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Questo Governo pretende di superare la separazione dei poteri, fingendo di portar rispetto ai principi cardine del nostro sistema democratico, ma di fatto accentrando progressivamente tutto nelle mani di pochi. Il Ministro della giustizia era venuto qui più volte a dirci che i suoi provvedimenti erano sempre il risultato di un confronto serio con tutti gli operatori della giustizia: avvocatura, magistratura, operatori del mondo giudiziario. Ebbene, qui ha smentito se stesso, perché è anche lui prigioniero di questo Governo, come sono prigionieri tutti i colleghi della maggioranza; oggi ha dimostrato che non ha ascoltato proprio niente di quanto detto nel corso delle audizioni. Questo conferma che c'è qualcuno che decide fuori dalle Aule quali devono essere l'iter e il significato di un provvedimento, per poi scodellarlo già pronto in Aula. È capitato mille volte; richiamiamo sempre la storia della legge di bilancio, perché è il caso più emblematico, ma di fatto, quando si arriva in quest'Aula, i provvedimenti sono già belli e pronti. Poi di fatto non producano alcun effetto e si risolvono - come dicevo - in uno spot pubblicitario. Le audizioni svolte in Commissione hanno confermato tutte le criticità manifestate e ben descritte dai colleghi delle opposizioni che sono intervenuti. In sede di audizioni è stato chiesto che venissero apportate delle modifiche estremamente importanti, perché questo provvedimento possa dispiegare effetti positivi. Abbiamo proposto degli emendamenti, che raccoglievano le osservazioni di persone autorevolissime, che vivono nella quotidianità le problematiche inerenti a questo provvedimento: il Consiglio superiore della magistratura, l'avvocatura, i procuratori della Repubblica che si occupano espressamente di questi temi. Ebbene, non è stato fatto niente; tutti gli emendamenti sono stati respinti. Abbiamo chiesto che i relatori e i rappresentanti del Governo dessero una spiegazione di questo imbarazzante silenzio; e invece ancora silenzio totale. Non una spiegazione è stata data alle numerose domande sui motivi per i quali si rifiutasse l'approvazione di emendamenti che di fatto avrebbero consentito a questo provvedimento di produrre effetti: silenzio tombale. Questo ovviamente la dice lunga sul rispetto che il Governo ha verso il Parlamento, ridotto a dover approvare acriticamente qualsiasi provvedimento imposto dal Governo stesso. È anche palese - come dicevo - l'attacco sferrato alla magistratura, le cui istanze e i cui suggerimenti restano inascoltati, giungendo a minare la sua discrezionalità. L'ho ripetuto più volte, perché più volte è accaduto nel corso dell'approvazione di provvedimenti in Commissione giustizia. Si è giunti a minare l'indipendenza e la discrezionalità della magistratura stessa, anche in questo provvedimento. E allora, colleghi, svegliatevi una buona volta, riappropriatevi del ruolo che la Costituzione vi ha assegnato. È l'Esecutivo che deve rispondere al Parlamento, non il contrario; qui invece sistematicamente è il Parlamento che risponde agli ordini dell'Esecutivo. Non possiamo continuare ad andare avanti, in un sistema che si dice democratico, con questo stato di cose. Abbiamo lavorato in queste tristi condizioni, nelle quali la disponibilità manifestata dal Partito Democratico, anche in considerazione delle innegabili finalità meritorie di questo provvedimento, è stata ingiustificatamente mortificata e sistematicamente rifiutata. Tutte le proposte erano esclusivamente dirette a migliorare il provvedimento e, come ho detto, le critiche arrivavano dai protagonisti del mondo che si occupa di queste vicende. Ebbene, ancora una volta abbiamo perso l'occasione di dare una risposta seria e di ampio respiro all'esigenza urgente di contrasto alla violenza di genere, un fenomeno purtroppo diventato un'emergenza nel nostro Paese, promuovendo quindi una effettiva tutela della donna, troppo spesso affermata ma raramente davvero realizzata, questa volta per palese dichiarazione di questo Governo, che ha riconosciuto che il provvedimento in esame non dispiegherà effetti. Afferma però che si porrà rimedio dopo, ma quando? Perché approvare un provvedimento di cui si ha la consapevolezza che non dispiegherà effetti? Perché farlo in questo modo? Non è stata data una risposta a queste domande. Ci è stato detto che era urgente; noi invece siamo assolutamente convinti che fosse necessario un evidente cambio di passo per dare impulso al nuovo corso da tutti auspicato verso un radicale cambio di mentalità, purtroppo ancora troppo diffusa. Era l'occasione per affrontare sinergicamente e con la massima condivisione il problema, non solo come una risposta all'emergenza e al bisogno di sicurezza, ma anche con un provvedimento che badasse all'educazione diffusa sulla parità di genere. Per fare questo c'è necessità di intervenire sulla formazione, lo abbiamo detto ed è riportato anche all'interno del provvedimento stesso; mi riferisco quindi a processi formativi di tutti i soggetti chiamati ad occuparsi del problema, partendo dagli insegnanti, dalla scuola, dalle Forze di polizia, dai magistrati e dagli psicologi, da tutti coloro che operano in questo mondo. Eppure si prevedono i corsi, ma non si stanziano risorse; anzi, si oppone un rifiuto: anche laddove i capitoli di spesa per far fronte all'esborso erano stati individuati, sono stati tutti sistematicamente rifiutati. È quindi evidente che dietro questo atteggiamento si cela una posizione ideologica della maggioranza, che fa finta di perseguire la parità di genere, la sbandiera gran voce: ricordate gli annunci fatti all'indomani dell'approvazione in sede di Governo di questo provvedimento, che però poi di fatto non è in condizioni di dispiegare alcun effetto. Non devo richiamare le criticità del provvedimento in esame, perché lo hanno fatto in maniera esaustiva e ottimamente tutti i colleghi che mi hanno preceduto nel corso della discussione generale; mi limito però a richiamare a titolo esemplificativo il contenuto dell'articolo 3, secondo cui entro tre giorni il pubblico ministero deve sentire la vittima di violenza. Ebbene, indistintamente tutti i soggetti auditi hanno detto che quel provvedimento è dannoso, addirittura può dispiegare effetti dannosi. Che ascolto è stato dato a queste parole? Il Ministro ci aveva detto che il Governo comunque dialoga quotidianamente con questi soggetti, eppure tutti hanno portato avanti quel ragionamento che è stato regolarmente mortificato, portandoci ad approvare acriticamente e senza una spiegazione un provvedimento pieno zeppo di criticità e nella consapevolezza che non dispiegherà alcun effetto. Ancora una volta lo stiamo approvando. Nondimeno bisogna riconoscere che nel testo sono state recepite anche diverse proposte depositate dal Partito Democratico: mi riferisco alle misure sui matrimoni forzati, sul cosiddetto revenge porn, sulle lesioni permanenti. Abbiamo provato comunque a formulare delle proposte migliorative con un approccio caratterizzato prima di tutto dal dialogo e dal confronto per migliorare il testo, ma abbiamo urtato regolarmente contro un muro di gomma impenetrabile, che la dice lunga sulle effettive intenzioni di questo Governo.