[pronunce]

Per il caso in cui la norma censurata si dovesse considerare invece interpretativa, sostiene che la retroattività del suo operare sarebbe nella specie lesiva del principio di ragionevolezza, sia perché l'effetto retroattivo opererebbe per ben sedici anni, così sacrificando l'affidamento dei destinatari della norma interpretata, sia perché l'interpretazione proposta dalla norma censurata è intervenuta non in una situazione di contrasto giurisprudenziale ma, al contrario, in senso opposto ad un orientamento pacifico e senza che l'interpretazione accolta si possa configurare come una delle interpretazioni possibili. La società sostiene ancora che l'art. 3 Cost. sarebbe violato anche quanto al principio di eguaglianza, per l'ingiustificata disparità di trattamento tra i datori di lavoro, secondo che la stipula dei contratti di formazione e lavoro fosse o meno avvenuta sotto il vigore della norma autenticamente interpretata, senza una ragione giustificativa della diversità di trattamento. Infine, aderisce alla prospettazione dell'ordinanza di rimessione con riferimento ai parametri degli artt. 101, 102 e 104 della Costituzione. 3. - Con l'ordinanza iscritta al n. 658 del registro ordinanze del 2001, pronunciata il 24 maggio 2001, il Tribunale di Gorizia, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato anch'esso questione di legittimità dell'art. 68, comma 5, della legge n. 388 del 2000, in relazione all'art. 3 della Costituzione, nel corso di un giudizio introdotto da una S.p.a. contro l'I.N.P.S. per ottenere il riconoscimento del beneficio della fiscalizzazione degli oneri sociali in relazione alla posizione di lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro e per la consequenziale condanna dell'I.N.P.S. al rimborso parziale della contribuzione versata. Il rimettente muove dalla premessa che la norma censurata non sarebbe di interpretazione autentica, ma avrebbe carattere innovativo con efficacia retroattiva, sia per l'assenza di contrasti interpretativi, sia per il notevole lasso di tempo intercorso fra norma interpretata e norma interpretante. Il contrasto fra il fine perseguito dal legislatore ed il mezzo utilizzato configurerebbe "un caso esemplare di sviamento strumentale della funzione legislativa". Con violazione dell'art. 3 Cost., per intrinseca irragionevolezza. Richiama, quindi, giurisprudenza di questa Corte per sottolineare che nel giudizio di legittimità costituzionale sarebbe irrilevante verificare se una norma abbia carattere interpretativo od innovativo con efficacia retroattiva, perché nell'uno come nell'altro caso la legge è sempre soggetta al controllo di conformità al canone generale di ragionevolezza, dovendo la retroattività (non impedita a livello costituzionale fuori della materia penale) pur sempre trovare adeguata giustificazione su quel piano e non porsi in contrasto con altri principi o valori costituzionalmente protetti, fra i quali vi sarebbe l'affidamento del cittadino nella sicurezza. La norma censurata violerebbe l'art. 3 Cost., sotto il profilo del principio di affidamento, sia in considerazione della pregressa esistenza del segnalato unanime orientamento giurisprudenziale, sia del rilevante lasso di tempo trascorso dall'intervento della norma interpretata, sia per l'insussistenza di un'adeguata ragione giustificativa della sua retroattività, tenuto conto della piena compatibilità fra i due istituti della fiscalizzazione e del contratto di formazione e lavoro, rispettivamente volti a favorire l'occupazione attraverso un sostegno alle imprese ed a favorire l'occupazione giovanile, nonché della circostanza che il beneficio della riduzione contributiva accordato al datore di lavoro per i contratti di formazione e lavoro a far tempo dal 1 giugno 1988 si è progressivamente attenuato, fino ad arrivare al 25 in meno dell'onere contributivo normale (essendo venuta meno per effetto del d.l. n. 173 del 1988, convertito nella legge n. 291 del 1988, l'equiparazione alla categoria degli apprendisti, che sola avrebbe potuto offrire un appiglio alla tesi dell'esclusione dell'applicabilità della fiscalizzazione). 3.1. - È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri e si è costituito l'I.N.P.S. Le relative memorie sono di tenore identico rispetto a quelle depositate nel giudizio di cui all'ordinanza n. 642 del 2001. 3.2. - Si è costituita la parte privata, depositando memoria, nella quale sostiene la fondatezza della questione. A suo avviso, la norma censurata avrebbe avuto il solo fine di introdurre un nuovo precetto normativo dotato di portata retroattiva e non sarebbe una norma interpretativa, giacché il carattere distintivo di quest'ultima - fermo che l'autoqualificazione sarebbe da sola insufficiente - si individuerebbe nello stretto collegamento con la legge da interpretare, occorrendo che la scelta assunta dalla norma interpretativa rientri tra le varianti di senso compatibili con il tenore letterale del testo interpretato. In difetto, la legge non può essere considerata realmente interpretativa. La norma censurata non rispetterebbe questi criteri, poiché con il suo testo non sarebbero connesse né la norma dell'art. 3 del decreto-legge n. 726 del 1984, convertito con modificazioni nella legge n. 863 del 1984, né l'art. 5 del decreto-legge n. 173 del 1988, convertito nella legge n. 108 del 1991, né l'art. 8 della legge n. 407 del 1990. Sulla base di tali premesse, sostiene che la norma censurata violerebbe l'art. 3 Cost., sotto il profilo del principio di ragionevolezza, ed anche per la disparità di trattamento a beneficio dei datori di lavoro che prima dell'intervento della norma avevano ottenuto una sentenza già passata in giudicato favorevole al riconoscimento della fiscalizzazione. Sotto tale profilo, sarebbe violato anche l'art. 41 della Costituzione. Inoltre, deduce la violazione del principio dell'affidamento, per l'ampio spazio temporale intercorso fra la norma asseritamene interpretata e quella censurata e per l'inesistenza di un contrasto interpretativo. La memoria si chiude con argomentazioni a sostegno dell'illegittimità della norma per violazione degli artt. 101, 102 e 104 della Costituzione, che, tuttavia, non sono evocati dall'ordinanza di rimessione. 4. - Con l'ordinanza iscritta al n. 665 del registro ordinanze del 2001, pronunciata il 31 maggio 2001, il Tribunale di Torino, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato anch'esso la questione di legittimità costituzionale dell'art. 68, comma 5, della legge n. 388 del 2000 in riferimento all'art. 3 della Costituzione. L'ordinanza è stata resa nel corso del giudizio introdotto da una S.p.a. nei confronti dell'I.N.P.S. per ottenerne la condanna alla restituzione di contributi indebitamente versati in relazione a vari contratti di formazione e lavoro, da essa stipulati.