[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguenteNei giudizi per conflitto di attribuzione sorti a seguito: a) del regolamento emanato con d.P.R. 18 maggio 1998, n. 189, recante "Norme di attuazione delle disposizioni in materia di versamenti in tesoreria, previste dall'art. 24, comma 10, del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241"; b) del regolamento emanato con decreto 22 maggio 1998, n. 183, del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, recante "Norme per l'individuazione della struttura di gestione prevista dall'art. 22, comma 3, del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, nonché la determinazione delle modalità per l'attribuzione agli enti destinatari delle somme a ciascuno di essi spettanti", promossi dalla Regione Siciliana con due ricorsi notificati il 14 agosto 1998, depositati il successivo 22, iscritti rispettivamente ai nn. 24 e 25 del registro conflitti 1998. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 26 febbraio 2002 il giudice relatore Valerio Onida; Uditi l'avvocato Francesco Castaldi per la Regione Siciliana e l'avvocato dello Stato Sergio Laporta per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 14 agosto 1998 e depositato presso la cancelleria della Corte costituzionale il 22 agosto 1998, la Regione Siciliana ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri per l'annullamento del decreto del Presidente della Repubblica 18 maggio 1998, n. 189 (Regolamento recante norme di attuazione delle disposizioni in materia di versamenti in tesoreria, previste dall'art. 24, comma 10, del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241), lamentando la lesione delle proprie attribuzioni previste dagli artt. 20 e 36 del r.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello Statuto della Regione Siciliana), e dagli artt. 2, 3, 4, 8 e 9 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria), ed in particolare la violazione della potestà regionale di riscossione delle entrate di propria spettanza e del diritto al conseguimento immediato del gettito. Secondo la ricorrente, la competenza riconosciuta alla regione, in materia di riscossione delle entrate tributarie di spettanza regionale, dalle norme statutarie e di attuazione nonché dalla consolidata giurisprudenza della Corte sarebbe radicalmente disattesa dall'atto impugnato nelle parti in cui non regolamenta le modalità di riparto e di versamento delle entrate statutariamente riservate alla regione. Il decreto presidenziale impugnato, infatti, nel disciplinare le modalità di versamento in tesoreria delle somme riscosse dai concessionari della riscossione durante il periodo transitorio di cui all'art. 24, comma 1, del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241 (Norme di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e dell'imposta sul valore aggiunto, nonché di modernizzazione del sistema di gestione delle dichiarazioni), disloca in un'unica sede centrale la determinazione delle spettanze agli enti destinatari, mentre avrebbe dovuto prevedere, per le somme riscosse nel territorio della Regione Siciliana, che le somme derivanti dai versamenti unitari fossero riversate dagli agenti della riscossione alla Cassa regionale siciliana di Palermo. L'illegittimità dell'impugnato decreto sarebbe ancor più grave e manifesta in quanto esso apparirebbe violare lo stesso decreto legislativo n. 241 del 1997 di cui peraltro costituisce attuazione ed in particolare gli artt. 21 e 26, che sanciscono l'immediato versamento delle somme riscosse alla Cassa regionale siciliana di Palermo. Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri chiedendo il rigetto del ricorso e formulando riserva di successive difese. 2. - Con un secondo ricorso notificato il 14 agosto 1998 e depositato presso la cancelleria della Corte costituzionale il 22 agosto 1998, la stessa Regione Siciliana ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri per l'annullamento del decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, 22 maggio 1998, n. 183 (Regolamento recante norme per l'individuazione della struttura di gestione prevista dall'articolo 22, comma 3, del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, nonché la determinazione delle modalità per l'attribuzione agli enti destinatari delle somme a ciascuno di essi spettanti), lamentando la violazione delle attribuzioni regionali previste dagli artt. 20 e 36 dello statuto speciale e dagli artt. 2, 3, 4, 8 e 9 delle norme di attuazione in materia finanziaria approvate con il d.P.R. n. 1074 del 1965, ed in particolare la violazione della potestà regionale di riscossione delle entrate di propria spettanza e del diritto al conseguimento immediato del gettito. Secondo la ricorrente, tale regolamento, nell'istituire il comitato di indirizzo, controllo e valutazione previsto dall'art. 3, comma 134, della legge n. 662 del 1996, e nell'individuare la struttura di gestione che stabilisce le modalità per l'attribuzione delle somme riscosse ai singoli enti destinatari, avrebbe dovuto prevedere la partecipazione della Regione Siciliana alla gestione ed alla vigilanza relativamente alle imposte riscosse nel suo territorio. La competenza riconosciuta alla Regione, in materia di riscossione delle entrate tributarie di spettanza regionale, dalle norme statutarie e di attuazione nonché dalla consolidata giurisprudenza della Corte sarebbe radicalmente disattesa dall'atto impugnato "nelle parti in cui individua gli organi di gestione e di vigilanza ed i relativi compiti senza la partecipazione della regione nonché nelle parti in cui regolamenta le modalità di riparto e di versamento delle entrate statutariamente riservate alla regione senza la previsione dell'immediato versamento delle stesse alla Cassa regionale". L'illegittimità dell'impugnato decreto sarebbe ancor più grave e manifesta in quanto esso apparirebbe violare lo stesso decreto legislativo n. 241 del 1997 di cui peraltro costituisce attuazione ed in particolare gli artt. 21 e 26, che sanciscono l'immediato versamento delle somme riscosse alla Cassa regionale siciliana di Palermo. Anche in questo secondo giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri chiedendo il rigetto del ricorso e formulando riserva di successive difese. 3. - In prossimità dell'udienza pubblica l'Avvocatura dello Stato ha presentato memoria in relazione ad entrambi i conflitti. Quanto al primo ricorso (r. confl.