[pronunce]

Infine, l'art. 27 della legge regionale in esame contrasterebbe, secondo il ricorrente, anche con l'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost. Infatti, in particolare il comma 18, nel dettare la disciplina relativa alle sanzioni conseguenti alla inosservanza delle prescrizioni previste dalla stessa legge regionale (o contenute nei provvedimenti amministrativi dalla medesima contemplati) in ordine alla limitazione della circolazione ed all'utilizzo dei veicoli, individua «nel responsabile dell'organo di polizia dipendente dallo Stato», il quale abbia effettuato l'accertamento delle infrazioni suddette, «il soggetto competente a ricevere il rapporto, ad emettere l'ordinanza-ingiunzione e a decidere sull'eventuale ricorso», secondo la disciplina prevista dagli artt. 17 e 18 della legge n. 689 del 1981. In tal modo, però, si impongono obblighi a carico di organi dello Stato, in violazione della sua potestà esclusiva in materia di «ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali» (è richiamata, sul punto, la sentenza della Corte costituzionale n. 134 del 2004). 2. — Si è costituita in giudizio la Regione Lombardia, eccependo – con «riserva di successive allegazioni e argomentazioni» – l'inammissibilità del ricorso e, comunque, l'infondatezza delle questioni promosse. 3.— Con successiva memoria, depositata in cancelleria il 4 settembre 2007, la Regione Lombardia ha esposto ulteriori ragioni a sostegno delle richieste in precedenza formulate. 3.1.— In primo luogo, la difesa della Regione – dopo aver illustrato «il contesto, non solo normativo, in cui la legge regionale di cui è causa è stata approvata», evidenziando come essa persegua «lo scopo di determinare una riduzione delle emissioni inquinanti nell'aria-ambiente» – ha eccepito «l'inammissibilità del ricorso del Governo», sotto quattro profili. Deduce, in primo luogo, la «contraddittorietà delle prospettazioni in esso contenute», atteso che l'iniziativa assunta dal Presidente del Consiglio dei ministri tende a censurare alcune delle norme impugnate (in particolare gli artt. 13, commi 1, 2 e 3, e 22 della legge), deducendone il contrasto sia con l'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. (giacché tali disposizioni «recherebbero la disciplina di una materia ricompresa nella definizione “ordine pubblico e sicurezza”, riservata al legislatore statale»), sia con l'art. 117, terzo comma, Cost. (giacché esse «emanate “anche” a tutela della salute», si atteggerebbero, però, a principi fondamentali di tale materia). Orbene, dal momento che le due censure – rileva la resistente – «non sono presentate in alternativa tra loro, ovvero in rapporto di subordinazione», essendo piuttosto «compresenti nella prospettazione dell'Avvocatura dello Stato», ciò inficerebbe di inammissibilità l'intero ricorso, giacché questo, da un lato, afferma che la legge regionale «non avrebbe alcun potere d'intervento, poiché giuridicamente incompetente», dall'altro, «riconosce implicitamente» che la Regione sarebbe potuta intervenire, «anche se solo con norme di dettaglio». Del resto, una recente decisione della Corte costituzionale (sentenza n. 391 del 2006) avrebbe giudicato inammissibile un ricorso statale nel quale ad una censura che «riguarda l'an dell'esercizio della potestà legislativa statale» ne era stata affiancata un'altra avente ad oggetto pure «il quomodo di tale esercizio». La Regione Lombardia eccepisce l'inammissibilità del ricorso anche sotto un secondo profilo. Viene contestata l'affermazione del ricorrente secondo cui i censurati artt. 13 e 22 della legge regionale impugnata – delineando un sistema di limitazione del traffico veicolare che contravviene a quello previsto nel codice della strada – violerebbero l'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., andando «ad incidere sulle attribuzioni statali in tema di sicurezza e circolazione stradale», materia che si reputa «ricompresa nell'ordine pubblico e sicurezza». Orbene, venendo in rilievo – nel caso in esame – la materia della tutela della salute, il parametro costituzionale evocato nel ricorso sarebbe, secondo la Regione resistente, «inconferente rispetto al contenuto delle norme impugnate», donde l'inammissibilità della censura (sono citate le sentenze della Corte costituzionale nn. 398, 365 e 246 del 2006, e la sentenza n. 285 del 2005). Un terzo profilo di inammissibilità del ricorso è dedotto dalla resistente in relazione alla censura formulata in riferimento dell'art. 117, terzo comma, Cost. Nell'evocare tale diverso parametro, sul presupposto che la materia interessata dall'intervento legislativo in esame sia quella della tutela della salute, il Presidente del Consiglio dei ministri non avrebbe esplicitato le ragioni della doglianza, non essendo chiaro «se il ricorrente si limiti a censurare in maniera astratta il fatto che la Regione abbia approvato norme che possono essere identificate come “principi fondamentali” della materia, oppure se la normativa regionale si ponga concretamente in contrasto con uno o più principi fondamentali della normativa statale». In entrambi i casi, tuttavia, la censura in esame – in quanto «meramente assertiva» – si paleserebbe inammissibile. Infine, un quarto profilo di inammissibilità sarebbe ipotizzabile in ordine alla sola censura che investe gli artt. 22 e 27 della legge regionale n. 24 del 2006, atteso che nella prospettazione del ricorrente tali norme parteciperebbero dei vizi di cui al precedente art. 13, commi 1, 2 e 3. Non essendo stata, dunque, formulata alcuna specifica censura in relazione a tali norme, ed essendo «il contenuto di queste ultime disomogeneo rispetto a quello dell'art. 13» (donde l'impossibilità di estendere le argomentazioni sulle quali si fonda la doglianza che investe tale disposizione), si dovrebbe concludere per l'inammissibilità anche di tale censura (è citata la sentenza della Corte costituzionale n. 64 del 2007). 3.2. — Nel merito, tuttavia, la Regione deduce che le promosse questioni di legittimità costituzionale non sarebbero fondate. 3.2.1. — Prima di illustrare le ragioni che deporrebbero per il rigetto del ricorso, la resistente pone in evidenza come la normativa regionale in contestazione «sia stata adottata nel pieno rispetto e, anzi, nella necessaria attuazione» di «scelte compiute dall'Unione europea» per contrastare «le rilevanti conseguenze negative che il fenomeno dell'inquinamento atmosferico ha sulla salute dei cittadini».