[pronunce]

che il collegio rimettente espone che l'appellante nel giudizio principale ha proposto gravame avverso la sentenza con cui la Commissione tributaria provinciale di Padova ha rigettato il suo ricorso avverso una cartella di pagamento emessa a suo carico e relativa a ruolo notificato anteriormente alla data del 1° giugno 2008, chiedendo, in riforma dell'appellata sentenza, la dichiarazione di nullità o inesistenza, oppure l'annullamento della cartella impugnata per diversi motivi, fra cui l'omessa indicazione del responsabile del procedimento; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo rileva che egli dovrebbe dare applicazione alla norma censurata, nella parte in cui stabilisce che l'atto non è nullo; che, tuttavia, la Commissione rimettente ritiene di dover sollevare la questione di legittimità costituzionale di tale disposizione, dal momento che essa violerebbe, innanzitutto, l'art. 3 Cost., apparendo «irrazionale – e perciò lesivo del principio di uguaglianza – che, una volta ravvisata per le cartelle notificate a partire da una certa data l'obbligo, sancito a pena di nullità, di indicare il responsabile del procedimento, tale regola non debba valere [...] anche con riferimento agli atti notificati anteriormente a tale data», realizzandosi così una «disparità di trattamento dipendente da un dato assolutamente casuale»; che, inoltre, ad avviso della commissione tributaria, la disposizione oggetto di censura si porrebbe in contrasto con l'art. 24 Cost., perché l'obbligo di indicazione del responsabile del procedimento è imposto dal legislatore «in funzione della piena attuazione del diritto di difesa del contribuente a fronte dei comportamenti dell'amministrazione finanziaria»; che, infine, il collegio rimettente ritiene sia altresì leso l'art. 97 Cost., dal momento che l'indicazione del responsabile del procedimento ha anche lo scopo di garantire l'imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale venga dichiarata non fondata; che si è costituita nel giudizio costituzionale la Equitalia Polis S.p.a. , appellante nel giudizio principale, insistendo affinché la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, in via gradata, manifestamente infondata; che, con riferimento ai giudizi di cui al r.o. nn. 130 e 143 del 2009, la Equitalia Polis S.p.a. ha depositato memoria in data 10 settembre 2009, ribadendo quanto affermato nell'atto di costituzione e insistendo affinché la questione di legittimità costituzionale venga dichiarata inammissibile o, in subordine, manifestamente infondata. Considerato che, con cinque distinte ordinanze, la Commissione tributaria provinciale di Chieti (r.o. n. 57 del 2009) e la Commissione tributaria regionale di Venezia-Mestre (r.o. nn. 130, 141, 142 e 143 del 2009) hanno sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 36, comma 4-ter, secondo periodo, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, che stabilisce quanto segue: «la cartella di pagamento di cui all'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, contiene, altresì, a pena di nullità, l'indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione della stessa cartella. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° giugno 2008; la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati prima di tale data non è causa di nullità delle stesse»; che le Commissioni tributarie rimettenti ritengono che la disposizione censurata, nell'escludere la nullità, per omessa indicazione del responsabile del procedimento, delle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati agli agenti della riscossione anteriormente alla sua entrata in vigore, si ponga in contrasto con i seguenti parametri costituzionali: art. 3 Cost. (r.o. nn. 57, 130, 141, 142 e 143 del 2009), art. 24 Cost. (r.o. nn. 57, 130, 142 e 143 del 2009), art. 53 Cost. (r.o. n. 141 del 2009), art. 97 Cost. (r.o. nn. 57, 130, 141, 142 e 143 del 2009), art. 111 Cost. (r.o. n. 141 del 2009); che deve essere preliminarmente disposta la riunione dei giudizi, in quanto concernenti la medesima disposizione e relativi a parametri in larga parte coincidenti; che la questione sollevata dalla Commissione tributaria regionale di Venezia-Mestre (r.o. n. 141 del 2009) , con riferimento all'art. 53 Cost., deve essere dichiarata manifestamente inammissibile perché non autonomamente argomentata e, quindi, del tutto generica; che sulle questioni di legittimità costituzionale della disposizione censurata, con riferimento a tutti gli altri parametri richiamati dalle Commissioni tributarie rimettenti, questa Corte si è già pronunciata con la sentenza n. 58 del 2009 e, successivamente, con l'ordinanza n. 221 del 2009; che, con le predette pronunce, la Corte ha chiarito che la disposizione censurata «dispone per il futuro, comminando, per le cartelle prive dell'indicazione del responsabile del procedimento, la sanzione della nullità, la quale non era invece prevista in base al diritto anteriore»; che, in particolare, con la sentenza n. 58 del 2009, la Corte ha affermato che la norma censurata non viola l'art. 3 Cost. (non essendo irragionevole «prevedere, a partire da un certo momento, un effetto più grave, rispetto alla disciplina previgente, per la violazione di una norma»), né lede gli articoli 24 e 111 Cost. (perché «non incide sulla posizione di chi abbia ricevuto una cartella di pagamento anteriormente al termine da essa indicato»), né, infine, contrasta con l'art. 97 Cost. (che «non impone un particolare regime di invalidità per gli atti privi dell'indicazione del responsabile del procedimento»); che, di conseguenza, avendo questa Corte dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale della norma censurata con riferimento a tutti i parametri evocati dalle Commissioni tributarie rimettenti, tali questioni devono essere dichiarate, nel presente giudizio costituzionale, manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .