[pronunce]

2.6.- Con riferimento alla questione avente ad oggetto l'art. 14, comma 2, della legge regionale impugnata, la Regione ne sostiene l'inammissibilità relativamente all'art. 97 Cost., in quanto priva di qualunque motivazione specifica, e l'infondatezza, relativamente agli altri parametri invocati. E ciò in quanto la norma regionale si limiterebbe a riprendere il contenuto delle linee guida, le quali, al punto 13.3. , prevedono una comunicazione alle competenti soprintendenze nei medesimi termini della legge regionale. 2.7.- In ordine all'art. 14, comma 7, della legge regionale n. 19 del 2012, relativamente all'art. 117, terzo comma, Cost., la Regione segnala come il ricorrente parta dal presupposto errato che la disposizione regionale chieda l'acquisizione del parere di ARPA al di fuori della conferenza di servizi. Quanto alla presunta violazione degli artt. 97 e 117, secondo comma, lettera m), Cost., la Regione ritiene che le censure, prima che infondate (perché il contenuto della disposizione non è quello che vi legge il Governo), siano inammissibili per genericità e difetto di motivazione, limitandosi esse a sostenere che la (supposta) violazione dei principi fondamentali è anche violazione di queste due ultime disposizioni costituzionali. 2.8.- Passando alla trattazione degli artt. 14, comma 9, e 18, comma 2, della legge regionale in esame, la Regione ritiene opportuno rammentare come nel sistema regionale si preveda che, nel caso di mancata acquisizione del parere favorevole del consiglio comunale, l'organo esecutivo dell'ente titolare del procedimento autorizzativo (secondo il riparto di competenze tracciato dagli artt. 2 e 3 della medesima legge regionale n. 19 del 2012) abbia il potere di assumere la determinazione conclusiva in luogo della conferenza di servizi, eventualmente superando il dissenso urbanistico comunale qualora esso dovesse apparire ingiustificato. Quanto alle più volte citate linee guida, la Regione sostiene trattarsi di un parametro del tutto inconferente, in quanto, analogamente al decreto legislativo che ne è alla base, esse riguardano solo gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, mentre le disposizioni regionali impugnate riguardano solo le infrastrutture energetiche lineari (elettrodotti e gasdotti, nei limiti sopra evidenziati). Infine, si contesta la totale assenza di motivazione in ordine alla violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. 2.9.- Con riferimento all'art. 16, comma 2, lettera a), della legge reg. n. 19 del 2012, la Regione sostiene che il quadro normativo regionale complessivo, caratterizzato da una valutazione più ampia degli effetti del regime di autorizzazione o comunicazione sulle destinazioni e sulle utilizzazioni del territorio, consentirebbe di ritenere che l'estensione della facoltà riconosciuta alle Regioni dall'art. 6, comma 11, del d.lgs. n. 28 del 2011 ad altre ipotesi, corrispondenti per ratio e per gli effetti perseguiti e prodotti, costituisca non una contraddizione del principio espresso dalla norma statale ma un suo sviluppo coerente. La Regione puntualizza inoltre che la disposizione censurata interseca inestricabilmente la materia dell'urbanistica, di competenza primaria della Regione, non soggetta, come tale, al limite dei principi fondamentali della materia. In ordine agli artt. 3 e 41 Cost., la Regione segnala come, più che per avanzare una censura autonoma, il richiamo a tali parametri costituzionali sembrerebbe valere come argomento per attribuire il carattere di principi fondamentali alla richiamata norma del d.lgs. n. 28 del 2011. Quanto alla asserita violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., si rileva che il ricorso non indicherebbe alcuna norma (diversa da quella del d.lgs. n. 28 del 2011) in qualche modo attinente all'ambiente e al paesaggio violata dalla disposizione regionale. 2.10.- Affrontando la questione di legittimità costituzionale avente ad oggetto l'art. 17 della legge regionale impugnata, la Regione preliminarmente traccia il perimetro della norma, evidenziando che la stipula dell'accordo con il proponente è configurata dalla legge regionale come una delle opzioni a disposizione della Regione nel momento in cui si appresta a prendere le proprie decisioni in materia. Sarebbe, poi, ben possibile - fisiologico, anzi - che l'accordo si raggiunga. Né potrebbe costituire una ragione di incostituzionalità della legge la circostanza che in certe ipotesi la Regione non ritenga di addivenire all'intesa. In ordine al lamentato appesantimento e aggravamento del procedimento, con la conseguente violazione dell'art. 97 Cost., la Regione rileva che la posizione di siffatte regole procedurali circa il modo in cui si forma la volontà della Giunta regionale su questioni rilevanti come quelle per le quali occorre l'intesa, piuttosto che contrastare con l'invocato parametro costituzionale, lo attuano sotto il profilo della controllabilità dell'azione amministrativa, anche di governo, e comunque ricadono nella potestà di autorganizzazione dell'esecutivo regionale, riconosciuta dallo statuto speciale (art. 12, comma 2, e art. 4, numero l). Relativamente alla censura legata al contrasto con l'art. 34, comma 16, del d.l. n. 179 del 2012, la Regione ne sostiene la palese inammissibilità, in quanto la disposizione statale invocata è successiva alla legge regionale impugnata, e, comunque, la assoluta infondatezza. Con riferimento alla censura relativa al presunto contrasto con il principio fondamentale in materia di «produzione, distribuzione e trasporto di energia» dettato dal legislatore statale all'art. l, comma 5, della legge n. 239 del 2004, la Regione segnala che, diversamente da quanto sostenuto nella prospettazione del ricorrente, la disposizione statale non escluderebbe affatto che le misure - in particolare quelle di compensazione - possano riferirsi ad altri ambiti, ove non espressamente vietati ed ove ragionevolmente correlati all'opera da realizzare. 2.11.- La Regione sostiene l'infondatezza della questione avente ad oggetto l'art. 18, comma 4, della legge reg. n. 19 del 2012, in quanto la legislazione statale, nel definire gli obiettivi generali di politica energetica del Paese, consentirebbe a tutte le istituzioni di esercitare i propri poteri al fine, tra l'altro, di «salvaguardare le attività produttive con caratteristiche di prelievo costanti e alto fattore di utilizzazione dell'energia elettrica, sensibili al costo dell'energia» (art. 1, comma 3, lettera m, della legge n. 239 del 2004). A tale obiettivo si ispirerebbe la norma impugnata, la quale stabilirebbe una modesta correlazione tra il sacrificio subito dalla comunità regionale e la partecipazione ai vantaggi che l'impianto di reti elettriche transfrontaliere produce. 2.12.- Con riferimento agli artt. 35, comma 7, e 34, comma l, lettere f) ed h), della legge regionale impugnata, la Regione rileva l'infondatezza della questione promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri.