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come noto la cancellazione di numerosi voli, il blocco dei trasporti e le misure di contenimento hanno reso particolarmente difficoltoso il rientro in Italia; in data 15 marzo 2020 sono stati fatti sbarcare dalla nave da crociera "Oasis of the seas", della società "Royal Caribbean", ancorata a largo di Miami tutti gli ospiti presenti, mentre il personale marittimo tra cui 9 italiani è rimasto a bordo. Secondo quanto risulta agli interroganti, costoro, licenziati dalla compagnia il 25 marzo, sarebbero attualmente anche privi dei loro documenti, poiché requisiti dal comandante, e vivrebbero chiusi in cabina dal 28 marzo, mentre la nave è ancora bloccata al largo; da giorni i marittimi italiani attendono di poter far rientro in Italia, una situazione drammaticamente analoga a quella di circa 90.000 marittimi di tutte le nazionalità che si trovano sulle navi al largo delle coste orientali e occidentali degli Stati Uniti. Per poter effettuare il rimpatrio occorre, infatti, che si attivi la Royal Caribbean, predisponendo un piano di rientro da sottoporre successivamente all'approvazione delle competenti autorità statunitensi. Tuttavia ad oggi la società non ha provveduto a predisporre il piano; rilevato che: dal 1° gennaio 2014 è in vigore il "meccanismo unionale di protezione civile" adottato il 17 dicembre 2013, con la decisione 1313/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio. Strumento dell'Unione europea, il meccanismo unionale nasce per rispondere tempestivamente e in maniera efficace alle emergenze che si verificano su un territorio esterno all'Unione europea e per favorire il rientro dei connazionali temporaneamente all'estero. Uno strumento che, come ribadito più volte dal commissario Lenarcic, deve essere riservato ai Paesi in cui non esiste alcuna altra opzione commerciale di rientro, al fine di evitarne l'uso eccessivo e assicurare il rispetto dei principi di solidarietà, equità e proporzionalità; conseguentemente il Governo italiano ha attivato il meccanismo per favorire il rientro di circa 1.000 connazionali da Paesi da cui non è possibile alcuna altra opzione commerciale, si pensi in tal senso a Paesi come il Laos, la Cambogia, la Bolivia, il Guatemala o ancora l'Honduras, garantendo in tali casi la presenza a bordo di altri cittadini di Stati membri nel rispetto delle disposizioni del meccanismo unionale; secondo i dati forniti dalla Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (DG ECHO) mediante il mantenimento di rotte strategiche e l'attivazione di voli commerciali "speciali", l'Italia è riuscita ad assicurare il rientro di circa 71.000 connazionali, a fronte dei circa 59.000 cittadini rimpatriati con voli UE; tuttavia, pur essendo uno dei Paesi dell'Unione europea che è riuscito a rimpatriare il maggior numero di connazionali, rimangono comunque ancora in attesa di essere rimpatriati numerosi cittadini italiani; la situazione in cui versa il personale marittimo italiano a bordo della nave da crociera Oasis of the seas desta particolare preoccupazione: il fatto che si trovi al largo delle coste statunitensi non costituisce infatti, come di tutta evidenza, un presupposto per poter attivare il meccanismo unionale di rimpatrio, ma l'inerzia della compagnia Royal Caribbean nel predisporre un piano di rientro da sottoporre all'autorizzazione delle autorità statunitensi, nonostante i ripetuti solleciti del Consolato Generale d'Italia a Miami, non consente di procedere con il rimpatrio neanche attraverso l'utilizzo di voli commerciali o "speciali", si chiede di sapere: quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di garantire il rientro dei marittimi italiani a bordo della "Oasis of the seas" e quali procedure abbia attivato per sollecitare la compagnia Royal Caribbean perché provveda in tempi rapidi alla predisposizione del piano di rientro dei marittimi; quali ulteriori iniziative intenda adottare al fine di completare le operazioni di rimpatrio dei cittadini italiani ancora all'estero. Atto n. 3-01557 TESTOR MALAN GALLIANI SERAFINI MODENA BARBONI MASINI ALDERISI TOFFANIN PICHETTO FRATIN LONARDO PEROSINO CESARO FERRO CANGINI PAGANO GALLONE MALLEGNI BINETTI GASPARRI FLORIS Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, all'articolo 42, recante disposizioni in materia di prestazioni dell'INAIL, al comma 2 ha confermato, per le infezioni da virus Sars-Cov-2, noto anche come COVID-19, contratte in occasione di lavoro, che trova applicazione il principio generale in base al quale le malattie infettive contratte in circostanze lavorative, ad esclusione di quelle inquadrate come malattie professionali, sono considerate infortuni sul lavoro ai fini della relativa certificazione obbligatoria; stabilisce, inoltre, che nei casi accertati di infezione da coronavirus in occasione di lavoro il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all'INAIL che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la tutela dell'infortunato; la disposizione è oggetto della circolare INAIL n. 13 del 3 aprile 2020 nella quale si precisa che "secondo l'indirizzo vigente in materia di trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie, l'INAIL tutela tali affezioni morbose, inquadrandole sotto l'aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro: in questi casi, infatti, la causa virulenta è equiparata a quella violenta. In tale ambito delle affezioni morbose, inquadrate come infortuni sul lavoro, sono ricondotti anche i casi di infezione da nuovo coronavirus occorsi a qualsiasi soggetto assicurato dall'Istituto. (...) Sono destinatari di tale tutela, quindi, i lavoratori dipendenti e assimilati, in presenza dei requisiti soggettivi previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, nonché gli altri soggetti previsti dal decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 (lavoratori parasubordinati, sportivi professionisti dipendenti e lavoratori appartenenti all'area dirigenziale) e dalle altre norme speciali in tema di obbligo e tutela assicurativa INAIL"; a seguito dell'emanazione, il 30 aprile 2020, di una circolare del presidente dell'INAIL con la quale, sulla base delle disposizioni citate, è stabilito ufficialmente che il COVID-19 contratto sul luogo di lavoro non è classificabile come malattia professionale ma come "infortunio sul lavoro", alcune aziende del settore manifatturiero hanno manifestato forte preoccupazione per la responsabilità oggettiva, penalmente rilevante, che grava sugli imprenditori e sui datori di lavoro che, pur attenti all'applicazione rigida dei protocolli di sicurezza per garantire le condizioni di salute ai propri dipendenti, evidenziano le scarse possibilità di controllo sul contagio;