[pronunce]

Secondo la difesa regionale, basterebbe leggere l'art. 36 della legge reg. n. 2 del 2007 per comprendere che esso si muove esattamente nel solco tracciato dal legislatore statale con l'art. l, comma 558, della legge n. 296 del 2006. Tale circostanza, atteso il doppio rinvio che caratterizza la vigente disciplina regionale (quello operato dall'art. 3, comma 5, della legge reg. n. 3 del 2009 alla legge reg. n. 2 del 2007 e quello operato dall'art. 4, comma l, della l. reg. n. 12 del 2012 - come modificato - alla legge reg. n. 3 del 2009) , si ripercuoterebbe direttamente sull'impugnato art. 2, dimostrando l'infondatezza delle censure. 2.2.2.- Secondo la difesa regionale è, altresì, infondata la censura rivolta all'art. 3 della legge impugnata, con l'interposizione dell'art. 9, comma 28, del d.l. n. 78 del 2010. In primo luogo, perché, come detto, i contratti a tempo determinato scaduti nel biennio 2011-2012 dovevano già tenere conto della limitazione di spesa prevista nel d.l. n. 78 del 2010, sicché un loro rinnovo non potrebbe violare quel parametro interposto. Inoltre, per quanto concerne specificamente il secondo comma dell'impugnato art. 3, perché, con la disposizione in esame, il legislatore regionale si sarebbe fatto carico della gestione transitoria del personale delle Province sarde soppresse a seguito del referendum regionale celebratosi nella primavera del 2012, ricorrendo, pertanto, quelle «straordinarie esigenze di interesse pubblico» spesso assunte dalla giurisprudenza costituzionale come condizione giustificatrice di una deroga alle disposizioni statali in tema di gestione del personale delle amministrazioni pubbliche (viene richiamata ancora la sentenza n. 30 del 2012, in tema di pubblico concorso). 3.- Con memoria depositata il 2 aprile 2013 il Presidente del Consiglio dei ministri ha insistito argomentatamente affinché le disposizioni impugnate siano dichiarate illegittime, in accoglimento del ricorso proposto. 3.1.- Contro l'eccepita inammissibilità del ricorso per omessa considerazione dell'autonomia garantita alla Regione autonoma Sardegna dallo statuto speciale, rileva il ricorrente di avere invero dato atto dell'autonomia regionale, sostenendo - a suo dire a ragione ed in aderenza a pacifici principi affermati dalla Corte costituzionale - che tale amministrazione è comunque tenuta a rispettare l'art. 117 Cost. 3.2.- Sotto altro profilo, evidenzia il ricorrente che la sentenza n. 212 del 1012 «non fa superare i rilievi di incostituzionalità formulati, in quanto le modifiche apportate al comma 1 dell'articolo 4 della l.r. n. 12/2012, introdotte dall'articolo 2, comma 2 della l.r. n. 17/2012, sono state a loro volta impugnate dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 16 novembre 2012, ed il relativo procedimento pende attualmente dinanzi alla Corte Costituzionale. [...] Inoltre, considerato il lasso di tempo intercorso tra l'entrata in vigore delle norme censurate e le loro modifiche, le disposizioni regionali impugnate potrebbero aver, medio tempore, prodotto effetti». 4.- Con memoria depositata il 29 marzo 2013 la Regione autonoma Sardegna ha chiesto, in via principale, dichiararsi l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge reg. n. 13 del 2012; in subordine, dichiararsi la cessazione della materia del contendere in relazione alla questione di legittimità costituzionale del predetto art. 2; in via ulteriormente subordinata, dichiararsi l'infondatezza della medesima questione; ancora, in via principale, dichiararsi l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge reg. n. 13 del 2012; in via subordinata, dichiararsene l'infondatezza. 4.1.- La difesa regionale insiste nell'eccepita inammissibilità del ricorso sotto i vari profili enucleati nella memoria di costituzione ed argomenta ampiamente in tal senso, anche alla luce di alcune novità normative e della più recente giurisprudenza costituzionale. 4.1.1.- In particolare, la stessa difesa ribadisce che, con l'ulteriore novella (di cui all'art. 2, comma 2, della legge reg. n. 17 del 2012) dell'art. 4, comma 1, della legge reg. n. 12 del 2012, è scomparso dal testo della legge reg. n. 12 del 2012 ogni riferimento alla legge reg. n. 16 del 2011, che è stata dichiarata illegittima con sentenza n. 212 del 2012. A questo proposito, la resistente segnala di aver versato in atti la nota della Regione autonoma della Sardegna 22 marzo 2013, prot. n. 8589/1.15.6, con cui la direzione generale del personale ha attestato che l'art. 2 impugnato non è stato oggetto di applicazione, né lo è stata la legge reg. n. 16 de1 2011, annullata con la citata sentenza n. 212 del 2012. Di qui la richiesta di dichiarare la cessazione della materia del contendere quanto alla questione avente ad oggetto l'art. 2 della legge reg. n. 13 del 2012, poiché il nuovo testo dell'art. 4 della legge reg. n. 12 del 2012 varrebbe a superare tutte le censure del ricorrente. 4.2.- La Regione autonoma Sardegna sostiene ulteriormente, in subordine, la non fondatezza del gravame. 4.2.1.- Contro il censurato art. 2 della legge reg. n. 13 del 2012, la difesa regionale ribadisce che l'anzidetta disposizione - tanto più a seguito della successiva novellazione, ad opera dell'art. 2 della legge reg. n. 17 del 2012, dell'art. 4 (già modificato dal primo) della legge reg. n. 12 del 2012 - non disciplina in alcun modo il meccanismo di superamento del precariato vigente per il personale precario della Regione Sardegna, ma si limita a prevedere quali figure professionali debbano essere ricomprese in queste procedure amministrative, invero regolate da altre fonti regionali. Non vi sarebbe poi alcuna violazione degli artt. 3 e 51 Cost., come invece lamentato dal ricorrente. Rispetto all'art. 3 Cost., la disposizione in esame non introdurrebbe alcun privilegio o vantaggio personale, che sia in contrasto con il principio di uguaglianza, e sarebbe conforme al principio di ragionevolezza, essendo nella piena facoltà del legislatore regionale disciplinare in maniera diversa tipologie diverse di figure professionali. Tanto è vero che anche il legislatore statale, nel disciplinare le forme di superamento del precariato, avrebbe usualmente avuto cura di distinguere tra le diverse categorie di figure professionali. Quanto all'art. 51 Cost., la norma censurata non porrebbe alcuna differenziazione tra personale di sesso maschile e personale di sesso femminile.