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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 211 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 15,02). Si dia lettura del processo verbale. NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Commemorazione di Emilio Colombo nel centenario della nascita PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Signori senatori, ricorre quest'anno il centesimo anniversario della nascita di Emilio Colombo, storico esponente dell'area politica cristiano-democratica e uno dei più significativi interpreti della nostra storia repubblicana. Emilio Colombo abbracciò l'impegno politico con la passione, l'entusiasmo e la concretezza - per usare le sue parole - di un giovane adulto che aveva vissuto gli anni precedenti la Costituente, soprattutto quelli immediatamente precedenti, quelli dell'Italia sconfitta, distrutta, dell'Italia che si domandava se avrebbe avuto un suo domani. La sua esperienza tra i banchi del Parlamento iniziò sin dall'Assemblea costituente, di cui fu tra i più giovani componenti, eletto a soli ventisei anni. Nel corso del suo lungo impegno politico - ben 16 legislature - Emilio Colombo è stato più volte Sottosegretario di Stato, Ministro dell'agricoltura, del commercio con l'estero, dell'industria e del commercio, del tesoro, bilancio e programmazione economica, di grazia e giustizia, degli affari esteri e delle finanze; Presidente del Consiglio dei ministri dal 1970 al 1972. In ogni occasione seppe dare prova di grandi competenze, rigore, senso di responsabilità e rispetto delle istituzioni. Forte era infatti la sua convinzione che proprio alle istituzioni spettasse il compito di trasmettere ai cittadini un fondamentale senso di sicurezza e stabilità, condizioni che egli riteneva indispensabili per dare solide basi alla crescita di un Paese veramente libero, veramente democratico. Profondo fu il legame con la sua terra d'origine, la Basilicata, e con tutto il Sud Italia, che Emilio Colombo mise al centro di molte politiche pubbliche da lui promosse per lo sviluppo delle infrastrutture e delle attività produttive. Ma Emilio Colombo è stato anche uno dei principali attori italiani nella costruzione dell'Unione europea: il sogno della sua generazione che in quella comunione di intenti e di aspirazioni democratiche ha visto un'opportunità per estirpare ogni conflitto attraverso la condivisione dei principi universali di solidarietà, fratellanza e reciproca considerazione. Eletto per due volte al Parlamento europeo, ne fu il Presidente dal 1977 al 1979. Ebbe un ruolo di primo piano nella creazione della Politica agricola comune e fu tra i primi sostenitori del Mercato unico e del Trattato di Maastricht. Nominato senatore a vita nel 2003 dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo ha arricchito con la sua intelligenza, la sua esperienza e la sua non comune sensibilità politica anche il prestigio di questa Assemblea, diventando per molti giovani senatori un punto di riferimento e un prezioso consigliere. Con la sua morte, l'Italia democratica e repubblicana è rimasta orfana dell'ultimo dei suoi padri fondatori. (Applausi) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, provo un grande onore nel ricordare Emilio Colombo, con cui per ventura condivido la terra d'origine. Lei, signor Presidente, ha già ricordato le tantissime e altissime responsabilità che il presidente Colombo ha avuto. Il suo cursus honorum è stato così vasto e alto che di fatto può dirsi il racconto di mezzo secolo della nostra Repubblica. Papa Pacelli, incontrandolo giovinetto nel 1946, pronosticò felicemente: «Questo Colombo volerà». Poche settimane dopo avvenne la sua prima elezione tra i Costituenti, con 21.000 voti di preferenza a Potenza. I suoi tratti distintivi, l'eleganza, la gentilezza, la facilità di rapporto con chiunque, l'oratoria ragionata, la capacità di capire, di anticipare e di controllare i processi politici e il suo forte radicamento territoriale ne fecero subito un leader indiscusso e popolare. Ma fu la sua capacità di visione che lo rese uno statista; fu un anticipatore anche sulle politiche europee. L'europeismo di Colombo fu limpido e coerente, a difesa al contempo degli interessi dell'Italia e dell'Europa. Fu prima negoziatore italiano - "rispettatissimo" lo definì Montanelli - in quel delicatissimo momento di crisi delle politiche agricole seguito alla cosiddetta crisi della sedia vuota, che Colombo contribuì a riportare al tavolo delle trattative. Fu davvero un grande europeista: nel 1981, fu il piano Genscher-Colombo, sottoscritto da Germania e Italia, a definire i capisaldi dell'integrazione europea, con la nascita, cinque anni dopo, della Comunità economica europea. Riusciva a combinare l'esercizio più alto della rappresentanza politica intorno al mondo e i rapporti con il suo collegio elettorale. Fu uno dei più alti esponenti della cultura cattolica democratica del nostro Paese. I suoi anni più belli li visse al Tesoro: dieci anni trascorsi accanto all'indimenticato governatore Guido Carli, fronteggiando insieme la prima grande inflazione italiana dopo quella di De Gasperi, una storia straordinaria. Per me è un onore anche personale averlo conosciuto e, pur partendo da identità politiche diverse, averlo considerato sempre un alto riferimento, un modello per chiunque sappia intravedere nella politica uno strumento di emancipazione e di progresso e nella ricerca della sintesi il cuore del processo democratico, il primato della politica e la funzione dei partiti e delle classi dirigenti. Ecco una sua frase, bellissima: «Non si capisce che le future classi dirigenti si formano nei partiti. E che dunque i partiti, quelli veri, sono necessari». Questa Repubblica e - come lei ha ricordato - questo Parlamento gli devono molto. Ricordarlo a cento anni dalla nascita è un dovere e un monito, in questi tempi difficili che il Paese saprà superare anche grazie al ricordo del suo esempio. (Applausi dai Gruppi PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare.