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Siamo in presenza di un evento storico perché modifichiamo, anzi integriamo, la nostra Costituzione, su un passaggio fondamentale, del quale ora dirò. E siamo in presenza di un evento storico perché, oggettivamente, nella storia pluridecennale della nostra Repubblica, è la prima volta che si va a modificare, anzi ad integrare, la parte dei principi fondamentali della Costituzione, in particolare l'articolo 9. È la quarta volta che si modifica la Parte prima, ma è la prima volta che si modifica il titolo relativo ai rapporti economici, di cui all'articolo 41. Questo per dire che davvero siamo davanti a una grandissima novità e a una grandissima innovazione costituzionale. Naturalmente, la Costituzione, per natura propria, prende atto, riconosce e rilancia il sentimento popolare. Non possiamo non dire, in questa giornata, che certamente il lavoro che ci stiamo accingendo a definire con il voto odierno è anche frutto del lavoro che abbiamo compiuto insieme, in maniera molto trasversale, nel Comitato ristretto, che ha portato a mesi di audizioni e confronti, nella Commissione affari costituzionali e infine nelle Commissioni che hanno espresso un parere. Abbiamo ricevuto, durante questo lavoro, la testimonianza di esperienze decennali di persone, donne e uomini, che hanno lottato per la difesa del pianeta e per l'ambiente, anche quando di questo non parlava nessuno. Si badi bene che il termine "tutela dell'ambiente", non è presente nella nostra Costituzione non già perché i Padri costituenti non fossero persone di assoluto livello, ma semplicemente perché, dal 1948 in poi, è cambiato strutturalmente l'approccio al tema dell'ecologia perché è cambiato strutturalmente il mondo e il pianeta in cui viviamo. Il tema del cambiamento climatico e il tema dell'inquinamento certo erano già presenti, ma non erano ancora così scientificamente analizzati e così drammaticamente di impatto come lo sono in particolare dagli anni Sessanta in poi. Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi è il tempo di recuperare questo gap , questa distanza storica, questa distanza in termini di sensibilità e di cultura, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, che in questa direzione sono attentissime. Dico questo perché più di qualcuno ha storto il naso, come diceva ieri il Presidente della 1 a Commissione, senatore Parrini, dinanzi a una modifica costituzionale, addirittura dei principi fondamentali. La Costituzione, però, è una realtà dinamica. È una realtà che deve evolvere e, se ci sono degli eventi che modificano strutturalmente la coesione sociale e addirittura la realtà della vita sulla terra, è evidente che noi dobbiamo intervenire. Dunque, non si tratta tanto di una modifica della Costituzione, ma di una integrazione della Costituzione. È un raggiungimento culturale, politico e costituzionale fondamentale. (Applausi) . D'altro canto, non siamo i primi. Molte democrazie in tutto il mondo hanno già integrato la Costituzione. L'hanno fatto certamente in maniera diversificata, dando più enfasi anche ad altri concetti, come lo sviluppo sostenibile e la tutela degli animali, ma il principio di fondo del riconoscimento della tutela dell'ambiente a livello costituzionale è assolutamente centrale e fondamentale. Sentivo prima il collega di Fratelli d'Italia affermare, come ieri rimarcavano anche alcuni interventi, che non ci sarebbe bisogno di una modifica della Costituzione, perché il nostro ordinamento contiene già molte leggi di tutela dell'ambiente ed esistono molte sentenze, in tal senso. Riteniamo invece che ve ne sia necessità anche dal punto di vista giuridico perché nella comparazione degli interessi è assolutamente giusto e sacrosanto che ci sia una valenza costituzionale anche della tutela dell'ambiente. Ciò avrà una ricaduta molto importante anche dal punto di vista del profilo giuridico. Noi tuteliamo l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Abbiamo capito una cosa, finalmente, grazie a Dio: abbiamo capito che non ci può essere dicotomia, distanza e distacco tra la biodiversità, il pianeta e l'uomo perché siamo intimamente uniti l'un con l'altro, viviamo intimamente in relazione. Tutta la scienza moderna e anche la filosofia moderna portano esattamente a questo punto; siamo in relazione e integrati. Nel momento in cui l'uomo immagina di essere padrone, proprietario, addirittura manipolatore del pianeta, commette un'idiozia, perché sta esattamente tagliando l'albero sul quale è seduto o dal quale trae il frutto. Questa intima relazione crea la necessità della tutela dell'ambiente, per tutelare anche noi stessi. (Applausi) . È questo il passaggio fondamentale. Molti hanno citato - ed è una cosa molto positiva - l'enciclica «Laudato Si'» del Papa che ormai alcuni anni fa ha posto il tema dell'ambiente e della sua tutela; addirittura un'enciclica. Alcuni hanno detto che è la fine dell'antropocentrismo, è una revisione e una rivoluzione anche dal punto di vista culturale, dell'approccio della chiesa e della sua dottrina. Non è così; è la ricollocazione corretta del concetto di antropocentrismo all'interno del cosmo, in modo tale che non si trasformi in caos. È infatti solamente l'interpretazione delle relazioni. Addirittura il Papa richiama la teologia di San Bonaventura, il grandissimo francescano coevo di san Francesco, che sistematizzò dal punto di vista teologico e filosofico l'impatto culturale, e soprattutto religioso, di San Francesco. San Bonaventura diceva una cosa straordinaria ed ebbe un'intuizione fulminante, che tra l'altro io sento assolutamente mia. Mi permetto di citarla in quest'Aula con timore e tremore, come direbbe il poeta. Essendo Dio trinitario (il Dio cristiano), cioè relazione in se stesso, ed essendo l'uomo e ogni creatura creati ad immagine e somiglianza di Dio, questa relazione è intimamente presente, nella sua esistenza stessa, nella sua ontologia. Di conseguenza, nel momento in cui dimentica la relazione e diventa predatore, massacra se stesso. È questo l'asse culturale dell'enciclica del Papa. Attenzione - rimarca l'enciclica - all'uomo è affidato il cosmo e ciò significa averne cura e tutela, ma vuol dire anche coltivarlo. La scienza, la tecnica e l'attività umana sono positive. Naturalmente, avendo avuto uno sviluppo della tecnoscienza di tale portata nel Novecento, bisogna parallelamente sviluppare la sensibilità culturale, perché se la tecnoscienza diventa mito, si impoverisce l'uomo e si massacra il cosmo, con una eterogenesi dei fini che va esattamente verso la distruzione. (Applausi) . In conclusione, Presidente, non dobbiamo sprecare questa occasione e il lavoro fatto. Chiudiamo oggi un lavoro parlamentare molto appassionato e un grande dibattito. Chiudiamo un lavoro parlamentare che vedrà probabilmente, come abbiamo già visto ieri, un voto a larga, larghissima maggioranza da parte del Senato. Dobbiamo darci l'impegno politico istituzionale di completare l' iter prima della fine della legislatura. Sappiamo che la modifica della Costituzione ha bisogno giustamente di alcuni passaggi, dunque facciamoli. Lo dobbiamo, Presidente, a chi da tempo lotta per questi temi, lo dobbiamo a noi che ci abbiamo lavorato, ma lo dobbiamo soprattutto ai nostri figli. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) .