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nel primo caso, allo scopo di incentivare ancora di più gli interventi di rigenerazione del patrimonio esistente, anche nell'ottica di una consistente riduzione del consumo di nuovo suolo, senza recare danno a piccole e medie imprese; nel secondo caso - cioè i contributi in favore dei Comuni - per dare alla misura una logica di sistema, indispensabile per evitare che risorse utili a finanziare gli interventi di efficientamento energetico e di sviluppo sostenibile diventino una banale ed inefficiente contribuzione a pioggia. Ma il grande assente di questo provvedimento resta proprio quella parte d'Italia che più di tutte meriterebbe e necessiterebbe di crescita e investimenti: il Mezzogiorno d'Italia, nemmeno sfiorato dalla traiettoria del decreto-legge, se non per l'articolo 44- bis , recante incentivo fiscale per promuovere la crescita dell'Italia meridionale, che altro non è se non un intervento anche per salvare, giustamente, la Banca popolare di Bari, proprio quel tipo di interventi - utili e giusti - che voi tutti avete demonizzato fino a pochi mesi fa. Abbiamo cercato, nel pochissimo tempo concesso, di proporre modifiche utili a integrare e migliorare queste ed altre norme, attraverso sollecitazioni e ordini del giorno, che per noi non sono soltanto metodo di dilatazione dei tempi, ma una concreta espressione per rendere più efficaci i contenuti del decreto-legge. Tra questi, ce n'è uno di grande importanza, che interviene nel circuito tra economia e ambiente, richiedendo al Governo un impegno serio sull'economia circolare, sulla transizione ecologica e solidale. Concludo rimarcando che la vera forza e la credibilità di una proposta politica risiedono nella qualità, non solo della pronuncia, ma del percorso di dialogo e confronto. La cifra della qualità deve connotare in modo netto e incontrovertibile finalità, obiettivi e metodi. Il nostro impegno sarà sempre convintamente in questa direzione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, questo decreto-legge ha avuto un parto molto lungo e travagliato. Noi lo esaminiamo a poche ore dalla sua scadenza, quindi è da quasi due mesi in vigore, ma è stato preceduto da un ampio dibattito nel Consiglio dei ministri e anche da testi che erano stati approvati in precedenza. Quindi, è da quasi tre mesi che si parla di questo decreto crescita e da due mesi esso è in vigore, per la gran parte, nella sua versione originale. Nel contempo la situazione economica del Paese è ulteriormente, drammaticamente peggiorata, come dimostrano i dati anche di questa mattina, sia rispetto all'aumento della pressione fiscale, sia rispetto alla perdita di controllo dei conti pubblici, sia rispetto alle previsioni (sostanzialmente sempre sbagliate) contenute nei provvedimenti bandiera della maggioranza (quota 100 e reddito di cittadinanza), sia, infine, rispetto alla grave crisi industriale e sociale del Paese che si aggrava di giorno in giorno. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,58) ( Segue URSO). Colgo però questa occasione - mi rivolgo, ovviamente, innanzitutto alla Presidenza e ai banchi del Governo, poi ai parlamentari della maggioranza - per esaminare e parlare di un solo caso, che riguarda appena 1,2 milioni di famiglie, 1,2 milioni di italiani (imprenditori, artigiani, professionisti e famiglie) che, secondo il sindacato dei bancari italiani (la FABI) sono a rischio usura. Non so se l'usura sia la prima, la seconda, la terza, la quarta o la quinta stella del MoVimento 5 Stelle, ma ho l'impressione che vi siate rinchiusi nel Palazzo e non vediate più la sofferenza degli italiani. Sono a rischio usura 1,2 milioni di persone, perché in questo momento la loro vita, la loro storia, spesso la loro casa (parlate di mutui ai giovani e non vi accorgete che centinaia di migliaia di case stanno per essere sottratte ai cittadini e alle famiglie italiane) sono legati alla massiccia vendita di crediti in sofferenza e di crediti deteriorati da parte delle banche italiane. Lo dico anche e soprattutto alla Lega, che dovrebbe rappresentare il mondo produttivo del Nord: nell'allarme al Paese e al Parlamento, lanciato l'altro giorno dal sindacato dei bancari (110.000 iscritti), la gran parte di questi italiani e di queste imprese, ormai ridotti in condizioni tali da essere sottoposti a ricatto degli usurai, si trova in Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, e rappresenta una buona parte del sistema produttivo del Paese, che è in una situazione di impasse . Ebbene, noi ci siamo accorti della vicenda e l'11 settembre dello scorso anno presentammo un provvedimento che consentiva a questo milione e duecentomila famiglie italiane di riscattarsi, di liberarsi dalla schiavitù del debito. Abbiamo presentato il provvedimento come disegno di legge ed è stato assegnato alla Commissione finanze. Il presidente Bagnai, che qui è assente e me ne dispiaccio, ci assicurò che avrebbe subito posto all'ordine del giorno della Commissione il provvedimento. Il Governo, in quella sede, ci disse di condividerlo. Abbiamo ripresentato il provvedimento, sotto forma di emendamento, prima al decreto semplificazione: nulla da fare; poi al decreto Carige: nulla da fare. Ma in quella sede il sottosegretario Villarosa disse di condividere il provvedimento e lo accolse come ordine del giorno, impegnandosi ad esaminarlo. Poi, il silenzio. Peccato che l'altro giorno un signore in mutande si affaccia da un balcone di Napoli e riesce a rivolgersi al presidente del Consiglio Conte, che era sull'altro balcone col suo codazzo di funzionari. Il presidente del Consiglio Conte, ritenendo di essere l'avvocato del popolo, accoglie anche le istanze di questo signore in mutande che, accorato, si rivolge a lui dicendo: altro che reddito di cittadinanza, altro che quota 100. C'è un provvedimento, dice il signore in mutande a Conte, che, se il Parlamento lo approvasse, potrebbe rimettere in moto l'Italia. Conte chiede: ma quale? E il signore gli riferisce il numero e il proponente del provvedimento. Conte dice che lo esaminerà subito. Lo avete già esaminato tre volte in quest'Aula. Avete respinto gli emendamenti e vi siete impegnati, in marzo, a realizzarlo con un ordine del giorno. Perché ne parlo in questo decreto-legge? Perché il decreto crescita, che parla di tutto, parla anche di questo. Anche nel decreto crescita avete posto un articolo che riguarda le agevolazioni fiscali delle società veicolo per la gestione degli NPL. Guarda caso, affrontate l'argomento non dalla parte delle vittime, ma dalla parte delle società che cartolarizzano, affinché siano facilitate nella loro operazione di riscossione del denaro delle vittime. Parliamo di 360 miliardi di euro, che sono l'ammontare dei prestiti non rimborsati dalle banche. Parliamo di 170 miliardi ceduti a poche società di recupero dei crediti. Parliamo, come dice il sindacato dei bancari italiani, che se ne intende, dei soliti noti, dei soliti personaggi che si arricchiscono a tasso di usura.