[pronunce]

che il richiamato atto, inoltre, sarebbe manifestamente illogico e contraddittorio, atteso che le stesse motivazioni addotte dal Presidente della Corte costituzionale a sostegno della presunta infondatezza dell'istanza, sembrano piuttosto corroborarne la fondatezza; che secondo la Procura ricorrente, infatti, escludendo un travisamento dei fatti da parte dell'estensore e non potendosi certamente pensare ad un falso ideologico, si dovrebbero ravvisare due evidenti errori materiali; che d'altra parte, in ragione della prassi di redigere i provvedimenti giurisdizionali a mezzo di strumenti informatici, errori di questo tipo non sarebbero affatto infrequenti, con conseguente impiego di parole inesistenti o di significato addirittura opposto a quello che si voleva effettivamente imprimere al testo; che tale conclusione risulterebbe avvalorata dal provvedimento impugnato, nella parte in cui lo stesso Presidente della Corte costituzionale riconosce che «il [...] significato [degli atti di causa] non è suscettibile di essere equivocato nella sua oggettiva configurazione»; che pertanto, ad avviso della ricorrente, ci si troverebbe dinanzi ad un chiaro lapsus calami, in quanto tale suscettibile di correzione; che altrimenti non si spiegherebbe come l'ordinanza n. 323 del 2013, a fronte di atti oggettivamente inequivocabili e dunque non travisabili, avrebbe potuto attribuire al comunicato stampa del Quirinale un contenuto inesistente, quando non addirittura opposto a quello reale; che dunque il provvedimento che ha dato origine al conflitto integrerebbe un'ipotesi di cattivo uso del potere da parte della Corte costituzionale, lesivo delle prerogative costituzionali di indipendenza riconosciute dall'art. 108, secondo comma, Cost., alla cui piena tutela l'istanza di correzione dei due errori materiali era diretta; che tale provvedimento, infatti, avrebbe impedito la rituale celebrazione di un giudizio di correzione dei richiamati errori e si sarebbe tradotto nel diniego della domanda di giustizia, ridondando in una lesione del principio di indipendenza di cui all'art. 108, secondo comma, Cost. Considerato che, in questa fase del giudizio, la Corte è chiamata, a norma dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), a delibare, senza contraddittorio, se il ricorso sia ammissibile in quanto esista «la materia di un conflitto la cui risoluzione spetti alla sua competenza», sussistendone i requisiti soggettivo ed oggettivo, fermo restando il potere, a seguito del giudizio, di pronunciarsi su ogni aspetto del conflitto, compreso quello relativo alla ammissibilità; che in ordine al profilo soggettivo, va riconosciuta la legittimazione a sollevare conflitto in capo alla Sezione giurisdizionale regionale della Corte dei conti e alla Procura regionale, che «in quanto organi giurisdizionali, devono considerarsi, secondo la giurisprudenza di questa Corte, "organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà dei poteri cui appartengono"» (ordinanza n. 196 del 1996); che, parimenti, deve essere riconosciuta la legittimazione della Corte costituzionale ad essere parte del presente conflitto, in quanto «[rientra] - potenzialmente - fra gli organi legittimati ad essere parti in conflitti di attribuzione fra poteri dello Stato» (ordinanza n. 77 del 1981); che nel caso in esame, tuttavia, non sussiste la «materia di un conflitto» la cui risoluzione spetti alla Corte costituzionale; che, infatti, non vi era alcun errore materiale da correggere, essendo erroneo il presupposto stesso da cui muove la Procura nel sollevare il conflitto, e cioè che la Corte costituzionale abbia equivocato, nell'ordinanza n. 323 del 2013, il contenuto del comunicato stampa del Quirinale; che, al contrario, tale comunicato era stato correttamente interpretato da questa Corte, in quanto - come risulta dal chiaro tenore del testo - esso non smentiva l'incontro tra il Presidente della Repubblica e il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano, ma smentiva che oggetto di esso, oltre che del documento illustrato in quella sede, fosse l'interessamento della Presidenza della Repubblica sull'uso di fondi riservati alla Provincia; che sotto questo profilo, dunque, il preteso conflitto non attiene ad errori materiali, ma alla ricostruzione del fatto operata dal giudice competente, ai sensi dell'art. 134 della Costituzione, a giudicare dei conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato; che, pertanto, il nuovo conflitto è ictu oculi irricevibile in quanto, pretendendo un sindacato su tale ricostruzione, intende censurare il modo in cui si è concretamente esplicata la giurisdizione di questa Corte; che in tal modo il ricorso si risolve in un inammissibile mezzo di gravame, esplicitamente escluso dall'art. 137, terzo comma, Cost. (ex multis, ordinanza n. 77 del 1981).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 novembre 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Giuliano AMATO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 dicembre 2016. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA