[ddlpres]

-- lavoro terapeutico con la famiglia svolto tramite incontri programmati con i membri della famiglia per verificare e discutere le dinamiche e i conflitti, allo scopo di favorire una maggiore conoscenza e partecipazione ai problemi, stimolare possibili cambiamenti, costruire alleanze e adesione consapevole al programma terapeutico; -- attività in gruppo o di gruppo tramite incontri programmati, nel corso dei quali è favorito il confronto e lo scambio di informazioni su problemi comuni con lo scopo di rafforzare la capacità di conoscersi reciprocamente, organizzarsi e organizzare la partecipazione e il tempo libero, costruire e ampliare la rete sociale. Il lavoro di gruppo è svolto tra operatori/operatrici e persone con disagio o disturbo psichico, con l'eventuale partecipazione di volontari/volontarie ed ha soprattutto lo scopo di attivare una rete sociale al di là della famiglia, in cui possono essere coinvolte figure significative quali amici, colleghi di lavoro, vicini di casa, o altre figure che svolgono un ruolo importante nel processo terapeutico e di reintegrazione sociale; gli incontri di gruppo devono essere proposti anche ai familiari, per migliorare le loro conoscenze intorno al disturbo mentale, accrescere nel confronto reciproco la capacità di fronteggiare i problemi e gli stati di crisi, costruendo e ampliando la rete di relazioni su cui si basa il mutuo aiuto; -- interventi di abilitazione e prevenzione tramite iniziative, dirette e indirette, volte ad avviare percorsi di accesso all'informazione e alla cultura, alla formazione e all'inserimento lavorativo anche con l'utilizzo delle cooperative finalizzate, con laboratori espressivi, scuola, attività sportive e ricreative, gruppi di aggregazione giovanile e di auto aiuto; -- ospitalità notturna per periodi di tempo variabili, da una notte a più settimane con offerta di almeno otto posti disponibili per ogni struttura, utilizzati come uno degli strumenti di risposta alla crisi, per periodi in cui vi è maggiore necessità di protezione da particolari rischi, o per offrire possibilità di distanziamento sia al paziente in caso di trattamento sanitario volontario o obbligatorio, che alla sua famiglia; il TSO deve essere pertanto realizzato nel Centro di salute mentale, in alternativa alla degenza ospedaliera presso il reparto di diagnosi e cura; -- ospitalità diurna e day hospital per alcune ore, o per l'intera giornata, allo scopo di offrire una condizione di temporanea protezione o tutela, specie negli stati di crisi o di tensione, per favorire il distanziamento dal proprio gruppo di convivenza e alleggerire il carico della famiglia; l'ospitalità ha anche lo scopo di facilitare il perseguimento di terapie farmacologiche e offrire il sostegno psicoterapeutico, per stimolare la partecipazione ad attività individuali e di gruppo, a programmi di orientamento, a percorsi di informazione e formazione; -- sostegno per l'accesso a diritti e opportunità sociali tramite interventi e programmi a favore delle persone più svantaggiate e delle loro famiglie, con l'attribuzione in via diretta di assegni economici di integrazione sociale, di formazione al lavoro, di sostegno alle attività riabilitative, oppure, in via indiretta, inviando o accompagnando il paziente presso enti ed istituzioni con medesime finalità per favorire l'accesso all'edilizia residenziale, presso fondazioni, tribunali, INPS, uffici di collocamento; i programmi possono inoltre attivare, in accordo con la persona, la gestione e l'amministrazione del patrimonio; -- attività di sostegno all'abitare tramite programmi terapeutico-riabilitativi svolti a domicilio o in condizioni di residenzialità quali gruppi appartamento, comunità alloggio, comunità terapeutiche, mirati a sostenere le capacità di vita quotidiana, per preservare o riapprendere abilità sociali e interpersonali, di vita in gruppo; i programmi comportano differenti gradi di assistenza e di protezione, in rapporto alle disabilità e ai bisogni delle persone; -- attività di consulenza, tramite interventi presso servizi sanitari o reparti ospedalieri ove siano ricoverate persone già in contatto con il Centro di salute mentale, ma anche per l'approccio con persone non note al servizio, al fine di svolgere approfondimenti diagnostici, consigliare terapie specifiche, avviare la presa in carico; l'attività di consulenza deve essere rivolta anche alle carceri per persone detenute che presentano problemi e disturbi psichici; l'attività di consulenza si svolge inoltre anche presso le sedi ospedaliere e in rapporto con il medico di medicina generale e il medico di base, oltre che nelle case di riposo pubbliche e private; -- formazione degli operatori, dei medici generici e di base, dei volontari presso il Centro stesso. Infine, il portatore di disagio mentale e la sua famiglia possono richiedere la consulenza e la cura presso un Centro di salute mentale collocato in altro comune, provincia e regione sulla base di necessità logistiche o della preferenza collegata agli effettivi risultati della cura e alle migliori pratiche attuate nel predetto centro. L'articolo 4 istituisce la Conferenza annuale sulla salute mentale alla quale partecipano i dirigenti e gli operatori dei Centri, i pazienti e i familiari, le cooperative e le associazioni di volontariato che operano con i Centri. La Conferenza ha lo scopo di mettere in rete le buone pratiche realizzate dai Centri e di confrontarle con le migliori pratiche in campo internazionale. L'articolo 5 prevede che le regioni definiscano i «Programmi regionali di sviluppo e integrazione dei Centri di salute mentale». I programmi devono contenere come minimo le attività previste dal presente disegno di legge e devono essere discussi preventivamente con gli operatori sanitari dei Centri di salute mentale e con le associazioni di autotutela gestite da cittadini portatori di disagio mentale. Le regioni provvedono altresì a definire programmi di formazione permanente dei dirigenti e degli operatori dei centri, aperti anche ai professionisti privati che operano nel campo delle branche psicologiche riconosciute dalla Società italiana di psicologia e che operano in convenzione con i centri medesimi. L'articolo 6 stabilisce che con decreto del Ministro della salute d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, si provveda a stabilire le modalità di finanziamento dei Centri e delle loro attività, oltre alle modalità di finanziamento dei «Programmi regionali di sviluppo e integrazione dei Centri di salute mentale»; le quote massime di reddito e le patologie per le quali i portatori di disagio mentale ed eventualmente le loro famiglie hanno diritto al pagamento totale o parziale della terapia psicologica; l'aiuto al reddito delle famiglie dei portatori di disagio mentale, nella forma di assegno di mantenimento, qualora essi non siano in grado di provvedere autonomamente; incentivi alle imprese e alle associazioni di volontariato per l'assunzione di personale in cura psichiatrica e psicoterapeutica nell'ambito del programma multidisciplinare di cura e riabilitazione stabilito dai Centri; il sostegno economico alle associazioni di autotutela gestite da cittadini portatori di disagio mentale e loro riconoscimento al fine del coinvolgimento nella definizione delle politiche di salute mentale; il finanziamento della Conferenza annuale sulla salute mentale.