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Disposizioni in materia di commercializzazione delle acque minerali e termali. Onorevoli Senatori. – Gli italiani sono i più grandi bevitori di acqua minerale del mondo dopo gli abitanti del Messico e della Thailandia. Consumiamo quasi quattordici miliardi di litri ogni anno, circa duecento litri per abitante, che si traducono in sette miliardi di bottiglie. Il 61,8 per cento delle famiglie spende 234 euro in media all'anno per l'acquisto delle bottiglie. Nonostante un sondaggio condotto da Legambiente abbia certificato che tre italiani su quattro preferirebbe consumare acqua naturale, il sorpasso dell'acqua frizzante è avvenuto nel 2013. Solo una piccola parte di questa plastica, circa un sesto, viene riciclata. Il resto finisce negli inceneritori o, peggio, nei prati o nel mare. Inoltre, per quanto concerne i trasporti, solo il 18 per cento avviene attraverso il trasporto ferroviario. Tutto questo genera un notevole business economico, anche perché è basato su una materia prima, l'acqua, che ha un costo irrisorio. In media le aziende imbottigliatrici pagano due euro ogni mille litri, ovvero appena due millesimi di euro per litro imbottigliato, dal momento che i canoni di concessione per le acque minerali stabiliti dalle regioni sono estremamente bassi perfino in aree dove vi sono difficoltà di approvvigionamento idrico. Questo perché i canoni richiesti per l'uso dell'acqua, paragonabili a quelli degli stabilimenti balneari, sono fermi al secolo scorso. Se le aziende pagano alle regioni, in media, un millesimo a litro d'acqua, i cittadini spendono di conseguenza un importo duecentocinquanta volte maggiore al momento dell'acquisto, dentro i supermercati o in qualunque altra attività commerciale, di una bottiglia contenente un litro d'acqua. Canoni che, tra l'altro, variano anche sensibilmente da regione a regione. Si tratta quindi di una industria che può contare su un altissimo plusvalore di vendita del prodotto. Questo fa si che questo settore, del valore di due miliardi di euro, possa investire oltre 370 milioni di euro in pubblicità. A tal riguardo occorre ricordare che le acque minerali sono state in diverse occasioni condannate dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) per pubblicità ingannevole. Il business dell'acqua minerale è dunque un affare ma forse non per lo Stato. Secondo il rapporto tematico del Ministero dell'economia e delle finanze sulle concessioni relative alle acque minerali e termali, la situazione è ai limiti del grottesco: 2,8 miliardi di euro, per una spesa complessiva di 12 milioni di euro, con una differenza di due miliardi e 780 milioni. Il rapporto, pubblicato dal Dipartimento del tesoro del Ministero dell'economia, evidenzia che l'acqua minerale continua ad essere un grande affare per i colossi del settore. In base alle analisi sulle 295 concessioni censite e rilasciate per l'acqua minerale e sulle 489 concessioni per le acque termali, i dati rilevano che i guadagni per le pubbliche amministrazioni corrispondono a una percentuale dello 0,68 per cento del fatturato del settore. Per quanto riguarda la questione della dispersione della plastica nell'ambiente si rileva che il 90 per cento dell'acqua viene conservato in bottiglie di plastica, nonostante da anni l'Unione europea si batta per eliminare progressivamente tale materiale. Più del 90 per cento delle plastiche prodotte derivano da materie prime fossili vergini, il 6 per cento del consumo globale di petrolio. Ogni anno nella sola Italia si consumano tra i 7 o gli 8 miliardi di bottiglie d'acqua. Per questo le bottiglie di plastica rappresentano uno dei nodi centrali anche nella recente plastic strategy europea, che si pone l'obiettivo di ridurre i consumi di bottiglie e di fermarne la dispersione nell'ambiente, a partire da quello marino-costiero. L'obiettivo è quello di incrementare l'utilizzo dell'acqua di rubinetto e ridurre del 17 per cento l'uso di bottiglie di plastica consentendo inoltre un risparmio per le famiglie europee pari a 600 milioni di euro l'anno. Anche per garantire la sicurezza del consumatore e rispettare il principio di precauzione sancito dall'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, sarebbe necessario analizzare le acque minerali e termali con una frequenza quanto il più possibile simile a quella stabilita per le acque correnti. Può accadere infatti che le falde acquifere da cui sono emunte le acque minerali vengano inquinate da industrie circostanti o da eventi naturali imprevisti. Tali controlli dovrebbero inoltre monitorare le quantità di acqua prelevata dalla fonte. L'ipersfruttamento di una falda acquifera potrebbe infatti portare al suo prosciugamento o alla sua contaminazione. Per quanto riguarda l'etichettatura questa dovrebbe essere chiara ed esaustiva, cosa che raramente accade, dovrebbero essere segnalati i parametri di legge per ogni sostanza contenuta nell'acqua, per permettere al consumatore di poter effettuare dei confronti tra i dati, e contenere anche le informazioni geografiche riguardanti l'acqua in questione. Infine, c'è un fenomeno tutto italiano, che riguarda la ristorazione ed il consumo dell'acqua. Per legge, un ristorante per poter avere la licenza e mantenerla deve poter offrire acqua potabile. Eppure, nella maggior parte dei casi si viene serviti con acqua minerale e solo su esplicita e reiterata richiesta si può ottenere di consumare acqua del rubinetto. I ristoranti dovrebbero quindi avere l'obbligo di offrirla e poi, su richiesta volontaria ed esplicita, vendere al cliente quella minerale. Il presente disegno di legge mira dunque ad introdurre disposizioni finalizzate a disincentivare la commercializzazione e l'acquisto di acqua minerale in bottiglie di plastica.. 1 (Finalità) 1 La presente legge è finalizzata ad individuare adeguate misure di controllo e commercializzazione delle acque minerali e termali e a favorire la riduzione del consumo di acqua minerale in bottiglie di plastica. 2 (Qualità e composizione delle acque minerali e termali) 1 In attuazione del principio di precauzione, di cui all'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ed in conformità a quanto disposto dall'articolo 301 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, alle acque minerali e termali si applicano i parametri di qualità fissati per l'acqua pubblica. 2 Le acque minerali e termali sono analizzate dalle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA) con frequenza quindicinale. È altresì oggetto di valutazione lo stato dei bilanci idrici in funzione dei volumi d'acqua emunti. 3 (Modifiche al decreto legislativo 8 ottobre 2011, n. 176) 1 Al decreto legislativo 8 ottobre 2011, n. 176, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 2, comma 1, le parole: « da una o più sorgenti naturali » sono sostituite dalle seguenti: « da una sorgente con una o più emergenze naturali »; b all'articolo 12, dopo il comma 6 è inserito il seguente: « 6-bis.