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Sempre l'articolo 1, al comma 2, integra le definizioni previste dall'articolo 302 del codice dell’ambiente includendo la definizione di «ambiente» secondo i princìpi di elaborazione giurisprudenziale degli ultimi anni, quella di «disastro ambientale» in considerazione della sua introduzione nel codice penale così da tracciarne una fisionomia specifica, autonoma dalla generica definizione di disastro di cui all'articolo 434 del codice penale, e quella di «soggetto responsabile», al fine di annoverare tra i soggetti responsabili anche gli enti che omettono i controlli dovuti o gli interventi necessari a tutelare la pubblica incolumità. Il capo I, agli articoli da 2 a 10, si occupa di ridefinire gli organismi del sistema di controllo ambientale avendo quale principio ispiratore quello di conferire autonoma dignità alla materia della tutela e del controllo ambientale, che per la delicatezza e l'importanza rivestita necessita di un sistema coordinato ed efficace oltre che altamente specializzato sia dal punto di vista giuridico che tecnico. Si è ritenuto indispensabile riorganizzare le Forze dell'ordine e gli organismi tecnici di controllo in un unico corpo interforze, militare e civile, che sappia ottimizzare tutte le risorse e le informazioni a disposizione. Si è scelto di seguire nella sua definizione di massima l'organigramma delle Direzioni Antimafia applicando tuttavia dei correttivi necessari alla specificità della materia; sono così state istituite le Direzioni ambiente e salute. La Direzione nazionale ha sede a Roma con compiti di coordinamento delle attività condotte dalle direzioni distrettuali. Il numero e la distribuzione delle direzioni distrettuali saranno stabilite sulla base della maggiore o minore necessità di controllo ambientale in loco . La Direzione investigativa è dislocata su tutto il territorio nazionale con sedi regionali e locali da reperirsi nelle strutture esistenti che abbiano maggiore disponibilità di spazi idonei, o solo in subordine utilizzando strutture confiscate alla criminalità organizzata, e in essa confluisce tutto il personale dei diversi organi ed enti che attualmente si occupa di tutela ambientale. All'articolo 5 si è prestata grande attenzione ai meccanismi di reclutamento e nomina cercando di allontanare gli stessi da dinamiche localistiche, attribuendo importanza alla motivazione personale e ai titoli posseduti, mentre l'articolo 7 introduce un punto fondamentale e cioè l'obbligo di trasmissione entro le 48 ore di tutte le denunce pervenute localmente alla direzione regionale e centrale, predisponendo appropriate sanzioni per chi ometta tale invio. All'articolo 8 si rafforza e ribadisce il principio di responsabilità degli enti locali nell'intervenire attraverso la rimozione del pericolo di danno ambientale, la messa in sicurezza ed infine la bonifica per tutelare il territorio e la salute degli abitanti dettando, in caso di mancata ottemperanza alla diffida da parte dell'effettivo responsabile, tempi precisi per tali interventi con azione di rivalsa nei confronti del responsabile e svincolando le somme a tanto occorrenti dal patto di stabilità interno. Si è predisposto l'obbligo per ogni ente locale di rendere pubbliche, in applicazione del principio di precauzione, nel proprio sito le notizie riguardanti le criticità ambientali del territorio di competenza, al fine di evitare che cittadini ignari possano subire pericolose conseguenze negative. Nello stesso capo I, si stabilisce l'obbligo di formazione di tutto il personale operativo delle Direzioni e l'attribuzione ad esso di funzioni di polizia giudiziaria per ottimizzare il lavoro svolto. L'articolo 10 prevede la possibilità di attivare una sezione locale interforze ambientale presso la prefettura del luogo interessato, in caso di zone particolarmente esposte a reati ambientali, denominate siti ad alto rischio ambientale. Il capo II tende a rafforzare il sistema di accesso ai dati ambientali, in attuazione di un’esigenza fortemente sentita dalla popolazione e spesso di fatto negata. All'articolo 11 si prevede il funzionamento a pieno regime ed in tempo reale del sistema SINAnet attualmente poco utilizzato, affidandone la gestione all'ISPRA. All'articolo 12 si prevede l'esenzione dal contributo unificato per i ricorsi al TAR avverso il diniego di accesso agli atti in materia ambientale e all'articolo 13 la pubblicazione di un elenco di tutte le aziende e rispettive persone fisiche rappresentanti che siano risultate responsabili di reati ambientali, prevedendo la loro esclusione da finanziamenti, incentivi e contributi pubblici nonché il divieto di partecipazione alle gare indette dalla pubblica amministrazione. L'articolo 14, partendo dalla constatazione di notevoli differenze economiche su attività identiche nelle diverse regioni italiane, detta disposizioni per rendere omogenei su tutto il territorio nazionale i regimi tariffari delle ARPA locali. Il titolo II del disegno di legge concerne il sistema sanzionatorio. Un primo gruppo di disposizioni, nel capo I, riguarda la normativa speciale. L'intervento, che si concentra sul codice dell’ambiente, è volto anzitutto a rafforzare l'efficacia e la dissuasività di un impianto che è attualmente impostato su fattispecie contravvenzionali, la cui inadeguatezza è ormai avvertita anche in sede europea. La tutela -- riconosciuta in primis dall'articolo 9 della Costituzione -- dell'ambiente come diritto fondamentale dell'individuo e bene unitario di interesse della collettività non può limitarsi a perseguire astratte finalità estetiche, ma deve concretamente assicurare il godimento collettivo e individuale del bene ambientale ai consociati, imponendo specifici obblighi di vigilanza e di intervento. In questo quadro le sanzioni penali, civili ed amministrative rendono la tutela concreta ed efficiente. La competenza legislativa esclusiva dello Stato sulla «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali» impone di riconsiderare i profili di tutela penale contro comportamenti che possano compromettere l'equilibrio dei beni ambientali. Il presente disegno di legge propone, pertanto, un intervento «di sistema» volto da un lato ad adeguare immediatamente la disciplina sanzionaria speciale ad un livello di tutela più efficacemente dissuasivo, dall'altro ad inserire, a regime, all'interno del codice penale un apposito titolo concernente i delitti ambientali. A regime, quindi, si tende ad una «riserva di codice», che favorisce il superamento della frammentazione di norme eterogenee a vantaggio di una chiarezza e conoscibilità della legge, contribuendo così all'attuazione della Convenzione sulla protezione dell'ambiente attraverso la legge penale, adottata dal Consiglio d'Europa a Strasburgo il 4 novembre 1998. In particolare, con l'articolo 15, al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 sono apportate una serie di modificazioni per rafforzare l'impianto sanzionatorio in materia di autorizzazione integrata ambientale, in materia di scarichi di acque reflue industriali senza autorizzazione, anche con riferimento allo scarico di sostanze pericolose e al superamento dei limiti di legge, nonché per i casi di scarico nelle acque del mare da parte di navi od aeromobili di sostanze o materiali per i quali è imposto il divieto assoluto di sversamento ai sensi delle disposizioni contenute nelle convenzioni internazionali. L'intervento consiste soprattutto nel superamento della natura contravvenzionale della sanzione, prevedendo la reclusione e la multa per le condotte illecite.