[pronunce]

3.4.- Ulteriore profilo di incostituzionalità presenterebbe il comma 5 dell'art. 1-bis, nella parte in cui stabilisce che le determinazioni assunte “a seguito di esame della conferenza programmatica, costituiscono variante agli strumenti urbanistici”. Detta previsione normativa eliderebbe, infatti, secondo la ricorrente, le competenze regionali in materia di adozione degli strumenti urbanistici incidendo sulla materia urbanistica rimessa alla potestà legislativa ed amministrativa regionale ai sensi degli artt. 117 e 118 della Costituzione. La legge avrebbe dovuto, invece, prevedere un dovere di adeguamento dei piani e programmi regionali e dei piani urbanistici locali alla pianificazione idrogeologica compatibilmente con le caratteristiche degli stessi piani di bacino che, come sottolineato nella sentenza n. 85 del 1990 di questa Corte, afferma la ricorrente, non potrebbe incidere sulle competenze urbanistiche. 3.5.- Il secondo ordine di censure investe l'art. 2, commi 1 e 2, della legge n. 365 del 2000, per violazione degli artt. 5, 117, 118, nonché 3, 44, secondo comma, e 97 della Costituzione. La ricorrente osserva che la materia relativa al “taglio dei boschi” in zone con vincolo idrogeologico è stata trasferita alle Regioni con d.P.R. n. 11 del 1972 [art. 1, lettera n)] e d.P.R. n. 616 del 1977 (art. 69, comma 5) e sarebbe stata disciplinata, nello specifico, con legge regionale 4 settembre 1981, n. 10; quest'ultima, in particolare, avrebbe delegato le relative competenze alle comunità montane e alle province. Da qui il contrasto con gli artt. 117 e 118 della Costituzione. La complessità della procedura amministrativa - la cui osservanza sarebbe imposta anche per le usuali operazioni di cura e di manutenzione degli alberi - costituirebbe, inoltre, osserva la regione, “un disincentivo alle attività di manutenzione delle aree boschive, con l'effetto di produrre un risultato contrario a quello costituzionalmente previsto a favore delle zone montane, a norma dell'art. 44, secondo comma, e con violazione del principio di buon andamento”. Infine, la ricorrente sottolinea la mancanza di razionale giustificazione all'assoggettamento allo speciale procedimento disciplinato dalla norma impugnata soltanto dei cittadini delle regioni colpite dalle calamità idrogeologiche cui si riferisce il decreto legge n. 279 del 2000. 3.6.- Il terzo ordine di censure riguarda, infine, gli artt. 6-bis e 6-ter del d.l. n. 279 del 2000, inseriti in sede di conversione, con la legge n. 365 del 2000. Dette disposizioni, non essendo applicabili anche ad altri enti, determinerebbero, secondo la regione ricorrente, una evidente disparità di trattamento e una violazione dei principi di ragionevolezza e di buon andamento, in quanto non rinverrebbero alcuno “specifico e puntuale fondamento nelle finalità poste alla base dell'intervento d'urgenza del Governo”. Da qui il contrasto con gli artt. 3 e 97 della Costituzione. 3.7.- È intervenuta l'Avvocatura generale dello Stato ribadendo le argomentazioni difensive già esposte, in relazione alle prospettate censure relative all'art. 2 della legge n. 365 del 2000, nonché all'art. 6-bis del d.l. n. 279 del 2000. In ordine all'assunta illegittimità dell'art. 1-bis, comma 5, la difesa erariale sottolinea che il procedimento previsto, in particolare, dal comma 3 dello stesso art. 1-bis “per la presenza di tutti gli interessi coinvolti nelle scelte programmatorie, da un lato garantisce la leale collaborazione tra tutti gli enti esponenziali coinvolti e dall'altro assicura che tale leale collaborazione sia effettiva e trasparente”. 4.- Con ricorso notificato il 9 gennaio 2001 e depositato il successivo 16 gennaio, la Regione Friuli-Venezia Giulia, premesso di aver provveduto a disciplinare la “materia forestale” (legge 8 aprile 1982 n. 22 recante "Norme in materia di forestazione"; legge 30 settembre 1996, n. 38 recante "Disposizioni sul patrimonio immobiliare regionale"; legge 24 gennaio 1997, n. 6 recante "Proroghe di termini, modifiche ed integrazioni di leggi regionali"; legge 13 novembre 2000, n. 20 recante "Norme urgenti per la semplificazione dei procedimenti amministrativi, per l'adeguamento delle leggi in materia forestale, nonché per favorire la gestione dei boschi e le attività forestali"), denuncia, anzitutto, la illegittimità costituzionale dell'art. 1-bis, comma 5, - che disciplina “la variante agli strumenti urbanistici”- per contrasto con l'art. 4, numero 12, dello statuto regionale, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), che attribuisce alla Regione una potestà legislativa primaria in materia urbanistica. In proposito, si sottolinea come non può lo Stato effettuare direttamente il “coordinamento” con le scelte del piano regionale di sviluppo, del piano urbanistico regionale e della difesa ambientale idrogeologica; spetterebbe, infatti, alle Regioni “stabilire se talune determinazioni assunte da dati organi con date procedure, debbano costituire o meno variante agli strumenti urbanistici”. 4.1.- Si denuncia, inoltre, nel ricorso, l'illegittimità costituzionale dell'art. 2 della legge n. 365 del 2000 per contrasto con: a) l'art. 4, numero 1, dello statuto, in quanto inciderebbe sull'ordine di competenze degli uffici regionali; b) l'art. 4, numero 1-bis, dello statuto, il quale assegna alla Regione la potestà legislativa primaria in materia di ordinamento degli enti locali; c) l'art. 4, numero 2, dello statuto, che riserva alla regione una potestà legislativa primaria nel campo delle foreste. 4.2.- La predetta invasione della sfera di competenze della Regione sarebbe, altresì, in contrasto con l'art. 97 della Costituzione, “in quanto suscettibile di incidere sul buon andamento dell'azione amministrativa: il che concorre a produrre una violazione pure dell'art. 8 dello Statuto regionale, relativo appunto all'autonomia amministrativa”. 4.3.- È intervenuta l'Avvocatura generale dello Stato, riprendendo il contenuto degli atti difensivi già riportati con riferimento alle singole censure di illegittimità costituzionale prospettate dalla Regione ricorrente. 5.- Con ricorso notificato il 19 gennaio 2001 e depositato il successivo 17 gennaio, la Regione Lombardia chiede che venga dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'1-bis del d.l.