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Norme per il riconoscimento e il sostegno delle imprese cinematografiche e audiovisive indipendenti. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge si propone di accogliere un'esigenza fortemente avvertita all'interno del settore del cinema e dell'audiovisivo che riguarda la definizione di produttore indipendente, nonché le altre definizioni che attengono direttamente alle questioni, alle tematiche e ai profili inerenti la promozione delle opere europee e italiane; definizione che, nel corso degli anni, non ha trovato piena soluzione e soddisfazione nel mondo del cinema e dell'audiovisivo. L'importanza di tale definizione è stata sancita dalla direttiva 89/552/CEE del Consiglio, del 3 ottobre 1989, cosiddetta direttiva « Tv senza frontiere », che poneva al centro la figura del produttore indipendente come garanzia della pluralità culturale. L'obiettivo principale della direttiva era garantire l'espressione della cultura e del potenziale creativo degli Stati membri che dovevano successivamente essere in grado di generare sviluppo e consolidamento economico nel settore audiovisivo. Sviluppo culturale e potenziale creativo sono, per l'Unione europea, gli elementi primari per il sostegno al settore, i quali si fondano su due princìpi: l'eccezione culturale (lo Stato interviene nelle dinamiche del libero mercato per sostenere le industrie cinematografiche che, per le loro caratteristiche, non sopravvivrebbero da sole, ma la cui esistenza è essenziale allo sviluppo culturale e sociale di ogni comunità) e la diversità culturale (intesa come pluralità di voci e di identità locali, da preservare in quanto la sua sussistenza è il motore per qualsiasi processo di creazione e innovazione). Per l'Unione europea è dunque il sostegno allo sviluppo culturale e creativo che genera sviluppo e consolidamento economico, non viceversa. L'architrave che congiunge tali elementi è proprio la produzione indipendente che per essere definita tale deve garantire – oltre all'assenza di legami societari e vincoli di esclusiva tra produttori ed emittenti ( broadcaster o over the top - OTT ) – la titolarità in capo ai produttori dei diritti sulla propria library di contenuti. L'intervento dello Stato nel settore, che avviene in deroga alla disciplina sugli aiuti di Stato, è ammesso proprio per salvaguardare e tutelare questi princìpi fondamentali, che le regole di mercato non sarebbero in grado da sole di preservare, tenuto conto che le imprese che operano in questo settore sono per lo più micro e piccole imprese, che per dimensioni e atipicità dei processi produttivi non sarebbero in grado, dal punto di vista economico e finanziario, di sostenere i loro processi produttivi in maniera autonoma e libera, e quindi di preservare il pluralismo e la diversità culturale. La pandemia ha ingigantito le enormi criticità che già prima impedivano a innumerevoli esperienze creative di emergere e affermarsi. Per questo non può essere sufficiente limitarsi a interventi emergenziali o a misure di protezione, serve invece un intervento normativo per un cambiamento strutturale che superi le attuali criticità, correggendo storture, scardinando soffocanti posizioni dominanti, abbattendo le paratie che impediscono l'accesso a tante energie innovative e creative, ripensando le modalità di un sistema spesso chiuso ed escludente, superandone i limiti strutturali e ridefinendone la visione strategica. Questo contribuirà al rafforzamento e alla crescita del cinema e dell'audiovisivo italiano come uno dei settori maggiormente nevralgici e trainanti dello sviluppo economico e sociale del Paese nei prossimi anni. La figura dell'impresa indipendente è quindi estremamente importante nel contesto degli aiuti al settore perché è la « sentinella », la spia, che segnala la correttezza entro la quale operano gli interventi rivolti al settore, nel perimetro definito dall'eccezione culturale e dalla diversità culturale. Essa rappresenta la pietra angolare di tutto il sistema: solo se esiste l'impresa indipendente, veramente tale, gli aiuti di Stato in deroga sono consentiti e possono funzionare correttamente, ovvero sostenere la pluralità, la diversità e l'eccezione culturale che successivamente generano sviluppo economico e occupazionale. I film e le opere audiovisive rappresentano beni meritori con esternalità positive su immagine e diffusione dell'identità di un Paese e soddisfano la domanda culturale delle generazioni future e il loro sviluppo sociale, culturale ed economico: hanno quindi direttamente a che fare con il futuro di un intero Paese. Come ricorda la dichiarazione universale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) sulla diversità culturale, adottata a Parigi dalla Conferenza generale, il 2 novembre 2001, la diversità culturale è considerata necessaria per l'umanità come la biodiversità lo è per la natura. La dichiarazione esorta tutti gli Stati e le comunità a proteggere il patrimonio culturale, la pluralità di voci e le identità locali, al fine di preservare la diversità culturale quale processo adattivo che ha capacità di espressione, creazione e innovazione. Per tali motivi, il presente disegno di legge, intervenendo sul produttore indipendente, ovvero sulle imprese indipendenti, intende affrontare un'esigenza fortemente sentita all'interno del settore e mai pienamente risolta, nel quadro dei mutati scenari globali derivanti dalla rivoluzione digitale che hanno portato all'interno del mercato di settore una pluralità e una diversità di soggetti e di interazioni tra gli stessi, che, da una parte rendono di fatto inefficace l'attuale definizione, dall'altra rendono difficile far rientrare i medesimi in un'unica definizione. Per questi motivi sembra più utile ed efficace, oggi, proporre una definizione di impresa indipendente (non solo di produttore) articolata su più livelli, che riesca a distinguere tra le imprese (prevalentemente micro imprese) che rientrano in pieno nei princìpi della diversità e dell'eccezione culturale e che giustificano gli aiuti in deroga e quelle (per lo più piccole e medie) che oggi potremmo definire dell'« eccezione industriale », operanti sia in base all'eccezione sia attraverso le regole di mercato. Esse rappresentano un fondamentale motore economico e occupazionale, oltre che un indispensabile veicolo per la diffusione del patrimonio culturale italiano nel mondo e che dunque devono, seppur in maniera diversa, essere sostenute in parte attraverso meccanismi derogatori. L'articolo 1 del presente disegno di legge introduce una definizione articolata su due livelli, dove nel primo livello si individuano le imprese afferenti all'eccezione culturale, per lo più micro imprese, che per lo loro natura e struttura aziendale difficilmente sarebbero in grado di sopravvivere alle pure e semplici regole di mercato. Per circoscrivere queste imprese si individuano 8 criteri che delimitano il perimetro entro cui un'impresa può essere definita indipendente di primo livello. A queste imprese sono concessi la totalità degli aiuti di Stato ad oggi previsti dalla normativa in vigore.