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Sin da subito ebbi la sensazione che il presidente De Biasi fosse una persona estremamente gentile e disponibile, ma dal carattere molto determinato, a tratti sanguigno e autenticamente interessata a preservare e possibilmente migliorare il nostro Sistema sanitario nazionale nella sua universalità ed equità. Emilia De Biasi era anche un'appassionata della Valle d'Aosta. Per alcuni anni ha frequentato il Comune di Gaby nella valle di Gressoney e in quelle occasioni ho avuto il piacere di accompagnarla a visitare le strutture socio-sanitarie della mia Regione, dimostrando lei sempre una grande attenzione all'erogazione dei servizi nei territori, e di ospitarla anche in occasione di convegni ai quali partecipava con competenza e passione. Ricordo che, quando ci si incontrava qui in Senato, mi salutava con un « Bonjour, monsieur le sénateur », come vengo chiamato dalle mie parti, con un R rotante che rendeva il francese ineccepibile. Vorrei brevemente ricordare quanto furono determinanti la sua azione politica e il suo ruolo di presidente della Commissione sanità nel rendere possibile l'approvazione di leggi importanti come quella sul riordino delle professioni sanitarie, quella contenente disposizioni in materia di sicurezza delle cure per i cittadini, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. Ricordo anche la legge quadro sui disturbi dello spettro autistico e l'approvazione - l'ha già ricordato il collega Mirabelli - della legge sui vaccini, con la grande battaglia sulle vaccinazioni che ho avuto l'onore di condurre anche al suo fianco. Guarda caso, un tema attualissimo. Ricordo ancora molto bene la passione e la competenza dei suoi interventi in Aula. Cara Emilia, grazie per tutte queste battaglie e per il tuo impegno per una società più giusta a sostegno, in particolare, dei diritti delle donne e dei più deboli e, soprattutto, grazie per la tua amicizia. Riposa in pace. (Applausi) . PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, Emilia De Biasi era una donna colta e di grande spessore intellettuale. Ricordo che una sera, dopo faticosissimi lavori in Aula, mi trascinò dall'altra parte di Roma per assistere a uno spettacolo di sperimentazione teatrale. Pioveva a dirotto, ma lei caparbiamente mi trascinò lì. Con lei si parlava di libri, cinema, teatro e viaggi. Questa appassionata curiosità per la vita Emilia De Biasi la trasferiva nel suo impegno politico. A volte, esprimeva disagio per le nostre comunità politiche - chi non ha momenti di difficoltà? - ma andava sempre avanti. Era sempre propositiva e fiduciosa nel voler cambiare e trasformare il mondo in meglio e riportare il bisogno di relazioni umane in politica. Anche in queste ultime settimane ne parlavamo. Da parlamentare e da Presidente della Commissione igiene e sanità per cinque anni - è stato ricordato - il suo impegno è stato per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria. Il testo è diventato legge. Si è impegnata sulla responsabilità professionale del personale sanitario e sulle disposizioni anticipate di trattamento. Lei era relatrice e si dovette dimettere con sofferenza per agevolare il percorso. La legge fu approvata. Sul provvedimento sui vaccini - è stato ricordato - in prima lettura sono stati apportati cambiamenti al testo grazie a un'approfondita istruttoria svolta dalla Commissione. Il decreto è stato convertito in legge. Ricordiamo il suo impegno sull'inquinamento ambientale legato alla salute e alla possibilità di ammalarsi di tumore. Se vogliamo prendere un filo conduttore della sua Presidenza, possiamo parlare di un dialogo tra scienza e politica (in quegli anni emblematico fu il caso Stamina). Ma adesso, ancora oggi, questo tema è fondamentale: scienza e politica. C'è poi una questione che sembrerà banale: la Commissione intera affrontava un affare assegnato sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Noi, la Commissione igiene e sanità l'aspettavamo per un'audizione nell'ambito di un affare assegnato sulla medicina territoriale, come presidente di All. Can Italia, il suo ultimo impegno, sull'oncologia di prossimità. Lei diceva che noi dobbiamo concepire il paziente al centro dell'innovazione, proprio perché sempre attenta alle innovazioni, con una curiosità straordinaria. Il presidente De Biase non verrà in audizione, ma di una cosa siamo certi: ci consegna un compito arduo, continuare il suo impegno competente e appassionato per la cultura, le donne, la salute e il bene comune del nostro Paese. Soprattutto, per chi ha avuto il dono di conoscerla, ricordo la sua profonda umanità, anche espressa con una risata, con una voce dolce e altisonante allo stesso tempo. Questa sua profonda umanità dovrà contagiare tutti noi nel nostro impegno civile, perché la ricordiamo sempre lì, fuori e dentro le Aule, con questo suo atteggiamento profondamente umano e competente. Quanto ha insegnato, nella passata legislatura, a noi che eravamo alla nostra prima legislatura; quanto ci ha insegnato, anche con una generosità minima, anche nei piccoli gesti, anche comportandosi in un certo modo, per l'attaccamento istituzionale. Alla sua famiglia anch'io esprimo, a nome del Gruppo Italia Viva, profonde condoglianze, al suo amato marito e a tutti quelli che l'hanno conosciuta. (Applausi) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, per me è molto doloroso ricordare Emilia, non solo perché stiamo parlando di una persona cara che non c'è più, ma anche perché, per quanto mi riguarda, il ricordo di Emilia fa vivere in me il ricordo di una militanza e di un percorso comuni, che sono stati importanti e fondamentali nella mia biografia politica. Ho conosciuto Emilia molti anni fa e questa conoscenza si è dispiegata in uno schema, se volete, classico e tradizionale (o almeno lo era nelle antiche comunità politiche), cioè in un rapporto tra esponenti di generazioni diverse, anche se poi ci separavano soltanto vent'anni. Mi riferisco insomma a esperienze sicuramente diverse; quando ho conosciuto Emilia ero prima un militante e poi un giovane dirigente di partito, mentre Emilia aveva già accumulato una lunga esperienza politica, sul territorio e anche a livello nazionale. Però lei era attraversata dalla consapevolezza che una delle funzioni delle comunità politiche e dei partiti dovesse essere quella di individuare e selezionare la classe dirigente e di farla crescere, in un rapporto tra generazioni che doveva essere franco e dialettico. Lo dico con un sorriso, perché chi conosce Emilia sa cosa voglia dire avere un rapporto dialettico con lei (usando naturalmente un eufemismo). Tale rapporto era sempre incentrato sulla consapevolezza che le classi dirigenti non cascano dal cielo, ma sono il frutto di una costruzione paziente e costante, di un rapporto e di un confronto, anche tra esponenti di generazioni diverse e di percorsi diversi. Io devo molto a Emilia anche da questo punto di vista. Lo hanno ricordato i colleghi che mi hanno preceduto: