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già la Commissione Luiso (Commissione per l'elaborazione di proposte di interventi in materia di processo civile e di strumento alternativi), che ha elaborato le proposte di riforma, aveva sottolineato come nella normativa vigente i procedimenti in materia di persone, minorenni e famiglie fossero caratterizzati da un'elevata frammentazione e da discipline diversificate, a discapito della parità di trattamento e di orientamenti interpretativi uniformi; proprio nelle norme di diritto processuale della famiglia ci sono novità che rappresentano un importante superamento di disposizioni e orientamenti non più attuali, come non più attuale è l'idea che la famiglia sia un'isola che il mare del diritto deve solo lambire, una visione, di stampo cattolico-liberale, che aveva senso subito dopo la stagione dei totalitarismi, ma che oggi, invece, rischierebbe di consolidare squilibri sociali, lasciando in mano al più forte le dinamiche familiari; l'assetto delineato dalla legge delega prende in considerazione una famiglia in cui le componenti fragili, il minore e il coniuge più debole, sono titolari di veri e propri diritti soggettivi e le regole processuali sono coerenti con i principi del giusto processo; consegue l'obiettivo di massima celerità della risposta, sottesa alla necessità di tutela delle relazioni personali e familiari; risponde altresì al bisogno di specializzazione e di attenta valutazione del caso, nonché alla possibilità di riesame e revisione, ove occorra, da parte di un organo superiore collegiale; ritenuto che: la creazione di un unico Tribunale della famiglia, altamente specializzato, ha l'obiettivo di assicurare orientamenti interpretativi uniformi, assicurando maggiore prevedibilità delle decisioni; proprio la prevedibilità dell'esito dei procedimenti potrà ridurre il contenzioso, stimolare le parti a raggiungere accordi da concludere anche al di fuori delle aule giudiziarie, con incremento del ricorso alla negoziazione assistita in materia familiare; considerato che: come evidenziato anche dal Consiglio nazionale forense nel comunicato stampa del 30 maggio 2022 "con la riforma si compirà la realizzazione di un rito finalmente unico, con una rinnovata gestione delle risorse, delle competenze e delle funzioni a favore esclusivo di un'adeguata tutela e della necessaria efficienza", perseguendo "una maggiore prossimità della risposta di giustizia per le persone, al cui centro è posta la cura del benessere della famiglia e del minore e non la patologia"; è più che mai urgente, quindi, che la riforma sia al più presto approvata, provvedendo altresì alla necessaria implementazione dell'organico nel settore e allo stanziamento di adeguate risorse economiche all'intero sistema, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo possa sollecitare gli uffici competenti al completamento dei lavori necessari per l'attuazione della riforma della famiglia e valutare l'opportunità di proporre lo stanziamento di congrue risorse per rendere più efficace l'azione riformatrice. Atto n. 3-03439 BALBONI CIRIANI Al Ministro dell'interno Premesso che: nell'attuale scenario, contrassegnato da forti e perduranti elementi di instabilità, crisi ed emergenza internazionale, acquisisce rinnovata e cruciale centralità il controllo del flusso dei migranti e della sicurezza delle frontiere esterne, con particolare riguardo alla crescente pressione dell'immigrazione irregolare; in relazione agli eventi di sbarco osservati, con riferimento ai soli dati dichiarati dal Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno riferiti all'ultimo quadriennio (dati aggiornati al 27 giugno di ogni anno) risulta un incremento esponenziale che vede balzare il dato che nel 2019 si attestava a 2.144 immigrati arrivati illegalmente, nel 2020 a 6.614, per poi raggiungere le soglie di 19.749 nel 2021 e 26.652 del 2022; un ulteriore dato fondamentale da tener presente è quello relativo alla nazionalità dei migranti dichiarata al momento dello sbarco: nel 2021 sono registrati 13.371 migranti provenienti dalla Tunisia, 6.226 dal Bangladesh, 5.069 dall'Egitto e a seguire Costa d'Avorio, Iran e Iraq; secondo i dati dell'UNHCR, inoltre, sempre in relazione al periodo da gennaio a settembre 2021, per ben il 74 per cento degli immigrati che arrivano in Italia sono uomini, per il 7 per cento donne, per il 4 per cento bambini e per il 15 per cento minori non accompagnati; in perfetta linea con questi dati e con tale trend sono, ad esempio, gli eventi di sbarco registrati nella sola giornata del 27 giugno 2022 sulle coste crotonesi: il primo, in mattinata, in località "Le Cannella", dove è approdata un'imbarcazione a vela che si è arenata sulla spiaggia con a bordo 75 persone provenienti dall'Afghanistan, di cui 45 uomini, 7 donne e 23 minori di cui 3 non accompagnati; a qualche ora di distanza, al porto di Crotone, sbarcavano altre 74 persone di cui 53 uomini, 8 donne e 14 minori, provenienti da Afghanistan, Iran, Iraq e Turchia; ancora, pochi giorni fa in piena notte a Roccella Jonica, nel giro di appena un'ora, venivano soccorse due barche a vela alla deriva con a bordo 108 persone di nazionalità prevalentemente afghana, mentre tra il 22 e il 28 giugno cinque navi gestite da altrettante organizzazioni non governative ottenevano il via libera per l'attracco in cinque diversi porti italiani, per un totale di oltre mille sbarchi; se il cosiddetto decreto sicurezza (decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113), anche e soprattutto con l'intento di introdurre elementi di deterrenza dai traffici illeciti di esseri umani nel Mediterraneo, aveva fortemente ridimensionato la possibilità per gli stranieri di accedere al sistema di accoglienza, il successivo decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130 (che porta nel gergo il nome del Ministro in indirizzo), lo modificava in misura significativa andando a ridefinire un sistema "a maglie larghe", che oggi evidentemente concorre in misura significativa a generare situazioni sempre più difficili da controllare e da gestire; quanto descritto concorre a definire uno scenario che appare oramai fuori controllo, con ciò generando tra i cittadini un significativo allarme specie per i risvolti sulla sicurezza pubblica e la stabilità politica e sociale, in un momento in cui proprio la forte esposizione ai rischi concreti per la sicurezza nazionale derivanti dal conflitto russo-ucraino richiederebbe la profusione di uno strenuo sforzo sul versante europeo e internazionale in termini di impegno comune per un'attenta distinzione e regolazione dei flussi, sulla base, ad esempio, di un rafforzamento del controllo delle frontiere basato su una puntuale distinzione tra i migranti economici in cerca di fortuna e le altre categorie di migranti che necessitano di protezione, nonché per una redistribuzione equa e sostenibile tra i Paesi europei;