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In particolare, il comitato è presieduto dal Commissario stesso o da un suo delegato e composto dai sindaci e dai Presidenti delle regioni interessate dal sisma ovvero da loro delegati, nonché da un rappresentante rispettivamente del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, del Ministero dello sviluppo economico, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell'interno, del Comando carabinieri per la tutela dell'ambiente (CCTA), del Corpo forestale dello Stato, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, dell’Istituto superiore di sanità, del Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga e del Parco nazionale dei Monti Sibillini. Ai componenti del comitato di indirizzo e pianificazione non sono corrisposti gettoni, compensi o altri emolumenti, comunque denominati, fatti salvi i rimborsi spese che restano comunque a carico delle amministrazioni di appartenenza. Il comma 11 prevede che, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, i materiali nei quali si rinvenga, a seguito di ispezione visiva, la presenza di amianto non rientrano nei rifiuti di cui al comma 4. Ad essi è attribuito il codice CER 17.06.05* (riguardante i materiali da costruzione contenenti amianto) e dovranno essere gestiti secondo le indicazioni di cui al medesimo articolo 28. Alla luce della particolare pericolosità di tali materiali, gli stessi non dovranno essere movimentati, ma andranno perimetrati adeguatamente con nastro segnaletico; l'intervento di bonifica dovrà essere effettuato da una ditta specializzata. Qualora il rinvenimento avvenga durante la raccolta, il rifiuto residuato dallo scarto dell'amianto, sottoposto ad eventuale separazione e cernita di tutte le matrici recuperabili, dei rifiuti pericolosi e dei RAEE, mantiene la classificazione di rifiuto urbano non pericoloso (cui viene associato il codice CER 20.03.99) e deve essere gestito secondo le modalità di cui al presente articolo. Qualora il rinvenimento avvenga successivamente al conferimento presso il sito di deposito temporaneo, il rimanente rifiuto, privato del materiale contenente amianto, e sottoposto ad eventuale separazione e cernita delle matrici recuperabili, dei rifiuti pericolosi e dei RAEE, mantiene la classificazione di rifiuto urbano non pericoloso con codice CER 20.03.99 e, come tale, deve essere gestito per l'avvio a successive operazioni di recupero e smaltimento. In quest'ultimo caso i siti di deposito temporaneo possono essere adibiti anche a deposito, in area separata ed appositamente allestita, di rifiuti di amianto. Per quanto riguarda gli interventi di bonifica che dovranno essere effettuati, le ditte a ciò autorizzate, sono tenute a presentare all'organo di vigilanza competente per territorio idoneo piano di lavoro così come previsto dall'articolo 256 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Tale onere deve avvenire prima di asportare e smaltire in maniera corretta tutto il materiale. Tale piano, inoltre, dovrà essere presentato altresì al dipartimento di sanità pubblica dell'Azienda unità sanitaria locale competente, che entro 24 ore dovrà procedere alla sua valutazione. Peraltro, i dipartimenti di sanità pubblica dovranno individuare un nucleo di operatori esperti per lo svolgimento di attività di assistenza alle aziende e ai cittadini per il supporto sugli aspetti di competenza. Al comma 12 si stabilisce che le agenzie regionali per la protezione ambientale e le Aziende unità sanitarie locali, ciascuna nell'ambito delle proprie competenze, insieme al MIBACT, sono tenute ad assicurare la vigilanza sul rispetto dell'articolo in esame, al fine di evitare il caricamento indifferenziato nei mezzi di trasporto dei beni di interesse architettonico, artistico e storico. Il comma 13, dispone che, al fine di sostenere gli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo con specifico riguardo a quelli relativi alla raccolta, al trasporto, allo smaltimento e all'avvio al recupero dei rifiuti, provvede il Commissario con proprio provvedimento nell'ambito delle risorse del fondo di cui all'articolo 4 del presente decreto. Inoltre, viene chiarito che le amministrazioni coinvolte operano con le risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente. L'articolo 29 esclude, per tutta la durata degli interventi di ricostruzione, l'applicabilità delle disposizioni vigenti in materia di gestione delle terre e rocce da scavo; infatti, prevede che, fino al 31 dicembre 2018, non trovano applicazione le norme vigenti in materia di gestione delle terre e rocce da scavo per i territori indicati all'allegato 1, fermo restando il rispetto della normativa di settore dell'Unione europea. In tal modo, il carattere di semplificazione proprio della deroga in materia di utilizzo delle terre e rocce da scavo ora introdotta viene limitato temporalmente, assicurando, al tempo stesso, il rispetto degli obblighi fissati dall'ordinamento europeo. Il capo IV del titolo II esprime il nucleo forte delle scelte in materia di tutela della legalità e della trasparenza e di prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli interventi di ricostruzione pubblica e privata. L'intento è quello di rendere più agevolmente ed immediatamente verificabili le condizioni soggettive degli operatori e professionisti selezionati per l'esecuzione degli interventi su opere pubbliche, come delle ricostruzioni private che abbiano beneficiato di contributi a norma degli articoli precedenti; di qui, la decisa scelta verso la centralizzazione delle attività di prevenzione e controllo. Tale opzione si esprime in primo luogo, nell'articolo 30, con riguardo ai tradizionali accertamenti antimafia, concentrati in capo a un'apposita Struttura di missione, istituita nell'ambito del Ministero dell'interno, coordinata da un prefetto collocato all'uopo a disposizione allo scopo di valorizzarne la funzione «dedicata» ed incaricata di provvedere, raccordandosi con le prefetture competenti per territorio agli accertamenti antimafia previsti dalla vigente legislazione (decreto legislativo n. 159 del 2011) per tutti i soggetti interessati da contratti pubblici o da contratti privati assistiti da contributi per gli interventi di ricostruzione di cui al presente decreto. È prevista, inoltre, l'istituzione di un'apposita sezione specializzata del Comitato di coordinamento delle infrastrutture prioritarie di cui all'articolo 203 del decreto legislativo n. 50 del 2016 (comma 4, lettera a) ), nonché del Gruppo interforze centrale per l'emergenza e la ricostruzione nell'Italia centrale, con funzioni di supporto della Struttura (comma 5). Trattasi di una struttura funzionale al monitoraggio delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari che, nelle more della adozione del provvedimento attuativo previsto dal menzionato articolo 203 del decreto legislativo n. 50 del 2016, opera sulla base del decreto del Ministero dell'interno già adottato al riguardo il 14 marzo 2003, la cui integrazione, finalizzata al monitoraggio specifico dell'attività di ricostruzione, ha un'importanza strategica di intuibile evidenza.