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la commissione, istituita con il compito di fare luce sulle responsabilità del crollo, di fatto non ha mai operato nel pieno delle sue prerogative; nonostante gli annunci del Ministro, al fine di garantire una rapida gestione della ricostruzione del ponte e delle aree limitrofe danneggiate dal crollo, la nomina tardiva del sindaco di Genova Marco Bucci a commissario per la ricostruzione ha fatto emergere molte contraddizioni all'interno della compagine governativa; negli ultimi mesi si sono susseguite, a mezzo stampa, dichiarazioni da parte del Ministro in relazione al futuro di infrastrutture e grandi opere, molte delle quali già avviate; solo nel territorio ligure ricadono infrastrutture di fondamentale importanza per l'economia del nostro Paese a partire dal porto di Genova, capitale indiscussa del trasporto navale italiano; se al più grande porto italiano si aggiungono opere infrastrutturali in via di definizione come la diga Foranea, la cosiddetta gronda di Genova e la ferrovia del terzo valico, ci si può rendere conto dell'importanza strategica che questo territorio può rappresentare non solo per la Liguria, ma per l'intero Paese; l'eventuale rinegoziazione degli accordi già assunti da parte del Governo su opere strategiche e la revoca delle concessioni autostradali comporterebbero, nel primo caso, costi ulteriori a carico di cittadini e imprese e, nel secondo, conseguenze eterogenee, la cui qualificazione e quantificazione è di grande rilevanza per compiere scelte oculate e coerenti che non vadano a scapito di imprese e cittadini; questa gestione a giudizio degli interroganti superficiale del Ministro, che si lega ad una convulsa attività di comunicazione per dimostrare l'operatività del suo dicastero in merito a quanto accaduto, si scontra con la realtà dei fatti che dimostrano come a distanza di due mesi da quel tragico evento molto poco è stato fatto e molto rimane ancora da fare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga, come gli interroganti, che la gestione del dicastero, a più di due mesi dal tragico evento che ha colpito la città di Genova, sia stata alquanto superficiale, lenta e poco attenta alle reali esigenze del territorio; se non ritenga la nuova diga foranea del porto di Genova e la cosiddetta gronda di Genova opere infrastrutturali strategiche per il Paese e indispensabili per lo sviluppo del territorio ligure; vista la grave situazione legata ai trasporti che molti cittadini liguri stanno vivendo, se non ritenga di consentire un'accelerazione dei lavori della ferrovia Novi Ligure-Genova, conosciuta anche come terzo valico. Atto n. 3-00293 MARGIOTTA MARCUCCI PINOTTI VATTUONE ASTORRE D'ARIENZO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il Terzo valico dei Giovi è una delle opere strategiche prioritarie per lo sviluppo infrastrutturale del nostro Paese. Essa completa il corridoio ferroviario TEN-T Reno-Alpi tra le città di Genova e la direttrice Rotterdam-Anversa-Amsterdam, consentendo al porto di Genova il collegamento diretto tra l'area del mar Mediterraneo e il nord Italia, l'Europa centrale e settentrionale. L'opera consente altresì al capoluogo ligure di avere collegamenti passeggeri più rapidi con Torino e Milano. La funzionalità del corridoio è quindi strettamente legata al completamento del Terzo valico ubicato sull'asse ferroviario alta velocità/alta capacità Genova Milano; il Terzo valico è una linea ferroviaria lunga 54 chilometri (di cui 37 in galleria) in costruzione tra Genova e Tortona, che dovrebbe entrare in funzione al termine del 2022, con il conseguente trasferimento di una quota importante di traffico dalla strada alla ferrovia, a vantaggio del porto di Genova e con conseguente riduzione delle emissioni inquinanti nell'ambiente; i lavori per la costruzione del Terzo valico sono partiti 6 anni fa, con un cronoprogramma di 118 mesi a partire dal 4 aprile 2012. I primi 4 lotti sono stati finanziati e i lavori realizzati sono pari all'86,2 per cento per il I lotto, al 65 per cento nel II lotto, al 23,5 per cento nel III lotto e al 20 per cento nel IV lotto. Ad oggi sono occupati sull'opera 2.398 lavoratori, solo per quello che riguarda le lavorazioni edili, a cui occorre aggiungere un indotto il cui rapporto è di 1 a 4 (un posto di lavoro in edilizia ne genera 4 nell'indotto), mentre con il finanziamento del V e del VI lotto il picco della manodopera edile potrebbe salire a 5.000 unità, più ovviamente tutto l'indotto; con delibera Cipe 22 dicembre 2017, ratificata dalla Corte dei conti e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 173 del 27 luglio 2018, è stato finanziato il V lotto per circa 1 miliardo di euro ed è pronto per esser consegnato al contraente generale. Il VI lotto risulta, inoltre, finanziato a valere sulle risorse del fondo infrastrutture del 2018, con deliberazione del Cipe del 22 dicembre 2017. Tuttavia, allo stato attuale, si registra il blocco, sia delle risorse relative al V lotto, in attesa dell'analisi costi-benefici, sia la mancata assegnazione dei 791 milioni di euro necessari al finanziamento del VI lotto; il Terzo valico, insieme ad altre importanti opere infrastrutturali strategiche, è stato sottoposto all'esame di esperti della struttura tecnica di missione del Ministero delle infrastrutture e trasporti allo scopo di effettuare una valutazione costi/benefici dell'opera, la cui conclusione è prevista per la fine di ottobre 2018. Tale iniziativa appare a giudizio degli interroganti del tutto pretestuosa, in quanto il Terzo valico, così come il resto delle altre opere infrastrutturali oggetto di valutazione, è già stato sottoposto all'analisi costi/benefici, che ne ha dimostrato l'assoluta validità e sostenibilità. I costi dell'interruzione dei lavori legati ad un progetto strategico per l'intero Paese sarebbero enormi e si rifletterebbero in termini di: perdita di posti di lavoro e di risorse impegnate in lavori eseguiti già eseguiti, danni materiali e immateriali per il contraente generale, penali da pagare alle imprese edili e dell'indotto e mancati utili, che possono facilmente essere calcolati in centinaia di milioni di euro. A questi costi vanno, ovviamente, sommati i mancati introiti in termini di ricaduta economica sul sistema produttivo, commerciale, turistico, negli anni a venire; il crollo del Ponte Morandi ha evidenziato la necessità di portare a termine, in tempi rapidissimi, la realizzazione del Terzo valico allo scopo di facilitare il collegamento merci e persone da e per il porto di Genova. Tale accadimento ha dimostrato quanto sia indispensabile e urgente mettere a disposizione di Genova, del suo porto e retroporto, un collegamento ferroviario fluido ed efficiente; il porto di Genova, a seguito del tragico evento, si è venuto a trovare in una situazione di particolare difficoltà: si tratta di un'area operativa di 7 milioni di metri quadrati, con 27.000 metri di banchine, 69 milioni di tonnellate di merci movimentate annualmente e 2,6 milioni di container movimentati.