[massime]

Consulenti del giudice - Compenso - Attività strumentale svolta da terzi quali ausiliari del consulente - Liquidazione della spesa sostenuta per tale operato - Criteri - Possibile ricorso alle tariffe vigenti o agli usi locali - Asserito contrasto con il principio di ragionevolezza e di eguaglianza, per ingiustificata disparità di trattamento tra i consulenti e tra i consulenti e gli ausiliari del giudice - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, terzo comma, della legge 8 luglio 1980, n. 319, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, con riguardo al criterio di determinazione del compenso spettante a quanti svolgano attività ausiliaria per i consulenti del giudice. La disposizione in esame innovando, infatti, la previgente disciplina, allo scopo di eliminarne il riconosciuto effetto sperequativo, ha assunto le tariffe giudiziarie come criterio di valutazione della prestazione resa dall'ausiliario; e ciò, anche, in virtù della natura di 'munus publicum' che caratterizza l'incarico assegnato al consulente, del quale l'ausiliario non può ignorare l'esistenza, e che, inevitabilmente, finisce per riflettersi anche sul rapporto tra l'ausiliario e il consulente.