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Si pensi all'ampliamento del possibile utilizzo delle intercettazioni e alla durata delle indagini, sempre che venisse effettuato un adeguato coordinamento con le disposizioni che afferiscono alla richiesta della proroga delle indagini. Intanto è lodevole l'intento di riformare le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale, che si trovano oggi contenute prevalentemente nel codice dei beni culturali. Si interviene, in primo luogo e con molta evidenza, sull'articolo 240- bis del codice penale, ampliandolo, attraverso l'inserimento dei reati di ricettazione di beni culturali e di impiego di beni culturali provenienti da delitto, di riciclaggio di beni culturali, di autoriciclaggio di beni culturali e di attività organizzate per il traffico illecito di beni culturali. In particolare, l'articolo 518- bis del codice penale punisce il furto di beni culturali, con la reclusione da due a sei anni. L'articolo 518- ter punisce l'appropriazione indebita di beni culturali, la ricettazione di beni culturali, l'impiego di beni culturali provenienti da delitto, il riciclaggio degli stessi e l'autoriciclaggio. Una serie di previsioni puniscono, poi, analiticamente, con la reclusione da uno a quattro anni, la falsificazione in scrittura privata relativa ai beni culturali. Insomma, una serie di disposizioni utili, importanti, che anche il quadro ordinamentale e giurisprudenziale portava a ritenere doverose. Per questo motivo, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi) . TRENTACOSTE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, il provvedimento all'esame di questa Assemblea nasce dalla volontà di tutelare il patrimonio culturale italiano, che costituisce il più ricco capitale di cui il Paese dispone, ma che spesso finisce per essere sottratto alla collettività. Neanche l'emergenza sanitaria ha fermato i ladri di bellezza. Nel 2020, infatti, i Carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio culturale hanno recuperato oltre mezzo milione di pezzi d'arte. È il dato di insieme del dossier «Attività operativa 2020» dell'unità specializzata dell'Arma, che in mezzo secolo di vita ha restituito al pubblico o ai legittimi proprietari più di 3 milioni tra oggetti d'arte e materiali archeologici. Solo lo scorso anno ha proceduto a 1.200 arresti e a 36.000 denunce. Nonostante queste drammatiche statistiche, l'Italia è stato il primo Paese al mondo a dotarsi di regole in materia di tutela dei beni culturali, un ruolo guida ribadito con la ratifica della Convenzione di Nicosia nel maggio 2017. Il rapporto 2017 del Global financial integrity stima il traffico illecito di opere d'arte tra i sei e gli otto miliardi di dollari, rappresentando il 20 per cento del complesso dei crimini contro il patrimonio culturale. Secondo uno studio dell'associazione americana Save antiquities, l'80 per cento dei beni venduti nei mercati d'arte ha origini incerte, se non illegali, e secondo l'Interpol il volume d'affari generato dal traffico di beni culturali sarebbe inferiore solo al commercio di armi e droga. Sono numeri che dimostrano quanto il patrimonio culturale rappresenti un'immensa risorsa economica per le organizzazioni criminali. L'Italia è il Paese maggiormente interessato da questo fenomeno e per tale ragione ha sempre legiferato per tutelare il proprio patrimonio culturale, ponendosi come Stato capofila nella prevenzione degli illeciti. Come detto, la nostra Costituzione, all'articolo 9, sancisce che «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Questo principio fondamentale ha permesso al legislatore di inserire strumenti di prevenzione e repressione dei comportamenti lesivi del patrimonio culturale di natura penale. È pertanto indubbia la necessità di aggiornare la protezione diretta dei beni culturali, inserendola nel codice penale con una previsione sanzionatoria più decisa. Il provvedimento oggi in discussione va proprio in questa direzione, modificando direttamente il codice penale con il nuovo titolo VIII- bis rubricato «Dei delitti contro il patrimonio culturale», innalzando le pene esistenti e introducendo anche aggravanti se i reati comuni sono commessi contro i beni culturali. La nuova legge intende dare, quindi, coerenza al sistema sanzionatorio e superare la divisione tra codice penale e codice dei beni culturali; introduce nuove specie di reato e aggravanti quando un oggetto di reati comuni sia il patrimonio culturale. Si inaspriscono inoltre le pene per i reati di danneggiamento, l'imbrattamento e l'uso illecito di beni culturali o paesaggistici. Le disposizioni penali si applicano anche ai fatti commessi all'estero ai danni del patrimonio nazionale. Tra le novità, la riforma del codice penale interessa non solamente le persone fisiche, ma anche quelle giuridiche, ovvero enti e imprese operanti nel settore dell'arte. Un'altra importante novità è rappresentata dal possibile impiego di agenti sotto copertura e la competenza della procura distrettuale per le indagini sul reato di attività organizzate per il traffico illecito di oggetti d'arte. Colleghi, risorse essenziali come il nostro patrimonio culturale e paesaggistico, il settore dell'agroalimentare e l'artigianato locale hanno necessità di essere protetti e salvaguardati dalle organizzazioni criminali che lucrano a danno dell'immagine dell'Italia nel mondo. Grazie all'approvazione di questo disegno di legge, il nostro Paese potrà dare nuovo impulso alla repressione dei reati contro il suo ricco patrimonio culturale che da sempre rappresenta un vanto nel mondo e la principale attrattiva turistica che genera ricadute economiche da preservare con il massimo impegno. Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge: Doc 2086 Modifiche al codice penale in materia di istigazione alla violenza, all'autolesionismo e al suicidio PILLON ed altri. - (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 2086. Il relatore, senatore Pepe, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PEPE, relatore . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, c'è la necessità di dare un chiaro segnale che vada ad arginare la diffusione di giochi, sfide o altre forme di istigazione diretta o indiretta dei minori a condotte violente, autolesioniste o peggio al suicidio.