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ciò significa che sull'occupazione femminile si deve fare ancora molto, in quanto le pur importanti innovazioni introdotte di recente non hanno ancora dispiegato effetti significativi; le donne hanno indubbiamente pagato maggiormente i costi della crisi dovuta all'emergenza pandemica e peraltro l'incremento registrato, già contenuto, ha riguardato principalmente forme di lavoro a tempo parziale o precario; i dati macroeconomici dimostrano chiaramente che nei Paesi nei quali i tassi di occupazione femminile sono maggiori si registra un benessere diffuso, dovuto a tassi di crescita del PIL sostenuti ed a livelli di reddito medio pro capite maggiori; il tasso di partecipazione delle donne al mondo del lavoro in Italia si colloca al 53,1 per cento, molto più basso rispetto alla media europea del 67,4 per cento; diversi interventi previsti nel piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) vanno nella giusta direzione di favorire l'occupazione femminile, ad esempio la missione 5 (Coesione e inclusione), che stanzia 19,81 miliardi di euro per politiche di sostegno all'occupazione e ne destina una parte all'imprenditoria femminile, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere, in particolare nel quadro dell'attuazione delle misure previste dal PNRR, per favorire l'occupazione femminile, soprattutto in termini di occupazione stabile e contrasto al lavoro precario. Atto n. 4-06409 LANNUTTI PESCO CORRADO NATURALE ABATE ORTIS MORRA TONINELLI ANGRISANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: nel 2017 la procura di Milano ha avviato un'inchiesta per i reati di truffa aggravata e autoriciclaggio sulla vendita di diamanti attraverso i canali bancari a prezzi superiori rispetto al loro valore che vede imputate 104 persone tra manager , bancari e banchieri. Le società coinvolte sono la Intermarket Diamond Business di Milano (IDB, fallita) e la Diamond Private Investment di Roma (DPI); le banche coinvolte sono il Banco Bpm, Banca Aletti, UniCredit, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi, che hanno venduto ai loro clienti diamanti per un valore complessivo di circa 1,3 miliardi di euro; l'inchiesta si riferisce a fatti che vanno dal 2012 al 2017, quando le società IDB e DPI avevano iniziato un'attività di vendita di diamanti attraverso alcune banche come forma di investimento sicuro. Ma il prezzo delle pietre sarebbe stato gonfiato con la complicità delle banche. I direttori e i consulenti finanziari avevano un ruolo attivo nel proporre ai clienti gli investimenti. I diamanti, cioè, «venivano fatti apparire come un "bene rifugio" garantendo un rendimento costante annuo del 3-4% del capitale, molto più di un qualsiasi titolo di Stato. Lo dimostravano le quotazioni di mercato stampate su un giornale economico, che però non erano che un listino prezzi (gonfiato rispetto ai valori reali) pubblicato a pagamento furbescamente sulle pagine dei titoli di Borsa». I listini prezzi pubblicati a pagamento non corrispondevano alle quotazioni indicative di Rapaport e Idex, i listini internazionali dei diamanti riconosciuti in tutto il mondo. Infine, per garantirsi la collaborazione dei dipendenti e dei dirigenti delle varie banche, IDB e DPI spendevano anche in viaggi, benefit o investivano in azioni delle stesse banche con cui lavoravano. L'inchiesta penale è nata a seguito di una serie di accertamenti fatti dall'Antitrust che ha multato le due società venditrici e le 5 banche per oltre 15 milioni di euro. Del caso si era occupata nel 2016 la trasmissione di Rai3 Report che aveva confrontato i prezzi di listino dei diamanti venduti dalla IDB e dalla DPI con le quotazioni di Rapaport. Report era tornata sulla vicenda anche nel 2019, quando aveva ricostruito il coinvolgimento dei vertici di alcuni istituti bancari. Come pure si era occupata della questione l'associazione Adusbef, che all'epoca aveva denunciato la truffa dopo aver ricevuto segnalazioni dai correntisti; considerato che: il 13 dicembre 2021, la trasmissione "Report" è tornata a parlare della maxi-truffa con una testimonianza esclusiva, un whistleblower interno al team ispettivo di Bankitalia, il funzionario Carlo Bertini. Il testimone ha rivelato il coinvolgimento dei massimi livelli di MPS nel sistema di distribuzione e vendita dei diamanti all'epoca dei fatti, e rivela inoltre di aver subito pressioni per "non alzare un polverone" e minacce di conseguenze sulla sua carriera, fino alla sospensione dal servizio e dallo stipendio; dietro il business dei diamanti ci sarebbero stati anche politici, avvocati massoni legati alla 'ndrangheta. La trasmissione di Rai3 mostra il collegamento con Giancarlo Pittelli, ex parlamentare di Forza Italia, imputato nel processo "Rinascita Scott" e indagato nell'indagine "Mala Pigna" per presunti rapporti con le famiglie di 'ndrangheta Mancuso di Limbadi e Piromalli di Gioia Tauro. Pittelli, nello specifico, sarebbe in stretto rapporto col "re dei diamanti", l'imprenditore Maurizio Sacchi, titolare della società DPI. Sacchi avrebbe trasferito 300.000 euro sul conto di tale Nicolò Maria Pesce, amministratore unico della "Kamet Adivisory", ma la somma sarebbe transitata in seguito sul conto dello stesso legale. Quando avvengono i fatti, Pittelli non sa di essere intercettato dalla Dda di Catanzaro e, parlando con Sacchi, gli spiega come far fruttare l'investimento. «Io ho una società - si sente in un'intercettazione - che trasferisce un terreno a una "Newco" dove il 50% lo tieni tu e l'altro 50% lo intesti o a me o a mia figlia. Andiamo d'urgenza a prenderci l'altro terreno e lo intestiamo direttamente alla società». Sul terreno, Pittelli suggerisce di costruire due lotti di appartamenti con i 300.000 euro. «Si vendono e si va avanti» fino a guadagnare 30 milioni di euro. Così sarà e la nuova società avrà sede a Catanzaro. Sacchi trasferirà alla società somme per circa un milione di euro. La storia è legata in qualche modo al progetto dell'avvocato di costruire un complesso turistico a Copanello. Lì ci sarebbero dei terreni gravati da un'ipoteca legata a un credito transitato alla società "Fbs". Per ridurre il vincolo da 750 a 250.000 euro, Pittelli si rivolge a Leo Taroni. Superato lo scoglio della garanzia reale, l'avvocato si sarebbe rivolto al banchiere e membro dell'alta finanza Fabrizio Palenzona, dal 2018 a capo di "Prelios" società di intermediazione immobiliare che mette a disposizione di Pittelli un suo uomo di fiducia. Quest'ultimo prospetta un problema della società con un villaggio turistico in Calabria: il villaggio "Valtur" di Nicotera marina, territorio legato alla "famiglia" Mancuso. Pittelli si incarica di risolvere il problema e convoca il boss Luigi Mancuso. Subito dopo lo scoppio dell'inchiesta della Dda, il whistleblower scopre i presunti legami che ruotano intorno a Pittelli, legato alla vicenda dei diamanti e lo segnala alla vicedirettrice di Bankitalia Alessandra Perrazzelli, si chiede di sapere: