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Non entrerò nel merito di tutto quello che è stato detto e che è stato spiegato già bene, prima, da chi mi ha preceduto: chi ha parlato di strade, chi di un emendamento, chi dell'altro, chi della tassa, della sovrattassa, della plastic tax e quant'altro. Lascio perdere ed entro nel merito delle modalità. Mi sarei aspettata una serie di riunioni di maggioranza e minoranza fatte per costruire quello che è uno strumento che poi si cala sulla vita dei cittadini e questo non è avvenuto. Infatti, tre settimane le ho passate tra sconvoca e convoca, convoca e sconvoca, siediti e alzati, alzati e siediti e soprattutto con questa incertezza dei dieci minuti. Ho imparato cos' è il tempo: dieci minuti per me sono dieci minuti, forse perché a una certa età dieci minuti sono importanti (dopo dieci minuti sei già invecchiato). Quei dieci minuti in realtà erano 20. Anche l'espressione «un momentino», detta dal simpaticissimo presidente Pesco adesso ha un significato: un momentino può essere un'ora come una giornata e di questi momentini ne ho passati, per tre settimane, passeggiando e facendo cose che non avevo mai fatto e che mi hanno anche rallegrato, perché ho potuto vedere anche un po' Roma. Ho potuto vedere Roma, ho fatto la tinta, ho fatto i capelli, ho fatto tutte queste cose. Mi chiedevano: cosa fai? Faccio il bilancio. Mi sono resa conto che questo bilancio era in realtà una serie di "momentini" e questi "momentini" si sono poi tutti convogliati in un grande momento, che è stato mercoledì notte. Mercoledì notte è stata la notte dei lunghi coltelli, quella in cui si è arrivati proprio alla fine e questi sparpagliamenti di soldi hanno trovato le loro caselle. C'era l'ammezzato, dove c'è l'Aula della 5 a Commissione, dove non si poteva passare, perché c'erano circa trenta giornalisti, e questa piccola auletta, che è l'Aula dove si crea il bilancio, dentro la quale eravamo circa in cinquanta. Mancava l'aria, però non importa, perché manca l'aria e capisci che improvvisamente il cervello non funziona più, ma devi resistere. Allora apri la finestra? Non si può, perché metà sono ammalati e devi resistere. L'importante è non mollare il posto, perché se molli il posto ti parte l'emendamento e se ti parte l'emendamento, sei fregato, perché se ti parte l'emendamento sul territorio, hai finito. In mezzo a tutto questo, fuori c'è una porta, la porta - mi permetta, signor Sottosegretario - dei potenti. Davanti a quella porta c'è una serie di persone che non ti fanno entrare, perché c'è il Ministro dentro. «Avrei bisogno di parlare con il Ministro», ma la risposta è che non si può. Allora cominci a passare per i Sottosegretari, con tutti, a destra e a sinistra, ma io ho bisogno di parlare un attimo con il Governo: non si può. In questo ruolo, ha avuto grande presenza il sottosegretario Malpezzi, che non c'è e che lo scorso anno ha tirato un tomo a Garavaglia (ma Garavaglia è agile e l'ha schivato) e giustamente, nel suo ruolo di ex professoressa con le mani conserte, passava e diceva: dovete essere contenti, voi della minoranza, perché vi abbiamo approvato un miliardo di euro per la Statale 36 Lecco-Cortina su due Regioni, Veneto e Lombardia, che non governiamo noi. Ma, veramente, il bilancio, quello che serve per l'Italia, non è fatto di "marchette", ma è fatto di emendamenti, è fatto di posizioni che devono servire all'Italia intera! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È fatto di cose che devono servire non solo per stare su un giornale. Per i grandi temi politici, stiamo su un giornale. Mi ci sono volute due ore - dopo tre settimane di "giggionamenti" - per dire che il milione di euro che mi serve per far cadere la roccia - ho fatto anch'io la mia "marchetta" - mi serve perché non voglio che ci siano altri avvisi di garanzia. Mi è stato detto: «vedremo quello che si può fare». Ho talmente stancato il senatore Stefano che alla fine mi ha detto: «non ti preoccupare, guarda: passa, perché mi hai proprio rotto». È andata bene così, ma il bilancio è un'altra cosa! Il bilancio è questi banchi vuoti, pieni. Il bilancio non è prendere un pezzo di carta e dire: «quello che avete fatto voi», «perché Salvini ha fatto», «perché voi della Lega», «perché il 2011, il 2010 e il 2013». Il bilancio è lo strumento... (La senatrice Biti fa un gesto con la mano) . Così lo fai a tua sorella, mentre sto parlando. Così lo fai a tua sorella! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Altrimenti, se vuoi fare così, ti giri da un'altra parte o dal tuo collega. A me così non lo fai, mentre parlo. Comunque, tornando a noi, non è il contenuto del bilancio che stiamo portando avanti che non va più bene, è la sua modalità che deve essere cambiata. È il suo approccio che deve essere cambiato. Poi, può esserci un Governo di destra o un Governo di sinistra, grandi temi politici che investono tutti, poi, a corollario, devono esserci tutta una serie di situazioni. Il bilancio deve essere fatto di riunioni rispettate, deve essere fatto di aule dove si respira e deve essere fatto di documenti che possono essere leggibili. Abbiamo deforestato 4.000 metri quadrati, perché abbiamo usato solo carta, un foglio dopo l'altro, che ogni dieci minuti (i famosi dieci minutini) non aveva più valore. Vogliamo diventare moderni, vogliamo far diventare tutto digitale. Avremo anche la cambiale digitale: oggi ti può indebitare su un computer, puoi fare quello che vuoi, va benissimo, ma perché non mettere dei computer in un'aula e riaggiornare i file , anziché avere carta che vola? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questa è un'altra cosa che si potrebbe fare. Vanno rispettati i tempi: le minoranze sono minoranze, minoranze di Gruppo, minoranze politicamente, ma devono avere un rispetto che non deve essere: «a voi tocca questo, un pochino e in questo pochino dovete starci dentro». O va o non va: se un emendamento è inammissibile oggi, non diventa ammissibile due ore dopo, o lo è, o non lo è. Se ci sono soldi adesso, ci sono. Se una cosa non va bene, non va bene. Dico allora: tutto bene, non entro nel merito; l'anno scorso a voi, quest'anno a noi. Occorre però fare una seria riflessione che ci permetta di affrontare una legge che è uno degli strumenti più importanti del Paese, che poi si cala su quello che è fuori, perché poi ci saranno tutte le procedure e i decreti che dovranno essere adottati, serviranno tante cose prima che quello che abbiamo stabilito oggi si concretizzi. Occorre una regola che ci metta nella condizione di affrontare questo strumento fondamentale e importante nel vero senso della parola. Provate, in una società privata, ad affrontare il bilancio come l'abbiamo affrontato noi: ci sono norme che ti mettono dentro.