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si legge nel comunicato stampa diramato dall'Agcom il 2 aprile scorso che il commissario Antonio Nicita, relatore, ha inserito all'interno del monitoraggio delle iniziative di auto-regolamentazione delle piattaforme on line volte a contrastare la disinformazione sulle tematiche COVID-19, un progetto proposto da Facebook, basato sulla sperimentazione di un nuovo servizio di fact-checking su WhatsApp relativo a notizie e informazioni riguardanti il nuovo Coronavirus; il progetto, presentato al Tavolo permanente Agcom "Piattaforme Digitali e Big Data", si basa su un autonomo accordo tra Facebook e un fact-checker indipendente, selezionato dalla piattaforma e già partner del Facebook Third-Party Fact-Checking Program e membro dell'International Fact Checking Network di Poynter. Il fact-checker selezionato da Facebook è 'Pagella Politica', che opererà attraverso un progetto ad hoc denominato 'Facta'. Dotato di un profilo WhatsApp e di una numerazione dedicata, Pagella politica riceverà le segnalazioni da parte di quegli utenti della piattaforma che vorranno sottoporre contenuti alla verifica di autenticità, assumendosi la responsabilità sulla valutazione del contenuto e sui criteri adottati a tal fine; in sostanza un utente che riceve un'informazione o un contenuto dedicato alla tematica COVID-19 potrà inoltrarlo per una verifica al numero WhatsApp dedicato: il fact checker invierà una notifica all'utente che ha trasmesso la richiesta e, in caso si tratti di una notizia falsa, pubblicherà il risultato dell'analisi sul sito web . Facta, inoltre, aggiornerà costantemente la piattaforma WhatsApp sulle informazioni verificate sul COVID-19 e, agli utenti che lo richiederanno, invierà un messaggio sul resoconto giornaliero delle analisi effettuate e pubblicate sul sito; l'obiettivo sarebbe quello di prevenire e contrastare la disinformazione on line in ambito medico, sanitario, con particolare riguardo all'epidemia da COVID, e la priorità di Facebook sarebbe assicurarsi che tutti possano accedere a informazioni attendibili e accurate e fermare le bufale e la disinformazione; considerato che l'Agcom afferma che questo progetto pilota, compatibilmente con le prescrizioni del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), potrebbe rappresentare una best practice in quanto l'iniziativa sull'approfondimento della veridicità di una notizia o di un contenuto avviene in modalità volontaria e rispettosa delle garanzie di libertà di accesso alle informazioni e ai contenuti da parte degli utenti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo esprima un parere favorevole al predetto progetto pilota proposto da "Facebook" e "WhatsApp" per affrontare la sfida della disinformazione sul Coronavirus attraverso le piattaforme digitali; se non ritenga, come invece sostiene l'interrogante, che tale progetto possa violare la privacy , seppure involontariamente, attraverso la divulgazione di dati personali che riguardano aspetti sensibili della persona, sui quali lo stesso titolare del diritto ritiene di dover preservare il riserbo; se non ritenga che tale sperimentazione possa seriamente compromettere l'altrui libertà di pensiero, dal momento che i confronti andrebbero svolti nelle sedi opportune e non certamente su WhatsApp. Atto n. 4-03136 DE BONIS Ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: da una lettura degli articoli pubblicati dai media , in particolare "Il Sole 24 Ore" dall'11 al 24 marzo 2020, si evince un tentativo in atto per distrarre i fondi europei destinati al Mezzogiorno a favore delle aree maggiormente colpite da COVID-19; il rischio che correrebbe il Mezzogiorno se ciò avvenisse è gravissimo. In pratica l'Unione europea potrebbe chiedere di rimodulare la spesa. Infatti, è scritto nell'articolo di stampa che "la Commissione sta preparando una lettera destinata al ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che oltre ad allargare le maglie sugli aiuti di Stato, dovrebbe dare indicazioni sulla possibilità di rimodulare la spesa dei fondi UE". "Rimodulare" è la parola magica che significa poter utilizzare i fondi europei che il Sud non ha ancora speso e destinarli al Nord. Anche quelli eventualmente impegnati. Ma se i fondi si chiamo di "coesione", tali devono rimanere e se servono a ridurre il gap tra le diverse parti d'Italia, non deve essere cambiata la destinazione d'uso; in pratica, dei 74,1 miliardi di euro dei programmi Ue, ben 46,6 miliardi sono destinati al Mezzogiorno, ovvero oltre il 62 per cento. Quindi, le maggiori spese che le regioni del Nord affrontano per il Coronavirus devono essere pagate sforando il deficit e non con fondi europei per il Mezzogiorno. Non si devono toccare le risorse destinate alla coesione sociale, allo sviluppo della scuola, alla formazione professionale nonché all'occupazione dei giovani. L'interrogante ricorda, per esempio, che secondo la Svimez oggi la spesa annua del settore pubblico allargato pro capite al netto degli interessi nel Sud è pari a 13.394 euro, nel Centro-Nord è pari a 17.065 euro. Tale divario nella spesa storica deve essere colmato e non aggravato; la Commissione europea a metà marzo avrebbe dato il via all'utilizzazione di una parte dei fondi strutturali per la coesione (Fse e Fesr) per l'emergenza Coronavirus. Subito disponibili circa 800 milioni, poi ulteriori risorse potranno derivare dai fondi non ancora impegnati della programmazione 2014-2020. Sanità, lavoro e sostegno alle imprese dei settori più colpiti, a partire dal turismo, saranno i tre assi di intervento. Nello specifico i fondi europei saranno spesi per l'acquisto di servizi, strumentazioni e macchinari sanitari, ma anche in formazione e utilizzo del personale medico; il secondo asse riguarda il fronte economico, quindi interventi in favore di Pmi, per il capitale circolante e per sostegni diretti ai settori più colpiti; il Fse dovrà servire infine per avviare politiche attive del lavoro, forme di compensazioni salariali per i lavoratori, anche collegate alla riduzione dell'orario di lavoro; tutto questo deve valere per l'intero Paese e deve essere garantita la piena solidarietà. L'Italia "non riparte senza il Sud" non deve rimanere un vuoto slogan da campagna elettorale. Oggi, più che mai, in piena crisi COVID-19, questo slogan deve diventare una realtà; quei fondi europei sono indispensabili per attuare l'auspicata coesione nazionale per i quali gli stessi sono stati istituiti e cioè per recuperare il gap economico-infrastrutturale maturato in 159 anni e che, di fatto, divide l'Italia; l'azione del Governo deve dunque concretizzarsi agendo nel rispetto del principio di uguaglianza costituzionalmente tutelato. Certo non deve mancare il sostegno all'economia del settentrione d'Italia colpito maggiormente dall'emergenza COVID-19, ma non deve mancare nemmeno all'economia meridionale; non deve mancare il sostegno alle popolazioni del settentrione martoriato dalla violenza della pandemia, a quanto sembra, accentuata nelle fasi iniziali, dalle folli decisioni ispirate dalle lobby economiche devote solo al profitto. Così come, non deve mancare alle popolazioni del Meridione, momentaneamente meno colpite in termini di contagi rispetto al Nord, ma che hanno subito le stesse sorti negative del Paese da un punto di vista economico;