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Gli ambiti di miglioramento del rapporto tra Parlamento e principio di legalità attengono, al di là del pubblico impiego, a molti altri settori (dalla sicurezza del lavoro, alla gestione del patrimonio immobiliare, alla materia appaltistica) in cui le Amministrazioni degli organi costituzionali versano in condizioni non dissimili da qualunque altra pubblica amministrazione italiana, eppure godono di una normativa à la carte : l’importante è, allora, andare è alla radice del fenomeno per rimuovere il vizio. Ed il vizio è la carenza di legalità, l’obbligo di ottenere il «permesso» di venti persone (i componenti degli Uffici di Presidenza) per dare accesso alla legge nell’ambito della presunta «autonomia costituzionale» delle Camere. Una legge è approvata da 630 deputati e 315 senatori, vincola tutti gli italiani, ma nel luogo dove è prodotta ha bisogno del via libera di venti persone (l’Ufficio di Presidenza della Camera) per avere ingresso. Di rimando, l’articolo 23 della Costituzione pretende una legge per imporre ad ogni cittadino un obbligo di dare, ma certi soggetti si trovano nuove discipline dei loro diritti patrimoniali solo in virtù di atto, non pubblicato in Gazzetta Ufficiale, imposto da venti persone per ciascun ramo del Parlamento. Altri soggetti (i concorrenti alle gare d’appalto, gli interessati a parteciparvi, i controinteressati rispetto ai vincitori, eccetera) debbono rivolgersi ad organi interni alla stessa amministrazione che li ha esclusi, per quella che appare sempre più una parvenza di giustizia. Ecco perché, tra le varie ipotesi compatibili con l’indicazione contenuta nella pronuncia della Corte europea, questo disegno di legge sceglie la soluzione più radicale, eliminando l’autodichia sulle controversie per gli atti delle Amministrazioni delle Camere verso i dipendenti e verso i terzi e conferendo le medesime ai giudici di diritto comune. Non si può non vedere l’estrema precarietà di tutto questo sistema: le richieste più inaudite si levano dal Paese in ossequio all’antiparlamentarismo più becero e, in assenza di diritti fondati sulla legge, tutti si sentono legittimati a prospettare le soluzioni più fantasiose. Il pericolo che attraverso le specificità del Parlamento passi il cavallo di Troia per una diminuzione della posizione delle Camere nella forma di governo repubblicana è assai alto. L’enucleazione di ambiti guarentigiati -- a Costituzione vigente o anche in caso di sua revisione -- è la premessa per riguadagnare una posizione su cui attestare una difesa e, in prospettiva, un recupero di credibilità e di autorevolezza. Viceversa, addurre per gli organi costituzionali l’esistenza di ambiti ordinari di funzionamento o di autorganizzazione sottratti all’ingresso automatico della legge significa ignorare lo stato in cui versano tutte le pubbliche amministrazioni d’Italia, che soffrono il peso della crisi economica, con conseguenti riduzioni dei servizi ai cittadini. Si tratta di un’intollerabile forma di protervia, che rischia, se e quando travolta, di trascinare con sé il bambino e l’acqua sporca. Eppure, nessun esito ebbe la richiesta, avanzata nella scorsa legislatura agli organi politici di vertice degli organi costituzionali: 1) di prevedere che -- in occasione delle misure che in avvenire dovessero essere imposte per legge ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni, consistenti in prestazioni personali o patrimoniali obbligate -- non sia più necessario emanare alcuna delibera di recepimento della legge in ordine al rapporto di lavoro subordinato dei dipendenti, in servizio o in quiescenza, disponendo che sia demandato direttamente alla responsabilità degli uffici l’adempimento diretto delle previsioni di legge, esattamente come fanno tutte le pubbliche amministrazioni statali; 2) di prevedere che -- in occasione delle misure che in avvenire dovessero essere imposte per legge nella scelta dei contraenti con le amministrazioni parlamentari, per la fornitura di beni o servizi -- non sia più necessario emanare alcuna delibera di recepimento della legge, disponendo che la contabilità sia armonizzata con la disciplina vigente per tutte le pubbliche amministrazioni statali e che gli uffici provvedano all’adempimento diretto delle previsioni di legge secondo le previsioni dell’Autorità di controllo dei lavori pubblici. Ecco perché la soluzione migliore è quella proposta nel presente disegno di legge. Nell’ambito delle funzioni non guarentigiate degli organi costituzionali, non si deve più prevedere ambito di eccezione alcuno: a) per la giurisdizione, deferendo la competenza ai giudici esterni; b) per l’amministrazione, sottoponendo le amministrazioni degli organi costituzionali alla legge ordinaria.. Art. 1. 1. All'articolo 7 del codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2 . Per pubbliche amministrazioni, ai fini del presente codice, si intendono anche i soggetti ad esse equiparati o comunque tenuti al rispetto dei princìpi del procedimento amministrativo, ivi inclusi gli organi costituzionali». 2. In deroga all’articolo 7, comma 2, del codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo n. 104 del 2010, come modificato dal comma 1 del presente articolo, sono escluse dalla competenza delle autorità giudiziarie le questioni relative alla verifica dei poteri e dei titoli di ammissione dei parlamentari e quelle sulle sanzioni irrogate agli stessi ai sensi dei regolamenti parlamentari. È fatta comunque salva l'applicazione dell'articolo 37, primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87. 3. Le controversie devolute in forza del comma 1 al giudice amministrativo, le quali si trovino pendenti in primo grado di contenzioso interno, sono portate, mediante ricorso, dalla parte più diligente avanti il tribunale amministrativo regionale del Lazio e quelle che si trovino pendenti in secondo grado sono portate avanti il Consiglio di Stato. Art. 2. 1. All'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le parole: «Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato» sono sostituite dalle seguenti: «Per amministrazioni pubbliche si intendono gli organi costituzionali, tutte le amministrazioni dello Stato». 2. All'articolo 3, comma 25, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, le parole: «Le "amministrazioni aggiudicatrici" sono: le amministrazioni dello Stato;» sono sostituite dalle seguenti: «Le "amministrazioni aggiudicatrici" sono: gli organi costituzionali; le amministrazioni dello Stato;».