[pronunce]

, «nella parte in cui non preved[e] una diminuente quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o le circostanze dell'azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità». 2.- Entrambi i rimettenti devono giudicare su imputazioni per il reato di estorsione - in forma semplice il Tribunale di Firenze, aggravata dalla pluralità di persone il Tribunale di Roma - riguardo a fatti di coartazione tramite minaccia, perpetrati ai danni di vittime di furto, le quali, per recuperare il bene loro sottratto (rispettivamente, un telefono cellulare e le chiavi di un motociclo), sono state costrette a pagare somme, pur modeste, di danaro (rispettivamente, quaranta e cento euro). I giudici a quibus ritengono che i fatti estorsivi oggetto delle imputazioni siano di lieve entità, per il carattere estemporaneo della condotta, per l'esiguità del danno patrimoniale e del lucro, per la scarsa incidenza della minaccia di definitiva perdita del bene. Essi lamentano tuttavia che la severità del minimo edittale della pena impedisca di irrogare una sanzione proporzionata al concreto, modesto, disvalore del fatto, al netto dell'eventuale applicazione dell'attenuante comune della speciale tenuità del danno e del lucro, di cui all'art. 62, primo comma, numero 4), cod. pen. L'impedimento discenderebbe in particolare dalla mancata previsione di un'attenuante di lieve entità per il delitto di estorsione, la cui introduzione è oggetto della richiesta di una pronuncia additiva, formulata da entrambi i rimettenti evocando a modello la sentenza di questa Corte n. 68 del 2012. 3.- Il Tribunale di Firenze ritiene che la mancanza di un'attenuante di lieve entità per il reato di estorsione violi l'art. 3 Cost., perché il conseguente trattamento sanzionatorio risulterebbe irragionevole, sia considerato intrinsecamente, sia in comparazione con altre ipotesi delittuose, segnatamente a confronto con la diminuente di pena fino a due terzi prevista dall'art. 609-bis, terzo comma, cod. pen. per la violenza sessuale di minore gravità; la sproporzione per eccesso della pena in concreto non potrebbe d'altronde conciliarsi con la finalità rieducativa che ad essa attribuisce l'art. 27, terzo comma, Cost. Da qui la richiesta additiva, che il Tribunale di Firenze riferisce, in via principale, ad un'attenuante fino a due terzi, estesa per comparazione dall'art. 609-bis, terzo comma, cod. pen. , e, in via subordinata, ad un'attenuante fino a un terzo, sull'esempio della già citata sentenza n. 68 del 2012. 3.1.- Nell'ordinanza del Tribunale di Roma vengono sviluppati argomenti simili, con l'evocazione aggiuntiva del parametro di cui al primo comma dell'art. 27 Cost., sotto il profilo del canone di personalità della responsabilità penale, che il rimettente assume violato dall'ostacolo normativo all'individualizzazione della sanzione. Il Tribunale di Roma non formula istanze subordinate, ma chiede unicamente che il trattamento sanzionatorio del reato di estorsione sia ricondotto a legittimità costituzionale tramite una diminuente ad effetto comune, la medesima già introdotta nella disciplina del sequestro di persona a scopo di estorsione dalla menzionata sentenza n. 68 del 2012. 4.- Attesa l'ampia sovrapponibilità delle questioni, i giudizi vanno riuniti, per essere decisi con unica sentenza. 5.- Nel giudizio promosso dal Tribunale di Firenze, il Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto tramite l'Avvocatura generale dello Stato, ha sollevato un'eccezione di inammissibilità delle questioni, per non avere il rimettente considerato la possibilità di mitigare la pena attraverso il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Questa Corte ha tuttavia già osservato che le circostanze attenuanti generiche hanno, di regola, la funzione di adeguare la misura concreta della pena, e non quella di correggere l'eventuale sproporzione dei minimi edittali (sentenza n. 63 del 2022). Invero, il Tribunale di Firenze, come quello di Roma, deduce che il minimo edittale del reato di estorsione sia di tale asprezza da non poter essere ricondotto a legittimità costituzionale se non attraverso l'operatività di un'ulteriore e specifica attenuante, che consenta la riduzione della pena nei casi di lieve entità del fatto. 5.1.- Per analoghe ragioni non è pertinente quanto la difesa statale ha eccepito nel giudizio promosso dal Tribunale di Roma riguardo alla facoltatività dell'applicazione della recidiva, deduzione che sembra alludere a un esercizio della discrezionalità del giudice per fini diversi da quelli propri dell'istituto. 6.- Nel merito, non sono fondate le questioni sollevate dal Tribunale di Firenze in via principale. 6.1.- Esse tendono a ottenere l'addizione di una diminuente fino a due terzi, che il rimettente compara all'attenuante prevista per il reato di violenza sessuale dall'art. 609-bis, terzo comma, cod. pen. («[n]ei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi»). Tuttavia, per costante giurisprudenza di questa Corte, il raffronto tra fattispecie normative diretto a vagliare la ragionevolezza delle scelte legislative di dosimetria penale deve avere ad oggetto casistiche omogenee, risultando altrimenti improponibile la stessa comparazione (sentenze n. 136 del 2020, n. 282 del 2010 e n. 161 del 2009), rilievo tanto più ovvio quando si prospetti l'estensione di un'attenuante ad effetto speciale, che, per sua stessa natura, deroga all'ordinario effetto diminuente. Rispetto all'oggettività giuridica e all'evoluzione normativa del reato di estorsione, il tertium proveniente dalla disciplina della violenza sessuale è invece del tutto eterogeneo, quindi radicalmente inidoneo alla comparazione. 6.2.- Infatti, l'attenuante di cui all'art. 609-bis, terzo comma, cod. pen. si inscrive nel contesto di un'operazione legislativa di generale riconfigurazione dei delitti sessuali, alla quale il reato di estorsione è estraneo. La legge 15 febbraio 1996, n. 66 (Norme contro la violenza sessuale), ha infatti unificato il trattamento sanzionatorio della violenza carnale, di cui all'originario art. 519 cod. pen. , e quello degli atti di libidine violenti, di cui all'anteriore art. 521 cod. pen. , nel nuovo reato di violenza sessuale, di cui all'attuale art. 609-bis cod. pen. Questa Corte ha avuto modo di sottolineare che l'attenuante della minore gravità è stata introdotta in sede di riforma dei delitti sessuali appunto per temperare gli effetti della concentrazione in un unico titolo di reato di condotte tra loro assai differenti, inclusive tanto della congiunzione carnale quanto dell'atto di libidine (sentenze n. 106 del 2014 e n. 325 del 2005).