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Cercherò di essere brevissimo: il dato è che oggi le scuole sono chiuse e rimarranno chiuse, molto probabilmente, e l'attività didattica, a quanto pare, continua. Il problema è che questa tanto millantata buona interazione, attraverso la didattica a distanza, tra professori e studenti, non credo stia proseguendo ovunque in maniera consona e adeguata. Lei stessa, signor Ministro, ha parlato di progetto di solidarietà digitale. Ecco, appunto, siamo ancora al progetto. In realtà esistono molte scuole che erano prima in difficoltà socio-economiche e in situazioni sfavorevoli e lo sono ancor di più oggi, nella situazione di crisi e di emergenza che stiamo vivendo tutti. Molti istituti si sono, sì, organizzati, ma non tutti hanno la possibilità reale di farlo alle stesse condizioni di altri. Del resto noi stessi sappiamo che l'intero Paese non può godere della banda larga o cose simili e, di conseguenza, non tutti gli studenti sono nella condizione di poter seguire le lezioni online . Mi sorge anche un altro dubbio: quando ci troviamo di fronte a famiglie che hanno più figli in età scolare e che magari hanno a disposizione un solo personal computer e quello stesso magari è utilizzato da uno dei componenti della famiglia che lavora in smart-working , cosa succede? Non vorrei che ci si trovasse di fronte alla scelta di chi deve seguire le lezioni e chi no, in stile medievale. Vista la situazione, credo che tutti noi dobbiamo ringraziare gli studenti italiani, i docenti italiani, il personale ATA, ma bisogna avere contezza delle differenze che esistono nel Paese. Quali sono i criteri di equità per il riparto dei milioni messi a disposizione, e soprattutto, signor Ministro, quando ci sono situazioni così diverse? In base a quali tipi di valutazione riusciremo a sapere qual è il dato dell'abbandono scolastico, che è una piaga che in una situazione di questo tipo può essere ulteriormente accentuata dall'emergenza? Infine, lei ha parlato di esame serio e ha parlato del suo orientamento sulle commissioni, ma questa è una decisione o è solo un suo orientamento? È fondamentale che in Parlamento il Governo possa dire cosa ha intenzione di fare ma, signor Ministro, credo che l'appello che devono e possono rivolgerle tutti sia che è bene che si sappia subito. Ci vuole chiarezza. È bene che studenti, famiglie e docenti sappiano quali saranno le sue linee guida, le sue valutazioni e le sue decisioni, ma va fatto subito, non il 30 settembre. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella. Ne ha facoltà. BUCCARELLA (Misto) . Signor Ministro, sappiamo di essere in presenza di una situazione molto delicata sul piano sanitario, certo, perché è del tutto evidente che se il virus si diffonderà ulteriormente, soprattutto nelle Regioni del Sud, accentuando il bisogno di unità di terapia intensiva, il sistema sanitario entrerà in difficoltà, malgrado l'impegno straordinario del personale delle strutture sanitarie pubbliche. Rischia inoltre di aumentare la paura, continuamente alimentata da un'informazione inevitabilmente crescente e invasiva, ma talvolta troppo ansiogena. Soprattutto, siamo già dentro una crisi economica gravissima, come ben sappiamo, dalle conseguenze incalcolabili, verosimilmente molto più devastante anche dal punto di vista sociale degli effetti ad oggi più visibili dell'epidemia in corso. In tutto questo, la chiusura per un breve periodo delle scuole di ogni ordine e grado ha costituito una misura inevitabile, nel tentativo di ridurre i fenomeni di contagio. Misura delicatissima sul piano sociale non perché questo produca, almeno nelle proporzioni attuali, un danno irreparabile nella preparazione dei nostri studenti, ma perché evidenzia molto più di qualsiasi messaggio la gravità complessiva della situazione, misura che ad ogni buon conto sappiamo essere adottata anche da altri Paesi. D'improvviso, in questo contesto inedito, c'è stato presentato il volto di una scuola che a distanza risolve ogni problema e realizza la migliore delle didattiche possibili, superando i limiti dello spazio e del tempo. Chi conosce la situazione concreta dei nostri edifici scolastici e delle loro dotazioni tecnologiche avrà provato qualche brivido, ma non è questo il vero problema, come non lo è la polemica contro la supposta forza della didattica a distanza, vista come una strategia, se pensata, o come una deriva, se solo acriticamente praticata per sminuire il ruolo della scuola pubblica e la sua insostituibilità. Tecnologie didattiche digitali possono benissimo concorrere a migliorare la capacità della scuola e dei docenti, ma non potranno mai sostituire la ricchezza della relazione educativa che si realizza nelle aule di scuola alla presenza di docenti e studenti. Una scuola chiusa non è solo un edificio chiuso: è una comunità che viene improvvisamente a mancare in quel territorio, è quel luogo dove ogni mattina i bambini della scuola dell'infanzia e della scuola primaria si ritrovano per passare una giornata insieme con le loro maestre, mentre i genitori si incontrano, si confidano, raccontano. È quel luogo in cui gli studenti delle medie e delle superiori si incontrano ogni mattina per commentare la giornata, confidare timori e speranze, parlare delle loro passioni e interessi. È quel luogo unico e irripetibile dove ogni mattino le vecchie e le nuove generazioni si incontrano. Tutto questo mondo non si può riprodurre a distanza ed è la ricchezza che dobbiamo preservare. La polemica pertanto non ci serve, perché mette in ombra il fatto più importante che sta accadendo: larga parte del personale (dirigente, docenti, tecnici) si è mobilitata per dare un segnale ai ragazzi, agli studenti, per comunicare innanzitutto la loro vicinanza, per far sapere che non si sono messi in vacanza, ma cercano in ogni modo di dare continuità al lavoro interrotto con la speranza di riprenderlo presto. Fermo restando che circa la salvaguardia dell'anno scolastico nessuno ha mai parlato di 6 politico, non pensa il Ministro che la preoccupazione principale in ogni caso e comunque sia quella di non far perdere a nessun allievo l'anno scolastico, considerato che per un alunno la perdita di un anno scolastico coincide di fatto con la perdita pressoché incolmabile di un anno del suo percorso di vita? E non pensa a questo proposito che una decisione di tale portata debba scaturire da un'ampia consultazione con tutte le parti interessate, dalle forze sociali e professionali a quelle politiche e genitoriali? La fase di emergenza ci consegnerà alla sua auspicabile e quanto più prossima fine uno scenario inedito e assai drammatico per gli effetti di questo stato di eccezione e ogni provvedimento dovrà essere parametrato a quello scenario. Bisognerà distinguere la valutazione tra i giorni passati prima di febbraio nella didattica ordinaria con quella a distanza delle settimane successive. Il decreto "cura Italia" ha stanziato 85 milioni, ai quali - se ho ben compreso - se ne stanno per aggiungere altri 43,5 in un decreto di prossima emanazione. Degli 85 milioni, 10 milioni saranno destinati all'acquisto di piattaforme e di strumenti digitali utili per l'apprendimento a distanza o potenziamento di quelli già in dotazione, nel rispetto dei criteri di accessibilità per le persone con disabilità;