[pronunce]

Tale tutela è piena, in quanto il giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, è abilitato ad adottare, "nei confronti delle pubbliche amministrazioni, tutti i provvedimenti di accertamento, costitutivi e di condanna, richiesti dalla natura dei diritti tutelati", con capacità di produrre anche effetti costitutivi o estintivi del rapporto di lavoro (art. 68 n. 29 del decreto legislativo 1993, nel testo vigente dopo le modifiche introdotte dall'art. 18 del decreto legislativo 29 ottobre 1998, n. 387). La cognizione del giudice del lavoro comprende tutti i vizi di legittimità, senza che sia possibile operare distinzioni tra norme sostanziali e procedurali, di modo che allo stesso giudice ordinario resta affidata la pienezza della tutela, estesa a tutte le garanzie procedimentali del rapporto previste dalla legge e dai contratti e quindi comprendente anche i vizi formali. Né l'esistenza di un atto amministrativo presupposto, nelle controversie relative ai rapporti di impiego dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, può costituire limitazione alla competenza del giudice ordinario, quale giudice del lavoro, potendo questi conoscerlo in via incidentale, ai fini della disapplicazione (art. 68 del decreto legislativo n. 29 del 1993, nel testo citato, in relazione alla delega contenuta nell'art. 11, comma 4, lettere a) e g) della legge 15 marzo 1997, n. 59, risultante dalle modifiche introdotte dall'art. 1 della legge 16 giugno 1998, n. 191 recante "Modifiche ed integrazioni alle leggi 15 marzo 1997, n. 59 e 15 maggio 1997, n. 127, nonché norme in materia di formazione del personale dipendente e di lavoro a distanza nelle pubbliche amministrazioni. Disposizioni in materia di edilizia scolastica"), anche quando, nei casi previsti, questo atto presupposto rientri nella sfera assegnata alla giurisdizione amministrativa. Tuttavia è, comunque, escluso che possa sorgere una pregiudizialità amministrativa o una esigenza di sospensione del processo civile per il fatto della pendenza di impugnazione dell'atto avanti al giudice amministrativo. 4. - La tutela giurisdizionale del rapporto di lavoro dei dirigenti, ormai senza alcuna esclusione di livelli - essendo scomparsa ogni differenziazione anche rispetto alla dirigenza generale - è stata attratta nella devoluzione al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro, in capo al quale si concentra la titolarità della giurisdizione sulle posizioni soggettive dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, salve le eccezioni previste. Infatti, per un verso, in ordine al rapporto di lavoro dei dirigenti occorre tenere presenti i mutamenti della disciplina sostanziale dello stesso per effetto del combinato disposto degli art. 11, comma 4, lettere a) b) e d), nonché comma 6, della legge 15 marzo 1997, n. 59 nel testo vigente, delle modifiche subite dall'art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421 (richiamato tra i criteri direttivi dall'art. 11, comma 4, della citata legge n. 59 del 1997 e contestualmente modificato dal comma 6 dello stesso art. 11 sempre nel testo vigente) ed infine dell'art. 2, comma 4, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dall'art. 2, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80. Tra le esclusioni dal regime di diritto privato del rapporto di lavoro non figura più la posizione dei "dirigenti generali ed equiparati", di modo che tutta la dirigenza, nei diversi livelli, è soggetta, come gli altri dipendenti delle amministrazioni pubbliche, al regime di diritto privato (salve le specifiche diverse disposizioni contenute nel citato decreto legislativo n. 80 del 1998) con il riconoscimento di posizioni di diritto soggettivo nel senso già specificato. Sotto il correlativo profilo della tutela giurisdizionale delle posizioni dei dirigenti (senza alcuna distinzione), i principi ed i criteri direttivi della delega legislativa (come modificati dalle disposizioni surrichiamate) prevedono, consequenzialmente, l'affidamento delle relative controversie di lavoro "alla giurisdizione del giudice ordinario secondo le disposizioni che regolano il processo del lavoro", dovendo essere ricomprese in "tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni" (art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, nel testo vigente, in relazione all'art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, sempre nel surrichiamato testo in vigore). Pertanto, la disposizione denunciata, che espressamente ricomprende tra le controversie relative ai rapporti di lavoro devolute al giudice ordinario quelle concernenti il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali (senza distinzione di livello), risulta completamente in linea con i principi ed i criteri direttivi che il legislatore delegante aveva voluto fissare per l'emanazione delle disposizioni correttive ed integrative. In realtà si tratta di una norma di chiusura e di completamento delle previsioni, sostanzialmente innovativa per la sola dirigenza generale ed equiparata, perfettamente adeguata alla espressa indicazione, contenuta nella delega, di perfezionare "l'integrazione della disciplina del lavoro pubblico con quella del lavoro privato", unificando la tutela giurisdizionale anche per i dirigenti, senza alcuna distinzione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 18 del decreto legislativo 29 ottobre 1998, n. 387 (Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, e del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80), sollevata, in riferimento agli artt. 76 e 77 della Costituzione, dal tribunale di Genova, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Chieppa Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 23 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola