[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale della legge della Regione Liguria, riapprovata il 26 gennaio 1999, recante "Ulteriori modificazioni alla legge regionale 1° luglio 1994 n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio)", promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato l'11 febbraio 1999, depositato in Cancelleria il 19 successivo ed iscritto al n. 8 del registro ricorsi 1999. Visto l'atto di costituzione della Regione Liguria; Udito nell'udienza pubblica del 23 gennaio 2001 il giudice relatore Fernanda Contri; Uditi l'avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Gigliola Benghi per la Regione Liguria.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso regolarmente notificato e depositato, il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato in via principale, in riferimento all'art. 19 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), questione di legittimità costituzionale della delibera legislativa recante "Ulteriori modificazioni alla legge regionale 1° luglio 1994 n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio)", riapprovata a maggioranza assoluta dal Consiglio regionale della Liguria nella seduta del 26 gennaio 1999, nell'identico testo rinviato dal Governo con atto del 15 gennaio 1999. Ad avviso del ricorrente, l'impugnata delibera legislativa "detta disposizioni che conferiscono alla Giunta regionale un potere di controllo della fauna selvatica ... che si dovrebbe svolgere attraverso procedure diverse da quelle previste dall'art. 19 della legge 11 febbraio 1992 n. 157 e in relazione ... ad una materia, quale l'elenco delle specie cacciabili, di normale pertinenza della normativa statale". La disposizione censurata inserisce il comma 2-bis nel testo dell'art. 36 della legge regionale n. 29 del 1994, che al comma 2 disciplina il controllo della fauna selvatica, prevedendo che le Province - per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche - provvedono al controllo selettivo della fauna selvatica "mediante l'utilizzo di metodi ecologici"; lo stesso comma 2 dell'art. 36 prevede che, qualora l'Istituto nazionale per la fauna selvatica verifichi l'inefficacia di detti metodi, la Provincia può autorizzare piani di abbattimento, destinati ad essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle Province. Il comma 2-bis censurato dal Governo integra la citata disposizione stabilendo che, "qualora l'esigenza di tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche richieda l'adozione di iniziative volte a prevenire gravi danni alle colture, al bestiame domestico, ai boschi, alla pesca ed alle acque, così come previste dall'art. 34, comma 2 la Giunta regionale procede con propria deliberazione, assunta d'intesa con le Province interessate, coordinando detta previsione con le norme del presente articolo e tenendo conto del d.P.C.m. 21 marzo 1997 e delle altre normative nazionali e comunitarie vigenti in materia". L'introduzione del menzionato comma 2-bis viene censurata dal ricorrente in considerazione del rinvio all'art. 34, comma 2, che, tra l'altro, autorizza la Giunta regionale, d'intesa con le Province, ad includere nell'elenco delle specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre una serie di specie selvatiche (tra le quali il passero, lo storno, la gazza, la cornacchia, il corvo). A questo riguardo, nel ricorso, si legge: "Il riferimento all'art. 34 comma 2 della legge regionale 1° luglio 1994 n. 29, per molti aspetti incomprensibile nel contesto normativo dell'art. 36 della stessa legge, acquista in tal modo un significato inequivoco. Il potere di controllo venatorio, pacificamente spettante all'autorità regionale, viene piegato, attraverso l'atipicità della procedura adottata, alla finalità di un ampliamento dell'elenco regionale delle specie cacciabili". Il Presidente del Consiglio lamenta la violazione dell'art. 19 della legge-quadro n. 157 del 1992 ed altresì, richiamando la sentenza della Corte costituzionale n. 272 del 1996, l'inosservanza del principio che riserva allo Stato la regolamentazione delle specie cacciabili, giacché la legge regionale impugnata introdurrebbe una nuova categoria di interventi di controllo faunistico - diversi da quelli, di competenza provinciale, attuati nell'ambito di un piano selettivo da sole guardie venatorie previo parere dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica - "che si realizzano attraverso generici inserimenti delle specie protette nell'elenco regionale delle specie cacciabili da parte della generalità dei cacciatori muniti di licenza". 2. - Nel giudizio davanti a questa Corte si è costituita la Regione Liguria per chiedere che il ricorso del Presidente del Consiglio sia dichiarato inammissibile o, nel merito, infondato. In via preliminare, la Regione eccepisce l'inammissibilità del ricorso con il quale è stata impugnata la delibera legislativa riapprovata a maggioranza assoluta dal Consiglio regionale il 26 gennaio 1999, nell'identico testo rinviato dal Governo con atto del 15 gennaio 1999, in quanto per quest'ultimo atto di rinvio "mancava radicalmente il presupposto". Ad avviso della resistente, infatti, il testo rinviato in data 15 gennaio 1999 (approvato dal Consiglio regionale con delibera del 22 dicembre 1998) risultava modificato rispetto ad una precedente delibera legislativa (adottata il 3 novembre 1998, e già oggetto di un primo rinvio governativo, comunicato alla Regione il 5 dicembre 1998) al solo scopo di adeguarsi al rilievo, formulato con il primo atto di rinvio, circa l'inosservanza, da parte della delibera legislativa del 3 novembre 1998, delle norme contenute nel d.P.C.m. 21 marzo 1997. La resistente si duole inoltre, da un lato, della coincidenza solo parziale tra motivi del rinvio e motivi del ricorso, lamentando quest'ultimo anche la violazione non rilevata in sede di rinvio - della riserva di competenza statale in ordine alla regolamentazione delle specie cacciabili; dall'altro, della mancata indicazione, da parte del ricorrente, della norma costituzionale violata dalla Regione. Nel merito, la Regione Liguria esclude innanzi tutto che la disciplina censurata, che ha finalità di controllo faunistico, abbia "a che vedere con l'inserimento di determinate specie nel calendario venatorio", a norma dell'art. 34, comma 2, della legge regionale n. 29 del 1994.