[resaula]

per effetto dell'ordinanza l'impresa ha ritenuto di poter continuare l'attività produttiva e di conseguenza persistono le nauseabonde emissioni odorigene, il traffico di mezzi pesanti e tutte le altre situazioni di incompatibilità ambientale, condizione che potrebbe protrarsi per molto tempo ancora, data la sospensione dell'attività dei tribunali a causa dell'emergenza sanitaria in atto e successivo recupero dell'arretrato accumulatosi; considerato che: la Agri Flor in data 22 novembre 2020 ha presentato alla Regione Umbria un nuovo progetto (il quarto a partire dal 2015) per adempiere alle prescrizioni contenute nella citata determina n. 2917 del 6 luglio 2015 della Provincia di Perugia, intitolato: "Progetto di adeguamento alle BAT Impianto di produzione di fertilizzanti organici - Adeguamento alle BAT - Adempimento AIA (DD n. 2917 del 6 luglio 2015) punto E - rapporto istruttorio e progetto di riqualificazione ambientale del sito"; dalle osservazioni (con diffida ai sensi dell'art. 27- bis del decreto legislativo n. 152 del 2006) depositate da parte di plurime associazioni, WWF e Italia Nostra, entro il termine previsto di 30 giorni (tramite PEC n. 0235051-2020 e PEC n. 0235974-2020, pubblicate sul sito internet della Regione), vengono contestate diverse criticità progettuali considerate ostative al rilascio del provvedimento autorizzatorio unico regionale; tra le criticità contestate vi è l'incompatibilità urbanistica in quanto l'area oggetto di intervento è classificata dal vigente piano regolatore generale del Comune di Perugia in gran parte area agricola EA1 (area agricola di pregio) ed in minima parte D2 (area industriale), considerato che in area agricola EA1 gli interventi proposti non sono ammessi dall'art. 58 delle norme attuative del piano regolatore generale del Comune di Perugia e dalla sezione terza (spazio rurale) della legge regionale n. 1 del 2015, specificatamente dagli articoli 88-92; inoltre si evidenzia l'inquinamento acustico oltre i limiti ammessi, soprattutto a causa del traffico veicolare pesante in entrata ed uscita dall'impianto industriale che attraversa quotidianamente l'abitato di Villa Pitignano, in quanto dalle misurazioni fonometriche riportate nelle mappe acustiche presentate è stato rilevato un livello di rumore ambientale di 40 decibel (A) durante il periodo diurno e di 35 decibel (A) durante il periodo notturno, evidenziando come non risulti rispettato il "criterio della normale tollerabilità" in corrispondenza di tutti i recettori presi in considerazione; le associazioni sollevano anche l'incompatibilità con i limiti di distanza imposti dal piano regionale dei rifiuti di almeno 500 metri dai "recettori sensibili", tra cui la presenza di un istituto scolastico, considerando che l'attività è classificata industria insalubre di prima classe nonché la mancanza di un rapporto tecnico sull'impatto ambientale indotto dal traffico veicolare pesante in transito in andata e ritorno dall'impianto industriale, per circa 161 tonnellate al giorno, relativamente alle emissioni inquinanti in atmosfera, dovute al monossido di azoto, al monossido di carbonio, al diossido di azoto, al diossido di zolfo e alle polveri sottili Pm10, presenti nei gas di scarico, si chiede di sapere: se Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e, anche in attuazione del principio di precauzione, quali azioni di competenza intendano intraprendere per valutare se vi siano fattispecie non conformi alla piena tutela della salute pubblica e alla salvaguardia dell'ambiente; se, nei limiti delle rispettive attribuzioni, ritengano di attivarsi nelle sedi di competenza affinché sia valutata la possibilità di un provvedimento di revoca dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) rilasciata nel 2015, per mancato adeguamento alle prescrizioni ivi contenute, ovvero, in subordine, la sospensione dell'attività produttiva nei confronti dell'impresa. Atto n. 4-04832 PAVANELLI VANIN DONNO MONTEVECCHI TRENTACOSTE LANNUTTI ANASTASI PUGLIA CROATTI VACCARO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il decreto ministeriale n. 468 del 2001 (in Gazzetta Ufficiale , Serie generale, n. 13 del 16 gennaio 2002) ha inserito il sito Terni-Papigno nel "piano nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati" e, con successivo decreto del 8 luglio 2002 dal titolo "perimetrazione del sito di interesse nazionale di Terni Papigno" (in Gazzetta Ufficiale , Serie generale, n. 234 del 5 ottobre 2002), è stata definita l'area del sito che individua le aree potenzialmente contaminate da sottoporre ad interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza d'emergenza, bonifica, ripristino ambientale e attività di monitoraggio; il progetto "Re.mi.da. " è nato nel 2008 per promuovere una nuova strategia di approccio al problema della bonifica dei siti contaminati, attraverso la sinergia di ARPA Umbria, Istituto di biologia agroambientale e forestale del CNR e Dipartimento di scienze dell'ambiente forestale e delle sue risorse dell'università degli studi della Tuscia, che propongono una metodica di intervento economica e a basso impatto ambientale basata sull'implementazione di tecniche di fitorimedio applicate con il metodo colturale delle short rotation forestry con cloni di pioppo specificatamente selezionati. Il sistema proposto punta a combinare la bonifica e la riqualifica dei siti contaminati in aree rurali o periurbane con la produzione di biomassa da utilizzare per fini energetici, non escludendo interventi di riforestazione a carattere permanente nelle aree a maggiore valenza ambientale. Questa tecnica si rivolge ai "siti orfani", i cui ingenti oneri di bonifica ricadono sulle pubbliche amministrazioni. Il progetto si prefigge pertanto di fornire una tecnologia a costi ridotti, dal basso impatto ambientale e capace di offrire una prospettiva di produzione di biomassa dalle aree trattate; considerato che: la direzione ambiente del Comune di Terni alcuni anni addietro ha compiuto una serie di analisi di rischio sull'area interessata dell'ex discarica dello stabilimento di Papigno, che hanno evidenziato la presenza di idrocarburi, carbonio, metalli pesanti come zinco, piombo, nichel e cromo totale e la presenza di policlorobifenili (ritenuti potenzialmente cancerogeni per inalazione o per contatto), e che dalle analisi gli agenti contaminanti risultano rilevati "a macchia di leopardo"; essi sono dovuti alle sostanze inquinanti derivate dalla produzione della calciocianamide, che a causa della sua consistenza simile a quella di un talco veniva addizionata con oli minerali, dando luogo alla formazione di idrocarburi, nonché dai residui delle demolizioni edilizie e degli scavi immessi nella discarica dopo la chiusura della fabbrica alla fine degli anni '60;