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L'area murgiana che va da Matera fino a Laterza è rinata in questi anni grazie alle iniziative messe in campo con Matera, capitale europea della cultura. Nei pressi della diga di San Giuliano, c'è "Giuliana", il fossile di balena più grande del mondo scoperto nel 2006. Nell'area murgiana ci sono due parchi: il parco archeologico storico naturale delle chiese rupestri del materano e il parco nazionale dell'alta Murgia compreso in una zona speciale di conservazione della rete "Natura 2000" volta a tutelare gli habitat e le specie protette. Gli "esperti" trascurano che le citate zone con il loro patrimonio naturalistico, geologico, culturale ed enogastronomico sono incompatibili con il deposito di materiale radioattivo. A pochi chilometri c'è l'uomo di Altamura, il più completo scheletro di uomo di Neanderthal mai ritrovato che risale a 150.000 anni fa. Questi requisiti devono essere ben valutati nella scelta dei luoghi; nel 2003 il Governo di allora ipotizzò che la sede del deposito potesse essere Scanzano Jonico (Matera), nel cuore della fascia jonica, caratterizzata, allora e oggi, da un'agricoltura di alta gamma. La netta contrarietà delle istituzioni locali, dei comitati cittadini, degli ambientalisti e delle organizzazioni degli agricoltori fu tale che il Governo dovette ritirare il decreto. Fu persino proposta una commissione d'inchiesta per comprendere le procedure e i criteri di scelta del sito di Scanzano, il cui iter per l'approvazione non è mai iniziato. Eppure, oggi la carta delle aree potenzialmente idonee ha preso in considerazione i territori di Irsina (Matera), Genzano di Lucania, Oppido Lucano, Acerenza (Potenza), Montescaglioso, Bernalda e Montalbano Jonico (Matera) e persino della stessa Matera, patrimonio dell'UNESCO con i suoi antichi rioni "sassi"; rilevato che: ora come allora il territorio della Basilicata contribuisce in maniera rilevante al bilancio energetico del Paese con le proprie risorse naturali (estrazioni petrolifere) e, per questo, non può essere ulteriormente gravato da un'attività che rischierebbe di pregiudicare la prospettiva di sviluppo sostenibile che con tanta fatica, in questa difficile congiuntura dovuta all'emergenza sanitaria in atto, le istituzioni e le forze economiche e sociali stanno cercando di concretizzare; le conclusioni dell'VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati della XV Legislatura già escludevano in modo netto l'ubicazione del sito unico nazionale delle scorie radioattive nelle regioni nelle quali vi erano preesistenze nucleari, come in Basilicata dove è ubicato l'impianto ITREC centro ENEA a Trisaia di Rotondella (Matera), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano che tra le aree indicate dalla SOGIN nella carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi sia da escludere la regione Basilicata, dove andrebbe assolutamente impedita la costituzione di qualsiasi sito di stoccaggio di rifiuti nucleari, oltre a rimuovere quelli esistenti; se vogliano prendere in seria considerazione tutte le osservazioni ostative che la Regione Basilicata si sta accingendo a produrre e che a breve invierà, così come prevede la procedura di consultazione pubblica; quali siano state le procedure e i criteri di scelta seguite da SOGIN e se si sia tenuto conto degli strumenti urbanistici delle Regioni. Atto n. 4-04749 PRESUTTO VACCARO PAVANELLI DE LUCIA MAUTONE VANIN CORRADO ANGRISANI MONTEVECCHI GIANNUZZI CASTELLONE ACCOTO TRENTACOSTE DONNO LANNUTTI DI MICCO Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il forte di Vigliena è un importante edificio storico della città di Napoli, lasciato in uno stato di deplorevole abbandono. Con regio decreto n. 799 del 1910 il sito fu dichiarato "monumento storico di sommo interesse"; il forte fu costruito all'inizio del 1700 per opera dell'ultimo viceré spagnolo, il marchese di Villena. Esso è diventato in seguito testimone della storia napoletana. Nel giugno 1799 fu teatro di uno scontro drammatico tra i giovani della legione calabra che vi si barricarono per contrastare l'avanzata, verso la città di Napoli, delle preponderanti truppe sanfediste. La resistenza fu tenace al fine di difendere la Repubblica napoletana del 1799. I difensori del forte non si arresero, diedero la loro vita. L'epilogo fu l'esplosione del forte e la morte dei difensori e di innumerevoli assalitori; la Soprintendenza ha più volte avviato (1901, 1910, 1999) studi e progetti volti al recupero del forte senza successo. L'ultimo tentativo è stato effettuato in occasione del bicentenario della Repubblica napoletana del 1799. In tale circostanza vennero finanziati e avviati i lavori di restauro in seguito inaspettatamente sospesi, presumibilmente, per la carenza dei fondi (Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Napoli e provincia, progetto: lavori di restauro - fortino di Vigliena - Napoli - Per 233 del 14 settembre 1999, fondi FESR annualità 1997); il forte di Vigliena rientra nella competenza dell'Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centrale poiché l'area fa parte del demanio portuale. Il decreto di VIA del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali, protocollo n. 5 del 9 gennaio 2008, ha approvato "l'adeguamento della darsena di levante a terminal contenitori mediante colmata e conseguenti opere di collegamento nel Comune di Napoli per la costruzione del nuovo Terminale Contenitori di Napoli Levante"; nel decreto particolare importanza hanno rivestito le prescrizioni vincolanti dettate dal Ministero per i beni culturali per tutelare il patrimonio storico presente nell'area oggetto dell'intervento. Il Ministero, infatti, dopo aver ascoltato le Soprintendenze, ha richiamato l'attenzione sulla presenza dello storico fortino chiedendone espressamente la tutela. Lo stesso ha decretato che il restauro e la valorizzazione dovessero costituire misure di compensazione a carico del soggetto appaltatore del progetto; nel settembre 2007, presso l'Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centrale, soggetto appaltatore del progetto, si sono svolte riunioni appositamente convocate per approfondire tutti gli aspetti connessi alla presenza di emergenze architettoniche nell'area demaniale interessata. Nel corso delle riunioni il Ministero è venuto a conoscenza dell'esistenza di un precedente progetto di riqualificazione urbana dell'area elaborato nel quadro di un "programma innovativo in ambito urbano porti e stazioni" del 2004, particolarmente attento alla riqualificazione e valorizzazione dell'area di Vigliena e condotto per volontà del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in partenariato tra amministrazione comunale, autorità portuale e RFI S.p. A.; sulla base delle osservazioni vincolanti espresse dal Ministero per i beni culturali, l'Autorità portuale ha assunto l'impegno, con nota prot.