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Disposizioni in materia di partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'impresa. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge reca disposizioni in materia di partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'impresa e riprende il testo unificato dei disegni di legge n. 803, 964, 1307, 1531, 2572, presentati nella scorsa legislatura, il cui iter si è interrotto nel febbraio 2012. Il tessuto economico-produttivo è composto dalle imprese nelle quali si uniscono capitale e lavoro e il lavoro rappresenta la più importante attività umana, come lo stesso articolo 1 della nostra Costituzione riconosce. Tuttavia il sistema organizzativo delle imprese vigente oggi in Italia, come in tanti altri Paesi, prevede che solo il capitale rappresentato dai proprietari, dagli azionisti e dai soci prenda le decisioni all'interno dell'impresa, stabilendo strategie e modalità operative. Nelle imprese di media e di grande struttura la gestione è più spesso affidata dalla proprietà al management . Nulla o poco è consentito, invece, ai lavoratori che costituiscono il principale tessuto connettivo di tutte le imprese. Tale anomalia emerge con forza quando si affronta la questione della democrazia economica ed industriale e ci si vorrebbe indirizzare verso la costruzione di un'economia innovativa, equa e sostenibile. L'esigenza della democrazia economica ed industriale non è affatto nuova e la si può far risalire alla nascita stessa del capitalismo. Si tratta, evidentemente, di un'esigenza ineludibile avanzata da varie parti culturali e politiche, e con diverse motivazioni, dalla dottrina sociale della Chiesa cattolica alla socialdemocrazia. Anche la nostra Costituzione, all'articolo 46, richiede che la Repubblica riconosca ai lavoratori il diritto a collaborare, «nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende», «ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione». La crisi economica attuale ha mostrato molti segni del logoramento dell'organizzazione del settore economico-produttivo e richiede interventi che non siano solo un «viatico» per superare l'attuale frangente in attesa della prossima crisi, ma che si propongano di costruire pezzo per pezzo il nuovo tessuto connettivo del sistema economico-produttivo, in cui regole di democrazia si incardinino nel rapporto tra capitale e lavoro nell'interesse dell'economia nazionale e di quello dei mercati e delle aziende. Nel futuro, è necessario che i lavoratori delle imprese siano non solo i soggetti che forniscono la forza lavoro, ma anche quelli che partecipano direttamente alle decisioni, che influiscono sulle strategie e sullo sviluppo dell'impresa e che compartecipano alle scelte operative aziendali secondo le diverse forme che si potranno definire attraverso apposite normative e attraverso la dinamica del confronto tra le parti sociali. Le scelte del management non dovranno più rispondere solo alla proprietà ma anche ai lavoratori nell'ottica di migliorare l'operatività e la conduzione dell'azienda. E in questo senso va sfatato il mito shumpeteriano della maggiore efficienza del comando riposto solo nelle mani del management . La crisi attuale è molto eloquente sul fallimento di questo sistema. Un nuovo modello di capitalismo può portare una maggiore crescita economica, ridurre le disparità sociali e favorire la pace sociale: tale modello non tende in alcun modo a creare forme di socialismo reale nelle aziende demolendo il capitalismo. In Germania e in Svezia, dove il modello della cogestione ha una storia lunga e solida, i rappresentanti dei lavoratori e quelli sindacali siedono nei luoghi di comando e di controllo delle aziende. Nella maggioranza delle grandi e medie imprese tedesche la gestione è consensuale e nelle imprese carbosiderurgiche la cogestione, la celebre « Mitbestimmung », prevede la presenza paritetica nell'organo di controllo aziendale. La base indispensabile per la collaborazione è naturalmente la trasparenza sulle strategie aziendali e lo scambio delle informazioni, e quindi la riduzione dell'asimmetria informativa sulla situazione e sulle prospettive delle imprese. In Svezia, invece, i lavoratori eleggono due o tre rappresentanti nel comitato esecutivo delle aziende e hanno eventualmente altri rappresentanti nell' audit aziendale, cioè nel controllo dei conti delle imprese; la direzione operativa spetta esclusivamente ai manager , anche se gli organismi sindacali aziendali hanno una forte influenza non solo sulle contrattazioni relative alle retribuzioni ma anche sull'organizzazione del lavoro. L'Unione europea (UE) aveva provato a sviluppare negli anni Settanta il sistema della cogestione delle aziende, arrivando all'approvazione della proposta di quinta direttiva della Commissione, del 9 ottobre 1972. Il modello che prevedeva era simile a quello tedesco, cioè un sistema duale di governance basato su un consiglio di sorveglianza e su uno di gestione, ma la proposta delle istituzioni comunitarie è stata quasi totalmente disattesa dai governi europei. Successivamente, in ambito comunitario, è stata elaborata la figura del CAE (Comitato aziendale europeo), un organismo sovranazionale per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese multinazionali, poi istituto dalla direttiva dell'Unione Europea, 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994, recepita in Italia mediante accordo interconfederale. La costituzione di un CAE, cui partecipano i rappresentanti dei lavoratori dei Paesi dell'Unione europea, è possibile quando un'impresa abbia alle proprie dipendenze almeno 1.000 lavoratori dell'UE e almeno 150 in due Stati membri. Il CAE, una volta costituito, ha diritto all'informazione e alla consultazione, almeno una volta all'anno, sulle vicende dell'impresa e a essere informato e consultato in determinate materie, quali i piani strategici e la situazione economica del gruppo, lo sviluppo dell’occupazione, la politica sociale e l'organizzazione del lavoro, gli investimenti e i piani di razionalizzazione, l'igiene e la sicurezza sul lavoro, l'ambiente, i trasferimenti o le trasformazioni dell'azienda e ogni altra decisione di carattere trasnazionale che abbia influenza sui rapporti di lavoro. Il presente disegno di legge indica le finalità (articolo 1) perseguite, richiamando l'articolo 46 della Costituzione, perno della presente proposta, che richiede alla Repubblica di riconoscere ai lavoratori il diritto a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende, ai fini dell'elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione. Un tale programma si rinviene anche nell'articolo 27 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (Carta di Nizza), la quale sancisce il diritto dei lavoratori all'informazione e alla consultazione preventive nell'ambito dell'impresa. Tale disposizione acquista una portata particolarmente considerevole dal momento che la Carta di Nizza ha lo stesso valore giuridico dei trattati dell'Unione europea dalla data di entrata in vigore del Trattato di Lisbona. In particolare, oltre alle finalità, l'articolo 1 specifica il contenuto del contratto istitutivo secondo il quale le imprese possono stipulare con le organizzazioni sindacali un contratto collettivo aziendale volto a istituire forme di coinvolgimento dei lavoratori.