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Ciò detto, passo alla consapevolezza che il nostro debito pubblico (vizio pubblico), richiamato prima, dal 1980 al 1995 è raddoppiato in appena quindici anni, passando dal 60 per cento al 120 per cento del prodotto interno lordo, per stabilizzarsi oggi intorno al 130 per cento circa, come a tutti noto. Passiamo poi al concetto di diligenza, quella del buon padre di famiglia, concetto che risale addirittura al diritto privato romano, al Corpus iuris civilis iustinianeum . Quella che veniva definita diligentia diligentis patris familias è la diligenza applicata da una persona che abbia la responsabilità del sostentamento e della conduzione di un nucleo familiare. Vedete, questo concetto, richiamato anche dal codice civile italiano, riporta all'adempimento di talune obbligazioni contrattuali. Da qui al concetto di pareggio di bilancio il passo è anche breve e poco importerebbe se pubblico o privato, in una società nella quale c'è fiducia. Sì, quel pareggio pubblico, vincolo introdotto alcuni anni fa, comporta che l'ammontare delle spese sostenute dallo Stato e dagli altri enti pubblici sia uguale alle entrate ovvero al gettito fiscale, evitando a tal guisa il deficit di bilancio. Ora, vedete, la privata virtù cui mi riferivo sta nel fatto che questo popolo ha una lunga storia e una grande cultura e sa del valore di un adempimento. Se si amplia lo sguardo al debito aggregato, ovvero ai livelli di indebitamento di tutti gli attori economici (Stato, imprese, banche e famiglie), l'Italia si rivela un Paese senza grandi problemi di debito. Dove starebbe il problema? Il problema sta in quel concetto di crisi fuorviante che è diventato comune e pervadente. Ho già citato Luigi Einaudi, che ripeto. Luigi Einaudi diceva che la crisi economica non è mai una causa; semmai è una conseguenza di una crisi etica e - aggiungeva - spirituale. Pertanto, secondo quei valori richiamati in premessa e un fardello assai pesante, una strada con questo disegno di legge di bilancio l'abbiamo intrapresa e continuiamo a seguirla. È la strada tracciata con gli impegni presi, è la strada della coerenza e della responsabilità. Ma lungo questo percorso dobbiamo sforzarci di dare autentico valore al lavoro, perché a parità di energie spese possiamo raggiungere risultati assai diversi. Per questo servono consapevolezza, fiducia e diligenza; serve guardare al futuro con rinvigorito orgoglio. La nostra storia e la nostra cultura ce ne danno fondate motivazioni. Occorre rimboccarsi le maniche; dobbiamo essere autenticamente positivi nell'animo e propositivi nelle idee e nelle azioni. Consentitemi, da membro della Commissione agricoltura, di aggiungere alcune argomentazioni sul ruolo importante che oggi può essere svolto dall'azienda agricola e da tutto il comparto agroalimentare. Un comparto che è sintesi di cultura, storia e tradizioni di questa straordinaria terra mediterranea. Si tratta di un comparto non delocalizzabile e di una terra che, per le condizioni climatiche, si presta a interpretare quel green new deal che ci deve vedere protagonisti scevri da fuorvianti pregiudizi. Stamattina abbiamo parlato di cannabis sativa e ho sentito affrontare l'argomento in diversi interventi. È una pianta che viene coltivata da secoli per realizzare tessuti, cordami, farina e olio. Oggi la sua coltivazione cresce nel mondo con un trend prossimo a circa il 40 per cento l'anno e si realizzano fibre per la bioedilizia, biomateriali, farine, il fito-cannabinoide CBD terapeutico e tanto altro ancora. Occorrono, però, solo chiarezza e norme certe - questo volevamo fare - che tutelino produttori e consumatori. Ed è nostro principale dovere porle in essere secondo regole democratiche. Occorre soprattutto esprimersi con quella coerenza che oggi non ho avuto modo di vedere in Aula, soprattutto da parte di un Gruppo politico che, nella Regione dove governa con una maggioranza assai diversa da questa, ha promulgato l'8 agosto di quest'anno la legge regionale n. 36 dal titolo: «Sostegno e promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale ed agroalimentare della canapa». (Applausi dal Gruppo M5S) . E poi stamattina ci hanno parlato di droga! ANGRISANI (M5S) . È la Regione Veneto. MOLLAME (M5S) . Sì, si tratta del Veneto. Ho sentito ancora proclami per l'ennesima volta roboanti e lesivi per la nostra agricoltura. Andiamo, comunque, avanti con consapevolezza, diligenza e responsabilità. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cattaneo. Ne ha facoltà. CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, membri del Governo, gentili colleghi, intervengo perché ritengo doveroso dare conto in quest'Aula di alcune importanti novità di principio nelle politiche per la ricerca pubblica del Paese che sono inserite nella legge di bilancio che andiamo a votare. La prima novità riguarda una norma che, nell'intervenire sul neonato centro di ricerca Human Technopole, un'infrastruttura di ricerca localizzata nell'area ex Expò, ristabilisce il principio secondo cui le assegnazioni di fondi alla ricerca debbano essere basate su una competizione di merito, libera, equa e trasparente. Signor Presidente, tre anni fa il Parlamento votò per garantire, sempre con legge di bilancio, un finanziamento straordinario e non competitivo alla fondazione Human Technopole. Si tratta di 140 milioni di euro l'anno senza vincoli temporali. Per dare un'idea di cosa sia questo budget per la ricerca vorrei solo segnalare che i nostri 51 istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) si spartiscono, per via competitiva, 159 milioni di euro l'anno. A Human Technopole sono stati assegnati 140 milioni l'anno per sempre e senza competizione. Con una decisione politica legittima si era deciso di costruire una nuova casa della scienza in quell'area e se ne stabiliva l'assegnazione economica. Contestualmente fu però deciso anche chi avrebbe scritto e gestito il progetto scientifico che sarebbe entrato in quella casa, senza aver vinto alcuna gara e senza alcuna concorrenza. Fu un errore per motivi che vorrei qui brevemente riassumere, anche per valorizzare quanto ritroviamo ora in legge di bilancio ed evitare simili errori in futuro. L'errore, il primo forse, stava nell'aver dimenticato che il dovere del legislatore è di garantire al cittadino il miglior ritorno dall'investimento del suo denaro e per raggiungere tale obiettivo serve una gara. Con Human Technopole, questo principio di etica pubblica fu ignorato, in quanto non vi fu alcuna gara per scegliere il progetto vincente. La conseguenza - il secondo motivo dell'errore - sta anche nel fatto che quel progetto non fu scelto come il migliore tra pari, perché non c'era nessun altro progetto, e ci si è trovati quindi con un progetto privo di autorevolezza scientifica, da cambiare, come di fatto stava succedendo.