[pronunce]

Sempre secondo la memoria, inoltre, i parametri evocati non sarebbero pertinenti, si riscontrerebbe una sovrapposizione tra il concetto di principi generali dell'ordinamento e quello di principi fondamentali, e la materia rientrerebbe nella materia "organizzazione amministrativa" della Provincia, dal momento che l'Azienda per i servizi sanitari è un ente paraprovinciale. 4.6.- Con riferimento all'art. 51, commi 4, 9 e 18, la Provincia autonoma di Trento ha anzitutto fatto presente che l'art. 51, comma 4 - che ha sostituito l'art. 30, comma 5-bis, della legge prov. n. 26 del 1993 - è stato in seguito più volte modificato e, nella sua versione originaria, oggetto del presente giudizio non sarebbe mai stato applicato, in quanto la Provincia non ha predisposto gli idonei mezzi informatici richiesti dall'impugnata disposizione. Ha pertanto chiesto che sia dichiarata la cessazione della materia del contendere. Tra le modifiche successivamente apportate all'art. 30, comma 5-bis, viene richiamata la sua integrale sostituzione ad opera dell'art. 16, comma 1, lettera c), della legge della Provincia autonoma di Trento 3 agosto 2012, n. 18 (Modificazioni della legge provinciale 10 settembre 1993, n. 26 - Legge provinciale sui lavori pubblici), della legge della Provincia autonoma di Trento 15 dicembre 1980, n. 35 (Determinazione delle quote di aggiunta di famiglia e disposizioni varie in materia di personale), della legge della Provincia autonoma di Trento 3 aprile 1997, n. 7 (Legge sul personale della Provincia), dell'art. 14 (Costituzione della società «Patrimonio del Trentino s.p.a.») della legge della Provincia autonoma di Trento 10 febbraio 2005, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2005 e pluriennale 2005-2007 della Provincia autonoma di Trento - Legge finanziaria), della legge della Provincia autonoma di Trento 16 maggio 2012, n. 9 (Interventi a sostegno del sistema economico e delle famiglie), e della legge provinciale 31 maggio 2012, n. 10 (Interventi urgenti per favorire la crescita e la competitività del Trentino), con disposizione che è stata impugnata davanti a questa Corte - peraltro decisa dalla sentenza n. 187 del 2013, sul punto con estinzione del processo a seguito di rinuncia - e ulteriormente modificata, con l'aggiunta di un inciso, ad opera dell'art. 68 della legge della Provincia autonoma di Trento 27 dicembre 2012, n. 25 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2013 e pluriennale 2013-2015 della Provincia autonoma di Trento - Legge finanziaria provinciale 2013). Ad ogni modo nella memoria viene altresì fornita una serie di argomenti nel senso dell'inammissibilità e dell'infondatezza delle relative censure. Tali argomenti sono riferiti anche alle censure aventi ad oggetto i commi 9 e 18 dell'art. 51 della legge prov. Trento n. 18 del 2011, visto che, ai sensi del ricorso, i vizi dell'art. 51, comma 4, si trasmetterebbero, per derivazione, anche a tali commi. 4.7.- Inoltre, in memoria la Provincia autonoma di Trento ha segnalato che dall'epigrafe e dal petitum del ricorso risulta impugnato anche l'art. 51, comma 5, lettera a), della legge prov. Trento n. 18 del 2011, senza peraltro che nel ricorso sia svolta alcuna argomentazione al riguardo: tale questione dovrebbe pertanto ritenersi inammissibile per totale assenza di motivazione. 4.8.- Relativamente all'art. 51, comma 12, della legge prov. Trento n. 18 del 2011, che sostituisce l'art. 44, comma 1, della legge n. 26 del 1993, sempre in materia di lavori pubblici, in memoria si è ritenuta la censura inammissibile ove invoca la violazione dell'art. 8, n. 17, dello statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol, sia in quanto tale censura non sarebbe presente nella delibera governativa - ove viene richiamata solo la competenza statale in materia di ordinamento civile - sia in quanto sarebbe generica, non indicando quale dei limiti della potestà legislativa primaria sarebbe violato. La censura sarebbe, nel merito, infondata per assenza del contrasto tra la norma impugnata e quella statale invocata, dato che esse disciplinerebbero fenomeni diversi. L'art. 133, comma 8, del d.lgs. n. 163 del 2006, infatti, definirebbe il prezzario esclusivamente con riferimento alla fase di progettazione, senza disciplinare le possibili evenienze dalla data di approvazione del progetto in poi, e quindi senza preoccuparsi di tutelare l'appaltatore in caso di ritardo nell'indizione della gara. In altri termini, l'aggiornamento condizionato ad un aumento dei prezzi superiore al 2,5 per cento rispetto all'anno precedente, previsto dalla disposizione impugnata, non corrisponderebbe all'aggiornamento annuale previsto dall'art. 133, comma 8, del codice dei contratti pubblici, bensì ad un ulteriore aggiornamento, che scatta quando cambi l'elenco prezzi fra il momento della delibera a contrarre e quello dell'inizio dell'appalto. Inoltre, e in ogni caso, la Provincia autonoma di Trento ha argomentato nel senso che non si potrebbe comunque dedurre la violazione dell'art. 8, n. 17, del d.P.R. n. 670 del 1972, perché la norma statale invocata, che non sarebbe attuativa di prescrizioni europee, non concreterebbe alcuno dei limiti della potestà legislativa primaria della Provincia autonoma. E, altresì, nel senso di negare la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., dal momento che la norma, regolando l'attività delle amministrazioni anteriore al momento di aggiudicazione dell'appalto, non rientrerebbe nell'«ordinamento civile». 4.9.- Con riferimento all'art. 57, comma 4, della legge prov. Trento n. 18 del 2011, che introduce l'art. 86-ter nel decreto del Presidente della Giunta Provinciale 26 gennaio 1987, n. 1-41/Legisl (Approvazione del testo unico delle leggi provinciali in materia di tutela dell'ambiente dagli inquinamenti), la Provincia autonoma lamenta, anzitutto, l'inammissibilità della censura per violazione dell'art. 9 Cost., sia perché tale parametro non sarebbe stato invocato nella deliberazione del Consiglio dei ministri, sia per la totale genericità della censura medesima, priva di ogni supporto motivazionale. Nel merito, la censura, nella parte in cui invoca la violazione dell'art. 117, primo comma, e dell'art. 117, secondo comma, lettera s) Cost., sarebbe infondata, in quanto frutto di un sostanziale equivoco interpretativo: la disposizione impugnata, lungi dal consentire l'esercizio di impianti di smaltimento di rifiuti non pericolosi in assenza della relativa autorizzazione, riguarderebbe unicamente lo smaltimento in difformità dall'autorizzazione, ma pur sempre in impianti autorizzati.