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Il suo è il Ministero delle pari opportunità. Pertanto, ampliamo il congedo parentale: la decurtazione del 70 per cento dello stipendio per le donne con figli da zero a sei mesi non le invoglia a rinunciare al lavoro perché, di fatto, a questo si può arrivare. Bisogna innalzarlo, quindi, almeno fino a tre anni. Investiamo in questo senso. Vengo a un'altra proposta. Per non soffermarci sul figlio, di cui può sembrare che, a volte, se ne faccia un uso strumentale - ma sicuramente non è così - perché non pensare anche all'assegno di maternità per le donne che scelgono di seguire i propri figli rinunciando chiaramente ad altro? Ogni scelta comporta una rinuncia. Dobbiamo ampliare lo spettro e dobbiamo mettere in condizioni le famiglie di poter scegliere l'intervento più consono alle proprie esigenze interne. Da un canto, mi congratulo e, dall'altro, concludo sottolineando un'ultima criticità sul piano del metodo più che del merito. Qualcuno ne sarà venuto a conoscenza. Nell'espletare i lavori relativi all'Atto Senato 1892, la Commissione lavoro non ha tenuto conto del parere espresso dalla Commissione finanze e tesoro. Nel parere si indicava - anche da parte della sottoscritta - l'opportunità di far riferimento a una variazione dell'ISEE. Pur non essendo il suo parere vincolante - lo sono solo i pareri della 1 a e della 5 a Commissione - la Commissione finanze e tesoro, per la sua natura sarebbe dovuta entrare nel merito del provvedimento in quanto si fa riferimento all'indice che dovrebbe valutare la ricchezza delle famiglie. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, signora Ministro, colleghe e colleghi, è importante che la proposta di sostegno alle famiglie e di contrasto alla denatalità attraverso l'assegno unico universale venga approvata proprio in questi giorni in cui sta arrivando l'ulteriore drammatico segnale sul fronte demografico dell'accentuazione del ribasso della natalità aggravata dalla crisi sanitaria. L'esito è un numero di nati ai minimi storici (404.000), che rende ancor più ampio il divario record rispetto ai decessi (meno 342.000). Dal 2008 questo trend negativo non si è mai arrestato, anzi ha accelerato la sua corsa e oggi siamo scesi al livello più basso di nascite. Siamo entrati in una fase di continua riduzione del numero delle potenziali madri e delle fasce centrali lavorative. Ecco perché è rilevante che si concretizzi il lungo percorso iniziato nel 2014 con la proposta di legge Lepri al Senato, ripresentata alla Camera nel corso di questa legislatura a prima firma Del Rio e approvata nel luglio del 2020. Ora, al Senato, tale disegno di legge è stato abbinato a una analoga proposta presentata dal senatore Nannicini: un percorso che, grazie anche al contributo della ministra Bonetti e in sinergia con i Gruppi parlamentari che si sono espressi, è arrivato al risultato di presentare un disegno di legge-delega per semplificare e potenziare le misure di sostegno per i figli a carico. È una questione che evidentemente riguarda il vero senso della parola futuro, che deve essere messa al centro del dibattito pubblico e dell'azione di Governo. Dice bene il professor Rosina quando parla di questa come della grande questione rimossa del nostro Paese. Eppure, conosciamo benissimo i costi economici e sociali di un rapporto sempre meno sostenibile tra popolazione anziana e giovani generazioni. In un quadro aggravato dall'enorme debito pubblico accumulato in questi anni, appare chiara l'esigenza di porre adesso, perché domani potrebbe essere troppo tardi, un freno a questo dramma demografico che rischia di compromettere il futuro del nostro Paese. Questo significa promuovere azioni per rendere meno insostenibili, sul lungo periodo, gli squilibri tra popolazione anziana e attiva. Se non si agirà in questa direzione, sarà impossibile promuovere crescita e benessere, rendere sostenibile il sistema di welfare e consentire a ciascuno la possibilità di realizzare progetti di vita, percorsi individuali, desideri, aspettative. Nei prossimi mesi saranno decisivi i nostri provvedimenti e le nostre scelte e saranno decisivi i decreti attuativi che dovremo emanare presto e bene. Dovremo saper sfruttare le possibilità offerte dal Next generation EU e dalle misure di sostegno per la promozione di progetti di cui l'assegno unico costituisce la prima parte. Dobbiamo cioè tenere insieme tre elementi importanti: l'investimento sulle opportunità formative e professionali delle nuove generazioni, le politiche familiari e un investimento sulle donne. Bisogna quindi rimettere al centro la scuola - abbiamo dati preoccupanti in merito alla dispersione scolastica, che ci vede ai primi posti in Europa, e una percentuale di laureati tra le più basse in Europa - e rimettere al centro le politiche per le famiglie, promuovendo la condivisione genitoriale dei ruoli di cura educativa. Dunque l'assegno unico universale è un passo importante che va integrato con uno strutturale potenziamento dei servizi per l'infanzia e con l'organizzazione del lavoro di cura per le persone fragili e non autosufficienti che ricade quasi sempre sulle spalle delle donne. Occorrerà rimettere al centro il tema dell'occupazione femminile, con sostegni concreti alle madri che lavorano, congedi parentali estesi ai padri, sgravi fiscali per il lavoro delle donne che non deve essere sempre il primo ad essere sacrificato. Due redditi consentono a una famiglia di guardare alla costruzione di un progetto di futuro con maggiore serenità. Non è un caso che i Paesi dove si fanno più figli sono oggi anche quelli con indice di occupazione femminile più alti. Si chiama giacimento di PIL potenziale: è quella quota di crescita in più che l'Italia potrebbe esprimere e che viene invece abbandonata in una sorta di miniera nazionale di risorse mai davvero sfruttate. Siamo arrivati a un incrocio paradossale di bassa partecipazione e bassa fecondità. Dovremmo costruire le condizioni perché non si abbia paura di perdere l'impegno di mettere al mondo una nuova vita. Così si può provare a superare la crisi demografica, come hanno fatto altri Paesi, come la Svezia e la Francia, riuscendo nell'inversione del trend . Oggi diamo un segnale positivo, di cui le famiglie hanno bisogno, che va nella direzione di mettere ordine tra le attuali forme di sostegno che il sistema riconosce alle famiglie e di corrispondere questo sostegno a tutti i contribuenti, autonomi o dipendenti. Sottolineo poi il principio della maggiorazione a partire dal terzo figlio e quella, fra il 30 e il 50 per cento in più, a seconda della gravità, prevista per i figli con disabilità. Oggi dunque compiamo un passo importante, ma non ancora sufficiente: se vogliamo arginare il declino demografico ed economico del Paese, serve un grande investimento sul capitale umano, sulle donne e sui giovani. Abbiamo l'opportunità di farlo e, se non sapremo coglierla, forse non ce ne saranno altre. È il momento di progettare il nostro futuro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giarusso. Ne ha facoltà. GIARRUSSO (Misto) .