[pronunce]

n. 2 del 1962 e, quindi, ha di fatto incentivato il ricorso a tale istituto; che, pertanto, ad avviso della Corte dei conti, la soluzione adottata dal legislatore regionale non appare priva di «elementi di manifesta illogicità»; che la normativa denunciata sarebbe, altresì, in contrasto con l'art. 81, quarto comma, Cost., poiché non indica i mezzi per fare fronte all'evidente incremento di spese creato sul bilancio regionale; che la remittente, in conclusione, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 39, comma 1, secondo periodo, e comma 2, della legge reg. n. 10 del 2000, nella parte in cui detta normativa, «dopo avere sospeso l'applicazione delle norme che consentivano i pensionamenti di anzianità, fa, però, salva l'applicazione dell'art. 3 della legge reg. n. 2 del 1962 per i dipendenti che abbiano maturato l'anzianità di servizio utile ivi prevista o che tale anzianità maturino entro il 31 dicembre 2003, con le modalità di cui al successivo comma 2»; che è intervenuta in giudizio la Regione Siciliana, rappresentata e difesa dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o infondata. Considerato che la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 81, quarto comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 39, comma 1, secondo periodo, e comma 2, della legge della Regione Siciliana 15 maggio 2000, n.10, (Norme sulla dirigenza e sui rapporti di impiego e di lavoro alle dipendenze della Regione siciliana. Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. Istituzione dello Sportello unico per le attività produttive. Disposizioni in materia di protezione civile. Norme in materia di pensionamento), «nella parte in cui, dopo aver sospeso l'applicazione delle norme che consentivano i pensionamenti di anzianità fa, però, salva l'applicazione dell'art. 3 della legge regionale 23 febbraio 1962, n. 2 per i dipendenti che abbiano maturato l'anzianità di servizio utile ivi prevista o che tale anzianità maturino entro il 31 dicembre 2003, con le modalità di cui al successivo comma 2»; che, secondo il giudice a quo, avendo la ricorrente nel giudizio di merito esercitato il proprio diritto potestativo al collocamento in quiescenza ed alla pensione prima dell'entrata in vigore della legge della Regione Siciliana 30 dicembre 2003, n. 21, l'abrogazione della disposizione impugnata ad opera dell'art. 20 di quest'ultima legge sarebbe irrilevante; che, ad avviso della Corte dei conti, la ricorrente stessa rientra in una delle categorie cui, ai sensi dell'art.10 della legge reg. 9 maggio 1986, n. 21, continua ad applicarsi la normativa regionale in materia di collocamento anticipato in quiescenza, perché, essendo, alla data di entrata in vigore di quest'ultima legge, docente incaricata stabilizzata presso gli istituti regionali d'arte, deve ritenersi in servizio in qualità di dipendente regionale ed è, quindi, sottratta all'applicazione della normativa statale; che nell'ordinanza di rimessione non soltanto non si indicano le circostanze di fatto (misura dei contributi, età) cui le norme che si ritengono applicabili subordinano il diritto oggetto del giudizio, ma non si precisa neppure se, nella specie, venga in considerazione il comma 1 o il comma 2 dell'impugnato art. 39; che la remittente individua il vizio di legittimità nell'avere la legislazione siciliana, per esigenze di bilancio, limitato il diritto alla pensione di anzianità per il futuro e, nel contempo, illogicamente, nell'aver reso ancora applicabili le già vigenti disposizioni che rendevano fruibili le pensioni di anzianità da parte dei dipendenti regionali a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle previste per il personale statale, violando così anche il precetto dell'art. 81, quarto comma, Cost.; che la illogicità e la violazione dell'art. 81 Cost. sarebbero dimostrate anche dal successivo aumento dei contributi disposto dalla Regione, peraltro in misura insufficiente; che la censura, nei termini in cui è prospettata, implica una pronuncia ricostruttiva del sistema pensionistico regionale che esorbita dalle attribuzioni di questa Corte; che, pertanto, la questione è manifestamente inammissibile per molteplici, concorrenti ragioni.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 39, comma 1, secondo periodo, e comma 2, della legge della Regione Siciliana 15 maggio 2000, n. 10 (Norme sulla dirigenza e sui rapporti di impiego e di lavoro alle dipendenze della Regione siciliana. Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. Istituzione dello Sportello unico per le attività produttive. Disposizioni in materia di protezione civile. Norme in materia di pensionamento), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 81, quarto comma, della Costituzione, dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 luglio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA