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Poiché il Governo ha dichiarato di accettare la proposta di risoluzione n. 1, a firma dei senatori Marcucci, Perilli, De Petris, Faraone e Unterberger, decorre da questo momento il termine di trenta minuti per la presentazione di eventuali emendamenti ad essa riferiti. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza ha il merito di cercare un equilibrio tra prospettive di breve e di lungo termine, ponendo le politiche espansive in relazione alla sostenibilità del debito attraverso un percorso costante di riduzione del deficit nominale e del rapporto debito-PIL; un tema di cui non si parla molto, ma che invece è di importanza fondamentale per un Paese che non potrà contare per sempre sull'attivismo della BCE sui mercati. È anche una questione di carattere morale verso le future generazioni, alle quali va lasciata un'economia non schiacciata dal macigno di un debito ancora più grande di quello che noi abbiamo ereditato. Allo stesso tempo è apprezzabile che le stime vengano fatte seguendo un principio prudenziale, senza, cioè, tenere in considerazione l'effetto delle riforme in cantiere. Pur tuttavia, la bontà di tali previsioni si scontra oggi con una grande incognita, che si chiama andamento della pandemia. Non sappiamo cosa succederà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane in Italia, in casa nostra; ma non sappiamo neanche cosa succederà a livello internazionale, e soprattutto quali saranno le misure restrittive che verranno prese nel mondo per contrastare la diffusione del virus. Non è una questione di poco conto per tutti quei settori economici che prima del Covid avevano la principale fonte di redditività nelle esportazioni; un grande punto di domanda a cui nessuno può fornire oggi delle risposte, se non attraverso maggior raccordo sulle politiche di prevenzione a livello europeo. Quello che invece dobbiamo puntare a governare è l'andamento del mercato interno, partendo dal presupposto che politiche per contrastare la diffusione del virus e politiche per il rilancio economico di questo Paese sono due facce della stessa medaglia. Per questo, più che di nuove restrizioni, abbiamo bisogno di maggiori controlli, di fare continui appelli al senso civico, spiegando sempre che le sorti delle persone più fragili, dei nostri anziani, delle imprese, dei posti di lavoro passano dal comportamento di ciascuno di noi. Per questo, adesso dobbiamo concentrare gli aiuti su quei settori più esposti all'andamento della curva epidemica e all'introduzione di nuove restrizioni. Oggi, con il nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri tutta l'economia che ruota attorno a matrimoni, viaggi d'istruzione, bar, attività di ristorazione con le chiusure anticipate, e a tutto l'indotto dello sport dilettantistico, è fortemente danneggiata. A ciò si sommano i problemi del turismo, della cultura, del commercio al dettaglio: quei settori che, fino a quando non sarà sconfitto il coronavirus, vivranno sulla soglia di galleggiamento. Per questo dobbiamo archiviare la stagione del cura Italia, l'ora giusta degli aiuti a pioggia, perché allora non si capiva ancora come si sarebbero sviluppate le conseguenze di questo virus non conosciuto. Adesso sappiamo in modo migliore dove sono soprattutto i problemi economici e, quindi, dobbiamo mirare gli interventi e concentrarci su quei settori che, da gennaio, possono far esplodere la questione occupazionale. È una delle più grandi preoccupazioni a livello economico, la questione occupazionale, una volta terminati gli interventi su cassa integrazione e ammortizzatori sociali fin qui adottati. Dobbiamo agire con la consapevolezza che qui è in gioco la coesione sociale. Quello che voglio dire è che, nella legge di bilancio, lo sforzo di prospettiva non deve far perdere di vista le necessità immediate e concrete, riflettendo in questo lo schema e lo spirito della Nota di aggiornamento in esame, in cui breve e lungo termine, visione e concretezza hanno la stessa attenzione e importanza. È un punto dirimente, come lo è quello sulla crescita, a cominciare dalla riduzione del costo del lavoro, per rafforzare il potere d'acquisto delle famiglie, e dalla riforma del fisco, che generi una maggiore equità sociale, per poi arrivare alla crescita alimentata dall'aumento degli investimenti, pubblici e privati, anche in conseguenza degli ingenti mezzi che ci perverranno dall'Unione europea. Se però davvero vogliamo che l'Italia produca una crescita in grado di rafforzare il rimbalzo del PIL nei prossimi due anni, dobbiamo vincere soprattutto una partita: quella contro la burocrazia, per migliorare efficacia ed efficienza della pubblica amministrazione. Solo con una pubblica amministrazione attrezzata, preparata e veloce sarà possibile avviare tutti quegli investimenti necessari per garantire la crescita auspicata, ma anche indispensabile. Come ha ricordato il ministro Gualtieri in Commissione, serve un miglioramento della capacità di spesa e di programmazione della pubblica amministrazione, ma anche un costante sfoltimento delle norme e delle procedure e un nuovo patto col sistema bancario, per scongiurare una prematura stretta al credito. Occorre intervenire velocemente su questi elementi di sistema, andare avanti col percorso intrapreso con il decreto semplificazioni, superare agilmente le criticità che stanno emergendo sull'applicazione delle misure pilastro, come quella che riguarda il superbonus al 110 per cento. Serve però anche un terzo elemento, che faccia da anello di congiunzione tra fisco e pubblica amministrazione, ossia la riforma della giustizia, che - come sappiamo tutti - costa ogni anno all'Italia un punto di PIL e costituisce il principale elemento ostativo agli investimenti stranieri, di cui abbiamo forte bisogno. Riforme radicali in questi settori sarebbero il più grande moltiplicatore economico che il Paese abbia mai visto, per darci una base forte, in grado di reggere l'urto della pandemia, e soprattutto in grado di raggiungere quegli obiettivi di crescita e di sostenibilità del debito, di cui parlavo in precedenza. Anche per questo serve, nei prossimi mesi, un grande investimento sui giovani del Paese. I giovani sono uno straordinario giacimento di competenze, di energie e di visioni innovative, che devono essere liberate. Sono loro che soffrono di più in questa pandemia e lo vediamo anche guardando ai numeri del mercato del lavoro. Anche se fino adesso ha tenuto, vediamo che la disoccupazione giovanile sta aumentando. I giovani devono essere messi al centro del processo per la modernizzazione di un sistema, che presto avranno il compito di guidare e di portare avanti, in un Paese che, tra quindici anni, avrà il problema di tre milioni di persone in meno nell'attività lavorativa. Signor Presidente, concludo ribadendo quello che abbiamo detto ieri sul recovery fund : sappiamo che la strada non sarà per niente semplice, che ci saranno delle difficoltà e che la riuscita dell'operazione passa dalle riforme di sistema che richiedono grande coraggio e grande decisione, ma la strada intrapresa dal Governo è quella giusta. Per queste ragioni, voteremo a favore della Nota di aggiornamento ed esprimeremo un voto favorevole alla risoluzione presentata dalla maggioranza. (Applausi) . FARAONE (IV-PSI) .