[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 6-ter, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 23 giugno 2014, n. 89, promosso dalla Regione siciliana con ricorso notificato il 22 agosto 2014, depositato in cancelleria il 28 agosto 2014 ed iscritto al n. 66 del registro ricorsi 2014. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 23 giugno 2015 il Giudice relatore Giuliano Amato; uditi l'avvocato Marina Valli per la Regione siciliana e l'avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 22 agosto 2014, depositato il successivo 28 agosto e iscritto al n. 66 del registro ricorsi 2014, la Regione siciliana ha promosso, tra l'altro, questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 6-ter, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 23 giugno 2014, n. 89, per violazione degli artt. 14, 17, 36, 37, 38 e 43 dello Statuto della Regione siciliana (approvato con il regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito in legge costituzionale dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2), nonché dell'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria). L'impugnato art. 4, comma 6-ter, stabilisce che «Per l'anno 2014 l'aliquota prevista dall'articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, è elevata all'11,50 per cento. Una quota delle maggiori entrate di cui al presente comma, pari a 4 milioni di euro per l'anno 2015, confluisce nel Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307». Secondo la Regione, la norma riserverebbe genericamente allo Stato la maggiorazione d'imposta. La confluenza di quest'ultima nel Fondo per interventi strutturali di politica economica, infatti, sarebbe un accantonamento indifferenziato di entrate, senza specifica destinazione. 2.- Con atto depositato il 30 settembre 2014, si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. 2.1.- Preliminarmente, l'Avvocatura generale dello Stato eccepisce tre profili di inammissibilità del ricorso. 2.1.1.- In primo luogo, viene richiamato il contenuto della clausola di salvaguardia di cui all'art. 50-bis del d.l. n. 66 del 2014, ai sensi della quale «Le disposizioni del presente decreto si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano secondo le procedure previste dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione». 2.1.2.- In via subordinata, il ricorso sarebbe inammissibile perché la disposizione censurata costituirebbe un principio di coordinamento della finanza pubblica, suscettibile di imporsi a tutti i livelli di governo. 2.1.3.- Infine, il ricorso sarebbe inammissibile per la genericità delle censure. 2.2.- Secondo la difesa statale, inoltre, sarebbe cessata la materia del contendere alla luce dell'Accordo in materia di finanza pubblica, sottoscritto tra il Ministero dell'economia e delle finanze e il Presidente della Regione siciliana in data 9 giugno 2014, con il quale sono stati definiti gli impegni per il periodo 2014-2017. 2.3.- Nel merito, il Presidente del Consiglio dei ministri deduce l'infondatezza delle censure, in quanto la disposizione impugnata destinerebbe al menzionato Fondo statale solo una quota delle maggiori entrate, anziché l'intero gettito, e integrerebbe i presupposti che legittimano la riserva allo Stato ai sensi dell'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, in quanto l'entrata avrebbe natura erariale, sarebbe nuova e avrebbe una destinazione specifica.1.- Con il ricorso in epigrafe la Regione siciliana ha promosso, tra l'altro, questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 6-ter, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 23 giugno 2014, n. 89, per violazione degli artt. 14, 17, 36, 37, 38 e 43 dello Statuto della Regione siciliana (approvato con il regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito in legge costituzionale dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2), nonché dell'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria). L'impugnato art. 4, comma 6-ter, dispone, per il solo anno 2014, una maggiorazione dello 0,5 per cento (dall'11 per cento all'11,50 per cento) dell'aliquota dell'imposta sostitutiva sul risultato dei fondi pensione, destinando una quota delle maggiori entrate, pari a 4 milioni di euro per il 2015, all'incremento del Fondo per interventi strutturali di politica economica. 2.- Riservata a separate pronunce la decisione sulle altre questioni promosse dalla ricorrente, vanno preliminarmente esaminate le eccezioni di inammissibilità sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri. 2.1.- Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, il ricorso sarebbe in primo luogo inammissibile alla luce della clausola di salvaguardia contenuta nell'art. 50-bis del d.l. n. 66 del 2014. L'eccezione non può essere accolta. Il richiamato art. 50-bis rimette l'applicazione delle norme introdotte dal decreto alle procedure previste dagli statuti speciali e dalle relative norme di attuazione.