[pronunce]

che si conclude affermando che «l'intervento del legislatore, tutt'altro che illogico attese le peculiari caratteristiche del danno di cui si chiede il risarcimento, non comporta (...) una limitazione del diritto di difesa ovvero una limitazione della giurisdizione (...). Le norme censurate non escludono la astratta azionabilità di un'azione di risarcimento del danno all'immagine, ma ne individuano l'area regolamentando in maniera equilibrata i tempi e le modalità attraverso le quali può giungersi al risarcimento»; che si è costituita in giudizio la parte attrice del giudizio a quo chiedendo che la questione venga dichiarata non fondata. Considerato che la Corte di conti, sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, con ordinanza del 27 aprile 2010, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 17, comma 30-ter, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dall'articolo 1, comma 1, lettera c), numero 1, del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141, per asserita violazione degli articoli 3, 24 e 103 della Costituzione; che la questione è manifestamente inammissibile; che la norma censurata prevede che le Procure regionali della Corte dei conti possono esercitare l'azione per il risarcimento del danno all'immagine nei soli casi e modi previsti dall'articolo 7 della legge 27 marzo 2001, n. 97 (Norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare ed effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche); che il richiamato art. 7 della legge n. 97 del 2001, a sua volta, allo scopo di delimitare l'ambito applicativo dell'azione risarcitoria, fa riferimento alle sentenze irrevocabili di condanna pronunciate nei confronti dei dipendenti di amministrazioni o di enti pubblici ovvero di enti a prevalente partecipazione pubblica per i delitti contro la pubblica amministrazione previsti dal capo I del titolo II del libro II del codice penale; che la norma in esame - al fine di disciplinare il periodo transitorio di passaggio dal previgente sistema al nuovo - prevede la nullità di ogni atto istruttorio e processuale compiuto dalla Procura contabile, al di fuori dei casi previsti dal citato art. 7, prima dell'entrata in vigore della legge di conversione; che il giudice a quo censura la disposizione in esame nella parte in cui è sancita tale nullità, in quanto sarebbe leso, senza una ragionevole giustificazione, l'affidamento della Procura «al mantenimento di posizioni soggettive processuali acquisite e consolidate»; che il remittente, nella prospettazione della questione, non motiva adeguatamente in ordine alla rilevanza della questione stessa; che, infatti, pur risultando esplicitamente dal contenuto dell'ordinanza che il dipendente è stato prosciolto con sentenza definitiva, sia dal reato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, sia dal reato di concorso in falso ideologico, non si indicano in alcun modo le ragioni per le quali l'eventuale accoglimento della questione, con consequenziale salvezza degli atti processuali e istruttori posti in essere nel corso delle indagini contabili, possa incidere sulla fattispecie concreta oggetto di giudizio; che, in altri termini, il giudice a quo avrebbe dovuto esplicitare le motivazioni per le quali la prosecuzione eventuale del giudizio - in ragione della conservazione della valenza processuale dell'attività realizzata dalla Procura, quale conseguenza della declaratoria di illegittimità costituzionale - avrebbe potuto condurre, nonostante l'intervenuta adozione di una sentenza penale di proscioglimento per i fatti contestati al dipendente, all'accertamento della responsabilità amministrativa del dipendente stesso per lesione dell'immagine della pubblica amministrazione; che tale difetto motivazionale impedisce a questa Corte una valutazione nel merito della questione sollevata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 17, comma 30-ter, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dall'articolo 1, comma 1, lettera c), numero 1, del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24 e 103 della Costituzione, dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 luglio 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente e Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 luglio 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI