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Si adeguano altresì alla normativa europea le modalità di esercizio dell'attività venatoria in presenza di particolari condizioni ambientali o climatiche. All'articolo 15 si specificano i compiti e le prescrizioni assegnati agli agenti di vigilanza. Agli articoli 16 e 17 si prevede la conversione da sanzioni penali a sanzioni amministrative per alcune infrazioni considerate di minore importanza.. 1 1 Al comma 3 dell'articolo 2 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, le parole: «degli uccelli» sono sostituite dalle seguenti: «della fauna selvatica e delle specie domestiche inselvatichite». 2 1 All'articolo 4 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 3, il secondo periodo è sostituito dal seguente: «L'autorizzazione alla gestione di tali impianti è concessa dalle regioni su parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) o, se istituiti, degli Istituti regionali o delle province autonome, i quali svolgono altresì compiti di controllo e di certificazione dell'attività svolta dagli impianti stessi e ne determinano il periodo di attività»; b il comma 4 è abrogato; c il comma 5 è sostituito dal seguente: « 5 . È fatto obbligo a chiunque abbatte, cattura o rinviene uccelli inanellati di darne notizia all'ISPRA ovvero, se istituiti, agli Istituti regionali o delle province autonome, ovvero al comune nel cui territorio è avvenuto il fatto. L'Istituto regionale o delle province autonome, ovvero il comune, provvedono a informare l'ISPRA». 3 1 L'articolo 5 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è sostituito dal seguente: «Art. 5. – (Richiami vivi). – 1. Nell'esercizio dell'attività venatoria da appostamento possono essere utilizzati in funzione di richiami vivi uccelli appartenenti alle specie cacciabili, provenienti dagli impianti di cattura e dagli allevamenti autorizzati dalle regioni. Ogni cacciatore può impiegare contemporaneamente non più di dieci richiami di cattura per ogni singola specie cacciabile. Non sono posti limiti numerici all'utilizzo di richiami nati e allevati in cattività, purché inanellati. La legittima detenzione degli uccelli da richiamo è attestata dal documento di provenienza rilasciato dalle province titolari degli impianti di cattura, che deve accompagnare gli uccelli anche nel caso di cessione ad altro cacciatore. È vietata la cessione a titolo oneroso degli uccelli da richiamo di cattura di cui al presente comma. 2 . Le regioni disciplinano l'attività di allevamento degli uccelli da richiamo appartenenti alle specie cacciabili e le modalità di detenzione e di cessione per l'attività venatoria. 3 . Le regioni emanano norme per l'autorizzazione degli appostamenti fissi, sulla base delle domande presentate annualmente alle amministrazioni regionali. 4 . L'autorizzazione rilasciata ai sensi del comma 3 costituisce titolo abilitativo e condizione per la sistemazione del sito e l'installazione degli appostamenti strettamente funzionali all'attività, che possono permanere fino a scadenza dell'autorizzazione stessa e che, fatte salve le preesistenze a norma delle leggi vigenti, non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi, abbiano natura precaria, siano realizzati in legno o con altri materiali leggeri o tradizionali della zona, o con strutture in ferro anche tubolari, o in prefabbricato quando interrati o immersi, siano privi di opere di fondazione e siano facilmente e immediatamente rimuovibili alla scadenza dell'autorizzazione. 5 . Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano definiscono con proprie norme le caratteristiche degli appostamenti nel rispetto del comma 4». 4 1 All'articolo 7 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, il comma 2 è sostituito dai seguenti: « 2 . L'ISPRA, con sede centrale in Ozzano dell'Emilia (Bologna), è sottoposto alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri. 2 - bis. Le regioni possono istituire con legge l'Istituto regionale per la fauna selvatica che svolge nell'ambito del territorio di competenza i compiti di cui al comma 3, quale organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza delle regioni e delle province. 2 - ter. L'Istituto regionale per la fauna selvatica è sottoposto alla vigilanza del Presidente della Giunta regionale. Gli Istituti regionali collaborano con l'ISPRA, che ne coordina l'azione, nei progetti e nelle attività di carattere nazionale e internazionale. 2 - quater. Alle funzioni attribuite agli Istituti regionali per la fauna selvatica, istituiti a norma del comma 2 -bis , provvedono gli organi istituiti per le corrispondenti funzioni secondo le norme vigenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano». 5 1 All'articolo 10 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni: a il comma 3 è sostituito dai seguenti: « 3 . Il territorio agro-silvo-pastorale di ogni regione è destinato per una percentuale dal 20 al 30 per cento a protezione della fauna selvatica, fatta eccezione per il territorio delle Alpi di ciascuna regione, che costituisce zona faunistica a sé stante ed è destinato a protezione nella percentuale dal 10 al 20 per cento. In dette percentuali sono compresi i territori ove sia comunque vietata l'attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni e in particolare i territori sui quali, ai sensi della legge 6 dicembre 1991, n. 394, siano stati già costituiti o siano costituiti parchi nazionali o regionali all'interno dei quali operi il divieto di caccia, nonché le oasi di protezione, le zone di ripopolamento e cattura, i centri pubblici e privati per la produzione di fauna selvatica, i fondi chiusi, le zone di protezione lungo le principali rotte di migrazione dell'avifauna e le zone di rifugio e ambientamento. 3 - bis. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione lo Stato e le regioni, nell'ambito delle rispettive competenze, tramite intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, provvedono a garantire il rispetto delle percentuali di territorio agro-silvo-pastorale da destinare a protezione della fauna selvatica, riportandole altresì all'interno dei limiti previsti dal comma 3 se superati. 3 - ter. In caso di inosservanza da parte delle regioni dei limiti di cui al comma 3, il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, interviene in via sostitutiva entro e non oltre i successivi tre mesi, sentiti la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e il CTFVN»; b al comma 6 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Sono ricompresi in tale territorio e sono soggetti alla programmazione venatoria i territori e le foreste del demanio statale, regionale e degli enti pubblici in genere»;