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Atto n. 3-01433 MOLLAME SANTILLO ANGRISANI LANZI QUARTO MARINELLO ROMAGNOLI GRANATO PAVANELLI FEDE AGOSTINELLI GUIDOLIN LOMUTI DELL'OLIO SANTANGELO PIRRO ACCOTO DI GIROLAMO MANTERO CROATTI AIROLA COLTORTI VANIN MONTEVECCHI RICCIARDI ANASTASI VACCARO NATURALE GIARRUSSO DE BONIS PESCO LANNUTTI DI NICOLA FATTORI DI MARZIO NUGNES RAMPI MININNO SBROLLINI CAMPAGNA NOCERINO GIANNUZZI EVANGELISTA DE PETRIS ERRANI MANTOVANI GARRUTI FERRARA CIOFFI CASTIELLO PELLEGRINI Marco DI MICCO ROMANO CASTELLONE LOREFICE DESSI' ENDRIZZI D'ANGELO BOTTO TRENTACOSTE LEONE CRUCIOLI PIARULLI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dello sviluppo economico Premesso che: la canapa è una coltura tipica del nostro Paese che, fino agli anni '40, era il secondo produttore al mondo dopo l'Unione sovietica, grazie alle condizioni particolarmente favorevoli del territorio e del clima. La coltura della canapa è in grado di contribuire alla riduzione dell'impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e della perdita di biodiversità e rappresenta una coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione; la canapa è la pianta più versatile dell'agricoltura, dalla quale si possono ottenere innumerevoli prodotti, oli per la cosmetica, tessuti naturali, materiali per la bioedilizia, bioplastiche, farine, cordami, canapulo e pellet per il riscaldamento; al fine di fornire nuovo sostegno alla filiera della canapa, è stata approvata la legge n. 242 del 2016, recante "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa"; l'art. 1, comma 2, interessa le coltivazioni di canapa ammesse e iscritte al catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell'articolo 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio del 13 giugno 2002, le quali non rientrano nell'ambito di applicazione del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990; la legge n. 242 del 2016 elenca, all'art. 1, le finalità che possono essere perseguite dalla coltivazione della canapa: coltivazione e trasformazione ; incentivazione delle filiere locali ; ricerca e sviluppo sostenibile del comparto ; produzione di alimenti, cosmetici e materie prime biodegradabili e innovative ; realizzazione di opere di bioingegneria. L'art. 2 specifica inoltre i prodotti da questa ottenibili: alimenti e cosmetici; semilavorati quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico; materiale destinato alla pratica del sovescio; materiale destinato a lavori di bioingegneria o bioedilizia; materiale destinato alla fitodepurazione; coltivazioni destinate ad attività didattiche e al florovivaismo. Per le finalità perseguite dalla legge n. 242 del 2016 il limite di tetraidrocannabinolo (Thc) tollerato è compreso tra lo 0,2 per cento e lo 0,6 per cento; seppur l'intento del legislatore risulti apprezzabile e abbia contribuito a risvegliare il settore, la disciplina vigente presenta profonde lacune e contraddizioni tali da minare un reale e duraturo sviluppo del comparto. In primo luogo, la legge n. 242 del 2016, nell'escludere tra le finalità perseguite la vendita della cannabis e dei suoi derivati, di fatto non offre uno sbocco reale alla coltivazione di tali prodotti, minando alla sostenibilità di questa attività agricola. In secondo luogo, la norma non ricomprende tra i prodotti ottenibili le biomasse e le infiorescenze di canapa che rappresentano la maggior parte dei prodotti offerti in vendita e che in forma essiccata, fresca, trinciata o pellettizzata, potrebbero essere efficientemente utilizzate ai fini industriali, commerciali ed energetici. Infine, la disposizione risulta manchevole nel disciplinare l'intera filiera dei soggetti coinvolti, interessando solo la parte relativa alla coltivazione, non disciplinando invece la parte relativa alla distribuzione e vendita del prodotto, favorendo così il proliferare incontrollato di una rete di vendita non riconosciuta e regolamentata che comprende anche i canali on line ; dall'approvazione della norma si è assistito alla nascita di numerosi negozi, i quali offrono in vendita una vasta gamma di prodotti correlati alla Cannabis sativa L . Tali attività si scontrano però con un dispositivo poco chiaro, talché conseguono continui sequestri da parte delle forze dell'ordine e ricorsi. Con sentenza 31 gennaio 2019, n. 4920, la Corte di cassazione, sezione VI penale, sanciva che con la legge n. 242 del 2016 "il legislatore non ha promosso solo la coltivazione, ma espressamente l'intera filiera agroindustriale della canapa". Il 30 maggio 2019 le sezioni unite penali della Cassazione intervenivano con sentenza n. 30475 per dirimere i contrasti giurisprudenziali derivati dall'applicazione della norma, in merito alla vendita di Cannabis sativa L. degli esercizi commerciali specializzati: hanno richiamato il principio di offensività, in base al quale, in sede di sequestro, è necessario valutare l'effettiva efficacia drogante o psicotropa delle sostanze; tale pronuncia, invece di portare maggiore chiarezza nella disciplina, a giudizio degli interroganti ha recato ulteriori elementi di ambiguità, rimettendo in ultima istanza alla necessaria verifica caso per caso della concreta efficacia psicotropa della sostanza sequestrata. A conferma di ciò, interviene la cronaca dei numerosi sequestri presso gli shop che si risolvono quasi sempre in dissequestri, proprio a seguito della constatazione dell'assenza dell'effetto drogante, definizione impropria: più appropriato parlare di efficacia stupefacente semmai. Ne è seguito un dispendio enorme di risorse economiche e umane da parte dell'amministrazione giudiziaria e un danno notevole al settore che è costretto a continuare ad operare tra l'incertezza e la preoccupazione; ad alimentare ulteriormente la confusione è intervenuta nuovamente la Corte di cassazione che, con informazione provvisoria n. 27 delle sezioni unite penali, udienza 19 dicembre 2019, della quale si attende la pubblicazione delle motivazioni, ha stabilito che "Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell'immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente;