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è fondamentale da questo punto di vista, oltre che essere la base fondante della nostra Costituzione. Non elenco i temi in discussione, che dal mio punto di vista sono anche incostituzionali. Lo vedremo. Nello stesso tempo, però c'è anche un fatto politico di metodo. Lo dico perché proprio in questa Assemblea una parte di noi nella precedente legislatura ha vissuto sulle riforme costituzionali un rapporto tra maggioranza e minoranza con una scelta politica, perché si sceglie il confronto, la mediazione. Non è una cosa che capita se si è d'accordo o no, cioè se la minoranza è d'accordo con me allora la ascolto, altrimenti non l'ascolto. La scelta di una mediazione politica è una scelta precisa che si fa. Peccato che in quest'Aula e in Commissione non si sceglie, per esempio, di ascoltare le proposte emendative che le opposizioni hanno presentato. Anche questo è un elemento della valutazione politica di questo provvedimento. Voglio capire perché alla Camera è in corso una discussione tra la maggioranza e la minoranza; ci sono dibattiti e accoglimenti - giusto o sbagliato io rimango dell'opinione che ho espresso - però c'è una dinamica di relazione, come è giusto che sia sulle riforme costituzionali, tra maggioranza e opposizione Qui no. Qui, Presidente - glielo dico esplicitamente perché varrebbe la pena riferirlo al presidente Alberti Casellati - in 1 a Commissione ci siamo trovati davanti al fatto compiuto che il Presidente della Commissione ha considerato estranee per materia le proposte che abbiamo avanzato - conseguenti a una scelta che comunque si fa di riforma costituzionale, di diminuzione del numero dei parlamentari - rispetto alla composizione, alle funzioni, e alle modifiche coerenti e conseguenti, dal nostro punto di vista, al testo di legge presentato. Dichiarare che c'è estraneità di materia - lo voglio sottolineare - significa dire esattamente che le nostre proposte non gli interessano, che non le vogliono nemmeno prendere in considerazione, nemmeno quella a nostro avviso talmente popolare che dovrebbe essere presa in considerazione, ovvero la richiesta della stessa base di elettorato attivo e passivo tra Camera e Senato. Dichiarare francamente che persino una proposta del genere è estranea per materia, quando si modifica il numero dei parlamentari, lo considero veramente strano. Senza contare il fatto che dal nostro punto di vista si dovrebbe pensare a una presenza delle autonomie. Questo è un altro punto del diniego del rapporto tra maggioranza e minoranza quando si fa una discussione sulle questioni costituzionali. Non l'abbiamo mai usato; non lo abbiamo fatto nella precedente legislatura, non l'ha mai usato nessuno; piuttosto, proprio su ogni modifica costituzionale si è ricercato un rapporto perché si sa che il rapporto tra maggioranza e minoranza ha valore politico. Credo che su questo bisognerà fare una discussione fino in fondo prima di arrivare al voto finale del provvedimento in titolo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pinotti. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rivolgermi anche al Ministro: parlerò col Sottosegretario, ma mi sarebbe piaciuto avere qui presente in Aula il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta. Cito per intero il nome della sua delega, perché secondo me è in relazione con ciò di cui stiamo discutendo oggi. Già alcuni commentatori, subito dopo la nascita del Governo, avevano messo in evidenza e notato che era quasi un ossimoro parlare di Ministro per i rapporti con il Parlamento e di Ministro per la democrazia diretta. Il Parlamento è infatti l'emblema, il tempio o lo strumento - usate il sostantivo che ritenete più utile - della democrazia rappresentativa. Questa definizione della sua delega, signor Ministro che non c'è - ma spero glielo riferiranno - da un lato la induce ad avere rapporti con il Parlamento, non frequentissimi visto che non è neppure presente in questo momento in Aula, ma dall'altro anche a spingere sulla democrazia diretta. Non avremmo dovuto stupirci, anche se l'ossimoro ci sta tutto, perché in molte dichiarazioni politiche che abbiamo ascoltato c'erano segnali in questo senso. All'inizio della scorsa legislatura ricordo che l'arrivo del MoVimento 5 Stelle in Parlamento era stato salutato dicendo che il Parlamento sarebbe stato aperto come una scatoletta di tonno. C'è stata da sempre nei discorsi dei leader del MoVimento 5 Stelle l'esigenza di superare la democrazia rappresentativa e poi si è arrivati anche all'ipotesi del sorteggio dei parlamentari. Vorrei dunque chiedere al Ministro quali rapporti vengono intrattenuti con il Parlamento dal Governo e dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, in questa legislatura. Abbiamo avuto degli esempi molto significativi e quello più eclatante, che costituisce davvero un unicum nella storia del Parlamento, è costituito dall'ultima legge di bilancio. Il fatto di non poter neppure leggere il maxiemendamento e quindi arrivare a votare una legge di bilancio di cui non conoscevano i contenuti né i parlamentari di opposizione né quelli di maggioranza, è stato veramente un episodio increscioso. Peraltro, avendo un po' di tempo per leggere il provvedimento, si sarebbero potuti evitare anche degli errori, che poi sono stati riconosciuti dalla stessa maggioranza. Ne cito due per tutti: la cosiddetta tassa sulla bontà, ovvero il raddoppio dell'aliquota Irpef per le Onlus e le associazioni di volontariato e la mancata prosecuzione dell'esenzione delle tasse per coloro che sono stati colpiti dal crollo del ponte Morandi. Sono due cose su cui il Governo ha ammesso di dover rimediare, ma forse, se ci fosse stato il tempo di leggere, magari avremmo potuto evitare gli errori, perché poi a rimediare ci vuole tempo. Pensiamo anche al cosiddetto decreto semplificazioni: abbiamo trascorso ore e giorni senza nemmeno riuscire a capire il calendario dei lavori, con senatori di fatto tenuti in ostaggio, senza rispettare il tempo, la dignità e il senso che deve avere il lavoro fatto nelle Aule parlamentari. Sono segnali che non dobbiamo dimenticare. Allora, rivolgendomi ai colleghi della maggioranza, che mi ascoltano, il vero tema è che cosa volete fare della democrazia rappresentativa e quale concezione avete della democrazia. Anche su questo tema c'è una serie di indizi. In molte dichiarazioni vi sentiamo dire che rappresentate 60 milioni di cittadini italiani. Chi governa dovrebbe realmente governare, pensando ai 60 milioni di cittadini italiani, cosa che non mi pare venga sempre fatta. Ma esso non rappresenta 60 milioni di italiani; la rappresentanza è quella che troviamo in questo Parlamento, che è più composita. Il Presidente del Consiglio si autoproclama "avvocato del popolo". Sulla TAV ho sentito il Ministro delle infrastrutture dire che il Governo è sovrano; in realtà, la TAV è stata approvata dal Parlamento, perché si tratta di un trattato internazionale e, a Costituzione vigente, è il Parlamento ad essere sovrano in questo caso. Anche sul caso della nave Diciotti, sul quale dovrà esprimersi la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il tema non è se deve essere giudicato il ministro Salvini o se deve essere tutto il Governo che pone la memoria. Il tema è: può chi governa essere sopra le leggi?