[pronunce]

In relazione all'asserita lesione dell'autonomia finanziaria derivante dall'impossibilità di compensare l'IVA sugli acquisti con quella sulle vendite e dalla necessità della Regione di chiederne il rimborso sostenendo oneri procedurali e finanziari, la ricorrente osserva che le disposizioni citate dall'Avvocatura generale dello Stato, al fine di dimostrare che la disciplina vigente di fatto escluderebbe la prestazione di garanzia da parte delle pubbliche amministrazioni, consentono soltanto, ma non obbligano, gli uffici competenti a disporre l'esonero da tale garanzia. Nessun pregio - secondo la difesa della ricorrente - avrebbe poi l'affermazione secondo cui una consistente parte dell'IVA è riservata, come dispone l'art. 4 del d.lgs. n. 68 del 2011, alle Regioni, le quali, dal nuovo meccanismo, trarrebbero perciò beneficio. La Regione Veneto osserva che la compartecipazione regionale all'IVA «non è strutturata come una compartecipazione dinamica, per cui tanto più è il gettito, tanto più affluisce alle casse delle Regioni», dipendendo invece, unicamente, dalla determinazione del fabbisogno sanitario, stabilita annualmente con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.1.- La Regione Veneto impugna, tra gli altri, i commi 629, lettera b), 632 e 633 dell'art. 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015), per violazione degli artt. 3, 97 e 117, primo comma, della Costituzione, in relazione agli artt. 118 e 119 Cost. Il comma 629, lettera b), dell'art. 1 della legge n. 190 del 2014, inserendo l'art. 17-ter nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), introduce nella disciplina dell'IVA il meccanismo del cosiddetto «split payment». Secondo tale meccanismo, in presenza di cessioni di beni e di prestazioni di servizi eseguite nei confronti di enti pubblici (tra i quali anche le Regioni), questi ultimi versano ai fornitori l'importo del corrispettivo al netto dell'IVA, mentre l'imposta è versata dai medesimi soggetti pubblici direttamente allo Stato, secondo modalità e termini fissati con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze. Il successivo comma 632 - sul presupposto che l'introduzione del meccanismo in questione costituisca una deroga al diritto europeo in materia - stabilisce che, «nelle more del rilascio, ai sensi dell'articolo 395 della direttiva 2006/112/CE, della misura di deroga da parte del Consiglio dell'Unione europea», il meccanismo introdotto dal citato comma 629, lettera b), trova comunque applicazione per le operazioni per le quali l'imposta sul valore aggiunto è esigibile a partire dal 1° gennaio 2015. Il comma 633 del citato art. 1 prevede, infine, che siano comminate sanzioni amministrative agli enti pubblici cessionari o committenti per omessi o tardivi versamenti dell'IVA nei casi previsti dal precedente comma 629, lettera b). Tali norme, ad avviso della Regione Veneto, sarebbero lesive dell'art. 117, primo comma, Cost., in quanto prevedono che le disposizioni in tema di pagamento dell'imposta sul valore aggiunto, contenenti deroghe rispetto alle previsioni della direttiva, siano applicabili dal 1° gennaio 2015, senza, dunque, attendere l'autorizzazione del Consiglio dell'Unione europea, richiesta dalla direttiva 28 novembre 2006, n. 2006/112/CE (Direttiva del Consiglio relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto). Ad avviso della ricorrente, l'asserita violazione della direttiva europea e, dunque, dell'art. 117, primo comma, Cost. ridonderebbe sulla sfera di competenza costituzionalmente riservata alla Regione, per due ordini di motivi. In primo luogo, le disposizioni impugnate imporrebbero alla Regione e agli enti del sistema regionale un immediato e irragionevole onere di adeguamento dei sistemi informativi per la gestione amministrativa e contabile, destinato a rivelarsi inutile qualora le misure di deroga non vengano autorizzate da parte della competente autorità europea. Ciò comporterebbe una indiretta lesione dell'autonomia amministrativa e finanziaria regionale, di cui agli artt. 118 e 119 Cost. Le disposizioni impugnate, per le stesse ragioni, si porrebbero in contrasto con i principi di ragionevolezza e di buon andamento della pubblica amministrazione, di cui agli artt. 3 e 97 Cost. In secondo luogo, la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost. ridonderebbe ulteriormente in una «lesione dell'autonomia finanziaria regionale», poiché la Regione, come gli altri enti del sistema regionale, non potrebbe più compensare l'IVA sugli acquisti con quella sulle vendite, dovendo invece chiederne il rimborso allo Stato sostenendo i pertinenti, gravosi, oneri. Tale ipotesi - osserva la ricorrente - si verificherebbe in tutti i casi in cui la Regione debba applicare l'imposta sul valore aggiunto nei confronti di altri soggetti pubblici. 2.- Riservata a separate pronunce la decisione sulle altre questioni di legittimità costituzionale promosse dalla Regione Veneto con il ricorso in esame, deve essere anzitutto valutata l'ammissibilità delle censure svolte dalla ricorrente con la memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica. In tale memoria, infatti - preso atto che, successivamente alla proposizione del ricorso, il Consiglio dell'Unione europea, con la decisione di esecuzione (UE) 14 luglio 2015, n. 2015/1401, ha autorizzato l'Italia ad introdurre misure in deroga agli artt. 206 e 226 della direttiva n. 2006/112/CE - la ricorrente osserva che le disposizioni impugnate contrasterebbero, comunque, con l'art. 117, primo comma, Cost., sotto due distinti profili. In primo luogo, la citata decisione di esecuzione prevede che le misure in deroga si applichino a decorrere dal 1° gennaio 2015 e fino al 31 dicembre 2017, mentre la disposizione impugnata (ossia, l'art. 1, comma 629, lettera b, della legge n. 190 del 2014), non stabilendo alcuna data finale, avrebbe introdotto nell'ordinamento giuridico italiano - e continuerebbe a mantenervi - una misura priva di limiti temporali. Secondo la difesa regionale, dunque, tale disposizione, nella parte in cui non prevede il termine finale della propria efficacia al 31 dicembre 2017, si confermerebbe lesiva dell'art. 117, primo comma, Cost., perché in contrasto, appunto, con la citata decisione del Consiglio dell'Unione europea. In secondo luogo, la difesa regionale asserisce che le disposizioni impugnate sarebbero comunque illegittime, con riferimento al periodo antecedente al 31 dicembre 2017, nella parte in cui estendono l'ambito di applicazione del meccanismo del cosiddetto «split payment» anche alle operazioni tra pubbliche amministrazioni.