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le migliaia di giacenze (penali e civili) mostrano l'assoluta necessità di un ripristino stabile e non precario di risorse che non potranno mai essere smaltite con turnazioni o assegnazioni temporanee di personale al posto di necessarie e definitive assegnazioni; non è possibile ipotizzare ulteriore utilizzo di personale dalla sede centrale, e ciò per i vincoli determinati dai tassi di scopertura dell'organico, dalla circostanza che il personale è già impegnato in turni presso gli uffici dei giudici di pace, dalle numerose limitazioni logistiche, alle mansioni specifiche e dai flussi di lavoro che gravano sulla sede distaccata di Ischia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno prendere in considerazione la stabilizzazione dell'ufficio giudiziario in quanto la sua precarietà ostacola la copertura dei posti vacanti in organico, nonché il riconoscimento di sede disagiata, prevedendo incentivi in termini di avanzamento di carriera o economici per i magistrati e il personale amministrativo che la accetteranno quale sede; in alternativa, quali siano gli intendimenti nel merito e quali atti e provvedimenti risolutivi intenda assumere. Atto n. 4-03013 URRARO Al Ministro della giustizia Premesso che: negli ultimi giorni i casi di contagio da Covid-19 in Campania sono in costante e preoccupante aumento; il giorno 27 febbraio 2020 si apprendeva che il contagio aveva colpito un avvocato del foro di Napoli e successivamente altri suoi colleghi e collaboratori del medesimo studio professionale, gli avvocati, nell'inconsapevolezza del loro stato, e i collaboratori si sono regolarmente recati preso gli uffici giudiziari del circondario di Napoli per espletare attività di udienza ed adempimenti di cancelleria, frequentando gli ambienti giudiziari e entrando in contatto ed interloquendo con numerose altre persone, esponendo un numero indeterminato di soggetti a rischio di contagio; tale situazione negli uffici del circondario di Napoli rappresenta un unicum fino ad ora riscontrato nel panorama nazionale, atteso che, benché in altre regioni d'Italia il numero complessivo di contagi sia più elevato, soltanto a Napoli, allo stato attuale, risulta aver colpito un numero così alto di avvocati; è singolare la conformazione del palazzo di giustizia di Napoli, luogo completamente chiuso che si sviluppa in altezza con le torri A, B e C, con le aule di udienza e le cancellerie che, trovandosi allocate agli ultimi piani, obbligano l'uso perenne di ascensori costantemente affollati e senza ricambio d'aria; visto che: il rischio di contagio non è né meramente enunciato né semplicemente temuto, ma concreto ed attuale e rappresenta un pericolo oggettivo per la salute pubblica, ove si consideri l'esponenziale velocità con la quale il virus si propaga e la facilità di contagio; è stata fatta immediata richiesta di azioni miranti alla sanificazione degli ambienti giudiziari secondo le disposizioni impartite dalla ordinanza del sindaco di Napoli n. 4/2020; tale richiesta non è stata ancora compiutamente ottemperata, visto che non risulta effettuata una completa sanificazione né sono stati installati dispenser aggiuntivi contenenti sostanze disinfettanti per le mani e quelli già presenti sempre privi di sapone; la particolare situazione sanitaria che investe alcuni uffici giudiziari del distretto di Napoli, ivi compresi quelli del giudice di pace, richiede, in attesa della conversione del decreto-legge n. 6 del 2020, l'adozione di immediate e tempestive misure atte a contenere la diffusione del contagio; il sospetto di contaminazione o il contatto con gli avvocati contagiati è di difficile individuazione e potrebbe riguardare un numero indiscriminato di soggetti, avvocati, magistrati, personale amministrativo che, consapevolmente o inconsapevolmente, hanno avuto contatti con soggetti contagiati; occorre, pertanto, salvaguardare l'attività di coloro che, anche in presenza di un minimo segnale, ritengano di non partecipare alle udienze a tutela della salute e della pubblica incolumità e nel rispetto della legge, con particolare riferimento all'art. 650 del codice penale; il consiglio dell'ordine degli avvocati di Napoli ha deliberato l'astensione dalle udienze fino all'11 marzo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno attivarsi, per quanto di competenza, al fine di prendere in considerazione, dopo accurata e attenta valutazione, nel rispetto delle competenze di legge, una sospensione assolutamente temporanea delle udienze e delle altre attività giudiziarie, ivi comprese la sospensione dei termini sostanziali e procedurali, così da contenere il rischio di un possibile propagarsi del contagio tenuto conto delle attività e degli spostamenti degli avvocati e del personale di segreteria che in questi giorni si sono avvicendati presso il palazzo di giustizia e il distretto circondariale di Napoli. Tale ed eventuale sospensione avrebbe, tra l'altro, il vantaggio di evitare o coordinare al meglio forme di autoquarantena che probabilmente non pochi avvocati, venuti a contatto nella settimana scorsa con i soggetti positivi al test di Covid-19, decidano o siano indotti ad adottare a tutela della salute non solo di sé stessi e delle loro famiglie ma anche di tutti i cittadini. La soluzione della sospensione limitata delle udienze avrebbe dunque un minor impatto organizzativo rispetto a situazioni di autoquarantena adottate a "macchia di leopardo"; se ritenga di attivarsi al fine di evitare per gli avvocati che si pongano in autoquarantena ripercussioni di natura economica trattandosi di scelta vincolata e non volontaria; in alternativa, quali intendimenti nel merito e quali atti e provvedimenti risolutivi intenda assumere. Atto n. 4-03014 DE BONIS MARTELLI BUCCARELLA Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute Premesso che: il made in Italy ha un potenziale alleato contro il coronavirus: il lisozima. Infatti, da un articolo di stampa on line , pubblicato da "Agricolae", pare che il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, tramite l'Ispettorato centrale repressione e frodi (ICQRF), abbia chiesto al consorzio del grana padano (prodotto da latte crudo a cui viene aggiunto il caglio, il lisozima e infine il sale) di "reperire lisozima perché parrebbe che 1,5 grammi al giorno - diviso tra mattina, pomeriggio e sera - per 5 o 7 giorni al mese sciolti in un bicchiere d'acqua possano essere assai utili contro le infezioni e soprattutto perché è una proteina naturale e non di sintesi chimica"; il Ministero avrebbe pregato il consorzio di recuperarne in quantità e di inviarlo presso la sede del Ministero stesso, cosa che, secondo l'articolo, sarebbe stata fatta tramite corriere per far fronte al momento difficile che sta vivendo il Paese; la faccenda, di cui Agricolae ha saputo indirettamente tramite circolari interne recapitate in redazione, sarebbe accaduta una settimana fa; secondo il presidente del consiglio di amministrazione della società Prodotti antibiotici SpA, Maria Giovanna Caccia, "il lisozima è un farmaco di vecchia data sempre stato in commercio ma che aveva poca attenzione da parte dei medici. Da tre settimane le richieste sono aumentate in maniera esponenziale.