[pronunce]

La Camera – premesso che l'essere state quelle affermazioni rese nel corso di una trasmissione televisiva, di cui il deputato è conduttore, di per sé non esclude la garanzia dell'insindacabilità – osserva che occorre distinguere, quanto all'iscrizione delle dichiarazioni effettuate extra moenia nell'ambito dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, tra le espressioni del parlamentare attinenti alla politica in senso lato ed indifferenziato e quelle che invece attengono propriamente alla politica parlamentare, solo queste ultime essendo identificabili quale espressione di attività parlamentare coperte dalla insindacabilità; osserva, ancora, che per stabilire la sussistenza del nesso funzionale è necessario e sufficiente che vi sia, non già identità, ma corrispondenza sostanziale di contenuti, da valutarsi secondo criteri di ragionevolezza e non formalistici, tra le opinioni espresse in sede parlamentare e quelle che il parlamentare ha reso all'esterno. Secondo la difesa della Camera, i fatti cui le opinioni del deputato Sgarbi si riferivano erano già stati sottoposti all'esame della Camera, costituendo oggetto di numerosi atti parlamentari, presentati, nel corso del tempo, anche da altri parlamentari. La Camera ribadisce che il contenuto specifico delle dichiarazioni in discussione – al di là degli eccessi verbali connessi alla forma polemica e paradossale adottata dal deputato Sgarbi (censurata dalla relazione della Giunta per le autorizzazioni) – riguarda in generale le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Milano sulle “tangenti” che si sospettava fossero state erogate dalla Fininvest ad appartenenti alla Guardia di finanza, allo scopo di “ammorbidire” le loro verifiche sulle società da questa controllate e, in particolare, una serie di provvedimenti di custodia cautelare in carcere a carico di alcuni militari della Guardia di finanza emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, dott. Andrea Padalino. In tale contesto andrebbero valutate le richiamate opinioni espresse dal deputato Sgarbi: lo stesso riferimento alla presunta inadeguatezza del dott. Padalino determinata dalla sua giovane età non potrebbe, infatti, essere letto prescindendo dalla temperie politica in cui la vicenda complessiva, che vedeva coinvolto l'allora Presidente del Consiglio dei ministri, si andava inserendo. A ritenere diversamente, restringendo il contenuto proprio delle dichiarazioni del deputato Sgarbi alla sola vicenda degli “appunti fisionomici” concernenti il dott. Padalino, si assoggetterebbe ad una visione estremamente riduttiva l'esercizio del diritto di critica e la polemica parlamentare del suddetto parlamentare e di altri suoi colleghi; e, soprattutto, si rischierebbe di tradire l'ispirazione più profonda che caratterizza la giurisprudenza costituzionale sul tema, secondo la quale la sussistenza del nesso funzionale deve essere apprezzata secondo criteri di ragionevolezza e non formalistici, valutando se le opinioni rese extra moenia dal parlamentare e le dichiarazioni o affermazioni fatte nell'esercizio di funzioni parlamentari siano contrassegnate da una corrispondenza sostanziale di contenuti. Nella memoria si citano: l'interrogazione a risposta orale presentata alla Camera dal deputato Sgarbi nella seduta n. 45 del 1° agosto 1994 (n. atto: 3/00190) , nella quale, dopo aver richiamato l'arresto del colonnello della Guardia di finanza Giuliano Montanari e altri provvedimenti di custodia cautelare a carico di altri militari della Guardia di finanza coinvolti nello scandalo delle “tangenti Fininvest”, si chiede al Ministro competente se non ci si debbano «porre inquietanti interrogativi sull'inchiesta “Mani pulite”, nel suo complesso, per l'innegabile alto grado di inquinamento ambientale che la sta ormai caratterizzando»; l'interrogazione a risposta orale presentata alla Camera dal deputato Sgarbi nella medesima seduta del 1° agosto 1994 (n. atto: 3/00189), nella quale, dopo avere richiamato il caso accaduto a Milano di un provvedimento di arresto nella medesima vicenda, si stigmatizzava un modo di procedere che evocherebbe “altre epoche e altri modelli di giudici inquisitori”, chiedendo pertanto al Ministro competente di assumere iniziative idonee a scongiurare simili anomalie; l'interrogazione a risposta orale presentata alla Camera dal deputato Sgarbi lo stesso giorno (n. atto: 3/00191), dove, premesso un esplicito riferimento all'operato dei magistrati di Milano nelle medesime vicende legate alle indagini sulle presunte “tangenti” ricevute dalla Guardia di finanza, veniva criticata l'indifferenza manifestata dagli stessi nei confronti della sorte degli indagati e delle loro condizioni fisiche e psicologiche, e si faceva riferimento al contenuto della “lettera-testamento” di un indagato contenente una dura critica nei confronti dei medesimi giudici. La sussistenza del nesso funzionale sarebbe, poi, ulteriormente confermata da altri atti parlamentari riguardanti le medesime vicende e presentati prima della trasmissione televisiva del 15 ottobre 2004 da altri parlamentari: l'interrogazione a risposta scritta presentata il 22 settembre 1994 al Senato (seduta n. 52; n. atto: 4/01476) dal senatore Girolamo Tripodi (primo firmatario); l'interrogazione a risposta orale presentata nella seduta n. 29 del 7 luglio 1994 dal deputato Dorigo (n. atto: 3/00128); l'interpellanza presentata nella seduta n. 45 del 1° agosto 1994 dal deputato Della Valle (n. atto: 2/00156); l'interrogazione a risposta orale presentata nella seduta n. 50 dell'11 agosto 1994 (n. atto: 3/00204) dal deputato Alessandra Bonsanti; l'interrogazione a risposta scritta presentata nella seduta n. 92 del 5 dicembre 1996 dal deputato Tabladini (n. atto: 4/03252); l'interrogazione a risposta orale presentata nella seduta n. 355 del 15 maggio 1998 dal deputato Maiolo (n. atto: 3/02367). Ad avviso della difesa della Camera, pertanto, le opinioni espresse dal deputato Sgarbi nella trasmissione televisiva del 15 ottobre 1994 sarebbero legate da nesso funzionale con dichiarazioni rese nell'esercizio di funzioni parlamentari, sia dal deputato Sgarbi che da altri parlamentari, precedentemente alla detta trasmissione. Né dovrebbero essere confusi con la sostanza delle opinioni manifestate dal deputato Sgarbi nell'ambito della propria attività parlamentare e divulgate nell'attività televisiva, quelli che sono invece i toni, gli accenti ed anche gli eccessi degli argomenti utilizzati dal deputato nel corso della trasmissione televisiva. Questi ultimi, diversi certamente da quelli che sono o che si immaginano appropriati al dibattito parlamentare, sarebbero peraltro del tutto sintomatici di quella profonda trasformazione della comunicazione politica nella società contemporanea, di cui la Corte ha preso atto nella propria giurisprudenza (sentenze n. 11, n. 320 e n. 321 del 2000). Quella trasformazione, ad avviso della Camera, non è, né può essere, soltanto trasformazione od ampliamento delle sedi del discorso politico, ma è anche, se non di più, trasformazione dei modi della comunicazione: