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PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, stiamo seguendo passo passo l'evoluzione della pandemia che sta colpendo tutto il pianeta, con la concentrazione delle maggiori criticità negli Stati Uniti, in Brasile e in tutta Europa. La seconda ondata sta mettendo sotto pressione il nostro sistema sanitario, nonostante rispetto a marzo scorso i posti in terapia intensiva siano raddoppiati (oggi sono oltre 10.000) e siano in servizio oltre 36.000 persone in più, tra i quali 7.600 medici e 16.000 infermieri. Anche in questa nuova fase acuta tutti gli operatori sanitari stanno offrendo una disponibilità straordinaria, con un senso del dovere che mai ci dimenticheremo. Al di là degli investimenti sul sistema sanitario, certamente altre azioni in altri settori potevano essere messe in atto per arginare meglio il contagio alla ripresa delle principali attività dopo l'estate. Ci sarà necessità in futuro di analizzare errori e mancanze. Ma questa seconda ondata è stata affrontata dal Governo e da questa maggioranza con una scelta di fondo: combattere la diffusione del virus cercando di evitare il lockdown nazionale. Se c'è qualcuno che è d'accordo con il porre in atto oggi il lockdown nazionale, come a marzo, lo dica qui ora in Senato. Se invece siamo d'accordo per attuare il difficile tentativo di evitarlo, allora dobbiamo prendere atto di ciò che serve fare senza giocare a capirci. Il difficile tentativo di evitare il lockdown nazionale è legato alla possibilità di agire con provvedimenti più circoscritti e mirati, che hanno l'assoluta necessità di un esercizio della responsabilità diffuso e costante a tutti i livelli, istituzionali e non istituzionali. Per i livelli istituzionali, questo significa esercitare la responsabilità per le rispettive competenze. Chiudere una piazza o un lungomare per limitare gli assembramenti e, quindi, limitare la possibile trasmissione del virus, si può fare evidentemente con un lockdown nazionale che chiude tutto e, quindi, chiude anche la piazza e il lungomare; ma, se vogliamo evitarlo, allora i sindaci valutino i dati relativi al proprio territorio e facciano responsabilmente la scelta necessaria. Analogamente decidere che un pezzo di territorio va isolato perché la concentrazione di contagi è elevata si può fare evidentemente con un lockdown nazionale che blocca tutti gli spostamenti e, quindi, anche quelli relativi a quel pezzo di territorio; ma, se vogliamo evitarlo, allora i presidenti di Regione valutino i dati relativi al proprio territorio e facciano responsabilmente la scelta necessaria. Questo esercizio di responsabilità non deve stare nella categoria della nobiltà d'animo, ma Regioni e sindaci possono contare sul Governo e sul Parlamento che, con gli ultimi decreti-legge, mettono a disposizione risorse per i ristori, capaci di sostenere scelte difficili con ricadute onerose per cittadini, imprese ed enti locali. Questo è il punto, non sono pagelle o altro. La strada da percorrere passa dalla valutazione dei dati sulla capacità di risposta dei sistemi sanitari regionali, dalle strategie e dalle azioni di contenimento della trasmissione del virus che i dati misurano e, quindi, dall'esercizio delle rispettive responsabilità da parte di ciascun livello istituzionale. Ho citato però anche l'esercizio della responsabilità dei livelli non istituzionali, a partire dai cittadini che, per proteggere se stessi e gli altri, devono portare la mascherina e osservare il distanziamento fisico. Vi sono poi tutti coloro che svolgono attività a contatto con il pubblico e, via via, quanto previsto dai protocolli. È evidente che questo tentativo comprende anche la possibilità che gradatamente tutte le Regioni possano diventare rosse e quindi si arrivi a un sostanziale lockdown nazionale, nonché la possibilità che l'attuazione delle scelte circoscritte e mirate porti a esiti positivi che evitano un lockdown generalizzato. Questo virus ci ha ricordato che siamo come genere umano in una condizione di grande precarietà, ma a ciascuno di noi è associato un fattore di precarietà - lo chiamerei un moltiplicatore di precarietà - che certamente dipende dalla nostra età, dalle nostre patologie, ma anche dal livello dei servizi sanitari del nostro territorio, dalle condizioni familiari, dal lavoro che facciamo: in definitiva dal livello di garanzie di cui ognuno gode o non gode. Ecco questo moltiplicatore di precarietà rende i cittadini in realtà molto diversi tra loro di fronte alla pandemia ed è un tema che va affrontato, perché la pandemia ci mette davanti una strada ancora lunga da percorrere per quanto giungano notizie confortanti riguardo la scoperta dei vaccini, su cui tornerò. Al Governo e al Parlamento spetta anche il compito di ridurre il moltiplicatore della precarietà, per consentire a tutti i cittadini di affrontarle con reali e concrete condizioni, che costituiscano la speranza per il futuro e motivino la responsabilità per il presente. La sequenza dei decreti-legge che determinano i ristori deve ridurre la precarietà, ma non escludiamo azioni che nei mesi a venire, se necessario per il prolungarsi della situazione d'incertezza, contribuiscano in modo solidale a ridurre le differenze. Permettetemi ora di esprimere un approfondimento sul tema dei vaccini, in particolare sul concetto di vaccino. Signor Presidente, lo Stato ha il compito di tutelare la salute non solo individuale, ma anche collettiva. La tutela della salute collettiva è fondata anche sul dovere di solidarietà di ciascuno nel prevenire e limitare la diffusione di alcune malattie. Qual è il punto che tiene in equilibrio la tutela della salute individuale e la tutela della salute collettiva? È il vaccino, meglio inteso come il dovere di vaccinarsi tutti, che fissa la misura del dovere di solidarietà a cui è chiamato ciascuno di noi per tutelare la salute collettiva. Il vaccino è al contempo la misura del dovere di solidarietà, ma è pure il bilanciamento tra il rischio per la salute di alcuni e i rischi per la salute di tutti. Come si fa a far avanzare questo punto di equilibrio rappresentato dai vaccini? Si fa con la ricerca scientifica orientata a realizzare vaccini sempre più sicuri riguardo l'efficacia e la presenza di effetti indesiderati. I vaccini, quando arriveranno, dovranno essere gratuiti e la loro somministrazione dovrà seguire un piano preciso, che il Consiglio superiore di sanità sta già predisponendo. In conclusione, non voglio terminare senza avere completato la visione del momento, affrontando l'altro impegno che compete a Governo, Parlamento e Regioni, che riguarda il futuro del Paese. L'utilizzo dei fondi del Next generation EU rappresenta un banco di prova impegnativo per l'Italia, che deve uscire da quella fase di investimenti più competitiva, più digitale, più green , più infrastrutturata, più attrezzata nella sanità, più omogenea nei servizi al cittadino; in definitiva, più unita e solidale. Si tratta di progetti che devono essere decisi, redatti, resi esecutivi, realizzati e rendicontati entro il 2026. Credo che questa sfida ci debba rendere tutti più capaci di adesione al Paese reale e di unità di intenti a tutti i livelli. Il Partito Democratico lavora in questa direzione e il Gruppo PD del Senato darà il senso concreto di questa volontà con il voto favorevole a questo provvedimento. (Applausi) . VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE.