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Finora questa richiesta non ha avuto risposta, con il risultato che anche questa controversia è finita nelle mani dal TAR. Non è possibile, a distanza di quasi dodici mesi dall'inizio dell'epidemia, che le principali misure di sanità pubblica siano ancora prevalentemente basate sul principio di precauzione. L'Italia è rimasta una delle poche Nazioni sviluppate che, allontanandosi dalle raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, utilizza ancora il criterio dell'accertamento diagnostico attraverso il tampone negativo per la dichiarazione di guarigione, previsto dalla circolare del Ministero della salute del 12 ottobre 2020. L'Organizzazione mondiale della sanità e diverse Nazioni, come Stati Uniti, Francia e Belgio, si erano già espresse in merito, delineando in diversi documenti tecnici come tale criterio sia da ritenersi obsoleto e dannoso, determinando un fenomeno di sovraccarico di lavoro anche per il Servizio sanitario nazionale. Questo dato, già da solo, determina un'importante adulterazione delle nostre cifre epidemiologiche nazionali e, di conseguenza, regionali. Inoltre, il sistema di classificazione del rischio è basato principalmente sul cosiddetto indice RT, che, sulla base delle evidenze più recenti, sembra essere un indice non eccessivamente precoce nel predire il rischio epidemico (presenta, ad esempio, un ritardo medio di una settimana rispetto alle variazioni percentuali). Pertanto, i parametri ad oggi utilizzati fanno correre alla Nazione il rischio di inseguire la curva epidemica nel delineare le azioni della sanità pubblica, piuttosto che prevenire l'epidemia. Il disegno di legge in esame prevede anche la creazione di una infrastruttura tecnologica a supporto delle azioni del commissario per l'emergenza, per la distribuzione alle Regioni di vaccini e presidi funzionali al processo di vaccinazione, che sia interoperativa con l'Anagrafe nazionale dei vaccini. Tale piattaforma dovrebbe avere anche una funzione sussidiaria rispetto alle anagrafi vaccinali regionali, supportando azioni quali la prenotazione, la registrazione delle vaccinazioni effettuate e la certificazione dell'avvenuta vaccinazione. Su quest'ultimo punto è indifferibile intervenire delineando i requisiti minimi della certificazione di avvenuta vaccinazione, in relazione anche ai possibili utilizzi che questa certificazione potrà avere nel futuro prossimo. Le informazioni aggregate presenti sulla piattaforma sono accessibili al Ministero della salute, all'Agenzia italiana del farmaco e all'Istituto superiore di sanità. Per le attività di valutazione di immunogenicità, invece, i dati disaggregati e nominativi sono resi disponibili solo per l'Istituto superiore di sanità. Questa previsione andrebbe aggiornata, come hanno riferito nelle audizioni alcuni illustri docenti, conferendo la visibilità dei dati disaggregati anche all'Agenzia italiana del farmaco, al fine di consentire alla stessa un migliore esercizio delle attività di farmacovigilanza. In ordine alle previsioni del disegno di legge, devo innanzitutto evidenziare come le originali previsioni del Piano strategico per le vaccinazioni in materia di scadenziario delle popolazioni target dell'intervento vaccinale dovranno essere con urgenza riviste in relazione all'effettiva disponibilità di vaccinazioni, nonché alle limitazioni previste nell'autorizzazione all'immissione in commercio del vaccino prodotto dalla ditta AstraZeneca. È inevitabile che la disponibilità di dosi di un vaccino idoneo all'immunizzazione di soggetti al di sotto dei cinquantacinque anni di età porti all'opportunità di anticipare le vaccinazioni di categorie di giovani adulti lavoratori. Nell'impossibilità di una protezione diretta dei soggetti più anziani e fragili, dovrà essere percorsa la strada dell'immunizzazione di larghe fasce di popolazione a maggior rischio di contrarre l'infezione, al fine di raggiungere, almeno parzialmente, l'obiettivo di incidere sulla circolazione del virus, andando a modificare, attraverso questo obiettivo, il dato di morbilità e mortalità. In quest'ambito andranno privilegiate scuole e università, in quanto il danno principale che la pandemia sta creando al nostro Paese è proprio quello relativo alla formazione delle nuove generazioni. Gli effetti di questo danno condizioneranno più degli altri la possibilità di sviluppo dell'Italia nei prossimi trenta, quarant'anni. Non è il caso di ribadire che la pandemia continua ad avere ripercussioni significative sulla vita reale delle persone, delle famiglie e degli operatori economici. Nella mia Regione, appena dichiarata zona rossa, la questione si è spostata dal piano tecnico-scientifico a quello politico, con una querelle tra il Presidente della Regione e le singole amministrazioni. Ciò non sembra essere utile al confronto tra i diversi attori in campo chiamati a gestire, ciascuno per la propria parte, l'emergenza sanitaria. La dichiarazione della Basilicata come zona rossa non è stata una scelta della Regione, ma esclusiva del Ministero alla salute, e la decisione è fondata su parametri che, per quanto oggettivi, non tengono conto della specificità dei territori. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, intervengo perché per prima cosa desidero rinnovare una richiesta al Governo più volte avanzata: l'integrazione del Comitato tecnico-scientifico, che ci ha accompagnato in quest'anno di epidemia, con professionalità diverse: esperti di analisi dei dati fisici, matematici, microbiologi. Si sente il bisogno, in questo tempo, di anticipare il virus e non più di inseguirlo, e per raggiungere tale obiettivo occorre la contaminazione di competenze diverse. In Italia ne abbiamo tante e di eccellenza, dunque facciamole lavorare per noi. Aggiungo che abbiamo presentato a questo provvedimento di conversione in legge del decreto-legge n. 2, a cui si è aggiunto il decreto-legge n. 15, un subemendamento per la costituzione di un osservatorio del dato epidemiologico, al fine di un'analisi quotidiana dell'evoluzione dei contagi da Covid-19, in modo da offrire pareri sulle misure da adottare relativamente a chiusure limitate, come ad esempio avvenuto a Perugia e per l'Alto Adige, e come sta succedendo in queste ore per la provincia di Bologna. Mi auguro che questa proposta, bocciata in questo provvedimento, trovi accoglienza in uno successivo, perché la riteniamo fondamentale. È giusto aver codificato le Regioni con i colori che indicano il tasso di rischio di contagio, ma risulta fondamentale la messa a disposizione di dati semplici, a livello provinciale e comunale, per decidere velocemente lockdown locali. Molte Regioni stanno andando in tale direzione in queste ore, ma è fondamentale un sistema di raccolta, monitoraggio e impatto delle misure quanto più possibile omogeneo a livello nazionale, e che non si basi su informazioni datate di otto, dieci giorni. La velocità esponenziale di crescita dei contagiati da Covid, soprattutto in alcune zone, ci obbliga a un cambio di passo nel prendere decisioni repentine e precise. Immagino interventi mirati su singoli territori per risollevare e guarire l'intera nostra Nazione, facendo leva ancora una volta sul senso di responsabilità dei nostri concittadini, tante volte richiamato in questi mesi. È un fatto positivo che nel nuovo DPCM firmato dal presidente Draghi ci sia la costituzione di un tavolo tecnico di confronto per la revisione o l'aggiornamento di ventuno parametri per la valutazione del rischio epidemiologico. Anche qui ci auguriamo semplificazione dei parametri.