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Torno a dire che qui ci dobbiamo occupare non del merito della vicenda, che è stata già ampiamente discussa e risolta, ma di stabilire se sia necessario o meno far sì che il Senato si costituisca in giudizio davanti alla Corte costituzionale. Credo che abbiamo il dovere intanto di difendere le prerogative del Senato, perché per il fatto stesso che abbiamo assunto una decisione, evidentemente lo abbiamo fatto responsabilmente e con la conoscenza degli atti e quindi abbiamo da difendere le decisioni che erano state assunte. Credo poi che non ci si possa dimenticare che, difendendo quello che era accaduto e le decisioni che erano state assunte in precedenza, non facciamo altro che difendere l'istituzione e quindi le prerogative delle istituzioni. Credo quindi sia assolutamente necessario fare in modo che il Senato si costituisca in giudizio, nel suo interesse e a difesa dell'istituzione stessa, così come è stato richiesto dalla relazione del presidente Gasparri. (Applausi) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia alla proposta del relatore Gasparri. Anche noi riteniamo che il Senato debba costituirsi in giudizio avanti la Corte costituzionale per difendere le ragioni della propria decisione nel merito. Il presidente Gasparri e il collega Cucca hanno già ricordato che si tratta di una vicenda alquanto singolare, in quanto si pretende di sindacare un'attività prettamente parlamentare di un nostro collega, all'epoca senatrice Bonfrisco. È stato opportunamente ricordato che già negli atti esistono prove evidenti e inconfutabili dell'assoluta insussistenza del reato contestato, perché - come ha giustamente detto il presidente Gasparri - non è possibile corrompere una persona a sua insaputa e contro la sua stessa volontà, al punto che, non riuscendo a pagare questa benedetta vacanza, la senatrice Bonfrisco mandò un regalo di valore equivalente - se non superiore - alla prestazione ricevuta e che non era riuscita a saldare per il rifiuto assoluto della persona che doveva ricevere il pagamento. Per tutte queste ragioni, credo che il Senato non debba e non possa fare altro che difendere la propria decisione (per la quale all'epoca Fratelli d'Italia votò anche nel merito a favore) e quindi costituirsi in giudizio. (Applausi) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, non è questa certamente la sede per riprendere il merito delle questioni che comunque sono state esposte sia dal relatore, che dai colleghi che mi hanno preceduto. In questa fase va valutata soltanto la legittimazione del Senato della Repubblica a essere parte del presente conflitto quale organo competente a dichiarare in modo definitivo la propria volontà in ordine all'applicazione dell'articolo 68, comma 1, della Costituzione, restando assolutamente impregiudicate poi le fasi del merito e comunque sarà la Corte costituzionale a decidere sui presupposti del potere spettante al Senato in ordine all'insindacabilità delle dichiarazioni. Ritengo pertanto che sia assolutamente opportuno che il Senato venga rappresentato dinanzi alla Corte costituzionale in ordine alle proprie prerogative di cui all'articolo 68 della Costituzione e, a nome della componente Liberi e Uguali del Gruppo Misto, dichiaro il voto favorevole alla costituzione in giudizio del Senato. (Applausi) . ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, colleghi, mi siano consentite poche parole per richiamare l'attenzione sull'argomento che solleva la decisione di oggi. Il merito della questione oggi non è oggetto della nostra decisione. La decisione che ha preso l'Assemblea sul merito è il presupposto del fatto se ci dobbiamo costituire in giudizio per difendere una decisione del Senato. Quindi, si tratta della difesa della determinazione del Senato, indipendentemente dall'atteggiamento che noi potremmo avere nel merito di quella decisione pregressa. Credo che questo sia il presupposto a cui derogano casi del tutto eccezionali. Ma, vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che qui il merito ha interessato un aspetto particolare, ossia l'utilizzo dell'articolo 68 della Costituzione con riferimento ai voti espressi dal parlamentare. Nel mio caso, io ho votato in sede di Giunta per la sussistenza dei presupposti di cui all'articolo 68 della Costituzione, ma, indipendentemente dalla sussistenza o meno di questo aspetto, si tratta di una questione peculiare del rapporto tra la libertà del Parlamento e l'autodeterminazione nell'azione parlamentare e legislativa, da un lato, e, dall'altro, gli ambiti degli altri poteri dello Stato. Ritengo quindi che questo sia un caso in cui per la delicatezza, in modo plastico ed evidente, bisogna votare per la costituzione in giudizio, sapendo che questo è l'esercizio continuo che facciamo in quest'Aula quando trattiamo determinati argomenti, e nel momento in cui delimitiamo questi ambiti e decidiamo, in altre situazioni, che, invece, l'ambito è di mera spettanza dell'autorità giudiziaria, legittimiamo maggiormente le decisioni come quella che prendiamo oggi. È, cioè, un continuo esercizio della dialettica nei rapporti tra i poteri dello Stato, che costituisce certamente un momento alto dell'applicazione dei principi fondanti dello Stato di diritto, dello Stato liberale, sanciti nella nostra Costituzione. Per questo motivo, il Partito Democratico voterà a favore della costituzione in giudizio, ma mi premeva condividere questi principi perché sono gli stessi, almeno per quanto ci concerne, in base ai quali ci determiniamo e ci siamo determinati nelle decisioni che prendiamo nei rapporti tra Parlamento, parlamentari e rappresentanti del Governo e, dall'altra parte, l'ambito prettamente giurisdizionale. (Applausi) . URRARO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ritornando su una vicenda su cui già ci siamo intrattenuti sia in Giunta sia in Assemblea, questa è l'occasione per delimitare determinati principi fondanti e principi costituzionali. Il principio di separazione dei poteri costituisce un postulato fondamentale di uno Stato democratico e presuppone una reciproca autonomia dei vari poteri: di quello legislativo, del quale è interprete esclusivo il Parlamento, di quello esecutivo e, infine, di quello giudiziario. Tale prospettiva di fondo permea il sistema delle immunità, che svolgono proprio una funzione di prevenire o impedire intrusioni o sconfinamenti indebiti da parte dell'autorità giudiziaria nelle prerogative del Parlamento. Rispetto alla vicenda che vede coinvolta la senatrice Bonfrisco, va chiarito un punto fondamentale: l'autorità giudiziaria può, anzi deve svolgere tutte le indagini necessarie in caso di fattispecie corruttive, ma questo non può certamente implicare un utilizzo strumentale di tale potere che prenda a pretesto un'ipotesi corruttiva manifestamente infondata per invadere ambiti e scelte che sono estranee all'ambito giudiziario e che costituiscono l' humus della funzione parlamentare. (Applausi) .