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Sono, questi, i principali settori in cui il legislatore regionale potrà definire sistemi normativi tesi alla valorizzazione delle specificità dei territori, ma coerenti con gli indirizzi dettati dal legislatore statale all'esito di un procedimento legislativo in cui l'intervento del Senato delle Autonomie è chiamato a svolgere un ruolo fondamentale. La novella all'articolo 117, nel nuovo quarto comma, introduce la cosiddetta «clausola di supremazia», in base alla quale la legge statale, su proposta del Governo che se ne assume la conseguente responsabilità, può intervenire su materie o funzioni che non sono di competenza legislativa esclusiva dello Stato, se lo richiede la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica o lo rende necessario la realizzazione di programmi o di riforme economico-sociali di interesse nazionale. Per i disegni di legge in cui è attivata tale clausola, le modifiche proposte dal Senato delle Autonomie seguono il procedimento rafforzato di cui al novellato articolo 70, quarto comma, della Costituzione. A fronte della previsione della clausola di supremazia, con la novella introdotta nell'articolo 117, con il nuovo quinto comma, il disegno di legge delinea un meccanismo di delega legislativa finalizzato a prevedere uno strumento di flessibilità del riparto delle competenze tra lo Stato e regioni. L'introduzione di tale meccanismo comporta la soppressione della vigente previsione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione -- relativa al cosiddetto regionalismo differenziato e finora non attuata -- in quanto ritenuto idoneo a consentire quell'ampliamento delle competenze regionali che l'istituto del conferimento di autonomia finora non ha potuto assicurare. In particolare, si prevede la facoltà per lo Stato, previa intesa con le regioni interessate, di delegare alle regioni o ad alcune di esse, anche su loro richiesta, con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti della Camera dei deputati, l'esercizio della funzione legislativa, in materie o funzioni di sua competenza esclusiva. La delega può essere circoscritta ad un tempo limitato; dall'ambito di materie o funzioni in relazione alle quali è possibile con legge delegare l'esercizio della funzione legislativa sono tuttavia escluse alcune materie di particolare delicatezza, quali: a) l'ordine pubblico e la sicurezza, salva la polizia amministrativa locale; b) la cittadinanza, lo stato civile e le anagrafi; c) la giurisdizione e le norme processuali, l'ordinamento civile e penale e la giustizia amministrativa, salva l'organizzazione della giustizia di pace. Viene inoltre specificato che la legge che delega le funzioni legislative disciplina altresì l'esercizio delle funzioni amministrative corrispondenti, nel rispetto dei principi degli articoli 118 (sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza) e 119 (autonomia e risorse finanziarie) della Costituzione. Nell'insieme, l'assetto dei criteri di riparto delle competenze legislative delineato nel novellato articolo 117 della Carta non si limita ad ampliare la sfera delle competenze statali con l'aumento dei casi di materie e funzioni «nominate», bensì comporta, in virtù della soppressione delle materie «concorrenti», una parallela espansione della competenza legislativa regionale in ambiti che sono oggi inclusi nell'area della legge statale sui principi fondamentali. In tal modo, è attribuita alle regioni un'autonomia in sé piena -- ed espandibile con legge in altre materie e funzioni sulla base del meccanismo di delega sopra illustrato --, contemperata soltanto dalla possibilità di attivare la «clausola di supremazia», condizionata peraltro nei presupposti e nelle procedure. Infine, con la novella al comma sesto dell'articolo 117 della Carta, s'introducono, in relazione alla potestà regolamentare, nuovi criteri di riparto delle competenze volti ad assicurare in linea di principio la simmetria tra l'esercizio di tale potestà e l'esercizio delle funzioni legislative dello Stato e delle regioni. Con tale previsione dovrebbe venir meno il parallelo insistere nelle materie attualmente di competenza concorrente della potestà regolamentare dello Stato e delle regioni, che ha dato luogo, oltre che a incertezze normative, al fenomeno della cosiddetta «fuga dal regolamento» e all'emergere della citata categoria di atti «non aventi natura regolamentare». A seguito della novella, rimane comunque ferma la facoltà di delega alle regioni da parte dello Stato della potestà regolamentare nelle materie di competenza legislativa esclusiva, e la stessa viene estesa, in ragione delle suddette modifiche, anche alle «funzioni». Inoltre, per evitare incertezze e sovrapposizioni che sono affiorate in taluni ambiti, viene specificato che la potestà regolamentare spettante ai comuni e alle città metropolitane relativamente alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite, debba comunque essere esercitata nel rispetto della legge statale o regionale competente. L'articolo 27 novella l'articolo 118 della Costituzione, sia apportando modifiche consequenziali alla soppressione del livello di governo provinciale dal novellato articolo 114 della Costituzione, sia introducendo, dopo il primo comma, una previsione di carattere generale in tema di funzioni amministrative, secondo la quale esse sono esercitate in modo di assicurare la semplificazione e la trasparenza dell'azione amministrativa, secondo criteri di efficienza e di responsabilità degli amministratori. Tale nuova previsione si pone come complementare alle disposizioni e ai principi in materia di organizzazione dei pubblici uffici di cui all'articolo 97 della Costituzione e si configura come norma applicabile all'esercizio delle funzioni amministrative di tutti i livelli di governo. Il medesimo articolo 27 novella, infine, il terzo comma dell'articolo 118 della Costituzione, introducendo il riferimento ai beni paesaggistici tra le materie per le quali la legge statale disciplina forme di intesa e coordinamento tra Stato e regioni, in coerenza con le modifiche al riparto delle competenze legislative introdotte nell'articolo 117, comma secondo, lettera s). L'articolo 28 novella l'articolo 119 della Costituzione, introducendo modifiche di coordinamento che tengono conto della soppressione delle province e, in particolare, della riconduzione alla competenza esclusiva dello Stato della materia del «coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario», secondo le motivazioni sopra illustrate. Inoltre, reca una modifica al quarto comma del medesimo articolo 119, intesa a rafforzare il principio della corrispondenza tra le risorse spettanti agli enti territoriali e le funzioni pubbliche loro attribuite. In particolare, si prevede che l'insieme delle risorse derivanti dall'autonomia finanziaria regionale e locale -- dunque tributi ed entrate proprie, compartecipazioni al gettito di tributi erariali e risorse derivanti dal fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale -- deve «assicurare» il finanziamento integrale delle funzioni pubbliche attribuite ai comuni, alle città metropolitane e alle regioni. Come accennato, i disegni di legge che dispongono negli ambiti interessati dall'articolo 119 della Costituzione rientrano tra quelli per i quali il novellato articolo 70, comma quarto, della Costituzione, prevede il citato procedimento legislativo rafforzato.