[pronunce]

dalla VIII Commissione della Camera dei deputati (Ambiente, territorio e lavori pubblici). Con tale atto la Commissione, nel premettere di volere «rappresentare il proprio interesse per una legislazione regionale, come la legge n. 24 del 2006 della Regione Lombardia, che affronta in modo organico la problematica dell'inquinamento dell'aria e che si pone come modello innovatore e più avanzato rispetto alle normative adottate dalle altre regioni, nonché più rigoroso rispetto alla normativa nazionale», ha impegnato l'Esecutivo «a porre in essere tutti gli sforzi necessari per arrivare ad una proficua composizione della vertenza fra Regione Lombardia e Governo sulla base di un giudizio che riconosce nella legge regionale n. 24 del 2006 un contributo positivo per la lotta all'inquinamento e per la riduzione dei gas serra».1. — Con il ricorso in epigrafe il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questioni di legittimità costituzionale – in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettere g) ed h), e terzo comma, della Costituzione – degli artt. 13, commi 1, 2 e 3; 22; e 27, comma 18, della legge della Regione Lombardia 11 dicembre 2006, n. 24, (Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell'ambiente). 1.1. — Il ricorrente, in via preliminare, dopo aver precisato il contenuto delle impugnate disposizioni, ha posto in evidenza come il suindicato art. 13 preveda la possibilità di disporre limitazioni alla circolazione di veicoli, finalizzate ad assicurare «la riduzione dell'accumulo degli inquinanti in atmosfera», demandando alla Giunta regionale il compito di determinare le misure idonee a tale scopo e le loro modalità di attuazione (commi 1 e 2), ivi compresa l'individuazione (comma 3) degli assi stradali esclusi dalle previste limitazioni. Del pari, l'art. 22 stabilisce una serie di «misure prioritarie di limitazione alla circolazione e all'utilizzo dei veicoli», e segnatamente di quelli non omologati ai sensi della direttiva 91/441/CEE del Consiglio del 26 giugno 1991 (Direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 70/220/CEE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle misure da adottare contro l'inquinamento atmosferico con le emissioni dei veicoli a motore). Infine, l'art. 27 detta la disciplina relativa alle sanzioni da irrogare nell'ipotesi di inosservanza delle prescrizioni suddette (comma 11), individuando, al comma 18, «l'autorità competente, ai sensi degli articoli 17 e 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale)», nel «responsabile dell'ente da cui dipende l'organo accertatore», nonché stabilendo che i proventi della riscossione delle sanzioni irrogate spettino «all'ente accertatore». 1.2. — Il ricorrente deduce l'illegittimità costituzionale di tali disposizioni sulla base del rilievo che gli artt. 13, commi 1, 2 e 3, e 22 verrebbero «ad incidere sulle attribuzioni statali in tema di sicurezza e circolazione stradale», riservate in via esclusiva allo Stato, essendo il settore della circolazione dei veicoli ricompreso nella materia «ordine pubblico e sicurezza» di cui all'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. In ogni caso, poi, le norme suddette, risultando chiaramente emanate a tutela della salute, violerebbero «anche» il terzo comma dell'art. 117 Cost., ponendosi «come principi fondamentali in una materia oggetto di potestà legislativa concorrente». Una diversa questione investe, invece, l'art. 27, comma 18, della legge in esame, che violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., giacché individua in modo non consentito «nel responsabile dell'organo di polizia dipendente dallo Stato», il quale abbia effettuato l'accertamento delle infrazioni contemplate dalla medesima legge regionale, «il soggetto competente a ricevere il rapporto, ad emettere l'ordinanza-ingiunzione e a decidere sull'eventuale ricorso» esperito, in via amministrativa, dal trasgressore. 2. — Deve essere esaminata prioritariamente la questione involgente i commi 1, 2, 3 dell'art. 13 e l'art. 22 della legge impugnata, in relazione ai quali la difesa regionale ha eccepito la inammissibilità delle censure proposte. 3.— La questione è inammissibile. 3.1. — Il ricorrente, dopo aver ipotizzato che le norme impugnate violino il parametro costituzionale di cui all'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost, ha dedotto che le medesime «si pongono in contrasto anche con il terzo comma del medesimo art. 117», giacché, «essendo innegabile» che le stesse sono state emanate altresì «a tutela della salute», si atteggerebbero «a principi fondamentali in materia». Orbene, la circostanza che le due censure non siano state dedotte in rapporto di subordinazione, in particolare della seconda rispetto alla prima, e, soprattutto, che esse siano state prospettate congiuntamente (come chiaramente si deduce dall'uso della congiunzione coordinativa «anche»), senza alcun riferimento, né espresso né implicito, alla interferenza delle norme in contestazione su distinti ambiti materiali, rende contraddittoria e, nella sostanza, poco comprensibile l'impugnazione degli artt. 13 e 22. Merita, pertanto, accoglimento la pregiudiziale eccezione di inammissibilità sollevata dalla resistente, la quale lamenta la contraddittorietà delle prospettazioni dedotte, giacché nell'impugnazione statale si afferma che la Regione «non avrebbe alcun potere d'intervento, poiché giuridicamente incompetente», ma nel contempo le si «riconosce implicitamente» la potestà di intervenire, «anche se solo con norme di dettaglio». D'altronde, questa Corte – sebbene con riferimento ad una fattispecie parzialmente diversa da quella qui in esame – ha, in generale, ravvisato «profili di contraddittorietà» nella doglianza prospettata, da un lato, evocando una materia «contemplata nel secondo comma dell'art. 117 della Costituzione» e, dall'altro, richiamando «implicitamente il contenuto del terzo comma dello stesso art. 117» (sentenza n. 401 del 2007, punto 6.4. del Considerato in diritto). 4.— Carattere autonomo – giacché promossa in base ad un diverso ordine di argomentazioni ed attraverso l'evocazione di un differente parametro, quello di cui all'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost. – presenta la questione che investe l'art. 27, comma 18, della stessa legge regionale n. 24 del 2006. 4.1.— La questione non è fondata, nei sensi di seguito precisati. 4.2. — Questa Corte ha ripetutamente affermato che «le Regioni non possono porre a carico di organi e amministrazioni dello Stato compiti e attribuzioni ulteriori rispetto a quelli individuati con legge statale» (così, da ultimo, sentenza n. 322 del 2006;