[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 15, comma 7, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), promosso con ordinanza dell'11 maggio 2006 dal Tribunale di Spoleto nel procedimento penale a carico di P.U. ed altri, iscritta al n. 79 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 10, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 6 giugno 2007 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che, con ordinanza dell'11 maggio 2006, il Tribunale di Spoleto – nel corso di un giudizio penale promosso nei confronti «dei legali rappresentanti» di una società in nome collettivo, imputati di reati tributari per evasione dell'IVA e delle imposte dirette relative agli anni dal 1998 al 2000 – ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 53, 54, 79 e 112 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 15 [rectius: dell'art. 15, comma 7,] della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), nella parte in cui prevede l'esclusione, ad ogni effetto, della punibilità per i reati tributari in esso elencati, nel caso di perfezionamento della definizione dei processi verbali di constatazione da cui risultano i reati medesimi; che, in punto di non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo afferma che la norma censurata víola: a) l'art. 79 della Costituzione, perché, pur prevedendo, per il caso di “condono” fiscale influente sui suddetti reati tributari, una rinunzia all'esercizio della potestà punitiva dello Stato talmente ampia e generalizzata da non trovare riscontro in precedenti leggi di “condono” fiscale e da produrre un effetto identico a quello che conseguirebbe all'applicazione di una amnistia o di un indulto, è contenuta in una legge approvata dal Parlamento a maggioranza semplice e non con la «particolare procedura deliberativa parlamentare, richiedente una maggioranza qualificata», quale prevista per la concessione dell'amnistia o dell'indulto; b) gli artt. 3, 53, 54 e 112 della Costituzione, perché – in violazione dei limiti fissati dalla giurisprudenza della Corte costituzionale con le sentenze n. 369 del 1988 e n. 427 del 1995 (in tema di condono edilizio) per la legittimità costituzionale delle norme che escludono la punibilità di reati in conseguenza dell'applicazione di misure legislative di “condono” – non trova giustificazione né nella necessità di porre rimedio ad una contingente ed eccezionale «illegalità di massa» (dato l'intervento di ben due provvedimenti di clemenza in materia tributaria nel corso degli ultimi quindici anni e dato il riordino del diritto penale tributario, realizzato con il decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74), né nell'esigenza di favorire l'emersione di illeciti tributari «nascosti» (data la definibilità esclusivamente di carichi fiscali già noti all'ufficio tributario e per i quali è già stato comunicato al contribuente un avviso di accertamento, un verbale di constatazione od un invito al contraddittorio), cosí da costituire solo una manifestazione dell'impotenza dello Stato a reperire adeguate risorse finanziarie ed a porre in essere una adeguata azione di contrasto all'evasione fiscale; che, in punto di rilevanza, il Tribunale rimettente osserva che: a) alcuni imputati hanno richiesto in giudizio, ai sensi del combinato disposto dell'art. 129 del codice di procedura penale e della norma censurata, l'immediata declaratoria della causa di non punibilità costituita dal perfezionamento della definizione fiscale del processo verbale di constatazione n. 107 del 16 settembre 2002, redatto dalla Guardia di finanza e dal quale erano emersi i reati contestati; b) detto perfezionamento risulta dalla nota emessa il 7 dicembre 2004 dalla competente amministrazione finanziaria, attestante l'avvenuto pagamento dell'importo previsto dalla legge, e dalla nota del 1° luglio 2003, attestante l'inesistenza di carichi pendenti risultanti dal sistema informativo dell'anagrafe tributaria; c) la norma censurata deve essere, pertanto, applicata nel giudizio; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, osservando che analoghe questioni sono state dichiarate manifestamente inammissibili dalla Corte costituzionale con l'ordinanza n. 18 del 2006 e chiedendo che la sollevata questione sia dichiarata «inammissibile ed infondata»; che in particolare, secondo l'Avvocatura generale, la denunciata violazione dell'art. 79 Cost. non sussiste, perché vi sono profonde differenze tra una “amnistia condizionata” (la quale, ai sensi dell'art. 151 del codice penale, «estingue il reato, e, se vi è stata condanna, fa cessare l'esecuzione della condanna e le pene accessorie») e l'esclusione della punibilità conseguente ad un “condono” (il quale – come rilevato dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 196 del 2004, n. 427 del 1995 e n. 369 del 1988 – costituisce una complessa e varia fattispecie di sanatoria produttiva di effetti estintivi, subordinata a precise condizioni e, in particolare, a manifestazioni di volontà degli interessati); che le censure riferite agli altri parametri costituzionali evocati sono, sempre per l'Avvocatura generale dello Stato, inammissibili e infondate: a) quella relativa all'art. 54 Cost. è inammissibile, perché non motivata; b) quella relativa all'art. 112 Cost. è inammissibile, perché, mentre la norma censurata produce l'effetto estintivo della punibilità penale solo nel caso in cui il perfezionamento della definizione fiscale sia intervenuto prima che gli interessati abbiano avuto «formale conoscenza» dell'esercizio dell'azione penale nei loro confronti, l'ordinanza di rimessione non precisa se nella specie, al momento di detto perfezionamento, gli imputati del giudizio a quo avessero avuto o no tale «formale conoscenza»; c) quella relativa all'art. 53 Cost. è inammissibile per difetto di rilevanza ed è, comunque, infondata, perché le maggiori pretese tributarie dell'amministrazione finanziaria non sono ancora riscontrate giudizialmente, cosí che appare adeguata la previsione, contenuta nella norma censurata, di una sorta di “accordo transattivo”, mediante il quale la pendenza fiscale è definita, con effetti estintivi penali, pagando una quota delle maggiori imposte, ritenute e contributi;