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Il Presidente della Repubblica, infatti, vi ha richiamati, ma temo che qui ci siano troppe persone sarde, oltre che alle istanze delle regole democratiche, anche ai richiami del Presidente della Repubblica. Voglio vedere se nelle prossime settimane continuerete imperterriti con questa violazione delle norme costituzionali e a non accogliere i richiami del Presidente della Repubblica. Non vorrei poi ricordare - ma lo faccio ugualmente, perché credo sia utile soprattutto per il Governo - quello che ho detto la scorsa settimana, cioè che il 95 per cento dei decreti attuativi previsti dal Governo Draghi è ancora non realizzato. Questo vuol dire che la potenzialità delle normative e degli interventi dello Stato di fatto viene limitata quasi integralmente, cioè spariamo a salve. Siamo quindi all'ennesima fiducia, all'ennesima violazione e all'ennesimo sfregio al Senato, che si trova qui a dover votare, senza poter minimamente incidere su un provvedimento, e ad esprimere ormai un voto quasi rituale di fiducia al Governo, da parte peraltro, cari colleghi, della maggioranza forse più ampia della storia repubblicana, dall'estrema sinistra ai nostri alleati di centrodestra, gli amici della Lega e di Forza Italia. Siete tutti insieme, avete la più grande maggioranza e, nonostante ciò, ricorrente al voto di fiducia. Ci si potrebbe domandare il perché. Peraltro, non credo che all'unica opposizione presente, quella di Fratelli d'Italia, si possa imputare di aver fatto ostruzionismo, presentando pacchi di emendamenti, perché ha cercato semplicemente, con serietà, come da sempre fa, di migliorare con qualche proposta e con qualche progettualità i decreti che arrivano nelle Aule parlamentari. Nonostante tutto questo, ricorrete continuamente al voto di fiducia. È chiaro - i cittadini lo devono sapere - che ricorrete al voto di fiducia per scappare dai problemi intestini che caratterizzano la vostra maggioranza, che politicamente di fatto non esiste e quindi regge un Governo al quale è demandata quasi la totale autonomia nel decidere le sorti del Paese. Avete affidato il Paese a un Governo che è libero, nei fatti, di fare quello che vuole, quindi le Camere hanno rinunciato al ruolo che la Costituzione e le regole democratiche imporrebbero loro. Il Senato poi - mi auguro che la presidente Casellati voglia far sentire al più presto la sua voce - ormai da qualche mese è emarginato dai principali provvedimenti del Paese, che vengono approvati e discussi alla Camera e arrivano qui per una semplice passerella. Ringrazio quindi il presidente D'Alfonso per aver accolto l'appello che Fratelli d'Italia, anche per mio tramite, ha rivolto la scorsa settimana, chiedendo a tutti i rappresentanti istituzionali, ai Presidenti delle Commissioni in primis , di rivolgersi ai Presidenti delle Camere affinché insieme, nella tutela della democrazia e della Costituzione, si rivolgano al Presidente della Repubblica. Il presidente D'Alfonso ha accolto questo richiamo. So che ha scritto una lettera alla presidente Casellati e mi auguro davvero che quest'ultima voglia immediatamente intestarsi una battaglia a difesa non solo del Senato, ma anche della democrazia e della Costituzione. Lo chiediamo a voce alta. (Applausi) . Nel merito, abbiamo tante cose da dire. Come ho già detto, il provvedimento in esame rappresenta la strada per un più facile approdo dei fondi in economia e un più facile ribaltamento dei benefici finanziari nel tessuto economico del Paese. C'è bisogno di semplificazioni e tanta necessità di migliorare, insieme e ovunque, questi aspetti. Occorre, però, non tanto e non solo limitare le semplificazioni al PNRR, ma fare in modo che fuoriescano dalla normativa specifica ed entrino in quella ordinaria. Abbiamo bisogno di semplificazioni ovunque e non solamente nell'attuazione del PNRR. Questo è un passaggio che dobbiamo capire ed estendere a tutte le nostre realtà normative nazionali. Penso agli appalti, alla sanità, alle infrastrutture e a tutte quelle barriere all'entrata che impediscono da anni, purtroppo, che i capitali nazionali e internazionali affluiscano nel nostro Paese proprio a causa di queste difficoltà, che vanno eliminate. Perché, allora, non si è colto questo decreto come occasione per andare oltre, non solo facendo il necessario compitino sul PNRR, ma estendendo il progetto di semplificazione all'intera normativa e all'intero tessuto giuridico su cui si svolgono le attività e i progetti normativi? Signor Presidente, c'è il tema della burocrazia, un altro aspetto che dovremo affrontare tutti e che rientra a pieno titolo nelle semplificazioni. Anche qui, invece, cosa stiamo vedendo? Che si deve dare un voto di fiducia al Governo. Voglio ricordare agli amici della Lega e di Forza Italia che stanno tornando tutti i grandi burocrati e commis di Stato. Sta tornando la Fornero - e non so se ne siete contenti, cari colleghi e amici della Lega - e Arcuri sta tornando di nuovo a essere un beniamino della maggioranza politica. Signori, qui chi davvero viene emarginato è la politica e a non essere più considerate sono le Istituzioni democratiche. Purtroppo veniamo governati da personaggi - ne ho citati due, ma ce ne sarebbero molti altri - che non hanno alcuna investitura popolare e che invece, purtroppo, determinano le sorti del nostro Paese. Signor Presidente, concludo con qualche punto di domanda. Rimango in attesa di vedere cosa succederà nei prossimi giorni, perché ho visto qualche mancetta. Ad esempio, ho visto che i miei corregionali del Veneto hanno ottenuto la possibilità, apprezzabile, di gestire le autostrade con la loro CAV, una società partecipata da Regione Veneto e ANAS. Considerando che alla fine di questo mese scadrà la concessione della A22-Autostrada del Brennero, mi sorge qualche dubbio sul fatto che, nel giro di poche ore, l'unica Regione italiana che potrà gestire le autostrade è il Veneto. Ripeto: ciò accade a poche ore dalla scadenza della concessione autostradale della A22. Provvedimenti che di per sé sarebbero anche positivi e che andrebbero estesi a tutte le Regioni italiane che lo volessero, non devono entrare nelle partite all'interno della maggioranza, con una mancia a qualcuno, piuttosto che a qualcun altro. Occorre una visione strategica nell'interesse nazionale del Paese, nell'interesse di tutti. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore De Bertoldi. DE BERTOLDI (FdI) . Concludo davvero, signor Presidente. Quante cose avremmo potuto dirci su questi temi e su quante cose avremmo potuto confrontarci (sul digitale, sul 5G, sul cloud ), ma le contraddizioni della maggioranza non lo hanno permesso. La chiusura nella fiducia non ci permette di dare un contributo neppure in questo caso. Di conseguenza il Gruppo Fratelli d'Italia, signor Presidente, cari colleghi, non può che esprimere convintamente e con grande serietà un voto contrario alla fiducia a un Governo che ha espropriato di fatto la democrazia e le regole democratiche del Paese. (Applausi) . MARGIOTTA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARGIOTTA (PD) .