[pronunce]

, con la relativa previsione di un termine triennale per la prescrizione, si riferisce invece a reati che non siano puniti con una pena detentiva o pecuniaria, e quindi, in definitiva, a reati per i quali le pene «para-detentive» siano previste dalla legge in via diretta ed esclusiva. Quanto alla recidiva reiterata infraquinquennale, sarebbe illogico ritenere che la sua ricorrenza nel caso concreto comporti, senza peraltro implicare variazioni qualitative o quantitative della previsione sanzionatoria, la configurazione di un'autonoma fattispecie di reato, caratterizzata in punto di prescrizione da un regime più mite di quello del reato semplice corrispondente. 4.3. – L'irrilevanza della previsione edittale della pena pecuniaria, a fini di applicazione del quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , non potrebbe essere desunta da una pretesa eterogeneità della multa o dell'ammenda applicabili per i reati di competenza del giudice di pace rispetto ai corrispondenti modelli sanzionatori cui si riferisce l'art. 17 cod. pen. Per quanto l'istituzione della competenza penale del giudice di pace abbia segnato l'introduzione di nuove logiche sanzionatorie nel sistema penale, non può dirsi che abbia determinato la creazione di nuove specie di pena fondate sul pagamento di una somma di danaro. Basti ricordare, in proposito, come il primo comma dell'art. 52 del d.lgs. n. 274 del 2000 abbia stabilito testualmente che, per i reati trasferiti alla competenza del giudice di pace già puniti con la sola pena della multa o dell'ammenda, «continuano ad applicarsi le pene pecuniarie vigenti». Dunque nessuna novazione è intervenuta, come si desume anche dal fatto che – a differenza di quanto accaduto con riguardo alle pene «para-detentive» – il legislatore non ha dovuto introdurre una disciplina di raccordo, utile per le molte previsioni che collegano conseguenze di natura sostanziale o processuale alla specie della pena comminata. Va pure notato, per altro verso, che la lettera del quinto comma dell'art. 157 cod. pen. non si riferisce alla multa ed all'ammenda, ma genericamente a «pene pecuniarie», genus al quale dovrebbe essere ricondotta, in ogni caso, la sanzione applicabile dal giudice di pace. 4.4. – L'orientamento interpretativo basato sui dati testuali trova ulteriore e decisiva conferma nell'argomento sistematico. L'art. 58, comma 1, del d.lgs. n. 274 del 2000 stabilisce che, «per ogni effetto giuridico», le pene dell'obbligo di permanenza domiciliare e del lavoro socialmente utile si considerano detentive cioè della specie corrispondente a quella della pena originaria. Si tratta di una norma di natura speciale, cioè appositamente dettata per i reati di competenza del giudice di pace, sorretta da una ratio unitaria e mirata ad omologare i reati in questione, quando siano per essi previste anche le pene «para-detentive», alla generalità dei reati puniti con pene detentive. Tale criterio di ragguaglio è posto senza distinzioni, per tutti i casi in cui l'applicabilità di una norma o di un istituto dipende dalla durata e dalla specie della pena. Non è condivisibile, a tale riguardo, l'assunto di uno dei rimettenti, tendente a riferire la norma suddetta alla fase applicativa della pena, quasi che fosse estranea alla sua definizione edittale. Al contrario, è proprio il carattere alternativo delle previsioni riguardanti le pene «para-detentive» che mette in rilievo la natura edittale delle medesime. Esse non sono sostitutive, in fase di applicazione, rispetto a quelle originariamente previste, ma sono frutto di un meccanismo di conversione preventivamente e astrattamente stabilito dal legislatore. Del resto, la norma di equiparazione è destinata ad operare anche per istituti di carattere sostanziale che non riguardano la fase applicativa della sanzione, come nel caso che si debba stabilire se per un reato di competenza del giudice di pace sia ammesso o non il ricorso all'oblazione. Il quinto comma del novellato art. 157 cod. pen. stabilisce invece un termine prescrizionale di carattere generale, che non riguarda specificamente i reati di competenza del giudice di pace né si riferisce in particolare alle pene «para-detentive». Sul piano logico-giuridico spiega dunque piena efficacia il tradizionale brocardo «lex generalis posterior non derogat priori speciali», che, pur in mancanza di una precisa copertura costituzionale (ex plurimis sentenze n. 503 del 2000 e n. 29 del 1976) e pur avendo valore non assoluto, ma di mero criterio interpretativo, destinato a cedere di fronte ad una precisa voluntas legis in senso contrario (ex plurimis, sentenze n. 58 del 1993, n. 41 del 1992 e n. 345 del 1987), esprime l'esigenza di valutare caso per caso la permanenza della ratio che ha ispirato la norma precedente e l'assenza di una chiara volontà abrogativa desumibile dalla norma successiva. Non emergono, nel caso oggetto del presente giudizio, elementi di alcun genere per affermare che il legislatore abbia voluto allontanarsi da quel criterio di ragguaglio previsto specificamente per le ipotesi contemplate dall'art. 58, comma 1, del d.lgs. n. 274 del 2000, utile a fini pratici e sistematici di raccordo del micro-sistema dei reati di competenza del giudice di pace al sistema penale complessivo. Si deve ritenere, in definitiva, che il novellato quinto comma dell'art. 157 cod. pen. abbia inteso porre le premesse per un futuro sistema sanzionatorio caratterizzato da pene diverse da quelle detentiva e pecuniaria, non più ragguagliato, con riferimento agli effetti giuridici, a quello generale, ma munito, quanto meno ai fini della prescrizione, di una norma generale del tutto peculiare. Senza forzature interpretative, non si può ritenere che tale nuovo sistema sia stato ancora costruito, con la duplice conseguenza che la sanzione pecuniaria rimane elemento comune a tutti i reati di competenza del giudice di pace (con facoltà per lo stesso di avvalersi, in via alternativa, delle sanzioni «para-detentive»), e che i criteri di ragguaglio dettati dall'art. 58, comma 1, del d.lgs. n. 274 del 2000 sono ancora operativi, poiché tale disposizione non è stata abrogata né esplicitamente né implicitamente. 4.5. – In definitiva, il regime prescrizionale dei reati di competenza del giudice di pace deve essere ricondotto all'ambito applicativo del primo comma dell'art. 157 cod. pen.. Tale conclusione, del resto, è conforme all'orientamento assunto sul tema dalla prevalente e più recente giurisprudenza di legittimità. Il dubbio di costituzionalità espresso dai rimettenti origina, quindi, da una lettura della normativa censurata che non è necessaria alla luce dei criteri correnti dell'interpretazione. Ne consegue che le questioni sollevate non sono fondate..