[pronunce]

che, infine, il rimettente chiede che la Corte, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, dichiari l'illegittimità costituzionale anche degli artt. 20 e 29 del medesimo decreto, nella parte in cui non prevedono «che la citazione a giudizio disposta dalla polizia giudiziaria contenga anche l'avviso che l'imputato può presentare la richiesta di cui all'art. 444 cod. proc. pen. prima della dichiarazione di apertura del dibattimento […] e che l'imputato, alternativamente alla prevista domanda di oblazione, ovvero il pubblico ministero, possano, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, presentare domanda di applicazione della pena su richiesta». Considerato che entrambi i rimettenti sollevano questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), nella parte in cui esclude, nel procedimento davanti al giudice di pace, l'istituto dell'applicazione della pena su richiesta delle parti (ordinanza n. 85 del registro ordinanze del 2005) o, in genere, i riti deflativi (ordinanza n. 64 del registro ordinanze del 2005); che, inoltre, il Giudice di pace di Pisciotta chiede alla Corte, in via consequenziale, ai sensi dell'art. 27 della legge n. 87 del 1953, che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale anche degli artt. 20 e 29 del medesimo decreto legislativo, nella parte in cui non prevedono «che la citazione a giudizio, disposta dalla polizia giudiziaria contenga […] l'avviso che l'imputato può presentare la richiesta di cui all'art. 444 cod. proc. pen. , prima della dichiarazione di apertura del dibattimento […] e che l'imputato, alternativamente alla prevista domanda di oblazione, ovvero il pubblico ministero, possano, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, presentare domanda di applicazione della pena su richiesta»; che pertanto, avendo entrambe le ordinanze di rimessione come oggetto l'omessa previsione di riti speciali nel procedimento davanti al giudice di pace, deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Cairo Montenotte difetta della descrizione della fattispecie oggetto del giudizio a quo ed è del tutto carente di motivazione in ordine alla rilevanza e alla non manifesta infondatezza; che non può valere a colmare tali lacune il semplice rinvio alle richieste della difesa dell'imputato, giacché il giudice deve rendere esplicite le ragioni che lo portano a dubitare della costituzionalità della norma con una motivazione autosufficiente (v., da ultimo, ordinanza n. 92 del 2005); che la questione deve pertanto essere dichiarata manifestamente inammissibile; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Pisciotta è posta in riferimento agli artt. 3, 24 e 76 della Costituzione; che analoga questione concernente l'espressa esclusione dell'istituto dell'applicazione della pena su richiesta delle parti nel procedimento davanti al giudice di pace, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, 76 e 77 Cost., è già stata dichiarata manifestamente infondata con ordinanza n. 228 del 2005; che, in particolare, con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., la Corte ha affermato che «l'istituto del patteggiamento, così come delineato dal codice di procedura penale, mal si concilierebbe con il costante coinvolgimento della persona offesa» e che «le caratteristiche del procedimento davanti al giudice di pace consentono di ritenere che l'esclusione dell'applicabilità dei riti alternativi sia frutto di una scelta non irragionevole del legislatore delegato, comunque tale da non determinare una ingiustificata disparità di trattamento»; che, inoltre, con specifico riferimento agli artt. 76 e 77 Cost., nella menzionata ordinanza si rileva che «il legislatore delegato ha delineato un procedimento già di per sé caratterizzato da una accentuata semplificazione rispetto al procedimento davanti al giudice monocratico» e che quindi «è proprio la struttura complessiva del procedimento davanti al giudice di pace, accompagnata da specifiche forme di definizione alternativa, che consente di escludere che la omessa previsione del patteggiamento integri una violazione della legge-delega»; che non risultando evocati profili diversi o aspetti ulteriori rispetto a quelli già valutati da questa Corte con la pronuncia richiamata la questione deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dal Giudice di pace di Cairo Montenotte con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 2, 20 e 29 del medesimo decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 76 della Costituzione, dal Giudice di pace di Pisciotta con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA