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(Applausi) . Il problema, dal nostro punto di vista, è che cambiare e semplificare è possibile solo e se si approfondiscono prima, in modo veramente meticoloso, tutti i dettagli su cui si deve intervenire. Così uno degli effetti collaterali del lockdown è un crescente disagio anche nella preadolescenza e adolescenza, che può sfociare in precoce depressione. L'idea, solo l'idea di dividere gli alunni con dei divisori sembra pensata da chi non ha grande familiarità o comunque non ricorda quanto era importante a quell'età la socializzazione (Applausi) e la relazione inclusiva dei minori, soprattutto se affetti già da altre disabilità, quali fragilità cognitive, comportamentali e disturbi dell'apprendimento, solo per citarne alcune. L'idea quindi di frapporre barriere divisive va nella direzione contraria alla prevenzione psicologica, ancor prima che fisica. (Applausi). Fortunatamente ci si è fermati un attimo prima del precipizio e non si è proceduto oltre, ma vi sono innumerevoli casi in cui non si è tenuto conto dell'esperienza di chi conosceva gli argomenti via via in trattazione e si è proceduto a creare un'ulteriore stratificazione su norme che avrebbero già avuto necessità di essere aggiornate e sburocratizzate, avendo come obiettivo finale la semplificazione nella sostanza (ma per davvero). L'emendamento 1.18, presentato dal mio Gruppo, aveva ed ha lo scopo di indirizzare l'Esecutivo sulla ripresa dell'attività didattica frontale per tutti gli studenti, non tralasciando di esaltare l'educazione sui sani stili di vita e sulla prevenzione, che evidentemente in questo particolare e delicato momento storico avrebbero potuto fare la differenza solo se avessimo già insegnato loro la prevenzione non solo sanitaria, ma sociale, valoriale ed educativa. Ebbene si può cominciare dai banchi di scuola a contrastare le malattie trasmissibili con l'educazione e la promozione dei sani stili di vita, che sono alla base della condizione di benessere dei futuri cittadini; in una parola, investire in educazione e promozione della salute, facendone oggetto di una nuova prospettiva formativa di prevenzione, che veda affiancati operatori sanitari, insegnanti e genitori nella sfida educativa e di crescita di valori che devono accompagnare le future generazioni nella difficile arte di affrontare la vita con più sicurezza nelle proprie capacità di cittadino, a partire da appropriate pratiche di igiene e di impiego di dispositivi che dovranno diventare per lungo tempo la nostra quotidianità. Come sempre siamo ad esortare di dedicare maggiore attenzione a quanto viene proposto e discusso nelle sedi istituzionali preposte - Commissioni e Assemblea - prima della stesura definitiva di atti che andranno ad incidere sul futuro sanitario ed economico del Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Onorevole Presidente, colleghi, il decreto-legge al nostro esame è sostanzialmente un atto tardivo e postumo che tende a sanare una serie di cose che si sono già verificate o che sono state regolate il più delle volte attraverso DPCM. Non voglio ripercorrere la polemica e la discussione sulle fonti legislative, che pure c'è stata, perché nella fase più acuta dell'emergenza abbiamo più volte visto questioni fondamentali, che riguardavano anche diritti primari, come il diritto all'incontro, alla riunione, la libertà religiosa e quant'altro, regolati o limitati attraverso DPCM. Ne è nata anche una polemica, ma nel momento dell'epidemia l'aspetto della salute - diciamolo con franchezza - è stato prevalente sulle discussioni giuridico-dottrinarie, che pure hanno avuto ospitalità sui giornali e sulle riviste, nelle conferenze stampa notturne e in tutto ciò che abbiamo vissuto, in merito al fatto se il DPCM fosse sufficiente. Non voglio utilizzare i pochi minuti a mia disposizione per fare questo tipo di discussione. Voglio cogliere l'occasione per dire che qui ora stiamo regolando tutta una serie di aspetti, come il distanziamento, ma personalmente in quella fase ho contestato molto le direttive dell'INAIL, quelle che inizialmente dicevano che sull'autobus si stava a un metro, al ristorante a due metri e sulla spiaggia a quattro metri. Poi, quando abbiamo contestato - a me è capitato come parlamentare - l'azione dell'INAIL, questo istituto ha risposto che le avevano elaborate su indicazione dei virologi e dei medici. Difatti, le direttive INAIL recavano una doppia firma: del vertice dell'INAIL e degli istituti sanitari. Dopodiché, anche le Regioni intervennero (in una di quelle serate di varo di provvedimenti) e ottennero giustamente - anche noi l'avevamo caldeggiato dal Parlamento per come si poteva - un criterio omogeneo. Non è che il virus sull'autobus è pericoloso a un metro, mentre sulla spiaggia bisogna prevederne quattro e al ristorante due, come inizialmente era previsto. Voglio anche cogliere questa occasione per lamentarmi di ciò che non è stato fatto, oltre a quello che è stato annunciato o regolato tardivamente, perché qua si dicono tante cose, si accenna alla scuola, si accenna perfino al Vaticano e a qualsiasi altro argomento, ma non si parla - solo alcuni colleghi lo hanno fatto - delle inadempienze. Colgo l'occasione di questa ennesima discussione su un decreto-legge (oramai ce ne sono due o tre alla settimana, anche in un disordine legislativo che io depreco e biasimo) per sottolineare ciò che non è stato fatto. In questi giorni ho assistito alle menzogne spudorate del presidente dell'INPS Tridico, che aveva detto che entro venerdì 12 giugno tutti sarebbero stati pagati. Ha mentito in maniera vergognosa, confondendo le domande con le persone! (Applausi) . Quando ho tirato fuori delle tabelle, che si sono rivelate vere perché erano di fonte INPS, ho spiegato che per la cassa integrazione un conto è la domanda, un conto sono le persone, perché l'azienda può fare la domanda per una persona, per due, per dieci o per cento persone. Hanno giocato sull'inganno e anche oggi c'è gente che non è stata pagata. Ed era talmente vero ciò che ho detto che più di un milione di persone non hanno visto una lira; hanno "ciurlato nel manico". Tridico è andato in televisione domenica scorsa, che era già giugno inoltrato, a dire che al 31 maggio c'erano 25.000 non pagati. Ma ci parli del 17 giugno, parli del 20 giugno; ci dica quanti sono al 12 giugno, data che unilateralmente l'INPS ha scelto, senza nessuna costrizione, per annunciare che tutti sarebbero stati pagati. Potevano dire che avevano difficoltà, che erano milioni di domande, che è stata un'emergenza; potevano dire «scusateci» (perfino Conte a un certo punto mi pare che si sia scusato dei tanti errori fatti). Quindi, Tridico ha mentito e la Catalfo lo ha coperto. Tridico si deve dimettere per una ragione molto semplice: non perché lo dice Gasparri o Forza Italia, ma perché l'altro ieri sul quotidiano «la Repubblica», quindi una fonte certo non vicina al centrodestra, il presidente del consiglio di indirizzo e vigilanza dell'INPS Loy, un sindacalista, ha confermato che sono 1,2 milioni le persone non pagate.