[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 126, comma 7, come modificato dall'art. 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), e 214, commi 1 e 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), promossi con ordinanze del 17, del 12 e del 9 aprile 2002 dal Giudice di pace di Conegliano, del 28 giugno 2002 dal Giudice di pace di Sorgono e del 31 maggio 2001 (n. tre ordinanze) dal Giudice di pace di Cividale del Friuli, rispettivamente iscritte ai nn. 365, 366, 367, 402, 448, 449 e 450 del registro ordinanze 2002 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 34, 37 e 41, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 12 febbraio 2003 il Giudice relatore Fernanda Contri. Ritenuto che il Giudice di pace di Conegliano, con tre ordinanze emesse in data 9, 12 e 17 aprile 2002, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 126, comma 7, e 214, commi 1 e 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), per violazione degli artt. 3, 13 e 24 della Costituzione; che il giudice a quo è investito dell'esame di tre giudizi di opposizione a provvedimenti di fermo amministrativo di veicoli condotti da persone con la patente scaduta, in violazione dell'art. 126, comma 7, cod. strada; che, secondo il rimettente, la sanzione accessoria prevista dalla disposizione impugnata sarebbe “irragionevole, sproporzionata ed inadeguata”, poiché prevede il fermo del veicolo in misura fissa, senza considerare la condotta tenuta dal trasgressore dopo la contestazione e senza consentire, una volta rimossa la situazione di illegalità, la restituzione dello stesso al trasgressore; che, sempre secondo il rimettente, la disposizione censurata violerebbe il “canone generale di proporzionalità e ragionevolezza delle misure sanzionatorie”, non lascerebbe al giudice un margine di apprezzamento discrezionale, non considererebbe l'avvenuto pagamento della sanzione pecuniaria principale e non considererebbe il danno economico arrecato al proprietario anche in relazione al tipo ed alla destinazione del mezzo ed al tempo trascorso dall'avvenuta scadenza della patente di guida; che, come osserva il giudice a quo, la norma censurata creerebbe anche disparità di trattamento tra le sanzioni previste per un fatto colposo, quale è la circolazione con patente scaduta, rispetto ad altre sanzioni previste dallo stesso codice per comportanti coscienti; che, ad avviso del Giudice di pace di Conegliano, la disposizione censurata violerebbe anche l'art. 13 Cost., in quanto il fermo del veicolo “rappresenta per il proprietario una pesante restrizione della propria libertà e del diritto di attendere ai propri bisogni di lavoro e di spostamento, oltre al successivo onere di pagare ingenti spese di custodia del veicolo”; che, osserva ancora il rimettente, contrariamente a quanto accade in caso di guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacenti, il fermo viene eseguito immediatamente, senza che il veicolo possa essere affidato ad altra persona ovvero, per la custodia dello stesso, al medesimo proprietario; che, sempre secondo il Giudice di pace di Conegliano, il legislatore aveva previsto - con la legge 22 marzo 2001, n. 85, di delega al Governo per la riforma del Codice della strada - l'abolizione della sanzione accessoria introdotta dal d.lgs n. 507 del 1999, e pur essendo stata tale norma successivamente stralciata da quelle di cui al decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'art. 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), essa sarebbe comunque un indice del mutato atteggiamento, in senso meno punitivo, del legislatore; che, sempre secondo il giudice a quo, anche l'art. 214, commi 1 e 6, del cod. strada si porrebbe in contrasto con l'art. 24 Cost., non potendo il giudice ordinare la restituzione del veicolo nelle more del giudizio di opposizione, con conseguente limitazione al diritto dell'interessato ad agire in giudizio; che il Giudice di pace di Sorgono, con ordinanza emessa il 28 giugno 2002, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), per violazione dell'art. 3 Cost.; che il rimettente è investito dell'esame del ricorso presentato dal proprietario di un veicolo, avverso il provvedimento di fermo amministrativo dello stesso, per avere egli guidato il mezzo con patente scaduta di validità; che il giudice a quo osserva che l'art. 19 del d.lgs. n. 507 del 1999, avendo previsto, oltre alla sanzione principale, la sanzione accessoria del fermo del veicolo, ha violato il principio di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost. (che postula che per infrazioni analoghe o di pari pericolosità siano previste sanzioni della medesima gravità), dal momento che la stessa misura accessoria non è prevista per le più gravi violazioni, spesso dolose, di cui agli artt. 128, 186 e 187 cod. strada; che, come rileva ancora il rimettente, se è vero che il fermo del veicolo ha una funzione di prevenzione, intesa ad impedire che il trasgressore continui a violare la legge, non si comprende come tale finalità possa essere ritenuta compatibile con la restituzione della patente, che normalmente avviene a pochi giorni dal fatto, dietro semplice esibizione di un certificato medico di idoneità; che, ad avviso del giudice a quo, una volta restituita la patente al trasgressore, il permanere del fermo del veicolo avrebbe un contenuto affittivo assai diverso per chi possiede un solo veicolo e chi se ne può permettere più d'uno; che anche il Giudice di pace di Cividale del Friuli, con tre ordinanze di contenuto identico emesse, le prime due il 31 maggio 2001 e la terza il 13 febbraio 2002, pervenute tutte alla Corte in data 24 settembre 2002, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del cod. strada, come modificato dall'art. 19 del d.lgs. n. 507 del 1999;