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Non si può chiedere a un comune cittadino, che si vede aggredito nel luogo dove la sicurezza dovrebbe essere maggiore - quindi lo stato d'animo di allerta ai minimi - di valutare la proporzionalità della risposta all'aggressione. Questo è possibile soltanto da parte di chi è addestrato a farlo e in posizione dominante: ad esempio, le Forze dell'ordine. Non è ovviamente questa la condizione di un comune cittadino, al riparo della propria casa, evidentemente incapace di valutare con freddezza e lucidità la proporzionalità dalla sua reazione. Penso che questi elementi, assieme agli emendamenti da noi presentati e che discuteremo in Assemblea, ci possano e debbano mettere nelle condizioni di migliorare il testo di legge. Abbiamo apprezzato la maggioranza, abbiamo apprezzato i membri della Commissione giustizia (sia dei 5 Stelle che della Lega) che hanno aderito a questa impostazione, ma vorrei far loro presente che il testo uscito dalla Commissione non è all'altezza delle discussioni, delle valutazioni e delle ponderazioni che sono state fatte anche durante le audizioni, poiché tutti coloro i quali hanno subito il torto dell'aggressione - e oggi subiscono ancora il torto di trovarsi di fronte uno Stato spesso contrario - vogliono la certezza che questo non avvenga più. Faccio un'ultima considerazione. La stampa parla - se ne è parlato anche qui stamattina - di far west. Come ha detto il senatore La Russa, e hanno ripetuto tanti illustri colleghi, in questo disegno di legge non vi è una sola riga che cambi l'attuale normativa sul possesso delle armi. In Italia la concessione del porto d'armi è quanto di più restrittivo esista e non è argomento in discussione in questo disegno di legge. Ecco perché siamo favorevoli a questa impostazione. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore. STANCANELLI (FdI) . Nel corso delle votazioni degli emendamenti cercheremo di apportare modifiche migliorative al testo di legge. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà. GRASSI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio anzitutto rivolgere un esplicito ringraziamento al senatore Pillon per avermi menzionato durante il suo intervento. Voglio sottolineare che non sono solo onorato dell'apprezzamento, ma sono anche del tutto certo che l'obiettivo da lui indicato sia ragionevole, ed è un obiettivo che personalmente condivido. Il disallineamento tra il giudicato penale e il giudicato civile è oggetto da sempre di ampie critiche. Voglio solo aggiungere che spero davvero che la modifica proposta raggiunga quell'obiettivo. In futuro, però, a mio giudizio, sarebbe bene anche mettere mano al codice di procedura penale, perché il disallineamento tra il giudicato penale e il giudicato civile, riguardo alle assoluzioni di cui stiamo parlando, è anche determinato dal coordinamento tra l'articolo 652 del codice di procedura penale e l'articolo 530 del medesimo codice. Non entro nel tecnico e sarò molto sintetico. L'opinione giurisprudenziale consolidata vuole che il giudicato di assoluzione abbia effetto preclusivo nel giudicato civile, cioè valga anche in sede civile ai fini del risarcimento del danno, solo quando contenga un effettivo e specifico accertamento circa l'insussistenza o del fatto o della partecipazione dell'imputato, e non valga, invece (il giudicato penale) nel processo civile, anche quando la soluzione sia determinata dall'accertamento della insussistenza di sufficienti elementi di prova. Quindi, il disallineamento è anche determinato da una differente quantità di prova richiesta nel giudizio penale e nel giudizio civile. Mi limito a indicare all'Assemblea, laddove dovesse condividere questo risultato finale, l'opportunità di valutare un disegno di legge che modifichi gli articoli che ho citato. Rinnovo il mio ringraziamento al senatore Pillon, e vi ringrazio per avermi concesso questi minuti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candura. Ne ha facoltà. CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, ho avuto l'onore di assistere al dibattito di formazione del provvedimento in seno alla Commissione giustizia, in cui sono intervenuti colleghi di maggioranza e opposizione, avvocati ed ex magistrati. In sede di audizione abbiamo ascoltato illustri giuristi della magistratura, mondo dell'avvocatura, docenti di varie università italiane: ho sentito analisi giuridicamente ineccepibili, puntuali e alle volte perfino troppo minuziose, perché fanno dimenticare lo scopo dell'azione politica che portiamo avanti, cioè quello che ci accingiamo a riformare, il contesto della nostra azione politica e, in particolare, cosa è la legittima difesa che ci accingiamo a cambiare. Oggi ci occupiamo della legittima difesa abitativa, cioè dell'autotutela di chi nella propria abitazione o dimora veda minacciata la propria incolumità, l'incolumità dei propri cari e di quel poco o quel tanto che possiede. Di questo abbiamo traccia non solo e non tanto negli ordinamenti contemporanei di quasi tutte le democrazie del pianeta, ma è addirittura un portato dei testi più antichi della cultura occidentale. Presidente, l'Esodo, libro della Bibbia, al capitolo 22, versetto 1 e seguenti, parla della difesa e della liceità dell'offendere il ladro che si appresta a far breccia nel muro della nostra proprietà. La dottrina della Chiesa cattolica, tornando, se preferite, al Nuovo Testamento, laddove parla del quinto comandamento, che riguarda appunto l'omicidio, prevede la legittima difesa che non è solo diritto, contrariamente a quanto ho sentito dire in quest'Assemblea, ma è addirittura dovere, laddove si realizza per difendere l'innocente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questa è la cultura occidentale che ha varie interpretazioni. Per chi invece ha una visione laica del mondo, il diritto alla vita è il supremo diritto per un essere umano. Di conseguenza, l'autotutela non è altro che un corollario. Come posso sostenere il diritto alla vita se non supporto il diritto all'autodifesa? Questa è una considerazione che vale per tutti noi che siamo interpreti, con varie sfumature e declinazioni, senza distinzione di maggioranza e opposizione, della cultura occidentale cui - piaccia o non piaccia - apparteniamo. Dunque perché riformare l'istituto della legittima difesa? Mi vengono in mente le parole di un audito, il magistrato Carlo Nordio, che ci fa presente qual è l'atmosfera, la temperie politica e culturale nella quale è nato il codice penale, con particolare riferimento ovviamente alla legittima difesa: il fascismo. Durante il fascismo, il cittadino, che è suddito (perché in epoca fascista c'era anche la monarchia), delega tutto se stesso e tutti i propri diritti allo Stato, che è moralista prima che legislatore.