[pronunce]

Nella circostanza l'interessato potrebbe evitare la «misura restrittiva» con l'impugnazione della sentenza di condanna. Sussisterebbe una differenza ontologica tra la fase di cognizione, volta all'accertamento della responsabilità dell'imputato, caratterizzata dalla presunzione di non colpevolezza, e la fase di esecuzione, preordinata a dare attuazione alla sentenza di condanna esercitando la pretesa punitiva dello Stato. In questa seconda fase, nel caso di sospensione del procedimento esecutivo, «l'imputato irreperibile» potrebbe rimanere sine die impunito, sì da comprimere irragionevolmente le esigenze di difesa sociale. Inoltre, la legge n. 67 del 2014, più che un intervento volto a conformare il processo alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, costituirebbe una scelta del legislatore per impedire che il ricorso al rimedio straordinario della restituzione nel termine per impugnare da parte delle persone giudicate in contumacia possa determinare «una diseconomica e disfunzionale reiterazione delle attività processuali», con un maggior carico di lavoro per gli uffici giudiziari già fortemente gravati.1.- Il Tribunale ordinario della Spezia, in funzione di giudice dell'esecuzione, dubita, in riferimento agli artt. 3, 24, 111 e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848, della legittimità costituzionale dell'art. 9 della legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili), nella parte in cui «non prevede che la disciplina ivi recata si applichi anche alla costituzione delle parti in sede di incidente d'esecuzione ex art. 666 c.p.p.; ciò, quanto meno, laddove nei confronti del soggetto interessato a esercitare i propri diritti di difesa venga sollecitata al giudice una statuizione per lui pregiudizievole». Il giudice rimettente è chiamato a decidere sulla richiesta del pubblico ministero di revocare, ai sensi dell'art. 168, primo comma, numero 2), del codice penale, il beneficio della sospensione condizionale della pena concesso a un condannato in contumacia. Ai fini della notificazione dell'avviso di fissazione dell'udienza del procedimento esecutivo l'interessato è stato dichiarato irreperibile. Secondo il giudice rimettente, l'art. 9 della legge n. 67 del 2014, nella parte in cui non prevede che la disciplina ivi recata si applichi anche alla costituzione delle parti nel procedimento di esecuzione, quanto meno «laddove nei confronti del soggetto interessato a esercitare i propri diritti di difesa venga sollecitata al giudice una statuizione per lui pregiudizievole», lederebbe «il principio di parità di trattamento normativo di situazioni simili (con riferimento in particolare alla posizione dell'imputato nel procedimento di cognizione), in assenza di ragionevoli motivi che giustifichino la differenza di statuizioni». Sarebbero inoltre violati il diritto di difesa, il principio del giusto processo, nonché i «principi di fair trial di cui al parametro interposto costituito dall'art. 6 CEDU (in quanto richiamato dall'art. 117 c. 1 Cost.), poiché l'ipotesi in esame pone la persona nei cui confronti si procede in executivis nelle condizioni di non poter pienamente esercitare i propri diritti difensivi, che nella specie si riferirebbero alla necessità di evitare conseguenze, per l[e]i pregiudizievoli sul piano della libertà personale, sollecitate dall'ufficio del Pubblico Ministero». 2.- La questione è inammissibile perché il Tribunale rimettente è incorso in un errore nell'individuazione della norma censurata, diversa da quella da applicare nel caso in esame. L'articolo 9 della legge n. 67 del 2014, oggetto della questione di legittimità costituzionale, ha novellato gli artt. 420-bis, 420-quater e 420-quinquies del codice di procedura penale introducendo la nuova disciplina del procedimento in assenza dell'imputato, in sostituzione di quella precedente del procedimento in contumacia. Gli articoli novellati riguardano l'udienza preliminare e, per effetto dei rinvii operati dagli artt. 484, comma 2-bis, e 598 cod. proc. pen. , si estendono ai giudizi di primo grado e di appello, e si collegano con altre norme del codice di procedura penale pure modificate dalla legge n. 67 del 2014. Sono tutte norme del giudizio di cognizione; altra è la disciplina del procedimento di esecuzione, contenuta, per la parte che interessa, nell'art. 666 cod. proc. pen. , il quale prevede, tra l'altro, le modalità e i termini di convocazione delle parti, e le forme della loro partecipazione al procedimento. L'art. 9 della legge n. 67 del 2014 (ovvero, più esattamente, gli artt. 420-bis, 420-quater e 420-quinquies cod. proc. pen. , che dall'art. 9 sono stati novellati) non poteva in alcun modo trovare applicazione da parte del giudice rimettente, il quale era chiamato ad applicare l'art. 666 cod. proc. pen. È perciò nei confronti di questa norma che andavano rivolte le censure per denunciare la mancata previsione della sospensione del procedimento nei confronti del condannato irreperibile. Volendo rendere applicabili gli artt. 420-bis, 420-quater e 420-quinquies cod. proc. pen. nel procedimento di esecuzione, il giudice rimettente avrebbe dovuto sollevare una questione di legittimità costituzionale dell'art. 666 cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede l'applicazione di quegli articoli, invece di denunciare direttamente la loro illegittimità costituzionale. Anche se il giudice avesse fatto ciò, però, difficilmente sarebbe stato possibile estendere al procedimento di esecuzione le norme degli artt. 420-bis, 420-quater e 420-quinquies cod. proc. pen. , relative al processo in assenza e specificamente congegnate per il giudizio di cognizione. Come è stato rilevato, infatti, «non può ignorarsi il divario strutturale tra giudizio di cognizione e giudizio di esecuzione, tenuto conto delle peculiarità "di accertamento giudiziale a contenuto limitato" di quest'ultimo, le quali ostano ad una trasposizione tout court di concetti e istituti propri del processo penale di cognizione, contraddistinto dall'accertamento del fatto oggettivo e della sua riferibilità all'imputato» (Corte di cassazione, sezioni unite penali, 21 gennaio 2010, n. 18288). Il tasso di manipolatività richiesto a questa Corte, al fine di rendere operante in sede esecutiva la disciplina del procedimento in assenza, concreterebbe l'invasione di un campo, quale quello della conformazione degli istituti processuali, riservato alla discrezionalità del legislatore, con il solo limite della manifesta irragionevolezza.