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In questo senso, serve la creazione di una sorta di « road map » educativa e formativa che preveda -- nell'ambito di una ripristinata sinergia virtuosa tra famiglia, scuola, attività aggregative e ricreative -- le seguenti priorità: -- Considerare e intervenire non solo sulle violenze fisiche, più eclatanti, ma anche su quelle psicologiche. -- Lavorare nel quotidiano: in famiglia bisogna educare i figli all'amore per il prossimo e al rispetto della persona che ci sta accanto, stando attenti a porsi allo stesso modo con i maschi e le femmine, trasmettere l'uguaglianza di diritti e doveri. -- Partire dalla scuola, dove insegnare educazione civica, il rispetto dei sessi, l'accettazione della diversità. La prevenzione delle violenze sulle donne sarà possibile solo cambiando l'educazione dei bambini spiegando l'assurdità di qualsiasi violenza compiuta su un altro essere umano. -- Agire sull'immaginario rivolgendosi in primo luogo ai giovani maschi, lavorando sulla loro cultura a partire dall'infanzia nei luoghi dove si ritrovano e crescono. -- Non sottovalutare le «battute di spirito» o «sfottò», per arrestare il tarlo della violenza fin dal suo insorgere. -- Istituire corsi per ragazze e ragazzi di educazione alle pari opportunità, workshop per l'educazione alla sessualità responsabile allargati alle famiglie, alle associazioni, alle parrocchie. -- Diffondere il rispetto, la cultura e la conoscenza di chi è diverso per sesso, religione, preferenze sessuali, nazionalità. Educare al fatto che sia ricorrere alla violenza per imporre il proprio pensiero, sia ricorrere allo stalking per risolvere un conflitto o un abbandono è sbagliato. -- Combattere la violenza linguistica che genera stereotipi, fantasmi, paure e odio. -- Fare denuncia e informazione tramite l'arte e la creatività, così che il messaggio arrivi anche a chi non vuole sentire. E di quanto sia fondamentale il ruolo organico e sinergico della scuola nella formazione e nell'educazione alla persona nella sua integralità e complessità, è evidenziato anche dalla Direttiva del Ministero dell'Istruzione del 5 febbraio 2007 in materia di bullismo, laddove, nella premessa riconosce come fondamentale nel contrasto a tale fenomeno che i fatti di bullismo e di violenza che hanno interessato anche le nostre scuole configurano un quadro preoccupante, che pone la necessità di fornire alle istituzioni scolastiche ulteriori risorse e strumenti che consentano l'incremento di azioni volte a favorire la piena e concreta realizzazione delle finalità poste a fondamento dell'autonomia scolastica, quali la valorizzazione della persona, la crescita e lo sviluppo educativo, cognitivo e sociale del singolo discente mediante percorsi di apprendimento individualizzati e interconnessi con la realtà sociale del territorio, la cooperazione, la promozione della cultura della legalità e del benessere di bambini e adolescenti. L'autonomia delle istituzioni scolastiche, costituzionalmente garantita, è orientata infatti a favorire, come è noto, la realizzazione di interventi educativi e formativi adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti al fine di garantire loro il successo formativo. La scuola, essendo il terminale su cui convergono tensioni e dinamiche che hanno origine complessa nel nostro sistema sociale, ivi compreso il fenomeno del bullismo, rappresenta una risorsa fondamentale, l'istituzione preposta a mantenere un contatto non episodico ed eticamente strutturato con i giovani. Per tali ragioni si deve avere consapevolezza che la prevenzione ed il contrasto al bullismo sono azioni «di sistema» da ricondurre nell'ambito del quadro complessivo di interventi e di attività generali, nel cui ambito assume un ruolo fondamentale la proposta educativa della scuola verso i giovani. La presente legge, dunque, costituita da un unico articolo, intende istituire la giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza di genere nelle scuole di ogni ordine e grado, da celebrarsi nel mese di ottobre in una data fissata dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca con proprio decreto. I commi 2 e 3 prevedono che ogni istituzione scolastica, nell'ambito della propria autonomia amministrativa, organizzativa e didattica, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, promuova manifestazioni, incontri e momenti formativi, educativi e didattici, per sensibilizzare e sviluppare una maggiore consapevolezza del rispetto della persona indipendentemente dal genere, dal sesso, dalla razza e dalla religione nei ragazzi, nelle famiglie e nelle istituzioni scolastiche stesse. Il comma 4 prevede che la giornata sia comunque celebrata, indipendentemente dal fatto che possa cadere di giorno festivo, rinviandola, nel caso, al primo giorno feriale utile successivo. Il comma 5, ai sensi dell'articolo 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260, prevede che la Giornata non sia considerata solennità civile, agli effetti dell'orario ridotto negli uffici pubblici e dell'imbandieramento dei pubblici edifici. La celebrazione della giornata non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.. Art. 1. 1. La Repubblica riconosce ed istituisce la «Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza di genere», da celebrare annualmente nelle istituzioni scolastiche pubbliche, paritarie e non paritarie di ogni ordine e grado nel mese di ottobre in apposita data che deve essere fissata dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca con proprio motivato decreto applicativo della presente norma di legge. 2. In occasione della giornata nazionale di cui al comma 1, le istituzioni scolastiche pubbliche, paritarie e non paritarie di ogni ordine e grado organizzano, attraverso attività educative, didattiche e formative, nell'ambito della propria autonomia amministrativa, organizzativa e didattica, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, manifestazioni, incontri e momenti formativi, educativi e didattici, al fine di promuovere momenti di informazione e di sensibilizzazione e di sviluppare una maggiore consapevolezza del rispetto della persona indipendentemente dal genere, dal sesso, dalla razza e dalla religione 3. La Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza di genere costituisce momento di riflessione per i bambini, i ragazzi, le famiglie e di sensibilizzazione della collettività sull'importanza della necessaria interazione tra genitori e docenti, orientata verso il comune fine dell'educazione e della formazione di ciascuno e della collettività al rispetto della identità, della soggettività e del bene fisico e psico-relazionale di ciascuna persona, quali valori fondamentali da riconoscere, accettare, tutelare e, quindi, da preservare a fronte di atteggiamenti e comportamenti contrari posti in essere o minacciati da singoli o da gruppi. 4. Qualora cada in giorno festivo, le attività educative e formative di cui al comma 3 verranno svolte il primo giorno feriale utile successivo alla data individuata. 5. La Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza di genere non determina gli effetti previsti dall'articolo 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260. 6.