[pronunce]

che, difatti, soltanto attraverso la declaratoria di illegittimità costituzionale delle norme censurate «il provvedimento cautelare potrebbe essere confermato», e dunque il ricorrente «mantenere l'incarico dirigenziale», e ciò in quanto «il giudice della causa di merito, a differenza del giudice della causa avente natura cautelare, non può disapplicare una norma di legge»; che secondo il Tribunale di Grosseto, inoltre, la modificazione normativa sopravvenuta – che ha indotto questa Corte ad adottare la già ricordata ordinanza di restituzione degli atti – non avrebbe inciso «sull'oggetto del contendere», considerato, da un lato, che l'odierno ricorrente «è sempre stato medico dirigente a tempo pieno» (mentre il già menzionato art. 1 del decreto-legge n. 8 del 2002 ha sancito la soppressione esclusivamente del «rapporto di lavoro a tempo definito della dirigenza sanitaria»), nonché, dall'altro, che il predetto decreto-legge ha lasciato invariato il testo degli impugnati artt. 15-quater e 15-quinquies; che per contro, prosegue il rimettente, difettano a tutt'oggi «le strutture aziendali idonee alla professione intra moenia», non avendo la competente azienda ospedaliera reperito gli spazi sostitutivi, in strutture alternative, all'uopo previsti dall'art. 72, comma 11, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo); che d'altra parte, conclude sul punto il rimettente, siffatto inconveniente neppure appare interamente superabile alla stregua di quanto stabilito dall'art. 3 del decreto legislativo 28 luglio 2000, n. 254 (Disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, per il potenziamento delle strutture per l'attività libero-professionale dei dirigenti sanitari), che abilita il sanitario – in caso di «carenza di strutture e spazi idonei» – alla «utilizzazione del proprio studio professionale»; che, a parte, infatti, il rilievo che la citata disposizione concerne unicamente «le attività libero-professionali in regime ambulatoriale, con esclusione di quelle in regime di ricovero», resta comunque il fatto che il sistema delineato dalle norme impugnate – ciò che vale secondo il Tribunale grossetano ad evidenziare la perdurante rilevanza dei prospettati dubbi di costituzionalità – «costringe il medico ad esosi investimenti», e soprattutto gli impone «un salto nel buio, perché se lo stesso esercitasse l'opzione per l'attività intra moenia, opzione a tutt'oggi irreversibile», correrebbe il rischio di non poter «più svolgere adeguatamente attività libero-professionale», e ciò «se al luglio 2005 ancora le strutture aziendali non fossero idonee», ovvero se il termine per l'esercizio dell'opzione «non fosse ulteriormente prorogato»; che, ciò premesso sulla rilevanza della questione sollevata, quanto alla non manifesta infondatezza della stessa il giudice rimettente osserva quanto segue; che, in particolare, in relazione al fatto che le norme denunciate «non consentono di distinguere tra l'ipotesi in cui vi sia la concreta possibilità di espletare l'attività intra moenia e quella in cui tale possibilità non vi sia», il giudice a quo deduce, innanzitutto, la violazione dell'art. 3 della Costituzione; che siffatta censura risulta prospettata sotto un duplice concorrente profilo, e cioè – innanzitutto – che la disciplina recata dalle disposizioni impugnate sarebbe «irragionevole e contraddittoria», prevedendo l'equiparazione delle posizioni del dirigente «che eserciti una effettiva scelta tra due opzioni entrambe praticabili» (ciò che si verifica «allorché siano state concretamente allestite le strutture per la libera professione aziendale») e del dirigente «a cui sia in concreto preclusa l'alternativa della libera professione intra moenia»; che in entrambi i casi, infatti, risulta prevista – del tutto irrazionalmente – «la perdita dell'incarico dirigenziale e del trattamento aggiuntivo»; che, d'altra parte, la necessità comunque di effettuare la scelta «prima di sapere se, effettivamente, l'azienda predisporrà le strutture necessarie all'esercizio della libera professione intra moenia» equivale a costringere il sanitario a compiere «al buio» l'opzione per il rapporto esclusivo, oltretutto «irreversibile», ciò che, secondo il rimettente, costituisce l'ulteriore profilo di irragionevolezza che inficia la disciplina sospettata di illegittimità costituzionale; che il Tribunale di Grosseto deduce, inoltre, la violazione anche dell'art. 97 della Costituzione, giacché la scelta legislativa di fissare il termine per l'opzione non «in relazione al momento in cui il datore di lavoro abbia apprestato i mezzi per il pieno esercizio della libera professione» appare in contrasto con «criteri di equità e buon andamento della pubblica amministrazione»; che, infine, il rimettente ipotizza il contrasto pure con l'art. 35 della Costituzione, giacché per effetto delle disposizioni impugnate si «comprime senza giustificazione la professionalità dei dirigenti sanitari», come sarebbe stato, del resto, già «ampiamente argomentato» nell'ordinanza emessa dal medesimo Tribunale di Grosseto culminata nella pronuncia di questa Corte n. 309 del 2002; che in forza di tali rilievi il giudice a quo ha, dunque, concluso per la declaratoria di illegittimità costituzionale degli artt. 14-quater, 14-quinquies e 14-sexies del d.lgs. n. 502 del 1992, «laddove comportano la perdita della funzione dirigenziale in ogni caso di scelta di proseguire l'attività extra moenia, senza distinguere tra l'ipotesi in cui vi fosse l'alternativa della professione intra moenia e quella in cui tale alternativa non vi fosse», nonché dell'art. 1 del d.lgs. n. 49 del 2000, laddove «assegna un brevissimo spatium deliberandi per effettuare l'opzione e, ancor più radicalmente, laddove non prevede che il termine per l'opzione debba decorrere dal momento in cui l'azienda sanitaria abbia effettivamente predisposto le strutture per l'esercizio della libera professione intra moenia»; che è intervenuto nel presente giudizio il ricorrente nel processo principale; che l'interessato, richiamandosi alle argomentazioni svolte dal giudice rimettente sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, rileva, in particolare, come soltanto attraverso il suo accoglimento il tribunale potrebbe pervenire alla conferma del provvedimento cautelare, e dunque alla definitiva reintegrazione di esso ricorrente nell'esercizio delle sue funzioni, unitamente al riconoscimento della continuazione della facoltà di esercizio della libera professione “extramuraria”; che il predetto interveniente sottolinea, inoltre, le penalizzazioni di carattere economico che subisce il dirigente sanitario il quale opti per il rapporto esclusivo;