[pronunce]

che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, eccependo, in rito, l'improcedibilità della questione, con necessità di restituire gli atti al giudice rimettente, proprio per effetto della sopravvenuta entrata in vigore, in materia, di alcune delle disposizioni di legge citate dalla contribuente, e comunque deducendo, nel merito, l'infondatezza della questione, data la non vincolatività, per il legislatore ordinario, delle norme dello “Statuto del contribuente” e data la ragionevolezza della norma censurata, emessa nell'àmbito della sfera di discrezionalità riservata al legislatore e nel rispetto dei vincoli di cui agli artt. 3 e 41 della Costituzione; che anche la Commissione tributaria provinciale di Mantova (r.o. n. 494 del 2004) , nel corso di alcuni giudizi riuniti aventi ad oggetto l'impugnazione di diversi «avvisi di accertamento per il recupero di versamenti non eseguiti» per gli anni dal 2000 al 2002, relativi all'imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse di cui al decreto legislativo n. 504 del 1998, promossi dalla s.r.l. Adria Bet e da altri contribuenti nei confronti dell'Agenzia delle entrate e dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 41 della Costituzione – analoga questione di legittimità costituzionale dell'art. 5-ter del citato decreto-legge n. 282 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2003; che tale Commissione tributaria – dopo aver premesso che i ricorrenti, per definire tali controversie, si erano avvalsi delle disposizioni di cui all'art. 8, comma 2, della legge n. 289 del 2002, presentando, ciascuno, tre distinte dichiarazioni integrative per ognuna di quelle che definisce “componenti dell'imposta sulle scommesse” (imposta unica da versare all'erario; quote di prelievo; importi minimi garantiti) ed effettuando i relativi versamenti – ha proposto censure sostanzialmente identiche a quelle prospettate nell'ordinanza della Commissione tributaria provinciale di Pistoia, aggiungendo che la norma denunciata si pone in contrasto con gli evocati parametri, anche perché non può essere ragionevolmente giustificata, ai sensi dell'art. 1, comma 2, della legge n. 212 del 2000, da esigenze “interpretative” ovvero “eccezionali” e perché lede un'aspettativa dei contribuenti ingenerata da un provvedimento legislativo, così vanificando le scelte da questi razionalmente assunte nell'àmbito del libero esercizio di un'attività imprenditoriale; che, con la stessa ordinanza, il giudice a quo censura di irragionevolezza anche la previsione, contenuta nella norma denunciata, dell'omessa restituzione, da parte dell'Amministrazione finanziaria, delle somme eventualmente già versate dal contribuente per fruire dell'agevolazione abrogata, qualora le somme siano dal medesimo contribuente «dovute per altro titolo»; che il giudice rimettente nega, infine, che l'art. 8 del decreto-legge n. 147 del 2003, quale convertito dalla legge n. 200 del 2003, costituisca ius superveniens incidente sulla prospettata questione di legittimità costituzionale, poiché tale disposizione riguarderebbe i versamenti d'imposta relativi alle sole scommesse ippiche e non agli altri settori delle scommesse sportive (oggetto, invece, dei giudizi a quibus); che nel giudizio di legittimità costituzionale si è costituita la s.n.c. Agenzia Ippica di Cremona di Paglione Iole &amp; C., sostenendo la fondatezza della sollevata questione di legittimità costituzionale e prospettando argomentazioni sostanzialmente identiche a quelle sviluppate dalla parte privata costituita nell'altro giudizio di costituzionalità sopra menzionato; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, formulando le stesse eccezioni e difese già prospettate nel giudizio di costituzionalità promosso dalla Commissione tributaria provinciale di Pistoia; che, con memorie tempestivamente depositate, di contenuto sostanzialmente identico, la s.r.l. Corsal di Lazzereschi Sergiusti Andrea e Del Rosso Armando (nel giudizio di cui al r.o. n. 323 del 2004) e la s.n.c. Agenzia Ippica di Cremona di Paglione Jole &amp; C. (nel giudizio di cui al r.o. n. 494 del 2004) hanno ribadito ed illustrato ulteriormente le proprie posizioni, prospettando altresì, in via alternativa all'accoglimento della sollevata questione, una interpretazione costituzionalmente orientata della denunciata disposizione abrogatrice, da intendersi nel senso che questa si riferirebbe ai soli casi (diversi da quelli dei giudizi a quibus) in cui l'effetto agevolativo non si sia ancora perfezionato, perché, al momento della sopravvenuta norma abrogativa, i contribuenti avrebbero bensì effettuato i versamenti previsti per l'agevolazione, ma non avrebbero ancora presentato le correlative dichiarazioni integrative. Considerato che le Commissioni tributarie provinciali di Pistoia e di Mantova – con richiamo ai princìpi posti dalla legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente) ed in riferimento, rispettivamente, agli artt. 3, 41, 53 e 97 della Costituzione, nonché agli artt. 3 e 41 della Costituzione – censurano l'art. 5-ter del decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282 (Disposizioni urgenti in materia di adempimenti comunitari e fiscali, di riscossione e di procedure di contabilità), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2003, n. 27 (in vigore dal 23 febbraio 2003), nella parte in cui dispone l'abrogazione, con efficacia retroattiva (dal 1° gennaio 2003), dell'art. 8, comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2003), anche per l'ipotesi in cui il contribuente abbia tempestivamente provveduto a perfezionare l'agevolazione prevista dalla norma abrogata, anteriormente all'abrogazione di questa; che la Commissione tributaria provinciale di Mantova censura altresì di irragionevolezza la stessa norma, là dove questa vieta all'Amministrazione finanziaria di restituire le somme eventualmente già versate dai contribuenti per fruire dell'agevolazione abrogata, qualora tali somme siano dai medesimi contribuenti «dovute per altro titolo»; che, data l'evidente connessione delle sollevate questioni, in gran parte identiche ed aventi ad oggetto la medesima norma, i relativi giudizi vanno riuniti per essere congiuntamente decisi;