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Anche la materia del reato associato e organizzato, come detto di enormi gravità e proliferazione, quantitativa e qualitativa, trova adeguata risposta con l'introduzione del reato di «associazione per delinquere contro l'ambiente» e di una specifica aggravante per l'associazione di tipo mafioso di cui all'articolo 416 -bis del codice penale, quando essa sia mirata ad attività nel campo ambientale. Aderendo, poi, alle migliori analisi nazionali e internazionali, si è ritenuto di prevedere -- sulla base della considerazione che l'obiettivo della riforma normativa deve essere quello, principalmente, di assicurare materialmente la salvaguardia dell'ambiente e dell'ecosistema -- incentivi premiali per il reo che ponga rimedio al pericolo o al danno cagionato. Tale comportamento di ravvedimento è previsto come ampiamente attenuante per le ipotesi di reato doloso e come addirittura estintivo del reato per le ipotesi colpose (anch'esse introdotte, specularmente a quanto avviene per i reati contro l'incolumità pubblica già previsti dal codice penale). Particolare enfasi deve, poi, essere posta su due aspetti delle vicende connesse alla criminalità ambientale, ossia le connivenze e le collusioni tra pubblici dipendenti e criminali «ambientali» e la responsabilità delle persone giuridiche in materia di reati ambientali. Sul primo punto si ritiene necessario prevedere un'ipotesi specifica di delitto di «frode in materia ambientale», che punisce i comportamenti fraudolenti commessi, in special modo, attraverso la predisposizione e l'utilizzo di false dichiarazioni e attestazioni per accelerare o per concludere procedure amministrative in materia ambientale. È altresì prevista una specifica ipotesi di aggravante per i reati di corruzione commessi al fine di realizzare reati ambientali. In materia di responsabilità degli enti si ritiene adeguato intervenire sul decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. Il presente disegno di legge prevede che, con le garanzie del processo penale, possano essere applicate all'ente giuridico le sanzioni previste dall'articolo 9 del medesimo decreto legislativo (l'interdizione dall'esercizio dell'attività, la sospensione e la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito, il divieto di contrattazione con la pubblica amministrazione, l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o l'eventuale revoca dei provvedimenti già concessi, il divieto di pubblicizzazione di beni e di servizi). L'attuale disciplina elenca una serie di reati per i quali è possibile l'applicazione di tali misure interdittive e di sanzioni amministrative pecuniarie, tra i quali non rientrano i reati ambientali. E ciò nonostante il fatto che la delega, contenuta nell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300, includesse tra i delitti suscettibili di addebito per illecito amministrativo all'ente anche i reati ambientali e quelli scaturenti dalla violazione alla normativa di tutela del territorio. Pertanto, quella delega solo parzialmente attuata può oggi essere oggetto di applicazione attraverso il presente disegno di legge, introducendo la previsione di una specifica ipotesi nel citato decreto legislativo n. 231 del 2001, che contempli anche le principali ipotesi di reato ambientale. A completamento dell'intervento previsto, occorre introdurre regole processuali che comprendano la competenza delle direzioni distrettuali antimafia per le nuove ipotesi di reato associativo, dato anche il tendenziale collegamento tra ipotesi di reato ambientale e associazioni criminali di tipo mafioso, nonché che prevedano, come già rilevato, un rafforzamento del sistema di cautela, personale e reale. A ciò tende il dettato dell'articolo 3 del presente disegno di legge, che introduce nuove regole in materia di confisca (anche per equivalente), di esecuzione in danno, di sequestro preventivo (anche estendendo il campo di applicazione del citato articolo 12- sexies del decreto-legge n. 306 del 1992) e di obbligatorietà dell'arresto in flagranza. Sono, infine, oggetto di abrogazione alcune specifiche disposizioni del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 (cosiddetto «testo unico ambientale»), che prevedono ipotesi contravvenzionali coincidenti, in tutto o in parte, con le nuove ipotesi delittuose introdotte nell'ordinamento.. Art. 1. (Modifiche al codice penale in materia di delitti contro l'ambiente) 1. Dopo il titolo VI del libro secondo del codice penale è inserito il seguente: « Titolo VI -bis DEI DELITTI CONTRO L'AMBIENTE Art. 452 -bis. - (Nozione di ambiente). -- Agli effetti della legge penale, per ambiente si intende l'insieme delle risorse naturali, sia come singoli elementi sia come cicli naturali, del territorio e delle opere dell'uomo, protette dall'ordinamento per il loro interesse ambientale, paesaggistico, artistico, archeologico, architettonico e storico. Art. 452- ter. - (Inquinamento ambientale). -- Chiunque, in violazione di specifiche disposizioni nazionali o dell’Unione europea, cagiona il pericolo di un concreto e rilevante danno all'ambiente mediante lo scarico, l'emissione o l'introduzione nell'aria, nel suolo o nell'acqua di sostanze, energie o radiazioni di qualunque tipo è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 10.000 euro a 50.000 euro. Se il danno si verifica o se dal fatto deriva un pericolo per la vita o per l'incolumità delle persone, la pena è della reclusione da due a sette anni e della multa da 25.000 euro a 100.000 euro. Se dal fatto derivano la morte o lesioni gravi alla persona, la pena è della reclusione da tre a otto anni e della multa da 50.000 euro a 250.000 euro. Se dal fatto deriva un disastro ambientale, la pena è della reclusione da cinque a dieci anni e della multa da 100.000 euro a 500.000 euro. Per disastro ambientale si intende, agli effetti della legge penale, il deterioramento durevole, rilevante e sostanziale dello stato della flora, della fauna, del patrimonio naturale, dei singoli beni riconducibili all'ecosistema e di ogni altro bene ricompreso nella nozione di ambiente. Le pene previste dal presente articolo sono ridotte da un terzo a due terzi per il soggetto responsabile che, prima della definizione del procedimento, elimina il pericolo per l'ambiente ovvero, qualora ciò non sia possibile, ripara il danno patrimoniale e non patrimoniale cagionato. Art. 452 -quater. - (Traffico di rifiuti e di sostanze pericolose per l'ambiente). -- Chiunque illegittimamente, in violazione di specifiche disposizioni nazionali o dell’Unione europea, produce, acquista, cede o riceve a qualsiasi titolo, trasporta, esporta, importa, procura ad altri, detiene, raccoglie, tratta o comunque gestisce abusivamente rifiuti, ovvero sostanze o radiazioni o energie di qualsiasi natura che siano dannose o pericolose per l'ambiente, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 25.000 euro a 100.000 euro.