[pronunce]

che, a tal fine, le Sezioni unite avrebbero distinto tra iscrizioni a ruolo conseguenti a «rettifica cartolare o formale» (oggi prevista dall'art. 36-ter del d.P.R. n. 600 del 1973) ed iscrizioni a ruolo scaturenti da «controllo formale» (nei casi previsti dall'art. 36-bis), affermando che, solo in relazione alle prime il contribuente avrebbe diritto alla notificazione della cartella esattoriale entro un termine perentorio, da identificarsi con quello generale di notificazione degli avvisi di accertamento stabilito dall'art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973, mentre, per le seconde, sarebbe sufficiente che, entro il termine di cui all'art. 17 del d.P.R. n. 602 del 1973, intervengano la pubblicazione e l'esecutorietà dei ruoli e non anche la notificazione della cartella esattoriale; che la difesa erariale, quanto alla questione implicitamente posta dal rimettente circa il diritto alla notifica della cartella in un termine perentorio, sottolinea infine che, con la sentenza sopra citata, le sezioni unite hanno individuato tale termine non nell'art. 25 cit. bensì nell'art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973 e per il solo caso in cui l'iscrizione a ruolo manifesti una pretesa impositiva fondata su una rettifica di quanto dichiarato dal contribuente; ragion per cui, in tal caso, dovrebbe essere confermato l'insegnamento, precedente l'ordinanza della Corte costituzionale n. 107 del 2003, secondo cui il termine a suo tempo stabilito dall'art. 25 cit. non era perentorio, come dimostrerebbe il nuovo testo dell'art. 25, risultante dalla modifica operata dall'art. 1, comma 417, lettera c), della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005), nel quale, con effetto innovativo, è stato inserito, «a pena di decadenza», il termine del dodicesimo mese successivo a quello di consegna della cartella. Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Caserta dubita, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 57 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), dell'art. 43 del d.P.R. 26 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), dell'art. 17 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come modificato dall'art. 6 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337) e dell'art. 25 del medesimo d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, come modificato dall'art. 1, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 27 aprile 2001, n. 193 (Disposizioni integrative e correttive dei d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46 e d.lgs. 13 aprile 1999, n. 112, in materia di riordino della disciplina relativa alla riscossione), nella parte in cui non prevedono un termine decadenziale per la notifica al contribuente della cartella esattoriale; che l'ordinanza di rimessione difetta della descrizione della fattispecie oggetto del giudizio a quo, neppure specificando da che tipo di liquidazione o accertamento origina la pretesa tributaria, ed è del tutto carente di motivazione in ordine alla rilevanza della questione; che tali «omissioni, impedendo alla Corte di svolgere la necessaria verifica circa l'incidenza della richiesta pronuncia sulla situazione soggettiva fatta valere in giudizio» (v., ex multis, ordinanza n. 235 del 2003), impongono una dichiarazione di manifesta inammissibilità della questione, non consentendo a questa Corte neanche di verificare se la rilevanza della questione nel giudizio a quo è incisa dalla sopravvenuta sentenza n. 280 del 2005 di questa Corte e dall'art. 1 del decreto-legge 17 giugno 2005, n. 106 (Disposizioni urgenti in materia di entrate), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, della legge 31 luglio 2005, n. 156. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 57 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), dell'art. 43 del d.P.R. 26 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), dell'art. 17 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come modificato dall'art. 6 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337) e dell'art. 25 del medesimo d. P.R. 29 settembre 1973, n. 602, come modificato dall'art. 1, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 27 aprile 2001, n. 193 (Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 26 febbraio 1999, n. 46 e 13 aprile 1999, n. 112, in materia di riordino della disciplina relativa alla riscossione), sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Caserta con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 ottobre 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 ottobre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA