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Non è un nuovo scostamento e, infatti, si confermano per il 2022 sia le previsioni del PIL, sia i saldi programmatici già utilizzati e incorporati nel quadro programmatico per il 2022, sia il rapporto tra debito e PIL, compreso il percorso verso l'obiettivo di medio termine. Gli spazi finanziari dei quali ci viene chiesto l'utilizzo sono generati da un margine, perché l'indebitamento netto tendenziale ha migliorato il proprio andamento rispetto a quello programmatico. Le risorse che sono state generate sono pari a 14,3 miliardi di euro e sono risorse importanti, in questo momento, che verranno utilizzate - come da delega che il Presidente della Repubblica ha dato come margine di operatività al Governo - per rispondere alle quattro gravissime crisi che stiamo vivendo: la carestia, quindi la crisi alimentare, la crisi energetica, la crisi climatica, con la siccità, e la crisi pandemica. In particolare, il decreto-legge aiuti- bis , che verrà emanato dal Governo a giorni, interviene su un tema molto importante, che riguarda la crisi del grano e la crisi alimentare, e sono allo studio interventi importanti, credo anche interessanti, come l'IVA zero sul pane e la pasta. Bisogna ricordare che l'incremento dei prezzi del pane e della pasta è generato dal blocco delle esportazioni dai silos dell'Ucraina, causato dall'invasione della Russia, e sconta dei rischi. Nonostante gli accordi che, grazie alla diplomazia, sono stati chiusi, aprendo un canale per la commercializzazione, ci sono dei rischi consistenti rispetto a nuovi attacchi. Ricordiamo l'ultimo attacco missilistico ai porti dell'Ucraina. Ma va tenuta presente anche la situazione del granaio d'Europa, dove la guerra ha distrutto macchinari e tutto il potenziale dell'agricoltura, inquinando terreni e soprattutto falde acquifere, compromettendo la prospettiva di esportazione futura. È per questo che la riduzione dell'IVA su pane e pasta potrebbe essere un interessante intervento anche in chiave strutturale. Un secondo intervento che sarà contenuto in questo decreto-legge riguarderà ovviamente il caro energia. Nonostante i grandi sforzi e le ultime decisioni prese -anche il G7 oggi ha confermato l'intenzione di mettere un tetto al prezzo del gas - il tema resta centrale e molto grave. La Russia continua a tenere sotto minaccia l'Europa e l'Italia, con la chiusura a scatti del Nord Stream e, quindi, la nostra transizione energetica e la nostra indipendenza dal gas russo devono essere più veloci possibili. Nel frattempo, devono essere rinnovati gli interventi già contenuti nel decreto-legge aiuti. Il decreto-legge aiuti- bis che sarà finanziato è oggettivamente importante: 14,3 miliardi di euro che si aggiungono ai 33 miliardi già stanziati da inizio anno dal Governo Draghi. Tuttavia, esso sconta il carattere corrente: sono interventi puntuali correnti, così come correnti sono i poteri che questo Governo dimissionario ha. Ci siamo infilati, nel momento peggiore, nella situazione peggiore, privandoci degli strumenti che potevano, invece, vederci oggi approvare un provvedimento che desse luce e forza a una vera riforma per contrastare l'inflazione. Dobbiamo invece approvare, con questa nuova autorizzazione, un disegno di legge di conversione del decreto-legge aiuti. Una settimana fa il presidente Draghi ci aveva proposto, da quegli scranni, un decreto-legge aiuti- bis , che avrebbe contenuto un'ulteriore riduzione del cuneo fiscale (ulteriore rispetto ai 7 miliardi già approvati nella legge di bilancio per il 2022) e una riduzione del cuneo contributivo, dopo il miliardo già approvato in legge di bilancio. È chiaro a tutti, infatti, che per i redditi bassi si può lavorare poco sul cuneo fiscale (non c'è capienza fiscale) e bisogna piuttosto lavorare sul cuneo contributivo. Il presidente Draghi ci aveva proposto di lavorare sulla ridefinizione e sul potenziamento dei contratti collettivi, anche per portare a copertura, e quindi a regime, il salario minimo anche per tutti coloro che ad oggi non sono coperti dalla contrattazione collettiva. Alcune forze di questo Parlamento hanno risposto no a questa importantissima proposta, per cui oggi abbiamo le mani legate. Possiamo fare un provvedimento di aiuti sicuramente importante e utile, ma non quella vera riforma che avremmo potuto essere chiamati a fare e di cui il Paese ci avrebbe grandemente ringraziati. Resta ovviamente il nostro voto favorevole alla relazione ex articolo 6, che anticipa l'utilizzo delle risorse rispetto all'assestamento nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza e dei margini generati dal differenziale tra indebitamento tendenziale e programmatico. Tali margini, in un quadro di finanza pubblica buono nonostante tutto, derivano da due componenti principali: una componente generata dalle entrate tributarie indirette, in particolare l'IVA - come è stato detto - spinta dall'inflazione e dall'aumento dei prezzi del gas, ma anche una componente generata da una riduzione di spesa, in particolare quella per ammortizzatori sociali, grazie alla spinta economica e alla ripresa del mercato del lavoro. Il nostro PIL per il 2022 rimane confermato ai livelli del DEF, al 3,1 per cento, per cui c'è stata anche una riduzione delle spese. Molto critico, invece, rispetto al DEF resta il quadro macroeconomico, perché la crescita del PIL, da qui in avanti, sarà difficilmente confermata viste la contrazione dei mercati anche a livello internazionale e la situazione della crisi energetica. Abbiamo un doppio problema legato al prezzo dell'energia, che trascina verso l'alto l'inflazione, e un problema ancora più grande di quantità. Già nel DEF una previsione indicava che, nel caso di restrizioni delle quantità, ne avrebbero risentito direttamente la nostra economia e la nostra produzione, con una riduzione di 2 punti percentuali di PIL. Questa è una prospettiva che deve in tutti i modi essere scongiurata ed è per questo che l'Unione europea ha approvato dei piani per lo stoccaggio e per gli acquisti comuni, ma anche - pochissimi giorni fa - un provvedimento probabilmente dalla portata epocale: mi riferisco a un programma di razionamento energetico che parte dal 1° agosto 2022 e arriva fino alla fine di marzo 2023; un piano che ci descrive l'immensa gravità della situazione e che è stato votato favorevolmente da tutti i Paesi europei, con la sola esclusione del solito leader ungherese Orban. Italia Viva vota a favore della relazione ex articolo 6 con una grande preoccupazione per l'Italia, che ha deciso di rendersi più fragile nel momento più grave e anche colpevolmente. Dico colpevolmente non dal punto di vista politico - politicamente, purtroppo, tutto è legittimo - ma rispetto agli interessi del Paese. L'Italia si è privata di uno dei Governo tra i più autorevoli nel mondo nel momento in cui serviva invece massima stabilità interna. Signor Presidente, la relazione, che voteremo favorevolmente, è stringata, ma al Governo chiediamo di continuare a lavorare sull'agenda sociale e sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, che è l'unico grande provvedimento che può mantenere i livelli di crescita del PIL all'altezza del nostro ingente debito pubblico. Anche per questo non si fa nuovo scostamento. Questi erano e restano i nostri fari programmatici e, quindi, Italia Viva sarà a supporto del Governo fino alla fine di questa travagliata legislatura e anche dopo.