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7) a chiarire e dare una misurazione oggettiva alla definizione di "adeguata" distanza dai centri abitati, relativamente all'individuazione dell'ubicazione del futuro deposito nazionale e parco tecnologico; 8) ad avviare tutte le iniziative utili, di concerto con gli enti territoriali interessati, volte a definire prima della conclusione dell' iter che dovrà portare all'individuazione del deposito definitivo, risorse modalità e tempi certi relativamente allo smantellamento, messa in sicurezza, bonifica completa e ripristino ambientale di tutti i siti temporanei e strutture del territorio nazionale che attualmente ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare; 9) a prendere in considerazione, nell'elaborazione della CNAPI, le aree militari dismesse o in fase di dismissione, o aree destinate a siti produttivi dismessi o in corso di dismissione, al fine di integrare nella carta eventuali ulteriori siti potenzialmente idonei; 10) a rivedere i criteri attualmente previsti dalla normativa vigente in materia di compensazioni a favore dei siti che attualmente ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare, basati attualmente sui confini amministrativi comunali di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 314 del 2003, al fine di includere anche il parametro della distanza chilometrica dal sito che ospita i rifiuti nucleari; 11) ad adottare le opportune iniziative volte a garantire tempi più rapidi nell'erogazione delle compensazioni ai territori interessati. Interrogazioni Atto n. 3-02253 DONNO ANGRISANI DI GIROLAMO ENDRIZZI TRENTACOSTE VACCARO VANIN Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: il virus SARS-CoV-2 in Puglia, purtroppo, non arresta la sua avanzata e continua a colpire senza tregua; anche diversi infermieri e operatori socio-sanitari di presidi ospedalieri hanno contratto il virus, il SISP delle ASL è al lavoro per il tracciamento sui tantissimi contatti dei positivi e con lo sviluppo di diversi focolai risultano, per esempio in provincia di Lecce, 41 nuovi positivi in quarantena solo presso l'ospedale di Scorrano; salgono anche i ricoverati, che, alla data dell'8 gennaio 2021, risultano essere 1.544 e, anche se continua a lievitare velocemente il numero dei guariti (41.468), brutte notizie giungono dalla terapia intensiva COVID del centro DEA di Lecce, dove i numeri sono in crescente aumento da qualche giorno: 18 i ricoverati nella rianimazione del centro leccese, ed è stato trasferito al DEA anche un paziente della terapia intensiva del reparto di cardiochirurgia; da quanto si apprende, anche nel leccese, risulta l'attivazione di strutture di "COVID hotel " rivolte a persone positive autonome, asintomatiche o con sintomi lievi, o contatti stretti che per svariati motivi non possono effettuare un corretto isolamento presso il proprio domicilio, in quanto non idoneo ad esempio per mancanza di separazione tra gli ambienti o perché il soggetto condividerebbe spazi con persone fragili o con patologie importanti; le strutture alberghiere, infatti, garantiscono un corretto isolamento per il tempo necessario (in media si tratta di 10-14 giorni). Agli ospiti è assicurata un'adeguata separazione degli spazi, sono garantiti i pasti (anche per persone con esigenze alimentari particolari come, ad esempio, celiaci o vegetariani) ed è disponibile un servizio di sanificazione di ambienti e indumenti; considerato che: con un'apposita convenzione stipulata con ASL e protezione civile regionale, nel novembre 2020, l' hotel "Zenit" di Lecce è stato destinato a COVID hotel insieme ad altre strutture individuate sul territorio pugliese; in particolare, tale struttura è stata posta a disposizione di persone positive che non necessitassero di ricovero in strutture sanitarie e non potessero trascorrere il periodo di quarantena nel proprio domicilio, con previsione che nell'albergo potesse entrare il personale alle dipendenze dell' hotel , il personale sanitario, i fornitori autorizzati dalla protezione civile o dalla ASL e gli ospiti designati dalla ASL; la convenzione firmata prevedeva un ristoro per la struttura di circa 30 euro a camera e quelle chieste e messe a disposizione sono state 25. In due mesi il conto totale delle spese ammonta a circa 45.000 euro che ora saranno versati, nonostante le camere siano rimaste vuote perché mantenute libere; si apprende, a mezzo della stampa locale ed in particolare da una lettera inviata dal proprietario e gestore dell'albergo, che a partire dal 13 gennaio la protezione civile regionale ha disdetto il servizio per mancanza di richieste da parte della ASL di Lecce; risulta anche che da quando è stato attivato il COVID hotel , unico nella provincia di Lecce, la ASL Lecce vi ha collocato solo 5 persone e che da circa 3 settimane non vi è più alcun ospite; lo stesso proprietario informa che da novembre 2020 ad oggi sono pervenute presso la struttura molte chiamate di persone positive che avevano necessità di autoisolarsi, quindi rientranti nella tipologia degli ospiti di COVID hotel , ma che tali persone non sono mai giunte presso la struttura. Ciò non parrebbe giustificabile agli occhi degli interroganti, in quanto il mancato utilizzo dell'unico COVID hotel della provincia di Lecce non può essere dovuto ad una diminuzione dei casi nella provincia ma, al contrario, i dati in aumento giornaliero dei nuovi casi positivi renderebbero necessario il funzionamento di strutture alternative come quella indicata, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, intendano adottare per fare chiarezza e trasparenza sulle procedure di accettazione e collocazione nelle strutture "COVID hotel " cosicché i cittadini possano usufruire di questo servizio; se intendano sollecitare e chiedere chiarimenti agli uffici preposti della Regione Puglia e della ASL di Lecce (per competenza) perché ne garantiscano la corretta gestione, e perché allo stesso tempo si eviti lo spreco di denaro pubblico e di risorse altrimenti utilizzabili a tutela del diritto alla salute. Atto n. 3-02254 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo i dati, pubblicati da un articolo de "Il Sole-24 ore" il 5 gennaio 2021, emerge che l'ultimo bollettino del Dipartimento delle entrate dei primi dieci mesi del 2020 ha evidenziato che l'effetto lockdown sul gioco legale ha prodotto per le casse dell'erario una perdita superiore ai 4 miliardi di euro, di cui oltre 2,8 miliardi derivanti dal prelievo erariale sugli apparecchi; il quotidiano evidenzia, tra l'altro, come negli ultimi due mesi (caratterizzati da nuove chiusure e restrizioni per far fronte alla seconda ondata della pandemia) non sia previsto alcun recupero di gettito per lo Stato, ed inoltre, considerando la chiusura dei punti gioco per quasi 6 mesi nel corso del 2020, la stima dei ricavi fiscali per lo Stato (complessivamente per i due canali fisico ed on line ) a fine 2020 non raggiungerà i 7 miliardi di euro, pari a oltre 4,5 miliardi di euro in meno rispetto al 2019 (gli incassi statali dai giochi avevano superato gli 11 miliardi di euro, secondo i dati del libro blu dell'Agenzia delle dogane);