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deve favorire la presenza delle donne nei ruoli apicali e incentivare i padri a farsi carico del lavoro familiare. Alle donne la metà del mondo, agli uomini la metà della famiglia: questo dev'essere il nostro Leitmotiv. Ciò può essere raggiunto favorendo l'occupazione femminile, aumentando le strutture di accudimento dei figli, premiando i congedi parentali presi dai padri e prevedendo quote di genere nella politica e nelle posizioni di vertice della pubblica amministrazione e delle imprese quotate in Borsa. La politica e soprattutto le donne in politica sono chiamate ancora a un grande impegno per sconfiggere la pandemia delle tante forme di violenza contro le donne. Sarà un cammino lungo, ma solo alla fine l'Italia potrà davvero definirsi un Paese civile e moderno (Applausi) . CONZATTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor ministro Bonetti, sottosegretario Castaldi, oggi è il 25 novembre 2020 e purtroppo siamo ancora in quest'Aula a ricordare le donne che non ci sono più, che sono state uccise, e quelle che ci sono ancora, ma soffrono, perché sono state gravemente maltrattate. Questo purtroppo è un fenomeno mondiale molto grave: l'Organizzazione mondiale della sanità, l'ha ammesso, scrivendo che è un problema di salute pubblica mondiale, perché in tutto il mondo almeno una donna su tre nel corso della propria vita subisce gravi forme di violenza e di mutilazione, fino a essere uccisa. Questo fenomeno è grave anche nei Paesi che dicono di essere Stati di diritto e cultori della libertà individuale, della democrazia e della libertà; sono anche Paesi dell'Unione europea, istituita sulla base dell'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea, che dice di basarsi sui valori della non discriminazione e della parità tra uomini e donne. L'Italia, uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea, presenta gravi fenomeni di violenza: dobbiamo ammetterlo e dobbiamo dirci che è una violenza strutturale, basata, com'è stato detto molto bene dalle mie colleghe, su una sperequazione di potere e di ruoli tra uomini e donne; è omogenea su tutto il territorio nazionale, trasversale e indipendente dal lavoro, dalla formazione e dal tipo di vita che le persone conducono; prescinde da tutto questo e si basa su una discriminazione nei rapporti tra uomini e donne. Questo è confermato dai dati che già oggi l'Istat ci offre, perché l'80 per cento delle donne non subisce violenza dagli estranei, come magari i luoghi comuni vogliono farci credere, ma dai propri familiari, dai propri amici, dal partner o dall'ex partner . In Italia fino al 2019 veniva uccisa una donna ogni due giorni e mezzo. Quest'anno, durante il lockdown, quando le donne sono state segregate in casa insieme agli uomini autori di violenza, abbiamo registrato un femminicidio ogni due giorni, quindi con una frequenza maggiore. Nel 70 per cento dei casi, i fatti di femminicidio avvengono in casa, in contesti domestici. Per questo motivo, la Convenzione di Istanbul parla di violenza domestica. Dobbiamo dircelo in maniera chiara e dobbiamo capire il fenomeno da affrontare, che riguarda 7 milioni di donne, ossia una donna su tre in Italia oggi, nell'anno 2020. Certo, è innegabile che sia stato fatto molto, però questi dati ci dicono che dobbiamo continuare a fare altrettanto o forse molto di più. La Convenzione di Istanbul è una pietra miliare sotto moltissimi profili. Nel 2011 è stata votata dal Consiglio d'Europa e ratificata in Italia nel 2013. Fornisce linee guida strategiche, che è fondamentale avere; ci dice chiaramente che la violenza sulle donne è una violazione dei diritti umani e una forma grave di discriminazione e indica la strada per contrastare la violenza di genere. Ci dà quattro linee guida strategiche e ci dice che bisogna attuare leggi sulla prevenzione, sulla protezione, sulla punizione e sulle politiche, cosa che stiamo facendo. Oggi lavoriamo sulla quarta P, ossia sulle politiche. Sulla prevenzione lavoreremo con altri disegni di legge che la Commissione sul femminicidio e le colleghe stanno preparando, perché bisogna lavorare nelle scuole di ogni ordine e grado, compresa l'università, che forma i giudici, gli avvocati, i giornalisti (così da non leggere più cose come quelle che abbiamo letto ieri su «Libero») , la classe dirigente che deve cambiare la cultura di questo nostro Paese, i pubblicitari, coloro che passano le immagini e coloro che devono formare una nuova coscienza critica in questo Paese. Quanto alla protezione, storiche sono le battaglie e l'importanza dei centri antiviolenza, mentre meno storico, ma molto efficace, è il ruolo dei centri per la rieducazione degli uomini maltrattanti. Dobbiamo dire chiaramente che, finché non agiamo sugli autori della violenza, non saremo capaci di debellarla. Sono gli uomini a dover cambiare il loro comportamento: la violenza è un loro problema. (Applausi) . In tema di punizione è stato fatto molto. Molti riconoscono che l'Italia ha un sistema giuridico completo. Anche con l'ultimo codice rosso sono stati integrati i reati che la Convenzione di Istanbul prevedeva, come il revenge porn , il reato di deturpazione del viso, il matrimonio coatto e le mutilazioni genitali femminili. Abbiamo un sistema giuridico completo, che naturalmente può essere migliorato. Molto c'è da fare sul capitolo delle politiche, che è quello su cui stiamo operando oggi. È chiaro che l'azione del Parlamento e del Governo può essere completamente efficace se basata su dati certi, completi e diffusi. Questo è quello che abbiamo scritto nel disegno di legge in esame. I dati raccolti a partire dai pronto soccorso, dalle Forze dell'ordine, dalle questure, dalla magistratura, dai centri antiviolenza e dai centri per gli uomini maltrattanti, devono confluire in un'unica grandissima banca dati che arriva all'Istat, la quali li rielabora e li consegna alla politica, affinché possa attuare le politiche migliori, più efficaci e mirate per contrastare questo fenomeno. Abbiamo bisogno di flussi continui di dati di grande qualità e accuratezza e completi a livello territoriale. Ci rendiamo conto che si tratta di una grandissima sfida, però possiamo agire efficacemente solo così, in quanto questa è una piaga enorme del nostro Paese. Possiamo fare tutto questo solo se ci diamo lo spazio, nel tempo, per non dire ogni volta che arriviamo in Aula: ancora un disegno di legge sulle donne; certo, ancora; fino a che non avremo attuato la Convenzione di Istanbul in tutte le sue quattro linee guida, non avremo finito di fare il nostro lavoro né di completare tutta l'azione strategica che ci serve per debellare la violenza in Italia. (Applausi) . Siamo pronti a lavorare duramente, giorno per giorno; è quello che stiamo facendo in Commissione femminicidio, con la guida, l'aiuto, la collaborazione e la grande unità di intenti del ministro Bonetti. Lo vogliamo fare ogni giorno, nell'intento di contrastare la violenza, a partire dalle parole e dai comportamenti violenti. Dobbiamo farlo tutti i giorni: non ci accontentiamo di farlo oggi, ricordando e celebrando; dobbiamo farlo tutti i giorni, come fanno le donne che soffrono;