[resaula]

Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, come già detto siamo qui per convertire in legge un decreto-legge meritorio, approvato all'unanimità alla Camera e che risponde all'esigenza di risolvere una delle tante problematiche che esistono in Italia e non agli annunci propagandistici e irrealizzabili tipici dell'inizio di questo nuovo Governo. Il decreto-legge, in effetti, prevede il rifinanziamento, anche per l'anno 2018, degli ammortizzatori sociali in deroga nelle aree di crisi industriale complessa. Alla Camera, per il Gruppo di Forza Italia, è stato il collega Cappellacci a sottolineare la necessità di un piano che passi attraverso un uso più efficace delle risorse europee, con il fine vero, sano, alto di azzerare quel divario infrastrutturale e di determinare un'effettiva crescita dell'economia del Paese. E questa impostazione, a nostro avviso, resta tuttora valida ed efficace. Infatti, è questa per noi l'unica strada che può condurre fuori dalle paludi della crisi che hanno creato stagnazione, perdita di produttività e povertà dilagante. Le aree territoriali soggette a recessioni economiche sono sempre più vaste. Di certo, il Sud del Paese è naturalmente la parte più drammaticamente interessata. Un'economia già di per sé fragile è stata ulteriormente colpita dai processi di decrescita degli ultimi anni. Dal rilancio delle attività produttive e da un insieme di altri fattori dipenderanno le sorti di tante famiglie italiane. Nell'immediato, però, ci sono da alleviare i ritardi e le difficoltà immani in cui versano tante, troppe famiglie per la perdita del lavoro o perché uno straccio di lavoro ormai non si trova più. È questo lo scenario in cui viviamo, ma il ministro Di Maio finge di ignorarlo, come se venisse da un altro pianeta (Giove o Marte) e non conoscesse anche lui, uomo del Sud, la fame di lavoro che ossessiona - ripeto, ossessiona - il Meridione d'Italia e, purtroppo, inizia a ossessionare anche altre aree della nostra Nazione. Di Maio e il suo movimento fingono di ignorare queste precise istanze e, al tempo stesso, le travisano, instillando nell'opinione pubblica l'idea che il Sud e le altre aree depresse del nostro Paese vogliano e pretendano politiche assistenzialistiche e misure che permettano ai meni volenterosi di starsene comodamente a casa propria, ricevere un sussidio per non fare niente e mungere le mammelle di uno Stato che ormai - ahinoi - non ha più latte. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il MoVimento 5 Stelle e il vice premier Di Maio rilanciano, un giorno con maggiore insistenza e un giorno con qualche esitazione, la proposta di approvare entro il 2018 l'ormai famigerato reddito di cittadinanza, una misura a mio avviso sciocca, insensata e - passatemi il termine - folle. Del resto, suonano assolutamente attuali le analisi fatte qualche anno fa dal premio Nobel Friedman, che disse testualmente: «Se tassi il lavoro e dai sussidi a chi non lo fa, non sorprenderti se crei disoccupazione». Ed è proprio quello che succederebbe se (speriamo che non avvenga mai) il reddito di cittadinanza, tanto caldeggiato dallo sprovveduto ministro Di Maio, dovesse essere approvato: verrebbe incentivata la disoccupazione e non il lavoro. Ed è il lavoro, questa millenaria attività umana, che forse il ministro Di Maio ha poco praticato nella sua vita di giovane e fortunato politico, a dare dignità all'uomo, non le mance, né tanto meno le elemosine di Stato. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti dal Gruppo M5S) . È il lavoro, questa parola sconosciuta a un MoVimento 5 Stelle sempre più populista e pauperista, come giustamente lo ha definito il presidente Berlusconi, a creare ricchezza, far crescere il Paese e dargli più risorse e fondi per gli investimenti e per il miglioramento della vita dei cittadini. È il lavoro, caro ministro Di Maio, a renderci uomini e non questuanti. È il lavoro, inconsapevole ministro Di Maio, il mezzo che tutti gli uomini e le donne di buona volontà usano per mettere alla prova le proprie competenze e professionalità e per misurarsi in una società globale in cui nessuno Stato può più permettersi di finanziare l'inattività dei suoi concittadini. Il reddito di cittadinanza, pertanto, non sarebbe altro che una sciagura, ma anche, a ben guardare, una folle utopia. Infatti, caro ministro Di Maio, lei non ci ha ancora detto come verrebbe finanziato. In una parola, non ci ha ancora detto dove prenderete i soldi per rendere operativa una normativa del genere. Non ce l'avete detto per una sola ragione: voi non avete la benché minima idea di dove prendere i soldi. Non lo sapete e non lo avete spiegato. Eppure, ormai da anni avete prospettato ai cittadini l'esistenza di uno Stato che dispensa sussidi come fossero bruscolini e si trattasse della cosa più naturale del mondo. Non è così. Il MoVimento 5 Stelle lo sa e lo sa ancor meglio il ministro Di Maio. Ecco perché chiedo che, una volta per tutte, il Vice Premier di questo Governo dica finalmente la verità ai cittadini e ammetta che il reddito di cittadinanza è una boiata partorita da quattro amici al bar in vena di scherzare e prendere per il naso qualcuno. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti dal Gruppo M5S) . Caro ministro Di Maio, per una volta dica come stanno le cose e ammetta questa innegabile verità. Se proprio non vuole perdere la faccia - e noi lo capiamo - si limiti mestamente ad annuire con il capo a quanto affermato dal ministro dell'economia Tria, che ha ammesso senza mezzi termini che in materia economica questo Esecutivo ha solo una strada da seguire: quella della continuità con il passato. Altro che reddito di cittadinanza; altro che sussidi per questo o quello caduti dal cielo! Lei, Ministro, dopo l'approvazione del cosiddetto decreto dignità, ha affermato che siamo in presenza della Waterloo del precariato. Purtroppo, però, lei non ha spiegato come questa disfatta dovrebbe avvenire; mentre, al contempo, sembra focalizzare in modo parziale un problema enorme e generalizzato, ad esempio concentrandosi solo sui rider ; che devono, sì, essere tutelati, ma lo devono essere come tutti i precari della pubblica amministrazione, dell'industria, del commercio, dell'università, eccetera, eccetera. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . L'Italia, signor Ministro, ha bisogno di risposte strutturali, capaci d'invertire un trend economico negativo che non accenna ad attenuarsi. Ma i suoi primi passi da Ministro non lasciano ben sperare. In conclusione, le vicende del decreto-legge in discussione sono note: con questo provvedimento si prevede la possibilità di un ulteriore sussidio agli ammortizzatori sociali. Esso verrà votato verosimilmente all'unanimità, ma una domanda nasce spontanea: quando un provvedimento dell'attuale Governo potrà essere approvato all'unanimità da questo Parlamento? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Di questo passo, con tutta la nostra buona volontà e la nostra responsabilità, ritengo che sia assolutamente impossibile. E il dato ancora sul quale vale la pena riflettere... (Il microfono si spegne automaticamente) . PRESIDENTE .