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vantano un risultato d'esercizio negativo conseguito per quattro volte nel quinquennio precedente; abbiano come oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessari per il perseguimento delle finalità istituzionali dell'ente proprietario; risultino prive di dipendenti o abbiano un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti; abbiano partecipazioni in società che svolgono attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società partecipate o da enti pubblici strumentali; che, nel triennio precedente, abbiano conseguito un fatturato medio non superiore a 500.000 euro; nonostante ciò, gli enti territoriali hanno salvato sette società su dieci. Nonostante «su un totale di 4.603 società interessate dalla revisione, 1.719, il 37,35 per cento del totale, versano in almeno una delle situazioni che richiederebbero un intervento da parte degli enti proprietari», secondo la Corte dei conti. E che ci sono addirittura 119 società partecipate che non svolgono servizi di interesse generale e che presentano tutti e tre i profili di criticità, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del rapporto della Corte de Conti e conseguentemente, della situazione, a parere degli interroganti, fuori controllo; se intendano garantire il rispetto della legge vigente, spingendo gli enti locali a chiudere le partecipate fuori dai parametri di legge e accorpare i doppioni; se intendano impedire l'uso massiccio agli affidamenti diretti da parte delle società partecipate; se intendano impedire, finalmente, la promozione di strumenti finanziari da parte delle società partecipate. Atto n. 4-02331 DE VECCHIS Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nell'aprile del 2011 un gruppo di quindici persone ha "arbitrariamente invaso, al fine di occuparlo", l'ex cinema Palazzo, nel quartiere San Lorenzo di Roma, obbligando gli operai che vi stavano lavorando a lasciare l'edificio; come si legge nel capo di imputazione dei quindici accusati, fra cui l'attrice Sabrina Guzzanti, il deputato del Pd Marco Miccoli, l'ex consigliere capitolino di Sel Andrea Alzetta e l'ex leader dei centri sociali romani Nunzio D'Erme, la protesta si è protratta nel tempo trasformandosi in un'occupazione; l'immobile, che in passato aveva ospitato una sala da biliardo con proiettore, è, dal 2003, di proprietà della Area Domus SpA, società del gruppo Paoletti, che dal 2010 ne aveva disposto la locazione con contratto pluriennale ad una società per trasformarlo in una sala giochi; il legale della società ha provato a chiarire che la destinazione urbanistica dei locali consentiva di ospitare un cinema, un casinò, un supermercato, e che il 70 per cento della superficie sarebbe stato riservato a una vocazione ludico ricreativa a beneficio della cittadinanza. Ha anche ricordato che nel contratto di affitto era stato esplicitato l'impegno a bonificare i 150 metri quadrati d'amianto nel soffitto, come richiesto dalla Asl già nel 2006. Ha infine aggiunto che la società locataria era obbligata contrattualmente ad assumere a tempo indeterminato 27 persone necessarie a condurre la sala slot tra i padri di famiglia disoccupati del quartiere; sembra chiaro, quindi, che la struttura fosse già destinata ad essere un importante presidio sul territorio, con vocazione commerciale, ma anche molto sociale. Ma gli occupanti hanno arbitrariamente voluto scegliere un'accezione particolare, colorando, senza averne alcun titolo, questo luogo di aggregazione con colori politici, ospitando all'interno manifestazioni di pensiero unico e trasformandolo, di fatto, in un luogo di ritrovo per ammiratori e nostalgici delle Brigate Rosse; la scelta di un ristretto gruppo di persone di proseguire per anni nell'occupazione piuttosto che vigilare sul rispetto di tutti gli impegni sociali assunti in fase di contratto dalla società locataria, ha prodotto il risultato paradossale secondo cui la cittadinanza, che avrebbe dovuto trarre beneficio da questa operazione, per partecipare alle attività svolte nella struttura, è stata costretta necessariamente a rendersi complice di un politicizzato progetto abusivo a danno dei legittimi proprietari e locatari; pochi giorni fa, sono stati posti i sigilli all'edificio occupato dal 2011 su disposizione della corte d'Appello di Roma, ma dopo poche ore gli attivisti hanno fatto irruzione e sono rientrati nella struttura, chiamando a raccolta i vari centri sociali del territorio romano ed alcuni esponenti del mondo politico, si chiede di sapere alla luce della manifesta volontà di non rispettare le disposizioni giudiziarie, quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere nell'immediato per mettere fine ad una situazione abusiva che si protrae da anni, pilotata da un gruppo ristretto di persone, che ha arbitrariamente deciso di sostituire il proprio progetto a quello regolarmente autorizzato. Atto n. 4-02332 CIRIANI Ai Ministri dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: l'11 ottobre 2019 il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano ha approvato il disegno di legge provinciale n. 30 del 2019, recante «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea (Legge europea provinciale 2019)»; come risulta dal rendiconto di seduta consultabile all'interno del sito della Provincia autonoma di Bolzano, si è discusso alquanto animatamente sull'emendamento (poi approvato), presentato da Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit), che ha sostituito le parole «sistema territoriale altoatesino» con «Provincia di Bolzano» nell'articolo 1 della legge; nonostante tale modifica, nel testo in lingua tedesca della legge viene invece mantenuto l'aggettivo «Südtiroler», speculare al termine italiano «altoatesino», come originariamente previsto in commissione legislativa; tale decisione, seppur motivata con l'esigenza di una corretta definizione nell'emendamento, risulta di fatto incomprensibile ed inutile: lungi dal portare chiarezza alla norma genera la sensazione di un atteggiamento anti italiano e ha già portato ad innumerevoli polemiche sulla stampa nazionale e sul territorio: una sensazione, del resto, alimentata dal fatto che questa decisione si inserisce in un quadro storico e sopravviene in seguito a numerose questioni analogamente orientate in tale direzione, che si sono succedute nel corso del tempo; solo a titolo d'esempio si può citare la particolarità del regime di voto nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, che richiede la residenza per almeno quattro anni per acquisire tale diritto per le elezioni amministrative, l'annosa questione sul bilinguismo dei toponimi, le norme che di fatto escludono gli imprenditori italiani dalle agevolazioni, arrivando alla recente volontà espressa dal Parlamento dell'Austria di concedere anche la cittadinanza austriaca ai cittadini altoatesini di lingua tedesca, si chiede di sapere: