[resaula]

la legislazione italiana non prevede il concetto di "femminicidio", inteso come uccisione di una donna per questioni di genere, in quanto non è ancora stata riconosciuta una specifica tipologia di omicidio, in cui l'appartenenza al genere femminile della vittima sia la causa essenziale dell'omicidio stesso. Gli stessi dati a disposizione, quindi, si riferiscono alla totalità degli omicidi in cui le vittime sono donne, indipendentemente dal movente; sul piano del diritto interno, nel solco tracciato dalla ratifica della Convenzione di Istanbul, il Governo ha introdotto nel nostro ordinamento, nel corso della XVII Legislatura, tutta una serie di misure di carattere sia preventivo che repressivo, nei settori del diritto penale sostanziale e processuale, volte a contrastare la violenza contro le donne in tutte le sue manifestazioni. In particolare, con l'approvazione del decreto-legge 14 agosto 2013 n. 93 (cosiddetto "anti-femminicidio") convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, è stata introdotta un'aggravante comune (cosiddetta "violenza assistita) per i delitti contro la vita e l'incolumità individuale, contro la libertà personale, nonché per i maltrattamenti in famiglia, da applicare se i fatti sono commessi in danno o in presenza di minori e, soprattutto, ai casi in cui è vittima la madre; è stato modificato il regime di procedibilità per il reato di atti persecutori (cosiddetto stalking ), ricomprendendo tale delitto tra quelli per i quali è possibile disporre intercettazioni; si è prevista la misura di prevenzione dell'ammonimento del questore, anche per condotte di violenza domestica; sono stati introdotti obblighi puntuali di comunicazione da parte dell'autorità giudiziaria e della polizia giudiziaria alla persona offesa dai reati di stalking e maltrattamenti in ambito familiare, nonché modalità protette di assunzione della prova e della testimonianza di minori e di adulti particolarmente vulnerabili; si è assicurata assoluta priorità nella formazione dei ruoli d'udienza ai procedimenti in materia di reati di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e stalking ; è stata estesa, anche in deroga ai limiti di reddito, l'ammissione al gratuito patrocinio alle vittime dei reati di atti persecutori, maltrattamenti in famiglia e mutilazioni genitali femminili; si è inteso riconoscere agli stranieri vittime di violenza domestica la possibilità di ottenere uno specifico permesso di soggiorno; il medesimo decreto-legge n. 93 del 2013 ha disposto, altresì, l'adozione di un "Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere", finalizzato, in particolare: a rafforzare la consapevolezza degli uomini e dei ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne e nella soluzione dei conflitti nei rapporti interpersonali; a sensibilizzare gli operatori dei settori dei media media per la realizzazione di una comunicazione, anche commerciale, rispettosa della rappresentazione di genere e, in particolare, della figura femminile; a promuovere un'adeguata formazione del personale scolastico e, nell'ambito della programmazione didattica delle scuole di ogni ordine e grado, la sensibilizzazione e la formazione degli studenti, anche attraverso un'adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo; a potenziare le forme e i servizi di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli, attraverso modalità omogenee di rafforzamento della rete dei servizi territoriali e dei centri antiviolenza; ad accrescere la protezione delle vittime attraverso il rafforzamento della collaborazione tra le istituzioni coinvolte; a promuovere l'attivazione di azioni di recupero dei soggetti responsabili di atti di violenza nelle relazioni affettive, al fine di favorirne il recupero e di limitare i casi di recidiva; a prevedere una raccolta strutturata e periodicamente aggiornata, con cadenza almeno annuale, dei dati del fenomeno, ivi compreso il censimento dei centri antiviolenza; a definire un sistema strutturato di governance tra tutti i livelli di governo, basato sulle diverse esperienze e sulle buone pratiche già realizzate nelle reti locali e sul territorio; al fine di dare attuazione, nell'ambito del Piano antiviolenza, al potenziamento delle forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli, attraverso la rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza, il decreto-legge n. 93 del 2013 ha introdotto un apposito finanziamento, mediante un incremento del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2013, 7 milioni di euro per l'anno 2014 e 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2015; con successive leggi di bilancio per gli anni 2017 e 2018 (leggi n. 232 del 2016 e n. 205 del 2017), il medesimo fondo ha subito un ulteriore finanziamento, pari all'incirca a 49 milioni di euro nel 2016 e 45 milioni di euro nel 2017. Il Piano è stato adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 luglio 2015 e, avendo durata biennale, è giunto a scadenza nel luglio del 2017; ulteriori e importanti misure di carattere preventivo sono state, altresì, introdotte dal decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80, che ha previsto, oltre a un indennizzo, la concessione di un congedo retribuito di tre mesi per le lavoratrici dipendenti e per le lavoratrici titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa vittime di violenza di genere; dalla legge europea 2015-2016 (legge 7 luglio 2016, n. 122), con cui il legislatore ha riconosciuto il diritto all'indennizzo alle vittime dei reati intenzionali violenti, tra cui l'omicidio commesso dal coniuge o da persona che è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, nonché la violenza sessuale (salvo che ricorra la circostanza attenuante della minore gravità); dalla legge 17 ottobre 2017 n. 161, di riforma del Codice antimafia, la quale ha previsto che agli indiziati di stalking possano essere applicate nuove misure di prevenzione e che, con il consenso dell'interessato, anche allo stalker possa essere applicato il cosiddetto braccialetto elettronico, una volta che ne sia stata accertata la disponibilità; infine, l'articolo 1 della legge 4 dicembre 2017, n. 172, di conversione del decreto-legge n. 148 del 2017, ha escluso che il delitto di atti persecutori (cosiddetto stalking ) possa essere estinto a seguito di condotte riparatorie, come in precedenza previsto dall'articolo 162- ter del codice penale; infine, con l'approvazione della legge n. 4 del 2018, si è inteso rafforzare le tutele per i figli rimasti orfani a seguito di crimini domestici e aumentare la pena in caso di omicidio aggravato dalle relazioni personali, di cui all'articolo 577 del codice penale, prevedendo l'ergastolo in caso di attualità del legame personale;