[resaula]

Ha facoltà di parlare la senatrice Pirovano per illustrare la mozione n. 208. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, cari colleghi, innanzi tutto voglio ringraziare tutti i Gruppi per aver accettato di calendarizzare così velocemente la mozione della Lega, a prima firma Salvini, che è nata in modo molto spontaneo, durante uno scambio fra amici e colleghi, proprio nei giorni precedenti il giorno della memoria. In particolare, con la senatrice Rivolta abbiamo parlato delle nostre rispettive esperienze nei campi di Mauthausen, dove sono stata da giovane con la scuola, e di Auschwitz, dove la senatrice Rivolta è stata da adulta. Discutendo e ricordando in giorni particolari, ho pensato che ognuno nella vita dovrebbe fare quel viaggio almeno una volta nella vita, possibilmente da giovane, per capire veramente, per quanto possibile, la tragedia dell'Olocausto e della Shoah. Per questo motivo, proprio nel Giorno della Memoria, il 27 gennaio, con la senatrice Rivolta e il senatore Romeo abbiamo depositato un disegno di legge che va nella stessa direzione della mozione che ne è seguita, con cui proponiamo di incentivare i viaggi della memoria per gli studenti delle scuole superiori affinché il maggior numero possibile di ragazzi possa farlo. Per fare ciò servono ovviamente dei fondi. Nel disegno di legge presentato abbiamo ipotizzato una cifra pari a 5 milioni di euro annui, da inserire però come misura strutturale all'interno della legge del 2000 che ha istituito il Giorno della Memoria. Tali fondi non sono sicuramente sufficienti, ma rappresentano un passo in avanti per far sì che più studenti rispetto a quelli di oggi possano fare i viaggi nei campi di concentramento e sterminio. Sarei molto lieta se, oltre alla mozione in discussione oggi, tutti i colleghi qui presenti sottoscrivessero questo disegno di legge, lavorando con noi per migliorare il testo e magari convincere il Governo a impegnare più di 5 milioni di euro. Da anni sappiamo che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca collabora con l'Unione delle comunità ebraiche italiane su un progetto denominato «I giovani ricordano la Shoah», che prevede un concorso a cui partecipa però solo una parte delle scuole italiane. (Brusio) . Scusate, colleghi, sto parlando della Shoah. (Richiami del Presidente). Magari avete cose più importanti da fare, non so. Stiamo parlando della Shoah. Vi chiedo un po' di rispetto, e non per me. PRESIDENTE. Vada avanti, senatrice Pirovano. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . La ringrazio, signor Presidente. Come dicevo, si tratta di un contributo annuo di qualche centinaia di migliaia di euro per premiare gli studenti che partecipano al concorso e che garantisce ogni anno, oltre alle iniziative promosse in autonomia dalle scuole, un viaggio nei campi di concentramento e nei luoghi della memoria, ma solo a un centinaio di studenti. Noi vogliamo che vengano garantiti molti più viaggi per gli studenti di questo Paese, affinché ciascuno possa farlo almeno una volta nel proprio percorso di studi. Sapevo della Shoah fin da piccola, perché ho avuto la fortuna di avere una mamma che a casa guardava tutti i documentari e i film sul tema. Da grande ho poi approfondito e studiato, ma finché non sono stata a Mauthausen, della Shoah e dell'Olocausto non sapevo niente. Tante cose che ho studiato le ho dimenticate negli anni e di quella gita scolastica in Austria ho dei vaghi ricordi. Ricordo uno scorcio di Salisburgo, la bellissima Casa delle Farfalle di Vienna, una torta Sacher che ho portato a casa ai miei genitori e gli splendidi quadri di Klimt al Belvedere. Ho vaghi ricordi e delle immagini impresse nella mente. Ma della giornata al campo di concentramento di Mauthausen non ho mai dimenticato e mai dimenticherò una sola immagine. Faceva freddo, nevischiava, ma io avevo i vestiti. Era un posto orribile. Provavo il sentimento di voler uscire da lì il prima possibile, e sapevo che sarei uscita da lì. Abbiamo fatto un giro nei cortili, nelle baracche, ai forni crematori e nella piccola camera a gas. Sì, perché Mauthausen era un finto campo di concentramento: non c'erano grandi camere a gas come magari ad Auschwitz, perché lo sterminio avveniva in altro modo, in particolare attraverso il lavoro forzato nella vicina cava di granito. Non solo: lo sterminio dei deportati avveniva attraverso condanne a morte per inedia, per fame e sete nei blocchi della morte. Si provocava lo sfracellamento dei portatori di pietre sulla scala della morte, nel precipizio della cava; i prigionieri venivano sospinti dalla rupe, chiamata parete dei paracadutisti, e i suicidi venivano indotti dalla disperazione. C'erano colpi d'ascia o di armi bianche su folle di deportati; percosse, frustate, torture, strangolamenti e sbranamenti da parte dei cani delle SS; soppressione della quasi totalità degli ammalati, con iniezioni al cuore; introduzione nei forni crematori di soggetti ancora vivi; annegamenti forzati in secchi d'acqua o nella fogna; suicidi per una morte svelta e dolce, tramite il filo spinato elettrificato; colpi di rivoltella alla nuca durante false misurazioni dell'altezza; camere a gas mobili, mediante un camion con il tubo di scappamento rivolto all'interno del vano posteriore del veicolo; getto di idranti gelati in inverno, su prigionieri nudi, per tutta la notte; fucilazioni di massa; promiscuità in ambienti senza igiene con portatori di malattie infettive gravi; morte per assideramento, a causa del vestiario troppo leggero; esperimenti medici su cavie umane. Ricordo poi la raccolta dei lamponi: la farsa macabra di dotare i detenuti di cestini e obbligarli alla raccolta dei lamponi, che si trovavano fuori dai reticolati elettrici del campo, a cui seguiva la fucilazione da parte delle sentinelle per tentata fuga. Ricordo, ancora, il dissanguamento per le trasfusioni ai soldati tedeschi sul fronte orientale; le iniezioni letali nel cuore, con fenolo, benzina o altre sostanze venefiche; le impiccagioni e le autoimpiccagioni comandate; sterminio con regime alimentare volutamente ipocalorico e scarso per il pesante lavoro, appositamente studiato per far durare pochi mesi il deportato. Circa 200.000 persone, di diverse nazionalità, furono deportate a Mauthausen: dagli oppositori politici a persone perseguitate per motivi religiosi, a omosessuali, ebrei, zingari, prigionieri di guerra e criminali comuni e la metà dei deportati fu uccisa o trovò la morte per condizioni di vita e di lavoro disumane. Alla fine del giro nel campo, davvero difficile, i miei compagni e io siamo stati portati in una stanza dove ci hanno mostrato i filmati originali dell'epoca, girati in particolare dalle forze alleate, dagli americani, che hanno liberato il campo e hanno mostrato quale era la condizione al loro arrivo. Io ero lì, proprio lì, dove era accaduto tutto questo. Quando sono uscita dal campo che, a mano a mano che il bus si allontanava lo vedevo rimpicciolirsi all'orizzonte, piangevo come una bambina, perché ero triste, ma ero soprattutto davvero molto arrabbiata.