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costa molto di più un Ministro incapace di cento parlamentari; bisogna pur dirlo in quest'Aula. (Applausi). E i Ministri incapaci li hanno avuti tutti i Governi, non è un monopolio: mi si potrebbe chiedere a chi alludo; a un sacco di gente. Diciamo che la cronaca offre spunti innumerevoli, che non ho nemmeno bisogno di citare, ma anche la storia ne offre tantissimi. Tutti ricordiamo Ministri dei beni culturali che venivano presi in giro negli anni Settanta e Ottanta, perché non sembravano le persone più adatte all'incarico; ricordiamo altresì Ministri dell'istruzione contestati (da sempre gli studenti hanno fatto cortei contro di loro: adesso non possono farli, perché ci sono le norme anticovid e sul "Cinavirus", ma il corteo virtuale è permanente). Quindi l'antipolitica non è nulla, ma si è proceduto in modo confuso. Arrivo quindi al punto di oggi. Adesso qual è l'esigenza? Entro il 20 e 21 settembre, giorni in cui si svolgerà il referendum, bisogna far vedere che si è realizzata la riforma elettorale alla Camera. Siccome il Senato non ce l'ha all'ordine del giorno, fa una certa roba (diciotto, venticinque o ventun anni, per l'elettorato passivo e attivo). Come diceva prima la senatrice Craxi, ci sono quelli che dicono che la Costituzione non si tocca e adesso, alle quattro del pomeriggio, la facciamo a pezzettini, per far vedere che abbiamo fatto qualcosa. (Applausi). È una buffonata, una pagliacciata e una roba ridicola, cari colleghi! Poi possiamo abolire il Senato, fare il Senato delle Regioni, prevedere i diciott'anni per l'elettorato attivo per l'elezione del Senato (c'è chi vuol darlo a sedici). Si può fare tutto, ma con serietà, caro collega Parrini: lo dico a te, che non hai colpe particolari, perché sei arrivato alla Presidenza della 1 a Commissione l'altro ieri. Ha ragione anche il senatore Calderoli: si dà mandato al relatore, che poi deve correggere, forse per esigenze politiche, il mandato; quindi dove l'abbiamo mandato, questo relatore? Non si sa: a ramengo, per qualche verso. Voglio dire all'Assemblea che ciò non è serio. Non entro nemmeno nel merito, perché l'elettorato attivo a diciott'anni per il Senato è certamente giusto. Quando si è fatta la Costituzione, la Camera alta prevedeva un altro concetto del Senato, che può darsi si sia modificato. Sull'elettorato passivo, il mio Gruppo ha invece un'idea diversa e ritiene che si debba rimanere sui parametri attuali. Non è però scandalosa di per sé la discussione sull'uno o sull'altro principio; lo è alla vigilia di un referendum . Per le ragioni che ho detto, non condivido e critico l'antiparlamentarismo dell'antica Grecia o quello di Keller, anche se mi rendo conto che si tratta di una moda antica e che il Parlamento spesso si è meritato vasi da notte gettati dall'alto. Non è che la critica, infatti, sia sempre infondata, ma poi bisogna vedere con cosa si sostituisce ciò che si critica: se ai Parlamenti si sostituiscono l'ignoranza e l'incompetenza, allora, cari amici, mi tengo il Parlamento! (Applausi) . Potrei fare esempi di ignoranza e di incompetenza, che ci sono sempre stati, ma in questo tempo si abusa un po' dell'ignoranza e dell'incompetenza: le quantità sono un po' cambiate. (Applausi) . Quindi il referendum vedrà andare al voto il 30 o il 40 per cento degli elettori e sapete chi voterà? Saranno soprattutto coloro che andranno a votare in Veneto, nelle Marche e nelle altre Regioni chiamate al voto per le elezioni regionali. Al seggio, infatti, verrà data loro un'altra scheda e magari se ne meraviglieranno pure, dicendo che sono andati al seggio per votare Zaia, Giani, la Ceccardi o un altro candidato. Si ritroveranno dunque un'ulteriore scheda in mano e, probabilmente, il sentimento antiparlamentare, da Aristofane a Keller, nell'elettorato vincerà. Anzi, se potessero eliminarci tutti e 900, non solo in 400, magari rimarrebbe solo un rappresentante alla Camera dei deputati e uno al Senato. Se il problema è il costo, lasciamone due, un senatore e un deputato: costerebbe pochissimo e si farebbe prima. Poi però dobbiamo chiederci dove mettiamo concetti come la democrazia e la rappresentanza dei territori. Signor Presidente, vedo che sto esaurendo il tempo a mia disposizione. Visto che siamo in attesa di una sospensione della seduta fino alle ore 16, le chiedo di darmi un minuto di tempo in più, che non cambia la storia del Parlamento. Quanto alla cosa più seria che può fare il Senato oggi, credo che anche la proposta di questione pregiudiziale totale sia giusta, ma condivido in particolare la proposta del senatore Calderoli e l'idea di tornare in Commissione, per non pregiudicare la questione. So che c'è da fare la doppia lettura, per l'approvazione del testo conforme tra Camera e Senato e si allungano i tempi, ma se, come dite, la legislatura durerà un'eternità, fino al 2023, il tempo c'è. Non facciamo però buffonate: quanto alla finta legge elettorale all'esame della Camera dei deputati, tutti sapete benissimo che il testo approvato non sarà quello, perché il ritorno al proporzionale di un certo tipo sarebbe un errore drammatico, che il Paese e il Parlamento non faranno. Il gioco dell'età, sui diciott'anni e sull'elettorato attivo e passivo - voglio capire poi, all'esterno, chi lo comprende - per poter dire che stiamo cambiando la Costituzione e che stiamo approvando la legge elettorale prima del 20 settembre è una buffonata: si torni in Commissione, per un atto di saggezza e di dignità del Senato della Repubblica. (Applausi) . GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, leggendo i provvedimenti costituzionali che orbitano intorno a noi in questi giorni, mi torna in mente il titolo di un bel libro di un giurista ormai non più tra noi, Santi Romano: «Frammenti di un dizionario giuridico». Parafrasandolo, direi che potremmo parlare di frammenti di un dizionario giuridico riformista, perché di questo si tratta. In questi giorni siamo infatti al cospetto di una serie di interventi, tutti sulla Carta costituzionale: ognuno, se isolatamente preso, è dotato di una propria ratio , più o meno condivisibile. Capite bene, però, che le norme - che, come noto, si interpretano le une contro le altre - non possono essere lasciate come monadi: si influenzano tra di loro e interferiscono le une con le altre. Oggi, in questa sede, dovremmo votare un provvedimento destinato ad allineare l'elettorato attivo del Senato a quello della Camera dei deputati e forse, se sopravvivesse l'emendamento approvato in Commissione, anche ad abbassare l'età dei senatori eleggibili, dando vita così ad una Camera molto simile all'altro ramo del Parlamento.