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La seconda incognita riguarda il rialzo del prezzo delle materie prime, dell'energia e di molti semilavorati, che sta rallentando la ripresa a livello globale. I numeri che il Fondo monetario internazionale renderà noti nei prossimi giorni evidenzieranno una limatura al ribasso delle prospettive di crescita a livello globale, legate anche a questi fattori. Il terzo punto da guardare con attenzione in una fase di ripresa sono le ferite sociali, aperte e aggravate dalla pandemia, con cui dobbiamo fare i conti. Il 2020 ha registrato un milione di poveri in più e a luglio di quest'anno gli occupati erano ancora inferiori di mezzo milione di unità rispetto al dato pre-Covid di due anni prima, e l'80 per cento di questi posti di lavoro che mancano all'appello sono lavoratori autonomi, artigiani, commercianti, professionisti che hanno cessato l'attività e che non sono stati ancora coinvolti dalla ripresa. La seconda buona notizia - oltre a una crescita migliore delle previsioni - è che i conti pubblici vanno meglio delle aspettative: il deficit al 9,4 anziché all'11,8 è un dato importante sul debito pubblico, che si prevedeva in aumento e a fine 2021 dovrebbe essere invece inferiore al livello del 2020. È proprio questo buon andamento dei conti pubblici che permette al Governo di impostare una manovra espansiva nel triennio, con numeri significativi superiori a un punto di PIL di differenziale programmatico tendenziale, senza chiedere al Parlamento un ulteriore scostamento, cosa che non accadeva da parecchio tempo. Questo, oltretutto - lo sottolineo - programmando nel triennio un indebitamento netto lievemente inferiore a quello che era stato programmato nel DEF di aprile: un dato che naturalmente rafforza la nostra credibilità a livello europeo in una fase di passaggio delicata, in cui si andrà a ridiscutere le regole di coordinamento economico a livello comunitario, ma che comunque va sottolineato in questa discussione. Questa manovra espansiva del Governo che dovrebbe valere in termini netti 22 miliardi nel 2022, 29 nel 2023 e 24 nel 2024, riteniamo debba caratterizzarsi fortemente per un segno di coerenza e complementarietà con gli obiettivi strategici, gli investimenti e le riforme che abbiamo scritto nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza. Deve farlo su due versanti. Il primo riguarda la crescita e lo sviluppo del Paese; siamo al più 6 per cento nel 2021, cresceremo in modo consistente anche nel 2022, ma la vera scommessa è imboccare un sentiero di sviluppo molto più sostenuto rispetto alla sostanziale stagnazione che il Paese ha sofferto negli ultimi vent'anni. Credo che le scelte che andremo a fare nella manovra di bilancio devono essere coerenti con l'obiettivo di accelerare ulteriormente questi numeri positivi. Lo possiamo e lo dobbiamo fare sul lato della domanda, stimolando gli investimenti a partire da quelli privati. Questo chiama con sé il tema degli incentivi per l'edilizia sostenibile, a partire dal superbonus che il presidente Draghi si è impegnato a prorogare al 2023, transizione 4.0, un pacchetto di incentivi per gli investimenti delle famiglie e delle imprese di cui noi chiediamo la proroga, ma che io credo debbano essere anche riorganizzati in una prospettiva di medio periodo. La rigenerazione energetica degli edifici, così come la digitalizzazione del settore industriale, è un obiettivo di medio periodo e noi, al di là di quello che faremo per il 2023, dobbiamo dare certezze agli operatori anche di medio periodo iniziando a discutere e decidere che cosa fare dopo il superbonus e dopo transizione 4.0. Dobbiamo stimolare i consumi delle famiglie e questo rende necessaria una riflessione su cosa fare in una fase di ripresa inflazionistica. Il caro energia infatti è un tema che non si fermerà all'ultimo trimestre del 2021 ed è necessario un intervento strutturale di spostamento sulla fiscalità generale degli oneri di sistema. È necessario affrontare il caro energia non solo per la parte più fragile della società che usufruisce del bonus luce e del bonus gas. C'è un problema di ceto medio che va tutelato di fronte alla ripresa dei prezzi dell'energia e dell'inflazione. Dobbiamo farlo anche con l'avvio della riforma fiscale, che riteniamo debba cominciare dall'Irpef e, in particolare, da un taglio del cuneo fiscale, a partire da ciò che va ad aumentare le buste paga dei lavoratori e anche da misure che agevolino i secondi percettori di reddito stimolando l'offerta nel mercato del lavoro. Dobbiamo lavorare per lo sviluppo anche sul versante dell'offerta. Il tema delle politiche industriali è affrontato nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza, ma c'è tanto lavoro da fare. Dobbiamo capire chi realizzerà le opere pubbliche in un Paese in cui i grandi soggetti dell'edilizia sono ridotti ai minimi termini. Dobbiamo capire come aiutiamo turismo e commercio a riorganizzarsi dopo le perdite durissime che hanno subito nel 2020. È una ripresa ancora parziale. Dobbiamo sostenere e accompagnare verso la transizione ecologica settori rilevantissimi dell'economia italiana che saranno chiamati a profonde trasformazioni e dobbiamo decidere misure creditizie che vadano al rinnovo del Fondo centrale di garanzia. Dobbiamo però altresì capire come rendere sostenibile per tantissime imprese il servizio di 230 miliardi di prestiti garantiti dallo Stato che hanno salvato il sistema produttivo italiano, ma che oggi dobbiamo rendere sostenibili per i prossimi anni, evitando di comprimere i margini di investimento. Il secondo versante di organizzazione della manovra riguarda il modello di sviluppo che abbiamo scritto nel PNRR su tre punti: lavoro, welfare e istruzione e ambiente. La riforma degli ammortizzatori sociali è centrale e dobbiamo investire sul welfare e sul sistema dell'istruzione, così come sul Sistema sanitario nazionale, imparando la lezione della pandemia. Il dato tendenziale sul fondo sanitario ci riporta ad un livello inferiore rispetto a quello del 2019 e lo stesso vale per la scuola. Dobbiamo invertire questa tendenza nella manovra e recuperare il gap che ci separa dagli altri Paesi europei. Concludendo, sull'ambiente, oltre alla proroga degli incentivi per gli investimenti green delle famiglie e delle imprese, riteniamo sia necessario un vero e proprio fondo sociale per la conversione ecologica dell'economia. Dobbiamo accompagnare e sostenere le imprese e i lavoratori, che saranno chiamati a sfide formidabili nei prossimi anni, perché la transizione ecologica è una necessità, ci crediamo, ma non sarà un pranzo di gala e la politica economica deve tenerne conto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto-l'A.c'è-LPC) . Signor Presidente, è oggi all'esame dell'Assemblea la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, che reca delle previsioni estremamente benauguranti. Vi troviamo infatti la previsione di una crescita del 6 per cento del PIL, che ad aprile sembrava dovesse crescere del 4,5 per cento. La Nota al nostro esame reca però anche una serie di elementi, che ci fanno capire che il quadro idilliaco dipinto dal Governo non sia corrispondente alla verità.