[pronunce]

La difesa dello Stato osserva che la giurisprudenza costituzionale, le pronunce della Corte di cassazione e del Consiglio di Stato sono concordi nell'ascrivere i rapporti di lavoro controversi all'area dell'autonomia e, segnatamente, della parasubordinazione. Da tali rilievi discende l'infondatezza di tutte le censure, che postulano la riconducibilità dei rapporti di lavoro in questione alla fattispecie della subordinazione. 2.- I giudizi di legittimità costituzionale, promossi con tre distinte ordinanze, devono essere trattati congiuntamente e decisi con un'unica sentenza, in ragione dell'omogeneità dei termini e dei motivi delle censure. 3.- Occorre, preliminarmente, sgombrare il campo dall'eccezione d'inammissibilità, formulata dal Presidente del Consiglio dei ministri. La difesa dello Stato imputa al giudice rimettente di non avere offerto un'autonoma motivazione in merito alla violazione degli artt. 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost., in spregio alla giurisprudenza di questa Corte, che richiede una motivazione pertinente su ciascuno dei parametri evocati. Tale eccezione, che ridonderebbe in un profilo d'inammissibilità delle censure, non coglie nel segno. Dalla lettura delle ordinanze di rimessione, è possibile evincere un'argomentazione perspicua su ciascuno dei parametri costituzionali richiamati e tale argomentazione supera lo scrutinio di ammissibilità sollecitato a questa Corte. Nelle argomentazioni delle ordinanze, che a tali temi dedicano una trattazione unitaria, i parametri evocati (artt. 3, primo comma, 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost.) appaiono indissolubilmente connessi. Il giudice rimettente ha sottolineato che l'attribuzione di un compenso orario, con esclusione di ogni altro trattamento retributivo e previdenziale, è lesiva, in pari tempo, dei princìpi consacrati dagli artt. 3, primo comma, 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost., in quanto determina un trattamento deteriore degli infermieri incaricati rispetto agli infermieri di ruolo e pregiudica il diritto di tale categoria di lavoratori ad una tutela retributiva e previdenziale adeguata. Tutti i profili, devoluti al sindacato di questa Corte, sono stati approfonditi, sia con riguardo alla paventata disparità di trattamento con gli infermieri di ruolo che con riguardo alla proporzionalità e alla sufficienza della retribuzione e all'adeguatezza della tutela previdenziale. 4.- La questione non è fondata. Il giudice rimettente muove dall'assunto che il legislatore, dietro la parvenza di un'autonomia soltanto nominale, disciplini un rapporto di lavoro che si configura immancabilmente come subordinato e che in nulla differisce dal rapporto di lavoro degli infermieri di ruolo. Secondo tale prospettazione, sarebbe insita nella stessa disciplina normativa una discrepanza tra la qualificazione in termini di autonomia, con la conseguente esclusione dei diritti che rappresentano il nucleo intangibile della subordinazione, e la situazione reale, che è di subordinazione a tutti gli effetti, comparabile a quella dei dipendenti di ruolo dell'amministrazione dello Stato. Dall'obbligo di osservare i turni predisposti dal direttore del carcere e di rispettare le prescrizioni dell'autorità amministrativa e del personale medico, scaturisce sempre e comunque, dal punto di vista del giudice rimettente, il carattere subordinato del rapporto di lavoro degli infermieri. Il giudice rimettente precisa che, nel caso di specie, i singoli rapporti di lavoro, regolati da una convenzione d'incarico denominata ex professo come contratto di prestazione professionale, non si discostano dal paradigma delineato dalla legge. Le convenzioni - soggiunge il giudice rimettente - intervengono finanche ad attenuare i caratteri della subordinazione, che contraddistinguono già all'origine il tipo legale. La discrepanza sarebbe connaturata, pertanto, allo stesso modello, tratteggiato dal legislatore, ed è su tale modello, integrato e recepito dalle convenzioni d'incarico, che si appuntano le censure d'illegittimità costituzionale. Tali argomenti non possono essere condivisi. 5.- Questa Corte ha fugato ogni dubbio di legittimità costituzionale della normativa, che differenzia il trattamento dei medici incaricati, chiamati a prestare servizio presso gli istituti di prevenzione e di pena, rispetto al trattamento degli altri impiegati civili dello Stato (sentenza n. 577 del 1989). Si tratta, invero, di «un rapporto regolato dal legislatore in modo specifico ed autonomo», con una scelta che «non può essere ritenuta irragionevole, date le caratteristiche particolari del rapporto stesso» (punto 2. del Considerato in diritto) . Tra le caratteristiche, che rendono irriducibile la particolarità di tale rapporto di lavoro, questa Corte annovera la facoltà dei medici incaricati di «esercitare liberamente la professione ed assumere altri impieghi o incarichi». Più di recente, con la sentenza n. 149 del 2010, questa Corte ha scrutinato, sotto il profilo della violazione delle competenze statali in tema di coordinamento della finanza pubblica, la legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge dellaRegione Calabria 31 dicembre 2008, n. 46 (Disposizioni in materia sanitaria). Tale normativa mirava ad inquadrare stabilmente nei ruoli della Regione i medici non appartenenti al personale civile di ruolo dell'amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, i quali prestano la loro opera presso gli istituti o i servizidell'amministrazione stessa. Questa Corte ha individuato nel rapporto dei medici incaricati, già connotato in termini di "particolarità" dalla sentenza n. 577 del 1989, i tratti distintivi dell'autonomia e, in particolare, della parasubordinazione (punto 3.2. del Considerato in diritto). Tale inquadramento ha implicato l'illegittimità costituzionale di una disciplina che, con un indebito aggravio di spese per il Servizio sanitario nazionale, tramutava in subordinazione l'originaria parasubordinazione. 6.- I rilievi sulla qualificazione del rapporto di lavoro dei medici ben si attagliano alla disciplina degli infermieri incaricati. La disciplina dei medici e degli infermieri presenta evidenti assonanze, anche nella formulazione del dettato normativo: l'amministrazione si avvale dell'opera degli uni e degli altri ed entrambe queste figure professionali, per espressa disposizione di legge, non sono inserite nei ruoli organici dell'amministrazione che di volta in volta conferisce loro l'incarico. Lo stesso giudice rimettente, con riferimento ai medici incaricati, parla di posizioni "del tutto analoghe" a quelle degli infermieri e non prospetta argomenti che inducano a differenziare le due fattispecie e a disattendere, per gli infermieri, quelle enunciazioni sulla natura autonoma del rapporto che, per i medici, non ritiene di confutare. 6.1.- Le considerazioni, già svolte da questa Corte nel raffronto tra i medici incaricati degli istituti di prevenzione e di pena e gli impiegati civili dello Stato, svelano l'infondatezza della premessa logica delle censure d'incostituzionalità.