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GIULIANO, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca . Signor Presidente, ringrazio il Presidente e tutti i membri della 7 a Commissione del Senato per la dedizione con la quale si sono dedicati a questo importante intervento legislativo, finalizzato all'abrogazione dell'istituto della chiamata per competenze dei docenti. L'abrogazione dei commi 18, 80, 81 e 82 dell'articolo 1 della legge n. 107 del 2015 e la novella di diversi altri commi rivestono una notevole importanza. A seguito dell'intervento normativo, i direttori degli uffici scolastici regionali, anziché ripartire l'organico tra gli ambiti per procedere poi ad assegnarlo tra le scuole, lo distribuiranno direttamente tra le istituzioni scolastiche ed educative, con la conseguente riduzione del carico amministrativo posto sulle spalle delle istituzioni scolastiche. Si abroga quindi un passaggio che amplificava il carico di lavoro senza produrre di fatto migliorie, vista anche la sostanziale disapplicazione de facto di questa disposizione, con una sola formale assegnazione dei docenti agli ambiti territoriali e successiva procedura di individuazione per competenze a cura dei dirigenti scolastici. Questa situazione già in essere era stata formalmente sancita nell'accordo sottoscritto il 26 giugno 2018 tra il MIUR e i sindacati di categoria. Per l'anno scolastico 2018-2019, si era infatti raggiunto l'accordo con le organizzazioni sindacali del comparto per la non effettuazione della procedura della chiamata diretta allo scopo di rendere più razionali e spedite le operazioni relative all'apertura dell'anno scolastico e in previsione di una revisione normativa in materia. La ripartizione dell'organico dell'autonomia avverrà d'ora in poi quindi non più su ambiti territoriali, ma sulle singole istituzioni scolastiche. Il Parlamento quindi ha deciso di tornare nuovamente all'assegnazione meritocratica dei posti secondo i criteri previsti dall'articolo 400, comma 2, del decreto legislativo n. 297 del 1994, in base ai quali sono i vincitori del concorso a scegliere, nell'ordine in cui sono inseriti nella graduatoria, il posto di ruolo fra quelli disponibili nella Regione. Allo stesso modo, i vincitori dei concorsi per la docenza e il personale educativo, al momento dell'assunzione, saranno quindi d'ora in avanti destinati a una sede di servizio secondo ordine di graduatoria, anziché a un ambito territoriale. PRESIDENTE . Poiché il disegno di legge n. 763, nel testo formulato in sede redigente dalla 7 a Commissione permanente, si compone del solo articolo 1, passiamo alla votazione finale. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, la chiamata diretta dei docenti o meglio, com'è stata edulcorata, la chiamata per competenze, introdotta dalla legge n. 107 del 2015, ha creato molte disfunzionalità che è giusto correggere. Non è che un caso che abbiamo presentato un disegno di legge, assorbito da quello in esame, che va esattamente in questo senso. La previsione del potere discrezionale dei dirigenti scolastici per la chiamata diretta dei docenti ha di fatto introdotto condizioni per le quali non esistono requisiti reali, oggettivi, trasparenti e verificabili per l'assegnazione dei docenti, con rischi quindi, che si sono tutti immediatamente appalesati, di tensioni e conflitti che, a nostro avviso, hanno determinato confusione e incertezza nella scuola e nella didattica, oltre a mettere in discussione in alcuni casi la stessa libertà d'insegnamento. La mobilità del personale della scuola deve tornare a pieno titolo nell'alveo della contrattazione, sulla quale la legge n. 107 del 2015, con un'evidente invasione di campo, era pesantemente intervenuta, compromettendo la trasparenza e la regolarità delle relative operazioni. L'individuazione del docente cui assegnare la cattedra-posto deve avvenire esclusivamente sulla base del punteggio della mobilità in quanto esso è già comprensivo sia dell'esperienza professionale, che dei titoli culturali e didattici. Nelle intenzioni di chi l'aveva ideata, la chiamata diretta doveva scaricare sui dirigenti scolastici la responsabilità dei risultati degli alunni: i dirigenti avrebbero potuto scegliere i docenti più bravi, migliorando così l'offerta formativa e, conseguentemente, gli esiti di apprendimento degli studenti. Se non ci fossero riusciti, ci avrebbe pensato l'amministrazione a valutarli negativamente. È stata una semplificazione banale, falsa e inefficace, che nulla ha a che vedere con il miglioramento della professionalità dei docenti e della qualità dell'insegnamento. I dirigenti scolastici che l'hanno sperimentata hanno potuto verificarne tutta la sua inutilità: oltre a non consentire l'acquisizione delle professionalità necessarie, la chiamata diretta non ha permesso alle scuole il completamento degli organici, provocando solo un inutile aggravio di lavoro che ha stressato dirigenti e segreterie ancor prima dell'inizio dell'anno scolastico. Il disegno di legge si prefigge, inoltre, di cancellare gli ambiti lasciando però - e qui, Sottosegretario, arriva per noi il punto critico - il riferimento al livello regionale dei ruoli. In Commissione avevamo proposto, infatti, di ripristinare gli organici a livello provinciale, reintroducendo in proposito quanto previsto in precedenza dal testo unico (decreto legislativo n. 297 del 1994). L'ostinarsi nel ripristinare gli organici a livello regionale dei ruoli e il tentativo di accelerare in questo campo ci fanno comprendere che oggi la discussione davanti a noi sul destino della scuola è tutta all'interno dell'ambito dell'autonomia differenziata. Questa ostinazione nel ripristinare i livelli regionali ci fa pensare che si vuole proprio accelerare in questo senso. Abbiamo letto, infatti, alcune dichiarazioni del ministro Stefani a proposito di autonomia differenziata secondo cui, in materia di trattamento economico del personale della scuola, non ci sarebbe alcuna gabbia salariale, ma che sono strumenti che esistono già nel nostro ordinamento, cosa che non è assolutamente vera. È utile fare chiarezza su questi temi. In materia stipendiale, i contratti regionali non hanno alcuna competenza; i livelli contrattuali che trattano di stipendio sono quello nazionale e quello della scuola. La «voce dal sen fuggita» al Ministro «strumenti già previsti dal nostro ordinamento» svela non una situazione, ma un'intenzione che è per noi pericolosa. Siamo infatti ben consapevoli che trattamenti stipendiali diversi si fondano su condizioni e traguardano obiettivi diversi. A trattamenti diversi conseguono - ahimè - diritti diversi per gli stessi destinatari del lavoro scolastico, cioè alunni e studenti. Tutte le Regioni avrebbero bisogno di organici più adeguati e tutti i lavoratori della scuola di salari più alti. La strada non è certo quella degli stipendi differenziati a livello regionale.