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Lo sviluppo di interventi efficaci è strettamente correlato alla comprensione delle criticità dell'organizzazione e dei limiti individuali, essendo necessaria la diffusione di una cultura specifica che promuova l'analisi degli eventi avversi e consenta di raccogliere gli insegnamenti che da questi possono derivare. La sicurezza dei pazienti, quindi, si colloca nella prospettiva di un complessivo miglioramento della qualità delle cure e, poiché dipende dall'interazione delle molteplici componenti che agiscono nel sistema, deve essere affrontata attraverso l'adozione di pratiche di governo clinico che pongano al centro della programmazione e della gestione dei servizi sanitari i bisogni dei cittadini, valorizzando nel contempo il ruolo e la responsabilità di tutte le figure professionali che operano in sanità. Infine, con riferimento al profilo dell'insegnamento, attualmente, secondo la normativa vigente, la laurea in farmacia costituisce titolo di ammissione alle seguenti classi di concorso, e per alcune con particolari limitazioni e vincoli: -- 40/A Igiene, anatomia, fisiologia, patologia generale e dell'apparato masticatorio (purché il piano di studio seguito abbia compreso due corsi annuali o quattro semestrali di igiene); -- 57/A Scienza degli alimenti. La laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche costituisce, invece, titolo di ammissione alle seguenti classi di insegnamento: -- 12/A Chimica agraria; -- 13/A Chimica e tecnologie chimiche; -- 33/A Educazione tecnica nella scuola media; -- 40/A Igiene, anatomia, fisiologia, patologia generale e dell'apparato masticatorio (purché il piano di studio seguito abbia compreso due corsi annuali o quattro semestrali di igiene); -- 57/A Scienza degli alimenti. In merito a tale situazione, sembra, tuttavia, opportuno evidenziare che lo specifico percorso formativo universitario delle facoltà di farmacia e di chimica e tecnologia farmaceutiche si compone di numerosi esami in discipline chimiche, biologiche, matematiche e fisiche, tra cui chimica analitica, chimica fisica, chimica generale e inorganica, chimica organica, biologia applicata, biologia molecolare, fisica applicata, matematiche complementari. Pertanto, le competenze acquisite, nel corso della formazione universitaria, dai laureati in farmacia e in chimica e tecnologia farmaceutiche è molto approfondita in tali ambiti disciplinari: non si comprende, dunque, quali siano le ragioni che, nel passato, abbiano portato ad escluderli dalle richiamate classi di insegnamento. In considerazione di quanto sopra evidenziato, l'articolo 9 prevede di ampliare il numero delle classi di insegnamento alle quali possano essere ammessi i laureati in farmacia o in chimica e tecnologia farmaceutiche, estendendolo anche alle classi 13/A (chimica e tecnologie chimiche), 59/A (scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali nella scuola media), 60/A (scienze naturali, chimica e geografia, microbiologia), atteso che quello attuale risulta particolarmente esiguo e penalizzante per quanti, in possesso di un titolo di studio certamente qualificato, intendano dedicarsi ad una professione di grande utilità e di indiscusso valore sociale come quella di insegnante. Al fine di uniformare la condizione professionale degli iscritti, anche con riferimento alle relative responsabilità professionali, l'articolo 10, infine, chiarisce che si considera professionale ogni attività svolta dall'iscritto all'albo per la quale la legge prevede il possesso della laurea in farmacia o chimica e tecnologia farmaceutiche, fermo restando che, nei concorsi per l'assegnazione di sedi farmaceutiche, la mancata iscrizione all'albo professionale non preclude la valutazione del titolo, quando l'iscrizione stessa non sia obbligatoria per l'esercizio dell'attività espletata.. Art. 1. 1. I farmacisti possono effettuare analisi chimiche, chimico-cliniche e bromatologiche, provvedendo alla redazione e alla sottoscrizione dei relativi referti. 2. I farmacisti possono elaborare diete e curare la loro attuazione, qualora abbiano finalità salutari e non terapeutiche. Art. 2. 1. Le case di cura private, dotate di almeno cento posti letto, hanno l'obbligo di istituire il servizio di farmacia. 2. Il servizio di cui al comma 1 deve essere gestito da un farmacista con il compito di procedere all'acquisto ed alla conservazione dei farmaci, alla tenuta dei registri, ove previsti dalla normativa vigente, nonché all'attività di farmacovigilanza. Art. 3. 1. Presso i servizi per le tossicodipendenze (SERT), istituiti nelle aziende sanitarie locali ai sensi dell'articolo 118 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonché del regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 30 novembre 1990, n. 444, è assicurata la presenza di un farmacista, al quale è affidato il compito di curare l'assistenza farmaceutica dei soggetti assistiti. Art. 4. 1. Il Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro della salute, provvede, con proprio decreto, all'istituzione di un servizio farmaceutico all'interno di ogni istituto penitenziario con una popolazione non inferiore a duecento individui, tra agenti di custodia, personale addetto e detenuti, affidato ad un farmacista con il compito di provvedere all'assistenza farmaceutica. 2. Il servizio istituito ai sensi del comma 1, frazionato per turni, deve essere assicurato continuativamente. Art. 5. 1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono attivare dispensari farmaceutici, ai sensi dell'articolo 1 della legge 8 marzo 1968, n. 221, e successive modificazioni, anche qualora in pianta organica non sia prevista una sede farmaceutica, negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie e nelle aree di servizio autostradali. Art. 6. 1. Sulle navi che svolgono servizio di crociera e sui treni a lunga percorrenza è prevista la presenza di un medico e di un farmacista per garantire l'assistenza sanitaria di emergenza ai passeggeri nonché per assicurare la disponibilità di medicinali di uso comune e di pronto soccorso, già confezionati. Art. 7. 1. Il farmacista, dipendente di ospedale, pubblico e privato, casa di cura e centro di degenza, opera anche presso i reparti delle suddette strutture, con i seguenti compiti: a) verificare la correttezza delle dosi, delle vie e degli intervalli di somministrazione della terapia farmacologica dei pazienti; b) collaborare con il personale sanitario di reparto nella prevenzione e riduzione del rischio clinico legato alla terapia farmacologica; c) monitorare i consumi farmaceutici ospedalieri ed effettuare attività di farmacovigilanza. 2. Presso ogni reparto ospedaliero è costituita l'Unità operativa di farmacia, cui afferisce personale in possesso della specializzazione di farmacista ospedaliero. Art. 8. 1. Presso ogni struttura ospedaliera, pubblica e privata, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano istituiscono un Ufficio di monitoraggio del rischio clinico, collegato ad una rete nazionale di gestione del rischio clinico, composto da personale medico e farmacista. 2.