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Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, è davvero un'occasione importante quella di oggi che, pur prendendo le mosse dai fatti tragici di Santa Maria Capua Vetere, consente di fare un focus , che beneficia anche della sensibilità da sempre dimostrata dal Ministro su questi temi. Santa Maria Capua Vetere rappresenta la cifra estrema di quello che abbiamo visto tragicamente, di tutto quello che è stato rappresentato. Io parlo da campano e da chi vive anche la vita nei penitenziari, attraverso le ispezioni che più volte abbiamo fatto: parlo delle case circondariali di Poggioreale, di Secondigliano, degli istituti di pena minorile (di quello di Nisida), realtà con criticità molto delicate e significative dal punto di sociale e ambientale. Oggi si parla di Costituzione tradita, di responsabilità collettiva, di un sistema che va riformato. Ci attendiamo però che a questo punto, e da questo momento in avanti, anche in vista della prospettiva europea, che alle parole seguano i fatti, perché il carcere e l'esecuzione penale nel suo complesso siano plasmati in una maniera efficace e definitiva verso un sistema rispettoso della dignità, dei diritti fondamentali e realmente teso alla risocializzazione del reo. Oltre a quanto immaginato dal Governo, con il Piano nazionale di ripresa e con l'impiego delle risorse straordinarie europee sul versante strutturale del carcere, è giunto il momento di una riforma complessiva. Non si tratta soltanto di implementare nuove carceri, ma occorre con forza realizzare un carcere nuovo, cioè rinnovato quanto ad assistenza, trattamento, produttività e formazione per renderlo finalmente conforme alla nostra Carta costituzionale. Sin dal 1948 i nostri Padri costituenti scrissero che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, una frase chiara, che non si presta a pluralità di interpretazioni. Il sistema penitenziario è riuscito solo in poche occasioni a rispettare tali imperativi costituzionali e normativi e, nonostante i tanti anni trascorsi, i luoghi di detenzione hanno costituito sempre una spina nel fianco nel nostro Stato di diritto, che nessuno è riuscito a estirpare, nonostante la sottoscrizione di Trattati internazionali, raccomandazioni e condanne diverse provenienti dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Chiaramente alcune linee di intervento sono emerse. Il Ministro ha parlato in maniera molto chiara di interventi sulle strutture, sul personale e sulla formazione. Penso anche al nuovo regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario del 2000, che andrebbe riscritto, tenendo conto dei cambiamenti avvenuti nel mondo esterno, della riforma dell'ordinamento penitenziario entrata in vigore nell'ottobre del 2018, degli insegnamenti appresi dalla crisi sanitaria e della necessità di rendere il carcere un luogo responsabilizzante, nel quale la vita scorra nel modo più simile possibile a quella esterna, in vista di un ritorno in società delle persone detenute. Più risorse anche per le misure alternative per la giustizia di comunità, progetti educativi e sociali che riducano i rischi della devianza, trattamenti socio-terapeutici esterni per chi ha problemi di dipendenza. Più risorse per modernizzare e migliorare la vita interna. Le ristrutturazioni sono necessità non più rinviabili, così come il potenziamento di strutture mediche ed infermieristiche. Più risorse da investire nel capitale umano; gli educatori presenti sono il 18 per cento in meno di quelli previsti: 733 invece di 896. Questo vuol dire un educatore ogni 73 detenuti. Il trattamento economico a loro riservato è nettamente inferiore rispetto a quello degli agenti. I funzionari amministrativi sono il 21,6 per cento in meno di quelli previsti. Ugualmente medici, infermieri, psicologi sono insufficienti, al pari degli assistenti sociali. Con il recovery arriveranno in Italia oltre 200 miliardi di euro. Una parte andrà alla giustizia e al sistema penitenziario. È davvero un'occasione da non sprecare con una serie di interventi che analiticamente sono stati già delineati in sede di rappresentazione delle linee guida e delle linee programmatiche del Ministro in Commissione giustizia; siamo certi che vi daremo seguito in questa fase così delicata e in uno snodo essenziale per la vita del Paese. PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro della giustizia, che ringrazio per la disponibilità. Prima di sospendere la seduta, vorrei dare il benvenuto ad Elena Dora Tosato ed esprimere le mie felicitazioni al neopapà senatore Paolo Tosato, a nome di tutta l'Assemblea e a nome mio personale. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 13,12, è ripresa alle ore 16,32) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 2320 ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, siamo in sede di discussione generale del cosiddetto decreto sostegni- bis , che partiva, nella prima stesura, con circa 78 articoli e che arriva nell'Aula del Senato con 160 articoli circa. Un decreto-legge che utilizza una cifra di circa 40 miliardi, che poi è l'importo dell'ultimo scostamento, ultimo di una serie di scostamenti che hanno incrementato di circa 200 miliardi l'ammontare del nostro stock di debito pubblico. Un decreto-legge che è una specie di mostro, come ormai siamo abituati a vedere, valutare e considerare: una specie di mostro normativo che spazia. Una volta c'erano i mille proroghe; poi gli omnibus , poi la finanziaria. Adesso, signor Presidente, ciò che prima era eccezione, come in tanti altri campi e atteggiamenti, sembra essere diventato regola. È un decreto-legge che proroga e ripropone pezzi di decreti emergenziali della coppia Conte-Arcuri, tanto per confermare che, in gran parte dei suoi provvedimenti concreti, questo Governo altro non fa che rimettere mano, quasi sempre senza determinare grandi mutazioni, a provvedimenti già adottati dal precedente Governo Conte. Gli esempi non mancano. Colleghi, come sapete, io cerco di occuparmi soprattutto di temi sanitari. In questo decreto ci sono molti articoli che trattano della materia, in questo momento, peraltro, particolarmente sensibile rispetto alla vita quotidiana degli italiani. Ebbene, il comma 2 dell'articolo 26 rimette mano alla necessità di rendicontare circa le prestazioni in recupero di quella che viene definita la sanità sospesa, quella che è rimasta appesa in tempi di Covid-19. Si tratta di circa 50 milioni, più o meno, di prestazioni, tra diagnostica e trattamenti sanitari rimasti in sospeso, che le Regioni devono recuperare. Sono state destinate risorse, con due successivi provvedimenti legislativi, praticamente in fotocopia, e le nostre obiezioni rispetto a quei provvedimenti vengono prese per buone nel testo in esame, che proroga i termini per la rendicontazione. Fin dall'inizio dicevamo infatti che sarebbe stato impossibile spendere quel denaro nei termini che erano stati posti e infatti viene prorogato il termine per la rendicontazione delle Regioni. Onorevoli colleghi, viene solo prorogato il termine per rendicontare, ma non cambiano i criteri per l'utilizzo di queste risorse e soprattutto per il piano di riparto delle risorse tra le Regioni, che non tiene in alcun conto del grado di aggressività del virus nei confronti del rispettivo territorio.