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Distacco del comune di Pedemonte dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge costituzionale, presentato in analoga formulazione alla Camera dei deputati dall’onorevole Ottobre (atto Camera n. 891), intende perfezionare la procedura avviata con il referendum popolare del 9 e 10 marzo 2008, con il quale il 76 per cento dei cittadini di Pedemonte ha espresso la volontà di ritornare alla provincia autonoma di Trento, secondo la previsione dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione. L'esito positivo del referendum , proclamato dall'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 28 marzo 2008 e da quel momento sono decorsi i sessanta giorni -- oggi ampiamente scaduti -- entro i quali il Ministro dell'interno avrebbe dovuto presentare il disegno di legge costituzionale al Parlamento, ai sensi dell'articolo 45, quarto comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352. Da ultimo, il 22 novembre 2012 la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol ha trasmesso al Parlamento il voto favorevole alla mozione per l'annessione del comune di Pedemonte. Il comune di Pedemonte, che dal 1980 comprende anche l'ex comune di Casotto, si trova più vicino a Trento, dalla quale dista solo 38 chilometri, che a Venezia, distante invece 125 chilometri. Possiamo dire che storicamente Pedemonte e Casotto sono sempre stati collegati alla storia del Trentino. Nel 1914 scoppiò la Prima guerra mondiale e i giovani validi furono arruolati e spediti a combattere sul fronte orientale nell'armata austroungarica. Un anno dopo anche l'Italia entrò nel conflitto e immediatamente gli abitanti di Pedemonte e di Casotto si trovarono in quella specie di «terra di nessuno» venutasi a trovare tra le fortezze austriache e quelle italiane. Iniziò così il triste esodo della popolazione civile verso i territori più interni e sicuri dell'Impero. Il 10 settembre 1919 veniva firmato il Trattato di Saint-Germain (anche se la legge di annessione conobbe molti ritardi e fu approvata dall'Italia solo con la legge 26 settembre 1920, n. 1322) che portava il confine al Passo del Brennero. L'antica patria ( Heimat ) tirolese con capitale Innsbruck veniva perciò smembrata in Trentino, Alto Adige, Tirolo del nord e Tirolo dell'est. Pedemonte e Casotto erano parte del Trentino, fino ad allora denominato Tirolo italiano. Con Regio decreto 21 gennaio 1923, n. 93, fu istituita la provincia di Trento e si dispose che «il territorio dei distretti giudiziari di Ampezzo e Livinallongo» passasse «a far parte del territorio del circondario di Belluno». Con il regio decreto-legge 2 gennaio 1927, n. 1, fu costituita la Provincia di Bolzano. Con la legge 2 luglio 1929, n. 1111, Pedemonte e Casotto furono aggregati d'imperio alla provincia di Vicenza. Nel 1940 Casotto perse definitivamente la sua autonomia amministrativa e andò a costituire, con Forni, San Pietro e Pedescala, il nuovo comune di Valdastico; tuttavia nell'edizione del «Dizionario toponomastico tridentino» di Ernesto Lorenzi del 1932 si legge: «la nostra zona vi era ancora compresa, perché la legge n. 1111 del 1929, pur potendo imporci un diverso futuro, non era certo in grado di cancellare il nostro passato comune con Trento». Il 25 novembre 1943 sulle pagine di «Liberazione nazionale», organo di stampa del Comitato di liberazione nazionale (CLN), si diceva che entro l'unità politica dello Stato italiano il territorio delle province di Trento e di Bolzano, del mandamento di Cortina d'Ampezzo e dei comuni di Valdastico (cioè Pedemonte e Casotto) e di Val Vestino, in considerazione delle sue particolari condizioni geografiche, economiche, storiche e linguistiche, viene costituito in circoscrizione autonoma con capoluogo a Trento e con la denominazione di «regione tridentina». Nella stesura definitiva furono tuttavia tolti i riferimenti ai territori amputati, relegando le «particolari condizioni geografiche, economiche, storiche e linguistiche» a materia per gli storici. Il 29 novembre 1943 le popolazioni di Casotto e di Pedemonte si rivolsero al capo della provincia di Trento, Adolfo Bertolini, allegando quattro fogli con le firme di tutti i capifamiglia, chiedendo coraggiosamente la ricostituzione in comune autonomo e il conseguente immediato ritorno in Trentino, nonostante le intimidazioni: «(...) Il desiderio di vedere esaudita con una grazia la decisione delle famiglie di Casotto e Pedemonte rimane sempre vivissimo, anche se appena si sparse la notizia, della richiesta inoltrata a Vostra Eccellenza, elementi di Casotto e dei paesi vicini hanno tentato di intimorire le povere famiglie con minacce di interventi punitivi da parte delle autorità militari (...) Corse così più volte la voce che con l'annessione di Casotto alla Provincia di Trento i capifamiglia verrebbero deportati in Germania, che tutti gli uomini verrebbero costretti a servizio militare in massa, che le famiglie verrebbero private anche del necessario, insomma si cercò di mettere il timore in mezzo alla povera gente quasi sia stato commesso un grave delitto con la richiesta inoltrata». Il 13 giugno 1945 le popolazioni di Casotto e di Pedemonte rinnovarono la richiesta del 29 novembre 1943, questa volta diretta al prefetto di Trento, Ottolini. Il 20 gennaio 1946 la popolazione di Pedemonte si rivolse al capo della provincia di Trento, allegando le firme di 159 capifamiglia, chiedendo di ritornare in Trentino. Nello stesso giorno il sindaco di Pedemonte, in una lettera al senatore Enrico Conci scriveva: «Nonostante il contrario parere della totalità della popolazione, un provvedimento d'imperio del regime fascista del luglio 1929 staccava questo comune dalla provincia di Trento per aggregarlo a quella di Vicenza. Il ritorno del regime di libertà ha trovato la popolazione nel fermo proposito di chiedere la riannessione al Trentino del quale abbiamo condiviso le sorti ab immemorabili ». Il 1°settembre 1946, con delibera n. 617, il consiglio comunale di Pedemonte conferisce al sindaco Francesco Recchia l'incarico di insistere affinché «(...) sia prontamente promosso il provvedimento col quale questo comune rientri a far parte del Trentino». Il 6 settembre 1946 lo stesso sindaco di Pedemonte inoltra una comunicazione al Ministero dell'interno chiedendo notizie sulla petizione popolare per il ritorno con Trento, inviata ancora nel mese di febbraio e rimasta senza riscontro. Il sindaco informa anche sull'inquietudine della gente per l'incomprensibile silenzio romano. Il 22 aprile 1947 i responsabili del «Gruppo ASAR Casotto Trentino», che caldeggiava il ripristino degli antichi confini, scriveva alla propria direzione regionale che a Casotto e a Pedemonte c'erano ben 402 iscritti.