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Norme in materia di sicurezza del lavoro e delega al Governo per l'istituzione di un'Agenzia nazionale per la sicurezza del lavoro. Onorevoli Senatori. – Secondo gli ultimi dati INAIL, nei primi quattro mesi del 2018 le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 286, 24 in più rispetto alle 262 dello stesso periodo del 2017 (+9,2 per cento). L'aumento è per lo più dovuto alla componente di incidenti in itinere , cioè coinvolgenti il tragitto tra casa e lavoro (con un aumento di 28 casi: da 68 a 96 rispetto al 2017), mentre quelli sui luoghi di lavoro hanno registrato una lieve diminuzione (4 casi in meno: da 194 a 190 rispetto al 2017). Analizzando l'intero 2017, le denunce d'infortunio sono state 635.433, in linea (con una piccola diminuzione di 1.379 denunce) rispetto all'anno precedente. Anche in questo caso, il calo risulterebbe più marcato se non venissero contati gli incidenti in itinere , che sono aumentati del 2,8 per cento. A livello territoriale si assiste a un netto contrasto tra Nord e Centro-Sud. Tra gennaio e dicembre le denunce di infortunio sono infatti aumentate al Nord-Est (+1.171 casi) e al Nord-Ovest (+1.133), mentre sono diminuite al Centro (-1.108), al Sud (-1.435) e nelle Isole (-1.140). Rispetto ai soli infortuni con esito mortale, il 2017 ne fa registrare 1.029, con un incremento di 11 casi rispetto ai 1.018 del 2016 (+1,1 per cento) e una diminuzione di 143 casi rispetto ai 1.172 decessi denunciati tra gennaio e dicembre del 2015 (-12,2 per cento). I settori economici con più alta incidenza di mortalità rimangono quelli delle costruzioni, del trasporto, delle attività manifatturiere e del magazzinaggio. Dietro ai numeri, al di là delle tendenze di breve periodo, permangono tragedie non giustificabili nel mercato del lavoro di un Paese civile. Un morto ogni otto ore, oltre 13.000 morti e 8 milioni di infortuni sul lavoro in dieci anni, circa 3.000 morti da amianto ogni anno nonché il numero oscuro di quelli dissimulati come incidenti domestici o stradali. Sono passati dieci anni dall'approvazione del cosiddetto testo unico sulla sicurezza sul lavoro da parte del governo Prodi e la riforma deve ancora essere completata. Nella scorsa legislatura, i governi Renzi e Gentiloni sono intervenuti con normative specifiche per il miglioramento della sicurezza nei luoghi di lavoro: (1) il nuovo codice dei contratti pubblici fa dei costi della sicurezza un perno centrale dei lavori pubblici; (2) i provvedimenti del piano Impresa 4.0 legano l'innovazione alla sicurezza; (3) il Jobs act aggancia la riforma del lavoro alla tutela della salute e riunisce gli ispettori INAIL, INPS e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali all'interno dell'Ispettorato nazionale del lavoro; (4) la legge sul contrasto al caporalato colpisce l'intermediazione lavorativa illegale che molte volte si spinge nei confini della tratta di esseri umani, tutto in palese e indegno contrasto con i principi costituzionali che tutelano la sicurezza, la libertà e la dignità umana dei lavoratori. Si tratta di interventi importanti, che devono ricevere una corsia preferenziale di implementazione e un miglior coordinamento. Ma si sente ancora il bisogno sia di interventi specifici a tutela dei lavoratori sia di una riforma più organica e incisiva degli organismi di ispezione e controllo (destinando importanti risorse finanziarie al loro potenziamento). La burocrazia, le resistenze categoriali e l'impossibilità normativa di coordinare gli ispettori delle ASL, che invece fanno capo alle regioni, hanno frenato una riforma di questo genere. Ma non possono trasformarsi in alibi per non completare quel disegno con uno slancio riformatore più incisivo e nuove risorse. Va elevata la qualità e la competenza dei controlli con un unico soggetto nazionale che programmi sul territorio le forze ispettive disponibili: intervenire in un'azienda agricola del ragusano o dell'agro pontino non è come ispezionare una fabbrica brianzola, un'industria chimica o un cantiere edile. Molte imprese vedono nelle norme sulla sicurezza costi economici eccessivi e intralci burocratici. Ma investire sulla sicurezza ha un costo di gran lunga inferiore a quello dell'insicurezza: costi umani, legali, produttivi e amministrativi, oltre alle sanzioni penali e alle conseguenze nelle relazioni interne. Invero occuparsi della salute dei lavoratori non è un costo ma un obbligo costituzionale previsto dall'articolo 41 della Costituzione; ed è soprattutto un investimento per rendere efficiente e funzionale un sistema produttivo e l'organizzazione del lavoro. È anche una questione culturale, perché ogni euro investito sulla sicurezza porta a produrre meglio, senza danni, generando benefici e non costi per le aziende, per lo Stato e per i lavoratori. Ciò che fa bene all'impresa fa bene alla società, e viceversa, ciò che danneggia l'impresa è un costo per la collettività. I costi degli infortuni infatti vanno valutati anche sul piano macroeconomico: sono a carico dello Stato sociale attraverso il sistema previdenziale, assicurativo, sanitario e giudiziario. Ogni infortunio, a prescindere dalla gravità, mette in moto un meccanismo amministrativo, processuale e sanitario che grava sulla spesa pubblica. In Germania ciò ammonta al 2,5 per cento del Pil, in Italia circa al 3 per cento. Con il presente disegno di legge si intende migliorare il coordinamento delle attività di prevenzione e ispezione, nonché introdurre nuove norme a favore dei lavoratori e delle imprese. In particolare, all'articolo 1 si prevede l'istituzione di un'Agenzia nazionale per la sicurezza del lavoro, per un miglior coordinamento attraverso l'accorpamento e l'esercizio unitario delle funzioni ispettive esercitate dalle pubbliche amministrazioni statali e dagli enti pubblici nazionali. L'articolo 2 modifica la norma per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, inserendo tra i beneficiari anche le vittime di infortuni sul lavoro. L'articolo 3 prevede l'introduzione di una provvisionale immediatamente esecutiva, a favore delle vittime di infortuni sul lavoro nella misura dal 30 al 50 per cento del risarcimento presumibile. L'articolo 4 concede la possibilità di attivazione di una procedura di regolarizzazione spontanea in relazione alle contravvenzioni per obblighi previsti dalla normativa in materia di sicurezza del lavoro, in modo da incentivare la prevenzione. L'articolo 5 introduce un obbligo di rendicontazione e valutazione da parte delle regioni rispetto ai fondi ricevuti per la sicurezza sul lavoro. L'articolo 6 prevede l'estensione dell'ammortamento agevolato per gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi, limitatamente ai beni strumentali per il miglioramento della sicurezza sul posto di lavoro. L'articolo 7 chiarisce che l'applicazione della normativa sulla sicurezza sul lavoro si estende anche ai lavoratori subordinati in modalità di lavoro agile. L'articolo 9 reca la copertura finanziaria.. 1 (Delega al Governo per l'istituzione di un'Agenzia nazionale per la sicurezza del lavoro)