[pronunce]

che, secondo i giudici a quibus, la norma, fissando detto termine indipendentemente dalla individuazione delle strutture all'interno delle quali può essere svolta la attività assistenziale intramuraria, violerebbe gli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto la loro preventiva identificazione configurerebbe un presupposto dell'opzione, cosicché la disposizione inciderebbe negativamente sulla compenetrazione tra attività assistenziale ed attività didattico-scientifica, recando vulnus ai principi di coerenza e ragionevolezza dell'ordinamento, nonché di buon andamento dell'amministrazione, sotto il profilo sia del difetto di proporzionalità dei mezzi scelti rispetto alle esigenze ed agli scopi da realizzare, sia della razionale organizzazione dei servizi; che, inoltre, a loro avviso, l'art. 5, comma 7, del d.lgs. n. 517 del 1999 e le disposizioni ad esso sottese e connesse - ossia i commi da 1 a 6 e da 8 ad 11 - nonché l'art. 3, nella parte riguardante l'organizzazione interna delle aziende ospedaliero-universitarie, si porrebbero in contrasto con gli artt. 33 e 76 della Costituzione; che, secondo i rimettenti, la configurazione dell'opzione per l'attività assistenziale esclusiva quale requisito per l'attribuzione degli incarichi di direzione dei programmi di cui al comma 4 della norma impugnata violerebbe il principio di compenetrazione tra attività sanitaria assistenziale ed attività didattica e di ricerca scientifica e, in contrasto con il principio dell'autonomia universitaria, assoggetterebbe l'attività assistenziale svolta dal medico universitario alle determinazioni organizzative del direttore generale dell'azienda ospedaliero-universitaria; che, secondo tutte le ordinanze di rimessione, agli organi dell'università sarebbero stati attribuiti compiti marginali nel coordinamento degli interessi concernenti l'insegnamento e la ricerca scientifica, in quanto la relativa programmazione risulterebbe condizionata dalle scelte del direttore del dipartimento, il quale risponde della programmazione e della gestione delle risorse al direttore generale e dovrebbe privilegiare le esigenze dell'attività assistenziale rispetto a quelle dell'attività didattica e scientifica, cosicché non sarebbe assicurato lo svolgimento delle attività assistenziali "funzionali alle esigenze della didattica e della ricerca", in contrasto con l'art. 6, comma 1, lettera b), della legge 30 novembre 1998, n. 419; che, ad avviso dei rimettenti, "la normativa delegata in materia di opzione" (ossia l'art. 5, commi da 1 a 6 e da 8 a 11, nonché l'art. 3 del d.lgs. n. 517 del 1999 "in parte qua"), violerebbe gli artt. 33 e 76 della Costituzione sia in quanto il divieto di attribuire al medico universitario che non abbia scelto l'attività assistenziale esclusiva la direzione delle strutture e dei programmi finalizzati alla integrazione di queste attività non assicurerebbe "la coerenza fra l'attività assistenziale e le esigenze della formazione e della ricerca" (art. 6, comma 1, lettere b e c della legge n. 419 del 1998), sia in quanto avrebbe modificato lo stato giuridico del personale universitario, in contrasto con i principi ed i criteri direttivi della legge-delega, non essendo riferibile ai medici universitari quello dell'art. 2, comma 1, lettera q) della legge n. 419 del 1998; che, inoltre, l'art. 5, comma 12, del d.lgs. n. 517 del 1999, secondo i giudici a quibus i quali impugnano anche questa norma, disciplinerebbe l'opzione tra rapporto di lavoro a tempo pieno ed a tempo definito in modo difforme dalla regolamentazione offertane dall'ordinamento universitario e, poiché dalla scelta per uno di essi deriverebbe un diverso status del medico universitario, la norma si porrebbe in contrasto con gli artt. 3, 33, 76 e 97 della Costituzione, recando vulnus al principio dell'autonomia universitaria nel perseguimento dei fini istituzionali, didattici e scientifici, realizzando una intrinseca contraddittorietà della disciplina concernente i medici universitari, modificando altresì il loro stato giuridico, in mancanza di ogni previsione in tal senso nella legge-delega; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in tutti i giudizi con separati atti di contenuto sostanzialmente coincidente, depositando inoltre memorie in prossimità dell'udienza pubblica e chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e comunque infondate; che, ad avviso della difesa erariale, il d.lgs. 28 luglio 2000, n. 254, ha inciso sulle censure riferite all'art. 5, comma 8, del d.lgs. n. 517 del 1999, in quanto ha attribuito ai medici universitari la facoltà di esercitare l'attività libero-professionale intramuraria in regime ambulatoriale presso i propri studi, nei casi di carenza di strutture e di spazi idonei all'interno delle aziende ospedaliero-universitarie; che, secondo l'interveniente, detta norma, fissando un termine perentorio per l'esercizio dell'opzione in esame, non sarebbe legata da alcun nesso con il comma 7, in virtù del quale i medici universitari, al momento in cui effettuano la scelta, sono peraltro consapevoli degli effetti che ne derivano, apparendo altresì ragionevole che l'individuazione delle strutture destinate all'attività assistenziale esclusiva segua all'esercizio delle opzioni, in quanto esse vanno approntate tenendo conto sia del numero delle opzioni esercitate per l'attività intramoenia sia della tipologia della specializzazione dei medici universitari; che, ad avviso dell'Avvocatura, le censure riferite all'art. 5, comma 7, cit. , ed alle disposizioni ad esso sottese, sarebbero infondate, in quanto gli incarichi di direzione dei programmi del comma 4 sono stati ragionevolmente riservati ai medici universitari i quali, scegliendo il rapporto esclusivo, assicurano piena disponibilità per la loro realizzazione; che, secondo la difesa erariale, le norme censurate non violerebbero il principio di compenetrazione tra attività assistenziale ed attività didattica e di ricerca in riferimento ai medici universitari che scelgono il rapporto non esclusivo, sia perché essi continuano a svolgere l'attività di ricerca e didattica strumentale rispetto a quella assistenziale, sia perché, applicando correttamente i principi della legge-delega, sarebbe stata realizzata una convergenza delle strutture sanitarie ed universitarie, attribuendo priorità all'assistenza sanitaria, ossia alla salute del singolo e della collettività, e ragionevolmente sarebbe stato stabilito che essi rispondano delle attività assistenziali al direttore generale dell'azienda ospedaliero-universitaria, restando ferma la previsione del rettore quale referente per l'attività didattica e di ricerca, cosicché, sotto tale profilo, le censure sarebbero inammissibili, in quanto i rimettenti contrappongono al modello di rapporto tra università e Servizio sanitario nazionale (di seguito: Ssn) un modello differente, che involge una scelta riservata alla discrezionalità del legislatore;