[pronunce]

3.- Si è costituita anche la Regione Puglia che ha concluso per una dichiarazione di inammissibilità delle questioni sollevate, per genericità e difetto di chiarezza e completezza delle censure rivolte alla disposizione denunciata, in particolare con riferimento alla asserita violazione dell'art. 117, commi secondo, lettera m), e terzo, Cost. Nel merito, la difesa regionale ha sostenuto la non fondatezza, sotto ogni profilo, della questione stessa. Con l'imporre al soggetto autorizzato l'obbligo di depositare una ulteriore polizza fideiussoria, escutibile in caso di mancata realizzazione dell'impianto, la norma impugnata non violerebbe l'art. 41 Cost., essendo, appunto, volta ad incentivare la realizzazione degli impianti autorizzati ai fini del raggiungimento dell'obiettivo di incrementare la produzione di energia da fonti alternative, perseguito dallo Stato in attuazione di specifici obblighi internazionali e comunitari, e rappresentando, quindi, una forma di controllo finalizzato a perseguire l'utilità sociale, pure garantita sul piano costituzionale. Neppure essa contrasterebbe con l'art. 3 Cost., stante la peculiarità degli impianti eolici, rispetto ad ogni altra tipologia di manufatto realizzabile con il permesso di costruire, in ragione della pubblica utilità di detti impianti accentuata dal favor riconosciuto dal legislatore nazionale alle fonti di energia rinnovabili. Né potrebbero ritenersi violati i precetti di cui all'art. 117, commi secondo, lettera m), e terzo, Cost., poiché la disposizione impugnata «non limita l'iniziativa economica nel settore energetico, né la parità di accesso da parte dei diversi operatori privati», e perché essa - oltre ad essere in linea con quanto prescritto dalla lettera j), dell'art. 13.1 dell'Allegato di cui al decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 10 settembre 2010 (Linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili) - sarebbe, anche «conforme» all'art. 1-quinquies del decreto-legge 8 luglio 2010, n. 105 (Misure urgenti in materia di energia), convertito, con modificazioni, dalla legge 13 agosto 2010, n. 129, prevedente l'adozione di «opportune misure affinché l'istanza per l'autorizzazione di cui all'articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, sia accompagnata da congrue garanzie finanziarie poste a carico del soggetto che richiede il rilascio dell'autorizzazione e di eventuali successivi subentranti», al fine di contrastare «le attività speculative [...] da parte di soggetti che non concludono la realizzazione degli impianti». Quanto alle precedenti sentenze di questa Corte, n. 119 del 2010 e n. 307 del 2013, la Regione ha ritenuto, per quanto ora rileva, non pertinente la prima - che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, commi 1 e 2, della stessa legge n. 31 del 2008, poiché relativa al diverso profilo della allocazione degli impianti - e pertinente invece, la seconda, nella parte in cui ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 18, della successiva legge della Regione Puglia 24 settembre 2012, n. 25 (Regolazione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili), là dove prevede che il richiedente l'autorizzazione unica sia tenuto a presentare anche un «piano economico e finanziario»: piano che la Corte ha reputato "aggiuntivo" rispetto alla cauzione a garanzia (per il ripristino dello stato dei luoghi) prevista dalle Linee guida statali e quindi non in contrasto con detta normativa interposta. 4.- La società ricorrente nel giudizio a quo, ha, nell'imminenza dell'udienza di discussione, depositato memoria integrativa, per contestare partitamente le eccezioni di inammissibilità e le deduzioni di non fondatezza delle sollevate questioni, formulate dalla difesa regionale. In particolare, quanto alla violazione dell'art. 41 Cost., detta società ha replicato che la previsione dell'incameramento di un'ingente fideiussione da parte della Regione nell'ipotesi di mancata realizzazione dell'opera, pari a dieci volte quella prevista per la rimessione in pristino dello stato dei luoghi, anche qualora le iniziali valutazioni circa la convenienza dell'investimento siano venute meno, comprimerebbe la libertà imprenditoriale del soggetto autorizzato, la cui decisione circa l'opportunità di eseguire o meno l'opera assentita risulterebbe condizionata dalla previsione in esame. E, quanto alla violazione dell'art. 3 Cost., ha sostenuto che l'aggravamento del procedimento autorizzatorio per la ricostruzione degli impianti in questione, rispetto a quello per il rilascio del permesso di costruire, non potrebbe ritenersi giustificato dal fatto che i progetti assentiti con autorizzazione unica costituiscano opere di pubblica utilità ai sensi dell'art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003 e del d.m. 10 settembre 2010. E ciò perché la disciplina inerente al permesso di costruire non imporrebbe misure coercitive dell'attività autorizzata neppure nel caso in cui l'opera da eseguire sia considerata di pubblica utilità. Ha escluso infine, che le due garanzie di che trattasi possano ritenersi «tra loro diverse e complementari», atteso anche che la fideiussione di cui alla lettera c), è di importo dieci volte superiore a quella di cui alla lettera d). 5.- Anche la Regione Puglia ha, infine, depositato memoria integrativa, nella quale - oltre a ribadire ed ulteriormente argomentare le precedenti proprie conclusioni - sottolinea come la disposizione censurata risponda alla finalità di «contenere il fenomeno della proposizione di progetti sostanzialmente "virtuali"», legato al mercato parallelo dei cosiddetti «sviluppatori», di società, cioè, aventi come scopo quello di «farsi autorizzare per poi cercare un acquirente del titolo acquisito, anziché procedere con la effettiva realizzazione del progetto stesso». Pone, altresì, in evidenza come la polizza fideiussoria in questione costituisca «adempimento richiesto nella fase post-autorizzatoria», dovendo essere rilasciata entro 180 giorni dalla comunicazione di inizio lavori: termine entro il quale «la costruzione dell'impianto potrebbe, come è accaduto, essere in avanzata fase di realizzazione o addirittura essere già terminata». Aggiunge che, comunque, il termine per la comunicazione di inizio dei lavori, inizialmente fissato in 6 mesi dal rilascio dell'autorizzazione, «è reso prorogabile anche di 24 mesi» e, da ultimo, può essere prorogato per una sola volta per altri due anni, qualora l'impianto non abbia conseguito gli incentivi, ex art. 1, comma 1, della successiva legge della Regione Puglia 7 agosto 2017, n. 34, recante «Modifiche all'articolo 5 della legge regionale 24 settembre 2012, n. 25 (Regolazione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili)».