[pronunce]

- Più volte questa Corte ha affermato che l'esonero da responsabilità, previsto dall'art. 122, quarto comma, della Costituzione quale salvaguardia dell'autonomia costituzionalmente riservata al Consiglio regionale, ricomprende tutte quelle attività che costituiscono esplicazione di una funzione affidata a tale organo dalla stessa Costituzione o da altre fonti normative cui la prima rinvia (v., da ultimo, sentenza n. 76 del 2001). Fra tali attività, pertanto, ben possono essere annoverate quelle di vigilanza e di controllo che spettano alle commissioni consiliari, istituite quali articolazioni del Consiglio regionale chiamate a svolgere le loro attribuzioni nell'ambito delle materie di rispettiva competenza. Per altro verso, dovendosi qui valutare la prospettata lesione della prerogativa stabilita dall'art. 122, quarto comma, della Costituzione, in rapporto a dichiarazioni rese da un consigliere regionale ad un organo di informazione, e perciò rilasciate al di fuori dell'esercizio di funzioni consiliari tipiche, occorrerà stabilire se - ciò non di meno - quelle dichiarazioni siano identificabili come espressione della attività consiliare - sia pure nel più ampio contesto dianzi tracciato - e quindi possano ritenersi comprese tra le "opinioni" per le quali opera la richiamata garanzia costituzionale della irresponsabilità. Ai fini della accennata identificazione - ha peraltro ulteriormente puntualizzato la giurisprudenza di questa Corte - non basta la generica comunanza di argomenti oggetto della attività consiliare tipica, rispetto alle dichiarazioni fatte al di fuori di essa; né è sufficiente la riconducibilità di queste ultime dichiarazioni ad un medesimo "contesto politico". Occorre, invece, che la dichiarazione possa essere qualificata come espressione della attività coperta dalla menzionata garanzia costituzionale di immunità; il che normalmente accade se ed in quanto sussistano una contestualità ed una sostanziale corrispondenza di significati tra le dichiarazioni rese al di fuori dell'esercizio delle funzioni tipiche svolte nel consiglio regionale e le opinioni espresse nell'ambito di queste ultime. Il carattere divulgativo, e quindi la sostanziale corrispondenza in uno con la contestualità, finiscono dunque per rappresentare il criterio in forza del quale le dichiarazioni "esterne" godono dello stesso regime delle opinioni costituzionalmente presidiate a norma dell'art. 122, quarto comma, della Carta fondamentale, "senza con ciò determinare situazioni di ingiustificato privilegio personale" (sentenza n. 76 del 2001 ed altre ivi richiamate). 3. - Nella specie, la situazione denunciata dalla regione ricorrente risponde ai richiamati principia. Dagli atti allegati al ricorso emergono, infatti, sia la contestualità tra la lettera - soggettivamente riconducibile alla qualità di presidente della Commissione consiliare "Sicurezza sociale", alla quale spettano compiti di vigilanza, e sostanzialmente assimilabile ad un atto ispettivo (articoli 16 e 8 dello statuto regionale) - che il consigliere regionale Enzo Lucchini ebbe ad inviare all'assessore alla sanità ed al presidente della Giunta regionale, e l'intervista rilasciata ad un quotidiano di Mantova, oggetto dell'addebito; sia la sostanziale corrispondenza tra quella lettera ed il tenore delle dichiarazioni rese alla stampa. Rilevato quindi che, attraverso l'invio della citata missiva, il consigliere regionale ha posto in essere unatto inerente l'esercizio delle proprie attribuzioni di presidente di una commissione consiliare, avente specifica competenza in merito alla problematica ivi segnalata; e considerato che le affermazioni riprodotte dall'organo di informazione rappresentano una illustrazione, in chiave divulgativa, di quanto contestualmente ha formato oggetto di un atto tipico delle funzioni all'epoca esercitate: ne deriva la insindacabilità delle affermazioni inquestione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE a) Dichiara che non spetta allo Stato, e, per esso, alla procura della Repubblica presso il tribunale di Mantova, emettere l'avviso della conclusione delle indagini preliminari, impugnato con il ricorso indicato in epigrafe; e conseguentemente; b) Annulla l'atto impugnato. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Flick Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 23 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola