[pronunce]

Nel merito, richiamato il contenuto delle disposizioni censurate, il rimettente osserva come faccia in esse difetto qualsiasi richiamo ai giudizi abbreviati in corso al momento dell'entrata in vigore della legge e come il tenore letterale delle norme, là dove fanno riferimento ai «processi penali in corso di dibattimento» e non (genericamente) ai «giudizi in corso», sembri non consentire l'applicazione della disciplina transitoria nei confronti degli imputati che hanno «formulato richiesta di definizione del procedimento con il rito abbreviato», sebbene ciò contraddica le intenzioni deflative del legislatore. Tale esclusione, non superabile neppure in via interpretativa, si porrebbe in contrasto con gli artt. 3 e 111 Cost., «in quanto crea una disparità di trattamento tra imputati che si trovino in dibattimento e quelli che abbiano già formulato istanza di rito abbreviato e per i quali sia comunque ancora in corso il giudizio», e violerebbe i principi del giusto processo. 6.1. - In entrambi i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. Nel giudizio instaurato con l'ordinanza iscritta al n. 904 del 2003 l'Avvocatura si riporta all'atto di intervento depositato in relazione all'ordinanza del Tribunale di Firenze iscritta n. 747 del registro ordinanze del 2003; per quanto riguarda l'ordinanza iscritta al n. 1016 del registro ordinanze del 2003 l'Avvocatura con separato atto di intervento chiede che la questione sia dichiarata manifestamente infondata. 7. - Il Tribunale di Torre Annunziata, con ordinanza del 17 luglio 2003 (r.o. n. 784 del 2003), ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, commi 1 e 2, della legge n. 134 del 2003, nella parte in cui non include i giudizi instaurati con citazione diretta tra i procedimenti in corso nei quali è possibile formulare richiesta di applicazione della pena concordata ai sensi dell'art. 444 cod. proc. pen. , come modificato dalla stessa legge. Il rimettente, investito del giudizio a seguito di citazione diretta ex art. 550 cod. proc. pen. , premesso che l'imputato ha formulato richiesta di sospensione del procedimento ai sensi dell'art. 5, commi 1 e 2, della legge n. 134 del 2003, rileva che la richiesta non può essere accolta in quanto l'art. 5, comma 1, prevede che la richiesta di applicazione della pena può essere formulata «anche nei processi penali in corso di dibattimento nei quali alla data di entrata in vigore della legge risulti decorso il termine previsto dall'articolo 446, comma 1, del codice di procedura penale». Ma tale termine si riferisce alla presentazione della richiesta di patteggiamento rispettivamente nel corso dell'udienza preliminare, nel giudizio direttissimo e nel giudizio immediato, e non anche al termine stabilito dall'art. 555, comma 2, cod. proc. pen. in relazione ai procedimenti a citazione diretta. L'applicazione della disciplina transitoria sarebbe perciò esclusa nei giudizi a citazione diretta in corso alla data di entrata in vigore della legge. Ad avviso del rimettente tale preclusione non sarebbe superabile in via interpretativa, stante il carattere eccezionale della disposizione censurata, che presenta i «connotati tipici della disposizione transitoria» ed è caratterizzata da contenuti di tale peculiarità rispetto sia alla precedente che alla nuova disciplina a regime da non poter essere estesa a situazioni diverse da quelle prese espressamente in considerazione. Così interpretata, la norma si porrebbe però in contrasto in primo luogo con l'art. 3 Cost., «sia perché intrinsecamente contraddittoria, sia perché immotivatamente distonica rispetto a previsioni normative pregresse intervenute con analoga finalità deflativa, sia infine perché introduttiva di evidenti e non giustificate disparità di trattamento tra posizioni omogenee». La scelta di restringere la facoltà di chiedere la sospensione del procedimento e l'applicazione della pena solo ad alcune categorie di procedimenti sarebbe priva di qualsiasi giustificazione, tanto più ove si consideri che le più ampie possibilità di accesso alle sanzioni sostitutive delle pene detentive previste dalla legge n. 134 del 2003 riguardano proprio i procedimenti a citazione diretta. Il rimettente evidenzia inoltre che in precedenti occasioni (artt. 223 e 224 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, e art. 4-ter del decreto-legge 7 aprile 2000, n. 82, convertito, con modificazioni, nella legge 5 giugno 2000, n. 144) il legislatore, nell'introdurre una disciplina transitoria volta a regolare l'immediata applicabilità della nuova normativa, ha avuto riguardo non al 'tipo' di procedimento, bensì soltanto alla 'fase' del procedimento stesso. L'attuale scelta operata dal legislatore non sarebbe peraltro assistita da alcuna giustificazione, ponendosi anzi in contrasto con «le finalità deflative che (parallelamente a quelle transitorie) mira a realizzare». Infine, la norma censurata violerebbe anche l'art. 24 Cost. «dal momento che limita illegittimamente l'estensione del diritto di difesa», privando i soggetti tratti a giudizio con citazione diretta della possibilità di accedere al patteggiamento e di godere quindi di un trattamento sanzionatorio più mite, come consentito invece agli altri imputati. 7.1. - Con altra ordinanza del 15 luglio 2003 (r.o. n. 872 del 2003) il Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Gragnano, ha sollevato analoga questione di legittimità costituzionale in riferimento anche all'art. 111, secondo comma, Cost. Al riguardo il rimettente, richiamate le sentenze con le quali la Corte costituzionale ha affermato che, rispetto al dibattimento, la definizione del processo con riti alternativi consente comunque, in coerenza con il disposto dell'art. 111 Cost., un sensibile risparmio di tempo e risorse, ritiene che da tale affermazione possa ricavarsi il principio secondo cui «va valorizzato qualsiasi (legittimo) meccanismo di riduzione della durata dei processi». La disposizione transitoria in esame, nella parte in cui non comprende anche i giudizi instaurati ai sensi dell'art. 550 cod. proc. pen. , si porrebbe quindi in contrasto con il principio della durata ragionevole del processo perché, non rendendo possibile il ricorso al patteggiamento nelle situazioni indicate, ostacola la rapida definizione dei processi. 7.2. - In entrambi i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, riportandosi all'atto di intervento depositato nel giudizio instaurato con l'ordinanza del Tribunale di Firenze iscritta n. 747 del registro ordinanze del 2003.1. - Le varie questioni sollevate dai rimettenti in relazione agli artt. 1 e 5 della legge 12 giugno 2003, n. 134 (Modifiche al codice di procedura penale in materia di applicazione della pena su richiesta delle parti), si riferiscono: