[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 2-ter, undicesimo comma, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere), promosso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel procedimento penale a carico di D.M.T. ed altri con ordinanza del 3 marzo 2011, iscritta al n. 178 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 37, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri. Udito nella camera di consiglio del 14 dicembre 2011 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, seconda sezione penale, con ordinanza del 3 marzo 2011 (r.o. n. 178 del 2011) ha sollevato, per violazione degli articoli 24, primo e secondo comma, e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2-ter, undicesimo comma, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere). 1.1.- Il Tribunale rimettente premette di essere stato investito della proposta depositata il 30 settembre 2009 con la quale il pubblico ministero presso il Tribunale di Napoli - Direzione distrettuale antimafia faceva istanza di sequestro e di successiva confisca, a norma dell'art. 2-ter, undicesimo comma, della legge n. 575 del 1965, dei beni nella disponibilità di una persona deceduta il 3 novembre 2004. Il pubblico ministero aveva individuato, quali soggetti nei cui confronti avanzare la proposta, i successori a titolo universale del defunto, avverso il quale si era proceduto dinanzi alla Corte di assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per il delitto previsto dall'art. 416-bis del codice penale; il procedimento era stato definito con sentenza di estinzione del reato per morte del reo, pronunciata il 15 settembre 2005. La Corte di assise aveva rilevato che il decesso si era verificato dopo la formulazione delle conclusioni da parte del pubblico ministero e che non poteva trovare applicazione la previsione dell'art. 129, comma 2, del codice di procedura penale, non essendo emersa dagli atti l'evidenza di una situazione probatoria idonea a giustificare un proscioglimento nel merito; l'istruttoria aveva raffigurato, attraverso numerose dichiarazioni provenienti da collaboratori, verifiche documentali ed intercettazioni telefoniche, l'esistenza di uno stabile rapporto tra l'imputato e l'organizzazione criminale, specie nel reimpiego di capitali di provenienza illecita. Nell'ottica del pubblico ministero proponente, gli elementi emersi nel corso del dibattimento svoltosi dinanzi alla corte di assise consentivano l'attivazione del procedimento di prevenzione patrimoniale, trattandosi di nuovi elementi non valutati in un precedente procedimento definito con decreto della Corte di appello di Napoli del 24 ottobre 2001 (confermato dalla Corte di cassazione), che aveva rigettato la proposta per carenza del presupposto soggettivo di cui all'art. 1 della legge n. 575 del 1965. Quanto al profilo patrimoniale, il pubblico ministero aveva rilevato un'evidente sproporzione tra il reddito dichiarato e l'attività economica svolta, da un lato, e gli ingenti investimenti realizzati in vita, dall'altro; sproporzione già compiutamente riscontrata, nel processo penale, in sede di sequestro preventivo dei beni ex art. 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, nonché attraverso le perizie disposte dalla corte di assise, che avevano consentito di individuare e stimare lo stato patrimoniale dell'imputato e di verificarne l'incompatibilità con la capacità reddituale. 1.2.- Il tribunale rimettente dà quindi atto di avere disposto il sequestro anticipato dei beni già nella disponibilità del defunto e di avere fissato l'udienza per la trattazione in camera di consiglio, integrando il contraddittorio con i successori dello stesso a titolo universale. I difensori di costoro avevano contestato la sussistenza dei presupposti normativi posti a base del sequestro e, richiamate alcune pronunce della Corte di cassazione e della Corte europea dei diritti dell'uomo, avevano dedotto «il contrasto della procedura con il principio costituzionale del "giusto processo", in quanto implicante un accertamento incidentale della "responsabilità di prevenzione di un soggetto deceduto impossibilitato a difendersi rispetto alle accuse che gli verrebbero mosse", sia per la ontologica inesistenza del soggetto stesso, sia per la carenza di un sistema di rappresentanza che sia effettivo e plausibile». 1.3.- Anche alla luce delle argomentazioni difensive, il Tribunale ritiene che la disciplina dettata dall'art. 2-ter, undicesimo comma, della legge n. 575 del 1965 presenti profili di contrasto con i principi costituzionali del diritto di difesa e del giusto processo. Il rimettente ripercorre l'evoluzione normativa e giurisprudenziale sul rapporto tra misure di prevenzione personali e patrimoniali, prendendo le mosse dalla precedente formulazione dell'art. 2-ter citato, che contemplava un rapporto di pregiudizialità tra le prime e le seconde, e ricorda che l'esigenza di attenuare il vincolo di stretta pregiudizialità tra la misura di prevenzione personale e quella patrimoniale è stata avvertita dalla giurisprudenza di legittimità in relazione alle ipotesi di sopravvenuta morte della persona pericolosa o di cessazione della preesistente pericolosità sociale. Il rimettente richiama, in particolare, l'orientamento espresso dalla sentenza delle sezioni unite della Corte di cassazione n. 18 del 3 luglio 1996, secondo cui la confisca dei beni rientranti nella disponibilità di una persona proposta per l'applicazione di una misura di prevenzione personale, una volta che siano rimasti accertati i presupposti di pericolosità qualificata della stessa, nel senso della sua appartenenza a un'associazione di tipo mafioso, e di indimostrata provenienza legittima dei beni confiscati, non viene meno a seguito della morte del proposto, intervenuta prima della definitività del provvedimento di prevenzione. In tale prospettiva, osserva ancora il rimettente, la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto che il procedimento di prevenzione patrimoniale possa essere anche iniziato in seguito alla cessazione degli effetti dell'applicazione della misura di prevenzione personale.