[pronunce]

In altro - parallelo - giudizio di appello promosso dal medesimo deputato contro altra sentenza del Tribunale di Roma di condanna al risarcimento del danno a favore del medesimo magistrato, per il contenuto di una missiva inviata dallo stesso all'agenzia giornalistica ANSA, la Corte d'appello di Roma ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro la Camera dei deputati, in relazione alla stessa delibera sopra richiamata, presa nella seduta del 17 novembre 1999, con la quale è stato affermato che anche le dichiarazioni per le quali il giudizio civile è in corso costituiscono opinioni espresse in qualità di membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, con conseguente insindacabilità a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. - I due conflitti si distinguono soltanto per quanto riguarda la materialità dei fatti dichiarativi del deputato a danno del magistrato, che hanno dato luogo ai due distinti procedimenti civili: dichiarazioni peraltro riconducibili a un'unitarietà di contenuto - in ipotesi - diffamatorio. È infatti sulla base di questa ritenuta identità che le Camere hanno trattato unitariamente il caso delle tre trasmissioni televisive e delle dichiarazioni rese all'agenzia di stampa, pur esprimendosi con due votazioni distinte. Per queste ragioni, è possibile procedere alla trattazione congiunta dei due conflitti, in vista di un'unica decisione. 3. - La Corte d'appello ricorrente, in una memoria depositata in corso di causa, ha chiesto che questa Corte superi la giurisprudenza originata dalla sentenza n. 1150 del 1988 che, alla sindacabilità in sede di conflitto di attribuzioni delle pronunce delle Camere in tema di immunità parlamentari, ha unito il riconoscimento del cosiddetto effetto impeditivo nei confronti dei giudizi di responsabilità dei membri del Parlamento, effetto superabile solo attraverso la proposizione del conflitto di attribuzioni innanzi a questa Corte. Ha conseguentemente chiesto - in subordine, rispetto all'accoglimento del ricorso, ma in via preliminare dal punto di vista logico - che, attraverso il disconoscimento di tale effetto impeditivo, si affermi la «sostanziale irrilevanza» della delibera parlamentare dalla quale il conflitto trae origine e quindi l'inammissibilità del ricorso stesso. A parte l'anomalia di questo modo di procedere della Corte ricorrente, la quale propone il conflitto e poi ragiona della sua inconsistenza e superfluità, sulla base della ritenuta inesistenza di effetti sulla sfera della proprie attribuzioni, prodotti dall'atto che ha dato luogo al conflitto stesso, questa Corte non ha, allo stato, motivo di discostarsi dal proprio orientamento interpretativo dell'art. 68, primo comma, della Costituzione: cioè dal riconoscimento che la garanzia in esso prevista comprende sia il dovere del giudice di farla valere direttamente nel processo, sia il potere della Camera di affermarla in contrasto con l'opposto orientamento del giudice, sia il controllo della Corte costituzionale eventualmente adìta per conflitto di attribuzioni dall'organo che possa ritenere lesa la propria sfera di competenza dalla mancata indebita applicazione della prerogativa da parte del giudice o, viceversa, dall'indebita affermazione della stessa da parte della Camera. 4. - Quanto al merito, in questo giudizio non v'è luogo per una pronuncia sulla spettanza del potere contestato e sulla legittimità della delibera della Camera che ha dato origine ai conflitti. Essa, infatti, è già stata annullata con la sentenza n. 448 del 2002 di questa Corte la quale ha risolto, a favore dell'Autorità giudiziaria, due conflitti sollevati dal Tribunale di Caltanissetta nei confronti della Camera dei deputati, aventi a oggetto la medesima delibera, riguardante una vicenda che è oggetto di giudizio sia presso quel Tribunale che presso la Corte d'appello di Roma. 5. - Pertanto, essendo venuto meno l'atto che ha dato luogo ai presenti giudizi per conflitto di attribuzione, si deve pronunciare in relazione a entrambi la cessazione della materia del contendere.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara cessata la materia del contendere in relazione ai giudizi per conflitto di attribuzione proposti dalla Corte d'appello di Roma con i ricorsi indicati in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 ottobre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Gustavo ZAGREBELSKY, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 novembre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA