[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera della Camera dei deputati del 23 novembre 1999 relativa alla insindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole Tiziana Maiolo nei confronti del dott. Giancarlo Caselli, promosso con ricorso del g.u.p. del Tribunale di Roma, notificato il 10 novembre 2000, depositato in cancelleria il 25 successivo ed iscritto al n. 52 del registro conflitti 2000. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; Udito nell'udienza pubblica del 23 aprile 2002 il giudice relatore Riccardo Chieppa; Udito l'avvocato Sergio Panunzio per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - A seguito di atto di querela in data 14 luglio 1998 del dott. Giancarlo Caselli, all'epoca Procuratore della Repubblica di Palermo, il p.m. presso il Tribunale di Roma esercitava azione penale, formulando richiesta di rinvio a giudizio anche nei confronti della deputata Tiziana Maiolo, in ordine al reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa, in relazione ad alcune dichiarazioni rilasciate durante un congresso di "Forza Italia", ed oggetto di pubblicazione nel quotidiano "La Repubblica" del 18 aprile 1998, in un articolo intitolato "E alle cin-que della sera il trionfo di Musotto" - al cui autore veniva attribuito lo stesso reato in concorso con il predetto deputato - ritenute lesive dell'onore e del prestigio del dott. Caselli, con l'aggravante dell'attribuzione di un fatto determinato. Detto articolo, come risulta dal capo di imputazione, recava, tra le altre, le seguenti frasi: ... "Quella procura che Tiziana Maiolo, ieri mattina, ha definito "un'associazione a delinquere di tipo istituzionale, che pur di arrivare a incriminare Berlusconi per reati mostruosi manda in giro i pentiti con libertà di uccidere . Sono loro il vero bersaglio della operazione Musotto. "A Palermo - ricordava proprio la Maiolo - c'è un fascicolo contro Berlusconi con l'accusa di essere nientemeno che il mandante degli assassini di Falcone e Borsellino. Perciò gli ho detto: candidati al parlamento europeo e restaci, lì hanno un'immunità vera: quando ti accusano di aver rubato il Duomo, intanto scappa all'estero, poi ti difenderai ...". Nelle more dell'udienza preliminare, fissata per il giorno 18 febbraio 2000, veniva formalmente comunicato che l'Assemblea della Camera dei deputati, nella seduta del 23 novembre 1999, su conforme parere della Giunta delle autorizzazioni a procedere, aveva deliberato la insindacabilità, ex art. 68, primo comma, della Costituzione, delle dichiarazioni rese dalla deputata Maiolo, in quanto espressione di opinioni manifestate da un membro del Parlamento. All'udienza preliminare del 18 febbraio 2000, il g.u.p. procedente ha sospeso la trattazione del procedimento, ravvisando i presupposti di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, che ha sollevato con ricorso del 21 marzo 2000, in relazione alla predetta deliberazione della Camera dei deputati, ritenendola, in quanto concernente dichiarazioni prive di nesso con la funzione parlamentare, lesiva della propria sfera di attribuzioni garantita da norme costituzionali, e chiedendo, pertanto, l'affermazione di non spettanza alla Camera dei deputati della dichiarazione di insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal predetto deputato in relazione alle quali era stata esercitata l'azione penale nei suoi confronti, e conseguentemente, l'annullamento della citata delibera. Sotto il particolare profilo della propria legittimazione a sollevare il conflitto, il g.u.p. procedente ne ha ravvisato le ragioni nella salvaguardia dell'economia processuale e nella necessità di evitare proprio la compromissione degli interessi legittimamente tutelati dall'assemblea parlamentare. Infatti, il ricorrente ha osservato che, ove si escludesse la sua legittimazione quale g.u.p. a sollevare conflitto di attribuzione, sarebbe tenuto "alla pronuncia del decreto che dispone il giudizio ex art. 429 cod. proc. pen. , o, alternativamente, alla pronuncia ex art. 425 cod. proc. pen. , anche nella ipotesi in cui ritenesse infondata la delibera di insindacabilità ..., così superando, con una decisione, non definitiva ma processualmente rilevante ... la preclusione opposta dal Parlamento. Al contrario il g.u.p. che condividesse l'assunto dell'assemblea parlamentare, dovrebbe pronunciare sentenza di non luogo a procedere". Nel merito, secondo il ricorrente, le dichiarazioni in questione, recepite nella imputazione, non sarebbero ricollegabili alla funzione parlamentare, pur riflettendo la posizione tradizionalmente critica espressa dalla parte politica cui aderisce la deputata Maiolo nei confronti della linea giudiziaria che sarebbe stata seguita dalla Procura della Repubblica di Palermo nella conduzione delle inchieste inerenti ad ipotesi di reato contro la pubblica amministrazione. 2. - Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 472 del 2000, depositata il 6 novembre 2000. Il ricorso, unitamente alla ordinanza di ammissibilità, è stato regolarmente notificato alla Camera dei deputati il 10 novembre 2000 e depositato presso la cancelleria della Corte il 25 novembre 2000. 3. - La Camera dei deputati si è costituita in giudizio, ed ha eccepito, preliminarmente, la inammissibilità del ricorso, sotto il profilo del difetto di legittimazione del g.u.p. a sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, in considerazione della peculiare natura della sua funzione, volta non già a giudicare, bensì a controllare la legittimità della domanda di giudizio formulata dal p.m. Nel merito, la difesa della Camera dei deputati ha concluso per la infondatezza del conflitto, osservando che - a prescindere dalla coincidenza, peraltro contestata dall'interessata, delle dichiarazioni rilasciate dalla deputata Maiolo con quelle riferite nell'articolo del quotidiano "La Repubblica" - il contenuto delle dichiarazioni in questione trova comunque sostanziale e specifica corrispondenza in numerosi atti di sindacato ispettivo posti in essere dalla deputata Maiolo, nei confronti della "politica dei pentiti" che sarebbe stata adottata da alcune Procure della Repubblica, ed, in particolare, da quella di Palermo. La difesa della Camera ha posto in specifico rilievo, al riguardo, una interpellanza, presentata in data 26 marzo 1998, il cui primo firmatario risultava, appunto, la predetta deputata, con la quale, sulla base di notizie di agenzia relative ad un presunto "racket" di estorsioni organizzato in Sardegna da due siciliani ammessi al programma di protezione per i collaboratori di giustizia, e ad un'asserita scarsa vigilanza esercitata sui medesimi dalle competenti procure, si richiedevano notizie sulle citate circostanze ed, inoltre, in generale sulla politica del Governo in ordine ai "pentiti".