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I contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dal presente comma sono nulli ed è fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti"; la disposizione è stata introdotta nel decreto legislativo 165 del 2001 dall'art. 1, comma 42, della legge n. 190 del 2012, con finalità di contenimento del rischio di situazioni di corruzione connesse all'assunzione del dipendente pubblico da parte di un privato, successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione; in particolare, come chiarito dal primo Piano nazionale anticorruzione emanato nell'anno 2013, «il rischio valutato dalla norma è che durante il periodo di servizio il dipendente possa artatamente precostituirsi delle situazioni lavorative vantaggiose e così sfruttare a proprio fine la sua posizione e il suo potere all'interno dell'amministrazione per ottenere un lavoro per lui attraente presso l'impresa o il soggetto privato con cui entra in contatto. La norma prevede quindi una limitazione della libertà negoziale del dipendente per un determinato periodo successivo alla cessazione del rapporto per eliminare la "convenienza" di accordi fraudolenti»; ai sensi delle norme richiamate, dunque, i dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, abbiano esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell'attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri; la disposizione contempla, in caso di violazione del divieto ivi sancito, le specifiche sanzioni della nullità del contratto e del divieto per i soggetti privati che l'hanno concluso o conferito, di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni, con contestuale obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti ed accertati ad essi riferiti; l'articolo 21 del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, ha notevolmente ampliato l'ambito di applicazione, prevedendo che: "ai soli fini dell'applicazione dei divieti di cui al comma 16-ter dell'articolo 53 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono considerati dipendenti delle pubbliche amministrazioni anche i soggetti titolari di uno degli incarichi di cui al presente decreto, ivi compresi i soggetti esterni con i quali l'amministrazione, l'ente pubblico o l'ente di diritto privato in controllo pubblico stabilisce un rapporto di lavoro, subordinato o autonomo. Tali divieti si applicano a far data dalla cessazione dell'incarico"; come indicato nella delibera n. 207 dell'ANAC del 21 febbraio 2018, "appare evidente che il legislatore ha inteso rafforzare le finalità perseguite con la disciplina sul pantouflage, di limitare il rischio di situazioni di corruzione connesso all'impiego privato di colui che sia precedentemente stato titolare di una carica pubblica, ampliandone, con la disposizione di cui dall'art. 21 del d.lgs. 39/2013, l'ambito applicativo. [...] Per quanto qui interessa, si evidenzia che in tali atti è stato affermato, che le finalità di prevenzione della corruzione perseguite dall'art. 53, comma 16-ter, d.lgs. 165/2001 richiedono un'interpretazione ampia della norma, con estensione della sua applicazione non solo ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ma anche ai soggetti indicati dall'art. 21 del d.lgs. 39/2013. Pertanto, ai fini dell'art. 53, comma 16-ter del d.lgs. 165/2001, devono considerarsi dipendenti della PA anche i soggetti titolari di uno degli incarichi di cui al citato decreto 39/2013, ivi compresi i soggetti esterni con i quali l'amministrazione, l'ente pubblico o l'ente di diritto privato in controllo pubblico stabilisce un rapporto di lavoro subordinato o autonomo", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se non ritenga che l'incarico del dottor G. C. presso lo studio GOP sia incompatibile con la disciplina di cui all'art. 53, comma 16- ter , del decreto legislativo n. 165 del 2001 e all'articolo 21 del decreto legislativo n. 39 del 2013; quali eventuali iniziative intenda intraprendere al fine di evitare il ripetersi di situazioni di cui in premessa, che coinvolgono soggetti che hanno gestito o gestiscono in veste istituzionale le crisi aziendali, anche intervenendo sulla valutazione dei piani industriali ed esprimendo giudizi sui piani concordatari. Atto n. 4-01863 CIRIANI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: ogni giorno sono numerosi i post ed i profili che subiscono la cancellazione temporanea o definitiva da parte delle varie piattaforme dei social network ; secondo quanto riferito nella terza edizione del "Rapporto sulla applicazione degli standard della comunità", nei primi tre mesi dell'anno il social network "Facebook" ha eliminato 2,19 miliardi di account ritenuti falsi, e 3,3 miliardi di post ritenuti incitamento all'odio; il lavoro di verifica e controllo sui profili sarebbe effettuato tramite algoritmi e la supervisione di personale dedicato al controllo di quanto accade sulla piattaforma, attraverso l'applicazione di linee guida; nella fattispecie in Facebook, tali linee guida sono state rese più trasparenti, secondo quanto emerge da un comunicato dell'azienda del 3 maggio 2019; in caso di cancellazione di un profilo, per effetto dell'attivazione dei sistemi automatizzati di controllo di post e contenuti mediante strumenti, quali algoritmi, filtri ed altri sistemi di intelligenza artificiale, l'utente, ai fini della riattivazione dell' account , può esperire alcune procedure che comunque risultano piuttosto macchinose, prevedendo l'invio della scansione di un documento di identità e richiedendo competenze informatiche superiori a quelle necessarie per l'iscrizione e registrazione a un social network e l'attivazione di un account , si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, conformemente alle proprie competenze nel settore della politica per le comunicazioni, in particolare per le comunicazioni elettroniche e le reti web , abbia richiesto e acquisito ai gestori del social network notizie in merito alle policy adottate per la gestione degli account ; se ritenga che le modalità di gestione degli account siano idonee a tutelare il principio generale della libertà di espressione, prevenendo il rischio di censure che sarebbero incompatibili con i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana. Atto n. 4-01864 CIRIANI Al Ministro dell'interno Premesso che: come riportato da recenti e numerose fonti stampa, nel corso dei primi mesi del 2019 si sarebbe assistito ad una consistente intensificazione del flusso migratorio irregolare che valica il confine nordorientale attraverso la rotta balcanica;