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Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori D'alfonso, Parrini, Pittella, Sbrollini, Magorno, Laus, Rossomando, Malpezzi, Astorre, Boldrini, Messina Assuntela, Patriarca, Fedeli, Valente, Manca, Alfieri, Marino, Sudano, Iori, Verducci, Stefano, Parente, Rojc, Ferrazzi, Taricco e Giacobbe hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00932 del senatore Cucca. Mozioni, nuovo testo La mozione 1-00141, della senatrice L'Abbate ed altri, pubblicata il 25 giugno 2019, deve intendersi riformulata come segue: L'ABBATE, CASTELLONE, MOLLAME, ORTOLANI, TRENTACOSTE ABATE, GRANATO. GIANNUZZI, VONO, CROATTI, PELLEGRINI Marco, ANGRISANI, GAUDIANO, RUSSO Il Senato, premesso che: la città di Brindisi, città ad alta intensità industriale, ma allo stesso tempo dalle grandi potenzialità di rinascita sostenibile, ha rappresentato per lungo tempo l'emblema del conflitto ambientale con le asserite esigenze di crescita economica legata allo sviluppo industriale; il territorio di Brindisi è interessato da un carico di problematiche legate ai rischi per la salute dei cittadini e per l'ambiente di gran lunga maggiore rispetto ai vantaggi economici che la città ha ricevuto nel tempo; la città pugliese, in un diametro ristretto di chilometri si trova a dover supportare la presenza di un petrolchimico e di due centrali a carbone ancora funzionanti, quasi tutti compresi in un sito di interesse nazionale (Sin); il sito inquinato di interesse nazionale (Sin) di Brindisi è stato decretato con legge n. 426 del1998 e, come tale, perimetrato dal Ministero dell'ambiente con decreto ministeriale del 10 gennaio 2000. Esso si estende approssimativamente per un'area pari a 11.000 ettari e comprende, oltre ad aree agricole ed industriali, anche 5.500 ettari di aree marine. Nella parte più orientale del Sin di Brindisi vi è lo stabilimento petrolchimico, originariamente di proprietà della Montecatini Edison nella parte meridionale dell'area perimetrata, in prossimità della costa, si trova la centrale Enel di Cerano, realizzata negli anni Ottanta, alimentata principalmente a carbone, e destinata alla produzione di energia elettrica; sempre all'interno del sito è presente un'area lagunare, denominata "micorosa", che negli anni Sessanta fu colmata da scorie di ogni genere provenienti dall'ex Petrolchimico, contenenti elevatissime concentrazioni di tricloroetano (cloroformio); in definitiva l'area può essere divisa in alcune macroaree, distinguibili per uso del suolo e ubicazione: Polo industriale, Polo petrolchimico, Polo elettrico-energetico, Area agricola, Stagni e Saline di Punta della Contessa, Invaso del Cillarese, Area marina; considerato che a quanto risulta ai proponenti del presente atto: dopo tutti questi anni le operazioni di bonifica sono ancora ferme, mentre periodicamente si avvicendano studi sulle conseguenze dannose legate all'inquinamento dell'area e notizie di rinvenimento di discariche abusive in un'area di rilevante ampiezza come quella del Petrolchimico, ma che, in prevalenza, risulta abbandonata e conseguentemente appetibile per l'esercizio di attività delittuose; ad aggravare la portata del vulnus vi è la mancata messa in sicurezza dell'impianto di Eni Versalis, unico funzionante all'interno dell'area del petrolchimico, dal quale frequentemente fuoriescono fiammate visibili in quasi tutta la città; a ciò si aggiunge il comprovato inquinamento causato dalle due centrali a carbone presenti nel territorio brindisino, tra cui la centrale Enel-Federico II (Cerano), la più grande d'Europa, e la centrale A2A; una situazione di tale portata, ha avuto delle ricadute sulla popolazione e sull'ambiente, devastanti: diversi studi epidemiologici: che hanno evidenziato risultati molto preoccupanti, tra i quali incremento di rischio della mortalità e ricoveri per tumori maligni, leucemie, malattie cardiovascolari e all'apparato respiratorio, malformazioni tra le persone più esposte rispetto a quelle meno esposte alle emissioni di origine industriale; nonostante la situazione allarmante sia nota da diversi anni, fino ad oggi nessun passo è stato fatto verso una rinascita sostenibile e una presa di posizione a favore della tutela della salute dei cittadini; considerato infine che: la politica dell'Unione europea in materia di ambiente si fonda sui principi della precauzione, dell'azione preventiva e della correzione dell'inquinamento alla fonte, nonché sul principio «chi inquina paga»; attraverso il suo quadro per il clima e l'energia 2030, che rappresenta altresì il suo impegno assunto nell'ambito dell'accordo di Parigi, l'UE si è impegnata a conseguire i seguenti obiettivi entro il 2030: ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 40 per cento al di sotto dei livelli del 1990, migliorare l'efficienza energetica del 27 per cento e aumentare la quota di consumo finale di energia proveniente da fonti rinnovabili del 27 per cento. Il quadro 2030 fa seguito agli obiettivi «20-20-20» stabiliti nel 2007 dai leader dell'UE per il 2020: una riduzione del 20 per cento delle emissioni di gas a effetto serra, un aumento del 20 per cento della quota di energie rinnovabili nel consumo finale di energia e una riduzione del 20 per cento del consumo totale di energia primaria dell'UE (il tutto rispetto al 1990), che si sono tradotti in misure legislative vincolanti. La tabella di marcia dell'UE per passare ad un'economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050 prevede un obiettivo a lungo termine di riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra dell'80 per cento, mentre la più recente strategia di lungo termine sostiene il conseguimento di un'economia climaticamente neutra entro il 2050; a norma del regolamento (UE) 2018/1999 ogni Stato membro è tenuto a trasmettere alla Commissione la proposta di piano nazionale integrato per l'energia e il clima per il periodo 2021-2030; in ossequio a tale disposizione, l'Italia ha presentato la proposta di piano nazionale integrato per l'energia e il clima, che, tra i principali obiettivi, prevede: l'accelerazione del percorso di decarbonizzazione, considerando il 2030 come una tappa intermedia verso una decarbonizzazione profonda del settore energetico entro il 2050; la promozione di attività di ricerca e innovazione che, in coerenza con gli orientamenti europei e con le necessità della decarbonizzazione profonda, sviluppino soluzioni idonee a promuovere la sostenibilità, la sicurezza, la continuità e l'economicità delle forniture energetiche; l'adozione, anche a seguito dello svolgimento della valutazione ambientale strategica, di obiettivi e misure che riducano i potenziali impatti negativi della trasformazione energetica su altri obiettivi parimenti rilevanti, quali la qualità dell'aria e dei corpi idrici, il contenimento del consumo di suolo e la tutela del paesaggio;