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individuazione delle figure professionali operanti nelle reti di cure palliative con l'accordo della Conferenza Stato-Regioni del 10 luglio 2014 che ha dato attuazione al comma 2 dell'articolo 5 della legge n. 38 del 2010; certificazione professionale in cure palliative per i medici non in possesso di specializzazione, attraverso il decreto del Ministero della salute 4 giugno 2015 che ha previsto che i medici che hanno svolto la loro attività professionale per almeno 3 anni, dall'entrata in vigore della legge n. 147 del 2013, in una struttura pubblica o privata accreditata dalla Regione, possano chiedere la certificazione dell'esperienza professionale alla Regione o Provincia autonoma di riferimento; l'intesa del 19 febbraio 2015 in materia di adempimenti relativi all'accreditamento delle strutture sanitarie; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA) che ha completato il quadro dei principali provvedimenti normativi in materia di cure palliative recependo la normativa progressivamente adottata e definendo multipli livelli di assistenza nell'ambito della rete locale di cure palliative; considerato inoltre che: anche le cure palliative in età pediatrica, relativamente alle quali è stato accertato che in Italia, nel 2017, circa 11.000 bambini in Italia soffrivano di malattie inguaribili o terminali, di cui almeno un terzo di tipo oncologico, hanno necessità di reti assistenziali specifiche, comprendenti un team di cure pediatriche di terzo livello, e di servizi territoriali ed ospedalieri più vicini al luogo di vita del minore; questo diritto non deve essere limitato dall'età, dalla patologia, dal luogo di vita e dalle condizioni economiche ed organizzative della famiglia perché la rete assistenziale deve garantire a ciascun minore, bisognoso di cure palliative pediatriche, la risposta adeguata sia ai suoi bisogni di salute attuali ed evolutivi, sia a quelli della famiglia; l'OMS, difatti, definisce le cure palliative pediatriche come "l'attiva presa in carico globale di corpo, mente e spirito del bambino" che comprende il supporto attivo alla famiglia (OMS 1998); l'obiettivo è migliorare la qualità della vita del piccolo paziente e della sua famiglia. Anche in queste evenienze il domicilio rappresenta, ove possibile, il luogo scelto ed ideale di assistenza e cura; le cure palliative rivolte ai minori presentano, rispetto a quelle dell'adulto, alcune peculiarità: devono infatti modularsi alle mutevoli situazioni biologiche, psicorelazionali, sociali e cliniche del paziente pediatrico, rispondendo ad una tipologia e quantità dei bisogni del tutto specifici che condizionano, a livello programmatorio ed organizzativo, azioni da intraprendere e modelli organizzativi da implementare; la letteratura internazionale conferma che anche il numero di minori eleggibili alle cure palliative è in aumento dal momento che anche in questo come in altri campi della medicina i progressi scientifici e tecnologici hanno consentito una maggior sopravvivenza di neonati, bambini, adolescenti portatori di malattie altrimenti letali: ciò ha determinato il crearsi di una nuova tipologia assistenziale, con bisogni complessi e necessità di risposte integrate, multispecialistiche ed interistituzionali; in Italia, seppure a fronte di un discreto miglioramento della qualità delle cure, di una lenta crescita dell'offerta assistenziale nei regimi domiciliare e residenziale e di un progressivo sviluppo delle reti regionali e locali, sia di cure palliative sia di terapia del dolore, si rileva un quadro dello stato di attuazione della legge caratterizzato da luci e ombre, con rilevanti disomogeneità interregionali e intraregionali; stando al "Rapporto al Parlamento sullo stato di attuazione della legge n. 38 del 15 marzo 2010 anni 2015-2017", redatto dalla Direzione generale programmazione del Ministero della salute, a fronte di una normativa esistente già da anni, alcune Regioni, cioè Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Marche e Molise tuttavia non avevano ancora una reale ed attiva organizzazione in cure palliative e terapie del dolore pediatriche; in altre Regioni dove la rete è stata strutturata secondo la normativa, essa ancora risultava parziale, senza garanzia di continuità e prevalentemente centrata sull'assistenza ospedaliera; solo 3 Regioni, cioè Basilicata, Liguria, Veneto, le due Province autonome di Trento e di Bolzano e la Provincia di Pordenone hanno un'effettiva assistenza domiciliare pediatrica specialistica; solo 2 Regioni, Basilicata e Liguria, e la Provincia autonoma di Trento, inseriscono dati nei flussi ministeriali; considerato infine che: per molti malati adulti, ancora oggi, le cure vengono assicurate in modo frammentario e non coordinato, con ripetute ospedalizzazioni, che si traducono in trattamenti talvolta inappropriati e costosi, con scarsa soddisfazione da parte dei malati stessi e dei loro familiari; lo sviluppo delle reti locali di cure palliative e l'utilizzo di requisiti minimi per l'accreditamento erano obiettivi non ancora raggiunti, perché alcune Regioni come Abruzzo, Molise e Valle d'Aosta non avevano ancora recepito l'intesa del 25 luglio 2012; nelle altre Regioni l'adozione di modelli organizzativi uniformi ed omogenei su tutto il territorio non si poteva affatto considerare un obiettivo raggiunto; dal documento si evince come prevalga ancora in Italia la mortalità in ospedale per l'insufficiente sviluppo delle alternative offerte dalle reti locali di cure palliative; ciò soprattutto per quanto riguarda la istituzione delle unità di cure palliative domiciliari, indicate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 sui LEA come unità di offerta distinta dalla tradizionale assistenza domiciliare integrata; l'offerta formativa specifica per gli operatori sanitari di cure palliative, sia per gli aspetti relativi alla formazione universitaria che per quelli concernenti i crediti in educazione continua in medicina (ECM), è ancora abbastanza disomogenea sul territorio nazionale; gli aspetti relativi ad una corretta ed efficace comunicazione ed informazione dei cittadini da parte delle strutture istituzionalmente preposte, sia a livello centrale, statale, che a livello periferico, regionale e aziendale, sono insufficienti ed ancora lontani da quegli standard di accettabilità considerati indispensabili per affrontare i nuovi bisogni assistenziali e per promuovere una consapevole e partecipata aderenza ai programmi sanitari, impegna il Governo: 1) ad individuare in ambito di Conferenza permanente Stato-Regioni una quota parte definita di risorse nell'ambito delle cure palliative e terapie del dolore da dedicare all'organizzazione ed al mantenimento della rete di cure palliative e terapie del dolore (sia in ambito domiciliare che residenziale); 2) a sollecitare le Regioni, anche attraverso la proposta di progetti di ricerca finalizzati, a lavorare sull'implementazione dei dati nei flussi ministeriali, specie di quelli pediatrici; 3) a sollecitare le Regioni che ancora non hanno recepito la legge n. 38 a farlo nel più breve tempo possibile, dando piena realizzazione e dignità alle reti di cure palliative pediatriche e di terapia del dolore;