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In passato sono stati inseriti sul territorio italiano esemplari di cinghiali provenienti dall'est europeo che si sono adattati così bene da richiedere interventi di riequilibrio; i cinghiali sono animali pericolosi per le persone e rappresentano un grosso problema per agricoltori e allevatori, infatti sono molteplici e ingenti i danni causati alle colture e agli animali da questi ungulati, che gli agricoltori non possono più sopportare; nelle fasce collinari e pianeggianti si sviluppano colture agricole, quali grano, mais, orzo, ma anche castagne, farro, mele e uva, che diventano alimento ideale per questi animali. Essi, tra l'altro, sono molto prolifici, basti pensare che una femmina della specie può arrivare a partorire fino a 10 esemplari e in condizioni ottimali anche tre volte all'anno; gli agricoltori sono fortemente preoccupati per i danni ingentissimi alle loro coltivazioni e per la salute del bestiame, quindi sarebbe indispensabile intervenire urgentemente con provvedimenti rapidi ed efficaci per evitare che il futuro dell'agricoltura venga irrimediabilmente compromesso, si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo, ognuno per quanto di propria competenza, intendano adottare al fine di individuare strumenti specifici e urgenti per contrastare il fenomeno crescente dello sviluppo incontrollato dei cinghiali e quali misure finanziarie intendano prevedere, nell'ambito delle risorse stanziate e pertinenti, per riparare i danni ingenti agli agricoltori che questi ungulati stanno arrecando. Atto n. 4-00153 TOSATO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la normativa vigente in materia di revisioni periodiche dei veicoli di interesse storico e collezionistico, costruiti prima del 1° gennaio 1960, prevede che tali revisioni debbano essere effettuate dagli uffici della Motorizzazione civile; la norma, ribadita nella circolare ministeriale 4 ottobre 2010, prot. n. 79260, intende tutelare i veicoli da possibili danni dovuti ai metodi di controllo degli impianti di frenata utilizzati dalle officine private, non compatibili con la vetustà dei veicoli; con circolare 19 gennaio 2018 prot. 4862 la Direzione generale delle infrastrutture e dei trasporti ha inviato una comunicazione all'ufficio Motorizzazione civile di Firenze e agli uffici della direzione generale del Centro Italia specificando che "non si ravvisano ostatività affinché la revisione di tali veicoli venga effettuata oltre che presso gli Uffici della Motorizzazione Civile anche presso i Centri di Revisione autorizzati, stante la valenza legale dell'operazione, che ne autorizza la circolazione e ne attesta il positivo superamento di tutte le verifiche previste"; a quanto risulta all'interrogante, gli uffici delle direzioni generali del Nord est, del Nord ovest e del Sud non operano secondo questa indicazione, creando, nei fatti, disparità di trattamento fra i cittadini di diverse città, si chiede di sapere se sia stata inviata una circolare ministeriale a tutti gli uffici della Motorizzazione del territorio nazionale che ricalchi il contenuto di quella inviata agli uffici della direzione generale del Centro Italia in data 10 gennaio 2018 e come il Ministro in indirizzo intenda rendere noto a tutti gli uffici competenti che è possibile effettuare le revisioni periodiche dei veicoli di interesse storico e collezionistico costruiti prima del 1° gennaio 1960, oltre che presso gli uffici della Motorizzazione civile, anche presso i centri di revisione autorizzati. Atto n. 4-00154 DE BONIS GALLICCHIO ABATE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: la centrale a biomasse del Mercure rappresenta il fulcro del dibattito politico all'interno della valle del Mercure, il quale tocca una serie di tematiche di rilevanza enorme: dalle implicazioni di carattere ambientale, intese sia sotto il profilo dell'inquinamento che del disboscamento selvaggio, fino ai danni alla biodiversità locale allo sviluppo economico, in riferimento ai posti di lavoro promessi ma in realtà assolutamente limitati, o al lucroso business legato al mercato delle biomasse, appetito dalla criminalità organizzata, come recentemente disvelato proprio con riferimento alla centrale del Mercure dall'inchiesta "Stige" della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nell'ambito della quale sono stati arrestati fornitori di biomasse allo stesso impianto; a oggi il parco nazionale del Pollino è una delle aree protette di interesse nazionale più estese e più importanti in termini di biodiversità del territorio italiano, la cui importanza è stata confermata e riconosciuta dall'istituzione di una zona di protezione speciale, area di alto interesse ambientale, naturalistico a carattere comunitario, anche per l'inclusione tra i beni protetti dall'Unesco; la centrale è un impianto a biomasse dalla potenza di 41 megawatt elettrici, che funziona producendone 35, e che brucia oltre 300.000 tonnellate all'anno di cippato di legna vergine con un rendimento del 26 per cento: solo un quarto dell'energia termica prodotta dalla centrale, secondo stime di Enel, diventa energia elettrica, il che significa che a fronte di 41 megawatt elettrici si impegnano circa 164 megawatt termici; giova evidenziare, peraltro, come a fronte di costi elevatissimi per il trasporto delle biomasse l'Enel abbia ricavato appena 10 milioni di euro dalla vendita dell'energia prodotta e ben 40 da contributi pubblici (il cui presupposto, ad avviso dell'interrogante del tutto insussistente, è quello di produrre energia), sicché l'iniziativa industriale non solo è devastante per l'impatto sociale ma sarà anche palesemente insostenibile sotto il profilo industriale quando verranno meno le suddette incentivazioni; l'impianto è localizzato nel comune di Laino Borgo (Cosenza), al confine con la Basilicata, nel cuore del parco nazionale del Pollino; nel 1997 si decise per la dismissione della pregressa struttura che funzionava a olio combustibile ma successivamente Enel optò per la riapertura dello stesso impianto nel 2005, attraverso una conversione a biomasse autorizzata dalla Provincia di Cosenza nel 2002; la relazione di piano per il parco del Pollino del 2011, vol. V, precisa che "la centrale Enel del Mercure rappresenta un nodo spinoso, nonché un caso emblematico della possibilità di realizzare impianti di produzione di energia in aree protette. Allo stato attuale, il progetto di riattivazione in esercizio con impiego di biomasse quale combustibile, appare improponibile, per i motivi di seguito riportati: scarsa efficienza dell'impianto con rendimenti di appena il 26%, che sono alquanto modesti in relazione ai più recenti criteri di efficienza energetica; eccessive dimensioni dell'impianto (41 MW elettrici) che va in contrasto con un modello di filiera biomassa-energia sostenibile secondo quanto auspicato dalle leggi in materia, nonché dal Programma Quadro per il settore forestale del M.A.T.T.M. del 2009"; nel vecchio regolamento del Parco del Pollino è prevista l'attività di impianti del genere, ma a patto che non superino i 3 MW elettrici";