[pronunce]

che, in particolare, per quanto riguarda il ricorrente, gli artt. 16, comma 5, primo periodo, 20, commi 1 e 2, e 53, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992 disciplinano il momento perfezionativo della notificazione per il notificante e sono improntati al principio secondo cui il ricorso si intende proposto al momento della spedizione a mezzo posta; per quanto riguarda il resistente, gli artt. 16, comma 5, secondo periodo, 23, comma 1, e 61 dello stesso d.lgs. n. 546 del 1992 disciplinano il momento perfezionativo della notificazione per il notificatario e sono improntati al diverso principio secondo cui «i termini che hanno inizio dalla notificazione decorrono dalla data in cui l'atto è ricevuto» (art. 16, comma 5, secondo periodo), con la conseguenza, espressamente prevista, che la parte resistente ha l'onere di costituirsi in giudizio «entro sessanta giorni dal giorno in cui il ricorso è stato […] ricevuto a mezzo del servizio postale» (art. 23, comma 1); che al processo tributario è inoltre applicabile il principio – antitetico a quello erroneamente ritenuto operante dal rimettente – espresso dall'art. 5, terzo comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890 (Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), secondo cui, nel caso di iscrizione a ruolo prima del ritorno dell'avviso postale di ricevimento e, quindi, anche nel caso di costituzione del ricorrente nel giudizio tributario (costituzione che, ai sensi della disposizione censurata, avviene indipendentemente dal possesso e dalla produzione di detto avviso), «la causa non potrà essere messa in decisione se non sia allegato agli atti l'avviso di ricevimento, salvo che il convenuto si costituisca»; che il rimettente è, dunque, incorso in una aberratio ictus nell'individuare la normativa che regola l'instaurazione del contraddittorio nel processo tributario ed è caduto nell'errore di operare una indebita generalizzazione, considerando una parte (la norma denunciata, riguardante soltanto le modalità della costituzione in giudizio del ricorrente) per il tutto (l'intero sistema normativo che disciplina il contraddittorio nel processo tributario, anche nei confronti del resistente); che, pertanto, le questioni devono essere dichiarate manifestamente inammissibili, per l'erronea individuazione della norma che disciplina la fattispecie di ciascuno dei giudizi a quibus. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 22, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'articolo 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), sollevate, in riferimento all'art. 24, secondo comma, della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale per il Lazio, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 dicembre 2005. F.to: Annibale MARINI, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 dicembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA