[pronunce]

che, come risulta dalla precedente esposizione, la questione è stata prospettata con motivazione caratterizzata da un evidente contrasto logico tra l'ampia premessa avente ad oggetto la disciplina ritenuta applicabile dal rimettente e quella stabilita dalla norma censurata rispetto al dispositivo dell'ordinanza, quindi in modo palesemente contraddittorio (al riguardo, ordinanze n. 246 del 2005; n. 108 del 1997); che, sotto un ulteriore profilo, siffatta evidente incongruenza logica fa chiaramente trasparire che la questione, in realtà, neppure è diretta a risolvere un dubbio di legittimità costituzionale, ma configura piuttosto un improprio tentativo di ottenere da questa Corte l'avallo della interpretazione che il giudice a quo dimostra di condividere, così rendendo chiaro un uso distorto dell'incidente di costituzionalità (per tutte, ordinanze n. 420 del 2005; n. 193 del 2004); che, pertanto, la questione è manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 33, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n. 287 (Norme per la tutela della concorrenza e del mercato) sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Giudice di pace di Maglie con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 marzo 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Giuseppe TESAURO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 marzo 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA