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se, circa la selezione dei 28 neodirigenti, sia in grado di riferire il numero totale dei partecipanti e di precisare quanti, tra costoro, fossero già dirigenti Ministero (data la presenza di incarichi importanti come la direzione di 4 soprintendenze per città metropolitane), nonché il numero dei candidati esterni al dicastero; se, inoltre, alludendo il bando a generici "risultati conseguiti in precedenza nell'amministrazione di appartenenza", e relativa valutazione, si siano tenute in alcun conto anche le esperienze lavorative e, al riguardo, quanti candidati ne avessero maturate all'estero; se abbia avuto alcun peso, in fatto di "esperienza pregressa nel settore", quella maturata nelle strutture per le quali il candidato faceva richiesta e se per "conoscenza dei compiti specifici della struttura" si sia inteso anche l'effettivo servizio all'interno di quella. Come, inoltre, le commissioni giudicatrici abbiano inteso dettagliare criteri di selezione e punteggi, per formare le graduatorie e quale sia il profilo professionale dei vincitori, quanti abbiano meno di 10 anni di servizio nel Ministero e quanti abbiano già prestato servizio in strutture analoghe a quelle loro assegnate; se non riconosca l'opportunità e l'urgenza di portare a compimento i concorsi pubblici in corso per il reclutamento di addetti a vigilanza e accoglienza e bandirne di nuovi per tutte le altre posizioni lavorative, invece di continuare ad impegnare le energie dei vertici amministrativi per legittimare quelle che gli interroganti considerano procedure discrezionali di selezione dei dipendenti in ingresso o di aspiranti, legittimamente, a progressioni di carriera. Atto n. 3-02935 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che il 24 novembre 2010 il direttore regionale della Sardegna dell'allora Ministero per i beni e le attività culturali firmò la dichiarazione di interesse culturale storico artistico, ai sensi dell'art. 10, comma 3, lettera a) del decreto legislativo n. 42 del 2004, di un piccolo olio su tela di proprietà della signora Gabriella Meloni, domiciliata a Capoterra (Cagliari). Secondo la relazione storico-artistica predisposta ad hoc da uno dei funzionari della Soprintendenza BAPSAE delle province di Cagliari e Oristano, datata 27 ottobre 2010 e parte integrante del decreto di vincolo (n. 147), si tratta del ritratto di tale Norma Medea Taci, realizzato nel 1900 da Amedeo Modigliani (1884-1920); l'unica immagine del "Ritratto di Medea" finora pubblicata è d'insieme e si riferisce al lato dipinto della tela, dunque non lascia riconoscere la data di esecuzione, il monogramma e la firma, apposta a tergo, elementi citati nella suddetta relazione soprintendenziale; tutte le circostanze ivi riferite, invece, compresa l'ipotesi che Modì abbia ricavato il ritratto da una fotografia della ragazza, morta ventenne di meningite tubercolare nel 1898, sono state ricostruite dalla proprietaria del ritratto e dal torinese Cristian Parisot, sì che la relazione si fonda esclusivamente sul credito loro prestato; considerato che: la "scoperta" del "Ritratto di Medea", presunta opera giovanile di Amedeo Modigliani rimasta ignota fino al 2005, era stata resa pubblica in occasione della mostra "Modigliani a Venezia, tra Livorno e Parigi", che in versione ampliata toccò anche Cagliari. Curatore dell'esposizione e del catalogo, dato alle stampe dalla Franco Delfino Editore di Sassari, fu lo stesso Parisot, ma gli atti ricavati dagli archivi di Roma e Cagliari che gli avrebbero permesso di ricostruire la storia del legame tra le famiglie toscane Taci e Modigliani nella Sardegna nel secondo '800 non sono menzionati espressamente in quel testo, men che meno con l'indicazione degli estremi per poterli consultare, né sono pubblicate riproduzioni di sorta. L'attendibilità della saga del Modigliani sardo è dunque tutta da dimostrare; mancano, del resto, a tutt'oggi, prove documentali della presenza di Amedeo nell'isola, dove potrebbe non avere mai messo piede, mentre sono reali e ben documentate le vicende scabrose che hanno coinvolto Parisot: "contestato custode dell'Archivio Modigliani condannato in Francia per falso e truffa nel 2008" (si veda "Amedeo Modigliani in Sardegna, una storia che sa di leggenda" su "nemesismagazine"); nel 2020 la Meloni ha pubblicato a sua volta, per i tipi della casa editrice già ricordata, la monografia "Modigliani a Iglesias, fra storia economia e arte", dove ricostruisce le vicissitudini del presunto ritratto della prozia Medea Taci per poi tentare di accreditare l'idea che lo stile peculiare di Amedeo adulto sia stato influenzato dalla cultura tradizionale sarda conosciuta in gioventù (si veda CarloDelfinoEditore su "Facebook"). Quanto alla fotografia dei "primi anni del 1900" pubblicata nel suddetto volume, che vedrebbe insieme Amedeo e il padre Flaminio, in realtà, le fattezze del presunto Flaminio, dal confronto con lo scatto che nel 1884 lo ritrarrebbe, quarantaquattrenne, insieme alla moglie Eugènie incinta dell'ultimogenito, non sembrano compatibili con quelle del sessantenne che era nel 1900: se il giovane seduto è Amedeo, l'adulto in piedi alle sue spalle non è Flaminio, oppure, se l'adulto è Flaminio, il giovane seduto non è Amedeo ; valutato che: la "patente" di autenticità conferita di fatto, nel 2010, al "Ritratto di Medea" dal Ministero della cultura, con un vincolo che non lascia trapelare alcun dubbio circa la paternità del dipinto, ha contribuito, certo involontariamente, ad accreditare la favola delle estati trascorse da Amedeo adolescente nell'Iglesiente e delle sue (perdute) opere "sarde" di quegli anni; in realtà, la vasta proprietà terriera della ditta di famiglia, il Salto di Gessa (in agro di Buggerru), acquistata nel 1862 e comprensiva del borgo agricolo di Grugua, dove sorse la casa padronale, era stata sequestrata ai Modigliani dopo il fallimento del marzo del 1884; Flaminio avrebbe continuato a soggiornare e curare i propri interessi nell'isola fino al 1895, quando il salto fu diviso e venduto (Amedeo aveva allora 11 anni), per poi lasciare la Sardegna e dedicarsi al commercio di spezie; autoriproducendosi e gonfiandosi progressivamente, la favola del Modigliani sardo ha consentito anche di "valorizzare" oltre misura ciò che resta del borgo di Grugua e, in particolare, la villa Modigliani ivi superstite, che si vorrebbe "costruita tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento in stile Liberty" (si veda "Amedeo Modigliani Archivi" su "La Provincia del Sulcis"), senza cogliere la contraddizione tra tale ipotesi, valida solo per la ristrutturazione (novecentesca) che l'ha trasformata in un edificio a tre piani, e l'asserita frequentazione da parte di Modì;