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In numerosi comprensori regionali, infatti, il florovivaismo rappresenta uno dei settori trainanti dell'agricoltura e costituisce un elemento identificativo di alcune realtà territoriali: si pensi al Piemonte, alla Lombardia, alla Liguria, al Veneto, alla Toscana, alla Campania, al Lazio, alla Puglia, alla Sicilia, e talvolta, grazie al valore estetico delle piante e delle colture, rappresenta una reale possibilità di ampliamento dell'offerta turistica. Anche per questi motivi si avverte l'esigenza, per le regioni e i comprensori in cui queste attività sono consolidate anche a livello territoriale e storico, di individuare le zone vocate e i « distretti florovivaistici ». Nell'articolo 6 viene ridefinito il Tavolo tecnico del settore florovivaistico, dando ad esso un'organizzazione più agile, attraverso l'istituzione di un Osservatorio per i dati statistici ed economici, che analizza anche l'aspetto dell' import - export, e di un Osservatorio del vivaismo ornamentale, frutticolo e del verde urbano e forestale, in considerazione del rilievo che assumono le questioni connesse alla produzione di piante ornamentali e forestali e alla realizzazione e manutenzione degli spazi a verde per la qualità della vita. La complessità di prodotti e tecnologie e degli equilibri di questi all'interno del settore e dei rapporti con altri settori richiede l'istituzione di un ufficio del settore florovivaistico (articolo 7), con il compito di rappresentare e di supportare a livello nazionale e internazionale il settore florovivaistico. Un aspetto che viene sottolineato è quello dei rapporti tra le amministrazioni centrali che si occupano di problematiche sovrapponibili a quelle del settore del florovivaismo (articolo 8). L'esempio dei criteri ambientali minimi (CAM), elaborati all'interno del Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione, esprime bene l'esigenza di tenere in debito conto le competenze del settore florovivaistico, senza le quali si rischia di elaborare norme che, nei fatti, non possono essere applicate. Un'esigenza che il settore esprime è quella di adottare un Piano nazionale del settore florovivaistico (articolo 9), con il quale programmare gli interventi a sostegno del settore e soprattutto di quei comparti che avvertono maggiormente la crisi. Il Piano è uno strumento fondamentale per condividere le azioni operative della filiera: in tale ambito, ad esempio, la fase operativa, durata quattro anni, ha coinvolto direttamente l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, competente per il settore dei codici doganali della nomenclatura combinata, l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) e l'ISTAT, che hanno collaborato all'elaborazione del documento presentato alla Commissione europea. Dal 1° gennaio 2016 sono entrati in vigore i nuovi codici doganali a livello mondiale, sulla proposta italiana di aggiornamento del capitolo 6 « Piante vive e prodotti della floricoltura » della nomenclatura combinata riguardanti ranuncoli, agrumi in vaso e contenitore, nonché conifere e sempreverdi in vaso e contenitore. Tale distinzione tra alberi, arbusti e arboscelli in vaso o in contenitore, per la maggior parte destinati alla casa e al cortile, e quelli per il suolo, destinati alla creazione e al mantenimento di giardini e spazi verdi, compresi gli spazi pubblici, è di particolare importanza poiché permette di identificare l'uso finale del prodotto, ovvero di consentire una valutazione più realistica dei flussi di mercato, sia a livello statistico che conoscitivo, di studio e sviluppo delle tendenze, portando forti benefìci alle imprese nelle analisi dei mercati, nel marketing di prodotto e nella programmazione della produzione. Un'istanza particolarmente avvertita è quella della definizione della qualità delle produzioni e dei marchi (articolo 11), in grado di fornire una riconoscibilità, da parte del mercato, delle produzioni florovivaistiche. A seguito dell'elevato livello dell'importazione e dell'esportazione e delle possibili collegate conseguenze di carattere fitosanitario, il settore deve poter contare su un'idonea assistenza, non solo logistica, ma anche informativa e tecnologica. In un settore così articolato e innovativo la comunicazione e la promozione appaiono strategiche e devono essere adeguatamente supportate dal punto di vista finanziario (articolo 12). Uno dei problemi ai quali risponde il presente disegno di legge è la definizione dei centri per il giardinaggio (articolo 14), aziende agricole che provvedono alla produzione di piante e di fiori recisi, alla loro commercializzazione e forniscono beni e servizi connessi all'attività di giardinaggio, sia specializzata che hobbistica. Nell'ottica di un corretto sviluppo del verde pubblico e privato, si rende necessario individuare e normare l'attività di manutentore del verde (articolo 15). Il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste deve predisporre, entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge, un apposito decreto per l'attuazione dell'articolo 12 della legge 28 luglio 2016, n. 154. L'articolo 16 interviene sui contratti di coltivazione, messa a dimora e manutenzione, al fine dell'accrescimento in vivaio delle piante da utilizzare nel verde pubblico. L'esigenza di intervenire in merito è palese laddove si considerino le peculiarità del sistema « infrastruttura urbana », costituito da elementi viventi (le piante e in particolare gli alberi) e l'enorme benefìcio che lo stesso apporta alla salubrità dell'aria e alla salute dei cittadini. Poter disporre di piante idonee alle condizioni di impianto risponde pienamente ai criteri di efficienza ed efficacia dell'utilizzo delle risorse pubbliche. Ad oggi, la maggioranza degli interventi risente di cure carenti nelle fasi di messa a dimora e di cura post impianto. Ne consegue che il numero delle piante che attecchiscono risulta compromesso, così come la qualità degli esemplari arborei e la possibilità di vegetare e svilupparsi in modo ottimale. Questo strumento potrebbe favorire la predisposizione di un piano strategico nazionale per incrementare il patrimonio arboreo delle città, proteggendole dalle isole di calore e da altri eccessi climatici, e per favorire il rinnovo delle vecchie e rischiose alberate stradali. Se si vuole rilanciare il settore florovivaistico nel suo complesso occorre (articolo 18) favorire forme di aggregazione fra produttori, quali le organizzazioni di produttori (OP), che appaiono in grado, grazie alle maggiori dimensioni economiche, di ridurre, soprattutto per le aziende di più piccole dimensioni, i passaggi intermedi tra produttore e consumatore e di aumentarne il potere contrattuale. La gestione dei rapporti con il mercato è, infatti, l'attività più critica che oggi l'imprenditore florovivaistico deve affrontare, perché il valore aggiunto delle produzioni dipende da quanto riesce a qualificare il proprio prodotto. Le opportunità fornite dall'aggregazione in OP sono molte: