[pronunce]

e ciò senza che siano previsti, in aggiunta alla valutazione di «idoneità», uno specifico obbligo di motivazione sotto altri profili — in particolare, riguardo a requisiti di «eccezionale urgenza» — ed una correlata sanzione di inutilizzabilità in caso di inosservanza (obbligo e sanzione che, peraltro, avrebbero poco senso in difetto di un sindacato giurisdizionale successivo e di una possibilità di impiego processuale dei risultati delle operazioni); che, pertanto, è indubitabilmente vero che l'esigenza di tutela del valore fondamentale della segretezza delle comunicazioni è comune ad entrambe le forme di intercettazione; ma ciò non significa che le norme impugnate possano ritenersi lesive del principio di uguaglianza, per “eccesso di garanzie”, sulla base del raffronto con la disciplina dettata per un istituto strutturalmente eterogeneo — in quanto collocato al di fuori del processo — e nel suo insieme meno “garantito”: quale, appunto, quello delle intercettazioni preventive; che la questione va dichiarata, pertanto, manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 268, comma 3, e 271, comma 1, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 112 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 dicembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 dicembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA