[pronunce]

Nel merito, non sarebbe conferente il riferimento alla sentenza della Cassazione, sezione lavoro, 18 febbraio 2000, n. 1891 e ad altre due decisioni conformi del Supremo Collegio che forniscono una interpretazione della disposizione censurata pacifica in causa secondo le parti e il giudice rimettente ma viziata d'incostituzionalità in rapporto all'art. 3 della Costituzione. 6. - In prossimità della camera di consiglio ha depositato una memoria anche l'INPS, nella quale si sottolinea anzitutto che non sarebbe conferente il richiamo operato dal rimettente alla sentenza di questa Corte n. 264 del 1994. La predetta sentenza (che conferma principi già fissati nelle precedenti decisioni n. 307 del 1989 e n. 428 del 1992) si riferisce a soggetti che avevano già acquisito il diritto alla pensione di vecchiaia, mentre nella fattispecie portata dinanzi al Tribunale di Genova l'interessato è stato collocato in pensione di anzianità contributiva con il calcolo della pensione a “quote” per la presenza di contribuzione versata in gestioni speciali diverse (artigiani e commercianti), indipendentemente dal versamento dei contributi volontari non determinanti per il diritto a pensione. Il legislatore avrebbe inteso garantire con la norma censurata l'equilibrio finanziario delle singole gestioni, consentendo soltanto che la liquidazione della pensione avvenisse con imputazione delle rispettive quote alle singole gestioni assicurative, con una soluzione in seguito adottata anche con la disciplina introdotta con l'art. 71 della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Secondo l'INPS la norma censurata si inserisce nel sistema previdenziale rispettando i principi costituzionali che garantiscono un minimo di tutela dei lavoratori oltre il quale è consentito al legislatore di esercitare la propria discrezionalità nell'individuare la disciplina applicabile alle molteplici fattispecie presenti nell'ordinamento.1. - Il Tribunale di Genova, sezione lavoro, ha sollevato questione di legittimità costituzionale relativa all'art. 16, comma 1, lettera a), della legge 2 agosto 1990, n. 233 (Riforma dei trattamenti pensionistici dei lavoratori autonomi), “nella parte in cui prevede che l'importo della pensione, per i lavoratori che vedono liquidata la medesima attraverso il cumulo dei contributi versati in due diverse gestioni speciali, entrambe relative a pregressa attività di lavoro autonomo, è costituito dalla somma delle quote di pensione calcolate sulla base dei periodi di iscrizione alle rispettive gestioni”. Si lamenta la violazione dell'art. 3 della Costituzione, in quanto la disciplina censurata determinerebbe un inferiore e quindi irragionevole trattamento pensionistico, a parità di contribuzioni versate ed in presenza di attività entrambe di lavoro autonomo (artigianale e commerciale), rispetto a quello riconosciuto dalla normativa di settore al pensionato rimasto iscritto, ininterrottamente, nel corso della vita lavorativa, ad un'unica gestione speciale. In particolare, assumendo l'art. 5 della legge n. 233 del 1990 quale termine di raffronto rispetto alla fattispecie sottoposta al giudizio, il rimettente rileva che la parametrazione della misura della pensione in favore dei soggetti rimasti iscritti alla sola gestione artigiani (o commercianti) al reddito d'impresa quale risulta dalla media dei redditi percepiti negli ultimi dieci anni coperti da contribuzione, ovvero in numero inferiore di anni, anteriori alla decorrenza della pensione, produce una rilevante disomogeneità dei due trattamenti previdenziali in comparazione, la quale non risulta giustificata in presenza di una contribuzione sostanzialmente uguale in entrambe le ipotesi normative e di un'attività comunque di lavoro autonomo. 2. - Va anzitutto respinta l'eccezione di inammissibilità avanzata dall'INPS, relativa al fatto che l'ordinanza di rimessione farebbe riferimento alla lettera b) del comma 1 dell'art. 16 della legge n. 233 del 1990, che disciplina l'ipotesi di periodi assicurativi versati nelle gestioni speciali e nell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, non applicabile alla fattispecie esaminata dal giudice a quo. Il riferimento alla suddetta disposizione è contenuto solo nel testo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ed è frutto di un mero errore materiale che non osta all'individuazione della norma censurata. 3. - Nel merito la questione non è fondata. L'art. 16, comma 1, lettera a), della legge n. 233 del 1990 prevede che per i lavoratori che liquidano la pensione in una delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi con il cumulo dei contributi versati nelle medesime gestioni, l'importo della pensione è determinato dalla somma “della quota di pensione calcolata, ai sensi degli articoli 5 e 8, sulla base dei periodi di iscrizione alle rispettive gestioni”. Il successivo comma 2 prevede che “gli oneri relativi alle quote di pensione di cui al comma 1 sono a carico delle rispettive gestioni assicurative”. La Corte di cassazione ha avuto modo di precisare che il riferimento alla “quota” di pensione contenuto nella lettera a) dell'articolo 16 vada letto nel contesto dell'articolo e collegato all'altra espressione “rispettive gestioni”, per cui ciascuna parte del complessivo trattamento va determinata in relazione ai periodi di iscrizione alle singole gestioni (Corte di cassazione, n. 1891 del 18 febbraio 2000). Gli accrediti contributivi riferiti alle diverse gestioni sono perciò considerati unitariamente non ai fini della misurazione della pensione ma per verificare il raggiungimento del requisito contributivo per il diritto a pensione e per ottenere, di conseguenza, la liquidazione di una pensione unica. Lo stesso meccanismo vale, sempre in base al predetto art. 16, per il cumulo di periodo assicurativo in gestione dei lavoratori dipendenti con periodo di gestione autonoma. Questa Corte ha più volte affermato che il meccanismo della totalizzazione dei periodi contributivi versati in diverse gestioni previdenziali debba operare nel caso in cui l'assicurato non abbia maturato il diritto ad un trattamento pensionistico in alcuna delle gestioni alle quali è, o è stato iscritto (in particolare sentenze n. 198 del 2002 e n. 61 del 1999). Rientra invece nella discrezionalità del legislatore la scelta circa l'estensione del principio ai fini della misurazione della pensione (sentenza n. 198 del 2002). Anche la questione ora all'esame della Corte può essere inquadrata nei predetti termini. 4. - Le censure del rimettente si appuntano sul sistema del pro-rata non in quanto tale ma in quanto applicato alle gestioni commercianti e artigiani che riguardano settori omogenei (attività di lavoro autonomo), richiedono contribuzioni, a parità di reddito, praticamente coincidenti, ed erogano prestazioni sostanzialmente equivalenti a parità di contribuzioni e periodi contributivi.