[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito delle deliberazioni della Camera dei deputati del 24 novembre 1999, del 9 e 14 marzo 2000 e del Senato della Repubblica del 31 maggio 2000, relative alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dai deputati Marco Follini, Gianfranco Fini, Giuseppe Pisanu e Tiziana Maiolo, e dal senatore Marcello Pera nei confronti del dott. Giancarlo Caselli ed altri, promosso con ricorso del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, ufficio 20, notificato l'8 febbraio 2002, depositato in cancelleria il 15 successivo ed iscritto al n. 6 del registro conflitti 2002. Visti gli atti di costituzione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; udito nell'udienza pubblica del 30 novembre 2004 il Giudice relatore Franco Bile; uditi gli avvocati Roberto Nania per la Camera dei deputati e Stefano Grassi per il Senato della Repubblica.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – In data 5 marzo 1999, il Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Palermo – al quale il Procuratore della Repubblica di Palermo, dottor Giancarlo Caselli, ed i Sostituti dottori Guido Lo Forte, Domenico Gozzo, Antonio Ingroia, Mauro Terranova, Lia Sava e Umberto De Giglio avevano, il 22 gennaio 1999, chiesto di disporre la custodia cautelare del deputato Marcello Dell'Utri – rivolgeva alla Camera dei deputati, ai sensi dell'art. 68, secondo comma, della Costituzione, la richiesta di autorizzare siffatta misura cautelare. Pervenuta tale richiesta alla Camera il 9 marzo 1999, i deputati Tiziana Maiolo, Gianfranco Fini, Beppe Pisanu e Marco Follini, ed il senatore Marcello Pera rendevano, nei giorni 9 e 10 marzo, una serie di dichiarazioni, in relazione alle quali i magistrati prima ricordati proponevano, successivamente, il 9 giugno 1999, distinte querele per il delitto di diffamazione commesso col mezzo della stampa, di cui agli artt. 595 del codice penale e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa). Il pubblico ministero, riuniti i procedimenti, esercitava l'azione penale chiedendo il rinvio a giudizio degli imputati. Con distinte delibere (in data 24 novembre 1999 per i deputati Fini e Follini, 9 marzo 2000 per il deputato Pisanu, e 14 marzo 2000 per la deputata Maiolo) la Camera dei deputati – premesso che le dichiarazioni contestate ai parlamentari querelati erano state pronunciate nel corso del procedimento iniziato con l'arrivo della richiesta di autorizzazione all'esecuzione della misura cautelare; e che pertanto i fatti cui si riferivano i procedimenti penali concernevano opinioni espresse da membri del Parlamento nell'esercizio delle loro funzioni – dichiarava (in accoglimento delle proposte della Giunta per le autorizzazioni a procedere) che le medesime dichiarazioni dovevano ritenersi insindacabili, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Con motivazione sostanzialmente analoga, il Senato della Repubblica, nella seduta del 31 maggio 2000, in accoglimento della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, dichiarava anch'esso che i fatti per i quali era in corso il procedimento nei confronti del senatore Pera concernevano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e rientravano, perciò, nella previsione della citata norma costituzionale. 1.1 – Con ricorso del 5 marzo 2001, il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Roma – nel corso dei citati procedimenti penali riuniti – ha sollevato conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato nei confronti di ciascuna deliberazione. Il giudice ricorrente anzitutto ricorda: – che alla deputata Maiolo è contestato di avere offeso ripetutamente la reputazione dei querelanti con le seguenti affermazioni, contenute in un'intervista riportata dall'agenzia ANSA il 9 marzo 1999: «...organizzare da Strasburgo la battaglia contro le organizzazioni mafiose di stampo istituzionale che ammorbano l'Italia», «abbiamo di fronte una strategia ben congegnata che punta alla distruzione per via giudiziaria dell'opposizione politica... Una strategia che ricorre alla campagna acquisti di “pentiti” e di “pentituri” ai quali si offrono privilegi di ogni tipo in cambio di dichiarazioni mirate»; – che al deputato Fini è contestata la dichiarazione «è in atto una campagna politica», resa in un'intervista pubblicata dal quotidiano "Il Messaggero" il 10 marzo 1999; – che al deputato Pisanu è contestata la dichiarazione «siamo di fronte a una iniziativa giudiziaria a orologeria politica caduta puntualmente in vista di grandi scadenze elettorali», risultante da una nota dell'ANSA in data 10 marzo 1999; – che al deputato Follini è contestata la dichiarazione «La richiesta di arresto di Dell'Utri è un'operazione politica camuffata da provvedimento giudiziario .. in questa storia c'è un amaro riassunto delle forzature di una giustizia di parte», risultante da una nota dell'ANSA in data 9 marzo 1999; e la dichiarazione «Un'operazione politica camuffata da provvedimento giudiziario», resa nella citata intervista pubblicata dal quotidiano “Il Messaggero” il 10 marzo 1999; – che al senatore Pera è contestata la dichiarazione «Il vero e ultimo bersaglio di Caselli è Berlusconi e Forza Italia ...[per cui occorre decidere] se questo Paese deve essere governato dal Parlamento o da qualche Stranamore in toga», resa nell'intervista da ultimo ricordata. Il ricorrente richiama poi la giurisprudenza costituzionale secondo cui le dichiarazioni rese da un membro del Parlamento fuori della sede parlamentare sono coperte dalla garanzia dell'art. 68, primo comma, della Costituzione solo se legate da “nesso funzionale” con attività svolte dal dichiarante nell'esercizio di funzioni parlamentari, onde si ha insindacabilità solo se il parlamentare abbia divulgato o riprodotto all'esterno opinioni già espresse in sede parlamentare. Nella specie, ad avviso del ricorrente, le dichiarazioni in esame erano state rese, fuori della sede parlamentare, in epoca di molto anteriore alla delibera con cui la Camera aveva discusso e respinto la richiesta del giudice; e non erano legate da alcun nesso funzionale con l'attività parlamentare né dei deputati Fini, Maiolo, Pisanu e Follini (che non avevano espresso, in precedenza o contestualmente, opinioni analoghe in sede parlamentare), né del senatore Pera (che non solo non aveva espresso un'opinione analoga in sede parlamentare, «ma mai avrebbe potuto esprimerla in tale sede, essendo membro di una Camera diversa da quella competente a decidere»). Pertanto le deliberazioni della Camera e del Senato, basate su un'errata valutazione dei presupposti dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, avrebbero illegittimamente interferito nelle attribuzioni dell'autorità giudiziaria.