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Disposizioni per la salvaguardia della sicurezza dei prodotti alimentari. Onorevoli Senatori. -- L'agroalimentare rappresenta un terreno privilegiato di investimento della malavita, come purtroppo dimostrano le indagini più recenti. Secondo il rapporto Coldiretti/Eurispes del 2015, il business dell'agromafia, in controtendenza rispetto alla fase di recessione dell'economia italiana, è in forte crescita, con un aumento del volume di affari che raggiunge i 15,4 miliardi di euro nel 2014. Produzione, distribuzione, vendita sono sempre più penetrate e condizionate dal potere criminale, esercitato ormai in forme raffinate attraverso la finanza, gli incroci e gli intrecci societari, la conquista di marchi prestigiosi, il condizionamento del mercato. Vengono rilevati, attraverso prestanome e intermediari compiacenti, imprese, alberghi, pubblici esercizi, attività commerciali soprattutto nel settore della distribuzione della filiera agroalimentare, creando, di fatto, un circuito vizioso che si autoalimenta. Gli interessi criminali sono rivolti anche alle forme di investimento nelle catene commerciali della grande distribuzione, nella ristorazione e nelle aree agroturistiche, nella gestione dei circuiti illegali delle importazioni/esportazioni di prodotti agroalimentari sottratti alle indicazioni sull'origine e sulla tracciabilità, della macellazione e della panificazione clandestine, non curandosi delle gravi conseguenze per la catena agroalimentare, per l'ambiente e la salute di tutti noi. Questo preoccupante salto di qualità delle organizzazioni criminali ha determinato un parallelo incremento delle attività di sofisticazione e contraffazione alimentare, come dimostrano le molteplici indagini giudiziarie, già concluse o in corso, e gli stessi atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla contraffazione, mentre il quadro legislativo rivolto a prevenire e reprimere il fenomeno risulta tuttora frammentario ed inadeguato. Per iniziativa del Ministro della giustizia è stata anche istituita una Commissione ministeriale di studio per l'elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare, presieduta dall'ex procuratore Gian Carlo Caselli, che ha consegnato al Ministro un primo testo legislativo nell'ottobre del 2015. La gravità della situazione che si evince dalle cronache giornalistiche e giudiziarie non consente di procrastinare oltre un intervento di adeguamento della legislazione in materia. In particolare, in attesa di una riforma più complessiva delle norme contenute nel codice penale, appare necessario ed urgente intervenire sulla normativa di più corrente applicazione nell'attività ordinaria degli organi di controllo, riconducibile ancora, in gran parte, alle disposizioni contenute nella legge 30 aprile 1962, n. 283, più volte modificata, con interventi frammentari, ma tuttora non adeguata a fronteggiare la complessità dei fenomeni in atto e la stessa evoluzione della normativa europea. Il presente disegno di legge, che riprende e modifica parzialmente alcuni contenuti del lavoro predisposto dalla Commissione di studio sopra citata, propone pertanto un intervento di riforma della disciplina sanzionatoria contenuta nella citata legge n. 283 del 1962, concernente la disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande. In particolare l'articolo 1 della presente proposta legislativa sostituisce integralmente l'articolo 5 del testo attualmente vigente, riformulando complessivamente le disposizioni concernenti i reati accertati nelle attività di importazione, esportazione, preparazione, produzione, distribuzione o vendita di alimenti. Oltre ad una più accurata definizione dei comportamenti perseguibili, il testo proposto rafforza il quadro sanzionatorio anche con la previsione del cosiddetto «cartellino rosso» per gli operatori del settore che commettano reiterate violazioni delle norme, introducendo la pena accessoria del divieto permanente di ottenere titoli autorizzativi per lo svolgimento di attività imprenditoriali nel settore. L'articolo 2 del disegno di legge, anch'esso modificativo della legge n. 283 del 1962, introduce una definizione, più adeguata alla complessità dei fenomeni in atto, delle caratteristiche degli alimenti non sicuri, pregiudizievoli per la salute o inadatti al consumo umano, mentre l'articolo 3 intende introdurre, con l'inserimento dell'articolo aggiuntivo 5- ter , una nuova figura di comportamento illecito che si riferisce direttamente al principio di precauzione, principio sempre più presente nella normativa dell'Unione europea in materia. Infine l'articolo 4 del disegno di legge, che inserisce nella legge n. 283 del 1962 l'articolo 5- quater , è rivolto a definire in dettaglio le figure di illecito commesse da chi produce, importa, somministra o commercializza alimenti privati, anche in parte, dei propri elementi nutritivi o mescolati a sostanze di qualità inferiore o comunque aventi una composizione non conforme alle norme vigenti, prevedendo le relative sanzioni amministrative.. 1 (Modifica dell'articolo 5 della legge n. 283 del 1962 in materia di importazione, esportazione, preparazione, produzione, distribuzione o vendita di alimenti non sicuri, pregiudizievoli per la salute o inadatti al consumo umano) 1 L'articolo 5 della legge 30 aprile 1962, n. 283, è sostituito dal seguente: «Art. 5. -- 1 . Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque prepara, produce, trasporta, importa, esporta, introduce in custodia temporanea o in deposito doganale, spedisce in transito, detiene per il commercio, somministra o commercializza con qualunque modalità alimenti che, per inosservanza delle procedure o dei requisiti di sicurezza prescritti dalla normativa nazionale ed europea, oppure per il cattivo stato o l'inidoneità delle condizioni di conservazione, per i trattamenti subiti, l'alterazione, la presenza di ingredienti, componenti, cariche microbiche o additivi vietati o superiori ai limiti stabiliti da regolamenti o disposizioni ministeriali, risultino non sicuri, o per altra causa pregiudizievoli per la salute o inadatti al consumo umano, è punito con la pena della reclusione da uno a quattro anni se il fatto è commesso nell'ambito, nelle forme o per le finalità dell'industria, della grande distribuzione o del commercio all'ingrosso. 2 . Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la stessa pena di cui al comma 1 si applica quando, a causa della falsità o incompletezza delle informazioni commerciali fornite in relazione ad essi, il consumo degli alimenti possa comportare effetti dannosi per la salute anche soltanto di particolari categorie di consumatori. 3 . Se i fatti di cui ai commi 1 e 2 sono commessi per colpa, si applica la pena dell'arresto da sei mesi a due anni. 4 . Se i fatti di cui ai commi 1 e 2 avvengono nelle forme dell'artigianato, del commercio al dettaglio o della somministrazione, si applica la pena dell'arresto fino ad un anno o dell'ammenda da 5.000 a 50.000 euro. Se gli stessi fatti sono commessi per colpa, si applica la sanzione amministrativa da 2.500 a 25.000 euro. 5 . In caso di condanna per i reati di cui ai commi 1 e 2, la sentenza è pubblicata ai sensi dell’articolo 36 del codice penale.