[pronunce]

in secondo luogo, gli artt. 2, comma 1, lettere a) e b), 3, comma 1, lettera f), 12, 48-bis e 50 dello statuto speciale e della relativa normativa di attuazione (articoli da 2 a 7 della legge 26 novembre 1981, n. 690, recante «Revisione dell'ordinamento finanziario della regione Valle d'Aosta»), in quanto lede la particolare autonomia finanziaria, anche con riguardo all'ambito locale, della Regione autonoma, senza rispettare il metodo dell'accordo e determinando l'immediato accantonamento di somme spettanti alla stessa Regione; in terzo luogo, il principio di ragionevolezza, di cui all'art. 3 Cost., in quanto non enuncia i criteri in base ai quali è determinata la misura del contributo dovuto dalla Regione autonoma e dai Comuni valdostani. Il rinvio operato dall'art. 28, comma 3, alla futura emanazione delle norme di attuazione statutaria di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009, non sarebbe una garanzia sufficiente, dal momento che il termine di trenta mesi, decorrenti dalla data di entrata in vigore della medesima legge n. 42 del 2009, originariamente previsto per l'adozione delle norme anzidette, è stato abrogato dal comma 4 del censurato art. 28. La stessa ricorrente ha censurato, altresì, l'art. 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, il quale, dopo aver riservato all'erario, per cinque anni, le maggiori entrate derivanti dal decreto-legge, dispone che con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze siano stabilite le modalità di individuazione del maggior gettito, attraverso apposita contabilizzazione. La disposizione si porrebbe in contrasto con gli artt. 3, comma 1, lettera f), 12, 48-bis e 50 della l. cost. n. 4 del 1948, nonché con l'art. 8 della legge n. 690 del 1981 e, altresì, con il principio di leale collaborazione, di cui agli artt. 5 e 120 Cost., in particolare in quanto non stabilisce che l'apposito decreto sia emanato previa intesa con il Presidente della Giunta regionale. 4.2.- La Regione siciliana ha impugnato gli artt. 28 e 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, in quanto immediatamente applicabili a essa ricorrente, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 48. Tali articoli violerebbero, in primo luogo, l'art. 43 dello statuto speciale, il quale demanda la determinazione delle norme per la propria attuazione a una commissione paritetica; in secondo luogo, il principio di leale collaborazione, come espresso dall'art. 27 della legge n. 42 del 2009, il quale prevede un tavolo di confronto per il coordinamento della finanza delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome. La medesima Regione siciliana ha censurato poi, più specificamente, l'art. 28, il quale, dopo aver previsto, al comma 2, l'applicabilità anche alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano dell'aumento dell'aliquota di base dell'addizionale IRPEF, impone alle suddette autonomie speciali di assicurare il già descritto concorso alla finanza pubblica di cui al comma 3, con il pure già descritto accantonamento dell'importo complessivo a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali; e precisa, sempre al comma 3, ultimo periodo, che per la sola Regione siciliana si tiene conto della rideterminazione del fondo sanitario nazionale conseguente all'applicazione dell'incrementata aliquota di base dell'addizionale IRPEF. Ad avviso della ricorrente, tali disposizioni si porrebbero in contrasto con il principio di leale collaborazione, con gli artt. 36 e 37 dello statuto speciale e con l'art. 2 delle relative norme di attuazione in materia finanziaria - si intende, del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1065, n. 1074 (Norme di attuazione dello statuto della Regione siciliana in materia finanziaria) - nonché con l'art. 17, primo comma, lettera b), dello statuto speciale. In particolare, secondo la ricorrente, «l'aumento del detto gettito non è destinato alla Regione siciliana per il soddisfacimento dei suoi bisogni indistinti» e, «contemporaneamente, la rideterminazione del Fondo sanitario nazionale [...] viene destinata all'erario statale»; tale rideterminazione; ridurrebbe, fino ad azzerarlo, il contributo dello Stato alla spesa sanitaria regionale; non sarebbero rispettate le procedure previste dall'art. 27 della legge n. 42 del 2009, né sarebbe contemplata una previa consultazione della Regione autonoma. Oggetto di impugnazione è anche l'art. 28, comma 6, del citato d.l. n. 201 del 2011, come convertito, nella parte in cui prevede l'accantonamento delle somme spettanti alla Regione siciliana a titolo di Fondo sanitario nazionale, per un periodo non superiore al quinto anno successivo a quello di iscrizione in bilancio, subordinandone l'erogazione alla verifica positiva degli adempimenti regionali, ai sensi della legislazione vigente. Tale disposizione violerebbe, in primo luogo, l'art. 36 dello statuto speciale e l'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, in quanto sottrarrebbe alla Regione, per un periodo di un quinquennio, l'immediata disponibilità delle risorse in questione; in secondo luogo, l'art. 17, primo comma, lettera b), dello statuto speciale, in quanto inciderebbero sulla competenza concorrente in materia sanitaria. La Regione siciliana ha censurato, altresì, i commi da 7 a 10 dell'impugnato art. 28, i quali prevedono una riduzione del finanziamento dello Stato ai Comuni (commi 7 e 9) e alle Province (commi 8 e 10) ricompresi sia nel territorio delle Regioni ordinarie, sia nel territorio della Regione siciliana e della Regione autonoma Sardegna, per gli anni 2012 e successivi. In particolare, la riduzione opera, da un lato, sui trasferimenti erariali dovuti ai Comuni e alle Province delle due Regioni insulari e, dall'altro, sulle dotazioni di due Fondi, entrambi istituiti in attuazione della legge n. 42 del 2009: il Fondo sperimentale di riequilibrio, determinato, per i Comuni, dall'art. 2 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 (Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale) e, per le Province, dall'art. 21 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68 (Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle Province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario); il Fondo perequativo, determinato, per i Comuni, dall'art. 13 del d.lgs. n. 23 del 2011 e, per le Province, dall'art. 23 del d.lgs. n. 68 del 2011.