[pronunce]

che, peraltro, per il giudice a quo, non ricorre (come invece eccepito dalla difesa dell'imputato) alcuna ipotesi di bis in idem per il fatto che il libro «Lo sbirro e lo Stato» riproduce anche un articolo già pubblicato nel 2004 sul quotidiano «Il Giornale» - in relazione al quale si era svolto altro procedimento penale, avanti al Tribunale di Milano, a carico del senatore Iannuzzi, per il reato di diffamazione col mezzo della stampa, e sul cui contenuto il Senato aveva deliberato l'insindacabilità delle opinioni espresse dall'autore; delibera da cui era conseguita la proposizione di altro conflitto di attribuzione, ammesso da questa Corte, ma poi dichiarato improcedibile per tardivo deposito dell'atto introduttivo notificato, con successivo proscioglimento, ad opera del GIP, del senatore dal reato ascrittogli -, giacché oggetto dell'attuale procedimento non sono le affermazioni contenute nell'articolo del 2004, ma quelle riportate nel libro del 2008, il contenuto del quale non si esaurisce nel precedente scritto; che, in conclusione, il giudice a quo (sospeso il processo) chiede che la Corte, «dichiari ammissibile il presente conflitto», «dichiari che non spettava al Senato della Repubblica la valutazione della condotta addebitabile al senatore Iannuzzi in quanto estranea alla previsione di cui all'art. 68 Cost.» e, di conseguenza, «annulli la delibera del Senato della Repubblica adottata il 3 agosto 2010». Considerato che, in questa fase del giudizio, la Corte è chiamata, a norma dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), a deliberare, senza contraddittorio, se il ricorso sia ammissibile in quanto vi sia la «materia di un conflitto la cui risoluzione spetti alla sua competenza», sussistendone i requisiti soggettivo ed oggettivo e restando impregiudicata ogni ulteriore questione, anche in punto di ammissibilità; che, sotto il profilo del requisito soggettivo, va riconosciuta la legittimazione del Giudice monocratico del Tribunale ordinario di Roma (quinta sezione penale) a promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, in quanto organo giurisdizionale, in posizione di indipendenza costituzionalmente garantita, competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartiene nell'esercizio delle funzioni attribuitegli; che, parimenti, deve essere riconosciuta la legittimazione del Senato della Repubblica (cui apparteneva l'imputato all'epoca dei fatti) ad essere parte del presente conflitto, quale organo competente a dichiarare in modo definitivo la propria volontà in ordine all'applicabilità dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; che, per quanto attiene al profilo oggettivo, il ricorrente lamenta la lesione della propria sfera di attribuzione, costituzionalmente garantita, in conseguenza di un esercizio ritenuto illegittimo, per inesistenza dei relativi presupposti, del potere spettante al Senato della Repubblica di dichiarare l'insindacabilità delle opinioni espresse da un membro di quel ramo del Parlamento ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; che, dunque, esiste la materia di un conflitto la cui risoluzione spetta alla competenza di questa Corte.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara ammissibile, ai sensi dell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato indicato in epigrafe, proposto dal Giudice monocratico della quinta sezione penale del Tribunale ordinario di Roma, nei confronti del Senato della Repubblica; dispone: a) che la cancelleria della Corte costituzionale dia immediata comunicazione della presente ordinanza al predetto giudice, che ha proposto il conflitto di attribuzione; b) che il ricorso e la presente ordinanza siano notificati, a cura del ricorrente, al Senato della Repubblica, in persona del suo Presidente, entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione di cui al punto a), per essere successivamente depositati, con la prova dell'avvenuta notifica, nella cancelleria di questa Corte entro il termine di trenta giorni previsto dall'art. 24, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 gennaio 2013. F.to: Franco GALLO, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 febbraio 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI