[pronunce]

Infine, l'art. 1, comma 4, della legge n. 120 del 2007, come modificato dall'art. 2, comma 1, lettera b), del d.l. n. 158 del 2012, come convertito, evocato dal ricorrente quale parametro interposto, consentirebbe alle regioni di reperire spazi adeguati all'esercizio dell'attività intramuraria sia presso strutture private non accreditate, ma pur sempre autorizzate (e quindi in possesso dei requisiti minimi tecnici, strutturali richiesti dalla legge), sia - previa convenzione - presso «altri soggetti pubblici», fra i quali sarebbero comprese anche le strutture accreditate con il SSN, in quanto facenti parte del pubblico servizio sanitario, in linea con l'ultimo Piano nazionale di Governo delle liste di attesa per il triennio 2019-2021. In ogni caso, anche a ritenere sussistente la previsione del divieto in questione, esso non potrebbe comunque costituire un principio fondamentale della materia «tutela della salute», ex art. 117, terzo comma, Cost., come tale vincolante e inderogabile da parte delle regioni. La scelta degli strumenti più idonei ad assicurare il reperimento dei locali occorrenti per lo svolgimento dell'attività intramoenia rientrerebbe, infatti, nella competenza legislativa regionale di dettaglio. Né si configurerebbe l'ipotesi di una disciplina di dettaglio in rapporto di coessenzialità e di necessaria integrazione con le norme-principio che connotano il settore. Infatti, il divieto di svolgimento dell'attività intramuraria presso locali idonei in strutture private accreditate non garantirebbe affatto l'obiettivo di rendere effettivo e concreto il diritto allo svolgimento dell'attività libero-professionale intramoenia a seguito dell'opzione del dirigente sanitario per il rapporto esclusivo. Simile divieto costituirebbe, all'opposto, nel caso di insussistenza di ulteriori spazi adeguati, una ingiustificata limitazione di quello stesso principio fondamentale che si vorrebbe garantire. L'intervento legislativo regionale non solo sarebbe compatibile con la potestà legislativa di dettaglio in materia di tutela della salute, ex art. 117, terzo comma, Cost., ma risulterebbe altresì ragionevole e coerente con l'obiettivo perseguito e cioè quello di consentire l'erogazione di un maggior numero di prestazioni e, quindi, di determinare uno sgravio della pressione sul SSN e una riduzione delle liste d'attesa. Ciò in linea con alcuni dei più recenti interventi legislativi in materia sanitaria, fra cui quello contenuto nell'art. 3-quater del decreto-legge 21 settembre 2021, n. 127 (Misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l'estensione dell'ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening), convertito, con modificazioni, nella legge 19 novembre 2021, n. 165, che ha disposto una deroga, fino a tutto il 2025, al principio dell'unicità del rapporto di lavoro con il SSN per gli operatori delle professioni sanitarie. 2.1.1.&#8210; In via subordinata, la ricorrente chiede a questa Corte che - qualora ritenga vigente il divieto di svolgere l'attività intramuraria presso strutture sanitarie private accreditate col SSN - sollevi innanzi a sé medesima la questione di legittimità costituzionale delle citate disposizioni, per violazione degli artt. 3, 32 e 117, terzo comma, Cost., relativamente alla materia «tutela della salute». Secondo la Regione Liguria, sarebbe infatti del tutto irragionevole, irrazionale e discriminatorio, in riferimento all'art. 3 Cost., derogare al vincolo di unicità del rapporto col SSN per gli operatori delle professioni sanitarie e, all'opposto, addirittura vietare ai dirigenti medici - in assenza di locali adeguati presso la struttura pubblica dove lavorano - di svolgere l'attività intramuraria presso strutture private accreditate, previa convenzione con l'ente di appartenenza. Tale vizio si rivelerebbe quanto meno nella forma dell'illegittimità costituzionale sopravvenuta, tenuto conto della disciplina introdotta dall'art. 3-quater, del d.l. n. 127 del 2021, come convertito, e successivamente prorogata. Il divieto di svolgere l'attività intramuraria presso strutture sanitarie private accreditate, ove sussistente, sarebbe lesivo dell'art. 117, terzo comma, Cost., per la sua natura dettagliata, peraltro non funzionale al raggiungimento degli obiettivi che la disciplina sull'intramoenia si prefigge, identificati nel diritto del dirigente sanitario allo svolgimento della libera professione intramuraria, nell'equilibrio tra attività istituzionale e libera professione, e nella riduzione delle liste d'attesa. In questi termini, il divieto in esame sarebbe anche foriero di disparità di trattamento ingiustificate tra strutture sanitarie private autorizzate e strutture accreditate, nonostante queste ultime siano anch'esse autorizzate e, oltre tutto, munite dei requisiti ulteriori di accreditamento. Tali vizi ridonderebbero sull'esercizio delle attribuzioni regionali in materia di tutela della salute ex art. 117, terzo comma, Cost., così come accadrebbe per il vizio di violazione dell'art. 32 Cost., che si desumerebbe dalla circostanza che l'impugnato art. 47, da un lato, comprometterebbe gli obiettivi di snellimento delle liste d'attesa , e, dall'altro, comprimerebbe anche la possibilità dell'utenza di optare per l'attività intramuraria in tempi brevi. 2.2.&#8210; Quanto, poi, alla questione relativa alla violazione della competenza legislativa statale esclusiva in materia di ordinamento civile, promossa sempre nei confronti del comma 1 dell'art. 47 della legge reg. Liguria n. 20 del 2023, la Regione ne sostiene l'inammissibilità e, in ogni caso, la non fondatezza, dal momento che il CCNL di area sarebbe stato approvato solo successivamente all'entrata in vigore della disposizione regionale impugnata e non sarebbe, in ogni caso, in contrasto con quest'ultima, non contemplando il divieto dell'esercizio dell'attività intramuraria presso strutture private accreditate. 2.3.&#8210; Anche la questione di legittimità costituzionale promossa nei confronti del comma 2 del medesimo art. 47 sarebbe, in via preliminare, inammissibile per difetto di specificità e di motivazione e, nel merito, priva di fondamento. La previsione della possibilità per le strutture sanitarie, una volta esaurito l'orario di lavoro dei propri dirigenti, di acquistare dagli stessi prestazioni in regime libero-professionale intramurario, al dichiarato fine di ridurre i tempi di attesa, oltre a rientrare nella competenza legislativa regionale di dettaglio, troverebbe la propria copertura normativa in diverse previsioni statali di principio in materia. Fra di esse, la Regione indica l'art. 15-quinquies, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 502 del 1992, che, nel disciplinare le tipologie di esercizio dell'attività libero-professionale dei dirigenti sanitari, nell'ambito del rapporto di lavoro esclusivo, non escluderebbe la possibilità che la prestazione sia resa su richiesta della struttura sanitaria, e non solo dell'utente, a valere su apposite risorse del SSN.