[pronunce]

Si tratta di limiti che, a parere della Regione autonoma, non sarebbero in contrasto con il diritto UE; ma anche così fosse, del relativo dubbio - «appuntato, prima che sulla norma regionale, sulla disposizione del testo unico statale» - dovrebbe essere investita la Corte di giustizia dell'Unione europea. La difesa regionale osserva, infine, che la ragionevolezza della disposizione censurata sarebbe ulteriormente dimostrata dalla circostanza che, senza di essa, la Regione autonoma non avrebbe modo di accertare la veridicità dell'autocertificazione compiuta da cittadini extra UE, mentre per i cittadini italiani e UE «soccorre l'obbligo di collaborazione delle amministrazioni italiane e dell'Unione». A nulla rileverebbe, in senso opposto, che anche i cittadini italiani e UE potrebbero possedere abitazioni in Paesi terzi: si tratterebbe, infatti, «di possibilità marginali, mentre le norme tengono ragionevolmente conto delle situazioni normali e prevalenti», quale sarebbe la possibilità che un cittadino extra UE sia proprietario di un'abitazione nel Paese di origine e di provenienza. 8.- In prossimità dell'udienza pubblica, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha depositato una memoria illustrativa, insistendo per l'inammissibilità o la non fondatezza delle questioni sollevate. 8.1.- La difesa regionale osserva, innanzitutto, che lo ius superveniens cui si riferiscono le parti private nell'atto di costituzione potrebbe determinare, semmai, una restituzione degli atti al giudice a quo, la quale, tuttavia, sarebbe impedita dalle eccezioni in punto di ammissibilità delle questioni sollevate. A tale proposito, la Regione autonoma prende atto che anche le parti private hanno ritenuto logicamente pregiudiziali le questioni sollevate sul requisito dell'impossidenza, pur se il piano di rimozione richiesto nel giudizio a quo concerne soltanto le modalità di documentazione: tuttavia, detto carattere pregiudiziale renderebbe «perplesso e ancipite l'intero impianto dell'ordinanza». Ad ogni modo, le questioni sollevate sul requisito dell'impossidenza sarebbero comunque inammissibili, in quanto il giudice a quo non ha motivato in ordine alla loro rilevanza ai fini della decisione che è chiamato a prendere. Del pari inammissibili sarebbero le questioni sull'onere documentale, in quanto sollevate - secondo la Regione autonoma - tanto sulla sussistenza in sé di detti oneri, che implicherebbe la caducazione della disposizione, quanto sulla loro applicabilità agli stranieri lungo soggiornanti, che soli andrebbero sottratti dall'ambito applicativo della norma. 8.2.- Quanto al merito, la Regione autonoma ritiene non fondati gli argomenti addotti dalle parti private a sostegno della declaratoria d'illegittimità costituzionale. Si rileva, in particolare, che il requisito dell'impossidenza è presente tanto nella legislazione statale quanto in quella regionale e mai questa Corte lo ha ritenuto costituzionalmente illegittimo in quanto tale. La ratio, del resto, è chiara: «evitare che chi dispone di risorse immobiliari faccia ricorso alla solidarietà pubblica finalizzata a garantire che tutti abbiano una abitazione». La difesa regionale osserva, poi, che il requisito dell'impossidenza vale per tutte le misure di edilizia residenziale pubblica previste dalla legge reg. Friuli-Venezia Giulia n. 1 del 2016, ma che il contributo per gli affitti di cui al giudizio a quo è misura diversa dalle altre in quanto, come ha riconosciuto questa Corte nella sentenza n. 166 del 2018, configura una «prestazione polifunzionale [...], suscettibile di essere finanziata in modo variabile e discontinuo, in ragione di valutazioni politiche circa la necessità della sua erogazione, nell'an e nel quantum». Per quel che concerne, invece, le questioni sull'onere documentale, la Regione autonoma, in replica alle parti private, rileva, in primo luogo, che non sarebbe corretta la prospettazione secondo cui cittadini italiani e UE e cittadini extra UE abbiano identica posizione rispetto alla documentazione amministrativa, in quanto ciò è escluso già dall'art. 3 del d.P.R. n. 445 del 2000. D'altra parte, la Regione autonoma ribadisce che le norme regionali «sono fatte per i casi tipici e normali» - secondo cui è improbabile che il cittadino italiano abbia proprietà all'estero, mentre è probabile che le abbia il cittadino straniero - e in base a ciò si è chiesto allo straniero di documentare l'impossidenza solo nel proprio Paese di origine o in quello di provenienza, che sarebbe appunto la situazione tipica: onere, questo, che non sarebbe «né sproporzionato né troppo difficoltoso», tanto è vero che è la stessa normativa regionale a esentare da detto onere i rifugiati, i quali invece «hanno difficoltà a reperire documenti e ad avere rapporti con lo Stato di origine». 9.- Anche le parti private, in prossimità dell'udienza pubblica, hanno depositato una memoria con la quale hanno replicato alle difese della Regione autonoma e hanno confermato le conclusioni rassegnate nell'atto di costituzione. 9.1.- Quanto alle eccezioni di inammissibilità, le parti private le ritengono sorprendenti, in quanto in tutti i giudizi di merito la Regione autonoma si è «strenuamente battuta» perché fosse sollevata questione di legittimità costituzionale. Ad ogni modo, il percorso logico seguito dal Tribunale di Udine nel rimettere le questioni non impedirebbe a questa Corte di decidere nel merito: esse potrebbero essere esaminate entrambe «in via autonoma» oppure ritenendo che quella sull'impossidenza assorba quella sulla «discriminazione documentale». Sarebbero state sollevate «due questioni distinte, se pure collegate, entrambe esposte in modo chiaro con riferimento al contenuto di ciascuna norma, senza alcuna incoerenza logica che possa determinare la inammissibilità della questione». Non fondata e inconferente sarebbe l'eccezione circa la carente motivazione in punto di giurisdizione, sia perché mai nessun rilievo è stato sollevato nel giudizio a quo, sia perché la giurisdizione del giudice ordinario deve ritenersi pacifica. Ciò che lamenta la Regione autonoma è, dunque, la sussistenza del potere del giudice di ordinare la modifica del regolamento, che sarebbe tuttavia aspetto del tutto distinto dal tema della giurisdizione: e sulla rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale - volte a espungere dall'ordinamento la legge regionale di cui il regolamento è esecutivo - il giudice a quo ha invero motivato. Del pari non fondata sarebbe l'eccezione relativa alla circostanza che, nell'ambito di un giudizio antidiscriminatorio, non potrebbe venire in discussione un requisito - quello dell'impossidenza - valevole per la generalità dei richiedenti. Osservano le parti private che, affinché una questione sia rilevante, interessa solo che, caducata la norma, quale che sia la ragione, «il giudice possa pervenire all'accoglimento della domanda e alla rimozione della disparità denunciata»: ciò che accadrebbe nel caso di specie ove venisse meno il requisito della cosiddetta impossidenza planetaria.