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Com'è stato infatti correttamente rilevato, già nel 2011, dalla Corte dei conti, in occasione dell'incontro di studio «Normativa e giurisprudenza in materia di parità di genere: il ruolo della magistratura contabile nell'attuazione dell'articolo 51 della Costituzione», la violazione delle norme sulla parità dei sessi è inevitabilmente destinata a produrre riflessi anche in ordine alla responsabilità amministrativo-contabile dei pubblici amministratori. Hanno infatti, rilevato i giudici contabili che numerose decisioni dei TAR «(...) in tema di violazione delle quote rosa negli organi politici, accolgono i ricorsi ed annullano i provvedimenti che dispongono la nomina di assessori solo di sesso maschile (...). Le citate decisioni del giudice amministrativo possono costituire notitia damni per le procure contabili, almeno per le parte relativa alle spese. Sul punto è opportuno precisare che alcune delle richiamate sentenze, che hanno rilevato la violazione delle quote rosa, hanno spiegato la compensazione delle spese con la motivazione della "novità e complessità della materia" delle pari opportunità (...). Nel futuro, però, la materia non sarà più considerata "nuova" e, quindi, probabilmente, in caso di accoglimento, la pubblica amministrazione sarà condannata alle spese. Inoltre, le recentissime modifiche introdotte al codice sul processo amministrativo, in materia di spese e di resistenza alle liti, determineranno verosimilmente un notevole aumento del danno erariale, nei casi di accoglimento di ricorsi aventi ad oggetto le discriminazioni di genere (...). Tenuto conto dell'orientamento ormai consolidato della giurisprudenza amministrativa circa la portata immediatamente cogente dell'articolo 51 della Costituzione, si è portati a ritenere che agire o resistere in un giudizio, avente ad oggetto una discriminazione di genere, potrà essere considerato temerario, con le conseguenze previste dal novellato articolo 26, secondo comma (...)». Il presente disegno di legge, dunque, intende garantire che il mancato rispetto della normativa vigente in materia di rappresentanza dei sessi nelle giunte comunali e circoscrizionali sia immediatamente sanzionato con l'automatica nullità degli atti di designazione delle giunte stesse, modificando gli articoli 6 e 47 del TUEL. È stata inoltre prevista, per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti e fino a 15.000 abitanti — sulla base del presupposto della possibile maggiore difficoltà di rispettare le soglie di rappresentanza previste dalla nuova normativa — la possibilità di poter comunque procedere alla formazione delle giunte comunali motivandone la specifica composizione in ragione della comprovata impossibilità di rispettare le soglie di rappresentanza fissate dalla nuova normativa. Si precisa che il disegno di legge non comporta oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato né per la finanza pubblica.. 1 1 All'articolo 6 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dopo il comma 3, sono inseriti i seguenti: «3 -bis . Il limite di rappresentanza minima di ciascun sesso nelle giunte dei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti è pari a un terzo del totale dei membri. In caso di quoziente frazionario, si procede con l'arrotondamento matematico. Un'analoga proporzione si applica alle giunte circoscrizionali dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti. 3 -ter. Il mancato rispetto delle disposizioni del comma 3-bis rende nullo l'atto di nomina dei membri della giunta comunale o circoscrizionale. 3 -quater. Per i comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti e superiore a 5.000 abitanti, qualora siano intervenute formali, distinte e successive designazioni dei membri della giunta comunale o circoscrizionale volte a garantire il rispetto delle proporzioni previste dal comma 3 -bis ed esse siano state altrettanto formalmente rifiutate dai candidati, il mancato rispetto di tali proporzioni è consentito a condizione che l'atto di formazione della giunta risulti motivato con l'indicazione delle designazioni effettuate e non accettate dai candidati». 2 1 All'articolo 47 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, è aggiunto, in fine, il seguente comma: «5 -bis. Nell'ambito del numero massimo di componenti delle giunte comunali, fissato ai sensi del presente articolo, è fatto obbligo di rispettare le proporzioni di rappresentanza dei sessi stabilite dall'articolo 6». 3 1 Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli enti locali provvedono ad adeguare i propri statuti e regolamenti alle disposizioni degli articoli 6 e 47 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, come modificati dalla presente legge.