[massime]

Impiego pubblico - Trattamento economico - Retribuibilità di mansioni superiori - Divieto - Asserito contrasto con il diritto alla equa retribuzione - Insufficiente motivazione sulla esistenza e sulla definizione del “diritto vivente” richiamato - Inammissibilità della questione.. Inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 33 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, sollevata in riferimento all'art. 36 della Costituzione, in quanto, secondo "diritto vivente", precluderebbe l'adeguamento del trattamento economico del dipendente nei casi di adibizione a mansioni superiori. Il rimettente non ha, infatti, adempiuto all'obbligo di esprimere con congrua motivazione la propria opinione sul contenuto della norma che intendeva censurare, né ha optato per l'adozione di un'interpretazione diversa da quella seguita dall'indirizzo giurisprudenziale ritenuto prevalente. Né risulta convincente la stessa motivazione sulla esistenza e la definizione del "diritto vivente", essendosi omesso di considerare non irrilevanti differenze negli orientamenti giurisprudenziali. - Sull'impossibilità di argomentare, ex art. 33 in questione, sul caso eccezionale di destinazione del pubblico dipendente a mansioni superiori, citate le ordinanze n. 349/2001 e n. 100/2002, sulla scia di un orientamento già espresso in ordinanze n. 289 e n. 347/1996.