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L'acquisizione alle indagini con decreto del pubblico ministero è infatti sostituita da un decreto autorizzato dal giudice che deve essere motivato e può essere adottato su richiesta del pm oppure su istanza del difensore dell'imputato, della persona sottoposta ad indagini, della persona offesa o delle altre parti private. Solo quando sussistano ragioni di urgenza o vi sia fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare un grave pregiudizio alle indagini, il pubblico ministero dispone l'acquisizione dei dati con decreto motivato, che è comunicato entro quarantott'ore al giudice, che dovrà comunque convalidarlo. Se queste modalità non vengono rispettate, i dati acquisiti sono inutilizzabili nel processo, quindi una vera e propria garanzia. Tra i diritti alla riservatezza e le esigenze legate alle indagini e all'esercizio dell'azione penale, viene così trovato un punto di equilibrio alto pienamente rispettoso delle garanzie costituzionali, con il coinvolgimento del giudice sempre e la sanzione dell'inutilizzabilità. Un miglioramento importante a nostro giudizio che, come detto, va nella direzione di una più intensa garanzia dei diritti delle persone sottoposte alle indagini e al processo penale. La seconda domanda alla quale il decreto in conversione risponde è una domanda di partecipazione politica. Mi riferisco all'articolo 3, che proroga i termini in materia di referendum. Nell'ultimo scorcio dell'estate, colleghi, abbiamo assistito a un fenomeno nuovo, assolutamente inedito: in poche settimane, grazie all'introduzione della possibilità di firmare il referendum con lo Spid, due quesiti molto importanti - quello sulla cannabis e quello sul fine vita - hanno raggiunto un numero davvero incredibile di firme, talmente tanto alto che si è reso necessario spostare in avanti di un mese eccezionalmente i rigorosi termini che regolano il procedimento referendario. È stato giusto farlo per cogliere questo segnale di attenzione a un movimento spontaneo nella nostra popolazione, che riguarda - non a caso - questioni attinenti ai diritti, quei diritti - perdonatemi, colleghi, la durezza - su cui questo Parlamento - mi fa male ammetterlo - non riesce a toccare palla. Dal fine vita allo ius soli ai diritti delle donne ai diritti delle persone LGBT, l'Italia è ferma, procede con una lentezza esasperante. Siamo ormai il fanalino di coda in Europa, addirittura derisi in alcuni contesti per l'oscurantismo nel quale continuiamo a vivere. Per non parlare - questo mi fa ancora più male - di quando diamo di noi come Parlamento, di noi come Senato addirittura uno spettacolo che in tanti hanno definito indegno, come quel vergognoso applauso di sole tre settimane fa sulla cosiddetta tagliola al testo Zan. Qualcuno ha applaudito all'interruzione dei diritti di altre persone che volevano essere difese dall'odio. (Commenti. Applausi) . Quello che è successo comunque con questi referendum , colleghi, deve farci riflettere, perché il mondo fuori è molto più avanti di noi, è molto più avanti di tanti di voi. Dal Paese si alza una domanda forte di libertà, autodeterminazione, liberazione da ogni oscurantismo, di uguaglianza di diritti. Cosa vogliamo fare? Vogliamo continuare a ignorarla o vogliamo fare in modo che queste richieste, supportate da centinaia di migliaia di firme, entrino in questi Palazzi con un nuovo vento di giustizia? Il Paese sta provando a suonarci la sveglia; abbiamo fatto bene quindi ad allargare le maglie della partecipazione referendaria e abbiamo fatto bene a prorogare i termini del procedimento. Faremmo ancora meglio però, colleghe e colleghi, ad avere uno scatto d'orgoglio e a dare all'Italia le leggi di libertà che merita e che ci vengono chieste: una legge che tuteli pienamente la dignità del fine vita, perché si possa morire senza rinunciare a se stessi e alla propria dignità, anche nell'ultimo respiro, e una legge che legalizzi e regoli le coltivazioni e l'uso della cannabis, unico vero modo per combattere il narcotraffico e le sacche di illegalità e delinquenza (il cosiddetto bancomat delle cosche). Mi avvio a concludere, signora Presidente. Anche su questo siamo rimasti in silenzio; ci siamo avviluppati in un conflitto, in un'ideologia, in un desiderio di decidere di non decidere, che è la cosa peggiore che un Parlamento può fare. Il Parlamento è un Parlamento e non può rinunciare a discutere e a ragionare; e ragionare su questi temi, colleghi, è ciò che la vita delle persone lì fuori ci chiede. Ci chiedono diritti e io penso che noi dovremmo riflettere. La terza e ultima domanda a cui risponde questo decreto-legge è una domanda di sostegno. Mi riferisco all'articolo 4, che ha prorogato al 30 ottobre il termine per richiedere l'erogazione dell'assegno temporaneo per i figli minori, quell'assegno ponte che verrà sostituito, a partire da gennaio 2022, dal nuovo assegno universale. Anche in questo caso il decreto-legge va incontro alle famiglie, prorogando di un mese il termine per la domanda di erogazione dell'assegno stesso. Potrà sembrare solo una tecnicalità; è invece un segno di attenzione, anch'esso importante, alla vita delle persone. Garanzie, partecipazione, diritti, giustizia sociale sono le parole chiave per il rilancio di questo Paese. Questo decreto-legge lo dimostra ed è per questo che convintamente il Gruppo Partito Democratico voterà a favore. (Applausi) . GRASSO (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU-Eco) . Presidente, colleghi, il decreto-legge che ci accingiamo a convertire in legge prevede alcune proroghe necessarie per poter sopperire alle difficoltà innescate dalla pandemia. Devo purtroppo sottolineare che, pur comprendendo le ragioni del Governo, nutro una forte perplessità sull'uso dello strumento del decreto-legge, che contiene norme certamente disomogenee, talune caratterizzate da una dubbia urgenza. In particolare, si è intervenuti sulla nomina del Capo di stato maggiore della difesa, sulla riduzione del periodo di comando per l'avanzamento degli ufficiali, sulla proroga di termini in materia di referendum , sulle modalità per presentare le domande di assegno temporaneo per i figli minori, sull'estensione della finestra utile, senza sanzioni e interessi, per poter pagare l'IRAP sino al 30 novembre 2011. Caspita che omogeneità di argomenti! L'articolo 1 invece risponde all'esigenza di allineare la nostra normativa sulla tutela della privacy ad alcuni importanti principi recentemente enunciati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea. Il Parlamento è chiamato a intervenire su una materia molto delicata, con l'obiettivo di realizzare un corretto bilanciamento tra l'esigenza di tutelare la privacy dei cittadini e quella di perseguire i reati, fornendo alle procure strumenti efficaci per le indagini. È innegabile che l'acquisizione dei tabulati, così come le intercettazioni telefoniche e ambientali, siano una formidabile risorsa per gli investigatori e che per determinati reati siano il principale, se non l'unico, strumento attraverso il quale possono essere acquisiti prove e riscontri.