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per il biennio 2021-22, in attesa dell'approvazione della nuova PAC (la Politica agricola comune), continuerà ad essere in vigore la regolamentazione della PAC 2014-2020; secondo quanto anticipato dal ministro, Stefano Patuanelli, l'intenzione è che dal 2023 i fondi europei per l'agricoltura potrebbero essere assegnati secondo il nuovo modello denominato "new delivery model", un nuovo modello di gestione centralizzato che, attraverso un Piano strategico nazionale, stabilirà la programmazione sia delle risorse per i pagamenti diretti, nell'ambito del primo pilastro, che di quelle per lo sviluppo rurale, nel secondo; le risorse per entrambi i periodi, 2021-22 e nuova PAC 2023-27, derivano dal Quadro finanziario pluriennale, che per quei sette anni assegna alla Politica agricola comune 336,4 miliardi di euro. Nel primo biennio, però, il Programma di sviluppo rurale (PSR) beneficia anche di fondi aggiuntivi provenienti dal "Recovery Fund" - "Next Generation EU": 7,5 miliardi in tutto, oltre 8 in prezzi correnti, di cui circa 910 milioni di euro per l'Italia; il problema riguarda il piano per l'assegnazione dei fondi europei del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per il periodo transitorio (2021 e 2022), 3 miliardi e 910 milioni di euro, che diventano 6,9 miliardi con il cofinanziamento nazionale e regionale; la proposta del ministro Patuanelli definisce nuove regole riducendo, di fatto, il peso del criterio storico applicato nella programmazione 2014-2020. Questo ha portato ad uno scontro tra le regioni. Da un lato vi è l'ipotesi di stabilire l'assegnazione delle risorse basandosi su nuovi criteri e solo in misura residuale sulla base dei criteri storici, sostenuta da 15 regioni italiane e province autonome. Dall'altro la richiesta di 6 regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria) di mantenere il metodo storico di riparto; il ministro avrebbe redatto una ipotesi di ripartizione che prevedrebbe l'introduzione nel 2021 di un 30 per cento di questi nuovi criteri, definiti oggettivi e che comprendono ad esempio la produzione lorda vendibile, la superficie agricola utile, il numero di imprese, e il mantenimento del 70 per cento dei parametri storici, e il ribaltamento delle percentuali nel 2022, con i criteri oggettivi a incidere per il 70 per cento e i parametri storici per il restante 30 per cento; considerato, inoltre, che: le sei Regioni che più hanno da perdere dal passaggio ai nuovi criteri, e che rappresentano da sole il 60 per cento delle aree interessate dai PSR, hanno bocciato, a ragione, qualsiasi ipotesi transitoria, motivo per cui per cui lo scorso 21 aprile non era stata trovata l'intesa in Conferenza Stato-Regioni, nella ripartizione dei fondi europei del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) relativo gli anni 2021 e 2022, per un importo complessivo di 3.915.095.032 euro, assegnati all'Italia per la programmazione futura del Programma di sviluppo rurale. Per questo motivo ora tutto è passato nelle mani del Ministro delle politiche agricole, che dovrà presentare uno schema di riparto al Consiglio dei ministri; la proposta pervenuta alle Regioni, per come da loro evidenziato in una lettera inviata sia al Ministro in indirizzo, sia al commissario europeo all'Agricoltura, parte dal presupposto di utilizzo dei parametri per la ripartizione dei fondi FEASR definendoli "oggettivi", come se fossero portatori di una verità scientifica. Questo viene fatto passare come se fosse un equivalente del concetto che l'adozione di siffatti criteri renda giustizia a tutte le Regioni. Una ipotesi logica basata su un sistema di assegnazione delle risorse per il de minimis errata, perché l'assegnazione dei fondi FEASR non può e non deve seguire i criteri di assegnazione degli altri fondi, proprio perché questi sono utilizzati per colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere ed emarginali; è questa, d'altronde, anche la posizione del commissario europeo all'Agricoltura, Janusz Wojciechowski, visto che i fondi sono europei, è una posizione chiara e ben delineata sulla questione generale dei fondi destinati allo sviluppo rurale: le somme del FEASR del secondo pilastro sono esclusivamente destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e le aree più povere e marginali. Un'indicazione, questa del commissario, che peraltro dovrebbe valere sia per il biennio di transizione che per la nuova programmazione; il regolamento (UE) n. 2020/2220 ha prorogato per il 2021 e 20211 non solo i programmi di sviluppo rurale, ma anche l'attuale regime dei pagamenti del primo pilastro della PAC (pagamenti diretti, convergenza interna, convergenza interna, riserva nazionale, pagamenti accoppiati). L'Italia entro il 19 febbraio 2021 doveva comunicare l'intenzione di proseguire la convergenza interna dei titoli PAC verso un valore medio nazionale, questo non è stato fatto e scegliere oggi di ripartire le risorse dello sviluppo rurale in base a un nuovo criterio senza che vi sia stato un confronto sulle scelte da prendere sul primo pilastro della PAC, rischia di creare disparità tra le regioni, falsando gli accordi presi fino ad oggi sulla politica agricola nelle diverse regioni, si chiede di sapere: cosa intenda fare il Ministro in indirizzo, visto che, già con l'attuale ripartizione della PAC, i fondi sono già troppo pochi e stravolgere i parametri attualmente in vigore e ritoccare la ripartizione dei fondi FEASR del PSR, spostandoli dal Sud al Nord, andrebbe a incidere profondamente sul prodotto interno lordo di regioni quali la Basilicata, la Calabria, la Campania, la Puglia, la Sicilia e l'Umbria, che da sole rappresentano il 60 per cento delle aree italiane interessate dal PSR; se non intenda verificare la correttezza di tutte le procedure seguite prima di intraprendere una strada che, come ha già dichiarato il commissario europeo all'Agricoltura, Janusz Wojciechowski, sembra impraticabile, visto che le somme del FEASR sono destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere e marginali, cioè tra le sei regioni più povere che si oppongono alla nuova ripartizione e le altre quindici e che potrebbe, quindi, portare all'apertura di una procedura d'infrazione per il mancato recepimento e rispetto di una direttiva europea e, quindi, anche al blocco dei fondi; anche se si decidesse di forzare l'applicazione della proposta ministeriale di ripartizione del FEASR, come il Ministro andrebbe a cofinanziare, in accordo con il Ministero dell'economia, i fondi europei per compensare lo spostamento di risorse dalle Regioni meno sviluppate alle altre. Modificare gli attuali criteri di riparto, infatti, non è una semplice operazione matematica. Bisogna pensare agli effetti che essa produrrebbe soprattutto in relazione agli equilibri di equità raggiunti nel tempo. Atto n. 3-02492 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: