[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 42-sexies, primo comma, lettera a), del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario), promossi dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio con ordinanze del 1° agosto 2012 e del 25 ottobre 2012, iscritte al n. 280 del registro ordinanze 2012 ed al n. 11 del registro ordinanze 2013 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2012 e n. 6, prima serie speciale, dell'anno 2013. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 24 aprile 2013 il Giudice relatore Aldo Carosi. Ritenuto che il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione prima, con ordinanza depositata il 1° agosto 2012 (R.O. n. 280 del 2012) e con ordinanza depositata il 25 ottobre 2012 (R.O. n. 11 del 2013), ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 42-sexies, primo comma, lettera a), del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario), in riferimento agli articoli 3 e 97 della Costituzione; che nel primo dei giudizi a quibus (R.O. n. 280 del 2012) il rimettente, in punto di fatto, espone che l'attore nel giudizio principale, vice-procuratore onorario (VPO) presso la procura della Repubblica del Tribunale di Napoli, ha impugnato il provvedimento di rigetto della sua istanza di proroga dell'incarico di giudice onorario, fondata sull'art. 15 del decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 212 (Disposizioni urgenti per l'efficienza della giustizia civile), convertito dalla legge 17 febbraio 2012, n. 10; che detta istanza è stata respinta sulla base dell'art. 42-sexies, primo comma, lettera a), del r.d. n. 12 del 1941, che dispone la cessazione dal servizio di giudice onorario al compimento del settantaduesimo anno di età; che il vice-procuratore onorario chiede che gli venga applicato il limite di settantacinque anni di età, richiamando, tra l'altro, l'art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la quale avrebbe sancito espressamente il divieto di ogni discriminazione, l'art. 3 Cost., l'art. 2, commi 1 e 2, del decreto legislativo 1993, n. 216 (recte: decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, recante «Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica»), nonché gli artt. 3 e 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) e denunciando l'incompetenza dell'organo che ha emanato l'atto; che il TAR, rilevando che il ricorrente avrebbe raggiunto il limite di età previsto dalla legge per la cessazione dal relativo incarico in data anteriore al termine di proroga fissato dal citato art. 15 del d.l. n. 212 del 2011 e ritenendo di non poter procedere alla disapplicazione dell'art. 42-sexies, primo comma, lettera a), del r.d. n. 12 del 1941, in quanto non esisterebbe una disciplina self-executing applicabile alla fattispecie oggetto del giudizio, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 42-sexies del r.d. n. 12 del 1941, in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost.; che ad avviso del TAR, stante la discrezionalità del legislatore nell'individuazione del termine di cessazione dalle funzioni giurisdizionali, la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale in esame sussisterebbe in riferimento all'art. 3 Cost., sotto il profilo della irragionevole disparità di trattamento; che secondo il rimettente la situazione dei giudici onorari di tribunale sarebbe del tutto omogenea a quella di altri giudici onorari, quali i giudici di pace ed i giudici tributari, per i quali è prevista la cessazione dalle funzioni al compimento del settantacinquesimo anno di età; che anche in riferimento ai principi di efficienza e di buon andamento dell'amministrazione di cui all'art. 97 Cost., il TAR dubita della legittimità della norma, la quale precluderebbe all'amministrazione di giovarsi dell'opera di un giudice già formato; che nell'atto di intervento depositato in cancelleria l'8 gennaio 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri ha sostenuto la manifesta infondatezza della questione sollevata dal TAR per il Lazio; che quanto al profilo di illegittimità costituzionale per violazione dell'art. 3 Cost., il Presidente del Consiglio dei ministri osserva che rientrerebbe nella discrezionalità del legislatore trattare diversamente situazioni non omogenee; che nell'ordinamento giudiziario la disciplina inerente ai magistrati onorari appare estremamente differenziata quanto ai suddetti limiti di età; che alla ragionevolezza del trattamento differenziato conseguirebbe l'infondatezza dell'asserita violazione dell'art. 97 Cost.; che nel procedimento cui si riferisce l'ordinanza R.O. n. 11 del 2013 il rimettente, in punto di fatto, espone che l'attore nel giudizio principale, giudice onorario (GOT) presso il Tribunale ordinario di Verona, ha già impugnato, con separato ricorso, dinnanzi al Tribunale amministrativo per il Veneto il provvedimento di rigetto della sua istanza di proroga dell'incarico relativo alle esecuzioni immobiliari e che tale giudizio è stato sospeso in quanto il giudice adito ha ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 42-sexies, primo comma, lettera a), del r.d. n. 12 del 1941 in relazione agli artt. 3 e 97 Cost.; che nel giudizio pendente dinnanzi al TAR per il Lazio, dal quale proviene l'odierna ordinanza, l'attore ha impugnato due delibere del Consiglio superiore della magistratura e il decreto ministeriale del 14 maggio 2012, atti in forza dei quali è stato dichiarato decaduto dall'incarico di GOT;