[pronunce]

- L'Avvocatura generale dello Stato ha eccepito l'inammissibilità della questione per difetto di rilevanza, non avendo il giudice rimettente considerato che la sentenza di primo grado aveva ritenuto infondata la domanda di pensione privilegiata per l'accertato difetto di nesso causale fra attività operativa delle Forze armate ed evento dannoso, in quanto colui che aveva rinvenuto l'ordigno l'aveva trasportato nel cortile della propria abitazione, dove un'altra persona aveva tentato di smontarlo, provocandone l'esplosione e riportando lesioni gravissime. Pertanto la norma impugnata non potrebbe essere applicata alla fattispecie concreta neppure se ne fosse dichiarata l'illegittimità costituzionale nei termini prospettati dal giudice rimettente. L'eccezione è infondata. Dall'ordinanza di rimessione risulta che la sentenza di primo grado - premesso non essere contestato che l'ordigno bellico di cui trattasi apparteneva alle Forze armate - aveva respinto il ricorso dell'infortunato per la ragione che egli non aveva riportato le lesioni nelle circostanze previste dalla norma impugnata, essendo rimasto accertato che nell'anno dell'infortunio ed in quelli precedenti nessuna esercitazione a fuoco si era svolta nelle vicinanze del comune in cui l'esplosione era avvenuta. Rispetto a questo determinante rilievo, il tema del difetto di nesso causale fra attività operativa delle Forze armate ed evento dannoso è esposto in termini dubitativi ("sembra"), e si risolve in un'argomentazione aggiuntiva e non in un'autonoma ragione del rigetto del ricorso. E poiché il giudice rimettente dà atto che la decisione di primo grado è stata impugnata sul punto dell'asserita non necessità del requisito delle "esercitazioni combinate o isolate" richiesta dalla norma impugnata, ne discende che il giudice di secondo grado deve, per decidere sull'appello, fare applicazione di tale norma, onde la rilevanza della sollevata questione di legittimità costituzionale. 3. - Nel merito la questione è infondata, nei sensi di seguito precisati. 3.1. - La disposizione censurata - nel contesto della disciplina di provvidenze a favore delle vittime dell'esplosione di ordigni bellici in tempo di pace - prevede l'attribuzione di una pensione privilegiata in favore dei cittadini italiani divenuti invalidi e dei congiunti di cittadini italiani deceduti a seguito di scoppio di armi e ordigni esplosivi lasciati "incustoditi" oppure "abbandonati dalle Forze Armate in tempo di pace in occasione di esercitazioni combinate o isolate". La struttura della fattispecie implica un evento lesivo dipendente da un comportamento negligente delle Forze armate consistente nell'omissione delle dovute cautele nella custodia degli ordigni in tempo di pace; onde il nesso causale e la colpa dell'Amministrazione militare costituiscono presupposti indefettibili della prestazione pensionistica. Il legislatore, però, al fine di agevolare il danneggiato nel rispetto dell'onere, su di lui gravante, di provare tali presupposti, ha considerato distintamente l'ipotesi più frequente, ossia quella dell'evento dannoso provocato dall'esplosione di ordigni giacenti - e quindi "abbandonati" - su aree in cui si siano svolte esercitazioni militari. Di tali ordigni inesplosi l'Amministrazione militare è tenuta non tanto alla custodia, quanto alla rimozione dal terreno interessato all'esercitazione. Agli ordigni non rimossi, e quindi "abbandonati", testualmente si riferisce la disposizione censurata. Il riferimento legislativo al particolare contesto dell'esercitazione militare, combinata od isolata, in cui l'ordigno sia stato abbandonato - e poi sia accidentalmente esploso provocando lesioni a terzi - comporta infatti che l'onere probatorio gravante sul danneggiato sia assolto con la prova della derivazione causale dell'evento lesivo dall'esplosione di un ordigno abbandonato nell'area ove un'esercitazione sia avvenuta, non essendo necessaria anche l'ulteriore prova di una specifica colpa dell'Amministrazione militare. 3.2. - Questa particolare disciplina, favorevole al danneggiato, non concerne però l'ipotesi degli ordigni che l'Amministrazione militare abbia lasciato "incustoditi", indipendentemente dallo svolgimento di esercitazioni che, secondo il dato testuale della norma censurata, concorre ad integrare invece la parallela ipotesi dell'abbandono. Il principio di eguaglianza risulterebbe infatti violato se la disposizione in esame fosse interpretata, come presuppone la Corte dei conti rimettente, nel senso che il trattamento pensionistico privilegiato non spetti ove l'evento lesivo provocato dall'esplosione di un ordigno dell'Amministrazione militare consegua ad un generico e non tipizzato comportamento negligente di omessa custodia dell'ordigno stesso, piuttosto che ad un comportamento specifico consistente nell'omessa bonifica di aree utilizzate per esercitazioni militari. Infatti, a fronte di comportamenti parimenti negligenti dell'Amministrazione militare e lesivi dell'integrità fisica di altri, risulterebbe ingiustificato il disconoscimento del trattamento pensionistico per il solo fatto che l'evento lesivo sia avvenuto fuori dal contesto di tali esercitazioni; e l'ingiustificatezza non sarebbe superata dall'azionabilità di una pretesa risarcitoria in base all'ordinaria disciplina della responsabilità civile (sicuramente più gravosa per il danneggiato, quanto all'onere della prova). Pertanto l'interpretazione adeguatrice conforme a Costituzione - che costituisce generale canone esegetico (cfr. , da ultimo, ordinanze n. 107 del 2003 e n. 366 del 2002) - conduce a ritenere che il diritto al trattamento pensionistico sorga anche in caso di negligenza dell'Amministrazione militare, consistita nell'omessa custodia di un ordigno dalla cui esplosione sia derivato l'evento lesivo; e che tale condotta, nella sua più ampia portata, si affianchi a quella più specifica dell'abbandono di ordigni in occasione di esercitazioni militari. 4. - Così interpretata, la disposizione in esame si sottrae alla censura di disparità di trattamento formulata dal giudice rimettente, onde la relativa questione di legittimità costituzionale deve essere dichiarata non fondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 31 dicembre 1991, n. 437 (Provvidenze a favore dei cittadini deceduti o invalidati a causa di ordigni bellici in tempo di pace), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale d'appello di Roma, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 gennaio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 gennaio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA