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Ogni anno vengono abbandonate, scartate o perse ben 640.000 tonnellate di attrezzatura da pesca nei mari e negli oceani di tutto il mondo, rappresentando il 10 percento di tutti i rifiuti marini di origine antropica. Questo vuol dire che non possiamo illuderci che il problema sia solo il mercato nero di coloro che pescano in maniera illecita o contrabbandano cetacei; al contrario. La questione della sopravvivenza di queste specie riguarda tutti, anche chi fa pesca in maniera lecita; anche chi frequenta il mare e ne fruisce di passaggio, magari come turista. Ecco che con la ratifica degli emendamenti all'Accordo del 1996 sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero, del Mar Mediterraneo e dell'area atlantica contigua, della quale sono relatrice, intendiamo costituire un efficace strumento giuridico-internazionale, a livello regionale, per promuovere la conservazione della biodiversità e in particolare ridurre le minacce a carico della sopravvivenza dei cetacei in quelle acque. Gli emendamenti oggetto del presente disegno di legge di ratifica, adottati nel 2010, estendono l'applicazione dell'Accordo a tutte le acque marine della Spagna e del Portogallo, fino a comprendere anche l'intera estensione delle acque atlantiche di giurisdizione della Spagna e larga parte di quelle del Portogallo, con l'esclusione delle acque di giurisdizione che circondano gli arcipelaghi atlantici portoghesi. Tali modifiche consentiranno agli Stati firmatari dell'Accordo, nelle acque interessate dall'allargamento, di garantire un'omogenea applicazione del regime di tutela delle risoluzioni e degli impegni adottati in seno all'ACCOBAMS a tutte le specie di cetacei presenti, peraltro già tutte specificamente tutelate dalla normativa europea che prevede misure per proteggere i cetacei dalla caccia, cattura o detenzione, nonché da qualsiasi perturbazione intenzionale o scambio commerciale, anche dei prodotti derivati di questi animali provenienti da Paesi terzi. Con questo Accordo si chiede agli Stati firmatari un impegno a livello normativo, socio-economico e scientifico per minimizzare gli effetti delle attività dell'uomo sulla sopravvivenza dei cetacei in questi mari. Con la ratifica di oggi, si tutelano i nostri mari e le specie che li abitano. Insomma, con questa ratifica garantiamo un lieto fine a tutte le Furia che nuotano libere nel grande blu e che devono continuare a poterlo fare. Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 2006 Presidente, onorevoli colleghi, il nostro Paese da tempo è attento alla tutela della biodiversità nel Mediterraneo. In Italia dal 1991 è stato istituito il Santuario per i mammiferi marini, una vasta area protetta che si estende fra Liguria, Sardegna e Toscana e che a sua volta fa parte del Santuario Pelagos per la protezione dei cetacei. Tali acque di interesse nazionale e internazionale, oltre che nel Santuario italiano, si estendono in territorio francese e monegasco: nelle regioni della Corsica, Provenza-Alpi-Costa Azzurra, venendo a costituire un ecosistema marino di grandi dimensioni. Per queste ragioni non posso che esprimere, a nome del Gruppo Forza Italia, il voto favorevole. Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1142-B Presidente, colleghi senatori, le note del Barbiere di Siviglia sono risuonate anche a Bishkek, trasportando Figaro nel Kirghizistan, che ha voluto così omaggiare con un concerto speciale il centocinquantesimo anniversario dalla scomparsa di Gioacchino Rossini. Era il 2018. Diversi altri appuntamenti culturali sono venuti in seguito e molti altri possono realizzarsi in futuro grazie alla ratifica dell'Accordo sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica che oggi ci apprestiamo a votare. Un Accordo che nasce con uno scopo chiaro. Non solo fornire un quadro giuridico di riferimento per l'approfondimento e la disciplina dei rapporti bilaterali in questi settori. Ma soprattutto migliorare la conoscenza e la comprensione tra i nostri due popoli promuovendo i patrimoni culturali di entrambi attraverso lo scambio di esperienze e dati. La nostra lingua e cultura sono un volano prezioso per il made in Italy nel mondo. E se promuoverne la conoscenza all'estero è sempre fondamentale, lo è ancor di più in questo momento di ripartenza. Tutte le stime indicano una previsione di forte crescita del turismo una volta superata la crisi pandemica. Far conoscere la lingua italiana e il nostro patrimonio storico culturale è la via maestra per attrarre un importante flusso di turisti. In Kirghizistan si registra interesse per la cultura e lingua italiana. In alcune Università kirghise già si tengono corsi di italiano e prima dello stop imposto dal Covid era stato avviato un dialogo con le Università italiane di Trento e Bologna per scambi di studenti e docenti. La Farnesina era inoltre tornata ad includere il Kirghizistan tra i Paesi beneficiari di borse di studio, assegnando 18 mensilità in favore di studenti kirghisi. Questo accordo, quindi, permette di riprendere il filo della promozione culturale del nostro Paese. Inoltre, il paese centroasiatico si colloca nell'ambito della Nuova Via della Seta e, anche se iniziative e progetti collegati alla Belt and Road possono aver subito uno stand by legato alla pandemia, i Paesi che fanno parte della Bri rimangono comunque partner interessanti sia per il nostro export più tradizionale, come moda e enogastronomia, sia per i settori legati alla scienza e alla tecnologia: due segmenti ugualmente interessati da questo accordo, e sui quali possiamo spingere per aprire nuove prospettive di scambio di know how . L'Accordo, nei suoi 14 articoli, prevede infatti come settori di cooperazione cultura e arte, conservazione e tutela del patrimonio, restauro, biblioteche, musei, istruzione, turismo, scambio di informazione sui sistemi di istruzione. Ma include anche, nell'articolo 3, relativo all'università e alla ricerca, la cooperazione e gli scambi in ambito universitario, in particolare nei settori scientifici e tecnologici. Inoltre è prevista la promozione, diffusione e insegnamento delle lingue italiana in Kyrgyzstan e kyrgyza in Italia. I rapporti diplomatici tra Italia e Repubblica Kirghisa vennero formalizzati il 24 marzo 1992. E sono, sì, rapporti di amicizia ma attualmente ancora di limitata entità sotto il profilo economico e sociale. Il Paese rappresenta ancora un mercato limitato per l' export italiano, ma negli ultimi anni si era assistito ad un certo incremento specie per beni di consumo, macchinari e materiali da costruzioni. Ratificando questa intesa, possiamo avviare e potenziare rapporti che faranno bene prima di tutto al nostro export e alla promozione turistico-culturale. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-Psi. Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1143-B Presidente, colleghi senatori, con il voto di questa ratifica diamo il nostro assenso all'istituzione del Forum internazionale dell'energia, un organismo internazionale al quale partecipano già 70 Stati, fra cui Stati Uniti e Cina, che si pone come piattaforma globale di dialogo e confronto sulle risorse energetiche tradizionali.