[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 13, commi 1, 2 e 3, 22 e 27, comma 18, della legge della Regione Lombardia 11 dicembre 2006, n. 24 (Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell'ambiente), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 12 febbraio 2007, depositato in cancelleria il 15 febbraio 2007 ed iscritto al n. 7 del registro ricorsi 2007. Visto l'atto di costituzione della Regione Lombardia; udito nell'udienza pubblica dell'11 dicembre 2007 il giudice relatore Alfonso Quaranta; uditi l'avvocato dello Stato Marco Corsini per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Nicolò Zanon per la Regione Lombardia.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.— Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale – in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettere g) ed h), e terzo comma, della Costituzione – degli artt. 13, commi 1, 2 e 3, 22 e 27, comma 18, della legge della Regione Lombardia 11 dicembre 2006, n. 24 (Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell'ambiente). 1.1. — Il ricorrente, in via preliminare, illustra il contenuto delle impugnate disposizioni, evidenziando che, in particolare, l'art. 13 della citata legge della Regione Lombardia prevede la possibilità di disporre limitazioni alla circolazione di veicoli, finalizzate «alla riduzione dell'accumulo degli inquinanti in atmosfera», e demanda alla Giunta regionale il compito di determinare le misure idonee a tal scopo e le loro modalità di attuazione (commi 1 e 2), ivi compresa l'individuazione (comma 3) degli assi stradali esclusi da tali limitazioni. Del pari, l'art. 22 della medesima legge regionale stabilisce talune «misure prioritarie di limitazione alla circolazione e all'utilizzo dei veicoli», e segnatamente di quelli non omologati ai sensi della direttiva 91/441/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1991 (Direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 70/220/CEE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle misure da adottare contro l'inquinamento atmosferico con le emissioni dei veicoli a motore), ed altre successive. Infine, l'art. 27 della stessa legge detta la disciplina relativa alle sanzioni da irrogare nell'ipotesi di inosservanza delle prescrizioni suddette (comma 11), individuando «l'autorità competente, ai sensi degli articoli 17 e 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale)», nel «responsabile dell'ente da cui dipende l'organo accertatore», nonché stabilendo che i proventi della riscossione delle sanzioni irrogate spettino «all'ente accertatore» (comma 18). 1.2. — Assume il Presidente del Consiglio dei ministri che le disposizioni suddette sono «in contrasto con la normativa che disciplina la competenza dei vari soggetti pubblici in materia». 1.2.1. — Difatti, ai sensi dell'art. 6 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), è il Prefetto l'organo competente a «sospendere temporaneamente» – sia per «motivi di sicurezza pubblica o inerenti alla sicurezza della circolazione», che «di tutela della salute» – «la circolazione di tutte o di alcune categorie di utenti sulle strade o su tratti di esse», fuori dei centri abitati. All'interno di essi, invece, sono i Comuni – ai sensi del successivo art. 7, comma 1, lettera b), del medesimo codice della strada – a poter «limitare la circolazione di tutte o di alcune categorie di veicoli per accertate e motivate esigenze di prevenzione degli inquinamenti e di tutela del patrimonio artistico, ambientale e naturale», ciò «conformemente alle direttive impartite dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentiti, per le rispettive competenze, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio ed il Ministro per i beni culturali e ambientali». Ne consegue, quindi, che alle Regioni – conclude sul punto il ricorrente – spetta, nella persona dei rispettivi Presidenti, «solo il potere di ordinanza per le strade regionali» (art. 6, comma 5, lettera b, del codice della strada), avendo l'art. 98 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) mantenuto allo Stato la «funzione di regolamentazione della circolazione veicolare, ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 285 del 1992, per motivi di sicurezza pubblica, di sicurezza della circolazione, di tutela della salute e per esigenze di carattere militare». Ciò premesso, per il ricorrente risulterebbe evidente il contrasto tra le norme impugnate e l'art. 117, secondo comma, lettera h), della Costituzione, giacché esse verrebbero «ad incidere sulle attribuzioni statali in tema di sicurezza e circolazione stradale», attribuzioni riservate in via esclusiva allo Stato, «trattandosi di materia ricompresa nell'“ordine pubblico e sicurezza”». Ed invero, come chiarito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 428 del 2004, «l'esigenza, connessa alla strutturale pericolosità dei veicoli a motore, di assicurare l'incolumità personale dei soggetti coinvolti nella loro circolazione (conducenti, trasportati, pedoni) certamente pone problemi di sicurezza, e così rimanda alla lettera h) del secondo comma dell'art. 117, che attribuisce alla competenza statale esclusiva la materia “ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale”». 1.2.2.— Le disposizioni censurate, inoltre, violerebbero – sempre ad avviso del ricorrente – anche il terzo comma dell'art. 117 Cost., giacché risultano chiaramente emanate a tutela della salute, come emerge dall'art. 1 della medesima legge reg. n. 24 del 2006 (che individua quale obiettivo della legge stessa il miglioramento della qualità dell'aria «ai fini della protezione della salute e dell'ambiente»), ponendosi, però, come principi fondamentali della materia. In tal modo, dunque, la Regione Lombardia – con riferimento ad un ambito materiale oggetto di potestà legislativa concorrente – avrebbe ecceduto i limiti della propria competenza. 1.2.3. —