[pronunce]

I concetti evocati dalla disposizione statale (quali la responsabilità e la sorveglianza dell'organismo di gestione del parco, il richiamo al regolamento del parco e la stessa preferenza da accordare ai «cacciatori residenti nel territorio del parco»), sradicati dal loro ambito originale e specifico, divengono infatti sostanzialmente inconciliabili con l'estensione all'intero territorio regionale, con un esito censurabile, come rileva il ricorso statale, anche alla luce del principio di intrinseca razionalità, tanto più che «nel giudizio in via d'azione vanno tenute presenti anche le possibili distorsioni applicative di determinate disposizioni legislative; e ciò ancor di più nei casi in cui su una legge non si siano ancora formate prassi interpretative in grado di modellare o restringere il raggio delle sue astratte potenzialità applicative (sentenze n. 449 del 2005, n. 412 del 2004 e n. 228 del 2003)» (sentenza n. 107 del 2017). In conclusione, va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 33 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019, nella parte in cui si applica anche alle aree del territorio regionale diverse da quelle protette. 7.- Le questioni promosse nei confronti degli artt. 24 e 25 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019, benché illustrate congiuntamente dal ricorrente e affidate agli stessi motivi, vanno tuttavia affrontate separatamente, avendo oggetti e contenuti distinti. 7.1.- L'impugnato art. 24 apporta due modifiche all'art. 1 della legge della Regione Siciliana 29 novembre 2005, n. 15 (Disposizioni sul rilascio delle concessioni di beni demaniali e sull'esercizio diretto delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo), il quale disciplina le attività esercitabili sui beni demaniali marittimi. In particolare, l'art. 24, al comma 1, sostituendo il comma 1-ter del citato art. 1, introduce una disciplina transitoria per il rilascio, mediante procedure di evidenza pubblica, di nuove concessioni demaniali marittime con validità fino al 31 dicembre 2020. Con una seconda modifica, operata sempre dal comma 1, l'art. 24 impugnato aggiunge al richiamato art. 1 un comma 1-quater, il quale consente, nelle more dell'approvazione dei piani di utilizzo del demanio marittimo adottati dai Comuni e attraverso procedure amministrative semplificate, il rilascio di autorizzazioni di durata breve «per l'occupazione e l'uso di limitate porzioni di aree demaniali marittime e di specchi acquei, comunque non superiori a complessivi metri quadrati mille, e per un periodo massimo di novanta giorni, non prorogabili e non riproponibili nello stesso anno solare, allo scopo di svolgere attività turistico ricreative, commerciali o sportive, anche attraverso la collocazione di manufatti, purché precari e facilmente amovibili». Per l'attuazione del comma 1-quater, così introdotto, la disposizione impugnata, al comma 2, rinvia a un decreto dell'assessore regionale per il territorio e l'ambiente: a tale fonte è rimessa la disciplina delle modalità di presentazione delle richieste e delle procedure amministrative, prevedendosi che «nel caso di più richieste di concessione provenienti da più soggetti e relative ad una medesima porzione di area demaniale marittima o di specchio acqueo», il rilascio della concessione avvenga attraverso la pubblicazione di bandi pubblici e sentiti i Comuni territorialmente interessati. 7.1.1.- Secondo il ricorrente, le previsioni regionali si sovrapporrebbero alla disciplina contenuta nell'art. 1, commi 246 e da 675 a 684, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021), che ha dato avvio a una generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime, dalla quale «con ogni evidenza si discost[erebbero] sostanzialmente, generan[do] dubbi interpretativi e incertezze riguardo alla chiara individuazione delle norme di legge applicabili e present[erebbero] significativi profili di incostituzionalità». I criteri e le modalità di affidamento delle concessioni demaniali marittime rientrerebbero, infatti, nella materia di competenza esclusiva statale «tutela della concorrenza», prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost.; inoltre, la richiamata sovrapposizione e conseguente incertezza determinerebbero un contrasto con il principio di buon andamento dell'amministrazione di cui all'art. 97, secondo comma, Cost. 7.1.2.- La resistente ha preliminarmente eccepito l'inammissibilità delle questioni perché proposte in maniera assertiva, oltre che generica, immotivata nonché congetturale, laddove si riferiscono a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non ancora emanato. L'eccezione è fondata sotto il profilo della genericità e della insufficiente motivazione. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, il ricorso in via principale, per superare lo scrutinio di ammissibilità, deve fondarsi su una motivazione adeguata e non meramente assertiva (ex plurimis, sentenze n. 286 del 2019, n. 107 del 2017, n. 315 del 2009, n. 322 del 2008, n. 38 del 2007 e n. 233 del 2006). Tale esigenza di motivazione si pone «in termini perfino più pregnanti nei giudizi diretti che non in quelli incidentali» (sentenze n. 236 del 2019, n. 218 del 2015, n. 139 del 2006 e n. 450 del 2005; nello stesso senso, sentenze n. 261 e n. 81 del 2017). Va anzitutto rimarcato che il ricorrente lamenta il contrasto con i due evocati parametri costituzionali richiamando soltanto le disposizioni di cui all'art. 1, commi 246 e da 675 a 684, della legge n. 145 del 2018, le quali, tuttavia, non esibiscono un contenuto precettivo immediatamente applicabile e "sovrapponibile" a quello della disposizione impugnata, tale da dimostrarne «con ogni evidenza» l'affermato discostamento. Infatti, mentre la disciplina dell'art. 24 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019 riguarda il rilascio di nuove concessioni demaniali (secondo le due modalità sopra sintetizzate), le previsioni statali citate oggetto dei commi 246, 682, 683 e 684 attengono, invece, alla durata di concessioni già in essere. Le ulteriori disposizioni statali citate si limitano a disciplinare le articolate fasi della prevista generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime, senza peraltro dettare norme nelle more applicabili ai criteri e alle modalità di affidamento delle concessioni demaniali marittime. Il ricorso, al riguardo, per un verso, richiama genericamente la circostanza che il d.P.C.m. ancora non adottato dovrà fissare i termini e le modalità per l'avvio della revisione;