[pronunce]

che la tutela della libertà personale, come si desume dalla richiamata sentenza, dovrebbe comportare che la convalida condizioni l'esecutività dei provvedimenti di espulsione, mentre la disciplina disposta dal comma 5–bis comporta che un eventuale diniego di convalida non ripristinerebbe la posizione preesistente al provvedimento di polizia, mentre il provvedimento confermativo della legittimità non potrebbe essere impugnato dallo straniero, ormai fuori dal territorio nazionale; che essendo la pronuncia del decreto di espulsione basata su valutazione discrezionale, l'impossibilità di sentire l'interessato e di acquisire dallo stesso eventuali informazioni utili, finisce per incidere sul diritto di difesa, a differenza del caso dello straniero trattenuto in centro di permanenza temporanea, che invece ha possibilità di difendersi, prima dell'esecuzione del provvedimento; che la questione è rilevante nel giudizio in corso, attenendo alle modalità della convalida in considerazione dell'avvenuta esecuzione della misura; che il Tribunale di Roma – sulla richiesta di convalida del decreto di espulsione con accompagnamento immediato alla frontiera di Vasu Vasile ed altri cittadini rumeni – ha sollevato, con ordinanza del 6 maggio 2004 (reg. ord. n. 724 del 2004), questione di legittimità costituzionale relativamente all'art. 13, comma 4 (come sostituito dall'art. 12, comma 1, legge 30 luglio 2002, n. 189) e 5-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, per violazione degli artt. 13, 24 e 111 della Costituzione; che, verificata la sussistenza dei presupposti di legge (adeguata motivazione delle circostanze che autorizzano l'espulsione con accompagnamento alla frontiera, rispetto dei termini, decreto prefettizio di espulsione) per la convalida del provvedimento, il giudice ha ritenuto che dalla soluzione della questione di costituzionalità dipendeva l'accoglimento o meno della richiesta di convalida; che la misura dell'accompagnamento alla frontiera è azione diretta ad un costringimento fisico di durata indeterminata, per oltre 48 ore, senza previsione di un termine massimo, e, comportando mortificazione della dignità umana, non può che essere assistita dalle garanzie di cui all'art. 13 della Costituzione, siccome ricompresa tra le “altre restrizioni alla libertà personale”; che l'esigenza di mediazione con gli interessi pubblici della sicurezza e dell'ordine pubblico non è ragione che giustifichi compressioni della libertà personale, che è diritto universale e inviolabile, anche nei confronti dello straniero; che la previsione della convalida da parte dell'autorità giudiziaria non è tale da rendere legittimo l'istituto, non inquadrandosi in un procedimento garantistico in cui vi siano formale contestazione, contraddittorio, difesa, dovendo il Tribunale limitarsi ad un controllo puramente teorico, analogo ai visti di esecutorietà del Pretore su alcuni atti amministrativi; che il provvedimento del Questore è immediatamente esecutivo, né è prevista alcuna forma di opposizione o sospensione, o termine di decadenza, o alcuna forma di reclamo alla convalida, la quale può intervenire (anche come diniego) quando l'espulsione è già stata eseguita; che pur nell'accuratezza delle indagini di polizia che preludono al provvedimento di accompagnamento, è sempre possibile l'errore, che solo un contraddittorio, un'audizione, una possibilità di difesa, potrebbero scongiurare; che l'esecuzione dell'espulsione, ove di questa non sussistessero i presupposti, determinerebbe un gravissimo danno, in alcun modo emendabile a posteriori; che, in conclusione, l'art. 13, commi 4 e 5-bis, è in contrasto con l'art. 13 della Costituzione perché prevede una forma di restrizione alla libertà personale, senza rendere possibile un controllo preventivo, effettivo e pieno della legittimità del provvedimento di accompagnamento alla frontiera, e senza sancire la perdita di efficacia del provvedimento se non convalidato nel termine; ed è in contrasto con gli artt. 111 e 24 della Costituzione perché il controllo giurisdizionale attuato attraverso la convalida prescinde da ogni forma di contestazione, contraddittorio e difesa; che a voler considerare la convalida come atto amministrativo, e non giurisdizionale, si ricadrebbe nella violazione dell'art. 13 della Costituzione, per violazione della riserva esclusiva di giurisdizione in materia di convalida di provvedimenti restrittivi della libertà personale, senza che sia possibile un'applicazione analogica del meccanismo processuale che diversamente caratterizza l'istituto del trattenimento, di cui all'art. 14, per l'ipotesi in cui l'accompagnamento non sia eseguibile con immediatezza, attesa la diversità ontologica tra i due istituti; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo dichiararsi l'infondatezza della questione, in quanto la convalida inaudita altera parte va messa in relazione all'esigenza di dare effettività ad una misura, l'espulsione, per l'obiettiva necessità di contrastare il fenomeno crescente dell'immigrazione clandestina, e inoltre perché la valutazione di merito del giudice ordinario in sede di convalida comporterebbe problemi organizzativi e gestionali riguardo agli stranieri colpiti da provvedimento di espulsione con accompagnamento, ricavandosi del resto, dal complessivo sistema del d.lgs. n. 286 del 1998, il giusto equilibrio tra i principi costituzionali e le esigenze di sicurezza, con la previsione del ricorso avverso il provvedimento di espulsione, anche attraverso la rappresentanza diplomatica o consolare del paese di destinazione, con possibilità di avvalersi di difensore di fiducia, e usufruire del patrocinio a spese dello Stato; che il Tribunale di Roma – sulla richiesta di convalida del decreto di espulsione con accompagnamento immediato alla frontiera di Nemetel Oltean ed altri cittadini rumeni – ha sollevato con ordinanza del 21 maggio 2004 (reg. ord. n. 817 del 2004), questione di legittimità costituzionale relativamente all'art. 13, commi 4 e 5-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, per violazione degli artt. 13, 24 e 111 della Costituzione; che l'ordinanza presenta l'identico testuale tenore dell'ordinanza 724 del 2004, dello stesso estensore. Considerato che con quattro distinte ordinanze il Tribunale di Trieste (reg. ord. n. 46 del 2003) , il Tribunale di Vicenza (reg. ord. n. 54 del 2003) e il Tribunale di Roma (reg. ord. n. 724 e n. 817 del 2004) ,