[pronunce]

In primo luogo, la Regione eccepisce l'inammissibilità della censura relativa all'intero art. 1 della legge reg. n. 6 del 2011 in quanto dal contenuto del ricorso emergerebbe che solo il comma 1-quater è stato specificamente censurato. Pertanto, la questione dovrebbe essere circoscritta a quest'ultimo comma e dovrebbe essere dichiarata inammissibile nei confronti dei restanti commi introdotti dall'art. 1 della legge reg. n. 6 del 2011 per genericità e radicale assenza di qualsivoglia censura. A parere della Regione, anche la questione relativa alla parte del comma 1-quater dell'art. 1 della legge reg. n. 35 del 1986 che consente, in via eccezionale, la nuova ricerca ed estrazione delle sole pietre ornamentali dovrebbe essere ritenuta inammissibile «dal momento che anche avverso tale disposizione il ricorrente omette qualunque censura (ed invero nemmeno la richiama nella parte in diritto del ricorso)». La difesa regionale ritiene inammissibile anche la censura residua relativa alla norma impugnata, nella parte in cui, nel vietare l'esercizio di nuove attività di ricerca e coltivazione di minerali nei parchi regionali e comunali, non prevede, allo stesso tempo, alcun divieto per le attività già in essere, consentendone, pertanto, la prosecuzione. La censura sarebbe inammissibile perché sembrerebbe concretizzarsi in una tardiva impugnazione della normativa regionale del 1996 che consentiva l'attività estrattiva, affidando all'Ente parco il potere di esprimere parere vincolante sui «progetti delle attività estrattive di minerali ed inerti» da attuarsi nell'ambito del parco medesimo (art. 19, comma 3, lettera b, legge reg. n. 42 del 1996). La nuova disciplina introdotta non fa che interdire nuove autorizzazioni relative alle attività estrattive senza nulla disporre in relazione a quelle già in essere. Ne deriverebbe l'inammissibilità della censura perché costituirebbe un tentativo di impugnare tardivamente una norma permissiva che a suo tempo non era stata oggetto di contestazione. Inoltre, il ricorso sarebbe inammissibile anche per difetto di interesse in quanto, non essendo innovato il regime delle attività estrattive, un eventuale accoglimento della censura non cambierebbe la disciplina in vigore. Alla Regione sembra paradossale l'intera impugnazione dal momento che è rivolta verso una legge regionale che abroga il regime permissivo prima attribuito alle attività estrattive, in definitiva lamentando che prima della legge impugnata esse potessero essere consentite. Nel merito, comunque, la censura sarebbe infondata. La Regione, dopo aver precisato che la disposizione regionale impugnata disciplina unicamente l'estrazione di minerali e che non riguarda né permette in alcun modo l'attività di cava, ricorda che lo stesso art. 11, comma 4, della l. n. 394 del 1991, (richiamato dall'art. 22) consente deroghe ai divieti stabiliti dal comma 3. In sostanza, la legge regionale del 1996 (impropriamente contestata ora dal Governo) si era avvalsa della facoltà di deroga: una facoltà che la nuova legge ora sopprime. 2.1.-- La difesa regionale eccepisce l'inammissibilità anche della seconda censura, relativa all'art. 24 della legge reg. n. 6 del 2011, in quanto non sarebbe indicata la norma parametro che si assume violata, limitandosi il ricorrente ad un generico cenno al d.lgs. n. 152 del 2006 senza tuttavia invocare la violazione di norme specifiche. La censura sarebbe comunque infondata perché il Presidente del Consiglio dei ministri sembrerebbe essere incorso in un equivoco, dal momento che fa riferimento alle acque geotermiche utilizzate nell'ambito di attività industriali. Al contrario, per «acqua geotermica» si deve intendere un'acqua sotterranea ad elevata temperatura, utilizzata essenzialmente per scopi di riscaldamento, nell'ambito di circuiti chiusi. In tal senso la Regione ricorda che, proprio per le loro specifiche caratteristiche, le acque geotermiche - per espressa previsione del legislatore nazionale - rappresentano uno dei pochi casi in cui è ammessa la possibilità di scarico diretto in falda, in deroga al generale divieto di scarico diretto nel sottosuolo e nelle acque sotterranee (art. 104, comma 2, del d.lgs. 152 del 2006). La norma regionale contestata opera l'assimilazione alle acque domestiche solo con riferimento alle acque utilizzate per scopi geotermici che non siano state utilizzate nell'ambito dei cicli produttivi e che non abbiano subito trattamenti chimici. Alla luce di tali elementi, la previsione regionale risulterebbe conforme all'art.101, comma 7, del d.lgs. n.152 del 2006, il quale alla lettera e), prevede l'assimilazione alle acque reflue domestiche delle acque reflue «aventi caratteristiche qualitative equivalenti a quelle domestiche e indicate dalla normativa regionale». In tale senso, dunque, l'art. 24 della legge reg. n. 6 del 2011 si sarebbe limitato a dare attuazione ad una facoltà prevista dallo stesso legislatore nazionale e la censura sarebbe del tutto infondata.1.-- Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 18 luglio 2011 e depositato il successivo 26 luglio, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli articoli 1 e 24 della legge della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 19 maggio 2011, n. 6 (Disposizioni in materia di attività estrattive e risorse geotermiche), per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. Il ricorso ha ad oggetto due diverse norme della legge reg. n. 6 del 2011 che, secondo il ricorrente, violerebbero la competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema». 2.-- La prima censura riguarda l'art. 1, della legge reg. n. 6 del 2011 che ha modificato l'art. 1 della legge reg. 18 agosto 1986, n. 35 (Disciplina delle attività estrattive), aggiungendo il seguente comma 1-quater: «All'interno dei parchi regionali, comunali e intercomunali di cui alla legge regionale 30 settembre 1996, n. 42 (Norme in materia di parchi e riserve naturali regionali), è vietato l'esercizio di nuove attività di ricerca e di coltivazione delle sostanze minerali a eccezione di quelle relative alle pietre ornamentali comprese le cave di pietra ornamentale in sotterraneo, così come in aree di falde acquifere». 3.-- La questione sollevata è inammissibile. 3.1.-- Il ricorrente indirizza le sue doglianze nei confronti del fatto che il nuovo comma 1-quater dell'art. 1 della legge reg. n. 35 del 1986, aggiunto dalla legge reg. n. 6 del 2011, pur avendo introdotto il divieto di esercitare nuove attività di ricerca e di coltivazione di minerali nei parchi regionali e comunali, «non ha previsto alcun divieto per le attività già in essere consentendone, pertanto, la prosecuzione».