[pronunce]

ossia proprio al fine di giustificare, sul piano teorico, la possibilità di giudicare in modo separato singoli segmenti temporali del reato permanente senza incorrere nella violazione del divieto di bis in idem, evitando effetti di "immunità penale". In questa ottica, è del tutto logico che le meccaniche operative del fenomeno dell'interruzione giudiziale vadano di pari passo con quelle del ne bis in idem, rimanendo perciò collegate alle modalità di formulazione ("chiusa" o "aperta") dell'accusa, nei termini dianzi ricordati. Sarebbe, del resto, singolare, se non anche contraddittorio, che - così come mostra, in sostanza, di ritenere il giudice a quo - un segmento del reato permanente debba essere considerato fatto diverso e autonomo, ai fini dell'esclusione dell'operatività del ne bis in idem, malgrado il principio di unitarietà di tale categoria di reati, e, al contrario, porzione del fatto già giudicato - in nome di quello stesso principio - quando si tratti di stabilire se si sia al cospetto di un reato unico o di una pluralità di reati. Se si riconosce alle modalità dell'accertamento giudiziario (fattore di tipo processuale) la capacità di frantumare l'unità sostanziale del reato permanente - in risposta alle esigenze pratiche cui si è fatto cenno, giudicate ineludibili - ciò non può non valere su entrambi i versanti. In siffatto ordine d'idee, l'interruzione della permanenza deve ritenersi intervenuta anche nel caso oggetto del giudizio a quo: discutendosi di contestazioni "chiuse", non rileva, in contrario, il fatto che la prima sentenza di primo grado sia successiva all'intiero periodo cui si riferiscono le tre condanne. Superando iniziali esitazioni, la giurisprudenza di legittimità appare, d'altro canto, ormai costante nel ritenere che, nel caso di interruzione giudiziale della permanenza, è bene applicabile ai vari segmenti di condotta autonomamente giudicati la disciplina del reato continuato, anche in sede esecutiva (Corte di cassazione, sezione seconda penale, sentenza 12 luglio-13 settembre 2011, n. 33838; sezione prima penale, sentenza 19 maggio-25 ottobre 2011, n. 38486; sezione prima penale, sentenza 3 marzo-8 aprile 2009, n. 15133; sezione prima penale, sentenza 17 novembre-20 dicembre 2005, n. 46576). L'identità del disegno criminoso, richiesta dall'art. 81, secondo comma, cod. pen. al fine di cementare i vari fatti di reato, è d'altronde facilmente riscontrabile nella determinazione volitiva che sorregge le singole porzioni temporali di una condotta antigiuridica omogenea, dipanatasi nel tempo senza soluzione di continuità, quale quella integrativa del reato permanente. Al riguardo, la Corte di cassazione ha posto specificamente in risalto come l'operazione considerata - ossia l'applicazione in executivis della disciplina del reato continuato - consenta di ripristinare anche quella pena per tutto il periodo di perpetrazione del fatto di reato che sarebbe stata irrogata in modo unitario se i segmenti temporali del reato permanente fossero stati oggetto di un unico processo di cognizione (in questo senso, con particolare riguardo al caso di contestazione "chiusa", Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenza 7 giugno-22 luglio 2013, n. 31479). Tutto ciò porta a concludere che - contrariamente a quanto opina il giudice a quo - la previsione dell'art. 671 cod. proc. pen. risulta pianamente riferibile anche all'ipotesi in discussione. 6.- Alla luce di quanto precede, le questioni vanno dichiarate non fondate per erroneità del presupposto interpretativo concernente l'asserita inapplicabilità, nel caso considerato, della disciplina recata dall'art. 671 cod. proc. pen. : erroneità cui consegue il venir meno dei dubbi di costituzionalità prospettati dal giudice a quo, legati all'asserita, indefettibile operatività del regime del cumulo materiale delle pene.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 671 del codice di procedura penale sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Chieti, sezione distaccata di Ortona, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 febbraio 2018. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'8 marzo 2018. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA