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Nota all'art. 10, comma 1, lettera a): Il testo del secondo comma dell'art. 43 della legge n. 833/1978, è il seguente: Gli istituti, enti ed ospedali di cui all'articolo 41, primo comma, che non abbiano ottenuto la classificazione ai sensi della legge 12 febbraio 1968, n. 132, e le istituzioni a carattere privato che abbiano un ordinamento dei servizi ospedalieri corrispondente a quello degli ospedali gestiti direttamente dalle unità sanitarie locali, possono ottenere dalla regione, su domanda da presentarsi entro i termini stabiliti con legge regionale, che i loro ospedali, a seconda delle caratteristiche tecniche e specialistiche, siano considerati, ai fini dell'erogazione dell'assistenza sanitaria, presidi dell'unità sanitaria locale nel cui territorio sono ubicati, sempre che il piano sanitario regionale preveda i detti presidi. I rapporti dei predetti istituti, enti ed ospedali con le unità sanitarie locali sono regolati da apposite convenzioni". Note all'art. 10, comma 2, lettera a): - Si riporta il testo degli articoli 36, 37 e 38 della legge n. 132/1968 (Enti ospedalieri e assistenza ospedaliera): "Art. 36. - Negli ospedali generali la sezione è l'unità funzionale che deve comprendere non meno di 25 e non più di 30 posti-letto. Negli stessi ospedali le sezioni di specialità possono comprendere anche un numero di posti-letto che in ogni caso non può essere inferiore a 15. Queste sezioni, ove non esista la relativa divisione, sono di regola aggregate ad una divisione affine. La divisione è composta da 2 o più sezioni e comprende non meno di 50 e non più di 100 posti-letto. Negli stessi ospedali le divisioni di specialità possono comprendere anche un numero inferiore di posti-letto che in ogni caso non può essere inferiore a trenta. I servizi speciali di diagnosi e cura forniscono prestazioni specializzate e di norma non dispongono di letti di degenza o ne hanno un numero che, comunque, non può essere superiore a quello previsto per le sezioni di specialità". "Art. 37. - Negli ospedali specializzati le sezioni devono comprendere non meno di quindici posti-letto e non più di venti. Negli stessi ospedali le divisioni devono comprendere non meno di trenta posti-letto e non più di ottanta". "Art. 38. - Negli ospedali per lungo degenti e per convalescenti le sezioni devono comprendere non meno di 25 e non più di 30 posti-letto. Negli stessi ospedali le divisioni devono comprendere non meno di 80 e non più di 120 posti-letto". - Il D.P.R. n. 128/1969 ed il D.P.R. n. 129/1969, pubblicati nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 104 del 23 aprile 1969, disciplinano rispettivamente l'ordinamento interno dei servizi ospedalieri e l'ordinamento interno dei servizi di assistenza delle cliniche e degli istituti universitari di ricovero e cura. - Il testo dell'art. 17 della legge n. 833/1978, è il seguente: "Art. 17 (Requisiti e struttura interna degli ospedali). - Gli stabilimenti ospedalieri sono strutture delle unità sanitarie locali, dotate dei requisiti minimi di cui all'art. 19, primo comma, della legge 12 febbraio 1968, n. 132. Le regioni nell'ambito della programmazione sanitaria disciplinano con legge l'articolazione dell'ordinamento degli ospedali in dipartimenti, in base al principio dell'integrazione tra le divisioni, sezioni e servizi affini e complementari, a quello del collegamento tra servizi ospedalieri ed extraospedalieri in rapporto alle esigenze di definiti ambiti territoriali, nonché a quello della gestione dei dipartimenti stessi sulla base dell'integrazione delle competenze in modo da valorizzare anche il lavoro di gruppo. Tale disciplina tiene conto di quanto previsto dall'articolo 34 della presente legge". Note all'art. 10, comma 2, lettera b): - Il testo dell'art. 36 della legge n. 132/1963 è riportato nella nota all'art. 10, comma 2, lettera a). - L'art. 39 della legge n. 833/1978 disciplina le cliniche universitarie e le relative convenzioni. Nota all'art. 10, comma 6, lettera c): I testi del sesto e del settimo comma dell'art. 35 del D.P.R. n. 761/1979 (Stato giuridico del personale delle unità sanitarie locali) sono i seguenti: "L'attività libero-professionale, all'interno o all'esterno delle strutture e dei servizi dell'unità sanitaria locale, è intesa a favorire esperienze di pratica professionale, contatti con i problemi della prevenzione, cura e riabilitazione e aggiornamento tecnico-scientifico e professionale nell'interesse degli utenti e della collettività. L'attività libero-professionale all'interno delle strutture e dei servizi dell'unità sanitaria locale è esercitata: a) in costanza di ricovero; nelle strutture di ricovero ospedaliero debbono essere predisposti e realizzati appositi spazi distinti e specifici - entro il limite variabile di posti letto dal quattro al dieci per cento del totale - che possono anche prescindere, in mancanza di camere separate, da riferimenti a livello di confort alberghiero. Detta attività viene svolta in equipe ed è comprensiva dei servizi connessi; b) in regime ambulatoriale, con utilizzo delle relative strutture, secondo modalità organizzative stabilite dall'unità sanitaria locale in accordo con i sanitari interessati; tale attività libero-professionale deve essere svolta in orari diversi da quelli stabiliti per l'attività ambulatoriale ordinaria, eccezione fatta per i servizi che per esigenze tecniche non lo consentono, per i quali deve essere previsto un plus orario". Nota all'art. 10, comma 6, lettera d): Il testo del secondo comma dell'art. 25 della legge n. 730/1978 è il seguente: "A modifica di quanto previsto dall'articolo 69 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, le somme di cui alle lettere b), c) ed e), del primo comma dello stesso articolo sono trattenute dalle unità sanitarie locali, dalle regioni e province autonome e sono utilizzate per il 50 per cento ad integrazione del finanziamento di parte corrente e per il 50 per cento per l'acquisto di attrezzature in conto capitale". Nota all'art. 10, comma 8: Il testo degli articoli 39, 40 e 41 del D.P.R. n. 761/1979 è il seguente: "Art. 39 (Trasferimenti nell'ambito dell'unità sanitaria locale). - Per motivate esigenze di servizio o a domanda, il comitato di gestione, sentita la commissione del personale, può disporre il trasferimento del personale ad altro presidio, servizio o ufficio anche di diverso comune rientrante nella circoscrizione territoriale dell'unità sanitaria locale. I trasferimenti sono disposti sulla base di criteri oggettivi fissati nell'accordo nazionale unico. I trasferimenti, compresi quelli disciplinati negli articoli successivi, i comandi e le missioni sono disposti esclusivamente nell'ambito delle funzioni della posizione funzionale e della disciplina proprie degli interessati. La disposizione del primo comma non si applica al personale laureato appartenente alle posizioni funzionali apicali".