[resaula]

Ha scosso ancor più il nostro Paese, l'Italia, in cui il giovane Zaki studiava e aveva trovato i suoi affetti. Nell'affrontare questa discussione e il voto che esprimerà il Parlamento sul testo al nostro esame, è necessario precisare che non si tratta di aprire l'ennesimo fronte di conflitto con le autorità egiziane, dopo la tragica vicenda di Giulio Regeni, che - lo dirò anch'io - ancora reclama verità. Si tratta di ribadire l'inviolabilità, ad ogni latitudine del globo, dei diritti umani riconosciuti a ogni singolo uomo. Personalmente - spero non si scandalizzino le anime belle - non contesto il diritto di un Paese sovrano, al di là della sua forma di Governo, di giudicare un suo cittadino. Contesto, come sancito dalla Carta dei diritti dell'uomo, che a un individuo possano essere sospesi i propri diritti inalienabili, specie in virtù delle sue opinioni politiche; pertanto, il procedimento giudiziario dev'essere giusto - è tale, se lo è anche nei tempi - e privo di discriminazioni. Constatiamo che Zaki si trova a vivere una vicenda giudiziaria non limpida, non trasparente e non giusta. Privato dei suoi legittimi diritti di difesa - di un giusto processo, diremmo noi - subisce una detenzione a tratti umiliante per la sua persona. Ricordo che Marco Pannella non perdeva occasione per ricordare e ricordarci che «dove vi è strage di diritto, vi è strage di popoli». È questo e non altro, onorevoli colleghi, il tema su cui soffermarci e su cui siamo chiamati a fare una battaglia politica. Non pensate, pur nella bontà delle vostre idee, che possiamo entrare nel merito della natura dei tanti Paesi che, dal Mediterraneo al Medio Oriente, passando per l'Estremo Oriente, presentano caratteri e forme di Governo a-democratiche. Siamo chiamati a difendere i valori sanciti nelle Convenzioni internazionali, base riconosciuta della nostra civiltà, che rappresentano la base naturale del nostro ordinamento costituzionale e della Repubblica. Possiamo e dobbiamo farlo, agganciando le nostre relazioni e lo sviluppo dei nostri rapporti economici e diplomatici al rispetto dei diritti umani e alla liberazione dei prigionieri politici. Dobbiamo farlo tanto con i Paesi che consideriamo deboli, come con quelli forti, ivi compresa la Cina, su cui molti degli stessi urlatori della difesa dei diritti umani nel Mediterraneo perdono poi la voce, pronti ad applaudire le nuove vie della seta, dimenticando la persecuzione religiosa di musulmani, buddisti, Falun gong e cristiani, perpetuata in questi anni da Pechino. (Applausi) . Non dimentichiamo la nostra storia e le conquiste di civiltà di cui il nostro Paese è stato interprete. Infatti, nel passato l'Italia ha avuto la forza politica e istituzionale di difendere i diritti dei popoli oppressi in ogni dove, anche di fronte all'alleato americano. Forse qualcuno di voi, credo pochi, ricorderà le parole dell'allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, al Congresso americano, sulla repressione cilena. Dobbiamo poi difendere e subordinare al rispetto dei diritti umani non solo nel caso Zaki, ma anche quando siamo chiamati a determinarle e svilupparle, le politiche comunitarie. Vi confesso che ho provato forte imbarazzo, lo scorso dicembre, quando è stato siglato l'accordo commerciale tra l'Unione europea e la Cina. Dovevamo pretendere che il rispetto dei diritti umani basilari fosse una parte importante di quell'accordo, approvato al fotofinish dalla presidenza tedesca, anche non tenendo in considerazione i dettami del Parlamento europeo. I risultati li abbiamo visti la scorsa settimana, con un gruppo di rappresentanti e parlamentari europei sanzionati da Pechino. È quindi questa l'occasione, onorevoli colleghi, di affrontare i nodi e i capisaldi intorno a cui ricostruire la nostra politica estera. Personalmente ho accolto con piacere le parole da realpolitik del presidente Draghi sui nostri rapporti internazionali necessari e la franchezza con cui, però, ha chiamato le cose con il loro nome. Credo e spero che questa formula istituzionale di emergenza nazionale possa servire per resettare alcuni sbandamenti del recente passato, riannodare il nostro legame atlantico, rilanciare una nostra presenza indispensabile nell'area del Mediterraneo allargato, dove ancora si giocano gli equilibri mondiali. L'Egitto, verso il cui popolo nutriamo sentimenti di grande amicizia, al pari di tante altre realtà della sponda Sud, è stato e può ritornare a essere - nella chiarezza dei rapporti e nel rispetto di quei diritti fondamentali che ho richiamato - un partner affidabile dell'Italia per la stabilizzazione dell'area e per lo sviluppo di feconde relazioni. Credo che l'ordine del giorno in discussione, per avviare tempestivamente, mediante le competenti istituzioni, le necessarie verifiche al fine di conferire a Patrick Zaki la cittadinanza italiana, possa essere un modo per porre l'attenzione sulla questione (che, mi permetto di dirlo, è una delle tante che si consumano in silenzio e tra l'indifferenza dei più in molte parti del mondo). Consentitemi e consentitici, pur tuttavia, di essere fortemente scettici che questa possa essere la strada che porti alla liberazione di Zaki e alla soluzione della sua vicenda; anzi, il nostro timore è che possa innescare un nuovo e più alto contenzioso giuridico sulla vicenda, esasperare i toni e gli animi e prolungare l'ingiusta detenzione di Zaki, alla cui condizione vogliamo dare una risposta e non già fare crociate sulla sua pelle. È una perplessità che condividiamo con la vice ministra Sereni e con il collega senatore Balboni, che però vogliamo mettere agli atti, non solo a futura memoria, ma perché abbiamo il dovere di abbandonare la retorica imperante, che, specie sui temi di politica estera, ha già fatto tanti danni all'Italia. Do atto al Governo, in questa particolare occasione, di averlo fatto. Non si possono infatti sostituire una buona e autorevole politica estera e l'azione politica e diplomatica di un grande Paese, come l'Italia dev'essere, con escamotage giuridici. Nell'annunciare il voto favorevole del Gruppo Forza Italia, ritengo altresì che quella indicata nel testo, ossia sollecitare il Ministero degli affari esteri e le sue articolazioni a sviluppare ogni ulteriore iniziativa diplomatica che porti al più presto alla risoluzione della vicenda, sia la strada migliore e quella suscettibile di portare maggiori risultati. (Applausi) . CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Sottosegretario, abbiamo particolarmente apprezzato il pragmatismo e anche la sua descrizione molto corretta dei fatti e dei rischi che si possono prefigurare, anche all'esito di questo nostro dibattito, rispetto alla persona stessa di Patrick Zaki, ma anche a chi come lui, in Egitto o in altri Paesi, vive in situazioni di costrizione e di mancato rispetto della libertà. Quello di oggi è un dibattito importante, perché tratta di diritti fondamentali, di libertà e di diritti umani, quindi non ci si può scherzare e bisogna evitare qualsiasi scivolone retorico o rischio di strumentalizzazione.