[pronunce]

In ordine ai commi 24, 25 e 26 dell'art. 90, la Regione Valle d'Aosta rimanda alle doglianze già formulate nei confronti degli altri commi, precisando come la gestione e l'uso degli impianti sportivi debbano essere ricompresi nella materia “ordinamento sportivo”, assegnata alla potestà legislativa concorrente. 4.1. — Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che, riservandosi un ulteriore esame della questione, ha affermato che «le disposizioni poste dalla finanziaria, ove attengano effettivamente all'ordinamento sportivo, si limitano, in piena conformità al dettato costituzionale, a porre principi di carattere generale. Ma, nella sua più ampia parte, l'art. 90 regola in realtà campi che solo indirettamente sono riferibili all'ordinamento sportivo, dovendo invece essere ascritti a materie di competenza esclusiva dello Stato giusto il disposto dell'art. 117, secondo comma, Cost., avendo ad oggetto una necessaria uniformità a livello nazionale: così, in materia tributaria (lettera e), in materia di ordinamento civile (lettera l)». 5.- La Regione Emilia-Romagna censura l'art. 90, commi 18, 20, 21, 22, 24, 25 e 26, per violazione degli artt. 117, terzo, quarto e sesto comma, e 118, primo e secondo comma, della Costituzione. La Regione ricorrente rileva che l'art. 90, comma 18, rimette a successivi regolamenti la disciplina di una serie di aspetti, pur trattandosi di materia riservata alla potestà legislativa concorrente, rispetto alla quale, da parte dello Stato, non è ammessa l'adozione di regolamenti ma solo la fissazione di principi fondamentali della materia, ai sensi dell'art. 117, comma terzo, della Costituzione. Inoltre, l'art. 90, commi 20 e 21, nel prevedere l'istituzione di un registro nazionale presso il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), attribuisce poteri amministrativi e normativi ad un ente parastatale, in contrasto con l'art. 117, terzo e sesto comma, e con l'art. 118, secondo comma, della Costituzione. La Regione, quindi, afferma che, se anche nelle materie di cui all'art. 117, terzo comma, spettasse allo Stato allocare presso di sé le predette funzioni amministrative, tenuto conto della loro rilevanza ultraregionale, i commi 20 e 21 sarebbero illegittimi, comunque, per violazione dell'art. 118, primo comma, della Costituzione. Ad avviso della ricorrente, l'art. 90, comma 22, in quanto disposizione di dettaglio, violerebbe la potestà legislativa delle Regioni. Infine, i commi 24 e 25 dello stesso articolo dettano norme che non riguardano l'ordinamento sportivo, ma l'uso degli impianti sportivi degli enti territoriali, e l'affidamento della loro gestione nel caso in cui l'ente stesso non intenda effettuarla direttamente. Secondo la ricorrente, il comma 24, pur condivisibile in astratto, viola l'art. 117, quarto comma, della Costituzione, così come il comma 25, che detta criteri per l'affidamento della gestione degli impianti, lasciando alle Regioni la sola disciplina delle modalità attuative. Entrambi i suddetti commi, quindi, ledono il principio dell'autonomia degli enti locali. Anche la previsione del comma 26, ricadendo nel campo di applicazione dell'art. 117, quarto comma, della Costituzione, viola la potestà legislativa regionale e l'autonomia delle istituzioni scolastiche. 5.1. — Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, esponendo che la disposizione contenuta nell'art. 90, comma 18, «si riconduce più in generale alla materia dell'ordinamento civile riservata allo Stato; mentre negli altri commi (…), vi è la determinazione di principi fondamentali in settore (ordinamento sportivo) di concorrente competenza legislativa dello Stato, che in alcun modo pregiudicano o limitano la competenza della Regione». 6.- La Regione Emilia-Romagna ha, altresì, impugnato numerose disposizioni della legge n. 350 del 2003, censurando in particolare l'art. 4, comma 204, il quale prevede che «per consentire lo svolgimento dei propri compiti istituzionali, nonché per il finanziamento e il potenziamento dei programmi relativi allo sport sociale, agli enti di promozione sportiva è destinata la somma di 1 milione di euro per l'anno 2004». Afferma la Regione ricorrente che la promozione ed il sostegno dello sport costituiscono materia di competenza regionale sin dal trasferimento delle funzioni statali alle Regioni disposto dal d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382). Nel vigente ordinamento costituzionale lo Stato ha potestà concorrente in materia di ordinamento sportivo secondo quanto previsto dall'art. 117, terzo comma, della Costituzione, nei consueti limiti dei principi fondamentali; pertanto, secondo la ricorrente, «è illegittima la norma che dispone un finanziamento diretto, da parte dello Stato, a favore degli enti di promozione sportiva e per il potenziamento dei programmi relativi allo sport sociale (entrambe materie di sicura competenza residuale regionale) in quanto, come codesta Corte ha più volte affermato (cfr. sentenze numeri 49 e 16 del 2004 e 370 del 2003), gli interventi finanziari diretti in materia di competenza non “esclusiva” dello Stato ledono l'autonomia finanziaria della Regione». Nella specie, si tratta, invece, di risorse che devono essere assegnate al sistema regionale o locale secondo i principi dell'art. 119 della Costituzione; a ciò va aggiunto che, in ogni caso, non sono previsti meccanismi di cooperazione o di previa intesa con le Regioni. 7.- Successivamente alla proposizione dei suddetti ricorsi, l'art. 90 della legge n. 289 del 2002 è stato modificato per effetto del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72 (Interventi per contrastare la diffusione telematica abusiva di opere dell'ingegno, nonché a sostegno delle attività cinematografiche e dello spettacolo), come convertito, con modificazioni, nella legge 21 maggio 2004, n. 128. In particolare, l'art. 4 del citato decreto-legge, nel testo risultante dalla legge di conversione, ha modificato la lettera c) del comma 17 dell'art. 90; ha sostituito il comma 18, aggiungendo anche i commi 18-bis e 18-ter; ha abrogato i commi 20, 21 e 22; non ha, invece, apportato modificazioni ai commi 24, 25 e 26 del medesimo art. 90. 8.— La Regione Toscana, in prossimità dell'udienza pubblica, ha depositato memoria con la quale rileva che le modifiche e le abrogazioni intervenute dopo la proposizione del ricorso hanno determinato la cessazione della materia del contendere, anche in ragione della mancata attuazione, nelle more, delle disposizioni in questione. 8.1. — Analogamente l'Avvocatura generale dello Stato, nella memoria depositata, conclude per la declaratoria della cessazione della materia del contendere.