[pronunce]

Tale violazione procedimentale, ancora secondo la difesa regionale, sarebbe deducibile in sede di giudizio di legittimità costituzionale in via di azione, posto che le previsioni introdotte in difetto di valida delega inciderebbero in senso limitativo sulle attribuzioni costituzionali regionali in materia di governo del territorio e di tutela della salute. 4.3.2. - Sul punto la difesa regionale, peraltro, rileva che l'art. 1 della medesima legge n. 62 del 2005 autorizza il Governo ad attuare entro diciotto mesi le direttive comunitarie indicate negli elenchi allegati e, tra di esse (allegato B) nuovamente la direttiva 2001/42/CE. Secondo la difesa regionale, in ragione del principio di specialità, dovrebbe trovare applicazione l'art. 19 (ed il suo più breve termine) piuttosto che l'art. 1 della stessa legge n. 62 del 2005. Ma, anche laddove fosse questa seconda e più favorevole previsione a dovere trovare applicazione, gli artt. 4, comma 1, lettera a), 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21 e 22, nonché gli allegati I e II alla parte seconda si porrebbero, comunque, in contrasto con l'art. 76 Cost., dato che il Governo avrebbe comunque seguito il procedimento previsto dalla legge n. 308 del 2004, invece di quello più garantista per le posizioni di autonomia costituzionale delle Regioni di cui alla legge n. 62 del 2005. 4.4. - La Regione Calabria sostiene, poi, che la disciplina della valutazione ambientale strategica (d'ora in poi VAS), cui si riferiscono gli articoli da 7 a 22 e da 48 a 52 del d.lgs. n. 152 del 2006, sia riconducibile in prevalenza alle competenze regionali in materia di governo del territorio e tutela della salute e che, anche laddove si volesse riconoscere in subiecta materia una concorrenza di competenze su base paritaria tra lo Stato e le Regioni, non sarebbe comunque possibile una disciplina unilaterale da parte dello Stato, se non per quanto riguarda la enucleazione di principi fondamentali. Ciò anche in considerazione del fatto che la competenza statale in materia di tutela dell'ambiente, di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., sarebbe limitata alla predisposizione di «standards di tutela uniformi». In questo senso gli articoli 8, 9, 10, 11, 12, 13 e 14 del d.lgs. n. 152 del 2006, che recherebbero discipline di dettaglio, violerebbero gli artt. 117, secondo comma, lettera s) e terzo comma, e 118 Cost., nonché il principio di leale collaborazione. 4.5. - La Regione Calabria, poi, censura gli artt. 9, commi 2, secondo periodo, 4 e 6 (che specifica il contenuto del rapporto ambientale), 10, commi 2, secondo periodo, e 3 (che specifica le forme di pubblicità della sintesi non tecnica del rapporto ambientale), 12, commi 2, 3 e 4 (che specifica le modalità del giudizio di compatibilità ambientale) e 14, comma 3 (che specifica le forme di pubblicità delle misure correttive dei piani adottati), e l'allegato I alla parte seconda (che specifica le informazioni da inserire in detto rapporto) del d.lgs. n. 152 del 2006, in relazione al principio di leale collaborazione, sostenendo che tali disposizioni, non avendo un contenuto di principio fondamentale («con l'eccezione forse dell'art. 12, commi 2, 3 e 4»), ma essendo anzi di estremo dettaglio, avrebbero dovuto essere «concordate» con le istanze regionali. 4.6 - La Regione Calabria censura, ancora, gli artt. 16 e 17 del d.lgs. n. 152 del 2006, in relazione al principio di leale collaborazione, in quanto queste disposizioni, nel disciplinare il procedimento di valutazione ambientale strategica in sede statale, ometterebbero qualsiasi possibilità di intervento di istanze regionali nel procedimento che conduce all'approvazione del piano o del programma proposto e non terrebbero, pertanto, conto dell'incidenza di questo sul governo del territorio. 4.7. - La Regione Calabria censura, infine, gli artt. 4, comma 1, lettera b) – limitatamente all'inciso «e con direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003» – e 5, comma 1, lettere q) e r), in relazione agli artt. 76 e 77, primo comma, Cost. Tali disposizioni, che, a dire della ricorrente, costituirebbero attuazione della direttiva 26 maggio 2003, n. 2003/35/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia), violerebbero i parametri indicati, in quanto l'attuazione di questa direttiva non rientrerebbe espressamente nella delega di cui alla legge n. 308 del 2004. Peraltro, secondo la ricorrente, anche qualora dovesse ritenersi che l'art. 1, comma 9, lettera f), della legge n. 308 del 2004, che indica tra i principi e criteri generali della delega la piena e coerente attuazione delle direttive comunitarie, avesse implicitamente legittimato il Governo alla attuazione anche della direttiva 2003/35/CE, gli artt. 4, comma 1, lettera b), e 5, comma 1, lettere q) e r), sarebbero nondimeno illegittimi. Ciò in quanto l'art. 1 e il paragrafo B della legge n. 62 del 2005, che hanno espressamente delegato il Governo all'attuazione della direttiva in questione, avrebbero abrogato in parte qua la delega del 2004 e, posto che le due deleghe prevedevano due diversi procedimenti per l'adozione del decreto legislativo, le disposizioni impugnate sarebbero in contrasto con l'art. 76 Cost., dato che il Governo avrebbe seguito il procedimento previsto dalla abrogata legge n. 308 del 2004, invece di quello di cui alla legge n. 62 del 2005, che garantirebbe meglio la posizione di autonomia costituzionale delle Regioni. 5. - Con istanza del 19 giugno 2006 la Regione Calabria ha chiesto la trattazione congiunta della propria richiesta di sospensione della efficacia delle disposizioni impugnate e di quella proposta dalla Regione Emilia-Romagna con il ricorso n. 56 del 2006. 6. - In prossimità dell'udienza pubblica del 5 maggio 2009 la Regione Calabria ha depositato una memoria, nella quale insiste nelle impugnazioni proposte. Per quanto riguarda la censura dell'art. 3, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006, la Regione chiede di subordinare la stessa alla mancata interpretazione del termine biennale ivi previsto quale termine perentorio per la adozione dei regolamenti attuativi ed esecutivi da parte del Governo.