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La relatrice CALIGIURI ( FIBP-UDC ) ringrazia il Presidente per aver sollecitato le Commissioni in sede consultiva e auspica che i pareri possano essere resi rapidamente in modo tale da poter proseguire rapidamente con l'esame del provvedimento. Il seguito della discussione è quindi rinviato. Disposizioni in materia di riconoscimento della figura di agricoltore custode dell'ambiente e del territorio DDL 2023 Disposizioni in materia di riconoscimento della figura di agricoltore custode dell'ambiente e del territorio (Discussione e rinvio) Il relatore ZULIANI ( L-SP-PSd'Az ) riferisce sul disegno di legge in titolo, assegnato alla Commissione agricoltura in sede redigente, che interviene al fine di riconoscere all'agricoltore il ruolo di custode dell'ambiente e del territorio. Viene pertanto delineato un quadro normativa diretto a strutturare, in modo uniforme per tutto il territorio nazionale, la figura dell'agricoltore anche nei suoi compiti di tutela dell'ambiente dell'ecosistema. Più in dettaglio il disegno di legge, composto da cinque articoli, prevede all'articolo 1 che le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano riconoscano la figura dell'agricoltore come custode dell'ambiente e del territorio. Ai sensi dell'articolo 2 è riconosciuto tale l'agricoltore che si occupa prevalentemente della manutenzione del territorio (nelle sue varie manifestazioni), della custodia della biodiversità rurale, dell'allevamento di razze animali e della coltivazione di varietà vegetali locali, della conservazione e tutela di formazioni vegetali e arboree monumentali nonché del contrasto all'abbandono delle attività agricole e al consumo del suolo. Al fine di diffondere tale figura, l'articolo 3 assegna a regioni, province autonome, città metropolitane, province, comuni e comunità montane e isolane il compito di promuovere progetti, accordi e protocolli d'intesa volti a valorizzarne il ruolo sociale e a realizzare opere di manutenzione del territorio, di prevenzione idrogeologica e di protezione del paesaggio. L'articolo 4 istituisce, presso i dipartimenti competenti in materia di agricoltura delle regioni e delle province autonome, l'elenco degli agricoltori custodi dell'ambiente e del territorio. Le regioni e le province autonome provvedono altresì alla pubblicazione di appositi bandi che fissano, fra l'altro, i criteri e le modalità di manifestazione di interesse da parte degli agricoltori, intesi come imprenditori agricoli, singoli o associati, che esercitano l'attività agricola ai sensi dell'articolo 2135 del codice civile, nonché come società cooperative del settore agricolo e forestale. L'articolo 5 prevede infine che le regioni e le province autonome possano riconoscere in favore degli agricoltori custodi dell'ambiente e del territorio iscritti nell'elenco di cui all'articolo 4 specifici criteri di premialità, tra cui la riduzione delle imposte di competenza. Il seguito della discussione è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 14,50. Allegato NUOVO SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE NUOVO SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 147 La Commissione, a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, dell'affare sulle problematiche del fenomeno della cosiddetta "moria del kiwi", richiamato l'ampio ciclo di audizioni svolto con i soggetti istituzionali competenti e gli esperti nonché il materiale acquisito; premesso che: l'actinidia, o kiwi, è un frutto coltivato con successo a partire dagli anni '70, ed è da subito diventata una coltura in grado di apportare una importante componente di reddito, di ampliamento di offerta commerciale e di allungamento della stagione produttiva e della distribuzione del lavoro per moltissime aziende del comparto frutticolo nazionale; nel quadro di una produzione mondiale di kiwi di circa 3,5 milioni di tonnellate, quasi la metà della quale realizzata in Cina, l'Italia risultava fino a pochi anni or sono, dopo la Cina stessa, il secondo produttore mondiale, davanti alla Nuova Zelanda, arrivando a produrre oltre mezzo milione di tonnellate annue, con una produzione media purtroppo in calo negli ultimi anni, ed essendo comunque l'Italia il primo esportatore mondiale (davanti alla Nuova Zelanda ed alla Cina la quale assorbe il proprio prodotto interno), rimanendo un player mondiale, anche con approvvigionamento del prodotto da commercializzare da fuori Paese (con uscita di risorse e di know-how ); la "moria del kiwi" è una sindrome che colpisce l'actinidia e comporta l'appassimento delle piante per morte dell'apparato radiale, con conseguente perdita della produzione e il disseccamento delle stesse, fino a compromettere in maniera irreversibile, anche nel giro di una sola stagione, l'intero frutteto. Gli apparati radicali delle piante sintomatiche appaiono compromessi e caratterizzati da marcescenza diffusa con capillizio radicale assorbente assente; ad oggi la "moria del kiwi" rimane la più grave malattia dell'actinidia; rispetto ad altre, presenta numerosi aspetti che la rendono estremamente complessa: non è stato identificato un chiaro ed unico agente eziologico ed è multifattoriale, ovvero si manifesta in concomitanza di diversi fattori presenti contemporaneamente, peraltro ancora non completamente definiti; non esiste allo stato attuale né una cura né prevenzione efficace nonostante si sia cercato di controllare i fattori predisponenti, come gli eccessi idrici nel suolo. Anche a causa della difficile individuazione delle cause, non è stato al momento possibile trovare soluzioni efficaci per contrastarla, e a partire dal 2012, si è diffusa in tutti gli areali di coltivazione in Italia; la moria è attualmente in continua espansione in tutti gli areali di coltivazione, arrivando a colpire oltre il 25 per cento della superficie nazionale (6.560 ettari su un totale di 25.000 ettari): apparsa a Verona nel 2012 (dove ha colpito, ad oggi, circa 2.000 ettari su un totale di 2.500 ettari prima presenti), si è poi diffusa in Friuli nel 2014 (interessando attualmente oltre 80 ettari su un totale di 650 ettari), in Piemonte nel 2015 (dove attualmente interessa 4.000 ettari su un totale di 5.500), nel Lazio nel 2017 (dove si stima una perdita di almeno 2000 ettari, in forte aumento); vi sono altresì alcune segnalazioni in Calabria, in Basilicata e in Romagna a partire dal 2018; per il 2020, è stato stimato un danno diretto agli agricoltori di oltre 300 milioni di euro (senza considerare l'indotto); va altresì considerato che il danno arrecato alle superfici è permanente, a differenza di molte altre calamità per le quali, nell'anno successivo, è possibile tornare alla piena produzione: nel caso della moria del kiwi, invece, si devono sommare ogni anno le mancate produzioni delle superfici colpite alle nuove, per cui la perdita di produzione è quasi esponenziale. In tale senso, si stima che la perdita economica cumulata sfiori ormai il miliardo di euro;