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Lo stimolo del Parlamento e dei media sarà cruciale per portare il tema all'attenzione dei cittadini in maniera informata e costruttiva. Per parte sua, il Ministero dell'economia e delle finanze e le altre amministrazioni centrali coinvolte dovranno, a tal fine, rafforzare le loro competenze tecniche in aree fino a oggi largamente inesplorate. Vi ringrazio per l'attenzione e per le osservazioni che avete argomentato durante questo dibattito. Per parte mia, mi impegno a essere sempre aperto a un confronto costruttivo con il Parlamento. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP e del senatore Pittella) . PRESIDENTE . Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 2. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, questo DEF è soprattutto la fotografia di un Paese che è stato tirato fuori dalla crisi. L'Italia è tornata a crescere; gli obiettivi di riduzione del deficit sono stati rispettati; sono nati più di un milione di nuovi posti di lavoro. Ne va dato atto ai precedenti Governi che hanno fatto un lavoro importante e non scontato e questo lavoro non deve essere sprecato. All'orizzonte si intravedono diverse criticità: i conflitti e le tensioni internazionali, le incognite legate ai dazi commerciali, l'aumento dei tassi della Fed. Oggi l'Italia paga ogni anno 63 miliardi di euro di soli interessi sul debito, che probabilmente aumenteranno con la conclusione delle misure di supporto della Banca centrale europea. Il Governo si muova, allora, con prudenza, non vanificando quanto è stato fatto sul terreno della stabilità e della crescita. Certo, la crescita di questi anni è stata al di sotto della media europea. È un problema che ha radici antiche: dal 1995 l'Italia è cresciuta del 6,3 rispetto al 38 per cento degli altri Paesi europei. Le cause sono ben descritte nella raccomandazione che l'Unione ha inviato all'Italia lo scorso 23 maggio. Non c'è solo il debito a pesare sul Paese. Ci sono soprattutto la durata dei processi; il peso della corruzione; le restrizioni alla concorrenza e allo sviluppo della competitività; la marginalità delle donne nel mercato del lavoro. E poi ci sono la bassa spesa per la ricerca e l'innovazione; le competenze digitali e le infrastrutture. Sono queste le ragioni per cui la strada delle riforme, già intrapresa negli scorsi anni, deve essere percorsa con sempre maggiore determinazione. Nel breve termine, la priorità deve essere la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia per scongiurare l'aumento dell'IVA. Riteniamo fondamentale il mantenimento degli impegni a livello europeo per la riduzione del debito. Su questo abbiamo apprezzato le parole del ministro Tria. Il nostro augurio è che, già nel prossimo vertice in Lussemburgo, possano giungere buone notizie sulla concessione di nuovi margini di flessibilità da parte dell'Europa. È una partita importante, come lo è quella sul bilancio europeo 2020-2027. Nella prossima legge di bilancio mi piacerebbe vedere mantenuta quella parte relativa al bilanciamento di genere: è un'innovazione interessante nell'ottica di un'attenzione alle pari opportunità. Sulle misure economiche enunciate in questi giorni, attendiamo di conoscere i provvedimenti e le relative coperture finanziarie. Prima vogliamo capire, e lo vogliamo fare nel merito delle questioni. Per tutte queste ragioni, dichiaro il voto di astensione del nostro Gruppo. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, devo dire che ho trovato il dibattito, così come, per la verità, anche le repliche del relatore - che in questo momento non è presente in Aula e me ne dispiaccio, perché volevo dirgli alcune cose - e del Ministro, quasi surreali per certi versi. Ci troviamo di fronte - faccio riferimento da ultimo alla replica del relatore Bagnai - a un intervento che in molte parti possiamo anche condividere, ma non si comprende come la disposizione programmatica possa poi essere conciliabile con la risoluzione di maggioranza che il Governo ha testé accettato, per un motivo molto semplice. Riteniamo che le questioni che sono davanti ai nostri occhi - e questo, chiaramente, riguarda anche chi ha governato fino a pochi mesi fa - non sono semplici. Le condizioni in cui il Paese si trova, Presidente, non sono certamente in buono stato dal punto di vista della sostenibilità economica e sociale. Non voglio ricordare i dati che il mio collega La Forgia ha già esposto nel suo intervento, ma alcune cose sono chiarissime, per quanto ci riguarda. L'Italia continua ad avere performance pari alla metà della media dell'eurozona e la situazione del Paese nel campo del lavoro, per esempio - ecco le questioni che a noi stanno più a cuore - che è il risultato anche delle cosiddette riforme strutturali, ha visto confermata per il 2017, così come per il 2018, una costante precarizzazione del lavoro. Sono cresciuti, come sempre, i contratti a tempo determinato e sono diminuiti i contratti ai tempo indeterminato. Vorrei anche ricordare che tutti gli incentivi che sono stati utilizzati nella scorsa legislatura per le tutele crescenti (circa 20 miliardi) hanno avuto un impatto assolutamente inesistente, effimero sul piano dell'occupazione. Anche nelle audizioni recenti il CNEL ci ha nuovamente detto che la metà dei contratti derivati dalle agevolazioni previste dal jobs act sono praticamente scomparsi ed è aumentato ulteriormente il lavoro sommerso. Non parliamo dell'occupazione giovanile. I dati usciti ieri relativi ai giovani che non studiano e non lavorano sono veramente devastanti. Quindi ci siamo trovati in un dibattito nel quale da una parte qualcuno rivendicava di avere lasciato il Paese del bengodi, e dall'altra (il relatore, senatore Bagnai, è rientrato in Aula) una esposizione programmatica della quale mi meraviglio. E allora mi chiedo perché, senatore Bagnai, non ha dato indicazione di votare a favore della nostra risoluzione? Lo chiedo perché quella presentata dalla maggioranza non è, a mio avviso, esattamente in linea con le affermazioni che lei ha fatto. Un altro elemento su cui il Ministro ci ha richiamato è relativo agli investimenti pubblici. Il dato relativo agli investimenti pubblici è molto pesante, ben al di sotto del tasso precrisi. Dopo la diminuzione del 2016, nel 2017 è previsto un nuovo calo del 6,2, quindi la spesa per investimenti nel 2020 è prevista a livelli ancora inferiori rispetto al 2013. Gli indicatori BES indicano l'aggravamento delle disuguaglianze. Davanti ad una situazione come questa è evidente a tutti, (l'abbiamo già detto anche in fase di dichiarazione di voto sulla fiducia al Governo), che è necessario fare delle forzature, ragionevoli ma certamente forzature, sulle politiche di rigore e sulle regole europee.