[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), promossi con ordinanze emesse il 6 ottobre 1999 dalla commissione tributaria provinciale di Torino, il 18 ottobre 1999 dalla commissione tributaria provinciale di Como, il 23 settembre 1999 (2 ordinanze) dalla commissione tributaria provinciale di Torino, il 27 ottobre 1999 dalla commissione tributaria provinciale di Milano, il 21 marzo 2000 dalla commissione tributaria provinciale di Parma, il 23 marzo 2000 dalla commissione tributaria provinciale di Como, il 19 giugno 2000 dalla commissione tributaria provinciale di Trapani, il 10 maggio 2000 ed il 26 maggio 2000 (2 ordinanze) dalla commissione tributaria di primo grado di Bolzano, il 3 luglio 2000 dalla commissione tributaria provinciale di Genova, il 27 marzo 2000 dalla commissione tributaria provinciale di Lecco, il 5 giugno 2000 dalla commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia ed il 29 febbraio 2000 dalla commissione tributaria provinciale di Piacenza, rispettivamente iscritte ai nn. 707 e 725 del registro ordinanze 1999 ed ai nn. 23, 24, 53, 289, 330, 554, 571, 576, 577, 637, 642, 684 e 694 del registro ordinanze 2000 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 52 - 1ª serie speciale - dell'anno 1999 e nn. 3, 6, 9, 23, 25, 41, 42, 43, 45, 46 e 48 - 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visti gli atti di costituzione dello Studio "Verna", dello Studio "Rosina &amp; Associati", della Regione Liguria nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 23 gennaio 2001 e nella camera di consiglio del 24 gennaio 2001 il giudice relatore Annibale Marini; Uditi l'avvocato Francesco Tesauro per lo Studio "Verna" e l'Avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza emessa il 6 ottobre 1999 la commissione tributaria provinciale di Torino ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 23, 53 e 76 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali). Premesso, quanto alla rilevanza della questione, che il giudizio a quo ha ad oggetto il ricorso, proposto da un contribuente, avverso il silenzio-rifiuto dell'Amministrazione su un'istanza di rimborso del primo acconto dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) per l'anno 1998, il rimettente espone che il medesimo ricorrente ha eccepito l'illegittimità costituzionale del predetto decreto legislativo sotto diversi profili e precisamente: a) per contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto parifica l'esercizio di arti e professioni all'attività di impresa e discrimina il lavoro autonomo rispetto a quello dipendente; b) ancora per contrasto con l'art. 3 Cost., avendo l'IRAP assorbito il contributo al Servizio sanitario nazionale (S.S.N.), che prima era pagato da tutti i contribuenti, ponendolo in tal modo a carico soltanto di alcune categorie di cittadini; c) per contrasto con l'art. 53 Cost., in quanto la nuova imposta assume quale indice di capacità contributiva il semplice esercizio di un'attività organizzata per la produzione di beni e di servizi; d) ancora per contrasto con l'art. 53 Cost., in quanto l'I.R.A.P., per la sua indeducibilità dall'imposta sui redditi delle persone fisiche (I.R.P.E.F.), potrebbe incidere su contribuenti che non hanno prodotto alcun reddito imponibile; e) per contrasto con l'art. 76 Cost., non avendo il legislatore delegato rispettato i principî e criteri direttivi stabiliti dall'art. 3, comma 143, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica); f) per contrasto, infine, con l'art. 23 Cost., in quanto l'ammontare dell'acconto I.R.A.P. da versare, determinato in applicazione della c.d. clausola di salvaguardia di cui all'art. 45, comma 3, del decreto legislativo n. 446 del 1997, verrebbe "in concreto a dipendere dal limite di incremento in valore assoluto risultante dalla tabella A) allegata al decreto del Ministero delle finanze del 5 maggio 1998". Le argomentazioni del ricorrente e dell'Amministrazione resistente sollevano - ad avviso del giudice a quo - "grosse problematiche giuridico-fiscali, che non appaiono manifestamente infondate". 1.1. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, per mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di inammissibilità o infondatezza della questione. Osserva la parte pubblica, preliminarmente, che l'ordinanza di rimessione è sostanzialmente priva di autonoma motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza della questione, che oltretutto investe l'intera legge, così da rendere impossibile l'individuazione delle specifiche disposizioni della cui conformità ai parametri costituzionali il rimettente dubita. Nel merito - premesso che il presupposto dell'I.R.A.P. è l'esercizio abituale di un'attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi, che essa si applica, con carattere di realità, sul valore della produzione netta derivante dall'attività esercitata nel territorio della regione e che della medesima sono soggetti passivi coloro che esercitano la predetta attività - l'Avvocatura rileva: a) quanto al parametro di cui all'art. 53 Cost., che la nuova imposta troverebbe il suo ragionevole fondamento nel fatto oggettivo che l'attività avente rilevanza economica, organizzata attraverso la combinazione dei vari fattori della produzione, crea di per sé un valore aggiunto di produzione; la giustificazione dell'I.R.A.P. consisterebbe, quindi, nella formazione oggettiva di ricchezza (ripartita in profitti, retribuzioni ed interessi) presso l'unità produttiva, salva possibile traslazione del relativo onere su terzi dipendenti o finanziatori: coerentemente il tributo colpisce il valore della produzione netta (valore aggiunto) quale espresso dalla differenza tra i ricavi ed i costi per beni e servizi;