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Vi chiediamo soprattutto, visto che non ho più tempo e sto per finire il mio intervento, di riprendere il lavoro da dove noi lo abbiamo lasciato, in particolare combattendo i crimini di riduzione in schiavitù e di tratta degli esseri umani. Noi, infatti, abbiamo diminuito le partenze dell'80 per cento da Paesi subsahariani. Ripartite allora dai nostri hotspot della Libia e del Niger, dove abbiamo creato dei corridoi umanitari, dove siamo riusciti a rimpatriare 25.000 migranti con il rimpatrio assistito e volontario. Voi non avete fermato gli arrivi e gli sbarchi. Noi abbiamo fermato, colpendo con l'economia, i criminali e i trafficanti di esseri umani. Concludo chiedendo maggior cooperazione per lo sviluppo del Fondo per l'Africa. Questo è l'obiettivo che dobbiamo portare in Europa. Chiudo dicendo che il suo Governo deve fare una scelta definitiva: se stare accanto ai Paesi di Visegrád, con l'Ungheria di Orban, oppure stare con i Paesi che vogliono un'Europa più forte e una difesa comune. In questo momento, dopo la Brexit, forze della disgregazione sono al lavoro per minare l'edificio europeo. A noi ci troverete sempre sul fronte opposto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonfrisco. Ne ha facoltà. BONFRISCO (L-SP) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori del Governo, vi attende un altro importante appuntamento dove lei, presidente Conte, è chiamato a consolidare la nostra posizione sui temi che prima ha già ampiamente citato e anche sul nostro ruolo di fondatori dell'Europa; fondatori, ma non più disposti a diventarne vittime. L'Europa è, infatti, bloccata da tempo, come afflitta da una paralisi politica identitaria, presidente Bonino, perché vinse l'idea della Francia, ancora una volta, anche quella volta: l'Europa delle Nazioni e non delle politiche. Le Nazioni europee tendono a non distruggere quanto costruito, aggiustando sul piano politico i difetti tecnici del modello, senza mai però riuscire a ripararli, soprattutto sul modello monetario, croce e delizia di questa Europa. La convergenza - l'unica cosa possibile - si realizza nel non distruggere, ma non si realizza nel costruire. Questa è la realtà politica. Presidente Bonino, è la sola Europa possibile, nient'altro, in bilico tra l'essere meno di un'unione e poco più di un'alleanza, per dirla con il professor Pelanda. Ce lo dimostrano i paradossi che abbiamo ascoltato anche negli interventi che mi hanno preceduto: in Italia impegnati a combattere l'elusione e l'evasione fiscale - come lei ha ricordato, presidente - inondando i nostri cittadini di cartelle di Equitalia, pazze o non pazze, e in Europa a consentire il vile dumping fiscale di Lussemburgo e Olanda in nome dell'unione fiscale. In Italia a svendere le banche nel territorio, previa azione mirata delle tante vigilanze che il presidente Marino prima ha ricordato; in Europa ad accettare che le banche del territorio tedesche non fossero sottoposte ad alcuna vigilanza della BCE (applausi dai Gruppi L-SP e M5S) e che le sofferenze delle nostre banche, minori e di qualità certamente diversa perché legata all'economia reale del territorio, dovessero sparire magicamente in dodici mesi, giusto per svenderle meglio a qualcuno di particolarmente interessato. Altro che unione bancaria, vi ha ricordato prima il collega Bagnai. Lei ha già detto benissimo, presidente Conte, che è forte la nostra contrarietà a un Fondo monetario europeo, che somigli magari ad altri Fondi monetari che hanno accompagnato le sventure di tanti Paesi nel mondo, che esautori gli Stati membri del perseguimento di politiche economiche efficaci. Per l'Italia forse si riapre la possibilità di recuperare, grazie anche a questo, un ruolo paritario nella governance europea e di spingere l'Europa - quella vera - verso una rinnovata alleanza con i suoi cittadini e, per esempio, con gli Stati Uniti d'America nel nuovo quadro geopolitico che - i tempi ci hanno dimostrato - cambia. È forse per questo che si ripetono le provocazioni francesi contro il nostro Governo, perché, colleghi, sappiamo bene quali siano le questioni legate agli interessi dei francesi: è un problema tutto economico anche quello. Anche quello è un problema legato agli interessi delle Nazioni, e noi non possiamo più consentire che le provocazioni e gli insulti al Governo italiano facciano dimenticare quegli interessi contrastanti della Francia contro l'Italia sulla questione migratoria scatenata dalle rinnovate mire economiche ed espansionistiche sull'Africa, a cominciare dai fatti accaduti in Libia, o la campagna francese sulle aziende italiane, presidente Conte. Mi riferisco a quelle acquisizioni "magiche" avvenute nel nostro Paese negli ultimi dieci anni: 52 miliardi di euro di valore italiano, di aziende tutte italiane trasferite magicamente in Francia. Al contrario, solo 2,5 miliardi di euro di acquisizioni da parte delle aziende italiane verso le aziende francesi: 52 miliardi contro 2,5 miliardi, che somigliano tanto a quei 640 immigrati contro i 650.000 che questo Paese ha dovuto accogliere nel nome della solidarietà che tutti invochiamo, ma che non può essere pagata solo dai cittadini più deboli italiani. (Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FI-BP) . Presidente, auguro a lei e all'intero Governo buon lavoro, andate in quel Consiglio portando la voce di tutti gli italiani che vogliono essere europei, ma che non vogliono morire d'Europa. (Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FI-BP) . Signor Presidente, presidente Conte, il Consiglio europeo dei prossimi giorni è sicuramente un summit decisivo per il futuro dell'Unione, ma è anche il primo, vero, banco di prova del Governo e delle sue capacità diplomatiche. In questo delicato contesto non si parlerà solo delle politiche di gestione dell'immigrazione, ma anche di come riformare la governance economica dell'eurozona, delineandone le nuove regole di funzionamento per i prossimi decenni. Per quanto riguarda l'emergenza immigrazione, Forza Italia da anni sostiene la necessità di individuare con gli Stati membri dell'Unione soluzioni comuni per fronteggiare il problema. Fino ad ora, le misure adottate si sono rivelate insufficienti ed è evidente, quindi, la necessità di cambiare rotta. Certo, comprendiamo che non esistono soluzioni semplici al problema complesso dell'immigrazione, ma riteniamo che l'Europa tutta, e non solo una sua parte, debba farsene carico; non certo sigillando i propri confini o alzando muri e barriere - rinnegando così la sua stessa essenza - ma lavorando con la consapevolezza che è giunto il momento di iniziare a parlare con una sola voce e di essere un'entità unica, anche se plurale. (Applausi della senatrice Lonardo). Le nostre capacità di accoglienza non sono illimitate; riteniamo di poter accogliere solo chi possiamo integrare, perché crediamo sia giusto offrire una vita dignitosa, e non un calvario fatto di umiliazioni e sfruttamento, a chi viene nel nostro Paese.