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per la metà le pratiche presentate dalla municipalizzata, infatti, conterebbero macroscopici errori o sarebbero incomplete, sovente prive della documentazione richiesta e questo costringerebbe i dipendenti dell'ufficio ad effettuare ripetute disamine dei fascicoli finalizzati alla concessione dei permessi, con tempi ridotti e con il rischio di non riuscire ad assicurare il loro corretto svolgimento; il problema è esploso a fine ottobre 2020, quando AMA Cimiteri capitolini ha inviato una comunicazione alle agenzie di pompe funebri romane, disponendo il trasporto delle salme al cimitero Verano e annunciando la sospensione delle cremazioni; il blocco si poteva definire annunciato, come conseguenza della negligente gestione del Comune di Roma. Da alcune indagini, infatti, è emerso che esistevano progetti mirati ad evitare l'odierna impasse . Già nel 2017 erano stati predisposti dal Comune sia l'ampliamento del cimitero Laurentino che l'implementazione degli impianti crematori di Roma, ma i passaggi tecnici necessari non sono mai stati portati avanti, nonostante AMA abbia più volte sollecitato il Campidoglio, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di risolvere celermente l'imbarazzante questione, sollecitando, altresì, il Comune a porre in essere azioni concrete volte ad evitare il ripetersi di tali deplorevoli accadimenti. Atto n. 4-04730 DE VECCHIS Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: in data 17 giugno 2020, il signor Basile Mario, legale rappresentante della chiesa cristiana evangelica "Centro Arca", istituita con atto notarile il 24 luglio 2019, con sede a Fiumicino (Roma), depositava presso la Prefettura di Roma un'istanza di riconoscimento della personalità giuridica dell'ente non cattolico, ai sensi della legge n. 1159 del 1929 e del regio decreto n. 289 del 1930; in data 9 novembre 2020, il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, ed in particolare la Direzione centrale degli affari dei culti, del Ministero dell'interno, ha esaminato la documentazione pervenuta da parte dell'istante, tra cui la "relazione illustrativa sui principi religiosi e sulle attività dell'ente" allegata all'istanza, ove si riporta l'indicazione che l'ente può contare su un bacino quantificabile in più di 500 fedeli, e che non si dispone sull'intero territorio nazionale, fatta eccezione per la sede di Fiumicino, di ulteriori comunità organizzate di fedeli; nella relazione aggiuntiva del 16 ottobre 2020 si informava, altresì, la Direzione centrale che l'ente disporrebbe di ulteriori sedi ubicate in provincia di Roma e che altre 4 diverse associazioni, autonome tra loro, avevano già chiesto di formare un'organizzazione comune; in conclusione, con decreto del 9 novembre 2020, l'autorità adita rigettava l'istanza di riconoscimento, perché in contrasto con il costante orientamento del Consiglio di Stato in tema di rilevanza della consistenza numerica dei fedeli e della diffusione territoriale di un ente di culto diverso da quello cattolico, ai fini dell'approvazione della sua personalità giuridica. Tanto sul presupposto ulteriore che i citati recapiti non potevano essere presi in considerazione ai fini istruttori perché non considerati, con ogni evidenza, luoghi di culto. E che i legali rappresentanti delle quattro associazioni citate avevano ribadito assoluta autonomia giuridica e gestionale rispetto alla chiesa cristiana evangelica Centro Arca, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire il rispetto del principio di laicità dello Stato, sancito agli articoli 19 e 20 della Costituzione, allo scopo di rendere effettiva la tutela del fenomeno religioso, non potendo, a tal riguardo, essere contemplato un semplice diniego tecnico ostativo al riconoscimento della personalità giuridica di un ente non cattolico già costituito. Atto n. 4-04731 MARIN Al Ministro dell'interno Premesso che: da oltre 17 anni l'edificio della Questura di Gorizia, sito in piazza Cavour, versa in condizioni di degrado non più accettabili, come soffitti in cedimento ed infiltrazioni d'acqua, tali da compromettere la sicurezza dell'edificio e dei lavoratori che operano al suo interno; questa vicenda, che nell'aprile 2018 sembrava dovesse trovare celere soluzione, grazie ad un protocollo d'intesa tra la Regione Friuli-Venezia Giulia, la stessa Questura di Gorizia, l'Agenzia del demanio Friuli-Venezia Giulia ed il provveditorato interregionale per le opere pubbliche per Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia (sezione di Gorizia), per l'individuazione ed il trasferimento degli uffici della Questura presso la nuova sede sita in piazza San Francesco, a tutt'oggi, non accenna ancora a risolversi, complici le lungaggini burocratiche del Ministero competente; l'annosa questione non può più essere ignorata, a maggior ragione trattandosi di un ufficio del Governo che opera su un territorio transfrontaliero considerato come una vera e propria porta sull'Occidente, dove gli operatori delle forze di Polizia dovrebbero potersi concentrare sulle importanti e delicatissime operazioni di controllo, da svolgere sul territorio, e non sul come restare incolumi nel proprio posto di lavoro, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, affinché vengano definitivamente ultimati i lavori di trasferimento degli uffici della Questura di Gorizia presso la nuova sede già debitamente individuata. Atto n. 4-04732 PERGREFFI ROMEO PELLEGRINI Emanuele AUGUSSORI ARRIGONI RICCARDI CANDIANI CENTINAIO IWOBI BORGHESI RIVOLTA BOSSI Simone PIROVANO FAGGI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il 5 gennaio 2020, le Regioni del bacino padano, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, al termine di un incontro tra i presidenti e gli assessori per l'ambiente, hanno condiviso la necessità di un rinvio fino al termine dell'emergenza COVID-19 del fermo dei veicoli Euro 4 diesel previsto per il prossimo 11 gennaio; a tal fine, le citate Regioni avrebbero inviato un'apposta richiesta al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; il fermo della circolazione dei veicoli diesel Euro 4 sarebbe dovuto decorrere dal 1° ottobre 2020 ma, a causa dell'emergenza sanitaria, ha subito uno slittamento a gennaio 2021; nei mesi scorsi era stato preannunciato il fermo, a decorrere dal 1° gennaio, per Veneto e Piemonte e dall'11 gennaio per Lombardia ed Emilia-Romagna; auto e camion alimentati a diesel Euro 4 che non potrebbero più circolare di giorno all'interno delle principali città del bacino padano sono 1,6 milioni (secondo le stime di inizio anno) e corrisponderebbero a circa il 10 per cento dell'intero parco di veicoli circolanti nelle quattro regioni interessate dalle restrizioni;