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Troppo spesso infatti accade che un procedimento, iniziato per una presunta violenza o maltrattamento perpetrato da parte di un genitore o entrambi nei confronti del minore, prosegua trasformandosi invece in una verifica non della esistenza o meno di tali condotte pregiudizievoli, bensì della sussistenza del concetto tanto astratto quanto opinabile delle «capacità genitoriali». La riforma prevede altresì un nuovo articolo contraddistinto dal medesimo numero e dall'aggiunta della nomenclatura « bis » che precisa, attualizzando, innanzitutto il soggetto che deve eseguire il provvedimento di protezione. Trattasi di un’unità multidisciplinare all'uopo precostituita presso ciascuna azienda sanitaria locale (ASL) e ciò al duplice scopo di garantire, da un lato, che l'intervento venga eseguito da persone, interagenti tra di loro, dotate di diverse competenze e, dall’altro, che gli operatori che eseguono tale tipo di intervento siano diversi da quelli che si occuperanno nel progetto funzionale al supporto genitoriale. Ciò infatti agevolerebbe senz'altro la costituzione del necessario rapporto fiduciario tra famiglia e servizio sociale. La norma inoltre specifica le modalità con cui l'intervento di protezione deve essere eseguito, dando prevalenza alla tutela del minore nonché l'obbligo, oggi non praticato o poco praticato, dei servizi sociali di formulare un progetto funzionale a promuovere il reinserimento dei minori nella propria famiglia. Tale previsione intende infatti rendere cogente il principio secondo cui l'allontanamento del minore dalla propria famiglia non sia un punto d'arrivo, bensì un punto di partenza, per promuovere, nei limiti del possibile e del praticabile, la genitorialità. Altra addenda prevista è il 403- ter con cui si sfata ogni dubbio ed ogni contrasto giurisprudenziale, oggi esistente, sulla impugnabilità di tale provvedimento. La norma, trattando come più volte evidenziato, di diritti costituzionalmente rilevanti, intende garantire il giusto processo anche mediante la previsione di tre gradi effettivi e tempestivi di giudizio.. 1 1 Al libro I del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni: a all’articolo 403 sono premesse le seguenti parole: «Titolo XI- bis -- Del provvedimento d'urgenza a tutela del minore»; b l'articolo 403 è sostituito dai seguenti: «Art. 403. - (Presupposti per l'allontanamento urgente del minore dalla propria famiglia). -- Nel caso in cui è accertata l'esistenza di un attuale pericolo per la vita o per l'integrità fisica del minore tale da rendere urgente ed indifferibile l'allontanamento dello stesso dalla propria famiglia, su ricorso del pubblico ministero, con la cooperazione dei servizi sociali per la tutela dei minori territorialmente competenti, il presidente del tribunale dispone, entro ventiquattro ore, con provvedimento motivato, il collocamento del minore in un luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione. Il ricorso del pubblico ministero deve contenere sommarie informazioni ed elementi di prova, nonché le motivazioni specifiche fondanti la richiesta della misura di protezione. Si ritengono elementi di prova funzionali all'accertamento delle condizioni di cui al primo comma: i certificati medici e ospedalieri, i riscontri di visite e sopralluoghi domiciliari effettuati dagli organi di protezione dell'infanzia e le informazioni acquisite da terzi soggetti qualificati come insegnanti, medici di famiglia, parenti e vicini di casa, questi ultimi purché dimostrino di avere stretto contatto con la famiglia. Il pubblico ministero verifica l’idonietà e la disponibilità di parenti entro il quarto grado, ai fini del collocamento d’urgenza dei minori, e li indica espressamente nel ricorso. Il provvedimento di accoglimento del tribunale deve essere specificamente motivato e notificato ai genitori del minore a pena di nullità contestualmente alla esecuzione della misura di protezione e comunque entro le ventiquattro ore. Art. 403- bis. - (Esecuzione del provvedimento). -- Il provvedimento di accoglimento del Tribunale deve essere eseguito da un'unità operativa multidisciplinare facente capo all'azienda sanitaria locale (ASL) territorialmente competente, con modalità tali da limitare il più possibile traumi al minore e in presenza di uno psicoterapeuta infantile e, solo ove indispensabile, con l'ausilio delle Forze dell'ordine. Il provvedimento deve contenere la prescrizione ai servizi sociali di attivare entro venti giorni un progetto di sostegno genitoriale funzionale al reinserimento del minore presso i propri genitori. Art. 403- ter. - (Reclamo). -- Il provvedimento del presidente del tribunale può essere reclamato dai genitori, dal pubblico ministero e dai parenti entro il quarto grado del minore nel termine perentorio di quindici giorni dalla notifica dello stesso. Sul reclamo è competente la Corte d'appello che decide entro trenta giorni dal deposito dello stesso. Avverso il provvedimento con cui la Corte d'appello statuisce sul reclamo, i medesimi soggetti legittimati a presentare reclamo possono proporre ricorso per Cassazione entro sessanta giorni dalla notifica dello stesso».