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Al di là di come la si pensi su questa proposta e su questo disegno di legge di revisione dell'elettorato del Senato, che dovrebbe essere discusso, secondo il calendario, proprio nell'ultima seduta del Senato prima delle votazioni su un referendum che riguarda di nuovo il Senato (perché riguarda la riduzione del numero dei parlamentari sia alla Camera sia al Senato), accavallare le due questioni confonde le idee, già abbastanza confuse: per un'informazione molto scarsa sui mezzi di informazione a proposito del referendum ; per il fatto che i referendum si svolgono abbinati a importanti elezioni regionali (e questo non era mai successo in passato); per il fatto che all'estero vi è un'enorme difficoltà, intanto a far conoscere i contenuti del referendum , ma anche perché in molti Paesi vi sono difficoltà oggettive (i nostri consolati sono a funzionalità quantomeno ridotta e, in certi Paesi, le Poste addirittura non funzionano a causa della pandemia). Dunque, francamente non vediamo le ragioni per discutere a tutti i costi questa settimana quel disegno di legge. Vediamo, invece, tutte le ragioni per discuterne, senza alcun ritardo di rilievo, immediatamente dopo la tornata elettorale del referendum e delle varie elezioni regionali e comunali. Riteniamo che questo sarebbe un andamento dei lavori molto migliore e che, se qualcuno pensa di farsi una pubblicità particolare con questo disegno di legge, è un motivo ulteriore per ritardarne la discussione. Le riforme della Costituzione si dovrebbero fare perché sono e si ritengono giuste e perché servono al Paese, non per fare uno "spottino" elettorale, che infatti incide su una Costituzione che è stata scritta con ben altri propositi, nel 1946 e nel 1947, e che meriterebbe rispetto e un'adeguata discussione (che peraltro, sul disegno di legge di cui stiamo parlando, quello sull'estensione dell'elettorato del Senato, sembra assai poco chiara). Si parte infatti dalla Camera, che estende solo l'elettorato attivo. Qui viene approvato in Commissione, all'ultimissimo momento, un testo che cambia completamente, anche con riferimento all'elettorato passivo. Sembra vi sia un emendamento - presentato dallo stesso relatore, che aveva dato parere favorevole all'inclusione anche dell'elettorato passivo nella riforma - con il quale si tornerebbe indietro. Sarebbe molto meglio discutere altrove, ma sicuramente non nell'ultima seduta prima delle competizioni elettorali e referendarie. Certe questioni, in particolare relative alla Costituzione, bisogna esaminarle con una certa attenzione, anche per rispetto dei 49 milioni di italiani che vengono chiamati a votare il 20 e 21 settembre. Indipendentemente da quello che diranno su una questione riguardante lo stesso organo, cioè il Senato - oltreché, naturalmente, la Camera - diciamo: comunque decidiate, facciamo anche un'altra cosa. Le due questioni non possono essere disgiunte, perché sempre di Senato e di architettura costituzionale si tratta. Non è che cambiamo un pezzo; non è il vestito di Arlecchino: è una costruzione che deve avere le sue ragioni e i suoi equilibri. Se vogliamo fare gli "spottini", allora si può andare avanti così. Se si vuol fare una riforma seria, bisogna agire in un altro modo. PRESIDENTE . Senatore Malan, se posso riassumere, comunque la sua proposta di modifica del calendario è la medesima avanzata dal senatore Romeo. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea volta a posticipare alla settimana del 23 settembre la trattazione della modifica costituzionale contenuta nel disegno di legge n. 1440. Non è approvata. Dispongo la controprova. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Non è approvata . (Commenti del senatore Nencini) . Senatore Nencini, possiamo raccogliere il suo voto direttamente in segreteria. Discussione del documento: Doc Doc. XXII-bis, n. 3 Relazione sulla governance dei servizi antiviolenza e sul finanziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio, approvata dalla Commissione femminicidio nella seduta del 14 luglio 2020 Approvazione della proposta di risoluzione n. 1 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del documento XXII- bis , n. 3. La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo alla relatrice se intende integrarla. VALENTE, relatrice . Signor Presidente, le chiedo l'autorizzazione a lasciare agli atti il testo scritto della mia relazione, che cercherò di illustrare oralmente, soprattutto per essere breve e incisiva. (Brusio) . PRESIDENTE. Senatrice Valente, la Presidenza la autorizza in tal senso, ma le chiedo la gentilezza di attendere che l'Assemblea si metta in ascolto della relatrice, che ha cominciato la sua esposizione. Cortesemente, colleghi, se abbassiamo i toni delle discussioni personali, io in primis ho l'opportunità di ascoltare la relatrice, grazie. VALENTE, relatrice . Conoscendo l'attenzione e il rispetto, vorrei evitare di leggere una relazione che potrebbe apparire stanca e rituale, perché proprio non si tratta di ciò, ma innanzitutto del frutto di un anno importante di lavoro per la nostra Commissione. In premessa non posso che ringraziare le commissarie e i commissari non solo per il merito, per l'attenzione e anche per la sensibilità con cui abbiamo tutti insieme costruito questo lavoro, ma anche perché abbiamo lavorato di comune accordo - in questo periodo forse non è proprio usuale - forze di maggioranza e forze di opposizione. Per l'ennesima volta, questa Commissione ha scelto ed è riuscita ad approvare una relazione importante all'unanimità. L'abbiamo fatto il 14 luglio. Ringrazio dunque tutti i Capigruppo per avere velocemente inserito all'ordine del giorno dei lavori dell'Assemblea la nostra relazione. Proprio in questi giorni si ricorda l'importante Conferenza di Pechino e molte sono state le donne e gli uomini che hanno scritto di quella data, di quello straordinario evento e di quanti passi sono stati fatti. La presentazione della relazione al nostro esame, tenuta oggi che non è il 25 novembre né l'8 marzo, cioè non è una data assolutamente rituale, a mio parere è la risposta migliore che questo Parlamento può dare alle tante donne che ancora ogni giorno - lo vorrei dire - non solo vengono ammazzate, ma subiscono violenza in ogni forma. Assistiamo a numerose dichiarazioni, innanzitutto di politici, ma anche di altri opinion leader , che si indignano di fronte alle violenze che subiscono le donne, leggendo in tale violenza anche una faccia di questo Paese. Credo che la risposta migliore a tale indignazione sia quella che possiamo dare con gli atti, i provvedimenti e le leggi, che da soli non bastano, ovviamente, ma che possono aiutare a cambiare la cultura di un Paese. Tornerò in seguito su questo concetto. A proposito della nostra relazione e del nostro anno di lavoro, abbiamo scelto non a caso, come Commissione, di non presentare una relazione unica su tutto il lavoro che sarà svolto nel corso degli anni - anche grazie alla proroga che il Parlamento ha voluto concedere alle nostre attività, facendo coincidere la fine dei lavori della Commissione con la scadenza della legislatura - ma di puntare l'attenzione su singoli aspetti.