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quello sulle gelate in Basilicata, regione che non ha ricevuto gli stessi aiuti previsti per la Puglia, e quello sulle aste giudiziarie, che impegna il Governo a valutare l'opportunità di verificare che l'applicazione delle disposizioni in materia di antiriciclaggio contrasti efficacemente le attività illecite, anche nell'ambito delle procedure di aggiudicazione di beni e attività relativi alle imprese agricole; a rendere inoltre più stringente la normativa di riferimento, con conseguente significativa riduzione dell'uso del contante nelle aste giudiziarie riguardanti l'acquisizione di aziende agricole. Ho presentato ancora emendamenti per il settore cunicolo, alla stregua di quello suinicolo che prevede misure di sostegno. Ho riproposto la soppressione dell'articolo 41 del decreto Genova sui fanghi di depurazione in agricoltura, una moratoria per il sostegno e la ripresa delle imprese agricole (proposta già presentata nella discussione della legge di bilancio 2019). Ho presentato un ordine del giorno sull'IMU agricola, che impegnasse il Governo a prevedere una disposizione normativa « di favore » che, sulla scorta di quanto già effettuato con la rottamazione delle cartelle, potesse portare allo sgravio di sanzioni e interessi per l'IMU agricola non versata, sebbene ad oggi non ancora accertata (lo si farà entro il 2019, almeno per quanto concerne l'IMU 2014), che allevierebbe le difficoltà del mondo agricolo e, probabilmente, consentirebbe anche ai comuni di incassare le somme vitali per garantire l'erogazione dei servizi. Oggi l'IMU agricola continua ad esserci per gli stessi comuni, non è cambiato nulla. Un altro ordine del giorno sul latte, sulla crisi di questo settore, per il quale occorrerebbe anzitutto che venisse rispettato l'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, in materia di divieto di vendita sottocosto; prevedere in merito un'indagine antitrust e la modifica della norma del codice doganale dell'Unione (regolamento (UE) n.985/2013) circa i criteri per l'individuazione del Made in Italy , in particolare, l'articolo 60, il quale stabilisce che una merce lavorata o trasformata in più Paesi è da considerare originaria del Paese in cui ha subito l'ultima trasformazione. Insomma, ho proposto solo una piccola parte di tutto ciò che occorrerebbe per migliorare un settore di primaria importanza per l'Italia, quale quello agricolo. Il Governo pare preoccuparsi solo del settore saccarifero, con una sorta di moratoria (ad altri settori agricoli negata) che sospende i procedimenti di recupero sino all'accertamento definitivo dell'obbligo a carico dei beneficiari e, conseguentemente, dichiara prive di effetti le garanzie fideiussorie prestate per evitare le azioni di recupero mediante compensazione già avviate. Le misure di sostegno previste, ancora una volta, non si iscrivono all'interno di un disegno complessivo per affrontare una risalente crisi di settore che ha spinto molte aziende ad abbandonare la coltivazione delle barbabietole. Servirebbe perciò una nuova riforma agraria che affronti le nuove strozzature: perdita di autosufficienza negli approvvigionamenti di materia prima nazionale, forte concentrazione nelle filiere zootecniche anche a cause di contratti desueti come le soccide, forte concentrazione nelle filiere agro-industriali con poteri dominanti dal lato della domanda di acquisto, forte concentrazione della distribuzione, perdita della funzione di rappresentanza sindacale, diventata autoreferenziale e burocratica, indebitamento delle aziende agricole. Abbiamo davanti sfide importanti ma complesse, che ci arrivano da fenomeni come la globalizzazione e l'internazionalizzazione, e abbiamo un'opinione pubblica sempre più attenta alla qualità tossicologica di ciò che arriva sulle nostre tavole. Una globalizzazione senza diritti produce schiavismo e autoritarismo ! L'agricoltura non può più essere utilizzata per arricchire gli altri segmenti a valle (trasformazione e distribuzione) e impoverire sé stessa ! Penso che, proprio sulla base della rilevanza che riveste il settore agricolo, ci possano essere provvedimenti sia parlamentari che di Governo in grado di aiutare realmente il settore, con tantissimi punti ancora lacunosi. Gli agricoltori da sempre non si sono limitati a produrre merci, ma beni e servizi ecosistemici indispensabili per l'umanità e l'ambiente. Confido pertanto nella disponibilità del Governo affinché si possano affrontare e risolvere le emergenze dei diversi settori del comparto e dei territori, quantomeno in maniera uniforme sul territorio nazionale. Esprimo dunque una forte perplessità, soprattutto in riferimento al principio che ha ispirato il decreto in oggetto, quello prettamente emergenziale. La vera emergenza oggi è la vendita sotto costo delle materie prime, che produce ansia e disperazione nelle famiglie rurali, con abbandono delle campagne. Tale approccio, caratterizzato dalla formulazione di misure e soluzioni volte a tamponare più che a prevenire, denota una scarsa attenzione alla programmazione e allo sviluppo nel medio e lungo termine. A mio avviso le problematiche con le quali le imprese agricole e i produttori sono costretti a confrontarsi da lungo tempo dovrebbero essere risolte tramite interventi strutturali e di prevenzione e non con meri rimedi momentanei. Ribadisco il mio profondo rammarico poiché mi sono visto respingere emendamenti e ordini del giorno che avevano obiettivi di tutto rispetto. Mi auguro che il Governo rifletta attentamente e decida di varare provvedimenti che prevedano non solo ulteriori stanziamenti di risorse ma anche e soprattutto l'introduzione di una programmazione a lungo termine, che possa risolvere finalmente le numerose criticità dell'intero settore agricolo. De Bonis relatore di minoranza.