[pronunce]

che il giudice di pace di Caltanissetta ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del cod. strada, nel testo modificato dall'art. 19, comma 3, del d.lgs. n. 507 del 1999, per violazione dell'art. 3 Cost.; che il giudice a quo, investito dell'esame di un ricorso presentato dal proprietario di un veicolo alla cui guida lo stesso veniva colto con la patente scaduta, rileva che la sanzione amministrativa accessoria del fermo del veicolo continua a dispiegare i suoi effetti anche quando - come nel caso di specie - la sanzione principale si estingue per avvenuto pagamento e l'interessato provvede al rinnovo della patente; che, secondo il rimettente, la disposizione avrebbe un contenuto sanzionatorio che, per intensità e rigore, eccede notevolmente quello della sanzione principale ed arreca un danno al trasgressore per i suoi impegni di lavoro e familiari; che, osserva ancora il giudice di pace di Caltanissetta, a carico del proprietario vi è l'ulteriore onere delle cospicue spese di ricovero del veicolo, anch'esse superiori all'importo della sanzione principale; che il rimettente rileva ancora che la durata in misura fissa del fermo non consente alcun temperamento della sanzione e che, mentre in altre ipotesi di sanzione accessoria introdotte dal d.lgs. n. 507 del 1999 il fermo è stato previsto come un "controbilanciamento" all'intervenuta depenalizzazione dell'illecito, tale circostanza è estranea all'ipotesi di guida con patente scaduta; che, rileva infine il giudice a quo, mentre chi dispone di altro veicolo può tornare a guidare dopo il rinnovo della patente, ciò è precluso a chi non ha tale possibilità e può fare affidamento solo sul mezzo sottoposto a fermo; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare manifestamente infondata la questione sollevata, richiamando in particolare la motivazione dell'ordinanza di questa Corte n. 33 del 2001; che il giudice di pace di Isola della Scala ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 126, comma 7, e 136, comma 7, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) - nel testo modificato dall'art. 19, comma 3, del d.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205) - nella parte in cui, per la violazione del divieto di guida di un veicolo con patente straniera non convertita, non escludono l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria del fermo del veicolo quando il proprietario è persona diversa dal trasgressore, per violazione degli artt. 25, secondo comma, e 27, primo comma, della Costituzione; che l'ordinanza di rimessione, in parte motiva, è identica a quella sollevata dal giudice di pace di Legnago sopra riportata; che è intervenuto anche in questo giudizio di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto alla Corte di dichiarare la questione inammissibile o manifestamente infondata, richiamando le precedenti difese; che il giudice di pace di Rimini ha sollevato questione di legittimità costituzionale del citato art. 126, comma 7, cod. strada, "con riferimento alla fattispecie disciplinata dall'art. 116, comma 13, cod. strada ed in relazione all'art. 3 Cost., in quanto detta norma non tiene nel dovuto conto il principio di eguaglianza"; che il rimettente richiama espressamente "altro giudizio sulla medesima fattispecie promosso dal giudice di pace di Caldaro con ordinanza del 1 agosto 2000", omettendo qualsiasi altra motivazione; che è intervenuto anche in questo giudizio di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo alla Corte di dichiarare la questione inammissibile o manifestamente infondata, rilevando preliminarmente che l'ordinanza è inidonea ad introdurre una questione di legittimità costituzionale ed osservando, nel merito, che la questione sollevata dal giudice di pace di Caldaro, citata dal rimettente, è stata dichiarata manifestamente infondata dalla Corte con l'ordinanza n. 278 del 2001; che il giudice di pace di Cairo Montenotte ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, cod. strada, nella parte in cui prevede che la sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo si applica anche nel caso in cui il proprietario del mezzo è persona diversa dal conducente che guida con patente scaduta, per violazione degli artt. 25 e 27 Cost.; che il rimettente rileva che la condotta del proprietario, dovuta ad omissione di diligenza, non è considerata illecita da alcuna disposizione di legge e che in tal caso il sanzionato è persona estranea al fatto che ha dato origine alla condotta sanzionata, venendo in tal modo stabilita una sanzione senza che sia previamente fissato il precetto, con conseguente violazione dell'art. 25 Cost.; che, sempre secondo il giudice a quo, sarebbe violato anche l'art. 27, primo comma, Cost., poiché il proprietario viene chiamato a rispondere di un fatto integralmente ascrivibile ad un terzo; che la norma impugnata sarebbe anche irragionevole, considerato che, per l'analoga condotta posta in essere da chi affida il veicolo a persona che non ha la patente (perché non l'ha conseguita ovvero perché non la porta con sé o gli è stata ritirata), l'art. 116, comma 12, dello stesso codice prevede solo una sanzione pecuniaria che, "per quanto pesante", non è afflittiva come il fermo del veicolo per due mesi; che è intervenuta, per il Presidente del Consiglio dei ministri, l'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto alla Corte di dichiarare la questione manifestamente infondata; che l'Avvocatura, richiamati l'art. 6 della legge n. 689 del 1981 e gli artt. 196 e 214, comma 1-bis, cod. strada, rileva come la sanzione accessoria, nel caso in cui il proprietario del mezzo è persona diversa dal conducente, trova il suo presupposto nella violazione dell'obbligo di vigilanza che le norme citate pongono a carico di chi ha la disponibilità del veicolo, osservando che alle sanzioni amministrative non sono applicabili gli stessi parametri costituzionali relativi alle sanzioni penali, in particolare l'art. 27, primo comma, citato dal rimettente; che, quanto alla dedotta irragionevolezza della norma, l'Avvocatura rileva che il rimettente ha trascurato che, anche nel caso in cui un veicolo venga affidato a persona priva di patente, è prevista la sanzione accessoria del fermo del veicolo per tre mesi; che il giudice di pace di Brescia ha sollevato un'ulteriore questione di legittimità costituzionale del più volte citato art. 126, comma 7, cod. strada, per violazione dell'art. 3, primo comma, Cost.;