[resaula]

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. AIROLA, relatore . Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata esaminare il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, recante la ratifica dello scambio di note risalente all'ottobre 2019, che emenda l'accordo del 2010 tra Italia e Qatar sulla cooperazione nel settore della difesa. In particolare, l'intesa in oggetto modifica il testo del 2010, introducendo una clausola sulla giurisdizione penale che prevede, nell'ambito dell'invio di personale nazionale nell'altro Paese a fini di formazione e addestramento, il riconoscimento della giurisdizione dello Stato di soggiorno nei confronti del personale ospitato per i reati commessi nel proprio territorio e puniti secondo la propria legge. La modifica dell'accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e con gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese e pertanto si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. Signor Presidente, ho già avuto modo di sentire le osservazioni dei colleghi che interverranno sulle criticità che ritengono essere presenti in questa ratifica, per cui lascio a lei il momento in cui potrò replicare agli eventuali dubbi dei colleghi. PRESIDENTE. Senatore Airola, interverrà quindi in dichiarazione di voto? AIROLA (M5S) . Signor Presidente, interverrò alla fine della discussione generale, in sede di replica. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, quello in discussione è un tema estremamente delicato: ci troviamo di fronte a una ratifica tra l'Italia e un Paese che ha come fonte primaria del diritto non le norme costituzionali come noi le intendiamo, ma la sharia , che è la legge dell'Islam. Questo pone un problema di non poco momento, soprattutto alle nostre Forze armate e al personale ausiliario che un domani dovesse recarsi in Qatar. Questo provvedimento prevede infatti la sottoposizione del nostro personale a quella legge. Vorrei ricordare all'Assemblea che la sharia non riguarda solamente il diritto familiare e il diritto di successione, ma in particolare, come pure in questo caso, quello penale. Il diritto penale del Qatar prevede, ad esempio nel caso di spionaggio, la pena di morte. Mi domando allora quale sarà il criterio di applicazione della norma nel momento in cui qualche nostro militare facesse delle fotografie, magari anche in maniera inavvertita, del tutto casuale o colposa, in cui fossero ritratte postazioni o posizioni che potrebbero compromettere la sicurezza militare in quel Paese. Ricordo inoltre che abbiamo anche donne nel personale militare. Pensiamo solamente a come viene considerata la donna: il valore della sua testimonianza è metà di quella dell'uomo o addirittura non viene considerata assolutamente attendibile sulla base di ciò che decide il giudice. Siamo in un Paese che rappresenta formalmente una monarchia costituzionale, ma di fatto è una monarchia assoluta, sostanzialmente un emirato. Pensiamo addirittura a casi in cui interviene la fustigazione; ad esempio tutti quelli in cui un rapporto tra due persone viene considerato come fornicazione. Oppure pensiamo a cos'è successo nel 2006, quando una cittadina delle Filippine è stata condannata a cento frustate. Si tratta quindi di un Paese in cui è difficile riuscire a trovare un temperamento di questa normativa, perché - voglio ribadirlo - il nostro personale verrebbe sottoposto a quella giurisdizione. L'applicazione della pena avverrebbe certamente nel momento in cui la sentenza diventasse definitiva, ma i tempi per arrivare a una sentenza definitiva sono a noi sconosciuti. Quindi immaginiamo che cosa potrebbe accadere. E poi ancora, sono previste la pena di morte per apostasia e l'applicazione di pene corporali (frustate o vergate), ad esempio nei casi di rapporti sessuali non contemplati dall'Islam (penso ad esempio ai casi di omosessualità, considerata un reato gravissimo con pene fino a cinque anni). Facciamo allora molta attenzione. Capisco il momento e la necessità di approvvigionamento di fonti energetiche, del gas e del petrolio, però quando ci assumiamo la responsabilità di mandare il nostro personale e i nostri militari in un luogo come quello, facciamo molta attenzione. Per queste ragioni, pur comprendendo il momento, le anticipo il voto di astensione del nostro Gruppo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, il mio intervento vale anche come dichiarazione di voto. Ho ascoltato le motivazioni addotte anche dal collega Aimi, che in realtà sono state verificate. Questo è uno Scambio di note emendativo che passa da due diversi Governi, sia quello gialloverde sia quello giallorosso. La questione è stata approfondita e in parte si escludono le preoccupazioni del senatore Aimi per quanto riguarda tutte le attività che hanno a che fare con il servizio svolto sul posto, che copre quasi l'intera giornata del personale che viene mandato, per cui si applica la giurisdizione del Paese che invia. Qui stiamo parlando solo di una parte che riguarda la vita privata, una volta che si esce dall'incarico e si compiono reati che nulla hanno a che fare con la propria attività o comunque, in maniera estensiva, che hanno a che fare con la sicurezza del nostro Paese. In più, è previsto che anche per quella parte di reati commessi fuori dalla giurisdizione, fuori dall'incarico che viene svolto in quel Paese, la sentenza venga poi scontata nel Paese inviante. Quindi, in maniera analoga a quanto fatto già con altri accordi e in altri Paesi, ci sono notevoli coperture dal punto di vista giuridico che possono lasciarci tranquilli e permetterci di votare in senso favorevole rispetto a questo Accordo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FdI) . Signor Presidente, noi non siamo per nulla tranquillizzati dall'intervento del collega, perché l'articolo 6a dell'accordo, che viene ratificato dall'eventuale approvazione del disegno di legge, dice chiaramente che per i reati sconnessi dal servizio i nostri militari - e non è un'ipotesi astratta, ma molto concreta, perché c'è una missione in atto con militari italiani impegnati lì - sono sottoposti alla giustizia del Qatar, con la possibilità che scontino eventualmente la pena in Italia. Ricordo - com'è già stato detto - che in Qatar è reato l'omosessualità e lo è anche l'adulterio, che in arabo è denominato con il nome generico zina , che indica sostanzialmente "condotta sessuale disordinata". Questo vuol dire che se due militari italiani hanno un rapporto sessuale e non sono sposati stanno commettendo questo reato, che non è certamente connesso alla loro missione. Dunque, sarebbero sottoposti alla giustizia del Qatar, che prevede una pena severa: un tempo c'era anche la lapidazione, adesso possiamo essere rassicurati, perché si arriva solo a un massimo di cento frustate e sette anni di reclusione.