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Tante forze politiche che oggi sono al Governo, per gran parte della legislatura sono state all'opposizione e, quindi, hanno condiviso con noi la stessa visione antidemocratica del comportamento del Governo, di questo così come, del resto, del Governo precedente. Noi, che siamo invece sempre fieramente rimasti all'opposizione, segnaliamo in maniera molto civile le storture di un sistema o dell'interpretazione che questo Governo ne dà. Lo faccio oggi, 22 dicembre, giorno in cui ricorre l'anniversario dell'approvazione della Costituzione da parte dell'Assemblea costituente nel 1947. Non credo che nel 1947 i Padri costituenti (guardo il collega Errani, che conosce benissimo la storia e anche le evoluzioni successive) avrebbero potuto immaginare che una Costituzione, nata dopo vent'anni di dittatura, sarebbe stata presa a schiaffoni dal Parlamento nel 2021. Questo è un richiamo a tutte le forze politiche e al Governo perché l'esempio dei Padri costituenti non finisca nel dimenticatoio o in qualche emendamento sul festeggiamento di questa ricorrenza (emendamento che peraltro non c'è e lo capisco, perché si cerca di nascondere la questione). Si preferisce invece festeggiare con 200.000 euro la nascita e la storia della Democrazia Cristiana, che - nessuno può nasconderlo - ha avuto anche in questo Senato un ruolo rilevante. Tuttavia, al netto di questo emendamento marchetta, credo che si potesse invece ricordare l'anniversario di oggi, anche senza 200.000 euro, magari traducendo quella volontà dei Padri costituenti in qualcosa che rappresenti maggiormente la democrazia rispetto a quanto abbiamo visto negli ultimi anni. Infatti, è vero che c'è un'emergenza. E l'emergenza è il fatto che ci sia un Governo di questo tipo. Oggi l'ho detto anche in Commissione: erano convocate contemporaneamente la Conferenza dei capigruppo, la Commissione bilancio per discutere - si fa per dire - il decreto sul PNRR (che arriva oggi, entro le ore 15 bisogna presentare gli emendamenti e se ne discuterà domani) e addirittura l'Assemblea per la discussione generale. Tre livelli istituzionali sono stati convocati per comprimere i tempi del dibattito. Capisco che alla fine dell'anno sia difficile far convergere tutti e che si arrivi un po' in ritardo, però tengo anche a stigmatizzare quella che non dev'essere e non deve diventare una prassi, che peraltro è peggiorativa di anno in anno, perché credo che una cosa come questa non si sia mai vista. Dopodiché, capisco la necessità di qualcuno di supportare il PIL nazionale attraverso le vacanze dei parlamentari, da cui la volontà di comprimere il tempo per riuscire a liberare tutti per il 23 dicembre, in modo che le aree sciistiche come la mia possano godere della vacanza di tanti di noi. Ritengo tuttavia che il Parlamento meriti un po' più di rispetto. Infastidisce anche, pur ringraziando i relatori di maggioranza della manovra, Rivolta e Errani, che si sono spesi per riuscire non dico ad accontentare l'opposizione. Prima ho sentito qualcuno intervenire dicendo che ci hanno perfino votato alcuni emendamenti, ma credo che non sia una concessione. Mi sembra di sentire le conferenze stampa dell' ex Presidente del Consiglio, quando diceva che ci concedevano di fare qualcosa. Non è così. Non credo che voi dobbiate concedere a noi degli emendamenti, anche perché, contrariamente ad altre proposte di modifica che prevedono magari assunzioni di due dipendenti in un Comune o ad emendamenti da 7.000 euro, come alcuni di quelli che compaiono in questa manovra, noi non ci siamo dedicati ad emendamenti ad personam o a gruppo; ci siamo dedicati a emendamenti che avevano un forte interesse generale, per i quali c'era grandissima condivisione dell'Assemblea. Non erano emendamenti di Fratelli d'Italia, per Fratelli d'Italia; erano emendamenti che ritenevamo necessari e condivisibili per riuscire ad incidere su questa manovra e a migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini, secondo il mandato che abbiamo ricevuto, come voi e come tutti. Ritengo pertanto che anche il rispetto delle forze di opposizione si manifesti attraverso i fatti, ma anche attraverso le parole. Ripeto che mi dispiace sentir dire che qualcuno ci ha concesso di vedere approvati alcuni emendamenti, anche perché magari sono gli stessi che hanno chiesto di appoggiare i loro quando invece la maggioranza ne voleva appoggiare altri. Dispiace quindi che Fratelli d'Italia serva nel momento in cui è necessario dare una mano a una forza politica e poi debba invece accontentarsi dell'elemosina o di qualcosa che viene percepito come una mancetta che viene data perché si stia buoni e magari non si segnali, in Aula o in Commissione, che arriva un provvedimento importante e fondamentale come quello sul PNRR. Se ne discute oggi in Commissione, e ci sono un termine di presentazione degli emendamenti alle ore 15 e, guarda caso, una probabile votazione di fiducia, magari domani. Anche qui, basterebbe solo fare il conto delle occasioni in cui si è fatto ricorso alla questione di fiducia e alla decretazione di urgenza per capire che forse qualcuno dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non occorre neanche che lo dica. Se infatti fino alla legislatura scorsa la fiducia era un esproprio del Parlamento e qualcosa per cui attaccare costantemente il Governo e doveva essere solo una misura straordinaria, cui si faceva ricorso solo nel momento in cui non era possibile fare altrimenti, voi avete istituzionalizzato il ricorso alla fiducia. Avete istituzionalizzato, dopo averlo osteggiato, il referendum sul monocameralismo. Di fatto, non esiste più il bicameralismo, ma non perché qualcuno si sia assunto la responsabilità di modificarlo con una norma. Non esiste più per la vostra prassi antidemocratica, senza il mandato di nessuno. Anzi, per una cospicua parte di voi, cioè per il partito di maggioranza relativa di questo Parlamento, è stata proprio la lotta al voto di fiducia, contro l'antidemocrazia del Parlamento precedente, che vi ha consentito di rappresentare un terzo dei cittadini. Quindi, se c'è qualcuno che deve fare un esame per prendere un patentino, quelli siete voi: si chiama esame di coscienza e non avete bisogno che ve lo facciamo noi, perché lo potete fare tranquillamente da soli. È vero. Ho il massimo rispetto per quegli 11 milioni di cittadini italiani che vi hanno dato fiducia. Hanno anche la mia massima solidarietà, totale ed estesa. Non sono più 11 milioni, perché, oggettivamente, i sondaggi ci dicono che sono molti di meno, ma ce l'hanno, perché hanno creduto di votare qualcosa e si sono trovati in realtà qualcos'altro. Noi, invece, con la massima responsabilità e con la massima lucidità di chi ha usato magari toni forti, ma non si è mai posto contro le istituzioni (nessuna!), neanche quando le occupate voi, abbiamo mantenuto e continuiamo a mantenere sempre, come unico faro, l'interesse nazionale, anche quando l'unico faro e l'unico interesse che avete voi è continuare a rimanere qui a occupare questi banchi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà. DE BONIS (Misto) .