[pronunce]

che, ad avviso dei rimettenti, il contrasto con l'art. 117, comma primo, nonché con l'art. 11 Cost. sarebbe determinato da ciò, che le norme denunciate impongono di escludere la maggiorazione del compenso del lavoro straordinario, così ponendosi in contrasto con l'art. 4, punto 2, della parte II della Carta sociale europea (riveduta, fatta a Strasburgo il 3 maggio 1996, ratificata e resa esecutiva in virtù della legge 9 febbraio 1999, n. 30; entrata in vigore il 1° settembre 1999), il quale prevede che gli Stati firmatari si impegnano «a riconoscere il diritto dei lavoratori ad un tasso retributivo maggiorato per le ore di lavoro straordinario ad eccezione di alcuni casi particolari»; che la quasi assoluta identità delle questioni sollevate dalle due ordinanze di rimessione (anch'esse quasi identiche) impone la riunione dei due giudizi; che preliminare ad ogni altro è lo scrutinio della rilevanza delle questioni, per come prospettate dai rimettenti; che le questioni sollevate relativamente agli artt. 22 della legge n. 488 del 1999 e 36 della legge n. 289 del 2002 sono manifestamente inammissibili per l'evidente irrilevanza di tali norme (che dispongono per gli anni 2000-2005) in giudizi aventi ad oggetto prestazioni lavorative svolte fino al 31 dicembre 1999; che anche le questioni sollevate relativamente alle altre norme – e cioè all'art. 7, comma 5, del decreto-legge n. 384 del 1992, e successive di proroga – sono manifestamente inammissibili per carenza della motivazione in ordine alla rilevanza; che, infatti, le ordinanze di rimessione omettono di precisare – pur dichiarando di voler prendere in considerazione esclusivamente l'orario legale di lavoro dei ferrovieri, e, pertanto, la distinzione giurisprudenziale tra lavoro straordinario in senso stretto (e cioè eccedente tale orario) e lavoro cosiddetto supplementare (e cioè eccedente l'orario normale contrattualmente fissato) – la natura delle prestazioni lavorative che avrebbero dovuto ricevere una maggiore remunerazione; ed inoltre omettono l'indicazione – necessaria, attesa la flessibilità dell'orario di lavoro – del periodo preso in considerazione per determinare l'eccedenza delle prestazioni rese dai lavoratori ricorrenti rispetto all'orario normale, legale o contrattuale che esso sia; che la insufficiente descrizione delle fattispecie oggetto dei giudizi a quibus rende del tutto oscuro il significato che – in assenza, peraltro, di ogni specifica motivazione sul punto – dovrebbe attribuirsi, secondo i rimettenti, alla locuzione «lavoro straordinario» utilizzata dall'art. 4 della Carta sociale europea, nonché al riferimento, operato dal secondo comma della norma pattizia, alle «convenzioni collettive», esplicitamente indicate quali strumenti «per garantire l'effettivo esercizio del diritto ad un'equa retribuzione».. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di illegittimità costituzionale dell'art. 7, comma 5, del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384 (Misure urgenti in materia di previdenza, di sanità e di pubblico impiego, nonché disposizioni fiscali), convertito, con modificazioni, nella legge 14 novembre 1992, n. 438; dell'art. 3, comma 36, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica); dell'art. 1, comma 66, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica); dell'art. 22 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2000); dell'art. 36 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), sollevate, in riferimento agli articoli 117, comma primo, e 11 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Genova con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 novembre 2005. F.to: Annibale MARINI, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 dicembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA