[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Salerno, in funzione di giudice dell'esecuzione, nel procedimento penale a carico di A. M., con ordinanza dell'11 aprile 2019, iscritta al n. 129 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 37, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 23 marzo 2020 il Giudice relatore Francesco Viganò; deliberato nella camera di consiglio del 24 marzo 2020. Ritenuto che, con ordinanza dell'11 aprile 2019, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Salerno, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha sollevato - in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte in cui stabilisce che la sospensione dell'esecuzione della pena non può essere disposta nei confronti dei condannati per il delitto di furto in abitazione di cui all'art. 624-bis del codice penale; che il rimettente espone di essere chiamato a pronunciarsi nell'ambito di un incidente di esecuzione promosso da A. M. per ottenere la sospensione dell'ordine di esecuzione emesso nei propri confronti l'8 febbraio 2019, e relativo a una sentenza di applicazione su richiesta delle parti della pena di due anni e sei mesi di reclusione per il delitto di furto in abitazione di cui all'art. 624-bis cod. pen. , divenuta irrevocabile il 10 gennaio 2019; che tale istanza dovrebbe essere rigettata, ai sensi della disposizione censurata; che, tuttavia, il giudice a quo dubita della legittimità costituzionale di tale disposizione, sospettandone anzitutto il contrasto con il principio di eguaglianza e ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., nonché con il «vincolo di proporzionalità che deve sussistere tra gravità del reato ed entità della punizione» che discende da tale principio (è citata la sentenza n. 409 del 1989); che, come osserva il rimettente, la sentenza n. 125 del 2016 di questa Corte ha già dichiarato l'illegittimità costituzionale della disposizione censurata nella parte in cui stabiliva che non può essere disposta la sospensione dell'esecuzione nei confronti delle persone condannate per il delitto di furto con strappo di cui all'art. 624-bis, secondo comma, cod. pen. ; che, secondo il giudice a quo, il mantenimento del divieto di sospendere l'ordine di esecuzione nei confronti dei condannati per il delitto di furto in abitazione, previsto dal primo comma del medesimo art. 624-bis cod. pen. , produrrebbe una disparità di trattamento sanzionatorio - risultante dalle diverse modalità esecutive della pena - tra illeciti penali di disvalore sostanzialmente omogeneo; che, anzi, il deteriore trattamento sanzionatorio riservato al furto in abitazione risulterebbe ad avviso del rimettente vieppiù irragionevole, a fronte dell'assenza in tale figura delittuosa dell'elemento della violenza, che deve invece sussistere - quanto meno nella forma della violenza sulle cose - perché sia configurato il furto con strappo; che, d'altra parte, il generalizzato divieto di sospensione dell'ordine di esecuzione posto dalla disposizione censurata sarebbe, secondo il giudice a quo, incompatibile con il costante orientamento di questa Corte, che «esclude nella materia dei benefici penitenziari rigidi automatismi e postula invece, una valutazione individualizzata del prevenuto»; che la disposizione censurata si porrebbe altresì in contrasto, ad avviso del rimettente, con il principio della finalità rieducativa della pena, di cui all'art. 27, terzo comma, Cost., che sarebbe vulnerato proprio dalla presunzione assoluta di pericolosità sottesa alla disposizione medesima; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto che le questioni sollevate siano dichiarate infondate; che, infatti, ad avviso dell'interveniente non sussisterebbe l'irragionevolezza lamentata dal giudice a quo, dal momento che l'inclusione del furto in abitazione tra i reati per i quali non può essere sospeso l'ordine di esecuzione della pena deriverebbe «da una scelta di politica criminale che appare giustificata dalla pericolosità presunta dell'autore del fatto, sancita in maniera identica anche per il delitto di rapina qualora essa sia stata commessa nei luoghi di cui all'art. 624-bis c.p., ai sensi dell'art. 628, comma 3, n. 3-bis c.p., tale delitto essendo specificamente menzionato tra quelli menzionati nell'art. 4 bis della legge n. 374 [recte: 354]/1975, per i quali vige il divieto di sospensione dell'ordine di esecuzione»; che in particolare il comune riferimento al contesto domiciliare, che connota sia il furto in abitazione di cui all'art. 624-bis cod. pen. sia la rapina aggravata di cui all'art. 628, terzo comma, numero 3-bis), cod. pen. , escluderebbe l'irragionevolezza della scelta legislativa, «in considerazione dell'accresciuto allarme sociale per le condotte criminose che minano la sicurezza degli individui all'interno dei luoghi dove si svolge la loro vita privata», allarme «che ha indotto, in tempi recenti, il legislatore ad incrementare la tutela del domicilio privato, aumentando significativamente le pene previste per il delitto di violazione di domicilio [...], per il delitto di rapina aggravata dall'esser stata commessa in uno dei luoghi di cui all'art. 624-bis c.p., nonché per il delitto di furto in abitazione»; che, sempre ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, il necessario finalismo rieducativo della pena non impedirebbe al legislatore «la previsione di un accesso differenziato alle misure alternative a soggetti la cui maggiore pericolosità sociale è presunta sulla base della natura del reato commesso» (è citata l'ordinanza n. 166 del 2010). Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Salerno, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha sollevato - in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte in cui stabilisce che la sospensione dell'esecuzione della pena non può essere disposta nei confronti dei condannati per il delitto di furto in abitazione di cui all'art. 624-bis del codice penale;