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Non faccio la battuta piuttosto comoda secondo cui, mentre si parla di autonomia differenziata, si fa l'ipercentralismo; è una battuta troppo facile. Ma in questo decreto-legge io non vedo nemmeno quella che è una priorità delle priorità: pensare di costruire una governance regionale per gestire questa emergenza. In diciotto mesi forse riuscirete (me lo auguro) a evitare che si paghino i debiti tre volte. Ora, è vero che c'è malaffare, ma manca totalmente un sistema: se si vuole gestire questo problema si deve costruire una governance regionale che oggi non c'è, anche perché non si può pensare di avere come vision il fatto che avrai il commissario vita natural durante. Terzo punto critico: il territorio inteso come rapporto di ristrutturazione della rete ospedaliera e della rete dei servizi territoriali (le cure primarie). Non ristrutturi la rete ospedaliera se non costruisci contemporaneamente la sanità e i servizi nel territorio. Si potrebbe trattare delle case della salute, chiamatele come volete, ma comunque di una serie di servizi del territorio che riescano a dare garanzie ai cittadini. La prima questione sono gli investimenti, che qui di fatto non ci sono: affrontare questo problema vuol dire lavorare dieci anni - mentre tutto il resto è demagogia e propaganda - per costruire una pianificazione, realizzare una programmazione e promuovere un processo di investimenti che costruiscano le condizioni per garantire i livelli minimi, non solo sotto il profilo dei LEA, ma anche del rapporto con i cittadini, perché qui c'è un grande problema di fiducia. Come il signor Ministro sa bene e come i colleghi ricorderanno, anche il vecchio patto per la salute prevedeva l'intervento dell'Agenas, anche in affiancamento alle Regioni con piani di rientro, per realizzare un bilanciamento tra visione economicistica e programmazione sanitaria. Non ha funzionato e non funzionerà neanche qui, perché diciotto mesi sono qualcosa di illusorio, prima di tutto per i cittadini della Calabria. Vengo al secondo punto e al secondo decreto, altra emergenza. Ho voluto fare una piccola provocazione, presentando un emendamento, consapevole del fatto che il Senato non poteva discutere questo decreto-legge. La presente discussione è un pro forma che, grazie alla disponibilità della Commissione, sfocerà in qualche ordine del giorno, che non va molto oltre al «viva la mamma». Non potevamo discuterlo, però, perché c'è stata di fatto un'unica lettura, quella della Camera: anche questo è un problema più generale, signor Presidente, che quest'Assemblea si dovrà porre. (Richiami del Presidente). Ho finito, signor Presidente, devo aggiungere solo due cose: ho fatto una piccola provocazione, la proposta di abolire la soglia riferita all'1,4 per cento del 2004 per le spese del personale. Mi ricordo che, durante la discussione in quest'Aula di un altro provvedimento (che mi pare fosse relativo alla legge di bilancio), il capogruppo della Lega disse che in un provvedimento successivo si sarebbe abolito l'1,4 per cento, che è un dramma non solo per le Regioni come la Calabria, ma per tutte. Si è tolto qualcosa, naturalmente, fatto per me comunque positivo di per sé, ma di certo del tutto insufficiente: infatti, la barra sul 2018 con le spese relative è un vincolo, perché quell'anno ha già incorporato il dramma del blocco del turn over per anni. Di cosa stiamo parlando, dunque? Mi domando perché non lo abbiate fatto. Avrebbe potuto essere almeno un segnale strategico dire basta a questa logica secondo la quale, oltre al fatto che il pareggio è obbligatorio, il MEF impone quello che vuole sull'organizzazione. E poi parlate di autonomia differenziata? Ma dove? Qui siamo ad un intervento dall'alto del MEF che pretende perfino di dire quanti infermieri e medici si devono assumere, anche se si rispetta il pareggio di bilancio. È un'assurdità, non siete riusciti a fare nemmeno questo. Signor Ministro, questa è una pezza nella pezza della pezza. Dobbiamo affrontare - si dice sempre che lo faremo - il rapporto con le università, un cambiamento radicale del rapporto tra facoltà medica e servizio sanitario, nonché - altro grande tema - il rapporto tra medici di medicina generale e servizio sanitario, valorizzando la competenza e la professione (quindi cambiando la convenzione, che non porta a niente). Se non dibattiamo di questi temi, non affronteremo mai un problema strutturale di organizzazione del sistema sanitario. Mi avvio a concludere. PRESIDENTE. Senatore Errani, la invito a concludere veramente, perché ha già avuto dodici minuti di tempo a disposizione. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, la ringrazio per la sua tolleranza. Concludo preannunciando che, per queste ragioni, voteremo contro il provvedimento. Auspico, signor Ministro, che si arrivi in un luogo - quello che decide lei - dove finalmente si possa fare una discussione di progetto e strategica sulla sanità, che è ormai in uno stato totale di emergenza. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, do anzitutto il benvenuto al signor Ministro, che accogliamo in quest'Aula in occasione del primo provvedimento in materia di sanità, dopo quasi un anno dal suo insediamento. Si tratta di un provvedimento di cui si apprezza sicuramente lo sforzo, ma decisamente non il risultato. Ieri, con un'espressione un po' colorita, ho detto che il provvedimento sarebbe da ribattezzare «Calabria Saudita», perché prende in considerazione un pezzo di Paese che sembra non esistere come Italia e non esserci per tanti motivi. In primo luogo, dopo dieci anni di gestione commissariale, con risultati a dir poco disastrosi (di cui, evidentemente, non è assolutamente responsabile lei, né l'attuale Governo), mettiamo mano a delle soluzioni che non cambiano nulla rispetto all'impianto economicistico, come lo definirebbe il collega Errani, ma, anzi, in un combinato disposto micidiale, aggiungono una visione criminalistica. Infatti, viene stabilito che non basta più un commissario, ma ne occorrono due, e che servono i controllori dei controllori dei controllori. Si tratta di norme che - non è difficile da immaginare - complicheranno ulteriormente un impianto che non ha risolto minimamente il problema dei conti, ma - anzi - li ha aggravati e, soprattutto, ha determinato un gap di oltre cinque anni nell'aspettativa di vita (di cui lei, signor Ministro, è perfettamente a conoscenza). A quarant'anni dal varo del Servizio sanitario nazionale e a dieci anni dal primo commissariamento di una Regione dello Stato italiano, come la Calabria, ancora non risolviamo il problema e condanniamo i cittadini calabresi a un deficit di cinque anni nell'aspettativa di vita. Questo non è da nazione civile, da Italia. Ripeto, è da «Calabria Saudita». Tutto questo non poteva essere affrontato in un provvedimento così superficiale e, come l'ho definito ieri, leggiadro. Tutto ciò è sconcertante, signor Ministro. Si agisce con quindici articoli su temi che rappresentano, di fatto, quattro riforme. Infatti, è di quattro riforme che parliamo: il sistema di commissariamento della Calabria; le professioni medico-sanitarie; l'Agenzia italiana del farmaco; alcuni provvedimenti che riguardano le procedure giudiziarie e contabili.