[ddlpres]

Modifiche al decreto legislativo 9 gennaio 2008, n. 9, in materia di titolarità e commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi. Onorevoli Senatori . – Come è noto, il ritorno alla vendita centralizzata dei diritti audiovisivi sportivi ha prodotto un ottimo risultato: ha generato per le casse della Lega calcio di serie A un aumento di oltre il 70 per cento delle risorse rispetto al 2010 (si è arrivati a circa 1.500 milioni di euro). A cascata ne hanno beneficiato le categorie professionistiche inferiori, il calcio dilettantistico e il basket . Gran parte del risultato è stato dovuto a una migliore organizzazione delle leghe sportive, costrette dal provvedimento legislativo a dotarsi, nel corso di questi anni, di strutture, tecnici e professionisti del settore di sicure affidabilità e conoscenza, sia dal punto di vista commerciale, sia dal punto di vista dei rapporti istituzionali (specie con le autorità indipendenti), sia sotto il profilo legale (l'applicazione di una nuova normativa, peraltro molto articolata e complessa, ha comportato un notevole sforzo nelle conoscenze giuridiche). Tutto ciò ha imposto una crescita incoraggiata anche da alcune disposizioni del decreto legislativo 9 gennaio 2008, n. 9, cosiddetto « decreto Melandri », che hanno indotto le organizzazioni sportive a un maggiore senso di responsabilità e di consapevolezza. A tutto ciò non è corrisposta, invece, una crescita del mercato a valle, quello cioè delle comunicazioni, da sempre e tuttora ingessato da una dialettica scarsamente competitiva tra gli operatori nazionali e non aperto alle nuove realtà multinazionali e globalizzate, tant'è che, dopo aver perso l'unico concorrente sulla televisione a pagamento (Mediaset Premium), SKY è rimasto per lungo tempo l'unico vero interlocutore, in attesa che il mondo delle cosiddette Over-the-Top (OTT) potesse trovare un suo mercato alternativo alla televisione. Purtroppo, come sottolineato da un recente provvedimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCOM), il mercato di internet , e in particolare delle OTT (Dazn, Timvision, Vodafone), non solo è ancora poco sviluppato nel suo porsi come alternativo alla televisione satellitare di SKY, ma ha declassato anche il digitale terrestre a mera piattaforma trasmissiva, senza alcuna competitività. Per tale motivo, una revisione del decreto Melandri può aiutare a creare mercato da una parte, e rendere più appetibile il prodotto, specie a livello internazionale, dove si gioca la vera partita per la crescita degli introiti. Se è vero che la prima parte del decreto Melandri, dedicata alle finalità e ai princìpi che sottendono la vendita centralizzata (contitolarità tra Lega e società sportive, finalità, obiettivi e principi della vendita centralizzata, diritto d'archivio, diritto di cronaca, protezione del diritto d'autore, legittimazione processuale: articoli da 1 a 5 e articolo 28) non necessita di alcuna modifica sostanziale; se è altrettanto vero che la terza e ultima parte del decreto, che disciplina la ripartizione delle risorse economiche derivanti dalla vendita centralizzata (articoli da 21 a 27), non è più attuale ed è già stata sottoposta a numerosi interventi di modifica in questi ultimi anni, è evidente che la seconda parte, quella cioè relativa alla procedura di commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi (articoli da 6 a 20), è risultata, e risulta ancora oggi, di difficile applicazione, specie se si tiene conto di quel che è accaduto in Italia negli ultimi anni. I meccanismi di commercializzazione e di vendita sono oggi troppo complicati, difficili da comprendere per chi non fa parte del sistema italiano. Occorre introdurre, anche per dare determinati segnali, alcuni concetti base, come la figura dell'editore, da intendere in modo più ampio rispetto al passato. Fino ad oggi i diritti audiovisivi degli eventi sportivi erano appannaggio dei proprietari delle piattaforme distributive. Il soggetto che trasmetteva le partite del campionato di calcio era il proprietario della piattaforma distributiva, satellite o digitale terrestre (SKY, RAI, Mediaset). Occorre agevolare gli editori non proprietari di capacità trasmissiva, intervenendo, per esempio, sugli obblighi di must carry , che oggi impongono all'operatore di rete di trasportare i canali televisivi di altri fornitori di contenuti. Il decreto Melandri aveva individuato il problema, ma il favor previsto all'articolo 11 13 (accesso a qualunque piattaforma di terzi a condizioni eque, trasparenti, non discriminatorie e orientate ai costi) è stato concesso soltanto all'organizzatore della competizione (la Lega) e non agli editori, che non possono dunque appellarsi al decreto Melandri per trovare spazio in Italia. L'articolo 11, come modificato dal presente disegno di legge, estende il favor anche agli assegnatari non in possesso del titolo abilitativo. In questo modo tutti possono partecipare. L'importante è ottenere il titolo abilitativo in un arco temporale sufficientemente ristretto (sei mesi) rispetto alla data di aggiudicazione, secondo quanto prevede l'articolo 9, comma 2, come sostituito dal presente disegno di legge. Per ottenerlo, l'assegnatario, senza titolo abilitativo, non solo gode del must carry imposto a tutti gli operatori di rete, ma usufruisce anche della possibilità di sublicenziare i diritti, atteso, come si vedrà di seguito, il superamento del divieto imposto oggi dal decreto Melandri. Occorre poi semplificare la vendita. Come era accaduto al momento dell'entrata in vigore del decreto Melandri, quando, nel disciplinare i meccanismi di vendita centralizzata, si erano prese come esempio realtà europee quali la Bundesliga , la Premier League e l' Union of European Football Associations-UEFA Champions League , anche oggi, nell'ipotesi di una revisione, sarebbe opportuno vedere cosa accade in altri sistemi. In particolare, occorrerebbe approfondire le procedure attuali di vendita dell' UEFA Champions League adottate dall'UEFA d'intesa con la Commissione europea. Tali procedure infatti, pur prevedendo un tender molto dettagliato e concertato con la Commissione europea, consentono oggi all'UEFA maggiori spazi di manovra nel confezionamento dei pacchetti, privilegiano molto di più le trattative private e non limitano l'UEFA al prezzo minimo di vendita. Innanzitutto, nella procedura di vendita è opportuno, per renderla più snella, avere un solo interlocutore (come l'UEFA con la Commissione europea). La scelta non può che ricadere ovviamente sull'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, proprio perché si parla di comunicazione e di rapporti tra operatori della comunicazione (articoli 6, comma 6, e 19), mentre si lascia all'AGCOM il compito di vigilare sul comportamento dei protagonisti del settore con i poteri ad essa conferiti con la legge n. 287 del 1990. Si semplificano anche alcune regole d'ingaggio come quelle previste dagli articoli 7, 8 e 10, rendendo più chiari alcuni divieti, come quello della « no single buyer rule », o flessibili altri divieti, come quelli che impongono il divieto dei full rights (modello invece dell'attuale UEFA Champions League ) o relativo alla durata, su richiesta dell'organizzatore della competizione, cui l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può derogare se le circostanze del mercato lo consentono.