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A fronte della chiara volontà del legislatore e in coerenza con una corretta lettura sistematica della norma (altrimenti priva di utilità), al fine di fugare qualsiasi dubbio interpretativo si rende necessario correggere l'errore materiale nella formulazione della disposizione del terzo periodo del citato articolo 267, comma 1, del codice di procedura penale, sostituendo le parole: « per i » con la seguente: « dai ». Con il presente intervento si chiarisce pertanto che: « Il decreto che autorizza l'intercettazione tra presenti mediante inserimento di captatore informatico su dispositivo elettronico portatile indica le ragioni che rendono necessaria tale modalità per lo svolgimento delle indagini; nonché, se si procede per delitti diversi da quelli di cui all'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater , e dai delitti dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, determinata a norma dell'articolo 4, i luoghi e il tempo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono ». A completare la piena equiparazione tra delitti gravissimi e delitti contro la pubblica amministrazione soccorre l'ulteriore modifica al comma 2- bis dell'articolo 267 in materia di autorizzazione in via di urgenza delle operazioni. Al comma 4 dell'articolo 267, l'ultimo periodo è soppresso, eliminando così la previsione in materia di attribuzioni della polizia giudiziaria che aveva destato le maggiori perplessità. Si è sostenuto infatti, al di là della difficile applicazione operativa e della duplicazione delle attività di documentazione, che la previsione spogliasse il pubblico ministero procedente delle prerogative solo a lui attribuite di valutare la rilevanza o meno di quanto intercettato. Infine al numero 4) si delinea la struttura tendenzialmente informatica del registro riservato, già in uso negli uffici giudiziari, in cui sono annotati, secondo un ordine cronologico, i provvedimenti giudiziari che dispongono, autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni. Quanto alle modifiche all'articolo 268 del codice di procedura penale, le stesse sono volte a ripristinare il procedimento di stralcio, già contemplato dalle norme codicistiche in materia e sostituito con la più complessa procedura di acquisizione dal decreto legislativo n. 216 del 2017, che viene pertanto soppressa. Con riferimento all'articolo 269 l'intervento reintroduce il sistema vigente prima della riforma del 2017 in materia di conservazione della documentazione relativa alle intercettazioni con il mantenimento, tuttavia, della previsione dell'archivio tenuto sotto la vigilanza della procura della Repubblica e del regime di segretezza degli atti ivi custoditi, salvi i diritti di difesa e i poteri del giudice. Sull'articolo 270 si interviene attraverso la modifica dei riferimenti normativi relativi al procedimento di stralcio, al fine di coordinare la norma con le modifiche all'articolo 268, e con una rimodulazione, anche alla luce della recentissima sentenza delle sezioni unite della Corte di cassazione, della norma limitativa delle possibilità di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni captate tramite trojan per la prova di reati diversi da quelli in relazione ai quali l'intercettazione era stata autorizzata. Dall'articolo 291 vengono espunte le modifiche introdotte con il decreto legislativo n. 216 del 2017 e, in particolare, viene eliminato l'onere per il pubblico ministero della selezione preventiva – già in fase cautelare – delle conversazioni o comunicazioni da trasmettere al giudice per le indagini preliminari chiamato a pronunciarsi sulla richiesta cautelare. Con riferimento all'articolo 293, l'intervento ripristina il previgente regime relativo al deposito, dopo l'esecuzione, dell'ordinanza cautelare e degli atti sulla base dei quali la stessa è stata adottata eliminando lo specifico regime dettato dalla riforma del 2017 per i risultati delle intercettazioni. Sull'articolo 295 si interviene esclusivamente attraverso la modifica dei riferimenti normativi relativi alle intercettazioni, al fine di coordinare la norma con le modifiche agli articoli 268, 269 e 270. Si è ritenuto di intervenire sull'articolo 415- bis imponendo al pubblico ministero, ove non abbia proceduto al deposito in precedenza, una volta concluse le indagini preliminari, di indicare le intercettazioni ritenute rilevanti ai fini del procedimento, con interlocuzione con la difesa e, in caso di contrasto di vedute, con un intervento del giudice per la selezione del materiale. Simile procedura è stata prevista, con i dovuti adattamenti, anche nel caso di richiesta di giudizio immediato (rito che esclude la necessità dell'avviso di cui all'articolo 415- bis ) mediante l'interpolazione dell'articolo 454. Viene prevista l'abrogazione del comma 4- bis dell'articolo 422 e dell'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 472, eliminando così il riferimento alla procedura di stralcio prevista dalla riforma del 2017 che si è inteso sopprimere. Il medesimo comma 1, infine, prevede l'abrogazione degli articoli 268- bis , 268- ter , 268- quater e 493- bis riguardanti il complesso procedimento di stralcio nonché la trascrizione delle intercettazioni in fase dibattimentale introdotti dalla riforma. Il comma 2 riguarda gli interventi correttivi sulle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, approvate con il decreto legislativo n. 271 del 1989. L'intervento riguarda, in primo luogo, l'articolo 89 delle disposizioni di attuazione ed è funzionale ad una complessiva risistemazione della norma, dalla quale vengono espunti riferimenti anacronistici, quale il riferimento ai nastri contenenti le registrazioni (termine sostituito con quello di « supporti »). È stato previsto, inoltre, che le modalità di trasmissione delle intercettazioni tramite trojan verso gli impianti della procura della Repubblica siano determinate con decreto del Ministro della giustizia. Quanto all'articolo 89- bis è stata rivisitata la disciplina dell'archivio delle intercettazioni secondo modalità che incentivano la digitalizzazione degli archivi e tutelano la segretezza dei dati e la regolamentazione delle modalità di accesso. L'impulso alla progressiva digitalizzazione degli atti e degli archivi afferenti alle attività di intercettazione ispira anche i commi 3 e seguenti con i quali si stabilisce, in primo luogo, che con decreto del Ministro della giustizia siano stabiliti i requisiti tecnici dei programmi informatici funzionali alle intercettazioni mediante trojan , programmi informatici che dovranno avere caratteristiche tali da garantire affidabilità, sicurezza ed efficacia. Un decreto ministeriale fisserà, inoltre, i criteri cui i titolari degli uffici di procura dovranno uniformarsi per regolare l'accesso all'archivio da parte dei difensori e degli altri titolari del diritto di accesso. Da ultimo, viene previsto un decreto ministeriale per scandire modalità e termini di informatizzazione di tutte le attività di deposito e di trasmissione relative alle intercettazioni.