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Mi piace però ricordarvi che non avremmo avuto bisogno di metterla a posto, perché ricordo gli emendamenti a firma del senatore Balboni, che presentammo tutti noi del Gruppo Fratelli d'Italia in quest'Aula con i quali si proponeva una cosa molto semplice: chi era stato condannato in via definitiva ad oltre due anni di galera non avrebbe dovuto percepire il reddito di cittadinanza. Anche in quel caso il Governo, all'epoca gialloverde, fu contrario. Voi andate in televisione, fate proclami in cui dite che è assolutamente una vergogna, ma poi, quando in Assemblea o in Commissione Fratelli d'Italia vi dà la soluzione e ve la offre su un piatto d'argento, dite di no, dite che questa soluzione non la volete. Peraltro, ricordo al Governo che anche i controlli a campione eseguiti dalla Guardia di finanza dimostrano che una quota altissima di coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza in base alla legge vigente, con maglie non larghe, ma larghissime, non è in regola: in particolare, dai controlli effettuati risulta che almeno una persona su tre non ne avrebbe il diritto. Un'altra informazione che voglio dare a quest'Aula è che oltretutto, com'è stato dimostrato, chi riceve il reddito di cittadinanza che, dopo il riconoscimento del reddito, avrebbe dovuto firmare il contratto con l'impegno ad andare avanti e ad esplicare tutto il necessario per i famosissimi posti di lavoro, non si sta presentando neppure a fare questo. Al di là del fatto che il reddito di cittadinanza, come credo abbia ormai capito la maggioranza degli italiani è un fallimento totale, chiedo come mai oggi siano stati dichiarati inammissibili i nostri emendamenti: probabilmente non si vuole risolvere la situazione, che sta bene al Governo. Ricorderete che tutto questo discorso è nato quando si è parlato del caso della Saraceni, la brigatista, figlia di una famosa «toga rossa», condannata a ventun'anni e sei mesi di carcere, la quale non ha scontato nemmeno cinque anni in prigione ed è ancora oggi agli arresti domiciliari, però, la Saraceni, fa pagare a tutti gli italiani il reddito di cittadinanza che percepisce. In quell'occasione - ma a questo punto vorrei capire quanto vale e che peso ha la parola dei Ministri che compongono il Governo - il ministro Catalfo, in data 2 ottobre, ha promesso un tavolo tecnico per un'immediata risposta normativa per porre fine a questo scandalo e a tutti quelli analoghi. Ecco, oggi è chiaro perché sono stati dichiarati inammissibili gli emendamenti presentati da Fratelli d'Italia: perché se fossero arrivati in quest'Aula e se fossero stati messi al voto, cari rappresentanti del Governo, a voi sarebbe caduta la maschera, quella che indossate quando siete in pubblico, quando siete in televisione e quando denunciate che è vergognoso e ingiusto che brigatisti, terroristi, contrabbandieri, stupratori e pedofili percepiscano il reddito di cittadinanza. Oggi però è evidente che la vostra maschera è caduta perché, se fossero arrivati in quest'Aula i nostri emendamenti, voi avreste sicuramente votato contro. Noi di Fratelli d'Italia vogliamo dunque fare ben capire agli italiani quello che il Governo pensa sul reddito di cittadinanza e quello che non vuole fare, cioè mettere fine alla vergogna rappresentata dai destinatari del reddito di cittadinanza. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto Comprensivo di Atri, in provincia di Teramo, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1476 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, penso che il provvedimento in esame affronti una serie di questioni, di certo non in modo completamente risolutivo, ma avviando un percorso assolutamente importante e decisivo. Mi riferisco, innanzitutto, al passo in avanti concreto compiuto in relazione a quello che definiamo il lavoro dei rider , il lavoro organizzato dalle piattaforme: si allarga e si dà una risposta fondamentale sulle tutele che diversamente quei lavoratori e lavoratrici non hanno avuto fino ad ora e non avrebbero. Il provvedimento raccoglie - e lo voglio sottolineare qui, perché mi sembra un merito molto importante - l'esperienza della Carta di Bologna. Si tratta di un percorso e di un processo che questi lavoratori e lavoratrici hanno fatto, incontrando anche le istituzioni come il Comune di Bologna e dando un contributo decisivo per affrontare la questione. Ma perché è così importante, come già altri colleghi hanno sottolineato? Non solo, lo ripeto, per l'aggancio alla contrattazione nazionale, per far emergere un cambiamento radicale nel modo di organizzare il lavoro, ma perché la questione ci stimola ad affrontare in termini più generali il problema dei diritti e del modo di tutelare e organizzare il lavoro. Siamo ormai in un'epoca dove l'organizzazione verticale del lavoro forse non ha più la pregnanza che aveva prima. C'è bisogno - e su questo dovremo lavorare per un nuovo statuto dei lavoratori, per una nuova carta - di costruire, visto com'è cambiato il lavoro, una rete che garantisca tutti i lavori nelle loro diverse forme. Anche il modo di intendere il lavoro autonomo e il lavoro dipendente richiede una innovazione culturale perché, fino ad ora, una parte significativa dei lavoratori autonomi ha costituito, di fatto, una categoria di supersubordinati, con meno diritti dei lavoratori a tempo indeterminato. Tale tema si pone rispetto all'innovazione tecnologica e ai cambiamenti strutturali che le modalità di produzione ci propongono. Dunque, questo è un primo passo significativo, che ci ha consentito di dare una risposta a tantissime persone, che possono sentire finalmente che le istituzioni sono capaci di capire i loro problemi, di leggerli e non semplicemente di commentarli in un talk show . La seconda questione che voglio proporre, che hanno sollevato anche diversi colleghi dell'opposizione, riguarda le crisi aziendali. Ora, che i tavoli siano oltre 150 non è responsabilità né del Governo precedente, né del Governo attuale. Con questo provvedimento, intanto, si affrontano alcune questioni concrete e specifiche che, attraverso gli ammortizzatori, riescono a dare una risposta ma è del tutto evidente, e sono certo che il Ministro voglia andare avanti in questa direzione, che noi, come hanno detto alcuni colleghi dell'opposizione, abbiamo bisogno di definire, oltre Industria 4.0, una nuova strategia di politica industriale in questo Paese. Tale nuova strategia non si può ovviamente accontentare degli strumenti relativi agli ammortizzatori. Bisogna pensare a politiche innovative che richiamino anche la funzione pubblica nelle politiche industriali. Faccio un esempio: io non ho mai considerato che, di per sé, l'arrivo di una multinazionale rappresenti il male, ma è del tutto chiaro che non si può non avere un piano di relazioni industriali con la suddetta multinazionale che definisca gli impegni, le prospettive e il quadro in cui tale multinazionale opera.