[pronunce]

che prevede il diritto all'assistenza di un "interprete, scelto di preferenza fra le persone abituate a trattare" con l'imputato, al fine di consentirgli di "potere comprendere l'accusa contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti cui partecipa" (così nella estensione che la disposizione ha subito per effetto della sentenza n. 341 del 1999 di questa Corte). Non sussiste dunque la lacuna di tutela del diritto di difesa denunciata dal remittente. Nemmeno, di conseguenza, ha fondamento la censura di violazione del principio di eguaglianza. Una volta riconosciuto che in tutti i casi in cui lo "stato mentale" dell'imputato, nel senso ampio che s'è detto, ne impedisca la consapevole e attiva partecipazione al processo, si applica il sistema degli artt. 70, 71 e 72 cod. proc. pen. , non vi è luogo ad alcuna disparità ingiustificata di trattamento.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli articoli 70 (Accertamenti sulla capacità dell'imputato), 71 (Sospensione del procedimento per incapacità dell'imputato) e 72 (Revoca dell'ordinanza di sospensione) del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 24, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Genova con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 gennaio 2004. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Valerio ONIDA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 gennaio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA