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Disposizioni sui trattamenti diagnostici, terapeutici e assistenziali del tumore mammario metastatico. Onorevoli Senatori. – Il tumore al seno rappresenta la forma più diffusa di carcinoma femminile. Ogni anno sono diagnosticati più di 1 milione di nuovi casi nel mondo, circa 332.000 nell'Unione europea, circa 50.500 in Italia. Secondo i dati del Ministero della salute il tumore al seno colpisce 1 donna su 8 nell'arco della vita, rappresenta il 29 per cento dei tumori femminili ed è la prima causa di mortalità per tumore nelle donne. Il rischio di essere colpite da questo tipo di carcinoma aumenta con l'età, con una probabilità di sviluppo della malattia del 2,3 per cento fino a quarantanove anni (1 donna su 45), del 5,2 per cento tra cinquanta e sessantanove anni (1 donna su 19) e del 4,4 per cento tra settanta e ottantanove anni (1 donna su 23). Sono stati identificati diversi fattori di rischio: fattori riproduttivi, nulliparità, prima gravidanza a termine dopo i trenta anni, mancato allattamento al seno, fattori ormonali, nonché fattori dietetici e metabolici. Ciò che davvero può fare la differenza nell'approccio e, successivamente, nella cura di questa malattia sono i centri di senologia multidisciplinari. L’ European Society of Breast Cancer Specialists (Eusoma) ha sottolineato la necessità di curare la patologia della mammella in centri multidisciplinari dedicati e ne ha definito i requisiti. Le stesse indicazioni sono state recepite nel Documento del Gruppo di lavoro per la definizione di specifiche modalità organizzative ed assistenziali della rete dei centri di senologia (maggio 2014). Il documento indica le modalità di organizzazione e operative per la senologia in Italia, ridefinendo in particolare il ruolo delle breast units come percorsi diagnostico-terapeutici, debitamente coordinati, omogenei, unitari, integrati, multidisciplinari dedicati alla diagnosi dei tumori della mammella, alla mappatura e gestione del rischio genetico familiare, alla terapia chirurgica, radioterapica oncologica e palliativa, oltre che come centro di riabilitazione e recupero funzionale e di counseling psicologico. Ad oggi ancora molte regioni nel nostro Paese non garantiscono alle donne la possibilità di accedere ad uno screening organizzato di popolazione per la diagnosi precoce del carcinoma della mammella. È di fondamentale importanza che queste regioni adempiano al loro obbligo di attivazione dei percorsi gratuiti di screening mammografico come previsto dai LEA fin dal 2001 e da successivi documenti legislativi e ministeriali (decreto-legge 29 marzo 2004, n. 81, convertito,con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2004, n. 138, e linee guida ministeriali del 2006). Come da direttive europee del 2003, ribadite nel 2006, il 5 maggio 2010 è stata approvata dal Parlamento europeo la «Dichiarazione scritta sulla lotta contro il tumore al seno dell'Unione europea» per cui gli Stati membri sono stati chiamati non solo a completare la copertura dello screening mammografico nazionale, ma anche a dotarsi di breast units su tutto il territorio europeo entro il 2016. A livello europeo, secondo quanto stabilito da Eusoma, possono definirsi breast units solo i centri che trattano almeno 150 nuovi casi ogni anno. Un'attenzione ancora più particolare deve essere dedicata al tumore al seno metastatico. A fronte di 50.500 donne che ogni anno in Italia si ammalano di tumore al seno, ci sono 12.000 decessi. Quindi, ancora oggi circa una donna malata su 4 muore perché il tumore al seno invade organi distanti e diventa non più guaribile. Si stima che in Italia le donne che convivono con tumore al seno metastatico siano circa 37.500. Si tratta spesso di donne giovani, anche con figli ancora piccoli. Il dato della sopravvivenza a 5 anni per le donne affette da tumore in fase iniziale cala sensibilmente per le pazienti che incorrono in una diagnosi di tumore in stato avanzato o metastatico, con una prospettiva di sopravvivenza media di poco più di 3 anni. Il 6 per cento delle donne riceve la prima diagnosi di carcinoma mammario purtroppo già in fase metastatica. Più del 20 per cento delle donne con diagnosi di tumore al seno in fase iniziale sviluppano nel tempo un tumore al seno metastatico. Per le pazienti in stadio avanzato o metastatico le soluzioni terapeutiche risultano, purtroppo, limitate ad alcune cure farmacologiche, delineando dunque un bisogno terapeutico insoddisfatto che necessita di nuovi percorsi e nuove opzioni terapeutiche. Per le pazienti con tumore al seno metastatico il fattore tempo è fondamentale, sia nella diagnosi che nell'accesso a un insieme di cure più vario ed efficace, in grado di migliorare sensibilmente il dato di sopravvivenza e la qualità di vita. Secondo un'indagine commissionata da Europa Donna Italia a GFK Eurisko nel 2013, i bisogni delle pazienti con tumore al seno metastatico o avanzato vanno dalla necessità di informazioni e di ascolto da parte del medico e degli altri attori coinvolti nella gestione della patologia, alla rapidità di esami e referti, alla condivisione delle decisioni riguardanti il percorso terapeutico. Se da un lato la medicina punta a cronicizzare queste pazienti, permettendo loro di vivere nonostante la malattia, dall'altro è necessario attivarsi perché questa tipologia di pazienti possa ricevere, da parte del Sistema sanitario nazionale nel suo complesso, cure e attenzioni adeguate e rispondenti ai loro bisogni specifici. Le donne con un tumore mammario metastatico necessitano di molta attenzione per quanto riguarda gli effetti secondari delle terapie, di una maggiore facilità di accesso negli ospedali per la prenotazione e per avere i referti degli esami diagnostici in tempi congrui, di una rete di informazione efficiente sugli studi clinici disponibili, di un investimento serio su assistenza e ricerca per la malattia. La presenza di un team coordinato operante nell'ambito di un Centro di senologia, permette, attraverso un'offerta multidisciplinare, di rispondere nel migliore dei modi alla complessità della gestione della patologia, aumentando la qualità della vita delle pazienti e garantendo l'applicazione di percorsi diagnostico-terapeutici aggiornati e conformi alle linee guida più attuali. La multidisciplinarietà può essere garantita solo dalla presenza di un team dedicato del quale fanno parte tutte le figure professionali afferenti a quelle discipline che sono sempre coinvolte nella diagnosi e cura delle pazienti (radiologia, anatomia patologica, chirurgia, oncologia medica, radioterapia, supporto infermieristico di senologia, data manager) , unitamente a quelle discipline che possono, a seconda del caso, avere un ruolo nella presa in carico della paziente (genetica clinica, fisioterapia, psico-oncologia). Nell'intesa sul documento recante «Linee di indirizzo sulle modalità organizzative ed assistenziali della rete dei Centri di Senologia» della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del dicembre 2014 si legge che è dimostrato che un approccio multidisciplinare e multiprofessionale aumenta le probabilità di sopravvivenza e la qualità della vita della paziente, secondo un modello che prevede l'attivazione di percorsi dedicati che permettano la presa in carico della paziente con neoplasia della mammella, sia in fase terapeutica, sia riabilitativa;