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Non è concepibile che non ci siano interventi per modernizzare le infrastrutture della penisola, che in molti casi sono ferme agli anni Sessanta, così come non è pensabile che ci siano opere come il TAV, i cui bandi vanno avanti nonostante la contrarietà del Ministro delle infrastrutture e di uno dei partiti di Governo. Un Ministro che si occupa di lavori pubblici dovrebbe essere felice se partono nuovi cantieri o se si sbloccano quelli fermi, spesso interrotti per motivi burocratici, e dovrebbe fare tutto quanto è nelle sue possibilità per sbloccare gli stanziamenti fermi. Invece sembra che non sia così. Questa è la grande contraddizione di questo Esecutivo, che purtroppo emerge nelle scelte di politica economica, con i troppi no scanditi da parte di uno dei contraenti, in un innaturale patto di Governo. Peraltro, nell'eterna disputa autonomia o no riferita alle Regioni, in cui è impegnata la maggioranza in questi giorni, non ci si è accorti che l'Italia già oggi viaggia a due velocità; ce lo dicono i dati appena diffusi dall'Istat, che fotografano un Paese a due velocità, con un Mezzogiorno che cresce meno della metà del Centro-Nord, costituendo un fattore di freno alla crescita complessiva dell'Italia, che a sua volta cresce la metà della media dei Paesi europei. Pertanto torna centrale il tema delle infrastrutture, senza le quali il Sud è ancora più lontano dal cuore del mondo produttivo, soprattutto quello delle subforniture, e non riesce ad agganciarne i modelli produttivi. Fatte queste considerazioni, viene inoltre da chiedersi che cosa manchi alla nostra economia per poter tornare a crescere con i ritmi che hanno caratterizzato gli anni del boom economico. Innanzitutto manca ciò che muove le economie di tutto il mondo e, se mi consentite, anche i rapporti umani di tutto il mondo e che si concretizza in una sola parola: fiducia. La mancanza di fiducia è la costante di questi ultimi sei o sette anni, in cui la gente comune ha paura di comprare e tiene fermi i propri risparmi e le imprese hanno paura di investire, perché non si fidano delle decisioni della politica. È necessario quindi adottare regole che creino un clima di maggiore certezza, un quadro che sia largamente condiviso e quindi sia espressione della maggioranza degli italiani, mentre la somma dei parlamentari che sostiene questo Esecutivo non può esserlo, perché, nonostante il contratto di Governo, i programmi dei due contraenti sono troppo distanti fra loro. Crediamo quindi sia necessario allontanare i quotidiani teatrini della politica che spaventano gli investitori; bisogna fare in modo che si guardi all'Italia come a una nazione affidabile, in cui sia bello e conveniente venire a investire il proprio tempo e i propri soldi. Al contempo, bisogna creare le condizioni per fermare l'emorragia di investimenti che, al contrario, prendono le vie dell'estero. In sostanza, un quadro di certezze che può derivare solo dalla volontà di adottare le misure da sempre chieste dalle imprese: semplificazione, tempi rapidi di risoluzione delle dispute, accesso conveniente al mercato dei capitali e, su tutti, un fisco più equo. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Casini) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, vorrei porre all'attenzione dell'Assemblea una parte del decreto-legge in esame che riguarda i risparmiatori traditi, truffati dalle banche. È interessante perché siamo di fronte a un indicibile balletto che dura dalla nascita di questo Governo, anzi anche da prima, a dire il vero. Insomma, le forze di maggioranza di questo Governo, i suoi leader, in particolare Salvini e Di Maio, avevano promesso che nel provvedimento in discussione avrebbero risolto ogni cosa. Io desidero semplicemente ricordare i fatti. Sono stati truffati da un sistema di banche - cosa ben evidente all'opinione pubblica, grazie a Dio - centinaia di migliaia di cittadini nel nostro Paese; certamente l'epicentro è stato il Veneto, ma non soltanto quella Regione è stata colpita da questa triste vicenda. Sono stati colpiti non solo grandi professionisti, imprenditori, industriali, quindi persone che sanno difendersi e hanno comunque i soldi necessari per concedersi una vita dignitosa, ma anche centinaia di migliaia di famiglie che avevano riposto in queste banche i risparmi di una vita. Personalmente ho conosciuto lavoratori che avevano messo tutto il TFR, tutto il loro risparmio nelle azioni di queste banche; lo avevano fatto per loro stessi e per le loro famiglie: ho conosciuto un papà che aveva messo i risparmi di una vita per il figlio disabile. Attenzione, non si trattava di banche qualsiasi, ma di banche del territorio, con le quali i cittadini di quell'area avevano instaurato un rapporto di fiducia, spesso da generazioni. Si tratta, quindi, di un tradimento non da una banca con sede a Londra, Bruxelles o a Shanghai, ma di istituti di credito con sede a Vicenza o a Montebelluna. Signor Presidente, finalmente i precedenti Governi di centrosinistra - al di là delle sciocchezze generali lanciate attraverso un memorabile sistema di fake news con cui sono state consolidate in parti non secondarie dell'opinione pubblica - hanno preso in mano la vicenda e hanno salvato i correntisti, i dipendenti, la base, la struttura di queste banche, in modo tale che la devastazione non ricadesse a catena sulle famiglie, i risparmiatori e su tutto il tessuto produttivo che con queste banche aveva costruito una ramificazione e una crescita nel territorio di competenza. Da ultimo il Governo di centrosinistra uscente, il Governo Gentiloni Silveri, con la legge di bilancio 2018, dunque nel dicembre 2017, per la prima volta in un Paese europeo stabilisce che anche gli azionisti possono essere ristorati nel momento in cui si dimostra il cosiddetto misselling , cioè la truffa. In questo caso proprio di truffa stiamo parlando, perché centinaia di migliaia di persone sono state raggirate per la loro ignoranza in senso tecnico, cioè ignoravano i fondamentali della finanza. Signor Presidente, è necessario accelerare, perché dopo che il Governo di centrosinistra con la legge di bilancio 2018 aveva posto i fondamenti su cui redigere i decreti, questo Esecutivo doveva immediatamente vararli e lo poteva fare molto velocemente; non ha voluto farlo - desidero ricordarlo ai colleghi - nonostante in quest'Aula, nell'agosto del 2018, si sia votato all'unanimità un mio emendamento che poneva alla fine di ottobre il termine per scrivere i decreti. Non è stato fatto nulla; il Governo ha voluto varare una nuova norma nella legge di bilancio 2019; vi abbiamo detto che era sbagliata, infatti lo era e avete dovuto riportare la norma primaria in questa sede. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, chiedo che almeno sia inserita la possibilità del ristoro totale e non parziale, senza il limite dei 100.000 euro. Infatti Di Maio, in campagna elettorale, è venuto a dire in Veneto - l'ho ascoltato con le mie orecchie durante una conferenza stampa - che tutto quanto fosse stato meno del 100 per cento del ristoro, sarebbe stato considerato elemosina.