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Bisogna muoversi in questa direzione. Abbiamo compreso che alla fine le decisioni le prendete voi Capi di Stato e di Governo, con i Ministri relativi, nel Consiglio europeo, poi ci saranno il summit del G7 in Baviera e il summit della NATO a Madrid. Siete voi a prendere le decisioni, anzi spesso - me lo lasci dire, non lo faccio solo per una questione polemica - non sembra essere il Parlamento a dare l'indirizzo al Governo, ma in certi casi sembra che sia il Governo a dare l'indirizzo al Parlamento e purtroppo questo avviene non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei. (Applausi) . Visto che decidete voi, questa volta siamo noi a dirvi di fare presto! Non so se lo ricorda: fate presto, perché non c'è soltanto il rischio che la pace si stia allontanando seriamente, ma anche che fra poco non funzioneranno più neanche i condizionatori. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, rappresentanti del Governo, la posizione del MoVimento 5 Stelle in merito al conflitto in Ucraina e a tutto ciò che ad esso è connesso è chiara da tempo, non è mai cambiata ed è stata sancita in nostri atti ufficiali che chiunque può consultare. Sia nel consiglio nazionale del 16 e 17 maggio sia in quello tenutosi nelle scorse ore abbiamo sostanzialmente affermato alcuni capisaldi, che vado rapidamente ad elencare. Uno: ferma condanna dell'aggressione militare russa nei confronti della popolazione ucraina e delle infrastrutture civili e militari, perché contraria ai più elementari principi del diritto internazionale e perché non giustificabile in alcun modo; attacchi che possono configurare dei crimini di guerra. Due: necessità di mantenere un incisivo piano di sanzioni per dissuadere la Russia dal proseguire nel suo piano di invasione; se necessario, aumentarne il livello, con misure ancora più severe e, al contempo, fornire aiuti umanitari per alleviare le sofferenze della popolazione civile ucraina. Tre: assoluta necessità che l'Italia sia interprete, anzi protagonista, di una nuova fase degli sforzi diplomatici in tutte le sedi internazionali, affinché si scongiuri il rischio di una escalation militare, e siano invece promosse, con tutta la determinazione possibile, azioni diplomatiche serie e credibili per evitare che il conflitto si allarghi ulteriormente. Quattro: il nostro Paese, dopo aver già inviato varie forniture, comprensive anche di armamenti, per consentire all'Ucraina di esercitare il proprio diritto di difesa, ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, deve ora concentrare i suoi sforzi sul piano diplomatico, promuovendo in particolare un'azione sinergica, anche con altri Paesi europei, per giungere a una soluzione equilibrata, equa appunto e sostenibile. Cinque: vista la situazione così preoccupante, è auspicabile un confronto in Parlamento tra le varie forze politiche, per definire un atto di indirizzo delle Camere che contribuisca a rafforzare l'azione politica del Governo in tutti i contesti internazionali; tesa quest'azione al perseguimento del cessate il fuoco e della pace. Infine, l'ultimo punto: non ritenevamo sufficiente, in base ai principi del nostro ordinamento democratico, limitarsi al vaglio parlamentare che era stato effettuato in occasione del cosiddetto decreto Ucraina, che risaliva ai giorni immediatamente successivi all'aggressione militare e che, inevitabilmente, non può tener conto dei mutamenti che nel frattempo sono intercorsi. Queste erano e sono ancora oggi le nostre posizioni, nette e chiare. Purtroppo, abbiamo dovuto prendere atto che tutte le preoccupazioni da noi espresse negli scorsi mesi, con riguardo anche alle difficoltà economiche di famiglie e imprese, hanno trovato piena conferma. La grave situazione che si sta delineando, tra caro bollette, bolla inflazionistica, costo del denaro in sensibile aumento per famiglie ed imprese e maggiore onerosità per lo Stato italiano a finanziarsi sui mercati internazionali, è destinata ad aggravare la condizione generale del Paese e richiede interventi ampi e organici da parte del Governo. Noi vorremmo discutere di questi interventi nella maniera più urgente possibile. Occorre intervenire presto, per assicurare un salario minimo a quella ampia platea di lavoratori che hanno paghe talmente basse da non consentire a loro e alle loro famiglie una vita dignitosa. Più in generale, dobbiamo mettere in campo una politica salariale che possa garantire buste paga più consistenti ai cittadini, anche quelli del cosiddetto ceto medio, visto che siamo l'unico Paese dell'Unione europea in cui i salari reali sono diminuiti negli ultimi trent'anni, a differenza degli altri Paesi, dove sono aumentati. Presidente Draghi, la situazione economica generale è purtroppo critica. Sono necessari ingenti investimenti nelle transizioni ecologiche e digitali, investimenti che la stessa Commissione europea stima nell'ordine di 350-400 miliardi all'anno. Ebbene, tutto questo non può che essere perseguito utilizzando politiche economiche espansive, sia a livello europeo sia a livello nazionale. Nessuno, in quest'Aula, individua deficit o debito come obiettivi in sé: ci mancherebbe altro. Sono, però, strumenti di politica economica che devono essere attivati se serve per sostenere la domanda e per proteggere il tessuto sociale, economico e produttivo. Lo insegnava, con semplicità e chiarezza cristallina, un economista che lei, presidente Draghi, conosce sicuramente e che si chiamava Federico Caffè. Se guardiamo al recente passato, vediamo che le sacrosante politiche espansive del Governo Conte II hanno, all'inizio, incrementato il livello del debito pubblico, ma allo stesso tempo hanno innescato una crescita record del PIL nel 2021, che sta facendo già adesso diminuire rapidamente il debito stesso. Tra l'altro, voglio citare quanto affermato dal suo ministro Franco al Forum economico mondiale di Davos, quando ha riferito che nella previsione di crescita del PIL del 3 per cento nel 2023 c'è un effetto di trascinamento del 2,2 per cento. È quindi grazie alle politiche espansive del Governo Conte II che oggi il Paese sta in piedi. Questi sono i numeri che voi stessi riportate. Sarebbe ora imperdonabile cedere alle sirene di austerity delle élite che si stanno facendo ampiamente risentire e piegarsi all'inflazione brandita come un'arma. Non possiamo più tornare a politiche lacrime e sangue; questi paradigmi del passato vanno definitivamente archiviati. Sul superbonus non intendo usare giri di parole. Presidente Draghi, lei e il suo ministro Franco avete commesso un grave errore bloccando con ogni pretesto possibile e immaginabile il meccanismo innovativo della cessione dei crediti fiscali. Questo blocco è sbagliato e ingiusto e sta mettendo sul lastrico migliaia di imprese e centinaia di migliaia di posti di lavoro. È evidente che a lei non piaccia questo meccanismo - ne prendiamo atto - ma le assicuriamo che il MoVimento 5 Stelle è intenzionato a impiegare tutte le sue forze per recuperare una vera cedibilità dei crediti d'imposta, superando tutti gli inutili e dannosi blocchi che questo Governo ha imposto. Diceva Keynes che difficile non è abbracciare nuove idee, ma liberarsi di quelle vecchie.