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Questa legge punta a rinnovare gli edifici, per economizzare l'energia e abbassare il costo delle bollette. Ha come obiettivo una crescita verde che mira a creare 100.000 posti di lavoro in tre anni con un investimento di 10 miliardi di euro, sempre in tre anni. L'articolo 1 della legge della transizione energetica francese prevede l'introduzione di una Carbon Tax , con un costo di 56 euro al 2020 e di 100 euro al 2030 per tonnellata di CO 2 emessa. Sviluppare i trasporti puliti per migliorare la qualità dell'aria e proteggere la salute è uno tra gli obiettivi principali. La legge intende dare priorità ai sistemi di trasporto meno inquinanti, puntando all'efficienza energetica e a utilizzare le energie rinnovabili anche in questo settore, al fine di ridurre le emissioni di gas serra, gli inquinanti atmosferici e migliorare la qualità dell'aria attraverso misure di pianificazione specifiche a tal fine. Per raggiungere gli obiettivi prefissati la legge francese cerca di mobilitare tre classi di attori della società: imprese, territori e cittadini. Prevede il potere, per i cittadini, le imprese, i territori e lo Stato di agire insieme. Si afferma inoltre che gli industriali e il mondo finanziario debbano contribuire a questo percorso di transizione. Si dota di strumenti per la governance della transizione energetica nei territori e punta a incentivare programmazione, ricerca e formazione. Per quanto riguarda l'economia circolare la legge dispone che i sacchetti di plastica vengano soppressi dal 1° gennaio 2016 e che piatti, bicchieri e stoviglie di plastica monouso vengano sostituiti nel 2020 con materiali bio prodotti e compostabili. L'obsolescenza programmata è giuridicamente considerata come una truffa. Riguardo ai trasporti, sono incoraggiati l'uso di vetture elettriche e lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica, nonché modi di trasporto « dolce » come le biciclette e l'uso in comune dei veicoli ( car sharing ), anche tra i dipendenti delle imprese. Da tenere presente che la legge della transizione energetica francese risale al 2015, e che il 1° giugno 2018 la Francia ha emanato il Piano di distribuzione dell'idrogeno per la transizione energetica, a firma del ministro Hulot. Hulot ha inteso creare una filiera industriale decarbonizzata, e ha dichiarato che « l'idrogeno giocherà un ruolo importante per la transizione energetica » e che esso costituisce una rivoluzione potenziale per i sistemi energetici. Ha poi dichiarato di investire 100 milioni di euro per i primi sviluppi di questa tecnologia nei territori. L'Accordo di Parigi sul clima L'Accordo di Parigi sul Clima del 12 dicembre 2015 (COP 21 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici/UNFCCC) è il primo accordo universale sul clima. È stato approvato dall'insieme delle 195 delegazioni presenti il 12 dicembre 2015 ed è entrato in vigore in tutto il mondo il 4 novembre 2016. Hanno firmato l'Accordo di Parigi sul clima 196 Paesi sui 197 che fanno parte della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, rendendolo così il testo più largamente e più rapidamente firmato della storia dell'umanità. Ad oggi 187 nazioni su 197 parti della Convenzione hanno ratificato l'Accordo. L'Accordo di Parigi è il primo elaborato dall'insieme delle Nazioni del Pianeta. È un testo molto pragmatico. Si tratta di dichiarazioni d'intenti senza alcuna misura coercitiva, ma adotta un criterio di trasparenza. Più che di doveri, si tratta di obbligazioni, alle quali ogni Paese dovrà sottomettersi, sottoponendo regolarmente i suoi obiettivi di riduzione dei gas serra a delle griglie di informazione e di analisi comunemente condivise e comprensibili da tutti. L'Accordo prevede di contenere di qui al 2100 il riscaldamento climatico ben al di sotto di 2° centigradi in rapporto ai livelli preindustriali e, se possibile, di puntare a perseguire gli sforzi per limitare l'aumento delle temperature a 1,5° centigradi. Per arrivare a un aumento della temperatura non superiore a 2° centigradi occorrerebbe riportare le emissioni globali al 2030 da 55 gigatonnellate ad almeno 44 gigatonnellate di CO 2 . L'Accordo fa riferimento al disinvestimento sulle energie fossili, puntando alla decarbonizzazione. L'Unione europea ha messo in atto dei negoziati per definire degli obiettivi per uno sviluppo delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica per il periodo 2021-2030 che punta a fare dell'Unione stessa il numero uno mondiale delle energie rinnovabili e della lotta contro il riscaldamento climatico. I sindaci di 91 delle più grandi città del Pianeta, riuniti a Parigi nell'ottobre 2017, si sono impegnati a bandire progressivamente dai loro territori le energie fossili che emettono gas a effetto serra e generatrici di inquinamento. Dodici di loro – tra cui Parigi, Los Angeles, Città del Messico, Tokyo, Vancouver – si sono impegnati a che una parte importante della loro città sia zona a emissioni zero di qui al 2030, e hanno promesso di non acquistare più autobus se non a emissioni zero a partire dal 2025. · Il notevole ribasso dei costi delle energie rinnovabili e la loro diffusione consentono di produrre delle quantità importanti di idrogeno a basso costo prive di emissioni di gas a effetto serra e questo può costituire una soluzione per i mix energetici di domani, che rende possibile lo stoccaggio su larga scala delle energie rinnovabili discontinue, rendendo così possibile un mondo in cui l'idrogeno, un po’ alla volta, viene a sostituirsi ai fossili e al nucleare per superare l'intermittenza del solare e dell'eolico. Infine l'idrogeno, se è prodotto da energie rinnovabili, può contribuire a una mobilità senza emissioni di gas serra di treni, camion, autobus e mezzi municipali e autovetture per lunghe distanze. Ciò permetterebbe di apportare una risposta ai problemi di qualità dell'aria, soprattutto nei centri urbani. Considerato che l'idrogeno è attualmente utilizzato principalmente nell'industria, è da lì che occorre partire per sviluppare tecnologie verdi. La Francia si candida a leader mondiale nel settore delle tecnologie a idrogeno applicate alla transizione energetica, e vuole creare una filiera industriale decarbonizzata. Altro leader mondiale di tecnologie a idrogeno è il Giappone. La Svezia sta lavorando a un progetto di acciaierie a idrogeno, e un progetto di questo tipo c'è anche in Austria. In realtà l'idrogeno si rivela molto adatto per il trasporto pesante terrestre e navale e per gli usi industriali ad alta temperatura. L'idrogeno è adatto allo stoccaggio di energia per lunghi periodi e a spostamenti per lunghe distanze. Al Global Climate Action Summit di San Francisco rappresentanti di alto livello dell’ Hydrogen Council hanno dichiarato il 14 settembre 2018 in assemblea plenaria: « L’ Hydrogen Council , una coalizione globale di oltre 50 CEO di aziende leader nel settore dell'energia, dei trasporti e dell'industria spaziale, si impegna nell'ambizioso obiettivo di garantire che il 100 per cento del carburante idrogeno utilizzato nei diversi modi di trasporto sarà decarbonizzato dal 2030.