[pronunce]

Rileva, poi, la Commissione rimettente che il provvedimento – emesso dall'Ufficio «(rectius, dal sistema informativo Ufficio G3)» in ragione del «ruolo di grande importanza» svolto dalla pubblicità, in quanto «beneficiano della conoscenza dell'esistenza dei diritti di esclusiva» sia i titolari di tali diritti sia i terzi – «visto sotto questo profilo, incide negativamente su un interesse legittimo differenziato specificamente riconoscibile in capo ai titolari dei CCP dei quali è stata ricalcolata la scadenza, perché ciascuno di costoro, individualmente, subisce l'effetto negativo della pubblicizzazione nei confronti dei terzi della nuova scadenza»; dal che la conclusione che «il provvedimento […] è stato legittimamente impugnato da Schering sul presupposto, positivamente valutabile sotto il profilo della legittimazione, che si tratti di un provvedimento idoneo a ledere un proprio interesse legittimo compromesso dal contenuto del provvedimento stesso». 5.3. – Osserva la Corte che le argomentazioni appena riferite, se sono idonee a riconoscere alla Schering la legittimazione a (rectius: l'interesse ad agire per) tutelare una situazione soggettiva differenziata quale titolare del certificato la cui scadenza è stata ricalcolata, sono inespressive quanto all'individuazione del giudice al quale chiedere quella tutela; laddove non solo la natura di giudice speciale della Commissione (e pertanto, munito di giurisdizione esclusivamente nei rigorosi limiti assegnatigli dalla legge), ma altresì la particolare delimitazione delle funzioni giurisdizionali della Commissione, quale operata dalla legge, avrebbero imposto un'adeguata motivazione sul punto. L'art. 35, comma primo, del regio decreto n. 1127 del 1939, dispone infatti – relativamente ai brevetti per invenzioni industriali – che può essere impugnato davanti alla Commissione prevista dall'art. 71 «il provvedimento col quale l'Ufficio italiano brevetti e marchi respinge la domanda, o comunque non l'accoglie integralmente»; in modo sostanzialmente analogo dispone l'art. 33 del regio decreto 21 giugno 1942, n. 929, quanto ai marchi (nonché, attraverso il generale richiamo al r.d. n. 1127 del 1939, il regio decreto 25 agosto 1940, n. 1411, quanto ai modelli di utilità ed ai modelli e disegni ornamentali e l'art. 13 della legge 21 febbraio 1989, n. 70, quanto alle topografie dei prodotti a semiconduttori). La tesi, prospettata dalle parti private, secondo la quale tutti i provvedimenti dell'Ufficio brevetti sarebbero ricorribili davanti alla Commissione, deve essere respinta, in quanto il ricorso alla Commissione in sede giurisdizionale è possibile, e la Commissione decide su di esso quale giudice speciale, solo avverso i provvedimenti che respingono in tutto o in parte, nell'esercizio dei poteri discrezionali disciplinati dalla legge, la domanda di brevetto o di registrazione di marchio ovvero di modelli e disegni; in ogni altro caso, ove il ricorso sia ammissibile, la Commissione non opera quale giudice perché al di fuori dei limiti che alla sua giurisdizione (speciale) sono segnati dalla legge. L'individuazione del provvedimento di rigetto, totale o parziale, dell'Ufficio brevetti avverso il quale è proponibile ricorso giurisdizionale alla Commissione, pertanto, vale anche a segnare i confini della relativa potestà della Commissione stessa, essendo a questa affidato – quale giudice speciale – il compito di sindacare, sul piano della legittimità, esclusivamente l'esercizio dei poteri che la legge conferisce all'Ufficio brevetti in ordine alle domande di brevetto, di registrazione di marchio ovvero di modelli e disegni. In altri termini, i limiti della giurisdizione spettante alla Commissione, quanto ad oggetto, coincidono – proprio perché si tratta di un sindacato di legittimità – con i poteri che la legge conferisce all'organo amministrativo (Ufficio italiano brevetti e marchi) in sede di esame delle domande di privativa, con l'ulteriore limite che il sindacato giurisdizionale è ammesso dalla legge solo quando l'Ufficio non abbia, in tutto o in parte, accolto la domanda; come del resto ha riconosciuto la stessa Commissione dichiarando inammissibile il ricorso, proposto da un terzo, avverso il provvedimento di rilascio di un brevetto. 5.3.1. – Ebbene, costituisce jus receptum – secondo la giurisprudenza della medesima Commissione per i ricorsi e della Corte di cassazione – che l'Ufficio brevetti, quanto alle invenzioni, ha esclusivamente il potere (art. 31) di «accertare se l'invenzione è conforme alle disposizioni dell'art. 12 e non contrasti con quelle dell'art. 13» del r.d. n. 1127 del 1939, e cioè di verificare che quanto descritto nella domanda implichi (in base alla sola descrizione) un'attività inventiva e sia suscettibile di applicazione industriale (art. 12, comma primo), e non urti contro alcuno dei divieti sanciti dalla legge. Come l'accoglimento della domanda di brevetto deve avvenire – secondo quanto afferma la giurisprudenza – senza «ricerche esterne al contenuto della domanda (perché) l'Ufficio non ha da fare confronti tra quello ed altri brevetti già concessi, o altre domande in corso», così – specularmente – il rigetto della domanda è legittimo solo quando i prodotti «all'analisi diretta risultano immediatamente non invenzioni o invenzioni non brevettabili perché rientrano nelle categorie di cui agli artt. 12, commi secondo e terzo, e 13, comma secondo o perché il trovato appaia immediatamente privo di novità o di livello inventivo o d'idoneità all'applicazione industriale, in base ad un confronto tra contenuto della domanda e nozioni di comune esperienza». Del tutto coerentemente, quindi, il sindacato giurisdizionale della Commissione è ammesso solo ove l'Ufficio abbia optato per la seconda alternativa in quanto, essendo la valutazione demandata all'Ufficio puramente estrinseca (“senza esame”, secondo una locuzione diffusa in dottrina), «la concessione del brevetto non pregiudica l'esercizio delle azioni giudiziarie circa la validità di esso e i diritti derivanti dall'invenzione» (art. 37 del r.d. n. 1127 del 1939). Così come è evidente che la c.d. carenza di legittimazione del terzo ad impugnare il provvedimento concessivo del brevetto si risolve, in realtà, in una carenza di giurisdizione della Commissione che sarebbe, altrimenti, investita di una questione attinente alla validità del brevetto: questione di spettanza, viceversa, del giudice ordinario. 5.3.2. – Analoghi rilievi, ed analoghe conclusioni si attagliano al marchio: l'art. 29 del r.d. n. 929 del 1942 descrive puntualmente il tipo di valutazione (meramente estrinseca) che l'Ufficio è chiamato a compiere e, quindi, i limiti del sindacato devoluto alla Commissione dall'art. 33 quale giudice speciale di legittimità.