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Il documento sottolinea che la crisi pandemica ha mostrato e sta mostrando tutto il valore aggiunto che la Difesa può garantire grazie alla sua possibilità di operare con rapidità ed efficacia ed in sinergia con le altre amministrazioni dello Stato. In questo contesto si inserisce una riflessione che al Relatore appare utile sottolineare. Rispetto al 2012, quando venne varata la legge 244 in materia di revisione dello Strumento Militare, che impone la riduzione del personale a 150 mila unità entro il 2024, il quadro di riferimento è decisamente mutato. In questo senso evidenzia come il DPP faccia bene a evidenziare l'esigenza di aggiornare e adeguare la legge, pur preservandone l'impianto, alla luce del mutato contesto geostrategico e delle attuali esigenze delle Forze Armate. Come ha sottolineato il Ministro, "la riduzione del personale, sia militare sia civile, sin qui operata impatta infatti oggi prevalentemente proprio sulle capacità complessive dello strumento militare". Un passaggio ulteriore riguarda un settore di cui la Commissione Difesa si è occupata in maniera approfondita, e cioè le capacità relative agli arsenali, agli stabilimenti, ai poli di mantenimento e agli enti militari a carattere industriale. Come è stato rilevato anche nella risoluzione approvata al termine del relativo Affare assegnato, infatti, tali strutture devono essere sostenute per diventare un'opportunità di sviluppo per il territorio, in sinergia con le istituzioni locali e le imprese. In quest'ottica segnalo il rilievo costituito dalle assunzioni di personale con profilo tecnico, e la stabilizzazione dei lavoratori precari. Per quanto riguardale ricadute industriali del comporta, inoltre, come ha ben evidenziato anche il Ministro, "bisogna allargare il dibattito sulla Difesa per far meglio comprendere ai nostri concittadini che nell'industria del settore dell'aerospazio, della difesa e della sicurezza c'è un pezzo rilevante della competitività dell'Italia, che potrà garantire il futuro delle giovani generazioni e la nostra appartenenza alla sfera dei paesi più avanzati". La prima parte del DPP concerne l'impegno nazionale nel contesto di riferimento e delinea il quadro politico e militare in cui le Forze armate si trovano ad operare. Il documento ricorda innanzitutto che l'impiego dello Strumento militare nell'ambito delle missioni all'estero rappresenta uno strumento fondamentale per promuovere i valori, i principi e gli interessi del nostro Paese. In tale quadro, anche nel 2020 - coerentemente con le missioni assegnate alle Forze armate - l'Italia parteciperà alla difesa degli spazi euro-atlantici e agli interventi finalizzati al mantenimento della pace e al ripristino della sicurezza e della stabilità internazionali nelle principali aree di crisi. Anche quest'anno il documento pone in particolare l'accento sulle aree di diretto interesse nazionale, ossia il Mediterraneo allargato, il Sahel, il Corno d'Africa, il Vicino e Medio Oriente, l'area balcanica, nonché il Golfo di Guinea e l'area del Golfo Persico. Particolare rilevanza è data alla posizione nazionale in ambito NATO, volta a garantire una postura equilibrata rispetto ai tre compiti principali dell'Alleanza (difesa collettiva, gestione delle crisi e sicurezza cooperativa), nonché a sviluppare le capacità necessarie a prevenire e contrastare le nuove sfide provenienti da ogni direzione e in tutti i domini operativi. Con riferimento all'Unione europea, viene confermato il pieno supporto al rafforzamento della Politica di Sicurezza e Difesa Comune, anche attraverso il Piano di Implementazione per la Sicurezza e Difesa, e la Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO), e a cui l'Italia contribuisce con il suo fattivo impegno in 34 progetti, di cui 9 a guida nazionale e 25 in veste di partecipante o osservatore. Con riferimento alle Nazioni Unite, viene rimarcato che l'Italia continua a fornire un importante contributo al peacekeeping in termini di risorse umane, finanziarie, di formazione e di logistica, attestandosi al settimo posto globale come contributore su scala mondiale. Il testo ricorda altresì come la Difesa italiana partecipi attualmente a 6 missioni delle Nazioni Unite, con una presenza massima autorizzata complessiva di circa 1.100 unità, tra queste ovviamente in primo piano la missione UNIFIL in Libano. Tra gli impegni nazionali della Difesa vengono poi elencate una serie di attività che vedono coinvolte le Forze armate, in particolare "Mare sicuro" (avviata nel 2015 per esigenze di prevenzione e contrasto del terrorismo nonché ad assicurare la tutela degli interessi nazionali, incrementando adeguatamente gli assetti aeronavali di sorveglianza), "Strade sicure" (avviata nel 2008) volta ad assicurare specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, e le attività connesse all'Emergenza COVID-19 che vedono le Forze armate svolgere un ruolo chiave su scala nazionale stanti le capacità di rapido schieramento e di offerta di mezzi che sono in grado di assicurare. La seconda parte del documento si sofferma sullo sviluppo dello Strumento militare, mediante l'analisi dei principali compiti istituzionali assegnati alle Forze armate (indirizzi strategici), delle esigenze operative delle singole componenti che lo costituiscono, e delle connesse future linee di sviluppo capacitivo. In questa sezione viene, inoltre, dato conto dei principali programmi d'investimento della Difesa. Con riferimento agli indirizzi strategici, il documento prende spunto dal Concetto Strategico del Capo di Stato Maggiore, che delinea un paradigma per lo sviluppo capacitivo incentrato sulla piena integrazione interforze, sulla tempestiva disponibilità di accurate informazioni e sulla superiorità decisionale, aspetti che impongono la digitalizzazione dei Comandi Operativi, la connettività delle forze e la sincronizzazione delle operazioni interforze. Lo Strumento Militare dovrà continuare a garantire il suo impegno nell'ambito delle quattro missioni concernenti, rispettivamente, la difesa dello Stato, la difesa degli spazi euro-atlantici, il contributo alla realizzazione della pace e della sicurezza internazionali e infine il concorso per la salvaguardia delle libere istituzioni e per lo svolgimento di compiti specifici connessi a circostanze calamitose o a casi di necessità ed urgenza. Gli interventi di ammodernamento dovranno tendere al ripianamento dei principali deficit capacitivi, evidenziati anche dalla NATO nell'ambito della periodica revisione delle capacità militati degli Alleati, al completamento dei programmi avviati, al sostegno alla ricerca tecnologica, al raggiungimento di una spiccata digitalizzazione, nonché al proseguimento delle attività di bonifica ambientale e di razionalizzazione delle infrastrutture. L'ottica è quella del raggiungimento del massimo livello di integrazione interforze e di interoperabilità tra le componenti. Una particolare attenzione è prestata a potenziare lo strumento militare in quelle che vengono definite la quarta e la quinta dimensione, cioè il dominio cibernetico e quello spaziale.