[massime]

Rilevanza della questione - Eccepito difetto - Ritenuta inapplicabilità della norma censurata al caso di specie - Insussistenza.. Nel giudizio relativo alla questione di legittimità costituzionale dell’art. 80, comma 20, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione, in quanto creerebbe una irragionevole disparità di trattamento, ai fini della sospensione delle procedure di sfratto, tra gli inquilini ai quali tale norma fa riferimento e quelli che debbono valersi del disposto dell’art. 6, comma 5, della legge n. 431 del 1998, nonché in quanto la norma impugnata sarebbe di per sé “del tutto irragionevole” per la mancata previsione di un riferimento temporale quanto al possesso dei requisiti richiesti all’inquilino per poter usufruire della sospensione stessa, va respinta l'eccezione di inammissibilità proposta dall’Avvocatura erariale in base all'assunto che la norma impugnata non potrebbe applicarsi al caso di specie, trattandosi di procedimento iniziato oltre l'originario periodo di sospensione di 180 giorni dall’entrata in vigore della legge n. 388 del 2000 (periodo successivamente prorogato, da ultimo fino al 30 giugno 2004, con diversi decreti-legge), per cui tali proroghe non potrebbero riguardare il giudizio 'a quo', concernendo soltanto le procedure già iniziate alla data di entrata in vigore della legge n. 388 del 2000 e, come tali, “investite” dalla sospensione da quella legge introdotta. Un’interpretazione sistematicamente corretta del combinato disposto dell’art. 80 citato e dei successivi provvedimenti di proroga comporta viceversa che il richiamo operato da tali successivi provvedimenti all’art. 80 mira esclusivamente ad individuare i requisiti soggettivi che, del tutto a prescindere dal momento in cui è iniziata o potrebbe iniziare la procedura esecutiva di sfratto, debbono possedere gli inquilini beneficiari della proroga.