[pronunce]

Considerato che il Tribunale di Reggio Calabria, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, della legge 27 luglio 2005, n. 154 (Delega al Governo per la disciplina dell'ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria), nella parte in cui tale disposizione «limita ai profili professionali di direttore coordinatore di istituto penitenziario, di direttore medico coordinatore e di direttore coordinatore di servizio sociale l'automatico inquadramento come dirigenti», senza estendere tale beneficio «a tutti coloro che ricoprivano [alla data di entrata in vigore della legge] profili del livello C3, conseguiti per concorso», in tal modo introducendo una «disparità di trattamento» fra categorie di personale che risultano incluse «nel medesimo livello della classificazione contrattuale»; che la disposizione censurata dispone l'accesso automatico alla dirigenza del personale «inquadrato nella posizione economica C3, già appartenente ai profili professionali di direttore coordinatore di istituto penitenziario, di direttore medico coordinatore e di direttore coordinatore di servizio sociale dell'amministrazione penitenziaria»; che, pertanto, la norma oggetto di censura riguarda i soli dipendenti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e non si applica al personale del Dipartimento per la giustizia minorile, ai cui ruoli appartiene il soggetto ricorrente nel giudizio a quo, a prescindere dal profilo professionale rivestito e dal modo in cui esso è stato conseguito; che, inoltre, l'ambito di applicazione della disposizione censurata non può essere ampliato in via ermeneutica, fino a includervi categorie di personale non espressamente previste, per ragioni che ha chiarito lo stesso giudice a quo, il quale ha affermato che una norma che deroga al principio costituzionale del concorso pubblico, quale è quella oggetto di censura, ha natura eccezionale ed è di stretta interpretazione; che, pertanto, la questione di legittimità costituzionale sollevata è inammissibile per difetto di rilevanza, atteso che l'accoglimento della stessa, con conseguente estensione dell'inquadramento automatico nei ruoli dirigenziali a tutti i profili del livello C3 del personale dell'Amministrazione penitenziaria previsto dalla disposizione censurata, non potrebbe comunque soddisfare la pretesa del soggetto ricorrente nel giudizio principale, in quanto quest'ultimo non appartiene alla «amministrazione penitenziaria»; . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, della legge 27 luglio 2005, n. 154 (Delega al Governo per la disciplina dell'ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria) sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Reggio Calabria, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 febbraio 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 febbraio 2011. Il Cancelliere F.to: MELATTI