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Si riconosce dunque la correità del cliente (colui che acquista i servizi sessuali) nella riduzione in schiavitù delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Con l'introduzione del reato di acquisto di servizi sessuali, prevista dal presente disegno di legge, si mira a eliminare la prostituzione in quanto essa incentiva la tratta di esseri umani e viola la dignità delle donne. Attraverso il dispositivo proposto si interviene direttamente sulla domanda, cioè sui clienti. Resta, naturalmente, esclusa la punibilità della persona che abbia esercitato la prostituzione, in quanto essa è riconosciuta come vittima sia degli sfruttatori e dei trafficanti, sia dei clienti. Questo modello legislativo, il cosiddetto modello nordico in quanto adottato nei Paesi del nord Europa (Svezia, Norvegia, Islanda e Irlanda del Nord), è raccomandato nella recente risoluzione del Parlamento europeo 2013/2103 (INI) su sfruttamento sessuale e prostituzione, e sulle loro conseguenze per la parità di genere, approvata il 26 febbraio 2014. Tale modello è stato recentemente adottato anche in Francia e sia l'Inghilterra che l'Irlanda stanno valutando la sua introduzione; altri Stati non europei, tra cui il Canada, da tempo si sono allineati per una legislazione sanzionatoria nei confronti degli acquirenti/compratori del corpo delle donne. Le rilevazioni empiriche hanno mostrato che siffatti modelli hanno portato a un drastico calo delle persone che si prostituiscono. Inoltre tali legislazioni hanno mostrato un forte effetto deterrente, per cui il fenomeno della prostituzione e la tratta di persone a esso correlata sono diminuiti, a fronte di un esiguo numero di denunce dei clienti. Al contrario, nei Paesi in cui la prostituzione è regolamentata, il numero di prostitute pro capite è maggiore rispetto agli altri Paesi. Numerosi studi internazionali dimostrano che la legalizzazione porta a un aumento della domanda e dunque a un aumento della prostituzione. Si è visto, infatti, che la legalizzazione è associata a una cultura in cui la prostituzione e la coercizione sessuale sono considerate normali, in cui il corpo delle donne viene mercificato. Gli studi dimostrano anche che un aumento della domanda di prostituzione comporta un aumento della tratta internazionale di donne e di minori stranieri. Inoltre, si è constatato che tale regolamentazione non ha portato alle entrate fiscali sperate: da un lato perché le persone non vogliono essere associate alla prostituzione, per cui non pagano le tasse, dall'altro perché, anche laddove è regolamentato, il fenomeno della prostituzione rimane in gran parte gestito dalla criminalità organizzata, la quale evade le tasse. Già alla fine del 2003 fu depositata presso la Camera dei deputati una prima proposta di legge d'iniziativa popolare, mai discussa, che mirava alla repressione della domanda, prevedendo la punibilità del cliente. In pochi mesi, da sola, l'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da un prete diocesano di Rimini, don Oreste Benzi, raccolse ben 110.000 firme: don Benzi e l'associazione hanno avuto il merito di rivelare alla società e alle istituzioni l'orrore della prostituzione e lo stato di oppressione che si celava dietro ad essa, arrivando, in venticinque anni, a liberare più di 7.000 donne dalla schiavitù della prostituzione. La nuova fattispecie penale proposta, introducendo tra le condotte previste e punite dall'articolo 3 della citata legge n. 75 del 1958 quella di chi si avvale delle prestazioni sessuali offerte da soggetti che esercitano la prostituzione o le contratta, mira ad assicurare un'adeguata protezione al bene giuridico della dignità umana, diversamente sguarnito da una consona sanzione, e si propone di combattere efficacemente la tratta di esseri umani a fini di prostituzione e lo sfruttamento sessuale delle donne.. 1 1 All'articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, è aggiunto, in fine, il seguente comma: «È altresì punito con la multa da euro 2.500 a euro 10.000, salvo che la condotta non costituisca reato più grave, chiunque si avvalga delle prestazioni sessuali offerte da soggetti che esercitano la prostituzione o le contratti in luogo pubblico, ovvero nei luoghi e nelle forme vietati dalla legislazione vigente. In caso di reiterazione del reato, il fatto è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa da euro 2.500 a euro 10.000. La pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita su richiesta del condannato con quella del lavoro di pubblica utilità di cui all'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, secondo le modalità ivi previste e consistente nella prestazione di un'attività non retribuita presso associazioni, enti e altri organismi iscritti al registro istituito ai sensi dell'articolo 52, comma 1, lettera b), del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, convenzionati con l'ente locale, con la frequenza obbligatoria di un corso sociorieducativo. In caso di esito positivo dello svolgimento dei lavori di pubblica utilità, il giudice fissa un'udienza e dichiara estinto il reato; in mancanza di esito favorevole, su richiesta del pubblico ministero o d'ufficio, il giudice dispone la revoca della pena sostitutiva con ripristino della pena originaria. Il lavoro di pubblica utilità può sostituire la pena per non più di una volta».