[pronunce]

Violerebbero l'art. 76 Cost., essendo in contrasto con l'art. 8 punto m (recte art. 1, comma 8, lettera m) e con l'art. 9, punto c (recte art. 1, comma 9, lettera c), della legge n. 308 del 2004, che imponevano il rispetto delle attribuzioni delle Regioni. E violerebbero, infine, l'art. 118 Cost., dacché attribuirebbero allo Stato funzioni amministrative in assenza di un'esigenza di esercizio unitario delle funzioni medesime. 22. - In prossimità dell'udienza pubblica del 5 maggio 2009 la Regione Puglia ha depositato una memoria, nella quale, per quanto attiene le disposizioni oggetto del presente giudizio, afferma di non avere più interesse all'impugnativa proposta, in ragione delle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 4 del 2008 ed, in specie, in ragione dell'abrogazione e sostituzione della disciplina relativa alla VAS. 23. - Con ricorso notificato il 13 giugno 2006, depositato il successivo 21 giugno ed iscritto al n. 78 del registro ricorsi dell'anno 2006, la Regione Campania ha impugnato, tra l'altro, l'intero testo del d.lgs. n. 152 del 2006, in relazione all'art. 76 Cost. 23.1. - La presente decisione ha ad oggetto unicamente la suddetta questione essendo la trattazione delle ulteriori questioni di legittimità costituzionale, proposte con lo stesso ricorso dalla ricorrente Regione Campania, oggetto di separate decisioni. 23.2. - Secondo la difesa regionale l'iter procedimentale (sopra ricordato sub 2) che ha portato alla emanazione del decreto legislativo non avrebbe rispettato i contenuti minimi della garanzia di partecipazione della Conferenza unificata, imposti dal principio di leale collaborazione e dalla stessa legge delega (art. 1, comma 4, della legge n. 308 del 2004). 24. - In prossimità dell'udienza pubblica del 5 maggio 2009 la Regione Campania ha depositato una memoria, nella quale ribadisce e sviluppa gli argomenti già svolti ed articola ulteriori censure. Anzitutto la difesa regionale specifica l'iniziale motivo di ricorso, sostenendo che il decreto legislativo impugnato sarebbe in contrasto con l'art. 76 Cost. in quanto il Governo avrebbe messo la Conferenza nell'impossibilità materiale di conoscere l'oggetto su cui rendere il prescritto parere. La Regione Campania individua, poi, i seguenti ulteriori motivi di censura, sempre in riferimento all'art. 76 Cost.: – il testo del decreto emanato sarebbe diverso da quello su cui è stato richiesto il parere alla Conferenza unificata, essendo stato modificato dal Governo dopo taluni rilievi del Presidente della Repubblica senza essere nuovamente sottoposto alla Conferenza; – il decreto legislativo violerebbe i principi di cui all'art. 1, comma 8, lettere e) ed m) della legge delega n. 308 del 2004, nonché disattenderebbe la sua natura di delega di riordino e coordinamento, pertanto, di ricomposizione dell'esistente normativo, in quanto il legislatore delegato non avrebbe dato piena e coerente attuazione al diritto comunitario, avrebbe inciso sull'intero sistema normativo, invece che coordinarlo, avrebbe leso le attribuzioni delle Regioni e degli enti locali. 25. - Con ricorso notificato il 13 giugno 2006, depositato il successivo 21 giugno ed iscritto al n. 79 del registro ricorsi dell'anno 2006, la Regione Marche ha proposto, in via principale, questione di legittimità costituzionale, tra gli altri, degli articoli 3, comma 4, 6, comma 6, 7, commi 3 e 8, 10, commi 3 e 5, e 17 del d.lgs. n. 152 del 2006. 25.1. - La Regione Marche impugna le predette disposizioni, svolgendo le medesime censure e le medesime argomentazioni sviluppate dalla Regione Toscana nel ricorso n. 69, sopra riportate sub 7, 7.1. , 7.2. , 7.3. , 7.4. e 7.5. 26. - In prossimità dell'udienza pubblica del 5 maggio 2009 la Regione Marche ha depositato una ampia memoria, nella quale precisa ed argomenta ulteriormente le censure proposte. 26.1. - In riferimento all'impugnazione dell'art. 3, comma 4, del d.lgs. n. 152 del 2006, la difesa regionale sostiene che i regolamenti statali recanti norme tecniche in materia di ambiente, sebbene riferibili ad un titolo di competenza esclusiva statale, dovrebbero comunque essere adottati previa una forma concertativa con le Regioni, stante il carattere trasversale della materia ambientale e la estrema incisività di tali norme tecniche sulle competenze regionali. 26.2. - In riferimento all'impugnazione degli artt. 6, comma 6, e 17 del d.lgs. n. 152 del 2006 la difesa regionale sostiene che l'avvenuta abrogazione e sostituzione dell'art. 6 da parte degli artt. 14 e 9 del d.P.R. n. 90 del 2007 non determinerebbe la cessazione della materia del contendere, posto che la disciplina sostitutiva introdotta non avrebbe natura satisfattiva delle pretese regionali ed anzi aggraverebbe la lesione prospettata. Infatti l'attuale disciplina, risultante dal combinato disposto del nuovo art. 8 del d.lgs. n. 152 del 2006, introdotto dall'art. 1, comma 3, del d.lgs. correttivo n. 4 del 2008 – il quale prevede che la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale, istituita dall'art. 9 del d.P.R. n. 90 del 2007, assicura al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio il supporto tecnico-scientifico per l'attuazione delle norme di cui al decreto stesso – ed, appunto, dell'art. 9 del predetto d.P.R. n. 90 del 2007, riducendo il numero dei componenti statali della Commissione da settantotto a sessanta, ma introducendo, al contempo, la regola del necessario funzionamento della Commissione in seduta plenaria in luogo delle più ristrette sottocommissioni anteriormente previste, verrebbe in definitiva a ridurre il peso proporzionale dell'unico componente regionale. Per la ricorrente il carattere non satisfattivo della disciplina sopravvenuta imporrebbe il trasferimento della proposta questione di legittimità costituzionale sulla nuova previsione di cui all'art. 8 del d.lgs. n. 152 del 2006, introdotta dal d.lgs. n. 4 del 2008, laddove si ritenesse che il previsto rinvio all'art. 9 del d.P.R. n. 90 del 2007 abbia natura recettizia. Mentre, laddove tale rinvio dovesse ritenersi mobile, emergerebbe comunque l'illegittimità del nuovo art. 8 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nella parte in cui non prevede alcuna collaborazione della Regione nell'ambito dei procedimenti di valutazione ambientale strategica che interessano il suo territorio. 26.3. - In riferimento alle censure proposte avverso l'art. 7, commi 3 e 8, e l'art. 10, commi 3 e 5, del d.lgs.