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all'art. 109 del TULPS (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al Regio decreto n. 773 del 1931), che obbliga le strutture alberghiere alla comunicazione giornaliera all'autorità competente dell'arrivo delle persone alloggiate, è prevista un'eccezione per i "rifugi alpini inclusi in un apposito elenco istituito dalla Regione o dalla Provincia Autonoma"; l'utilizzo di analoga formulazione, nella parte relativa all'esonero dalla trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, renderebbe la disposizione immediatamente operativa, poiché gli elenchi richiamati sono già in possesso delle singole amministrazioni regionali e delle province autonome, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adottare iniziative finalizzate ad esonerare i rifugi alpini dal citato adempimento, in ragione delle motivazioni addotte. Atto n. 4-01945 DE BONIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che a quanto risulta all'interrogante: in data 11gennaio 2019 è stato pubblicato sul sito della Regione Basilicata il progetto, la valutazione di impatto ambientale e la richiesta di autorizzazione integrata ambientale relative alla realizzazione di un "Impianto di Trattamento Acque di Produzione", provenienti dal COVA di Viggiano, da ubicarsi in località Le Vigne di Viggiano (Potenza); l'istanza relativa alla realizzazione dell'impianto è stata inoltrata dalla società Syndial, Servizi Ambientali SpA di San Donato Milanese (Milano); con riferimento al progetto ed alla relativa valutazione di impatto ambientale, l'associazione Mediterraneo No-Triv, l'Osservatorio della Val D'Agri e l'Associazione No Scorie Trisaia, in data 2 marzo 2019, hanno espresso le loro osservazioni, che hanno inviato alla Regione Basilicata ed ai Comuni di Viggiano e di Grumento Nova, chiedendo, inoltre di essere invitate alla Conferenza dei Servizi per l'esame del procedimento in oggetto; in particolare, si evince: l) caratterizzazione inesistente del refluo da trattare; 2) errata classificazione del rifiuto; 3) valutazione di impatto ambientale errata perché parziale; 4) dati relativi al trasporto su gomma non corretti e non coerenti; 5) errata valutazione delle conseguenze dovute al rischio incidenti relativo al trasporto su gomma di chemicals e di rifiuti pericolosi concentrati; 6) valutazione del rischio rumore fuorviante; 7) effetto accumulo della radioattività e degli idrocarburi residui nell'acqua trattata; per i motivi elencati la valutazione di impatto ambientale presentata da Syndial a giudizio dell'interrogante non dovrebbe essere accettata e, per i rischi illustrati e non valutati, il Dipartimento ambiente ed energia non dovrebbe concedere l'autorizzazione integrata ambientale per la realizzazione dell'impianto di trattamento chimico-fisico dell'acqua di strato proveniente dal COVA, progetto presentato, come già detto, dalla società Syndial a Viggiano; del resto considerare valida la VIA dell'impianto Syndial con le sue incongruenze, incompletezze, dati errati ed errate valutazioni, trasferirebbe certamente la responsabilità delle conseguenze ambientali provocate dalla realizzazione dell'impianto, dalla società Syndial al Dipartimento ambiente, che dovrebbe respingere l'istanza di Syndial per il solo fatto che viene presentato un progetto di impianto, che deve trattare un refluo senza indicare nella VIA l'esatta composizione e caratterizzazione, ma fornendo solo approssimativi dati bibliografici; tale comportamento di Syndial, si legge nelle osservazioni delle tre Associazioni, mira certamente a ridurre le proprie responsabilità in merito alla tipologia di refluo trattato, spostando tali responsabilità in capo ai funzionari regionali. Per tali ragioni, l'associazione Mediterraneo No-Triv, l'Osservatorio della Val D'Agri e l'Associazione No Scorie Trisaia hanno chiesto il rigetto dell'istanza P.A.U.R. ID_l0/2018 VA, presentata da Syndial; le stesse Associazioni, il 9 luglio 2019, hanno chiesto che il dirigente dell'Ufficio compatibilità ambientale del Dipartimento ambiente ed energia dichiarasse, in autotutela, che la Conferenza di Servizio fosse impossibilitata a procedere e decidere, per i seguenti motivi: 1) la caratterizzazione e conseguente perimetrazione della zona interessata dallo sversamento di petrolio proveniente dal Cova è ancora in corso e non si conosce, allo stato attuale, se l'area di sedime dell'impianto Syndial è interessata o no dall'inquinamento di petrolio del sottosuolo e se essa dovrà essere sottoposta a bonifica oppure no, pertanto area non ancora utilizzabile; 2) la produzione di ingenti quantità di rifiuti pericolosi per l'ambiente da parte dell'impianto Syndial determina, prima che il progetto possa essere esaminato e valutato, l'aggiornamento del piano regionale gestione rifiuti (P.R.G.R.) e la conseguente verifica di impatto per un nuovo impianto; 3) l'impianto Syndial è funzionalmente connesso al COVA di Viggiano e ricade nello stesso sito e fa parte degli impianti indicati al punto 5 dell'Allegato XII alla Parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 e quindi l'autorizzazione integrata ambientale (AIA) è statale e va richiesta non già alla Regione, ma al Ministero dell'ambiente; e, quindi, l'istanza Syndial andrebbe rigettata, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo voglia esprimere la propria posizione in merito alle osservazioni delle Associazioni menzionate, che ritengono non accettabile il procedimento P.A.U.R. ID_l0/2018 VA, impianto di trattamento acque di produzione, proposto da Syndial Servizi Ambientali SpA; se non sia del parere che la Conferenza dei Servizi debba non procedere in quanto, in questo caso, non sia competente la Regione a rilasciare l'AIA, bensì il Ministero in indirizzo. (in allegato alla presente interrogazione è stata trasmessa documentazione, che resta acquisita agli atti del Senato.) Atto n. 4-01946 GASPARRI MALLEGNI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta agli interroganti: il porto industriale di Cagliari, importante porta commerciale e turistica del Mediterraneo, sta subendo una drammatica flessione dei propri traffici, che già da quasi due anni ha visto calare di oltre l'80 per cento; la carenza infrastrutturale rispetto ai nuovi standard di competitività portuale, l'assenza di una concreta esigibilità di una condizione di fiscalità di vantaggio e le lungaggini burocratiche contribuiscono a comprometterne la già precaria situazione; si tratta di un momento particolarmente delicato, in quanto i player del settore stanno definendo le proprie strategie in questo periodo in Europa e in Italia; un ulteriore stallo comporterebbe, di fatto, l'uscita definitiva dello scalo cagliaritano dal mercato; è stata avviata la procedura di licenziamento di 210 lavoratori, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso verificare di persona la situazione drammatica in cui versa il porto di Cagliari; se non ritenga di dover convocare tutte le parti interessate e intraprendere tutte le iniziative atte a scongiurare una crisi, che sarebbe particolarmente significativa per un territorio che necessita di programmi di sviluppo e che invece rischia un arretramento, dal punto di vista lavorativo, tecnico e infrastrutturale.