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Anzitutto, si potrebbe svincolare la questione dal precario terreno del reato di pericolo, venendo incontro a quanto prospettato dalla Corte costituzionale 2 novembre 1996, n. 370: nella pronuncia di incostituzionalità dell'articolo 708 del codice penale, infatti, non si rilevava solo che la norma penale sul possesso ingiustificato di valori collideva con l'articolo 27 della Costituzione, ma si richiamavano le vicende del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, e della connessa censura operata dalla Corte (sentenza n. 48 de1 1994), sostenendo che «il fatto penalmente rilevante deve essere tale a prescindere dalla circostanza che il suo autore sia o meno indagato o imputato». Quella sentenza del 1994, peraltro, dava conto della sovrapposizione che la disposizione censurata realizzava rispetto al disegno di legge n. 1691 (presentato al Senato della Repubblica il 1º dicembre 1993, con cui il ministro di grazia e giustizia ha infatti proposto di estendere l'applicazione delle misure di prevenzione di carattere patrimoniale previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, «a coloro che, sulla base di elementi di fatto rappresentati anche dalla circostanza di essere sottoposti a procedimento penale per delitti determinati da motivi di lucro, devono ritenersi vivere abitualmente, anche in parte, con il provento di alcuni reati contro la pubblica amministrazione»). Pur trattandosi di una menzione di tipo eminentemente descrittivo (volta ad evidenziare l'interferenza tra fattispecie criminosa e la struttura che caratterizza, ai medesimi fini, il diverso istituto delle misure di prevenzione) la Corte si riferì ai relativi presupposti come quelli che «consentono l'applicazione di una misura di carattere preventivo». Inoltre, si potrebbe ancorare la soluzione al terreno, sotto questo profilo più solido, delle misure di prevenzione. Non solo tra i criteri di delega del Piano straordinario contro le mafie lo stesso Governo ha previsto che «l'azione di prevenzione possa essere esercitata anche indipendentemente dall'esercizio dell'azione penale» (articolo 1, comma 3, lettera a) , numero 1), della legge 13 agosto 2010, n. 136). Vi è anche l'aspetto che la giurisdizionalizzazione oramai piena del procedimento preventivo trova un riconoscimento anche formale da quando è stato approvato l'articolo 3- quater della legge 31 maggio 1965, n. 575, (con il ruolo del Procuratore della Repubblica) e, quindi, dà copertura costituzionale agli accertamenti patrimoniali che la Guardia di finanza o la polizia giudiziaria sono chiamate a compiere. Infine, mediante il rinvio contenuto nel testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1967 (rinvio reso vieppiù mobile nella proposta emendativa) alle misure di prevenzione, consegue la cancellazione dalle liste elettorali (e quindi la perdita temporanea dell'elettorato sia attivo che passivo) senza attendere il passaggio in giudicato di una sentenza penale di condanna per reati contro la pubblica amministrazione che possono arrivare dopo molti anni dai fatti. Conseguendo comunque da un procedimento giurisdizionale a contraddittorio pieno (ed avendo anche la garanzia ulteriore del ricorso giudiziario di cui al titolo IV del medesimo testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223) non vi è alcun vulnus a principi costituzionali. Del resto, la misura di prevenzione opera con maggiore celerità l'allontanamento del prevenuto dalla vita pubblica, rispetto all'operatività ordinaria della pena interdittiva (irrogata in sede penale e attuabile solo con il giudicato).. Art. 1. (Assenza di sinallagma) 1. L'articolo 317 del codice penale è sostituito dal seguente: «Art. 17. - (Concussione) . -- Al di fuori dei casi di cui agli articoli 318, 319, 320, 321, 322, 322- bis , 322- ter , il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, con la minaccia di un danno grave alla persona o al patrimonio avanzata abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni». Art. 2. (Sinallagma illecito) 1. L’articolo 318 del codice penale è sostituito dal seguente: «Art. 318. - (Scambio corruttivo). -- Chiunque prenda parte allo scambio tra un atto di una pubblica amministrazione e denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. Lo scambio di cui al primo comma ha luogo anche quando non vi è stata la corresponsione di danaro od altra utilità, purché vi sia stata l'accettazione della sua promessa. Lo scambio di cui al primo comma ha luogo anche quando la corresponsione o la sua promessa non sono diretti al responsabile dell'atto, ma ad un terzo. Non è punibile lo scambio in cui il terzo unico destinatario è, per espressa previsione di legge, l'amministrazione che emana l'atto o il fisco. Lo scambio di cui al primo comma ha luogo anche quando il responsabile del procedimento amministrativo autorizza, invita o propizia la controparte a rivalersi della corresponsione sulla pubblica amministrazione, sulla fiscalità generale, sulla collettività o su singole categorie di cittadini utenti, mediante l'innalzamento indebito di prezzi, tariffe, parcelle o altri emolumenti. Equivale ad autorizzazione l'omesso controllo da parte del responsabile del procedimento che intenzionalmente non operi per impedire gli esborsi indebiti di cui al primo periodo. In difetto della condotta commissiva od omissiva di cui al primo e secondo periodo, si applica alla controparte l'articolo 46, primo comma, laddove dimostri che ha commesso il fatto per esservi stato costretto, mediante violenza fisica o morale, od in virtù del ruolo intimidatorio in concreto esercitato dal responsabile del procedimento amministrativo, a cui non poteva resistere o comunque sottrarsi. Al responsabile del procedimento amministrativo, di cui ai commi terzo e quarto, equivale il pubblico ufficiale, nell'esercizio delle cui funzioni l'atto è emanato. Analoga parificazione opera per la persona incaricata di un pubblico servizio, qualora rivesta la qualità di pubblico impiegato, ma in tal caso le pene sono ridotte in misura non superiore ad un terzo». 2. L’articolo 319 del codice penale è sostituito dal seguente: «Art. 319. - (Circostanze attenuanti) . -- La pena è diminuita di un terzo se il fatto di cui all'articolo 318 è effettuato per un atto d'ufficio o del servizio già compiuto dal responsabile del procedimento, dal pubblico ufficiale o dalla persona incaricata di un pubblico servizio, qualora rivesta la qualità di pubblico impiegato». 3. L’articolo 320 del codice penale è sostituito dal seguente: «Art. 320. - (Circostanze aggravanti).