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Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Onorevoli Senatori . – L'articolo 116, terzo comma, della Costituzione prevede che con legge dello Stato possano essere attribuite alle regioni a statuto ordinario che ne facciano richiesta forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie indicate dal comma medesimo e nel rispetto di principi previsti dall'articolo 119 della Carta costituzionale. Nel corso del 2017 alcune regioni hanno presentato richieste di attribuzione di ulteriori competenze in cui è emersa la necessità che il Parlamento fornisca al Governo e alle regioni un quadro di riferimento unitario e coerente all'atto di avvio del processo di differenziazione di funzioni fra le diverse regioni, anche al fine di superare le criticità manifestatesi nel corso della precedente legislatura. La discussione di merito sulle funzioni attribuibili e le difficoltà incontrate, così come le esigenze emerse in materia di indipendenza energetica del Paese, hanno messo in evidenza la necessità di rileggere e rivedere alcune previsioni contenute all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione. In particolare, la previsione che attribuisce alle competenze concorrenti la « produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia » appare, alla luce della crisi che stiamo vivendo, una previsione che non consente al Paese di operare con la necessaria tempestività per garantire un approvvigionamento e una messa in sicurezza del nostro sistema energetico. La stessa discussione riguardo alla collocazione dei rigassificatori, così come quella che in precedenza aveva riguardato l'approdo del gasdotto TAP, richiamano ad un diverso riparto di competenze. Così come sembrano apparire superate le previsioni che annoverano fra le materie concorrenti funzioni come le « grandi reti di trasporto e di navigazione », e quelle riguardanti le « casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito fondiario e agrario a carattere regionale » che le mutate legislazioni nazionali ed europee rendono in parte superate. Si tratta di materie, anche ai fini di una corretta applicazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, che il nuovo Parlamento sarà chiamato ad affrontare all'interno di una revisione costituzionale che meglio definisca i confini tra le competenze dello Stato e quelle delle regioni. La discussione che ha caratterizzato la legislatura appena trascorsa in materia di attribuzione di ulteriori competenze alle regioni che ne facciano richiesta ha messo altresì in evidenza l'impraticabilità delle richieste avanzate da alcune regioni, fondate sulla trattenuta dei 9/10 dei tributi riscossi a livello regionale, così come la contestuale attribuzione di quelle che a livello popolare sono state raccontate come le 23 spettanti. L'autonomia differenziata, come insegna anche la storia delle regioni a statuto speciale, non può essere considerata un fine in sé, quasi si trattasse di realizzare una statualità propria della regione richiedente, ma come un processo in cui sperimentare il miglioramento delle politiche pubbliche in un quadro di sussidiarietà che non intacchi l'unità nazionale. In questo senso le regioni sono chiamate a misurarsi, assieme allo Stato, con l'esercizio di funzioni in grado di cambiare in positivo la vita dei cittadini, materie su cui più facilmente anche le comunità interessate sono in grado di valutare gli effetti e costituire eventuali modelli da estendere. Competenze, quali quelle in materia di politiche attive del lavoro, di integrazione fra politiche attive e politiche passive, di organizzazione delle fondazioni ITS, di realizzazione di un sistema integrato di istruzione professionale e di istruzione e formazione professionale, di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese, di governo del territorio funzionale alla rigenerazione urbana e alla prevenzione del rischio sismico, che le regioni possono gestire adattandole proficuamente ai diversi sistemi d'impresa che caratterizzano i nostri territori. Si tratta di affrontare dunque la sfida in modo progressivo, senza fughe nell'ideologismo delle piccole repubbliche, a partire dal conferimento di quelle competenze che meglio possono essere esercitate a livello territoriale; una sfida, anche nella costruzione di modelli di governance , che possono costituire modelli anche per tutte le altre regioni a statuto ordinario. L'articolo 1 del presente disegno di legge stabilisce gli obiettivi per l'attribuzione alle regioni di ulteriori forme e condizioni particolari di autonoma, prevedendo: a) che l'attribuzione di competenze alle regioni avvenga nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza di cui all'articolo 118 della Costituzione, oltre che del principio solidaristico di cui agli articoli 2 e 5 della Costituzione, sentiti gli enti locali e tenuto conto delle funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane definite dalla legislazione statale, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera p) , della Costituzione; b) che l'attribuzione di competenze, nel caso in cui le richieste riguardino materie che costituiscono livelli essenziali delle prestazioni (LEP) di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m) , della Costituzione possano essere attribuite alle regioni richiedenti solo dopo la definizione dei LEP; c) che il finanziamento delle funzioni attribuite a seguito di intesa avvenga in termini di compartecipazione al gettito erariale maturato nel territorio regionale, nel rispetto dell'articolo 17 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché in coerenza con i principi e i criteri direttivi di cui all'articolo 2, comma 2, lettera m) , della legge 5 maggio 2009, n. 42, che stabiliscono nel superamento del criterio della spesa storica a favore del fabbisogno standard il principio di riferimento; d) che le funzioni concernenti le competenze legislative non correlate all'esercizio di funzioni amministrative e al corrispondente trasferimento di risorse finanziarie decorrano dalla data di entrata in vigore della legge di approvazione dell'intesa; e) che le funzioni concernenti le competenze correlate all'esercizio di funzioni amministrative decorrano dalla data di entrata in vigore del decreto di trasferimento delle risorse; f) che spetta allo Stato di stabilire, con disposizioni di rango primario, in relazione agli andamenti del ciclo economico e dei conti pubblici, misure transitorie a carico della regione a garanzia dell'equità nel concorso al risanamento della finanza pubblica, con contestuale adozione di analoghe misure per le altre regioni a statuto ordinario; g) che le norme statali vigenti nelle materie attribuite alle regioni dall'intesa cessano di avere efficacia con l'entrata in vigore delle norme oggetto della nuova disciplina legislativa regionale; h) che lo Stato e la regione sottopongano a verifica l'intesa entro il termine del decimo anno dall'entrata in vigore della legge e che comunque Stato e regione possano assumere in qualsiasi momento l'iniziativa per la revisione dell'intesa. L'articolo 2 stabilisce le modalità dell'iniziativa regionale e la procedura di approvazione, sia nella fase di avvio dell'iniziativa in cui è prevista la partecipazione del Consiglio delle autonomie locali, chiamate a esprime il proprio parere, ancorché non vincolante, sia nella fase di approvazione del testo dello schema di intesa.