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Si tratta di qualsiasi vantaggio che, in modo particolare ancorché non esclusivo, si può determinare nel patrimonio dei soggetti interessati, anche quando l'azione di governo è formalmente destinata alla generalità dei cittadini. Può trattarsi anche del patrimonio di imprese o società controllate dai destinatari dell'obbligo. Violano il divieto anche gli atti che costituiscano o mantengano una posizione dominante sul mercato, anche con riferimento a imprese che operano nel settore delle comunicazioni. L'accertamento della fattispecie in conflitto di interessi è quindi condizionata alla verifica della sussistenza di requisiti particolarmente stringenti: l'incidenza specifica e preferenziale sulla sfera patrimoniale del titolare o dei suoi congiunti e il danno per l'interesse pubblico. La norma non considera la mera situazione di pericolo derivante dalla commistione tra l'incarico di governo e gli interessi economici e finanziari del titolare dell'incarico. Al soggetto investito di funzioni di governo è garantita, di conseguenza, la titolarità dei propri interessi economici, con il solo divieto di assumere compiti di gestione diretta in società aventi fini di lucro o in attività di rilievo imprenditoriale. È questo uno dei maggiori aspetti di criticità della normativa attualmente vigente, che, sul punto, si discosta dalla nozione di conflitto generalmente accolta a livello internazionale, ove il conflitto di interessi si verifica anche quando interessi personali si pongano in contrasto anche solo potenziale con l'esercizio delle funzioni governative. Peraltro, la situazione di conflitto che dà luogo all'obbligo di astensione riguardando soltanto le ipotesi di conflitto di natura patrimoniale, non comprende tutte le possibili situazioni di conflitto che, pur non avendo tale carattere, possono comunque condizionare la cura esclusiva degli interessi pubblici cui il titolare della carica di governo è tenuto. d) Obblighi di dichiarazione e compiti delle autorità deputate al controllo Il titolare della carica di governo, il coniuge e i parenti entro il secondo grado hanno l'obbligo di comunicare all'AGCM le situazioni di incompatibilità e i dati relativi alle proprie attività patrimoniali, incluse le partecipazioni azionarie, nonché ogni successiva variazione. Le medesime dichiarazioni sono rese all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel caso in cui le incompatibilità o i dati patrimoniali siano relativi ai settori delle comunicazioni. L'attività di accertamento delle autorità deputate al controllo si basa unicamente sulle dichiarazioni degli interessati. La normativa vigente, inoltre, non è dotata di un adeguato impianto sanzionatorio che svolga una funzione dissuasiva e repressiva dei conflitti accertati. In particolare, la legge n. 215 del 2004 attribuisce all'AGCM funzioni di accertamento delle situazioni di incompatibilità e poteri di vigilanza, nonché la possibilità di promuovere l'adozione di particolari misure nei confronti del soggetto interessato da parte delle autorità competenti; funzioni di accertamento delle situazioni di conflitto di interessi; poteri di diffida nei confronti delle imprese, assistiti dalla possibilità di irrogare una sanzione pecuniaria in caso di inottemperanza; obbligo di denuncia all'autorità giudiziaria quando i fatti abbiano rilievo penale; funzioni di referto al Parlamento ; potere regolatorio della procedura; compiti di accertamento delle dichiarazioni rese dai soggetti interessati. All'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sono invece attribuiti compiti di vigilanza, di accertamento o sanzionatori indirizzati non al titolare della carica di governo, ma ai comportamenti delle imprese che facciano capo al titolare medesimo (ovvero al coniuge, ai parenti entro il secondo grado o che siano da essi controllate) e che operino nei settori del sistema integrato delle comunicazioni. Oggetto del controllo sono i comportamenti che forniscano al titolare della carica un sostegno privilegiato ovvero che violino le disposizioni dettate in materia di esercizio dell'attività radiotelevisiva. Anche all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sono attribuite funzioni di referto al Parlamento e potere regolatorio della procedura, obblighi di denuncia quando i fatti abbiano rilievo penale, nonché compiti di accertamento delle dichiarazioni rese dai soggetti interessati. Nei confronti dell'impresa che tragga vantaggio dall'atto adottato in conflitto, è prevista una mera sanzione pecuniaria che, per di più, può intervenire solo a seguito di inottemperanza alla diffida dell'AGCM. La sanzione, peraltro, deve essere correlata alla gravità del comportamento e commisurata nel massimo al vantaggio patrimoniale effettivamente conseguito dall'impresa stessa. Nei confronti del titolare della carica, la sanzione rischia di essere ancora più irrilevante, coincidendo con la mera comunicazione, effettuata ai soli Presidenti delle Camere, degli accertamenti condotti e della sanzione comminata. Inoltre, il coniuge e i parenti dei destinatari delle norme sul conflitto di interessi non incorrono in alcuna sanzione se non presentano la dichiarazione sullo stato patrimoniale. Manca, infine, l'indicazione di una quota minima di partecipazioni azionarie che faccia scattare il conflitto di interessi. 3. Illustrazione dell'articolato Con questo disegno di legge si propongono l'integrale abrogazione della legge 20 luglio 2004, n. 215, e la predisposizione di un meccanismo, costruito in chiave preventiva, volto a evitare il formarsi di ipotesi di conflitto di interessi. Inoltre, per la prima volta, vengono introdotte misure finalizzate a prevenire il conflitto di interessi che può derivare anche solo dalla mera proprietà di patrimoni di rilevanti dimensioni. Per rendere effettivo questo meccanismo, viene predisposto un complesso impianto sanzionatorio che prevede diverse tipologie di sanzioni, tutte sconosciute alla vigente disciplina, di carattere pecuniario e reputazionale, e che spaziano dalla nullità degli atti del titolare della carica alla decadenza dalla carica stessa. All'AGCM vengono affidati penetranti poteri di vigilanza e di controllo, nonché di applicazione delle relative sanzioni relativamente agli organi di governo statali e regionali. Le medesime funzioni sono attribuite all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) nei confronti degli organi di governo locali e dei componenti delle autorità indipendenti. L'articolo 1 stabilisce il principio generale per cui i titolari di cariche di governo hanno l'obbligo di agire esclusivamente perseguendo la cura degli interessi pubblici loro affidati e adottando le misure previste dal disegno di legge, volte a prevenire le situazioni di incompatibilità e ad evitare l'insorgenza di conflitti di interesse. Con l'articolo 2 viene esteso l'ambito soggettivo di applicazione che, a differenza di quanto previsto dalla normativa vigente, non è più limitato solo agli organi di governo statali, ma comprende anche gli organi di governo regionali e locali, nonché il presidente e i componenti delle autorità indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione. L'articolo 3 individua le situazioni che possono dare luogo alla sussistenza di conflitto di interessi. Si tratta di casi in cui il titolare di una delle cariche di governo è titolare di un interesse privato idoneo a interferire con l'imparzialità necessaria all'adempimento dei compiti cui il titolare della carica è preposto. Sussiste altresì conflitto di interessi nel caso in cui il medesimo soggetto versi in una delle situazioni di incompatibilità previste dagli articoli 4 e 5.