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Il turismo è il mezzo attraverso il quale il Paese può esportare il patrimonio artistico, paesaggistico, naturalistico e agroalimentare. Tuttavia, il made in Italy, come sappiamo, va oltre e l' export propriamente inteso non può che rappresentare una risorsa fondamentale per la competitività in un sistema globalizzato. Per questo motivo, riteniamo che la scelta di collocare presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale la definizione delle strategie della politica commerciale e promozionale con l'estero e di sviluppo dell'internazionalizzazione del sistema Paese risponda all'intento di rendere più strategico il ruolo dell' export nella politica estera italiana, come hanno rilevato anche le maggiori associazioni industriali, che hanno evidenziato, attraverso le parole del presidente di Confindustria, che «la diplomazia del nostro Paese dovrebbe andare verso questa direzione, cioè far crescere l' export e i partenariati delle nostre imprese. Pertanto, accorpare le deleghe può essere un elemento strategico nell'interesse di tutti noi, delle imprese e chiaramente del Paese». L'attenzione alle politiche industriali sotto il profilo sia della valorizzazione del turismo nel suo contesto più appropriato, che del commercio con l'estero dei prodotti italiani, si accompagna all'esigenza (non solo propria di questi settori, ma primaria per il Paese in generale) della sicurezza. Tale tema è opportunamente affrontato nel provvedimento in diverse modalità: quella del personale delle Forze armate, per il quale viene prevista una riorganizzazione che prevede l'adeguamento delle dotazioni organiche di ciascun corpo, la semplificazione dell'ordinamento, con la valorizzazione del percorso formativo e un potenziamento informatico per la riduzione dei tempi per la conclusione delle procedure di selezione e l'ampliamento delle opportunità di progressione in carriera. A ciò si aggiunge il necessario e atteso pagamento dei compensi per prestazioni di lavoro straordinario per l'operazione "Strade sicure", con uno stanziamento di 4,6 milioni di euro. Sempre legate alla sicurezza, sotto il profilo della mobilità, sono le previsioni relative al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, presso il quale l'istituzione di una struttura tecnica deputata espressamente alla definizione di criteri per assicurare la migliore e razionale utilizzazione delle risorse mediante un controllo di gestione e un potenziamento del controllo interno è pensata proprio per valorizzare al massimo le risorse economiche di un grande Ministero di spesa come questo, che troppo spesso si perdono in mille rivoli burocratici per l'assenza di un coordinamento più generale, con conseguenze per lo stato generale delle nostre infrastrutture, per le quali l'assenza di manutenzione è spesso conseguenza di una programmazione non coordinata e razionale. Per quanto riguarda l'ambiente, è sicuramente da apprezzare la decisione di riorganizzare l'attuale modello di governance , che si adegua alla maggior parte delle strutture ministeriali vigenti, introducendo anche una nuova direzione generale interamente dedicata ai cambiamenti climatici, che risponde, quindi, alle istanze formulate da tempo da una larga parte dell'opinione pubblica per l'implementazione di politiche non più differibili. Segnalo, infine, che anche la riorganizzazione del Ministero dell'istruzione risponde alla necessità di superare uno stato di paralisi che si era determinato a causa del precedente Governo, anche a seguito di rilievi formulati dagli organi di controllo che hanno dimostrato come la precedente gestione sia stata alquanto sconsiderata nelle nomine, evidenziando profili di illegittimità delle procedure che hanno determinato una situazione di concreto rischio di paralisi amministrativa, con strutture organizzative di un'amministrazione così fondamentale, i cui dirigenti stanno ancora aspettando da mesi in condizioni di incertezza. Per tutte queste ragioni, con i colleghi del Gruppo Italia Viva-PSI, voteremo a favore di questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e del senatore Collina) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, intervengo in dichiarazione di voto su questo decreto-legge che riguarda - nel titolo - il riordino dei Ministeri. Si tratta di un argomento che sicuramente non suscita emozioni in chi non ha una cultura dello Stato, ma che riguarda in maniera specifica la struttura del Governo, appunto, e quindi la struttura dello Stato, con aspetti che andavano sufficientemente ponderati. In altre occasioni si è applicata la decretazione d'urgenza quando, all'inizio di una legislatura, coloro che realizzavano - sulla base di un risultato elettorale - una maggioranza, quindi un Governo, decidevano l'accorpamento o lo scorporo di qualche Ministero, tanto più da quando, nel 2001, è entrata in vigore la legge Bassanini che noi, avendo una cultura dello Stato, abbiamo applicato - ancorché non deciso - nella nostra legislatura del 2001. Allora, la riforma dei Ministeri prevedeva, per esempio, l'accorpamento del Ministero del commercio internazionale nel Ministero dello sviluppo economico. Ebbene, lo dico per esperienza diretta perché mi ritrovai in quel Ministero: quel Governo Berlusconi decise di realizzare puntualmente la riforma Bassanini accorpando il Ministero del commercio internazionale nel Ministero dello sviluppo economico. Tuttavia, all'inizio di una legislatura si può anche comprendere - avendo un prospettiva di cinque anni - che si svolgano accorpamenti o scorpori di così importante rilevanza che, come sanno tutti coloro che hanno avuto a che fare con l'amministrazione dello Stato, hanno bisogno di tempo per potersi dispiegare. Così è accaduto con noi per il Ministero del commercio internazionale nel 2001-2006: cinque anni per applicare quell'accorpamento, e io so bene cos'ha significato perché ne ero testimone come Vice Ministro delegato al commercio con l'estero. Anche successivamente, nel 2006, il Governo Prodi, sulla base di un risultato elettorale e di una maggioranza espressa comunque dagli elettori, decise il percorso inverso, rinnegando la legge Bassanini che la sinistra aveva voluto e scorporando il Ministero del commercio internazionale per conferirlo al ministro Bonino, che ebbe due Dicasteri, non accorpati: il Ministero delle politiche europee e il Ministero del commercio internazionale. Prodi pensava allora di avere davanti cinque anni; poi, in questo Senato della Repubblica, il suo Governo cadde dopo due anni e tornammo noi al Governo. Tornando al Governo riaccorpammo il Ministero, come era stabilito dalla legge Bassanini. Ho ascoltato ieri un accalorato intervento della senatrice Lezzi, che ora non è presente. Ricordo a lei, a me stesso e a chi ci vuole ascoltare, che io mi dimisi dal Governo, così come accadde prima di me a personaggi più illustri, che oggi giustamente stanno nell'alto Colle. Quando non si condividono delle scelte, si lascia il Governo. Lo ha fatto anche l'allora ministro Mattarella, insieme ad altri quattro Ministri della sinistra DC, lasciando il Governo perché non ne condividevano le scelte. Nell'attuale legislatura assisto a colleghi che fanno interventi di alta morale pubblica perché non condividono una scelta sull'Ilva, che quando erano al Governo invece avevano condiviso.