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quali iniziative si intendano assumere urgentemente per scongiurare tale chiusura e garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, poiché all'interrogante risulta incomprensibile come in un momento drammatico di crisi economica e occupazionale vengano chiusi rapporti commerciali storici, licenziando manodopera professionale senza precisare come sarà eventualmente inserito del nuovo personale, con quale formazione e chi lo dovrebbe formare. Atto n. 4-05644 ORTIS VANIN GIARRUSSO TRENTACOSTE ANGRISANI Al Ministro della giustizia Premesso che: non cessa di destare clamore la, tristemente nota, vicenda di Giada Vitale, la giovane che, nella primavera del 2009, all'età di tredici anni, cominciò ad essere oggetto di abusi sessuali da parte di don Marino Genova, parroco di Portocannone, nel campobassano; le violenze si protrassero per circa quattro anni, fino al luglio 2012, quando la ragazza aveva 17 anni. La ragazza denunciò i fatti, di cui era stata vittima, alla Procura della Repubblica di Larino nell'aprile del 2013; durante le indagini preliminari il procedimento a carico del Genova venne diviso in due faldoni: il primo per i fatti avvenuti fino al compimento del quattordicesimo anno di età della vittima e, l'altro, per quanto accaduto successivamente a tale genetliaco; questa decisione è stata, a parere degli interroganti, discutibilmente giustificata con quanto previsto dal nostro ordinamento, laddove si dice che, compiuti i quattordici anni, il soggetto possa esprimere libero consenso; il 17 settembre 2020 don Marino Genova fu condannato con sentenza definitiva a quattro anni e dieci mesi di reclusione per reiterati atti sessuali con minorenne (artt. 81 e 609- quater del Codice penale; sentenza n. 1083 della terza sezione penale della Corte suprema di Cassazione). Questa condanna fa riferimento, però, solo ai reati compiuti fintantoché Giada Vitale era ancora tredicenne: per quel che concerne gli abusi perpetrati dopo il quattordicesimo compleanno della vittima, il pubblico ministero inoltrò per ben due volte richiesta di archiviazione al GIP in sede che, a sua volta, emesse ordinanze di archiviazione; va sottolineato come la Vitale non fu mai sottoposta, né a una perizia, né a un incidente probatorio; e ciò, per entrambi i periodi in cui fu diviso il suo fascicolo. È quindi anche a causa di queste gravi mancanze che, dopo la prima archiviazione avvenuta nel 2016, nel novembre 2017 il legale della giovane presentò un'istanza per la riapertura delle indagini: riapertura che poi avvenne nel febbraio del 2018, quando la PM Ilaria Toncini concentrò la sua attività investigativa nell'escutere i medici e gli psicologi che avevano in cura Giada Vitale; dopo un anno e mezzo di totale immobilismo, nell'ottobre del 2019, la stessa PM richiedeva però poi l'archiviazione del procedimento; durante la citata attività istruttoria emersero, tuttavia, elementi di grande rilievo sotto il profilo probatorio. I professionisti auditi, infatti, descrissero una condizione di fragilità psichica e uno stato di grave costernazione psicologica della vittima; in particolare due psicologhe, di cui una esperta in abusi sessuali infantili, affermarono con certezza che la Vitale si trovava, al momento dei fatti, in uno stato di forte soggezione. Detta condizione fu ribadita dalla dottoressa Luisa D'Aniello, psicologa giuridica, che nella sua consulenza dell'8 aprile 2019, acquisita dalla Procura della Repubblica, chiariva come il ritenuto consenso fosse stato costruito attraverso il «conferimento, ingannevole, di normalità ai comportamenti sessualizzati così ingenerando nella vittima una confusione permanente ed una dipendenza affettiva. Giada Vitale non poteva dare il suo consenso in modo libero e spontaneo dopo il compimento dei 14 anni perché vittima di esperienze sessuali precedenti traumatizzanti ed assoggettata al controllo psicologico di Don Marino che lo esercitava attraverso una falsa affettività»; tali novità investigative, però, non determinarono la prosecuzione del giudizio penale: il giudice per le indagini preliminari, infatti, «non potendo sostenersi in maniera chiara ed univoca» la condizione di inferiorità psichica della vittima, decretava l'archiviazione del procedimento. Nel febbraio 2020, quindi, il GIP di Larino Rosaria Vecchi archiviò definitivamente il procedimento; alla luce degli eventi processuali fin qui esposti, il 29 marzo 2021 venne presentata un'ulteriore richiesta di riapertura delle indagini; ciò, anche alla luce della motivazione della citata sentenza della Suprema Corte di cassazione, nella quale non solo si condannava il parroco per i fatti avvenuti fino ai quattordici anni d'età della vittima, ma criticava altresì la decisione della Procura della Repubblica di Larino per non aver approfondito i fatti inerenti agli abusi avvenuti successivamente, affermando che «sarebbe stato opportuno un approfondimento dibattimentale o peritale prima di giungere ad una archiviazione che comunque sarebbe potuta essere oggetto di rivalutazione». Tale richiesta (peraltro corroborata da indagini difensive e da una ulteriore consulenza psico-criminologica di parte) venne comunque immediatamente (dopo appena cinque giorni) rigettata dal PM, la quale sostenne che «anche l'eventuale "perizia" di tipo psicologico-criminologico auspicata, da svolgersi mediante CT del PM oppure in sede di incidente probatorio, si sarebbe risolta in un accertamento "ora per allora"»; in merito, è da rilevare come, ad avviso degli interroganti, la Procura della Repubblica di Larino sia caduta in contraddizione: solo due anni fa, infatti, cercava elementi che potessero dimostrare lo stato di soggezione psichica della Vitale. Inoltre, premesso che la letteratura scientifica non stabilisce un limite cronologico nell'espletamento delle consulenze psicologiche relative ai fatti d'abuso sessuale, va inoltre considerato come la PM avesse considerato le indagini difensive, e l'ulteriore consulenza psico-criminologica depositata, come mere valutazioni; dimenticando inoltre come esse fossero state confermate dalla stessa confessione di don Marino Genova; il 5 maggio 2021, nel corso di una conferenza stampa organizzata presso la Camera dei deputati dalle deputate Stefania Ascari e Rosa Alba Testamento ("Caso Giada Vitale: "14 anni e un giorno" e l'abuso è lecito"), alla presenza della presidentessa del "Telefono rosa" Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, oltre che dei legali e della consulente che seguono Giada Vitale, si è ampiamente dibattuto della questione. Dalla discussione è emerso ancora come la Procura non abbia inteso approfondire le dinamiche psicologiche che hanno determinato l'abuso sessuale eludendo, peraltro, le indicazioni della Suprema Corte di cassazione; è da ricordare, secondo quanto consta agli interroganti, come Giada Vitale, rimasta orfana di padre dall'età di tre anni, venne affidata dalla nonna al parroco, nel quale avrebbe ritrovato una figura assimilabile a quella paterna. Don Marino, quindi, entrando nella vita della vittima, fece in modo che la stessa non potesse riconoscere gli abusi successivi.