[pronunce]

l'articolo 3 della Costituzione, per l'irragionevolezza della domiciliazione presso la cancelleria, anche se intesa come «sanzione» all'inosservanza di un legittimo precetto rivolto al procuratore dall'art. 82 impugnato, perché tale sanzione sarebbe eccessiva nei suoi probabili esiti pratici di ignoranza dell'esistenza di un'impugnazione e soprattutto irragionevolmente punitiva nei confronti non del legale, ma direttamente della parte, alla quale un'eventuale azione risarcitoria nei confronti del difensore potrebbe non offrire adeguato ristoro; l'articolo 24 della Costituzione, perché la tutela del facile esercizio del diritto d'azione e d'impugnazione dovrebbe pur sempre contemperarsi con la salvaguardia dell'altrettanto garantito e rilevante diritto di difesa di chi subisce l'impugnazione, dal momento che il lieve peso di una notifica fuori circondario dovrebbe ragionevolmente commisurarsi con il rischio che il diritto di difesa non possa esercitarsi in appello; l'articolo 111 della Costituzione, per l'illegittimità di un'eventuale ordinanza di rinnovazione della notificazione; che non sussiste l'inammissibilità denunciata dalla difesa erariale dal momento che l'ordinanza di remissione è stata notificata a tutte le parti in causa, compresa quella non costituita; che la prescrizione dell'onere di indicazione della residenza o dell'elezione di domicilio nel Comune sede del giudice adito, con i sacrifici che ad essa si correlano, esprime una scelta ragionevole e quindi non lesiva del diritto di azione, in quanto funzionale a un più immediato ed agevole espletamento delle formalità della notificazione (si veda l'ordinanza n. 231 del 2002, con riferimento alla manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 22, quarto e quinto comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689); mentre tale mancata elezione di domicilio non impedisce nè rende particolarmente gravoso il diritto di difesa, in quanto il difensore ben può con l'ordinaria diligenza informarsi presso il cancelliere, ritirare l'atto e provvedere così alla sua difesa, in quanto detta forma di notificazione, fra l'altro, consegue al mancato adempimento dell'onere imposto al difensore dalle norme impugnate e quindi è a lui imputabile (si veda l'ordinanza n. 62 del 1985, con riferimento alla manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 480, terzo comma, del codice di procedura civile nella parte in cui dispone che, ove il precetto non contenga la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio della parte istante, le notificazioni si eseguono presso la cancelleria del giudice stesso ed il cancelliere non è tenuto a darne notizia alla parte interessata); che l'art. 111 della Costituzione è inammissibilmente invocato in quanto la sua violazione deriverebbe non già dalle norme censurate, ma dall'eventuale emanazione di una ordinanza di rinnovazione della notificazione disposta solo per la probabilità che la prima notificazione, pur valida, non abbia di fatto raggiunto il destinatario; che la lesione dei parametri costituzionali evocati non sussiste poiché l'operatività della domiciliazione nella cancelleria deriva da una scelta volontaria del difensore, il quale, pur essendo consapevole di esercitare fuori dal circondario in cui è iscritto, ha omesso l'elezione di domicilio; che, contrariamente all'assunto del rimettente, la parte ha sempre il diritto di chiedere al proprio difensore il risarcimento integrale dei danni patiti, in ragione dell'agire non diligente di quest'ultimo, che non sia venuto a conoscenza del processo di appello e che non abbia conseguentemente apprestato una difesa; che, pertanto, la questione è manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 82 del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37 (Norme integrative e di attuazione del R.D.L. 27 novembre 1993, n. 1578, sull'ordinamento della professione di avvocato e di procuratore) e dell'art. 330 del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dalla Corte di appello di Torino, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 gennaio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 gennaio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA