[pronunce]

6.2.2.- Nemmeno questa eccezione può essere accolta poiché anch'essa basata su asserzioni che non trovano conferma. Il primo rilievo non tiene in debito conto che, là dove l'ordinanza lamenta che il primo periodo del comma 2 dell'art. 11-octies del d.l. n. 73 del 2021, come convertito, ha limitato al futuro l'efficacia della norma con cui l'ordinamento nazionale si sarebbe adeguato alla sentenza della Corte di giustizia, il medesimo atto di promovimento ha inteso proprio prospettare la retroattività della disposizione. In ogni caso, risulta smentita anche l'asserzione che esclude la possibilità di interpretare la precedente formulazione dell'art. 125-sexies, comma 1, t.u. bancario, in senso conforme alla ricostruzione offerta dalla Corte di giustizia, poiché tale assunto è confutato da quanto afferma la medesima ordinanza. Secondo il rimettente, prima dell'intervento legislativo del 2021, era ben possibile, e anzi doverosa, la sostituzione della «chiave di lettura della norma - dall'intangibilità dei diritti acquisiti dall'intermediario (e dagli altri professionisti) all'effettività dei diritti del consumatore - senza arrecare apparenti traumi alla coerenza e logicità dell'enunciato normativo e senza incorrere in una manifesta contrarietà a legge, che costituisce l'estremo punto di resistenza dell'ordinamento interno all'obbligo di interpretazione "in conformità"». Ciò che, invece, - secondo il rimettente - avrebbe precluso, dopo l'intervento legislativo del 2021, l'interpretazione conforme alla sentenza Lexitor è il riferimento nel censurato art. 11-octies, comma 2, alle norme secondarie, riferimento ricompreso fra le parti della disposizione di cui il rimettente chiede la rimozione. Infine, l'ordinanza ha ben spiegato, proprio sulla scorta della naturale retroattività delle pronunce interpretative della Corte di giustizia, come, in assenza del citato rimando alle norme secondarie, sarebbe percorribile l'applicazione del precedente art. 125-sexies, comma 1, t.u. bancario, reinterpretato alla luce della pronuncia della Corte di giustizia, anche a una fattispecie il cui fatto generatore (sottoscrizione del contratto e sua estinzione anticipata) risalga a un'epoca antecedente alla medesima sentenza. 6.3.- Ancora, non può ritenersi fondata neppure l'ulteriore eccezione d'inammissibilità sollevata negli scritti difensivi dalla parte, in base alla quale il rimettente non avrebbe considerato - con conseguente difetto di motivazione sulla rilevanza, oltre che sulla non manifesta infondatezza delle questioni - che il costo per «commissione rete esterna», addebitato al consumatore nella vicenda oggetto del giudizio a quo, sarebbe sicuramente al di fuori del perimetro dei costi ripetibili. Ebbene, innanzitutto, è dalla stessa difesa della parte che può desumersi che il costo addebitato al cliente a titolo di «commissione rete esterna» è solo uno dei costi di cui è stata richiesta la ripetizione nel giudizio a quo. D'altro canto, l'ordinanza si sofferma in plurimi passaggi a precisare che il consumatore ha fatto valere nel giudizio principale la restituzione di costi qualificabili come up-front, rimborsabili alla luce della sentenza Lexitor, la quale valorizza l'ampia nozione di «costo totale del credito». Di conseguenza, proprio in ragione della latitudine di tale nozione, il rimettente non era tenuto a illustrare analiticamente le caratteristiche dei singoli crediti vantati dall'attore nel giudizio a quo, salvo dover precisare che essi fossero ascrivibili alla categoria up-front. E questo - come si è appena precisato - trova ampio riscontro nell'atto introduttivo. 6.4.- Infine, anche l'eccezione di carente ricostruzione del quadro normativo sollevata dalla difesa della parte nel corso dell'udienza pubblica dell'8 novembre 2022 non è fondata. 6.4.1.- In base a tale eccezione il rimettente avrebbe dovuto argomentare in merito alla norma transitoria, di cui all'art. 30 della direttiva 2008/48/CE, che esclude l'applicabilità della direttiva ai contratti in corso al momento dell'entrata in vigore della disciplina nazionale attuativa della stessa direttiva. 6.4.2.- Sennonché tale eccezione muove da un'ipotesi ricostruttiva - quella secondo cui l'attuazione della direttiva 2008/48/CE, almeno relativamente all'art. 16, si sarebbe avuta solo con la legge di conversione n. 106 del 2021 - ben diversa da quella sulla quale si fonda l'argomentazione del rimettente. L'ordinanza, infatti, argomenta nel senso che la direttiva avrebbe trovato attuazione con il decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, recante «Attuazione della direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori, nonché modifiche del titolo VI del testo unico bancario (decreto legislativo n. 385 del 1993) in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi», decreto che è entrato in vigore il 19 settembre 2010, vale a dire ben quattro anni prima della data di conclusione del contratto oggetto del giudizio a quo. Non a caso, il rimettente ravvisa nella disciplina censurata un inadempimento solo post factum e concernente non l'an, bensì il quomodo dell'attuazione dell'art. 16 della direttiva da parte del censurato art. 11-octies, comma 2, il quale ha, infatti, continuato a prevedere l'applicazione per il passato dell'art. 125-sexies t.u. bancario, come introdotto dal d.lgs. n. 141 del 2010 in attuazione della direttiva. Di conseguenza, una volta che il rimettente ha chiarito la data di perfezionamento del contratto sul quale si controverte nel processo a quo, vale a dire il 16 ottobre 2014, e una volta che l'atto introduttivo del giudizio ha fatto preciso riferimento alla disciplina attuativa della direttiva, evocando il citato d.lgs. n. 141 del 2010, sarebbe del tutto ultroneo pretendere una esplicitazione di ciò che pare di tutta evidenza: vale a dire che un contratto concluso dopo quattro anni dall'entrata in vigore della disciplina attuativa della direttiva fosse soggetto a tale normativa. 7.- Da ultimo, non sono fondate neanche le eccezioni di inammissibilità sollevate dall'Avvocatura dello Stato. 7.1.- In particolare, la difesa dello Stato contesta, innanzitutto, il mancato esperimento del tentativo di interpretazione conforme al diritto dell'Unione europea della disposizione censurata. Sennonché, il rimettente si è ampiamente confrontato con le possibili soluzioni ermeneutiche adeguatrici al diritto dell'Unione europea e le ha consapevolmente e motivatamente escluse.