[pronunce]

b) all'idoneità in concreto della casa precedentemente acquistata dalla contribuente a soddisfare le sue esigenze abitative (per dimensioni, distanza dal luogo di lavoro o di studio, condizioni di salute o di validità fisica, e simili), tenuto conto del consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui il possesso di un alloggio inidoneo a sopperire ai bisogni abitativi non ostacola l'applicazione delle agevolazioni nel caso di acquisto di un secondo alloggio (vengono citate le sentenze della Corte di cassazione n. 6476 del 1996; n. 10925, n. 19738 e n. 24128 del 2003; n. 1007 del 2010); c) alle ragioni della affermata violazione dell'art. 53 Cost.; che l'infondatezza della questione è affermata dall'Avvocatura generale sul rilievo che le situazioni poste a raffronto dal rimettente sono «radicalmente diverse» e sono disciplinate in modo non irragionevole, perché: a) in tema di agevolazioni fiscali, i limiti dell'ampia discrezionalità riservata al legislatore «vanno individuati esclusivamente nella "palese arbitrarietà od irrazionalità"» (come affermato dalla Corte costituzionale nell'ordinanza n. 46 del 2009, che richiama le sentenze n. 346 del 2003 e n. 431 del 1997, nonché le ordinanze n. 124 del 2006 e n. 275 del 2005); b) non può ritenersi arbitraria od irrazionale la scelta del legislatore di consentire un solo acquisto agevolato della casa di abitazione nell'àmbito dell'intero territorio nazionale, attribuendo il beneficio fiscale esclusivamente per l'acquisto di un immobile nel luogo di residenza o di lavoro del contribuente e «lasciando irrilevante la circostanza che questi sia già proprietario nel resto del territorio nazionale di altro immobile [...] se non in termini di insussistenza della condizione di novità del godimento del beneficio». Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Milano dubita - in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione ed ai princípi di ragionevolezza, razionalità e non contraddizione - della legittimità della lettera b) del numero 1) della nota II-bis dell'art. 1 della Parte Prima della Tariffa allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro) [rectius: quale richiamata dal primo periodo del numero 21) della Parte II della Tabella A allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), relativo all'applicazione dell'aliquota ridotta al 4 per cento dell'IVA]; che in base alla disposizione denunciata, al fine dell'applicazione delle cosiddette agevolazioni fiscali "per la prima casa", da essa prevista, «agli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione non di lusso e agli atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell'usufrutto, dell'uso e dell'abitazione relativi alle stesse, devono ricorrere le seguenti condizioni: [...] b) che nell'atto di acquisto l'acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l'immobile da acquistare»; che, per il rimettente, tale disposizione si pone in contrasto con gli evocati parametri, perché, per il caso in cui il possidente (inteso come titolare di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione) di una casa di abitazione, in riferimento alla quale non abbia fruito di agevolazioni fiscali, acquisti successivamente un'altra abitazione e vi trasferisca la propria residenza, prevede una irragionevole diversità di trattamento a seconda che la nuova abitazione sia ubicata nello stesso Comune (come nella fattispecie oggetto del giudizio a quo) o in un Comune diverso; che infatti, in base alla denunciata normativa, la possidenza di una casa costituisce circostanza ostativa all'applicazione delle suddette agevolazioni fiscali solo nell'ipotesi di immobili siti nello stesso territorio comunale; che la questione - come eccepito dall'Avvocatura generale dello Stato - è manifestamente inammissibile; che, quanto all'evocato art. 53 Cost., l'inammissibilità discende dal difetto assoluto di motivazione sulla non manifesta infondatezza, perché il rimettente si è limitato ad indicare il suddetto articolo della Costituzione; che, quanto agli altri parametri, l'inammissibilità discende dalla incompleta descrizione della fattispecie oggetto del giudizio principale e, quindi, dalla insufficiente motivazione sulla rilevanza; che al riguardo va osservato che, secondo quanto riferito dal giudice rimettente, la contribuente invoca una interpretazione «sostanziale e non formale» della denunciata lettera b) del numero 1) della nota II-bis, assumendo che l'impedimento alle agevolazioni fiscali potrebbe derivare solo dalla concreta "disponibilità" di un'altra casa di abitazione (in particolare, la contribuente deduce, nel ricorso introduttivo, l'inidoneità della prima casa a consentire la sua convivenza con il figlio trentenne); che, pur in presenza delle suddette deduzioni difensive della parte, il rimettente: a) non chiarisce se la casa di abitazione di cui la contribuente è proprietaria sin dal 2003 risulti in concreto idonea a soddisfare le esigenze abitative dell'interessata; b) non considera che, in base all'interpretazione costituzionalmente orientata prospettata da alcune pronunce della Corte di cassazione, la disposizione denunciata - nel testo applicabile ratione temporis alla controversia, introdotto dall'art. 3, comma 131, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e con il quale l'espressione «fabbricato idoneo ad abitazione» è stata sostituita con quella «casa di abitazione» - va intesa nel senso che la possidenza di una casa di abitazione costituisce ostacolo alla fruizione delle agevolazioni fiscali per il successivo acquisto di un'altra casa ubicata nello stesso Comune soltanto se la prima delle due case sia già idonea a soddisfare le esigenze abitative dell'interessato (Corte di cassazione, ordinanza n. 100 del 2010 e sentenza n. 18128 del 2009); c) conseguentemente, non precisa se la dichiarazione resa dalla contribuente nel 2006, al momento dell'acquisto della seconda casa, di non possedere altra casa di abitazione nello stesso territorio comunale (nel senso, sopra visto, di altra casa idonea a soddisfare le esigenze abitative dell'interessata) debba considerarsi mendace e, perciò, integri il presupposto della «dichiarazione mendace» sul quale è espressamente basato l'avviso di liquidazione ed irrogazione di sanzioni impugnato nel giudizio a quo; che la riscontrata inammissibilità della questione impedisce di rilevarne la manifesta infondatezza, derivante dal fatto che le agevolazioni in esame rispondono alla ragionevole ratio di favorire l'acquisto di un'abitazione nel luogo di residenza o di lavoro a vantaggio di chi, nello stesso luogo, non abbia la possidenza di un'altra casa di abitazione obiettivamente idonea a soddisfare le sue esigenze.