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nella condizione di emergenza nella quale versa il Paese, le indispensabili prestazioni di questo personale appaiono quanto mai necessarie al fine di coprire il fabbisogno di posti necessari a garantire la corretta organizzazione didattica e formativa, anche in ragione della mancata nomina del personale docente in diverse regioni; in particolare, molte Regioni sono state costrette a sospendere le procedure di assunzione a causa di un errore di calcolo nella ripartizione delle risorse da parte del Ministero dell'istruzione; le risorse stanziate non sarebbero infatti sufficienti a procedere al pagamento di insegnanti e personale ausiliario aggiuntivo: 70.000 persone in tutto, il cosiddetto organico COVID, a sostegno delle scuole in questo anno così complicato; si tratta di un "incidente" inaccettabile che, in una fase così complessa, rischia di inficiare sul nascere proprio una delle misure finalizzate a consentire l'avvio e lo svolgimento dell'anno scolastico 2020/2021, provocato dal Ministero dell'istruzione lo scorso agosto quando ha inviato agli uffici scolastici una tabella di calcolo non corrispondente alla spesa calcolata dal sistema "NoiPa", il servizio di gestione degli stipendi della pubblica amministrazione; ad oggi ancora mancano i supplenti ordinari che gli uffici scolastici sperano di avere in cattedra entro la fine di novembre per completare l'organico, e, conseguentemente, le scuole che invece hanno diritto alle nomine di docenti e ausiliari aggiuntivi per quest'anno subiranno così un fermo ai contratti non ancora firmati, in attesa che i tecnici procedano a rifare i conti e corrano ai ripari; l'interrogante evidenza come la situazione, oltre a denotare inesperienza, inefficienza ed impreparazione politico-gestionale del comparto scolastico da parte del Ministero competente, è suscettibile di aggravare ulteriormente un quadro già interessato da fortissime criticità e messo a dura prova, sul quale il Paese non può permettersi passi falsi, si chiede di sapere: quali interventi il Ministro in indirizzo ritenga di mettere in atto al fine di porre rimedio a queste situazioni imbarazzanti e tutelare gli alunni e la comunità educatrice; se non ritenga di intervenire con ogni mezzo affinché si addivenga all'immissione in ruolo di tutti i docenti e di tutto il personale educativo, che da anni tengono in piedi il sistema scolastico italiano, vigilando affinché siano trovate celermente soluzioni adeguate e non venga leso il principio primario della continuità didattica. Atto n. 4-04302 BORGONZONI CAMPARI SAPONARA CORTI PISANI Pietro PITTONI ALESSANDRINI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: già con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 ottobre 2020 il Governo ha purtroppo introdotto il divieto di sagre, fiere di comunità e congressi con enormi danni per l'intero indotto che conta attualmente un giro d'affari di 60 miliardi di euro e rappresenta il 50 per cento dell' export del made in Italy ; fino al 26 ottobre venivano tuttavia consentite perlomeno le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale, previa adozione dei prescritti protocolli e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni e alle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro. Ciò perché l'intero comparto ha sempre osservato rigidissimi protocolli di sicurezza anti COVID organizzando nella stragrande maggioranza dei casi eventi in aree molto ampie e controllabili; in virtù di tale previsione normativa i quartieri hanno continuato a lavorare: si pensi ad esempio che a Modena con il solo evento "Skipass" dal 29 ottobre al 1° novembre, ora annullato, erano stati coinvolti 250 espositori. Parma invece aveva organizzato dal 29 al 31 ottobre il "Mecspe", la fiera di riferimento per l'industria manifatturiera, con mille aziende partecipanti e gli stand già pronti, mentre Rimini aveva già programmato la manifestazione "Ecomondo" con 600-700 imprese presenti; il nuovo decreto in vigore da lunedì 26 ottobre ha introdotto la chiusura immediata di tutte le manifestazioni fieristiche determinando, a detta dell'AEFI, Associazione esposizioni e fiere italiane, "uno shock gravissimo per il settore fieristico": solo in Emilia-Romagna, si calcola una perdita di 40 milioni di euro di fatturato; il Governo aveva garantito che un'eventuale stretta sarebbe stata programmata e concordata con gli addetti ai lavori mentre questa sospensione immediata non solo causa ulteriori ingenti danni a un settore già messo in ginocchio dalla chiusura forzata da marzo al 1° settembre, con una perdita di oltre il 70 per cento del fatturato, ma rappresenta un'ulteriore stangata economica per i quartieri che avevano già avviato gli allestimenti per le manifestazioni programmate nei prossimi giorni; le fiere d'altronde vivono di programmazione e investimenti e richiedono tempi lunghi di organizzazione per chi le realizza, per gli espositori e per le società che contribuiscono alla loro preparazione. Pertanto non si può pensare di chiudere l'intero settore da un giorno all'altro; dallo scorso lockdown il sistema delle fiere ha avuto solo la possibilità di indebitarsi grazie al "decreto liquidità" senza alcun significativo ristoro delle perdite subite a causa dell'emergenza epidemiologica: si pensi che a Bologna a fronte di 150 milioni di euro di fatturato andati persi sono stati elargiti solo 300.000 euro a fondo perduto; con l'adozione di un nuovo improvviso divieto dalla scorsa settimana ad oggi il sistema fieristico ha bruciato decine di milioni di euro e chiede un serio ed immediato intervento economico per far sopravvivere questo strategico comparto, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda riconoscere agli operatori del settore fieristico indennizzi immediati per le ingenti perdite causate dagli ultimi decreti, i cui divieti ancora una volta non sono stati programmati con gli addetti ai lavori e mettono inevitabilmente a rischio la sopravvivenza di un comparto fondamentale per il Paese sia sul piano produttivo che su quello occupazionale. Atto n. 4-04303 PARAGONE Al Ministro dell'interno Premesso che: negli ultimi giorni si sono susseguite numerose manifestazioni di protesta, in particolar modo a Milano, Napoli, Roma, Catania e Torino, dove migliaia di cittadini sono scesi in piazza contro le nuove misure restrittive anti COVID volute dal Governo e contenute nei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 18 ottobre e 24 ottobre 2020 e contro le successive ordinanze regionali, che avrebbero imposto ulteriori limitazioni sugli orari di apertura di esercizi commerciali, proclamato in alcune zone d'Italia il coprifuoco e un nuovo lockdown in Campania; accanto a liberi cittadini, movimenti, associazione e federazioni che manifestavano il proprio dissenso legittimamente e pacificamente, si sono registrate infiltrazioni della criminalità organizzata e di gruppi estremisti violenti che, lanciando petardi e bombe carta, aggredendo agenti delle forze dell'ordine, incendiando cassonetti, saccheggiando negozi e trasformando a Napoli il quartiere Santa Lucia, a Roma il quartiere Flaminio e alcune zone di Milano e Torino in vero e proprio terreno di scontro, hanno delegittimato la protesta giusta di tanti italiani perbene;