[resaula]

Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sono certo irrilevanti le ricadute che il decreto-legge che ci apprestiamo a votare comporta. Spero e credo che, indipendentemente dall'appartenenza alla maggioranza di Governo, chi ha a cuore il destino di Venezia e del suo porto decida di mettere in futuro un freno alla gestione frettolosa e talune volte addirittura sconclusionata che questo Governo in particolare ha deciso di riservare a una vicenda delicata quanto strategica per il futuro della città di Venezia e di tutto il trasporto marittimo italiano. Ebbene, il decreto-legge in discussione, dopo anni di completa inattività dei Governi che si sono succeduti, improvvisamente sposta letteralmente di peso - passatemi il termine - le grandi navi da crociera dall'approdo veneziano al porto di Marghera. Questo apre una serie di riflessioni e crea effetti, a volte drammatici: mi riferisco, per esempio, alle conseguenze legate all'occupazione. Come non prevedere risarcimenti per le compagnie di navigazione che hanno già fatto ampiamente presente che lo scalo di Marghera non è di interesse delle crociere di lusso? Si mette letteralmente in ginocchio il comparto portuale - è il caso di dirlo - affondandolo, con i lavoratori che oggettivamente rischiano di andare a casa: si tratta di circa duecento aziende venete collegate alla crocieristica messa in ginocchio, con la filiera e tutto l'indotto, calcolato in 5.000 posti di lavoro. Marghera, come molti di voi sanno (abbiamo sviscerato questo tema in Commissione), al momento non è nemmeno nelle condizioni ottimali per poter accogliere la crocieristica internazionale. Non avete minimamente tenuto in considerazione soluzioni alternative che avrebbero tutelato l'ambiente, le esigenze della laguna, il diritto dei lavoratori e gli interessi di sviluppo industriale e commerciale. La riflessione politica che come Gruppo Fratelli d'Italia intendiamo fare, non astenendoci dalla volontà di intravedere uno sviluppo più serio rispetto al tema, è la seguente. L'idea che abbiamo tutti di Venezia è quella di una città meravigliosa unica al mondo, patria degli innamorati, una delle mete turistiche per eccellenza: pensiamo a tutto l'indotto dei viaggi di nozze, all'immaginario collettivo del Canal Grande e delle coppie di tutto il mondo che vengono in Italia anche per Venezia. Ma Venezia non è solo questo e lo dice la sua storia millenaria, il contributo che questa città inimitabile ha dato alla storia del commercio marittimo, alla cultura, al trasporto, al suo porto. Quello di Venezia è stato storicamente uno dei porti all'avanguardia nella storia dell'umanità, quindi è e resta uno scalo di primissimo livello. Da questo punto di vista, il porto di Venezia ha ancora bisogno di una visione più approfondita, di progettualità, di politica; non ha bisogno di commissari che servono solo a mettere toppe agli strappi creati dalla inadeguatezza di chi non si è mai voluto occupare seriamente di una delle più importanti infrastrutture italiane e che oggi naviga a vista. La verità è questa: con questo decreto-legge si rimanda ad un discorso successivo, sperando in non si sa quale santo e senza sapere che cosa dovrà succedere. Noi chiediamo di più per Venezia; chiediamo di più di un decreto-legge rabberciato e frettoloso; chiediamo che vengano valutate e ponderate tutte le soluzioni possibili, affinché il porto di Venezia non diventi soltanto il ricordo di uno stupendo passato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berruti. Ne ha facoltà. BERUTTI (Misto-IeC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, lo scorso mese di aprile, quando il Senato si accingeva a convertire in legge il decreto-legge in discussione, avevo espresso l'auspicio, come molti colleghi, di poter allargare e rafforzare le previsioni delineate in quella sede che, in modo trasversale, avevamo definito corrette, ma insufficienti. Oggi siamo di fronte a un nuovo intervento. Come già ad aprile, non possiamo non partire dalla riflessione su ciò che Venezia è: un patrimonio mondiale dell'umanità che va salvaguardato nel presente e soprattutto per il futuro. In questo senso, la dichiarazione di monumento nazionale delle vie urbane d'acqua di Venezia e, dunque, la possibilità di prevedere limitazioni e divieti di transito per navi con determinate caratteristiche sono certamente uno strumento. Non sfugge ad alcuno che impostare un intervento di salvaguardia comporta conseguenze dirette e indirette, positive e negative, delle quali dobbiamo essere consapevoli e rispetto alle quali abbiamo l'onere e l'onore di intervenire. Dobbiamo farlo coniugando la salvaguardia del patrimonio, la sicurezza e la tutela dell'ambiente in modo equilibrato con la necessità di non danneggiare il turismo, l'impresa, il lavoro e, dunque, tutto il fronte economico. In questo senso, la previsione di misure di ristoro per le compagnie di navigazione e i gestori dei terminal di approdo è utile, ma - in questo anno più che mai - abbiamo appreso quanto sia necessario che queste misure siano tempestive e adeguate. Inoltre, si pone un tema strategico più generale relativo non tanto al fatto che una navi passi o no da quella determinata via d'acqua, quanto a quale sia la strategia su Venezia, sulla Laguna e su un porto che rappresenta uno degli snodi cardine della portualità Nord adriatica e nazionale e, più in generale, inevitabilmente, a quale sia la strategia che vogliamo darci da qui ai prossimi cinque-dieci anni sul sistema portuale del Paese e sulla sua connessione con le altre vie di comunicazione, da Venezia a Genova, passando per tutte le realtà portuali del Paese e per la necessaria sinergia che si deve avere. Con il provvedimento in esame si prevede poi una figura commissariale. Abbiamo imparato che oggi, fintantoché non si imposterà un altro metodo su appalti e gestioni per obiettivi, questa può essere - ed è - una buona strada per raggiungere presto e bene quello che serve, come ci ha insegnato la vicenda del Ponte Morandi di Genova e confermato l'impegno di molti commissari. Anche in questo caso, vale la pena ricordare quanto sia importante riuscire a coniugare, al di là del lavoro dei commissari, trasparenza e responsabilità, superando i vincoli burocratici. Al di là di questo, ciò che dobbiamo richiamare e tenere ben presente è che l'impatto delle misure previste su Venezia, così come quello delle misure che in questo anno e mezzo sono state messe in campo per contenere il Covid, hanno un impatto sul sistema Paese, sulle imprese, sul lavoro e su chi crea PIL. Bene, quindi, che si intervenga ancora sui trattamenti di integrazione salariale con causale Covid per alcune imprese, così come sugli sgravi contributivi per alcune società in procedura fallimentare o amministrazione straordinaria. Bene che si diano - ripeto - presto ristori a compagnie di navigazione e gestori dei terminali di approdo. L'imperativo categorico, però, deve essere di fare di più per non soffocare, per eccesso di zelo, ciò che rende vivo il Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pizzol. Ne ha facoltà. PIZZOL (L-SP-PSd'Az) .