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nelle FAQ alla compilazione delle dichiarazioni redditi per l'anno 2021 relative al 2020, l'Agenzia aveva confermato che le somme erogate da altre amministrazioni (ad esempio l'indennità di 600 euro erogata dall'INPS ad artigiani e commercianti ai sensi dell'art. 28 del decreto-legge n. 18 del 2020) non andavano indicate nel prospetto degli aiuti di Stato in quanto non si tratta di aiuti fiscali automatici ai sensi dell'articolo 10 del decreto ministeriale n. 115 del 2017; analoga esclusione era stata confermata per i finanziamenti garantiti dal Ministero dello sviluppo economico; la stampa specializzata (come G. Gavelli "Finanziamenti agevolati ad alto rischio errore sugli importi da inserire" su "Il Sole-24 ore" del 4 giugno 2022) ha evidenziato che, ai fini della verifica dei massimali previsti dal TF, pur non formando oggetto della dichiarazione sostitutiva, gli operatori devono considerare fra gli "altri aiuti" anche i finanziamenti garantiti ai sensi dell'articolo 13 del decreto-legge n. 23 del 2020 e che tale garanzia (come si evince dalla FAQ 28 presente sul sito del fondo di garanzia per le PMI e come si riscontra consultando il registro nazionale degli aiuti) incide, in particolare quella concessa ai sensi del comma 1, lettera m) , per l'intero importo del finanziamento sul plafond di sezione 3.1. di ciascuna impresa; risulta inoltre dalla consultazione del registro nazionale degli aiuti che anche le moratorie concesse ai sensi dell'art. 56 del decreto-legge n. 18 del 2020, sono caricate considerando quale elemento di aiuto un importo corrispondente all'importo delle rate sospese, a valere però sulla sezione 3.2, si chiede di sapere: quali fra gli esempi citati, che determinano la compilazione della sezione II del quadro A, incida ai fini della verifica del massimale del plafond di sezione 3.1 e sezione 3.12 un valore che appare del tutto ingiustificabile per i finanziamenti garantiti dal fondo centrale di garanzia, quale elemento di aiuto, considerato equivalente all'importo del finanziamento che l'operatore dovrà rimborsare; quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto e se non ritenga opportuno rendere nota la lista completa degli aiuti da considerare ai fini della verifica dei massimali. Atto n. 3-03382 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Elbano de Nuccio, in una lettera inviata al Ministro in indirizzo (nonché al Ministro dello sviluppo economico e al direttore dell'Agenzia delle entrate) ha evidenziato come l'imminente scadenza del 30 giugno 2022, relativa alla presentazione della dichiarazione per il monitoraggio degli aiuti COVID da parte dei contribuenti, previsto dall'articolo 1 commi da 13 a 17, del decreto-legge n. 41 del 2021, appare inadeguata e pertanto insufficiente ad espletare gli incarichi svolti con la dovuta diligenza professionale dei commercialisti, in un periodo peraltro già denso di scadenze (tra le quali, solo per citarne alcune, i versamenti relativi alle dichiarazioni dei redditi e dell'IRAP nonché gli acconti ai fini IMU); al riguardo lo stesso presidente de Nuccio ha rivolto agli esponenti del Governo la richiesta di differire almeno al 31 ottobre prossimo, il termine di tale adempimento, considerato che tale rinvio avrebbe il pregio di contribuire ad una più efficace e puntuale compliance da parte dei contribuenti, nonché ad una maggiore razionalizzazione del calendario delle scadenze fiscali, con la consapevolezza che lo spostamento di tale termine, necessiti peraltro una concertazione, che concili i termini per l'adempimento con quelli per l'aggiornamento del Registro nazionale Aiuti di Stato; nella medesima lettera, de Nuccio ha inoltre rilevato che per completare l' iter di approvazione della modulistica da utilizzare per quest'ennesimo adempimento straordinario a carico dei contribuenti, siano serviti addirittura tredici mesi e pertanto, si può indubbiamente comprendere come risulti assolutamente necessario avere a disposizione un termine molto più ampio di quello attualmente previsto (alla luce dell'estrema complessità delle verifiche che l'adempimento impone e delle particolari cautele richieste per la sua compilazione, considerate le responsabilità anche penali, derivanti dal rilascio di dichiarazioni mendaci); i dati da riportare nel modello di autodichiarazione, ha aggiunto il neo presidente dei commercialisti, sono peraltro relativi agli aiuti ricevuti dal 1° marzo 2020 al 30 giugno 2022, con la conseguenza di dover "autodichiarare" anche sostegni eventualmente fruiti il giorno stesso della scadenza dell'adempimento (il che è già di per sé sufficiente a dimostrare la palese incongruità dell'attuale scadenza); in relazione alle esposte osservazioni, risulta pertanto evidente che la ristrettezza di tali tempistiche, non è da ascrivere agli operatori economici (considerato che i 64 giorni concessi ai contribuenti e ai professionisti che li assistono per la presentazione dell'autodichiarazione, sono infatti da imputare esclusivamente al lunghissimo periodo resosi necessario per l'approvazione della disciplina attuativa e della relativa modulistica), valutato peraltro la complessità della materia, che rende realmente inverosimile ipotizzare che la compilazione della autodichiarazione, possa essere effettuata autonomamente dai contribuenti, senza avvalersi delle competenze tecniche dei professionisti che li assistono (i quali sono chiamati ad assolvere all'adempimento in oggetto per la quasi totalità dei loro clienti); in tutto il periodo emergenziale legato alla diffusione della pandemia e, in particolare, nei periodi di lockdown , i commercialisti sono stati incessantemente a fianco delle imprese e dei cittadini, ha evidenziato altresì de Nuccio, al fine sostenerli e superare il drammatico momento, anche attraverso l'accesso alle misure straordinarie di sostegno messe in campo dallo Stato, aggiungendo inoltre che anche per tali ragioni, gestire un adempimento gravoso e complesso come quello in oggetto, in tempi ristrettissimi (e in coincidenza con il periodo di lavoro più intenso dell'anno) può apparire incomprensibile agli occhi dei professionisti che, in ultima analisi, sono chiamati ad occuparsene; le esposte considerazioni da parte del Consiglio nazionale dei commercialisti, a giudizio dell'interrogante, risultano condivisibili e al contempo destano preoccupazione, in relazione alle consuete e numerose scadenze fiscali in corso, che rappresentano un vero e proprio ingorgo di adempimenti (fra i quali molti di essi nuovi), che determinano un calendario fitto e impegnativo oltre che confuso, ed impongono la necessaria assistenza per i contribuenti, di operatori professionali preparati, i quali se non sono adeguatamente sostenuti da parte del legislatore e del decisore politico, rischiano seriamente di non poter svolgere la propria attività di liberi professionisti, come lo sciopero dei commercialisti proclamato nell'agosto del 2020, ha ampiamente dimostrato, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa;