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considerando inoltre il peso della sanità sul PIL (8,8 per cento nel nostro Paese), questo approccio alle operazioni vaccinali dovrebbe diventare strutturale, al di là della crisi contingente, al fine intanto di soddisfare i fabbisogni sanitari nella fase emergenziale, ma anche di consentire al mercato di investire, crescere e innovare; un tema critico che desta preoccupazione è quello dei parametri termici peculiari e della logistica di un prodotto dalle caratteristiche innovative che richiede la capacità di mantenimento della catena del freddo, anche a bassissime temperature (fino a meno 70 o 80 gradi centigradi) lungo tutta la filiera distributiva; per questo anche i rappresentanti degli operatori commerciali e logistici della distribuzione primaria dei prodotti farmaceutici ad uso umano e veterinario hanno sollecitato un confronto urgente con il Governo italiano e con il commissario straordinario, richiedendo la condivisione dei dati su tipologie vaccinali, temperature di gestione, canali di distribuzione, fasi distributive e quantitativi previsti, per mettere gli operatori di mercato nelle condizioni di pianificare le attività e realizzare gli investimenti necessari; la fase di somministrazione necessita di una programmazione immediata e rischia di scontrarsi con una situazione attuale di non informazione, con l'incertezza sulle modalità e l'efficacia della vaccinazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire a che punto è la stesura della bozza di piano per la distribuzione del vaccino contro il coronavirus e se siano state individuate le categorie prioritarie per la somministrazione del vaccino; quali siano gli intendimenti per la logistica, dal trasporto ai centri di conservazione delle dosi e, in particolare, se siano state previste per tempo adeguate misure per la catena del freddo necessaria alla distribuzione del vaccino; quali e quanti centri di vaccinazione sul territorio nazionale si intenda istituire e a che punto sia il confronto con le autorità regionali per la concertazione delle modalità di impiego delle piattaforme vaccinali disponibili. Atto n. 4-04492 PAPATHEU Al Ministro della salute Premesso che: il 31 gennaio 2020 il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza sanitaria in Italia per l'epidemia da coronavirus; ai sensi dell'art. 122 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 marzo 2020, il dottor Domenico Arcuri è stato nominato commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19; l'emergenza sanitaria ha richiesto il reperimento di un ingente quantitativo di dispositivi di protezione individuale, del tipo mascherine, per la popolazione nazionale al fine di contrastare la diffusione del virus; in data 19 novembre 2020 il quotidiano "La Verità" ha pubblicato un articolo dal titolo "Indagine sulle mascherine di Arcuri: 72 milioni al prodiano. E per uno yacht"; in data 20 novembre sullo stesso quotidiano un altro approfondimento con articolo dal titolo "Quell'affare da oltre 1 miliardo per le mascherine gestito dall'uomo dei ministri Pd", nel quale si riporta una ricostruzione delle vicende riguardanti le modalità di reperimento sul mercato e fornitura di mascherine da parte del Governo italiano attraverso la struttura commissariale; il commissario Arcuri si sarebbe avvalso della mediazione di un ex giornalista e di un esperto di marketing e sistemi di difesa militare, i quali, per aver consentito l'arrivo in Italia dei dispositivi di protezione individuale, avrebbero ottenuto compensi pari a 72 milioni di euro; si legge: "Come sia possibile che lo Stato abbia comprato milioni di mascherine a un prezzo unitario di 55 centesimi, quando poche settimane dopo lo stesso commissario impose ai farmacisti la vendita dei medesimi dispositivi a 50 centesimi, è un'operazione incomprensibile per chiunque"; l' iter per il reperimento mascherine avrebbe portato alla società Sunsky Srl di Milano 60.000.000 di euro di provvigioni e a quanto pare un ruolo determinante nella vicenda lo avrebbe avuto un ex direttore generale di Rai World e caporedattore in aspettativa RAI; il presidente della Sunsky, attraverso cui sono state poi reperite le mascherine, a tal proposito avrebbe dichiarato al giornale che l'ex direttore generale RAI lo avrebbe chiamato per chiedergli se conoscesse "qualcuno che potesse vendere ventilatori" ma non si arrivò ai contratti. Alle fine la Sunsky è riuscita però a trovare quello che serviva al Governo: "Quando mi ha parlato delle mascherine, lì è venuto fuori il discorso della Cina. Ho trovato prezzi più bassi di Consip, forniti in tempi molto più rapidi e con i certificati». Il mediatore ex direttore generale RAI sarebbe stato "pagato direttamente dai cinesi"; "La Verità" riporta che per solo aver messo in contatto la Sunsky con il commissario Arcuri uno degli intermediari avrebbe percepito 12 milioni di euro mentre 60 milioni sarebbero andati al secondo tramite; in particolare, uno dei due intermediari avrebbe trascorsi e rapporti di conoscenza con esponenti dell'attuale maggioranza di Governo e due ex ministri del PD; si evince che alla fine il Governo ha acquistato, attraverso la mediazione di Sunsky (capitale sociale 100.000 euro, fatturato 2019 1,8 milioni di euro, utili 500.000 euro) e della Microproducts Srl di Roma (passata da 72.000 euro di ricavi a 12 milioni nel 2019), oltre 800 milioni di mascherine per un importo complessivo di 1.250.000.000 euro; le provvigioni per la fornitura di 800 milioni di mascherine ammonterebbero a circa 72.000.000 di euro. Circa il 5,75 per cento del costo totale dei dispositivi. La Sunsky "sostiene che siano state più basse, ma non ha voluto specificare di quanto"; in tutto sarebbero stati fatti 7 ordini a 3 società cinesi. 231.617.647 mascherine FFP3 sono costate 3,4 euro l'una (trasporto compreso); 110 milioni di FFP2 da 2,16 a 2,20; 460 milioni di chirurgiche (dalla Cina, a maggio ne erano state ordinate in tutto 1,8 miliardi da 15 diversi fornitori) da 0,49 a 0,55. I prezzi, a quanto risulta, erano gli stessi per le mascherine in arrivo in primavera e i dispositivi consegnati in estate (pur se il contratto parlava anche di autunno); sulla vicenda sarebbero in atto accertamenti della Banca d'Italia per alcune anomalie ed incongruenze tra le quali il numero di mascherine consegnate che non corrisponderebbe al quantum disposto nella commessa; "Bisogna garantire trasparenza ed evitare asimmetrie" ha dichiarato il commissario Arcuri il 31 marzo 2020 sulla problematica delle mascherine e su questa vicenda appare necessario garantire adesso quella trasparenza da lui invocata, facendo chiarezza sulle procedure poste in essere per il reperimento delle mascherine, nonché sulle dinamiche che hanno portato alla scelta degli intermediari, ritenendo altresì preoccupante che il Dipartimento della protezione civile non abbia contatti stabili sui mercati internazionali dei prodotti oggetto delle proprie attività istituzionali, per cui ci si debba affidare ad estemporanee intermediazioni;