[pronunce]

Infine, l'art. 1, comma 9, lettera c) – che detta, tra gli altri criteri, quello di «valorizzare il ruolo e le competenze svolti dagli organismi a composizione mista statale e regionale» –, non imponeva al legislatore delegato l'obbligo di conservare le precedenti competenze degli organismi in questione, ma solamente che, nell'intervenire sulla disciplina del settore, il Governo dovesse comunque riconoscere un ruolo e attribuire competenze ad organismi a composizione mista statale-regionale (v. sentenza n. 232 del 2009). Alla luce di tali precisazioni, l'art. 121, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006 non è lesivo dei limiti posti dalla legge di delega n. 308 del 2004. Anzitutto, la norma in esame non sopprime alcun organo e non ne crea di nuovi. Quanto, poi, al fatto che tra i principi della legge delega violati ci sarebbe quello del rispetto delle attribuzioni regionali in materia di ambiente, si rinvia a quanto già detto a proposito dell'analogo argomento svolto dalle Regioni Emilia-Romagna e Liguria. La previsione di un controllo da parte del Ministero dell'ambiente circa il rispetto dei criteri generali cui si deve attenere la pianificazione, lungi dal confliggere con i princìpi della legge delega, si pone esattamente nel senso precisato dall'art. 1, comma 9, lettera c), della legge n. 308 del 2004, che indicava, tra le finalità degli emanandi decreti legislativi, quello di «rimuovere i problemi di carattere organizzativo, procedurale e finanziario che ostacolino il conseguimento della piena operatività degli organi amministrativi e tecnici preposti alla tutela e al risanamento del suolo e del sottosuolo, superando la sovrapposizione tra i diversi piani settoriali di rilievo ambientale e coordinandoli con i piani urbanistici», imponendo così un coordinamento tra gli strumenti di pianificazione e le autorità coinvolte. 7.3. – Le Regioni Emilia-Romagna, Liguria e Puglia denunciano anche la violazione degli artt. 117 e 118 della Costituzione. Le Regioni Emilia-Romagna e Liguria si limitano a riprodurre il testo della norma censurata e a lamentare che essa lederebbe le prerogative delle Regioni stabilite dagli artt. 117 e 118 della Costituzione. La doglianza è inammissibile a causa della genericità della sua motivazione, non essendo individuate tra le attribuzioni regionali enunciate nei due parametri costituzionali invocati, quelle lese dalla norma in esame. La Regione Puglia denuncia, a sua volta, la violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118 Cost., perché l'art. 121, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006, in una materia attribuita alla competenza legislativa concorrente («governo del territorio»), comporta la concentrazione in capo allo Stato di nuove e complesse funzioni amministrative, in mancanza di esigenze di esercizio unitario e quindi in contrasto con i principi di differenziazione e sussidarietà. La questione non è fondata, perché la norma è riconducibile all'àmbito materiale della tutela dell'ambiente e dispone, rispetto ad uno strumento di pianificazione (il piano di tutela delle acque) che si collega ad altri più ampi (il piano di bacino e quello di gestione) di competenza di altre autorità, una forma di verifica diretta ad accertare la conformità del primo a criteri generali indispensabili per assicurare la necessaria coerenza tra i vari strumenti di pianificazione. 8. – La Regione Calabria censura l'art. 122 del d.lgs. n. 152 del 2006, deducendo che tale norma, regolamentando le attività che le Regioni debbono intraprendere al fine di promuovere la partecipazione attiva di tutte le parti interessate all'attuazione della parte terza del d.lgs. n. 152 del 2006 e, in particolare, all'elaborazione, al riesame e all'aggiornamento dei piani di tutela, violerebbe l'art. 117, terzo comma, Cost., perché introduce norme non di principio in una materia oggetto di competenza legislativa concorrente («governo del territorio»), e l'art. 118 Cost., perché limita eccessivamente la discrezionalità amministrativa regionale. 8.1. – La questione non è fondata. L'art. 122 individua le iniziative che le Regioni debbono intraprendere al fine di promuovere l'informazione e la partecipazione di tutte le parti interessate all'attuazione della parte terza del d.lgs. n. 152 del 2006 e, in particolare, all'elaborazione, al riesame e all'aggiornamento dei piani di tutela. Precisamente, la norma stabilisce che le Regioni debbono: garantire l'accesso ai documenti ed alle informazioni in base ai quali è stato elaborato il progetto del piano di tutela; pubblicare e rendere disponibili una serie di documenti (calendario e programma di lavoro per la presentazione del piano, valutazione globale provvisoria sui problemi prioritari per la gestione delle acque, copia del progetto del piano di tutela); concedere un periodo minimo di sei mesi per la presentazione di osservazione scritta sulla predetta documentazione. La norma in oggetto, dunque, disciplinando gli strumenti attraverso i quali i cittadini e gli altri soggetti interessati possono interloquire nella procedura di emanazione del piano di tutela, è strettamente connessa con il piano medesimo perché disciplina un segmento del procedimento all'esito del quale viene emanato il piano. Dato che quest'ultimo è un fondamentale strumento di tutela ambientale, anche la disciplina dettata dall'art. 122 del d.lgs. n. 152 del 2006 appartiene all'ambito materiale della tutela dell'ambiente. Si aggiunga che la norma censurata trova un preciso corrispondente nell'art. 14 della direttiva 2000/60/CE che da essa si differenzia solamente per il fatto di riferire i medesimi oneri di informazione e consultazione ai piani di gestione dei bacini idrografici (mentre invece l'art. 122 li riferisce ai piani di tutela delle acque). 9. – La Regione Calabria propone, in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost., questione di legittimità costituzionale anche dell'art. 123 del d.lgs. n. 152 del 2006. La norma impone alle Regioni di trasmettere al Ministero dell'ambiente determinati atti e, precisamente: la copia del Piano di tutela definitivamente approvato e tutti i successivi aggiornamenti; le relazioni sintetiche concernenti l'attività conoscitiva di cui all'art. 118 (relativa ai dati utili a descrivere le caratteristiche del bacino idrografico, a valutare l'impatto antropico esercitato sul medesimo e di quelli necessari all'analisi economica dell'utilizzo delle acque) e i programmi di monitoraggio della qualità e quantità dei corpi idrici ex art. 120; una relazione triennale sui progressi realizzati nell'attuazione delle misure di cui all'art. 116. La ricorrente afferma che, in tal modo, si introduce una norma non di principio in una materia oggetto di competenza legislativa concorrente («governo del territorio»), poiché diretta a determinare o individuare modalità, tempi ed oggetti specifici delle informazioni che le Regioni debbono trasmettere al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio. 9.1. – La questione non è fondata.