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Istituzione dell'Autorità garante dei diritti delle persone anziane. Onorevoli Senatori . – Sulla base dei dati ISTAT del 2022 in merito alla struttura della popolazione e indicatori demografici dell'Italia, l'indice di vecchiaia per l'Italia – che è il rapporto percentuale tra il numero degli ultrasessantacinquenni ed il numero dei giovani fino ai 14 anni – dice che ci sono 187,6 anziani ogni 100 giovani. Le persone anziane sono una componente fondamentale della società, dell'economia e della cultura del nostro Paese ed è per questo che si deve garantire la piena tutela dei diritti che sono loro costituzionalmente riconosciuti. L'articolo 2 della Costituzione attribuisce alla Repubblica il compito di riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Si tratta, dunque, dell'inderogabile espressione del principio di solidarietà cui si affianca la libera partecipazione del cittadino al buon funzionamento della società e alla realizzazione del bene comune, finalizzate anche alla garanzia dell'effettiva realizzazione dei diritti della persona, che possono essere concretamente esercitati solo mediante la creazione, lo sviluppo e il consolidamento di una pluralità di condizioni che implicano l'esercizio di responsabilità da parte di molti soggetti dai quali dipendono l'allocazione delle risorse e la crescita della sensibilità sociale. Un'ulteriore estrinsecazione di tale principio si rinviene nell'articolo 3 della stessa Costituzione, che enuncia il principio di eguaglianza, attribuendo alla Repubblica il compito di « rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana ». I precipitati dei fondamentali diritti statuiti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione per le persone anziane sono numerosi: si pensi, a mero titolo esemplificativo, al diritto alla salute, sancito dall'articolo 32, ovvero all'articolo 38 che statuisce il diritto di tutti i lavoratori a ottenere una pensione minima se sprovvisti dei mezzi necessari per vivere e comunque al raggiungimento dell'età di vecchiaia, alle condizioni stabilite dalla legge. Oltre che dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, di cui alla legge 4 agosto 1955, n. 848, i diritti delle persone anziane sono riconosciuti dalla normativa europea sia nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata sull'età e riconosce il diritto degli anziani a condurre una vita dignitosa e indipendente nonché di partecipare alla vita sociale e culturale dell'Unione (articoli 21 e 25), sia nella Carta europea dei diritti e delle responsabilità delle persone anziane bisognose di cure ed assistenza a lungo termine. Quest'ultima, ponendosi l'obiettivo di facilitare l'accesso delle persone anziane ai loro diritti fondamentali, di accrescere la consapevolezza dei diritti di un sempre maggior numero di persone che ricevono cure a lungo termine e di incoraggiare le migliori pratiche negli Stati membri, vuole essere un documento di riferimento, affermando principi fondamentali e diritti che devono essere promossi per accrescere il benessere delle persone dipendenti o che hanno bisogno di aiuto a causa dell'età, della malattia o della disabilità. Ulteriori principi sono stati affermati dal Comitato economico e sociale europeo nel parere esplorativo sul tema « Le conseguenze dell'invecchiamento della popolazione sui sistemi sanitari e di protezione sociale » (2011/C 44/02). Il focus del Comitato si rivolge all'evoluzione demografica, che impone un ulteriore sviluppo dei sistemi sanitari e di protezione sociale, delle prestazioni sanitarie e di altre prestazioni accessorie sotto il profilo dell'organizzazione e delle capacità dei servizi offerti per rispondere adeguatamente alle esigenze degli anziani, per assicurare che tutte le persone bisognose di cure ricevano le prestazioni necessarie per mantenere la propria autonomia e la propria dignità, nonché per garantire a tali persone l'accesso a prestazioni sanitarie di qualità. In proposito, viene considerata anche la responsabilità personale che ciascuno deve assumersi tempestivamente e preventivamente in relazione al proprio processo di invecchiamento e, quindi, le esigenze della società nei confronti delle persone che invecchiano. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nel documento « Strategia e piano d'azione per l'invecchiamento sano in Europa, 2012-2020 », ricorda che già alla fine degli anni Novanta del XX secolo la stessa OMS aveva invitato gli Stati a un cambiamento di paradigma sul trattamento degli anziani, « spingendo verso un concetto positivo dell'invecchiamento e definendo l'invecchiamento sano e attivo come un processo che “permette agli individui di realizzare il proprio potenziale per il benessere fisico, sociale e mentale attraverso l'intero corso dell'esistenza e di prendere parte attiva alla società, fornendo loro al contempo protezione, sicurezza e cure adeguate quando necessitino di assistenza” ». Dunque, la questione della tutela del cittadino e, più in generale, dell'individuazione di strumenti di garanzia per il cittadino che si trovi in una situazione di svantaggio è uno dei punti di riferimento di ogni moderno ordinamento democratico. Gli strumenti legislativi e giuridici per venire incontro a questa esigenza traggono origine in primo luogo dalle esperienze realizzate nei decenni scorsi soprattutto nei Paesi anglosassoni e nel Nord Europa. Progressivamente, anche nel nostro Paese è stata prevista una tutela giurisprudenziale e si è cercato di realizzare, partendo dalle autonomie locali, un sistema in grado di riferirsi alle diverse specificità e alle differenti categorie di soggetti « deboli ». Tuttavia, le esperienze più qualificanti e decisive sono quelle sorte spontaneamente dalle associazioni del Terzo settore. Il punto di arrivo della legislazione italiana è stata l'istituzione del cosiddetto « ufficio del difensore civico », istituito dapprima in alcune regioni italiane e successivamente recepito dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, che ha consentito alle province e ai comuni di prevedere nello statuto l'istituzione di tale ufficio. Nonostante gli intenti, a causa dell'ampiezza dell'intervento, la figura del difensore civico non ha avuto, però, la diffusione che si auspicava. Per quanto concerne le persone anziane, si reputa ormai necessario prevedere la loro specifica tutela a livello nazionale e a tale fine il presente disegno di legge istituisce l'Autorità garante dei diritti delle persone anziane. Affinché tale Autorità sia munita di efficaci strumenti di intervento, è indispensabile definire un « indice dei diritti delle persone anziane », che consenta il monitoraggio e la valutazione delle politiche attuate e i relativi risultati per garantire i diritti delle persone anziane in relazione ai loro bisogni di assistenza e di cura. L'indice dei diritti delle persone anziane può essere così declinato: 1) parità di accesso ai servizi di assistenza e ai sostegni: