[pronunce]

e) diversamente, il ius variandi delle aliquote speciali di tale imposta, concretamente esercitato dalla Provincia e da varie Regioni prima del periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2009, non si sarebbe potuto giustificare neppure con la "transitorietà" (addotta, invece, dal ricorrente) delle aliquote speciali, di volta in volta fissate dal legislatore per i periodi d'imposta anteriori; f) in ogni caso, le Regioni hanno il potere di ridurre (o, comunque, di modificare) le aliquote speciali quanto meno a far data dalla trasformazione dell'IRAP in tributo proprio regionale, cioè a decorrere dal 1° gennaio 2010 - in forza del disposto degli artt. 1, comma 43, della legge n. 44 del 2007 e 42, comma 7, del decreto-legge n. 207 del 2008 -, senza necessità di attendere l'emanazione una legge-cornice statale in tema di coordinamento della finanza pubblica; g) tale ultimo rilievo è confermato dall'art. 2, comma 2, lettera t), della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'art. 119 della Costituzione), il quale stabilisce, quale criterio direttivo per il Governo, l'«esclusione di interventi sulle basi imponibili e sulle aliquote dei tributi che non siano al proprio livello di governo. 2.2. - Quanto al censurato comma 1 dell'art. 56 della suddetta legge provinciale n. 2 del 2009, la Provincia autonoma deduce, a sostegno della propria richiesta di dichiarare non fondate le promosse questioni, che: a) la disposizione impugnata, come si desume dai riferimenti al «rimborso» ed alle «spese», si riferisce, in realtà, esclusivamente al comma 2 dell'art. 8-sexies del decreto-legge n. 208 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 13 del 2009 e, pertanto, attribuisce alla Giunta provinciale il potere non di determinare la quota di tariffa del servizio idrico integrato relativa agli oneri connessi agli impianti di depurazione (come invece erroneamente ritenuto dal ricorrente), ma soltanto i criteri e le modalità per la restituzione agli utenti della «quota di tariffa non dovuta riferita all'esercizio del servizio di depurazione»; b) comunque, anche ad interpretare la censurata disposizione nel senso indicato dal ricorrente, la violazione degli evocati parametri costituzionali sarebbe comunque esclusa, perché il potere della Giunta provinciale di individuare l'incidenza dei costi degli impianti di depurazione ai fini della determinazione della tariffa del servizio idrico integrato costituisce esercizio delle competenze legislative provinciali previste dallo statuto di autonomia in materia di acquedotti e di organizzazione dei servizi pubblici (art. 8, numero 17 e numero 19), di utilizzazione delle acque pubbliche e di igiene e sanità (art. 9, numero 9 e numero 10), di finanza locale (art. 80), nonché di programmazione dell'utilizzo delle acque e di difesa dell'inquinamento (art. 14, in relazione anche all'art. 5 del d.P.R. 22 marzo 1974, n. 381, per il quale, a séguito del trasferimento alle Province autonome del demanio idrico - ai sensi dell'art. 8, primo comma, lettera e, del d.P.R. 20 gennaio 1973, n. 115 - , tali Province esercitano tutte le attribuzioni inerenti alla titolarità di tale demanio, ivi comprese quelle concernenti la polizia idraulica e la difesa delle acque dall'inquinamento); c) in particolare, la indicata competenza della Provincia autonoma di Trento in materia di tutela delle acque e di servizi pubblici e, quindi, di servizio idrico (riconosciuta dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 412 del 1994 e n. 412 del 2001) nonché la circostanza che detta competenza è stata di fatto ampiamente esercitata dalla Provincia (artt. 54 e seguenti del decreto del presidente della Giunta provinciale 26 gennaio 1987 n. 1-41, recante «Approvazione del testo unico delle leggi provinciali in materia di tutela dell'ambiente dagli inquinamenti»; art. 9 della legge provinciale 15 novembre 1993, n. 36, recante «Norme in materia di finanza locale»; artt. 5 e seguenti del decreto del Presidente della Provincia 13 maggio 2002, n. 9-999/Leg. , recante «Disposizioni regolamentari per la prima applicazione in ambito provinciale di norme statali in materia di tutela dell'ambiente dagli inquinamenti, ai sensi dell'art. 55 della legge provinciale 19 febbraio 2001, n. 1») escludono che l'evocato parametro interposto costituito dal comma 4 dell'art. 8-sexies del decreto-legge n. 208 del 2008 sia applicabile alla Provincia autonoma di Trento e, pertanto, escludono in tale àmbito territoriale provinciale che al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sia riservato il potere di stabilire «con propri decreti i criteri ed i parametri» per la restituzione agli utenti della quota tariffaria non dovuta riferita all'esercizio del servizio di depurazione, sia (su proposta del COVIRI ed in coerenza con le previsioni dell'allegato al decreto del Ministero dei lavori pubblici, emesso d'intesa con il ministro dell'ambiente, del 1° agosto 1996, relativo al metodo normalizzato per la definizione delle componenti di costo e la determinazione della tariffa di riferimento del servizio idrico integrato); d) non solo nella Provincia autonoma di Trento non opera il servizio idrico integrato e la tutela dell'ambiente non è riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato (tanto che, in un precedente giudizio avente analogo oggetto, l'Avvocatura dello Stato non aveva invocato a parametro l'art. 117, secondo comma, lettera s, Cost., come risulta dalla sentenza della Corte costituzionale n. 335 del 2005), ma la garanzia - invocata dal ricorrente - di uniformi standards quantitativi e qualitativi della risorsa idrica può realizzarsi non attraverso la determinazione dei criteri per l'attuazione del comma 2 dell'art. 8-sexies del decreto-legge n. 208 del 2008 (costituente una mera norma organizzativa relativa alla gestione del servizio di depurazione), bensí, se mai, attraverso l'applicazione degli artt. da 73 a 146 del d.lgs. n. 152 del 2006. 3. - Con memoria depositata il 22 marzo 2010, l'Avvocatura dello Stato ha ribadito le proprie posizioni. 3.1. - In particolare, con riguardo al censurato comma 2 dell'art. 3 della legge provinciale n. 2 del 2009, sottolinea che: 1) la variazione dell'aliquota dell'IRAP («fino ad un massimo di un punto percentuale»), consentita alle Regioni dal comma 3 dell'art. 16 del d.lgs.