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Ma i diversi problemi sociali, fuori dal benessere di una grande capitale finanziaria come Londra, sono stati percepiti come il frutto delle scelte sbagliate che l'Europa ha fatto in questi anni: penso al fiscal compact , al mancato impegno in favore di una forte politica di investimenti sociali e ambientali, anche se gli obiettivi in campo ambientale sono sempre stati importanti. Quindi, in occasione dell'esame di questo decreto-legge, vorrei soltanto ricordare rapidamente alcuni effetti sull'economia italiana derivanti da una hard Brexit , ricordando altresì che per noi il Regno Unito rappresenta un mercato importante. Con un no deal gli scambi commerciali verrebbero regolati dalle norme del WTO e, per il primissimo periodo e il medio termine, sul made in Italy questo avrebbe un impatto fortissimo. Ma pensiamo anche all'impatto sui viaggiatori, sui consumatori, sugli studenti, sui residenti. Noi abbiamo tra i 700.000 e gli 800.000 italiani all'interno della Gran Bretagna, la maggior parte concentrati a Londra. Tutelare e garantire gli inglesi residenti in Italia e, contemporaneamente, essere pronti a tutelare i nostri interessi nei rapporti fortissimi con il Regno Unito è un atto assolutamente doveroso. Quanto agli altri punti del decreto-legge, non potremmo non essere d'accordo circa il passaggio dalla golden share al golden power per quanto riguarda il 5G. A maggior ragione, le norme nate dal lavoro della Commissione hanno fatto sì che ci fosse una condivisione più ampia. Per tutti questi motivi riconfermo il nostro voto favorevole. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, questo decreto-legge inconsapevolmente, almeno per quanto riguarda forse le aspettative del Governo, racchiude in sé quanto sta cambiando nella politica europea, nella politica internazionale e il problema del nostro Paese. Lo racchiude nel titolo, che riguarda giustamente misure urgenti per garantire sicurezza, stabilità finanziaria, integrità dei mercati, e soprattutto per tutelare i nostri cittadini e le nostre aziende in Gran Bretagna dopo l'uscita che verosimilmente ci sarà (quando ci sarà, lo vedremo). Ma lo racchiude anche perché inconsapevolmente il Governo, pensando di utilizzare come veicolo questo decreto-legge, ha inserito l'altra grande frontiera della politica internazionale del nostro Paese, l'altra grande minaccia, che è quella dell'articolo 1, il quale apparentemente non riguarda la Brexit ed è stato inserito come veicolo per fare in fretta. L'articolo 1, infatti, estende i poteri del golden power anche alla rete di telecomunicazione a banda ultralarga, e in maniera specifica al 5G. Nel fare questo - cosa che noi abbiamo fortemente richiesto - ha inserito in questo decreto-legge, in maniera inconsapevole e con ignavia, l'altra grande frontiera della politica italiana: la Cina. Quell'articolo riguarda infatti la Cina e la possibilità che il nostro Governo può eventualmente esercitare, di bloccare, attività ostili nei nostri confronti per il controllo del sistema Paese che, attraverso la tecnologia 5G, chiunque può realizzare a fini di vario tipo come il predominio economico o politico. Noi avremmo voluto migliorare questo articolo e, rispetto all'inconsapevolezza del Governo abbiamo presentato consapevolmente alcune ipotesi di modifica per estendere la possibilità di tutela all'intera tecnologia della banda larga: si tratta della facoltà di tutelarsi e non di un obbligo del Governo. Considerata infatti l'eventuale minaccia sulla nostra sicurezza nazionale, sui dati e, quindi, sull'economia della conoscenza, che oggi sostanzialmente presiede e pervade di sé ogni forma economica, politica e sociale (come dimostrano i casi di democrazia diretta e anche di incursione elettorale), l'avremmo voluta estendere a tutto ciò che riguarda il settore della banda larga. Nel contempo - lo dico ai colleghi parlamentari - ci siamo richiamati alla legislazione francese, più avanzata della nostra in questo campo. Mi duole dirlo, ma la Francia ha una legislazione nel campo della sicurezza nazionale più avanzata e più specifica perché è un Paese in cui la Nazione e lo Stato sono al centro dell'azione politica per cui la sicurezza dello Stato viene forse garantita meglio rispetto ai noi. La Francia, che è uno Stato più avanzato, ha una legislazione in materia che le consente di tutelare in modo specifico tutta la tecnologia utilizzata dai servizi di sicurezza, di tutela e di difesa della propria Nazione. Queste sono le nostre due direttrici emendative che - non so se consapevolmente o inconsapevolmente - la maggioranza ha respinto. Davamo al Governo e al Ministro dell'interno la facoltà di poter tutelare meglio la sicurezza nazionale anche per quanto riguarda l'aspetto della tecnologia, proprio utilizzando la normativa francese, che su questo è molto più pregnante della nostra. Purtroppo, non è stato possibile perché forse a questa maggioranza manca la capacità di ascolto e di comprensione dei problemi. Le questioni in campo sono, comunque, due. Mi riferisco a come difenderci dalla Cina - la nuova prospettiva asiatica entra in Europa attraverso l'Italia e l'articolo 1 apre questa enorme finestra e questa grande sfida - e alla Brexit, che è la seconda sfida che abbiamo in politica europea e internazionale. L'uscita del Regno Unito dall'Europa crea uno squilibrio e, infatti, il primo atto dopo l'uscita annunciata del Regno Unito è stato il trattato di Aquisgrana, in cui si è formato un asse franco-tedesco o, meglio, un asse tedesco-francese - perché il baricentro è Berlino - non segreto ma pubblico, che ha completamente cambiato la natura della nostra Unione europea, che aveva preso le mosse in Italia con i Trattati di Roma sulla base di tre Nazioni che all'epoca avevano la stessa dimensione demografica, economica e politica. Parlo della Francia, dell'Italia e della Germania occidentale (dopo è avvenuta l'unificazione tedesca). Quelle tre Nazioni avevano una pari dignità insieme ai tre Paesi più piccoli, cosiddetti cuscinetto, e cioè i Paesi del Benelux. L'architrave iniziale dell'Europa poggiava su tre Nazioni paritetiche. Poi, l'ingresso della Gran Bretagna in qualche misura, ci ha aiutato perché era una quarta nazione su cui noi spesso ci appoggiavamo per evitare che l'asse europeo fosse sbilanciato dalla riunificazione tedesca, cioè dalla calamita tedesca a cui spesso i francesi si assoggettano. Per tanti anni - chi ha fatto politica nel Consiglio europeo lo sa bene - noi ci siamo appoggiati alla Gran Bretagna e la Gran Bretagna si è appoggiata all'Italia (penso soltanto alla politica occidentale di Berlusconi, con Blair e con Aznar, al di là della collocazione dei Governi e della politica atlantica di quelle nazioni). Questo riequilibrio, determinato sin dall'inizio dai Padri fondatori (non più tre, ma quattro nazioni in qualche modo più significative che garantivano sostanzialmente un equilibrio all'architettura europea) salterà con l'uscita della Gran Bretagna e infatti si è formato subito l'asse franco-tedesco e noi non siamo più fra i tre o fra i quattro, ma siamo scomparsi dalla politica europea, come dimostrano purtroppo i cataclismi che si stanno verificando.