[pronunce]

- In relazione alle censure mosse con riferimento all'art. 5 della legge n. 388 del 2000, la difesa erariale ritiene che “il meccanismo redistributivo configurato dalla norma in esame appare essere totalmente 'neutrale' in ordine al relativo gettito di spettanza della Regione stessa, che non è destinato a rimanere comunque inciso negativamente”. Peraltro, sarebbe nella specie ravvisabile un'ipotesi di “nuova entrata”, poiché “tali sono incontestabilmente quelle specificamente considerate e derivanti dal previsto aumento delle basi imponibili in conseguenza dell'applicazione delle disposizioni per favorire l'emersione del lavoro irregolare”, entrate “finalizzate dalla legge alla copertura degli oneri diretti alla specifica finalità di riduzione del carico fiscale sui redditi di impresa, con priorità temporale nelle zone disagiate”. 2.2. - Con riferimento alle questioni relative ai citati artt. 23 e 25 della legge n. 388 del 2000, la difesa erariale ritiene che i temuti effetti di minor gettito per la Regione Siciliana derivanti dalle previste “compensazioni” ex art. 17 del d.lgs. n. 241 del 1997, sarebbero neutralizzati dalla norma, contenuta nell'art. 158, comma 2, della legge 388 del 2000, la quale prevede che “le disposizioni della presente legge sono applicabili nelle regioni a statuto speciale … compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”. 2.3. - In relazione all'ultima censura, relativa all'art. 67 della legge n. 388 del 2000, che introdurrebbe, secondo la prospettazione regionale, il principio del finanziamento dei comuni da parte della Regione in luogo dello Stato, l'Avvocatura generale ritiene che la norma non implichi, con particolare riguardo alla Sicilia (alla quale continua a competere l'IRPEF riscossa nel proprio territorio), la necessaria riduzione delle risorse di spettanza regionale, in corrispondenza con la prevista compartecipazione comunale al gettito relativo, giacché il chiaro disposto del comma 6 del medesimo articolo 67, prevede che l'attuazione della compartecipazione comunale all'IRPEF deve avvenire in conformità alle disposizioni statutarie delle Regioni a statuto speciale, “anche al fine della regolazione dei rapporti finanziari tra Stato, Regioni e comuni”. 2.4. - Nell'imminenza dell'udienza, la difesa erariale ha presentato memoria, con la quale, ad integrazione di quanto già dedotto nell'atto di costituzione, sono rappresentate ulteriori osservazioni. Con riferimento alla censura formulata dalla Regione in relazione all'art. 5 della legge n. 388 del 2000, l'Avvocatura generale dello Stato, nel sottolineare le trasformazioni introdotte dalla legge 18 ottobre 2001, n. 383 (Primi interventi per il rilancio dell'economia) - a sua volta oggetto di modifiche per effetto del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350 (Disposizioni urgenti in vista dell'introduzione dell'euro in materia di tassazione dei redditi di natura finanziaria, di emersione di attività detenute all'estero, di cartolarizzazione e di altre operazioni finanziarie), convertito, con modificazioni, nella legge 23 novembre 2001, n. 409 -, ha posto in evidenza che sulla base dell'intervenuta modifica è ora prevista una diversa finalizzazione del fondo, con una destinazione delle maggiori entrate, per una quota, alla riduzione della “pressione contributiva” e, per la quota residua, “al riequilibrio dei conti pubblici”. Sul punto, l'Avvocatura sostiene che, qualora non si dovesse ritenere cessata la materia del contendere in ordine alla questione di cui all'art. 5 della legge n. 388 del 2000, stante il ius superveniens, si dovrebbe comunque concludere per l'infondatezza della questione. Infatti, la norma in contestazione, limitandosi a prevedere la destinazione delle maggiori entrate, conseguenti all'incentivato incremento delle basi imponibili, al fondo istituito presso il bilancio dello Stato non si discosta di per sé da quanto prevede il richiamato art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965. Né ha pregio, secondo l'Avvocatura, l'argomentazione della Regione secondo la quale i maggiori imponibili già esistevano, almeno allo stato potenziale, quali presupposti dei tributi di spettanza della Regione, in quanto essi, in realtà, erano di fatto “sommersi” e pertanto non influenti ai fini della determinazione del relativo gettito fiscale di spettanza regionale. In ordine alla censura riferita agli artt. 23 e 25 della legge n. 388 del 2000, l'Avvocatura ritiene che essa sia da rigettare, in quanto le impugnate disposizioni, anche in relazione alla clausola di cui all'art. 158, comma 2, della legge n. 388 del 2000, secondo cui “le disposizioni della presente legge sono applicabili nelle regioni a statuto speciale … compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”, escludono che possa esser posto in discussione il principio dell'integrità del gettito delle imposte erariali localmente riscosse spettanti alla Regione. In ordine all'ultima censura riferita all'art. 67 della legge n. 388 del 2000, la difesa erariale ritiene che la paventata decurtazione del gettito di spettanza regionale per la necessità di finanziare i comuni siciliani, in luogo dello Stato, senza contestuale copertura del relativo onere, sia infondata. Infatti, il comma 6 dell'art. 67, da leggere in coerenza con la più generale disposizione di compatibilità di cui all'art. 158, comma 2, della medesima legge n. 388 del 2000, enuncia un principio opposto a quello prospettato dalla Regione; e cioè quello della neutralità finanziaria della compartecipazione comunale al gettito IRPEF nei riguardi della Sicilia, tenuto anche conto della previsione di “regolazioni finanziarie”, conseguenti alla stessa compartecipazione comunale, tra i tre diversi livelli di governo coinvolti (Stato, Regioni e comuni).1. - In via preliminare, occorre rilevare che il ricorso in epigrafe è stato proposto anteriormente all'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), talché si pone la questione circa l'influenza del nuovo Titolo V della Parte II della Costituzione in relazione all'odierno giudizio. Va qui ribadito l'orientamento già espresso da questa Corte con le sentenze n. 422 e n. 376 del 2002, in base alle quali la questione deve essere decisa avendo riguardo esclusivamente alle disposizioni costituzionali nel testo anteriore alla riforma. 2.