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Lei citava Calvino, ma le faccio anch'io una citazione e la condivido con i colleghi. Calvino diceva: «chi ha l'occhio, trova quel che cerca anche ad occhi chiusi». Voi la direzione giusta non la trovate neanche ad occhi spalancati, con l'intero Paese, partiti ed associazioni di categoria che vi indicano quello che c'è da fare, ma che voi continuate a non fare nei provvedimenti. Il passo in più ce lo state facendo fare verso il baratro (Applausi) , non verso la soluzione, provvedimento dopo provvedimento. Lei faceva riferimento ai posteri, che giudicheranno gli errori: qui ai posteri non ci arriviamo perché salta il Paese prima. I conti li stanno pagando oggi, cittadini, famiglie ed imprese, non i posteri. Anche nel provvedimento in esame, dalle grandi alle piccole cose, tornando all'inizio dell'intervento, non avete voluto trovare i correttivi. Voi pensate soltanto agli spostamenti fra Regioni, ma il problema dei Comuni limitrofi fra Regioni diverse si poteva affrontare, come è stato affrontato il problema di San Marino piuttosto che il Vaticano? Perché per strada la gente non trova i confini geografici, trova le vicinanze sociali ed economiche, che qualche volta non coincidono con i termini amministrativi. Le aree verdi: troppo comodo fare come con le grida manzoniane e scaricare sui Comuni le responsabilità di controllare le aree verdi, senza dare loro gli strumenti. Questo significa non dividere i compiti, ma scaricare le responsabilità, e questo vale per i lavori e la cassa integrazione. Abbiamo dei lavori pubblici fermi, che sono stati fermi per i mesi del blocco e che stanno riprendendo ora: cose allucinanti. In conclusione, tutti hanno definito il Premier come un uomo solo al comando: ebbene, io mi dissocio da questo. Dopo un provvedimento come questo, il premier Conte dimostra ancora una volta di non essere un uomo solo, ma un uomo sòla, che sta prendendo in giro il Paese senza dare risposte. (Applausi). Quell'atto d'amore che ha chiesto alle banche, e che queste non hanno fatto, ce lo faccia lui, faccia un atto d'amore: vada a casa! (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, la conversione del decreto legge n. 33 (Atto Senato 1812) in discussione oggi riguarda ulteriori misure urgenti per fronteggiare la grave - e sottolineo grave - emergenza epidemiologica causata dalla pandemia da SARS-CoV-2. Esso, pur nelle sue restrizioni e nei suoi divieti, rappresenta semplicemente la naturale e progressiva evoluzione di precedenti provvedimenti già adottati che prevedevano le vigorose e necessarie misure di contenimento della diffusione del virus. Tutte le disposizioni adottate, elaborate e suggerite dal comitato tecnico, hanno avuto la loro attenta valutazione politica con scelte di indirizzo, nel tentativo concreto di renderle immediatamente attuabili e, soprattutto, comprese e condivise da parte dei cittadini. Questa è una condizione, secondo me, indispensabile senza la quale nessun provvedimento, anche il più ovvio e necessario, riesce a trovare conseguente attuazione pratica. Un'adesione consapevole e motivata di tutti i cittadini, pur nell'ovvia rapidità decisionale della fase emergenziale che stavamo vivendo, è il frutto anche - e soprattutto, direi - di una corretta informazione, capace di fornire le spiegazioni e le motivazioni giuste affinché i provvedimenti adottati siano compresi e, di conseguenza, attentamente osservati. La maturità civica di un popolo si evidenzia soprattutto nei momenti difficili, quando anche le misure che possono parzialmente limitare la libertà personale di spostamento e di autodeterminazione, ma che comunque rimangono indispensabili per preservare il bene comune fondamentale rappresentato dalla salute di tutti, sono rispettate per scelta personale e di adesione convinta e non perché sono imposte semplicemente ope legis e attuate attraverso il controllo degli organi preposti. Non potremo mai avere un sorvegliante in ogni strada o dietro ogni nostro comportamento. Tutti i provvedimenti adottati in questo e negli altri decreti-legge collegati alla pandemia, che possono anche non essere condivisi in alcuni punti, trovano la loro origine e il loro filo conduttore nella necessità di trovare il giusto equilibrio tra risposte rapide all'emergenza sanitaria e la vita economica del Paese, tra la salute pubblica, il rispetto della vita di ciascuno di noi, potenzialmente a rischio in quei difficili momenti, e le necessità individuali, fisiche, psicologiche, sociali ed economiche di cui giustamente occorre tener conto. La difficoltà è proprio il trovare l'adeguato equilibrio tra la scienza, con le sue conoscenze e i suoi suggerimenti in materia di provvedimenti sanitari, e la politica con le sue necessità di scelte sociali ed economiche. Non è stato facile tenere la barra dritta, andare avanti con chiusure e limitazioni di spostamenti che erano previsti solo nei casi di comprovate esigenze lavorative e di assoluta urgenza sanitaria. Ciò soprattutto quando altri, ragionando in maniera diversa, affermavano apertamente di aprire tutto, dicevano sì alla libera circolazione tra le Regioni quando ancora le condizioni epidemiologiche non permettevano assolutamente scelte di questo tipo (Applausi) . Scelte ancora troppo premature, che avrebbero sicuramente posto in ginocchio, più di quanto realmente avvenuto, la già difficile organizzazione sanitaria del nostro Paese, che paga decenni precedenti di scelte programmatiche sbagliate e a cui oggi si sta cercando di porre rimedio. Noi tutti non dobbiamo mai dimenticare le immagini dolorose e commoventi delle centinaia di bare messe in fila, né le sofferenze e le angosce delle terapie intensive. Le misure adottate, il lockdown prima e il distanziamento sociale e di sicurezza poi, hanno certamente avuto un ruolo determinante nel contrastare efficacemente la diffusione del virus; ne è dimostrazione il fatto che le stesse misure sono state adottate negli altri Paesi in cui l'epidemia si è verificata con un lieve scostamento temporale. Nessuno può negare che, se oggi siamo arrivati ad una situazione epidemiologica sanitaria molto più tranquilla, lo si deve ai provvedimenti che potevano sembrare molto drastici ma che erano l'unica misura capace realmente e concretamente di contrastare la diffusione del Covid-19. Certamente si può ipotizzare un'attenuazione della capacità di penetrazione e di aggressività del virus, o una sua presunta modifica genetica a tutt'oggi ancora da dimostrare, con conseguente viraggio verso una forma con minore virulenza, cioè più attenuata. Occorre però sottolineare la necessità di non abbassare la guardia. Ciononostante, nel rispetto delle misure in atto, con l'attenzione e la collaborazione di tutti, quell'incitamento sentito che ha unito in un unico abbraccio ideale il popolo italiano, da Nord a Sud, durante il periodo più critico dell'epidemia, al motto di: «Andrà tutto bene», sta diventando una felice e condivisa realtà dell'Italia tutta.