[pronunce]

che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, eccependo, in via preliminare, l'inammissibilità della questione per carente descrizione della fattispecie concreta e chiedendo, altresì, nel merito, che la questione sia dichiarata infondata; che si è costituito, inoltre, P.E., persona sottoposta alle indagini nel procedimento a quo, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile per difetto di rilevanza o, comunque, respinta nel merito. Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce dubita, in riferimento agli artt. 3 e 41 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 48, comma 12, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), nella parte in cui non riconosce all'autorità giudiziaria alcun margine di valutazione discrezionale in ordine all'affidamento in custodia giudiziale dei beni mobili sequestrati agli organi di polizia, i quali ne abbiano fatto richiesta per l'impiego in attività di polizia, e ciò anche quando si tratti di beni aziendali; che, successivamente alla pubblicazione dell'ordinanza di rimessione, è intervenuto l'art. 1, comma 189, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013)», il quale ha, tra l'altro, sostituito il censurato art. 48, comma 12, del d.lgs. n. 159 del 2011; che, a seguito della novella, la disposizione denunciata non si occupa più dell'affidamento in custodia giudiziale dei beni sequestrati; che la materia è disciplinata, per converso, dal nuovo comma 5-bis dell'art. 40 del d.lgs. 159 del 2011, aggiunto dal medesimo art. 1, comma 189, della legge n. 228 del 2012, ove si stabilisce che «I beni mobili sequestrati, anche iscritti in pubblici registri, possono essere affidati dal tribunale in custodia giudiziale agli organi di polizia che ne facciano richiesta per l'impiego nelle attività istituzionali o per esigenze di polizia giudiziaria, ovvero possono essere affidati all'Agenzia, ad altri organi dello Stato, ad enti pubblici non economici e enti territoriali per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale»; che, con specifico riguardo al tema sottoposto all'esame di questa Corte, particolare rilievo assume l'avvenuta sostituzione della voce verbale «sono affidati» - presente nella norma censurata previgente e che, nella ricostruzione del rimettente, sarebbe valsa a rendere indefettibile l'affidamento dei beni sequestrati agli organi di polizia richiedenti - con l'espressione «possono essere affidati», utilizzata anche con riguardo all'ipotesi dell'affidamento ad altri soggetti; che deve essere, di conseguenza, ordinata la restituzione degli atti al giudice a quo, affinché proceda ad una nuova valutazione della rilevanza e della non manifesta infondatezza della questione alla luce dello ius superveniens.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 dicembre 2013. F.to: Gaetano SILVESTRI, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 dicembre 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI