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È chiaro che, senza una preselezione scritta, basarsi unicamente su una prova orale è certamente difficile. Noi ci rendiamo conto che la situazione straordinaria non poteva portare ad altra soluzione che a quella in esame, e semmai ci rammarichiamo che si sia aspettato tanto tempo per arrivare a essa, perché le prove avrebbero dovuto svolgersi a dicembre e non nella prossima primavera. Ciò nonostante, la nostra preoccupazione su alcuni aspetti rimane, e ne facevano cenno anche altri colleghi prima di me, in particolare - mi rivolgo al Governo, perché in sede di decreto di attuazione ne tenga conto - riguardo alla omogeneità di valutazione su tutto il territorio nazionale dei candidati. Inoltre, le sottocommissioni ridotte a soli tre componenti certamente pongono un ulteriore problema di omogeneità di valutazione. Non c'è dubbio che i candidati abbiano il diritto di essere valutati, ma hanno anche il diritto a una selezione seria, oggettiva e uniforme su tutto il territorio nazionale: ciò che le regole che stiamo provando non ci garantiscono. Anche l'idea di predisporre anticipatamente un numero - decidete voi se duecento, trecento, quattrocento, cinquecento, mille - di quesiti, sui quali poi le sottocommissioni si basano per poter formulare le domande ai candidati, secondo me deve essere seriamente presa in considerazione, proprio per evitare i quesiti fai da te che a quel punto potrebbero contenere tutto e il contrario di tutto. Questo è un primo punto su cui bisognerà porre molta attenzione. Un altro punto sul quale, signor Sottosegretario e signor relatore, non capisco sinceramente perché vi siate così irrigiditi è la durata dell'esame. Come già hanno sottolineato molti colleghi - poi hanno ritirato tutti gli emendamenti, perché hanno trovato una posizione contraria da parte del Governo - già la durata della prima prova è breve. Il quesito non può essere semplice, ma deve essere complesso e deve permettere al candidato di dimostrare di saper ragionare sul diritto e sulla materia, oltre che conoscerla. Un conto è conoscere la nozione, altro conto è saper ragionare intorno alla nozione e alla conoscenza delle regole, che non sono certo la soluzione del problema bensì lo strumento di ragionamento per risolverlo. Trenta minuti per predisporre una risposta potrebbero oggettivamente essere pochi, anche se vengono calcolati dal momento in cui il quesito è posto. Forse sarebbe stato più opportuno prevedere un termine maggiore, non tanto per la risposta (mezz'ora può andare benissimo), quanto per lasciare un po' più di tempo al candidato per l'approfondimento e per l'esame attraverso i codici commentati con la giurisprudenza, attraverso anche la possibilità di prendere appunti. Non credo che sarebbe stato un problema così insormontabile lasciargli ulteriore tempo a disposizione. Sono ancora più preoccupato per la seconda prova, perché si deve svolgere in quarantacinque minuti, al massimo in un'ora. Già questo termine per cui, scaduti i sessanta minuti, si debba a chiudere e mandare via il candidato mi sembra contrario alla logica di un esame di questo genere. Tuttavia, nella seconda prova, da quarantacinque a sessanta minuti, in cui si deve interrogare il candidato, bisogna avere una risposta che - lo ripeto - non può essere nozionistica, perché stiamo parlando di una professione di rilievo costituzionale; stiamo parlando di avvocati, e cioè di professionisti ai quali i cittadini devono affidare la tutela di loro diritti costituzionalmente garantiti, che si tratti di penale o di civile. Pensiamo davvero, signor Sottosegretario, di poter valutare la capacità professionale dei candidati su sei materie in quarantacinque minuti, tempo che comprende anche la formulazione della domanda, lasciando quindi al candidato sette minuti al massimo per poter argomentare e fare il proprio ragionamento? Ci dovete allora dire che si tratterà semplicemente di domande simili a quelle di un quiz o poco più, e quindi di domande nozionistiche, perché in circa sette minuti non credo si possa sviluppare chissà quale argomento, soprattutto quando si è anche sottoposti a un qualche stress emotivo. Pertanto, anche da questo punto di vista credo ci si sia irrigiditi tanto e - lo ripeto - in modo per me incomprensibile. Lo dico chiaramente perché stiamo parlando non certo di ideologia, ma di buon senso, che ci deve portare a far sì che anche in condizioni eccezionali sia garantita la massima serietà possibile alla prova e, con tempi così rigidi e predefiniti, certamente credo che qualche dubbio sia legittimo. Invito quindi il Governo a rifletterci ulteriormente. Nonostante tutto ciò e rammaricandoci del fatto che si giunga così in ritardo a trovare una soluzione, esprimiamo il nostro voto favorevole sul provvedimento in esame, perché ribadisco ancora una volta che la nostra è certamente una opposizione propositiva e seria, che mira a contribuire a risolvere i problemi ogni qualvolta ci è consentito offrire il nostro contributo, attraverso il dialogo e il confronto, se pur da posizioni diverse (Applausi) . MIRABELLI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, io penso che oggi approviamo un provvedimento importante e non scontato, che pone fine - questa è la cosa più importante - a una situazione di incertezza che riguarda concretamente la vita professionale e le prospettive di 26.000 persone candidate all'esame di Stato per l'avvocatura. Abbiamo esaminato il provvedimento in una collaborazione positiva tra Governo e Parlamento e lo abbiamo fatto in fretta: raramente passano quindici giorni dall'emanazione di un decreto-legge alla sua approvazione in una delle due Camere. E lo facciamo per mettere al più presto il Governo nelle condizioni di fissare velocemente la data dell'esame di Stato. Lo facciamo - ripeto - lanciando un messaggio positivo che le istituzioni unitariamente, superando anche le divisioni e le differenze, mettono al primo posto: la necessità di rispondere a quell'esigenza, a quel bisogno che tanti ragazzi e tante ragazze ci hanno manifestato negli ultimi mesi. Il decreto-legge interviene in emergenza e tale va considerato. Questo provvedimento si spiega solo perché vogliamo rendere possibile l'esame di Stato per quei 26.000 giovani che non hanno potuto sostenerlo in questi mesi a causa della pandemia. Stiamo per approvare un provvedimento che mette in condizioni di sostenere l'esame con modalità innovative ma non più ripetibili. E credo che questo sia chiaro a tutti, compreso il Governo. Tuttavia, il provvedimento ha il merito di consentire lo svolgimento degli esami mantenendo uno standard di serietà e di rigore che garantisce prima di tutto che chi parteciperà e passerà l'esame avrà una professionalità adeguata per affrontare una carriera difficile ma - come è stato detto da molti - affascinante come quella dell'avvocato. Credo che la doppia prova orale, così come concepita, costituisca il sistema più convincente da mettere in campo per coniugare la garanzia di un esame realmente probante con i limiti di un esame che, a causa della pandemia, si deve fare da remoto.