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«Guardate, sono un parlamentare di maggioranza, vi ascolto e riporto al Governo». Il problema, signor Ministro, è che la gente si sente inascoltata in questo momento. La gente non arriva a fine mese: questo è il problema. Ripeto, la gente che scende in piazza non arriva a fine mese; se lo Stato non l'ascolta, una persona che non arriva a fine mese non sa più che cosa fare se non scendere in piazza a protestare. Il problema grosso è che la gente si sente un numero su cui lo Stato sta facendo esperimenti sociali. Quello che chiedono le persone è reciprocità. I parchi a tema provocano assembramento; gli eventi provocano assembramento; i matrimoni e le cerimonie provocano assembramento; i ristoranti, i bar, i supermercati, i negozi nelle gallerie commerciali, le terme e le palestre: tutto provoca assembramento in questo Paese. E a queste persone si chiede un sacrificio. Bene, queste persone sono anche disponibili a fare un sacrificio, temporaneo, però due cose chiedono allo Stato: innanzitutto, la reciprocità. Cosa vuol dire? Che se un bar provoca assembramento, non posso pensare che un autobus pieno all'ora di punta non sia assembramento. (Applausi) . Se una palestra produce assembramento, non posso pensare che un volo di Alitalia sia pieno come una scatola di sardine. Se i ragazzi fuori dalla scuola provocano assembramento, le metropolitane non sono assembramento all'ora di punta? È allora lì che dovete intervenire. (Applausi) . Signor Ministro, o tutti o nessuno. La seconda cosa è che le promesse vanno mantenute. Il 26 marzo, il presidente Conte scriveva «nessuno rimarrà indietro»; ripeto, nessuno rimarrà indietro. E da quel momento valanghe di bugie sui social e in televisione. Quindi, signor Presidente, signor Ministro, cosa dobbiamo dire a quelle migliaia di cittadini italiani che hanno perso il lavoro o a chi ha dovuto chiudere la propria azienda? Cosa dobbiamo dire signor Presidente, signor Ministro, a quell'imprenditore di settant'anni che, insieme ad alcuni colleghi, oggi abbiamo visto piangere, davanti a Montecitorio, con le lacrime agli occhi, perché ormai l'azienda è fallita, non può lavorare e deve lasciare a casa 21 persone? (Applausi). Gli dite voi che deve andare a casa? Promesse, promesse, promesse! In conclusione, si ricordi che non c'è cosa peggiore di un italiano tradito e deluso. Signor Ministro, non siamo soddisfatti del suo intervento. Il problema è che ci aspettavamo un intervento da Ministro dell'interno, che nel nostro Paese ha anche un ruolo politico. Ci aspettavamo che nella sua qualità di Ministro dell'interno venisse in Parlamento a dirci cosa è successo e cosa intende fare. Non ci aspettavamo un intervento da giornalista. Il problema, signor Ministro, è che, in quest'Aula, abbiamo sentito cose che avevamo già appreso dai giornali. Siamo altamente delusi, per la mancanza di rispetto che ha nei confronti dell'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, il diritto a manifestare le proprie idee, anche quando si è in dissenso con le decisioni delle autorità pubbliche, è sacro e costituzionalmente garantito, ma c'è un altro principio su cui si deve fondare la nostra convivenza civile ed è il rispetto della legalità. In questi giorni abbiamo visto frange di estremisti di destra e di sinistra ed esponenti di gruppi ultras devastare strade e vetrine, saccheggiare e fare tanto altro, da Napoli a Torino, passando per Roma. Ringrazio il signor Ministro per aver detto a chiare lettere che lo Stato intende agire con la massima fermezza contro violenze e strumentalizzazioni, che stanno intossicando il nostro Paese. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pochi giorni fa ha detto una cosa di grande valore, che testimonia la serietà e la consapevolezza con cui lavora il Governo: «Se oggi fossi dall'altra parte, forse anch'io proverei rabbia verso le misure del Governo», perché chi ogni giorno, dalla mattina alla sera, fa i salti mortali per far quadrare i conti, ha anche il diritto di voler sfogare la propria frustrazione. Non sono però queste le persone che sfasciano le vetrine di Torino, che ribaltano i cassonetti a Roma o lanciano bombe carta a Napoli. I lavoratori che protestano sono persone serie e non violente. (Applausi) . Con loro parliamo ogni giorno. Anche in questi giorni il presidente Conte e altri esponenti del Governo hanno incontrato tanti rappresentanti di queste categorie, si sono confrontati, hanno ascoltato e spiegato. Alla fine prevale sempre la comprensione delle rispettive posizioni e il dialogo accresce la consapevolezza di tutti. I cittadini sanno che un Governo serio e instancabile sta facendo ogni sforzo per affrontare l'emergenza sanitaria e quella economica e sociale. L'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è stato approvato solo dopo aver avuto certezze sulle risorse, da inviare in pochi giorni sui conti corrente delle aziende colpite dalle restrizioni, con importi pari o superiori ai trasferimenti a fondo perduto, decisi con il decreto rilancio. Stiamo facendo il massimo, in un contesto da far tremare le vene ai polsi di qualsiasi statista: è sufficiente vedere cosa succede al di là delle Alpi. Eppure, non si può dire lo stesso per qualche esponente delle opposizioni che, dopo mesi di chiacchiere a vuoto, speculazioni vergognose su una tragica pandemia, tra negazionismo e allarmismo alternati ad arte, in base a dove gira il vento, ha definito «cretini» i manifestanti violenti di questi giorni. Il senatore Salvini - che non vedo in Aula stasera - di parole forti ne ha usate tante. Dovrebbe prendere le distanze, invece, da frange di delinquenti. Questo è il termine corretto: «delinquenti» che inquinano la democrazia, colpiscono al cuore lo Stato di diritto e sfruttano in modo ignobile rabbia e sofferenza di lavoratori perbene. Abbiamo a che fare con criminali, a cui lo Stato non deve fare sconti in nome della dignità e della serietà di ogni cittadino perbene. Anzi, lo Stato dovrebbe prevenire ed evitare che dilaghi la paura. Nessuno si tiri indietro dal dire, ad esempio, che una formazione politica notoriamente estremista e violenta come Forza Nuova ha messo a ferro e fuoco il centro storico di Roma. Le loro scorribande non hanno nulla a che fare con la libertà di manifestare, perché chi compie simili violenze si colloca sempre dalla parte del torto. Si può prevenire. Tutti noi dentro quest'Aula, per parte nostra, abbiamo il dovere di farci carico e sentire come un'angoscia personale la sofferenza di chi, esasperato da una situazione inimmaginabile appena un anno fa, sfoga tutto il proprio disappunto e le proprie preoccupazioni in piazza. Per fortuna, l'Italia si è trovata ad affrontare una tempesta senza precedenti con un Governo responsabile e che lavora. (Applausi). L'attività legislativa e amministrativa messa in campo in questi mesi è paragonabile al lavoro di anni e anni.