[resaula]

Non vi sto chiedendo di fare una rivoluzione in peggio, ma correzioni. Vede, signor Presidente, ho presentato, insieme ad altri colleghi, venti emendamenti in tutto, ma alcuni sono ripetitivi rispetto a norme contenute nel testo, per fare le stesse modifiche. Vi spingo a leggerli, per rendervi conto di come ho tentato, facendo uno sforzo di interpretazione, di modificare quelle stesse norme in base alla regolarità, alla legge. Questo significa fare ciò che tutti dovremmo, non imporre la propria volontà, perché deve necessariamente passare in un certo modo. Bastava prendere atto del fatto che, all'articolo 9, viene citata una legge che è stata modificata prima che fosse approvato alla Camera il disegno di legge Zan, che modifica l'articolo 105- quater , comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77. E voi non vi rendete conto che, successivamente, è intervenuto il decreto-legge n. 104 del 14 agosto 2020, che, all'articolo 38- bis , modificava ulteriormente l'articolo 105- quater . Questa legge pertanto deve tornare per forza alla Camera e non per scelta individuale, ma perché non c'è più il punto di riferimento. Leggendo la norma, sono andato a cercare - e così me ne sono accorto - per verificare che cosa fosse questo articolo 105- quater e così ho scoperto che non esiste più, ma non esisteva nemmeno quando è stata approvata questa legge dalla Camera. Questa è la differenza. Quindi, per forza di cose, va fatta la correzione. La domanda è: ci vuole tanto? È vero che ci ho impiegato qualche ora (diciamo tre?) per approntare tutti gli emendamenti, ma, se ci mettiamo a discutere, in due o tre ore riusciremmo a produrre un testo corretto. Non lo volete fare? Significa che volete colpire l'opinione di qualcuno. Questo è tutto. Se non fosse così, infatti, voglio essere colpito e sanzionato per un comportamento o un atto lesivo della persona che viene attaccata o anche della sua dignità, attraverso l'eliminazione di qualsiasi discriminazione. Se invece non ne avete intenzione, vuol dire che dite di voler approvare il testo della Camera, ma sapete che non è così: alla Camera ci dovete tornare per forza. Allora, cerchiamo di fare la correzione esatta. Questo è l'unico modo per poter ragionare in termini di comportamento coerente con la nostra funzione. Se non lo facciamo, vuol dire che vogliamo abusare, sia quelli che dicono che questo disegno di legge dev'essere votato così com'è, sia quelli che dicono che questo disegno di legge dev'essere, non approvato, ma eliminato. Entrambi si trovano in una posizione sbagliata. Dobbiamo avere il coraggio di intervenire per rendere effettiva la sanzione che si vuole introdurre. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà. RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, al fine di sgombrare il campo da ogni equivoco, voglio dire con forza che, per il sottoscritto, ognuno è libero di amare chi vuole e che, ogni qualvolta si manifestano gesti di intolleranza nei confronti di tutte le minoranze, questi vanno condannati e puniti severamente. E se qualcuno le offende o aggredisce, è solo un cretino e come tale va punito. Fatta questa premessa, dico: togliamo i bambini e le scuole dalla legge. Anche solo pensare che nell'educazione dei figli ci si possa sostituire alla famiglia (precisando che non parlo di quella tradizionale, così evitiamo anche di essere polemici) è, di per sé, un'aberrazione culturale. Per alcuni, ad esempio, i bambini in tenera età devono essere educati su quanti e quali siano gli orientamenti sessuali esistenti, così cercando, a mio avviso, di manipolare la loro crescita emotiva, che, per fortuna, avrà il suo decorso naturale durante la crescita. Sarà allora, una volta cresciuti, che lo Stato dovrà intervenire, mettendo loro a disposizione ogni possibile forma di aiuto psicologico, emotivo ed economico, affinché il disagio svanisca, garantendo a tutti il proprio posto. (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, vi invito a lasciar proseguire il senatore Ripamonti. RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in realtà è tutto il giorno che il linguaggio del corpo del senatore Mirabelli mi soddisfa: non lo fermi. PRESIDENTE. Senatore Ripamonti, ora non ne approfitti per inserirsi immediatamente. Prego i senatori del Gruppo Partito Democratico di consentirci di ascoltare il senatore Ripamonti. RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Grazie, signor Presidente. Ecco perché siamo pronti a votare questo disegno di legge e non abbiamo alcuna preclusione su come sia giusto punire i cretini di cui parlavo prima e ogni forma di intolleranza su sesso, razza, disabilità e religione. (Applausi) . Non si può affrontare un problema attraverso una norma penale. Sarebbe come dire che non sappiamo bene come affrontare il problema, per cui lo faccia pure un giudice. Che poi è come dire che ti condanno, tanto poi c'è l'appello; semmai, poi c'è la Cassazione e, se poi sarai assolto, chi se ne frega se nel mentre sei stato alla gogna per dieci anni. Troppa è la discrezionalità nell'interpretazione della norma. Questo modo di risolvere il problema non può mai essere la vera soluzione. È evidente come questo possa incidere sulla libertà di opinione - mi sembra chiaro - lasciando uno spazio ampio, anzi amplissimo, alla discrezionalità dell'organo giudicante. Non lo condivido, signora Presidente, soprattutto oggi, quando il dibattito sulla giustizia è quanto mai acceso. Se l'obiettivo è una giustizia più giusta, lo spazio per la discrezionalità dev'essere sempre più sottile, mai più ampio. Lavoriamo sulle aggravanti, come hanno ben ricordato i miei colleghi della Commissione giustizia e con loro molti altri colleghi in modo trasversale. Bene poi ha fatto il presidente Ostellari a ricordare i tempi con i quali si è affrontata la legge in Commissione giustizia al Senato, sgomberando il campo dalle posizioni strumentali di chi voleva evitare il confronto a favore dell'arrocco ad ogni costo. Al presidente Grasso, che non è in Aula oggi, ma, replicando al presidente Ostellari, ha esordito parlando di verità, come se ne fosse l'unico custode, dico che lui racconta la sua verità e che l'astio con il quale si è rivolto al presidente Ostellari fa trasparire in modo evidente quanto ancora sia turbato dalla sua mancata elezione a quel ruolo: oggi sarebbe il caso che la metabolizzasse, cercando alla sua sinistra le ragioni di quella sconfitta. (Applausi) . Il fronte di coloro che vorrebbero modificare la legge, per renderla di tutti, non solo di alcuni, e fare in modo che questo non sia un manifesto ideologico, si fa sempre più ampio, anche tra le fila del centrosinistra. I distinguo sono ormai davvero molti.