[pronunce]

5.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo dichiararsi le questioni di legittimità costituzionale inammissibili e, nel merito, non fondate. 5.1.- In via preliminare vengono sollevate diverse eccezioni di inammissibilità con riferimento al primo e al terzo gruppo di questioni. 5.2.- Quanto al merito, l'Avvocatura generale dello Stato - con riferimento al primo gruppo di questioni - ricorda che questa Corte ha fissato con chiarezza le condizioni in presenza delle quali la legge impositiva di un trattamento sanitario può ritenersi conforme al parametro costituzionale di cui all'art. 32 Cost., richiamate anche dal giudice rimettente. 5.2.1.- La difesa dello Stato svolge, anzitutto, una serie di argomentazioni tese a comprovare che il trattamento vaccinale è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri (considerazione sulla quale lo stesso rimettente concorda). Si sofferma, poi, sulla circostanza che l'obbligo vaccinale «non incid[e] negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili». Sempre con il necessario conforto dei dati tecnico-scientifici offerti dalle autorità ed organismi competenti - con relativa allegazione della documentazione dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) e dell'Istituto superiore di sanità (ISS) e del Ministero della salute - l'Avvocatura generale dello Stato sostiene che il sistema assicurava (e assicura) il rispetto del parametro costituzionale della non eccedenza la normale tollerabilità dell'evento avverso, correttamente inteso. Per giungere a tale conclusione ricostruisce la procedura di autorizzazione dei vaccini e sostiene il carattere «non sperimentale» del vaccino per la prevenzione dell'infezione da SARS-CoV-2; espone le modalità di realizzazione dell'attività di farmacovigilanza attiva e passiva, affermando l'attendibilità dei dati raccolti sull'incidenza di eventi avversi conseguenti alla vaccinazione; sostiene l'irrilevanza - ai fini della verifica del rispetto dell'art. 32 Cost. e comunque di qualsiasi altro parametro costituzionale - del mancato coinvolgimento dei medici di famiglia nel triage pre-vaccinale, nonché della mancanza nella fase di triage di approfonditi accertamenti e di test di positività/negatività all'infezione da SARS-CoV-2. In chiusura della trattazione del primo gruppo di questioni, la difesa dello Stato, tirando le fila di quanto esposto, affronta le singole argomentazioni svolte dal giudice rimettente. In particolare, contesta l'affermazione di inattendibilità del sistema, sostenuta dal Collegio rimettente nonostante l'autorevolezza e ufficialità della fonte, e rileva come il numero elevato di segnalazioni sia indice di elevato monitoraggio e non di maggiori rischi. Soprattutto, stigmatizza la mancata ponderazione, da parte del giudice a quo, del fatto che la disposizione censurata ha introdotto un obbligo vaccinale settoriale e non generalizzato, che, proprio in considerazione della peculiare posizione dei sanitari, deporrebbe per la correttezza del bilanciamento operato tra la libertà di autodeterminazione del singolo e le esigenze di interesse pubblico, e tra queste, in primis, quelle concernenti la tenuta dei presidi ospedalieri e la garanzia, per chi necessita di cura e assistenza, di poterle ricevere in condizioni di massima sicurezza e di minor rischio di contagio possibile. 5.3.- Con riferimento al secondo gruppo di questioni, viene, in particolare, segnalato che la modifica intervenuta con il d.l. n. 172 del 2021, come convertito, che ha espunto dall'articolato la locuzione «prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o che comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SAR-CoV-2», così estromettendo il sanitario inadempiente all'obbligo vaccinale dall'esercizio di tutte le attività riconducibili alla sua professione senza la predetta limitazione, rappresenterebbe la ragionevole risposta al mutato contesto fattuale, caratterizzato dall'aggravarsi della situazione pandemica. 5.4.- Quanto al terzo gruppo di questioni, infine, la difesa dello Stato ne sostiene la manifesta infondatezza, rilevando, in particolare, che, nel caso di specie, trattandosi di vaccinazione obbligatoria, non si potrebbe neanche parlare di consenso, essendo quest'ultimo esercitabile solo laddove vi sia la possibilità di rifiutare il trattamento sanitario, circostanza esclusa ex lege in tutti i casi di vaccinazione obbligatoria. 6.- Con atto depositato il 3 novembre 2022 si è costituito in giudizio l'appellante nel giudizio a quo. Egli, riportandosi alle argomentazioni del giudice rimettente, sottolinea che - come già esposto nelle interlocuzioni che aveva avuto con l'Ordine degli psicologi - la sua attività professionale tipica in presenza si svolge con una notevole distanza tra lui e i pazienti mentre l'altra parte della sua attività, costituita dall'insegnamento, può essere svolta anche con tecniche di comunicazione a distanza. La possibilità, dunque, che una parte almeno dello svolgimento della professione non comporti contatti diretti con i terzi avrebbe consentito una misura diversa e più limitata rispetto alla radicale interdizione dallo svolgimento di qualunque attività professionale. Insiste dunque sulla sproporzionalità e irragionevolezza della misura della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale, con conseguente violazione anche dell'art. 4 Cost. 6.1.- In data 13 marzo 2023 la parte ha depositato memoria, insistendo per l'accoglimento della questione, ribadendo le argomentazioni già svolte nel proprio atto di costituzione. 7.- In data 14 marzo 2023 l'Avvocatura ha depositato memoria, eccependo l'inammissibilità degli interventi e insistendo sulla non fondatezza delle questioni sollevate, anche alla luce del contenuto dei comunicati stampa delle sentenze n. 15 e n. 14 del 2023 di questa Corte pubblicati nel frattempo. 8.- Nel presente giudizio le associazioni Avvocati Liberi - United Lawyers for Freedom, PRODIRMED - Associazione italiana dei medici, professionisti dirigenti della sanità, ANISAN - Associazione nazionale italiana operatori della sanità pubblica e privata, e CoScienze Critiche hanno presentato opiniones ai sensi dell'art. 6 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, ammesse con decreto presidenziale del 1° marzo 2023. 9.- Nel giudizio sono stati altresì depositati numerosi atti di intervento. Uno di essi è stato presentato con l'indicazione, in epigrafe, dell'intitolazione "intervento/opinione", accompagnato dalla richiesta che venga esaminata la possibilità di considerare il proprio atto alla stregua di opinio. Tutti gli interventi presentano un contenuto omogeneo. Più precisamente, essi sono presentati da operatori sanitari non vaccinati, destinatari della sospensione ex art. 4 del d.l. n. 44 del 2021, come convertito e sostituito.