[pronunce]

Infatti si è affermato che a fronte «di adeguata motivazione circa l'impedimento ad un'interpretazione costituzionalmente compatibile, dovuto specificamente al "tenore letterale della disposizione" [...] "la possibilità di un'ulteriore interpretazione alternativa, che il giudice a quo non ha ritenuto di fare propria, non riveste alcun significativo rilievo ai fini del rispetto delle regole del processo costituzionale, in quanto la verifica dell'esistenza e della legittimità di tale ulteriore interpretazione è questione che attiene al merito della controversia, e non alla sua ammissibilità"» (sentenza n. 42 del 2017). In seguito è stato più volte ribadito che il «tenore letterale della disposizione» assolve il giudice rimettente dall'onere di sperimentare l'interpretazione conforme (da ultimo, sentenza n. 178 del 2023). Va quindi ribadito l'orientamento, ormai costante, di questa Corte secondo cui l'onere di interpretazione conforme viene meno, lasciando il passo all'incidente di costituzionalità, allorché il giudice rimettente sostenga, come nel caso di specie, che il tenore letterale della disposizione, in quanto inequivoco, non consente tale interpretazione (ex plurimis, sentenze n. 104 del 2023, n. 18 del 2022, n. 59 e n. 32 del 2021, n. 32 del 2020, n. 221 e n. 141 del 2019, n. 268 e n. 83 del 2017, n. 241 del 2016). Nella fattispecie in esame si ha che nel procedimento di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all'art. 696-bis cod. proc. civ. , il giudice procede a norma del terzo comma dell'art. 696 cod. proc. civ. , il quale richiama le forme stabilite nei precedenti artt. 694 e 695. Quest'ultima disposizione stabilisce che il giudice provvede con «ordinanza non impugnabile». La disposizione oggetto dell'odierno incidente di costituzionalità (l'art. 695 cod. proc. civ. , censurato unitamente all'art. 669-quaterdecies cod. proc. civ. ) ha quindi un univoco tenore letterale che esclude, in via generale, la impugnabilità e quindi la reclamabilità dei provvedimenti; reclamabilità che ora è, invece, possibile affermare, ma con riferimento al provvedimento di rigetto dell'istanza per l'assunzione preventiva dei mezzi di prova di cui agli artt. 692 e 696 cod. proc. civ. , proprio perché la disposizione è stata dichiarata costituzionalmente illegittima in tali termini (sentenza n. 144 del 2008). Di contro, rimane ancora non reclamabile il provvedimento di rigetto dell'istanza per l'espletamento di una consulenza tecnica preventiva ai sensi dell'art. 696-bis cod. proc. civ. In presenza di questo dato testuale è certamente plausibile la motivazione del Tribunale rimettente che ha diffusamente argomentato in ordine alla non praticabilità dell'interpretazione conforme, discostandosi da una giurisprudenza di legittimità di segno opposto, la quale però - come si dirà infra, punti da 5 a 7 - non può qualificarsi come "diritto vivente". Di qui l'ammissibilità, sotto questo profilo, delle sollevate questioni di legittimità costituzionale. 3.- È parimenti non fondata l'eccezione di inammissibilità sollevata dalla stessa difesa dello Stato rispetto all'evocazione del parametro di cui all'art. 24 Cost., in quanto non sarebbe stata evidenziata, nell'atto di promovimento, alcuna ragione per la quale sussisterebbe una violazione del diritto di agire in giudizio o del diritto di difesa, potendo la domanda essere sempre riproposta, e, con riferimento ai procedimenti di responsabilità sanitaria, potrebbe essere introdotto in via alternativa un procedimento di mediazione. È vero che nella giurisprudenza di questa Corte è stato più volte ribadito che ai fini dell'ammissibilità delle questioni non è sufficiente la mera indicazione delle norme da raffrontare, dovendo l'ordinanza di rimessione fornire elementi che consentano di valutare come la norma censurata possa incidere sui parametri costituzionali evocati, in quanto devono essere allegati argomenti a sostegno degli effetti pregiudizievoli di tale incidenza (ex plurimis, sentenze n. 194 del 2023, n. 118 del 2022, n. 213 e n. 178 del 2021, n. 126 del 2018 e n. 70 del 2015). Tuttavia, l'eccezione dell'Avvocatura non pone in discussione tale profilo argomentativo dell'ordinanza di rimessione, bensì evidenzia una questione che attiene, piuttosto, al merito, ossia alla possibilità di ritenere sussistente un vulnus all'art. 24 Cost. a fronte della dedotta facoltà che avrebbe la parte, che si vede negare l'accesso all'istituto di cui all'art. 696-bis cod. proc. civ. , di riproporre la relativa istanza. 4.- Passando al merito della questione, è opportuno premettere una sintetica ricostruzione del quadro normativo di riferimento nel quale si collocano le questioni sollevate dal Tribunale di Roma. Con l'art. 696-bis cod. proc. civ. è stato introdotto nel nostro ordinamento - nell'ambito delle riforme varate in sede di conversione del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale) nella legge 14 maggio 2005, n. 80 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali) - l'istituto della consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite. Il legislatore ha considerato - nel legittimare la proposizione di un ricorso che consente alla parte interessata, anche in assenza di un periculum in mora, di richiedere la nomina di un consulente tecnico prima ed anzi al fine di prevenire la lite - l'esperienza giuridica di altri ordinamenti europei e, in particolare, di quello tedesco, nel quale il secondo comma del paragrafo 485 del Zivilprozessordnung contempla il procedimento di istruzione probatoria indipendente (selbstÄndiges Beweisverfahren), disposto mediante la nomina di un consulente tecnico in ogni caso in cui ciò corrisponda all'interesse dell'istante, anche se non sussiste un rischio di dispersione del mezzo di prova, se ciò è funzionale ad evitare il processo. Nel nostro sistema, l'art. 696-bis cod. proc. civ. consente di richiedere al giudice, analogamente, anche in mancanza del presupposto dell'urgenza, - come si desume dalla previsione per la quale si può instare per lo stesso «anche al di fuori delle condizioni di cui al primo comma dell'articolo 696» - l'espletamento di una consulenza tecnica ante causam «ai fini dell'accertamento e della relativa determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito».