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i centri antiviolenza e le case rifugio devono vedere impiegato personale qualificato e, in quanto tale, riconosciuto e retribuito. Non è soltanto un fatto di programmazione e di aumento dell'investimento economico; stiamo parlando dell'economia della cura da parte di persone con specifiche competenze. Quando si parla di specifiche competenze si chiama in causa anche tutto il sistema formativo del nostro Paese: ci sono competenze complesse, che riguardano la presa in carico e l'accoglienza. Questo significa introdurre pienamente nell'ambito dei percorsi formativi universitari - lei lo sa, Ministro, perché abbiamo avviato un lavoro su questo - competenze specifiche per svolgere queste mansioni. Con questa indagine e con la relazione che il Presidente ha reso in questa sede a nome di tutta la Commissione noi stiamo avviando una svolta, che deve servire anche per gli investimenti che devono essere fatti attraverso i progetti, nell'ambito di un ragionamento di sistema-Paese sul recovery fund . Noi dobbiamo sapere che questa è una parte decisiva dell'investimento sull'economia della cura, sui servizi per la cura delle persone, in questo caso, ovviamente, per le donne che subiscono violenza e per i bambini che purtroppo assistono a violenza, oltre che per gli orfani di femminicidio. In questo intreccio c'è una visione, di cui continuo a ringraziare questa Commissione. Infatti, il riferimento all'intreccio con gli altri servizi implica proprio il più grande investimento che questo Paese possa fare. Aggiungo un'ulteriore riflessione: non si può tenere separato il discorso sui punti di fondo per la crescita di questo Paese attraverso nuovi paradigmi, come quello concernente la centralità dell'occupazione delle donne, dall'investimento sui centri antiviolenza, qualificandone competenze e professionalità. Allo stesso modo, per immettere nel mercato il lavoro delle donne, ovviamente fondato su una libera scelta, noi dobbiamo liberare le donne dai lavori di cura e far diventare i lavori di cura un elemento dell'economia e della professionalità. Questo è un intreccio molto forte: pensate alla sanità e alla scuola, che vedono una maggioranza di lavoro femminile. C'è un intreccio oggettivo e, quindi, ci sono il tema dei servizi e delle figure professionali come gli assistenti sociali, che sono a maggioranza femminile, e di tutta quella rete di servizi che stanno nei territori e che la stessa proposta di risoluzione riconosce come punto di intreccio di servizi. Anche per questa ragione il Partito Democratico vota convintamente la relazione e la risoluzione presentata, ma con un ultimo impegno. Questa volta, con la risoluzione in esame su questi temi, e non solo perché stiamo parlando del dolore, della sofferenza e del superamento di un dolore - una sofferenza e una situazione strutturale in questo Paese perché parla del rapporto di potere diseguale tra uomini e donne - noi abbiamo bisogno che ci sia la presentazione di azioni concrete da parte del Governo. Immagino che la Commissione e il Parlamento andranno avanti su questo lavoro perché è di loro competenza. Possono essere anche promotore e promotrice ovviamente di proposte, come ha fatto già la Commissione con questa risoluzione. Le scelte devono avvenire fra poco tempo e riguardare risorse, cambiamento e investimenti. Ce lo chiedono le donne di ogni colore politico e ogni realtà sociale perché, purtroppo, la violenza degli uomini sulle donne non si distingue tra classi sociali, di età e condizioni economiche. È un punto che riguarda tutta la società. Di questo dobbiamo scegliere di fare il più grande investimento del nostro Paese. L'economia della cura con il recovery fund - secondo me - è il tema che risponde all'importante relazione e allo straordinario lavoro che avete svolto come Commissione femminicidio. (Applausi). RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, la relazione in esame illustra gli esiti di un'indagine di monitoraggio del sistema istituzionale di finanziamento e governance nei centri attivi nel campo della prevenzione e contrasto alla violenza maschile contro le donne. La relazione supera la logica degli interventi straordinari ed emergenziali. Vorrebbe indicare all'Esecutivo e al Parlamento punti da cui partire per l'elaborazione di una riforma organica della normativa in materia di contrasto a ogni forma di violenza di genere. Nella nostra relazione sono stati analizzati i dati più recenti elaborati dall'Istat, dal CNR e dall'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (IRPPS) in base all'accordo sottoscritto con il Dipartimento delle pari opportunità. Stando ai dati riportati, la maggioranza dei centri antiviolenza è gestita da enti privati senza fini di lucro, complessivamente 283 (pari a circa l'84 per cento del totale). Il 92 per cento di questi centri sono al Nord del Paese e questo è un fatto molto grave. La Commissione, nelle sue raccomandazioni, chiede l'adozione di procedure che riducano i tempi e semplifichino l' iter amministrativo per l'allocazione delle risorse agli enti gestori pubblici o del privato specializzato. Purtroppo, abbiamo perso una grande opportunità con il decreto semplificazioni, perché non ha semplificato proprio niente. E tutti sappiamo come il cancro del nostro Paese siano la burocrazia, la lentezza della burocrazia e gli infiniti passaggi nella pubblica amministrazione. (Applausi). L'ammodernamento di un Paese e i risparmi di una pubblica amministrazione si ottengono non con il taglio dei parlamentari, ma riammodernando la pubblica amministrazione e semplificando in modo vero la burocrazia che impasta ogni settore del nostro Paese e, addirittura, un problema così grave come la violenza femminile. (Applausi). La relazione raccomanda, inoltre, la modifica della normativa sulle procedure di affidamento della gestione dei servizi ricorrendo, come previsto, dal codice del settore a modelli alternativi rispetto a quello previsto dai contratti degli appalti pubblici. In questo contesto chiediamo anche di adottare dei criteri seri per l'accreditamento dei centri. Non basta avere i requisiti minimi: noi chiediamo un vero protocollo di accreditamento con professionalità che si occupino di questi centri. In caso contrario possiamo dare i soldi che vogliamo, e in quantità sempre crescenti ma, se le persone non sono formate per l'accoglienza e non possono supportare le donne e i loro figli - è stato agghiacciante in proposito l'intervento del senatore Malan - rischiamo davvero di fallire nei nostri ottimi intenti. La Commissione ha evidenziato l'assenza di un controllo preliminare all'assegnazione dei finanziamenti sull'organizzazione del privato sociale, che già gestisce o si candida a gestire i centri antiviolenza e le case rifugio. Il timore è che le risorse vengano assegnate anche a organizzazioni di scarsa esperienza, o il cui operato non promuova il rispetto dei principi fondamentali, come la parità tra uomini e donne e i diritti umani. Non voglio dilungarmi sui numeri relativi alla violenza sulle donne - cari colleghi - perché se ne è già parlato abbastanza in Assemblea. La fuoriuscita dalla violenza è però un percorso lungo e difficile che, se interrotto, perché magari il centro che segue la persona non ha più i fondi per poterlo fare, mette a repentaglio non solo il buon esito, ma anche la vita stessa delle donne assistite.