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Su tale voce si registra, infatti, come evidenziato nella relazione illustrativa, l'aumento di 20 miliardi di euro, derivante dall'attuazione del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237 concernente «Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio». L'incidenza sul PIL è pari al 50,4 per cento per gli accertamenti complessivi, in linea con quanto fatto registrare lo scorso anno (50,6 per cento del PIL nel 2016). Dal lato della spesa, rileva un aumento degli impegni finali di spesa nel 2017 (pari a 612,1 miliardi) per un ammontare di 19,6 miliardi: tale risultato è frutto di una lieve contrazione delle spese correnti (-0,7 miliardi), e di un notevole incremento della spesa in conto capitale (+20,4 miliardi) rispetto al 2016, da attribuire prevalentemente alla categoria «acquisizione di attività finanziarie»  per effetto dell'attuazione del citato decreto-legge n. 237 del 2016  che consolida il trend positivo iniziato lo scorso anno, dopo il forte calo registrato tra il 2014 e il 2015. Venendo alla gestione dei residui, rammenta previamente che l'andamento dei residui passivi registrato per il 2017 risente del nuovo regime contabile dei residui passivi introdotto dal decreto legislativo n. 93 del 2016, che ha determinato un aumento del termine di conservazione in bilancio dei residui propri, portandolo da due a tre anni per i trasferimenti correnti alle amministrazioni pubbliche (categoria 4 del Titolo I) e per le spese in conto capitale (Titolo II). In base ai dati forniti nella Relazione al Rendiconto, fa presente che il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2016 e precedenti indicava al 1 o gennaio 2017 residui attivi presunti per un valore di 212.238 milioni di euro e residui passivi delle spese complessive per 134.423 milioni di euro, al lordo dei residui relativi al rimborso di prestiti, con una eccedenza attiva pari a 77.815 milioni di euro (nel 2016 l'eccedenza attiva era di valore superiore, pari a 95.229 milioni). Nel corso dell'esercizio 2017, l'entità dei residui si è andata modificando a seguito dell'attività di riaccertamento e di gestione in conto residui, che ha fatto registrare variazioni in diminuzione sia dal lato delle entrate, per 62.209 milioni di euro, sia dal lato delle uscite, con una diminuzione di 17.590 milioni di euro. Pertanto, rispetto allo stock iniziale di residui attivi provenienti dagli esercizi precedenti (212.238 milioni), fa presente che al 31 dicembre 2017 ne sono stati accertati 150.029 milioni, di cui 34.216 milioni incassati e 115.813 milioni ancora da versare o riscuotere. A tali residui pregressi si sono aggiunti, a seguito della gestione di competenza dell'esercizio 2017, circa 88.263 milioni di residui di nuova formazione, per un totale di residui attivi al 31 dicembre 2017 pari a 204.076 milioni. Analogamente, per quanto riguarda i residui passivi delle spese complessive, dei 134.423 milioni di residui presunti al 1 o gennaio 2017, provenienti dagli esercizi precedenti, rileva che ne risultano accertati 116.833 milioni, di cui 49.089 milioni pagati e 67.744 milioni ancora da pagare. Tali residui pregressi, unitamente ai residui di nuova formazione derivanti dalla gestione di competenza dell'esercizio finanziario 2017, risultati pari a 70.161 milioni, determinano un totale complessivo di residui passivi al 31 dicembre 2017 di 137.905 milioni. Scorporando la quota di residui passivi relativi al Titolo III concernente il rimborso delle passività finanziarie, pari a 475 milioni, osserva che i residui passivi delle spese finali ammontano a 137.430 milioni. In sintesi, il conto dei residui al 31 dicembre 2017 espone residui attivi per 204.076 milioni e residui passivi per 137.905 milioni (di cui 475 milioni relativi al Titolo III, concernente il rimborso delle passività finanziarie), con una eccedenza attiva di 66.171 milioni di euro. Come sottolineato nella relazione illustrativa al Rendiconto, osserva che nel 2017 i residui continuano a rimanere su livelli considerevoli sia dal lato delle entrate che dal lato delle uscite. La relazione sottolinea che, nonostante si sia registrato un aumento del processo di formazione dei nuovi residui (5,6 per cento rispetto ai 66.427 milioni del 2016), per un importo pari a 3.734 milioni di euro, il tasso di formazione di nuovi residui diminuisce dall'8,4 per cento registrato nel 2016 a 8,2 per cento registrato nel 2017. Tale diminuzione è riconducibile al maggiore tasso di crescita dei pagamenti di competenza (+9,2 per cento) rispetto al tasso di crescita degli impegni (+8,3 per cento). Per quanto concerne infine il Conto generale del patrimonio - il documento contabile che fornisce annualmente la situazione patrimoniale dello Stato quale risulta alla chiusura dell'esercizio - segnala che dai risultati del 2017 emerge una eccedenza passiva di circa 1.875 miliardi, con un peggioramento di oltre 77,4 miliardi rispetto alla situazione patrimoniale a fine 2016. Si tratta di un risultato che continua il trend degli ultimi tre anni, considerato che nel 2016 sul 2015 il peggioramento è stato di poco inferiore ai 40 miliardi, e nel 2015 sul 2014, pari a -66,8 miliardi. Esso è dovuto ad un incremento delle passività (+38,2 miliardi) e alla diminuzione delle attività (-39,4 miliardi). Il risultato denota una situazione patrimoniale in peggioramento rispetto all'anno 2016 e riconferma gli andamenti negativi registrati negli anni dal 2004 in poi (con l'eccezione del 2009). Il totale delle attività ammonta a circa 947,8 miliardi, di cui: 636,5 miliardi di attività finanziarie, in netta diminuzione rispetto al 2016 (-39,3 miliardi); 307 miliardi di attività non finanziarie prodotte, che comprendono beni materiali e immateriali prodotti, materie prime e prodotti intermedi, prodotti finiti, oggetti di valore e d'arte (beni mobili di valore culturale, biblioteche e archivi), sostanzialmente stabili rispetto al 2016; 4,2 miliardi di attività non finanziarie non prodotte, che comprendono i beni materiali non prodotti, ossia terreni, giacimenti e risorse biologiche non coltivate (stabili rispetto al 2016). Il totale delle passività ammonta a 2.823 miliardi e si riferisce interamente a passività di natura finanziaria. Rispetto alla chiusura dell'esercizio 2016, l'entità delle passività finanziarie ha registrato un incremento di 38,2 miliardi di euro. Segnala che tale ultimo dato è connesso ad un peggioramento sia della situazione debitoria a medio-lungo termine dello Stato per 26,8 miliardi di euro (con una notevole crescita dei buoni del tesoro poliennali per 44 miliardi) che della situazione debitoria a breve termine, nell'ambito della quale si registra un incremento sia dei residui passivi, per circa 3,5 miliardi di euro, che dei debiti di tesoreria (+10 miliardi).