[pronunce]

che la tutela delle esigenze difensive dell'imputato è infatti già ampiamente assicurata dalla notificazione dell'avviso della conclusione delle indagini ex art. 415-bis del codice di procedura penale e dalla facoltà di proporre opposizione al Tribunale avverso la pronuncia in udienza preliminare di sentenze che presuppongono un accertamento di responsabilità, garanzia in tutto analoga all'opposizione avverso il decreto penale di condanna per gli imputati maggiorenni; che la norma censurata violerebbe quindi l'art. 3 Cost. anche sotto il profilo del principio di uguaglianza, «avuto riguardo alla illogica disparità di trattamento con gli imputati maggiorenni per i quali può essere emesso un decreto penale di condanna […] inaudita altera parte, con l'opportunità, per l'imputato che presta acquiescenza, di potere evitare il proseguimento del processo»; disparità tanto più rilevante in quanto il processo minorile deve tendere «alla rapida fuoriuscita del minore dal circuito penale»; che un «ulteriore profilo» di illegittimità costituzionale, in riferimento all'art. 111, quarto comma [recte, quinto], Cost., sarebbe infine ravvisabile nella mancata previsione dei casi di «impossibilità di natura oggettiva» ad acquisire il consenso alla definizione del procedimento in udienza preliminare, che renderebbero possibile la formazione della prova in assenza di contraddittorio nelle situazioni in cui l'imputato è contumace o irreperibile; che con ordinanza del 10 giugno 2002 (r.o. n. 840 del 2003) il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale per i minorenni di Salerno ha sollevato su eccezione del pubblico ministero, in riferimento agli artt. 3 e 31 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 32, commi 1 e 2, del d.P.R. n. 448 del 1988, come modificato dall'art. 22 della legge n. 63 del 2001, «nella parte in cui prevede che il giudice dell'udienza preliminare può pronunciare sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto o per concessione del perdono giudiziale, ovvero, su richiesta del pubblico ministero, sentenza di condanna ad una pena pecuniaria o ad una sanzione sostitutiva solo previo consenso dell'imputato»; che il rimettente espone di procedere nei confronti di un imputato contumace e che «il processo potrebbe essere definito all'udienza preliminare con una sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto o per concessione del perdono giudiziale, ovvero, su richiesta del pubblico ministero, con una condanna ad una sanzione sostitutiva»; che con ordinanza del 9 ottobre 2002 (r.o. n. 923 del 2003) il medesimo Giudice ha sollevato, sempre su eccezione del pubblico ministero, identica questione di legittimità costituzionale; che anche in tale ordinanza il rimettente osserva che il processo potrebbe «essere definito all'udienza preliminare con una sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto o per concessione del perdono giudiziale, ovvero, su richiesta del pubblico ministero minorile, con una condanna ad una sanzione sostitutiva», ma precisa che l'imputato, presente in udienza preliminare, ha espressamente dichiarato di non prestare il consenso alla definizione del processo in detta fase; che in entrambe le ordinanze di rimessione il giudice a quo muove dalla premessa che, nonostante il riferimento al consenso dell'imputato sia contenuto solo nel comma 1 dell'art. 32 del d.P.R. n. 448 del 1988, la norma deve necessariamente essere interpretata nel senso che senza detto consenso il giudice dell'udienza preliminare non può pronunciare neppure le sentenze di condanna a pena pecuniaria o a sanzione sostitutiva, di cui al comma 2 del medesimo articolo 32, perché «sarebbe del tutto incoerente ed irrazionale una normativa che richiedesse il preventivo consenso del minore per la pronuncia di sentenza di non luogo a procedere e non per sentenza di condanna»; che il rimettente ritiene che la normativa vigente - imponendo al giudice dell'udienza preliminare di disporre il rinvio a giudizio e sottoponendo a un inutile dibattimento l'imputato che non presta o nega il consenso alla definizione del procedimento nella fase dell'udienza preliminare - pregiudichi l'interesse del minore a una rapida fuoriuscita dal circuito penale; che infatti, esercitando la facoltà di proporre opposizione avverso le sentenze di condanna e di non luogo a procedere che presuppongono un accertamento di responsabilità, l'imputato minorenne conseguirebbe «lo stesso risultato del suo mancato consenso alla definizione del processo all'udienza preliminare»; che sarebbero dunque violati gli artt. 3 e 31 Cost., in quanto la disciplina censurata sarebbe priva di ragionevolezza e vanificherebbe «le finalità deflative che ispirano l'impianto dell'udienza preliminare minorile», ponendosi altresì in contrasto con gli «indirizzi espressi dalla convenzione sui diritti del fanciullo, nei quali trova fondamento la tutela del preminente interesse del minore ad una rapida uscita dal processo, sempre che, ovviamente, tale finalità non comporti il sacrificio delle garanzie defensionali»; che nei giudizi instaurati con le ordinanze iscritte al n. 840 e al n. 923 del registro ordinanze del 2003 è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e comunque non fondate. Considerato che in tutte le ordinanze i rimettenti sollevano questione di legittimità costituzionale dell'art. 32, comma 1, del d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni), come modificato dall'art. 22 della legge 1° marzo 2001, n. 63 (Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di formazione e valutazione della prova in attuazione della legge costituzionale di riforma dell'articolo 111 della Costituzione), nella parte in cui, in mancanza di consenso dell'imputato, preclude al giudice di pronunciare sentenza di non luogo a procedere per concessione del perdono giudiziale o per irrilevanza del fatto; che nelle ordinanze n. 840 e n. 923 del 2003 il rimettente censura anche l'art. 32, comma 2, del medesimo testo legislativo, nella parte in cui, in mancanza di consenso dell'imputato, preclude al giudice di pronunciare, su richiesta del pubblico ministero, sentenza di condanna ad una pena pecuniaria ovvero ad una sanzione sostitutiva; che, stante l'identità o l'affinità delle questioni sollevate, che mirano tutte ad eliminare la necessità di acquisire il previo consenso dell'imputato in caso di pronuncia nell'udienza preliminare di sentenza che comunque presuppone un accertamento di responsabilità, deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi;