[resaula]

Se avesse senso esigere la Tari da chi non ha prodotto rifiuti perché la sua attività era chiusa o rovesciare i costi dei dispositivi di sicurezza sugli esercenti e poi farli chiudere? (Applausi) . Colleghi, nei giorni scorsi ho incontrato una ragazza che lavorava in un negozio di abbigliamento; sta ancora aspettando la cassa integrazione di maggio e, nel frattempo, a settembre ha chiuso il negozio. Potete immaginare come si senta anche perché non potrà godere di alcuna indennità di disoccupazione. Sapete perché? Aveva il brutto vizio di lavorare tanto e di farlo come prescrive la legge pagando le tasse, e la domenica non andava al parco ma offriva consulenze rilasciando regolare fattura. Sapete cosa mi ha chiesto quella ragazza? Non sussidi, non monopattini, ma a cosa sono serviti i suoi sacrifici. Mi ha chiesto come sono stati impiegati i soldi che negli anni ha versato all'erario. Rispondete voi del Governo? A cosa sono serviti? A pagare i banchi a rotelle? Cari colleghi, se è vero che siamo in guerra allora dobbiamo combattere e vincere. Le guerre si vincono con la strategia giusta, con le armi adeguate e con i generali migliori (e qui ogni riferimento al caso Calabria è casuale). ( Applausi ). Forse qualche inadeguato c'è soprattutto tra le fila del Governo e anche qui, come è successo in Calabria, è ora che partano le lettere di licenziamento con disonore. ( Applausi ). Vada a casa chi ha chiesto agli italiani di spiare i vicini, a casa chi ha umiliato professori e studenti, a casa chi progettava la ciclabile sullo Stretto, mentre i pendolari si contagiavano sugli autobus, a casa chi ha promesso il bazooka e ha estratto la pistola ad acqua. Diciamo basta alle proroghe perché le emergenze non vanno inseguite ma governate. Basta con i DPCM blindati! L'Italia ha bisogno di un Governo serio. Adoperiamo allora la nostra Costituzione e usiamo le armi che garantiscono il rispetto e la libertà di tutti. Colleghi, il sottosegretario Sileri ha ragione: siamo in guerra, ma se è vero che dobbiamo combattere tutti allora facciamolo, però senza escludere dalle decisioni la minoranza del Parlamento, cosa che avete fatto fino ad oggi. La minoranza nel Parlamento è maggioranza nel Paese. Non bisogna ignorare le richieste degli amministratori locali; non possiamo farlo, ecco dove sbaglia il sottosegretario Sileri utilizzando ancora persone inadeguate: l'epidemia non lo autorizza, la crisi economica non lo permette, l'Italia non lo merita. ( Applausi ). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, siamo qui tra pochi amici per lavorare di comune accordo per il decoro dell'istituzione, basterebbe semplicemente un richiamo a questo. Colleghi, in molti interventi dei colleghi di maggioranza ho ascoltato la solita manfrina: andiamo tutti di comune accordo, i conti li faremo alla fine. C'è, però, un dettaglio, collega io mi sento molto ben rappresentato dal Governo oggi e quindi parlo molto volentieri con la collega): e il redde rationem è oggi, non la prossima primavera. I dati stanno esplodendoci nelle mani oggi ed è di oggi quanto accade in tutte le strutture ospedaliere del Paese e non solo nel Nord, come successo a marzo. Oggi abbiamo una situazione emergenziale dal punto di vista delle attività economiche, delle attività commerciali e della sostenibilità dell'economia familiare. Oggi abbiamo i nodi al pettine e non li possiamo rinviare a dopo. E questo benedetto confronto, che voi continuate a sollecitare a beneficio di telecamera, bisogna che vi decidiate una volta per tutte a tradurlo nelle istituzioni. Se voi fate il ristoro 1, il ristoro 2 e adesso ci annunciate il ristoro 3, vi rendete conto che il richiamo alla collaborazione e a lavorare insieme è un puro esercizio di fantasia, anzi, peggio, è una provocazione; e viene da tanti colleghi preso come tale. Veniamo al merito. Colleghi, nell'ultimo intervento che ho fatto alla presenza del professor Conte sollecitavo un dato e dicevo che, alla fine di questa emergenza, l'Italia avrà circa 200 miliardi di euro in più di debito pubblico. Avremo aggiunto al nostro macigno, a quello zaino che ogni italiano si porta in spalla, altri 200 miliardi di euro, 100 dei quali li abbiamo autorizzati con l'ultimo scostamento. Ieri il ministro D'Incà - che non c'è oggi, ma non ne avvertiamo l'assenza - ha anticipato che siamo pronti - anzi siete pronti - a un altro scostamento. Gli osservatori danno per certo un ulteriore macigno di debito pubblico di 200 miliardi di euro. Ricordo anche che l'Italia è in avanzo primario da oltre vent'anni, senza soluzione di continuità. Avanzo primario, come sapete tutti, significa che noi tassiamo più di quello che eroghiamo; lo Stato italiano tassa e incassa più di quello che spende sia per investimento, che per spesa corrente. Ora, solo l'ultimo DPCM porterà un danno al PIL stimato intorno a 35-40 miliardi di euro, altri due punti circa di PIL. Bene, ovvio che tutto questo è giustificato dall'emergenza; ovvio che voi mi direte che serve danaro per ristorare (questo termine orrendo che vi siete inventati). Il conto della Ragioneria generale dello Stato presso la Banca d'Italia, colleghi, al 30 settembre presentava un saldo di 75,4 miliardi di euro, cioè 60 miliardi in più rispetto al 2019, quando l'emergenza non c'era. Ripeto: 75,4 miliardi al 30 settembre. Al 30 agosto, il saldo del conto della Ragioneria generale dello Stato presso la Banca d'Italia era pari a 98 miliardi di euro. Al 31 ottobre il saldo di quel conto è pari a 68 miliardi di euro, contro i 23 miliardi del 2019. Che cosa accade? Nella mia vita, prima di fare il rappresentante politico, ho fatto il bancario. Se un cliente veniva in banca e chiedeva un mutuo, dopo l'erogazione del mutuo (al massimo nel giro di qualche giorno o di qualche mese), egli utilizzava quel danaro e lo spendeva per l'occorrenza per la quale aveva chiesto il mutuo stesso. Ora, mi rendo conto dell'esempio forse eccessivamente semplicistico, ma il fatto che si debbano prevedere i regolamenti attuativi delle leggi che avete fatto è pedestre e banale. Se non allineate la cassa alla competenza, che è quello che chiediamo di fare al sindaco di un Comune di 5.000 abitanti, quand'è che i cittadini riceveranno le risorse che aspettano per arrivare a fine mese? Quand'è che riceveranno la cassa integrazione e l'erogazione delle risorse per le attività chiuse o soppresse, che avete promesso? Il famoso bazooka sta lì. Non è che non ce l'avete il danaro; ce l'avete, sta lì e dovete spenderlo. È banale, ma è così. Ce l'avete nel conto presso la Banca d'Italia della Ragioneria dello Stato. Sono assurdità che fanno riferimento all'incapacità di utilizzare il buon senso del buon governo.