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In sostanza, la disposizione, specifica per l'impiego militare, attribuisce all'Amministrazione, allorché un appartenente al Corpo sia imputato in un “procedimento penale per fatti di eccezionale gravità”, il potere, di natura lato sensu cautelare, di protrarre lo stato di sospensione in cui il militare già si trovi, al fine di prevenirne il rientro in servizio alla scadenza dell'ordinario termine di cinque anni, ove tale rientro in servizio sia considerato suscettibile di incidere negativamente sull'immagine, sul prestigio e sul buon andamento del Corpo stesso » (Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 26 marzo 2020, n. 2109). Qualora, invece, i fatti non siano di « eccezionale gravità », ovvero l'amministrazione non ritenga al termine del quinquennio, nell'ambito della propria discrezionalità, di procedere con la sospensione precauzionale facoltativa disciplinare (o qualora non abbia esercitato tale prerogativa nei prescritti termini) il militare viene riammesso in servizio, in conseguenza della revoca del provvedimento di sospensione precauzionale. L'amministrazione può comunque sempre esercitare « la potestà di revoca del provvedimento di sospensione precauzionale per sopravvenuti motivi di interesse pubblico, per mutamento della situazione di fatto o per una nuova valutazione dell'interesse pubblico originario » (articolo 918, comma 2, del Codice). Questa situazione ricorre, per esempio, in presenza di una sentenza non definitiva pienamente assolutoria, che potrebbe determinare la decisione dell'amministrazione di revocare la sospensione precauzionale precedentemente emessa per mutamento della situazione di fatto. In tutti questi casi, la revoca decorre ex nunc , in quanto lascia intatti gli effetti della sospensione fino a quel momento prodotti. La revoca decorre invece ex tunc , cioè « è revocata retroattivamente a tutti gli effetti », nelle ipotesi previste dal comma 1 del suddetto articolo 918, ossia « se il procedimento penale ha termine con sentenza definitiva che dichiara che il fatto non sussiste o che l'imputato non l'ha commesso; in ogni altro caso di proscioglimento, se il militare non è sottoposto a procedimento disciplinare di stato; se, per i medesimi fatti contestati in sede penale, il procedimento disciplinare si esaurisce senza dar luogo a sanzione di stato, ovvero si conclude con l'irrogazione della sospensione disciplinare per un periodo che non assorbe quello sofferto a titolo di sospensione precauzionale; se il militare è stato assolto all'esito di giudizio penale di revisione ». Trattandosi di un vero e proprio annullamento della sospensione precauzionale facoltativa, ai sensi dell'articolo 921 del Codice, « il militare ha diritto a tutti gli assegni non percepiti, escluse le indennità per servizi e funzioni di carattere speciale o per prestazioni di lavoro straordinario ». Dall'importo viene dedotto l'assegno alimentare corrisposto, il periodo di tempo corrispondente alla pena detentiva e a quelle accessorie inflitte, il periodo di tempo corrispondente alla sanzione della sospensione disciplinare e, nella sola ipotesi di proscioglimento per intervenuta prescrizione, il periodo di tempo corrispondente alle misure coercitive, interdittive o di prevenzione provvisorie che hanno reso impossibile la prestazione del servizio. La sospensione, a qualsiasi titolo adottata (penale, disciplinare o precauzionale), esplica i suoi effetti sul trattamento giuridico ed economico del militare in servizio attivo. Infatti, ai sensi dell'articolo 920 del Codice, durante il periodo di sospensione, nel corso del quale il militare non può prestare attività di servizio, « compete la metà degli assegni a carattere fisso e continuativo. Agli effetti della pensione, il tempo trascorso in sospensione dal servizio è computato per metà ». Inoltre, limitatamente alla sospensione penale e a quella disciplinare, il militare subisce una detrazione di anzianità di pari periodo (articolo 858 del Codice). Per il personale in congedo, gli effetti della sospensione dalle funzioni del grado si risolvono nella detrazione di anzianità. Il militare sospeso è comunque tenuto a osservare i doveri attinenti al giuramento prestato, al grado, alla tutela del segreto e al dovuto riserbo sulle questioni militari e, per quanto concerne lo stato giuridico, conserva la posizione a esso connessa. Questo implica che anche per il militare sospeso continua ad applicarsi l'incompatibilità con l'esercizio di ogni altra professione e l'esercizio di un mestiere, di un'industria o di un commercio, la carica di amministratore, consigliere, sindaco o altra consimile, retribuita o non, in società costituite a fine di lucro (articolo 894 del Codice), e, a parte un ristretto elenco di attività extraprofessionali sempre consentite a tutti i militari (articolo 895), non può svolgere incarichi retribuiti senza la preventiva autorizzazione dell'amministrazione di appartenenza, sempreché gli stessi siano compatibili con l'adempimento dei doveri connessi con lo stato di militare (articolo 896). Da questa necessaria ricognizione normativa sull'istituto della sospensione, si evince che mentre la sospensione penale e disciplinare conseguono a un procedimento che si conclude con un giudizio di colpevolezza (con tutte le garanzie legate ai rispettivi procedimenti), la sospensione precauzionale, sia essa connessa a procedimento penale o disciplinare, è una misura cautelare che, limitatamente a quella facoltativa, attiene a valutazioni discrezionali circa la necessità di rimuovere il pregiudizio derivante dalla permanenza in servizio del militare, in ragione delle delicate funzioni esercitate in virtù del suo status , e la corrispondente necessità di tutela del prestigio, dell'imparzialità e dell'immagine interna e esterna dell'amministrazione, nel generale interesse sia dell'amministrazione sia degli amministrati. A nulla rileva l'effettiva colpevolezza del militare accusato, le cui responsabilità saranno accertate nel procedimento penale o disciplinare. Al riguardo si rileva che, nonostante l'istituto della sospensione a fini cautelari sia presente in tutto l'ordinamento del pubblico impiego, in amministrazioni diverse da quelle militari vi si fa un ricorso sporadico. Proprio il riferimento allo status militare, infatti, determina una sorta di automatismo nell'applicazione, in particolare quando tale esercizio sia legato ad un procedimento penale, dal momento che la giurisprudenza ritiene che non sia necessaria una specifica motivazione del provvedimento di sospensione precauzionale, qualora i fatti contestati al dipendente siano particolarmente gravi e ciò anche tenuto conto che il potere di sospensione facoltativa di cui all'articolo 916 del Codice è connotato da ambiti ampiamente discrezionali, in ordine alla valutazione della gravità dei fatti e delle ragioni di opportunità connesse con la permanenza in servizio dell'incolpato. Per i militari pertanto la motivazione della gravità del fatto risulta già insita nell'ipotesi di reato (dal quale possa derivare la perdita del grado).