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La stessa coltivazione ad uso personale crea infatti numerosi benefici per il consumatore, non esponendolo alle narcomafie e rendendolo indipendente da qualsivoglia circolo economico, estraniandolo dalla speculazione del mercato e garantendo all'atto pratico anche una reale diminuzione del consumo collettivo, fattore basilare per una futura riforma normativa. L'autoproduzione rappresenta inoltre, a livello sociale, un potenziamento della libertà individuale: questo permette di aumentare l'autonomia personale ed ampliare le possibilità di socializzazione senza seguire sistemi di prezzo o gerarchici. In un tale contesto il vantaggio economico è evidente: il basilare risparmio si aggiunge alla possibilità di utilizzare il denaro in altre attività, partecipando al ricircolo economico. Si tratta poi anche di una questione pratica: l'autoproduzione ed il conseguente mercato libero normato creerebbero una garanzia di controllo qualità sul prodotto da parte del coltivatore o del venditore, che diverrebbe anche fruitore finale nel caso della coltivazione personale per consumo privato, oggi non presente purtroppo nelle produzioni narcomafiose destinate allo spaccio. E tutto questo senza considerare le enormi entrate statali derivanti da un'adeguata tassazione del futuro eventuale mercato libero della Cannabis , reinvestibili ampiamente in altri settori, quali istruzione e sanità pubblica. La parte economica ha infatti sempre la sua valenza, specie in un periodo in cui lo Stato italiano è soggetto a pressioni di debito pubblico internazionale. Non è difficile quantificare, a grandi linee, il valore economico dell'eventuale mercato della Cannabis , per il semplice fatto che questo mercato in realtà già esiste ed è enormemente fruttifero. Prendendo dei dati medi, al ribasso, in modo da avere una stima efficace, risultano 3.840.000.000 euro annui « in nero », di cui il 95 per cento, ossia 3.648.000.000 euro, finisce diretto nelle casse della criminalità narcomafiosa. Introducendo una regolamentazione dettagliata e l'istituzione di un libero mercato normato in modo corretto, si avrebbe un cambiamento sostanziale a livello economico ed uno spostamento netto di questi importi, favorendo così lo Stato tramite una tassazione che agevola i commercianti regolari. Verrebbero inoltre creati nuovi posti di lavoro, oltre a riuscire a tutelare i consumatori che non sarebbero più esposti alla criminalità organizzata per reperire il prodotto per uso personale, permettendo loro di poter coltivare autonomamente le piante di Cannabis per uso privato. Le ultime ricerche mediche sulla Cannabis dimostrano inoltre la sua attività di neuroprotezione nel cervello dell'uomo ed è in fase avanzata lo studio che dimostra come il THC, la sua molecola principale, sia l'unica sostanza conosciuta in grado di rigenerare le cellule dell'ippocampo negli animali. La Cannabis e i suoi derivati inoltre sono già riconosciuti come un valido costituente per numerose terapie, tanto in merito ai principi attivi quanto alle varie forme vegetali, come infiorescenze, tinture, estratti oleosi eccetera, per l'uso terapeutico. Per i pazienti, non solo va garantito l'accesso alla Cannabis nel pieno rispetto della libertà di cura e quindi aumentando un'eventuale produzione statale o regionale o importazione estera, ma va garantita anche la possibilità dell'auto-coltivazione, dell'appartenenza a un'associazione o della delega a persona di fiducia, mettendo a disposizione in apposite strutture la possibilità di analisi del proprio raccolto e permettendo l'accesso ad un nuovo, legale e regolato, mercato libero della Cannabis . Ricerche scientifiche dimostrano inoltre come la Cannabis non sia letale. Una persona avrebbe bisogno di assumere 24.000 grammi di fiori contenenti il 15 per cento di THC in una sola aspirazione al fine di avvicinarsi, senza certezza, ad una dose letale. La dose media efficace è circa mezzo grammo, creando così un rapporto di rischio ipotetico di 1 su 48.000. Seguendo questo esempio, una persona adulta raggiunge una affabilità rilassata con circa 33 grammi di alcol etilico quando la dose letale media è di circa 330 grammi. Una persona che ne consuma di più rischia dunque una reazione letale. Il rapporto finale di rischio dell'alcol è quindi di circa 1 su 10. La Cannabis risulta dunque non avere una reale dose letale ed essere circa 5.000 volte meno pericolosa dell'alcol, eppure questo dato non viene mai considerato per la sua regolamentazione. La Cannabis inoltre, attraverso le sinergie dei suoi componenti, ha diversi effetti positivi sul nostro organismo: induce uno stato di rilassatezza, consente di comprendere punti di vista differenti dal nostro, favorendo l'empatia e la socializzazione, aumenta la creatività, permette di scoprire significati trascurati e profondi nelle parole, di apprezzare il prossimo, la musica, l'arte, controlla molti dolori di tipo fisico, riduce il senso di nausea, aumenta l'appetito, abbassa la pressione endooculare e favorisce la vascolarizzazione capillare, è un potente bronco dilatatore, è anticonvulsiva ed aumenta la consapevolezza dei propri limiti. Risulta altresì provato che nei Paesi in cui la Cannabis è legale risultano diminuiti gli incidenti stradali, gli omicidi ed i crimini violenti. Il sistema fisiologico su cui agisce viene definito sistema endocannabinoide ed è presente negli organismi animali da circa 600 milioni di anni, nonostante sia stato scoperto solo negli anni Novanta, ed a conferma della sua importanza evolutiva, le cellule del nostro corpo sono in grado di sintetizzare molecole simili a quelle prodotte dalla pianta: la principale è stata denominata Anandamide, che in sanscrito significa « Beatitudine interna ». La Cannabis va quindi a nutrire il nostro sistema endocannabinoide, le cui deficienze sono causa di molte malattie, agendo quindi come un potente regolatore del nostro organismo. Non esistono dunque danni diretti alla salute per uso di Cannabis , se non un aumento di frequenza della parodontite imputabile però alla combustione, come riportato sul Jama Psichiatry in uno studio che evidenzia come la Cannabis sia una sostanza sicura. In un tale contesto l'imposizione proibizionista di un unico standard di vita rigido non è ammissibile in uno stato liberale che si fonda sul riconoscimento dell'indipendenza e dell'unicità umana, come sancito dalla carta costituzionale e dalla dichiarazione internazionale dei diritti. La dignità delle persone ed i diritti umani fondamentali sono ineliminabili e inviolabili, indipendentemente dai comportamenti e dalle condizioni di vita dei singoli individui. Nessuna norma o trattamento in contrasto con la dichiarazione universale dei diritti umani può essere applicata nei confronti di una persona a causa della scelta di utilizzare Cannabis . Lo Stato deve quindi contribuire alla realizzazione di condizioni ambientali che favoriscano l'autonomia e l'autogestione delle persone, invece di contrastarle come avviene nel contesto punitivo e proibizionista nel quale ci troviamo. Uno Stato che si prenda cura dei propri cittadini non dovrebbe volersi sostituire alle loro scelte ma deve trovare il modo migliore per applicarle, affidandosi alle prove scientifiche, ricordando sempre che la libertà della persona umana deve essere la conditio sine qua non. Credo quindi sia giunto il tempo di prendere questo aspetto in considerazione per sviluppare insieme, creando unità di messaggio, una nuova politica sociale sul tema Cannabis che diversi stati nel mondo stanno già abbracciando, come alcuni Stati degli Stati Uniti, ed anche il Canada e l'Uruguay.