[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Napoli nel procedimento penale a carico di G. S., con ordinanza del 3 luglio 2023, iscritta al n. 119 del registro ordinanze 2023 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 38, prima serie speciale, dell'anno 2023. Udito nella camera di consiglio del 5 marzo 2024 il Giudice relatore Franco Modugno; deliberato nella camera di consiglio del 5 marzo 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 3 luglio 2023, iscritta al n. 119 del registro ordinanze 2023, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Napoli ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede l'incompatibilità del GIP a partecipare al giudizio di opposizione alla richiesta di archiviazione «di cui all'art. 410 cod. proc. pen.» dopo che, nel rigettare una richiesta di emissione di decreto penale di condanna, si sia espresso in merito alla sussistenza di una causa di non punibilità, per contrasto con gli artt. 3, 24, secondo comma, 111, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. 1.1.- L'ordinanza di rimessione premette che il giudice aveva respinto la richiesta di emissione di decreto penale di condanna, avanzata dal pubblico ministero, con riguardo al reato di cui all'art. 612, secondo comma, del codice penale, e gli aveva restituito gli atti, ritenendo sussistente la causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen. (Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto). Il provvedimento indicava le specifiche ragioni per cui il fatto era espressivo di «un grado di offensività particolarmente tenue»: sarebbe stato commesso per l'ira determinata da un sinistro stradale, non avrebbe prodotto danni gravi e non costituirebbe una condotta abituale dell'indagato. Il pubblico ministero, facendo propria la prospettazione del GIP, chiedeva l'archiviazione per la particolare tenuità del fatto, ex art. 131-bis cod. pen. , procedendo alle notifiche di rito all'indagato e alla persona offesa. Quest'ultima proponeva, nei termini di legge, l'opposizione all'archiviazione, rilevando l'allarmante propensione a delinquere dell'indagato e la consistenza dei danni morali arrecati; chiedeva, così, che si disponesse l'imputazione coatta o si svolgessero ulteriori indagini, in specie ascoltando le informazioni in possesso del figlio della vittima del reato. Veniva fissata la camera di consiglio, e il difensore della persona offesa eccepiva l'incompatibilità dello stesso GIP persona fisica a decidere sull'opposizione all'archiviazione, poiché quest'ultimo avrebbe già espresso le proprie valutazioni sull'illecito commesso. Il GIP chiedeva, dunque, di potersi astenere, ma il presidente del Tribunale respingeva tale richiesta, osservando che l'incompatibilità a decidere il giudizio di opposizione «non sussiste neppure nei casi di declaratoria di nullità del decreto di archiviazione». 1.2.- Lo stesso GIP, a questo punto, ha ritenuto di sollevare le presenti questioni di legittimità costituzionale, rilevando, anzitutto, che il «deficit di terzietà del giudice» il quale, pur essendosi espresso sull'esistenza di una causa di non punibilità in sede di rigetto della richiesta di decreto penale di condanna, debba poi decidere sull'opposizione, non potrebbe essere superato in via interpretativa, in assenza di apposita previsione normativa. In circostanze come quelle verificatesi nel procedimento a quo - si afferma - il giudizio di opposizione potrebbe essere condizionato dalla "forza della prevenzione", avendo lo stesso magistrato già compiuto valutazioni sulla medesima res iudicanda; la terzietà del giudice sarebbe, tuttavia, condizione imposta dall'art. 111, secondo comma, Cost., nonché dall'art. 117, primo comma, Cost., che rende efficace nell'ordinamento italiano i precetti dell'art. 6, paragrafo 1, CEDU, secondo cui «[o]gni persona ha diritto ad un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole, davanti ad un tribunale indipendente e imparziale e costituito per legge, che decide sia in ordine alla controversia sui suoi diritti e obblighi di natura civile, sia sul fondamento di ogni accusa in materia penale derivata contro di lei». Il giudice rimettente rileva che i due momenti nei quali è chiamato a pronunciarsi non apparterrebbero alla stessa «fase del procedimento» - circostanza, questa, che, secondo la giurisprudenza costituzionale, escluderebbe l'esistenza dell'incompatibilità - poiché la restituzione degli atti al pubblico ministero, a seguito del rigetto della richiesta di decreto penale, avrebbe determinato la regressione del procedimento alla fase delle indagini preliminari (è citata la sentenza di questa Corte n. 16 del 2022). Osserva, inoltre, che la persona offesa, pur essendo parte eventuale del processo, avrebbe un legittimo interesse all'affermazione della responsabilità penale dell'autore del reato, da parte di un giudice imparziale, non influenzato dalle proprie precedenti determinazioni. Questa Corte avrebbe già affermato che, nel procedimento per decreto, il controllo del GIP attiene non solo ai presupposti di rito, ma anche alla sussistenza del fatto e della responsabilità dell'indagato; alla richiesta di decreto penale potrebbe, peraltro, fare seguito una sentenza di proscioglimento ex art. 129 cod. proc. pen. (sono citate le sentenze di questa Corte n. 502 del 1991 e n. 346 del 1997). L'omessa previsione dell'incompatibilità del GIP che, nel rigettare la richiesta di decreto penale di condanna, abbia espresso un convincimento in merito alla sussistenza di una causa di non punibilità e sia successivamente chiamato a decidere sull'opposizione della persona offesa, in definitiva, violerebbe gli artt. 3, 24, secondo comma, 111, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6, paragrafo 1, CEDU. 1.3.- Ad avviso del giudice a quo, la rilevanza delle questioni sarebbe lampante: egli dovrebbe procedere alla trattazione dell'opposizione all'archiviazione, pur avendo espresso il proprio convincimento sulla res iudicanda.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe (reg. ord. n. 119 del 2023) , il GIP del Tribunale di Napoli ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, cod. proc. pen. , chiedendo a questa Corte di riconoscere una nuova ipotesi di incompatibilità del giudice penale che, in diversa e precedente fase del medesimo procedimento, si sia già espresso nel merito della res iudicanda.