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Entro il termine di cui al comma 1, le autorità competenti definiscono, altresì, i metodi e le procedure per il coinvolgimento e la partecipazione di cittadini residenti, soggetti locali, soggetti sociali e del Terzo settore alle iniziative di cui al Programma nazionale e ai relativi Piani di intervento locali. 4 I Piani di intervento le cui azioni e misure ricadono nei centri storici o negli agglomerati urbani di valore storico sono approvati d'intesa con le competenti soprintendenze archeologia, belle arti e paesaggio. L'acquisizione dell'intesa determina l'esclusione dell'autorizzazione paesaggistica per gli interventi attuativi dei rispettivi Piani, restando comunque sottoposti al parere ministeriale gli interventi nelle zone sottoposte alle tutele di cui agli articoli 10 e 12 del codice di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. 5 I Piani di intervento le cui azioni e misure si riferiscono alle aree di cui al comma 4 sono vincolati al rispetto: a dell'identità culturale e naturale dei luoghi; b del carattere d'insieme degli aggregati edilizi dal punto di vista statico-strutturale, tipologico e morfologico, degli elementi costruttivi e della tradizione degli organismi architettonici; c del paesaggio, della trama viaria storica e dei relativi elementi costruttivi; d del carattere storico, ambientale e documentale dell'insediamento. 11 (Criteri per la realizzazione degli interventi) 1 Gli interventi di cui ai Piani di intervento, regolarmente approvati, devono essere progettati e realizzati in funzione della salvaguardia dell'ambiente in tutti i suoi aspetti, nel rispetto delle prescrizioni per le zone sismiche e dei vincoli di carattere ambientale, ecologico, idrogeologico, forestale e paesaggistico, ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, della legge 6 dicembre 1991, n. 394, della legge 16 giugno 1927, n. 1766, del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267, della legge 7 agosto 1990, n. 241, del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 agosto 2016, n. 50, del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazioni per pubblica utilità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, nonché delle direttive 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, e 2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, attuate, rispettivamente, dai decreti legislativi 3 aprile 2006, n. 152, e 23 febbraio 2010, n. 49. 2 All'atto della progettazione preliminare degli interventi devono essere esaminate le diverse soluzioni possibili tenendo conto espressamente, nella valutazione dei costi e dei benefici, in particolare sotto il profilo ambientale, e optando per la soluzione che realizza il miglior grado di integrazione tra i diversi obiettivi. Tra le differenti soluzioni e tecniche esaminate devono essere prese in considerazione anche quelle di ingegneria naturalistica che sono da preferire nel caso in cui ne sia dimostrata l'uguale efficacia rispetto a quelle tradizionali e più invasive. 3 Gli elenchi degli interventi da inserire nei Piani di intervento possono essere elaborati facendo riferimento alle proposte progettuali inserite nel Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (ReNDiS), nonché alle esistenti carte geologiche alla scala 1:250.000 per le aree marine oltre che alle esistenti carte geologiche e geotematiche alla scala 1:50.000, con le relative banche dati alla scala 1:25.000, per le zone costiere. L'aggiornamento dei quadri conoscitivi è garantito da una precisa correlazione con la documentazione geologica, geotecnica e geofisica di progetto allegata alle pratiche edilizie, assicurando la realizzazione e l'aggiornamento di una cartografia di dettaglio a scala comunale di tipo geologico, geotematico e di microzonazione sismica, per procedere alla pianificazione territoriale e urbanistica, adottando gli standard di acquisizione e di restituzione in uso presso l'ISPRA, eventualmente anche attraverso forme di collaborazione con le università. 4 Gli interventi sul reticolo idrografico non devono alterare il naturale equilibrio sedimentario del corso d'acqua, a meno che non siano espressamente autorizzati dalla competente Autorità di bacino idrografico o di bacino distrettuale in base a uno specifico programma di gestione dei sedimenti nel bacino idrografico. 5 Gli interventi di naturalizzazione, incluse la delocalizzazione di beni ubicati in aree ad alta pericolosità idraulica e la rimozione di manufatti che limitano la continuità tra alveo e piana inondabile, devono essere privilegiati, ove possibile, rispetto agli interventi di artificializzazione. 6 Per gli interventi sul reticolo idrografico e, in particolare, per la mitigazione del rischio idraulico, la relazione tecnica deve attestare e dimostrare con chiarezza, da parte di ciascun professionista, che l'intervento non comporta un aggravio del rischio idraulico a valle o a monte; la relazione deve essere presentata alla competente Autorità di bacino idrografico o di bacino distrettuale territorialmente competente, che ha sessanta giorni di tempo per esprimere il suo assenso o diniego, ovvero per chiedere integrazioni o per suggerire modifiche all'intervento. L'Autorità, con adeguata motivazione, può richiedere ulteriori trenta giorni per esprimere il proprio giudizio. Decorsi tali termini si intende formato il silenzio assenso. La richiesta di documentazione integrativa interrompe i termini di cui al presente comma. 7 In fase di progettazione dell'intervento, con una perizia tecnica asseverata da un tecnico di settore iscritto all'albo professionale, è attestata la riduzione del rischio. 12 (Promozione delle tecniche di ingegneria naturalistica) 1 A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, nelle opere pubbliche è privilegiato l'uso di tecniche di ingegneria naturalistica di cui al comma 2. 2 Ai fini di cui alla presente legge, per tecniche di ingegneria naturalistica si intendono: a le tecniche di rinaturazione finalizzate alla realizzazione di ambienti idonei a specie o a comunità vegetali e animali; b le tecniche che utilizzano piante vive, o parti di esse, quali materiali da costruzione, da sole o in abbinamento con altri materiali; c le tecniche che utilizzano materiali, anche solo inerti, infrastrutture e altri strumenti volti a garantire condizioni favorevoli alla vita delle specie animali. 3 Le tecniche di ingegneria naturalistica si applicano per la costruzione, la manutenzione o la ristrutturazione di opere o di lavori puntuali e di opere o di lavori diffusi, necessari alla difesa del territorio e al ripristino della compatibilità fra sviluppo sostenibile ed ecosistema, compresi le opere e i lavori necessari per attività botaniche e zoologiche. In particolare, tali tecniche consentono di: a limitare l'azione erosiva degli agenti meteorici;