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Questa è l'ultima infrastruttura di import realizzata, come ricorderete tutti, entrata in funzione nel novembre 2020; trasporta attualmente il 10 per cento del nostro gas, pari a circa 7 miliardi di metri cubi, e potrebbe arrivare all'incirca a 8,5 con l'attuale assetto. Ci sono poi tre rigassificatori: uno a Panigaglia (l'unico in terraferma) e due off-shore installati al largo nella zona di Rovigo e nella zona di Livorno. Questi producono il 13 per cento del nostro gas per circa 9,8 miliardi di metri cubi e potrebbero arrivare a circa 16 miliardi: notoriamente i rigassificatori non funzionano al 100 per cento per trecentosessanta giorni, quindi c'è margine eventualmente per aumentare la loro produzione. Di questo sistema - composto quindi da tre stazioni di rigassificazione e cinque gasdotti - fa parte qualificante anche la serie di giacimenti di stoccaggio di gas naturale. Ricordo che, per assicurare il bilanciamento di consumi tra inverno ed estate - non è quindi solo un problema di valore medio: ci sono periodi di picco e altri, come l'estate, in cui il bisogno è inferiore - disponiamo di 18 miliardi di metri cubi, una parte dei quali è destinata allo stoccaggio strategico, producibile solo in caso di emergenza prolungata, e circa 12 miliardi di metri cubi sono destinati allo stoccaggio commerciale di gas di proprietà dei trader . La parte che rimane è, appunto, una riserva strategica proprietà delle imprese di stoccaggio e può essere erogata in condizioni di emergenza prolungata, a tutela residuale del settore civile. Con questo assetto - credo che i numeri siano abbastanza chiari - vediamo gli scenari di possibile interruzione delle forniture di gas dalla Russia, nell'ipotesi in cui a un certo momento si chiuda il rubinetto. È importante sottolineare che in questo momento il flusso di fornitura attraverso la Russia è il più alto registrato in tempi recenti. La fornitura è assolutamente costante in tutta Europa; anzi, si è sollevata - come penso abbiate sentito - una riflessione sul fatto che comunque l'Europa sta continuando ad acquistare il gas e la fornitura in questo momento è continua, e questo porta a pagamenti di un ordine di grandezza di circa un miliardo di euro al giorno di acquisto da parte dell'Europa. In un momento, purtroppo, di guerra come questo, capite che la cosa ha implicazioni che vanno oltre il settore energetico: noi (Europa) stiamo comprando gas e pagando circa un miliardo al giorno, indipendentemente dalle quotazioni. Quindi, è una riflessione importante in questo momento, che prescinde da quello che discutiamo oggi. Supponiamo che possa esserci un'interruzione: nel breve termine, cioè fra un mese, come ordine di grandezza, grazie all'atteso miglioramento delle condizioni climatiche, si stima una riduzione della domanda per uso civile dell'ordine di 40 milioni di metri cubi al giorno. Questo è quello che succede quando il tempo migliora, come in questo periodo (fine marzo), assumendo che ci siano condizioni di freddo standard , quindi non un picco invernale ritardato. Pertanto, anche una completa interruzione dei flussi dalla Russia da questa settimana non dovrebbe comportare problemi di fornitura interna. Eventuali picchi di domanda potrebbero essere assorbiti modulando opportunamente i volumi di stoccaggio residui - il nostro attuale residuo è circa il 25 per cento di quello che avevamo a inizio inverno, un po' meno del solito in questa stagione, ma siamo tutti partiti in Europa con meno stoccaggio - e con le altre capacità di importazione non dovremmo avere alcun tipo di problema. Problemi per assicurare la fornitura a tutti i consumatori italiani in questo scenario potrebbero avvenire solo in caso di un picco di freddo eccezionale a fine marzo o un contestuale evento catastrofico ( disruptive ) su altre rotte di importazione, che in questo momento non abbiamo motivo nemmeno di considerare. Vediamo il medio termine, che è oggettivamente la parte più preoccupante. Dobbiamo riempire gli stoccaggi al 90 per cento. Per medio termine intendiamo l'inverno 2022-2023 (quindi, la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo). Dovremmo riempire gli stoccaggi al 90 per cento per il prossimo inverno, cioè ci servono all'incirca 12 miliardi di metri cubi da mettere a stock . L'attivazione - si spera con successo - delle misure di breve e medio termine descritte nel seguito, e che fra poco vi illustrerò, anche con alcune norme che sono in corso di pubblicazione, dovrebbe mitigare la criticità che oggi è essenzialmente legata al prezzo. Qui vengo alla nota dolente. In questo momento, a marzo del 2022, ci siamo attestati a un prezzo medio di 1,50 euro per metro cubo. Quindi, per essere molto chiaro, se dovessi stoccare 10 miliardi di metri cubi, mi servirebbero 15 miliardi di euro. Sto facendo un calcolo un po' vuoto per pieno, ma credo sia evidente. Quindi, chi fa questo stoccaggio deve mettere 15 miliardi sul tavolo. Vi faccio presente che un anno fa, di questi tempi, quando il gas era esattamente uguale a quello che c'è adesso, anzi un po' di meno, perché ora stanno flussando leggermente di più, il costo era di 30 centesimi a metro cubo. Quindi, gli stessi 10 miliardi avrebbero richiesto un anticipo di 3 miliardi. Ora, non ho nessuna intenzione di sollevare problemi senza proporre soluzioni, come qualcuno ha voluto intendere; però, siccome la quantità di gas è uguale, non è molto giustificato il fatto che, a parità di tutto, il prezzo mi vada da 30 centesimi a 1,5 euro e quindi che uno stoccaggio mi costi da 3 miliardi di anticipo, che potrà fare l'operatore, a 15 miliardi, perché è una cosa un po' diversa. Questa è stata la mia affermazione, forse un po' dura e sicuramente non mi sono espresso con termini giuridicamente corretti, ma credo abbiate capito lo spirito: se la materia è la stessa, non è possibile costi cinque volte di più, perché stiamo mettendo in ginocchio gli operatori, i cittadini e tutti quanti. È ovvio che non c'è qualcuno che in Italia sta facendo una cosa sbagliata. È un problema di quotazione di un mercato di questi hub, che non lavorano sulla materia prodotta, ma scambiando contratti, certificati e future. Questo è un problema molto serio, che non solamente sta mettendo in ginocchio l'Italia, ma sta toccando tutti i Paesi europei. Purtroppo, in questa sede non posso proiettare le immagini che mi sono procurato, ma stiamo monitorando con la Commissione europea ogni aspetto e abbiamo tutti i grafici dell'evoluzione del prezzo del gas e, ovviamente, dell'elettricità. Come sapete, infatti, e lo vedremo fra un attimo, il gas con il marginale determina il prezzo dell'elettricità. C'è questa crescita continua e poi si vede che, il giorno in cui scoppia il conflitto, i grafici hanno un'impennata. Sulla stampa internazionale sono state fatte anche osservazioni sul fatto che ci possano essere influenze su queste quotazioni da parte addirittura dei produttori russi. Questi sono argomenti molto delicati a livello internazionale. Li stiamo trattando in Commissione e abbiamo parlato con il gabinetto della presidente Von Der Leyen già due volte e vi illustrerò alcune proposte operative.