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Tuttavia, tali norme hanno creato situazioni di oggettivo svantaggio nei confronti delle persone rom e sinti, rendendo necessario un intervento sia con norme puntuali, per evitare il ripetersi di specifiche prassi amministrative o di interpretazioni sfavorevoli delle norme vigenti che creino problemi soltanto agli appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti, sia per alleviare quelle situazioni di oggettivo svantaggio che meritano una politica di interventi specifici del legislatore volti alle pari opportunità, così come prescrive l'articolo 3, comma secondo della Costituzione. Poiché le politiche delle pari opportunità sono ormai da anni presenti nella normativa italiana e comunitaria (e sono d'altronde specificamente indicate in favore della minoranza dei Rom e Sinti dalle molte norme internazionali e da raccomandazioni di organismi internazionali come il Consiglio d'Europa, l'OSCE e la Commissione europea) e riguardano categorie che, pur formalmente trattate in modo uguale, spesso ricevono trattamenti deteriori di fatto (donne, invalidi, giovani, ecc.), si tratta di essere meno ideologici e più pragmatici; 6) poiché le particolari modalità dell'abitare in forme plurali riguardano soltanto alcuni degli appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti, occorrerebbe prevedere una modifica del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia, di cui al decreto legislativo 6 giugno 2001, n. 380, soltanto in favore degli appartenenti alla minoranza che vogliano abitare in unità abitative mobili sul terreno di un comune senza la necessità di richiedere un apposito permesso di costruire, bensì una più agile autorizzazione. È chiaro che prevedere una simile modifica in favore di chiunque sarebbe difficilmente auspicabile, sia perché provocherebbe l'opposizione di tutti i comuni italiani e di tutte le regioni che hanno competenza concorrente in materia di gestione del territorio, in quanto priverebbe i comuni dei proventi necessari a provvedere agli oneri di urbanizzazione, sia perché potrebbe favorire l'abusivismo edilizio, soprattutto nelle località turistiche. Si tratterebbe, quindi, di stabilire una modalità differenziata e più favorevole (anche economicamente) soltanto per gli appartenenti alla minoranza, poiché si tratta di tutelare una particolare modalità di abitare tipica della cultura di alcune (non certo tutte) comunità rom e sinti. A tal proposito, si ricorda che non si tratterebbe peraltro del solo caso di misura speciale in materia civile ed edilizia in favore degli appartenenti ad una minoranza linguistica, in quanto già l'articolo 8 dello statuto speciale per il Trentino Alto-Adige, in virtù del regime di autonomia speciale di cui gode la regione, prevede la disciplina con legge provinciale dell'«ordinamento dei "masi chiusi" e delle comunità familiari rette da antichi statuti o consuetudini», considerata modalità abitativa delle famiglie contadine, tipica della tradizione giuridica del Tirolo e degli appartenenti al gruppo linguistico tedesco. Il primo obiettivo del presente disegno di legge (riconoscimento e tutela della minoranza dei Rom e dei Sinti) si articola in vari punti: 1) anzitutto prevede una specifica tutela degli aspetti tipici del patrimonio linguistico-culturale della minoranze rom e sinta, prevedendo istituti analoghi a quelli previsti dalla legge n. 482 del 1999 per tutte le altre minoranze, come il diritto allo studio e all'insegnamento della lingua romanì, come pure all'utilizzo della stessa anche nei rapporti con le pubbliche amministrazioni -- seppur con modalità più flessibili, a seconda della consistenza delle locali comunità rom e sinte -- e nei rapporti con i mezzi di comunicazione di massa, con previsione di specifici obblighi di diffusione di programmi in lingua romanì da parte della società concessionaria del servizio pubblico radio-televisivo; a questi, si aggiungono il ripristino di cognomi e nomi in forma originale e la diffusione della lingua, della cultura e delle tradizioni storico-letterarie e musicali delle minoranze; 2) in secondo luogo, vi è l'esigenza di incentivare e tutelare, in modo specifico, le associazioni composte di Rom e Sinti, ma senza prevedere forme pubblicistiche di rappresentanza che non sembrano essere conformi alla libertà di associazione prevista dall'articolo 18 della Costituzione. Si prevede inoltre che debba applicarsi anche a Rom e Sinti il principio di sussidiarietà orizzontale previsto dall'articolo 18 della Costituzione; 3) inoltre, occorre tutelare il diritto di ogni appartenente alla minoranza di vivere nella condizione liberamente scelta da lui/lei o, se minorenne, dai suoi genitori, di sedentarietà o di itineranza e il diritto di abitare in alloggi tipici della storia e della cultura di alcune comunità rom e sinte, secondo una pluralità di scelte, quali possono essere alloggi in unità mobili in terreni di proprietà privata, dotati di tutti i requisiti igienico-sanitari e collegati alle reti idriche e fognarie; aree di sosta temporanea, almeno in ogni provincia, da rendere disponibili a quelle persone appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti che tuttora vivono in condizione di itineranza; alloggi di edilizia residenziale pubblica che consentano la vicinanza dei componenti della medesima famiglia allargata che desiderino vivere in prossimità gli uni degli altri; microaree di proprietà privata che consentano la convivenza degli appartenenti alla medesima famiglia allargata, con incentivi che attuino il favore per la promozione dell'investimento del risparmio popolare nella proprietà privata dell'abitazione, ai sensi dell'articolo 47 della Costituzione. La formulazione delle disposizioni del presente disegno di legge risponde all'esigenza di attuare, in modo sistematico e preciso, le norme della Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, fatta a Strasburgo il 1º febbraio 1995 e ratificata ai sensi della legge 28 agosto 1997, n. 302, le raccomandazioni del Consiglio d'Europa, dell'OCSE e della Commissione europea e la Strategia nazionale d'inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti in attuazione della comunicazione della Commissione europea n. 173/2011. Lo scopo è quello di disciplinare in maniera dettagliata taluni aspetti inderogabili che devono essere sottratti ad eventuali attuazioni disomogenee o discrezionali in tutto il territorio nazionale, il che priverebbe di tutela effettiva la minoranza dei Rom e dei Sinti, garantendo, allo stesso tempo, una maggiore flessibilità nella disciplina degli aspetti suscettibili di essere soggetti a differenti situazioni locali; 4) si dà poi specifica applicazione, nei confronti delle popolazioni rom e sinte, alle inderogabili norme dell'Unione europea sulla circolazione e sul soggiorno dei cittadini dell'Unione, modificando le norme sulle modalità e le procedure per il riconoscimento dell'apolidia e della cittadinanza italiana ai figli degli apolidi di fatto nati in Italia;