[pronunce]

Inoltre, la disposizione impugnata violerebbe anche l'art. 117, commi terzo e sesto, Cost., in quanto, non avendo lo Stato potestà legislativa esclusiva in tale materia, esso «è privo anche della potestà regolamentare e ad essa non può far rinvio, né ipotizzando regolamenti governativi ex art. 17, secondo comma, l. n. 400/1988, né ipotizzando decreti ministeriali ex art. 18, comma 2-bis, d.l. n. 112/2008». 2.6.- Infine, la ricorrente - dopo aver ricordato il percorso cronologico delle varie norme statali che hanno, di fatto, previsto l'assoggettamento delle società in house al patto di stabilità interno secondo modalità da definirsi per via regolamentare (in particolare, per quanto qui rileva, l'art.18, comma 2-bis, del d.l. n. 112 del 2008 e l'art. 4, comma 14, del d.l. n. 138 del 2011) - chiede alla Corte di estendere il giudizio, mediante autorimessione, a queste due ultime disposizioni ricordate, costituenti gli "antecedenti storici" di quella qui impugnata. In particolare, si sottolinea che, relativamente all'art. 18, comma 2-bis, esso avrebbe già dovuto essere dichiarato costituzionalmente illegittimo da questa Corte in conseguenza dell'intervenuto annullamento dell'art. 23-bis, essendo le due disposizioni sostanzialmente identiche. Quanto, poi, all'autorimessione dell'art. 4, comma 14, del d.l. n. 138 del 2011, essa sarebbe giustificata dai profili di autonomia che tale norma, pur viziata dalle stesse illegittimità sanzionate con la sentenza n. 325 del 2010, presenta rispetto all'art. 25, comma 1, lettera a), ora censurata. 2.7.- Alla luce di quanto esposto, la Regione ricorrente chiede, pertanto, che la Corte costituzionale dichiari l'illegittimità costituzionale in parte qua dell'art. 25, comma l, lettera a), del d.l. n. 1 del 2012, così come risultante dalla conversione in legge 24 marzo 2012, n. 27, per violazione degli artt. 3, 97, 117 (commi primo, secondo, terzo, quarto e sesto), 118, 119 Cost., nonché del principio di leale collaborazione, previo accoglimento dell'istanza di sospensione. 3.- Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo il rigetto, per la parte che qui interessa, del ricorso promosso dalla Regione Veneto. 3.1.- L'Avvocatura generale ritiene che la disposizione impugnata - nel fissare nuove modalità di organizzazione e di affidamento dei servizi pubblici locali, al fine di garantirne l'efficienza e la concorrenzialità - non comprima gli ambiti di autonomia organizzativa regionale, in quanto la stessa permette comunque alle Regioni di individuare, purché «con adeguata motivazione, i bacini territoriali di tali servizi aventi un ambito diverso da quello prescritto dalla norma». Inoltre, secondo la resistente, il comma 5 dell'impugnato art. 3-bis non vieterebbe in alcun modo gli affidamenti in house, ma si preoccuperebbe semplicemente di garantire che tali tipi di società rientrino nella disciplina della finanza pubblica allargata, ricomprendendoli nel patto di stabilità, conformemente «alla loro necessaria natura di mera "longa manus" dell'ente pubblico erogatore del servizio, che sola può giustificare la sottrazione dei relativi servizi al mercato». La normativa impugnata, quindi, conclude la difesa pubblica, risulta conforme alla consolidata giurisprudenza costituzionale, che ritiene l'organizzazione e l'affidamento dei servizi pubblici locali rientranti nella materia «tutela della concorrenza», di competenza esclusiva statale. 4.- In prossimità dell'udienza, la Regione Veneto ha depositato memoria in replica all'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri. La Regione ricorrente - dopo aver rilevato che l'Avvocatura dello Stato è venuta ad argomentare in merito al contenuto del comma 1 dell'art. 3-bis del d.l. n. 138 del 2011 (travalicando così i limiti del thema decidendum, in quanto il comma non è oggetto di impugnazione) ed aver sottolineato che la resistente ha, invece, omesso di replicare alle censure mosse dalla Regione relativamente ai primi tre commi dell'art. 3-bis, venendo ad appuntare le sue argomentazioni in merito al solo comma 5 - rinvia integralmente a quanto già esposto nel ricorso, insistendo per l'accoglimento.1.- La Regione Veneto, ha promosso - nell'ambito di una più vasta impugnativa - questione di legittimità costituzionale dell'articolo 25, comma 1, lettera a), del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), così come convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, il quale inserisce nel decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, l'articolo 3-bis, inerente a «Ambiti territoriali e criteri di organizzazione dello svolgimento dei servizi pubblici locali». Quest'ultimo ridetermina le modalità di organizzazione e affidamento dei servizi pubblici locali, per meglio garantire l'efficienza e la concorrenzialità degli stessi. La ricorrente Regione ritiene che i commi 2, 3, 4, 5 del citato articolo 3-bis del d.l. n. 138 del 2011 siano costituzionalmente illegittimi per violazione degli artt. 3, 5, 97, 114, 117, commi primo, secondo, lettera e), terzo, quarto e sesto, 118 e 119, commi secondo, terzo, quarto e quinto, della Costituzione, nonché dell'art. 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'art. 119 della Costituzione), e del principio di leale collaborazione. 2.- In particolare, il comma 2 dell'art. 3-bis, introdotto nel citato d.l. n. 138 del 2011 dall'art 25, comma 1, lettera a), del d.l. n. 1 del 2012, come risultante a seguito della legge di conversione 24 marzo 2012, n. 27, stabilisce che: «In sede di affidamento del servizio mediante procedura ad evidenza pubblica, l'adozione di strumenti di tutela dell'occupazione costituisce elemento di valutazione dell'offerta».