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Con riferimento al comma 7, infine, la normativa italiana ha previsto limiti per lo scarico di solidi sospesi in acque superficiali che non tenevano conto della specificità degli scarichi in mare. Tale situazione normativa ha cagionato un serio problema. I suddetti limiti si sono rivelati, nel tempo, per determinati impianti industriali (es. sodiere) del tutto sproporzionati sia rispetto alla singola tipologia di impianto, sia rispetto al singolo corpo recettore ove scaricare dette sostanze. Poiché esiste una netta differenza tra lo scarico in un fiume e lo scarico in mare, la dispersione dei solidi in quest'ultimo comporta una situazione completamente diversa. Il risultato è stato che per alcuni tipi di impianti, il limite previsto per lo scarico di solidi sospesi in acque superficiali risulta ad oggi tecnicamente insostenibile. Si consideri, al riguardo, che le disposizioni comunitarie sulle migliori tecnologie disponibili (cosiddette BAT) prevedono limiti di emissione di tali sostanze solide che, pur variando a seconda della tipologia di impianto, risultano in ogni caso notevolmente superiori rispetto al limite italiano: di qui l'ulteriore dimostrazione della sproporzionalità di una siffatta attuale previsione. Le BAT, tra l'altro, non prevedono un limite fisso, ma proporzionato ai livelli di produzione. Non si trascuri altresì che in alcuni Paesi europei non esiste neppure un limite per lo scarico in acque superficiali delle sostanze medesime (solidi sospesi). Tuttavia, si deve evidenziare che sempre in altri Paesi europei, qualora venga fissato il limite anzidetto, esso è coerente con le previsioni delle BAT e quindi molto più elevato di quello previsto dalla normativa italiana L'urgenza di provvedere è dunque legata al fatto che diverse realtà imprenditoriali, alcune peraltro operanti da circa un secolo nel territorio italiano, rischiano concretamente di dover chiudere la propria attività in ragione di tale ingiustificato limite. Con la disposizione in esame, dunque, si intende fare riferimento alle BAT comunitarie, ai fini della fissazione del limite quantitativo massimo da poter sversare nei singoli corpi idrici, tenuto conto da un lato, della tipologia di impianto e della sua capacità produttiva, dall'altro lato, della capacità del singolo corpo recettore (fiume, mare, lago, eccetera). Tale valutazione, da effettuare caso per caso, andrà dunque posta in essere in occasione del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) a cura dell'autorità competente. Il successivo comma 8 interviene nel settore dello smantellamento degli impianti nucleari che include tutte le azioni da intraprendere nei tempi successivi alla cessazione del servizio degli impianti elettronucleari. La finalità dello smantellamento è quella di giungere alla completa demolizione di un impianto con la rimozione di ogni vincolo dovuto alla presenza di materiali radioattivi ed alla restituzione del sito per altri usi. L'insieme di queste attività ha il virtuoso obiettivo di riportare i siti a «prato verde», cioè ad una condizione priva di vincoli radiologici, rendendoli disponibili per il loro riutilizzo La presenza di materiale radioattivo o fissile, richiede precauzioni specifiche, la decontaminazione del personale e delle attrezzature, con procedure di raccolta, trasporto, trattamento, stoccaggio e messa in sicurezza dei materiali radioattivi. Trattasi di attività di rilevante impatto sociale e ambientale che richiedono tecnologie avanzate e know how specializzati. Per queste ragioni è avvertita la necessità di prevedere una categoria specializzata riferita segnatamente alla realizzazione delle opere e, più in generale, delle attività connesse allo smantellamento e messa in sicurezza di impianti nucleari. Il possesso di tale qualificazione costituisce la garanzia per la stazione appaltante di affidare l'attività di smantellamento e la successiva gestione delle scorie nucleari, attività di rilevante impatto sociale e ambientale, nonché onerose da un punto di vista economico, ad un operatore altamente qualificato. Sotto il profilo normativo, giova richiamare l'articolo 24 del decreto-legge 24 gennaio 2012 n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012 n. 27 ( Gazzetta Ufficiale n. 71 del 24 marzo 2012) che introduce disposizioni procedimentali semplificate dirette ad accelerare le attività di disattivazione e smantellamento dei siti nucleari, che evidenziano l'urgenza di procedere a tali attività di bonifica; il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 45 che, in attuazione della direttiva 2011/70/EURATOM, la cui finalità è di garantire una gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, introduce un quadro organico di misure e interventi la cui individuazione è rimessa ad un Programma Nazionale da definire entro il 31 dicembre 2014. La trama normativa richiamata è nel senso di dettare regole chiare e specifiche nel settore dello smantellamento dei siti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi i cui indubbi caratteri di specialità devono essere affrontati con strumenti altrettanto speciali, tra i quali, appunto l'introduzione di una categoria di qualificazione ad hoc per l'operatore economico che intenda partecipare alle gare di appalto nei settori in argomento. Si prevede, quindi, che per il carattere di specificità delle lavorazioni che richiedono il trattamento di materiali e rifiuti radioattivi, nelle more dell'emanazione delle disposizioni regolamentari di cui all'articolo 12, comma 5, del decreto-legge 28 marzo 2014, n. 47, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2014 n. 80, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, sia individuata una apposita categoria di lavorazioni specificatamente riferita alla realizzazione di opere di smantellamento e messa in sicurezza di impianti nucleari e sono contestualmente individuate le modalità atte a comprovare il possesso dei requisiti di ordine speciale necessari ai fini dell'acquisizione della qualificazione nella predetta categoria. Con il successivo comma 9, le risorse della medesima legge, già destinate al finanziamento degli interventi di messa in sicurezza del territorio, di bonifica di siti d'interesse nazionale e di altri interventi in materia di politiche ambientali si estendono, alle bonifiche di beni contenenti amianto, novellando conseguentemente l'articolo 1, comma 7, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. Art. 14. - (Ordinanze contingibili e urgenti, poteri sostitutivi e modifiche urgenti per semplificare il sistema di tracciabilità dei rifiuti. Smaltimento rifiuti nella regione Campania -- Sentenza 4 marzo 2010 -- C 27/2010) L'articolo, al comma 1, risolve problematiche interpretative sorte in merito alla corretta applicazione dell'articolo 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006, in ordine ai poteri contingibili ed urgenti che gli enti locali e territoriali possono esercitare per affrontare situazioni di crisi in tema di rifiuti, con particolare riferimento ai rifiuti solidi urbani.