[pronunce]

- Inoltre, prosegue la Regione, l'art. 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004 enuncia, quale principio generale della delega, che i decreti legislativi si pongano «nel rispetto [...] delle competenze per materia delle amministrazioni statali nonché delle attribuzioni delle Regioni e degli enti locali, come definite ai sensi dell'art. 117 della Costituzione, della legge 15 marzo 1997, n. 59 e del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 [...]». Da siffatta disposizione si evincerebbe «l'ambito limitato al coordinamento normativo assegnato ai decreti delegati, che dovevano quindi porsi nel mantenimento dell'assetto normativo dei vari settori, già tracciato sia dalle norme nazionali sia dalle norme regionali già poste nelle varie materie in attuazione di esse», mentre il d.lgs. n. 152 del 2006 «procede invece ad una rivisitazione e ad un rifacimento ex novo di interi settori di attività, senza apprezzabile razionale giustificazione in ordine al perseguimento di esigenze unitarie […] superando senza tenere conto, neppure sotto l'aspetto minimale di una idonea disciplina transitoria, tutta la legislazione regionale vigente in materia, particolarmente intesa al coordinamento ed integrazione delle diverse competenze settoriali, che viene indistintamente tradotta insieme alla organizzazione di funzioni già attuata nel territorio regionale». A tal riguardo, la Regione Piemonte rammenta di aver provveduto a porre: «Disposizioni concernenti la compatibilità ambientale e le procedure di valutazione» con la legge regionale 14 dicembre 1998, n. 4; «Norme per la gestione dei rifiuti» con la legge regionale 24 ottobre 2002, n. 24; disposizioni in materia di «Bonifica e ripristino dei siti inquinati. Approvazione del piano regionale di bonifica delle aree inquinate» con la legge regionale 7 aprile 2000, n. 42; «Disposizioni per la tutela dell'ambiente in materia di inquinamento atmosferico e prima attuazione del piano regionale per il risanamento e la tutela della qualità dell'aria» con la legge regionale 7 aprile 2000, n. 43; «Norme sulla gestione delle acque» con la legge regionale 20 gennaio 1997, n. 13; «Norme di integrazione e coordinamento dei contenuti della difesa del suolo nel piano territoriale regionale e negli strumenti urbanistici comunali» con la legge regionale n. 56 del 1977 e successive modifiche e integrazioni. Trattasi, ad avviso della ricorrente, di normativa già esistente nella Regione «coerente con gli obbiettivi di tutela ambientale e che avrebbe potuto trovare idonea considerazione attraverso una corretta elaborazione, come prevista, con l'apporto regionale e delle autonomie locali», che è stato invece «pretermesso dal decreto delegato, con violazione della legge di delega, dell'assetto istituzionale delle competenze statali, regionali e locali anche espressamente confermato dalla legge di delega, realizzando contrasto anche con i principi di ragionevolezza e buon andamento della pubblica amministrazione, per l'ingiustificato rivolgimento apportato ad organi, funzioni e procedure attualmente vigenti ed efficacemente operative in ambito regionale». 10.4. - La ricorrente censura, inoltre, il fatto che il d.lgs. n. 152 del 2006, nelle rilevanti innovazioni che avrebbe introdotto rispetto alla disciplina dei vari settori contemplati, sarebbe «connotato da spiccato centralismo e dalla separazione delle attività e competenze indirizzate alla tutela ambientale, anche nella creazione di nuovi organi e nella allocazione delle funzioni, dalle competenze rivolte alla cura di tutti gli altri interessi pubblici che con la tutela ambientale interagiscono e si intersecano, appartenenti alla competenza legislativa regionale ed all'attività amministrativa delle Regioni e delle autonomie locali». In tal modo, non avrebbe trovato corretta applicazione il principio di sussidiarietà richiamato anche dalla legge di delega (art. 1, comma 8), non essendo giustificata da esigenze unitarie l'attrazione in sede ministeriale «per molte importanti e svariate funzioni, sia di nuova previsione sia già esercitate in sede comunale, provinciale e regionale». Analogamente, non vi sarebbe stata la corretta applicazione di quei principi della legge delega (art. 1, commi 8, lettera m e 9, lettera c) che si indirizzavano alla riaffermazione del ruolo delle Regioni ai sensi dell'art. 117 Cost. ed alla rimozione dei problemi di carattere organizzativo, procedurale e finanziario «che ostacolino il conseguimento della piena operatività degli organi amministrativi e tecnici preposti alla tutela ed al risanamento del suolo e del sottosuolo, superando la sovrapposizione tra i diversi piani di rilievo ambientale e coordinandoli con i piani urbanistici», nonché alla valorizzazione del ruolo e delle competenze svolti dagli organismi a composizione mista statale e regionale, non essendo stato preso in considerazione «il principio di corresponsabilità e di leale collaborazione che deve improntare i rapporti fra le diverse istituzioni, per garantire l'effettività della tutela mediante un approccio alle politiche ambientali che coinvolgendo tutti gli enti esponenziali delle peculiarità territoriali possa tener conto della complessità del tema». 10.5. - La Regione Piemonte denuncia, inoltre, la violazione della legge di delega «anche con riguardo alla carente o non esatta applicazione della normativa comunitaria di tutela ambientale, con riguardo alle espresse indicazioni poste dai criteri direttivi di dare “piena e coerente attuazione alle direttive comunitarie, al fine di garantire elevati livelli di tutela dell'ambiente e di contribuire in tale modo alla competitività dei sistemi territoriali e delle imprese, evitando fenomeni di distorsione della concorrenza” e di fare “affermazione dei principi comunitari di prevenzione, di precauzione, di correzione e riduzione degli inquinamenti e dei danni ambientali e del principio “chi inquina paga”» (art. 1, comma 9, lettere e ed f). Il d.lgs. n. 152 del 2006 non rispecchierebbe, quindi, la piena attuazione della normativa comunitaria, con violazione «dell'art. 117, primo comma, Cost. che si riverbera sulle funzioni delle Regioni tenute anch'esse direttamente all'attuazione della normativa comunitaria ex art. 117, quinto comma, Cost. e responsabili, per costanti pronunce degli organi comunitari, nella propria attività amministrativa, e lo stesso dicasi per le autonomie locali, dell'esatta applicazione di essa». 10.6. - Quanto alle censure sulle specifiche disposizioni della parte seconda del d.lgs. n. 152 del 2006, la Regione prospetta, anzitutto, in via generale, la violazione degli «artt. 3, 5, 76, 97, 114, 117, 118, 119, 120 della Costituzione, dei principi di leale collaborazione, ragionevolezza, adeguatezza, differenziazione, sussidiarietà, buon andamento della Pubblica Amministrazione e con riguardo anche alla violazione di principi e norme del diritto comunitario e di convenzioni internazionali».