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Al riguardo, l'Ufficio elettorale rileva che dalla lettura della disciplina di cui agli articoli citati si evince, tuttavia, che il combinato disposto degli articoli è destinato ad applicarsi solo successivamente alla proclamazione compiuta dall'Ufficio elettorale regionale ai sensi dell'articolo 18 del citato decreto legislativo n. 533 del 1993, presupponendo che, all'esito del compimento di tutte le operazioni elettorali, il seggio rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta. In ogni caso, l'ufficio elettorale regionale rileva che spetta alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari la competenza esclusiva in relazione alla risoluzione delle controversie riguardanti l'assegnazione dei seggi rimasti vacanti. Sulla questione della mancata assegnazione del seggio nella Regione Sicilia sono stati presentati alla Giunta quattro ricorsi. Sulla questione del seggio si è sviluppato un ampio ed approfondito dibattito in diverse sedute della Giunta nel corso del quale, nel pieno rispetto di tutte le valutazioni espresse dalle diverse forze politiche, si sono confrontate varie tesi allo scopo di individuare una soluzione ad un problema che investe direttamente, in una modalità inedita, la composizione del Senato. Le determinazioni che la Giunta delle elezioni è stata chiamata ad assumere, nel rispetto delle prerogative attribuite dall'articolo 66 della Costituzione, hanno richiesto un difficile bilanciamento tra tre principi costituzionali distinti, ossia quello della salvaguardia del plenum del Senato (articolo 57, secondo comma), quello attinente alla elezione su base regionale dello stesso (articolo 57, primo comma), ed infine quello relativo al rispetto della volontà popolare, che costituisce un corollario del principio democratico di cui all'articolo 1 della Costituzione. Si deve quindi dare atto preliminarmente che il confronto svoltosi nella Giunta è sempre stato contraddistinto dal massimo rispetto verso tutti gli orientamenti sul tema di merito ed è stato arricchito da argomentazioni ed analisi di indubbio valore tecnico-giuridico. Nella seduta del 20 novembre 2018, al termine di questa prima fase di esame, nella veste di relatore ho ritenuto doveroso richiamare l'attenzione su alcuni principi basilari, dopo aver effettuato un approfondimento, con specifico riguardo alla questione dei seggi vacanti alla Camera dei deputati nella XIV legislatura, alle norme di riferimento sui candidati supplenti e al quadro storico delle norme dei sistemi elettorali riguardanti le assegnazioni di seggi vacanti ad altre liste. In questa fase si è rilevato che il vigente sistema elettorale ha evidenziato una lacuna normativa. Al fine di colmare questo vuoto normativo e di evitare che un problema insolubile si trasformasse inesorabilmente in un problema di legittimità costituzionale della legge, è stato doveroso prospettare il ricorso agli strumenti a tal fine previsti dall'ordinamento e cioè, in primo luogo, all'interpretazione analogica, ai sensi del secondo comma dell'articolo 12 delle preleggi. In questa prospettiva è stato quindi necessario chiedersi se nella legislazione elettorale non fossero rinvenibili disposizioni «che regolano casi simili o materie analoghe» e, in mancanza di queste, come il problema interpretativo potesse essere risolto «secondo i principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato», fermo restando il rispetto dei limiti all'interpretazione analogica fissati dall'articolo 14 delle preleggi (e quindi esclusa la rilevanza nel caso di specie del limite relativo alla materia penale, verificando se non si sia in presenza di disposizioni «che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi»). A questo proposito si è rilevato che nella legislazione elettorale sono presenti alcune disposizioni che prevedono un meccanismo diretto a colmare eventuali vuoti nelle liste elettorali. Si tratta in particolare delle disposizioni di cui agli articoli 18- bis e 22 del Testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati, ai quali rinvia il Testo unico delle leggi per l'elezione del Senato (si veda in generale l'articolo 27 di quest'ultimo e, in particolare, l'articolo 9). L'articolo 18- bis del Testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati, al comma 3- bis dispone che in ogni collegio plurinominale ciascuna lista, all'atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati presentati secondo un ordine numerico non inferiore a due e non superiore a quattro e che alla lista è allegato un elenco di quattro candidati supplenti, due di sesso maschile e due di sesso femminile. L'articolo 22 prevede che ai candidati supplenti si faccia ricorso sia nel caso si determini un vuoto nella lista, per effetto della rinuncia da parte di un candidato, sia nel caso in cui tale vuoto si determini per effetto del mancato rispetto delle disposizioni che regolamentano la proporzione e l'alternanza di genere. È apparso quindi ragionevole, in questa fase, prospettare che la lacuna normativa, emersa nel momento in cui non è risultato possibile assegnare un seggio che al MoVimento 5 Stelle sarebbe spettato sulla base dei voti elettorali espressi, potesse essere colmata sulla base del disposto del citato secondo comma dell'articolo 12 delle preleggi, utilizzando le disposizioni di cui al citato articolo 22, con la conseguente proposta di attribuzione del seggio rimasto vacante al candidato supplente, appartenente alla lista MoVimento 5 Stelle, in possesso dei requisiti previsti dalla legge elettorale. Com'era inevitabile, tale proposta ha alimentato ulteriormente la discussione, che ha visto confrontarsi i componenti della Giunta, in particolare nelle sedute del 27 novembre e dell'11 dicembre 2018. Nel corso del dibattito svoltosi nelle successive sedute sono emerse tesi relative all'assegnazione del seggio vacante, alternative rispetto alla proposta formulata. Trattandosi di una questione di una portata rilevante ed inedita per il Senato, si è ritenuto necessario riflettere su tutte le tesi così configurate, svolgendo ulteriori approfondimenti, che alla fine mi hanno indotto a riformulare la proposta inizialmente prospettata. In particolare, occorre ribadire che la salvaguardia del dovere civico dell'elettore, nel momento in cui esercita le prerogative previste dall'articolo 48 della Costituzione, è incomprimibile e la politica ha il dovere di fermarsi, anche solo quando vi è un ipotetico pericolo che esso possa essere lievemente affievolito. Attenti studi e molteplici approfondimenti, unitamente all'ascolto delle posizioni delle legittime argomentazioni dei colleghi della Giunta, hanno quindi spinto il relatore a ragionare se la tesi del candidato cosiddetto supplente potesse rappresentare un voto consapevole, da parte di chi è chiamato ad assolvere ad un dovere civico, in rapporto alla conoscibilità del candidato. La mancanza del sostegno dell'indicazione personale dei cittadini nei confronti di un soggetto non iscritto all'interno delle liste elettorali potrebbe ferire la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione, così come esplicitamente asserito nella sentenza n. 1 del 2014 della Corte costituzionale e, per tali motivi, si è deciso di soprassedere dalle conclusioni precedentemente esposte.