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Come al solito, la ricaduta sul popolo che vive nel mondo reale poco o nulla interessa al legislatore, preoccupato più che altro di piantare una bandierina ideologica, noncurante di fastidi, costi e incombenze che potrebbe provocare ad aziende, soprattutto medio-piccole, già provate dalla pandemia. Resta sempre più chiaro, dal mio punto di vista, il vero obiettivo di questa proposta di legge che non ha nulla a che vedere con la tutela penale di omosessuali e transessuali. Tre sono le vere ragioni del disegno di legge Zan: indottrinare non solo la scuola ma l'intera società; imbavagliare chi osa dissentire rispetto al pensiero unico gay friendly ; mettere in piedi un business milionario. Insomma tre ottime ragioni, queste, per dire no a questo sciagurato e liberticida disegno di legge. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, il tema dell'omofobia è molto serio, come tutte le forme di discriminazione, ma nella fattispecie non si riesce purtroppo a discutere in modo sereno le problematiche sollevate da questo disegno di legge perché, in fondo, il fine non è tutelare le persone dalle discriminazioni, ma imporre posizioni ideologiche su materie che c'entrano poco o niente con l'omofobia. Il problema del disegno di legge Zan è che non è un provvedimento contro la violenza e contro la discriminazione nei confronti degli omosessuali - tema su cui occorre essere molto sensibili e attenti - ma è un disegno di legge che, di fatto, inserisce nel nostro ordinamento giuridico il reato di opinione - lo ripeto, il reato di opinione - lasciando ai giudici una enorme discrezionalità di decidere su una materia che non ha certezze giuridiche. In altri Paesi europei dove già ci sono leggi simili al disegno di legge Zan ricordo che, ad esempio, un cardinale è stato indagato per aver detto che la famiglia è fatta da un uomo e da una donna; è accaduto anche che un papà abbia trascorso una notte in carcere perché indossava una maglietta con sopra stampata un'immagine di famiglia tradizionale. Quindi il vero tema è stabilire quale sia il vero confine tra discriminazione e legittima libertà di opinione, limite che in questo disegno di legge, a nostro parere, non si pone proprio nell'impedire ogni libertà di espressione su temi per noi fondamentali. Fratelli d'Italia vuole combattere la violenza e la discriminazione, e per questo ci siamo, tant'è vero che abbiamo presentato anche una mozione per condannare tutti quei Paesi dove ancora l'omosessualità è considerata un reato, a volte punita con l'ergastolo e a volte addirittura con la morte. Ma su questo piano non abbiamo trovato una sinistra così sensibile. La sinistra, invece, continua insieme alle associazioni LGBT a denunciare un aumento di discriminazioni e crimini omofobi, smentiti invece dai dati; e non dice una parola, una che sia una, sul mondo islamico (Applausi) , dove l'omosessualità è considerata un reato a volte punito, come dicevo, con la morte. Questo ci lascia, da una parte, basiti ma, dall'altra parte, dimostra la posizione ideologica di facciata di questa sinistra. Ne prendiamo atto insieme alla stragrande maggioranza degli italiani, che in questo momento ha ben altro a cui pensare. Torniamo al tema. Signor Presidente, vogliamo ribadire la nostra posizione politica su alcuni punti fondamentali: noi non siamo d'accordo sull'attacco alla famiglia tradizionale, come non siamo d'accordo sull'adozione da parte di coppie omosessuali. Non accettiamo questa discriminazione nei confronti della famiglia naturale, perché riteniamo che proprio la famiglia naturale sia la base del nostro sistema sociale su cui si fonda la nostra comunità. Si rischia che, per difendere i diritti di alcuni, si ledano i diritti di molti; in ogni caso, sarebbe un errore. Siamo inoltre contrari alle adozioni da parte di coppie omosessuali, e non lo diciamo perché siamo omofobi, ma perché sosteniamo che i bambini non debbano essere comprati tramite adozioni dai lunghi e costosi iter - che tutti ormai conosciamo - tramite l'affitto dell'utero di una donna: questo proprio non lo possiamo accettare. E lo diciamo perché siamo fortemente convinti che un bambino debba avere il diritto di avere un padre e una madre e che questo diritto non possa essere sacrificato al capriccio di adulti liberi di vivere la propria sessualità come meglio credono. Come dicevo, questo tipo di adozioni come conseguenza porta purtroppo alla prassi dell'utero in affitto: questo è inaccettabile perché significa mercificare il corpo di una donna. Tutto ciò non sta bene nemmeno alle femministe di sinistra, che non accettano neppure loro il disegno di legge Zan, come sostiene in un'intervista sul «Corriere della Sera» la storica attivista femminista Marina Terragni, la quale ha dei forti dubbi sull'identità di genere e sul self-id , che è una sorta di autocertificazione di genere. Presidente, vorrei introdurre anche questo argomento: l'autodefinizione di genere. Colleghi, per caso avete sentito parlare dei 270 detenuti che si dichiarano donne e chiedono di andare nel carcere femminile? Questo è davvero accaduto in California, dove il self-id è legge, e se il disegno di legge Zan verrà approvato, potrà accadere anche da noi. Senza parlare, poi, di quei settori - penso allo sport, alle competizioni sportive - giustamente suddivisi fra competizioni femminili e maschili, che non possono essere messe sullo stesso piano agonistico, dove a quel punto, sì, si creerebbero situazioni imbarazzanti, dove la discriminazione andrebbe al contrario a penalizzare le donne nel competere con persone fisicamente maschili. Forse la sinistra non si rende conto delle conseguenze che potremmo avere in molti settori, però - mi sia consentita la battuta - potrebbe essere un modo per risolvere la questione legata alle quote rosa alle elezioni! Ma andiamo oltre, Presidente. Per ciò che riguarda il gender nelle scuole, mi chiedo perché, nella stessa scuola dove si è deciso di non fare l'educazione sessuale, adesso si voglia spiegare cos'è l'omosessualità. Ricordo a me stesso e ai colleghi che i genitori hanno la patria potestà sui figli e ritengo per questo più che opportuno che l'educazione sessuale non debba essere fatta nelle scuole. I bambini che frequentano le scuole primarie sono ancora piccoli per affrontare certi argomenti all'interno dell'istituzione scolastica e reputo giusto che debbano essere, invece, proprio gli stessi genitori a insegnare l'educazione sessuale ai loro figli nel modo che ritengano più opportuno. Se passa la legge Zan, si insegneranno a questi bambini le teorie gender, confondendo le menti di bambini in età evolutiva. E anche qui l'ideologia della sinistra nostrana si scaglia contro la legge Orbán, definendola una legge contro la propaganda LGBT. In realtà, seppur con toni a volte anche duri, è una legge che vuole difendere proprio quel principio di cui parlavo prima: il diritto dei genitori - e non dello Stato - di insegnare ai propri figli l'educazione sessuale. Vi scagliate contro la legge ungherese e non dite una parola contro tutti quegli Stati islamici che concretamente e cruentemente perseguitano gli omosessuali.