[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 67, commi 9 e 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, promosso dalla Regione Toscana con ricorso notificato il 20 ottobre 2008, depositato in cancelleria il 24 ottobre 2008 ed iscritto al n. 74 del registro ricorsi 2008. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 26 gennaio 2010 il Giudice relatore Sabino Cassese; udito l'avvocato dello Stato Maria Gabriella Mangia per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso in via principale ritualmente notificato e depositato (reg. ric. n. 74 del 2008) , la Regione Toscana ha proposto questione di legittimità costituzionale di numerose disposizioni del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e, tra queste, in particolare dell'articolo 67, commi 9 e 10, per contrasto con gli artt. 117 e 119 della Costituzione. 1.1. - L'art. 67 del decreto-legge n. 112 del 2008 ha introdotto, con finalità di riduzione della spesa pubblica e di coordinamento finanziario, disposizioni miranti, da un lato, a contenere le risorse destinate alla contrattazione integrativa e, dall'altro, a verificare la rispondenza dei contratti integrativi ai contratti collettivi. In tale contesto, il comma 8 del suddetto articolo, non impugnato dal ricorrente, ha previsto che, in attuazione dei principi di responsabilizzazione e di efficienza, le amministrazioni pubbliche «hanno l'obbligo di trasmettere alla Corte dei conti, tramite il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, entro il 31 maggio di ogni anno, specifiche informazioni sulla contrattazione integrativa, certificate dagli organi di controllo interno». Il successivo comma 9 del medesimo articolo ha stabilito che il Ministero dell'economia - Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, d'intesa con la Corte dei conti e la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica, integra le informazioni annualmente richieste con il modello di rilevazione previsto dall'art. 40-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), «predisponendo un'apposita scheda con le ulteriori informazioni di interesse della Corte dei conti volte tra l'altro ad accertare, oltre il rispetto dei vincoli finanziari previsti dalla vigente normativa in ordine alla consistenza delle risorse assegnate ai fondi per la contrattazione integrativa ed all'evoluzione della consistenza dei fondi e della spesa derivante dai contratti integrativi applicati, anche la concreta definizione ed applicazione di criteri improntati alla premialità, al riconoscimento del merito ed alla valorizzazione dell'impegno e della qualità della prestazione individuale, con riguardo ai diversi istituti finanziati dalla contrattazione integrativa, nonché a parametri di selettività, con particolare riferimento alle progressioni economiche». L'art. 67, comma 10, del d.l. n. 112 del 2008, infine, ha previsto che «la Corte dei conti utilizza tali informazioni, unitamente a quelle trasmesse ai sensi del Titolo V del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai fini del referto sul costo del lavoro e propone, in caso di esorbitanza delle spese dai limiti imposti dai vincoli di finanza pubblica e dagli indirizzi generali assunti in sede di contrattazione collettiva nazionale, interventi correttivi a livello di comparto o di singolo ente. Fatte salve le ipotesi di responsabilità previste dalla normativa vigente, in caso di accertato superamento di tali vincoli le corrispondenti clausole contrattuali sono immediatamente sospese ed è fatto obbligo di recupero nell'ambito della sessione negoziale successiva». 1.2. - Ad avviso della Regione Toscana, le disposizioni impugnate violerebbero la competenza legislativa e l'autonomia finanziaria regionale per due ragioni. Da un lato, l'art. 67, comma 9, andrebbe oltre il controllo del rispetto dei vincoli di spesa, attribuendo alla Corte dei conti, attraverso la verifica della rispondenza a «criteri improntati alla premialità, al riconoscimento del merito ed alla valorizzazione dell'impegno e della qualità della prestazione individuale», un controllo di merito non previsto nella Costituzione, volto a sindacare scelte dell'amministrazione regionale sull'adeguatezza delle misure definite con la contrattazione integrativa. Dall'altro lato, verrebbe introdotto un controllo non avente mera finalità collaborativa, dal momento che l'art. 67, comma 10, del decreto-legge n. 112 del 2008 avrebbe stabilito la possibilità di proporre ai singoli enti interventi correttivi e meccanismi sanzionatori nel caso di mancato rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli indirizzi generali assunti in sede di contrattazione collettiva nazionale. 2. - Si è costituita in giudizio, per il Presidente del Consiglio dei ministri, l'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di inammissibilità o di infondatezza del ricorso. 2.1. - Circa l'eccezione di inammissibilità, l'Avvocatura generale dello Stato sostiene che le censure proposte sarebbero generiche e non argomentate, non essendo indicati i parametri costituzionali violati e non essendo adeguatamente giustificato il contrasto delle disposizioni impugnate con precedenti pronunce della Corte costituzionale. 2.2. - Nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato argomenta, da un lato, che non potrebbero ritenersi in contrasto con il regime della competenza concorrente né l'obbligo di comunicazione di dati per consentire il funzionamento di controlli di coordinamento finanziario, né le norme che rimettono allo Stato il potere di determinare standard tecnici per la rappresentazione e trasmissione dei dati stessi; dall'altro, che l'art. 67, comma 10, non avrebbe contenuti sanzionatori, limitandosi la Corte dei conti ad elaborare proposte di interventi correttivi esclusivamente in caso di esorbitanza rispetto ai limiti di finanza pubblica ed agli indirizzi generali determinati in sede di contrattazione collettiva nazionale. 3. - Con memoria depositata il 4 novembre 2009, l'Avvocatura generale dello Stato, nel ribadire le considerazioni formulate nell'atto di costituzione in giudizio, ha rilevato ulteriormente, nel merito, che le disposizioni impugnate non violerebbero la competenza legislativa concorrente della Regione, poiché riguarderebbero l'armonizzazione dei bilanci pubblici e il coordinamento della finanza pubblica;