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Si può dire che non vi sia stato uno solo degli ultimi cinque anni in cui almeno un ponte, un cavalcavia non sia crollato da qualche parte della nostra Penisola. Nel 2013 a Carasco, sempre vicino a Genova, vi fu il crollo di un ponte che uccise due persone. Nello stesso anno crollarono anche un ponte in Sardegna e un viadotto in Sicilia. Nel 2014, collassò il viadotto Lauricella sulla statale Ravanusa-Licata. Nel 2015 crollarono due viadotti e un ponte in Sicilia. Nel 2016 fu la volta di un cavalcavia vicino a Lecco, nel 2017 di un ponte nel Trapanese e di uno nei pressi di Ancona. Ad ogni crollo, morti, feriti e ingenti danni. La precaria situazione delle nostre infrastrutture deve inoltre fare i conti con la fragilità del nostro territorio, che ogni anno frana o si allaga sotto i colpi di eventi atmosferici estremi che si ripetono con sempre maggiore frequenza. Ne è un triste esempio l'ondata di maltempo che si è susseguita dall'inizio di ottobre provocando ancora crolli, ancora disastri, ancora esondazioni da Nord a Sud. Colleghi, al cospetto di tali macerie, quali ulteriori prove ci occorrono per comprendere che, se non interveniamo immediatamente, le nostre infrastrutture collasseranno con ancora maggiore frequenza, le nostre strade franeranno e i nostri quartieri continueranno ad allagarsi? (Applausi dal Gruppo M5S). Quali altri segnali dobbiamo attendere per comprendere che l'urgenza non sono le nuove grandi opere, ma la manutenzione e la messa in sicurezza delle opere che già abbiamo? (Applausi dal Gruppo M5S). Ogni centesimo che noi sottrarremo alla prevenzione e alla messa in sicurezza delle nostre infrastrutture e del nostro territorio ci costringerà a piangere ancora morti e a contare ancora danni. Il decreto-legge che oggi siamo chiamati a convertire ci dimostra due cose. La prima è che porre rimedio ai danni provocati dall'incuria su opere e territorio è assai più costoso che prevenire tali danni. La seconda è che il Governo e questa maggioranza hanno ben chiaro che la prevenzione è l'investimento migliore e più remunerativo che possiamo mettere in atto. Sotto il primo profilo, cioè per l'emergenza Genova, mi limiterò a descrivere per sommi capi lo sforzo immane di energie e risorse che questo Governo, a partire dal 14 agosto, ha dovuto compiere. Il 15 agosto il Presidente del Consiglio, recatosi immediatamente a Genova insieme al vice premier Di Maio e al ministro Toninelli (io ero presente) ha annunciato il primo stanziamento di cinque milioni di euro per far fronte alle necessità più urgenti, divenuti oltre 33 con il Consiglio dei Ministri del 18 agosto ed aumentati dal decreto che ci accingiamo a convertire di ulteriori nove milioni per il 2018 e 11 milioni per il 2019. Il 20 agosto Genova già poteva contare, oltre che sui primi stanziamenti economici, anche sullo strumento giuridico con cui il commissario delegato all'emergenza ha potuto operare per tentare di garantire la ripresa delle normali condizioni di vita dei genovesi. Il 28 settembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto di cui discutiamo oggi, che ha previsto la nomina del commissario straordinario per la ricostruzione. Nell'ultimo mese in Parlamento, insieme ai miei colleghi, abbiamo lavorato incessantemente, senza conferenze stampa o proclami, ma in silenzio e a testa bassa - come piace a noi genovesi - ascoltando minuziosamente tutti i soggetti coinvolti, che hanno dato consigli e anche fatto critiche utili a migliorare questo decreto. Grazie a questi sforzi, il commissario per la ricostruzione potrà operare velocemente in deroga ad ogni disposizione di legge (salvo quella penale e al codice antimafia), coadiuvato da una struttura per la quale è stata autorizzata la spesa di 1,5 milioni per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020. Ho sentito i colleghi del PD lamentarsi del fatto che Autostrade non potrà ricostruire. Per noi il concessionario del tratto autostradale, in quanto responsabile del mantenimento in sicurezza dell'infrastruttura crollata - e con ogni probabilità responsabile anche del crollo - non sarà il soggetto incaricato della ricostruzione (Applausi dal Gruppo M5S) , pur dovendo far fronte alle spese di ricostruzione. In caso di mancato o ritardato pagamento, il commissario individuerà un soggetto che anticiperà le somme a fronte della cessione del credito, garantita con uno stanziamento di 30 milioni annui dall'anno 2018 all'anno 2029. Più di 72 milioni di euro verranno assegnati alle famiglie degli sfollati; più di 15 milioni di euro sono stanziati per assumere personale a supporto dell'emergenza negli enti locali, nell'Autorità di sistema portuale, negli uffici giudiziari, nell'Agenzia delle dogane e nella Direzione marittima; 55 milioni verranno impiegati a supporto delle imprese, le quali potranno beneficiare della semplificazione amministrativa prevista dalla zona logistica semplificata, nonché degli sgravi introdotti dall'istituzione della zona franca urbana. Sono inoltre previsti 30 milioni per sostenere i lavoratori dipendenti e autonomi; a sostegno del trasporto pubblico locale sono stanziati più di 43 milioni, oltre a 20 milioni per il rinnovo del parco mezzi, con priorità per quelli a propulsione elettrica, ibrida e a idrogeno; 20 milioni sono stanziati per gli indennizzi agli autotrasportatori. Si prevede inoltre la progettazione e la realizzazione di infrastrutture di alta automazione per garantire l'ottimizzazione dei flussi veicolari in ingresso e in uscita dal porto, con autorizzazione alla spesa di 30 milioni; 45 milioni vengono stanziati affinché il porto di Genova non perda i suoi traffici e per incentivare il trasporto delle merci su rotaia (il cosiddetto ferrobonus). Ma lo vedete quante energie e quante risorse il Governo e questa maggioranza hanno profuso? In tutto nei prossimi tre anni Genova potrà contare su più di 700 milioni per tentare di non scivolare nel declino che il crollo del Morandi potrebbe provocare. Il decreto-legge in questione, tuttavia, non si limita a fare tutto quanto è possibile per Genova, ma dimostra che questo Governo intende invertire la tendenza in fatto di prevenzione e sicurezza. Il decreto-legge infatti sancisce finalmente che, entro dodici mesi, tutte le concessionarie autostradali debbano verificare e mettere in sicurezza le infrastrutture viarie loro affidate, senza poter aumentare le tariffe. (Applausi dal Gruppo M5S) . Di straordinaria importanza è poi l'istituzione dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali, che avrà il compito di controllare e verificare quello che i concessionari faranno, garantendo così la sicurezza delle nostre infrastrutture; per fare ciò, potrà assumere più di 209 dipendenti, con uno stanziamento di 36 milioni.