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Ero là, forse venticinque anni fa o qualcosa in più, e oggi sono qui. Ho avuto la fortuna di essere eletta in Senato, faccio parte delle istituzioni e - così come è capitato a me e a voi, colleghi - i giovani di oggi saranno un domani su questi banchi o in posti importanti per la vita pubblica del Paese. Nell'illustrare oggi la presente mozione, rappresento un piccolo tassello della memoria, che dovrà aggiungersi ad altri tasselli di un puzzle che non sarà mai completo. La presente mozione e il disegno di legge ad essa collegato sono stati depositati prima che uscissero i dati, preoccupanti, dell'Eurispes, riferiti allo scorso anno, il 2019, secondo cui il 15,6 per cento del popolo italiano nega che la Shoah sia mai esistita, o non ne conosce l'esistenza: probabilmente è un misto delle due cose. Questo è allarmante perché, se pensiamo che nel 2004 il dato era di 2,7, non stiamo andando nella giusta direzione. Ricordo anche che il nostro impegno è importante, ma non è necessario avere un ruolo pubblico per fare la differenza, per combattere l'antisemitismo e ogni forma di discriminazione basata sulla razza, sul colore della pelle, sull'orientamento sessuale e sul credo religioso. Vorrei ricordare non solo i quasi sei milioni di ebrei morti nella Shoah, ma anche i 27.362 Giusti tra le Nazioni, di cui 714 italiani, perché sono la prova che allora qualcosa si poteva fare e che il singolo può fare la differenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Saccone) . Sommando uno più uno, più uno, più uno e così via, si arriva a 27.362, ed è un dato non ufficiale perché tanti non sono noti. Ho cercato un dato che non ho trovato ieri: quanti sono gli ebrei che sono stati salvati dai Giusti, conosciuti e non conosciuti? Quanti se ne sarebbero aggiunti a quei sei milioni se singole persone non li avessero aiutati? Io oggi indosso una camicia gialla - come vedete - per due motivi: in primo luogo, ho pensato a un bellissimo messaggio che ha lanciato la senatrice Segre - mi spiace non abbia potuto essere qui oggi proprio nei giorni della commemorazione della Shoah - con cui ricordava un disegno fatto da una bimba di Terezin: una farfalla gialla che volava sopra un filo spinato. Diceva la senatrice Segre di essere come la farfalla gialla che vola sopra i fili spinati. Questo dovremmo fare, noi uomini delle istituzioni: volare alto, almeno quando trattiamo temi così importanti, senza manipolazioni, senza retro pensieri, in alto sopra tutte le nostre differenze. Il secondo motivo è che questa camicia era di mia mamma e, l'ha confezionata lei stessa. Mia mamma era un'artista nel lavoro e nella vita. Lei mi ha insegnato la differenza tra giusto e sbagliato, a non essere né di destra, né di sinistra. Mi ha insegnato a trattare le persone con rispetto, a prescindere che fossero un re o la persona più umile che incontravo sul mio cammino. Mi ha insegnato a non accettare mai qualcosa che ritenessi profondamente sbagliato, né per paura, né per convenienza. Mi ha insegnato a difendere sempre i più deboli perché - mi diceva - se non lo avessi fatto io, forse non lo avrebbe fatto nessun altro. Onore ai Giusti, di ieri, di oggi e di domani. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC, PD e IV-P.S.I. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Mallegni per illustrare la mozione n. 211. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, innanzitutto sono particolarmente felice che l'Assemblea abbia ritrovato - almeno apparentemente, e poi vedremo quando avanzerò una proposta - l'afflato nei confronti di una questione così delicata che il Parlamento decise di stigmatizzare nel 2000 con l'approvazione della legge che istituiva, il 27 gennaio, il Giorno della Memoria. Sono particolarmente felice perché è vero che il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, ma ci sono anche altre date durante l'anno. Una di queste è il 12 agosto, il giorno in cui avvenne la strage nel Comune di Sant'Anna di Stazzema. Io sono ancora amministratore del Comune di Pietrasanta, decorato con la medaglia d'oro al valore civile per la strage di Stazzema: in un solo giorno furono uccise 563 persone che, ovviamente, non risiedevano tutte nella frazione di Sant'Anna di Stazzema (non ci sarebbero stati neanche fisicamente) ma erano scappate dai vari comuni della Versilia e si erano rifugiate sulle montagne, appunto a Sant'Anna di Stazzema. Il 12 agosto, ogni anno, senza l'istituzione del Giorno della Memoria, le comunità della Versilia - e non solo della Versilia - si riuniscono per ricordare quei tragici eventi, in cui perse la vita il parroco don Innocenzo Lazzeri, che tentò di offrire la propria vita per risparmiare quella dei propri parrocchiani. Non c'è il grande afflusso dei tanti soggetti che oggi si agitano al sostegno del Giorno della Memoria; non è facile incontrare tante persone che, nel Giorno della Memoria, partecipano a iniziative e manifestazioni, e poi a Sant'Anna di Stazzema siamo sempre gli stessi. Apprezzo, però, che ci sia un ritorno di interesse nei confronti di un momento così tragico. La frase « Arbeit macht frei » (il lavoro rende liberi), scritta non soltanto sul cancello di Auschwitz, era una delle menzogne usate non soltanto lì, ma ovunque, per fare i rastrellamenti, per riunire i bambini nelle classi, per deportare qualcuno da un campo all'altro. A cosa serve il Giorno della Memoria? Serve per ricordare complessivamente i 15 milioni di vittime, quasi tutte ebree, o serve per tentare, in funzione di quel tragico momento, di spiegare ai nostri ragazzi che situazioni analoghe in qualche modo potrebbero tornare a verificarsi? Qui c'è l'ipocrisia del tempo moderno: i campi di concentramento (dove si concentrano le persone), se facciamo uno studio approfondito sul territorio nazionale, sui territori europei e del Medio Oriente, oppure nel Nord Africa, ancora esistono, non sono stati cancellati; sono uno strumento logistico - qualcuno dice necessario e indispensabile - per individuare e contenere un certo tipo di fenomeno. È evidente che i presupposti che portarono alla realizzazione dei campi di concentramento tedeschi e polacchi erano diversi da quelli che portano alla realizzazione dei campi di concentramento di oggi. Ma spero che da quest'Aula, oltre ai vari impegni - tutti importanti - che ho letto nelle varie mozioni, nascano una riflessione e una sensibilità rispetto a una situazione della gestione dei popoli in generale. Chi vi parla - badate bene - è uno che nel proprio Comune ha orgogliosamente istituito la regola immigrati zero non perché non li voglia, ma perché, avendo un 25 per cento della popolazione immigrata proveniente da tutta l'Europa e non solo, ha da sistemare le persone che già sono lì e fa fatica a sistemarne altre. Deve quindi entrare in gioco una sensibilità che non deve dividere questa Assemblea. È per questo che auspico che le tre mozioni in esame diventino una sola, perché non ci si deve dividere su argomenti di questo tipo.