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Le variazioni complessivamente apportate al bilancio per atti amministrativi hanno determinato anzitutto un aumento di 524,545 milioni di euro delle dotazioni di competenza e di cassa. Le variazioni già introdotte in bilancio, e pertanto non soggette ad approvazione parlamentare, derivano da provvedimenti legislativi intervenuti nell'anno o da norme di carattere generale. Per quanto riguarda le variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento (Atto Senato 1913), la manovra prevede un decremento negli stanziamenti di competenza e di cassa di 641.814 euro - tutti di parte corrente. Tale diminuzione è congiuntamente riconducibile ad un decremento nella misura di un milione di euro operato nel Programma 4.9, "Promozione della cultura e della lingua italiana all'estero", e di un aumento di 358.186 euro a carico del Programma 32.3, "Servizi e affari generali per le amministrazioni di competenza", finalizzato quest'ultimo alla gestione del personale. I residui aumentano (con le variazioni proposte con l'assestamento) di complessivi 379.157 milioni circa, al fine di adeguare i residui presunti a quelli risultanti dal rendiconto del 2019, nonché di tener conto delle variazioni compensative nei residui passivi medesimi in seguito all'applicazione di specifiche disposizioni legislative. Mentre le variazioni di competenza traggono origine dalle esigenze emerse dall'effettivo andamento della gestione, le modifiche alle autorizzazioni di cassa sono dovute alla necessità di recepire sia la nuova consistenza dei residui sia le variazioni proposte per la competenza. Riassuntivamente, pertanto, rispetto alle previsioni iniziali, le spese previste registrano un decremento complessivo di 641.814 euro in termini di competenza, con le previsioni per il 2020 che risultano assestate a 3.501,937 milioni in termini di competenza. La previsione dei residui passivi (cioè, in linea di massima, delle somme impegnate contabilmente negli esercizi finanziari precedenti, ma che non sono state ancora spese in termini di cassa) dello stato di previsione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale  come risulta dal disegno di legge di assestamento Atto Senato 1913 relativo all'esercizio finanziario 2020  è pari a 392,247 milioni di residui accertati (a fronte dei 13,089 milioni di euro presunti inizialmente al 1° gennaio 2020). Al consistente incremento dei residui contribuisce in maniera assai rilevante (+234,21 milioni) la Missione 16, commercio internazionale ed internazionalizzazione del sistema produttivo - Programma 16.5, "Sostegno all'internazionalizzazione delle imprese e promozione del made in Italy", aggiunta allo stato di previsione a seguito dell'attribuzione al MAECI di importanti competenze, prima del Ministero dello sviluppo economico, in materia di commercio estero e internazionalizzazione del sistema produttivo italiano. Pertanto, i residui nell'assestamento per il 2020 (nei quali concorrono anche i residui relativi al citato Programma 16.5) non coincidono con quelli accertati dal rendiconto al 31 dicembre 2019.Per effetto delle predette variazioni, la massa spendibile, che nelle previsioni di bilancio era di 2.991,119 milioni di euro aumenta e risulta, in seguito alle proposte di assestamento, pari a 3.894,184 milioni di euro. Il Relatore richiama altresì, stanti i temi di interesse per la 3 a Commissione, la Relazione sul rendiconto generale dello Stato 2019 della Corte dei Conti, che analizza la gestione del bilancio dello Stato per singole Amministrazioni e che, nel capitolo riferito al Ministero degli affari esteri, evidenzia come si registri una sostanziale continuità della politica estera nazionale fra il 2018 e il 2019, incentrata in particolare nella gestione del recesso del Regno Unito dall'Unione europea, nel negoziato per il Quadro Finanziario Pluriennale (2021-2027), nella gestione dei fenomeni migratori a livello europeo e nell'impegno per la stabilità dell'Africa, del Mediterraneo e in Medio Oriente. Dall'esame dei principali risultati del 2019, il documento della magistratura contabile evidenzia come alla missione 4, "Italia in Europa e nel mondo", siano collegate le priorità politiche di maggior impatto che ricevono il 97 per cento delle risorse complessive stanziate, in linea con la tendenza registrata negli anni precedenti. In dettaglio si evidenzia come il programma 2, "Cooperazione allo sviluppo", assorba quasi il 40,3 per cento degli stanziamenti definitivi (in lieve calo rispetto al 42 per cento registrato del 2018), seguito dal programma 13, "Rappresentanza all'estero e servizi ai cittadini e alle imprese", con il 20 per cento (in leggero aumento rispetto al 19,33 del 2018) e dal programma 6, "Promozione della pace e sicurezza internazionale", che assorbe circa il 18 cento degli stanziamenti. In relazione al programma 2, Cooperazione allo sviluppo, la Relazione della Corte evidenzia una diminuzione di stanziamento per l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo per l'attuazione di iniziative di cooperazione internazionale", la cui dotazione passa dai 588 milioni del 2018 ai 495 milioni nel 2019. Rammenta, infine, come al Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato (Atto Senato 1912) sia allegata, ai sensi dell'articolo 14, comma 2, della legge n. 124 del 2014, anche la Relazione del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale che riporta i dati e gli elementi informativi sull'utilizzo degli stanziamenti a sostegno di politiche di cooperazione allo sviluppo, riferiti al 2019. Il documento dà conto sinteticamente delle spese per l'Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) comunicato dalle Amministrazioni pubbliche italiane per l'anno 2019 e che è stato pari a 3.434,02 milioni di euro, corrispondente allo 0,19 per cento del Reddito nazionale lordo (RNL). Nel documento si sottolinea, tuttavia, come tale cifra, trasmessa dal Comitato per l'Aiuto allo Sviluppo (DAC) dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo Economico (OCSE) nel mese di aprile 2020, sia frutto di una trasmissione parziale ed incompleta a causa dei ritardi nella trasmissione dei dati da parte di importanti soggetti pubblici per via dell'emergenza causata dalla pandemia Covid-19. La stessa Relazione evidenzia come il maggiore contribuente dell'APS italiano, anche per il 2019, sia il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), con erogazioni (incluse quelle di Cassa Depositi e Prestiti e di SACE) pari 1,92 miliardi di euro, pari al 55,8 per cento dell'APS complessivo. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) si colloca in seconda posizione, destinando alla cooperazione allo sviluppo, insieme all'AICS, circa 1,28 miliardi di Euro, pari al 37,2 per cento dell'APS. Da ultimo si evidenzia criticamente come i dati complessivamente forniti dalla Relazione, ed in particolare nella sua parte tabellare, non sembrerebbero attualmente consentire un'immediata verifica contabile di quanto speso dai singoli dicasteri a titolo di APS.