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La mozione in esame impegna altresì il Governo a intervenire in ogni sede europea per ripristinare il volume dei trasferimenti alla politica agricola nazionale italiana, che sarebbe penalizzata dalla recente approvazione dell'ipotesi di bilancio dell'Unione europea 2021-2017, che purtroppo prevede tagli al settore agricolo e ai fondi alla coesione che coinvolgono le Regioni italiane a forte vocazione agricola, che potrebbero avere pesanti ripercussioni sulla produzione italiana che si stima ammonterebbe, ad oggi, al 15 per cento; un valore iperbolico. Nella mozione si impegna ancora l'Esecutivo a valorizzare in ogni sede, medianti i più opportuni investimenti e le strutture più adeguate allo scopo, gli alimenti e le bevande che caratterizzano il made in Italy e la cosiddetta dieta mediterranea, considerata patrimonio immateriale dell'umanità dell'Unesco, proponendo un'importante campagna di pubblicizzazione e valorizzazione dei nostri prodotti all'estero e agevolando con iniziative concrete, anche di carattere fiscale, i nostri esportatori di prodotti agroalimentari, affinché possano essere i nostri stessi prodotti i migliori ambasciatori nel mondo. Si impegna infine il Governo a promuovere campagne per incoraggiare regimi alimentari equilibrati in Italia, nei quali siano presenti tutti gli alimenti salutari della dieta italiana. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Biti per illustrare la mozione n. 62. BITI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signor Ministro, siamo qua per affrontare una serie di mozioni che trattano tutte dello stesso argomento, ben illustrato e presentato dai miei colleghi e or ora anche dal presidente Vallardi. Di cosa stiamo parlando? Lo ripeto anch'io, perché ritengo importante fare il punto su quanto chiediamo di fare al Governo con queste mozioni: intervenire presso sedi importanti, quali l'ONU, non soltanto per preservare i prodotti italiani del settore agroalimentare, delle filiere agricola e zootecnica, ma anche per far comprendere in quella sede e agli altri Paesi, tramite l'aiuto dell'Organizzazione mondiale della sanità, cosa intendiamo per cultura del cibo in Italia. Non mi dilungherò su quanto è già stato detto, sulla dichiarazione approvata dai 193 Paesi membri dell'ONU nel mese di settembre e sul fatto che sette Paesi (tra i quali, com'è stato già detto, figura la Francia, ma ve ne sono anche altri e per me non fa differenza che tra essi ve ne siano alcuni che fanno parte della Comunità europea e altri no) vogliano etichettare alcuni alimenti come cattivi. Le mozioni oggi al nostro esame, che, a quanto comprendo, potrebbero trovare una convergenza arrivando a votare un testo condiviso, devono essere a mio avviso, affrontate sotto due profili: quello culturale e quello economico. Il profilo culturale ci induce a rappresentare, nelle sedi che ho prima citato, quanto l'Italia sostiene da sempre: il fatto di possedere una tradizione agroalimentare antichissima, al punto che la dieta mediterranea, anche negli anni passati, è stata riconosciuta da tantissimi Paesi come un pilastro fondamentale nei regimi alimentari fino ad essere dichiarata, da parte dell'UNESCO, nel 2010, patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Abbiamo quindi dalla nostra parte tale antichissima tradizione, in base alla quale la dieta non è fatta da cibi sani o meno tout court , ma da uno stile di vita corretto, composto dall'assunzione di una varietà di alimenti di grande qualità - e questi li abbiamo - e dall'attenzione verso l'attività fisica nel tentativo di limitare - se non di eliminare - sostanze o abitudini in grado di causare patologie che la risoluzione dell'ONU si propone di sconfiggere. Mi riferisco al diabete, al cancro e alle malattie cardiovascolari, che non sono trasmissibili, ma che nell'alimentazione possono trovare un elemento facilitatore e un fattore di predisposizione. Vanno quindi formati, dal punto di vista culturale, soprattutto i giovani, che dovranno essere capaci di mediare nel loro stile di vita, abbandonando comportamenti sedentari, limitando l'uso del tabacco - che auspicherei non ci fosse affatto, smettendo quindi di fumare - e dell'alcol. Noi non siamo mai per un atteggiamento di chiusura, per punire, per vietare, bensì per educare e indirizzare a corretti stili di vita. A tutto ciò, come ho detto, va aggiunto l'aspetto economico. C'è una sfida culturale che deve essere portata a livello internazionale. È già stato ricordato l'impatto che in Italia ha il settore agroalimentare sull'economia del nostro Paese, anche con riferimento all' export . Il nostro export è infatti molto forte da questo punto di vista, in quanto la qualità e la bontà dei nostri prodotti (anche dal punto di vista oligoalimentare e degli equilibri che ogni prodotto ha in sé) sono riconosciute a livello mondiale. I comparti agroalimentare e zootecnico devono essere preservati, perché fondamentali per la nostra economia e con elementi eccellenti e di qualità riconosciuti. Da questo punto di vista noi vogliamo - lo sapete, il Partito Democratico ha questa posizione - che venga fatto tutto il necessario affinché il nostro export abbia il maggior slancio possibile e questo comparto possa continuare a crescere. Per questi motivi, signor Ministro, le chiedo pertanto, senza fare alcun tipo di polemica, qual è la posizione del Governo su un trattato importante come il CETA, secondo noi fondamentale. Vorremmo vedere, almeno per una volta, una visione univoca da parte del Governo. Signor Ministro, lei si è espresso in un certo modo; altri Ministri di questo Governo la settimana scorsa, in quest'Assemblea, si sono espressi in un altro modo, di chiusura molto netta nei confronti del CETA. Noi vorremmo da lei, che è il Ministro pro tempore deputato a questo, una risposta e una linea nel più breve tempo possibile. Dico ciò davvero senza polemica, ma solo perché credo che il comparto si aspetti una risposta. L'incertezza e il fatto di non capire da che parte si deve andare creano soltanto problemi. Una risposta è sempre meglio dell'incertezza. Credo pertanto che la mozione in esame debba servire anche per costruire una vera e propria diplomazia dell'agroalimentare e che debba essere condivisa da tutti i vari partiti - di maggioranza e minoranza - delle Assemblee parlamentari, così come - spero - sarà condiviso il testo che verrà approvato stamattina. Sarebbe bello se, a prescindere dalle maggioranze che si alterneranno da qui ai prossimi anni, ci possa essere una diplomazia dell'agroalimentare che abbia sempre come priorità quella di portare avanti la qualità dei prodotti agroalimentari italiani e del sistema economico italiano che da questi dipende. Spero che tutti insieme potremo fare questo lavoro. A lei, signor Ministro, e al vostro Governo, spetta anche il compito di far sì che la diplomazia dell'agroalimentare (voglio continuare a chiamarla così) sia condivisa da chi siede nelle Aule parlamentari in rappresentanza di tutto il comparto e dei cittadini che ogni giorno assumono questi alimenti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Bergesio) . PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno G1, già stampato e distribuito, che la senatrice De Petris ha chiesto di illustrare. Ne ha facoltà.