[pronunce]

4.7.- L'Avvocatura generale dello Stato, conclusivamente, ritiene che non vi siano ragioni per accogliere il conflitto, in quanto il Senato non avrebbe invaso alcuna competenza espressamente attribuita dalla Costituzione alla Corte di cassazione. Non si potrebbe individuare nemmeno alcun improprio esercizio delle attribuzioni delle Camere, che determini effetti lesivi sul corretto esercizio della funzione nomofilattica della Corte di cassazione. Solo a fronte di atti concretamente lesivi delle prerogative della giurisdizione - che trovassero il loro fondamento sulle fonti di autodichia - sarebbe stato possibile sollevare fondatamente un conflitto di attribuzioni, secondo quanto delineato con la sentenza n. 120 del 2014 della Corte costituzionale. 5.- In data 29 marzo 2016, il Senato della Repubblica ha depositato una memoria, con cui insiste per l'inammissibilità e, in subordine, per l'infondatezza del conflitto. 5.1.- L'Avvocatura generale dello Stato, riprendendo le argomentazioni già svolte nell'atto di costituzione in giudizio, ricorda, anzitutto, le differenze che caratterizzano il giudizio di legittimità costituzionale e quello sui conflitti interorganici, per poi affermare che la Corte di cassazione, con il presente conflitto, avrebbe riproposto le medesime censure già sollevate in via incidentale e dichiarate inammissibili con la sentenza n. 120 del 2014 della Corte costituzionale. Tale profilo emergerebbe in particolare dalla circostanza che gli argomenti addotti sono quasi interamente incentrati sull'inviolabilità del diritto alla tutela giurisdizionale piena ed effettiva: ciò dimostrerebbe l'intenzione della Corte di cassazione di garantire tutela al dipendente ricorrente, piuttosto che rivendicare l'esercizio di un potere menomato. Sarebbe, dunque, evidente come la Corte di cassazione, attraverso un'indebita commistione tra i due tipi di giudizi - quello di legittimità e quello sui conflitti - mirerebbe surrettiziamente a stimolare una pronuncia della Corte costituzionale in relazione a profili che esulano dall'ambito oggettivo del giudizio sui conflitti e che, del resto, sarebbero stati già vagliati in sede di giudizio di legittimità costituzionale. L'Avvocatura generale dello Stato sottolinea, in definitiva, come l'impostazione delle sezioni unite tenda a realizzare una «inammissibile interscambiabilità degli strumenti di giustizia costituzionale», con la conseguenza che la Corte costituzionale sarebbe - in relazione a un medesimo oggetto e, in questa ipotesi, ai regolamenti parlamentari - incompetente in sede di giudizio incidentale e competente in sede di giudizio per conflitto. Ciò determinerebbe, peraltro, ad avviso dell'Avvocatura generale, un «ulteriore paradosso», poiché il titolare del diritto fondamentale alla giustizia non avrebbe titolo e modo per far valere l'asserita incostituzionalità delle norme che tale diritto negano o violano, mentre il giudice comune, che di quel diritto non è titolare, potrebbe (indirettamente) ottenerne la tutela, assumendo che sia stata invasa la sua sfera di attribuzioni. 5.2.- L'Avvocatura generale dello Stato eccepisce, quindi, che l'ordinanza con cui è stato proposto il conflitto sarebbe manifestamente illogica e contradditoria, a causa della formulazione, da parte della Corte di cassazione, di un doppio petitum, il quale implicherebbe due modi diversi di qualificare gli organi di giustizia domestica, con differenti ordini di conseguenze. Secondo la prospettazione addotta in via principale, gli organi di giustizia domestica avrebbero natura amministrativa e, dopo il ricorso a tali rimedi interni, sarebbe possibile adire il giudice comune; secondo la prospettazione addotta in via subordinata, gli stessi organi sarebbero qualificati quali giudici speciali. L'accoglimento del primo ordine di censure condurrebbe a disattendere i principi definiti dalla Corte EDU, nella citata sentenza Savino e altri contro Italia, che ha qualificato gli organi di autodichia come «Tribunale», ai sensi dell'art. 6 della CEDU, alla luce del «rispetto di talune garanzie proprie della giurisdizione che sono state considerate soddisfatte nel caso concreto». Inoltre, le garanzie e i caratteri propri dell'attività giurisdizionale che caratterizzano il sistema di autodichia dovrebbero impedire la configurazione di forme di giurisdizione condizionata, la quale peraltro si tradurrebbe in una surrettizia duplicazione di giudizi. Qualora venisse accolta la prospettazione avanzata in via subordinata e, dunque, gli organi di autodichia fossero qualificati come giudici speciali, verrebbe a mancare il presupposto soggettivo del conflitto di attribuzione, poiché i due organi che si confrontano in questo giudizio sarebbero riconducibili al medesimo potere giurisdizionale, con ciò configurandosi un inammissibile conflitto intrapotere. 5.3.- Quanto al merito, l'Avvocatura generale dello Stato ribadisce l'infondatezza del conflitto, con il quale, censurando l'autodichia, sarebbe messa in discussione l'autonomia e l'indipendenza riconosciuta dalla Costituzione agli organi espressione della sovranità popolare. Se, infatti, si ammettesse l'intervento di un potere esterno, sarebbe la stessa autonomia garantita alle Camere dall'art. 64 Cost. a risultarne irrimediabilmente pregiudicata. Osserva ancora sul punto l'Avvocatura generale dello Stato che il «sapiente ed equilibrato bilanciamento» fra l'esigenza di garantire autonomia e indipendenza delle Camere e il riconoscimento per il personale dipendente del diritto di accedere a un «Tribunale» con garanzie analoghe a quelle della giurisdizione sarebbe del tutto stravolto in caso di accoglimento delle censure prospettate dalle sezioni unite, «col conseguente rischio che un potere (quello giudiziario) finirebbe per invadere sfere di autonomia costituzionalmente riservate ad organi sovrani». 6.- È intervenuta nel giudizio per conflitto di attribuzione la Camera dei deputati, rappresentata e difesa dall'Avvocatura generale dello Stato, con atto depositato il 1° settembre 2015 e con successiva memoria depositata il 29 marzo 2016, chiedendo che il conflitto sia dichiarato inammissibile, o in subordine infondato, con argomentazioni sostanzialmente coincidenti con quelle prospettate dal Senato della Repubblica. 7.- È intervenuto nel giudizio, con atto depositato l'8 settembre 2015, P. L., in qualità di dipendente del Senato che ha proposto il ricorso straordinario per cassazione avverso la decisione adottata in sede di appello dal Consiglio di garanzia del Senato, chiedendo l'accoglimento delle conclusioni formulate dalla Corte di cassazione. 7.1.- Dopo aver dettagliatamente ricostruito le vicende processuali che hanno dato origine al conflitto di attribuzione promosso dalla Corte di cassazione nei confronti del Senato della Repubblica, la difesa della parte privata argomenta in ordine all'ammissibilità del suo atto di intervento.