[pronunce]

l'invocata pronuncia di accoglimento costituirebbe pertanto, ad avviso della parte privata, una inammissibile reintroduzione nel sistema di una sorta di solve et repete, nel senso che il datore di lavoro, prima di poter agire per il recupero coattivo del proprio credito, dovrebbe adempiere al debito retributivo nei confronti del dipendente, «pur essendo pacifico che, una volta liquidata tale somma e confusasi con il patrimonio del dipendente, essa tornerebbe ad essere integralmente aggredibile da parte del datore di lavoro in sede di esecuzione forzata, con evidente vulnerazione del diritto di difesa di cui all'art. 24 Cost.».1.- Il Tribunale di Palermo dubita, in relazione agli artt. 36 e 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 1246, comma primo, numero 3, del codice civile e dell'art. 545, comma quarto, del codice di procedura civile, nella parte in cui, secondo il “diritto vivente” risultante dalla consolidata interpretazione della giurisprudenza della Corte di cassazione, non prevedono che la compensazione dei crediti del lavoratore per stipendio, salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, debba avvenire nei limiti della misura di un quinto anche nel caso in cui il credito opposto in compensazione abbia origine dal medesimo rapporto di lavoro o d'impiego. 2.- Preliminarmente, deve essere respinta l'eccezione di inammissibilità della questione proposta dall'Avvocatura generale dello Stato in ragione della circostanza che l'ordinanza di rimessione è stata soltanto comunicata nel dispositivo, e non già notificata, al Presidente del Consiglio dei ministri. Premesso che la lamentata irregolarità del procedimento non determinerebbe, in sé, l'inammissibilità della questione ma la restituzione degli atti al giudice a quo perché provveda al compimento dell'atto prescritto dalla legge, deve rilevarsi che, non avendo l'Avvocatura dedotto alcun pregiudizio per il suo diritto di difesa (che ha, peraltro, ritualmente esercitato), non sussiste impedimento di sorta all'esame nel merito della sollevata questione di legittimità costituzionale. 3.- La questione non è fondata. 3.1.- Il consolidato (anche se non totalmente univoco) orientamento giurisprudenziale, in relazione al quale il Tribunale di Palermo solleva la questione di legittimità costituzionale, muove dalla premessa secondo cui «l'istituto della compensazione presuppone l'autonomia dei rapporti cui si riferiscono i contrapposti crediti delle parti»; autonomia che non sussisterebbe «allorché i rispettivi crediti e debiti abbiano origine da un unico rapporto, nel qual caso la valutazione delle reciproche pretese importa soltanto un semplice accertamento contabile di dare ed avere, con elisione automatica dei rispettivi crediti fino alla reciproca concorrenza» (così, ex multis, Cass. 17 aprile 2004, n. 7337). Di tale principio - elaborato al fine di non turbare l'equilibrio sinallagmatico delle prestazioni nell'ambito di un unico rapporto - la giurisprudenza ha fatto applicazione ai rapporti di debito-credito tra datore di lavoro e suo ex dipendente, ed in particolare al caso - oggetto del giudizio a quo - di credito dell'ex dipendente per il TFR e di credito del datore di lavoro da delitto. 3.2.- L'orientamento giurisprudenziale appena ricordato non può certamente ritenersi confliggente con l'art. 3 della Costituzione nella parte in cui vieta ingiustificate disparità di trattamento (qui, tra creditori). La circostanza che il credito del datore di lavoro abbia il suo fatto costitutivo in un delitto (nella specie, appropriazione indebita) non è idonea a rendere in toto equiparabile il credito del datore di lavoro a quello di qualsiasi altro creditore, e quindi a rendere privo di razionale giustificazione l'orientamento giurisprudenziale che ravvisa la specificità di quel credito nella circostanza che l'obbligazione risarcitoria dell'ex dipendente scaturisce da un comportamento che non solo ha nell'esistenza del rapporto di lavoro la sua necessaria ed insostituibile occasione, ma che costituisce anche grave violazione dei doveri del prestatore di lavoro verso il datore. 3.3.- Non sussiste neanche la lamentata violazione dell'art. 36 della Costituzione, in relazione all'art. 545, comma quarto, cod. proc. civ. , dal momento che questa Corte ha statuito che la norma del codice di rito - se è vero che contempera l'interesse del creditore al recupero del proprio credito e quello del lavoratore a non veder vanificata la funzione alimentare del credito retributivo (sentenza n. 20 del 1968) - non costituisce una modalità obbligata per realizzare tale contemperamento (ordinanza n. 302 del 1998) e, tanto meno, per realizzarlo nella misura ivi prevista nei confronti di qualsiasi credito. Consegue da tale rilievo che le segnalate peculiarità del credito del datore di lavoro da delitto nei confronti dell'ex dipendente ben possono giustificare il particolare trattamento di tale credito anche in relazione all'art. 545, comma quarto, cod. proc. civ. , e cioè ad una norma della quale deve escludersi che costituisca - nel suo specifico contenuto - inderogabile attuazione del precetto di cui all'art. 36 Cost.: sicché la questione di legittimità costituzionale deve ritenersi, in realtà, sollevata sotto il profilo della insussistenza (da negarsi per quanto si è detto) di sufficienti ragioni a sostegno della disparità di trattamento sancita, in relazione all'art. 545, comma quarto, cod. proc. civ. , in favore del datore di lavoro creditore di somme risarcitorie ex delicto.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1246, comma primo, numero 3, del codice civile, e dell'articolo 545, comma quarto, del codice di procedura civile sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 36 della Costituzione, dal Tribunale di Palermo con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 giugno 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 luglio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA