[pronunce]

- Nello statuto della Regione Siciliana e nella relativa normativa di attuazione non viene utilizzato il termine «accisa», ma sono impiegati esclusivamente i termini, da un lato, «imposta di produzione», nel cui àmbito sono espressamente ricondotte alcune specifiche «imposte di fabbricazione», e, dall'altro, «imposta sul consumo». In particolare, come si è già accennato, l'art. 36, secondo comma, dello statuto attribuisce allo Stato il gettito delle «imposte di produzione» ed il secondo comma dell'art. 2 delle correlative norme di attuazione ribadisce che «competono allo Stato» le entrate derivanti da tali imposte. L'elenco di dette entrate contenuto nella tabella A) annessa alle medesime norme di attuazione individua nominativamente, tra le «imposte di produzione», varie «imposte di fabbricazione» ed alcuni «proventi derivanti dalla vendita» di determinati beni. Lo statuto non fa mai riferimento alle «imposte sul consumo» e, pertanto, non fissa alcun principio generale di riserva alla Regione di dette imposte. Solo nelle tabelle B) e D) annesse alle norme di attuazione - riguardanti, rispettivamente, i proventi del monopolio tabacchi spettanti allo Stato e varie «Entrate tributarie ed extratributarie doganali il cui gettito è di spettanza regionale» - vengono menzionati alcuni tributi denominati «imposte sul consumo». Da tale ricognizione normativa si desume che tutte le «imposte di produzione» spettano, come stabilito in via di principio dallo statuto, allo Stato e che, perciò, l'elenco di dette imposte contenuto nella suddetta tabella A) ha carattere meramente esemplificativo. Ne consegue, altresí, che l'espressione «imposte di produzione» è suscettibile di includere altri tributi aventi le medesime caratteristiche delle imposte elencate nella menzionata tabella A). La mancanza invece, in tale sistema di norme, di un corrispondente principio generale di riserva alla Regione delle «imposte sul consumo» comporta che ad essa spettino esclusivamente quelle rientranti nella elencazione tassativa della tabella D) annessa alle norme di attuazione, secondo gli ordinari criteri di riparto del gettito. Anche per le imposte non rientranti né nella nozione di «imposte di produzione» né nell'elenco contenuto nella tabella D) si applicano i diversi criteri di riparto del gettito tra Stato e Regione stabiliti dalle altre norme statutarie e di attuazione statutaria. 3.2.2. - Né a tale conclusione può opporsi che dalla citata tabella D) sarebbe desumibile il principio della spettanza alla Regione di tutte le imposte «sul consumo», come sarebbe dimostrato dalla circostanza che, in tale tabella, alla dettagliata elencazione - ai numeri 1), 2) e 4) - di alcune specifiche imposte denominate «sul consumo» (del caffè, del cacao e delle banane) riservate alla Regione, fa séguito - al numero 5) - l'indeterminata menzione di «Entrate eventuali e diverse», ugualmente riservate alla Regione, concernenti, genericamente, «le imposte sul consumo e le dogane». La genericità del richiamo alle «imposte sul consumo», infatti, è solo apparente e non è sufficiente a rendere aperto l'elenco della tabella D). E ciò perché, come si è appena detto, il legislatore delle norme di attuazione statutaria, attraverso tale richiamo, non ha inteso presupporre una precisa ed univoca distinzione dogmatica tra imposte di produzione e imposte sul consumo, sulla base della quale riservare alla Regione il gettito di tutte le imposte sul consumo, ma ha solo voluto attribuire alla Regione medesima quei tributi che erano denominati come «imposte di consumo» dalla legislazione dell'epoca. Tale attribuzione riguarda, pertanto, solo determinati tributi sul consumo e tra questi, in particolare, le ora abolite imposte locali di consumo, previste dal regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175 (Testo unico per la finanza locale). Ciò è confermato dalle seguenti considerazioni: a) in primo luogo, la natura delle norme di attuazione dello statuto impedisce di ritenere che la menzione delle «imposte sul consumo» contenuta solo nel numero 5) della tabella D) annessa a tali norme sia di per sé idonea ad introdurre un importante criterio generale di riparto del gettito tributario tra Stato e Regione, basato sulla distinzione tra imposte di produzione e imposte sul consumo, senza che quest'ultima categoria trovi rispondenza in alcuna norma statutaria (diversamente da quanto accade per le «imposte di produzione»); b) in secondo luogo, l'intento del legislatore delle norme di attuazione statutaria era solo quello, eminentemente pratico, di fondare il riparto del gettito tributario tra Stato e Regione su un criterio sicuro ed efficiente - quale quello della distinzione tra la categoria generale delle imposte di produzione, da una parte, e la semplice elencazione delle imposte indirette sul consumo contenuta nella tabella D), dall'altra - e non invece su un criterio imperniato sulla distinzione concettuale tra i due tipi di imposizione, il quale presupponeva indubbiamente piú complesse, incerte ed opinabili costruzioni dogmatiche circa la traslazione dell'onere tributario e la funzione, a tal fine, dell'eventuale rivalsa. 3.2.3. - Chiarito il carattere tassativo dell'elencazione delle imposte sul consumo contenuta nella tabella D), va ora rilevato che il termine «accisa» è stato introdotto nell'ordinamento italiano solo successivamente alla normativa statutaria e di attuazione statutaria ora esaminata, con il decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, il quale è stato emanato in puntuale attuazione di diverse direttive comunitarie (direttiva n. 92/12/CEE del Consiglio del 25 febbraio 1995; direttive del Consiglio, tutte del 19 ottobre 1992: n. 92/79/CEE, n. 92/80/CEE, n. 92/81/CEE, n. 92/82/CEE, n. 92/83/CEE e n. 92/84/CEE). In particolare, l'art. 1, comma 2, lettera a), di tale decreto-legge reca una precisa definizione legale di «accisa»; definizione che è stata, poi, letteralmente riprodotta nell'art. 1, comma 2, lettera b), del citato testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi, introdotto dal d.lgs. n. 504 del 1995, con la seguente formulazione: «l'imposizione indiretta sulla produzione e sui consumi prevista con la denominazione di imposta di fabbricazione e di consumo e corrispondente sovrimposta di confine o di consumo». L'art. 2 dello stesso decreto legislativo - inserito, come l'art. 1, tra le «Disposizioni generali» (Capo I) della «Disciplina delle accise» (Titolo I) e, quindi, applicabile a tutti i tipi di accise, sia sulla produzione che sul consumo - stabilisce, al pari dei commi 1 e 2 del corrispondente art. 2 del decreto-legge n. 331 del 1993, che: a) «Per i prodotti sottoposti ad accisa l'obbligazione tributaria sorge al momento della fabbricazione o della importazione» (comma 1);