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A loro va la nostra più profonda gratitudine e l'auspicio che tale ringraziamento si possa tradurre in investimenti ulteriori e in interventi di sostegno reale e concreto al lavoro reso al Paese da un comparto che è ancora in grande difficoltà, a partire dalla carenza di personale formato, problema per il quale sono state già adottate alcune misure. Penso all'aumento delle borse di specializzazione, per esempio, anche se sono ancora insufficienti a fornire le risposte necessarie. Per questo ritorno alla normalità dobbiamo ringraziare il prezioso lavoro svolto dal Governo, dal commissario Figliuolo, dal Comitato tecnico scientifico. E dobbiamo ringraziare anche i cittadini per il grande senso di responsabilità dimostrato, non solo aderendo massicciamente alla campagna vaccinale, ma anche rispondendo con rigore alle misure di sicurezza sanitaria, dal green pass alle mascherine, alle misure messe in campo di volta in volta, in relazione all'evoluzione della pandemia. Lo hanno fatto nonostante vi sia stato chi ha lavorato costantemente per screditare queste misure di buon senso in nome di una presunta libertà individuale che sembra ignorare il bene collettivo. Il ministro Speranza ha sempre mantenuto in primo piano la consapevolezza che le libertà individuali stanno inevitabilmente insieme con l'interesse generale della collettività. Non è stato un bilanciamento semplice, ma ha avuto il merito di stare ben saldo dentro il solco costituzionale che prevede un legame indissolubile tra i diritti individuali inviolabili e i doveri inderogabili che ogni cittadino ha nei confronti degli altri. Diritti e doveri stanno insieme in una democrazia matura, perché la libertà non è un concetto senza limiti ma si fonda sul rispetto dell'altro, sulla solidarietà, su una civile convivenza, sulla tutela dei più fragili. Tutti i diritti hanno la stessa dignità. (Applausi) . I cittadini italiani hanno dimostrato di essere una grande comunità, capace di solidarietà e rispetto, nell'inedita definizione dettata dall'emergenza di un equilibrio tra i diritti individuali e quelli collettivi. Ora andiamo verso la normalità, grazie al processo di convivenza con il virus, ma non stiamo approvando un "liberi tutti", sia chiaro: sarebbe sbagliato e pericoloso questo messaggio, perché il virus circola ancora e se oggi andiamo a guardare al futuro, purtroppo non possiamo avere certezza che sia terminata questa crisi. Dobbiamo essere ancora prudenti e contestualmente lavorare per rafforzare il nostro sistema sanitario e renderlo più pronto per affrontare altre sfide inedite che potrebbero arrivare. Oggi siamo nelle condizioni di avere meno decessi, meno malati gravi e di poter soprattutto riprendere a curare i cosiddetti sospesi dal diritto alla cura, che attendono risposte alle loro diverse patologie, purtroppo trascurate nella fase dell'emergenza pandemica. Fiducia, speranza e prudenza devono guidarci tutti insieme in questo passaggio, in questa strategia del rischio calcolato che il Governo Draghi ha promosso senza tentennamenti e con successo, basata su un approccio sempre attento all'evoluzione della pandemia. Ad esempio, tutte le misure sono state via via ridotte e limitate, salvo che per le strutture sanitarie e sociosanitarie; rimane l'obbligo vaccinale fino al 15 giugno e per chi lavora nelle strutture dedicate alla cura fino alla fine dell'anno. È una scelta condivisibile, perché riteniamo prioritario difendere la salute soprattutto dei più fragili, e le strutture sociosanitarie devono essere luoghi sicuri. Iniziare a lavorare per il futuro del sistema sanitario è un obiettivo prioritario per il Paese e va ripensato perché ha certamente sostenuto l'impatto devastante dello tsunami Covid, ma ha mostrato anche dei limiti profondi che ci interrogano e che impongono nuove risposte. Ora il PNRR sarà fondamentale per la realizzazione di questo programma di rinnovamento, ma da solo non potrà essere sufficiente. Ora che la pandemia ha reso evidenti a tutti le criticità, sarebbe molto grave non porvi rimedio. Sia chiaro che un sistema sanitario fragile non solo ha profonde ripercussioni sulla salute delle persone, ma allarga le disuguaglianze, ha effetti negativi sulla crescita economica, mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Abbiamo dunque bisogno di una sanità maggiormente integrata con le politiche sociali, che investa in formazione e gestione delle risorse umane e che guardi con maggiore attenzione ai lavoratori fragili che vivono una quotidianità più difficile, che hanno patologie complesse e che sono in condizioni di disabilità, affinché possano conciliare la condizione di vita con il diritto al lavoro. (Applausi) . Il Paese non può aspettare altre pandemie per capire che il sistema sanitario deve essere necessariamente interessato da una profonda riforma che riporti la persona al centro, passando in tempi rapidi dalla centralità dell'assistenza ospedaliera alla sanità territoriale. A tal fine, si dovrà quindi limitare un uso eccessivo delle cure ospedaliere, pur necessarie, a quando - appunto - sono necessarie; diminuire il numero dei ricoverati, offrendo loro prestazioni più qualificate; promuovere una rete territoriale che integri l'offerta sanitaria, socio-sanitaria e socio-assistenziale. Credo che le dimensioni del to cure e del to care , cioè del curare in senso medico e del prendersi cura in senso umano e relazionale, siano indissolubilmente collegate. Questa è la strada da intraprendere ora per assicurare a tutti i cittadini in tutto il Paese parametri uniformi. Non dimentichiamo che in alcune aree del Paese rimane solo la famiglia a farsi carico dei bisogni socio-sanitari insoddisfatti a causa delle carenze e inefficienze della rete dei servizi sanitari e sociali. Ora per costruire un nuovo modello abbiamo bisogno di una vision innovativa che possa contare sul potenziamento della ricerca, della formazione e dell'organizzazione e sulla telemedicina per sostenere un sistema di cure territoriali e domiciliari funzionanti ed efficaci. Dichiaro pertanto il voto favorevole del Partito Democratico, ricordando che la scienza ci deve guidare nell'investimento sul benessere delle persone, ma la tutela delle fragilità e la difesa del diritto alla salute sono il primo nostro dovere etico-politico e la garanzia di un'autentica democrazia. (Applausi) . VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, se dovessimo dare un titolo appropriato alla legge di conversione di questo decreto-legge mi verrebbe in mente: fine dello stato di emergenza. Siamo di fronte al tanto agognato momento nel quale viene messa la parola fine ad alcune limitazioni alle libertà personali (dolorose, ma necessarie) e ad alcuni obblighi imposti (dolorosi, ma necessari). Si apre una nuova fase nel Paese, che ci deve portare alla normalità, senza trascurare le insidie e i pericoli che ancora sono in atto. Se siamo arrivati a questo momento, il merito è anzitutto del senso di responsabilità degli italiani che, in un momento delicato e complicato, hanno capito l'importanza di limitarsi in alcune libertà essenziali e adeguarsi alle indicazioni del Governo che non erano capotiche , ma suggerite dal mondo scientifico.