[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 131, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), promosso con ordinanza dell' 8 gennaio 2007 dal Tribunale di Trapani sul ricorso proposto da D.G.B., iscritta al n. 768 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 46, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 21 maggio 2008 il Giudice relatore Maria Rita Saulle.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Tribunale di Trapani, nel corso di un procedimento per l'autorizzazione al trattamento medico chirurgico disciplinato dalla legge 14 aprile 1982, n. 164 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso), con ordinanza emessa il 20 dicembre 2006, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 131, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), per violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione. Il rimettente, dopo aver premesso che il ricorrente nel giudizio principale è stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato, riferisce che nel corso del procedimento il nominato consulente tecnico d'ufficio, unitamente al deposito dell'elaborato da lui redatto, ha formulato istanza di liquidazione dei propri onorari chiedendo che gli stessi siano posti a carico dell'erario. Sulla base di tali premesse il giudice a quo osserva che la disposizione censurata, nel sostituire l'art. 11, n. 3), del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3282 (Approvazione del testo di legge sul gratuito patrocinio), consente ancor oggi che la prestazione del consulente tecnico d'ufficio sia gratuita nei casi in cui risulti preclusa la possibilità di recuperare l'onorario dal soccombente, ove questi sia la stessa parte ammessa al gratuito patrocinio, o nel caso in cui la consulenza venga disposta in un procedimento rientrante nella cosiddetta volontaria giurisdizione. In particolare, il Tribunale di Trapani ritiene che l'art. 131, comma 3, del d.P.R. n. 115 del 2002, nell'escludere che l'ausiliario del giudice possa ottenere l'anticipazione del proprio compenso a carico dell'erario, determina una irragionevole disparità di trattamento «rispetto ad altri operatori professionali chiamati a spendere la propria opera nell'ambito di procedimenti giurisdizionali, i compensi dei quali, in caso di ammissione al gratuito patrocinio, sono posti a carico dell'erario». A tal uopo, il rimettente richiama gli artt. 107, lettere f) e d), e 131, comma 4, lettera a), del d.P.R. n. 115 del 2002, i quali prevedono per il difensore nei giudizi penali e civili, nonché per gli ausiliari del magistrato nell'ambito del processo penale, l'anticipazione a carico dello Stato dei relativi onorari; disciplina, quest'ultima, estesa anche al curatore fallimentare per effetto della sentenza n. 174 del 2006 della Corte costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 146, comma 3, del d.P.R. n. 115 del 2002. Il giudice a quo, poi, nel richiamare l'ordinanza n. 355 del 2000, con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato la manifesta inammissibilità di analoga questione riferita all'art. 11, numeri 3, e 4, del r.d. 30 dicembre 1923, n. 3282, ritiene che tale pronuncia debba essere «rivisitata alla luce del mutato quadro normativo», ove la generalizzata applicazione del regime del patrocinio a spese dello Stato configura un sistema nel quale l'accesso dei non abbienti al servizio giustizia è tendenzialmente garantito per mezzo dell'intervento finanziario dello Stato. Quanto alla rilevanza della sollevata questione, il rimettente evidenzia di dover provvedere in ordine alla richiesta di liquidazione del compenso del nominato consulente tecnico d'ufficio. 2. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. In via preliminare, la difesa erariale osserva che il rimettente ha omesso di verificare la possibilità di pervenire ad una interpretazione conforme a Costituzione della disposizione censurata chiedendo, peraltro, alla Corte costituzionale un intervento manipolativo estraneo ai suoi poteri. La richiesta di adottare, anche per l'ausiliario del magistrato in materia civile, il procedimento di liquidazione degli onorari previsto per il difensore o l'ausiliario del giudice in materia penale comporterebbe, infatti, l'adozione da parte della Corte costituzionale di una pronuncia che andrebbe ad invadere la discrezionalità del legislatore. Nel merito, a parere della difesa erariale, la questione sarebbe infondata, in quanto gli artt. 3 e 24 della Costituzione, nel garantire un'efficace e generalizzata tutela giurisdizionale per i diritti e gli interessi legittimi, non vincolano il legislatore all'adozione di un modello unitario di procedimento per la liquidazione delle spese dei compensi degli ausiliari del giudice. Infine, quanto alla denunciata irragionevolezza della disposizione censurata, l'Avvocatura osserva che il rimettente non ha indicato «la norma da utilizzare a parametro della ritenuta violazione».1. - Il Tribunale di Trapani dubita, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, della legittimità dell'art. 131, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), nella parte in cui tale disposizione, avente natura legislativa, prevede che gli onorari dovuti all'ausiliario del magistrato «sono prenotati a debito, a domanda, anche nel caso di transazione della lite, se non è possibile la ripetizione dalla parte a carico della quale sono poste le spese processuali, o dalla stessa parte ammessa, per vittoria della causa o per revoca dell'ammissione». 2. - La questione non è fondata. 2.1 - La prospettata censura ha ad oggetto la disciplina afferente la tutela giurisdizionale per i non abbienti la quale era garantita nel nostro ordinamento da due normative generali: il patrocinio a spese dello Stato nei giudizi penali, disciplinato dalla legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti) e l'istituto del gratuito patrocinio disciplinato dal regio decreto 30 dicembre 1923, n 3282 (Approvazione del testo di legge sul gratuito patrocinio), per i procedimenti civili.