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Pertanto, ogni lavoro fatto, piccolo o grande che sia, dai Comuni, rappresenta posti di lavoro e domanda interna. È tutto funzionale alla crescita. In quest'ottica, è stato anche istituito un fondo per le piccole opere dei piccoli Comuni, quelli che negli anni hanno maggiormente subito il calo della spesa di investimenti. È stato fatto precedentemente. Questi 450 milioni di euro sono stati letteralmente bruciati, perché lì c'era un semplice e unico vincolo: se non li spendi, me li ridai e li diamo al Comune a fianco. Risultato: spesi tutti. Nel decreto crescita abbiamo raddoppiato questo budget . Si arriva quasi a un miliardo di euro. Ma l'altro punto importante è che questo fondo è stato messo a regime (andando a memoria, mi sembra ammonti a 150 milioni di euro). Comunque, queste somme sono stanziate tutti gli anni per alimentare questo fondo. Poi, sarà capacità del Governo attuale e di quelli che seguiranno incrementarlo ulteriormente. Intanto, però, si danno una prospettiva e un messaggio chiari. Veniamo al secondo punto, riguardante le tasse alle imprese. Qui parliamo di crescita e, come abbiamo detto e ribadiamo, sono le imprese che fanno PIL e che fanno crescita. Per quanto riguarda le tasse alle imprese si è intervenuto ulteriormente in relazione a un disegno che ha una sua logica. Il primo intervento è stato fatto in legge di bilancio e riguarda il cosiddetto regime dei minimi, che è stato potenziato moltissimo. Il 15 per cento fino a 65.000 euro ha prodotto dei risultati: nei primi due mesi c'è stato un incremento dell'8 per cento delle partite IVA aperte, che in termini assoluti si traducono in 100.000 nuove partite IVA. Il dato interessante è stato registrato a fine aprile: 411.000 partite IVA hanno aderito al regime dei minimi. Tantissime di queste sono nuove partite IVA: sono posti di lavoro. L'articolo 1 della Costituzione dice che la Repubblica è fondata sul lavoro, non che è fondata sul lavoro dipendente; dice che è fondata sul lavoro e in questo è ricompreso anche il lavoro autonomo. Questo è un meccanismo molto importante per creare nuovi posti di lavoro e, da un lato, anche per far emergere del nero. Abbinato alla fattura elettronica, questo meccanismo consente di far emergere del nero. Alla fine, quando si può pagare solo il 15 per cento (che, in realtà, è anche molto meno deducendo i costi forfettariamente si arriva anche a circa il 10 per cento), chi è disposto a lavorare in nero e rischiare quando praticamente, spendendo quasi nulla, si è a posto e si può andare con dignità in banca a chiedere un prestito per la macchina o un mutuo per la casa? Ciò ha consentito di aprire tantissime nuove partite IVA. Si tratta di piccole attività con 65.000 euro di fatturato, ma dal 1° gennaio - è già legge - si arriva a 100.000 euro con un'aliquota del 20 per cento. In definitiva, le aliquote sono tre e questa è anche una semplificazione: 15 per cento per le piccole partite IVA, 20 per cento per attività fino a 100.000 euro e 20 per cento (che è la riduzione dell'IRES e anche dell'IRPEF per chi è in regime IRPEF) per le aziende in generale. Parlo del 20 per cento perché nel decreto crescita abbiamo fatto un'enorme semplificazione della cosiddetta mini-IRES, cioè della riduzione delle imposte per le aziende, seguendo un unico criterio: si lasciano i soldi in azienda e si paga il 20 per cento (ci arriviamo a scaletta: il primo anno c'è una riduzione; un'altra il secondo e al terzo si arriva al 20 per cento). Tra l'altro, già la prima riduzione vale due miliardi di euro (quindi, non sono bruscolini come riduzione di imposte alle aziende) e poi si arriva al 20 per cento. Ci sono, quindi, tre aliquote: 15 per i più piccoli; 20 per cento per attività fino a 100.000 euro con regime forfettario oppure 20 per cento per attività in regime IRES se si lasciano i soldi in azienda (24 per cento nel caso di dividendi). Questo è anche un modo per dare un quadro chiaro e semplice alle aziende. Inoltre, l'intenzione del Governo è di fare in modo che tutti gli eventuali ed ulteriori spazi siano indirizzati verso la riduzione della pressione fiscale: quindi il 20 per cento può scendere ulteriormente. L'altra cosa importante, al di là della semplificazione del messaggio che si dà, è l'obiettivo: l'investimento privato. Si dice banalmente di reinvestire nella propria azienda; se ciò avviene, si pagano meno tasse. È un unico semplice criterio. Noi non riteniamo efficace che sia lo Stato a decidere cosa deve fare l'imprenditore: «Fai questa cosa e paghi meno tasse o fai quell'altra e paghi meno tasse». Saranno gli imprenditori a decidere cosa fare. Semplicemente, se si reinveste si pagano meno tasse: il messaggio è chiaro e semplice. Un'ultima osservazione prima di concludere. Per quanto riguarda il costo del lavoro, è stato messo a regime lo sconto sull'assicurazione INAIL. Ieri qualcuno diceva che è dal 2023; attenzione, lo sconto medio del 30 per cento dei premi INAIL è già finanziato per i tre anni. Nel decreto crescita lo abbiamo semplicemente messo a regime e, quindi, non finisce ma è per sempre. Faccio una precisazione importante: ciò avviene senza nulla togliere alla sicurezza perché, per quanto riguarda l'INAIL - dobbiamo essere chiarissimi su questo argomento - nulla cambia per quanto riguarda la formazione (basta vedere gli ultimi bandi recentemente emanati per decine di milioni di euro); nulla cambia per gli incentivi a fondo perduto per la prevenzione e nulla cambia per il risarcimento danni (anzi, è stata anche adeguata la tabella che riguarda la rivalutazione del danno biologico). Non c'è quindi alcuna riduzione delle prestazioni, ma semplicemente una riduzione del costo del lavoro perché uno sconto del 30 per cento sull'INAIL è decisamente importante. In estrema sintesi, questo è il disegno che c'è dietro al decreto-legge e agli altri provvedimenti che abbiamo visto come lo sbloccacantieri e la legge di bilancio. Il lavoro non finisce qui e ci auguriamo che, nel prosieguo dell'attività di Governo, il Senato possa contribuire ulteriormente, con capacità di innovazione e con idee, per andare in questa direzione, che è semplice ed è l'unica che dobbiamo portare avanti: fare PIL sostenendo le nostre aziende. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Credo che non si possa accettare il ragionamento che il rappresentante del Governo ha appena illustrato all'Assemblea in merito alla questione per la quale il Governo, in barba alla Costituzione, ha deciso di cambiare l' iter delle leggi e in particolare dei decreti-legge. Credo che la Presidenza abbia il dovere di dire qualcosa su questo.