[pronunce]

Considerato che il rimettente denuncia il contrasto fra l'art. 19 della legge 6 marzo 1987, n. 74 (Nuove norme sulla disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), l'art. 11 della legge 20 settembre 1980, n. 576 (Riforma del sistema previdenziale forense), gli articoli 17 e 18 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), e l'art. 3 della Costituzione, sotto il profilo del difetto di ragionevolezza e di coerenza; che in sostanza il rimettente – nel corso di un arbitrato rituale avente per oggetto la legittimità del pagamento dell'IVA e del contributo previdenziale integrativo dovuti da una cliente all'avvocato che la assiste in un procedimento di divorzio – solleva la questione di legittimità costituzionale al fine di ottenere la declaratoria di illegittimità delle norme censurate, nella parte in cui non estendono all'IVA e al contributo previdenziale le esenzioni previste dall'art. 19 della legge n. 74 del 1987; che la motivazione dell'ordinanza di rimessione circa l'affermata competenza dell'arbitro a conoscere tali questioni tributarie e previdenziali in via incidentale è manifestamente insufficiente, perché il rimettente si limita a richiamare l'orientamento giurisprudenziale secondo cui il giudice ordinario, chiamato a giudicare sul rapporto di rivalsa tra privati, può conoscere incidentalmente l'obbligazione tributaria sottostante; che, pertanto, il rimettente non fornisce alcuna giustificazione dell'affermata automatica equiparazione dell'arbitro al giudice in ordine al potere di conoscere le questioni incidentali; che lo stesso rimettente, infatti, non tiene conto dell'art. 819 cod. proc. civ. , il quale disciplina appunto la definizione delle questioni incidentali nel giudizio arbitrale, stabilendo in particolare al primo comma che «se nel corso del procedimento sorge una questione che per legge non può costituire oggetto di giudizio arbitrale, gli arbitri, qualora ritengano che il giudizio ad essi affidato dipende dalla definizione di tale questione, sospendono il procedimento»; che l'omessa considerazione di quanto disposto dal citato art. 819 cod. proc. civ. in ordine al potere dell'arbitro di conoscere le questioni incidentali relative ai rapporti tributari e previdenziali disciplinati dalle norme censurate si risolve nella carenza di motivazione sulla rilevanza della sollevata questione; che questa, pertanto, deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 19 della legge 6 marzo 1987, n. 74 (Nuove norme sulla disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), dell'art. 11 della legge 20 settembre 1980, n. 576 (Riforma del sistema previdenziale forense), e degli articoli 17 e 18 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dall'arbitro di Venezia con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA