[pronunce]

Gli interessi urbanistici non restano, infatti, per nulla compromessi dalle vicende relative alla corresponsione del contributo - la cui destinazione risulta vincolata nello scopo ma non negli impieghi e nella determinazione delle aree di intervento - né dalla circostanza che dai previsti meccanismi compensativi possano derivare vantaggi per altre aree comunali; posto che, sul punto, la norma non fornisce prescrizioni cogenti né indicative del rischio paventato e, sotto altro e dirimente profilo, la Regione appare comunque libera di assumere proprie determinazioni "di dettaglio". 2.2.- In merito, poi, alla violazione dei restanti parametri, non può non rilevarsi - in via, in certo senso, quasi "pregiudiziale" - come, nella fase di conversione del richiamato d.l. n. 133 del 2014, l'ampia "clausola di salvaguardia" delle «diverse disposizioni delle legislazioni regionali e degli strumenti urbanistici generali comunali» sia stata inserita (quale comma 4-bis dell'art. 16 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia - Testo A») parallelamente alla disposizione impugnata (anch'essa, peraltro, aggiunta al testo dello stesso art. 16) e sia stata a quest'ultima espressamente riferita; venendo poi ribadita, al comma 5, ancora del medesimo art. 16 modificato, in relazione all'ipotesi della mancata definizione delle tabelle parametriche da parte delle Regioni. Su questa base, la Regione Veneto - tra le non molte, come osservato dalla stessa ricorrente, a disporre di una propria legislazione sulla specifica materia - appare evidentemente priva di un concreto e attuale interesse a ricorrere: in ragione della predetta salvezza delle «diverse» discipline regionali, inequivocamente disposta - e con una enunciazione che, indipendentemente dalla astratta questione della "natura" della norma impugnata, non può apparire meramente pleonastica -, nessuna turbativa alle proprie competenze legislative essa può ragionevolmente lamentare, tanto più trattandosi di competenze già esercitate. Va, in proposito, rammentato che la giurisprudenza costituzionale ha, in più occasioni, affermato come, nei giudizi di legittimità costituzionale proposti in via principale - che abbiano ad oggetto questioni relative a disposizioni contenute nel Titolo V della Parte seconda della Costituzione - deve necessariamente sussistere, nella parte ricorrente, un interesse attuale e concreto a proporre l'impugnazione, per conseguire, attraverso il provvedimento richiesto, un'utilità diretta e immediata, in mancanza del quale interesse il ricorso risulta inammissibile; e poiché l'unico interesse che le Regioni sono legittimate a far valere è quello alla tutela del riparto delle competenze legislative delineato dalla Costituzione, esse hanno titolo a denunciare soltanto le violazioni che siano in grado di ripercuotere i loro effetti, direttamente e immediatamente, sulle prerogative costituzionalmente loro riconosciute (ex plurimis, sentenza n. 216 del 2008). Ora, per quel che si è detto, questo interesse appare, nella specie, palesemente insussistente, senza che, comunque, sul punto il ricorso abbia adeguatamente motivato. La stessa Regione, del resto, nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, ammette che, «per evitare gli effetti descritti nel ricorso», le Regioni «vengono quindi costrette a legiferare all'interno del groviglio normativo generato dalla disposizione impugnata». Il che, evidentemente, vale - oltre che a segnalare un inconveniente di mero fatto, inidoneo a configurare un contrasto con il parametro costituzionale evocato (tra le tante, sentenza n. 249 del 2009) - soprattutto a confermare che la vicenda non potrebbe in alcun modo riguardare la Regione ricorrente, che - come si è detto - ha già legiferato.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separate pronunce la decisione sulle altre questioni promosse dalla ricorrente con il medesimo ricorso; dichiara l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 17, comma 1, lettera g), del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 11 novembre 2014, n. 164, promossa, in riferimento agli artt. 3, 23, 117, terzo e quarto comma, 118, 119 e 120 della Costituzione, dalla Regione Veneto con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 febbraio 2016. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 aprile 2016. Il Cancelliere F.to: Roberto MILANA