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Il provvedimento fa ricorso solo nell'articolo 3 alla tecnica della novella legislativa e pertanto le disposizioni in esso contenute vanno ad aggiungersi a quelle già esistenti. Rileva preliminarmente che la delega prevedeva una ricognizione del quadro normativo nazionale e del contesto normativo comunitario ed internazionale, effettuata nell'ambito dell'analisi tecnico-normativa che accompagna l'articolato trasmesso alle Camere in data 19 marzo 2018. Segnala, peraltro, che alcuni adempimenti importanti sono rinviati a due decreti attuativi di natura non regolamentare, da emanare nel termine, relativamente breve, di 60 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto legislativo. Ricorda che la delega per l'adozione del decreto legislativo scade il prossimo 18 maggio e che la procedura prevede che il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri espressi sullo schema dalle Commissioni parlamentari competenti, deve trasmettere nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e di motivazione, ai fini dell'espressione di un secondo parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti. Come evidenziato nella analisi di impatto della regolamentazione che accompagna lo schema, attualmente circa il 90 per cento delle aziende confiscate è destinato al fallimento e ciò determina costi economici e sociali elevati in territori già fortemente condizionati dalla criminalità organizzata. Di qui la necessità di proporre strumenti di carattere economico e finanziario in favore sia delle imprese che dei lavoratori coinvolti. In attuazione dei principi e criteri direttivi contenuti nella delega, lo schema di decreto introduce misure di sostegno al reddito dei lavoratori delle imprese sequestrate e confiscate, sia in costanza di rapporto di lavoro che in caso di sua cessazione, nonché misure di agevolazione volte a facilitare la valorizzazione delle aziende sottratte alla criminalità organizzata. Passando ad analizzare i contenuti del provvedimento, segnala che, in base all'articolo 1, qualora non sia possibile il ricorso agli ammortizzatori sociali previsti in via ordinaria in costanza di rapporto di lavoro, ai lavoratori sospesi dal lavoro o impiegati ad orario ridotto, dipendenti da imprese sequestrate e confiscate sottoposte ad amministrazione giudiziaria, sempre che sia stato approvato il programma di prosecuzione o di ripresa dell'attività e fino alla loro assegnazione o destinazione, è concesso un trattamento di sostegno al reddito pari al trattamento straordinario di integrazione salariale. Tale trattamento, che non può eccedere la durata di dodici mesi nel triennio 2018-2020 ed è accompagnato dal riconoscimento della contribuzione figurativa ai fini del diritto e della misura della pensione, è concesso dal Ministero del lavoro, su richiesta dell'amministratore giudiziario - che indica i nominativi dei lavoratori interessati - previa autorizzazione scritta del giudice delegato. Ne possono beneficiare anche i lavoratori per i quali il datore di lavoro non abbia adempiuto, anche parzialmente, agli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale. Si prevede la possibilità di concessione provvisoria del beneficio - con decorrenza dall'autorizzazione del giudice - prima dell'approvazione del programma di prosecuzione o ripresa dell'attività e si stabilisce che, per le imprese gestite dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, possa essere la stessa Agenzia ad avanzare la richiesta di concessione. Vengono quindi riprese le indicazioni contenute nella legge di delega per l'individuazione delle categorie dei soggetti esclusi dalle misure di sostegno, ne viene disciplinata la cessazione e revoca e si demanda ad un successivo decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali la definizione delle modalità applicative. Il comma 5 dell'articolo 1 esclude che il trattamento di cui al comma 1 possa essere richiesto per: a) i lavoratori indagati, imputati o condannati per il reato di associazione mafiosa, per i reati aggravati ai sensi dell'articolo 7 del decreto-legge n. 152 del 1991 o per reati ad essi connessi; b) il proposto, il coniuge del proposto o la parte dell'unione civile, i parenti, gli affini e le persone con essi conviventi ove risulti che il rapporto di lavoro sta fittizio o che gli stessi si siano concretamente ingeriti nella gestione dell'azienda; c) i lavoratori che abbiano concretamente partecipato alla gestione dell'azienda prima del sequestro e fino all'esecuzione di esso. Sotto il profilo sostanziale, segnala l'opportunità di chiarire, tenendo conto della disciplina di delega (art. 34, comma 3, lettera b) , della legge n. 161 del 2017), se il riferimento a coniugi, parti dell'unione civile, parenti, affini e conviventi concerna solo il proposto o anche i lavoratori indagati (ovvero imputati o condannati) di cui alla lettera a) del medesimocomma 5. L'articolo 2 dello schema introduce poi un'indennità mensile della durata di quattro mesi, senza copertura figurativa, a favore dei lavoratori dipendenti per i quali il datore di lavoro non abbia adempiuto, anche parzialmente, agli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale, il cui rapporto di lavoro sia stato risolto dall'amministratore giudiziaria e che non abbiano i requisiti di anzianità contributiva e lavorativa per accedere al trattamento della Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego - NASpI - di cui al decreto legislativo n. 22 del 2015. L'indennità concessa è pari alla metà di tale trattamento. Al riguardo, invita a valutare la congruità della limitazione dell'indennità ai soli lavoratori di cui al precedente articolo 1, comma 2, considerato che anche i dipendenti regolari per i quali il datore di lavoro abbia adempiuto tutti gli obblighi in materia di lavoro e di legislazione sociale possono rientrare nella fattispecie di risoluzione del rapporto di lavoro e di mancanza dei requisiti per il trattamento NASpI. Segnala che la stessa considerazione sembra valere per i casi in cui la risoluzione del rapporto sia operata - anziché dall'amministratore giudiziario - dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. L'importo dell'indennità di cui al presente articolo 2 è pari alla metà dell'importo massimo mensile del trattamento NASpI (tale importo massimo è pari, nel 2018, a 1.314,30 euro). Al riguardo, segnala che il richiamo normativo dovrebbe concernere il comma 2 - anziché il comma 1 - dell'articolo 4 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 . Non è chiaro se l'indennità sia esclusa qualora il soggetto non possieda (ovvero dal momento in cui perda) il requisito dello stato di disoccupazione (requisito previsto ai fini del trattamento NASpI). Rileva che, sotto il profilo letterale, nel comma 1 dell'articolo 2, sembrerebbe preferibile adoperare la locuzione completa "programma di prosecuzione o di ripresa". L'articolo 3 modifica la disciplina del 2015 sui finanziamenti agevolati e sulle garanzie finanziarie concesse alle imprese sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata nell'ambito dei procedimenti penali per alcune fattispecie di delitti e nei procedimenti di applicazione di misure di prevenzione patrimoniali.