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Disposizioni in materia di certificazione tributaria e premialità fiscale. Onorevoli Senatori. – Il rapporto fisco-contribuente in Italia soffre di una considerevole sperequazione: enorme evasione fiscale, peso eccessivo delle imposte sui contribuenti onesti, pessima distribuzione del carico fiscale. Citando un volume ancora attuale di A. Pedone, siamo ancora alla summa divisio evasori e tartassati. In particolare, la dimensione dell'evasione fiscale, per la stima dei valori lordi evasi, si connota nel nostro Paese come fenomeno di portata assai ampia, per cui, in tal senso, si può parlare di evasione di massa. Tale condizione è stata affrontata nell'ultimo decennio con due «ricette» completamente alternative: da un lato, senza che vi fosse alcun collegamento reale con una radicale modifica del sistema tributario – che è la condizione, ammessa anche in dottrina, di un colpo di spugna sul pregresso – è stata varata nella XIV legislatura una stagione di condoni fiscali, di diversa portata e ampiezza, motivata sostanzialmente dalla necessità di recuperare gettito «a basso costo» politico, essendo preclusa per motivi ideologici e di orientamento politico qualsiasi misura di incremento del prelievo; dall'altro, il recupero di gettito è stato conseguito attraverso un incisivo intervento in campo fiscale, attuato con profili senza dubbio «ruvidi», che, per i tempi e i ceti colpiti, nonché i riflessi conflittuali sul tessuto economico più dinamico, ha influenzato non poco la disaffezione dell'opinione pubblica che ne ha accompagnato l'azione, ben oltre il merito, e spesso nonostante l'appropriatezza, delle scelte operate. La stagione del rigore finanziario imposto dalla crisi del debito sovrano ha fortemente accentuato tale dinamica, con punte di particolare asprezza nel settore dell'imposizione immobiliare locale. Occorre quindi individuare un'altra strada, soprattutto in considerazione della urgenza di individuare percorsi che agevolino la crescita economica. D'altro canto la legge di delega fiscale (legge 11 marzo 2014, n. 23) affronta la questione dell'evasione fiscale e dell'elusione su due fronti: la definizione di una serie di procedure e di analisi in grado di conseguire una stima condivisa della reale portata del fenomeno evasivo; lo scomputo delle maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione per destinarle alla riduzione delle imposte; la definizione più puntuale dei fenomeni elusivi e agevolativi. Innanzitutto, la proposta che si presenta intende rovesciare la logica del condono: mi paghi poco e io non ti accerto più. Sono a tutti noti, e certificati dai più eminenti studiosi del diritto tributario, gli effetti a medio-lungo termine di tale scelta: un rapporto «collusivo» tra contribuente e fisco, una sostanziale resa dell'amministrazione finanziaria, l'incremento della propensione all'evasione, l'illusione dell'impunità fiscale. D'altro canto, come dimostrato dalla Corte dei conti, il condono «tombale», nel consentire la rateizzazione del dovuto ed esplicando i pieni effetti inibitori verso l'amministrazione finanziaria al pagamento della sola prima rata, ha sollecitato la furbizia di quanti non hanno poi «saldato il conto con lo Stato» non versando la parte rimanente. Se si tiene conto che il mancato versamento delle somme rateizzate del condono ammonta a 5 miliardi di euro, ben si comprende l'illusorietà e il danno del condono fiscale. La logica del condono è stata opportunamente abbandonata, ma è evidente che l'inasprimento del prelievo complessivo, l'introduzione di nuove imposte a carattere patrimoniale (immobili e ricchezza finanziaria) il rafforzamento degli strumenti induttivi di ricostruzione del reddito (redditometro e spesometro) hanno incrinato una volta di più il rapporto tra fisco e contribuente. Il disegno di legge intende rovesciare la logica, affermando il principio secondo il quale il contribuente che denuncia e paga quanto dovuto al fisco riceve in cambio un premio fiscale: come a significare «pagami tutto e pagherai sempre meno». Fuori dallo slogan, si tratta di puntare sui contribuenti onesti, di premiare la correttezza dei comportamenti definendo un percorso certo di riduzione del prelievo per coloro che hanno rispettato l'obbligazione tributaria. La logica del disegno di legge è semplice: se l'amministrazione finanziaria certifica, anche coinvolgendo nell'asseverazione gli intermediari fiscali e i centri di assistenza fiscali (CAF), il rispetto puntuale degli obblighi fiscali e contributivi, il soggetto d'imposta pagherà con certezza un po’ meno tasse. Occorre individuare gli strumenti per premiare i cittadini che rispettano il patto fiscale con lo Stato, ma soprattutto con gli altri cittadini. La cura del bene pubblico significa soprattutto contribuire alle spese pubbliche, accrescendo quindi le risorse e la ricchezza nazionale, per quello che le leggi vigenti prescrivono, fatto salvo l'auspicio di una progressiva riduzione del prelievo su ciascuno dei contribuenti. Il beneficio ai contribuenti onesti non deve far deflettere da un'azione sempre più efficace di lotta all'evasione fiscale; tuttavia potrebbe essere utile contrapporre all'evasore, che come tale non potrà mai trovare «alleato» lo Stato, il contribuente onesto, alleggerendo, seppure in quote limitate, il suo carico fiscale. Nel giungere a una più specifica descrizione delle norme che si propongono, va chiarito che la certificazione è rivolta innanzitutto ai lavoratori autonomi, alle imprese individuali e alle società di capitale con fatturato fino a 5 milioni di euro e inferiore a 30.000 euro. La certificazione, su richiesta del contribuente, è prodotta dall'Agenzia delle entrate ed è rilasciata sulla regolarità di tutte le obbligazioni delle imposte dirette e locali, comprese le addizionali e le compartecipazioni, IRES, IRPEF, IRAP. Si ritiene opportuno, almeno in via preliminare, escludere dal meccanismo l'IVA. Al termine della verifica l'Agenzia delle entrate rilascia un certificato di qualità. La verifica è automaticamente esclusa in caso di debiti fiscali accertati da Equitalia SpA e per mancato versamento IVA. Il modello che si propone è mutuato da quello della certificazione di qualità per i processi produttivi. I costi per il contribuente/azienda sono nulli se fino a quel momento c'è stata una condotta regolare; sono invece da commisurare all'eventuale costo amministrativo, burocratico ed economico nel caso dovesse accettare tutte le prescrizioni che l'amministrazione finanziaria richiede per rilasciare il certificato. I benefici possono essere diretti e indiretti. Benefici diretti: la compensazione, anche parziale, dei crediti vantati, per forniture di beni e servizi, nei confronti delle amministrazioni pubbliche, con le somme che a titolo di imposte dirette e indirette sono dovute nello stesso esercizio; e una percentuale di riduzione, parametrata su fasce di reddito, della base imponibile lorda da applicare nell'esercizio successivo a quello oggetto della certificazione. Benefici indiretti: il soggetto può utilizzare la certificazione per scopi promozionali e per presentare il proprio comportamento socialmente responsabile; ottiene finanziamenti agevolati dalle banche;