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Al contrario, le fondazioni che hanno un proprio corpo di ballo dispongono di una struttura produttiva di interesse collettivo e di promozione, diffusione e tutela artistica e culturale della danza italiana, che rappresenta un concreto e positivo fattore economico che, oltre a costituire un volano di incentivazione indiretta dell'intera produzione artistica culturale, coinvolgendo tutti i settori artistici, permette la realizzazione anche di spettacoli diversi da quelli lirici e sinfonici, con un investimento decisamente sostenibile. La danza in Italia è stata sopraffatta da una « ideologia del profitto » che, in ultima analisi, considera inutile la cultura e rende strutturalmente fragile l'intero settore culturale. In modo particolare, si pensa che l'arte coreutica non sia in grado di attrarre l'interesse di quanti nell'arte investono ingenti capitali, anche solo per averne in contropartita significativi profitti: essa, invece, dà luogo, più di ogni altro settore produttivo delle fondazioni, a un notevole indotto che arriva sino alla moda e ai beni di lusso, in quanto costituisce, in maniera indiscussa, l'espressione artistica visiva più alta dell'eleganza e della più poetica bellezza. In Italia la figura del danzatore professionista rischia seriamente l'estinzione. Nonostante la presenza di precise finalità istituzionali di rilevante interesse nazionale già attribuite alle fondazioni, occorre concretizzare la rimozione degli ostacoli che ne hanno svilito il perseguimento (come sino ad oggi evidenziato) e la proposizione di nuove misure a sostegno della tutela artistico-culturale della danza italiana. A tal proposito è bene ricordare che un balletto è uno spettacolo dal vivo che realizza un progetto artistico-culturale di cui il danzatore è fisicamente una parte essenziale e costitutiva: egli stesso è, per così dire, il prodotto artistico finale e non un semplice mezzo per fabbricarlo; non è semplice manodopera o forza lavoro, riducendo la quale si ottiene un risparmio, ma è egli stesso parte dell'investimento produttivo senza il quale non esisterebbe il progetto-prodotto culturale « spettacolo ». È indispensabile evitare che, per la danza e il balletto, le fondazioni italiane, da importantissimi centri di produzione culturale, finiscano con l'essere trasformate in semplici e vuoti contenitori destinati alla distribuzione di « prodotti » confezionati per interessi privati e senza una autentica identità culturale, talvolta anche in modo discutibile e poco professionale, come testimoniano casi di cronaca accaduti in alcuni Paesi europei, anche in tempi recenti. Non si può sottovalutare e non avere la lungimiranza di considerare la grandissima importanza di continuare ad avere strutture diffuse nel nostro Paese che realizzano sul posto, con continuità e in modo organico, prodotti e progetti culturali di qualità, fruibili da tutti i cittadini: oltre al prestigio che recano alla comunità e al territorio nel quale si trovano, rappresentano un motore e uno stimolo per molteplici attività connesse e sviluppano un indotto consistente, non ultimo il turismo culturale. Il presente disegno di legge introduce misure minime, non ulteriormente procrastinabili, a tutela e a salvaguardia della capacità produttiva in Italia della danza, del balletto, dei corpi di ballo e del « professionismo » dei danzatori (come di tutte le altre figure professionali coinvolte), mediante l'incremento delle risorse del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) a sostegno della danza. L'articolo 1 fissa la precisa nomenclatura che le fondazioni (compreso il Petruzzelli di Bari istituito dalla legge 11 novembre 2003, n. 310), disciplinate dal decreto legislativo 29 giugno 1996 n. 367, come novellato dalla legge 8 agosto 2019, n. 81, assumono con il presente disegno di legge. Tali fondazioni, ora correttamente denominate « lirico-sinfoniche-coreutiche », contengono già nel nome il riferimento diretto all'arte coreutica, esplicitando la pari dignità della danza con le altre arti e professioni e ribadendo che anche le attività di promozione e produzione di danza sono finalità di rilevante interesse nazionale, tuttavia troppo spesso scientemente trascurate e via via sempre più marginalizzate, tanto da rendere necessario l'intervento normativo in titolo che inserisce espressamente la danza quale settore artistico di primario interesse per la tutela del patrimonio artistico culturale italiano. L'articolo 2 prevede, in maniera chiara e incontrovertibile, che nella promozione e nella tutela dell'educazione all'arte musicale sia ricompresa la promozione e la tutela dell'educazione alla danza, collocando in tal modo – sullo stesso piano e senza differenziazioni di sorta – tutte le forme di espressione artistica. L'articolo 3, comma 1, espone il principio generale secondo cui ripartire i contributi statali del Fondo unico per lo spettacolo riproporzionando i punteggi utili a tale ripartizione nel settore della danza e stabilendo, in particolare, che gli indicatori di rilevanza della produzione risultino « premianti » per le Fondazioni lirico-sinfoniche-coreutiche che producono balletto con un proprio corpo di ballo stabile. L'articolo 4, nell'ottica del sostegno della danza e della sua promozione produttiva, dispone, in primis , nello specifico, al comma 1, che ciascuna fondazione attualmente dotata di un proprio organico funzionale del corpo di ballo sia tenuta a mantenerlo o a ripristinarlo, nella consistenza numerica della dotazione organica prevista dall'ordinamento funzionale dei servizi e del personale dipendente di ciascuna fondazione. In secundis , al comma 2 è stabilito che le fondazioni che, alla data di entrata in vigore della presente legge, non abbiano un proprio corpo di ballo stabile, sono tenute a presentare al Ministro della cultura uno « studio di fattibilità » sull'istituzione dello stesso, volto a dimostrare la sostenibilità economico-finanziaria nonché la qualificazione artistica della programmazione, nel rispetto degli equilibri strutturali di bilancio delle fondazioni stesse. Il comma 3 indica parametri e criteri previsti dallo studio di fattibilità di cui al comma 2, mentre il comma 4 stabilisce che ciascuna fondazione debba provvedere alla costituzione di un proprio corpo di ballo (in proprio o in sinergia con un'altra fondazione: ovvero fino a un massimo di due fondazioni consociate tra loro), sulla base di criteri e utilità collegati alla prossimità territoriale e alla progettualità realizzativa. L'articolo 5 incrementa il FUS di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025 per le finalità della presente legge, e indica la copertura finanziaria.. Art. 1. (Denominazione) 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e nella legge 11 novembre 2003, n. 310, le parole: « fondazione lirico-sinfonica » e « fondazioni lirico-sinfoniche », ovunque ricorrano, sono sostituite rispettivamente dalle seguenti: « fondazione lirico-sinfonico-coreutica » e « fondazioni lirico-sinfonico-coreutiche ». 2. A decorrere dalla data di cui al comma 1, nelle disposizioni normative vigenti, le parole: « fondazione lirico-sinfonica » e « fondazioni lirico-sinfoniche », ovunque ricorrano, si intendono riferite rispettivamente alle seguenti: