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Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio cominciare dalla fine per evitare di dover tagliare, in conclusione del mio intervento, una parte che invece ritengo sia molto importante. Vi spiego perché, nonostante tutto (malgrado questo Governo abbia gestito così male la pandemia sotto il profilo epidemiologico e la gestione, sotto il profilo della protezione sociale, sia stata a mio modo di vedere pessima e nonostante i rapporti istituzionali di questo Governo con il Parlamento siano stati totalmente assenti), in questa circostanza, poiché c'è la logica del pacchetto (per cui bisogna votare la fiducia per approvare il provvedimento, poiché in Senato non è possibile fare diversamente), io voterò la fiducia. Lo farò per votare il provvedimento e non tanto e non certamente per dare la mia fiducia a questo Governo, che l'ha ormai persa. Tuttavia, in questo momento devo dire che effettivamente, da quello che abbiamo sentito oggi, tra inattinenze e cabaret di basso livello, a parte qualche intervento, non si è in sostanza parlato del provvedimento. Lo scenario dipinto non è quello reale. Nel momento in cui, per esempio, si è detto che con meno partenze ci sarebbero stati meno morti, si è omesso di ricordare che migliaia sono i morti che non vengono censiti dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Quindi, quell'equazione salviniana - meno partenze, meno morti - è falsa. Il testo oggi al nostro esame va nella direzione giusta ed è questo il motivo per cui mi violento e voterò la fiducia a questo Governo. Nonostante alcune timidezze, limiti e contraddizioni, il decreto-legge del Governo è stato migliorato nettamente alla Camera dei deputati e oggi si presenta un provvedimento che va incontro alle reali esigenze. Non soltanto si riaffermano criteri di giustizia e principi dello Stato di diritto, ma, nella pratica amministrativa, queste norme consentono anche di rendere più efficienti e meno confusionarie le procedure rispetto a quanto fatto dai decreti Salvini, con cui, come si diceva, nell'ottobre e nel novembre 2018, 100.000 persone sono state rese invisibili e private di una collocazione e una residenza fisica. Come vi dicevo, colleghi del MoVimento 5 Stelle, certamente quei decreti hanno creato condizioni di maggiore insicurezza, come era facile prevedere (non ci voleva, come si dice a Napoli, l'arca di scienza, in quanto era immediato). È chiaro che le persone marginalizzate non potessero far altro, nell'irregolarità, che trovare sfruttatori e rivolgersi alla criminalità. Lo dicevamo due anni fa. Benvenuti. Finalmente si sta approvando una norma che non è alla ricerca del consenso, non è propaganda. Questo è importante: realizzare in Parlamento qualcosa che abbia finalità che possiamo condividere, senza necessariamente dover inseguire il facile consenso delle masse. Va bene, sarà anche impopolare, ma è quanto si si deve fare. Occorre però anche ricordare che non è soltanto il centrodestra che ha fatto male - anzi, malissimo - in questa materia, con la Bossi-Fini, ma anche il centrosinistra, che con la legge Minniti-Orlando ha cancellato l'appello per una categoria di persone, ovvero ha stabilito che, per alcune categorie, non ci fosse il secondo grado. È una follia: una norma così cancella lo Stato di diritto. Occorre ripensare su queste norme, perché c'è un vulnus gravissimo nella struttura stessa della giustizia, che va rimosso, come oggi sono da rimuovere alcune storture create dai decreti Salvini. Bisogna però avere il coraggio di andare avanti e di affrontare i problemi ancora esistenti, come diceva la collega Nugnes, in tema di cittadinanza e di giustizia. Nel provvedimento in esame ci sono anche novità importanti, che comunque ci consentono di ripristinare almeno il modesto livello di civiltà ante decreto Salvini. Era già modesto, ma vediamo alcuni di questi aspetti. Intanto i permessi di soggiorno possono essere convertiti in permessi di lavoro e questo è importante, soprattutto sotto l'aspetto delle cure mediche, che è possibile ottenere. Questa è una delle modifiche introdotte dalla Camera dei deputati e lo sottolineo, colleghi, perché voglio evidenziare che il lavoro parlamentare non è privo di significato, quando è fatto bene e i colleghi della Camera dei deputati hanno fatto un buon lavoro, tutto sommato. Il raccordo tra l'articolo 5, comma 6, e l'articolo 19 evita confusione e discrezionalità da parte dell'amministrazione, stabilendo che può essere rilasciato il permesso di soggiorno per protezione speciale. La propaganda della Lega aveva creato un assetto confuso e un'enorme massa di irregolarità. Il ripristino dell'accoglienza da parte dei Comuni, con gli ex SPRAR, che oggi si chiamano SAI e cioè sistemi di accoglienza integrata per i richiedenti asilo non distingue più, non marginalizza più e quindi non criminalizza i richiedenti asilo rispetto ai titolari di protezione, e questo è un altro dato importante. Finalmente si riapre la possibilità di ingresso per lavoro, con la programmazione e i decreti flussi, da anni bloccati. È dunque importante dire che dappertutto, nel Paese, in quest'Aula, alla Camera dei deputati, tutti concordiamo sul fatto che bisogna regolarizzare. Bene, ma come si fa se non si riaprono i flussi? Il decreto-legge in esame comincia a farlo. Ci voleva poco, ma qui lo facciamo. Per entrare in Italia - siamo tutti d'accordo su questo e l'ho sentito da tutte le parti - gli stranieri non si devono rivolgere alla malavita o al trafficante, ma allo Stato, il quale deve avere dei percorsi di accoglienza e di integrazione, come giustamente dicevano alcuni colleghi. Non bisogna dunque affidarsi a delle norme cieche, di chiusura, senza visione e prospettiva, come erano le norme dei decreti Salvini, perché creare un muro in mezzo al mare non ferma il mare, ma lo devia e quindi arrivano in via autonoma, non ne conosciamo il nome e la storia e non abbiamo sicurezza. Ecco la congiunzione tra immigrazione e sicurezza. (Richiami del Presidente). Concludo, signor Presidente, anche se ci sarebbero tante cose da dire. Sul decreto sicurezza bis qualche passo ancora andava fatto, ma lo tralascio. Per fortuna è stato espunto quel richiamo all'articolo 19 della Convenzione di Montego Bay, perché era sbagliato. Vanno richiamate tutte le Convenzioni e in toto , cioè va detto che, nel momento in cui c'è un soccorso in mare, quelle persone non sono più immigrati, ma sono naufraghi e cambia lo status . PRESIDENTE. Deve concludere, senatore, mi dispiace. DE FALCO (Misto-+Eu-Az) . Concludo, signor Presidente, dicendo soltanto che apprezzo questo cambiamento di rotta da parte del MoVimento 5 Stelle. Certo, fa anche un po' male personalmente, Presidente, che io sia stato oggetto di espulsione da quel Gruppo politico e oggi non ci sia nemmeno una chiara ammissione di errore da parte loro, non nei miei confronti, ma nei confronti della norma, perché questo è stato il problema di tantissime persone morte in mare. La gente che andava a soccorrere si è trovata davanti a un dramma: la sanzione o il dovere. C'è ancora questo dramma e va eliminato.