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Deve consentire quindi di formalizzare princìpi generali applicabili pur sempre all'attività dei privati e dell'amministrazione, anche per acquisire i dati della legge del procedimento amministrativo e quelli di origine comunitaria e per affermare un modello generale di giusto procedimento anche nel diritto tributario formale. Poi si procederebbe ad un'unificazione legislativa per affermare quei princìpi comuni che già possono essere riscontrati nel confronto attuale delle discipline e delle procedure settoriali delle diverse imposte. Rimarrebbe comunque lo spazio per le normative settoriali sempre garantendo la visione unificante. Tali discipline sarebbero giustificate esclusivamente della specificità e della differenze delle fattispecie impositive. Non sarebbero per conseguenza, come avviene ora, un corollario della disarticolazione del diritto tributario formale. Infine la delegificazione per recepire sempre in un quadro unitario le esperienze sempre più frequenti e consolidate di efficacia regolamentare che hanno investito settori importanti dell'attuazione delle imposte sui redditi e dell'IVA e degli accertamenti. Questa scelta presenta l'evidente vantaggio di concentrare tutta la forza innovativa sulla sistematicità dell'intervento. Questa, infatti, condiziona alla visione unitaria anche le discipline settoriali che non ritrovino riscontro in discipline comuni, 4. -- La revisione del processo tributario Nell'ambito di un intervento di generale razionalizzazione delle regole attuative, non può non essere prestata attenzione al processo tributario, La disciplina vigente -- introdotta con il decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 -- ha dato ottima prova di sé ed ha rappresentato un progresso notevolissimo e molto apprezzato rispetto alla disciplina previgente. Tuttavia, il modello adottato oltre vent'anni or sono era evidentemente condizionato proprio dal punto dì partenza: il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636, e, per questo motivo, in alcune delle scelte operate meritano oggi di essere ulteriormente perfezionate e aggiornate. In realtà, un intervento del tutto compiuto dovrebbe implicare anche la revisione degli organi giurisdizionali. Tuttavia, in questa sede si è assunta per presupposta (in quanto aliunde da rivedere e riformare) la normativa sulla composizione organizzativa dei giudici tributari e delle relative segreterie, che dipende essenzialmente da una scelta «politica» variamente orientabile verso il mantenimento di un giudice tributario misto (in parte togato e in parte laico) ovvero per l'istituzione di una vera e propria magistratura tributaria interamente professionalizzata e a tempo pieno, tanto se di provenienza togata, quanto di provenienza laica, peraltro sempre reclutabile concorsualmente con modalità da definirsi. Sulla scorta di tale presupposizione -- che condiziona anche la scelta del nome degli organi giudicanti -- si è delineata una disciplina del processo improntata a criteri di generalità (riguardando tutte le liti tributarie, individuate in rigorosa aderenza ai precetti costituzionali, così come interpretati dalla Corte costituzionale), di equilibrata salvaguardia degli enti titolari dei potere impositivo ed esattivo e dei destinatari dei relativi atti (così da uniformarsi ai princìpi costituzionali in materia e in specie a quello del giusto processo consacrato al novellato articolo 111 della Costituzione) e di semplicità regolamentare (integrando e adeguando la disciplina attualmente contenuta nel decreto lesgislativo n. 546 del 1992, così come attualmente vigente, senza peraltro trascurare, ed anzi preservando tutte le positività che hanno connotato la predetta normativa, il cui notevole progresso rispetto a quella originariamente dettata dal decreto del Presidente della Repubblica n. 636 del 1972 è stato da tutti riconosciuto). 5. -- Metodologia della sistemazione e dell'unificazione Il progetto di sistemazione e unificazione deve essere condotto tenendo ben presente l'elevato grado di complessità che esso presenta. Non può quindi che essere il risultato di un'elaborazione sistematica che tenga conto, al tempo stesso, delle specificità di ciascun tributo. Questo metodo obbliga ad assumere come punto di partenza le singole disposizioni vigenti, a tentare di operare una loro riorganizzazione secondo un criterio razionale ed enucleando eventuali regole generali per ciascun settore, prima, per ciascun gruppo di settori, poi, e così via con riferimento ad ambiti disciplinari di ampiezza mano a mano crescente. Una delle caratteristiche più importanti della legge delega qui presentata consiste in ciò, che essa si giova della già compiuta elaborazione di una bozza di codice della disciplina formale di attuazione dei tributi e del processo tributario elaborato in oltre quattro anni di lavoro da un gruppo di accademici coordinato dal professor Victor Uckmar. I princìpi e criteri direttivi rappresentano quindi la sintesi di un progetto già realizzato con un sufficiente grado di dettaglio e tengono conto dei risultati cui si è pervenuti e delle principali difficoltà incontrate nonché dei maggiori nodi sciolti. Questo spiega anche il grado di analiticità dei princìpi medesimi. 6. -- L'articolato Dopo l'articolo 1 -- che contiene la generale enunciazione della delega - i princìpi e criteri direttivi sono organizzati in tre articoli (articoli 2-4) che vengono richiamati espressamente dall'articolo 1. Ciascuno dei tre articoli contiene i distinti princìpi e criteri direttivi dedicati, rispettivamente, alla disciplina del procedimento, alle regole in materia di sanzioni e al processo. L'articolo 2 indica chiaramente che la finalità della creazione di una legge uniforme è la creazione di un quadro unitario e organico di norme che stabilmente agevolino lo spontaneo assolvimento degli obblighi tributari e la collaborazione fra Amministrazione tributaria e contribuenti, nonché riducano i costi di adempimento per le imprese favorendone la produttività e incentivando gli investimenti in Italia secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi. I due criteri direttivi di vertice sono recati dalle lettare a) e b) del citato articolo 2. Il primo delinea la struttura della disciplina secondo un’articolazione sistematica. Il secondo individua, quale punto di riferimento dei relativi contenuti, i princìpi dell'Unione europea. Sempre sul piano contenutisco, in termini generali, grande importanza viene attribuita all'obiettivo della semplificazione (lettera c ) e al recepimento dei consolidati indirizzi giurisprudenziali (lettera d ). La funzione di legge generale che la nuove disciplina deve realizzare trova un necessario riflesso nell'inserimento, al suo interno, dei princìpi fondamentali dello statuto dei diritti del contribuente (lettera e ). Nell'ambito delle regole relative alla posizione del contribuente si è posto l'obiettivo di perseguire una razionalizzazione degli obblighi formali e delle obbligazioni dei contribuenti stabilendo adeguate garanzie, fra le quali si è inclusa -- sul piano specificamente normativo -- l'applicazione delle regole generali del diritto amministrativo e del diritto civile, secondo un modello già adottato in modo parziale dallo Statuto dei diritti del contribuente in funzione di attenuazione della «specialità» pro fisco del diritto tributario (lettera f ). Le lettere da g) a m) contengono il complesso dei criteri direttivi afferenti la revisione dei poteri di accertamento fra cui si segnalano, in particolare, la centralità attribuita al principio del contraddittorio), il riordino della disciplina degli interpelli (lettera i );