[pronunce]

Da ultimo, la disposizione censurata violerebbe l'art. 117, primo comma, Cost., nonché il parametro interposto costituito dall'art. 6, paragrafo 3, lettera c), della CEDU e l'art. 24, terzo comma, Cost., in quanto la riduzione di un terzo del compenso del difensore «risulta pregiudizievole per l'assistenza gratuita da parte del difensore d'ufficio e/o di persona priva di mezzi per pagare, ossia per l'esercizio del diritto di difesa da parte di soggetti appartenenti a particolari categorie, in favore delle quali è previsto che l'assistenza in giudizio sia a carico dello Stato». 2.- Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con atto depositato fuori termine, concludendo per la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale.1.- Il Giudice monocratico del Tribunale ordinario di La Spezia dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 607, della legge 27 dicembre 2013, n.147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2014), nella parte in cui prevede che le disposizioni di cui al comma 606, lettera b), dell'art. 1 della legge n. 147 del 2013 (che ha introdotto l'art.106-bis nel decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A») n. 115 del 2002) si applicano «alle liquidazioni successive alla data di entrata in vigore della presente legge», ossia al 1º gennaio 2014. Tale disposizione, secondo il giudice a quo, si porrebbe in conflitto con l'art. 3 della Costituzione perché l'applicazione della decurtazione del compenso alle istanze depositate in epoca antecedente al 1º gennaio 2014 darebbe luogo ad una irragionevole disparità di trattamento, facendo dipendere l'entità del compenso dal momento della liquidazione e, dunque, da un evento indipendente dalla condotta del difensore. Solo le liquidazioni antecedenti al 1° gennaio 2014 potrebbero effettuarsi "secondo i più favorevoli parametri in allora vigenti". La norma, poi, violerebbe l'art. 24, secondo comma, Cost. per effetto delle ricadute che la decurtazione del compenso avrebbe sulla qualità della prestazione del difensore. Infine, la norma violerebbe l'art. 117, primo comma, della Costituzione e il parametro interposto di cui all'art. 6, paragrafo 3, lettera c), della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955 n. 848, nonché l'art. 24, terzo comma, Cost., in quanto renderebbe meno efficiente l'assistenza gratuita del difensore prevista a vantaggio delle categorie meno abbienti. 2.- La questione è inammissibile. Il giudice rimettente non ha indicato le ragioni per le quali la disposizione censurata debba applicarsi al giudizio principale, il che si risolve in un difetto di motivazione sulla rilevanza (ex plurimis, ordinanze n. 99 del 2013 e n. 38 del 2012). In particolare non ha esaminato il problema del coordinamento temporale della disposizione de qua (art. 106-bis), con la diversa disciplina di cui all'art. 9 del decreto del Ministero della giustizia 20 luglio 2012, n. 140 (Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell'articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27), in virtù della quale «Per le liquidazioni delle prestazioni svolte a favore di soggetti in gratuito patrocinio, e per quelle a esse equiparate dal testo unico delle spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, si tiene specifico conto della concreta incidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale della persona difesa, e gli importi sono di regola ridotti della metà anche in materia penale». In altri termini il giudice a quo non ha chiarito quale sia la disciplina effettivamente applicabile nel caso di specie. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, «i giudici rimettenti sono chiamati, nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale, non solo ad indicare le circostanze che incidono sulla rilevanza delle questioni sollevate, ma anche ad illustrare, quando sia il caso, i presupposti interpretativi che implicano, nel loro giudizio, la necessità di fare applicazione della norma censurata» (ex multis, ordinanza n. 95 del 2012 e sentenza n. 249 del 2010). Il giudice a quo, inoltre, non ha indicato quali siano "i più favorevoli parametri in allora vigenti" in base ai quali si sarebbe dovuto provvedere sulle istanze di liquidazione depositate in data antecedente al 1º gennaio 2014. L'ordinanza di rimessione, dunque, risulta priva della indicazione espressa della disposizione assunta quale tertium comparationis (ex plurimis, ordinanza n. 9 del 2014). Il rimettente è incorso in una incompleta ricostruzione del quadro normativo di effettivo riferimento, «compromette l'iter logico argomentativo posto a fondamento della sollevata censura» determinandone l'inammissibilità (ex plurimis, sentenze n. 276 e n. 204 del 2013). Pertanto, la questione deve essere dichiarata inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 607, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2014), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo e terzo comma, della Costituzione e all'art. 117, primo comma, Cost. in relazione all'art. 6, paragrafo 3, lettera c), della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, dal Tribunale ordinario di La Spezia con l'ordinanza di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 gennaio 2015 F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente e Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 febbraio 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI