[ddlpres]

Inoltre, l'Italia è chiamata a fare la propria parte a livello internazionale sostenendo meccanismi innovativi e addizionali per il finanziamento della cooperazione e della solidarietà internazionali e introducendo tasse di scopo, o strumenti come la tassazione sulle transazioni finanziarie. Tra questi la possibilità di applicare delle misure di tassazione internazionale sulle transazioni valutarie e sulle emissioni inquinanti e dei gas responsabili dell'effetto serra e dei cambiamenti climatici. Una cooperazione nuova ed efficiente non può limitarsi all'aspetto meramente quantitativo. Le maggiori e più profonde innovazioni alla politica di cooperazione allo sviluppo devono avvenire sul piano qualitativo. Prima condizione affinché ciò avvenga è l'adozione di un approccio olistico alla cooperazione e alla solidarietà internazionali, che consideri tutti i fattori necessari per raggiungere uno sviluppo equo e sostenibile su scala globale. La cooperazione internazionale deve contribuire a maggiori giustizia ed equità nelle relazioni tra i popoli, alla redistribuzione internazionale delle risorse, al rafforzamento di sistemi di partecipazione e al riequilibrio dei sistemi di governance internazionale. Deve sostenere programmi e progetti rivolti alla tutela e alla rigenerazione dei beni comuni, alla lotta alla povertà, alla tutela dell'ambiente, degli ecosistemi e della biodiversità, alla prevenzione dei conflitti. Deve essere orientata a uno sviluppo ecosostenibile, partecipato e duraturo che parta dalle esigenze e dalle necessità delle donne, degli uomini e delle comunità locali. In breve, le politiche di cooperazione allo sviluppo e di solidarietà internazionale devono essere basate sui diritti. Come stabilito dall'ONU, un approccio allo sviluppo fondato sui diritti (right-based approach) presuppone un quadro concettuale fondato sui diritti umani e sulla sostenibilità socio-ambientale e operativamente diretto alle loro tutela e promozione. Ne consegue che le norme, gli standard e i princìpi del sistema internazionale dei diritti umani andranno integrati nei piani, nelle politiche e nei processi della cooperazione e che tutti i diritti (civili, culturali, economici, politici e sociali) andranno considerati indivisibili, interdipendenti e universali. L'approccio fondato sui diritti deve includere un esplicito riferimento ai diritti umani e ai princìpi di uguaglianza, equità, non discriminazione e attenzione ai gruppi più vulnerabili, responsabilità, incremento delle capacità locali e partecipazione. La politica di cooperazione deve inoltre essere svolta in modo efficiente, tenendo presenti le sue finalità specifiche ed esclusive. Ciò vale anche nei confronti delle politiche di aiuto umanitario d'emergenza, le quali vanno distinte da quelle di cooperazione allo sviluppo, pur se in un quadro coerente in materia di politica estera. Le politiche di cooperazione devono concentrarsi sui beneficiari, considerandoli detentori di diritti e attori dello sviluppo, rafforzando le capacità, le conoscenze e le opportunità di accesso necessarie affinché essi stessi possano cambiare la propria vita, migliorare le loro stesse comunità e modificare i loro destini. Ciò comporta un elevato livello di partecipazione attiva, libera e significativa delle comunità, della società civile, dei popoli indigeni, delle donne e degli altri soggetti dei Paesi partner . La cooperazione deve rappresentare uno dei princìpi cardine e un elemento qualificante della presenza internazionale del Paese. Deve essere fondata sulla coerenza e sul partenariato e deve definire i criteri fondanti per altri settori di attività quali l'immigrazione, l'ambiente, la sicurezza e i trasferimenti tecnologici. Le politiche di cooperazione e solidarietà internazionali del nostro Paese dovranno permeare e caratterizzare le strategie promosse e sostenute in ambito commerciale, sia nell'Organizzazione mondiale del commercio sia sul piano regionale e bilaterale, in ambito finanziario, nel sostegno all'internazionalizzazione delle nostre imprese, in particolare tramite la Società servizi assicurativi del commercio estero (SACE Spa), e nelle attività delle istituzioni internazionali e delle banche multilaterali di sviluppo. L'APS dovrà essere slegato: ciò significa che le risorse destinate alla cooperazione internazionale non dovranno essere utilizzate per promuovere interessi funzionali alle esigenze di politica estera italiana o per motivi strategici, economici o geopolitici, come strumento di promozione dell' export italiano o di sostegno alle imprese. Le politiche di cooperazione dovranno poi essere nettamente distinte dagli interventi militari. L'impiego delle Forze armate non può mai essere identificato con l'intervento umanitario o di cooperazione, che deve essere condotto con forze civili, anche per non riproporre vecchie politiche di potenza e di intervento unilaterale, che non aiutano la causa della pace né quella dello sviluppo. La politica di cooperazione e di solidarietà internazionali del Paese deve guardare all'Europa, alla costruzione di un impegno coerente dell'Unione europea verso il resto del mondo. L'Unione europea è nel suo insieme l'attore di maggior peso in materia di cooperazione internazionale. Per essere efficace ed efficiente l'Unione europea deve poter contare sull'impegno dei Paesi membri a migliorare le proprie politiche di cooperazione allo sviluppo e a lavorare per una progressiva integrazione di queste politiche in una dimensione globale, quella di una « partnership globale per lo sviluppo». È pertanto necessario rilanciare sulla scena europea e internazionale il ruolo dell'Italia, come attore responsabile e consapevole, per favorire la pace, la stabilità, la giustizia, la democrazia, i diritti umani, il commercio equo, la cooperazione, l'economia ambientale sostenibile e la tutela delle risorse storiche, culturali e ambientali. Al fine di assicurare l'efficacia e l'efficienza delle politiche di cooperazione internazionale andrà garantita la gestione unitaria dei fondi, in discontinuità rispetto alla prassi corrente, caratterizzata dalla molteplicità dei centri decisionali e delle procedure di spesa, con conseguenti difficoltà gestionali e di controllo. Il Fondo unico previsto dal presente disegno di legge comprenderebbe i contributi che l'Italia versa a istituzioni internazionali quali la Banca mondiale e le altre banche multilaterali di sviluppo. Ad esso verrebbero anche associate le risorse aggiuntive eventualmente generate o reperite attraverso strumenti innovativi per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo, sulle quali è in corso un importante dibattito a livello internazionale, a partire da un'eventuale tassa sulle transazioni in valuta del tipo della Tobin Tax. Queste dovranno in ogni caso essere considerate come addizionali rispetto agli impegni già presi dal Paese sul piano internazionale, e in particolare rispetto all'impegno per lo stanziamento dello 0,7 per cento del PIL per l'APS. Analogamente, le risorse e le politiche di cooperazione dovranno essere coerenti con le misure intraprese dall'Italia per la cancellazione o la riduzione del debito estero dei Paesi del Sud del mondo, a partire da quanto previsto dalla legge 25 luglio 2000, n. 209. La contabilità relativa alla cancellazione del debito dovrà in ogni caso essere separata, in quanto la cancellazione o la riduzione del debito non può venire assimilata a interventi di cooperazione internazionale. Come rilevato in precedenza, una cooperazione efficace ed efficiente presuppone strumenti di controllo, verifica e trasparenza economica e gestionale.