[pronunce]

Essa, invece, sostiene «di essere legittimata a ricorrere in difesa delle proprie attribuzioni, lese da atti della Procura regionale, che sotto diversi profili eccedono dalle sue competenze istituzionali e costituiscono anche disapplicazione della legge regionale n. 32/1997, recante la disciplina sul finanziamento e sulla rendicontazione dei Gruppi consiliari vigente all'epoca della redazione dei rendiconti [...] relativi all'esercizio 2012». Prosegue la ricorrente affermando di essere consapevole che, in passato, la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile un ricorso per conflitto di attribuzione relativo ad alcuni inviti a dedurre, ritenendoli atti non invasivi. Nel caso di specie, tuttavia, il conflitto sarebbe ammissibile perché gli odierni inviti sarebbero nient'altro che una «prosecuzione ed attualizzazione dell'illegittima azione di controllo» tradottasi nelle deliberazioni annullate dalla Corte costituzionale. 1.3.- Ciò premesso, con il primo motivo del primo ricorso la ricorrente lamenta l'illegittimità della nota del Presidente della sezione regionale di controllo n. 3660 del 10 luglio 2013, poiché essa, nel trasmettere la deliberazione di irregolarità delle spese dei gruppi consiliari, avrebbe realizzato una indebita interferenza tra le due fondamentali funzioni della Corte dei conti, e cioè quelle di controllo e giurisdizionale. Secondo la Regione Emilia-Romagna, fermo restando il dovere di segnalare eventuali gravi trasgressioni di cui risulti documentata notizia, non potrebbero «la funzione e l'attività di controllo riversarsi direttamente e integralmente nella funzione inquirente, al fine di tramutarne l'esito nell'esercizio dell'azione contabile di responsabilità». L'illegittimità della nota di trasmissione sarebbe nel caso specifico ancora più evidente, essendosi il controllo svolto contra legem, da un lato, perché avrebbe investito i rendiconti relativi all'esercizio 2012 in assenza di copertura legislativa, e, dall'altro, perché avrebbe sindacato il merito delle scelte di spesa dei gruppi. 1.4.- Con un secondo motivo, comune ad entrambi i ricorsi, la ricorrente lamenta l'illegittimità degli atti di contestazione di responsabilità e invito a dedurre e dei susseguenti atti di citazione, dal momento che essi sarebbero l'automatica trasposizione in sede giurisdizionale della delibera di controllo illegittimamente assunta e delle schede allegate. Ciò sarebbe evidente dallo stesso esame della loro struttura, identica in tutti i punti e differente solo a metà del quinto, ove in poche righe sarebbe genericamente spiegata la singola imputazione. Anche la formula contenente l'ipotesi di responsabilità sarebbe identica in tutti gli atti impugnati e riguarderebbe la «effettuazione di spese manifestamente non inerenti all'attività istituzionale e al funzionamento del gruppo stesso», laddove la non inerenza sarebbe ritenuta sulla base di un'eclatante inversione dell'onere probatorio. Nonostante, poi, gli atti in questione attribuiscano alla documentazione inviata dalla sezione di controllo la funzione di "integrare" le preesistenti fonti di informazione della Procura contabile, non vi sarebbe alcun elemento che faccia ipotizzare l'esistenza di quest'ultime. 1.5.- Con un terzo motivo, anche questo comune a entrambi i ricorsi, la Regione Emilia-Romagna lamenta l'illegittimità degli atti di contestazione e dei conseguenti atti di citazione, nella misura in cui essi, nonostante l'affermazione di ossequio formale al principio dell'autonomia politica dei gruppi consiliari, concretizzerebbero un inammissibile sindacato di merito sulle scelte di spesa di quest'ultimi. Le illegittimità contestate, infatti, non si riferirebbero a spese eccedenti i limiti dell'attività istituzionale, ma a spese che vi rientrano: così, ad esempio, con riferimento a quelle di missione per l'inaugurazione di un ex edificio scolastico, o a quella per un biglietto di trasporto pubblico per recarsi a un convegno fuori Regione. 1.6.- Con un ulteriore motivo comune ad entrambi i ricorsi, la ricorrente lamenta che l'esorbitanza dal potere giurisdizionale della magistratura contabile si è tradotta in una violazione dell'art. 122, quarto comma, Cost. Espone la Regione Emilia-Romagna che i Consigli regionali sono dotati di autonomia contabile e organizzativa in virtù di norme statali contenute prima nella legge 6 dicembre 1973, n. 853 (Autonomia contabile e funzionale dei consigli regionali delle regioni a statuto ordinario) e poi nell'art. 67 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42). Sulla base di queste norme, e prima ancora degli artt. 121, 122 e 123 Cost., lo statuto della Regione Emilia-Romagna ha disciplinato gli aspetti di tale autonomia, rinviando l'attuazione ad un regolamento interno. La disciplina dettagliata delle spese dei gruppi e del controllo su di esse, prosegue la ricorrente, si trova, quanto all'esercizio finanziario 2012, nella legge della Regione Emilia-Romagna 8 settembre 1997, n. 32 (Funzionamento dei gruppi consiliari - Modificazioni alla legge regionale 14 aprile 1995, n. 42) e nella delibera attuativa dell'ufficio di presidenza n. 5 del 17 gennaio 2012. In base a tale complesso normativo, i gruppi sono tenuti alla presentazione del rendiconto annuale, che deve essere approvato da un comitato tecnico, rispetto al cui giudizio l'ufficio di presidenza può discostarsi solo con espressa motivazione. La normativa regionale, quindi, prevedrebbe, in attuazione delle disposizioni costituzionali, un sistema compiuto di documentazione, rendicontazione e controllo delle spese effettuate dai gruppi, volto a verificare che i contributi assegnati non siano devoluti a fini diversi da quelli istituzionali. Ebbene, gli atti controllo e approvazione delle spese si sarebbero tradotti in "voti" e "opinioni" sia da parte dei gruppi che dell'ufficio di presidenza, con la conseguenza che sarebbero presidiati dall'immunità prevista dall'art. 122, quarto comma, Cost. a tutela dell'autonomia politica e di organizzazione interna del Consiglio regionale, e gli atti impugnati tale immunità violerebbero. 1.7.- Con l'ultimo motivo del primo ricorso la Regione Emilia-Romagna lamenta l'illegittimità della nota del Procuratore regionale n. 5190 del 9 luglio 2014, con cui il Presidente del Consiglio regionale è stato invitato al recupero amministrativo di modeste somme spese da tre consiglieri, ritenute irregolari per difetto di inerenza, dal momento che la singolare iniziativa del Procuratore regionale non avrebbe alcun ancoraggio costituzionale e legislativo, realizzando un'ingerenza del tutto ingiustificata nella sfera di autonomia del Consiglio. 1.8.- La ricorrente ha quindi concluso chiedendo alla Corte costituzionale di accertare che non spettava allo Stato, e per esso: