[pronunce]

Non solo, infatti, il r.d. n. 800 del 1923 non lederebbe il principio del bilinguismo né le competenze della Provincia, ma anzi esso espressamente prevedrebbe che l'indicazione bilingue dei nomi di luogo sia data quando necessario "per ragioni di pratica e comune intelligenza". La stessa garanzia sarebbe «resa indefettibile», del resto, dall'art. 101 dello statuto, che impone di utilizzare la toponomastica tedesca «se la legge provinciale ne abbia accertata l'esistenza ed approvata la dizione», rinviando, per «l'attuazione concreta», «all'iniziativa legislativa e amministrativa della Provincia». «La finalità della disposizione impugnata», pertanto, lungi dall'essere quella di «sopprimere le indicazioni toponomastiche tedesche», sarebbe stata, più semplicemente, quella «di evitare che si aprisse un vuoto normativo nelle denominazioni ufficiali (tanto italiane quanto tedesche) dei luoghi compresi nel territorio provinciale»: e un'eventuale abrogazione del decreto avrebbe determinato una «situazione di grave incertezza in una materia che, palesemente, non può tollerarla». D'altra parte, non potrebbe seriamente dubitarsi della competenza del legislatore statale a disporre il mantenimento in vigore del r.d. n. 800 del 1923: sia perché tale competenza deriverebbe dall'art. 105 dello statuto speciale, in relazione perfino ad un «obbligo costituzionale» di disporre la permanenza in vigore di detto decreto prima del prodursi dell'effetto abrogativo; sia perché, in termini più generali, essa risulterebbe «in qualche modo incidente sulle garanzie di tutela delle minoranze linguistiche dell'Alto Adige», la quale costituisce «principio fondamentale dell'ordinamento costituzionale». Indicate le tappe del percorso della giurisprudenza di questa Corte in materia, anche sotto il profilo del «riparto delle relative competenze», l'Avvocatura richiama la sentenza n. 159 del 2009, i cui princìpi, «all'esito di questo svolgimento», consentirebbero di considerare «senza alcun dubbio» attribuita al legislatore statale la disciplina delle «modalità di attuazione della tutela delle minoranze linguistiche, nella prospettiva del bilanciamento di tale tutela con i diritti fondamentali della generalità, che non sono meno meritevoli di tutela», spettando agli enti territoriali («esponenziali delle minoranze tutelate») di «concorrere a questo processo mediante la legislazione attuativa concordata pariteticamente con lo Stato». Inserendosi «chiaramente» in questo contesto, la normativa impugnata risulterebbe, pertanto, conforme a un composito assetto normativo «ormai consolidato» e capace di soddisfare «in modo equilibrato le diverse esigenze rilevanti».1. - Con il ricorso indicato in epigrafe, la Provincia autonoma di Bolzano ha promosso - in riferimento agli articoli 2, 3, 8, n. 2, 16, 19, 99, 100, 101, 102, 105 e 107 dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol (d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670), nonché agli articoli 3, 5, 6, 10, 11, 76, 77, 116 e 117, primo comma, della Costituzione e, inoltre, in relazione a diverse norme di attuazione dello statuto medesimo e ad accordi e atti internazionali con precisione indicati supra (Ritenuto in fatto, n. 1) - questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1 e 2, del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 179 (Disposizioni legislative anteriori al 1° gennaio 1970, di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246), «limitatamente alla parte in cui mantiene in vigore il regio decreto 29 marzo 1923, n. 800 (Allegato 2, n. 190), convertito in legge 17 aprile 1925, n. 473 (Allegato 1, n. 182)». 2. - La Provincia ricorrente lamenta, in sintesi, che il decreto legislativo n. 179 del 2009, nel disporre la "reintroduzione" o la "revivescenza" nell'ordinamento del regio decreto 29 marzo 1923, n. 800 (Lezione ufficiale dei nomi dei comuni e delle altre località dei territori annessi), come convertito in legge 17 aprile 1925, n. 473, dopo che esso era stato ricompreso nell'elenco degli atti legislativi destinati all'abrogazione ad opera dell'art. 2, comma 1, del decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200 (Misure urgenti in materia di semplificazione normativa), convertito, con modificazioni, in legge 18 febbraio 2009, n. 9, abbia provocato una lesione della competenza esclusiva della Provincia medesima in materia di toponomastica, ad essa attribuita dalle norme dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol. 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, costituendosi in giudizio, ha concluso perché la questione venga dichiarata inammissibile o infondata, con argomenti sviluppati sulla base della preliminare osservazione secondo cui dal complesso normativo di cui alle norme impugnate si ricaverebbe che «in pratica non si è mai prodotta, a partire dal 16 dicembre 2009, l'abrogazione del r.d. 800/23, e questo è rimasto ininterrottamente in vigore». 4. - La questione è inammissibile. 4.1. - Il decreto legislativo n. 179 del 2009, impugnato all'art. 1, commi 1 e 2, consta di un solo articolo, composto di cinque commi, e di due Allegati. La norma di cui al comma 1 prevede che «Ai fini e per gli effetti dell'articolo 14, commi 14, 14-bis e 14-ter, della legge 28 novembre 2005, n. 246, e successive modificazioni, nell'Allegato 1 del presente decreto legislativo sono individuate le disposizioni legislative statali, pubblicate anteriormente al 1° gennaio 1970, anche se modificate con provvedimenti successivi, delle quali è indispensabile la permanenza in vigore». La norma di cui al comma 2 stabilisce che «Sono sottratte all'effetto abrogativo di cui all'articolo 2 del decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2009, n. 9, le disposizioni indicate nell'Allegato 2 al presente decreto legislativo, che permangono in vigore anche ai sensi e per gli effetti dell'articolo 14, commi 14, 14-bis e 14-ter, della legge 28 novembre 2005, n. 246, e successive modificazioni». Nell'elenco di cui all'Allegato n. 1 (Atti normativi salvati pubblicati anteriormente al 1° gennaio 1970) è indicata, al n. 182, la legge n. 473 del 1925;