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promuovere tecnologie innovative per le aziende agricole e una gestione sostenibile delle foreste; preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi relativi all'agricoltura; promuovere l'inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali; favorire l'organizzazione della filiera alimentare e la gestione dei rischi nel settore agricolo. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,29) ( Segue BATTISTONI). Anche se tutto questo viene rinviato alla programmazione autunnale, che sarà inserita nella Nota di aggiornamento al DEF e poi nella legge di bilancio, noi confidiamo che l'agricoltura, i temi energetici e ambientali, quelli del turismo, che sono ormai strettamente connessi con l'economia agricola, possano essere valorizzati attraverso politiche di favore. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Molte congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, il Documento che discutiamo oggi richiede un'analisi molto attenta perché il Governo ha l'onore e l'onere di elaborare il nuovo quadro programmatico e di attuarlo introducendo misure di crescita economica e sociale per il nostro Paese. Le politiche che abbiamo visto finora hanno penalizzato in particolar modo le imprese italiane già in difficoltà, sotto le fallaci promesse di investimenti, applicando un sistema burocratico che ha reso spesso difficile aderire alle agevolazioni previste, vanificando addirittura perfino gli effetti del quantitative easing , del quale abbiamo ampiamente beneficiato fino ad ora, pur non risollevando la nostra economia. Ciò ha accentuato il divario tra Nord e Sud del Paese, tanto che la spesa pubblica per il Sud, considerata in relazione al bilancio ordinario dello Stato e quindi escludendo i fondi strutturali europei e il Fondo di sviluppo e coesione, è ancora molto lontana dalla soglia che gli permetterebbe di ripartire. È fuor di dubbio che i Governi passati, occupandosi precipuamente di misure di repressione fiscale, hanno perso di vista la persona, introducendo strumenti anacronistici e vessatori, che non tengono conto delle reali possibilità del contribuente; strumenti e misure che non considerano le peculiarità non solo delle varie imprese, ma anche dei territori in cui queste sorgono e operano. Pertanto, come hanno dimostrato vari episodi legati ad azioni disperate di imprenditori di ogni parte d'Italia, è sotto gli occhi di tutti che le politiche avviate, portate avanti dai Governi precedenti, non hanno giovato a nessuno. Né ha portato particolare beneficio il provvedimento di qualche anno fa che ha improvvisamente imposto a tutto il settore del commercio un regime di totale deregolamentazione degli orari delle attività commerciali, con apertura per ventiquattro ore al giorno, tutti i giorni dell'anno, domeniche e festività incluse. La norma non solo ha arrecato grave danno alla libera concorrenza, riducendo sensibilmente la possibilità di competere dei piccoli esercizi commerciali a solo vantaggio della grande distribuzione, ma non ha nemmeno avuto un reale effetto sulla ripresa dei consumi. Quindi, per il futuro del commercio è necessario scegliere un modello non solo economicamente più efficiente, ma soprattutto più sostenibile dal punto di vista umano. Nel nostro contratto di Governo, proprio per sopperire alle vessazioni imposte dalla politica con i Governi nominati nel nome dell'austerità e del rigore, introduciamo il concetto di pace fiscale, che è la maniera più trasparente di ristabilire la giustizia fiscale e sociale, dando la possibilità alle imprese di ogni settore, ai professionisti, a tutti i cittadini che hanno accumulato debiti a causa di un sistema fiscale ingiusto, di corrispondere quanto dovuto secondo un ricalcolo volto a riequilibrare il rapporto tra fisco e contribuente. Ma non solo questo. Rivedremo anche i principi che regolano l'attività finanziaria, dando attuazione al contraddittorio anticipato con il contribuente, quale principio cardine generale dell'ordinamento giuridico tributario; all'abolizione dell'inversione dell'onere della prova da porre a carico dell'amministrazione e finanziaria; alla riduzione dei tempi di accertamento nei casi di attiva e costante collaborazione del contribuente; a un sistema fiscale più snello e al principio generale della responsabilità diretta dell'amministrazione finanziaria. Questo Governo ha tra le premesse del proprio contratto anche la sterilizzazione delle clausole IVA e accise, comprese le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina: promesse, anni di promesse e mai eliminate. Su questo ci siamo impegnati con gli italiani per garantire la disattivazione totale delle clausole a cui siamo sottomessi grazie alle politiche miopi e autoritarie fino ad ora adottate. Il nostro Governo metterà in atto tutte quelle misure fiscali orientate a uno sviluppo economico omogeneo per il Paese; tutto questo senza perdere di vista le differenti esigenze territoriali, con l'obiettivo prioritario di colmare il gap tra Nord e Sud. Come certifica il rapporto annuale ISTAT, infatti, appena divulgato, assistiamo a una marcia indietro del Mezzogiorno, soprattutto dal punto di vista dell'equità sociale ed è un dato sul quale, da senatrice che rappresenta l'intera Nazione, ma soprattutto da donna meridionale, vorrei soffermarmi. Ebbene, partendo dall'analisi condotta nell'allegato al DEF relativo all'analisi BES, cioè degli indicatori del benessere equo e solidale, si rileva che il reddito pro capite considerato in termini reali, cioè aggiustato con l'inflazione, nel 2017 recede di ben dieci punti percentuali rispetto a dieci anni fa. Nel frattempo l'indice di disuguaglianza per quanto riguarda il reddito disponibile è aumentato nel 2015 e l'indice di povertà assoluta è addirittura peggiorato dall'inizio della crisi al 2017. Questo, onorevoli colleghi, non lo dico io, ma è la preoccupante sintesi dei tre principali indicatori di benessere economico presentati proprio dal Governo Gentiloni Silveri. In tale quadro, incrociando questi dati con quelli forniti dall'Istat, il Sud ha la parte peggiore. In particolare, nel 2017 la povertà assoluta ha raggiunto il notevole tasso dell'8,3 per cento, con un aumento di quasi mezzo punto nell'ultimo anno e livelli generalmente più alti nel Mezzogiorno, dove sfiora il 10 per cento della popolazione. Se al contesto descritto aggiungiamo anche il divario tra la popolazione del Nord e del Sud Italia relativamente alla speranza di vita in buona salute alla nascita, ci rendiamo conto di essere di fronte a una situazione molto complessa, non solo dal punto di vista dell'uguaglianza, ma soprattutto della tenuta economico-sociale del Paese. Non è un mistero che siano ancora le Regioni del Centro-Sud ad avere il tasso maggiore di mobilità sanitaria verso le altre Regioni e il peggior tasso di soddisfazione rispetto ai servizi ricevuti. Questo fenomeno interessa l'intero Paese e per questo nel contratto di Governo prevediamo interventi incisivi sulla dirigenza sanitaria, scelta secondo la competenza e il merito e non più sulla base di logiche politiche o partitiche (Applausi dal Gruppo M5S) , in modo da mettere fine una volta per tutte al rapporto immorale e malsano tra politica e sanità.