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se consideri opportuna l'istituzione presso il Ministero di una commissione ad hoc che si faccia carico, oltre che delle azioni indicate, anche di valutare sia gli esiti di provvedimenti basati su diagnosi e trattamenti sanitari inappropriati, sia l'impatto sulla salute dei bambini coinvolti nelle misure già attuate, valutando anche caso per caso, là dove ve ne sia necessità, tale impatto; se intenda predisporre, in accordo con il Ministro della giustizia, misure che regolino la gestione dell'intervento sanitario in ambito forense. Atto n. 4-02406 DE BONIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: gli scienziati dell'IPCC ( Intergovernmental Panel on Climate Change ), la struttura scientifica dell'ONU che si occupa di cambiamenti climatici, hanno recentemente lanciato un forte allarme: entro il 2030 bisogna ridurre la CO2 almeno del 45 per cento, perché, in caso contrario, le temperature potrebbero innalzarsi di più di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, provocando conseguenze catastrofiche, incontrollabili ed irreversibili; insomma, non è più procrastinabile la transizione verso un sistema produttivo e di consumo non più basato su sprechi e fonti fossili e non più energivoro come l'attuale, ma orientato verso principi di sobrietà e di equa distribuzione delle risorse; in Basilicata, però, si va in tutt'altra direzione, con l'aggravante che ciò che accade è spesso ignoto al di fuori dei confini regionali. Solo i gruppi attivi nella difesa dell'ambiente e dei diritti dell'uomo ne sono a conoscenza grazie ai canali del web ed alle informazioni provenienti da associazioni, movimenti e cittadini, che da decenni si battono contro i danni ambientali provocati dall'attività estrattiva; in questa piccola regione, di soli 9.995 chilometri quadrati e con una popolazione di circa 560.000 abitanti al 2018 ed in continuo decremento, si trova il più grande giacimento on-shore (in terra ferma) d'Europa e si estrae più dell'80 per cento del petrolio italiano, con conseguenze drammatiche sulla salute dei cittadini, sull'ambiente in generale e, in particolare, sulla qualità dell'acqua, bene comune che qui è presente in abbondanza e la cui tutela dovrebbe essere assolutamente prioritaria, considerata la prospettiva di progressiva desertificazione dell'intero pianeta; la Basilicata, invece, è priva di un Piano regionale di tutela delle acque e di un Piano paesistico regionale e continua a puntare sulle fonti fossili e sullo sfruttamento dei grandi giacimenti che, purtroppo, sono diffusi ovunque sul suo territorio; dai dati UNMIG (Ufficio nazionale minerario idrocarburi e georisorse del Ministero dello sviluppo economico) del 31 dicembre 2018, la Basilicata risulta interessata da 19 concessioni di coltivazione (estrazione), 6 permessi di ricerca già accordati ed 1 concessione di stoccaggio, oltre a 17 nuove istanze di permesso di ricerca di petrolio e gas in terraferma, già presentate ed in attesa di autorizzazione. Se tutte queste nuove istanze venissero concesse, più del 60 per cento del territorio lucano sarebbe interessato da attività estrattive; sempre secondo i dati dell'UNMIG, in Basilicata ci sono 487 pozzi petroliferi perforati in terra ferma, di cui 271 sono in provincia di Matera e 216 in provincia di Potenza. Ad oggi i pozzi in produzione sono circa 40; considerato che: attualmente dovrebbe essere in atto una sospensione delle nuove istanze e delle attività di prospezione e ricerca, per effetto della legge 11 febbraio 2019, n.12, ma dopo l'approvazione della legge non sono stati emanati gli atti amministrativi necessari a decretare concretamente la sospensione; la legge prevede la redazione, a cura del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, del PiTESAI (Piano per la transizione sostenibile delle aree idonee) che dovrebbe individuare le aree in terraferma ed in mare in cui sarà possibile estrarre idrocarburi. La legge prescrive, però, che il Piano per la terraferma venga adottato d'intesa con tutte le Regioni entro il 13 agosto 2020 e stabilisce che nel caso in cui non si raggiunga un accordo, entro il termine ultimo del 12 febbraio 2020, entri in vigore solo il Piano per le aree marine. In questo caso il Piano per la terraferma decadrebbe e per le estrazioni on-shore tutto tornerebbe alla situazione ante legem , ossia all'attuale possibilità di estrarre dovunque; a dieci mesi dalla scadenza dei termini di legge per la redazione e condivisione in Conferenza unificata Stato Regioni del PiTESAI nessuna azione è stata messa in campo dalla Regione per garantire informazione, partecipazione, trasparenza, condivisione con gli enti locali, sulle aree che detto piano potrebbe destinare a permessi, istanze e rinnovi delle concessioni. Nel mese corrente è in scadenza la concessione "Val d'Agri" e il suo rinnovo potrebbe comportare una rinegoziazione dei quantitativi di idrocarburi estraibili; per i gravi fatti (fin qui accertati che per la loro gravità hanno indotto la Magistratura a includere il disastro ambientale tra le ipotesi di reato) all'attenzione dell'Autorità giudiziaria in relazione all'illecito smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi da attività estrattive, alle perdite di greggio semi lavorato che hanno interessato la falda acquifera, non è più il caso di fidarsi delle compagnie petrolifere; infatti, un articolo on line della "Basilicata24" del 26 ottobre titola: "Petrolio, da domani Eni estrarrà in Basilicata senza compensazioni ambientali; il 7 maggio 2019, l'ENI inviava alla Regione Basilicata una missiva avente il seguente oggetto: "Concessione di coltivazione idrocarburi liquidi e gassosi "Val d'Agri"- istanza di aggiornamento proroga decennale", tuttavia, la stessa Regione Basilicata ha convocato la riunione per il 10 ottobre, a pochi giorni dalla scadenza della concessione; eppure, sarebbe il caso di valutare seriamente l'opportunità di bloccare immediatamente le estrazioni almeno per motivi precauzionali. Un'azione risarcitoria per i danni ambientali e di immagine arrecati al territorio, assieme ad un serio piano di investimenti per la transizione energetica, potrebbe garantire il reimpiego delle maestranze nelle opere di bonifica nel breve termine e, nel medio termine, in nuove attività produttive collegate alla riconversione dell'intero sistema produttivo regionale; in subordine potrebbe ipotizzarsi una proroga limitata nel tempo (ad un anno per esempio e non a dieci) condizionata: 1) alla verifica, con l'interessamento del Ministero dell'ambiente e della Corte europea dei diritti umani, delle effettive capacità della Regione Basilicata di garantire condizioni minime di efficienza e trasparenza delle attività di controllo e monitoraggio necessarie per tutelare la salute dei propri cittadini rispetto ai rischi connessi allo sfruttamento delle risorse petrolifere;