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E alcuni doc e film si trovano gratis su Raiplay", il giornalista, già autore di un pezzo sullo stesso argomento ad inizio anno, dunque a pochi giorni dalla registrazione di ITsART (24 dicembre 2020), (si veda "La Netflix della cultura di Franceschini e Palermo non aiuta gli artisti ma solo Chili" su "espresso.repubblica" e "Cosa sappiamo di ItsArt, la società che dovrà realizzare la Netflix della cultura italiana" su "wired"), si vede costretto a constatare che la partenza della piattaforma a pagamento, avvenuta in coincidenza con la riapertura di cinema, teatri, sale concerto eccetera il 31 maggio 2021, coincidenza temporale alquanto inopportuna, non ha suscitato l'entusiasmo degli italiani, né poteva farlo; il cospicuo quanto contestato investimento ministeriale (si veda "Che cosa sarà concretamente questa Netflix della cultura" su "ilpost"), pari a dieci milioni di euro, e la campagna mediatica connessa, costata altro denaro pubblico, coperti dal "Recovery Fund", finora non sono bastati ad attirare l'attenzione degli utenti, anche perché l'offerta è piuttosto scarna, a fronte di prezzi tutt'altro che convenienti (si veda "Il Netflix della cultura italiana di Dario Franceschini è un disastro" su "thesubmarine"); l'obiettivo dichiarato del progetto sembra dunque essere stato mancato clamorosamente (al pari di "italia" nel 2007 e "verybello" nel 2015, entrambi di triste memoria), non così quello che molti, fin dall'inizio, hanno creduto di riconoscere come lo scopo reale dell'iniziativa di Franceschini e del suo entourage amministrativo (si vedano "L'opportunista Dario Franceschini adesso si prepara per Palazzo Chigi" su "espresso.repubblica" o "Ecco la "Netflix della cultura": è il nuovo gioco della politica? " su "emergenzacultura"), da sempre legato a doppio filo al mondo dello spettacolo e da più breve tempo a quello delle piattaforme digitali: favorire consolidate clientele, invece di risparmiare agli Italiani l'ennesimo salasso coinvolgendo a costo zero la RAI; come osserva Tecce: "l'unico affare è per gli azionisti privati di Chili, altra piattaforma perlopiù di prodotti americani, soprattutto film e serie tv", aggiungendo poi, sarcastico, che Chili (fondata nel 2012 e oggi controllata dal fondo Negentropy di Ferruccio Ferrara, con 4,5 milioni di utenti registrati nel 2020 fra Italia, Austria, Germania, Polonia e Regno Unito), azionista privato di minoranza che, con il 49 per cento delle quote (di categoria B), affianca Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria del 51 per cento (quote di categoria A), e scelto della stessa CDP ad agosto 2020 tra i partecipanti ad un'apposita gara, "ha un doppio primato nel mercato italiano: ha ampliato la diffusione del cinema su internet e ha registrato otto bilanci di fila in perdita"; se non bastasse, Chili TV (che esprime l'amministratore delegato di ITsArt, Giano Biagini, e ha nel CdA anche il predetto Ferruccio Ferrara, mentre fanno capo a CDP il presidente, Antonio Garelli, e altri due consiglieri), non ha dovuto spendere, nell'immediato, neppure un euro dei sei milioni di sua spettanza (6,25 era invece la quota di CDP), poiché la piattaforma che ha messo a disposizione del progetto ITsArt è stata valutata giusto sei milioni nella perizia presentata da Chili stessa, cui non sfugge neppure l'incarico per la manutenzione ordinaria e straordinaria della suddetta piattaforma. Solo con l'aumento di capitale da due milioni avvenuto a gennaio 2021, Chili, che nelle dichiarazioni iniziali si era vantata di offrire "tecnologia, cassa e competenze di management" ("ItsArt: altro che Netflix, gli piacerebbe" su "tvzoom"), ha coperto la sua quota per un milione; considerato che: al momento gli artisti italiani disertano ItsArt, che garantisce solo la distribuzione digitale del prodotto (e neppure in abbonamento, solo a noleggio o in vendita), non il costo d'impresa di eventuali nuove produzioni, mancando perciò di incentivare in alcun modo il settore, tant'è che la bocciatura degli operatori fu immediata (si veda "Il Netflix della cultura del ministro Dario Franceschini bocciato senza appello dagli operatori dello spettacolo" su "italiaoggi"); la home page si articola in Palco, Luoghi e Storie: sezioni dedicate rispettivamente ai teatri, ai musei e ai film /documentari, ma ItsArt propone attualmente solo 28 film (su 700 contenuti totali), parte dei quali, però, hanno un costo maggiore che se acquistati su Chili, e comunque sono "già tutti fruibili altrove, spesso anche gratis" (si veda "Viaggio dentro ITsArt, il "Netflix della cultura italiana" su "rollingstone"), mentre alcuni dei documentari si possono veder su "Raiplay" gratuitamente. Le esclusive sono una ventina, non tutte corredate da una opportuna descrizione; è ancora in gran parte di là da venire "l'accesso a dirette e registrazioni di spettacoli di teatro, danza, concerti e arti performative?tuor virtuali nei musei, visite a festival culturali" (si veda "Abbiamo provato ItsArt, «la Netflix della cultura italiana» che però non c'entra niente con Netflix" su "open.online" e "Cosa sappiamo di ItsArt, la società che dovrà realizzare la "Netflix della cultura italiana"" su "wired"), mentre in generale l'offerta di cultura italiana è oggi solo parziale e tutt'altro che contemporanea, per non dire che ItsArt si raggiunge tuttora da browser poiché non è stata ancora predisposta l'apposita app , si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di spiegare perché nel CdA di "Italy is Art" (ItsArt) non compaia alcun soggetto riconducibile al Ministero della cultura, escluso quindi da qualsiasi controllo diretto sulla società partecipata, benché abbia contribuito con 10 milioni di euro alla nascita di quella che è stata lanciata da Franceschini, il 18 aprile 2020, come "una sorta di Netflix della cultura italiana", mentre alla prova dei fatti è stata a ragione ribattezzata "la Chili della cultura italiana", poiché un impietoso confronto dimostra che la prima esiste già ed è, se mai, "Raiplay"; perché il taglio dato alla piattaforma digitale ItsArt sia connotato, almeno finora, a giudicare cioè dai pochi contenuti disponibili, soprattutto nell'ottica di una fruizione turistica del Paese, invece che in un'ottica culturale in senso pieno, capace cioè di veicolare a tutti i pubblici potenzialmente raggiungibili contenuti di qualità. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02635 DI MICCO GRANATO ANGRISANI GIANNUZZI LEZZI ABATE CORRADO Ai Ministri della giustizia e dello sviluppo economico Premesso che: nel corso degli anni, la trasmissione "Report", che va in onda su RAI 3, ha suscitato un sempre crescente interesse da parte del pubblico con i suoi servizi di giornalismo di inchiesta. Al contempo si sono moltiplicati, a carico della medesima trasmissione, gli attacchi politici, come è accaduto dopo le inchieste sulla sanità campana e sui fondi della Lega.