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alcune settimane fa una trasmissione televisiva del canale britannico "ITV News", poi riportato sulla stampa Italiana dal quotidiano "la Repubblica" con l'articolo intitolato "'Ogni settimana, il nostro obiettivo era distruggere circa 130 mila articoli. Metà della roba sono tv, computer mai aperti'. La denuncia video di un lavoratore del colosso di Jeff Bezos", ha mandato in onda un reportage su un magazzino di Amazon in Scozia dove si vede che i prodotti mandati indietro dai clienti o prodotti invenduti, sono inviati in discarica o comunque vengono distrutti; il dato sconcertante è che solo da quel magazzino vengono inviati al macero circa 120.000 prodotti a settimana: prodotti elettronici nuovi di grande valore con tanto di confezione originale; sono preoccupanti anche le dichiarazioni rilasciate da un ex dipendente che ha confermato di aver distrutto migliaia di mascherine ancora sigillate; considerato che: mentre si chiede ai cittadini di fare la raccolta differenziata e il Paese sta per investire nell'economia circolare delle materie prime con i fondi del Next generation EU, grandi multinazionali creano ingenti quantità di rifiuti sprecando prodotti in ottimo stato; se si considerano le preziose risorse utilizzate per la loro produzione e l'inquinamento emesso per lo smaltimento di tali prodotti, è evidente che questo modus operandi è insostenibile in quanto ha un impatto ambientale smisurato sul pianeta, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se intendano avviare un'indagine sulle modalità utilizzate nei magazzini di Amazon, con sede in Italia, per i prodotti invenduti nonché di altre aziende che operano con vendite in rete, dando priorità a quelle che operano nel campo del tessile; quali iniziative intendano assumere per evitare lo spreco di beni di consumo. Atto n. 4-05833 PARAGONE Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno Premesso che: la legge 3 marzo 1951, n. 178, ha previsto l'istituzione dell'ordine "al Merito della Repubblica Italiana" e la disciplina del conferimento e dell'uso delle onorificenze, destinato a dare una particolare attestazione a coloro che abbiano speciali benemerenze verso la nazione; l'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 45 ("Norme per l'attuazione della legge 3 marzo 1951, n. 178"), stabilisce che il Presidente del Consiglio dei ministri, nei limiti stabiliti a norma dell'ultimo comma dell'art. 3 della legge, determina per ciascuno, con proprio decreto, il numero massimo delle onorificenze, distinte per classi, che possono essere conferite, su segnalazione di ciascun Ministero, a persone benemerite nel campo di attività che rientra nelle rispettive competenze; l'art. 1 dello statuto, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 31 ottobre 1952 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 29 novembre 1952, n. 277), stabilisce che l'ordine "al Merito della Repubblica Italiana", secondo gli scopi indicati dalla legge istitutiva n. 178 del 1951, è destinato a ricompensare benemerenze acquistate verso la nazione nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell'economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte ai fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari; considerato che: stando a quanto si apprende, nel giro di pochi anni, ben 5 appartenenti all'associazione "CittadinanzAttiva" di Messina sarebbero stati insigniti del titolo di "cavalieri della Repubblica", mentre per altri due esponenti della medesima associazione sarebbero in fase di "avanzata elaborazione le proposte di conferimento", come afferma in una nota il presidente di "CittadinanzAttiva" Sicilia APS, proponente di tutte le nomine; la situazione venutasi a creare a Messina, dove grazie all'intensa attività propositiva del presidente regionale dell'associazione sembrerebbe fiorire gran numero di cavalieri della Repubblica, nominati con grande generosità, appare del tutto singolare, si chiede di sapere quali siano i criteri per il conferimento di tali titoli, posto che un'eccessiva inflazione delle citate benemerenze rischierebbe di svalutare, evidentemente, la nobile funzione dell'istituto, oltre a porre qualche dubbio circa le motivazioni che spingono i proponenti. Atto n. 4-05834 LANNUTTI ANGRISANI CROATTI Ai Ministri dell'interno e della difesa Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il 18 luglio 2021 a Cologno Monzese (47.000 abitanti alle porte di Milano) un cittadino, Giovanni Carissimo, ha partecipato alla commemorazione della strage di via d'Amelio in memoria del giudice antimafia Paolo Borsellino e degli agenti della scorta Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina. Ha partecipato non solo come cittadino, ma anche come iscritto all'ANPI (Associazione nazionale partigiani d'Italia). La sezione locale ha infatti aderito alla manifestazione organizzata dall'associazione "Libera casa contro le mafie" e dall'amministrazione comunale. Carissimo ha deciso di esprimere il proprio pensiero con un cartello molto semplice, scritto a pennarello nero su un foglio bianco: "Non c'è antimafia senza antifascismo". Appena tirato fuori il cartello, alcuni carabinieri presenti si sono avvicinati a Carissimo e gli hanno detto che non era "autorizzato". L'uomo ha risposto che per i cartelli che esprimono il pensiero delle persone durante le manifestazioni pubbliche non servono autorizzazioni, specie se si parla di principi condivisi come antimafia e antifascismo. La discussione è finita lì, ma, alla fine della manifestazione, due giovani carabinieri si sono avvicinati di nuovo e hanno chiesto a Carissimo di fornire le generalità. Alla richiesta di delucidazioni su quanto stessero facendo, i due carabinieri hanno risposto che obbedivano agli ordini e che è facoltà dei pubblici ufficiali farlo. A quel punto, altre persone si sono aggiunte alla discussione (andata avanti per un po'), e alla fine si sono fatte identificare insieme a Carissimo per esprimergli solidarietà e dissenso per l'accaduto; proprio le istituzioni attaccate dalle mafie appartengono alla Repubblica nata dalla Resistenza e fondata sulla Costituzione democratica che ripudia il fascismo. È quindi doveroso ricordare a coloro che hanno proceduto con l'identificazione e impartito l'ordine di identificare il cittadino che non solo la Costituzione italiana nella XII disposizione transitoria e finale vieta la riorganizzazione del partito fascista ("È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista", 1° gennaio 1948), ma esistono leggi successive inequivocabili sulla pregiudiziale antifascista, a partire dalla "legge Scelba" (legge 20 giugno 1952, n. 645), che stabilisce all'articolo 1: