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Istituzione delle Unità di prossimità per il contrasto alla criminalità diffusa nei grandi centri urbani. Onorevoli Senatori. -- Questo disegno di legge fu presentata pochi mesi prima dello scioglimento delle Camere nella scorsa legislatura su iniziativa del gruppo inter-parlamentare Napoli 2012. Tal gruppo nacque, su proposta dell'associazione L'Altra Napoli Onlus, che ha tra i suoi obiettivi anche quello di sensibilizzare le istituzioni sull'importanza di un moderno ed efficace contrasto alla criminalità diffusa nelle nostre città e in particolare a Napoli. Il fenomeno della criminalità diffusa -- presente in misura rilevante nelle grandi città del nostro Paese -- è, infatti, sempre più sentito dai cittadini, sia nel Nord che nel Sud Italia. In particolare, emerge in maniera forte l'esigenza di un più efficace e capillare presidio del territorio, che in alcune realtà rappresenta un vero baluardo ai fini del rispetto dei requisiti minimi di legalità e di convivenza civile. La percezione di un aumento del numero dei reati e il senso di insicurezza registrato dai residenti ha spinto alcuni sindaci a rivendicare maggiori poteri in materia di prevenzione e sicurezza. Non è un caso che il tema della sicurezza sia stato al centro della recentissima campagna elettorale per l'elezione del sindaco di Roma e probabilmente ne abbia determinato il risultato. La situazione più allarmante, tuttavia, è quella della città di Napoli, come dimostrato dai dati emersi da una ricerca condotta dall'associazione Onlus L'Altra Napoli, con il contributo del Censis, della società di consulenza Booz Allen Hamilton e di Sicurezza Italia, presentata in Senato nel novembre 2007. Basti pensare che un cittadino napoletano su due ha dichiarato di aver subito direttamente o indirettamente un reato, che oltre il 40 per cento dei napoletani non denuncia i reati per sfiducia nelle istituzioni e che si va diffondendo in città, in modo poccupante, il fenomeno delle cosiddette baby gang . Inoltre, le tipologie di reati che più allarmano sono quelle a carattere predatorio come scippi e rapine, che registrano un trend in ascesa. Da quanto sopra, emerge in maniera chiara e condivisa la necessità che nelle nostre città le Forze dell'ordine siano maggiormente presenti e visibili sul territorio, sia per dissuadere la criminalità nel perpetrare reati, che per consentire ai cittadini di svolgere le proprie attività quotidiane in tranquillità, sapendo di poter contare su un sistema di prevenzione che sia il più vicino ed immediato possibile. Proprio per il raggiungimento di tali obiettivi, le Forze di polizia a competenza generale e nazionale hanno varato importanti progetti di «avvicinamento» dell'azione di prevenzione e controllo del territorio alla popolazione ivi insediata; si cita ad esempio l'istituzione del poliziotto e del carabiniere di quartiere. Si tratta di progetti di notevole interesse, ma destinati inevitabilmente ad incontrare un serio limite: quello delle «risorse date», ovvero dell'impossibilità materiale e finanziaria per lo Stato di implementare gli organici. Per tale motivo le risorse locali o meglio le polizie locali possono rappresentare, quindi, un potenziale valore aggiunto alla strategia complessiva di presidio del territorio. Sino ad oggi tali risorse non sono mai state integrate -- se non solo sporadicamente o in maniera estemporanea -- nel dispositivo di sicurezza in modo sistematico ed hanno sovente sofferto della «sindrome di Cenerentola» poiché reputate non in grado di far fronte a complesse e generali tematiche di ordine e sicurezza pubblica e, nella specie, di controllo del territorio. Esse hanno usufruito di un'interazione modesta e disomogenea con le altre Forze di polizia, spesso solo come conseguenza dell'iniziativa locale ed in ruoli di subordine o di supporto collaterale. Sul tema, nelle scorse legislature, sono state presentate diverse proposte di legge indirizzate ad una riforma della legge quadro 7 marzo 1986, n. 65, recante norme in materia di polizia municipale. Gran parte di questi progetti di legge prevedono l'estensione della qualifica di agente di pubblica sicurezza a tutto il personale in servizio e senza che vi siano più i limiti territoriali operativi oggi previsti. Tale posizione ha visto -- già nel corso degli anni passati -- fortemente contrari i diversi Governi in carica. Le ragioni di tale contrarietà attengono alla differente formazione e, quindi, alla professionalità di tipo operativo insieme ad altre dedicate a compiti di esclusivo carattere amministrativo. Naturalmente ciò non deve costituire un ostacolo alla ricerca di soluzioni legislative che possano venire incontro, da un lato, alla giusta richiesta di partecipazione dei sindaci alle politiche di contrasto alla criminalità attuate nel proprio territorio e, dall'altro, alle legittime preoccupazioni di ordine pubblico e coordinamento da parte delle Forze dell'ordine. Il presente disegno di legge persegue proprio tale obiettivo. Si intende, infatti, introdurre la possibilità per i grandi centri urbani, in particolare per i comuni indicati quali aree metropolitane dal testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, di disporre di Unità di prossimità. Si consente, quindi, attraverso una novella alla legge 7 marzo 1986, n. 65, la costituzione di agenti di polizia urbana, che sulla base di specifiche caratteristiche e opportunamente formati, possano concorrere al presidio del territorio e all'attività di prevenzione dei crimini, soprattutto quelli a carattere predatorio che quotidianamente toccano la vita dei cittadini. Tale ipotesi presenta un duplice vantaggio: consente di poter disporre di agenti di quartiere qualificati per contrastare e dissuadere reati come scippi, rapine, eccetera. Allo stesso tempo, non si distolgono ulteriori preziose risorse alle Forze dell'ordine, impegnate in attività di indagine e di contrasto verso le grandi organizzazioni criminali, oltre che nel controllo del territorio. Il testo, composto di un unico articolo, oltre ad istituire le Unità di prossimità, prevede la partecipazione a pieno titolo nel comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza non solo del sindaco del comune capoluogo ma anche degli altri sindaci dell'area metropolitana interessata. Tale rilevante novità è necessaria poiché l'esperienza degli ultimi anni ha mostrato come non sia percorribile né efficace limitare l'azione di coordinamento per il contrasto della criminalità al solo comune capoluogo, ma sia necessaria invece una più ampia partecipazione dei comuni dell'area, spesso collegati al centro urbano senza soluzione di continuità territoriale. È importante richiamare l'attenzione anche sui commi 4 e 5 dell'articolo che viene introdotto, i quali prevedono che sia il Ministero dell'interno a definire sia le caratteristiche professionali dei componenti le Unità di prossimità, nonché il loro specifico addestramento; naturalmente in un quadro di concertazione con l'Associazione nazionale dei comuni italiani e sentiti i sindacati delle polizie locali. Tale aspetto è di particolare rilevanza perché consente di poter disporre di agenti di polizia locale la cui professionalità sia del tutto simile ed omogenea a quella delle altre Forze dell'ordine, sia pure con finalità in parte differenziate.