[pronunce]

Nel presente caso, infatti, la norma di legge applicata (l'art. 27 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, poi prorogato nella sua efficacia dall'art. 53 della legge 23 dicembre 1999, n. 488) si limita a prevedere un finanziamento statale aggiuntivo rispetto alle risorse già destinate allo scopo, e il suo riparto fra i comuni ad opera delle Regioni, alle quali dunque il finanziamento statale è destinato, senza distinzione alcuna fra le diverse Regioni (dovendosi tra queste considerare incluse le Province autonome di Trento e Bolzano: cfr. sentenza n. 49 del 1991). Gli impugnati decreti del Presidente del Consiglio hanno stabilito il riparto escludendone, oltre alle Province autonome di Trento e di Bolzano, le Regioni Valle d'Aosta e Friuli-Venezia Giulia, senza alcuna motivazione riconducibile ad una ipotetica interpretazione riduttiva della legge quanto all'ambito territoriale della sua efficacia, ma sulla base di ragioni fondate, nel caso delle Province autonome - come dimostrano le difese svolte nella presente sede dal Presidente del Consiglio dei ministri -, sulla peculiarità del sistema di finanziamento previsto nei confronti di queste, e sulla asserita inapplicabilità alla specie della garanzia di partecipazione al riparto di fondi statali, recata dall'art. 5 della legge n. 386 del 1989. Dunque interamente ed esclusivamente ai decreti impugnati si riconduce la lesione lamentata dalle ricorrenti. 4. - I ricorsi sono fondati. L'art. 5 della legge n. 386 del 1989 contenente norme che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, in quanto approvate con la speciale procedura prevista dall'art. 104 dello statuto speciale per le modifiche statutarie in materia finanziaria, non sono derogabili da leggi ordinarie non precedute da accordo con le Province autonome (cfr. sentenze n. 116 del 1991, n. 382, n. 356, n. 366 e n. 427 del 1992, n. 165 del 1994, n. 458 del 1995, n. 520 del 2000) stabilisce che le Province autonome partecipano alla ripartizione di fondi speciali istituiti per garantire livelli minimi di prestazioni in modo uniforme su tutto il territorio nazionale (comma 1), nonché ai finanziamenti recati da altre disposizioni di legge statale, in cui sia previsto il riparto o l'utilizzo a favore delle Regioni (comma 2). Non occorre, in questa sede, precisare se il finanziamento di cui è causa rientri nella prima di tali ipotesi (come indurrebbe a ritenere la dichiarata finalità di garantire la gratuità, totale o parziale, o la fornitura dei libri di testo in favore degli alunni della scuola dell'obbligo e della scuola secondaria superiore), ovvero nella seconda ipotesi. In ogni caso, infatti, le norme richiamate sanciscono il diritto delle Province autonome a partecipare al riparto dei finanziamenti. Ad escluderle da tale partecipazione non può valere la circostanza che la norma di legge demandi ai comuni, e non alle Regioni, il compito di garantire la gratuità e di provvedere alla fornitura dei libri di testo, poiché, spettando alle Regioni il compito di disciplinare le modalità di ripartizione fra i comuni dei finanziamenti previsti (art. 27, comma 2, della legge n. 448 del 1998), è chiaro che la ripartizione fra i comuni è preceduta da una ripartizione dei fondi fra le Regioni, e a ciò provvedono infatti i decreti impugnati: onde non può non trovare applicazione, nei riguardi di tale finanziamento, il richiamato art. 5 della legge n. 386 del 1989. Non possono derivarsi diverse conclusioni dal fatto che l'intervento in questione attiene ad una materia l'assistenza scolastica che spetta alla competenza legislativa primaria delle Province, ai sensi degli artt. 8, numero 27, e 9, numero 2, dello statuto speciale, e nella quale le Province stesse già provvedono con le risorse proprie. I finanziamenti - che attengono peraltro a materia appartenente alla competenza regionale anche nelle Regioni ordinarie, già ai sensi dell'originario art. 117 della Costituzione - sono, infatti, espressamente configurati (art. 27, comma 2, della legge n. 448 del 1998) come "comunque aggiuntivi rispetto a quelli già destinati a tal fine", o, come precisa l'art. 3, comma 3, dello stesso impugnato d.P.C.m. n. 320 del 1999, aggiuntivi rispetto a quelli già destinati dalle Regioni alla fornitura di libri di testo "sulla base di legge nazionale o regionale". 5. - Nemmeno si può invocare, per giustificare l'esclusione delle Province autonome dal riparto dei fondi, lo speciale sistema di finanziamento delle Province stesse, fondato dallo statuto speciale essenzialmente sulla partecipazione al gettito localmente riscosso di tributi statali. La Corte non ignora i problemi che sorgono per effetto delle differenze esistenti fra i sistemi di finanziamento delle Regioni a statuto speciale e le Province autonome, da un lato, e quello relativo alle Regioni ordinarie, dall'altro lato. Ma - fermo restando il potere del legislatore statale, in attuazione del novellato art. 119 della Costituzione, di provvedere alla armonizzazione del sistema complessivo - sta di fatto che le garanzie finanziarie previste nei confronti delle Province autonome dalla disciplina statutaria e di attuazione in vigore, ed in specie dall'art. 5 della legge n. 386 del 1989, non possono essere disattese nella applicazione di disposizioni legislative, che non introducono alcuna discriminazione fra le diverse Regioni. Né può dubitarsi, secondo la prospettiva da ultimo avanzata dalla difesa del Presidente del Consiglio nelle memorie presentate in vista dell'udienza, della legittimità costituzionale di detto art. 5, o del suo secondo comma. La partecipazione delle Province autonome alla ripartizione di finanziamenti statali aggiuntivi non può, di per sé, dirsi in contrasto con il vigente sistema statutario di riparto delle competenze e del gettito tributario, restando affidato al legislatore statale il compito di stabilire i "principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario" (art. 119 novellato, secondo comma, della Costituzione) e di stabilire gli ulteriori interventi a fini di rimozione degli squilibri e di promozione dello sviluppo, della coesione e della solidarietà sociale (art. 119, quinto comma, della Costituzione). 6. - Alla dichiarazione, cui questa Corte perviene, secondo cui non spetta allo Stato escludere le Province autonome di Trento e di Bolzano dalla ripartizione dei finanziamenti in questione, non può non conseguire l'annullamento dei decreti impugnati, restando in capo al Presidente del Consiglio dei Ministri l'obbligo di provvedere, di conseguenza, alla nuova ripartizione dei fondi nel rispetto della presente decisione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE a) Dichiara che non spetta allo Stato, e per esso al Presidente del Consiglio dei ministri, escludere le Province autonome di Trento e di Bolzano dalla ripartizione dei fondi destinati a garantire la gratuità totale o parziale dei libri di testo in favore degli alunni che adempiono l'obbligo scolastico e a provvedere alla fornitura anche in comodato di libri di testo in favore degli studenti della scuola secondaria superiore, effettuata con il d.P.C.m.