[pronunce]

, egli deve procedere necessariamente alla verifica dell'accoglibilità della richiesta di applicazione della pena sulla base dei parametri fissati dall'art. 444, comma 2, cod. proc. pen. , quindi previa valutazione della comparazione delle circostanze del reato, della congruità della pena richiesta e, infine, della concedibilità del beneficio della sospensione condizionale di questa, alla quale l'imputato ha espressamente condizionato la definizione del procedimento nelle forme del patteggiamento.1. – Il Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Cagliari solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti), nella parte in cui prevede l'eliminazione delle iscrizioni nel casellario giudiziale al compimento dell'ottantesimo anno di età della persona cui si riferiscono. La norma citata violerebbe l'art. 3 della Costituzione, perché, in relazione alla mera anzianità raggiunta dall'interessato (e con riguardo ad una soglia arbitrariamente individuata), il giudice verrebbe irragionevolmente privato del principale – e normalmente unico – strumento di conoscenza di fattori rilevanti per l'applicazione delle norme in materia di circostanze di reato, di recidiva, di abitualità e professionalità nel reato, di quantificazione della pena e di sospensione condizionale della relativa esecuzione, producendo, altresì, una ingiustificata disparità di trattamento tra imputati ultraottantenni ed infraottantenni. 2. – La questione è inammissibile. 2.1. – Occorre premettere che la norma censurata non ha natura processuale, bensì amministrativa, come ha già chiarito questa Corte (sentenza n. 209 del 1987) a proposito della disposizione di identico contenuto di cui all'art. 605 del codice procedura penale del 1930, nel testo modificato dalle leggi 14 marzo 1952, n. 158 (Riordinamento del casellario giudiziale) e 18 giugno 1955, n. 517 (Modificazioni al codice di procedura penale). Ciò si desume dal pacifico e costante orientamento del “diritto vivente” e dalla relazione del Guardasigilli al codice di rito penale del 1930, che legava esplicitamente la disposta eliminazione delle iscrizioni relative agli ottuagenari alla necessità di smaltire una grande mole di materiale cartaceo, allo scopo di guadagnare spazio negli uffici, che mostravano un'insufficiente capienza. D'altra parte, la durata media della vita umana era, nell'epoca in cui tale disposizione veniva introdotta nell'ordinamento, sensibilmente più breve e la stessa efficienza psico-fisica delle persone che raggiungessero un'età tanto avanzata era ritenuta così bassa «da doversi presumere che non possedessero né sufficiente volontà né adeguata forza fisica per commettere delitti» (sentenza n. 209 del 1987). Nella medesima pronuncia questa Corte ha osservato che la irragionevole disparità di trattamento tra imputati, lesiva del principio di eguaglianza, segnalata dal giudice rimettente di quel giudizio e riproposta da quello attuale, si pone «come effetto perverso e occasionale della disposizione amministrativa». Difatti, proprio la natura amministrativa della norma in questione esclude che l'eliminazione dell'iscrizione nel casellario determini la cessazione degli effetti penali delle eventuali condanne anteriormente riportate dal soggetto ultraottantenne, con la conseguenza che il giudice, ove venga a conoscenza dei precedenti da fonti diverse, ben può utilizzare i dati acquisiti, purché certi, ai fini delle proprie valutazioni nell'ambito del processo. La valutazione dei precedenti dell'imputato finisce così per dipendere dal mero caso, non potendosi ipotizzare una ricerca sistematica e completa degli stessi da parte del giudice o del pubblico ministero, che dovrebbero acquisire notizie da tutti gli uffici giudiziari d'Italia, con esiti comunque incerti e grave pregiudizio del principio di ragionevole durata del processo. Sul presupposto che la norma censurata non sia stata dettata dall'intento di favorire una categoria di soggetti, gli ultraottantenni, ma solo da ragioni organizzative, questa Corte ha negato, nella pronuncia citata, che essa arrechi ingiusto svantaggio a coloro i cui precedenti vengono comunque a conoscenza del giudice – come sosteneva invece il giudice rimettente - ed ha affermato che «è semmai proprio colui, i cui precedenti vengono sottaciuti a causa dell'eliminazione, ad avvantaggiarsi ingiustamente della situazione e contro la volontà del legislatore». La Corte ha concluso, in quel giudizio, per l'inammissibilità della questione perché, nella fattispecie, il giudice risultava in possesso dei precedenti penali ed era perciò in grado di procedere prescindendo dalla risoluzione della questione sollevata. 2.2. – La questione oggi sottoposta al vaglio di questa Corte è opposta e simmetrica rispetto a quella oggetto della precedente pronuncia. Mentre in quel caso veniva invocata dal giudice a quo una sentenza additiva che dichiarasse l'illegittimità costituzionale della norma censurata nella parte in cui non vieta ai giudici di tener conto dei precedenti penali dell'imputato ultraottantenne comunque risultanti dagli atti, nel presente giudizio, al contrario, si chiede alla Corte di emanare una sentenza puramente caducatoria, che espunga dall'ordinamento la disposizione che prescrive l'eliminazione dal casellario giudiziale delle iscrizioni relative ai soggetti che abbiano compiuto l'ottantesimo anno di età. La richiesta dell'odierno rimettente si aggancia a quanto detto incidentalmente nella più volte citata sentenza n. 209 del 1987: «Se si dovesse […] pervenire ad una declaratoria di illegittimità, questa dovrebbe essere semplicemente ablativa della disposizione denunziata: tanto più che attualmente, a seguito della computerizzazione dei servizi, l'eliminazione della scheda ha perduto l'importanza che aveva negli anni '30». In altre parole, vi sarebbe stata una profonda alterazione del contesto fattuale, con innegabili ricadute sul bilanciamento tra opposte esigenze operato dal legislatore in tempi passati. È appena il caso di rilevare, infatti, che tutti gli elementi presi tradizionalmente in considerazione dal legislatore sono mutati: le schede cartacee sono state sostituite da archivi informatizzati che hanno risolto il problema dello spazio materiale per la conservazione dei dati; la durata media della vita umana si è allungata notevolmente; le condizioni di efficienza psico-fisiche delle persone si mantengono buone in età avanzata in un numero elevato di casi. 2.3. – Osservato quanto sopra, pur auspicando che il legislatore riprenda in considerazione la norma oggetto del presente giudizio, per valutarne l'adeguatezza rispetto alla situazione di fatto attuale, deve tuttavia concludersi che la questione sollevata è inammissibile per difetto di rilevanza, giacché in ogni caso il giudice rimettente non potrebbe avvalersi, nel processo a quo, di una eventuale pronuncia di questa Corte, a causa della già avvenuta eliminazione dal casellario giudiziale dei dati riguardanti il soggetto sottoposto al giudizio.