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In materia di concessioni, si è previsto che siano disciplinate le concessioni in essere e non affidate con la forma della finanza di progetto, ovvero con procedure di gara ad evidenza pubblica, secondo il diritto dell'Unione europea, con specifico riguardo alle situazioni nelle quali sussiste l'obbligo, secondo criteri di gradualità e proporzionalità, e tenendo conto delle dimensioni, dei caratteri del soggetto concessionario, dell'epoca di assegnazione della concessione, della sua durata, dell'oggetto e del suo valore economico, di affidare a terzi, mediante procedure di evidenza pubblica, parte dei contratti di lavori, servizi e forniture relativi alle medesime concessioni, garantendo la stabilità del personale impiegato e la salvaguardia della professionalità. Infine, è stato introdotto un nuovo criterio di delega, dedicato specificatamente alla semplificazione delle procedure di pagamento, da parte delle stazioni appaltanti, del corrispettivo contrattuale, anche riducendo gli oneri amministrativi a carico delle imprese. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Cioffi. CIOFFI, relatore . Signor Presidente, integro la relazione della relatrice Pergreffi, che voglio pubblicamente ringraziare, perché abbiamo compiuto un bel lavoro come correlatori. Il ringraziamento, ovviamente, va esteso anche al Governo, perché siamo riusciti a trovare una soluzione equilibrata. Essa non risponde al 100 per cento alle richieste da parte del Parlamento, naturalmente, ma è una soluzione equilibrata e, quindi, possiamo ritenerci soddisfatti. A integrazione della relazione della senatrice Pergreffi vorrei parlare di alcuni temi, come - ad esempio - l'aver espunto dal testo originario del Governo il criterio del prezzo più basso, del massimo ribasso, nelle aggiudicazioni delle offerte basate solo sul criterio del prezzo. Questo è interessante perché riapre la strada al tema della modalità di aggiudicazione basata solo sul prezzo; si riapre la strada al tema molto antico della media che - come tutti ricordiamo - risale a prima dell'era Merloni, quando il regolamento era quello del 1895 ed è durato per centodieci anni e, quindi, dalla storia molto lunga e profonda. Il sistema antiturbativa permette di eliminare le storture legate alla vecchia storia. Questo si allinea anche all'esclusione automatica delle offerte anomale, già prevista nel presente testo del codice degli appalti contenuto nel decreto legislativo n. 50 del 2016. Si tratta di un passo avanti interessante, sempre per contenere i ribassi che a volte sono molto forti. Nella delega è stata altresì introdotta l'obbligatorietà dei criteri ambientali minimi: un altro tema importante visto che recentemente le Camere hanno modificato l'articolo 9 della Costituzione, intervenendo proprio su tale questione e inserendo il tema della tutela ambientale e degli animali all'interno della Parte I della Costituzione. Si tratta di un intervento rilevante visto che, per la prima volta, si è toccato la Parte I. Quindi, anche nel codice degli appalti abbiamo voluto recepire questo indirizzo inserendo non solo l'obbligatorietà dei criteri ambientali minimi, ma anche la valorizzazione in fase di gara: ciò dà maggiore forza ed è coerente con la suddetta modifica costituzionale, seppure con un periodo transitorio che serve a permettere all'impresa di lavorare bene e, quindi, di arrivare all'obiettivo che tutti ci proponiamo. Ci sono poi degli inserimenti sulle clausole sociali, che in questo periodo, soprattutto nel settore dei servizi, sono un elemento importante, perché servono a tutelare le persone che lavorano nel comparto. Particolare attenzione pertanto, è stata prestata su questo tema. Dal punto di vista della digitalizzazione, siamo intervenuti facendo inserire un riferimento esplicito alla banca dati nazionale dei contratti pubblici e al fascicolo virtuale degli operatori economici: una grande semplificazione che si offre agli operatori, perché ovviamente tutto ciò che è inserito nel fascicolo virtuale non può essere più richiesto dall'amministrazione aggiudicataria, e questo sicuramente agevola il percorso. È l'attuazione di una cosa in verità iniziata molti anni fa, che stiamo arrivando finalmente a raggiungere questo obiettivo di grande semplificazione per le imprese. Richiamo un punto già ricordato dalla senatrice Pergreffi, ossia la parte relativa alla qualificazione degli operatori: abbiamo inserito un riferimento esplicito alla adeguatezza dell'attrezzatura tecnica dell'organico, un paragrafo riportato nella disciplina delle SOA. Nel decreto legislativo n. 50 era previsto il limite al 30 per cento dell'importo di contratto, limite poi abrogato perché non coerente con le direttive comunitarie. Fare in modo che le imprese siano imprese che fanno i lavori, che hanno uomini e mezzi, è assolutamente fondamentale per evitare di finanziarizzare il sistema; il sistema deve essere non finanziario, ma concreto, reale, con operatori e mezzi in grado di fare le opere. L'approccio culturale che è dietro quella modifica è rivolto a favorire le imprese sane, che lavorano concretamente, e non quelle che si occupano solamente di intermediazioni finanziarie o di cose di questo tipo. Abbiamo poi un riferimento - come ricordava la senatrice Pergreffi - alle piccole e piccolissime imprese, alla valorizzazione anche delle imprese di prossimità. Anche questo è un tema importante, perché serve ad agevolare il tessuto delle imprese italiane che, come tutti sappiamo, è caratterizzato da imprese molto piccole, con in media meno di nove unità. Dobbiamo valorizzare il grande patrimonio italiano e su questo c'è stata una grande convergenza di vedute di tutte le forze parlamentari. Per quello che riguarda poi il divieto di sorteggio, ricordiamo che nei vari decreti semplificazione è stata aumentata la possibilità di utilizzare la trattativa negoziata, di cui agli articoli 62 e 63 del vigente codice degli appalti, fino a 5 milioni, che è una norma transitoria che è stata introdotta per affrontare l'emergenza Covid e che termina nel giugno 2023. Speriamo, quindi, che la trattativa negoziata rientri nell'alveo originale, dove veniva fissato un limite, per agevolare il tutto. L'ultimo tema che voglio trattare è quello relativo al comma 4, dove si parla del fatto che il Governo può delegare il testo del decreto al Consiglio di Stato. La Commissione è intervenuta rafforzando i poteri del Parlamento e quindi prevedendo, nell'ipotesi in cui il Governo decida di delegare al Consiglio di Stato, l'obbligatorietà per il Consiglio di Stato di svolgere funzioni anche tecniche. È importante considerare che chi scrive il codice sappia cos'è un cantiere o come si fa una gara, quindi questa interazione è utile ed importante per raggiungere l'obiettivo, ma anche e soprattutto per rispetto del Parlamento vi è il doppio passaggio parlamentare che prevede, una volta che il decreto legislativo è stato emanato e arriva in Commissione, che la Commissione possa fare osservazioni ma anche porre condizioni e, nel caso in cui il Governo non intenda recepirle, deve giustificarne il motivo e ritornare in Commissione parlamentare. Vi è stata, insomma, la volontà di rafforzare in maniera importante il potere parlamentare di interagire sul codice degli appalti. Potremo magari aggiungere qualcos'altro dopo che avremo sentito gli interventi di tutti i senatori. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Paroli. Ne ha facoltà.