[pronunce]

Secondo il ricorrente, il carattere statale delle scuole secondarie della Provincia di Bolzano - espressamente affermato dall'art. 3 del medesimo d.P.R. n. 89 del 1983 - comporta l'assoggettamento dei documenti in questione alla disciplina statale in materia di documentazione amministrativa e non consente, comunque, di eliminare da essi l'emblema dello Stato, trattandosi di requisito funzionale al conseguimento dei loro effetti legali su tutto il territorio nazionale e in ambito comunitario. Lo Stato nega che la successiva deliberazione della Giunta regionale n. 1388 del 25 maggio 2009, con cui è stata disposta la sospensione degli effetti della delibera, «abbia comportato il pieno superamento della precedente», con il conseguente venir meno dell'interesse statale a ricorrere: ciò in quanto la delibera originaria non è stata revocata, ma solo sospesa limitatamente alla mancata riproduzione dell'emblema statale, mentre il Presidente della Provincia avrebbe manifestato pubblicamente l'intenzione di rimandare al prossimo anno l'attuazione della originaria deliberazione. 2. - L'eccezione di inammissibilità del ricorso per tardività, formulata dalla difesa provinciale, non è fondata. Il ricorso è stato, infatti, notificato il 17 luglio 2009 e, dunque, entro il sessantesimo giorno dalla pubblicazione della delibera impugnata nel Bollettino Ufficiale della Regione Trentino-Alto Adige, avvenuta il 19 maggio 2009: pubblicazione che - alla luce della stessa giurisprudenza costituzionale citata dalla resistente - fissa il dies a quo per il decorso del termine previsto dal secondo comma dell'art. 39 della legge 11 marzo 1953, n. 87. Nell'affermare che, ai fini della decorrenza del predetto termine, la «pubblicazione» assume un rilievo assorbente e dirimente rispetto al criterio alternativo dell'avvenuta conoscenza dell'atto impugnato, tutte le volte in cui la pubblicazione stessa risulti prescritta (sentenza n. 121 del 2005 e ordinanza. n. 195 del 2004) o, comunque, quando si sia al cospetto di un atto di natura normativa, o non, diretto a specifici destinatari (sentenze n. 140 del 1999 e n. 611 del 1987), la Corte si è costantemente riferita alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica (sentenze n. 121 del 2005 e n. 461 del 1995; ordinanza n. 195 del 2004) , ovvero nel Bollettino Ufficiale della Regione (sentenze n. 140 del 1999, n. 611 del 1987 e n. 286 del 1985). Invece, nessun riscontro trova nella giurisprudenza costituzionale la pretesa della Provincia resistente di far decorrere - in tali fattispecie - il termine di proposizione del ricorso dalla semplice affissione della delibera impugnata nell'albo pretorio provinciale. 3. - Non è neppure fondata l'eccezione di inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, che è stata formulata dalla difesa provinciale in considerazione dell'effetto prodotto dalla deliberazione della Giunta regionale n. 1388 del 25 maggio 2009, che ha sospeso gli effetti dell'atto impugnato proprio per quanto riguarda la mancata riproduzione dell'emblema e della denominazione della Repubblica italiana accanto all'emblema ed alla denominazione della Provincia autonoma di Bolzano. Si deve rilevare, a tale proposito, che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, tale interesse non sempre viene meno per il semplice esaurimento degli effetti dell'atto impugnato, dal momento che «la lesione delle attribuzioni costituzionali può concretarsi anche nella mera emanazione dell'atto invasivo della competenza, potendo, quindi, perdurare l'interesse dell'ente all'accertamento del riparto costituzionale delle competenze» (sentenza n. 287 del 2005; analogamente, sentenze n. 222 del 2006 e n. 199 del 2004). Ciò tanto più ove, come nel caso di specie, la Provincia abbia motivato la propria delibera n. 1388 del 25 maggio 2009 nei seguenti termini: «La Giunta provinciale ritiene opportuno sospendere la nuova disciplina riguardante gli emblemi da riprodurre sui modelli di cui sopra, e di riprodurre, per ora, sia l'emblema e la denominazione ufficiale della Repubblica italiana sia l'emblema e la denominazione ufficiale della Provincia autonoma di Bolzano Alto Adige». Inoltre, se la difesa della Provincia ha attribuito l'adozione della deliberazione censurata ad un mero "errore tecnico", organi rappresentativi della Giunta provinciale hanno affermato la piena legittimità «di quanto deliberato ... con provvedimento n. 1034» (ad esempio, si veda la risposta di un assessore provinciale all'interrogazione n.403/09 ). D'altra parte, nello stesso atto di costituzione la Provincia autonoma di Bolzano afferma che nessuna prescrizione imporrebbe, esplicitamente o implicitamente, «di indicare, nei diplomi, nelle pagelle e nelle certificazioni, accanto all'emblema e alla dicitura "Provincia autonoma di Bolzano", anche l'emblema e la dicitura "Repubblica italiana"». 4. - Nel merito, il conflitto è fondato. Questa Corte ha avuto modo di chiarire che «in materia di istruzione e formazione professionale l'art. 117 Cost. non prevede una forma di autonomia più ampia di quella configurata dagli artt. 8 e 9 dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, sicché non ricorrono, nella specie, le condizioni per l'applicazione dell'art. 10 della legge cost. n. 3/2001» (sentenza n. 213 del 2009); appare, pertanto, inconferente l'evocazione degli artt. 117 Cost. e 118 Cost. quali parametri asseritamente violati dalla deliberazione censurata. Viene, invece, in rilievo l'art. 9, n. 2, del d.P.R. n. 670 del 1972, che attribuisce alla Provincia di Bolzano la potestà legislativa concorrente in materia di «istruzione elementare e secondaria (media, classica, scientifica, magistrale, tecnica, professionale e artistica)». Sulla base dello statuto regionale, questa potestà legislativa deve, anzitutto, essere esercitata «in armonia con la Costituzione ed i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica» e rispettare gli obblighi internazionali e gli interessi nazionali, «nonché le norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica». Inoltre, in quanto potestà legislativa concorrente, essa incontra lo specifico limite «dei principi stabiliti dalle leggi dello Stato». Sul piano amministrativo, l'art. 16 dello statuto stabilisce al primo comma, in applicazione del modello del parallelismo delle funzioni, che «nelle materie e nei limiti entro cui la regione o la provincia può emanare norme legislative, le relative potestà amministrative, che in base all'ordinamento preesistente erano attribuite allo Stato, sono esercitate rispettivamente dalla regione e dalla provincia».