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Anche sui piani, voglio qui ringraziare i relatori, il Governo e la Commissione per il lavoro svolto, perché ognuno ha fatto uno sforzo per cercare di capire i problemi e anche per migliorare il decreto stesso. Credo infatti che sia obiettivo comune di tutti cercare di fermare e, possibilmente, eradicare la peste. C'è stato lo sforzo del Governo, per cui lo ringrazio, di trovare le risorse. Avendole prese dal cosiddetto decreto sostegni- ter, che le indirizzava al ristoro per le imprese in sofferenza, nel prossimo provvedimento dovremo recuperarle, soprattutto per le recinzioni, in quanto è evidente che abbiamo un problema di confinamento. Abbiamo anche un problema nel dare indicazioni sui piani, al fine di mettere in campo misure che siano assolutamente efficaci. In Belgio è stato facile fare le recinzioni, essendo il terreno quasi tutto piatto, mentre noi avremo più difficoltà. Nella cosiddetta zona rossa, dove ci sono i focolai accertati e una circolazione virale più ampia, si potranno attuare per approssimazione una serie di misure. Sarebbe stato necessario adottare altre azioni, come indicazione per i piani regionali, vietando un certo tipo di modalità di caccia per evitare la mobilità. Questo è il punto: per contenere e impedire la diffusione, dobbiamo evitare che possa addirittura essere accelerata la mobilità. Il controllo della popolazione vale anche per le aree urbane. Io vivo a Roma e non devo aggiungere altro, in quanto la città è stata oggetto di barzellette e manifesti. Non dico che ci conviviamo, ma quasi. Anche qui, forse, occorrerebbero norme igienico-sanitarie per impedire che ci siano rifiuti dappertutto, con ciò favorendosi continui arrivi di cinghiali e non solo (ma ovviamente i cinghiali sono la questione più grande). Faccio questo esempio per dire che, quando si vara un piano, bisogna mettere in campo una serie di misure e che, quando si seleziona, anche con gli abbattimenti, bisogna sapere quello che si fa. Lo dico con molta chiarezza. In passato abbiamo avuto esperienze in cui in una serie di aree sono stati introdotti quelli che possiamo chiamare coadiutori, cacciatori per fare la selezione e l'abbattimento, che magari agivano per interessi propri, non selezionando come si sarebbe dovuto fare. Bisogna quindi conoscere un po' le abitudini delle popolazioni da controllare. Pertanto, il decreto non poteva affrontare la questione più generale, che è necessario trattare con serietà, avvalendosi di metodi scientifici ed esperti per la messa in campo di misure adeguate; è stato però indubbiamente migliorato e, grazie al Governo, abbiamo trovato le risorse. Ora dobbiamo fare in modo che i piani vadano avanti in tutte le Regioni e nelle zone infette. Il Commissario ha avuto anche più poteri. Spero pertanto che siamo sulla strada giusta e per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole dei senatori della componente Liberi e Uguali-Ecosolidali del Gruppo Misto. (Applausi) . CALIGIURI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, l'8 luglio scorso centinaia di agricoltori protestavano in Piazza Montecitorio per denunciare, ancora una volta, l'insostenibilità dell'eccessiva presenza di fauna selvatica e, in particolar modo, dei cinghiali. Noi di Forza Italia eravamo fisicamente lì, ma lo siamo stati anche in Commissione agricoltura e produzione agroalimentare, dove abbiamo lavorato costantemente al fine di tenere alta l'attenzione su questa problematica, che è controproducente non solo dal punto di vista produttivo, ma anche e soprattutto per l'incolumità fisica delle persone e per quella sanitaria del nostro comparto suinicolo. Il 7 gennaio è la data in cui è stata rilevata nelle province di Genova e Alessandria la presenza di peste suina africana nel cinghiale. Sono due date, l'8 luglio e il 7 gennaio, che sono collegate tra loro. La questione fauna selvatica dev'essere gestita in maniera definitiva. Il decreto-legge di cui stiamo discutendo oggi ("Misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana") conferma quanto appena detto: l'eccessiva presenza di fauna selvatica è diventata un'emergenza sanitaria nazionale per il comparto e, di conseguenza, va gestita con strumenti emergenziali. Infatti, trattandosi di una malattia con un vasto potenziale di diffusione, nel caso in cui dovesse estendersi agli allevamenti di suini, comporterebbe pesanti ripercussioni, con danni ingenti sia per la salute animale (ricordiamo che gli allevatori si troverebbero obbligati ad abbattere gli animali malati) sia per il comparto produttivo. Credo sia opportuno riflettere riguardo all'importanza strategica del settore suinicolo, il quale nel 2021 solo nella produzione primaria ha raggiunto un valore di circa 2,5 miliardi. A questi andrebbero aggiunti i guadagni che si generano lungo la filiera, i quali rendono questo comparto di assoluta rilevanza economica, anche alla luce del fatto che la destinazione di oltre l'80 per cento dei suini è rivolta verso i circuiti dei prodotti di qualità tutelata, in primis i prosciutti DOP. Il comparto suinicolo è parte fondamentale del patrimonio d'eccellenza agroalimentare made in Italy . Di conseguenza, è nostro dovere preservarne l'integrità dinanzi a esternalità negative come la peste suina, che da gennaio ha portato alla perdita di circa 20 milioni di euro al mese di export per le nostre aziende. Si tratta di una cifra importante, che basta paragonare agli altrettanti 20 milioni stanziati per la ristrutturazione del debito in agricoltura; quest'ultima misura è un sostegno importante per tutto il comparto agricolo, più volte richiesta anche da me al Ministero, che quindi ringrazio. È evidente - e i numeri lo confermano - che questa epidemia, intaccando la produzione, espone a un serio rischio di paralisi l'economia del settore, già estremamente schiacciato dai costi di produzione (oramai insostenibili), dalla difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e dalla limitazione all' export . Infatti, subito dopo i primi casi di peste, Cina, Giappone, Taiwan, Kuwait e Svizzera hanno imposto delle restrizioni. Compreso ciò, e arrivati ormai a fine marzo, credo sia il momento della tempestività e dell'operatività. Quanto previsto nel decreto e nella conseguente legge di conversione dev'essere adottato al più presto. Ringrazio per il lavoro svolto i relatori, il Governo e tutti i componenti delle Commissioni coinvolte. Era necessario infatti rafforzare il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto della diffusione dell'epidemia; il commissario straordinario deve avviare un serrato dialogo con le Regioni, al fine di adottare i piani di gestione, controllo ed eradicazione della peste suina previsti all'articolo 1. Tutto questo sistema, però, e lo stesso ruolo del commissario, per essere realmente funzionanti, necessitano di risorse; bene ha fatto il Ministero a correggere il tiro e a destinare 10 milioni di euro per la concreta operatività del provvedimento.