[pronunce]

4. – In prossimità dell'udienza, la difesa della Camera ha presentato una memoria nella quale – pur insistendo per l'inammissibilità ed infondatezza del conflitto, secondo le argomentazioni precedentemente svolte – ha rappresentato che il querelante, destinatario delle dichiarazioni incriminate, aveva, in data 6 novembre 2003, rimesso la querela, con contestuale accettazione da parte dell'imputato; e che il Tribunale ricorrente, cui i predetti atti erano stati versati, aveva provveduto, in data 12 maggio 2004, a fissare udienza dibattimentale «ai fini della declaratoria di improcedibilità per la detta causa di estinzione del reato», disponendo anche la formale comunicazione di tale decreto a questa Corte (comunicazione pervenuta alla cancelleria in data 1° giugno 2004). Nella memoria, la difesa della Camera rappresentava un ulteriore profilo di inammissibilità ed improcedibilità del conflitto, atteso che, in ragione della sopravvenuta estinzione del reato conseguente alla rimessione della querela, il Tribunale ricorrente «non è più chiamato ad esercitare alcuna attribuzione costituzionale, né mai potrebbe esser chiamato ad esercitarne, in futuro, sulla stessa questione oggetto della delibera impugnata». 5. – All'udienza, la difesa della Camera ha prodotto copia della sentenza del Tribunale di Taranto del 7 luglio 2004, depositata il 22 luglio 2004, con la quale è stato dichiarato non doversi procedere nei confronti del deputato Cito in ordine al reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa ascrittogli in danno del Domina, perché estinto per intervenuta remissione di querela.1. – Il Tribunale di Taranto, sezione prima penale, solleva conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato in relazione alla deliberazione adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 13 febbraio 2001: deliberazione con la quale l'Assemblea ha approvato la proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere (documento IV-quater, n. 166), di dichiarare che il fatto, per il quale pende procedimento penale nei confronti del deputato Giancarlo Cito davanti al medesimo Tribunale, concerne opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni; e che tale fatto ricade, pertanto, nell'ipotesi di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il Tribunale ricorrente ha premesso, in fatto, che al deputato Cito veniva contestato di avere offeso, nel corso di una conferenza stampa trasmessa il 22 agosto 1998 da alcune emittenti televisive locali, la reputazione del consigliere comunale Liborio Domina: affermando, tra l'altro, che costui avesse motivi di acredine contro il Sindaco di Taranto poiché «alla figlia di Domina non è stato dato questo incarico da manager» e, in conseguenza, il citato consigliere Domina era sceso «sul piede di guerra»; nonché affermando che «… il Domina chiedeva l'incarico – lui diceva la delega – al personale». Il Tribunale ricorrente ritiene insussistenti i presupposti dell'insindacabilità di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione, sotto il profilo della mancanza di nesso funzionale tra le dichiarazioni asseritamente diffamatorie – attinenti ai rapporti tra il sindaco di Taranto e un consigliere comunale e dunque a vicende circoscritte all'ambito del Comune di Taranto – e la funzione di parlamentare all'epoca esercitata dal Cito. 2. – Il giudizio avente ad oggetto il conflitto di attribuzione in questione è improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Nella sentenza di non doversi procedere emessa in data 7 luglio 2004 – prodotta a questa Corte nella udienza pubblica dalla difesa della Camera dei deputati, che ha ribadito, in quella sede, le proprie conclusioni nel senso della improcedibilità del conflitto per cessazione della materia del contendere – lo stesso Tribunale di Taranto ricorrente afferma che l'intervenuta remissione di querela, accettata dall'imputato, deve ritenersi prevalente, quale causa estintiva del reato, sull'interesse al «giudizio ancora eventualmente in corso per conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato». Con tale affermazione, l'Autorità giudiziaria ricorrente ha dunque manifestato – in ragione dell'intervenuta causa estintiva del reato – l'insussistenza di ogni suo residuo interesse a coltivare il ricorso proposto e ad ottenere una decisione circa la spettanza o meno del potere esercitato dalla Camera dei deputati. Conseguentemente, l'esame del ricorso per conflitto rimane precluso, quanto al merito della spettanza delle attribuzioni costituzionalmente garantite e quanto ai dedotti profili di inammissibilità, dalla sopravvenuta carenza di interesse alla pronuncia da parte dei soggetti confliggenti. Pertanto, il giudizio deve essere dichiarato improcedibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara improcedibile il giudizio avente ad oggetto il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Tribunale di Taranto nei confronti della Camera dei deputati con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 maggio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 maggio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA