[pronunce]

che è di tutta evidenza come un ruolo preminente, in questa prospettiva, il legislatore abbia inteso assegnare proprio alla sanzione delle decurtazione del punteggio dalla patente di guida, atteso che la sua applicazione tende a garantire che – a fronte di ripetute (e gravi) violazioni del codice della strada – possa giungersi all'adozione di una misura destinata ad incidere «sul profilo della legittimazione soggettiva alla conduzione di ogni veicolo, gravando sul relativo atto amministrativo di abilitazione, a seguito dell'accertata trasgressione di regole di comportamento afferenti alla sicurezza della circolazione» (sentenza n. 27 del 2005); che tali rilievi, pertanto, danno conto del particolare rigore con il quale il legislatore ha disciplinato la prova idonea ad esonerare da responsabilità il proprietario (ovvero, l'obbligato in solido ai sensi dell'art. 196 del medesimo codice della strada), il quale ometta di comunicare «i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione», giacché tale contegno impedisce l'identificazione proprio del soggetto a carico del quale dovrebbe essere comminata la sanzione della decurtazione del punteggio dalla patente di guida; che, d'altra parte, la scelta legislativa di esigere l'allegazione di un «giustificato e documentato motivo», idoneo a dare conto dell'omessa comunicazione, oltre a non essere irragionevole, per i motivi già indicati, non presenta neppure il paventato profilo di contrasto con l'art. 24 Cost.; che, invero, il remittente propone una lettura della norma censurata viziata da un evidente meccanicismo; che, difatti, non è corretto affermare che la disposizione in contestazione costringe i soggetti tenuti alla comunicazione «a doversi procurare ex post e per iscritto la prova dell'esimente», giacché l'onere di documentazione, su di essi gravante, non investe l'impossibilità di comunicare, bensì semplicemente – come ritenuto anche dalla giurisprudenza di merito formatasi in ordine all'applicazione della norma de qua – quelle circostanze fattuali idonee a rivelare la non esigibilità, nel singolo caso di specie, dell'obbligo di trasmissione dei dati; che, del resto, questa Corte – già con riferimento all'interpretazione del testo originario dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada – non solo ha affermato «la necessità di distinguere il comportamento di chi si disinteressi della richiesta di comunicare i dati personali e della patente del conducente, non ottemperando, così, in alcun modo all'invito rivoltogli (contegno per ciò solo meritevole di sanzione) e la condotta di chi abbia fornito una dichiarazione di contenuto negativo», ma anche posto in luce come la ricorrenza di tale seconda ipotesi debba essere accertata «sulla base di giustificazioni, la idoneità delle quali ad escludere la presunzione relativa di responsabilità a carico del dichiarante dovrà essere vagliata dal giudice comune, di volta in volta, anche alla luce delle caratteristiche delle singole fattispecie concrete sottoposte al suo giudizio» (così la sentenza n. 165 del 2008; ma si vedano anche, in termini analoghi, le ordinanze n. 282 del 2008, n. 434 del 2007 e n. 244 del 2006); che, pertanto, la questione sollevata dal Giudice di pace di Montefiascone è manifestamente infondata in relazione ad entrambi i parametri evocati. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 2, comma 164, lettera b), del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 novembre 2006, n. 286, sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Montefiascone, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 dicembre 2008. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 dicembre 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA