[massime]

Processo penale - Casi di revisione - Impossibilità di conciliare i fatti stabiliti a fondamento della sentenza o del decreto penale di condanna con la decisone della Corte europea dei diritti dell'uomo che abbia accertato l'assenza di equità del processo 'ex' art. 6 della CEDU - Mancata previsione - Denunciata violazione del principio della finalità rieducativa della pena - Impossibilità di assegnare alle regole del «giusto processo» una funzione strumentale alla «rieducazione» - Non fondatezza della questione.. Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 630, comma 1, lettera a) , cod. proc. pen., censurato, in riferimento all'art. 27, terzo comma, Cost., nella parte in cui esclude dai casi di revisione l'impossibilità di conciliare i fatti posti a fondamento della sentenza, o del decreto penale di condanna, con la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo che abbia accertato l'assenza di equità del processo, ex art. 6 della CEDU. Il rimettente ritiene che il principio della finalità rieducativa della pena presupponga istanze etiche che trovano contrappunto in regole processuali non inique: in realtà, se si assegnasse alle regole del giusto processo una funzione strumentale alla rieducazione, si assisterebbe ad una paradossale eterogenesi dei fini, che vanificherebbe la stessa presunzione di non colpevolezza, poiché "giusto processo" e "giusta pena" sono termini di un binomio non confondibili; d'altra parte, se fosse vero l'assunto del giudice a quo, si dovrebbe ipotizzare, come soluzione costituzionalmente imposta, quella di prevedere, sempre e comunque, la revisione in tutti i casi in cui si sia realizzata una invalidità in rito che ne abbia contaminato l'equità e ciò è in contrasto con l'esigenza dello stare decisis che scaturisce dalle preclusioni processuali. - Sulla finalità rieducativa della pena si veda, fra le altre, la sentenza n. 313/1990, citata. - Sulla tematica dei rimedi "revocatori" v., citata, sentenza n. 395/2000.