[pronunce]

In punto di fatto, il rimettente riferisce che gli attori, proprietari di appartamenti compresi in complessi edilizi condominiali, ubicati in un'area del Comune di Gallio oggetto di piano di lottizzazione e di relativa convenzione di lottizzazione intercorsa tra l'ente territoriale e la s.p.a. La Malga, avevano convenuto in giudizio, a seguito del fallimento di quest'ultima e della cessione con decreto del giudice delegato delle quote dei terreni comuni, compresi nell'area lottizzata, alla s.a.s. La Malga Due, sia il Comune che la cessionaria per sentir dichiarare la nullità - e comunque l'inefficacia nei loro confronti - della nuova convenzione stipulata dalla società La Malga Due con il Comune (comprendente sostanziali modificazioni dell'originario assetto dell'area previsto dallo strumento urbanistico esecutivo) e per sentire inoltre accertare l'insussistenza di qualsivoglia diritto della società La Malga Due a realizzare sull'area comune nuove costruzioni, con la condanna della stessa alla riduzione in pristino dei luoghi. Il giudice a quo riferisce che il Comune di Gallio si era difeso eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva ed invocando una declaratoria di inammissibilità della domanda siccome proposta nei confronti della pubblica amministrazione per estinguere un rapporto instaurato dalla stessa nell'esercizio dei suoi poteri autoritativi in materia urbanistica, mentre la s.a.s. La Malga Due aveva eccepito pregiudizialmente la carenza di giurisdizione in capo al giudice adito, stante il disposto dell'art. 34 del d.lgs. n. 80 del 1998. In punto di rilevanza, il Tribunale rimettente osserva che gli attori fanno valere pretese «le quali, inevitabilmente, interferiscono nelle scelte di pianificazione edilizia compiute dall'ente territoriale nell'esercizio dei suoi poteri in materia», posto che esplicitamente il Comune di Gallio ha rivelato di considerare tuttora vigente lo strumento urbanistico esecutivo, al punto da qualificare la seconda convenzione come integrazione di quella originaria e «così, manifestamente, mostrando di avvalersi del potere previsto dall'art. 28, comma quinto, della legge n. 1150 del 1942 (come sostituito dall'art. 8 della legge n. 765 del 1967)». 2.13.- L'ordinanza di rimessione del 4 giugno 2002 del Tribunale di Forlì, sezione distaccata di Cesena (r.o. n. 381 del 2002), è stata pronunciata nel corso di un procedimento cautelare, proposto con ricorso depositato il giorno 8 marzo 2002. In punto di rilevanza osserva il giudice a quo che la controversia ha ad oggetto atti e comportamenti della pubblica amministrazione in materia urbanistica, «trattandosi di demolire un capannone abusivo, in forza di pregressi provvedimenti amministrativi, ritenuti definitivi». Di modo che essa non può essere decisa indipendentemente dalla risoluzione della sollevata questione di costituzionalità. 2.14.- L'ordinanza di rimessione del l° agosto 2002 del Tribunale di Lanusei (r.o. n. 520 del 2002) è stata pronunciata nel corso di un processo civile di primo grado, intrapreso da Mario e Attilio Lai nonché da Maria Antonietta, Sebastiano, Giovanni e Pietro Alberto Maccioni nei confronti del Comune di Tortolì, con atto di citazione notificato il 20 dicembre 1999, al fine di ottenere il risarcimento del danno da occupazione acquisitiva di un terreno, di proprietà degli attori, irreversibilmente trasformato e destinato dal convenuto ad opera pubblica. 2.14.1.- In questo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha dedotto l'inammissibilità della questione proposta per insufficiente motivazione sulla rilevanza, non avendo il rimettente adeguatamente motivato in ordine alla irretroattività dell'art. 7 della legge n. 205 del 2000.1.- I giudizi, ponendo questioni sostanzialmente identiche relativamente alle stesse norme, devono essere riuniti. 2.- Le questioni poste dalle ordinanze n. 89 del 2002, n. 97 del 2002, e n. 381 del 2002 sono inammissibili: la prima perché, avendo la Corte rimettente precisato che la controversia sottopostale spetterebbe comunque alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (ex art. 11, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 241 ovvero ex art. 16 della legge 28 gennaio 1977, n. 10), è palese l'irrilevanza della questione nel giudizio a quo; la seconda per l'evidente, e perciò stesso assorbente, improponibilità della domanda in relazione alla quale si porrebbe la questione di giurisdizione; la terza perché il giudizio a quo è stato proposto (8 marzo 2002) nella vigenza dell'art. 34 del d.lgs. n. 80 del 1998, come sostituito dall'art. 7, lettera b) , della legge 21 luglio 2000, n. 205. 3.- Le ordinanze di rimessione pongono, relativamente all'art. 34, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 80 del 1998, questioni sostanzialmente identiche a quelle che questa Corte ha già esaminato con riguardo all'art. 33 del medesimo decreto legislativo: entrambe le norme, infatti, rinvengono la loro fonte nella delega conferita dall'art. 11, comma 4, lettera g), della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa), affinché il Governo, contestualmente alla devoluzione al giudice ordinario delle controversie sulla gran parte dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, prevedesse «la estensione della giurisdizione del giudice amministrativo alle controversie aventi ad oggetto diritti patrimoniali consequenziali, ivi comprese quelle relative al risarcimento del danno, in materia edilizia, urbanistica e di servizi pubblici». 3.1.- L'Avvocatura dello Stato ha eccepito l'inammissibilità delle questioni in quanto - come questa Corte aveva suggerito di considerare con le ordinanze n. 123 e n. 340 del 2002 - anche le controversie proposte anteriormente al 10 agosto 2000 - data di entrata in vigore della legge n. 205 del 2000 - dovevano ritenersi governate dall'art. 34 del d.lgs. n. 80 del 1998, come sostituito dall'art. 7, lettera b) , della legge n. 205 del 2000, dal momento che la conservazione dell'art. 45, comma 18, del d.lgs. n. 80 del 1998 - in forza del quale erano devolute al giudice amministrativo le controversie di cui agli artt. 33 e 34 proposte a partire dal 1° luglio 1998 - sancirebbe una deroga al principio di cui all'art. 5 cod. proc. civ. ; sicché ex tunc la disciplina della giurisdizione si fonderebbe non più su una legge (solo) in senso materiale ma anche su una legge in senso formale.