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(Applausi). MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei portare all'attenzione dell'Aula uno degli ultimi episodi di violenza verbale e fisica e di aggressione a sfondo razziale in cui la follia, l'odio e le perversioni mentali e personali si mescolano e trovano terreno fertile nel clima latente e serpeggiante di intolleranza razziale, purtroppo ancora presente sporadicamente nel nostro Paese. Quanto accaduto alla giocatrice di basket paraolimpico, Beatrice, di ventitré anni, è da biasimare e condannare in maniera ferma e decisa. Beatrice è stata offesa due volte: come disabile e come straniera che vive in Italia. Questa stellina della nazionale di basket paraolimpico, rumena di origini, ma che vive e studia in Italia da sedici anni, con cittadinanza italiana, costretta in carrozzina da una poliomielite contratta a tre mesi di vita, è stata aggredita verbalmente e apostrofata come «handicappata» e «straniera». Confondere la sua disabilità, che ha già segnato la sua vita, e la sua origine razziale come un marchio indelebile che si porta addosso, rappresenta l'espressione violenta di una mente disturbata, ma anche un campanello d'allarme del clima particolare di tensione sociale e di arretratezza culturale che si vive in alcune zone del nostro Paese. Esprimo la solidarietà e la vicinanza di tutta l'Aula del Senato e mia personale a Beatrice e alla sua famiglia. È grave ed incredibile come ancora oggi si debbano commentare e rimarcare simili episodi di odio, violenza e ignoranza. Mi auguro che colui che ha commesso questo gesto insano e ignobile sia individuato e condannato moralmente da tutto il Paese. Concludo dicendo che questo episodio può rappresentare un momento per riflettere tutti, nessuno escluso. Il rispetto degli altri è alla base della convivenza civile. ( Applausi) . Sui lavori del Senato Organizzazione della discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione della discussione della questione di fiducia posta dal Governo sul disegno di legge di conversione del decreto-legge "rilancio" nel testo approvato dalla Camera dei deputati. Per la discussione sulla fiducia, che avrà inizio nella seduta di domani a partire dalle ore 9,30, è stata ripartita un'ora e quarantacinque minuti in base a specifiche richieste dei Gruppi. Seguiranno le dichiarazioni di voto e la chiama. Restano confermati il question time alle ore 15 di domani e la discussione di mozioni nella giornata di martedì 21 luglio. La Conferenza dei Capigruppo tornerà a riunirsi nella stessa giornata di martedì 21, alle ore 15, nella Sala Koch, per definire il calendario dei lavori delle settimane successive. I Gruppi hanno indicato le materie oggetto delle mozioni che saranno poste all'ordine del giorno di martedì 21 luglio a partire dalle ore 9,30, che sono le seguenti: santuari dell'acqua potabile; Aspi-Autostrade per l'Italia; glifosato; scuole paritarie; occupazione giovanile; tutela del patrimonio artistico nazionale. Le mozioni che non sono già state presentate dovranno pervenire entro domani, alle ore 17; quelle eventualmente connesse entro lunedì 20, alle ore 13. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 16 luglio 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 16 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 20,01) . Testo integrale dell'intervento del senatore Floris nella discussione generale del disegno di legge n. 1874 Il decreto in esame, dovendo affrontare il grave problema del blocco delle attività economiche e le gravi conseguenze sul lato occupazionale - che questo lockdown ha comportato - interviene largamente in materia di ammortizzatori sociali. Circa un terzo delle somme stanziate dal decreto, pari a 55 miliardi di euro e mai così abbondanti, sono andate a coprire la cassa integrazione e le indennità di chi non poteva lavorare, perché gli era stato imposto di non lavorare. Va detto che il blocco delle attività ha comunque avuto un peso anche sugli imprenditori, che hanno anticipato la cassa integrazione ai propri dipendenti, peraltro drenando parte di quella liquidità che sarebbe dovuta servire per la ripartenza. Alla line del blocco dei licenziamenti, prorogato dagli iniziali sessanta giorni a cinque mesi, bisognerà capire quante imprese ancora chiuse riapriranno se troveranno un mercato capace di compensare le perdite precedenti e se ci saranno i flussi di cassa necessari a mantenere aperte le attività economiche. Peraltro, sulla proroga dei licenziamenti rimane un vuoto normativo e quindi un evidente problema giuridico in caso di vertenze laddove ci fossero stati dei licenziamenti in quei tre giorni, visto che il decreto n. 18 scadeva il 15 maggio e il decreto in esame è entrato in vigore il 19. Un vuoto che andrà colmato nel primo decreto-legge utile in via di emanazione, per tutelare lavoratori e datori di lavoro. Peraltro ci sono anticipazioni di una proroga del divieto di licenziamenti fino a fine anno, accompagnata da una proroga degli strumenti di sostegno. Ma in questo modo le imprese non ripartono. Alle imprese certamente non è arrivata quella montagna di soldi che era stata annunciata con tanta enfasi, posto che la principale misura di cui hanno usufruito è stata la moratoria dei prestiti e dei mutui già esistenti, di cui imprenditori e famiglie hanno usufruito per non dovere drenare ulteriore liquidità nei mesi in cui non avevano entrate di cassa. Si tratta di rate posticipate, che gli imprenditori dovranno onorare, assieme a quelle imposte che pure sono state solo prorogate di qualche mese. Aiutare le imprese significa aiutare i lavoratori. Tenere chiuse le imprese, o limitarne l'attività, significa non potere garantire i posti di lavoro precedenti. Non è solo una questione di ricavi dell'impresa, ma di entrate che per la gran parte servono appunto a pagare gli stipendi, considerati i margini di utile sempre più ristretti. Nella nostra concezione, impresa è uguale a lavoro. Anche ingenerare paure con un continuo stato di emergenza, che deprime il livello di fiducia dei consumatori significa limitare l'attività d'impresa e il mantenimento dei posti di lavoro. Registriamo positivamente il rimbalzo dell'attività manifatturiera registratosi a giugno, peraltro un aumento fisiologico dopo tre mesi di crolli. Ma vorrei ricordare che la manifattura rappresenta circa un sesto del prodotto dell'economia italiana. A soffrire rimangono ancora tutti quei settori del terziario che costituiscono i tre quarti del prodotto e della forza lavoro della nostra Nazione.