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Nei confronti delle persone indicate al comma 1 si applicano le misure di protezione e di assistenza previste dalla legge. Art. 23. (Richieste alla Corte) 1. Quando l'autorità giudiziaria deve formulare alla Corte le richieste previste nell'articolo 93, paragrafo 10, dello Statuto, le invia al procuratore generale presso la corte di appello di Roma, che le trasmette al Ministro della giustizia per l'inoltro alla Corte. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del capo II del titolo III del libro XI del codice di procedura penale. 2. Nel caso previsto dall'articolo 727, comma 4, del codice di procedura penale, il procuratore generale trasmette direttamente la richiesta alla Corte, informandone il Ministro della giustizia. Art. 24. (Partecipazione del procuratore generale alle consultazioni con la Corte) 1. Il procuratore generale presso la corte di appello di Roma partecipa, se richiesto, alle consultazioni con la Corte previste dallo Statuto. A tali consultazione partecipa, se richiesto, anche il procuratore generale militare presso la corte di appello di Roma, nei casi di reati commessi da militari italiani o in danno degli stessi. Capo IV QUESTIONI SULLA COMPETENZA DELLA CORTE Art. 25. (Giurisdizione internazionale complementare) 1. Ricevuta la comunicazione prevista dall'articolo 18, paragrafo 1, dello Statuto, il Ministro della giustizia ne trasmette copia al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente per territorio o all'autorità giudiziaria presso cui risulti iscritto un procedimento avente ad oggetto gli stessi fatti. 2. L'autorità giudiziaria trasmette al Ministro della giustizia una sommaria relazione sul procedimento e copia degli atti rilevanti e non coperti da segreto. Comunica altresì: a) le circostanze che giustificano la richiesta di proseguire le indagini ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 2, dello Statuto, nonché quelle necessarie per informare il Procuratore presso la Corte sullo sviluppo delle indagini preliminari e sull'eventuale esito delle stesse, ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 5, dello Statuto; b) ogni informazione ed indicazione utili per proporre l'appello ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 4, dello Statuto ed assumere le iniziative previste dal medesimo articolo 18, paragrafo 7. Art. 26. (Eccezioni sulla giurisdizione internazionale) 1. Il Ministro della giustizia, con le modalità previste dall'articolo 25 della presente legge, acquisisce dall'autorità giudiziaria competente informazioni ed indicazioni utili per proporre eccezioni di inammissibilità e di incompetenza ai sensi dell'articolo 19, paragrafo 2, dello Statuto ed assume le altre iniziative previste dal medesimo articolo 19. Art. 27. (Effetti della dichiarazione di incompetenza da parte della Corte) 1. Quando la Corte, pronunciando su una questione di competenza o di ammissibilità, afferma la propria competenza o l'ammissibilità dell'affare, il giudice dichiara con sentenza che non può ulteriormente procedersi per l'esistenza della competenza della Corte, sempreché ricorrano le seguenti condizioni: a) se il fatto per il quale procede il giudice nazionale è il medesimo oggetto della pronuncia di competenza o ammissibilità; b) se il fatto diverso, compreso fra quelli indicati negli articoli da 5 a 8 dello Statuto, è stato commesso nel contesto della situazione deferita alla giurisdizione della Corte. 5. Si applicano le disposizioni dell'articolo 127 del codice di procedura penale. 6. Il giudice trasmette gli atti al Ministro della giustizia per l'inoltro alla Corte. Art. 28. (Riapertura del procedimento nazionale) 1. Il procedimento penale dinanzi all'autorità giudiziaria italiana è riaperto quando ricorre una delle seguenti ipotesi: a ) se il Procuratore della Corte, ai sensi dell'articolo 53 dello Statuto: 1) decide di non aprire l'inchiesta; 2) conclude, all'esito dell'inchiesta, che non vi sono basi ragionevoli per l'esercizio dell'azione penale; b) se la Camera preliminare della Corte decide, ai sensi dell'articolo 60 dello Statuto, di non confermare l'atto di accusa; c) se la Corte dichiara la propria incompetenza o l'inammissibilità dell'affare. 2. Qualora ricorra una delle ipotesi indicate al comma 1, il giudice per le indagini preliminari autorizza con decreto motivato la riapertura delle indagini su richiesta del pubblico ministero; in tale caso i termini per le indagini iniziano a decorrere nuovamente. Se è stata già esercitata l'azione penale, il giudice per le indagini preliminari ovvero il presidente del collegio giudicante provvede alla rinnovazione dell'atto introduttivo della fase o del grado nel quale è stato deciso il trasferimento del processo penale a favore della Corte. 3. Il Ministro della giustizia, a richiesta dell'autorità giudiziaria competente, chiede alla Corte, ai sensi dell'articolo 93, paragrafo 10, dello Statuto, copia degli atti compiuti. Art. 29. (Divieto di nuovo giudizio) 1. Una persona giudicata con sentenza definitiva della Corte non può essere di nuovo sottoposta a procedimento penale nel territorio dello Stato per il medesimo fatto. 2. Se, nonostante il giudizio con sentenza definitiva di cui al comma 1, viene di nuovo iniziato un procedimento penale, il giudice, in ogni stato e grado del processo, pronuncia sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, enunciandone la causa nel dispositivo. Capo V ESECUZIONE DEI PROVVEDIMENTI DELLA CORTE Art. 30. (Esecuzione delle sentenze) 1. La corte di appello di Roma è il giudice competente per l'esecuzione delle sentenze pronunciate dalla Corte. Art. 31. (Esecuzione della pena detentiva nel territorio dello Stato) 1. Le sentenze irrevocabili di condanna ad una pena detentiva pronunciate dalla Corte sono eseguibili nel territorio dello Stato in conformità a quanto stabilito nello Statuto. 2. Se la Corte indica lo Stato come luogo di espiazione della pena, il Ministro della giustizia comunica alla Corte, senza ritardo, se la designazione è stata accettata e richiede il riconoscimento della sentenza della Corte. 3. Alla richiesta della Corte sono allegati: a) una copia certificata conforme della sentenza di condanna; b) una dichiarazione che indichi il periodo di pena già espiata, ivi comprese tutte le rilevanti informazioni sulla detenzione cautelare già sofferta; c) ove pertinenti, ogni rapporto medico o psicologico sul condannato, ogni raccomandazione quanto al suo trattamento nello Stato e ogni altra informazione rilevante ai fini dell'esecuzione della pena. 4. Il Ministro della giustizia trasmette al procuratore generale presso la corte di appello di Roma la richiesta, unitamente alla traduzione in lingua italiana, con gli atti allegati di cui al comma 3. Il procuratore generale promuove il riconoscimento mediante richiesta alla corte di appello. 5. La sentenza della Corte non può essere riconosciuta quando ricorre una delle seguenti ipotesi: a) la sentenza non è divenuta irrevocabile ai sensi dello Statuto e delle altre disposizioni che regolano l'attività della Corte; b) per lo stesso fatto e nei confronti della stessa persona è stata pronunciata nello Stato sentenza irrevocabile. 6.