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Al riguardo, si precisa che la costituzione del consorzio di tutela per il suo eventuale riconoscimento da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è una facoltà rimessa alla decisione dei produttori iscritti al sistema di controllo, secondo i criteri stabiliti dalla legge n. 526 del 1999 o dalla legge n. 238 del 2016. Per tale richiesta di modifica la base giuridica è costituita dal regolamento (UE) n. 1151/2012, dal regolamento (UE) n. 1308/2013, dal regolamento (UE) n. 251/2014 e dal regolamento (UE) 2019/787, relativamente all'enunciazione ed all'applicazione degli stessi principi di protezione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche, registrate e protette nell'Unione europea. A titolo esemplificativo, al momento, sono stati riconosciuti ai sensi di legge soltanto 285 consorzi di tutela rispetto alle 875 indicazioni geografiche italiane (DOP, IGP e IG, a seconda di quanto previsto dal relativo regolamento dell'Unione europea, come sopra indicato), registrate ai sensi della legislazione europea; per queste ultime, prive di consorzio, non ci sarebbero pertanto soggetti legittimati all'opposizione. L'articolo 14 modifica l'articolo 191 del codice della proprietà industriale, in materia di proroga dei termini, al fine di eliminare possibili incertezze interpretative in ordine alla scadenza del termine oggetto di proroga, stabilendo che la proroga stessa può essere concessa fino ad un massimo di sei mesi a decorrere dalla data di scadenza del termine di cui si chiede la proroga. L'articolo 15 modifica l'articolo 193 del codice della proprietà industriale, prevedendo, rispetto all'istituto della reintegrazione, che consente in casi specifici la conservazione di taluni diritti di proprietà industriale, una maggiore chiarezza nella determinazione del termine entro cui può essere presentata l'istanza, così da contribuire anche a una maggiore certezza dei diritti. L'articolo 16 modifica l'articolo 207 del codice della proprietà industriale, snellendo la composizione della commissione d'esame di abilitazione all'esercizio della professione di consulente in proprietà industriale portandone i componenti da 8 a 5, anche al fine di accelerare l' iter di nomina. Si prevede, inoltre, la riduzione da diciotto a dodici mesi del periodo obbligatorio di tirocinio ai fini dell'ammissione all'esame di abilitazione. Capo III – NORME DI COORDINAMENTO ED ADEGUAMENTO L'articolo 17 modifica l'articolo 46 del codice della proprietà industriale, prevedendo che, tra i riferimenti rispetto ai quali l'Ufficio valuta la novità del brevetto, sono incluse anche le domande internazionali designanti e aventi effetto per l'Italia; si procede, in tal modo, al necessario adeguamento della normativa rispetto all'introduzione nell'ordinamento nazionale, per effetto delle modifiche all'articolo 55 del codice della proprietà industriale, introdotte dal decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, della fase nazionale di esame delle domande internazionali di brevetto. L'articolo 18 modifica gli articoli 60 e 85 del codice della proprietà industriale al fine di precisare il termine finale di durata del brevetto per invenzione industriale e per modello di utilità, chiarendo che vi è incluso l'ultimo giorno corrispondente alla data di deposito della domanda, così superando un dubbio interpretativo segnalato anche dal Consiglio dell'ordine dei consulenti in proprietà industriale. L'articolo 19 interviene sugli articoli 61 e 81 del codice della proprietà industriale al fine di tener conto della circostanza che, a seguito dell'evoluzione normativa, i certificati complementari di protezione previsti dalla legge 19 ottobre 1991, n. 349, per i quali si stabiliva una durata maggiore rispetto a quella di cinque anni prevista dalla disciplina europea, non esistono più; si eliminano pertanto previsioni normative ormai superate. L'articolo 20 abroga l'articolo 129, comma 3, del codice della proprietà industriale, il quale prevede che, in caso di contraffazione perpetrata su prodotti esposti in fiera, le Forze dell'ordine possono procedere soltanto ad un verbale di mera descrizione delle caratteristiche dei prodotti sospetti, senza poter effettuare sequestri delle merci stesse, facendo salva solo la possibilità di ottenere sequestri di natura penale ad opera delle competenti autorità. La soppressione del predetto comma garantirebbe all'azione repressiva maggior speditezza ed effettività, consentendo in ogni caso il sequestro che, precedendo l'eventuale procedimento penale, garantirebbe una tutela più celere anche nello spazio temporale limitato degli eventi fieristici, evitando una tutela tardiva che non avrebbe i medesimi effetti. Inoltre, è opportuno considerare che nell'ambito del settore fieristico, soprattutto a seguito della pandemia, le stesse fiere sono diventate ibride, con la conseguente contemporanea presenza di cataloghi digitali unitamente a esposizioni fisiche di prodotti: se per i cataloghi digitali è possibile ottenere sequestri e inibitorie, trattandosi di contenuti messi a disposizione online in violazione dei diritti, è opportuno prevedere analoga regolamentazione per la parte fisica della fiera. L'articolo 21 modifica l'articolo 138 del codice della proprietà industriale, potenziando il sistema della pubblicità degli atti inerenti a titoli di proprietà industriale, ampliando le fattispecie soggette a trascrizione ai fini dell'opponibilità verso i terzi; si aggiungono, pertanto, rispetto all'elencazione esistente, gli atti che estinguono diritti personali o reali di godimento, privilegi speciali o diritti di garanzia, e le sentenze che dichiarano il fallimento di titolari di diritti di proprietà industriale, anche ai fini del necessario raccordo con la previsione dettata dall'articolo 88, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (cosiddetta legge fallimentare). L'articolo 22 modifica l'articolo 170 del codice della proprietà industriale al fine di prevedere che, nei casi di brevettazione alternativa, vale a dire nei casi in cui una domanda di brevetto per invenzione industriale, non accolta in tutto o in parte, sia stata convertita in domanda di brevetto per modello di utilità, gli effetti del rapporto di ricerca, prodotto nell' iter di esame della domanda di brevetto per invenzione industriale, sono estesi al brevetto per modello di utilità, nella misura in cui ciò sia compatibile con la disciplina codicistica di tale tipologia di brevetto. Trattandosi, infatti, di documentazione agli atti dell'Ufficio, lo stesso non può ignorarla ai fini del compiuto esame anche della domanda di brevetto per modello di utilità.