[pronunce]

n. 1444 del 1968 (cui va riconosciuta valenza di legge) sono vincolanti anche per le Regioni e le Province autonome, che possono apporvi deroghe solo «nell'ambito della definizione o revisione di strumenti urbanistici comunque funzionali a un assetto complessivo e unitario o di specifiche aree territoriali» (sono richiamate le sentenze di questa Corte n. 185 del 2016 e n. 189 del 2016). Il legislatore regionale può pertanto derogare alle citate previsioni solo nell'ambito di piani particolareggiati o di lottizzazione, ovvero di altri strumenti urbanistici equivalenti sotto il profilo della sostanza e delle finalità, purché caratterizzati da una progettazione dettagliata e definita degli interventi, in relazione alla complessiva conformazione del territorio. 1.4.2.- Il rimettente non rinviene tali caratteristiche nella fattispecie, poiché «il riferimento agli ampliamenti ed alle ricostruzioni di edifici esistenti situati nelle zone territoriali omogenee di tipo B e C [...] appare [...] in contrasto con lo stringente contenuto che dovrebbe assumere una previsione siffatta, risultando destinata a legittimare deroghe al di fuori di una adeguata pianificazione urbanistica»; la generica dizione della norma, infatti, si presterebbe a legittimare, come nella vicenda oggetto del giudizio, «anche interventi diretti a singoli edifici, in aperto contrasto con le indicazioni interpretative offerte in precedenza». 1.4.3.- In conclusione, il Consiglio di Stato assume che la norma censurata consentirebbe «deroghe alla disciplina della altezze dei fabbricati al di fuori dell'ambito della competenza regionale concorrente in materia di governo del territorio, a fronte del principio contenuto nell'art. 2-bis del t.u. edilizia, ed in violazione del limite dell'ordinamento civile assegnato alla competenza legislativa esclusiva dello Stato». 2.- Con atto depositato l'11 luglio 2019 sono intervenute l'Anci Veneto - Associazione regionale dei Comuni del Veneto e l'Ance Veneto - Associazione regionale dei costruttori edili del Veneto, entrambe qualificandosi come enti esponenziali delle rispettive categorie, e perciò quali terzi portatori di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio. 2.1.- Detti enti, in via preliminare, hanno eccepito l'inammissibilità delle questioni per mancato esperimento del previo tentativo di interpretazione conforme a Costituzione della disposizione censurata. In proposito, hanno illustrato la genesi della norma, che trae origine dall'intesa raggiunta in Conferenza unificata in data 1° aprile 2009, con l'obiettivo di «favorire iniziative volte al rilancio dell'economia, rispondere anche ai bisogni abitativi delle famiglie e introdurre incisive misure di semplificazione procedurali dell'attività edilizia». Il raggiungimento di tali obiettivi sarebbe stato consentito, fra l'altro, dalla possibilità per la Regione di porre in essere deroghe ai limiti di distanze, altezze e densità edilizie previsti dal d.m. n. 1444 del 1968; le leggi regionali scaturite dall'intesa avevano pertanto consentito agli enti locali di adottare strumenti urbanistici in deroga alle previsioni statali, purché le agevolazioni che ne derivavano fossero adattate alla specificità dei diversi assetti territoriali. Anche la norma censurata costituirebbe espressione di tale intento, che il rimettente aveva invece trascurato di considerare. 2.2.- Nel merito gli intervenienti hanno poi dedotto l'infondatezza delle questioni, evidenziando che le previsioni del d.m. n. 1444 del 1968 integrano il codice civile limitatamente alla disciplina delle distanze tra i fabbricati, cui la norma censurata è estranea. Nel concludere in conformità alle rispettive deduzioni, gli intervenienti hanno formulato in subordine, per il caso di accoglimento delle questioni, l'istanza di una pronunzia con effetto ex nunc, a salvaguardia degli interventi edilizi realizzati nella vigenza della norma censurata. 3.- Con atto depositato il 16 luglio 2019 si è costituita la società Antares, ricorrente nel giudizio principale, anch'essa eccependo l'inammissibilità delle questioni per omesso tentativo di interpretazione conforme a Costituzione della norma censurata, nonché l'infondatezza delle stesse, escludendo che la norma censurata abbia finalità elusive dei principi affermati dalla legislazione statale. 4.- In pari data si è costituito anche il Comune di Castelfranco Veneto, parte nel giudizio principale, anch'esso deducendo l'inammissibilità o l'infondatezza delle questioni. La deroga prevista dal legislatore regionale sarebbe infatti finalizzata ad incentivare la realizzazione di nuove opere, rigenerative degli edifici esistenti, attraverso un aumento di cubatura e la contestuale riduzione di consumo del suolo. Essa andrebbe dunque interpretata come consentanea ad una deroga non generalizzata, ma condizionata alla preventiva valutazione dell'intervento da realizzare in senso conforme all'obiettivo di riduzione del consumo del suolo, ed al suo complessivo impatto con il territorio in cui esso deve essere realizzato. Dell'affermato contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., inoltre, non sarebbe fornita alcuna spiegazione, al di là di un generico richiamo alla disciplina della proprietà edilizia contenuta nel codice civile, tuttavia riferita alle sole distanze fra costruzioni. 5.- Nel giudizio è inoltre intervenuto il Presidente della Giunta regionale del Veneto con atto depositato il 16 luglio 2019. 5.1.- In relazione alla prospettata violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., l'interveniente ha eccepito l'inammissibilità della relativa questione, evidenziando che il rimettente non aveva specificato i termini del denunziato contrasto, se non nei limiti di un erroneo richiamo alle disposizioni del codice civile, che riguardano il diverso tema delle distanze fra i fabbricati. 5.2.- Quanto all'ulteriore profilo di censura, esso sarebbe invece infondato, poiché - come peraltro già affermato dalla giurisprudenza costituzionale - al legislatore regionale è consentito derogare alle previsioni del d.m. n. 1444 del 1968 con ogni strumento normativo avente la finalità di «conformare un "assetto complessivo ed unitario" di porzioni del territorio» (sono richiamate le sentenze di questa Corte n. 41 del 2017 e n. 6 del 2013). Ed invero, la norma censurata non consentirebbe di derogare alla legislazione statale «a prescindere da qualsiasi valutazione urbanistica dell'intervento nel contesto in cui si inserisce», bensì solo a condizione che detto intervento possa «consentire il riordino e la rigenerazione del tessuto edilizio urbano già consolidato». 6.- In prossimità dell'udienza, la società Antares, il Comune di Castelfranco Veneto e il Presidente della Giunta regionale del Veneto hanno depositato memorie illustrative. 6.1.- La prima ha ulteriormente eccepito l'inammissibilità delle questioni per difetto di rilevanza, osservando che la disciplina delle altezze di cui all'art. 8 del d.m.