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Disposizioni per il coordinamento in materia di politiche integrate per la sicurezza e di polizia locale. Onorevoli Senatori. – La legge quadro sull'ordinamento della polizia municipale, legge 7 marzo 1986, n. 65, si applica oggi in una realtà completamente mutata rispetto a quella esistente al momento della sua entrata in vigore. Con il presente disegno di legge, quindi, si propone innanzitutto l'abrogazione di tale legge e, mutuando anche alcune previsioni presenti nella legge regionale della Lombardia 1° aprile 2015, n. 6, recante disciplina regionale dei servizi di polizia locale e promozione di politiche integrate di sicurezza urbana, si intende riportare al centro delle politiche di sicurezza urbana le autonomie locali quali organizzazioni più vicine alle esigenze di convivenza civile delle aree urbane. I comuni, le loro aggregazioni e le regioni sono oggi i principali attori che fronteggiano problemi, generati anche a livello globale, quali migrazioni, invecchiamento della popolazione, degrado e insicurezza, mancando però di un chiaro e organico riferimento normativo. Si ritiene che compito delle istituzioni sia quello di rispondere alle mutate condizioni di welfare e di politica internazionale con strumenti che incentivino la razionalizzazione e la sinergia degli interventi e la reale cooperazione degli attori. Nel contempo il presente disegno di legge traccia un nuovo ruolo e assicura piena dignità alle specificità dell'operatore e del servizio di polizia locale nell'ambito del pubblico impiego. Partendo da questi due pilastri, ossia crescita e responsabilizzazione dell'ente locale nel tema della sicurezza urbana e valorizzazione dell'operatore e del servizio di polizia locale, si pongono le basi per offrire un efficiente servizio ai cittadini, che sono poi i « valutatori » del livello di sicurezza urbana garantito dall'ente locale. In questa fase di profonda turbolenza, originata dalla trasformazione delle province e dal progressivo assestamento delle aree metropolitane, si ritiene debba essere valorizzato il compito delle regioni quale elemento regolatore del sistema. Al ruolo programmatico delle regioni nelle politiche di sicurezza urbana, in quanto enti dimensionalmente più idonei a promuovere, attivare e monitorare efficacemente tali politiche, si vuole affiancare la previsione e l'applicazione di livelli minimi essenziali dei servizi erogati. Le regioni tutte saranno quindi chiamate ad attivare adeguati piani formativi per il personale e inoltre a individuare e governare ambiti di aggregazione territoriale minima per i servizi. Queste competenze, non nuove per alcune realtà regionali, permetteranno di uniformare e garantire i livelli minimi dei servizi erogati dal comando competente per territorio, che in via sussidiaria sarà affiancato anche da un corpo di polizia locale a livello regionale. Alla regione, oltre alla cura e previsione di una dotazione minima, si attribuisce quindi il compito di garantire un livello minimo di servizio e – attraverso nuclei specializzati dipendenti direttamente dall'ente regionale – supplire per aree o periodi specifici a particolari necessità o emergenze che si vengono a creare. È indubitabile che gli interventi urbanistici e sociali, il controllo della viabilità e della microcriminalità nonché la protezione delle fasce deboli della popolazione fino alla prevenzione e al primo soccorso per eventi calamitosi hanno un effetto sinergico se realizzati integrando gli interventi. In tale visione, si vuole sostenere una trasformazione del ruolo delle polizie locali per elevare i livelli di efficienza ed efficacia del servizio riconoscendo agli operatori i necessari diritti e i conseguenti doveri e istituendo corpi di polizia locale che possano offrire con continuità un servizio alla collettività. Un altro elemento incontrovertibile è dato dall'evidenza manifesta del fatto che la prevenzione e la sicurezza del cittadino e del territorio escludono che la sicurezza urbana possa identificarsi con il puro ordine pubblico gestito dallo Stato e dalle Forze di polizia nazionali. Diventa così importante definire e chiarire i ruoli e le necessarie competenze in materia di sicurezza integrata e urbana, curando inoltre la valorizzazione e il rilancio necessari della funzione di polizia locale. Se la sicurezza urbana è ormai comunemente considerata come un bene pubblico – che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città attraverso interventi di riqualificazione e recupero delle aree o dei siti più degradati, all'eliminazione dei fattori di marginalità sociale e di esclusione, alla prevenzione della criminalità, in particolare di quella di tipo predatorio, dei fenomeni antisociali e di inciviltà, per favorire il rispetto della legalità e l'affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile – è allora giunto il momento di affrancarla dall'alveo delle funzioni di competenza statale del sindaco (previsione posta dall'articolo 54 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (TUEL), di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000). Il sindaco – con le funzioni di competenza statale – viene individuato quale ufficiale del Governo per sovrintendere all'emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza pubblica. L'impostazione costituzionale, pienamente condivisa, di un sindaco che svolga le funzioni affidategli dalla legge in materia di pubblica sicurezza e ordine pubblico, in stretto contatto e previa informativa al competente prefetto, risulta però eccentrica rispetto all'ambito della sicurezza urbana. L'indubbia competenza « locale » della materia della sicurezza urbana, seppure con il coinvolgimento paritario dei prefetti così come delle altre istituzioni pubbliche potenzialmente coinvolte nell'affrontare temi e problematiche multifattoriali proprie della sicurezza urbana, ci ha persuaso ad espungere la sicurezza urbana dall'alveo delle materie dell'ordine e sicurezza pubblica. La scelta di ascrivere la sicurezza urbana nelle competenze di ordine e sicurezza pubblica, lasciando però poi ai comuni e agli enti locali il compito di operare con propri strumenti nel settore della sicurezza urbana, denota un'eccessiva cautela del legislatore del 2008, forse motivata dalla disomogeneità sociale ed economica del territorio nazionale. Si ritiene pertanto che questo indirizzo, sostenuto anche da sentenze della Corte costituzionale, rispecchi una stagione ormai superata e per certi versi mortificatrice delle potenzialità degli enti locali in tale materia. Gli enti locali sono oggi maturi per elaborare politiche in autonomia e per intraprendere azioni nell'ambito della sicurezza urbana in un quadro normativo certo. Un'ultima osservazione di carattere generale sul disegno di legge è l'attenzione da essa riservata allo strumento pattizio, ossia l'incentivazione di accordi per perseguire politiche integrate per la sicurezza, nella consapevolezza dell'importanza che, a tal fine, riveste l'effetto sinergico. Nel disegno di legge sono poi enucleate le locuzioni che oggi stentano a divenire patrimonio comune per tutti gli attori del sistema e, a volte, sono oggetto di fraintendimenti.