[pronunce]

In particolare, l'art. 16 della legge n. 273 del 2002, che ha conferito al Governo la delega per l'adozione, entro sei mesi, di uno o più decreti legislativi «diretti ad assicurare una più rapida ed efficace definizione dei procedimenti giudiziari» nelle materie indicate, avrebbe, infatti, trovato tempestiva attuazione con l'emanazione del d.lgs. n. 168 del 2003. L'assetto processuale della riforma sarebbe stato quindi stravolto dal Codice della proprietà industriale, non solo attraverso l'introduzione del rito c.d. societario, innanzi alle sezioni specializzate, ai sensi dell'art. 134 citato, ma anche, in tema di diritto transitorio, attraverso la previsione di cui all'art. 245 citato che ha esteso notevolmente la competenza delle sezioni specializzate, rispettivamente di secondo e di primo grado, in materia di giudizi di appello e di reclamo cautelare. Secondo il Tribunale di Napoli la norma censurata violerebbe l'art. 76 Cost., in quanto non potrebbe costituire un nuovo esercizio della delega di cui all'art. 16 citato, ormai scaduta, ed anzi già attuata con l'istituzione delle sezioni specializzate, e neppure potrebbe rientrare nell'oggetto della delega di cui all'art. 15, della legge n. 273 del 2002 citato, che si limitava ad attribuire al Governo il potere di adottare uno o più decreti legislativi «per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di proprietà industriale». Pertanto il rimettente sostiene che la lettera del citato art. 15, i relativi principi e criteri direttivi, nonchè il contesto normativo nel quale detta norma è inserita, imporrebbero di ribadire che i profili inerenti alla istituzione ed organizzazione delle sezioni specializzate, in linea generale, erano anche in questo caso estranei alla delega, con conseguente illegittimità della disposizione censurata. Secondo il rimettente l'art. 245, comma 3, citato violerebbe, altresì, il principio di ragionevolezza e di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost., nonché il principio del giudice naturale precostituito per legge (art. 25, primo comma, Cost.). La norma realizzerebbe, infatti, un'implicita ed ingiustificata deroga al principio della perpetuatio iurisdictionis, di cui all'art. 5 del codice di procedura civile, operante anche riguardo ai mutamenti delle norme sulla competenza. Infatti, i giudizi instaurati precedentemente all'introduzione delle sezioni specializzate, ai sensi dell'art. 5 citato, e comunque dell'art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 168 del 2003, restano assegnati ai giudici competenti secondo la normativa previgente, così come ad essi restano assegnate le domande cautelari proposte in corso di causa (ivi comprese le istanze di revoca e di modifica, ai sensi dell'art. 669-decies cod. proc. civ.), nel mentre per i reclami avverso tali misure cautelari, opererebbe la deroga di cui all'art. 245, comma 3, citato. Tale riparto, oltre ad apparire del tutto irrazionale, finirebbe per sottrarre un procedimento di estremo rilievo, al suo giudice naturale, che resta invece confermato per il giudizio di merito.1. – La questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale ordinario di Napoli riguarda l'art. 245, comma 3, del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (Codice della proprietà industriale, a norma dell'articolo 15 della legge 12 dicembre 2002, n. 273), nella parte in cui stabilisce che sono devolute alla cognizione delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale le procedure di reclamo iniziate dopo l'entrata in vigore del codice, anche se riguardano misure cautelari concesse secondo le norme precedentemente in vigore. Secondo l'ordinanza di rimessione, tale norma si porrebbe in contrasto con l'art. 76 della Costituzione, in relazione all'art. 15 della legge 12 dicembre 2002, n. 273 (Misure per favorire l'iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza), in quanto la delega contenuta in quest'ultima norma non concerneva la disciplina della competenza ed il regime transitorio applicabile alle controversie attribuite alle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale (di seguito, sezioni specializzate). Tali materie sarebbero, infatti, oggetto della distinta delega di cui all'art. 16 della legge n. 273 del 2002, esercitata, ed esauritasi, con l'emanazione del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168 (Istituzione di Sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale presso tribunali e corti d'appello, a norma dell'articolo 16 della legge 12 dicembre 2002, n. 273). La disposizione censurata contrasterebbe, altresì, con il principio di ragionevolezza e di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost. e con il principio del giudice naturale precostituito per legge, garantito dall'art. 25, primo comma, Cost., realizzando, per un verso, un'ingiustificata deroga al principio della perpetuatio iurisdictionis, sottraendo, per l'altro, il procedimento al suo giudice naturale, che resterebbe invece competente per il giudizio di merito. 2. – La questione è fondata. Preliminarmente, va osservato che la questione è rilevante in riferimento alla parte della norma censurata con cui si stabilisce che sono devolute alla cognizione delle sezioni specializzate le procedure di reclamo iniziate dopo l'entrata in vigore del codice, anche se riguardano misure cautelari concesse secondo le norme precedentemente in vigore. 2.1. – Questa Corte ha già approfondito l'esame del contenuto delle deleghe oggetto degli artt. 15 e 16 della legge n. 273 del 2002 e la relazione fra le medesime. La sentenza n. 170 del 2007 ha precisato che il termine per l'esercizio della delega prevista dal citato art. 16 era scaduto al momento dell'emanazione del decreto legislativo n. 30 del 2005. In particolare, detto termine era già scaduto alla data in cui era stato prorogato, per la prima volta, quello della delega conferita con l'art. 15, ad opera dell'art. 2 della legge 27 luglio 2004, n. 186, il quale aveva avuto ad oggetto soltanto il termine fissato dall'art. 15. 2.2. – Nella sentenza n. 112 del 2008 questa Corte ha ribadito che il dato letterale del citato art. 15, nonché i relativi principi direttivi ed il contesto normativo nel quale esso si collocava imponevano di ritenere che i profili, inerenti alla istituzione ed organizzazione delle sezioni specializzate, in linea generale, erano estranei alla delega. In tale pronuncia, pertanto, è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 245, comma 2, del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, nella parte in cui stabilisce che sono devolute alla cognizione delle sezioni specializzate le controversie in grado d'appello iniziate dopo l'entrata in vigore del codice, anche se il giudizio di primo grado è iniziato e si è svolto secondo le norme precedentemente in vigore.