[pronunce]

che, in particolare, nel giudizio cui si riferisce l'ordinanza n. 200 del 2016, la Meet One-SO sas di Zeng Junshu e C., in persona del socio accomandatario, oltre ad insistere, anche con memoria, per l'accoglimento della questione così come sollevata, ha chiesto che - in ragione della inclusione, nella sua compagine sociale, di una partecipazione societaria di maggioranza di Hong Kong oltre ad una quota di minoranza della Repubblica Popolare Cinese - la Corte valuti la possibilità di esaminare la censura di violazione degli artt. 117 e 11 Cost. in relazione anche al parametro interposto costituito dagli accordi di protezione degli investimenti stipulati tra lo Stato italiano con Hong Kong e la Repubblica popolare cinese; che, nei giudizi di cui alle ordinanze iscritte ai numeri 182, 201 e 213 del 2016, si è costituito anche il GSE, che ha concluso nel senso, invece, della non fondatezza di ogni censura in quelle ordinanze formulate e tale conclusione ha ribadito con altrettante successive memorie; che, in tutti i giudizi, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, a sua volta eccependo - e argomentando anche con memoria - l'inammissibilità e, in subordine, la non fondatezza delle questioni sollevate. Considerato che, per l'identità e connessione delle riferite questioni, i correlativi giudizi vanno riuniti per essere contestualmente decisi; che vanno preliminarmente respinte le eccezioni di inammissibilità, formulate dall'Avvocatura generale dello Stato, per asseriti difetto di incidentalità delle questioni sollevate e carattere additivo, non a rima obbligata, dell'intervento auspicato; che, infatti, contrariamente a quanto eccepito, per un verso, il petitum proposto a questa Corte non assorbe quello rivolto al rimettente, in quanto l'eventuale caducazione delle norme censurate costituisce solo la pregiudiziale logico-giuridica per l'accoglimento della duplice domanda proposta dai ricorrenti nel giudizio principale, volta all'annullamento dei provvedimenti impugnati ed all'accertamento del conseguente loro diritto alla corresponsione degli incentivi al fotovoltaico nella misura indicata nelle convenzioni stipulate con il GSE (sentenze n. 16 del 2017, n. 151 del 2009 e n. 303 del 2007). E, per altro verso, quello che il giudice a quo auspica è non già un intervento "additivo", che affermi il diritto dei titolari degli impianti fotovoltaici alla conservazione degli incentivi rimodulati in peius dalla normativa censurata, bensì un intervento "demolitorio" di tale normativa, ossia un provvedimento che proprio (e solo) a questa Corte compete di adottare; che, sempre in limine, deve escludersi che possa accogliersi la richiesta, avanzata dalla difesa della Meet One-SO sas di Zeng Junshu e C., di «riformulazione della questione di costituzionalità formulata dal giudice a quo», nel senso auspicato di estendere la censura di violazione degli artt. 11 e 117 Cost. «anche al parametro interposto costituito dagli Accordi bilaterali di Protezione degli Investimenti stipulati tra lo Stato Italiano con [...] Hong Kong e la Repubblica Popolare Cinese». E ciò perché - secondo la costante giurisprudenza di questa Corte - l'oggetto del giudizio di costituzionalità in via incidentale è limitato alle norme e ai parametri indicati nelle ordinanze di rimessione, non potendo essere prese in considerazione, oltre i limiti in queste fissati, ulteriori questioni o censure di costituzionalità dedotte dalle parti, sia che siano eccepite ma non fatte proprie dal giudice a quo, sia che siano dirette ad ampliare o modificare successivamente il contenuto delle stesse ordinanze (sentenza n. 327 del 2010 e ordinanza n. 469 del 1992); che - in riferimento ai parametri di cui agli artt. 3, 41 e 77 ed agli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 1 del Protocollo addizionale n. 1 alla CEDU e all'art. 6, paragrafo 3, del Trattato sull'Unione europea - questioni di legittimità costituzionale del suddetto art. 26, comma 3, del d.l. n. 91 del 2014, del tutto identiche a quelle odierne, sono già state dichiarate non fondate con la recente sentenza n. 16 del 2017; e, in riferimento agli artt. 3, 41 e 77 Cost., del pari non fondate sono state dichiarate, con la stessa sentenza, anche le connesse questioni relative all'art. 26, comma 2, del medesimo decreto-legge; che, pertanto, nel merito - in ragione dell'assoluta (anche testuale) identità di contenuto tra le questioni decise con la richiamata sentenza n. 16 del 2017 e quelle qui riproposte, dal medesimo TAR Lazio, senza alcun argomento nuovo che possa condurre ad una diversa soluzione - dette odierne questioni vanno dichiarate manifestamente infondate (ex plurimis, ordinanze n. 72 del 2016, n. 275 del 2015 e n. 67 del 2004); che, ancorché nuova, è, a sua volta, manifestamente infondata anche la questione di legittimità costituzionale dell'art. 26, comma 3, del d.l. n. 91 del 2014 per contrasto con l'art. 25, secondo comma, Cost. E ciò per l'evidente erroneità del presupposto interpretativo - l'asserita natura sanzionatoria della rimodulazione dell'incentivo recata dalla disposizione denunciata - da cui muove il sospetto di violazione del citato parametro costituzionale; che, infine, l'ulteriore nuova violazione prospettata con riguardo al parametro di cui all'art. 97 Cost. è da dichiararsi manifestamente inammissibile per mancanza di adeguata motivazione sulla lesione asserita.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 26, comma 2, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91 (Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea), convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 41 e 77 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione terza ter, con le ordinanze iscritte ai numeri 183, 185, 200, 201, 202, 203, 213, 214, 215, 222, 224, 226, 231, 232, 239, 266 e 269 del 2016;