[pronunce]

Gli interventi previsti sono stati completamente realizzati dal soggetto attuatore e rimangono a carico della Regione Veneto, la quale evidenzia che sono ancora in essere due contratti di mutuo, entrambi in scadenza il 31 dicembre 2016, per i quali devono essere ancora corrisposte le annualità 2015 e 2016. Ad avviso della parte ricorrente, la riduzione dell'autorizzazione di spesa operata dalla disposizione impugnata inciderebbe, quindi, «retroattivamente» su impegni già assunti dalla Regione, determinando un'irragionevole alterazione della programmazione già compiuta. Diverrebbero, così, carenti di provvista le obbligazioni assunte dalla ricorrente e, in violazione del legittimo affidamento, si inciderebbe sull'equilibrio finanziario regionale. La mancata previsione della partecipazione della Conferenza Stato-Regioni determinerebbe, poi, la lesione del principio di leale collaborazione. Viene richiamata, in primo luogo, la sentenza n. 326 del 2010 la quale, nel tutelare i principi di certezza delle entrate e di affidamento delle Regioni, ha dichiarato la parziale illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 187, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2010). In questa pronuncia, la Corte ha affermato che la norma «palesa una irragionevolezza che si riverbera sulla autonomia finanziaria delle Regioni e degli enti locali come ridisegnata dall'art. 119 Cost. [...] lasciando privo di copertura finanziaria e, comunque, di una regolamentazione sia pure transitoria, un settore di rilievo, qual è quello degli investimenti strutturali a medio e lungo termine effettuati mediante la stipulazione di mutui originariamente "garantiti" dal finanziamento statale». Nella fattispecie in esame non rileverebbe, invece, quanto affermato nella sentenza n. 207 del 2011. In quel caso, infatti, «oggetto dell'intervento sono (erano) risorse del bilancio dello Stato non ancora impegnate», motivo per cui «non è sostenibile che esse abbiano dato vita a rapporti già consolidati, mentre proprio la mancanza di concreti atti di impegno, in presenza di risorse assegnate ma non utilizzate in un arco di tempo circoscritto, non breve, giustifica che l'intervento sia stato effettuato proprio su quelle risorse». Viceversa, nel caso di specie si tratterebbe di somme già impegnate e programmate dalla Regione. Pertanto, anche questa pronuncia confermerebbe la violazione, da parte della disposizione impugnata, degli artt. 3 e 97 Cost. per lesione del legittimo affidamento della Regione e del principio di proporzionalità. La denunciata lesione ridonderebbe sulle competenze regionali, anche direttamente violate, di cui agli artt. 117, terzo e quarto comma, 118, in tema di servizi ferroviari di interesse regionale, e 119 Cost. in relazione all'autonomia finanziaria. Viene, altresì, denunciata la violazione del principio di leale collaborazione, di cui all'art. 120 Cost. 2.1.- Nella successiva memoria, depositata in prossimità dell'udienza, la Regione Veneto ha riconosciuto che, effettivamente, nelle more del presente giudizio la Regione ha ricevuto dallo Stato gli stanziamenti relativi all'annualità 2015, per il pagamento delle rate dei mutui ancora in essere. Tuttavia, ad avviso della Regione, ciò non sarebbe dirimente, dovendo essere ancora versate le rate relative al 2016, rispetto alle quali la ricorrente non ha ricevuto alcuna rassicurazione dal competente Ministero. D'altra parte, la mancata applicazione della riduzione per l'anno 2015, oltre a rilevare sul piano meramente fattuale, non consentirebbe di escludere che, in ogni caso, la norma possa essere interpretata dallo Stato come inclusiva, per il 2016, anche degli impegni già assunti dalla Regione. La ricorrente ha, quindi, insistito per l'accoglimento del ricorso, sottolineando la ricaduta delle violazioni denunciate sulla propria autonomia costituzionale, attesa l'impossibilità di portare a termine un'importante opera relativa alle infrastrutture ferroviarie regionali. 3.- Con atto depositato il 3 aprile 2015, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, comunque, infondato. 3.1.- L'Avvocatura generale dello Stato evidenzia, in primo luogo, che - ai sensi dell'art. 8 del d.lgs. n. 422 del 1997 - l'8 febbraio 2000 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la Regione Veneto hanno sottoscritto un apposito accordo di programma che ha disciplinato il trasferimento alla Regione delle funzioni in materia. Tale accordo è stato attuato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 novembre 2000 (Individuazione e trasferimento alle regioni delle risorse per l'esercizio delle funzioni e compiti conferiti ai sensi degli articoli 8 e 12 del D.Lgs. 19 novembre 1997, n. 422 in materia di trasporto pubblico locale). Il 17 dicembre 2002 è stato, quindi, sottoscritto tra la Regione Veneto ed il Ministero un successivo accordo di programma in cui sono stati individuati alcuni interventi necessari per il potenziamento ed il risanamento del settore del trasporto ferroviario, e in particolare la realizzazione di interventi di ammodernamento e di potenziamento della linea ferroviaria Adria-Mestre. Sono state, quindi, previste le risorse finanziarie disponibili per assicurare la copertura dei relativi oneri. Il valore complessivo delle risorse è stato indicato in misura di euro 49.162.101,68. Le predette risorse risultano stanziate sul capitolo di bilancio n. 7141, destinato alla «Concessione di contributi per capitale ed interessi, derivanti dall'ammortamento dei mutui garantiti dallo Stato che le ferrovie in regime di concessione e in gestione commissariale governativa possono contrarre per la realizzazione degli investimenti», piani gestionali 7 ed 8. Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, la disposizione impugnata riguarderebbe oneri derivanti dall'ammortamento dei mutui, garantiti dallo Stato, che le ferrovie in concessione e in gestione commissariale governativa sono state autorizzate a contrarre, ai sensi della legge n. 910 del 1986, per la realizzazione degli investimenti. La riduzione oggetto di impugnativa, peraltro, farebbe seguito al completamento dei progetti di investimento già avviati, in attuazione della stessa legge n. 910 del 1986. A questo riguardo, l'Avvocatura generale dello Stato riferisce che, da controlli effettuati sulle disponibilità finanziarie, il Ministero dell'economia e delle finanze ha rilevato che non risultano effettuati tagli sul capitolo di bilancio n. 7141, piani gestionali 7 ed 8, in cui sono state iscritte le risorse a copertura dei mutui in questione. La riduzione dell'autorizzazione di spesa, operata dalla disposizione censurata, avrebbe riguardato, invece, risorse iscritte in bilancio al capitolo n. 7304 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a copertura degli oneri derivanti dall'ammortamento di mutui contratti ai sensi della legge n. 910 del 1986.