[pronunce]

(art. 1, comma 1, della legge 23 marzo 2016, n. 41, recante «Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274»). In riferimento a tale fattispecie di reato la stessa disposizione (art. 589-bis cod. pen.) - in simmetria con il reato di lesioni stradali (art. 590-bis cod. pen.) - ha previsto da una parte plurime aggravanti a effetto speciale cosiddette privilegiate, perché non suscettibili di bilanciamento con circostanze attenuanti ai sensi dell'art. 590-quater cod. pen. ; dall'altra ha contemplato un'attenuante anch'essa a effetto speciale «qualora l'evento non sia esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole» (settimo comma dell'art. 589-bis cod. pen.) al fine di «moderare il notevole maggior rigore della risposta sanzionatoria» (sentenza n. 88 del 2019). Invece la fattispecie dell'omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro è rimasta invariata. Il giudice rimettente censura proprio la mancata introduzione, anche per tale reato, della stessa attenuante prevista dall'art. 589-bis, settimo comma, cod. pen. in ragione dell'asserito perdurante parallelismo con la fattispecie dell'omicidio stradale. 3.- Ciò premesso, la questione di legittimità costituzionale è inammissibile per plurimi motivi. 4.&#8210; Innanzitutto, il rimettente ha sollevato tale questione nel corso dell'udienza preliminare, omettendo di indicare se gli imputati avessero formulato la richiesta di definizione del giudizio con il rito abbreviato di cui all'art. 438 del codice di procedura penale o con il cosiddetto patteggiamento, ai sensi dell'art. 444 cod. proc. pen. L'assenza di una domanda di definizione del processo allo stato degli atti ovvero di applicazione della pena a richiesta risulta riconosciuta dalla stessa difesa dell'imputato, costituitosi nel presente giudizio di legittimità costituzionale, nonché trova riscontro anche nel fascicolo processuale del giudizio principale (sentenza n. 58 del 2009; ordinanza n. 57 del 2018). Pertanto il giudice rimettente non è chiamato a decidere sulla responsabilità degli imputati e quindi neppure, in ipotesi, a riconoscere la circostanza attenuante, la cui mancata previsione è oggetto di censura. Ciò rende meramente eventuale e ipotetica - nonché comunque prematura - l'odierna questione. Per costante orientamento di questa Corte, infatti, la questione incidentale è irrilevante e, dunque, inammissibile se l'applicazione della norma censurata è solo eventuale e successiva (ex plurimis, sentenze n. 139 del 2020 e n. 217 del 2019; ordinanze n. 210 e n. 42 del 2020). 5.- Inoltre, il giudice rimettente non precisa le ragioni per cui, nel caso sottoposto al suo giudizio, sarebbe ravvisabile un'ipotesi analoga a quella disciplinata dall'art. 589-bis, settimo comma, cod. pen. , sì da poter ritenere che «l'evento non sia esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole». In particolare, il rimettente, limitandosi ad indicare il capo di imputazione, omette di prendere posizione sulla ricostruzione dei fatti con riferimento sia alla responsabilità degli imputati, sia soprattutto alla ipotizzata sussistenza di una condotta colposa della vittima, che avrebbe contribuito a causare l'evento morte; condotta questa che non viene affatto descritta. Essendo contestata agli imputati la cooperazione, ai sensi dell'art. 113 cod. pen. , nel reato di omicidio colposo, il giudice rimettente inoltre non specifica neppure il distinto apporto causale di ciascuno di essi. Tali lacune nella descrizione della fattispecie, oggetto del giudizio principale, determinano - come più volte affermato da questa Corte (ordinanze n. 147 e n. 108 del 2020, n. 203 e n. 64 del 2019) - l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, in quanto non consentono di verificarne l'effettiva rilevanza. 6.- Sotto altro concorrente profilo, deve altresì osservarsi che l'ordinanza di rimessione è carente anche quanto alla motivazione della ritenuta non manifesta infondatezza della questione. Infatti il rimettente, nell'evocare la disciplina sul trattamento sanzionatorio dell'omicidio stradale quale tertium comparationis, si è limitato a indicare genericamente che le fattispecie a confronto prevedono la medesima pena della reclusione da due a sette anni rispettivamente per l'ipotesi aggravata del secondo comma dell'art. 589 cod. pen. e per l'ipotesi base del primo comma dell'art. 589-bis cod. pen. In tal modo, però, il rimettente, non confrontandosi con il complessivo e più articolato quadro normativo sopra richiamato, non spiega adeguatamente le ragioni della asserita omogeneità delle fattispecie in comparazione, da cui dovrebbe derivare l'illegittimità costituzionale della mancata introduzione - anche per l'omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro - della stessa attenuante ad effetto speciale di cui all'art. 589-bis, settimo comma, cod. pen. , prevista per il solo reato di omicidio stradale. Per costante giurisprudenza di questa Corte, l'insufficiente motivazione in punto di non manifesta infondatezza determina l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale (sentenze n. 265 del 2019 e n. 182 del 2018), così come anche la determina l'«incompleta ricostruzione della normativa di riferimento» (sentenza n. 102 del 2019). 7.&#8210; Pertanto, nel complesso, la sollevata questione di legittimità costituzionale è inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 589, secondo comma, del codice penale, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale ordinario di Treviso, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 aprile 2021. F.to: Giancarlo CORAGGIO, Presidente Giovanni AMOROSO, Redattore Roberto MILANA, Direttore della Cancelleria Depositata in Cancelleria il 31 maggio 2021. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA