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Delega al Governo per la razionalizzazione della normativa sullo sport. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge prevede una delega legislativa al Governo per predisporre quella che può considerarsi una vera riorganizzazione e razionalizzazione del sistema sportivo italiano. Anche se si riconosce la validità del modello sportivo italiano, da più parti si avverte l'urgenza di un processo di ristrutturazione e cambiamento, capace di renderlo nuovamente in grado di rispondere alle necessità del movimento nel suo complesso, ovvero aderente alla sua reale e contemporanea conformazione. Le necessità di oggi sono infatti diverse da quelle del passato. Il cambiamento quantitativo e qualitativo del profilo della domanda sportiva, assieme all'incidenza maggiore del fenomeno dell'associazionismo sportivo – dunque del volontariato e del no profit – rappresentano solo due indicatori, tra i molti citabili, della necessità di pensare e lavorare per un nuovo modello capace di rispecchiare gli equilibri contemporanei e di venire incontro ad esigenze plurali e più articolate rispetto al passato. Se è infatti vero che la componente competitiva continua ad essere una parte importante del nostro sistema sportivo, è altrettanto vero che sarebbe miope non rendersi conto di come i risultati prodotti dallo sport da medaglia siano stati spesso non completamente soddisfacenti rispetto alle reali potenzialità. Continuare a strutturare il nostro modello di sport prevalentemente sulla componente competitiva sarebbe non solo miope, ma anche antistorico. Al giorno d'oggi si è infatti imposta una crescente attenzione verso la pratica dello sport come stile di vita, come aspetto sociale finalizzato al benessere. Lo sport e il movimento sono sempre più percepiti come uno strumento di prevenzione in grado di rispondere alla domanda di miglioramento della qualità di vita. Sono sempre più espressione di un bisogno sociale, non più legato in modo esclusivo alla competizione, ma collegato ad una richiesta individuale e collettiva di benessere, di inclusione e coesione sociale, nonché di educazione. Ecco perché non è più procrastinabile un'azione legislativa che abbia come scopo quello di verificare se l'intero corpus legislativo – fatto di molte leggi emanate in tempi diversi – sia o non sia attuale ed efficace per come il mondo dello sport è venuto a conformarsi. Ecco perché lo spirito del tempo –un tempo in cui ogni aspetto del vivere associato è interessato da evoluzioni e mutamenti – chiede che anche lo sport, chiuso fino ai nostri giorni nella sua invulnerabilità e protetto da autoreferenzialità, si metta in gioco. Ed il gioco non potrà non coinvolgere anche il CONI, se è vero che, nel corso del tempo, tale istituto ha contribuito a rendere grande il nostro Paese nel mondo attraverso l'eccellenza competitiva, oggi ha però bisogno di essere sostenuto nella sua azione anche attraverso un'organizzazione plurale capace di portare valore aggiunto nella gestione del movimento sportivo, soprattutto nella sua componente sociale, ovvero come sport nel suo essere mezzo di benessere psico-fisico. È per questo che riteniamo fondamentale che lo Stato, attraverso il Ministero competente per materia e la società pubblica denominata « Sport e salute Spa », dedicata alla disciplina, all'organizzazione e alla valorizzazione del movimento sportivo di base – cooperino con il CONI. Una riforma del nostro modello sportivo deve pertanto necessariamente basarsi su questi assunti: più equilibrio tra promozione e competizione; meno verticismo nella strutturazione del sistema, a favore di un modello più inclusivo e partecipato; più investimenti in cultura sportiva attraverso reperimento di risorse da dedicare alle istituzioni scolastiche e alle infrastrutture sportive. Anche il tema dei finanziamenti è centrale in un progetto di riorganizzazione e riforma dello sport. Non solo perché il modello attuale presenta dei limiti oggettivi, ma anche perché vogliamo e dobbiamo comunicare un'attenzione diversa nei confronti di tutto ciò che è pubblico. Sul piano dei limiti oggettivi del sistema di finanziamento pubblico allo sport, è innegabile come il contributo dello Stato da una parte abbia finito per nascondere il reale potenziale di settore in termini di produzione di risorse (lo sport potrebbe produrre più di quanto non riceva), dall'altra, poiché erogato annualmente, abbia impedito una pianificazione adeguata delle attività e delle iniziative da intraprendere, non solo per consolidare il settore, ma anche per garantirne la crescita in termini qualitativi e di competitività. Sul piano di un'attenzione nuova e dovuta nei confronti della cosa pubblica, è ora di impegnarsi per ricostruire una nuova dinamica di distribuzione e di rendicontazione nell'utilizzo delle risorse. La novità deve investire tanto il processo di erogazione, quanto i criteri adottati per la stessa attraverso un sistema di premialità capace di sostenere quanti rappresentano un valore aggiunto nella sostanza e sul territorio. Non si tratta quindi solo di correggere dei meccanismi consolidati – ad esempio il fatto che il CONI distribuisca la maggior parte dei fondi pubblici che riceve alle Federazioni sportive nazionali, ovvero a coloro che poi sono chiamati ad eleggerne i vertici (il Consiglio nazionale incaricato di eleggere la governance del Comitato olimpico è composto da ben 62 rappresentanti federali su 75). Si tratta anche di impegnarsi per capire come sostenere il movimento a partire dalle sue fondamenta, affinché sviluppi virtuosità ed efficienza anche al vertice. Il Governo dunque è chiamato ad essere il demiurgo di un rinnovato modello sportivo, più equilibrato, più diffuso e capillare. È chiamato a farlo attraverso lo strumento della legge delega, come risulta dall'articolo 1 del presente disegno di legge. I decreti legislativi, adottati su proposta del delegato allo Sport presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, saranno appunto volti alla riorganizzazione e alla razionalizzazione della normativa per costruire un quadro ordinato ed univoco della materia nei suoi molteplici aspetti ed articolazioni. L'articolo 2 fissa i princìpi generali e i criteri direttivi a cui il Governo deve attenersi nell'esercizio della delega legislativa, primi su tutti quello di considerare lo sport come attività fisica e mentale apportatrice di benessere psico-fisico, integrità caratteriale e carica valoriale e quello di considerare lo sport come un diritto da garantire a tutti i cittadini, consentendo loro di esercitarlo a qualsiasi età. All'articolo 3 si introduce anche una delega per l'individuazione dei ruoli, delle competenze e della natura giuridica delle Federazioni sportive nazionali (FSN), delle Discipline sportive associate (DSA) e degli Enti di promozione sportiva (EPS). Nell'esercizio della delega sono altresì ricompresi gli aspetti che vanno dall'individuazione delle qualifiche professionali necessarie per l'insegnamento delle discipline sportive, alla verifica delle condizioni sanitarie necessarie per la pratica sportiva, valutabili attraverso idonea certificazione; dall'individuazione di procedure certe, nell'ambito del codice degli appalti, per l'assegnazione alle società sportive di semiprofessionisti e dilettanti della gestione di impianti sportivi pubblici, alla pianificazione e l'organizzazione di attività motoria in favore dei soggetti rappresentativi delle categorie più deboli della popolazione (anziani e disabili);