[pronunce]

Ad avviso del giudice a quo, la circolare in questione - nell'escludere la possibilità di procedere all'assunzione dell'appellante - avrebbe correttamente interpretato le disposizioni di legge della cui legittimità costituzionale si dubita, per cui l'impedimento all'assunzione deriverebbe in via immediata dall'art. 1 del d.l. n. 180 del 2008, convertito dalla legge n. 1 del 2009, e l'appellante avrebbe potuto in concreto aspirare all'assunzione solo in assenza (o previa rimozione) della richiamata disciplina primaria. In particolare, il rimettente deduce che la circolare impugnata, laddove non tiene in considerazione il fatto che l'assunzione non avrebbe determinato alcun aggravio di spesa - ma, al contrario, avrebbe prodotto nell'immediato un risparmio - avrebbe attuato in modo coerente il paradigma legislativo di riferimento, il quale non consente di declinare in modo differenziato il divieto a seconda dell'eventuale risparmio connesso alla singola assunzione. Al riguardo, il collegio sottolinea come il comma 3 dell'art. 1 del d.l. n. 180 del 2008, poi convertito, faccia scattare in modo sostanzialmente automatico il divieto di procedere a nuove assunzioni non appena risulti superato il parametro della spesa, pari al cinquanta per cento di quella del personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente. La medesima disposizione, quindi, non consentirebbe di tenere in considerazione i maggiori o minori oneri conseguenti alle ulteriori assunzioni, una volta che il richiamato parametro risulti superato. Il collegio ritiene, altresì, la circolare impugnata conforme al pertinente paradigma legislativo per la parte in cui ammette che gli atenei "non virtuosi" completino le assunzioni dei docenti vincitori di concorsi - sia pure con il vincolo dell'assenza di oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica - mentre per gli atenei "virtuosi" impone un indifferenziato limite alle nuove assunzioni a prescindere dal fatto che tali assunzioni comportino o meno nuovi o maggiori oneri (che nel caso in esame, almeno inizialmente, non vi sarebbero, atteso che il trattamento economico del professore ordinario, all'atto della prima nomina, è, nei fatti, inferiore a quello del professore associato con alcuni anni di anzianità). Il Consiglio di Stato esclude la possibilità di una lettura costituzionalmente orientata, suggerita dall'appellante in relazione al combinato disposto dei commi 1 e 3 del citato art. 1, in quanto dal disposto testuale dei medesimi commi emergerebbe che, per le università di cui al comma 3, il vincolo assunzionale ricondotto nel limite del cinquanta per cento non ammetterebbe deroga alcuna in relazione ai vincitori di procedure concorsuali in essere alla data di entrata in vigore della legge (e ciò, neanche nel caso in cui l'ulteriore assunzione, almeno in una fase iniziale, non comporti alcun onere aggiuntivo per le casse dell'ateneo). Il rimettente ritiene, altresì, di non condividere la tesi secondo cui il passaggio da professore associato a professore ordinario non determinerebbe l'instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro. Infatti, anche ad ammettere che tra le due qualifiche in questione sussista un nesso di sostanziale continuità (Consiglio di Stato, sezione sesta, sentenza 16 novembre 2004, n. 7483), ciò non impedirebbe di ritenere che il passaggio dall'una all'altra di esse comporti la soluzione di continuità rispetto al primo rapporto e l'instaurazione di un rapporto lavorativo nuovo e diverso (sono richiamate le sentenze della Corte costituzionale n. 407 del 2005 e n. 194 del 2002). Il collegio ritiene di dover fare applicazione, nel caso di specie, dei principi di cui alla sentenza del Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, 28 maggio 2012, n. 17, la quale ha chiarito che il divieto di assunzione previsto dall'art. 1 del d.l. n. 180 del 2008, poi convertito, opera anche per l'inquadramento in ruolo, in una fascia superiore, di docenti già in servizio presso la medesima università, atteso che il nuovo inquadramento in ruolo del docente è frutto dell'esito positivo di una procedura concorsuale aperta, che dà luogo ad un'assunzione in senso proprio e non al mero passaggio di qualifica per effetto di procedura riservata. Per conseguenza, il rimettente esprime l'avviso che alla fattispecie in questione si applichino i limiti alle nuove assunzioni di cui al citato art. 1, comma 3; e, stante il recente pronunciamento della Adunanza plenaria (sentenza 28 maggio 2012, n. 17), esclude che, nel caso in esame, possa trovare applicazione la giurisprudenza amministrativa secondo cui il cosiddetto «blocco delle assunzioni» non potrebbe applicarsi in relazione ai cosiddetti «passaggi di livello» (Consiglio di Stato, sesta sezione, sentenza 16 novembre 2004, n. 7483). In conclusione, il giudice a quo ritiene che la circolare ministeriale 27 marzo 2009, n. 478 (ossia l'atto in base al quale l'università ha respinto l'istanza volta all'immissione in servizio della parte privata quale professore ordinario) non abbia introdotto limiti alle assunzioni nuovi e diversi rispetto a quelli già desumibili dal richiamato dettato normativo. La fissazione di un sistema di computo atto a valutare le retribuzioni medie (attraverso il ricorso al metodo dei cosiddetti «punti organico») al fine di determinare la spesa complessivamente riferibile al personale cessato dal servizio nell'anno precedente, costituirebbe un parametro applicativo di per sé non irragionevole e certamente compatibile con la lettera e la ratio della disciplina legislativa del 2008. Il Consiglio di Stato, poi, osserva che il secondo aspetto, in relazione al quale occorre verificare la sussistenza della rilevanza della questione di legittimità costituzionale, riguarderebbe il fatto che il comma 3 dell'art. 1 del d.l. n. 180 del 2008, convertito dalla legge n. 1 del 2009, trovava applicazione soltanto in relazione al triennio 2009-2011. Da ciò deriverebbe che, al momento in cui l'appello è stato proposto (la notifica dell'atto di appello risale al marzo 2012), la disposizione censurata aveva ormai cessato di produrre i suoi effetti e non poteva risultare preclusiva della possibilità di proporre una nuova istanza di assunzione. Inoltre, ai fini del giudizio di rilevanza, andrebbe considerato che, nelle more del giudizio, è entrato in vigore il d.lgs. n. 49 del 2012, il cui art. 11 ha abrogato il primo periodo dell'art. 1, comma 1, del d.l. n. 180 del 2008, convertito dalla legge n. 1 del 2009;