[pronunce]

Ciò precisato, rileva che la mancata diretta comunicazione ai creditori impone a costoro oneri abnormi, tenuto conto della indeterminata durata delle procedure, della inesigibilità del grado di diligenza richiesto per soddisfare l'onere in questione, peraltro, non imposto da alcuna ragione; che, d'altra parte, altre disposizioni della stessa legge fallimentare prevedono che i soggetti interessati ad opposizioni o ad impugnazioni di atti della procedura debbono avere diretta comunicazione di fatti od atti potenzialmente lesivi. La disposizione impugnata, oltre che irragionevole, sarebbe lesiva sia del diritto alla difesa sia di quello al giusto processo, nonché del principio di buona amministrazione, sotto il profilo del «giusto procedimento», di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), avendo la liquidazione coatta amministrativa carattere non giurisdizionale; infine, essa violerebbe il principio di uguaglianza, essendo ingiustificato il diverso trattamento fatto a chi intenda proporre opposizione od impugnazione ex artt. 98 o 100 della legge fallimentare e a chi intenda proporre ricorso ex art. 213 della stessa legge. 1.4.- È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la infondatezza della questione. Ad avviso della difesa erariale, sebbene la tutela dei diritti imponga di far decorrere il termine per l'impugnazione di qualsiasi provvedimento giurisdizionale dalla data della notificazione o comunicazione nelle forme ordinarie, tuttavia il diritto di difesa può variamente atteggiarsi, in funzione delle peculiari caratteristiche dei diversi tipi di procedimento e delle esigenze di giustizia. In virtù di tale principio, la Corte costituzionale ha ritenuto legittimo l'eccezionale ricorso a strumenti, quali la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, idonei a creare una presunzione di conoscenza, anziché l'effettiva conoscibilità dell'atto, nei casi in cui sia impossibile o sommamente difficoltosa la notificazione nelle forme ordinarie. Ipotesi di tale genere sono previste sia nella disciplina delle procedure concorsuali (artt. 126 e 171 della legge fallimentare) sia nel codice di procedura civile (art. 150). Analogamente è previsto dalla disposizione impugnata, della quale, data la particolarità della fattispecie regolata e l'elevato livello di conoscibilità assicurato dalle forme di pubblicità ivi indicate, può escludersi l'irragionevolezza, nonché il contrasto con il diritto di difesa o con il principio del giusto processo. Infatti, l'onere imposto agli interessati e la presunzione di conoscenza derivante dal sistema di pubblicità adottato trovano giustificazione nel rilevante numero e nella dislocazione territoriale (anche internazionale) degli interessati; elementi, questi, che renderebbero sommamente difficile, se non impossibile, la comunicazione diretta degli atti ai creditori, tenuto anche conto delle esigenze di celerità e speditezza che caratterizzano le procedure concorsuali, compresa l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. 1.5.- La costituita parte privata ha depositato memoria illustrativa, nella quale ribadisce le sue conclusioni. Nel mettere in evidenza che la procedura di amministrazione straordinaria della SIMA Meccanica Oleodinamica s.p.a. è durata circa diciassette anni, osserva che è del tutto inesigibile l'onere di informazione che, ai fini della tempestività dell'impugnazione del piano di riparto, grava sui singoli creditori, ove essi non ricevano comunicazione diretta dell'avvenuto deposito. La Corte costituzionale ha affermato il diritto del cittadino di essere informato «di ciò che tocca i suoi diritti», di talché le disposizioni che, come quella denunciata, fanno decorrere un termine da un fatto ignoto all'interessato, vanificandone il diritto di difesa, sono in contrasto con i parametri costituzionali evocati dal giudice rimettente. Infatti, per un verso, l'onere di conoscenza imposto agli interessati dalla norma impugnata è di impossibile assolvimento e, per altro verso, la dispensa dell'organo gestorio della procedura concorsuale dalla diretta comunicazione dell'avvenuto deposito del piano di riparto (quanto meno) ai «creditori in prededuzione» (fra i quali era annoverabile il ricorrente) costituisce esonero da un incombente di modestissima entità, quanto a impegno e costo. La sproporzione fra le due situazioni – l'una di onere, l'altra di agevolazione – è indice della irrazionalità della norma, la quale viola, altresì, il principio di uguaglianza, quello di tutela delle posizioni soggettive in giudizio, quello di buon andamento della pubblica amministrazione, collocata senza ragione su di un piano di supremazia, nonché quello del giusto processo. Infine, la parte deducente, richiamata la sentenza della Corte costituzionale n. 117 del 1994, circa la distinzione e il coordinamento fra ordinamento italiano e ordinamento europeo, denuncia il contrasto della norma censurata con diverse disposizioni internazionali pattizie, poste a garanzia dei diritti fondamentali, fra i quali vi è quello di difesa, che per il suo effettivo esercizio esige che sia conosciuto ciò da cui ci si deve difendere. 1.6.- In prossimità dell'udienza l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato memoria, con la quale svolge ulteriori argomentazioni, concludendo per l'inammissibilità o l'infondatezza della questione. In punto di rilevanza, la difesa erariale osserva che l'art. 1 del decreto-legge n. 26 del 1979 è stato abrogato dall'art. 109 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (Nuova disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, a norma dell'art. 1 della legge 30 luglio 1998, n. 274), il cui art. 75, ora, stabilisce che il bilancio finale della procedura con il conto della gestione sono depositati dal commissario straordinario presso la cancelleria del tribunale, previa autorizzazione del Ministero vigilante; che un avviso dell'avvenuto deposito è, a cura del cancelliere, comunicato all'imprenditore insolvente e affisso; che gli interessati possono proporre le loro contestazioni con ricorso al tribunale nel termine di venti giorni, decorrente per l'imprenditore dalla comunicazione e per ogni altro interessato dall'affissione; infine, che si osservano le disposizioni dell'art. 213, secondo comma, secondo e terzo periodo, della legge fallimentare. Orbene, non essendo più in vigore la norma denunciata, che faceva decorrere il termine dalla pubblicazione dell'avviso nella Gazzetta Ufficiale, l'ordinanza di rimessione risulta carente di motivazione in ordine alla rilevanza della questione per quanto attiene all'applicabilità della norma impugnata nel giudizio a quo. Sotto altro profilo ancora, la deducente contesta la rilevanza della questione, per la considerazione che con le osservazioni ex art. 213 della legge fallimentare, per pacifica giurisprudenza, non possono essere fatte valere pretese attinenti alla esistenza, all'ammontare e al rango dei crediti, le quali debbono essere azionate con l'opposizione allo stato passivo.