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È nell'ottica di contenimento del consumo di nuovo suolo che nasce il presente disegno di legge, il quale ripropone, adeguandolo alla vigente normativa edilizia, il recupero volumetrico ai fini abitativi degli spazi e dei volumi utilizzabili all'interno del patrimonio edilizio già esistente. Tale principio costituisce il primo passo verso un'idea di «rigenerazione urbana», della quale ormai si sta assumendo una piena consapevolezza, che permetta di superare la malintesa equazione tra sviluppo ed espansione residenziale. Il raggiungimento del principale obiettivo della presente proposta, ovvero quello della lotta contro il consumo del suolo, accompagnato dalla necessità di dotarsi di un organico corpus normativo sull'edilizia, costituisce oramai un'esigenza indifferibile e urgente, avvertita sia dalla popolazione sia dai tecnici del settore, e può rappresentare il nuovo core business delle imprese edili e dell'indotto. Il presente disegno di legge è composto di otto articoli. In particolare, all'articolo 1 viene specificato che primaria finalità della legge è quella di fare fronte al disagio abitativo e quindi di garantire il diritto ad un alloggio adeguato e salubre ai soggetti e ai gruppi che non hanno la possibilità di accesso al mercato degli immobili e a quello delle locazioni. Viene inoltre evidenziato come la presente proposta abbia come ulteriore scopo quello di prevenire e ridurre il consumo del suolo, di migliorare le prestazioni energetiche e la sicurezza degli immobili nonché di recuperare il valore sociale della partecipazione dei cittadini alla comunità. Al comma 2 dell'articolo 1 viene esplicitato l'intervento dello Stato in queste operazioni di valorizzazione e recupero del patrimonio esistente, che magari versa in condizioni non più sicure o ancora che resta inutilizzato dai proprietari e dallo stesso Stato o enti territoriali che lo detengono. In più viene precisato come lo Stato debba attuare delle politiche mirate alla rigenerazione e al ripopolamento dei centri storici, delle periferie nonché delle aree dismesse o degradate, mentre le regioni devono adottare disposizioni per incentivare i comuni a individuare e recuperare le aree da sottoporre a interventi di recupero. L'articolo 2 contiene una serie di definizioni funzionali per comprendere il contenuto dell'intero disegno di legge. Ci si riferisce al concetto di immobile abbandonato o incompiuto, di alloggio sociale, di gruppo e di programma di autorecupero. L'articolo 3 invece detta disposizioni relative al censimento degli immobili e delle aree da destinare a programmi di autorecupero. Il censimento viene affidato ai comuni, ai quali spetta anche aggiornare i dati degli immobili e delle aree di proprietà pubblica e privata presenti nel rispettivo territorio, nonché la catalogazione e lo stato di manutenzione in cui essi versano, da mettere a disposizione dei gruppi di autorecupero per le fasi operative. L'articolo 4 reca disposizioni relative agli interventi di autorecupero. Sul punto, il comma 1 prevede che siano i comuni a emanare un avviso pubblico indicante gli immobili soggetti al recupero; il computo di massima delle opere da eseguire; i requisiti che i gruppi di autorecupero devono possedere per partecipare alle procedure di assegnazione degli immobili da recuperare, nonché i criteri di assegnazione degli immobili recuperati e le condizioni per realizzare gli interventi in parola. Il comma 2 del medesimo articolo invece dispone che siano i gruppi di cittadini a formulare all'ente locale, quindi al comune, le proposte operative, in ossequio non solo agli strumenti urbanistici in vigore, ma anche delle clausole di salvaguardia degli strumenti urbanistici già adottati. È essenziale rilevare come nelle proposte in questione debbano essere indicati non solo i costi e i mezzi di finanziamento, ma soprattutto i tempi per concludere i lavori di autorecupero. Spetterà poi al comune emanare un apposito regolamento con il quale verranno disciplinate le attività e i processi esecutivi per realizzare gli interventi di autorecupero intrapresi dai gruppi di cittadini interessati e dotati dei requisiti richiesti. In tal modo vengono salvaguardate le competenze costituzionali degli enti locali nell'ambito di una procedura negoziale che, in caso di immobili privati, persegue la finalità di garantire il coerente recupero delle aree oggetto degli interventi. L'articolo 5 detta disposizioni relative alle modalità di realizzazione, che vedono i gruppi di autorecupero divenire i veri protagonisti della rivalorizzazione urbana. Al comma 1 viene prevista piena responsabilità in capo al gruppo di autorecupero per l'esecuzione a regola d'arte dei lavori di recupero di competenza. Al comma 2 invece viene affidato al comune il compito di intervenire per mettere in sicurezza statica e per ridurre la vulnerabilità sismica degli immobili da recuperare, intendendo questo tipo di intervento, un tipico intervento di recupero primario, rientrante tra i compiti dell'ente locale. Al comma 5 si demanda ad un decreto ministeriale la definizione di modalità e condizioni per la scelta e l'utilizzo dei materiali, con preferenza per quelli che riducono l'impatto energetico e ambientale e per quelli che rispettino i criteri di salubrità degli ambienti e dei paesaggi anche a fine vita. L'articolo 6, rubricato Fondo per l'autorecupero, istituisce presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un apposito fondo da destinare agli interventi di autorecupero di immobili abbandonati. Il fondo avrebbe una dotazione pari a 10 milioni di euro per l'anno 2019 e 380 milioni di euro per l'anno 2020, dotazione da destinare in favore dei comuni che abbiano avviato bandi o altre procedure amministrative per l'erogazione di contributi in favore di programmi di autorecupero. L'articolo 7 dispone che sia l'Agenzia del demanio a monitorare i programmi di recupero, curando la pubblicazione, sul proprio sito istituzionale, dell'elenco degli immobili e delle aree, suddivisi per comune, per i quali verranno avviati interventi di autorecupero. L'ultimo articolo, (articolo 8) recante la copertura finanziaria del presente disegno di legge, indica un onere pari a 390 milioni di euro per l'insieme degli anni 2019 e 2020, al quale si provvede mediante l'utilizzo di maggiori entrate derivanti dai successivi commi 2 e 3. La copertura è assicurata mediante incremento delle entrate, per oltre 400 milioni di euro, derivanti dalle norme di cui all'articolo 8 finalizzato alla riduzione della percentuale di deducibilità degli interessi passivi delle banche e di altri enti e società finanziari nonché dalla rideterminazione del valore della produzione netta delle banche e di altri enti e società finanziarie. In conclusione e sulla scorta delle precedenti osservazioni, – vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo di Parigi del 1948 che, all'articolo 25, dispone che «Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà»;