[pronunce]

Sotto altro profilo, poi, si rivela del tutto impropria la censura relativa all'omesso esame - da parte del ricorrente - della attività di sindacato ispettivo svolta dall'on. Gasparri, posto che nella relazione della giunta per le autorizzazioni a procedere (la cui proposta è stata pedissequamente recepita dall'Assemblea) si dava atto della "assenza di un collegamento specifico con atti o documenti parlamentari", proprio in riferimento alle dichiarazioni rese dal parlamentare alla agenzia di stampa e per le quali pendeva procedimento penale. 3. - Nel merito, il ricorso non è fondato. Trattandosi di valutare la contestata sussistenza della prerogativa della immunità in rapporto a dichiarazioni rese da un deputato ad una agenzia di stampa, e perciò rilasciate al di fuori dell'esercizio delle funzioni parlamentari tipiche, il problema si risolve nello stabilire se - ciò non di meno - quelle dichiarazioni siano identificabili come espressione della attività parlamentare, e quindi possano ritenersi iscritte nel panorama delle "opinioni" per le quali opera la richiamata garanzia costituzionale della irresponsabilità. In proposito, questa Corte - come gli stessi confliggenti hanno rammentato, sia pure secondo prospettive evidentemente diversificate - ha più volte affermato che, ai fini della accennata identificazione, non basta la semplice comunanza di argomenti, oggetto di attività parlamentari tipiche e di dichiarazioni fatte al di fuori di esse; né basta la riconducibilità di queste ultime dichiarazioni ad un medesimo "contesto politico" (v., fra le molte, le sentenze n. 56 e n. 58 del 2000). Occorre, invece, che la dichiarazione possa essere qualificata come espressione di attività parlamentare; il che normalmente accade se ed in quanto sussista una sostanziale corrispondenza di contenuti tra le dichiarazioni rese al di fuori dell'esercizio delle attività parlamentari tipiche svolte in Parlamento, e le opinioni già espresse nell'ambito di queste ultime. La sostanziale corrispondenza di contenuti finisce, quindi, per costituire "il criterio che consente di identificare le dichiarazioni rese al di fuori di quelle attività e ciononostante riconducibili o inerenti alla funzione parlamentare, distinguendole così da quelle che ricadono nel diritto comune a tutti i cittadini e proteggendole tramite la speciale garanzia dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, senza con ciò determinare situazioni ingiustificate di privilegio personale" (v. sentenze n. 320 e n. 321 del 2000 ed altre ivi richiamate). Tale condizione appare soddisfatta nel caso di specie. Come infatti emerge dalla documentazione prodotta dalla difesa della Camera dei deputati, l'on. Gasparri presentò, il 28 gennaio 1998, una diffusa interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri dell'interno, della difesa e della giustizia, avente ad oggetto indiscrezioni, polemiche ed accuse riguardanti "... rappresentanti istituzionali della Procura della Repubblica di Palermo ed ... esponenti istituzionali dell'Arma dei carabinieri e del reparto R.O.S.". In tale atto di sindacato ispettivo, il parlamentare formulava, sia pure con le forme tipiche della interrogazione parlamentare, una serie di quesiti "dubitativi" circa varie irregolarità che avrebbero caratterizzato talune indagini, in particolare "sul caso De Donno - Lo Forte - Siino", e sulle indiscrezioni su atti giudiziari propalate dalla stampa; tanto che, a dire dell'interrogante, attraverso quelle indiscrezioni pareva si lasciassero "trapelare spezzoni di verità per agevolare, da una parte, indagati eccellenti e per colpire, dall'altra, investigatori ed esponenti istituzionali, alcuni dei quali, addirittura, assassinati dalla mafia e colpevoli, a volte, unicamente di aver svolto indagini a 360 gradi". L'interrogante sottolineava, inoltre, la singolarità del fatto che quelle indagini fossero svolte dalla Procura di Palermo, malgrado le stesse prefigurassero "l'assunzione da parte di un magistrato di quella procura della posizione di parte offesa o di indagato"; e segnalava al riguardo la necessità di iniziative volte a regolarizzare la situazione, al fine di fugare "ogni dubbio su possibili tentativi di insabbiamento o, peggio, di accanimento nei confronti di quegli investigatori che fanno solo il loro dovere con autonomia". Esso domandava infine: sia di conoscere quali fossero stati i temi trattati dal Procuratore della Repubblica di Palermo negli incontri avuti con il Presidente del Consiglio, con il Ministro dell'interno ed il comandante generale dell'Arma dei carabinieri; sia quali iniziative si intendesse assumere "a favore dell'Arma dei carabinieri, che, nelle ultime settimane, a causa di una campagna di stampa alimentata da indiscrezioni su verbali giudiziari, è stata fatta oggetto di pesanti valutazioni e sospetti, tali da metterne in dubbio la fedeltà allo Stato e la lealtà nei confronti delle altre istituzioni, soprattutto la magistratura". Il contenuto del diffuso atto parlamentare presenta, dunque, non soltanto aspetti di sostanziale corrispondenza, ma addirittura - e sui profili maggiormente qualificanti - espressioni di pressoché totale identità, rispetto alle dichiarazioni rese alla agenzia di stampa nel luglio di quello stesso anno, allorché la polemica e le iniziative parlamentari - come è confermato anche dalla successiva interrogazione del 19 gennaio 1999, ove si torna a parlare del R.O.S. e del suo comandante e con un espresso riferimento al "numero due della Procura di Palermo, il dottor Lo Forte" - erano ben lungi dall'essere sopite. Tanto basta, quindi, a rendere pienamente legittima la deliberazione assunta dalla Camera dei deputati in ordine alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dall'on. Gasparri a una agenzia di stampa il 31 luglio 1998; e conseguentemente a risolvere in favore della stessa Camera il conflitto di attribuzione proposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara che spetta alla Camera dei deputati affermare l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle dichiarazioni espresse dal deputato Maurizio Gasparri, secondo quanto deliberato dall'Assemblea della Camera in data 17 giugno 1999. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 febbraio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Flick Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 15 marzo 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola