[pronunce]

Considerato che, con ricorso notificato il 1° ottobre 2004, il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato le disposizioni contenute nell'art. 37, commi 2 e 3, e nell'art. 49, comma 1, lettera d), della legge della Regione Toscana 27 luglio 2004, n. 38 (Norme per la disciplina della ricerca, della coltivazione e dell'utilizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali), nella parte in cui, rispettivamente, prevedono, da un lato (art. 37, commi 2 e 3) che il produttore deve indicare sull'etichetta o sul contenitore delle acque minerali e di sorgente la “capacità nominale” – definita come «il volume d'acqua che il contenitore si ritiene debba contenere» – in luogo dell'espressione “volume nominale” utilizzata dagli artt. 2 e 5 del decreto-legge 3 luglio 1976, n. 451 (Attuazione della direttiva del consiglio delle Comunità europee n. 75/106/CE relativa al precondizionamento in volume di alcuni liquidi in imballaggi preconfezionati e n. 75/107 relativa alle bottiglie impiegate come recipienti-misura), convertito, con modificazioni, dalla legge 19 agosto 1976, n. 614; dall'altro (art. 49, comma 1, lettera d), che la Regione è legittimata ad emanare norme regolamentari di attuazione per disciplinare specificamente «le capacità nominali dei contenitori e le tolleranze ammesse»; che, secondo il ricorrente, l'uso da parte del legislatore regionale di una terminologia difforme da quella adoperata dal legislatore statale, sulla base della normativa comunitaria in materia, integra la violazione dell'art. 117, primo e secondo comma, lettere r) ed e), della Costituzione, anche in considerazione del fatto che le differenze di linguaggio e di nozioni usate sono suscettibili di sottrarre alcuni operatori al dovere di rispettare le regole stabilite per una corretta competizione e per la protezione dei consumatori; che la prevista attribuzione alla Regione di potestà regolamentare lede l'art.117, sesto comma, della Costituzione; che, preliminarmente, va precisato che il thema decidendum deve essere propriamente individuato - in base alle puntualizzazioni contenute nel ricorso proposto dal Presidente del Consiglio dei ministri in ragione della relativa deliberazione di autorizzazione adottata dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali, in data 24 settembre 2004 - nelle sole censure concernenti il contrasto tra le espressioni utilizzate dal legislatore regionale e quelle presenti nella legislazione statale volta a disciplinare materie riservate alla competenza esclusiva dello Stato, nonché nella dedotta attribuzione alla Regione della potestà regolamentare in materia estranea alla sua competenza; che, successivamente alla proposizione del ricorso, è intervenuta la legge della Regione Toscana 1° febbraio 2005, n. 21, recante «Modifiche alla legge regionale 27 luglio 2004, n. 38 (Norme per la disciplina della ricerca, della coltivazione e dell'utilizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali) », la quale ha disposto che nell'art. 37, comma 2, di tale ultima legge le parole “la capacità” sono sostituite dalle parole “il volume” e nello stesso tempo ha abrogato il comma 3 del medesimo art. 37 e il successivo art. 49, comma 1, lettera d); che l'art. 50, comma 1, della legge della Regione Toscana n. 38 del 2004, stabilisce che «le disposizioni della presente legge si applicano a far data dall'entrata in vigore del regolamento regionale di cui all'articolo 49»; che non possono trovare ingresso le deduzioni difensive dell'Avvocatura dello Stato circa la violazione, da parte della Regione, con l'impugnata legge, delle norme costituzionali sul riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni nella materia “pesi e misure”, in quanto formulate, per la prima volta, in sede di discussione orale, e pertanto estranee al thema decidendum fissato nel ricorso introduttivo (cfr. sentenza n. 382 del 1999); che, pertanto, il suindicato intervento normativo può ritenersi totalmente satisfattivo della pretesa quale risulta avanzata con il ricorso proposto dal Presidente del Consiglio dei ministri, sicché è venuta a cessare la materia del contendere, anche perché non risulta che le norme censurate, medio tempore, abbiano prodotto effetti; che, in conformità della giurisprudenza di questa Corte (cfr., ex multis, sentenze n. 304 del 2005 e n. 424 del 2004), deve, dunque, dichiararsi cessata la materia del contendere.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in ordine alle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 37, commi 2 e 3, e dell'art. 49, comma 1, lettera d), della legge della Regione Toscana 27 luglio 2004, n. 38 (Norme per la disciplina della ricerca, della coltivazione e dell'utilizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali) sollevate, in riferimento all'art. 117, primo e secondo comma, lettere r) ed e), e sesto comma, della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 novembre 2005. F.to: Annibale MARINI, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 novembre 2005. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA