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Bisogna ricordare che il Paese nordafricano rappresenta il secondo fornitore di gas dell'Unione europea e che condivide 2.500 chilometri di confini con il Niger e il Mali, stati nei quali transitano alcune tra le principali rotte migratorie africane. L'Unione europea deve rimanere vigile sul tema della stabilità del Nord Africa, per non rischiare l'acuirsi delle ondate migratorie cui abbiamo assistito negli ultimi otto anni. Proprio sul fenomeno della migrazione vorrei sottolineare che questo Governo ha smentito tutte le falsità che abbiamo sentito a inizio legislatura. Ci veniva detto che i flussi migratori erano incontrollabili, mentre gli ultimi dati che ci giungono dal Dipartimento della pubblica sicurezza evidenziano un risultato straordinario: nel periodo compreso tra il 1º gennaio e il 18 marzo 2019 sono sbarcate 348 persone a confronto con le 6.000 dello stesso periodo del 2018 e - attenzione - le 16.000 del 2017. Si tratta di una diminuzione del 95 per cento, a beneficiare della quale non è la sola Italia, ma l'Unione europea intera. Per concludere, la strada da fare è ancora molta, ma la rotta è quella giusta. Il cambiamento in atto in Italia rappresenta anche la speranza che ne avvenga uno in Europa, perché i nostri obiettivi sono gli stessi, in Italia come in Europa: far sì che le azioni e le decisioni politiche siano realmente a beneficio dei cittadini e a tutela dei loro interessi e della loro sicurezza. Un Governo vicino ai bisogni dei cittadini che fa sentire la propria voce in Europa è la migliore garanzia di un reale cambiamento delle istituzioni comunitarie. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente del Consiglio, ancora una volta discutiamo dei temi del Consiglio europeo a ridosso dello stesso: e allora, ancora una volta, le riproponiamo la necessità che queste discussioni, se vogliamo che il Parlamento svolga effettivamente la propria funzione d'indirizzo, abbiano luogo in tempi utili affinché il lavoro del Governo sia in grado di interloquire sulla costruzione del Consiglio europeo; diversamente, questo diventa un rito, anche abbastanza formale, che non consente al Parlamento di svolgere fino in fondo la propria funzione. I tempi a mia disposizione, richiamando la proposta di risoluzione che abbiamo presentato, non mi consentono di affrontare tutti i temi. Stiamo comunque discutendo di questioni rilevantissime per il nostro Paese e per ora, signor Presidente, non siamo in un anno bellissimo per l'Italia, ma siamo invece perlomeno in recessione tecnica. Nel suo intervento ha detto che c'è un rallentamento nella crescita: è verissimo, ma l'Italia, rispetto a tutti gli altri Paesi europei, è sostanzialmente molto indietro sotto il profilo economico e versa in grave difficoltà per quanto riguarda anche la disoccupazione; ci preoccupa che la dinamica delle nuove assunzioni sia legata a un dato di precarietà, dato che la media delle assunzioni è sotto i dodici mesi. Sarà il Governo del cambiamento, si saranno realizzate e starete realizzando grandissime cose: tuttavia, i dati concreti del Paese - non i nostri né la nostra propaganda - vanno in tutt'altra direzione. Qui c'è il punto che più di ogni altro le vorrei proporre: come saprà, dato che lo abbiamo già detto più volte nelle discussione precedenti, siamo convintissimi della necessità di un cambiamento profondo delle politiche europee. L'austerità, le politiche sul credito e quelle bancarie hanno prodotto danni e non risolto problemi per il nostro Paese. Tuttavia, la domanda che già le hanno rivolto altri colleghi è anche la mia: per attuare il cambiamento nelle politiche europee, come intendete rapportarvi agli altri Paesi europei? Qual è la vostra politica di relazioni? Come intendete rilanciare un diverso europeismo? Ogni giorno, non ci facciamo mancare la dichiarazione di un rappresentante del Governo o di un Vice Presidente del Consiglio che mette in discussione quanto lei ha detto in questa sede, dai gilet gialli fino al fatto che il Ministro degli esteri del nostro Paese ha appreso dalla stampa il ritiro delle truppe dall'Afghanistan. Presidente, si deve porre questo problema in nome di tutti noi italiani. Deve risolvere questo problema; diversamente le nostre azioni per tentare di cambiare la politica europea - ripeto che è indispensabile - cadranno nel vuoto come è accaduto fino ad oggi. Quando lei uscì dalla riunione di un Consiglio e dichiarò che c'era stato un cambio della politica sull'immigrazione, ci trovammo qualche ora dopo di fronte a un cambiamento peggiorativo per le questioni dell'Italia. Presidente, da questo punto di vista lei si deve porre davvero il problema. Utilizzi il Parlamento perché qui ci potrebbe essere un impegno comune a lavorare per cambiare quella politica europea. Lo utilizzi; chieda più coerenza al suo Governo; sia coerente. Visto che ho finito il tempo a mia disposizione - Presidente, la ringrazio per non avermi ancora richiamato, ma mi richiamo da solo - voglio solo porre due problemi a questo punto. Mi riferisco, innanzitutto, alle politiche sul clima. Ci sono state - sono state evocate da altri colleghi - grandi manifestazioni. Bisogna dare una risposta. Prenderete una posizione per dire che la programmazione sulla riduzione dei gas della Commissione è troppo timida? Chiederete che si riesca ad arrivare - come è indispensabile - per il 2030 al dimezzamento? Diversamente nel 2050 non arriveremo mai all'azzeramento. Presidente, farete anche un piano energetico in Italia che ci consentirà di gestire questa politica? Infine, sulla Cina siamo favorevoli al memorandum - lo dico senza infingimenti - certamente dentro il quadro delle alleanze e delle politiche europee, chiarendo che ci sono aspetti tuttavia che non riguardano le politiche commerciali europee. I porti, infatti, in Europa si fanno concorrenza e noi abbiamo diritto di tutelare gli interessi italiani e a fare in modo che la Via della Seta trovi un interlocutore importante, fondamentale e strategico nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, stamattina alle ore 9,30 è stato inserito all'ordine del giorno l'esame dell'argomento del Trattato - memorandum of understanding (MOU) - che, insieme a cinquanta accordi strategici, stanno per firmare l'Italia e la Cina. Ed è stato inserito non a caso accanto alle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo. Presidente, lei non ne ha parlato ma al Consiglio europeo argomenti centrali sono proprio il posizionamento dell'Europa nei confronti della Cina e una serie di misure - io ne ho elencate almeno dieci - che riguardano la nuova politica dell'Unione europea per tutelare le imprese e la sicurezza del Continente europeo rispetto alla nuova Cina. Signor Presidente, sono stato in Cina decine di volte quand'ero delegato al commercio, nei primi anni del 2000; ero anche a Doha al WTO quando fu accolta la Cina. Ma quella Cina non era questa Cina.