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Modifiche alla normativa in materia di scioglimento dei consigli comunali, provinciali e delle città metropolitane conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare. Onorevoli Senatori . – Lo scioglimento delle amministrazioni locali conseguente a fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso fu inizialmente introdotto nel nostro ordinamento dal decreto-legge 31 maggio 1991 n. 164, successivamente abrogato dal testo unico sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in uno dei momenti più difficili della lotta tra Stato e mafia, ed oggetto di numerose modifiche nel corso degli anni, ed è attualmente disciplinato dagli articoli 143 e 146 del citato testo unico sull'ordinamento degli enti locali (TUEL). Si è in presenza di misure che hanno natura di provvedimento preventivo e sanzionatorio di carattere straordinario e che incidono in maniera rilevante sull'autonomia degli enti locali. Anche sotto questo profilo, in ogni caso, la legislazione è stata ritenuta dalla Corte costituzionale conforme al dettato della Carta fondamentale, proprio in ragione dell'esistenza di elementi attendibili sulle collusioni, anche indirette, degli organi elettivi con la criminalità organizzata: lo scioglimento di tali organi può considerarsi l' extrema ratio dell'ordinamento per salvaguardare la funzionalità dell'amministrazione pubblica (sentenza della Corte costituzionale n. 103 del 1993). Attraverso lo scioglimento degli organi elettivi si vuole interrompere un rapporto di connivenza, ovvero di soggezione, dell'amministrazione locale nei confronti dei clan mafiosi, in grado di condizionarne le scelte attraverso il ricorso al metodo corruttivo o per il mezzo di pressioni e di atti intimidatori. La ratio della disciplina è da ravvisarsi infatti nella « tutela della libera determinazione degli organi elettivi, il buon andamento delle amministrazioni comunali, il regolare funzionamento dei servizi e lo stato della sicurezza pubblica » (sentenza del tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione I, n. 9865 del 20 luglio 2015). Presupposto dello scioglimento è la sussistenza di elementi concreti, univoci e rilevanti su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso da parte degli amministratori locali, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da incidere negativamente sulla funzionalità degli organi elettivi. Per giungere allo scioglimento, però, non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente o disposte misure di prevenzione, dal momento che appare sufficiente l'emersione di una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata. Gli indizi così raccolti devono poi essere documentati, concordanti tra loro e davvero indicativi dell'influenza della criminalità organizzata sull'amministrazione. Il presente disegno di legge nasce dalla necessità di rendere più efficace la normativa contenuta nel TUEL in materia di scioglimento dei consigli comunali, provinciali e delle città metropolitane conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso. Dall'analisi dei dati più recenti sullo scioglimento per infiltrazione mafiosa, emerge che dal 1991 al 16 giugno 2022 sono stati emanati nel complesso 611 decreti ai sensi dell'articolo 143 del TUEL, dei quali 240 di proroga di precedenti provvedimenti; su 371 decreti di scioglimento, 23 sono stati annullati dai giudici amministrativi. Tenuto conto che 73 amministrazioni sono state colpite da più di un decreto di scioglimento, gli enti locali complessivamente coinvolti nella procedura di verifica per infiltrazioni della criminalità organizzata sono stati fino ad oggi 312; di essi 277 effettivamente sciolti (compresi due capoluoghi di provincia e sei aziende sanitarie e ospedaliere). Dal 2010 ad oggi sono 54 i procedimenti ispettivi avviati dal Ministero dell'interno e conclusi con l'archiviazione. L'analisi dei dati raffrontata con le osservazioni e i rilievi mossi dai soggetti a vario titolo interessati, evidenzia la necessità di prospettare una riforma della normativa vigente che renda lo strumento più efficace e coerente con le finalità perseguite. In particolare si è deciso di intervenire sui seguenti aspetti. Sono state apportate modifiche al procedimento che conduce al decreto di scioglimento introducendo la possibilità per il rappresentante legale dell'ente locale di fornire le proprie controdeduzioni prima delle determinazioni prefettizie. Nel dettaglio, entro tre mesi dalla data di accesso, la commissione incaricata rassegna al prefetto le proprie conclusioni. Entro il termine di venti giorni dal deposito delle conclusioni, il prefetto comunica le risultanze dell'attività svolta dalla commissione, anche evidenziando specifiche criticità sulle quali si ritiene opportuno un riscontro, al sindaco o al rappresentante legale dell'ente locale il quale, entro venti giorni dalla comunicazione, sentiti anche i dirigenti eventualmente interessati, ha facoltà di inviare al prefetto una memoria scritta contenente eventuali controdeduzioni. Inoltre si è reso articolato e meno automatico lo scioglimento dell'ente e, al contempo, si è introdotta la possibilità per il prefetto di intervenire rafforzando i poteri dei commissari degli enti ormai sciolti e le sanzioni a carico degli amministratori coinvolti, nell'ottica di un rinnovamento amministrativo politico e culturale della comunità colpita dal provvedimento. È prevista la possibilità di intervenire nei confronti del personale dirigenziale e amministrativo, rimuovendoli dall'incarico ricoperto e comminare il licenziamento per giusta causa se ne ricorrono i presupposti. In particolare, se a seguito degli accertamenti della commissione si registrano forme di condizionamento che coinvolgono esclusivamente il personale amministrativo dell'ente, il prefetto può proporre la nomina di un commissario straordinario che esercita anche le funzioni del direttore generale dell'ente, con poteri di avocazione delle funzioni gestionali, amministrative e finanziarie dei servizi interessati. Qualora invece dalla relazione del prefetto emergano, riguardo ad uno o più settori amministrativi, situazioni sintomatiche di condotte illecite gravi e reiterate, tali da determinare un'alterazione delle procedure e da compromettere il buon andamento e l'imparzialità delle amministrazioni comunali o provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, il prefetto può proporre al Governo, al fine di far cessare le situazioni riscontrate e di ricondurre alla normalità l'attività amministrativa dell'ente, la nomina di un commissario straordinario per le funzioni gestionali e amministrative dell'ente locale, che eserciti anche le funzioni del direttore generale dell'ente con poteri di avocazione delle funzioni gestionali, amministrative e finanziarie dei servizi interessati. È inoltre adottato ogni provvedimento utile a far cessare immediatamente il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell'ente, provvedendo alla sospensione cautelare del dipendente dall'impiego, anche in deroga alle norme previste in materia dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria, o del dirigente dal rapporto di diritto pubblico o privato in essere, con obbligo di avvio del procedimento disciplinare da parte dell'autorità competente.