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Tutto quanto premesso conferma che, a distanza di quasi quindici anni dalla promulgazione ed entrata in vigore della suddetta legge n. 29 del 1994, una modifica del provvedimento appare ormai improcrastinabile. In tale contesto, quindi, si sono riscontrate situazioni di particolare criticità in molte regioni, nelle quali, per motivi diversi, hanno continuato ad esistere (o sono stati appositamente creati) dei percorsi di formazione professionale (o addirittura dei distinti profili professionali) contrastanti con l'ordinamento vigente. La frequentazione di tali corsi e il conseguimento del relativo diploma ha ingenerato il diffuso, quanto infondato, convincimento di poter ottenere ex post l'equipollenza con la laurea in fisioterapia e quindi l'accesso alla corrispondente professione sanitaria, facendo leva su interpretazioni non corrette della normativa statale. Tali iniziative formative non possono tuttavia fornire alcun titolo abilitante e oggi anche la giurisprudenza ne ha affermato l'illegittimità. Proprio il carattere di specialità del provvedimento in parola impone ancora più energicamente una modifica della disciplina da esso dettata, per metterla al passo con i tempi e per non svilire la considerazione che il legislatore ha più volte mostrato nei confronti delle problematiche specifiche dei minorati della vista. Nel corso della sua storia, infatti, la suddetta legge n. 29 del 1994 ha consentito il collocamento al lavoro di centinaia di lavoratori non vedenti con reciproca soddisfazione dei lavoratori e dei datori di lavoro, a riprova della bontà di un metodo di collocamento mirato, generalizzato, in seguito, dall'articolo 2 della legge 12 marzo 1999, n. 68, recante norme per il diritto al lavoro dei disabili. L'opportunità di proposte di modifica di una legge che ha così ben operato nel passato, al punto che la stessa legge di riforma del diritto al lavoro delle persone disabili ha ritenuto di farla espressamente salva insieme alle altre leggi speciali per i non vedenti, risiede sostanzialmente nell'adeguamento all'evoluzione normativa del settore che, come prima riferito, ha eliminato nell'area sanitaria tutte le figure professionali che non siano quella del fisioterapista in possesso del relativo diploma universitario, e nella corrispondente modifica dei princìpi del collocamento mirato al lavoro dei ciechi e degli ipovedenti che abbiano conseguito il titolo stesso. Più nel dettaglio, il presente disegno di legge tiene conto di tutti i fattori sopra indicati, ed infatti, in primo luogo, laddove si parlava di terapisti della riabilitazione, il nuovo testo prevede la dicitura di «fisioterapisti». Inoltre, viene chiarito che la definizione di non vedenti cui fare riferimento è quella contenuta nella citata legge n. 138 del 2001 che provvede alla classificazione e quantificazione delle minorazioni visive nel nostro ordinamento. Fondamentale, inoltre, appare l'articolo 4, laddove si prevedono i nuovi criteri per il collocamento obbligatorio presso datori di lavoro pubblici e privati, in armonia con quanto previsto dalle disposizioni generali in tema di lavoro delle persone disabili, contenute nella citata legge n. 68 del 1999. Infine, viene prevista l'abrogazione di quelle disposizioni che l'evoluzione normativa ha reso superflue o anacronistiche.. Art. 1. 1. L'articolo 1 della legge 11 gennaio 1994, n. 29, è sostituito dal seguente: «Art. 1. - (Professione di fisioterapista non vedente) -- 1. Sono abilitati all'esercizio della professione sanitaria di fisioterapista i soggetti non vedenti diplomati con le modalità previste dall'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, e ai sensi della legge 1º febbraio 2006, n. 43. La professione è esercitata in forma autonoma o di rapporto di lavoro subordinato, e in conformità alla prescrizione rilasciata dal medico. 2. Ai fini della presente legge, per “non vedenti” si intendono i soggetti di cui agli articoli 2, 3 e 4 della legge 3 aprile 2001, n. 138». Art. 2. 1. L'articolo 2 della legge 11 gennaio 1994, n. 29, è sostituito dal seguente: «Art. 2. - (Istituzione dell'albo) -- 1. È istituito l'albo professionale nazionale dei fisioterapisti non vedenti, di seguito denominato “albo”. 2. L'albo è articolato a livello regionale. 3. Agli oneri derivanti dall'istituzione e dal funzionamento dell'albo si provvede esclusivamente mediante contributi versati dagli iscritti». Art. 3. 1. L'articolo 3 della legge 11 gennaio 1994, n. 29, è sostituito dal seguente: «Art. 3. - (Norme regolamentari) -- 1. Le norme relative all'iscrizione e alla cancellazione dall'albo sono disciplinate con decreto adottato dal Ministro della salute, di concerto con il Ministro della giustizia. 2. Nelle more dell'adozione del decreto di cui al comma 1 si applicano le disposizioni del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 22 dicembre 1994, n. 775, ove compatibili con quanto disposto dalla presente legge». Art. 4. 1. L'articolo 4 della legge 11 gennaio 1994, n. 29, è sostituito dal seguente: «Art. 4. - (Collocamento obbligatorio) -- 1. Al collocamento dei fisioterapisti non vedenti si applicano le disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 del presente articolo. 2. In deroga alle disposizioni in materia di limitazione delle assunzioni, i datori di lavoro pubblici sono tenuti ad assumere per ciascun presidio ospedaliero e ambulatorio nel quale si svolgano attività riabilitative almeno un fisioterapista non vedente iscritto all'albo e, in aggiunta, un fisioterapista non vedente ogni venti fisioterapisti, o frazione di venti, previsti nella pianta organica. 3. Gli istituti, le case di cura ed i centri di riabilitazione privati, o che operano in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale, nell’ambito dei quali si svolgono attività riabilitative, sono tenuti ad assumere lavoratori fisioterapisti non vedenti nella seguente misura: a) 5 per cento dei lavoratori occupati, se occupano più di sessanta dipendenti; b) 3 fisioterapisti non vedenti, se occupano da quarantuno a sessanta dipendenti; c) 2 fisioterapisti non vedenti, se occupano da ventuno a quaranta dipendenti; d) 1 fisioterapista non vedente, se occupano fino a venti dipendenti. 4. Le assunzioni di cui al presente articolo sono effettuate con le modalità stabilite dall'articolo 6 della legge 29 marzo 1985, n. 113. 5. I datori di lavoro pubblici e privati di cui al presente articolo che abbiano alle loro dipendenze massofisioterapisti non vedenti, equiparati alla figura di fisioterapista ai sensi del decreto del Ministro della sanità 27 luglio 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 190 del 16 agosto 2000, sono tenuti a mantenere i relativi posti in organico a favore dei fisioterapisti non vedenti. I suddetti posti non concorrono alla copertura dell'aliquota d'obbligo di cui al presente articolo. 6.