[pronunce]

– La resistente premette che, con l'art. 13 della legge regionale n. 19 del 1997, modificativa della legge regionale n. 29 del 1951, si era inteso introdurre nell'ordinamento regionale le disposizioni degli articoli 2, 3 e 4 della legge n. 154 del 1981, facendo salva la sola causa di ineleggibilità prevista dall'art. 8, numero 4, della stessa legge regionale n. 29 del 1951. La Corte di cassazione ha, però, interpretato il citato art. 13 nel senso che il rinvio alla legge statale è limitato alla sola regolazione delle cause di ineleggibilità, rimanendo queste individuate dagli artt. 8, 9 e 10 della legge regionale n. 29 del 1951 (sentenza n. 9831 del 2002). Sulla scia di tale interpretazione, la medesima Corte ha, poi, sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 8, secondo comma, numero 7, della predetta legge n. 29 del 1951, nella parte in cui prevede l'ineleggibilità alla carica di deputato dell'Assemblea regionale siciliana dei «capi servizio degli uffici centrali e periferici dipendenti o vigilati dalla Regione, nonché degli uffici statali che svolgono attività nella Regione». La Corte costituzionale, con la sentenza n. 306 del 2003, ha dichiarato non fondata la questione, escludendo, in particolare, l'ipotizzato contrasto con l'art. 51 Cost. Il legislatore siciliano, preso atto che la poco felice formulazione dell'art. 13 della legge regionale n. 19 del 1997 ha condotto ad una interpretazione giurisprudenziale difforme dall'intendimento che con detta norma si proponeva di perseguire, ha voluto, con la delibera legislativa impugnata, chiarire autenticamente il significato della stessa norma, rendendo esplicita l'abrogazione degli artt. 8 (eccettuato il numero 4 del primo comma), 9 e 10 della legge regionale n. 29 del 1951. 2.2. – Ciò premesso, la resistente osserva che il ricorso del Commissario dello Stato si basa su due erronei presupposti: a) che la legge regionale impugnata tenda a eludere un “costante orientamento giurisprudenziale”; b) che la stessa miri a “incidere sul contenzioso pendente”. Il primo presupposto è infondato, in quanto un'unica sentenza della Corte di cassazione (n. 9831 del 2002), ancorché ripresa dalla successiva ordinanza di rimessione della questione di costituzionalità (ordinanza del 6 marzo 2003), non è sufficiente a costituire un orientamento consolidato. Peraltro, la Corte costituzionale – correttamente esercitando la sua funzione di controllo di conformità alla Costituzione della norma di legge come interpretata dal giudice rimettente – non ha avallato, nella sentenza n. 306 del 2003, l'interpretazione accolta dalla Corte di cassazione, ma l'ha ritenuta “non implausibile”, senza con ciò escludere che sia plausibile anche un'interpretazione diversa. Il secondo presupposto è anch'esso infondato, in quanto è arbitrario ritenere che il legislatore siciliano sia intervenuto allo scopo di favorire una delle parti del giudizio elettorale, nel corso del quale è insorto l'incidente di costituzionalità. In realtà, il legislatore regionale ha inteso porre rimedio a una difficoltà interpretativa della norma, confermando la propria volontà di allineare il regime delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità dei deputati siciliani alla disciplina prevista dalla legislazione nazionale. 2.3. – Al riguardo, la resistente obietta come non possa disconoscersi all'Assemblea regionale siciliana – come, in generale, ad ogni organo legislativo – il diritto e il dovere di farsi carico dell'interpretazione delle proprie leggi, laddove queste vengano interpretate in senso difforme dalla volontà dello stesso legislatore. La pendenza di controversie, in cui venga in discussione l'interpretazione di una norma, non può impedire l'esercizio del potere del legislatore di vincolare l'interprete ad assumere una delle possibili letture ermeneutiche, atteso che l'adozione di norme di interpretazione autentica non rappresenta, di per sé sola, una illegittima interferenza nella sfera del potere giudiziario (Corte cost. , sentenza n. 167 del 1986). 2.4. – Obietta ancora la resistente che il carattere interpretativo e non già innovativo dell'atto legislativo impugnato risulta suffragato dal riconoscimento della imprecisa formulazione dell'art. 13 della legge regionale n. 19 del 1997, contenuto nella stessa ordinanza della Corte di cassazione del 6 marzo 2003, in cui testualmente si dà “atto della imperfetta tecnica normativa seguita dal legislatore regionale”. 2.5. – Infine, la resistente, per confutare i rilievi del ricorrente circa la retroattività della legge censurata, richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 123 del 1988, secondo la quale «il legislatore può conferire efficacia retroattiva alle sue disposizioni, salvo che non superi i limiti derivanti dal divieto posto dall'art. 25 Cost. per la materia penale o da altri specifici disposti costituzionali, quali, per esempio, quello dell'art. 3 Cost. Di conseguenza, ove (…) tali limiti siano rispettati, è indifferente che il legislatore disponga l'operatività di una legge anche per il passato, anziché mediante un'apposita norma, mediante un diverso strumento, qual è, come nella specie, l'autodefinizione di interpretazione autentica» (sentenza n. 36 del 1985). La legge di interpretazione autentica infatti non si distingue dalla legge innovativa con efficacia retroattiva, essendo anch'essa innovativa (v. sentenza n. 118 del 1957) e naturalmente retroattiva, e non interferisce, di per sé, con la sfera riservata al potere giudiziario. Peraltro, la medesima sentenza afferma che «l'esistenza di interpretazioni giudiziali discordanti, costituendo un dato estrinseco alla legge interpretativa e al suo contenuto, non può considerarsi un presupposto indispensabile di legittimità dell'intervento del legislatore che, in base a scelte politico-discrezionali, decida di imporre erga omnes un certo significato normativo di precedenti disposizioni». 2.6. – Alla luce di tale indirizzo giurisprudenziale, la resistente deduce l'inconsistenza delle censure per asserita violazione degli artt. 3 e 51 Cost. 2.7. – Quanto alla censura mossa con riferimento all'art. 97 Cost., la resistente rileva come essa sia del tutto immotivata e apodittica e, comunque, priva di contenuto, poiché l'atto legislativo impugnato tende a garantire la certezza dei rapporti giuridici in relazione alla disciplina delle condizioni per l'esercizio del diritto di elettorato passivo e, quindi, risulta conforme ai principî di buon andamento e imparzialità.1. – Il ricorso del Commissario dello Stato per la Regione siciliana è infondato. 1.1. – Va premesso che il ricorso non investe la questione del se alle Regioni sia consentito emanare leggi aventi efficacia retroattiva, anche se non qualificabili come di interpretazione autentica: