[ddlcomm]

Disciplina del cinema, dell’audiovisivo e dello spettacolo e deleghe al Governo per la riforma normativa in materia di attività culturali (n. 2287). Onorevoli Senatori. -- Il disegno di legge n. 2287, di disciplina del cinema, dell'audiovisivo e dello spettacolo è un collegato alla manovra di finanza pubblica, e reca un oggetto ampio ma coerente con gli obiettivi del Documento di economia e finanza. Il disegno di legge è stato presentato dal Governo il 16 marzo 2016 e assegnato in sede referente alla 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport, il 7 aprile 2016. La Commissione ha stralciato la parte relativa alla disciplina dello spettacolo e delle attività culturali che, ove l'Assemblea confermerà la proposta di stralcio, sarà trattata come collegato alla manovra finanziaria con separato iter legislativo, secondo gli impegni già assunti dal Governo in tal senso, in modo tale da poter garantire a questo settore il necessario approfondimento istruttorio. Il disegno di legge in esame quindi riguarda soltanto il cinema e l'audiovisivo. Il testo reca una disciplina organica del settore e abroga molte norme tra cui la riforma della disciplina in materia di attività cinematografiche, dettata dal decreto legislativo n. 28 del 2004 e i successivi interventi legislativi. Si tratta di un disegno di legge molto rilevante che ha come obiettivo il rilancio e lo sviluppo del settore cinematografico e audiovisivo in attuazione di princìpi consolidati anche a livello internazionale ed europeo a salvaguardia dei valori e delle identità culturali nella società globale e tecnologica. Le opere audiovisive, e in particolare quelle cinematografiche, sono considerate dall'Unione europea strategiche in quanto rispecchiano la varietà culturale delle diverse tradizioni e storie degli Stati membri dell'Unione stessa. Per questa ragione, pur avendo una notevole incidenza sul mercato, gli interventi previsti dal disegno di legge non si configurano come aiuti di Stato, vietati dalle norme sulla concorrenza, ma rientrano tra le «eccezioni culturali» previste dal Trattato, naturalmente nell'ambito di ben delineati limiti. Il disegno di legge richiama quindi le norme costituzionali europee e internazionali in attuazione delle quali è possibile qualificare il cinema e l'audiovisivo «fondamentali mezzi di espressione artistica di formazione culturale e di comunicazione sociale» . Il Governo ha colto l'importanza dell'azione parlamentare avviata con l'esame congiunto dei disegni di legge n. 649, a prima firma Giro, e n. 1835 a prima firma Di Giorgi, e ha presentato il disegno di legge collegato alla manovra di bilancio che ingloba in parte il disegno di legge n. 1835 di iniziativa parlamentare beneficiando, tra l'altro, del lavoro svolto in Commissione attraverso un ciclo di circa sessanta audizioni di tutti i principali attori del sistema. L'obiettivo dell'iniziativa parlamentare e del disegno di legge governativo è stato quello di restituire agli investimenti pubblici sul cinema una valenza culturale e sociale che miri alla valorizzazione del cinema di qualità e alla formazione del pubblico, a partire dai giovani nelle scuole. Una finalità irrinunciabile che ben può coniugarsi, tuttavia, con le esigenze delle imprese del cinema in una logica di complessivo sviluppo del settore. Si tratta di contemperare la logica economica che, rispondendo a criteri di sostenibilità del mercato, di fatto tende a produrre omogeneizzazione di contenuti e prodotti con quella più strettamente culturale e sociale, che mira invece a differenziazione e originalità. Nel complesso l'intervento, oltre ad aumentare le risorse destinate al settore e a renderle stabili, punta alla razionalizzazione e alla semplificazione degli interventi di promozione e sostegno per il cinema tracciando un quadro unitario degli incentivi. A tal fine, si prevede l'abrogazione di una serie di disposizioni frammentarie e disorganiche che in questi anni hanno certo introdotto utili strumenti di sostegno, ma al di fuori di una cornice strategica. Il disegno di legge, in coerenza con il quadro costituzionale vigente, tende a perfezionare e semplificare le modalità di collaborazione tra i diversi livelli di governo anche alla luce delle indicazioni che sono venute dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 285 del 2005 che ha riguardato il decreto legislativo n. 28 del 2004 e dell'esperienza maturata in questi anni. L'impianto resterebbe comunque valido anche qualora dovesse entrare in vigore la riforma costituzionale (A.S. 1429-D). Il lavoro già svolto a livello parlamentare ha consentito di perfezionare, in sede emendativa, il disegno di legge governativo recuperando gli elementi importanti discussi in Commissione. Si è registrato un clima politico molto positivo e costruttivo che ha consentito sia di convergere su emendamenti proposti dalle opposizioni, sia di accogliere molte indicazioni provenienti dalle Commissioni che hanno esaminato il testo in sede consultiva. Il testo in esame si compone di 40 articoli. L'articolo 1 definisce l'oggetto e le finalità dell'intervento. Nello specifico il disegno legge, in attuazione degli articoli 9, 21 e 33 della Costituzione e nel quadro dei principi contenuti nel Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e nella Convenzione Unesco sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, ha lo scopo di promuovere e sostenere il cinema e l'audiovisivo considerati fondamentali mezzi di espressione artistica, di formazione culturale e di comunicazione sociale. L'articolo 2 contiene le definizioni utili per chiarire il significato di alcuni termini ai fini dell'applicazione delle misure previste dal disegno di legge. Il dibattito in Commissione, in questo come in molti altri casi, ha consentito di introdurre precisazioni importanti confinando i margini lasciati ai decreti attuativi che potranno provvedere solo a specificazioni tecniche eventualmente necessarie per l'evoluzione tecnologica. Importante, ai fini della qualità culturale delle attività che beneficiano di sostegno, è il ripristino, rispetto alla proposta del Governo, di definizioni come il film d' essai , la sala cinematografica, la sala d' essai e la cineteca oltre al riconoscimento delle Film Commission regionali, realtà già operanti in molte regioni, ritenute strumento essenziale di supporto alle imprese del cinema e dell'audiovisivo a livello regionale. L'articolo 3 delinea i princìpi fondamentali dell'intervento pubblico a sostegno del cinema e dell'audiovisivo. Il dibattito in Commissione ha arricchito tali princìpi, tra l'altro, con l'espressa menzione delle esigenze delle persone con disabilità di cui tener conto nella realizzazione di attività o interventi che beneficiano di risorse pubbliche. L'articolo 4 definisce funzioni e compiti delle regioni in coerenza con il Titolo V della Costituzione, introducendo alcuni elementi uniformi a livello nazionale. Modifiche approvate in Commissione hanno contribuito a perfezionare il testo nel quadro del riparto di competenze anche riconoscendo, con apposita clausola di salvaguardia, le peculiarità delle regioni a statuto speciale e delle province autonome.