[pronunce]

Una volta terminate le operazioni elettorali, i relativi verbali sono stati trasmessi alla Corte d'appello di Cagliari per le attività previste dall'art. 14 della legge regionale n. 20 del 1957, cui rinvia il denunciato art. 15, primo comma, della legge regionale n. 21 del 2002. 2.4. – Nel merito, la difesa regionale anzitutto afferma che è improprio il richiamo alla sentenza di questa Corte n. 43 del 1982, dal momento che in quel caso ci si riferiva alla attribuzione ad un organo giurisdizionale del compito di valutare l'ammissibilità dei referendum regionali, mentre adesso ci si riferisce alla diversa attività di accertamento e di attestazione dei risultati della consultazione referendaria. Il legislatore regionale, senza interferire sulla composizione o sulle attribuzioni degli uffici giudiziari, si sarebbe limitato ad attribuire alla suddetta autorità «compiti ulteriori distinti e ben delimitati», nell'ambito della propria «piena competenza» in tema di disciplina del procedimento referendario. Per quanto concerne l'asserita incostituzionalità della previsione relativa al quorum strutturale, la difesa regionale sostiene che l'invocata previsione statutaria non reca alcun divieto al riguardo, ma si limita in realtà ad affidare l'intera materia alla fonte legislativa. L'art. 15, secondo comma, dello statuto demanda alla legge statutaria la «disciplina del referendum abrogativo, propositivo e consultivo», e il successivo quarto comma, relativo alla legge statutaria, ugualmente rinvia alla «disciplina […] prevista da apposita legge regionale». A questo proposito, la interveniente richiama la sentenza n. 372 del 2004 ed afferma che, operandosi nell'ambito del contenuto necessario dello statuto regionale ex art. 123 della Costituzione, «si deve ritenere che alle Regioni è consentito di articolare variamente la propria disciplina relativa alla tipologia dei referendum previsti in Costituzione, anche innovando ad essi sotto diversi profili». 3. – Con «atto di costituzione e di intervento» depositato il 22 gennaio 2008, sono intervenuti nel presente giudizio di legittimità costituzionale i consiglieri regionali Capelli Roberto e altri, in qualità di promotori del referendum sulla legge statutaria e che erano anche intervenuti presso la Corte di appello di Cagliari nel procedimento che ha originato il presente giudizio. 3.1. – Nel merito della questione, i promotori del referendum sostengono, innanzitutto, l'irrilevanza della questione di costituzionalità relativa all'art. 15, primo comma, della legge regionale n. 21 del 2002, nella parte in cui rinvia all'art. 14 della legge regionale n. 20 del 1957: infatti, la censurata disposizione non rinvia, e non avrebbe potuto rinviare, alla previsione del quorum strutturale del referendum in oggetto di cui alla legge regionale del 1957. Quest'ultimo quorum non sarebbe, infatti, compatibile con la natura del referendum sulla legge statutaria. Il silenzio serbato sul punto dall'art. 15 dello statuto e l'enunciato secondo cui «la legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi», dimostrerebbero che la consultazione popolare in oggetto «si inquadra certamente nell'istituto del referendum confermativo (o “approvativo”), per il quale pacificamente non è previsto alcun quorum strutturale». Inoltre il legislatore regionale non avrebbe potuto prevedere il quorum strutturale, poiché l'art. 15 dello statuto, definendo la struttura essenziale di questo tipo di referendum, avrebbe demandato al legislatore regionale di disciplinare soltanto gli aspetti procedurali del referendum sulla legge statutaria. Sicché, il rinvio di cui all'impugnato art. 15, primo comma, della legge regionale n. 21 del 2002 dovrebbe essere interpretato nel senso di escludere dal suo ambito di operatività il secondo comma dell'art. 14 della legge regionale n. 20 del 1957, «che è la sola disposizione che tratta aspetti non meramente procedurali ma strutturali del referendum». 3.2. – Al tempo stesso, i promotori ritengono infondata l'eccezione sollevata in relazione all'art. 108 della Costituzione. Infatti, anche a seguito della revisione costituzionale dell'art. 117 della Costituzione, che ha profondamente innovato il sistema dei rapporti tra legge statale e legge regionale, la materia del referendum sulla legge statutaria «è sicuramente una materia, per quanto riguarda la Sardegna, esclusivamente regionale che incontra limiti solo nelle norme superiori costituzionali e statutarie». Pertanto, nella disciplina relativa all'accertamento del risultato della consultazione referendaria, appare corretto assegnare detta funzione all'ordine giudiziario, «dato che questa è la sola soluzione possibile se si vuole dare effettività alla prevalenza delle regole costituzionali». 3.3. – Nell'ipotesi che si riconoscesse, quale oggetto di rinvio, anche la previsione sul quorum strutturale di cui all'art. 14, secondo comma, della legge regionale n. 20 del 1957, la disposizione in oggetto, a detta degli intervenienti, sarebbe comunque in contrasto sia con l'invocato art. 15, quarto comma, dello statuto, sia «con il principio generale ricavabile dall'art. 138 comma secondo della Costituzione, secondo cui il referendum confermativo riferito alle leggi costituzionali o alle leggi regionali rinforzate (in materia costituzionale) richiede comunque che si abbia un valido esito, favorevole o sfavorevole, del voto popolare, senza la previsione di alcun quorum». 4. – Con memoria depositata il 1° aprile 2008 i consiglieri regionali Capelli Roberto e altri, in qualità di promotori del referendum in oggetto, hanno sviluppato ulteriori argomentazioni in ordine all'ammissibilità ed al merito delle suesposte questioni di legittimità costituzionale. 4.1. – La difesa dei promotori referendari contesta le eccezioni di inammissibilità prospettate dalla interveniente Regione Sardegna ed, in particolare, per ciò che riguarda la legittimazione del rimettente, invoca l'indirizzo giurisprudenziale di questa Corte che parrebbe accedere ad una lettura estensiva del requisito oggettivo, così da riconoscere natura giurisdizionale ai procedimenti nei quali la competente autorità svolga una funzione volta unicamente a garantire la legalità degli atti ad essa sottoposti, e cioè preordinata alla tutela del diritto oggettivo. 4.2. – I suddetti promotori ribadiscono l'irrilevanza della questione di costituzionalità relativa all'art. 15, primo comma, della legge regionale n. 21 del 2002, nella parte in cui rinvia al quorum strutturale di cui all'art. 14, secondo comma, della legge regionale n. 20 del 1957. Infatti, l'impugnata disposizione non rinvierebbe, e non avrebbe potuto rinviare, alla previsione del quorum strutturale del referendum in oggetto di cui alla legge regionale del 1957: in tal senso si ribadiscono le argomentazioni già esposte. 4.3.