[pronunce]

che le aliquote dell'imposta unica sulle scommesse sono individuate quale percentuale delle suddette quote di prelievo, sicchè lo stesso principio è violato in via derivata dall'art. 4, comma 1, lett. b), d. lgs. n. 504 del 1998; che, anche a non voler riconoscere la natura di prestazione patrimoniale imposta all'art. 3, comma 231, della legge n. 549 del 1995) e, quindi a non pervenire per questa via al mancato rispetto dell'art. 23 della Costituzione, comunque la disposizione sull'imposta unica (art. 4, comma 1, lett. b), cit.) viola anche direttamente lo stesso principio costituzionale poiché un elemento essenziale della prestazione tributaria è comunque desunto da una fonte secondaria e non primaria, sicchè, in sostanza, l'aliquota dell'imposta unica sulle scommesse sportive non è determinata con riferimento a criteri e parametri chiaramente prestabiliti nella legge, ma dipende di fatto da decisioni amministrative (sulle quote di prelievo) a loro volta non ancorate a parametri e criteri fissati in fonte primaria; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, comunque, infondata, perchè l'attività inerente alla raccolta delle scommesse sportive è - contrariamente a quanto ritenuto dall'ordinanza di rimessione - pienamente libera, ricadendo nella sfera di autonomia contrattuale del soggetto concessionario (Tar Lazio, sez. II, 10 novembre 1984, n. 1592), con conseguente non operatività dell'art. 23 della Costituzione, poiché si versa in una di quelle ipotesi in cui la prestazione patrimoniale richiesta, comprese le modalità per la sua determinazione, è stata previamente e liberamente accettata dal soggetto sul quale grava, e perchè il legislatore, nel rimettere al Ministro delle finanze la determinazione delle quote di prelievo, ha delimitato compiutamente l'esercizio del potere discrezionale dell'amministrazione rispettando la riserva relativa di legge (C.d. S., sez. VI. 13 febbraio 1984, n. 72); che è legittimo disciplinare l'entità di un tributo attraverso il ricorso alla normazione secondaria sulla base di norma primaria che individui i principi generali relativi all'imposizione (Corte dei conti, sez. I, 19 settembre 1983, n. 113) e che, nel caso di specie, il d.m. 15 febbraio 1999 è stata adottato sulla base dei criteri previsti dall'art. 1 della legge 3 agosto 1998, n. 288, e cioè l'esigenza del mantenimento del livello complessivo del gettito e la differenziazione delle aliquote percentuali sulla base del grado di difficoltà e della propensione degli scommettitori ai diversi tipi di scommesse; che si è costituita la società Giada-Bet. s.r.l., parte nel giudizio a quo, chiedendo l'accoglimento della questione di costituzionalità e riservando le motivazioni ad una futura memoria; che è intervenuto il CONI il quale - premesso che il giudizio di merito ha per oggetto il provvedimento con il quale è stato richiesto il pagamento di poste creditorie dovute a titolo di quote di prelievo e di avere un interesse diretto ed immediato alla questione, essendo il destinatario di dette quote, nonché di essere parte nel giudizio a quo - chiede che la questione sia dichiarata infondata; che, sostiene il CONI, la quota di prelievo non è una prestazione patrimoniale imposta e, quindi, non è soggetta al rispetto dell'art. 23 della Costituzione, e che, comunque, in subordine, la riserva di legge è rispettata, dal momento che i criteri per delimitare la discrezionalità dell'ente impositore possono essere desunti, secondo la giurisprudenza costituzionale, dalla destinazione della prestazione o dalla composizione e funzionamento degli organi competenti a determinare la misura (sent. n. 90 del 1994, n. 507 del 1988, n. 67 del 1973, n. 21 del 1969) o è sufficiente l'individuazione di un modulo procedimentale dell'amministrazione (sent. n. 34 del 1986) , ed è consentita la determinazione delle aliquote dell'imposizione mediante atto amministrativo (sent. n. 21 del 1969); che, nel caso di specie, la norma impugnata contiene gli elementi per escludere che la determinazione del quantum delle quote di prelievo sia rimessa all'arbitrio dell'amministrazione, rinviando ad un d.m. del Ministro delle finanze, che è ampiamente procedimentalizzato, tanto è vero che ha determinato l'ammontare tenendo conto della propensione degli scommettitori e dell'esigenza di garantire al CONI lo svolgimento dei compiti istituzionali; che, in prossimità dell'udienza, la Giada-Bet s.r.l. ha depositato memoria con la quale - previa contestazione della legittimazione del CONI all'intervento non essendo parte nel processo dinanzi al giudice a quo - ha sviluppato varie argomentazioni a sostegno dell'accoglimento della questione di costituzionalità; che le quote di prelievo sono determinate solo da un organo politico, quale il Ministro delle finanze, che non ha competenza tecnica neutrale, ed in assenza di qualunque modulo procedimentale a mezzo del quale possa dirsi realizzata la collaborazione tra più organi, come invece richiede la giurisprudenza; che in prossimità dell'udienza ha pure depositato memoria - fuori termine - il CONI, il quale insiste sulle argomentazioni già sviluppate con l'atto di intervento, osservando in particolare che manca il requisito della essenzialità, per i bisogni della vita, del servizio delle scommesse, in ragione del quale è dovuta la quota di prelievo, e che la stessa costituisce il corrispettivo di un rapporto contrattuale di tipo privatistico, concludendo nel senso che la quota di prelievo non è prestazione patrimoniale imposta (citando a conferma Tar Lombardia, sez. Brescia, 26 febbraio 2003, n. 287); che, per escludere che il quantum delle quote sia rimesso all'arbitrio dell'amministrazione, l'intervenuto si sofferma sulla destinazione al CONI e sui vincoli posti dalla norma all'utilizzazione dei proventi, nonché sulla procedimentalizzazione del decreto di determinazione delle quote. Considerato che, con ordinanza allegata, emessa nel corso dell'udienza pubblica, l'intervento del CONI è stato ritenuto ammissibile; che il giudice remittente ha sollevato la questione di costituzionalità in modo contraddittorio, prospettando cioè due diverse interpretazioni della norma relativa alle quote di prelievo, sia pure in modo subordinato l'una all'altra, dal momento che secondo la prima interpretazione le quote di prelievo vengono classificate come prestazioni patrimoniali imposte ricadenti nella sfera di applicabilità dell'art. 23 della Costituzione, mentre secondo l'altra interpretazione l'incostituzionalità viene sostenuta anche non accettando la tesi per cui le stesse quote di prelievo sono prestazioni patrimoniali imposte; che tale prospettazione contraddittoria rende la questione di costituzionalità manifestamente inammissibile (cfr. ordinanza n. 407 del 1991).. .