[pronunce]

La parte riferisce, in particolare, di essere stata inizialmente destinataria di decreto penale di condanna per il reato di cui all'art. 186, comma 2, lettera c), cod. strada, e di essere stata poi condannata, in esito al rigetto della propria opposizione avverso il decreto, alla sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, poi positivamente svolto. La parte osserva dunque che, se fosse rimasta acquiescente al decreto penale, del reato non sarebbe rimasta traccia sui propri certificati del casellario giudiziale a richiesta dell'interessato, come invece è accaduto nonostante il positivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità.1.- Con l'ordinanza iscritta al n. 111 del r.o. 2019, la Corte di cassazione, sezione prima penale, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 24 e 25 del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale, di casellario giudiziale europeo, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti (Testo A)» (da ora in poi: t.u. casellario giudiziale), nella parte in cui «non prevedono che nel certificato generale e nel certificato penale del casellario giudiziale richiesti dall'interessato non siano riportate le iscrizioni della sentenza di condanna per il reato di cui all'art. 186 cod. strada che sia stato dichiarato estinto ex art. 186, comma 9-bis, cod. strada per positivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità». 2.- Con l'ordinanza iscritta al n. 137 del r.o. 2019, il Tribunale ordinario di Napoli ha sollevato, in relazione agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost., questioni di legittimità costituzionale dei medesimi artt. 24 e 25 t.u. casellario giudiziale, «nella parte in cui non prevedono che nel certificato generale del casellario giudiziale e nel certificato penale chiesti dall'interessato non sia riportata l'ordinanza che dichiara l'estinzione del reato» ai sensi dell'art. 186, comma 9-bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada). 3.- Le due ordinanze sollevano questioni analoghe e i relativi giudizi, pertanto, devono essere riuniti ai fini della decisione. In sostanza, entrambe le ordinanze si dolgono della mancata previsione della non menzione, nei certificati del casellario chiesti dall'interessato, dei provvedimenti concernenti la sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, applicabile in caso di condanna per le contravvenzioni di guida sotto l'influenza dell'alcool di cui all'art. 186 cod. strada, e, più in particolare, della sentenza che dispone tale sanzione e del successivo provvedimento che dichiara estinto il reato in caso di «svolgimento positivo» del lavoro di pubblica utilità, provvedimenti entrambi previsti dal comma 9-bis dello stesso art. 186. 4.- In via preliminare, va rilevato che le questioni sollevate dalla Corte di cassazione - seppur esplicitamente riferite alla mancata previsione della non menzione della sola sentenza di condanna al lavoro di pubblica utilità, una volta che sia dichiarato estinto il reato - si estendono evidentemente anche al successivo provvedimento che dichiara l'estinzione del reato, al quale fa più volte riferimento la motivazione dell'ordinanza. Specularmente, l'ordinanza del Tribunale ordinario di Napoli formula le questioni con specifico riferimento al provvedimento che dichiara estinto il reato in esito al positivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, ma l'intera logica dell'ordinanza di rimessione appare rivolta a sollecitare a questa Corte un intervento additivo dal quale discenda la non menzione di entrambi i provvedimenti. In ciascuno dei due giudizi a quibus - concernenti persone che erano state condannate allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, e che avevano successivamente ottenuto la declaratoria di estinzione del reato in seguito al suo positivo svolgimento - la domanda dei ricorrenti non può d'altronde che mirare alla non menzione di entrambi i provvedimenti in parola, dal momento che la menzione anche solo di uno di essi sarebbe comunque suscettibile di produrre i pregiudizi che i ricorrenti stessi mirano ad evitare. 5.- In via ancora preliminare, occorre dare atto che, nelle more del presente giudizio, è entrato in vigore il decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 122 (Disposizioni per la revisione della disciplina del casellario giudiziale in attuazione della delega di cui all'articolo 1, commi 18 e 19, della legge 23 giugno 2017, n. 103), il cui art. 7 ha stabilito che le disposizioni dell'intero decreto legislativo acquistassero efficacia un anno dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Per effetto delle modifiche apportate da tale decreto legislativo, il certificato generale, di cui al previgente art. 24 t.u. casellario giudiziale, e il certificato penale, di cui al previgente art. 25 t.u. casellario giudiziale, sono stati unificati in un solo «certificato del casellario giudiziale richiesto dall'interessato», regolato dall'art. 24 t.u. casellario giudiziale nel testo modificato dal d.lgs. n. 122 del 2018. Conseguentemente, l'art. 25 t.u. casellario giudiziale è stato abrogato. Nonostante tali nova normativi, le questioni di legittimità costituzionale in esame conservano la loro rilevanza nei giudizi a quibus. Le richieste di cancellazione erano state formulate dai rispettivi ricorrenti nel vigore della normativa antecedente al d.lgs. n. 122 del 2018. Peraltro, le modifiche apportate all'art. 24 t.u. casellario giudiziale dal d.lgs. n. 122 del 2018 non hanno inciso sul punto oggetto delle censure dei rimettenti, ossia la mancata previsione della non menzione dei provvedimenti concernenti il lavoro di pubblica utilità disposto per le contravvenzioni di cui all'art. 186 cod. strada e la conseguente estinzione del reato, lasciando così inalterato - anche nella attualmente vigente - il vulnus lamentato dai rimettenti. Le censure dei rimettenti debbono pertanto essere riferite all'art. 24 t.u. casellario giudiziale - tanto nella versione precedente, quanto in quella successiva alle modifiche apportate dal d.lgs. n. 122 del 2018 - , nonché al successivo art. 25, nel testo in vigore anteriormente alla sua abrogazione ad opera dello stesso d.lgs. n. 122 del 2018. 6.- Così precisate nei rispettivi petita, le questioni prospettate sono fondate con riferimento a entrambi i parametri evocati.