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Disposizioni per l'istituzione dell'albo degli statistici e per l'esercizio della professione di statistico. Onorevoli Senatori. -- I laureati in scienze statistiche, avendo già dal 1930 l'esame di Stato per l'abilitazione nelle discipline statistiche, sono un unicum nel quadro del settore professionale dal momento che non esiste per essi un relativo albo professionale. Il summenzionato esame è tutt'ora in vigore, anzi nel 2005 è stato modificato in base alla riforma universitaria cosiddetta «3 + 2» e prevede una laurea triennale in statistica e altre cinque lauree magistrali, specialistiche settoriali. I detti laureati hanno richiesto per quasi cinquanta anni l'istituzione dell'ordinamento della loro professione nelle varie legislature. Già il 1º luglio 1966 fu presentata alla Camera dei deputati la proposta di legge n. 3273 sul «Riconoscimento del titolo di abilitazione per l'esercizio della libera professione di statistico». I tempi sono quindi più che maturi affinché questa categoria di professionisti abbia il giusto riconoscimento giuridico, anche mediante l'istituzione del solo albo professionale, al pari delle altre professioni regolamentate e dei loro colleghi dei Paesi più avanzati sia europei che extraeuropei. Di fatto vi è in ambito europeo una tendenza a coordinarsi nel riconoscimento delle qualifiche professionali e in Italia è stata recepita la direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, ossia è stato approvato il decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 206, che all'articolo 26 tratta la questione, dove si fa riferimento alle «Associazioni rappresentative sul territorio nazionale» e alle professioni non regolamentate, come quella degli statistici che è stata inserita in un elenco tenuto dal Ministero della giustizia. L'inserimento nell'elenco dell'associazione non consiste in un riconoscimento professionale, ma serve solo ad essere un ente annoverato tra le associazioni professionali riconosciute e idoneo per essere sentito nelle piattaforme comuni europee. Un ulteriore riconoscimento delle professioni non regolamentate è insito nella legge 14 gennaio 2013, n. 4, sulle disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi. Dato il crescente interesse per l'analisi statistica di dati, in modo particolare dei cosiddetti big data che si traggono da archivi amministrativi e dai social network , sussiste la necessità di un riconoscimento giuridico del professionista statistico, che serve anche come garanzia del cliente cittadino, ente o impresa, per cui la concorrenza internazionale nel settore marginalizza o mette fuori mercato gli statistici italiani, specie le nuove leve, i quali si vedono scavalcati da un altro genere di professionisti che entrano nell'ambito del trattamento dei dati, facendo uso di software preconfezionati per il trattamento statistico dei dati o di tecniche informatiche, quali il data warehouse , e quant'altro, che curano prevalentemente l'aspetto strumentale e non quello informativo dell'analisi dei dati. Si nota che l'informatica, che è uno strumento tecnico di gestione delle informazioni, spesso prende il posto della statistica nella gestione della raccolta dei dati. In ogni settore dell'attività umana trova al giorno d'oggi applicazioni ampie e articolate la disciplina statistica. Dalle scienze naturali a quelle economiche e sociali, si può affermare che non vi è campo dove la statistica non porti il suo pregnante contributo per la conoscenza e per l'analisi dei fenomeni, anche attraverso l'utilizzo di sofisticati mezzi elettronici e dei relativi programmi informatici che la tecnica ha reso oggi ampiamente disponibili. La determinazione delle leggi tendenziali dei fenomeni e la conoscenza quantitativa delle interrelazioni tra loro esistenti sono permesse dalle scienze statistiche. Avviene che sulla base di dati non corretti o poco attendibili sui vari fenomeni si effettuano valutazioni o si prendono decisioni che, soprattutto nella pubblica amministrazione, possono portare a pesanti conseguenze per la collettività, e ciò capita sovente. È necessario, dunque, che la legge individui i professionisti qualificati e deputati all'attività statistica e ne disciplini, con adeguata normativa, l'attività specifica atta a garantire e a tutelare gli interessi della società. Ecco brevemente i motivi per quali è indispensabile una rapida approvazione della norma sull'albo degli statistici. Dalle informazioni che si possono reperire nei siti web del Parlamento si ha che nella XVI legislatura è stato presentato al Senato il disegno di legge relativo all'Ordinamento della professione di statistico atto Senato n. 3223; ma è alla Camera dei deputati che finalmente nella scorsa legislatura la proposta di legge n. 1294 ha iniziato l' iter in Commissione cultura il 9 marzo 2011 e nella relazione introduttiva dal relatore onorevole Giuseppe Scalera, è stato detto che: «il pericolo che si corre in questo campo -- cui mediante il disegno di legge s'intende porre rimedio -- è che chiunque si dichiari "esperto", anche se non dispone della necessaria preparazione professionale che soltanto una laurea in discipline statistiche può fornire. L'improvvisazione e l'incompetenza di alcuni operatori nel campo statistico sono spesso causa di gravi inconvenienti, nonché di discredito della disciplina stessa. Pertanto, auspico che la legge individui i professionisti qualificati e deputati all'attività statistica e ne disciplini, con adeguata normativa, l'attività specifica, atta a garantire e a tutelare gli interessi della società». Nel 2012 si sono svolte in detta Commissione le audizioni dei responsabili dell'ISTAT, della Società italiana di statistica (SIS) congiuntamente con la Società italiana di economia, demografia e statistica (SIEDS), della Società italiana degli economisti (SIE) e della Associazione nazionale statistici -- ANASTAT. Il professor Giovannini, presidente pro-tempore dell'ISTAT, ha evidenziato che la proposta di legge aveva lo scopo di «tutelare gli esperti in campo statistico da chi si dichiara esperto, ma non lo è» e di «individuare professionisti qualificati a svolgere l'attività statistica». Ed ha fatto presente anche che: «Chi produce statistiche che non sono sondaggi, essendo soggetto privato, non ha alcuna regolamentazione e non vi è alcuna autorità che supervisiona le attività svolte. Questa è una lacuna della legislazione che vorrei sottolineare». Ed ha concluso dicendo che: «l'albo può aiutare a risolvere forse alcuni dei problemi citati, non necessariamente tutti: in ogni caso, il testo del provvedimento dovrebbe essere modificato, almeno in alcune parti, proprio per tener conto sia del cambiamento epocale del funzionamento della statistica, che ho descritto, sia del raccordo con altre norme, sia nazionali, sia comunitarie». Il presidente pro tempore della società italiana di statistica -- SIS, professor Vichi, riguardo a una domanda che chiedeva se la sua posizione fosse favorevole o meno all'albo o all'ordine, ha detto: «Secondo me è certamente fondamentale l'albo o, quanto meno, una lista -- se vogliamo chiamarlo diversamente, chiamiamolo come vogliamo e di persone che siano legalmente riconosciute. Questo sarebbe l'elemento essenziale proprio per garantire il cittadino in merito all'informazione di cui si sta parlando. Se qualcuno vuole ragionare su dati statistici, infatti, vuole che essi siano corretti, considerato che spesso vengono utilizzati per dividere fondi o per formarsi opinioni, nel momento in cui si leggono i giornali.