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Io sono una parlamentare di Catania ma sono stata a Messina e ho vissuto - e vivo - la situazione con grande vergogna e disagio perché le famiglie vivono lì dal 1908. Saranno case meno ricche di quelle del Nord, ma sono case. La casa è la famiglia; la casa è il nucleo dove la famiglia può riunirsi, può e deve vivere. Non si può vivere in queste condizioni nel 2019, a distanza di cento anni. Lo stesso discorso vale per il Belice; sono trascorsi cinquantuno anni, Presidente. Sono cinquantuno anni che queste famiglie vivono nelle baracche coperte di eternit, con tutti i disagi, le malattie e i retroscena che ci sono in queste zone. Mi chiedo allora veramente: cosa ci state a fare voi siciliani in Senato, cosa? Noi siamo qua a rappresentare il grido di dolore; tutti i siciliani, anche noi di Forza Italia, dobbiamo finalmente portare in questa sede questi problemi, perché questa può essere un'occasione unica di riscatto per la Sicilia. Si lavora sempre con situazioni emergenziali e con i decreti-legge. Devono morire un'altra volta, allora, le persone? Ma non basta, perché anche durante l'ultimo terremoto del 2018, vicino a dove vivo io, a Catania, sono state evacuate 1.140 persone, anch'esse abbandonate a loro stesse. Vi chiedo allora - e ve lo chiedo in ginocchio - di prevedere una modalità che non sia sempre quella della decretazione di urgenza, dove naturalmente chi ha la meglio sono gli altri, a discapito e a danno della Sicilia. Dovete prevedere una legge a favore della Sicilia che la dichiari, come tutte le altre Regioni terremotate, con situazioni di calamità naturale, affinché le vengano così riconosciute tutte le prerogative che si riconoscono alle persone colpite dal terremoto, che invece, in alcuni casi, sono addirittura costrette a pagare i mutui, come accaduto nel caso dell'ultima scossa di terremoto del 2018 che ha colpito la zona dell'Etna. Presidente, concludo dicendo che purtroppo anche con questo Governo, col ministro Costa, sono stati previsti 361 milioni per l'Italia: 236 opere per il 2019 e in Sicilia 3 interventi contro i 105 del Piemonte. I siciliani hanno ricevuto solo 56 milioni. Invito davvero - questa è la mia richiesta e la mia preghiera - i miei colleghi siciliani ad occuparsi del Sud, della Sicilia e di rappresentare in questa sede, visto che sono stati eletti, il grido di dolore dei siciliani, che aspettano risorse, attenzione e la sensibilità, che ancora oggi non avete avuto. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . DRAGO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DRAGO (M5S) . Signor Presidente, se mi permette vorrei intervenire sull'ordine dei lavori. PRESIDENTE. Può intervenire solo sull'ordine dei lavori. DRAGO (M5S) . Presidente, le chiedo la gentilezza, quando avvengono manifestazioni dirette contro uno schieramento politico, senza portare delle prove... PRESIDENTE . Senatrice, questo non è un intervento sull'ordine dei lavori. Se vuole intervenire per fatto personale o per rispondere alla senatrice Papatheu, può farlo al termine dei lavori. In questo momento dobbiamo andare avanti con gli interventi. DRAGO (M5S) . Grazie, Presidente, interverrò allora per fatto personale. MOLLAME (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MOLLAME (M5S) . Signor Presidente, vorrei intervenire per la stessa motivazione, per fatto personale, siccome sono stato tirato in ballo dalla collega Papatheu, che non è informata su alcuni provvedimenti. PRESIDENTE . A fine seduta, la senatrice Drago e il senatore Mollame interverranno per fatto personale. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, il decreto-legge al nostro esame ha innanzitutto un merito: rimette al centro dell'agenda politica la questione del sisma del 2016. È una questione urgente e dirompente nonostante il troppo silenzio che è calato attorno perché c'è un pezzo grande di Italia, il cuore che da sempre pulsa lungo l'Appennino centrale, dove si incontrano Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio, comunità di valori, modi di vita e mentalità legate da una stessa cultura. C'è una parte d'Italia, la nostra, che ha una ferita ancora aperta e chi non vive nei Comuni del cratere fa fatica a rendersene conto, a immedesimarsi, a mettersi in questi panni, a comprendere la durezza della quotidianità, l'oscuramento di centri storici quasi deserti e le prospettive che già prima del sisma erano complicate e che adesso sono sempre più intermittenti e incerte. Noi stiamo facendo i conti con la calamità più gigantesca e terribile degli ultimi secoli. Il terremoto del 1997, che pure fu tremendo, fu però molto meno esteso e la ricostruzione molto più semplice. Chi dice che già oggi avremmo dovuto risolvere tutto rispetto a tre anni fa non sa di cosa parla; molto spesso fa propaganda cinica. Nel 1997 con molti meno problemi ci vollero almeno cinque anni, ma certamente dobbiamo esigere velocità, non perdere tempo, rompere burocrazia, però non c'è niente di peggio dello sciacallaggio, come avvenuto sulla pelle dei terremotati, utilizzati nella campagna elettorale delle politiche del 2018 come un set di propaganda. È stata una grande messinscena e poi c'è stato il buio perché nei quattordici mesi del precedente Governo gli interventi sono stati pochi e maldestri. Il commissario si è dimostrato debole, incapace di risposte e di atti che sbloccassero e semplificassero. Si è verificata, invece, una stasi e una impasse prolungata, quando sarebbe servita subito una grande reattività, iniziative e partecipazione. Noi abbiamo sempre denunciato il disinteresse della scorsa maggioranza e l'aver fatto scivolare il sisma tra le questioni locali e, quindi, alla fine marginali. Si tratta, invece, di una vertenza nazionale e noi esigeremo sempre che lo sia e mai ci schioderemo da questo punto dirimente. È anche una vertenza nazionale per le aree interne e, allora, servono una visione, progettualità e investimenti che negli ultimi quattordici mesi sono mancati. Servono per costruire un modello di sviluppo non per oggi, ma per i prossimi cinquanta anni del cratere; servono determinazione e una classe dirigente. Abbiamo valutato con favore la decisione del presidente Conte di tenere per sé le deleghe alla ricostruzione. È un fatto politico e simbolico di grande significato, ma al presidente Conte non abbiamo dato e non daremo deleghe in bianco; non faremo sconti. Faremo il nostro lavoro di parlamentari con la stessa durezza oggi che siamo in maggioranza di quando ieri eravamo all'opposizione perché non abbiamo più il tempo di sbagliare; abbiamo solo il tempo e l'urgenza di fare bene.