[pronunce]

Del pari, particolarmente rilevante sarebbe anche l'interrogazione 3/02476, nella quale – proprio riferendosi ai «dottori Antonio Di Pietro, Pier Camillo Davigo, Gherardo Colombo e Francesco Greco» – il suddetto deputato si doleva del fatto che nessun procedimento disciplinare fosse stato avviato nei loro confronti, «nonostante la gravità dei reati commessi ai danni del Governo e del Parlamento». Analogamente, in occasione della presentazione della proposta di legge n. 2296, il medesimo parlamentare sottolineava – nella relazione introduttiva – la intollerabilità del fatto che «sotto la toga si nascondano interessi di parte, discriminazioni colpevoli o faziosità», stigmatizzando, inoltre, «l'enorme impatto che ha avuto e ha nell'opinione pubblica il persistente e diuturno intervento attraverso i mass-media di magistrati famosi per la pubblicità data alle loro inchieste giudiziarie». Alla luce, pertanto, di tali elementi, la Camera dei deputati reputa che, «ragionando in una prospettiva di carattere più generale», dagli atti di funzione suddetti potrebbero evincersi delle ripetute critiche mosse – dall'on. Sgarbi – ai magistrati milanesi per il ruolo «anomalo» dagli stessi rivestito, proprio «in ragione della notorietà e visibilità assunta», critiche alle quali, quindi, ben potrebbero essere «correlate le opinioni esterne in tema di attenzione offerta dai mezzi di stampa alle iniziative editoriali dei medesimi magistrati». Né, d'altra parte, ad escludere l'applicazione dell'art. 68, primo comma, Cost. potrebbe addursi l'assenza «di puntuali corrispondenze testuali con le dichiarazioni esterne», giacché, ai fini della «legittima attivazione della garanzia della insindacabilità», sarebbe sufficiente – come nel caso di specie – l'esistenza, tra le dichiarazioni esterne e quelle interne, di «una sostanziale identità di contenuto polemico» (sono citate, a riguardo, le sentenze della Corte costituzionale n. 347 e n. 298 del 2004). 3.2.2.- Rileva, infine, la Camera dei deputati – ad ulteriore conferma dell'esistenza, nella specie, del nesso funzionale – che «la specifica vicenda di cui alle dichiarazioni incriminate era stata oggetto anche di molteplici atti ispettivi resi da altri parlamentari, alcuni dei quali di contenuto identico, finanche dal punto di vista testuale», alle dichiarazioni suddette. Il riferimento è, in particolare, alle interrogazioni a risposta orale n. 3/00448 dell'11 novembre 1996, presentata dagli onorevoli Parenti e Bruno, n. 3/02549 del 24 giugno 1998, presentata dall'on. Saponara, n. 3/02558 del 24 giugno 1998, presentata dall'on. Maiolo, e n. 3/00814 del 17 ottobre 1996, presentata dall'on. Mantovano ed altri. La Camera si dice consapevole del fatto che la Corte costituzionale «ha ritenuto di escludere che possano utilizzarsi, al fine di vagliare la sussistenza del nesso funzionale, gli atti che siano riconducibili ad altri parlamentari» (è citata la sentenza n. 347 del 2004), ciò nondimeno essa reputa che «laddove, come nel caso di specie, si riscontri una così puntuale coincidenza con le dichiarazioni esterne ciò dovrebbe comunque indurre a ritenere di per sé superato il test di parlamentarità di cui all'art. 68, comma primo, Cost., indipendentemente dalla provenienza soggettiva dell'atto parlamentare di riferimento». 4.- In prossimità dell'udienza pubblica di discussione la Camera dei deputati ha depositato un'ulteriore memoria, ribadendo le considerazioni e conclusioni già svolte.1. — Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Brescia ha promosso, con ricorso depositato pressa la Cancelleria della Corte il 26 ottobre 2004, conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, per l'annullamento della deliberazione da quest'ultima adottata «nella seduta del 17 marzo 2004» (Doc. IV-ter, n. 4-A). 1.1.- Il ricorrente ha premesso di essere chiamato a giudicare della responsabilità penale dell'onorevole Vittorio Sgarbi, «imputato del delitto di diffamazione aggravata in danno del magistrato dott. Piercamillo Davigo», in ragione delle «frasi pronunciate» e delle «condotte tenute» nel corso della puntata del 26 giugno 1998 della trasmissione televisiva “Sgarbi quotidiani”, diffusa dall'emittente “Canale 5”. Il parlamentare, difatti, «conduttore del programma televisivo suddetto», avrebbe esposto «durante la sigla iniziale della trasmissione un disegno raffigurante due maiali vestiti da magistrati con tocco, toga, un coltello e un grembiule sporco di sangue», rivolgendosi inoltre al disegnatore Martinez con le seguenti parole: «È tua la copertina? Ti volevi riferire ai magistrati di Venezia? Di qualunque altra città d'Italia? …. non c'è nessun collegamento tra la copertina di Martinez e la musica che fa siam tre piccoli porcellini e quello che dirò io … i porci miei sono porci miei, i porci tuoi sono porci tuoi …». Il medesimo deputato, poi, avrebbe dichiarato, nel corso della stessa trasmissione, in relazione alla recensione di un libro pubblicato dal dott. Davigo, «io vi suggerisco, se avete intenzione di scrivere libri, di fare prima i magistrati: se voi volete avere una recensione sul Corriere in terza pagina, voi dovete non fare il libro e basta, ma fare il magistrato, magari del pool di Milano, perché se lo fai a Forlì o Ravenna o anche a Venezia, non ti danno neanche la quindicesima; allora dovete fare i magistrati a Milano per pubblicare un libro di cui spero godrete i diritti di autore e allora soltanto avrete una recensione in terza pagina». Il parlamentare, inoltre, «mostrando la terza pagina del quotidiano “Corriere della Sera”, suggeriva agli ascoltatori: “come la chiamereste voi questa pagina? Io la chiamerei leccata di c. … (bip). Trattasi del c. … (bip) del dott. Davigo”», aggiungendo «frasi sarcastiche sulla circostanza che la recensione occupasse lo spazio di sette colonne». Infine il parlamentare, conclude sul punto il ricorrente, durante un dialogo con l'ospite della trasmissione avv. Carlo Taormina, «accreditava la tesi che il dott. Davigo avesse “mandato” il maresciallo della Guardia di Finanza Scaletta Salvatore (…) ad interrogare il finanziere Francesco Pacini Battaglia al precipuo scopo di “fargli dire” che Taormina era legato a clan camorristici e dunque al fine di “incastrarlo” e provocare un'indagine per reati di mafia a carico di quest'ultimo». 1.2.- Ciò premesso, ritenendo illegittima la deliberazione adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 17 marzo 2004 (Doc.