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In quella sede potrà essere compiutamente definita la nuova configurazione del Senato quale organo rappresentativo delle comunità territoriali, che potrebbe, in tale prospettiva, assorbire le competenze di carattere normativo attualmente attribuite al sistema delle Conferenze, cui residuerebbero quelle sulle questioni di carattere amministrativo, nonché le funzioni della Commissione parlamentare per le questioni regionali, che sarebbe conseguentemente soppressa, quali, ad esempio, il parere sul decreto di scioglimento del Consiglio regionale o di rimozione del Presidente di Giunta, previsto dall'articolo 126 della Costituzione. Il procedimento legislativo per i disegni di legge di revisione costituzionale e costituzionali e per i disegni di legge «bicamerali» può cominciare indifferentemente sia presso l'Assemblea nazionale che presso il Senato (ad eccezione dei provvedimenti d'urgenza il cui iter si prevede abbia sempre inizio all'Assemblea nazionale) e il suo svolgimento rimane disciplinato dalle vigenti norme costituzionali. La più rilevante novità concerne le altre leggi ordinarie «non bicamerali», in relazione alle quali il disegno di legge prevede che il voto finale spetti alla sola Assemblea nazionale, fatta salva la possibilità per il Senato di esercitare, entro una precisa scadenza temporale, un potere di richiamo ovvero di iniziare esso stesso l'esame di un disegno di legge, da sottoporre all’Assemblea nazionale cui spetterebbe comunque la deliberazione definitiva. In particolare, il nuovo terzo comma dell'articolo 70 prevede che ogni altra legge ordinaria sia approvata dall'Assemblea nazionale e trasmessa al Senato che, entro dieci giorni, su richiesta di due quinti dei suoi componenti, può deliberare di esaminarla. In tal caso, il Senato è chiamato a pronunciarsi nei successivi trenta giorni. Qualora approvi modifiche, il relativo disegno di legge è trasmesso all'Assemblea nazionale che delibera in via definitiva entro i successivi trenta giorni. Qualora il Senato non deliberi l'esame o non approvi modifiche entro i termini previsti, la legge può essere promulgata. 2. Gli ulteriori interventi di razionalizzazione del procedimento legislativo La diversa ripartizione delle competenze legislative tra le due Camere delineata nel novellato articolo 70 della Costituzione è volta a favorire una maggiore tempestività e fluidità del procedimento legislativo, nel presupposto che il tempo non è una variabile indipendente dei processi decisionali e che la rapidità degli interventi legislativi è un profilo rilevante quanto quello della qualità della legislazione. Alle predette modifiche costituzionali il presente disegno di legge affianca due ulteriori interventi di carattere sistematico, diretti a valorizzare il ruolo del Parlamento e al contempo a rafforzare le prerogative del Governo in Parlamento, il cui combinato disposto consente da una parte al Governo di disporre in tempi brevi e certi dei deliberati del Parlamento su questioni particolarmente urgenti, dall'altra al Parlamento di non essere sostanzialmente marginalizzato dall'abuso della decretazione d'urgenza e dal frequente ricorso a votazioni di fiducia su maxi emendamenti che hanno reso disordinati e talvolta difficilmente comprensibili i testi di legge. Al primo obiettivo, volto a rendere la posizione del Governo nel nostro sistema parlamentare maggiormente allineata a quella delle principali democrazie europee, risponde l’ulteriore modifica prevista all'articolo 72 della Costituzione, al quale viene aggiunto un comma che disciplina l'istituto del voto a data certa, in base al quale il Governo può chiedere a ciascuna Camera che un disegno di legge -- di natura non costituzionale -- sia iscritto con priorità all'ordine del giorno e che su di esso venga espresso il voto finale entro sessanta giorni dalla richiesta, ovvero entro un termine inferiore determinato dai regolamenti parlamentari al fine di consentire comunque un esame adeguato in relazione alla sua complessità; decorso il termine, il testo proposto o accolto dal Governo è sottoposto, su sua richiesta, alla votazione finale senza modifiche. La richiesta iniziale del Governo non attiverebbe automaticamente la procedura speciale, ma sarebbe comunque necessaria una deliberazione dell'Assemblea, in omaggio al principio della «sovranità» dell'Aula sul proprio ordine del giorno. In coerenza e quale naturale contrappeso all'introduzione dell'istituto del voto a data certa, il disegno di legge reca una disciplina più rigorosa della decretazione d'urgenza. A tal fine è modificato l'articolo 77 della Costituzione, prevedendo in primo luogo, in ragione dell'introduzione della fiducia monocamerale, la presentazione dei decreti-legge alla sola Assemblea nazionale, fatto salvo il potere di richiamo e deliberazione, ancorché in tempi più ristretti, da parte del Senato. Resta naturalmente inteso che i provvedimenti d'urgenza che intervengono negli ambiti riservati alle leggi «bicamerali», di cui al nuovo secondo comma dell'articolo 70, sono soggetti all'esame e all'approvazione da parte delle due Camere secondo l'attuale procedimento ordinario, salvo il fatto che l' iter di conversione avrebbe inizio in ogni caso all'Assemblea nazionale. Con una modifica al primo comma del medesimo articolo 77 si è inteso peraltro precisare che sono soggette al procedimento bicamerale anche le leggi delega che intervengono nei medesimi ambiti. Con riferimento, in particolare, alla decretazione d'urgenza, si dispone, inoltre, il sostanziale recepimento a livello costituzionale degli stringenti limiti in materia previsti dalla legge n. 400 del 1988. In questa direzione, si prevede che il Governo non possa mediante provvedimenti provvisori con forza di legge: disciplinare le materie indicate nell'articolo 72, quarto comma (disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi); rinnovare le disposizioni di provvedimenti provvisori con forza di legge dei quali non sia stata deliberata la conversione in legge e regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei medesimi; ripristinare l'efficacia di norme di legge o di atti aventi forza di legge che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi per vizi non attinenti al procedimento. In secondo luogo, con un ulteriore comma aggiuntivo, si prevede che i testi dei decreti-legge debbano recare misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo. È infine disposto che nel corso della conversione in legge del decreto non possano essere approvate nuove disposizioni afferenti a materie estranee al suo contenuto. Tali ultime modifiche sono volte ad evitare l'adozione di decreti-legge dal contenuto eterogeneo, nonché a precludere la ricorrente pratica della presentazione di maxi emendamenti recanti norme aggiuntive nel corso dell' iter di conversione dei decreti-legge, migliorando per questa via anche la qualità della nostra legislazione.