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La richiesta di trasferimento può essere presentata per iscritto da uno degli Stati contraenti, dalla persona condannata o sottoposta a misura di sicurezza ovvero da « terzi aventi titolo di agire per conto della persona a norma della legge di uno dei due Stati » (articolo 6). Al riguardo, le Autorità centrali competenti a ricevere e/o inoltrare le richieste di trasferimento sono state individuate nel Ministero della Giustizia per l'Italia e nel Ministerio de Justicia y Derechos Humanos per l'Argentina (articolo 3). Onde rendere più rapido l'avvio e lo svolgimento delle procedure, si è prevista la possibilità, per le Autorità Centrali, di « anticipare la richiesta e qualsiasi documentazione che fosse necessaria mediante l'utilizzo di mezzi elettronici che consentano un migliore e più agile scambio tra loro » . Al medesimo fine, e – in particolare – con lo specifico intento di scongiurare la necessità di richieste di informazioni supplementari o di chiarimenti, è stata concordata una disciplina particolarmente analitica della documentazione e delle informazioni che debbono accompagnare la richiesta di trasferimento (da fornirsi, a seconda dei casi, ad opera dello Stato di Condanna ovvero dello Stato di Esecuzione: articolo 7). Sempre nell'ottica della massima semplificazione della procedura, nonché del contenimento dei costi, la richiesta di trasferimento ed i documenti a supporto sono stati esclusi dalle formalità di legalizzazione, certificazione o autenticazione. Soprattutto, è stata esclusa la necessità di tradurre la sentenza da trasmettersi a seguito della richiesta di trasferimento (articolo 8). V. Ai fini della decisione da assumere in ordine al trasferimento, le Autorità degli Stati coinvolti dovranno prendere in considerazione, fra gli altri elementi, la gravità e le conseguenze del reato, gli eventuali precedenti penali e le « pendenze » a carico della persona condannata o sottoposta a misura di sicurezza, i rapporti socio-familiari dalla stessa mantenuti con l'ambiente di origine e le sue condizioni di salute, oltre alle esigenze di sicurezza e gli interessi dello Stato controparte, La decisione potrà essere condizionata all'adempimento di eventuali pene pecuniarie, spese processuali, disposizioni risarcitorie e, comunque, delle eventuali prescrizioni poste a carico del condannato; potrà, altresì, richiedersi la prestazione di idonea garanzia per l'adempimento di detti obblighi, salva – in entrambi i casi – la necessità di tener conto delle condizioni economiche del condannato e, comunque, della concreta possibilità di adempiere da parte di quest'ultimo. Nel riconoscimento della sentenza, secondo le regole proprie del regime della cosiddetta « continuazione dell'esecuzione » , le Autorità competenti dello Stato di Esecuzione sono tenute a rispettare « la natura e la durata della pena inflitta, delle misure di sorveglianza imposte in caso di condanna la cui esecuzione è sottoposta a condizioni e delle misure di sicurezza applicate ». Ove la condanna, per sua natura o durata, risulti incompatibile con la legge dello Stato di Esecuzione, quest'ultimo può – ma solo con il consenso dello Stato di Condanna – adeguare la condanna a quella prevista dal proprio ordinamento per lo stesso reato o per un reato della stessa natura, curando che corrisponda il più possibile a quella originaria. In ogni caso, la condanna oggetto di modifica non potrà mai: a) essere più grave, per natura o durata, della condanna inflitta nello Stato di Condanna; b) eccedere il massimo della pena prevista dalla legge dello Stato di Esecuzione per lo stesso reato o per un reato della stessa natura; c) essere contraria ai principi fondamentali dello Stato di Condanna. Laddove la legge dello Stato di Esecuzione non consenta di eseguire particolari misure imposte a una persona che, in ragione del suo stato mentale, sia stata dichiarata, nello Stato di Condanna, non penalmente responsabile del reato, è previsto che i due Stati debbano consultarsi al fine di trovare un accordo sul tipo di misura di trattamento da applicare al caso concreto nello Stato di Esecuzione. È stato stabilito, infine, che qualsiasi decisione assunta nelle procedure in esame (sia essa di accettazione, differimento o rifiuto), oltre a dover essere comunicata senza indugio all'altro Stato, debba essere motivata (articolo 10). VI. A seguito della decisione e del conseguentemente trasferimento, le cui modalità operative sono rimesse all'accordo delle parti (articolo 11), lo Stato di Esecuzione curerà l'esecuzione della sentenza ed adotterà le relative decisioni (ivi compreso il riconoscimento di eventuali benefici o particolari modalità di esecuzione) « in conformità alla propria legislazione nazionale, e fatte salve le eventuali diminuzioni della pena disposte dalle Autorità competenti dello Stato di Condanna con riferimento alla condotta della persona condannata prima della consegna » (articolo 12, paragrafo 1). L'operatività della legislazione nazionale dello Stato di Esecuzione costituisce un principio generale della materia del trasferimento, praticamente recepito in tutte le convenzioni, multilaterali e bilaterali, che se ne occupano. Costituisce, invece, una particolarità del Trattato in esame l'inciso finale della disposizione, con cui si fanno « salve le eventuali diminuzioni della pena disposte dalle Autorità competenti dello Stato di Condanna con riferimento alla condotta della persona condannata prima della consegna ». La necessità di tale precisazione è sorta a seguito di talune problematiche interpretative sorte nell'applicazione delle disposizioni della già citata decisione quadro 2008/909/GAI (relativa, come detto, al trasferimento dei detenuti nell'ambito dell'Unione europea), che hanno riguardato la possibilità, per lo Stato di Esecuzione, di riconoscere al condannato trasferito dall'Italia le riduzioni di pena per liberazione anticipata (pari, di regola, a quarantacinque giorni per ogni singolo semestre di pena scontata: articolo 54 della legge sull'ordinamento penitenziario - legge 26 luglio 1975, n. 354), e ciò in particolare nei casi in cui i relativi provvedimenti degli Uffici di Sorveglianza intervenissero dopo il trasferimento nello Stato estero, pur riferendosi al periodo di detenzione sofferto in Italia. Detta possibilità è stata – sia pur parzialmente – esclusa per ragioni di incompatibilità dei sistemi normativi in un'importante decisione della Corte Suprema della Repubblica di Romania, principale « controparte » dell'Italia nelle procedure (attive) di trasferimento detenuti. Comportando un rilevante e sostanziale pregiudizio della posizione del detenuto trasferito, un simile orientamento interpretativo costituisce, altresì, un inevitabile fattore di dissuasione dall'accesso all'istituto in questione. Per tale ragione, al fine di prevenire ogni futuro dubbio al riguardo, è parso opportuno inserire un'apposita previsione nel Trattato bilaterale de quo , che preservi i benefici (non formalmente riconosciuti ma) già maturati dal condannato al momento del trasferimento, così evitando il rischio di possibili effetti pregiudizievoli derivanti dalla sopravvenuta applicazione della legislazione dello Stato di Esecuzione . La normativa interna dello Stato di Esecuzione trova applicazione anche nel caso di trasferimento di persona sottoposta a misura di sicurezza.