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Norme a tutela e garanzia del diritto di proprietà della prima casa, quale fondamentale diritto costituzionalmente riconosciuto dall'articolo 47 della Costituzione. Onorevoli Senatori. – «Esso vuole esprimere il lamento di milioni e milioni di piccoli risparmiatori italiani, la tragedia – dirò senza iperbole – di tutta la nostra generazione di piccoli risparmiatori (...) Tale immane tragedia ha inciso proprio e sopratutto sui risparmi delle classi popolari (...) il piccolo risparmio delle classi popolari, il quale spesso indugia forzatamente nelle forme più semplici dell'investimento monetario – nel deposito bancario, nel titolo di Stato, nell'obbligazione – che più si è trovato esposto alle intemperie della moneta, le quali hanno caratterizzato questo ultimo trentennio e lo hanno gravemente sinistrato (...) Per la sua stessa limitata entità individuale e per la scarsa conoscenza che il piccolo risparmiatore popolare ha delle svariate possibilità del mercato finanziario, i singoli piccoli risparmiatori continuerebbero anche nel futuro a non sapere difendersi da soli contro eventuali ulteriori bufere monetarie» (così interveniva l'onorevole Tommaso Zerbi nella seduta dell'Assemblea costituente del 19 maggio 1947 illustrando l'emendamento, a più firme: «La Repubblica tutela il risparmio in tutte le sue forme e favorisce l'accesso del risparmio popolare all'investimento reale promuovendo la diffusione della proprietà dell'abitazione, della proprietà diretta coltivatrice, del diretto ed indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese», recepito nel futuro articolo 47 della Carta costituzionale). L'intervento in Assemblea costituente dell'onorevole Zerbi presenta un'evidente attualità nella situazione corrente, anche se è scontato che le ragioni della crisi del piccolo risparmio, all'epoca, fossero da collocare in contesti storici, sociali ed economici ben diversi da oggi. Le condizioni economiche di tanti piccoli e medi risparmiatori e investitori, già duramente provate dalla recente crisi finanziaria, sembrano ritornate ai tempi dell'Assemblea costituente. Sovente, i cittadini pongono a garanzia dei propri investimenti e prestiti il loro patrimonio immobiliare che, spesso, è rappresentato dall'unico immobile abitativo di cui il singolo (o il suo nucleo familiare) dispone. La tragica conseguenza è che quella «proprietà dell'abitazione» (leggasi: diritto alla casa) riconosciuta ed elevata a rango costituzionale dall'articolo 47 della Costituzione e che la Repubblica dovrebbe promuovere ed incentivare, paradossalmente risulta pregiudicata e il diritto alla casa assume il rango di diritto violato e negato. Il piccolo risparmiatore si ritrova inadeguato a fronteggiate esposizioni debitorie, specie con gli istituti di credito; la spregiudicata gestione della sua posizione da parte della banche lo mette in balia di vere e proprie attività speculative nelle quali tutti ci guadagnano e lui ci rimette. L'ordinamento italiano difetta di opportuni strumenti legislativi a difesa del cittadino; anzi, ci è dato di rilevare disposizioni di legge palesemente sbilanciate a favore del creditore tanto da privilegiare il diritto di credito rispetto a quel diritto alla «proprietà dell'abitazione» che, a norma della disposizione costituzionale, dovrebbe essere promosso e tutelato dalla Repubblica italiana. Con il presente disegno di legge si prospetta, altresì, la creazione di un sistema di finanziamento (o, meglio, di credito) per consentire al debitore esecutato di poter accedere, anche parzialmente, alle risorse necessarie per conservare e mantenere la «prima casa». Si badi bene: l'interpretazione delle istanze costituzionali orientate nel senso di un alto grado di tutela della «prima casa» rappresenta il coerente e giusto criterio per il legislatore odierno che, diversamente, finirebbe per disattendere anche le indicazioni della Corte costituzionale. Si riporta solo una ridottissima parte delle pronunce della giurisprudenza costituzionale e di Cassazione, dalla quale si evince che anche gli organi giudicanti di massimo grado considerano irrinunciabile orientare il legislatore nazionale, in modo concreto e adeguato, verso la tutela di quel bene primario rappresentato dall'abitazione. Il diritto alla casa riveste una fondamentale importanza nella vita dell'individuo anche sulla scorta dell'articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (fatta a New York il 10 dicembre 1948) e dell'articolo 11 del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (approvato il 16 dicembre 1966 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e ratificato dall'Italia ai sensi della legge 25 ottobre 1977, n. 881), che auspicano l'accesso di tutti gli individui all'abitazione (si veda Corte costituzionale, sentenze n. 22 del 20 marzo 1980 e n. 252 del 15 luglio 1983). Sotto questo profilo e alla luce del dettato costituzionale, l'intera società e il legislatore non possono accettare l'idea che le gravi distorsioni del circuito economico-finanziario portino alla perdita dell'unica abitazione di cui una singola persona o un nucleo familiare dispone, tradendo, altresì, il «monito» della Corte costituzionale che ricollegandosi alle fondamentali regole della civile convivenza ha ribadito come sia «doveroso da parte della collettività intera impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione» (Corte costituzionale, sentenza n. 49 dell'11 febbraio 1987). Gli interventi legislativi finalizzati a favorire l'acquisto di un'abitazione da parte di qualsiasi categoria di persone (ricorda la Consulta) si reggono su di un particolare interesse che usufruisce di una «particolare protezione come interesse di primaria importanza per la realizzazione della forma di Stato su cui si regge il nostro sistema costituzionale». Nel suo successivo iter esplicativo, la Corte costituzionale annovera il diritto all'abitazione «fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione» e ribadisce che «L'articolo 47, secondo comma, Cost., nel disporre che la Repubblica "favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione", individua nelle misure volte ad agevolare e, quindi, a render effettivo il diritto delle persone più bisognose ad avere un alloggio in proprietà una forma di garanzia privilegiata dell'interesse primario ad avere un'abitazione». Inoltre, nell'addossare il compito di predisporre tale garanzia alla Repubblica, precisa che la soddisfazione di un interesse così imperativo come quello in questione non può adeguatamente realizzarsi senza un concorrente impegno del complesso dei poteri pubblici (Stato, regioni o province autonome, enti locali) facenti parte della Repubblica.