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Modifiche alla legge 27 gennaio 2012, n. 3, in materia di composizione delle crisi da sovraindebitamento. Onorevoli Senatori. – I rapporti fra creditori e debitori e la cornice legale in cui si sviluppano sono cruciali per il funzionamento di un'economia avanzata, ma lo sono soprattutto in questo periodo, a seguito della peggiore crisi finanziaria degli ultimi ottanta anni, di cui ancora viviamo gli strascichi. La grande crisi, iniziata nel 2008, ha generato infatti un grave aumento dell'indebitamento e delle insolvenze dei soggetti non fallibili. Nel 2012, con la legge 27 gennaio 2012, n. 3, sono stati messi a disposizione di tali soggetti nuovi strumenti, negoziali e no, per comporre le crisi da sovraindebitamento o per disciplinare un'ordinata liquidazione del patrimonio. Nonostante la successiva radicale riforma del novembre 2012, la legge n. 3 del 2012 resta tutt'oggi in molte zone in gran parte disapplicata e poco apprezzata in quanto molto complessa e farraginosa. Nell'ottobre dello scorso anno, infine, è stata approvata la legge n. 155 del 2017, che reca la delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza. La delega, da esercitare entro dodici mesi dalla entrata in vigore della legge, mira esplicitamente a riformare organicamente la disciplina delle crisi da sovraindebitamento recata dalla legge n. 3 del 2012. In attesa di tale riforma, se essa verrà effettivamente adottata, risulta in ogni caso necessario intervenire sulla normativa del 2012, che ha fallito il suo obiettivo di concorrere attraverso l'esdebitazione alla ripresa dell'economia, liberando il debitore dal peso dei residui debiti divenuto insostenibile. Il 19 e il 20 giugno 2015 si è svolto a Montecatini Terme, in provincia di Pistoia, un convegno formativo proprio su questo tema e sugli approcci risolutivi dello stesso, secondo la legge n. 3 del 2012, organizzato dall'Osservatorio sulle crisi di impresa (OCI), unitamente all'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Pistoia e alla Scuola superiore della magistratura – formazione decentrata della corte d'appello di Firenze. In appendice al convegno è stato elaborato un documento finale contenente alcune proposte di modifica della disciplina del sovraindebitamento finalizzate a una più proficua applicazione della normativa, anche alla luce della rilevanza sociale che assumono i suoi contenuti in presenza di una situazione di crisi economica, come è quella che ormai da molti anni interessa il nostro Paese. Il presente disegno di legge riprende la proposta di legge atto Camera n. 3884, presentata nel corso della XVII legislatura alla Camera dei deputati; essa a sua volta prendeva spunto proprio dalle considerazioni elaborate nel citato documento finale per elaborare con organicità la riforma da tempo attesa proprio per rendere la disciplina del sovraindebitamento più incentivante per le parti interessate e più facilmente applicabile. D'altronde, non è restata estranea al contenuto del presente disegno di legge anche la proposta recata nell'atto Camera n. 3671, che è infine stato approvato nella già citata legge n. 155 del 2017. Un sistema creditizio efficiente è essenziale in un'economia avanzata, per una migliore allocazione delle risorse esistenti. Quando un debitore è in difficoltà non è sempre razionale e conveniente per il creditore disinteressarsene. Aiutare il debitore a superare lo stato di difficoltà può permettere al creditore di rientrare dal proprio investimento. In alcuni casi, al creditore conviene accordarsi su piani di ristrutturazione dei debiti, a vantaggio del debitore, per poter rientrare almeno in parte del prestito, quando l'alternativa per lui è, eventualmente, il rischio di perderlo interamente. Gli istituti giuridici del diritto fallimentare, che tuttavia non si applicano ai cosiddetti soggetti non fallibili – escludendo pertanto le persone fisiche che non esercitano attività d'impresa e i piccoli imprenditori, come pure i professionisti, le società e le associazioni tra professionisti, gli enti privati non commerciali e gli imprenditori agricoli – sono stati negli ultimi anni revisionati e avvicinati ai modelli internazionali al fine di contemperare, nella disciplina per la gestione di una crisi d'impresa, la possibilità da parte dei creditori di far valere le loro ragioni di credito con un'adeguata protezione dei diritti dei debitori nella concezione che la gestione della crisi d'impresa debba tutelare la vitalità del sistema produttivo e preservare, il più possibile, la continuità dell'impresa medesima. L'equilibrio tra queste due necessità si realizza nel rispetto di due obiettivi: la certezza e la trasparenza delle regole e la massimizzazione del valore dell'impresa. Salvaguardare e massimizzare il valore del complesso aziendale significa essere in grado di selezionare le imprese che vivono situazioni di difficoltà temporanea da quelle destinate a essere espulse dal mercato. Per le prime, la valorizzazione non può che consistere nel tentativo di un loro risanamento e rilancio per riportarle a generare ricchezza per l'intera economia. Per le seconde, si tratterà di massimizzarne il valore in sede di liquidazione, realizzandola mediante procedure ispirate a princìpi di celerità, efficienza e flessibilità. Alla luce della riforma fallimentare è stata introdotta, con la legge n. 3 del 2012, una nuova procedura di composizione delle crisi da sovraindebitamento rivolta a famiglie, professionisti, imprese agricole, enti non commerciali e piccole imprese che non rientrano nelle procedure previste dal regio decreto n. 267 del 1942, di seguito «legge fallimentare». Queste disposizioni consentono, con le regole delle procedure concorsuali affidate alla supervisione di un giudice, un'effettiva ristrutturazione dei debiti contratti, con un bilanciamento degli interessi fra creditore e debitore. La legge n. 3 del 2012, però, non ha finora trovato piena applicazione anche per il ritardo con cui sono stati adottati i decreti attuativi, pubblicati soltanto nel gennaio 2015. La legge, in particolare, è intervenuta su due fronti: da un lato, modificando la disciplina allora vigente sull'usura e l'estorsione; dall'altro, in una più generale prospettiva preventiva, introducendo non solo una nuova tipologia di concordato (il cosiddetto accordo di composizione della crisi e il cosiddetto piano del consumatore) per comporre le crisi di liquidità (sovraindebitamento) di debitori ai quali non si applicano le ordinarie procedure concorsuali, ma anche una nuova procedura volta alla liquidazione del patrimonio. Il sovraindebitamento è definito come «una situazione di perdurante squilibrio economico fra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni», situazione che può determinarsi a carico di famiglie, professionisti, enti non commerciali o imprenditori non soggetti alle procedure fallimentari (le cosiddette imprese commerciali sotto-soglia e le imprese agricole).