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ci sono tecnologie sempre più sofisticate, anche satellitari, che devono andare a integrare i sistemi di previsione, sorveglianza, monitoraggio e rilevamento dell'ambiente. Per gli uomini che operano nello spegnimento degli incendi servono sia i mezzi sia una formazione ulteriore. Serve inoltre un maggiore e migliore coordinamento tra i piani antincendio regionali e quello nazionale. I piani regionali devono: puntare soprattutto sulla prevenzione; contrastare l'abbandono di attività di cura del bosco; prevedere postazioni di atterraggio dei mezzi di soccorso; realizzare infrastrutture come, ad esempio, nuove vasche di rifornimento idrico utili per accelerare gli interventi di spegnimento di incendi; predisporre vie d'accesso e tracciati spartifuoco e la manutenzione delle aree periurbane. Insomma, è necessario un potenziamento della risposta al fenomeno degli incendi boschivi, migliorando la capacità operativa di chi deve coordinare gli interventi e di chi li deve realizzare sul campo. Servono anche disposizioni che potenzino, da un punto di vista giuridico, la prevenzione e la repressione degli incendi, attraverso una revisione e un'integrazione delle prescrizioni in materia di obblighi, divieti e sanzioni. Occorre quindi non solo l'inasprimento delle sanzioni, ma anche la necessità di colpire gli interessi degli autori degli illeciti, incentivando la collaborazione con le indagini e favorendo le condotte volte alla riparazione del danno causato. Spesso, a causare gli incendi nei boschi è chi dovrebbe tutelarli, quindi ci pare opportuno prevedere aggravanti per questi casi e attenuanti per chi voglia invece riparare il danneggiamento. A noi sembra che il decreto-legge in esame vada proprio nella direzione giusta. L'unica critica che mi sento di fare al suo contenuto è la seguente: per fare tutto quello che è stato previsto, dovrebbero esserci più risorse economiche a disposizione, ma sono sicuro che il Governo provvederà con ulteriori fondi già a partire dalla prossima manovra di bilancio, ricorrendo, se necessario, al PNRR. Un'altra preoccupazione è relativa a cosa sia possibile fare nelle zone che sono state soggette a incendi e al fuoco, che sono altamente degradate. I provvedimenti che erano per esse previsti - come il divieto per dieci anni di utilizzarle per il pascolo - non fanno altro che allontanare dai territori gli abitanti, gli operatori economici e i pastori. (Applausi). Cosa faranno queste persone nel frattempo? Staranno a guardare l'erba che cresce, senza poterla utilizzare per i loro animali? Ci sono situazioni tali per cui 13.000 ettari in una sola zona della Sardegna, 1.500 da un'altra parte e 20.000 in una zona della Sicilia creano un'economia locale: come potranno essere utilizzate da parte degli abitanti? È questo il problema che sottopongo a voi, onorevoli membri del Governo. Esistono disposizioni che vietano per dieci anni l'utilizzo del territorio per il pascolo e per le attività produttive. Gli abitanti che cosa faranno? A voi la risposta. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente in merito al provvedimento al nostro esame, che è stato bene illustrato dai nostri colleghi relatori, facendolo però sotto un altro profilo, concentrando cioè l'attenzione sulla competenza della Commissione bilancio, di cui faccio parte. Non siamo deputati a entrare nel merito di quello che ci viene sottoposto, ma solo ed esclusivamente sotto il profilo finanziario. Leggiamo però i provvedimenti, come gli emendamenti e il loro contenuto: molto spesso, questi ultimi vengono accantonati con la richiesta della relazione tecnica, perché magari sono importanti e devono essere approfonditi. Facciamo diligentemente il nostro lavoro, per quanto possiamo come tutti voi. Anche se non è nostra competenza, mi soffermo su un punto: molte volte, vediamo e trattiamo emendamenti che nulla hanno a che vedere con il provvedimento. Come possono testimoniare altre colleghe che lavorano con me, non solo del mio Gruppo, ma anche degli altri partiti politici, vi sono emendamenti che non hanno nulla a che vedere con il provvedimento, ma ad esso si accompagnano, sono similari o hanno qualche risvolto. Ne prendo uno ad esempio che ha tenuto banco parecchio negli ultimi giorni e nelle ultime settimane e riguarda la caccia. Il collega Floris ha parlato di grandi estensioni che per dieci anni non vengono ripopolate e non possono essere usate dai pastori, chiedendosi cosa faranno allora queste persone. Altri colleghi hanno fatto presente la necessità di perimetrare in misura ancora maggiore le aree che purtroppo sono state oggetto di questi eventi devastanti, che hanno colpito la natura in maniera drastica. Orbene, ci sono delle norme e, tornando alla caccia, faccio un esempio. Lasciando stare il fatto che si tratta di una questione che può essere divisiva e condivisa o meno, la caccia ha un suo regolamento ed è normata in maniera ben precisa da ciascuna Regione, che poi, a sua volta, disciplina le Province, i Comuni e i territori montani, quelli con la fauna selvatica o in protezione e le aree di riserva. Questa è la legge sulla caccia e ha un suo preciso limite: se c'è qualcosa che non va, la si prende, ci si mette attorno a un tavolo e si vanno a rivedere le norme ad essa inerenti. Può essere introdotto qualche elemento che migliori il provvedimento sul lato della prevenzione, per cercare di ripopolare, mettere a posto e risistemare le aree che sono state oggetto di grandi incendi, ma non si entra a gamba tesa in provvedimenti così importanti, che meriterebbero la dovuta attenzione da ogni parte (Applausi) , mettendoci dentro l'emendamento che riguarda la caccia. Così ci troviamo in una situazione divisiva: da una parte, c'è chi non vuole gli animali e, dall'altra c'è chi li vuole (cosa non vera); parliamo di un argomento che non c'entra niente (è che lo può accompagnare, ma non entra nel provvedimento stesso), dimenticando invece di focalizzare la tematica (i soldi, le risoluzioni, la prevenzione e tutto ciò che riguarda la questione incendi), che viene messa da parte, perché per due settimane si è discusso tra chi voleva aree perimetrali più grandi per gli animali e chi no, e lì ci siamo dibattuti. Non va bene! E perché? Non perché uno sia meno importante dell'altro, ma perché è una perdita di tempo talmente grande che, quando la legge verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale , chi dovrà beneficiarne dovrà andare a guardare per capire esattamente quale parte può usare e quale no, non considerando le Regioni, su cui piomberà addosso la questione, che non sapranno come muoversi, come far collimare una legge nazionale con una regionale, perché c'è il vizio di attaccarsi agli emendamenti, cosa che non va bene. Porto questa esperienza perché ho visto decine di situazioni del genere: con un popolo fuori che chiede di avere il taglio delle tasse, di poter lavorare e di tornare alla normalità, ci siamo appigliati a una questione sulla quale ci siamo divisi - mentre si sarebbero benissimo potuti fare due tavoli - e che non vede né vinti né vincitori; gli unici che continueranno a essere penalizzati saranno i cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE.