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Modifiche alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, recante norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero. Onorevoli Senatori. – Nel 2001, dopo oltre 46 anni di dibattito parlamentare e la presentazione di 143 disegni di legge ordinari e costituzionali, è stata approvata la legge 27 dicembre 2001 n. 459, che ha introdotto nel nostro ordinamento l'opzione per i cittadini italiani con residenza fuori dei confini nazionali di esercitare il diritto di voto o direttamente dal Paese di residenza, con il meccanismo del voto per corrispondenza, oppure presso il comune italiano di iscrizione anagrafica. La legge n. 459 del 2001 ha rappresentato una conquista attesa da tutti i cittadini italiani residenti all'estero e più in generale un passaggio fondamentale per la nostra democrazia. Essa ha sostanzialmente risposto al dettato costituzionale di dare effettività al diritto di voto dei cittadini elettori residenti all'estero e di assicurare una loro peculiare rappresentanza nel Parlamento nazionale. Nell'arco di applicazione della normativa, vale a dire dal 2006 al 2018, non sono mancate, tuttavia, alcune problematiche che la rendono meritevole di taluni aggiustamenti, necessari per eliminare carenze emerse nel delicato passaggio dal disposto normativo alla prassi. Fra queste, la formazione delle liste elettorali è risultato un punto di rilievo nell'ambito delle riflessioni sull'efficacia delle norme della legge. Un sistema elettorale si può definire certo e democratico solo nel caso in cui risulti chiara e immediata l'individuazione del corpo elettorale. In tale ambito, il combinato disposto dagli articoli 5 della legge n. 459 del 2001 e 5 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2003, n. 104, stabilisce che l'elenco aggiornato dei cittadini italiani residenti all'estero è realizzato tramite confronto in via informatica dei dati contenuti nelle anagrafi degli italiani residenti all'estero (AIRE) con quelli degli schedari consolari. Tale operazione è stata svolta dai Ministeri dell'interno e degli affari esteri con il fine di formare l'elenco degli elettori residenti all'estero, suddiviso per ripartizione geografica. In altre parole, coloro che compaiono in entrambi gli elenchi sono stati inseriti nell'elenco aggiornato e, se aventi i requisiti di legge, sono diventati elettori. Nella prassi è sorta, da subito, una questione problematica relativa ai nominativi dei cittadini che comparivano soltanto negli schedari consolari e di quelli che comparivano soltanto nell'AIRE. È noto, infatti, che a livello mondiale gli schedari consolari hanno sempre registrato un numero più elevato di cittadini rispetto all'AIRE, anche se questa relazione cambia a seconda dei contesti geografici. Il disallineamento dei dati è dovuto in primis alla presenza diffusa di errori di iscrizione, che hanno rappresentato la difficoltà principale per la formazione delle liste elettorali. A seguire, l'altra fonte di disallineamento dei dati è la presenza di cittadini registrati più volte o non cancellati sia negli schedari consolari sia e soprattutto in quelli dell'AIRE. Tale disallineamento è stato risolto in pratica con la scelta di inviare comunque, nel rispetto della normativa vigente, le schede elettorali a tutti i cittadini inseriti nell'elenco unico aggiornato. La soluzione adottata, pur con le sue contraddizioni, è motivata da un fondamento di garanzia per ciascun elettore e tuttavia non attenua l'esigenza di un più costante e incisivo intervento volto a ridurre ulteriormente e a ricondurre in limiti fisiologici la forbice esistente tra le due banche dati. Non sono stati pochi coloro che, per superare i limiti emersi nella formazione dell'elenco degli elettori e per rafforzare il controllo personale sul percorso e la regolare ricezione del plico elettorale, hanno pensato che si sarebbe potuto invertire l'onere dell'opzione di voto prevista all'articolo 1 della legge n. 459 del 2001, nel senso di subordinare l'ammissione dell'elettore al voto per corrispondenza ad una sua esplicita e formale manifestazione di volontà. Tale modalità è stata anche concretamente sperimentata in occasione dell'ultimo rinnovo dei Comitati degli italiani all'estero (Com. It. Es.), avvenuto nel 2016, ma ha visto una partecipazione degli elettori molto bassa, che ne sconsiglia una replica, soprattutto quando si tratti di consultazioni che hanno una ripercussione diretta sugli equilibri politici e istituzionali del Paese, quali sono quelle politiche e referendarie. Per le stesse ragioni, legate alla necessità di non abbassare i livelli di partecipazione sotto i limiti fisiologici di una reale espressione di democrazia, si esclude la possibilità di far votare gli elettori direttamente nei seggi, che per lo specifico contesto della circoscrizione Estero e le difficoltà logistiche che ne deriverebbero costituirebbe un oggettivo e pesante disincentivo per la maggioranza degli elettori. Le condizioni di congestione e di deprivazione di personale, nelle quali si trovano i nostri consolati, sono un ulteriore motivo per escludere decisamente questa scelta. Alla luce di questa esperienza, dunque, con il presente disegno di legge si pensa di raggiungere maggiore certezza riguardo all'elenco degli aventi diritto rilanciando una campagna di verifica dei dati in dialogo diretto con gli elettori, costituendo appositi uffici elettorali presso i consolati con il compito di aggiornare sistematicamente gli elenchi e rendendo più fluida la trasmissione dei dati degli aventi diritto agli uffici preposti del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e del Ministero dell'interno. Un adeguamento alle diffuse sensibilità per la parità di genere e una maggiore coerenza con la natura della circoscrizione Estero delle opzioni riguardanti l'elettorato passivo toccano l'altro tema, non meno delicato, della formazione delle liste. Si fa riferimento al fatto che nella normativa di cui alla legge n. 459 del 2001 nulla si prevede riguardo al rispetto della parità di genere, ormai ampiamente riconosciuta nel sistema elettorale italiano, e che in tema di elettorato passivo la legge 3 novembre 2017, n. 165, che ha modificato il sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, ha inaspettatamente introdotto la possibilità per i cittadini residenti in Italia di candidarsi in una delle ripartizioni della circoscrizione Estero, intaccando il principio dell'esclusività della rappresentanza dei cittadini residenti all'estero. Su questo ultimo aspetto, anzi, per evitare aggiramenti dei ripristinati criteri previsti dalla legge n. 459 del 2001, si fissa un periodo minimo di permanenza all'estero come presupposto per l'esercizio dell'elettorato passivo. Questo disegno di legge, dunque, innova in materia di parità di genere ed elimina una scelta vissuta dalle nostre comunità all'estero come un vulnus , rafforzando le garanzie originarie.