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Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, lei è qui a riferire all'Aula in merito al rischio di una procedura di infrazione per il nostro Paese e per il nostro Governo. Da ormai molti mesi la maggioranza e i Ministri sono impegnati in un duro braccio di ferro con l'Unione europea. Sia ben chiaro che anche noi riteniamo che l'attuale configurazione dell'Unione europea abbia moltissimo da farsi perdonare. Negli ultimi anni, gli euroburocrati di Bruxelles sono stati responsabili di una insensata politica di austerity che ha depresso il nostro PIL, ha fatto perdere produzione industriale e ha reso meno competitive le nostre aziende. L'Europa ha mostrato totale indifferenza rispetto al problema gigantesco dell'immigrazione clandestina, si è disinteressata assolutamente degli effetti della globalizzazione, della perdita di potere d'acquisto delle nostre famiglie, della sofferenza di interi ceti sociali. Potremmo parlare anche in questa sede dello spread e della sua capacità di riflettere esattamente e correttamente lo stato di salute di un'economia, ma il tempo è poco. Vede, signor Ministro, se la guerra che voi avete intentato all'Unione europea fosse costruita intorno al programma che il centrodestra ha presentato alle elezioni, noi saremmo al vostro fianco in questa battaglia. Se voi aveste presentato alla Commissione europea un testo che prevedesse il taglio forte e deciso delle tasse nei confronti dei cittadini, delle imprese e delle famiglie, noi saremmo al vostro fianco. Se in questa manovra ci fosse una traccia della flat tax , se in questa manovra ci fosse un'ombra almeno di quegli investimenti ad alto moltiplicatore, ad alto valore aggiunto di cui ha parlato molto spesso il ministro Toninelli, noi saremmo al vostro fianco. Il problema è che di tutto questo non c'è assolutamente nulla, Ministro. Questa manovra, purtroppo, duole dirlo, è concentrata su una sola esigenza primaria, direi assorbente rispetto a tutte le altre esigenze: quella di garantire dieci miliardi di spesa corrente al MoVimento 5 Stelle, fatto in debito per pagare la promessa elettorale del reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo FdI) . Altro non c'è in questa manovra. È tutto qua, purtroppo, il senso della manovra finanziaria e dello scontro che abbiamo con Bruxelles. Come questo possa stimolare la crescita per noi rimane assolutamente un mistero. Certo che questo ha consentito al ministro Di Maio di andare sul balcone di Palazzo Chigi ad annunciare - beato lui e poveri noi - la fine della povertà, ha consentito ad un Ministro della Repubblica di annunciare la stampa di cinque, forse sei milioni di tessere prepagate da distribuire in vigilia di campagna elettorale (anche questa è una scena che questo Paese forse non meritava) e molte altre occasioni di propaganda. Adesso, Ministro, lei e altri autorevoli esponenti del Governo comunicate che la rigidità rispetto al deficit fissato al 2,4 per cento non è più tale. Qualcuno dice che si tratta di numerini. Ebbene proprio numerini non sono. Lei lo sa meglio di me, Ministro, che un decimo di PIL vale 1,7 miliardi e due decimi sono 3,4 miliardi, che rischiano di avere effetti anche sulla credibilità della crescita del PIL che voi avete messo nero su bianco nel documento economico e rendono questi numeri ancora meno credibili di quanto già non siano. Vede, Presidente, in questi giorni abbiamo ascoltato molti interventi. La cosa che più ha destato scalpore riguarda una trasmissione televisiva di cui si è molto parlato in questi giorni e che ha riguardato le attività familiari di un Ministro, di cui a me però personalmente non interessa assolutamente nulla perché penso che la politica si debba fare su altri piani e che si possa salire sul ring della politica e battersi anche forte, ma rispettando alcune regole di civiltà. Ma questo, del resto, è il precipitato di iniziative politiche che hanno delle responsabilità molto precise. A parte questo, quello che mi ha molto colpito di quella indagine giornalistica, signor Ministro, è la registrazione precisa della pervasività del lavoro nero nel nostro Paese e ho pensato che quel lavoratore oggi sarebbe sicuramente un percettore di reddito di cittadinanza e che, come lui, molte persone che magari al Sud hanno un piccolo impiego con contratti part time o di apprendistato rinunceranno a lavorare per ottenere il reddito di cittadinanza. Ho pensato che molte persone rinunceranno a cercare un lavoro per ottenere il reddito di cittadinanza e è triste quel Paese che incentra una battaglia 18 contro 1 soltanto per questo motivo. Alla fine voi ci portate a discutere di una manovra finanziaria che ha due grandi poli di riferimento: quota 100 e reddito di cittadinanza. Qui abbiamo la rappresentazione di un Paese in cui c'è un pezzo di Paese che non vede l'ora, legittimamente, di smettere di lavorare e un pezzo di Paese di cinque-sei milioni di persone che non vuole nemmeno iniziare a lavorare. In mezzo, però, c'è il Paese reale, di cui questa manovra non parla, di cui non si occupa più nessuno, i ceti produttivi, le persone che si alzano presto la mattina per andare a lavorare, gli operai, gli impiegati, gli agricoltori. Tutto questo mondo è completamente dissolto perché si parla soltanto di interventi assistenziali e improduttivi, certamente molto efficaci dal punto di vista elettorale, ma la domanda è se siano efficaci anche per la tenuta internazionale di questo Paese. Noi abbiamo molti dubbi. Avete privilegiato la politica dell'assistenza del bisogno e avete completamente dimenticato la politica del merito. Ci sono 100.000 giovani che ogni anno lasciano questo Paese e che non vogliono il vostro reddito di cittadinanza, non vogliono l'elemosina di Stato, non vogliono il metadone di Stato, ma vogliono un Governo che consenta loro di dimostrare che i sacrifici che hanno fatto valevano qualcosa, vogliono la dignità che nasce dal lavoro e in questa manovra finanziaria purtroppo di questo non c'è traccia. C'è molto che riguarda la distribuzione del reddito, ma non c'è nulla rispetto a chi il reddito lo deve creare creando ricchezza. C'è molto legato a domani, a dopodomani o al 28 maggio, ma nulla rispetto a quello che potrà accadere dopo. Lei, signor Ministro, a cui riconosciamo serietà, sicuramente sente su di sé le responsabilità che derivano da fatti molto precisi e molto inquietanti: il fallimento della gara dei buoni poliennali del tesoro, il rallentamento dell'economia, il rallentamento dei consumi, il rallentamento dell'economia internazionale. Le chiedo se onestamente lei pensa che quanto ci è venuto a raccontare oggi sia la soluzione per questo Paese. Io ritengo proprio di no. Signor Ministro, lei ha l'incarico da parte della sua maggioranza, ma anche del Parlamento e di tutto il Paese, di andare a Bruxelles non per chiedere per l'Italia una deroga, la possibilità di farla franca, ma semplicemente lo stesso trattamento che ricevono tutti gli altri Stati, la stessa dignità, la stessa responsabilità. Se lei farà questo, ancora una volta, come sempre, noi saremo al fianco dell'Italia, del Paese, della Nazione, se viceversa farà quanto purtroppo temiamo faccia, ci troverà coerentemente ancora una volta all'opposizione. (Applausi dal Gruppo FdI) .