[pronunce]

2.1.- La resistente considera, innanzitutto, l'incidenza della norma censurata sul conseguimento degli obiettivi previsti dal piano di rientro e la sua compatibilità con l'art. 2 della legge reg. Puglia n. 12 del 2010, evidenziando che quest'ultimo articolo prevede, al comma 3, la possibilità di effettuare assunzioni in deroga, a condizioni che sarebbero in questo caso sussistenti, nell'ambito dei limiti di spesa previsti all'art. 2, comma 71, della legge n. 191 del 2009, limiti che sarebbero stati rispettati dalla Regione Puglia. 2.2.- La difesa regionale, inoltre, nota che la legge reg. n. 2 del 2011, con la quale è stato recepito l'accordo sottoscritto per la realizzazione del piano di rientro, prevede il blocco del turn over soltanto in relazione al personale assunto a tempo indeterminato, come specificato al paragrafo B.3.4. del medesimo piano, mentre la norma oggetto del presente giudizio riguarda la diversa ipotesi di personale a tempo determinato. Inoltre, osserva la Regione, la disposizione impugnata subordina espressamente l'impiego di personale a tempo determinato al rispetto dei limiti consentiti dalle norme nazionali in materia di contenimento della spesa delle pubbliche amministrazioni. 2.3.- L'intervenuta dichiarazione d'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 40, della legge reg. Puglia n. 40 del 2007 (sentenza n. 42 del 2011), non inficerebbe la legittimità della norma censurata. Quest'ultima, infatti, non mirerebbe a reiterare o consolidare gli effetti delle procedure di stabilizzazione dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale; al contrario, essa sarebbe volta a individuare una platea di medici suscettibili di essere immediatamente impiegati per far fronte a una situazione di grave emergenza organizzativa e assistenziale causata dal blocco del turn over e aggravata dalle norme statali in materia di collocamento a riposo intervenute nel 2011. Pertanto, il richiamo al personale già stabilizzato si giustificherebbe in base alla comprovata qualificazione e all'esperienza maturata da tali medici nell'ambito delle strutture del servizio sanitario regionale, ove essi verrebbero impiegati solo in via transitoria. 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 23-27 agosto 2012, depositato nella cancelleria della Corte il 31 agosto 2012 e iscritto al registro ricorsi n. 117 del 2012, ha impugnato l'art. 5, comma 3, della legge della Regione Puglia 3 luglio 2012, n. 18 (Assestamento e prima variazione al bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2012). L'art. 5, comma 1, della legge reg. Puglia n. 18 del 2012 introduce, all'art. 1 della legge reg. n. 11 del 2012, i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, i quali prevedono per il 2012 rispettivamente che i limiti derivanti dal contenimento delle spese in materia di impiego pubblico vengano determinati su base aggregata regionale; che gli enti e le aziende del servizio sanitario regionale procedano a comunicare alla Regione i dati relativi alla spesa per il personale; che, infine, la Giunta regionale provveda a quantificare la spesa aggregata regionale consentita e ad assegnare agli enti e alle aziende del servizio le quote di spesa residua. Il successivo comma 2 dell'art. 5 dispone che sia fatto divieto agli enti e alle aziende del servizio sanitario regionale di avvalersi di personale a tempo determinato in mancanza di preventiva autorizzazione della Giunta regionale. In questo contesto normativo si inserisce il comma 3, prevedendo che, fermi restando i vincoli di contabilità pubblica e il rispetto dei limiti finanziari e delle procedure indicati ai commi precedenti, non siano assoggettate all'autorizzazione della Giunta le proroghe dei contratti di lavoro a tempo determinato del personale di cui all'art. 1, comma 2, della legge reg. Puglia n. 11 del 2012. 3.1.- Il ricorrente richiama quanto affermato nel ricorso n. 105 del 2012, avente ad oggetto proprio l'art. 1, comma 2, della legge regionale citata, rammentando che, in attuazione del piano di rientro sanitario e ai sensi dell'art. 2 della legge reg. Puglia n. 12 del 2010, per il triennio 2010-2012 opererebbe il blocco del turn over di personale a tempo indeterminato e determinato, nell'ambito del servizio sanitario regionale. Quanto al personale con rapporto di lavoro flessibile, vigerebbe inoltre la disposizione di cui all'art. 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010, secondo cui le pubbliche amministrazioni possono avvalersi di personale a tempo determinato nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le medesime finalità nell'anno 2009. Inoltre, graverebbe sull'intero sistema sanitario nazionale quanto disposto dall'art. 2, comma 71, della legge n. 191 del 2009, secondo cui le spese del personale non debbono superare per ciascuno degli anni 2010, 2011 e 2012 l'ammontare del 2004 diminuito del 1,4 per cento. 3.2.- Anche per l'art. 5, comma 3, della legge reg. Puglia n. 18 del 2012 varrebbero, perciò, i medesimi motivi di censura prospettati con riferimento all'art. 1, comma 2, della legge reg. n. 11 del 2012, in quanto tale norma implicitamente consentirebbe alla Regione di prorogare i contratti a tempo determinato previsti da quella disposizione, per di più senza necessità di autorizzazione da parte della Giunta regionale, pregiudicando il conseguimento degli obiettivi di risparmio previsti dal piano di rientro e ponendosi, pertanto, in contrasto con le disposizioni di cui all'art. 2, commi 80 e 95, della legge n. 191 del 2009 e, conseguentemente, con l'art. 117, terzo comma, Cost., che imporrebbe alle Regioni di rispettare i principi di coordinamento finanziario fissati dal legislatore statale. Inoltre, secondo la ricorrente, la disposizione impugnata, richiamando l'art. 1, comma 2, della legge reg. Puglia n. 11 del 2012, presupporrebbe il riferimento alle procedure di cui all'art. 3, comma 40, della legge reg. n. 40 del 2007, già dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale, determinando di conseguenza una violazione dell'art. 97 Cost. Infatti, la norma qui censurata protrarrebbe nel tempo gli effetti di un meccanismo di reclutamento già dichiarato illegittimo, perché lesivo del principio del pubblico concorso. Infine, la disposizione impugnata si porrebbe in contrasto con il principio di ragionevolezza ex art. 3 Cost., poiché, utilizzando una disposizione già dichiarata illegittima, e dunque non più in vigore, risulterebbe «monca ed insuscettibile di ricevere applicazione». 4.- Si è costituita in giudizio la Regione Puglia, con atto depositato nella cancelleria il 1° ottobre 2012, deducendo l'infondatezza della censura prospettata.