[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 2, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), in combinato disposto con gli artt. 28 e 38, commi 2 e 4 (recte: secondo e terzo comma), del codice di procedura civile promosso dal Giudice di pace di Campana, nel procedimento vertente tra A.M.A. e il Comune di Melissa, con ordinanza del 29 aprile 2015, iscritta al n. 209 del registro ordinanze 2015 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, prima serie speciale, dell'anno 2015. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 6 aprile 2016 il Giudice relatore Augusto Antonio Barbera. Ritenuto che il Giudice di pace di Campana, con ordinanza del 29 aprile 2015, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 102 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 2, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), in combinato disposto con gli artt. 28 e 38, secondo e quarto comma (recte: secondo e terzo comma), del codice di procedura civile, nella parte in cui attribuiscono la cognizione dell'opposizione in materia di sanzioni amministrative per la violazione di norme del codice della strada alla competenza per territorio inderogabile del giudice del luogo in cui è stata commessa, con conseguente rilevabilità di ufficio dell'incompetenza; che, secondo il giudice a quo, A.M.A. ha proposto opposizione avverso il verbale di contestazione della violazione di norme del codice della strada, accertata dalla Polizia municipale del Comune di Melissa nel territorio di quest'ultimo, e nel giudizio - precisa l'ordinanza di rimessione - «si costituiva ritualmente» l'opposto, eccependo «l'incompetenza territoriale del Giudice adito, per essere competente il Giudice di pace di Crotone (Kr) quale foro del luogo di commissione della violazione, in Torre Melissa (Kr)», e chiedendo «pronunciarsi declaratoria di incompetenza territoriale del giudice adito in favore del giudice di pace di Crotone»; che, a suo avviso, dovendo decidere l'eccezione di incompetenza per territorio proposta dal convenuto, sarebbero applicabili le suindicate norme, in «combinato disposto», quindi, la sollevata questione di legittimità costituzionale sarebbe rilevante; che, secondo il rimettente, l'eccezione del Comune di Melissa «si fonda sull'assunto» che la regola di competenza in esame - in passato dettata dall'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), ora stabilita dal citato art. 7, comma 2, per le controversie aventi ad oggetto le opposizioni ex art. 204-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) - è inderogabile; che l'incompetenza per territorio è rilevabile d'ufficio nei casi previsti dall'art. 28 cod. proc. civ. , che rinvia, per l'individuazione degli stessi, a quelli in cui «l'inderogabilità sia disposta "espressamente" dalla legge», mentre, sostiene il rimettente, «nelle disposizioni in questione [...] non si rinviene l'espressa comminatoria di inderogabilità» della competenza per territorio; che, ad avviso del giudice a quo, «se interpretato nel senso dell'inderogabilità e della conseguente rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza per territorio, il combinato disposto delle norme impugnate privilegia ingiustificatamente la Pubblica Amministrazione in quanto verrebbe fortemente limitato e [reso] particolarmente difficoltoso il diritto alla difesa costituzionalmente garantito ai cittadini dall'art. 24 e si determinerebbe una disparità di trattamento ai sensi dell'art. 3 della Costituzione, in relazione alle ipotesi di derogabilità rilevabile su rituale eccezione di parte»; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, contestando l'ammissibilità della questione, in quanto il Comune di Melissa ha tempestivamente eccepito l'incompetenza per territorio e, quindi, il rimettente non può, né deve rilevarla di ufficio, sicché non sarebbe applicabile il censurato «combinato disposto» e, inoltre, non sono indicate le ragioni della denunciata violazione dell'art. 102 Cost.; che, a suo avviso, la questione non è comunque meritevole di accoglimento, poiché questa Corte ha dichiarato manifestamente infondate censure sostanzialmente identiche a quelle proposte dal rimettente (sono richiamate le ordinanze n. 74 del 2011; n. 114 del 2005; n. 130 del 2004 e n. 459 del 2002). Considerato che il Giudice di pace di Campana ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 102 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 2, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), in combinato disposto con gli artt. 28 e 38, secondo e quarto comma (recte: secondo e terzo comma), del codice di procedura civile, nella parte in cui attribuiscono la cognizione dell'opposizione in materia di sanzioni amministrative per la violazione di norme del codice della strada alla competenza per territorio inderogabile del giudice del luogo in cui è stata commessa, con conseguente rilevabilità di ufficio dell'incompetenza; che la questione di legittimità costituzionale degli artt. 28 e 38, secondo comma, cod. proc . civ. è manifestamente inammissibile, in quanto investe due disposizioni inconferenti (tra le più recenti, ordinanze n. 269 e n. 128 del 2015): la prima stabilisce, infatti, l'inderogabilità della competenza per territorio nei casi in cui essa è «disposta espressamente dalla legge» e, dunque, la norma che la prevede in relazione al processo principale è esclusivamente il citato art. 7, comma 2; la seconda disciplina un profilo che non viene in rilievo nel processo principale; che l'indicazione del comma quarto dell'art. 38 cod. proc. civ.