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Posto che non è stato superato tale vulnus in sede di esame alla Camera, rimuovendo nel titolo le parole «private» dopo strutture e «privati» dopo erogatori, così come da noi ripetutamente richiesto nelle riunioni di maggioranza e come ben tecnicamente evidenziato nel dossier studi in atti di Camera e Senato. Trattandosi di mero errore materiale, proponiamo vi si ponga rimedio irritualmente, con un ordine del giorno interpretativo o con altro accorgimento ritenuto idoneo promosso dal Governo, in quanto è assolutamente fondamentale prefigurare uno scenario che dia conto della manifesta disparità di trattamento dei diversi erogatori, in contrasto con le normative europee, giacché regole di qualità, sicurezza e appropriatezza applicabili a tutte le strutture, secondo principi di tracciabilità oggettivizzata, responsabilità e trasparenza. Spero vogliate accogliere questo nostro ultimo appello, evitando con ciò distorsioni applicative ed inutili ricorsi futuri. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, rappresentanti del Governo, agli articoli 22 e 23 del decreto-legge in conversione troviamo ulteriori norme di semplificazione per favorire la realizzazione della rete in fibra ottica e, più in generale, delle reti di banda ultralarga. Già abbiamo legiferato per obbligare i gestori di infrastrutture fisiche, quali le reti per la distribuzione di gas naturale, acqua, reti stradali, metropolitane e ferroviarie, a garantire l'utilizzo dei loro tubi e in generale delle loro infrastrutture per il passaggio dei cavi in fibra. Purtroppo gli impedimenti permangono e spesso i gestori delle infrastrutture oppongono rifiuti al passaggio delle fibre. Con il testo odierno si intendono limitare i casi di rifiuto solo nel caso l'infrastruttura fisica sia oggettivamente non idonea e giustificandone gli specifici motivi. L'altro punto di semplificazione obbliga genio civile e operatori di rete a coordinarsi, al duplice fine di impedire la duplicazione di opere e consentire la condivisione dei costi di realizzazione. In caso di assenza di infrastrutture disponibili, l'installazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità è effettuata con tecnologia di scavo a basso impatto ambientale, con tecniche innovative che non richiedono il ripristino del manto stradale, nonché la posa di cavi o tubi aerei su infrastrutture esistenti. Con questi micro-provvedimenti cerchiamo di rincorrere il notevole ritardo nella realizzazione della nostra infrastruttura del futuro. La rete in banda ultralarga era un progetto concepito già venti anni fa. Per i primi quindici anni abbiamo sentito amministratori di enti pubblici e aziende crogiolarsi in poco più che parole e proclami, per poi subire la sonora bocciatura dell'Unione europea e dei vari rapporti DESI ( Digital economy and society index ), che ci ha classificato agli ultimi posti in Europa nello sviluppo delle infrastrutture digitali. Finalmente in questa legislatura abbiamo corso molto, grazie alla volontà della ministra Pisano, della sottosegretaria Liuzzi e della nuova amministrazione di Infratel, che hanno spianato la strada al ministro Colao. Abbiamo recuperato molto tempo perso e assegnato tutti i bandi, ma ancora rimaniamo comunque incagliati nella nostra burocrazia e nella sovrapposizione di infrastrutture che non collaborano efficacemente e sovente si ostacolano. Nel frattempo altri Paesi non perdono tempo, perché sanno che quella della rete di telecomunicazione è la sfida tecnologica che contrappone oggi le maggiori potenze globali. Se noi oggi ci incagliamo con le fibre ottiche secondarie per arrivare alle abitazioni, gli altri si sfidano sui sistemi dei cavi sottomarini. Stati Uniti e Cina si stanno notevolmente espandendo, con modelli di business molto diversi. Gli USA stanno favorendo i colossi hi- tech, come Google, Amazon, Microsoft e Facebook, che stanno diventando proprietari di molti dei cavi sottomarini divenendo così potenze extraterritoriali non solo nella gestione dei dati, quindi, ma anche dell'infrastruttura. Altra strategia ha la Cina, che si muove con le proprie aziende statali. L'Europa è lentissima: per mettere un cavo totalmente europeo dal Portogallo al Brasile, di 6.000 chilometri, ci ha messo dieci anni. La Cina nello stesso tempo ne ha posati per 600.000 chilometri, cento volte tanto, e mira a coprire tutto il mondo. Due modelli, quello statunitense e quello cinese, ormai irraggiungibili per l'Europa. Se l'impalcatura del sistema di comunicazione globale dipende in maniera preponderante dai cavi in fibra sottomarini, sta emergendo anche il sistema delle costellazioni di satelliti a bassa orbita. Il primo visionario è stato Elon Musk, con il progetto SpaceX, seguito dal progetto Kuiper di Amazon; ma da qualche tempo Macron sta insistendo perché l'Europa inserisca questa tecnica tra le priorità (una questione di sovranità, dice). Infatti le aziende Eutelsat francese e OneWeb inglese si stanno facendo avanti sul tema. Anche l'Italia potrebbe collaborare con le proprie competenze, ma occorrono maggiore visione e maggiori investimenti nello sviluppo, anche culturale. L'Italia ha punte di eccellenza, ma poi si scontra sempre con una scarsa programmazione a medio e lungo termine. Oggi vediamo che mancano schiere di tecnici; la scuola deve contribuire alla programmazione per la crescita del Paese. Non è accettabile che le nostre imprese di telecomunicazioni siano rallentate da anni perché non trovano manodopera qualificata per la posa della fibra ottica. Il ritardo dell'Italia in questo settore è causato anche da una scuola che non è in grado di formare le professionalità in grado di far progredire il nostro Paese. Nel corso di questa legislatura per merito del MoVimento 5 Stelle abbiamo investito e recuperato una buona parte del ritardo accumulato nei quindici anni precedenti; ma ancora non è sufficiente a dare prospettive al Paese affinché diventi uno dei protagonisti della rinascita europea nel sistema digitale del futuro. Un Paese come l'Italia, posto in mezzo al Mediterraneo, crocevia tra ovest ed est, tra nord e sud del mondo, dovrebbe puntare a investire molto di più, partendo dalla scuola e puntando alla realizzazione di tecnologie e di sistemi integrati nelle reti europee e mondiali, di cui però possa disporre direttamente del controllo. Per il MoVimento 5 Stelle la smart nation continua a essere un importante obiettivo da raggiungere e per noi un impegno. (Applausi) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. I relatori non intendono intervenire in sede di replica. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. PICHETTO FRATIN, vice ministro dello sviluppo economico . Signor Presidente, più che una replica, questa è l'occasione, da parte del Governo e mia, di ringraziare il presidente Girotto, i relatori Ripamonti e Collina e tutti i membri della 10 a Commissione, unitamente alla collega Caterina Bini, che ha condiviso con me tutta la parte di discussione in Senato. Gli interventi in discussione generale hanno messo in luce come questa sia stata una normativa difficile, con tanti temi che colpivano le diverse sensibilità e le diverse conoscenze e con il coinvolgimento di molti Ministeri.