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da allora è passato oltre un anno e nel bambino si è creata un'ulteriore difficoltà ad accedere alla figura materna, a riconoscerla nella specificità del suo ruolo di madre e ad avere un rapporto naturale con lei; dalle notizie giunte all'interrogante risulta, inoltre, che la situazione sta causando anche nella madre uno stato di apprensione e di ansia, aggravato dal fatto che il padre del bambino non le fornisce in tempo reale le indispensabili informazioni sulla salute del figlio e la scuola, contravvenendo alle disposizioni, e la tiene all'oscuro dell'andamento degli studi del bambino; quanto descritto si sta verificando nonostante le leggi internazionali e quella italiana in primis affermino che il bambino ha il sacrosanto diritto alla "genitorialità", intendendo, in tal modo, il rapporto con entrambi i genitori, fino ad un'eventuale sentenza definitiva del tribunale, cosa che nel caso specifico non è ancora avvenuta; l'articolo 155 del codice civile, rubricato "Provvedimenti riguardo ai figli", come modificato dall'articolo 1 della legge 8 febbraio 2006, n. 54, recante "Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli", dispone che: "Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale", mentre la legge 4 maggio 1983, n. 184, recante "Diritto del minore ad una famiglia", delinea un ampio sistema di misure finalizzate a tutelare l'interesse del minore a crescere e ad essere educato nel proprio nucleo familiare e il diritto soggettivo alla genitorialità, ormai pacificamente riconosciuto dalla giurisprudenza e dotato, secondo la Cassazione, di rilevanza costituzionale; è noto che il metodo dell'allontanamento del figlio dalla madre, detto "Transitional Site Program", si attua solo in caso di situazioni di grave alienazione parentale, e mai quando i problemi del minore sono generati esclusivamente, come nel caso specifico, da una grave conflittualità tra i genitori; se si fosse attuato quanto previsto dal consulente tecnico d'ufficio, vale a dire un incontro madre-figlio di un'ora e mezza, ogni 15 giorni, partendo da metà maggio ed arrivando a fine giugno, il bambino avrebbe visto la madre tre volte per un totale di quattro ore e mezza; ma ciò non è avvenuto e ad oggi la madre non riesce a vedere il bambino. Cosa che appare gravissima a tutti gli effetti; gli studi scientifici in questo ambito specifico, eseguiti a livello europeo e riportati su riviste scientifiche internazionali, dimostrano che i bambini allontanati da uno o da entrambi i genitori riportano spesso danni psicofisici, a cominciare da ritardi nell'apprendimento, disturbi che rientrano nella vasta casistica del DSA (disturbi specifici di apprendimento), quadri di intolleranza alimentare, con disturbi dell'alimentazione e della nutrizione, disturbi nel ritmo sonno-veglia e non raramente patologie di tipo dermatologico; il caso citato non è unico, come è possibile rilevare dalle riviste scientifiche di settore, che analizzano varie storie di bambini, che hanno subito una sorta di maltrattamento da abbandono, così come accade frequentemente che si deleghino ai servizi sociali, senza neppure aver accertato la specifica competenza, funzioni che sono di stretta competenza del tribunale, si chiede di sapere, soprattutto per salvaguardare la salute psicofisica del bambino, se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno avviare iniziative ispettive per accertare eventuali responsabilità sulla correttezza del lavoro svolto da tutti coloro, compresi i servizi sociali, che stanno gestendo il caso, pur nel rispetto dell'autonomia e delle prerogative dell'autorità giudiziaria. Atto n. 4-01034 BINETTI Al Ministro della giustizia Premesso che: in data 30 maggio 2018, nella seduta n. 8, è stato pubblicato un atto di sindacato ispettivo, a firma dell'interrogante (4-00182), rivolto ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali, che ad oggi non ha ottenuto nessuna risposta e che, integrato, si rivolge al Ministro in indirizzo, trattandosi di un problema che non ha avuto ancora soluzione; per quanto a conoscenza dell'interrogante, G.J. ha alle spalle una di queste storie, difficili da credere e da riassumere in poche linee; attualmente, GJ ha 14 anni e i suoi genitori sono separati da oltre 9 anni; dopo un lungo periodo di affidamento alla madre, due anni fa la bambina è stata trasferita in una casa famiglia a Roma, presso le suore Calasanziane. Motivo del trasferimento era la presunta indisponibilità della madre a facilitare gli incontri con il padre. In realtà, si trattava di incontri che la bambina allora rifiutava, avendo lei stessa parlato di azioni e comportamenti impropri da parte del padre nei suoi confronti; tornata a vivere con la madre nell'agosto 2016, ha potuto frequentare con successo la seconda media, trovando delle amiche e recuperando uno stile di vita sufficientemente normale per un'adolescente. Nel maggio 2017, alla vigilia degli esami, è stata prelevata e condotta in una nuova casa famiglia, la "Rosa Luxemburg" a Capranica (Viterbo), nella quale la ragazza fin dall'inizio ha mostrato visibili segni di sofferenza; oltre al distacco dalla casa materna, dalla sua stanza e dagli oggetti a lei cari, G. ha dovuto affrontare il cambio di scuola, con conseguente abbandono dei suoi amici e di tutti i rapporti costruiti in precedenza, le è stato limitato l'uso del cellulare, creandole un isolamento ancor più marcato e non è stato facile per lei stabilire nuove relazioni con i suoi coetanei per le peculiari condizioni di vita nella casa famiglia, mentre alla madre sono stati assegnati tempi contingentati e in qualche modo controllati, rendendo oggettivamente difficile avere un colloquio franco ed affettuoso con la figlia; la vicinanza del padre, che risiede a Carbognano (Viterbo), dove svolge un'attività professionale presso gli uffici del Comune, ha ulteriormente compromesso lo stato psicologico di G.J., affidata a lui con il parere positivo di persone che professionalmente dipendono dallo stesso Comune nel quale lavora; per una serie di malintesi, i fatti riferiti da G. in merito alla condotta del padre sono stati considerati come cose dette sotto l'influenza di una madre poco disponibile nei confronti del padre, facendo apparire quest'ultimo come vittima di accuse messe in bocca dalla madre alla figlia. Nonostante le ragioni che avevano indotto inizialmente ad affidare G. alla madre, la situazione è stata capovolta e la giovane è stata successivamente affidata al padre, con gravi effetti di disorientamento, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere iniziative volte a garantire ad un'adolescente che ha già accumulato nella sua giovane esistenza molteplici frustrazioni, che la frequentazione della scuola media superiore sia supportata da una relazione con la madre con cui instaurare un dialogo effettivo, attenuando in tal modo l'impatto psicologico ed emotivo scaturito dalle sofferenze subite. Atto n. 4-01035 MALPEZZI Ai Ministri della difesa e dell'interno Premesso che: