[pronunce]

1.2.- Con il secondo ricorso, invece, è impugnata la nota della Direzione generale per i rifiuti e l'inquinamento del Ministero dell'ambiente, che comunica alla Regione l'insussistenza dei presupposti per il ritiro o la modifica della diffida. L'atto violerebbe, in primo luogo, l'art. 120, secondo comma, Cost., l'art. 8 della legge n. 131 del 2003 e il principio di leale collaborazione, in virtù del difetto di attribuzione della Direzione generale per i rifiuti e l'inquinamento. In secondo luogo, sarebbero violati gli artt. 117, secondo comma, lettera s), e 119 Cost., per l'erronea individuazione della Regione quale amministrazione responsabile. Da ultimo, sarebbero lesi il principio costituzionale di leale collaborazione, in relazione all'accordo raggiunto con la Regione di proporre l'impugnazione della nota di ingiunzione della Commissione europea, nonché l'art. 24 Cost. 1.3.- Con il terzo ricorso è impugnata la nota del Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato per i rapporti finanziari con l'Unione europea, di avvio del procedimento di rivalsa nei confronti del Comune e della Regione, per il recupero delle somme pagate in virtù della condanna irrogata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, a seguito di procedura d'infrazione, relativa a varie discariche abusive, tra cui quella in oggetto. L'atto impugnato sarebbe lesivo dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in relazione all'art. 250 del d.lgs. n. 152 del 2006, poiché, attribuendo alla Regione una responsabilità che non le compete, risulterebbe fondato su un'erronea qualificazione dei presupposti di fatto e di diritto. La nota, inoltre, lederebbe il principio di leale collaborazione, di cui agli artt. 8 della legge n. 131 del 2003 e 41 della legge n. 234 del 2012, attuativi dell'art. 120, secondo comma, Cost., nell'applicazione dell'art. 43 della legge n. 234 del 2012, per violazione del procedimento stesso di rivalsa, in quanto assunta da un organo tecnico-burocratico e in assenza di una intesa. Altresì violati sarebbero l'art. 43, comma 7, della legge n. 234 del 2012 e il principio di leale collaborazione, per l'illegittimità del procedimento posto in essere per il raggiungimento dell'intesa sul quantum debeatur. Da ultimo, in via subordinata, l'atto impugnato sarebbe illegittimo anche in virtù dell'insussistenza dei presupposti per l'esercizio dell'azione di rivalsa, ai sensi dell'art. 43, comma 4, della legge n. 234 del 2012. 2.- I tre ricorsi concernono una serie di atti strettamente connessi tra loro, frutto di un'unica sequenza e fondati sul medesimo presupposto. I giudizi, pertanto, vanno riuniti per essere congiuntamente esaminati e decisi con unica pronuncia. 3.- Il conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Emilia-Romagna, nei confronti dello Stato, con il ricorso iscritto al n. 1 del registro conflitti tra enti 2016, in relazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 novembre 2015, è inammissibile. 3.1.- La Regione Emilia-Romagna non lamenta l'invasione, da parte dello Stato, di una sua competenza costituzionale e riconosce, anzi, l'esclusiva competenza statale in materia. Oggetto del contendere è l'illegittimità dell'atto di diffida, per carenza del presupposto per l'esercizio del potere sostitutivo statale. Ad avviso della Regione, infatti, l'art. 250 del d.lgs. n. 152 del 2006 conferirebbe alle Regioni soltanto competenze amministrative delegate, non tali perciò da attribuire alle stesse il compito di provvedere direttamente in luogo del Comune alla bonifica del sito. Inoltre, la pretesa di esercizio del potere sostitutivo non avrebbe tenuto conto che il sito era già stato messo in sicurezza. Come chiarito dalla stessa memoria presentata dalla ricorrente, l'interesse della Regione è quello «[...] che sia stabilito un punto fermo in ordine alla questione principale sollevata con i conflitti [...] e, quindi, che significato attribuire alla disposizione di cui all'art. 250 del d.lgs. n. 152 del 2006». Nel caso di specie, quindi, la controversia è relativa all'applicazione di una legge ordinaria, sulla quale si chiede a questa Corte un chiarimento interpretativo. Ciò che viene censurato, in realtà, è l'uso di un potere statale ad avviso della Regione contrario all'interpretazione che essa dà della disposizione in questione, senza che si sia verificata un'alterazione della ripartizione delle competenze indicate dalla Costituzione. Le Regioni possono proporre ricorso per conflitto di attribuzione, a norma dell'art. 39, primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), quando esse lamentino non una qualsiasi lesione, ma una lesione di una propria competenza costituzionale (sentenze n. 52 del 2013 e n. 90 del 2011). «Qualora ciò non si verifichi, e tuttavia si prospetti l'illegittimo uso di un potere statale che determini conseguenze avvertite come negative dalle Regioni, ma non tali da alterare la ripartizione delle competenze indicata da norme della Costituzione (o, comunque, da norme di rango costituzionale come gli statuti di autonomia speciale), i rimedi dovranno eventualmente essere ricercati dagli interessati presso istanze giurisdizionali diverse da quella costituzionale» (sentenza n. 380 del 2007; nello stesso senso, sentenze n. 263 del 2014, n. 235 del 2008, n. 95 del 2003 e n. 467 del 1997). Dunque, poiché la questione prospettata si risolve nella mera denunzia di una errata interpretazione della disciplina legale della materia, quest'ultima avrebbe dovuto essere fatta valere nelle appropriate sedi giurisdizionali e non in sede di conflitto di attribuzione (sentenze n. 263 del 2014, n. 52 del 2013, n. 90 del 2011, n. 235 del 2008 e n. 380 del 2007). 4.- Il conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Emilia-Romagna, nei confronti dello Stato, con il ricorso iscritto al n. 3 del registro conflitti tra enti 2016, in relazione alla nota della Direzione generale per i rifiuti e l'inquinamento presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 1° febbraio 2016, prot. n. 0001528, è inammissibile. 4.1.- La Regione, anche in tal caso, contesta l'erronea interpretazione data a disposizioni di legge in materia di esclusiva competenza statale. In tal modo, però, non si lamenta una lesione dell'ordine costituzionale delle competenze, chiedendosi al più a questa Corte di precisare che allo Stato non spetta l'esercizio del potere sostitutivo anche nei confronti della Regione, alla luce dell'interpretazione di una norma di legge, che altrimenti dovrebbe ritenersi incostituzionale.