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Modifiche al codice civile, al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, al codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e al decreto legislativo 10 marzo 2000, n.74, in materia di concordato preventivo. Onorevoli Senatori. -- Il concordato preventivo è uno strumento che la legge mette a disposizione dell'imprenditore, in crisi o in stato di insolvenza, per evitare la dichiarazione di fallimento attraverso un accordo destinato a portare ad una soddisfazione anche parziale delle ragioni creditorie. È definito preventivo, appunto, per questa sua principale funzione di prevenire la più grave procedura che potrebbe seguire ad uno stato di dissesto finanziario. Il concordato preventivo è regolato dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, di seguito denominato «legge fallimentare», che negli ultimi anni ha subito una serie di interventi da parte del legislatore che hanno in qualche modo «ristrutturato» l'istituto con l'obiettivo di favorire il risanamento e soprattutto la prosecuzione dell'attività di impresa. Lo scopo del concordato preventivo non è solo quello di tutelare l'imprenditore in difficoltà, ma anche di tutelare i creditori. Se da un lato il debitore con l'accesso alla procedura può paralizzare ogni possibile azione esecutiva nei suoi confronti e mantenere l'amministrazione dell'impresa, sia pure con i limiti introdotti, i creditori, dal canto loro, possono evitate l'attesa dei tempi lunghi necessari per portare avanti la più complessa procedura fallimentare e conseguire così, in tempi relativamente brevi, il soddisfacimento quantomeno parziale del proprio credito. Al di là degli interessi dei soggetti direttamente coinvolti nel procedimento, non si può negare che il concordato preventivo soddisfi anche il più ampio e generale interesse della società al mantenimento dell'operatività delle imprese e dei livelli occupazionali. Il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 38, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012 n. 134, cosiddetto «decreto sviluppo», ha apportato rilevanti e sostanziali novità alla disciplina del concordato, ampliando anche gli effetti conseguenti all'ammissione della domanda, sia per i contratti che per i finanziamenti, nonché agevolando quegli imprenditori che mirano al superamento della crisi optando per una continuità aziendale. In particolare: a) il decreto-legge n. 83 del 2012 (articolo 33) ha modificato l'articolo 178 della legge fallimentare ridelineando il ruolo della adunanza dei creditori, chiamandoli ad esaminare la proposta concordataria insieme al giudice delegato ed al debitore stesso; perciò nel processo verbale, oltre all'inserimento dei voti favorevoli e contrari e l'indicazione dei votanti e dei crediti, vengono inseriti anche i dati dei creditori che non hanno esercitato il loro diritto di voto, nonché l'ammontare del loro crediti; b) l'articolo 178 della legge fallimentare, al quarto comma, ha poi introdotto il cosiddetto «silenzio assenso», per cui i creditori assenti alla votazione di cui all'articolo 177 possono far pervenire il loro dissenso fino alla chiusura del processo, in mancanza del quale essi si presumono consenzienti e, pertanto, sono considerati ai fini del computo della maggioranza; c) qualora il commissario ritenga che tra la fase di approvazione del concordato ed il giudizio di omologazione siano mutate le condizioni di fattibilità del piano, tutti i creditori verranno avvisati del mutamento così che questi possano modificare i propri voti; d) ha introdotto la possibilità del concordato in bianco o con riserva, che permette all'imprenditore di beneficiare immediatamente degli effetti che derivano dall'apertura della procedura concordataria; in presenza di una domanda incompleta del piano, della proposta e di parte della documentazione, si ha così l'interruzione o la sospensione delle azioni esecutive intraprese da parte dei singoli creditori nei confronti dell'imprenditore, la cosiddetta automatic stay . che opera, a norma dell'articolo 168 della legge fallimentare dalla pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese, ad opera del cancelliere entro il giorno successivo, fino al deposito della domanda in cancelleria. Tale paralisi si estende, per effetto della novella legislativa, anche alle azioni cautelari, ma non ai procedimenti a cognizione piena già instaurati o instaurati successivamente alla presentazione della domanda di concordato; e) ha previsto la presentazione di domanda di concordato con o senza riserva che travolge le ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni anteriori alla pubblicazione del ricorso; f) ha introdotto importanti modifiche che hanno riguardato la sorte dei contratti in corso di esecuzione al momento del deposito della domanda di concordato, in quanto il tribunale ha la possibilità di autorizzare il debitore a sciogliersi dai contratti in corso, se ciò si rilevi più favorevole al superamento della crisi; g) il debitore può chiedere la conversione del concordato preventivo in una procedura di omologazione di accordo ex articolo 182- bis della legge fallimentare; h) l'articolo 186- bis della legge fallimentare regolamenta il concordato con continuità aziendale. Con il decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, della legge 9 agosto 2013, n. 98, cosiddetto «decreto del fare», il legislatore ha voluto offrire maggiori garanzie informative ai creditori e al tribunale nel caso di presentazione di richiesta di concordato in bianco, dato che esso consente di anticipare gli effetti protettivi del patrimonio dell'impresa in crisi: a) è stato modificato il concordato in bianco; b) è stato modificato l'articolo 161 della legge fallimentare, comma sesto, prevedendo che l'imprenditore che presenta domanda di concordato debba depositare non solo i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, ma anche l'elenco nominativo dei creditori con l'indicazione dei rispettivi crediti; c) sono poi stati aggiunti due periodi all'articolo 161 della legge fallimentare, comma sesto, in base a cui il tribunale, nel fissare un termine per la presentazione del piano, può nominare il commissario giudiziale, cosa che prima era possibile solo con il decreto con cui si dichiara aperta la procedura di concordato; si è poi previsto che i libri su cui è stato annotato il decreto di ammissione al concordato siano restituiti al debitore, che deve tenerli a disposizione del giudice delegato e del commissario giudiziale, cosi come è stato previsto che il commissario giudiziale che accerti che il debitore ha occultato o dissimulato parte dell'attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso atti di frode, deve riferirne al tribunale che può dichiarare improcedibile la domanda; d) è stata resa obbligatoria l'informativa finanziaria mensile da inserire nel registro delle imprese entro le ventiquattro ore successive al deposito; e) il tribunale ha la possibilità di nominare un commissario giudiziale, con il decreto che fissa il termine per il deposito del piano di concordato, che avrà il compito di vigilare sull'attività di amministrazione dei beni svolta dal debitore e deve inoltre vigilare su eventuali comportamenti fraudolenti del debitore;