[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 15, comma 5, secondo periodo, della legge della Regione Calabria 19 marzo 2004, n. 11 (Piano Regionale per la Salute 2004/2006), promosso dalla Corte di cassazione, sezione lavoro, nel procedimento vertente tra C.S. B. e l'Azienda sanitaria provinciale di Crotone e altri, con ordinanza del 18 ottobre 2021, iscritta al n. 1 del registro ordinanze 2022 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 6, prima serie speciale, dell'anno 2022. Visti gli atti di costituzione della Regione Calabria e di C.S. B.; udito nell'udienza pubblica del 10 gennaio 2023 il Giudice relatore Luca Antonini; uditi gli avvocati Marco Marazza per C.S. B. e Franceschina Talarico per la Regione Calabria; deliberato nella camera di consiglio del 10 gennaio 2023.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 18 ottobre 2021 (reg. ord. n. 1 del 2022) , la Corte di cassazione, sezione lavoro, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 15, comma 5, secondo periodo, della legge della Regione Calabria 19 marzo 2004, n. 11 (Piano Regionale per la Salute 2004/2006), il quale stabilisce che gli incarichi di direttore sanitario e di direttore amministrativo delle aziende del servizio sanitario regionale «hanno comunque termine ed i relativi rapporti di lavoro sono risolti di diritto, nell'ipotesi di cessazione, per revoca, decadenza, dimissioni o qualsiasi altra causa, del direttore generale». 2.- Il rimettente è investito del ricorso con il quale il direttore amministrativo di un'azienda sanitaria calabrese ha impugnato la sentenza d'appello che, per quanto qui interessa, ha ritenuto la legittimità della decadenza del direttore generale e della risoluzione di diritto del rapporto di lavoro del medesimo direttore amministrativo che ne è conseguita in forza della disposizione denunciata. 2.1.- In punto di rilevanza, il giudice a quo, ritenuti preliminarmente inammissibili i motivi di gravame concernenti la decadenza del direttore generale, osserva che la decisione sulle domande in merito alla suddetta risoluzione dipende dall'applicazione della norma censurata, sulla cui asserita illegittimità costituzionale è basato uno dei motivi di ricorso: da tale norma è, infatti, derivata la risoluzione medesima e su di essa il giudice d'appello ha fondato il rigetto delle pretese azionate in giudizio. Pertanto, aggiunge il rimettente, se l'art. 15, comma 5, secondo periodo, della legge reg. Calabria n. 11 del 2004 fosse caducato, la risoluzione oggetto della controversia non sarebbe consentita da alcuna norma. 2.2.- In punto di non manifesta infondatezza, il giudice a quo dubita della compatibilità della norma denunciata con gli artt. 97, secondo comma, e 98, primo comma, della Costituzione, per ragioni che rinviene nella giurisprudenza costituzionale. Premette il rimettente che con la sentenza n. 233 del 2006 questa Corte ha escluso la violazione dell'art. 97 Cost. ad opera dell'art. 14, comma 3, della legge della Regione Calabria 17 agosto 2005, n. 13 - recante «Provvedimento generale, recante norme di tipo ordinamentale e finanziario (collegato alla manovra di assestamento di bilancio per l'anno 2005 ai sensi dell'art. 3, comma 4, della legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8)» - nella parte in cui prevede la decadenza dei direttori amministrativi e sanitari delle aziende ospedaliere e delle aziende sanitarie locali in concomitanza con la nomina dei direttori generali delle aziende medesime. Nell'occasione, infatti, questa Corte ha osservato che il citato art. 14, comma 3, è funzionale ad assicurare il principio del buon andamento dell'azione amministrativa, giacché non regola un rapporto fiduciario tra l'organo politico che conferisce l'incarico e colui che lo riceve, non prevedendo quindi un meccanismo di spoils system, ma riguarda l'organizzazione amministrativa sanitaria, mirando a garantire la consonanza d'impostazione gestionale fra il direttore generale, da un lato, e quello amministrativo e sanitario, dall'altro. Ad avviso del rimettente, tuttavia, i principi successivamente enunciati da questa Corte condurrebbero a ritenere costituzionalmente illegittima la norma oggetto dell'odierno scrutinio. Nelle sentenze n. 228 del 2011 e n. 224 del 2010, infatti, questa Corte, alla luce dell'orientamento nel frattempo consolidatosi in tema di spoils system (sono citate le sentenze n. 34 del 2010, n. 351 e n. 161 del 2008, n. 104 e n. 103 del 2007), avrebbe affermato che sarebbero lesive dell'art. 97 Cost. disposizioni recanti meccanismi di decadenza automatica relativi ai rapporti, non solo tra organi politici e amministrativi, ma anche tra gli stessi organi amministrativi, se concernenti figure dirigenziali non apicali, ovvero titolari di uffici per la cui scelta l'ordinamento non attribuisce rilievo, esclusivo o prevalente, al criterio della personale adesione del nominato all'orientamento politico del soggetto conferente: anche in queste ipotesi, infatti, l'automatismo della decadenza contrasterebbe con il principio del buon andamento, pregiudicando la continuità dell'azione amministrativa e privando il soggetto dichiarato decaduto delle garanzie del giusto procedimento, nell'ambito del quale accertare i risultati conseguiti nello svolgimento dell'incarico. Di qui la declaratoria di illegittimità costituzionale di norme regionali che disponevano la cessazione dall'incarico del direttore amministrativo e di quello sanitario a seguito della nomina del nuovo direttore generale. A parere del rimettente, anche la norma sospettata, che lega la risoluzione di diritto alla cessazione dall'incarico del direttore generale, si porrebbe in contrasto con i suddetti principi. Infatti, una volta sorto, a seguito della scelta, pur ampiamente discrezionale, del direttore generale, il rapporto di lavoro con il direttore amministrativo e con quello sanitario, verrebbero in rilievo sia l'esigenza di assicurare la continuità dell'espletamento delle funzioni conferite loro, sia quella di ancorare l'interruzione del rapporto stesso - contrariamente a quanto previsto dalla disposizione censurata - alla sussistenza di ragioni, da valutare con le garanzie del giusto procedimento, legate alle relative modalità di svolgimento. Il denunciato meccanismo di risoluzione automatica risulterebbe lesivo anche dell'art. 98, primo comma, Cost., che impone ai pubblici impiegati un dovere di neutralità. 3.- Si è costituita in giudizio la Regione Calabria, parte nel giudizio a quo, eccependo l'inammissibilità delle questioni sollevate per difetto di rilevanza e sostenendo, comunque, la loro non fondatezza. 3.1.-