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Mi riferisco, cioè, a quella famigerata norma rispetto alla quale la Corte costituzionale ha già dato dei segnali molto chiari con alcune ordinanze dichiarandone la non retroattività, perché è norma con effetti penali e non solo procedurali. Parlerei di eterogenesi dei fini, e cioè di conseguenze non intenzionali rispetto ad atti intenzionali. Avete pensato che in questo modo avremmo risolto il problema della lentezza nella pubblica amministrazione, togliendo la paura che ha il pubblico funzionario - o il politico - quando deve assumere, perché è un reato proprio quello dell'abuso d'ufficio, attraverso delle norme i cui effetti potrebbero essere diametralmente opposti a quanto voluto. Ho limitato il mio intervento a questo e faccio una considerazione finale. Il Governo - in modo particolare una sua parte politica - ha fatto del panpenalismo la sua ragion d'essere. Penso ai toni trionfalistici usati nella discussione sul cosiddetto spazzacorrotti. Oggi mi sembra invece che cerchi una via che è diversa e lo fa in modo maldestro, perché pone dei limiti temporali che imporranno necessariamente dei problemi sia di interpretazione delle norme, sia di successione delle norme, sia connessi alla cosiddetta abolitio criminis. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, vice ministro Margiotta, l'esperienza che hanno maturato tutti coloro che in questo Paese hanno fatto impresa, si sono impegnati nel settore dell'amministrazione, nel volontariato, nel terzo settore, e hanno assunto responsabilità collettive che li hanno portati a incrociare la pubblica amministrazione - e mi riferisco anche a chi all'interno della pubblica amministrazione, con quello che una volta si sarebbe chiamato lo spirito del buon padre di famiglia, ha cercato di affrontare, gestire e governare i problemi, siano essi dirigenti, funzionari o collaboratori della stessa pubblica amministrazione - è stata sovente di grande fatica e distante dagli obiettivi, dalle aspettative, dalle finalità dei progetti e dai propositi che volevano portare avanti e dalla realizzabilità pratica, dai modi e dai costi che ha avuto. In parte questo è stato fisiologico, perché c'è stato un accrescimento oggettivo della complessità della situazione da gestire e dei relativi processi decisionali, per certi versi legato a una accresciuta consapevolezza di diritti individuali e collettivi e alla conseguente necessità di definire in modo più puntuale e formale i compiti e le responsabilità dei singoli; per altri aversi, invece, legato alla consapevolezza che alcune scelte del passato ci hanno consegnato oggettive forzature sui piani ambientale, urbanistico e architettonico e hanno permesso, purtroppo, percorsi segnati da corruttela o comportamenti non corretti o quantomeno eccesso di rischi e di costi ambientali e sanitari sulla sicurezza delle persone che operavano. A volte questo è stato possibile giocando sulla insufficienza di norme e sulla loro mancata puntualità. Ma tutto questo, pur con tutte le motivazioni illustrate, ha portato a un accrescimento pazzesco della burocrazia, a valutazioni che durano a volte anni, a scarsa trasparenza nei processi decisionali e si è tradotto in costi sociali (democratici a volte, perché la percezione di inefficacia delle pubbliche amministrazioni porta a uno scollamento tra il cittadino e la stessa pubblica amministrazione) ed economici (per maggiori adempimenti, maggiore burocrazia, tempi più lunghi nelle decisioni); ma anche costi legati, ad esempio, all'insufficienza logistica. Uno studio recente della CGIA di Mestre ha quantificato in oltre 55 miliardi all'anno il costo per le imprese per la maggiore burocrazia e in oltre 40 miliardi annui i costi legati a una insufficiente rete logistica del Paese. Vengo da una Provincia - come altri senatori di questa Camera - nella quale i costi per le imprese legati all'insufficienza delle infrastrutture sono stati quantificati in oltre 100 milioni annui. Tutto questo ovviamente è stato aggravato dalla vicenda Covid, nella quale in parte siamo ancora coinvolti, ma che ha pesantemente impattato sul Paese nei mesi scorsi. Il provvedimento all'esame, in questo contesto, anche dopo il lavoro importante di integrazione fatto in Commissione, interviene per cercare di rendere più fluidi i procedimenti relativamente agli investimenti pubblici, con un'attenzione particolare alle aree colpite dal sisma, all'attività degli enti locali, a tutto il settore della ricerca e dell'innovazione, alle infrastrutture, alle problematiche legate all'agricoltura, alle energie rinnovabili, alla tutela ambientale e alla tutela e salvaguardia del territorio. In merito all'agricoltura, l'articolo 43 è intervenuto in modo importante introducendo innovazioni strutturali per quanto riguarda la gestione e l'erogazione dei fondi comunitari. Sono state introdotte innovazioni importanti per quanto concerne tutto il tema dei controlli, estendendo l'istituto della diffida anche ai comparti alimentare e della mangimistica. Sono state introdotte alcune strumentazioni aggiuntive al tema delle denominazioni di origine per affrontare situazioni di emergenza come quella nella quale ci siamo trovati a vivere nei mesi scorsi. Sono stati introdotti - all'articolo 63 - un programma straordinario di gestione forestale e dei territori montani e alcuni chiarimenti normativi per quanto riguarda il tema delle infrastrutture irrigue e degli impianti al servizio dell'agricoltura. Sono stati previsti interventi importanti anche con gli emendamenti introdotti in Commissione per quanto attiene al comparto vitivinicolo, ma in generale si sono affrontate questioni ambientali. Da questo punto di vista, credo che si sia lavorato in maniera utile e importante. Sicuramente sono rimaste sul tappeto, purtroppo, tantissime richieste di modifica provenienti dal mondo sociale e produttivo all'attenzione di questa Camera, che non si è riusciti ad affinarle in tempo utile per poterle introdurre nel testo. Siamo tutti consapevoli del fatto che ancora tante misure devono essere introdotte, corrette, modificate e migliorate. Ma credo ci sia altresì da parte di tutti la consapevolezza che il provvedimento in esame va nella giusta direzione e sicuramente dà un contributo importante avvicinando di più le attese dei cittadini e delle imprese a quella che è la strumentazione di cui la pubblica amministrazione si è dotata per cercare di rispondere in tempi utili, congrui e funzionali alle attese dei cittadini e delle imprese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Campari. Ne ha facoltà. CAMPARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, discutiamo oggi di un provvedimento che assomiglia un po' troppo a un'occasione sprecata. Il testo iniziale era senza dubbio una base interessante, seppure incompleta o imprecisa in diverse parti. Era un provvedimento atteso, urgente, che tanti settori attendevano poiché investe diverse parti del tessuto sociale ed economico italiano. Come opposizione abbiamo fin da subito collaborato, mettendo a disposizione noi stessi e i nostri uffici (ai quali vanno le mie sincere congratulazioni per il lavoro svolto). Per settimane abbiamo preparato la fase finale dell'analisi del provvedimento in Commissione, ascoltando centinaia di persone, rappresentanti di tutto il mondo produttivo e sociale italiano.