[resaula]

con la stessa disposizione, al fine di addivenire a un generale riordino della materia da effettuarsi entro il 31 dicembre 2015, si è proceduto a rinviare a tale data la scadenza delle concessioni demaniali marittime in essere; in conseguenza dei suddetti interventi legislativi, la Commissione europea, in data 27 febbraio 2012, ha archiviato la procedura di infrazione n. 4908/2008; il riordino della materia delle concessioni demaniali marittime ha incontrato oggettive difficoltà derivanti, sia dall'attuale assetto costituzionale nel riparto delle competenze fra Stato e Regioni, ex articolo 117 della Costituzione, sia per la presenza dei diritti dei concessionari derivanti dalla normativa previgente abrogata, meritevoli di attenta considerazione, anche al fine di evitare un pericoloso contenzioso in danno dell'Erario; la complessità della materia è anche dovuta alla necessità di non pregiudicare i diritti sorti in capo ai concessionari, sia in ordine al legittimo affidamento nella stabilità delle aziende sin qui garantita dal cosiddetto diritto di insistenza, sia per quanto riguarda la proprietà privata delle aziende sorte sulle aree concesse, essendo le stesse intimamente connesse a queste ultime; la consapevolezza di questi aspetti ha indotto il legislatore a ritenere insufficiente il termine del 31 dicembre 2015 e, quindi, con l'art. 34- duodecies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha disposto la scadenza al 31 dicembre 2020 per il definitivo riordino della materia prorogando a tale data le concessioni in essere; a ciò si aggiunga che con l'art. 1, comma 547, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità per il 2013), e l'art. 1, comma 291, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità per il 2014), si è operata l'estensione dell'oggetto del riordino anche ad altre tipologie di demanio quale quello lacuale e fluviale nonché alle concessioni demaniali aventi finalità diverse dal turistico-ricreative; la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 14 luglio 2016, nelle cause riunite C-458/14 e C-67/15 Promoimpresa, su rinvio pregiudiziale operato dai TAR Lombardia e Sardegna, ha ritenuto la proroga, ex art. 1, comma 18, del decreto-legge n. 194 del 2009 e successive integrazioni e modificazioni non conforme al diritto comunitario; con l'art. 24, comma 3- septies , del decreto-legge 24 giugno 2016 n. 113, recante "Misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio", convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016 n. 160 si è disposto che "conservano validità i rapporti già instaurati e pendenti in base all'articolo 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25"; il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 873 del 12 febbraio 2018, ha disapplicato siffatta disciplina sopravvenuta, ritenendola, analogamente alla proroga, ex decreto-legge n. 194 del 2009, incompatibile "con l'articolo 12, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2006/123/CE e, comunque, con l'articolo 49 TFUE"; questo orientamento giurisprudenziale rischia di aumentare pericolosamente lo stato di precarietà e di incertezza del settore; i diversi interventi legislativi sulla materia effettuati dalle Regioni (legge regionale Emilia-Romagna 23 luglio 2009, n. 8; legge regionale Toscana 23 dicembre 2009, n. 77 e 9 maggio 2016 nr. 31; legge regionale Marche 11 febbraio 2010, n. 7; legge regionale Veneto 16 febbraio 2010, n. 13; legge regionale Abruzzo 18 febbraio 2010, n. 3 e 27 aprile 2017 nr. 30; legge regionale Liguria 30 luglio 2012 nr. 24; legge regionale Puglia 10 aprile 2015 nr. 17 (legge regionale Friuli-Venezia Giulia del 21 aprile 2017 nr. 10) sono stati tutti oggetto di contenzioso davanti alla Corte costituzionale che li ha dichiarati incostituzionali vertendo in tema di concorrenza, competenza esclusiva dello Stato (sentenze della Consulta n. 180 del 20 maggio 2010; n. 233 del 1° luglio 2010; n. 340 del 26 novembre 2010; n. 213 del 18 luglio 2011; nr. 171 del 4 luglio 2013, nr. 157 del 7 luglio 2017; n. 40 del 11 gennaio 2018; nr. 109 del 30 maggio 2018; nr. 108 del 7 giugno 2018); i Governi che si sono succeduti in questi anni hanno manifestato, anche e soprattutto attraverso l'impugnativa delle leggi regionali, una visione assai parziale dei principi comunitari, invocando esclusivamente l'applicazione della "Direttiva Bolkestein" e dell'obbligo di trasparenza e non discriminazione nell'assegnazione di beni pubblici (quindi le gare) trascurando del tutto due altri principi fondamentali proprio del diritto europeo; in primo luogo, la tutela della certezza del diritto e della buona fede di chi ha confidato in un assetto normativo e amministrativo previgente; il cosiddetto "legittimo affidamento" così come i Governi nelle impugnative hanno sempre trascurato anche il diritto alla proprietà della propria azienda costituzionalmente e comunitariamente tutelato; la Regione Liguria, in data 10 novembre 2017, per la tutela delle aziende balneari ivi operanti ha emanato due leggi: la n. 25 sulla "Qualificazione e tutela dell'impresa balneare" e la n. 26 sulla "Disciplina delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative"; il Governo pro tempore Gentiloni, il 12 gennaio 2018, ha impugnato davanti alla Corte costituzionale le due leggi regionali citate emanate dalla Liguria in data 10 novembre 2017, del resto approvate a larghissima maggioranza (la n. 25/2017 addirittura all'unanimità), con il consenso di tutte le associazioni di categoria; con l'impugnativa, il Governo ha censurato, oltre alla violazione della Direttiva Bolkestein, ancora una volta l'incompetenza della Regione per il rischio di disparità di trattamento fra imprese ubicate in Regioni diverse; la Corte costituzionale ha fissato l'udienza sulle verifiche della costituzionalità delle due leggi regionali della Liguria, nelle date del 6 novembre per la legge regionale n. 25 e del 20 novembre per la legge n. 26; il Governo Conte ha inserito nel suo programma la precisa e inequivocabile volontà politica di un "superamento degli effetti pregiudizievoli per gli interessi nazionali derivanti dall'applicazione della cd Direttiva Bolkestein" (punto n. 29); nella seduta del 27 giugno 2018, il Senato ha approvato la risoluzione contro l'applicazione della Direttiva Bolkestein alle spiagge, presentata dai senatori Gasparri ed altri;