[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito dell'art. 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° dicembre 2000 (Atto di indirizzo e coordinamento concernente il rimborso delle spese di soggiorno per cure dei soggetti portatori di handicap in centri all'estero di elevata specializzazione), promosso con ricorso della Provincia autonoma di Trento, notificato il 19 luglio 2001, depositato in cancelleria il 26 successivo ed iscritto al n. 24 del registro conflitti 2001. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell'8 giugno 2004 il Giudice relatore Annibale Marini; uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la Provincia autonoma di Trento e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 19 luglio 2001 e depositato presso la cancelleria di questa Corte il successivo 26 luglio, la Provincia autonoma di Trento ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione all'art. 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° dicembre 2000 (Atto di indirizzo e coordinamento concernente il rimborso delle spese di soggiorno per cure dei soggetti portatori di handicap in centri all'estero di elevata specializzazione), di cui chiede l'annullamento. Premette la Provincia ricorrente di essere dotata, ai sensi dell'art. 9, numero 10), del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), di potestà legislativa in materia di igiene e sanità nonché, in forza dell'art. 16 del medesimo d.P.R., delle correlate potestà amministrative. In detta materia rientrerebbe - secondo la medesima ricorrente - la disciplina del rimborso delle spese affrontate all'estero dai portatori di handicap per fruire delle prestazioni sanitarie di centri di altissima specializzazione, non erogabili dal Servizio sanitario nazionale in maniera adeguata o tempestiva. Espone la parte ricorrente che la normativa statale in materia, costituita dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), prevede, all'art. 11, comma 1, che sia rimborsabile il soggiorno dell'assistito, e di un suo accompagnatore, in alberghi o strutture collegate con il centro estero di altissima specializzazione, qualora non sia previsto il ricovero per tutta la durata degli interventi autorizzati, e, al comma successivo, che sulla richiesta di rimborso è espresso un parere da una Commissione istituita presso il Ministero della sanità (le cui funzioni sono, in realtà, attualmente esercitate direttamente dalle Regioni e dalle Province autonome per effetto dell'art. 1 del decreto ministeriale 13 maggio 1993, recante “Modificazioni al decreto ministeriale 3 novembre 1989 concernente i criteri per la fruizione di prestazioni assistenziali presso centri di altissima specializzazione all'estero”) sulla base di criteri fissati con atto di indirizzo e coordinamento emanato ai sensi dell'art. 5, primo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale). Tale ultima norma, a sua volta, prevede che la funzione di indirizzo e coordinamento delle attività amministrative regionali in materia sanitaria sia esercitata dallo Stato attraverso atti che, se non aventi natura legislativa, sono adottati con deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del suo Presidente, d'intesa con il Ministro della sanità, sentita la Conferenza Stato-Regioni. Nella specie, prosegue la ricorrente, l'atto di indirizzo e coordinamento è contenuto nel d.P.C.m. 1° dicembre 2000, oggetto di impugnazione, il quale, per quanto interessa, prevede, all'art. 3, che «le Regioni e le Province autonome» rimborsino le spese di cura all'estero attenendosi ai seguenti criteri: «a) un concorso pari al 100 per cento della spesa rimasta a carico, qualora trattasi di un nucleo familiare per il quale l'indicatore della situazione economica equivalente sia inferiore a 62 milioni; b) un concorso pari all'80 per cento della spesa rimasta a carico, qualora trattasi di un nucleo familiare per il quale l'indicatore della situazione economica equivalente sia inferiore a 100 milioni; c) un concorso pari al'80 per cento delle spese di soggiorno, […] qualora trattasi di un nucleo familiare per il quale l'indicatore della situazione economica equivalente sia superiore a 100 milioni». 2.- Tali dettagliate prescrizioni sono ritenute lesive delle prerogative costituzionali della Provincia ricorrente, la quale muove dalla premessa della inoperatività, nella specie, della clausola di salvaguardia, contenuta nell'art. 7 del d.P.C.m. in questione, secondo la quale «le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono alle finalità del presente atto di indirizzo e coordinamento nell'ambito delle proprie competenze secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti». Inoperatività desumibile dalla circostanza che, fra i destinatari dell'art. 3, sono espressamente indicate le Province autonome. 2.1.- Il citato art. 3 violerebbe in primo luogo l'art. 3, comma 2, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), secondo il quale gli atti di indirizzo e coordinamento «vincolano la Regione e le Province autonome solo al conseguimento degli obbiettivi e risultati in essi stabiliti»: la disposizione oggetto del conflitto, conformemente alla giurisprudenza della Corte, non potrebbe infatti definirsi «di indirizzo e di coordinamento» stante la rigidità della disciplina in essa contenuta, così dettagliata da doversi considerare direttamente applicativa. Il che, aggiunge la ricorrente, costituirebbe violazione anche dell'art. 2 dello stesso decreto legislativo il quale prevede una separazione fra legislazione statale e provinciale, nel senso che la prima, nelle materie di competenza locale, non sarebbe immediatamente applicabile, creando solamente un vincolo di conformazione della legislazione provinciale ai principi in essa contenuti. 2.2.- Con il secondo motivo di ricorso, la Provincia di Trento lamenta che il d.P.C.m. del 1° dicembre 2000 sia stato adottato - in violazione dell'art. 3, comma 3, del decreto legislativo n. 266 del 1992 - senza l'acquisizione del prescritto parere di essa Provincia autonoma. Precisa al riguardo la ricorrente che, sebbene il verbale della seduta del 12 ottobre 2000 della Conferenza Stato-Regioni citi quale parere della Provincia autonoma una nota del precedente 17 aprile, in realtà essa si era espressa sullo schema di d.P.C.m. , da ultimo, con nota dell'8 giugno 2000, contestandone la compatibilità statutaria e chiedendone la modifica.