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Soppressione dei tribunali militari e delle procure militari della Repubblica di Napoli e di Verona nonché del tribunale e dell'ufficio militare di sorveglianza di Roma. Onorevoli Senatori. -- Con decreto legislativo n. 155 del 7 settembre 2012 di attuazione della legge delega 148/2011 il precedente governo ha rivoluzionato la geografia giudiziaria italiana, sopprimendo 37 tribunali, 38 procure, 220 sezioni distaccate e 674 sedi di giudici di pace, per un totale di 969 uffici giudiziari. Il provvedimento, a detta del Ministro del precedente governo, nulla c'entra con l'opera di risanamento dei conti, se non di riflesso, ma attua invece una delega ereditata dal precedente governo «che consentiva la riorganizzazione dei tribunali e delle aree giudiziarie, per rendere efficiente la giustizia anche attraverso la redistribuzione giudiziaria». Il gruppo parlamentare «Movimento 5 Stelle» ha già sollevato più di un dubbio sulla riuscita di un tale programma, rilevando -- con l'interrogazione 4-00055 -- alcune contraddittorietà tra le premesse e i risultati, nonchè tra la legge delega e il decreto legislativo di attuazione; contraddittorietà evidenziate in particolare per la chiusura della sezione distaccata di Ostia che, in contrasto con il dichiarato proposito di razionalizzazione del servizio giustizia nelle grandi aree metropolitane contenuto nella legge delega, finirà per congestionare il Tribunale metropolitano di Roma. In particolare, si è evidenziato che, nonostante la sezione distaccata di Ostia rispondesse ai parametri e indicatori c.d. di efficienza indicati nella medesima legge delega, se ne è decisa la soppressione, così come per altre sezioni distaccate che non si sono sottratte alla scure indifferenziata di via Arenula, nonostante il dichiarato proposito di rendere una giustizia efficiente; pertanto, il citato decreto va rivisto nei risultati, pur condividendosi la premessa di razionalizzazione del servizio giustizia in termini di maggiore efficienza. Alla luce di tale premessa e del decreto legislativo n. 155 del 7 settembre 2012 è necessario un ripensamento anche della giustizia militare. Considerato, in particolare, che dai dati illustrati nella relazione di inaugurazione dell'anno giudiziario militare 2012 del presidente della Corte Militare di appello si apprende che gli indicatori di produttività della giustizia militare sono abbondantemente al di sotto di quelli delineati dal Ministro della Giustizia per certificare l'efficienza di un ufficio giudiziario e per giustificarne l’esistenza. Oltretutto, nessun tribunale militare dei tre esistenti (Roma, Napoli, Verona) raggiunge gli standard produttivi indicati dal Ministro della Giustizia, nemmeno se venissero accorpati in un unico ufficio. Peraltro, i Tribunali militari con 10 magistrati in organico tra giudicanti e requirenti (1/3 rispetto all'indicatore di efficienza) producono mediamente 60-70 sentenze all'anno: evidentemente, fanno riflettere al cospetto degli indicatori che hanno decretato la chiusura di 969 uffici giudiziari ordinari. Allo stesso modo, le procure militari e uffici del gip/gup che trattano mediamente 600 nuovi procedimenti all'anno (1/30 rispetto all'indicatore di efficienza), solo 1/10 di questi si traduce in un rinvio a giudizio danno l'idea dell'esigua mole di lavoro che interessa la magistratura militare se raffrontata con quella ordinaria. Segnatamente, i 31 magistrati in servizio presso i Tribunali militari di Roma, Napoli e Verona nell'anno 2011, hanno portato a termine complessivamente 208 procedimenti di primo grado, producendo una media di circa 65 sentenze/anno per ogni tribunale; la Corte militare di appello con i suoi 12 magistrati ha trattato 113 processi; ed infine la Procura generale militare presso la Corte di Cassazione che con i suoi 2 magistrati ha definito 28 processi; il Tribunale militare di sorveglianza con i 3 magistrati in organico si occupa dell'esecuzione della pena con i carceri militari praticamente vuoti. Del resto, il superamento del servizio militare di leva ha fatto venire meno tutta una serie di illeciti tipici del rapporto fra autorità dello Stato e cittadino chiamato alle armi e diminuito drasticamente il numero di militari sottoposti ai tribunali militari. Numerose sentenze della Corte costituzionale hanno, negli anni, determinato la progressiva «erosione» della giurisdizione militare in favore di quella ordinaria e si è assistito negli ultimi anni ad una caduta verticale del lavoro delle procure militari e dei relativi tribunali con l'evidente emergere di una sottoutilizzazione degli apparati della giurisdizione speciale. Il presente disegno di legge, in connessione col disegno di legge costituzionale di modifica degli articoli 102 e 103 della Costituzione, volto ad istituire una sezione specializzata per i reati militari presso i tribunali ordinari ed a sopprimere i tribunali militari (in particolare, l'A.S. n. 766), propone di sopprimere definitivamente i tribunali militari e le procure militari della Repubblica di Napoli e di Verona, trasferendo le relative competenze agli uffici giudiziari militari di Roma, nonché di sopprimere definitivamente il Tribunale e l'Ufficio Militare di sorveglianza di Roma, trasferendo le relative competenze alla Corte Militare d'Appello di Roma. In materia giova solo ricordare che la legge 24 dicembre 2007 n. 244, articolo 2, commi da 603 a 611, ha modificato le «geografia» dei tribunali militari, riducendoli, e limitando il numero dei componenti del Consiglio della magistratura militare; nonostante la soppressione di alcuni tribunali militari con la riforma del 2007, la permanenza di tre sedi di tribunale a Roma, Napoli e Verona, risulta del tutto sproporzionata e palesemente antieconomica rispetto ai limitati carichi di lavoro che caratterizzano oggi la giustizia militare. Inoltre, presso gli uffici giudiziari di Roma, Napoli e Verona risultano comandati numerosi militari delle Forze armate con compiti amministrativi che ben potrebbero essere maggiormente utilizzati in termini di servizi ai cittadini presso i rispettivi Comandi di appartenenza. Del tutto irrisori sono poi i carichi di lavoro del tribunale e dell'ufficio militare di sorveglianza di Roma che pure ha complessivamente assegnato un contingente di ben tre magistrati e quindici dipendenti fra civili e militari, i cui compiti potrebbero essere agevolmente devoluti alla Corte Militare di appello di Roma. In attesa di una riforma costituzionale dell'articolo 103, terzo comma, che preveda il definitivo superamento dei tribunali militari con l'istituzione presso ogni organo giudiziario ordinario di una sezione specializzata per i reati militari, risulta palese la pressante necessità, anche in considerazione della grave crisi economica che sta vivendo il nostro Paese e tenuto conto di quanto testé motivato, di razionalizzare le risorse destinate all'amministrazione della giustizia militare, riducendo gli organici e gli uffici, nonché facendo transitare il relativo personale, sia magistratuale che amministrativo, negli uffici giudiziari ordinari per fronteggiare le ben note vacanze organiche sia nel settore civile che penale.