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Persone che hanno la tenacia e la visione che serve a costruire un Paese sano, forte, moderno da lasciare alle prossime generazioni. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, ci apprestiamo ad approvare la legge di bilancio per il 2021 con il voto di fiducia. Detto questo, userò il tempo a mia disposizione per fare alcune considerazioni che penso siano importanti per tutti. Sicuramente, l'anno 2020 è stato un anno che possiamo definire apocalittico e quindi, nel tempo, cambieranno la nostra società, le dinamiche, l'economia, i rapporti sociali e anche le abitudini di consumo. È stato un anno talmente forte che non potremo più tornare a vivere come prima e non potremo nemmeno più economicamente permetterci di pensare che basterà riprendere dal 2019, da dove avevamo interrotto le nostre abitudini. Per uscirne più consapevoli, per uscirne più forti, serve un cambio di paradigma davvero importante, una sfida davvero importante. Serve una scelta molto rispettosa nei confronti di chi ha sofferto, di chi sta ancora soffrendo, di chi ha fatto sacrifici e ancora ne sta facendo di enormi, ma soprattutto una scelta necessaria perché se non cambiamo paradigma, se non cambiamo l'approccio ai problemi, rischiamo di far soccombere l'Italia. I numeri che leggiamo - meno 9 per cento del PIL e il rapporto debito-PIL quasi al 160 per cento - ci dicono, con la chiarezza e la durezza di cui i numeri di solito sono portatori, che se non prendiamo questa situazione molto sul serio, se non affrontiamo i problemi che da molti decenni sono sul tavolo, ma soprattutto se non cominciamo a crescere in maniera decisa, non saremo in grado di sostenere questo enorme debito. Lo diciamo noi, ma lo dicono anche economisti assolutamente illustri e da ascoltare, come Draghi e il governatore Visco. Non abbiamo davvero alcun alibi e nemmeno alternativa. Dobbiamo sicuramente affrontare le riforme strutturali, da una giustizia più equa e più veloce al rapporto della pubblica amministrazione con le imprese e con le famiglie, al rapporto dei contribuenti con il fisco e del fisco con i contribuenti. Dobbiamo riformare il lavoro in modo tale che lavorare sia più vivibile e più produttivo e che gli ammortizzatori sociali servano allo scopo di reimmettere le persone nel mondo del lavoro. È necessario, quindi, affrontare tutte le riforme che da anni sono sul tavolo, che da anni l'Europa ci raccomanda, ma per le quali, forse, non abbiamo mai avuto la forza e la stabilità politica e neanche il coraggio per dire no quando era necessario. Ricominciare a crescere vuol dire non accontentarsi di ripristinare quella crescita simile alla stagnazione che avevamo fino al 2019 e probabilmente nemmeno accontentarsi degli effetti previsti nei documenti del Governo, cioè dell'effetto positivo aggiuntivo sulla crescita che il Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrebbe generare nel nostro Paese. Come dice il membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, Panetta, per riuscire a rendere questa situazione sostenibile abbiamo bisogno di una crescita aggiuntiva data dal Next generation EU almeno pari a più 3,5-4 per cento. Solo così riusciremo a riportare il rapporto debito PIL nel breve termine a meno 5 punti percentuali e nel medio, sul decennio, ai livelli ante crisi. È una sfida, la vera sfida, che dobbiamo avere assolutamente presente: dobbiamo riassorbire l'enorme divaricazione che abbiamo creato quest'anno con i 108 miliardi di scostamenti, votati anche dalle opposizioni, che hanno portato il deficit a meno 10,8 per cento e il rapporto debito-PIL al citato livello. Ciò significa che noi saremo pesati non sulle misure prese quest'anno, pure importanti e necessarie per tamponare la situazione ma saremo misurati e valutati sulla capacità di riassorbire tutto questo e di rimettere l'Italia nella condizione di riprendersi. È una sfida davvero importante perché queste misure, prese nel corso dell'anno che hanno tamponato la situazione, riusciranno a salvare una parte dell'economia, ma una parte degli effetti saranno inevitabilmente permanenti, quindi da adesso in avanti, dobbiamo considerare come il Governo e il Parlamento dovranno spostare risorse e lavoratori e convertire le competenze verso le nuove economie emergenti. Sarà una scelta comunque faticosa, forse una scelta che avremmo dovuto anticipare nella formazione delle persone che in questa fase erano ferme e che probabilmente erano già disponibili a dedicare del tempo alla loro formazione verso le nuove economie. Lo shock ha già provocato una parziale riconversione con la digitalizzazione e la trasformazione dei processi. Una parte sarà determinata dal Next generation EU, ma, inevitabilmente, parte del cambiamento dipende non solo dalle aziende e dalla politica economica, ma dal contesto e dalla capacità, nostra e del nostro Parlamento, di affrontare le riforme strutturali della pubblica amministrazione, della giustizia, ma anche degli investimenti. Per tali ragioni Italia Viva, da molto prima della crisi, insiste sul piano shock per l'Italia. Se non investiamo e non mettiamo le aziende, quindi gli investimenti privati e pubblici, nelle condizioni di generare un movimento attivo verso la crescita, non saremo capaci di uscire da questa situazione. È per questo che la riflessione che abbiamo chiesto al Governo e alla maggioranza è importante; non è una provocazione o un aut aut , ma una riflessione importante. Decidere di chiudere tutto o di chiudere a colori o a zone, come abbiamo fatto pur nella fatica enorme di quest'anno, è stata una scelta semplice, ma la scelta che dobbiamo fare, da gennaio in poi, è molto difficile, perché dobbiamo affrontare e risolvere problemi che generazioni prima di noi non hanno risolto, e non possiamo assolutamente sbagliare. Ci dispiace, quindi, se abbiamo anche disturbato, in questa fase, chiedendo in maniera veemente, ma volevamo essere certi di essere pronti ad affrontare questa crisi. Questo perché il dubbio di non essere pronti ci è venuto prima di leggere la bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, prima di sobbalzare nel letto - vista l'ora - leggendo quell'emendamento che avrebbe voluto sostituire task force , Governo e pubblica amministrazione con una task force di trecento esterni. Il dubbio ci era venuto già leggendo la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza a ottobre, quando non prevedeva, se non come scenario peggiore, la seconda ondata di pandemia. Dal punto di vista macroeconomico, questo è stato più o meno ripreso nel perimetro, ma dal punto di vista delle misure di contrasto non era stato adeguatamente previsto. La dimostrazione l'abbiamo avuta nel panetto dei quattro decreti-legge ristori e nel ritardo di un mese dell'approdo del disegno di legge di bilancio alla Camera, che ha comportato il fatto che oggi siamo qui a dare la fiducia a ridosso dell'esercizio provvisorio, senza aver potuto discuterla. Il dubbio che ancora non abbiamo esattamente chiara la portata della sfida ci viene anche dalla manovra di bilancio.