[pronunce]

che in due distinte memorie, depositate nell'imminenza della camera di consiglio, l'Avvocatura sottolinea come l'autonomia privata trovi un limite nell'interesse pubblico, che nella specie sarebbe particolarmente pregnante e tale da risultare incompatibile con il minor livello di garanzia connaturato al procedimento arbitrale, in particolare sotto il profilo dei limiti all'impugnazione per nullità; che non potrebbe, nella specie, prospettarsi lesione alcuna del principio del giudice naturale, costituendo il giudizio arbitrale una deroga ai generali criteri di individuazione del giudice togato predeterminato per legge. Considerato preliminarmente che i due giudizi, avendo ad oggetto la medesima questione, vanno riuniti per essere decisi con unico provvedimento; che, nel merito, le censure di violazione dell'art. 3 della Costituzione sono in tutto analoghe a quelle già dichiarate non fondate con la sentenza n. 376 del 2001; che il principio dell'affidamento - peraltro erroneamente riferito dal rimettente all'art. 2 della Costituzione - non può in alcun modo ritenersi leso dalle norme impugnate in quanto esse, escludendo dal divieto di devoluzione ad arbitri le sole controversie per le quali sia stata già notificata la domanda di arbitrato alla data di entrata in vigore del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 (Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania), non attribuiscono al suddetto divieto alcuna efficacia retroattiva ma al contrario fanno puntuale applicazione della norma generale enunciata dall'art. 5 del codice di procedura civile a tenore del quale «la giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda»; che la garanzia costituzionale dell'autonomia contrattuale non è, comunque, incompatibile con la prefissione di limiti a tutela di interessi generali; che nella specie il divieto di devoluzione ad arbitri delle controversie de quibus, giustificato dal particolare rilievo sociale di tali controversie, non può in ogni caso ritenersi lesivo del parametro evocato; che nessuna violazione del diritto di difesa delle parti, garantito dall'art. 24 della Costituzione, può, d'altro canto, ravvisarsi in conseguenza del suddetto divieto; che non sussiste, poi, alcuna lesione del principio del giudice naturale, in quanto - anche a voler prescindere dal rilievo per cui il testo dell'art. 25 della Costituzione fa riferimento al «giudice naturale precostituito per legge» - il rispetto del principio enunciato dall'art. 5 del codice di procedura civile esclude in radice la prospettata lesione; che è, infine, del tutto inconferente il riferimento al parametro di cui all'art. 97 della Costituzione, non riguardando le norme impugnate l'organizzazione dei pubblici uffici né comunque l'attività della pubblica amministrazione; che la questione va perciò dichiarata, sotto ogni profilo, manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi innanzi alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 (Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania), convertito, con modificazioni, in legge 3 agosto 1998, n. 267, e dell'art. 8, comma 1, lettera d) , del decreto legislativo 20 settembre 1999, n. 354 (Disposizioni per la definitiva chiusura del programma di ricostruzione di cui al titolo VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219, e successive modificazioni, a norma dell'articolo 42, comma 6, della legge 17 maggio 1999, n. 144), sollevata dal Collegio arbitrale di Napoli con ordinanza del 18 febbraio 2002, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 41 e 97 della Costituzione, e con ordinanza del 5 marzo 2002, in riferimento agli artt. 2, 25, 41 e 97 della Costituzione. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 gennaio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 gennaio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA