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Ritengo che l'unione di decreti così importanti, così impattanti sull'equilibrio sociale del nostro Paese, non sia mai una buona operazione, perché non permette al Parlamento di svolgere in modo ottimale il proprio compito e perché è un qualcosa che finisce inevitabilmente per acuire il grado di confusione, che già di per sé è eccessivamente elevato. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, sento il dovere, infine, di manifestare il mio disappunto per il fatto che quasi tutte le proposte emendative del Gruppo Lega sono state bocciate. Emendamenti presentati non a scopo ostruzionistico, ma volti a semplificare e migliorare un testo nel quale rileviamo forti incongruenze; emendamenti dettati sia dall'ascolto delle istanze dei cittadini che dalle criticità emerse in sede di audizioni. La Lega sente forte la responsabilità di chi ha riposto in noi la propria fiducia e si pone come baluardo per la salvaguardia di tutti i cittadini italiani, dei loro diritti e delle loro libertà. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, il primo punto sul quale volevo richiamare l'attenzione dei colleghi è la prassi, che assegna atti come questo, che hanno una prevalente se non totale consistenza sanitaria, alla Commissione affari costituzionali in sede referente, come unica sede, rinunciando così alla possibilità di esaminare il testo in sede di Commissioni riunite. Io ringrazio, evidentemente, tutti i colleghi della 1 a Commissione, i quali, però, non hanno seguito la vicenda sanitaria, non avendo avuto la possibilità, ad esempio, di ascoltare le molteplici audizioni svolte dalla 12 a Commissione, la Commissione di merito, fin dal suo insediamento. Signor Presidente, mi permetto perciò di osservare da subito un problema che non è proprio di poco conto, perché alla fine la discussione unica, quella che resta agli atti, è quella che avviene in Commissione. Quindi, assegnare questo tipo di atti alla 1 a Commissione in modo assolutamente acritico ed esclusivo, senza utilizzare la possibilità dell'assegnazione alle Commissioni riunite, significa impedire a chi questa materia sanitaria la segue da inizio legislatura di dare un contributo concreto e fattuale. Dopodiché, succede quello che succede. Succede ad esempio, come è capitato ieri sera, che alcuni emendamenti assolutamente sacrosanti sono stati bocciati; sono stati respinti addirittura degli ordini del giorno che facevano richieste sulle quali si deve aprire un dibattito, come l'obbligatorietà del passaporto sotto i dodici anni. Come si può bocciare un ordine del giorno che propone di evitarne l'obbligatorietà fino agli undici anni? Questo, colleghi, non è solo un problema tecnico e di forma, ma di sostanza. Infatti, impedire un dibattito tra colleghi che hanno impegnato a lungo il proprio tempo ad approfondire le vicende della pandemia evidentemente non va bene; non so a cosa si possa fare riferimento, ma comunque a me personalmente non piace. Ho ascoltato gli interventi dei colleghi e mi complimento con tutti; in particolare, però, approfitto di un passaggio dell'intervento della collega Binetti per ragionare su una circostanza che vorrei sottoporre al dibattito in Assemblea, non avendo la possibilità di farlo in altra sede, come ad esempio in una Commissione d'inchiesta, la cui istituzione è stata impedita e continua ad essere impedita, mentre sarebbe il luogo ideale per poter affrontare certi argomenti. Il collega Bagnai, giustamente, ha parlato di un vaccino che dura dieci anni e, dall'alto della sua capacità analitica, non lo ha detto a caso. L'Unione europea, infatti, ha comprato 4,6 miliardi di dosi di vaccino; lo sapevate che tra comprate, opzionate e consegnate le dosi sono 4,6 miliardi? A cosa servono 4,6 miliardi di dosi, posto che la popolazione europea è circa di 446 milioni di abitanti? Evidentemente, facendo dei conti molto banali, ci sono circa dieci dosi di vaccino a testa. A cosa servono, se non a vaccinarsi per i prossimi dieci anni? Posto che le 817 milioni di dosi già consegnate hanno coperto in doppia somministrazione circa il 75 per cento della popolazione europea, è del tutto evidente che qualcosa non è chiaro e chi deve capire cosa non è chiaro di tutte queste faccende che accadono, se non il Parlamento italiano? Chi lo deve capire e quindi a sua volta spiegare ai cittadini, che qualcuno reputa tali, mentre qualcun altro considera ancora sudditi, ai quali deve essere propinato il verbo (come ho ascoltato in alcuni interventi)? I cittadini, invece, devono essere correttamente informati rispetto all'utilità e al perché l'Unione europea compra circa 10 dosi di vaccino a testa. Cosa ci fa, quale fonte scientifica sta dietro a questa decisione? Si potrebbe poi parlare dei contratti, che sono tutti secretati, quindi non si sa quanto sono costati, che tipo di vaccini sono; conosciamo i fornitori e la tecnologia dei vaccini, ma non sappiamo se, ad esempio, sono vaccini in sviluppo. Una risposta intelligente mi auguro possa essere quella per cui le dosi opzionate tengono conto di eventuali sviluppi del vaccino, che deve coprire anche le varianti, come accade per quello influenzale. Tutte queste vicende, però, non possiamo lasciarle alla fantasia o alla buona volontà dell'intelletto del singolo senatore o parlamentare; queste cose vanno indagate all'interno di un'apposita Commissione che evidentemente, non so perché, qualcuno ha paura di istituire. Altra vicenda che voglio porre alla vostra attenzione, colleghi, è che attualmente si registra ancora una fascia di circa sette milioni di cittadini che non ha ricevuto neanche la prima dose del vaccino. I dati relativi si possono estrapolare dagli elementi conoscitivi che vengono diramati dal report settimanale della Presidenza del Consiglio dei ministri. In base all'ultimo del 5 novembre scorso, suddividendo le persone per fascia di età, tra i non vaccinati ci sono oltre 200.000 italiani over 80, quindi ad altissimo rischio, quasi mezzo milione nella fascia 70-79, anch'essi ad altissimo rischio; altri 760.000 nella fascia di età 60-69 e 1.200.000 nella fascia di età 50-59. Questo è un problema che non si risolve con il passaporto vaccinale. Se infatti si poteva risolvere con tale strumento, a quest'ora sarebbe stato risolto. È del tutto evidente che ci serve altro, che è necessario un percorso per capire il motivo per cui questi soggetti non si fidano dello Stato, dei messaggi propinati continuamente dai mezzi di informazione, dai social , dai politici, sostanzialmente da tutti. È del tutto evidente che c'è una reazione avversa, che non accetta questo tipo di messaggi. Voglio concludere con una proposta per evitare che ancora una volta tutti i nostri interventi, che pongono domande sacrosante, vengano etichettati come interventi che disturbano il mainstream . I medici di medicina generale sono stati fino ad oggi semplici spettatori di tutto quanto è accaduto nella gestione pandemia e nella gestione della campagna vaccinale.