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Istituzione del Comitato interministeriale per le politiche urbane. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge riproduce un’analoga proposta presentata nella scorsa legislatura su impulso dell’Intergruppo parlamentare per l’agenda urbana, costituitosi nel marzo 2012 per iniziativa di deputati e senatori appartenenti a diversi schieramenti politici. Nella scorsa legislatura, anche tramite l’accoglimento da parte del Governo di un ordine del giorno sulle politiche urbane, si sono create le condizioni per superare un ritardo preoccupante del nostro Paese nel darsi una politica per le città che coordini i diversi interventi in materia, come accade da tempo in numerosi altri Paesi dell'Unione europea. Soprattutto in un momento di grave crisi come l'attuale, per promuovere la crescita che è indispensabile anche al fine di rendere efficaci i sacrifici che il Paese sta sopportando per il risanamento dei conti pubblici, è necessario investire sulle città. Esse, soprattutto in Italia, sono i sistemi propulsivi del Paese, nelle quali si coagulano popolazione, attività, strutture formative, università e centri di ricerca, e dove si concentrano le sfide dell'esclusione sociale, dell'immigrazione, delle discriminazioni di genere, della disoccupazione, dell'ambiente e dell'innovazione. Le città costituiscono un forte potenziale ancora inutilizzato per lo sviluppo qualitativo e la crescita economica nazionale. La strategia Europa 2020, per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva di tutta l'Unione, prevede il raggiungimento di obiettivi occupazionali, ambientali, di contrasto alla povertà, di formazione e di sviluppo della ricerca che richiedono un ruolo attivo delle città. La quinta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale della Commissione europea del novembre 2010 ha proposto di sviluppare, per il prossimo ciclo di programmazione 2014-2020, una «ambiziosa agenda urbana» in ciascun Paese membro, che permetta alle amministrazioni cittadine di essere direttamente coinvolte nell'elaborazione delle strategie di sviluppo. Il 6 ottobre 2011 la Commissione europea, al termine di una vasta consultazione, ha presentato una proposta legislativa per la politica di coesione 2014-2020. Tra gli elementi più rilevanti della nuova proposta di regolamento del fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) vi è la volontà di assegnare alle città una posizione di protagoniste in quanto motori di crescita, innovazione e integrazione dell'Unione europea. La proposta di regolamento del FESR 2014-2020 riformula le priorità per finanziare i progetti urbani e dichiara che verranno allocate le risorse prioritariamente per rispondere ai bisogni dei diversi livelli territoriali, per rinforzare la dimensione urbana, per promuovere lo sviluppo locale, laddove i progetti sostengono un approccio multilivello, multisettoriale, territoriale e integrato. Il FESR promuoverà, nell'ambito dei programmi operativi, lo sviluppo urbano sostenibile per mezzo di strategie che prevederanno azioni integrate per far fronte alle sfide economiche, ambientali, climatiche e sociali che si pongono nelle zone urbane. La proposta prevede che almeno il 5 per cento delle risorse del FESR, assegnate a livello nazionale, sarà destinato ad azioni integrate per lo sviluppo urbano sostenibile delegate alle città per essere gestite per mezzo degli investimenti territoriali integrati. Ciascuno Stato membro dovrà stabilire nel proprio contratto di partenariato un elenco di città in cui dovranno essere realizzate le azioni integrate per lo sviluppo urbano sostenibile e la dotazione annua indicativa destinata a tali azioni a livello nazionale. La Commissione europea istituirà, inoltre, una piattaforma per lo sviluppo urbano per promuovere lo sviluppo di capacità, la creazione di reti tra città e lo scambio di esperienze sulla politica urbana a livello dell'Unione europea nei settori attinenti alle priorità d'investimento del FESR e allo sviluppo urbano sostenibile. Alla piattaforma parteciperanno le città, in base agli elenchi stabiliti nei contratti di partenariato (per un massimo di venti città per Paese), selezionate secondo due criteri: la popolazione e l'esistenza di una strategia per le azioni integrate. Infine, su iniziativa della stessa Commissione, il FESR può sostenere azioni innovative nel campo dello sviluppo sostenibile, entro il limite dello 0,2 per cento della dotazione totale annua del FESR. Tali azioni comprendono studi e progetti pilota diretti a identificare o sperimentare nuove soluzioni a problemi relativi allo sviluppo urbano sostenibile che abbiano rilevanza a livello di Unione europea. Quasi tutti i Paesi europei hanno politiche urbane nazionali e specifiche strutture di governo ad esse dedicate. Alcuni Stati non federali hanno istituito un Ministero nazionale (Olanda, Francia, Danimarca, Portogallo), la Gran Bretagna ha costituito un Dipartimento presso l'ufficio del Primo ministro con poteri e risorse rilevanti, in altri Stati federali (Belgio, Germania) e in Spagna le città sono comunque al centro di attenzioni e di politiche specifiche. Il professor Ernesto D'Albergo (Le città nell'agenda politica nazionale. Una comparazione nell'Europa occidentale, Franco Angeli 2011) distingue le politiche degli Stati per le città a seconda della loro natura esplicita (se vi è un target mirato verso intere città, o più spesso verso quartieri o aree urbane caratterizzate da crisi o elevato disagio sociale ed economico) o implicita (se le politiche esercitano conseguenze importanti sulla vita economica e sociale delle città, ma non sono concepite con un focus urbano). Le politiche così definite possono essere inoltre dirette (se esercitano effetti sui sistemi economici, sociali e spaziali delle città senza che sia necessario l'intervento di attori diversi da quelli governativi), o indirette (se le decisioni statali introducono risorse e strumenti che chiamano in causa gli attori locali). In tutti i quattro Paesi che lo studio di Ernesto D'Albergo prende in esame (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) vi sono interventi diretti ed esplicitamente focalizzati su problemi urbani, i cosiddetti programmi area based . In Francia vi è la Politique de la ville , nel Regno Unito vi sono molti programmi fra i quali New Deal for Communities e Urban Renewal Fund , in Germania Die Soziale Stadt e Stadtumbau Est e Ovest. In Spagna questi programmi, soprattutto in relazione a problemi legati alla disoccupazione e all'immigrazione, sono condotti su scala regionale e locale. Purtroppo in Italia non vi è alcuna politica specifica per le città ed esiste una grande frammentazione delle diverse iniziative pubbliche. Nel Libro bianco sulle città del Consiglio italiano per le scienze sociali di recente pubblicazione (Le grandi città italiane, società e territori da ricomporre, a cura di Giuseppe De Matteis, Marsilio 2011) si propone di realizzare «regimi di autogoverno differenziati», che possono essere attivati attuando l'articolo 23 della legge 5 maggio 2009, n. 42, relativo all'istituzione delle città metropolitane, e «di dar voce alle città nel Consiglio dei ministri».