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Inoltre è fondamentale per la salute di ciascuno di noi, perché sappiamo quanto il movimento, a qualsiasi età, fatto con costanza e con attenzione debba essere promosso per prevenire tante patologie che possono colpire anche i ragazzi e le ragazze in età adolescenziale, ma ancor di più le persone avanti negli anni. Lo sport è prevenzione, quindi anche dal punto di vista della salute, insieme al Ministero competente credo sia fondamentale scegliere come priorità quella di investire bene in questo ambito. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, perché noto che il mio tempo sta per finire, le dico che aspettiamo di vedere cosa succede, ma siamo ovviamente a favore di questo cambiamento, anche se pensiamo che il tema dello sport, con tutto quanto si porta dietro, debba essere affrontato in maniera completa, esaustiva e approfondita. Ribadisco ancora una volta che per fare tutto questo noi riteniamo davvero che, nel minor tempo possibile, il presidente Draghi debba dare una delega in materia o istituire un Ministero dello sport che se ne occupi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, il decreto-legge in esame si è reso necessario per ripristinare l'indipendenza del CONI in conformità ai principi sanciti dalla Carta olimpica, soprattutto sulla governance e sui finanziamenti. Come è noto, l'Italia ha rischiato di essere sospesa dalle competizioni sportive con l'umiliazione di partecipare senza bandiera e senza l'inno; si era creato un contrasto con la Carta olimpica, che vieta categoricamente a un comitato olimpico di operare per il tramite del Governo e oggi la società Sport e salute è il braccio operativo del Governo, quindi di fatto era l'Esecutivo che interveniva, regolava e condizionava dall'interno il Comitato olimpico. Pertanto, in limine mortis, come diciamo noi avvocati, si è varato il decreto-legge in esame, che dota il CONI di un suo organico (165 dipendenti con 10 dirigenti), con la possibilità di completarlo con il trasferimento del personale della società Sport e salute già dipendente del CONI. Al Comitato vengono infine trasferiti impianti sportivi e fabbricati specificatamente individuati. Inutile dire che in sede di discussione in Commissione del disegno di legge delega il nostro Gruppo aveva segnalato le criticità e aveva chiesto di attenzionare alcuni passaggi che poi si sono rilevati fatali per le contestazioni del CIO che hanno imposto al Governo una precipitosa marcia indietro. Ci troviamo di fronte al solito caso di una politica che lascia il suo compito di indirizzo, di finanziamento e di verifica dei risultati e si trasforma in un vero e proprio gestore con potere di condizionamento. Non è questo che serve allo sport; non è questo che serviva nella fattispecie. Eravamo stati facili profeti quando avevamo ammonito l'allora maggioranza che si stava percorrendo una strada sbagliata. Noi abbiamo cercato, in fase di discussione in Commissione, di segnalare anche alcune modifiche che avrebbero potuto rendere questo provvedimento ancora più aderente alla realtà e a quanto richiesto dagli organismi internazionali. Avevamo proposto l'abrogazione del comma 1 dell'articolo 2, in quanto dall'esame delle tabelle avevamo verificato che con questo tipo di intervento il CONI ha un risparmio di spesa e quindi non c'era bisogno di aggravare il suo bilancio; avevamo proposto un emendamento che ripristinava l'equilibrio tra CONI e Sport e salute spa. Proponevamo, in linea con la legge n. 145 del 2018, una distribuzione di ruoli: Sport e salute SpA ripartisce i fondi e lo Stato vigila sul loro utilizzo. Suggerivamo l'introduzione della temporaneità delle cariche di vertice, per favorire il rinnovamento e anche l'avvicendamento, perché, se non si interviene in questo senso, si creano dei veri e propri centri di potere. Riportavamo nella disponibilità di Sport e salute SpA le unità immobiliari destinate all'Istituto di medicina sportiva, in quanto collocate all'interno del complesso Giulio Onesti, asset fondamentale per la predetta società, e trasferivamo le proprietà di questo istituto a Sport e salute SpA. Infine, stabilivamo l'autonomia dell'Organizzazione nazionale antidoping (NADO), quale diramazione nazionale dell'Autorità mondiale antidoping. Non è stato possibile discutere questi emendamenti e qui vengo anche ad una critica sollevata dal collega del Gruppo Fratelli d'Italia, che vede nella questione di fiducia una sorta di continuità con i Governi precedenti. Ritengo invece che l'odierna posizione della questione di fiducia rappresenti proprio un elemento di discontinuità con il Governo precedente e abbia una finalità di azzeramento. Mi spiego: quello in esame è un provvedimento che non è nato all'interno di questa maggioranza, che è straordinaria e costituisce una sorta di salute pubblica nell'interesse del Paese. L'attuale maggioranza si è dunque trovata ad esaminare un provvedimento che aveva adottato un altro Governo. Avevamo quindi due possibilità: la prima era quella di approfondire e di portare le nostre nuove sensibilità e le nostre prospettive nel provvedimento, con il rischio però di allungare i tempi, creando un confronto dialettico anche vivace, e di far decadere così il decreto-legge. Quindi, non avremmo fatto una cosa giusta, se la finalità del decreto in esame era quella di rimediare al corto circuito che si era creato tra il nostro CONI e il CIO. L'altra possibilità era quella di chiudere la partita, cercando di azzerare il pregresso, insieme a qualche altro provvedimento ancora residuale, in modo che si potesse partire con il nuovo programma e con le nuove iniziative legislative del Governo. Quindi bisogna collegare la questione di fiducia a questa finalità. C'è da chiudere con il passato, cercando di aprire un nuovo fronte, per il quale sono nati il Governo e la maggioranza, per risolvere le problematiche drammatiche che l'epidemia da Covid-19 ha creato nel nostro Paese. Si tratta infatti di una situazione drammatica dal punto di vista sanitario e dal punto di vista economico, con oltre 100.000 vittime e decine di migliaia di imprese che rischiano il collasso e lo Stato, anche con la proroga della cassa integrazione, ha cercato di mantenere un minimo di livello occupazionale. Vogliamo dunque azzerare e chiudere con il passato, per poter iniziare il percorso per il quale il Governo e la maggioranza, rispondendo all'appello del Capo dello Stato e facendosi carico delle aspettative e delle esigenze del Paese, sono nati. Quindi, quella odierna non è una fiducia in continuità con il passato, ma una fiducia nella discontinuità: azzeriamo tutto e, dal giorno dopo, quando avremo esitato tutti i provvedimenti residui, ci sarà una nuova ripartenza - come immagino e mi auguro: sicuramente sarà così - nella quale il Parlamento sarà centrale e non saremo costretti a esaminare i provvedimenti in maniera alterna, una volta alla Camera dei deputati e una volta al Senato.