[resaula]

Rispetto a questa vicenda io sono abbastanza preoccupato, Ministro, perché, non so se lei facesse riferimento a qualcosa di specifico, ma quando ha garantito che ci sarà un provvedimento delle Camere per l'eventuale proroga dello stato di emergenza, lei ha citato l'ordine del giorno: lei ha detto che ci sarà un ordine del giorno che indirizzerà le Camere. Voglio sperare che non facesse riferimento al documento specifico dell'ordine del giorno, ma che intendesse che sarà posto all'ordine del giorno delle Camere un disegno di legge. Voglio sperare che si tratti di un disegno di legge. Sento la fantasia dispiegarsi: qualcuno parla di passaggio alle Camere, che non si capisce bene che cosa sia (una visitina?). Parliamo di una legge, che stabilisce cosa accade nel nostro ordinamento. Rispetto a questo, Lettera 150 - che lei, Ministro, evidentemente conosce: sono 150 costituzionalisti che si sono impegnati nelle vicende di questa emergenza e del lockdown - ha espressamente confermato che sono necessari interventi, anche urgenti, magari anche attraverso decreti-legge, ma riconducibili alla ordinaria gestione legislativa parlamentare. In altri termini, in questo momento «è venuta meno (...) quella condizione che ha permesso, sino ad oggi, la sospensione di diritti costituzionali fondamentali. Lo stato di emergenza, infatti, è una grave circostanza imprevista che richiede misure immediate di intervento, non compatibili con i normali tempi di elaborazione e proclamazione di leggi e provvedimenti amministrativi ordinari». «La sola idea che una proroga dello stato di emergenza possa non essere deliberata dal Parlamento, e anzi gli possa essere sottoposta solo per un "passaggio" dal contenuto e dalle finalità incomprensibili, è inconciliabile con il nostro ordinamento costituzionale». Segue una serie di altre considerazioni. Questo è il senso del ragionamento sul quale noi oggi ci dobbiamo soffermare ed esprimere, Ministro: o questo virus c'è, e allora si aprono scenari di un certo tipo, oppure questo virus, come dicono purtroppo in tanti, non c'è o perlomeno non c'è più come era o perlomeno non è più così letale come era all'inizio, per una serie innumerevole di considerazioni. E se non c'è, Ministro, allora non c'è neanche la necessità della proroga dello stato di emergenza. Il senatore Quagliariello poco fa ha enunciato una serie di Stati europei che hanno adottato questo provvedimento ma l'hanno interrotto. Addirittura, il fascista Orbán ha esaurito queste misure nell'arco breve di neanche due mesi. Devono invece essere prodotti provvedimenti mirati, sì, ma attraverso gli strumenti previsti dal nostro ordinamento, della nostra gerarchia di fonti e i provvedimenti, evidentemente, devono essere mirati alla bisogna e quindi anche territorialmente, oltre che temporalmente, circoscritti. Dopo di che, vanno anche protette le frontiere, Ministro. Lei ha giustamente detto che proteggeremo le frontiere non europee. Bene, ma io le suggerisco, Ministro, di dare un'occhiata anche alle frontiere europee, perché, nella mia Umbria, gli ultimi cinque contagiati sono, casualmente, cinque badanti, che stavano dentro un pulmino che veniva dal Nord Europa: sono state tutte asintomatiche, mentre sono stati sintomatici gli anziani cui badavano e così siamo riusciti a risalire all'origine del contagio. Pertanto, Ministro, c'è da osservare anche che cosa accade nei Paesi europei e nei viaggiatori che transitano da quei Paesi. Oppure c'è l'altra ipotesi che io considero, Ministro, e che condivido: il virus c'è; forse è cambiato, forse è intervenuto il caldo, forse semplicemente abbiamo cambiato i protocolli di cura - finalmente, aggiungo - e quindi è meno aggressivo, meno virulento, in poche parole: ci ammazza di meno. Allora, in questo caso, bisogna rispettare le tre «T» dell'Organizzazione mondiale della sanità. Il 9 giugno scorso quest'Assemblea ha approvato un ordine del giorno unitario - udite bene: un ordine del giorno unitario, che meriterebbe una sorta di monumento fuori dall'Aula del Senato - contenente sette impegni. Signor Ministro, lei era presente in Aula. Questi sette impegni, che non leggo perché non ho tempo, sono tutti importanti se il virus c'è: ripeto, sono assolutamente importanti perché attengono alla capacità di trovarlo, scovarlo, curarlo, isolarlo e risolverlo. In poche parole, non stiamo per nulla percorrendo le tre «T»: l' app Immuni è fallita o, se non lo è, diteci quali sono i risultati o cosa intendete fare in sostituzione; l'indagine di sieroprevalenza è fallita e se ne sono perse le tracce, anzi, i test sierologici sono scaduti e va indetta una nuova gara, come ci è stato confermato dagli operatori della Croce Rossa e da Abbott: i test sono scaduti e vanno riacquistati. Come ho detto, l'indagine di sieroprevalenza ha prodotto risultati modesti, anzi impercettibili. In ogni caso, signor Ministro, dobbiamo agire con una chiarezza di intenti. Nelle due strade - o l'una, o l'altra - prendetevi la responsabilità di dirci che cosa accadrà. E non potete farlo con la proroga dello stato di emergenza (cioè, in poche parole, per chi sa giocare a tressette, come: passa). Non è così che si governa. C'è bisogno di una visione, di una previsione e di una strada tracciata. Mi rendo conto che questo è un Governo che fatica a trovare l'alchimia della condivisione, però, a sei mesi dalla prima programmazione dello stato d'emergenza, non possiamo non sapere che cosa accadrà a settembre e a ottobre, nelle scuole e non solo. Rispetto a tutto ciò, è del tutto evidente che Fratelli d'Italia voterà a favore della proposta di risoluzione n. 4, a prima firma dei senatori Romeo, Bernini e Ciriani e voterà in senso contrario - non me ne vogliano i colleghi della maggioranza - alle due proposte di risoluzione della sinistra, perché due che «tutto va bene, madama la marchesa» credo non renda un buon servizio al Paese. Ci asterremo sull'altra proposta di risoluzione del centrodestra, perché - lo dico ai colleghi che sono alle mie spalle - o il centrodestra procede unito, oppure ognuno presenta le proprie proposte di risoluzione. (Applausi) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, se andassimo a riprendere il dibattito che c'è stato in Parlamento nella passata legislatura sugli strumenti messi a disposizione dei legislatori - cioè l'uso del decreto-legge o della fiducia come strumento per approvare celermente i provvedimenti, con la garanzia anche dei numeri a supporto del Governo - ci accorgeremmo che la decretazione d'urgenza era considerata quasi un attentato alla democrazia e la fiducia come una sorta di invasione del nazismo nel nostro Paese. Ascoltiamo oggi il dibattito parlamentare di fronte al proliferare del ricorso allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o addirittura allo strumento comunicativo come base per un dibattito parlamentare.