[pronunce]

nomina di giudici onorari aggregati e istituzione delle sezioni stralcio nei tribunali ordinari), secondo cui l'indennità fissa attribuita ai giudici onorari aggregati è ridotta del 50 per cento qualora il giudice onorario aggregato sia titolare di un reddito da pensione (o da lavoro) superiore a lire 5 milioni lordi mensili. La norma – ad avviso del rimettente – sarebbe irragionevolmente discriminatoria nei confronti dei titolari di redditi da pensione o da lavoro superiori alla soglia mensile indicata, in quanto prevede in loro danno la decurtazione dell'indennità facendo esclusivo riferimento ad un parametro, quello appunto reddituale, inidoneo a rappresentare l'effettiva situazione patrimoniale dell'avente diritto. La rigidità del limite di reddito mensile, al cui superamento consegue la riduzione del 50 per cento dell'indennità, si porrebbe poi in contrasto con il principio di progressività che – seppure enunciato dall'art. 53 della Costituzione con esclusivo riferimento alla materia tributaria – dovrebbe tuttavia assumersi a generale criterio di ragionevolezza, con particolare riguardo alla fattispecie in esame. 2. – La questione è fondata nei termini di seguito precisati. Muovendo dalla premessa – pacifica sia nella giurisprudenza di questa Corte sia nella giurisprudenza ordinaria – della natura non retributiva della indennità eventualmente spettante ai giudici onorari, può certamente riconoscersi al legislatore la facoltà di ancorare siffatta indennità, entro i limiti della non irragionevolezza, a parametri indipendenti da quelli, propri della retribuzione, connessi alla qualità e quantità del lavoro svolto. Non c'è dubbio, in particolare, che la modulazione della misura dell'indennità in funzione inversa rispetto al reddito dell'avente diritto non è di per sé lesiva dell'art. 3 della Costituzione, né sotto il profilo della ragionevolezza né con riferimento al principio di eguaglianza, essendo quello reddituale elemento di per sé idoneo a diversificare le situazioni soggettive degli aventi diritto ad una prestazione economica di natura indennitaria. La norma impugnata risulta tuttavia irragionevole in quanto non considera, al fine della determinazione di tale indennità, l'intera situazione reddituale risultante dalla dichiarazione dei redditi dei giudici onorari aggregati, ma solo quella riferibile a redditi da lavoro o da pensione, in tal modo rendendosi non coerente con la ratio, ad essa evidentemente sottesa, di garantire una indennità di importo maggiore solo a chi già non goda di altri redditi di livello adeguato, ben potendo il superamento della soglia reddituale, discrezionalmente individuata dal legislatore, conseguire al cumulo dei redditi da lavoro o da pensione con redditi di altro genere ovvero essere determinata esclusivamente da questi ultimi. 3. – Ne consegue l'accoglimento della questione, restando assorbite le ulteriori censure sollevate dal rimettente.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 8, comma 3, della legge 22 luglio 1997, n. 276 (Disposizioni per la definizione del contenzioso civile pendente: nomina di giudici onorari aggregati e istituzione delle sezioni stralcio nei tribunali ordinari). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 giugno 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'8 giugno 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA