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Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, ritorno sul provvedimento che oggi stiamo discutendo. Si tratta di un provvedimento che persegue una strategia di continuità con quanto fatto dai Governi precedentemente in carica, ossia cercare di aiutare l'instaurazione di una statualità della Libia che vediamo, purtroppo, essere molto latente e che fa emergere situazioni di criticità enormi, come contrasto alla criminalità organizzata ed internazionale e per prevenire potenziali rischi di infiltrazione di soggetti contigui alle organizzazioni terroristiche. In proposito mi preme ricordare che il Memorandum d'intesa, citato nel decreto-legge, sottoscritto dal precedente presidente del Consiglio Gentiloni Silveri nel febbraio 2017, era basato anche su altri rilevanti pilastri che restano ancora purtroppo da implementare - e su cui mi auguro il Governo metta mano affinché possa realizzarsi quanto si auspicava in questo accordo sviluppato negli anni - ovvero l'aiuto economico alle diverse realtà libiche sul campo e l'elevazione degli standard di vivibilità dei centri di permanenza - di cui parlava la collega Bonino - dove vengono accolti i disperati provenienti dalla traversata del deserto sahariano. Richiamo tuttavia l'attenzione del Governo sul fatto che con questo decreto-legge viene affrontato solo il problema finale del più complesso fenomeno migratorio in atto nel Mediterraneo centrale, ovvero, il rafforzamento della Guardia costiera libica, che - come purtroppo si è capito dagli ultimi avvenimenti - non ha attuato - come sta facendo ed è solita fare la nostra Guardia costiera italiana, di cui siamo orgogliosi - il salvataggio dei migranti, ma anzi ha evitato il salvataggio lasciando in mare donne e bambini, contravvenendo ai basilari diritti del mare. Il comandante generale della Guardia costiera, l'ammiraglio Giovanni Pettorino - che ringrazio veramente di cuore - in un'intervista ha ribadito che su questo punto la normativa è chiarissima: «Noi continuiamo ad operare secondo quelle che sono le convenzioni internazionali del mare». In sostanza, chi riceve la chiamata, «deve operarsi subito affinché quella persona o quella nave in pericolo possano ricevere un soccorso utile». E questo, ribadisce il comandante della Guardia costiera, «noi lo abbiamo fatto sempre e continuiamo a farlo». Questo è il rispetto delle persone. Purtroppo vediamo che la Guardia costiera libica non lo ha fatto e credo che anche su questo punto dovremo lavorare perché, nell'ambito dei diritti personali; i diritti dell'uomo sono importanti. Il decreto-legge al nostro esame dispone la cessione a titolo gratuito al Governo dello Stato della Libia - ne abbiamo parlato prima ed altri colleghi sono intervenuti - di queste dieci unità navali, classe 500 - che provengono da varie Regioni, tre dalla Puglia e tre dalla Sicilia, e che sono attualmente in dotazione alle Capitanerie di porto della Guardia costiera - e anche di altre unità navali in dotazione della Guardia di finanza. In particolare si dice che queste navi erano prossime alla sostituzione e in rimessaggio, ma si trattava comunque di navi - soprattutto le motovedette - utili in particolare per quelle coste in cui svolgevano attività di servizio. Chiedo pertanto al Governo se è in grado di fornire assicurazioni al riguardo, perché anch'io ho sentito solo parole e sono anche stata in Commissione affari esteri a porre la questione. Solo a parole è stato detto che le motovedette venivano sostituite, ma non ho visto atti formali e scritti. Anche perché nella Commissione affari esteri, dove è stato presentato un ordine del giorno sull'argomento, il rappresentante del Ministero dei lavori pubblici e del territorio, delegato a compiere tale operazione, non ha fornito alcuna risposta, esprimendo un parere prettamente favorevole, senza dire con quali fondi avrebbe sostituito queste motovedette. Quindi la notizia del decreto-legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 luglio ovviamente ha destato molta preoccupazione nelle diverse marinerie, tra le quali ribadisco ci sono anche quelle di Goro e Gorino che rimangono sguarnite. Come ha già citato il collega precedentemente, è un problema di sicurezza anche quello perché ci sono 1.200 natanti e 1.200 pescatori che devono essere garantiti nelle loro attività di tutti i giorni. Viene quindi meno l'economia di un territorio. Chiedo allora al Governo - e mi aspetto che si accolga l'ordine del giorno che ho presentato sul punto - una garanzia chiara e sicura che queste motovedette vengano sostituite perché altrimenti si penalizza il nostro territorio e le nostre coste. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Cari colleghi, non è semplicissimo intervenire in questo dibattito perché naturalmente, come sempre capita quando si parla di temi così delicati e quando si parla di Libia, un conto è il voto che noi siamo chiamati a dare, un conto è l'analisi che siamo chiamati a fare, un conto sono le sensibilità diverse che attraversano il nostro Parlamento. Partiamo dal primo punto: il Gruppo per le Autonomie voterà a favore di questo decreto-legge perché è in continuità con il lavoro dei Governi precedenti e perché è giusto dotare di un equipaggiamento navale le forze di controllo costiero libico. È giusto. Poi, colleghi, facciamo un passo in avanti: la senatrice Bonino ci ha ricordato che non esiste la statualità libica. Purtroppo lo sapevamo un po' tutti in quest'Aula che non esiste la statualità libica. Sappiamo addirittura che c'è un Governo, quello di Haftar, che con la collaborazione di statualità estere e anche europee ha lavorato in questi anni per arrivare ad una tripartizione della Libia, nonostante la comunità internazionale abbia insediato un Governo che noi sempre abbiamo appoggiato, con Letta, con Renzi, con Gentiloni Silveri oggi con il Governo Conte in uno spirito di continuità, perché era il Governo legittimato dall'ONU. Ma questo Governo controlla la Libia? Scusate, non siamo su «scherzi a parte», lo sappiamo benissimo che questo Governo non controlla la Libia. Sappiamo benissimo che non la controllano neanche gli altri due Governi. Sappiamo benissimo che ci sono dei soggetti tribali municipali che non a caso sono stati al centro del lavoro che nei mesi scorsi ha fatto il Governo Gentiloni Silveri con il ministro Minniti (e qui abbiamo in Aula la senatrice Pinotti che è stata parte di quel lavoro che oggi, in continuità, viene ripreso dal Governo Conte). Un conto allora è il mondo che vorremmo vivere, un conto è il mondo che viviamo perché la politica estera non è un pranzo di gala e noi, purtroppo, dobbiamo fare i conti con quello che c'è non con quello che vorremmo che ci fosse. Ho sentito prima alcuni colleghi che hanno detto che chi arriva non ha i documenti. Scusate, ma volete che vadano a chiedere il certificato penale a Mogadiscio quando partono da realtà che sono devastate, prive di qualsiasi statualità? (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . Allo stesso modo, non ci meravigliamo, purtroppo, di quello che la senatrice Bonino ha dichiarato che, se mi consentite, non può essere un elemento di divisione di questo Parlamento: