[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale: a) del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione del Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59); b) degli articoli 1, 3, 6, 8, 11, 13, 14, 15, 16 e 17 del d.lgs. 29 ottobre 1999, n. 443 (Disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, recante conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali), promossi con due ricorsi della Regione Veneto, notificati il 19 maggio 1998 e il 28 dicembre 1999, depositati in cancelleria il 27 maggio 1998 e il 5 gennaio 2000 ed iscritti ai nn. 25 del registro ricorsi 1998 e 1 del registro ricorsi 2000. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 16 gennaio 2001 il giudice relatore Valerio Onida; Uditi gli avvocati Mario Bertolissi e Luigi Manzi per la Regione Veneto e l'avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 19 maggio 1998 e depositato il 27 maggio 1998 (r. ric. n. 25 del 1998) la Regione Veneto ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 76, 117, 118 e 119 della Costituzione, degli articoli 3, commi 1, 3 e 6; 7, commi 1, 2, lettera a), 3 e 8 lettera a); 9, 13, 18, 25, comma 2; 29 commi 1 e 2; 33, 41, comma 3; 44, 50, commi 2 e 3; 52, comma 1; 54, 58, 59, 63, 65, 66, comma 1, lettere b) e c); 67, comma 1; 69, commi 1 e 2; 75, 77, 80, 83, 85, 88, 92, commi 2 e 3; 93, 98, 99, comma 3, secondo periodo; 104, 106, comma 1; 107, 109, comma 2; 115, 118, 119, 120, 121, comma 1; 124, 129, 131, comma 2; 132, 137, 138, comma 2; 142, 146 e 156 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione del Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), nonché dello stesso decreto legislativo nella sua interezza. La regione ricorrente, premesso che numerose disposizioni del decreto impugnato presentano vizi di illegittimità costituzionale, ciò che, data la stretta connessione tra di esse, implicherebbe l'invalidità dello stesso decreto nella sua interezza, espone undici motivi di censura. La prima questione, sollevata in relazione agli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione, ha ad oggetto gli articoli 3, comma 6; 7, commi 1, 2, lettera a) e 8, lettera a), limitatamente alle parole "l'individuazione del termine eventualmente differenziato, da cui decorre l'esercizio delle funzioni trasferite", 50, commi 2 e 3 (commi peraltro ora abrogati dalla legge n. 50 del 1999); 63 e 138, comma 2, del decreto legislativo: disposizioni tutte che subordinano la decorrenza dei conferimenti, e dunque l'esercizio delle funzioni regionali, a provvedimenti amministrativi di cui non vi sarebbe certezza alcuna. La regione, in particolare, osserva che, a parte talune decorrenze puntualmente definite (come "ad esempio" quelle previste dagli artt. 115, comma 3; 130, commi 2 e 3; 144, comma 3), l'art. 7 del decreto legislativo prevede, con norma di carattere generale, che le regioni potranno esercitare le funzioni conferite solo a partire dal momento che il Presidente del Consiglio dei ministri indicherà con uno dei provvedimenti fondati sull'art. 7 della legge di delega, i quali dovrebbero intervenire entro il 31 dicembre 1999 (art. 3, comma 6, del decreto legislativo impugnato), e dovrebbero fissare l'inizio dell'esercizio delle funzioni per un giorno non successivo al 31 dicembre 2000 (art. 7, comma 2, lettera a), dello stesso decreto). Secondo la ricorrente, la fissazione della data di trasferimento potrebbe in concreto mancare, senza che sia previsto alcun meccanismo che consenta di realizzare una forma di conferimento automatico. Non gioverebbero, a tale scopo, né il comma 10 dell'art. 7 del decreto impugnato, il quale stabilisce che, se lo Stato non adotta i provvedimenti di attuazione, la Conferenza unificata può predisporre gli schemi degli atti ed inviarli al Presidente del Consiglio, poiché all'iniziativa della Conferenza non segue necessariamente alcuna concreta fissazione di date; né l'ultimo comma dello stesso art. 7, a termini del quale il Presidente del Consiglio può nominare un commissario ad acta, poiché tale disposizione comunque non garantisce una data certa di inizio dell'esercizio delle funzioni. La regione ricorrente sostiene dunque che, stando alle norme del decreto legislativo impugnato, la generalità delle funzioni non sarebbe stata affatto conferita, e che anche per il futuro non vi sarebbe alcuna certezza di conferimento, in violazione della legge di delega n. 59 del 1997 che, agli articoli 1, comma 1, e 3, comma 1, lettera a), imponeva un trasferimento, sia pure graduale, di funzioni e compiti; e aggiunge che l'eventuale dichiarazione di incostituzionalità non impedirebbe al legislatore statale di fissare altri termini per l'esercizio delle funzioni conferite, con le forme e nel rispetto dei limiti stabiliti dalla Costituzione. La seconda questione, sollevata in riferimento agli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione e in relazione agli articoli 3 e 4 della legge di delega (articoli che porrebbero criteri direttivi a diretta tutela della posizione costituzionale e di autonomia delle regioni), concerne numerose disposizioni che riservano allo Stato compiti e funzioni nelle materie di cui all'art. 117 della Costituzione e che, secondo la ricorrente, la legge di delega avrebbe voluto che fossero conferiti alle regioni: l'art. 13 (artigianato); l'art. 44 (turismo ed industria alberghiera); l'art. 54 (urbanistica e lavori pubblici); l'art. 59 (edilizia residenziale pubblica); l'art. 69, comma 2 (protezione della natura e dell'ambiente); gli articoli 115, 118, 119, 120, 121, comma 1, 124 (in materia di assistenza sanitaria ed ospedaliera, e relativi personale e strutture);