[resaula]

I nostri emendamenti e i nostri suggerimenti sono stati ignorati sia dal Governo sia dalla maggioranza, che ha votato contro se stessa e contro il buon senso. Comunque, nonostante queste perplessità, con spirito di collaborazione ai fini del rapido funzionamento della Commissione, sperando che non ci sia un rischio di stallo legato a difficoltà che di tanto in tanto si intromettono nel trovare un accordo tra le forze politiche ai fini dell'elezione del Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Liberi e Uguali all'articolo 2. (Applausi dei senatori De Petris ed Errani). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . TAVERNA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TAVERNA (M5S) . Signor Presidente, a causa di un malfunzionamento del dispositivo di voto elettronico, non sono riuscita a esprimere il mio voto nella precedente votazione, che voleva essere favorevole. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, rappresentati del Governo, nella storia repubblicana, a partire dalla terza legislatura, le Camere hanno sempre istituito una Commissione parlamentare avente lo scopo di analizzare le strategie messe in atto dalle diverse organizzazioni mafiose, seguendone l'evoluzione e approfondendo lo studio delle infiltrazioni nella vita sociale, politica ed economica del Paese e del loro radicarsi in aree diverse da quelle di tradizionale insediamento grazie, soprattutto nell'attualità, al metodo corruttivo, in aggiunta all'uso della forza, della violenza e dell'intimidazione. Se è vero, infatti, che nel corso degli anni le mafie hanno subìto significativi colpi grazie all'approvazione di importanti misure legislative di prevenzione e contrasto, all'opera encomiabile di magistratura e forze dell'ordine (come testimoniato, del resto, dall'arresto dei grandi capi e dal sequestro di ingenti patrimoni) e alla riduzione del consenso sociale, è altrettanto vero che i gruppi criminali italiani e stranieri continuano a esercitare un ruolo rilevantissimo, ormai non solo nella società italiana, ma, purtroppo, anche in Europa e nel mondo. Di assoluta gravità, a tale riguardo, è il fenomeno degli scioglimenti delle amministrazioni locali per infiltrazioni della criminalità organizzata. Negli ultimi cinque anni sono stati sciolti, nel complesso, 68 enti locali, di cui ben 32 nella sola Calabria, a conferma del fortissimo interesse dei clan mafiosi per le risorse gestite dai Comuni e dalle aziende sanitarie locali. Altrettanto preoccupante è la capacità della criminalità organizzata di estendere la propria sfera di influenza a numerosi settori dell'economia legale - dalle costruzioni, alla ristorazione, alla sanità, ai trasporti, alla gestione dei rifiuti, al gioco d'azzardo, alle scommesse, agli esercizi commerciali, al comparto immobiliare - reinvestendo così gli ingentissimi profitti ricavati dal traffico di stupefacenti e dalle altre attività illecite. Pertanto, è necessario e indispensabile proseguire in modo sistematico e continuativo nell'analisi e nella prevenzione delle attività criminali e delle illegalità, approfondendo ulteriormente le conoscenze finora acquisite e verificando in modo puntuale l'effettiva adeguatezza degli strumenti previsti dall'ordinamento, delle strutture esistenti e delle risorse attualmente disponibili nell'azione di contrasto alle mafie, che mi risulta siano sempre più diminuite. Il bisogno di una Commissione antimafia nel Paese c'è e i motivi sono assolutamente indiscutibili. A essere discutibili sono i poteri che la maggioranza ha voluto affidarle. Era semplice dotare la Commissione di poteri adeguati. Era semplice, perché bastava recepire il lavoro fatto dalla Commissione precedente - come ho già detto - quella presieduta dall'onorevole Bindi, che si è caratterizzata per un'intensissima attività di inchiesta, testimoniata non solo dall'elevatissimo numero di sedute, di missioni, di comitati di lavoro, ma anche dalle venti relazioni approvate sui diversi temi oggetto di approfondimento lungo tutto l'arco della legislatura, tra gli altri: il riutilizzo sociale dei beni confiscati, la trasparenza delle liste elettorali, i Comuni sciolti per mafia, i rapporti tra organizzazioni criminali e massoneria, il condizionamento dei mezzi di informazione, il gioco lecito e illecito, la situazione degli uffici giudiziari in Calabria. Proprio tenendo conto di questa relazione conclusiva della XVII legislatura (ribadisco ancora una volta che essa è stata votata all'unanimità), ho presentato il mio disegno di legge ed emendamenti al testo discusso in 1 a Commissione. Ma il tanto sbandierato cambiamento evidentemente riguarda anche le posizioni assunte dai Gruppi che ieri erano all'opposizione e oggi sono nella maggioranza, dato che molte di quelle valutazioni sono state disattese nel testo che oggi andiamo a votare. Ho già sottolineato, nella dichiarazione di voto sui singoli articoli, i punti cruciali che sono stati sottratti alla competenza della Commissione. Il primo punto riguarda alcune fondamentali prerogative della Commissione, essendo stata eliminata la possibilità di richiedere al Governo una relazione di valutazione dell'impatto che specifici progetti di legge in discussione possono rivestire con riguardo alle politiche di contrasto delle organizzazioni criminali. Oggi la valutazione dell'impatto delle leggi, anche da parte del Senato, è stata posta alla base di quello che può essere un modo ancora migliore per legiferare. Non si può che studiare l'impatto di una legge per poter sin dall'inizio prospettare le soluzioni che si vanno a regolamentare e le possibili conseguenze, anche negative, che talvolta nascono. Un'analoga relazione poteva essere richiesta all'Autorità nazionale anticorruzione con riferimento alle modalità di controllo degli appalti sulle opere pubbliche mediante condizionamenti mafiosi. Con riferimento al fenomeno delle infiltrazioni mafiose negli enti locali, poi, si disciplinavano diverse forme di interlocuzione con il Governo, allo scopo di consentire un costante monitoraggio, a livello parlamentare, anche dell'azione di ripristino della legalità svolta dalle commissioni straordinarie e dai commissari straordinari.