[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito del decreto del Dirigente generale del Dipartimento regionale foreste della Regione Siciliana del 22 ottobre 2009, promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 30 dicembre 2009 - 5 gennaio 2010, depositato in cancelleria il 5 gennaio 2010 ed iscritto al n.1 del registro conflitti tra enti 2010. Visto l'atto di costituzione della Regione Siciliana; udito nell'udienza pubblica dell'8 febbraio 2011 il Giudice relatore Giuseppe Tesauro; udito l'avvocato dello Stato Carlo Sica per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 30 dicembre 2009 - 5 gennaio 2010, depositato il 5 gennaio 2010, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti della Regione Siciliana, «per la declaratoria della illegittimità costituzionale in parte qua del decreto del Dirigente generale del Dipartimento regionale foreste in data 22 ottobre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 51 del 6 novembre 2009», in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettere e) ed l), della Costituzione «e derivatamente» agli artt. 4, comma 3, e 45, comma 4, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163» (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE). 1.1. - Il ricorrente premette che, con il predetto decreto, è stata disposta l'«approvazione dell'albo dei collaudatori per l'affidamento degli incarichi di collaudo, il cui importo stimato sia inferiore ad euro 100.000,00, I.V.A. esclusa, degli interventi finanziati aventi natura di lavori pubblici, di cui all'art. 28, comma 5, della legge 11 febbraio 1994 n. 109 (Legge quadro in materia di lavori pubblici) nel testo coordinato con le leggi regionali, e dei professionisti per l'affidamento degli incarichi, il cui importo stimato sia inferiore a euro 100.000,00, I.V.A. esclusa, di cui all'art. 17, comma 11, della legge n. 109 del 1994, come modificato ed integrato dalla legge regionale 2 agosto 2002, n. 7 (Norme in materia di opere pubbliche. Disciplina degli appalti pubblici, di fornitura, di servizi e nei settori esclusi) e successive modificazioni ed integrazioni». L'articolo 2 del medesimo decreto stabilisce, in particolare, che «l'inserimento nell'albo è condizione necessaria per l'affidamento degli incarichi che sarà effettuato mediante selezione comparativa tra i soggetti iscritti secondo le procedure di cui all'art. 11, comma 2, e all'art. 57, comma 6, del d.lgs. n. 163 del 2006». Ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, la disposizione contenuta nel citato articolo 2 violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettere e) e l), Cost. che stabilisce la competenza legislativa esclusiva dello Stato nelle materie dell'ordinamento civile e della tutela della concorrenza, e, derivatamente, gli artt. 4, comma 3, e 45, comma 4, del d.lgs. n. 163 del 2006. L'art. 4, comma 3, del citato decreto dispone, infatti, che «le regioni non possono prevedere una disciplina diversa da quella del presente codice in relazione [...] alla stipulazione e all'esecuzione dei contratti, ivi compresi direzione dell'esecuzione, direzione dei lavori, contabilità e collaudo [...]». L'art. 45, comma 4, del medesimo decreto, a sua volta, prevede che «l'iscrizione in elenchi ufficiali di fornitori o prestatori di servizi non può essere imposta agli operatori economici in vista della partecipazione ad un pubblico appalto». Il decreto dirigenziale impugnato, pertanto, introducendo, all'art. 2, una disciplina diversa, contrasterebbe con quanto stabilito dal legislatore statale, violando peraltro, in tal modo, anche l'art. 117, secondo comma, lettere e) ed l), Cost., che assegna alla competenza legislativa esclusiva dello Stato le materie della tutela della concorrenza e dell'ordinamento civile. Il ricorrente ricorda, infatti, che questa Corte ha più volte affermato che, anche nelle Regioni ad autonomia speciale dotate di competenza «esclusiva» in materia di lavori pubblici di interesse regionale, il legislatore regionale non può introdurre una disciplina in materia di appalti pubblici diversa da quella dettata dal legislatore statale neanche in tema di collaudo di opere pubbliche, che è di esclusiva competenza statale (sentenze n. 411 del 2008 e n. 401 del 2007). In materia di collaudo, peraltro, l'art. 120, comma 2-bis, del codice degli appalti obbliga le stazioni appaltanti a valutare l'idoneità di propri dipendenti o di dipendenti di altra amministrazione aggiudicatrice, consentendo il ricorso a professionalità esterne «secondo le procedure e con le modalità previste per l'affidamento dei servizi solo in caso di carenza di organico o d'inidoneità dei dipendenti». Non sarebbe, quindi, consentita la previsione di un albo o elenco, l'iscrizione nel quale sia condizione necessaria per l'affidamento degli incarichi di collaudo. 1.2. - Si è costituita in giudizio la Regione Siciliana, chiedendo che questa Corte dichiari il ricorso inammissibile e comunque infondato. La Regione eccepisce, in via preliminare, l'inammissibilità del conflitto che non contiene come petitum la definizione delle rispettive sfere di attribuzione degli enti rispetto al provvedimento impugnato, ma è proposto per la declaratoria di illegittimità costituzionale in parte qua del decreto dirigenziale impugnato, risolvendosi nell'impugnazione del provvedimento per illegittimità e, in particolare, per violazione dell'art. 45, comma 4, del d.lgs. n. 163 del 2006. Nel merito, la Regione Siciliana sostiene che la previsione della necessaria iscrizione all'albo non atterrebbe alla disciplina della «stipulazione ed esecuzione dei contratti» - che, ai sensi dell'art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 163 del 2006 la Regione non potrebbe disciplinare in maniera difforme dal Codice - ma ad un momento anteriore concernente la disciplina del procedimento finalizzato all'individuazione dei soggetti interessati all'affidamento dei collaudi, in conformità a quanto prescritto dall'art. 57, comma 6, del d.lgs. n. 163 del 2006, che lascerebbe una piena libertà alla stazione appaltante in ordine all'organizzazione amministrativa della propria attività contrattuale.