[pronunce]

Ciò, ad avviso della difesa regionale, determinerebbe il rischio di un periodo di incertezza sulle competenze ad emanare gli atti e a svolgere le funzioni di gestione, vigilanza e controllo che le Autorità di bacino svolgono da tempo. 1.4. – Infine, la Regione Emilia-Romagna censura gli artt. 63 e 64 del d.lgs. n. 152 del 2006 sotto il profilo dell'eccesso di delega, in relazione sia al suo oggetto sia ai princìpi e criteri direttivi in essa fissati. Quanto all'oggetto, la ricorrente evidenzia come l'art. 1, comma 1, della legge 15 dicembre 2004, n. 308 (Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione) abbia conferito al Governo il potere di procedere al «riordino, coordinamento e integrazione delle disposizioni legislative […], anche mediante la redazione di testi unici». Pertanto, in assenza di princìpi e criteri direttivi volti a consentire l'innovazione del quadro normativo vigente, il Governo non avrebbe potuto adottare un decreto legislativo contenente norme che sopprimono le Autorità di bacino preesistenti ed introducono un sistema radicalmente diverso. Inoltre, la Regione Emilia-Romagna rileva che l'art. 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004 indica, prima di ogni altro criterio, il rispetto «delle competenze per materia delle amministrazioni statali, nonché delle attribuzioni delle Regioni e degli enti locali». D'altro canto, nessuno dei princìpi e criteri direttivi indicati nei commi 8 e 9 dell'art. 1 autorizza, ad avviso della ricorrente, «un'innovazione legislativa e amministrativa come quella apportata dalla sovversione del sistema delle Autorità di bacino». Da quanto detto la difesa regionale deduce che la legge di delega presuppone «il mantenimento ed il miglioramento della funzionalità degli organismi esistenti» e conclude rilevando che nel caso di specie la violazione della legge di delega incide sulle prerogative regionali. 2. – Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, eccependo l'inammissibilità e comunque l'infondatezza delle censure. 2.1. – In riferimento all'impugnazione dell'art. 63, comma 3, il resistente eccepisce l'inammissibilità delle censure concernenti la violazione del principio di leale collaborazione, perché la legge delega non stabiliva un procedimento di codecisione, ma soltanto l'obbligo di acquisire il parere non vincolante della Conferenza unificata, sicché la doglianza si appunta sulla norma della legge delega. 2.2. – La difesa erariale contesta, poi, la correttezza della riconduzione degli artt. 63, comma 3, e 64 alla materia «governo del territorio», poiché la riorganizzazione delle Autorità di bacino distrettuali è strumentale ad una preminente esigenza di tutela dell'ambiente, mirando a garantire la piena operatività degli organi amministrativi e tecnici preposti alla tutela ed al risanamento del suolo e del sottosuolo. Inoltre, la ristrutturazione dei distretti idrografici sarebbe stata compiuta nell'osservanza dell'art. 1, comma 8, lettera e), della legge di delega, allo scopo di dare attuazione all'art. 3, comma 1, della direttiva 23 ottobre 2000, n. 2000/60/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque) ed in vista del superamento della sovrapposizione tra i diversi piani di rilievo ambientale e di un loro coordinamento con i piani urbanistici, mediante una razionalizzazione dell'organigramma istituzionale e delle articolazioni territoriali. Al riguardo, il Presidente del Consiglio dei ministri afferma che la definizione geografica dei distretti idrografici e l'attribuzione delle competenze spettanti alle Autorità di bacino attiene ad interessi di carattere unitario che rendono inammissibile la frammentazione della disciplina pretesa dall'istante. La difesa erariale aggiunge che, anche se le norme impugnate fossero riconducibili alla materia «governo del territorio», esse sarebbero comunque legittime, sia perché non sarebbero norme di dettaglio, sia perché l'ambiente è un valore a tutela del quale lo Stato può fissare standard di tutela uniformi anche incidenti sulle competenze legislative delle Regioni. D'altronde, gli artt. 61, comma 1, e 75, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006 fanno salvi espressamente funzioni e compiti delle Regioni, sicché un'interpretazione costituzionalmente orientata del medesimo decreto legislativo conduce a ritenere non precluso l'esercizio della competenza legislativa della Regione nelle materie a questa attribuite. Ad avviso del resistente, neppure è fondata la pretesa della ricorrente secondo cui il potere di accorpare i bacini idrografici avrebbe dovuto essere esercitato d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, poiché l'obbligo di prevedere procedure di codecisione sussiste qualora il legislatore statale disciplini funzioni amministrative di spettanza regionale, mediante la cosiddetta «chiamata in sussidiarietà», non invece nei casi in cui – come il presente – le norme riguardino la competenza legislativa esclusiva dello Stato, come ha affermato la Corte costituzionale proprio in riferimento alla materia dell'ambiente (il resistente cita in proposito la sentenza n. 383 del 2005). 2.3. – Secondo la difesa erariale, la censura avente ad oggetto l'art. 63, comma 3, nella parte concernente la asserita «assurdità» della norma in quanto produttiva di effetti il giorno successivo alla sua entrata in vigore, è inammissibile in quanto motivata apoditticamente e facendo valere presunti vizi di illogicità che non comportano lesione delle attribuzioni regionali. L'Avvocatura generale dello Stato aggiunge che la mancata attuazione della disciplina transitoria non configurerebbe un vizio denunciabile in questa sede e che il procedimento normativo per l'adozione di tale disciplina è stato avviato. 2.4. – Il Presidente del Consiglio dei ministri eccepisce, poi, l'inammissibilità della censura diretta a denunciare il vizio di eccesso di delega degli artt. 63 e 64 del d.lgs. n. 152 del 2006, trattandosi di vizio che non comporta lesione delle attribuzioni regionali. Peraltro, nel merito, tale censura sarebbe infondata, perché l'art. 1, comma 1, della legge n. 308 del 2004 ha attribuito al Governo il potere di procedere anche alla «integrazione» delle norme vigenti, conferendo in tal modo la facoltà di innovare l'ordinamento vigente, come risulta anche dal comma 9, lettera c), dello stesso art. 1, il quale stabilisce obiettivi conseguibili soltanto attraverso la revisione degli organi esistenti. 2.5. – La difesa erariale deduce infine l'infondatezza dell'istanza di sospensione, in primo luogo, in quanto le censure sono inammissibili ed infondate. In secondo luogo, in quanto non sussiste il requisito dell'irreparabile pregiudizio all'interesse pubblico, prospettato con deduzioni assertive e non motivate. 3.