[pronunce]

a) che l'inadempimento di un onere ben più significativo (in quanto pregiudica l'interesse collettivo a fruire dell'innovazione), quale quello dell'attuazione dell'invenzione brevettata non è sanzionato con la decadenza, bensì con la soggezione del brevettante inerte a licenza obbligatoria "a favore di ogni interessato che ne faccia richiesta" (giusta l'art. 54 del r.d. n. 1127 del 1939, come novellato dal d.P.R. 26 febbraio 1968, n. 849), in linea con quanto dispone il diritto internazionale della proprietà industriale, e particolarmente l'art. 5/A della Convenzione dell'Unione di Parigi del 20 marzo 1883, nel testo riveduto a Stoccolma il 14 luglio 1967 e ratificato in Italia con la legge 28 aprile 1976, n. 424 (Ratifica ed esecuzione di accordi internazionali in materia di proprietà intellettuale, adottato a Stoccolma il 14 luglio 1976) e l'art. 31 del recente Accordo TRIPS (testo di Marrakech del 15 aprile 1994), ratificato in Italia con la legge 29 dicembre 1994, n. 747 (Ratifica ed esecuzione degli atti concernenti i risultati dei negoziati dell'Uruguay Round, adottati a Marrakech il 15 aprile 1994); b) che il diritto comunitario e nazionale (vengono citati gli artt. 30, 81 e 82 del Trattato CE e gli artt. 2 e 3 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, Norme per la tutela della concorrenza e del mercato) a tutela della libertà di concorrenza e della libera circolazione dei prodotti e dei servizi nel mercato interno, pur non rifiutando la privativa offrono come strumento per temperarne gli effetti la repressione della posizione dominante; c) che la precarietà in difetto di regolare versamento della tassa di mantenimento non sussiste per altri diritti di proprietà intellettuale, come la registrazione delle topografie dei prodotti a semiconduttori (legge 21 febbraio 1989, n. 70, Norme per la tutela giuridica delle topografie dei prodotti a semiconduttori), per cui non è prevista una tassa di mantenimento (art. 12 della tariffa allegata al d.P.R. n. 641 del 1972, Disciplina delle tasse sulle concessioni governative), mentre per le c.d. "creazioni utili" (come il software e le banche di dati), che si concreterebbero in "innovazioni preordinate, al pari delle invenzioni, a risolvere problemi prevalentemente tecnici" non è nemmeno prevista una tassa di concessione all'atto della costituzione, in relazione al riconoscimento - pur acquisito, secondo la rimettente, "all'esito di itinerari normogenetici ben poco lineari" - della protezione concessa dalla legge sul diritto d'autore (viene citato l'art. 2, nn. 8 e 9 del testo vigente della legge 22 aprile 1941, n. 633, Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio). Sulla base di tali premesse, la rimettente ha sollevato d'ufficio la questione nei termini innanzi esposti. 3. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, che ha depositato memoria, nella quale ha sostenuto l'infondatezza della sollevata questione, premettendo anzitutto che nell'ordinamento esistono moltissime norme che sanzionano con la decadenza il mancato adempimento di un onere, di qualsivoglia natura, in un determinato termine e che la sanzione apparirebbe giustificata, di volta in volta, dall'esigenza di tutela di contrapposti interessi superiori o di pari livello. Allo stesso modo vi sarebbero altrettanti casi in cui la sanzione sarebbe meno pesante, ma la scelta fra il maggiore o minore rigore sarebbe rimessa al legislatore. La contestazione della ragionevolezza della scelta operata nella fattispecie, svolta dalla rimettente sotto il profilo della violazione del principio di proporzionalità, sarebbe smentita dalla considerazione che la finalità della decadenza di cui trattasi non sarebbe solo di tutelare l'interesse erariale, ma anche quello alla libertà di iniziativa economica. D'altro canto, la situazione di cui alla norma denunciata non sarebbe assimilabile a quella dell'inadempimento dell'onere di attuazione del brevetto, perché tale inadempimento potrebbe essere conseguenza di una scelta tattica e provvisoria del brevettante, "che può avere interesse a congelare la situazione, scelta che il legislatore ha ritenuto contrastabile efficacemente con l'apertura in favore dei terzi per l'ottenimento di una licenza obbligatoria" mentre l'inerzia del brevettante, in caso di mancato pagamento della tassa, in quanto protrattasi oltre un ragionevole lasso di tempo, sarebbe stata ritenuta sintomo di "un disinteresse a cospetto del quale non v'è ragione di mantenere la tutela speciale". Nell'imminenza della camera di consiglio, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria illustrativa, nella quale, richiamando l'art. 90 del r.d. n. 1127 del 1939, argomenta che, per effetto di esso, il titolare del brevetto incorso nella decadenza potrebbe usufruire di un ulteriore termine per evitarla, sia pure nei casi in cui possa dimostrare di avere usato la massima diligenza ai fini dell'osservanza del termine scaduto. Tale argomento confermerebbe l'insussistenza della irragionevolezza della scelta del legislatore di far discendere la decadenza dal mancato pagamento della tassa annuale.1. - La Commissione dei ricorsi contro i provvedimenti dell'Ufficio italiano brevetti e marchi propone - in riferimento agli articoli 3, 9 e 35 della Costituzione - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 55 del regio decreto 29 giugno 1939, n. 1127 (Testo delle disposizioni legislative in materia di brevetti per invenzioni industriali), secondo cui "il brevetto decade per mancato pagamento entro sei mesi dalla scadenza della tassa annuale dovuta". 2. - La legittimazione della Commissione dei ricorsi contro i provvedimenti dell'Ufficio italiano brevetti e marchi a sollevare giudizi di costituzionalità in via incidentale è stata affermata implicitamente dall'ordinanza n. 77 del 1971, ed espressamente dalla sentenza n. 158 del 1995 e da altre. 3. - La questione non è fondata. 4. - La violazione degli artt. 9 e 35 della Costituzione è argomentata dalla rimettente sotto il profilo che la sanzione comminata per il mancato tempestivo pagamento della tassa annuale sarebbe eccessivamente rigorosa, in particolare sotto il profilo della sua incompatibilità con i valori costituzionali della promozione dello "sviluppo della ricerca scientifica e tecnica" (art. 9) e della tutela del lavoro "in tutte le sue forme ed applicazioni" (art. 35). 5. - La norma impugnata non viola l'art. 9 della Costituzione. L'interesse tutelato da tale precetto - soddisfatto nel momento in cui, consentendosi all'autore dell'invenzione industriale di brevettarla, si rende particolarmente conveniente la correlata attività inventiva - non è certamente sacrificato dalla comminazione della decadenza dal brevetto per il mancato pagamento della tassa annuale.