[resaula]

Si è in qualche modo sacrificata, sull'altare di un eventuale accordo di maggioranza, la possibilità di apportare miglioramenti. Dico anche, però, con estrema chiarezza che i cinque quesiti referendari e la campagna referendaria sono stati, alla fine, un elemento che ha impedito a questo ramo del Parlamento di fare il proprio lavoro, di provare a migliorare il testo e, quindi, avere i tempi per poter poi fare l'altro passaggio. Il referendum , con un fallimento che è sotto gli occhi di tutti, ha tra l'altro fatto sì che si sospendesse, in qualche modo, il lavoro di esame del Parlamento, rinviandolo a dopo l'esito referendario. Io questo lo considero un elemento che non ha certamente aiutato il tentativo di provare a fare un lavoro migliore. Questo testo è certamente frutto di un accordo, ma un accordo che è stato sofferto, che ha provato a mettere insieme le varie anime che compongono la maggioranza, che in molti casi hanno visioni diverse. La giustizia, come si è capito da molti interventi, continua ad essere un elemento molto divisivo, soprattutto tra le forze che compongono una maggioranza così articolata. Noi, però, continuiamo a pensare che avremmo potuto e dovuto fare meglio Penso, in particolare, al sistema elettivo per il CSM che, a nostro avviso, non elimina alla radice la forza delle correnti. Se si fosse voluto davvero premiare il merito e non l'appartenenza ad una corrente, si sarebbe potuto optare per un sistema elettivo diverso, come quello proposto nel disegno di legge a prima firma del presidente Grasso. Torno ora sulla vicenda referendaria. Anche la sonora bocciatura del referendum ci avrebbe dovuto in qualche modo far capire che noi non disperiamo del fatto che si potrà trovare magari una soluzione, anche più in là, magari nella prossima legislatura. Nutriamo, poi, alcune perplessità, anche su un aspetto che non è assolutamente marginale dal nostro punto di vista, come quello che riguarda la divisione dei poteri. Un'altra considerazione è relativa alle cosiddette porte girevoli. Sarebbe stato, a nostro avviso, meglio chiuderle tutte le porte girevoli tra magistratura e politica: sigillarle addirittura. Tuttavia, dobbiamo dire con forza che il testo che stiamo per approvare contiene comunque un passo in avanti, ossia il collocamento fuori ruolo per un anno o un ricollocamento con incarichi non direttamente giurisdizionali per quei magistrati che abbiano ricoperto posizioni politiche apicali. Vi sono altri elementi che noi vogliamo sottolineare e rispetto ai quali consideriamo questa riforma comunque un passo in avanti. Quindi, elementi positivi, tra i quali va segnalata la necessità, espressa attraverso le deleghe, di rivedere l'assetto ordinamentale della magistratura, con lo specifico riferimento alla necessità di rimodularlo secondo principi di trasparenza e valorizzazione del merito. Importante, poi, assegnare al Governo una razionalizzazione del consiglio giudiziario, con il mandato espresso dal Parlamento di assicurare la semplificazione, la trasparenza e il rigore nelle valutazioni di professionalità. Un altro aspetto positivo riguarda la delega a modificare i presupposti per l'accesso in magistratura dei laureati in legge. La professione di magistrato deve essere esercitata da chi dimostri di essere in possesso delle capacità giuridiche e morali consone al ruolo. Un percorso ad ostacoli prima ancora di effettuare le prove concorsuali non aiuta il miglioramento della qualità dei magistrati, ma seleziona alla base solo coloro che possono permettersi molti anni post università senza lavorare. La formazione del magistrato è importante, non solo nel momento di accesso alla carriera, ma per tutta la sua durata. Per questo riteniamo positiva l'estensione dei corsi di formazione per il conferimento degli incarichi direttivi anche ai semi direttivi, aumentandone la durata e la qualità. Troppe volte la politica attende e ne abbiamo qui molte volte prove, proprio in quest'Aula, proprio l'ultimo momento per rimediare: addirittura, a volte neanche allora si decide di fare quello che va fatto. Penso, per esempio, a temi cruciali, come quelli del fine vita, del salario minimo, dello ius soli , dell'ergastolo ostativo. Sono tutti provvedimenti sui quali continuiamo a sprecare molto tempo e questo è gravissimo. Quello che esprimiamo oggi, signora Ministra, signor Sottosegretario, è un voto sofferto, non lo nascondiamo. Era urgente dare al più presto una nuova legge al Paese in vista della scadenza naturale del Consiglio superiore della magistratura in carica, oltre che continuare a centrare gli obiettivi europei relative al PNRR. Oltre alle norme che entreranno immediatamente in vigore, c'è anche tutta una parte di delega al Governo e su questo vogliamo essere molto chiari, perché saremo molto scrupolosi nell'assicurarci che l'Esecutivo scriva norme nel pieno rispetto dei confini che il Parlamento delibera oggi. Torno a ripetere che noi avremmo voluto davvero una riforma che rappresentasse quello che molti in questi anni hanno chiesto e si aspettavano: un vero cambio di passo, una riforma vera, che tra l'altro mettesse fine una volta per tutte alla guerra continua che ancora oggi si è manifestata in questa sede contro i magistrati e contro la magistratura e che potesse rappresentare quel passo in avanti assolutamente necessario, non dico per arrivare ad una pacificazione, ma per dire che si apre davvero e fino in fondo una stagione nuova. Speriamo che si possa proseguire in questo percorso. Pertanto, nonostante l'occasione mancata e con la consapevolezza che ancora una volta la politica poteva essere un po' più lungimirante, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali sul provvedimento in esame. (Applausi) . ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, signora Ministra, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, oggi approviamo la terza importante riforma della giustizia, quindi darei un avviso ai naviganti, e anche a qualche noto commentatore, dicendo che da oggi nessuno potrà non sapere o far finta di non sapere che il Parlamento fa le riforme sulla giustizia. Le fa e le ha fatte. (Applausi) . Sono tre importanti riforme: quella del processo civile, quella del processo penale e la riforma del CSM, tutte molto ben collegate tra loro. Noi avevamo un'ossessione che oggi possiamo accantonare, cioè che questa riforma potesse essere affossata e che tutto rimanesse come prima, perché sapevamo e sappiamo che non potevamo e non possiamo permetterci che tutto rimanga uguale. Lo abbiamo detto anche a quella parte della magistratura che, secondo noi sbagliando, ha avuto una posizione di arroccamento e non ha voluto capire quanto di importante e di innovativo ci fosse in questa riforma. Questa è la preoccupazione nostra e del nostro segretario. Io non vorrei deludere il collega Balboni, che stimo, ma vorrei dire che il segretario Letta non pensava certamente a lui né a Fratelli d'Italia, quindi proprio non era in cima ai nostri pensieri. (Applausi) . Eravamo preoccupati esclusivamente di questo e abbiamo corso il rischio che questa riforma fosse affossata.