[ddlpres]

b) violazione degli articoli 1 e 7 e dell’allegato II della direttiva, per la previsione del risarcimento pecuniario in luogo della riparazione. La Commissione osserva come le modifiche all’articolo 311, commi 2 e 3, apportate dall’articolo 5- bis del decreto-legge n. 135 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 166 del 2009, sebbene abbiano migliorato la conformità della normativa italiana con le previsioni comunitarie, continuano a lasciare aperta la possibilità che ai sensi della normativa italiana un operatore che abbia causato un danno ambientale possa essere tenuto al risarcimento pecuniario in luogo della riparazione primaria, complementare e compensativa. Ai sensi della direttiva, invece, si può usare il metodo della valutazione monetaria per determinare quali misure di riparazione complementare e compensativa siano necessarie, ma non si possono sostituire le misure di riparazione mediante risarcimenti pecuniari; c) la violazione degli articoli 3 e 4 della direttiva, per la previsione dell’esclusione di cui all’articolo 303, comma 1, lettera i) del decreto legislativo n. 152 del 2006, non contemplata dalla direttiva. Al riguardo, in particolare, la Commissione ha osservato come a tutt’oggi le Autorità italiane non abbiano fornito alcun chiarimento sull’effettiva portata dell’articolo 303, comma 1, lettera i) , con particolare riferimento al rapporto tra la disciplina in materia di bonifica dei siti inquinati e quella sulla tutela risarcitoria dei danni ambientali. Tutto ciò premesso, si evidenziano le proposte di modifica della normativa in esame finalizzate a migliorare la conformità della normativa nazionale a quella europea e, comunque, al definitivo superamento della procedura di infrazione. Viene introdotto l’articolo 298- bis , che enuncia i princìpi generali di applicazione della disciplina di cui alla parte VI, in aderenza alle indicazioni della Commissione. L’articolo 299 viene asciugato dei riferimenti ad aspetti organizzativi del Ministero non coerenti con l’assetto vigente. L’articolo 303 prevede una serie di categorie di danno escluse dal campo di applicazione della parte VI. Più precisamente nella lettera f) , nel prevedere che tale disciplina non si applichi «al danno causato da un’emissione, un evento o un incidente verificatisi prima della data di entrata in vigore della parte sesta del presente decreto» è stato espunto il riferimento all’applicazione dei criteri di determinazione dell’obbligazione risarcitoria, stabiliti dall’articolo 311, commi 2 e 3, anche alle ipotesi in cui le domande di risarcimento siano proposte o da proporre in luogo dei commi 6, 7 e 8 dell’articolo 18 della legge n. 349 del 1986, ai sensi del titolo IX del libro IV del codice civile oppure sulla base di altra normativa avente carattere speciale. Tale modifica ha lo scopo di conformarsi a quanto espresso nella normativa comunitaria, e precisamente nell’allegato II della direttiva 2004/35/CE, laddove si prevede la possibilità di usare il metodo di valutazione monetaria solo al fine di determinare quali misure di riparazione complementare e compensativa siano necessarie, ma non di sostituire tali misure con risarcimenti di natura pecuniaria. Nel medesimo articolo è stata espunta l’eccezione prevista dalla lettera i) . Tale proposta emendativa, conformandosi con quanto previsto dall’articolo 4 della direttiva, prevede l’applicazione della disciplina contenuta nella parte VI anche alle situazioni di inquinamento per le quali siano avviate le procedure di bonifica dei siti. Nell’articolo 311, tanto nella rubrica quanto nel comma 1, è stato eliminato ogni riferimento al risarcimento per danno equivalente. Con la modifica apportata al comma 2, inoltre, si prevede che qualora l’effettivo ripristino delle condizioni ambientali allo stato in cui si trovavano all’origine, oppure l’adozione di misure di riparazione complementare o compensativa, siano stati in tutto o in parte omessi, o comunque attuati in modo incompleto o difforme dai termini e modalità prescritti, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare provvede ad una valutazione monetaria dei costi necessari per dare effettiva attuazione al ripristino e alle misure anzidette. Inoltre, al fine di procedere alla realizzazione degli stessi e in particolare per la realizzazione degli interventi di cui all’articolo 317, comma 5, il Ministero può agire nei confronti del soggetto obbligato per ottenere il pagamento delle somme corrispondenti. Al comma 3, secondo periodo, dello stesso articolo 311 si evidenzia nuovamente come, al fine di ottemperare alle osservazioni espresse dalla Commissione europea in ordine al risarcimento per equivalente, tale riferimento è stato eliminato e si ribadisce che i criteri di valutazione monetaria servono a determinare esclusivamente la portata delle misure di riparazione. Ai fini di un coordinamento con le modiche apportate all’articolo 311, è stato esteso anche all’articolo 313, comma 2, ovvero alle ordinanze ministeriali, adottate a seguito dell’accertato inadempimento dell’operatore, il riferimento alle misure di riparazione complementare o compensativa. Qualora queste ultime non vengano attuate dall’operatore, il Ministro dell’ambiente provvederà a determinare i costi delle attività necessarie a conseguire la completa attuazione delle stesse. Inoltre, al fine di garantire la loro realizzazione e in particolare provvedere a realizzare gli interventi di cui all’articolo 317, comma 5, il Ministro stesso, con ordinanza, ingiunge il pagamento, entro il temine di sessanta giorni dalla notifica, delle somme corrispondenti. Con riferimento al contenuto dell’ordinanza di cui all’articolo 314, comma 3, è stato eliminata la previsione che il danno sia calcolato proporzionalmente alla somma corrispondente alla sanzione applicata o al numero di giorni di pena detentiva irrogati. Tale modifica permette di vincolare maggiormente il pagamento all’entità effettiva del danno ambientale arrecato, in conformità del principio «chi inquina paga». Le modiche apportate all’articolo 317, comma 5, infine, rispondono alle esigenze di effettività mosse dalla Commissione europea in ordine alla possibilità che le misure di riparazione di volta in volta adottate, qualora omesse in tutto o in parte dal soggetto obbligato, siano comunque portate a termine dall’autorità pubblica. Effettività che rischia di essere messa seriamente in discussione dal momento che il particolare meccanismo previsto dalla citata disposizione (secondo la quale le somme ottenute con i risarcimento affluiscono ad un fondo gestito dal Presidente del Consiglio e dal Ministro dell’economia e delle finanze, nel mentre il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare svolge un ruolo residuale di mera proposta di attuazione degli interventi) ha nella pratica consentito di utilizzare una porzione del tutto marginale delle risorse formalmente a disposizione (6 milioni di euro su 52 versati alle casse dello Stato). Di qui l’esigenza di modificare la disposizione, prevedendo in particolare che le somme affluiscano direttamente ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente, sì da conferire concretezza ed immediatezza al processo di reimpiego delle somme nella direzione indicata dagli organismi comunitari.