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Un'altra criticità emersa dai decreti riguarda la decisione di abbassare la validità del green pass da nove a sei mesi. Anche questa decisione ha influito negativamente sul mondo del turismo, già in difficoltà in questo periodo. Come ho più volte ribadito, il turismo è fatto di programmazione e flussi turistici che determinano il buon andamento della stagione. Questa scelta ha di fatto messo in difficoltà il turismo invernale, già logorato dal lockdown dello scorso anno. Infatti, il turismo invernale nel periodo delle settimane bianche è per lo più sostenuto dal turismo estero, pari a circa l'80 per cento. La decisione di diversificare la durata del green pass rispetto agli altri Stati europei ha avuto come conseguenza una marea di disdette, obbligando alcuni alberghi a chiudere perché il numero di turisti non era sufficiente a coprire le spese, che peraltro quest'anno sono notevolmente aumentate a causa del caro bollette. In questo caso, però, mi preme ringraziare il ministro Garavaglia, che si è subito attivato per trovare una soluzione a questa problematica che permetterà di salvare il resto della stagione. Queste osservazioni riguardano il metodo e non il merito. Voglio ringraziare tutti i medici e gli operatori sanitari che stanno dando il massimo per garantire le cure a tutti i cittadini. Sono convinta che bisogna trovare delle soluzioni che consentano alle strutture sanitarie di non andare in criticità. Sappiamo quante persone attendono interventi urgenti, che purtroppo sono stati posticipati a causa del carico che grava sulle terapie intensive. Ripeto: le mie considerazioni riguardano non il merito, ma il metodo, perché in tutte le situazioni ci vuole programmazione. La Lega c'è e vuole lavorare per dare il suo apporto affinché queste misure vengano migliorate. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge oggi all'esame dell'Assemblea, pubblicato il 24 dicembre 2021, nella relazione esplicitava l'intento di recare disposizioni necessarie a fronteggiare con immediatezza l'evolversi della situazione epidemiologica nell'attuale contesto di rischio, che impone la prosecuzione delle iniziative di carattere straordinario ed urgente intraprese al fine di fronteggiare adeguatamente possibili situazioni di pregiudizio per la collettività. Infatti, in tale data l'ondata di contagi dovuta alla variante omicron iniziava la sua impennata anche in Italia, con una decina di giorni di ritardo rispetto alla situazione che già si delineava in altri Paesi europei come la Gran Bretagna, la Spagna, la Danimarca e altri. Di lì ad una settimana, il 31 dicembre, il Governo emanava un nuovo decreto-legge recante misure necessarie per affrontare con tempestività l'emergenza connessa all'evolversi della situazione epidemiologica, integrando ulteriormente il quadro delle misure delineato dal decreto-legge del 24 dicembre. Come primo nuovo provvedimento, si prevede il prolungamento dello stato di emergenza nazionale per ulteriori due mesi, dal 31 gennaio fino al 31 marzo. Tale previsione va in controtendenza rispetto a quanto operato dagli altri Paesi europei: uno stato di emergenza che si protrae oltre i due anni per fronteggiare una pandemia che certo non si preoccupa di rispettare i confini nazionali dovrebbe essere parimenti adottato anche dagli altri Paesi europei; invece, vediamo altri Paesi a noi vicini come la Spagna eliminare lo stato di emergenza precedentemente adottato, altri Paesi come la Gran Bretagna o la Svizzera non hanno mai adottato lo stato di emergenza, la Danimarca lo ha abrogato da cinque mesi. Se ne potrebbe dedurre che lo stato d'emergenza in Italia viene mantenuto per coprire altre inefficienze del Governo. Si prolunga lo stato di emergenza perché il sistema sanitario è ancora in affanno. Significa che le misure e gli interventi finora adottati non sono adeguati e sufficienti ad assicurare alla popolazione un sistema sanitario efficace per tutelare la salute dei cittadini. Prolungando l'emergenza di due mesi, quali nuove misure correttive si propone di adottare il Governo? Cosa manca al nostro sistema sanitario? L'Italia ha raggiunto un elevato livello di vaccinazione; secondo il «Financial Times», che mantiene una classifica aggiornata sulla base dei dati forniti dai siti governativi dei diversi Paesi, l'Italia è al secondo posto in Europa, seconda solo alla Danimarca, per dosi di vaccino somministrate. L'Italia ha vaccinato in percentuale più del Portogallo, più del Belgio, più della Francia, più della Germania, più dell'Austria, più della Spagna, più della Gran Bretagna (e potrei continuare elencando tutti i Paesi europei), ha vaccinato molte più persone in percentuale rispetto ad Israele, molte di più rispetto alla Svizzera. Anche per quanto riguarda la distribuzione della terza dose, l'Italia è in testa alle classifiche, avendo già raggiunto il 60 per cento della popolazione. La Gran Bretagna ha raggiunto il 56 per cento, la Germania il 55 e la Francia con la terza dose è arrivata al 50 per cento. Per quale motivo, allora, visto il successo della campagna vaccinale, l'Italia continua a performare peggio per quanto riguarda il contrasto alla pandemia? L'Italia, con i suoi attuali 360 decessi in media al giorno, ossia 6,15 decessi per milione di popolazione contro i 4,19 della Francia, i 3,12 della Gran Bretagna, l'1,64 della Svizzera, l'1,38 della Germania, manifesta la situazione peggiore in Europa per decessi. A fronte del più alto tasso di vaccinazione, ha ancora il più alto tasso di mortalità per Covid-19 in Europa. Mi domando e domando al Governo, quindi, quali sono le nuove ulteriori misure, in aggiunta alla campagna di vaccinazione, che si intendono intraprendere per ridurre il tasso di mortalità per Covid-19. Questo prolungamento dello stato di emergenza quali obiettivi si propone di raggiungere per risolvere definitivamente questa situazione critica di alta letalità, al fine di tutelare meglio la nostra popolazione? Tornando al provvedimento in esame, all'articolo 3 e con il successivo emendamento governativo il Governo si preoccupa di modificare la durata della validità delle certificazioni verdi Covid-19 a far data dal 1° febbraio 2022. Mi domando: come può essere volta a fronteggiare con immediatezza l'evolversi della situazione epidemiologica una misura che entra in vigore quaranta giorni dopo la pubblicazione? Dove sta l'immediatezza dell'azione di contrasto? La previsione di modifica - si spiega nella relazione - è volta a consentire la somministrazione della terza dose anche a coloro che, medio tempore , non l'hanno ancora ricevuta, e nel contempo a evitare l'inefficacia delle certificazioni verdi Covid che risulterebbero scadute con l'entrata in vigore della nuova normativa. Si tratta di una normativa esclusivamente burocratica: non è chiaro cosa impedisse ai cittadini di ottenere la terza dose e cosa con questa norma sarebbe stato facilitato. Piuttosto, i cittadini a quel tempo richiedevano in massa la terza dose, mentre le somministrazioni non erano disponibili e venivano calendarizzate con difficoltà.