[pronunce]

che la questione deve, invece, essere dichiarata manifestamente inammissibile in riferimento alla dedotta violazione dell'art. 24 Cost., in quanto trattasi di parametro soltanto evocato, senza che il preteso contrasto con esso della norma censurata sia sorretto da qualsivoglia motivazione (ex plurimis, ordinanze n. 388 del 2006, n. 414 del 2005 e n. 197 del 2005); che, quanto alla prospettata violazione dell'art. 3 Cost., articolata in un duplice profilo di censura, deve rammentarsi che il consolidato orientamento di questa Corte, in punto di discrezionalità legislativa circa l'individuazione delle condotte punibili, nonché sulla scelta e la quantificazione delle relative sanzioni, è nel senso che siffatta discrezionalità può essere censurata, in sede di giudizio di costituzionalità, soltanto ove il suo esercizio ne rappresenti un uso distorto o arbitrario, così da confliggere in modo manifesto con il canone della ragionevolezza (da ultimo, si vedano: sentenza n. 144 del 2005; ordinanze n. 169 e n. 45 del 2006); che, nella fattispecie oggetto di scrutinio, non può reputarsi che la norma denunciata dal rimettente sia frutto di esercizio arbitrario della discrezionalità legislativa; che, difatti, la censura che prospetta la disparità di trattamento pone a raffronto situazioni eterogenee e cioè quella del conducente che abbia conseguito la patente di guida da più di tre anni e quella del conducente “neopatentato” (e cioè chi la patente l'abbia conseguita da meno di tre anni), là dove, in quest'ultimo caso, viene in rilievo, secondo una valutazione compiuta dal legislatore in base a dati di esperienza, l'elemento differenziante della minor pratica nella guida, che appunto richiede al “neopatentato” una ancor maggiore prudenza nella circolazione stradale; che, del resto, a conferma di siffatta valutazione tipica del legislatore, la stessa norma sanzionatoria rilevante nel caso oggetto di cognizione da parte del rimettente – e cioè l'art. 142, comma 9, c.d.s. che punisce l'eccesso di velocità oltre i 40 km/h rispetto ai limiti massimi – prevede che la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida sia aggravata proprio in danno del “neopatentato” (da 3 a 6 mesi, in luogo della stessa sanzione da 1 a 3 mesi applicabile agli altri conducenti) ; circostanza, questa, che il giudice a quo non prende neppure in considerazione, sebbene assuma rilievo indicativo circa l'orientamento legislativo nei confronti dei “neopatentati”; che le medesime considerazioni consentono di superare anche il profilo di censura che evoca, ai fini di un giudizio di ragionevolezza, il raffronto della norma denunciata con la disposizione del comma 1-bis dello stesso art. 126-bis, secondo cui ove «vengano accertate contemporaneamente più violazioni delle norme di cui al comma 1» – e cioè delle norme che prevedono la decurtazione dei punti – «possono essere decurtati un massimo di quindici punti», precisando, altresì, che le «disposizioni del presente comma non si applicano nei casi in cui è prevista la sospensione o la revoca della patente»; che, anche a prescindere dal fatto che nell'ordinanza di rimessione non si motiva adeguatamente in ordine alla ritenuta inapplicabilità al “neopatentato” del concorso formale di cui al comma 1-bis, va in ogni caso osservato che il termine di raffronto prescelto dal rimettente non risulta conferente; che, difatti, la decurtazione massima complessiva di 15 punti stabilita dalla prima parte della disposizione di cui al comma 1-bis non potrebbe in ogni caso trovare applicazione nell'ipotesi sanzionata dall'art. 142, comma 9, c.d.s. – e cioè quella che riguarda il giudizio a quo – giacché per essa è prevista la sanzione della sospensione della patente di guida, la quale, in forza di quanto previsto nella seconda parte dello stesso comma 1-bis, esclude l'applicazione della predetta regola della decurtazione di 15 punti ed impone il cumulo materiale del punteggio stabilito per ciascuna violazione; che, pertanto, la censura che evoca la lesione dell'art. 3 Cost. deve essere dichiarata manifestamente infondata sotto tutti i profili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 126-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) – introdotto dall'art. 7 del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), come modificato dal decreto legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214 –, sollevata, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Padova con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del predetto art. 126-bis del decreto legislativo n. 285 del 1992, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal medesimo Giudice di pace di Padova con la stessa ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 febbraio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 marzo 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA