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Norme per l'adeguamento alle disposizioni dello statuto istitutivo della Corte penale internazionale. Onorevoli Senatori. — Il disegno di legge n. 2769, già approvato dall'altro ramo del Parlamento, reca disposizioni volte all'adeguamento dell'ordinamento interno allo Statuto della Corte penale internazionale, ratificato dall'Italia con legge 12 luglio 1999, n. 232 ed entrato in vigore il 1º luglio 2002. Come è noto lo Statuto costituisce lo strumento normativo primario per disciplinare le finalità, la struttura ed il funzionamento della Corte penale internazionale; esso individua i principi posti alla base dell'attività giurisdizionale in materia e disciplina, in particolare, le procedure di cooperazione tra la Corte e gli Stati ai fini dello svolgimento di atti di indagine sul territorio di uno Stato nonché il ruolo degli Stati nell'esecuzione delle pene irrogate dalla Corte. Appare opportuno procedere alla puntuale disamina del contenuto del provvedimento, dando conto delle modifiche -- numerose -- ad esso apportate nel corso del lungo ed approfondito esame in sede referente. Nel merito il provvedimento approvato dalla Camera si componeva di 23 articoli, ai quali la Commissione ha aggiunto un nuovo articolo 10. Il capo I (articoli 1-10) reca disposizioni generali. In particolare l'articolo 1 afferma che la cooperazione con la Corte penale internazionale avviene sulla base delle disposizioni contenute nello Statuto della Corte stessa (reso esecutivo in Italia dalla legge n. 232 del 1999), con il limite del rispetto dei principi fondamentali dell'ordinamento. L'articolo 2 attribuisce al Ministro della giustizia il ruolo di autorità centrale per la cooperazione con la Corte penale internazionale. Rispetto alla formulazione del disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati il testo licenziato dalla Commissione ne rafforza il ruolo, precisando che spetta in via esclusiva al Ministro della giustizia il compito di curare i rapporti di cooperazione fra l'Italia e la Corte, ricevendo le richieste di cooperazione e dandovi seguito e riconoscendo ad esso il potere di valutare se ricorra la necessità di concordare la propria azione non solo con altri Ministri interessati ma anche con altre istituzioni o con altri organi dello Stato. Il Ministro della giustizia, nel dare seguito alle richieste di cooperazione, deve assicurare il rispetto del carattere riservato delle stesse e che l'esecuzione avvenga in tempi rapidi e con le modalità dovute. Spetta quindi al Ministro ricevere le relative richieste di cooperazione e dar seguito ad esse conformemente alle previsioni dello Statuto e previa intesa con i Ministri interessati. Lo stesso Ministro stabilisce l'ordine di precedenza, nel caso di concorso di più domande di cooperazione provenienti dalla Corte penale internazionale e da uno o più Stati esteri. La disposizione successiva (articolo 3), non modificata dalla Commissione, stabilisce l'applicazione, in via residuale, delle norme del codice di procedura penale relative alla estradizione; alle rogatorie; agli effetti delle sentenze penali straniere e ai rapporti delle giurisdizioni con le autorità straniere. Se il Ministro è l'autorità di riferimento dal punto di vista politico e amministrativo, la corte d'appello di Roma, come previsto dall'articolo 4, concentra su di sé le competenze giudiziarie. Tale disposizione è stata significativamente modificata nel corso dell'esame in sede referente: in particolare oltre alla integrale sostituzione del comma 1 e alla soppressione del comma 6, è stato integrato il contenuto del comma 5. Mentre la precedente formulazione prevedeva che le citazioni e le altre notificazioni richieste dalla Corte penale internazionale fossero trasmesse al procuratore della Repubblica presso il tribunale del luogo in cui devono essere eseguite, ai sensi del nuovo comma 5 le citazioni e le altre notificazioni sono eseguite direttamente dal procuratore generale presso la corte d'appello di Roma e solo quando sussistono motivate ragioni dal procuratore della Repubblica presso il tribunale del luogo in cui devono essere eseguite. La Commissione ha ritenuto che tale accentramento si ponesse in linea con l'intero impianto del disegno di legge, per il quale se il Ministro della giustizia si configura come l'autorità di riferimento dal punto di vista politico e amministrativo, la corte d'appello di Roma concentra su di sé le competenze giudiziarie. In seguito alla approvazione di un ulteriore emendamento è stato previsto l'accompagnamento coattivo davanti alla Corte penale internazionale delle persone indicate nell'articolo 133 c.p.p. (testimone; perito ; persona sottoposta all'esame del perito diversa dall'imputato; consulente tecnico; interprete; custode delle cose sequestrate) nel caso di citazione e mancata comparizione. In considerazione del parere espresso dalla Commissione bilancio è stata espunta la precisazione per la quale le spese di accompagnamento debbano essere a carico dello Stato. Ai sensi dell'articolo 5, la trasmissione di atti e documenti dichiarati riservati al momento dell'acquisizione, provenienti da Stato estero, alla Corte penale internazione può essere effettuata solo con il consenso dello Stato estero interessato. Quando si tratta di atti o di attività di indagine giudicati dal Ministro idonei a compromettere la sicurezza nazionale, la trasmissione ovvero l'espletamento sono sospesi. L'autorità giudiziaria italiana può cooperare con la Corte internazionale anche trasmettendo -- attraverso il Ministro della giustizia -- atti e documenti relativi a procedimenti penali, coperti dal segreto istruttorio. La disposizione prevede infine che i documenti inviati a sostegno della richiesta di cooperazione non possono essere utilizzati nell'ambito di altri procedimenti senza il consenso della Corte penale internazionale. L'articolo 6 del disegno di legge è stato oggetto di significative modifiche da parte della Commissione; in primo luogo è stato ampliato l'ambito soggettivo della norma estendendo la disciplina dell'immunità temporanea a tutti i soggetti di cui all'articolo 133 del codice di rito. Tale immunità cessa se la persona permane in Italia trascorsi 5 giorni dal momento in cui era richiesta la sua presenza, ovvero da quando egli, pur uscito dal Paese, vi abbia fatto volontario ritorno. L'articolo 7 prevede che anche la persona nei cui confronti la Corte penale internazionale procede può accedere al patrocinio a spese dello Stato nelle procedure di esecuzione di richiesta della Corte. Quando è l'autorità giudiziaria italiana a dover formulare richieste alla Corte internazionale essa deve farlo per il tramite del procuratore generale presso la corte d'appello di Roma, il quale si deve, a sua volta, rivolgere al Ministro della giustizia. Se il Ministro non provvede alla rogatoria internazionale entro 30 giorni, il procuratore generale presso la corte d'appello di Roma può trasmettere direttamente la richiesta alla Corte internazionale, informando il Ministro (articolo 8). L'articolo 9 riconosce al procuratore generale presso la corte d'appello di Roma ( e al procuratore generale militare presso la corte militare d'appello) la facoltà di assistere, se richiesto, alle consultazioni con la Corte penale internazionale previste dallo Statuto. L'articolo 10, introdotto dalla Commissione, estende la tutela penale alle funzioni della Corte penale internazionale.