[pronunce]

Il legislatore regionale, a fronte della mancata approvazione del decreto ministeriale previsto dal comma 6 dell'art. 11 del d.lgs. n. 175 del 2016, non ancora avvenuta a distanza di quasi otto anni, si sarebbe visto «costretto ad individuare un mero parametro di riferimento - per la liquidazione dei compensi, dei gettoni di presenza e di ogni altro emolumento spettante agli organi amministrativi delle società pubbliche sottoposte a vigilanza e/o controllo della Regione - in un provvedimento comunque statale quale il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 agosto 2022, n. 143». La Regione deduce di essersi determinata a tanto perché non sembravano ricorrere i presupposti per l'applicazione alle società partecipate regionali del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 24 dicembre 2013, n. 166 (Regolamento relativo ai compensi per gli amministratori con deleghe delle società controllate dal Ministero dell'economia e delle finanze, ai sensi dell'ex articolo 23-bis del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) - cui fa espresso richiamo il comma 7 dell'art. 11 del d.lgs. n. 175 del 2016 - che, al comma 1 dell'art. 1, stabilisce che «[l]e disposizioni del presente decreto si applicano alle società non quotate, direttamente controllate dal Ministero dell'economia e delle finanze». 7.2.2.- Quanto all'art. 71, comma 1, la Regione espone che scopo della norma, nel prevedere il conguaglio dovuto dalle imprese accreditate con il SSN attraverso prestazioni sanitarie extrabudget è quello di ridurre la mole del contenzioso tra aziende sanitarie, soccombenti nella maggior parte dei casi, e imprese accreditate durante la contemporanea vigenza della normativa statale (art. 4, comma 5-bis, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante «Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19», convertito, con modificazioni, nella legge 17 luglio 2020, n. 77) e di quella regionale (art. 5, comma 15, della legge reg. Siciliana n. 9 del 2020), consentendo alle strutture erogatrici di continuare a rendere, senza soluzione di continuità nel settennio indicato, prestazioni sanitarie, così sopperendo alle necessità dell'utenza. L'indennità di funzione, anche ove già erogata, non avrebbe determinato alcun aggravio di spesa dal momento che il maggior costo sostenuto nel 2020 sarebbe stato assorbito nel settennio per venire incontro ai bisogni degli utenti relativi ad una più ampia assistenza sanitaria, e coperto con il fondo contenzioso di ciascuna azienda. Non sussisterebbe, dunque, alcuna violazione degli artt. 81 e 117, primo comma, Cost. né lesione dell'ammontare globale delle prestazioni erogate o budget, trattandosi «di compensare, nel settennio, il valore globale che risulterebbe compatibile con quello indicato negli accordi». L'art. 71 citato, in conclusione, per la difesa della Regione Siciliana risponderebbe ad una precisa scelta del legislatore regionale, quella di contenere i costi del contenzioso derivato dalle strutture private per il recupero delle somme dovute ai sensi dell'art. 5, comma 15, della legge reg. Siciliana n. 9 del 2020. 7.2.3.- Quanto all'art. 83, comma 2, della legge reg. Siciliana n. 3 del 2024, espone la resistente, si tratterebbe di un intervento finanziario, attuato in materia di patrocinio legale ed oneri connessi, destinato a raccordarsi con la norma regionale vigente, di cui costituirebbe mera specificazione e alla quale provvederebbe a fornire copertura finanziaria. Nel quadro normativo di riferimento, costituito dall'art. 39 della legge della Regione Siciliana 29 dicembre 1980, n. 145 (Norme sull'organizzazione amministrativa e sul riassetto dello stato giuridico ed economico del personale dell'Amministrazione regionale), e dall'art. 24 (rubricato «Patrocinio legale») della legge della Regione Siciliana 23 dicembre 2000, n. 30 (Norme sull'ordinamento degli enti locali), interpretativa della precedente e dettata su soggetti e termini applicativi del beneficio, quella impugnata varrebbe, allo stato, ad integrare la copertura di due processi civili per una spesa presunta di euro 268.000,00, e non violerebbe l'art. 81 Cost. 7.2.4.- Con specifico riguardo all'impugnazione degli artt. 71, comma 3, e 138 della legge reg. Siciliana n. 3 del 2024, la Regione resistente non ha svolto difese. 8.- Con memoria depositata il 3 settembre 2024, la predetta Regione si è riportata alle precedenti difese ed ha insistito per la parziale cessazione della materia del contendere in riferimento al quarto motivo di ricorso, segnalando che con l'art. 32, comma 2, lettera b), della legge della Regione Siciliana 12 agosto 2024, n. 25 (Interventi finanziari urgenti), la disposizione impugnata, l'art. 83, comma 2, della legge reg. Siciliana n. 3 del 2024, è stata integrata in coerenza con le censure articolate dal ricorrente, stabilendo la sostituzione del comma 2, citato, con il seguente: «([p]er far fronte agli oneri di cui al presente comma è autorizzata, per l'esercizio finanziario 2024, la spesa di 262.640,00 euro, cui si provvede mediante incremento di pari importo a valere sulla disponibilità della Missione 9, Programma 4, Capitolo 242533». Il legislatore regionale si sarebbe in tal modo premurato di indicare l'onere economico connesso alla nuova spesa, così da consentire la verifica di congruità della copertura, in adesione alla previsione di cui all'art. 81, terzo comma, Cost. 9.- Alla pubblica udienza del 24 settembre 2024, l'Avvocatura generale dello Stato e la difesa della Regione hanno insistito per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate negli scritti difensivi. La difesa regionale, ai fini della parziale cessazione della materia del contendere, ha depositato nota dell'Assessorato regionale dell'energia e dei servizi di pubblica utilità relativa alla mancata concreta applicazione dell'art. 83, comma 2, lettera b) (recte: art. 83, comma 2), della legge regionale impugnata nelle more dell'adozione della legge reg. Siciliana n. 25 del 2024.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale aventi ad oggetto alcune disposizioni della legge reg. Siciliana n. 3 del 2024, distintamente indicate nel prosieguo.