[pronunce]

- Con riguardo all'atto di intervento "in proprio", depositato dal prof. avv. Michele Costantino in qualità di creditore di una delle parti del giudizio a quo, va ribadito quanto deciso con l'ordinanza emessa nel corso dell'udienza pubblica di discussione, con la quale l'intervento in questione è stato dichiarato inammissibile. Alla stregua, infatti, della costante giurisprudenza di questa Corte, l'intervento di soggetti diversi dalle parti del giudizio principale è ammissibile soltanto per i terzi titolari di un interesse qualificato, inerente in modo diretto e immediato al rapporto sostanziale dedotto in giudizio, restando dunque estranei a tale rigoroso perimetro gli interessi di mero fatto quali quelli prospettati a fondamento dell'atto di intervento in questione. 4. - La questione sollevata è inammissibile. 5. - Occorre preliminarmente ricordare l'esigenza che l'ordinanza di rimessione della questione di legittimità costituzionale dia conto, nella sua motivazione, delle ragioni per le quali la questione proposta riveste i caratteri, oltre che della non manifesta infondatezza, della rilevanza nel giudizio a quo, offrendo perciò una adeguata descrizione della concreta fattispecie nonché dei motivi per i quali la soluzione del dubbio di legittimità costituzionale risulti pregiudiziale rispetto alla definizione del giudizio. Tale requisito non appare qui congruamente soddisfatto. Limitandosi, infatti, nella sostanza, a prospettare una rievocazione, per così dire "recettizia", della questione da lui stesso sollevata in un precedente giudizio - e che aveva dato luogo alla sentenza di questa Corte n. 128 del 2008 -, il giudice rimettente non ha riferito delle circostanze specificamente relative al giudizio a quo, omettendo di evidenziare nel dettaglio i termini di continuità, processuale e sostanziale, tra le vicende allora ed ora relative allo scrutinio e perfino le identità dei soggetti attualmente coinvolti, che è dato ricavare solo attraverso i successivi atti di intervento; nonché, soprattutto, ha omesso di indicare le ragioni in forza delle quali un profilo evidentemente reputato trascurabile nel momento in cui venne sollevata la precedente questione - e connesso all'identificazione del destinatario dell'ingiunzione - sia, invece, ora divenuto decisivo. L'unico dato, infatti, che l'ordinanza offre come "base ricostruttiva" della fattispecie è che il decreto ingiuntivo - accordato ad «alcuni soltanto dei comproprietari del Teatro» a seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale delle disposizioni relative all'espropriazione - sia stato opposto dalla Fondazione, senza specificare null'altro sullo stato del relativo giudizio. Il giudice rimettente assume che la pronuncia di illegittimità costituzionale delle disposizioni sull'esproprio abbia reso la disposizione denunciata «priva di ogni giustificazione» e ne chiede la caducazione sul presupposto della diretta e immediata applicabilità a questa delle medesime ragioni che valsero per quelle. Non spiega, però, perché la questione, di stretto merito, dell'eccepito difetto di legittimazione passiva della Fondazione opponente debba necessariamente trasformarsi, solo nel giudizio di opposizione, nella questione di legittimità costituzionale di una disposizione meramente abrogativa di quella che attribuiva alla Fondazione medesima - e solo, espressamente, «previo accordo con gli enti pubblici territoriali interessati» - «i diritti d'uso esclusivo sul Teatro Petruzzelli di Bari, in conformità al Protocollo d'intesa sottoscritto a Roma il 21 novembre 2002» tra gli enti locali e le parti private. Il profilo appena indicato assume, d'altra parte, specifico risalto in relazione a una irrisolta contraddizione che è possibile cogliere nello sviluppo argomentativo posto a base della ordinanza di rimessione. Attraverso l'adozione del decreto ingiuntivo, il giudice rimettente ha, ex ore suo, considerato operativo il Protocollo di intesa stipulato nel 2002, assumendo essere proprio quello il titolo in forza del quale poteva essere emesso il provvedimento richiesto: una volta venuta meno la espropriazione del Teatro, per effetto della declaratoria di illegittimità costituzionale della disposizione ablativa, lo stesso Protocollo avrebbe, infatti, «ripreso efficacia quale atto regolatore degli interessi delle parti in ordine alla ricostruzione e all'uso del teatro». Ora, se tale premessa ha potuto legittimare la domanda a parte actoris, non è chiaro perché essa non sia valsa, negli stessi termini, anche ai fini della precisa individuazione del soggetto debitore, una volta che la disciplina di cui alla legge 11 novembre 2003, n. 310 - istitutiva della Fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari - consentiva di stabilire, nella prospettazione del rimettente, un «inscindibile collegamento tra il nuovo organismo e le attività di ricostruzione e di gestione del teatro in conformità del Protocollo», come attraverso una sorta di surrogazione di quella fondazione ivi prevista e poi mai istituita. In aperta e immotivata contraddizione con tale premessa, è lo stesso giudice rimettente ad affermare, invece, che, «una volta venuta meno la norma che, nell'istituire la Fondazione, destinava quest'ultima a gestire il teatro "in conformità del Protocollo di intesa"», sarebbe «caduto il presupposto per la ulteriore operatività del complessivo regolamento negoziale avente origine dal Protocollo stesso». Quasi a ritenere che la intervenuta abrogazione di quella disposizione, ad opera di questa ora censurata, assuma un diverso risalto solo perché la parte ingiunta ha proposto opposizione, per contestare il fondamento del titolo azionato nei suoi confronti. Per altro verso, e proprio con riferimento alla pretesa creditoria, la base giustificativa del decreto ingiuntivo sarebbe offerta, secondo quanto puntualizza lo stesso giudice a quo, dal più volte richiamato Protocollo di intesa del 21 novembre 2002, ove era convenuto fra le parti che, nel caso di superamento del termine di quattro anni stabilito per la ricostruzione del Teatro, la costituenda Fondazione avrebbe dovuto corrispondere in favore dei proprietari, a partire dal quinto anno, una indennità pari al 25 per cento del canone di concessione. Orbene, l'art. 1, comma 6, della già citata legge n. 310 del 2003, abrogato dalla disposizione di cui ora si discute, conteneva il richiamo al Protocollo con esplicito ma limitato riferimento ai «diritti d'uso esclusivo» del Teatro Petruzzelli e non anche a tutti gli altri profili su cui si era radicato l'accordo. In tale contesto, il giudice rimettente ha, dunque, completamente omesso di motivare le ragioni per le quali, con specifico riferimento al titolo creditorio posto a base del decreto ingiuntivo opposto, la "reviviscenza" del comma 6 dell'art. 1 della legge n. 310 del 2003 - che rappresenta il petitum concretamente perseguito - rivestirebbe rilevanza agli effetti del decidere.