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Neanche una consultazione su Rousseau sarebbe in grado di restituire una legge elettorale. Informarsi, costruirsi un'opinione, votare secondo il mantra della democrazia diretta non è possibile. È forse un lapsus quello del relatore, quando in replica dice: «Ce ne occuperemo più avanti in altra sede»; non dice «in un altro momento», ma «in un'altra sede», quindi non in Parlamento. Questa deriva di deresponsabilizzazione della politica, che ho avuto modo di stigmatizzare anche in Aula in occasione del dibattito sulla riduzione del numero dei parlamentari e che ha come massimo esempio il referendum sulla Brexit, avviene sotto gli occhi stralunati della Lega. Si sente il senatore Calderoli affrontare e sostenere questa legge. Senatore Calderoli, mi rivolgo alla Presidenza per sottoporle questa riflessione: lei che è stato tanto lucido ed onesto intellettualmente da coniare un epitaffio famoso relativo alla sua legge elettorale, che detiene anche il primato di essere stata smontata, per la prima volta, dalla Corte costituzionale, oggi assiste immobile a questo scempio. Sono convinto che lei abbia oggi gli stessi sentimenti che di fronte alla visione della corazzata Potemkin aveva il personaggio di Paolo Villaggio. Ma io mi aspetto un suo nuovo epitaffio, di fronte a collegi uninominali sterminati, pluricandidature sproporzionate, soglie implicite antidemocratiche, squilibri evidenti tra Regioni non equipollenti anche in relazione a princìpi costituzionali come la tutela delle minoranze linguistiche. Direi che per oggi può bastare così. Noi del Gruppo Partito Democratico siamo contrari a questo disegno di legge, che per noi è sbagliato e inadeguato, tanto più se visto insieme alla riduzione del numero dei parlamentari: un disegno complessivo antiparlamentare, con un'antipolitica celata dietro il velo della democrazia diretta del pensiero di Casaleggio. Di fronte a questa situazione si perde anche - io dico: si vanifica - il senso di qualsiasi ruolo dell'opposizione volto a migliorare i provvedimenti. In questa situazione, sentire il Governo che si rimette all'Assemblea, veramente, fa sorridere. Il voto del Gruppo Partito Democratico sarà contrario. (Applausi dal Gruppo PD) . AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il testo che ci apprestiamo a votare e che vedrà ovviamente il sostegno del nostro Gruppo ha come scopo quello di correggere il Rosatellum, legge elettorale scritta in fretta e male. La modifica parziale che approviamo oggi non significa certo che condividiamo tutto il resto dell'impianto: lo preciso affinché resti agli atti. Interveniamo infatti solo su quell'anomalia dell'attuale legge che vede indicati con numeri interi le quantità di seggi che debbono essere assegnati con il metodo dei collegi uninominali e plurinominali. Si procede ora a sostituire questi parametri con dei rapporti frazionari (tre ottavi) sulla falsariga di quanto, allora in percentuale 75-25 per cento, prevedeva il Mattarellum. Questa è però solo una delle tante pecche del Rosatellum, ci basti pensare ad esempio - credo concorderanno con me i colleghi membri della Giunta per elezioni - al gran numero di voti nulli registrati a causa di elettori caduti in errore per maldestre regole sull'espressione di voto. Il provvedimento alla nostra attenzione permetterà di rendere sempre utilizzabile la legge elettorale a prescindere da quale sia il numero dei parlamentari da eleggere e ciò riconduce ad una maggior tutela del lavoro e dei poteri di questo Parlamento e, in via non secondaria, delle prerogative del Presidente della Repubblica. Da un lato, infatti, stante la volontà politica condivisa da gran parte degli schieramenti di questa Assemblea e già esplicitata con il voto, nel primo passaggio in Aula della legge costituzionale di alcuni giorni fa, il Parlamento è libero di procedere al taglio del numero dei parlamentari senza la spada di Damocle del ritrovarsi con una legge elettorale inapplicabile. Dall'altro lato, il Capo dello Stato vede salva e garantita la sua facoltà di scioglimento delle Camere in ogni momento, perché sarà appunto sempre in vigore una legge elettorale funzionante. Va dato atto e merito agli estensori del testo, al relatore e agli Uffici che hanno provveduto ad effettuare tutte le simulazioni statistiche, che è stato fatto un ottimo lavoro perché, a Costituzione invariata, i nuovi algoritmi riconducono ad una distribuzione identica dei collegi elettorali rispetto al testo originale. Qualora invece sopravvenisse, come auspichiamo, la riduzione a 400 deputati e a 200 senatori, il nuovo testo garantirebbe l'esatta proporzione in ogni circoscrizione elettorale. Per rispondere alle timide critiche riferite al provvedimento, in primis quella di inadeguatezza in termini di rappresentanza e di rappresentatività della legge elettorale al momento di eleggere un Parlamento a ranghi ridotti, vogliamo rassicurare che non escludiamo aprioristicamente l'emanazione di una nuova legge elettorale. Anzi, come è ben noto, la Lega non è stata un'appassionata sostenitrice del Rosatellum. Siamo sin d'ora disponibili a valutare un'alternativa, ma ciò potrà avvenire solo a tempo debito ossia a riforma costituzionale approvata. Quella che approviamo ora non è la nostra legge elettorale, ma solo un utile adeguamento di quella in vigore. Con riferimento alla dimensione dei collegi uninominali del Senato in caso di riduzione a 200 senatori, mi preme segnalare che la stragrande maggioranza di essi si assesterà su una cifra di 800.000 elettori, che nulla è se non l'esatta proporzione cui facevo riferimento prima rispetto agli attuali collegi da circa 500.000 abitanti. La casistica di collegi con più di un milione di abitanti sarà la rara eccezione e non la regola, come qualcuno vuol far credere; mi sorprende che quel qualcuno sia la stessa parte politica che, con la riforma costituzionale Renzi-Boschi, sonoramente bocciata dagli italiani, aveva proposto che i consigli regionali indicassero: un solo senatore per 1,2 milioni di abitanti del Friuli, un solo senatore per 1,3 milioni di abitanti dell'Abruzzo, un solo senatore per 1,5 milioni di abitanti delle Marche, un solo senatore per 1,5 milioni di abitanti della Liguria. Ma siamo certi che la dimensione del collegio uninominale incida sul livello di rappresentatività di un eletto? Sono stati presi come metro di confronto alcuni Paesi europei, ma da nessuno ho ascoltato un paragone con quella che è la più grande democrazia del mondo, gli Stati Uniti d'America, dove troviamo il Senato più noto al mondo. Negli USA è in vigore da più di cento anni un sistema elettorale i cui collegi uninominali spaziano dal mezzo milione ai 40 milioni di abitanti, senza che questo abbia mai dato adito a problemi. Possiamo forse dire che i cittadini dello Stato di New York non riconoscessero Hillary Clinton come loro senatrice? O quelli del Massachusetts, Ted Kennedy quale loro rappresentante? McCain per l'Arizona? Rubio per la Florida o Cruz per il Texas?