[pronunce]

In seguito, la norma è stata ancora impugnata ed il giudice rimettente - seppure all'esito di una motivazione non priva di incertezze sull'esatta portata della questione - ha chiesto una sentenza additiva che limitasse l'ambito di operatività della regola di competenza derogatoria alle sole cause civili conseguenti a procedimenti penali in cui un magistrato avesse assunto la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato o di persona offesa o danneggiata dal reato. Questa Corte (sentenza n. 332 del 2003) - dopo aver confermato che l'estensione indiscriminata dell'art. 11 cod. proc. pen. al processo civile può sacrificare, per singoli tipi di cause, interessi e valori costituzionalmente rilevanti - ha dichiarato inammissibile la questione, non essendo suo compito decidere che la ratio dell'art. 11 cod. proc. pen. ricorre unicamente per le cause indicate dal rimettente. 3. - L'ordinanza in epigrafe ripropone la questione di costituzionalità dell'art. 30-bis cod. proc. civ. , in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, con argomenti centrati sul carattere generale della prevista competenza derogatoria, che non terrebbe conto dei principi affermati dalle sentenze prima ricordate. Lo scrutinio di costituzionalità può quindi sviluppare pienamente la prospettiva da esse delineata. 4. - La questione è fondata, nei limiti di seguito precisati. L'art. 30-bis cod. proc. civ. , come già rilevato da questa Corte, si riferisce a tutte le categorie di cause civili e non solo a quelle per le quali possa riscontrarsi la medesima ragione giustificativa della regola di competenza derogatoria posta dall'art. 11 cod. proc. pen. E - sol perché in concreto ne sia parte un magistrato in servizio nel distretto del giudice ordinariamente competente - sottrae le controversie alla normale competenza territoriale e le assoggetta ad un diverso criterio di competenza, di portata generale, modulato sul medesimo art. 11. La norma pertanto, nell'assumere come preminente l'esigenza di tutelare l'imparzialità-terzietà del giudice, la concepisce in termini del tutto astratti e generali. E quindi omette completamente la valutazione selettiva da questa Corte reputata necessaria per garantire alle pretese dedotte nei vari tipi di processo civile una tutela giurisdizionale pienamente correlata alle rispettive peculiarità, irragionevolmente confondendole in un'indifferenziata disciplina uniforme. Risulta così intaccato in misura rilevante il contenuto specifico che, in ciascun tipo, assume il diritto di agire e di difendersi in giudizio, sia della parte magistrato che delle altre parti. Tanto basta a determinare la violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione. 5. - Peraltro la dichiarazione di incostituzionalità dell'art. 30-bis cod. proc. civ. non coinvolge le altre norme che - in via autonoma e indipendente da esso - sottraggono alle ordinarie regole di competenza territoriale alcuni tipi di cause civili riguardanti magistrati e concernenti l'esercizio delle loro funzioni. Nella categoria si collocano gli artt. 4 e 8 della legge n. 117 del 1988 - come modificati dalla legge n. 420 del 1998 - i quali rispettivamente prevedono che, per i danni cagionati da comportamenti, atti o provvedimenti emessi con dolo o colpa grave da un magistrato nell'esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia, il giudizio risarcitorio promosso dal danneggiato contro lo Stato (in cui il magistrato può intervenire) e quello per rivalsa promosso dallo Stato contro il magistrato sono di competenza del tribunale del capoluogo del distretto determinato in base all'art. 11 cod. proc. pen. ; e l'art. 3 della legge 24 marzo 2001, n. 89 (Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile), che a sua volta rinvia allo stesso art. 11 per individuare il giudice competente a decidere sulla domanda di equa riparazione. Sottraendo alle ordinarie regole di competenza territoriale e devolvendo al foro derogatorio identificato dall'art. 11 cod. proc. pen. siffatte controversie civili riguardanti magistrati e concernenti l'esercizio delle loro funzioni, queste norme intendono evitare ogni rischio di incidenza sulla serenità del giudice, conseguente alla preesistenza di rapporti personali con il magistrato interessato alla causa. E quindi si fondano palesemente proprio sulla valutazione di bilanciamento - alla quale questa Corte si é più volte riferita - fra i due interessi, entrambi costituzionalmente garantiti, all'imparzialità-terzietà del giudice ed all'effettività della tutela giurisdizionale nella specifica categoria di controversie. 6. - Allo stesso bilanciamento deve essere ricondotta la disciplina delle cause civili riguardanti magistrati e concernenti le restituzioni e il risarcimento dei danni da reato. Ove sia esercitata nel processo penale mediante la costituzione di parte civile, l'azione è regolata dall'art. 11 cod. proc. pen. , che sottrae all'ordinaria competenza territoriale ed assoggetta ad una regola di competenza derogatoria i procedimenti penali in cui un magistrato assuma la qualità di persona sottoposta ad indagine o di imputato, ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato, e che sarebbero di competenza di un ufficio giudiziario del distretto in cui egli esercita le sue funzioni o le esercitava al momento del fatto. L'azione può peraltro essere esercitata direttamente in sede civile. Ma ciò non toglie che - dovendo il giudice civile valutare il fatto di reato in via incidentale, così giudicando la stessa vicenda per la quale il legislatore, nel processo penale, ha previsto lo spostamento di competenza - anche in tal caso ricorrano le ragioni del bilanciamento di interessi cui si ispira la regola di competenza derogatoria posta dall'art. 11 cod. proc. pen. Altrettanto deve dirsi per le cause civili concernenti il risarcimento del danno derivante da fatti di reato commessi dal magistrato nell'esercizio delle sue funzioni, che costituiscono una specie rispetto al genere più ampio disciplinato dall'art. 11 cod. proc. pen. Anche per tali cause - che, in base all'art. 13 della legge n. 117 del 1988, ed al rinvio alle “norme ordinarie” ivi contenuto, si propongono nei diretti confronti del magistrato, a differenza di quelle di cui all'art. 4 della medesima legge - sussistono le medesime ragioni del bilanciamento di interessi espresso dall'art. 11 cod. proc. pen. Il perseguimento di questo risultato - già garantito dall'art. 30-bis cod. proc. civ. , sia pure nel quadro di una disciplina generale di tutte le cause civili di cui sia parte un magistrato - sarebbe frustrato ove le fattispecie esaminate, per effetto di un'incondizionata dichiarazione di incostituzionalità di tale norma, rimanessero assoggettate alle ordinarie regole di competenza previste dal codice di procedura civile.