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Modifiche alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e altre disposizioni per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa ai beni e servizi essenziali per la prima infanzia, la disabilità e la non autosufficienza. Onorevoli Senatori. – Una politica attiva di sostegno e tutela della famiglia non può prescindere da una contrazione del peso economico sui nuclei familiari derivante da scelte di progetti di vita e di presa in carico, elettivamente al domicilio ma non solo, dei propri componenti non autosufficienti disabili (fisici e psichici) o anziani che siano. Per queste ragioni si rende necessario includere nel novero dell'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) agevolata quella afferente ai beni e servizi essenziali all'alimentazione, assistenza e cura dei neonati, disabili, anziani e in generale persone non autosufficienti quali a titolo di mero esempio per la prima infanzia: latte in polvere o vegetale, omogeneizzati e pappe, biberon, carrozzine, pannolini, indumenti e calzature da rinnovare frequentemente sia per il cambio stagionale che la crescita rapida che caratterizza il periodo di vita, seggioloni e seggiolini per gli autoveicoli, inclusi i dispositivi anti-abbandono, presidi e ausili, nonché servizi di vario genere e tipo cui è applicata l'aliquota dell'IVA ordinaria. La direttiva sull'IVA (direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006) consente agli Stati membri la facoltà di applicare una o due aliquote ridotte e di mantenere aliquote dell'IVA ridotte inferiori al 5 per cento solo se già applicate prima del 1° gennaio 1991. Attualmente l'articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante l'istituzione e la disciplina dell'IVA, accanto all'aliquota normale del 22 per cento, prevede, nella parte III della tabella A allegata al citato decreto, un'aliquota ridotta del 10 per cento (che può essere modificata in aumento o in diminuzione a livello complessivo, cioè per tutti i beni interessati e non per un singolo bene) e un'aliquota «super ridotta» del 4 per cento (che non può essere modificata in quanto oggetto di deroga specifica al momento dell'emanazione della prima direttiva sull'IVA) per le operazioni aventi per oggetto i beni e i servizi, elencati nella parte II della medesima tabella A allegata. L'articolo 1, comma 960, lettera c) , della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016), con una modifica alla citata tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, ha introdotto una nuova parte II- bis volta a individuare i beni e i servizi soggetti ad aliquota al 5 per cento, che è stata ritenuta compatibile con la direttiva europea avendo l'Italia la sola aliquota ridotta del 10 per cento mentre le disposizioni europee concedono, come detto, la possibilità di mantenere fino a due aliquote dell'IVA ridotte. La stessa Commissione europea ha presentato delle raccomandazioni specifiche a ciascun Paese e, per quanto riguarda l'Italia, ha raccomandato il miglioramento dei livelli delle prestazioni sociali, in particolare per le famiglie a basso reddito con figli. Il presente disegno di legge è finalizzato alla riconduzione dell'aliquota dell'IVA al 5 per cento su tutti i prodotti, beni e servizi, destinati non solo alla prima infanzia, ma anche organicamente alla disabilità e alla non autosufficienza, e dunque a tutte le condizioni di oggettiva e soggettiva fragilità a prescindere dall'età e dal determinante sanitario o socio-sanitario originatore del bisogno sociale, socio-sanitario e sanitario espresso senza differenza e/o discriminazione alcuna, secondo i princìpi fondamentali di cui all'articolo 3, nonché agli articoli 29 e 32 della Costituzione, rilevando che è la caratteristica di essenzialità e necessità all'alimentazione, assistenza e cura di dette categorie di utenti a garantire carattere tipizzato alla consistenza quanti-qualitativa dei prodotti (beni e servizi) agevolati. Risulta evidente che l'introduzione dell'IVA agevolata ricada favorevolmente a vantaggio non solo del singolo cittadino disabile/fragile e delle famiglie che se ne fanno carico, ma anche nei confronti degli enti (pubblici e privati) che gestiscono servizi accreditati a favore di tali tipologie di utenza sia per quanto riguarda: – i prodotti a favore dell'ospite (ad esempio: incontinenza, ausili, dispositivi medici, eccetera); – le attrezzature e i dispositivi necessari per l'appropriata assistenza e cura dell'ospite in struttura o a domicilio (ad esempio: letti attrezzati, materassi antidecubito, eccetera); – i servizi in genere necessari (ivi compresi i servizi di assistenza e sanificazione). Dunque, tale disciplina giustifica l'obbligo di tali soggetti beneficiati a praticare pari riduzione derivante dal trattamento fiscale agevolato alle rette applicate agli ospiti. Conclusivamente, è dovere del legislatore adottare misure idonee per ridurre la pressione fiscale gravante sulle famiglie con bambini, disabili, anziani e in generale fragili non autosufficienti, mettendole in condizione di sostenibilità non solo economica ma di relazione, mutuo aiuto e solidarietà intergenerazionale, privilegiando la presa in carico appropriata al domicilio e valorizzando il supporto della famiglia, quale pilastro cruciale della comunità senza il cui benessere sostanziale, educativo, accuditivo ed etico valoriale non si può avere né sviluppo né autentico rilancio del Sistema paese. E tale regime deve essere applicato anche laddove queste persone vengono assistite in strutture sanitarie e socio-sanitarie dedicate con una ricaduta immediata per gli utenti in punto di riduzione delle rette. La previsione di un regime di IVA agevolata per queste categorie di beni e servizi comporta degli oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato valutati, sulla base di prudenziali stime della platea beneficiante, in 500 milioni di euro. Le risorse sono reperite nell'ambito della missione 5 «Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti» del programma 5.1 «Flussi migratori, interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose» dello stato di previsione del Ministero dell'interno, attraverso l'utilizzo degli stanziamenti, in via prioritaria, del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo. Il re-indirizzamento di tali risorse è dettato da una scelta di politica strategica di welfare che si propone di rivedere l'impianto degli interventi in favore delle fasce più deboli, di concerto con la rivalutazione degli obiettivi di interesse nazionale. Se è vero che il nostro Stato non può rifiutare l'accoglienza che appartiene alla storia e alla tradizione del nostro Paese e dell'Europa tutta, è anche vero che il buon senso che dovrebbe indirizzare le politiche di governo suggerisce di contemperare il dovere dell'accoglienza, senza dimenticare l'obbligo ad un trattamento dignitoso alle persone ospitate, con le risorse necessarie a garantire in casa il sostegno e la dignità ai cittadini, soprattutto quelli che si trovano in condizioni di svantaggio.