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Si tenga conto della giovane età degli intervistati per la maggior parte minorenni. Si evidenzia che anche nei soggetti con meno di 14 anni esiste una quota del 2,3 per cento che ha usato (e quindi probabilmente acquistato) cannabis light . Tale percentuale tra i 15 e 17 anni arriva al 9,2. Il 22,2 per cento degli intervistati ha fumato cannabis potenziata (illegale). Per meglio interpretare la gravità di questo dato si tenga conto della giovane età degli intervistati per la maggior parte minorenni. Si evidenzia che nei soggetti con meno di 14 anni esiste una quota del 4,8 per cento che ha usato cannabis potenziata. Tale percentuale tra i 15 e 17 anni arriva al 22,8 ». Nello studio viene inoltre evidenziato come la ricerca scientifica, e in particolare quella nel campo delle neuroscienze, abbia ampiamente dimostrato che l'uso di cannabis può produrre gravi effetti neurotossici particolarmente importanti nello sviluppo del cervello degli adolescenti: « In quell'età infatti il cervello è ancora in evoluzione e quindi particolarmente sensibile. Gli effetti documentati sono la compromissione della memoria, delle capacità attentive e quindi dell'apprendimento oltre che della motivazione e della capacità di affrontare e risolvere i problemi. Anche il controllo del comportamento e degli impulsi è compromesso per l'azione inibitoria sulla corteccia prefrontale (controllo dell'aggressività) di questa droga. La cannabis inoltre, agendo sul cervelletto, crea una importante alterazione del coordinamento motorio e della capacità di guidare sicuramente documentate anche dai molti incidenti mortali di chi ha guidato dopo aver fumato. È dimostrato che l'assumere cannabis in giovane età (sotto i 18 anni) fa diminuire il quoziente intellettivo degli assuntori di ben 8 punti dopo 30 anni ». Lo studio contiene, altresì, dati relativi a problemi di disturbi psicotici, sottolineando che « persone che usano cannabis hanno maggior probabilità di sviluppare schizofrenia e altre patologie psichiatriche oltre che crisi di panico. Esse sono più inclini a sviluppare depressione. Ultimamente, la risonanza magnetica ha dimostrato che i fumatori cronici di cannabis hanno alterazioni cerebrali importanti che compromettono la normale struttura e funzione. Da una nuova ricerca internazionale lesioni della struttura sono state riscontrate anche con pochi spinelli. Da un punto di vista comportamentale spesso c'è un difficile controllo degli impulsi di violenza ed aggressività. Anche malattie quali bronchiti croniche e cardiopatie ischemiche sono aumentate nei consumatori. Tutti questi effetti sono correlati al delta 9 – THC e più è alta la concentrazione e più i sintomi sono forti e duraturi ». Emerge, ancora, che « la cannabis odierna è molto potenziata e può raggiungere alte percentuali di principio attivo, fino al 38 per cento (la pianta in natura ha il 4 per cento). Il pericolo nella cannabis light non è chiaramente la percentuale di THC che è bassissima ma il fatto che le persone che la usano, soprattutto i minori, apprendono comportamenti e atteggiamenti verso le droghe sicuramente pericolosi in termini preventivi ed evolutivi. Però, anche se la percentuale è bassa, il THC si può accumulare e dare comunque effetti tossici nel lungo termine. Prova ne sia che questi soggetti se testati (come per esempio fa la polizia stradale con i guidatori) risultano positivi al drugtest con tutte le conseguenze del caso (ritiro della patente, confisca dell'auto e differimento all'autorità giudiziaria con denuncia) ». Giova, infine, ricordare che nel corso della scorsa legislatura, il 25 luglio 2018 il gruppo di Forza Italia al Senato ha presentato la mozione n. 1-00031 a firma Mallegni e altri, contenente, tra gli altri, l'impegno ad emanare un provvedimento per sospendere la commercializzazione dei prodotti della cannabis light . Nella seduta del 6 marzo 2019, purtroppo, l'Assemblea del Senato ha respinto la suddetta mozione. Il presente disegno di legge, stante le evidenti criticità segnalate anche dal Consiglio superiore di sanità, mira dunque ad evitare che l'assunzione di derivati e infiorescenze di cannabis sativa L , inconsapevolmente percepita come sicura e priva di effetti collaterali, si traduca in un danno per se stessi o per altri (al feto, in conseguenza della guida in stato di alterazione, eccetera). A tal fine, si prevedono una serie di misure che convergono nel senso di sgombrare il campo da ogni reale o presunta lacuna normativa, escludendo in modo inequivocabile la vendita al pubblico della cosiddetta cannabis light per finalità ricreative. In questa prospettiva, si interviene anzitutto sul comma 3 dell'articolo 1, precisando che le finalità per le quali è consentita la coltura della canapa sono tutte e soltanto quelle tassativamente ed espressamente consentite dalla legge stessa, senza margini per interpretazioni abusive o letture estensive: il riferimento è all' escamotage , ben noto nella prassi, di vendere i prodotti in questione dissimulando, dietro la finalità non espressamente vietata del collezionismo, l'uso ricreativo. In secondo luogo, sempre in sede di modifica dell'articolo 1, si interviene sulla lettera b) del comma 3, precisando, ad abundantiam , che il « consumo finale » – fattispecie che in modo più facile si presta ad applicazioni distorte – è limitato ai soli usi consentiti dalla legge. Ancora in sede di modifica dell'articolo 1, con l'introduzione di un nuovo comma dopo il comma 3, si ribadisce che le disposizioni di cui alla legge n. 242 del 2016 non si applicano all'importazione, commercializzazione e vendita al pubblico di prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa per usi diversi da quelli previsti dallo stesso articolo 1 e, in ogni caso, per uso direttamente o indirettamente ricreativo. Viene altresì modificato l'articolo 2 della legge n. 242del 2016 al fine di prevedere il divieto della vendita e dell'utilizzo delle infiorescenze per uso umano. Si modifica poi l'articolo 3, in tema di obblighi del coltivatore, prescrivendo di adottare tutte le misure idonee a tracciare l'uso delle sementi, così da renderne verificabile ex post l'impiego. Infine, il disegno di legge reca una modifica dell'articolo 9 della legge n. 242 del 2016 che, a tutela dei consumatori, dispone che la raffigurazione della pianta e/o della foglia della canapa non può essere utilizzata a fini pubblicitari per rappresentare usi diversi da quelli definiti al comma 3 dell'articolo 1 e al comma 2 dell'articolo 2, né può essere associata a messaggi ambigui tesi a uniformarla e confonderla con le altre varietà di cannabis diverse da quella disciplinata dalla medesima legge n. 242 del 2016.. 1 1 Alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 1: 1 al comma 3, alinea, le parole: « la coltura della canapa finalizzata » sono sostituite dalle seguenti: « in via esclusiva la coltura della canapa comprovatamente finalizzata »; 2 al comma 3, lettera b) , dopo le parole: « consumo finale » sono inserite le seguenti: « , per gli usi consentiti dalla legge, »; 3 dopo il comma 3 è aggiunto il seguente: « 3-bis .