[pronunce]

, ai sensi dell'art. 2, terzo comma, cod. pen. ", al contrario, nei procedimenti di esecuzione, relativi a sentenze di condanna passate in giudicato, un'eventuale dichiarazione di incostituzionalità dell'art. 341 cod. pen. comporterebbe l'applicazione, in luogo della disciplina di cui all'art. 2 cod. pen. , dell'art. 30 della legge 11 marzo 1953, n. 87; che, prosegue il remittente precisando la sua tesi, mentre gli effetti del sopravvenire di un atto legislativo andrebbero distinti a seconda che si tratti di abolitio criminis o di mera successione nel tempo di leggi penali, riconducibili rispettivamente al secondo e al terzo comma dell'art. 2 cod. pen. , nel caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale di una disposizione di legge l'art. 30 della legge n. 87 del 1953 non consentirebbe distinzione alcuna, poiché si imporrebbe sempre e comunque l'efficacia retroattiva della pronuncia di incostituzionalità senza alcun limite di carattere processuale; che sarebbe appunto questa la ragione per la quale l'art. 341 cod. pen. , anche se abrogato, potrebbe formare oggetto di una questione dotata del requisito della rilevanza: l'eventuale accoglimento di tale questione comporterebbe l'applicabilità, non più dell'art. 2 cod. pen. , ma dell'art. 30 della legge n. 87 del 1953 e, quindi, sul piano processuale, dell'art. 673 cod. proc. pen. , con la conseguente revoca, nel giudizio principale, della sentenza di condanna; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il remittente dubita, in riferimento ai suindicati parametri, della legittimità costituzionale: a) della configurazione dell'oltraggio a un pubblico ufficiale come autonomo reato, anziché quale aggravante del reato di ingiuria; b) in subordine, del tipo e della entità delle pene stabilite per tale reato, a causa della mancata previsione della pena pecuniaria in alternativa a quella detentiva, e del regime di procedibilità d'ufficio anziché a querela di parte; che, nel corso di altro procedimento di esecuzione avente ad oggetto la richiesta di revoca di una sentenza pronunciata ex art. 444 cod. proc. pen. per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale a seguito dell'intervenuta abrogazione dell'art. 341 cod. pen. , il Tribunale di Rovereto, in composizione monocratica, con ordinanza in data 29 maggio 2001 (r.o. n. 669 del 2001), ha sollevato, sulla base delle medesime argomentazioni, identiche questioni di legittimità costituzionale sia dell'art. 341 cod. pen. , sia del combinato disposto di cui agli artt. 2, terzo comma, cod. pen. e 673 cod. proc. pen; che, nel corso di un terzo procedimento di esecuzione concernente la revoca di una sentenza penale di condanna per il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale a seguito dell'intervenuta abrogazione dell'art. 341 cod. pen . , il Tribunale di Rovereto, in composizione collegiale, con ordinanza in data 13 luglio 2001 (r.o. n. 897 del 2001) , ha sollevato identiche questioni di legittimità costituzionale delle medesime disposizioni sopra indicate. Considerato che, poiché le ordinanze di rimessione sollevano analoghe questioni di legittimità costituzionale, i relativi giudizi vanno riuniti per essere decisi con unica pronuncia; che il giudice a quo muovendo dal presupposto che l'abrogazione dell'articolo 341 del codice penale, che puniva il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, disposta dall'articolo 18 della legge 25 giugno 1999, n. 205 non avrebbe comportato una vera e propria abolitio criminis ma avrebbe dato luogo ad una semplice successione nel tempo di leggi penali incriminatrici, dovendosi, a suo avviso, applicare ai fatti di oltraggio le disposizioni penalistiche che prevedono il reato di ingiuria aggravata per la qualità della persona offesa, solleva due questioni di legittimità costituzionale subordinate l'una all'altra, così da consentire di prendere in esame la seconda questione solo in caso di rigetto o di inammissibilità di quella posta in via principale; che, in particolare, in via principale il remittente denuncia il combinato disposto degli artt. 2, terzo comma, cod. pen. e 673 cod. proc. pen. , nella parte in cui non consentirebbe la modifica del giudicato, in sede di procedimento di esecuzione, nel caso di successione di leggi penali nel tempo, perlomeno nelle ipotesi in cui l'intervento legislativo si limita a incidere sul regime di procedibilità del reato (a querela anziché di ufficio), ovvero sul quantum o sulla species della pena (pecuniaria, sia pure in via alternativa, anziché esclusivamente detentiva); che in via subordinata il medesimo remittente, pur nella consapevolezza della sua intervenuta abrogazione, sottopone al giudizio di questa Corte l'art. 341 cod. pen. , ritenendo che una eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale di tale disposizione comporterebbe l'applicazione, in luogo dell'art. 2, terzo comma, cod. pen. , dell'art. 30 della legge 11 marzo 1953, n. 87, che non distinguerebbe l'ipotesi della abolitio criminis da quella della successione nel tempo di leggi penali, con la conseguenza che la sentenza di condanna per il reato di oltraggio potrebbe essere revocata ai sensi dell'art. 673 cod. proc. pen; che, ponendo le due questioni in rapporto di subordinazione, il giudice a quo supera indubbiamente quel profilo preliminare di inammissibilità, consistente nel carattere alternativo delle prospettazioni, che aveva inficiato le sue precedenti ordinanze di rimessione sulle quali questa Corte si è pronunciata con l'ordinanza n. 107 del 2001; che nello scrutinio di merito al quale si deve oggi attendere emerge tuttavia un profilo di manifesta infondatezza che consegue proprio alla premessa interpretativa dalla quale il remittente procede e che accomuna le due distinte questioni: che cioè l'abrogazione dell'art. 341 cod. pen. ad opera dell'art. 18 della legge n. 205 del 1999 configuri una successione nel tempo di leggi penali anziché una vera e propria abolitio criminis; che tale presupposto interpretativo sia erroneo è stato affermato dalle sezioni unite della Corte di cassazione nella recente pronunzia del 17 luglio 2001; che la soluzione adottata dal giudice di legittimità, che ha risolto un contrasto interpretativo che era insorto sul punto, ruota attorno a due argomenti centrali: l'assenza di una disciplina transitoria che abbia ad oggetto i reati di oltraggio commessi prima dell'abrogazione della norma incriminatrice, da un lato, e la limitatezza dei poteri del giudice dell'esecuzione in sede di revoca ex art. 673 cod. proc. pen. della sentenza di condanna, dall'altro;