[pronunce]

Con riguardo all'assunta violazione dell'art. 3 Cost., il Presidente del Consiglio dei ministri rammenta che la stessa Corte di cassazione ha affermato che la disciplina dettata per la domanda riconvenzionale dall'art. 418, primo comma, cod. proc. civ. riveste carattere eccezionale e non può essere estesa alla chiamata in causa del terzo, poiché, imponendo un onere specifico a carico del resistente, «finisce col rendere più gravoso l'esercizio del diritto di azione e, prevedendo una decadenza, finisce altresì per ampliare l'ambito dell'ipotesi di "absolutio ab i[n]stantia" a scapito della decisione sul diritto controverso, che è pur sempre la finalità principale di qualunque processo». Peraltro, la non omogeneità tra domanda riconvenzionale e chiamata in causa del terzo consente di ritenere non arbitraria questa diversa disciplina in una materia, come quella processuale, caratterizzata dall'ampia discrezionalità del legislatore. Quanto al dedotto contrasto delle norme censurate con il principio di ragionevole durata del processo garantito dall'art. 111 Cost., l'Avvocatura sottolinea che lo stesso, come è stato più volte affermato nella giurisprudenza costituzionale, non deve essere considerato in maniera isolata, bensì al lume di un adeguato equilibrio anche con altri valori del giusto processo, tra i quali il diritto di difesa.1.- Con ordinanza depositata il 28 marzo 2022, il Tribunale ordinario di Padova, in funzione di giudice del lavoro, dubita della legittimità costituzionale degli artt. 418, primo comma, e 420, nono comma, cod. proc. civ. , in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, Cost., nella parte in cui non prevedono che, qualora il convenuto intenda chiamare in causa un terzo, debba richiedere al giudice, a pena di inammissibilità, che, previa modifica del decreto emesso ai sensi dell'art. 415, secondo comma, cod. proc. civ. , pronunci, entro cinque giorni, un nuovo decreto per la fissazione dell'udienza. In punto di rilevanza, il giudice a quo sottolinea, in particolare, che, qualora le questioni prospettate fossero accolte, dovrebbe disattendere l'istanza di chiamata in giudizio del terzo, poiché il convenuto, pur essendosi tempestivamente costituito entro il termine di dieci giorni antecedente l'udienza di discussione, non ha richiesto il differimento di tale udienza a fronte della predetta istanza. In particolare, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice rimettente dubita della legittimità costituzionale della disciplina ritraibile dal combinato disposto degli artt. 418, primo comma, e 420, nono comma, cod. proc. civ. , in quanto la stessa, per un verso, potrebbe determinare una violazione dell'art. 3 Cost., nella misura in cui non prevede, così determinando un'ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla domanda riconvenzionale, che, anche laddove intenda chiamare in causa un terzo, il convenuto debba, a pena di decadenza, chiedere al giudice, ex art. 416 cod. proc. civ. , la pronuncia di un nuovo decreto per la fissazione dell'udienza e, per un altro, è suscettibile di violare il principio della durata ragionevole del processo sancito dall'art. 111 Cost., nella misura in cui stabilisce che il differimento dell'udienza debba essere disposto dal giudice solo all'udienza di discussione, incidendo di conseguenza in modo negativo sulla durata del processo. 2.- Occorre esaminare, innanzi tutto, l'eccezione preliminare dell'Avvocatura di inammissibilità delle questioni sollevate. Si assume il difetto di rilevanza di queste ultime stante l'inoperatività dell'art. 418 cod. proc. civ. per la chiamata in causa di terzo su istanza del convenuto; norma questa di carattere eccezionale, prevista soltanto per la proposizione di domanda riconvenzionale da parte del convenuto stesso. Inoltre, si sottolinea - stante anche l'ampia discrezionalità del legislatore nella materia processuale - l'eccessiva manipolatività del petitum dell'ordinanza di rimessione. Essa mira a inserire nella citata disposizione un onere processuale, a pena di decadenza, a carico del convenuto, il quale intenda chiamare in causa un terzo; onere prescritto solo per l'ipotesi della domanda riconvenzionale. 3.- L'eccezione non può essere accolta, dovendo ritenersi la rilevanza - e quindi l'ammissibilità - delle questioni. All'udienza di discussione ex art. 420 cod. proc. civ. , in via preliminare, il giudice può (e deve) vagliare la domanda del convenuto di chiamata in causa del terzo, sicché questa è la prima occasione nella quale le questioni in esame possono essere sollevate. In questa sede il giudice è chiamato a fare applicazione del nono comma dell'art. 420 cod. proc. civ. e quindi dovrebbe egli procedere a fissare una nuova udienza (con rinvio della trattazione della causa), disponendo la notifica al terzo del provvedimento, del ricorso introduttivo e dell'atto di costituzione del convenuto; ciò dopo aver verificato che la chiamata del terzo sia contenuta - come richiesto dalla giurisprudenza (vedi infra al punto 4.2.) - nella memoria di costituzione del convenuto, nel rispetto (al pari che per la domanda riconvenzionale) del termine previsto a pena di decadenza dall'art. 416 cod. proc. civ. , ma non anche dell'onere di richiesta di fissazione di nuova udienza, prescritto dall'art. 418 cod. proc. civ. solo per l'ipotesi della domanda riconvenzionale. Il giudice, però, non adotta questo provvedimento proprio perché nutre dubbi, non manifestamente infondati, in riferimento agli indicati parametri e riserva la decisione sul punto all'esito del giudizio incidentale di costituzionalità. Tanto basta per radicare la rilevanza delle sollevate questioni di legittimità costituzionale delle disposizioni censurate, segnatamente dell'art. 420, nono comma, cod. proc. civ. per ciò che prevede (ossia la fissazione di una nuova udienza di discussione con rinvio della trattazione della causa) e dell'art. 418 cod. proc. civ. per ciò che non prevede, ma che - secondo il giudice rimettente - dovrebbe prevedere (ossia la domanda del convenuto, a pena di decadenza, di fissazione di una nuova udienza con differimento di quella già fissata, prima che essa abbia corso). Né la rilevanza viene meno per la circostanza che il giudice accomuna, nelle sue censure, gli artt. 420, nono comma, e 418 cod. proc. civ. , il quale ultimo concerne un'attività processuale del convenuto ormai già posta in essere con l'istanza di chiamata del terzo, contenuta nella memoria di costituzione. L'estensione delle censure anche all'art. 418 cod. proc. civ. si giustifica nell'ottica della formulazione, da parte del giudice rimettente, di un petitum additivo, che mira a colmare la ritenuta carenza di questa disposizione, nella misura in cui essa non prevede per il convenuto un onere processuale analogo a quello prescritto per l'esercizio dell'azione riconvenzionale; ossia l'onere di richiedere, a pena di decadenza, la fissazione di una nuova udienza.