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Ad ogni modo, fino al 2021, per la copertura del 50 per cento dei posti - la Commissione sempre con l'emendamento 1.9 (testo 2) ha proposto di aumentarlo al 70 per cento, al fine di tutelare i cosiddetti precari storici - ciascuna fondazione può effettuare procedure selettive riservate al personale artistico e tecnico, nonché al personale amministrativo in possesso di determinati requisiti. A tali previsioni sono state apportate ulteriori proposte di correttivi in Commissione. Innanzitutto in tema di proposta di dotazione organica da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche: la Commissione ha disposto che, a corredo della stessa, oltre all'indicazione del numero dei contratti di lavoro a tempo determinato in essere alla data della proposta e dei relativi oneri, devono essere indicati anche i contratti a tempo determinato stipulati nell'ultimo biennio, al fine di avere una rappresentazione reale delle effettive necessità di una fondazione lirico-sinfonica. Inoltre, in ossequio alle osservazioni della 1 a Commissione, con emendamento della relatrice, è stato proposto di estendere al personale amministrativo la previsione per cui i requisiti per l'accesso alle procedure concorsuali devono essere posseduti al momento di pubblicazione dei relativi bandi. L'introduzione del comma 2 bis , emendamento 1.1000 (testo 3) il quale precisa che la disciplina transitoria introdotta con il precedente comma 2 dell'articolo 1 del decreto, non riguarda le procedure selettive, riferite a personale tecnico, artistico e amministrativo delle fondazioni lirico-sinfoniche, in corso alla data di entrata in vigore del decreto stesso, ha, quindi, proposto di operare un salvataggio delle procedure selettive in corso. Sempre in seno alla Commissione è stato, altresì, proposto di introdurre una norma di interpretazione autentica, necessaria per evitare che l'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo n. 64 del 2010 venga ancora interpretato - come emerso in sede di audizioni - nel senso che da esso derivi il recupero di quei premi di risultato corrisposti dalle fondazioni ai lavoratori sulla base di legittime previsioni della contrattazione collettiva integrativa aziendale. L'articolo 2 autorizza la spesa di 15.410.145 euro per il 2019 per assicurare lo svolgimento dei servizi generali di supporto alle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e delle sue strutture periferiche. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021 nell'ambito del programma "Fondi di riserva speciale" nell'ambito della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al MIBAC. Si autorizza inoltre la spesa di 19.400.000 euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 per le finalità di cui all'articolo 3, comma 3, della legge n. 662 del 1996. Tale disposizione stabilisce una quota di riserva degli utili derivanti dal gioco del lotto - stabilita con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il MIBAC - sia destinata in favore del Ministero per i beni e le attività culturali, per il recupero e la conservazione dei beni culturali, archeologici, storici, artistici, archivistici e librari, nonché per interventi di restauro paesaggistico e per attività culturali. La relazione illustrativa del Governo segnala che l'incremento dello stanziamento in questione è finalizzato ad assicurare lo svolgimento di attività di tipo sia tecnico sia di supporto, per un più efficace ed ottimale svolgimento delle funzioni di tutela e conservazione dei beni culturali, con conseguente accrescimento del valore degli stessi. Gli oneri sono coperti mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021 nell'ambito del programma "Fondi di riserva speciale" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, utilizzando parzialmente l'accantonamento relativo al MIBAC. Nessuna modifica è stata apportata in Commissione all'articolo 2 del decreto. L'articolo 3 del decreto contiene misure di semplificazione e sostegno per il settore del cinema e dell'audiovisivo. Nel testo del decreto, i commi 1 e 2 intervengono sulla disciplina per la promozione delle opere europee e italiane, in particolare modificando gli obblighi di programmazione e di investimento da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi lineari e non lineari e prorogando l'applicazione della nuova disciplina (dal 1° luglio 2019) al 1° gennaio 2020. A tal fine, sono novellati gli articoli 44- bis , 44- ter , 44- quater , 44- quinquies e 44- sexies del decreto legislativo n. 177 del 2005, introdotti dal decreto legislativo n. 204 del 2017 e successivamente in parte modificati dalla ultima legge di bilancio, n. 145 del 2018 (legge di bilancio 2019). Il comma 1 interviene sulle norme che disciplinano la promozione di opere europee e italiane, rimodulando gli obblighi di programmazione e di investimento concernenti tali opere. La relazione illustrativa del Governo segnala come tali interventi si rendano necessari in primo luogo perché, pur prevedendosi l'operatività di tati obblighi dal 1° luglio 2019, non sono stati ancora emanati alcuni provvedimenti attuativi: in particolare non è stato ancora adottato il decreto con il quale si definiscono le opere di espressione originale italiana. Nel contempo - prosegue la relazione governativa - si ritiene necessario modificare il vigente sistema di obblighi di investimento e di programmazione, ritenuto eccessivamente rigido e non coerente con il mutato contesto del settore audiovisivo; le disposizioni in questione sono il frutto di consultazioni con le associazioni di categoria dei produttori audiovisivi e cinematografici, con le emittenti televisive nazionali e con i più importanti fornitori di servizi a richiesta. Il comma 1, come detto, interviene sugli obblighi di programmazione, reintroducendo le aliquote vigenti prima del decreto legislativo n. 204 del 2017, ribadendo l'obbligo per la concessionaria del servizio pubblico di programmazione nel cosiddetto prime time . Quanto agli obblighi di investimento, le relative aliquote sono rimodulate, aumentandole comunque rispetto alla disciplina previgente al decreto legislativo n. 204 del 2017, in misura compatibile con le prospettive economiche degli operatori. Sono poi rafforzate le misure a sostegno delle opere di espressione originale italiana - non più limitatamente alle sole opere cinematografiche - nonché a sostegno delle opere recenti. Gli obblighi in capo agli operatori on demand sono rimodulati, con un maggiore allineamento a quelli delle emittenti televisiva "tradizionali" e viene rafforzato un sistema di flessibilità, senza modificare il sistema sanzionatorio.