[pronunce]

Per quanto riguarda la portata «ultraregionale» del pericolo, che, secondo l'Avvocatura dello Stato, implicherebbe la competenza di un organo statale per l'elaborazione ed attuazione del piano di emergenza, la difesa regionale sottolinea come questa Corte, nella sentenza n. 327 del 2003, abbia chiarito che con l'istituzione del Servizio nazionale della protezione civile (ad opera della legge 24 febbraio 1992, n. 225 recante “Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile”) «il legislatore statale ha rinunciato ad un modello centralizzato per una organizzazione diffusa a carattere policentrico». Inoltre, la Regione Marche ricorda che con il d.lgs. n. 112 del 1998 (art. 108) si è avuto il riconoscimento della competenza regionale per le procedure di emergenza, previa distinzione dell'ambito di intervento statale da quello regionale e locale. La difesa regionale conclude sul punto sostenendo la piena legittimità delle norme impugnate, in quanto la legge regionale disciplinerebbe «funzioni espressamente attribuite alle Regioni e mantenute alla competenza dello Stato solo fino al verificarsi delle condizioni di cui al comma 3 dell'art. 72 del d.lgs. n. 112 del 1998». In relazione all'asserita violazione dell'art. 118 Cost. ed in particolare dei principi di sussidiarietà ed adeguatezza, la Regione afferma che, proprio in virtù di tali principi, le funzioni amministrative devono essere svolte a livello locale. Si sottolinea, infine, che una piena attuazione dei principi in parola non può prescindere dalla necessaria cooperazione e coesione tra i vari soggetti coinvolti. La legge regionale impugnata, movendosi in questa prospettiva, non si porrebbe, pertanto, in contrasto con l'art. 118 Cost.1. – Con ricorso notificato il 9 dicembre 2004 e depositato il 15 dicembre 2004, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 3, in relazione all'art. 3, comma 1, lettera a), della legge della Regione Marche 4 ottobre 2004, n. 18 (Norme relative al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334 sul rischio industriale attuazione della direttiva 96/82/CE), in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettere a), f) e s), e terzo comma , e all'art. 118 della Costituzione. 2. – Ad avviso del ricorrente la norma impugnata, nello stabilire che l'elaborazione, l'approvazione e l'attuazione del piano di emergenza esterno sono effettuati dalla Provincia, sentiti la Regione, l'ARPAM, l'ufficio territoriale del Governo, il comando dei vigili del fuoco competente per territorio, il Comune interessato e gli enti che concorrono nella gestione delle emergenze, violerebbe l'art. 117, terzo comma, Cost. perché in contrasto con uno dei principi fondamentali stabiliti dalle disposizioni del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334 (Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose), nonché dall'art. 5 del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343 (Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile e per migliorare le strutture logistiche nel settore della difesa civile), convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 9 novembre 2001, n. 401, tutte da considerarsi norme interposte. La difesa erariale fa specifico riferimento all'art. 20 del citato d.lgs. n. 334 del 1999, che prevede, in materia, la competenza del prefetto. La Regione Marche eccepisce che il suddetto art. 20 del d.lgs. n. 334 del 1999 fissa come limite della sua vigenza l'attuazione dell'art. 72 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59). La difesa regionale conclude sul punto osservando che la legge reg. n. 18 del 2004, nell'attribuire alla Provincia una competenza amministrativa trasferita dallo Stato ai sensi del d.lgs. n. 112 del 1998, non invade la sfera di competenza legislativa riservata allo Stato stesso, come esplicitamente riconosciuto dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 214 del 2005. Osserva inoltre la resistente che la normativa regionale citata non è ancora operativa, come espressamente previsto dall'art. 17 della citata legge reg. n. 18 del 2004, per il quale «le disposizioni della presente legge hanno efficacia a decorrere dalla stipulazione dell'accordo di programma di cui all'art. 72, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998», che a tutt'oggi non risulta perfezionato. La questione non è fondata. Questa Corte ha già messo in rilievo nella sentenza n. 214 del 2005, con riferimento a questione analoga a quella oggetto del presente giudizio, che l'art. 18 del d.lgs. n. 334 del 1999 – da ritenersi legge-quadro in materia anche dopo la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione – ha attribuito alla Regione la disciplina dell'esercizio delle competenze amministrative in materia di incidenti rilevanti, con il compito di individuare le autorità titolari delle funzioni stesse, competenti ad emanare i provvedimenti discendenti dall'istruttoria tecnica, e di stabilire le modalità per l'adozione di questi ultimi, prevedendo la semplificazione dei procedimenti ed il raccordo con il procedimento di valutazione di impatto ambientale. Si legge infatti nella sentenza citata: «È evidente, allora, che è la stessa normativa statale a consentire interventi sulle competenze amministrative da parte della legge regionale»; inoltre «è lo stesso art. 20 del d.lgs. n. 334 del 1999 […] a porre (ultimo comma) come limite della sua vigenza l'attuazione dell'art. 72 del d.lgs. n. 112 del 1998, il quale conferisce alla Regione le competenze amministrative in materia, fra l'altro, di adozione di provvedimenti in tema di controllo dei pericoli da incidenti rilevanti, discendenti dall'istruttoria tecnica». La pronuncia conclude nel senso che l'attribuzione alla Provincia, da parte della Regione, di una competenza amministrativa ad essa attribuita dal suddetto art. 72 del d.lgs. n. 112 del 1998 «non solo non viola la potestà legislativa dello Stato (sentenza n. 259 del 2004), ma costituisce applicazione di quanto alla Regione consente la stessa legge statale, sia pure in attesa dell'accordo di programma previsto dalla norma statale». La sentenza n. 214 del 2005 si attaglia perfettamente al presente giudizio e vale, pertanto, a sostenere la dichiarazione di non fondatezza della questione riguardante la norma della Regione Marche impugnata dal Presidente del Consiglio dei ministri. 3.