[resaula]

Tale edificio funerario riveste da secoli un riconosciuto carattere identitario, tanto da divenire vera e propria icona dell'Appia, come documentano la cartografia storica, scritti, dipinti e incisioni a partire dalla metà del Cinquecento, tra i quali il celebre ritratto di "Goethe nella Campagna romana" di Johann H.W. Tischbein, oggi presso il Frankfurter Städelsches Museum, nel quale l'intellettuale, seduto su un capitello in abiti da viaggio, è raffigurato nella campagna romana a sud delle mura urbiche connotata solo da acquedotti, ruderi sparsi e dalla grande mole del mausoleo gentilizio; nonostante le spoliazioni patite, la documentazione grafica disponibile mostra sostanzialmente invariato nel tempo il sobrio e poderoso tamburo che ne conferisce l'eccezionale monumentalità, sormontato dalla merlatura ghibellina realizzata dai Caetani, sul quale spicca solamente la lastra marmorea riportante l'iscrizione strutturata nella sola declinazione onomastica sufficiente tuttavia a eternare la memoria della defunta grazie alla muta e armonica potenza di una stringata iscrizione capace di riempire da sempre lo spazio visivo, pur nelle ridotte dimensioni rispetto al mausoleo che la ospita, di chiunque vi sia nei secoli passato davanti; l'aspetto del mausoleo fu manomesso, nel 1809, dal Governo napoleonico che affisse, al di sotto della tabella funeraria, un'iscrizione celebrante l'individuazione presso il mausoleo di Cecilia Metella, nel 1751, di una delle basi geodetiche di caposaldo trigonometrico ad opera dei gesuiti Rudolf Boscovich e Christopher Maire. Tale inserzione, visibile per pochissimo tempo poiché rimossa nel 1814, era nota unicamente grazie alla descrizione fattane da Philippe Petit-Radel ("Voyage historique, chorographique et philosophique dans les principales villes de l'Italie, en 1811 et 1812 " . Tome 2, p. 407) nel corso del suo tour e per la presenza dei fori da grappa in corrispondenza dei punti di ancoraggio della stessa. Nel 2011 essa è stata rinvenuta presso i depositi della Raccolta Epigrafica dei Musei Vaticani e ne è stata data notizia mediante conferenza del 16 giugno dello stesso anno dal titolo "La topografia scolpita. Il ritrovamento in Vaticano di una lapide posta dal Governo Napoleonico (1809 - 1814) lungo la via Appia", tenuta da Giorgio Filippi, curatore della Raccolta Epigrafica dei Musei Vaticani, e Tullio Aebischer, cultore della materia di Geografia presso l'Università La Sapienza di Roma; valutato che: consta agli interroganti che in tempi recenti il Parco dell'Appia abbia entusiasticamente accolto la richiesta di collocazione di copia di tale lapide nel punto originario, dimentico del motivato parere negativo già emesso in anni precedenti. Non solo: viene allestita una mostra dal titolo "Misurare la Terra. Un'epigrafe napoleonica dai Musei Vaticani al Mausoleo di Cecilia Metella" presso il complesso di Capo di Bove (29 ottobre 2021 - 9 gennaio 2022) corredata da un catalogo a cura di Aura Picchione, Stefano Roascio, Ilaria Sgarbozza, giubilanti funzionari del Parco. Non è dato sapere, in assenza di informazioni a riguardo nell'area "Trasparenza" del sito web dell'Istituto, la provenienza e la consistenza delle risorse finanziarie impegnate in tale operazione; tale epocale evento culturale è stato, inoltre, accompagnato da adeguata campagna comunicativa sui media ("L'esecuzione della copia e il suo ricollocamento sul tamburo esterno di Cecilia Metella" sul canale "Youtube"). Alle pagine 119-120 del catalogo si legge, a firma della dottoressa Sara Iovine, restauratrice in forza al Parco dell'Appia "…il calco doveva essere posto nella stessa posizione dell'originale" ma si è "reso necessario di prevedere l'alloggiamento dei nuovi perni poco al di sopra di quelli ottocenteschi….La messa in opera è stata effettuata il 27 settembre 2021 tramite utilizzo di un braccio meccanico….Una volta realizzati i fori il perno in acciaio è stato assicurato in profondità con della resina...", si chiede di sapere: quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo circa il rilievo e l'interesse da attribuirsi al calco in resina di un'epigrafe inopinatamente collocata sulla porzione meglio visibile del tamburo del mausoleo nel 1809 e rimossa nel 1814, giustamente in quanto avulsa dal testo critico del monumento; se reputi che la riproduzione abbia in sé una eccezionale valenza storica e culturale tali da giustificare 1) non un "restauro", poiché tale è ciò che ricostruisce "il testo critico dell'opera" e non "l'intervento pratico in sé e per sé", per usare la definizione datane da Cesare Brandi, 2) non un "ripristino", poiché l'affissione concerne un calco in resina siliconica e non l'iscrizione napoleonica, saldamente custodita presso la Raccolta Epigrafica dei Musei Vaticani, 3) non un'attività di valorizzazione, poiché, a fronte del decreto legislativo n. 42 del 2004 e s.m.i., art. 112 "nella valorizzazione dei beni culturali si ravvisa un fattore determinante per lo sviluppo dei territori", ma piuttosto una insensata violazione del simbolo della via Appia antica, rappresentato e descritto attraverso i secoli quanto il Colosseo, della sua morfologia, del suo equilibrio architettonico scomponendone gli elementi costitutivi e il raggiunto equilibrio formale ideale; se non debba, tale inusuale intervento, ritenersi piuttosto una addizione antiscientifica (oltre che "un'offesa alla ragione e all'economia") consistente per di più in un vero e proprio atto di "vandalismo" istituzionale, a parere degli interroganti, anche in virtù di nuove perforazioni effettuate sul tamburo al fine di ricollocare la copia in resina di un'iscrizione-meteora, la cui capacità di accrescere e rafforzare la conoscenza del monumento pare del tutto assente, dal momento che la lapide è stata rinvenuta e presentata un decennio prima e non si configuri, piuttosto, quale azione motivata da interessi opachi, alieni dalla mission ed ennesimo, gravissimo, esempio di incultura scientifica e segnatamente archeologica che, nella divina indifferenza del Ministero, connota ormai da un triennio la gestione del "Parco Archeologico dell'Appia Antica". Atto n. 4-07390 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che sul finire del 2021, una sigla sindacale ha chiesto (anche mediante accesso agli atti) ai responsabili del Ministero della cultura di fare chiarezza sui lavori realizzati a Roma, nel complesso monumentale di San Michele a Ripa (1686-1834), dov'è la sede storica di alcune direzioni generali, per rifunzionalizzare la sala detta "degli Arazzi" ed adibirla ad uffici.