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Anche oggi ci siamo resi conto in quest'Aula che il tutto è stato liquidato in meno di mezz'ora. Vorrei ricordare che il disegno di legge dovrebbe interessare migliaia di imprese, migliaia di stazioni appaltanti. Soprattutto esso ha effetti, positivi o negativi, che si riverberano su milioni di nostri concittadini, che aspettano la conclusione o l'avvio di opere pubbliche da sempre bloccate dalla farraginosità di una normativa che è sempre stata presentata come risolutiva di tutti i mali: anche qui ho sentito dei toni entusiasti, che oggettivamente si fa fatica a condividere. Ecco perché quella che ci apprestiamo a votare è una riforma che il Gruppo Fratelli d'Italia ha nelle corde da tempo, almeno nella sua ratio , e ha interesse ad approfondire: l'abbiamo fatto, l'avete detto e lo abbiamo ripetuto, nelle Commissioni e nella discussione in Assemblea. Abbiamo sicuramente interpretato questa occasione come un tentativo, virtuoso e importante, per provare a risolvere il problema e ad essere cassa di risonanza delle suggestioni del mondo del pubblico. Voglio ringraziare per questo gli enti locali, che per il tramite delle associazioni di categoria hanno saputo dare, in audizione, un grande contributo: lo abbiamo detto e lo ripetiamo. Contestualmente abbiamo provato a interagire su un altro fondamentale bagaglio esperienziale nel settore privato: mi riferisco all'ANAC, al mondo accademico e alla magistratura. Tutto questo lavoro fatto anche dal Gruppo Fratelli d'Italia nella gestione dell'attività emendativa, anche alla Camera dei deputati, è andato ancora una volta perduto. Non possiamo dimenticare dunque il lavoro dei colleghi, a cominciare dal capogruppo senatore Ciriani, che ha insistito affinché ci fossero facilitazioni alla partecipazione alle gare d'appalto per le piccole e medie imprese. Voglio ripetere che il nostro emendamento avrebbe garantito che le imprese che vantano crediti certificati con le pubbliche amministrazioni non potessero essere escluse in caso di irregolarità fiscali non definitivamente accertate: ci siamo battuti per questo e ci avete anche promesso che si sarebbe riaperto il fascicolo, cosa che non è avvenuta. Anche quest'ultima battaglia, che è di tutta evidenza una battaglia di civiltà che impedirebbe finalmente allo Stato di comportarsi da tiranno nel momento di esigere i crediti, essendo invece indulgente con se stesso nel momento di pagare, è stata rigettata dalla maggioranza. In materia di appalti pubblici abbiamo discusso molto in Commissione. Se ho tempo, voglio dire due parole anche sull'autorità anticorruzione, perché, a seconda del Governo, questo fantomatico meccanismo, che risponde a logiche a volte abbastanza risibili, viene interpretato in un modo diverso. Durante il Governo Conte 1 doveva essere leggermente modificata nei poteri e così è stato nel Governo Conte 2. Adesso c'è una delega in bianco - scritta in questo modo, infatti, è una delega in bianco - perché nell'attuale situazione, con il Governo Draghi 1, si danno dei superpoteri a questo fantomatico meccanismo: non discuto l'autorità, ma il meccanismo. In conclusione, ciò che premeva al Gruppo Fratelli d'Italia era rivedere la disciplina in maniera organica, indirizzando il legislatore delegato, attingendo a principi definiti, al fine di dare ossigeno alle imprese e strumenti agili alla committenza, garanzia - questa sì - di trasparenza e correttezza per la realizzazione dei principi costituzionali di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione. A noi, lo ripeto, non pare che tutto ciò sia avvenuto: ecco perché, sebbene a malincuore, anche oggi voteremo no. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, desidero anzitutto ringraziare i relatori e preannunciare il voto favorevole della componente Liberi e Uguali-Ecosolidali del Gruppo Misto sul provvedimento che stiamo esaminando in terza lettura. Come già sottolineato da alcuni colleghi nel dibattito, da questo punto di vista possiamo essere soddisfatti e, con tutta la modestia necessaria, mandare un messaggio al Governo: è possibile fare le due letture alla Camera e al Senato, basta organizzarsi. È vero che qui sarebbe stato difficile porre la fiducia per un problema tecnico, ma in ogni caso la terza lettura ha dimostrato che è possibile far lavorare il Parlamento, raggiungendo risultati positivi e di chiaro miglioramento rispetto al testo originario. I contratti pubblici sono un aspetto essenziale. Veniamo da una lunga esperienza che dimostra che gli interventi non organici possono produrre, perfino al di là della volontà del legislatore, più problemi che risolverne. Dunque, questa delega è uno strumento importante. Il Parlamento dà alcune indicazioni di fondo (prima di tutto, la semplificazione), fermo restando che dobbiamo sempre uscire da quell'atteggiamento pendolare per cui, a seconda dei momenti, mettiamo 1.000 paletti e balzelli che creano problemi di burocratizzazione e poi, magari, li togliamo tutti scoprendo che ci sono altri problemi in relazione alla trasparenza e alla legalità. Dunque, ci vuole equilibrio. Per quanto riguarda la progettazione, dato che il Governo dovrà esercitare in tempi i più brevi possibili la semplificazione sui progetti, voglio fare qui una sottolineatura: per quanto riguarda i progetti, la qualificazione e le caratteristiche di un progetto integrato, la necessità di mettere a gara, salvo situazioni straordinarie, il progetto esecutivo rimane uno degli obiettivi su cui l'esercizio della delega deve dare risposte onde evitare problemi più seri che, soprattutto a fronte del PNRR, rappresenterebbero e rappresentano un rischio vero per il Paese. Bene, quindi, un regime obbligatorio per la revisione dei prezzi e bene che questo preveda, anche dal punto di vista della gara d'appalto, compreso il costo derivante dai rinnovi contrattuali per la sicurezza, la clausola sociale. L'emendamento approvato alla Camera sul rispetto dei criteri ambientali è fondamentale per avere una qualità nella progettazione e nell'impatto sul territorio. Voglio sottolineare un ultimo aspetto, su cui qualche collega mi ha anticipato, che a me pare uno dei problemi fondamentali. Si tratta del tema della riorganizzazione e della qualificazione delle stazioni appaltanti, che è lo snodo fondamentale per fare un salto di qualità nella capacità di mettere a terra (come si dice ora) gli investimenti e le risorse disponibili. Da questo punto di vista, ritengo siano necessari una direttiva del Ministero o un DPCM; bisogna accelerare e trovare le forme per imporre una riaggregazione e una qualificazione delle stazioni appaltanti. Un altro punto, che non è ancora stato in nessun modo risolto, è il livello di competenze che abbiamo oggi nella pubblica amministrazione. Proprio per quanto riguarda le gare - insisto - se non abbiamo i RUP e se non abbiamo chi fa le direzioni lavori in modo qualificato, capace di gestire un appalto e il rapporto con l'impresa, continueremo ad avere tutti i problemi che conosciamo. Da questo punto di vista io dico che non abbiamo ancora fatto quel salto di qualità indispensabile per mettere la pubblica amministrazione nelle condizioni di svolgere fino in fondo il suo lavoro.