[pronunce]

31 marzo 1998, n. 112), nonché attribuendo alla Giunta regionale il potere di nominare un commissario ai fini della predisposizione dello schema di piano provinciale e delle ulteriori attività istruttorie, conformemente a quanto previsto dall'art. 2, comma 2, e dall'art. 7, comma 11, della legge n. 53 del 2001; lo stesso art. 9 impugnato prevede anche poteri sostitutivi delle Province nei confronti dei Comuni e delle “comunità d'ambito” che restino inadempienti rispetto ai compiti loro attribuiti. L'art. 10 aggiunge l'art. 23-bis alla legge regionale n. 25 del 1998, confermando i poteri sostitutivi previsti nell'art. 22 della stessa legge e subordinando l'attribuzione di ogni finanziamento regionale all'approvazione del piano provinciale e alla costituzione della “comunità d'ambito”. Infine, l'art. 24 stabilisce nuovi termini per l'approvazione dei piani provinciali e anch'esso conferma, al comma 3, i poteri sostitutivi della Regione riconosciuti al riguardo dall'art. 22 della legge n. 25 del 1998. Nel merito delle censure prospettate dal ricorrente, la Regione Toscana ribadisce la richiesta che esse vengano dichiarate inammissibili e comunque infondate. In particolare, fa osservare la Regione, l'art. 8, comma 3, non riguarderebbe l'esercizio di poteri sostitutivi nei confronti degli enti locali, bensì “il potere del Presidente della Regione di svolgere compiti contingibili e urgenti (direttamente o tramite un commissario che non sostituisce nessuno, ma che coadiuva solo il Presidente regionale), necessari per assicurare il corretto smaltimento dei rifiuti”; peraltro, tale potere sarebbe espressamente previsto dall'art. 13 del d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio), costituendo dunque la norma impugnata niente più che una attuazione di quest'ultimo. Anche il contenuto dell'art. 10 impugnato, secondo la difesa regionale, non avrebbe alcuna attinenza con i vizi lamentati nel ricorso. La disposizione in questione, infatti, si limiterebbe a disciplinare “i presupposti per l'erogazione di finanziamenti e contributi di competenza regionale”, limitandosi semplicemente a richiamare i poteri sostitutivi contemplati dall'art. 22 della legge n. 25 del 1998. Le censure andrebbero dunque riferite eventualmente a quest'ultima disposizione e non a quella impugnata, così come i rilievi relativi all'art. 24, incomprensibili se riferiti all'intero articolo, andrebbero probabilmente riferiti al solo terzo comma. 5. - La Regione resistente osserva, inoltre, che con le disposizioni impugnate sarebbero state attuate alcune previsioni contemplate dal d.lgs. n. 22 del 1997, concernenti la bonifica dei siti inquinati e la redazione dei piani di gestione dei rifiuti, in relazione ai quali le Regioni avrebbero titolo ad intervenire in quanto connessi alle materie del “governo del territorio” e della “tutela della salute”. L'art. 6 impugnato, in particolare, deriverebbe direttamente dall'art. 17, comma 9, del richiamato d.lgs. n. 22 del 1997, ai sensi del quale, ove i soggetti responsabili dell'inquinamento non provvedano alla bonifica o non siano individuabili, provvede il Comune, e ove questo non provveda, si sostituisce la Regione. L'art. 9 della legge regionale oggetto del presente giudizio, invece, costituirebbe attuazione dell'art. 22, commi 8 e 9, del medesimo d.lgs. n. 22 del 1997, “il quale assegna alle Regioni il compito di elaborare i piani di gestione dei rifiuti, prevedendo il potere sostitutivo statale nei confronti della Regione inadempiente”. La Regione, dunque, sarebbe responsabile nei confronti dello Stato in relazione ai piani di gestione dei rifiuti: ragione questa che giustificherebbe la previsione del potere sostitutivo regionale in caso di inadempienza provinciale. Andrebbe peraltro considerato anche l'art. 23, ultimo comma, del d.lgs. n. 22 del 1997, il quale “attribuisce alle Regioni il compito di provvedere in sostituzione degli enti inadempienti”, in relazione alla costituzione ed al funzionamento degli ambiti territoriali ottimali e alle autorità di ambito. Più in generale, nella memoria della Regione si afferma che sarebbe da respingere la ricostruzione proposta dal ricorso del Governo, secondo la quale la disciplina del potere sostitutivo nei confronti degli enti locali spetterebbe esclusivamente allo Stato, in base agli articoli 114, primo e secondo comma, 117, secondo comma, lettera p), e 120 della Costituzione. Ciò in quanto la disciplina del potere sostitutivo a fronte dell'inadempienza nell'adozione di specifici atti previsti dalla legge non costituirebbe una autonoma materia, rappresentando viceversa “un aspetto […] della regolazione della materia” cui ineriscono gli atti in questione: ciò comporterebbe che la competenza a disciplinare la sostituzione spetterebbe allo Stato “nei casi dell'art. 117, secondo comma, della Costituzione, e alle Regioni nelle altre ipotesi”. Nelle materie affidate alla propria competenza, la Regione dovrebbe, infatti, non solo disciplinare l'aspetto sostanziale della materia in questione, ma anche allocare le funzioni amministrative, nonché “prevedere le conseguenze a fronte di una eventuale inadempienza degli enti locali nell'esercizio delle funzioni conferite”: altrimenti si rischierebbe di compromettere l'effettivo perseguimento degli obiettivi da parte del sistema. In relazione agli specifici parametri costituzionali invocati nel ricorso, la Regione Toscana osserva anzitutto che l'art. 114 non potrebbe dirsi violato, dal momento che tale disposizione - come questa stessa Corte avrebbe riconosciuto nella recente sentenza n. 274 del 2003 - non implica una totale equiparazione degli enti in essa menzionati. In particolare, solo lo Stato e le Regioni sono dotati della potestà legislativa, e conseguentemente a loro, ciascuno nelle materie di rispettiva competenza, spetta di “chiudere il sistema normativo con la previsione del potere sostitutivo”. Né sarebbe violato, del resto, l'art. 117, secondo comma, lettera p), perché il suddetto potere sostitutivo non è previsto dalla legge regionale nei confronti di quelle funzioni che la legge statale determinerà come funzioni fondamentali degli enti locali, riguardando viceversa “l'area non coperta dalla disciplina statale delle funzioni in parola”. Infine, non potrebbe dirsi violato l'art. 120, dal momento che quest'ultimo “non esaurisce la disciplina del potere sostitutivo”, limitandosi a prevedere “un potere eccezionale da esercitarsi dal Governo per garantire l'unità complessiva del sistema a fronte delle particolari situazioni ivi previste, ritenute idonee a minare la medesima”.