[pronunce]

n. 112 del 1998 ha attribuito alle Regioni «l'esercizio del controllo sugli organi camerali, in particolare per i casi di mancato funzionamento o costituzione», con la sola esclusione dello scioglimento dei consigli camerali per gravi motivi di ordine pubblico (potere mantenuto ancora allo Stato dall'art. 38, comma 1, lettera e), del medesimo d. lgs. n. 112 del 1998). La ricorrente menziona, poi, il parere n. 1451 reso in data 16 maggio 2006 dalla terza sezione del Consiglio di Stato che – nel fornire risposta ad un quesito posto dal Ministero dello sviluppo economico in ordine alla portata delle proprie funzioni nei confronti delle camere di commercio – ha qualificato quelli del Ministero come «poteri residuali», riferendoli esclusivamente alle funzioni elencate dall'art. 38 del d. lgs. n. 112 del 1998, ha affermato che «le norme attribuiscono alla regione il controllo sugli organi camerali» ed ha concluso nel senso che tutto il sistema dei controlli in materia di camere di commercio è ormai incentrato sulle Regioni. La Regione Liguria prosegue sostenendo che la riforma del titolo V della Costituzione avrebbe consolidato ed ampliato la scelta a favore della competenza regionale, compiendo il passo ulteriore di attribuire la materia «camere di commercio» alla competenza esclusiva delle Regioni, sulla base della clausola di residualità di cui all'art. 117, quarto comma, della Costituzione. Infatti tutte le materie riferibili allo sviluppo economico ed alle attività produttive (tra cui l'agricoltura, l'industria, l'artigianato, il turismo, il commercio) dovrebbero ritenersi assorbite in tale competenza legislativa regionale. Inoltre la natura degli interessi pubblici sottesi all'attività amministrativa regionale svolta dal Presidente della Giunta regionale in forza dell'art. 5 del d. m. n. 501 del 1996 (attività finalizzata ad assicurare il miglior collegamento dell'organo consiliare camerale con il territorio di riferimento ed a garantire che le categorie economiche e le organizzazioni imprenditoriali localizzate all'interno della circoscrizione della camera di commercio siano rappresentate in proporzione alla loro effettiva consistenza) imporrebbe di escludere che le funzioni riguardanti la corretta composizione degli organi rappresentativi delle camere di commercio coinvolgano interessi unitari ed infrazionabili, tali da giustificare un'intromissione statale addirittura integralmente sostitutiva della volontà espressa dalla Regione. Infine, a parere della ricorrente, il mantenimento in vita di detto potere statale confliggerebbe con i principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza posti dall'art. 118 Cost., non essendo il livello di governo statale quello maggiormente idoneo ad effettuare le valutazioni (o la rivisitazione delle valutazioni) attribuite alle Regioni dall'art. 5 del d. m. n. 501 del 1996. Né, ad avviso della Regione, sarebbero individuabili esigenze di esercizio unitario derivanti dalla dimensione e dalla natura degli interessi da curare. La ricorrente ha quindi concluso chiedendo a questa Corte di dichiarare che non spetta allo Stato e, per esso, al Ministero dello sviluppo economico, decidere i ricorsi previsti dall'art. 6 del d. m. n. 501 del 1996 e, per l'effetto, di annullare, previa sospensione dei relativi effetti, il decreto del Ministero dello sviluppo economico - Direzione generale per il commercio, le assicurazione e i servizi, 27 febbraio 2007, con il quale è stato deciso il ricorso proposto dalla Confcommercio della Provincia di Imperia e dalla Confesercenti della Provincia di Imperia avverso il decreto del Presidente della Regione Liguria 27 ottobre 2006, n. 64. 2. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. Il resistente ha eccepito preliminarmente l'inammissibilità del ricorso, deducendo che, poiché la potestà di decidere i ricorsi proposti avverso le determinazioni del Presidente della Giunta regionale in materia di rappresentatività e designazione di componenti dei consigli delle camere di commercio è attribuita allo Stato direttamente dall'art. 6 del d. m. n. 501 del 1996, la Regione Liguria avrebbe dovuto proporre il conflitto avverso quella norma regolamentare nel termine previsto dall'art. 39, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, nella fattispecie decorrente, a tutto voler concedere, dal 9 gennaio 2007, giorno in cui la Regione, avendo avuto contezza del ricorso proposto ai sensi dell'art. 6 del d. m. n. 501 del 1996, aveva iniziato a contrastare la competenza statale a decidere. Pertanto, ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, il ricorso per conflitto di attribuzioni, essendo stato notificato solamente il 24 aprile 2007, dovrebbe essere considerato tardivo. L'Avvocatura dello Stato ha eccepito, inoltre, l'inammissibilità del ricorso anche per oscurità della pretesa azionata in giudizio e dei termini del conflitto, non essendo chiaro se la Regione rivendichi a sé la competenza a decidere il reclamo di cui all'art. 6 del d. m. n. 501 del 1996, ovvero escluda del tutto l'esperibilità di tale rimedio. Nel merito, il Presidente del Consiglio dei ministri nega che sia ravvisabile una violazione dell'art. 9, comma 2, della legge cost. n. 3 del 2001, perché l'abrogazione dell'art. 125, primo comma, Cost., avrebbe determinato esclusivamente il venir meno del controllo sulla legittimità degli atti regionali esercitato dalle commissioni statali, ma non anche di ulteriori tipologie di controllo previste da altre norme di legge o di regolamento. Con riferimento alla dedotta violazione degli artt. 117 e 118 Cost., l'Avvocatura dello Stato afferma che le determinazioni adottate dai Presidenti delle Giunte regionali ai sensi dell'art. 5 del d. m. n. 501 del 1996 incidono sull'esercizio del diritto civile delle organizzazioni imprenditoriali di nominare i componenti del primario organo di governo delle camere di commercio che rappresenta, nell'àmbito dei vari settori economici, le volontà, le istanze ed i bisogni delle imprese operanti nel territorio. Conseguentemente, ad avviso del resistente, l'oggetto del ricorso non potrebbe essere ricondotto a materie ascritte alla competenza legislativa residuale delle Regioni, bensì a quella prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., trattandosi della necessità di garantire su tutto il territorio nazionale un livello essenziale delle prestazioni concernenti il diritto civile a partecipare all'attività di governo di organismi di rappresentanza del mondo imprenditoriale quali sono le camere di commercio. Il Presidente del Consiglio dei ministri contesta, poi, che il mantenimento del potere statale di decidere i ricorsi gerarchici impropri proposti, ai sensi dell'art. 6 del d. m. n. 506 del 1991, avverso le determinazioni dei Presidenti delle Giunte regionali colliderebbe con il principio di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza posto dall'art. 118 della Costituzione.