[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 68, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2001), promossi con ordinanze emesse il 18 maggio 2001 dal Tribunale di Trieste, il 12 maggio 2001 dal Tribunale di Torino, il 24 maggio 2001 dal Tribunale di Gorizia, il 31 maggio 2001 dal Tribunale di Torino e il 9 maggio 2001 dalla Corte di cassazione, rispettivamente iscritte ai numeri 642, 643, 658, 665 e 945 del registro ordinanze 2001 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 35, 36, 37 e 49, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti gli atti di costituzione dell'Astroflex S.p.a. , della Fincantieri S.p.a. , della CF Gomma S.p.a. e dell'Istituto nazionale per la previdenza sociale (I.N.P.S.), nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 9 aprile 2002 il Giudice relatore Franco Bile; Uditi gli avvocati Enrica Origlia per Astroflex S.p.a. , Luciano Spagnuolo Vigorita per Fincantieri S.p.a., Francesco Rocco di Torrepadula e Mario Capaccioli per CF Gomma S.p.a., Fabio Fonzo per l'I.N.P.S. e l'avvocato dello Stato Gaetano Zotta per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con l'ordinanza iscritta al n. 642 del registro ordinanze del 2001, emessa il 18 maggio 2001, il Tribunale di Trieste, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 101, 102 e 104 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 68, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2001), che ha dettato l'interpretazione autentica del sesto comma dell'art. 3 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726 (Misure urgenti a sostegno e ad incremento dei livelli occupazionali), convertito, con modificazioni, nella legge 19 dicembre 1984, n. 863, e delle sue successive modificazioni, disponendo che esso si deve interpretare "nel senso che ai contratti di formazione lavoro non si applicano le disposizioni in materia di fiscalizzazione degli oneri sociali". L'ordinanza è stata resa nel corso di un giudizio instaurato da una società nei confronti dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (I.N.P.S.), per ottenere il riconoscimento del diritto alla fiscalizzazione degli oneri sociali, ai sensi del citato art. 3 del decreto-legge n. 726 del 1984, convertito, con modificazioni, nella legge n. 863 del 1984, con riferimento ai contributi versati in relazione alla posizione di lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro. Nel giudizio si è costituito l'I.N.P.S., contestando le pretese dell'attrice, assumendo di non poter aderire, per ragioni economiche, all'orientamento della giurisprudenza formatasi in materia e di aver interessato in proposito anche il Ministero competente. Nel motivare la sollevata questione - prospettata anche dalla parte attrice - il rimettente osserva preliminarmente che, prima dell'entrata in vigore della norma censurata, la fattispecie era disciplinata dall'art. 3, quinto e sesto comma, del citato d.l. n. 726 del 1984, i quali, rispettivamente, prevedevano che ai contratti di formazione e lavoro si applicassero le disposizioni legislative disciplinanti il rapporto di lavoro subordinato, in quanto non derogate dallo stesso provvedimento legislativo e che "per i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è dovuta in misura fissa corrispondente a quella prevista per gli apprendisti dalla legge 19 gennaio 1995, n. 25 e successive modificazioni ferma restando la contribuzione a carico del lavoratore nelle misure previste per la generalità dei lavoratori". Ricorda, quindi, il rimettente che alla luce di tali disposizioni l'I.N.P.S. aveva ritenuto che la minore contribuzione così prevista per i contratti di formazione e lavoro non fosse cumulabile con il beneficio della fiscalizzazione degli oneri sociali e che ciò aveva dato luogo nell'arco di circa un quindicennio a vertenze giudiziali che, invece, erano sempre state risolte in senso contrario, a favore delle imprese, sia dai giudici di merito, sia dai giudici di legittimità. Il legislatore sarebbe, dunque, intervenuto con la disposizione censurata ponendo "una norma interpretativa del tutto nuova", priva di un'efficacia generale ed astratta (tenuto conto che la fiscalizzazione non opera piu) ed avente, invece, un'efficacia provvedimentale retroattiva; inoltre, utilizzando lo strumento della norma interpretativa, avrebbe inciso direttamente su fattispecie ancora sub iudice, costringendo il giudice "in osservanza del nuovo dettato legislativo a dissentire dalla interpretazione giurisprudenziale costante adottata in materia negli ultimi anni". Per tali ragioni la norma censurata violerebbe gli artt. 101, 102, 104 della Costituzione - essendo diretta intenzionalmente ad incidere sui giudizi in corso - e l'art. 3 Cost., poiché il legislatore, oltrepassando i limiti della ragionevolezza avrebbe definito come interpretativa una norma del tutto innovativa, non chiarendo un suo significato oscuro, né privilegiando una delle tante possibili interpretazioni, ma incidendo in modo nuovo sul sesto comma della norma, "che è poi direttamente connessa a quella contenuta nel quinto comma". La novità dell'intervento legislativo contrasterebbe con i limiti posti da questa Corte per la retroattività delle norme in materia civile, individuati nei principi di ragionevolezza ed uguaglianza, di tutela della certezza dell'ordinamento giuridico, e del rispetto delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario. 1.1. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, depositando memoria, nella quale ha sostenuto la manifesta infondatezza della questione. Al riguardo ricorda che circolari emanate dall'I.N.P.S., su conforme parere del Ministero del lavoro, avevano ritenuto l'inapplicabilità della fiscalizzazione degli oneri sociali al contratto di formazione e lavoro. Sostiene, inoltre, che l'argomento in contrario desunto dal rinvio alle disposizioni in materia di lavoro subordinato non poteva concernere il regime dei benefici, attesa la diversa natura dei rapporti in considerazione e come confermerebbe il fatto che, qualora il lavoratore, al termine del contratto di formazione e lavoro fosse stato assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato, dalla data di efficacia di quest'ultimo il diritto dell'impresa alla fiscalizzazione veniva riconosciuto secondo le norme e i criteri di carattere generale. Rileva, infine, che l'accoglimento della questione comporterebbe, secondo una valutazione dell'I.N.P.S., oneri a carico della finanza pubblica per circa 1. 300 miliardi di lire. 1.2.