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Siamo sicuri che questo sia il modo migliore per farci rispettare in Europa, che peraltro, secondo me, ha avuto la stessa vergogna in tutte queste operazioni? Non penso sia così. Chiederò una votazione per parti separate perché ho dei dubbi, così come ho dubbi anche su altre missioni, in particolare su quella fumosa in Niger, perché non ho capito che cosa stiano a fare lì 250 dei nostri militari. Tutto ciò premesso, almeno per quanto riguarda la Libia vogliamo fermarci tutti quanti un attimo e capire che cosa sta succedendo? Sono convinta che faremmo un gran bene, non solo ai naufraghi - poveracci - ma anche a noi e al nostro Paese. ( Applausi dai Gruppi Misto-PEcEB e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, com'è stato fatto già notare, il provvedimento oggi all'esame del Senato, che avrebbe dovuto essere approvato entro dicembre dello scorso anno, giunge al voto dopo oltre sei mesi, visto che siamo già a luglio. Si tratta di un provvedimento di grande importanza perché segna in maniera chiara e netta, in primo luogo, la politica estera del nostro Paese. Le missioni internazionali, infatti, hanno a che fare con l'atteggiamento e il posizionamento del nostro Paese nei suoi assetti strategici di prioritario interesse nazionale, ovviamente e non solo quelli del Mediterraneo e del grande Medio Oriente, ma anche quelli che ci portano nel Golfo Persico, con l'impegno in Iraq, finanche in Afghanistan nella lotta contro il fondamentalismo islamico e persino in alcuni teatri asiatici. Si tratta per noi di politica estera, ma anche di difesa, di contrasto al terrorismo islamico che ha colpito l'Europa e non soltanto l'Europa. Si tratta per l'Italia anche di sicurezza e, quindi, di controllo all'immigrazione clandestina. Per noi, per l'Italia più che per qualunque altro Paese impegnato in missioni internazionali, questo provvedimento è fondamentale, strategico per i suoi assetti interni ed esterni. Il fatto che questo provvedimento arrivi al nostro esame sei mesi dopo quella che sarebbe dovuta essere la sua data naturale di approvazione, quando la missione ad Hebron si è già esaurita e quando la missione strategica Sophia ha cambiato sostanzialmente la sua natura, trasformandosi in una missione soltanto aerea e non navale (e ci auguriamo che sia così); il fatto che si giunga al voto così in ritardo la dice lunga, forse troppo, sulle divisioni e sulle contrapposizioni che dilaniano il Governo, nonché, a mio avviso, sulla scarsa efficienza e sul poco rispetto di questo Governo verso i nostri militari all'estero, mentre va portato rispetto a chi è impegnato e mette a rischio la propria vita per supportare il destino della propria Patria in teatri così difficili. Mi auguro che questi militari - ai quali, ripeto, va il nostro rispetto - non abbiano seguito il dibattito che si è appena svolto in quest'Aula: credo che, se poco fa fossero stati sintonizzati con il canale televisivo del Senato e avessero ascoltato gli insulti reciproci che sono stati lanciati, sarebbero rimasti male, molto male. Sono convinto che i nostri militari, ovunque siano impegnati, non meritino questo. Che questo sia un provvedimento di straordinaria importanza lo dice anche l'atteggiamento parlamentare, perché noi di Fratelli d'Italia, ma la destra ancor prima di Fratelli d'Italia - maggioranza o opposizione che fosse - si è sempre impegnata a sostegno delle missioni internazionali del nostro Paese, ha sempre votato a favore di tali missioni e ciò riguarda anche altre forze politiche che si esprimeranno in maniera quasi unanime a sostegno delle missioni internazionali. Il dibattito, quindi, doveva essere affrontato in modo diverso, sei mesi fa, con una prospettiva strategica che non è quella emersa, per esempio, nel dibattito quando abbiamo udito i ministri competenti che sono divisi, anche nelle Commissioni competenti, sulle prospettive delle nostre missioni e sulla possibilità che queste continuino. Infatti, chi fa parte della Commissione affari esteri conosce la visione politica sulle missioni internazionali espressa dal ministro Moavero Milanesi, che è di continuità e determinazione, anche in Afghanistan, insieme alle altre forze alleate, mentre una diversa prospettiva è stata espressa dal Ministro della difesa, persino su questo provvedimento, persino nelle Aule parlamentari. Questo non fa bene al Paese perché inficia quello che i nostri militari stanno facendo in teatri molto rischiosi come la Libia, l'Iraq, l'Afghanistan e persino il Libano. Ebbene, credo che sia necessaria un'altra prospettiva anche per quanto riguarda la politica estera. Quando questa risoluzione è stata scritta - ed essa riguarda molto, per esempio, la Libia - in Libia vi era un'altra situazione. Oggi discutiamo di una risoluzione che serve a dare copertura finanziaria, legale, giuridica e istituzionale alla presenza dei nostri militari in quel teatro, mentre in Libia è in corso una guerra civile con bombardamenti sulle popolazioni civili persino nella capitale Tripoli. Questo appare incongruo e paradossale rispetto al provvedimento che stiamo esaminando in queste ore, cioè appare paradossale la sfasatura del Governo che è indietro e si attarda sugli avvenimenti invece di prevenirli, al punto tale che si discute di una cosa che è già avvenuta, di missioni che si sono già esaurite e di teatri in cui profondamente è cambiata la situazione in campo. Tanto è vero questo, che il dibattito in queste ore e gli insulti che abbiamo ascoltato in quest'Aula, che giustamente il Presidente ha stigmatizzato, li abbiamo sentiti fuori da quest'Aula da parte di componenti del Governo che hanno insultato, con epiteti peggiori di quelli espressi in quest'Aula, il Ministro dell'interno. Infatti, proprio in queste ore in riferimento a queste missioni e alla nostra posizione nel Mediterraneo, abbiamo ascoltato un Sottosegretario agli esteri che ha insultato il Ministro dell'interno, un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che lo ha ripetutamente insultato in una intervista in un quotidiano autorevole questa mattina, ma non abbiamo visto il Presidente del Consiglio ritirargli la delega. Il presidente Calderoli ha giustamente tolto la parola a un senatore che insultava il Ministro dell'interno. MIRABELLI (PD) . Ma perché devi commentare? Cosa c'entri tu? Stai parlando di cose che non ti riguardano. PRESIDENTE. Senatore Mirabelli! (Commenti dal Gruppo PD) . STEFANO (PD) . È andato fuori tema! MIRABELLI (PD) . Presidente, deve dirlo a lui che si occupa di cose che non lo riguardano! PRESIDENTE. Senatore Urso... URSO (FdI) . Io ho espresso un'opinione. Non ho insultato mai nessuno in quest'Aula. L'opinione si può esprimere. STEFANO (PD) . Non è pertinente! LAUS (PD) . Presidente intervenga! URSO (FdI) . Cosa avrebbe dovuto fare un Presidente del Consiglio nei confronti di un Sottosegretario che insulta il Ministro dell'interno? (Commenti dal Gruppo PD) . LAUS (PD) . Ancora: Presidente, intervenga! PRESIDENTE. Senatore Urso! URSO (FdI) . Avrebbe dovuto e potuto ritirare la delega e purtroppo non lo ha fatto.