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sono ingenti le perdite economiche in Campania nel settore turistico e nel suo indotto, molte attività imprenditoriali e commerciali non hanno più riaperto: questo è un altro modo di morire a causa del COVID-19; risulta evidente che alle istituzioni competenti, superata l'emergenza, manca una strategia chiara e concreta per rilanciare il turismo nazionale, e campano in particolare, in modo da consentire nel medio periodo a tutte le società turistiche di riaprire mantenendo i livelli occupazionali antecedenti al lockdown , si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di promuovere un coinvolgimento più efficace e partecipato degli operatori del settore e delle loro associazioni di rappresentanza nelle decisioni adottate dalle istituzioni, per rispondere a visioni strategiche lucide e concrete di rilancio; se intenda promuovere forti investimenti di settore a sostegno del comparto del turismo accompagnati ad efficaci misure di sgravi fiscali per le società e di sostegno al reddito per i lavoratori; se ritenga strategica per la ripresa del normale funzionamento delle biglietterie e il prolungamento dell'orario di apertura dei siti museali e archeologici anche nelle ore serali. Atto n. 4-03834 RAUTI LA PIETRA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: sulla Gazzetta Ufficiale n. 131, supplemento ordinario n. 29, dell'8 giugno 2018 è stato pubblicato il comunicato inerente alla sottoscrizione del contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto funzioni centrali per il triennio 2016-2018; l'articolo 80, rubricato "Welfare integrativo", del contratto prevede che le amministrazioni disciplinano, in sede di contrattazione integrativa di cui all'art. 7, comma 6, la concessione di benefici di natura assistenziale e sociale in favore dei propri dipendenti, tra i quali: a) iniziative di sostegno al reddito della famiglia (sussidi e rimborsi); b) supporto all'istruzione e promozione del merito dei figli; c) contributi a favore di attività culturali, ricreative e con finalità sociale; d) prestiti a favore di dipendenti in difficoltà ad accedere ai canali ordinari del credito bancario o che si trovino nella necessità di affrontare spese non differibili; e) polizze sanitarie integrative delle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale. Gli oneri per la concessione di tali benefici sono sostenuti principalmente mediante utilizzo delle disponibilità già previste, per le medesime finalità, da precedenti norme di legge o di contratto collettivo nazionale; nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali 2020-2022, sul capitolo 1879 "Provvidenze in favore del personale in servizio, di quello cessato dal servizio e delle loro famiglie", sono presenti, per l'anno 2020, 49.613 euro; i fondi stanziati risultano, purtroppo, del tutto insufficienti per porre in essere serie ed incisive azioni volte a creare un sistema di welfare integrativo interno; anche in questo periodo di grave emergenza sanitaria da COVID-19, il personale del Ministero ha continuato, con professionalità, a svolgere le proprie primarie funzioni per la salvaguardia, la tenuta e l'operatività del sistema agroalimentare italiano, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non ritenga opportuno e doveroso adottare iniziative dirette ad incrementare i fondi del capitolo 1879 attraverso mirati e specifici interventi normativi. Atto n. 4-03835 LA PIETRA Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per i beni e le attività culturali e per il turismo e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: è ormai nota e ampiamente dibattuta la questione generata dai lavori per l'installazione sull'isola d'Elba di un dissalatore per le necessità idriche dell'intera isola; si tratta di un'opera la cui utilità non è unanimemente riconosciuta da tutti gli enti territoriali e locali coinvolti: se da una parte la Regione Toscana, insieme all'Autorità idrica toscana (AIT) e all'Azienda servizi ambientali (ASA) difendono la necessità del dissalatore, dall'altra il Comune di Capoliveri lo contrasta, contestandone l'utilità presente e futura in ragione della supposta autosufficienza idrica del territorio, con la successiva emersione di un vero e proprio braccio di ferro tra le autorità coinvolte; tra le ragioni poste alla base delle posizioni contrarie all'opera, oltre all'inutilità della stessa in ragione della menzionata autosufficienza idrica, viene evidenziato anche l'impatto negativo sul turismo stagionale dell'isola, che rappresenta la principale attività caratteristica della sua economia, e il costo elevato dell'intervento, stimato in circa 20 milioni di euro ad opera completata; si evidenzia inoltre come la portata dell'acquedotto dell'isola, in gestione per circa 7 milioni di metri cubi annui alla società ASA, è stata aumentata integrando le risorse idriche del luogo con quelle di una condotta sottomarina capace di trasferire dalla costa della Toscana all'isola circa il 50 per cento del fabbisogno annuo; la realizzazione di tale sistema è stata preferita all'ottimizzazione dell'acquedotto esistente le cui perdite attuali arrivano quasi alla metà della sua portata, malgrado l'Elba disponga di una quantità idrica naturale per piovosità, soprattutto sulle alture, di circa 10 volte superiore alle necessità totali dell'intero anno; il funzionamento dell'attuale condotta idrica sottomarina ha finora impedito la prevista costruzione di un impianto autonomo, ecologico e permanente nel sottosuolo della parte montuosa dell'isola, dedicato alla raccolta naturale delle abbondanti acque piovane; a fronte dei disequilibri di portata dell'acquedotto esistente e delle perdite lungo il percorso, la società di gestione ha chiesto e ottenuto negli anni recenti dalla pubblica amministrazione alcuni milioni di euro per la costruzione di 21 vasche di stoccaggio idrico sparse nei punti strategici del territorio elbano; le vasche, secondo il progetto, avrebbero raccolto dal circondario collinoso sufficienti riserve idriche per integrare dinamicamente nell'acquedotto l'ulteriore quantità di acqua per le necessità di utenza in tutte le stagioni; tuttavia, delle 21 vasche che dovevano essere costruite, ne è stata realizzata soltanto una, adesso abbandonata, mentre della costruzione delle altre neppure si parla più; come rappresentato all'interrogante, tra i motivi dell'abbandono della vasca e dell'intero progetto vi sarebbe la negligenza professionale dimostrata nella costruzione del primo e ultimo di questi depositi, sito sulle alture antistanti a Portoferraio in una zona chiamata "Condotto", costruito senza la necessaria coibentazione di tenuta idrica; tale anomala carenza strutturale, che sembra sfuggita ad AIT e ASA, che hanno curato il progetto e il collaudo del primo esemplare con la ditta aggiudicataria, non rende possibile alcun mantenimento di acqua nel deposito da cui fuoriesce;