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in data 28 marzo 2020 è stato stipulato un Protocollo tra la Regione Campania e l'Associazione italiana ospedalità privata (AIOP) Campania in ragione dell'esigenza riscontrata dall'Unità di crisi regionale, la quale "non registra implementazioni sufficienti a garantire nel breve i posti letto necessari per le esigenze assistenziali per i pazienti COVID-19, sia per degenza ordinaria, sia di sub-intensiva che di terapia intensiva", ed ha "accolto" con nota del 27 marzo "la proposta di collaborazione delle cliniche private accreditate" ricevendo "informalmente la valutazione positiva dei Direttori generali"" ("ilciriaco", del 30 aprile 2020); il Protocollo, attraverso alcune variazioni, alla fine ha stabilito che la Regione Campania remunerasse i privati anticipando il 95 per cento delle prestazioni fornite per emergenza, andando a discostarsi dalle disposizioni del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 che invece prevedeva un corrispettivo pari al 70 per cento; considerato che: la remunerazione riconosciuta alle cliniche private non è ancorata alle prestazioni effettivamente svolte, né al valore della reale produzione (Protocollo 28 marzo 2020) e trova la propria ragion d'essere anche nella necessità delle strutture sanitarie private di dover sostenere costi per il mantenimento degli assetti organizzativi e gestionali ( Addendum del 3 aprile 2020). Si tratterebbe, dunque, di un indennizzo forfettario elargito dalla Regione Campania sulla base della disponibilità manifestata dal privato accreditato a voler fronteggiare l'emergenza COVID-19 e quantificata in misura del 95 per cento di un dodicesimo del budget assegnato alla specifica casa di cura dal decreto del commissario ad acta (DCA) n. 48/2018 e senza rispetto alcuno dei principi di rendicontazione sanciti dalle norme di corretta tenuta della contabilità pubblica o di corretta gestione delle risorse finanziarie erogate da soggetti pubblici; il Protocollo, atto di natura pattizia, viene successivamente modificato, nell'articolo 7 che disciplina le modalità di remunerazione, con una nota, di carattere unilaterale, diramata dal direttore generale Tutela della salute della Giunta regionale della Campania che precisa, richiamando l'articolo 32 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, che il corrispettivo mensile sarà pari al 70 per cento (non più del 95 per cento) dei dodicesimi del budget vigente. In data 3 maggio 2020, interviene un verbale di intesa tra Regione Campania e AIOP in cui si ribadisce che per le mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 la modalità di remunerazione sarà quella prevista dall'art. 7 del Protocollo d'Intesa stipulato in data 28 marzo 2020, vale a dire il 95 per cento del un dodicesimo del budget assegnato con DCA n. 48/2018 indipendentemente dal valore effettivo della produzione; né il Protocollo né i successivi atti delineano un sistema di rendicontazione e controllo delle attività svolte dalle cliniche private. Il conguaglio dare/avere tra Regione e case di cura avverrà nel corso dell'esercizio finanziario 2022; ritenuto che a parere degli interroganti: le argomentazioni critiche esposte impongono agli organi in indirizzo un'attenta riflessione circa la legittimità e l'opportunità del Protocollo stipulato tra la regione Campania e AIOP Campania in termini di efficacia, efficienza, economicità, imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa. Di fatto, la grave situazione strutturale e finanziaria della sanità campana, sottoposta da oltre un decennio al piano di rientro e al regime di commissariamento, dovrebbe condurre tutti gli organi gestionali competenti in materia a porre in essere controlli ancor più rigorosi nell'ottica di una prudente e razionale gestione delle risorse. Una ingiustificata erosione del budget sanitario regionale a favore di strutture sanitarie private, unicamente in funzione della disponibilità da esse accordata a far fronte all'emergenza, oltre a non sortire alcun sensibile effetto nella lotta al Coronavirus, potrebbe pregiudicare gli obiettivi di equilibrio del sistema sanitario regionale, indebolendo ulteriormente la sanità pubblica; non di secondaria importanza, sono i profili di danno erariale che potrebbero emergere dalla vicenda. In effetti, lo "stato di emergenza" non giustifica, di per sé, azioni contrarie ai principi fondamentali di legalità, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione; la questione ripropone il conflitto tra sanità pubblica e sanità privata che, alimentato dalla commistione tra interessi imprenditoriali di natura privata e interessi della collettività, pare non trovare mai fine. Si ha la sensazione che la Regione Campania, ontologicamente il "contraente forte", nelle trattative con i privati accreditati e l'AIOP versi in condizioni di subalternità e soggezione tali da accettare anche scelte per essa poco convenienti; è innegabile che la Regione Campania debba svolgere un ruolo centrale nel salvaguardare e incentivare il proprio tessuto economico e produttivo, anche nel comparto della sanità privata; al riguardo, ai sensi dell'art. 32 del decreto-legge n. 23 del 2020, alle strutture sanitarie private della Regione potranno essere rimborsati i maggiori costi sostenuti per l'organizzazione e il potenziamento dei reparti per l'accoglienza dei pazienti in base alle disposizioni del piano di emergenza e alla stregua delle disposizioni attuative del Ministro della salute, di cui al comma 2 dello stesso articolo; allo stesso modo le strutture sanitarie private, come ogni altra azienda la cui attività è stata forzosamente sospesa, potranno presentare domanda di cassa integrazione per i propri dipendenti in considerazione del blocco imposto dal Governo all'attività sanitaria non indifferibile; tutte le imprese del comparto sanitario operanti in Campania devono potere, per il tramite della Regione, sfruttare agevolmente tutte le opportunità messe in campo, ai vari livelli di Governo, per far fronte alle perdite economiche e occupazionali conseguenti all'emergenza Coronavirus, purché ciò avvenga senza forzature, nel rispetto delle disposizioni di legge e in piena trasparenza e imparzialità, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda procedere ad appropriate verifiche e dovuti approfondimenti al fine di porre in essere ogni eventuale intervento propedeutico all'adeguamento del suddetto Protocollo ai termini stabiliti dalla normativa vigente, scongiurando possibili conseguenze pregiudizievoli che potrebbero derivare dall'attuazione degli atti descritti. Atto n. 3-01585 MATRISCIANO TRENTACOSTE MORONESE ANGRISANI GAUDIANO LICHERI NOCERINO PIRRO PAVANELLI GUIDOLIN LANNUTTI PACIFICO DELL'OLIO MOLLAME DI MICCO MONTEVECCHI GALLICCHIO DONNO GIANNUZZI ROMANO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: