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È istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Fondo nazionale per il sostegno alla lotta al gioco d'azzardo patologico, con una dotazione iniziale pari a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, finalizzato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la prevenzione e la cura della dipendenza dal gioco d'azzardo patologico. 2. Il Fondo è ripartito tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. La ripartizione del Fondo e della quota riservata avviene, per il 50 per cento sulla base della numerosità a livello regionale di soggetti dipendenti da gioco d'azzardo patologico, certificati ai sensi dell'articolo 4, e per il restante 50 per cento secondo i seguenti criteri: a) carenza di strutture per l'attuazione dei programmi di cura e riabilitazione dei soggetti dipendenti da gioco d'azzardo patologico, secondo le indicazioni del Ministero della salute; b) incidenza e prevalenza dei soggetti ad alto rischio di patologia documentate con apposite sorveglianze da svolgersi a cadenza annuale da parte del Ministero della salute; c) percentuale di famiglie con figli minori o anziani over 60, dipendenti dal gioco d'azzardo patologico; d) percentuale di famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà così come stimata dall'ISTAT in cui sono presenti membri dipendenti da gioco d'azzardo patologico; e) incidenza percentuale del coinvolgimento di soggetti dipendenti da gioco d'azzardo patologico in attività criminose come accertata dal Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, nonché dal Ministero della giustizia. 3. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro della salute, con proprio decreto da adottare di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, sentite la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e le Commissioni parlamentari competenti, provvede alla ripartizione delle quote del Fondo tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, che a loro volta provvedono a ripartirle ai comuni ai sensi dell'articolo 8. 4. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 20 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, si provvede mediante utilizzo di quota parte delle maggiori entrate di cui all'articolo 16. Art. 9. (Ambiti territoriali di intervento) 1. Le regioni, nell'ambito della programmazione regionale, definiscono, sentiti gli enti locali, ai sensi dell'articolo 5, comma 3, del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ogni tre anni, gli ambiti territoriali di intervento, e procedono al riparto economico delle risorse al fine di assicurare l'efficienza e l'efficacia degli interventi e la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti. Possono essere individuati, quali ambiti territoriali di intervento, comuni, unioni di comuni e province. 2. Gli enti locali ricompresi negli ambiti territoriali di intervento di cui al comma 1, mediante accordi di programma definiti ai sensi dell'articolo 34 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, cui partecipano, in particolare, i rappresentanti di aziende sanitarie locali e i SerD, approvano piani territoriali di intervento della durata massima di un triennio, articolati in progetti immediatamente esecutivi, nonché il relativo piano economico e la necessaria copertura finanziaria. Gli enti locali assicurano la partecipazione delle associazioni senza fini di lucro e di volontariato nella definizione dei piani di intervento. I piani di intervento sono trasmessi alle regioni, che provvedono all'approvazione ed alla emanazione della relativa delibera di finanziamento a valere sulle quote del Fondo di cui all'articolo 8 ad esse attribuite ai sensi del medesimo articolo 8, comma 3, nei limiti delle disponibilità assegnate ad ogni ambito territoriale, entro i successivi sessanta giorni. Le regioni possono impiegare una quota non superiore al 5 per cento delle risorse loro attribuite per la realizzazione di programmi interregionali di scambio e di formazione in materia di servizi per la prevenzione e la cura dei soggetti dipendenti da gioco d'azzardo patologico. 3. Le regioni possono istituire fondi regionali per il finanziamento dei piani di intervento ad integrazione delle quote di competenza regionale del Fondo di cui all'articolo 8, nonché di interventi non finanziati dallo stesso Fondo. Art. 10. (Misure positive di contrasto e azioni positive a tutela dei minori) 1. All'articolo 7 del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, il comma 8 è sostituito dal seguente: « 8. Ferme restando in ogni caso le disposizioni di cui all'articolo 24, commi 20, 21 e 22, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, è vietato l'ingresso ai minori di anni diciotto nelle aree destinate al gioco con vincite in denaro interne alle sale bingo, nonché nelle aree ovvero nelle sale in cui sono installati i videoterminali di cui all'articolo 110, comma 6, lettera b) , del testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e nei punti di vendita in cui si esercita come attività principale quella di scommesse su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi. La violazione del divieto è punita ai sensi dell'articolo 24, commi 21 e 22, del predetto decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011. Ai fini di cui al presente comma, il titolare dell'esercizio commerciale, del locale ovvero del punto di offerta del gioco con vincite in denaro identifica i minori di età mediante richiesta di esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età sia manifesta». 2. Al fine di dare piena attuazione alle disposizioni di cui all’articolo 7 del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, come modificato dal comma 1 della presente legge, il Ministero dell'economia e delle finanze, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, emana un decreto per la progressiva introduzione obbligatoria, con riferimento ai videoterminali di cui all'articolo 110, comma 6, lettere a) e b) , del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, di idonee soluzioni tecniche volte a bloccare automaticamente l'accesso ai giochi per i minori, anche mediante l'inserimento nei software degli apparecchi da intrattenimento, video giochi e giochi on line , di appositi sistemi di filtro, richiedenti l'uso esclusivo di tessera elettronica, tessera sanitaria o codice fiscale, nonché volte ad avvertire automaticamente il giocatore dei pericoli di dipendenza dal gioco. Art. 11. (Divieto di pubblicità) 1.