[pronunce]

che la sentenza n. 387 del 1999 - diversamente da quanto il rimettente mostra di ritenere - non modificherebbe, ad avviso ancora dell'Avvocatura, siffatta impostazione né il testo novellato dell'art. 111 della Costituzione introdurrebbe elementi di novità nella questione, essendo indubbio che il valore costituzionale della terzietà ed imparzialità del giudice fosse già acquisito nella costituzione vivente e nella stessa giurisprudenza della Corte costituzionale. Considerato che questa Corte, con ordinanza n. 167 del 2001, ha dichiarato identica questione manifestamente infondata, anche con riferimento al novellato art. 111 Cost; che si osserva in tale pronuncia come già nelle precedenti sentenze n. 94 del 1975 e n. 158 del 1970 e nell'ordinanza n. 304 del 1998 richiamate dallo stesso rimettente fosse stata esclusa qualsiasi incompatibilità tra l'attività istruttoria e decisoria relativa alla causa di opposizione allo stato passivo e quella svolta in precedenza dal giudice delegato per la formazione dello stato passivo; che l'evocazione dell'ulteriore parametro rappresentato appunto dall'art. 111 Cost., nella nuova formulazione, non introduce rispetto a tale giurisprudenza - "profili nuovi o diversi di illegittimità costituzionale, essendo la terzietà ed imparzialità del giudice - alla cui stregua la questione è posta - pienamente tutelate nella carta costituzionale, anche anteriormente alla citata novella"; che nella medesima pronuncia si rileva altresì come non sia pertinente il richiamo, operato anche dall'attuale rimettente, ai principi enunciati nella successiva sentenza n. 387 del 1999, del resto pienamente coerente con la precedente giurisprudenza della Corte in argomento, in quanto la formazione dello stato passivo ad opera del giudice delegato e la pronuncia sulla (eventuale) opposizione al medesimo stato passivo non attengono alle stesse valutazioni decisorie, né i due provvedimenti sono contraddistinti da una uguale idoneità al giudicato; che, sotto il primo aspetto, va ribadita la netta distinzione tra la cognizione sommaria del giudice delegato - il cui potere di assumere "le opportune informazioni" non può certo essere confuso con la possibilità, a lui certamente negata, di avvalersi di ogni mezzo di prova - e quella piena del giudice dell'opposizione, che incontra i soli limiti connaturati alla indisponibilità della materia; che, per quanto riguarda il secondo profilo, alla stregua del diritto vivente, l'efficacia preclusiva dello stato passivo non opposto è di natura meramente endoprocessuale e solo la sentenza resa sulla opposizione è suscettibile di assumere effetti di giudicato; che la questione va pertanto dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi innanzi alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 98 e 99 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), sollevata, in riferimento all'art. 111 della Costituzione, dal giudice delegato del Tribunale di Milano con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 febbraio 2002. Il Presidente: Vari Il redattore: Marini Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 19 marzo 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola