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Nuove norme sull'innovazione di servizi e prodotti nei settori finanziario, creditizio e assicurativo mediante attività di tecno-finanza. Onorevoli Senatori . – La tecnologia finanziaria o tecno-finanza, nota con il termine inglese FinTech , avanza e cresce ogni giorno. Da manifestazione sporadica ormai è divenuta un fenomeno di massa che già pervade, e nel prossimo futuro pervaderà con ancor maggiore intensità, l'operatività dell'intero mondo finanziario. In Italia, prima la Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB), poi l'Associazione bancaria italiana (ABI) e la Banca d'Italia, quindi il Parlamento (con l'avvio di un'indagine conoscitiva) e il Governo (con l'istituzione di un tavolo di lavoro) hanno inserito nella loro agenda il tema della tecnologia finanziaria. Che il cosiddetto modello disruptive (innovazione sconvolgente), evidenziato dalla FinTech , avrà un impatto rilevante lo dimostra il confronto con altri settori che si sono già scontrati con la rivoluzione digitale: basti pensare a musica, viaggi e video. In soli dieci anni abbiamo visto nascere e imporsi alla quotidianità siti come iTunes , Spotify , Expedia , Booking e Netflix . Chi si è mosso prima e meglio ha visto crescere i profitti e ha dato vita a un mercato molto concentrato: se nel mercato « fisico » le maggiori imprese costituivano il 45 per cento del settore, nel nuovo mondo rappresentano l'80 per cento. In Cina società come Alipay e Tencent hanno ormai un numero di clienti paragonabile a quelli degli istituti classici, le maggiori compagnie FinTech (cosiddette BigTech ) possono vantare 1,8 miliardi di utenti e se nel 2010 gli investimenti privati in società FinTech erano pari a 1,8 miliardi di dollari, nel 2015 sono cresciuti sino alla cifra di 19 miliardi. Secondo un rapporto della Juniper Research dal titolo « Retail Banking : Digital Transformation & Disruptor Opportunities 2017-2021 », entro il 2021 quasi 3 miliardi di utenti potranno accedere ai servizi bancari al dettaglio tramite smartphone , tablet e personal computer . Nel Regno Unito, nel solo Canary Wharf Fintech sono registrati 50.000 posti di lavoro diretti, con un indotto di 120.000 dollari. Si stima che il 24 per cento dei ricavi delle banche sono a rischio nei prossimi cinque anni a causa della tecnologia finanziaria. L'ex amministratore delegato di Barclays stima un calo del 50 per cento dei dipendenti bancari nei prossimi dieci anni. D'altronde la dimensione di tale fenomeno la si comprende, tra l'altro, scorrendo il primo rapporto dell'osservatorio Digital finance della School of management del Politecnico di Milano, nel quale si rileva che negli ultimi sei anni sono nate (a livello internazionale) più di 750 nuove aziende FinTech , che hanno raccolto ben 26,5 miliardi di dollari di finanziamenti. In Italia 6,5 milioni di famiglie hanno un patrimonio finanziario complessivo superiore a 100.000 dollari, per un ammontare di depositi bancari pari a 600 miliardi di euro. Il 70 per cento di queste si dichiara disponibile a pagare una commissione per usufruire di un servizio di consulenza evoluta. Lo Stato deve governare il cambiamento con lo scopo di mantenere o, meglio, di accrescere il benessere della collettività e quindi deve necessariamente ripensare al modello di sviluppo e alle politiche industriali, di fronte alla nascita di nuovi settori, nuovi lavori e nuovi modelli di servizio, minimizzando gli impatti e massimizzando le opportunità di questo fenomeno. La Brexit ha creato i presupposti per l'apertura del mercato delle aziende FinTech , ma per intercettarle dobbiamo muoverci velocemente e con una sana dose di coraggio. La tecnologia finanziaria , grazie alla disintermediazione, alla semplificazione e all'efficientamento dei processi e dei servizi, nonché alla tecnologia abilitante, genera inclusione finanziaria con democratizzazione della finanza, economicità dei servizi, tutela del risparmiatore, aumento della concorrenza e personalizzazione dei servizi. Il superamento della logica di intermediazione bancaria tradizionale è insito nel business model che la FinTech ispira ad adottare: le piattaforme di prestito tra privati ( peer-to-peer lending ) generano inclusione finanziaria ed economica, il finanziamento collettivo ( crowdfunding ) e le offerte di moneta iniziale ( initial coin offering -ICO) consentono alle start - up un accesso al mercato dei capitali diretto e a basso costo, le piattaforme di cessione di fatture commerciali ( invoice trading ) permettono alle aziende di aumentare il capitale circolante, i pagamenti e il trasferimento di denaro sono resi più economici e istantanei attraverso l'utilizzo della tecnologia, l'investimento dei risparmi è diventato meno rischioso e quindi l'investitore è più tutelato, grazie alla possibilità di usufruire di modalità di consulenza e di strumenti sinora riservati a determinate categorie di clientela. Questo disegno di legge mira a sviluppare un progetto di « Italia amica della FinTech » che, tra le altre cose, passa per la previsione di un sistema normativo improntato all'organicità e alla semplificazione, necessarie per fornire agli operatori un contesto chiaro e agevole di regole: che preveda l'istituzione di un interlocutore pubblico unico, che rappresenti un punto di riferimento italiano sulla FinTech , sia a livello nazionale sia nei consessi internazionali, e che coordini e metta a sistema le varie iniziative in materia, anche fungendo da raccordo tra pubblico e privato; che sostenga la ricerca in tutte le aree della FinTech , per costruire una leadership accademica e tecnologica nel settore; che fornisca una possibilità di realizzazione professionale e umana per i tanti millennials esperti nelle tecnologie informatiche. In questo contesto il ruolo del legislatore deve essere quello di assicurare che l'azione innovatrice, e in alcuni casi distruttrice, delle nuove tecnologie finanziarie non riproponga i disequilibri, le strettoie concorrenziali e gli abusi di posizione attuali, mutando solo i soggetti che possono goderne, ma garantisca che i « dividendi » dell'innovazione tecnologica siano fruiti da una platea sempre più vasta di cittadini. Occorre cioè, in una prospettiva autenticamente riformista, sfruttare le energie formidabili delle nuove tecnologie come motore non per una mera redistribuzione di rendite di posizione o una sostituzione di vecchie con nuove élite , ma per ampliare il benessere delle persone e favorire l'inclusione, che non può essere solo finanziaria, ma deve divenire sociale, politica e umana. All'articolo 1 si dispone che la Banca d'Italia rediga annualmente una relazione di analisi delle attività di tecno-finanza ( FinTech ) e formuli proposte di carattere normativo necessarie a favorirne lo sviluppo. All'articolo 2 è istituito l'Ente nazionale per la tecnologia finanziaria, con lo scopo di guidare il progetto di sviluppo della FinTech in Italia e all'estero. L'articolo 3 reca la copertura finanziaria.. 1 (Relazione sulle attività di tecno-finanza)