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L'articolo 1 definisce l'ambito formativo in relazione alle quattro classi nelle quali sono distinte le professioni sanitarie (dell'assistenza diretta al paziente, della riabilitazione, delle professioni tecniche, della prevenzione) richiamando anche l'osservanza di quanto già previsto nell'ordinamento universitario circa il fatto che la strutturazione assistenziale (assolutamente indispensabile ai fini della formazione professionale abilitante ovvero del tirocinio) deve essere coerente con il settore disciplinare, coerenza assicurata dall'iscrizione allo specifico Ordine professionale, atteso che il settore scientifico-disciplinare universitario non garantisce da solo questa coerenza: la precisazione è essenziale trattandosi di lauree abilitanti. L'articolo 2 è rivolto alla formazione di secondo e di terzo livello. La laurea magistrale viene raccordata sia a finalità formative specializzate, che a funzioni manageriali e di coordinamento delle professioni di ciascuna specifica classe nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. Prevede anche che nell'ultimo anno di corso vi siano indirizzi specialistici, declinati con provvedimenti amministrativi del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, acquisito il parere dell'Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie. Del master di secondo livello sono precisate le finalità per l'accesso a responsabilità organizzative sanitarie, nonché l'equiparazione – a tali fini – per i docenti universitari di ruolo in possesso degli altri requisiti necessari. L'articolo 3 istituisce i dipartimenti ad attività integrata (DAI) didattico-scientifica-assistenziale nelle aziende ospedaliere universitarie, negli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) e nelle aziende sanitarie. Per la nomina del direttore del DAI si rinvia a quanto previsto dall'articolo 3 del citato decreto legislativo n. 517 del 1999 con alcune precisazioni sulla procedura selettiva. L'articolo 4 integra l'Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie, inserendovi le competenze relative alla ricerca sanitaria e prevedendo che vi siano rappresentate anche le regioni e le province autonome. Trattasi di organismo disciplinato dall'articolo 10 del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 19 febbraio 2009, adottato di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per il quale sono proposte opportunamente competenze rafforzate, indicate anche in altri disegni di legge seppure con diversa denominazione. L'articolo 5 infine raccorda l'impianto normativo con preesistenti norme, in primo luogo riguardo all'afferenza dei docenti ai settori scientifico-disciplinari e ai settori concorsuali universitari, da rivisitare in una logica che tenga conto del curriculum scientifico in relazione all'attività assistenziale delle varie professioni (la relativa definizione puntuale non è modificata rispetto alle competenze del Ministero dell'università e della ricerca). Le norme transitorie riguardano anche i titoli già previsti per l'accesso alle funzioni sanitarie di coordinamento, di cui all'articolo 6 della legge 1° febbraio 2006, n. 43, che debbono essere raccordati alle nuove disposizioni.. 1 (Formazione delle professioni sanitarie) 1 La formazione universitaria del personale sanitario, di cui all'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, avviene nelle strutture del Servizio sanitario nazionale in convenzione con le università, avvalendosi del personale docente universitario di ruolo, nonché del personale delle aziende sanitarie. Le strutture accreditate assumono la denominazione di « Presìdi di insegnamento professionalizzante e di ricerca ». 2 La formazione di cui al comma 1 è organizzata in classi, una per ciascuna delle professioni previste dalla legge 10 agosto 2000, n. 251, alle quali corrispondono specifici settori scientifico-disciplinari e relativi settori e macrosettori concorsuali. Le attività formative professionalizzanti, sia teoriche che di tirocinio, sono svolte da docenti universitari dello specifico settore scientifico-disciplinare e da docenti del Servizio sanitario nazionale. I docenti universitari e quelli del Servizio sanitario nazionale devono essere iscritti all'Ordine professionale corrispondente alla classe. L'attività didattica e di tirocinio dei docenti nonché l'attività organizzativa dei corsi rientrano nell'orario di servizio ordinario. 3 La formazione universitaria delle professioni sanitarie si articola nei seguenti livelli: a corso di laurea abilitante, di durata triennale; b corso di laurea magistrale, di durata biennale, volto all'acquisizione di competenze scientifiche e organizzative di classe, comprensivo di approfondimenti specialistici da svolgere nell'ultimo anno di corso; c master di primo livello; d master di secondo livello per il perfezionamento scientifico e l'alta formazione permanente e ricorrente; e corsi di dottorato di ricerca. 4 In considerazione dell'evoluzione scientifica e tecnologica, del quadro epidemiologico, delle innovazioni organizzative dei servizi sanitari e socio-sanitari e del conseguente avanzamento delle competenze professionali, al fine di favorire l'integrazione con i modelli formativi e professionali dell'Unione europea, il Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca e il Ministro della salute, d'intesa con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e sentite le rappresentanze professionali e sindacali, con proprio decreto da emanare a cadenza triennale, provvede a dettare princìpi per la verifica e per l'eventuale ridefinizione dell'offerta formativa accademica. 2 (Formazione specialistica e post-specialistica delle professioni sanitarie) 1 I corsi di laurea magistrale di cui all'articolo 1, comma 3, lettera b) , sono organizzati per ciascuna delle classi di cui alla legge 10 agosto 2000, n. 251, e sono rivolti all'acquisizione delle necessarie competenze, anche organizzative, riguardo alle professioni sanitarie della classe. L'attività formativa prevede nell'ultimo anno di corso i seguenti indirizzi specialistici: a gestionale; b educativo-formativo e di ricerca metodologica; c clinico-specialistico, differenziato in settori professionali; d eventuali altri indirizzi stabiliti con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, acquisito il parere dell'Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie di cui all'articolo 4. 2 Ai sensi del comma 1, lettera d) , con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, possono essere istituiti indirizzi per tutte le professioni sanitarie per le quali sia stata avanzata una proposta da parte dell'Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie. Per le professioni della classe I di cui alla legge 10 agosto 2000, n. 251, è comunque previsto un indirizzo clinico-specialistico con le seguenti aree specialistiche: a area delle cure primarie e della sanità pubblica; b area intensiva e dell'emergenza e urgenza; c area medica; d area chirurgica; e area neonatologica e pediatrica; f area della salute mentale e delle dipendenze; g area della salute di genere. 3 I master di primo e di secondo livello di cui all'articolo 1, comma 3, lettere c) e d) , sono rivolti all'acquisizione di ulteriore professionalità, in particolare riguardo al management generale delle professioni sanitarie.