[pronunce]

- Il console di Spalato deduce di avere anche «accertato prima la necessità di tutela» ed «esaminato poi la possibilità di addivenire in via interpretativa alla soluzione del problema in questione». A suo avviso, la possibilità di nominare un amministratore di sostegno, in virtù della considerazione che «la competenza generale di tutela di cui all'articolo 34» del d.P.R. n. 200 del 1967 «assorbe, ratione materiae, anche quello dello stadio di infermità di natura parziale e/o temporanea come nel caso sottoposto» sarebbe, tuttavia, preclusa dalla circostanza che ciò avrebbe comportato «un conflitto di competenza con il giudice tutelare in Italia, difficilmente risolvibile in via interpretativa», stante la mancata previsione di un tale potere in detta norma. Inoltre, la eventuale nomina di un curatore provvisorio avrebbe comportato la richiesta di apertura di un procedimento di inabilitazione, quindi l'inizio di un procedimento più invasivo rispetto all'amministrazione di sostegno che il Tribunale di Cagliari ha già ritenuto sufficiente, escludendo la sussistenza dei presupposti per pronunciare l'interdizione o l'inabilitazione. Secondo il console, la questione sarebbe rilevante, poiché l'istanza non potrebbe essere decisa, senza la previa risoluzione dell'incidente di costituzionalità», dal momento che «solo la trasposizione nel caso concreto del giudizio di legittimità costituzionale» gli permetterà «di decidere se potrà o meno definire la questione decretando la nomina di un amministratore di sostegno». 2.3. - Il rimettente, nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione, espone, infine, di ritenere «necessaria e improcrastinabile la tutela» della parte ed ha fatto perciò ricorso «in via eccezionale alla norma speciale ed eccezionale costituita dall'art. 61 del d.P.R. n. 200 del 1967. Pertanto, visto anche l'art. 34 e l'art. 62, del d.P.R. n. 200 del 1967, ha provveduto ad emanare un provvedimento urgente temporaneo, ricorrendo agli artt. 361 e 424 del codice civile, nominando la moglie S. K. curatore provvisorio del marito A. P., senza avvio del procedimento di inabilitazione». Il console precisa di avere adottato questa soluzione, tenendo conto che «in numerose sentenze la stessa Corte costituzionale si è espressa nel senso che il giudice, nell'operare la ricognizione del contenuto normativo della disposizione, deve sempre e costantemente essere guidato dall'esigenza di rispetto dei precetti costituzionali e quindi, ove un'interpretazione appaia confliggente con alcuno di essi, è tenuto, soprattutto in mancanza di diritto vivente, ad adottare letture alternative maggiormente aderenti al parametro costituzionale altrimenti vulnerato» (nell'ordinanza è richiamata la sentenza n. 149 del 1994). 3. - Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, comunque, infondata. La difesa erariale deduce che, secondo la Corte di cassazione (sentenza n. 13584 del 2006), l'amministrazione di sostegno costituisce, nell'ambito delle misure di protezione delle persone prive, in tutto o in parte, di autonomia, quella meno invasiva, poiché può essere prevista solo per il compimento di determinati atti, mentre il tutore ed il curatore si sostituiscono, sebbene con diversa intensità, al soggetto tutelato. Pertanto, benché al console non sia consentita la pronuncia dell'interdizione, una interpretazione costituzionalmente orientata della norma censurata renderebbe possibile ritenere che egli possa invece procedere alla nomina dell'amministratore di sostegno, in virtù di una esegesi consentita dalla circostanza che l'art. 34 del d.P.R. n. 200 del 1967 contiene un rinvio ampio a tutte le funzioni attribuite al giudice tutelare, quindi, anche a quelle in tema di amministrazione di sostegno. La diversa conclusione sostenuta dal rimettente non sarebbe corretta, in quanto affidata alla considerazione che essa comporterebbe un conflitto di competenza con il Giudice tutelare, svolta senza tenere conto che l'art. 413, primo e terzo comma, del codice civile prevede la revoca dell'amministrazione di sostegno, qualora sussistano i presupposti per disporne la cessazione, ovvero se essa si riveli inidonea a realizzare la piena tutela del beneficiario. La fattispecie sottoposta all'esame del console sarebbe riconducibile a dette ipotesi, poiché il provvedimento è stato chiesto in favore di un cittadino italiano che ha trasferito la propria residenza in Croazia, quindi, non è più nelle condizioni di avvalersi dell'amministratore di sostegno nominato in Italia. D'altronde, la Corte di cassazione ha anche affermato che la competenza a nominare l'amministratore di sostegno spetta al giudice tutelare del luogo in cui la persona interessata ha la residenza o il domicilio e che all'amministrazione di sostegno non è applicabile l'art. 343, secondo comma, del codice civile, il quale disciplina il trasferimento della tutela. Pertanto, nella specie neppure sarebbe ipotizzabile un conflitto di competenza, poiché, come si evince dall'art. 404 del codice civile, la competenza a nominare l'amministratore di sostegno spetta esclusivamente al giudice del luogo in cui l'interessato ha trasferito la propria residenza o il proprio domicilio.1. - Il Console d'Italia di Spalato, nella sua qualità di Giudice tutelare e nell'ambito di un procedimento relativo alla nomina di un amministratore di sostegno, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 34 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200 (Disposizioni sulle funzioni e sui poteri consolari), nella parte in cui stabilisce che il capo di ufficio consolare di prima categoria esercita nei confronti dei cittadini minorenni, interdetti, emancipati e inabilitati residenti nella circoscrizione le funzioni ed i poteri, in materia di tutela, di curatela, di assistenza pubblica e privata nonché di affiliazione, che le leggi dello stato attribuiscono al giudice tutelare, ma non prevede che egli possa «servirsi dello strumento di nomina di un amministratore di sostegno». A suo avviso, la norma censurata violerebbe l'art. 3 della Costituzione in quanto non permette ai cittadini italiani all'estero, che potrebbero avvalersi dell'amministrazione di sostegno, di rivolgersi al console in qualità di giudice tutelare e, comunque, qualora «tale possibilità fosse [...] desumibile in modo interpretativo», non ragionevolmente, «non consente al console, in qualità di giudice tutelare, di intervenire nei loro confronti con la nomina di un amministratore di sostegno, non permettendo così agli stessi di usufruire di tale istituto», con la conseguenza che essi «dovrebbero utilizzare il procedimento per ottenere l'inabilitazione e la successiva nomina di un curatore da parte del console come giudice tutelare».