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Ovviamente, è importantissimo, anzi fondamentale rispettare le regole, incluse le procedure che regolamentano i progetti del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR). Ma le procedure amministrative errate possono essere corrette e non devono essere considerate una scusa per mettere fine a processi di integrazione positivi. Se ciò accadesse, non solo sarebbe difficile ricominciare, ma soprattutto sarebbe un grande passo indietro per la convivenza sociale e civile nel nostro Paese. Da italiano, penso che non sia quello che tutti ci auguriamo. Capisco resistenze e paure: ho vissuto in un Paese dove c'erano resistenze e paure; accettare la diversità non è facile. E qui l'Australia ci insegna tanto. Oltre 160 nazionalità diverse vivono in armonia grazie alle politiche di integrazione volte alla costruzione di una società multiculturale che, dalla metà degli anni Settanta, i Governi australiani hanno promosso a tutti i livelli. Perché non possiamo fare qualcosa di simile in Italia? Signor Presidente, mi accingo a concludere ma, tramite lei, mi rivolgo al ministro Salvini. Che il ministro Salvini venga in Parlamento a riferire sull'esperienza di integrazione diffusa nel comune di Riace ed in altri Comuni italiani. Solo parlandone e confrontandoci penso che possiamo superare resistenze e paure e contribuire a costruire una società migliore. (Applausi dal Gruppo PD) . CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, chiedo la sua attenzione, quella dell'Assemblea e possibilmente anche del Governo rispetto alla situazione di migliaia di ricercatori precari degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. Personalmente ho incontrato più volte quelli del Centro di riferimento oncologico di Aviano, ma la situazione è analoga per altre centinaia e centinaia di professionisti precari, di molti ospedali e istituti italiani: oltre al CRO di Aviano, potrei citare la Fondazione Carlo Besta, l'Ente ospedaliero De Bellis, l'Istituto Gaslini, e molti altri ancora. Si tratta di personale molto qualificato, con lauree e esperienze internazionali, dottorati e specializzazioni, che sono precari da molti anni e che non hanno ancora ricevuto una risposta. Queste persone ancora oggi, alla fine di quest'anno, non sanno se al 1° gennaio dell'anno prossimo avranno ancora il loro posto di lavoro. L'anno scorso, con alcuni emendamenti approvati all'interno della legge di stabilità, il Governo precedente si impegnò a una stabilizzazione di tutte queste persone attraverso la cosiddetta piramide della ricerca. Tuttavia, questa stabilizzazione, molto precaria come stabilizzazione (mi si perdoni il gioco di parole), non è mai stata attivata, perché non sono mai stati approvati i decreti attuativi. Si trattava peraltro di una soluzione molto incerta, molto penalizzante, al limite della umiliazione, sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista retributivo. È a tutti chiaro che senza l'apporto determinante di queste persone in questi istituti non si fa ricerca, non si fa la prevenzione e non si garantisce l'eccellenza della ricerca scientifica del nostro Paese, soprattutto in campo oncologico. Signor Presidente, la settimana prossima probabilmente saremo chiamati ad approvare, tra gli altri, il disegno di legge che istituisce il registro tumori. Ma come si può fare questa legge se non garantiamo certezza ai ricercatori? Queste persone, Presidente, colleghi, non chiedono il reddito di cittadinanza; chiedono semplicemente la dignità che nasce dal lavoro e chiedono di non subire l'umiliazione di doversi rivolgere alla ricerca privata o di dover abbandonare il nostro Paese, cercare un altro lavoro e bruciare così una vita intera dedicata allo studio e alla ricerca. Confido nell'attenzione dell'Assemblea e nella sua attenzione, Presidente. (Applausi dal Gruppo FdI) . BINETTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, sono qui a sollecitare la risposta ad alcune mie interrogazioni. In primo luogo voglio citare l'interrogazione avente carattere di urgenza 3-00163 , presentata il 3 agosto scorso, e riguardante un caso particolare, di estrema gravità, della Croce Rossa: quello che era possibile percepire come un sopruso subito da una delle grandi direttrici della Croce Rossa. A me sembra - lo rivendico oggi, dopo che ieri abbiamo approvato il documento che istituisce la Commissione di inchiesta non solo contro i femminicidi, ma anche contro la violenza alle donne - che anche questa sia una forma di violenza. Una doppia forma di violenza: quella subita dalla ispettrice nazionale delle crocerossine e quella subita - mi permetto di dirlo - da me, visto che aspetto da mesi una risposta su un tema che tocca un pubblico prevalentemente femminile, quali sono tutte le crocerossine. Se ci crediamo e vogliamo dire stop alle diverse forme di violenza psicologica, professionale, salariale e anche, in questo caso, di volontariato, dobbiamo allora prendere sul serio le domande di tutela del femminile. Ci sono altre due interrogazioni, a risposta scritta, che mi interessa sottolineare e che vertono sullo stesso tema (ci voleva poco a mettere per iscritto una risposta): sono le interrogazioni 4-00173 e 4-00182 , rispettivamente del 29 e del 30 maggio 2018. Entrambe hanno come oggetto abusi e soprusi subiti da bambini che sono stati allontanati dalle loro famiglie e inseriti in case famiglia, con diagnosi francamente discutibili e con una descrizione del contesto familiare altrettanto discutibile, ma con un fatto concreto: in entrambi i casi si tratta di persone che non vedono i genitori (in un caso la madre e nell'altro la figura paterna) semplicemente perché siamo in una fase di stallo rispetto ai diritti dei minori. Mi permetto di insistere su questi aspetti: diritti delle donne e diritti dei minori. Che il Governo risponda. In entrambi i casi, il Ministero responsabile, a mio avviso, con carattere di maggiore peculiarità è quello della giustizia, ma potrebbero anche aver risposto il Ministro della salute o quello della famiglia. Sono tanti gli interlocutori che ruotano intorno a questi quesiti. Per cui, sono portata a considerare questo vuoto assoluto e il silenzio del Governo come una sorta di sottovalutazione dell'intero valore parlamentare. PRESIDENTE . La Presidente trasmetterà le sue richieste, facendosi carico del suo sollecito, al Governo. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 18 ottobre 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 18 ottobre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 17,22) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE