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Colleghi - come ho appena detto - vi prego di non sostare nell'Emiciclo, altrimenti otteniamo che, da un lato, non si passa innanzi al banco della Presidenza e, dall'altro, che l'assembramento è addirittura superiore. PISANI Giuseppe, segretario, fa l'appello. (Nel corso delle operazioni di voto assume la Presidenza il vice presidente ROSSOMANDO - ore 12,05 -). PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 2536, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 222 Senatori votanti 222 Maggioranza 112 Favorevoli 196 Contrari 26 Il Senato approva. (v. Allegato B). Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 228. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, oggi ricorre un anniversario di grande dolore per il popolo azerbaigiano: si ricordano infatti i trent'anni dal grandissimo eccidio di Khojaly, commesso dalle forze armate dell'Armenia contro i civili azerbaigiani nella città di Khojaly in Azerbaigian. Ciò che è accaduto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992 rappresenta una delle pagine più atroci della storia contemporanea, un grande crimine commesso contro la popolazione civile azerbaigiana durante i decenni del conflitto con l'Azerbaigian, la pagina più tragica nella prima guerra del Karabakh: 613 persone, tra cui 63 bambini, 106 donne e 70 anziani, vennero brutalmente uccise; 1.275 persone furono fatte prigioniere, tenute in ostaggio e torturate. Il destino di altre 150 persone rimane ancora sconosciuto; famiglie sterminate e bambini orfani di entrambi i genitori. La Corte europea dei diritti dell'uomo, nella decisione del 22 aprile 2010 inerente ai crimini commessi a Khojaly, giunse a un'importante conclusione, valutando il comportamento degli autori delle atrocità commesse come atti di particolare gravità equiparabili a crimini di guerra o crimini contro l'umanità. Vorrei sottolineare che ancora oggi gli autori del terribile massacro restano impuniti ed è di grande importanza, ancor più in un momento così drammatico come quello che viviamo a livello mondiale, che la comunità internazionale insista perché vengano riconosciute le responsabilità di questa strage e l'Armenia chieda perdono per quanto compiuto, interrompendo definitivamente la catena dell'odio, permettendo una reale conciliazione tra i Paesi e la normalizzazione della regione. Sarebbe importante che anche l'Italia, come già altri Paesi europei, riconoscesse i fatti di Khojaly per quello che realmente furono: un genocidio contro popolazioni civili colpevoli solo della loro origine etnica. BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la fiducia che abbiamo appena approvato, posta sul decreto cosiddetto milleproroghe, mi rende quasi necessario sollecitare la risposta ad alcune interrogazioni che avevo già presentato in precedenza e che hanno come oggetto la tutela della salute attraverso quello che io considero uno dei determinanti di salute più importanti che ci sono. Quando si entra nel Ministero della salute, i determinanti di salute evidenziati sono quattro e uno di questi è il no al fumo. Ebbene, nell'ambito di questo processo verso il no al fumo, le grandi case produttrici di tabacco, soprattutto americane, hanno condotto delle operazioni per cui hanno inventato dei prodotti basati su dati apparenti e in maniera scientificamente non dimostrata. Anzi, lo hanno fatto con una raccolta di dati che dimostra la falsità di una serie di conclusioni che sono state tratte; per cui fino a poco tempo fa consideravamo la Philip Morris, nella sua comune scoperta o perlomeno nella sua proposta commerciale del tabacco riscaldato, come in fondo l'equivalente di una grande azienda produttrice che, non potendo investire adeguatamente - anche perché in Italia è ancora vigente la legge Sirchia su questo punto - inventa un prodotto che è il tabacco riscaldato. Lo fa impiantando un'azienda molto grande in Emilia Romagna e, quindi, mettendo in gioco una serie di posti di lavoro che dovrebbero fare da copertura al danno esplicito alla salute che il tabacco comunque cagiona. Pochi giorni fa alla Camera dei deputati, esattamente nell'ambito dell'esame del decreto milleproroghe, in particolare all'articolo 3, è stato inserito un altro sottoprodotto del tabacco, questa volta della British American Tobacco. Per chi non l'avesse colto, si tratta di piccole capsule, piccole vescicole che si inseriscono in bocca per garantire alla persona la quantità di nicotina nei confronti della quale ha contratto assuefazione. Anche questa è un'aggressione alla salute; anche questo viene dalle grandi aziende; anche di questo ci rendiamo in qualche modo complici. Vorrei avere risposta a dette interrogazioni, perché nel momento in cui la salute diventa un bene prezioso, nel momento in cui come ieri votiamo una norma che mette in relazione l'azienda e il bene salute e lo facciamo all'unanimità, l'idea che due delle grandi produttrici di tabacco trovino la massima collaborazione ai limiti della connivenza su prodotti che del tabacco sono la diretta emanazione a me sembra profondamente contraddittorio. Sollecito pertanto la risposta alle mie interrogazioni, anche tenuto conto di quello che è successo con quest'ultimo disegno di legge. LOMUTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LOMUTI (M5S) . Signor Presidente, i nostri sguardi e le nostre preghiere sono rivolti al popolo ucraino. Intervengo per dare voce a chi cerca disperatamente di farla arrivare alle istituzioni. In queste ore, come nei giorni scorsi, è in atto uno sciopero degli autotrasportatori dovuto soprattutto al rincaro del carburante Ora, al di là del metodo di protesta - giusto o sbagliato - penso che le istituzioni, la politica, il Governo non possano fare finta di niente, perché il problema colpisce un comparto importantissimo, se non strategico, del nostro Paese, che è fondamentalmente un Paese manifatturiero. Bisogna fare di più per sostenere questo settore che è stato colpito da una crisi energetica che si riverbera su tutti i cittadini, come vediamo dai rincari delle bollette. Per la terza volta in pochi mesi il nostro Governo ha stanziato miliardi di fondi pubblici per alleviare le sofferenze economiche di tutti i cittadini e la stessa cosa sta succedendo negli altri Paesi europei. L'Europa oggi si trova a essere epicentro di una crisi energetica su scala globale.