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la Regione Calabria non è a conoscenza, per esplicita ammissione del dipartimento competente, del numero delle Ipab che hanno mantenuto il regime pubblicistico, non essendo trasformate in aziende pubbliche di servizi alla persona; nel caso della Calabria, o di altre Regioni in cui manchi la legge regionale, è superfluo affermare che, mancando l'ambito oggettivo di applicazione della normativa di riferimento, è conseguentemente certa l'assenza dei dovuti controlli da parte dell'ente competente; in tal caso sarebbe intollerabile riscontrare, laddove accertata, una carenza permanente delle funzioni di controllo e vigilanza protratta nel tempo, per quanto riguarda la trasformazione delle Ipab sia in aziende pubbliche di servizi alla persona sia in persone giuridiche private (si pensi, per queste ultime, ai controlli effettuati dalle Regioni ai sensi dell'articolo 18, comma 3, del decreto legislativo n. 201 del 2007, sugli atti di dismissione, vendita o costituzione di diritti reali su beni delle istituzioni originariamente destinati alla realizzazione di finalità istituzionali); è indispensabile, dunque, nel quadro dell'unità e della tutela giuridica ed economica della Repubblica che lo Stato si attivi, a fronte di una situazione incerta e frammentata, per accertare l'effettiva sussistenza o la carenza delle attività istituzionali di assistenza, essendo tale compito affidato dalla legge ad enti con personalità di diritto pubblico, impegna il Governo: 1) in attuazione del principio costituzionale di leale collaborazione e di quello di cooperazione tra livelli di governo, in primo luogo nell'ottica della tutela delle prestazioni, determinate quali livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, di cui all'articolo 117, comma 2, lettera m) , della Costituzione, a consultare gli enti territoriali competenti al fine di acquisire, nel termine di sei mesi dall'invio della richiesta, un quadro complessivo ed esaustivo contenente le informazioni sull'attuazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 207 del 2001, comportanti l'esercizio dei poteri regionali o degli altri enti locali in materia di controlli, gestione amministrativa, patrimoniale ed economico-finanziaria, con il fine di verificare lo stato dell'attuazione, nel territorio della Repubblica, dei procedimenti di riordino del settore delle Ipab e gli atti consequenziali, nel rispetto dell'autonomia normativa e statutaria degli enti pubblici territoriali e non territoriali coinvolti; 2) a valutare, all'esito delle risultanze delle attività citate ed in caso di accertate ed acclarate inadempienze, il ricorso alla procedura di cui all'articolo 8 della legge n. 131 del 2003, attuativo dell'articolo 120 della Costituzione, con lo scopo principale di promuovere e potenziare quegli interventi che costituiscono il livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi; 3) a valutare l'opportunità di intervenire con un'iniziativa legislativa ai sensi dell'articolo 71 della Costituzione, ai fini della riconduzione delle funzioni di controllo e vigilanza sull'amministrazione e sulla gestione degli enti pubblici sorti a seguito dei processi di trasformazione nell'alveo della competenza dello Stato, eventualmente prevedendo la nascita di un'autorità amministrativa indipendente presso cui istituire un registro unico delle aziende aventi natura pubblicistica. Atto n. 1-00076 FAZZOLARI CIRIANI RAUTI BALBONI BERTACCO LA PIETRA TOTARO RUSPANDINI NASTRI IANNONE - Il Senato, premesso che: il Venezuela vive da tempo una gravissima crisi politica ed economica; Nicolas Maduro è stato riconfermato presidente da elezioni farsa il 20 maggio 2018 e la sua elezione è stata ampiamente contestata e ritenuta illegittima, sia dalla comunità venezuelana che da quella internazionale; nelle piazze regna il caos con continui scontri fra manifestanti anti-governativi, sostenitori di Maduro e forze di polizia, con gravissimi bilanci tra morti e arrestati; il Venezuela è ormai ad un passo dalla guerra civile e si contano centinaia di feriti e decine di morti negli scontri di piazza; la violenza è allarmante, la criminalità è fuori controllo e la repressione governativa è sempre più violenta: sono 7.357 i casi di tortura e trattamenti crudeli registrati soltanto nel 2017 e ad oggi ci sono circa 230 prigionieri politici e oltre 7.300 persone hanno processi penali aperti per motivi politici; il Paese è afflitto altresì da una gravissima recessione per cui, secondo le aspettative a lungo termine del Fondo monetario internazionale, il PIL dello Stato latinoamericano continuerà a contrarsi almeno fino al 2023, mentre l'inflazione ha superato il milione per cento alla fine del 2018; il costo della vita è insostenibile, i beni alimentari scarseggiano e un abitante su tre soffre di malnutrizione, mentre 3 milioni di persone sono ridotte completamente in miseria; l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) ha annunciato che sono circa 2,3 milioni i venezuelani che hanno abbandonato il Paese negli ultimi anni, un milione solo tra il 2015 e il 2017 a seguito dell'acuirsi della crisi politica, economica e sociale che attraversa il Paese (un venezuelano su 20); ogni giorno muoiono persone per mancanza di cure mediche, sia per lo smantellamento del sistema sanitario, sia per la mancanza di medicinali e attrezzature; il collasso dell'attività economica (si pensi che la produzione petrolifera nazionale, una delle più ricche del mondo, è crollata da 2,5 milioni di barili al giorno nel 2015 a 1,1 milioni di barili a novembre 2018), l'iperinflazione e il crescente deterioramento dell'offerta di beni pubblici (salute, elettricità, acqua, trasporti e sicurezza), aggiunti alla carenza di cibo a prezzi agevolati, genera grandi flussi migratori; considerato che: la comunità di italiani in Venezuela è importante e numerosa; su una popolazione totale di quasi 32 milioni di abitanti, ben 150.000 sono cittadini italiani e circa 2 milioni di origine italiana; sono migliaia le richieste di cittadinanza italiana avanzate negli ultimi anni e, di queste, solo una minima parte ha ricevuto risposta; gli italiani in Venezuela oggi non riescono nemmeno a ottenere il rinnovo di un passaporto o a portare avanti una richiesta di cittadinanza, visto che è quasi impossibile prenotare un appuntamento attraverso il sistema on line , al punto che si è creata una rete di gestori o intermediari che vende illegalmente gli appuntamenti; comunque i tempi per l'ottenimento della cittadinanza sono lunghissimi e molti gli ostacoli burocratici che vi si interpongono; la comunità di italiani in Venezuela, importante e numerosa, attraverso le proprie associazioni, si è appellata ai massimi rappresentanti della madrepatria, chiedendo aiuto e sostegno, impegna il Governo: 1) a garantire la celere evasione delle richieste di cittadinanza presentate da cittadini venezuelani di ceppo italiano attraverso l'adozione di efficaci misure anche di carattere economico e finanziario;