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Vi sono ritardi da colmare molto forti, quindi il riconoscimento della condizione di insularità e il suo inserimento, finalmente, anche in Costituzione, dopo la sua cancellazione con la riforma del Titolo V, è certamente un passo molto importante, un riconoscimento costituzionale dello svantaggio e un impegno della Repubblica al riequilibrio. Per questo voteremo molto convintamente a favore del disegno di legge in esame, in cui vi è davvero un impegno a sanare questo svantaggio e mettere in campo tutti i provvedimenti necessari per il riequilibrio. (Applausi) . FLORIS (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, ritengo necessario iniziare con un doveroso ringraziamento ai promotori dell'iniziativa popolare. Senza la mobilitazione di centinaia di militanti e senza le 200.000 firme, tra referendum e legge di iniziativa popolare, oggi non saremmo qui; firme raccolte sia in Sardegna, sia in Sicilia, sia nelle isole minori e persino in molti Comuni della penisola; firme apposte in modo consapevole e informato, grazie alla grande campagna mediatica fatta a livello locale in vari territori. Un ringraziamento particolare - permettetemelo - è rivolto al compianto Roberto Frongia dei Riformatori sardi di Massimo Fantola, presidente del comitato promotore della legge sull'insularità. Quello di Roberto Frongia è stato un lavoro assiduo e straordinario e devo dirgli grazie. Assieme a lui ringraziamo tutti i rappresentanti dell'associazionismo, della società civile e delle istituzioni, a partire dai sindaci, che numerosissimi in Sardegna - e non solo - hanno aderito all'iniziativa del movimento promotore. Un ringraziamento è rivolto anche ai partiti politici per il sostegno che hanno dato alle organizzazioni sindacali e datoriali. Grazie veramente a tutti loro. L'essere un'isola rappresenta un evidente svantaggio in un quadro ordinamentale che prevede talune forme di autonomia previste anche dalla Costituzione. Inserire - ovvero, inserirlo meglio di prima - il concetto di insularità nella Carta costituzionale rappresenta però ora una tappa fondamentale. Alle isole italiane sarà riconosciuto il diritto essenziale a colmare un evidente deficit nei confronti della penisola, che indicherà ai governi di non prendere decisioni che accentuino tale differenza. Il fatto che la Regione sarda abbia già uno statuto speciale, come del resto la Sicilia, che le consente di avere autonomia di entrate, evidentemente non basta, perché comunque si è soggetti a leggi nazionali, oltre che a vincoli comunitari, che spesso considerano aiuti di Stato le legittime richieste isolane. La diversità tra il vivere su un'isola e in un contesto nazionale è palese e non necessita di essere spiegata. Dico solo che diversi studiosi attribuiscono proprio all'insularità un deficit valutabile intorno al 20 per cento sull'economia isolana; inoltre, secondo altri studi il costo dell'insularità può essere quantificato in migliaia di euro pro capite all'anno (si parla di una cifra tra 3.000 e 5.000 euro). Tali studi non sono stati fatti in Sardegna, ma sono nazionali e suffragati anche da quelli che comunque sono stati fatti nella mia isola. Appare quindi evidente che bisogna mettere le isole nelle condizioni di competere alla pari con gli altri territori nazionali. Il nuovo testo dell'articolo 119 della Costituzione centra bene il tema in termini opportuni e appropriati e per questa ragione ringrazio i colleghi della 1 a Commissione per l'ottimo lavoro svolto. Il testo che andiamo ad approvare recita: «La Repubblica riconosce le peculiarità delle isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dalla insularità». Questo comma viene aggiunto dopo il quinto all'articolo 119 della Costituzione, che riguarda gli enti del territorio. Esso contiene ora una definizione persino più puntuale di quella che era presente al comma 3 del medesimo articolo fino al 2001, quando la Carta fondamentale fu modificata. Quel testo recitava: «Per provvedere a scopi determinati, e particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le Isole, lo Stato assegna per legge a singole Regioni contributi speciali». Pertanto, il testo che andiamo ad approvare ci fa tornare alla ratio e allo spirito dei Padri costituenti, che immaginavano un'Italia tutta uguale da Nord a Sud, isole comprese. Dobbiamo riconoscere che il testo in esame ci pare più puntuale e adatto allo scopo persino del disegno di legge di iniziativa popolare presentato, cui rimane il merito di aver portato il problema dell'insularità all'esame del Senato fino a farlo arrivare all'esame dell'Assemblea. Il tema è quello di colmare un divario economico. Il modo per farlo è promuovere le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità. Non si tratta quindi solo di garantire un'effettiva parità e un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili, come recitava il testo iniziale del disegno di legge di iniziativa popolare; si tratta di promuovere le misure che rimuovano gli svantaggi dell'essere un'isola, perché è proprio la rimozione degli svantaggi (economici e non solo) che implica un maggiore godimento dei diritti delle persone. Si tratta di una nuova Costituzione economica, che impegna il legislatore a tenere conto degli svantaggi di essere un'isola quando emana leggi ordinarie. In particolare, le norme di spesa e le disposizioni che riguardano il sistema fiscale dovranno tenere conto della norma costituzionale che impone di rimuovere gli svantaggi territoriali. A questo fine, l'importante è che siano annullati gli svantaggi dell'insularità e che si possa ripartire in competizione anche con le Regioni che ora sono più ricche. L'obiettivo è quello di partire tutti dallo stesso blocco di partenza, eliminando quindi gli svantaggi competitivi che ora sono evidenti a tutti, dalle infrastrutture all'energia, alle reti, alla sanità e ai collegamenti che oggi ci fanno restare indietro. Sono convinto che gli isolani ce la possano fare ripartendo da una situazione di parità e non di svantaggio, perché il riconoscimento dell'insularità significa ridurre gli oneri della discontinuità territoriale, con persone e merci che possano muoversi a minori costi, costruendo infrastrutture, reti e collegamenti a misura di Regione. Purtroppo, la questione della continuità territoriale ad oggi sembra tutt'altro che risolta, come ha ben detto il collega Marilotti nel suo intervento: non ci sono certezze per gli aerei, la continuità scade fra sette mesi; vediamo quello che succederà, si vola sicuramente con difficoltà, ma non è questo il momento di parlarne. La continuità non è solo quella tra l'isola e il continente, ma anche quella interna. Pensiamo all'assenza di elettrificazione delle ferrovie, dovrei dire, ma meglio parlare di un sistema ferroviario totalmente insufficiente o assente. E, ancora, vi sono l'assenza di autostrade, le ridotte infrastrutture in Sardegna e l'energia che costa più del resto d'Italia. Dobbiamo certamente dimenticare - o non dobbiamo farlo - che l'Italia fa parte anche dell'Unione europea.