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Invero, tale legge si è limitata a trasferire alle regioni le funzioni amministrative concernenti l'assistenza psichiatrica, non fornendo alcuna precisa indicazione operativa, non avendo fissato modi e tempi di applicazione e, soprattutto, non avendo previsto sanzioni in caso di inadempimento. Tutto ciò ha comportato la disapplicazione della legge e l'applicazione difforme del dettato normativo e, dunque, un quadro assolutamente disomogeneo tra regione e regione. Il fulcro dell'organizzazione territoriale è rappresentato dal Dipartimento di salute mentale (DSM), che include tutte le strutture e i servizi adibiti alla cura, all'assistenza e alla tutela della salute mentale nel territorio. I servizi compresi nel DSM sono: i centri di salute mentale (CSM), i servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC), le strutture semiresidenziali, le strutture residenziali di lungo-assistenza e residenzialità. I CSM non sono equamente distribuiti. In alcune regioni, per via delle razionalizzazioni e degli accorpamenti, vanno ulteriormente riducendosi di numero, insistendo su aree estese e popolazioni sempre più numerose. Molte volte sono aperti per fasce orarie ridotte, ad eccezione di alcune realtà regionali, otto–dodici ore al giorno per cinque giorni alla settimana. Frequente è la riduzione alle sole visite ambulatoriali, limitatamente a mere prescrizioni farmacologiche. Per quanto concerne la dotazione dei posti letto nel sistema pubblico di salute mentale, l'effetto della legge n. 180 del 1978 e del progetto-obiettivo « Tutela della salute mentale 1994-1996 », di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 1994, con il quale veniva fissato per le regioni italiane il parametro di riferimento di dieci letti per 100.000 abitanti, è stato quello di collocare il nostro Paese all'ultimo posto per dotazione di posti letto psichiatrici per 100.000 abitanti in media, a fronte di un livello medio europeo quasi sette volte maggiore (sessantasei). Il servizio sanitario per la salute mentale è poi completato da una rete di circa 2.000 strutture residenziali e 850 semi-residenziali, che offrono rispettivamente cinquanta e trenta posti letto per 100.000 abitanti sul territorio: si tratta di strutture generalmente piccole, di tredici e diciotto posti per struttura. Anche per queste strutture si ha una forte diseguaglianza nella distribuzione regionale: si va da un minimo di trenta posti per 100.000 abitanti in regioni come la Campania e la Calabria, ad un massimo di 180/200 posti in regioni come la Liguria e la Valle d'Aosta. Il comparto pubblico di salute mentale, dunque, è incapace di soddisfare la domanda di coloro che sono affetti da tali disturbi e che sono dunque costretti, se ne hanno le possibilità economiche, a rivolgersi a strutture private, sobbarcandosi l'intero costo delle cure. La questione maggiormente rilevante è quella relativa alla mancanza di un'adeguata assistenza alle famiglie e ai pazienti quando il malato non è consenziente. In questa situazione, la persona non riconosce di avere bisogno di cure e, di fatto, le famiglie non hanno gli strumenti per costringerla a farlo, in quanto si tratterebbe di una violazione della libertà del soggetto. La conseguenza diretta è che il malato spesso non viene sottoposto ad alcun tipo di psicoterapia, né di terapia farmacologica, andando incontro a una cronicizzazione del problema. Tutto ciò causa una situazione insostenibile per le famiglie, che devono far fronte a tutte le conseguenze legate alla convivenza con la persona affetta dal disturbo, che non riguardano soltanto l'ambito sanitario, ma anche la sfera sociale, giudiziaria e legislativa. A ciò si aggiunge l'incolumità personale: in presenza di un disturbo di personalità grave, schizofrenia o grave disturbo dell'umore, il malato, infatti, può avere delle reazioni violente non solo nei confronti dei familiari, ma anche del personale sanitario. Tale inadeguatezza desta particolare preoccupazione nell'ambito della salute mentale degli adolescenti, ove dovrebbe esserci un'attenzione specifica, con risposte rapide ed efficaci. In questa fase di sviluppo è particolarmente rilevante prevedere una diagnosi tempestiva e una presa in carico multidisciplinare e continuativa nel tempo, con servizi adeguati e coordinati. Il problema dell'inadeguatezza del sistema di assistenza psichiatrica in Italia esiste ed è stato ampiamente dibattuto. Si riscontra l'inidoneità del vigente sistema sotto diversi profili: quello delle risorse, del sottodimensionamento della rete di offerta ospedaliera e territoriale, frammentazione e disomogeneità nella presa in carico e insufficiente consolidamento dei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) strutturati per segregazione di bisogni e classi di fragilità. Si ritiene necessario, dunque, addivenire ad un cambio di passo, agendo in prevenzione, diagnosi e cura all'esordio dei disturbi mentali ma anche presa in carico appropriata delle cronicità, valorizzando la logica delle best practice e agendo per lo sviluppo di una virtuosa integrazione progettuale in chiave di leale collaborazione Stato-regioni nel rivisitare il paradigma della tutela della salute mentale prima ancora di riscrivere le regole di ingaggio della rete degli erogatori pubblici e privati in materia, posto che trattasi di una dinamica da evolvere in stretta connessione con il processo di attuazione di deleghe al Governo indicate dal legislatore in accompagnamento al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) su princìpi e criteri direttivi rilevanti e che trasversalmente incidono sul tema in ambiti e segmenti peculiari come quelli in materia di anziani e non autosufficienza e tenuto conto della necessità di aggiornare l'attuazione del PNRR con interventi sistemici sin qui disattesi. Dunque, in un quadro riformatore più ampio rispetto alla necessità di colmare i vulnus in materia di standard per la salute mentale a garanzia di attuazione dei nuovi livelli essenziali di assistenza (LEA) di prevenzione protezione e cura delle relative fragilità che il programmatore avrebbe peraltro già potuto prevedere in sede di adozione del regolamento di cui al decreto del Ministro della salute 23 maggio 2022, n. 77, mancando un'occasione importante. Criticità che stride rispetto alla preoccupante dinamica della domanda e ancor più significativa sotto il profilo politico strategico, posto che nella precedente legislatura non si è potuto o voluto intervenire nonostante una cornice congiunturale e di opportunità che non poteva non tenere conto dei crescenti bisogni finalizzando in parte qua le risorse della missione 5 e 6 del PNRR. Alla luce di tali importanti e necessitate considerazioni, il presente disegno di legge dispone in materia di sviluppo evolutivo del sistema di prevenzione, protezione e tutela della salute mentale dalla preadolescenza all'età geriatrica, individuando criteri e princìpi volti a determinare gli interventi dedicati al tema della salute mentale e i processi di riordino sistemici indispensabili all'evoluzione della sanità del futuro, sulla base della direttrice dei princìpi cardine dell'equi-accessibilità, dell'universalità e della sostenibilità.. Art. 1. (Princìpi generali e finalità, azioni e strumenti) 1.