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Abbiamo tutti negli occhi lo sguardo terrorizzato di Josefa e dobbiamo capire che quel terrore supera anche la paura di morire in mare. Chi parte è consapevole di mettere a rischio la propria vita, ma è certo che, da dove parte, non esiste possibilità di vita. Concludendo, siamo di fronte ad un decreto-legge che ha molti aspetti positivi e che va rapidamente convertito in legge. Tuttavia, non basta ancora. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, giustamente, nel suo intervento, il relatore e Presidente della Commissione affari esteri, emigrazione - così come è stato fatto in molti degli altri interventi - ha sottolineato il senso di continuità del decreto-legge in esame rispetto a decisioni e politiche precedenti, che vengono da lontano, più o meno dal periodo 2008-2009. È invece proprio questa continuità, in un contesto sempre più pesante e sempre più esasperato, che a mio avviso va interrotta e va ripensata. Va interrotta, perché se andiamo un po' sotto il linguaggio diplomatico, non stiamo affatto collaborando con il Governo al-Sarraj, che non esiste: non si può collaborare con un'entità che non esiste. Sapete perfettamente, come me, che il Governo al-Sarraj non controlla neanche il palazzo in cui sta; sapete perfettamente che la Libia è fatta di due Stati, di tre Parlamenti e di centinaia di milizie, che sono le uniche che, in lotta le une con le altre, controllano il territorio. Quindi, di fatto, noi stiamo - anzi, voi state - continuando a rafforzare le milizie, che si spartiranno queste motovedette, che non servono per salvare nessuno: sono motovedette di circa 10 metri e non si fa salvataggio in mare in questo modo, come è evidente e come ricordava il collega. Dunque state semplicemente rafforzando le milizie libiche, che si spartiranno queste motovedette, come già si spartiscono il commercio in nero del petrolio (che pare non interessi a nessuno) e il commercio della droga (che effettivamente interessa ancora meno) e altri traffici illeciti, che non sono gestiti né da Haftar, né da al-Sarraj, ma dalle milizie libiche, con alleanze molto volatili e molto fragili. Avete fatto un accordo con le milizie di Sabratha, ovvero con Dabbashi (una delle milizie di Sabratha) e il risultato è stato la guerra civile a Sabratha, la fuga di Dabbashi e lo spostamento dei posti di partenza da Sabratha a Garabulli e a Zuwara. Pensate davvero di prosciugare un oceano con un secchio? Non è così e credo che la lotta vera contro i trafficanti si possa fare solo con l'apertura di canali legali di ingresso controllati. Quindi, il termine che avete coniato - che pare dispregiativo per chi la pensa come me sui canali legali di ingresso controllati - ovvero il termine «buonista», non riguarda me. Io sono una legalitaria, sono una che pensa che la regola, la legge e le convenzioni internazionali siano l'unico modo di convivenza civile. Cito un terzo elemento: le convenzioni internazionali non parlano di porti sicuri, ma di posti sicuri e la Libia non è un posto sicuro: non ci vanno i diplomatici, non ci vanno gli ambasciatori (salvo il nostro), la Farnesina sconsiglia di andarci e proprio l'altro giorno il Vice Premier di al-Sarraj è fuggito da Tripoli per problemi di sicurezza, verso Bengasi e la Turchia (uno dei Paesi che non richiede i visti). Peraltro che non sia un posto sicuro ce lo dicono la Corte europea dei diritti umani, persino la Commissione europea e le testimonianze univoche di centinaia, di migliaia di profughi, che hanno un unico racconto da fare: stupri, violenze e torture. Le avete viste come me, ne avete visto i reportage, le foto, eccetera. Anche se avete cuore di rimandare la gente che scappa in questi posti, io non credo che sia una grande prospettiva, una grande politica e neanche una grande visione. Si parla di aiutare la Libia. Certo, ma dipende da come lo si intende, da cosa si vuole aiutare, se le milizie o altro, ma di certo il nostro «lontano dagli occhi, lontano dal cuore» con l'espulsione anche delle navi delle organizzazioni non governative aiuta questa schizofrenia totale. Infine, se oltre alla sofferenza e al dolore di queste persone che hanno l'unico demerito di avere una pelle di colore diverso dalla nostra, ma hanno il sangue rosso come tutti noi e hanno figli - per la verità - come tutti voi, se verso queste persone, oltre al diniego ci risparmiassimo gli insulti ci faremmo un favore. Voi sapete come me che non c'è pacchia che tenga; voi sapete come me che non sono in crociera; voi sapete come me che non ci sono i taxi del mare (Applausi dal Gruppo PD) ; voi sapete come me e come i nostri nonni che sfuggono dalla miseria e dalla fame, in cerca di una possibilità di vita migliore. Non mi raccontate poi di centri eccellenti, perché ce n'è uno in costruzione dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ancora neanche aperto, per 160 posti. È così, non è neanche aperto. Gli altri non sono neanche visitabili: nove o dieci sono visitabili dall'UNHCR, ma le centinaia di altri luoghi privati di tortura, di stupro, di violenza non sono visitabili da nessuno. Non credo sia una grande politica. Penso invece che l'apertura di canali legali, l'apertura di scambi diversi, la nostra richiesta di approvazione delle convenzioni internazionali sarebbe più utile, più efficace. Smettetela di negare che peraltro ne abbiamo bisogno, ma non voglio insistere su questo: i 6 milioni di immigrati legali oggi producono l'8 per cento del PIL, sono contributori netti all'INPS. (Commenti dal Gruppo L-SP). Non è vero? Chiedete a Confindustria, a CONFAPI, alla Fondazione Moressa, alla Fondazione ISMU (Iniziative e studi sulla multietnicità). Non si svuota un oceano con un secchio. La mobilità è globale e non la fermerete certamente voi. (Commenti dal Gruppo L-SP) . PRESIDENTE. Colleghi, cosa sta succedendo? Siamo in discussione generale e sta parlando una collega. (Commenti del senatore Romeo. Proteste dal Gruppo PD) . Non costringetemi a richiamarvi singolarmente. BONINO (Misto-PEcEB) . Colleghi, io so che in quest'Aula tutto mi è ostile, ma contavo sulla vostra personale cortesia democratica. Non è possibile che un'unica o pochissime voci che sono in disaccordo debbano ottenere minacce, insulti e mancanza di rispetto anche in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD) . Ho concluso, signor Presidente, ma vi ricordo che non siete nella curva Sud, ma nell'Aula più alta delle istituzioni democratiche di questo Paese! Voi dovete dare l'esempio di compostezza istituzionale, di rispetto per le opinioni diverse. (Proteste dei senatori Simone Bossi e Romeo). Trattenete gli insulti.