[pronunce]

2.2.- Esclusa, in ragione delle argomentazioni sopra esposte, la possibilità di percorrere una interpretazione conforme alla Costituzione della norma censurata, il giudice a quo ritiene non manifestamente infondate le questioni di legittimità dell'art. 142, comma 2, CCII, in quanto applicabile alla procedura di liquidazione controllata, per non aver previsto «un limite temporale all'acquisizione di beni sopravvenuti all'apertura della procedura concorsuale». Partendo, dunque, dal presupposto secondo cui, «in assenza di un limite di legge, e non potendo mutuarsi il termine triennale previsto per le finalità dell'esdebitazione», la procedura dovrebbe rimanere aperta per il «solo tempo strettamente necessario a coprire le [...] spese da essa stessa prodotte», rinviene un contrasto della norma censurata con gli artt. 3 e 24 Cost. 2.2.1.- A detta del rimettente, la norma censurata presterebbe «il fianco ad abusi da parte del debitore il quale avrebbe gioco facile a sottrarsi dall'esecuzione presso terzi intentata nei suoi confronti dai creditori, con conseguente ed ingiustificabile compressione del diritto di agire di quest'ultimi». 2.2.2.- Al contempo, la medesima norma, nel parametrare la durata dell'acquisizione dei beni sopravvenuti al tempo strettamente necessario a coprire le spese della procedura, determinerebbe - sempre secondo il giudice a quo - una irragionevole disparità di trattamento rispetto alla disciplina di cui godono i creditori nel caso di procedure di liquidazione del sovraindebitato aperte prima dell'entrata in vigore del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza. Per tali procedure trova, infatti, applicazione l'art. 14-undecies della legge n. 3 del 2012, che fissa in quattro anni la durata di acquisizione dei beni sopravvenuti del debitore. 2.3.- Il giudice a quo ritiene che i citati vizi possano essere rimossi solo con un intervento di tipo additivo di questa Corte, che si dovrebbe plasmare sulla disciplina indicata quale tertium comparationis, vale a dire l'art. 14-undecies della legge n. 3 del 2012. Tale intervento additivo - a detta del rimettente - dovrebbe essere limitato alle sole ipotesi in cui l'art. 142, comma 2, CCII trovi applicazione alla «liquidazione controllata "senza beni" e a mera vocazione reddituale». 2.4.- In punto di rilevanza, il rimettente osserva che il procedimento si trova nella fase regolata dall'art. 272, comma 2, CCII, avendo l'organo liquidatore sottoposto al giudice delegato, ai fini dell'approvazione, un programma di liquidazione, che prevede l'acquisizione di quote di reddito del debitore per una durata di quattro anni, salvo l'eventuale effetto esdebitativo. Secondo il giudice a quo, a causa della lacuna presente nell'art. 142, comma 2, CCII, il programma di liquidazione sarebbe stato proposto sulla base di un potere arbitrario attribuito dalla norma ai liquidatori, non essendo possibile trarre «dall'ordito normativo» «un limite minimo di apprensione dei redditi del debitore sovraindebitato». 3.- È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili o, in subordine, non fondate. 3.1.- Anzitutto, l'Avvocatura contesta il carattere manipolativo dell'intervento richiesto a questa Corte, là dove, a fronte della pluralità di soluzioni che il legislatore potrebbe adottare in relazione al termine, verrebbe invasa la sfera di discrezionalità legislativa. Posto che «le opzioni (costituzionalmente legittime) rimesse alla discrezionalità del legislatore appaiono molteplici [...] l'indicazione stessa di uno dei possibili termini di conclusione della procedura di liquidazione controllata da parte di codesta Ecc.ma Corte, assumerebbe il carattere di una "novità di sistema" che si porrebbe al di fuori dell'area del sindacato di legittimità costituzionale essendo rimesso a scelte demandate al legislatore (sent. Corte Cost. n. 103/2021; n. 250/2018). In tal senso, la soluzione prospettata nell'ordinanza di rimessione non può ritenersi "a rime obbligate" ovvero costituzionalmente necessitata, rientrando, anche in questo caso, nella piena discrezionalità del legislatore la scelta di subordinare ad un determinato termine la procedura di liquidazione controllata». Al contempo, la difesa statale rileva che, nella specifica ipotesi presa in esame, vi sarebbero «soluzioni interpretative che consent[irebbero] di individuare un preciso orizzonte temporale coincidente con il termine indicato per la esdebitazione» e che, anche nel giudizio di autorizzazione alla chiusura della procedura, dovrebbe «ritenersi consentita al giudice del merito, secondo il suo prudente apprezzamento, una valutazione comparativa della consistenza dei riparti parziali dei debiti esistenti rispetto a quanto complessivamente dovuto»: compito dell'interprete sarebbe «proprio quello di stabilire il termine idoneo, nella fattispecie concreta, a consentire da una parte l'assolvimento dell'esigenza del debitore di reinserirsi nel sistema economico [...], dall'altra di evitare uno sbilanciamento del sistema in danno dei creditori». La difesa statale ritiene pertanto percorribile una interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione censurata, dal che inferisce l'inammissibilità delle questioni. 3.2.- Quanto alla non fondatezza, l'Avvocatura sottolinea che la mancata previsione di un limite temporale - a differenza di quanto previsto dall'art. 14-undecies della legge n. 3 del 2012 - si giustificherebbe in ragione della scelta del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza di assimilare la liquidazione controllata del sovraindebitato alla liquidazione giudiziale, uniformandone la disciplina. 4.- Con ordinanza del 7 marzo 2023, iscritta al n. 49 del registro ordinanze 2023, lo stesso Tribunale di Arezzo ha sollevato, nell'ambito di una procedura di liquidazione controllata sui beni di G. A., questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., aventi per oggetto sempre l'art. 142, comma 2, CCII, «per come applicabile nell'ambito della liquidazione controllata del sovraindebitato», nella parte in cui «non prevede un limite temporale all'acquisizione di beni sopravvenuti all'apertura della procedura concorsuale». 4.1.- Il giudice a quo riporta che il programma depositato dai liquidatori, ai sensi dell'art. 272, comma 2, CCII, stabiliva l'acquisizione alla procedura di quote della retribuzione mensile della debitrice e fissava la durata sia della procedura sia dell'acquisizione dei crediti in tre anni. 4.2.- Le argomentazioni del rimettente in merito alla rilevanza e alla non manifesta infondatezza delle questioni sono identiche a quelle riportate nell'ordinanza iscritta al n. 48 reg. ord. 2023. 5.- Anche nel giudizio in esame, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha eccepito la inammissibilità e la non fondatezza delle questioni. 5.1.-