[pronunce]

deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere. È, infatti, sopravvenuto l'art. 5-bis del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343 (Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile e per migliorare le strutture logistiche nel settore della difesa civile), aggiunto dalla legge di conversione 9 novembre 2001 n. 401, che ha esteso indiscriminatamente anche alle regioni il potere di trasformazione a tempo indeterminato dei predetti rapporti di lavoro. 7.- In relazione alla questione relativa all'art. 2 della legge 11 dicembre 2000, n. 365, nella parte in cui è attribuito al sindaco, nelle regioni danneggiate da calamità naturali, il potere di autorizzare il taglio dei boschi, in zone con vincolo idrogeologico, va rilevato che, come eccepito da alcune Regioni ricorrenti, è sopravvenuto l'art. 2-sexies del decreto-legge 27 dicembre 2000, n. 392 (Disposizioni urgenti in materia di enti locali), aggiunto, in sede di conversione, dalla legge 28 febbraio 2001, n. 26. Detto art. 2-sexies ha disposto l'abrogazione della norma impugnata, senza, tuttavia, prevedere alcun effetto retroattivo rispetto alle situazioni pregresse alla data di entrata in vigore della stessa disposizione impugnata. D'altro canto - anche in sede di discussione dei ricorsi - non è emerso alcun elemento che potesse fare escludere, per tutte le Regioni che hanno proposto il ricorso, che la norma denunciata, nel periodo della vigenza (dalla entrata in vigore della legge 11 dicembre 2000, n. 365, nella Gazzetta Ufficiale 11 dicembre 2000, n. 288, a quella della legge 28 febbraio 2001, n. 26, nella Gazzetta Ufficiale 1° marzo 2001, n. 50) abbia avuto attuazione con rilascio di autorizzazioni. Pertanto deve escludersi la possibilità di una definizione del giudizio costituzionale attraverso una dichiarazione di cessazione della materia del contendere, o di sopravvenuto difetto di interesse. La norma denunciata, per quanto attiene al semplice inoltro della richiesta al sindaco (art. 2, comma 1, della legge n. 365 del 2000), non comporta alcuna incidenza sul riparto delle competenze tra Stato e Regioni relativamente all'organo che deve rilasciare il nulla osta. Con riguardo al comma 2 dello stesso art. 2, la questione è invece fondata, per un duplice ordine di considerazioni. La materia del taglio dei boschi rientrava espressamente nella competenza regionale dell'agricoltura e foreste (art. 117 della Costituzione nel testo anteriore alla riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione); l'attribuzione ai comuni di funzioni diverse da quelle esclusivamente locali nella materia non poteva essere disposta con legge statale, occorrendo un intervento legislativo della Regione. Deve essere dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 2, della legge 11 dicembre 2000, n. 365, che attribuiva al sindaco del comune, nelle regioni danneggiate da calamità naturali, il potere di autorizzare il taglio dei boschi, in zone con vincolo idrogeologico.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1-bis, comma 5, del decreto-legge 12 ottobre 2000 n. 279 (Interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonché a favore delle zone della regione Calabria danneggiate dalle calamità idrogeologiche di settembre ed ottobre 2000), convertito, con modificazioni, nella legge 11 dicembre 2000, n. 365; 2) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 2, della predetta legge 11 dicembre 2000, n. 365 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, recante "Interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato ed in materia di protezione civile, nonché a favore delle zone della regione Calabria danneggiate dalle calamità idrogeologiche di settembre e ottobre 2000"); 3) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1-bis, commi 2, 3 e 4, del predetto decreto-legge n. 279 del 2000, convertito, con modificazioni, nella legge n. 365 del 2000, sollevate, in riferimento agli artt. 5, 9, 117, 118, 3 e 97 della Costituzione, dalla Regione Piemonte; in riferimento agli artt. 5, 9, 44, secondo comma, 117, 118, 3 e 97 della Costituzione, nonché al principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, dalla Regione Emilia-Romagna; in riferimento agli artt. 5, 97, 117 e 118 della Costituzione, dalla Regione Liguria, con i ricorsi indicati in epigrafe; 4) dichiara cessata la materia del contendere in ordine alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 6-bis del predetto decreto-legge n. 279 del 2000, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 35, 97 e 117 della Costituzione, dalla Regione Veneto con il ricorso indicato in epigrafe; 5) dichiara cessata la materia del contendere in ordine alla questione di legittimità costituzionale degli artt. 6-bis e 6-ter del predetto decreto-legge n. 279 del 2000, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, dalla Regione Emilia-Romagna con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 novembre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Riccardo CHIEPPA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 dicembre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA