[pronunce]

che, ancora in ordine all'assunta violazione dell'art. 3 Cost., il giudice a quo lamenta, inoltre, la introduzione di un'inammissibile disparità di trattamento tra somme versate indebitamente, rispettivamente prima e dopo l'entrata in vigore della legge di conversione del d.l. n. 225 del 2010; che, in particolare, in forza della seconda parte della disposizione censurata, la paralisi dei poteri sostanziali e processuali di tutela degli utenti del sistema bancario opererebbe per le sole somme già versate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del detto decreto-legge, con ingiustificata compressione del diritto di ripetizione dell'indebito solo per chi abbia posto in essere pagamenti fino alla suddetta soglia temporale; che il rimettente assume, altresì, il contrasto della norma in esame con l'art. 111 Cost., in tema di giusto processo, sub specie della parità delle armi, in quanto, supportata da una previsione di retroattività, verrebbe a sancire - se non altro nelle ipotesi in cui dalle indebite annotazioni della banca sia decorso un decennio - la paralisi processuale di chi abbia agito in giudizio, esperendo un'azione di ripetizione dell'indebito; che, infine, il Giudice di pace deduce il contrasto della medesima norma con gli artt. 101, 102 e 104 Cost., sotto il profilo della possibile incidenza della norma censurata su concrete fattispecie "sub iudice", a vantaggio di una delle due parti del giudizio (ex plurimis: sentenze nn. 397 e 6 del 1994; nn. 429, 283 e 39 del 1993); che, con atto depositato in data 2 marzo 2012, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in giudizio chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o infondata; che, in primo luogo, la difesa erariale deduce la inammissibilità della questione, in quanto il giudice a quo avrebbe omesso di valutare i profili di rilevanza delle eccezioni formulate dalla banca convenuta, essendosi limitato a svolgere astratte considerazioni sulla legittimità della norma censurata, senza spiegare se ed in quali termini la sua applicazione possa incidere concretamente sull'esito della causa pendente dinanzi a sé; che, ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, il giudice a quo avrebbe descritto genericamente la fattispecie del giudizio principale, non specificando se la domanda formulata nel detto giudizio possa trovare accoglimento in base ai principi espressi dalla Corte di cassazione e, quindi, se sia rilevante e decisivo, ai fini del decidere, lo ius supervenies, che individua una diversa decorrenza dei termini prescrizionali; che la difesa erariale deduce, inoltre, una lettura indifferenziata e confusa della norma denunciata da parte del rimettente, non essendo stata operata la necessaria differenziazione tra le diverse disposizioni della prima e della seconda parte di essa, attinenti rispettivamente alla interpretazione della disciplina della prescrizione in relazione ai contratti di conto corrente bancario e all'esercizio delle azioni restitutorie; che, in particolare, avendo il giudice a quo interpretato la seconda parte della norma denunciata nel senso di una generale e radicale preclusione del diritto di agire per la restituzione delle somme versate, sarebbe irrilevante e, dunque, inammissibile la questione di costituzionalità riferita alla prima parte di essa, relativa al tema della prescrizione; che il Presidente del Consiglio dei ministri eccepisce la inammissibilità della questione anche sotto il profilo della mancata sperimentazione da parte del rimettente di una interpretazione della norma censurata conforme a Costituzione (ordinanze n. 139, n. 101 e n. 15 del 2011; n. 205 del 2008); che la difesa erariale sottolinea come molti giudici di merito, abbiano optato per un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma, alcuni riconoscendo ad essa natura innovativa ed escludendone l'applicazione per il passato (Corte d'appello di Ancona, sentenza 3 marzo 2011), altri considerando la norma come disposizione di interpretazione autentica, con conseguente necessità di fare decorrere la prescrizione decennale dalla data delle singole annotazioni in conto (Tribunale di Milano, ordinanze 7 e 4 aprile 2011); che, in particolare, ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, la mancanza di una chiara opzione interpretativa sarebbe particolarmente evidente con riguardo alla seconda parte della disposizione censurata, concernente il divieto di azioni restitutorie, in quanto il rimettente, sia pure ipotizzando una lettura in chiave di clausola di salvaguardia della posizione giuridica di chi abbia già ricevuto il rimborso cui la prescrizione non può essere più eccepita, opterebbe per una diversa interpretazione a sfavore del cliente, nel senso di una preclusione assoluta dell'esercizio del diritto di azione di ripetizione dell'indebito, omettendo di verificare se il divieto di cui trattasi possa essere riferito solo ai diritti che si debbano ritenere prescritti in base alla prospettata interpretazione autentica dell'art. 2935 cod. civ. ; che, nel merito, il Presidente del Consiglio dei ministri svolge le medesime argomentazioni sulla non fondatezza della questione, di cui all'atto di intervento del 3 gennaio 2012, relativo al giudizio r. o. n. 259 del 2011, cui si fa rinvio; che il Tribunale ordinario di Bari, con ordinanza del 19 maggio 2011 (r.o. n. 14 del 2012), ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, primo comma, 24, primo comma, 111, primo e secondo comma, Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 61, del d.l. n. 225 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011, comma aggiunto dalla legge di conversione; che, il rimettente premette di essere stato investito dell'accertamento - con riferimento alle clausole di determinazione e applicazione degli interessi ultralegali, anatocistici, superiori al tasso-soglia antiusura - della nullità, illegittimità e/o inefficacia, totale o parziale, di due contratti di conto corrente, e, per l'effetto, della condanna dell'istituto di credito convenuto, al pagamento della somma di euro 280.859,72 ovvero di tutte le somme risultanti a credito dell'attrice; che, nel costituirsi in giudizio, la banca convenuta ha eccepito il difetto di legittimazione dell'attrice, nonché la prescrizione decennale di ogni diritto vantato da quest'ultima alla ripetizione di somme, a far data dalla notifica dell'atto di citazione o quantomeno dalla chiusura del conto, chiedendo il rigetto delle domande; che, nelle more, è entrata in vigore la normativa censurata; che, in punto di rilevanza, il rimettente ritiene di dovere fare applicazione nel giudizio principale di detta norma - trattandosi di disposizione che disciplina la prescrizione del diritto alla restituzione di somme illegittimamente addebitate su conto corrente bancario - discutendosi di rapporti bancari in corso da oltre dieci anni e avendo la banca convenuta sollevato l'eccezione di prescrizione;