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se non ritenga nel caso specifico della valle Maira di garantire una rapida soluzione al problema, anche in considerazione del fatto che l'area è oggetto di una sperimentazione della strategia nazionale aree interne e conseguentemente oggetto di iniziative e di investimenti governativi con risorse notevoli. Atto n. 3-00805 MARGIOTTA Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: con decreto del Presidente della Repubblica 8 dicembre 2007 è stato istituito l'ente parco nazionale dell'Appennino lucano Val d'Agri Lagonegrese, in attuazione all'articolo 2, comma 5, della legge n. 426 del 1998; l'istituzione dell'ente parco è stata preceduta dall'intesa sancita con la Regione Basilicata, espressa con decreto della Giunta regionale n. 537 del 17 aprile 2007; l'art. 9, comma 1, della legge n. 394 del 1991 (legge quadro sulle aree protette) prevede che l'ente parco abbia personalità di diritto pubblico e sia sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; con decreto ministeriale n. 0000344 del 12 dicembre 2008 è stato disposto lo scioglimento del consiglio direttivo dell'ente parco e, contestualmente, nominato il dottor Alfonso Di Palma quale commissario straordinario ed il dottor Vincenzo Cante e dottoressa Rosanna A. Laraia quali subcommissari; il decreto, come riportato dagli organi di stampa locali, è stato impugnato dagli interessati per l'annullamento, previa sospensione degli effetti presso il Tribunale amministrativo regionale di Basilicata; pur avendone, l'adito Tribunale, disposto la discussione per ben due volte, non è stato possibile deciderne l'esito, in quanto regolarmente ed in prossimità della data fissata per l'udienza, il Ministro con intenti dilatori avrebbe emesso nuovi singoli decreti di sostituzione, dapprima del commissario straordinario e successivamente e separatamente dei due subcommissari; tale atteggiamento non appare rispettoso nei riguardi non solo dei ricorrenti, ma dei rappresentanti delle istituzioni locali, cui la legge riserva la nomina dei propri rappresentanti in seno al consiglio direttivo dell'ente parco, tenuto conto che la comunità del parco ed il presidente della Giunta regionale pro tempore si erano espressi negativamente sul procedimento di commissariamento; ad oggi l'attività dell'ente parco risulta, oltre che paralizzata dal punto di vista amministrativo, permeata da una serie di illegittimità rilevate dal collegio dei revisori, come riportato da notizie di stampa del 23 aprile 2019, denunciati a tutte le autorità competenti, nonché trasmesse al Ministero vigilante, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda avviare per il superamento delle criticità rilevate dal collegio dei revisori dei conti con verbale n. 3/19 del 15 aprile 2019; quali siano le ragioni della mancata nomina del direttore dell'ente parco, pur essendo il procedimento concluso da parte del consiglio direttivo pro tempore dell'ente parco; quali siano le ragioni per le quali "il Ministro interrogato ha ritenuto che, allo stato, non sussistano le condizioni per procedere alla nomina di un soggetto con l'incarico di Direttore nell'ambito della terna individuata dal Consiglio Direttivo protempore", come riportato nella nota del Ministero n. 0000578 del 14 gennaio 2019 e non esplicitate nella stessa, tenuto conto che la norma che regola la materia non assegna al Ministro la prerogativa del gradimento della terna dei candidati, ma la verifica del solo requisito di idoneità dell'iscrizione all'albo ministeriale. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00800 LANZI ORTOLANI ABATE ACCOTO AIROLA ANASTASI ANGRISANI AUDDINO BOTTICI BOTTO CAMPAGNA CASTALDI CASTELLONE CIAMPOLILLO COLTORTI CORBETTA CORRADO CROATTI CRUCIOLI DELL'OLIO DE LUCIA DI GIROLAMO DI MARZIO DONNO EVANGELISTA FEDE FERRARA GALLICCHIO GAUDIANO GIARRUSSO GIROTTO GUIDOLIN L'ABBATE LA MURA LEONE LOMUTI LOREFICE LUPO MAIORINO MANTOVANI MATRISCIANO MONTEVECCHI NATURALE PARAGONE PELLEGRINI Marco PERILLI PIRRO PISANI Giuseppe PRESUTTO RICCIARDI ROMANO TAVERNA VACCARO VANIN QUARTO FATTORI NOCERINO LICHERI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: lo stoccaggio del gas è l'immagazzinamento del gas in appositi depositi per poterlo poi utilizzare successivamente e dilazionarne nel tempo l'utilizzo. L'attività di stoccaggio riveste quindi un ruolo molto importante, in quanto consente di ottimizzare la produzione primaria del giacimento, di modulare la fornitura di gas in funzione della variabilità e stagionalità della domanda e soprattutto di disporre di riserve strategiche per far fronte a necessità eccezionali. La pratica della sovrapressione consiste, invece, nell'aumentare la pressione del gas stoccato nelle rocce del sottosuolo oltre la pressione originaria del giacimento geologico prima dell'estrazione; le rocce del sottosuolo costituenti l'originario giacimento di metano, formatosi in centinaia di migliaia di anni, hanno sostenuto una determinata pressione dei gas naturali. Già la pratica di stoccaggio le espone all'azione meccanica di riduzione e aumento della pressione nell'arco di pochi mesi. Aumentare la pressione anche oltre la pressione statica andrebbe a sollecitare ulteriormente le rocce e le strutture dei depositi esponendole a rischi strutturali, provocando dispersioni dei fluidi, attraverso le discontinuità strutturali delle rocce, anche per vari chilometri dal fondo pozzo di reiniezione, con il rischio di causare sismicità indotta e innescare eventi sismici più o meno forti, essendo spesso gli stessi pozzi di reiniezione localizzati in prossimità di faglie sismogenetiche come quelle che hanno originato il disastroso terremoto del 1688 (5,8 di magnitudo con effetti macrosismici pari a 8°-9° grado della scala MCS) con epicentro proprio in corrispondenza dello stoccaggio San Potito-Cotignola (Ravenna); su richiesta di Edison, concessionario dei depositi di stoccaggio San Potito-Cotignola, il 13 marzo 2019 il direttore generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali, dottor Giuseppe Lo Presti, ha firmato l'autorizzazione a procedere alla sperimentazione di due anni della pratica di sovrapressione fino al 20 per cento della pressione statica escludendo, a parere degli interroganti sorprendentemente, vista la situazione strutturale e sismica ben nota nella letteratura scientifica, la necessità della valutazione di impatto ambientale (VIA); la Regione Emilia-Romagna aveva inviato al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare il parere contrario all'esclusione dalla procedura di VIA con nota prot. PG/2018/322859 del 7 maggio 2018;