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Il magistrato onorario decade dall'incarico se non assume le sue funzioni entro trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento di nomina o nel termine più breve eventualmente fissato dal Ministro della giustizia ai sensi dell'articolo 10 del regio decreto n. 12 del 1941, se non esercita volontariamente le funzioni inerenti all'ufficio, se viene meno uno dei requisiti necessari per la nomina o se sopravviene una causa di incompatibilità. Il magistrato onorario è, poi, revocato dall'incarico a seguito di procedimento disciplinare in caso di inosservanza dei doveri inerenti all'incarico stesso. La cessazione, la decadenza o la revoca dall'incarico è dichiarata o disposta con le stesse modalità previste per la nomina, fatta eccezione per l'ipotesi di inidoneità all'esito della valutazione di professionalità per il rinnovo dell'incarico per un ulteriore quadriennio, fattispecie per la quale l'ultimo periodo del comma 4 dell'articolo 84- octies rende sufficiente, come già ricordato, la sola delibera del Consiglio superiore. L'articolo 84- decies specifica i diritti ed i doveri del magistrato onorario prevedendo che questi sia tenuto all’osservanza dei doveri previsti per i magistrati ordinari, in quanto compatibili, ed abbia inoltre l'obbligo di comunicare le cause di incompatibilità sopravvenute e di astenersi, oltre che nei casi previsti dall'articolo 51 del codice di procedura civile e dall'articolo 36 del codice di procedura penale, in ogni caso in cui egli, un associato di studio, il coniuge o il convivente abbiano, o abbiano avuto, rapporti di lavoro autonomo o di collaborazione con una delle parti; in altre parole, che abbia l'obbligo di comunicare tempestivamente la sopravvenienza di quei fatti che costituiscono specifiche cause di incompatibilità o che possano comunque essere rilevanti nella corretta valutazione del rispetto del principio di imparzialità, sia in senso soggettivo sia in senso oggettivo. Si prevede, inoltre, la possibilità per il magistrato ordinario di chiedere il trasferimento ad altra sede, dopo almeno due anni di svolgimento delle funzioni onorarie presso la stessa sede, di un ufficio anche appartenente ad un diverso circondario, a condizione che non sussistano cause di incompatibilità, sia specifiche, vale a dire quelle connesse con l'attività principale esercitata in costanza di incarico o prima del conferimento, sia funzionali, vale a dire quelle connesse al cambiamento di funzioni da giudicante a requirente e viceversa. Il capo II del titolo III- bis consta di un unico articolo, interamente dedicato alla individuazione dei procedimenti che possono essere tabellarmente svolti dai magistrati onorari a seconda che prestino la loro attività nel settore penale o in quello civile. Un aspetto importante della riforma è connesso con il fatto che non vi è più un contenzioso la cui trattazione è riservata al giudice onorario, ma solo la individuazione dei settori nei quali può essere incaricato di svolgere attività in base a parametri ed indicazioni contenuti nella tabella dell'ufficio o nel provvedimento di organizzazione per gli uffici per i quali non sia previsto il provvedimento tabellare. L'articolo 84- undecies è dunque dedicato alla individuazione dei settori nei quali i magistrati onorari possono essere chiamati a svolgere la loro attività. In particolare, i giudici onorari possono essere addetti a funzioni giudicanti civili e penali ed i sostituti procuratori onorari possono essere addetti a funzioni requirenti, con provvedimento del capo dell'ufficio sulla base dei criteri indicati nei provvedimenti tabellari o nei provvedimenti di organizzazione dell'ufficio, in una o più delle articolazioni territoriali dell'ufficio, tenuto conto anche della compatibilità dell'impegno richiesto con la prosecuzione dello svolgimento delle attività consentite. Tale ultimo aspetto riveste un ruolo importante perché pone una norma di organizzazione connaturata alla caratteristica essenziale del servizio onorario che, proprio in quanto costituisce un munus publicum e non esclude il contemporaneo svolgimento di altre attività, deve necessariamente essere strutturato secondo modalità di impegno che contemperino le diverse esigenze sia pure attribuendo il giusto valore alla attività pubblica. I criteri generali per la predisposizione dei provvedimenti tabellari od organizzativi sono fissati dal Consiglio superiore della magistratura, tenendo conto in particolare: a) che, come detto, l'impegno richiesto ai magistrati onorari sia compatibile con la prosecuzione dello svolgimento delle attività consentite; b) che nell'ambito delle funzioni penali i giudici onorari possano essere adibiti a funzioni monocratiche fatta eccezione per quelle di giudice singolo per le indagini e per l'udienza preliminare, di componente del collegio della corte di assise, del tribunale del riesame e di quello per le misure di prevenzione. Nei giudizi monocratici possono, invece, essere adibiti prioritariamente alla trattazione dei procedimenti relativi alla giustizia di pace, nonché alla trattazione dei reati di cui all'articolo 550, comma 1, del codice di procedura penale con esclusione dei procedimenti previsti dall'articolo 407, comma 2, del medesimo codice e dei delitti e contravvenzioni di cui all'articolo 34 della legge 24 novembre 1981, n. 689, puniti con pena detentiva anche congiunta con pena pecuniaria. La ragione della esclusione di alcune attività è intimamente connessa alla loro incidenza sullo status libertatis e sulla capacità invasiva della sfera privata di alcuni provvedimenti cautelari personali o reali, o di quelli diretti alla acquisizione di possibili elementi a fini probatori. Proprio la rilevanza e la invasività di tali provvedimenti rende opportuno che gli stessi siano riservati alla magistratura professionale; c) che nell'ambito delle funzioni civili di primo grado i giudici onorari siano prevalentemente addetti alla trattazione di cause relative alla giustizia di pace, vale a dire relative a beni mobili di valore non superiore a euro 5.000, di cause di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e di natanti, di cause di opposizione alle ingiunzioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689, in materia di circolazione stradale, di cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi, di cause relative alla misura ed alle modalità d'uso dei servizi di condominio di case, di cause relative a rapporti tra proprietari o detentori di immobili adibiti a civile abitazione in materia di immissioni di fumo o di calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e simili propagazioni che superino la normale tollerabilità;