[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 222, comma 2, quarto periodo, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 1, comma 6, lettera b), numero 1), della legge 23 marzo 2016, n. 41 (Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274), promosso dal Tribunale ordinario di Verbania nel procedimento penale a carico di S. L., con ordinanza del 14 novembre 2018, iscritta al n. 68 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 19, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto di costituzione di S. L.; udito nell'udienza pubblica dell'11 febbraio 2020 il Giudice relatore Giovanni Amoroso; udito l'avvocato Ilario Albertella per S. L.; deliberato nella camera di consiglio dell'11 febbraio 2020. Ritenuto che, con ordinanza del 14 novembre 2018, il Giudice del Tribunale ordinario di Verbania ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 222, comma 2, quarto periodo, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 1, comma 6, lettera b), numero 1), della legge 23 marzo 2016, n. 41 (Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274), «nella parte in cui prevede obbligatoriamente l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida in ipotesi di estinzione del reato di cui all'art. 590-bis c.p. a seguito di esito positivo della sospensione del procedimento con messa alla prova»; che il rimettente riferisce di procedere nei confronti di una persona imputata del delitto di lesioni personali stradali gravi o gravissime, in relazione a una condotta non aggravata di cui al primo comma dell'art. 590-bis del codice penale; che il difensore dell'imputato ha tempestivamente formulato la richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova, producendo attestazione della presentazione della richiesta all'Ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE) competente per l'elaborazione del programma, rispetto al quale il pubblico ministero ha formulato parere favorevole; che, ad avviso del giudice a quo, anche «in ipotesi di sospensione del procedimento con messa alla prova con esito positivo, a cui consegua l'estinzione del reato, ai sensi dell'art. 168-ter II° comma c.p., il giudice è comunque tenuto all'applicazione delle sanzioni amministrative accessorie previste dalla legge»; che, pertanto, sussisterebbe «la rilevanza, nel presente processo, della questione che si prospetta»; che, infatti, l'art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 41 del 2016 ha, tra l'altro, modificato l'art. 222 cod. strada, introducendo, al quarto periodo del comma 2, la previsione dell'applicazione obbligatoria in caso di condanna, anche condizionalmente sospesa, o di applicazione della pena su richiesta delle parti, a norma dell'art. 444 del codice di procedura penale, della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida; che il giudice a quo dubita della legittimità costituzionale della disposizione censurata, per violazione dell'art. 3 Cost., nella parte in cui «in base al combinato disposto con la norma di cui all'art. 168-ter, comma 2 c.p.» rende obbligatoria l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida anche nell'ipotesi di estinzione del reato di cui all'art. 590-bis cod. pen. , per esito positivo della messa alla prova ai sensi dell'art. 464-septies cod. proc. pen. ; che la scelta del legislatore si porrebbe in contrasto con il principio di ragionevolezza, di proporzionalità e di uguaglianza in quanto, eliminando la previsione della possibilità di applicare la più tenue sanzione della sospensione della patente di guida, sottopone alla medesima sanzione accessoria, senza possibilità di graduazione, situazioni ontologicamente diverse, quali le lesioni gravi, le lesioni gravissime e l'omicidio colposo, derivanti dalla violazione di norme del codice della strada; che, in particolare, la lesione dei richiamati principii deriverebbe dalla diversità delle condotte, attestata dalla notevole differenziazione delle sanzioni penali, graduate in funzione del diverso disvalore sociale degli illeciti in rapporto all'evidente, differente, intensità dell'offesa ai beni giuridici della vita e dell'incolumità individuale; che, con atto del 27 maggio 2019, si è costituito in giudizio l'imputato S. L., chiedendo che la questione sia dichiarata ammissibile e fondata; che, in particolare, osserva che, anche in caso di sentenza dichiarativa di estinzione del reato, per esito positivo della messa alla prova, il giudice sarebbe chiamato a dare applicazione alla sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida, ai sensi della disposizione censurata; che, richiamando la sentenza di questa Corte n. 88 del 2019, afferma come l'indifferenziato automatismo risulti vieppiù irragionevole nel caso di specie. Considerato che la sollevata questione di legittimità costituzionale - avente ad oggetto l'art. 222, comma 2, quarto periodo, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 1, comma 6, lettera b), numero 1), della legge 23 marzo 2016, n. 41 (Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274), per plurimi motivi, è manifestamente inammissibile; che, in particolare, il rito speciale in esame, previsto e disciplinato dagli artt. 168-bis e seguenti del codice penale e dagli artt. 464-bis e seguenti del codice di procedura penale, introdotti, rispettivamente, dall'art. 3, comma 1, e dall'art. 4, comma 1, lettera a), della legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili), si snoda secondo un articolato procedimento; che, infatti, ai fini che qui rilevano, l'imputato, ai sensi dell'art. 464-bis cod. proc. pen.