[resaula]

Abbiamo sentito le parole del Premier polacco e abbiamo visto come non vi sia ancora condivisione. Ecco un altro aspetto che rende - come ha detto una collega di Forza Italia - le fonti ballerine all'interno della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Cosa avrebbe dovuto invece prevedere, a livello di contenuti e di strategia, il Documento di programmazione economica? Come peraltro la stessa maggioranza aveva fatto trapelare nei momenti antecedenti la pubblicazione della Nota di aggiornamento, avrebbe dovuto basarsi sulla riforma fiscale. Ormai sono mesi che si parla di riforma fiscale. Io credo che anche su questo aspetto si debba ragionare. Possiamo vedere che tutta la stampa specializzata - e non certo i giornali di propaganda di una parte o dell'altra, - ma, ad esempio, lo stesso «Il Sole 24 Ore» - caratterizza in modo chiaro che nella NADEF, al di là di vuote parole, non c'è nulla che rispecchia la riforma fiscale, come non c'è nulla - e lo abbiamo visto ieri - nel Piano di ripresa e di resilienza per l'utilizzo dei fondi europei. Non c'è nulla, se non qualche breve riferimento a concetti, peraltro, che deprimono il mondo dell'impresa. Ribadisco, infatti, che nel Piano di resilienza si parla unicamente di cuneo fiscale sul lavoro dipendente. Per questa maggioranza la ripresa del Paese, la ripresa degli investimenti e la crescita del PIL si attueranno solamente con la riduzione del cuneo fiscale, che peraltro è coerente con l'ideologia politica di questa maggioranza. Quando leggo quanto ribadito anche oggi dal ministro Gualtieri sul quotidiano «Italia Oggi» in merito al fatto che la prospettiva fondamentale è ridurre il carico fiscale sui redditi bassi, vorrei ricordare al ministro Gualtieri che un italiano su quattro non paga imposte e che il 41 per cento dei dichiaranti pagano oltre il 90 per cento dell'IRPEF. In sostanza, vorrei dire che, dal combinato disposto degli 80 euro e poi dei 100 euro, oggi di fatto le imposte pagate da coloro che arrivano alla soglia dei 40.000 euro sono pressoché zero. Quindi, al di là del populismo e della demagogia, dobbiamo invece dire un'altra cosa e, cioè, che la ripresa del Paese e l'utilizzo della leva fiscale andranno fatti in una direzione completamente diversa, ovvero nella direzione dell'impresa e delle aziende. Noi dobbiamo riportare capitali nelle imprese; dobbiamo rendere conveniente agli stranieri investire nel nostro Paese, ma anche agli italiani stessi e, quindi, dobbiamo incentivare l'impresa con la leva fiscale. Dobbiamo riportare ricchezza. Altro che misure populiste! Mi dispiace dovermi riferire al collega Monti che dal 2011 al 2013 ha semplicemente voluto dare in pasto al Paese misure di equità, tasse sugli yacht e tasse sui superbolli seguendo la logica del tipo: dobbiamo punire i ricchi perché così ci laviamo la coscienza. Noi dobbiamo rendere il Paese appetibile per la ricchezza; dobbiamo rendere il Paese un punto di riferimento per le imprese. Di tutto ciò nelle parole di Gualtieri e nella NADEF non c'è proprio nulla, nella perfetta e coerente logica, peraltro, della sinistra italiana. Presidente, concludo facendo riferimento alla revisione della spesa pubblica e alla ristrutturazione della pubblica amministrazione, che tutti a parole indichiamo come uno dei capisaldi che servirebbe alla ripresa del Paese. Allora perché nella NADEF non è riportato alcunché e non sono riportati i costi sociali di una ristrutturazione della pubblica amministrazione? Non ve lo potete permettere e perché guardate solamente alle prossime elezioni politiche, con le quali già saprete che gli italiani vi daranno una severa valutazione e certamente cercherete l'impatto meno duro possibile. Concludo con il tema del credito. Nella scorsa legislatura per salvare le banche avete distrutto il credito, il credito del territorio, le banche popolari, le casse rurali e oggi tutti, anche i presidenti di quella Cassa centrale banca che avete provveduto a costruire, dicono che non si può andare avanti così, che non sono più in grado di fare credito alle PMI. Nei territori gli sportelli stanno chiudendo e l'Unione dei Comuni montani lancia un grido di dolore in questa direzione. Voi cosa fate e cosa prevedete per la controriforma del credito e per ridare fiato al credito delle nostre banche? Non prevedete un bel niente e così oggi ci troviamo un sistema bancario la cui attività principale sono gli investimenti e le attività assicurative e non il credito all'impresa che deve fare ripartire il PIL. Presidente, questa NADEF, al di là delle belle parole, è proprio coerente con quanto detto dal vostro economista e parlamentare dell'Ulivo, professor Rossi: è una NADEF pre-elettorale che - come tutti i decreti Covid - purtroppo non farà niente di buono per il nostro Paese. ( Applausi ). AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, vorrei far notare ai colleghi che ascoltarli per dieci ore gridare i propri interventi non è facile. Peraltro, potrebbero risparmiarsi la voce per non finire come me, senza voce. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà. MONTI (Misto) . Signor Presidente, signor vice Ministro, desidero fare qualche considerazione sulla NADEF, che è oggetto del nostro dibattito, e vorrei esordire con un riferimento che non mi capita spesso di fare; un riferimento cioè di condivisione su quanto ha detto il senatore De Bertoldi. In particolare, egli ha detto che ha l'impressione - chiedo scusa al collega se forse le parole non sono quelle letteralmente da lui usate - che in questa fase della politica economica italiana e nell'opinione pubblica italiana ci sia un'eccessiva dipendenza da qualche cosa che si dà per scontato - il recovery fund e le sue immani benedizioni finanziarie - quando il percorso di quella costruzione politico economica europea è ancora abbastanza accidentato. Mi permetto invece di respingere con garbo al collega mittente quello che con superficialità rimarchevole ha detto in ordine alle manovre del 2011-2012, che possono essere condivise o no; ci possono essere state componenti anche rivolte a persuadere l'opinione pubblica che si colpiva a destra, al centro e a sinistra, come purtroppo occorreva fare nella situazione che era stata lasciata in eredità a quel Governo, al quale si chiese di venire qui per rimediarvi. Cari senatori e anche cari deputati dell'altra Aula, non dimentichiamo che noi stessi abbiamo e diamo un'immagine spesso inadeguata del Parlamento. (Applausi). Molti di voi ancora non erano qui, ma ricordo e vi assicuro, indicandolo non come motivo di vanto di un Governo o di un Presidente del Consiglio, ma come segno di inconsueto senso di responsabilità da parte del Parlamento, che in quei pochi mesi, in certi momenti questa Assemblea e quella di Montecitorio hanno dato prova di grande responsabilità, accollandosi oneri di impopolarità politica che hanno contribuito per un intero anno a evitare che il Paese cadesse nel dissesto finanziario. (Applausi). Alcuni pensosi politologi italiani dicono che quell'austerità sia stata in fondo la vera causa della nascita del populismo. Mi permetto di dire che non è così. Dove è nato il populismo?