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Pochi giorni fa Danilo Taino del «Corriere della Sera» ha scritto un'analisi molto interessante, in cui evidenziava come le superpotenze private - imprese tecnologiche, finanza, banche e oggi le case farmaceutiche - ormai sono quasi delle nazioni sovranazionali. Considerate che su questo ci sono fior di testi che ci stanno ponendo il problema di come il meta Stato stia entrando nelle dinamiche dello Stato e quindi oggi anche il potere di una multinazionale entra nelle pieghe del nostro diritto. Se un pezzo di comunità scientifica rifiuta il vaccino, non lo fa perché è capriccioso o perché è no vax. Questa teoria dell'etichettamento va superata. Sellin è tramontato da questo punto di vista. Qualcuno si sta ponendo delle riflessioni e in effetti anche Pfizer in questi giorni e in queste ore pone le condizioni perché si abbia almeno la possibilità di riflettere, perché se Pfizer raccomanda che il richiamo venga fatto dopo ventuno giorni, ma l'EMA e il CTS dicono che si può fare dopo quaranta, si capisce che il problema è legato soltanto alla nostra emergenza, alla mancanza di vaccini. Perché, altrimenti, allungare a quaranta giorni l'intervallo per la seconda dose? Lo ha detto anche il presidente dell'Aifa Palù, in un'intervista pubblicata oggi sul «Corriere della Sera»: posticipando il richiamo, si coprono subito tre milioni di sessantenni a rischio. Vuol dire che mancano le fiale. Andiamo a leggere allora che cosa dice l'articolo 32 della Costituzione: «la Repubblica» - quella fondata sul lavoro ex articolo 1 - «tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo e» - poi - «come interesse della collettività». Quindi, se è diritto fondamentale, tu non puoi, per l'interesse della collettività, rendere obbligatorio il vaccino per il personale medico sanitario, quando non hai un numero sufficiente di vaccini per coprire e soddisfare il diritto fondamentale dell'individuo. Ecco perché non bisogna andare verso l'obbligatorietà, ma verso la libera scelta e lo Stato deve essere garante del fatto che chi si vuole fare il vaccino deve essere messo nella condizione di poterlo fare. Ecco perché respingo politicamente l'obbligatorietà vaccinale. Ci sono troppi buchi, troppe asimmetrie che prima o poi vengono fuori e che verranno fuori anche rispetto al tema del pass vaccinale. Il vaccino è gratuito, il tampone e il test sierologico sono a pagamento. Come posso allora subordinare la libera circolazione al tampone e al sierologico quando questi vengono fatti a pagamento e se ho tre o quattro persone componenti della famiglia, sono un costo. Quindi tu sottoponi la libera circolazione al tuo censo e al tuo reddito familiare. Rischiamo di essere oltre la Costituzione. E poi cosa facciamo? I turisti cinesi o i russi li facciamo entrare con una logica di corresponsione vaccinale? Se i cinesi entrano con il loro vaccino e i russi con il loro, vuol dire che noi riconosciamo l'efficacia di quei vaccini, quando l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha detto il contrario. Esprimerò pertanto un voto contrario al decreto-legge al nostro esame che contiene l'obbligo vaccinale. Rilevo anche che ho proposto un emendamento in cui ho chiesto di sopprimere l'articolo che riguarda l'obbligatorietà vaccinale. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, il tema centrale dell'obbligatorietà vaccinale, introdotto anche dal collega che mi ha preceduto, ci riporta quasi immediatamente a una durissima battaglia che circa tre anni fa si scatenò in Italia a proposito del cosiddetto decreto Lorenzin, che prevedeva la vaccinazione contro il morbillo, in quel momento in crescita preoccupante tra i bambini. Sappiamo tutti come andò a finire. Il MoVimento 5 Stelle giocò una parte della sua campagna elettorale sull'operazione no vax; all'inizio di questa legislatura, tra i primissimi disegni di legge affrontati in 12 a Commissione ci fu proprio quello dell'obbligatorietà dei vaccini e informo i colleghi - se qualcuno volesse sapere come è andato a finire il dibattito iniziato tre anni fa - che il provvedimento è nel cassetto, suppongo, della Presidenza o di qualche altro organismo. Il Paese non ha mai avuto il coraggio, evidentemente attraverso il suo Governo, di prendere una posizione chiara rispetto al tema dell'obbligatorietà vaccinale, alla luce del secondo comma dell'articolo 32 della Costituzione, in cui in primo piano, in pole position , c'è la salute pubblica. Non c'è dubbio infatti che il dibattito si gioca sempre su due grandi valori: la libertà personale, l'autonomia delle scelte e la responsabilità che ognuno di noi ha anche nei confronti degli altri. Siamo piombati in questa pandemia drammatica e la gente viene motivata a vaccinarsi dal rischio mortale rilevato ogni sera dai bollettini. Ricordo peraltro che anche ieri sera abbiamo superato i 280 morti. Ogni sera noi sappiamo che si può morire e che il vaccino in questo momento funge non solo da prevenzione, ma praticamente quasi da terapia salvavita. Il primo punto allora è che noi non abbiamo affrontato il dilemma che si poneva tra educazione alla salute, facendo leva sull'aspetto motivazionale profondo, e la paura, lasciando invece che fosse quest'ultima a dettare la linea. Ricordo che la paura non è sempre buona consigliera, anche se in questo caso ha ridotto molti dei problemi. Comunque, abbiamo lasciato che fosse la paura e non l'educazione alla salute, intesa come tutela della propria e dell'altrui salute, a dettare la linea. Ora ci troviamo a fare i conti con persone che siamo tutti consapevoli dovrebbero vaccinarsi: mi riferisco in modo particolare a quella parte del personale sanitario esposta al contatto con il Covid e che quindi, indirettamente, può diventarne veicolo di trasmissione. E mi riferisco d'altra parte a quella che vuole essere una logica di rispetto per la libertà individuale. E allora occorre chiedersi dove finiscono i confini della libertà individuale e dove cominciano quelli della libertà dell'altro? Questo sarà sempre il grande approccio, direi personalistico, al tema della libertà. Nessuno di noi fa regola a se stesso; ognuno di noi si sente parte di una comunità ed è responsabile di quella stessa comunità. Che cosa voglio dire con questo? Tre cose molto semplici, ma mi auguro con tutto il cuore che risultino chiare. La prima cosa è che il personale sanitario deve essere vaccinato, tanto più e soprattutto se è esposto ad ammalarsi e ad essere vettore di malattia. Non si vuole vaccinare in assenza di obbligo formalmente definito? Che sia spostato ad altre funzioni, ma non dobbiamo dimenticare che è nel personale sanitario il primo motore dell'educazione alla salute. Seconda cosa: effettivamente sono convinta che in questo momento e in tante altre occasioni il vaccino abbia una straordinaria funzione di prevenzione e al contempo di salvavita, a tal punto che la Commissione diritti umani del Senato ha approvato all'unanimità, in tutte le sue parti politiche, una mozione nella quale si chiede di riconoscere che il vaccino è diritto universale ed è parte integrante del diritto alla vita, per cui non può essere negato a nessuno, perché è tutela sostanziale della vita. Terza cosa: