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nel 2012 la SIAE ha compensato le perdite operative di 31 milioni di euro, principalmente, grazie alle enormi plusvalenze create (una tantum) dalla gestione poco trasparente del patrimonio immobiliare operata dai commissari e dal direttore generale. Un'operazione immobiliare sottoposta all'attenzione dalla Commissione cultura della Camera nella XVI legislatura che si è conclusa con la richiesta di istituzione di una Commissione di indagine che non è stato possibile valutare solo a causa dell'interruzione della legislatura. Possiamo però ricordare le parole di preoccupazioni espresse dall'allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Peluffo «permarrebbe una sostanziale condizione di incertezza sia riguardo al costo generale per la SIAE dell'intera operazione di riorganizzazione immobiliare, sia riguardo ai potenziali riflessi dell'intera operazione sui prossimi bilanci dell'ente». Secondo le ripetute affermazioni, anche nelle sedi istituzionali, da parte del direttore generale dell'ente gli immobili erano stati conferiti a un fondo immobiliare denominato «Norma», le cui quote sono detenute al 100 per cento dalla SIAE, solo al fine di valorizzare questi immobili che non sarebbero mai stati venduti. Contrariamente, è inquietante oggi vedere che alcuni tra i più prestigiosi immobili della SIAE conferiti al fondo Norma sono stati posti in vendita, generando un depauperamento della consistenza patrimoniale dell'ente. Non meno inquietante è la circostanza che, a tre anni della costituzione del fondo Norma, i commissari e l'attuale consiglio di gestione non hanno mai presentato al consiglio di sorveglianza della società e alle autorità vigilanti sull'ente il bilancio del fondo Norma, nascondendone così i costi di gestione nonché la reale attuale consistenza del patrimonio immobiliare. Con disarmante continuità rispetto agli anni precedenti, nel 2014, come si legge dall'ultimo bilancio preventivo, la Società italiana autori e editori prevede di spendere 179.137.874 euro per produrne 152.956.200 con un margine operativo lordo negativo per oltre 26 milioni di euro. Il trend SIAE è, dunque, costare di più, produrre di meno e ripianare le perdite con proventi finanziari in parte creati dall'accumularsi di risorse economiche dovute ai ritardi delle ripartizione agli associati del loro diritti maturati e in parte ancora dalle plusvalenze sugli immobili. Tra l'altro, nel 2014, la SIAE sconterà anche una pressione fiscale minore rispetto a quella del 2013 «grazie» alle perdite fiscali accumulate nel 2012; solo così, insieme a 34 milioni e mezzo di euro di proventi finanziari, il bilancio della SIAE da negativo diventa positivo, chiudendo con un utile di esercizio di poco superiore ai 650.000 euro. Vale la pena ricordare che per la SIAE l'utile di esercizio perseguito non è sempre indice di buona gestione e non può nascondere le perdite operative che, ancora nelle previsioni per il 2014, sono sopra i 26 milioni di euro. La conferma di questo dato, sottolinea in maniera inequivocabile che la gestione commissariale non ha realizzato il risanamento finanziario dell'ente mettendo a rischio la sicurezza degli associati che dovrebbe tutelare. Insomma, questi numeri non sono accettabili per una società alla quale lo Stato riconosce uno straordinario privilegio di mercato ed affida una missione fondamentale ed irrinunciabile nella società dell'informazione come quella di garantire un futuro alla creatività ed alla cultura italiana. La mancanza di produttività è aggravata non solo dal confronto con i bilanci della SIAE da quelli delle altre società di collecting europee, ma anche dalla mancanza di standard di trasparenza accettabili. Il nuovo statuto, tra le altre novità -- andando controcorrente rispetto alle richieste della direttiva europea sulle società di collecting , ha eliminato l'obbligo del pareggio nella gestione separata tra servizi per lo Stato e la gestione del diritto d'autore, lasciando che sugli associati pesino anche le perdite determinate da una inefficiente gestione del servizi per conto dello Stato. Queste constatazioni conducono in un'unica direzione: la forte necessità di cambiare lo stato delle cose nell'ente pubblico SIAE. È necessario compiere un'importante riflessione sulla riforma dell'attuale normativa europea definendo un nuovo sistema di collecting nell'ambito di un mercato unico e transfrontaliero al fine di garantire più efficienza e trasparenza nel mercato comune della gestione dei diritti d'autore, ma risulta essenziale accertare eventuali responsabilità politiche e dirigenziali riferite all'attuale gestione dei diritti d'autore e del patrimonio della SIAE. Occorre analizzare i bilanci, le scelte gestionali e l'operato degli organi pubblici deputati dall'ordinamento alla vigilanza sull'ente. Valutare l'intero sistema, che coinvolge direttamente gli interessi degli autori di opere dell'ingegno e, indirettamente, quelli di tutti i cittadini interessati alla diffusione della cultura. Risulta doveroso far luce sulla gestione degli ultimi anni per prevenire il rischio futuro di macroscopica violazione delle regole. Questo disegno di legge mira proprio ha fare chiarezza, a portare trasparenza lì dove per troppo tempo ha regnato la nebulosità, la confusione e, a conti fatti, il mancato raggiungimento del fini istituzionali a cui questo ente pubblico economico è votato. Il Parlamento deve assumersi la responsabilità di portare avanti la nostra richiesta che poi fu quella all'unanimità presentata dalla Commissione parlamentare VII della Camera dei deputati (Cultura, scienza e istruzione) nella XVI legislatura, ovvero compiere questa indagine attraverso l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sulla situazione della SIAE. La Commissione dovrà concentrare la propria indagine sull'attività, sulla gestione e sul funzionamento degli organi sociali della medesima Società, per verificare specialmente: a) le modalità di esercizio delle funzioni nell'ambito della tutela del diritto d'autore e delle tematiche connesse; b) l'attuazione, da parte della SIAE, d'intesa con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, degli studi e iniziative previsti dalla legge per incentivare la creatività di giovani autori italiani e agevolare la fruizione pubblica a fini didattici ed educativi delle opere dell'ingegno diffuse attraverso reti telematiche; c) la consistenza e la gestione del patrimonio mobiliare e immobiliare della SIAE, nonché la disciplina concernente il funzionamento e le attività dell'ente; d) le modalità di adozione, deliberazione e approvazione dello statuto della SIAE, di selezione e retribuzione del personale, di conferimento degli incarichi direttivi, di nomina e revoca degli agenti mandatari; e) l'esercizio dei poteri governativi di vigilanza sulla SIAE. L'inchiesta dovrà concludersi entro sei mesi dalla costituzione della Commissione, che, entro i successivi trenta giorni, dovrà presentare al Senato della Repubblica ed alla Camera dei deputati una relazione sulle risultanze delle indagini svolte.. 1 (Istituzione della Commissione) 1 È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sulla situazione della Società italiana degli autori ed editori, di seguito denominata «Commissione».