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Vorrei informare l'Assemblea dell'esito della Conferenza dei Capigruppo, nella quale si è raggiunto un accordo all'unanimità in base al quale io scriverò una lettera al Presidente della Corte costituzionale, rappresentando che su istanza del senatore Marcucci, ma con il consenso di tutti i Gruppi parlamentari, il provvedimento che riguarda l'attribuzione del seggio vacante nella Regione Sicilia ed il relativo Resoconto sarà trasmesso per opportuna conoscenza. Era opportuno che io dicessi qual è stato il risultato dell'ultima Conferenza dei Capigruppo che ha portato a questo accordo. Comunico che al testo del documento in esame sono stati presentati gli ordini del giorno G1, a firma del senatore Grasso e di altri senatori, G2, a firma della senatrice Ginetti e di altri senatori, G3, a firma del senatore Bonifazi e di altri senatori, G4, a firma del senatore Cucca e di altri senatori, G5, a firma della senatrice Ginetti e di altri senatori, e G6, a firma del senatore Cucca e di altri senatori, i cui testi sono in distribuzione. Chiedo ai presentatori se intendano illustrarli. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, l'ordine del giorno G1 ripercorre le argomentazioni che ho già illustrato. Ripeto e ribadisco che la Costituzione è chiarissima: secondo l'articolo 57 il Senato della Repubblica è eletto a base regionale e non c'è nessuna possibilità di equivoco. Io prendo atto che sarà investita la Corte costituzionale di una lettera per conoscere la vicenda; so che la Corte si può occupare di un fatto solamente in via incidentale, quindi non comprendo quale effetto possa avere questa messa a conoscenza della Corte costituzionale; comunque, se ciò è stato deliberato all'unanimità da tutti i Capigruppo e dal Presidente, ne prendo atto. Dico solo che questa pretesa del MoVimento 5 Stelle di avere un senatore in più pescando da un'altra Regione è in contraddizione con il calcolo basato sulla popolazione, che appunto per l'Umbria prevede sette senatori e non otto, ed è fuori da ogni logica. Tra l'altro, poiché sono state avanzate altre ipotesi, spesso senza specificare di che tipo, posso dire che non ci sono altre ipotesi, perché in nessun caso è possibile alcuna analogia. La Corte costituzionale, visto che è stata investita, la possiamo citare. Nella sentenza n. 44 del 1961, la Corte ha infatti rilevato che la correzione dei risultati: «è atto di innegabile gravità poiché porta ad assegnare alcuni seggi a persone diverse da quelle a cui sarebbero spettati e persino a componenti di altre liste; perciò non è ammessa se non nei casi espressamente indicati dalla legge, non suscettibili di estensione analogica». Pertanto, così come non si può applicare una norma stabilita per l'elezione della Camera dei deputati, allo stesso modo non si può applicare nessun'altra norma come quella per le liste elettorali dei Comuni, e nessuna estensione analogica si può fare se non c'è una previsione espressa della legge; come c'è stata in precedenti leggi: ricordiamo, ad esempio, il Mattarellum. Questa è quindi la posizione per cui l'unica soluzione, che fra l'altro ha degli illustri precedenti non solo al Senato ma anche alla Camera nelle scorse legislature, è di non assegnare il seggio vacante perché il Senato è un organismo che può operare senza bisogno di avere il plenum nella sua composizione. Tra le tante soluzioni che producono una violazione della legge costituzionale, quella che comporta un numero in meno rispetto ai 315 seggi previsti dalla Costituzione è certamente quella che produce meno effetto dal punto di vista del nostro ordinamento costituzionale. Insisto pertanto nell'approvazione dell'ordine del giorno G1. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . GINETTI (PD) . Signor Presidente, ribadiamo con i nostri ordini del giorno G2 e G5 che la soluzione proposta dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari concernente il seggio non assegnato in Sicilia non è il risultato di una decisione giuridicamente fondata, ma di una deliberazione assunta in forza della logica numerica di una maggioranza politica di quest'Aula (Applausi dal Gruppo PD) e della Giunta, in chiara violazione della legge e della Costituzione repubblicana. Infatti, contrariamente a quanto proposto dalla Giunta e qui relazionato, l'ipotesi di una lista che abbia esaurito il numero dei candidati presentati in un collegio plurinominale - e non sia quindi possibile attribuire tutti i seggi ad essa spettanti in quel collegio - è espressamente prevista dalla legge elettorale del Senato, che esclude, ai sensi dell'articolo 17- bis , che possa essere assegnato il seggio vacante pescando da una circoscrizione regionale territoriale diversa (ipotesi applicabile alla Camera, ma non al Senato). Pertanto, per giustificare la proposta approvata dalla Giunta, il relatore si è richiamato al principio della sovranità popolare cioè all'articolo 1 della Costituzione, che imporrebbe di far eleggere comunque un candidato del MoVimento 5 Stelle presentatosi e non eletto in una Regione diversa dalla Sicilia, e in questo caso dalla Regione Umbria. Ma è bene ricordare che nel caso in esame la sovranità popolare non può che far riferimento, in relazione al combinato disposto con l'articolo 57 della Costituzione, al popolo siciliano, il quale si è espresso a favore dei candidati siciliani in riferimento a una rappresentanza territoriale e di comunità locale (Applausi dal Gruppo PD) , che non può essere sostituita. Dunque questo principio, che noi riconosciamo, che è un principio assoluto della Costituzione, va letto in combinato disposto. Tra l'altro, la sovranità popolare - come recita lo stesso articolo 1 - deve essere esercitata nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione; non può prevaricarla. Dal nostro punto di vista, pertanto, si potrebbe configurare un conflitto di attribuzione per eccesso di potere, quindi potremmo ipotizzare la necessità di un ricorso alla Corte costituzionale sia da parte dei singoli parlamentari sia per mano del Gruppo parlamentare, in quanto si sarebbe andati oltre il potere assegnato alla Giunta nella verifica dei poteri, che viene riconosciuto a questo organo, che in questa veste assume funzioni quasi di giustizia giurisdizionali, ma che non per questo può andare oltre i vincoli invalicabili dettati dalla Costituzione. Per tale ragione, signor Presidente, ci siamo rimessi a lei, per fare in modo che non fosse lei - nelle sue vesti - a certificare una violazione così palese della nostra Carta costituzionale. (Applausi dal Gruppo PD) . CUCCA (PD) . Signor Presidente, illustro gli ordini del giorno G4 e G6, a mia prima firma. Faccio anzitutto presente che le premesse sono evidentemente le medesime di quelle esposte in precedenza nella replica in qualità di relatore di minoranza. I due ordini del giorno si rifanno, però, a due aspetti di tipo differente. Il primo, il G4, fa riferimento all'articolo 17 -bis della legge elettorale del Senato, che, al comma 2, esclude espressamente, nei casi in cui si verifichi il problema che stiamo affrontando, ovvero l'insufficienza dei candidati per coprire i posti, la possibilità di applicare la disciplina prevista dalla legge elettorale della Camera dei deputati.