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ha un titolo di privilegio nel caso di accesso a fondi pubblici comunque denominati – credito d'imposta, finanziamenti a fondo perduto –; può utilizzare il certificato come titolo di privilegio per i contratti con la pubblica amministrazione; ottiene visibilità sul mercato per comportamenti socialmente e politicamente rispettabili e corretti. Si intende quindi affidare a un meccanismo di mercato, già sperimentato in un settore diverso, la valutazione della qualità di «buon cittadino». Il beneficio correlato al certificato è cumulabile con ogni altra agevolazione pubblica e non ha alcun bisogno di essere approvato in sede europea, poiché è frutto della scelta del soggetto d'imposta. Per i lavoratori autonomi è di particolare importanza, poiché interviene in un campo nel quale la concorrenza sleale dell'evasore è molto forte e responsabilizza anche i clienti a pagare, eventualmente un po’ di più, i prodotti e i servizi, sapendo che una parte delle cifre rientra nel bilancio dello Stato sotto forma di imposte. Tuttavia il disegno di legge coinvolge, in maniera innovativa, anche i titolari di reddito dipendente, nella consapevolezza che l'attuale condizione di crisi economica può imporre comportamenti non leciti attraverso il lavoro irregolare in particolari settori – lezioni private, servizi alla persona, secondo lavoro eccetera – ovvero per la diffusa evasione nel campo della locazione degli immobili, che tuttavia in alcune realtà, per famiglie e nuclei familiari, rappresenta una integrazione al reddito da non demonizzare, ma da accompagnare attraverso un percorso di beneficio fiscale. In particolare, la ulteriore riduzione dell'aliquota della cedolare secca sui redditi da locazione è successiva, temporalmente e logicamente, alla certificazione. Anche per i titolari di tali redditi quindi si propone di ridurre il prelievo una volta che essi abbiano ottenuto il certificato sulla regolarità delle imposte pagate. In altri termini non si tratta di una misura generalizzata di riduzione – come il Governo sembra intenzionato a proporre in queste settimane – ma di incassare prima il dovuto e poi ridurre le imposte solo a coloro che hanno assolto gli obblighi tributari. Anche in tal caso i benefici indiretti potrebbero essere molteplici: si pensi alla possibilità di pubblicizzare l'offerta di alloggi «certificati» alla comunità di studenti e nei comuni con alta vocazione turistica, circostanza cui le amministrazioni pubbliche interessate (università, ente per il turismo, e via enumerando) potrebbero dare grande risalto, consentendo quindi di facilitare l'incontro tra domanda e offerta. È convinzione del proponente del presente disegno di legge, infatti, che il vero conflitto di interesse è tra il prestatore d'opera, venditore di beni e servizi, che evade e il cittadino/cliente/consumatore contribuente, al quale viene sottratta una parte della ricchezza nazionale a causa di comportamenti illeciti. La logica del disegno di legge non è quella di un meccanismo «di massa», che coinvolge cioè la totalità dei contribuenti e che ha bisogno di parametri induttivi di accertamento come gli studi di settore; viceversa, si vuole introdurre un dialogo «uno a uno» tra il singolo contribuente e l'amministrazione finanziaria, in cui può essere definito un ruolo di «asseverazione» impegnativo anche per gli intermediari fiscali e i CAF. In altri termini è più una scelta di mercato del singolo contribuente che una scelta di tipo esclusivamente fiscale. Non solo, è anche una sfida all'amministrazione finanziaria a produrre verifiche sulle dichiarazioni in tempi significativamente ristretti. Nello stesso tempo è un tentativo di introdurre il concetto di premialità rispetto a comportamenti socialmente virtuosi. In tale prospettiva si prevede anche un forte innalzamento della percentuale e delle soglie di deducibilità delle erogazioni liberali per i soggetti muniti di certificato. Il «premio» per il buon contribuente è anche quello di ampliare la sua libertà di destinare a iniziative non lucrative una più elevata quota parte dell'imposta dovuta, collegando quindi ancora più strettamente lo spirito civico della contribuzione con la partecipazione attiva del cittadino a iniziative di ampliamento della sfera sociale e di sostegno a iniziative sociali, al di fuori dello spazio pubblico vero e proprio. Più complessivamente, in un Paese che sconta ancora «debolezze» di maturità compiuta in termini di esercizio generalizzato della responsabilità fiscale, attribuire una premialità ai contribuenti onesti e mantenere ferme le misure di lotta all'evasione rappresentano, a pieno titolo, uno degli aspetti costitutivi di una possibile nuova stagione di rapporti fra cittadini e Stato in materia di fisco. Un «patto» per passare dal conflitto a una nuova civiltà fiscale, investendo sul «capitale sociale» (mai pienamente acquisito, bisognoso di costante manutenzione e sempre nuove implementazioni) rappresentato dal «civismo», che è stato e continua a essere per molte realtà territoriali (a maggior ragione nella prospettiva del federalismo fiscale) fattore di coesione e motore dinamico, virtuoso per la crescita e la solidarietà. Il disegno di legge va inserito nel processo attuativo della delega fiscale, ma da esso si distacca, poiché le forme di premialità in esso previste sono riferite ad altre tipologie di contribuenti: va peraltro rimarcato che il principio di premialità trova in tale legge una sua dignità, essendo superata una visione ortodossa che non accetta tale principio in omaggio al dovere costituzionale di partecipare alla spesa pubblica. Per tali motivi si auspica una rapida approvazione.. 1 (Certificazione amministrativa del rispetto dell'obbligazione fiscale) 1 A decorrere dal periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2020, i titolari di reddito autonomo, d'impresa e gli esercenti arti e professioni cui si applicano gli studi di settore, con esclusione dei contribuenti ricompresi nella categoria dei contribuenti minimi ai sensi dell'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, o con fatturato superiore a 5 milioni di euro, possono richiedere annualmente all'Agenzia delle entrate la certificazione amministrativa del rispetto dell'obbligazione fiscale. 2 L'attribuzione della certificazione amministrativa del rispetto dell'obbligazione fiscale ha valore dichiarativo dell'integrale assolvimento degli obblighi tributari da parte dei soggetti di cui al comma 1 nel periodo d'imposta precedente a quello di presentazione della richiesta. 3 La richiesta di certificazione è inviata contestualmente alla presentazione della dichiarazione annuale dei redditi e l'Agenzia delle entrate fornisce la certificazione entro i novanta giorni successivi alla ricezione della richiesta. L'Agenzia delle entrate esamina prioritariamente le richieste sottoscritte da uno dei soggetti di cui al comma 3 dell'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322. 4 La certificazione può essere rilasciata anche dopo che il contribuente ha aderito alle proposte dell'Agenzia delle entrate in merito a rettifiche dell'imponibile o di altri elementi comunque attinenti ad aspetti formali o marginali della dichiarazione dei redditi. 5 La certificazione determina nell'anno successivo a quello dell'esercizio certificato: