[pronunce]

Si tratta, pertanto, di un rito speciale a cognizione piena, che si conclude con un provvedimento che, sebbene rivesta la forma dell'ordinanza, è idoneo al giudicato sostanziale (Corte di cassazione, sezioni unite civili, ordinanza 10 luglio 2012, n. 11512). Peraltro, poiché un binario processuale più agile è riservato alle controversie connotate da maggiore semplicità, l'art. 702-ter, terzo comma, cod. proc. civ. consente al giudice, laddove ritenga che le difese svolte dalle parti richiedano un'istruzione non sommaria, di mutare il rito in quello ordinario di cognizione, fissando l'udienza di trattazione di cui all'art. 183 cod. proc. civ. A tale facoltà discrezionale corrisponde, per la medesima finalità ed in via speculare, a seguito dell'introduzione dell'art. 183-bis cod. proc. civ. ad opera dell'art. 14 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132 (Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile), convertito, con modificazioni, in legge 10 novembre 2014, n. 162, quella del giudice del processo ordinario di cognizione, di disporre, alla prima udienza di trattazione, valutata la complessità della lite e dell'istruzione probatoria, previo contraddittorio anche scritto con le parti, che si proceda a norma dell'art. 702-ter cod. proc. civ. In definitiva, rientra nel potere discrezionale dell'autorità giudiziaria adita indirizzare il giudizio di primo grado, incardinato dall'attore nelle forme ordinarie del secondo libro del codice di procedura civile ovvero in quelle sommarie di cui agli artt. 702-bis e seguenti cod. proc. civ. , verso il rito più adeguato, tenuto conto delle esigenze derivanti dall'istruttoria e dalla complessità, in fatto e in diritto, della controversia. 4.- In questo più ampio quadro normativo, deve dunque essere collocata la disposizione censurata che, con riferimento alle domande riconvenzionali, stabilisce che se le stesse non rientrano nell'ambito di applicazione del rito sommario di cognizione - limitato a propria volta dall'art. 702-bis, primo comma, cod. proc. civ. alle controversie demandate alla decisione del tribunale in composizione monocratica - il giudice adito è tenuto a dichiararle inammissibili. A questo riguardo occorre considerare che la pregiudizialità "tecnica" è il collegamento esistente sul piano del diritto sostanziale tra rapporti giuridici diversi, caratterizzato dalla circostanza che alla fattispecie dell'uno appartiene uno degli effetti dell'altro, nel senso che è pregiudiziale il rapporto il cui effetto rappresenta un elemento della fattispecie costitutiva di un altro rapporto, definito dipendente o condizionato. La connessione tra cause per subordinazione, dovuta ad un rapporto di pregiudizialità-dipendenza, reclama la trattazione e la decisione congiunta dei diversi rapporti sostanziali in un solo processo per realizzare il coordinamento del contenuto della loro disciplina. Nella stessa giurisprudenza della Corte di cassazione è consolidato il principio per il quale sussiste un rapporto di pregiudizialità-dipendenza tra cause quando una situazione sostanziale rappresenti fatto costitutivo o comunque elemento della fattispecie di un'altra situazione sostanziale, situazione nella quale, anche mediante la sospensione del processo pregiudicato ex art. 295 cod. proc. civ. , è necessario garantire uniformità di giudicati, perché la decisione del processo principale è idonea a definire in tutto o in parte il tema dibattuto (ex multis, Corte di cassazione, sezione sesta civile, sottosezione terza, ordinanza 24 ottobre 2014, n. 22605; Corte di cassazione, sezione prima civile, ordinanza 26 maggio 2006, n. 12621). Quando sussiste un nesso di pregiudizialità-dipendenza tra cause, allo scopo di prevenire un conflitto pratico di giudicati, il codice di procedura civile individua una serie di meccanismi volti a evitare la loro trattazione separata, assicurando il cosiddetto simultaneus processus. In particolare, se la causa pregiudicata e quella pregiudicante pendono dinanzi a giudici diversi all'interno dello stesso ufficio giudiziario, il coordinamento si realizza con la riunione ai sensi dell'art. 274 cod. proc. civ. , che viene disposta - con provvedimento discrezionale e quindi insindacabile in sede di legittimità (Corte di cassazione, sezione sesta civile, sottosezione terza, ordinanza 17 maggio 2017, n. 12441) - da parte del giudice dinanzi al quale sono entrambe fissate, a seguito di decreto del Presidente della sezione o del tribunale (a seconda della pendenza delle cause nella stessa o in diverse sezioni). Ancora più significativo è il disposto dell'art. 34 cod. proc. civ. secondo cui «[i]l giudice, se per legge o per esplicita domanda di una delle parti è necessario decidere con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale che appartiene per materia o valore alla competenza di un giudice superiore, rimette tutta la causa a quest'ultimo, assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa davanti a lui». Se il meccanismo di coordinamento prefigurato dall'art. 34 cod. proc. civ. non si realizza, lo stesso è "recuperato" con la sospensione necessaria della causa pregiudicata ove la causa pregiudiziale non sia stata ancora decisa in primo grado (art. 295 cod. proc. civ.) e con la sospensione facoltativa consentita nell'ipotesi in cui la causa pregiudiziale sia in fase di impugnazione (art. 337, secondo comma, cod. proc. civ.); in tal senso ex multis, Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 19 giugno 2012, n. 10027. Laddove, poi, nessun coordinamento risulti possibile o si realizzi in concreto tra le cause avvinte da un nesso di pregiudizialità-dipendenza, potrebbe verificarsi un vero e proprio conflitto di giudicati nell'ipotesi di pronunce contrastanti, che comporterebbe la "prevalenza" di quella successiva, sempreché non sia stata sottoposta a revocazione; impugnazione questa che è consentita soltanto ove tale seconda sentenza non abbia pronunciato sulla relativa eccezione di giudicato (ex plurimis, Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 8 maggio 2009, n. 10623; Corte di cassazione, sezione sesta civile, sottosezione T, ordinanza 31 maggio 2018, n. 13804). 5.- Ciò premesso, le questioni di legittimità costituzionale sono fondate in riferimento ad entrambi i parametri evocati. 6.- La disposizione censurata, nel contesto della sopra richiamata disciplina del procedimento sommario, stabilisce, al secondo comma: «Se rileva che la domanda non rientra tra quelle indicate nell'articolo 702-bis, il giudice, con ordinanza non impugnabile, la dichiara inammissibile. Nello stesso modo provvede sulla domanda riconvenzionale».