[pronunce]

Ed, inoltre, ricorda che la preclusione di regolamenti statali in materie provinciali risulta anche dal d. lgs. n. 266 del 1992, che abilita solo le leggi a vincolare la provincia, comunque solo nei termini dell'obbligo di adeguamento e non della diretta applicabilità. 5.2. La Regione Valle d'Aosta, preliminarmente, afferma la permanenza dell'interesse al ricorso: la sospensione dell'albo regionale disposta con d.G.R. Valle d'Aosta n. 2506 del 9 luglio 2001, dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale - sent. n. 207 del 2001 - dell'art. 23 della l. r. 20 giugno 1996, n. 12, nella parte in cui prevedeva come condizione necessaria per la partecipazione alle gare per l'affidamento degli appalti l'iscrizione ad un albo regionale di preselezione dotato di efficacia triennale con riferimento alla presenza di un'adeguata ed efficiente organizzazione aziendale sul territorio regionale, non può essere interpretata come abdicazione alle proprie potestà riconosciute dall'ordinamento costituzionale. Quindi, richiamate le argomentazioni svolte nel ricorso, precisa che, essendo vincolata ai soli principi di riforma economico-sociale, non può essere assoggettata alle norme di dettaglio, tantomeno se regolamentari, secondo quanto sostenuto dalla Corte già per le regioni a statuto ordinario, perché altrimenti il disegno costituzionale diretto a riconoscere e promuovere l'autonomia regionale (artt. 5, 114 e 116, comma 1 Cost.) dovrebbe ritenersi privo di concreta attuazione. Controdeducendo alla tesi del Governo, secondo cui la disciplina impugnata tutelerebbe la libera concorrenza del mercato, distorta da tante discipline particolari in materia di requisiti delle imprese, premesso che l'espressione "libera concorrenza del mercato" non si riferisce a nulla, la Regione Valle d'Aosta aggiunge che la preoccupazione di evitare discipline plurime prova troppo, perché il sistema di qualificazione dovrebbe essere unico per tutta l'Unione Europea, mentre le imprese U.E. possono partecipare sulla base della qualificazione ottenuta nel Paese d'origine (art. 8, comma 11-bis, della legge n. 109 del 1994) e, analogamente, ai lavori pubblici di interesse regionale, possono partecipare anche le imprese "italiane in base alla qualificazione da esse posseduta conformemente al principio del mutuo riconoscimento". Quanto alla tesi del Governo della riserva allo Stato del potere di regolamentare il sistema di qualificazione, fondata sull'art. 93, comma 1, lett. f), del d. lgs. n. 112 del 1998, in collegamento con l'art. 10 dello stesso d. lgs. , ribadito che il primo riguarda solo le regioni ordinarie, aggiunge che il secondo attribuisce alle regioni a statuto speciale materie non rientranti nella competenza regionale, senza potersi desumere da esso un'erosione delle attribuzioni già assegnate da legge costituzionale. Infine, la Regione riprende le argomentazioni di dettaglio svolte nel ricorso partitamente rispetto ad agli artt. 5, comma 1, lett. h) e 8, comma 1 del regolamento impugnato. 5.3. Preliminarmente la Provincia di Bolzano, che per questa parte svolge argomentazioni comuni ai due ricorsi, si sofferma sul mutamento del titolo V della Costituzione. Pur non ritenendo del tutto convincente l'orientamento della Corte - secondo cui per i giudizi in via principale e per conflitto introdotti prima, il parametro resta quello originario (tra le altre, sentenza n. 39 del 2003) - non chiede di mutare orientamento, stante la circostanza che il cambiamento del parametro non condurrebbe a risultati diversi per via della evidente fondatezza dei ricorsi sulla base di quelli originari. Comunque, secondo la ricorrente, la riforma ha rafforzato le proprie competenze costituzionali e aggravato la incostituzionalità dei due regolamenti in via sopravvenuta, stante l'art. 117, quarto e sesto comma, in relazione all'art. 10, l. cost. n. 3 del 2001. Da un lato sottolinea l'attribuzione del potere regolamentare allo Stato nelle sole materie di propria competenza legislativa esclusiva; dall'altro fa propria la tesi di "gran parte della dottrina", in base alla quale la ricomprensione dei "lavori pubblici" nella competenza legislativa esclusiva residuale non incontra il limite dei principi fondamentali e, quindi, per le regioni e province ad autonomia differenziata, delle norme fondamentali di riforma economico-sociale, pur riconoscendo che la Corte ha affermato tale limite nei confronti della Regione Sardegna (sentenza n. 536 del 2002), senza peraltro ribadirlo puntualmente (sentenza n. 48 del 2003). In particolare, con riferimento alla previsione del nuovo articolo 117, secondo comma lett. e) , della Costituzione, che riserva alla competenza esclusiva dello Stato "la tutela della concorrenza", la provincia di Bolzano - ribadito che il nuovo parametro non è applicabile ai ricorsi anteriori secondo la giurisprudenza della stessa Corte - ne sostiene la non riferibilità alle regioni e province ad autonomia differenziata ai sensi dell'art. 10, l. cost. n. 3 del 2001 e, comunque, anche ad ammetterne l'applicabilità, l'inidoneità ai fini del rigetto del ricorso avverso il d.P.R. n. 34 del 2000. Infatti, argomentando da alcune sentenze della Corte (nn. 282 e 407 del 2002), la provincia ritiene che "la tutela della concorrenza", al pari della "tutela dell'ambiente", non costituisce una materia in senso stretto ma un valore costituzionalmente protetto che attraversa le materie di competenza delle regioni, senza sottrarle a queste, giustificando solo specifiche norme statali, e non norme regolamentari, che limitano l'esercizio della potestà legislativa. Inoltre, nel richiamare le argomentazioni svolte nel ricorso, la provincia ribadisce: che la sentenza n. 482 del 1995 ha espressamente escluso l'applicabilità dell'art. 8 della legge n. 109 del 1994 a regioni e province; che un regolamento statale non può intervenire nelle materie di competenza regionale con nessun tipo di norma, né di principio né di dettaglio; che l'art. 10 del d.lgs. n. 112 del 1998 non può essere fatto valere per materie già di competenza esclusiva, valendo solo per le funzioni che non siano già attribuite. Infine, aggiunge che la normativa europea non richiede un sistema di qualificazione unico a livello nazionale, né esclude che all'interno dei singoli Stati vi possano essere sistemi diversi, richiedendo soltanto che i diversi sistemi di qualificazione (statali e regionali) rispettino la disciplina comunitaria, secondo cui l'iscrizione in elenchi ufficiali di imprenditori riconosciuti costituisce solo una presunzione di idoneità in relazione ad alcuni dei requisiti e criteri prescritti.