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Disposizioni per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni e la riqualificazione delle aree rurali e montane italiane. Onorevoli Senatori. -- Le condizioni e le prospettive dello sviluppo di quella parte dell’Italia non metropolitana e non urbana, che sotto il profilo geomorfologico si può riassumere come territorio montano e rurale e sotto il profilo amministrativo è caratterizzata dalla presenza marcata e diffusa di comuni di piccole dimensioni demografiche (al di sotto dei 5.000 abitanti) rappresentano oggi un’esigenza nazionale. Da troppi anni le politiche hanno abbandonato a sé stessi i territori, senza reali sostegni alla promozione dello sviluppo locale, nelle forme della valorizzazione territoriale e dell’integrazione intersettoriale. Nonostante questo, continua a resistere sull’intero territorio nazionale un substrato di società, impresa, associazionismo, terzo settore che in queste realtà assicura coesione sociale e territoriale, e organizza filiere imprenditoriali interessanti e strategiche per i settori nevralgici della « green economy » e dell’innovazione produttiva. La crisi fiscale dello Stato italiano e il declino del modello di sviluppo degli anni Ottanta pongono sotto una nuova luce i territori montani e rurali che, fino a ieri, erano considerati aree marginali rispetto al cuore manifatturiero del Paese. In questa ottica, la legislazione del passato è stata concepita per aiutare tali zone a svolgere la doppia funzione di mantenimento della popolazione eccedente all’apparato industriale e produttivo urbano-metropolitano e di sviluppo di attività agricole e non manifatturiere in grado di assicurare la compensazione degli svantaggi strutturali per i cittadini che sceglievano di rimanere a vivere su tali aree. Negli ultimi anni la prospettiva è cambiata. Da un lato si è assistito ad un profondo arretramento dello Stato e delle istituzioni nella presenza e nell’erogazione di servizi in tali aree, e dall’altro si è consolidata la convinzione che questi territori possano svolgere una funzione a valore aggiunto in un modello di sviluppo economico ed industriale centrato sui princìpi della sostenibilità e della green economy . Scopo pertanto di questo provvedimento legislativo è quello di creare le condizioni affinchè tali aree possano svolgere queste funzioni in futuro, con istituzioni in grado di governare i processi di sviluppo centrati sulla capacità dei territori di realizzare investimenti producendo benefici misurabili e con la partecipazione delle amministrazioni centrali (Stato e regioni) basata sul principio della compartecipazione normativa e finanziaria. Di particolare interesse, in tale dispositivo normativo, vi è la trasposizione nel diritto nazionale di princìpi già esistenti nella legislazione di nazioni straniere, (come gli Stati Uniti d’America) che da tempo si son poste il problema di come associare i territori locali e le loro capacità di autoproduzione e autorigenerazione di servizi ambientali ad elevata qualità con la redistribuzione del valore aggiunto derivante dalla trasformazione commerciale di questi ultimi. Per tali motivi, a fianco di un processo di riordino garantito del sistema di welfare assicurato dagli articoli 7, 8 e 9 dedicati ai servizi pubblici, alla sanità e alla scuola, a modalità ordinarie di sostegno alle attività territoriali (contemplate dagli articoli 12 e 13), sono stati pensati nuovi strumenti (come l’istituzione del Piano nazionale per i territori rurali di cui all’articolo 14, la delega al governo per l’introduzione del Pagamento dei servizi ecosistemici ed ambientali di cui all’articolo 16 e il Fondo nazionale per gli interventi nelle aree montane di cui all’articolo 17). Di particolare rilievo, infine, la delega al Governo in materia di armonizzazione normativa di cui all’articolo 15 al fine di intervenire in maniera razionale e omogenea nel processo di governance locale, come indispensabile azione per la concretizzazione delle finalità contemplate nella presente legge.. Art. 1. (Finalità) 1. La presente legge, ai sensi degli articoli 44, secondo comma, e 119, quinto comma, della Costituzione, in conformità agli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale di cui all’articolo 3 e di pari opportunità per le regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici di cui all’articolo 174 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ha lo scopo di promuovere e di sostenere lo sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale dei piccoli comuni, con particolare riguardo a quelli collocati nelle zone rurali e montane, di garantire l’equilibrio demografico del Paese, favorendo la residenza in tali comuni e contrastandone lo spopolamento, nonché di tutelarne e di valorizzarne il patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico. La presente legge favorisce altresì l’adozione di misure in favore dei cittadini residenti nei piccoli comuni e delle attività produttive ivi insediate, con particolare riferimento al sistema dei servizi territoriali, in modo da incentivare e favorire anche l’afflusso turistico. 2. Le regioni, nell’ambito delle proprie competenze, definiscono interventi ulteriori rispetto a quelli previsti dalla presente legge per il raggiungimento delle finalità di cui al comma 1. Art. 2. (Ambito di applicazione) 1. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 3, dall’articolo 5 e dall’articolo 7, comma 3, la presente legge si applica ai comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti, compresi in una delle seguenti tipologie: a) comuni collocati in aree caratterizzate da fenomeni di dissesto idrogeologico o, comunque, da criticità dal punto di vista ambientale; b) comuni caratterizzati da marcata arretratezza economica e basso livello di benessere; c) comuni nei quali si è verificato un significativo decremento della popolazione residente rispetto a quanto risultante dal censimento generale della popolazione effettuato nel 1981; d) comuni caratterizzati da specifici parametri di disagio insediativo, definiti in base all’indice di vecchiaia, alla percentuale di occupati rispetto alla popolazione residente e all’indice di ruralità; e) comuni caratterizzati da scarsità dei flussi turistici o da inadeguatezza dei servizi sociali essenziali; f) comuni collocati in aree caratterizzate da difficoltà di comunicazione e dalla lontananza da grandi centri urbani; g) comuni che presentano un territorio particolarmente ampio ovvero caratterizzato dalla frammentazione degli insediamenti abitativi e industriali; h) comuni comprendenti frazioni che presentano le caratteristiche di cui alle lettere a) , b) , c) , d) , f) o g) , limitando in tali casi gli interventi di cui alla presente legge alle medesime frazioni; i) comuni appartenenti ad unioni dei comuni montani di cui all’articolo 32 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ad eccezione di quelli dotati delle entrate derivanti dall’imposta municipale propria superiore ad una media di euro 500 per abitante. 2. Nell’attribuzione dei benefici di cui agli articoli 10 e 11 hanno la priorità i comuni che rientrano in più di una delle tipologie di cui al comma 1 del presente articolo. 3.