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Riforma della disciplina del volo da diporto o sportivo. Onorevoli Senatori . – Il volo da diporto o sportivo, cioè quel segmento di aviazione civile non commerciale, comunemente detta « ultraleggera », è stato normato, per la prima volta, diversi anni fa, con la legge 25 marzo 1985, n. 106, integrata da successivi regolamenti (da ultimo il decreto del Presidente della Repubblica 9 luglio 2010, n. 133, e il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 22 novembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 287 del 9 dicembre 2010). I criteri individuati dalla legge, ispirati alla semplificazione e alla sburocratizzazione del comparto, hanno permesso un ampissimo sviluppo di questa aviazione « minore » (che comprende il deltaplano e il parapendio), consentendo a decine di migliaia di appassionati di acquisire un titolo di volo e di esercitare l'attività su aeromobili dal basso costo di acquisto e di esercizio. La citata legge n. 106 del 1985 ha delegato all'Aero Club d'Italia (AeCI) i compiti di rilascio dei titoli di volo, di identificazione dei velivoli, nonché di gestione dell'addestramento al volo attraverso le proprie scuole, oggi circa 150, sparse su tutto il territorio nazionale. In Italia, da allora, è cresciuto un importante comparto di produzione aeronautica di tali velivoli, ormai primo in Europa per numero di aeromobili registrati, ditte di produzione e numero di attestati di volo rilasciati. Basti pensare che alcune delle ditte italiane di produzione di aeromobili leggeri sono leader del settore in Europa, con punte di eccellenza addirittura mondiali per qualità e quantità delle costruzioni aeronautiche. Gli sviluppi tecnologici succedutisi negli ultimi trentacinque anni e la recente normativa europea hanno ormai reso non più adeguata la suddetta legge, della quale si propone l'abrogazione e la sostituzione con una nuova normativa. In particolare, dapprima il regolamento di esecuzione (UE) 2016/1185 della Commissione, del 20 luglio 2016 (che ha stabilito nuove norme europee per la navigazione aerea – cosiddetto « cielo unico europeo ») e, da ultimo, il regolamento (UE) 2018/1139 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2018 (che ha stabilito esenzioni dalla medesima normativa per gli aeromobili fino alla massa massima al decollo di 600 chilogrammi), impongono una urgente riforma della citata legge n. 106 del 1985 (e dei relativi regolamenti), per uniformarla a quella degli altri Paesi dell'Unione europea (che peraltro, nella quasi totalità, hanno già recepito le novità del citato regolamento (UE) 2018/1139), per non penalizzare le aziende nazionali – costrette a ricorrere alla certificazione dei loro prodotti in altri Paesi per poterli esportare – e per consentire un più omogeneo percorso formativo agli allievi piloti, facendo sì che il titolo che abilita al pilotaggio di apparecchi per il volo da diporto o sportivo non sia più « confinato », ma parte di un iter istruzionale che consenta l'accesso a categorie superiori, attraverso il riconoscimento di crediti formativi. L'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) ha recentemente esercitato la facoltà prevista dal citato regolamento (UE) 2018/1139, comunicando all' European Union Aviation Safety Agency (EASA) che l'Italia regolamenterà con normativa nazionale gli aeromobili nella fascia di peso compresa tra i 450 e i 600 chilogrammi. Ferme restando le prerogative dell'ENAC nell'emanare le norme tecniche di riferimento per la detta categoria e di esercitarne il controllo, appare opportuno mantenere in capo all'AeCI (ente pubblico non economico, nonché federazione sportiva del CONI), in analogia e continuità con la delega fin qui svolta per la gestione degli aeromobili con massa al decollo fino a 475 chilogrammi, anche la gestione delle attività di addestramento e di immatricolazione degli aeromobili della fascia superiore fino a 600 chilogrammi. Il presente disegno di legge si compone di 14 articoli, suddivisi in 3 titoli. In dettaglio, l'articolo 1 introduce la più corretta definizione di « aeromobile » in riferimento ai mezzi per il volo da diporto o sportivi (VDS), in sostituzione dell'attuale dizione di « apparecchi », con l'indicazione della vigente normativa europea applicabile, che esenta i detti mezzi dai criteri di certificazione e utilizzo previsti per i velivoli di maggior peso dal regolamento (UE) 2018/1139. L'articolo 2 specifica le già riconosciute competenze delegate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti all'AeCI, estendendole anche agli aeromobili della nuova classe con massa fino a 600 chilogrammi. I titoli di volo sono, più correttamente, denominate « licenze », anche al fine di attuare un percorso formativo unitario verso le licenze regolate dalla normativa europea dell'EASA, evitando quella « ghettizzazione » che ha comportato finora l'uso del termine « attestato » con il quale sono stati classificati i titoli di volo rilasciati dall'AeCI e che, di fatto, ha impedito anche il riconoscimento di crediti per chi ha in animo di proseguire la formazione verso licenze di volo di classe superiore. A tal fine, è opportuno che ENAC e AeCI condividano i termini di un syllabus istruzionale, che costituirà il percorso formativo di una licenza di volo nazionale. Gli articoli da 3 a 5 disciplinano il settore del volo libero, esercitato con parapendio e deltaplano, mezzi privi di motore, equiparati ad attrezzi sportivi. La normativa adegua la disciplina del volo libero a quella dei Paesi europei di riferimento, tra i quali spiccano Germania e Francia dove, alla costante semplificazione di tali mezzi (che, si ricorda, possono agevolmente essere trasportati in una semplice sacca a volte di dimensioni minime), è seguita di pari passo la costante semplificazione normativa, con conseguenze notevoli sotto il profilo della creazione di nuovi posti di lavoro e nuove professioni, dello sviluppo turistico (preso atto della enorme potenzialità del territorio italiano particolarmente idoneo al volo libero) e dello sviluppo dell'attività sul piano dell'economia. Il fenomeno dello sviluppo del volo libero, legato ad una sempre maggiore sicurezza delle attrezzature utilizzate, rappresenta un'opportunità da non perdere per l'Italia, che è senza dubbio il miglior luogo al mondo, quanto ad attrattività turistica, per la pratica del volo libero, attesa la congiuntura di clima e orografia ideali, uniti a bellezze e varietà paesaggistiche uniche che la rendono il Paese per eccellenza idoneo al volo in parapendio e deltaplano. Si tratta, peraltro, di opportunità di rilancio turistico di zone montane (il parapendio e il deltaplano si praticano nei rilievi) poco note al grande pubblico ma potenzialmente estremamente favorevoli al rilancio mediante una nuova economia legata al volo libero.