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Le previsioni in tema di diritto penale sostanziale contenute negli articoli da 15 a 18 appaiono ispirate all'esigenza che la manipolazione delle competizioni sportive sia espressamente sanzionata dal diritto interno degli Stati parte così da poter essere punita in modo adeguato. A tale riguardo la Convenzione ha operato la scelta di non elaborare fattispecie di reato ad hoc , limitandosi a ricondurre le condotte di manipolazione – secondo la definizione fornita dall'articolo 3, numero 4 – alle ipotesi di estorsione, corruzione o truffa come disciplinate dagli ordinamenti nazionali. In quest'ottica, l'articolo 16, paragrafo 1, impone, in particolare, agli Stati parte l'adozione delle misure necessarie all'incriminazione sul piano interno delle condotte connesse al riciclaggio di denaro, qualora il reato principale, generando un profitto, integri una delle ipotesi previste dagli articoli 15 e 17 della Convenzione in esame o, quantomeno, in caso di estorsione, corruzione o truffa. A tal fine, proprio per non introdurre una ulteriore definizione del reato di riciclaggio, la Convenzione si riporta a quelle contenute, rispettivamente, nell'articolo 9, paragrafi 1 e 2, della Convenzione del Consiglio d'Europa sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato e sul finanziamento del terrorismo, nell'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale e nell'articolo 23, paragrafo 1, della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione. Nel definire la gamma dei reati da considerare «principali» ai sensi e per gli effetti dell'articolo 16, paragrafo 1, ogni Stato parte è comunque libero di decidere, secondo il diritto interno, come formulare tali fattispecie e i loro elementi costitutivi. Al fine di ricondurre i casi di manipolazione delle competizioni sportive nell'ambito della prevenzione del riciclaggio, gli Stati parte dovranno altresì adoperarsi perché gli operatori di scommesse sportive applichino la necessaria «diligenza» nei confronti dei consumatori e nell'esercizio della loro attività (articolo 16, paragrafo 3). Sempre sul piano del diritto interno si prevede che siano sanzionate penalmente le attività intenzionali di concorso nella commissione dei reati indicati dall'articolo 15 della Convenzione (articolo 17). Come osserva il Rapporto esplicativo (paragrafo 146) l'inserimento di una norma di questo tipo è di fondamentale importanza poiché nella manipolazione delle competizioni sportive con sempre maggiore frequenza sono coinvolte organizzazioni criminali, formate da numerose persone che concorrono in modo diverso, direttamente o indirettamente, alla commissione delle attività illecite. Alla medesima ratio va ascritta anche la previsione di una responsabilità per i reati considerati dagli articoli da 15 a 17 della Convenzione a carico delle persone giuridiche, in presenza delle condizioni indicate dall'articolo 18. In tal senso si dispone che, negli ordinamenti nazionali, vengano adottate misure legislative o di altra natura idonee a perseguire i reati commessi nell'interesse di una persona giuridica da soggetti che agiscano sia individualmente sia come componenti di un organo dell'ente dotato di poteri di direzione. In base al paragrafo 1 dell'articolo 18, l'esistenza di un simile potere nell'agente viene presunta nei casi di rappresentanza della persona giuridica, di potere di adottare decisioni in nome dell'ente e di esercitare un controllo su di esso. La Convenzione non prende però posizione – come del resto già la Convenzione ONU di Palermo – in ordine alla natura della responsabilità configurata a carico delle persone giuridiche, lasciando decidere agli Stati parte se qualificarla di tipo penale, civile o amministrativo. Si deve all'articolo 19 la previsione dei criteri in ossequio ai quali gli Stati parte sono tenuti a stabilire la competenza rispetto ai reati de quibus . Ciascuno Stato dovrà, in primo luogo, perseguire i reati commessi sul proprio territorio, ai quali si aggiungono quelli avvenuti a bordo di navi battenti bandiera nazionale e su aerei immatricolati secondo la legge nazionale, nonché quelli commessi da un cittadino o da una persona che abbia la residenza abituale sul territorio dello Stato. La Convenzione fa comunque salva la possibilità degli Stati di formulare – all'atto della firma o del deposito dello strumento di ratifica, accettazione o approvazione – riserve volte a escludere l'applicazione di alcune di tali regole, o a limitarne l'impiego a casi o a condizioni determinati (articolo 19, paragrafo 2). Dal momento che i reati riconducibili all'area della manipolazione di competizioni sportive implicano sovente l'utilizzo di tecnologie informatiche e della comunicazione, nella Convenzione è considerato anche il profilo della conservazione delle prove «elettroniche». A tale scopo, l'articolo 20 riconosce agli Stati parte la possibilità di ottenere, nel corso delle indagini relative ai reati previsti dagli articoli da 15 a 17, la conservazione rapida dei dati informatici raccolti, la conservazione e la divulgazione rapide del traffico dei dati; quella di emettere ordini, di procedere a perquisizioni e sequestri di dati informatici; nonché di raccogliere in tempo reale i dati relativi al traffico e l'intercettazione del loro contenuto. In ogni caso, tali operazioni dovranno svolgersi nel rispetto delle norme interne e di quelle internazionali relative alla protezione dei dati personali, in linea con quanto previsto dall'articolo 14 della Convenzione. Completa il quadro delle disposizioni di rilievo processuale la previsione che gli Stati parte adottino misure idonee ad assicurare, sul piano interno, l'efficace protezione di informatori, di testimoni e dei loro familiari (articolo 21). Quanto al profilo delle sanzioni applicabili, la Convenzione non si limita a considerare l'adozione di quelle penali a carico delle persone fisiche (articolo 22), ma affianca ad esse la previsione di sanzioni dirette alle persone giuridiche (articolo 23) e di quelle di natura amministrativa (articolo 24). In merito alle prime, la cui definizione è comunque rimessa agli Stati parte, si precisa come esse – tanto se di natura pecuniaria che detentiva – debbano essere efficaci, proporzionate e dissuasive. Nel novero delle misure applicabili nei confronti delle persone giuridiche rientrano, oltre alle sanzioni pecuniarie, forme di interdizione temporanea o definitiva dall'esercizio di un'attività commerciale, ipotesi di commissariamento giudiziale e lo scioglimento. L'articolo 23 denota quindi una certa flessibilità, non implicando in particolare nessun obbligo per gli Stati parte di prevedere sanzioni di tipo penale. L'articolo 25 regola, in particolare, le misure di sequestro e confisca. Per quanto concerne, infine, il settore della cooperazione giudiziaria in ambito penale, l'articolo 26 si limita a stabilire che gli Stati parte cooperino tra loro nella misura più ampia possibile a fini investigativi e processuali in conformità agli strumenti nazionali ed internazionali vigenti, oltre che in tema di estradizione e di assistenza giudiziaria in materia penale, in base ai trattati internazionali, regionali e bilaterali applicabili.