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Delega al Governo per la revisione del codice civile. Onorevoli Senatori. – Il disegno di legge reca una delega al Governo per la revisione ed integrazione del codice civile, nei diversi ambiti, di seguito riportati, definiti dai relativi princìpi e criteri direttivi. In primo luogo si prevede un intervento volto a integrare la disciplina codicistica relativa alle associazioni e fondazioni, ad esclusione delle fondazioni di origine bancaria, al fine di realizzare i necessari coordinamenti con la disciplina vigente in materia di « terzo settore », nel rispetto della libertà associativa, con particolare riferimento alle procedure per il riconoscimento, ai limiti allo svolgimento di attività lucrative e alle procedure di liquidazione degli enti medesimi. Si tratta di un intervento la cui necessità consegue, tra l'altro, alla parziale attuazione della delega contenuta nella legge 6 giugno 2016, n. 106, (Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale). Col decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, è stato adottato il codice del Terzo settore, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, lettera b) , di detta legge n. 106 del 2016, e col successivo decreto legislativo 3 agosto 2018, n. 105, ne sono state dettate le disposizioni integrative e correttive, pervenendo al riordino della disciplina speciale e delle altre disposizioni vigenti relative agli enti del Terzo settore, senza tuttavia intervenire sulle norme di cui al titolo II (Delle persone giuridiche) del libro primo del codice civile, fatto salvo l'inserimento dell'articolo 42- bis (Trasformazione, fusione e scissione). Non ha invece ricevuto attuazione la delega di cui all'articolo 1, comma 2, lettera a) , della medesima legge n. 106 del 2016 per la « revisione della disciplina del titolo II del libro primo del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute », lasciando in vita il sistema codicistico originario, reso obsoleto e marginale dagli sviluppi normativi e dall'evoluzione sociale (si veda il parere della commissione speciale del Consiglio di Stato n. 1405 del 14 giugno 2017), malgrado l'articolo 3 di detta legge delega dettasse principi e criteri direttivi per l'organica revisione del titolo II del codice civile. La previsione del presente disegno di legge delega per l'integrazione della disciplina codicistica delle associazioni e fondazioni « con i necessari coordinamenti con la disciplina del terzo settore » consente di ricondurre l'impianto normativo a un disegno più coerente, anche con il dettato costituzionale di cui agli articoli 2, 18 e 118, quarto comma, della Costituzione, quanto al necessario « rispetto della libertà associativa ». Il riferimento « alle procedure per il riconoscimento » coglie uno dei profili più critici dell'attuale sistema normativo, come risultante dopo l'intervento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, (Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private e di approvazione delle modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto). Pur avendo il regolamento apportato significative innovazioni all'impianto del codice, attualmente il sistema di iscrizione nel registro delle persone giuridiche che ne è risultato – oltre a creare potenziali situazioni di conflitto con il Registro unico nazionale del Terzo settore – ha mostrato i suoi limiti consistenti nella diversità di applicazioni da parte delle prefetture e degli uffici regionali competenti e nella lunghezza dei tempi del riconoscimento, che rendono opportuno addivenire a una semplificazione normativa del procedimento. Questa peraltro si presta all'indicazione da parte del legislatore delegato di criteri oggettivi per la redazione degli statuti, con la previsione di requisiti, anche patrimoniali, per il loro contenuto, atti a garantire con omogeneità il perseguimento di finalità di pubblico interesse. La semplificazione e la riduzione dei tempi potrebbero essere favorite dalla previsione del ricorso a strumenti telematici, tenuto conto delle previsioni del codice dell'amministrazione digitale, e alla tenuta informatica del registro o dei registri, utile anche ad una migliore conoscibilità ed eventuale pubblicità dei dati. L'integrazione delle norme sulla procedura di riconoscimento consentirà inoltre di superare dibattute questioni sulla situazione giuridica degli enti in attesa di riconoscimento e sulla rilevanza della fondazione non riconosciuta. Il riferimento ai « limiti allo svolgimento di attività lucrative » risulta opportuno sol che si consideri che, in attuazione dell'articolo 1, comma 2, lettera c) , della delega di cui alla citata legge n. 106 del 2016, è stato adottato il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante la revisione della disciplina in materia di impresa sociale. La lettera della disposizione, riferita ai « limiti », lascia intendere come venga conservata l'attuale identificazione codicistica di associazioni e fondazioni come enti privi di scopo di lucro, per i quali continua ad operare il vincolo della non distribuzione degli utili. Si riconosce tuttavia come possibile lo « svolgimento di attività lucrative », onde disciplinare un fenomeno socialmente piuttosto diffuso, ma attualmente rimesso a regolamentazione soltanto per via giurisprudenziale. Le procedure di liquidazione degli enti risentono di una disciplina, che, pur interessata dalle modifiche apportate al codice civile dal citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 2000, continua ad essere dettata dagli articoli da 11 a 21 delle disposizioni per l'attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, per molti versi sovrabbondanti, non coerenti con l'evoluzione dell'ordinamento (come dimostra il rinvio di cui all'articolo 16 delle suddette disposizioni per l'attuazione del codice civile agli articoli del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267) e forieri di incertezze giurisprudenziali, come fatto palese da numerosi precedenti in tema di differenze di disciplina applicabile, rispettivamente, alle associazioni riconosciute e a quelle non riconosciute. Analogamente è a dirsi per la disciplina della devoluzione dei beni, che involge anche i profili del controllo pubblico sulla liquidazione delle fondazioni. Un ulteriore criterio di delega riguarda la stipulazione di accordi tra nubendi, coniugi nonché parti di una programmata o costituita unione civile, volti a regolamentare i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell'eventuale crisi del rapporto, nonché i criteri per l'indirizzo della vita familiare e per l'educazione dei figli, salvaguardando comunque le norme imperative, i diritti fondamentali della persona umana, l'ordine pubblico e il buon costume. Attraverso la stipulazione di tali accordi si intende ampliare pertanto il contenuto delle convenzioni matrimoniali già disciplinate dal codice civile.