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Al fine di individuare specifici traguardi e obiettivi di apprendimento per lo sviluppo delle competenze di educazione finanziaria negli istituti scolastici, l'articolo 3 prevede l'adozione di un decreto da parte del Ministro dell'istruzione e del merito assumendo a riferimento le seguenti tematiche: la disciplina degli strumenti di pagamento e delle transazioni; la formazione di base in materia di pianificazione e gestione delle finanze; gli elementi fondamentali di diritto bancario; l'educazione alla gestione dei rischi e dei rendimenti finanziari; la formazione di base in materia di ambiente finanziario. All'articolo 4 viene stabilita la rimodulazione dell'organico dell'autonomia in conseguenza dell'introduzione dell'insegnamento di educazione finanziaria nella scuola secondaria di secondo grado. L'articolo 5 prevede, con l'obiettivo di accompagnare l'introduzione dell'insegnamento trasversale dell'educazione finanziaria nelle attività educative e didattiche, la formazione del personale negli istituti scolastici. Al fine di comprendervi tali attività, si prevede l'aggiornamento del Piano nazionale di formazione dei docenti, di cui all'articolo 1, comma 124, della legge 13 luglio 2015, n. 107. L'articolo 6 dispone che l'insegnamento trasversale dell'educazione finanziaria è integrato con esperienze extra-scolastiche con altri soggetti istituzionali. I comuni, altresì, possono promuovere ulteriori iniziative in collaborazione con le scuole, con particolare riguardo alla conoscenza del funzionamento finanziario e contabile delle amministrazioni locali e dei loro organi. L'articolo 7 prevede che venga presentata dal Ministro dell'istruzione e del merito, con cadenza biennale, una relazione al Parlamento sull'attuazione della legge, anche nella prospettiva dell'eventuale modifica dei quadri orari al fine di inserire, in tutti i percorsi di studi, un'ora settimanale dedicata all'insegnamento dell'educazione finanziaria. L'articolo 8 reca la clausola di salvaguardia, prevedendo che le disposizioni della presente legge sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione. L'articolo 9 reca la clausola di invarianza finanziaria.. 1 (Finalità e princìpi) 1 La presente legge prevede misure e interventi volti a introdurre l'insegnamento scolastico dell'educazione finanziaria nel sistema nazionale di istruzione e formazione, al fine di permettere agli studenti di conseguire la cittadinanza economica. 2 Ai fini della presente legge, per « cittadinanza economica » si intende l'insieme delle capacità e competenze che, nel rispetto delle regole del vivere civile, permettono al cittadino di effettuare scelte consapevoli in materia economica fondate sulla conoscenza dei processi cognitivi e degli aspetti emotivi e psicologici che influenzano tali scelte, con lo scopo di contribuire al benessere economico individuale e sociale. 3 L'insegnamento dell'educazione finanziaria contribuisce a formare cittadini informati, attivi, responsabili e consapevoli al momento delle scelte in campo finanziario, cogliendone le implicazioni economiche per sé stessi e per la società a cui appartengono. 4 L'insegnamento dell'educazione finanziaria nelle istituzioni scolastiche sviluppa la conoscenza e le competenze utili a: a avere un corretto rapporto con il denaro e il suo valore unitamente a un'adeguata percezione e gestione dei rischi; b facilitare un uso consapevole e responsabile di prodotti e servizi finanziari, tra cui i servizi finanziari digitali; c sviluppare un modello economico sostenibile in grado di coniugare creazione di valore economico e sostenibilità sociale; d conoscere le istituzioni finanziarie nazionali ed internazionali. 2 (Educazione finanziaria nella scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado) 1 Ai fini di cui all'articolo 1, a decorrere dal primo anno scolastico successivo all'entrata in vigore della presente legge, nella scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado è istituito l'insegnamento trasversale dell'educazione finanziaria, che sviluppa la conoscenza delle regole sull'uso del denaro nella vita quotidiana, delle diverse forme di pagamento e del concetto di spesa e di risparmio. 2 Le istituzioni scolastiche promuovono l'insegnamento di cui al comma 1. A tal fine, all'articolo 18, comma 1, lettera b) , del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, le parole: « storico sociali ed economiche » sono sostituite dalle seguenti: « storico sociali, economiche e finanziarie ». 3 Le istituzioni scolastiche prevedono nel curricolo di istituto l'insegnamento dell'educazione finanziaria, specificandone altresì, per ciascun anno di corso, l'orario, che non può essere inferiore a 33 ore annue nella scuola secondaria del secondo grado e ad un monte ore complessivo di 100 ore nel curricolo verticale del primo ciclo, da svolgersi nell'ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti. Per raggiungere il predetto orario gli istituti scolastici possono avvalersi della quota di autonomia utile per modificare il curricolo e della flessibilità individuate dall'articolo 4 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275. 4 L'insegnamento trasversale dell'educazione finanziaria è affidato, in contitolarità, a docenti sulla base del curricolo di cui al comma 3. Le istituzioni scolastiche utilizzano le risorse dell'organico dell'autonomia. 5 Per ciascuna classe è individuato, tra i docenti a cui è affidato l'insegnamento dell'educazione finanziaria, un docente con compiti di coordinamento. 6 L'insegnamento trasversale dell'educazione finanziaria è oggetto delle valutazioni periodiche e finali previste dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, e dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122. Il docente coordinatore di cui al comma 5 formula la proposta di voto espresso in decimi, acquisendo elementi conoscitivi dai docenti a cui è affidato l'insegnamento dell'educazione finanziaria. 7 Il dirigente scolastico verifica la piena attuazione e la coerenza con il Piano triennale dell'offerta formativa. 8 Ai fini dell'attuazione del presente articolo, il Ministero dell'istruzione e del merito promuove la creazione di reti di scuole previste dall'articolo 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275. 9 Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare incrementi o modifiche dell'organico del personale scolastico, né ore d'insegnamento eccedenti rispetto all'orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti. Per lo svolgimento dei compiti di coordinamento di cui al comma 5 non sono dovuti compensi, indennità, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati, salvo che la contrattazione d'istituto stabilisca diversamente, con oneri a carico del fondo per il miglioramento dell'offerta formativa.