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Non vorremmo quindi che l'ispirazione di tale riforma sia tratta da quell'ansia giustizialista che pervade gli attuali proponenti della stessa riforma dello stesso disegno di legge. Apprezziamo un altro passaggio, ovvero il riferimento che viene fatto nella relazione introduttiva a Giovanni Falcone, quando si rammenta che fu proprio il giudice Falcone a volere un collegamento fra la pena prevista per il reato di associazione mafiosa e quella per il reato di voto di scambio. Non possiamo però accettare che si strumentalizzino la sua figura e il suo pensiero per avvalorare una norma che lui, senza dubbio, avrebbe avversato, poiché il garantismo era il suo credo e non perdeva occasione per ribadire che, per fare un processo, ci vuole altro che sospetti e bisogna distinguere le valutazioni politiche dalle prove giudiziarie e che la cultura del sospetto non è l'anticamera della verità: la cultura del sospetto è l'anticamera del khomeinismo. Questo sosteneva diceva Giovanni Falcone. Da Falcone avete e abbiamo tanto ancora da imparare, soprattutto da ciò che del suo pensiero non potrà mai essere piegato a strumentalizzazioni di giustizialismo sommario. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stancanelli. Ne ha facoltà. STANCANELLI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, il disegno di legge di cui oggi discutiamo apporta modifiche alla disciplina relativa al reato di scambio elettorale politico-mafioso per come è regolato dall'articolo 416- ter del codice penale e, in particolare, prevede che il conseguimento diretto a mezzo di intermediari della promessa del sostegno elettorale da parte di soggetti appartenenti ad associazione criminale di stampo mafioso e la cui appartenenza sia nota alla gente - ringraziamo il relatore che ha accolto un nostro emendamento volto a far sì che sia evidente la relazione di conoscenza tra il promittente e il promissario - costituisca una fattispecie di reato in presenza di controprestazione, dell'erogazione di denaro, di qualunque altra utilità o della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell'associazione. Dall'analisi attenta della formulazione del testo in esame, si evince come vi siano delle notevoli differenze rispetto al vigente articolo 416- ter. Innanzitutto, amplia l'oggetto della controprestazione del soggetto che ottiene la promessa di voti non solo per il denaro e ogni altra utilità, ma anche - e questa è l'aggiunta alla novella del 2014 - la disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell'associazione mafiosa per come recita il novellato comma 1. Io penso che sia importante la necessità di ampliare, perché attraverso l'ampliamento si può colpire tutto quello che rappresenta gli interessi consolidati della mafia nel campo del rapporto con la pubblica amministrazione e nel rapporto, quindi, con la politica. Aumenta poi la punibilità, che viene prevista anche riguardo al soggetto promissario che si sia rivolto a intermediari, e questa è la seconda novità. La terza è che si rivede la pena edittale, con la previsione da dieci a quindici anni e non più da sei a dodici anni. Questa è una scelta politica e si può discutere se aumentarla o no e noi non apparteniamo a coloro i quali si battono il petto perché ci sia sempre un aumento di pene: non so infatti se è l'aumento di pene che aiuta, o la certezza che le pene vengano scontate. Un'ulteriore novità è che non sono più necessarie le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416- bis , che sostanzia nelle vigente normativa la fattispecie astratta del reato di scambio elettorale politico-mafioso e in particolare il riferimento espresso al metodo di intimidazione mafiosa. Per noi appare assolutamente opportuna l'odierna modifica legislativa, in quanto, per la sussistenza del reato, diventa sufficiente la semplice prova dell'accordo tra il promissario e i soggetti appartenenti all'associazione criminale. Questa è la novità di questo tentativo di riforma e ciò perché la giurisprudenza della suprema Corte, a legislazione vigente, ormai ha affermato in maniera pacifica - lo possiamo dire - come non possa considerarsi bastevole, ai fini dell'integrazione della fattispecie di reato, la semplice esistenza di un patto tra il politico e il mafioso, ma come sia necessario che esso preveda espressamente l'impegno da parte dell'organizzazione criminale, di cui il promittente può o meno fare parte, ad operare secondo le modalità intimidatorie previste dal terzo comma dell'articolo 416- bis . Questo è, secondo noi, il fulcro del disegno di legge al nostro esame, che sotto questo profilo non può non essere considerato un allargamento della platea di coloro i quali possono essere colpiti dalla nuova previsione normativa. Questo indirizzo giurisprudenziale giustifica l'odierna novella legislativa, in quanto colpisce immediatamente il patto tra il politico e il mafioso e quindi dà certezza alla legislazione, per come si è venuta sviluppando sin dal primo intervento normativo del 1992, con il cosiddetto decreto Scotti-Martelli, che ha inserito nel codice penale l'articolo 416- ter , rubricato come scambio elettorale politico-mafioso, al fine di affrontare e reprimere la collusione tra i rappresentanti della politica e le associazioni criminali. La modifica dell'articolo 416- ter , avvenuta con legge n. 62 del 2014, ha inserito il riferimento alle modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416- bis e proprio questa esplicitazione ha fatto affermare alla suprema Corte, in una recentissima sentenza, che ai fini dalla configurazione del reato sia necessario che l'accordo sanzionabile preveda espressamente il ricorso alle tipiche modalità mafiose della sopraffazione e dell'intimidazione. Ecco perché la specificazione che oggi è all'esame del Parlamento chiarisce, senza possibilità di diversa interpretazione, come basti soltanto provare, perché il reato si configuri, che in effetti sia intervenuto l'accordo tra il politico e i soggetti. È opportuno però sottolineare - è stato sottolineato anche da altri colleghi senatori di altre parti politiche e se ne è discusso anche in Commissione - che l'eliminazione netta del riferimento al metodo dell'intimidazione mafiosa potrebbe portare ad una conseguenza, che sicuramente l'odierno legislatore non vuole e cioè che, se non venisse provata la consapevolezza da parte del promissario di aver concluso un accordo con un soggetto appartenente ad una organizzazione mafiosa, anche se si provasse che è stato usato il metodo dell'intimidazione e della sopraffazione, si dovrebbe escludere la punibilità di tale condotta. Quindi si arriva all'assurdo che, allargando la platea, come giustamente dobbiamo fare, individuando il patto tra il mafioso e il politico come sanzionabile penalmente, se non si fa riferimento alle modalità di cui all'articolo 416- bis , rischiamo di lasciare fuori tali soggetti dalla platea dei punibili, perché non lo prevede la norma.