[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 2, del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 273 (Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 449, recante norme per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario al nuovo processo penale ed a quello a carico degli imputati minorenni), come modificato dall'art. 24-ter del decreto-legge 24 novembre 2000, n. 341 (Disposizioni urgenti per l'efficacia e l'efficienza dell'Amministrazione della giustizia), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 19 gennaio 2001, n. 4, nonché dall'art. 52, comma 44, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), promosso dal Tribunale ordinario di Firenze nel procedimento vertente tra G.P. e il Ministero della giustizia, con ordinanza del 3 marzo 2014, iscritta al n. 167 del registro ordinanze 2014 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 43, prima serie speciale, dell'anno 2014. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'11 febbraio 2015 il Giudice relatore Paolo Grossi. Ritenuto che, con ordinanza del 3 marzo 2014, il Tribunale ordinario di Firenze solleva, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 2, del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 273 (Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 449, recante norme per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario al nuovo processo penale ed a quello a carico degli imputati minorenni), come modificato, dapprima, dall'art. 24-ter del decreto-legge 24 novembre 2000, n. 341 (Disposizioni urgenti per l'efficacia e l'efficienza dell'Amministrazione della giustizia), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 19 gennaio 2001, n. 4, e, successivamente, dall'art. 52, comma 44, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002); che il giudice a quo premette di essere stato investito dell'opposizione proposta da un vice procuratore onorario avverso un'ingiunzione di pagamento notificatagli dal direttore amministrativo della Procura della Repubblica di Prato, con la quale si richiedeva la restituzione di quanto indebitamente corrisposto per lo svolgimento, negli anni 2005 e 2006, di attività diverse dalla partecipazione alle udienze, tutte comunque svolte nell'ambito della delega ai sensi di cui all'art. 50 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468); che, secondo l'opponente, la richiesta dell'amministrazione si fondava sull'interpretazione data dalla circolare della Direzione generale della giustizia civile del Ministero della giustizia, secondo cui la nuova disciplina introdotta dall'art. 3-bis del decreto-legge 2 ottobre 2008, n. 151 (Misure urgenti in materia di prevenzione e accertamento di reati, di contrasto alla criminalità organizzata e all'immigrazione clandestina), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 28 novembre 2008, n. 186, modificativa dell'art. 4 denunciato, non prevedendo alcuna disposizione transitoria relativa ad indennità per le attività svolte dal vice procuratore onorario fuori udienza prima della entrata in vigore della novella, ne escludeva il diritto per gli anni 2005 e 2006; che, a giudizio dell'opponente, la normativa in questione, per non incorrere in un vizio di legittimità costituzionale, andava, invece, interpretata in senso opposto, in riferimento anche ad attività di preparazione dell'udienza, dovendosi, diversamente, annullare, per errore essenziale, il contratto d'opera professionale intercorso con l'amministrazione, con eventuale rimessione degli atti alla Corte costituzionale per la dichiarazione di illegittimità della disposizione all'esame; che il Ministero convenuto resisteva all'opposizione, in particolare ricostruendo le ragioni poste a fondamento della scelta legislativa operata nel 2008 in tema di attività delegabili al vice procuratore onorario e di relativo assoggettamento ad indennità («attraverso una valutazione di nuovi elementi quali l'aumento negli ultimi anni del carico di lavoro dei magistrati onorari»), escludendo la possibilità di assegnare alla norma censurata una interpretazione estensiva ed osservando che «la portata innovatrice dell'art. 3 bis l. 186/2008 verrebbe vanificata se si attribuisse alla normativa previgente, attraverso un'opera ermeneutica, la stessa portata che la riforma ha riconosciuto solo nel 2008» ed eccependo la nullità della domanda di annullamento del contratto per «indeterminatezza della stessa»; che il giudice rimettente, escludendo di poter intendere la nozione di "udienza" nel senso più lato di "seduta", reputa la questione non manifestamente infondata, apparendogli non conforme al principio di ragionevolezza «ritenere che al VPO spetti una indennità solo per alcune delle attività delegategli - e che ovviamente non può rifiutarsi di prestare - ed affermare che per le altre non gli spetti alcunché»; che, d'altra parte, l'assunto del Ministero - secondo il quale le scelte legislative sarebbero ancorate all'obbligo di copertura di cui all'art. 81 Cost. e si fonderebbero su valutazioni insindacabilmente discrezionali - costituirebbe un'obiezione non concludente, posto che la discrezionalità legislativa non potrebbe «non tener conto del principio di uguaglianza»; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, in subordine, manifestamente infondata; che la questione sarebbe inammissibile perché il giudice a quo, da un lato, non indicherebbe, in alcun modo, quali situazioni mettere a confronto ai fini del riconoscimento della lamentata irragionevolezza, né solleverebbe questione in ordine all'efficacia temporale della nuova normativa né, d'altro canto, preciserebbe il petitum, rimettendo alla Corte il compito di scegliere il relativo intervento, con la conseguenza che un'eventuale pronuncia additiva di accoglimento avrebbe un contenuto non costituzionalmente vincolato, con correlativa invasione della sfera di discrezionalità riservata al legislatore;