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Naturalmente, poi, dobbiamo vedere quando si fanno garantismo di maniera o giustizialismo a correnti alternate, perché sono ben pochi coloro che, tra gli esponenti politici, possono vantarsi di non aver invocato il processo in piazza. Sono ben pochi, è inutile che citiamo questo o quell'altro pentimento: la giustizia non si fa in piazza! Altro termine usato - ce n'è un abuso - è "popolo": diretta derivazione ne sono "populismo" e, con un grado ulteriore, "populismo giudiziario". Non è un caso che le sentenze si pronuncino nel nome del popolo italiano e non si facciano in piazza col popolo italiano. Bisognerebbe ricordarselo sempre. (Applausi) . Altro termine importante è "equilibrio", che, insieme alla ragionevolezza, oltre ad essere ovviamente principio costituzionale, non è una via di mezzo tra appassionanti tesi e battaglie: l'equilibrio e la ragionevolezza sono una cifra, che deve informare il discorso, soprattutto quando si parla di giustizia. Quando pronunciamo una sentenza nel nome del popolo italiano, infatti, stiamo decidendo della libertà e, delle sorti dei nostri cittadini, che in quel momento incontrano lo Stato con la sua potenza, indipendentemente dal censo (e non vorremmo ovviamente che questo fosse una scriminante). Lo incontrano le persone offese, chi ha subito un danno o un offesa, e infine i cittadini, perché la sentenza è pubblica ed è nel nome del popolo italiano esattamente per questo motivo. Noi siamo per le regole nel processo e siamo perché questo equilibrio venga garantito e assicurato. Non abbiamo alcuna nostalgia per quei tempi in cui un processo, come ad esempio quello sulla strage di Piazza Fontana, poteva essere spostato da una parte o dall'altra, utilizzando la legitima suspicione : non abbiamo nostalgia di quel tipo di magistratura, che non poteva essere indipendente. Allo stesso tempo, vogliamo che ci siano delle regole. Abbiamo pertanto proposto, nella riforma del Consiglio superiore della magistratura (che è molto collegata a questa, cari colleghi), lo stop alle nomine a pacchetto e il voto degli avvocati nei consigli giudiziari. Abbiamo detto no alle conferenze stampa spettacolari (e nel provvedimento c'è un'anticipazione sulla presunzione di innocenza) e proposto la valutazione della professionalità, anche tenendo conto dell'eccessiva discrepanza tra richiesta di rinvio a giudizio e assoluzioni. Ciò è presente nella riforma del processo penale, perché è previsto che si possa avere un rinvio a giudizio solo in presenza di una ragionevole previsione di condanna. Proponiamo inoltre un'Alta corte per i giudizi disciplinari dei magistrati in grado d'appello. Questi sono le cose concrete e l'equilibrio (Applausi) : significa essere conseguenti e avere una cultura riformista e garantista; è in Parlamento che ce la giochiamo, cari colleghi, anche di fronte ai cittadini. Quanto all'equilibrio, siamo quelli che hanno introdotto gli ecoreati, che danneggiano la salute dei cittadini, e hanno ripristinato il falso in bilancio, che è collegato alla corruzione. Siamo anche coloro che nel 2015 hanno riformato la custodia cautelare con il carcere come extrema ratio . Qualcuno votò contro, gridando che i delinquenti erano tutti fuori, e oggi raccoglie le firme per il referendum. (Applausi) . Sempre quanto all'equilibrio, siamo per la giustizia riparativa, che abbiamo iniziato a promuovere nella scorsa legislatura e che oggi è presente nella riforma (non come avremmo voluto, ma lo è molto). Siamo per l'ampliamento della messa alla prova e della tenuità del fatto per i reati bagatellari, altrimenti si arriva in Cassazione a giudicare sul furto di una melanzana. La tenuità del fatto tiene conto anche della riparazione, perché nella nostra società abbiamo bisogno di ricucire: bisogna essere severi laddove necessario, ma abbiamo bisogno di ricucire. Veniamo ora al merito, con alcune considerazioni. Il punto centrale è rappresentato dai tempi. Ce lo chiede l'Europa. Siamo il Paese che ha avuto più condanne dalla Corte europea dei diritti dell'uomo dal 1959 a oggi. Abbiamo ricevuto 1.202 condanne e dopo vengono la Turchia (608), la Francia (284) e la Germania (102). Il rispetto dei tempi è la prima garanzia che uno Stato di diritto deve ai cittadini, che siano indagati o imputati, oppure persone offese. Con tempi eccessivamente lunghi, si lascia spazio a una gogna mediatica e il principio di non colpevolezza viene sostituito da una presunzione di colpevolezza. Quando c'è il cortocircuito mediatico, c'è un tema che ha a che vedere con le indagini e la sovraesposizione delle procure. Si interviene molto in tal senso, con la riforma in esame. Si è parlato molto della riforma della prescrizione e non di un maggior vincolo sui tempi del processo nella fase delle indagini. Non si è parlato, per esempio, della questione che riguarda l'iscrizione al registro delle notizie di reato, che è un punto nevralgico delle garanzie per chi viene sottoposto a un processo che può addirittura essere retrodatato. Si tratta di un intervento importantissimo. Non si è parlato del fatto che, oltre all'ampliamento dei riti alternativi, si può patteggiare una pena sostitutiva fin dalla fase del processo, senza aspettare anni, quando diventerà esecutiva. Due sono le conseguenze: una pena effettiva e più adeguata. Anche questo è effettivamente garantismo: carcere come extrema ratio e pene adeguate. Capisco che, quando si parla di giustizia, bisogna entrare molto nel merito e ciò può essere un po' noioso e meno spettacolare, ma è quello che dobbiamo fare. Dobbiamo chiudere definitivamente una stagione che ha portato solo mali alla giustizia. C'è il regolamento di conti tra i poteri dello Stato. C'è il tema dell'equilibrio - e torno a questa parola - tra i poteri dello Stato. Tuttavia, non è inaugurando una nuova stagione di regolamento di conti che lo affrontiamo (Applausi) : lo affrontiamo con interventi incisivi, che infatti non sono indolori, perché - come vedete - provocano dibattiti e contrapposizioni che dobbiamo ascoltare. Sulla prescrizione si è discusso molto, ma ovviamente il tema sono i tempi del processo e non il momento terminale. Con la riforma della giustizia penale, interveniamo efficacemente proprio sui tempi del processo. Siamo quelli che hanno lavorato per trovare una soluzione, la più condivisa possibile. Anche questo è senso di responsabilità, nell'ambito di tutte le soluzioni tecniche che erano state prospettate. In definitiva, il luogo delle riforme è il Parlamento, quindi non è un regolamento di conti in altre piazze; sì alle riforme e agli interventi giusti e necessari, qui ed ora. È da qui infatti, dal Parlamento, che parliamo ai cittadini, alla loro vita, alle loro garanzie, ai tempi della loro vita e alla loro dimensione umana esistenziale e di cittadini in Europa e in Italia. Da qui, da questo Parlamento, stiamo nell'Europa e guardiamo ad essa a testa alta, non solo per fare i compiti che ci vengono prescritti collettivamente, ma perché noi siamo l'Italia e sul diritto, sulle garanzie e sulla Costituzione sappiamo come si fa e abbiamo qualcosa da dire. (Applausi) .