[resaula]

Le sentenze della Corte costituzionale, infatti, hanno molto chiaramente stabilito che ci vuole una differenziazione delle soglie di punibilità a seconda delle condotte. Noi abbiamo un'ampia platea di comportamenti, perché tutte quelle condotte che non rientrano in quelle di cui all'articolo 416- ter (che, indubbiamente, sono gravi ma non uguali a quelle di cui al 416- bis ) possono rientrare, anche a titolo di concorso esterno, nel 416- bis . Quindi, non c'è nessun pericolo o problema che possa sfuggire alla sanzione più grave. Finanche nel caso si tratti di appartenenti all'associazione mafiosa, la punibilità per entrambi i reati può in alcuni casi concorrere e sommarsi. Quindi, che bisogno c'è, se non quello di declamare una maggiore severità, che si infrange poi sulla concreta applicabilità, di applicare le stesse identiche pene? Peraltro, proprio per essere molto attenti anche in punto di pena, ricordo a chi c'era che nella scorsa legislatura abbiamo aumentato le pene per entrambi i reati. Abbiamo aumentato le pene sia per il 416- bis che per il 416- ter mantenendo comunque una distinzione. Presidente, il fine sicuramente non giustifica i mezzi. Sui mezzi bisogna stare molto attenti perché non si può essere superficiali perché le mafie moderne non lo sono. Sono molto sofisticate; si evolvono e di tutto hanno bisogno fuorché della retorica dell'antimafia. Nessuno più vuole mettere delle bandierine. Io dico con orgoglio che nella scorsa legislatura abbiamo approvato a stragrande maggioranza l'introduzione dell'utilità nel voto di scambio mafioso e, alla Camera, all'unanimità. Ne sono molto orgogliosa e molto contenta. Quindi non si tratta di questo, ma di fare delle norme utili e di non fare facile propaganda. Fermiamoci; ritorniamo in Commissione; audiamo magistrati, associazioni e chiunque possa fornire un contributo utile e facciamo delle cose ben fatte. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, questo sarebbe il terzo intervento legislativo a proposito del 416- ter nel giro di quattro anni. Ciò significa che c'è un'attenzione verso il fenomeno del voto di scambio con sottofondo mafioso. Questo, purtroppo, non basta a realizzare i propositi che la norma intende raggiungere. È chiaro che, quando si parla di criminalità organizzata, di mafia e, soprattutto, quando la criminalità organizzata e la mafia inquinano una delle espressioni democratiche più alte (l'esercizio del voto), è evidente che ciò crea un allarme sociale e una necessità di intervento. Noi, però, ci dobbiamo chiedere: basta soltanto, con questi tre interventi in questi quattro anni, aumentare il minimo e il massimo della pena edittale, che è passata da quattro a dieci, da sei a dodici e oggi passa da dieci a quindici anni? Questo può farci ritenere di aver fatto il nostro dovere e di aver cercato di creare quei meccanismi che possano, non dico impedire, ma far perseguire quei reati e accertare le responsabilità, ove si eserciti questo scambio di voto a sottofondo mafioso? Io credo di no e siamo assolutamente consapevoli della necessità di porre un argine a un fenomeno pernicioso come questo. Chi vi parla viene dalla Puglia e, in particolare, dalla provincia di Brindisi, tristemente nota come la patria della quarta mafia nazionale: dopo la mafia, la camorra e la 'ndrangheta, c'è la sacra corona unita. Percepisco, quindi, sulla mia pelle la necessità: ci sono Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Non ritengo, però, che questa norma, così come è stata formulata, raggiunga l'obiettivo, che era evidentemente nelle intenzioni del relatore e della Commissione che lo ha licenziato. Il bene giuridico tutelato è garantire l'ordine pubblico - su questo siamo d'accordo - il corretto funzionamento della consultazione elettorale, nonché il corretto e libero confronto tra i vari candidati. Questo è il bene giuridico che dobbiamo tutelare e difendere. La promessa di procurare voti secondo la dottrina e la giurisprudenza maggioritaria costituisce l'anticipazione della consumazione del reato. Il delitto di scambio elettorale politico-mafioso rientrerebbe nei reati a duplice schema: accordo a seguito del ricevimento di denaro o di altra utilità, in cui la consegna costituisce il momento consumativo del reato. Pertanto, ai sensi dell'articolo 416- ter , le modalità di procacciamento dei voti devono costituire l'oggetto del patto di scambio politico-mafioso in funzione dell'esigenza che il candidato possa contare sul concreto dispiegamento del potere di intimidazione, proprio del sodalizio mafioso. Dove interviene la modifica di questo disegno di legge? Nel primo comma dell'articolo 416- ter è stato inserito l'inciso «direttamente o a mezzo di intermediari»: è un intervento pleonastico, più di stile che di sostanza, perché nel nostro codice penale è previsto il concorso nella commissione di reati dall'articolo 110 del codice penale, quindi questa precisazione sembra più una questione, come dicevo prima, di forma che di sostanza. Sempre nel primo comma è stata inserita una modifica significativa in quanto oggi l'accettazione o la promessa sono punibili se agite mediante le modalità di cui all'articolo 416- bis . Nella formulazione proposta dal disegno di legge, invece, la promessa deve provenire da «soggetti appartenenti all'associazione di cui all'articolo 416- bis ». Questa modifica restringe il campo di applicazione della norma, in quanto oggi chiunque risulta punibile purché la promessa sia formulata con le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416- bis . Se fosse approvata questa modifica, la promessa dovrebbe provenire necessariamente da soggetti appartenenti all'associazione mafiosa; in tal modo si configurerebbe un reato proprio, cioè un reato che può essere commesso solo da persone dotate di una speciale qualificazione soggettiva, in questo caso appartenenti alla congrega mafiosa. La promessa proveniente da un estraneo all'associazione non sarebbe perseguibile, neanche per chi utilizzasse questo tipo di atteggiamento. Quindi siamo partiti da un presupposto: quello di creare una normativa rigida, così come richiede il codice, la nostra Costituzione e la tassatività della norma penale, e abbiamo invece creato un ventaglio più ristretto: oggi non è necessario che chi esercita questa attività appartenga ad una associazione mafiosa; è necessario che utilizzi dei metodi di intimidazione e di violenza tale da incutere timore. Oggi, se dovesse essere approvata questa norma, non ci sarebbe più questo tipo di possibilità. Io non credo che questo sia un lavoro fatto bene e nell'interesse di debellare questo tipo di fenomeno. Noi dobbiamo cercare di favorire il lavoro dei giudici e non dobbiamo invece attribuirgli la responsabilità interpretativa, molte volte anche al di sopra delle intenzioni del legislatore. Con questa formulazione noi stiamo creando un precedente pericoloso, e lo diceva la collega che mi ha preceduto.