[pronunce]

– nella riunione del 26 gennaio 2006 della Conferenza unificata i rappresentanti delle Regioni e degli enti locali hanno presentato un ordine del giorno recante un parere negativo sullo schema di decreto, motivandolo sia in ordine al merito sia in ordine al metodo procedimentale seguito, ed il rappresentante del Governo si è limitato a dichiarare di prenderne atto; – comunque, in data 10 febbraio 2006 il Consiglio dei ministri ha riapprovato, di nuovo «in via definitiva» lo schema di decreto, senza però apportarvi modifiche o riesaminarlo nel merito; – peraltro, a seguito della richiesta di alcuni chiarimenti da parte del Presidente della Repubblica in ordine al procedimento di formazione ed al merito del decreto, il Consiglio dei ministri in data 29 marzo 2006 ha riapprovato con alcune modifiche il decreto, il quale è stato, infine, emanato in data 3 aprile 2006, con un testo formalmente (sia pure parzialmente) diverso da quello sottoposto all'esame delle Commissioni parlamentari e della Conferenza unificata. 2.1. - Secondo la difesa regionale il procedimento appena descritto non avrebbe rispettato i contenuti minimi della garanzia di partecipazione della Conferenza unificata, imposti dal principio di leale collaborazione e dalla stessa legge delega (art. 1, comma 4, della legge n. 308 del 2004), dato che il Governo avrebbe richiesto il parere in termini temporali tali da renderne impossibile l'espressione ed avrebbe rifiutato la richiesta di rinvio dell'esame della questione, allegando ragioni di urgenza inesistenti. La difesa regionale esclude, altresì, che l'ordine del giorno approvato il 20 gennaio 2006 possa essere considerato equivalente ad un parere effettivamente articolato e reso a seguito di un corretto procedimento e rileva che esso, comunque, non è stato effettivamente preso in considerazione. La difesa regionale, infine, richiamando giurisprudenza di questa Corte (in specie le sentenze n. 422 del 2002, n. 308 del 2003 e n. 31 del 2006), sostiene: che in materie come quella ambientale, nelle quali risultano necessariamente ed inestricabilmente connesse competenze statali e regionali, il principio di leale collaborazione richieda la messa in opera di procedimenti nei quali tutte le istanze costituzionalmente rilevanti possano trovare applicazione; che il sistema delle Conferenze sia una delle sedi più qualificate per l'elaborazione di regole destinate ad integrare il parametro della leale collaborazione e che, seppure tale principio possa essere organizzato in modi diversi, per forme e intensità della pur necessaria collaborazione; esso non potrebbe comunque essere ridotto, come avvenuto nel caso di specie, ad una ritualità puramente formale. 2.2. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito con atto dell'11 maggio 2006, chiedendo che sia dichiarata la inammissibilità e l'infondatezza tanto del ricorso quanto della istanza di sospensione delle norme impugnate. In particolare, per quanto interessa il presente giudizio, la difesa erariale sostiene che la tesi della ricorrente in ordine alla violazione del principio di leale collaborazione sarebbe, anzitutto, inammissibile, laddove con essa la Regione Emilia-Romagna sembrerebbe pretendere la necessità di una procedura di codecisione, in luogo della prevista attività consultiva, posto che una tale censura avrebbe dovuto appuntarsi avverso la legge di delegazione, non oggetto di impugnativa. La prospettata violazione del principio di leale collaborazione e dei vincoli procedimentali discendenti dalla legge di delegazione legislativa n. 308 del 2004, poi, non sussisterebbe e poggerebbe su di una rappresentazione delle fasi procedimentali suggestiva e non aderente alla realtà, dacché non sarebbe vero che «il parere non poté essere espresso», essendo vero piuttosto che il 15 dicembre 2005, dopo sedici giorni dalla trasmissione dello schema di provvedimento, la Conferenza unificata ha ritenuto di esprimersi affermando la propria impossibilità a rendere il parere. Il termine in concreto concesso, poi, non sarebbe incongruo, secondo l'Avvocatura, anche raffrontato al termine massimo di giorni venti previsto dall'art. 2, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto, 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle Regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali), per i pareri da esprimersi da parte della Conferenza Stato-Regioni. Previsione questa, peraltro, non applicabile secondo la difesa erariale né in via estensiva né in via analogica al diverso modus operandi della Conferenza unificata. L'Avvocatura dello Stato nega, infine, che l'ordine del giorno della riunione del 26 gennaio 2006 della Conferenza unificata, recante un parere negativo espresso dalle Regioni, abbia rilievo alcuno rispetto alla validità del procedimento legislativo in questione, trattandosi di atto riferibile unicamente alle Regioni, oltretutto mai divenuto oggetto di trasmissione ufficiale né alle Commissioni parlamentari né al Governo, e non di quel parere della Conferenza, richiesto invece dalla legge delega. 2.3. - In data 14 giugno 2006 è stata depositata nota della Presidenza del Consiglio dei ministri, recante estratto del verbale della riunione del Consiglio del 9 giugno 2006, nel quale risulta deliberato di «rinunciare all'intervento nel ricorso di legittimità costituzionale promosso dalla Regione Emilia-Romagna avverso taluni articoli del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) già deciso nella riunione del 27 aprile 2006». 2.4. - Con ordinanza n. 245 del 22 giugno 2006, questa Corte ha dichiarato non luogo a provvedere sull'istanza di sospensione delle norme impugnate proposta dalla ricorrente Regione Emilia-Romagna, rilevando che, nel sollecitare l'esercizio da parte della Corte di tale potere, la ricorrente aveva solo prospettato in maniera assertiva, ma non aveva adeguatamente argomentato, la sussistenza dei relativi presupposti. 2.5. - In prossimità dell'udienza del 5 maggio 2009 la Regione Emilia-Romagna ha presentato una memoria, nella quale, tra l'altro, rimarca la permanenza del suo interesse al ricorso, anche a fronte delle rilevanti modifiche apportate al decreto legislativo impugnato da parte dei decreti correttivi 8 novembre 2006, n. 284 (Disposizioni correttive e integrative del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale) e 16 gennaio 2008, n. 4 (Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale).