[pronunce]

che nelle memorie si ribadisce, nondimeno, l'asserita ragionevolezza della «previsione di sanzioni più rigorose per i recidivi», e l'opportunità di una gradazione nel rilievo assegnato ai fattori ostativi all'osservanza dei provvedimenti del questore, che il giudice dovrebbe valutare in chiave di «giustificato motivo» alla prima occasione, e nei termini più rigorosi dello stato di necessità con riguardo alle condotte successive. Considerato che il Tribunale di Lecco in composizione monocratica, con ordinanza del 19 aprile 2010 (r.o. n. 346 del 2010), ha sollevato - in riferimento agli articoli 3, 13 e 27, primo e terzo comma, della Costituzione - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall'art. 1, comma 22, lettera m), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica); che il Tribunale di Ferrara in composizione monocratica, con una ordinanza del 16 luglio 2010 (r.o. n. 366 del 2010) e con due ordinanze del 22 luglio 2010 (r.o. numeri 367 e 368 del 2010) , ha sollevato - in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 27, primo e terzo comma, Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998, in relazione all'ultimo periodo del precedente comma 5-ter, nel testo modificato dall'art. 1, comma 22, lettera m), della legge n. 94 del 2009; che entrambi i rimettenti censurano l'art. 14, comma 5-quater, del Testo unico in materia di immigrazione, anche in rapporto al precedente comma 5-ter, nella parte in cui prevede una distinta e ripetuta punizione per lo straniero il quale, dopo una condotta di inottemperanza all'ordine di allontanamento impartitogli dal questore, venga raggiunto da analoghi provvedimenti successivi, senza nel frattempo aver lasciato il territorio nazionale, e non presti osservanza neanche ai decreti reiterati; che, ad avviso dei giudici a quibus, la disciplina in questione (introdotta con le modifiche recate al citato Testo unico dalla legge n. 94 del 2009) contrasterebbe con l'art. 3 Cost. sotto vari profili, e sarebbe frutto di un errato bilanciamento tra il diritto dello straniero alla libertà personale e l'interesse generale al governo dei flussi migratori, così da contrastare anche con l'art. 13 Cost.; che lo straniero, in violazione del principio di personalità della responsabilità penale, sarebbe esposto ad una formale reiterazione di comportamenti criminosi solo in quanto (e quando) l'amministrazione pubblica non procede, pur dopo precedenti inottemperanze, ad una esecuzione del provvedimento espulsivo a spese e con mezzi propri; che la «catena di condanne» per una condotta omissiva essenzialmente unitaria comporterebbe - sempre a parere dei rimettenti - una violazione del principio di necessaria finalizzazione rieducativa della pena, secondo quanto la Corte costituzionale avrebbe a suo tempo rilevato con riguardo alle sanzioni concernenti, in regime di leva obbligatoria, il rifiuto di prestazione del servizio militare (è citata la sentenza n. 343 del 1993); che entrambi i giudici a quibus, infine, censurano la fattispecie incriminatrice della inottemperanza «reiterata» per la mancata previsione che la condotta omissiva non rilevi in caso di «giustificato motivo», a differenza di quanto stabilito per l'inadempimento sanzionato dal comma 5-ter dell'art. 14 dello stesso d.lgs. n. 286 del 1998; che, data la sostanziale analogia tra le questioni proposte, deve procedersi alla riunione dei relativi giudizi; che sono intervenute, dopo la deliberazione delle ordinanze di rimessione, rilevanti variazioni del quadro normativo pertinente a tutte le questioni sollevate; che anzitutto questa Corte, con la sentenza n. 359 del 2010, ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998, «nella parte in cui non dispone che l'inottemperanza all'ordine di allontanamento, secondo quanto già previsto per la condotta di cui al precedente comma 5-ter, sia punita nel solo caso che abbia luogo "senza giustificato motivo"»; che dunque le questioni sollevate in proposito dagli odierni rimettenti sono divenute prive di oggetto, e per tale ragione vanno dichiarate manifestamente inammissibili; che infatti, in ragione dell'efficacia ex tunc con la quale la disposizione censurata è stata espunta dall'ordinamento, i giudici a quibus non potrebbero essere utilmente chiamati ad una nuova valutazione di rilevanza della questione sollevata (ordinanze nn. 78 e 306 del 2010 e n. 55 del 2011); che anche la disciplina dell'inottemperanza ad ordini di allontanamento reiterati, dopo l'accertamento dell'inosservanza di un primo provvedimento dello stesso genere, risulta incisa da fatti normativi sopravvenuti alle ordinanze di rimessione; che assume anzitutto rilievo, a tale proposito, la sentenza pronunciata il 28 aprile 2011 dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nella causa C-61/11 PPU, relativamente agli effetti prodottisi nell'ordinamento nazionale dopo l'inutile scadenza, in data 24 dicembre 2010, del termine per l'attuazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 dicembre 2008, n. 2008/115/CE, recante «Norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare»; che infatti la Corte di giustizia, investita di rinvio pregiudiziale per l'interpretazione di parte delle norme contenute nella direttiva, ha dichiarato che gli artt. 15 e 16 di quest'ultima ostano all'applicazione negli Stati membri di disposizioni che prevedano «l'irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un paese terzo il cui soggiorno sia irregolare per la sola ragione che questi, in violazione di un ordine di lasciare entro un determinato termine il territorio di tale Stato, permane in detto territorio senza giustificato motivo», specificando come il giudice nazionale debba tenere debito conto, al riguardo, «del principio dell'applicazione retroattiva della pena più mite, il quale fa parte delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri»; che un'ulteriore variazione del quadro normativo, almeno in costanza del termine per la relativa conversione, è rappresentata dal decreto-legge 23 giugno 2011, n. 89 (Disposizioni urgenti per il completamento dell'attuazione della direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari), in vigore dal 24 giugno 2011; che i commi 5-ter e 5-quater del d.lgs.