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« Sulla premessa che la garanzia del doppio grado di giurisdizione non fruisce, di per sé, di riconoscimento costituzionale, questa Corte ha posto in evidenza come il potere di impugnazione nel merito della sentenza di primo grado da parte del pubblico ministero presenti “margini di ‘cedevolezza’ più ampi, a fronte di esigenze contrapposte, rispetto a quelli che connotano il simmetrico potere dell'imputato”. Il potere di impugnazione della parte pubblica non può essere, infatti, configurato come proiezione necessaria del principio di obbligatorietà dell'esercizio dell'azione penale, enunciato dall'articolo 112 della Costituzione; quando, invece, sull'altro fronte, il potere di impugnazione dell'imputato si correla anche al fondamentale valore espresso dal diritto di difesa (articolo 24 della Costituzione), che ne accresce la forza di resistenza al cospetto di sollecitazioni di segno inverso ». Da ultimo va rilevato come la presunzione di innocenza e il diritto a un equo processo sono sanciti negli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (CDFUE), nell'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), nell'articolo 14 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) e nell'articolo 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. In tempi più recenti si ricorda la direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali, recepito in parte con il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 188. L'articolo 3 della direttiva rubricato « Presunzione di innocenza » afferma: « Gli Stati membri assicurano che agli indagati e imputati sia riconosciuta la presunzione di innocenza fino a quando non ne sia stata legalmente provata la colpevolezza ». Tale innovato quadro normativo porta a rileggere sotto una nuova luce la posizione del pubblico ministero. La dottrina si interroga quindi sul nuovo ruolo assunto dal pubblico ministero: « Cerbero della legalità » o « avvocato dell'accusa » (utilizza questi termini suggestivi A. Macchia). Secondo la già citata giurisprudenza dalla Corte costituzionale, sentenza n. 34 del 2020, la limitazione del potere di appello della parte pubblica persegue l'obiettivo di assicurare la ragionevole durata del processo, deflazionando il carico di lavoro delle corti d'appello. In particolare, le preclusioni che riguardano sentenze che hanno accolto la « domanda di punizione » proposta dal pubblico ministero e che non hanno, altresì, inciso in modo significativo sulla prospettazione accusatoria (mutando la qualificazione giuridica del fatto, escludendo aggravanti a effetto speciale o applicando una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato) risultano, agli occhi della Consulta, contenute e non sproporzionate rispetto all'obiettivo. Tale assetto sembra avvicinare « il ruolo del pubblico ministero a quello di una vera e propria parte processuale, portatore di interessi, per certi versi, maggiormente “individualistici” o comunque non spiccatamente pubblicistici » perché le limitazioni già introdotte nel nostro ordinamento al potere d'appello sembrano « avvicinarlo ad una “parte in senso stretto” », del resto « non si può non obiettare che il pubblico ministero nel processo penale riveste già a tutti gli effetti il ruolo di parte » (considerazioni che si possono approfondire nel fascicolo n. 9 del 2020 di Sistema penale , a cura di Anna Barbieri). Ebbene dunque, questa rilettura del quadro normativo e del ruolo del pubblico ministero impone di rivedere la stessa interpretazione del principio della parità delle armi che ispirò all'epoca la sentenza della Corte costituzionale n. 26 del 2007.. 1 (Modifica all'articolo 428 del codice di procedura penale) 1 All'articolo 428, comma 1, del codice di procedura penale, la lettera a) è abrogata. 2 (Modifica all'articolo 593 del codice di procedura penale) 1 All'articolo 593, comma 2, del codice di procedura penale, le parole: « Il pubblico ministero può appellare contro le sentenze di proscioglimento. » sono soppresse. 3 (Modifica all'articolo 606 del codice di procedura penale) 1 All'articolo 606, comma 2, del codice di procedura penale, dopo le parole: « o inappellabili » sono aggiunte le seguenti: « nonché dal pubblico ministero nei casi di sentenza di proscioglimento in primo grado ».