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Per quanto riguarda le entrate, il nostro Paese ha sempre sostenuto la fondamentale, ma purtroppo ancora non condivisa, esigenza di modernizzare il modo in cui l'Unione europea finanzia il proprio bilancio, in primis attraverso l'introduzione di nuove risorse proprie, che non solo allentino la dipendenza del bilancio europeo dai contributi degli Stati membri, ma contribuiscano anche a promuovere priorità politiche dell'Unione, quali un migliore e più efficace funzionamento del mercato interno e anche il suo finanziamento e la progressiva armonizzazione del quadro fiscale in chiave antielusione e antidumping . Negli ultimi mesi abbiamo proseguito il confronto e il dialogo con le istituzioni europee e gli Stati membri. Sul piano nazionale questo Governo può contare su un coordinamento rafforzato, che fa capo al Ministero per gli affari europei, in stretto accordo col Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e col Ministero dell'economia e delle finanze e col Comitato interministeriale per gli affari europei, con l'obiettivo di identificare le reali capacità nazionali di attrazione dei fondi europei e di spesa e di individuare appropriate strategie negoziali. La prospettiva temporale del prossimo quadro finanziario pluriennale è decisiva anche per la lotta al cambiamento climatico. Dopo la complessa discussione in quello di giugno, il confronto in questo Consiglio europeo sarà orientato in chiave internazionale, dunque sui seguiti del Climate action summit delle Nazioni Unite dello scorso settembre, nel quale a nome del Governo ho sostenuto l'obiettivo della decarbonizzazione al 2050, ho illustrato i cardini del nostro percorso di transizione energetica e ho confermato il nostro impegno in vista della COP25 e soprattutto della COP26, in cui, come sapete, abbiamo in programma di attuare una partnership con il Regno Unito. Rimane essenziale per l'Italia giungere a un consenso superando le divisioni, che sono emerse anche al Consiglio europeo di giugno rispetto a un'ambizione europea che per il Governo italiano è ineludibile anche sul piano nazionale. Come sapete, abbiamo lanciato un green new deal per riorientare l'intero sistema produttivo verso uno sviluppo sostenibile e incentivare i comportamenti socialmente responsabili di tutti gli attori economici. Giovedì 10 ottobre abbiamo approvato in Consiglio dei ministri il decreto-legge sul clima, uno dei tasselli fondamentali di questo più ampio patto per l'ambiente che il Governo, in maniera corale, intende perseguire. Questa notte, fino a qualche ora fa, abbiamo lavorato anche per approvare il decreto-legge fiscale e il disegno di legge di bilancio, in cui continueremo, con altre misure, a perseguire il green new deal . Si tratta, nel complesso, di misure attraverso le quali abbiamo intenzione di rafforzare sensibilmente l'azione di contrasto all'emergenza climatica. Mi aspetto che il tema dell'ambiente alimenti una discussione proficua sul prossimo ciclo istituzionale e sull'attuazione dell'agenda strategica 2019-2024, approvata nel corso del Consiglio europeo dello scorso giugno. Questa discussione avverrà, infatti, alla presenza della presidente eletta della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che mai come in precedenza ha posto il tema ambientale e i suoi risvolti, anche sociali, al centro delle priorità e della visione per il futuro dell'Europa. Senza un'azione rapida e incisiva verso gli obiettivi ambientali e sociali, senza un impulso decisivo, coraggioso, delle istituzioni europee, l'Europa potrà infatti alimentare solo delusione nei cittadini del Continente - in particolare nei giovani - e sfiducia tra gli Stati membri. La sfida ambientale, così come quella sociale, suggerisce, infatti, inevitabilmente, di scommettere sulla collaborazione tra Stati e su un rinnovato multilateralismo, fondato su un'agenda condivisa che rifiuti istanze e impulsi isolazionisti e autoreferenziali. Il Consiglio europeo affronterà inoltre il tema dell'allargamento sulla base delle conclusioni raggiunte al riguardo ieri, 15 ottobre, dal Consiglio affari generali. L'Italia continua a sostenere le conclusioni favorevoli all'avvio dei negoziati di adesione per Albania e Macedonia del Nord. Ieri sono stato in Albania: ho voluto dare un segno tangibile dell'attenzione del nostro Paese, del nostro Governo, verso questo Paese tradizionalmente amico. Rimaniamo inoltre contrari a una decisione di decoupling rispetto ai due Paesi perché essa invierebbe un segnale negativo all'intera regione. Quindi, già nei lavori preparatori ci siamo opposti alla differenziazione delle sorti dei due Paesi che era stata prospettata. La mia visita ieri a Tirana è stata proprio caratterizzata dalla riaffermazione del pieno e convinto sostegno italiano a una decisione positiva affinché il percorso europeo di Tirana e di Skopje prosegua con un approccio responsabilmente riformatore della leadership di quei Paesi. Sarebbe infatti miope, da parte europea - e cercheremo di evitarlo - decidere un ulteriore rinvio dopo quello del Consiglio europeo di giugno scorso rispetto a una tappa che, comunque, come detto, non attenua di certo i doveri dei due Paesi balcanici nei confronti dell'Unione europea. È una tappa che da anni viene prospettata ma poi sempre differita. Si tratta in sostanza di comprendere che una bocciatura, senza dare neppure l'occasione di svolgere i compiti a casa, allontanerebbe quei Paesi dall'orizzonte europeo e frustrerebbe notevolmente le loro popolazioni che, per la maggior parte, chiedono di poter aderire a questa prospettiva. Non c'è da augurarselo, tanto più considerando che l'allargamento è un processo che consente agli Stati membri controlli ben più efficaci, una volta avviati i negoziati di adesione, come sapete, perché il tema all'ordine del giorno non è la decisione sull'adesione ma sull'avvio di negoziati di adesione. Questa sarebbe ovviamente una prospettiva ben più favorevole rispetto a un'esclusione che inviterebbe Tirana e Skopje a dinamiche di instabilità politica, con conseguenze anche sul piano regionale. C'è poi l'eventualità che, tra i vari temi prefigurati, si possa discutere la questione dei dazi USA. Come sapete, il Governo italiano segue con la massima attenzione questo tema, con l'obiettivo di evitare che ci possa essere un impatto negativo sul made in Italy . Insieme a tutti i Ministri, intendo favorire un approccio costruttivo sul tema, nel quadro di un negoziato bilaterale con Washington. La linea dell'Europa deve non solo tenere conto delle nostre sensibilità nazionali, ma riconoscere e perseguire la necessità di evitare una spirale di guerra commerciale, che sarebbe deleteria per tutti. Anche alla luce del forte declino del commercio internazionale e delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, una spirale protezionistica è, infatti, la strada meno consigliabile per due partner strategici come l'Unione europea e gli Stati Uniti, che dovrebbero piuttosto lavorare assieme per sviluppare un sistema di commercio equo, con parità di accesso al mercato, attenzione agli esclusi, agli emarginati della globalizzazione, attenzione alla sicurezza, lotta nei confronti del dumping sociale, ambientale e - aggiungo - anche fiscale.