[pronunce]

n. 152 del 2006, per violazione degli artt. 5, 76, 117, terzo comma, e 118 Cost. 11.1. – L'art. 91 del d.lgs. n. 152 del 2006 – concernente, come si è detto, il potere del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, sentita la Conferenza Stato-Regioni, di individuare le cosiddette «aree sensibili», nonché, «entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza» del decreto legislativo in questione, di reidentificare le «ulteriori aree sensibili» – costituirebbe, ad avviso della Regione Puglia, una previsione illogica ed irrazionale, posto che tale funzione non potrebbe essere affidata unicamente ad un decreto ministeriale – sia pure emanato dopo aver sentito la Conferenza Stato-Regioni – ma dovrebbe, in ogni caso, scaturire da una effettiva concertazione con la Regione nel cui ambito territoriale tali aree sono situate. Al riguardo, la ricorrente segnala di aver già provveduto alla individuazione delle aree sensibili, emanando la legge regionale 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette), proprio al fine di garantire e di promuovere la conservazione e la valorizzazione del proprio patrimonio naturale ed ambientale. Conseguentemente, disciplinando «funzioni rientranti nelle materie attribuite alle Regioni dall'art. 117, terzo comma, Cost., ovvero» del «governo del territorio» e della «valorizzazione dei beni ambientali», la disposizione impugnata si porrebbe in contrasto «con il riparto di competenze fra lo Stato e le Regioni», nonché «con i principi generali e di adeguatezza» sanciti dagli artt. 5 e 118 Cost., ed indicati dalla legge di delega n. 308 del 2004. 11.2. – Quanto all'art. 101 del d.lgs. n. 152 del 2006, la difesa regionale rileva che, al comma 7, esso assimila alle acque reflue domestiche anche quelle provenienti da imprese zootecniche ed agricole, che potrebbero essere notevolmente inquinanti e dannose per l'ambiente. Il successivo art. 104, inoltre, osserva ancora la ricorrente, pone il divieto di scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo, introducendo però una serie di importanti deroghe a tale divieto, che possono essere autorizzate dal Ministro dell'ambiente, anche senza richiedere il consenso o il parere regionale. Conseguentemente, il combinato disposto degli artt. 101, comma 7, e 104 del d.lgs. n. 152 del 2006 introdurrebbe un «potere autorizzatorio esclusivo del Ministro, da esercitarsi in relazione a qualsiasi ipotesi di scarico diretto di acque reflue», nonostante che, ad avviso della Regione Puglia, un tale «potere di controllo» non potrebbe non fondarsi in ambito regionale. Alla luce di tali considerazioni, le disposizioni impugnate risulterebbero anch'esse lesive, in primo luogo, dell'«assetto di competenze garantito dell'art. 117 Cost.», in quanto non terrebbero conto «del potere normativo regionale in materia di “governo del territorio” e di “tutela della salute”», che potrebbe estendersi fino a giustificare misure più rigorose di quelle previste a livello statale, anche in considerazione della peculiarità territoriali di ogni singola Regione. In secondo luogo, posto che le disposizioni in questione ridurrebbero le funzioni amministrative in precedenza attribuite alle Regioni dalla legislazione statale di settore, esse violerebbero i «principi generali di sussidiarietà e di valorizzazione del ruolo delle autonomie locali». 12. – Con ricorso notificato il 13 giugno 2006 e depositato il successivo 21 giugno (registro ricorsi n. 78 del 2006), la Regione Campania ha impugnato, fra gli altri, l'art. 101, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006, per violazione degli artt. 76 e 117, primo e terzo comma, Cost. 12.1. – Con il primo motivo, la difesa regionale deduce che l'art. 101, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006 assimila alle acque reflue domestiche gli scarichi derivanti dalle imprese agricole, includendo in queste ultime anche quelle che svolgono attività di trasformazione o valorizzazione dei prodotti agricoli, purché tale attività, inserita con carattere di normalità e complementarietà funzionale nel ciclo produttivo aziendale, riguardi materia prima lavorata proveniente in misura prevalente dall'attività. di coltivazione dei terreni di cui si abbia a qualunque titolo la disponibilità. La «flessibilità» del criterio introdotto dalla disposizione impugnata, secondo la Regione Campania, comporterebbe un'impropria classificazione degli scarichi delle imprese agricole, che esercitano anche attività di trasformazione dei prodotti agricoli, ponendosi in contrasto sia con l'art. 1, comma 8, lettera a), della legge n. 308 del 2004, che stabilisce l'obiettivo del «miglioramento della qualità dell'ambiente, della protezione della salute umana, dell'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali», sia con il successivo comma 9, lettera b), del medesimo articolo, che pone l'obiettivo di «pianificare, programmare e attuare interventi diretti a garantire la tutela e il risanamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei, previa ricognizione degli stessi». Inoltre, la medesima disposizione determinerebbe anche la violazione dell'«ulteriore criterio» posto dalla legge n. 308 de 2004 «del rispetto delle attribuzioni già conferite alle Regioni, giacché sin dalla legislazione di settore e dal decreto legislativo n. 112 del 1998 queste funzioni» sarebbero state loro «riconosciute». 13. – Con ricorso notificato il 13 giugno 2006 e depositato il successivo 21 giugno (registro ricorsi n. 79 del 2006), la Regione Marche ha impugnato, fra gli altri, gli artt. 91, commi 2 e 6, 113, comma 1, 114, comma 1, e 116 del d.lgs. n. 152 del 2006, per violazione degli artt. 117 e 118 Cost. e del principio di leale collaborazione. 13.1. – La difesa regionale rileva, in primo luogo, che l'art. 91 del d.lgs. n. 152 del 2006 stabilisce, al comma 2, che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, sentita la Conferenza Stato-Regioni, individua le cosiddette «aree sensibili»; e, al comma 6, che lo stesso Ministero, sempre sentita la Conferenza Stato-Regioni, procede alla «reidentificazione delle aree sensibili e dei bacini drenanti che contribuiscono all'inquinamento delle aree» medesime.