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abbiamo sempre questo problema nel nostro Paese, per cui bisogna fare un lavoro molto più accurato e profondo per fare in modo che si possano trovare in tutte le aree del Paese, anche in quelle più complesse. Noi annunciamo il nostro voto favorevole sulla risoluzione in esame, perché è necessario un salto di qualità. Perché fare oggi questa discussione? Perché portare la relazione in Aula? Perché fare in modo che il Governo, che è presente, possa recepire le indicazioni fino in fondo? È necessario superare questo gap , che è numerico ma anche di qualità. Ritengo molto importante anche che nell'intervento della Ministra siano stati citati i criteri di accreditamento, perché non bisogna improvvisare, essendo un lavoro molto delicato, e occorre curare tutti i programmi di intervento. Il salto di qualità è quindi necessario e ritengo che possa essere un valido aiuto per continuare la battaglia, sapendo però che la vera questione di fondo su cui noi dobbiamo continuare a concentrarci - questi sono tutti strumenti, torno a ripetere - è il cambiamento culturale e politico profondo dei modelli di famiglia e di relazione, per mettere finalmente in soffitta il modello patriarcale e maschilista che continua - ahimè - a essere imperante nel nostro Paese, e non solo. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole dei senatori del Gruppo LeU-Ecosolidali alla proposta di risoluzione. (Applausi) . VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, rubo due minuti alla dichiarazione di voto in qualità di senatrice del PD - me lo consentirà il mio partito - per fare un ringraziamento, in qualità di Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, in modo particolare alle due relatrici. Non è stato un lavoro semplice - come è stato già detto - e credo che ci siamo arrivate e arrivati grazie alla determinazione, alla passione autentica e alla competenza delle nostre due relatrici, ma anche - lo voglio dire e questo mi inorgoglisce in qualità di Presidente - alla volontà e alla disponibilità di tutti i commissari e le commissarie a non rinunciare a dire la loro, anche con un'impostazione culturale spesso molto diversa, e a farlo con toni sempre costruttivi, dialoganti, rispettosi. Credo che questo sia un buon segnale per la politica tutta, per i lavori di quest'Assemblea (Applausi) , e io personalmente, in qualità di Presidente, ne sono orgogliosa. Ringrazio anche gli Uffici, che ci hanno sempre supportato, e anche per il dialogo, al di fuori della Commissione, con soggetti associativi e reti, che sono sempre preziosi per noi, che non hanno lesinato critiche e le hanno rivolte in modo costruttivo. Grazie veramente a tutti. Proverò ora a dire, in qualità di senatrice del Partito Democratico, perché per me, per noi come Partito Democratico, questa relazione può davvero segnare un cambio di passo e un salto di qualità che è stato da più parti e in più interventi ripreso. Molti hanno richiamato la Convenzione di Istanbul e dico ricordando a tutti che quella Convenzione è legge di questo Stato, ma anche il Grevio e molti altri operatori istituzionali internazionali ci ricordano spesso che quella Convenzione è in gran parte inattuata. Con questa relazione impegniamo il Senato e il Governo a dare seguito a un altro degli articoli, uno dei più importanti, di quella Convenzione: l'articolo 16. Diamo attuazione a un'altra parte della Convenzione di Istanbul che impone a tutti noi un salto di qualità. Vorrei soffermarmi, nel tempo che ho a disposizione, su qual è il salto di qualità che compiamo oggi con la relazione in esame. Lo dico e non me ne voglia il senatore Balboni, per il quale ho grandissima stima: non c'è alcun approccio ideologico. Bisogna conoscere il fenomeno per parlarne e capire di che cosa parliamo. Il salto di qualità sta nel considerare che ancora oggi nel nostro Paese, troppe volte nelle aule di giustizia, nei racconti che ne dà la stampa, ma soprattutto nella dinamica tra uomini e donne, stiamo sempre a passare in qualche modo ai raggi X, a passare al setaccio, sotto la lente di ingrandimento, dentro una dinamica di relazione violenta, i comportamenti della donna. Stiamo sempre a chiederci che cosa ha fatto, quali sono stati i suoi comportamenti, quali erano le sue abitudini, quali sono stati gli errori e se e in che modo ha potuto determinare il comportamento violento dell'uomo, autore di un comportamento evidentemente delittuoso. È questo l'errore di impostazione che abbiamo commesso ed è sicuramente il frutto di una società ancora profondamente e drammaticamente ancorata a stereotipi e pregiudizi. Lei, senatore, non la vorrà a chiamare una società patriarcale, ma io faccio fatica a trovare un termine che rende di più e meglio il concetto. È quella dinamica di relazione in ragione della quale un uomo si sente ancora sostanzialmente di esercitare e di affermare la sua identità attraverso l'esercizio del potere e della disponibilità della libertà, dell'autonomia e soprattutto del corpo delle donne, che continua ad essere non solo - come vediamo in questa guerra vicina - un bottino, simbolo di dominio e di possesso (non è soltanto qualcosa che ancora si mette in discussione in termini di autodeterminazione e di libertà, altrimenti non sentiremmo la Corte di giustizia degli Stati Uniti rimettere in discussione il diritto all'aborto), ma c'è sempre ancora questa volontà di affermare un potere e un modo di stare al mondo in quella dinamica di relazione attraverso il dominio e la disponibilità di un corpo. Le cronache di oggi riportano che un cantante più o meno famoso in questo momento è stato palpeggiato da una donna. Io mi sono precipitata a dire che è sempre condannabile ed è sempre un reato, se qualcuno si permette di abusare di una libertà non concessa, quindi va condannato, ma bisogna fare attenzione a leggere quel fatto dentro una dinamica che è esattamente la stessa, perché non lo è, in quanto sono i numeri stessi che ci inchiodano. Ho dialogato amabilmente con il senatore Romeo in più di una circostanza su questo: certo, anche le donne possono usare violenza nei confronti degli uomini, ma i numeri ci inchiodano a una lettura corretta. Se nel 95 per cento dei casi sono gli uomini a esercitare violenza nei confronti di una donna, significa che quello è un fenomeno, non è un episodio sporadico. (Applausi) . È come fenomeno che bisogna leggerlo e provare ad aggredirlo e - le garantisco - nulla c'entra l'ideologia. C'entra il fatto che, se si interroga un uomo, quando è stato autore di violenza, quello tende a dire che è responsabilità della donna, che è lei che lo ha provocato, e fa fatica a riconoscere quali sono i suoi limiti e che la responsabilità è unicamente la sua. La nostra relazione di oggi verte esattamente su questo. Niente pietismo, ovviamente, ma ferma condanna e sanzione di quel comportamento e anche consapevolezza della necessità di lavorare sull'assunzione di responsabilità da parte degli uomini e questi sono i percorsi trattamentali a cui facciamo riferimento. Queste sono le audizioni che ci hanno consegnato importanti e preziose testimonianze e questo è il lavoro che in tanti casi è stato avviato.