[pronunce]

Per il resistente, la richiesta istruttoria è specificamente connessa all’accertamento di un’ipotesi di danno erariale ben specificata, in quanto sono stati richiesti atti e dati espressamente individuati ed al fine di svolgere accertamenti fondati sulla sussistenza di una specifica notizia di danni. 12. – Quanto alla richiesta di sospensiva, la parte resistente ne lamenta l’inammissibilità per mancata specificazione dei motivi e del pregiudizio grave ed irreparabile dinanzi ad una semplice richiesta istruttoria. 13. – Nell’imminenza dell’udienza pubblica, la Regione Siciliana ha depositato memoria, insistendo sulle conclusioni già formulate. In punto di ammissibilità del ricorso, la Regione contesta l’affermazione dell’Avvocatura dello Stato, secondo cui esso introdurrebbe una questione di giurisdizione, dal momento che nel caso di specie non verrebbe in considerazione la misura della «competenza giurisdizionale della Corte dei conti», ma il rispetto delle «attribuzioni costituzionalmente riconosciute alla Regione», che un atto giurisdizionale avrebbe leso. Nel merito, la Regione ribadisce le proprie censure, replicando in particolare alla tesi dell’Avvocatura generale dello Stato secondo cui dovrebbe ritenersi “politica” la sola funzione legislativa, giacché la stessa funzione “esecutiva” potrebbe condividere con la prima un siffatto carattere, così escludendosi l’applicabilità dell’art. 74 del r.d. n. 1214 del 1934. Il parere reso dalla VI Commissione, in altri termini, non potrebbe in nessun caso ritenersi espressivo di un’attività meramente amministrativa, ma rientrerebbe nell’area funzionale che connota le attribuzioni costituzionali dell’Assemblea legislativa.1 – La Regione Siciliana ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in riferimento alle note 16 ottobre 2008, n. V2004/02645/GA/329641, e 7 novembre 2008, n. V2004/02645/GA/331032, della Procura regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Sicilia, per violazione delle attribuzioni derivanti dagli artt. 5, 68, 103, 116 e 122 della Costituzione, nonché dagli artt. 4, 6 e 12 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana) e dall’art. 70-bis del regolamento dell’Assemblea regionale siciliana 17 marzo 1949 (Regolamento interno dell’Assemblea regionale siciliana). Con le note succitate la Procura generale della Corte dei conti siciliana ha richiesto all’Assemblea regionale siciliana, ai sensi dell’art. 74 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214 (Approvazione del testo unico delle leggi sulla Corte dei conti) la trasmissione, ai fini dell’eventuale esercizio dell’azione per danno erariale, del parere espresso dalla VI Commissione legislativa “Servizi sociali e sanitari” sull’atto aggiuntivo del 4 ottobre 2005 alla convenzione del 31 marzo 2001 tra la Regione Siciliana e la Croce Rossa Italiana, stipulato dall’assessore regionale per la sanità, del relativo verbale, nonché delle generalità ed indirizzi dei consiglieri regionali che hanno espresso voto favorevole. Secondo la ricorrente la pretesa della Procura generale costituirebbe una lesione della sfera delle attribuzioni costituzionali e statutarie dell’Assemblea regionale siciliana, dal momento che quest’organo non potrebbe essere ricondotto alla nozione di “autorità amministrativa”, cui si riferisce l’art. 74 del r.d. n. 1214 del 1934, nello stabilire che il PM contabile «può chiedere in comunicazione atti e documenti in possesso» di tali autorità. Inoltre, il difetto dei presupposti legali per l’esercizio del potere istruttorio di cui al citato art. 74 determinerebbe, nel caso di specie, uno sconfinamento dello Stato dai limiti assegnati alla giurisdizione contabile dall’art. 103 Cost. Sempre a parere della ricorrente, si sarebbe in ogni caso in presenza di un’iniziativa istruttoria di carattere generico ed indeterminato, con la quale la Procura contabile intenderebbe affermare un potere di controllo generalizzato e permanente sull’attività dell’Assemblea regionale, che non le spetterebbe affatto. Infine, sarebbe leso il principio espresso dall’art. 6 dello statuto e dagli artt. 68 e 122, quarto comma, Cost., dell’insindacabilità dei deputati regionali per le opinioni espresse ed i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni, da considerare riferibili, secondo la ricorrente, anche alle eventuali funzioni amministrative che si dovessero ritenere attribuite all’Assemblea regionale. La Corte dovrebbe, per tali ragioni, sospendere in via cautelare gli atti impugnati, poi dichiarare che non spettava l’adozione di essi al PM contabile e di conseguenza annullare gli atti impugnati. 2. – In via preliminare, occorre decidere le eccezioni di inammissibilità del conflitto sollevate dall’Avvocatura generale dello Stato, che non sono fondate. In primo luogo, si afferma che la ricorrente, non avendo contestato alla Procura contabile di avere voluto esercitare la funzione di controllo politico sull’attività della Giunta, che si intende tutelare in capo alla Commissione assembleare per mezzo dell’odierno conflitto, avrebbe dedotto un mero difetto di giurisdizione, proponibile innanzi alle Sezioni Unite della Corte di cassazione. L’eccezione è chiaramente non fondata, anzitutto perché pretende di confinare il conflitto di attribuzione alla sola vindicatio potestatis, ignorando che esso può originarsi anche da una menomazione delle altrui attribuzioni costituzionali (tra le molte, da ultimo si veda la sentenza n. 195 del 2007); inoltre si trascura che, nel caso di specie, l’eventuale difetto di giurisdizione contabile implicherebbe, secondo la prospettazione della ricorrente, anche una lesione delle prerogative costituzionali dell’Assemblea regionale, la cui cognizione è di sicura spettanza di questa Corte, come già ritenuto in analoghe fattispecie (sentenze n. 337 del 2005, n. 100 del 1995 e n. 209 del 1994). In secondo luogo, l’Avvocatura ritiene inammissibili le censure fondate sulla dedotta violazione della sfera di insindacabilità dei deputati regionali, poiché le note istruttorie oggetto del conflitto si limiterebbero ad adempiere ad una finalità conoscitiva, che non potrebbe preludere ad un’immediata azione di responsabilità nei confronti dei membri della Commissione assembleare. In senso contrario, è agevole osservare che entrambi gli atti impugnati richiedono la trasmissione delle generalità complete dei soli componenti della Commissione che hanno espresso voto favorevole sulla proposta di parere: è ovvio che tale richiesta, indirizzata ad individuare nominativamente i deputati regionali che hanno concorso alla produzione del preteso danno erariale, costituisce atto prodromico perlomeno alla valutazione, da parte della Procura, della sussistenza degli estremi della responsabilità amministrativa dei deputati stessi, con implicito riconoscimento della sindacabilità giurisdizionale del voto da questi espresso.