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GASPARRI (FI-BP) . Stavo dicendo che le forzature non finiscono mai. Lasciamo perdere quelle del passato. Quelle del presente, sulle quali ci potremmo trovare anche d'accordo, occasionalmente, con chi mi ha preceduto, sono altrettanto gravi. Anche nella Giunta - non dimentico di essere anche il Presidente di quell'organo - quando abbiamo concluso l'esame di questa vicenda, sono intervenuto, ovviamente anche tenendo conto del mio ruolo e senza forzare i toni, perché la funzione che svolgo non mi priva del diritto di dire la mia opinione, ma mi impone di farlo anche tenendo conto di una funzione che poi proseguirà su altri casi. In Giunta ho detto - e qui lo ribadisco - le cose che molti colleghi hanno detto, ovvero che è palese la incostituzionalità della decisione. Voglio dare atto al senatore Urraro, che è il relatore e che sostiene una tesi che io e il mio Gruppo non condividiamo, di avere riflettuto a lungo. Ne ho seguito in Giunta la riflessione, in un primo momento la vicenda dei supplenti, che era parsa debole a tutti e anche al relatore, poi questa conclusione, che lui ha esposto con garbo, non ci ha convinti. Relatore, è una tesi infondata, sbagliata, incostituzionale e, al di là del garbo con cui lei, a differenza di altri colleghi, l'ha illustrata, resta un vulnus grave. È stato citato prima un intervento del senatore Calderoli, che è un parlamentare esperto, autorevole e attento. Voglio ricordare anch'io quando il senatore Calderoli, in un intervento anche quello di piena estate (era il 7 agosto 2013), raccontando la vicenda della legge elettorale, a propria difesa, a proposito di quella legge elettorale tanto vituperata, disse che non l'aveva certo fatta da solo: c'era chi voleva il premio di maggioranza, chi voleva un'altra cosa; insomma come è normale in democrazia, le leggi sono frutto di tante volontà. Sulla questione del premio regionale, che caratterizzò quella legge elettorale, e che determinò molte discussioni, perché si disse che se il premio di maggioranza fosse stato nazionale anche al Senato come alla Camera, forse avremmo avuto una maggiore governabilità e stabilità, accadde che l'allora Presidenza della Repubblica - mi riferisco al presidente Ciampi, ma cito un intervento del presidente Calderoli dell'agosto del 2013 - intervenne in termini di moral suasion. Queste cose non sono codificate, possono o non possono avvenire, ma si sa che un richiamo ai principi fondamentali dell'ordinamento, chi è il supremo garante può anche farlo informalmente. Onde evitare probabilmente un contenzioso o che la legge elettorale fosse rinviata alle Camere e tutte le procedure costituzionalmente previste, evidentemente, dopo una riflessione preliminare - il presidente Calderoli ce l'ha raccontato anni dopo, ma gli addetti ai lavori lo sapevano - ci disse che, proprio in virtù del primo comma dell'articolo 57 della Costituzione per il quale il Senato si elegge su base regionale, anche quella legge elettorale in itinere fu fatta in questo modo. Dal che derivarono delle conseguenze politiche, perché i risultati elettorali delle varie Regioni sono diversi, i premi di maggioranza sono diversi e quindi anche la volontà democratica del popolo subì una valutazione diversa. Cito questo precedente perché è una questione fondamentale che mi sono permesso di ricordare in Giunta, dopodiché potrei aggiungere molte altre cose, ma a questo punto della discussione non credo che sia necessario. È stato fatto anche dal senatore Malan, che è stato uno dei relatori di minoranza, che anche a nome del nostro Gruppo e alla luce del lavoro che ha svolto nella Giunta di cui fa parte, ha citato non solo il primo comma dell'articolo 57 della Costituzione, ma anche le varie leggi elettorali e ha specificato come ci sia un limite chiaro al rinvio teorico, che poi qui viene tradotto in maniera pratica, all'applicazione della legge della Camera. Prima un giornalista, al telefono, chiedeva come mai uscisse fuori un senatore dell'Umbria, poi, siccome i giornali una materia così complessa rischiano di spiegarla male, è stato spiegato che si tratta del meccanismo del flipper , come lo chiamavano i giornalisti, che c'è alla Camera, per cui un resto di una certa grandezza di un'altra Regione può far coprire un seggio in un'altra. Al Senato, però, questo non si può fare e le leggi citate nelle varie relazioni di minoranza lo dicono con chiarezza, quindi siamo di fronte a un vulnus. Come Presidente della Giunta, non potevo impedire una votazione, anche se a mio avviso palesemente incostituzionale, e anche il Presidente del Senato prima ci ha detto della Conferenza dei Capigruppo e di una sorta di lettera, ma neanche il Presidente del Senato può impedire una votazione che il Senato farà assumendosene le responsabilità. Poi, un altro organo, il giudice delle leggi, sulla base di ricorsi che riterrà fondati (non la lettera, ma quello che faranno altri) valuterà se è il caso. Noi siamo quindi di fronte a un vulnus e desidero aggiungere anche questo: voi da un lato modificate la Costituzione per tagliare i seggi e poi violate la Costituzione per aggiungervi un seggio. Non è molto serio questo modo di comportarsi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Poi c'è anche la lettura politica: la maggioranza c'è o non c'è? Un seggio in più o in meno fa la differenza. Se fosse questa la motivazione, sarebbe ancora più grave. Pertanto, avviandomi alla conclusione, volevo fare questa dichiarazione di voto, perché era giusto rappresentare anche in questa fase non solo le posizioni del Gruppo Forza Italia, ma anche quelle del Presidente della Giunta. Ai colleghi della Lega dico che Calderoli ha raccontato quella storia, quindi dovrebbero riflettere anche loro. Da politico capisco i vincoli di maggioranza, ma quando il vincolo di maggioranza fa strame della Costituzione le cose non vanno bene e noi vogliamo sottolinearlo invitando tutti alla riflessione. Questa è una decisione che deve esulare dai vincoli di maggioranza: non stiamo approvando un provvedimento che fa parte del programma del Governo, stiamo andando ai principi dell'ordinamento. Anche sul vulnus del mancato plenum del Senato e della Camera vi è stato detto in tanti interventi che abbiamo precedenti per cui in Senato non c'erano i 315 componenti e il Senato ha operato lo stesso. Io ricordo - lo ricorderà anche Calderoli - quando alla Camera furono 13 i seggi non assegnati alla mia parte politica, che pure governò l'intera legislatura. Allora c'era un'altra legge, c'era lo scorporo, il non scorporo, c'erano le liste civetta e quindi una sovrabbondanza di voti che in quel caso determinò un effetto autolesionistico e la legislatura si concluse senza l'attribuzione di quei seggi. Non so se all'epoca il Presidente della Giunta fosse il senatore La Russa; anzi, se noi eravamo maggioranza lo sarà stato un membro della minoranza, come la prassi comporta. Si discusse un'intera legislatura e i seggi non furono assegnati: 13 seggi, non uno, colleghi, e anche alla Camera, che ha il doppio dei componenti, era una grandezza rilevante.