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In quello stesso provvedimento, il Governo aveva indicato l'ANAS come impresa che avrebbe dovuto subentrare alla concessionaria SDP nella gestione delle due autostrade. E infatti già all'indomani i funzionari di ANAS si erano recati, scortati dalla DIGOS, negli uffici romani di Strada dei Parchi; l'indennizzo previsto dal contratto in caso di recesso anticipato, secondo SDP, ammonta a circa 2,5 miliardi di euro, una questione non secondaria che per il Governo non era all'ordine del giorno; fin da subito la società abruzzese ha respinto le accuse di inadempimento mosse dal Governo, bollando la revoca della concessione "come un sopruso, contro il quale reagiremo"; ora, il giudice amministrativo, che ha fissato per il 20 settembre l'udienza di merito, ha affermato che, vista l'esigenza di continuità gestionale di un'infrastruttura fondamentale e, in attesa della decisione di merito, sia opportuno che "le relative incombenze, a fronte della sospensione dell'esecuzione degli atti gravati, continuino a far capo" a Strada dei Parchi. Allo stesso modo sarà il commissario straordinario, "competente per le attività di programmazione, di progettazione e di attuazione dei provvedimenti preordinati a garantire sicura ed efficiente funzionalità alle strutture", a vigilare e a segnalare sull'attività e sulla gestione di Strada dei Parchi; alla base della decisione del TAR del Lazio, il pericolo che la società privata e il gruppo industriale abruzzese (1.700 dipendenti) che la controlla, prima della definizione della vicenda, potrebbero avere serie problematiche economiche tanto da rischiare il default economico. I giudici amministrativi hanno infatti deciso con la formula del " periculum in mora ", in riferimento al rischio per la stessa SDP e il gruppo Toto di dover licenziare i dipendenti, entrando in una fase di gravi difficoltà economiche. Nel ricorso, la società ha infatti sottolineato la possibilità di "un pericolo di default di Strada dei Parchi, la prospettiva di licenziamento del personale non richiesto da Anas, un pericolo di default finanziario dell'intero gruppo, nonché un pregiudizio per l'interesse pubblico alla sicurezza della circolazione stradale", e ha rilevato come gli atti impugnati "nel disporre l'immediata cessazione dell'operatività del rapporto concessorio in essere, nulla prevedano in tema di disciplina intertemporale dei relativi effetti". Per tali ragioni, nelle more della trattazione in sede collegiale dell'istanza cautelare, scrive il TAR, "il mantenimento della res controversa adhuc integra riveli piena idoneità: non soltanto alla preservazione del complesso di posizioni giuridicamente rilevanti facenti capo alla ricorrente; ma anche al mantenimento degli attuali livelli occupazionali, suscettibile di essere altrimenti compromesso", si chiede di sapere: se si ritenga che questo "braccio di ferro" giudiziario, che ha oggettivamente creato caos e confusione, possa causare un grave danno agli utenti e ai cittadini delle aree dell'Abruzzo e dunque si ritenga necessario tutelare anche gli investimenti per la sicurezza dell'infrastruttura, l'economicità della tratta, come pure la certezza lavorativa per i dipendenti di chi oggi gestisce quel tratto autostradale; se si ritenga che la scelta del Tribunale amministrativo prima, e del Consiglio di Stato dopo, evidenzi quantomeno l'esistenza di una situazione di confusione e opacità intorno alla gestione di un'infrastruttura fondamentale e, pertanto, se quello che a giudizio degli interroganti costituisce un epocale pasticcio burocratico possa rappresentare un grave precedente, anche in considerazione del fatto che, addirittura, l'ANAS aveva già iniziato a prendere possesso dell'infrastruttura autostradale, per poi dovervi rinunciare, e quindi a breve distanza essere ancora coinvolta nella gestione. Atto n. 4-07346 CIRIANI DE CARLO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: pervengono agli interroganti segnalazioni di alcune irregolarità inerenti alle procedure del tesseramento, presentate da alcune società iscritte ai campionati di eccellenza, A e B, che interesserebbero il comparto sportivo del rugby italiano, originanti da un presunto mancato controllo da parte della FIR (Federazione italiana rugby); in particolare, risulterebbe che alcuni atleti avrebbero ottenuto il tesseramento come giocatori italiani, nonostante questi fossero privi dei requisiti per considerarsi tali, con il rischio di penalizzare le altre squadre partecipanti al campionato 2021-2022 di eccellenza, serie A e serie B; al riguardo, in data 23 giugno 2022, un tesserato della FIR avrebbe promosso e prodotto un esposto alla procura federale e, pertanto, la procura federale e quella del CONI avrebbero promosso un'indagine per l'individuazione delle irregolarità del tesseramento di giocatori provenienti da federazioni estere, arruolati nei campionati italiani senza i requisiti necessari, sulla base di autocertificazioni false; tenuto conto che dal 1° luglio è iniziata la nuova stagione sportiva e che nel mese di settembre prenderanno il via i vari campionati, risulta necessario verificare il rispetto di ogni norma e l'adempimento di ogni dovere in capo agli atleti e alla società, confidando in una chiusura sollecita delle indagini della procura federale e di quella del CONI prima del mese di settembre, sia per i dovuti provvedimenti del caso e sia pure per principiare i nuovi campionati nella legalità e nel rispetto formale delle norme, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga opportuno attivarsi, per quanto di competenza, al fine di procedere ad una verifica dei fatti; quali misure intenda adottare, pur nell'autonomia riconosciuta agli organismi dell'ordinamento sportivo, al fine di garantire il corretto svolgimento dei prossimi campionati italiani di rugby di serie A, B ed eccellenza. Atto n. 4-07347 LA PIETRA BARBARO DE CARLO GARNERO SANTANCHÈ Daniela PETRENGA Giovanna Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della transizione ecologica Premesso che: la gestione della fauna selvatica in Italia sta divenendo un problema la cui soluzione risulta ormai improcrastinabile, visti i frequenti ed ingenti danni causati all'agricoltura; l'inazione protratta per diversi anni ha causato un'innaturale ed incontrollata diffusione di esemplari di fauna selvatica anche in habitat non propri, generando un danno alla biodiversità ed acuendo il rischio di marginalizzazione delle imprese agricole, con l'abbandono dei territori montani e collinari, riducendone produttività e competitività; i recenti dati certificati dall'ISPRA mostrano come l'incremento numerico dei cinghiali sia passato da 300.000-500.000 nel 2000, a oltre 600.000 nel 2005, fino a superare i 900.000 nel 2010, per attestarsi a oltre un milione negli ultimi anni, portando alla crescita anche della presenza degli stessi cinghiali nei contesti urbani; gli attuali piani di contenimento non risultano adeguati, come dimostra il rapido diffondersi di cinghiali contagiati dal virus della peste suina africana sul territorio nazionale ed il passaggio nel territorio laziale per la prima volta del virus ad un allevamento intensivo suinicolo;