[pronunce]

In particolare, la ricorrente evidenzia che il nuovo testo dispone che le domande relative sia alle grandi sia alle piccole derivazioni siano trasmesse alle Autorità di bacino territorialmente competenti le quali, entro il termine rispettivamente di novanta e di quaranta giorni, «comunicano il proprio parere vincolante al competente Ufficio istruttore in ordine alla compatibilità della utilizzazione con le previsioni del Piano di tutela, ai fini del controllo sull'equilibrio del bilancio idrico o idrologico, anche in attesa di approvazione del Piano anzidetto», disponendo altresì che, «decorsi i predetti termini senza che sia intervenuta alcuna pronuncia, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio nomina un commissario ad acta che provvede entro i medesimi termini decorrenti dalla data della nomina». Nel ricorso si assume che «le competenze della Regione Emilia-Romagna» risulterebbero «concretamente incise» da tale disposizione, considerato che la Regione avrebbe «adottato una propria disciplina procedimentale» – con la legge regionale 21 aprile 1999, n. 3 (Riforma del sistema regionale e locale) e con il successivo regolamento regionale 20 novembre 2001, n. 41 (Regolamento per la disciplina del procedimento di concessione di acqua pubblica) – in attuazione del conferimento di funzioni operato dagli artt. 86-89 del d.lgs. n.112 del 1998. Inoltre, osserva la ricorrente, la previsione secondo la quale le nuove Autorità di bacino esprimono sulle grandi derivazioni un parere vincolante in un termine che passa da quaranta a novanta giorni e che, «in caso di mancata espressione del parere medesimo, non operi più il silenzio assenso, ma si proceda alla nomina di un commissario ad acta» che dispone di altri novanta giorni per esprimersi comporterebbe, altresì, una «enorme dilatazione dei tempi, in […] contrasto con gli obiettivi di semplificazione» stabiliti dall'art. 1, comma 9, lettera b), della legge n. 308 del 2004. 1.4. – Quanto osservato con riguardo al comma 1 varrebbe, ad avviso della Regione Emilia-Romagna, anche «in relazione agli altri commi dell'art. 96» del d.lgs. n. 152 del 2006, in quanto essi, contenendo una «disciplina analitica e dettagliata», non rispetterebbero quanto affermato dalla Corte costituzionale – in particolare, fra le altre, nella sentenza n. 31 del 2006 – secondo cui «alla luce del nuovo testo dell'art. 118 Cost., dopo la riforma del titolo V della parte II, l'attribuzione alle Regioni ed agli enti locali delle funzioni amministrative in materia è sorretta dal principio di sussidiarietà». Ciò posto, non sarebbe legittimo, ad avviso della Regione, che lo «Stato emani in materia norme legislative che entrano analiticamente nel dettaglio», sottoponendo «l'uso dei poteri normativi che residuano alla Regione» a direttive delle quali non sarebbero indicate «né l'autorità competente né le modalità di emanazione», e in una materia – quella delle derivazioni d'acqua – che non risulterebbe «contemplata nell'oggetto della delega». Per queste ragioni, l'art. 96 si porrebbe in contrasto, «nella sua interezza», con gli artt. 76, 117 e 118 Cost. 1.5. – Con riguardo alle disposizioni degli artt. 104, commi 3 e 4, 113, comma 1, e 114, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006, concernenti misure di tutela delle acque, la ricorrente osserva, preliminarmente, che esse risulterebbero accomunate da una identica illegittima impostazione dei rapporti tra autonomia legislativa e amministrativa regionale e «direzione statale». 1.6. – In particolare, quanto al citato art. 104, comma 3, esso attrarrebbe al «livello ministeriale compiti di autorizzazione di scarichi risultanti dall'estrazione di idrocarburi nelle unità del sottosuolo da cui sono stati estratti», laddove l'art. 89, lettera i), del d.lgs. n. 112 del 1998 ne prevedeva l'attribuzione alle Regioni, con conseguente violazione sia del «riparto di attribuzioni già fissato dal legislatore statale antecedentemente alla riforma» operata con legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), sia del «criterio direttivo» stabilito al comma 8 dell'art. 1 della legge n. 308 del 2004, nel quale sarebbe richiamato l'assetto delle competenze di cui al d.lgs. n. 112 del 1998, prescrivendone la «inderogabilità». 1.7. – Per altro verso, il comma 4 dello stesso art. 104, nella parte in cui prescrive che «l'autorità competente, dopo indagine preventiva anche finalizzata alla verifica dell'assenza di sostanze estranee, può autorizzare gli scarichi nella stessa falda delle acque utilizzate per il lavaggio e la lavorazione degli inerti, purché i relativi fanghi siano costituiti esclusivamente da acqua ed inerti naturali ed il loro scarico non comporti danneggiamento alla falda acquifera» risulterebbe, ad avviso della Regione Emilia-Romagna, in contrasto con l'art. 4, comma 3, della direttiva 17 dicembre 1979, n. 80/68/CEE (Direttiva del Consiglio concernente la protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose), che consentirebbe agli Stati membri di autorizzare gli scarichi consistenti nella reiniezione nella stessa falda solo «delle acque utilizzate per scopi geotermici, delle acque di infiltrazione di miniere o cave, o delle acque pompate nel corso di determinati lavori di ingegneria civile», non anche delle acque utilizzate per il lavaggio e la lavorazione degli inerti. 1.8. – Con riguardo all'art. 113, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006, la ricorrente premette che esso assegna alle Regioni i compiti di «disciplinare» e di «attuare»: a) le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate; b) i casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni. Tuttavia, osserva la ricorrente, l'esercizio delle predette funzioni risulta subordinato al «previo parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio», realizzando in tal modo una sottoposizione della Regione, anche nell'esercizio delle sue funzioni normative, ad ingerenze esercitate dall'autorità amministrativa statale in violazione dell'«assetto delle competenze posto dagli artt. 117 e 118 Cost.», nonché degli «stessi limiti prescritti dalla legge di delega». 1.9. – Del pari, ad avviso della Regione Emilia-Romagna, anche l'art. 114, comma 1, nel disciplinare la restituzione delle acque utilizzate per la produzione idroelettrica, sottoporrebbe l'autonomia normativa regionale al «previo parere» del suddetto Ministero, risultando perciò affetta dai medesimi vizi di legittimità costituzionale dedotti in relazione all'art. 113. 1.10.