[resaula]

Stiamo inoltre valutando di inserire - nei vari incentivi per il settore zootecnico erogati dal Ministero - delle premialità per le imprese che operano nel rispetto del benessere animale. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Unterberger, per due minuti. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Ministro, apprezzo la sua sensibilità nei confronti di questa tematica ma, come lei stesso ha detto, ci vogliono misure concrete. Come forse sa, al vaglio della Commissione giustizia al momento ci sono nove proposte per la tutela degli animali, tra le quali una mia proposta nella quale ho previsto espressamente che queste pratiche vengano semplicemente vietate. Spero che il Governo possa appoggiare questo mio disegno di legge. PRESIDENTE . Il senatore Carbone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02529 sui criteri di riparto del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per gli anni 2021 e 2022, per tre minuti. CARBONE (IV-PSI) . Gentile Ministro, oggi, grazie al question time , ho l'occasione di rappresentarle una questione molto delicata che riguarda, sì, l'agricoltura, ma anche il rilancio del dialogo per la definizione di una prospettiva più ampia del sistema Paese. Con una sua nota del 23 marzo 2021 indirizzata alla Conferenza Stato-Regioni, al fine di acquisire l'intesa ai sensi dell'articolo 3, del decreto legislativo n. 281 del 28 agosto 1997, è stata avanzata la proposta di ripartizione dei fondi assegnati all'Italia nel settore dello sviluppo rurale: il cosiddetto FEASR per gli anni 2021 e 2022, periodo transitorio determinato dallo slittamento della programmazione 2021-2027, che sarà avviata a partire dal 2023 a causa del Covid. In particolare, si propone di cambiare i criteri di ripartizione del FEASR per gli anni 2021 e 2022, passando quindi dai criteri storici a criteri oggettivi in quanto in grado di allocare le risorse in maniera equa, paragonati all'applicazione delle risorse assegnate per il de minimis . Signor Ministro, mi permetta di dirle che la proposta di rimodulare con nuovi criteri i fondi europei per lo sviluppo rurale, già destinati alle Regioni del Mezzogiorno, è inaccettabile sia dal punto di vista sociale che economico. Se venisse confermata questa rimodulazione, saremmo davanti ad una penalizzazione mortificante per Regioni già svantaggiate che, paradossalmente, sarebbero private proprio dei fondi destinati a garantire il riequilibrio strutturale, a tutto vantaggio di zone già di per sé meglio attrezzate. L'agricoltura è un settore strategico per le Regioni meridionali e vanno sostenute le imprese e i fondi dei programmi di sviluppo rurale (PSR). Signor Ministro, le chiedo se intende trovare una soluzione condivisa con le Regioni del Sud sui criteri di ripartizione dei fondi europei per l'agricoltura e se inoltre non ritenga opportuno insediare un tavolo tecnico a cui demandare la definizione, entro sessanta giorni, dei parametri da applicare dal 2023, cercando di applicare criteri coerenti allo spirito e alle finalità del PSR. PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, ringrazio l'onorevole interrogante perché mi dà modo di chiarire alcuni aspetti che non sono esattamente nella misura in cui sono stati esposti anche nella domanda dell'interrogante. Alla proposta che abbiamo fatto a marzo ha fatto seguito poi una proposta del 21 aprile, che recava un'ulteriore rimodulazione rispetto al rapporto tra criteri oggettivi, nuovi criteri e criteri storici. Posto questo, vorrei fare alcune considerazioni sia di metodo che di merito, partendo dal 16 gennaio 2014 quando, dopo una discussione accesa (parliamo di sette anni fa), le Regioni avevano concordemente definito il settennato 2014-2020 come l'ultimo di applicazione dei criteri cosiddetti storici, per poi arrivare nel 2021 alla definizione di nuovi criteri. Il dibattito è nato alla fine dell'anno scorso e non ha portato a una condivisione da parte delle Regioni. C'è un blocco di sei Regioni del Centro-Sud (perché l'Umbria non è certamente del Sud, non c'è una divisione Nord-Sud in questo senso) che ripropone per il biennio 2021-2022 i criteri storici, mentre le altre 13 Regioni e due Province autonome hanno individuato in cinque criteri cosiddetti oggettivi i nuovi parametri di distribuzione del FEASR. La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome ha decretato la mancata intesa ventinove giorni fa, quindi ci sarà un percorso in Consiglio dei ministri in cui bisognerà sciogliere il nodo. L'intesa non c'è stata. La proposta fatta dal Ministero a marzo e poi quella riproposta nel rinnovo ad aprile intendeva stimolare alla ricerca di un'intesa tra le varie Regioni, perché ovviamente il Ministero deve guardare all'interesse di tutte le Regioni del territorio nazionale. Sul merito posso dire che sono girate cifre assolutamente errate rispetto all'incidenza del passaggio dalla suddivisione tra 90 per cento dei criteri storici e 10 per cento dei criteri oggettivi per il 2021 e il 70 per cento dei criteri storici e 30 per cento di quelli oggettivi per il 2022, che complessivamente ha un impatto sulla spesa pubblica di circa 6 miliardi di euro nel biennio, pari a 105 milioni per il complesso di tutte le Regioni (per l'esattezza 105.282.527 euro nel biennio). Tuttavia, se guardiamo limitatamente alla parte non cofinanziata del FEASR di 3.472 milioni di euro, lo spostamento complessivo è di 61.212.930 euro, di cui 45.553.000 euro per le sei Regioni coinvolte. Pertanto parliamo di 45 milioni in sei Regioni in totale in un biennio, su un importo complessivo del fondo di 3,5 miliardi. Credo quindi che occorra anche dare il giusto peso alle cifre. Ovviamente è evidente che il FEASR è uno strumento molto importante per l'agricoltura italiana, in particolare per le aree in via di sviluppo agricolo, che hanno bisogno di sviluppo agricolo, ma non è l'unico strumento. Dobbiamo lavorare sulle percentuali di cofinanziamento, dobbiamo lavorare fortemente sul primo pilastro con il percorso di convergenza interna; dobbiamo dare anche molti altri strumenti a quelle Regioni per sviluppare l'agricoltura nelle aree rurali e credo che complessivamente gli strumenti che mettiamo a disposizione, anche e soprattutto delle Regioni del Sud, saranno sufficienti ad approcciare anche la sfida della nuova politica agricola comune (PAC), dove peraltro lo spostamento degli ecoschemi sulla parte del primo pilastro consentirà di liberare risorse, ad esempio, sul biologico dal secondo pilastro; rilevo che si tratta di risorse molto importanti in una scala da 1 a 10 rispetto a quelle di cui stiamo parlando oggi. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Carbone, per due minuti. CARBONE (IV-PSI) .