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Aci-Istat) le 21 vittime del 2013, le 14 vittime del 2014 e le 22 vittime riferite al 2015 (Fonte: Centro Analisi e Ricerca dell'Associazione «Basta Vittime Sulla Strada Statale 106»). Sulla base di quanto esposto, ogni anno, dal 2001 al 2010, sulla S.S. 106 abbiamo avuto, in media, 322,3 incidenti, con 26,8 incidenti/mese: quasi uno al giorno. Sempre nello stesso periodo e in media, ogni anno abbiamo avuto 612,6 feriti, con 51,8 feriti/mese: quasi due al giorno. Ma, soprattutto, dal 2001 al 2015, ogni anno, in media, sulla S.S. 106 abbiamo avuto 26,3 morti. E, sommando alle vittime del periodo 2001-2015, il dato delle vittime localizzate negli anni che coprono il periodo 1996-2000 il risultato è drammatico, totalizzando almeno 510 vittime. Inoltre si consideri che i sistemi di rilevamento tengono conto solo delle vittime decedute sul colpo, ignorando quanti, a seguito di un incidente, abbiano perso la vita successivamente, magari a seguito delle gravi ferite riportate ovvero delle relative patologie accusate: si tratta di un'autentica strage. Questo disegno di legge è volto ad offrire una risposta ai dati illustrati, la cui spietatezza ed apparente frammentarietà deve essere ricondotta ad unità da una logica di giustizia. È giusto che una parte casuale della popolazione calabrese, che gravita forzosamente intorno alla S.S. 106, debba subire la medesima sorte delle falene che si avvicinano troppo, disorientate, alla luce intensa? Sicuramente avrà pensato di no il Procuratore della Repubblica di Crotone pro-tempore quando l'8 gennaio 2010, all'indomani di una serie di tragici incidenti nel tratto crotonese della S.S. 106, ha aperto un'indagine, risultando evidente che una qualche responsabilità oggettiva sul loro accadimento dovesse essere riconducibile anche alle pessime condizioni nelle quali la statale versava. Quello della S.S. 106, peraltro, è un problema che riguarda tutti e non solo quella parte di Calabria e di calabresi che in tale strada sono sistematicamente coinvolti; ogni incidente provoca un danno economico che si riversa e grava a vario titolo sulla società, e non ci si riferisce solo ai danni immediati a cose o persone: si pensi a quelle persone che perdono la loro capacità produttiva a fronte di un infortunio per un'inabilità temporanea ovvero un'invalidità permanente o parziale, ai costi sanitari dovuti per i feriti e i deceduti. E poi ci sono i costi amministrativi, comprensivi delle spese di gestione delle assicurazioni e delle spese di intervento delle autorità pubbliche, e quelli giudiziari, in cui rientrano le spese sostenute per il contenzioso per la responsabilità civile automobilistica. In Calabria c'è un indice di mortalità tra i più elevati d'Italia: 3,96 morti ogni 100 incidenti, mentre in Italia sono 1,9. Nel triennio 2008/2010, in Italia, si ha una diminuzione del 13,8 per cento, rispetto a un incremento dei morti, in Calabria, del 15 per cento. Il mancato ammodernamento della S.S. 106 rende tale strada una delle maggiori responsabili della condizione negativa del popolo calabrese, sempre più avvitato in una situazione economico-sociale che, dalle carenze infrastrutturali, fa di questo territorio la zona più depressa dell'Italia. Una regione, la Calabria, potenzialmente ricca, ma che si ritrova a vivere -- obtorto collo -- in un contesto che stride con la sua appartenenza ad un paese civilmente avanzato. Eppure, a fronte della mancanza di elettrificazione della rete ferroviaria, della lontananza e difficile raggiungibilità degli aeroporti più vicini e dell'assenza di un'alternativa portuale, la principale arteria di comunicazione resta la S.S. 106: un tragico paradosso che ha reso e rende sempre più isolata la costa ionica calabrese dall'Italia e dall'Europa. Potenziare le reti infrastrutturali, adeguare le vie di comunicazione agli standard della mobilità europea darebbe senz'altro il via al superamento dell'isolamento dell'intero comprensorio ionico calabrese, instaurando le condizioni necessarie ed indispensabili per un futuro sviluppo turistico, economico e sociale. E invece la Calabria -- se si esclude il Molise -- è la regione che ha avuto il calo demografico maggiore in un Sud già generalmente colpito dal fenomeno, con un aumento del fenomeno dell'emigrazione proprio di quella parte più nobile del capitale umano, quei giovani più istruiti che sono alla base del benessere della comunità in cui si innervano. Il dramma della Calabria, da troppo tempo, è quasi tutto riassumibile nell'impossibilità di spostarsi, quell'azione di annullare lo spazio che ha sempre rappresentato il fattore di successo dei popoli nella loro insopprimibile esigenza di comunicare. Un'impossibilità che ha mortificato l'aspirazione del popolo calabrese di essere comunità, rendendo fragile e fuori dalla storia la sua rete produttiva e impedendone la crescita culturale. Un circolo vizioso la cui immediata conseguenza è stata l'accentuarsi del suo spopolamento; quella mediata, e pure facilmente percepibile, l'esclusione dalla modernità. È da questi motivi che nasce la proposta di una Commissione parlamentare di inchiesta sul tratto calabrese della strada statale ionica 106; il presente disegno di legge rappresenta solo uno strumento tecnico per porre rimedio ad una clamorosa manchevolezza, una di quelle che insidiano lo spirito di comunità del nostro Paese. Con l'articolo 1 si istituisce, per la durata di dodici mesi, la Commissione parlamentare di inchiesta sulla verifica della pericolosità e della inadeguatezza strutturale del tratto calabrese della strada statale 106, a cui sono assegnati diversi compiti tra i quali la verifica delle criticità infrastrutturali e la congruità degli interventi, attuati e progettati, di manutenzione ordinaria e straordinaria a carico dell'ANAS S.p. A., delle misure di sicurezza e delle misure relative ai controlli sull'adeguatezza strutturale con particolare riguardo all'alto numero di accessi, spesso abusivi e altamente pericolosi perché fuori controllo e privi di sicurezza, della corrispondenza ai parametri di sicurezza, della congruità dei sistemi di illuminazione specie negli attraversamenti di centri abitati, della corretta messa a norma delle struttura stradale, della pavimentazione e in particolare dei guard-rail , della presenza di un numero congruo e sufficiente di attraversamenti pedonali protetti, ovvero di attraversamenti sopraelevati o sottopassi, privi di barriere architettoniche, delle condizioni del manto stradale e della sua consistenza e robustezza nel sopportare alti volumi di traffico;