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Delega al Governo per la definizione di nuove forme di sostegno all'editoria e l’abolizione dei contributi diretti ai giornali. Onorevoli Senatori. -- La scelta del governo Monti di dare attuazione, con il disegno di legge n. 5270 della XVI legislatura, a quanto previsto dall'articolo 29, comma 3, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, non ha avuto successo. Ciò non solo e non tanto perché il disegno di legge non è mai stato approvato, quanto perché esso era singolarmente recessivo rispetto alle previsioni del citato articolo 29: tale norma, allo scopo di contribuire all'obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2013, ha previsto, da un lato, la cessazione dell'attuale sistema di contribuzione in favore delle imprese editrici di quotidiani e di periodici entro il 31 dicembre 2014 e, dall'altro, la destinazione delle risorse finanziarie disponibili compatibilmente con le esigenze di bilancio per nuove finalità. In ossequio alla predetta disposizione, si sarebbero dovuti quindi definitivamente abbandonare gli interventi a pioggia, sedimentatisi nei decenni, il cui costo diretto è stato stimato in quasi un miliardo di euro all'anno. La molteplicità delle disposizioni stratificatesi nel tempo mediante il ricorso a differenti strumenti normativo-finanziari e la pluralità delle fonti decisionali e di spesa, incluse le provvidenze per radio e televisioni -- deve quindi essere rimossa con un intervento legislativo che assuma la forma di una più precisa delega al Governo, in cui siano delineate, in appositi princìpi e criteri direttivi, le nuove linee direttrici per la razionalizzazione degli interventi di sostegno del settore editoriale: ciò con lo scopo sia di garantire significativi alleggerimenti dell’onere finanziario (attualmente derivante dai vigente sistemi di contribuzione diretta), sia di creare condizioni di autonomia ed indipendenza dei giornalisti, mediante un sistema pro-concorrenziale che garantisca una competizione più aperta, eliminando i conflitti di interesse e gli intrecci indebiti tra politica, economia ed informazione. Al contempo, si è inteso sostituire al contributo diretto una gamma di possibili incentivi, più coerenti con l'attuale situazione del mercato editoriale, ma comunque compatibili con i vincoli di finanza pubblica. In particolare, all'articolo 1, i princìpi e criteri direttivi di delega vincolano il Governo a riordinare le misure di sostegno, a selezionare le categorie dei possibili beneficiari e a individuare forme di intervento per l'innovazione, l'avvio di nuove imprese e la multimedialità, al fine di modernizzare e di sviluppare il settore, contenendo l'entità degli oneri gravanti sulla finanza pubblica. Nel riordino delle predette misure, infatti, il Governo dovrà prevedere che le provvidenze siano strettamente correlate alle risorse annualmente disponibili e che il contributo non possa in ogni caso eccedere il fatturato dell'impresa beneficiaria. Il Governo è altresì delegato a ridefinire il quadro delle competenze in materia di comunicazione istituzionale e di tutela del diritto d'autore. Infine, l'esoso esborso per canone locatizio per la sala stampa dell'Associazione stampa estera ha posto all'attenzione della pubblica opinione la questione dell'utilizzo di risorse umane e materiali delle amministrazioni pubbliche per le sale stampa dei giornalisti presso istituzioni pubbliche: benché l'interesse pubblico della messa a disposizione di una stanza con suppellettili ai giornalisti sia condivisibile, non così l'impiego di personale pubblico di fatto alle dipendenze dei giornalisti; meno che meno, si giustifica una sede dedicata alla stampa estera, che inverte la situazione immobiliare a carico delle istituzioni, per cui in proposito si prevede l'abrogazione della norma.. Art. 1. (Delega al Governo per la definizione di nuove forme di sostegno all'editoria) 1. In conformità con i principi costituzionali in materia di libertà e di pluralismo nella manifestazione del pensiero, di valorizzazione e diffusione della cultura e della lingua italiane nonché delle opere dell'ingegno e di tutela delle minoranze linguistiche, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri interessati, uno o più decreti legislativi aventi ad oggetto il superamento del finanziamento diretto al mercato editoriale e lo sviluppo di nuove forme di sostegno in favore del settore. 2. Ai fini dell'adozione dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo opera nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi: a) razionalizzare e riordinare la normativa vigente in materia di sostegno delle imprese editoriali, eliminando: 1) ogni forma di contributo diretto alle imprese editrici di quotidiani e periodici, sia secondo i requisiti di accesso e le modalità di calcolo definiti dal decreto-legge 18 maggio 2012, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 luglio 2012, n. 103, sia secondo qualsivoglia normativa speciale o di settore; 2) ogni forma di rimborso di costi ai soggetti di cui al numero 1), eccettuati quelli dei quali sia dimostrato che sono stati effettivamente sostenuti per gli scopi di cui alla lettera b) e che rispondono a logiche di sana imprenditoria e di accettazione consapevole del rischio di impresa; b) destinare le risorse stanziate per l'editoria dalla legge 25 febbraio 1987, n. 67, come stabilite nella tabella C della legge annuale di stabilità, e dall'articolo 29, comma 3, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, esclusivamente a specifiche forme di sostegno: 1) della domanda di lettura, incentivando la sottoscrizione, da parte di soggetti pubblici e privati, di abbonamenti di durata annuale a giornali quotidiani e periodici in edizione digitale attraverso l'introduzione di buoni acquisto che siano pari a non oltre il 30 per cento del prezzo annuale dell'abbonamento a giornali quotidiani e periodici in edizione digitale. Il buono acquisto è utilizzabile da ciascun acquirente per la sottoscrizione di abbonamenti di durata annuale fino ad un massimo di due, di cui un quotidiano e un periodico. Il buono acquisto è utilizzabile dall'editore in compensazione ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, fino ad esaurimento delle risorse disponibili; 2) per l'innovazione tecnologica e l'avvio di nuove imprese editoriali e la loro transizione al digitale e alla multimedialità, secondo le modalità di cui alla lettera e) ; c) definire le categorie di soggetti destinatarie del sostegno di cui al numero 2) della lettera b) , con particolare riguardo ai quotidiani e ai periodici di consolidata tradizione e valore politico-culturale, nonché alle testate che siano espressione di comunità locali ed alle riviste di alta cultura iscritte in un apposito registro nazionale tenuto dal consorzio interuniversitario CINECA del Ministero dell’istruzione, dell'università e della ricerca;