[pronunce]

Inoltre, l'ordinanza di rimessione evidenzia che dovrebbe ora disporsi la trasmissione degli atti al pubblico ministero, ai sensi dell'art. 207, comma 2, cod. proc. pen. , ravvisandosi indizi del reato di falsa testimonianza. Il giudice a quo nega altresì che possa invocarsi la causa di esclusione della punibilità di cui all'art. 384, secondo comma, cod. pen. quando il testimone, prossimo congiunto dell'imputato offeso dal reato, non può avvalersi della facoltà di astenersi ed è obbligato a deporre. Viceversa, ove questa Corte pervenisse a dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'art. 199, comma 1, cod. proc. pen. , non sarebbe nel caso in esame integrato il reato di falsa testimonianza e non andrebbe perciò informato il pubblico ministero, in quanto la dichiarazione non veritiera risulterebbe resa da persona che aveva facoltà di astenersi dal testimoniare e non ne era stata avvertita. 4.- Circa la non manifesta infondatezza delle questioni, il rimettente assume che, a differenza delle eccezioni alla facoltà di astenersi stabilite per i prossimi congiunti dell'imputato che abbiano presentato denuncia, querela o istanza, non abbia una ragionevole giustificazione l'obbligo di deporre imposto al prossimo congiunto nella mera qualità di persona offesa. 4.1.- Richiamando gli argomenti contenuti nelle sentenze di questa Corte n. 179 del 1994 e n. 6 del 1977, il Tribunale di Firenze premette che la facoltà di astensione dal deporre accordata ai prossimi congiunti trova fondamento nella tutela del sentimento familiare, avendo il legislatore presupposto che i prossimi congiunti, indicati sulla base di tipici rapporti giuridici, siano portatori - secondo l'id quod plerumque accidit - di interessi privati ancorati a tale sentimento, prevalenti su quello pubblico all'accertamento dei reati. La disposizione che contempla la facoltà di astensione dei prossimi congiunti dà, in tal senso, attuazione all'art. 29 Cost. ed all'art. 8 CEDU. Al riguardo, il giudice a quo cita le pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo, grande camera, sentenza 3 aprile 2012, Van der Heijden contro Paesi Bassi e sezione quarta, sentenza 11 dicembre 2018, Kry&#382;evi&#269;ius contro Lituania, le quali hanno affermato che costringere una persona a deporre in un procedimento penale contro un congiunto costituisce un'ingerenza nel diritto al rispetto della "vita familiare". 4.2.- L'ordinanza di rimessione ritiene che il legislatore gode di un margine di discrezionalità nel riconoscere o meno la facoltà di astensione dal deporre, dovendo procedere ad un bilanciamento tra l'interesse pubblico all'accertamento dei reati e l'interesse privato alla salvaguardia del rapporto familiare. Per sondare la ragionevolezza della disposizione censurata, il giudice a quo pone in risalto che il diniego della facoltà di astensione della persona offesa non era contemplato nell'omologo art. 350 cod. proc. pen. del 1930. Il Tribunale di Firenze ricorda che la relazione illustrativa del progetto preliminare del nuovo codice di rito spiegava la propria scelta sostenendo che, quando offeso dal reato sia lo stesso testimone prossimo congiunto dell'imputato, vengono meno le ragioni di tutela di quei motivi d'ordine affettivo che giustificano la facoltà di astensione. Dunque, la qualità di persona offesa non rileva in relazione alla possibile utilità o essenzialità della relativa deposizione ai fini dell'accertamento dei fatti. 4.3.- La ratio che priva di rilievo il rapporto familiare fra le parti, ai fini dell'obbligo di deporre, per il sol fatto che il congiunto sia offeso dal reato, appare al rimettente non rispettosa della presunzione di innocenza dell'imputato, di cui all'art. 27, secondo comma, Cost., operando la disposizione censurata sulla base di una mera ipotesi accusatoria nei confronti dell'imputato. 4.4.- Inoltre, la deroga alla facoltà di astensione della persona offesa risulterebbe irragionevole e non proporzionata per il suo carattere incondizionato e assoluto, visto che la disposizione censurata non reca distinzioni a seconda della tipologia di reato in contestazione o della gravità dello stesso, non attribuisce alcun significato al periodo di tempo, più o meno lungo, decorso dal momento dei fatti a quello in cui la persona offesa è chiamata a testimoniare, né distingue l'ipotesi in cui la deposizione del prossimo congiunto offeso dal reato sia essenziale per l'accertamento dei fatti da quella in cui la stessa non sia assolutamente necessaria. 4.5.- Ancora, l'obbligo di deporre imposto al prossimo congiunto offeso dal reato non considererebbe adeguatamente che questi si trova in ogni caso ad affrontare il dilemma interiore tra il rendere una testimonianza veritiera, rischiando così di compromettere il proprio rapporto con l'imputato, e il dichiarare il falso, con l'effetto che la vittima del reato - anziché essere salvaguardata - viene costretta a sottoporsi all'esame ed esposta all'accusa di falsa testimonianza. Inoltre, il giudizio di non meritevolezza del legame familiare, che sottrae la facoltà di astenersi, risulta irragionevolmente limitato al solo processo in cui all'imputato è contestato il reato in danno del prossimo congiunto. 4.6.- In via subordinata, il Tribunale di Firenze chiede che venga dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 199, comma 1, cod. proc. pen. nella parte in cui priva della facoltà di astenersi dal deporre il prossimo congiunto, che sia persona offesa dal reato, anche nell'ipotesi in cui la sua deposizione non sia assolutamente necessaria per l'accertamento dei fatti, e quindi tanto meno si giustificherebbe il sacrificio del diritto del testimone di salvaguardare il proprio rapporto familiare. 4.7.- L'ordinanza di rimessione precisa, ancora, che la invocata modifica del regime di esame del prossimo congiunto dell'imputato non interferisce con quello di procedibilità del reato e non vanifica la possibilità di acquisizione delle dichiarazioni precedentemente rese dal testimone, ove vi siano elementi concreti per ritenere che lo stesso sia stato sottoposto a violenza o minaccia. 4.8.- Infine, il Tribunale di Firenze aggiunge che, in presenza di un chiaro tenore letterale della disposizione censurata e di un costante orientamento giurisprudenziale formatosi al riguardo, non è percorribile una interpretazione conforme a Costituzione. 5.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili, o comunque non fondate. 5.1.- L'inammissibilità delle questioni è dedotta per difetto del requisito della rilevanza, poggiando l'ordinanza di rimessione su una motivazione ipotetica, se non addirittura contraddittoria.