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si tratta di una condotta finalizzata a compiere o omettere un atto proprio delle sue funzioni o nell'esercizio di queste, in un modo che leda (o possa ledere) gli interessi finanziari dell'Unione. Infine, alla lettera e) , l'Unione europea viene equiparata allo Stato italiano quale parte lesa nel delitto di truffa aggravata (articolo 640, secondo comma, numero 1), ai fini sia della pena che della procedibilità d'ufficio. L'articolo 2 integra la disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto di cui al decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74. In particolare, lo schema di decreto interviene sull'articolo 6 di tale decreto legislativo, per introdurre  con l'aggiunta del comma 1- bis  una deroga alla non punibilità del tentativo qualora determinati reati (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e dichiarazione infedele) siano compiuti anche nel territorio di un altro Stato facente parte dell'Unione, al fine di evadere l'IVA per un valore complessivo non inferiore a dieci milioni di euro. La legge di delega (comma 1, lettera c ) dell'articolo 3) prescriveva al Governo un intervento abrogativo delle norme interne che stabiliscono la non punibilità a titolo di concorso o di tentativo dei delitti che ledono gli interessi finanziari dell'Unione europea; il legislatore delegato ha però ritenuto di dare attuazione esclusivamente alla norma che imponeva la punibilità a titolo di tentativo (l'articolo 56 del codice penale era sin qui escluso, in materia fiscale e di violazioni relative all'IVA, dall'articolo 6 del citato decreto legislativo n. 74 del 2000) e non quella a titolo di concorso nei reati. Sul punto la Relazione illustrativa, che accompagna lo schema di decreto legislativo, specifica che l'intervento sul concorso è "da ritenersi non necessario"; per quanto attiene al concorso è opportuno ricordare che in campo fiscale, e quindi anche in materia di violazioni relative all'IVA, l'articolo 9 del decreto legislativo n. 74 del 2000 deroga all'articolo 110 del codice penale (che testualmente recita: "quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita"), prevedendo la non punibilità a titolo di concorso per l'emittente di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. A legislazione vigente, chi concorre con quest'ultimo non è punibile a titolo di concorso nel reato di "dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti"; si prevede inoltre la non punibilità a titolo di concorso nel reato di "emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti". Sul punto la relazione illustrativa di accompagnamento dello schema precisa che l'esclusione del concorso di persone nel reato è stata introdotta "dal legislatore nazionale al fine di evitare che un medesimo soggetto sia chiamato a rispondere due volte per il medesimo fatto: una volta per aver emesso le fatture relative ad operazioni inesistenti ed un'altra volta per aver concorso, con l'emissione medesima, nel reato commesso con la dichiarazione fiscale dall'utilizzatore delle fatture medesime. Poiché la direttiva riguarda esclusivamente i delitti di dichiarazione, va osservato che la limitazione all'operatività della regola generale del concorso di persone riguarda esclusivamente colui che è punito, peraltro con medesime sanzioni penali, ad un differente titolo: ne consegue che non ne deriva alcun vuoto di tutela per gli interessi finanziari dell'Unione, proprio in quanto l'ordinamento italiano punisce già l'emissione delle fatture per operazioni inesistenti quale autonomo titolo di reato". Gli articoli 3 e 4 intervengono in materia di legislazione doganale (decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43), relativamente ai delitti di contrabbando, in quanto comportano lesione degli interessi finanziari dell'Unione. Come è noto i dazi doganali rappresentano una risorsa propria dell'UE e confluiscono nel bilancio unitario, ad esclusione di una percentuale del 25 per cento che viene trattenuta dallo Stato di entrata delle merci a copertura delle spese di riscossione. In particolare, l'articolo 3, apporta le seguenti modifiche all'articolo 295 della legge doganale, il quale reca la disciplina delle circostanze aggravanti del contrabbando: al comma 1, lettera a ), si introduce una circostanza aggravante specifica, per fare in modo che i reati di contrabbando (previsti nel Titolo VII, Capo I, del medesimo decreto del Presidente della Repubblica n. 43 del 1973) siano puniti, oltre che con la multa prevista per le singole fattispecie, anche con la reclusione da tre a cinque anni quando l'ammontare dei diritti di confine dovuti è superiore a centomila euro, in ottemperanza a quanto previsto dall'articolo 3, comma 1, lettera f ), della legge di delega; al comma 1, lettera b ), si sostituisce l'ultimo comma per fare in modo che i reati sopracitati siano puniti, oltre che con la multa prevista per le singole fattispecie, anche con la reclusione fino a tre anni quando l'ammontare dei diritti di confine dovuti sia di valore compreso tra i cinquantamila e i centomila euro. Conseguenza delle modifiche al decreto del Presidente della Repubblica n. 43 del 1973 è anche la modifica effettuata dall'articolo 4 dello schema: vi si introduce, in materia di diritti doganali, un'eccezione alla depenalizzazione compiuta dal decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 8, per i reati puniti con la sola pena pecuniaria, in virtù del fatto che i reati di contrabbando, per le ragioni sopra esposte, sono direttamente lesivi degli interessi finanziari dell'UE. L'articolo 5 interviene in materia di responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche, apportando numerose modifiche al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. La legge di delega (articolo 3, comma 1, lettera e )) prescrive al Governo di integrare la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, prevedendo espressamente la responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche anche per i reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione europea e che non risultino già compresi nelle disposizioni del citato decreto legislativo. Al riguardo si ricorda che l'articolo 6 della Direttiva detta specifiche disposizioni circa la responsabilità delle persone giuridiche in relazione ai reati lesivi degli interessi finanziari dell'Unione, commessi a proprio vantaggio da qualsiasi soggetto, a titolo individuale o in quanto membro di un organo della persona giuridica, e che detenga una posizione preminente in seno alla persona giuridica.