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la triste vicenda dell'asportazione, nel 1982, di alcuni affreschi della Grotta dei Santi di Pignataro Maggiore (Caserta), anch'essa dunque in territorio di Cales , raffiguranti Simone apostolo, Barbara e Cosma, nonché la Vergine orante, e di altri 13 della citata Grotta delle Fornelle (si veda "Grotta delle Fornelle: Tutti gli affreschi bizantini strappati dalla parete con il motosega" su "deanotizie.it"), di cui solo 2 rientrati dalla Grecia nel 2009, come riferito, mentre 3 sono stati ritrovati di recente a Pompei e restaurati a Napoli (si veda "Gli affreschi della grotta dei "santi e delle formelle": una triste sorte per l'Agro caleno" su "caleno24ore.it"; "https://www.unisob.na.it/ateneo/restauro/attivita8_architettura_restauro.pdf"), è ben lontana dall'essere risolta, poiché mancano ancora all'appello molte figure, mentre la sorte di quelle restituite resta tormentata; a maggio 2021, infatti, l'ipotesi di affidamento degli affreschi recuperati alla Cattedrale di Calvi Risorta, autorizzato dalla Soprintendenza e auspicato dalla popolazione anche come segno di rivalsa nei confronti della criminalità locale, coinvolta nei furti, è stata annullata dall'annuncio di imminenti lavori edili nell'edificio di culto, a fini di manutenzione, suscitando le ire dei cittadini, restii ad accettare il trasferimento delle pitture a Sessa Aurunca (si veda "Opere religiose sottratte dalla camorra, braccio di ferro tra Curia e parrocchiani" su "casertace.net"), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo possa riferire quale sia lo stadio delle trattative intavolate con la Grecia nel 2019 per la restituzione dell'affresco da Teano raffigurante San Bartolomeo; se possa fornire un quadro puntuale delle conoscenze ad oggi disponibili circa la sorte degli affreschi medievali rubati in passato nel territorio caleno, quando le grotte dei Santi e delle Fornelle non erano state ancora vincolate né sorvegliate. Atto n. 4-07385 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: alla fine di aprile del 2014, l'archeologo Maurizio Pellegrini, storico collaboratore (con la collega Daniela Rizzo) del Pubblico Ministero della Procura di Roma Paolo G. Ferri nelle indagini sulle migliaia di reperti sequestrati in Svizzera, nel 1995 e 2001, ai due maggiori mercanti italiani di antichità, coinvolti in qualità di intermediari nei traffici internazionali di reperti archeologici scavati illegalmente (si veda "traffickingculture.org/encyclopedia/case-studies/organigram"), confermava alla Guardia di finanza di Roma la presenza, al Louvre, ricavandola da fonti aperte, di alcuni manufatti eccezionali immortalati negli album fotografici trovati presso uno dei trafficanti; si tratta di un cratere a calice- psykter di fabbrica attica decorato a figure nere da un pittore della cerchia di Antimenes con temi dionisiaci, databile al 525-500 a.C. e di un cratere a campana di produzione italiota dipinto a figure rosse dal pittore di Issione (tema epico), risalente al 330 a.C. e forse proveniente da Capua, nonché di una coppia di appliques in terracotta policroma ascrivibili a botteghe canosine, ricomposte ma pressoché complete e sagomate a mo' di Nereidi (300-275 a.C.), recanti l'una l'elmo e l'altra lo scudo di Achille; considerato che: risulta agli interroganti che il Louvre, che in passato li esponeva al pubblico in 3 diverse sale del proprio percorso espositivo, abbia acquistato quei reperti in Svizzera, rispettivamente nel 1988 (n° MNE 938), nel 1985 (inv. CA7124) e nel 1982 (inv. CA6823 e CA6824), dal mercante d'arte castelvetranese Gianfranco Becchina, per decenni figura di primo piano, come ricettatore, dell'ambiente degli scavi clandestini sia in Sicilia, pare per conto della mafia trapanese (tant'è che, denunciato fin dal 1979 per detenzione di materiale archeologico, già nel 1992 era stato indagato anche per concorso in associazione mafiosa) (si veda "Dia sequestra beni per milioni a mercante d'arte: dietro l'attività ci sarebbe il boss Messina Denaro" su "rainews.it"), sia in tutto il sud Italia, e protagonista dei mercati internazionali riforniti da quei traffici (si veda "Mafia e traffici illeciti di opere d'arte, sequestrati i beni di Gianfranco Becchina" e "Petrolio - Risaliamo la piramide: chi è Gianfranco Becchina" su "ilgiornaledellarte.com"; "raiplay.it"); dal Becchina, nel 1980 il Louvre aveva acquistato innanzi tutto una pelike attica a figure rosse di Eutimide (515-510 a.C.), trovata nell'Italia centrale ed entrata nel 1861 nella Collezione Campana, vaso che, come i 2 crateri, di recente è stato tolto dall'esposizione senza spiegazioni. La rimozione è avvenuta dopo che il Louvre, interpellato sui due crateri dagli autori di un reportage pubblicato su "Avenue de l'Europe" il 17 ottobre 2018, pur ammettendo di non poter mostrare alcun permesso di esportazione, rispose piccato: "Ad oggi non ci sono stati forniti dati che attestino che questi oggetti provengano da scavi illegali"; considerato inoltre che: dal ricchissimo archivio cartaceo e fotografico della galleria d'arte "Palladion Antike Kunst", sequestrato ai coniugi Becchina a Basilea nel 2001 (si veda "https://www.tagesanzeiger.ch/der-fluch-der-tombaroli-909657321956"), si ricavano conferme della compravendita dei 4 reperti in esame ed ulteriori dati conoscitivi. Il cratere- psykter , offerto al museo francese a dicembre del 1987, ricomposto ma completo, era dato come proveniente da una collezione svizzera, senza ulteriori dettagli, mentre di quello a figure rosse con la strage dei Proci ad opera di Ulisse, anch'esso restaurato, si ipotizzava un'origine campana, senza tuttavia dettagliarne la provenance . Le Nereidi, infine, offerte al museo nell'ottobre 1981 dopo una visita della curatrice e vendute a gennaio 1982, si asseriva provenissero da una collezione privata svizzera (siglata K.H.) formata anteriormente alla seconda guerra mondiale; le indagini sull'archivio hanno dimostrato che dietro la sigla K.H., ricorrente nelle vendite della "Palladion Antike Kunst" a grandi musei di tutto il mondo, si nascondeva la collezione privata "fantasma" di tale Karl Haug: il titolare dell'hotel di Basilea dove negli anni '70 lavorava Ursula Becchina. D'accordo con la coppia di galleristi, ove richiesto, Haug confermava l'esistenza e la cronologia della raccolta.