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Per fare questo introducete una serie di norme assolutamente incomprensibili dal punto di vista del governo dell'immigrazione. Volete spaventare e per raggiungere questo obiettivo fate sì che chi paga siano alcune categorie. Innanzitutto, chi arriva qui - che abbia o meno diritto - viene sottoposto a un calvario, di cui francamente non c'è bisogno. Inoltre, riducendo le motivazioni per il permesso umanitario succederà quanto segue: chi è qui con uno dei permessi concessi in passato e che in questi anni ha lavorato, studiato, si è fatto una famiglia o, magari, una casa, quando, dopo questo decreto-legge, andrà a rinnovare il suo permesso, questo non gli verrà rinnovato e gli sarà detto che deve tornare a casa, poiché le motivazioni per cui è entrato non ci sono più. La scelta sarà tornare a casa o, più probabilmente, essendo uno che ha un lavoro, una casa o una famiglia, entrare in clandestinità e restare in Italia con una posizione di irregolarità. Non mi pare che questo dia più sicurezza ai cittadini. Non mi pare che si crei una convivenza civile migliore nella clandestinità. Voglio, però, introdurre un altro tema. L'idea che questo sia un Paese che respinge gli immigrati e gli stranieri arriva fino al punto di colpire i ragazzi italiani che sono nati qui, che hanno studiato qui. Nella scorsa legislatura abbiamo parlato dello ius soli . Ora, si può dire ciò che si vuole di quella legge, che poteva essere migliorata o peggiorata, ma c'è un punto: adesso a quei ragazzi - ai quali abbiamo detto che dovevamo fare più in fretta a dar loro la cittadinanza, perché riconosciamo il fatto che sono nati qui e che vivono qui - diciamo che non bastano più neanche ventiquattro mesi per avere la cittadinanza e che quando compieranno diciotto anni dovranno aspettare altri quattro anni per averla. Questo è contenuto in questo decreto-legge. E che cosa c'entri tutto questo con la sicurezza dei cittadini francamente io faccio fatica a comprenderlo. Come faccio fatica a comprendere come non si capisca che questa misura rende meno sicuro un Paese e allarga la clandestinità. Nel decreto è prevista l'eliminazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, che priverà l'ordinamento italiano di strumenti essenziali per l'attuazione di articoli della Costituzione. Ma non c'è solo questo: con questa normativa si demoliscono i pezzi di integrazione che funzionano. In questo Paese l'integrazione è un problema, ma c'è uno strumento che funziona e ha dimostrato di saper funzionare e sono gli SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Il sostanziale smantellamento degli SPRAR comporterà il venir meno di un fondamentale strumento di integrazione. Lì si insegna l'italiano, lì si spiega dove si è, lì si danno nuove competenze professionali, lì c'è la costruzione di reti sociali sui territori, li si fa integrazione. Benissimo: quindi, smantelliamo gli SPRAR. Ancora: indebolire l'integrazione non è qualcosa che dà più sicurezza a un Paese, ma ne dà certamente meno. Tralascio altre brutture, come quella di costruire i centri per il rimpatrio. Tutto legittimo e io sono d'accordo: chi non ha diritto a stare in questo Paese dovrebbe andare via. Io registro, però, che in questo decreto-legge si costruiscono nuovi centri per il rimpatrio che, scopriamo, sono talmente urgenti per cui si fa quello che, quando lo abbiamo fatto noi per Expo, non andava bene. Per costruire questi centri si possono, cioè, concedere gli appalti senza fare le gare, cosa che qui qualcuno, negli anni scorsi, ci aveva spiegato essere un crimine e che nessuno di loro lo avrebbe mai fatto. Comunque, voi costruite i centri per il rimpatrio con appalti concessi senza gara, diversamente da quanto la legge prevede. È una deroga che si può fare, ma io sottolineo il fatto che voi la fate. Dopodiché, noi metteremo quei 400.000, 500.000 o 600.000 immigrati irregolari di cui si blatera dentro questi centri, non più per novanta giorni ma per centottanta giorni. Poi, però, non c'è una norma che regoli il rimpatrio. Non c'è "una lira in più" per i rimpatri, se non le promesse nella legge di bilancio. Non c'è una capacità diplomatica per favorire i rimpatri. A meno che non pensiamo che insultare quotidianamente il Governo tunisino, come fa qualcuno, sia un modo per ottenere le condizioni perché ci siano i rimpatri. È questo il decreto-legge. Le misure che adesso venivano citate puntualmente dal mio collega sono misure francamente senza soldi e senza forze. Noi invece abbiamo fatto proposte. Siamo fermi al cosiddetto pacchetto Minniti. Non c'è niente di più e anche quando si fa finta di attribuire ai sindaci molti poteri, sostanzialmente gli si dice che possono fare quanto già oggi è previsto con le ordinanze e in altro modo. Quindi, anche in tal caso, non c'è niente che possa far dire che domani i cittadini italiani saranno più sicuri e il territorio più vigilato. Non c'è nulla di tutto ciò. Fatemi fare una battuta: trovo straordinario il fatto che abbiamo votato una legge sulla legittima difesa. Abbiamo detto che con quella legge lo Stato mandava un messaggio ai cittadini: non ce la facciamo a difendervi, difendetevi da soli. Devo dire che letto il decreto sicurezza, avevamo ragione noi. Non c'è un euro e sono stati respinti tutti gli emendamenti sulla videosorveglianza. Dove sono le norme per garantire più attenzione al territorio? E voglio dire un'altra cosa; dove sono le norme per impedire che vicende come quella di San Lorenzo succedano ancora? Se i sindaci avevano bisogno di strumenti per intervenire, dovevano essere messi nel provvedimento al nostro esame, costringendo, ad esempio, le proprietà ad impedire il degrado delle strutture: misure forti che si potevano inserire e non è stato fatto. Dove sono le misure contro gli scafisti e i trafficanti di esseri umani? Non ci sono perché nel Paese ormai, da parte di alcuni, sembra che la sicurezza consista nel combattere il negozietto etnico sotto casa o il parcheggiatore abusivo. Anche la questione della mafia passa in secondo piano. Con questo provvedimento diciamo che stiamo discutendo un decreto sicurezza in cui però tutte queste cose vengono prima della lotta alla mafia, che ci interessa soltanto perché interveniamo sui beni confiscati e sulla loro vendita, facendo in modo che vengano venduti più rapidamente e che si possano così avere i soldi che provengono da tale vendita. Si dimentica però che la cosiddetta legge Pio La Torre, che stabilisce la confisca dei beni dice che, da una parte, bisogna colpire i patrimoni dei mafiosi con la confisca, ma, dall'altra parte, che quei patrimoni devono essere restituiti ai cittadini. Capisco che se i Comuni non ce la fanno, quei beni non devono rimanere sine die senza destinazione, però francamente lanciare il messaggio che si vendono i beni confiscati, è sbagliato ed è un messaggio - devo dare atto al sottosegretario Molteni - in parte smorzato dal fatto che si è deciso di attivare almeno un fondo che consenta ai Comuni di avere i soldi per mettere i beni confiscati a disposizione della comunità. Detto questo, il messaggio non cambia.