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Si tratta di un quadro clinico grave ed apparentemente inemendabile che in passato è giunto perfino a comportare, ad opera del dottor Hans Asperger, eponimo della sindrome da lui descritta nel 1938, l'internamento di molti di tali pazienti, giudicati impossibili da educare, presso il famigerato centro Am Spiegelgrund, dove molti di loro trovarono la morte nell'ambito dei progetti di eugenetica a quel tempo in auge. L'indeterminabilità della etiopatogenesi di un complesso sindromico tanto invalidante può rendere ragione anche della compulsiva ricerca, da parte dei familiari dei pazienti che ne siano affetti, di una qualsivoglia causa cui poter attribuire la responsabilità di quanto accade, esitata in questi ultimi anni in irrazionali manifestazioni di demagogica colpevolizzazione della pratica vaccinale, sulla scorta dell'acritico accoglimento della mistificatoria teoria formulata in una ricerca del 1998, risultata poi falsa, che ne ipotizzava la correlazione con il vaccino MMR (morbillo, rosolia, varicella), che è stata smentita da tutti gli studi scientifici successivi dai quali è emersa l'insussistenza di qualsiasi legame sia con i vaccini sia con alcuni dei loro ingredienti. Benché per il trattamento del disturbo dello spettro autistico, al momento, non si disponga di protocolli standardizzati, esistono tuttavia trattamenti documentatamente efficaci per incrementare la capacità di sviluppo neuropsichico dei bambini che ne siano affetti e offrire loro la possibilità di acquisire nuove competenze, la qualità dei cui risultati appare però associata sostanzialmente alla precocità di attuazione degli interventi ed alla loro personalizzazione rispetto alle specifiche caratteristiche del singolo paziente. Il trattamento quindi, che si incardina sull'impiego di terapie cognitivo comportamentali di comunicazione e di addestramento delle abilità, non può essere fondato sulla mera definizione diagnostica, ma deve essere predisposto in relazione al profilo individuale del bambino in forma personalizzata e deve tenere in debito conto le sue criticità e i suoi punti di forza, utilizzando un approccio diagnostico descrittivo, che indichi caratteristiche cliniche e livello di gravità dei sintomi e abilità cognitive verbali associate. Sul territorio nazionale c'è grande diversità nell'approccio corretto al trattamento di questi pazienti; approccio che si basa necessariamente sull'affidamento a centri accreditati, che siano in grado di affrontare concretamente il problema, ma anche su un'integrazione scolastica in cui la scuola torni a svolgere il suo ruolo di agenzia di socializzazione primaria e sappia essere inclusiva. La conclusione, quindi, è che, affinché il problema venga affrontato concretamente, bisogna restituire dignità al sistema scolastico pubblico, che deve essere messo in grado di accogliere anche questi pazienti in maniera adeguata. Deve inoltre essere restituito al sistema sanitario nazionale il ruolo che gli compete, poiché deve poter offrire a questi pazienti le risposte che si aspettano, senza che debbano ricorrere ai privati; un sistema sanitario pubblico che venga rimesso al centro del sistema, contro tutti quelli che intendono mercificare la salute per aprire uno spazio ai privati. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno G1, sottoscritto dai firmatari delle mozioni nn. 42 (testo 2), 83, 98 e 106, che sono state conseguentemente ritirate. Il testo dell'ordine del giorno, che si intende illustrato, è stato stampato ed è in distribuzione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sull'ordine del giorno presentato. COLETTO, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, esprimo apprezzamento sull'ordine del giorno presentato per quanto riguarda la prima parte. Sulla seconda parte, considerato che è rivolta al Senato, mi rimetto ovviamente alle valutazioni dell'Assemblea. PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione dell'ordine del giorno G1. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il mio sarà un intervento breve in dichiarazione di voto, anche perché il Gruppo Per le Autonomie non poteva non esprimersi su un argomento così importante, che tocca pesantemente molte famiglie del nostro Paese. Per quanto riguarda l'autismo, sappiamo - ed è già stato detto in modo dettagliato negli interventi che mi hanno preceduto - che si tratta di una condizione, una patologia molto complicata. Infatti, sull'ultima versione del DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) si è ritenuto di cambiarne la dizione e di definirlo come uno spettro di comportamenti, proprio perché è talmente complicato che, sia dal punto di vista temporale che dell'intensità dei sintomi, si sviluppa nel corso della vita in modo molto incostante, mettendo in notevole difficoltà i pazienti stessi, ma anche le famiglie e le istituzioni. Sappiamo che è una condizione sulla cui eziopatogenesi si sa ancora poco e su cui si sa che purtroppo non esiste una cura, come normalmente si intende, con dei farmaci. Ci sono degli interventi di tipo comportamentale, di tipo ricreativo, che in qualche modo mettono a proprio agio i pazienti e quindi riescono a migliorare la loro condizione. Però è chiaro che siamo ancora ben lontani da una risoluzione di questo disturbo psico-neurologico. Ci tenevo a dire che non siamo all'anno zero e penso che sia stato sottolineato un po' da tutti. La scorsa legislatura, da questo punto di vista, è stata feconda perché ci ha permesso di approvare una legge quadro sull'autismo e di approvare altre iniziative importanti come quella sui caregiver e sul cosiddetto dopo di noi, che è un aspetto fondamentale. Infatti, sempre di più si presenta la problematica di come gestire e accudire queste persone ormai adulte quando non ci saranno più la loro famiglia e i loro genitori. Io difendo e parlo sempre bene della modifica del 2001 del Titolo V della Costituzione, perché ha permesso alle Regioni di dare il via a tutta una serie di provvedimenti specifici. Sappiamo come è il livello amministrativo delle Regioni che dal punto di vista concreto porta avanti le iniziative per le famiglie. Questa modifica del Titolo V ha permesso, nelle Regioni che hanno saputo cogliere questa opportunità, di sviluppare tutta una serie di iniziative sui territori: centri diurni, centri per istituzionalizzare i casi più gravi; insegnanti di sostegno; in sostanza tutta una serie iniziative per venire incontro alle famiglie. Se c'è un impegno da prendere da parte di quest'Aula è sostenere le Regioni e permettere di uniformare su tutto il territorio nazionale gli interventi, soprattutto quelli qualitativamente più avanzati, secondo me paragonabili a quelli del welfare del Nord Europa. Da questo punto di vista, credo sia da condividere quanto presente in tutte le mozioni, per cui apprezzo molto che siano state riunite in un unico ordine del giorno dell'Assemblea. Mi auguro anche che la Commissione speciale che viene evocata lavori in modo molto concreto cercando di pungolare il Governo e in particolare le Regioni e la Conferenza delle Regioni, per portare avanti, nelle sacche di territorio dove ci sono ancora interventi molto scarsi, delle iniziative concrete.