[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi per conflitti di attribuzione sorti a seguito delle delibere dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: a) n. 68 del 30 ottobre 1998, recante l'approvazione del "Piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva"; b) n. 105 del 14 luglio 1999, recante "Integrazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva"; c) n. 95 del 23 febbraio 2000, recante "Integrazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva", promossi con ricorsi della provincia autonoma di Trento, notificati l'8 gennaio e il 14 ottobre 1999 e l'8 maggio 2000, depositati in cancelleria il 14 gennaio e il 21 ottobre 1999 e il 12 maggio 2000, e iscritti ai nn. 2 e 34 del registro conflitti 1999 e al n. 20 del registro conflitti 2000. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio dell'8 maggio 2002 il Giudice relatore Gustavo Zagrebelsky. Ritenuto che la provincia autonoma di Trento, con un primo ricorso (reg. conflitti n. 2/1999), ha proposto conflitto di attribuzioni nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento alla delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del 30 ottobre 1998, n. 68, con la quale è stato approvato il piano nazionale di assegnazione delle frequenze, e ne ha chiesto l'annullamento, in quanto adottata in violazione degli artt. 2, 4, 8, numeri 4), 5) e 6), 16 e 102 dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige (d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670) e delle relative norme di attuazione (art. 10 del d.P.R. 1 novembre 1973, n. 691), del principio di leale cooperazione, nonché dell'art. 2, comma 6, della legge 31 luglio 1997, n. 249 (Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo), e dell'art. 1, comma 3, della legge 30 aprile 1998, n. 122 (Differimento di termini previsti dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, relativi all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nonché norme in materia di programmazione e di interruzioni pubblicitarie televisive); che la provincia autonoma ricorrente - richiamando a) la propria competenza esclusiva in materia di usi e costumi locali, istituzioni culturali aventi carattere provinciale, manifestazioni ed attività artistiche, culturali ed educative locali, urbanistica e tutela del paesaggio, nonché il principio di tutela delle minoranze linguistiche, quali risultanti dallo statuto, e b) le norme di attuazione che riservano alla provincia stessa la facoltà di assumere iniziative per consentire, anche mediante appositi impianti, la ricezione di radiodiffusioni sonore e visive in lingua ladina e il collegamento con aree culturali europee - rileva che, sulla base delle citate disposizioni, la Corte costituzionale in passato ha riconosciuto alla provincia particolari garanzie in materia radiotelevisiva, dichiarando l'illegittimità costituzionale della norma della legge 6 agosto 1990, n. 223 (Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato), che non prevedeva l'intesa tra lo Stato e la provincia autonoma relativamente alla localizzazione degli impianti prevista dal piano nazionale di assegnazione delle frequenze (sentenza n. 21 del 1991), annullando poi (sentenza n. 6 del 1993) il piano medesimo, per mancato completamento del procedimento diretto a conseguire l'intesa, e inoltre che, a seguito di tale giurisprudenza, il legislatore ha ribadito la necessità di intesa con l'art. 2, comma 6, della legge n. 249 del 1997, aggiungendo inoltre - con l'art. 1, comma 3, della legge n. 122 del 1998 - che l'Autorità garante può adottare il piano nazionale delle frequenze anche in assenza dell'intesa, dovendo però in tal caso indicare i motivi e le ragioni di interesse nazionale che determinano la decisione unilaterale; che nel caso di specie, secondo la ricorrente, l'Autorità garante avrebbe adottato l'atto in questione senza che fosse maturata l'intesa con la provincia autonoma di Trento, come risulterebbe dalla documentazione prodotta in giudizio, dalla quale emergerebbe che, dopo una prima fase di trattative, improntate al principio collaborativo, da un certo momento in poi l'Autorità garante non avrebbe più dato seguito alle richieste di incontri avanzate dalla provincia, approvando un piano che non tiene conto, nella localizzazione dei siti, delle esigenze della comunità provinciale e che non contiene alcuna motivazione sulle ragioni di interesse nazionale che hanno portato all'adozione unilaterale dell'atto, affermandosi al contrario ingiustificatamente, nelle premesse della delibera, essere stata raggiunta l'intesa, ciò che delinea la violazione delle prerogative costituzionali lamentata dalla provincia autonoma ricorrente; che con altro ricorso (reg. conflitti n. 34/1999) la provincia autonoma di Trento ha proposto conflitto di attribuzioni in riferimento alla successiva delibera dell'Autorità garante del 14 luglio 1999, n. 105, con la quale è stato integrato il piano nazionale di assegnazione delle frequenze, e ne ha chiesto l'annullamento, in quanto adottata anch'essa in violazione dell'autonomia provinciale, come definita dalle norme e dai principi sopra indicati, lamentando che anche per tale deliberazione non sarebbe intervenuta alcuna intesa con la provincia autonoma, né essendo indicata la motivazione che ha portato alla adozione unilaterale dell'atto, nelle cui premesse, inoltre, si afferma erroneamente essere state rispettate le procedure stabilite dall'art. 2, comma 6, della legge n. 249 del 1997, come integrato dall'art. 1, commi 2 e 3, della legge n. 122 del 1998; tutto ciò, anche in questo caso, in violazione delle prerogative costituzionali della ricorrente; che con un terzo ricorso (reg. conflitti n. 20/2000) la provincia autonoma di Trento ha proposto conflitto di attribuzioni in riferimento ad altra delibera dell'Autorità garante del 23 febbraio 2000, n. 95, con la quale è stato ulteriormente integrato il piano nazionale di assegnazione delle frequenze, chiedendone l'annullamento per gli stessi motivi - mancanza di intesa e di contatti a essa finalizzati, nonché carenza di motivazione circa l'adozione unilaterale dell'atto - dedotti nei precedenti ricorsi, tenuto altresì conto che neppure questa ulteriore integrazione ha portato al raggiungimento della copertura radioelettrica contenuta nella iniziale proposta provinciale, e ciò nonostante l'affermazione del Presidente dell'Autorità garante - contenuta in una nota successiva ai chiarimenti intercorsi in relazione alla seconda delibera del luglio 1999 - secondo cui i siti a suo tempo proposti dalla provincia sarebbero stati recepiti nel piano;