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solo il 12 per cento ha superato le criticità collegate alle barriere percettive, culturali e cognitive. L'investimento del PNRR è quindi rivolto prioritariamente ai siti culturali statali dislocati su tutto il territorio nazionale, mentre una quota, che si potrà discutere - stiamo discutendo di questo proprio con le Regioni - che nelle indicazioni della scheda è pari al 10 per cento, ma potrà aumentare, è destinata a musei regionali, provinciali e civici, gestiti da enti pubblici o da organizzazioni senza scopo di lucro. Anche attraverso tale intervento si prevede di poter conseguire il superamento delle barriere architettoniche nell'80 per cento dei musei, aree e parchi archeologici e delle barriere senso-percettive nel 50 per cento delle medesime strutture. Questo concorre ovviamente al superamento delle diseguaglianze e dei divari che impediscono a tutti i cittadini di partecipare pienamente alla vita culturale del proprio territorio. In questo senso raccolgo molto volentieri l'invito della senatrice interrogante, volto a sostenere, attraverso nuove misure, l'abbattimento delle barriere anche in altri luoghi della cultura diversi dai musei. Ci lavoreremo sia con le risorse previste da PNRR che con le risorse ordinarie, perché naturalmente l'esigenza di questo tipo di intervento non finisce con l'utilizzo delle risorse del PNRR. Inoltre, relativamente al sostegno alle bande musicali e alla musica, ricordo che i decreti ministeriali del 2020-2021 hanno riconosciuto ristori in loro favore, considerando ammissibili, tra gli altri, anche i costi sostenuti per l'acquisto di materiali e strumenti musicali, oltre che di spartiti, leggii e divise. Quindi è una novità su cui continueremo a lavorare, perché si tratta di un settore che merita assolutamente il più ampio riconoscimento. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Sbrollini, per due minuti. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Ministro, a nome del Gruppo che rappresento (Italia Viva-PSI), la ringrazio per la sua risposta. So quanto lei sta lavorando in tale direzione. Auspichiamo che, anche attraverso questa sollecitazione ulteriore, si possa migliorare il livello di accessibilità ai luoghi della cultura e del turismo - come lei ha giustamente appena evidenziato - inclusi anche investimenti in strumenti musicali e misure di sostegno e promozione per i lavoratori dello spettacolo dal vivo, al fine proprio di tutelare questo comparto, che - come dicevo all'inizio - non ha trovato ancora un adeguato riconoscimento nel PNRR. Senza alcuna pretesa di esaustività, vorrei dedicare pochi minuti a questo importante comparto, perché davvero stiamo inaugurando una pagina diversa con le riaperture; finalmente si potrà avere un po' di sollievo per le persone che hanno veramente sofferto moltissimo. In questi giorni riaprono teatri, musei e cinema. Auspichiamo, quindi, che a breve possano essere date indicazioni ancora più precise riguardo alle capienze. Finisco col dire, attraverso un libro che è appena uscito («Lucean le stelle» di Stefania Sandrelli e Alberto Veronesi), che c'è un manifesto dei lavoratori dello spettacolo che va proprio nella direzione di una maggiore tutela e di un maggiore sostegno a un comparto così importante. La ringrazio, signor Ministro, e mi ritengo soddisfatta della risposta. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Ruspandini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02615 sulla nuova piattaforma digitale della cultura Itsart, per tre minuti. RUSPANDINI (FdI) . Signor Ministro, il 31 maggio abbiamo registrato l'esordio della piattaforma digitale Itsart, da lei fortemente voluta: un progetto ambizioso, largamente condivisibile, che si prefigge di divulgare e rappresentare la cultura italiana in Italia e soprattutto nel mondo; un progetto che una Nazione come l'Italia deve avere e che onestamente ha trovato in noi anche delle convergenze (assolutamente sì). Certo, ci saremmo aspettati un nome più evocativo, un nome che tenesse conto della tradizione millenaria dell'Italia e non il solito copia-incolla, il solito tributo da pagare al politicamente corretto e al provincialismo esterofilo del quale purtroppo troppo spesso la nostra Nazione tende in qualche modo a vestirsi. Ma non è solo questo il problema; questo è l'ultimo dei problemi. Il problema più grande è invece quello che viene certificato come un vero e proprio fallimento di questo suo progetto. E non lo dico io, ma lo dicono i giornali amici del suo partito; lo dicono tutti coloro che si aspettavano qualcosa di più a livello sia comunicativo che sostanziale. La mia domanda è la seguente: i circa 20 milioni di euro di soldi pubblici che il Ministero della cultura e Cassa depositi e prestiti hanno investito nel progetto non potevano essere usati forse per potenziare Raiplay oppure essere destinati agli operatori del mondo dello spettacolo che da quasi due anni non percepiscono un euro? Ministro, su questo vorrei una risposta. PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRANCESCHINI, ministro della cultura . Signor Presidente, come il senatore Ruspandini sa, la piattaforma chiamata Itsart nasce da una norma di legge che il Parlamento ha approvato e che è contenuta nell'articolo 183 del decreto-legge n. 34 del 19 maggio 2020. Parte da un'idea che - come lo stesso senatore ha riconosciuto - ha una sua validità. Nel periodo della pandemia abbiamo verificato che molte delle attività che non si potevano fare dal vivo sono andate spontaneamente sui siti delle varie istituzioni culturali e dei teatri, avendo un allargamento di pubblico molto forte che ha sostituito temporaneamente la presenza in sala. Su questo si sono innestate anche negli ultimi mesi delle esperienze all'estero di eventi che si sono spostati direttamente live , ma online . La scelta nasceva dall'idea di colmare provvisoriamente e transitoriamente la fase sia della chiusura che delle riaperture parziali con le limitazioni numeriche che ancora oggi caratterizzano l'apertura dei teatri e dei cinema; e ciò anche per avere un luogo che possa offrire all'Italia, agli italiani e a tutto il mondo gli spettacoli e gli eventi dal vivo che si svolgono in Italia di vario tipo (musica, teatro, danza e cinema), integrando l'offerta dal vivo, che nessuno pensa di sostituire. Se si chiama spettacolo dal vivo, c'è una ragione; ma è evidente che potremo arrivare a un momento in cui si va a vedere la prima a La Scala il 7 dicembre e, contemporaneamente, dall'altra parte del mondo, acquistando i biglietti a un prezzo inferiore, partecipare a quell'evento, cosa che La Scala ha già anticipato con eventi nelle sale cinematografiche in diretta negli anni passati. È uno strumento tecnologicamente possibile. Da quel momento in poi, come prevedeva la norma, la gestione è stata affidata a Cassa depositi e prestiti, che ha scelto il partner privato e il nome. Ha fatto tutto autonomamente ed è giusto che la politica non interferisca né nella scelta dei contenuti, né negli strumenti a disposizione. Perché parlare di fallimento? Capisco che ci sono il dibattito politico e una certa fretta della stampa, ma parlare di fallimento e di flop - come ho letto - una settimana dopo la partenza è veramente un po' strano. È chiaro che è un meccanismo che andrà a crescere.