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Disposizioni per l'introduzione di una indennità in favore dei caregiver familiari. Onorevoli Senatori . – A seguito della pubblicazione della legge regionale 28 marzo 2014, n. 2, il tema del caregiver familiare è entrato nel dibattito politico. Da allora molte assemblee regionali, anche se non tutte, hanno delineato la propria figura di caregiver familiare in assenza di una norma quadro nazionale, con leggi regionali che si rifanno alla definizione prevista della legge regionale dell'Emilia Romagna, salvo alcuni casi come la Sicilia e la Campania che non individuano la figura del caregiver familiare come colui che agisce « volontariamente e gratuitamente ». A mettere chiarezza a livello nazionale, almeno sulla carta, vi è il comma 255 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, che introduce, per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico, la figura del caregiver familiare, come « la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell'altra parte dell'unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 20 maggio 2016, n. 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall'articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 18 ». La norma ha rappresentato un punto di svolta, non solo perché finalmente si dava atto del ruolo gravoso della cura che il familiare presta al proprio congiunto con disabilità grave, riconoscendogli una funzione di sussidiarietà allo Stato, ma anche perché si delineava un perimetro uniforme, anche eliminando il riferimento alla « volontarietà e gratuità » del lavoro di cura, aprendo inoltre anche a quel novero di « malattie, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative » quali ad esempio sono le patologie oncologiche o altre patologie rare che conducono a disabilità o invalidità che possono essere anche permanenti. Sul fronte delle risorse, la legge n. 205 del 2017 recava inoltre, con il comma 254 dell'articolo 1, il finanziamento del Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare che, partito con una dotazione iniziale di 60 milioni di euro (20 per ciascun anno del triennio 2018-2020) è stato poi integrato dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145, con altri 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. Tale Fondo, le cui risorse ad oggi non sono state spese, è destinato al riconoscimento del valore sociale ed economico dell'attività di cura non professionale del caregiver familiare. Pur non essendo importi elevati, e per questo il Fondo dovrà adeguatamente essere integrato, tali risorse potrebbero essere utilizzate, con immediata efficacia, per sostenere almeno quei caregiver familiari che vivono situazioni complesse sia sotto il profilo dell'attività di cura prestata al congiunto con disabilità grave o non autosufficiente, sia sotto il profilo della propria condizione personale di vita. Dopo l'approvazione della figura giuridica del caregiver familiare, tuttavia, il Parlamento non ha ancora individuato una norma in grado di dare una risposta immediata ai bisogni dei caregiver familiari, almeno sotto il riconoscimento del valore dell'attività di cura prestata. Ponendo l'accento sul soggetto giuridico della norma del 2017 che è il caregiver familiare e non il suo assistito, il presente disegno di legge introduce alcune innovazioni, anche nel rispetto degli articoli 2, 3, 13, primo comma, 31, 32, 33, primo, secondo e quarto comma, 34, 35, primo e secondo comma, 36, 38, 117, secondo comma, lettere m) , n) , o) , p) e 118, quarto comma, 119, quinto comma della Costituzione, in conformità alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 7 dicembre 2000 e alla legge 27 maggio 1991, n. 176, recante ratifica ed esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, alla legge 3 marzo 2009, n. 18, recante ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e istituzione dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, nonché all'articolo 1, comma 1, della legge 8 marzo 2017, n. 24, e in armonia con il quadro delle raccomandazioni del Consiglio d'Europa in materia di disabilità. All'articolo 1, comma 1, si delinea la finalità della norma e il quadro di riferimento normativo che deve essere tenuto in considerazione per il raggiungimento dell'obiettivo di determinare una misura indennitaria diretta al caregiver familiare come descritta nei commi successivi. Viene quindi introdotta, al medesimo comma, l'indennità di cura ed assistenza per i caregiver familiari. Con il comma 2 si stabilisce che l'assegno ha natura indennitaria esclusivamente soggettiva ed è corrisposto al caregiver familiare, a domanda, ed è a titolo di riconoscimento del lavoro di cura da questi effettivamente prestato in favore dell'assistito, o di più assistiti. Con il comma 3 si stabilisce la procedura con la quale, attraverso decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, o dell'autorità politica da questi delegata, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il parere degli altri Ministri eventualmente interessati, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono stabiliti i criteri e le modalità per l'erogazione ai caregiver familiari, in possesso dei requisiti previsti e nei limiti delle risorse annuali disponibili, di un assegno annuale unico, il cui importo è rideterminabile annualmente. Al comma 4 si definiscono i criteri per l'emanazione dei decreti di cui al comma 3 con i quali si provvede, in particolare: alla lettera a) all'individuazione dell'organismo che attiva la procedura di ascolto permanente di cui all'articolo 4, comma 3, della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, e definisce le modalità di individuazione e nomina del caregiver familiare, purché convivente con l'assistito con disabilità, nonché i requisiti soggettivi che devono essere posseduti dal caregiver familiare ai fini della valida presentazione della domanda per la fruizione dell'assegno, oltre alla definizione del quadro dei bisogni individuali e generali del caregiver familiare, utile alla adozione o alla nuova attivazione, di ulteriori misure di sostegno da parte dei servizi territoriali alla persona nei confronti dei caregiver familiari.