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Diversi sono i rilievi critici che possono essere sollevati, sia di metodo sia di merito. Quanto al metodo, occorre sottolineare come il modo di procedere deciso dal Governo attraverso interventi estemporanei, legati alla situazione contingente, denunci la totale assenza di una visione strategica, non tanto di lungo termine (non sarebbe comunque questo provvedimento la sede più adatta), ma nemmeno di medio termine, al punto che pochissime delle misure contenute nei quattro decreti-legge che oggi compongono il testo all'esame di questo ramo del Parlamento, adottati a poche settimane l'uno dall'altro, nel tentativo di inseguire esigenze e istanze che nel tempo sono state manifestate dalle categorie colpite dalle sempre più stringenti misure restrittive decise dal Governo, hanno un orizzonte temporale di intervento che raggiunge o supera solo i tre mesi. Questa è una modalità che, seppur possa apparire coerente con riferimento alle specifiche misure destinate al contenimento della diffusione del virus , mal si concilia con interventi di tipo economico e fiscale, ingenerando grave incertezza nel tessuto economico e sociale del Paese, la cui sopravvivenza è posta a serio rischio - è bene ricordarlo - dalla crisi economica più profonda dal secondo dopoguerra ad oggi. Tale modalità di procedere ha avuto inevitabili ricadute sui lavori parlamentari, che si sono svolti, anche in questa occasione, in maniera del tutto anomala, azzerando di fatto il dibattito parlamentare nelle Commissioni, proseguendo in quel percorso di esautorazione delle prerogative del Parlamento apertosi con la stagione dei DPCM e con la costituzione di una pletora di task force a supporto del Governo, prive di qualsivoglia legittimazione democratica, eppure così determinanti, con le loro decisioni, per la vita dei cittadini. Si sono chiesti però responsabilità e spirito di collaborazione alle opposizioni, le quali hanno tentato di dare il proprio contributo: da un lato hanno contribuito, in alcune occasioni rivelandosi decisive al reperimento delle risorse necessarie a finanziare tutti gli interventi economici emergenziali che sono stati adottati in questi difficili mesi, attraverso l'autorizzazione dei ben quattro scostamenti di bilancio per l'anno in corso, portando l'indebitamento netto ad attestarsi al 10,4 per cento del PIL, in base alle stime del Governo, per un totale di 108,3 miliardi di indebitamento aggiuntivo autorizzato per questo esercizio finanziario. D'altro canto, centinaia (arriviamo alle migliaia) sono state le proposte presentate dai Gruppi di opposizione al provvedimento in esame tese a migliorare il contenuto, senza alcun intento ostruzionistico, ma col solo obiettivo di portare sul tavolo le istanze di molte delle categorie che hanno subito maggiormente gli effetti economici negativi derivanti dalla crisi sanitaria. Eppure, ancora una volta, la maggioranza si è dimostrata sorda alle nostre richieste, concedendo un ristrettissimo spazio di intervento e preoccupandosi principalmente di tenere salda la compagine di Governo. Anche con riferimento al merito del pacchetto ristori, è opportuno rilevare che diverse criticità non sono state superate nel passaggio parlamentare. Dal punto di vista delle risorse, si evidenzia come i primi due decreti-legge abbiano un impatto, in termini di maggior deficit, di circa 5 miliardi di euro per l'anno 2020; 7,8 miliardi circa è infatti la somma delle maggiori spese e delle minori entrate determinate dalle misure in essi previste, le quali trovano copertura in poco più di 2,8 miliardi di euro di minori spese, mentre l'ultimo decreto-legge approvato utilizza sostanzialmente tutti gli 8 miliardi di euro di indebitamento netto autorizzati lo scorso mese di novembre. Ciò che tuttavia appare interessante evidenziare, nell'analisi dei mezzi di copertura impiegati nel provvedimento in esame, è che, tra i diversi risparmi di spesa utilizzati, spiccano non solo quelli derivanti dalla riduzione delle autorizzazioni di spesa legate alle diverse indennità riconosciute dal decreto-legge cura Italia, ma soprattutto quelli derivanti dal ridottissimo tiraggio del tax credit vacanze, misura contestata ab origine dalle opposizioni, ritenuta inefficace se finalizzata a dare sostegno al settore turistico-ricettivo. Non solo, ma la stessa riduzione di 5,2 miliardi di euro della dotazione del fondo destinato ad assicurare liquidità per i pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili della pubblica amministrazione, dimostra quanto questo Governo sia insensibile al tema della mancanza di liquidità delle imprese, affrontato attraverso lo schema dei crediti d'imposta ovvero dell'incentivazione all'indebitamento e non, come dovrebbe essere, garantendo le effettive entrate nelle casse delle aziende in difficoltà, detentrici di ingenti crediti nei confronti della pubblica amministrazione ancora insoluti. Con riferimento al contenuto delle singole misure previste, non si può invece non sottolineare come, nonostante le sollecitazioni provenienti dall'intero mondo produttivo nazionale, il Governo non sia riuscito e non abbia voluto per ora superare la logica dei codici Ateco nell'individuazione dei soggetti aventi diritto al contributo a fondo perduto, di cui all'articolo 1 del presente provvedimento, generando una serie di esclusioni clamorose e ingiustificate e trovandosi a dover modificare l'allegato di volta in volta, senza del resto riuscire a trovare una soluzione che riconoscesse il ristoro - o indennizzo, come vi piace di più chiamarlo - a tutti gli operatori appartenenti alle filiere produttive coinvolte dalle chiusure. La mancata revisione dello stesso parametro di calcolo del suddetto contributo, ancorata al differenziale di fatturato del mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019, denota ancora una volta quanto questa maggioranza sia lontana dalla realtà che stanno vivendo le piccole e medie imprese italiane. Le proroghe e le sospensioni fiscali, introdotte proprio con il decreto-legge n. 157 del 2020, sono poi arrivate in corrispondenza delle scadenze stesse, contribuendo ad aggravare la situazione di incertezza degli operatori economici, anziché cercare di diradare le nubi all'orizzonte. Emblematica è poi la proroga al 1° marzo 2021 del saldo delle rate dei piani di definizione agevolata, sospese con il decreto-legge cura Italia, prevista all'articolo 13- ter .4, che porrà i contribuenti che hanno attivato i piani e beneficiato della sospensione nella condizione di dover pagare non solo le rate sospese, ma anche la rata in corso a febbraio 2021 (dunque, tre rate nello stesso mese). È stata richiesta collaborazione alle opposizioni, è stato richiesto un atteggiamento costruttivo. Da parte nostra c'è stato, ad esempio, l'emendamento 33.0.8, a prima firma della senatrice Rivolta, che riconosce alle Regioni a statuto ordinario un contributo per la riduzione del proprio debito; è stato recepito, in questo caso, all'articolo 22 del decreto-legge ristori- quater (ora articolo 32- ter del testo in esame), della qual cosa prendiamo atto. Come questa, molte altre erano le nostre proposte ragionevoli e condivisibili; eppure, sono stati solo quattro gli emendamenti approvati del Gruppo Lega.