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Ecco perché è importante che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ricordare Berlinguer oggi si sia recato nella sua città natale e abbia dedicato alla sua figura, insieme al presidente Solinas che lo accompagnava, al presidente Pais del Consiglio regionale e al rettore dell'università di Sassari, una lapide posta proprio nell'università che lo stesso Berlinguer aveva frequentato. L'amore che gli dedica la città di Sassari non si ferma a questa lapide. Un'altra commemorazione si è tenuta nell'istituto che egli aveva frequentato da ragazzo, il liceo «Azuni», nel quale si era diplomato; un istituto che aveva visto diplomarsi anche tre illustri politici sardi: oltre a lui, Francesco Cossiga, Antonio Segni e Palmiro Togliatti. Non basta. La giunta comunale di Sassari, presieduta dal sindaco Campus, gli ha dedicato un monumento che verrà insediato nella casa natia. I suoi familiari sono tutti presenti naturalmente - direte voi - e a loro mi sento particolarmente vicino, perché una caratteristica di Berlinguer fu quella di essere uomo legato fortemente alla politica, ma con altrettanta empatia e forza alla sua famiglia. Ma ovviamente un uomo di tale levatura politica non può essere confinato solo alle definizioni etiche di essere stato un uomo onesto, riservato e legato alla sua famiglia. Questi probabilmente sono stati i presupposti per fare in modo che la sua carriera politica, che pure si concluse con la sua precoce scomparsa su un palco, fosse contrassegnata da eventi che sono passati alla storia. La nostra storia contemporanea è quella che ha visto il suo distacco dall'URSS, dal totalitarismo sovietico al progetto del compromesso storico, al legame con Aldo Moro, alla questione morale in politica: tutte posizioni e passaggi che oggi sembrano superati dalla storia, ma che allora segnarono passi avanti nella politica italiana. Certamente il carisma di Berlinguer, la sua passione politica, le sue grandi doti umane ce lo fanno ricordare come un grande uomo politico, un sardo illustre nella storia d'Italia. Il Gruppo Forza Italia si associa alla commemorazione, plaudendo all'iniziativa del presidente Mattarella, con il rispetto e la considerazione dovuta a un grande uomo. (Applausi). LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, è per me un onore, da sarda, commemorare, a nome della Lega, un grande protagonista della politica italiana: Enrico Berlinguer, uomo destinato a diventare un protagonista della vita democratica del nostro Paese. Fu certamente, se non il più grande, il più amato segretario del più grande partito comunista occidentale. A cent'anni dalla nascita, oltre che ricordare chi era e cosa ha fatto, è importante riflettere su cosa resta dell'azione politica, delle sue idee, della sua spinta progressista con cui affrontava tematiche tutt'oggi attuali. «Dolce Enrico,» cantava Antonello Venditti «se ci fossi ancora, (...) il mondo cambia, (...) l'unica cosa che resta è un'ingiustizia più vera». Lui lottava contro l'ingiustizia. L'idea politica che animava Berlinguer era permeata di integrità assoluta, di intransigenza ideale, di attenzione costante e tenace all'interesse generale e al bene pubblico; convinzioni profonde e inamovibili che lo portarono a sollevare il grande tema della moralità nella politica e a vedere senza timore prima degli altri cosa stava accadendo nelle pieghe più profonde del nostro Paese: la degenerazione della vita pubblica, la diffusione dei poteri occulti, l'ipertrofia del sistema dei partiti e la trasformazione di alcuni di essi in puri strumenti di consenso e di potere. Fu l'uomo che seppe tracciare un solco fra il comunismo italiano e quello sovietico quando, con estremo coraggio, nel congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) nel 1976 compì quello strappo pronunciando parole come democrazia e pluralismo, che gli fecero guadagnare la copertina del «Time» e l'odio dell'ortodossia sovietica. Enrico Berlinguer aveva il coraggio di sostenere le proprie idee, spingendosi, per il bene del Paese, superiore a quello del proprio partito, a cercare l'accordo con Aldo Moro nel compromesso storico, che fu fermato solo dall'assassinio del leader della DC; ma non solo, anche ad incontrare più volte il segretario del Movimento Sociale Italiano, erede del fascismo, per capire insieme come salvare la Repubblica dai terroristi rossi e neri. Il pensiero di Berlinguer era un pensiero lungo: lavorare per la pace sempre e comunque. Il pacifismo, oggi come allora, viene scambiato come parteggiare per una forza politica, mentre bisogna ricordarsi che lavorare per la pace è un nostro dovere. Parlando del futuro, diceva che ci si salva e si va avanti, se si agisce insieme e non solo uno per uno. Indro Montanelli lo definiva un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà, sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che allettato dalla prospettiva del potere e in perfetta buona fede. Di lui ci resta un programma sociale, un programma politico, economico, etico e morale non scritto, basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese. È la capacità di analisi a lungo termine la caratteristica che storicamente lo renderebbe un profeta nel deserto rispetto all'offerta politico-culturale degli anni Ottanta. Della questione morale evidenzia la natura profondamente politica inerente alla questione della rappresentanza. Berlinguer sarebbe stato tra i primi a comprendere che l'occupazione superba dei gangli dello Stato da parte dei partiti stava aprendo una voragine tra la classe politica e la società civile. È importante sottolineare l'attenzione di Berlinguer sui temi sensibili, come la limitatezza delle risorse e la compatibilità ambientale, la sua riflessione sui potenziali utilizzi (buoni e cattivi) delle nuove tecnologie, la spiccata sensibilità mostrata nei confronti del divario fra Nord e Sud del mondo, la comprensione della necessità di affrontare globalmente le imminenti sfide del nuovo millennio. Fu un leader capace di mettere apertamente in discussione un modello di società incentrato sul profitto e sullo sfruttamento intensivo delle risorse, un leader in grado di indicare nuove traiettorie di progresso sociale nel contesto della fine del XX secolo, con la consapevolezza dell'esigenza del mutamento e al tempo stesso il tentativo fino all'ultimo di far coincidere continuità e trasformazione, tradizione e innovazione. In alcuni momenti prevalsero le prime caratteristiche, i vincoli e i limiti che gli venivano da un'identità, dalla sua storia e dal suo tempo; ma nella maggior parte dei casi brillò la sua capacità di guardare lontano, di produrre le accelerazioni che riteneva necessarie. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pesco. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, oggi ricorrono i cento anni dalla nascita di Enrico Berlinguer, una persona grande, una persona sarda e mite, come sardo e mite è il collega Emiliano Fenu, cui ho chiesto il permesso di intervenire, in quanto è sardo e mite anche lui. Grazie Emiliano. Sembra ieri quando i nostri cuori venivano scaldati dalle sue parole, a volte severe, a volte pacate, a volte di conforto.