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Signor Presidente, colleghi e colleghe, temo che il disegno di legge che stiamo discutendo sia un ennesimo atto di buona volontà, che purtroppo - come è stato evidenziato dai colleghi intervenuti in precedenza - potrebbe determinare effetti molto diversi da quelli voluti. Basta esaminare i fondi previsti per le misure in oggetto: la legge di bilancio per il 2021 ha stanziato 3 miliardi di euro e sono previsti 6 miliardi di euro per il 2022, ma sappiamo che queste cifre non bastano. Non soltanto questi soldi non sono sufficienti, ma le famiglie hanno bisogno di investimenti in asili nido, in servizi che consentano di conciliare famiglia e lavoro, in sostegni per le donne e per i giovani. Serve soprattutto un contesto sociale, economico e culturale in cui la nascita di un figlio non costituisca un peso. Vediamo poi l'analisi cruda dell'Istat sulla riforma dell'assegno unico, che - secondo i dati diffusi da questo ente - determinerebbe un incremento di reddito per il 68 per cento delle famiglie - questa è una cosa buona - tra cui quelle dei lavoratori autonomi, che oggi non percepiscono gli assegni, e per coloro che non raggiungono la soglia di capienza per le detrazioni fiscali. C'è un «però»: per il 2,4 per cento dei genitori non cambierebbe nulla e per circa il 30 per cento delle famiglie si avrebbe - secondo l'Istat - un peggioramento del livello degli aiuti. In particolare, risulterebbero danneggiati - come hanno già evidenziato i miei colleghi - i nuclei familiari con i figli over ventuno a carico dei genitori, che resterebbero esclusi dall'assegno unico e dalle attuali detrazioni. Sarebbero poi penalizzate le famiglie particolarmente numerose, in quanto la scala di equivalenza dell'ISEE attribuisce al quarto figlio dei valori in proporzioni inferiori. Verrebbero penalizzate anche le coppie di fatto, perché oggi, per il calcolo dell'assegno per il nucleo familiare, possono computare il solo reddito del richiedente, mentre passando all'ISEE dovrebbero considerare i redditi di entrambi i genitori. In questi giorni leggiamo sulla stampa delle rivendicazioni roboanti da parte di alcuni che cercano di intestarsi il provvedimento sull'assegno unico. Siamo abituati a questi spot , che vorremmo definirli spot da Formula 1, visto quello che è successo nei giorni scorsi. Siamo ancora lontani, però, dal concetto di assegno universale, cioè di un assegno per tutti e di uguale importo. Ciò che si sa, in questo momento, è che l'assegno oscillerà invece tra i 50 euro e i 200 euro per figlio, ma l'ISEE determinerà sia la platea effettiva, sia le varie gradazioni dell'assegno. Sarebbe veramente una beffa, qualora non vi fosse un'adeguata copertura economica proprio in questo periodo e per le famiglie questa manovra risultasse soltanto un miraggio o, peggio, un danno. Ci sono altre famiglie, però, colleghi, che in questo periodo sono in ambasce. Sono quelle che aspettano il ritorno dei loro cari da venti, ventidue o anche venticinque anni e che rischiano - lo rischiamo anche noi - di avere un bel regalo dopo le feste di Pasqua, con la pronuncia della Corte costituzionale che consentirebbe il ritorno a casa, nelle famiglie mafiose, di pericolosi e irriducibili boss stragisti, quelli che le famiglie le hanno fatte a pezzi. Ora, in una giornata come questa, in cui si parla tanto di aiuti alle famiglie, dobbiamo anche ricordare quelle che sono state massacrate dai mafiosi stragisti: la famiglia Nencioni, bruciata viva nel sonno, a Firenze; la famiglia Asta, con la povera mamma Barbara e i suoi gemellini, che sono rimasti due ombre di sangue in un muro del Trapanese per l'attentato al giudice Palermo. Ebbene, del pericolo che i mafiosi irriducibili possano tornare a casa senza scontare la propria pena nel perimetro governativo non si è sentita voce, tranne quella della Lega. Dov'è il resto della maggioranza? Dobbiamo pensare che la maggioranza approvi la posizione dell'Avvocatura dello Stato davanti alla Corte costituzionale? Approva il cedere le armi di fronte alle pretese dei mafiosi? È questo il modo per onorare le famiglie? Restituire alla mafia i più pericolosi boss della nostra storia? Ebbene, se vogliamo onorare le famiglie, le milioni di famiglie perbene di questo Paese, facciamo sentire la nostra voce contro questo obbrobrio. Difendiamo l'ergastolo ostativo per i mafiosi. Non facciamo, come vigliaccamente si usa fare in questo Paese, un terribile scaricabarile, scaricando sulla magistratura l'onere di valutare la liberazione di tali mafiosi, per dire che la politica non c'entra e che saranno stati i magistrati a liberarli. No: chi non interviene, chi tace e chi non mette i mezzi per impedire questo non potrà dire un domani «saranno stati i magistrati». Saranno le coscienze dei cittadini a capire chi ha armato le penne di quelli che libereranno i mafiosi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, la misura oggi in discussione e in votazione in Aula prevede, in linea di principio, obiettivi assolutamente condivisibili, che rientrano nel programma più completo del family act , ovvero sostenere la famiglia, incentivare la natalità, promuovere l'occupazione, prevalentemente femminile, fare un passo in avanti per allinearsi alle misure europee e procedere verso una semplificazione fiscale. Ricordiamo che in Italia la spesa di protezione sociale per la funzione famiglia e figli è inferiore a quella di tutti gli altri Paesi dell'Unione europea, con l'eccezione di Malta e dei Paesi Bassi, ed è pari a circa l'1 per cento del PIL nel 2018, rispetto a una media europea del 2,2. Signor Ministro, il provvedimento in esame presenta alcune criticità, che mettono a rischio il raggiungimento di tutti gli scopi prefissati. Di sicuro la semplificazione si ottiene, perché l'assegno è unico, assorbendo tutte le misure esistenti destinate alla famiglia e alla natalità, ma sarà proprio universale? E, soprattutto, manterrà gli stessi benefici vigenti per tutti? Molte simulazioni effettuate da più studi, a cominciare dall'Ufficio parlamentare di bilancio, evidenziano che le risorse messe a disposizione non bastano per erogare a tutti gli stessi benefici attuali. Infatti, i circa 12,5 miliardi attualmente impegnati per le misure vigenti e quelli in dotazione con la legge di bilancio - lo ricordo: 3 miliardi per il 2021 e fino a 6 miliardi per il 2022 e a decorrere dal 2023 - sono oggettivamente pochi, signor Ministro, tant'è vero che con l'ampliamento della platea dei destinatari, includendo anche i lavoratori autonomi incapienti e disoccupati, 1,3 milioni di famiglie riceverebbero - sempre da stime elaborate - circa 380 euro in meno all'anno rispetto a quanto percepiscono oggi.