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Disposizioni in materia di lavoro domestico. Onorevoli Senatori . – Parliamo spesso del lavoro domestico ponendo attenzione alle norme che lo disciplinano, ma raramente ci soffermiamo a riflettere sul reale impatto economico e sociale di questo settore nel bilancio familiare. Eppure si tratta di un fattore che modifica abitudini e tradizioni nella famiglia e nell'interazione tra datori e lavoratori. Un fattore che lega in modo profondissimo anziani, persone disabili, malati cronici, ma anche malati che in determinate circostanze non sono, sia pure temporalmente, autonomi e hanno bisogno di un aiuto. A volte può essere sufficiente un caregiver familiare, altre volte invece è indispensabile ricorrere ad una figura professionale come quella di un lavoratore domestico nella pluralità delle sue funzioni e dei modelli organizzativi attuali. Tale è la necessità di questa figura professionale che neppure le pesanti difficoltà economiche che una famiglia attraversa permettono di farne a meno. Dal punto di vista economico, infatti, se da un lato la crisi non ha avuto ricadute sulla richiesta di colf e badanti, dall'altro ha inciso sensibilmente sulle risorse economiche di cui dispone il datore di lavoro domestico. Per far fronte alle spese di colf e badanti, il datore ricorre ai propri risparmi, limita le ore dei collaboratori, si attiene ai minimi retributivi contrattuali e spesso adotta vie informali. Questa informalità influenza tutti gli aspetti del lavoro domestico, dalla ricerca del personale alla gestione stessa del rapporto di lavoro. Altro aspetto importante in questa relazione tra datore di lavoro domestico e lavoratore domestico, spesso trascurato da molti decisori politici, è il ruolo di agenti di integrazione sociale svolto dagli stessi. In questi tempi in cui si riflette sull'integrazione sociale e sull'accoglienza di persone con nazionalità differenti, ci si dimentica che le famiglie italiane svolgono questa funzione da generazioni. Nel 2016, ad esempio, risultava che il 91 per cento dei lavoratori assunti a tempo pieno, con convivenza, ha origine straniera. Dal punto di vista sociale le conseguenze sono notevoli, così come le ricadute sul nucleo familiare. Il contatto con persone di nazionalità diversa comporta uno scambio culturale e la condivisione di usi e costumi non sempre facile. Spesso i datori di lavoro soffrono per la condivisione forzata dei propri spazi; né va trascurata, per gli uni e per gli altri, la difficoltà dovuta alla differenza della lingua. Per supplire alla mancanza di adeguate politiche sociali e socio-assistenziali, le famiglie hanno trovato soluzioni autonome al problema della cura familiare, cimentandosi però con molteplici difficoltà. Prima tra tutte la trasformazione della casa da luogo privato a luogo di lavoro. La questione è anzitutto culturale e poi contrattuale. Il CCNL sulla disciplina del lavoro domestico, nella sua semplicità e brevità, è un buono strumento di orientamento, ma da solo non può risolvere le difficoltà del settore né tanto meno analizzarle. Per sciogliere le complessità che coinvolgono le famiglie è necessario un approfondimento mirato che consenta di ragionare sull'intreccio tra tempi di vita, spazi e relazioni che definiscono l'esperienza domestica, le dinamiche occupazionali, le criticità e le esigenze della famiglia. Aspetti che aiutano a far luce sul punto di vista dei datori di lavoro e che aiutano a comprendere il fenomeno attuale: individuare i trend e decifrare le problematiche del settore dei servizi alle famiglie può rivelarsi una chiave importante per anticipare ed indirizzare gli sviluppi futuri. Le principali criticità Lavoratori e datori di lavoro possono vivere situazioni di difficoltà, amplificate dalla mancanza di istituzionalizzazione del settore. È evidente come entrambe le parti in gioco vivano situazioni di difficoltà, dovute principalmente alla situazione di necessità ed emergenzialità in cui si trovano a dover gestire relazioni personali in un contesto del tutto particolare come quello domestico, molte volte in convivenza 24 ore su 24. Tra le difficoltà principali c'è per entrambi quelle legate alla comprensione linguistica e non mancano difficoltà legate alle diverse abitudini alimentari, soprattutto nel caso di lavoratori immigrati. Seguono le difficoltà contrattuali, in particolare sulla gestione del tempo libero e sul salario. Se dal lato del datore di lavoro si possono segnalare difficoltà nella gestione amministrativa, dovute solitamente alla mancanza di competenze specifiche (come ad esempio la gestione delle buste paga), anche per i lavoratori domestici le cose non sono facili, sia come mansioni che come orario di lavoro. Difficile anche fare chiarezza sul tema dei costi e benefici, specie se ci si concentra sul tema della gestione, dove oltre alla spesa effettiva per il lavoro (salario, vitto, alloggio, tasse e contributi), vanno considerati altri servizi, richieste extra , a cui si crede di ottemperare attraverso eventuali regalie. Le risorse economiche per assistenti familiari e collaboratori familiari Secondo una stima effettuata a partire dai dati INPS il lavoro domestico retribuito si aggira intorno ai 7 miliardi di euro, al netto della componente irregolare che si stima circa per il medesimo importo. Si tratta di una cifra spesa annualmente dalle famiglie, comprensiva di salario, TFR, tasse e contributi. Per il 70 per cento delle famiglie intervistate che hanno un rapporto di lavoro regolare, la spesa complessiva per il lavoro domestico rappresenta circa il 30 per cento del bilancio familiare complessivo. Per un quarto delle famiglie, la spesa supera il 30 per cento. In molti casi, oltre alla spesa per salario e imposte, vanno considerati altri costi aggiuntivi per servizi garantiti al lavoratore, come vitto e alloggio (per il 31,3 per cento, nel caso di convivenza) , ma anche mezzi di trasporto locale o utenze telefoniche o internet . Inoltre, quasi il 9 per cento ha dovuto sostenere lavori di adeguamento della casa per ospitare il lavoratore convivente. In alcuni casi il datore sostiene anche spese amministrative per la residenza del lavoratore o spese sanitarie. Il costo del lavoro domestico dipende molto dal livello di inquadramento e dalle ore lavorate che impattano sul pagamento dei contributi previdenziali. La precisazione è dovuta giacché spiega una delle variabili che incidono sul bilancio familiare. Una parte dei datori di lavoro hanno poche disponibilità economiche, ma, costretti dalle necessità, concordano con il lavoratore per un rapporto di lavoro ad un costo inferiore pur di avere assistenza; in alcuni casi i datori di lavoro, anziani o indigenti, sono supportati economicamente dai propri familiari per coprire le spese della casa e quelle quotidiane. Un sacrificio economico affrontato insieme per una persona anziana o malata a tutti cara. La maggior parte delle famiglie (69,3 per cento) sostiene che bisognerebbe poter scaricare di più la spesa per il lavoratore domestico, mentre il 26,7 per cento ritiene che comunque le detrazioni rappresentino un aiuto inconsistente. Solo il 3,9 per cento ritiene che la misura della detrazione sia adeguata. È evidente come, negli ultimi anni, la professione di lavoratore domestico e di datore di lavoro abbiano cambiato decisamente immagine e ruoli. Oggi il lavoro domestico è diventato una vera e propria necessità su cui molte famiglie fanno affidamento, rappresentando, in alcuni casi, la sola opportunità di assistenza alla persona.