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Quando il mio collega e capogruppo in Commissione, senatore Ruspandini, mi ha comunicato infatti che questa volta non venina posta la fiducia, ho pensato che finalmente le parole del presidente Mattarella e - ci sia permesso citare con molta minore importanza - le richieste reiterate dell'opposizione per un maggior coinvolgimento del Parlamento avessero avuto effetto. Nella fattispecie lo hanno avuto; ciò ci fa piacere e speriamo che sia di buon auspicio per il prosieguo dell'attività legislativa e parlamentare. Analizzando il tutto, però, ci troviamo poi di fronte ad una legge delega che è davvero una delega in bianco, è l'ennesima delega in bianco che il Parlamento, nell'ambito del puzzle del PNRR, affida al Governo. Una delega in bianco che mi permetto di definire doppia: il Parlamento dà infatti una delega in bianco al Governo e il Governo, mi sia permesso il gioco di parole, dà una ulteriore delega al Consiglio di Stato. Non è molto semplice, non lo è stato nemmeno nel passato e credo che coloro che, a livello parlamentare, sono più anziani di me, raramente abbiano visto un fenomeno del genere; raramente abbiano visto un Parlamento delegare il Governo e poi, a sua volta, il Governo delegare di fatto un altro organo dello Stato a svolgere le proprie funzioni. Quando poi verifichiamo nella fattispecie, con la massima stima e rispetto per il Consiglio di Stato, che questa delega viene data ad un organo giurisdizionale, chi un po' ne capisce di procedure, atti amministrativi, appalti, bandi e gare, qualche problema se lo pone sia da un punto di vista politico e democratico, perché l'eccesso di delega non è mai positivo, sia dal punto di vista del risultato finale. Infatti, mettere in mano ad un giudice un percorso che dovrebbe non solo garantire la legalità, e fin qui il giudice va benissimo, ma anche la praticità e l'esecutività dei lavori, il fatto che davvero si possa poi trasformare in opere concrete quanto il PNRR deve apportare al sistema, lì dove ci sono le esigenze delle imprese di sburocratizzare e semplificare, con tutto il rispetto per gli organi giurisdizionali, ritengo sia un rischio; era opportuno, anzi doveroso non dare esclusivamente a un organo giurisdizionale la funzione di delega. Si poteva invece condividere un percorso dove il Governo, mantenendo comunque la regia e il ruolo, condividesse con dei tecnici giurisdizionali, ma anche dell'impresa e del privato, questo iter . Per tale motivo la mia analisi sul percorso era positiva in prima istanza, almeno fin quando ho visto che non veniva posta la fiducia. Nemmeno questa volta però posso rasserenarmi del tutto. Mi trovo di fronte ad una delega e in più a una delega in bianco che è una doppia delega con l'intervento del Consiglio di Stato. Signor Ministro, mi permetta, come opposizione che non vuole certamente precostituire critiche, ma cercare di portare un contributo di proposizione e di miglioramento, di darvi un segnale. Va bene infatti non fare ricorso alla fiducia, cerchiamo però di coinvolgere in misura maggiore il Parlamento e il Governo stesso nei ruoli che competono. Nel merito del provvedimento, mi sia permesso di fare riferimento ad un passaggio che abbiamo sicuramente condiviso. Mi riferisco al divieto di unire i lotti; questione che di fatto ha spesso precluso i lavori alle nostre piccole e medie imprese. Si tratta di un aspetto positivo che sicuramente condividiamo. Come dirà meglio di me il collega Ruspandini in dichiarazione di voto, avremmo però voluto vedere molto di più sugli aspetti di semplificazione, di sburocratizzazione, di velocità nella realizzazione concreta delle opere che i vari bandi e appalti devono poi garantire. Avremmo avuto piacere che la maggioranza fosse più aperta al ruolo dell'opposizione, fosse più aperta alle proposte che l'opposizione, sempre con quella serietà che vorremmo potesse contraddistinguerci, ha esercitato in sede di Commissione. Faccio un esempio, relativo all'emendamento volto a evitare l'esclusione delle piccole e medie imprese che avevano qualche problema con il DURC o irregolarità fiscale non definitiva. Infatti, ricordiamoci sempre - lo dico da commercialista - che gli accertamenti dell'Agenzia delle entrate sono non un mantra, bensì il parere di una parte che dovrà essere eventualmente accettato con il pagamento dal contribuente, ovvero contestato e giudicato dagli organi giudicanti. Pertanto, finché l'atto di accertamento non diviene definitivo, per me che sono un liberale quell'atto non ha valore. Negli appalti una piccola e media impresa che ha un atto di accertamento viene invece esclusa. Ciò è inaccettabile. Noi avevamo quindi chiesto di porre dei rimedi soprattutto per quelle imprese che magari non sono riuscite a pagare (e sono forse anche vittime di accertamenti) a causa di quella pubblica amministrazione che non paga loro quanto dovuto. Quindi, una doppia beffa: vengono escluse senza avere atti definitivi e l'eventuale irregolarità è dovuta a una irregolarità dello Stato, delle Regioni, dei Comuni e di tutte quelle pubbliche amministrazioni che non le hanno pagate. Signor Ministro, capirà che accogliere quell'emendamento di Fratelli d'Italia sarebbe stato un atto di giustizia verso il sistema Italia e non un favore a una forza di opposizione. Ci troviamo in discussione generale e vorrei fare qualche riflessione anche con riferimento alle altre riforme integrate nel PNRR, su cui parimenti vorremmo un atteggiamento diverso da parte della maggioranza e del Governo. Pensiamo, ad esempio, alla riforma tributaria: anche in quel caso una legge delega e anche lì vediamo che il Governo vuole mantenere il controllo assoluto per poter poi - dobbiamo dircelo e dirlo ai cittadini e agli elettori che ci ascoltano - legiferare tramite i decreti delegati sui quali il Parlamento può esprimere solo un parere consultivo. Quindi, deleghe pesanti sulle riforme del PNRR. Nell'ambito della riforma tributaria, un tema che sta facendo parlare tanti e arrabbiare molti è la riforma del catasto. Signor Ministro, al di là di come lei la pensi (ovviamente il suo pensiero è lecito e importante tanto quanto il mio), non si può però dire agli italiani che si fa la riforma del catasto, ma non si aumentano le tasse. Forse non si aumenteranno domani, ma se si fa la riforma del catasto - lo capisce anche un ragazzino della quinta elementare - prima o poi (purtroppo più prima, che poi) le tasse verranno ulteriormente aumentate. (Applausi) . Andremo così a penalizzare ancora di più quei cittadini italiani e pensionati che, magari con la liquidazione di trenta o quarant'anni di lavoro, si sono comprati il garage , l'appartamentino per il figlio o al mare. Andremo a penalizzare ancora di più quei risparmiatori italiani che hanno cercato con tutte le loro forze di risparmiare e, invece di essere premiati, vengono disincentivati con maggiori tassazioni. Non risolviamo così i problemi, peraltro in un momento nel quale le casse dello Stato sono già in difficoltà e lo sono ancora di più quelle dei cittadini a causa della crisi energetica che li sta colpendo in modo brutale.