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Norme per la prevenzione e il contrasto del gioco d'azzardo patologico, nonché in materia di pubblicità del gioco d'azzardo, di tutela dei minori e di disciplina dell'apertura di sale da gioco. Onorevoli Senatori. – La dipendenza patologica dal gioco d'azzardo, comunemente nota come ludopatia, è un fenomeno ancora poco conosciuto ma come altre patologie della dipendenza (alcolismo, tabagismo, tossicodipendenza) anch'essa ha conquistato, senza troppo clamore, un suo posto di rilievo. Oltre alle norme nazionali, che in anni recenti sono state adottate sia al fine di regolamentare la disciplina dei giochi, sia al fine di prevedere forme di sostegno per i giocatori patologici, anche numerose regioni stanno adottando disposizioni per combattere questa piaga sociale. In realtà, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), sia nella IV che nella V edizione, ha sostituito il termine ludopatia con quello di gioco d'azzardo patologico (GAP), non riconoscendo al primo alcuna valenza scientifica. Sotto il profilo medico, il GAP è definito come un disturbo del comportamento che rientra nella categoria diagnostica dei disturbi del controllo degli impulsi. Esso ha una forte attinenza con la tossicodipendenza, tanto che nella V edizione del DSM è stato inquadrato nella categoria delle cosiddette «dipendenze comportamentali». Il giocatore patologico, infatti, mostra una crescente dipendenza nei confronti del gioco d'azzardo, aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nell'apparente tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche, e, quindi, indebitandosi, trascurando, al contempo, gli impegni della sua vita quotidiana. Oggi – secondo alcuni esperti – il GAP sarebbe una tipologia di dipendenza in rapida crescita, tra giovani e adulti; esperti americani stimano che potrebbe interessare dal 2 al 4 per cento della popolazione mondiale, finendo per diventare un grave problema di salute pubblica. Recentemente il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori ha reso noto che secondo una stima del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri i giocatori sarebbero oltre 32 milioni, pari a poco più della metà della popolazione italiana, dei quali oltre un milione e mezzo sarebbero i giocatori cosiddetti «problematici» e oltre ottocentomila le persone cadute nella trappola del GAP, che passano le giornate tra videopoker e slot machine . Sempre secondo lo stesso studio, le persone affette da GAP sarebbero per oltre il 70 per cento maschi, nei quali il disturbo inizierebbe generalmente negli anni dell'adolescenza, mentre nelle donne inizierebbe nella fascia tra i venti e i quaranta anni di età, e la zona geografica di maggior diffusione sarebbe il centro Italia, con il 41 per cento, seguito dal Nord, con il 33 per cento, e dal Sud, con il 26 per cento. Il giro di affari è impressionante: in base ai dati messi a disposizione dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, infatti, tra gennaio e ottobre 2012, e quindi in meno di un anno, sarebbero stati giocati oltre 70 miliardi di euro, con una netta predominanza degli apparecchi da intrattenimento, pari a oltre 38 miliardi di euro. Fortunatamente non tutti coloro a cui piace il gioco scivolano nella patologia; è importante, infatti, distinguere tra giocatori, giocatori d'azzardo e giocatori d'azzardo patologici. Per questi ultimi la fase critica è stata definita come una «graduale perdita della capacità di autolimitare il proprio comportamento di gioco, che finisce per assorbire, direttamente o indirettamente, sempre più tempo quotidiano, creando problemi secondari gravi che coinvolgono diverse aree della vita». Il fenomeno, pur se limitato ai soli giocatori patologici, assume aspetti sociali e sanitari allarmanti, tanto che il contrasto alla ludopatia, sul versante medico-riabilitativo, è stato inserito nei livelli essenziali di assistenza (LEA) del Servizio sanitario nazionale (SSN), vale a dire quell'insieme di attività, servizi e prestazioni che il SSN deve obbligatoriamente garantire a tutti i cittadini. Il decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute, ha, infatti, previsto, all'articolo 5, comma 2, che «nel rispetto degli equilibri programmati di finanza pubblica, si provvede ad aggiornare i livelli essenziali di assistenza con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da ludopatia, intesa come patologia che caratterizza i soggetti affetti da sindrome da gioco con vincita in denaro, così come definita dall'Organizzazione mondiale della sanità». Sotto il profilo dell'assistenza sanitaria e psicologia, nella lotta a questa grave patologia si salda ancora una volta il fronte che vede impegnato lo Stato, attraverso le sue articolazioni amministrative e sanitarie, e il volontariato (in accordo con le aziende sanitarie locali e con le regioni) che insieme lavorano alla prevenzione, alla cura ed al reinserimento sociale dei giocatori patologici, attraverso strutture ambulatoriali e comunità di recupero (già attive in Piemonte, Toscana ed Emilia-Romagna). Sui disturbi cognitivi che affliggono i giocatori patologici va fatto un lavoro prevalentemente di tipo psicologico e psicoterapeutico; quasi tutti soffrono di un disturbo di eccesso di pensiero magico, cioè pensano di poter influenzare il caso, mettendo in piedi tutto un sistema fatto di credenze matematiche erronee. I gruppi di sostegno più organizzati, inoltre, dispongono al proprio interno di diverse competenze: oltre agli psicologi operano medici e assistenti sociali, questi ultimi con il compito precipuo di recuperare le relazioni familiari, spesso devastate dal gioco, nonché di verificare i debiti contratti dai giocatori e di cercare adeguate soluzioni. Per combattere questa forma di dipendenza è importante che vi sia un intervento uniforme in tutto il territorio. A questo riguardo occorre ricordare che già la legge di stabilità 2011 (legge 13 dicembre 2010, n. 220) aveva previsto l'adozione, con decreto interdirigenziale del Ministero dell'economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, e del Ministero della salute, di «linee d'azione per la prevenzione, il contrasto e il recupero di fenomeni di ludopatia conseguente a gioco compulsivo». Il termine temporale per l'adozione del decreto, inizialmente fissato al 1° marzo 2011, è stato prorogato una prima volta al 30 giugno 2012 e successivamente, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 giugno 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 28 giugno 2013, al 31 dicembre 2013. La normativa stabilisce, tra l'altro, che coloro che decideranno di sottoporsi alle cure previste, avranno diritto alla non pignorabilità dei beni e che il costo dell'intervento, che la comunità dovrà sopportare, verrà coperto con un prelievo su giochi e scommesse (settore di cui lo Stato detiene il monopolio) stimato in circa 80 miliardi di euro annui.