[ddlpres]

Introduzione del capo IX- bis del titolo III del libro IV del codice civile, recante disposizioni in materia di contratto di fiducia. Onorevoli Senatori. -- L'introduzione nel corpo del codice civile della disciplina del contratto di fiducia, l'equivalente italiano del trust anglosassone, risponde all'esigenza di apprestare uno strumento efficace di destinazione di un patrimonio ad un programma fiduciario finalizzato ad uno scopo lecito, con contestuale affidamento della gestione dello stesso ad un soggetto terzo, discostandosi dalla tradizione culturale del negozio fiduciario di tipo romanistico tipica del nostro ordinamento in particolare, e dei Paesi di civil law più in generale. Il negozio fiduciario, come è noto, viene ricostruito in termini di combinazione di un negozio reale traslativo a carattere esterno, realmente voluto dalle parti e avente piena efficacia verso i terzi, cui accede un pactum fiduciae , avente carattere interno ed effetti meramente obbligatori, diretto a modificare il risultato finale del negozio esterno. Il tradizionale effetto meramente obbligatorio del negozio fiduciario, e la consequenziale tutela di tipo esclusivamente risarcitorio apprestata al fiduciante per l'ipotesi di violazione del patto, rende indifferibile l'introduzione di un contratto tipico di fiducia opponibile ai terzi ereditari e aventi causa. Attraverso il disposto normativo di cui all'articolo 1741- bis del codice civile, si consentirebbe ad un soggetto, detto fiduciante, il trasferimento di beni o diritti ad un fiduciario il quale sarebbe tenuto ad amministrarli nell'interesse di uno o più beneficiari indicati contestualmente nell'atto costitutivo della fiducia, o con atto unilaterale successivo, in ossequio al programma fiduciario predisposto dal costituente e sotto la vigilanza di un eventuale guardiano all'uopo nominato. Una definizione che ricalca, a ben vedere, la duttile figura del trust per come conosciuta dagli ordinamenti di common law ma nel quadro dei controlli, della pubblicità, e degli effetti, garantiti tipicamente dalla legge, propri del sistema civil law . Come è noto, l'istituto in esame è disciplinato dalla Convenzione di diritto internazionale dell'Aja del 1º luglio 1985, ratificata dall'Italia con la legge 16 ottobre 1989, n. 364. Nonostante la legge di ratifica da ultimo citata non abbia recepito tale figura nel nostro ordinamento, l'elaborazione dottrinale e giurisprudenziale che ne è seguita, ha riconosciuto la piena legittimità non solo ai trust internazionali ma anche ai trust cosiddetti interni, i cui elementi costitutivi, ad eccezione della legge applicabile ( rectius : il disponente, i beneficiari, il trustee ed i beni conferiti in trust ), siano radicati nel territorio italiano. In Italia si è ritenuto di dover prendere le mosse dall'istituto del trust , raccordandolo ai principi generali del nostro ordinamento. In primo luogo, per il contratto di fiducia è richiesta, ad substantiam acti , la forma dell'atto pubblico, pur ritenendosi ammissibile una costituzione mediante testamento. L'oggetto è il più ampio, potendo essere ricomprese nel contratto di fiducia beni immobili, mobili registrati in pubblici registri, denaro, titoli di credito, partecipazioni sociali in società italiane o estere, purché si tratti di beni nella esclusiva titolarità del fiduciante. A tal fine non si è ritenuto di dover operare alcuna modifica dell'articolo 2645- ter del codice civile, poiché, ai fini dell'opponibilità ai terzi del contratto di fiducia, sarà necessario esclusivamente seguire le regole di circolazione e pubblicitarie previste dalla legge per i singoli beni che ne possono costituire oggetto. In questo contesto, l'atto di destinazione patrimoniale di cui all'articolo 2645- ter del codice civile resta uno strumento a disposizione dei privati i quali possono decidere di destinare, per un periodo non superiore a novanta anni o per la durata della vita della persona fisica beneficiaria, determinati beni immobili o mobili registrati, alla realizzazione di interessi meritevoli di tutela riferibili a persone con disabilità, a pubbliche amministrazioni, o ad altri enti o persone fisiche ai sensi dell'articolo 1322, secondo comma, del codice civile. Nel proposto contratto di fiducia il rapporto tra fiduciante e fiduciario e tra fiduciante e guardiano segue, invece, le regole proprie del contratto di mandato. Motivo per cui si è provveduto a disciplinare compiutamente i poteri del fiduciario, da esplicarsi con la generale diligenza del mandatario, sanzionando l'eventuale abuso della fiducia. È sembrato non opportuno seguire il modello francese caratterizzato dalla previsione di uno specifico albo delle fiducie e dalla registrazione prevista ai soli fini di pubblicità notizia. La ragione è duplice. Da un lato, una simile soluzione determinerebbe un eccessivo aggravio della spesa pubblica, oltre alla necessaria predisposizione, da parte della pubblica amministrazione, di regolamenti attuativi aventi ad oggetto l'introduzione e la disciplina dello specifico albo. Dall'altro lato, una pubblicità notizia di tal fatta appare inidonea a garantire efficacemente l'opponibilità del vincolo, obiettivo principe perseguito dalla disciplina del contratto di fiducia. Stante la specificità della destinazione ad uno scopo del trasferimento dei beni e diritti sopra enunciati in capo al fiduciario, si è previsto che questi siano per ciò stesso esclusi dalla sua successione, dal fallimento o dall'eventuale comunione legale dei beni e possano essere impiegati solamente per la realizzazione del programma fiduciario. La segregazione patrimoniale che si determina con la stipula del contratto di fiducia fa sì, quindi, che tali beni e diritti possano costituire oggetto di esecuzione, salvo quanto previsto dall'articolo 2915, primo comma, del codice civile, solo per debiti contratti per la realizzazione del detto programma e per quelli relativi alla conservazione e alla gestione del patrimonio fiduciario stesso. Particolare rilievo si è dato alla previsione della surrogabilità dei beni del patrimonio fiduciario e alla permanenza del vincolo, così da introdurre un modello di fiducia dinamica che sia, al contempo, in grado di garantire la conservazione del vincolo fiduciario. Nello specifico, per evitare dubbi in ordine al regime pubblicitario da seguirsi in caso di rotatività o sostituzione o surroga dei beni oggetto del contratto di fiducia, si è espressamente prevista l'annotazione, a margine della formalità pubblicitaria ipotizzata per il contratto di fiducia stesso, dell'atto con il quale il nuovo bene deve essere destinato, in luogo del precedente, al perseguimento delle medesime finalità. Quanto all'elemento soggettivo del contratto in esame, si è stabilito, in primis , che la qualifica di fiduciante possa essere assunta solamente da una persona fisica. È noto, infatti, che il diritto societario italiano ben conosce ipotesi di segregazioni patrimoniali le quali consentano di superare il dogma culturale dell'unicità del patrimonio e della responsabilità al fine di perseguire operazioni di natura industriale, commerciale, finanziaria, per il tramite di strumenti innovativi.