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Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Onorevoli Senatori . – In data 8 ottobre 2019 è stata definitivamente approvata la legge di revisione costituzionale che riduce il numero dei parlamentari, segnatamente i membri della Camera dei deputati da 630 a 400 e i componenti elettivi del Senato da 315 a 200. Tale legge, come noto, già pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 12 ottobre 2019, è stata confermata dal voto popolare espresso in occasione del referendum svoltosi lo scorso 20 settembre. Contestualmente alla legge di revisione costituzionale è stato avviato l'esame del disegno di legge, poi diventato la legge 27 maggio 2019, n. 51, recante « Disposizioni per assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari », che apporta alcune modifiche al vigente meccanismo elettorale, delineato nel 2017 con il cosiddetto Rosatellum , volte esclusivamente ad adattare il previgente meccanismo di elezione alla intervenuta riduzione del numero di deputati e senatori da eleggere. L'articolo 3 della citata legge n. 51 del 2019 prevede che « qualora entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge sia promulgata una legge costituzionale che modifica il numero dei componenti delle Camere di cui agli articoli 56, secondo comma, e 57, secondo comma, della Costituzione, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica ». A dispetto delle citate previsioni normative, tuttavia, e nonostante le numerosissime assicurazioni fornite durante l' iter delle due citate leggi, il Parlamento si trova a discutere in Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati una proposta di modifica della legge elettorale che, lungi dal limitarsi ad apportare alcuni correttivi, stravolge completamente il sistema elettorale introdotto appena tre anni fa. Il sistema elettorale adottato da una Nazione per permettere ai cittadini di scegliere i propri parlamentari, e che nel nostro sistema costituzionale deve garantire quella rappresentanza che è uno dei capisaldi della nostra Costituzione, svolge una funzione di grande importanza e dovrebbe essere sempre ispirata dall'unica finalità, appunto, di garantire la migliore rappresentanza dei cittadini. Purtroppo, invece, negli ultimi anni si assiste con sempre maggiore frequenza all'adozione da parte della maggioranza di Governo di turno di nuovi sistemi elettorali, volti solo ed esclusivamente a fornire a tale maggioranza la prospettiva di rimanere tale anche in seguito alla successiva tornata elettorale. Questa deplorevole deriva sembra ripetersi nuovamente con la proposta di legge n. 2329, in discussione alla Camera dei deputati, volta a introdurre un sistema proporzionale puro che permetta ai singoli partiti di non prendere impegni prima della campagna elettorale per quanto riguarda i programmi politici che intendono realizzare e le forze politiche con cui farlo, ma lasciano agli stessi la libertà di deciderlo in una fase successiva, all'esito delle elezioni, mettendo in piedi maggioranze di Governo unite solo e unicamente dal desiderio sfrenato di governare. Questo approccio, che è diametralmente opposto a quello sempre seguito da Fratelli d'Italia, ci impone di presentare questo disegno di legge, con il quale proponiamo, innanzitutto, di mantenere inalterato il numero di collegi uninominali, vale a dire 231 alla Camera e 109 al Senato, in secondo luogo l'introduzione del voto di preferenza e, in terzo luogo, l'introduzione di un premio di maggioranza per la lista o coalizione di liste che ottenga almeno il 40 per cento dei voti validi su base nazionale. Il mantenimento dei collegi nel numero determinato dalla legge n. 165 del 2017 è volto a garantire la possibilità di un rapido ritorno alle urne, posto che permette di prescindere dalla rideterminazione dei collegi elettorali, e, fatto ben più importante, intende aumentare la quota di eletti davvero scelti dal popolo e non imposti dalle segreterie. Il vigente meccanismo, infatti, come anche la proposta di legge n. 2329 in discussione alla Camera, non prevedono nella quota proporzionale l'espressione delle preferenze, lasciando la scelta dei parlamentari da eleggere totalmente in mano alle segreterie di partito. Fratelli d'Italia da sempre sostiene la necessità di reintrodurre le preferenze a dispetto delle liste bloccate, ritenendola il sistema migliore per garantire un vero potere di scelta in capo ai cittadini. Sul tema dell'introduzione delle preferenze abbiamo, infatti, depositato una nostra iniziativa legislativa già all'inizio della legislatura, e coerentemente la riproponiamo nel presente testo. Il terzo elemento di questo disegno di legge è l'introduzione di un premio di maggioranza per la coalizione che si riveli vincente in termini relativi ma non assoluti. L'assegnazione di un premio di maggioranza alla lista o coalizione che avesse conseguito il miglior risultato, laddove ancorato ad una soglia minima di voti chiaramente individuata, supera, infatti, le eccezioni sollevate dalla Consulta con riferimento al premio di maggioranza, e garantisce una maggiore governabilità. Attualmente, stanti i risultati delle elezioni svoltesi nel 2018, appare del tutto evidente come la mancanza di un premio di maggioranza al partito o alla coalizione relativamente maggioritario abbia determinato l'impossibilità di indicare con certezza la forza politica, o le forze politiche coalizzate, a cui spetta l'onore e l'onere di formare il Governo, e la legge n. 165 del 2017, non avendo consentito all'esito delle elezioni l'individuazione della lista o della coalizione vincente, ha reso possibile la nascita di governi appoggiati da forze politiche con programmi e propositi tra essi conflittuali. Maggioranze posticce alle quali gli elettori non hanno espresso la propria preventiva fiducia e che rischiano di violare la loro volontà, contravvenendo forse al dettato costituzionale e alle numerose pronunce della Consulta in merito al rispetto della volontà degli elettori nella trasformazione dei voti in maggioranze parlamentari e di Governo. Per questi motivi riteniamo sia doveroso e urgente proporre l'introduzione di un premio di maggioranza che, ancorato a soglie numeriche ben precise, possa, come ha affermato la Corte costituzionale nella sentenza n. 35 del 2017, « non rendere intollerabile la cosiddetta disproporzionalità tra voti espressi e seggi attribuiti ».. 1 (Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati) 1 All'articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, di seguito denominato « testo unico per l'elezione della Camera », sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 2, le parole da: « un numero di collegi » fino a: « unità inferiore » sono sostituite dalle seguenti: « 231 collegi uninominali »; b al comma 3, le parole: