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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI (13ª) 8 MORONESE La seduta inizia alle ore 14,45. SULLA PROGRAMMAZIONE DEI LAVORI DELLA COMMISSIONE Interviene il senatore FERRAZZI ( PD ) il quale richiama la presidenza ad un attento rispetto all'articolo 29 del Regolamento che, a suo avviso, non è riscontrabile nell'avvio dell'attività della Commissione in questa Legislatura. La presidente MORONESE , rispondendo al senatore Ferrazzi, fa presente di condividere la necessità di un pieno e completo rispetto delle disposizioni dell'articolo 29 del Regolamento e di non concordare, invece, sul fatto che ciò non sia avvenuto nella fase inziale di avvio dei lavori della Commissione in questa Legislatura. Al riguardo la Presidente fa presente che tutti gli argomenti di cui la Commissione ha discusso sono stati sottoposti all'Ufficio di Presidenza e coincidono, inoltre, con determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo del Senato ai fini dell'organizzazione dei lavori dell'Assemblea. Segue un breve intervento del senatore BRUZZONE ( L-SP ) che concorda anch'egli sulla necessità che l'Ufficio di Presidenza della Commissione sia la sede più funzionale, oltre che quella imposta dalle previsioni regolamentari, per l'organizzazione dei lavori della Commissione e la determinazione delle relative priorità. La presidente MORONESE fa presente di essere senz'altro d'accordo con i rilievi del senatore Bruzzone. IN SEDE REDIGENTE Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati DDL 218 Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati DDL 570 Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati DDL 627 Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Seguito e conclusione della discussione congiunta. Approvazione del disegno di legge n. 627. Proposta di assorbimento dei disegni di legge n. 218 e n. 570) Riprende la discussione congiunta dei disegni di legge, sospesa nella seduta del 18 luglio. La presidente MORONESE dà conto che dalla 1ª Commissione è pervenuto il seguente parere: La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, nonché l'emendamento 1.1 ad esso riferito, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. La presidente MORONESE dà conto che dalla 2ª Commissione è pervenuto il seguente parere: La Commissione, esaminato il provvedimento in titolo, per quanto di propria competenza, considerato che: - nell'ambito delle attività d'indagine che la Commissione d'inchiesta è abilitata a svolgere secondo quanto previsto dall'articolo 3 si prevede che per le audizioni a testimonianza rese davanti alla Commissione si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 366 a 372del codice penale; - tale previsione disponendo in materia di audizione a testimonianza un rinvio ad un nutrito ed eterogeneo novero di previsioni sanzionatorie contenute nel codice penale (articoli: 366 sul rifiuto di uffici legalmente dovuti; 367 su simulazione di reato; 368 sul reato di calunnia; 369 sul reato di autocalunnia; articolo 370 su simulazione o calunnia per un fatto costituente contravvenzione; 371 su falso giuramento della parte; 371- bis, false informazioni al pubblico ministero o al procuratore della Corte penale internazionale; 371- ter, false dichiarazioni al difensore; 372, falsa testimonianza), molte delle quali peraltro non attengono specificamente all'istituto della testimonianza, determina il rischio di incertezze applicative sull'ambito entro il quale deve essere svolta la suddetta attività d'indagine. Basti pensare, a titolo esemplificativo, alle previsioni di cui agli articoli 371- bis e 372 del codice penale cui si rinvia che, pur riguardando entrambe fattispecie di falsa testimonianza, si caratterizzano per i diversi destinatari (pubblico ministero o procuratore generale della Corte penale internazionale nel primo caso; autorità giudiziaria nel secondo), con conseguente incertezza su quale delle suddette previsioni occorrerebbe applicare nell'ipotesi di falsa testimonianza dinanzi alla istituenda Commissione d'inchiesta; ravvisato altresì che: - l'estensione così ampia e generalizzata delle previsioni codicistiche applicabili alle audizioni a testimonianza non trova nemmeno giustificazione rispetto alla natura delle Commissioni d'inchiesta che, come è stato esattamente chiarito dalla dottrina e dalla giurisprudenza costituzionale, non è organo giurisdizionale né in senso oggettivo né in senso soggettivo in quanto « compito delle Commissioni parlamentari d'inchiesta non è di "giudicare", ma solo di raccogliere notizie e dati necessari per l'esercizio delle funzioni delle Camere; esse non tendono a produrre, né le loro relazioni conclusive producono, alcuna modificazione giuridica (com'è invece proprio degli atti giurisdizionali), ma hanno semplicemente lo scopo di mettere a disposizione delle Assemblee tutti gli elementi utili affinché queste possano, con piena cognizione delle situazioni di fatto, deliberare la propria linea di condotta, sia promuovendo misure legislative, sia invitando il Governo a adottare, per quanto di sua competenza, i provvedimenti del caso. L'attività d'inchiesta rientra [...] nella più lata nozione della funzione ispettiva delle Camere, muove da cause politiche ed ha finalità del pari politiche; né potrebbe rivolgersi ad accertare reati e connesse responsabilità di ordine penale, ché se così per avventura facesse, invaderebbe indebitamente la sfera di attribuzioni del potere giurisdizionale. E, ove nel corso delle indagini vengano a conoscenza di fatti che possano costituire reato, le Commissioni sono tenute farne rapporto all'autorità giudiziaria » (Corte costituzionale, sent. n. 231 del 1975. In senso analogo, cfr. ex plurimis, sent. n. 241 del 2007); - anche da un riscontro della prassi applicativa delle ultime due legislature emerge che la dizione più frequentemente utilizzata nelle analoghe previsioni contenute nelle leggi istitutive di Commissioni d'inchiesta appare opportunamente orientata, per le ragioni sopra riferite, a restringere il rinvio alle sole previsioni codicistiche che più specificamente si attagliano alla testimonianza, ovverosia all'articolo 366 c.p., - che punisce con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 30 a euro 516 chi, chiamato dinanzi all'Autorità giudiziaria per adempiere ad alcuno degli uffici legalmente dovuti ivi prescritto, ivi compresa la deposizione di testimonianza, si rifiuti di dare le proprie generalità ovvero di prestare la testimonianza richiesta - ed all'articolo 372 del codice penale, che punisce con la reclusione da due a sei anni chiunque, deponendo come testimone dinanzi all'Autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato (cfr.