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Disposizioni in materia di garanzia di legalità delle imprese. Onorevoli Senatori. -- Il sostanziale, uniforme ed omogeneo rispetto della legalità costituisce, la precondizione della parità concorrenziale tra le imprese, affinché nel mercato sia l'impresa più efficiente a prevalere. Occorre oggi analizzare, anche alla luce delle recenti cronache giudiziarie che hanno riguardato il cosiddetto fenomeno di «Mafia Capitale», ed il sistema degli appalti pubblici, lo stato dell'arte delle garanzie di legalità che le imprese, o gruppi di imprese, sono in grado di far valere nel rapporto con la pubblica amministrazione. Questa analisi va compiuta a partire dall'istituzione del cosiddetto « rating di legalità» istituito dall'articolo 5- ter del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, integrata dal richiamo, seppur facoltativo, previsto dall'articolo 1, comma 17, della legge 6 novembre 2012, n. 190, per gli avvisi, bandi di gara o lettere di invito e inerente il mancato rispetto delle clausole contenute nei protocolli di legalità o nei patti di integrità, che costituisce causa di esclusione dalla gara, ed infine alla luce del recentissimo decreto legislativo del 18 aprile 2016, n. 50, in materia di attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, che con l'articolo 83, comma 10, ha introdotto il sistema del « rating di impresa» e delle relative penalità e premialità, da applicarsi ai soli fini della qualificazione delle imprese. Con il citato decreto-legge n. 1 del 2012, si introduceva, all'articolo 5- ter , il « rating di legalità delle imprese» quale misura volta a promuovere l'introduzione di princìpi etici nei comportamenti aziendali. La misura, come novellata dall'articolo 1, comma 1- quinquies , del decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 maggio 2012, n. 62, si colloca come direttamente funzionale alla realizzazione del virtuoso legame tra concorrenza, etica e crescita economica, accompagnata da un'applicazione flessibile ma puntuale della normativa antitrust , a garanzia di una efficiente allocazione delle risorse e di un rafforzamento della competitività dell'economia. Ciò anche nella convinzione che una più radicata sensibilità etica delle imprese verso l'osservanza delle regole accresce la possibilità che il confronto possa svolgersi nel rispetto di logiche di mercato, e a beneficiarne direttamente sono la stessa dinamica competitiva all'interno del sistema economico e, di riflesso, le possibilità di sviluppo della società nel suo complesso. Sino all'emanazione del citato decreto legislativo n. 50 del 2016, il rating di legalità era rilevato ed attribuito dalla sola Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) sulla base del regolamento da questa adottato con delibera del 14 novembre 2012, n. 24075, che prevede l'assegnazione di un «riconoscimento» - misurato in «stellette» da una a tre. Con il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, il rating di legalità, vede entrare in campo per la sua rilevazione anche l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC). Infatti all'articolo 83, comma 10, quinto periodo, del citato decreto legislativo si dispone che il rating di legalità sia «rilevato dall'ANAC in collaborazione con l'Autorità garante della concorrenza e del mercato» ai sensi dell'articolo 213, comma 7, del medesimo decreto legislativo, che a sua volta prevede che «L'Autorità collabora con l'Autorità garante della concorrenza e del mercato per la rilevazione di comportamenti aziendali meritevoli di valutazione al fine dell'attribuzione del " Rating di legalità"». Le funzioni dell'AGCM vengono dunque integrate dall'ANAC, che «rileva e collabora» con la predetta Autorità per l'attribuzione del rating di legalità. Il rating è indicativo del rispetto della legalità da parte delle imprese che ne abbiano fatto richiesta e, più in generale, del grado di attenzione riposto nella corretta gestione del proprio business , ed ha durata di due anni dal rilascio ed è rinnovabile su richiesta. Con il regolamento di cui al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro dello sviluppo economico, del 20 febbraio 2014, n. 57, sono state disciplinate le modalità in base alle quali si deve tener conto del rating di legalità attribuito alle imprese ai fini della concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni e di accesso al credito bancario. Elemento questo del rating che, se per gli istituti di credito può essere considerato di carattere accessorio, come si desume dalla norma primaria «Gli istituti di credito che omettono di tener conto del rating attribuito in sede di concessione dei finanziamenti alle imprese sono tenuti a trasmettere alla Banca d'Italia una dettagliata relazione sulle ragioni della decisione assunta», diviene invece vincolante per le pubbliche amministrazioni considerato che la norma che lo istituisce, l'articolo 5- ter del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, dispone che «Del rating attribuito si tiene conto in sede di concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni». Infatti per le pubbliche amministrazioni con il citato decreto interministeriale 20 febbraio 2014, n. 57, all'articolo 3, comma 1, si da puntuale attuazione alla norma prevedendo che «Le pubbliche amministrazioni, in sede di predisposizione dei provvedimenti di concessione di finanziamenti alle imprese, come definiti all'articolo 1, comma 1, lettera b) , del presente decreto, tengono conto del rating di legalità ad esse attribuito...». Il richiamato articolo 1, comma 1, lettera b) , a sua volta individua la concessione da parte di una pubblica amministrazione ad un'impresa di un beneficio come definito ai sensi dell'articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123. Detti benefici sono il credito d'imposta, il bonus fiscale, secondo i criteri e le procedure previsti dall'articolo 1 del decreto-legge 23 giugno 1995, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 341, nonché la concessione di garanzia, di un contributo in conto capitale, di un contributo in conto interessi o di un finanziamento agevolato.