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Come facciamo, chi decide o deciderà dove mandare questo nucleo di 5.000 persone? Niger o Ucraina? Mali o Sudan? Chi lo decide? Mancano quindi, secondo me, prima - o, almeno, parallelamente - la politica estera e la politica di difesa, altrimenti la governance non regge, com'è di tutta evidenza. Ed è vero che oggi scontiamo anche l'ennesimo modo di essere spesso noi stessi: a noi piace cioè l'uomo forte; le istituzioni forti un po' meno; le donne forti, poi, non le prendiamo neanche in considerazione, perché è del tutto evidente che non ci sono. (Applausi) . Applichiamo un senso della misura. Ad esempio, capisco che bisogna avere rapporti con la Russia finché siamo dipendenti dal gas per il 40 per cento, ma non è necessario dare venti onorificenze a venti russi. Il senso della misura dice che, da una parte, è chiaro che non tendiamo all'autocrazia, ma, dall'altra, possiamo ben sottolineare sempre che comunque siamo diversi nei valori, nell'impostazione e nella governance e che non è il caso che onoriamo tanti, tutti quelli che passano? Anche quello che, dopo essere stato ben onorato, ha definito "falco" il ministro Guerini; va bene, cercheremo allodole, non importa. Uno va in Arabia, va bene, ma non è proprio necessario dire che ha trovato il nuovo rinascimento. Non è così, a meno che il rinascimento non si misuri dall'altezza dei grattacieli. Questo rinascimento però, l'altro ieri, ha visto ottantuno esecuzioni di condanne a morte in un giorno. Per questo credo, presidente Draghi, che il suo linguaggio di verità - e cioè che alcuni costi li pagheranno anche i nostri cittadini - vada ripetuto, perché non si ritrovino - o non facciano finta di ritrovarsi - completamente impreparati. Evidentemente sta noi - non solo a lei, ma a noi tutti, alla cosiddetta classe politica - formare e informare, al di là dei talk show e quant'altro, su cosa ci possiamo aspettare, mentre nel frattempo continua tutto il vostro sforzo diplomatico. Infine, ci sono cose che possiamo fare da soli. Abbiamo in Italia la più grande comunità di ucraini: sono 286.000. Li vogliamo regolarizzare? Magari come forma urgente. Queste signore, infatti, se possono, chiederanno i ricongiungimenti familiari. Peraltro, penso che tra i rifugiati afghani non dobbiamo distinguere quelli buoni e quelli cattivi: questo proprio non si fa. Le chiedo quindi una misura straordinaria perché questa comunità di donne sole trovi una forma per avviare i ricongiungimenti familiari. Comunque, buon lavoro e spero che questi due giorni a Bruxelles segnino il cambio, un metro prima del baratro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signora Presidente, signor presidente del Consiglio dei ministri, professor Draghi, membri del Governo, colleghi, Forza Italia ha un atteggiamento di grande lealtà nei confronti di questo Governo. L'abbiamo sempre dimostrato, anche in passato, nei momenti difficili nei quali abbiamo dovuto affrontare anche le missioni internazionali di pace. Continuiamo su questa strada, però vorrei ricordare a quest'Assemblea che abbiamo perso davvero tanto tempo e la guerra sta diventando, nella sua drammaticità, anche un grande acceleratore, perché non apre gli occhi solo sulla tragedia immane del conflitto, ma anche sulle condizioni nelle quali si dibatte questa Europa, priva di una sovranità energetica e alimentare e priva soprattutto di una capacità militare che le consenta di avere quell'autorevolezza che tante volte è stata anche richiamata in quest'Aula. Mi riferisco ad alcuni suoi discorsi, signor Presidente del Consiglio, nei quali ha evidenziato la necessità di arrivare ad un'Europa che abbia una sua autonomia strategica. Ho parlato tante volte di Europa superpotenza. Le superpotenze infatti, come lo sono gli Stati Uniti, la Cina e la Russia stessa, sono quelle realtà nel perimetro delle quali non avvengono le guerre. Allora noi, come forza politica, vogliamo fare un appello davvero sincero e reale alla pace e per fare un appello alla pace dobbiamo uscire dalle forme di un certo pacifismo, di una certa utopia e anche da certi "pacifinti" che a volte popolano la politica italiana. La vera pace la otteniamo se guardiamo con attenzione alla situazione internazionale e ci rendiamo conto che abbiamo comunque la necessità di arrivare a una trattativa per porre fine alla guerra. L'Europa non può permettersela: non siamo in condizioni - dobbiamo dire la verità - di affrontare un conflitto. Non siamo nelle condizioni noi italiani e non lo è l'Europa, quindi dobbiamo fare tutto ciò che è possibile per avviarci sulla strada delle trattative. Questo è ciò che si dovrà realizzare nell'incontro del 24 e 25 marzo. Certo, poi vi è l'autonomia energetica e bisogna guardare con attenzione anche all'energia nucleare, che è stata ritenuta pulita. Occorre guardare con attenzione alla fissione dell'atomo, a centrali nucleari che siano collocate 200-300 metri sottoterra, com'è stato richiesto, che potrebbero portare davvero a un'autonomia anche energetica. Questo, però, avverrà in tempi estremamente lunghi, perché dobbiamo attendere ancora dieci anni. Nel frattempo, che cosa diciamo agli italiani, nel momento in cui abbiamo ancora una dipendenza intorno al 40 per cento dalle forniture di gas russo, senza parlare delle difficoltà che dovremo affrontare sotto il profilo dell'autonomia alimentare? Allora bisogna parlare il linguaggio della verità: non vogliamo la guerra, vogliamo la pace, ma per arrivare alla pace dobbiamo mettere in campo tutte le strategie e soprattutto le azioni necessarie per costruirla. Quindi anche nel linguaggio non forzerei ulteriormente. Facciamo grande attenzione nel momento in cui usiamo parole che non consentono più di ritornare indietro. (Applausi) . Guardiamo alla tragedia che sta avvenendo nella consapevolezza che la guerra sta trascinando nel baratro una Nazione e rischia di trascinare in una guerra anche l'Europa. Voglio ricordare lo studio di un'università americana che evidenzia che se la guerra dovesse diventare mondiale e quindi nucleare, come indicato dal ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, nei primi quarantacinque minuti di conflitto avremmo 85 milioni di morti. Quindi, presidente Draghi, handle with care: maneggiamo questa operazione con la valutazione di tutta la situazione generale e cerchiamo di comprendere che il rischio che l'Italia e l'Europa stanno affrontando in questo momento è esorbitante. Dobbiamo evidenziarlo anche agli italiani. Presidente Draghi, in bocca al lupo e rappresenti questa Italia nel migliore dei modi: un'Italia che le è vicina e la ringrazia anche per l'importante relazione che ha tenuto quest'oggi al Senato della Repubblica, la quale rappresenta un passo ulteriore verso il processo di pace che vogliamo realizzare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto) .