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Si prevede, in particolare, che l'ingresso avvenga a seguito di richiesta, nominativa o numerica, proveniente da regioni, province autonome, enti locali, associazioni imprenditoriali, professionali e sindacali, nonché istituti di patronato, con la costituzione di forme di garanzia patrimoniale a carico dell'ente o dell'associazione richiedente. Lo stesso articolo 4.1 elenca, al comma 3, i soggetti autorizzati all'attività d'intermediazione tra datori di lavoro italiani e cittadini stranieri non comunitari ai fini del loro inserimento nel mercato del lavoro in Italia. Tali soggetti, raggruppati in quattro categorie, sono: a) i soggetti autorizzati allo svolgimento delle attività di somministrazione, intermediazione, ricerca e selezione del personale, nonché supporto alla ricollocazione professionale; b) le organizzazioni nazionali degli imprenditori e datori di lavoro e dei lavoratori, organismi internazionali finalizzati al trasferimento dei lavoratori stranieri in Italia ed al loro inserimento nei settori produttivi del Paese, nonché enti e associazioni operanti nel settore dell'immigrazione, anche in collaborazione con le regioni, le province autonome e altri enti locali; c) università, consorzi universitari, fondazioni universitarie, enti pubblici nazionali di ricerca; d) le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Il comma 5 prevede poi che, entro otto giorni dall'ingresso in Italia, lo straniero richieda al comune il rilascio di un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro di durata annuale, convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro mentre il comma 6 esclude dall'ingresso per ricerca di lavoro gli stranieri ai quali non sia consentito l'ingresso in Italia ai sensi dell'articolo 4, comma 3 del testo unico o che risultino segnalati, per motivi di pericolosità sociale, anche in base ad accordi o convenzioni internazionali in vigore per l'Italia, ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato. L'articolo 4 modifica l'articolo 5 del testo unico introducendo misure di semplificazione della procedura di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno e modificandone la durata. In particolare, si prevede che il permesso di soggiorno venga richiesto al comune in cui lo straniero si trova: si tratta di una importante misura di semplificazione, attesa soprattutto la maggiore prossimità del comune rispetto agli uffici attualmente preposti al rilascio del permesso di soggiorno (nuova formulazione del comma 2 dell'articolo 5, di cui alla lettera a) dell'articolo). La nuova formulazione del comma 3- bis dell'articolo 5 modifica la durata del permesso di soggiorno per motivi di lavoro prevedendo che essa coincida con quella indicata nel contratto di lavoro e che non possa comunque superare un anno in relazione al permesso di soggiorno per lavoro stagionale, due anni in relazione al permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, i tre anni in relazione al permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato e i quattro anni in relazione al permesso di soggiorno per lavoro a tempo indeterminato (lettera b) ). La lettera c) aumenta da due a tre anni la durata del permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare. La lettera d) riformula infine il comma 4 dell'articolo 5 semplificando le procedure per il rinnovo del permesso di soggiorno. Si prevede, in particolare, che il rinnovo del permesso di soggiorno è richiesto dallo straniero al comune in cui dimora almeno trenta giorni prima della sua scadenza ed è sottoposto alla verifica delle condizioni previste per il rilascio e per il rinnovo previste dal testo unico. Si prevede altresì che il permesso di soggiorno per lavoro a tempo indeterminato sia rinnovato per una durata uguale al doppio di quella stabilita con il rilascio iniziale. E si prevede infine, che dal momento della presentazione della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno e fino al rilascio del permesso di soggiorno rinnovato, siano prorogati gli effetti e l'efficacia del permesso di soggiorno in scadenza o scaduto. L'articolo 5 introduce, dopo l'articolo 22, i due articoli 22- bis e 22- ter , la cui formulazione è mutuata dalla proposta promossa con la campagna Ero Straniero. Il nuovo articolo 22- bis introduce un fondamentale e necessario strumento di regolarizzazione strutturale degli stranieri irregolarmente soggiornanti, subordinatamente alla stipula di un contratto di lavoro. Si tratta, potenzialmente, di uno strumento in grado di arrestare quel fenomeno di « produzione di irregolarità » ascrivibile all'attuale modello regolatorio e prima esposto in dettaglio. Attualmente, infatti, allo straniero irregolarmente soggiornante nel nostro paese non è offerta alcuna possibilità di regolarizzazione. L'articolo 22- bis , invece, prevede che i datori di lavoro possano presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri non comunitari irregolarmente soggiornanti sul territorio nazionale ovvero in possesso di un permesso di soggiorno scaduto, non rinnovato o convertito ovvero che non permette la conversione in motivi di lavoro. Si prevede altresì che analoga istanza possa essere presentata dai cittadini stranieri che si trovano in tale condizione qualora dispongano di un impegno all'assunzione da parte di un datore di lavoro. L'istanza deve essere presentata allo sportello unico per l'immigrazione e deve riguardare un contratto di lavoro di almeno 6 mesi, con orario a tempo pieno o a tempo parziale e non inferiore a 20 ore settimanali, con retribuzione convenuta non inferiore a quella prevista dal contratto collettivo di lavoro di riferimento. Si prevede inoltre che in caso di cessazione del rapporto di lavoro, si applichi l'articolo 22, comma 11 (che consente di essere reinserito nel mercato del lavoro senza perdere il titolo di soggiorno). I commi da 4 a 10 dell'articolo 22- bis disciplinano le attività di verifica demandate allo sportello unico, unitamente all'emissione dei pareri da parte della questura e dell'ispettorato territoriale del lavoro, nonché gli ulteriori adempimenti procedimentali e le cause ostative all'ammissione delle istanze. L'articolo 22- ter disciplina, invece, la possibilità di rilasciare un permesso di soggiorno per radicamento sociale. Si prevede in particolare che possa essere rilasciato un permesso di soggiorno per radicamento sociale, della durata di due anni, rinnovabile, allo straniero comunque presente, da almeno tre anni, nel territorio dello Stato a qualsiasi titolo, anche nel caso in cui non gli sia stato riconosciuto il diritto di asilo o di altre forme di protezione internazionale, che dimostri di essere radicato nel territorio nazionale e integrato nel tessuto civile, sociale e ordinamentale del Paese, in assenza di sentenze di condanna passate in giudicato per reati gravissimi. Il radicamento e l'integrazione dello straniero sono desumibili da elementi quali l'immediata disponibilità al lavoro, il grado di conoscenza della lingua italiana, la frequentazione di corsi di formazione professionale, i legami familiari o altre circostanze di fatto o comportamenti idonei a dimostrare un legame stabile con il territorio nel quale vive. Il permesso per radiamento sociale è rilasciato dal questore.