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quello di Castrovillari, che rispetto al resto del territorio di pertinenza risulta completamente decentrato. Da qui una delle incongruenze della legge che, nel razionalizzare risorse e spese, avrebbe dovuto creare più efficienza al « sistema giustizia ». Ne risulta, però, che quelle stesse spese di gestione dell'apparato giuridico sono state moltiplicate all'ennesima potenza rallentando, nel complesso, tutto il funzionamento della macchina della giustizia italiana. A testimonianza di questo ci sono diversi studi. Uno dei quali, articolato e dettagliato, compiuto dalla Banca d'Italia e pubblicato nella pubblicazione « Questioni di economia e di finanza » n. 401 del 2017, nella quale si evince come la durata dei procedimenti (dopo l'entrata in vigore della riforma Severino) resta molto elevata, con differenze significative tra tribunali, che possono riflettere anche disfunzioni di natura organizzativa. L'evidenza suggerisce che la recente revisione della geografia giudiziaria non avrebbe ancora prodotto miglioramenti sotto il profilo della capacità di smaltimento degli uffici, ma avrebbe invece contribuito al calo del contenzioso ordinario nelle aree interessate (2) . Questo accade per i procedimenti civili, ancor più per i procedimenti penali, facendo venir meno quella necessaria presenza e percezione di Stato che serve ai cittadini, alle istituzioni, al mondo produttivo e del lavoro, per avere una visione incoraggiante e confortante del futuro e quindi avere una visione di sviluppo più concreta. Purtroppo, in questo momento, nella Calabria del Nord Est – da sempre uno dei cuori pulsanti dell'economica calabrese – così non è. C'è grande sfiducia non solo dettata dalla crisi mondiale determinata dall'epidemia da COVID-19, ma anche e soprattutto dalla mancanza di sicurezza. Giova ricordare un dato molto attuale riguardante Corigliano-Rossano, dove la recente escalation di violenza tra bande criminali, innescatasi ad inizio del luglio 2021, ha subito fatto contrarre l'economia turistica, riducendo gli accessi di oltre il 50 per cento. Se a questo, poi, si aggiunge il deserto di servizi sanitari e per la mobilità, tutto diventa drammaticamente più complicato e complesso. Ed è proprio il mancato controllo del territorio da parte dello Stato uno dei « vuoti » più importanti creati dalla soppressione del tribunale di Rossano. In sostanza, da Crotone a Taranto, con un entroterra che dalla costa jonica si spinge sino alla Sila, la chiusura del presidio di giustizia jonico ha comportato, e continua a comportare, una gravissima e inaccettabile involuzione della risposta dello Stato al territorio, sia per la presenza che lo stesso deve garantire anche fisicamente in una realtà come quella dell'Alto Jonio Cosentino, sia per il servizio di giustizia costituzionalmente sancito che lo Stato deve fornire ai cittadini. L'accorpamento a Castrovillari, soluzione sui generis , che di fatto non salvaguarda né mantiene la circoscrizione del tribunale di Rossano, non risponde a nessuna delle due irrinunciabili esigenze, anzi, determinando l'arretramento della presenza dello Stato, depotenzia gli strumenti di lotta contro la prevaricazione delle infiltrazioni mafiose. Non di ragione secondaria, inoltre, è la questione relativa alla sede in cui è allocato attualmente il tribunale di Castrovillari che, di conseguenza, ha dovuto accorpare anche fisicamente il « fardello » documentale e archivistico del soppresso tribunale di Rossano, che fu attivo sin dal 1862 e nel corso degli anni è stato anche sede di corte d'appello. La nuova sede giudiziaria di Castrovillari è oggettivamente inadeguata a sopperire fisicamente il carico di lavoro. E i disguidi si leggono quotidianamente sulle cronache giornalistiche, che raccontano disagi e malumori tra gli stessi dipendenti del palazzo di giustizia, che non riescono a lavorare in luoghi sicuri e confortevoli. Ancora più preoccupante è l'ombra crescente della criminalità organizzata in un territorio privato della presenza dello Stato. Negli ultimi tre anni nella Sibaritide-Pollino si sono consumati almeno sei omicidi riconducibili ad una vera e propria guerra di ' ndrangheta in atto nel territorio. A questo si aggiungano i numerosi eventi incendiari di beni mobili e immobili che, ormai a cadenza quotidiana, interessano la grande città di Corigliano-Rossano e, più in generale, un'area in cui si stanno compiendo alcuni lavori pubblici strategici: dalla realizzazione del nuovo ospedale della Sibaritide per finire alla realizzazione del nuovo tronco autostradale Sibari-Roseto (terzo megalotto della strada statale n. 106), passando per l'elettrificazione della linea ferroviaria ionica Sibari-Crotone-Catanzaro. A proposito di infiltrazioni mafiose e pervasione della criminalità organizzata, il territorio dell'ex tribunale di Rossano è quello maggiormente a rischio a infiltrazioni criminali rispetto a tutti gli altri territori afferenti ai tribunali soppressi. L'area della Sibaritide, per la sua posizione geografia, è storicamente frontiera e punto di interscambio tra le più grandi ed importanti consorterie criminali: ' ndrangheta , camorra e sacra corona unita. Nel circondario di Rossano-Corigliano vi è una micro e, soprattutto, una macro criminalità (già giudizialmente accertata in via definitiva da numerose sentenze emesse all'esito dei processi svolti dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, per esempio i procedimenti penali denominati « Galassia », « Satellite », « Flash Market », « Fusion », « Corinan », e quelli ancora in corso « Carambola » e « Stop »), diffusa ed assai ramificata nel territorio, gestita da cosche mafiose operanti soprattutto nei territori di Corigliano-Rossano, Mirto Crosia e Cariati, che impone la permanenza di un presidio atto ad assicurare la presenza anche fisica dello Stato. Un altro dato fondamentale è che nel comune di Corigliano-Rossano è allocata una casa di reclusione, di recente costruzione, che è la terza della Calabria per grandezza e capienza, in cui sono ristretti circa 400 detenuti. Per cui anche sotto tale ulteriore profilo l'accorpamento del tribunale di Rossano a quello di Castrovillari è stato oltre che ancor più dannoso e pregiudizievole per tutti, irragionevole. Occorre ancora soffermarsi su un aspetto attualmente non secondario e che rende l'approvazione di questo disegno di legge ancora più pressante ed urgente: i gravi ritardi prodotti dall'emergenza da COVID-19 nel sistema giustizia nella Calabria del Nord-Est. Si può affermare con sicurezza che la pandemia ha totalmente stravolto l'ordinario funzionamento della giustizia in un contesto già di per sé deficitario. Basti pensare alle norme imposte dal distanziamento sociale, certamente difficili da rispettare nelle aule e negli uffici del tribunale di Castrovillari, relativamente modesto per spazi e strutture, come già evidenziato. È così che le opportune norme anti-contagio imposte su scala nazionale e applicate anche alla sede giudiziaria castrovillarese, aggravate da una condizione deficitaria pregressa, non hanno fatto altro che generare il blocco quasi totale delle attività forensi. Infatti, il blocco di pochi mesi ha generato nel tribunale di Castrovillari un aggravamento dei problemi di inefficienza, di arretrato, e anche di costi per la gestione.