[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 72, commi 1, 2, 3 e 4, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), promosso con ricorso della Regione Emilia-Romagna, notificato il 1° marzo 2003, depositato in cancelleria il 7 successivo ed iscritto al n. 25 del registro ricorsi 2003. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 16 novembre 2004 il Giudice relatore Annibale Marini; uditi gli avvocati Giandomenico Falcon e Franco Mastragostino per la Regione Emilia-Romagna e l'avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – La Regione Emilia-Romagna con ricorso, ritualmente notificato e depositato, volto ad impugnare numerose disposizioni della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), ha censurato, fra l'altro, l'art. 72, commi 1, 2, 3 e 4, della legge, deducendone il contrasto con gli artt. 117, commi terzo e quarto, 118 e 119 della Costituzione. La disposizione impugnata prevede, al comma 1, che «le somme iscritte nei capitoli del bilancio dello Stato aventi natura di trasferimenti alle imprese per contributi alla produzione e agli investimenti affluiscono ad appositi fondi rotativi in ciascuno stato di previsione della spesa»; al comma 2 dispone che i contributi di cui sopra «sono attribuiti secondo criteri e modalità stabiliti dal Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con il Ministro competente», indicando, altresì, i principi in base ai quali i detti contributi sono attribuiti. Il successivo comma 3 precisa che, al fine di assicurare la continuità delle concessioni, i «decreti interministeriali di natura non regolamentare», dovranno essere emanati nei sessanta giorni dalla entrata in vigore della legge e che, in caso di loro mancata adozione, provvede il Presidente del Consiglio dei ministri con proprio decreto; infine il comma 4 prevede che, «ai fini del concorso delle autonomie territoriali al rispetto degli obblighi comunitari per la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, le disposizioni di cui al presente articolo costituiscono norme di principio e di coordinamento. Conseguentemente gli enti interessati provvedono ad adeguare i propri interventi alle disposizioni di cui al presente articolo». La Regione ricorrente assume che la disciplina in questione, riguardando la materia dei contributi alle imprese, ricade nella competenza residuale delle Regioni di cui all'art. 117, comma quarto, della Costituzione. I commi 1, 2 e 3 della norma impugnata sarebbero perciò lesivi delle competenze regionali, nella parte in cui – in materia sottratta alla competenza dello Stato – prevedono la costituzione di fondi statali, gestiti sulla base di criteri stabiliti con decreti interministeriali, da ritenersi di natura sostanzialmente regolamentare nonostante l'elusiva «etichetta» apposta dal legislatore, anziché prevedere la ripartizione fra le Regioni delle relative somme. Anche il comma 4, inteso a vincolare anche i contributi regionali al rispetto delle disposizioni di cui ai commi precedenti, qualificate come norme di principio e di coordinamento, sarebbe lesivo dell'autonomia legislativa e finanziaria delle Regioni. Ad avviso della ricorrente, infatti, spetta allo Stato, ai sensi dell'art. 117, comma terzo, della Costituzione, la competenza in materia non di «finanza pubblica» ma di «coordinamento della finanza pubblica», sicché esso – ad avviso della Regione ricorrente – potrebbe fissare i principi relativi alla spesa globale in un singolo settore, «ma non decidere anche come la spesa deve essere effettuata in quel settore dalle Regioni», tanto più ove si ritenga che anche i criteri ministeriali, di cui al comma 2, costituiscano «norme di principio». 2. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo il rigetto del ricorso. Secondo la difesa erariale, i primi tre commi, riguardando oneri già a carico dello Stato, non sarebbero lesivi di alcuna competenza regionale, mentre il quarto costituirebbe «legittima espressione di principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica», mirando, nel quadro dei vincoli comunitari di stabilità, al rispetto anche da parte delle Regioni delle esigenze di equilibrio finanziario, altrimenti esposte al rischio di contribuzioni non regolamentate. Nell'imminenza della udienza pubblica sia la difesa della Regione ricorrente che l'Avvocatura dello Stato hanno depositato memorie illustrative, insistendo nelle conclusioni rispettivamente assunte. In particolare, quanto ai primi tre commi, la Regione osserva che la conservazione, a livello centrale, della potestà normativa nella materia di cui si tratta non è consentita dall'intervenuto mutamento del quadro costituzionale, le cui conseguenze non possono essere eluse dalla «singolare ideazione» della figura dei «decreti ministeriali a contenuto non regolamentare», irrilevante ai fini del riparto delle competenze tra Stato e Regioni. Non ignora, la medesima ricorrente, che, con la sentenza n. 14 del 2004, questa Corte ha riconosciuto – sulla base di un'interpretazione dinamica della materia della «tutela della concorrenza» di cui all'art. 117, comma secondo, della Costituzione – il permanere di potestà e prerogative statali, anche regolamentari, indirizzate ad orientare l'azione di sviluppo economico, ma con la precisazione che si debba trattare di interventi con rilevanza macroeconomica attinenti allo sviluppo dell'intero paese. Riguardo al comma 4 dell'art. 72 la difesa ricorrente ribadisce, infine, che il coordinamento della finanza pubblica può giustificare solo interventi statali finalizzati alla garanzia del complessivo equilibrio finanziario e non anche l'introduzione di disposizioni specifiche e dettagliate relative ad un determinato settore. L'Avvocatura dello Stato, dal canto suo, rileva che la disciplina censurata, quanto ai primi tre commi dell'art. 72, è riferibile alla materia della tutela della concorrenza, di competenza statale. Tale materia infatti, intesa in senso dinamico, comprende anche la disciplina di interventi promozionali o di sostegno alle imprese, tutte le volte in cui essi siano destinati ad incidere sull'equilibrio economico generale dello Stato e siano perciò qualificabili come «macroeconomici». Siffatta competenza, aggiunge la difesa erariale, è trasversale sicché legittimamente attraversa anche materie di competenza regionale, rimanendo riservati alle Regioni gli interventi localistici, «sintonizzati» sulla realtà produttiva regionale.