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Sono molto rattristato nel sentir dire da un Governo, che doveva far chiudere l'Ilva, che cercherà in tutti i modi di far continuare la produzione. Per chiudere su questo punto e concludere con l'ultimo argomento, vorrei ricordare a chi parla di decarbonizzazione dell'Ilva che è semplicemente impossibile, perché le leggi della fisica e della chimica in questo universo sono quelle. Per fare ghisa bisogna ridurre gli ossidi di ferro e, cioè, togliere l'ossigeno dal legame chimico con il ferro e, per farlo, bisogna usare il carbonio del carbone o del metano. Non si può fare riduzione degli ossidi di ferro con qualcos'altro. Tradotto significa che si continuerà a emettere CO 2 , magari un po' di meno utilizzando il metano, ma allora non potrete più dire che si produce acciaio a un costo inferiore perché il metano costa più del carbone. Vengo ora agli ostelli della gioventù. Si è fatta un'operazione di salvataggio di un'azienda con soldi pubblici - non dico che sia giusto o sbagliato, ma sto semplicemente riferendo cosa si è fatto - trasformandola in un ente di diritto pubblico. Quando c'è stato il decreto che prevedeva la trasformazione dell'ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (Eipli) in società di diritto privato SpA, lo stesso Governo ci ha detto che non si poteva farne un ente di diritto pubblico. Qualcuno dovrebbe allora spiegare a tutti quanti perché si è potuto nel caso dell'Associazione italiana alberghi per la gioventù (AIG) e non si può nel caso dell'acqua. Se non si può fare un ente di diritto pubblico, non si può fare e basta. Invece l'acqua è stata intenzionalmente messa sotto l'ombrello di una società di diritto privato SpA; poco importa se è a capitale pubblico. La SpA, dal diritto societario, è una forma di società che ha come scopo la remunerazione del capitale e non il reinvestimento dell'utile nel miglioramento della rete. Il salvataggio, quindi, di una società privata è già un fatto che potrebbe creare contenziosi, ma allora lo dovevate fare anche - avete ancora la possibilità di farlo - per quanto riguarda l'acqua pubblica; altrimenti slogan tipo «Vogliamo l'acqua pubblica» potete continuare a dirli all'infinito, ma l'acqua rimarrà sempre un fattore privato. (Applausi dal Gruppo Misto e della senatrice Rojc) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, credo che in quest'Aula tutti, anche chi sostiene il contrario, abbiamo sufficiente uso di mondo per sapere che buona parte dell'energia di chi fa politica da posizioni di prima fila viene spesa nel conflitto interno ai partiti per primeggiare su rivali interni. Alle volte però, la situazione sfugge di mano e si producono danni reali nel Paese. Pare che sia ascrivibile a questa tipologia di dinamica politica l'emendamento che la collega del MoVimento 5 Stelle Lezzi ha presentato all'articolo 14 del decreto salva imprese, facendo così decadere lo scudo penale che era parte sostanziale dell'accordo tra ArcelorMittal e il Governo, sottoscritto dal precedente ministro Gigino Di Maio, che credo in questa fase non sia esattamente allineato con le sensibilità della sua collega di partito Lezzi. PRESIDENTE.Senatore, per favore. CANGINI (FI-BP). La conseguenza - come dicono i sindacati e temo che ci sia del vero - è che questo potrebbe dare ad ArcelorMittal il motivo per sfilarsi dall'accordo, mettendo così a repentaglio 15.000 posti di lavoro; 15.000 posti di lavoro messi a repentaglio per una vicenda di competizione all'interno di un movimento politico mi sembra una grossa, grossa responsabilità. Mi rivolgo ai colleghi del Partito Democratico; sappiamo, per uso di mondo, che la politica è mediazione e compromesso. Ma dopo aver accettato il reddito di cittadinanza, dopo aver accettato quota 100, dopo aver accettato i decreti sicurezza che tanto erano stati contestati, così come il taglio dei parlamentari, aver ratificato anche questo emendamento e aver sottoscritto anche questo accordo, semplicemente per giustificare la propria presenza al Governo indifferenti al destino di 15.000 lavoratori, non sarà un po' troppo? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, arriva all'esame dell'Assemblea il primo provvedimento politico del nuovo Governo e subito scatta la fiducia. Purtroppo era un destino annunciato, non ci sorprendiamo più di tanto, perché la scelta di ricorrere alla fiducia, anche se il provvedimento - secondo me - non presentava profili così complessi dal punto di vista politico, è soltanto lo specchio delle difficoltà enormi in cui versa la maggioranza. Si riflette sul decreto-legge ciò che sta avvenendo fuori da quest'Aula, a Palazzo Chigi, con gli incontri che si susseguono ogni giorno tra il Presidente del Consiglio e i suoi "alleati". L'altro giorno, in Consiglio dei ministri è stata approvata una manovra, dopo tante discussioni, inviata a Bruxelles e il giorno dopo c'era la gara sui giornali e sui telegiornali a prendere le distanze dalla manovra stessa; ognuno difendeva un pezzo della manovra e ognuno ne attaccava il resto - Zingaretti, Di Maio, Renzi, Boschi - con accuse reciproche. È stato addirittura fatto trapelare il rischio che saltasse il Governo dalle dichiarazioni del ministro Franceschini. Ciò che viviamo in questa sede, quindi, è il riflesso di ciò che avviene fuori. Il presidente Conte oggi e ieri ha candidamente dichiarato di non aver subito ricatti e, dicendolo, francamente ha confermato il fatto che i ricatti c'erano, perché l'hanno capito tutti; i ricatti c'erano, ci sono e purtroppo continueranno. Venendo al merito del decreto-legge in esame, che è stato definito - non so se dalla maggioranza o dai giornali - il decreto salva imprese, credo che, dopo averlo giudicato, se aveste un po' di onestà intellettuale per valutare gli effetti che produrrà, dovreste chiamarlo non più salva imprese, ma ammazza imprese, chiudi imprese, danneggia imprese. Voi avevate di fronte due, al massimo tre grandi questioni industriali da risolvere: Whirlpool ed ex Ilva. Lasciamo perdere per un attimo l'Alitalia, per cui si prefigura l'ennesimo prestito ponte, pagato con i contributi dei cittadini: anche in questo caso non si risolve nulla e si rinvia ancora di anno in anno. Come è finito il caso Whirlpool lo sappiamo tutti: non hanno nemmeno atteso l'approvazione dell'articolo contenuto in questo provvedimento che li riguardava e hanno voltato le spalle al Governo, con tanti saluti all'Italia. Questo dovrebbe farci riflettere, signori del Governo, sull'utilità e sulla efficacia dei provvedimenti anti delocalizzazione varati con tanta enfasi all'inizio dello scorso Governo dal ministro Di Maio: evidentemente quei provvedimenti non servono a nulla. Non servono provvedimenti anti delocalizzazione; serve una politica industriale nazionale, che questo Governo non sa nemmeno dove stia di casa.