[pronunce]

Sulla stessa scia si porrebbero le sentenze n. 173 del 2012, n. 327 del 2009, n. 326 del 2008, n. 397 del 2006 e n. 456 del 2005, concernente il «"sub settore" della "organizzazione degli uffici regionali e degli enti locali" e, all'interno di quest'ultima, dell'"organizzazione delle società dipendenti, esercenti l'industria o i servizi"». 6.3.- Quanto al comma 3 dell'art. 19 - che pone una disciplina articolata delle unioni di Comuni con differenti profili - ed al connesso successivo comma 4, sostiene la ricorrente che anche tali disposizioni sarebbero in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera p), e quarto comma, Cost. Lo Stato - come già evidenziato in precedenza - non potrebbe, infatti, esibire una competenza legislativa diversa da quella inerente alla legislazione elettorale, alle funzioni fondamentali e agli organi di governo di Province, Comuni e Città metropolitane, per cui non avrebbe titolo alcuno «per disciplinare l'istituzione e l'organizzazione di enti locali differenti da quelli appena menzionati, quali le unioni di comuni, tanto più e a maggior ragione se la suddetta disciplina pretende di assumere - come nel caso di specie - natura vincolante e conformativa delle potestà normative e amministrative della Regione e dei comuni interessati», così da incidere su un ambito affidato alla potestà regionale residuale di cui al quarto comma dell'art. 117 Cost. 6.3.1.- La Regione Puglia, come detto, censura infine il comma 7 dell'art. 32 del d.lgs. n. 267 del 2000, come sostituito dal comma 3, dello stesso art. 19, il quale stabilisce in via generale che «Alle unioni competono gli introiti derivanti dalle tasse, dalle tariffe e dai contributi sui servizi ad esse affidati». La disposizione richiamata, a suo avviso, contrasterebbe, infatti, con i commi primo, secondo e sesto dell'art. 119 Cost., «i quali, nel riconoscere esclusivamente agli enti autonomi costitutivi della Repubblica l'autonomia finanziaria di entrata e di spesa, il potere di stabilire ed applicare "tributi ed entrate propri" (in armonia con la Costituzione e secondo "i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario"), nonché la disponibilità di un proprio patrimonio, impediscono che la legge statale possa sottrarre autonomia impositiva e di entrata nonché risorse patrimoniali ai suddetti enti, attribuendole in titolarità a nuovi e diversi enti territoriali» e cioè alle unioni di Comuni. Peraltro, in tal modo la norma censurata violerebbe anche i limiti che l'art. 117, terzo comma, Cost. impone alla potestà legislativa dello Stato in materia di «coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario», «fuoriuscendo dall'ambito dei "principi fondamentali" e invadendo perciò gli spazi costituzionalmente affidati alla potestà legislativa regionale sia dal terzo che dal quarto comma dell'art. 117 Cost.». 6.4.- In prossimità dell'udienza del 3 dicembre 2013 la Regione Puglia ha depositato memoria, con la quale ulteriormente argomenta l'illegittimità costituzionale delle denunciate disposizioni, osservando quanto segue. In relazione alla censura che investe la lettera a) del comma 1 dell'art. 19 (denunciato giacché «concerne funzioni amministrative diverse da quelle propriamente ordinamentali, comprendendo anche funzioni amministrativo-gestionali e, in ogni caso, perché qualifica come "fondamentali" funzioni che non possono in alcun caso essere ritenute tra quelle "indefettibili" dei Comuni»), la ricorrente esclude che lo Stato possa, esso stesso, «definire ed individuare il "carattere fondamentale" delle funzioni» di cui alla lettera p) del secondo comma dell'art. 117 Cost., essendo queste solo quelle «proprie e indefettibili degli enti locali» e cioè quelle che l'ente «deve svolgere necessariamente e immancabilmente, in modo tale che sarebbe impensabile l'esistenza di un ente locale che non le svolgesse». Tali sarebbero le funzioni «coessenziali alla vita dell'ente» e cioè le funzioni "ordinamentali" (tra cui, quella statutaria, regolamentare, di autorganizzazione, di bilancio) e non già quelle di «gestione e cura di concreti interessi», le quali devono, invece, essere distribuite in base all'art. 118 Cost. dai legislatori di volta in volta competenti. In tal senso, del resto, parrebbe orientarsi anche la difesa erariale, allorché distingue tra funzioni attinenti alla vita dell'ente e quelle amministrative in senso stretto. Quanto alla censura che investe la lettera d) del comma 1 dell'art. 19 (denunciato in quanto, «trattandosi di una disciplina di principio circa l'allocazione delle funzioni amministrative, il legislatore statale avrebbe potuto legittimamente intervenire solo ed esclusivamente nell'ambito delle materie per le quali sia titolare della potestà esclusiva o - al più - concorrente»), la Regione esclude che possa valere, a sostegno dell'infondatezza della questione, l'argomento della ascrivibilità della disciplina impugnata alla materia del «coordinamento della finanza pubblica», posto che il suo oggetto principale è «il riordino delle funzioni e la loro redistribuzione alla luce della individuazione degli ambiti ottimali», mentre il fine della riduzione della spesa non sarebbe neppure "accessorio". Né, secondo la ricorrente, potrebbe al riguardo invocarsi il titolo legittimante della competenza esclusiva statale di cui alla lettera p) del secondo comma dell'art. 117 Cost., che, in ogni caso, seppure autorizzasse lo Stato stesso alla "individuazione delle funzioni fondamentali", non potrebbe comunque consentirgli di dettare una disciplina «di dettaglio del contenuto di quelle stesse funzioni», ove pertinenti a materie di competenza regionale. 7.- In tutti i riferiti giudizi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, formulando - e ribadendo in successive memorie - conclusioni di inammissibilità o comunque di non fondatezza delle questioni sollevate dalle Regioni. La difesa erariale osserva che la definizione delle funzioni fondamentali rientra nella competenza esclusiva statale e l'elenco dettato dalla norma denunciata non esorbita da siffatta competenza, ma vi include «funzioni di organizzazione generale dell'amministrazione, gestione finanziaria, contabile e di controllo, che attengono alla vita ed al governo dell'ente» e che vanno distinte dalle funzioni amministrative in senso stretto. Sostiene, infatti, che le funzioni fondamentali dei Comuni di cui alla lettera p) del secondo comma dell'art. 117 Cost. «coincidono con le funzioni proprie di cui all'art. 118, secondo comma, Cost., sì che l'unica distinzione munita di un significato è quella tra funzioni proprie e funzioni conferite», ed il citato art. 117, secondo comma, lettera p), «integra, dunque, una competenza trasversale, in grado di consentire allo Stato l'individuazione delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane anche nelle materie riconducibili alla competenza legislativa regionale, residuale e concorrente».