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ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori rappresentati del Governo, colleghi, purtroppo il Senato è stato privato ancora una volta della possibilità di dare un contributo per migliorare un testo che, introducendo semplificazioni delle procedure e lo snellimento della macchina amministrativa, dovrebbe essere un tassello fondamentale per la ripartenza dell'Italia dopo un 2020 e anche un 2021 che ci hanno visto e ancora ci vedono impegnati tutti nella crisi pandemica. Parliamo di una guerra che ha provocato tanti morti, che stiamo combattendo con armi diverse, certamente con i vaccini, ma soprattutto con i nostri sanitari, medici e infermieri, donne e uomini delle Forze dell'ordine e delle associazioni di volontariato, i sindaci e tutti coloro che si sono impegnati per superare questo periodo che ha portato il PIL dell'Italia nel 2020 ad un decremento del 9 per cento. Gli ambiti di intervento toccati dal decreto sono tanti. Ne elenco qualcuno, a partire dal rilancio del settore turistico, ricettivo, fieristico e congressuale, prevedendo crediti d'imposta, contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. Agenzie di viaggio e tour operator , piscine, complessi termali, porti turistici, parchi acquatici, parchi tematici in generale e poi gli stabilimenti balneari sono destinatari di molte misure grazie all'azione del ministro Garavaglia (Applausi) , un super-pacchetto turismo con 2,4 miliardi stanziati per sostenere in modo importante un settore duramente colpito dalla pandemia. Vengono semplificate le procedure di approvazione del contratto di programma tra MIMS e RFI per ridurre i tempi di realizzazione degli investimenti ferroviari necessari per potenziare i collegamenti Nord-Sud e Est-Ovest nel nostro Paese. Viene previsto un piano di azione per la riqualificazione dei siti inquinati orfani, per la ricognizione e riperimetrazione dei siti contaminati di interesse nazionale, per gli interventi di bonifica e messa in sicurezza delle discariche e dei siti contaminati di competenza regionale. Si introducono norme relative alle attribuzioni di contributi statali ai Comuni in materia di efficientamento energetico e idrico, mobilità sostenibile, rigenerazione urbana, valorizzazione del territorio e messa in sicurezza dal rischio idrogeologico. Si introduce, come chiesto a gran voce dalla Lega alla Camera dei deputati, il rispetto dei tempi di pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni. Non è più accettabile infatti che oggi un'impresa debba fallire perché non incassa i crediti dallo Stato. (Applausi) . Aspettiamo alla prova dei fatti l'efficacia di queste misure che dovrebbero mettere in grado il Paese e tutti i soggetti attuatori, Stato, Regioni, Province, Comuni, aziende di Stato e imprese private di mettere a terra, entro il 2026, 235 miliardi che finanziano azioni e progetti in diversi settori. Stiamo insomma lavorando per concretizzare l'attuazione del PNRR, nato dopo la pandemia, uno tsunami che ha fiaccato il nostro Paese e l'intero pianeta. Non posso in questa sede non toccare ancora il tema del caro energia, un altro tsunami che ci sta travolgendo e che rischia di vanificare gli sforzi del PNRR. Il caro energia da mesi dà segnali di estrema pericolosità. La Lega lo ha evidenziato per prima con il senatore Salvini e il ministro Giorgetti. Il problema però è stato per troppo tempo irresponsabilmente sottovalutato e lo è ancora oggi, soprattutto dalle istituzioni europee. Il caro energia non è ovviamente solo italiano, ma l'Italia soffre di più perché paga scelte discutibili e inefficienze mai risolte. Le cause di questa drammatica situazione italiana sono da ricercare nel nostro particolare mix energetico e nell'eccessiva dipendenza energetica dall'estero. Il nuovo intervento in manovra da 3,8 miliardi per contenere gli aumenti in bolletta per il primo trimestre 2022 è stato necessario, ma non è sufficiente, occorre fare molto di più. I beneficiari sono 29 milioni di famiglie e 6 milioni di microimprese, ma piccole, medie e grandi imprese, soprattutto le energivore, sono in estrema difficoltà. Per loro finora nulla o pochissimo è stato fatto. (Applausi) . Ci sono anche i Comuni e in generale le pubbliche amministrazioni che non hanno magari fatto un contratto di fornitura a prezzo fisso, che hanno bollette raddoppiate se non triplicate. I prezzi del gas e dell'energia elettrica sono ormai fuori controllo. Oggi, 23 dicembre, l'energia elettrica è data a 414 euro a megawattora che fa innalzare la media giornaliera dei prezzi di dicembre a 303. Pensate che a dicembre 2020 eravamo a 54 euro a megawattora, un valore in linea con gli ultimi anni. Siamo ad un aumento del 765 per cento. Il gas è allo stratosferico livello di 180 euro a megawattora, a dicembre 2020 era a 16,5; la percentuale di aumento la lascio calcolare a voi, cari colleghi. Gas e luce continuano a salire e peraltro il generale inverno deve ancora arrivare e non illudetevi che a primavera del 2022 i prezzi possano scendere ai livelli della primavera di quest'anno. Purtroppo i forwards dicono che fino al 2023 i costi del gas rimarranno alti. Le cause di questo dramma: certamente la ripresa economica post Covid, che ha innalzato la domanda di gas, le strozzature sulle offerte di gas di fornitura, le speculazioni nel mercato del gas e soprattutto nel sistema ETS di pagamento della CO2. Vi sono poi temi di geopolitica relativi a tutte le tensioni in corso tra Occidente e Russia, principale fornitore di gas in Europa e in Italia che, invece di stemperare, l'Europa sta aggravando. Tra le cause, vi sono le tante, troppe scelte sbagliate fatte in Europa e soprattutto in Italia, in nome di un ambientalismo integralista che, sull'onda del Green Deal e della decarbonizzazione, ha tagliato gli investimenti sul gas, che è invece strategico nel ruolo di accompagnamento alla transizione ecologica. (Applausi) . Ha invece investito troppi soldi - e lo sta facendo tuttora - sulle energie rinnovabili, che hanno un costo elevatissimo per la loro mancata produzione quando non ci sono sole e vento. Sono tante le conseguenze e i rischi che si stanno manifestando e mentre in Europa continuano a litigare su quali misure adottare, la Commissione UE irresponsabilmente cancella il raddoppio del TAP, che avrebbe consentito la diversificazione degli approvvigionamenti. Forse a Bruxelles sperano che il fenomeno del caro energia passi da solo e non si rendono conto che questa crisi è sempre meno congiunturale e sempre più strutturale. In questi giorni, per carenza di energia elettrica proveniente dalla Francia, da cui dipendiamo, e per scarsa produzione delle rinnovabili, si sono riaccese le centrali a carbone di La Spezia e Monfalcone, che dovevamo dismettere. Per i costi insostenibili avremo un'accelerazione delle sospensioni di attività delle imprese e lavoratori costretti alla cassa integrazione. Vedrete che strage già a partire dai prossimi giorni.