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Il soggetto promotore garantisce l'informazione e la conoscenza dei procedimenti, assicurando altresì la partecipazione dei portatori di interesse diffuso e dei cittadini, singoli o associati. 14 Il monitoraggio del consumo del suolo è affidato all'ISPRA, che per l'attuazione della presente legge opera in collaborazione con l'ISTAT. Gli istituti hanno accesso alle banche dati delle amministrazioni pubbliche, alla banca dati pedologica dell'ISPRA di cui al capo II della presente legge, ai piani topografici comunali o basi territoriali (BT ISTAT) e a ogni altra fonte informativa rilevante gestita da soggetti pubblici che ne devono garantire la disponibilità e la trasmissione secondo le modalità di cui all'articolo 7, comma 5, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 32, e all'articolo 23, comma 12- quaterdecies , del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135. In particolare, l'ISPRA: a definisce metodi e criteri uniformi per la formazione delle banche dati e per la determinazione dei dati stessi, ai quali le regioni devono adeguarsi; b si avvale della collaborazione delle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA) e delle agenzie provinciali per la protezione dell'ambiente (APPA) e del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA) per la redazione di una cartografia nazionale aggiornata annualmente, anche tramite l'uso dei BT ISTAT; c rende pubblici, annualmente, sia in forma aggregata a livello nazionale, sia in forma disaggregata per regione, provincia e comune, la cartografia e i dati del monitoraggio del consumo di suolo. I comuni, singoli o associati, e le regioni possono inviare all'ISPRA proposte di modifica alla cartografia entro un mese dalla pubblicazione sul sito internet istituzionale dell'ISPRA secondo le modalità indicate dall'ISPRA stesso. Entro il mese successivo l'ISPRA pubblica la versione definitiva dei dati dopo aver verificato la correttezza delle proposte di modifica insieme con l'agenzia per la protezione dell'ambiente territorialmente competente. 15 Sulla base della cartografia di cui al comma 14, l'ISPRA rende disponibile per ogni comune la mappatura del consumo di suolo permanente e del consumo di suolo reversibile. 5 (Programma di rigenerazione urbana comunale e priorità del riuso e della rigenerazione urbana) 1 Al fine di attuare il principio del riuso e della rigenerazione urbana di cui all'articolo 1, comma 5, nel termine di due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni provvedono all'approvazione dei piani paesaggistici, e i comuni, singoli o associati, nel termine di due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono alla definizione del programma di rigenerazione urbana sostenibile nell'ambito del PdiR di cui al titolo IV della legge 5 agosto 1978, n. 457, così come indicato dagli strumenti urbanistici comunali e intercomunali generali. Il programma di cui al periodo precedente è finalizzato a stabilire specifiche strategie per l'individuazione delle aree urbane consumate da degrado da sottoporre a interventi di recupero ambientale e delle aree a destinazione produttiva dismesse da sottoporre a interventi di riuso e di rigenerazione urbana, ambientale e sociale pena la inedificabilità assoluta. Il riuso delle aree sottoposte a interventi di risanamento ambientale è ammesso nel rispetto della normativa vigente in materia di bonifiche e dei criteri di cui al titolo V della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 2 I comuni, singoli o associati, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono: a all'individuazione, negli strumenti di pianificazione comunale e intercomunale di cui al comma 1, degli ambiti urbanistici comprensivi di isolati, aree o singoli immobili che, per le condizioni di degrado, siano da sottoporre prioritariamente a interventi di riuso e di rigenerazione urbana. Tale individuazione è aggiornata ogni due anni e pubblicata nei siti internet istituzionali dei comuni interessati e trasmessi all'ISPRA e all'ISTAT; b alla redazione, asseverata ai sensi di legge, di una planimetria che individui e perimetri l'area urbanizzata esistente. Tale planimetria è aggiornata periodicamente ed è pubblicata nei siti internet istituzionali dei comuni interessati; c all'esecuzione di un censimento edilizio comunale, secondo linee guida condivise con l'ISTAT, asseverato ai sensi di legge. Tale censimento individua gli edifici e le unità immobiliari di qualsiasi destinazione, sia pubblici che privati, sfitti, non utilizzati o abbandonati, specificando le caratteristiche e le dimensioni di tali immobili. Il censimento rileva altresì la quantificazione e la qualificazione delle aree urbanizzate e infrastrutturate esistenti e delle aree residue non ancora attuate previste dagli strumenti urbanistici vigenti, al fine di creare una banca dati del patrimonio edilizio pubblico e privato inutilizzato, denominata « banca dati del riuso », disponibile per il recupero o il riuso, nonché per tenere aggiornato lo stato del consumo di suolo. Tali informazioni sono aggiornate ogni due anni, congiuntamente all'individuazione e, ove necessario, alla planimetria di cui alle lettere a) e b) , e sono pubblicate in forma aggregata nei siti internet istituzionali dei comuni interessati. All'attuazione del presente comma si provvede nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 3 Per le redazioni asseverate relative alla planimetria di perimetrazione dell'area urbanizzata e al censimento di cui alle lettere b) e c) del comma 2, i professionisti esterni eventualmente incaricati assumono la qualifica di persone esercenti un servizio di pubblica necessità ai sensi degli articoli 359 e 481 del codice penale. 4 Sulla base della cartografia delle basi territoriali ISTAT, integrata con le informazioni trasmesse dai comuni di cui al comma 2, lettera a) , l'ISTAT rende disponibili, per ogni comune, la mappatura del perimetro dei centri e dei nuclei abitati e delle località produttive (Suolo antropizzato lordo - SAL). Tutte le aree all'esterno di quelle indicate, prevalentemente agricole o naturali, non possono essere soggette a nuove edificazioni e a impermeabilizzazioni; sono ammesse solo destinazioni legate alle attività agricole o alle funzioni previste all'interno della cintura verde. I comuni individuano un'area definita « cintura verde » con funzioni agricole, ecologico-ambientali e ricreative, coerenti con la conservazione degli ecosistemi, ai sensi dell'articolo 6 della legge 14 gennaio 2013, n. 10, finalizzata a favorire l'assorbimento delle emissioni di anidride carbonica dall'atmosfera tramite l'incremento e la valorizzazione del patrimonio arboreo, l'efficienza energetica, l'assorbimento delle polveri sottili, nonché a ridurre l'effetto « isola di calore », favorendo al contempo una regolare raccolta delle acque piovane.