[pronunce]

quei funzionari, infatti, continuavano a rimanere incardinati nella amministrazione di appartenenza, e quindi soggetti a tutti i condizionamenti dovuti alla loro posizione di dipendenza dall'amministrazione stessa, che ne gestiva lo stato giuridico ed economico; che il sistema, pertanto, così come attualmente configurato, in contrasto con gli artt. 108 e 111 della Costituzione, non precostituirebbe alcuno strumento di tutela e garanzia di indipendenza e terzietà per i militari membri della commissione medico-legale; inoltre, la scelta di non apprestare idonee garanzie di status agli ufficiali chiamati a comporre la commissione apparirebbe in contrasto anche con il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 della Costituzione e con quello di cui all'art. 97 della Costituzione, sotto il profilo della buona funzionalità dell'amministrazione della giustizia; che, circa la rilevanza della questione, il giudice ne motiva la sussistenza, rilevando che, ove il dubbio venisse respinto, potrebbe profilarsi la possibilità di fare ricorso al parere della commissione, mentre questa evenienza resterebbe preclusa dall'accoglimento della questione di costituzionalità, almeno sino a quando il legislatore non avrà provveduto a modificare i criteri di composizione della commissione e a stabilire garanzie di indipendenza per coloro che ne fanno parte; che nel giudizio dinanzi alla Corte dei conti è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per la non fondatezza della questione; che – ricorda l'Avvocatura – la tutela dell'indipendenza dei giudici, sancita dall'art. 108 della Costituzione, non si estende, secondo la giurisprudenza costituzionale, agli ausiliari del magistrato, applicandosi invece solo a quegli estranei che siano chiamati a partecipare alla funzione giurisdizionale, come ad esempio ai componenti laici delle corti d'assise, dei tribunali per i minorenni e delle sezioni specializzate; che la ratio di questo orientamento sarebbe da individuare nel ruolo dei consulenti o ausiliari del giudice, non abilitati ad emettere provvedimenti di carattere decisorio ma chiamati a pronunciare pareri di natura tecnica che – se reputati carenti, insufficienti o contestabili anche sotto il profilo della imparzialità della valutazione tecnica espressa – sono suscettibili di rinnovazione; che, del resto, mentre il giudice è precostituito per legge – e ciò impone l'adozione di particolari cautele per assicurare la sua terzietà ed imparzialità – l'ausiliario sarebbe sostituibile dal giudicante e il suo parere non sarebbe mai vincolante, potendo il giudice disattendere, se necessario, le conclusioni contenute nel parere reso; che, inoltre, il ricorso al parere del collegio medico-legale non sarebbe obbligatorio o esclusivo, ben potendo il giudice contabile privilegiare altri strumenti, quali la consulenza tecnica d'ufficio, tanto in relazione al complesso delle questioni da porre all'organo di consulenza, quanto rispetto al quadro processuale riferito al giudizio in corso; che non meno significativa, per fugare i dubbi di condizionamento degli ufficiali medici facenti parte del collegio medico-legale, sarebbe proprio la struttura collegiale dell'organo di cui trattasi, ove si consideri che la volontà degli organi collegiali è, tecnicamente e sostanzialmente, non la mera somma delle volontà espresse dai singoli membri, ma la sintesi delle stesse impersonalmente imputabile all'entità-organo; il quale, essendo completamente svincolato da rapporti di dipendenza gerarchica, non potrebbe subire alcuna pressione; che, ad avviso dell'Avvocatura, non sussisterebbero i paventati dubbi di imparzialità, indipendenza, terzietà e serenità del giudizio per il fatto che i singoli ufficiali medici componenti il collegio mantengono inalterato il rapporto di dipendenza gerarchica e piena appartenenza alla rispettiva Forza armata: sotto questo profilo, infatti, la legge n. 913 del 1980, relativa alla composizione del collegio medico-legale del Ministero della difesa, prevede tra i membri effettivi e aggiunti non solo ufficiali medici in servizio permanente, ma anche medici appartenenti alla categorie del congedo (quindi non legati da rapporto d'impiego con l'Amministrazione), oltre che medici estranei all'Amministrazione della difesa fino ad un terzo dell'organico. Considerato che il dubbio di legittimità costituzionale, sollevato dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, investe gli artt. 11, 11-bis e 12 della legge 11 marzo 1926, n. 416 (Nuove disposizioni sulle procedure da seguirsi negli accertamenti medico-legali delle ferite, lesioni ed infermità dei personali dipendenti dalle amministrazioni militari e da altre amministrazioni dello Stato), gli artt. 2, 3, 4, 5 e 6 della legge 22 dicembre 1980, n. 913 (Norme per la composizione del collegio medico-legale del Ministero della difesa), e l'art. 1, comma 3, del decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453 (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti), convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19, per la parte in cui richiama l'art. 2, secondo comma, della legge 8 ottobre 1984, n. 658 (Istituzione in Cagliari di una sezione giurisdizionale e delle sezioni riunite della Corte dei conti); che, ad avviso del giudice rimettente, tali norme – nell'istituire il collegio medico-legale della Difesa, composto da ufficiali medici che mantengono inalterato il rapporto di dipendenza gerarchica e piena appartenenza alla rispettiva Forza armata, quale organo di consulenza in sede giurisdizionale nei giudizi pensionistici che si svolgono innanzi alla Corte dei conti, e nel prevedere la possibilità per le sezioni giurisdizionali della Corte dei conti di richiedere agli ospedali militari o civili, aventi sede della Regione, i pareri medico-legali o l'esecuzione di visite dirette ai fini dei necessari accertamenti in ordine alle infermità denunciate dai ricorrenti – si porrebbero in contrasto con gli artt. 108 e 111 della Costituzione, giacché, nei giudizi in cui è parte il Ministero della difesa, non offrirebbero alcuno strumento di tutela della indipendenza e terzietà dei militari membri del collegio medico-legale, e tale mancata previsione di idonee garanzie di status violerebbe altresì il principio di ragionevolezza, di cui all'art. 3 della Costituzione, e la buona funzionalità dell'amministrazione della giustizia, in contrasto con l'art. 97 della Costituzione; che la questione è manifestamente inammissibile; che, difatti, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 270 del 1988 – con la quale è stato dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, numero 3), del d.lgs.