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Non è da sottacere il contributo di frange giovanili, conseguente al rinnovato attivismo negli ambienti studenteschi, e di una componente violenta di disagiati sociali, composta anche da extracomunitari che si inseriscono nella protesta per mero tornaconto personale, come avvenuto negli scontri di Torino e di Milano del 26 ottobre scorso. Il momento di contatto tra questa componente oltranzista e i legittimi manifestanti è avvenuto nella maggior parte dei casi attraverso i canali social , che hanno garantito l'immediatezza e la diffusività delle informazioni relative alle previste iniziative. Le caratteristiche del social favoriscono infatti inevitabilmente l'estemporaneità delle manifestazioni pubblicizzate da parte di singoli individui o gruppi non sempre strutturati e non rispondenti ad una strategia unitaria ma accomunati soltanto da finalità antigovernative. Nello svolgimento degli eventi anche l'elemento della territorialità ha un ruolo rilevante per la specificità di alcuni contesti sociali. Nel caso di Napoli, realtà da dove sono partite le proteste lo scorso 23 ottobre, le forti limitazioni imposte hanno avuto un impatto anche sul terreno della piccola criminalità. Diverse sono le segnalazioni pervenute in questi giorni dalla rete delle prefetture sulle manifestazioni da parte di categorie maggiormente colpite, che a partire da Napoli hanno determinato momenti di tensione anche in grandi realtà come Torino, Roma e Milano. A Torino, nella serata del 26 ottobre scorso, hanno avuto luogo nel centro della città due manifestazioni, una in Piazza Vittorio (con circa 1.500 persone) l'altra in Piazza Castello (con circa 1.000 persone), con la presenza di frange ultras della Juventus e del Torino. Sia in Piazza Castello sia nei pressi della sede della Regione si sono verificati lanci di bottiglie, pietre e bombe carta all'indirizzo delle Forze dell'ordine. A tali episodi hanno fatto seguito danneggiamenti e saccheggi presso numerosi negozi del centro cittadino (40 gli esercizi commerciali coinvolti) e atti vandalici nei confronti di auto parcheggiate e mezzi delle Forze dell'ordine. A seguito di tali fatti, dieci persone sono state tratte in arresto, due sono state denunciate, mentre risultano feriti dieci operatori delle Forze di polizia. A Milano, la sera del 26 ottobre, un gruppo di circa 400 persone, tra cui appartenenti all'area anarco-antagonista milanese e un folto gruppo di giovani, nonché soggetti del mondo del lavoro autonomo, ha provocato vari danni, costringendo le Forze di polizia a condurre brevi cariche di alleggerimento e lancio di lacrimogeni. Da una prima analisi dei fatti, emergono delle peculiarità nelle proteste del capoluogo lombardo, quale l'età dei manifestanti: delle 28 persone denunciate per danneggiamento e violenza, 13 sono minorenni. A Roma, dopo le manifestazioni del 24 ottobre, si sono registrate nella serata di ieri tre diverse iniziative di protesta rispettivamente in Piazza Cavour, in Via XX Settembre (regolarmente preavvisata dalla categoria dei tassisti) e in Piazza del Popolo (pubblicizzata su Facebook da compagini di estrema destra). Ovviamente, per tutte le manifestazioni sono in corso le attività investigative con il coordinamento delle competenti autorità giudiziarie, al fine di individuare i responsabili delle violenze. Stamattina si è svolto il Comitato nazionale dell'ordine e la sicurezza pubblica e vi è stata in quella sede un'approfondita analisi dei fatti all'esito della quale hanno trovato piena conferma le immediate risultanze investigative. Desidero quindi assicurare al Parlamento che la situazione del Paese è seguita con la massima attenzione e che terremo in considerazione ogni minimo segnale di allarme perché la protesta non venga a turbare ulteriormente un clima già profondamente scosso dalle conseguenze della seconda ondata pandemica. Il bene comune è tenere insieme il Paese in questo momento e respingere ogni tentativo di aizzare la protesta e di alimentare derive ribellistiche. L'obiettivo comune deve comunque essere quello di assicurare la tenuta sociale del Paese, da un lato con l'impegno profuso dal Governo anche in queste ore di garantire risorse adeguate alle famiglie e alle imprese più esposte nell'attuale contingenza economica e, dall'altro, attraverso una ferma ed efficace azione di contrasto delle azioni violente tesa a garantire la sicurezza di tutti nel pieno rispetto della libertà costituzionale e di manifestazione del pensiero. Aggiungo ancora un argomento emerso oggi in sede di Comitato nazionale. Non ci sono evidenze di una strategia unica nazionale: sono singoli episodi che vengono portati all'attenzione a livello territoriale. Ciò emerge dalle indagini fatte e dalle evidenze che risultano agli organi di Polizia. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno. È iscritto a parlare il senatore Carbone. Ne ha facoltà. CARBONE (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, la sua relazione corrisponde a un dovere istituzionale per il quale la ringraziamo perché con la sua informativa oggi ha dato esatto conto a quest'Assemblea di come i professionisti del disordine pubblico e della cieca violenza hanno oscurato il tentativo legittimo di migliaia di commercianti, di lavoratori e famiglie di manifestare un dissenso rispetto a scelte, condivisibili o meno, che le istituzioni devono inevitabilmente prendere per evitare l'aumento dei contagi e dei ricoveri. I teppisti che in questi giorni hanno messo a ferro e fuoco Napoli e tante altre città italiane aggredendo Forze dell'ordine e giornalisti devono essere perseguiti e assicurati al più presto alla legge. La stragrande maggioranza dei napoletani è composta da persone oneste di grande dignità, lavoratori, gente altruista e generosa, persone dedite alla famiglia e al prossimo e rispettose delle leggi, che non meritano di essere criminalizzati per colpa di una banda di delinquenti. Ministro, detto questo, rinnovo la massima solidarietà ai suoi uomini e a tutti gli uomini dello Stato impegnati ogni giorno nell'esercizio del loro dovere. Nulla può giustificare lo scempio e la violenza. Fatta questa doverosa premessa, dopo i fatti di questi giorni, mi chiedo perché allora in questo momento non stiamo tutti insieme a fronteggiare la crisi che sta diventando un fuoco nelle città. Credo sia necessario, mai come oggi, attivare un clima di concordia nazionale perché il vicolo cieco in cui ci ha gettati la pandemia impone la piena condivisione delle responsabilità e l'ascolto a ogni livello istituzionale. Questo fuoco che brucia nelle piazze si può domare soltanto con risposte adeguate e interventi concreti che non rincorrano continuamente gli eventi ma che li prevedano con largo anticipo. Ci aspettano ancora settimane intense e difficili. Bisogna convivere con il coronavirus; dobbiamo arrivare al vaccino e distribuirlo bene. Dobbiamo organizzare una logistica per il vaccino che sia esattamente l'opposto della gestione logistica del tampone. Se stiamo vivendo una stagione d'emergenza allora è sacrosanto e doveroso che l'Italia acceda ai 37 miliardi di euro del MES per consentire quella sicurezza sanitaria che è alla base della nostra sicurezza economica. Potremo agire sulla sanità, sui trasporti, sulla medicina territoriale e su tutte quelle criticità che non hanno consentito di tenere sotto controllo questa seconda ondata.