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L'elevata antropizzazione rappresenta inoltre un ulteriore aspetto di pericolo per gli ecosistemi. L'area perimetrata racchiude aree che possiedono elevato interesse ai fini della conservazione del patrimonio naturale. I biotopi presenti comprendono zone umide, tratti di corsi d'acqua e di costa sia di natura sabbiosa che rocciosa; di particolare interesse sono le aree del mar Piccolo e le saline. Per quanto attiene lo stato dei suoli, pur mancando un quadro organico di informazioni, sono state già evidenziate zone interessate da cave che presentano fenomeni di degrado e dissesto localizzato e necessitano di interventi di bonifica. Sono inoltre presenti siti di discarica di rifiuti urbani non adeguatamente conterminati e numerosi siti di smaltimento abusivo di rifiuti di varia provenienza. I corsi d'acqua superficiali a carattere esclusivamente torrentizio sono recapito di reflui diversi scarsamente o per nulla depurati. Particolarmente compromessa appare la situazione del Paternisco e del canale di Aiedda, che recapita nel bacino ad elevata vulnerabilità del Mar Piccolo con evidenti risvolti sulla qualità dei sedimenti. Il Mar Piccolo risulta quindi gravemente compromesso dalla pessima qualità degli affluenti in esso recapitanti, che determinano un grave stato eutrofico, accentuato dalla particolare morfologia del bacino stesso. La situazione del mare presenta, dal punto di vista della qualità delle acque notevoli criticità dovute prevalentemente al carico dei bacini portuali. Il Mar Grande nel quale è localizzato il porto commerciale ed industriale riceve le acque depurate dei maggiori insediamenti industriali dell'area e diversi carichi non depurati provenienti dalla rete fognaria cittadina oltre ai già citato problema dell'inquinamento da sedimenti. Sono stati evidenziati un graduale depauperamento della flora acquatica tipica ed un peggioramento della qualità delle acque. Per quanto attiene le acque sotterranee, manca la conoscenza dello stato della falda sottostante le aree industriali; sono stati già evidenziati fenomeni di inquinamento diffuso di origine agricola e concentrato dovuto a rilasci di percolato da discariche incontrollate e da pozzi neri non adeguatamente impermeabilizzati. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di larga massima pari a circa 100 miliardi. Piano di caratterizzazione. Il Ministero dell'ambiente ha predisposto e consegnato ai soggetti titolari un documento di linee guida per la caratterizzazione dei suoli e delle acque nonché per la caratterizzazione delle aree marine. Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica. Da elaborare. CENGIO E SALICETO Comune - Località. Cengio (SV), Saliceto (AL). Tipologia dell`intervento. Bonifica e ripristino ambientale di area industriale in parte dismessa, di una discarica di rifiuti industriali e del fiume Bormida. Il sito è sottoposto a ordinanza commissariale con nomina di un commissario delegato. Perimetrazione. Il decreto di perimetrazione e stato firmato dal Ministro dell'ambiente in data 20 ottobre 1999 ed è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28 dicembre 1999. L'area perimetrata comprende un vasto territorio che si estende tra le regioni Liguria e Piemonte, lungo la direttrice rappresentata dal fiume Bormida e parte dei territori delle province di Savona, Alessandria, Cuneo ed Asti. In particolare sono interessati i comuni di Cengio (SV) e Saliceto (CN). In tale perimetraziorie l'area è stata suddivisa in tre zone: Zona A - Area di elevato rischio: da sud a nord ricomprende le aree occupate dall'insediamento industriale, la discarica di Pian Rocchetta e l'alveo del fiume Bormida ramo di Millesimo dal punto immediatamente a monte della presa di acqua dello stabilimento ACNA di Cengio, fino al punto di restringimento morfologico della valle sul fiume stesso a monte dell'abitato di Saliceto. Lungo questa direttrice ricomprende alla destra orografica del fiume Bormida ramo di Millesimo il territorio fino alla strada statale n. 339 e alla sinistra orografica l'area interessata da tutti i depositi alluvionali, secondo quanto riportato nella carta geologica d'Italia, a scala 1:100.000. La superficie delle aree private perimetrate (stabilimento e discarica di Pian Rocchetta) è di circa 122 ettari. Zona B - Area di medio rischio: ricomprende l'alveo del Fiume Bormida ramo di Millesimo dal punto immediatamente successivo a quello dove termina la zona A, fino al limite amministrativo tra i comuni di Monesiglio e Prunetto. Per alveo del fiume si intende lo spazio compreso fra la linea di massima piena del fiume sulle sponde destra e sinistra del fiume stesso, nonché le aree esondabili demaniali. Zona C - Area di possibile rischio: ricomprende l'alveo come definito nella zona B del fiume Bormida ramo di Millesimo dal punto immediatamente successivo a quello dove termina la zona B, fino alla confluenza con il ramo di Spigno. Inoltre nel decreto di perimetrazione, al comma 2 dell'articolo unico, viene decretato che "Ai fini del monitoraggio delle acque del fiume Bormida, il commissario delegato si avvarrà delle risultanze fornite dalla stazione di monitoraggi o di Cassine". Lo stabilimento ACNA C.O. di Cengio e la discarica di Pian Rocchetta, si trovano nel bacino idrografico del fiume Bormida. La storia dell'ACNA inizia nel 1882, quando la SIPE apre a Cengio uno stabilimento per la produzione di esplosivi destinati alle forze armate: già a partire dal 1909 si osservano i primi effetti degli scarichi inquinanti riversati nel fiume, tanto da indurre il pretore di Mondovì ad emanare una ordinanza nella quale si dichiaravano non utilizzabili, perché inquinati, i pozzi di acqua potabile di tre comuni situati lungo il corso del Bormida a valle di Cengio. Nel 1912 rileva lo stabilimento l'ACNA (Azienda coloranti nazionali ed affini) ed avvia la produzione di coloranti. Nel 1938, le acque del fiume non vengono più utilizzate per l'irrigazione. Nel 1986 i sindaci della Valle Bormida presentano un esposto alla magistratura nel quale accusano l'ACNA di scaricare nel Bormida sostanze inquinanti con concentrazioni superiori a quelle previste dalla allora vigente legge Merli. Lo stabilimento ACNA, nell'ultimo periodo di attività, produceva circa 30.000 t/a di intermedi organici, in particolare derivati dalla naftalina (naftalenici) e dal benzene (benzenici) utilizzando processi di solforazione, fusione alcalina, nitrazione, amminazione, condensazione. I prodotti più importanti sono: betaftanolo, acido bon, tobias, isogamma, alfamminoantrachione ptalocianina metamminofenolo, ammine. Questi prodotti intermedi, vengono utilizzati per la produzione di prodotti finiti quali: coloranti, pigmenti, prodotti per l'agricoltura, farmaceutici, intermedi per gomma. L'acido isogamma e tobias, sono le principali materie prime per la produzione dei coloranti reattivi;