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Appare inoltre opportuno tenere nella dovuta considerazione le opinioni contrarie alla eliminazione dell'atto di citazione, raccolte nel corso delle audizioni svolte nel corso dell'esame del disegno di legge delega di riforma del processo civile (A.S. 1662), non solo per le necessarie modifiche di numerosi articoli del codice di procedura civile, ma anche perché la riduzione dei tempi prospettata non sarebbe particolarmente significativa; è opportuno valorizzare il principio di collaborazione tra le parti ed il giudice, che ora trova piena consacrazione nell'articolo 101, comma 2, del codice di procedura civile attraverso l'elaborazione del thema decidendum e del thema probandum quale risultato dell'agire congiunto delle parti con il giudice, anche mediante un sistema progressivo di preclusioni correlate alle attività difensive delle parti che consentano la cristallizzazione del thema decidendum e del thema probandum in due termini processuali diversi; si valuti l'eliminazione dell'udienza di precisazione delle conclusioni e dell'udienza ex articolo 184 del codice di procedura civile, sostituendo le stesse con l'assegnazione di un termine per il deposito telematico del foglio di conclusioni scritte e di successivi termini per il deposito telematico di memorie conclusionali e repliche; occorre anche valutare l'introduzione, nei tribunali circondariali, di una sezione specializzata che abbia esclusiva competenza su tutte le questioni civili inerenti alle relazioni familiari con applicazione di un rito processuale uniforme, che, pur nell'esigenza di garantire la celerità delle decisioni, non comporti limitazioni delle facoltà delle parti. Ciò nell'immediato, ancorché non sia più rinviabile una riforma generale che prevede l'istituzione del tribunale delle persone e della famiglia con conseguente garanzia di specializzazione dei giudici e degli avvocati che si occupino di famiglia. Nello stesso tempo, ne uscirebbe rafforzata l'attenzione ai minori e alla giustizia minorile che non deve e non può essere vissuta come finalizzata agli affidi, come ci insegnano i giudici minorili più preparati, ancorché sulla gestione degli affidi risulti necessaria un'approfondita riflessione che deve riguardare anche l'esercizio dei poteri di controllo del Garante dell'infanzia sulle case famiglia; l'introduzione di filtri e di preclusioni processuali rischia di rendere selettivo l'accesso alla giustizia sulla base di questioni formali/processuali, senza risolvere i problemi dei cittadini che vogliono una risposta, nel merito, alle loro domande di giustizia. L'accesso alla giustizia può invece efficacemente essere ridotto rendendo prevedibili le decisioni. La prevedibilità della decisione, che è elemento non secondario della certezza del diritto, può essere realizzata da un'attenta considerazione delle sentenze della Corte di Cassazione anche quando risulti necessaria una revisione critica. Del resto, proprio la digitalizzazione nella giustizia con modalità omogenee può favorire l'applicazione dei principi affermati dalla Corte Costituzionale, dalle Corti di Giustizia Europee, nonché dalla Corte di Cassazione; appare apprezzabile l'estensione e il potenziamento dell'istituto della negoziazione assistita. Nell'ambito di tale istituto dovrebbero essere attribuite agli avvocati, all'interno della fase di negoziazione assistita, più ampie e rilevanti prerogative, in particolare la possibilità di svolgere, nel rispetto del principio del contraddittorio e con la necessaria partecipazione di tutti gli avvocati che assistono le parti coinvolte, alcune attività istruttorie. Ulteriori interventi per la riduzione del contenzioso giudiziario in cui è coinvolta una P.A., possono essere realizzati creando sinergie tra avvocati privati e pubblici sotto l'egida degli Ordini e degli Organismi dell'Avvocatura, favorendo le condizioni per il successo dei tentativi di conciliazione presso le Strutture pubbliche e gli studi degli Avvocati. Occorre anche armonizzare in un testo unico tutti gli strumenti di risoluzione alternative delle controversie e riordinare i rispettivi ambiti di operatività; nel processo penale occorre introdurre termini di natura perentoria, con particolare riguardo al delicato potere del P.M. di esercitare l'azione penale entro un termine prefissato, prevedendo espressamente delle sanzioni processuali in caso di mancata osservanza. Si deve rimodulare non solo il profilo tecnologico ma tutta la normativa di attuazione in ordine alla tenuta e gestione dei registri relativi alle notizie di reato, custoditi presso le Procure, al fine di prevenire la diffusa e disinvolta prassi di eludere il termine di durata complessiva della fase delle indagini preliminari. Si eviti, in tema di notificazioni, il trasferimento di competenze e obblighi, proprie della P.G. e degli ufficiali giudiziari, in capo al difensore di fiducia e di ufficio; quanto al regime delle impugnazioni penali, non si condivide il giudizio monocratico di appello che, comunque, andrebbe rivisto alla luce della probabilità che la riforma del mandato ad impugnare porti benefici e sia sufficiente senza ulteriori restrizioni. Si preservi anche l'attuale regola di giudizio prevista per il GUP di cui all'articolo 425 del codice di procedura penale, con particolare riguardo alla funzione di filtro previsto dal comma 3; così non si condivide l'ipotesi di limitare l'appellabilità delle sentenze da parte del difensore "solo se munito di specifico mandato ad impugnare, rilasciato dopo la pronuncia della sentenza stessa, con l'obiettivo di evitare impugnazioni nell'interesse di soggetti che si sono resi irreperibili" perché incide sostanzialmente sul diritto di difesa; occorre disincentivare ulteriormente il ricorso in giudizio, adottando altre misure oltre a quella della lite temeraria; alla lentezza del processo civile si aggiunge la lunghezza e l'inefficienza dei procedimenti esecutivi. Pertanto serve una maggiore celerità ed efficienza dei procedimenti di esecuzione anche valorizzando ed estendendo il pignoramento presso terzi; resta ferma l'esigenza di valutare quanto sopra, relativo alle riforme, alla luce delle indicazioni programmatiche del Ministro e del dibattito in commissione in merito alla legge delega in materia del processo civile e di procedure ADR; III) sulla violenza nei confronti delle donne: le violenze sulle donne e domestiche stanno vivendo una recrudescenza anche in relazione al perdurare dell'emergenza pandemica. Le misure volte al contrasto del diffondersi del virus sono incentrate sull'obbligo di permanenza domiciliare e ciò va ad esasperare situazioni già al limite che spesso, purtroppo, sfociano in atti di estrema violenza che coinvolgono anche i minori. La velocità con la quale si passa dai cosiddetti "reati spia" al femminicidio è aumentata sensibilmente e ciò fa sì che spesso la risposta data dalle autorità non risulti sufficiente a frenare la terribile escalation di violenza; nel contesto appena delineato, il piano nazionale in titolo può rappresentare l'occasione per continuare nell'implementazione di un pacchetto di riforme volte a definire strategie per il futuro del nostro Paese, cercando, ancora una volta, di fornire una risposta adeguata e risolutiva alla drammaticità del fenomeno in oggetto;