[pronunce]

c) che nel caso di istanza formulata in udienza il magistrato deve decidere immediatamente in tutte le suddette ipotesi, sempre a pena di nullità assoluta; che lo stesso giudice sostiene la violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione per irragionevolezza e lesione del diritto di difesa, atteso che il termine di decadenza non colpisce l'inattività della parte, ma del giudice competente a decidere, e rispetto all'inattività del quale la parte, che pure ne sopporta le conseguenze, non ha alcun rimedio, e che, nelle ipotesi in cui siano necessarie informazioni, la parte è esposta al rischio dell'inattività di tali organi accertatori; che un altro profilo di irragionevolezza è individuato dal giudice a quo nella circostanza che è prevista la sanzione della nullità tipica della giurisdizione contenziosa penale, mentre il procedimento per la concessione del patrocinio – che si riferisce a tutti i processi – rientra nella giurisdizione non contenziosa; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, comunque, manifestamente infondata, per essere stata la questione sollevata in termini astratti ed ipotetici, atteso che il giudice, anziché decidere sull'istanza, si pone preventivamente il problema delle conseguenze del mancato rispetto del termine da parte sua e per effetto della richiesta di informazioni, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'art. 96 citato, senza peraltro chiarire se ricorrano i presupposti per tali ultime richieste; che, secondo la difesa erariale, è erroneo il presupposto interpretativo del remittente, ritenendo questi che il mancato rispetto del termine ridonderebbe in pregiudizio dell'istante. Considerato che due ordinanze sono identiche e che la terza pone una questione analoga, con la conseguenza che i relativi giudizi possono essere riuniti per essere decisi congiuntamente; che il giudice del Tribunale di Ancona, con due identiche ordinanze (reg. ord. nn. 788 e 789 del 2003), solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 96, comma 1, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 e dell'art. 6, comma 1, della legge 29 marzo 2001, n. 134, riprodotto nel suddetto t.u., nella parte in cui prevedono per il giudice l'obbligo di provvedere sull'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato entro i dieci giorni dalla sua presentazione, a pena di nullità assoluta della decisione, ai sensi dell'art. 179, comma 2, del cod. proc. pen. , prospettando la violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione; che il giudice del Tribunale di Forlì (reg. ord. n. 1032 del 2003) , solleva questione di legittimità costituzionale dello stesso art. 96, nella parte in cui prevede l'obbligo per il giudice di decidere sull'istanza entro dieci giorni dal deposito in cancelleria (comma 1), anche (comma 4) se ha ritenuto di chiedere le informazioni di cui ai commi 2 e 3, nonché nella parte in cui, nel caso di istanza formulata in udienza, prevede l'obbligo per il giudice di decidere immediatamente in tutte le suddette ipotesi, sempre a pena di nullità assoluta, ai sensi dell'art. 179, comma 2, cod. proc. pen. , in riferimento agli stessi parametri costituzionali; che, al momento dell'emanazione delle ordinanze di rimessione, l'art. 6, comma 1, della legge 29 marzo 2001, n. 134 – che, nel novellare l'art. 6 della legge 30 luglio 1990, n. 217, ha introdotto la sanzione di nullità – era stato trasfuso nell'art. 96 suddetto, ed espressamente abrogato a partire dalla data di entrata in vigore di quest'ultima norma; che entrambi i giudici remittenti, nel prospettare sotto vari profili la violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione, partono dal presupposto interpretativo che la nullità prevista dalla disposizione impugnata colpirebbe il provvedimento che essi sono chiamati a prendere sull'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato; che questa Corte, in pronunce concernenti la stessa disposizione (senenza. n. 304 del 2003 e ordinanza n. 94 del 2004) , ha affermato che la nullità è evidentemente finalizzata a garantire l'effettività del diritto di difesa dei non abbienti nel procedimento penale cui l'istanza si riferisce, sul presupposto che la nullità concerna gli atti del processo principale e non il sub- procedimento per l'ammissione al beneficio; che – come la dottrina non ha mancato di rilevare – se si riferisse la nullità al sub- procedimento l'interpretazione sarebbe in contrasto proprio con la ratio dell'intervento del legislatore, volta a garantire l'effettività del diritto di difesa; che, anche secondo la giurisprudenza di legittimità, la sanzione di nullità riguarda gli atti del processo penale, non il provvedimento che decide sull'istanza; che le questioni vanno dichiarate, pertanto, manifestamente infondate, in quanto basate su un erroneo presupposto interpretativo (ordinanze n. 294 e n. 100 del 2003). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 96, comma 1, e dell'art. 96 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) e dell'art. 6, comma 1, della legge 29 marzo 2001, n. 134 (Modifiche alla legge 30 luglio 1990, n. 217, recante istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Giudice del Tribunale di Ancona, rispettivamente nella funzione di giudice dell'udienza preliminare e di giudice per le indagini preliminari, e dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Forlì, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 dicembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 dicembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA