[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 6, comma 10, e 13, comma 8, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 186 - recte: n. 286 - (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), promosso con ordinanza emessa il 29 novembre 2000 dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia - sezione staccata di Catania, sul ricorso proposto da Croos Warnakulasuriya Anton Claude Mahinda contro la Questura di Catania ed altra, iscritta al n. 238 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 14, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 24 ottobre 2001 il giudice relatore Riccardo Chieppa. Ritenuto che con ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Sicilia - sezione staccata di Catania, l'extracomunitario Croos Warnakulasuriya Anton Claude Mahinda ha impugnato, chiedendone l'annullamento, il provvedimento del Questore della Provincia di Catania di rigetto dell'istanza tendente ad ottenere il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato; che, successivamente, il medesimo ricorrente ha impugnato con nuovo ricorso, inserito nello stesso fascicolo e considerato come proposizione di motivi aggiunti, il susseguente provvedimento prefettizio di espulsione dal territorio nazionale; che il Tribunale amministrativo regionale, con ordinanza del 29 novembre 2000, ha sollevato, d'ufficio, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 6, comma 10, e 13, comma 8, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 186 - recte: 286 - (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nella parte in cui non devolvono ad un unico giudice e, segnatamente, al giudice amministrativo, le controversie relative al soggiorno degli stranieri in Italia; che, sul punto della rilevanza, il collegio rimettente precisa che l'esito favorevole del ricorso avrebbe come unico ed indefettibile presupposto la declaratoria di illegittimità costituzionale della normativa impugnata, avendo il ricorrente, nel giudizio a quo, adito, ai sensi dell'art. 6, comma 10, del citato decreto legislativo n. 286, il giudice amministrativo per l'annullamento del diniego espresso dal Questore della Provincia di Catania sulla istanza di regolarizzazione del permesso di soggiorno; che, successivamente, lo stesso ricorrente aveva impugnato con motivi aggiunti, dinanzi al medesimo tribunale, il decreto prefettizio di espulsione dal territorio nazionale, che avrebbe dovuto essere impugnato, ai sensi dell'art. 13, comma 8, del medesimo decreto legislativo, dinanzi al giudice ordinario entro cinque giorni; che, in ordine a quest'ultimo provvedimento di espulsione - impugnato con motivi aggiunti consistenti, tra l'altro, nella sola censura di illegittimità derivata dal provvedimento di diniego di regolarizzazione espresso dal Questore -, il giudice a quo ritiene che dovrebbe essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice adito in favore del giudice ordinario, con conseguente perdita di ogni tutela giurisdizionale, che l'errore sulla giurisdizione comporterebbe; che, sempre secondo il Tar, non potrebbe esser fatta valere, dinanzi al giudice ordinario, la rimessione in termini prevista dall'art. 184-bis cod. proc. civ. , laddove invece il giudice amministrativo potrebbe valutare la scusabilità dell'errore (artt. 34 e 36 del regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, recante "Approvazione del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato"), né sarebbe possibile utilizzare l'istituto della riassunzione della causa a norma dell'art. 50 cod. proc. civ. , con gli effetti della translatio iudicii nella ipotesi in cui il giudice amministrativo abbia declinato la propria giurisdizione; che ad avviso del Tar rimettente le norme denunciate recherebbero vulnus agli artt. 3 e 24 della Costituzione, in quanto si porrebbero in contrasto con il principio di ragionevolezza e con il diritto di difesa: la frammentazione della giurisdizione in materia non avrebbe ragion d'essere, trattandosi sempre di situazioni di diritto soggettivo, in quanto sia i provvedimenti che attengono al "soggiorno" dello straniero, sia il decreto di espulsione inciderebbero sul diritto di circolazione e soggiorno, garantito dall'art. 16 della Costituzione; che non vi sarebbe, ad avviso del giudice a quo alcun ostacolo dogmatico alla concentrazione della tutela presso l'uno o l'altro giudice, mentre sarebbe coerente con lo spirito della recente riforma del processo amministrativo una soluzione che prevedesse la devoluzione dell'intera materia al giudice amministrativo ai sensi dell'art. 21, comma 1, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali) nella formulazione introdotta dalla legge 21 luglio 2000, n. 205 (Disposizioni sulla giustizia amministrativa) ("Tutti i provvedimenti adottati in pendenza del ricorso tra le stesse parti, connessi all'oggetto del ricorso stesso, sono impugnati mediante proposizione di motivi aggiunti"), poiché i procedimenti, culminati con i provvedimenti impugnati, potrebbero essere considerati o sub-procedimenti di un medesimo procedimento in senso lato ovvero procedimenti collegati; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, con il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la inammissibilità della questione, sottolineando il carattere perplesso ed ipotetico della questione, così come sollevata e la discrezionalità politica del legislatore, non sindacabile neanche dinanzi alla Corte costituzionale, circa la scelta della giurisdizione cui affidare la conoscibilità di determinate materie; che, nel merito, l'Avvocatura ha concluso per la infondatezza della questione sollevata, richiamando il costante insegnamento della giurisprudenza costituzionale, secondo cui, a fronte di due possibili interpretazioni, una delle quali il giudice ritenga conforme a Costituzione, di questa dovrebbe farsi applicazione; sottolineando, inoltre, che la ripartizione di competenze tra le due giurisdizioni sarebbe puramente tendenziale e più volte derogata, senza, peraltro, che siano stati lamentati inconvenienti che abbiano inciso sulla razionalità del sistema o sul diritto di difesa e della tutela giurisdizionale. Considerato che preliminarmente deve essere precisato che nella questione sollevata nel presente giudizio (incidentale rispetto ad un ricorso avanti al Tar) non vengono in rilievo i profili relativi ai poteri ed alle facoltà del giudice ordinario in ordine all'errore scusabile ai fini della rimessione in termini, né alla possibilità per la parte ricorrente di utilizzare, avanti al giudice ordinario, l'istituto della riassunzione della causa ai sensi dell'art. 50 cod. proc.