[pronunce]

Secondo la società, la «problematicità ed eventualità» del richiamo operato dal rimettente alle due novelle, «per completezza e cautela», non impedirebbe il vaglio di legittimità costituzionale delle disposizioni vigenti allorché il provvedimento impugnato fu adottato. Più precisamente, «il fondamento normativo» della delibera impugnata nel giudizio a quo sarebbe stato «integrato/sostituito dalla nuova versione dell'art. 44 ter della L.P. 13/1997 introdotta dall'art. 3, comma 3, della L.P. 8/3/2013 n. 3», il quale - con riguardo al regime transitorio - si porrebbe in stretta continuità con la normativa dichiarata costituzionalmente illegittima nella sentenza n. 38 del 2013. La legge provinciale n. 10 del 2014 avrebbe fissato limiti quantitativi talmente ridotti, da precludere ancora, di fatto, l'insediamento di attività di commercio al dettaglio. La stessa legge ha bensì abrogato (con il proprio art. 17) l'art. 44-ter della legge n. 13 del 1997, ma ne ha contestualmente confermato l'applicabilità a titolo transitorio (art. 8, comma 4, ultimo periodo). Il comma 11 dell'art. 8, appena citato, andrebbe considerato non per la sua diretta applicabilità al caso, ma come indice di una complessiva efficacia retroattiva dell'intervento legislativo provinciale del 2014. Tra il citato art. 44-ter e l'art. 44-bis della legge provinciale n. 13 del 1997 sussisterebbe un evidente coordinamento, in quanto se è previsto un solo centro commerciale in una zona produttiva con vocazione particolare, ciò avviene perché in tutte le altre zone produttive il commercio al dettaglio è vietato. 4.2.- Nel merito, la società ricorrente nel giudizio a quo condivide, in sostanza, le censure esposte nell'ordinanza di rimessione. 5.- In data 20 aprile 2015, la Provincia autonoma di Bolzano ha chiesto la trattazione congiunta del presente giudizio e di quelli promossi in via d'azione dal Presidente del Consiglio dei ministri sulla stessa normativa (r.r. n. 59 del 2013 e n. 1 del 2015). 6.- In data 1° giugno 2016, la Provincia autonoma di Bolzano ha chiesto il rinvio a nuovo ruolo dell'udienza per la discussione del presente giudizio e di quelli promossi in via d'azione, in attesa della allora imminente approvazione di nuove norme di attuazione statutaria in materia di commercio. Podini Holding spa e Twentyone srl hanno aderito all'istanza, mentre Aspiag Service srl si è opposta. 7.- Dopo il rinvio e l'emanazione delle nuove norme con il decreto legislativo 7 luglio 2016, n. 146 (Norma di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di pianificazione urbanistica del settore commerciale, recante modifiche e integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica del 22 marzo 1974, n. 381, in materia di urbanistica ed opere pubbliche), con istanza depositata il 21 luglio 2017 Aspiag Service srl ha chiesto che fosse fissata l'udienza per la discussione, tra l'altro, del presente giudizio, in attesa del cui esito il Consiglio di Stato ha sospeso alcuni giudizi di appello, avverso sentenze del rimettente Tribunale, di cui la stessa istante è parte. 8.- In data 19 dicembre 2017, tutte le parti hanno depositato memorie in cui, oltre a ribadire le argomentazioni già proposte, corredandole anche di ulteriori riferimenti, si confrontano con le novità normative frattanto intervenute, interpretando in modo diverso l'incidenza delle stesse sul giudizio a quo. Si tratta del d.lgs. n. 146 del 2016, della legge della Provincia autonoma di Bolzano 22 dicembre 2016, n. 27 (Disposizioni collegate alla legge di stabilità 2017), il cui art. 2, comma 1, ha novellato l'art. 44 della legge provinciale n. 13 del 1997; nonché dell'art. 8 della legge della Provincia autonoma di Bolzano 20 dicembre 2017, n. 22 (Disposizioni collegate alla legge di stabilità 2018), approvata prima ma promulgata dopo il deposito delle memorie, con il quale è stata nuovamente rivista la disciplina del commercio al dettaglio in zone produttive, prevedendosi l'individuazione nel piano urbanistico comunale di aree a ciò dedicate, previa verifica che sia garantita la tutela degli interessi contemplati nella nuova normativa di attuazione statutaria, ivi compreso l'approvvigionamento di prossimità alla popolazione locale. 8.1.- Per le società controinteressate e per la Provincia autonoma, le norme di attuazione statutaria frattanto intervenute e i più recenti sviluppi della legislazione provinciale impongono la restituzione degli atti al giudice a quo. 8.2.- Secondo Aspiag Service srl, le nuove norme provinciali del 2016 altro non fanno che dimostrare la pervicace volontà della Provincia autonoma di fare spazio, nelle zone produttive, solo al centro commerciale delle società avversarie, interdicendo per il resto il commercio al dettaglio. La difesa della società reputa che il sistema previsto nell'art. 8, comma, 4, della legge provinciale n. 10 del 2014 sarebbe, oltre che «assolutamente macchinoso», anche illegittimamente e fortemente restrittivo, come argomentato dall'Avvocatura generale dello Stato nel ricorso r.r. n. 1 del 2015.1.- Con ordinanza (reg. ord. n. 7 del 2015) del 14 novembre 2014, il Tribunale regionale di giustizia amministrativa, sezione autonoma di Bolzano, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale riguardanti la legislazione della Provincia autonoma di Bolzano in materia di esercizio del commercio al dettaglio nelle zone produttive. 1.1.- La prima questione investe gli artt. 44 e 44-bis della legge della Provincia autonoma di Bolzano 11 agosto 1997, n. 13 (Legge urbanistica provinciale), il primo nella versione introdotta dall'art. 8, comma 4, della legge della Provincia autonoma di Bolzano 23 ottobre 2014, n. 10 (Modifiche di leggi provinciali in materia di urbanistica, tutela del paesaggio, foreste, acque pubbliche, energia, aria, protezione civile e agricoltura). Il citato art. 44 (recte: il suo comma 4), regola il commercio al dettaglio nelle zone per insediamenti produttivi e, in particolare, stabilisce che, in esse, il 25 per cento della cubatura (il 40 per cento nel territorio dei Comuni di Bolzano e Merano) può essere destinato al commercio al dettaglio e alla prestazione di servizi; che in sede di prima applicazione, il 90 per cento di questo 25 per cento è riservato alla prestazione di servizi; che ai fini della quota residua per il commercio al dettaglio occorre computare anche gli esercizi già esistenti; che le attività di commercio al dettaglio in zone produttive devono essere disciplinate da un regolamento della Giunta provinciale;