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Alla base della decisione di mettere al bando una attività che riveste in ogni caso un potenziale economico, seppur di scarsa entità, vi è l'imprescindibile necessità di rispetto per l'ecosistema in ogni sua forma: ogni attività economica deve dunque fondarsi su fattori di sostenibilità, rispetto dell'ambiente, responsabilità e utilità sociale e, non per ultimo, benessere degli animali anche in quanto esseri senzienti. Alla luce delle considerazioni che seguono, l'allevamento di animali per la produzione di pellicce non soddisfa nessuno di questi requisiti. Con riferimento a fattori scientifici, già nel 2001 il Comitato scientifico per la salute e il benessere animale della Commissione europea ha elaborato uno specifico studio strutturato esclusivamente su valutazioni scientifiche relative ai problemi di benessere degli animali utilizzati per tale pratica, tralasciando le questioni etiche. In base alle evidenze osservate in allevamenti di visoni, volpi, cincillà, cane procione, nutrie, furetti, il Comitato scientifico concluse che i sistemi di allevamento in gabbia di questi animali (ed in particolare per visoni e volpi) fossero gravemente lesivi del benessere animale. Specificamente negli allevamenti di visoni si registra una mortalità del 20 per cento per i cuccioli e fino al 5 per cento per gli adulti entro un anno di vita. Comuni sono poi i problemi di salute quali l'ulcera gastrica, problemi renali e la caduta dei denti. Stereotipie comportamentali sono ampiamente diffuse nei visoni d'allevamento e causate da diversi fattori, uno dei più importanti dei quali è l'ambiente di stabulazione. I visoni d'allevamento manifestano spesso comportamenti innaturali per periodi prolungati nel corso della giornata, come il succhiarsi o mordersi la coda o altre parti del corpo sino a procurarsi automutilazioni o gravi lesioni. Lo studio rileva altresì che, in condizioni sperimentali, visoni manifestano la preferibilità a nuotare in vasche d'acqua, opportunità non consentita nei tradizionali sistemi di allevamento. Nelle considerazioni conclusive è affermato che i tradizionali sistemi di allevamento in gabbie rialzate da terra, con il pavimento in rete metallica, non consentono il soddisfacimento di fattori essenziali per il benessere dei visoni quali correre, arrampicarsi, nuotare, nascondersi in tunnel. Anche nell'allevamento delle volpi per la produzione di pellicce il report rileva l'eccessiva frequenza di episodi di infanticidio che si consumano nei primi sei giorni dal parto. Le volpi così allevate manifestano anche altri comportamenti anormali come l'eccessiva paura, le autolesioni da morsicature, stereotipie comportamentali (saltare per diverse ore senza tregua all'interno della gabbia; leccare, graffiare, mordere e scavare la gabbia; inseguire la propria coda in circolo). L'ambiente di allevamento risulta privo di stimoli positivi, impedisce il naturale movimento e, tra le conseguenze più gravi, sono stati documentati problemi di fragilità ossea con conseguente rinvenimento di animali con arti fratturati. Il report conclude (come per i visoni), che i tradizionali sistemi di allevamento in gabbie sollevate da terra non consentono il soddisfacimento di fattori essenziali per il benessere di questi animali, quali correre e scavare. Il Comitato scientifico elabora poi una serie di indicazioni che ancora oggi, dopo quasi vent'anni, non hanno trovato riscontro né a livello legislativo né a livello produttivo, poiché tengono conto della biologia, del benessere e delle caratteristiche specie-specifiche rivolte all'adeguata formazione degli allevatori e di tutto il personale addetto alla gestione degli animali. Segnala inoltre che occorrono maggiori sforzi nella progettazione di sistemi di allevamento che possano soddisfare le necessità etologiche di ogni specie animale e, espressamente per volpi e visoni, raccomanda che gli allevamenti ed i metodi di gestione devono essere ampiamente migliorati al fine di mantenere gli animali in un ambiente «complesso», arricchito con oggetti che stimolino il comportamento naturale come il gioco e l'esplorazione. Pubblicazioni più recenti hanno nuovamente dimostrato che le esigenze comportamentali di visoni e volpi, le principali specie allevate per la pelliccia, non possono essere soddisfatte in allevamento. A differenza di altre specie «di allevamento» che tendono a vivere in gruppo, i visoni sono infatti predatori solitari: in un contesto come quello dell'allevamento, tuttavia, il visone è tenuto a diretto contatto con i propri simili, così come accade con le volpi. Entrambi questi animali sono tenuti in piccole gabbie di batteria fatte di rete metallica, in cui non hanno la possibilità di manifestare dunque il proprio comportamento specie-specifico. Alcuni esempi su come l'allevamento intensivo per la produzione di pellicce compromette il benessere del visone: – i visoni sono animali molto attivi, in natura coprono vaste aree, utilizzano molti rifugi, nuotano attivamente, cacciano ed esplorano il loro ambiente. Si muovono in territori di 1-3 km quadrati. Anche quando tenuti in gabbia necessitano di svolgere le stesse attività dei visoni liberi, pur essendo allevati e cresciuti in cattività per decine di generazioni e nonostante abbiano regolare fornitura di cibo. Gli arricchimenti ambientali nelle gabbie non sono dunque sufficienti per ridurre i comportamenti stereotipi; – il nuoto e le immersioni sono tipici pattern comportamentali del visone. I visoni hanno piedi palmati e il loro manto è adatto per la vita di un animale semi-acquatico. In natura il loro comportamento di nuoto e caccia è ben documentato e i territori in cui vivono si estendono lungo corsi d'acqua; – in allevamento il visone è stabulato in batterie di piccole gabbie, con rete metallica anche nella pavimentazione. Generazioni di visoni allevati non hanno cambiato gli istinti e le esigenze del visone libero: la privazione dal nuoto è causa dello stesso livello di stress provocato dalla privazione dal cibo. Diversi studi recenti confermano l'importanza del nuoto per il visone. Oltre alle condizioni di allevamento, particolarmente cruenti sono i metodi previsti per l'abbattimento di questi animali: strumenti a funzionamento meccanico con penetrazione nel cervello ; iniezione della dose letale di una sostanza avente proprietà anestetiche ; elettrocuzione anale seguita da arresto cardiaco; esposizione al monossido di carbonio; esposizione al cloroformio; esposizione al biossido di carbonio. Nonostante questi dati, ancora oggi gli animali sono stabulati con gli stessi metodi di allora. Le recenti e sempre più frequenti immagini realizzate da associazioni animaliste e divulgate tramite internet denunciano inequivocabilmente le condizioni in cui versano gli animali da pelliccia negli allevamenti, e confermano quanto il Comitato scientifico ha documentato già nel 2001. Con riferimento al fattore ambientale, la letteratura scientifica (nazionale ed internazionale) fornisce numerosi dati circa l'incompatibilità delle fasi industriali di ottenimento e lavorazione delle pellicce con il rispetto dell'ambiente. La filiera dell'industria della pellicceria è inoltre causa di immissioni di inquinanti atmosferici, eutrofizzazione delle acque, consumo energetico e di impiego di sostanze tossiche e cancerogene come la formaldeide, il cromo e altre sostanze chimiche.