[resaula]

Ciò che è grave, innanzitutto, è il fatto che il Governo ignori sempre, totalmente e sistematicamente le proposte dell'opposizione, come se l'opposizione fosse fatta di persone che vogliono soltanto creare pregiudizio al Paese, senza rendersi conto che c'è invece una visione, che in certi momenti può essere anche più libera, meno condizionata e capace di guardare anche oltre lo stretto immediato risultato del consenso popolare in una dialettica che si snoda alla ricerca di un consenso troppo banale e troppo facile. In questo senso penso a quando tutte le sere in televisione sentiamo dire che le cose vanno sempre meglio, che noi siamo sempre i più bravi, che il nostro vaccino sarebbe arrivato per primo - peccato che forse arriverà per quarto, quinto o penultimo - o che magari i contagi diminuiscono e che, se per caso aumentano, è sempre colpa della gente che sta per strada, o senza mascherina o semplicemente in una relazione troppo stretta. Non ci viene però mai detto perché siamo il Paese in cui in Europa si muore di più: nessuno ce lo dice. Non ci dicono neppure - nella visione strategica dei decreti ristori uno, due, tre, quattro e forse pure cinque - perché l'epidemia in realtà vede ancora un tasso altissimo di persone che muoiono, né ci dicono perché Draghi, presidente fino a poco fa della BCE, oggi esce su tutti i giornali per dichiarare che la situazione economica alla quale andiamo incontro sarà di gran lunga più grave di quanto viene detto. C'è dunque un inganno di sistema, che io credo sia frutto anche dell'ignoranza di sistema, dell'incapacità di governare, di prevedere e di assumere le responsabilità per il futuro. Come si può chiedere la fiducia? Mi taccio subito, signor Presidente, e la ringrazio. Le domando, però, come si possa chiedere la fiducia su un oggetto quando, fino a pochi minuti fa, né la maggioranza, né il Governo, né lo stesso relatore sapevano di che cosa si trattasse. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, siamo qui a discutere - una discussione per la verità non molto affollata - sulla fiducia al decreto matrioska , possiamo chiamarlo così, un decreto-legge che contiene altri decreti: è partito come decreto ristori uno, poi dentro si è infilato il decreto ristori due e, a seguire, il tre e il quattro, il che ha reso fra l'altro avvincente la sua lavorazione, come ben sa il pezzo di Governo qui presente, un pezzo a noi caro e certamente rilevante per il suo incarico, anche se magari qualche Ministro di area economica ci avrebbe confortato con la sua presenza, ma noi tenteremo lo stesso di parlare di numeri e del tema. (Applausi) . Come, infatti, nel contrappunto osservato fiammingo, la lavorazione si è dovuta, poi, fare al contrario. Siccome l'ultimo decreto era un emendamento del primo, infatti, si è dovuti partire dall'ultimo per risalire al primo. Tutte cose bellissime, che hanno costituito oggetto di avvincenti lezioni per i nostri elettori che ci seguono sui social . Sul decreto matrioska non entro nel merito, per il momento, e vedo il relatore preoccupato. Solo sul tema della fiducia mi sento di aprire e chiudere immediatamente la discussione. Alla fine, infatti, noi abbiamo passato tanto tempo, grazie anche al lavoro dei relatori e grazie all'eccellente lavoro dei Presidenti di Commissione (che qui non vedo, perché uno adesso è impegnato), a lavorare costruttivamente, con queste difficoltà tecniche che hanno reso molto avvincente questo decreto-legge. Siamo passati da alcune migliaia di emendamenti a poche decine di emendamenti, su cui ci siamo messi d'accordo. Quindi, pensavamo di poter andare ad una lavorazione ordinaria del provvedimento in Aula ed a una conversione con delle votazioni: quell'atto che, a quanto pare, a questo Governo, o a pezzi rilevanti di esso, risulta abbastanza allergico e antipatico. Invece, improvvisamente, a sorpresa si pone la questione di fiducia. Allora, la riflessione che uno fa è questa: se si deve mettere la fiducia su un decreto la cui conversione comporta 40 votazioni, questo cosa significa? Significa che i primi a non fidarvi di voi stessi siete voi. Partendo dal presupposto che voi vi conosciate meglio di quanto vi conosciamo noi, perché, allora, dovremmo darvi la fiducia, se voi stessi non vi fidate? (Applausi) . Non vi fidate al punto da blindare, con una fiducia, un provvedimento su cui, sostanzialmente, esisteva un accordo, non voglio dire di ferro ma neanche di latta, fra maggioranza e opposizione. Non so se sono stato chiaro. Qual è il significato politico di questa fiducia? Non tanto per voi, perché lo sapete meglio di me, quanto per chi è qua fuori. La discussione sulla fiducia, quindi, è presto chiusa. Non sta a me fare la dichiarazione di voto, ma la dichiarazione di voto è nelle cose. Visto, però, che qualcuno prima aveva voglia di contenuti, approfitto per dare qualche dato, così ragioniamo di che cosa stiamo parlando. Nel 2020, a luglio, la Banca d'Italia prevedeva che l'economia italiana sarebbe decresciuta del 9,5 per cento; poi è diventata un pochino più ottimista e dà, per quest'anno, un risultato del meno 9 per cento. Goldman Sachs è ancora più ottimista: ci dà un meno 8,7 per cento. In Germania tutte le previsioni danno un meno 5,8 per cento. Quindi, noi siamo oltre 3 punti più in basso della Germania in questa classifica. Ma che cosa succederà l'anno prossimo? Questo è interessante, perché Goldman Sachs, estremamente ottimista, nel 2021 ci dà al 6 per cento. Le previsioni di consenso ci danno al 5,5 per cento. Bankitalia, a luglio, ci dava al 4,8 per cento. Sempre Bankitalia, nelle previsioni di dicembre, dopo aver visto l'importante potenza di fuoco dispiegata da questo Governo, ci ripensa e ci dà al 3,5 per cento. A fine anno, con le informazioni sulle misure prese durante il 2020, rivede di meno 1,3 punti la crescita per il 2021. Ancora Banca d'Italia ci informa che ci vorranno tre anni per tornare al livello del PIL del 2019. Quando saremo tornati al livello del PIL del 2019, sarà il 2023; e nel 2023 saremo dov'eravamo nel 2019, cioè circa cinque punti sotto il reddito del 2007, che, nel frattempo, sarà diventato il reddito di sedici anni prima. Parliamo, allora, degli occupati. Sempre la Banca d'Italia dice che quest'anno andremo a meno 1,8. Quindi, l'anno prossimo ci sarà il rimbalzo? No, ci sarà il trascinamento a meno 1. Da quando si rimbalza? Dal 2022. Sì, ma per il 2022 serve la palla di vetro. Pare che si farà un 1,6 e poi un 1,2. Quindi, forse nel 2023 avremo un po' quasi gli stessi occupati del 2019. Tutto questo di fronte a una macchina dello Stato in cui l'unica cosa che funziona a pieno regime è il fisco.