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tuttavia la giunta militare, nonostante i diffusi atti di genocidio, ha definito l'ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel Paese un'"istigazione alla violenza". La giunta militare, infatti, ha accusato l'ONU di utilizzare i diritti umani "come uno strumento politico per intervenire negli affari interni del Myanmar". Come riportato da "la Repubblica" il 25 ottobre, "Il rapporto 'porterebbe solo a ulteriori divisioni interne e favorirebbe la violenza', come dichiarato in una nota dal ministro degli Esteri"; a quanto detto, si aggiunga che a seguito della presa del potere da parte della giunta militare, si è riaperto in Myanmar un altro fronte mai del tutto risolto: il conflitto contro le autonomie etniche regionali, facendo ripiombare il Paese sul baratro di una guerra civile diffusa. È quanto sta succedendo negli Stati Karen, Chin, Kachin e Kayah; in particolare, nello Stato orientale Rakhine aumentano i timori delle comunità locali e soprattutto dei Rohingya. Come drammaticamente noto i Rohingya, una comunità di birmani musulmani, hanno dapprima subito una compressione dei loro diritti con la privazione della nazionalità e successivamente una violenta persecuzione che li ha costretti ad un massiccio esodo; inoltre, come denunciato da numerosi esponenti religiosi si sono ulteriormente acuite le violenze verso la popolazione cristiana. L'esercito regolare birmano colpisce continuamente persone e proprietà delle chiese cristiane, uccidendo civili disarmati e pacifici, bruciando villaggi e case. Da ultimo lo scorso 31 agosto l'esercito birmano ha requisito, occupato e profanato due chiese cristiane nel villaggio di Chat, nel Myanmar occidentale; considerato che: la terza ondata della pandemia di COVID-19 ha inasprito la crisi umanitaria in Myanmar, con tassi di contagio particolarmente allarmanti tra le persone più emarginate, comprese quelle detenute nelle prigioni sovraffollate e insalubri del Paese. Come riportato da più fonti i soldati hanno ripetutamente sparato contro le ambulanze della Croce rossa, occupato gli ospedali pubblici, cacciato pazienti e operatori sanitari, aggredendo e minacciando numerosi medici. Il piano vaccinale con AstraZeneca, prodotto nella vicina India, è stato interrotto, così come le altre cure contro il cancro, l'HIV e la tubercolosi che stavano registrando progressi; secondo quanto denunciato dal World food programme in un recente rapporto, una gravissima crisi alimentare sta colpendo l'intero Paese colpendo milioni di persone; rilevato, inoltre, che: con la risoluzione del 7 ottobre 2021 sulla situazione dei diritti umani in Myanmar, compresa la situazione dei gruppi religiosi ed etnici (2021/2905(RSP) il Parlamento europeo ha accolto con favore le sanzioni imposte dal Consiglio ai membri del Tatmadaw e alle loro imprese, invitando il Consiglio a continuare a imporre sanzioni mirate e severe; la risoluzione, inoltre, "invita gli Stati membri e i paesi associati a mantenere l'embargo che sospende la fornitura, la vendita e il trasferimento diretti o indiretti, compresi il transito, la spedizione e l'intermediazione, di tutte le armi, le munizioni e le altre attrezzature e i sistemi militari, di sicurezza e di sorveglianza, nonché la fornitura di addestramento, la manutenzione o altre forme di assistenza militare e di sicurezza" e "ritiene necessario che la Corte penale internazionale conduca ulteriori indagini sulla situazione"; con la risoluzione, infine, il Parlamento europeo riconosce il Governo di unità nazionale in quanto unico rappresentante legittimo del popolo del Myanmar e invita l'Associazione delle Nazioni del sud-est asiatico (ASEAN) e la comunità internazionale a includerlo e coinvolgerlo "in un dialogo politico autentico e inclusivo e negli sforzi volti alla risoluzione pacifica della crisi basata sul rispetto dello Stato di diritto"; lo scorso 18 giugno, l'Assemblea generale della Nazioni Unite, ha approvato, ma non all'unanimità, una risoluzione in cui si esorta la giunta militare al potere a ripristinare la transizione democratica del Paese e invita i 193 Stati membri ad interrompere il "flusso di armi" verso la nazione asiatica. Tuttavia, le risoluzioni approvate dall'Assemblea generale, diversamente dalle risoluzioni adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, non hanno carattere vincolante. E ad oggi il Consiglio non è mai stato in grado di condannare il golpe o autorizzare un embargo sulle armi in mancanza del consenso della Russia e della Cina; i Ministri degli esteri dell'ASEAN, raggruppamento che promuove la cooperazione economica, politica e di sicurezza tra i suoi 10 membri Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam, hanno deciso di non invitare il leader del governo militare del Myanmar al vertice annuale che si è svolto il 26 e 27 ottobre per essersi rifiutato di porre in atto l'accordo in 5 punti raggiunto dall'ASEAN, con il consenso del Myanmar e di permettere all'inviato del blocco, Erywan Yusof, di incontrare la leader del Governo civile deposto il 1° febbraio 2021, Aung San Suu Kyi, impegna il Governo: 1) ad attivarsi in tutte le sedi internazionali perché sia dato seguito agli impegni assunti dal Parlamento europeo con la citata risoluzione del 7 ottobre 2021 e in particolare a garantire l'accesso delle organizzazioni umanitarie in Myanmar e la distribuzione di aiuti umanitari al fine di garantire assistenza alle comunità vulnerabili, comprese le donne, i bambini e le minoranze etniche; 2) ad adoperarsi presso le opportune sedi perché il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite condanni apertamente il colpo di Stato delle forze armate birmane e affronti il tema dell' embargo , valutando dunque la sospensione della fornitura, la vendita e il trasferimento di tutte le armi e i sistemi militari di sicurezza; 3) ad attivarsi urgentemente perché il Governo di unità nazionale del Myanmar sia riconosciuto dall'intera comunità internazionale. Interrogazioni Atto n. 3-02946 GIROTTO VACCARO PELLEGRINI Marco PUGLIA Al Ministro della transizione ecologica Premesso che; al fine di accedere agli incentivi previsti, gli impianti a fonte rinnovabile di potenza superiore a determinate soglie devono partecipare ad aste, attraverso le quali è assegnato il contingente di potenza disponibile, in funzione del maggior ribasso offerto sul livello incentivate e, a pari ribasso, applicando ulteriori criteri di priorità; gli esiti delle procedure di asta da ultimo tenute evidenziano chiaramente che l'installazione di impianti a fonti rinnovabili risulta bloccata, in particolare, dalle procedure autorizzative;