[pronunce]

2.8.- Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha svolto, a sostegno della declaratoria di infondatezza del ricorso, argomenti che ricalcano quelli illustrati nel giudizio introdotto con ricorso iscritto al n. 10 del registro ricorsi 2016 (si veda retro, punto 1.4.). Tali argomenti sono stati ripresi anche nella memoria illustrativa depositata in vista dell'udienza. 3.- Con ricorso notificato il 26-29 febbraio 2016, depositato il successivo 8 marzo e iscritto al n. 17 del registro ricorsi 2016, la Regione Veneto ha promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 219 e 228, della legge n. 208 del 2015, per violazione degli artt. 3, 97, 117, terzo e quarto comma, 118 e 119 Cost. e del principio di leale collaborazione, sancito dagli artt. 5 e 120 Cost. 3.1.- La parte ricorrente assume che l'art. 1, comma 219, applicabile anche al personale dirigenziale delle Regioni, contrasti con l'art. 117, terzo comma, Cost. La norma impugnata, difatti, non potrebbe essere annoverata tra gli interventi statali rivolti al coordinamento della finanza pubblica, poiché - come emerge dalla stessa relazione tecnica - non produrrebbe effetti di sorta sui saldi di finanza pubblica. Ad ogni modo, la norma in esame presenterebbe un carattere «puntuale ed esaustivo», incompatibile con i caratteri che dovrebbero contraddistinguere i princìpi di coordinamento della finanza pubblica. La norma impugnata confliggerebbe altresì con l'art. 117, quarto comma, Cost., poiché invaderebbe la competenza residuale delle Regioni nella materia "ordinamento e organizzazione amministrativa delle Regioni", che include anche la disciplina dei profili pubblicistico-organizzativi dell'impiego pubblico. Inoltre, la disciplina impugnata non contemplerebbe alcuna forma di raccordo con le Regioni, in violazione del principio di leale collaborazione consacrato dagli artt. 5 e 120 Cost. La ricorrente prospetta anche il contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost., sul presupposto che la disciplina censurata determini «una illegittima reformatio in peius del regime vigente per i dirigenti assunti dopo la data del 15 ottobre 2015 e prima dell'entrata in vigore della legge n. 208 del 2015, colpiti dalla risoluzione di diritto del proprio contratto, con una palese violazione del principio del legittimo affidamento [...] e del buon andamento della Pubblica amministrazione». Il contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost. inciderebbe sull'autonomia organizzativa della Regione, ridondando in lesione delle attribuzioni regionali di cui agli artt. 117, terzo e quarto comma, e 118 Cost. 3.2.- La Regione Veneto denuncia l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 228, della legge n. 208 del 2015, che consente alle Regioni e agli enti locali, per il triennio 2016-2018, di procedere ad assunzione di personale a tempo indeterminato di qualifica non dirigenziale nel limite di un contingente di personale corrispondente, per ciascuno di tali anni, ad una spesa pari al 25 per cento di quella relativa al medesimo personale cessato nell'anno precedente. Per il personale collocato in mobilità degli enti di area vasta e destinato a funzioni non fondamentali, la disposizione conferma le percentuali stabilite dall'art. 3, comma 5, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari), convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114: 80 per cento della spesa relativa al personale di ruolo cessato dal servizio nell'anno precedente per gli anni 2016 e 2017 e 100 per cento per l'anno 2018. La norma impugnata, per il biennio 2017-2018, deroga alla previsione che consente di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato nel limite del 100 per cento della spesa relativa al personale di ruolo cessato dal servizio nell'anno precedente. Una tale possibilità è prevista dall'art. 3, comma 5-quater, del d.l. n. 90 del 2014 per Regioni ed enti locali "virtuosi", che abbiano, come la Regione Veneto, un'incidenza delle spese di personale sulla spesa corrente pari o inferiore al 25 per cento. Ad avviso della Regione ricorrente, la norma impugnata, con automatismo illegittimo, «non proporzionato e incongruente sotto il profilo della connessione razionale e della necessità», senza tener conto della situazione dell'ente pubblico dal punto di vista della dotazione di personale, limiterebbe la capacità organizzativa di una Regione "virtuosa", in misura non giustificata dall'esigenza di riassorbire il personale riallocato degli enti di area vasta. Pertanto, la norma contrasterebbe con gli artt. 3 e 97 Cost., con «lesione dell'autonomia costituzionalmente garantita alla Regione dagli artt. 117, III e IV comma, 118 e 119 Cost.». 3.3.- In prossimità dell'udienza, il 18 aprile 2017, la Regione Veneto ha depositato una memoria illustrativa, confermando le conclusioni già rassegnate nel ricorso. Quanto all'art. 1, comma 219, della legge n. 208 del 2015, la Regione Veneto esclude che possa configurarsi come intervento di coordinamento della finanza pubblica e ribadisce il rilievo che la previsione non avrebbe alcun effetto sui saldi finanziari e, in virtù del suo «carattere puntuale ed esaustivo», non lascerebbe alcuno spazio all'autonomia regionale. La disposizione censurata inciderebbe in maniera diretta sull'ordinamento e sull'organizzazione amministrativa delle Regioni, materia di competenza residuale regionale ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost. e comprensiva dei profili pubblicistico-organizzativi dell'impiego pubblico. Un ulteriore profilo di illegittimità costituzionale si coglierebbe nella mancata previsione di qualsiasi forma di concertazione e di raccordo con le Regioni, in contrasto con il principio di leale collaborazione, tutelato dagli artt. 5 e 120 Cost.: la Regione ricorrente richiama, a tale riguardo, le enunciazioni della sentenza n. 251 del 2016, che ha ritenuto doverosa, in ragione delle molteplici interferenze con le competenze regionali, l'intesa in sede di Conferenza unificata. La Regione registra la mancata attuazione della riforma della dirigenza pubblica, che farebbe venir meno il carattere transitorio del "blocco" delle assunzioni dirigenziali, disposto dalla norma impugnata «[n]elle more dell'adozione dei decreti legislativi attuativi degli articoli 8, 11 e 17 della legge 7 agosto 2015, n. 124 [...]».