[pronunce]

– La ricorrente premette che, contrariamente a quanto previsto dall'art. 1, comma 9, lettera a), della legge delega n. 308 del 2004, l'art. 238 è venuto a ridisciplinare integralmente la tariffa per la gestione dei rifiuti urbani, trasformandola anche “concettualmente”. Infatti, prosegue la Regione ricorrente, l'articolo censurato, abrogando la precedente disciplina contenuta nel cosiddetto «decreto Ronchi», stabilisce che la «tassa» sui rifiuti sia, ora, «commisurata su indici quali l'estensione dei locali detenuti e indici reddituali articolati per fasce di utenza e territoriali» (comma 2), anzichè sul parametro della effettiva produzione dei rifiuti, come sarebbe corrispondente al principio comunitario «chi inquina paga»; in tal modo resterebbe del tutto in ombra la natura di «tariffa» commisurata quale corrispettivo della prestazione di un servizio. Inoltre, «i criteri generali sulla base dei quali vengono definite le componenti dei costi e viene determinata la tariffa» sarebbero determinati, al comma 6, da un regolamento ministeriale da emanarsi «sentita» la Conferenza Stato-Regioni. Pertanto, la normativa statale e, in primis, la espressa attribuzione di poteri normativi ministeriali, sovraordinati a quelli delle Regioni (già esercitati dalla Regione ricorrente in base a quanto disposto dalla legge regionale 6 settembre 1999, n. 25, recante «Delimitazione degli ambiti territoriali ottimali e disciplina delle forme di cooperazione tra gli Enti locali per l'organizzazione del Servizio idrico integrato e del Servizio di gestione dei rifiuti urbani»), viola, altresì, la competenza legislativa spettante alle Regioni, ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost., «in quanto strettamente correlata alla disciplina e alla politica dei servizi pubblici locali, nonché il riparto della potestà regolamentare fissato dall'art. 117, sesto comma». Il metodo tariffario – prosegue la Regione ricorrente – si deve ritenere «componente connaturata alla disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (qual è il servizio di gestione dei rifiuti)» e, come tale, sicuramente di spettanza regionale. Conseguentemente, non sembra essere competenza statale quella di determinare i componenti di costo della tariffa, dal momento che la politica di regolazione e di organizzazione del servizio pubblico locale, afferente alla gestione dei rifiuti, è demandata alla cura regionale che, anche attraverso il metodo tariffario, può perseguire precise scelte in materia. A riprova del fatto che non si riscontrerebbe alcuna base costituzionale che consenta allo Stato di avocare a sè tali determinazioni, la ricorrente ricorda come la Corte costituzionale abbia rigettato l'impugnazione proposta dal Governo avverso la legge regionale dell'Emilia-Romagna, disciplinante il metodo tariffario regionale sul servizio idrico (legge regionale 14 aprile 2004, n. 7 recante «Disposizioni in materia ambientale. Modifiche ed integrazioni a leggi regionali»), proprio in relazione alla rilevata insufficienza di argomentazioni addotte a sostegno di una competenza statale in materia (sentenza n. 335 del 2005). Inoltre, sempre secondo la difesa regionale, la norma denunciata non terrebbe conto del riparto della potestà legislativa fra Stato e Regioni fissato dall'art. 117, comma quarto, Cost., in materia di disciplina dei servizi pubblici locali, rientrante nella competenza legislativa regionale (con conseguente violazione dell'autonomia finanziaria e tributaria delle regioni, garantita dall'art. 119, commi primo e secondo, Cost.), nonché – si ribadisce – oltrepasserebbe anche l'oggetto e i limiti della delega. La disciplina tariffaria del servizio, così ridisciplinata, difatti, non trova fondamento nell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., che si occupa della «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali», non già del regime tariffario di un servizio pubblico. Infine, il comma 5 del citato articolo, non garantirebbe l'integrale copertura dei costi del servizio nei primi quattro anni successivi all'emanazione del regolamento ministeriale; ciò si rifletterebbe sull'equilibrio finanziario, sul buon andamento e sulla qualità di servizi essenziali per la collettività. 5.2. – Nel giudizio è intervenuta l'Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) - Onlus, chiedendo l'accoglimento delle questioni sollevate dalla ricorrente, ma non svolgendo alcuna deduzione sulla norma qui censurata. 5.3. – In prossimità dell'udienza, la Regione ha depositato memoria in cui, facendo presente la complessità della natura giuridica della tariffa per i rifiuti, tale da coinvolgere sia tematiche di carattere tributario, sia tematiche legate alla corrispettività della prestazione per un servizio reso, insiste nelle censure relative tanto alla violazione della delega che alla violazione del principio di leale collaborazione. 6. – La Regione Liguria, ha impugnato, tra gli altri, gli articoli 240, 242, 243, 244, 246, 252 e 257 del d.lgs. n. 152 del 2006 per violazione degli articoli 3, 76, 117, e 118 della Costituzione e del principio di leale collaborazione. Con successivo atto depositato in data 28 aprile 2009, la Regione Liguria «considerate anche le modifiche apportate e sulla base della delibera della Giunta regionale 16 aprile 2009, n. 860» ha espressamente dichiarato di rinunziare al ricorso con riferimento, fra l'altro, a tutte le norme oggetto del presente giudizio (articoli 240, 242, 243, 244, 246, 252 e 257). 7. – La Regione Marche ha impugnato, tra gli altri, gli articoli 238, 240, 241, 242 e 252 del decreto legislativo n. 152 del 2006, per violazione degli articoli 11, 76, 117, 118 e 119. 7.1. – Per quanto riguarda l'art. 238 la ricorrente censura l'attribuzione al Ministero dell'Ambiente di competenze attuative, anche mediante poteri regolamentari, in una materia quale «i servizi pubblici locali» di competenza propria delle regioni. A tale proposito la ricorrente richiama le sentenze della Corte costituzionale n. 272 del 2004 e n. 29 del 2006. Secondo la Regione la norma impugnata, oltre a comportare una violazione dell'art. 117, quarto comma, Cost., incidendo «su un'entrata la cui disciplina ricade nella competenza regionale», si porrebbe in contrasto anche con l'art. 119, primo e secondo comma, Cost., che garantisce l'autonomia finanziaria e tributaria delle Regioni. 7.2. – La Regione Marche ritiene, altresì, che il rinvio all'approvazione di un regolamento operato dall'art. 241 per la bonifica delle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento impedisce di bonificare tali aree e di procedere al riutilizzo delle stesse con conseguente violazione degli articoli 117 e 118 della Costituzione. In proposito la ricorrente ricorda che, sebbene una tale disposizione fosse presente anche nel «decreto Ronchi», ad oggi non si è avuta l'emanazione di tale regolamento, con gravi pregiudizi per la tutela dell'ambiente, della salute e del governo del territorio. 7.3.