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Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011. Onorevoli Senatori. -- Una donna uccisa ogni due giorni. È questa la drammatica statistica che emerge da dati raccolti da Telefono Rosa e dall'ISTAT, che nel 2012 hanno registrato ben 100 vittime, morte spesso in contesti domestici, uccise dai partner o più in generale da persone da esse considerate «care». Dalle medesime statistiche emerge inoltre che l'87 per cento delle donne che hanno subito violenze avevano già chiesto aiuto, invano. Nonostante gli innegabili passi avanti sul piano della normativa nazionale compiuti anche nel corso della passata legislatura, attraverso il decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, con il quale, fra l'altro, è stato introdotto nell'ordinamento il reato di stalking , e attraverso la recente legge 1º ottobre 2012, n. 172, di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, con la quale, oltre a incisive modifiche alla disciplina a tutela dei minori, si è intervenuti anche sul reato di maltrattamenti, appaiono necessarie ulteriori misure. In precedenza, con la legge 9 gennaio 2006, n. 7, recante disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile, sono state introdotte nuove e più specifiche fattispecie criminose allo scopo di prevenire, contrastare e reprimere pratiche intollerabili che colpiscono soprattutto bambine e adolescenti e che violano i diritti fondamentali della persona, primo fra tutti quello alla integrità fisica Il fenomeno della violenza di genere, anche se è registrato soprattutto tra coloro che sono soggette ad una estrema vulnerabilità economica, non conosce barriere geografiche, culturali, di classe o etniche; si tratta, infatti, di un fenomeno diffuso in tutto il mondo e che ha gravi conseguenze per la salute fisica e mentale delle vittime, oltre che per lo sviluppo della società in generale. Indicazioni importanti sulle modalità di intervento per contrastare i vari aspetti nei quali si sostanzia la violenza contro le donne sono contenute nella Convenzione di Istanbul, sottoscritta recentemente anche dall'Italia, e della quale con il disegno di legge in esame si propone la ratifica. È opportuno ricordare che l'esigenza di una tempestiva ratifica della Convenzione di Istanbul è stata unanimemente sentita da questo ramo del Parlamento, il quale, nel corso della passata legislatura, nella 798ª seduta antimeridiana del 20 settembre 2012, ha approvato una mozione unitaria sul contrasto alla violenza sulle donne. L'atto di indirizzo unitario, facendo salve le differenti premesse delle mozioni (1-00535 Carlino e altri -- 1-00550 Carloni e altri -- 1-00574 Bianconi e altri -- 1-00606 Vittoria Franco e altri -- 1-00681 Aderenti e altri -- 100685 D'Alia e altri -- 1-00686 Baio e altri) espressione di sensibilità diverse sull'argomento, ha impegnato il Governo a ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, verificando la conformità delle previsioni alle norme della Costituzione italiana. Si rammenta, inoltre, che il disegno di legge che si propone era stato presentato nel corso della precedente legislatura (atto Senato n. 3562 d'iniziativa delle senatrici Allegrini e Bianconi), insieme ad altri (atto Senato n. 3390 d'iniziativa della senatrice Serafini e altri; atto Senato n. 3488 d'iniziativa della senatrice Finocchiaro e altri; atto Senato n. 3489 d'iniziativa della senatrice Carlino). La Convenzione di Istanbul affronta sotto vari aspetti l'orribile fenomeno della violenza contro le donne, ponendosi tra i suoi principali obiettivi la prevenzione, la protezione delle vittime e la perseguibilità penale degli aggressori. La vera portata innovativa della Convenzione è rappresentata dal fatto che essa riconosce nella «violenza contro le donne basata sul genere», cioè nella «violenza diretta contro una donna in quanto tale», una «violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione». L'ambito oggettivo di applicazione della Convenzione è ampio: nei 12 capitoli e 81 articoli è analizzato il fenomeno nella sua complessità anche attraverso la delineazione di un quadro giuridico completo, sia in chiave di prevenzione che di repressione delle varie forme di violenza. La complessità della Convenzione e la puntualità di alcune delle sue disposizioni impongono che, oltre alla ratifica, si introducano alcune norme di adattamento dell'ordinamento interno, volte a adeguare la legislazione nazionale, già come detto avanzata, per far fronte a tutte le nuove problematicità connesse anche alla progressiva incidenza sul piano culturale dei fenomeni migratori nel nostro Paese. Giova evidenziare che ad oggi hanno già firmato la Convenzione: Albania, Armenia, Austria, Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Danimarca, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Monaco, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia, Ucraina. Di questi, 4 Stati hanno ratificato la Convenzione: Albania (4 febbraio 2013), Montenegro (22 aprile 2013), Portogallo (5 febbraio 2013) e Turchia (14 marzo 2012). Nel merito il disegno di legge in esame si compone di quattro articoli recanti la ratifica, l'ordine di esecuzione del Trattato e l'entrata in vigore. L'articolo 3 in particolare individua nel Ministero dell'interno l'autorità nazionale responsabile del coordinamento, dell'attuazione, del monitoraggio e della valutazione delle politiche e delle misure destinate a prevenire e contrastare ogni forma di violenza oggetto della Convenzione.. Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011, di seguito denominata «Convenzione». Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 75 della Convenzione stessa. Art. 3. (Autorità nazionale) 1. In relazione alle disposizioni previste dall'articolo 10, paragrafo 1, della Convenzione, l'Italia designa come autorità nazionale responsabile del coordinamento, dell'attuazione, del monitoraggio e della valutazione delle politiche e delle misure destinate a prevenire e contrastare ogni forma di violenza oggetto della Convenzione il Ministero dell'interno. Art. 4. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .