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Fabio Pelosi, alle annotazioni del nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza, a quanto sin qui noto del fascicolo di indagine della Procura della Repubblica di Brescia, Direzione distrettuale antimafia (n. 2004/2017), ai numerosi procedimenti sanzionatori delle autorità di vigilanza nazionali ed europee, dai quali emergerebbe un comprovato coinvolgimento dei vertici aziendali e di singoli soggetti in ordine a distinte e gravissime ipotesi di reato, culminate nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura della Repubblica di Bergamo e dalla Procura della Repubblica di Milano (R.G. n. 13921/2015 per la controllata IWBank SpA), riguardanti, altresì, un complesso ed articolato accordo posto in essere in contrasto ai disposti, di cui all'art. 2638, comma 3, del codice civile, al testo unico bancario (di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993), ed alle vigenti normative speciali; sarebbero state acclarate dagli inquirenti condotte gravemente illegittime (commissive, omissive e di mala gestio ) poste in atto dal medesimo istituto di credito, a mezzo dei suoi amministratori pro tempore , dei suoi organi di controllo e di compliance , e, per quanto di competenza, delle società di revisione incaricate, per aver violato e non aver osservato le norme statutarie, di regolamento e di legge vigenti (con l'"aggravante" che si tratta di istituto di credito quotato in borsa, condotte che avrebbero recato grave danno patrimoniale e reputazionale all'istituto bancario stesso ed alla compagine sociale tutta); considerato che, a quanto risulta all'interrogante: sarebbe stata comprovata in atti la sussistenza di una gestione definita dalla magistratura "patronale e familistica" dell'istituto bancario da parte dei membri dei suoi organismi di vertice, palesatasi in una lunga serie di operazioni, anche illecite, in conflitto di interesse diretto ed indiretto, in danno della medesima società Ubi Banca e di tutta la compagine sociale, finalizzate all'esclusivo vantaggio dei vertici citati; esistono ipotesi di reato contestate in tutti i filoni di inchiesta della Procura distrettuale della Repubblica di Brescia (DIA), dai quali emergerebbe l'esistenza invasiva di una struttura a dir poco inquietante, finalizzata al controllo degli aspetti gestionali più delicati di Ubi Banca, con particolare riferimento alla violazione degli obblighi connessi alla vigente normativa "antiriciclaggio" e agli obblighi dell'area "anti money laundering " nonché alla presunta manipolazione del sistema informativo "Gianos"; ci sarebbero due vere e proprie "cabine di regia", una operante sul "fronte bresciano", l'altra sul "fronte bergamasco", le quali, in linea generale, avrebbero influito, in maniera evidente ed illegittima, sulle strategie assembleari, gestionali e di governance di tutte le società del gruppo Ubi Banca; il funzionamento di tali "cabine di regia" verrebbe, tra l'altro, descritto minuziosamente in alcuni appunti redatti da Italo Lucchini, amministratore apicale di Ubi Banca, rinvenuti tra i documenti sottoposti a sequestro; l'esistenza di un centro decisionale esterno; dalle conclusioni della perizia redatta dal dottor Giannattasio, dirigente della Banca d'Italia, emergerebbe testualmente: "Rileva, poi, che il ruolo delle Associazioni in tema di individuazione dei nominativi di rispettiva derivazione non si limita al Consiglio di Sorveglianza della capogruppo, ma abbraccia anche il Consiglio di Gestione della stessa e come visto anche posizioni negli organi delle controllate, mettendo di conseguenza di fatto in discussione, da un lato, l'indipendenza del CdS nella individuazione dei nominativi per il CdG e, dall'altro, dello stesso CdG nella individuazione dei nominativi per gli organi delle controllate, nonostante tale ultimo aspetto sia stato oggetto di modifica dello statuto nel 2009 e lo stesso regolamento del comitato nomine nella versione di marzo 2013 abbia superato il riferimento alle derivazioni per le nomine nei CdA e CS delle controllate"; secondo l'ipotesi investigativa della Procura di Brescia, in Ubi sarebbero state omesse le comunicazioni obbligatorie alla Banca d'Italia su un certo numero di operazioni sospette di riciclaggio, con la disattivazione di software di segnalazione per coprire le movimentazioni di 40 clienti "eccellenti", notizia che appare nei conti semestrali della banca quotata (pag. 161 della relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2018); a pag. 160 del documento reso pubblico da Ubi Banca, si legge: "Il 6 Novembre 2017 la Banca d'Italia ha avviato alcune verifiche mirate a valutare (i) lo stato di attuazione degli interventi correttivi richiesti a seguito degli ultimi accertamenti ispettivi, dettagliati nel Bilancio 2016, in materia di antiriciclaggio; nonché (ii) l'idoneità degli assetti organizzativi a produrre segnalazioni corrette dei Tassi Effettivi Globali Medi (TEGM) e a prevenire i rischi connessi a violazioni delle norme in materia di USURA". L'ispezione si è conclusa il 14 febbraio 2018. In data 17 aprile la Banca d'Italia ha comunicato, con un giudizio parzialmente sfavorevole, gli esiti delle verifiche che includono alcune contestazioni (con avvio di un procedimento sanzionatorio, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, a carico della banca); emergerebbe la grave illeceità di comportamenti gestionali della governance della banca, secondo le dichiarazioni formali rese all'autorità giudiziaria, anche in forma scritta, da Roberto Peroni (dirigente responsabile dell'antiriciclaggio di Ubi Banca) e da molti altri alti referenti apicali dell'istituto, anche nel corso di interrogatori oltre a numerose fonti scritte agli atti dei procedimenti penali in corso; molteplici sarebbero le condotte omissive della governance di Ubi Banca, poste in essere al fine di eludere i controlli, in primis di Consob (anche ai sensi dell'art. 149, comma 3, del testo unico della finanza, di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998) in ordine a gravi irregolarità dolosamente perpetrate, concernenti la gestione delle banche del gruppo e consistenti nell'aver dato attuazione all'anzidetto patto parasociale in difetto della prescritta comunicazione alla medesima Autorità di vigilanza e alla Banca d'Italia, ai sensi dell'art. 52, comma 1, del testo unico bancario; nonché concernenti la gestione medesima delle banca e delle società controllate, avendo dato attuazione all'anzidetto patto parasociale in assenza della prescritta comunicazione alla medesima Autorità di vigilanza;