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Come i colleghi ben sapranno, quando si va a comprare una casa il notaio prende nota e domanda da dove arrivano i capitali che si investono nell'acquisto dell'immobile, ma soprattutto cerca di identificare quale potrebbe essere il reale beneficiario di quella transazione e se ha il sospetto che quella transazione finalizzata all'acquisto di una casa può avere qualcosa che non è a posto, invia una segnalazione per operazione sospetta. Questo avviene per qualsiasi compravendita immobiliare. Guarda caso, nelle aste giudiziarie questo non avviene. Quindi, un'organizzazione malavitosa tramite dei prestanome si può tranquillamente presentare ad un'asta giudiziaria, comprare fior fiori di immobili e nessuno va a vedere da dove arrivano i soldi, ma soprattutto chi è il reale beneficiario di quell'operazione. È una cosa che non ha senso. Abbiamo presentato pertanto una proposta di legge e sembra sia stata approvata in Commissione ed entrerà in questo provvedimento e speriamo che vada tutto bene. Oltre a questo, abbiamo pensato ad un altro strumento, a mio parere fondamentale, per porre un freno agli investimenti della malavita organizzata nelle aste giudiziarie, che è la banca dati. È necessario fare in modo che le persone che partecipano alle aste quantomeno siano registrate in un database nazionale, per consentire alla stessa magistratura, se deve svolgere delle indagini, di identificare le persone che sistematicamente partecipano alle aste e capire se dietro quella sistematicità vi sia qualcosa che ha a che fare con la malavita organizzata. Anche questo è, a mio parere, un emendamento di buonsenso, che rientrava nella proposta di legge di cui parlavo e che siamo lieti sia stato approvato dalla Commissione giustizia. Speriamo vada tutto bene. Abbiamo ottenuto successi su tre fronti: il mantenimento dell'articolo 560 quasi nella stesura originaria, la banca dati e soprattutto la necessità di tracciare le persone che partecipano alle aste. Si tratta di tre strumenti fondamentali per fare in modo che le aste giudiziarie abbiano comunque un connotato umano, soprattutto nel rispetto dei diritti. (Applausi) . I diritti vanno soppesati e bisogna trovare un equilibrio tra i diritti del creditore e i diritti del debitore di continuare ad abitare nella stessa casa. Presidente, mi lasci fare una notazione su quanto è successo in questi giorni in Senato, perché a mio parere va ricordato. Si è cercato di andare oltre le procedure, che sono standardizzate all'interno del nostro Regolamento. L'ho già detto ieri, ma poi la Commissione che presiedo è stata accusata di stare in vacanza quando le altre Commissioni lavoravano. Ebbene, voglio fare chiarezza su questo, perché ritengo sia mio diritto e soprattutto diritto delle persone che sono con me in Commissione bilancio: le ultime riformulazioni degli emendamenti approvati sono arrivate la settimana scorsa. Mi è stato promesso che non si sarebbe dato il mandato al relatore se non dopo il parere della Commissione bilancio e questo non è avvenuto. Ribadisco che gli ultimi testi sono arrivati giovedì sera, le relazioni tecniche del Ministero sono arrivate in settimana ed è stato conferito il mandato al relatore senza aspettare il parere della Commissione bilancio, stravolgendo il Regolamento del Senato. È una cosa inaccettabile, lo rimarco qui non per fare polemica, ma solo perché è un atto di giustizia. Spero non accada mai più, gli effetti li siamo vedendo adesso: oggi avremmo dovuto votare la fiducia e invece siamo ancora impegnati nella discussione generale. I Regolamenti servono e vanno rispettati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,20) GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ricordo come fosse ora quel pomeriggio di nove anni fa. Era il 16 maggio del 2012, quando, parlando da questo stesso banco, in questa stessa posizione, rivolgendomi a tutti i senatori, indistintamente, feci l'intervento di chiusura in qualità di relatrice, prima del voto finale, su un provvedimento di civiltà, che divenne successivamente legge e che vide il tabellone di quest'Aula tutto verde, con un'approvazione all'unanimità. Sto parlando dell'Atto Senato 2805, diventato legge n. 219 del 2012, recante disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali. In virtù di quella legge oggi, all'interno del codice civile, è stata eliminata ogni odiosa, retrograda, umiliante e antistorica aggettivazione dopo la parola figli. Io ribattezzai quella legge di riforma in materia di riconoscimento dei figli naturali legge Filumena Marturano. Ricordate? Era appena finita la Seconda guerra mondiale quando a teatro, nel corso della rappresentazione di una delle opere più belle mai scritte da Eduardo De Filippo, risuonò una frase pronunciata dal personaggio di Filumena Marturano. Per la prima volta, risuonò quella piccola grande verità che oggi, dopo più di settant'anni, abbiamo realizzato: i figli sono figli, " 'e figlie so' ffiglie". Non importa da chi siano nati: se da genitori sposati o conviventi o da una madre sola; non importa se siano stati adottati. In qualunque caso, sono figli e a loro, solo a loro, alla loro salvaguardia e alla salvaguardia dei loro diritti in maniera assolutamente equanime dobbiamo pensare. Oggi finalmente è così. Oggi i figli sono perfettamente uguali davanti alla legge e hanno finalmente tutti gli stessi diritti. Ricordo che una volta mancavano le parentele collaterali, che i diritti di successione erano un problema e che, comunque, era un timbro orrendo. Ora i figli sono uguali davanti alla legge, avendo realizzato, con un cambiamento normativo di grande civiltà, questo diritto sacrosanto. Per noi l'obiettivo principale fu di cancellare quella macchia nel nostro ordinamento e fare in modo che non vi fossero più discriminazioni. La salvaguardia del diritto dei figli supera tutto. D'altra parte, era dalla riforma del diritto di famiglia, nel lontano 1975, che gli operatori del diritto avvertivano l'esigenza di ultimare il processo di equiparazione dello stato giuridico dei figli, nonché di definire in maniera netta l'esercizio della potestà genitoriale in caso di crisi del nucleo familiare. Oggi quella riforma epocale, una vera e propria rivoluzione di civiltà, si perfeziona. Tra le modifiche introdotte al testo base vi era quella del tribunale di competenza in caso di controversie tra genitori e i relativi procedimenti rispetto all'affidamento e al mantenimento dei figli. Una volta, in caso di separazione, i genitori non sposati dovevano rivolgersi al tribunale per i minorenni e i genitori sposati, invece, al tribunale ordinario. E voi, che siete esperti delle procedure di diritto, sapete bene quanto sia diverso l' iter di un tribunale rispetto ad un altro. Quindi, in via transitoria la competenza sarebbe stata comunque quella del tribunale ordinario, in vista dell'istituzione di sezioni specializzate all'interno dei tribunali stessi sulla materia specifica. Si tratta del cosiddetto tribunale della famiglia, che avevamo già incardinato come provvedimento in Commissione giustizia.