[pronunce]

che, al riguardo, questa Corte ha in più occasioni avuto modo di affermare che - mentre la sussistenza in concreto di una o più delle esigenze cautelari prefigurate dalla legge (l'an della cautela) comporta, per definizione, l'accertamento, di volta in volta, della loro effettiva ricorrenza - non può invece ritenersi soluzione costituzionalmente obbligata quella di affidare sempre e comunque al giudice l'apprezzamento del tipo di misura in concreto ritenuta come necessaria (il quomodo della cautela): ben potendo tale scelta essere effettuata in termini generali dal legislatore, nel rispetto del limite della ragionevolezza e del corretto bilanciamento dei valori costituzionali coinvolti (v. le pronunce richiamate nella già citata ordinanza n. 40 del 2002); che, di conseguenza, la previsione oggetto di impugnativa - precludendo il ricorso alla misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell'imputato che in passato abbia tenuto una condotta volontaria (l'evasione), direttamente contrastante con gli obblighi specifici caratterizzanti la misura in questione - non può ritenersi irragionevole in sé, sotto i vari profili additati dal giudice a quo; che tale previsione non può ritenersi neppure in contrasto con il principio dell'art. 13 della Costituzione, posto che neanche sotto tale aspetto si può disconoscere al legislatore la facoltà di vincolare, con scelte non irragionevoli, il potere in concreto del giudice di adottare una specifica misura cautelare, fra quelle previste dalla legge; che nessuna limitazione subisce, infine, il diritto alla salute, avuto riguardo alla particolare e composita disciplina proposta in materia dall'art. 275 cod. proc. pen. , il quale - nel regolare in via di principio i criteri di scelta delle misure, nei commi 4- bis, 4-ter, 4-quater e 4-quinquies, - delinea un “sistema” cautelare specifico nei confronti delle persone che versino in condizioni di salute particolarmente gravi, predisponendo un regime di particolare dettaglio per quanti siano affetti da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria, al fine di pervenire ad un articolato bilanciamento fra le plurime esigenze coinvolte e le misure applicabili nella specie; cosicché, configurandosi tale peculiare normativa come disciplina speciale per quelle categorie di soggetti, essa è certamente destinata a prevalere rispetto alla previsione dettata dalla norma oggetto di impugnativa; che, pertanto, la questione proposta deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 284, comma 5-bis, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 13 e 32 della Costituzione, dal Tribunale di Palermo, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 aprile 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA