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L'attività di assistenza giudiziaria potrà anche avere ad oggetto l'espletamento di accertamenti bancari presso istituti di credito presenti nel territorio della parte richiesta. In tal caso non potranno essere opposti all'esecuzione della richiesta motivi di segreto bancario (articolo 18). Altra forma di collaborazione prevista è quella relativa allo scambio di informazioni sui procedimenti penali e sulle condanne inflitte nel proprio paese nei confronti dei cittadini dell'altra Parte (articolo 20). È inoltre contemplata la possibilità di scambio di informazioni circa le leggi e le procedure vigenti nei due Paesi, sempre nell'ottica di facilitare l'applicazione dell'Accordo (articolo 21), nonché la trasmissione di sentenze e certificati penali (articolo 22). Le domande e la relativa documentazione a sostegno dovranno essere tradotte in lingua inglese o italiana, a seconda del caso, e dovranno recare il timbro o sigillo ufficiale degli Stati (articolo 26). I documenti e gli atti forniti non necessiteranno di alcuna certificazione o autentica e saranno ammissibili come prove nello Stato richiedente (articolo 23). Le Parti contraenti si sono inoltre impegnate a rispettare il carattere di segretezza o di riservatezza della richiesta di assistenza giudiziaria e della relativa documentazione (articolo 24). E’ inoltre previsto un limite all'uso delle informazioni e delle prove fornite, che non potranno essere utilizzate per scopi diversi da quelli indicati nella domanda, senza il preventivo consenso dell'Autorità centrale dello Stato richiesto (articolo 27). Infine sono presenti specifiche disposizioni in ordine alla ripartizione delle spese sostenute per l'esecuzione dell'attività di assistenza giudiziaria. Al riguardo, di regola, le spese per l'esecuzione della rogatoria sono sostenute dalla Parte richiesta, salve specifiche ipotesi in cui gli oneri sono a carico della Parte richiedente (articolo 25). IV. Previsioni conclusive Le Parti contraenti hanno poi stabilito di concedersi assistenza giudiziaria anche sulla base di altri accordi internazionali applicabili o in conformità ai propri ordinamenti nazionali (articolo 19). Le eventuali controversie che dovessero insorgere in punto di interpretazione e di applicazione dell'Accordo verranno risolti attraverso contatti e consultazioni dirette tra le Autorità centrali. Qualora non venga raggiunto un accordo, la questione sarà risolta mediante consultazione diplomatica (articolo 28). Nelle ultime tre disposizioni dell'Accordo (articoli 29, 30 e 31) sono disciplinate le diverse vicende giuridiche che riguardano o potrebbero riguardare l'Accordo. Entrambi gli Stati dovranno sottoporre l'Accordo a procedura di ratifica in conformità alle proprie legislazioni. L'Accordo entrerà in vigore il trentesimo giorno dalla data della seconda delle due notifiche con cui le Parti si saranno comunicate ufficialmente, per via diplomatica, l'avvenuto espletamento delle rispettive procedure interne di ratifica (articolo 29). L'Accordo potrà essere modificato in ogni momento per mutuo consenso degli Stati, e in tal caso le modifiche entreranno in vigore secondo quanto previsto dall'articolo 29 prima menzionato (articolo 30). L'Accordo ha durata indeterminata, salva la possibilità di ciascuna Parte di recedere in qualsiasi momento con comunicazione scritta all'altra Parte per via diplomatica. La cessazione di efficacia dell'Accordo avrà effetto decorsi novanta giorni dalla data della predetta comunicazione (articolo 31). C) ACCORDO SUL TRASFERIMENTO DELLE PERSONE CONDANNATE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA FEDERALE DELLE NIGERIA, FATTO A ROMA L'8 NOVEMBRE 2016; Il Trattato in esame ha ad oggetto il trasferimento delle persone condannate. La scelta di sottoscrivere una Convenzione bilaterale tra l'Italia e la Nigeria è stata dettata dalla considerazione che con la Nigeria mancava uno strumento internazionale in tale materia, circostanza aggravata dal fatto che la Nigeria non ha aderito alla Convenzione promossa dal Consiglio d'Europa e aperta alla sottoscrizione ed adesione anche di Stati che non fanno parte del Consiglio, sottoscritta a Strasburgo il 21 marzo 1983. Tale Convenzione, come è noto, costituisce lo strumento giuridico maggiormente applicato in materia di trasferimenti internazionali di detenuti al fine di eseguire condanne definitive. L'Accordo in esame consente che i cittadini di ciascuno dei due Paesi contraenti, condannati e detenuti nell'altro Stato, siano trasferiti nel Paese di origine per ivi scontare la pena residua. La finalità è essenzialmente quella di favorire il reinserimento sociale della persona condannata, facendole scontare la pena nel luogo in cui ha saldi legami sociali e familiari. Il Trattato, che si compone di 24 articoli, prevede che il trasferimento dei detenuti potrà avvenire – in conformità con quanto previsto dagli accordi internazionali vigenti in tale materia – soltanto se il condannato sia cittadino dell'altro Stato, la sentenza di condanna sia passata in giudicato, se la parte della condanna ancora da espiare sia pari almeno ad un anno (tranne casi eccezionali), se il fatto che ha dato luogo alla condanna costituisca un reato anche per la legge dello Stato in cui il detenuto deve essere trasferito e se lo Stato di condanna e lo Stato di esecuzione siano d'accordo sul trasferimento. Perché si possa provvedere al trasferimento occorre, peraltro, che il detenuto presti il proprio consenso, con piena consapevolezza delle conseguenze giuridiche che ne derivano (articolo 4). La richiesta di trasferimento può essere presentata per iscritto dalla persona condannata, o dal suo rappresentante legale, ovvero da uno degli Stati contraenti (articolo 6). L'articolo 3 individua le Autorità centrali, competenti a ricevere e inoltrare le richieste di trasferimento, nel Ministero della giustizia per il Governo della Repubblica Italiana e nell'Ufficio del Procuratore generale e nel Ministero della giustizia per la Nigeria. L'Accordo detta una disciplina analitica in relazione ai documenti che devono essere presentati da entrambi gli Stati (articolo 7), alla lingua di redazione degli atti (articolo 8), alle spese (articolo 18), alla modalità di consegna della persona trasferita (articolo 11). In relazione alle spese (articolo 18), è previsto le stesse siano sostenute dallo Stato di condanna, fino all'arrivo del condannato sul territorio dello Stato di esecuzione. La durata della pena nello Stato di esecuzione dovrà corrispondere a quella indicata nella sentenza pronunciata nello Stato richiesto. È peraltro riconosciuto allo Stato di esecuzione di adeguare la pena inflitta nello Stato di condanna con un'altra pena qualora questa non sia prevista nel proprio ordinamento, pena che dovrà corrispondere, per quanto possibile, a quella inflitta con la decisione da eseguire. In ogni caso la pena, così come adeguata dallo Stato di esecuzione, non potrà essere più severa di quella imposta dallo Stato di condanna in termini di natura e durata (articolo 12). Le modalità di esecuzione e di cessazione della pena sono disciplinate dalla legge dello Stato di esecuzione, salva la possibilità anche per lo Stato di condanna di accordare la grazia, l'amnistia e altri provvedimenti di riduzione della pena (articolo 14).