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Norme in materia di fecondazione medicalmente assistita. Onorevoli Senatori. -- Una legge può essere approvata per reprimere un fenomeno o per regolamentarlo, per favorire la soluzione dei problemi che un'attività determina o per porre ostacoli di natura amministrativa e/o penale allo svolgimento della stessa, per consentire o per proibire, per agevolare i cittadini o per impedire che essi perseguano scopi ritenuti illeciti. La legge n. 40 del 2004 è una legge fortemente proibitiva, penalmente strutturata, creativa di numerosi nuovi reati ed illeciti amministrativi, tesa in primo luogo ad evitare che comportamenti ritenuti lesivi di precetti morali siano posti in essere. Essa colloca in un unico contesto la volontà delle coppie che hanno bisogno di aiuto da parte della scienza per procreare figli o procreare figli sani, con fenomeni completamente diversi, quali la creazione di chimere, la donazione fine a sé stessa, la manipolazione, la fecondazione di un gamete umano con gameti di specie diverse, tutte ipotesi scientifiche o fantascientifiche che con la predetta volontà delle coppie non hanno assolutamente nulla a che vedere. La legge 40, confrontata con l'omologa legislazione europea, è assolutamente atipica, in quanto altrove l'ottica con cui tale materia viene affrontata è civile e non penale e nella quale lo scopo della legge è di consentire, rispettando regole certe, e non proibire o cozzare contro il minimo rispetto dei diritti umani, come avviene allorché non si consente la soluzione di gravi problemi di salute o si obbliga la donna ad impianti non più voluti. È pertanto palesemente necessaria una nuova legge, che abroghi una parte delle legge n. 40 del 2004, che si basi su finalità opposte e riporti l'Italia, in questa materia, in linea con gli altri Paesi occidentali. Tra l'assoluta de-regolamentazione (il cosiddetto far-west ) e l'assoluta proibizione esiste una via intermedia, di legittimità, rispetto dei diritti e buon senso, che può essere agevolmente percorsa. Il disegno di legge in esame percorre questa strada, riprendendo le proposte di riforma elaborate, già immediatamente dopo l’approvazione della legge n. 40 del 2004 dall’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, con l'avvocato Filomena Gallo che ha seguito molte coppie nei tribunali per l'affermazione dei diritti delle coppie, con gli esperti dell'associazione (C. Flamigni; L. Gianaroli; A: Ferraretti; M. Mengarelli; A. Borini ; D. Danza; A. Allegra; A. Forabosco) e il dottor Bruno De Filippis, esperto in diritto di famiglia. Il testo da loro elaborato è stato poi presentato nella scorsa legislatura dai parlamentari radicali e i suoi contenuti, aggiornati agli sviluppi successivi, sono poi rifluiti nel presente disegno di legge. La scienza è oggi in grado di fornire un valido aiuto, in questa delicata materia, nell'ambito della quale i singoli giocano una parte importantissima della loro realizzazione come persone e, conseguentemente, della loro speranza di felicità. Spetta alla legge stabilire regole e principi, limiti e modalità, con l'obiettivo, tuttavia, non di inibire, ma di consentire, laddove il sentire comune riconosca questa possibilità e, quindi, non di subordinare i cittadini a concezioni ideologiche indimostrate, che possono essere solo volontariamente seguite da coloro i quali le condividono, ma di riconoscere spazi di libertà individuale, nella centralità dell’uomo e dei suoi legittimi desideri naturali e sociali. Si tratta di riconoscere, come già tante volte avvenuto, all'esito di importanti dibattiti collettivi, il principio di laicità delle istituzioni e libertà delle scelte di coscienza. In quest'ottica, si può dire che la nuova legge qui proposta rivoluzioni le premesse operanti in materia, assumendo, rispetto ad ideologie che capovolgevano i valori in gioco, un'ottica copernicana. Sin dal suo oggetto, il disegno di legge parla di diritto alla salute e di diritto dei nuovi nati, ma anche di diritto alla genitorialità. Il respiro della nuova legge si desume sia dal titolo che dal primo articolo, che ripropone il valore del diritto alla salute ed afferma il nuovo ed importante diritto alla genitorialità. A differenza della legge 40, la quale, nell'articolo 1, affermava quando poteva essere «consentito» il ricorso a tecniche di procreazione assistita, come se si trattasse di dover rimuovere divieti nei confronti di attività illecite, il testo parte dall'affermazione di due importanti diritti dell'uomo, da cui desumere le regole per disciplinare la fattispecie. Il secondo articolo, definendo l'ambito, chiarisce in modo semplice ed immediato le tecniche cui la normativa si riferisce. Scompaiono dalla scena, pertanto, le ipotesi fantascientifiche della legge 40, come la formazione di ibridi e chimere o l'idea di avere «eserciti di soldati perfetti», eccetera. La legge non si occupa di ciò, ma solo della realizzazione di salute e genitorialità. Ponendo fine ad inutili discussioni teoriche, la legge definisce l'embrione, precisando che la tutela dello stesso non è identica per le varie fasi in cui esso si trova. Ciò rispecchia quanto già avviene nell'ordinamento, ove la vita umana è tutelata in modo diverso a seconda del fatto che il soggetto sia già nato o meno. Si chiarisce inoltre che la situazione è diversa se si tratta di embrioni impiantati o meno e di embrioni che abbiano già raggiunto una maturazione significativa e rilevante dal punto di vista scientifico. L'articolo 4 fa tesoro delle numerose pronunce giurisdizionali che hanno garantito la tutela della salute nelle circostanze in cui la legge 40 la impediva. Il nuovo dettato recepisce: -- la decisione della Corte europea dei diritti umani del 28 agosto 2012, resa definitiva il giorno 11 febbraio 2013, che condanna l'Italia per violazione dell'articolo 8 della CEDU, poiché il divieto di accesso alla fecondazione medicalmente assistita per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche non è compatibile con gli obblighi comunitari in materia di rispetto dei diritti fondamentali. È il trionfo del buon senso sui pregiudizi ideologici in relazione alle malattie geneticamente trasmissibili. Gli spazi di libertà per gli individui e per le loro scelte vengono ampliati, nel rispetto delle regole deontologiche, anche in ulteriori ipotesi. Inoltre, risponde in modo adeguato alla risoluzione n. 2007/2156 (INI), del Parlamento europeo, del 21 febbraio 2008, sul futuro demografico dell'Europa che invita, al punto 26, tutti gli Stati membri a garantire il diritto alle coppie all'accesso universale al trattamento contro l'infertilità; -- le decisioni della Corte costituzionale n. 151 del 2009 e n. 162 del 2014, che cancellano il divieto di produzione di più di tre embrioni; l'obbligo di contemporaneo trasferimento in utero di tutti gli embrioni prodotti; il divieto di eterologa.