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Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla durata della prova. Chi svolge la professione sa che, nonostante l'utilizzo dei codici commentati, mezz'ora di tempo è oggettivamente insufficiente per avere un risultato compiuto e dare certezza al candidato di aver esaminato a fondo la questione che viene gli viene sottoposta. Tuttavia, mi rendo conto che c'è necessità di concludere l' iter di esame del provvedimento. Dello svolgimento dell'esame abbiamo parlato reiteratamente durante questo periodo di pandemia. Ci è stato proposto di superarlo, ma ciò è assolutamente impossibile, in quanto non si può procedere come è stato fatto per i medici visto che la laurea in giurisprudenza non forma per l'esercizio della professione. Occorre prevedere una selezione per l'immissione nella professione, facendo in modo che partecipino all'esame persone preparate specificamente. Si era proposto poi di farlo in altro modo, prevedendo il superamento di una prima prova scritta, ma si è invece deciso di organizzare l'esame in questo modo. Ovviamente il tempo a disposizione è troppo breve, pertanto mi riservo di tornare su questi temi in fase di dichiarazione di voto. Avevo presentato anche un emendamento per fare in modo che i quesiti venissero scelti in maniera differente, ma poi si è deciso diversamente: trasformerò comunque l'emendamento in un ordine del giorno. Ci tengo anche a sottolineare che sia il Consiglio nazionale forense che l'avvocatura in genere hanno manifestato grosse perplessità sulla preparazione dei quesiti, al punto che lo stesso CNF e gli organi dell'avvocatura si sono offerti di predisporli. Tornerò successivamente su questo in fase di dichiarazione di voto, perché il tempo è troppo breve per esaminare tutti gli aspetti di questo provvedimento; meno male, però - devo dirlo - che abbiamo finalmente mosso questo tema. (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, com'è stato detto, siamo qui per garantire a dei giovani l'accesso alla professione. Stiamo parlando di giovani che non sono soltanto laureati, che hanno studiato, ma che hanno svolto la pratica forense. Abbiamo quindi il dovere di garantire loro l'accesso alla professione, nonché ovviamente la serietà della selezione. Non è la prima volta che ci occupiamo di questi giovani e, come Partito Democratico, rivendichiamo una particolare attenzione a questi lavoratori della conoscenza. Nella precedente legislatura abbiamo ridotto da due anni a diciotto mesi il periodo di pratica, proprio per facilitare l'ingresso in questo particolare mondo del lavoro, diventato più irto di difficoltà e con condizioni lavorative e di reddito particolarmente pesanti. Dobbiamo garantire che sia svolta una pratica effettiva ed effettivamente formativa: all'epoca è stato sperimentato, per esempio, l'impiego di questi giovani nell'ufficio per il processo e questo è un modo moderno e intelligente di affrontare il tema del funzionamento della giustizia, del contributo dei saperi e anche della contaminazione delle esperienze. Abbiamo altresì il dovere - e credo che sia collegato all'argomento di cui stiamo trattando - di preoccuparci, ad esempio, di come venga garantito il pagamento del gratuito patrocinio e questo innanzitutto per i destinatari, i cittadini non abbienti, ma anche perché è una forma di lavoro che interessa soprattutto i giovani. Recentemente ci siamo molto battuti affinché fossero sbloccate delle risorse per il pagamento di questi onorari, che sappiamo hanno un ritardo storico. Pensiamo che ancor più che contributi una tantum indiscriminati per i professionisti, in questo caso per gli avvocati, siccome i giovani sono i più esposti e siccome si tratta di lavoro effettivamente svolto e di oneri che lo Stato deve a questi lavoratori, si debba ancora fare molto e che sia preferibile o comunque prioritaria questa forma di intervento. Bisogna infatti garantire l'accesso alla professione, ma anche che essa possa essere svolta in maniera dignitosa, affinché non venga ricordata solo nelle corone di alloro, che possono sconfinare nella retorica. Abbiamo presentato alcuni emendamenti per migliorare questo testo esattamente in questa direzione, pur misurandoci e cercando di tener conto dell'urgenza del provvedimento. Una questione che vogliamo affrontare è quella della trasparenza della prova d'esame per garantire non solo la genuinità, ma l'efficacia della prova stessa, o meglio per tutelare l'esito di questa prova che si svolge con modalità eccezionali, ma che richiederà e richiede anche l'impiego di risorse eccezionali, con un aumento delle commissioni che devono lavorare. C'è uno sforzo eccezionale da parte dello Stato ed è uno sforzo che va tutelato. Quindi chiediamo che, ove lo chieda il candidato, la prova possa essere videoregistrata. Vorrei sottolineare che oggi la tecnologia offre una quantità di opzioni a costo zero, tant'è che ciascuno di noi può ormai - ahimè, dico io - registrare e videoregistrare qualsiasi cosa. Credo che siamo nelle condizioni di farlo e che la tecnologia possa e debba essere impiegata. L'abbiamo usata e la stiamo usando molto in epoca di Covid, quindi si può fare. La seconda questione è garantire la parità di trattamento, in questa forma eccezionale, diversa e sconosciuta, nella tempistica dell'apertura delle buste e dei quesiti; parità di trattamento per tutti coloro che devono affrontare questo esame. La terza questione riguarda gli studenti che in questo momento sono all'estero e che non possono tornare in Italia per via delle norme anti-Covid; chiediamo di dare loro la possibilità di svolgere queste prove nelle sedi all'estero. Vorrei concludere con due brevi osservazioni. Quando parliamo di accesso alla professione e di tutela della preparazione, quando studiamo le modalità che riguardano la professione dell'avvocato, parliamo sempre e comunque di garantire al meglio il diritto di difesa, che non è un principio astratto, ma è molto concreto, molto nobile e molto radicato nella storia delle democrazie liberali moderne. Nella modernità questo diritto di difesa deve essere ancor più garantito, perché in una società che cambia ci può essere la compressione e lo stravolgimento di diritti fondamentali in ogni campo; quindi la funzione dell'avvocato è ancora importantissima. Ma - attenzione - noi sappiamo che anche questa professione si deve misurare con la modernità; la sfida che dobbiamo accogliere comporta che la modernità sia un'opportunità e non la trasformazione dell'ennesimo diritto in qualcosa che sia semplicemente soggetto alle leggi del mercato. Penso infatti che oggi possiamo dire serenamente che il mercato per il mercato è un'ideologia fallita. L'avvocatura è nata come una professione liberale, ma ha una funzione sociale importante; stiamo parlando dell'accesso ad una professione, che misura la competenza e la preparazione, stiamo parlando di lavoratori della conoscenza. I lavoratori della conoscenza sono importantissimi proprio in questo mondo che cambia, che uscirà diverso dalla pandemia, che dovrà affrontare sfide che impegnano la conoscenza e la competenza e che non mettono più confini tra tecnologia e scienza da un lato e saperi di stampo prettamente umanistico dall'altro. Sappiamo che dobbiamo ormai saperli mischiare e contaminare; io credo che ci sia un interesse sociale da parte di tutti affinché l'avvocatura sia all'altezza di questo compito e venga valorizzata per il valore sociale che ha e che riveste. PRESIDENTE.