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Con esso sono state introdotti nuovi ed elevati costi per l'impresa (quali quelli per la costituzione di un fondo nazionale per l'assistenza sanitaria integrativa), ed è stato previsto che le casse edili devono assolvere alla propria primaria attività di servizio a favore dei lavoratori e delle imprese in modo compatibile con i propri costi di gestione, e che la percentuale dei costi di ogni singola cassa edile, compreso il costo del personale, dovrà essere contenuta nel limite dello 0,75 per cento del complessivo contributo cassa edile, ed inoltre che i costi ordinari di gestione non potranno essere sostenuti dalle riserve delle casse, né da interessi finanziari; considerato inoltre che, a giudizio degli interroganti: quanto previsto in sede di rinnovo contrattuale, secondo cui il costo del personale, più i costi di gestione, debbano essere coperti attingendo all'aliquota contributiva massima dello 0,75 per cento sull'imponibile salariale provinciale, renderà impossibile per un numero imprecisato di casse edili, stimabile, comunque, nell'80 per cento circa, di continuare ad esistere, in quanto i limiti imposti non consentono la gestione da parte delle casse in provincie con meno di 65 milioni all'anno di imponibile, che corrispondono alla quasi totalità delle casse provinciali; l'applicazione del contratto determinerà inevitabilmente una drastica riduzione del numero delle casse con considerevoli riflessi negativi per il venir meno del fondante principio della territorialità, con perdite a livello economico e professionale e la diminuzione di circa il 50 - 70 per cento della forza lavoro attuale; conseguentemente tante famiglie rimarranno prive di una fonte di reddito a partire da ottobre 2018, si chiede di sapere: quali provvedimenti, vista l'inderogabile urgenza di garantire un posto di lavoro ai dipendenti delle casse provinciali, che dovranno chiudere e salvaguardare l'attuale livello occupazionale, il Ministro in indirizzo intenda adottare e quali interventi giudichi necessari per mantenere i presidi territoriali, al fine di assicurare risposte adeguate alle esigenze locali del settore; quali iniziative di competenza intenda intraprendere e tra queste se non risulti più conveniente e giustificato procedere ad un accorpamento di questi enti all'INPS, con una legge apposita, al fine di assorbire e ricollocare il personale, che vanta un'anzianità di servizio in media superiore ai 20 anni, e consentire anche la gestione dei cospicui fondi e patrimoni immobiliari delle casse, stimabili in alcune centinaia di milioni di euro; se, in alternativa, si possano impiegare le professionalità dei lavoratori delle casse edili nello stesso settore con compiti ispettivi di controllo finalizzato al contrasto del lavoro nero e dell'evasione fiscale, oltre alla possibilità di riconoscere loro, in quanto personale qualificato sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, compiti e funzioni di esperti in materia di sicurezza nello stesso comparto. Atto n. 3-00243 RIZZOTTI TOFFANIN BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: lo Stato italiano, attraverso le sue leggi, tutela la procreazione responsabile, la salute della donna ed il prodotto del concepimento (all'articolo 1, comma 1, lettera c) , della legge n. 405 del 1975); questa protezione è ribadita anche all'articolo 1, comma 1, della legge n.194 del 1978 che, nel consentire l'aborto in casi che dovrebbero essere eccezionali, proclama e promuove la tutela della vita umana dal suo inizio, momento che coincide col concepimento e non con l'inizio della "gravidanza"; per contraccezione d'emergenza si intende l'assunzione di farmaci a seguito di un rapporto sessuale non protetto, avvenuto nel periodo fertile del ciclo mestruale e cioè nei 4-5 giorni che precedono l'ovulazione e nel giorno dell'ovulazione stessa. Fra questi giorni, quello in cui la probabilità di concepire è la più alta, è il giorno che precede l'ovulazione, seguito dal giorno ancora precedente e dal giorno stesso dell'ovulazione. In questi 3 giorni è anche massima l'incidenza di rapporti sessuali, sia protetti, sia non protetti; nell'anno 2015 è stata liberalizzata in Italia la vendita nelle farmacie, parafarmacie e persino nei supermercati, di un prodotto denominato "ellaOne" (ulipristal acetato), più comunemente conosciuto come "pillola dei 5 giorni dopo", un potente antiprogestinico sovrapponibile per caratteristiche chimiche alla pillola abortiva per antonomasia, la RU486 (mifepristone); a parere degli interroganti, è imprescindibile che venga accertato se tale farmaco, utilizzato per la contraccezione d'emergenza, agisca sempre e solo prevenendo il concepimento o se, come già sostenuto nel 2015 dal Consiglio di superiore di sanità all'atto di opporsi alla liberalizzazione della vendita, anche attraverso altri meccanismi di azione tra i quali, come affermano i più recenti ed accreditati rappresentanti della comunità scientifica, quello antinidatorio e abortivo; se così fosse, infatti, la vendita di "ellaOne", attualmente senza obbligo di prescrizione medica, salvo che per le minorenni, risulterebbe incompatibile con le leggi che vietano l'interruzione volontaria di gravidanza al di fuori dei limiti previsti dalla legge n. 194, con quelle di rango costituzionale che tutelano il diritto alla libertà delle cure ed al consenso informato e, non ultimo, con la tutela della salute delle consumatrici che assumano, inconsapevolmente, un prodotto con tali caratteristiche; sia il consenso informato al loro utilizzo da parte della donna quanto la scelta professionale del medico in merito alla sua prescrizione sono un presupposto indispensabile che va garantito a discapito di qualsiasi altra finalità, soprattutto se legata a logiche economiche o di natura commerciale; l'azienda produttrice (HRA Pharma) e l'Agenzia europea dei medicinali (EMA) sostengono che i contraccettivi d'emergenza preverrebbero o ritarderebbero l'ovulazione, limitandosi ad impedire il concepimento, senza interferire in alcun modo con l'annidamento in utero dell'embrione già formato; questa posizione ufficiale si basa su un unico studio, quello di Brache, oltretutto liberamente interpretato dalla casa farmaceutica; al contrario, è stato definitivamente confermato da un'approfondita ricerca del 2018 (Lira-Albarrán + altri) che "ellaOne", assunto nel periodo più fertile del ciclo e cioè uno-due giorni prima dell'ovulazione, non agisce con meccanismo anti-ovulatorio. La sua capacità di inibire l'ovulazione, infatti, è massima (100 per cento) solo all'inizio del periodo fertile; successivamente si riduce in modo rapido e progressivo, fino a quasi azzerarsi (8 per cento) nei due giorni preovulatori, i più fertili (Brache); se il meccanismo contraccettivo fosse davvero correlato all'inibizione dell'ovulazione, così come descritto nel foglio informativo del farmaco e sul suo sito internet , ci si attenderebbe un progressivo calo della sua efficacia col passare dei giorni, man mano che il momento dell'ovulazione si approssima; invece, considerando che l'efficacia rimane costantemente elevata, ciò suggerisce che l'imparagonabile efficacia del farmaco vada ricondotta ad altro meccanismo, in particolare alla sua azione di inibizione dell'endometrio;