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E d'altra parte, in tale auspicabile direzione, è certamente orientata la disposizione recata dall'articolo 2267 del codice dell'ordinamento militare, laddove, al comma 2, espressamente prevede, richiamando l'articolo 13- bis , comma 4, della legge n. 400 del 1988, che tanto le disposizioni dello stesso codice, quanto quelle del corpus regolamentare, « possono essere abrogate, derogate, sospese, modificate, coordinate o implementate solo in modo esplicito e mediante interventi aventi ad oggetto le disposizioni contenute nello stesso codice ovvero nel regolamento ». Per tali profili, di palmare evidenza appaiono i vantaggi offerti da un corpus codificato, coerente ed unitario, non solo per gli operatori e per gli utenti nelle fasi meramente consultive o applicative, ma anche, e soprattutto, per lo stesso legislatore nei momenti « topici » degli interventi modificatori, ovvero integrativi sul corpus stesso. La stessa presenza di un corpo normativo omogeneo e coordinato consente, infatti, allo stesso legislatore, con formidabile agilità, tenuti anche presenti gli ausili informatici disponibili, di calibrare sempre i propri interventi in modo puntuale e mirato, incidendo solo sulla specifica parte interessata della modifica e, contestualmente, di individuare e quindi di effettuare immediatamente anche gli eventuali altri interventi consequenziali sul resto del corpus , come l'adeguamento dei rinvii normativi, le mutazioni di denominazione, le abrogazioni, soppressioni o integrazioni, eccetera. In sostanza, consente il riallineamento in tempo reale del complessivo ordinamento militare alla modifica operata, sia essa di minimale entità, sia essa, eventualmente, di maggiore consistenza o complessità. Questa è la « semplificazione sostanziale », che, nel tempo, mantiene tendenzialmente l'unicità delle disposizioni e, di riflesso, « sfratta » dall'ordinamento codificato le antinomie anche solo apparenti, a sicuro sostegno della percezione immediata dell'univocità della volontà della legge, per di più, quasi sempre evidente dal solo significato letterale delle formulazioni. 3. Le prospettive dell'ulteriore semplificazione Le ulteriori prospettive, pur nella continuità del percorso già tracciato dalla Difesa di semplificazione, snellimento, coordinamento interno ed esterno, miglioramento della qualità della regolazione, con conseguente incremento della fruibilità dei corpi normativi dell'ordinamento militare da parte di operatori e utenti, possono a pieno titolo trovare concreta finalizzazione con il presente disegno di legge delega. Con l'esercizio della delega prevista al comma 1 dell'articolo 1, infatti, la Difesa, al di là e in aggiunta alle ordinarie costanti attività di coordinamento e manutenzione dei testi normativi codificati, darà corso alla seconda fase del percorso semplificatorio sopra illustrato, cioè un ulteriore e più specialistico percorso virtuoso di semplificazione, per così dire di secondo grado o livello, implicante un'aggiuntiva, aggiornata e ragionata revisione del codice e del testi unico, primario e regolamentare. Infatti, a mente dell'articolo 1, comma 1, del provvedimento, nella immediata definizione dell'oggetto della delega si prevede « la razionalizzazione, la semplificazione e il riassetto delle disposizioni dell'ordinamento », con l'obiettivo di migliorare la qualità della regolazione e rendere effettiva la semplificazione organizzativa e procedimentale dell'amministrazione. Si tratta innegabilmente di un oggetto assai complesso e di finalità ambiziose il cui conseguimento completerebbe in senso compiuto un percorso articolato ma virtuoso intrapreso dalla Difesa ormai più di un decennio fa. In generale, le principali direttrici di azione sono puntualmente definite nella enunciazione dei princìpi e criteri direttivi di cui al comma 1, lettere da a) ad e) . Tra tali direttrici di azione, quelle principali, cioè quelle sostanzialmente connotative del percorso semplificatorio del quale si tratta, spiccano: a) quella che potremmo definire ordinaria, consistente: 1) nella valutata possibile e, dunque, ulteriore riduzione delle disposizioni legislative previste dal codice dell'ordinamento militare, ricodificando al livello primario soltanto: le disposizioni che disciplinano materie coperte da riserva di legge, anche soltanto relativa; le disposizioni recanti le norme generali regolatrici delle materie attualmente collocate in esso livello primario; tutte le disposizioni necessarie a garantire la coerenza logica, giuridica e sistematica del corpo normativo (cfr. articolo 1, comma 1, lettera e) ); 2) nella associata ricognizione delle disposizioni previste dal codice dell'ordinamento militare aventi natura attuativa e integrativa di norme generali regolatrici delle materie, nonché di quelle che disciplinano materie non coperte da riserva di legge, anche relativa, e, ai sensi degli articoli 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e 2267, comma 2, del codice dell'ordinamento militare (oltre che nel corretto esercizio delle attività di coordinamento sostanziale), conseguente loro inserimento nel testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90 (cfr. articolo 1, comma 1, lettera h) ); b) l'altra, conseguente e associata, di « deregolamentazione », consistente nella revisione complessiva del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, prevedendo anche l'adozione di decreti ministeriali per la definizione di aspetti meramente tecnici e procedurali già contenuti nel predetto testo unico regolamentare (cfr. articolo 1, comma 3). All'attuazione delle principali linee di azione appena sopra rappresentate conseguiranno i più pregiati riflessi semplificatori ricercati dalla Difesa, consistenti: a) nel mantenimento a livello primario dei soli princìpi generali riferiti alla disciplina delle singole materie di cui si compone l'ordinamento militare con conseguente riposizionamento a livello regolamentare, tramite delegificazione, delle molte disposizioni tuttora incluse nel codice recanti discipline ben che vada meramente applicative ovvero, e financo, di estremo dettaglio, con conseguente ulteriore rimodulazione in riduzione dello stock normativo primario; b) nel mantenimento a livello regolamentare delle sole disposizioni che effettivamente, in ragione del loro oggettivo ed effettivo portato normativo, possono effettivamente afferire a tale livello normativo; c) nella deregolamentazione delle molte disposizioni di sola attuazione o di esecuzione di mero dettaglio attualmente allocate nel livello regolamentare (in ragione dell'operato riassetto di fonti, lo si ripete, talvolta di origine pre-costituzionale o, addirittura, pre-unitaria) e che invece, più opportunamente, per il loro portato contenutistico, vanno sistematicamente « accasermate » nella dimensione tipica delle decretazioni ministeriali non normative, delle circolari ovvero delle istruzioni applicative. Si pensi, al riguardo, alla moltitudine di disposizioni oggi incluse nel livello regolamentare, concretamente recanti solo mere istruzioni sulla composizione di questa o quella commissione, ovvero ancora, addirittura, i format della modulistica attuativa, per esempio per la richiesta dell'alloggio di servizio ad incarico, o per la compilazione delle valutazioni caratteristiche del personale militare.