[pronunce]

che è intervenuta nel giudizio la Regione Marche, in persona del Presidente della Giunta, la quale ha chiesto dichiararsi inammissibile o, comunque, infondata la questione, eccependo, in primo luogo, l'inammissibilità della questione per non avere il giudice rimettente assolto l'onere – più volte affermato dalla Corte costituzionale – «di verificare la concreta possibilità di attribuire alla norma denunciata un significato diverso da quello censurato e tale da superare i dubbi di legittimità costituzionale» (ordinanza n. 322 del 2001) e per avere omesso di accedere a una «interpretazione adeguatrice conforme a Costituzione» (ordinanza n. 107 del 2003), e, in secondo luogo, il difetto di rilevanza della questione, nella parte in cui investe l'art. 9 della legge regionale n. 23 del 1995, non dovendo il giudice rimettente fare applicazione di tale norma, la quale disciplina l'assegno vitalizio, su cui non v'è controversia; che, nel merito, la pretesa natura previdenziale dell'assegno vitalizio e della relativa trattenuta non è desumibile né dalla lettera né dalla ratio della legge regionale n. 23 del 1995, la quale prevede, tra l'altro, la reversibilità non automatica bensì solo volontaria dell'assegno (art. 14) e la sospensione di esso qualora il titolare «venga eletto al parlamento europeo, al parlamento nazionale o ad altro consiglio regionale» (art. 15); che la natura previdenziale è da escludere anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 289 del 1994, la quale, riguardo all'assegno vitalizio a favore dei parlamentari cessati dalla carica, ha affermato che «l'assegno vitalizio, a differenza della pensione ordinaria, viene a collegarsi ad una indennità di carica goduta in relazione all'esercizio di un mandato pubblico: indennità che, nei suoi presupposti e nelle sue finalità, ha sempre assunto, nella disciplina costituzionale e ordinaria, connotazioni distinte da quelle proprie della retribuzione connessa al rapporto di pubblico impiego» , ed ha precisato che «il legislatore, nell'esercizio della discrezionalità di fissare la base imponibile per i redditi aventi carattere misto assistenziale e previdenziale, può anche determinare esclusioni o limitazioni in ordine a quanto concorre a formare il reddito (ed in realtà la normativa applicabile ha subito nel tempo una serie di variazioni) – purché in modo non irragionevole o arbitrario e senza discriminazioni o privilegi non giustificati: cfr. sentenza n. 289 del 1994 –, ma non è tenuto a escludere, in ogni caso, dalla imposizione IRPEF i suddetti assegni, che possono essere considerati come reddito e indice di capacità contributiva» (ordinanza n. 412 del 2000); che il legislatore statale, con il decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 314 (Armonizzazione, razionalizzazione e semplificazione delle disposizioni fiscali e previdenziali concernenti i redditi di lavoro dipendente e dei relativi adempimenti da parte dei datori di lavoro), ha introdotto nel D.P.R. n. 917 del 1986 l'art. 48-bis – attuale art. 52, nel testo di cui al decreto legislativo 12 dicembre 2003, n. 344 (Riforma dell'imposizione sul reddito delle società, a norma dell'articolo 4 della legge 7 aprile 2003, n. 80) –, il quale, al comma 1, lettera b), stabilisce che gli assegni vitalizi «sono assoggettati a tassazione per la quota parte che non deriva da fonti riferibili a trattenute effettuate al percettore già assoggettate a ritenute fiscali»; che, pertanto, l'assegno vitalizio ha «natura di vera e propria indennità correlata alla carica di consigliere regionale», tanto che la Regione Marche, proprio con la legge regionale n. 23 del 1995, ha soppresso il “Fondo di accantonamento dei consiglieri della Regione Marche”, facendo così gravare gli assegni vitalizi ai consiglieri cessati dalla carica sul bilancio regionale; che l'eventuale accoglimento della questione comporterebbe il rimborso non solo della ritenuta IRPEF (come richiesto dal ricorrente), ma dell'intera trattenuta operata sull'indennità di carica, e ciò determinerebbe violazione dell'art. 3 Cost., per la disparità di trattamento che ne deriverebbe fra i consiglieri regionali cessati dalla carica e i parlamentari ugualmente cessati. Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Macerata dubita, in riferimento all'art. 117, comma secondo, lettera o), della Costituzione della legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 2, e 9 della legge della Regione Marche 13 marzo 1995, n. 23 (Disposizioni in materia di trattamento indennitario dei Consiglieri regionali), nella parte in cui il primo prevede che sull'indennità di carica spettante ai consiglieri regionali «è disposta altresì una trattenuta obbligatoria nella misura del 20 per cento, a titolo di contributo per la corresponsione dell'assegno vitalizio, di cui all'articolo 9», e quest'ultimo disciplina l'assegno vitalizio a favore dei consiglieri regionali cessati dalla carica; che la questione di legittimità costituzionale è estranea all'oggetto del giudizio a quo, dal momento che la Commissione rimettente è chiamata a pronunciarsi su una domanda di rimborso delle somme prelevate a titolo di IRPEF, e pertanto sulla assoggettabilità a prelievo fiscale della trattenuta operata sulla indennità di carica, laddove la questione sollevata investe il se sull'indennità di carica possa operarsi tale trattenuta e se possa riconoscersi ai consiglieri cessati dalla carica un assegno vitalizio; che, ponendosi per il giudice rimettente l'esistenza di tale trattenuta come un fatto in ordine al quale è chiamato a determinare il regime fiscale (se assoggettata o non a prelievo IRPEF), la questione di legittimità costituzionale sollevata è irrilevante nel giudizio a quo e, pertanto, manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità degli artt. 3, comma 2, e 9 della legge della Regione Marche 13 marzo 1995, n. 23 (Disposizioni in materia di trattamento indennitario dei Consiglieri regionali), sollevata, in riferimento all'art. 117, comma secondo, lettera o), della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Macerata con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 marzo 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 marzo 2007. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA