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Si è chiesto agli italiani, che sono stati fantastici, di fare enormi sacrifici rimanendo in casa, forse per dare tempo non tanto agli ospedali di riorganizzarsi, ma al Governo e al Ministero di reperire idee e risorse per l'eventuale ripartenza. Signor Ministro, onestamente non vedo nessun segno del fatto che l'Italia stia pensando di applicare la strategia delle tre T: testare, tracciare e trattare. Avete scelto una app , che gli italiani non scaricano sui propri dispositivi, perché non è stata fatta chiarezza né sul modo in cui è stata scelta, né soprattutto sulla privacy . Proprio oggi abbiamo votato qui in Assemblea uno studio epidemiologico del Governo, che stenta a dare i suoi frutti, perché solo il 24 per cento delle persone risponde positivamente alle richieste della Croce Rossa. Per ripartire, il Paese avrebbe bisogno di strategie diverse, perché se è vero che la app aiuta nell'individuazione dei contatti degli asintomatici positivi, il passo successivo è pratico. Non si può chiedere alle persone di testarsi, se poi devono aspettare tra i sette e i dieci giorni per ricevere un tampone, isolandosi intanto dalla famiglia e dal lavoro. Signor Ministro, ha parlato quindi di grandissime risorse, ma vorrei che rispondesse ad esempio sull'assunzione di tutti gli operatori sanitari, quando finiranno le risorse, i contratti scadranno e i nostri ospedali rimarranno nuovamente privi di forza lavoro. Si devono dare risposte. Io avrei usato un'altra T, la quarta, che è quella della tempestività, che avrebbe dovuto risultare in ogni sua comunicazione. È invece mancata tempestività, ad esempio, nel dare l'ok per l'autorizzazione alle autopsie: solo dalle autopsie si è capito qual era la causa di morte, dovuta al virus, ma il Ministero della salute le ha bloccate per due mesi e le ha sbloccate solo ieri. Abbiamo visto mancanza di tempestività nel dare l'ok alla sperimentazione della plasmaferesi. Perché si è partiti così tardi? Perché l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) e l'Istituto superiore di sanità hanno ignorato per due mesi i risultati dell'ospedale di Mantova e al momento dell' ok hanno assegnato la sperimentazione a quello di Pisa, che ha trattato due casi, contro le centinaia di casi trattati a Mantova e Pavia. Chissà? Affari di sangue o di famiglia, o qualche conflitto di interessi? Signor Ministro, veniamo però al domani. Pensa di aspettare ancora qualche mese per attivare un piano straordinario per le liste d'attesa, che in questi mesi sono cresciute più di quanto non lo fossero già, in modo che anche gli altri pazienti con patologie cardiovascolari, oncologiche o croniche possano tornare a curarsi? Per favore, mi fa un po' ridere sentire che adesso si sollecita il caregiver familiare per tutti i disabili e le persone portatrici di handicap rimaste a casa in questi mesi, da sole, senza supporto. Poi abbiamo visto che si stanziano 150 milioni di euro per i monopattini e 50 per le disabilità: è veramente ridicolo! (Applausi) . Come pensa di irrobustire la medicina del territorio, dal momento che, se si aspetta la seconda ondata, è molto utile che si venga curati domiciliarmente, visto che ormai sappiamo anche come farlo? Non parliamo di tutto il resto, cioè dei nuovi modelli di presa in carico, delle assunzioni, dei medici specializzandi e dei ricercatori: vedremo come funziona. Certo, sono stati investiti tre miliardi di euro, ma ne servirebbero più di venti. Ora, sappiamo che la parola «privato» a lei non piace molto; ma la parola «Europa» sì. Penso allora che, prima che sia troppo tardi, potrebbe convincere i suoi alleati di Governo a utilizzare i fondi del MES senza condizioni (vediamo pure il documento definitivo), altrimenti i soldi per realizzare le sue belle parole non ci sono. Non glielo chiedo io o il mio partito: glielo chiedono un'infinità di cittadini e di pazienti che attendono risposte reali ed efficaci per ripartire in sicurezza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lunesu. Ne ha facoltà. LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi, ho ascoltato con molta attenzione le comunicazioni del Ministro e devo dire che c'è stata da parte sua molta apertura: tutti dobbiamo lavorare per un interesse generale. Di questo la ringrazio, signor Ministro, e spero che lei sia conseguente. Spero che magari da oggi si disponga ad esempio di una centrale nazionale dell'emergenza (magari sul modello CDC, che è una delle realtà sanitarie più significative del Piemonte), che sarebbe ancora più indispensabile nella fase 3 di riapertura, rafforzando magari le reti di sorveglianza e monitoraggio dell'epidemia da SARS-Cov-2 e di altre future infezioni. Rilevando che non c'è una misura efficace di contenimento dell'epidemia e di contrasto delle altre emergenze, manca proprio un approccio sistemico di sorveglianza e di monitoraggio nazionale e di governo (penso ad esempio ai flussi delle persone provenienti dall'estero), senza che ci sia la tendenza a voler superare le notevoli carenze strutturali del nostro sistema sanitario in un disegno strategico che assuma la sanità come crescita e come sviluppo dello stesso sistema. Mi piacerebbe che ci fosse un sistema di monitoraggio e di sorveglianza nazionale, con stringente valutazione dei rischi delle persone provenienti dall'estero. Diversamente, abbiamo visto che ciascuna Regione ha provveduto da sé e non sempre con buoni risultati. Un altro tema, signor Ministro, è come intervenire su quei cittadini italiani che sono disoccupati, inoccupati o cassintegrati e che potrebbero essere coinvolti nell'ambito dell'assistenza e della cura a domicilio delle persone e delle famiglie, in termini anche di nuovi posti di lavoro e di opportunità, istituendo per esempio il ruolo di assistente familiare, non solo per la protezione dell'anziano fragile ma anche dei disabili non autosufficienti, condizionando per esempio il ruolo allo svolgimento di un lavoro di comunità, che magari privilegi la disponibilità all'accudimento socio-assistenziale e socio-educativo di minori e anziani sia della propria famiglia, che di soggetti segnalati dalle comunità di riferimento. Ogni beneficiario del progetto (penso ad esempio agli ex baristi, ex camerieri, ex dipendenti che purtroppo hanno perso il lavoro a causa del Covid; e, mi creda, sono tantissimi) sarà accompagnato da corsi di formazione differenziati e con supporto a distanza. Penso ai centri di accesso e supporto alle cure, di teleconsulto e monitoraggio da remoto, di presa in carico del fragile a domicilio (cioè l'assistenza domiciliare integrata e diffusa), costituendo un team di cura primaria (per esempio con l'infermiere di famiglia e con il medico), a garanzia di appropriate continuità assistenziali del paziente a domicilio. Un altro tema, signor Ministro, è costituito dalla normalizzazione delle liste d'attesa di tutte quelle patologie che in questo momento sono rimaste sospese perché eravamo in fase di emergenza. Si tratta di una forma di responsabilizzazione della filiera Stato-Regioni, a partire proprio dalla verifica degli aggiornati livelli essenziali di assistenza continua, a garanzia della promozione della prevenzione dentro e fuori l'ospedale.