[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 25, comma 10, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), promosso con ricorso della Regione Umbria, notificato il 26 febbraio 2002, depositato in cancelleria l'8 marzo successivo ed iscritto al n. 24 del registro ricorsi 2002. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 17 giugno 2003 il Giudice relatore Valerio Onida; uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Umbria e l'avvocato dello Stato Paolo Cosentino per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 26 febbraio 2002, e depositato nella cancelleria di questa Corte il successivo 8 marzo (reg. ric. n. 24 del 2002) , la Regione Umbria impugna numerose disposizioni della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), censurando, tra l'altro, l'articolo 25, comma 10, per violazione degli articoli 117 e 119, quinto comma, della Costituzione. La norma denunciata prevede l'istituzione, presso il Ministero dell'interno, del Fondo per la riqualificazione urbana dei Comuni. Si tratta di un Fondo istituito ex novo per il 2002, ma destinato a permanere negli esercizi successivi, diretto a finanziare l'adozione di programmi di sviluppo e riqualificazione del territorio da parte dei Comuni: una quota non inferiore all'85% è riservata ai Comuni minori (con popolazione non superiore a 40.000 abitanti), in particolare delle Regioni meridionali. La norma prevede ancora che le modalità degli interventi e la ripartizione del Fondo “tra gli enti interessati” saranno disciplinate con regolamento governativo, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Ad avviso della ricorrente, si tratta di intervento diretto dello Stato a favore dei Comuni che, sia per quanto riguarda la definizione della tipologia dei Comuni beneficiari, sia per ciò che attiene alla ripartizione tra le Regioni di appartenenza, sia infine per la disciplina attuativa, esclude qualsiasi ruolo delle Regioni. L'unico titolo che lo Stato potrebbe vantare in materia è la competenza concorrente in materia di “governo del territorio”. Ma la Regione Umbria ritiene che tale competenza non possa includere generici “programmi di sviluppo e riqualificazione del territorio” adottati dai Comuni, e prevalentemente dai Comuni minori, privi di qualunque impatto strategico sul territorio; ed in ogni caso la competenza statale in ordine alla definizione dei principi fondamentali della materia non potrebbe giustificare che lo Stato istituisca proprie autonome linee di intervento diretto, frazionato sul territorio, riservandosene la disciplina. Sarebbero pertanto lese le attribuzioni legislative regionali, sia in generale sia con riferimento ai limiti posti dall'articolo 117, sesto comma, della Costituzione (illegittima attribuzione di poteri regolamentari statali); ne resterebbe altresì leso il principio di leale collaborazione, che non potrebbe essere soddisfatto da un generico richiamo “di stile” al d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281 (specie dopo che la disposizione ha espressamente previsto che sia la sola Conferenza Stato-città ed autonomie locali ad essere sentita); ne sarebbe vulnerata, infine, l'autonomia finanziaria delle Regioni, garantita dall'articolo 119 della Costituzione, poiché questo finanziamento, di non trascurabile grandezza, verrebbe sottratto ai trasferimenti finanziari verso le Regioni. Sotto quest'ultimo profilo, la Regione ricorrente esclude che il Fondo contestato possa essere ricondotto alla previsione dell'articolo 119, quinto comma, della Costituzione. Tale disposizione prevede infatti che lo Stato, per motivi specificamente elencati (promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale; rimuovere gli squilibri economici e sociali; favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona; provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni), possa destinare risorse aggiuntive ed effettuare interventi speciali, purché a favore di determinati enti locali o Regioni. In questo caso, invece, il finanziamento sarebbe rivolto verso destinatari indeterminati, poiché il particolare favor per i Comuni minori, specialmente del Mezzogiorno, sarebbe posto soltanto come criterio cui deve ispirarsi la futura disciplina regolamentare. 2. - Il Presidente del Consiglio dei ministri si è costituito in giudizio e ha concluso per la non fondatezza della questione. Ad avviso dell'Avvocatura, limite intrinseco della legislazione riguardante il rapporto Stato-Regioni sarebbe l'interesse nazionale che, nel caso in questione, si rifletterebbe nel principio riguardante la legislazione esclusiva dello Stato in materia di “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” (articolo 117, secondo comma, lettera m, della Costituzione). Inoltre, la norma denunciata rientrerebbe nell'ambito di quanto previsto dall'articolo 119, quinto comma, della Costituzione circa il potere dello Stato di destinare risorse aggiuntive ed effettuare interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni “per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni”. Questa disposizione costituirebbe l'esatto pendant, in materia di autonomia finanziaria, di quanto previsto nella lettera m del secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione. Né alcun rilievo avrebbe la deduzione della Regione ricorrente circa l'indeterminatezza degli enti destinatari delle risorse, posto che l'articolo 25, comma 10, della legge n. 448 del 2001 prevede, proprio al fine di rispettare l'autonomia degli enti interessati, che la ripartizione del Fondo non sia stabilita a priori ma avvenga, avuto riguardo alle esigenze concrete, su proposta del Ministro dell'interno, “sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali”. 3. - Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, la Regione Umbria osserva che il Fondo per la riqualificazione urbana dei Comuni si colloca in quella logica della settorializzazione della finanza pubblica - sicuramente contrastante con l'articolo 119 della Costituzione - in base alla quale, in passato, si sono sottratte alle Regioni risorse finanziarie ad esse spettanti per attribuirne la gestione a singoli Ministeri. Attraverso la costituzione di questo Fondo si tenderebbe a ricreare il “corto circuito” tra Governo (Ministero dell'interno) ed enti locali, escludendo le Regioni dagli interventi e dalla relativa potestà normativa. Replicando alla difesa dell'Avvocatura, la Regione ritiene che l'interesse nazionale non costituisca più limite generale della competenza regionale.