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Nello stesso quadrante, la missione dell'Unione europea Eunavfor Med Sophia ha visto il prolungamento della sua operatività per sei mesi, a partire dal marzo scorso, con il temporaneo congelamento dell'impiego degli assetti navali. In tale quadro, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha recentemente prorogato di ulteriori dodici mesi l'embargo di armi nell'alto mare, al largo delle coste della Libia, e ciò richiama l'opportunità che l'operazione non solo debba proseguire, ma debba anche avere tutte le capacità per poter intervenire, incluso il ripristino della componente navale. L'articolato complesso di interventi navali nel bacino mediterraneo si completa con la missione della NATO Sea guardian e il dispositivo aeronavale nazionale nell'area del Mediterraneo centrale (Mare sicuro), che svolge anche compiti di supporto alla Guardia costiera libica, assicurando un'adeguata prontezza per la sicurezza del nostro contingente sul territorio libico, nonché la protezione anche degli interessi nazionali: intendo l'attività di pesca e la presenza di piattaforme petrolifere. Analoga attenzione merita il Sahel, origine e transito di flussi illeciti che impattano direttamente sulla stabilità di tutto il Nord Africa e, in particolare, della Libia. In quest'area, oltre agli interventi che abbiamo già in essere nei contesti UE ed ONU, ha trovato concreto avvio, in Niger, il nostro programma bilaterale per supportare le capacità militari e di sicurezza locale. A tal proposito, mi dispiace rilevare che qualcuno ancora non sappia che la missione in Niger è partita da tempo, che il numero di militare che attualmente lavora in Niger è di 106 unità e che vengono previste fino a un massimo di circa 250 unità (adesso non ricordo il numero esatto) sulla base delle richieste del Paese. In Corno d'Africa prosegue lo sforzo nazionale teso a sincronizzare e coordinare tutte le iniziative in corso nell'area a cura delle missioni European union capacity building e European union training mission, in Somalia, e dell'operazione Atalanta. Siamo impegnati, sul piano bilaterale, con la missione addestrativa italiana (Miadit Somalia), che opera a Gibuti e che ha addestrato finora quasi 4.000 unità, tra poliziotti somali e poliziotti e gendarmi gibutiani. Perseguiamo anche l'obiettivo della costituzione, nella nostra base di Gibuti, di un centro di alta formazione per le leadership civili e militari degli Stati regionali che, contando su contributi di ambito militare, accademico e imprenditoriale, riesca a sviluppare un'ampia gamma di iniziative finalizzate non solo al contrasto dell'estremismo violento, ma anche alla prevenzione della radicalizzazione, grazie allo sviluppo sociale ed economico delle popolazioni a rischio. Per la realizzazione di questo progetto auspichiamo il supporto delle autorità di Gibuti e delle organizzazioni regionali d'area (Unione africana e IGAD), ma soprattutto dell'Unione europea. Anche i Balcani occidentali confermano la loro centralità strategica per l'Italia e in tale contesto rimane essenziale il ruolo svolto da K-For, di cui l'Italia detiene il comando ininterrottamente dal 2013 e per il quale intendiamo presentare un'ulteriore candidatura nazionale anche per il prossimo mandato, in ciò pienamente supportati dai Paesi della Regione e dai principali alleati NATO. Il contrasto al terrorismo internazionale rappresenta un'altra priorità strategica nazionale, che realizziamo anche attraverso la partecipazione alle iniziative della coalizione anti Isis oggi concentrate sulle attività di ricostruzione. In quest'ambito abbiamo avviato un processo di rimodulazione delle capacità e della consistenza del nostro contingente militare in Iraq grazie al recupero di risorse consentito dall'avvenuto ritiro lo scorso 31 marzo del dispositivo schierato a protezione della diga di Mosul. A completare quest'articolato dispositivo di stabilizzazione dell'area, il Dicastero intende assicurare per tutto l'anno, dietro richiesta dei nostri alleati e della Turchia, la partecipazione alle misure previste dal NATO Support to Turkey. Abbiamo pertanto deciso di prolungare il dispiegamento della nostra batteria antimissile, che in un primo momento avevamo pianificato di far rientrare in Italia a fine luglio. Credo che non sfugga a nessuno che la Turchia è anche il confine della NATO (lo dico sempre per precisare, rispetto alle osservazioni fatte). Per concludere l'analisi degli interventi nell'area mediorientale, riteniamo ancora fondamentale il ruolo che svolgiamo in Libano, sia nell'ambito della missione ONU Unifil, sia a livello bilaterale, grazie alla missione di addestramento delle Forze armate libanesi Mibil. Allargando lo sguardo all'Afghanistan, risaltano sia i colloqui diretti in corso tra gli Stati Uniti e i talebani, che in prospettiva potrebbero creare le condizioni per un ritiro dal Paese del contingente internazionale, sia gli sviluppi del dialogo politico infra afghano per la pace. Come ho ribadito anche nel mio recente incontro con il nuovo comandante supremo della NATO, è comunque fondamentale, in esito a queste trattative, salvaguardare gli importanti passi avanti fatti da parte della società afghana in questi anni, sia nel campo dei diritti umani, sia con riferimento al rinnovato ruolo sociale e politico delle donne. L'Italia svolge tuttora nell'area di Herat le mansioni di framework nation della missione NATO Resolute support. Pur riaffermando il nostro impegno, intendiamo riequilibrare le risorse complessive disponibili in favore degli impegni più immediatamente aderenti agli interessi e alle aree geografiche di prioritario interesse internazionale, riducendo ulteriormente la consistenza numerica del nostro contingente e comunque non prima della conclusione del processo elettorale per la nomina del nuovo Presidente, fino a un numero massimo pari a 700 unità. Infine, con riferimento al nostro contributo al potenziamento dei dispositivi di rafforzata deterrenza e difesa della NATO, intendiamo continuare a partecipare alle attività di sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza in Romania nel secondo quadrimestre e al rafforzamento della presenza alleata nell'ambito delle misure di rassicurazione sia lungo il confine orientale sia per la sorveglianza aerea a Sud-Est e navale a Sud, quest'ultima con la partecipazione alle standing naval force della NATO per le quali assicureremo il comando della componente di contromisure mine nel secondo semestre 2019. Il complesso di tutti questi dispositivi illustrati ci porterà nel 2019 a schierare un numero massimo di circa 7.350 donne e uomini, con una presenza media nel corso dell'anno di circa 6.300. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Passiamo alla votazione del documento XXIV, n. 9. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, sarò molto breve, perché abbiamo già assistito a un dibattito molto interessante e completo. Vorrei sintetizzare il mio intervento, che svolgo a nome del Gruppo per le Autonomie, nel modo seguente: i Governi passano, ma le missioni militari internazionali dell'Italia, assunte in base a impegni in organismi multilaterali, debbono avere il sostegno di tutto il Parlamento, così come - auspicabilmente - l'hanno di tutti gli italiani. Questa è la posizione che ho assunto sempre, indipendentemente dalle posizioni di maggioranza o di opposizione che ho rivestito in quest'Aula.