[pronunce]

, e dunque della disciplina che lo individua quale giudice competente per il giudizio abbreviato a carico dell'imputato, ritenendo che essa confligga con i principi della terzietà e imparzialità del giudice, di cui agli artt. 111, secondo e sesto comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6, paragrafo 1, CEDU, nonché con il principio di soggezione del giudice soltanto alla legge di cui all'art. 101, secondo comma, Cost. «nella parte in cui consente che a celebrare il giudizio abbreviato sia un giudice che, per limiti funzionali, non può ritenersi "terzo e imparziale" e in quanto "non soggetto soltanto alla legge"»; che lo stesso rimettente ha sollevato, inoltre, questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 cod. proc. pen. , per contrasto con il medesimo principio di terzietà e imparzialità del giudice, «nella parte in cui non prevede l'incompatibilità a partecipare al giudizio abbreviato del giudice individuato a norma della disposizione di cui all'art. 458 c.p.p., che per le limitazioni derivanti dall'art. 438, co. 1 bis c.p.p. e per l'impossibilità di fare applicazione dell'art. 521 c.p.p. , non può essere considerato "terzo e imparziale"»; che, in sostanza, il giudice a quo - investito del giudizio abbreviato a carico di un imputato rinviato a giudizio, in esito all'udienza preliminare, per il delitto di omicidio stradale - si duole di non potere diversamente qualificare il fatto rispetto alla configurazione ad esso attribuita dal GUP nel decreto che dispone il giudizio, e in particolare di non poter riqualificarlo nel delitto di omicidio volontario, stante l'affermata vincolatività della statuizione del GUP sul punto; che, d'altra parte, secondo il rimettente, nel giudizio abbreviato richiesto dall'imputato ai sensi del combinato disposto degli artt. 429, comma 2-bis, e 458 cod. proc. pen. non sarebbe applicabile l'art. 521, comma 2, cod. proc. pen. , dal momento che la regressione degli atti alla fase delle indagini preliminari comporterebbe una mera reiterazione di scansioni processuali già svolte, con conseguente rischio che si verifichi una stasi processuale insuperabile; che tale situazione determinerebbe un vulnus al principio di terzietà e imparzialità del giudice, nonché al principio di soggezione del giudice soltanto alla legge; che, preliminarmente, occorre rilevare che una delle disposizioni censurate, l'art. 429, comma 2-bis, cod. proc. pen. è stata abrogata dall'art. 98, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari), entrato in vigore il 30 dicembre 2022; che tale abrogazione, come chiarito dalla relazione illustrativa al decreto legislativo, è correlata all'introduzione del nuovo comma 1-bis dell'art. 423 cod. proc. pen. , che prevede il potere del GUP di invitare il pubblico ministero a operare le necessarie modificazioni dell'originaria imputazione alla luce delle risultanze dell'udienza preliminare, dovendo poi lo stesso GUP restituire gli atti al pubblico ministero ove quest'ultimo non vi provveda: ciò che esclude, per il futuro, la possibilità che il GUP possa disporre direttamente il giudizio sulla base di un'imputazione diversa da quella originariamente formulata dal pubblico ministero; che, tuttavia, non è necessario restituire gli atti al giudice a quo perché valuti la persistente rilevanza e la non manifesta infondatezza delle questioni alla luce del citato ius superveniens, dal momento che - in forza del principio generale tempus regit actum, vigente in materia processuale - il giudizio a quo è già stato incardinato avanti al rimettente in base alla disposizione censurata, che era in vigore al momento di emissione del decreto del GUP che ha disposto il giudizio, sicché la modifica normativa intervenuta non può spiegare alcun effetto nel giudizio medesimo; che le questioni sollevate sono, nondimeno, manifestamente inammissibili, per un duplice ordine di ragioni; che, in primo luogo, risulta del tutto oscuro quale sia il risultato cui il rimettente aspira, in conseguenza dell'auspicata dichiarazione di illegittimità costituzionale delle disposizioni oggetto del dubbio di legittimità costituzionale; che, infatti, tali disposizioni sono censurate nella parte in cui consentono che il giudizio abbreviato introdotto in forza del combinato disposto degli artt. 429, comma 2-bis, e 458 cod. proc. pen. sia celebrato da un giudice che non potrebbe dirsi terzo e imparziale, né soggetto soltanto alla legge - in quanto vincolato alla decisione del precedente GUP cristallizzata nel decreto che dispone il giudizio -, e che non potrebbe, allo stato, dichiararsi incompatibile ai sensi dell'art. 34 cod. proc. pen. ; che, tuttavia, il rimettente non illustra in alcun modo quale altro giudice, non soggetto a tale vincolo (e naturalmente diverso dal GUP che ha disposto il rinvio a giudizio dell'imputato, il quale dal canto suo sarebbe certamente incompatibile ai sensi dell'art. 34, comma 2, cod. proc. pen.), dovrebbe essere competente a giudicare in suo luogo; che, d'altra parte, il rimettente neppure aspira a una pronuncia di questa Corte che gli consenta di sottrarsi al preteso vincolo alla propria potestas iudicandi determinato dal decreto che dispone il giudizio, e di giudicare così egli stesso della responsabilità dell'imputato qualificando il fatto in maniera diversa da come risulta dal decreto che dispone il giudizio, dal momento che il secondo petitum mira, invece, inequivocabilmente a una pronuncia che gli consenta di dichiararsi incompatibile a giudicare della responsabilità penale dell'imputato; che, in conseguenza, le questioni sollevate - esaminate nel loro complesso - sfociano in petita oscuri e contraddittori, e già per tale motivo debbono essere considerate manifestamente inammissibili (ex multis, sentenze n. 20 del 2022 e n. 168 del 2021, nonché ordinanza n. 107 del 2022); che, anche a prescindere da tale rilievo, i parametri costituzionali e convenzionali evocati a sostegno delle censure sono ictu oculi inconferenti rispetto ai pretesi vulnera, così come argomentati nella motivazione dell'ordinanza di rimessione; che, infatti, il principio di terzietà e imparzialità del giudice, sancito nell'ordinamento interno dall'art. 111, secondo comma, Cost. e nel diritto internazionale, tra l'altro, dall'art. 6, paragrafo 1, CEDU, esclude che possa giudicare di una controversia un giudice che abbia un interesse proprio nella causa (sentenza n. 155 del 1996), ovvero che abbia già precedentemente svolto funzioni decisorie nella stessa causa: