[pronunce]

che l'evoluzione del quadro sanzionatorio per effetto della legge n. 271 del 2004, d'altro canto, non sarebbe affatto irragionevole, posto che il reato di indebito trattenimento era già in precedenza considerato grave (tanto da prevedersi per esso l'obbligatorietà dell'arresto), e che residua, pur dopo la riforma, un'opportuna articolazione tra forme di responsabilità contravvenzionale, per l'ipotesi più lieve dell'inottemperanza ad un ordine di espulsione per mancato rinnovo del permesso di soggiorno, e più gravi fattispecie a carattere delittuoso, che riguardano l'ingresso clandestino nel territorio dello Stato oppure l'omessa richiesta del permesso di soggiorno nei termini prescritti, o infine la revoca del permesso medesimo; che il Tribunale di Firenze in composizione monocratica, con due ordinanze di tenore analogo, deliberate rispettivamente il 22 agosto 2005 (r.o. n. 193 del 2006) e il 26 luglio 2006 (r.o. n. 120 del 2007), ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine impartitogli dal questore a norma del precedente comma 5-bis; che il rimettente – il quale procede nei giudizi a quibus, sia pure con riti diversi, nei confronti di persone accusate del reato di indebito trattenimento – dubita che i limiti edittali della sanzione, cui dovrebbe far riferimento in caso di applicazione della pena su richiesta o di condanna degli imputati, siano stati fissati in armonia con i precetti costituzionali; che l'incongruenza del trattamento sanzionatorio sarebbe manifesta alla luce della vicenda evolutiva che ha segnato la materia, posto che le pene per l'indebito trattenimento sarebbero state «macroscopicamente» inasprite, per specie e quantità, ad appena due anni dall'introduzione della fattispecie incriminatrice, senza alcuna corrispondenza con una modificazione sostanziale del fenomeno regolato; che del resto, a parere del rimettente, il legislatore avrebbe reso manifesta la ratio diversa ed effettiva del proprio intervento, mirato a contrastare gli effetti della sentenza della Corte costituzionale n. 223 del 2004 – con cui era stata dichiarata l'illegittimità dell'art. 14, comma 5-quinquies, del d.lgs. n. 286 del 1998, nella parte in cui stabiliva che, per il reato previsto dal precedente comma 5-ter, fosse obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto – ed a consentire, in particolare, il ripristino della previsione di arresto per lo straniero illegalmente trattenutosi nel territorio nazionale; che la «trasposizione di un'esigenza processuale nel diritto penale sostanziale», secondo il giudice a quo, sarebbe sintomo evidente della rottura del rapporto di proporzionalità tra fatto e pena; che una violazione del principio di uguaglianza emergerebbe anche in esito al raffronto del trattamento previsto per l'indebito trattenimento con quello riservato ad altre ipotesi criminose – quali l'inosservanza di un provvedimento legalmente dato per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica o d'ordine pubblico o di igiene (art. 650 cod. pen.) e la contravvenzione al foglio di via obbligatorio (art. 2 della legge n. 1423 del 1956) – che sarebbero ad esso comparabili in quanto consistenti, a loro volta, nella disobbedienza ad un ordine impartito dall'autorità amministrativa a fini di tutela dell'ordine pubblico; che pertanto, secondo il rimettente, la norma censurata contrasterebbe con il principio di uguaglianza sia in rapporto alle sanzioni previste per la medesima fattispecie soltanto due anni prima della sua introduzione, sia in esito al raffronto con le pene comminate per comportamenti illeciti della stessa natura; che dal difetto di proporzionalità scaturirebbe anche un contrasto della norma censurata con l'art. 27, terzo comma, Cost., posto che solo una pena corrispondente alla gravità del fatto può esplicare una vera funzione rieducativa; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel solo giudizio r.o. n. 193 del 2006, con atto depositato il 18 luglio 2006, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata; che infatti, secondo la difesa erariale, rientra appieno nell'esercizio della discrezionalità legislativa la determinazione di «un trattamento sanzionatorio che, nel rispetto dei principi di legalità, miri ad assicurare un ordinato flusso migratorio», e dunque costituisca adempimento dell'obbligo, per lo Stato ineludibile, di presidiare le proprie frontiere; che il Tribunale di Genova in composizione monocratica, con ordinanza del 14 ottobre 2005 (r.o. n. 602 del 2006), ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanarsene, impartitogli dal questore a norma del precedente comma 5-bis; che il rimettente, il quale procede con rito abbreviato nei confronti di uno straniero accusato del reato di indebito trattenimento, ritiene che i valori edittali della sanzione, entro i quali dovrebbe essere fissata la pena da irrogare per il caso di condanna, siano irragionevolmente alti, comportando una violazione del principio di uguaglianza e di necessaria funzionalità rieducativa della pena; che anzitutto, secondo il giudice a quo, l'inasprimento sanzionatorio attuato con la legge n. 271 del 2004 non troverebbe corrispondenza in un concreto aggravamento del fenomeno criminoso regolato, ed avrebbe avuto il solo scopo di legittimare una nuova previsione di arresto dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 223 del 2004, la quale aveva stabilito l'illegittimità della misura in riferimento alla natura contravvenzionale che all'epoca caratterizzava il reato di indebito trattenimento; che d'altra parte gli attuali livelli della sanzione, ed in particolare quello minimo, risulterebbero eccessivi sia considerando fattispecie punite in modo sostanzialmente analogo, ma pertinenti a fatti di maggiore gravità, sia considerando fattispecie sanzionate in termini assai più blandi, per quanto pertinenti a comportamenti sostanzialmente analoghi a quello in considerazione; che il rimettente evoca, nella prima prospettiva, il delitto di cui all'art. 14, comma 5-quater, dello stesso d.lgs. n. 286 del 1998, consistente nell'indebito reingresso nel territorio nazionale di persona già espulsa: