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Ne è derivata poi la sospensione di regole non sempre congrue sugli aiuti di Stato, che troppo spesso in passato, anziché garantire una benefica concorrenza, hanno inutilmente strozzato l'economia. Ne è derivato il cambiamento delle regole di ingaggio della BCE, che ha giustamente effettuato massicci acquisti di titoli di Stato, ben oltre la dannosa regola della capital key , ovvero quella regola di acquisti proporzionali alla quota detenuta da ciascuna Banca centrale nel capitale della BCE. Quest'ultimo cambiamento ha dimostrato, se per caso ve ne fosse ancora bisogno, che non è certo un elevato debito pubblico a determinare un aumento degli interessi sui titoli di Stato e dello spread , ma è la Banca centrale, con la sua politica monetaria più o meno espansiva. È quindi una decisione prettamente politica quella di determinare il livello dei tassi e degli spread . Oggi, con un debito pubblico alto, l'Italia è vicina al minimo storico dei tassi d'interesse sui titoli di Stato e ha un livello di spread con i bund tedeschi davvero basso. Lo ripeto: non solo il MoVimento 5 Stelle, ma anche e soprattutto il MoVimento 5 Stelle, in tempi non sospetti, ha chiesto ciò che adesso, dopo la pandemia, sta puntualmente accadendo, cioè di continuare a dare visione e prospettiva a un cambiamento che non può e non deve arenarsi. Abbiamo bisogno di procedere spediti verso una riforma del Patto di stabilità, all'interno del quale chiederemo, con sempre maggiore forza, lo scorporo non solo degli investimenti verdi e sociali dal calcolo del deficit in rapporto al PIL, ma anche del cofinanziamento dei fondi strutturali e delle spese collegate al PNRR e di tutto ciò che permetta l'attuazione dei fondi europei. (Applausi) . Abbiamo bisogno che la Banca centrale continui a proteggere le economie europee, come fanno le banche centrali nel resto del mondo, per raggiungere l'obiettivo non solo dell'inflazione, ma anche di piena occupazione e progresso sociale, di cui all'articolo 3 del Trattato sull'unione europea, come sancito dal comma 1, articolo 127, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Abbiamo bisogno di rendere strutturale il Next generation EU, che dà sostanza al concetto di nuova Europa solidale e inclusiva. Nessuno vuole usare le leve del debito come se nulla fosse, e ci mancherebbe altro, ma dopo la pandemia il MoVimento 5 Stelle si batterà per rendere ancora più chiaro ciò che si è manifestato con il Covid, cioè che non ci sono connotazioni morali nel debito pubblico. Oggi il dibattito intorno al ricorso al debito, reso necessario dalla pandemia, dopo le imperdonabili inerzie seguite alla crisi dei mutui subprime del 2008 e a quello dello spread del 2011, investe tutto il mondo. Nei giorni scorsi gli stessi commissari europei Dombrovskis e Gentiloni hanno chiarito che, da qui al 2030, per affrontare le varie transizioni (energetica, digitale) l'Europa avrà bisogno di investimenti pubblico-privato per 650 miliardi l'anno. Nella consapevolezza dell'esigenza di questi ingenti investimenti, addirittura Klaus Regling, direttore tedesco del MES, una delle più fulgide manifestazioni della speriamo vecchia austerity , ha avanzato la proposta di correggere il Patto di stabilità, per consentire un maggior ricorso al debito. In Italia il premier Draghi, dopo aver dato atto al Governo precedente di aver costruito una fondamentale rete di protezione e rilancio del tessuto economico e produttivo, in occasione della recente conferenza stampa sulla NADEF ha detto testualmente che con la pandemia si sono rivelati bisogni importantissimi ed esistenziali per la stessa Europa, che non possono che essere soddisfatti se non dal settore pubblico. Il MoVimento 5 Stelle del futuro - dicevo - vuole dare prospettiva a tutto questo ed è per questo che siamo convinti che, oltre a dare seguito al cambiamento dei paradigmi economici europei, l'Italia debba e possa dotarsi di strumenti innovativi al suo interno. Dobbiamo quindi essere in grado di immettere ingenti risorse nell'economia, senza necessariamente innescare debito. Ed è qui che si innesta la nostra proposta di una sorta di piano di autofinanziamento interno assolutamente coerente con il quadro europeo, che punta in primis a sfruttare l'enorme successo conseguito con il superbonus del 110 per cento. Vogliamo infatti permettere una sempre maggiore circolazione dei crediti di imposta, ritenendo che questa opzione sia un passaggio fondamentale. (Applausi) . Intendiamo combinare l'obiettivo della digitalizzazione con quello di immettere nel circuito economico risorse senza alimentare debito e di rendere immediatamente fruibili gli stessi crediti di imposta per imprese e cittadini. L'introduzione del superbonus del 110 per cento infatti, misura ideata e voluta dal MoVimento 5 Stelle, rappresenta un'occasione imperdibile, considerando tra l'altro che il meccanismo su cui poggia, cioè la cessione dei crediti d'imposta, è stato esteso ad altri bonus e può essere ulteriormente esteso partendo dal credito d'imposta Transizione 4.0, che si rivelerebbe un formidabile superbonus imprese. Abbiamo bisogno di una banca pubblica degli investimenti, che possa non solo finanziare direttamente opere grandi e piccole, ma anche aumentare i prestiti all'economia reale, soprattutto alle piccole e medie imprese in difficoltà. Il perno di questa operazione potrebbe essere il Mediocredito centrale, che già si è unito a Banca popolare di Bari e potrebbe unirsi anche a Monte dei Paschi di Siena, al fine di poter ricevere prestiti a tasso negativo dalla BCE. Vogliamo infine immaginare una sorta di conti di risparmio, all'interno dei quali i cittadini, in maniera del tutto volontaria, potrebbero convogliare parte dei loro risparmi, investendo in titoli di Stato. Oggi, complici i timori innescati dalla pandemia, i depositi degli italiani hanno superato quota un miliardo e 800 milioni di euro, andando praticamente a equiparare il livello del nostro PIL. Complessivamente, per inciso, il risparmio degli italiani si aggira intorno ai 4 miliardi e 500 milioni di euro, che includono anche investimenti azionari e obbligazionari e fondi comuni di investimento. Offrendo quindi una congrua remunerazione ai titoli di Stato e la possibilità di disinvestire quando si vuole, i conti di risparmio potrebbero offrire un'ottima opportunità di investimento per le famiglie. Inoltre, si potrebbe prevedere la possibilità che gli stessi titoli di Stato in cui si investono le risorse all'interno dei conti di risparmio siano usati come strumento di pagamento di beni e servizi, naturalmente tra operatori dotati di conti di risparmio. Queste proposte sono tutte condensate in un disegno di legge a mia prima firma, che ora è oggetto di esame da parte della 6 a Commissione qui al Senato, con altri disegni di legge tematici, a dimostrazione di come sul punto il MoVimento 5 Stelle abbia fatto convergere anche le altre forze politiche. Questo piano potrebbe portare l'Italia a immettere ingenti risorse finanziarie nel sistema economico, con un'operazione perfettamente compatibile con i trattati europei.