[pronunce]

Osserva sul punto la Regione Basilicata che l'introduzione di regole uniformi per tutti gli enti locali, quanto all'osservanza del patto di stabilità, tradisce il disegno costituzionale di valorizzazione delle autonomie territoriali (articoli 3 e 5 della Costituzione, "in una con le disposizioni del Titolo V") in modo del tutto irragionevole, giacché, nel vincolare l'ente al rispetto di un tetto alle spese, senza tener conto dell'"entità delle risorse disponibili", "della maggiore o minore «salute» iniziale dei bilanci", "dell'estensione del territorio governato", si "impone la stessa «ricetta»" a tutti, pur in presenza di situazioni differenti, rischiando così di compromettere l'equilibrio economico di gestione. Dal canto suo, la Regione Emilia-Romagna, premesso che la disposizione impugnata, nei commi supra citati, costituisce norma di principio in materia di potestà legislativa concorrente ("coordinamento della finanza pubblica"), ne sottolinea a propria volta l'irragionevolezza, anzitutto poiché "non si comprende quale utilità abbia il limite posto alle spese, dato che il limite posto al disavanzo dal comma 1 dell'art. 24 dovrebbe bastare a garantire la «stabilità» perseguita dalla legge". Inoltre, la ricorrente ritiene violato il "principio di proporzionalità" e "il principio che prescrive al legislatore di tener conto delle possibili eccezioni", posto che il limite di spesa è configurato in termini rigidi, senza prendere in considerazione possibili, particolari disponibilità finanziarie dell'ente locale nell'anno 2002, né l'andamento delle entrate: sarebbe stato invece doveroso, osserva la Regione Emilia-Romagna, scegliere un "mezzo meno incisivo", idoneo a limitare le spese in relazione alle entrate. Appare poi alla ricorrente "arbitrario e illogico" che il comma 4 dell'art. 24 assuma a parametro di riferimento per determinare il limite di incremento delle spese quanto verificatosi nell'anno 2000, anziché nel 2001 (contrariamente al criterio adottato dall'art. 19 della stessa legge 28 dicembre 2001, n. 448, in ordine al blocco delle assunzioni), senza farsi carico di ricostruire l'andamento finanziario complessivo dell'ente per un congruo numero di anni (tale rilievo viene svolto incidentalmente anche dalla Regione Toscana, in sede di impugnativa dei commi 2, 4 e 9). Infine, parimenti irrazionale si manifesta agli occhi della ricorrente la scelta, operata dal comma 3 dell'art. 24, di escludere dal computo delle spese correnti quelle effettuate in relazione a funzioni statali e regionali trasferite o delegate, sulla base tuttavia di modificazioni legislative sopraggiunte dall'anno 2000 in poi. Non si comprenderebbe, infatti, la ragione giustificatrice di tale limitazione cronologica, a maggior ragione se si considera che la Regione Emilia-Romagna ha provveduto fin dal 1999, tramite la legge regionale 21 aprile 1999, n. 3 (Riforma del sistema regionale e locale), a trasferire numerose funzioni amministrative agli enti locali, con decorrenza dall'entrata in vigore dei d.P.C.m. previsti dall'art. 7 della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa). Per tali vie, conclude la Regione Emilia-Romagna, si "rischia di frenare l'azione degli enti locali oltre misura", disconoscendo "l'interesse, pure di rango costituzionale, allo svolgimento delle funzioni" da parte di questi ultimi, e in definitiva eludendo "un ragionevole bilanciamento" tra tale ultimo interesse e quello, potenzialmente concorrente, costituito dalla stabilità finanziaria. La Regione Emilia-Romagna osserva di essere legittimata a muovere le censure sopra esposte, poiché l'art. 118 della Costituzione le attribuisce il compito, insieme con lo Stato, di "allocatore" delle funzioni amministrative, "per cui una norma che ponga limiti incostituzionali alle funzioni degli enti locali incide illegittimamente" su tale ruolo regionale, oltre che "sul ruolo della Regione di rappresentante generale degli interessi della popolazione regionale". Sotto questo profilo, la Regione Toscana eleva tale argomento ad autonomo motivo di censura dei commi 2, 3 e 9 dell'art. 24, per contrasto con l'art. 117 della Costituzione. La normativa sul patto di stabilità, secondo la ricorrente, venendo a incidere restrittivamente sull'esercizio delle funzioni amministrative degli enti locali, cui è infatti imposto un limite di spesa a prescindere dalle risorse di cui ciascuno di essi può in concreto disporre, finisce per "vanificare" la disciplina legislativa regionale di conferimento delle funzioni, tramite una "predeterminazione dal centro del livello massimo" delle stesse. La Regione Basilicata denuncia altresì, in relazione ai commi 6, 7, 8 e 9, la violazione dell'art. 117 della Costituzione, in ordine al riparto di competenza legislativa nell'attuazione degli obblighi di derivazione comunitaria. Sostiene a questo proposito la ricorrente che il patto di stabilità, nato con l'art. 28 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e ulteriormente disciplinato dall'art. 53 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ha l'obiettivo di imporre agli enti locali il rispetto degli obblighi di bilancio assunti dall'Italia in sede comunitaria. In quest'ottica, si argomenta che "l'attuazione degli impegni comunitari, nelle materie di loro competenza, è riservata alle Regioni sicché è radicalmente illegittimo che sia la legge dello Stato ad imporre obiettivi e mezzi agli enti locali", per raggiungere tale scopo. La sola Regione Basilicata lamenta, altresì, la violazione dell'art. 119 della Costituzione da parte dei commi 6, 7, 8 e 9 dell'art. 24, giacché il nuovo sistema costituzionale di finanziamento delle autonomie locali, basato sul "doppio canale" dei tributi propri e della compartecipazione ai tributi erariali, avrebbe determinato il superamento del pregresso meccanismo dei trasferimenti di risorse: la disposizione impugnata trascurerebbe del tutto tale profilo, sanzionando l'inosservanza del patto di stabilità interno, tramite la decurtazione dei trasferimenti, ed "imponendo, per soprammercato, prassi comportamentali che dovrebbero essere stabilite, semmai, dalla legge regionale (titolare della esclusiva competenza in materia)". La Regione Emilia-Romagna impugna anche il comma 13 dell'art. 24, sulla formazione e trasmissione del prospetto informativo di cui ai commi 10, 11 e 12 della medesima disposizione di legge, secondo modalità definite con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dell'interno. A parere della ricorrente, tale norma ha carattere dettagliato ed invade, perciò, la sfera di competenza legislativa concorrente che spetta alla Regione, ai sensi dell'art. 117 della Costituzione, nella materia concernente il "coordinamento della finanza pubblica".