[pronunce]

b) l'attribuzione della quota del tributo in questione avviene non già ad opera del censurato comma 340, ma direttamente ad opera del contribuente, con la conseguenza che il «fondo» nel quale tale quota confluisce – cui fa riferimento lo stesso comma 340 – rappresenta solo «una formalità contabile per consentire la rapida e corretta destinazione della somme ai soggetti che ne hanno diritto»; c) il d.P.C.m. 20 gennaio 2006, emanato ai sensi del comma 340, ha la funzione di rendere noti i possibili beneficiari della dazione del contribuente, stabilendo che essi siano inclusi in elenchi nazionali, anche allo scopo di consentire al contribuente stesso la più ampia scelta possibile; d) l'operazione di riparto delle somme fra i beneficiari, avendo per oggetto le quote del 5 per mille «loro direttamente destinate dai contribuenti», si risolve in un mero calcolo aritmetico, al quale «è estraneo qualsiasi profilo di discrezionalità»; e) tale mancanza di discrezionalità non lascia spazio per la leale collaborazione invocata dalla ricorrente per la determinazione dei criteri e delle modalità di riparto; f) la dichiarazione di illegittimità costituzionale del comma 340 non avrebbe come conseguenza la destinazione del 5 per mille alle Regioni, perché «le somme fanno parte di un debito dei contribuenti nei confronti dello Stato» e che «lo Stato mette a disposizione dei contribuenti, mantenendosi in una sfera nella quale non ci sono poteri delle Regioni». 3. – La Regione Friuli-Venezia Giulia, nell'impugnare numerose disposizioni della legge n. 266 del 2005, ha promosso questioni di legittimità costituzionale dei commi 337 e 340 dell'art. 1 della suddetta legge, in riferimento agli artt. 117 e 118 e 119 Cost., «in collegamento con l'art. 10 legge cost. n. 3/2001», al principio di leale collaborazione, all'art. 4, 5, 8, 48 «e seguenti», dello statuto speciale per il Friuli-Venezia Giulia. 3.1. – Lamenta la ricorrente che il censurato comma 337 vincola, in base alla scelta del contribuente, una quota dell'imposta sul reddito delle persone fisiche a finalità attinenti «a materie di competenza regionale, o concorrente (ricerca scientifica) o piena (politiche sociali), in virtù dell'art. 117 Cost. e dell'art. 10 legge cost. n. 3/2001», oltre che dell'art. 4, n. 14, dello statuto di autonomia, che attribuisce alla Regione la potestà legislativa primaria in materia di «istituzioni culturali, ricreative e sportive; musei e biblioteche di interesse locale e regionale». A tali materie si aggiungono – a detta della stessa ricorrente – quelle, anch'esse di competenza regionale, di cui all'art. 10, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 460 del 1997, richiamato dalla disposizione censurata, e cioè: l'«assistenza sociale e socio-sanitaria», l'«assistenza sanitaria», la «beneficenza», l'«istruzione», la «formazione», lo «sport dilettantistico», la «tutela, promozione e valorizzazione delle cose d'interesse artistico e storico», la «tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente», la «promozione della cultura e dell'arte», la «tutela dei diritti civili» e la «ricerca scientifica di particolare interesse sociale». Ad avviso della Regione, il legislatore statale, nel consentire ai contribuenti di scegliere «nell'ambito di una cerchia ben definita di finalità» la destinazione di una quota dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, avrebbe istituito «un fondo settoriale in materia regionale, destinato a finanziare direttamente i soggetti di cui al comma 337» e, così facendo, avrebbe eluso il divieto di «finanziamenti statali diretti dei privati in materie regionali» stabilito dalla giurisprudenza costituzionale. Il comma 337, «nella parte in cui non destina i fondi così resi disponibili alle regioni per il finanziamento delle rispettive politiche», violerebbe, perciò, gli evocati parametri, ledendo l'autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria della Regione nelle materie sopra indicate. La stessa Regione denuncia, con riferimento agli evocati parametri, anche il comma 340, nella parte in cui, «invece di prevedere il riparto delle risorse fra le regioni, contempla una gestione accentrata del fondo e la sua regolamentazione con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri», svolgendo sul punto considerazioni analoghe a quelle formulate dalla Regione Emilia-Romagna nel ricorso da questa proposto. 3.2. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, riservando ad una successiva memoria ogni deduzione. 3.3. – Con memoria depositata in prossimità dell'udienza, il Presidente del Consiglio dei ministri deduce l'inammissibilità e l'infondatezza delle promosse questioni. In punto di ammissibilità, la difesa erariale sottolinea che il decreto per la ripartizione del fondo è già stato emanato il 20 gennaio 2006 ed «ha esplicato i suoi effetti in maniera irreversibile, considerato anche il sistema stabilito di assegnazione delle somme». In punto di fondatezza, la stessa difesa erariale svolge considerazioni analoghe a quelle formulate nella memoria depositata in prossimità dell'udienza nel giudizio introdotto con ricorso della Regione Emilia-Romagna e sopra riportate al punto 2.3. 3.4. – Con memoria depositata in prossimità dell'udienza, la Regione Friuli-Venezia Giulia deduce, in via preliminare, l'infondatezza dell'eccezione di inammissibilità formulata dalla difesa erariale. Ad avviso della ricorrente, infatti, la circostanza – affermata dalla controparte – che il d.P.C.m. del 20 gennaio 2006 ha già irreversibilmente prodotto i suoi effetti è irrilevante, perché le norme censurate hanno comunque trovato applicazione, producendo la lesione della sfera di competenza regionale, e non sono state abrogate. Nel merito, la Regione sostiene che il fatto che la scelta della destinazione del 5 per mille dell'imposta sul reddito sia rimessa ai contribuenti non esclude la lesione delle competenze regionali, perché «quello che conta – dal punto di vista dell'autonomia regionale – è che in materie di competenza regionale la scelta degli interventi finanziari da compiere non è affidata alle Regioni ma si effettua in altra sede». Sul piano dell'individuazione delle materie sulle quali le norme denunciate incidono, rileva che: a) il comma 337, lettera a), non è riconducibile all'ordinamento civile, perché si limita a prevedere un sostegno finanziario alle ONLUS, senza incidere sul loro ordinamento, al fine di realizzare una «politica pubblica di aiuto»; b) il finanziamento della ricerca scientifica rientra fra le materie di competenza legislativa concorrente ed è, perciò, ammissibile solo entro i ristretti limiti individuati dalla giurisprudenza costituzionale; c) le attività sociali svolte dal Comune di residenza del contribuente rientrano nella materia delle politiche sociali, di competenza legislativa regionale. 3.5.