[resaula]

Allora si decise di fare una scelta di cui risulta difficile comprendere il senso, perché sembrava non avere tanto a cuore lo sviluppo del sistema Paese. Tale scelta sembrava risiedere, soprattutto, nella volontà di valorizzare - quelle sì - le competenze e forse il ruolo del Ministro pro tempore , più che nell'obiettivo di garantire un ordinato ed efficiente assetto istituzionale. Non è certo mia intenzione sminuire l'interesse enogastronomico verso i prodotti tipici che accompagnano anche le scelte turistiche, ma non si può sicuramente ritenere che quello possa essere il motivo primario: certamente non possiamo dire che Parma sia il prosciutto e il parmigiano, né che Taormina o Siracusa siano note solo per le arance. (Applausi dal Gruppo PD) . C'era una ragione ben chiara se, nel giugno 2013, le competenze sul turismo venivano affidate al Ministro per i beni e le attività culturali: il MIBAC diventava MIBACT, proponendo una proficua fusione tra cultura e turismo. Una serie di decreti ha poi via via organizzato la struttura del Dicastero, definendo il numero complessivo degli uffici dirigenziali generali, centrali e periferici. Numerosi sono stati gli interventi operati per dare vitalità ed efficienza al sistema dei beni culturali, uno dei principali elementi di forza del nostro Paese che possiede una caratteristica molto particolare, quella di essere diffuso sull'intero territorio nazionale. Proprio questa ampia diffusione ha reso importante il collegamento tra i beni e le attività culturali con il turismo, quest'ultimo affidato, come sappiamo, al sistema regionale. Il rischio di frammentazione, molto alto per tutti e due i sistemi, ha spinto il Ministero dei beni culturali a lavorare con particolare attenzione per superare le difformità nella gestione della valorizzazione del patrimonio culturale, così come del turismo, nella comune consapevolezza che il patrimonio turistico e quello culturale rappresentano un bene importante del nostro Paese, che va valorizzato per essere sempre più conosciuto, fruito e, proprio per questo, tutelato. Vorrei ricordare l'applicazione dell'articolo 9 della Costituzione, che ha trovato concreta attuazione in alcuni specifici progetti: la riscoperta dei cammini, le grandi direttrici di collegamento europeo; i cosiddetti borghi minori, che rappresentano gran parte degli insediamenti umani sul nostro territorio, destinazioni culturali forse meno note, tra paesi e città di piccole dimensioni caratterizzate, però, da un ricco patrimonio storico-culturale, divenute mete ideali per la scoperta di un turismo alternativo, in qualche modo più tranquillo e sostenibile, a differenza delle tradizionali città d'arte, spesso troppo sovraffollate. Infine, la designazione delle capitali italiane della cultura, capaci di unificare straordinarie risorse all'interno di città piccole e medie del nostro territorio, nata con l'obiettivo di «valorizzare i beni culturali e paesaggistici» e di «migliorare i servizi rivolti ai turisti». Tutto questo lavoro è stato più di una mera ridistribuzione di compiti o riordino di competenze, perché la dimensione nazionale dei beni culturali è davvero una delle forze vive su cui possiamo costruire lo sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese. Per questo riteniamo, in conclusione, fondamentale che il presente decreto-legge sani il vulnus creato dal precedente riordino, con cui si trasferivano le funzioni del MIBACT in materia di turismo al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. È bene, dunque, che si ritorni a valorizzare quel lavoro svolto che ha portato risultati positivi sia sul piano culturale, sia sul versante dell'economia del nostro Paese, sia alla promozione della sua immagine all'estero. Noi crediamo che vada rafforzata questa scelta permanente di unire in Italia cultura e turismo; una scelta naturale e condivisa negli anni scorsi con le Regioni italiane - lo sottolineo - al di là del loro colore politico, che ha portato a elaborare un percorso condiviso con tutti gli attori del piano strategico del turismo. Sono infatti arrivati i risultati e ci adopereremo perché continuino ad aumentare (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, cercherò di affrontare la riorganizzazione dei Ministeri dal punto di vista agricolo, anche perché i colleghi della Lega che mi hanno preceduto hanno già trattato questo argomento a 360 gradi politicamente e in maniera strutturale. Mi riferisco ai colleghi Augussori, Pazzaglini, Pepe e Bergesio, che sono entrati veramente nel merito e hanno fatto capire all'Assemblea l'assurdità del provvedimento in esame. Per capire meglio tale assurdità, vorrei ricordare a chi ci sta seguendo in questo momento che si tolgono al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali le competenze in materia di turismo. Lo considero assurdo perché finalmente l'agricoltura aveva intrapreso una strada giusta che l'aveva portata a vivere un momento felice. Infatti, tutte le maggiori associazioni di categoria del mondo agricolo (Coldiretti, Confagricoltura, CIA) avevano certificato che l' export dei nostri prodotti agricoli, del made in Italy, dal 2018 è andato in un continuo crescendo: abbiamo avuto un aumento del 3 per cento nel 2018, poi, mese dopo mese, siamo arrivati ad incrementi del 4, del 5, del 6, del 7 per cento fino a raggiungere l'11 per cento a metà di quest'anno. Ciò significa che quel provvedimento funzionava. All'inizio della legislatura, quando il ministro Centinaio e il nostro segretario Salvini, assieme ai nostri ex amici 5 Stelle, avevano unito le competenze in materia di agricoltura e turismo, più di qualcuno si era chiesto cosa si fossero inventati e, invece abbiamo visto che era una scelta giusta, che ha portato questi risultati. Effettivamente, se vogliamo innalzare il reddito dei nostri agricoltori, se vogliamo che rimangano più soldi nelle loro tasche, dobbiamo far sì che i nostri prodotti siano venduti a un prezzo maggiore, in maniera tale che il reddito degli agricoltori possa aumentare. Questa si è dimostrata una strada vincente, diversamente da quanto era accaduto negli anni precedenti: gli anni dal 2014 al 2018, quando Martina era ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, non sono ricordati molto felicemente dai nostri agricoltori. Sono stati anni difficili, in cui i nostri prodotti erano svenduti sui mercati nazionali e internazionali, in cui i Governi precedenti, del Partito Democratico, cui appartiene il ministro Martina, si assoggettavano alle direttive europee. E, soprattutto, i prodotti italiani subivano la forte competizione di tutti i Paesi, extraeuropei e anche europei, che importavano tranquillamente i propri nel mercato italiano. Questo ci sembra assolutamente assurdo, perché - tanti consumatori magari non lo sanno, ma noi sì - i nostri pomodori arrivano dalla Spagna, mentre i broccoli addirittura dalla Cina. Ci sembra assurdo che il prezzemolo venga importato dal Vietnam, i piselli dal Kenya e i meloni dalla Repubblica Domenicana. Ciò accadeva solo perché il Governo targato Martina e Partito Democratico lo rendeva possibile. Sono poi arrivati il ministro Centinaio e la Lega e ci siamo concentrati sulla valorizzazione dei prodotti made in Italy .