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2 I consultori familiari pubblici possono essere consorziati tra loro o con strutture alle quali possono partecipare le associazioni familiari e femminili riconosciute e gli enti pubblici e privati no profit che operano nel campo familiare. 3 Le regioni e le province istituiscono, con proprio provvedimento, strutture consortili regionali e provinciali, di cui fanno parte i consultori familiari pubblici, allo scopo di costituire un riferimento per l'attività di tutti gli altri consultori, rispettivamente, in ambito regionale e provinciale. 13 (Gestione dei servizi consultoriali familiari pubblici) 1 Gli enti pubblici provvedono alla gestione dei servizi consultoriali familiari nelle seguenti forme: a in economia, quando per le modeste dimensioni o per le caratteristiche del servizio non è opportuno costituire un'istituzione o un'azienda; b in concessione a terzi, quando sussistono ragioni tecniche, economiche o di opportunità sociale; c a mezzo di azienda speciale, per la gestione di servizi di rilevanza economica e imprenditoriale; d a mezzo di istituzione, per l'esercizio di servizi sociali senza rilevanza imprenditoriale; e a mezzo di società per azioni o a responsabilità limitata, anche a prevalente capitale privato, costituite o partecipate dal comune, quando è opportuna la partecipazione di più soggetti pubblici o privati in relazione alla natura o all'ambito territoriale del servizio; f a mezzo di fondazioni o di soggetti riconosciuti come persone giuridiche, costituiti o partecipati dall'ente titolare del servizio. 14 (Struttura dei consultori familiari istituiti o gestiti da ONLUS e dei consultori familiari privati) 1 I consultori familiari istituiti o gestiti da ONLUS e quelli privati con fini di lucro sono costituiti, retti e amministrati secondo le norme del diritto privato, nel rispetto delle autonomie e delle funzioni definite nei rispettivi atti costitutivi e statuti. 2 I consultori familiari di cui al comma 1 possono essere riconosciuti, accreditati e convenzionati dalle regioni secondo le disposizioni della presente legge. 3 I consultori familiari privati senza scopo di lucro, quali istituzioni sociali i cui fini, secondo quanto previsto dall'articolo 2, sono recepiti come fini pubblici, hanno forma associativa, di fondazione o societaria. 4 L'accreditamento e il convenzionamento dei consultori familiari di cui al comma 3 possono essere richiesti e ottenuti, ai sensi della presente legge, per tutti o solo per alcuni dei servizi consultoriali familiari previsti dalla presente legge. III AUTORITÀ NAZIONALE PER LE POLITICHE FAMILIARI 15 (Istituzione dell'Autorità nazionale perle politiche familiari) 1 È istituita l'Autorità nazionale per le politiche familiari, di seguito denominata «Autorità», con sede a Roma. 2 L'Autorità esplica le seguenti funzioni: a normativa; b di vigilanza e di controllo; c divulgativo-informativa; d consultiva; e sanzionatoria. 3 L'Autorità promuove: a la cultura familiare nell'ambito delle istituzioni pubbliche e private; b il rispetto della cultura familiare da parte di tutti i soggetti pubblici e privati che operano nell'ambito della società civile; c la compatibilità dell'esercizio delle funzioni pubbliche e private con l'esercizio delle funzioni familiari, in particolare di quelle connesse all'educazione, alla formazione e allo sviluppo dei membri della comunità familiare; d il potenziamento della rete consultoriale familiare. 16 (Funzione normativa) 1 L'Autorità emana direttive, nel rispetto delle autonomie statutarie dei soggetti erogatori di servizi alla famiglia, e determina, con proprie disposizioni, i princìpi fondamentali in ordine: a all'esercizio, da parte dei consultori familiari, delle funzioni educative, giuridiche, psicologiche, sanitarie e assistenziali di cui alla presente legge; b alla definizione delle procedure di autorizzazione, di accreditamento e di convenzionamento dei consultori familiari; c alla gestione delle risorse di cui agli articoli 24, 25 e 26 e alla loro attribuzione ai consultori familiari di enti pubblici e di ONLUS; d alla certificazione della qualità dei servizi destinati alla famiglia resi dai consultori familiari, sulla base di un regolamento che la stessa Autorità adotta, nel rispetto dei princìpi dell'ordinamento, entro un anno dalla data della sua costituzione; e alla determinazione di adeguati livelli di qualità nella prestazione dei servizi alla famiglia, da rendere in condizioni di economicità e di redditività, assicurandone la fruibilità e la diffusione in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale; f alla definizione di un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e di consumatori, tenuto conto della normativa dell'Unione europea in materia e degli indirizzi di politica generale formulati dal Parlamento e dal Governo. 17 (Funzione di vigilanza e di controllo) 1 Nell'esercizio della funzione di vigilanza e di controllo, l'Autorità: a detta regole di principio in ordine ai criteri da osservare nell'erogazione dei servizi consultoriali familiari e alle misure da adottare al fine di assicurare la parità di trattamento tra gli utenti e di garantire la continuità della prestazione dei servizi medesimi; b detta regole di principio in ordine ai criteri da adottare nella verifica periodica della qualità e dell'efficacia delle prestazioni, allo scopo acquisendo anche la valutazione degli utenti nonché in ordine ai metodi di divulgazione delle informazioni circa le modalità di prestazione dei servizi consultoriali familiari e i relativi livelli qualitativi, al fine di consentire a utenti e a consumatori il più agevole accesso agli uffici aperti al pubblico, di ridurre il numero degli adempimenti richiesti agli utenti semplificando le procedure per l'erogazione del servizio consultoriale e di assicurare la sollecita risposta a reclami, istanze e segnalazioni nel rispetto dei livelli qualitativi e tariffari; c detta direttive in ordine all'adozione di una carta di servizio pubblico, con indicazione di standard dei singoli servizi consultoriali familiari che ciascun soggetto esercente il servizio medesimo deve effettuare in base alle direttive sui princìpi dell'erogazione dei servizi pubblici; d detta regole dirette a orientare l'attività relativa alla presentazione di reclami, istanze e segnalazioni da parte degli utenti, singoli o associati, in ordine al rispetto dei livelli qualitativi e tariffari da parte dei soggetti esercenti il servizio consultoriale familiare. 18 (Funzione divulgativo-informativa) 1 Nell'esercizio della funzione divulgativo-informativa, l'Autorità: a detta regole per assicurare la più ampia pubblicità delle condizioni dei servizi consultoriali familiari; b studia l'evoluzione del settore e dei singoli servizi consultoriali familiari, anche per modificare condizioni tecniche, giuridiche ed economiche relative allo svolgimento e all'erogazione dei medesimi servizi; c promuove iniziative volte a migliorare la modalità di erogazione dei servizi consultoriali familiari; d presenta annualmente al Parlamento e al Governo una relazione sullo stato dei servizi consultoriali familiari e sull'attività svolta;