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Il primo interrogativo riguarda le "tempistiche" per elaborare progetti, pensare al futuro in termini di lavoro, per gli affetti e per la propria vita. Il secondo interrogativo riguarda il degrado dell'ambiente, che ha nel mutamento climatico il segno più evidente che spinge a chiedersi come poterlo affrontare e superare senza cedere al senso di impotenza e di rassegnazione, che sembra rendere impossibile un cambiamento efficace e sostenibile; ma a tale condizione, così precaria e povera di futuro, non ci si può, né ci si deve assuefare; il legame tra il comportamento umano nei confronti dell'ambiente e nei confronti dei propri simili è evidente a chiunque non voglia chiudere gli occhi davanti alla realtà, ai dati e alle statistiche. È evidente, oggi più di qualche decennio fa, che il problema non è semplicemente tecnico, ma etico: si tratta di utilizzare non solo strumenti meno inquinanti, ma soprattutto di assumere comportamenti più responsabili. Le annuali conferenze internazionali sul clima rendono evidente come la sfida riguardi proprio l'etica: anche per questo gli orientamenti in esse prospettati spesso cadono nel vuoto, perché incontrano nei singoli Stati delle politiche maldisposte verso l'assunzione di impegni che implicano sacrifici, cambiamenti di stili e abitudini, e quindi appaiono impopolari e tutt'altro che premianti, spesso risultando punitivi per le persone che non ne colgono il senso e il significato e lasciano ad un futuro remoto, non sperimentabile, la prospettiva dei benefici possibili; occorre far proprie le parole di speranza di papa Francesco nelle sue ultime encicliche la "Laudato si'" e "Fratelli tutti", da cui emerge con chiarezza fino a che punto cambiare sia necessario, ma anche possibile; la fede offre un sostegno importante a questo cammino di responsabilità e per questo i cattolici sono alla ricerca di nuovi paradigmi, per trasformare le difficoltà del presente in opportunità nuove, per valorizzare un'umanità che anche nella fragilità presente sappia costruire comunità portatrici di esperienze innovative per un mondo più abitabile. Questa prospettiva aiuta a ripensare il tempo attuale, a comprenderlo in modo differente, a riprogettare le forme della vita sociale, anche valorizzando le opportunità offerte da questa fase dal PNRR; quest'anno, il luogo prescelto per ospitare la 49a settimana sociale dei cattolici italiani è la città di Taranto, una città che nell'immaginario comune rimane proiezione del dissidio esistente tra alcuni diritti fondamentali: lavoro, ambiente e salute. Il superamento delle tensioni tra i diversi diritti può divenire occasione di stimolo per una società disposta a riflettere su un nuovo modello socio-economico e politico-culturale, che promuova lo sviluppo umano integrale, capace di ridefinire il rapporto tra produzione ed ecosistema, ambiente e lavoro, vita personale e organizzazione sociale; questa lunga pandemia ha esacerbato le diseguaglianze: territoriali, di genere, intergenerazionali, e l'esercizio dei diritti di tutti è diventato sempre più difficile, se non impossibile; anche in questa occasione è evidente l'importanza dei lavori preparatori delle settimane sociali. La chiesa si è sempre interessata ai grandi temi su cui si concentra il dibattito della società in cui opera, offrendole il suo contributo, per stimolare nelle classi dirigenti un genuino spirito di verità, di carità e di onestà, volto alla ricerca del bene comune e alla rinuncia al profitto personale. Per tali motivi, i proponenti del presente atto di indirizzo sono consapevoli che non ci sono soluzioni semplici e che gli slogan non sono sufficienti per misurarsi con la complessità interconnessa di questo tempo difficile. La prospettiva è quella di un'ecologia integrale, di un umanesimo ecologico della responsabilità e della cura, recuperando quella dimensione di comunità, che la pandemia ha in parte indebolito, rendendo più difficile mantenere i legami interpersonali in un'ottica di cura e di collaborazione reciproca; la chiesa ha mostrato grande lungimiranza scegliendo il capoluogo ionico come punto di partenza per una riflessione multidimensionale su ambiente, lavoro e sviluppo, quasi contemporaneamente al lavoro e all'impegno del Governo, che ha dedicato alla cosiddetta transizione ecologica un Ministero ad hoc ; è auspicabile e necessario che la politica mantenga un'attenzione costante e concreta verso i "nuovi fragili", i nuovi poveri, tra cui emergono giovani e donne privati della loro speranza di futuro. Nella realizzazione del piano di ripresa e resilienza, la sfida principale è quella di un'interazione costruttiva tra tutte le persone impegnate nei diversi contesti sociali, chiamando in causa l'economia con lo scopo di rendere possibili i tanti progetti di rilancio del mondo del lavoro, in tutti i contesti possibili, con creatività e senso di responsabilità; considerato che: la ricerca del bene comune rappresenta non solo il principio fondante della dottrina sociale della chiesa ma anche il trait d'union di tutte le settimane sociali che si sono svolte sino ad ora. Questo stesso principio però ha bisogno di essere contestualizzato e declinato secondo gli interrogativi posti di volta in volta dalla nostra società, così da essere tradotto in proposte concrete nei diversi ambiti sociali. Questa prospettiva a sua volta diventa espressione di sentimenti di speranza e di fiducia, ai quali ogni cittadino può ispirarsi per concorrere alla promozione dell'uomo e al bene del Paese; attraverso lo snodarsi degli eventi più significativi della storia recente e i risultati della ricerca scientifica in tanti ambiti diversi si comprende quali e quante siano le sfide etiche e sociali che la società attuale ha di fronte, sfide in grado di compromettere la sua stabilità e il suo sviluppo futuro. Non sono questioni che chiamano in causa principi prevalentemente "cattolici"; hanno a che fare prima di tutto con valori umani comuni, che esigono di essere difesi e tutelati, nell'interesse di tutti; sono la giustizia, la pace, la salvaguardia del pianeta, il lavoro, la famiglia, i giovani, la salute; la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha riportato il " green deal " al centro del dibattito politico della UE, con l'impegno a ridurre le emissioni nell'intera Unione del 55 per cento entro il 2030. Un obiettivo ambizioso ma coerente con l'emergenza climatica globale, di cui anche l'Italia paga un alto prezzo sotto forma di disastri ambientali sempre più frequenti. Occorre esplorare nuovi paradigmi, più attenti alla dimensione civile, territoriale, circolare e relazionale, e creare una nuova realtà, capace di generare benessere, opportunità di lavoro e vita buona per le persone, in modo di contribuire positivamente alla vita sociale e alla qualità ambientale; appare chiaro che gli ambiti della politica e dell'economia non sono chiusi in sé stessi, ma si collocano sempre in uno spazio denso di fattori sociali, civili, comunitari e culturali e per tale motivo c'è bisogno di cultura perché essi possano collaborare positivamente alla vita civile; in definitiva la transizione ecologica dovrà investire la trasformazione della società nel suo insieme e per questo dovrà ripensare intere filiere produttive e professionali, sulla base di quattro criteri chiave, ben evidenziati nella fase preparatoria delle settimane sociali: 1) la transizione deve essere giusta, cioè deve contribuire a ridurre le disuguaglianze all'interno delle nostre comunità, affinché "nessuno rimanga indietro"; 2) la transizione deve essere integrale: