[pronunce]

In proposito, è sufficiente rilevare che, con la sentenza n. 194 del 2017, questa Corte ha rigettato un'analoga eccezione di inammissibilità - sollevata, anche in quel caso, dall'INPS - reputando che «[l]a possibilità che il legislatore disciplini variamente la tutela contro la disoccupazione, al fine di adeguarla alla natura delle diverse attività lavorative (sentenza n. 160 del 1974), non esclude che le differenze di trattamento tra le varie categorie di lavoratori debbano essere "razionalmente giustificabili", in quanto fondate su "valide e sostanziali ragioni" [...] (sentenza n. 160 del 1974)», con la conseguente «necessità di verificare nel merito le scelte operate dal legislatore con riguardo al peculiare trattamento di disoccupazione previsto per i lavoratori (a tempo indeterminato) del settore agricolo» (punto 2.3. del Considerato in diritto). 4.4.- Sempre secondo l'INPS, infine, le questioni sollevate in via subordinata sarebbero inammissibili anche perché il giudice a quo non avrebbe «compiutamente ricostruito il quadro normativo applicabile», non avendo considerato che «il parametro delle 270 giornate non è più in vigore a seguito del disposto dell'art. 1, comma 2, del D.L. 108/1991, convertito in legge n. 169/1991», con la conseguenza che, per tutti gli operai agricoli, sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato, «la modalità di calcolo della durata e della misura dell'indennità ordinaria di disoccupazione agricola [...] è parametrata sulle 365 giornate dell'anno solare». Neppure tale eccezione può essere accolta. Il rimettente, dopo aver correttamente e sufficientemente preso in considerazione il contesto normativo, ha ritenuto in modo non implausibile che la norma censurata sia ancora in vigore e che il parametro annuo di riferimento delle 270 giornate si applichi al caso in questione. 5.- Nel passare allo scrutinio nel merito, si deve premettere che le questioni sollevate in via principale e in via subordinata devono essere esaminate, almeno in parte, congiuntamente. Per tutte, la lamentata violazione degli artt. 3 e 38 Cost. discende essenzialmente dall'assunto, a esse comune, che il meccanismo di computo della durata dell'indennità di disoccupazione agricola previsto dal censurato art. 32, primo comma, lettera a), comporta la «mancanza di una qualsiasi tutela contro lo stato di disoccupazione involontaria» degli operai agricoli a tempo indeterminato licenziati dopo avere lavorato per 270 o più giornate. Ciò premesso, tutte le questioni non sono fondate per le ragioni di seguito esposte. 5.1.- Come si è visto, in base all'art. 32, primo comma, lettera a), della legge n. 264 del 1949, la durata della corresponsione dell'indennità di disoccupazione è pari alla differenza tra il «numero di 270» e il «numero delle giornate di effettiva occupazione prestate nell'anno» (sino a un massimo di 180 giornate). In tale modo, il lavoratore agricolo a tempo indeterminato, in base al consuntivo delle giornate di disoccupazione dell'anno trascorso, percepisce, l'anno successivo, l'indennità di disoccupazione per le giornate "non lavorate" in quello precedente. In ragione di una tale modalità di determinazione delle giornate indennizzabili questa Corte ha affermato che «il regime peculiare del trattamento di disoccupazione per i lavoratori agricoli prevede l'erogazione dell'indennità nell'anno successivo a quello in cui si è verificato l'evento della cessazione del rapporto di lavoro (sentenza n. 53 del 2017)» (sentenza n. 194 del 2017, punto 3. del Considerato in diritto). Come sottolineato da questa Corte (sentenza n. 53 del 2017), le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno statuito che, per i lavoratori agricoli, l'indennità di disoccupazione ordinaria «si qualifica sostanzialmente come una forma di integrazione salariale concessa ex post» (sentenza n. 6491 del 1996). La complessa e minuziosa ricostruzione dei dati normativi operata dal rimettente e la valutazione critica che lo stesso offre di una disciplina risalente e stratificata non esclude una diversa interpretazione delle disposizioni vigenti, tale da fornire una tutela ai lavoratori che, «licenziati verso la fine dell'anno [...], dopo aver lavorato per 270 giornate», restino privi di «qualsiasi tutela contro lo stato di disoccupazione involontaria». Si può ritenere, infatti, che tali lavoratori ben possano vantare il diritto a ottenere l'indennità di disoccupazione agricola per l'anno successivo - nel caso del giudizio a quo, per il 2009 - nel corso del quale siano stati, anche per l'intera durata, disoccupati. Con la sentenza n. 194 del 2017 questa Corte ha chiarito che il requisito contributivo dell'avere «conseguito nell'anno per il quale è richiesta l'indennità e nell'anno precedente un accredito complessivo di almeno 102 contributi giornalieri» deve essere inteso nel senso che tali contributi «possono essere accreditati al lavoratore anche in uno solo dei due anni "per il quale è richiesta l'indennità e nell'anno precedente"» (punto 3. del Considerato in diritto). Tale interpretazione dell'art. 32, primo comma, lettera a), della legge n. 264 del 1949, «conforme» agli artt. 3, primo comma, e 38, secondo comma, Cost., comporta dunque l'indennizzabilità - almeno sotto il profilo dell'esistenza del requisito contributivo - dell'anno successivo a quello in cui si è svolta l'attività lavorativa, anche quando esso sia privo, totalmente, di giornate "lavorate". All'accertamento del requisito contributivo non può non far seguito l'effettiva erogazione della prestazione che allo stesso corrisponde, argomento quest'ultimo posto al cuore delle questioni sollevate dal rimettente. Pertanto, anche quanto alla durata dell'erogazione dell'indennità di disoccupazione agricola prevista dall'art. 32, primo comma, lettera a), della legge n. 264 del 1949, si deve intendere che il lavoratore licenziato alla fine dell'anno ottenga detta indennità, pur dopo aver raggiunto o superato le 270 giornate lavorate ed essere rimasto involontariamente privo di occupazione nell'anno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro. Rammentato che, per gli operai agricoli a tempo indeterminato, la compilazione degli elenchi nominativi è cessata dal 1° gennaio 1994, la previsione secondo cui la durata della corresponsione dell'indennità di disoccupazione agricola è pari, per gli stessi, alla «differenza tra il numero di 270 ed il numero delle giornate di effettiva occupazione prestate nell'anno» non è di alcun ostacolo al riconoscimento della stessa indennità per l'anno successivo a quello in cui si è svolta l'attività lavorativa fino al 31 dicembre (o, comunque, «oltre le 270 giornate»), che sia (eventualmente) privo di giornate "lavorate" (nel caso del giudizio a quo, per il 2009). È appena il caso di precisare che, per le ricordate modalità di funzionamento della tutela contro la disoccupazione nel settore agricolo, anche in questo caso l'erogazione dell'indennità avrà luogo nell'anno successivo a quello per cui essa è richiesta (nel caso del giudizio a quo, nel 2010).