[resaula]

Questi numeri dimostrano quanto poco centrale sia l'agricoltura nell'agenda politica di questo Governo, che di fatto dimostra di non credere, perché non investe e non dedica risorse, non dico importanti, ma almeno accettabili a un settore che, in questo periodo di crisi dovuta alla pandemia, ha dimostrato di non arrendersi mai e di garantire il cibo per tutti, compito non facile nell'attuale contesto. (Applausi) . Ma ci sono altri elementi che ci preoccupano, Presidente. Il primo è fondamentale e determinante per la tenuta del settore. Abbiamo l'impressione - e sinceramente ce ne dispiace - che non ci siano una visione, un piano strategico per la nostra agricoltura, ma che si cerchi di mettere sempre una toppa alle troppe emergenze; tante tappe e nessuna visione. Una mancanza di visione - a nostro avviso - si registra anche nella mancanza, ad oggi, di un piano strategico nazionale, da presentare fra pochi giorni alla Commissione europea per l'attuazione della prossima politica agricola comune (PAC). Le Commissioni in Parlamento ad oggi non sanno cosa ci sia scritto in quel documento. Non sappiamo, perché il documento non è passato da queste sedi, quali siano le priorità, gli indirizzi, gli obiettivi, i mezzi. Insomma, non sappiamo, al di là dei contorni, quali siano le azioni cui si vuole spingere la nostra agricoltura. Chiudo la parentesi sulla PAC e non entro nella questione del PNRR, che già è stata ampiamente illustrata dal nostro capogruppo Ciriani. Ci dispiace per alcune polemiche di qualche amico, collega senatore, ma io credo che approvare questo Piano - come è stato detto - invece che domani, la prossima settimana, è vero non avrebbe cambiato nulla nella sostanza, ma avrebbe permesso a tutti noi senatori di avere una prontezza rispetto a quanto vi è scritto. Si parla tanto di transizione ecologica. Sento che i colleghi se ne riempiono molto la bocca, signor Presidente. I leader europei lanciano slogan che sicuramente colpiscono l'immaginario collettivo: 3 miliardi di alberi da piantare da oggi al 2030. Siamo già in ritardo, perché ad oggi non se ne è piantato, di fatto, nemmeno uno. Ma, se proviamo a fare un conto veloce, significa piantare 300 milioni di alberi l'anno, un milione di alberi al giorno. Ma ci rendiamo conto? Vi rendete conto, colleghi senatori, di cosa stiamo parlando? Ma ammesso - e non concesso - che sia anche possibile, mi chiedo - e lo chiedo al Governo - se esiste un piano di piantumazione nel nostro Paese. Ma soprattutto, chi produce questi alberi e quanti se ne possono produrre? Non lo sappiamo, perché non c'è alcuna strategia. Oltre a non investire sul verde, il problema è che non si fa niente sul piano legislativo per aiutare il settore. Nello specifico del disegno di legge di bilancio, come Fratelli d'Italia abbiamo proposto la riformulazione del bonus verde, ma siamo rimasti inascoltati. Non solo: la legge sul florovivaismo, approvata alla Camera ed esaminata in Commissione agricoltura, è bloccata in Commissione bilancio dai primi giorni di agosto. Mi spiego: siamo in piena transizione ecologica e la legge sul settore vivaistico è bloccata da mesi, dalla Ragioneria dello Stato, che ha espresso un parere negativo su un testo già approvato da un ramo del Parlamento, impedendoci, di fatto, di votare tutti quegli emendamenti che sicuramente avrebbero migliorato il testo. Insomma, abbiamo bisogno di piante e blocchiamo una legge per dare certezze a chi le produce. Rimaniamo sempre sul tema ambientale, Presidente: stiamo attraversando una vera e propria emergenza relativa alla fauna selvatica, che sta mettendo a serio rischio l'equilibrio faunistico e ambientale. È soprattutto un fenomeno che sta mettendo in ginocchio molti agricoltori e allevatori. Potrei parlare per ore, descrivendo la moltitudine di fauna selvatica che danneggia l'agricoltura, ma è chiaro che il più eclatante è il fenomeno del sovraffollamento dei cinghiali, che ormai arrivano a passeggiare tranquillamente nelle strade delle città. Ma non possiamo scherzarci sopra, perché sono un pericolo e una minaccia per la sicurezza stradale. Ormai gli incidenti sono migliaia, di cui purtroppo alcuni mortali. (Applausi) . Per fortuna, non si è ancora verificato un caso di attacco alle persone. I cinghiali sono un pericolo per l'ambiente, ma soprattutto un pericolo sanitario. Questi animali trasmettono la peste suina africana e la sua eventuale propagazione nel Paese equivarrebbe alla fine della suinicoltura e della produzione di insaccati, una delle nostre produzioni di eccellenza. Cosa si fa con questa manovra finanziaria? Si stanziano risorse per la sterilizzazione, invece di predisporre risorse per un serio piano nazionale straordinario di abbattimenti, al fine di portare quegli animali a un numero sostenibile, per poi mettere in campo tutte le azioni necessarie per il contenimento, compresa la modifica della legge 11 febbraio 1992, n. 157, ormai vecchia di quasi trent'anni e non più idonea ad affrontare le situazioni odierne. Non si mettono risorse per compensare gli agricoltori da questi danni. Mi sia consentita un'ulteriore considerazione sempre legate alla Ragioneria generale dello Stato. Credo che occorra ripristinare il primato della politica sulla burocrazia e sugli apparati. A parte il caso della legge sul florovivaismo, mi si vuole spiegare perché, quando c'è un provvedimento che funziona (penso all'agricoltura 4.0), deve scendere in campo la contabilità per depotenziarlo solo perché drena risorse? Se crea sviluppo, economia e occupazione va mantenuto e - anzi - potenziato. Purtroppo, però, siamo in uno strano Paese: se qualcosa funziona, meglio abolirlo o modificarlo per renderlo meno appetibile. Signor Presidente, all'inizio del mio intervento ho detto che in questa manovra di bilancio si parla poco di agricoltura, tanto che come Gruppo abbiamo presentato circa 80 emendamenti specifici sul tema, tutti orientati a colmare le lacune che erano apparse a una prima analisi del provvedimento. Mancava un sostegno al comparto della birra, da supportare con adeguate risorse e una maggiore semplificazione normativa, soprattutto per agevolare il settore della birra artigianale. Per fortuna, con gli opportuni emendamenti abbiamo in parte risolto la questione. Abbiamo proposto una proroga dell'entrata in vigore del registro di carico e scarico dei cereali, per rendere più facile e comprensibile le relative procedure per aiutare la filiera in questo difficile momento. Peccato aver trovato un muro da parte del Governo. Abbiamo trovato un muro analogo anche sulla proposta di agevolare le cessioni agricole all'interno dei contratti di rete. Siamo stati inascoltati. Manca un sostegno ai produttori ortofrutticoli e non sono previste risorse per compensare i danni da fauna selvatica, di cui ho già detto.