[pronunce]

che è invece conforme all'essenza dell'istituto in esame che il potere di pronunciare sentenza di applicazione della pena malgrado il dissenso del pubblico ministero possa essere esercitato, ex art. 448, comma 1, quarto periodo, cod. proc. pen. , solo dopo la chiusura del dibattimento, quando il giudice è posto in grado di valutare, in esito alle risultanze dell'istruzione dibattimentale, se le ragioni del dissenso del pubblico ministero erano giustificate; che tale interpretazione logico-sistematica non è in contrasto con il tenore letterale della disposizione, che al secondo periodo del comma 1 si limita a prevedere la facoltà dell'imputato di rinnovare la richiesta di applicazione della pena prima dell'apertura del dibattimento, mediante una formulazione che non esclude che la richiesta debba essere corredata del consenso del pubblico ministero, secondo quanto disposto in via generale dall'art. 444 cod. proc. pen. , cui rinvia il primo periodo del comma 1, dell'art. 448; che anzi, a prescindere dal problema se sia ammissibile una mera reiterazione della precedente richiesta, il termine "rinnovare" sembra evocare il significato di "nuova richiesta", in ordine alla quale non potrebbe, evidentemente, prescindersi dal consenso del pubblico ministero, a pena di stravolgere la fisionomia dell'istituto del "patteggiamento"; che tali considerazioni circa l'erroneità del presupposto interpretativo assunto dai rimettenti come tertium comparationis si riflettono sulla specifica questione oggetto del presente giudizio di costituzionalità, già dichiarata manifestamente infondata durante la vigenza della disciplina antecedente alle modifiche introdotte dalla legge n. 479 del 1999 con ordinanza n. 488 del 1994, posto che i maggiori poteri di integrazione probatoria e decisori riconosciuti al giudice dell'udienza preliminare dalla legge n. 479 del 1999, addotti dal rimettente a sostegno della questione, non esercitano alcuna influenza sulla struttura negoziale del patteggiamento; che la questione va pertanto dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 448, comma 1, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 97 e 111 della Costituzione, dai Giudici dell'udienza preliminare dei Tribunali di Torino e di Cremona, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 dicembre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 21 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola