[pronunce]

Pertanto, ravvisati i presupposti per l'ammissibilità nel giudizio in via principale di questioni promosse in via cautelativa e ipotetica (è citata la sentenza di questa Corte n. 154 del 2017), il primo motivo di ricorso lamenta la violazione degli artt. 2, primo comma, lettera a), 3, primo comma, lettera f), 12, 48-bis e 50 dello statuto reg. Valle d'Aosta, dell'art. 2, comma 1, lettera b), della legge n. 690 del 1981 e dell'art. 1 del d.lgs. n. 320 del 1994, nonché la violazione degli artt. 117, terzo comma, e 119 Cost., in combinato disposto con l'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001, e del principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 Cost. In particolare, in attuazione dell'art. 50 dello statuto speciale, l'ordinamento finanziario della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste attribuisce a questa il gettito percetto nel territorio regionale di imposte erariali sul reddito e sul patrimonio, tra le quali «l'imposta sul reddito delle società» (art. 2, comma 1, lettera b, della legge n. 690 del 1981, come modificato dall'art. 2 del decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 12, recante «Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste recanti modifiche alla legge 26 novembre 1981, n. 690, recante revisione dell'ordinamento finanziario della Regione»). Da tale norma, sostiene il ricorso, apparirebbe «chiara l'illegittimità delle disposizioni impugnate», dal momento che, interpretate nel senso prospettato, queste attribuirebbero allo Stato «il gettito di un'imposta erariale», calcolata sulla base del reddito determinato ai fini dell'imposta sul reddito delle società, «senza tener conto» dell'obbligo di riversamento alla Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste del gettito delle «imposte erariali sul reddito delle persone giuridiche (nonché le relative addizionali e imposte sostitutive) "percette nel territorio regionale"». Le disposizioni impugnate, pertanto, «sottra[rrebbero] arbitrariamente il gettito devoluto, ai sensi dell'art. 2, comma 1, lettera b), della legge n. 690 del 1981, alla Valle d'Aosta», non potendo il legislatore statale derogare al regime statutario delle compartecipazioni regionali al gettito di tributi erariali (è citata la sentenza di questa Corte n. 241 del 2012). 1.2.1.- La ricorrente ravvisa quindi un vizio di incompetenza, avendo le disposizioni statali «disciplina[to] unilateralmente» aspetti riservati allo statuto speciale e alla relativa legislazione attuativa, modificabile, ai sensi dell'art. 1 del d.lgs. n. 320 del 1994, «solo con il procedimento di cui all'art. 48-bis del medesimo statuto speciale». Intervenendo unilateralmente nella materia relativa alla compartecipazione regionale ai tributi erariali, lo Stato avrebbe violato la particolare competenza riconosciuta alle norme di attuazione (è citata la sentenza di questa Corte n. 191 del 1991). Ad avviso della ricorrente, «consequenzialmente», l'art. 1, commi da 115 a 119, della legge n. 197 del 2022 si porrebbe anche in contrasto «con fonti gerarchicamente sovraordinate, in quanto di rango costituzionale (l'art. 117, comma 3, e 119 Cost. in combinato disposto con l'art. 10 della Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 e lo Statuto valdostano), nonché con una fonte rinforzata (la legge n. 690 del 1981, come modificata dal d.lgs. 12/2011, elaborata in accordo con la Giunta regionale)». 1.2.2.- Il ricorso afferma altresì che la legittimità costituzionale delle disposizioni statali impugnate non potrebbe fondarsi sul disposto dell'art. 8, primo comma, della richiamata legge n. 690 del 1981, che consente di riservare allo Stato il gettito derivante «da maggiorazioni di aliquote e da altre modificazioni dei tributi» devoluti alla Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, ove sia destinato per legge alla copertura di nuove o maggiori spese da effettuare a carico del bilancio statale. Nella specie, mancherebbe la suddetta destinazione, come dimostrerebbero sia l'omessa individuazione di un apposito capitolo di entrata in cui far confluire il gettito, sia il silenzio sul vincolo in tal senso. A ogni modo, non sarebbe rispettato il secondo comma del citato art. 8, in base al quale la determinazione della quota di gettito riservata allo Stato dovrebbe comunque avvenire d'intesa con la Regione, conformemente al principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 Cost. 1.2.3.- Infine, anche volendo considerare le finalità dell'intervento statale istitutivo del contributo, risulterebbe comunque violato il principio enunciato dagli artt. 48-bis e 50 dello statuto speciale, che prevede un'apposita procedura per le modifiche all'ordinamento finanziario e che sarebbe applicabile al «concorso delle Regioni speciali agli obblighi perequativo-solidaristici e alla finanza nazionale». 1.3.- Il secondo motivo di ricorso sostiene che l'art. 1, commi da 115 a 119, della legge n. 197 del 2022, interpretato nel senso temuto, violerebbe il principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 Cost., essendo «il frutto di un patente dispregio dello Stato per qualunque forma di coinvolgimento diretto della Regione, in violazione del metodo pattizio», cardine della regolamentazione, mediante procedure rinforzate, dei rapporti finanziari tra lo Stato e le autonomie speciali. Tale violazione si rifletterebbe sulla lesione della particolare autonomia finanziaria e organizzativa riconosciuta alla Regione ricorrente dagli artt. 2, primo comma, lettera a), 12, 48-bis e 50 dello statuto speciale e dalla normativa di attuazione in materia di ordinamento finanziario. 2.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo di dichiarare non fondate le questioni di legittimità costituzionale promosse. 2.1.- La difesa statale segnala che l'art. 1, comma 903, della legge n. 197 del 2022 contiene una clausola di salvaguardia nei riguardi delle regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano - nelle quali le disposizioni della legge citata «sono applicabili [...] compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3» - senza peraltro affermarne una specifica operatività nella fattispecie in esame. 2.2.- L'Avvocatura, inoltre, ritiene erroneo l'assunto del ricorso sulla natura tributaria del contributo straordinario di solidarietà.