio, anche se questi si traducono, inevitabilmente, in limitazioni indirette all'autonomia di spesa degli enti. La natura stessa e la finalità di tali vincoli escludono che si possano considerare le disposizioni impugnate come esorbitanti dall'ambito di una disciplina di principio spettante alla competenza dello Stato. È ben vero che, stabilito il vincolo alla entità del disavanzo di parte corrente, potrebbe apparire superfluo un ulteriore vincolo alla crescita della spesa corrente, potendo il primo obiettivo conseguirsi sia riducendo le spese, sia accrescendo le entrate. Tuttavia il contenimento del tasso di crescita della spesa corrente rispetto agli anni precedenti costituisce pur sempre uno degli strumenti principali per la realizzazione degli obiettivi di riequilibrio finanziario, ed infatti esso è indicato fin dall'inizio fra le azioni attraverso le quali deve perseguirsi la riduzione del disavanzo annuo (cfr. art. 28, comma 2, lettera b, della legge n. 448 del 1998, nonché art. 28, comma 2-bis, della stessa legge, aggiunto dall'art. 30, comma 8, della legge n. 488 del 1999). Non può dunque negarsi che, in via transitoria ed in vista degli specifici obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica perseguiti dal legislatore statale, quest'ultimo possa, nell'esercizio non irragionevole della sua discrezionalità, introdurre per un anno anche un limite alla crescita della spesa corrente degli enti autonomi, tenendo conto che si tratta di un limite complessivo, che lascia agli enti stessi ampia libertà di allocazione delle risorse fra i diversi ambiti e obiettivi di spesa. Quanto poi alla natura indifferenziata del vincolo, imposto a tutti gli enti senza tener conto della loro concreta situazione, essa certo sottolinea come si tratti di una misura in qualche modo di emergenza, che tende a realizzare, nell'ambito della manovra finanziaria annuale disposta con la legge, un obiettivo di carattere nazionale, applicandosi allo stesso modo a tutti gli enti locali di una certa dimensione: