[pronunce]

Sotto un diverso profilo, il giudice a quo invocherebbe una pronuncia «manipolativa o additiva in malam partem sotto il profilo sanzionatorio attuale e/o futuro nell'espiazione della detenzione domiciliare sostitutiva»; il che renderebbe le questioni inammissibili, non essendo consentito a questa Corte - per il rispetto del principio di riserva di legge enunciato dall'art. 25, secondo comma, Cost. - «creare nuove fattispecie criminose o [...] estendere quelle esistenti a casi non previsti, oltre che [...] incidere in pejus sulla risposta punitiva o su aspetti comunque inerenti alla punibilità». 2.2.- Le questioni sarebbero, comunque, manifestamente infondate. Richiamata diffusamente la giurisprudenza costituzionale relativa al controllo di conformità tra norma delegante e norma delegata, l'interveniente sostiene che l'introduzione della detenzione domiciliare sostitutiva, realizzata dal d.lgs. n. 150 del 2022, sarebbe conforme all'art. 76 Cost., «non esondando affatto» dai principi e criteri di delega di cui all'art. 1, comma 17, lettere d), f), e n), della legge n. 134 del 2021, letti alla luce del «complessivo contesto normativo» nel quale essi si inseriscono. La riforma preconizzata dalla legge n. 134 del 2021 sarebbe infatti costruita sugli «assi portanti» della rivisitazione delle tipologie sanzionatorie e della connessa estensione dell'ambito applicativo della sostituibilità della pena detentiva; dell'emancipazione delle pene sostitutive dalla sospensione condizionale della pena; del riorientamento delle sanzioni sostitutive verso finalità più accentuatamente special-preventive. Proprio in ossequio a tali direttrici di fondo, la detenzione domiciliare sostitutiva si configurerebbe come «un istituto ontologicamente diverso dall'omologa misura alternativa da cui si distingue per natura giuridica e disciplina», costituendo «una vera e propria pena irrogabile dal giudice della cognizione penale in sostituzione di pene detentive brevi destinata ad essere eseguita immediatamente dopo la definitività della sentenza senza essere sostituita dal giudice della sorveglianza», come invece avviene per la detenzione domiciliare quale misura alternativa. Coerentemente, la detenzione domiciliare sostitutiva sarebbe «caratterizzata da elasticità nei contenuti» e regolata in modo parzialmente diverso rispetto alla detenzione domiciliare quale misura alternativa, proprio in ragione della sua natura e funzione di pena sostitutiva della pena detentiva breve, in coerenza del resto con la delega legislativa che imponeva di mutuare la disciplina dall'omonima misura alternativa alla detenzione, ma solo nei limiti della compatibilità. Gli adeguamenti recati dalle disposizioni censurate sarebbero, in definitiva, coerenti con l'impianto complessivo della delega e con i suoi obiettivi di deflazione processuale e penitenziaria; né comporterebbero un'irragionevole disparità di trattamento rispetto al condannato che chieda di accedere all'omologa misura alternativa, in ragione sia della differenza del «complessivo regime giuridico», sia della garanzia di «un bilanciamento individualizzato con le esigenze di difesa sociale», scevro da «ogni tipo di presunzione soggettiva o oggettiva». 3.- Si è costituito in giudizio l'imputato nel giudizio a quo, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o manifestamente infondate. 3.1.- La parte richiama le linee programmatiche della riforma promossa dalla legge n. 134 del 2021, ossia la razionalizzazione del sistema penale mediante la previsione di pene non carcerarie, certe ed effettive; l'individualizzazione del trattamento sanzionatorio, in ossequio al principio rieducativo di cui all'art. 27, terzo comma, Cost.; il decongestionamento dell'apparato della giustizia penale e la riduzione delle tempistiche processuali. La riforma delle pene sostitutive mirerebbe precipuamente a dare attuazione a tali obiettivi, dando vita a un sistema nel quale, in fase di cognizione, l'imputato consentirebbe a «rinunciare alla sua libertà, "patteggiando" sulla pena sostitutiva» e andando incontro a una condanna che «verrà certamente eseguita», essendo la pena sostitutiva non sospendibile, né modificabile, in fase esecutiva, a differenza di quanto accade in relazione alle misure alternative alla detenzione, le quali verrebbero applicate al condannato solo diverso tempo dopo la definitività della condanna, e potrebbero comunque essere sospese o modificate. L'intervento del legislatore delegante avrebbe comportato una «profonda riconfigurazione dei tipi e dei contenuti delle sanzioni sostitutive nonché delle procedure di applicazione ed esecuzione, determinando il loro spostamento dal modello teorico delle "pene in difetto", connesse e dipendenti dalla pena carceraria di matrice retributiva, al modello del "sospensivo probatorio"», nel quale la pena sarebbe primariamente orientata a finalità non afflittive ma risocializzanti. In questo contesto, la detenzione domiciliare sostitutiva costituirebbe una «anticipazione dell'omologa pena alternativa», rispetto alla quale presenterebbe «profili risocializzativi più spiccati», comportando per l'interessato la possibilità di fruire di un periodo minimo di permanenza fuori dal domicilio per provvedere alle indispensabili esigenze di vita e salute, così promuovendo l'autoresponsabilizzazione e, al contempo, la preservazione dei legami familiari e sociali. Sarebbe inoltre necessaria l'elaborazione di un programma di trattamento per il tramite degli Uffici di esecuzione penale esterna. 3.2.- Tutto ciò premesso, la disciplina della detenzione domiciliare sostitutiva, introdotta dalle disposizioni censurate, non violerebbe in alcun modo gli artt. 3 e 27 Cost. In primo luogo, i meccanismi "premiali" connessi alla detenzione domiciliare sostitutiva sarebbero stati introdotti - al precipuo fine di «garantire uguaglianza in concreto e incrementare il fine risocializzativo e rieducativo della pena» - proprio per incentivare la scelta di tale pena sostitutiva «effettiva e certa», rispetto all'omologa misura alternativa alla detenzione, che invece non sarebbe «certa nei tempi e nei modi». La previsione di diverse modalità di esecuzione e di una differente tutela penale per la violazione delle prescrizioni rispettivamente connesse alla detenzione domiciliare sostitutiva e a quella alternativa sarebbe dunque conforme al principio di uguaglianza, oltre che a quelli del giusto processo, non essendo comparabili lo status dell'imputato che, in fase di cognizione, chieda la sostituzione della pena e quello del condannato in via definitiva che chieda di accedere a una misura alternativa alla detenzione. La pena sostitutiva poi, proprio per le sue caratteristiche, rivitalizzerebbe i fini risocializzativi e rieducativi della pena, sicché non si configurerebbe alcuna violazione dell'art. 27 Cost. 3.3.- Sarebbe altresì manifestamente infondata la censura prospettata in riferimento all'art. 76 Cost., alla luce della giurisprudenza costituzionale, secondo cui, ai fini della valutazione circa la sussistenza del vizio di eccesso di delega, le norme della legge di delegazione che determinano i principi e i criteri direttivi andrebbero interpretate tenendo conto del complessivo contesto normativo e delle finalità ispiratrici della delega.