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00001-P) allo scopo di rinvenire, tra i funzionari del Ministero della cultura, 45 unità (20 architetti, 6 ingegneri, 5 archeologi, 4 funzionari amministrativi e 6 assistenti amministrativo-gestionali di area II) cui affidare i compiti di gestione e rappresentanza dell'ufficio, ma anche tutte responsabilità proprie dei dipendenti pubblici ex articolo 28 della Costituzione, non abbia risposto alcuno, o pochi; potrebbe avere avuto un peso, nella mancata risposta, l'assenza di indicazioni circa il riconoscimento degli incentivi tecnici previsti all'art. 113 del "codice degli appalti e dei contratti" (decreto legislativo n. 50 del 2016), ma è impossibile escludere che alcuni dipendenti abbiano anche avuto scrupoli di ordine morale a farsi parte attiva della mission niente affatto segreta della "Soprintendenza speciale per il PNRR", che gli interroganti considerano uno scempio facilmente prevedibile; sono invece in corso di selezione nei tempi previsti e con l'ormai consueta, purtroppo, discutibile discrezionalità i 35 professionisti esterni (architetti, archeologi, avvocati e ingegneri) destinati alla medesima segreteria tecnica con "incarichi di lavoro autonomo ex art. 7, comma 6 del D.Lgs n. 165/2001" secondo la delibera bando della Soprintendenza speciale per il PNRR dell'8 luglio 2021. Quest'ultima sembra essere viziata da irregolarità sotto diversi profili, ma in particolare per la mancata indicazione dell'oggetto degli incarichi fiduciari da affidare ai professionisti scelti, oggetto che, a dispetto delle previsioni della lettera a) del citato comma 6 dell'art. 7, resta tutt'altro che corrispondente ad "obiettivi e progetti specifici e determinati", non potendosi identificare questi ultimi con le previsioni generali del PNRR; considerato inoltre che: prestazioni di lavoro autonomo come le suddette (consulenza, ricerca, studio), proprio per il loro carattere di autonomia e la mancanza del vincolo di subordinazione con il datore di lavoro, richiedono che il prefato carattere risulti prevalente, per evitare l'elusione e la violazione delle norme sull'accesso alla pubblica amministrazione attraverso concorso pubblico e per rispettare il principio di buon andamento ed imparzialità dell'azione amministrativa (articoli 51 e 97 della Costituzione); il previsto rapporto di 45 a 35 tra personale interno ed esterno in senso alla segreteria tecnica della Soprintendenza speciale per il PNRR avrebbe garantito la distinzione richiesta ma, andando deserto l'interpello, la forbice è rimasta solo su carta, rendendo di fatto impossibile attivarla senza incorrere nella violazione della legislazione vigente; valutato che: alla pericolosità intrinseca di una super soprintendenza, nata allo scopo di depotenziare gli uffici territoriali di tutela e sostituirsi loro per abbattere ogni eventuale ostacolo posto dall'articolo 9 della Costituzione alla realizzazione di grandi opere impattanti o distruttive per il patrimonio culturale e soprattutto per il bene paesaggio, si aggiunge una carenza di personale che, quand'anche la selezione dei 35 professionisti esterni destinati alla segreteria tecnica andasse rapidamente a buon fine, ne inficia l'impiego a norma di legge e in generale desta grande preoccupazione (finalmente anche nelle organizzazioni sindacali), dato il ruolo che è stato assegnato alla soprintendenza monstrum nell'attuazione del PNRR; il carico di lavoro della soprintendenza speciale, tuttora sguarnita di personale, ha finito per scaricarsi di fatto sulla Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio, prostrandola ulteriormente e minandone l'efficienza, anche a causa del doppio ruolo del suo dirigente, ma principalmente per quella diminuzione della pianta organica del Ministero che ha ormai raggiunto percentuali incompatibili con la "vita" del dicastero, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, cosciente del rischio che l'inadeguatezza dell'odierna pianta organica del Ministero ai compiti istituzionali correnti e a quelli eccezionali legati all'attuazione del PNRR, conseguenza anche del suo studiato immobilismo in fatto di assunzioni e turnover , possa danneggiare severamente il Paese in una stagione in cui i cittadini non possono permettersi di sprecare alcuna occasione di ripresa e sviluppo, non ritenga di potenziare l'organico delle Soprintendenze archeologia belle arti e paesaggio invece di sguarnirle e commissariarle; se, facendo tesoro dell'ormai comprovata inutilità della Soprintendenza speciale per il PNRR, rivelatasi un pesante aggravio delle problematiche che da più tempo affliggono il Ministero, non ritenga di sopprimerla, consapevole che gli italiani hanno diritto di pretendere che le dinamiche del PNRR siano governate nell'esclusivo interesse della comunità nazionale, evitando cioè che in nome profitto di pochi lo Stato deroghi agli obblighi di tutela e lasci che sia deturpato il paesaggio e distrutti beni collettivi irripetibili. Atto n. 3-02966 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che a Roma, l'11 novembre 2021, dopo la presentazione della relazione dell'Osservatorio Nomisma "Arte: il valore dell'industry in Italia" (si veda "Arte, in Italia industria da 1,46 miliardi di euro" su "Ansa"), promossa dal "Gruppo Apollo" in collaborazione con Intesa Sanpaolo, si sia svolta una tavola rotonda dal titolo provocatorio, se non anche irriverente: "Tutela e valorizzazione del mercato dell'Arte, scenari e prospettive" (si veda "Arte: Franceschini (min. Cultura), "aumentare gli investimenti e ridurre al minimo la burocrazia" su "agensir" e "L'arte è un'industria: in Italia vale 3,78 miliardi di euro" su "ilgiornaledellarte"); per il Ministero della cultura erano presenti in veste di relatori il Ministro, il capo di Gabinetto, il comandante generale dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e il direttore delle Gallerie degli Uffizi. Tutti costoro sono stati chiamati fra l'altro a valutare, nei rispettivi interventi e poi rispondendo alle sollecitazioni del pubblico in sala, le ricadute operative degli articoli 176-177 della legge n. 124 del 2017 predisposti a modifica dell'art. 68 del "Codice dei beni culturali e del paesaggio", ad avviso degli interroganti su pressione della lobby dei mercanti d'arte, per accantonare la circolare ministeriale del 1974, che disciplinava l'esportazione dei beni culturali e allentare le maglie delle procedure di controllo in ingresso e in uscita dal Paese, ritenute da quelli tuttora troppo stringenti e lente, penalizzanti per lo sviluppo dell'industria italiana dell'arte (si veda "Arte, qual è il valore dell'industria in Italia? " su "finanza.lastampa"); considerato che: