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Uno dei più celebri tra i vasi rientrati in Italia dall'estero, la hydria etrusca a figure nere del Pittore di Micali con i pirati tirreni trasformati in delfini (510-500 a.C.), restituita nel 2014 (si veda "https://www.museoetru.it/etru-a-casa-vulci/hydria-dei-pirati-tirreni"), e della quale anche l'archivio di Giacomo Medici conservava 2 polaroid , era stata alienata al Museum of Art di Toledo (Ohio, U.S.A.) nel 1982 proprio asserendo che provenisse dalla collazione di Karl Haug; valutato che: la pressoché totale assenza, nella documentazione della "Palladion Antike Kunst", di informazioni atte a comprovare la provenienza lecita dei due crateri e della coppia di appliques , insieme ad alcune immagini dell'archivio Becchina, forte di ben 17.000 scatti, che sembrano mostrare gli oggetti descritti anteriormente alla esecuzione degli interventi di pulitura che hanno conferito loro l'aspetto odierno, autorizzano a dubitare che detti reperti fossero sul mercato antiquario da lungo tempo; significative appaiono anche la peculiarità morfologica del cratere attico, che ne faceva un unicum sorprendentemente sfuggito agli specialisti, e la precisazione, circa l'allora parimenti inedito cratere a campana, che la galleria svizzera lo offrisse al Louvre prima che a qualunque altro potenziale acquirente stimando la scena della strage dei Proci, per originalità, complessità e qualità disegnativa (peraltro stridente con la modestia del lato B), ispirata ad una perduta megalografia attribuibile a qualche famoso autore magnogreco di pitture murali. Anche le Nereidi, del resto, oltre a distinguersi per lo stato eccezionale di conservazione, mancavano e mancano tuttora di confronti. Tutto ciò contraddice la scusante della buona fede invocata dal Louvre per l'acquisto, sia pure avvenuto in anni in cui il ruolo del Becchina nel commercio internazionale di antichità non era ancora emerso, si chiede di sapere se siano stati o meno rivendicati, e se sì perché finora senza successo, i 4 reperti archeologici che il Louvre acquistò negli anni '80 dalla galleria "Palladion Antike Kunst" dei Becchina, nonostante che le scarse o nulle informazioni sui precedenti passaggi di proprietà dovessero suggerire prudenza e suscitare dubbi circa la liceità della loro provenienza, invece di metterli a tacere, quei dubbi, in forza del fatto che la Francia non aveva ancora ratificato la Convenzione Unesco di Parigi del 1970, come avrebbe fatto solo a gennaio del 1997. Atto n. 4-07386 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: il 15 giugno 2022 la Procura di Lecce ha respinto l'opposizione all'archiviazione (datata 21 settembre 2021) dell'esposto contro ignoti presentato ad agosto 2020 dal dottor Luigi Tondo, già funzionario del Ministero della cultura, per i fatti legati alla riqualificazione dell'area della ex Caserma "Oronzo Massa" del capoluogo salentino, allocata per circa un secolo nel soppresso convento francescano di S. Maria del Tempio (sorto nel '400, intorno alla chiesa preesistente, forse sul possedimento confiscato ai Templari ad inizio '300), dunque in pieno centro storico, a pochi passi dal Castello di Carlo V. Un esposto del Tondo sugli stessi fatti era stato iscritto "a modello 45" e archiviato nel 2019; iscritta questa volta la denuncia "a modello 44" e svolte le indagini del caso, il giudice ha respinto la contestazione circa la presa in carico da parte del Comune della esecuzione degli scavi archeologici impostigli dalla Soprintendenza in qualità di proprietario dell'area, scavi affidati dall'Ente alla ditta De Nuzzo & C. Concessionaria del piazzale in vista della realizzazione di un centro commerciale (con ampio parcheggio su 3 piani interrati) sulla base di una operazione di project financing , la ditta è stata infatti risarcita, mediante sgravi per 2 milioni di euro sugli oneri di urbanizzazione dovuti per le future edificazioni, per essersi accollata temporaneamente l'onere degli scavi in capo al Comune; più in generale, nell'escludere le ipotesi di abuso d'ufficio (anche alla luce della recente modifica all'art. 323 del Codice penale) e di rifiuto indebito di atti richiesti, il giudice ha giustificato con la discrezionalità delle scelte delle pubbliche amministrazioni le politiche comunali di recupero della superficie pari a circa 600 metri quadri risultante dall'abbattimento rasoterra, nel 1971, della ex caserma, superficie asfaltata e denominata Piazza Tito Schipa, adibita a parcheggio e mercato rionale. Si è fatto forte, in tal senso, anche della constatazione che la Soprintendenza, dopo avere assentito il progetto (nella primavera del 2012) prescrivendo lo smontaggio delle strutture superstiti del convento proprio a causa delle demolizioni di quarant'anni prima, ha esercitato la sorveglianza e la direzione scientifica delle attività di scavo svolte dall'Ente senza mai lamentare irregolarità né contestarne le decisioni; considerato che: la verità giudiziaria sembra avere dimostrato infondate le rimostranze del dottor Tondo e ciò potrebbe persino far sospettare che l'accanimento con cui è ricorso, lui solo e più di una volta, come extrema ratio , alla Procura, fosse ingiustificato. Tanto più che le indagini sul terreno e lo studio dei reperti si sono svolti sotto l'egida dell'Università del Salento. Il contegno del Ministero della cultura nella lunga parabola della rifunzionalizzazione dell'area della ex Caserma Massa non può che apparire a giudizio degli interroganti censurabile, però, agli occhi dei tecnici del settore, e perciò anche del Tondo, innanzi tutto per la costante quanto spregiudicata mancanza di onestà intellettuale, che ha certamente condizionato anche l'interpretazione di taluni fatti da parte dagli inquirenti; a mo' di esempio si segnala come a pagina 2 della corposa nota del 5 settembre 2021 concernente le indagini svolte dal Corpo di Polizia Provinciale di Lecce in qualità di Polizia giudiziaria, nota alla quale ha fatto seguito la richiesta di archiviazione, si legge: "In occasione della visita in loco della Commissione Cultura Senato tenutasi in data 09/07/2018 la soprintendente arch. Maria Piccarreta ha richiamato espressamente la nota n. 6401 del 23/05/2012 e il parere n. 5790 del 27/05/2016 a firma del soprintendente Dott. Luigi La Rocca, si è pertanto congiuntamente condiviso e stabilito di proseguire nel rispetto di quanto nello stesso parere riportato, con la rimozione archeologica delle strutture conventuali e il completamento degli interventi di scavo";