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f prevedere interventi sanitari per la tutela della salute della donna in gravidanza e del nascituro; g predisporre misure di prevenzione e interventi di tutela in caso di violenze, maltrattamenti e abusi sessuali; h assicurare interventi di mediazione familiare in caso di conflittualità in presenza di figli minori o disabili anche di maggiore età; i assistere le famiglie in presenza di disabilità o di patologie gravi. 30 (Tutela della maternità e del concepito) 1 Nell'ambito delle prestazioni socio-sanitarie relative all'area materno-infantile previste dalla tabella allegata all'atto d'indirizzo e coordinamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 febbraio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 129 del 6 giugno 2001, i consultori familiari assistono le donne in stato di gravidanza e si adoperano, in conformità, alla legge 22 maggio 1978, n. 194, affinché le donne siano messe nelle condizioni di scegliere coscientemente e liberamente se portare a termine la gravidanza. 2 In attuazione di quanto previsto dal comma 1, i consultori familiari svolgono i seguenti compiti: a forniscono ogni informazione necessaria sul concepimento, sulle fasi di sviluppo dell'embrione e sulle tecniche attuate in caso di interruzione volontaria della gravidanza, avvalendosi di personale medico e ostetrico anche obiettore di coscienza; b informano sui diritti spettanti alle donne in gravidanza ai sensi della legislazione statale e regionale vigente in materia, nonché sui servizi sociali, sanitari e assistenziali offerti nel comune di residenza e nel territorio della provincia, anche in collaborazione con il privato sociale; c informano sulla legislazione del lavoro vigente a tutela della maternità; d predispongono, in collaborazione con gli enti locali, interventi individualizzati per le donne che scelgono di proseguire la gravidanza; e offrono assistenza psicologica alle donne durante la pausa di riflessione prevista dall'articolo 5, quarto comma, della legge 22 maggio 1978, n. 194; f si avvalgono, attraverso appositi regolamenti e convenzioni, della collaborazione delle associazioni operanti a difesa della vita; g informano sulla normativa vigente in materia di non riconoscimento del nascituro ai fini dell'eventuale adozione. 31 (Criteri per lo svolgimento dei compiti dei consultori familiari) 1 Le regioni fissano i criteri per la programmazione, il funzionamento, la gestione e il controllo del servizio prestato dai consultori familiari in attuazione dei compiti previsti dagli articoli 29 e 30, in conformità ai seguenti princìpi: a i consultori familiari sono istituiti da parte dei comuni, in forma singola o associati, o da parte di consorzi di comuni quali organismi operativi delle aziende sanitarie locali; b i consultori familiari operano su tutto il territorio nazionale in base al principio della rispondenza alle esigenze territoriali; c i consultori familiari possono essere istituiti anche da istituzioni o da enti pubblici o privati che hanno finalità sociali, sanitarie e assistenziali senza scopo di lucro quali i presìdi di gestione diretta o convenzionata delle aziende sanitarie locali; d ai fini dell'assistenza ambulatoriale e domiciliare, i consultori familiari si avvalgono del personale delle aziende sanitarie locali. 32 (Compiti delle regioni) 1 Le regioni assicurano attraverso l'attività dei consultori familiari di cui al presente capo la vigilanza e il rispetto dei princìpi stabiliti dalla legge 22 maggio 1978, n. 194. 33 (Personale) 1 Nella dotazione organica dei consultori familiari è garantita la collaborazione delle seguenti figure professionali: a medici, di cui almeno uno obiettore di coscienza; b psicologi; c assistenti sociali; d educatori professionali; e infermieri. 2 Gli operatori di cui al comma 1 sono tenuti a esercitare la propria attività con il metodo del lavoro di équipe interdisciplinare. 34 (Ripartizione delle risorse) 1 Ai fini della copertura dei maggiori oneri derivanti dall'attuazione del presente capo, il Ministro della salute, con proprio decreto adottato entro il 31 dicembre di ogni anno, di concerto con i Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze e d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, acquisito il parere delle Commissioni parlamentari competenti, provvede alla ripartizione tra le regioni delle risorse del Fondo di solidarietà sulla base dei seguenti criteri: a il 5 per cento in proporzione alla popolazione residente in ciascuna regione; b il 5 per cento in proporzione ai tassi di natalità e di mortalità infantili quali risultano dai dati ufficiali dell'Istituto nazionale di statistica relativi al penultimo anno precedente a quello della ripartizione dei finanziamenti. 35 (Abrogazioni) 1 La legge 29 luglio 1975, n. 405, è abrogata. 2 L'articolo 2 della legge 22 maggio 1978, n. 194, è abrogato. VI DISPOSIZIONI FINALI 36 (Fondo di solidarietà per la famiglia) 1 Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia è istituito il Fondo di solidarietà per la famiglia, con una dotazione di 800 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020. A decorrere dall'anno 2020, confluiscono nel Fondo le eventuali somme ottenute a titolo di ristoro dei danni e di indennità ai sensi della presente legge, detratte le spese documentate. 37 (Consulta nazionale per la famiglia) 1 Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia è istituita la Consulta nazionale per la famiglia, composta dai rappresentanti delle associazioni per la promozione della famiglia, rappresentative a livello nazionale, di cui all'articolo 26. 2 La Consulta nazionale ha funzioni di studio e di ricerca, nonché di impulso e di consulenza nei confronti delle amministrazioni statali, con le quali collabora e alle quali segnala le misure idonee ad assicurare il perseguimento delle finalità concernenti lo sviluppo e la tutela della famiglia. 3 La Consulta nazionale, in particolare: a svolge funzioni di natura conoscitiva per accertare le modalità con le quali le amministrazioni statali hanno dato attuazione alle vigenti disposizioni legislative e regolamentari concernenti la condizione economica e sociale delle famiglie; b elabora analisi e studi, anche in collaborazione con enti e istituzioni culturali e di ricerca, procedendo altresì alla valutazione delle esperienze maturate all'estero, e specificamente nell'ambito dei Paesi membri dell'Unione europea, sull'adeguatezza e sulla congruità della normativa di cui alla lettera a) , nonché delle misure attuate per fronteggiare situazioni di emergenza legate al disagio familiare; c attua il monitoraggio delle attività connesse al rispetto delle disposizioni della presente legge nonché delle altre disposizioni vigenti aventi riflessi sul benessere delle famiglie;