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Ci aspettiamo che prevediate dei ristori per queste famiglie e per queste aziende, che sono bloccate loro malgrado. Per tutti questi motivi dichiaro il nostro voto di astensione sulla legge di delegazione europea e il nostro voto contrario sulle relazioni del Governo sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea. (Applausi) . CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, le Relazioni programmatica e consuntiva annuali rappresentano lo strumento di controllo del Parlamento sulla condotta del Governo nelle sedi decisionali dell'Unione europea. Questo documento, presentato dal ministro Amendola il 24 gennaio e annunciato in Assemblea il 18 febbraio di quest'anno, risulta anacronistico e quindi inadatto a descrivere gli impegni che l'Italia ha adottato e adotterà nell'Unione per l'anno corrente. L'emergenza pandemica da Covid-19, sorta in primavera, e la conseguente crisi economica mondiale hanno creato un prima e un dopo, come per le torri gemelle; tutto ciò che è stato scritto prima (valutazioni, prospettive e quant'altro) risulta oggi anacronistico, perché si rifà a uno scenario totalmente diverso. Oggi ci apprestiamo a votare con un atto di indirizzo una relazione che spiega gli impegni che l'Italia dovrà prendere in Europa per il 2020. Oggi è il 29 ottobre e l'anno termina il 31 dicembre. Come giustamente ha sottolineato il relatore, senatore Pittella, l'importanza di questo documento è nota a tutto il Parlamento. È questo il problema, la principale criticità: il Parlamento italiano, organo di rappresentanza del popolo italiano, tratta solo oggi, a sessantatré giorni dal 2021, le Relazioni programmatica e consuntiva e la legge di delegazione, continuando nei fatti ad essere completamente esautorato dal dibattito europeo. Cosa me lo fa pensare? Per esempio un Presidente del Consiglio che non permette il voto prima della sua partecipazione ai tavoli europei, sostenendo che sono informali, oppure il ritardo nell'invio di documenti importanti come abbiamo visto nella fase di trattativa di riforma del MES, o ancora, ripeto, lo stesso dibattito di oggi completamente anacronistico e obsoleto. Nonostante l'assurdità della discussione in oggetto, approfitto per dire ciò che, secondo noi del Gruppo Lega-Salvini Premier, l'Italia dovrebbe fare in Europa. Mai come oggi è fondamentale ripensare ai parametri di Maastricht (Applausi) , prevedendo l'esclusione dal computo dei parametri utili al pareggio di bilancio e dal rapporto deficit - PIL degli investimenti produttivi, infrastrutturali, di messa in sicurezza del territorio, di quelli riguardanti la tematica ambientale e degli investimenti a favore della crescita demografica. Il tutto per permettere anche ai Paesi che devono perseguire la ristrutturazione del debito di poter rilanciare la propria economia investendo in settori strategici. Bisogna prevedere una reale semplificazione normativa per l'accesso ai progetti europei, considerando al contempo una revisione degli obblighi di cofinanziamento di fondi europei che spesso rappresentano un vincolo di spesa insostenibile in particolari realtà del Paese e che a volte comportano un mancato utilizzo di tali fondi. È necessario promuovere a livello europeo misure di valorizzazione delle eccellenze nazionali del made in Italy (Applausi) e perseguire politiche coraggiose che proteggano le nostre imprese dagli attacchi predatori provenienti da Paesi dentro e fuori l'Europa. Questi sono tutti appelli che durante le audizioni i rappresentanti dei diversi settori del nostro tessuto produttivo ci hanno fermamente sollecitato. Queste sono preoccupazioni che si aggiungono a quelle che ci fanno temere per l'esistenza stessa dei nostri valori, della nostra storia e della nostra cultura, recentemente minata dalla scellerata ratifica della Convenzione di Faro. Non è questa l'Europa che vogliamo, un'Europa fatta di valori annacquati, o peggio negati, e prodotti surrogati: il cioccolato non cioccolato, il parmigiano non parmigiano o la dieta a base di insetti rispetto alla dieta mediterranea. (Applausi) . È per questo che ci battiamo, per avere le risorse necessarie a difendere il nostro tessuto sociale ed economico. Questo è il motivo per cui riteniamo fondamentale assicurare, in sede di negoziato sulle proposte legislative per la nuova politica agricola comune (PAC), il mantenimento di adeguate risorse finanziarie o quantomeno analoghe al precedente quadro finanziario pluriennale dell'Unione, al fine di tutelare gli interessi nazionali e in grado di garantire un equo reddito ai produttori agricoli. È necessario difendere, in sede europea, il principio della sovranità e della tassazione diretta. L'attuale configurazione dell'Unione manca di sufficiente rappresentanza per imporre tasse a cittadini e imprese. Sul green deal europeo è evidente il diverso atteggiamento dell'Europa tra il settore produttivo della plastica, dove l'Italia è tra i leader , e quello del carbone che interessa particolarmente la Germania. Il processo di decarbonizzazione verrà sostenuto dai fondi europei. Il settore della plastica, probabilmente, sarà colpito da una nuova tassazione. L'unico risultato che questo comporterà sarà un calo di produzione della plastica in Europa, e quindi in Italia (Applausi) , e se la pandemia continuerà si finirà per importarla da paesi extraeuropei che non rispettano alcun tipo di normativa. Tutto questo sicuramente non porterà alcun beneficio all'ambiente. Mi permetto di fare un riferimento ad un emendamento presentato dalla senatrice De Petris - il 5.310 - del quale si è felicitata poc'anzi in Aula, che mette al bando, all'insegna della vostra ideologia ambientalista, gli oli di palma e di soia per la produzione di biocarburanti. Sottolineiamo che questo, in primo luogo, contrasta con la direttiva europea, in secondo luogo rallenterà la conversione verso la mobilità sostenibile e, in terzo luogo - aspetto più importante -, metterà in ginocchio le imprese della filiera della bioraffinazione che hanno investito centinaia di milioni. (Applausi) . Bisogna evitare di assumere decisioni importanti in tema di neutralità climatica che incrementino gli obiettivi dell'Unione europea per il 2030 oltre il 40 per cento. Bisogna tener conto delle difficoltà economiche del momento e non si può permettere che i nostri agricoltori e le nostre aziende vengano vessate da tasse solo per ideologia. Si deve promuovere la nascita di un'agenzia europea per la cultura con sede in Italia, dal momento che il nostro Paese è primo al mondo per numero di siti dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO: sono 55 e dobbiamo valorizzarli con specifici progetti e investimenti, prevedendo una reale semplificazione normativa per l'accesso ai progetti europei. Dobbiamo ribadire la contrarietà dell'Italia riguardo all'adesione della Turchia all'Unione europea. (Applausi) . Questo alla luce delle sue azioni, che minacciano i nostri interessi energetici e strategici.