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a 8 mesi di distanza dalla data di approvazione della legge di bilancio per l'anno 2021, le maggiori risorse del fondo non risultano ancora ripartite in favore dei soggetti aventi diritto al ristoro per i danni subiti dalle aziende agricole a seguito di avversità atmosferiche e fitosanitarie verificatesi a partire dal 1° gennaio 2019, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire, entro brevi termini, il riparto delle risorse del fondo di solidarietà nazionale-interventi indennizzatori in favore dei soggetti che hanno subito danni alle aziende agricole a seguito di avversità atmosferiche e fitosanitarie verificatesi a partire dal 1° gennaio 2019; se non ritenga urgente, per far fronte ai danni alla produzione agricola dovuti agli eventi descritti successivi all'approvazione della legge di bilancio per l'anno 2021, prevedere un ulteriore adeguato stanziamento di risorse per il ristoro delle aziende che hanno subito ingenti danni alle produzioni, includendo negli aiuti anche le aziende non assicurate; se non ritenga altresì necessario, anche al fine di garantire maggiormente la redditività delle aziende agricole, adottare ogni iniziativa utile al fine di rafforzare e promuovere progressivamente in tutto il territorio nazionale la sottoscrizione di polizze assicurative agevolate a copertura dei rischi da catastrofi in agricoltura, nonché promuovere l'adesione a fondi mutualistici in grado di compensare finanziariamente gli agricoltori per le perdite economiche derivanti da eventi catastrofali di diversa natura. Atto n. 3-02739 MONTEVECCHI DI GIROLAMO CROATTI GIROTTO LANZI PAVANELLI TRENTACOSTE Ai Ministri della cultura e della transizione ecologica Premesso che: come noto sono in corso le procedure di autorizzazione del progetto "Rete Adriatica", che prevede la costruzione di un metanodotto di acciaio, diviso in 5 lotti funzionali: Massafra-Biccari (194 chilometri), Biccari-Campochiaro (70 chilometri), Sulmona-Foligno (167 chilometri), Foligno-Sestino (114 chilometri), Sestino-Minerbio (142 chilometri). Attorno al tracciato, verranno realizzate una servitù di 40 metri e strade per consentire l'accesso dei mezzi ai cantieri; il gasdotto trasporterà metano dal sud al nord del Paese, con una capacità di 28 milioni di metri cubi al giorno. Si tratta di un progetto strettamente legato al TAP (Trans Adriatic Pipeline), la condotta che porterà in Italia il gas naturale del Mar Caspio, in Azerbaijan, dopo avere percorso 3.500 chilometri e attraversato sei Paesi; contestualmente, nell'ambito del progetto Rete Adriatica, è prevista la realizzazione di una centrale di compressione e spinta a Sulmona, a poche centinaia di metri dal centro abitato, che occuperà una superficie di 12 ettari e sarà costituita da 3 turbine, ognuna delle quali avrà una potenza termica di 30 megawatt; considerato che: la centrale di Sulmona, sebbene presentata come un progetto separato, sarebbe funzionale al gasdotto, perché necessaria per far continuare il viaggio del gas proveniente da Massafra, in provincia di Taranto, verso i siti di stoccaggio di Minerbio, nel bolognese; il territorio di Sulmona rischia di subire un grave impatto da quest'opera, ed è per questo che molte comunità locali hanno messo in piedi un fronte comune contro la sua realizzazione; l'area interessata, una vasta area di terreni privati acquistata da SNAM, denominata "Case Pente", si trova alle pendici del Morrone, a ridosso del Parco nazionale della Majella; nell'area di Case Pente c'è un sito archeologico, che si colloca direttamente presso l'infrastruttura SNAM, ed è descritto nel volume "Forma Italiae. Superaequum Corfinium Sulmo", pubblicato nel 1984 dall'archeologo belga Frank Van Wonterghem; la Soprintendenza a quanto risulta agli interroganti avrebbe chiesto di rivedere il progetto, a seguito dell'individuazione attraverso indagini radar di un edificio che si presume sia di epoca italica; la SNAM, a cavallo tra il 2018 e il 2019, avrebbe svolto indagini sull'area attraverso il georadar con una società specializzata e, una volta aver rimesso il rapporto alla Soprintendenza, ha ignorato il tutto per avere le autorizzazioni necessarie per avviare i lavori; la Soprintendenza, in una lettera del 28 febbraio 2019, ha allertato la società della presenza nel sottosuolo di preesistenze di carattere archeologico, tra cui l'estesa articolazione delle strutture murarie, propria di un grande edificio, che potrebbero già indicare la necessità di delocalizzare l'intervento previsto nell'area; nella medesima nota la Soprintendenza invitava la società ad effettuare ulteriori indagini ai sensi dell'articolo 25 del decreto legislativo n. 50 del 2016, ma ad oggi nulla è stato fatto; considerato inoltre che: il 3 dicembre 2020 si è svolta la Conferenza dei Servizi per la concessione dell'Autorizzazione integrata ambientale nel quale il rappresentante della Regione, ha votato a favore del progetto, mentre solo il Comune di Sulmona, rappresentato dall'assessore all'ambiente, ha espresso voto contrario; ad aprile 2021 il Ministero della transizione ecologica ha rilasciato l'Autorizzazione integrata ambientale per la centrale di compressione, che varie associazioni e comitati locali hanno impugnato innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio; valutato che: a parere degli interroganti il progetto presenta diverse criticità sotto il profilo della tutela del paesaggio e dei beni culturali, ignorati dalla società; la Soprintendenza competente, come detto, avrebbe auspicato una delocalizzazione dell'infrastruttura, proprio in ragione degli aspetti descritti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda adottare affinché vengano fatte le opportune indagini sull'area e per porre rimedio per quanto di competenza, alle omissioni che vi sarebbero state nella procedura autorizzativa della centrale di Sulmona. Atto n. 3-02740 TURCO RICCIARDI FENU DI PIAZZA L'ABBATE PIARULLI LOMUTI GAUDIANO D'ANGELO CASTALDI ROMANO Ai Ministri della transizione ecologica, della salute e dello sviluppo economico Premesso che: è un diritto tutelato dalla Costituzione conoscere, valutare, limitare e prevenire gli effetti che un insediamento industriale produce sulla salute dei cittadini e sull'ambiente circostante; è necessario, nelle aree di crisi industriale complessa a forte impatto ambientale, come nel caso dell'area industriale di Taranto, garantire la tutela dell'ambiente e della salute soprattutto per la continua esposizione all'inquinamento a cui sono soggetti soprattutto i cittadini del quartiere Tamburi, per la presenza dello stabilimento siderurgico ex Ilva/Arcelor Mittal, ora Acciaierie d'Italia;