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«Nessuna buona fortuna li fece mai essere insolenti». Ebbene, l'insolenza e la mistificazione con le quali sono state presentate, nel corso di queste settimane, le posizioni circa il MES non possono avere diritto di cittadinanza all'interno di quest'Aula. ( Commenti del senatore Candiani ). Abbiamo la certezza che il vecchio Governo ha discusso del tema; lo ha fatto in data 19 giugno in entrambe le Camere preparando, il Consiglio europeo del 20 e del 21 giugno ed è paradossale che si continui a discutere se si sia o meno discusso del tema anziché - di questo dobbiamo essere grati a chi ha sollevato la polemica - entrare nel merito. Il primo punto nel merito, sul quale il ministro Gualtieri ha dato certezze e che è riportato nella risoluzione, è il problema della ponderazione dei titoli di Stato. Questo è il punto che trovo decisivo. Il ministro Gualtieri si è dichiarato indisponibile; ha fatto - è l'opinione del Gruppo Italia Viva-PSI - la cosa giusta sul rifiuto della ponderazione dei titoli di Stato. Ha affrontato e risolto questo problema con una posizione evidentemente chiara e riportata all'interno della risoluzione. Le altre questioni possono essere affrontate con maggiore speditezza. Presidente Conte, ne suggerisco soprattutto una: il nuovo MES rientra nella categoria dei trattati intergovernativi europei; non è un accordo bilaterale. Io non ho dubbi. Quando si tratta di discutere di questa categoria di trattati, è meglio immaginarne una negoziazione preventiva trasparente e figlia di un processo conoscitivo aperto che coinvolga i Parlamenti nazionali fin dall'inizio. Vengo all'ultima questione, che è la prima, perché lei si troverà a discutere non solo di MES, ma anche dell'impostazione che la nuova Commissione europea dovrà dare come orientamento alla propria attività politica nel corso dei prossimi anni. Innanzitutto è auspicabile un passo diverso e non soltanto nei confronti degli aspetti economico-finanziari. In secondo luogo, lo scenario internazionale vede protagoniste ormai entità statuali gigantesche con Paesi importanti che orbitano nelle loro rotte. Il nostro destino non può essere alternativo o diverso da quello dell'Europa unita. Quella che abbiamo conosciuto in questi anni non è più sufficiente; va ripensata attribuendole poteri più marcati in politica estera e di difesa, assieme a procedure di rappresentanza le più democratiche possibili. Non c'è alternativa; anzi, c'è l'alternativa pessima di appartenere al ruolo degli osservatori e di diventare un mercato vulnerabile. C'è una strada. È stato ricordato in un paio di interventi prima del mio. L'Italia è stata in due grandi occasioni uno dei Paesi pionieri nella costruzione dell'Unione; lo ha fatto con ottimi statisti cattolici alla fine della Seconda guerra mondiale nel secondo Dopoguerra e lo ha fatto negli anni Ottanta assieme a statisti cattolici e socialisti democratici che hanno costruito l'Europa nella quale oggi viviamo. Essere pionieri, cioè avere una visione, è l'unico modo per allargare il fronte franco-tedesco. Diversamente rischiamo di ridurci a discutere del diametro delle cozze ed è questione che non può appartenere a questo Paese. Va preso atto che l'Unione nella quale viviamo non è quella costituita alla fine degli anni Novanta. L'inglese non è più la lingua madre; i Paesi che vi appartengono non sono soltanto democratici e liberali e il dollaro non è più la moneta guida. Prendiamo atto di questo e partecipiamo a un processo di costruzione nuovo, altrimenti, proprio perché oggi la Storia si avvita in un tornante pericoloso, ma fatto di straordinarie novità, rischiamo di rimanere ai margini. (Applausi dal Gruppo IV-PSI . Congratulazioni) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, è triste notare che nei banchi del Governo in questo dibattito così importante e in vista di un Consiglio europeo davvero significativo non siano presenti né il Ministro dell'economia né il Ministro degli affari esteri, che hanno le competenze specifiche sulle materie che stiamo affrontando. Che abbiano le competenze specifiche sulle materie che stiamo affrontando lo dimostra proprio l'agenda dei lavori, che, caro Presidente del Consiglio, è tutta pericolosamente inclinata contro gli interessi nazionali. Si tratta dell'agenda dei lavori del primo Consiglio europeo in cui si esercita il potere della nuova Commissione, dominata dagli interessi franco-tedeschi. È il primo Consiglio europeo in cui, di fatto, è assente la Gran Bretagna e il fatto stesso che nelle prossime ore si deciderà sul suo futuro, con le elezioni che gli inglesi potranno esercitare, è molto importante, anche alla luce del fatto che nella Commissione europea non c'è più un commissario inglese. Cari colleghi, caro Presidente, inizia cioè una nuova legislatura europea in cui l'Italia è emarginata, subordinata e suddita. Tant'è vero questo, che viene dimostrato dall'agenda dei lavori, al primo punto della quale c'è il clima. A me è parso strano sentire lei e poi il senatore Casini, che ha fatto un discorso di destra con conclusioni di sinistra, notare come nell'agenda del clima l'Italia dovrebbe difendere gli interessi dell'impresa (l'ha detto persino lei: delle piccole e medie imprese) , per poi ritrovarci a varare un bilancio dello Stato in cui non c'è nulla di quello che avrebbe dovuto essere il programma climatico e l'ecologia economica del Governo, ma c'è, invece, una tassa che grava sulle imprese, che voi stessi avete chiamato plastic tax . Dite cioè una cosa, enunciate un principio e fate esattamente il contrario di quello che avete enunciato, in Europa e in Italia (nella manovra). Gli altri punti, però, signor Primo Ministro, quelli che ci sono e quelli che non ci sono, sono gravemente pericolosi per l'Italia e dimostrano che l'agenda, i contenuti e gli obiettivi di questa nuova fase europea sono per noi estremamente pericolosi. Pensiamo all'agenda: lei stesso ha detto che vi è il quadro finanziario pluriennale, sul quale la proposta finlandese è inaccettabile; c'è poi il punto che riguarda nel merito la politica agricola comune, e la proposta che ci viene fatta è inaccettabile; c'è poi la nuova politica di coesione, e la proposta che ci viene fatta è inaccettabile. Sono parole vostre, non nostre. Questo è un piano pericolosamente inclinato, sul quale l'Italia è in retroguardia e sulla linea del Piave. Tant'è vero questo, che mancano anche gli argomenti che ci interessano: quelli presenti sono tutti predisposti contro di noi; quelli assenti sono di nostro interesse. Non c'è nulla dell'accordo sui migranti a Malta. Sottovoce dico al partito laburista italiano che quello laburista maltese è l'esempio di cos'è diventato il laburismo della sinistra italiana ed europea, nelle mani della finanza internazionale speculativa e forse anche della criminalità. È il modello. Ebbene, non c'è nulla dell'accordo sui migranti di Malta, che è scomparso. Non c'è nulla su una politica estera di nostro interesse. Cosa sta accadendo in queste ore in Libia? Non è che magari tra qualche ora ci ritroveremo ad avere qui ulteriori rifugiati politici, magari del Governo libico?