[pronunce]

nonché in relazione al diritto di difesa, di cui all'art. 24 Cost. (specificamente attuato, in ambito tributario, dalla legge 27 luglio 2000, n. 212, recante «Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente»), il quale sancirebbe «la piena contestabilità della pretesa impositiva che deve essere garantita dal rispetto dell'obbligo del contraddittorio, della motivazione dei provvedimenti impositivi e della tutela giurisdizionale»; che, in particolare, l'art. 53 Cost. sarebbe violato, per l'assenza di collegamento tra la capacità contributiva dei cittadini e l'aggravio dell'imposizione, il quale non discenderebbe da una maggiore domanda o necessità di assistenza sanitaria, bensì dal bisogno di ripianare disavanzi dovuti a cattiva amministrazione; che ciò sarebbe dimostrato sia dalle misure previste come conseguenza dell'inadeguatezza dei piani di rientro dai commi 73 e seguenti dell'art. 2 della legge n. 191 del 2009, le quali sono coerenti con una accertata cattiva gestione, ma non con un aumento della domanda di assistenza, sia dal comma 84 dello stesso art. 2, laddove, per il caso di inadempimento al piano di rientro da parte del commissario ad acta, indipendentemente dalle ragioni dell'inadempimento, attribuisce al Consiglio dei ministri il potere di adottare gli atti necessari; che, nel caso della Regione Molise, la cattiva amministrazione della sanità sarebbe anche comprovata, in concreto, da alcuni rilievi formulati dal Procuratore regionale della Corte dei conti, sezione giurisdizionale per il Molise, nella relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2015; che le norme censurate, pertanto, costringerebbero illegittimamente «i cittadini a pagare un maggiore tributo, per la colpa (o il dolo) dei soggetti che amministrano il servizio sanitario, e ad essere, inoltre, penalizzati per le deficienze del servizio ed il maggiore costo dello stesso», attribuendo all'equilibrio finanziario una tutela di cui esso non sarebbe meritevole di per sé, ma «solo in quanto strumentale alla realizzazione della efficienza e continuità dei servizi pubblici che erogano prestazioni di sicurezza sociale, come quello della sanità» (è citata, in particolare, la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea 23 maggio 2000, causa C-104/98, Buchner e altri); che l'art. 97 Cost. - il quale imporrebbe una amministrazione trasparente del denaro pubblico e, per quanto concerne le norme tributarie, la conoscibilità dei criteri selettivi di controllo e nei controlli - sarebbe violato perché il mancato raggiungimento degli obiettivi dei piani di rientro sarebbe un «parametro del tutto discrezionale», rimesso alla valutazione di organi tecnici, senza contraddittorio; che, in particolare, la mera disamina del verbale della riunione congiunta del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e del Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, tenutasi (per quanto riguarda la Regione Molise) il 21 novembre 2013, dimostrerebbe il «palese eccesso di tecnicismo» e il «difetto di motivazione», con conseguente violazione dei principi di collaborazione e buona fede nei rapporti tra contribuente e amministrazione, per di più con difetto di imparzialità di quest'ultima, la quale sarebbe partecipe tanto del giudizio tecnico sullo stato di avanzamento del piano di rientro, quanto della gestione commissariale; che l'art. 24 Cost. sarebbe violato perché il contribuente inciso dalla maggiorazione dell'aliquota non potrebbe intervenire nelle valutazioni dei tavoli tecnici, né contestarle, in violazione del «c.d. diritto di contestare le tasse ingiuste», il quale dovrebbe essere garantito «dagli obblighi della motivazione e del contraddittorio nonché della tutela giurisdizionale», come affermato dalla giurisprudenza europea (sono citate le sentenze della Corte di Giustizia dell'Unione europea 18 dicembre 2008, causa C-349/07, Sopropé, e 3 luglio 2014, cause riunite C-129/13 e C-130/13, Kamino International Logistics e Datema Hellmann Worldwide Logistics) e da quella italiana di legittimità; che non sarebbe sufficiente la tutela indiretta assicurata dalla partecipazione dei rappresentanti regionali alle decisioni dei tavoli tecnici, «attesa la evidente incompatibilità degli stessi che, avendo formulato i piani [di rientro], non possono di certo avvertirne i limiti e le inadeguatezze», e inoltre perché la loro condizione di soggetti politici li rende, «in quanto tali, interessati a deresponsabilizzarsi per non esporsi alla impopolarità»; che, da ultimo, il rimettente cita la «remota, ma pur sempre attuale, affermazione» della Corte costituzionale (nella sentenza n. 111 del 1979, recte: del 1997), secondo cui il controllo della Corte stessa consiste in un giudizio sull'uso ragionevole, o meno, che il legislatore abbia fatto dei suoi poteri discrezionali in materia tributaria, «al fine di verificare la coerenza interna della struttura dell'imposta con il suo presupposto economico, come pure la non arbitrarietà dell'entità dell'imposizione»; che, con atto depositato il 9 febbraio 2016, si è costituito l'avvocato Francesco Mancini, chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale siano accolte; che, ripercorsi i termini delle argomentazioni esposte dalla Commissione tributaria provinciale, in relazione all'art. 53 Cost. la parte privata conviene che è irriducibile al principio di capacità contributiva la «indiscriminata ed automatica applicazione, d'imperio, dell'aliquota massima di addizionale regionale all'Irpef, a carico di cittadini la cui maggiore forza economica sarebbe paradossalmente data dall'inefficienza del sistema sanitario di appartenenza»; che tale situazione non sarebbe in alcun modo riferibile ai contribuenti, i quali sono anzi penalizzati da un servizio meno efficiente e più costoso, mentre lo stesso art. 2, commi 73 e seguenti, della legge n. 191 del 2009 già contemplerebbe «sanzioni dirette e proprie», le quali incidono sui soggetti dell'apparato amministrativo coinvolti nel grave disavanzo sanitario; che, pertanto, qualunque interpretazione si dia del concetto della capacità contributiva, l'assenza di quest'ultima, nel caso, risulterebbe altrettanto chiara, che se l'imposizione fosse correlata a fattori quali, ad esempio, «il deficit dei bilanci dei trasporti pubblici regionali, l'inadeguatezza delle entrate derivanti dalla gestione del patrimonio immobiliare locale, oppure il tasso di evasione fiscale o di criminalità di una regione»; che un'imposizione siffatta non sarebbe compatibile nemmeno con i principi di cui all'art. 97 Cost., anche per il difetto di imparzialità delle amministrazioni coinvolte e, segnatamente, delle strutture commissariali, perché si verifica, anche in Molise, una commistione tra le funzioni di gestione e quelle prodromiche all'imposizione e inoltre perché il mancato raggiungimento degli obiettivi di rientro è sempre anche imputabile, almeno sotto alcuni profili, a queste strutture;