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Nuove disposizioni in materia di istituti bancari, tutela del risparmio e responsabilità degli amministratori. Onorevoli Senatori. -- La crisi economica dalla quale il nostro Paese si sta timidamente e faticosamente rialzando ha avuto origine dall'altra parte dell'Atlantico nel 2007 da quella bolla finanziaria che i titoli dei giornali hanno definito la «crisi dei subprime». Da allora la recessione si è allargata a macchia d'olio anche nel continente europeo e, come allora, spesso la condizione di crisi economica reale è stata preannunciata da crack finanziari e fallimenti bancari. Davanti ad una congiuntura economica non più espansiva, gli istituti bancari si sono scoperti meno solvibili e meno protetti di quanto si pensasse, anche nel nostro Paese. Il nostro sistema bancario, considerato tradizionalmente uno dei più stabili e sicuri, anche grazie al valore che tradizionalmente --- si pensi agli autorevoli moniti del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi --- e culturalmente il nostro Paese affida al risparmio, si è scoperto invece vittima di investimenti sbagliati, da un lato, e profonda disinformazione dei correntisti dall'altro. È proprio in questo contesto che la Commissione, lavorando fianco a fianco con il Parlamento europeo, ha con figurato l'ultimo pilastro dell'Unione bancaria europea con l'obiettivo di fronteggiare in modo efficace le crisi bancarie e di proteggere, innanzitutto, i risparmiatori. L'Unione bancaria, così come e progettata, poggia su tre pilastri normativi: 1) il meccanismo di vigilanza unico (SSM); 2) il meccanismo di risoluzione unico (SRM); 3) le connesse disposizioni in materia di finanziamento che comprendono il Fondo di risoluzione unico (SRF), i Sistemi di garanzia dei depositi (SGD) e un meccanismo comune di backstop (linea di credito). I tre pilastri hanno preso forma normativa in due direttive gemelle: la 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 (Bank Recovery and Resolution Directive) , e la 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, (Deposit Guarantee Scheme Directive) che insieme attuano la nuova disciplina in materia di crisi bancarie. Le due direttive sono il risultato finale di un complesso negoziato, che ha coinvolto la Commissione, i governi nazionali e il Parlamento europeo nell'ambito della procedura ordinaria di codecisione. Nella consapevolezza che fosse necessario risolvere una volta per tutte questi problemi, il legislatore europeo ha introdotto, entro il solco tracciato dal G20, un nuovo sistema armonizzato di risoluzione delle crisi bancarie atto a conseguire simultaneamente una pluralità di obiettivi: gestire in modo ordinato e coordinato il dissesto, minimizzare le ripercussioni negative sulla stabilità sistemica, preservare la continuità di servizi e funzioni essenziali (ad esempio i sistemi di pagamento e le infrastrutture di mercato), tutelare i depositi (in particolare, quelli di valore pari o inferiore a 100.000 euro) e i fruitori dei servizi d'investimento, evitare oneri per le finanze pubbliche. L'ordinamento italiano ha già recepito in tempi brevissimi la parte relativa alle nuove procedure di salvataggio degli istituti bancari in default , e si è concesso tempi ben più lunghi per il recepimento della seconda, quella che riguarda la tutela dei risparmiatori. Il nostro Paese ha mancato l'obiettivo che ha ispirato l'Unione europea nella costruzione di questa nuova architettura bancaria, oltre a non aver assicurato il rispetto di un diritto garantito dalla Costituzione italiana, che all'articolo 47 sancisce: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione e alla proprietà diretta coltivatrice e il diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese. l fatti di cronaca degli ultimi mesi, con il fallimento di quattro banche italiane, istituti di media grandezza (Banca Etruria, CariFerrara, Banca delle Marche, CariChieti) ritenuti dai cittadini più vicini e percepiti come più affidabili rispetto ai grandi colossi bancari, che hanno purtroppo mostrato il peggiore lato di sé attraverso fenomeni di malagestione e di carenza di trasparenza e correttezza nei confronti dei risparmiatori, dimostrano quanto urgente sia l'attuazione di queste norme. Per motivi di improcrastinabile protezione dei risparmi dei cittadini, il presente disegno di legge apporta significative e precise correzioni alla normativa nazionale di attuazione della citata direttiva 2014/49/UE, che crea un sistema europeo di protezione dei risparmi per i clienti vittime dei fallimenti degli istituti di credito cui hanno affidato i propri soldi, tra i quali un parallelo sistema di assicurazione privatistico obbligatorio dei risparmi, che possa intervenire in alternativa ovvero quale integrazione del «fondo interbancario europeo» in caso di emergenza e insufficienza delle dotazioni ordinarie, e una armonizzazione della normativa in materia di requisiti di professionalità, indipendenza e onorabilità degli amministratori bancari con la nuova fattispecie di «risoluzione bancaria» inserita con il decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180. Il disegno di legge è composto da tre articoli. L'articolo 1 novella il testo unico di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, meglio conosciuto come testo unico bancario (TUB), correggendo il nuovo sistema di garanzia dei depositi (SGD). In particolare, si solleva il comitato di sorveglianza della Banca d'Italia dal ruolo di intermediario per il pagamento dei crediti prededucibili; si prevede che, a maggiore garanzia del rimborso dei risparmiatori, in via transitoria, a partire dal 3 luglio 2016 fino al raggiungimento del livello obiettivo, si possa attingere alla dotazione finanziaria del Fondo interbancario di tutela dei depositi, del Fondo di garanzia dei depositanti delle Banche di credito cooperativo, e ove necessario, anche all'assicurazione integrativa prevista all'articolo 96 -quater .4. Le modifiche apportate all'articolo 96.2, che disciplina le modalità di costituzione della dotazione finanziaria degli SGD e il passaggio al sistema di contribuzione ex ante con versamento di contributi ordinari su base annuale da parte delle banche aderenti, sono volte a precisare che il pagamento degli stessi (da parte degli istituti bancari) può essere differito una sola volta, per un periodo massimo di sei mesi con provvedimento della Banca d'Italia, nel caso in cui ciò metta a repentaglio la liquidità o la solvibilità dell'istituto stesso. Si prevede inoltre che i contributi differiti siano in ogni caso versati, entro sette giorni, se la Banca d'Italia accerti che le ragioni del differimento siano venute meno. Si precisa, inoltre, che le risorse dei sistemi di garanzia devono essere investite in attività a basso rischio quali investimenti in liquidità a vista depositata presso istituti centrali o presso la Cassa depositi e prestiti.