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L'articolo 3 modifica i criteri per il rilascio delle concessioni relative alle rivendite di tabacchi ed è finalizzato alla chiusura del caso EU-Pilot 8002/15/GROW, nell'ambito del quale la Commissione europea ha contestato il fatto che l'adozione, mediante l'articolo 24, comma 42, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, di un criterio che consenta l'apertura di nuovi tabaccai solo quando la produttività dei tabaccai già esistenti abbia superato una certa soglia minima, contrasta con l'articolo 15 della direttiva 2006/123/CE (cosiddetta «direttiva servizi»). In particolare, il comma 42 dell'articolo 24 del citato decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, ha demandato ad un regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, l'emanazione di disposizioni concernenti le modalità per l'istituzione di rivendite ordinarie e speciali di generi di monopolio, nonché per il rilascio ed il rinnovo dei patentini, fissando alcuni principi, tra i quali il criterio della «produttività minima», al fine di prevenire e controllare ogni ipotesi di offerta di tabacco al pubblico non giustificata dall'effettiva domanda. Tale regolamento è stato adottato dal Ministro dell'economia e delle finanze con il decreto 21 febbraio 2013, n. 38. Al fine di sanare i profili di contrasto con la cosiddetta «direttiva servizi» e ferma restando la finalità indicata dalla legge di prevenire e controllare ogni ingiustificata ipotesi di offerta di tabacco, il comma 1 dell'articolo in esame sostituisce, nel citato articolo 24, comma 42, del decreto-legge n. 98 del 2011, il parametro della «produttività minima» con quello della «popolazione» sulla cui base i competenti uffici dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli valuteranno la sussistenza di un'esigenza di servizio per l'istituzione di un punto vendita di tabacchi (rivendita ordinaria o speciale e patentini). Il parametro della popolazione di una determinata zona, oltre ad essere conforme alle previsioni di cui all'articolo 15 della citata direttiva, assicura una maggiore neutralità rispetto a quello della produttività della rivendita, la quale è determinata, oltre che dai volumi, dai prezzi di tariffa stabiliti dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli in conformità a quelli indicati dai produttori e fornitori. Infatti la remunerazione del rivenditore è stabilita dall'articolo 39- septies del decreto legislativo n. 504/1995 nella misura del 10 per cento del prezzo di vendita. Il comma 2 prevede che l'attuazione della norma avverrà, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, mediante l'adozione di un regolamento che apporti le conseguenti modifiche al citato regolamento n. 38 del 2013. Con il comma 3 sono fatti salvi gli effetti prodotti dall'applicazione del comma 42 dell'articolo 24 del decreto-legge n. 98 del 2011, e del relativo regolamento attuativo. Il capo II reca disposizioni in materia di giustizia e sicurezza. L'articolo 4 applica le disposizioni della legge 22 aprile 2005, n. 69, in materia di mandato di arresto europeo e procedure di consegna tra Stati membri, anche ai rapporti tra l'Italia e il Regno di Norvegia e a quelli tra l'Italia e la Repubblica d'Islanda. La disposizione costituisce attuazione dell'Accordo tra l'Unione europea e la Repubblica d'Islanda e il Regno di Norvegia, fatto a Vienna il 28 giugno 2006, relativo alla procedura di consegna tra gli Stati membri dell'Unione europea e l'Islanda e la Norvegia. Al riguardo si segnala che, in data 28 giugno 2006, l'Unione europea aveva firmato un Accordo con l'Islanda e la Norvegia che istituiva una procedura di consegna semplificata, sul modello del mandato d'arresto europeo, volta a sostituire i tradizionali strumenti di estradizione, nella direzione di un efficace approfondimento dei rapporti di cooperazione giudiziaria in materia penale con i due Stati terzi, cui erano già stati estesi, seppur con alcuni limiti, l'Accordo di Schengen e la relativa convenzione applicativa. L'Accordo veniva firmato, in esecuzione della decisione del Consiglio 2006/697/CE, «con riserva» della sua conclusione, ossia rinviando ad un momento successivo la definitiva volontà di obbligarsi. La decisione di conclusione dell'Accordo veniva adottata dal Consiglio, previa approvazione da parte del Parlamento europeo, sulla base dell'articolo 82, paragrafo 1, lettera d) , in combinato disposto con l'articolo 218, paragrafo 6, lettera a) , del TFUE. Il perfezionamento dell'Accordo sul piano internazionale può compiersi solo con la notifica alle altre Parti contraenti della conclusione delle procedure richieste per l'espressione del consenso dell'Unione europea ad essere vincolata dall'Accordo (si veda il suo articolo 38). Il 27 novembre 2014 il Consiglio dell'Unione europea ha adottato la decisione 2014/835/UE, riguardante la conclusione dell'Accordo tra l'Unione europea e la Repubblica d'Islanda e il Regno di Norvegia relativo alla procedura di consegna tra tali Stati e gli Stati membri dell'Unione. Con tale decisione l'Unione europea ha definitivamente espresso il consenso a essere vincolata dall'Accordo firmato il 28 giugno del 2006. La decisione del 27 novembre precisa nei considerando che, in applicazione dell'articolo 3 del protocollo n. 21 sulla posizione del Regno Unito e dell'Irlanda rispetto allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (SLSG) allegato al Trattato sull'Unione europea (TUE) e al TFUE, questi due Stati hanno notificato che desiderano partecipare all'adozione e all'applicazione della decisione. La Danimarca, invece, a norma degli articoli 1 e 2 del protocollo n. 22 allegato al TUE e al TFUE, non ha partecipato all'adozione della decisione e quindi non ne è vincolata, né è soggetta alla sua applicazione. Per quanto attiene specificamente al contenuto dell'Accordo, analogamente alle previsioni della decisione quadro sul mandato di arresto europeo (MAE), le disposizioni in esame sostituiscono nei rapporti tra gli Stati coinvolti i tradizionali strumenti in materia di estradizione (in particolare, la convenzione europea di estradizione del 1957 e le disposizioni relative all'estradizione contenute nella convenzione europea per la repressione del terrorismo del 1977 e nella convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen: si veda l'articolo 34 dell'Accordo). Il sistema di consegna tra autorità giudiziarie è fondato sul mandato d'arresto: decisione giudiziaria emessa da uno Stato (Stato emittente) in vista dell'arresto e della consegna da parte di un altro Stato (Stato di esecuzione) di una persona ricercata ai fini dell'esercizio di un'azione penale (mandato d'arresto cosiddetto processuale) o dell'esecuzione di una pena o misura di sicurezza privativa della libertà (mandato d'arresto cosiddetto esecutivo).