[pronunce]

Per quanto attiene poi ai docenti non di ruolo, l'Avvocatura generale dello Stato ritiene che le situazioni poste a raffronto dal TAR (quella dei docenti immessi in ruolo e quelli che non lo siano) non siano comparabili, in quanto la posizione dell'insegnante a tempo determinato è strutturalmente caratterizzata dalla necessità preminente di assicurare il tempestivo assorbimento del precariato. Tale obiettivo viene, quindi, realizzato anche tramite la possibilità, per i precari, di ottenere una valutazione attraverso una graduatoria relativa ad altra classe di concorso per la quale sia stata ottenuta l'abilitazione. L'esclusione dal "depennamento" sarebbe quindi giustificata dalla finalità di tutela del diritto ad un'occupazione lavorativa e non costituirebbe una condizione di ingiustificato privilegio. Quanto alle ulteriori censure, la difesa statale ritiene che le stesse risultino infondate alla luce della disciplina degli istituti della mobilità professionale e territoriale e dell'utilizzazione a titolo provvisorio. Si evidenzia, a questo riguardo, che il contratto collettivo nazionale integrativo, concernente la mobilità del personale (sottoscritto per l'anno scolastico 2013/2014 il 6 dicembre 2012) consente ogni anno, a tutti docenti di ruolo, purché in possesso del titolo di studio e dell'abilitazione specifica richiesta, di fare domanda di mobilità territoriale o professionale, transitando così in altri ordini di scuola ed in altre classi di concorso. La contrattazione collettiva riconosce, infatti, che la mobilità professionale del personale scolastico ha come fine non solo di superare o prevenire il soprannumero, ma anche di valorizzare le esperienze acquisite dal personale, sostenere lo scambio di esperienze nel sistema scolastico e del lavoro pubblico. Questa previsione varrebbe proprio a contemperare le legittime aspettative alla mobilità di tutti i docenti e quindi ad escludere l'illegittimità della disposizione impugnata. La previsione della cancellazione dalle altre graduatorie cui il docente, divenuto di ruolo, sia iscritto non precluderebbe affatto la possibilità di valorizzare le proprie capacità professionali o le aspirazioni ad esercitare tali capacità in un ambito professionale o territoriale diverso. D'altra parte, sarebbe del tutto indimostrato l'assunto del rimettente secondo il quale la mobilità stessa favorirebbe il ricollocamento dei docenti in esubero, rispetto alle restanti categorie di aspiranti al trasferimento. Occorrerebbe, d'altra parte, tenere presente che le aspirazioni alla mobilità esigono un contemperamento tra le esigenze del sistema scolastico statale e le legittime aspettative del docente. La disposizione censurata sarebbe coerente anche con il criterio costituzionale dell'efficiente organizzazione dei servizi pubblici di cui all'art. 97 Cost., in quanto con l'applicazione dell'istituto della mobilità previsto dalla contrattazione collettiva verrebbe riportata ad unità la tematica del trasferimento di tutto il personale di ruolo (con l'eccezione degli insegnanti di religione). Viene imposto, infatti, un periodo minimo di permanenza nell'ambito professionale o territoriale in relazione al quale si è costituito un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, a tutela della continuità didattica del servizio scolastico e del diritto all'educazione dei fruitori del servizio pubblico. Viene, al contempo, perseguito l'obiettivo di razionalizzare il sistema di reclutamento, eliminando la compresenza di docenti, ormai impiegati stabilmente, da un sistema di graduatorie che per la sua gestione richiede un notevole impiego di pubbliche risorse, umane, strumentali e finanziarie.1.- Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, con ordinanza emessa il 2 aprile 2013, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4-quinquies, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134 (Disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l'anno 2009-2010), aggiunto dalla legge di conversione 24 novembre 2009, n. 167, per contrasto con gli artt. 3, primo comma, 4, secondo comma, 35, 51 e 97 della Costituzione. La disposizione censurata prevede che «A decorrere dall'anno scolastico 2010-2011, non è consentita la permanenza nelle graduatorie ad esaurimento dei docenti che hanno già stipulato contratto a tempo indeterminato per qualsiasi tipologia di posti di insegnamento o classi di concorso». 2.- L'eccezione di inammissibilità della questione, sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato, non è fondata. La difesa statale ha eccepito, in particolare, l'indeterminatezza delle censure incentrate sull'irragionevolezza della disciplina in esame. Tuttavia, nel caso in esame, il rimettente non si limita ad affermare l'irragionevolezza della disposizione censurata, ma - dopo avere fornito una descrizione della fattispecie concreta dalla quale emerge con chiarezza la rilevanza della questione - offre un'interpretazione non manifestamente implausibile della disposizione contestata, chiarendo il quadro precettivo costituzionale in ordine al quale, a suo avviso, affiorerebbe il contrasto. Il giudice a quo richiama, in particolare, la precedente decisione di questa Corte (la sentenza n. 41 del 2011) e le argomentazioni - già illustrate dal medesimo TAR - a sostegno dell'illegittimità costituzionale di altra disposizione del medesimo d.l. n. 134 del 2009. Risultano, quindi, individuate chiaramente le ragioni che inducono il rimettente a dubitare della legittimità costituzionale della norma censurata. 3.- La questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4-quinquies, del d.l. n. 134 del 2009, formulata in riferimento all'art. 97 Cost., è inammissibile. Va al riguardo rilevato il difetto di motivazione in ordine alle ragioni del denunciato contrasto con l'art. 97 Cost. Il parametro risulta evocato mediante il mero riferimento numerico nel solo dispositivo dell'ordinanza di rimessione, mentre la parte motiva è del tutto sfornita di argomentazioni a sostegno del denunciato contrasto. Questa Corte ha più volte affermato che si configura un'ipotesi di inammissibilità della questione, qualora il giudice non fornisca una motivazione adeguata sulla non manifesta infondatezza della stessa, limitandosi a evocarne i parametri costituzionali, senza argomentare in ordine alla loro violazione (ex plurimis, sentenza n. 70 del 2015, ordinanze n. 36 del 2015 e n. 158 del 2011). Nel caso in esame, tale omissione inibisce lo scrutinio nel merito della questione, con conseguente inammissibilità della stessa. 4.- Nel merito, la questione non è fondata. 4.1.- Viene denunciata l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4-quinquies, del d.l. n. 134 del 2009, il quale esclude la permanenza nelle graduatorie ad esaurimento dei docenti che hanno già stipulato contratto a tempo indeterminato per qualsiasi tipologia di posti di insegnamento o classi di concorso.