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Solo con il più recente regolamento (CE) n. 2201/2003, già citato, si è posto fine a una discriminazione in essere tra i figli di coppie sposate e i figli di coppie non coniugate, in quanto finalmente si parla di «responsabilità genitoriali in senso stretto» e non derivanti dal matrimonio. Ciò consente di andare a verificare tutte le situazioni di conflitto tra genitori e anche le forme più gravi come, appunto, la sottrazione di minore. In alcuni casi tale crimine -- perché esso è, di fatto e di diritto, un crimine -- viene messo in atto da parte di un genitore per sfuggire a situazioni di persecuzione o di violenza e in tale caso, se provata questa condizione, non si può rimpatriare il minore anche se sottratto, ma dare conto di queste realtà di pregiudizio o di pericolo in un contesto internazionale differenziato, non solo per forme del diritto personale e familiare ma anche per culture e per visioni della famiglia oggi radicalmente diverse, può essere molto complicato. Proprio i fenomeni migratori e le unioni interreligiose o interculturali pongono i maggiori problemi, anche perché si tratta, il più delle volte, di unioni di fatto scelte proprio per evitare le complicazioni di tipo rituale o giuridico dovute alle diversità culturali e di cittadinanza dei protagonisti. Dal 2000 al 2006, il Dipartimento per giustizia minorile aveva trattato 941 istanze di cui meno di un terzo erano state messe in atto da autorità straniere contro cittadini italiani. Il Paese con cui sono stati maggiori i contenziosi aperti sia per iniziativa italiana che straniera, è stata la Germania, seguita da Stati Uniti d'America, Polonia, Francia e, via via, da altri Paesi del sud America o dell'est Europa o da Paesi islamici. Il problema è che, mentre grazie alla cooperazione giudiziaria europea i casi di Paesi entro quest'area si risolvono in tempi ragionevoli, per quanto riguarda i Paesi extraeuropei il conflitto è normalmente più lungo e doloroso. Purtroppo, come la scienza psicologica ci insegna, all'interno di una situazione conflittuale di coppia, assai spesso accade, magari non in cattiva fede, che agli occhi dei due ex coniugi o conviventi il figlio sparisca nella sua consistenza personale e diventi il simulacro del riscatto dell'uno verso l'altro. Questa «sparizione» del bambino assume caratteri assai gravi e violenti nelle situazioni estreme, in cui al conflitto relazionale interpersonale, che caratterizza la fine di un legame, si sommano differenze religiose o culturali che comportano un'accresciuta distanza tra i due genitori e, di conseguenza, dei problemi gravi nella vita e nell'identità dei figli. Oggi più che mai, di fronte a questa tragica eventualità, il diritto sembra incapace di mettere in atto una vera protezione e appare impotente nel difendere il minore, strumentalizzato da un conflitto feroce a cui egli non sa porre fine. Questa impotenza del diritto di fronte alle relazioni familiari sembra quasi una metafora della medesima impotenza di fronte al conflitto internazionale, alla guerra ed al terrorismo: anche in questi casi i bambini sono vittime innocenti. «Sottrazione di minore» è l'espressione tecnica che descrive il sostanziale «rapimento» di un figlio da parte di uno dei genitori, che conduce il minore illecitamente all'estero e che non consente alcun contatto tra il figlio e l'altro genitore. Purtroppo questo fenomeno non è limitato esclusivamente alle coppie di nazionalità diversa, ma anche a quelle con la stessa nazionalità. Esistono numerosi casi di figli rapiti sul territorio nazionale italiano e un numero imprecisabile di casi nei quali il genitore affidatario non consente contatti tra il figlio e il genitore con diritto di visita. Il Ministero degli affari esteri ha riconosciuto ufficialmente, dal 1999 al mese di luglio 2004, 1.267 casi, pari a circa 2.280 minori (1.267 x 1,8), poiché per ogni caso c'erano in media 1,8 bambini. Se teniamo conto che i casi noti erano circa un terzo del totale, otteniamo 6.840 minori sottratti all'estero (2.280 x 3). A questi numeri vanno aggiunte tutte le sottrazioni nazionali italiane delle quali non esistono dati ufficiali, ma indubbiamente si tratta di un fenomeno molto esteso. Purtroppo, gli strumenti giudiziari previsti dal citato articolo 574 del codice penale (che riguarda la sottrazione di persona incapace) sono assai deboli e non permettono nessun tipo di indagine concreta che possa portare almeno alla localizzazione del minore. Per queste ragioni è importante che venga riconosciuto non il reato che compie un genitore nei confronti dell'altro, cioè la «sottrazione di minore», ma il reato che compie il genitore nei confronti del minore, cioè il «rapimento», con l'aggravante della parentela come previsto dall'articolo 605 del medesimo codice penale (che riguarda il sequestro di persona). Solitamente, quando un figlio minorenne viene sottratto, si consiglia di rivolgersi al tribunale per i minorenni, competente nel territorio dove era la residenza abituale del minore, e di chiedere che venga affidato in via esclusiva e con procedura urgente al genitore vittima della sottrazione. Inoltre bisogna richiedere, vista la gravità del reato di sequestro di persona (commesso nei confronti del minore), che venga tolta la potestà al genitore che ha commesso il reato. Il genitore vittima della sottrazione deve denunciare il fatto ai carabinieri o alla Procura della Repubblica, competente nel territorio dove era la residenza abituale del minore, chiedendo che venga perseguito il reato di «sequestro» di persona sulla base dell'articolo 605 del codice penale o, se il minore è stato portato all'estero, presentare la denuncia al Ministero degli affari esteri e al Dipartimento per la giustizia minorile. Il disegno di legge mira, invece, ad assicurare una tutela penale più efficace al minorenne o all'infermo di mente che vengano sottratti al genitore affidatario, al tutore, al curatore o a chi ne abbia la vigilanza o la custodia, collocando il reato nell'ambito dei «delitti contro la libertà personale», ponendo come condizione di procedibilità dell'azione penale la querela da parte del genitore esercente la potestà, del tutore o del curatore, lasciando alla discrezione di questi ultimi la valutazione sull'opportunità o meno di dare avvio a un procedimento penale e, in particolare, consentendo alle Forze dell'ordine l'esercizio di poteri più incisivi nella repressione di reati particolarmente riprovevoli e di allarme sociale (si pensi, ad esempio, al genitore straniero non affidatario che porta il minore all'estero, negando all'altro finanche la possibilità di visita). A ciò si aggiunga che la sanzione attualmente stabilita per il reato minore contro l'assistenza familiare non permette né l'arresto facoltativo in flagranza (ai sensi dell'articolo 381 del codice di procedura penale) né il fermo, anche fuori dei casi di flagranza, di indiziato di delitto (ai sensi dell'articolo 384 del medesimo codice di procedura penale).