[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera d), della legge della Regione Piemonte 23 giugno 2015, n. 12 (Promozione di interventi di recupero e valorizzazione dei beni invenduti), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 21-25 agosto 2015, depositato il 25 agosto 2015 ed iscritto al n. 82 del registro ricorsi 2015. Visto l'atto di costituzione della Regione Piemonte; udito nell'udienza pubblica dell'8 novembre 2016 il Giudice relatore Nicolò Zanon; uditi l'avvocato dello Stato Gabriella Palmieri per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Alessandra Rava per la Regione Piemonte.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 21-25 agosto 2015, depositato il 25 agosto 2015 e iscritto al n. 82 del registro ricorsi 2015, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera d), della legge della Regione Piemonte 23 giugno 2015, n. 12 (Promozione di interventi di recupero e valorizzazione dei beni invenduti), per violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in relazione agli artt. 37, 38, 70, 104, 141, 142, 142-bis, 144, 152 e 153 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, recante «Attuazione della direttiva 2001/83/CE (e successive direttive di modifica) relativa ad un codice comunitario concernente i medicinali per uso umano, nonché della direttiva 2003/94/CE», e dell'art. 117, secondo comma, lettere i) (recte: l) e g), della Costituzione. 1.1.- Ritiene, anzitutto, il ricorrente che la legge reg. Piemonte n. 12 del 2015, contenente norme volte alla promozione di interventi di recupero, valorizzazione e distribuzione dei beni invenduti, si porrebbe in contrasto con l'art. 117, terzo comma, Cost., in relazione a plurime disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 219 del 2006, nella parte in cui include tra i beni invenduti «i prodotti farmaceutici e parafarmaceutici di prossima scadenza e destinati all'eliminazione dal circuito commerciale» (art. 2, comma 1, lettera d). L'Avvocatura generale dello Stato premette che la disciplina delle condizioni di commerciabilità dei farmaci, del loro utilizzo e della loro destinazione, nonché delle eventuali ipotesi di ritiro dal commercio, atterrebbe, per evidenti ragioni, ai principi fondamentali della legislazione in materia di tutela della salute, rimessi alla potestà legislativa dello Stato, ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost. Tale disciplina sarebbe contenuta nel d.lgs. n. 219 del 2006, che - negli artt. 37, 38, 70, 104, 141, 142, 142-bis, 144, 152 e 153 - regola le ipotesi di ritiro dal commercio dei medicinali potenzialmente dannosi per la salute. Sono, in particolare, ricordate le norme contenute negli artt. 141 e 142 del d.lgs. n. 219 del 2006, i quali, rispettivamente, prevedono i casi in cui l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) può disporre la sospensione, la revoca o la modifica dell'autorizzazione all'immissione in commercio di un farmaco e quelli in cui può vietare la vendita e l'utilizzazione del farmaco o disporne il ritiro dal commercio o il sequestro. L'Avvocatura generale dello Stato ritiene che la disposizione regionale impugnata si presenterebbe, da un lato, «come poco chiara e contraddittoria» e, dall'altro, «come pericolosa per la salute dei cittadini». Dal quadro normativo statale ricordato dal ricorrente emergerebbe, infatti, che le ipotesi di ritiro dal commercio dei farmaci sono giustificate dalla necessità di assicurare la tutela della salute e, pertanto, non sarebbe ammissibile che tali prodotti, destinati ad essere rimossi dal commercio in base alla legislazione statale, possano poi essere riutilizzati e redistribuiti, come invece sembrerebbe prevedere la disposizione regionale impugnata. 1.2.- Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, l'art. 2, comma 1, lettera d), della legge reg. Piemonte n. 12 del 2015 si porrebbe in contrasto anche con l'art. 117, secondo comma, lettera i) (recte: l), poiché, se la norma regionale impugnata intendesse fare riferimento ad altre e non meglio specificate ipotesi di farmaci «destinati all'eliminazione dal circuito commerciale», non coincidenti e ulteriori rispetto a quelle previste dal d.lgs. n. 219 del 2006, essa sarebbe contraddittoria, in quanto non risulterebbe chiaro per quali motivi un farmaco, non ancora scaduto, dovrebbe essere ritirato dal mercato. La disposizione impugnata sarebbe, comunque, costituzionalmente illegittima, poiché eventuali ulteriori ipotesi di ritiro dal mercato, diverse da quelle fondate su ragioni attinenti alla tutela della salute, «inciderebbero sulla libertà di iniziativa economica dei produttori e degli altri soggetti interessati e, di conseguenza, interverrebbero in materia di "ordinamento civile", riservata alla potestà legislativa esclusiva dello Stato». 1.3.- La disposizione regionale impugnata sarebbe, infine, costituzionalmente illegittima per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., che affida alla legislazione esclusiva dello Stato la materia «ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali», poiché essa interferirebbe con le funzioni che la già ricordata disciplina statale affida all'AIFA, che è un ente pubblico statale. 2.- Con atto depositato il 1° ottobre 2015 si è costituita in giudizio la Regione Piemonte, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, in subordine, infondato. La difesa regionale ricorda che oggetto e finalità della legge reg. Piemonte n. 12 del 2015 è la promozione di interventi di recupero e valorizzazione dei beni invenduti; che essa è rivolta agli enti locali, alle cooperative sociali, alle organizzazioni di volontariato, alle associazioni di promozione sociale e alle ONLUS, affinché tali soggetti, in collaborazione con i produttori e i distributori presenti sul territorio regionale, presentino, per il recupero e la valorizzazione dei beni invenduti, progetti da finanziare sulla base di bandi da definirsi con un regolamento regionale. Essa osserva, quindi, che dalla lettura complessiva della legge reg. Piemonte n. 12 del 2015 emergerebbe l'inammissibilità del ricorso statale, poiché la denunciata violazione degli evocati parametri sembrerebbe riguardare «non già l'assetto delle attribuzioni statali e regionali bensì la latitudine e la portata della disposizione impugnata».