[pronunce]

n. 502 del 1992, nella parte in cui stabiliscono che l'opzione tra attività libero-professionale intra ed extra moenia deve essere effettuata entro un termine svincolato dalla preventiva predisposizione delle strutture necessarie allo svolgimento dell'attività intramuraria, violerebbe gli artt. 3 e 97 della Costituzione, poiché realizzerebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra due parti di un rapporto di natura privatistica, in contrasto con il canone di ragionevolezza e coerenza dell'ordinamento; che, ad avviso del Tribunale di Grosseto e del Tribunale di Camerino, l'art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 49 del 2000, stabilendo un termine eccessivamente breve per l'esercizio dell'opzione in oggetto e l'art. 15-quater, comma 4, del d.lgs. n. 502 del 1992, disponendo che soltanto la scelta per il rapporto di lavoro non esclusivo è reversibile, rispettivamente violerebbero il principio di buon andamento e di ragionevolezza (art. 97 della Costituzione) e realizzerebbero una ingiustificata disparità di trattamento tra due fattispecie omologhe; che, infine, secondo il Tribunale di Camerino, l'art. 15-quinquies comma 10, del d.lgs. n. 502 del 1992 e l'art. 72 della legge n. 448 del 1998, "siccome richiamato sul punto" dalla prima norma, prevedendo che la scelta del rapporto non esclusivo comporta una decurtazione del 50 della retribuzione variabile di posizione e l'eliminazione totale della retribuzione di risultato, violerebbero l'art. 76 della Costituzione, dato che l'art. 2, comma 1 lettera q) della legge 30 novembre 1998, n. 419, non autorizzava il Governo a stabilire un trattamento deteriore in danno dei dirigenti medici che hanno scelto il rapporto non esclusivo; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in quattro dei cinque giudizi, chiedendo che le questioni siano dichiarate infondate; che, ad avviso della difesa erariale, le censure degli artt. 15-quater commi 2 e 3, e 15-sexies del d.lgs. n. 502 del 1992 inesattamente ritengono l'opzione in esame condizionata dalla preventiva predisposizione delle strutture per l'esercizio dell' attività libero-professionale intramuraria, omettendo di considerare il complesso di disposizioni che ne garantisce l'approntamento ed attribuisce ai dirigenti medici la facoltà di svolgerla nei propri studi privati (in particolare, art. 72, comma 11, della legge n. 448 del 1998; art. 7 del d.P.C.m. del 27 marzo 2000; art. 3 del d.lgs. 28 luglio 2000, n. 254); che peraltro, secondo l'Avvocatura, i dirigenti medici devono scegliere tra due tipi di rapporto di servizio - esclusivo e non esclusivo - avendo piena consapevolezza del differente status correlato a ciascuno di essi; che, nei giudizi promossi dal Tribunale di Grosseto e dal Tribunale di Camerino, si sono costituite le parti private, chiedendo l'accoglimento delle questioni, facendo sostanzialmente proprie le argomentazioni delle ordinanze di rimessione, ribadite nelle memorie depositate in prossimità dell'udienza pubblica; che, nel giudizio promosso dal Tribunale di Bari, si sono costituiti con atto depositato il 9 gennaio 2002 il ricorrente e la Società oftalmologica italiana, intervenuta nel processo principale, chiedendo l'accoglimento delle questioni. Considerato che i giudizi, avendo ad oggetto, in gran parte, le stesse norme, in riferimento a parametri in larga misura coincidenti e sotto profili sostanzialmente analoghi, vanno riuniti per essere decisi con un'unica pronuncia; che, preliminarmente, deve essere dichiarata inammissibile, per tardività, la costituzione delle parti nel giudizio promosso dal tribunale di Bari, in quanto effettuata oltre il termine perentorio stabilito dall'art. 25 della legge 11 marzo 1953, n. 87, computato secondo quanto previsto dall'art. 3 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale (tra le molte, ordinanza n. 394 del 2001); che, ancora in linea preliminare, occorre ricordare che il d.lgs. n. 229 del 1999, nel modificare numerose norme del d.lgs. n. 502 del 1992 aventi ad oggetto la disciplina del rapporto di lavoro dei dirigenti medici del S.s.n. , aveva, tra l'altro, disposto, all'art. 15-bis comma 3, che "sono soppressi i rapporti di lavoro a tempo definito per la dirigenza sanitaria"; che, successivamente, l'art. 1 del d.l. 7 febbraio 2002, n. 8, convertito nella legge 4 aprile 2002, n. 56, ha modificato lo stesso art. 15-bis comma 3, del d.lgs. n. 502, il quale ora appunto stabilisce che "a far data dal 31 dicembre 2002 sono soppressi i rapporti di lavoro a tempo definito per la dirigenza sanitaria"; che la modifica della disposizione sopra richiamata, sopravvenuta a tutte le ordinanze di rimessione, potendo incidere sulle modalità e sulla tipologia dei rapporti di lavoro dei dirigenti medici dipendenti del S.s.n. , influisce sul complessivo quadro normativo di riferimento considerato dai giudici a quibus e, quindi, impone un nuovo esame della perdurante rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti al tribunale di Grosseto, al tribunale di Piacenza, al tribunale di Camerino ed al tribunale di Bari. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, palazzo della Consulta, il 20 giugno 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Capotosti Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 3 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola