[pronunce]

Si chiede, pertanto, che la questione di legittimità costituzionale avente ad oggetto la norma di cui all'art. 3, comma 1, della legge reg. Calabria n. 2 del 2007 sia dichiarata infondata. 2.2. – In merito alle altre censure, la resistente rileva l'erroneità dell'indicazione, tra i parametri costituzionali che sarebbero violati, dell'art. 123 Cost., nella parte in cui si occupa del Consiglio delle autonomie locali, sottolineandone la diversità della natura e delle funzioni rispetto alla Consulta statutaria. In subordine, la difesa regionale ritiene che l'Avvocatura dello Stato, con l'invocazione del parametro suddetto, abbia voluto dimostrare l'impossibilità di una coesistenza dei due organi in seno all'ente regionale, in quanto la presenza del Consiglio delle autonomie locali renderebbe «inutile o illegittima una competenza della Consulta a dirimere i conflitti fra Regione e minori enti locali». Così inteso il richiamo all'art. 123 Cost., la Regione Calabria evidenzia il contrasto esistente tra tale ricostruzione, «il diritto positivo e la realtà della gran parte degli Statuti regionali», i quali, tra l'altro, spesso configurano il Consiglio delle autonomie locali come «organo di impulso» della valutazione compiuta dall'organo di garanzia statutaria. 2.2.1. – Sempre in relazione alle questioni di legittimità costituzionale aventi ad oggetto gli artt. 6, 7 e 8 della legge reg. Calabria n. 2 del 2007, la difesa regionale contesta il «rigido approccio» seguito dall'Avvocatura generale dello Stato ed osserva che la Corte costituzionale ha «legittimato esplicitamente le Consulte statutarie che accertano la conformità statutaria di atti pubblici regionali, attestando così che la loro esistenza – ove non comporti l'annullamento di leggi, esclusiva spettanza della Corte stessa […] – non viola il principio di unicità della giurisdizione costituzionale […], principio per altro in parte già mitigato nel nostro ordinamento attraverso meccanismi di giustizia costituzionale di tipo “diffuso”». 2.2.2. – La resistente rileva, inoltre, che il Governo, a suo tempo, non ha impugnato gli statuti regionali che prevedono siffatti organi di garanzia statutaria e sottolinea come siano stati gli stessi statuti a fare delle Consulte statutarie, «del tutto legittimamente, degli organi “ibridi”, svolgenti non solo funzioni consultive, ma in grado di prendere anche decisioni, la cui forza vincolante è poi determinata dai diversi Statuti». D'altra parte – aggiunge la Regione – sarebbe «del tutto riduttivo […] sostenere che le Consulte svolgano solamente mere funzioni ausiliarie-consultive (per es., di “consiglio del legislatore”) e non anche funzioni di controllo di superlegalità (di “custodia della rigidità dello Statuto”)». La difesa regionale ritiene, in proposito, che le censure mosse dal Presidente del Consiglio dei ministri agli artt. 6, 7 e 8 della legge reg. Calabria n. 2 del 2007, investano «superficialmente e indiscriminatamente, sia il regime delle decisioni che quello dei pareri, regime pur chiaramente “distinto” nella legge in esame». In particolare, la differenza tra decisioni e pareri troverebbe la sua ragion d'essere «nel differente tenore dello status dei soggetti ricorrenti» e rientrerebbe «nell'alveo delle competenze riconosciute al legislatore regionale in attuazione/integrazione delle norme statutarie», con «l'unico limite costituzionale (e statutario)» dell'impossibilità di «annullare/invalidare (presunti) atti legittimi». Per la ragione anzidetta – aggiunge la resistente – l'art. 8, commi 3 e 4, della legge reg. Calabria n. 2 del 2007 prevede che «le decisioni “non” sono vincolanti quando attengono a proposte di legge/regolamento (ricorso preventivo) o leggi/regolamenti del Consiglio (ricorso successivo), proprio perché la Consulta regionale si guarda bene anche solo di dare la sensazione di “annullare” atti regionali, in ogni caso essa limitandosi solo ad esprimere pareri/decisioni, di cui gli organi interessati dovranno tener conto, quanto meno sotto forma di “corretta ed esplicita menzione nell'adozione dei relativi atti”». 2.2.3. – La Regione Calabria ritiene, inoltre, assolutamente infondata la censura statale secondo cui le decisioni della Consulta statutaria avrebbero «contenuto giurisdizionale»; in particolare, il rilievo mosso dal ricorrente non avrebbe fondamento quanto alla forma prevista («decisione»), poiché in altri statuti regionali, non impugnati dal Governo, si parlerebbe di «pronunce» e di «giudizi» in riferimento agli organi di garanzia statutaria. Quanto alla sostanza delle decisioni della Consulta statutaria, la resistente rileva come una «parte motivazionale» sarebbe presente anche nelle decisioni amministrative, oltre che nelle pronunce giudiziarie. La difesa regionale, pertanto, ritiene che il ricorrente equipari «automaticamente e in modo grossolano l'assunzione, nei limitati casi previsti, di decisioni […] parzialmente vincolanti (ma non di annullamento/invalidazione!) all'essenza “tipica” degli atti a contenuto “giurisdizionale”, mentre tale carattere è proprio di tutti gli atti di esercizio di potere, dunque: anche normativo e amministrativo». 2.2.4. – Altrettanto infondato è, secondo la resistente, l'argomento prospettato dall'Avvocatura generale dello Stato in merito alla presunta violazione degli artt. 102 e 103 Cost. Innanzitutto, la Regione rileva che la previsione contenuta nella legge impugnata di un obbligo di ri-deliberazione a maggioranza assoluta da parte del Consiglio regionale, a seguito di un parere o di una decisione di non conformità allo Statuto, sarebbe già previsto dall'art. 57 della legge reg. Calabria n. 25 del 2004. In secondo luogo, «nulla e nessuno» impedirebbe «all'organo o all'ente che si ritenesse leso da un parere/decisione della Consulta di ricorrere comunque all'autorità giudiziaria che presume competente». 2.2.5. – La difesa regionale contesta, poi, il richiamo, operato nel ricorso governativo, alla sentenza della Corte costituzionale n. 378 del 2004, a proposito dell'impossibilità di prevedere maggioranze qualificate per la nuova deliberazione del Consiglio regionale a seguito di parere negativo dell'organo di garanzia statutaria. In particolare, la resistente ricorda che, con la sentenza n. 12 del 2006, la Corte costituzionale ha esplicitamente riconosciuto che «la materia del procedimento legislativo è interamente di competenza statutaria ex art. 123 Cost.». Da quanto detto deriverebbe la conformità a Costituzione delle norme di alcuni statuti regionali [sono richiamati l'art. 57, comma 7, della legge reg.