[pronunce]

Considerato che il rimettente prospetta la questione di legittimità costituzionale adducendo che la norma impugnata sarebbe lesiva del principio di eguaglianza, in quanto per un verso comporterebbe una disparità di trattamento fra la particolare situazione giuridica creditoria per indebito contributivo da essa regolata e le altre situazioni nascenti da indebito contributivo, e per altro verso porrebbe una disciplina intrinsecamente irragionevole; che la disparità di trattamento viene ravvisata mediante il richiamo al principio affermato da questa Corte nella sentenza n. 417 del 1998, secondo cui non è costituzionalmente legittima una disciplina del credito per il pagamento indebito di contributi previdenziali che disconosca totalmente, a fronte della generale previsione in materia di restituzione di indebito di cui all'art. 2033 del codice civile, gli interessi sulle somme da restituirsi, essendo costituzionalmente possibile per il legislatore, nell'esercizio della sua discrezionalità, soltanto incidere sulla quantificazione degli interessi; che il suddetto richiamo non appare pertinente alla particolare fattispecie di credito per restituzione di indebito contributivo regolata dalla norma censurata onde l'applicazione ad essa del principio di cui alla citata sentenza non è costituzionalmente imposta; che innanzi tutto, come ammette lo stesso rimettente, la norma censurata - che introduce una disciplina nuova applicabile a tutte le situazioni non ancora esaurite - è stata introdotta in un contesto giurisprudenziale, nel quale, sulla base della normativa previgente, l'inammissibilità del cosiddetto condono con riserva era pacifica; che tale nuova disciplina, in conformità alla stessa qualificazione normativa del condono previdenziale come agevolazione, riconosce ai soggetti interessati un'agevolazione ulteriore di cui essi non potevano godere in base al diritto vivente, cioè la facoltà di apporre al condono la clausola di riserva di ripetizione; che, in conseguenza, la situazione di chi, dopo avere eseguito il condono previdenziale con riserva, abbia poi ottenuto l'accertamento dell'insussistenza del proprio debito contributivo e il conseguente riconoscimento del credito per la restituzione di quanto pagato, non può essere considerata alla stessa stregua di quella di chi risulti altrimenti creditore per avere indebitamente pagato somme a titolo di contributi previdenziali, giacché solo nel primo caso e non anche nel secondo l'esecuzione del pagamento (poi risultato indebito) è collegata alla fruizione di una specifica agevolazione; che del resto la fattispecie dell'indebito contributivo correlato al condono previdenziale con riserva presenta ulteriori peculiarità, sia per la dipendenza del condono da una valutazione di convenienza del preteso debitore (che altrimenti potrebbe mantenere l'atteggiamento di contestazione integrale del debito contributivo, correndo l'alea di un giudizio sul punto), sia per la circostanza che il pagamento eseguito in esecuzione del condono si profila comunque come parziale rispetto a quello in contestazione; che i profili ora segnalati evidenziano ragioni sufficienti a giustificare l'assoggettamento della fattispecie ad un trattamento diverso, quanto agli interessi, rispetto ad altre ipotesi di ripetizione di indebito; che i medesimi profili di specificità della fattispecie inducono ad escludere che la negazione degli interessi sia lesiva del principio di ragionevolezza, in quanto la scelta del legislatore di ammettere un'agevolazione in precedenza negata e di escludere nel contempo gli interessi sulle somme versate, ove il pagamento eseguito a titolo di condono con riserva si riveli non dovuto, appare espressione di un bilanciamento fra l'interesse soddisfatto con il riconoscimento della agevolazione e l'interesse a non aggravare la posizione dell'ente per il caso in cui il pagamento venga poi riconosciuto indebito; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente infondata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 81, comma 9, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo), sollevata dal Tribunale di Brescia, in riferimento all'articolo 3 della Costituzione, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 giugno 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 giugno 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA