[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica del 31 gennaio 2001 (doc. IV-quater, n. 60) relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni e dei comportamenti dei senatori Vito Gnutti e Francesco Speroni, imputati, fra gli altri, nel procedimento penale a carico di Augussori Luigi ed altri, promosso con ricorso del Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Verona, notificato il 9 gennaio 2002, depositato in cancelleria il successivo 24 ed iscritto al n. 2 del registro conflitti 2002. Visto l'atto di costituzione del Senato della Repubblica; udito nell'udienza pubblica del 7 giugno 2005 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; udito l'avv. Stefano Grassi per il Senato della Repubblica.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.¾ Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Verona, con ricorso del 20 febbraio 2001, depositato presso la cancelleria della Corte il 26 successivo, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica, in relazione alle deliberazioni adottate dall'Assemblea nella seduta del 31 gennaio 2001 (doc. IV-quater, n. 60), con le quali è stato ritenuto che i fatti per i quali è in corso procedimento penale a carico di Vito Gnutti, senatore, e di Francesco Speroni, senatore all'epoca dei fatti, concernono opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare e, in quanto tali, sono insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il GUP ricorrente – nel premettere che i predetti parlamentari sono imputati, in concorso con altri, dei reati previsti e puniti dagli artt. 110 e 241 del codice penale; 110 e 283 del codice penale; 271 del codice penale; 81 del codice penale, 1 e 2 del decreto legislativo 14 febbraio 1948, n. 43 (Divieto delle associazioni di carattere militare) – evidenzia che il Senato della Repubblica, con deliberazioni adottate il 31 gennaio 2001, ha approvato la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, dichiarando che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale a carico dei medesimi concernono opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare e sono perciò insindacabili ex art. 68, primo comma, della Costituzione. Secondo il ricorrente, tuttavia, la proposta formulata dalla Giunta non espliciterebbe le ragioni in grado di giustificare in quale misura i fatti contestati «costituiscano proiezione esterna di un disegno politico portato avanti nelle istituzioni (leggi Parlamento), finalizzata soltanto a renderlo più visibile», omettendo, altresì, tanto di indicare gli elementi di detto disegno, quanto di precisare «in che cosa si sia sostanziato il collegamento o la proiezione tra il non meglio delineato disegno politico e l'attività oggetto della contestazione». Ad avviso del GUP veronese «tale vaghezza» impedirebbe di ritenere che la tesi della Giunta sia conforme ai principî enunciati dalla Corte, secondo i quali la prerogativa dell'art. 68, primo comma, della Costituzione riguarda esclusivamente le opinioni avvinte da “nesso funzionale” con l'attività parlamentare (sentenze n. 417 del 1999; n. 329 del 1999; n. 289 del 1998; n. 375 del 1997). Detto nesso, come sottolineato – in particolare – dalla sentenza n. 10 del 2000, non si identifica, difatti, con l'attività politica svolta dal parlamentare nelle sedi più diverse. Secondo il GUP, però, il nesso funzionale tra i fatti oggetto delle imputazioni e l'attività svolta dai due senatori in sede parlamentare, sebbene non esplicitato, potrebbe «verosimilmente identificarsi, attraverso conoscenze notorie, nel programma politico» proprio del movimento di appartenenza di entrambi i parlamentari, «volto a modificare la Costituzione, nel senso di staccare una parte del territorio, ossia la cosiddetta “Padania” dal resto dello Stato italiano, costituendo una nuova o del tutto autonoma entità statale». Ad avviso del ricorrente, infatti, «la mera proposizione all'opinione pubblica, attraverso i più idonei strumenti divulgativi, di un siffatto programma, già espresso in sede parlamentare, rientrerebbe nell'ambito delle garanzie» stabilite dall'art. 68, primo comma, della Costituzione. Tuttavia, prosegue il GUP veronese, già la semplice «lettura dei fatti enucleati nel capo di imputazione» condurrebbe «ictu oculi» alla conclusione che, nel caso in esame, si è «completamente al di fuori della descritta riproduzione di opinioni», atteso che il capo di imputazione «non fa certo riferimento alla divulgazione di un programma politico, ma a “fatti diretti a disciogliere l'unità dello Stato italiano attraverso la disgregazione del suo territorio” consistenti nella creazione di “una nuova entità statuale”», nonché al compimento di atti riconducibili alla previsione dell'art. 241 del codice penale, quali segnatamente «l'istituzione di un governo del Parlamento della repubblica federale padana, la pubblicazione di una gazzetta ufficiale contenente gli atti delle istituzioni della Padania, l'indizione di elezioni per l'elezione del parlamento della Padania». Alla luce, dunque, degli addebiti elevati a carico dei due parlamentari dovrebbe, quindi, escludersi che sia «ipotizzabile che un parlamentare, all'interno della sede istituzionale che gli è propria (il Parlamento), teorizzi la realizzazione di un programma secessionista, che transiti attraverso atti contrari ai principî fondamentali del sistema costituzionale nel cui ambito svolge il suo mandato», e che lo stesso, inoltre, ricorra a «metodi di lotta politica che si sostanziano in attentati alla Costituzione». Né, d'altra parte, sarebbe irrilevante – secondo il ricorrente – la circostanza che l'art. 68, primo comma, della Costituzione «si riferisce alle “opinioni” espresse dal parlamentare», atteso che «a tale area concettuale paiono del tutto estranei fatti quali la concreta realizzazione di organi rappresentanti dei poteri legislativo ed esecutivo, nonché la formazione di un'organizzazione para-militare». Il GUP conclude, quindi, affermando che egli «intende sottoporre al vaglio regolatore della Corte costituzionale l'uso del potere esercitato dal Senato» della Repubblica, con la duplice delibera adottata il 31 gennaio 2001, a tal fine sollevando il presente conflitto di attribuzioni «in ordine al corretto uso del potere di decidere sulla sussistenza dei presupposti di applicabilità dell'art. 68, primo comma, della Costituzione». 2.— Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza 28 novembre 2001, n. 380. Il GUP di Verona ha notificato in data 9 gennaio 2002 il ricorso e l'ordinanza di ammissibilità al Senato della Repubblica, depositandoli, poi, unitamente alla prova dell'avvenuta notifica, nella cancelleria della Corte in data 24 gennaio 2002. 3.