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Richiama la validità dell'esperienza della Svizzera, paese nel quale si è recentemente recato in missione, dove il ricorso al referendum propositivo ha agevolato la mediazione tra posizioni contrapposte, che poi è il significato stesso della democrazia, in quanto consente di operare una sintesi della pluralità di interessi contrapposti. In Italia, invece, manca una capacità di dialogo e di conciliazione di posizioni differenti, tanto che la parola "compromesso" ha assunto un significato deteriore. In tal senso, lo strumento del referendum propositivo può rivelarsi utile e pertanto si dichiara convinto della validità del progetto di riforma costituzionale in esame. Tuttavia, ritiene indispensabili alcuni miglioramenti al testo approvato dalla Camera dei deputati, ovvero: esplicitare che la proposta d'iniziativa popolare rafforzata possa riguardare solo leggi ordinarie; eliminare il riferimento a un imprecisato organo terzo, attribuendo invece alla Corte costituzionale il controllo del carattere non formale o di coordinamento delle modificazioni parlamentari eventualmente apportate al testo dei promotori; prevedere che i requisiti di idoneità e omogeneità delle coperture finanziarie, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sussistano fino allo svolgimento dell'eventuale referendum. Anticipa, quindi, per chiarezza di esposizione, il contenuto del testo definitivo, quale risulterebbe dall'approvazione delle proposte di modifica che i relatori intendono accogliere, o avanzare loro stessi. In particolare, all'articolo 71 della Costituzione, resterebbero inalterati i primi due commi, riguardanti rispettivamente l'iniziativa legislativa in generale e l'iniziativa legislativa popolare, così come riconfermerebbe l'introduzione di quattro commi aggiuntivi. Si prevederebbe perciò che, quando l'iniziativa è esercitata mediante una proposta di legge, che si specifica essere ordinaria, da parte di almeno cinquecentomila elettori e le Camere non la approvano entro diciotto mesi dalla sua presentazione, è indetto un referendum per deliberarne l'approvazione: se le Camere la approvano con modifiche, il referendum è indetto sulla proposta presentata, ove i promotori non vi rinunzino. La proposta approvata dalle Camere sarebbe invece sottoposta a promulgazione se quella soggetta a referendum non fosse approvata. Si preciserebbe, inoltre, che la proposta sottoscritta da cinquecentomila elettori non può essere presentata alle Camere se è in contrasto con le norme costituzionali, se è ad iniziativa riservata, se presuppone intese o accordi, se richiede una procedura o una maggioranza speciale per la sua approvazione o se non ha contenuto omogeneo. Si conferma che la proposta sottoposta a referendum è approvata se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi, purché superiore a un quarto degli aventi diritto al voto. Il sesto comma prevederebbe più sinteticamente che l'attuazione del nuovo istituto sia disciplinata con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. Si sofferma, quindi, sul nuovo articolo 2, non più volto a modificare l'articolo 75 della Costituzione, ma ad apportare modifiche alla legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, collocando in quella sede anche parti del contenuto dell'attuale articolo 1 del disegno di legge, al fine di salvaguardare la sinteticità e linearità del testo della Costituzione. Attraverso l'inserimento di un articolo aggiuntivo, si dovrebbe stabilire che, prima della presentazione alle Camere di una proposta di legge di cui all'articolo 71, terzo comma, della Costituzione, e quando siano state raccolte almeno duecentomila firme, la Corte costituzionale giudica se tale proposta possa essere presentata alle Camere ai sensi del quarto comma del medesimo articolo. Nell'ambito di tale giudizio, la Corte costituzionale accerta altresì che la proposta non abbia contenuto meramente abrogativo - per evitare interferenze con l'articolo 75 - e che, se importa nuovi o maggiori oneri, provveda a farvi fronte ai sensi dell'articolo 81, terzo comma, della Costituzione, con mezzi idonei e fra loro omogenei. In caso contrario, la proposta non potrebbe essere presentata alle Camere. Si prevederebbe poi che, nel caso le Camere abbiano approvato la proposta di legge di cui al nuovo terzo comma dell'articolo 71 della Costituzione, con modifiche o l'abbiano respinta ovvero sia decorso il termine di diciotto mesi senza che la proposta sia stata approvata, la Corte costituzionale dichiara che non si fa luogo a referendum se le modifiche introdotte dalle Camere sono di natura formale o di coordinamento (superando l'espressione "non meramente formali"); o se l'idoneità dei mezzi per far fronte ai nuovi oneri sia venuta meno. In quest'ultimo caso, la Corte costituzionale sospenderebbe il giudizio e assegnerebbe ai promotori un termine per riformulare le coperture. La Corte costituzionale dichiarerebbe allora che non si fa luogo al referendum: in caso di inutile decorso del termine, se i mezzi per far fronte ai nuovi o maggiori oneri, così come riformulati, non risultassero idonei o fra loro omogenei o analoghi a quelli originariamente indicati. Se invece non sussistessero le condizioni per dichiarare che non si fa luogo a referendum e la proposta popolare fosse stata approvata dalle Camere con modifiche, la Corte costituzionale ne verificherebbe la conformità al nuovo quarto comma dell'articolo 71 della Costituzione, in assenza della quale la Corte costituzionale dichiarerebbe che essa non potrà essere sottoposta a promulgazione. Qualora la Corte costituzionale dichiarasse che non si fa luogo a referendum, la proposta eventualmente approvata dalle Camere sarebbe sottoposta a promulgazione. Qualora i promotori rinunzino al referendum, non si farebbe luogo al giudizio di cui al secondo comma e seguenti. Le modalità di questi giudizi sarebbero stabilite dalla legge di cui al nuovo sesto comma dell'articolo 71 della Costituzione. Si introdurrebbe poi, nella legge costituzionale, un nuovo articolo, che elenca i contenuti della legge attuativa, di cui al nuovo sesto comma dell'articolo 71, riformulati nei termini più sintetici già esposti dal relatore, ovvero le disposizioni: sul numero massimo delle proposte che possono essere contestualmente all'esame delle Camere; sul concorso di più proposte popolari sulla medesima materia; sul ruolo dei promotori e alle modalità di esercizio delle funzioni loro riconosciute; sulla sospensione del termine previsto per l'approvazione della proposta nel caso di scioglimento delle Camere, assicurando comunque alle Camere elette dopo lo scioglimento un termine non inferiore a dodici mesi; sulle modalità per assicurare eguale conoscibilità della proposta d'iniziativa popolare e di quella approvata dalle Camere o della normativa vigente. In conclusione, ritiene che il testo così modificato recepirebbe molte delle indicazioni emerse nel dibattito, prevedendo un sistema più equilibrato, con il pregio di un linguaggio normativo chiaro e leggibile. Il senatore VITALI (FI-BP) osserva che, a fronte delle modifiche illustrate dal relatore, sarebbe inutile procedere all'esame degli emendamenti.