[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 1, numero 4, della legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale), in relazione all'articolo 63, comma 1, n. 4, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), come modificato dall'articolo 3 ter del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 13, convertito, con modificazioni, nella legge 24 aprile 2002, n. 75 (Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 22 febbraio 2002, n. 13, recante disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità degli enti locali), promosso con ordinanza del 19 ottobre 2002 dalla Corte di cassazione sul ricorso proposto da Boffa Aldo contro Perrone Alfonso ed altri, iscritta al n. 552 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, edizione straordinaria, prima serie speciale, del 27 dicembre 2002. Visti gli atti di costituzione di Boffa Aldo e di Perrone Alfonso; udito nell'udienza pubblica dell'8 aprile 2003 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi gli avvocati Stelio Mangiameli per Boffa Aldo, Felice Laudadio e Giuseppe Abbamonte per Perrone Alfonso. Ritenuto che, nel corso del giudizio di cassazione avverso la sentenza con cui la Corte d'appello di Napoli ha dichiarato la decadenza di Aldo Boffa dalla carica di consigliere della Regione Campania, a causa di lite pendente con la Regione medesima, la prima sezione civile della Corte di cassazione, con ordinanza 19 ottobre 2002, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, primo comma, numero 4 della legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità e incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale), in riferimento all'art. 3 della Costituzione; che il rimettente evidenzia come la lite pendente, che ha determinato la causa di incompatibilità, sia conseguente al giudizio civile instaurato dalla Regione Campania nei confronti del Boffa ed avente ad oggetto la richiesta di risarcimento dei danni arrecati alla propria immagine a causa della condanna del Boffa - con sentenza n. 2295 del 1999 del Tribunale penale di Napoli - per i reati di cui agli artt. 110, 318 e 321 codice penale, commessi nella sua qualità di Assessore delle acque e degli acquedotti della Regione Campania; che il giudice a quo rileva ancora come, successivamente, con la sentenza 12 giugno 2001, la Corte d'appello di Napoli ha dichiarato non doversi procedere nei confronti del Boffa per i reati a lui ascritti, per intervenuta prescrizione degli stessi e che avverso tale pronuncia è stato proposto da parte dell'interessato ricorso per cassazione, tuttora pendente; che il remittente osserva che la disciplina della causa di incompatibilità per lite pendente prevista dall'art. 3, numero 4 della legge n. 154 del 1981, originariamente si riferiva sia ai consiglieri regionali che a quelli provinciali e comunali, ma che il legislatore ha dapprima trasferito all'art. 63 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico sull'ordinamento degli enti locali) il medesimo istituto relativamente ai consiglieri provinciali, comunali e circoscrizionali, al tempo stesso abrogando per questa parte l'art. 3, primo comma, numero 4, della legge 23 aprile 1981, n. 154; successivamente il surrichiamato art. 63 è stato modificato dall'art. 3-ter del d.l. n. 13 del 2002, convertito con modificazioni dalla legge n. 75 del 2002 (Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 22 febbraio 2002, n. 13, recante disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità degli enti locali), il quale ha previsto che la lite pendente, promossa a seguito di sentenza di condanna, determina incompatibilità "soltanto in caso di affermazione di responsabilità con sentenza passata in giudicato”; che in tal modo, ad avviso della Corte di cassazione, si è venuta a creare una disparità di trattamento fra consiglieri degli enti locali e consiglieri delle regioni, da considerarsi arbitraria "tenuto conto delle profonde affinità ravvisabili nelle situazioni poste a confronto”; che in ordine alla rilevanza, osserva il giudice a quo che essa appare manifesta, risultando dagli atti e non essendo controverso che il processo penale in cui è imputato il Boffa non è stato ancora definito con sentenza passata in giudicato; che è intervenuto nel presente giudizio Aldo Boffa, il quale ha chiesto che la questione di legittimità sollevata dalla Cassazione venga accolta, evidenziando come le cause di incompatibilità operino sul piano degli impedimenti elettorali e perciò incidano sul diritto di elettorato passivo e come, secondo l'insegnamento della Corte costituzionale, le limitazioni a tale diritto siano ammissibili solo in quanto effettivamente indispensabili a soddisfare le esigenze di pubblico interesse cui sono preordinate; che l'art. 3-ter del d.l. n. 13 del 2002, che ha modificato il t.u. degli enti locali, apparirebbe sotto tale profilo conforme all'art. 51 della Costituzione, mentre la norma censurata sarebbe incongrua sotto un duplice aspetto: individuare come causa di decadenza la semplice pendenza di una lite, nata a seguito di condanna con sentenza non definitiva, rimetterebbe la determinazione della perdita del diritto di elettorato passivo alla decisione discrezionale dell'ente di appartenenza sull'instaurazione di un giudizio contro il suo consigliere; in secondo luogo, mentre la condanna penale del consigliere determina la decadenza solo alla conclusione del procedimento con sentenza definitiva, la semplice instaurazione di una causa civile comporta la perdita della carica; che la norma impugnata, ad avviso della parte privata, creerebbe quindi un'irragionevole disparità di trattamento, relativamente alla causa di decadenza costituita dalla lite pendente, tra consiglieri regionali e consiglieri degli enti locali. Né l'attribuzione alle Regioni, ad opera del primo comma del nuovo art. 122 della Costituzione, di potestà legislativa in materia di ineleggibilità e incompatibilità per le elezioni regionali, farebbe venir meno l'attuale problema di costituzionalità della legislazione statale tuttora vigente, non avendo la Regione Campania legiferato in materia;