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Proposta di Decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio che adatta la direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sull'efficienza energetica [modificata dalla direttiva (UE) 2018/XXX] e il regolamento (UE) 2018/XXX del Parlamento europeo e del Consiglio [Governance dell'Unione dell'energia], a motivo del recesso del Regno Unito dall'Unione europea (COM(2018) 744 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 13 a e 14ª; Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (COM(2018) 745 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14ª; Relazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio sull'attuazione della strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici (COM(2018) 738 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14ª. Mozioni, apposizione di nuove firme La senatrice Giannuzzi ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00050 della senatrice Moronese ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Giannuzzi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00339 della senatrice Moronese ed altri. Mozioni Atto n. 1-00053 BERNINI MALAN GALLIANI GALLONE GIAMMANCO LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI MOLES RIZZOTTI RONZULLI PICHETTO FRATIN AIMI ALDERISI BARACHINI BARBONI BATTISTONI BERARDI BERUTTI BIASOTTI BINETTI CALIENDO CANGINI CARBONE CAUSIN CESARO CONZATTI CRAXI DAL MAS DAMIANI DE POLI DE SIANO FANTETTI FAZZONE FERRO FLORIS GASPARRI GHEDINI GIRO MASINI Alfredo MESSINA MINUTO MODENA PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO QUAGLIARIELLO ROMANI ROSSI SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TESTOR TIRABOSCHI TOFFANIN VITALI Il Senato, premesso che: nella dichiarazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) sull'eliminazione della violenza contro le donne (1993), all'articolo 1, è precisato che con l'espressione "violenza contro le donne" si intendono tutti gli atti di violenza "fondati sul genere che abbiano come risultato, o che possano probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata"; la violenza nei confronti delle donne è considerata una violazione dei diritti umani fondamentali riconosciuti e garantiti, sia dalla Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) che dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; la violenza nei confronti delle donne, purtroppo, nonostante i numerosi strumenti di tutela internazionale che la condannano e i progressi normativi fatti, è un fenomeno tuttora diffuso in Europa; la percezione della gravità e della diffusione dei crimini contro le donne, e della loro trasversalità socio-economica e geografica, ha indotto il Consiglio d'Europa ad adottare la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Tale documento, che si colloca nel solco di numerosi atti sovranazionali aventi analoghe finalità (come ad esempio: la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e i suoi Protocolli, la Carta sociale europea, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei bambini contro lo sfruttamento, gli abusi sessuali e le mutilazioni genitali femminili; le raccomandazioni del Comitato dei ministri agli Stati membri del Consiglio d'Europa sulla protezione delle donne dalla violenza, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia (1989) e i suoi Protocolli opzionali (2000) e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (2006); lo statuto di Roma della Corte penale internazionale (2002)) è stato approvato dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa il 7 aprile 2011 ed aperto alla firma l'11 maggio 2011 a Istanbul; la Convenzione definisce la violenza contro le donne come una "violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata" (art. 3, lett. a) ); quanto alla "violenza domestica", essa è identificata dalla Convenzione in "tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all'interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner , indipendentemente dal fatto che l'autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima" (art. 3, lett. b) ); nel 2013, il Parlamento italiano, con la legge n. 77 del 2013, ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011 e approvato le "Disposizioni urgenti per il contrasto della violenza di genere" previste dal cosiddetto decreto anti-femminicidio (decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2013). Lo stesso decreto-legge ha disposto l'adozione di un piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere; la violenza di genere costituisce, da alcuni anni, oggetto di misurazione statistica anche in Italia. L'ISTAT ha infatti elaborato due indagini, una nel 2006 e nel 2014. In base ai dati dell'ultima indagine sulla sicurezza delle donne (2014), nel corso della propria vita poco meno di 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni (6 milioni 788.000), quasi una su tre (31,5 per cento), riferiscono di aver subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale, dalle forme meno gravi (come la molestia) a quelle più gravi, come il tentativo di strangolamento o lo stupro. Gli autori delle violenze più gravi (violenza fisica o sessuale) sono prevalentemente i partner attuali o gli ex partner : due milioni e 800.000 donne ne sono state vittime. Il 10,6 per cento delle donne dichiara di aver subìto una qualche forma di violenza sessuale prima dei 16 anni. Più di una donna su tre, tra le vittime della violenza del partner , ha riportato ferite, lividi, contusioni o altre lesioni (37,6 per cento).