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Al quarto periodo del secondo comma, alla pari del primo comma, il testo sviluppa e rende effettiva la doppia tutela genitoriale a vantaggio dei figli. Poiché gli inconvenienti attuali sono conseguenza diretta dell'attribuzione ai figli di un'unica appartenenza domiciliare, la nuova formulazione evidenzia la scelta in favore di due case, purché ciò permetta di continuare ad avere due genitori. Il quinto periodo disincentiva la conflittualità all'interno della coppia, stabilendo che il giudice nel decidere le modalità della frequentazione (ad esempio, chi si sposta per accompagnare i figli dall'altro) e nell'assegnare i compiti di cura a ciascun genitore deve tenere conto della propensione di ciascuno a rispettare l'altro. L'ultimo periodo del comma novellato ripropone un corretto posizionamento al riferimento all'interesse del minore, invocandolo al presentarsi di scelte non prevedibili, per le quali è logico che il giudice sia guidato da un principio aspecifico. La lettera c) introduce dei limiti al frequente abuso di potere da parte del genitore collocatario (che non dovrebbe esistere), che si trasferisce con i figli dove meglio crede senza prendere accordi con l'altro e senza autorizzazione del giudice; molto spesso impunemente. La lettera d) , a sua volta, rende del tutto inequivoca, e quindi ineludibile, la prescrizione in favore del mantenimento diretto, che dovrà essere stabilito ogniqualvolta sia chiesto, anche da un genitore solo, rimettendo al giudice la divisione degli oneri economici, ove non concordata. Inoltre, mette ordine nell'elenco dei parametri di cui il giudice deve tenere conto per fissare un eventuale assegno. Viene anche eliminato il parametro relativo al tenore di vita antecedente la separazione poiché tale evento ha, ovviamente, sconvolto il sistema economico familiare; a prescindere dal fatto che nel corso del tempo le spese a vantaggio del figlio, soggetto in età velocemente evolutiva, hanno continui cambiamenti, per cui quel riferimento risultava in pratica fonte di grande incertezza e pertanto forte litigiosità. Si stabilisce, inoltre, con la lettera e) , che in caso di trascuratezza da parte di uno dei genitori questi perda la possibilità del mantenimento diretto e sia obbligato a versare un assegno all'altro. L'articolo 2, sia nella rubrica, modificata alla lettera c) , che nel primo comma novellato dell'articolo 337- quater del codice civile, afferma in termini prescrittivi che solo ove si verifichino determinate condizioni, l'onere della cui prova spetta all'accusa, si può escludere un genitore dall'affidamento. Pertanto al giudice non è data facoltà di scegliere a sua discrezione tra due istituti, l'affidamento condiviso e quello esclusivo, ma solo di proteggere il minore da uno dei genitori, ove essere a lui affidato possa arrecargli pregiudizio. Con la lettera a) del comma 1, inoltre, è stata introdotta una specificazione che tiene conto dei sempre più frequenti e pesanti episodi di maltrattamenti in famiglia. Si è ritenuto opportuno sanzionare con l'esclusione dall'affidamento chi si sia reso colpevole di ripetute violenze fisiche e psichiche. Ciò soprattutto a tutela della donna, sempre più spesso sottoposta ad aggressioni, sovente tollerate solo per un inevitabile legame con l'altro genitore, anch'esso affidatario. Allo stesso modo si interviene a punire chi, con sottili manovre e quotidiana opera di denigrazione, induca un figlio a rifiutare i contatti con l'altro genitore, nonché chi si prefigge di raggiungere il medesimo risultato, ovvero di eliminare del tutto l'altro genitore dalla vita del figlio, denunciandolo per reati infamanti mai commessi. La lettera b) , d'altra parte, determina le modalità di attuazione dell'affidamento esclusivo e chiarisce definitivamente che il mantenimento diretto è la forma da privilegiare anche in tale caso e che i genitori hanno diritto, qualitativamente, al medesimo trattamento in termini di detrazioni, assegni familiari e agevolazioni fiscali di ogni genere, a prescindere dal tipo di affidamento e dalla qualifica di genitore affidatario o no. L'articolo 3, modificando, con il comma 1, lettera a) , il primo comma dell'articolo 337- sexies del codice civile, precisa che il problema dell'assegnazione della casa familiare deve porsi solo in via eccezionale, ovvero quando non si è potuto rispettare – per ragioni oggettive come la distanza tra le abitazioni – il diritto indisponibile dei figli a essere presenti in misura simile presso ciascuno dei genitori. In tal caso, infatti, la casa non può che restare al titolare di diritti su di essa. Si intende, inoltre, stabilire, con assoluta novità, una regola di solidarietà in favore di quel genitore che, abbandonando l'abitazione familiare, venga a trovarsi in difficoltà rispetto all'alloggio, circostanza che oltre tutto potrebbe anche limitarne la possibilità di ospitare i figli. Infine, con la lettera b) dell'articolo 3, si concede a entrambi i genitori la facoltà di chiedere la ridefinizione delle regole dell'affidamento condiviso nel caso di significativi cambiamenti di residenza di uno dei due. L'articolo 4, che interviene sull'articolo 337- septies del codice civile, risolve, con il comma 1, lettera a) , un'altra questione oggetto di intenso dibattito: l'attribuzione al figlio maggiorenne della titolarità dell'eventuale assegno stabilito per il suo mantenimento, quale che ne sia la modalità, considerando anche l'ipotesi che esso non sia perequativo, ma risulti dall'obbligo gravante su entrambi i genitori di versare una certa somma in un conto corrente comune. La formulazione proposta permette di tutelare gli eventuali danni subiti dal genitore prevalentemente convivente, ove esista, legittimando anche lui, in concorrenza con il figlio, ad attivarsi in caso di inadempienza dell'altro. Al tempo stesso lo tutela disciplinando anche i rapporti con il figlio, prevedendo che questi debba concordare con il genitore il proprio eventuale contributo alle spese e alle cure domestiche, in accordo con l'articolo 315- bis del codice civile. Con la lettera b) è evidenziato il diritto per il figlio maggiorenne non autosufficiente di godere di tutte le statuizioni a vantaggio dei figli minorenni previste dall'articolo 337- ter del codice civile, ove compatibili. L'articolo 5 restituisce ai figli il pieno diritto all'ascolto. A partire dall'articolo 6, che completa l'introduzione del doppio domicilio, modificando l'articolo 45 del codice civile, si introducono quei ritocchi nei codici che sono stati resi necessari dalle presenti riformulazioni. In effetti, per l'articolo 6, si tratta di una precisazione che avrebbe dovuto essere ultronea, se nell'applicazione il messaggio della legge n. 54 del 2006 fosse stato correttamente inteso e se ne fossero rispettate le prescrizioni: infatti nell'affidamento condiviso il figlio frequenta equilibratamente i due genitori e «vive» con entrambi. L'articolo 7 alla lettera a) fornisce la definizione di responsabilità genitoriale più largamente accettata a livello internazionale.