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Sulla base delle relazioni dei commissari straordinari e dei Presidenti delle province autonome nonché delle verifiche sugli interventi realizzati, l'UCIS presenta alla Cabina di regia di cui all'articolo 40 del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2018, n. 130, proposte operative di semplificazione e dirette a riprogrammare la tipologia e la localizzazione degli interventi al fine di elaborare congiuntamente il terzo ciclo di programmazione triennale. 19 (Criteri per la realizzazione degli interventi) 1 Gli interventi di cui ai Programmi e ai piani di azione annuale, regolarmente approvati, devono essere progettati e realizzati in funzione della salvaguardia dell'ambiente in tutti i suoi aspetti, nel rispetto delle prescrizioni per le zone sismiche e dei vincoli di carattere ambientale, ecologico, idrogeologico, forestale e paesaggistico, ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, della legge 6 dicembre 1991, n. 394, della legge 16 giugno 1927, n. 1766, del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267, della legge 7 agosto 1990, n. 241, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2016, n. 50, del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazioni per pubblica utilità, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, nonché delle direttive 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, e 2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, attuate, rispettivamente, dai decreti legislativi 3 aprile 2006, n. 152, e 23 febbraio 2010, n. 49. 2 All'atto della progettazione preliminare degli interventi devono essere esaminate le diverse soluzioni possibili tenendo conto espressamente, nella valutazione dei costi e dei benefici, dei costi e dei benefici di tipo ambientale e optando per la soluzione che realizza il miglior grado di integrazione tra i diversi obiettivi. Tra le differenti soluzioni e tecniche esaminate devono essere prese in considerazione anche quelle di ingegneria naturalistica e, nel caso in cui sia dimostrata l'uguale efficacia di tali soluzioni e tecniche rispetto a quelle tradizionali e più invasive, sono da preferire quelle che fanno riferimento ai princìpi di ingegneria naturalistica. 3 Per la formazione degli elenchi di interventi da inserire nel Programma, si fa riferimento alle proposte progettuali inserite nel ReNDiS e alla cartografia geologica del Servizio geologico d'Italia dell'ISPRA alla scala 1:50.000 e, laddove non esistente, il commissario straordinario o il Presidente della provincia autonoma o un loro delegato ne propone la realizzazione all'ISPRA per il tramite del delegato del Consiglio direttivo del Comitato di coordinamento geologico tra Stato e regioni. L'aggiornamento dei quadri conoscitivi deve essere garantito da una precisa correlazione con tutta la documentazione geologica, geotecnica e geofisica di progetto allegata alle normali pratiche edilizie, assicurando la realizzazione e l'aggiornamento di una cartografia di adeguato dettaglio a scala comunale di tipo geologico, geotematico e di microzonazione sismica per procedere alla pianificazione territoriale e urbanistica e adottando gli standard di acquisizione e di restituzione in uso presso l'ISPRA, eventualmente anche attraverso forme di collaborazione con le università. 4 Gli interventi sul reticolo idrografico non devono alterare il naturale equilibrio sedimentario del corso d'acqua, a meno che non siano espressamente autorizzati dalla competente Autorità di bacino idrografico o di bacino distrettuale in base a uno specifico programma di gestione dei sedimenti nel bacino idrografico. 5 Gli interventi di naturalizzazione, incluse la delocalizzazione di beni ubicati in aree ad alta pericolosità idraulica e la rimozione di manufatti che limitano la continuità tra alveo e piana inondabile, devono essere privilegiati, ove possibile, rispetto agli interventi di artificializzazione. 6 Per gli interventi sul reticolo idrografico e, in particolare, per la mitigazione del rischio idraulico, la relazione tecnica deve attestare e dimostrare con chiarezza, da parte di ciascun professionista per le sue competenze professionali, che l'intervento non comporta un aggravio del rischio idraulico a valle o a monte; la relazione deve essere presentata alla competente Autorità di bacino idrografico o di bacino distrettuale territorialmente competente, che ha sessanta giorni di tempo per esprimere il suo assenso o diniego ovvero per chiedere integrazioni o per suggerire modifiche all'intervento. L'autorità, con adeguata motivazione, può richiedere ulteriori trenta giorni per esprimere il proprio giudizio. Decorsi tali termini si intende formato il silenzio assenso. La richiesta di documentazione integrativa interrompe i termini di cui al presente comma. 7 In fase di progettazione dell'intervento, una perizia tecnica asseverata da un tecnico di settore iscritto all'albo professionale deve attestare la riduzione del rischio. 20 (Promozione delle tecniche di ingegneria naturalistica) 1 A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, nelle opere pubbliche è privilegiato l'uso di tecniche di ingegneria naturalistica, definite ai sensi del comma 2. 2 Ai fini di cui alla presente legge, per tecniche di ingegneria naturalistica si intendono: a le tecniche di rinaturazione finalizzate alla realizzazione di ambienti idonei a specie o a comunità vegetali e animali; b le tecniche che utilizzano piante vive, o parti di esse, quali materiali da costruzione, da sole o in abbinamento con altri materiali; c le tecniche che utilizzano materiali, anche solo inerti, infrastrutture e altri strumenti volti a garantire condizioni favorevoli alla vita delle specie animali. 3 Le tecniche di ingegneria naturalistica si applicano per la costruzione, la manutenzione o la ristrutturazione di opere o di lavori puntuali e di opere o di lavori diffusi, necessari alla difesa del territorio e al ripristino della compatibilità fra sviluppo sostenibile ed ecosistema, compresi le opere e i lavori necessari per attività botaniche e zoologiche. In particolare, tali tecniche consentono di: a limitare l'azione erosiva degli agenti meteorici; b garantire la stabilizzazione e il consolidamento delle opere eseguite; c accelerare i processi di reinserimento naturalistico delle aree di intervento, utilizzando le caratteristiche biotecniche di alcune specie vegetali quali la capacità di sviluppo di un considerevole apparato radicale e l'elevata capacità di propagazione vegetativa. 4 Le tecniche di ingegneria naturalistica perseguono i seguenti obiettivi: a tecnico-funzionali: riduzione del rischio di dissesto idrogeologico, consolidamento del terreno, protezione dall'erosione sia di pendii sia di corsi d'acqua, sistemazione idrogeologica diffusa del territorio e aumento della ritenzione delle precipitazioni meteoriche nonché stabilizzazione e consolidamento di scarpate in ambiti infrastrutturali;