[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo unico della legge 15 luglio 1911, n. 749 (Istituzione di una tassa sui marmi nel Comune di Carrara), come modificato dall'art. 55, comma 18, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), e dell'art. 2, comma 2-ter, del decreto-legge 26 gennaio 1999, n. 8 (Disposizioni transitorie urgenti per la funzionalità di enti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1999, n. 75, promosso con ordinanza del 14 ottobre 2003 dal Tribunale amministrativo regionale per la Toscana sul ricorso proposto dalla s.r.l. Società La Carbonera Marmi ed altre contro il Comune di Carrara, iscritta al n. 179 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di costituzione della s.r.l. Società La Carbonera Marmi e del Comune di Carrara nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 24 maggio 2005 il Giudice relatore Franco Gallo; uditi l'avvocato Lorenzo Acquarone per la s.r.l. Società La Carbonera Marmi e l'Avvocato dello Stato Alessandro De Stefano per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, con ordinanza del 14 ottobre 2003, il Tribunale amministrativo regionale per la Toscana ha sollevato, in riferimento agli articoli 23 e 120 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo unico della legge 15 luglio 1911, n. 749 (Istituzione di una tassa sui marmi nel Comune di Carrara), come modificato dall'art. 55, comma 18, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), e dell'art. 2, comma 2-ter, del decreto-legge 26 gennaio 1999, n. 8 (Disposizioni transitorie urgenti per la funzionalità di enti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1999, n. 75; che il giudice rimettente premette che la s.r.l. Società La Carbonera Marmi, la s.a. Oscar Daffe, la s.r.l. Marmobon, la s.r.l. Mlm Monterosa, la s.n.c. Marmi Kappa e la s.n.c. Fraccari Marmi hanno proposto ricorso contro il Comune di Carrara per l'annullamento delle deliberazioni del Consiglio comunale «n. 29 in data 23 marzo 1999, pubblicata il 27 marzo successivo e divenuta efficace il 6 aprile 1999, avente ad oggetto approvazione del regolamento per la riscossione della tassa sui marmi; n. 30 in data 23 marzo 1999, pubblicata il 27 marzo successivo e divenuta efficace il 6 aprile 1999, avente ad oggetto approvazione ai sensi della legge 15 luglio 1911 n. 749 della misura della tassa sui marmi per l'anno 1999», nonché per l'annullamento degli atti connessi e, in particolare, dei pareri della “Commissione Marmi” del 22 marzo 1999 e del 23 marzo 1999; che il rimettente evidenzia che il principale motivo di impugnazione proposto dai ricorrenti si fonda sulla pretesa illegittimità costituzionale dell'articolo unico della legge n. 749 del 1911, per contrasto con gli articoli 23 e 120 della Costituzione; che, in riferimento al primo dei parametri evocati, la questione di legittimità costituzionale appare, a giudizio del rimettente stesso, non manifestamente infondata, perché la legge n. 749 del 1911, in violazione della riserva relativa di legge fissata dal citato art. 23, non indica nessun parametro per la determinazione della misura massima della tassa sui marmi; che, secondo il giudice a quo, la previsione dell'articolo 2, comma 2-ter, del decreto-legge n. 8 del 1999 sarebbe insufficiente a determinare la misura della tassa, limitandosi a richiamare le «esigenze della spesa comunale inerente direttamente o indirettamente alle attività del settore marmifero locale»; che la questione di legittimità costituzionale appare, a giudizio del Tribunale amministrativo regionale, non manifestamente infondata anche con riferimento all'art. 120 Cost., perché la legge n. 749 del 1911 istituisce una tassa riscossa dal Comune al momento dell'uscita del marmo dai suoi confini, equivalente ad un dazio di esportazione, e perciò in contrasto con il principio – sancito anche dal diritto comunitario – della libera circolazione delle cose nel territorio nazionale; che, in punto di rilevanza, il rimettente osserva che dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale delle norme deriverebbe la caducazione del potere impositivo attribuito al Comune, con conseguente annullamento degli atti impugnati; che si è costituita la s.r.l. Società La Carbonera Marmi, insistendo, con proprie argomentazioni, per l'accoglimento delle sollevate questioni; che si è costituito il Comune di Carrara, il quale conclude per l'infondatezza delle questioni proposte, sottolineando, sulla base del carattere relativo della riserva di legge prevista dall'art. 23 Cost., la sufficienza dei criteri contenuti nelle norme denunciate, per la determinazione della misura della tassa; che, in relazione all'evocato art. 120 Cost., il Comune sostiene che il divieto di istituzione di dazi si pone come limite alla sola legislazione regionale e non alla legislazione statale; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'infondatezza o la manifesta infondatezza delle questioni proposte; che l'Avvocatura sostiene che la riserva relativa di legge di cui all'art. 23 Cost. sarebbe rispettata sia dalla previsione, nella legge n. 749 del 1911, della consultazione delle parti sociali in ordine alla determinazione della misura del tributo, sia dalla commisurazione della tassa alle esigenze del settore marmifero locale, ai sensi dell'art. 2, comma 2-ter, del decreto-legge n. 8 del 1999, quale convertito dalla legge n. 75 del 1999; che, con riferimento alla pretesa violazione dell'art. 120 Cost., l'Avvocatura osserva che la prestazione patrimoniale disciplinata dalle norme censurate non ha la finalità di ostacolare l'uscita del marmo estratto dal territorio comunale, ma solo quella di ristorare il Comune per i costi pubblici relativi all'attività di cava; che, con memoria depositata nell'imminenza della pubblica udienza, la s.r.l. Società La Carbonera Marmi, nell'insistere nelle conclusioni già proposte, ha rilevato che, nelle more del giudizio, la Corte di giustizia delle Comunità europee, con sentenza del 9 settembre 2004, in causa C-72/03, ha statuito che il tributo disciplinato dalle norme impugnate costituisce una tassa di effetto equivalente a un dazio doganale all'esportazione, ai sensi dell'art. 23 del Trattato CE;