[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 21, comma 15, della legge della Regione Lazio 28 dicembre 2018, n. 13 (Legge di Stabilità regionale 2019), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 27 febbraio-1° marzo 2019, depositato in cancelleria l'8 marzo 2019, iscritto al n. 40 del registro ricorsi 2019 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto di costituzione della Regione Lazio; udito nell'udienza pubblica del 22 settembre 2020 il Giudice relatore Mario Rosario Morelli; uditi l'avvocato dello Stato Sergio Fiorentino per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Rodolfo Murra per la Regione Lazio; deliberato nella camera di consiglio del 22 settembre 2020.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con il ricorso in epigrafe, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato, sospettandone l'illegittimità costituzionale, vari articoli della legge della Regione Lazio 28 dicembre 2018, n. 13 (Legge di Stabilità regionale 2019). L'impugnazione si rivolge, tra l'altro e per quel che qui rileva, alla disposizione di cui al comma 15 dell'art. 21 della predetta legge. La suddetta disposizione - con la quale «[d]opo l'art. 6 della legge regionale 9 luglio 1998, n. 27 (Disciplina regionale della gestione dei rifiuti) e successive modifiche, è inserito [l'] art. 6-bis (Stabilizzazione della filiera dei veicoli fuori uso e trattamento dei rifiuti metallici)», prevedente, al fine di evitare l'interruzione di tale trattamento, che «trov[i] applicazione l'articolo 15, comma 3, del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209 (Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso) per gli impianti che abbiano operato in virtù di autorizzazioni rilasciate dai soggetti attuatori [...]» - contrasterebbe, secondo l'Avvocatura dello Stato, con gli artt. 97 e 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. Ciò in quanto la denunciata norma regionale decontestualizzerebbe la disposizione di cui al richiamato comma 3 dell'art. 15 del d.lgs. n. 209 del 2003 (prevedente i soli requisiti relativi alla localizzazione dell'impianto) dal quadro normativo statale di riferimento, nel contesto del quale il meccanismo di deroga autorizzatoria, di che trattasi, richiede altresì (ciò che si presuppone che la Regione ora non più richieda) che la domanda di autorizzazione sia corredata da un progetto di adeguamento dell'impianto e da un piano di ripristino ambientale dell'area utilizzata dopo la chiusura dell'impianto, e prescrive inoltre particolari termini e modalità del procedimento per la sua valutazione (commi 1 e 2 del medesimo art. 15); dal che, appunto, il lamentato vulnus, arrecato dalla disposizione regionale in esame, alla competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente, al cui esercizio si riconduce il citato d.lgs. n. 209 del 2003. Con il prevedere che il sistema autorizzatorio ivi disciplinato possa essere esteso, oltre che ai soggetti esercenti l'impianto, ai «loro aventi causa e subentranti», l'introdotto art. 6-bis della legge reg. Lazio n. 27 del 1998 avrebbe poi ulteriormente violato la norma statale interposta e dunque l'art. 97 Cost. 2.- La Regione Lazio, costituitasi, sostiene che l'espresso richiamo, nella disposizione impugnata, del (solo) comma 3 dell'art. 15 del d.lgs. n. 209 del 2003, non esclude l'applicazione integrale della suddetta normativa statale sui presupposti e sull'iter autorizzativo per l'adeguamento degli impianti di autodemolizione. Ed aggiunge che la locuzione «e per i loro aventi causa e subentranti» sarebbe «volta a ricomprendere l'eventualità di modifiche intercorse nel tempo in merito alla titolarità dei soggetti esercenti l'impianto e che i requisiti soggettivi dei titolari sono comunque oggetto di un procedimento dell'Autorità competente al rilascio dell'autorizzazione stessa».1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso di cui si è in narrativa detto, impugna la legge della Regione Lazio 28 dicembre 2018, n. 13 (Legge di Stabilità regionale 2019), per sospetta illegittimità costituzionale di varie sue disposizioni, tra le quali viene, in particolare, qui in esame la disposizione di cui al comma 15 dell'art. 21. La decisione delle altre questioni, proposte con lo stesso ricorso, è riservata a separate pronunzie. 2.- La disposizione censurata, nel modificare la precedente legge regionale 9 luglio 1998, n. 27 (Disciplina regionale della gestione dei rifiuti), vi inserisce l'articolo 6-bis, rubricato «Stabilizzazione della filiera dei veicoli fuori uso e trattamento dei rifiuti metallici». 2.1.- Secondo il ricorrente, detta disposizione violerebbe, in primo luogo, l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, ponendosi, sotto più profili in contrasto con la disciplina transitoria di cui all'art. 15 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209 (Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso), evocato come parametro interposto ed «espressione della competenza esclusiva dello Stato, in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema». 2.1.1.- Il d.lgs. n. 209 del 2003 - ricorda, infatti, in premessa, l'Avvocatura generale dello Stato - subordina lo svolgimento dell'attività di autodemolizione ad un complesso di prescrizioni (specificamente indicate nell'Allegato I, richiamato dall'art. 6) che attengono, sia alla localizzazione degli impianti, sia alle modalità di svolgimento di detta attività. In questo contesto normativo - sottolinea ancora l'Avvocatura dello Stato - il richiamato art. 15: - al suo comma 1, detta una disciplina "transitoria" per l'adeguamento dei centri di raccolta o degli impianti «in esercizio» alla data di entrata in vigore del decreto stesso, obbligando i rispettivi titolari a «presenta[re] alla regione competente per territorio domanda di autorizzazione corredata da un progetto di adeguamento dell'impianto alle prescrizioni del [medesimo] decreto», oltre che da «un piano per il ripristino ambientale dell'area utilizzata da attuare alla chiusura dello stesso impianto»; - al comma 2, stabilisce, poi, precisi termini e modalità per la conclusione del procedimento, «in merito al progetto di adeguamento», da parte della Regione; - al comma 3, disciplina, invece, l'ipotesi del mancato rispetto dei «requisiti relativi alla localizzazione» da parte di titolari di impianti autorizzati in via ordinatoria e prevede che la Regione (o il Comune a ciò delegato: