[pronunce]

Dall'analisi del quadro normativo vigente, la Regione deduce che il demanio marittimo portuale, prima identificato con riferimento all'appartenenza dei beni, attualmente è individuato con riferimento alla natura delle funzioni esercitate, le quali restano attribuite allo Stato solo se connesse ad usi specifici di rilevanza nazionale (sicurezza della navigazione interna ed approvvigionamento energetico), mentre tutte le restanti funzioni sono attribuite alle Regioni, in applicazione del principio della sussidiarietà dell'azione degli enti centrali rispetto alle articolazioni periferiche. Rileva, altresì, che la recente modifica dell'art. 105 del d.lgs. n. 112 del 1998, intervenuta ad opera dell'art. 9 della legge 16 marzo 2001, n. 88 (Nuove disposizioni in materia di investimenti nelle imprese marittime), ha comportato che, dal 1° gennaio 2002, nei porti di rilevanza economica regionale ed interregionale le competenze in materia di amministrazione del demanio marittimo spettino alle Regioni, salvo che sussistano ragioni di tutela della sicurezza della navigazione interna, e con l'eccezione del settore dell'approvvigionamento d'energia, per il quale, stante la rilevanza di carattere nazionale, lo Stato mantiene le proprie competenze, che continueranno a far capo all'amministrazione marittima. Gli atti impugnati, invece, «forzando la portata del richiamo al d.P.C.m. 21 dicembre 1995», hanno confermato l'individuazione delle aree escluse, operata dal preesistente atto governativo. 3.4. — La Regione trae ulteriori argomenti a sostegno del sollevato conflitto di attribuzione dal combinato disposto dell'art. 105 del d.lgs. n. 112 del 1998, come da ultimo modificato, e dell'art. 4, comma 2, della legge n. 84 del 1994. Ad avviso della ricorrente, infatti, non può ritenersi che il più ampio conferimento di funzioni effettuato dal nuovo testo dell'art. 105 sia condizionato dall'emanazione del decreto ministeriale di classificazione dei porti di cui alla legge n. 84 del 1994. Il ritardo dell'amministrazione statale, quindi, non può tradursi in un effetto sospensivo dell'efficacia di una disposizione di legge ed impedire, di conseguenza, all'amministrazione regionale l'esercizio di poteri che, in base a quella stessa disposizione, le sono riconosciuti. La mancata emanazione del suddetto decreto sarebbe, invece, indice della mancanza di volontà di attrarre altri porti, che non siano quelli riservati per legge allo Stato, nell'ambito delle sue funzioni. 3.5. — La Regione sottolinea, inoltre, come le censure formulate sono ancora “più fondate” avendo riguardo al riparto delle attribuzioni tra lo Stato e le Regioni come risultante dal nuovo assetto sancito dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), e che nella materia de qua è già intervenuta la legge della Regione Toscana 1° dicembre 1998, n. 88 (Attribuzione agli Enti locali e disciplina generale delle funzioni amministrative e dei compiti in materia di urbanistica e pianificazione territoriale, protezione della natura e dell'ambiente, tutela dell'ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti, risorse idriche e difesa del suolo, energia e risorse geotermiche, opere pubbliche, viabilità e trasporti conferite alla Regione dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112). 3.5.1.— A seguito della recente riforma degli articoli 117 e 118 della Costituzione, infatti, il settore dei porti civili è stato demandato alla potestà legislativa concorrente delle Regioni, senza distinguere tra aree portuali aventi rilevanza economica regionale, ovvero nazionale o internazionale; nelle materie di competenza concorrente regionale spetta alla Regione allocare le funzioni amministrative, in capo agli enti locali, sicché gli atti impugnati priverebbero la Regione stessa «della potestà di disciplinare in via legislativa le modalità di esercizio delle relative funzioni amministrative e di allocarle in capo agli enti locali». 3.6.— In ordine al parere n. 767 del 2002 reso dalla seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato, la Regione rileva come l'interpretazione di esso offerta dal Ministero - nel senso che si devono considerare, a tutt'oggi, ascritti alla competenza statale tutti i porti menzionati nel d.P.C.m. 21 dicembre 1995, tra i quali risulta inserito il porto di Viareggio - non possa essere condivisa. 4.— Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto che il ricorso proposto dalla Regione Toscana venga dichiarato inammissibile, improponibile e comunque infondato. 5. — Ha spiegato intervento nel giudizio, con comparsa depositata presso la cancelleria di questa Corte il 3 gennaio 2006, la società Porto Turistico Domiziano, concessionaria di uno specchio d'acqua nel porto di Porto Santo Stefano, destinato ad ormeggio grazie a pontili mobili. La società ha dedotto l'inammissibilità e comunque l'infondatezza del conflitto sollevato dalla Regione Toscana. 6. — L'Avvocatura dello Stato, in prossimità dell'udienza, ha depositato memoria, con la quale ha ribadito le conclusioni già rassegnate alla Corte. 6.1. — La difesa dello Stato richiama, in particolare, il parere del Consiglio di Stato n. 767 del 2002, in cui ritiene si affermi la permanente valenza del d.P.C.m. 21 dicembre 1995 come strumento per individuare non solo le aree, ma anche i porti di prevalente interesse nazionale. In proposito la difesa erariale evidenzia come, anche se nel richiamato parere non sono forniti elementi per stabilire la prevalenza tra il d.P.C.M. del 1995 e l'asserita competenza regionale in materia di porti turistici, elementi chiarificatori si possano desumere dalla sentenza della Corte costituzionale n. 511 del 2002. 6.2. — L'Avvocatura dello Stato fa riferimento, altresì, al parere n. 2194, reso in data 16 ottobre 2002 dalla seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato, avente ad oggetto “riparto delle competenze in materia di concessioni di beni del demanio marittimo e zone marine ricadenti all'interno di aree marittime protette”, con il quale sarebbe stata affermata la sussistente competenza dello Stato in merito. 6.3. — Rileva, infine, come la competenza dello Stato, in ordine alla classificazione dei porti, si rinviene nell'art. 104, comma 1, lettera s), del d.lgs. n. 112 del 1998, la cui valenza appare confermata in ragione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale con la pronuncia n. 282 del 2002, laddove si specifica che, nella fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema di riparto delle competenze, anche ove si verta in tema di legislazione regionale concorrente, quest'ultima dovrà svolgersi nel rispetto dei principi fondamentali, comunque risultanti dalla legislazione statale già in vigore.