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un parlamentare, quando è candidato, è espressione di un partito, ma, quando è eletto, è espressione della Nazione. Questi concetti hanno un significato: vuol dire che il parlamentare deve anche poter essere libero di dire no e di non essere sottoposto al ricatto di un voto di fiducia. A questo proposito, una riforma della quale non si parla è la seguente: vogliamo un po' contingentare il numero dei voti di fiducia, stabilendone un tot all'anno? In questo modo, come tutti gli strumenti importanti, si centellinerebbe: il buon vino si apre al momento giusto; il buon olio si usa con moderazione; la fiducia anche. È chiaro che non possiamo chiedere moderazione a chi usufruisce a piene mani dello strumento, ossia l'utilizzo della fiducia. Come Parlamento, possiamo (potremmo) imporlo; semplicemente decidiamo di non farlo perché, rifacendomi ad alcune affermazioni che sono state già rese in questa campagna referendaria, i parlamentari devono essere controllati: meno ce ne sono, più è possibile controllarli. Se questo è lo spirito, è chiaro che non potremo mai chiedere al Parlamento (cioè a noi stessi) di controllare il Governo, perché è l'Esecutivo che ci sta dando la linea. Pertanto, chiudendo la discussione, che è in generale, e finendo sull'argomento stante, è importante mantenere tutte le forme di differenziazione che ci sono tra le due Camere e, se possibile aumentarle, perché la forza del sistema bicamerale è questa. Abbiamo un gioiello, il bicameralismo paritario, ed evidentemente non sappiamo cosa farci. Se ci regalassero un'astronave, non sapremmo pilotarla, non sapremmo cosa farci e la prima cosa che penseremmo sarebbe di distruggerla. No, cerchiamo di imparare al meglio come funziona: questo è un ragionamento logico, il resto è propaganda (Applausi) . GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ho deciso di intervenire dopo aver ascoltato l'intervento del senatore Calderoli, molto serio e responsabile, che l'Assemblea dovrebbe condividere. Spesso l'onorevole Calderoli è considerato l'inventore di riforme e di emendamenti a volte anche provocatori o strumentali: ci sono stati momenti in cui ha presentato milioni di emendamenti, mettendo in difficoltà le tipografie, le fotocopiatrici e anche le pen drive del Senato, le quali pure avevano difficoltà, benché i megabyte e i gigabyte consentano di spaziare. Oggi però il senatore Calderoli ha fatto un ragionamento di assoluto buon senso, che un'Assemblea seria non dovrebbe non condividere. Al di là della questione pregiudiziale, rispetto alla quale il Gruppo Forza Italia è favorevole, ma anche della questione sospensiva posta dal senatore Calderoli (poi le vicende potrebbero essere concorrenti o concomitanti), e lasciando perdere gli aspetti procedurali e regolamentari, stiamo assistendo a un fatto in pendenza di un referendum che, a mio avviso, affronta in maniera approssimativa una questione seria. Infatti, la questione non del taglio dei parlamentari, ma dell'antipolitica e dell'antiparlamentarismo, ha radici antiche e non parlo solo dell'Italia. In questi giorni si è celebrato il centenario della Carta del Carnaro, che fu varata a Fiume da D'Annunzio e da Alceste De Ambris (i giornali ne hanno parlato). Era una costituzione molto innovativa e moderna, quasi provocatoria, anche perché D'Annunzio e i protagonisti dell'impresa fiumana sapevano bene di parlare più alla storia, in prospettiva, che non per un'esigenza immediata di Governo, essendo quella di Fiume un'impresa che seguiva la prima guerra mondiale e contestava la vittoria mutilata e quindi le terre di confine che nelle discussioni successive alla guerra non avevano seguito un certo destino. Cito la Carta del Carnaro non solo perché nelle aule del Parlamento è bene sapere la storia delle costituzioni, dell'Italia e dell'Europa, ma perché uno dei promotori della vicenda fiumana fu Keller, che era un pilota, un intellettuale e un futurista. Detto così, ci si potrebbe chiedere chi fosse Keller: colui che sorvolò e gettò un vaso da notte su Montecitorio. Forse qualcuno ha sentito citare questo episodio nel corso degli studi scolastici, poi magari non sa che è stato Keller a fare quel volo su Montecitorio; all'epoca non esistevano radar avanzati né droni, quindi si poteva arrivare sopra Montecitorio e lanciare un oggetto; mi auguro che adesso la difesa contraerea e la vigilanza si siano sviluppate e che con le tecnologie moderne nessuno possa arrivare, ma non per lanciare un vaso da notte, che sarebbe oggetto inoffensivo; oggi - chi lo sa - qualche terrorista potrebbe gettare ben altro sul Parlamento, casomai tra il plauso di gran parte del popolo, che direbbe di gettargli addosso chissà che cosa, magari virus contaminanti. Ho retrodatato allora la polemica antiparlamentarista di cento anni, all'impresa fiumana, che faceva la costituzione, sì, ma con Keller e con D'Annunzio (era l'epoca in cui le trasvolate erano eroiche: erano andati a gettare volantini tricolori sopra l'Austria, nella fase della prima guerra mondiale; sono venuti sopra Montecitorio a gettare il vaso da notte, per dire che il Parlamento faceva schifo (in segno di irrisione). Quindi non c'è niente di nuovo. Ad alcuni esponenti politici che pensano di aver scoperto la polemica antiparlamentarista dico che non hanno scoperto assolutamente nulla. Non sapevano certamente molti di costoro della Carta del Carnaro, di Fiume, del pitale gettato sul Parlamento o di Keller; così almeno resta agli atti un ricordo nel centenario della Carta del Carnaro che tutto sommato è un evento che ha mobilitato intellettuali, scrittori e costituzionalisti, per il quale sono in corso convegni a Pescara, al Vittoriale e altrove. Ricordo anche che de Vergottini, costituzionalista e professore emerito di Bologna, ha appena pubblicato uno studio sulla Carta del Carnaro. Potremmo retrodatare l'antiparlamentarismo ancora di più, perché anche ai tempi dell'antica Grecia o dell'antica Roma la commedia di Aristofane o di Plauto - che non erano costituzionalisti, ma autori dell'epoca - irrideva le classi dirigenti, ovviamente nelle modalità del tempo. Tutti parliamo infatti della democrazia ateniese, ma era comunque a circuito ristretto. La commedia dell'antica Grecia e dell'antica Roma alle volte irrideva quindi la classe dirigente e anche la politica. Allora non c'erano i parlamenti di un certo tipo, ma forme di partecipazione assembleare sia nella Grecia classica sia perfino nell'antica Roma, che, pur essendo certamente in una condizione abbastanza autoritaria, aveva comunque il Senato. La frequentazione a volte era anche pericolosa e per alcuni fu letale, altro che quello attuale: Giulio Cesare partecipò con conseguenze nefaste a riunioni del Senato. Voglio quindi dire che l'antiparlamentarismo e l'attacco ai Parlamenti e alle Assemblee è antichissimo (lapidiamoli!), quindi mettere la questione sul termine dei costi e dell'età è ridicolo, cari amici: