[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 708, terzo e quarto comma, del codice di procedura civile, promosso con ordinanza emessa il 18 maggio 2000 dalla Corte di cassazione sui ricorsi riuniti proposti da Faralli Giambattista contro Riccio Guadalupe, iscritta al n. 30 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, 1ª serie speciale, n. 5 dell'anno 2001. Visti gli atti di costituzione di Faralli Giambattista e di Riccio Guadalupe nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 12 febbraio 2002 il giudice relatore Fernanda Contri; Uditi gli avvocati Claudio Martino per Faralli Giambattista, Pier Luigi Biamonti per Riccio Guadalupe e l'avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che la Corte di cassazione ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 30 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 708, terzo e quarto comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui non prevede che i provvedimenti pronunciati dal presidente del tribunale in sede di comparizione personale dei coniugi e quelli successivi, emessi dal giudice istruttore, di revoca o di modifica degli stessi, costituiscano titolo per l'iscrizione di ipoteca giudiziale ai sensi dell'art. 2818 del codice civile; che la Corte rimettente è investita dell'esame di un gravame avverso una sentenza della Corte di appello di Roma che, confermando la sentenza di primo grado, aveva dichiarato l'illegittimità di una iscrizione ipotecaria effettuata in forza del provvedimento presidenziale di separazione dei coniugi e di quello successivo reso dal giudice istruttore; che, ad avviso del giudice a quo, il secondo comma dell'art. 2818 cod. civ. costituisce una norma di rinvio, la quale richiede che la legge specifichi tassativamente i provvedimenti, diversi dalle sentenze, in forza dei quali è consentita l'iscrizione dell'ipoteca, effetto attribuito espressamente ai decreti ingiuntivi dichiarati esecutivi e all'ordinanza di cui all'art. 186-ter cod. proc. civ. , ma non all'ordinanza emessa ai sensi del terzo e quarto comma dell'art. 708 cod. proc. civ. , la quale ha soltanto efficacia esecutiva, ex art. 189 disp. att. cod. proc. civ. ; che il giudice a quo ricorda come la Corte costituzionale abbia in numerose pronunce inteso rafforzare la tutela del coniuge separato e dei figli minori (sentenze n. 144 del 1983, n. 5 del 1987, n. 278 del 1994, n. 186 del 1988), parificando le posizioni di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda, non solo con l'attribuzione degli stessi diritti, ma anche con l'eliminazione di ogni differenza tra le situazioni dei medesimi soggetti prima e dopo la sentenza di separazione; che, secondo la Corte di cassazione, sarebbe perciò incoerente con tale sistema e lesivo degli artt. 3 e 30 della Costituzione consentire l'iscrizione di ipoteca giudiziale a garanzia dell'obbligo di mantenimento solo dopo le sentenze di separazione e divorzio o dopo l'omologazione della separazione consensuale e non invece in corso di causa, in forza dei provvedimenti previsti dal terzo e quarto comma dell'art. 708 cod. proc. civ. , quando è più intenso l'interesse del creditore a conservare la garanzia offerta dal patrimonio del debitore, il quale, nel periodo intercorrente tra la citazione e la sentenza, potrebbe aver già disperso il suo patrimonio; che, osserva ancora la Corte di cassazione, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di secondo grado, la natura interinale dei provvedimenti in esame, a differenza della definitività della sentenza di separazione e di divorzio o del decreto di omologazione, non è di ostacolo all'iscrizione di ipoteca, in quanto anche le sentenze e i decreti di omologazione sono emessi con la implicita clausola rebus sic stantibus e statuiscono quindi su diritti correlati a situazioni suscettibili di modifiche nel tempo; che si è costituito nel giudizio innanzi alla Corte costituzionale il ricorrente del giudizio a quo, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata; che la parte privata ha richiamato la motivazione della ordinanza di questa Corte n. 357 del 2000, con la quale è stata dichiarata manifestamente infondata analoga questione riguardante l'omessa previsione della possibilità di iscrivere ipoteca giudiziale in forza delle ordinanze emesse ai sensi dell'art. 186-quater cod. proc. civ. , sottolineando come nei processi di separazione e divorzio siano già previsti penetranti mezzi di tutela contro il pericolo di inadempimento dell'obbligo di mantenimento; che si è costituita anche la parte controricorrente e ricorrente incidentale nel giudizio in corso davanti alla Corte di cassazione, che ha insistito per la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 708, terzo e quarto comma, cod. proc. civ. , richiamando le argomentazioni contenute nell'ordinanza di rimessione e ricordando che la legge già attribuisce a provvedimenti non definitivi, come il decreto ingiuntivo esecutivo e l'ordinanza ex art. 186-ter cod. proc. civ. , l'idoneità a costituire titolo per l'iscrizione di ipoteca giudiziale, sì che sarebbe iniquo consentire che l'iscrizione avvenga solo in forza di sentenza e non in base all'ordinanza resa ex art. 708 cod. proc. civ. ; che è intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare la questione infondata; che l'Avvocatura osserva che i provvedimenti di natura interinale, definiti dallo stesso art. 708 cod. proc. civ. "temporanei ed urgenti", non possono essere ontologicamente assimilati agli altri provvedimenti idonei all'iscrizione di ipoteca, che sono caratterizzati dall'essere conclusivi di un giudizio, ancorché emessi con la clausola rebus sic stantibus; che, ad avviso della difesa erariale, la differente previsione del legislatore non violerebbe il criterio di ragionevolezza, in considerazione della diversa natura dei provvedimenti in esame, mentre il coniuge beneficiario dell'assegno di mantenimento non resterebbe privo della possibilità di assicurarsi la garanzia patrimoniale, potendo ricorrere ad altri mezzi di tutela cautelare conservativi della stessa; che le parti private, in prossimità dell'udienza, hanno depositato memorie illustrative delle rispettive, opposte, tesi.