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di adeguare i termini di prescrizione applicabili alle domande di restituzione delle opere d'arte trafugate e saccheggiate da fascisti e nazisti; di adottare misure atte a rafforzare il sistema giuridico per le domande di restituzione transfrontaliere delle opere d'arte e dei beni culturali saccheggiati. Atto n. 4-07375 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che l'Altes Museum di Berlino esponga nelle proprie vetrine, tra gli altri, 21 vasi apuli del IV secolo a.C. (tra cui spiccano due crateri a mascheroni attribuiti al Pittore di Dario accanto ad altri di artisti della sua cerchia), asseritamente provenienti da un'unica sepoltura prestigiosa, scavata e depredata da ignoti "tombaroli"; la tesi secondo la quale il direttore del museo tedesco Wolf Heilmayer avrebbe acquistato i reperti per tre milioni di marchi, nel 1984, a Basilea, da una famiglia svizzera che ne era in possesso fin dal XIX secolo avendoli comprati in Campania, fu confermata dal direttore del Museo di Ginevra Jacques Chamay e dalla restauratrice e collezionista di buccheri, nonché funzionaria del porto franco, Fiorella Cottier Angeli, che dichiarò anche di essere intervenuta sul vasellame rinvenendo tracce di restauri molto risalenti. La testimonianza dei due non poteva, però, non destare perplessità, anche a causa del notorio coinvolgimento di entrambi in vicende poco chiare legate al mercato internazionale dell'arte e della collaborazione della Cottier con Giacomo Medici (si veda "Petrolio 2018 - Sulle tracce di Giacomo Medici, il blitz dei carabinieri a Ginevra" su "RaiPlay" e "Vasi apuli a figure rosse: mistero risolto ma questione ancora tutta da dirimere" su "arte.icrewplay.com"); considerato che: 4 dei 21 vasi "di Berlino" erano stati riconosciuti dagli archeologi Maurizio Pellegrini e Daniela Rizzo, collaboratori del compianto PM della Procura di Roma Paolo Giorgio Ferri, tra le decine di foto istantanee del ben noto archivio sequestrato all'antiquario romano al porto franco di Ginevra nel 1995, immortalati, i due crateri, ancora in frammenti, cioè prima di essere sottoposti a restauro (si veda "Una Tomba principesca" "journalchc.com"). Nel merito, le immagini dei crateri erano comprese tra i 20 scatti potenziali di una stessa confezione di polaroid "300 Istant Film", tutti con uguale numero di serie: ne impegnavano 13, mentre 6 spettavano all'ormai celebre sostegno per mensa rituale (trapezoforo) e al bacile, entrambi in marmo policromo, restituiti all'Italia nel 2010 dal "J.P. Getty Museum", che li aveva acquistati da Maurice Tempelsman, e oggetto di un analogo atto di sindacato ispettivo degli interroganti (3-03478 del 20 luglio 2022); se ne desume che, fotografati in rapida successione, vasi e marmi provenissero dal medesimo contesto: la presunta "tomba dei marmi" di Ascoli Satriano (Foggia) dove, come illustrato nell'interrogazione citata, la recente esecuzione di scavi archeologici estensivi in località Giarnera Piccola ha tuttavia escluso definitivamente l'esistenza, in quel sito, dell'ambiente ipogeo descritto nel 2002 ai Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale dall'asserito scopritore; a conforto della suddetta ipotesi, che tuttavia rimane tale, in un documento riservato dell'ottobre 1985 rintracciato dal "Los Angeles Times" nel 2006, l'allora direttore del Getty Museum, Arthur Hougthon, riferiva di avere appreso dal mediatore italiano che costui aveva venduto il bacile a Robert Hecht, i grifoni e la statua di Apollo a Robin Symes (che in seguito avrebbe acquistato dal "collega" anche il primo marmo, per poi rivenderli tutti e 3 a Tempelsman), ma anche che trapezoforo e bacile provenivano dalla stessa tomba situata "non lontano da Taranto" e che il medesimo contesto aveva restituito pure "un discreto numero di vasi del Pittore di Dario"; hanno lo stesso numero di serie (diverso da quello dei reperti già descritti) anche un altro vaso apulo in frammenti non ancora rintracciato e un terzo cratere del Pittore di Dario con scene tratte dall'Iliade che è stato invece riconosciuto prima in una pubblicazione a cura di Chamay e Cottier, poi esposto al TEFAF di New York nel 2016 come proprietà della Phoenix Ancient Art dei fratelli Aboutaam. Entrambi i manufatti farebbero parte di quel lotto di vasi di altissimo pregio venduti ai principali musei statunitensi tra il 1984 e il 1991 dai "soliti" trafficanti internazionali Hecht e Symes e progressivamente restituiti all'Italia dagli "incauti" acquirenti; valutato che per ottenere la restituzione dei 21 vasi apuli dal museo berlinese, le Procure di Foggia e di Roma hanno emesso ciascuna un certificato europeo di confisca (l'ultimo a gennaio 2022), dopo che altrettante rogatorie internazionali (nel 2003 e 2018), che già chiedevano il sequestro dei reperti, non erano andate a buon fine. L'iniziativa condotta da ultimo attraverso la Direzione generale Affari internazionali e cooperazione giudiziaria del Ministero della giustizia sembrerebbe invece poter avere esito fausto, sia pure, a quel che si legge in filigrana nelle dichiarazioni del vicedirettore M. Maischberger, accettando i compromessi e le condizioni-capestro già sperimentate, in circostanze analoghe, con gli statunitensi (si veda "Così un ladro d'arte è riuscito a sfuggire alla legge, la storia di Giacomo Medici" "lastampa.it"), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo possa riferire qual è lo stato delle interlocuzioni con l'Altes Museum in vista dell'auspicata restituzione all'Italia dei 21 vasi apuli che l'istituto ormai ammette essere di provenienza furtiva e non acquistati in perfetta buona fede; se non ritenga opportuno programmare fin d'ora quella serie di indagini diagnostiche che, una volta ottenuta la restituzione, possano consentire di verificare se all'interno dei 21 vasi (gran parte sono forme chiuse) residuino incrostazioni che attestino la deposizione e la plurisecolare permanenza di quei manufatti nello stesso contesto di seppellimento, anche per creare una banca dati alla quale riferirsi per accertare l'eventuale pertinenza di altri reperti alla stessa tomba.