[pronunce]

Maiolo n. 2-01009 ed il relativo dibattito in Assemblea con l'intervento della medesima deputata dove, tra l'altro, si fa riferimento al processo Musotto; le interrogazioni n. 3/00249 e n. 2/01421, concernenti il processo Andreotti ed il ruolo anomalo, ad avviso dell'interrogante, in esso svolto dai pentiti; le interrogazioni n. 4/13282, n. 3/01517, n. 3/01779, concernenti omissioni rispetto ad una corretta gestione dei pentiti che sarebbero pretesamente ascrivibili alla Procura di Palermo; le interrogazioni n. 3/01783 e n. 3/01776, riguardanti presunte indagini a carico di talune formazioni politiche ovvero di esponenti politici; la interpellanza n. 2/01335, relativa alla partecipazione del procuratore capo di Palermo a manifestazioni pubbliche; la interrogazione n. 3/03200, riguardante il caso Contrada». In secondo luogo, la resistente fa osservare come la delibera di insindacabilità non si limiti a considerare la complessiva attività parlamentare dell'on. Maiolo ma indichi, altresì, specifici atti ispettivi (quali la mozione n. 1-00202 del 30 ottobre 1997, ampiamente discussa dall'Assemblea nelle sedute del 24 giugno e del 9 luglio 1998, nonché la risoluzione n. 6-00053 allegata al resoconto stenografico della seduta n. 388 del 9 luglio 1998) dal contenuto assai circostanziato e caratterizzato dall'identità di oggetto rispetto alle dichiarazioni rese poi in sede esterna. Ad avviso della difesa della Camera, inoltre, sarebbe «di immediata evidenza il “legame cronologico”, contestato erroneamente dal ricorrente, tra tali atti di sindacato ispettivo e l'articolo giornalistico, atteso che si tratta di atti che comunque precedono l'articolo, il quale assume pertanto carattere puramente divulgativo del loro contenuto, e che si collocano in un arco temporale perfettamente omogeneo, per le vicende denunziate, rispetto a quello dell'intervento giornalistico», anche in considerazione del fatto che «le drammatiche vicende richiamate nell'articolo risalgono al 1992». Infine, assumerebbe rilievo determinante al fine di dimostrare l'infondatezza delle doglianze del ricorrente – anche sotto il profilo del legame temporale con le opinioni espresse fuori della sede parlamentare – l'intervento dell'on. Maiolo nella seduta dell'Assemblea n. 749 del 27 giugno 2000, in sede di discussione dell'interrogazione n. 3-04528 da lei stessa presentata. In tale intervento, fa osservare la difesa della Camera, sarebbe rinvenibile «una corrispondenza puntuale con i contenuti delle opinioni manifestate nell'intervento giornalistico di cui è causa», particolarmente in relazione «alle modalità di gestione dei pentiti» da parte del Procuratore capo di Palermo, agli «esiti assolutori di talune vicende processuali nominativamente indicate» e persino alla «polemica nei confronti del percorso di “carriera” del destinatario della polemica stessa», dove si riscontrerebbe «una corrispondenza addirittura testuale con le opinioni manifestate extra moenia».1. – La Corte è chiamata a pronunciarsi sul conflitto di attribuzione promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza nei confronti della Camera dei deputati, la quale, con deliberazione del 13 novembre 2003 (doc. IV–quater, n. 91), ha approvato la proposta della Giunta per le autorizzazioni di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento a carico dell'on. Tiziana Maiolo, per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, e sono pertanto insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. – Preliminarmente, va confermata la ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi e oggettivi, come già ritenuto da questa Corte con l'ordinanza n. 108 del 2008. 2.1. – Non può essere accolta, in proposito, l'eccezione formulata dalla difesa della Camera dei deputati, fondata sul rilievo che l'atto introduttivo risulterebbe carente di una «adeguata motivazione in ordine alla valenza pretesamente lesiva della delibera impugnata». Il giudice, infatti, da un lato, ha fornito una compiuta identificazione delle dichiarazioni oggetto del procedimento penale in corso, riproducendo integralmente il capo di imputazione ascritto al deputato (sentenze n. 97 del 2008 e n. 271 del 2008); dall'altro, ha indicato le ragioni del conflitto, facendo specifico riferimento al contenuto della relazione della Giunta per le autorizzazioni e all'attività parlamentare in essa indicata, contestando in concreto la sussistenza del nesso funzionale fra le opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni e le successive dichiarazioni contenute nell'articolo giornalistico. 3. – Nel merito, il ricorso non è fondato. 3.1. – Va ribadita la costante giurisprudenza di questa Corte, secondo cui, per la sussistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare e le opinioni espresse nell'esercizio della sua attività di membro del Parlamento – alla quale è subordinata la prerogativa dell'insindacabilità di cui all'art. 68, primo comma, Cost. – è necessario che le suddette dichiarazioni siano «sostanzialmente riproduttive di un'opinione espressa in sede parlamentare» (ex plurimis, sentenze n. 134 del 2008, n. 28 del 2005, n. 11 e n. 10 del 2000). A tal fine, occorre il concorso di un duplice requisito: una sostanziale corrispondenza di significato tra opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari e atti esterni, non essendo sufficienti né una mera comunanza di argomenti, né un mero contesto politico cui le prime possano riferirsi; un legame temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna, di modo che questa riveli una finalità divulgativa della prima. 3.2. – Nel caso in esame, come specificamente dedotto dalla difesa della Camera dei deputati, assume rilievo determinante, sotto entrambi i profili, l'intervento orale del deputato in questione nella seduta dell'Assemblea n. 749 del 27 giugno 2000, in sede di discussione della interrogazione n. 3-04528 a sua firma. Con tale atto, infatti, il parlamentare non si è limitato a denunciare presunte anomalie nella gestione dei collaboratori di giustizia da parte della Procura della Repubblica di Palermo, ma ha fatto specifico riferimento agli esiti dei processi Andreotti, Contrada e Musotto, stigmatizzando le asserite «ipotesi accusatorie politiche», il fatto che tali assoluzioni non avessero inciso sulla «brillante carriera» del Procuratore della Repubblica di Palermo del tempo, le ingenti spese sostenute dallo Stato per tali processi e per «tutti gli spostamenti del Procuratore capo della Repubblica […] per partecipare a passerelle nelle scuole o a convegni, o a sottoconvegni, con un aereo di Stato […]», ovvero per «andare ad ascoltare e a sollecitare pentiti o “pentituri” o “pentitendi”».