[pronunce]

Esaminata da questo angolo visuale, la critica rivolta dal rimettente al limite massimo della sanzione - misura a suo avviso «irrisoria ed inadeguata» per le grandi imprese che forniscono le reti o i servizi di comunicazione elettronica - non è diretta ad ampliare l'oggetto della questione, ma a rafforzare la censura di irragionevolezza e sproporzione del limite minimo, in un contesto di lamentata incongruità complessiva del trattamento sanzionatorio delineato dalla norma censurata. 2.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri eccepisce, in secondo luogo, che le questioni sarebbero inammissibili in quanto - non essendo sufficiente l'eliminazione della disposizione censurata a riparare alla pretesa illegittimità costituzionale della quantificazione operata dal legislatore, ed essendo invece necessario a tali fini un intervento sostitutivo della stessa quantificazione - questa Corte sarebbe chiamata ad adottare scelte di dosimetria sanzionatoria affidate in via esclusiva alla discrezionalità del legislatore. Nemmeno questa eccezione è fondata. Possono essere infatti estesi alla materia delle sanzioni amministrative gli approdi della giurisprudenza costituzionale in tema di ampiezza e di limiti degli interventi di questa Corte sulla misura delle sanzioni penali fissata dal legislatore. In base ad essi, se è vero che «non appartengono a questa Corte valutazioni discrezionali di dosimetria sanzionatoria [...], di esclusiva pertinenza del legislatore», spettando «alla rappresentanza politica il compito di individuare il grado di reazione dell'ordinamento al cospetto della lesione di un determinato bene giuridico», ciò tuttavia non preclude l'intervento di questa stessa Corte «laddove le scelte sanzionatorie adottate dal legislatore si siano rivelate manifestamente arbitrarie o irragionevoli e il sistema legislativo consenta l'individuazione di soluzioni, anche alternative tra loro, che, per la omogeneità che le connota rispetto alla norma censurata, siano tali da "ricondurre a coerenza le scelte già delineate a tutela di un determinato bene giuridico, procedendo puntualmente, ove possibile, all'eliminazione di ingiustificabili incongruenze" (sentenza n. 236 del 2016)» (sentenza n. 233 del 2018). Perché ciò sia possibile, dunque, «non è necessario che esista, nel sistema, un'unica soluzione costituzionalmente vincolata in grado di sostituirsi a quella dichiarata illegittima, come quella prevista per una norma avente identica struttura e ratio, idonea a essere assunta come tertium comparationis, essendo sufficiente che il "sistema nel suo complesso offra alla Corte 'precisi punti di riferimento' e soluzioni 'già esistenti' (sentenza n. 236 del 2016)", ancorché non 'costituzionalmente obbligate', "che possano sostituirsi alla previsione sanzionatoria dichiarata illegittima"» (sentenza n. 40 del 2019, con richiamo alla sentenza n. 222 del 2018). In questa ottica, «l'ammissibilità delle questioni inerenti ai profili di illegittimità costituzionale dell'entità della pena stabilita dal legislatore può ritenersi condizionata non tanto dalla presenza di una soluzione costituzionalmente obbligata, quanto dalla puntuale indicazione, da parte del giudice a quo, di previsioni sanzionatorie rinvenibili nell'ordinamento che, trasposte all'interno della norma censurata, garantiscano coerenza alla logica perseguita dal legislatore, una volta emendata dai vizi di illegittimità addotti, sempre se riscontrati» (sentenza n. 233 del 2018). In linea con tali principi, il giudice a quo indica in effetti, nel corpo dell'ordinanza, le previsioni sanzionatorie suscettibili di fungere da punti di riferimento dell'intervento di questa Corte, individuandole nell'art. 1, comma 930, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007)», e nell'art. 51, comma 5-bis, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici), inserito dall'art. 4, comma 1, del decreto legislativo 28 giugno 2012, n. 120, intitolato «Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 44, recante attuazione della direttiva 2007/65/CE relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle attività televisive». Si tratta di norme sopravvenute all'art. 2, comma 136, lettera d), del d.l. n. 262 del 2006, che hanno ridotto a un decimo tutte le sanzioni previste dall'art. 98 cod. comunicazioni elettroniche, rispettivamente, per i «soggetti esercenti la radiodiffusione sonora, nonché la radiodiffusione televisiva in ambito locale» e, quanto alle sanzioni di competenza dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), per le «emittenti locali». Anche sotto questo profilo le questioni superano dunque la soglia dell'ammissibilità, restando peraltro da esaminare «l'aspetto inerente alla correttezza di siffatta indicazione [del giudice a quo], afferente al merito delle questioni» (sentenza n. 233 del 2018). 3.- Nel merito le questioni non sono fondate. 3.1.- La severità della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dalla disposizione censurata non è sufficiente per qualificare la scelta operata dal legislatore come manifestamente irragionevole o arbitraria. La sanzione colpisce infatti una condotta che presenta profili di particolare rilievo, giacché l'omessa comunicazione degli elementi richiesti impedisce all'autorità competente di acquisire dati, documenti e informazioni necessari per controllare l'osservanza da parte degli operatori economici delle condizioni e degli obblighi cui la legge assoggetta l'esercizio delle delicate attività di gestione delle reti e di fornitura dei servizi di comunicazione elettronica a uso pubblico. I particolari caratteri di tali attività, e il loro rilievo ai fini del conseguimento degli obiettivi generali della disciplina delle reti e servizi di comunicazione elettronica, volti a salvaguardare i diritti costituzionalmente garantiti di libertà e segretezza delle comunicazioni, nonché di libertà di iniziativa economica in regime di concorrenza (art. 4, comma 1, cod. comunicazioni elettroniche), trovano conferma nella scelta legislativa, operata nel 2006, di elevare in pari proporzione, senza alterare i rapporti fra loro, tutte le sanzioni previste dall'art. 98 cod. comunicazioni elettroniche (art. 2, comma 136, del d.l. n. 262 del 2006) e nell'eliminazione della possibilità, per gli operatori, di pagare in forma ridotta le sanzioni irrogate dall'AGCOM (art. 98, comma 17-bis, cod. comunicazioni elettroniche, inserito dall'art. 2, comma 136, lettera i, del d.l. n. 262 del 2006).