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sul punto, si fa rilevare che, conscio di tale aspetto, il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri ha emanato il protocollo per la partecipazione ai concorsi pubblici del 15 aprile 2021, prevedendo l'obbligo di referto negativo di tampone non antecedente alle 48 ore, anche per i vaccinati; chi venisse trovato sprovvisto di certificazione durante un controllo rischia sanzioni significative: fino a 400 euro di multa per i clienti di esercizi commerciali e 5 giorni di chiusura per i locali; visto che il green pass , pensato soprattutto per consentire una ripresa economica in tutta sicurezza, ad oggi non risulta obbligatorio in luoghi considerati altrettanto a rischio: i mezzi di trasporto pubblico locale, i supermercati (data l'impossibilità di sanificare gli oggetti e la possibile lunga permanenza nell'esercizio), i centri commerciali, le attività commerciali (negozi), eccetera, si chiede di sapere: se il Governo non ritenga che la normativa, così come articolata, non garantendo nella sua ratio la prevenzione degli assembramenti tra soggetti non vaccinati, risulti irragionevole, potenzialmente discriminatoria, in contrasto con l'art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e contraria a quanto disposto dal regolamento (UE) 2021/953; se intenda estendere la gratuità dei tamponi a quei soggetti che non possano o non siano stati ancora immunizzati ovvero in tutti quei casi in cui si renda opportuno o necessario eseguire un tampone anche in caso di completamento del ciclo vaccinale; in che modo intenda supervisionare e intervenire per monitorare l'efficacia del green pass nella prevenzione dei contagi; se intenda adottare ulteriori misure economiche compensative e indennitarie per tutte quelle attività che dovessero subire delle perdite a causa dell'applicazione delle norme sul green pass . Atto n. 4-05974 ZAFFINI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: recentemente il PD ha reso nota, a mezzo stampa, la "costituzione di un tavolo di confronto e monitoraggio sulla vendita di Acciai Speciali Terni presso la direzione nazionale del partito" con un incontro convocato e presieduto dal "V. Segretario nazionale del Pd, Peppe Provenzano, e dal responsabile nazionale crisi industriali, Valerio Fabiani", incontro a cui hanno partecipato "Marina Sereni, V. Ministra degli Affari Esteri e Anna Ascani, Sottosegretaria al Ministero dello Sviluppo economico, nonché gli europarlamentari Pd Brando Benifei e Simona Bonafè, Martina Nardi, Presidente della Commissione attività produttive della Camera dei Deputati, Gianluca Benamati, Capogruppo Pd nella medesima commissione e Stefano Collina, V. Presidente della Commissione Industria del Senato, Walter Verini, Parlamentare umbro del Pd, Paolo Raffaelli, ex sindaco Pd di Terni, Tommaso Bori, Segretario regionale Pd dell'Umbria, Fabrizio Bellini, Segretario Pd della federazione di Terni, Pierluigi Spinelli, Segretario comunale del Pd di Terni e Matteo Bianchi, Capo della segreteria tecnica del Ministro del Lavoro"; lascia a dir poco esterrefatti la notizia di un partito che a giudizio dell'interrogante ambisce a farsi Stato con la costituzione di un tavolo di concertazione e monitoraggio sulle sorti di un'eccellenza della siderurgia italiana, quale l'AST di Terni, da anni sottoposta ad uno smantellamento doloso, ma lascia ancor più sconcertati la partecipazione, a tale tavolo, di alcuni esponenti di questo Governo che, con il Ministero dello sviluppo economico, è invece l'unico soggetto deputato a costituire un tavolo di confronto e monitoraggio per vigilare sul passaggio di proprietà dell'ultima azienda italiana produttrice di acciaio inox e dunque fortemente strategica per un Paese trasformatore come l'Italia; da tempo, Fratelli d'Italia, attraverso il suo presidente Giorgia Meloni e dei rappresentati locali, compreso l'interrogante, denuncia l'opacità e la scarsa trasparenza della trattativa in essere, al punto di aver chiesto al Governo, coerentemente con il ruolo istituzionale che un partito dovrebbe avere, l'attivazione della golden power per garantire la presenza minima dello Stato al fine di monitorare una trattativa che non può essere lasciata totalmente al mercato ed i movimenti aziendali di TK AST in tale trattativa; l'acciaieria di Terni è l'ultimo sito di produzione di acciaio inox in Italia, l'Italia è Paese trasformatore e grande consumatore di tale materia prima, la trattativa non è un "affare tra privati", ancorché multinazionali e di grandi dimensioni, ma è vicenda che coinvolge l'interesse nazionale, realizzandosi quindi i presupposti perché lo Stato eserciti la golden power . Tutto ciò non può essere "clonato" dalle iniziative di un partito come il PD che dei problemi del sito ternano è quantomeno corresponsabile, avendo governato l'Umbria per 50 anni, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza del tavolo di confronto e monitoraggio sulla vendita di Acciai speciali Terni; con quale mandato i rappresentanti di Governo vi abbiano preso parte e quali siano le informazioni in suo possesso circa la trattativa; come il Governo intenda tutelare l'interesse nazionale direttamente coinvolto dalla trattativa medesima. Atto n. 4-05975 VANIN GIROTTO PISANI Giuseppe DE LUCIA LEONE LANZI PAVANELLI D'ANGELO AUDDINO PELLEGRINI Marco MATRISCIANO NATURALE PRESUTTO MAUTONE MARINELLO MONTEVECCHI MANTOVANI ENDRIZZI COLTORTI Ai Ministri dell'interno e per la pubblica amministrazione Premesso che: la società Porta di Venezia, facente capo a Luigi Brugnaro (sindaco di Venezia in carica dal 2015), è proprietaria dell'area denominata "I Pili", un terreno di 40 ettari sito accanto all'imboccatura del ponte translagunare che collega la terraferma a Venezia (ponte dalla Libertà). Tale area, utilizzata in passato come discarica abusiva di rifiuti tossici, soprattutto fosfogessi, prodotti dall'adiacente raffineria ENI, classificata nel piano regolatore come area di "verde pubblico attrezzato" ma ancora in attesa di bonifica, era stata messa all'asta dall'Agenzia del demanio nel 2005 e acquistata al prezzo di 5 milioni di euro; Brugnaro, neoeletto sindaco di Venezia nel 2015, dichiarò pubblicamente che, per evitare il potenziale conflitto di interessi, avrebbe lasciato l'area inalterata per la durata del suo incarico istituzionale; tuttavia, a seguito della scelta di Brugnaro di affidare le proprie società a una holding esterna, attraverso l'utilizzo di un blind trust (istituto da sempre utilizzato, nei Paesi di origine anglosassone, per la sola gestione delle proprietà mobiliari e, quindi, non efficace per i beni immobili), il 5 febbraio 2018 il Consiglio comunale approvò a maggioranza un ordine del giorno in cui venne espresso parere positivo a una proposta di riqualificazione e importante sviluppo urbanistico dell'area dei Pili, che, condizionatamente alla modifica della pianificazione degli strumenti urbanistici, avrebbe potuto portare il terreno ad avere un valore stimato di 100-150 milioni di euro ("Italia Oggi", 27 ottobre 2020);