[resaula]

Si tratta di temi cruciali per la scelta futura dei popoli dell'Unione europea. Vi è anzitutto il tema del clima, con un percorso già avviato, di cui hanno parlato alcuni miei colleghi, tra cui la senatrice Testor, per definire un corretto percorso verso l'obiettivo dell'energia pulita, della transizione climatica, che deve essere anche sostenibile e non velleitaria, nonché della riduzione dell'inquinamento, che è un'operazione che non si fa certo con la cosiddetta plastic tax . C'è poi il tema dell'estero, con il problema della Brexit, che è di attualità nei prossimi giorni, con una questione che riguarderà obblighi e diritti, oltre che il bilancio dell'Unione europea e il quadro finanziario (parlo di obblighi e diritti perché l'integrazione comunque c'è stata). Vi sono anche i temi di Russia e di sanzioni, nonché di Cina e della sua espansione. Vorrei ricordare che, quando parliamo di estero, rispetto alla Russia l'Italia è, dopo la Germania, il primo partner commerciale. C'è poi il tema dell'Africa, che lei ha citato in un passaggio del suo intervento. La questione del secolo sarà l'Africa, perché investe l'immigrazione (che siamo i primi a dover affrontare con le sue conseguenze), il problema dei commerci e dei consumi e il bilancio dell'Unione europea (quindi quel quadro pluriennale che lei dovrà andare a trattare per quanto riguarda gli aiuti). Quando si parla di Africa, si ritorna anche all'espansione cinese e al futuro equilibrio che si creerà nel Mediterraneo. È anche compreso - mi permetta - il tema degli ultimi giorni, ossia la Turchia, per il suo ruolo economico e che ha nella Nato, nonché per il ruolo militare che sta assumendo nello scacchiere del Mediterraneo anche con l'accordo con il Governo di Tripoli. L'Italia non può essere disattenta, assente o distante da questi temi. C'è poi il tema delle regole e, quindi, il quadro di finanza pluriennale. Molti interventi hanno già riguardato questo aspetto. Vi sono poi i temi dell'adeguamento finanziario delle nostre politiche agricole, della politica di coesione e della riduzione complessiva, a seguito dell'uscita del Regno Unito, delle risorse (10-12 miliardi di euro in meno), nonché dell'agenda digitale e della ricerca. Infine, signor Presidente, mi sia permesso ricordare che chi le parla a fine anni Novanta ha gestito Résider. Per molti sarà una semplice sigla, ma è stato il programma, l'asse dell'Unione europea per la chiusura degli impianti siderurgici; voluto dall'Unione europea, imposto con regole del primo Trattato dell'Unione europea (partiva da Maastricht). Allora mi viene da chiedere: ed ora? Oggi che l'Ilva chiude l'altoforno 2, che genera ulteriori 2.300 esuberi, l'Unione europea dov'è? Poniamoci la questione; se la ponga il Governo della Repubblica. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . E su questo inseriamo il Meccanismo europeo di stabilità, che dovrebbe, secondo i principi della sua creazione, fornire assistenza. È opportuno pertanto che il nostro Governo, quello che lei, signor Presidente del Consiglio, si opponga ad assetti normativi che potrebbero costringere automaticamente a ristrutturazioni in forza di parametri che non tengono conto della realtà del Paese. Ricordiamoci il parametro del debito pubblico, che non tiene conto del debito privato e del debito bancario, perché la prima regola venne dettata da coloro che avevano un alto debito privato e un basso debito pubblico. Ma sulle regole si crea anche la coesione. E se le regole non sono nell'interesse di un Paese che rappresenta, come popolazione, il 20 per cento dell'Unione europea, non funzionano. La rilettura del MES, alla luce anche del bilancio a lungo termine dell'Unione europea, deve essere inserita quindi in un pacchetto più ampio di riforme della governance . In una governance dove manca il controllo non vi è trasparenza e non è democratica. La Commissione europea è chiamata a dare un parere tecnico. Ci sarà il diritto di veto sulle scelte, non straordinarie, di Germania e Francia. L'Italia non può permettersi di dare il diritto di veto a due Paesi. L'Italia è un Paese fondatore dell'Unione europea, quindi deve assolutamente contare nell'Unione europea per i diritti che ha, e noi non possiamo accettare questo tipo di regole. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . È per questo che la invitiamo, signor Presidente del Consiglio, a far valere il diritto non del Governo degli italiani, ma degli italiani. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bottici. Ne ha facoltà. BOTTICI (M5S) . Signor Presidente, in questi ultimi giorni si è tanto parlato del Meccanismo europeo di stabilità, facendone un terreno di scontro con il Governo, con la maggioranza, con le opposizioni. Se n'è parlato in tutte le sedi, istituzionali e non, in televisione, in piazza, ovunque, spesso estrapolando solo un frammento di un pacchetto più complesso, al solo scopo di attirare consensi per il proprio tornaconto. Come abbiamo già potuto spiegare - da ultimo lo ha fatto oggi lei, presidente Conte - il principio cardine dell'accordo ruota intorno a una logica di pacchetto, in cui si inseriscono: la revisione del Trattato sul MES; lo strumento di bilancio per la convergenza e la competitività; in ultimo, il completamento dell'unione bancaria. Nella risoluzione che voteremo oggi, ribadiamo la volontà di dare il via libera alle varie riforme, a condizione che nel confronto con i partner europei vengano sciolti i nodi su tutto il pacchetto, assicurando l'equilibrio complessivo dei diversi elementi trattati. Credo che questa sia una grande occasione, anzi la grandissima occasione del secolo, per parlare dei meccanismi della rappresentanza politica nell'Unione europea, per dire cosa ci piace e come vorremmo fosse l'Europa, che, volente o nolente, costituisce la nostra casa. Se le fondamenta non sono solide, se non vengono puntellate quando è necessario, tutto rischia di sbriciolarsi e seppellirci sotto una montagna di polvere. Siamo il Governo del Paese; non è tempo di sfasciare, ma di costruire. (Applausi dal Gruppo M5S) . Costruire insieme una visione di ampio respiro, che non guardi ai sondaggi o al prossimo appuntamento elettorale, ma guardi al bene dell'Italia. E con gli italiani dobbiamo essere chiari: dobbiamo dire al Paese che Unione europea vogliamo e quindi che Paese vogliamo, perché le due cose sono interdipendenti l'una dall'altra. Ciò che accade in Europa influisce sulla vita dei suoi singoli Stati membri e dei suoi cittadini. Il modello sociale europeo, così come descritto dal preambolo del Trattato sull'Unione europea, è minacciato dalle politiche di austerità mal concepite, giustificate all'opinione pubblica come il prezzo da pagare per avere un'economia stabile e in crescita. Il Meccanismo europeo di stabilità infatti nasce nel 2011, in piena crisi economica, e viene costruito sulla paura del dissesto finanziario dell'eurozona. Solitamente, quando si agisce nella paura, si commettono errori.