[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 392, comma 1-bis, del codice di procedura penale, nonché dell'art. 398, comma 5-bis, dello stesso codice, promosso con ordinanza in data 9 novembre 2001 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze, iscritta al n. 113 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 ottobre 2002 il Giudice relatore Valerio Onida.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Nel corso di un procedimento penale a carico di un'insegnante di scuola materna per abuso dei mezzi di correzione o di disciplina (art. 571 del codice penale) e per lesioni personali aggravate (artt. 582, 585, 576 del codice penale, in relazione all'art. 61, numeri 2 e 11, dello stesso codice), il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze - richiesto dal pubblico ministero di procedere con incidente probatorio all'assunzione, con modalità protette, della testimonianza di alcuni bambini coinvolti come parti offese nei delitti ipotizzati - con ordinanza in data 9 novembre 2001, pervenuta a questa Corte il 19 febbraio 2002, ha sollevato, in riferimento agli articoli 2 e 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 392, comma 1-bis, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che si possa procedere con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza di un minore di anni sedici - anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1 - qualora si proceda per delitti diversi da quelli ivi indicati, sempre che il teste sia anche la persona offesa dal reato; nonché dell'art. 398, comma 5-bis, dello stesso codice, nella parte in cui non prevede che si possa assumere la testimonianza di persona minore di anni sedici con modalità “protette” e mediante mezzi di riproduzione fonografica o audiovisiva qualora si proceda per delitti diversi da quelli ivi indicati, sempre che il teste sia anche la persona offesa dal reato. L'art. 392, comma 1-bis, cod. proc. pen. detta un'eccezione alla regola dell'assunzione in dibattimento delle prove che non abbiano carattere di non rinviabilità, consentendo il ricorso all'incidente probatorio quando si debba procedere all'assunzione della testimonianza di un minore infrasedicenne in procedimenti per i delitti sessuali di cui alle leggi 15 febbraio 1996, n. 66 e 3 agosto 1998, n. 269. L'art. 398, comma 5-bis, dello stesso codice, a sua volta, prevede che, nel caso di indagini riguardanti i medesimi reati, ove tra le persone interessate all'assunzione della prova vi siano minori di anni sedici, il giudice, quando le esigenze del minore lo rendano necessario o opportuno, stabilisce modalità particolari per procedere all'incidente probatorio, potendosi svolgere l'udienza anche in luoghi diversi dal tribunale con l'ausilio di strutture specializzate di assistenza o, in mancanza, presso l'abitazione del minore. Ad avviso del remittente, le norme denunciate contrasterebbero in primo luogo con il principio di eguaglianza (art. 3 della Costituzione), che impone di trattare allo stesso modo situazioni identiche o sostanzialmente assimilabili, tali dovendosi ritenere tutte le ipotesi in cui si procede per reati in danno di persone minori di età, a prescindere dal tipo di reato ipotizzato: in quanto, là dove la vittima è un minore (o addirittura un bambino di pochissimi anni, come nel caso di specie), sussisterebbero tutte le condizioni che hanno indotto il legislatore a varare la recente legislazione protettiva, la quale tuttavia sarebbe stata irragionevolmente limitata alla sfera dei reati sessuali o a sfondo sessuale. Queste condizioni risiederebbero nella inevitabile “difficoltà di approccio con questo specialissimo tipo di testimoni e parti offese”: di qui la necessità di documentare l'atto istruttorio attraverso la videoregistrazione con telecamere nascoste, la sola modalità che, ad avviso del remittente, permette di apprezzare, in sede di valutazione della prova, qualsiasi sfumatura, non solo del linguaggio, ma anche dell'atteggiamento complessivo del bambino; e, prima ancora, di assumere la testimonianza all'interno di una struttura specializzata. Premesso che il testimone minore di età che sia parte offesa è particolarmente vulnerabile ed è spinto a cercare di “rimuovere” psicologicamente l'accaduto, il giudice a quo osserva che le recenti modifiche normative di cui alle leggi n. 66 del 1996 e n. 269 del 1998 sono state varate per tutelare, non solo la dignità, il pudore e la personalità del teste parte offesa minorenne, ma anche la genuinità della prova. Attraverso il meccanismo processuale dell'incidente probatorio svincolato da situazioni oggettive di irripetibilità della prova, è stata introdotta, infatti, come regola generale, la possibilità di assumere la testimonianza di persona minore di anni sedici nella prima fase del procedimento penale e quindi nell'immediatezza del fatto, ossia prima che il minore abbia potuto attuare il naturale processo di “rimozione psicologica”; e siccome l'atto istruttorio raccolto dal giudice per le indagini preliminari con incidente probatorio conserva l'efficacia di prova piena anche nella successiva fase del processo, è salvaguardata l'esigenza di non dover ripetere più volte la testimonianza, evitando alla vittima il disagio di dover tornare a “rivivere” il proprio passato doloroso. Orbene, a parere del Giudice per le indagini preliminari, nessuna seria considerazione logica spiegherebbe il motivo per cui queste fondamentali innovazioni processuali siano state dal legislatore introdotte solo in relazione ai procedimenti per i reati di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies del codice penale, anziché in ordine a qualsivoglia delitto nel quale sia parte offesa una persona minore di età, tanto più che molti dei delitti esclusi dal campo di applicazione della norma ben possono, in concreto, rivelarsi più gravi per la vittima rispetto ad uno qualsiasi dei reati sopra indicati. Il contrasto degli articoli 392, comma 1-bis, e 398, comma 5-bis, cod. proc. pen. con l'art. 2 della Costituzione, sotto il profilo della tutela dei diritti inviolabili dell'uomo, è motivato dal giudice a quo sulla base di un duplice rilievo. Il processo penale deve essere governato da regole in grado di tutelare la personalità degli individui, siano essi imputati o testimoni, e deve quindi svolgersi in modo tale da garantire che siano il più possibile salvaguardate la dignità, il pudore e la riservatezza di costoro: