[pronunce]

Considerato che il Tribunale di Camerino dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 24 e 111 della Costituzione, dell'art. 92, comma secondo, cod. proc. civ. , «nella parte in cui consente al giudice la facoltà di compensare, in tutto o in parte e ai danni della parte rimasta vittoriosa, le spese processuali senza esporre espressa e giustificata motivazione dei “giusti motivi” di tale decisione»; che la questione è manifestamente inammissibile in quanto il giudice rimettente – dopo aver interpretato alla luce dei principî costituzionali (e, in particolare, dell'art. 111, comma sesto, Cost.), la norma che disciplina la compensazione delle spese di lite, e pertanto nel senso che essa attribuisce al giudice un potere discrezionale (e non già arbitrario) di derogare alla regola legale imperniata sul principio della soccombenza (art. 91 cod. proc. civ.) – era tenuto a fare applicazione nel caso di specie della norma come da lui interpretata, e quindi dando conto, con adeguata motivazione, dei “giusti motivi” che lo inducevano a non porre, in tutto o in parte, le spese di lite a carico della parte soccombente; che l'esistenza di un “diritto vivente” secondo il quale il giudice potrebbe, a suo arbitrio, motivare o non motivare la compensazione delle spese – sicché l'esercizio di tale potere discrezionale sarebbe sindacabile in sede di impugnazione solo se il giudice avesse optato, senza in alcun modo esservi vincolato, per la motivazione della sua decisione – non consentiva al giudice a quo, sollevando la questione di legittimità costituzionale di quel “diritto vivente”, di esimersi dal dovere di disciplinare il riparto delle spese della lite da lui definita, e di disciplinarlo con provvedimento conforme all'interpretazione assunta come costituzionalmente corretta dell'art. 92 cod. proc. civ. ; che il “diritto vivente” in questione, infatti, si risolve in una regola – insindacabilità della compensazione delle spese non motivata – della quale è diretto destinatario il giudice dell'impugnazione, e solo indirettamente il giudice munito del potere (discrezionale) di disporre la compensazione delle spese del giudizio da lui definito; che la questione de qua, pertanto, poteva essere sollevata non già dal giudice chiamato a provvedere sulle spese della lite da lui decisa – in quanto tale giudice, per ciò solo che secondo il c.d. “diritto vivente” aveva la facoltà, ma non l'obbligo, di non motivare il suo provvedimento, era tenuto a dare dell'art. 92 cod. proc. civ. un'interpretazione, certamente non ostacolata dalla lettera della norma, conforme a Costituzione –, bensì dal giudice davanti al quale fosse stata impugnata una decisione che immotivatamente avesse disposto la compensazione delle spese, perché solo tale giudice sarebbe stato chiamato a fare applicazione del “diritto vivente” secondo il quale non avrebbe potuto – per ciò solo che il giudice del precedente grado si era risolto a non dar conto dei “giusti motivi” posti a fondamento della compensazione delle spese – esercitare alcun controllo su un provvedimento che, pure, per sua natura e inevitabilmente, incide su diritti soggettivi; che l'irrilevanza della questione, e la sua conseguente manifesta inammissibilità, è confermata dalla circostanza che il giudice rimettente è stato costretto – per poter sollevare il dubbio di costituzionalità – a scindere, rinviandola ad un secondo momento, la decisione sulle spese da quella sul merito, e pertanto ad emettere l'ordinanza di rimessione a questa Corte dopo che, con la sentenza definitiva del merito, aveva consumato il suo potere decisorio e dopo che, pertanto, la controversia potenzialmente già pendeva davanti al giudice dell'impugnazione (anche per l'omessa pronuncia sulle spese). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 92, comma secondo, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Camerino con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 dicembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 dicembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA