[pronunce]

Equiparare coloro che prestano attività di servizio civile a coloro che prestano invece attività di volontariato significherebbe non solo non distinguere tra due istituti giuridici profondamente diversi, ma soprattutto disconoscere alle Regioni e alle Province autonome la facoltà di istituire e di disciplinare un proprio servizio civile, facoltà, questa, espressamente riconosciuta da questa Corte con le più volte citate sentenze n. 229 e n. 228 del 2004 e, specificatamente per quanto riguarda la Provincia autonoma di Bolzano, con la sentenza n. 431 del 2005. Al riguardo, la Provincia autonoma di Bolzano, ricorda che con legge provinciale 1° luglio 1993, n. 11, ha approvato la «Disciplina del volontariato e della promozione sociale». Osserva, poi, che per distinguere i (nuovi) servizi volontari (regolati, appunto, dalla legge provinciale oggetto del giudizio in questione), il legislatore provinciale è stato molto attento e preciso nella scelta della terminologia: infatti, in tutta la legge provinciale n. 19 del 2012 si parla di «servizio volontario» e di «volontari» (e non invece di «volontariato» e di persone che svolgono attività di «volontariato»). La resistente sottolinea, poi, che anche l'attività dei volontari non è attività svolta per conseguire un lucro, come precisato dall'art. 2, comma 1, della stessa legge provinciale n. 19 del 2012. La Provincia afferma, peraltro, che anche il servizio civile nazionale non viene prestato a titolo gratuito, in quanto, ai sensi dell'art. 9, comma 2, del d.lgs. n. 77 del 2002, agli ammessi a prestare attività in un progetto di servizio civile compete un assegno, e che lo stesso art. 2 della legge-quadro sul volontariato prevede in favore del volontario il rimborso delle spese. Secondo la Provincia, la legge impugnata non riconoscerebbe al volontario un'indennità o una retribuzione, ma un mero rimborso spese mensile, come tale conciliabile con l'assenza dello scopo di lucro dell'attività di volontariato prevista dalla normativa provinciale. 2.6.- Anche la censura relativa alla dedotta illegittimità costituzionale dell'art. 15, comma 1, lettera b), della legge provinciale n. 19 del 2012, per asserito contrasto con l'art. 3 Cost. non sarebbe, a giudizio della Provincia, fondata. Infatti, proprio per la considerazione che la legge provinciale qui impugnata non è attinente alla materia del volontariato, bensì a quella del servizio civile, anche l'ultima doglianza del Presidente del Consiglio dei ministri - secondo la quale l'art. 15, comma 1, lettera b), che individua, tra i soggetti che possono svolgere l'attività di servizio sociale volontario, le persone, con età non inferiore ai 29 anni, che abbiano residenza stabile in provincia di Bolzano e cittadinanza italiana oppure di un altro Stato membro dell'Unione europea, escludendo, quindi, di fatto i cittadini extracomunitari con regolare permesso di soggiorno - sarebbe priva di fondamento. Al riguardo, la resistente sottolinea che, per stessa ammissione del Presidente del Consiglio dei ministri, il servizio civile è riservato ai cittadini italiani.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 1, lettera a), 6, commi 5, 6 e 9, 15, comma 1, lettera b), della legge della Provincia autonoma di Bolzano 19 novembre 2012, n. 19 (Disposizioni per la valorizzazione dei servizi volontari in Provincia di Bolzano e modifiche di leggi provinciali in materia di attività di cooperazione allo sviluppo e personale), per violazione degli artt. 2, 3, 23, 52, primo comma, 117, commi secondo, lettere d) e l), e terzo, della Costituzione. 2.- In particolare, secondo il ricorrente, l'art 3, comma 1, lettera a), della legge citata, nella parte in cui prevede che le finalità indicate nell'art. 1 possano essere realizzate anche tramite il servizio civile nazionale di cui alla legge 6 marzo 2001, n. 64 (Istituzione del servizio civile nazionale), violerebbe l'art. 52, primo comma, e l'art. 117, secondo comma, lettera d), Cost., in quanto alle Regioni e alle Province non è consentito, come sarebbe sottolineato anche dalla sentenza n. 228 del 2004 di questa Corte, disporre direttamente del servizio civile nazionale per compiti che rientrano nelle loro competenze, e quindi estranei alla funzione di difesa della Patria. 2.1.- Per gli stessi motivi vengono censurati anche l'art. 6, comma 9, della predetta legge provinciale, nella parte in cui prevede che, nel caso in cui il servizio civile sia svolto ai sensi della legge n. 64 del 2001, ai volontari spetti l'assegno di cui all'art. 9, comma 2, del decreto legislativo 5 aprile 2002, n. 77 (Disciplina del Servizio civile nazionale a norma dell'articolo 2 della legge 6 marzo 2001, n. 64), e l'art. 6, comma 6, della medesima legge provinciale, il quale prevede, a favore di tutti i volontari impegnati nei servizi di cui all'art. 3, comma 1, lettere a), b) e c), della legge provinciale, una copertura assicurativa per il rischio da infortuni e per la responsabilità civile, includendo in tal modo nell'ambito di operatività dell'obbligo di copertura assicurativa anche i volontari del servizio civile nazionale. L'art. 6, comma 6, è impugnato anche per violazione della competenza legislativa concorrente dello Stato nelle materie «tutela del lavoro» e «coordinamento della finanza pubblica». A tal proposito il ricorrente evidenzia che il legislatore statale è già intervenuto in materia di copertura assicurativa del servizio civile nazionale con l'art. 9, comma 3, del d.lgs. n. 77 del 2002 e non sarebbe dunque consentito alla Provincia sovrapporsi in questo ambito, stabilendo un distinto e concorrente sistema di assicurazione contro i rischi di infortuni e per la responsabilità civile. 2.2.- La quarta questione sollevata attiene al comma 5 dell'art. 6 della legge provinciale n. 19 del 2012 nella parte in cui prevede che, qualora sussistano i requisiti, i volontari e le volontarie vengano retribuiti con le modalità previste dagli artt. 70 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30), così sostanzialmente qualificando il servizio prestato dai volontari quale prestazione di lavoro di natura occasionale. La citata disposizione violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., il quale riserva alla competenza esclusiva statale la materia dell'ordinamento civile.