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Anche su questo faceva considerazioni assolutamente condivisibili la principale forza politica della maggioranza: ognuno porta a casa il suo piccolo risultato di cortile, di campanile, ma poi la visione complessiva rischia di essere persa o - peggio ancora - di essere imposta al Parlamento, che non ha più alcun margine per incidere sulle scelte importanti del prossimo anno, anno che sarà decisivo per la ripresa economica, ma anche per lenire le molte piaghe che la pandemia, da un lato, e l'inefficienza dei Governi che l'hanno dovuta affrontare, dall'altro, hanno purtroppo lasciato in tutto il Paese. Ebbene, cari colleghi, se questo è il giudizio della maggioranza, del principale Gruppo di maggioranza, che cosa dovremmo dire noi dell'opposizione? Dobbiamo dire che avete perfettamente ragione; che non si può continuare con fiducia su fiducia; che non si può continuare a mortificare l'Aula del Parlamento; che non si può continuare a trasformare il Senato, come del resto la Camera dei deputati, in una scatola vuota, priva di ogni valore. Ma vede, cara collega Capogruppo del MoVimento 5 Stelle, tra noi e voi c'è una differenza: voi vi lamentate e rimanete esattamente al vostro posto a eseguire gli ordini che vi arrivano dall'alto; mentre noi, forse un po' più coerentemente di voi, rimaniamo all'opposizione e diamo il nostro contributo costruttivo quando veniamo ascoltati, le rare volte in cui veniamo ascoltati. Un paio di volte certamente ci siamo riusciti. Li citava prima il relatore di minoranza, il senatore Calandrini, che ringrazio, come esponente di Fratelli d'Italia, per il lavoro che ha fatto, certamente preziosissimo. Ha citato alcuni esempi, ai quali voglio aggiungere il fondo da 10 milioni per i proprietari di case che non riescono a rientrare in possesso del loro immobile: subiscono il furto del loro immobile, lo Stato non reagisce e non glielo riconsegna nei tempi dovuti. Abbiamo tenuto un fondo da 10 milioni per ristorarli e risarcirli. Voglio ricordare la battaglia importantissima per tutelare i professionisti che hanno un infortunio e si ammalano. Sono provvedimenti che Fratelli d'Italia ha fortemente voluto e che per fortuna si è riusciti a ottenere. Ma purtroppo, come Vice Presidente della Commissione giustizia del Senato, non posso tacere sul vergognoso emendamento riguardante la magistratura onoraria che il Governo ha appiccicato, quasi alla fine di questo pur modestissimo confronto, per far fronte alla procedura di infrazione annunciata dall'Europa nei nostri confronti, per il modo in cui l'Italia, in tutti questi anni, ha trattato e continua a trattare i magistrati onorari: trattati come veri e propri rider della giustizia, anzi peggio, perché adesso i rider fortunatamente verranno regolarizzati e stabilizzati. I giudici onorari - come sappiamo tutti benissimo - risolvono quasi la metà di tutti gli affari della giustizia, la quale, senza di essi, semplicemente si fermerebbe. Senza i vice procuratori onorari non sarebbe possibile tenere udienza, e non dico davanti al giudice di pace, ma nemmeno davanti al tribunale; senza i circa 2.000 giudici onorari di tribunale sarebbe impossibile comporre una infinità di collegi. Sappiamo tutti molto bene che, senza i magistrati onorari, la giustizia domani mattina in Italia semplicemente si bloccherebbe. Si tratta di magistrati che, per anni, hanno lavorato senza tutele e senza i minimi diritti elementari che dovrebbero spettare ad ogni lavoratore, come ha riconosciuto l'Europa e finalmente, anche la magistratura italiana con alcune importanti sentenze. Ebbene, qual è il riconoscimento, quale la gratitudine che il Ministro della giustizia e il Governo manifestano con l'emendamento citato nei confronti di questa categoria che ha tenuto in piedi la giustizia italiana? Si tratta di un emendamento che parifica il magistrato onorario al personale amministrativo, mortificando non questa figura, ma la funzione giurisdizionale che esercita. Parificandolo al personale amministrativo, voi non offendete soltanto la magistratura onoraria, ma anche l'alta funzione giurisdizionale svolta in nome del popolo italiano. È una vergogna che in quest'Aula noi vogliamo denunciare in modo molto forte e chiaro. Come denunciamo l'illogicità, l'incongruenza e la contraddizione di pretendere di sottoporre a una prova selettiva con tanto di esame, seppur orale, magistrati che hanno fatto il loro dovere per dieci, quindici o venti anni nelle aule di giustizia. Anche questa è un'ulteriore umiliazione che il Governo doveva e poteva risparmiare a questi fedeli funzionari dello Stato. Caro Presidente, la cosa però veramente vergognosa è che con questo emendamento il Governo impone per legge al magistrato, che dovesse accettare questa pur umiliante stabilizzazione, nel momento stesso in cui firma la domanda di adesione alla selezione, anche nel caso in cui non dovesse superarla, di rinunciare a tutti i diritti. Ai diritti che spettano a tutti i lavoratori, per il passato, deve rinunciare agli arretrati, ai diritti previdenziali e assistenziali. Deve rinunciare a tutto quanto. È un ricatto imposto per legge che grida vergogna nei confronti di chi ha un minimo senso di giustizia. Ma quale Stato di diritto si comporta in questo modo nei confronti dei suoi fedeli servitori, come hanno dimostrato di essere i giudici onorari anche rischiando la vita durante la pandemia? Cari colleghi, penso che sarebbe stata giusta una maggiore riflessione sul punto e soprattutto sarebbe stato giusto lasciare che la disciplina molto delicata e importante della magistratura onoraria fosse stata affrontata e risolta nelle sedi opportune: la Commissione giustizia, prima, e l'Aula del Senato, poi, e ovviamente la Camera, dove si doveva affrontare non certamente sotto l'urgenza di una legge di bilancio ma - come voi stessi dite - con il tempo necessario per poter analizzare e discutere. Voi avete voluto chiudere ogni confronto, ancora una volta con un atto di forza, fregandovene dei diritti di una categoria di lavoratori così importante, collegata addirittura all'esito del PNRR. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, ringrazio anch'io i membri della Commissione bilancio, i relatori e il Presidente, che hanno lavorato alla difficile costruzione della legge di bilancio. Voglio partire anch'io - come hanno fatto la senatrice Castellone e il senatore Candiani - da un punto: è evidente che anche l' iter di questa legge di bilancio conferma che non può funzionare in questo modo. Non c'è solo un tema che riguarda il monocameralismo di fatto; non c'è solo un tema che riguarda l'emergenza costante con cui lavoriamo. È evidente però che, se vogliamo evitare - come dice il senatore Candiani - il continuo incrocio tra ciò che dovrebbe fare la legge di bilancio, e cioè definire i grandi asset , i grandi assetti, gli investimenti e un'idea di futuro del Paese, dobbiamo trovare il modo di evitare che questo procedimento vada insieme a un procedimento assolutamente legittimo, nell'ambito del quale i parlamentari cercano di portare avanti istanze o territoriali o di parte. C'è quindi un tema.