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Il provvedimento stabilisce le misure per il completamento di piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali, nonché, per la Regione Sardegna, la possibilità di destinare ulteriori risorse, fino al limite di 9 milioni di euro, per specifiche situazioni occupazionali esistenti sul suo territorio con onere posto a carico del fondo sociale per l'occupazione e la formazione. Questo provvedimento rappresenta l'ultimo decreto-legge varato dal Governo precedente, il Governo Gentiloni Silveri, l'ultimo intervento approvato dai partiti che oggi sono all'opposizione e che erano al Governo prima del 4 marzo. Esso, di fatto, denuncia le gravi problematiche occupazionali conseguenti alle crisi di imprese strategiche per l'economia del Paese: ricordiamo, a titolo di esempio, l'ILVA di Taranto, l'AST di Terni, la Lucchini di Piombino e di Trieste; tutte realtà differenti ed, al contempo, colpite dalla crisi economico finanziaria che il Paese sta attraversando ma soprattutto dalla mancanza di una politica industriale lungimirante che tutelasse le eccellenze italiane e le difendesse dalla concorrenza sleale dei Paesi esteri. Lo voglio dire a chi ci ha preceduto, a chi dice già che questo Governo non sta facendo: penso che noi, in trenta giorni, abbiamo fatto più cose di altri in cinque anni! (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Nel caso specifico della Sardegna, poi, l'errore fatto a suo tempo è stato quello di tentare di estendere l'industrializzazione in modo non pianificato a differenti realtà territoriali dell'isola, senza un connubio serio abbinato al turismo, all'agricoltura e a tanti di quegli aspetti che oggi sarà possibile attuare perché anche nelle deleghe questo Governo ha avuto la lungimiranza di mettere insieme dei Ministeri importanti, nell'esempio anche di quanto accaduto nel Consiglio dei ministri di ieri sera, in modo tale che avremo la possibilità di dare a questa isola, come diceva prima il collega Solinas, una soluzione di continuità economica, sociale e un futuro per i giovani di quest'isola così importante. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Affinché i progetti di riconversione e riqualificazione industriale abbiano successo occorre puntare ad una seria politica industriale che non segua un modello preconfezionato o generalizzato, ma che guardi alla peculiarità e alla sostenibilità territoriale (dobbiamo scendere a livello dei territori). I dati - che sono circa 162 tavoli di crisi aziendali aperti presso il MISE e un tasso di disoccupazione nel 2017 molto alto - inducono a pensare che la riqualificazione industriale tout court non sempre sia la strada giusta per il recupero occupazionale, perché i processi sono lunghi, farraginosi e a volte inefficaci; ma intanto i lavoratori, soprattutto quelle delle industrie territoriali, restano senza lavoro, privi di copertura reddituale anche per colpa della riforma degli ammortizzatori sociali operata dal Governo di centrosinistra. Perché il precedente Governo - ed è bene ricordarlo in quest'Aula - per promuovere il jobs act ha introdotto la revisione della disciplina sugli ammortizzatori sociali, confinando la Cassa integrazione a strumento di sostegno in costanza di rapporto di lavoro, con esclusione per cessazione definitiva dell'attività aziendale e riducendone la durata. La modifica al decreto legislativo n. 148 del 2015, come è stato citato in precedenza, apportata nell'ultima legge di bilancio con il comma 133, riconosce la possibilità di proroga della Cassa integrazione. Si tratta di dodici mesi aggiuntivi in caso di riorganizzazione aziendale e di sei mesi per crisi, ma solo per gli anni 2018 e 2019, nel limite massimo di spesa di 100 milioni di euro e a condizione che si tratti di imprese di rilevanza strategica anche a livello regionale, però con un organico superiore alle 100 unità. Tali interventi evidenziano in modo chiaro come la Sinistra abbia avuto occhio solo per una certa tipologia di industria, non occupandosi di come garantire continuità di reddito, sussidi e garanzie di welfare ai disoccupati delle realtà più piccole, delle tante piccole e medie imprese. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Eppure le piccole e medie imprese costituiscono il tessuto economico del nostro Paese, rappresentano numericamente il 99 per cento del sistema produttivo, creando occupazione per il 65 per cento degli addetti. Bene hanno fatto a partecipare all'assemblea di Confartigianato i vice premier Matteo Salvini e Di Maio, perché ritengo sia stato un atto importante di rapporto, di dignità e soprattutto di colloquio con questi rappresentanti delle piccole e medie imprese, tessuto fondamentale del nostro Paese che noi vogliamo aiutare e non abbandonare. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Per questo noi crediamo fermamente nelle riforme che deve fare questo Governo: nella flat tax, in un regime di tassazione agevolato e semplificato che riduca in primis gli oneri derivanti dai vari adempimenti burocratici, nonché nella modifica sostanziale della inqualificabile legge Fornero (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) che ridia la giusta dignità ai lavoratori già in età pensionabile, a cui è stata di fatto tolta la possibilità di riposo. Secondo voi è corretto che un dipendente vada in pensione con 41 anni di contributi perché svolge un lavoro usurante e magari il datore di lavoro, che non ha svolto quella attività ma una ancora più usurante perché lavora dall'età di dieci anni, non vada ancora in pensione? Questo non è giusto, è completamente sbagliato e noi vogliamo riformare questi principi. Dal 2007 in poi la crisi ha colpito molto duramente il settore manifatturiero, non solo in Italia, ma anche in Spagna, che ad esempio ha registrato una riduzione della produzione industriale del 25 per cento, e in Francia, dove il calo è stato del 12 per cento; da questo disastro si salva, dopo un primo quinquennio con qualche problema, soltanto la Germania, superando il problema della debole domanda interna proprio con le esportazioni. Non desidero addentrarmi sul caso tedesco, ma ricordare semplicemente che il surplus commerciale, che viola pesantemente i criteri di Maastricht e che nessuno obbliga a rispettare, in questo caso ha salvato proprio la Germania dalla crisi; oltre a questo, anche la moneta unica ha dato loro un grosso aiuto, ma su questo tema non vado oltre. Pertanto sarà forse il caso di ripensare anche tutto il sistema che dai bandi di Invitalia porta poi a concretizzare i processi di riqualificazione e reindustrializzazione caratterizzati da lentezza e molte volte da inefficacia. Abbiamo poi accolto con favore la proposta del Governo di far partecipare ai tavoli di crisi presso il Ministero, naturalmente come uditori, i parlamentari di maggioranza e di opposizione: secondo noi non si tratta, come è stato detto da molti, di politicizzare questi tavoli, ma di darci la corretta informazione da riportare alle aziende e ai dipendenti presenti sul nostro territorio. PRESIDENTE. Concluda senatore, per favore. BERGESIO (L-SP) . Concludo il mio intervento esprimendo il voto favorevole a nome del Gruppo Lega, che ho l'onore di rappresentare;