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Disposizioni in materia di accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti nel settore agricolo e forestale. Onorevoli Senatori. -- La crisi economica che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni ha comportato il succedersi di gravi crisi occupazionali rendendo ancora più incerto il futuro di milioni di lavoratori. Per questi motivi si ritiene pertanto utile introdurre elementi di flessibilità per l'accesso al trattamento pensionistico nel settore agricolo e forestale, senza che i relativi costi ricadano sui lavoratori. Nel settore agricolo e forestale, in controtendenza rispetto a quanto accade in altri settori, l'andamento del mercato del lavoro risulta in aumento; negli ultimi anni, infatti, si osserva un incremento del numero dei lavoratori e una sostanziale tenuta del numero delle aziende, mediamente tra 150.000 e 200.000. In particolare, secondo i dati dell'osservatorio statistico dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), relativi all'anno 2014, il numero di aziende agricole accertate presenti nel territorio italiano è pari a 186.686, con 1.009.083 operai agricoli occupati. In tale contesto, si registra una non sempre puntuale attenzione del legislatore nei confronti di questo settore e, soprattutto, dei suoi lavoratori, come dimostra, ad esempio, la completa esclusione di quest'ultimi dalla settima salvaguardia introdotta con la legge 28 dicembre 2015, n. 208. In un momento di grande crisi economico-finanziaria fu emanato il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre del 2011, n. 214, cosiddetto «Salva Italia», che, se da un lato ha impedito il default finanziario dello Stato, dall'altro ha creato numerose discriminazioni circa le modalità di accesso alla pensione, non considerando le differenze di tipologia contrattuale e mansionaria dei lavoratori. Secondo l'ordinamento attuale un lavoratore che ha svolto o che svolge lavori pesanti, deve far valere gli stessi requisiti contributivi e assicurativi di tutti gli altri per accedere al pensionamento. Inoltre, non viene neppure tenuta in adeguata considerazione la situazione di coloro che, attualmente in età avanzata, hanno iniziato la propria attività lavorativa prima del compimento del diciottesimo anno di età, svolgendo dunque lavori che risultavano ancora più pesanti in un contesto lavorativo nel quale la meccanizzazione e la tecnologia nel settore agricolo e forestale sono state introdotte solo nell'ultimo ventennio in molte zone del Paese. In relazione a quanto detto si ritiene opportuno prevedere nuovi meccanismi di tutela per un'uscita anticipata dal lavoro, con maturazione del diritto alla pensione, almeno per alcune categorie operanti nel settore agricolo e forestale, tenuto conto del carattere precario, frammentato e particolarmente pesante del settore. Pertanto, i suddetti lavoratori dovrebbero essere esclusi dall'aggancio automatico all'aspettativa di vita e da ulteriori penalizzazioni. In merito, appare necessario ricordare che il legislatore ha sempre distinto il sistema previdenziale e contributivo del settore agricolo e forestale rispetto a quello che si applica agli altri lavoratori, introducendo particolari specificità rispetto all'assicurazione generale obbligatoria. Si ritiene quindi necessario proporre specifiche norme per facilitare l'uscita dei lavoratori di età avanzata che hanno trascorso molti anni in condizioni di lavoro faticose e di coloro che hanno svolto mansioni particolarmente gravose. Tale misura favorirebbe, inoltre, tanto la fuoriuscita della fascia di lavoratori più anziana e meno incline all'uso di nuovi macchinari e moderne metodologie di produzione, quanto, nel contempo, l'ingresso nel settore di forza lavoro giovane. Tendenza, tra l'altro, sostenuta dalle recenti politiche del Governo che ha posto l'agricoltura tra i capisaldi per lo sviluppo del Paese. Per stabilire un corretto intervento riformatore, è opportuno partire dalla suddivisione per età dei lavoratori del settore agricolo e forestale, basandosi sui dati dell'osservatorio statistico dell'INPS, dai quali si evince che dei 1.009.083 lavoratori impiegati nel settore agricolo, 457.321 hanno un'età anagrafica inferiore a quaranta anni, mentre 551.762 hanno un'età anagrafica compresa nella fascia da quaranta a sessantacinque anni e oltre, come illustrato dalla tabella che segue. Operai agricoli suddivisione maschi e femmine Anno 2014 Fascia di età Totale maschi e femmine 50–54 femmine 49.241 50–54 maschi 72.476 121.717 55–59 femmine 37.121 55–59 maschi 55.183 92.304 60–64 femmine 15.348 60–64 maschi 33.672 49.020 65 e oltre femmine 2.812 65 e oltre maschi 19.739 22.551 Escludendo i lavoratori con un'età anagrafica oltre i sessantacinque anni, in considerazione del fatto che questi possano essere già in pensione, si deve porre particolare attenzione ai lavoratori compresi nella fascia di età tra i cinquantacinque e i sessantaquattro anni (141.324), i quali non solo sono stati impegnati in attività che, nella maggior parte dei casi, sono particolarmente faticose, ma sono stati anche penalizzati dalla riforma pensionistica di cui al citato decreto-legge n. 201 del 2011, con la quale si ritarda considerevolmente il momento del pensionamento. Altro elemento da valutare è la tipologia di mansioni svolte dagli operai agricoli, individuando quelle da considerare più gravose e pesanti, sulla base di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) degli operai agricoli e florovivaisti e da quello del settore forestale. Per quanto riguarda gli operai agricoli e florovivaisti si ritiene che le attività da considerare gravose o pesanti siano quelle che si svolgono all'aperto e che, quindi, comportano un'esposizione costante agli agenti atmosferici, e quelle che si svolgono all'interno delle serre. Tra queste, a titolo esemplificativo, si riportano di seguito quelle contraddistinte dallo specifico codice ATECO sulla classificazione delle attività economiche (6.4.1.1- 6.4.1.2 -- 6.4.1.3.2): 1) operai agricoli impiegati in colture in pieno campo, per la coltivazione e le campagne di raccolta; 2) operai agricoli impiegati nelle coltivazioni legnose (vite, olivo, agrumi e alberi da frutta) per la coltivazione e le campagne di raccolta; 3) operai agricoli impiegati in coltivazioni in serra. Per quanto riguarda gli operai del settore forestale, le attività da considerare gravose o pesanti, contemplate dal CCNL del settore forestale sono: 1) operatori di macchine complesse per il livellamento e il movimento terra o di altre macchine a tecnologia elevata, manovratori di teleferiche e di gru a cavo; 2) motoseghisti addetti al taglio di selezione; 3) addetti all'antincendio boschivo; 4) addetti alle utilizzazioni forestali in montagna (taglio, allestimento, riceppatura ed esbosco di piante forestali).