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-- raccolta, elaborazione, presentazione delle statistiche in una forma che renda accessibile e facilmente leggibile la differenza di genere; -- sviluppo di progetti di diffusione, allo scopo di rendere più conosciute le informazioni statistiche. Gli indicatori, in particolare, devono essere periodicamente rivisti alla luce dell'esperienza nazionale e internazionale, e rielaborati in modo da coprire un'informazione differenziata secondo il genere. Il presente disegno di legge intende assicurare che l'informazione statistica venga fornita in modo da tener conto delle metodologie sensibili al genere e da consentire all'ISTAT di svolgere un ruolo pilota nei confronti di tutte le attività di ricerca e raccolta dati da parte di tutti i soggetti della pubblica amministrazione. L'articolo 1 del disegno di legge evidenzia come, insieme alle modalità di raccolta e alla successiva fase di produzione ed elaborazione dei dati derivanti direttamente da documenti amministrativi o da precedenti rilevazioni, sia possibile migliorare anche il livello dì qualità della diffusione e comunicazione delle informazioni statistiche, che riveste centrale importanza e che, attualmente, avviene solo di rado separatamente per uomini e donne. L'offerta di informazione esistente, infatti, può già essere direttamente prodotta con la differenziazione per genere, attraverso la diffusione di metodi e standard comuni, l'armonizzazione degli archivi amministrativi e la valorizzazione delle fonti organizzate pubbliche e private (archivi, registri cartacei o informatici, basi di dati), ed, eventualmente, la modifica o nuova impostazione della modulistica utilizzata. Nella produzione di informazioni statistiche, infatti, è centrale la raccolta di dati direttamente presso le persone fisiche o attraverso i documenti amministrativi derivanti dall'attività istituzionale delle amministrazioni o mediante fonti organizzate pubbliche e private ove, relativamente alle persone fisiche, il sesso e l'età degli individui, quali variabili strutturali delle unità della popolazione, sono nella quasi totalità dei casi già previsti nel questionario o documento amministrativo, e consentono perciò un trattamento statistico finalizzato alla produzione di statistiche disaggregate secondo il genere. L'articolo 2 contiene una lista delle macro aree tematiche con esclusione di quelle aree nelle quali la produzione di statistiche secondo indicatori sensibili al genere è già obbligatoria in base ai regolamenti europei. Tra queste, sono comprese tutte le statistiche riguardanti il lavoro e l'economia, inclusi i dati relativi ai differenziali salariali, all'inoccupazione e alla disoccupazione di lunga durata, agli orari di lavoro. L'articolo 3 prevede l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari opportunità di un Comitato consultivo per le statistiche e le politiche di genere con il compito di formulare proposte operative per la predisposizione di statistiche e politiche di genere. In particolare, il Comitato, che opera in raccordo con la commissione per le pari opportunità tra uomo e donna, istituita con il decreto legislativo 31 luglio 2003, n. 226, formula proposte di adeguamento degli indicatori e delle metodologie sensibili al genere a quelli usati dalle organizzazioni internazionali in applicazione del Regolamento (CE) n. 1177/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 giugno 2003 relativo alle statistiche comunitarie sul reddito e sulle condizioni di vita (G.U. legge 165 del 3/7/2003), e del Regolamento (UE) n. 99/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2013 relativo al programma statistico europeo 2013-2017; favorisce e promuove la realizzazione e la diffusione di statistiche di genere, anche'attraverso il censimento di tutte le ricerche e pubblicazioni d'interesse per l'informazione statistica ufficiale relativa al Programma statistico nazionale, realizzate anche da soggetti che non fanno parte del Sistema statistico nazionale, e favorisce la diffusione delle migliori pratiche in materia; effettua ricognizioni della normativa vigente finalizzate alla rilevazione di eventuali ostacoli alla produzione di statistiche e alla formulazione di politiche di genere, proponendo le necessarie modifiche; trasmette al Governo, alla Conferenza unificata, al CNEL, al fini delle deliberazioni di rispettiva competenza in relazione al documento di cui al comma 7- bis dell'articolo 10 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, (introdotto dal successivo articolo 4), entro il 31 gennaio di ciascun anno, una relazione sull'attività svolta nell'anno precedente e su quella da svolgere, recante in allegato i dati statistici e le analisi quantitative, sull'impatto di genere delle politiche svolte nel periodo di riferimento. Il Comitato provvede all'aggiornamento periodico degli indicatori relativi alle rilevazioni. Il Comitato è composto da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri -- Dipartimento per le Pari opportunità che lo presiede, da due rappresentanti designati dalla Conferenza unificata, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, da due rappresentanti designati dal Consiglio Nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), da due rappresentanti dell'ISTAT e da due esperti. L'articolo 4 prevede le modifiche da introdurre nell'articolo 10 della legge n. 196 del 2009 al fine di inserire pienamente l'attività del Comitato nel processo per la formazione dei documenti nazionali di programmazione e finanza pubblica. L'articolo 5 stabilisce, in apposito allegato, l'articolazione delle rilevazioni che l'ISTAT deve fornire, in sede di prima applicazione, al fine di assicurare immediatamente l'operatività della legge con un adeguato standard di informazione statistica. Nello stesso articolo si demanda al Governo il compito di dettare norme per il coordinamento dell'attività dei soggetti esistenti nella pubblica amministrazione in tema di statistiche e politiche di genere. In coerenza con il progressivo ridimensionamento degli oneri a carico della pubblica amministrazione per il funzionamento di organi di consulenza, si stabilisce che dall'attuazione della presente legge non devono derivare oneri a carico della finanza pubblica e che le amministrazioni interessate reperiscano le risorse eventualmente occorrenti all'interno dei rispettivi bilanci.. Art. 1. 1. Gli uffici, enti, organismi e soggetti privati che partecipano all'informazione statistica ufficiale inserita nel programma statistico nazionale, hanno l'obbligo di fornire i dati e le notizie per le rilevazioni previste dal programma statistico nazionale e di rilevare, elaborare e diffondere i dati relativi alle persone disaggregati per uomini e donne. 2. Le informazioni statistiche ufficiali sono prodotte in modo da assicurare: a) la disaggregazione e l'uguale visibilità dei dati relativi a donne e uomini; b) l'uso di indicatori sensibili al genere. 3. L'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) assicura l'attuazione delle disposizioni del presente articolo da parte dei soggetti costituenti il Sistema statistico nazionale (SISTAN) anche mediante direttive del comitato di indirizzo e coordinamento dell'informazione statistica, e provvede all'adeguamento della modulistica necessaria all'adempimento da parte delle amministrazioni pubbliche degli obblighi relativi alla raccolta delle informazioni statistiche. Art. 2. 1.