[pronunce]

che, infine, viene denunciato l'art. 19, rubricato come «Interpretazione autentica del comma 4 dell'articolo 25 della legge regionale 29 dicembre 2003, n. 21» e che – secondo il ricorrente – introdurrebbe invece «una nuova norma», prevedendo, in sostanza, che «i contratti di lavoro a termine trasformatisi in assunzioni a tempo indeterminato, presso gli enti che abbiano deciso di avvalersi del contributo regionale per le assunzioni ai sensi dell'art. 78, comma 6, legge 388/2000 e dell'art. 12, comma 4, decreto legislativo 488/1997, comportino l'inquadramento in profili appartenenti alla fascia “B” del contratto collettivo di lavoro degli enti locali»; che la disposizione – osserva il Commissario dello Stato – sarebbe in contrasto con gli artt. 97 e 81, quarto comma, della Costituzione, giacché, intendendo tutelare le aspettative dei lavoratori, non tiene però conto delle necessità di quelle amministrazioni «che si sono determinate a procedere alle assunzioni secondo le vacanze presenti nelle rispettive piante organiche», altresì comportando un «incremento di oneri retributivi per i quali il legislatore non indica né l'ammontare né le risorse con cui farvi fronte»; che, con successiva memoria, il Commissario dello Stato per la Regione Siciliana ha chiesto che, sulla proposta impugnazione, sia dichiarata cessata la materia del contendere, giacché la delibera legislativa approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 4 agosto 2005 (disegno di legge n. 788-376-550-957), è stata promulgata e pubblicata (G.U. della Regione Siciliana, 16 settembre 2005, n. 39) come legge regionale 15 settembre 2005, n. 10 (Norme per lo sviluppo turistico della Sicilia e norme finanziarie urgenti), con «omissione delle parti impugnate». Considerato che il Commissario dello Stato per la Regione Siciliana ha promosso – in riferimento agli artt. 3, 81, quarto comma, 97 e 117, terzo comma, della Costituzione e all'art. 12 dello statuto speciale di autonomia (regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, recante «Approvazione dello statuto della Regione siciliana») – questione di legittimità costituzionale degli artt. 4, commi 3, primo periodo, 5 e 6; 5, comma 1; 14, comma 3, e 19 della delibera legislativa approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 4 agosto 2005 (disegno di legge n. 788-376-550-957), recante «Norme per lo sviluppo turistico della Sicilia e norme finanziarie urgenti»; che, successivamente all'impugnazione, la predetta delibera legislativa è stata promulgata e pubblicata (G.U. della Regione Siciliana, 16 settembre 2005, n. 39) come legge della Regione Siciliana 15 settembre 2005, n. 10 (Norme per lo sviluppo turistico della Sicilia e norme finanziarie urgenti), con omissione di tutte le disposizioni e parti di disposizioni oggetto di censura; che l'intervenuto esaurimento del potere promulgativo, che si esercita necessariamente in modo unitario e contestuale rispetto al testo deliberato dall'Assemblea regionale, preclude definitivamente la possibilità che le parti della legge impugnate ed omesse in sede di promulgazione acquistino o esplichino una qualche efficacia, privando così di oggetto il giudizio di legittimità costituzionale (sentenza n. 351 del 2003); che pertanto, in conformità alla giurisprudenza di questa Corte (tra le altre, ordinanze n. 403, n. 293 e n. 169 del 2005), deve dichiararsi cessata la materia del contendere.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in ordine al ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 marzo 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 marzo 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA