[resaula]

Lei ha ricordato correttamente che non siamo poltrone, né persone che stanno qui soltanto per obbedire alla volontà di un determinato partito o segretario di partito. Penso a quello che abbiamo visto negli ultimi giorni. Anche con riferimento alle questioni di rilievo costituzionale, ormai ci si dimentica di fare battaglie su temi per i quali i nostri avi hanno dato la vita accontentandosi di seguire le indicazioni del partito o, addirittura, tenendo conto del fatto che, forse, la maggioranza dei cittadini è contraria a qualcosa, senza rendersi conto di cosa è invece utile e corretto per la democrazia effettiva. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Rojc) . COMINCINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, mi unisco anch'io al ricordo di Filippo Penati, avendolo personalmente conosciuto e avendo collaborato con lui negli anni in cui fu presidente della Provincia di Milano. Come è già stato detto, Filippo Penati è stato una figura di grande prestigio, non solo per aver fatto il sindaco per due mandati a Sesto San Giovanni, il presidente della Provincia e poi il consigliere regionale, ma credo perché gli veniva riconosciuto un ruolo e un peso nella politica nazionale, che aveva iniziato a esercitare e che poi fu interrotto per le vicende giudiziarie che lo avevano coinvolto; vicende giudiziarie che - è bene ricordarlo - lo hanno visto completamente assolto dal punto di vista penale. Filippo Penati è stato l'incarnazione del riformismo milanese e in qualche misura anche del miglior riformismo nazionale, una figura politica che si impegna in maniera concreta per i risultati. È stato una figura autorevole: quando prendeva la parola nelle aule dove era rappresentante eletto, si faceva silenzio, anche quando era all'opposizione, come quando perse la sfida alla Provincia per il secondo mandato o dopo le elezioni regionali, dove fu candidato presidente e venne sconfitto da Formigoni. Il suo è stato un impegno concreto, con risultati precisi legati a temi specifici: penso alle infrastrutture, penso al grande contributo che ha saputo dare ad Expo, attraverso uno staff importante e qualificato di collaborazione con la sindaca Moratti e il presidente Formigoni, per riuscire a conquistare a Milano il titolo di città dell'Expo per il 2015; penso all'impegno per l'ambiente, con il bosco metropolitano. Sicuramente egli è stato anticipatore di una serie di temi che hanno poi portato la grande Milano a essere ciò che oggi è e viene riconosciuta. È stato un leader vero, un leader riconosciuto dalle persone, un leader che, nella sua migliore stagione, sapeva trasmettere a elettori e cittadini qualcosa di nuovo e importante. È stato l'esempio del sindaco che sa dare risposte concrete ai cittadini e non è un caso che, quando fu presidente della Provincia di Milano, seppe costruire una squadra di collaboratori, di assessori e anche di consiglieri fatta prevalentemente di amministratori e sindaci che avevano concluso la prima grande stagione dell'elezione diretta dei primi cittadini avvenuta negli anni '90. La sua vicenda giudiziaria, come ha già ben ricordato il senatore Zanda, è stata dolorosa e lo ha toccato fisicamente nella salute, portandolo poi alla morte. Credo che questo aspetto debba farci tutti riflettere (politici, media e anche parte della giustizia) su come intendiamo il ruolo della rappresentanza politica e su come abbiamo rappresentato in questi anni chi fa questo grande sforzo di mettersi al servizio dei cittadini. Troppo spesso è facile tirare fango contro figure che vengono percepite come avversari politici. Quello che è accaduto a Filippo Penati è decisamente grave per come è stato investito e per come ha dovuto rinunciare al proprio ruolo politico. E, se vediamo come dopo molti anni (troppi) ne è uscito pulito, dobbiamo porci l'interrogativo su come la giustizia riesca a dare risposte ai temi che pone, con tempi troppo lunghi che non permettono alle persone di difendersi pienamente. Filippo Penati ne è uscito pulito dal punto di vista penale; stava combattendo ancora la sua battaglia rispetto alla giustizia contabile, ma non ha avuto il tempo di chiudere i conti con la giustizia e di dimostrare anche in quella sede di essere stato un amministratore corretto. Io mi auguro che la sua morte faccia riflettere la politica per le decisioni che deve prendere, perché abbiamo necessità di dare alla giustizia innanzitutto un percorso più spedito e più rispettoso della dignità delle persone. Mi auguro che la sua morte, il suo esempio, il suo percorso politico possano risvegliare nella politica e in tutti quanti noi l'appello per un impegno più concreto a dare risposte a quei temi e a quei problemi che la sua vita non è bastata a sanare. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, PD e Misto-LeU) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, mi unisco anch'io alle parole dei colleghi che mi hanno preceduto, ringraziando il senatore Zanda per la sensibilità che ha dimostrato. Penati per me era un amico, un amico di una storia politica molto importante della sinistra, dal Partito Comunista a quell'espressione del Partito Comunista che ha saputo dispiegare una qualità nel governo del riformismo di sinistra, che rappresenta ancora, a mio parere, un riferimento importante. Egli rappresentava anche la capacità - lo ha detto il senatore che mi ha preceduto - di tenere insieme il consenso, il rapporto con i cittadini e la responsabilità di governo, la decisione, che non è mai solo un problema di regole e di organizzazione della governance delle istituzioni, ma è prima di tutto la capacità di avere in testa un progetto sociale, un progetto politico, e di saperlo costruire facendo i conti con la realtà, avendo un rapporto con il principio della realtà. Prima ancora che sulla questione giudiziaria, l'esperienza che ricordiamo di Penati è un insegnamento importante. È vero, senatore Zanda, che anche per me la politica è il più alto esercizio dell'impegno delle persone. È vero anche che la politica, da questo punto di vista, ha bisogno di un salto di qualità, un vero e proprio salto di qualità. La mia vicinanza a Penati è anche legata alla sua vicenda giudiziaria. Io non so se la politica in generale e le diverse sue espressioni faranno mai tesoro di questa esperienza; ma quando la politica scambia lo scontro nel merito delle diverse posizioni e dei diversi progetti e lo traduce in un atteggiamento giudiziario contro una persona, la politica perde se stessa. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, PD e IV-PSI e del senatore Caliendo) . Questo è il problema fondamentale. Dunque il mio ricordo è l'impegno a tenere presente e a far vivere questa esperienza che Penati lascia non a chi la pensava come lui, ma a tutti noi. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, FI-BP, PD e IV-PSI) . Sulla questione curda ALFIERI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) .