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Siamo amareggiati, dispiaciuti, costernati di non poter votare il decreto-legge sicurezza. Siamo costernati perché, se il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia su questo provvedimento, a persone come noi, che condividono con la Lega il governo di Regioni e città, vivendo insieme tutti i problemi che poco fa ho ricordato, appare una misura ingiusta, non corretta. Sono molto dispiaciuto, dispiaciutissimo, perché provvedimenti del genere non debbono essere sottoposti a questione di fiducia. Questi provvedimenti devono essere lasciati liberi di essere emendati e migliorati da parte dell'Assemblea che ha il diritto e il dovere di votarli. Concludo, Presidente, dicendo che noi crediamo che il provvedimento in oggetto sia migliorativo della situazione a cui fino ad oggi abbiamo assistito. Crediamo che sia un provvedimento necessario. Crediamo che sia un provvedimento importante, ma speriamo vivamente che aver posto la questione di fiducia non sia un elemento di scambio per una tragedia che poco fa ho sentito ricordare dal collega Grassi che si chiama prescrizione, perché su questa non dovete - vi prego - fare passi indietro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ve lo dice uno che ha rinunciato alla prescrizione per le proprie questioni giudiziarie. Ritengo civile, in uno Stato democratico, che siffatti provvedimenti non possano venire da un Governo di cui fa parte un alleato serio come lo è per me sul territorio la Lega. Quindi, mi raccomando perché vigileremo e su questo - lo dico sinceramente - non potremo e non vorremo fare sconti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (Misto-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono provvedimenti la cui filosofia ispiratrice è decisamente superiore, per importanza, al merito e alle misure. Non vi è dubbio che alcune norme correttive rispetto a dispositivi del passato possano essere considerate giuste anche da chi le parla. Penso alle modifiche al codice della strada che hanno un influsso anche sul tema della sicurezza; penso a interventi che incentivano il lavoro delle Forze dell'ordine e che sono correttamente disposti. La filosofia che ispira il provvedimento, però, segna un punto di passaggio deciso da una società aperta a una società fondata sul nazionalismo etnico. Non è questo il provvedimento che segna il passaggio. Questo è il provvedimento che avvia il passaggio dalla società nella quale abbiamo vissuto, figlia di intenti e di valori repubblicani, a qualcosa che appare di natura decisamente diversa. Nel merito ricordo volentieri alla senatrice Santanchè che nel mezzo, tra Alfano e Salvini, c'è la risoluzione della questione sbarchi affidata al ministro dell'interno Minniti. Non è un salto che si può fare con facilità o semplicemente, ed è la ragione per la quale, nel merito, io definisco questo provvedimento come ambiguo. E lo definisco tale, Presidente, perché, se fosse stato assunto nel momento in cui ci fossimo trovati nel mezzo del caos e delle difficoltà provocati da un numero esagerato di sbarchi, esso avrebbe avuto una sua ragione d'essere. Ma non ha ragion d'essere in questi termini quando il tema sbarchi può essere considerato tamponato - e leggo i numeri, questa valutazione non riguarda un'opinione soggettiva - dal mese di giugno del 2018. Nel merito, in questo caso, eliminare la protezione umanitaria significa provocare un rischio concretissimo, e cioè il rischio di avere potenzialmente almeno 60.000 migranti che provengono perlopiù da Paesi con i quali non abbiamo contratto alcun accordo di rimpatrio. Ne cito quattro: il Gambia, il Pakistan, il Mali e il Senegal. Su questo fronte - e spendo i miei minuti nel merito, riservandomene uno sulle conseguenze politiche di questo provvedimento - l'ambiguità si lega alla differenza tra ciò che si sostiene pubblicamente e ciò che è scritto concretamente nel provvedimento. Vi è un premio per i centri di accoglienza gestiti da privati; è indubbio che sono stati quelli che nel tempo hanno provocato una maggiore insicurezza sul territorio. Non c'è alcuna previsione di coinvolgere i migranti regolari in lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; era una misura che era stata prevista, programmata, della quale non c'è alcuna lettura. Io non la penso come il senatore Mallegni. Ho seguito anch'io, qualche tempo fa, la questione migranti, per una parte. Non c'è dubbio che gli SPRAR, cioè l'ospitalità in piccole comunità, abbiano generato un numero minore di problemi rispetto, invece, alla presenza di grandi numeri di migranti all'interno di piccole comunità locali. Non c'è alcuna certezza della pena. Come si discute in un ramo del Parlamento di modificare i termini e i tempi della prescrizione, mi sarei aspettato che, al di là della visione generica riguardante la certezza della pena, si potesse leggere nel provvedimento anche una concreta misura che lo rendesse operativo. Mancano - è già stato ricordato - misure contro le mafie di colore, che ormai gestiscono e governano alcuni mercati, in testa il mercato della droga. E Dio non voglia, signor Presidente, che rimanga - ma rimarrà - quella misura che riguarda i mendicanti. È stata una questione controversa per secoli. La Chiesa decise - e lo dico da laico - che non spetta a noi esaminare la vita degli altri ed è diventato un principio fondamentale in tutte le Costituzioni liberaldemocratiche. Non basta - mi rivolgo al ministro dell'interno assente Salvini - ostentare il dono ricevuto della madonnina di Medjugorje. Conviene ostentare di meno le madonnine, di Medjugorje o da qualsiasi località santa provengano, e magari attenersi a un dettato costituzionale. L'ultima questione riguarda le conseguenze politiche, delle quali non si è assolutamente parlato, almeno finora. La politica, signor Presidente, è compromesso. Ci sono compromessi alti, compromessi mediocri, compromessi bassi. Noi siamo di fronte a un provvedimento che non presenta alcuna forma di compromesso. Siamo di fronte al cedimento del MoVimento 5 Stelle rispetto all'agenda dettata da una componente a oggi minoritaria, ancorché nei sondaggi maggioritaria, che compone il Governo guidato dal presidente del Consiglio Conte. Non c'è dubbio che vi saranno degli effetti; saranno effetti politici e non si registreranno soltanto nei sondaggi. Chi scrive l'agenda politica vince sempre. Il problema è della componente che sta accanto a chi scrive l'agenda politica, tanto più quando si è di fronte a una rottura dell'anima. Questa misura rappresenta, per il mondo 5 Stelle, un'eversione rispetto ai valori che, perlomeno in questo campo, per lunghi anni hanno sostenuto. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice De Petris) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, abbiamo già detto, in sede di discussione generale, quando ancora non era stato presentato l'emendamento del Governo e posta la fiducia, che il decreto-legge sicurezza, per me, per il Gruppo Forza Italia, era e rimane uno dei provvedimenti più importanti.