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Allo stesso modo lo è il Mose, solo che altrove e in altri tempi quelle opere si realizzavano in pochi mesi e in pochi anni mentre il Mose è una grande opera, che purtroppo ancora non è stata completata per insipienza anche dell'ultimo Governo, ma non solo. Il Mose può proteggere Venezia e va assolutamente completato, ma non è l'unica soluzione per Venezia. La città non va soltanto preservata, bisogna anche risolvere il problema dei fanghi, della manutenzione, dell'"assalto" crocieristico nella città di Venezia e, quindi, della gestione dei flussi turistici. Nel contempo, per difenderla e preservarla, bisogna difendere e preservare il suo territorio e la sua economia. Colleghi senatori, essendo Fratelli d'Italia un partito patriottico, ma anche pragmatico, in questa fase all'opposizione ma con cultura di Governo, il 1° agosto 2018 - mi rivolgo ai colleghi del Partito Democratico e della maggioranza che nel dispositivo della loro mozione hanno previsto questa proposta come essenziale - presentammo un disegno di legge in questo Parlamento per istituire una zona economica speciale (ZES) nella città di Venezia. Quel disegno di legge credo sia poi stato assegnato alla Commissione finanze, che non l'ha mai calendarizzato o incardinato. Essendo la nostra una forza patriottica e pragmatica, quindi ostinata, abbiamo presentato quel disegno di legge sotto forma di emendamenti allo scorso bilancio; quegli emendamenti sono stati da voi bocciati. Ostinati come siamo, li abbiamo presentati in quasi ogni provvedimento compatibile nel corso di questa legislatura e vi siete sempre opposti a realizzare la zona economica speciale a Venezia. Oggi, avendo ripresentato quello stesso emendamento al disegno di legge di bilancio che sta per essere esaminato dalla Commissione competente, apprendiamo che la nuova maggioranza si è finalmente convinta della necessità di istituire tale zona. Basta quindi che venga approvata la nostra proposta legislativa, presentata oltre un anno fa in Parlamento, o che vengano approvati i nostri emendamenti alla legge di bilancio. Ma, essendo la nostra una forza patriottica e pragmatica, siamo disponibili a votare anche i vostri emendamenti, che copiate dai nostri, ancorché portino il vostro e non il nostro nome, purché finalmente sia realizzata una zona economica speciale, che a nostro avviso dovrebbe riguardare sia il porto di Venezia sia quello di Genova, perché hanno le stesse caratteristiche di emergenza e di opportunità, essendo i terminali dei grandi corridoi marittimi transeuropei. Per questo noi chiedevamo l'estensione della ZES dai porti marittimi del Sud a questi due grandi porti di raccordo del nostro Paese, che purtroppo, nel frattempo, sono stati colpiti, in maniera diversa ma altrettanto grave, da due tragedie che hanno portato ad evidenza la loro fragilità. Venezia è sicuramente la vetrina dell'Italia e della sua immagine turistica nel mondo. L'aeroporto di Venezia è quello che più si sviluppa in Italia, perché è la destinazione di questi nuovi flussi turistici, economici, commerciali e non solo; ma Venezia è anche un polo economico simbolo del degrado del nostro Paese, come dimostra la vicenda della chimica di Marghera, che rappresentava una grande filiera industriale italiana ed è stata chiusa. In queste ore anche la siderurgia italiana, l'altro grande settore strategico italiano, rischia di essere chiusa. Senza una visione complessiva della natura imprenditoriale dell'Italia, del suo territorio e di come coniugare la nostra cultura e la nostra storia con la nostra impresa e l'economia, il Paese finisce per subire un'esondazione: scompare dal panorama del nostra storia e della storia globale. Per questo è importante il voto comune di oggi, ma soprattutto il segnale che la classe dirigente, prima ancora che il Paese, deve dare, per dimostrare di avere un progetto complessivo di ciò che siamo e di ciò che vogliamo continuare ad essere nello scenario globale. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Pizzol) . D'ARIENZO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Partito Democratico, esprimo vicinanza e solidarietà a tutti i residenti nella laguna, che hanno subìto danni e sofferenze nell'evento del 12 novembre. Desidero altresì esprimere un ringraziamento a tutti coloro - istituzioni, Polizia, Vigili del fuoco, volontari - che hanno agito per garantire l'incolumità pubblica dei veneziani e degli altri che hanno subito danni e per consentire di superare l'emergenza. Questo è il volto bello del nostro Paese. Oggi parliamo di Venezia, ma ha fatto bene il collega Pittella a ricordare che ci sono stati altri eventi, sui quali ovviamente non può che esserci la stessa attenzione. In ogni caso, sin dalle prime ore (credo sia capitato a tutti coloro che conoscono bene la città di Venezia), attraverso le informazioni che ha acquisito da amici sentiti nell'immediatezza dei fatti o attraverso i social (ricordo un sito, «La Voce di Venezia»), si capiva bene che era successo qualcosa che i veneziani non ricordavano o che, in gran parte, non avevano conosciuto, visto che l'ultima volta era accaduto cinquantatré anni fa. Venezia è un elemento identitario del nostro Paese; lì si è fatta una storia importante dell'Italia, tanto che, senza dubbio, possiamo collocarvi una centralità culturale senza pari. Non è un caso che Venezia sia anche patrimonio dell'UNESCO, riconosciuta in tutto il mondo. La risposta odierna del Senato - poi lo ricorderò - dopo quella venuta dalla Camera dei deputati, è l'ulteriore conferma che il Parlamento ha ben chiaro che cosa è accaduto e quali sono le cose da fare. È il Parlamento italiano a rispondere, a nome di tutti gli italiani, anche perché, com'è chiaro, nessun italiano potrebbe sopportare danni strutturali e permanenti ad una città che è un simbolo antropologico del nostro Paese. In ogni caso, per la fragilità della laguna e della città di Venezia in particolare, non serve parlare soltanto del modulo sperimentale elettromeccanico (Mose); servono anche altri provvedimenti e altre azioni, come la manutenzione costante di un'area che sostanzialmente è immersa nel mare. Serve l'escavo dei canali; serve il consolidamento delle fondamenta. La legge speciale n. 171 del 1973 metteva sostanzialmente al centro della propria attenzione la rivitalizzazione socio-economica della città. Quell'idea, quella forte idealità, quella ratio non poteva essere intesa solo in funzione difensiva - che è poi la ragione del Mose - ma intendeva un connubio di molteplici azioni finalizzate alla crescita, allo sviluppo, oltre che alla difesa di un territorio fragile e molto delicato. Ebbene, se allora c'è stata quella convinta azione a favore di Venezia, altrettanto deve essere adesso per le cose che ci sono ancora da fare rispetto agli ulteriori cambiamenti che Venezia ha dovuto sopportare. Gli impegni sono tanti, come ricordato anche nella mozione a prima firma del collega Ferrazzi: non solo di Mose si deve trattare, perché c'è anche altro. Venezia è tormentata anche da altri problemi, come il moto ondoso causato dall'ingente traffico in Laguna; il sovraffollamento turistico; il traffico croceristico; lo spopolamento della città storica; la mancata bonifica di Porto Marghera.