[pronunce]

15.14.- Il quindicesimo motivo di ricorso (iniziative pregresse) sarebbe non fondato per le ragioni già esposte (punto 12.11.). 16.- La Regione Veneto ha depositato in tutti i giudizi analoga memoria, il 21 ottobre 2024. Ha illustrato le tappe storico-costituzionali del regionalismo italiano, soffermandosi - in particolare - sul procedimento di approvazione del vigente art. 116, terzo comma, Cost., sulla propria posizione in relazione alle richieste di maggiore autonomia, sulla definizione dei LEP come esitata nel Rapporto finale del CLEP. Passando ai contenuti della legge n. 86 del 2024, secondo la Regione Veneto essa sarebbe, anzitutto, inutiliter data poiché, in quanto legge ordinaria, non sarebbe in grado di condizionare «né una legge successiva, né un atto avente forza di legge, né la legge rinforzata di approvazione delle intese». In altri termini, sarebbe costretta «tra l'incudine del disposto costituzionale e il martello della legge rinforzata». Al contempo, sotto altro profilo, essa avrebbe «una sua utilità pratica, in quanto detta regole, soprattutto procedurali, che individuano un percorso». La legge impugnata, più precisamente, nell'individuare una «stretta dipendenza» fra LEP e autonomia differenziata - così assumendosi il compito di traino per la realizzazione di un dovere cui si sarebbe dovuto adempiere dal 2001 - indicherebbe la strada da seguire per giungere alla predisposizione di una o più bozze di intesa e al testo finale, da sottoporre all'approvazione delle Camere. Passando più propriamente ai profili dei singoli ricorsi, la difesa regionale ribadisce, innanzi tutto, le argomentazioni già esposte in merito alla sussistenza di un proprio interesse e alla propria posizione alternativamente come parte o come interveniente nel giudizio in via principale. Sempre in via preliminare, la Regione Veneto ribadisce l'inammissibilità di tutti i ricorsi perché tutte le questioni sarebbero premature, con conseguente assenza di un interesse attuale e concreto al ricorso. Tutti i ricorsi sarebbero, altresì, inammissibili per assenza di qualsiasi prova di ridondanza sulle attribuzioni delle regioni ricorrenti. Quanto al merito, la Regione Veneto deduce la non fondatezza della questione che lamenta l'illegittimità costituzionale dell'intera legge per violazione dell'art. 116, terzo comma, Cost.: essa sarebbe piuttosto volta a «concorrere all'attuazione» della citata previsione costituzionale, nonché dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. Quanto, poi, alla questione che lamenta l'illegittimità costituzionale dell'intera legge impugnata (e, in particolare, degli artt. 1, 2 e 4) perché consentirebbe il trasferimento integrale di blocchi di materie, essa sarebbe priva di alcun fondamento logico, giuridico e fattuale, poiché l'art. 2, comma 2, della stessa legge non farebbe altro che richiamare l'ambito materiale individuato dal terzo comma dell'art. 116 Cost. Aggiunge la difesa regionale che una pronuncia della Corte costituzionale sulla legge n. 86 del 2024 sarebbe «destinata ad essere l'equivalente di un merus flatus vocis: priva di scopo», poiché la legge sarebbe destinata ad essere travolta nel momento in cui il Parlamento approvasse le leggi di intesa, ai sensi dell'art. 116, terzo comma, Cost. Ancora, tutte le censure formulate sui LEP dovrebbero ritenersi non fondate perché attinenti a profili politici dell'attuazione dei LEP e perché non terrebbero in debita considerazione la lettura congiunta di tutti i parametri costituzionali. Quanto alle singole questioni di carattere finanziario, la difesa veneta deduce la non fondatezza anzitutto di quella relativa alle compartecipazioni, poiché esse sarebbero già previste dall'art. 119, secondo comma, Cost. Inoltre, una quota di compartecipazione al gettito di uno o più tributi erariali potrebbe essere anche l'unica forma di finanziamento delle funzioni aggiuntive, posto che, in caso di impiego di tributi regionali propri-propri (ossia istituiti con legge regionale), «perderebbe di significato l'art. 14 della legge n. 42/2009, attuativa dell'art. 119 Cost., secondo cui all'assegnazione delle risorse si provvede con la stessa legge statale con cui si attribuiscono forme e condizioni particolari di autonomia». La Regione Veneto sottolinea anche la svalutazione della capacità impositiva propria delle regioni ordinarie. Priva di fondamento sarebbe anche la questione sull'esclusione della riserva di aliquota in favore della compartecipazione, posto che la prima sarebbe una species della seconda. Parimenti non fondata dovrebbe ritenersi la censura sulla discriminazione dei territori con minore capacità fiscale per abitante, posto che il criterio per la scelta dell'aliquota di compartecipazione sarebbe rapportato al quantum di funzioni da finanziare. Apodittiche e perciò non fondate sarebbero anche le questioni che lamentano l'assenza di invarianza finanziaria della legge impugnata, che sarebbe comunque puntellata di garanzie onde evitare che si generino sperequazioni fra i territori (art. 10) o variazioni nel fabbisogno o nel gettito (art. 8). Infine, priva di fondamento sarebbe anche la questione sull'asserito trattenimento in capo alla regione dell'eventuale extra-gettito, poiché dalla lettera dell'art. 8, comma 2, ultimo periodo, della legge n. 86 del 2024, si evincerebbe giusto il contrario, ossia che l'eventuale surplus di gettito non possa rimanere alla regione (ciò che sarebbe in contrasto con la stessa ratio del regionalismo differenziato, volto all'efficientamento delle funzioni in loco), ma debba essere acquisito alle casse erariali. Conclude la Regione Veneto sostenendo che un giudizio di legittimità costituzionale potrebbe eventualmente investire la legge rinforzata che approva l'intesa, ma non la legge n. 86 del 2024, recessiva sul piano delle fonti. 17.- La Regione Piemonte ha depositato una memoria unica in tutti i giudizi, il 22 ottobre 2024. Con essa fornisce ulteriori ragioni a sostegno della propria legittimazione a partecipare ai sopra indicati giudizi, nella veste di parte controinteressata o, comunque, in quella di interveniente, e svolge alcune considerazioni ulteriori sul merito delle questioni di legittimità costituzionale promosse nei quattro ricorsi, individuando «i nodi principali attorno ai quali ruotano i motivi di impugnazione». Tali nodi sono i seguenti: la posizione della legge di attuazione dell'art. 116, terzo comma, Cost. nel sistema delle fonti, anche con riferimento alle relazioni con la "legge di differenziazione" da adottarsi sulla base di tale disposizione costituzionale; l'assenza nella legge n. 86 del 2024 di alcune specifiche prescrizioni sostanziali circa l'attuazione della differenziazione regionale (il tema è quello dei trasferimenti "puntuali" e motivati); la fissazione dei LEP da parte del Governo tramite decreto legislativo e il loro successivo aggiornamento con d.P.C.m. ;