[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 1, commi 721 e 722 da 725 a 730 e da 733 a 735 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007), promossi con ricorsi della Regione Veneto e della Provincia autonoma di Bolzano notificati il 23 febbraio 2007, depositati in cancelleria il 1° e il 15 marzo 2007 ed iscritti ai nn. 10 e 12 del registro ricorsi 2007. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell'11 marzo 2008 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi gli avvocati Mario Bertolissi per la Regione Veneto, Giuseppe Franco Ferrari e Roland Riz per la Provincia autonoma di Bolzano e gli avvocati dello Stato Giuseppe Fiengo, Massimo Salvatorelli e Michele Dipace per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 23 febbraio 2007 e depositato il successivo 1° marzo (iscritto al n. 10 del registro ricorsi 2007), la Regione Veneto ha promosso, tra le altre, questione di legittimità costituzionale, dell'art. 1, commi 721, 722 e 730 della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007), in riferimento agli artt. 117, commi terzo e quarto, 118 e 119 della Costituzione. 1.1. – L'art. 1, comma 721, stabilisce che «ai fini del contenimento della spesa pubblica, le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, adottano disposizioni, normative o amministrative, finalizzate ad assicurare la riduzione degli oneri degli organismi politici e degli apparati amministrativi, con particolare riferimento alla diminuzione dell'ammontare dei compensi e delle indennità dei componenti degli organi rappresentativi e del numero di questi ultimi, alla soppressione degli enti inutili, alla fusione delle società partecipate e al ridimensionamento delle strutture organizzative». Il successivo comma 722, qualifica il comma 721 come «principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica, ai fini del rispetto dei parametri stabiliti dal patto di stabilità e crescita dell'Unione europea». La ricorrente, invece, ascrive il censurato comma 721 alla materia «organizzazione amministrativa della Regione», di competenza residuale. Pertanto, a suo avviso, risulterebbe «palese» la violazione dell'art. 117, quarto comma, della Costituzione, «e, conseguentemente, degli artt. 118 e 119 della Costituzione, concernenti rispettivamente l'autonomia amministrativa e finanziaria della Regione». 1.2. – Avendo lo stesso legislatore statale qualificato la disposizione di cui al comma 721 quale «principio fondamentale» in materia di «coordinamento della finanza pubblica», la Regione ricorrente denuncia, in via subordinata, la violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione. Essendo intervenute in un àmbito materiale di competenza concorrente, le disposizioni oggetto di doglianza non si sarebbero limitate a porre princìpi fondamentali, bensì avrebbero fissato una disciplina normativa di dettaglio «fortemente invasiva dell'autonomia (legislativa, amministrativa e finanziaria) regionale». Le stesse disposizioni, inoltre, violerebbero l'art. 119 della Costituzione, il quale «impedisce allo Stato di individuare le singole voci di spesa da limitare, pur se in vista del rispetto dei vincoli comunitari di politica economica e monetaria». 1.3. – Il comma 730 dello stesso art. 1 dispone che «le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano ai princìpi di cui ai commi da 725 a 735 la disciplina dei compensi degli amministratori delle società da esse partecipate, e del numero massimo dei componenti del consiglio di amministrazione di dette società. L'obbligo di cui al periodo che precede costituisce principio di coordinamento della finanza pubblica». Per la ricorrente, i richiamati commi da 725 a 729 fisserebbero «limiti puntuali» sia al numero dei componenti del consiglio di amministrazione, sia al compenso degli stessi e del relativo presidente, nelle società a totale partecipazione di Comuni o Province, nelle società a totale partecipazione pubblica di una pluralità di enti locali, nelle società a partecipazione mista di enti locali e di altri soggetti pubblici o privati. Dal canto loro, i commi 731 e 732 modificano rispettivamente l'art. 82 e l'art. 234 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), e cioè due disposizioni che non avrebbero alcun riferimento con gli oggetti di cui al comma 730. Analogamente dovrebbe concludersi per i commi da 733 a 735. Il comma 735 stabilisce che le disposizioni precedenti non si applicano alle società quotate in borsa. Inoltre, per il comma 734, non può essere nominato amministratore di ente, istituzione, azienda pubblica, società a totale o parziale capitale pubblico chi, avendo ricoperto nei cinque anni precedenti incarichi analoghi, abbia chiuso in perdita tre esercizi consecutivi. Infine, il comma 735 prevede che gli incarichi di amministratore delle società di cui ai commi da 725 a 734 conferiti da soci pubblici ed i relativi compensi siano pubblicati nell'albo e nel sito informatico dei soci pubblici. La pubblicità è soggetta ad aggiornamento semestrale. La violazione dell'obbligo di pubblicazione e la mancata comunicazione da parte degli amministratori societari dei loro incarichi e compensi o indennità sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10.000 euro, irrogata dal prefetto nella cui circoscrizione ha sede la società. Il denunciato comma 730, dunque, «palesemente» violerebbe l'art. 117, quarto comma, della Costituzione, essendo intervenuto nella materia, di competenza residuale, delle «società partecipate dalle Regioni», e, «conseguentemente», contrasterebbe anche con gli artt. 118 e 119 della Costituzione. Anche accedendosi, in via subordinata, alla autoqualificazione della prescrizione come «principio di coordinamento della finanza pubblica», ne discenderebbe comunque l'inosservanza del dettato costituzionale e, precisamente, dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, non essendosi il legislatore statale limitato ad enunciare norme di principio. Così inquadrato, inoltre, il comma 730 violerebbe altresì l'art. 119 della Costituzione, avendo identificato singole voci di spesa. «Da quanto da ultimo detto» conseguirebbe «de plano» la violazione anche dell'art. 118 della Costituzione. 2. – Con atto depositato il 15 marzo 2007 si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato.