[pronunce]

Considerato che la questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dal Tribunale di Saluzzo in sede di camera di consiglio convocata dal Presidente per la relazione del giudice da lui nominato a tale esclusivo fine; che la ricezione della notitia decoctionis ex art. 8 della legge fallimentare non determina l'inizio di un "giudizio" (cfr. Cass. 14 marzo 1985, n. 1980), e che solo a seguito dell'atto con il quale il Tribunale dispone la comparizione, ex art. 15 della legge fallimentare, dell'imprenditore in camera di consiglio sorge per il Tribunale stesso l'obbligo di pronunciarsi sulla sussistenza dei presupposti per la dichiarazione di fallimento; che, conseguentemente, la questione di legittimità costituzionale non è stata sollevata, nella specie, "nel corso di un giudizio", ai sensi dell'art. 23, legge 11 marzo 1953 n. 87; che l'intempestività dell'iniziativa del rimettente incide, escludendola, anche sulla rilevanza della questione nel procedimento a quo ove si consideri che esso, senza la preventiva, necessaria convocazione dell'imprenditore (cfr. sent. n. 141 del 1970) , mai avrebbe potuto concludersi - per ciò solo che la questione fosse stata, in ipotesi, dichiarata infondata con la dichiarazione di fallimento; che la questione va pertanto dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 6 limitatamente all'espressione "oppure d'ufficio" - e 8 del regio decreto 16 marzo 1942 n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), sollevata, in riferimento all'art. 111, secondo comma, della Costituzione dal Tribunale di Saluzzo, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Vaccarella Il cancelliere: Fruscella Depositata in Cancelleria il 26 luglio 2002. Il cancelliere: Fruscella