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in particolare, un gran numero di disabili o anziani non autosufficienti hanno bisogno di assistenza domiciliare, sovente non 24 ore su 24, ma soltanto diurna o soltanto notturna, oppure a tempo parziale (per l'aiuto nella cura della persona, oppure per l'approvvigionamento dei beni di consumo necessari per la vita quotidiana, per l'insegnamento dell'uso dello strumento informatico e della rete, o anche soltanto per l'intrattenimento della persona isolata, ecc.). Si osserva inoltre una altrettanto cospicua domanda di servizi alla comunità: basti pensare alle necessità -- sovente male o per nulla soddisfatte nelle aree urbane -- di sorveglianza all'entrata e all'uscita delle scuole, manutenzione del verde pubblico, sorveglianza notturna contro il disturbo della quiete o contro gli autori di graffiti e forme analoghe di piccola criminalità, e altre simili. Anche su questo terreno, come su quello dei buoni-lavoro di cui si è detto trattando del contenuto dell'articolo 2101, abbiamo fatto riferimento innanzitutto all'esperienza dell' Agence nationale services à la personne (v. in proposito il sito web www.particulieremploi.fr/mediers.php), con la quale in Francia ci si è proposti di porre in comunicazione domanda e offerta di servizi alla persona e alla famiglia, con risultati di notevolissimo rilievo. Se oltr'Alpe ci si è limitati ad attivare, con una utilizzazione efficacissima di Internet, servizi efficienti per l'incontro fra domanda e offerta e ad operare per una riduzione drastica dei costi di transazione in questo particolare settore, mediante l'istituzione dello chèque emploi-services universel-CESU , qui intendiamo spingerci oltre, attingendo anche all'esperienza finlandese e dei Paesi scandinavi, dove l'ente locale promotore del servizio assume altresì la veste di fornitore dell'attività di servizio, ingaggiando la persona disponibile per lo svolgimento della prestazione e addebitando al soggetto beneficiario soltanto una frazione -- talora di entità minima -- del relativo costo. Abbiamo dunque delineato un duplice modello di intervento degli enti pubblici locali: -- un intervento di pura e semplice promozione dell'incontro fra domanda e offerta dei servizi in questione, mediante accreditamento dei soggetti capaci di fornirli (articolo 2132, comma 7), attivazione di canali idonei a facilitare al massimo l'incontro stesso (oltre alla disposizione testé citata, articolo 2093, comma 1) e riduzione dei costi di transazione mediante i buoni-lavoro (articolo 2101): è questo un modello di intervento che appare alla portata di qualsiasi amministrazione locale capace di avvalersi dell'esperienza francese; -- un intervento più evoluto e costoso, ispirato alle esperienze dei Paesi nord-europei, ma anche ad alcune esperienze italiane, consistente nell'attivazione di iniziative di selezione e addestramento elementare di persone disponibili e idonee allo svolgimento dei servizi in questione, e nell'ingaggio di queste con contratto di collaborazione autonoma, in funzione del loro avvio presso la persona o famiglia richiedente, dalla quale verrà riscossa una parte del costo della prestazione: è questo un modello di intervento che offrirebbe una utile alternativa rispetto a quello consueto dell'«appalto di servizi» conferito da Comuni e Province a cooperative (che in molti casi maschera una sostanziale somministrazione di prestazioni di lavoro, e non sempre in forme più vantaggiose per i lavoratori coinvolti), ma che indubbiamente presuppone una maggiore capacità organizzativa da parte dell'ente gestore. Un esempio di servizio organizzato secondo questo modello è quello che ha visto impegnati alcuni Comuni del milanese o dell'Alto Adige nella fornitura di servizi di accudimento di neonati a domicilio (a cura delle cosiddette «vice-mamme» o tagesmütter) . Le esperienze testé menzionate confermano che l'incontro fra questa domanda e questa offerta latente di servizi è possibile anche nel nostro contesto nazionale -- senza che ne derivi danno ai lavoratori regolari nel mercato del lavoro ordinario -- mediante l'attivazione di un modello di rapporto fuori standard, al quale l'ente pubblico promotore e gestore dell'iniziativa possa fare ricorso: i) solo per l'attivazione di determinati servizi ben individuati, ii) solo per il coinvolgimento in quei servizi di persone appartenenti a determinate categorie oggettivamente marginali rispetto al mercato del lavoro ordinario (anziani ancora attivi e mobili, studenti e altri giovani inoccupati, donne inoccupate o espulse dal tessuto produttivo in occasione di una maternità, disoccupati da più di sei mesi, immigrati extracomunitari disoccupati), iii) quando non si tratti di anziani e pensionati, solo con l'attivazione parallela di meccanismi volti a evitare il consolidarsi della collocazione della persona coinvolta nel settore del lavoro non standard, favorendo invece il suo inserimento nel tessuto produttivo ordinario. Il modello a cui facciamo riferimento può indicarsi come un rapporto di fornitura di collaborazione autonoma, che ha come soggetti l'utilizzatore del servizio e l'ente organizzatore in veste di fornitore da un lato (articolo 2133), dall'altro in veste di titolare di un rapporto di collaborazione autonoma continuativa con un prestatore appartenente alle categorie sopra indicate: giovani, anziani e madri di famiglia attualmente non presenti, o presenti con difficoltà, nel mercato del lavoro ordinario (articolo 2132). Questo rapporto trilatero è reso possibile, già a legislazione invariata, per un verso dalla norma esplicita che consente agli enti pubblici di avvalersi di collaborazioni autonome coordinate e continuative, a tempo determinato o indeterminato; per altro verso dalla norma -- implicita, questa, ma pacificamente riconosciuta in dottrina e in giurisprudenza -- che esclude le collaborazioni autonome dal divieto di interposizione. Articolo 2133. - (Contratto di fornitura di servizi di pubblica utilità). -- La disposizione disciplina il rapporto contrattuale tra l'ente promotore e gestore del servizio e il soggetto fruitore. Articolo 2134. - (Commissione di garanzia per le collaborazioni di pubblica utilità). -- A questo organo appare utile affidare il ruolo di osservatorio permanente sullo sviluppo di questo mercato del lavoro marginale, al fine di prevenire qualsiasi possibile abuso, attraverso un attento controllo del rispetto dei requisiti soggettivi e oggettivi posti dall'articolo 2132 per questo tipo di particolare di somministrazione di lavoro. Articolo 2222. - (Contratto di lavoro autonomo). -- La modifica proposta si rende necessaria al fine di coordinare la disposizione con il nuovo articolo 2094. Titolo IV – Del lavoro domestico Al lavoro domestico sono dedicati gli articoli 2239-2244, con i quali si sostituiscono agevolmente i precedenti sette articoli del Codice civile e l'intera legge n. 339 del 1958, anche in considerazione del fatto che la specialità del rapporto di lavoro domestico rispetto alla fattispecie principale di riferimento del diritto del lavoro è ormai limitata alla disciplina dell'orario, a quella del licenziamento e a pochi altri aspetti marginali, dovendo per il resto ritenersi applicabile la disciplina generale.. Art. 1. 1. Il capo I del titolo II del libro quinto del codice civile è sostituito dal seguente: « Capo I DELL'IMPRESA IN GENERALE Sezione I Dell'imprenditore Articolo 2082. - (Imprenditore).