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Atto n. 4-01495 QUAGLIARIELLO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: nel 2004 l'Acquedotto Pugliese SpA predisponeva un progetto preliminare inserito nell'"Accordo di programma quadro per la tutela delle acque e gestione integrata delle risorse idriche" di realizzazione di un nuovo impianto di depurazione a servizio degli abitanti di Sava, Manduria e delle marine di Manduria (Taranto); a seguito dell'analisi delle alternative riguardanti l'ubicazione dell'impianto di depurazione, gli enti coinvolti stabilivano che il sito dovesse essere posto in prossimità delle marine di Manduria; con decreto n. 210/CD/A del 19 dicembre 2005, il commissario delegato per l'emergenza ambientale finanziava la costruzione dell'impianto per un importo di 11.360.000 euro, rinviando "l'assunzione di determinazioni in ordine all'importo necessario a finanziare la realizzazione della condotta sottomarina all'adozione del successivo provvedimento", prevedendo lo scarico del nuovo impianto in battigia; l'Acquedotto Pugliese SpA predisponeva, con prot. n. 2802 del 30 maggio 2006, un ulteriore progetto preliminare di realizzazione di un nuovo impianto di depurazione avente la previsione dello scarico in battigia; nonostante numerosi atti presentati dalle amministrazioni locali limitrofe e da taluni cittadini, con deliberazione n. 1236 del 12 giugno 2012, la Giunta regionale pugliese confermava formalmente la volontà di realizzare l'impianto e l'intera rete di distribuzione; considerato che: secondo i documenti a disposizione dell'interrogante, il suddetto depuratore sarebbe progettato per una portata fino a 10.080 metri cubi/giorno; il codice dell'ambiente (decreto legislativo n. 152 del 2006) prevede il divieto di scarico sul suolo dei reflui depurati ad una distanza dal mare inferiore a 2,5 chilometri dal mare fino a 5.000 metri cubi al giorno e il divieto di scarico ad una distanza inferiore a 5 chilometri per quantità fino a 10.000 metri cubi al giorno; a fronte della prima bozza di variante prodotta dall'Acquedotto Pugliese, qualificandolo come procedura "di emergenza", il Comune di Avetrana produsse uno studio tecnico di fattibilità, che prevedeva l'arretramento del depuratore a più di 5 chilometri dal mare e l'eliminazione di qualunque ipotesi di scarico nelle acque marine; in data 7 di aprile 2017 la direzione del Dipartimento infrastrutture e ambiente della Regione Puglia verbalizzò ai rappresentanti dei Comuni di Manduria e Avetrana la possibilità, in capo ai medesimi municipi, di approvare l'ipotesi migliorativa prodotta dal Comune di Avetrana; pochi giorni dopo, il Consiglio comunale di Avetrana approvò il nuovo progetto, mentre quello di Manduria, contrariamente alle attese, non deliberò nella direzione auspicata dalla popolazione, avviando i lavori poi bloccati dalle manifestazioni cittadine; la successiva variante elaborata dall'Acquedotto Pugliese, con la previsione di trincee drenanti nell'area del depuratore e presso i terreni di masseria Marina (entrambi scarichi sul suolo posti rispetto al mare a meno di due chilometri e in contrasto con le norme) è stata anch'essa bocciata in sede di VIA (Valutazione impatto ambientale) dal Servizio regionale di gestione delle risorse idriche; considerato, infine, che: da fonti stampa emergerebbe la volontà da parte della società Acquedotto Pugliese SpA e della Regione Puglia di avviare ugualmente i lavori; tale progetto, se realizzato nella forma originaria, causerebbe emissioni odorigene inquinanti e maleodoranti, con relativi rischi per la salute, oltre il divieto di balneazione lungo l'arenile di altissimo pregio compreso tra Specchiarica e Chidro, a causa della presenza di scarichi reflui inquinanti; la realizzazione del progetto causerebbe un significativo deprezzamento di migliaia di immobili ubicati nella zona turistica di contrada "Urmo" e della costa di Manduria, oltre al fatto che rischierebbe di vanificare qualsiasi sforzo volto allo sviluppo turistico balneare della fascia costiera, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e se dispongano di nuove ed ulteriori informazioni al riguardo; quali iniziative intendano assumere per evitare la costruzione di un'opera, che violerebbe apertamente le disposizioni del Codice dell'ambiente e metterebbe in pericolo la salute dei cittadini; se, nell'ambito delle rispettive competenze, non ritengano opportuno sollecitare la Regione Puglia, di concerto con i Comuni di Manduria, Avetrana, Sava e Maruggio, a individuare soluzioni tecniche condivisibili che tutelino l'ambiente, l'ecosistema e che rispettino il dettato normativo del codice dell'ambiente; se, nell'ambito delle proprie competenze, non ritengano opportuno attivare politiche ambientali atte al contrasto dell'intrusione marina e della costante desertificazione dei territori interessati, scongiurando il rischio concreto della compromissione dell'equilibrio ambientale. Atto n. 4-01496 LUCIDI TRENTACOSTE DONNO LANNUTTI FERRARA GAUDIANO ANGRISANI VANIN ABATE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: a partire dagli anni '70 è stata realizzata la strada statale 675 Umbro-Laziale, denominata raccordo Terni-Orte, la quale nel tratto compreso tra il chilometro 27 e il chilometro 29 attraversa, tagliandolo in due, il centro abitato di San Liberato frazione del comune di Narni (Terni), comportando per gli abitanti un livello di rumore più volte accertato come intollerabile; tale opera è stata realizzata senza adeguate barriere fonoassorbenti e per questo da oltre 30 anni gli abitanti di San Liberato hanno chiesto ripetutamente la loro installazione all'Anas, alla Regione Umbria, al Comune di Narni e al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a tutela della propria salute e del rispetto del diritto di veder protette le abitazioni da un livello di rumore superiore a quanto indicato dalla normativa; in seguito a una segnalazione dei cittadini, dal 17 al 24 novembre 2017 sono stati effettuati dei rilevamenti dall'Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa), sia nelle ore diurne che nelle ore notturne: si è riscontrato un evidente sforamento dei limiti previsti dalla legge a causa dell'inquinamento acustico proveniente dalla strada statale 675 Umbro-Laziale; la popolazione locale ha avviato una petizione per chiedere l'installazione delle barriere antirumore da parte degli enti competenti, allegando certificati medici di cittadini, tra cui quelli di bambini, per patologie ricollegabili al grave problema; considerato che: l'intervento a cui si fa riferimento è di normale amministrazione, un intervento ordinario e comune a tantissime situazioni analoghe lungo le arterie stradali del nostro Paese: non si comprende il motivo per cui è apparentemente impossibile la realizzazione delle barriere fonoassorbenti nel breve tratto di strada;