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Ricorda peraltro che erano stati i delegati del quinto dei senatori a chiedere, nella fase iniziale dell'epidemia, di rinviare la consultazione rispetto alla data, già fissata, del 29 marzo. Richiamando l'eccezionalità della situazione complessiva nella quale ci si trova, ritiene che la soluzione individuata, per quanto influenzata dalla situazione politica e dalla sua evoluzione, rappresenti un accettabile punto di equilibrio. A suo avviso, peraltro, l'abbinamento non avrà effetti apprezzabili. Ovviamente il discorso sarebbe diverso in presenza di un referendum abrogativo, stante la previsione costituzionale del quorum . Rileva come trovare un punto di mediazione in ogni caso non fosse facile: anche l'ipotesi di votare a luglio sarebbe stata difficilmente praticabile se si considera che lo stato di emergenza scadrà solo il 31 luglio. Esprime perplessità anche sull'ipotesi di accorpamento del referendum al secondo turno delle elezioni amministrative, perché comporterebbe l'apertura di molti più seggi rispetto a quelli che saranno allestiti per i ballottaggi, con le conseguenti difficoltà per le istituzioni scolastiche. Auspica in ogni caso che si possa trovare un accordo su una data condivisa. Resta in ogni caso ferma l'esigenza di garantire un'adeguata campagna referendaria, poste le sue peculiari esigenze di approfondimento, che rischiano di essere soffocate dalla contestualità con altre consultazioni. Al riguardo, si augura si possa addivenire, anche su impulso della Commissione, a un accordo con il Servizio pubblico radiotelevisivo che assicuri adeguati spazi alla comunicazione politica sul referendum confermativo. In via generale, ritiene che se il Senato avesse avuto il tempo per esaminare più approfonditamente e apportare ulteriori modifiche al decreto-legge, la Commissione avrebbe potuto dare il proprio positivo contributo. Il relatore GARRUTI ( M5S ), intervenendo in replica, invita preliminarmente a considerare il provvedimento in esame non in astratto ma nel contesto dell'eccezionale contingenza epidemiologica dalla quale è originato. Nel merito si sofferma sul tema del referendum , evidenziando come, a differenza del quesito confermativo del 2016, in questo caso la modifica proposta è di natura puntuale e perciò sarà più semplice presentarla agli elettori. Circa la prospettata natura oppositiva del referendum , ricorda come il quesito sia comunque posto in termini positivi di conferma della volontà espressa dal Parlamento. Si sofferma anche sul tema della disaffezione al referendum , spesso utilizzato strumentalmente dalla classe politica, per ricordare come l'articolo 48 della Costituzione qualifichi il voto quale dovere civico: ogni strumento volto a favorire la partecipazione è perciò da salutare favorevolmente, e l'attenzione andrebbe posta sul merito del quesito, non sulla dissuasione dal voto. Rileva inoltre come non vi sia alcun divieto espresso di accorpamento, ed è perciò a suo avviso una forzatura utilizzare l'argomento della sua incostituzionalità: in ogni caso, se i delegati del quinto dei senatori riterranno che vi sia una lesione, potranno esercitare un proprio diritto decidendo di adire la Corte costituzionale. Nota infine che, poiché la prima data utile è il 20 settembre, vi saranno ben tre mesi a disposizione, dall'avvenuta conversione del decreto, per approfondire il tema oggetto di referendum , auspicando anche che, in ogni caso, la riforma possa trovare conferma da parte del corpo elettorale. Il senatore CANGINI ( FIBP-UDC ) interviene incidentalmente per rilevare come il rifermento al pensiero di Mortati non solo non sia pertinente ma sia anche fuorviante: la sostanza, invece, a suo avviso, è che il Movimento 5 Stelle si è convinto che l'accorpamento trainerà voti verso le proprie liste alle elezioni regionali. Ricorda invece come illustri costituzionalisti abbiano sollevato dubbi sulla legittimità dell'accorpamento, a testimonianza del fatto che la questione esiste. Ribadisce inoltre la certezza che la sovrapposizione tra le campagne elettorali e referendaria provocherà uno schiacciamento di quest'ultima e ritiene tuttora valida la ratio per la quale l'ordinamento aveva finora escluso l'accorpamento. Il sottosegretario VARIATI interviene in replica per dichiarare il proprio disagio nel portare un decreto-legge in materia elettorale al Senato a pochi giorni dalla scadenza. Ricorda di aver cercato, nel corso dell'esame alla Camera, pur in presenza di un atteggiamento ostruzionistico, il dialogo, nel tentativo di ottenere alcuni punti di convergenza. Rileva come l'anticipazione delle elezioni al 26 luglio avrebbe richiesto la pubblicazione del provvedimento di indizione in alcuni bollettini ufficiali regionali già alla fine di maggio: le leggi elettorali regionali sono infatti di esclusiva competenza delle Regioni (la stessa norma sulla raccolta delle firme ridotte a un terzo è a questo riguardo cedevole) e in taluni casi è richiesto un preavviso di 50 o 60 giorni. L'ipotesi è poi caduta a motivo della lentezza del procedimento alla Camera. Nota anche come il dibattito sia stato sicuramente condizionato dalla posizione favorita con cui partono alcuni presidenti uscenti dopo la gestione dell'epidemia. Gli italiani coinvolti nelle consultazioni regionali, ricorda, sono 18 milioni. I comuni chiamati al voto nelle regioni a statuto ordinario sono 572, di cui 87 oltre i 15 mila abitanti, per un totale di 4.440.000 persone. Poi vi sono oltre 2 milioni di cittadini dei comuni da rinnovare nelle regioni a statuto speciale, per un totale di 6.600.000 e 1142 comuni. Ricorda anche che lo spostamento per la finestra elettorale del referendum era già avvenuto con il decreto n. 18 del 2020 ("Cura Italia"), e che questo provvedimento non interviene sulla nuova finestra referendaria stabilita in quella sede. Le date tengono conto degli orientamenti espressi dal Comitato tecnico scientifico, il quale, premesso che non può stabilire se vi sarà o meno una ripresa della virulenza, ha tuttavia rilevato che, trattandosi di un agente della categoria dei virus influenzali, è ipotizzabile che possa riattivarsi con l'abbassamento delle temperature: ha reputato perciò opportuno, oltre ad estendere le operazioni anche al lunedì, che il complesso delle elezioni si esaurisca entro il mese di settembre. Il primo orientamento, perciò, con il quale è iniziato l' iter alla Camera e su cui forse è mancato un passaggio preventivo con l'opposizione, era di tenere il primo turno il 13-14 settembre proprio per poter svolgere i ballottaggi entro il mese. L'ipotesi è stata accolta molto negativamente presso l'altro ramo del Parlamento e da più parti è stato chiesto uno slittamento in avanti. Ciò peraltro in controtendenza con le Regioni, che avrebbero preferito addirittura il 6 settembre, e i cui governatori, di entrambi gli schieramenti, erano contrari a un posticipo. Ricorda anche la questione, che si è posta, della natura del prolungamento delle legislature regionali, ovvero se si tratti di una proroga o di una prorogatio , il che, nel secondo caso, avrebbe comportato una limitazione dei poteri degli organi prorogati.