[resaula]

Tutti i soci bancari privati della Banca d'Italia usano quindi come cuscinetto la rivalutazione delle loro quote del famoso decreto IMU-Banca d'Italia del Governo Letta, collega Misiani, che passa da 156.000 euro del valore di quelle partecipazioni a - udite, udite - 7,5 miliardi di euro a carico delle riserve dell'Istituto, costituite prevalentemente dall'oro. Si chiude il cerchio. È quindi doveroso, collega Misiani, fare chiarezza proprio a tutela dell'interesse pubblico, soprattutto alla vigilia delle elezioni europee, interpretando l'articolo 127 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che stabilisce che le banche centrali detengono e garantiscono le riserve auree nazionali. La proprietà infatti è un'altra cosa. Proviamo a fare un parallelismo, visto che oggi abbiamo eletto i nuovi componenti di parte parlamentare della Commissione per la vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti, ai quali rivolgo i miei migliori auguri di buon lavoro: anche la Cassa depositi e prestiti si trova in una condizione simile. I miliardi che la Cassa depositi e prestiti gestisce - ricordiamocelo bene tutti perché non lo ripetiamo mai abbastanza - provengono dal risparmio dei risparmiatori italiani raccolto dalla società Poste Italiane e a nessuno viene in mente che quel risparmio è della Cassa depositi e prestiti; dalla Cassa è solo gestito. Nulla di sconvolgente, colleghi, tanto che nel dispositivo della nostra mozione si impegna il Governo ad adottare le opportune iniziative al fine di definire l'assetto della proprietà delle riserve auree detenute dalla Banca d'Italia, nel rispetto della normativa europea. Direi più propriamente di chiarire, semplicemente ricordando l'origine, la formazione e quindi la proprietà di quelle riserve; così come indicano altri ordinamenti di Paesi europei, come ad esempio lo statuto della banca centrale belga o di quella olandese o spagnola (Richiami del Presidente) . Vado a concludere, signor Presidente, anche se non stiamo parlando di cose di poco conto. Proprio all'articolo 31 dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, in particolare al comma 2, che vi invito a leggere bene, si fa riferimento alle attività di riserva in valuta che restano alle banche centrali nazionali dopo i trasferimenti, evidenziando con ciò nessuna supponibile ingerenza del diritto europeo circa la proprietà e il titolo in forza del quale le banche centrali nazionali detengono tali riserve, ivi comprese quelle auree. Si lascia così sul campo del diritto nazionale la determinazione della questione. Sono quindi proprio le dichiarazioni del governatore Visco ad essere eversive delle prescrizioni del sistema europeo; un bel paradosso, collega Misiani, che solo un accorto e prudente, ma anche coraggioso, legislatore può superare, come fanno esattamente la mozione Bagnai e il disegno di legge del collega Borghi alla Camera. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Senatrice Bonfrisco, come per i suoi colleghi, quando manca un minuto avviso in modo da regolarsi con il tempo e comunque, sempre come per i suoi colleghi, le ho dato del tempo aggiuntivo per concludere congruamente. Saluto a rappresentanze di studenti PRESIDENTE . Rivolgo il saluto dell'Assemblea agli studenti del IV Istituto comprensivo «Giacomo Leopardi» di Messina, che assistono ai nostri lavori. (Applausi). Con uguale calore salutiamo i rappresentanti del Centro internazionale di formazione europea (CIFE) e dell'Accademia per il dialogo e l'evangelizzazione di Vienna, che pure assistono ai nostri lavori. (Applausi). Ripresa della discussione delle mozioni nn. 77, 100, 104 e 107 PEROSINO (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, la domanda è la seguente: le riserve possono essere vendute? Dico subito che non possono esserlo perché sono a garanzia del sistema per l'emissione di moneta per i prestiti e per la fiducia. Cercherò di spiegarlo. Troppo potere, a mio avviso, è stato ceduto con l'avallo del Parlamento negli anni scorsi alla BCE; l'abbiamo visto quando si è trattato di approvare il decreto che riguardava la Banca Carige due mesi fa. Troppo potere: eppure, qualche forza politica dice che bisogna cederne di più, che bisogna cedere tutto il potere monetario, finanziario e anche fiscale. In questo sono più sovranista e populista dei sovranisti e dei populisti e sono contrario. Teniamo conto del fatto che abbiamo sulla nostra testa il fiscal compact . Tutti voi, colleghi, sapete cos'è; ma, se l'avete dimenticato, vi invito ad andarlo a ripassare. È stato approvato nel 2012 e credo che l'unico parlamentare a non averlo votato sia stato Guido Crosetto, che proviene dalla mia terra. Cos'è rimasto alla Banca d'Italia? È rimasta la vigilanza bancaria, che divide con la Consob e su cui bisognerebbe fare chiarezza, chiedendoci se la fa bene e quali sono le competenze. Credo che la vigilanza bancaria, quanto a responsabilità, spetti al 99 per cento alla Banca d'Italia e all'1 per cento alla Consob. Le spettano inoltre la gestione e le manovre sul debito, attraverso il quale produce un utile, che è già stato quantificato dal collega Pichetto Fratin in 5,7 miliardi di euro netti, nel 2018, a favore dello Stato, che non è una piccola cifra nel bilancio statale e che è aumentato rispetto all'utile del 2017, che era di 2,3 miliardi di euro. Queste sono le cose che dobbiamo sapere e ricordare. Senz'altro tutti i colleghi le conoscono, ma mi permetto di ricordarle a me stesso e all'Assemblea. Per quel che riguarda i soci - come è già stato evidenziato anche dal collega Pichetto Fratin - sono le grandi banche, le fondazioni bancarie e altri istituti pubblici. Carige è la quinta in termini di importanza: la sua quota valeva 300 milioni di euro e avevo chiesto, nel mio intervento svolto in occasione del provvedimento su Banca Carige - ma forse è una mia ignoranza - se quei 300 milioni di euro potessero essere monetizzati al fine di dotare di liquidità l'istituto. La Banca d'Italia garantisce inoltre le altre banche, garantisce la fiducia in generale e garantisce il debito pubblico. Essa garantisce le altre banche come sistema, perché quello delle banche è un settore delicato, anche quando può non piacervi, del quale non possiamo fare a meno, anche quando sembra esageri nel suo modo di operare, con le commissioni e i tassi attivi e passivi. Ricordo che, a una signora che mi chiedeva sempre se i suoi 100.000 euro dovesse tenerli in banca o sotto il cuscino, rispondevo che, se li avesse portati a casa, nessuno l'avrebbe aiutata a sorvegliarli e non avrebbe saputo cosa farne dopo. Se li porta a casa, i 100.000 euro non valgono più niente: è la Banca d'Italia che garantisce il valore di quei pezzi di carta. Per quel che riguarda la fiducia, come sapete in economia essa conta più del 50 per cento del totale. Non saprei quantificarla, ma conta moltissimo, conta più dei numeri. Pensiamo alla fiducia in generale e anche alla fiducia commerciale dell'Italia.