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Ho pensato che forse la Commissione bilancio ha ritenuto che i fondi stanziati fossero pochi e che non vi fosse alcuna considerazione per i proprietari delle case occupate, dal momento che per gli indennizzi vengono stabiliti due milioni per tutta Italia. Vi rendete conto che è ridicolo? Una cosa è realizzare gli sgombri - e sono d'accordo - ma bisogna anche realizzare l'indennizzo, un serio indennizzo al titolare della casa occupata, perché se vogliamo ristabilire la legalità nel nostro Paese, bisogna partire dalle contravvenzioni e dalle operazioni minime. Allo stesso modo, anche per le case occupate, occorre restituire ai proprietari la possibilità di approntare le misure di ristrutturazione necessarie dopo l'occupazione. Non credo sia possibile continuare con questo modo di legiferare o di comportarsi in quest'Aula. Dovremmo prendere l'abitudine, indipendentemente da maggioranza e opposizione, come facemmo nel 2008, di trovare quelle soluzioni che siano nell'interesse generale, a prescindere dalla propria posizione politica. Badate che la politica, l'identificazione del proprio Gruppo e l'identificazione del proprio partito avvengono sulle scelte e sulle opzioni generali, non sulle singole norme. Sulle singole norme si deve valutare l'efficacia e la possibilità di determinare un cambiamento nel modo di vita del Paese: non un cambiamento a parole, ma un cambiamento nella realtà dei fatti. Quindi, quando dobbiamo realizzare gli sgomberi, ciò significa non creare più le condizioni per l'occupazione. Allora avremmo bisogno di maggiori Forze di polizia. (Richiami del Presidente) . Mi rendo conto che non posso più parlare, però quello che c'è, signor Ministro, è poco per le Forze di polizia. Mi auguro che alle sue parole possano seguire fatti, che significa allargare i fondi da destinare alle Forze di polizia, garantire la possibilità di un intervento serio perché nelle città e nei paesi ci sia maggiore sicurezza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, naturalmente la prima cosa che vogliamo sottolineare e che sicuramente voi, la maggioranza, vi aspettate da noi è la denuncia sul piano delle libertà. Vi aspettate giustamente - e non vi deludiamo, da questo punto di vista - che noi diciamo che non si può comprimere la libertà personale senza indicare parametri certi, per tempi irragionevoli, a lungo, come fate di nuovo, nei centri di identificazione, senza che ci sia un aggancio ai criteri di legge. Vi aspettate giustamente che noi diciamo - e lo diciamo con forza - che non si può trattare una questione umanitaria in modo burocratico o come un problema esclusivamente di ordine pubblico. Non si possono comprimere libertà, umanità, certezza del diritto, il principio di uguaglianza di tutti i cittadini del mondo di fronte alla legge. Non si può rinunciare all'integrazione. Non è il prezzo necessario per avere più sicurezza e più serenità nelle nostre case. Voi vi aspettate questo e noi lo ribadiamo. Io non so quali salotti frequenta il Vice Ministro (sicuramente ce lo spiegherà), ma non è un problema di salotti, è un problema di quali strade si calpestano, quali percorsi di storia, quali Comuni si frequentano, quali storie di sindaci, indipendentemente dallo schieramento politico, che si sono impegnati in percorsi di integrazione, per le loro comunità al fine di trovare soluzioni. Certo vi aspettate questo. Noi però vogliamo dirvi un'altra cosa e vogliamo dirlo ai cittadini: non è il prezzo necessario per avere più sicurezza. Gli italiani, invece, stanno pagando un prezzo alla propaganda politica, con un provvedimento che non è all'insegna di più regole e più ordine e che darà loro più insicurezza. Avete dato molte giustificazioni oggi: pratiche inevase, più celerità, tutte cose per cui c'erano già stati provvedimenti volti al miglioramento, perché l'aumento delle commissioni non l'avete inventato voi, l'abbiamo fatto giustamente noi, ma se c'è continuità va benissimo. Si cancella la protezione umanitaria, che inseriva le persone in un percorso visibile, controllabile e d'integrazione, fermi restando i controlli che dovevano essere effettuati sull'ottenibilità. Non è un provvedimento di più regole: si costringono le persone in percorsi di clandestinità, di irregolarità. Le si vuole rendere invisibili e così facendo le si consegna alla criminalità organizzata, con pesanti conseguenze; le si rende un po' invisibili prolungando la loro permanenza nei centri di identificazione, sapendo che - dati alla mano - non è il tempo in più che fa ottenere maggiori risultati sull'identificazione (è stato detto anche dal garante per i detenuti e per le persone in via di identificazione che i dati sono assolutamente identici, indipendentemente dal tempo di permanenza), ma se le si tengono chiuse e le si fa sparire per un po', si dà l'illusione agli italiani che si è risolto un problema. Avete reso praticamente inutilizzabile lo SPRAR, un progetto condiviso dai Comuni, che dava la possibilità di affrontare il problema in modo molto più spalmato e gestibile. Si trattava di un'esperienza su cui si poteva investire e che l'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) ha richiamato per non far morire progetti già in corso. Sapete benissimo che non potrete fare i rimpatri forzati perché ci vogliono accordi e cooperazione internazionale, che non è la cifra e il piano strategico di questo Governo. Infine, oltre che il merito, credo vada denunciato il metodo politico. Ancora una volta, infatti, la maggioranza e il cosiddetto Governo del cambiamento ci hanno fatto assistere - non vorrei mai usare questi termini perché penso che facciano male, ma li avete usati voi in passato e continuate a farlo - a un teatrino della peggiore politica. Il Governo del cosiddetto cambiamento ha riproposto il sottoprodotto di ciò che in passato denunciava come momenti di mediazione e di accordi, che sono momenti alti della politica. La mediazione politica però per essere alta e utile deve avvenire nelle Aule parlamentari, con un dibattito parlamentare. Allora è una mediazione alta. Non appartengono a noi termini come «accordicchi», «inciuci» o quant'altro - anzi io li respingo - ma come definire queste ultime ore che ci avete fatto vivere in Parlamento? Non riesco a trovare altri riferimenti. Come definire un impasse tra ciò di cui si discute qua e ciò di cui si sta discutendo alla Camera in un modo un po' improvvisato e - permettetemi - dilettantesco? Qual è l'innovazione sul metodo della politica, ma soprattutto, per ciò che interessa noi, per la democrazia? Sono questi i nuovi modelli di democrazia? Siamo stati fermi in questi giorni e in queste ultime ore perché evidentemente c'è una trattativa in corso il cui prezzo o lo scambio politico non è ancora noto. Da questo punto di vista, la contrarietà a questo provvedimento non può che essere a tutto campo, ma soprattutto ci preme denunciare davanti ai cittadini che c'è ben poco di cambiamento e che forse è vero, anche in questo caso, che quando la storia a volte si ripete non si ripete mai allo stesso livello, ma in farsa. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE.