[pronunce]

Bolzano n. 10 del 1991, come sostituito dall'art. 38, comma 7-bis (recte: comma 7) della legge prov. Bolzano n. 4 del 2008, che dispone: «L'indennità di espropriazione per le aree non edificabili consiste nel giusto prezzo da attribuire, entro i valori minimi e massimi stabiliti dalla Commissione di cui all'articolo 11, all'area quale terreno agricolo considerato libero da vincoli di contratti agrari, secondo il tipo di coltura in atto al momento dell'emanazione del decreto di cui all'articolo 5». Ad avviso della rimettente, la censurata disposizione normativa, che non appare suscettibile di un'interpretazione diversa da quella letterale, stabilisce un criterio di determinazione delle indennità dei suoli non edificabili - nei quali devono ritenersi necessariamente compresi i suoli agricoli - situati nel territorio della Provincia autonoma di Bolzano, del tutto disancorato dal loro effettivo valore di mercato. La Corte di cassazione osserva che, per quanto non possa escludersi che il valore di mercato e quello agricolo minimo o massimo di tali categorie di immobili siano talvolta, in concreto, coincidenti, molto spesso il primo valore risulta (anche notevolmente) superiore al secondo, in quanto l'appetibilità di un terreno sul mercato non dipende solo dalla sua edificabilità, ma da molteplici altri fattori, quali, in primo luogo, la sua posizione e le concrete possibilità di un suo sfruttamento per fini diversi dalla coltivazione. Il giudice a quo reputa le sollevate questioni di legittimità costituzionale rilevanti nel giudizio a quo, e non manifestamente infondate, stante la apparente fondatezza del secondo motivo di ricorso con il quale Coldereiser srl ha lamentato l'erroneità dell'individuazione, da parte della Corte d'appello, del criterio di determinazione dell'indennità di asservimento del terreno oggetto di causa che non sarebbe stato valutato come agricolo. La rimettente riferisce che la Corte di merito ha ritenuto l'area in oggetto caratterizzata da «intrinseca capacità produttiva di tipo non agricolo» e ha affermato che doveva farsi applicazione dell'art. 8, comma 5, della legge prov. Bolzano n. 10 del 1991, secondo il quale per le «aree su cui esistono edifici, impianti o opere di urbanizzazione l'indennità consiste nel giusto prezzo che l'area avrebbe avuto in una libera contrattazione di compravendita al momento di emissione del decreto». La Corte di cassazione aggiunge che, ad avviso della Corte d'appello, sebbene i terreni in oggetto fossero inclusi in una zona destinata a "verde alpino" e sugli stessi non esistessero edifici, impianti od opere di urbanizzazione, la loro naturale predisposizione all'uso quale pista da sci aveva impresso agli stessi la qualifica di aree contraddistinte da un'evidente produttività di tipo industriale prevalente sulla trascurabile destinazione agricola. Inoltre, sempre secondo la Corte di merito, l'autentico e fondamentale fattore produttivo sarebbe stato rappresentato proprio dai terreni aventi le richieste caratteristiche strutturali (connotati morfologici tali da renderli idonei alla realizzazione di piste da sci e compatibili con le esigenze ambientali), mentre gli impianti di risalita assolvevano ad una funzione strumentale e secondaria. La Corte di cassazione evidenzia come, secondo la giurisprudenza di legittimità, l'art. 8, comma 5, della citata legge prov. n. 10 del 1991 si riferisca soltanto alle aree sulle quali siano stati costruiti edifici ed installate attrezzature od opere di urbanizzazione tali da avere impresso al terreno una stabile trasformazione - così da rendere attuali le originarie potenzialità edificatorie del terreno medesimo - e non già a qualunque fondo (anche non edificatorio) sul quale sussista un qualsiasi manufatto assimilabile a quelli indicati dalla norma (Corte di cassazione, prima sezione civile, sentenza 3 giugno 2010, n. 13461). La rimettente osserva che il suolo asservito nel giudizio principale risultava classificato nel piano urbanistico comunale, adottato il 24 settembre 1997 e vigente alla data di emissione del decreto di asservimento (21 dicembre 2002), come «verde alpino, prato di montagna», «destinato all'esercizio della pratica sportiva invernale». Si trattava, dunque, secondo la Corte di cassazione, di un terreno sul quale era vietata «qualsiasi edificazione ad esclusione dei lavori strettamente necessari per l'allestimento e la manutenzione delle piste» e che non poteva essere equiparato, ai fini della stima dell'indennità, alle aree su cui esistono edifici, impianti od opere di urbanizzazione. La rimettente ritiene, dunque, fondato il motivo di ricorso con il quale Coldereiser srl ha lamentato la mancata valutazione del terreno in oggetto come agricolo. Ad avviso della Corte di cassazione, la sentenza impugnata andrebbe cassata e la causa rinviata al giudice del merito per la determinazione dell'indennità in base al criterio di cui all'art. 8, comma 3, della legge prov. Bolzano n. 10 del 1991, essendo irrilevante che la ricorrente abbia erroneamente individuato la norma violata nell'art. 5-bis del d.l. n. 333 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 359 del 1992. Infatti, il testo dell'art. 8 della legge prov. Bolzano n. 10 del 1991, vigente alla data di emanazione della sentenza impugnata, era già stato modificato dall'art. 18 della legge della Provincia autonoma di Bolzano 30 gennaio 1997, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione per l'anno finanziario 1997 e per il triennio 1997-1999 e norme legislative collegate - legge finanziaria 1997), il quale, recependo il dettato della sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 1996, vi aveva introdotto la distinzione tra suoli edificabili e suoli agricoli e il comma 3, del medesimo articolo, all'epoca vigente, già prevedeva che per le aree non edificabili l'indennità di espropriazione andasse commisurata al giusto prezzo - entro i valori minimi e massimi stabiliti da una apposita commissione - da attribuire all'area quale terreno agricolo considerato libero da vincoli contrattuali agrari e secondo il tipo di coltura in atto al momento dell'emanazione del decreto di esproprio o di asservimento. La rimettente riferisce che - secondo quanto dedotto dalla società ricorrente e confermato dalla CTU disposta in corso di causa - il valore agricolo determinato dalla commissione provinciale per il tipo di coltura (malga) praticata sul fondo oggetto di causa, oscillava tra un minimo di euro 0,60 e un massimo di euro 0,80 a mq. Ne conseguirebbe, alla stregua della disciplina vigente, la liquidazione da parte della Corte territoriale, in favore di E.P., di un'indennità irrisoria rispetto a quella determinata in base al valore di mercato del suolo, stimato dal giudice di merito in euro 26 al mq. 1.3.- In punto di non manifesta infondatezza la rimettente, dunque, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 3, della legge prov.