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Modifiche al decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139, in materia di equilibrio tra i generi nei Consigli dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Onorevoli Senatori. – La conferenza mondiale sulle donne, tenutasi a Pechino nel 1995, ha affermato la necessità di sottolineare come le relazioni uomo-donna, all'interno della società, dovessero essere riconsiderate, mettendo le donne su un piano di parità con l'uomo in tutti gli aspetti dell'esistenza e ribadendo come i diritti delle donne siano diritti umani nel significato più pieno del termine. La conferenza ha altresì introdotto i princìpi di empowerment e mainstreaming , affermando come valore universale il principio delle pari opportunità tra i generi e della non discriminazione delle donne in ogni settore della vita, pubblica e privata. L'obiettivo deve essere quello di incentivare la partecipazione delle donne alla vita pubblica, liberando le loro energie, valorizzandone la differenza, riconoscendo loro il diritto di essere madri e lavoratrici, senza dover essere costrette a compiere scelte escludenti dell'una o dell'altra condizione. Rappresenterebbe un beneficio per tutti, tanto più necessario oggi per uscire da una crisi mondiale che sta, drammaticamente, ma in un certo senso anche finalmente, svelando tutte le ingiustizie e contraddizioni su cui si basa gran parte del nostro sistema sociale, economico, produttivo e di consumo. Tale diritto è stato sostenuto apertamente dall'Agenda sullo sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite, sottoscritta a settembre 2015 dai Governi dei 193 Paesi membri dell'ONU, fissando, tra i 17 obiettivi da raggiungere, l'obiettivo 5 « Raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze ». Nella seduta plenaria di giovedì 13 febbraio 2020, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che definisce le priorità del Parlamento europeo per la 64 a Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne. Il Consiglio europeo, al pari del Parlamento, mira anch'esso a definire una strategia adeguata alla promozione della parità di genere; l'agenda strategica del Consiglio adottata nel giugno 2019 ritiene un imperativo sociale ed economico che l'Unione europea e i suoi Stati membri facciano di più per garantire i diritti e le pari opportunità per tutti e la parità tra donne e uomini. La stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha individuato la parità di genere come tema e obiettivo di centrale importanza e promesso una nuova strategia dell'Unione europea in materia di uguaglianza di genere; il programma di lavoro per il 2020 della Commissione ha incluso la strategia per la parità di genere (2020-2024); la Commissione ha già pubblicato una tabella di marcia che definisce tali priorità. Proprio pochi giorni fa, dal 26 al 29 ottobre 2020, si è tenuta la prima Settimana europea sull'uguaglianza di genere, su iniziativa del Parlamento europeo e della sua commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere. Un appuntamento di rilievo che celebra il venticinquesimo anniversario della Conferenza di Bejing e l'impegno politico dei Paesi aderenti per raggiungere la parità di genere nel rispetto dei diritti umani fondamentali. A livello nazionale, nell'ambito degli interventi di promozione dei diritti e delle libertà fondamentali, particolare attenzione è stata posta negli ultimi anni agli interventi volti a dare attuazione all'articolo 51 della Costituzione, sulla parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive, incidendo sui sistemi elettorali presenti nei diversi livelli (nazionale, regionale, locale e al Parlamento europeo). Nelle ultime legislature il Parlamento ha approvato misure normative volte a promuovere l'equilibrio di genere all'interno delle assemblee elettive, locali, regionali e nazionali ed europee. Rammentiamo la legge n. 215 del 2012 per le elezioni comunali, la legge n. 56 del 2014 per le elezioni – di secondo grado – dei consigli metropolitani e provinciali, la legge n. 20 del 2016 per le elezioni dei consigli regionali, la legge n. 65 del 2014 per la rappresentanza italiana in seno al Parlamento europeo, la legge n. 165 del 2017 per le elezioni del Parlamento. Ricordiamo, infine, il decreto-legge n. 86 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 98 del 2020 che attiva il potere sostitutivo dello Stato, nei confronti della regione Puglia, a causa del mancato adeguamento ai principi relativi alla promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell'accesso alle cariche elettive per le elezioni dei consigli regionali. È importante citare anche il recente seminario del Comitato delle regioni tenutosi il 15 ottobre, intitolato « Il cammino della parità di genere in politica » in cui si è sottolineato come ci sia ancora un grande squilibrio nei meccanismi decisionali a sfavore delle donne. I punti chiave del seminario hanno infatti messo in evidenza che solo il 30 per cento degli eletti a livello locale e regionale sono donne e solo il 15 per cento sono state elette sindaco. Inoltre, con emendamento a mia prima firma alla legge di bilancio per il 2020, sono state modificate le previsioni del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, già introdotte dalla legge 12 luglio 2011, n. 120. In particolare è stata implementata la presenza del genere meno rappresentato, prorogata con la legge di bilancio per il 2020, e sono state apportate significative modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, allo scopo di tutelare la parità di genere nell'accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati e nelle società pubbliche. La legge, preso atto della situazione di cronico squilibrio nella rappresentanza dei generi nelle posizioni di vertice delle predette imprese, ha inteso riequilibrare a favore delle donne l'accesso agli organi apicali. Sulla scia di tali provvedimenti, il presente disegno di legge interviene sul decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139, recante costituzione dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, prevedendo una corretta rappresentanza di entrambi i generi in seno agli organi territoriali e apicali dell'ordine professionale. Più nello specifico, gli articoli del presente disegno di legge prevedono le seguenti modifiche della normativa vigente. L'articolo 1 interviene sull'articolo 8 del decreto legislativo prevedendo che presso ogni Consiglio dell'Ordine territoriale venga istituito il Comitato pari opportunità. L'articolo 2 modifica i commi 1 e 9 dell'articolo 9 del decreto legislativo prevedendo, al fine di assicurare la corretta rappresentanza di entrambi i generi, che tra i componenti del Consiglio dell'Ordine debba essere assicurato l'equilibrio tra i generi in modo che al genere meno rappresentato sia attribuita una quota non inferiore a due quinti dei membri. L'articolo 2 disciplina, inoltre, le possibilità e modalità di rielezione dei membri di ciascun Consiglio dell'Ordine.