[pronunce]

a) l'art. 3 Cost., per irragionevole disparità di trattamento tra chi agisca in via esecutiva per realizzare un credito di lavoro e chi invece eserciti le azioni indicate per conservare la garanzia patrimoniale dello stesso credito, in quanto solo il primo e non anche il secondo fruirebbe dell'esenzione, pur essendo entrambe le azioni funzionali alla tutela del diritto nascente dal rapporto di lavoro; b) l'art. 24 Cost., sotto il profilo che la mancata esenzione dei giudizi volti a tutelare la garanzia patrimoniale renderebbe più oneroso l'esercizio del diritto di azione e di difesa in giudizio da parte del creditore di lavoro. 2. - La questione è rilevante solo per l'azione revocatoria, esercitata nel giudizio cui si riferisce l'imposta controversa. 3. - Essa non è fondata, perché la norma impugnata - della quale il rimettente, pur in assenza di "diritto vivente" non ha ricercato un'interpretazione adeguatrice - deve essere interpretata in modo da escludere la prospettata incostituzionalità. Il primo comma dell'art. 10 dichiara esenti dall'imposta di bollo, di registro e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura, tra gli altri, gli atti relativi alle "controversie individuali di lavoro" (da identificare in quelle di cui all'art. 409 del codice di procedura civile) ed "ai provvedimenti di conciliazione dinanzi agli uffici del lavoro e della massima occupazione o previsti da contratti o accordi collettivi di lavoro". Il secondo comma dispone che "sono allo stesso modo esenti gli atti e i documenti relativi alla esecuzione sia immobiliare che mobiliare delle sentenze ed ordinanze emesse negli stessi giudizi, nonché quelli riferentisi a recupero dei crediti per prestazioni di lavoro nelle procedure di fallimento, di concordato preventivo e di liquidazione coatta amministrativa". L'ultimo comma recita infine che "le disposizioni di cui al primo comma si applicano alle procedure di cui agli artt. 618-bis 825 e 826 cod. proc. civ. ". 4. - L'art. 10 è suscettibile di interpretazione estensiva - in principîo non vietata dal carattere eccezionale delle norme di esenzione, preclusivo solo di quella analogica (art. 14 delle disposizioni preliminari al codice civile) - nel senso di ritenere compresi nell'ambito dell'esenzione anche procedimenti non formalmente contemplati ma pur sempre finalizzati alla tutela del credito di lavoro. Una diversa lettura dell'art. 10 rivelerebbe del resto una radicale incoerenza interna della norma, fonte di irragionevoli disparità di trattamento, e condurrebbe a negare l'esenzione a una serie di procedimenti non menzionati dal secondo comma, con evidente e irragionevole discriminazione rispetto a quelli esplicitamente esentati. Così non sarebbero esenti l'esecuzione promossa sulla base di verbali di conciliazione sottoscritti nel procedimento avanti al giudice del lavoro (art. 420 cod. proc. civ.), mentre lo è l'esecuzione in virtù di sentenze o ordinanze pronunciate da quel giudice in quel procedimento; l'esecuzione promossa in base a verbali di conciliazione formati avanti agli uffici del lavoro o previsti da contratti collettivi (artt. 410 ss. cod. proc. civ.), mentre lo sono gli atti dei procedimenti conclusi da quei verbali; e ancora l'esecuzione iniziata in base a titolo esecutivo stragiudiziale (art. 474, secondo comma, n. 3, cod. proc. civ.) che accerti crediti di lavoro, mentre lo è l'opposizione all'esecuzione promossa sulla base dello stesso titolo (e quella avverso i relativi atti esecutivi). 5. - In siffatto quadro si colloca il problema del riconoscimento o meno dell'esenzione all'azione revocatoria proposta dal creditore di lavoro, per assicurare la garanzia patrimoniale del proprio credito. Tale azione - ma il problema interpretativo è comune alla surrogatoria ed al sequestro ex art. 2905, secondo comma, cod. civ. - mira evidentemente a tutelare, sia pure con modalità peculiari, lo stesso credito nascente dal rapporto di lavoro che la norma impugnata ritiene di esentare dal normale trattamento tributario, per agevolare il ricorso del creditore alla tutela giurisdizionale. Il rilievo vale da solo ad escludere la ragionevolezza di eventuali disparità di trattamento. Soccorre poi l'argomento che - dopo il positivo esperimento dell'azione revocatoria - la successiva espropriazione contro il terzo proprietario, acquirente in virtù dell'atto revocato, avviene pur sempre in base al titolo esecutivo ottenuto nella controversia di lavoro, e quindi sicuramente si avvale dell'esenzione. Ne risulta quindi confermata l'irrazionalità di un ipotetico sistema che - pur riconoscendo l'esenzione alla fase cognitiva che conduce al titolo esecutivo contro il debitore, ed alla fase esecutiva contro il terzo dopo l'esito vittorioso della revocatoria - la negasse invece all'eventuale fase intermedia, da questa rappresentata, volta ad assicurare l'esercizio del diritto riconosciuto in un giudizio esente da imposte, in vista di una successiva esecuzione parimenti esentata. L'irragionevolezza è ulteriormente avvalorata dalla sicura spettanza dell'esenzione alla revocatoria che il creditore di lavoro proponga contestualmente all'azione per l'accertamento del credito. Il terzo comma dell'art. 40 cod. proc. civ. impone infatti la trattazione congiunta delle due cause (con il rito del lavoro), e l'unità del giudizio comporta l'esenzione per entrambe le azioni. 6. - Non rileva invece, ai fini dell'esenzione, che l'azione revocatoria a tutela di un credito di lavoro - se esercitata separatamente dall'azione relativa a quel credito - non rientri nella competenza del giudice del lavoro, né sia soggetta al rito speciale. Invero l'esenzione si coordina alla situazione sostanziale dedotta in giudizio e non al rito. Ne è prova la sua applicazione a procedimenti di sicuro estranei al rito del lavoro, come le opposizioni in tema di ammissione dei crediti al passivo fallimentare e i giudizi di accertamento dell'obbligo del terzo ex art. 548 cod. proc. civ. , certamente esentati dal secondo comma della norma impugnata, in quanto rispettivamente inquadrabili nel "recupero dei crediti per prestazioni di lavoro nelle procedure di fallimento" e nell'esecuzione in genere. 7. - Interpretata nel senso che l'esenzione si applica anche all'azione revocatoria esercitata per conservare la garanzia patrimoniale del credito di lavoro, la norma impugnata si sottrae alle prospettate censure di incostituzionalità, e la relativa questione - alla stregua della consolidata giurisprudenza di questa Corte - deve essere dichiarata non fondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 10 della legge 11 agosto 1973, n. 533 (Disciplina delle controversie individuali di lavoro e delle controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie), sollevata dal tribunale di Torino, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Bile Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 6 luglio 2001.