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Questo soprattutto per conferire – in linea con quanto stabilito dalla Costituzione – protezione e sussidio a specifiche sfere del circuito economico. In questo quadro, si fa propizio l'intervento del legislatore statale allorché vengano riordinati termini e confini dell'artigianato inteso nella sua espressione artistico-tradizionale. Oggi, più che mai, s'impone la necessità di riservare massima attenzione a questa particolare branca della manifattura italiana, rappresentata da circa 60.000 realtà d'impresa. Sia chiaro, la grave crisi innescata dalla pandemia da COVID-19 non costituisce l'unico nemico da combattere. Essa va a sommarsi a problemi più risalenti, che il settore eredita e sconta. L'economia globale, infatti, ha apportato nei confronti del tessuto produttivo italiano indubbi benefici. Ma è stata foriera, al contempo, di pericolose insidie per la caratterizzazione e l'unicità dei prodotti, che rischiano di condannare alla marginalità le migliori arti del nostro Paese. Sicché, all'alternativa tra la progressiva resa all'omologazione dei parametri produttivi e il tentativo di dare corpo a un progetto di sviluppo produttivo per l'avvenire, sembra indispensabile abbracciare questa seconda ipotesi. Donde la decisione di sottoporre all'esame del Parlamento un disegno di legge che si occupi, nello specifico, di artigianato artistico, genesi e radice del fenomeno artigiano. Sui generis per definizione e meno assimilabile al mondo dell'impresa rispetto ad altre branche del settore, l'artigianato artistico-tradizionale incarna più di tutti i valori, lo spirito e la storia connessi all'esperienza artigiana italiana. Una attività che, indipendentemente dal profilo economico, rappresenta un fattore di tutela e, insieme, un presidio di socialità per tanti borghi, cittadine e aree interne della Penisola. Anche di qui passa l'investimento a beneficio della coesione territoriale, nell'ottica di accorciare fratture e superare divari socio-economici. Ma l'artigianato artistico e tradizionale non reca con sé solo storia e cultura. Esso è prima di tutto innovazione. L'innesto di elementi innovativi nello sviluppo e nell'implementazione delle tecniche impiegate nel processo produttivo favoriscono, in questo senso, l'intensificazione dei contatti con le correnti turistiche e le interazioni con la struttura industriale del Paese. Non si propone, infatti, di attrezzare un costoso armamentario di misure dal tratto meramente assistenziale, volte, cioè, a esorcizzare il declino di un pezzo di economia fatalmente condannato all'irrilevanza. Ciò che si presenta è un intervento ragionevole, diretto a supportare e potenziare in maniera diligente il lavoro dei maestri artigiani. Lavoro che si estrinseca, il più delle volte, nella cornice di unità produttive efficienti, tali da competere in autonomia sul mercato, in ragione di un'ineguagliabile formazione professionale contraddistinta da creatività e ingegno. Venendo al merito delle disposizioni, l'articolo 1, comma 1, del disegno di legge punta ad aggiornare la legge-quadro per l'artigianato, esplicitando il riferimento all'impresa artigiana nella sua espressione territoriale, artistica e tradizionale. Tale impresa si distingue dalle altre realtà artigiane per la produzione di beni che manifestano un indiscusso valore creativo ed estetico e ciò in virtù del processo di lavorazione manuale applicato. Ragion per cui, si richiede che le regioni si occupino della relativa tutela, valorizzazione e sviluppo, adottando, in tal senso, provvedimenti ad hoc . Importa, tuttavia, assicurare il coordinamento e la condivisione di detti interventi. Sicché, il comma 2 prescrive che il complesso delle misure sia oggetto di intese e accordi in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. L'articolo 2, nella prospettiva di definire una strategia comune, disegna una cornice normativa per il riconoscimento della qualifica di bottega storica e artigiana all'impresa che esercita la propria attività in locali aventi particolare valore per la comunità in cui sono ubicati, di per sé capaci di contribuire alla salvaguardia architettonica e collettiva del tessuto urbano di riferimento. La previsione si coniuga con quanto già stabilito da alcune regioni, nonché con quanto avrebbe voluto disporre l'articolo 52, comma 1- bis , del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. A differenza di quest'ultima disposizione, infatti, i comuni sono chiamati a rilasciare il titolo previa verifica dei requisiti (continuità temporale dell'attività, tipologia di accesso ai locali, caratteristiche degli interni) per come definiti e specificati in Conferenza unificata. In altre parole, il testo del disegno di legge fa proprie le censure dei giudici costituzionali, prevenendo, preliminarmente, l'intesa Stato-regioni. L'effettivo riconoscimento delle botteghe storiche non può prescindere, in ogni caso, da un sostanziale intervento da parte del Governo. Si istituisce, pertanto, presso il Ministero dello sviluppo economico, un Fondo nazionale per la tutela e la valorizzazione delle botteghe storiche e artigiane. Funzionamento e criteri di riparto sono rimessi all'adozione di un decreto ministeriale, che non può in ogni caso prescindere dall'intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata. Dopodiché, le regioni, in collaborazione con comuni ed enti locali, sentite le associazioni di categoria, sono tenute a concedere contributi e agevolazioni fiscali. Tali misure debbono comunque essere inquadrate all'interno di un disegno più ampio, che faccia perno sull'implementazione di politiche tese a rivitalizzare i centri storici cittadini. Il futuro dell'artigianato artistico e tradizionale transita anche dalle opportunità imprenditoriali, lavorative e quindi occupazionali connesse allo sviluppo di efficaci indirizzi urbanistici. Conferire funzioni sociali nuove a contesti urbanizzati esistenti significa ridisegnare luoghi già contraddistinti da vecchi usi per stimolarne la trasformazione creativa. Occorre, dunque, apprestare delle soluzioni efficaci, affinché i vantaggi fiscali siano equamente distribuiti tra locatario e locatore. In questa chiave, l'articolo 3 prevede l'introduzione della cedolare secca sul reddito da locazione di immobili adibiti a laboratori per arti e mestieri, sempreché strumentali all'esercizio di impresa artigiana nella sua espressione territoriale, artistica e tradizionale, con un'aliquota del 10 per cento. Tale beneficio fiscale per le locazioni degli immobili a uso commerciale rappresenta un primo tassello per cercare di risolvere la vexata quaestio della desertificazione dei centri urbani (confronta articolo 1, comma 59, della legge 30 dicembre 2018, n. 145). Ma non è sufficiente. È necessario includere anche gli immobili di cui alla categoria catastale C/3 per pianificare un progetto di più vasta latitudine.