[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 669-quaterdecies e 695 del codice di procedura civile, promosso dal Tribunale di Chieti, nel procedimento civile vertente tra P. C. e E. P. ed altri, con ordinanza del 29 settembre 2003 iscritta al n. 648 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 38, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 16 aprile 2008 il Giudice relatore Francesco Amirante.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.— Nel corso di un procedimento di reclamo avverso un'ordinanza di rigetto della richiesta di accertamento tecnico preventivo, il Tribunale di Chieti ha sollevato, con ordinanza emessa il 29 settembre 2003 (pervenuta alla Corte il 24 maggio 2007), questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, degli articoli 669-quaterdecies e 695 del codice di procedura civile, nella parte in cui non consentono di proporre il reclamo contro le ordinanze di rigetto delle domande di istruzione preventiva. Osserva il remittente che i procedimenti cautelari disciplinati dagli artt. 669-bis e seguenti cod. proc. civ. presentano la medesima ratio dell'istruzione preventiva. In entrambi i casi, infatti, il legislatore ha ritenuto di approntare una disciplina processuale idonea a garantire una tutela immediata del diritto, tutela che si esplica in via principale mediante l'anticipazione degli effetti della decisione di merito, ma anche tramite l'acquisizione delle prove suscettibili di dispersione nelle more dell'ordinario giudizio. Pertanto, se i provvedimenti di istruzione preventiva partecipano della natura cautelare dei provvedimenti anticipatori, non si ravvisa alcuna ragione per escludere l'estensione del regime del reclamo. Né varrebbe obiettare – secondo il giudice a quo – che la tutela cautelare sostanziale ha una funzione distinta, tesa all'anticipazione degli effetti della sentenza definitiva, mentre l'istruzione preventiva salvaguarda solo l'acquisizione probatoria: il remittente sottolinea al riguardo l'identità teleologica dei due strumenti processuali, posto che entrambi assicurano alla parte di non veder pregiudicato il proprio diritto dalla durata del processo. Quest'ultimo può essere irrimediabilmente leso sia nel caso di tardiva tutela sostanziale, sia anche nel caso in cui non si consenta al titolare di assumere quei mezzi di prova soggetti a dispersione o modificazione ed in assenza dei quali la proposizione dell'azione risulterà sfornita di supporto probatorio. Se l'effetto negativo della pronuncia cautelare di rigetto è il medesimo, a prescindere dal fatto che a non essere accolta sia la domanda cautelare sostanziale piuttosto che quella istruttoria, ne conseguirebbe una palese disparità di trattamento, posto che nel primo caso l'ordinamento appresta il reclamo, mentre nel secondo non risulta esperibile alcuno strumento d'impugnazione. L'indisponibilità di mezzi di impugnazione avverso l'ordinanza di rigetto del ricorso per istruzione preventiva comporta che il ricorrente potrà esclusivamente proporre l'azione ordinaria, esponendosi al concreto rischio che – nelle more del giudizio – la prova di cui si era chiesta l'assunzione anticipata non possa essere più acquisita al processo. Il problema non si pone, invece, nel caso di ordinanza ammissiva dell'istruzione preventiva, proprio perché il provvedimento risulta inidoneo a sortire effetti definitivi, essendo rimessa al successivo ed eventuale giudizio di merito ogni valutazione circa la rilevanza della prova. Nell'argomentare la prospettata illegittimità costituzionale, il remittente osserva come la parità dei mezzi istruttori presupponga che entrambe le parti siano in grado di avvalersi delle prove a sostegno delle proprie tesi; proprio per tale ragione, infatti, l'ordinamento ha predisposto uno strumento che impedisce la dispersione incolpevole delle prove. Ciononostante, tale parità risulta inevitabilmente alterata qualora la parte richiedente l'istruzione preventiva, ove non venga messa in condizione di reclamare avverso l'erroneo diniego di assunzione anticipata della prova, veda definitivamente preclusa, nel giudizio di merito, la possibilità di avvalersi della prova stessa a seguito del concretizzarsi del rischio di dispersione paventato. In conclusione, il Tribunale esclude che l'estensione del reclamo ai provvedimenti di rigetto dell'istruzione preventiva possa conseguire all'interpretazione estensiva della sentenza n. 253 del 1994 di questa Corte, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale della norma nella parte in cui non ammette il reclamo avverso le ordinanze di rigetto della domanda cautelare. A tale conclusione il remittente perviene rilevando come tale tesi condurrebbe ad una sostanziale disapplicazione dell'impugnato art. 669-quaterdecies cod. proc. civ. La rilevanza risulterebbe infine dal fatto che, sulla base di quest'ultima disposizione, il reclamo andrebbe necessariamente dichiarato inammissibile, mentre, al contrario, l'eventuale declaratoria di incostituzionalità della norma ne determinerebbe l'ammissibilità. 2. — È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la non fondatezza della questione, osservando, sotto il primo profilo, che l'accertamento tecnico preventivo, a differenza di tutti i procedimenti cautelari, ha ad oggetto l'istruttoria, cioè l'acquisizione di elementi che serviranno poi per decidere sulla ragione o sul torto, mentre tutti gli altri procedimenti cautelari hanno ad oggetto anticipazioni di tutela della posizione giuridica sostanziale. Le due situazioni non sarebbero, quindi, comparabili: mentre, infatti, il rigetto della domanda cautelare può determinare un pregiudizio (e ciò giustifica la reclamabilità), non altrettanto avviene per l'istruzione preventiva, che non esclude la possibilità di provare, nel futuro giudizio, il fondamento della domanda. Quanto alla violazione degli artt. 24 e 111 Cost., l'Avvocatura rileva l'inesistenza del paventato ostacolo giuridico all'esercizio del diritto di difesa, in quanto l'attività probatoria resta piena e impregiudicata. La questione risulterebbe comunque inammissibile nella odierna sede perché riguardante una mera eventualità, visto che non si riferisce al procedimento a quo, ma ad altro, eventuale e futuro giudizio.1. — Il Tribunale di Chieti, in composizione collegiale, adito con reclamo avverso un provvedimento di rigetto di un ricorso per accertamento tecnico preventivo (da effettuare su un immobile, che si assumeva dissestato in conseguenza di lavori eseguiti da condomini) ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli articoli 669-quaterdecies e 695 del codice di procedura civile, nella parte in cui non consentono di proporre il reclamo contro le ordinanze di rigetto delle domande di istruzione preventiva.