[ddlpres]

3) il trasferimento dei compiti di organizzazione della giurisdizione tributaria dal Ministero dell'economia e delle finanze, parte interessata nel contenzioso, alla Presidenza del Consiglio dei ministri, incardinando in quest'ultima il Consiglio della giustizia tributaria, senza che questo comporti una qualsiasi forma di dipendenza gerarchica, in primis nella nomina dei componenti. Il disegno di legge Il codice che qui si propone raccoglie l'intera legislazione in materia di giurisdizione tributaria. Nel far ciò esso si pone come primo elemento di un auspicato codice della legislazione tributaria; tale codice generale non è un atto di mera cosmesi legistica, formale, ma lo strumento primo, ineludibile e sostanziale, per porre il rapporto fra fisco e contribuente su un fondamento solido, che punti alla fonte del rapporto stesso: la legge, resa finalmente chiara, ordinata e accessibile. Il codice si articola in tre titoli, il primo dedicato all'organizzazione della giurisdizione e il secondo al processo, mentre il terzo contiene le disposizioni transitorie e finali. Il titolo I riprende, modificandolo ampiamente, il testo del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545. Il capo I definisce la struttura della giurisdizione tributaria. All'articolo 1 si definiscono gli organi della giurisdizione tributaria: il primo grado è rappresentato dai tribunali tributari (di seguito TT), che sostituiscono le commissioni tributarie provinciali; il secondo grado dalle corti d'appello tributarie (di seguito CAT), che rimpiazzano le commissioni tributarie regionali. Le tabelle allegate al codice riportano la ripartizione geografica dei giudici tributari di primo e secondo grado, con consistenti accorpamenti. In luogo dell'attuale schema che fa corrispondere alle province e alle regioni altrettante commissioni, si prevedono 40 TT, competenti anche per più province, e 14 CAT, competenti anche per più regioni, nella consapevolezza che i nuovi strumenti di comunicazione telematica rendono meno necessaria una diffusa presenza fisica di tali organi. Per particolari situazioni geografiche si prevede che essi possano adottare modalità organizzative tali da garantire almeno una parziale presenza in altre località del territorio di competenza. In luogo della previsione di appositi organi per le sole province autonome di Trento e Bolzano è inserita una più ampia e tutelante disposizione che impone a TT e CAT di tener conto, tanto nella loro composizione quanto nel loro funzionamento, dei diritti delle principali minoranze linguistiche, intendendosi per tali quelle parlanti una lingua che può essere utilizzata negli atti pubblici nazionali in alternativa alla lingua italiana e non semplicemente una lingua riconosciuta e tutelata. L'organico di TT e CAT (tabelle A e B) è stato stabilito in base ai dati medi dei ricorsi pervenuti alle commissioni provinciali nel periodo 2012-2017 e in base alla media dell'indice di propensione all'appello del periodo 2009-2016 (dati ricavati dalle statistiche sul contezioso tributario pubblicate dal Dipartimento delle finanze); ai dati dei ricorsi pervenuti è stata apportata una correzione per quelle province che hanno registrato per almeno 4 dei 6 anni considerati un numero di ricorsi per 1.000 abitanti superiori alla somma di media e deviazione standard , ritenendo tali situazioni patologiche. Si è presunta un'attività lavorativa di 200 giorni annui per giudice, per tener conto non solo di festività e ferie, ma anche di altri impegni, in primis la formazione; per i TT si è ipotizzata la trattazione di 4 ricorsi al giorno, da parte tanto della sezione mediazione quanto del tribunale. Le controversie soggette a mediazione sono state stimate al 95 per cento e il tasso di riuscita della mediazione al 50 per cento. Si è così ottenuto il numero di giudici giornalmente necessari. Per le CAT il numero di ricorsi trattati è stato ridotto a 3, supponendo una maggiore complessità delle cause, che possono richiedere, in qualche caso, due udienze. Si sono quindi individuate le province « stand alone », che raggiungono cioè il numero minimo necessario di giudici, stabilito in 4, tale da consentire di assegnare la causa a un giudice diverso da quello prima impegnato nella mediazione. Per le CAT sono state individuate le regioni « stand alone », sempre con un numero minimo di un collegio di 4 giudici. Le province non « stand alone » sono state raggruppate per prossimità geografica, procedendo all'aggregazione dapprima a coppie e poi in gruppi di maggiori dimensioni, fino a raggiungere il numero minimo di giudici, sempre rispettando i confini regionali; se, nonostante il raggruppamento, il numero di giudici necessari continuava a essere inferiore a 4, si è proceduto ad aggregare le province residue a quelle « stand alone ». Le regioni che non raggiungono il numero minimo sono state aggregate alla regione più prossima; un'unica eccezione è stata fatta per la Sardegna. Il terzo grado di giudizio resta assegnato alla Corte suprema di cassazione, per la quale ci si limita a prevedere un migliore e più mirato utilizzo di competenze in materia tributaria (articolo 113). L'articolo 2 regola la presidenza degli organi della giurisdizione tributaria (OGT). Sono state eliminate, in quanto inutili in un sistema basato su giudici professionali, le disposizioni sulla durata del mandato, sull'età e sulla «turnazione» dei presidenti previste dall'attuale articolo 2 del decreto legislativo n. 545 del 1992. Gli articoli 3 e 4 trattano della composizione degli OGT, prevedendo che essi si articolino in sezioni di 4 giudici ciascuna (compreso il presidente), se i giudici assegnati sono almeno 8. Viene regolata altresì la progressione di carriera, con i tempi minimi illustrati come segue. In casi di sezione unica il tempo minimo di passaggio dal grado di giudice (di TT o CAT) a quello di presidente è comunque di 8 anni, come previsto in caso di più sezioni. Con l'articolo 5 si introduce una sostanziale novità: il giudizio di primo grado avviene sempre ad opera di un giudice monocratico, mentre il giudizio di secondo grado è affidato sempre a un collegio di tre giudici, compreso il presidente. Si è voluto in questo modo dare maggiore sveltezza operativa al giudizio di primo grado, ritenendo che l'assenza di collegialità sia comunque compensata dalla maggiore professionalità dei giudici, attestata anche dai requisiti imposti per l'accesso (articolo 7), e maggiore solennità al rito di secondo grado che già oggi riguarda poco più di un terzo delle sentenze di primo grado e che si prevede debba vedere ridotto tale carico per effetto del nuovo istituto del filtro in appello, previsto dall'articolo 95. Regola le modalità di formazione dei collegi e del calendario delle udienze, tanto dei TT quanto delle CAT, e delle riunioni della sezione mediazione, di nuova istituzione (articolo 6); al riguardo viene intensificato il ritmo di lavoro prevedendo un minimo di due udienze settimanali (invece di una) e affiancando ad esse almeno due riunioni della sezione mediazione. Resta la possibilità dell'istituzione di sezioni specializzate. L'articolo 6 innova profondamente l'istituto della mediazione, prevedendo che ad occuparsi dei procedimenti sia un organo non giurisdizionale, denominato sezione mediazione, che opera tramite collegi di 3 membri: