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PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, è possibile fare una sintesi di due giorni di intervento? Sì, con toni e accenti diversi riferiti al provvedimento, almeno su un punto siamo tutti d'accordo: ci sono ancora decine di questioni aperte. Al punto che, dopo i decreti ristori uno, due, tre e quattro, addirittura abbiamo annunciato il quinto provvedimento. Quindi, la cosa certa è che c'è ancora tanto da fare. Questo mi rievoca un po' gli esodati causati dalla legge Fornero. Credo che, in quel caso, si arrivò addirittura al nono provvedimento. Il problema è che, nel tempo che passa, le aziende intanto chiudono e le famiglie e i cittadini hanno problemi. Questa è la questione. Sia chiaro: questo non toglie nulla all'impegno positivo sul singolo emendamento, che magari ci ha visto tutti impegnarci insieme. Potrei citare l'emendamento che ha portato ad escludere dal pignoramento, i contributi per la ricostruzione; emendamento che, senza un impegno di tutti, non sarebbe passato. Non è però un singolo emendamento, così come non sono tre emendamenti comuni al centrodestra, per quanto positivi, a cambiare la valutazione complessiva sul provvedimento. E allora, piuttosto che decreto ristori, qualcuno diceva che lo avremmo dovuto chiamare decreto indennizzi. Ma è chiaro che, con le risorse a disposizione, non si potevano dare indennizzi veri e allora, forse, sarebbe stato il caso di chiamarlo decreto elemosine. Questo è quanto che è stato dato: un'elemosina a determinate categorie. (Applausi) . E anche dove si dice che, rispetto ad altri provvedimenti, avranno il 100, il 200 o il 400 per cento, occorre però chiedersi a cosa fanno riferimento queste percentuali. Ci si riferisce alla perdita? No: ci si riferisce a quel poco che era stato dato con il decreto-legge precedente. Permettetemi allora di dire che non è possibile che, quando si tratta di pagare le tasse, alle categorie si impongano gli spesometri e gli studi di settore, e poi, quando c'è da dare i contributi, a qualcuno si danno le elemosine, tipo i 600 euro. È questo che non va bene. (Applausi) . Se però chi riceverà il contributo si accorgerà del fatto che è un'elemosina, purtroppo non lo vedrà chi ne è addirittura escluso, ovvero tutte le categorie definite da quei famigerati i codici Ateco, che sono state escluse. Dietro ognuna di quelle siglette, però, ci sono migliaia di aziende e centinaia di migliaia di persone. Senatore Rampi, è difficile? No, è facilissimo, perché il criterio è di considerare chi ha avuto un danno, diretto o indiretto, dal Covid. Non possiamo ristorare i ristoratori - scusate il bisticcio di parole - e magari non i grossisti del comparto Horeca che ai ristoratori vendono. Si tratta di un danno indiretto, ma assolutamente evidente e molti potrebbero essere gli esempi, dalla ceramica artistica a tanti altri. Dopodiché non solo c'è un'ingiustizia fra i codici Ateco considerati e quelli non considerati, ma ce n'è un'altra, che è stata perpetrata col decreto-legge agosto e che non è stata sanata con il provvedimento in esame, che riguarda le attività economiche dei centri storici delle città d'arte a vocazione turistica. Chi ha un'attività economica e magari vende prodotti artistici e non cineserie ha un danno economico, perché mancano i turisti, tanto che il suo Comune sia un capoluogo di Provincia quanto che sia un Comune normale, che magari ospita centinaia di migliaia o milioni di turisti. Vi sembra normale che Comuni come Assisi o Sorrento - ma potrei citarne per tutta l'Italia e non mi basterebbe il pomeriggio - siano esclusi per il solo fatto di non essere capoluogo di Provincia? Questa è un'ingiustizia all'interno di un'indicazione valida e positiva - perché non riconoscerlo? - da parte del ministro Franceschini, ma che esclude, a fronte di 29 città comprese, migliaia di Comuni italiani, comunque turistici. Allo stesso modo va benissimo aver dato un contributo alle città delle grotte, che magari hanno avuto meno turisti: per 20 Comuni sono previsti due milioni di euro. Occorre però ricordare che ci sono altri 1.840 Comuni (le città dell'olio, del vino o della ceramica), che sono stati esclusi. Perché alcuni sì e altri no? Perché magari qualcuno è più interessato agli uni che agli altri? Queste sono ingiustizie evidenti nel provvedimento in esame. Si dirà che mancavano i fondi, ma noi - come abbiamo detto - siamo disponibili a un ulteriore scostamento di bilancio, purché le risorse siano impegnate costruttivamente e senza distinzioni. Avete preferito utilizzare i fondi avanzati dai decreti-legge precedenti e questo già la dice lunga su come sono andate le misure, se ci sono addirittura miliardi di euro non utilizzati che vengono reimpiegati. Concludo con un ultimo esempio: avete dato qualche volta il necessario, qualche volta il superfluo, ma ad alcuni non è stato dato l'indispensabile. Penso alle persone che andavano ristorate per la distanza dagli affetti e ai lavoratori fragili. Avete prorogato le licenze premio e non avete trovato il modo di equiparare l'assenza dal lavoro per i lavoratori fragili, che rischiano la vita, se sono a contatto con persone contagiate, per andare a lavorare. (Applausi) . Concludo con la stanza degli abbracci. Il senatore Santillo ha mandato un abbraccio a distanza ai nostri anziani, ma noi avremmo voluto darglielo fisicamente. Troviamo allora le risorse per intervenire in questa direzione. Non a noi, ma a quelle persone dovete chiedere scusa, perché non è detto che ci saranno il prossimo Natale. Nella vignetta di un vignettista un bambino al telefono chiede al nonno se il prossimo Natale lo passeranno insieme. E il nonno gli risponde dicendo che lo spera tanto. Ci sono delle volte in cui il tempo fa la differenza: c'è la legge di bilancio: troviamo insieme il modo di ristorare emotivamente quelle persone e non lasciamole sole. Qualche volta quello che per noi è poco è per altri tutto. Facciamolo con il prossimo provvedimento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Accoto. Ne ha facoltà. ACCOTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, rappresentati del Governo, oggi posso dire di essere felice: sono veramente felice del lavoro che è stato fatto sul provvedimento in esame. Sono state fatte molte riunioni, telefonate e videocall giornaliere per non lasciare indietro nessuno e, alla fine, ce l'abbiamo fatta. Ciò che provo è un sentimento di fatica positiva, quella che si prova alla fine di una gara molto dura, ma che conferma il fatto di avercela messa tutta. Purtroppo non tutti in quest'Aula possono dire lo stesso: c'è chi ha lavorato instancabilmente e chi invece troppo spesso utilizza provvedimenti emergenziali come questo per alimentare la propria voglia di propaganda elettorale continua. Possiamo pensare ad alcuni leader politici come agli studenti di una scuola.