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L'istituzione sarà svilita, ma non il Senato bensì il Parlamento tutto. L'omologazione tra Camera e Senato, comunque sia, è un passaggio pericoloso, molto pericoloso, anche se si attua per passi ancora più piccoli di quelli che sembrava si dovessero compiere. È per questo motivo che invito tutti i colleghi a votare contro, con risolutezza e con fermezza, e a votare anche poi no al referendum costituzionale. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, il tema dell'età di chi vota corre il rischio di essere un tema fuorviante se non è strettamente accompagnato anche dal tema della formazione al voto e dell'esperienza concreta di voto, da fare nei contesti concreti in cui più giovani si muovono e vivono: che siano i contesti della vita associativa; che siano i contesti della vita sportiva; che siano i contesti della vita studentesca. Ciò di cui noi abbiamo bisogno oggi non è tanto il numero delle persone che arriveranno in Senato. La differenza la farà anche il numero, ma non la farà solo il numero, bensì anche la qualità, la preparazione e la competenza. A me sarebbe piaciuto che l'importanza di un disegno di legge che mette mano così drasticamente alla riduzione dell'età dei votanti fosse stato accompagnato, preceduto e in qualche modo martellato, attraverso la diffusione nell'opinione pubblica e nei giovani, che oggi appaiono discretamente disamorati della vita politica, anche per questa ondata di "anticasta" e di antipolitica che li travolge. A me sarebbe piaciuto che questo disegno di legge fosse arrivato accompagnato da tre conoscenze. Effettivamente, negli anni di liceo, negli anni della scuola media superiore, esiste un'esperienza diretta di conoscenza della Costituzione. Si fa davvero uno studio delle dottrine politiche. Attraverso lo studio della storia, conoscono la storia degli ultimi anni e conoscono come si è arrivati, per esempio, anche semplicemente all'assetto repubblicano e democratico del nostro Paese. Mi sarebbe piaciuto che, sul piano delle conoscenze, la sensibilizzazione all'anticipazione del voto avesse raggiunto le scuole, gli istituti di scuola media superiore e avesse portato lì questo dibattito. Esattamente come mi sarebbe piaciuto che vi fosse stata l'esperienza personale, diretta, di cosa significa partecipare a un organismo democratico; di cosa significa farsi eleggere; di cosa significa conquistare la stima, l'apprezzamento e la simpatia dei colleghi, per essere davvero membri attivi di un organismo eletto. Viceversa, questo provvedimento appare davvero come un fulmine a ciel sereno. Io stessa ho chiesto, tra i giovani più facilmente conosciuti e raggiungibili se lo conoscessero. Ebbene, garantisco che la maggioranza dei giovani, nelle loro classi e nei loro contesti, non sa nemmeno che oggi stiamo assumendo una decisione che aumenta il potere che hanno nelle loro mani e questo potere aumentato, però, loro non sanno come spenderlo e non sanno cosa rappresenta. Non sanno in che misura cambierà la natura delle cose. È vero che potranno impararlo dopo, ma, ancora una volta, questa apprendimento ex post lo faranno sulle spalle della qualità stessa della vita democratica. Tutti noi sappiamo che cosa ha rappresentato, nel Parlamento, l'immissione massiccia di una quantità di giovani rappresentanti, che non conoscevano i fondamentali della storia, che non conoscevano i fondamentali della politica, che non conoscevano nemmeno i fondamentali della vita associativa. Con questo penso soprattutto al MoVimento 5 Stelle, in cui la stragrande maggioranza dei giovani, prevalentemente dei colleghi giovani eletti alla Camera, era stata eletta secondo il linguaggio che ad essi è proprio: il linguaggio della digitalizzazione, della piattaforma, sotto forma di like alle scelte che c'erano state. Certamente non c'era stata un'esperienza di democrazia, che peraltro hanno avuto modo di farsi nei cinque anni della scorsa legislatura come membri del Parlamento e negli ultimi tre anni come membri del Governo, con una promozione che dà la misura di come la gioventù, che è veramente un bene preziosissimo a cui molti di noi vorrebbero in parte tornare, se non supportata dalla consapevolezza culturale e dall'esperienza esistenziale di che cosa significhi la capacità di prendere decisioni e di prevederne le conseguenze, è in realtà una scelta ben poco libera. Quindi, ci troviamo davanti ad un'occasione assolutamente persa, che era quella che avrebbe dovuto veder vibrare nel Paese la passione politica dei giovani, avrebbe dovuto vederli nelle segreterie dei partiti e nei contesti socioculturali. Avremmo voluto vederli uscire allo scoperto per mettersi in gioco come persone appassionate, come molto spesso sono i giovani in cerca di ideali, che credono veramente di poter cambiare il mondo, ma di fatto si misurano con lo studio, con il lavoro e con la fatica. Non c'è stato tutto questo. Questa è una decisione che piove dall'alto. Non è una decisione che viene dal basso. Non è una decisione invocata dai giovani, ma è una decisione manipolatoria con cui l'adulto offre ai giovani opportunità in più perché pensa che quei giovani siano più facilmente riconducibili in determinati solchi. È una grande occasione persa. La seconda questione che vorrei segnalare in questo mio intervento ed effettivamente forse è l'accusa che con maggiore insistenza è venuta da tutti i colleghi che si sono espressi prima di me è la manipolazione che si sta facendo nel presentare un disegno complesso, nelle sue parti singolari, sperando che l'altro non riesca a possedere quel filo di Arianna che dà senso e significato ai tanti frammenti. È come se in questo momento - come si è detto - stessimo operando, rispetto alla riforma costituzionale, in senso uguale e contrario a quanto fu fatto ai tempi della riforma Renzi. La riforma Renzi aveva un grande difetto ed era un boccone duro da inghiottire, perché c'era dentro di tutto e di più e si faceva fatica a scorgere l'unitarietà delle parti. Questa volta la fatica è esattamente in senso contrario: se quello era un osso duro, perché eccessivamente denso e compatto di proposte, questo è talmente light ed è una proposta così liquida che i suoi frammenti faticano ad essere intravisti. Certamente, la malizia che è facile scorgere nel votare oggi questo disegno di legge, sapendo che domani ci sarà la riduzione del numero dei parlamentari e sapendo quanto è confusa l'opinione pubblica rispetto a molte questioni, quindi immettendo un ulteriore elemento di confusione, ci dice come invece nella mente di chi governa i processi il disegno di destabilizzazione sia chiaro, forte e potente. È un disegno che dice: signori, se vi sembrano pochi 600 parlamentari (400 più 200), non vi preoccupate, non si dovranno affaticare tanto, perché tutto il lavoro lo faranno il Presidente del Consiglio insieme alla stretta cerchia degli aventi diritto dei suoi Ministri e basta. Ci risulta che molto spesso Sottosegretari e Ministri, che hanno soltanto perifericamente a che vedere con l'argomento centrale, non sanno nulla; non è il Consiglio dei ministri che governa, ma sono di volta in volta i due o tre Ministri interessati a quella faccenda che intervengono.