[pronunce]

Per altro verso, va osservato come la predisposizione di piani regionali sia prevista dall'art. 5 del d.lgs. n. 154 del 2004, il quale stabilisce che le Regioni, «entro il 31 dicembre dell'anno precedente ciascun triennio di programmazione nazionale», «approvano i programmi regionali della pesca e dell'acquacoltura, o gli eventuali aggiornamenti, contenenti l'indicazione degli interventi di competenza da realizzare con le proprie dotazioni di bilancio». 11.3. — Anche l'art. 4, comma 2, lettera a), della legge regionale delle Marche in esame, è sospettato di illegittimità costituzionale. La disposizione indica tra i contenuti del Piano regionale l'articolazione territoriale dei distretti di pesca «intesi non come confine ma come regolamentazione dell'attività di pesca-produzione in forza di regole obbligatorie per tutti coloro che vi operano». Ad avviso della difesa dello Stato, detta previsione determinerebbe una regionalizzazione della flotta di pesca, in contrasto con i principi che regolano la pesca nazionale secondo criteri unitari, così ledendo la competenza esclusiva statale in materia di rapporti internazionali e con l'Unione Europea di cui all'art. 117, secondo comma, lettera a), Cost., in relazione al regolamento CE n. 2371/2002, del 20 dicembre 2002, recante “Regolamento del Consiglio relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell'ambito della politica comune della pesca”, in particolare articoli 4, 8, 9, 15, 17 e 23, e al regolamento CE n. 3690/93, del 20 dicembre 1993, recante “Regolamento del Consiglio che istituisce un regime comunitario che stabilisce le norme relative alle informazioni minime che devono figurare nelle licenze di pesca”, in particolare articoli 2 e 3. 11.3.1.— La questione non è fondata. 11.3.2.— I distretti di pesca, attualmente, sono disciplinati dall'art. 4 del d.lgs. n. 226 del 2001, secondo quanto previsto dalla legge delega 5 marzo 2001, n. 57, «al fine di assicurare la gestione razionale delle risorse biologiche, in attuazione del principio di sostenibilità»; «sono considerati distretti di pesca le aree marine omogenee dal punto di vista ambientale, sociale ed economico». Orbene, la disposizione impugnata, che opera comunque nell'ambito della pianificazione regionale, non si sovrappone alle competenze statali disciplinate dal suddetto art. 4, né è dato ravvisare alcuna interferenza delle disposizioni stesse con la potestà esclusiva dello Stato, ex art. 117, secondo comma, lettera a), Cost. 11.4. — Il ricorrente impugna, altresì, le norme contenute nell'art. 6, comma 2, lettera e), e nell'art. 7, comma 1, lettera f), della legge regionale delle Marche in questione, le quali stabiliscono che tra i componenti della Consulta per l'economia ittica e della Commissione tecnico-scientifica – nuove strutture regionali che operano nell'ambito della pesca – vi sia un rappresentante delle Capitanerie di porto, individuato nel direttore marittimo o in un suo delegato. Tali disposizioni sarebbero in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., in materia di ordinamento degli organi e degli uffici dello Stato, in quanto dettano norme prescrittive nei confronti del titolare di un ufficio periferico dello Stato. 11.4.1.— Le questioni non sono fondate. 11.4.2. — È pur vero che la giurisprudenza di questa Corte ritiene che forme di collaborazione e di coordinamento coinvolgenti compiti e attribuzioni di organi dello Stato non possono essere disciplinati unilateralmente dalle Regioni, neppure nell'esercizio della loro potestà legislativa (sentenza n. 429 del 2004); tuttavia, occorre rilevare come l'art. 105, comma 6, del d.lgs. n. 112 del 1998, sopra richiamato, prevede espressamente che le Regioni e gli enti locali per lo svolgimento di compiti conferiti in materia di diporto nautico e pesca marittima possono avvalersi degli uffici delle Capitanerie di porto. Una corretta interpretazione di tale norma consente di ritenere legittimo il previsto inserimento di rappresentanti delle Capitanerie di porto nei predetti organismi regionali. 11.5.— Infine, è censurato l'art. 9, comma 1, della legge regionale delle Marche n. 11 del 2004, che affida alla Giunta regionale la determinazione dell'ammontare del canone da corrispondere per la concessione dei beni del demanio marittimo. Ritiene il ricorrente che detta disposizione invaderebbe la competenza esclusiva statale, in materia di sistema tributario e contabile dello Stato di cui all'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. 11.5.1.— La questione è fondata. 11.5.2.— Questa Corte (sentenze n. 427 del 2004 e n. 286 del 2004) ha già avuto modo di distinguere tra le competenze che spettano alle Regioni in determinate materie e il potere dominicale che spetta allo Stato, quale proprietario, di disporre dei propri beni, che «come tale, non incontra i limiti della ripartizione delle competenze secondo le materie» (sentenza n. 427 del 2004). Proprio in ragione dei principi enunciati dalla giurisprudenza richiamata, pertanto, la norma regionale deve ritenersi illegittima, in quanto essa incide su prerogative spettanti allo Stato nella sua qualità di ente “proprietario” di beni del demanio marittimo, senza che possa rilevare la asserita corrispondenza del canone fissato dalla Regione con quello statale. Va, pertanto, dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 9, comma 1, della legge della Regione Marche n. 11 del 2004. 12.— Con il ricorso n. 102 del 2004, lo Stato ha impugnato la legge della Regione Abruzzo 5 agosto 2004, n. 22 (Nuove disposizioni in materia di politiche di sostegno all'economia ittica), e, in particolare, l'art. 2, comma 1, lettera f), e lettera g), nonché l'art. 3, comma 2. 12.1. — L'art. 2, comma 1, lettera f), prevede misure per la promozione di certificazioni di qualità del prodotto ittico «catturato dalla Marineria Abruzzese» o allevato in impianti di acquacoltura/maricoltura dislocati nel territorio regionale o nel «mare antistante» la Regione Abruzzo. Ad avviso del ricorrente, tale disposizione, attuando una protezione della produzione agroalimentare locale, con l'istituzione di un marchio regionale identificativo di prodotti provenienti da una determinata località geografica, sarebbe suscettibile di favorire la produzione regionale nei confronti di quelle originarie di altri Stati membri dell'Unione europea.