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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla situazione della Società italiana degli autori ed editori. Onorevoli Senatori. -- La legge 9 gennaio 2008, n. 2, recante disposizioni concernenti la Società italiana degli autori ed editori (SIAE), ha definito la natura giuridica della suddetta società quale ente pubblico economico a base associativa, prevedendo che la sua attività sia disciplinata dalle norme di diritto privato. Le numerose criticità emerse nella gestione finanziaria della SIAE da parte dei suoi organi di governo sono state denunciate in tante forme ed in ogni tempo, da inchieste giornalistiche, indagini conoscitive come quella condotta nella XVI legislatura dalla Commissione parlamentare VII (Cultura, scienza e istruzione), proposte di legge sull'istituzione di commissioni d'inchiesta, a mozioni presentate nell'attuale legislatura. Questi ultimi atti parlamentari, denunciando l'inefficienza e le incongruenze di bilancio della SIAE hanno impegnato il Governo: a superare il monopolio di questo ente in materia di diritti di autore, affinché l'attività di amministrazione ed intermediazione dei diritti d'autore diventi finalmente libera e in linea con la normativa europea; a considerare anche l'opportunità che le funzioni di vigilanza sugli associati prevedano necessariamente nuove forme di controlli moderni e digitali, con inevitabili vantaggi anche in termini economici per la società, oltre che di efficienza e trasparenza. Oggi la SIAE, sebbene da sempre operante in regime monopolista, continua a non rispondere a comportamenti virtuosi, ma nella sua gestione si continuano a registrare mancanze, errori e insufficienze. Infatti, la SIAE si posiziona rispetto ai suoi corrispondenti europei, come quella con più dipendenti e con il rapporto raccolta/costi più basso. La SIAE continua a manifestare una profonda arretratezza e inefficienza negli incassi: nel settore delle nuove tecnologie incassa la modesta somma di 7-8 milioni di euro all'anno contro (solo in termini esemplificativi) la francese Sacem che nel 2012 ha incassato 24 milioni e, per stessa ammissione dei vertici societari, il ritardo della SIAE è ancora maggiore nel settore ben più importante dell'emittenza radiotelevisiva, pubblica e privata. Nonostante i servizi carenti la società presenta costi per gli associati tra i più elevati nel panorama dei Paesi dell’Unione europea. La Federazione degli autori ha denunciato solo negli ultimi anni la privazione di centinaia di milioni utilizzati per continuare a finanziare una struttura macchinosa, burocratica ed inefficiente, guidata da un vertice tutt'altro che orientato a difendere i diritti e gli interessi economici dei soggetti da tutelare: gli autori italiani. La denuncia della Federazione autori si basava su una dettagliata tabella della Commissione europea, riproposta in basso, dove si mettono a confronto i dati, riferiti all'anno 2102, della raccolta del diritto d'autore e dei relativi costi delle diverse società che operano in Europa. SOCIETÀ Raccolta Costi operativi Costi personale N. dipendenti Rapporto raccolta/costi GEMA (DE) 862.961 127.072 67.788 1.068 6.7 SACEM (FR) 819.620 191.317 125.186 1.399 4.2 MCPS-PRS (UK) 709.097 77.432 39.192 – 9.2 SIAE (IT) 605.000 203.900 95.500 1.346 2.9 SGAE (ES) 341.200 65.763 32.547 451 5.2 SACD (FR) 219.731 47.191 17.750 230 4.6 SABAM (BE) 192.966 37.345 22.637 289 5.1 GVL (DE) 177.918 12.091 – – 14.7 BUMA (NL) 175.900 25.160 13.169 195 7 Da questa tabella risulta che la SIAE: è all'ultimo posto nel rapporto diritti raccolti e costo; è la quarta società europea per la raccolta; è la prima per il complesso dei costi operativi; è la seconda con esclusivo riferimento alla voce disaggregata del numero di addetti e del costo del personale. I bassi tassi di efficienza della SIAE si ripercuotono negativamente sull'industria culturale italiana e sulla capacità di diffusione delle nuove tecnologie dell'informazione, nonché indirettamente sulla produzione delle nuove espressioni creative. La situazione è peggiorata probabilmente dall'entrata in vigore del nuovo statuto della società, approvato durante il commissariamento, peraltro di una durata molto lunga ed inusuale, che ha creato una piena subordinazione della SIAE a pochi grandi editori musicali italiani e multinazionali, tagliando fuori dalla rappresentanza gli autori ed editori più piccoli e altri settori della produzione culturale con un minore successo commerciale. Nel sistema elettorale ideato, ogni associato esprime un voto per ogni euro raccolto a suo favore. In altri termini, ogni associato esprime un numero di voti pari al numero di euro guadagnati, un'alchimia che trasforma il reddito in partecipazione azionaria regalando al nucleo di pochi grandi editori musicali il controllo della società. Somiglia già ad una privatizzazione solo che i soci di «maggioranza» non hanno messo a rischio un euro nella costituzione del capitale sociale, il rischio imprenditoriale è del tutto assente. Il nuovo statuto ha determinato una casta di «azionisti di maggioranza» che gestisce, come fossero capitali propri, risorse economiche e patrimoni immobiliari accumulati in oltre 130 anni di storia, grazie al contributo di migliaia di autori e di editori piccoli e grandi, risorse destinate a garantire la sopravvivenza della società in un regime solidaristico e non per garantire la copertura delle perdite di gestione con emolumenti ai dirigenti apicali che non hanno eguali nelle altre società di collecting europee e non trovano giustificazione nel pessimi risultati gestionali. Alla Commissione d'indagine parlamentare il direttore generale Blandini aveva dichiarato di meritare il suo lauto emolumento, comunque di molto superiore al tetto che l'attuale Governo vuole porre alle retribuzioni degli alti manager dello Stato, perché grazie ai provvedimenti che aveva suggerito ai commissari, il deficit operativo della SIAE si sarebbe ridotto drasticamente. «Spero e credo -- aveva dichiarato Blandini -- che a regime, cioè alla fine dell'anno 2012, (il deficit operativo) si ridurrà strutturalmente di circa 12 milioni di euro». Contrariamente il deficit operativo è passato dai 22 milioni del 2011 al 31 milioni del 2012: il 50 per cento in più dell'anno precedente e quasi tre volte peggio di quanto vantato dal direttore generale. Il bilancio della SIAE deriva solo per il 50 per cento dall'attività istituzionale e per il restante si affida a ricavi percepiti da attività che sono del tutto estranee con le finalità e gli scopi principali della società (come i soldi incassati dall'Agenzia delle entrate per lo svolgimento di attività ispettive e dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, e rendite finanziarie. La stampa non ha mancato di segnalare a più riprese quanto si può rilevare anche dalla lettura dei bilanci della società: