[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 21 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326, promosso con ricorso della Regione Emilia-Romagna, notificato il 23 gennaio 2004, depositato in cancelleria il 29 successivo ed iscritto al n. 13 del registro ricorsi 2004. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell'8 giugno 2004 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.— Con ricorso notificato il 23 gennaio 2004, depositato nella cancelleria della Corte il successivo 29 gennaio, la Regione Emilia-Romagna ha proposto questione di legittimità costituzionale in via principale, in riferimento agli articoli 3, 117 e 119 della Costituzione, di numerose disposizioni del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326, e, tra queste, dell'art. 21 (Assegno per ogni secondo figlio e incremento del Fondo nazionale per le politiche sociali). Tale articolo è censurato nella parte in cui prevede la concessione di un assegno, una tantum, per la nascita del secondo o ulteriore figlio e per ogni figlio adottato, nonché l'incremento del Fondo nazionale per le politiche sociali, per il finanziamento delle politiche in favore delle famiglie. 2.— L'art. 21 stabilisce, al comma 1, l'attribuzione di un assegno pari a euro 1.000 «per ogni figlio nato dal 1° dicembre 2003 e fino al 31 dicembre 2004, secondo od ulteriore per ordine di nascita, e, comunque, per ogni figlio adottato nel medesimo periodo, alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie». Per tali finalità, l'art. 21, comma 2, istituisce una speciale gestione, nell'ambito dell'INPS, con una dotazione finanziaria complessiva di 308 milioni di euro. L'assegno - secondo quanto previsto dai successivi commi 3 e 4 del medesimo articolo - è concesso dai Comuni ed è erogato dall'INPS; l'adozione delle necessarie disposizioni di attuazione è rimessa, dal comma 5, a uno o più decreti «di natura non regolamentare». L'art. 21, comma 6, prevede che «per il finanziamento delle politiche in favore delle famiglie il Fondo nazionale per le politiche sociali di cui all'articolo 59, comma 44, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, è incrementato di 232 milioni di euro per l'anno 2004». I commi 6-bis e 6-ter dell'art. 21, aggiunti dalla legge di conversione n. 326 del 2003, dettano disposizioni in materia tributaria e previdenziale, e rispetto agli stessi la Regione Emilia-Romagna non ha sollevato alcuna censura. L'art. 21, comma 7, stabilisce, infine, le modalità di copertura della spesa prevista per l'erogazione dell'assegno e per l'incremento del Fondo; nell'illustrarne il contenuto, la Regione ha richiamato l'art. 3, comma 116, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2004) - con cui sono stati specificati gli interventi per i quali il Fondo nazionale per le politiche sociali può essere utilizzato nell'anno 2004 - ed ha affermato che detta norma avrebbe costituito oggetto di autonoma impugnazione. 3.— Nel ricorso si osserva come gli interventi in questione rientrino nella «materia servizi sociali» - secondo la definizione già contenuta nell'art. 128 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), richiamata dall'art. 1, comma 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) - ed attengano alla programmazione dell'assistenza alla famiglia, essendo, quindi, coessenziali alla politica sociale. La Regione denuncia, pertanto, che, con le disposizioni impugnate, lo Stato non solo decide unilateralmente in quale direzione svolgere l'intervento pubblico in materia di sostegno della famiglia, ma istituisce, incrementa e disciplina un Fondo apposito, che continua a gestire liberamente, selezionando le linee di impiego e la relativa qualificazione della spesa. 4.— Le disposizioni censurate sarebbero, quindi, incostituzionali per contrasto con gli articoli 3, 117 e 119 della Costituzione. 5. — Esse, nel disciplinare l'assegno de quo, oltre a ledere il principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione, in ragione, sia dell'esclusione dalle provvidenze delle famiglie dei cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia, sia dell'attribuzione indistinta dell'assegno, esulerebbero, secondo quanto previsto dall'art. 117 della Costituzione, dall'ambito della potestà legislativa statale; violerebbero, pertanto, le attribuzioni legislative regionali nella materia “servizi sociali”, in cui vanno ricompresi sia gli interventi a sostegno della famiglia, sia gli interventi sostenuti dal Fondo per le politiche sociali. 6. — La ricorrente afferma, peraltro, come non si sia in presenza di interessi che possano giustificare l'attrazione della competenza legislativa ad un diverso livello, anche in nome del principio di sussidiarietà e adeguatezza; nel richiamare la sentenza n. 370 del 2003, deduce, quindi, come le disposizioni in esame non siano neppure riconducibili alla potestà legislativa che lo Stato può esercitare, in via esclusiva, per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, per la mancanza dei necessari requisiti sostanziali e formali. Rileva, altresì, come la norma impugnata non preveda procedure di coinvolgimento delle Regioni nella programmazione degli interventi, come sarebbe, invece, necessario nel caso in cui lo Stato intervenga, in materie di competenza regionale, in virtù della tutela di «esigenze unitarie» (sentenze n. 6 del 2004, n. 303 e n. 88 del 2003), o quando ci si trovi di fronte a competenze necessariamente e inestricabilmente connesse (sentenze n. 308 del 2003 e n. 422 del 2002).