[pronunce]

n. 68 del 2006) , questioni di legittimità costituzionale, tra l'altro, degli artt. 55, 57, 58, 59, 61, 63, 64, 65, 66, 67, 68, 69, 70 e 72 del d.lgs. n. 152 del 2006, in riferimento agli artt. 3, 11, 76, 117, 118, 119 e 120, Cost. ed al principio di leale collaborazione. 9.1. – La ricorrente premette che deve essere incontestabilmente esclusa la possibilità per lo Stato di disciplinare autonomamente la materia «difesa del suolo». Al riguardo la Regione Calabria ricorda che questa Corte, nella sentenza n. 85 del 1990, ha affermato che la difesa del suolo, essendo «un obiettivo comune allo Stato e alle Regioni», «può essere perseguita soltanto attraverso la via della cooperazione fra l'uno e gli altri soggetti». Ad avviso della ricorrente, la Corte avrebbe offerto una ricostruzione dalla quale si coglie, per un verso, la natura complessa della materia «difesa del suolo» e, per l'altro, la concorrenza di diversi titoli di competenza: tutela dell'ambiente, agricoltura, governo del territorio. Secondo la difesa regionale, in questo caso il prevalente titolo di competenza è quello del «governo del territorio», con la conseguenza che si verte in una materia di potestà legislativa concorrente, caratterizzata tra l'altro «da una forte accentuazione del modulo cooperativo, tale da richiedere una costante dialettica tra i diversi livelli di governo nell'impostazione delle linee generali della politica di difesa del suolo». La Regione Calabria ritiene quindi che tutte le disposizioni di dettaglio contenute nella sezione I della Parte III del d.lgs. n. 152 del 2006 siano illegittime. 9.2. – Passando all'esame delle singole norme impugnate, la ricorrente sostiene l'illegittimità dell'art. 57, relativo alle competenze del Presidente del Consiglio dei ministri e del Comitato dei ministri per gli interventi nel settore della difesa del suolo, poiché esso opererebbe un accentramento organizzativo e funzionale che priva di qualsiasi coinvolgimento le autonomie territoriali, pur trattandosi di normativa che incide sulla materia «governo del territorio», di potestà legislativa concorrente. In particolare, la Regione ritiene che il comma 1, lettera a), n. 2, del citato art. 57 violi il principio di leale collaborazione, in quanto nell'approvazione dei piani di bacino, strettamente correlata alla tutela del territorio regionale, non è sufficiente il mero parere della Conferenza Stato-Regioni, ma sarebbe necessaria l'acquisizione di un'intesa. Illegittima sarebbe anche la norma di cui al comma 1, lettera a), n. 3, dell'art. 57, per violazione degli artt. 117, quinto comma, e 120, secondo comma, Cost., perché prevede un'attività sostitutiva da parte del Governo «in caso di persistente inattività dei soggetti ai quali sono demandate le funzioni previste dalla presente sezione». Secondo la ricorrente, tale previsione, a causa della sua genericità, consentirebbe allo Stato di agire in via sostitutiva al di fuori delle fattispecie espressamente contemplate nelle disposizioni costituzionali sopra indicate. Infatti, l'inserimento di formule legislative generiche, come quella impugnata, produrrebbe «un rischio permanente di riappropriazione, da parte dello Stato […] di attività amministrative di cui esso non ha più né la titolarità né la responsabilità», con conseguente violazione dell'art. 118 Cost. Il comma 1, lettera a), n. 4, ed il comma 3 dell'art. 57 violerebbero, invece, gli artt. 117 e 118 Cost., in quanto attribuiscono al Presidente del Consiglio dei ministri (comma 1, lettera a), n. 4) ed al Comitato dei ministri (comma 3) il potere di adottare atti di indirizzo e coordinamento in un ambito materiale di potestà legislativa concorrente, per il quale l'art. 8, comma 6, della legge n. 131 del 2003, esclude che siffatti atti possano essere adottati. Dall'illegittimità del comma 1, lettera a), n. 4, e del comma 3 dell'art. 57 deriverebbe quella del comma 6 del medesimo articolo, che postula la sussistenza di un potere di indirizzo e coordinamento, disciplinandone l'esercizio. In termini analoghi, la ricorrente ritiene che debba concludersi per il comma 4 dell'art. 57, per la parte in cui presuppone, anch'esso, un potere di indirizzo e coordinamento del Comitato dei ministri. La Regione Calabria impugna il comma 3 dell'art. 57 anche per violazione dell'art. 118 Cost., nella parte in cui attribuisce al Comitato dei ministri «funzioni di alta vigilanza», senza neppure specificare l'oggetto su cui tali funzioni vengono esercitate, in contrasto con il principio secondo cui non può prospettarsi l'esercizio in capo allo Stato delle funzioni di alta vigilanza in un ambito nel quale il principio di sussidiarietà impone l'attribuzione delle funzioni amministrative ai livelli di governo infra-statuali. Secondo la ricorrente, siffatta ricostruzione sarebbe confermata dall'esame della normativa previgente; infatti, nell'art. 4, comma 3, della legge n. 183 del 1989 l'attribuzione delle funzioni di alta vigilanza al Comitato dei ministri era limitata ai «servizi tecnici nazionali». Per tali ragioni il censurato comma 3 dell'art. 57 si porrebbe in contrasto anche con i princìpi contenuti nella legge di delega e quindi con l'art. 76 Cost.; in particolare, l'art. 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004, prescrivendo il rispetto delle attribuzioni delle Regioni e degli enti locali, «come definite ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112», garantirebbe agli enti infra-statuali, come soglia minima di autonomia, il mantenimento dello status quo. L'illegittimità della previsione del potere di «alta vigilanza» si estenderebbe anche al comma 4 dell'art. 57, nella parte in cui concretizza tale potere attraverso la verifica della «coerenza nella fase di approvazione» degli atti di pianificazione. 9.3. – Oggetto di censura è anche l'art. 58, che individua le competenze del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Al riguardo, la Regione ritiene che la norma vìoli il principio di leale collaborazione, poiché l'incidenza delle competenze del Ministro sulla potestà legislativa delle Regioni renderebbe necessaria la partecipazione, in forme tendenzialmente paritarie, di queste ultime ai procedimenti che si concludano con atti imputabili al Ministro, mentre nell'art. 58 il coinvolgimento delle rappresentanze regionali è contemplato soltanto per alcune ipotesi, oltretutto nella forma del parere. Inoltre, per alcune norme contenute nell'art. 58, alla violazione del principio di leale collaborazione si aggiungerebbe l'eccesso di delega.