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Il disegno di legge sostituisce il riferimento alle "vittime di discriminazione o violenza fondata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere" con il richiamo alle vittime dei reati di cui all'articolo 604- bis del codice penale, commessi per motivi fondati sull'orientamento sessuale o sulla identità di genere della vittima, ovvero di un reato aggravato per le medesime ragioni ai sensi dell'articolo 604-ter del codice penale L'articolo 10 demanda a ISTAT lo svolgimento di indagini - con cadenza almeno triennale - sulle discriminazioni, sulla violenza e sulle caratteristiche dei soggetti più esposti al rischio, al fine di verificare l'applicazione della riforma e implementare le politiche di contrasto delle discriminazioni motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, oppure fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere. L'Istat dovrà applicare i "quesiti contenuti nell'Indagine sulle discriminazioni condotta dall'Istituto nazionale di Statistica a partire dal 2011". Il sito di ISTAT riferisce che l'Indagine sulle discriminazioni in base al genere, all'orientamento sessuale e all'appartenenza etnica è stata realizzata per la prima volta nel 2011, a seguito di una Convenzione stipulata con il Dipartimento delle Pari Opportunità, con l'obiettivo di colmare il gap informativo sulla diffusione e le forme che i fenomeni discriminatori assumono nel nostro Paese e con particolare riferimento a tre specifiche dimensioni: il genere, l'orientamento sessuale e l'appartenenza etnica. L'indagine è nata con un duplice obiettivo: da un lato, quello di rilevare le opinioni e gli atteggiamenti dei cittadini nei confronti delle categorie oggetto di interesse; dall'altro, stimare il numero di persone che hanno subito esperienze discriminatorie, con particolare riferimento alle discriminazioni subite nel contesto scolastico e in quello lavorativo (distinto in ricerca di lavoro e attività lavorativa). L'indagine è stata condotta con tecnica mista CAPI ( computer assisted personal interview )  SAQ ( Self Administered Questionnaire ). Nel questionario cartaceo autocompilato, per la prima volta è stato rilevato, con un'apposita batteria di quesiti, l'orientamento sessuale degli intervistati. È opportuno ricordare che il Senato ha approvato, all'unanimità, lo scorso 25 novembre, un disegno di legge (AC.2805) il quale prevede, fra le altre, che l'Istat e il Sistan realizzino, con cadenza triennale un'indagine campionaria interamente dedicata alla violenza contro le donne che produca anche stime sulla parte sommersa dei diversi tipi di violenza (fisica, sessuale, psicologica ed economica). Rispetto al testo approvato dalla Camera dei deputati, sarebbe semplicistico affermare che gli altri disegni di legge congiunti, pendenti in Senato, siano tutti espressione di posizioni superate dal più avanzato punto di caduta, realizzato dal disegno di legge n. 2005.Almeno su un punto - che dovrebbe essere una precondizione, perché la grammatica comune è la premessa del dialogo - nessuno dei quattro disegni di legge proposti alla Camera alta riproduce l'errore etimologico e semantico contenuti nell'Atto Senato n. 2005: nessuno di essi, infatti, scorpora la "lesbofobia" dall'"omofobia", perché le quattro senatrici proponenti sono evidentemente ben consapevoli che omofobia deriva da " omòs " ("stesso", in greco) e non da " homo " ("uomo", in latino). Quindi, nell'istituire la giornata contro l'omofobia, il 17 maggio sarebbe dedicato anche al contrasto dei pregiudizi nei confronti del lesbismo, senza bisogno di creare un apposito lemma all'articolo 7 del disegno di legge n. 2005. Il disegno di legge n. 59, di iniziativa della senatrice Cirinnà e altri, introduce misure in materia di contrasto alle discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere. Nel merito il provvedimento consta di quattro articoli. L'articolo 1 reca una serie di modifiche agli articoli 604- bis e 604- ter del codice penale In particolare il comma 1 dell'articolo 1 estende la disciplina contemplata dall'articolo 604- bis per il con-trasto della propaganda e l'istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa anche alle discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale o dalla identità di genere. La disposizione inserisce, sempre all'interno dell'articolo 604- bis del codice penale (dopo il secondo comma) anche la definizione di "orientamento sessuale ", inteso come l'attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso o di entrambi i sessi; e di "identità di genere", qualificata come la percezione che una persona ha di sé come rispondente ad un genere, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico. Il comma 2 dell'articolo 1 interviene sulla circostanza aggravante di cui all'articolo 604-ter del codice penale, prevedendo che essa trovi applicazione con riguardo a tutti i reati commessi per finalità di discriminazione o di odio non solo etnico, nazionale o religioso ma anche fondato sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere. L'articolo 2 apporta alcune modifiche al decreto-legge n. 122 del 1993, il c.d. "decreto Mancino"(conv. legge n. 1205del 1993), in particolare oltre ad intervenire sulla rubrica dell'articolo 1 del decreto-legge e sul titolo del decreto stesso, modifica il comma 1- quinquies dell'articolo 1. L'articolo 1 del "decreto Mancino" prevede alcune pene accessorie che trovano applicazione in caso di condanna per i delitti di "razzismo" e di genocidio. Tra queste sanzioni si segnala l'obbligo di prestare una attività non retribuita in favore della collettività. Il comma 1- quinquies dell'articolo 1 stabilisce in che cosa consista l'oggetto della attività non retribuita. Fra le altre si prevede il lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate, dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari. Il disegno di legge aggiunge all'elenco delle organizzazioni anche quelle operanti nei confronti delle persone omosessuali e transessuali. L'articolo 3 del disegno di legge istituisce la «Giornata nazionale contro l'omofobia e la transfobia» nella data del 17 maggio. L'articolo 4 assegna all'ISTAT il compito di assicurare lo svolgimento, con cadenza almeno quadriennale, di una rilevazione statistica sulle discriminazioni e sulla violenza che ne misuri le caratteristiche fondamentali e individui i soggetti più esposti al rischio. Il disegno di legge n. 1176, di iniziativa della senatrice Maiorino e altri si propone di introdurre una specifica tutela giuridica delle vittime di omofobia e transfobia. Nel merito il provvedimento consta di 8 articoli. L'articolo 1 modifica i delitti contro l'uguaglianza previsti dagli articoli 604- bis e 604- ter del codice penale, per aggiungere alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi gli atti discriminatori fondati sull'omofobia e la transfobia.