[pronunce]

Anche l'art. 3, comma 1, lettera c) della legge regionale, che attribuisce alle Province la competenza al rilascio delle autorizzazioni all'installazione e all'esercizio delle reti di trasporto e distribuzione dell'energia, contrasterebbe con il principio di sussidiarietà di cui sarebbe espressione l'art. 14, del d.lgs. n. 164 del 2000, il quale avrebbe investito gli enti locali del servizio di distribuzione del gas naturale. Dunque la disposizione impugnata violerebbe non solo l'art. 117, terzo comma, ma anche l'art. 118 della Costituzione. L'art. 20, comma 1, della legge regionale, attraverso il richiamo all'art. 2, comma 1, lettera j), e all'art. 3, comma 1, lettera b), disciplinerebbe un procedimento diverso da quello previsto dalla legge statale per la messa fuori uso degli impianti di generazione di energia elettrica, violando così i principi fondamentali. Quanto all'art. 21, della legge regionale, che prevede la stipulazione di intese con lo Stato, ove esso sia inteso nel senso di autorizzare gli organi competenti a concludere tali intese, non presenterebbe profili di incostituzionalità perché inciderebbe solo sull'organizzazione regionale. Ove, invece, rendesse obbligatoria l'intesa, la norma sarebbe illegittima. L'Avvocatura individua, poi, un ulteriore profilo di illegittimità della disposizione, da ravvisarsi nella violazione del principio fondamentale espresso dall'art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 7 del 2002 il quale, per evitare il pericolo di interruzione della fornitura di energia elettrica su tutto il territorio nazionale, richiede l'intesa in sede di Conferenza permanente. La disposizione impugnata, prevedendo che l'intesa intervenga solo con la Regione Emilia-Romagna, violerebbe un principio fondamentale della materia. Analoghe considerazioni sono infine svolte in relazione all'art. 22, comma 4.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato numerose disposizioni della legge della Regione Emilia-Romagna 23 dicembre 2004, n. 26 (Disciplina della programmazione energetica territoriale ed altre disposizioni in materia di energia), con la quale la Regione, «in armonia con gli indirizzi della politica energetica nazionale e dell'Unione europea», ha disciplinato «gli atti di programmazione e gli interventi operativi della Regione e degli enti locali in materia di energia, in conformità a quanto previsto dall'articolo 117, comma terzo, della Costituzione, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile del sistema energetico regionale garantendo che vi sia una corrispondenza tra energia prodotta, il suo uso razionale e la capacità di carico del territorio e dell'ambiente» (art. 1, comma 1). 2. – Il ricorrente censura, in primo luogo, l'art. 1, comma 3, lettera c), della legge regionale. Il comma 3, dell'art. 1 prevede che «nel perseguire le finalità di cui al comma 1, la Regione e gli enti locali pongono a fondamento della programmazione degli interventi di rispettiva competenza i seguenti obiettivi generali: (…) c) definire gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti e assicurare le condizioni di compatibilità ambientale, paesaggistica e territoriale delle attività di cui al comma 2». Ad avviso del ricorrente la disposizione richiamata violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, dal momento che la compatibilità ambientale rientrerebbe nella tutela dell'ambiente, materia assegnata alla legislazione esclusiva dello Stato. Contrasterebbe, inoltre, con l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in quanto violerebbe il principio fondamentale posto dall'art. 69, comma 1, lettera e), del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), il quale conserva allo Stato la «determinazione di valori limite, standard, obiettivi di qualità e sicurezza e norme tecniche necessari al raggiungimento di un livello adeguato di tutela dell'ambiente sul territorio nazionale». 2.1. – Le questioni non sono fondate. L'art. 1, comma 3, lettera c), della legge regionale impugnata individua gli obiettivi che la Regione intende porre a fondamento della programmazione degli interventi di competenza propria e degli enti locali in materia di energia. Tali obiettivi sono individuati nella riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti ed inoltre nel garantire che lo svolgimento delle attività di ricerca, coltivazione, produzione, trasformazione, stoccaggio, trasporto e distribuzione dell'energia sia effettuato in condizioni di compatibilità ambientale, paesaggistica e territoriale. La giurisprudenza costituzionale è costante nel senso di ritenere che la circostanza che una determinata disciplina sia ascrivibile alla materia “tutela dell'ambiente” di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, se certamente comporta il potere dello Stato di dettare standard di protezione uniformi validi su tutto il territorio nazionale e non derogabili in senso peggiorativo da parte delle Regioni, non esclude affatto che le leggi regionali emanate nell'esercizio della potestà concorrente di cui all'art. 117, terzo comma, della Costituzione, o di quella “residuale” di cui all'art. 117, quarto comma, possano assumere fra i propri scopi anche finalità di tutela ambientale (si vedano, tra le molte, le sentenze numeri 336 e 232 del 2005; n. 259 del 2004 e n. 407 del 2002). La disposizione impugnata si inserisce senza dubbio nel quadro della disciplina dell'energia che, ai sensi dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, è attribuita alla potestà legislativa concorrente dello Stato e delle Regioni. Essa, se pure individua, tra gli obiettivi che intende perseguire attraverso i propri interventi in campo energetico, quello di ridurre le emissioni inquinanti e di assicurare le condizioni di compatibilità ambientale nello svolgimento di determinate attività, non invade l'ambito di competenza riservato al legislatore statale dall'art. 117, lettera s) della Costituzione e non viola alcun principio fondamentale, dal momento che non determina l'effetto di derogare agli standard di protezione minima degli equilibri ambientali stabiliti dallo Stato, né tanto meno assegna alla Regione il compito di fissare valori-limite per le emissioni o standard di protezione dell'ambiente e del paesaggio. D'altra parte, come rileva la Regione, alla «riduzione delle emissioni» concorrono misure e politiche che sicuramente rientrano anche nel campo proprio delle competenze regionali, quali, ad esempio, l'azione di informazione ed educazione per il razionale utilizzo dell'energia; la elaborazione degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica volte ad assicurare il contenimento energetico; la predisposizione dei piani urbani del traffico. 3.