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Siamo l'unico Paese che, per quanto riguarda la scuola, non ha scelto un indirizzo e stiamo ancora qui a discutere. Stendo un velo pietoso su quello che è avvenuto in questi giorni: avete fatto un decreto-legge per motivi d'urgenza e guardi, signor Ministro, che, se non fosse stato per la responsabilità dell'opposizione, che non è verso di voi, ma nei confronti della nostra Nazione, vi sareste fatti ostruzionismo da soli. Arriviamo in Aula con un voto di fiducia in maniera assolutamente rabberciata, poi questo provvedimento andrà alla Camera, dove, per i tempi a disposizione, non potrà neanche essere esaminato dalla Commissione competente. Vi sembra possibile tutto questo? Io voglio esprimere - perché mi piace essere onesto intellettualmente - un apprezzamento umano per l'attività dei sottosegretari Malpezzi e De Cristofaro; però più di questo non posso dire. Siamo profondamente insoddisfatti del provvedimento e crediamo che vada in una direzione assolutamente sbagliata. Abbiamo offerto tutti i nostri contributi di collaborazione, con i nostri emendamenti; è stato accolto solo qualcosa, che peraltro sana delle lacune enormi all'interno del decreto-legge, come nel caso degli esami dei privatisti. Concludo, signor Presidente, dicendo che un grande della pubblica istruzione, Giovanni Gentile, diceva che «gli uomini che ragionano sempre non fanno la storia»; mi dispiace prendere atto che tanto ragionamento ha creato una triste storia, che ci preoccupa molto per l'immediato e per il futuro della scuola italiana. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, anch'io, a nome di tutti i senatori di Liberi e Uguali e del Gruppo Misto, voglio esprimere tutta la nostra solidarietà per le minacce e per gli insulti che ancora una volta, quando c'è una donna che ricopre una carica pubblica, hanno immediatamente un connotato sessista. Questo non è più tollerabile. (Applausi) . Lo dico qui, perché ogni volta siamo costretti a stigmatizzare questi fatti. Tutti noi pensavamo che forse, con le denunce e con le iniziative, questo clima in qualche modo potesse cambiare e che ci fosse un ravvedimento; invece continua in modo spietato. Per questo diamo tutta la nostra solidarietà al Ministro, come altri hanno fatto in quest'Aula (e di questo siamo tutti contenti). Ora arriviamo al merito della fiducia e di questo decreto-legge. Vorrei dire molto chiaramente cosa è emerso da questa grande crisi dell'epidemia, che ci ha colto tutti di sorpresa (l'ho detto varie volte), con tutto quello che è accaduto in queste settimane difficili per le istituzioni e soprattutto per i nostri cittadini. Credo che i cittadini abbiano compreso quali sono le due grandi infrastrutture del Paese, quelle più importanti, su cui giustamente ci siamo concentrati e ancora ci dobbiamo concentrare; è stato messo a nudo qual è l'importanza in questo Paese della questione della sanità pubblica e della questione della scuola. Sono le due grandi infrastrutture che fanno di un qualsiasi paese una nazione civile e una democrazia solida. In quest'Aula quanti interventi ci sono stati, quanto ci siamo concentrati, quanto abbiamo fatto? Io continuerò a dire sempre che non dobbiamo dimenticare questi giorni, quello che ci è accaduto, l'emergenza della sanità e la fragilità in quel campo. Non dimentichiamo, dopo questo decreto-legge sulla scuola e dopo il dibattito sulla chiusura delle scuole (speriamo che ci sia presto la loro riapertura), quanto sia fondamentale per un Paese investire nella scuola, investire tutte le nostre risorse, le nostre energie e il nostro dibattito. Abbiamo giustamente detto che dobbiamo evitare che, finito l'esame di questo decreto-legge, non ci sia più un dibattito pubblico sulla scuola. Questo Paese ha bisogno di riportare al centro della discussione politica e quindi del proprio futuro la questione della scuola, non soltanto per rispetto della nostra Costituzione e non solo perché la Costituzione ci ha consegnato questo messaggio. Purtroppo negli anni le cose sono andate un po' diversamente; se noi oggi sulla scuola siamo costretti ogni volta a tentare di tamponare, di sistemare, di provare a razionalizzare, è perché per molto tempo ci sono stati interventi sbagliati. C'è stato ancora una volta un taglio delle risorse alla scuola. Questo è ciò che è accaduto in questi anni. Ogni volta è così. Ogni volta che si discute di scuola abbiamo da affrontare tutte le questioni che riguardano il reclutamento e il precariato. Ma perché? Negli anni c'è mai stata qualche certezza che sia durata più di uno o due anni su come si accedeva all'insegnamento? No, perché ogni volta ci siamo trovati di fronte a un cambio continuo delle norme e delle forme di reclutamento. C'è qualcuno che vuole insegnare; non è che a scuola ci vanno solo quelli che volevano fare altro, come ho sentito dire. Magari c'è un giovane che ha la giusta aspirazione e, quindi, deve sapere quando si iscrive in quella facoltà qual è il percorso che deve fare, come accade in altri Paesi. Questo è fondamentale; questo ci ha appassionato. C'è stata una discussione che abbiamo fatto pubblicamente; non l'abbiamo fatta nelle segrete stanze. C'è stata una discussione dura e difficile - lo sappiamo tutti - sulla questione del concorso straordinario che poneva una questione di preoccupazione condivisa da tutti di come si ricominciava in modo ordinato l'anno scolastico e che ovviamente metteva in campo opzioni diverse sulle stesse preoccupazioni, su come si danno riposte ai precari e come contemporaneamente si fa in modo che ci sia una qualità. Questa è stata una questione che ci ha appassionato tanto e ci ha fatto scontrare. Non c'è niente di strano o di oscuro. È un dibattito che abbiamo fatto pubblicamente; abbiamo poi trovato una sintesi, che magari non potrà soddisfare tutti. Ognuno di noi voleva qualcosa di più o qualcosa di meno, però è stato raggiunto un punto che non è un accordicchio. È un punto di intesa fatto per il bene della scuola, per guardare avanti e poi per cercare di darci gli strumenti per affrontare gli altri problemi. Questo decreto, infatti, che prevede delle misure urgenti, ha un'unica preoccupazione fondamentale: garantire la ripresa dell'attività scolastica e la riapertura delle scuole in sicurezza. Ma in questo decreto, grazie al lavoro di tutti (e ringrazio anche l'opposizione, la maggioranza, i Sottosegretari e il Ministro), abbiamo tentato di metterci qualcosa in più che non fosse soltanto misure urgenti, ma che cominciasse a delineare un percorso, parlando appunto di centralità che fa parte del nostro programma di Governo per dare una nuova possibilità. Volevamo usare il decreto per dare una nuova opportunità, un nuovo inizio e cambiare. Abbiamo la possibilità di farlo e abbiamo provato a farlo. Devo dire che - non voglio riaprire il dibattito - questo decreto poteva essere anche meglio, però ci hanno stralciato anche qualche norma che avevamo approvato all'interno della Commissione che era qualificante e che aiutava a dare delle risposte. Penso alla carta del docente anche ai precari, che quindi aiutava anche in questo ragionamento che abbiamo fatto.