[pronunce]

La lesione delle attribuzioni della ricorrente sarebbe ancor più palese alla luce della complessiva disciplina della materia, nel frattempo adottata con la legge della Provincia autonoma di Trento 3 aprile 2015, n. 7 (Riordino della dirigenza e dell'organizzazione della Provincia: modificazioni della legge sul personale della Provincia 1997, della legge finanziaria provinciale 2015 e della legge provinciale sull'Europa 2015), che persegue l'obiettivo di stabilire un nuovo ordinamento della dirigenza provinciale e delle strutture organizzative della Provincia, «al fine di rendere più efficiente il sistema pubblico provinciale attraverso la rimodulazione dell'articolazione organizzativa e il riordino della dirigenza, anche con riferimento alla programmazione del fabbisogno di dirigenti e ad appropriate modalità di reclutamento e conferimento degli incarichi dirigenziali, per favorire maggiore coinvolgimento e responsabilizzazione dei dirigenti nel governo dell'autonomia». La ricorrente ribadisce tali considerazioni con riguardo all'art. 1, comma 236, che limita l'ammontare del trattamento accessorio, denunciandone anche il contrasto con il principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.) e con quello di buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.). Tale contrasto si ripercuoterebbe sulle competenze provinciali, poiché impedirebbe alla Provincia «di chiedere lavoro straordinario ai propri impiegati oppure di retribuire il lavoro straordinario da questi prestato». L'irragionevolezza si rivelerebbe anche nel fatto che siano risolti, con efficacia retroattiva, i contratti stipulati in data successiva al 15 ottobre 2015, per posti solo successivamente divenuti indisponibili: tale meccanismo precluderebbe ogni margine di apprezzamento della Provincia. Tali disposizioni non potrebbero superare il vaglio di legittimità costituzionale, neppure se fossero ricondotte ai princìpi di coordinamento della finanza pubblica: di tali princìpi, le disposizioni impugnate non presenterebbero i caratteri salienti, in quanto si atteggerebbero come norme minute e autoapplicative, che travalicano i vincoli che lo Stato può imporre alla Provincia ai sensi dell'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992 e dell'art. 4 dello statuto. 2.2.- La Provincia autonoma di Trento censura, altresì, l'art. 1, commi 512, 515, 516 e 517 della legge n. 208 del 2015, ravvisando un contrasto con gli artt. 8, numero 1), e 79 dello statuto, con l'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, o, se più favorevole, con l'art. 117, quarto comma, Cost. (in combinazione con l'art. 10 della l. cost. n. 3 del 2001), con l'art. 119, primo comma, Cost., nonché con gli artt. 3 e 97 Cost. Le norme impugnate, volte a rendere esclusiva l'acquisizione mediante Consip spa o mediante i soggetti aggregatori, con riguardo al sistema di approvvigionamento delle amministrazioni pubbliche e delle società inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, non sarebbero direttamente applicabili, in forza della citata clausola di salvaguardia di cui all'art. 1, comma 992, della legge n. 208 del 2015. Spetterebbe agli enti ad autonomia speciale dare attuazione al principio di centralizzazione degli acquisti (è richiamata la sentenza n. 220 del 2013). Ove non operasse la clausola di salvaguardia, le norme impugnate, che non si limitano a fissare tetti di spesa, ma sanciscono direttamente l'obbligatorietà del ricorso a Consip spa, contrasterebbero, in primo luogo, con l'art. 8, numero 1), dello statuto, che prevede una potestà primaria in materia di organizzazione degli uffici provinciali, estesa alla disciplina degli acquisti dei beni necessari al loro funzionamento, della destinazione del risparmio ottenuto e della responsabilità derivante dalla violazione delle norme. La limitazione delle facoltà di acquisto, attuata con prescrizioni oltremodo restrittive, sarebbe lesiva dell'autonomia finanziaria in materia di spesa, tutelata dallo statuto e dall'art. 119, primo comma, Cost. Non varrebbe richiamare, in senso contrario, la facoltà di avvalersi anche dei soggetti aggregatori delle Province autonome, facoltà che sussiste soltanto per i beni e i servizi disponibili presso gli stessi soggetti, né la previsione, relativa a casi del tutto marginali, che consente di derogare a tali modalità di acquisto per i beni e i servizi informatici. Quanto alla norma che individua l'organo dell'amministrazione provinciale competente all'esercizio del potere autorizzatorio, essa sarebbe costituzionalmente illegittima per contrasto con l'autonomia organizzativa della Provincia autonoma, tutelata dall'art. 8, numero 1), dello statuto, o dall'art. 117, quarto comma, Cost., ove si atteggi come norma più favorevole. 2.3.- Quanto all'art. 1, commi 548 e 549, della legge n. 208 del 2015, che estendono agli approvvigionamenti sanitari la disciplina degli acquisti tramite Consip spa, non sarebbero applicabili alla Provincia autonoma di Trento, in ragione dell'invocata clausola di salvaguardia. Ove non si condividesse tale percorso argomentativo, la norma in esame violerebbe l'art. 9, numero 10), dello statuto, l'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, o l'art. 117, terzo comma, Cost. (in combinazione con l'art. 10 della l. cost. n. 3 del 2001), se più favorevole. Il legislatore, difatti, non avrebbe introdotto un principio fondamentale, idoneo a limitare la potestà legislativa concorrente della Provincia autonoma, ma avrebbe posto una stringente normativa di dettaglio, di immediata applicazione, che prevede l'obbligo di avvalersi di Consip spa e delle centrali regionali di committenza per l'approvvigionamento sanitario (art. 1, comma 548, della legge n. 208 del 2015), disciplina minuziosamente le eccezioni a tale regola e ne sanziona la violazione con la responsabilità dirigenziale ed erariale. Quand'anche si volessero inquadrare queste previsioni tra quelle di coordinamento della finanza pubblica, esse contravverrebbero alle regole enunciate dall'art. 79 dello statuto, che esclude un'immediata cogenza delle norme in esame. 2.4.- La Provincia autonoma di Trento ha impugnato anche l'art. 1, commi 672, 675 e 676, della legge n. 208 del 2015, che limitano i compensi degli amministratori e dei dipendenti di società a controllo pubblico, e ha invocato, in primo luogo, la clausola di salvaguardia dell'art. 1, comma 992, che determinerebbe l'inapplicabilità di tali norme alle Province autonome. Ove la clausola di salvaguardia non operasse, le norme esaminate, in quanto provviste di un contenuto analitico e dettagliato, contrasterebbero con l'art. 8, numero 1) , e con l'art. 79 dello statuto e violerebbero la potestà legislativa e l'autonomia finanziaria della Provincia (è citata la sentenza n. 159 del 2008).