[ddlpres]

in definitiva, l'accentramento delle funzioni di comando operativo in favore del Capo di stato maggiore della difesa deve accompagnarsi, in un'ottica di bilanciamento, al rafforzamento delle funzioni dei Capi di stato maggiore delle singole Forze armate in tema di salvaguardia e valorizzazione degli specifici ambiti di componente, nell'ottica di preservare le competenze professionali e il know how tecnico ed esperienziale e di rafforzare la loro funzione di advisor del Capo di stato maggiore della difesa in campo strategico militare [lettera c) ]; – adozione di misure organizzative e ordinative volte a consentire l'effettiva integrazione in senso interforze delle capacità operative delle Forze armate, eliminando le duplicazioni organizzative, riducendo i livelli gerarchico-funzionali, accorpando funzioni similari e unificando competenze oggi frammentate, comunque preservando la capacità di operare efficacemente e nel rispetto dei peculiari domini; in conformità alle indicazioni del Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa (§ 158), si intende attuare una revisione dello strumento militare che assicuri risparmi di risorse umane, infrastrutturali e finanziarie, indispensabili per preservare la capacità di operare efficacemente, attraverso il conseguimento di un assetto delle forze realmente integrato [lettera d) ]; – adozione di misure volte ad elevare i livelli di integrazione e di interoperabilità delle capacità operative nazionali (funzioni di comando e controllo, formazione e supporto logistico) con quelle delle forze alleate e delle organizzazioni internazionali di riferimento, individuando adeguati assetti e risorse che consentano, in ben individuate aree di gravitazione prioritarie e principali, il comando di forze multinazionali operanti in coalizione nei vari domini e, al di fuori di tali aree, l'allestimento di forze specializzate e integrabili nei dispositivi multinazionali, in modo da potenziare le capacità di prevenzione dei conflitti, rafforzamento delle istituzioni, stabilizzazione post conflittuale e addestramento delle locali forze di sicurezza [lettera e) ]; – adozione di misure dirette a realizzare un nuovo sistema di gestione dei livelli di prontezza e preparazione delle forze, fondato su parametri di utilizzabilità, proiettabilità, integrabilità e sostenibilità, tenuto conto del quadro strategico internazionale e delle risorse finanziarie disponibili [lettera f) ]; – adozione di misure organizzative e ordinative intese a realizzare il massimo livello di accorpamento e integrazione dei comandi territoriali delle Forze armate, nonché l'accorpamento, l'integrazione e l'unitarietà di dipendenza dei comandi con funzioni di supporto logistico-territoriale; al riguardo, la unificazione della logistica, ad eccezione di quella di supporto alle forze, con la creazione del Comando logistico della difesa nell'ambito della Direzione nazionale degli armamenti e della logistica (articolo 31- quinquies del codice dell'ordinamento militare, come introdotto dall'articolo 3, comma 1, lettera b) , del presente disegno di legge) comporta e consente l'accelerazione del processo di integrazione dei comandi logistici e territoriali, al fine di rendere sinergiche e maggiormente convenienti, per economie di scala, la costituzione e l'utilizzo dei servizi di supporto al personale e all'operatività delle forze; consente altresì di avviare la riduzione delle esigenze demaniali attraverso la sopravvivenza di poche strutture polifunzionali, integrate nelle comunità e negli enti locali e con funzione di supporto in caso di calamità, di base per il funzionamento del sistema delle forze di riserva e per la diffusione delle informazioni sulla Difesa, sull'arruolamento del personale e sulle misure di ricollocamento del personale nel mondo civile [lettere g) e h) ]; – misure di revisione dell'assetto organizzativo e funzionale della sanità militare secondo criteri interforze, in aggiunta a quelle introdotte dall'articolo 6 del presente disegno di legge, al fine di realizzare l'unificazione delle competenze, oggi frammentate tra i vari enti della Sanità militare [lettera i) ]; – razionalizzazione della disciplina degli alloggi di servizio e della loro dotazione, al fine di adeguare lo strumento all'avvenuto processo di riorganizzazione delle Forze armate, preservando e contemperando le esigenze operative dello strumento militare con quelle di mobilità e reperibilità del personale militare e civile della Difesa [lettera l) ]. L'articolo 9 delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente disegno di legge, uno o più decreti legislativi in materia di personale militare, al fine di incrementare l'efficienza e l'efficacia operativa delle Forze armate. Gli ambiti di intervento riguardano: – la rimodulazione della ripartizione degli organici tra le diverse categorie di personale, in modo da assicurare l'abbassamento dell'età media dei militari in servizio, ferma restando l'entità complessiva delle dotazioni organiche dell'Esercito italiano, della Marina militare, escluso il Corpo delle capitanerie di porto, e dell'Aeronautica militare, fissata a 150.000 unità dall'articolo 798 del codice dell'ordinamento militare, da conseguire nei termini e secondo le modalità di cui alla legge 31 dicembre 2012, n. 244, e ai decreti legislativi 28 gennaio 2014, n. 8, e 26 aprile 2016, n. 91. [lettera a) ]. L'attuale assetto degli organici dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica (articoli 798 e 798- bis del codice dell'ordinamento militare) è il risultato di una serie di interventi normativi succedutisi a partire dagli anni ’90 del secolo scorso, che hanno comportato una graduale riduzione delle consistenze complessive del personale militare dalle iniziali 350.000 unità alle attuali 170.000 unità, da ridurre ulteriormente a 150.000 unità a decorrere dal 1° gennaio 2025 ovvero dal diverso termine stabilito con le modalità di cui all'articolo 5, comma 2, della legge 31 dicembre 2012, n. 244 (articolo 2206- bis del codice dell'ordinamento militare). Nell'ambito di tale processo di riduzione si colloca la progressiva trasformazione delle Forze armate, dal modello basato essenzialmente sul personale in servizio di leva al modello costituito interamente da militari professionisti (legge 14 novembre 2000, n. 331, decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, legge 23 agosto 2004, n. 226). In tale contesto sono state istituite le nuove categorie dei volontari in ferma prefissata, delineandone un possibile percorso professionale che, attraverso un sistema di ferme progressive, di durata complessiva pari a undici anni (articolo 954 del codice dell'ordinamento militare), pone le condizioni per il transito nel servizio permanente, entro determinate aliquote, ovvero, in mancanza, per l'attivazione delle previste misure di agevolazione per il reinserimento nel mondo del lavoro. L'attuazione del modello, comportando una composizione delle Forze armate con personale in servizio permanente, in misura pari a circa l'88 per cento, e personale a tempo determinato, per la restante parte, ha determinato il progressivo innalzamento dell'età media del personale in servizio, con effetti a scapito dell'efficienza operativa e dell'impiego.