[pronunce]

che non risulta violato l'art. 24 Cost., in quanto, da un lato, la subordinazione della cancellazione alla produzione del titolo quietanzato è giustificata dalla “natura letterale ed autonoma del titolo cambiario”, nonché dai principî generali in tema di prova civile, alla stregua dei quali non può attribuirsi alcun valore probatorio alla semplice denuncia di smarrimento o sottrazione presentata dal debitore, essendo questa una mera dichiarazione proveniente dalla stessa parte che intende avvalersi del documento a proprio favore e, dall'altro lato, la norma denunciata non impedisce al debitore, in caso di reiezione dell'istanza di cancellazione, di dimostrare aliunde l'avvenuto pagamento dinanzi all'autorità giudiziaria, adita ai sensi dell'art. 4 della legge n. 77 del 1955, facendo ricorso ad ogni altro mezzo di prova idoneo; che nel corso di un distinto procedimento civile, promosso anch'esso davanti al Giudice di pace di Cerignola da Gerardo Di Paolo nei confronti della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Foggia, ai sensi dell'art. 4, comma 4, della legge n. 77 del 1955, a seguito della reiezione, da parte del presidente di detto ente camerale, dell'istanza di cancellazione del nome dell'istante dal registro informatico dei protesti, iscrizione avvenuta in conseguenza del protesto per mancato pagamento di una cambiale-tratta, il medesimo giudice, con ordinanza del 3 maggio 2004 (r.o. n. 678 del 2004), ha sollevato analoga questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., dell'art. 4 della citata legge n. 77 del 1955, sulla base di argomentazioni identiche a quelle appena riferite; che anche in questo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per la declaratoria di non fondatezza della questione, sulla base di argomentazioni identiche a quelle contenute nel precedente atto di intervento. Considerato che il Giudice di pace di Cerignola dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dell'art. 4 della legge 12 febbraio 1955, n. 77 (Pubblicazione degli elenchi dei protesti cambiari) – come sostituito dall'articolo 2, comma 1, della legge 18 agosto 2000, n. 235 (Nuove norme in materia di cancellazione dagli elenchi dei protesti cambiari) –, nella parte in cui non consente l'esercizio del diritto di ottenere la cancellazione del proprio nome dal registro informatico dei protesti al debitore che, sebbene abbia provveduto al pagamento del titolo protestato, unitamente agli interessi maturati ed alle spese («per il protesto, per il precetto e per il processo esecutivo eventualmente promosso»), non possa produrre il titolo cambiario originale, perché andato distrutto o smarrito, senza consentirgli di sostituire ad esso la denuncia di smarrimento o distruzione presentata all'autorità competente; che, essendo identiche le ragioni poste dalle due ordinanze a fondamento dei dubbi di legittimità sollevati, si impone la riunione dei giudizi; che la questione di legittimità costituzionale sollevata è manifestamente infondata per erroneo presupposto interpretativo, essendo evidente che la norma censurata si limita a descrivere la documentazione necessaria perché, coerentemente alla natura del relativo procedimento, venga in sede amministrativa accertata la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge (integralità e tempestività del pagamento) per la cancellazione dal registro dei protesti, ma essa – ove l'istanza sia respinta per carenza di quella documentazione – non pone al giudice, in sede giurisdizionale, alcuna limitazione probatoria nell'accertamento del fatto costitutivo (pagamento del debito e degli accessori entro dodici mesi dal protesto) del diritto alla cancellazione dal registro dei protesti, come dimostra il richiamo (art. 4, comma 4) delle norme sul rito del lavoro (e, quindi, anche dell'art. 421 del codice di procedura civile); che, conseguentemente, è del tutto inconferente la circostanza che sia in sé legittimo il provvedimento amministrativo di diniego, non avendo il ricorso giurisdizionale natura impugnatoria di quel provvedimento, ma funzione di accertamento, con gli ordinari strumenti istruttori, dei fatti costitutivi del diritto alla cancellazione dal registro dei protesti. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 12 febbraio 1955, n. 77 (Pubblicazione degli elenchi dei protesti cambiari) – come sostituito dall'art. 2, comma 1, della legge 18 agosto 2000, n. 235 (Nuove norme in materia di cancellazione dagli elenchi dei protesti cambiari) – sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice di pace di Cerignola con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 gennaio 2005. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 gennaio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA