[pronunce]

– La Regione Emilia-Romagna (registro ricorsi n. 56 del 2006) ha, inoltre, proposto istanza di sospensione in via cautelare dell'esecuzione dell'atto impugnato (art. 101, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006) , ai sensi dell'art. 35 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), come sostituito dall'art. 9 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3). In ordine a detta istanza, questa Corte si è già pronunciata con ordinanza di non luogo a provvedere n. 245 del 21 giugno 2006. 2. – Nei giudizi instaurati con i ricorsi della Regione Emilia-Romagna non si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri a seguito della rinuncia all'intervento specificamente deliberata dal Consiglio dei ministri nella riunione del 9 giugno 2006. 3. – Con ricorso notificato l'8 giugno 2006 e depositato il successivo 10 giugno, la Regione Calabria (registro ricorsi n. 68 del 2006) ha impugnato, fra gli altri, gli artt. 91, commi 2 e 6, 101, comma 7, 113, comma 1, 114, comma 1, e 116 del d.lgs. n. 152 del 2006, per violazione degli artt. 76, 114, 117, primo e terzo comma, e 118 Cost. e del principio di leale collaborazione. 3.1. – Con un primo gruppo di censure, la difesa regionale deduce la violazione del «riparto di competenze normative e amministrative» fra Stato e Regioni, premettendo che dalla lettura dell'art. 73 del decreto legislativo impugnato, il quale individua gli obiettivi da perseguire nella disciplina generale per la tutela delle acque superficiali, marine e sotterranee, emergerebbe la riconducibilità della relativa disciplina ad un insieme di titoli competenziali di diversa natura, tra i quali si dovrebbe riconoscere la prevalenza a quello relativo al «governo del territorio», pur non mancando i richiami a quelli relativi alla «tutela dell'ambiente» e «della salute». 3.2. – In particolare, la difesa regionale censura l'art. 116 del d.lgs. n. 152 del 2006, secondo cui «le Regioni […] integrano i Piani di tutela di cui all'articolo 121 con i programmi di misure» che sono «sottoposti per l'approvazione all'Autorità di bacino», la quale ultima, «qualora le misure non risultino sufficienti a garantire il raggiungimento degli obiettivi previsti», è chiamata a individuare le cause e ad indicare «alle Regioni le modalità per il riesame dei programmi, invitandole ad apportare le necessarie modifiche, fermo restando il limite costituito dalle risorse disponibili». Detta disposizione, ad avviso della Regione, rivelerebbe «l'idea di un'autonomia regionale che viene collocata “sotto tutela” da parte di un ente» – l'Autorità di bacino – «riconducibile, nella composizione e nelle funzioni, alla sfera di diretta influenza dello Stato», e ciò in contrasto con gli artt. 114 e 118 Cost. 3.3. – Con un secondo gruppo di censure, la Regione Calabria lamenta la violazione degli artt. 117 e 118 Cost., nonché dell'art. 76 Cost., in relazione all'art. 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004, «nella parte in cui impone al legislatore delegato il rispetto delle attribuzioni che delle Regioni e degli enti locali sono proprie in virtù del decreto legislativo n. 112 del 1998», e del d.lgs. n. 152 del 1999, dal momento che «la ratio inequivocabile della disposizione redatta dal legislatore delegante» sarebbe stata «quella di impedire ogni “ritorno indietro” rispetto alle acquisizioni già consolidate in capo alle autonomie territoriali». 3.4. – In primo luogo, dunque, la Regione denuncia l'illegittimità costituzionale dell'art. 91, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006, il quale attribuisce al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, sentita la Conferenza Stato-Regioni, il potere di emanare un decreto con il quale individuare le «ulteriori aree sensibili» rispetto a quelle inserite nell'elenco di cui al comma 1 del medesimo articolo. Osserva, al riguardo, la ricorrente che la funzione concernente detta individuazione era già stata trasferita alle Regioni dall'art. 18, comma 4, del d.lgs. n. 152 del 1999, «in piena coerenza» con l'art. 80, comma 1, lettera n), del d.lgs. n. 112 del 1998, che attribuiva allo Stato unicamente «la definizione dei criteri generali per la elaborazione dei piani regionali di risanamento delle acque». Secondo la ricorrente, quindi, la disposizione impugnata realizzerebbe «un'indebita riattrazione allo Stato» della competenza in ordine alla individuazione delle «ulteriori aree sensibili», la cui illegittimità non risulterebbe superata dalla previsione del «previo parere (oltretutto non vincolante) in sede di Conferenza Stato-Regioni». 3.5. – Con riferimento all'art. 101, comma 7, lettera c), del d.lgs. n. 152 del 2006, la Regione Calabria rileva come esso assimili alle acque reflue domestiche gli scarichi «provenienti da imprese [...] che esercitano anche attività di trasformazione o di valorizzazione della produzione agricola, inserita con carattere di normalità e complementarietà funzionale nel ciclo produttivo aziendale e con materia prima lavorata proveniente in misura prevalente dall'attività di coltivazione dei terreni di cui si abbia a qualunque titolo la disponibilità». La difesa regionale osserva che, nella normativa precedente, l'art. 28, comma 7, lettera c), del d.lgs. n. 152 del 1999 prevedeva una analoga assimilazione, «fissando, però, un preciso rapporto minimo (due terzi) tra materia prima derivante dalla propria produzione e materia prima derivante da produzioni altrui». Con la disposizione impugnata, invece, secondo la ricorrente, si sarebbe sostituito il criterio certo precedentemente individuato con «un concetto […] elastico quale è quello della “misura prevalente”», che potrebbe «prestarsi ad una certa (anche marcata) discrezionalità applicativa», idonea a determinare livelli di tutela meno rigorosi delle acque del corpo recettore. Sulla base di queste argomentazioni, la Regione Calabria deduce l'illegittimità costituzionale dell'art. 101, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006 per contrasto sia con gli «obiettivi di qualità» stabiliti a livello comunitario, in violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., sia con quelli di miglioramento dell'ambiente fissati tra i «principi e criteri direttivi generali» dall'art. 1, comma 8, lettera a) , della legge n. 308 del 2004, in violazione dell'art. 76 Cost. 3.6. – Quanto all'art. 113 del d.lgs.