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Questo Governo del cambiamento, piuttosto che fare una riforma spot (per la quale purtroppo non abbiamo motivo di dire no, ma diremo a quali condizioni potremmo dire sì), avrebbe dovuto dare l'idea di un cambiamento nella gestione della cosa pubblica. Chiedo pertanto al Ministro per i rapporti con il Parlamento se sa quanti decreti di attuazione il Governo deve varare. Lo dico io: sono 900! Si sta prendendo la consuetudine di approvare disegni di legge rimandando a decreti di attuazione che non si sa come, quando e chi dovrà emanare; peraltro, di questi 900 decreti di attuazione 260 sono vostri, non sono eredità del vecchio Governo, sono decreti di attuazione che dovete emanare voi. Fino ad oggi nel cosiddetto decretone sul reddito di cittadinanza e le pensioni a quota 100 sono previsti 40 decreti di attuazione, altri 40 per il decreto-legge Genova: quando li farete? Vi siete sottratti anche all'obbligo che avevate nei confronti del Parlamento di rendicontare periodicamente circa lo stato di adozione dei decreti di attuazione. Lo avete fatto soltanto a luglio, perché dovevate indicare qual era l'eredità avuta dal Governo precedente; da luglio abbiamo perso le tracce del presidente del Consiglio Conte e del suo Governo e non conosciamo in effetti l'andamento della realizzazione dei decreti. In un momento come questo, che vede il nostro Paese stretto da una crisi economica e di lavoro, voi pensate che tagliare il numero dei parlamentari vi renda più simpatici e più accettabili nei confronti dell'opinione pubblica e non vi preoccupate che siamo in una recessione tecnica che potrà diventare reale, il cui costo ricadrà sulle famiglie degli italiani e sugli italiani tutti. Di questo non vi preoccupate, pensate che la mancia del reddito di cittadinanza possa essere la soluzione al problema. Quale serietà ha un Governo di qualunque colore nel momento in cui mette in discussione accordi internazionali sottoscritti in nome e per conto del popolo italiano? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Quale serietà e quale credibilità può avere un Governo che mette in discussione quello che altri hanno sottoscritto nelle piene funzioni rappresentando il nostro Paese? Quale credibilità, quale serietà e quale autorevolezza può avere un Governo nel momento in cui si oppone all'Europa affinché ponga fine alla situazione ingovernabile del Venezuela, laddove ci viene chiesto da centinaia di migliaia di nostri connazionali? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Vi basta ottenere il gradimento e il riconoscimento di Maduro? Non so se questa sia la strada migliore da seguire. I problemi sono tanti. E noi abbiamo fatto una proposta e anticipo che nei prossimi giorni il mio Gruppo presenterà in Commissione affari costituzionali una serie di disegni di legge costituzionali che potranno essere affiancati al provvedimento sulla riduzione del numero dei parlamentari. Vogliamo vedere in quella occasione quale sarà l'atteggiamento di questo Governo e della maggioranza. Ci auguriamo che la Lega - con noi è stata protagonista della riforma costituzionale del 2005 - non voglia tradire e disattendere quei principi che avevamo inserito in quella riforma costituzionale: noi vogliamo dividere le competenze delle due Camere, perché non basta soltanto ridurre il numero dei parlamentari; bisogna modificarne anche le competenze. Vogliamo istituire una nuova forma di Stato; vogliamo una Repubblica presidenziale; non si può parlare di riforme costituzionali senza mettere mano alla riforma della magistratura o ai criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale. Non si può parlare di riforme costituzionali e lasciare le Province nel pantano nel quale si trovano, quando ci sono disegni di legge di Forza Italia e anche della Lega che chiedono di ripristinare le vecchie Province; e non si possono ripristinare le vecchie Province se non si pone mano a una ristrutturazione della nostra geografia delle Regioni. Il nostro Paese non si può permettere 1.000 parlamentari, ma non si può permettere neanche 20 Regioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Di questo quando vogliamo parlare? Va bene: incominciamo con la riduzione del numero dei parlamentari. Probabilmente il nostro Gruppo darà un atto di fiducia, un'apertura di credito nei confronti di questo Governo e della sua maggioranza per evitare quello che diceva una collega del Partito Democratico, ovvero che fuori da quest'Assemblea qualcuno vada a sbandierare il fatto che il Governo e la sua maggioranza vogliono le riforme, che vogliono castigare la casta mentre c'è chi la vuole mantenere. No, noi nei fatti non vogliamo mantenere la casta: vogliamo rendere la politica efficiente ed efficace, ma è un'apertura di credito condizionata. Nelle prossime settimane verificheremo quale sarà l'atteggiamento della maggioranza in Commissione e in Assemblea sulle proposte di riforma costituzionale che faremo anche noi, in maniera non compressiva, in modo tale da evitare l'impatto di una riforma complessiva. Questa è soltanto la prima lettura: dovremo rivederci ancora e, quindi, avremo il tempo per valutare quali saranno le reali intenzioni di questo Governo e della sua maggioranza. Colleghi, il rischio che si corre - e voi purtroppo ce ne avete dato un anticipo, per noi assolutamente inaccettabile - è che, se la riforma della riduzione del numero dei parlamentari deve fare il paio con la riforma che sta uscendo dalla Camera sul referendum propositivo e l'abbassamento del quorum , evidentemente ci troviamo di fronte a un caso di riduzione non della spesa delle istituzioni e della politica, ma dei poteri e delle prerogative istituzionali previsti dalla Costituzione a favore del Parlamento. Volete sostituire il lavoro del parlamentare alla iniziativa popolare, peraltro senza quorum . Se questo è il vostro percorso, probabilmente l'immarcescibile ministro Di Maio, in uno dei tuoi tweet scriverà: «Abbiamo distrutto le istituzioni: fatto». Ci auguriamo di sbagliare, ma lo misureremo nel corso delle prossime settimane. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, vorrei condividere alcune delle riflessioni che sono state fatte e riprendere la preoccupazione di chi ritiene che questo possa essere un grande spot elettorale. Il sospetto è che il provvedimento venga tirato fuori nel momento in cui i sondaggi cominciano a scendere e le difficoltà del MoVimento 5 Stelle alla guida del Governo sono evidenti. Ecco allora rispuntare argomenti del passato: gli stipendi dei parlamentari e la riduzione del numero dei parlamentari, senza un ragionamento su che cosa sarebbe oggi necessario per una riforma istituzionale seria e organica. Basterebbe questo per definire tutto ciò come uno spot elettorale, da sventolare in vista delle elezioni europee e poi magari da far scivolare lì. È infatti evidente il silenzio di una parte della maggioranza, della Lega, che di solito è presente e che oggi non partecipa e non interviene, quasi ci fosse un tacito accordo, per cui si consente di fare questa sceneggiata, questo show , in vista delle elezioni europee, per poi far cadere il tutto nel dimenticatoio, dicendo magari che ci sono delle difficoltà e altri provvedimenti da mandare avanti.