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Come sempre in questi casi ci sono delle bellissime realtà gestite da associazioni, o direttamente dai genitori che aiutano davvero queste famiglie e i loro ragazzi, ma sono poche e con il solito enorme e insormontabile ostacolo economico. L'autismo non è contagioso, né mortale, ma è un dramma colpevolmente sottovalutato. Per queste ragioni, Fratelli d'Italia preannuncia il proprio voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FdI) . FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, diversi sono stati negli anni gli interventi normativi cui si deve far riferimento quando si tratta il problema legato allo spettro autistico, iniziando dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 aprile 2008, fino alla legge 18 agosto 2015, n. 134, cui sono seguite la legge 22 giugno 2016, n. 112 e il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017. L'incremento dei casi di disturbo dello spettro autistico osservato nell'ultimo decennio richiede tuttavia un atteggiamento consapevole che porti quanto prima a un rapido e profondo processo di riorganizzazione dei servizi, in prima istanza di quelli sanitari, per fornire una diagnosi precoce, un corretto inquadramento diagnostico e un sostegno alle famiglie, favorendo l'integrazione e il miglioramento della qualità della vita delle persone colpite. Conoscere i bisogni è essenziale per pianificare buoni sostegni, con politiche sanitarie e risorse educative e sociali adeguate per sostenere i bambini e le famiglie che quotidianamente si confrontano con questa patologia. La legge 18 agosto 2015, n. 134 pone l'attenzione sugli interventi finalizzati a garantire la tutela della salute, il miglioramento delle condizioni di vita e l'inserimento nella vita sociale delle persone, accanto agli aspetti diagnostici e riabilitativi. Ciò è sicuramente il segno di un'aumentata consapevolezza del disturbo nella comunità e di un miglioramento del livello di comprensione dell'impatto di questo problema nella società. L'ordine del giorno che oggi siamo chiamati a votare contiene importanti impegni, ai quali il Governo darà sicuramente seguito. Vorrei porre l'attenzione su uno di essi in particolare. Come spesso accade quando si tratta di patologie sanitarie, ci si concentra sul soggetto colpito e la famiglia - in questo caso, i genitori - passa in secondo piano. Un momento importante, unico, cercato e desiderato diventa un percorso difficile, carico di sofferenza e spesso di solitudine. Dai più recenti studi sui percorsi di presa in carico dell'autismo emerge come i bisogni espressi siano non soltanto quelli connessi alla disabilità vissuta in prima persona, ma anche quelli dell'intero nucleo familiare, che è costantemente impegnato sul versante dell'accudimento, dell'educazione e della socializzazione, esponendosi al rischio di vivere una condizione di isolamento sociale. I genitori, gravati dal peso costante dell'impegno assistenziale, esprimono l'esigenza di ritagliarsi dello spazio per sé e recuperare momenti da dedicare a se stessi, al rapporto di coppia e alla relazione con gli altri figli. Sono ancora poche le occasioni dedicate a questa specifica esigenza e la gestione del tempo libero dei bambini e dei ragazzi con disabilità nell'area dello spettro autistico spesso ricade solo sulla famiglia. La consapevolezza della complessità del fenomeno dell'autismo, con tutte le sue ricadute sulla tenuta del tessuto familiare e sociale in cui esso si colloca, richiede un'azione di investimento importante da parte delle istituzioni del territorio, in stretto raccordo con le associazioni dei familiari. La famiglia è il primo ambiente sociale nel quale il bambino autistico si trova a crescere e nel quale ci si impegna a perseguire l'obiettivo di integrazione, anche attraverso attività di supporto e formazione dei genitori. Aiutare il bambino autistico a sviluppare le sue abilità e i suoi interessi nell'ambiente domestico rappresenta il primo passo per sostenere il suo percorso di crescita e rappresenta, al contempo, il primo obiettivo su cui puntare per migliorare la qualità di vita propria e dell'intera famiglia. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). L'attività di supporto alla famiglia e la formazione dei genitori, attraverso dei percorsi educativi, aiuta a gestire i livelli di stress , a sviluppare meccanismi di coping migliori, che a loro volta permettono un ambiente domestico più sano e controllato. Il benessere del bambino e la sua educabilità sono imprescindibili dal benessere della famiglia in cui lo stesso è inserito. Desidero portare a conoscenza di tutti voi il progetto che si è voluto realizzare presso il distretto socio-sanitario di Pieve di Soligo, dell'azienda ULSS n. 2 Marca trevigiana denominato «Il tempo guadagnato». Come sindaci ci siamo interrogati se, al di là del supporto clinico e sanitario al soggetto affetto da disturbo autistico, potevamo sostenere le famiglie perché non si sentissero sole nell'accudimento di bambini e ragazzi così speciali e se si potesse creare attorno ai genitori una rete di supporto fattivo, una nuova forma di welfare sociale che vedesse le amministrazioni, le associazioni dei familiari, l'azienda sanitaria, le realtà produttive unite nella costruzione di un progetto che mettesse al centro le famiglie che al loro interno hanno questi ragazzi. L'idea accolta da tutti i 28 Comuni del distretto e dall'azienda sanitaria ha visto il coinvolgimento dalle Associazioni ANFFAS Sinistra Piave, ANGSA Treviso, Genitori «La nostra famiglia», il supporto della Fondazione di comunità della Sinistra Piave, il sostegno della Banca della Marca e della Regione Veneto. Il progetto si è posto quale obiettivo generale quello di favorire l'inclusione sociale delle persone con autismo e delle loro famiglie nella comunità. In particolare, da una parte si è voluto offrire alle famiglie un tempo di sollievo, inteso come tempo guadagnato per recuperare una relazione familiare, per sperimentare una graduale indipendenza relazionale del legame tra genitori e figli, per contrastare la sensazione di solitudine delle famiglie, dall'altra, si è voluto offrire un tempo di preparazione delle giovani generazioni cogliendo ogni occasione possibile di apprendimento e d'integrazione attraverso il consolidamento di un sistema di collaborazioni con il volontariato giovanile, la scuola, i servizi pubblici e privati del territorio. Sono state previste diverse proposte per le famiglie: dei pomeriggi in libertà rivolti ai genitori e ai bimbi dai cinque agli undici anni, con l'obiettivo di offrire alle famiglie occasioni di sollievo e ai bambini pomeriggi di gioco per sviluppare abilità utili alla crescita; dei percorsi educativi per le famiglie, rivolti sempre ai genitori dei bambini dai cinque agli undici anni, con lo scopo di aiutare e gestire le difficoltà e favorire un ambiente domestico più sereno; dei pomeriggi e weekend per i ragazzi dai diciotto anni in su per favorire l'autonomia e le relazioni interpersonali; l'attivazione e la preparazione di nuovi volontari a supporto delle azioni sostenute dal progetto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).