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Questi motivi qui evidenziati sono già contenuti nella nota del Consiglio giudiziario della Corte d’appello di Trento nella propria deliberazione del 27 luglio 2012, sollecitata dal Parlamento (più correttamente dalle due Commissioni giustizia di Camera e Senato) e completamente disattesa dal Governo nel decreto legislativo 155 del 2012. È evidente, infatti, che con la centralizzazione si fa confluire tutto sui capoluoghi costringendo i cittadini, gli avvocati ed i professionisti periferici di ogni genere a convergere su di essi per ogni attività, con conseguente congestione dei capoluoghi medesimi e difficoltà diffusa per tutti. Se la differenza si riducesse a dover percorrere qualche chilometro in più di comode autostrade, o a doversi servire di impeccabili collegamenti di linea ferroviaria o su gomma, non sarebbe nemmeno il caso di approfondire il tema. Nel Trentino-Alto Adige Südtirol, invece, la assoluta particolarità dell'orografia, fatta esclusivamente di montagne e di lunghe valli, collegate tra loro da passi, sovente chiusi per neve o ghiaccio nei periodi invernali, mette in risalto una particolarità che non può essere ignorata o sottovalutata, tanto che le comunità locali, per quanto consta da informazioni giornalistiche, petizioni ed appelli, hanno fatto sentire la loro voce in contrasto e in disapprovazione, cui si è unita quella delle organizzazioni sindacali e degli stessi Consigli degli Ordini forensi. Ma anche al di là del dato macroscopico appena evidenziato, le ragioni di merito sono così sintetizzabili: a) all'epoca della istituzione del giudice unico furono condotti approfondimenti dall'Ufficio statistiche del Ministero della giustizia per la migliore determinazione della distribuzione delle sedi distaccate sul territorio e furono allora individuate quelle che ora si vorrebbero sopprimere; si tratterebbe, cioè, di far scomparire sedi ritenute necessarie in epoca recente (quella riforma decollò nel 1998), che già attuavano una ponderata revisione delle circoscrizioni giudiziarie in ambito locale; b) nel territorio del Trentino-Alto Adige Südtirol vige il Sistema tavolare, che trova nelle sedi distaccate altrettanti fulcri di operatività, al punto che nel solo anno 2010 le quattro sedi che fanno capo a Trento hanno prodotto oltre 20.000 decreti tavolari. Tutto questo carico convergerebbe sul capoluogo, con forsennato spostamento di utenti ad avviare e concludere le relative procedure. Il problema sarebbe attenuabile in seguito con l'adozione di procedure informatizzate utilizzabili a distanza, ma per il momento questa modernizzazione non c'è; c) la legge n. 97 del 1994, sulla salvaguardia e valorizzazione delle comunità montane, espressamente prevede, all'articolo 22, che ai fini della «Riorganizzazione degli uffici e dei servizi dello Stato»: «Gli uffici statali esistenti nei comuni montani possono essere accorpati previo parere dei loro sindaci e dei presidenti delle comunità montane» (comma 1) e che «I provvedimenti adottati in contrasto tra i pareri resi ai sensi del comma 1 devono contenere le ragioni che hanno indotto a discostarsene» (comma 2). Questa obiezione è rivolta ad evidenziare che nemmeno sarebbe legittima una modifica di assetto, quale quella in corso, senza una previa consultazione di autorità ed enti esponenziali delle comunità locali coinvolte; d) in termini di spesa si è calcolato che, esemplificativamente, nell'anno 2010, il costo di gestione delle quattro sedi distaccate di Trento ha comportato per lo Stato un aggravio finanziario pari a poco meno di 90.000 euro complessivi e che esborso non dissimile è stato sostenuto per quelle di Bolzano; somme, queste, giudicate poca cosa se rapportate al grande servizio reso alle popolazioni in termini di efficienza, speditezza e qualità del lavoro svolto. Da più parti, infatti, si è scritto e ripetuto che le sole sedi distaccate di Trento hanno smaltito, nell'anno, un terzo del contenzioso complessivo ordinario del circondario del tribunale, con grande tempestività e secondo medie di attesa largamente inferiori a quelle nazionali; e) per rimanere sul piano della spesa, è stato anche calcolato, quasi a voler fornire una esemplificazione paradossale nella enfatizzazione dei dati di sintesi, che la soppressione delle sole quattro sedi distaccate di Trento costerebbe alla cittadinanza ben euro 2.446.920,00 per viaggi ed, in più, 6.991 quintali di anidride carbonica dispersa nell'atmosfera. Questi calcoli sono stati effettuati partendo dall'analisi delle casistiche trattate nelle varie sedi e degli spostamenti che si renderebbero necessari per compiere le stesse attività su Trento; f) un motivo di ulteriore preoccupazione è stato evidenziato con riguardo alle complicazioni cui si andrebbe incontro per i procedimenti di volontaria giurisdizione; in particolare quanto a quelli per la nomina e le attività di gestione degli amministratori di sostegno, e specificamente per la materia tutelare, caratterizzata da rapporti diretti ed anche frequenti del cittadino con il giudice; g) nota comune a tutte le osservazioni sollevate è che l'iniziativa di soppressione sia nel segno di una controtendenza rispetto agli sforzi sempre fatti sul piano legislativo ed amministrativo per trattenere i cittadini negli entroterra montuosi e contrastare la loro naturale spinta all'emigrazione verso i capoluoghi, con impoverimento economico e culturale delle comunità locali più disagiate: effetto, questo, fatalmente destinato ad accentuarsi con il venir meno dei servizi; h) una differenza è stata pure rimarcata nel rilevare la mancata estensione alle sedi distaccate della provvida previsione presente nella legge delega con riguardo ai giudici di pace, per i quali è stata lasciata una possibilità di scelta alle comunità locali di optare, nei sessanta giorni dalla pubblicazione nel bollettino ufficiale e nel sito internet del Ministero, per la sopravvivenza degli uffici soppressi, a condizione che esse se ne assumano la spesa. Una possibilità del genere, non contemplata per l'abolizione delle sedi distaccate, è stata vista come un'occasione mancata e che, ove esista, sarebbe sicuramente foriera della conservazione, a furor di popolo, delle sedi distaccate medesime. La conclusione è, dunque, che, se si voglia tener conto delle istanze locali e della particolarità del territorio, nessuna sede distaccata andrebbe eliminata. Semmai, ove possibile, andrebbe sollecitato un intervento legislativo rivolto a consentire un trasferimento della spesa sulle comunità locali e sulle province autonome che, da quanto è dato comprendere, la assumerebbero di buon grado, con completo assecondamento delle finalità stesse della legge di riforma. La situazione si presenta uguale per tutti i tribunali minori soppressi così come per tutte le altre sezioni distaccate anch'esse soppresse. Sono state attivate presso le sedi dei tribunali minori, accorpati presso le sezioni distaccate, molteplici controversie con proposizione di eccezione di illegittimità costituzionale, già al vaglio della Corte costituzionale.