[massime]

Procedimento civile - Astensione e ricusazione del giudice - Giudice di pace - Trattamento economico fondato sul "cottimo" - Ritenuto obbligo di astensione per "gravi ragioni di convenienza", collegato al personale interesse del giudice - Asserita violazione dei principi di ragionevolezza e di ragionevole durata del processo - Censure generiche - Mancata ricerca di diversa interpretazione costituzionalmente orientata - Improprio tentativo di ottenere l'avallo dell'interpretazione proposta - Manifesta inammissibilità della questione.. È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 10, comma 1, della legge 21 novembre 1991, n. 374, e 51, secondo comma, cod. proc. civ., impugnati, in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, secondo periodo, Cost., nella parte in cui prevedono obblighi di astensione del giudice di pace e, quindi, anche quando sussiste un suo personale interesse correlato al regime di trattamento economico fondato sul cottimo. Oltre alla genericità delle censure, il rimettente si sottrae ad uno sforzo di esegesi diversa, che consenta di superare i dubbi di costituzionalità o che sia costituzionalmente orientata, esperendo un improprio tentativo di ottenere dalla Corte l'avallo dell'interpretazione proposta, con un uso distorto dell'incidente di costituzionalità. Infine, la prospettazione della questione è contraddittoria in quanto il rimettente assume che il trattamento economico del giudice di pace, fondato sul "cottimo", ne mini l'imparzialità ed al contempo censura proprio le norme che, a suo dire, gli imporrebbero di astenersi per salvaguardarla.