[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 530 del codice di procedura penale, promosso dal Tribunale di Reggio Calabria nel procedimento penale a carico di S. F. ed altro, con ordinanza del 13 gennaio 2010 iscritta al n. 41 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 11, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 21 settembre 2011 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo.. Ritenuto che il Tribunale di Reggio Calabria, sezione misure di prevenzione, con ordinanza depositata il 13 gennaio 2010, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 530 del codice di procedura penale, nella parte in cui non contempla una disposizione affine, o una clausola identica, a quella prevista dall'art. 166, secondo comma, del codice penale; che il rimettente riferisce di essere chiamato a valutare la proposta del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Locri, nei confronti, tra gli altri, di S. F. e T. V., per l'applicazione, ai sensi degli artt. 2 e seguenti della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere) della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, nonché per l'applicazione delle misure del sequestro e della confisca dei beni e di irrogazione dei provvedimenti di cui all'art. 10 della legge citata; che il giudice a quo richiama il costante orientamento della Corte di cassazione secondo cui, nel giudizio di prevenzione, vige la regola della piena utilizzazione di qualsiasi elemento indiziario desumibile da procedimenti penali in corso, anche definiti con sentenza irrevocabile di assoluzione, purché certo ed idoneo per il suo valore sintomatico a giustificare il convincimento del giudice in ordine alla pericolosità sociale del proposto; che, come riferisce il Tribunale, i fatti posti a fondamento della procedura di prevenzione, sono in larga parte coincidenti con quelli valutati e decisi dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Reggio Calabria con sentenza, emessa a seguito di giudizio abbreviato; che il giudice a quo pone in evidenza come molte delle persone nei cui confronti è stata azionata la procedura di prevenzione siano state, al tempo stesso, imputate nel precedente giudizio abbreviato all'esito del quale i predetti T. V. e S. F. sono stati assolti; che, in particolare, T. V., nei cui confronti è stata esercitata l'azione penale per il reato di cui all'art. 416-bis cod. pen. , è stata assolta, previa riqualificazione dell'originaria imputazione nel delitto di cui all'art. 418 cod. pen. , per essere il fatto non punibile ai sensi del terzo comma del medesimo articolo, mentre S. F., imputato del reato di cui all'art. 416-bis cod. pen. , è stato assolto per non avere commesso il fatto; che, dunque, i detti soggetti si trovano in una posizione più favorevole di quelli che, rispondendo nello stesso giudizio di accuse fondate sugli stessi fatti utilizzati nella procedura di prevenzione, sono stati condannati con pena sospesa: assolti i primi e condannati i secondi; che, però, osserva il Collegio rimettente, a questi ultimi, in virtù dell'art. 166, secondo comma, cod. pen. , «non può essere applicata alcuna misura di prevenzione, mentre i primi possono subire, ed in effetti lo subiscono, il giudizio di prevenzione ed, eventualmente, anche la misura»; che, dunque, ad avviso del giudice a quo la disposizione censurata si pone in contrasto con l'art. 3 Cost., perché disciplina in modo differente, senza alcuna giustificazione, posizioni uguali quanto agli effetti giuridici: i condannati a pena sospesa e gli assolti; che, inoltre, il rimettente osserva come la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena si fondi sulla presunzione dell'assenza di pericolosità sociale attuale, sicché, a maggior ragione, questa prognosi si imporrebbe per persone la cui colpevolezza sia stata esclusa; che, ad avviso del giudice a quo, la norma da cui deriva l'aporia del sistema è l'art. 530 cod. proc. pen. , trattandosi della disposizione che elenca i casi in cui il giudice pronunzia sentenza di assoluzione; che, infine, in punto di rilevanza, il rimettente ritiene che la «norma di cui si sospetta l'illegittimità, ove avesse contenuto la disposizione aggiuntiva invocata, sarebbe stata certamente rilevante ed applicata in questo giudizio avendo effetti diretti sulla posizione dei proposti T. V. e F. S.»; che nel giudizio di legittimità costituzionale, con atto depositato il 29 marzo 2011, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata; che, ad avviso della difesa dello Stato, la questione deve essere dichiarata inammissibile in quanto il rimettente non ha adeguatamente motivato sulla rilevanza della stessa, non avendo chiarito se, sulla scorta delle risultanze a carico dei soggetti interessati, ritiene di applicare la misura di prevenzione; che, comunque, l'Avvocatura reputa la questione non fondata, non rispondendo al vero che la disposizione di cui all'art. 166, secondo comma, cod. pen. non consenta l'applicazione di misure di prevenzione. Considerato che il Tribunale di Reggio Calabria, sezione misure di prevenzione, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 530 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede una disposizione affine, o una clausola identica, a quella prevista dall'art. 166, secondo comma, del codice penale; che il rimettente riferisce di dover decidere sulla proposta del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Locri, formulata ai sensi degli artt. 2 e seguenti della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere), per l'applicazione nei confronti, tra gli altri, di S. F. e T. V., della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, nonché per l'applicazione della misura del sequestro e della confisca dei beni e di irrogazione dei provvedimenti di cui all'art. 10 della legge citata; che il rimettente pone in evidenza come i fatti posti a fondamento della procedura di prevenzione siano in larga parte coincidenti con quelli oggetto del procedimento penale conclusosi con sentenza emessa a seguito di giudizio abbreviato;