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Dal punto di vista idrogeologico, l'area è caratterizzata dalla presenza di due falde idriche sovrapposte, delimitate da uno strato di limo argilloso della potenza minima di 1,5 metri, posto a circa 20 metri di profondità: ambedue gli acquiferi sono costituiti da alluvioni ghiaioso-sabbiose più o meno limose. L'area dello stabilimento Magnesio, si trova sul conoide formato dall'azione combinata del torrente Talvera e del fiume Isarco. È costituita da ghiaie e sabbie in matrice scarsamente limosa, e presenta in superficie un livello limo-sabbioso di potenza massima intorno ai due metri. I terreni risultano sede di un acquifero continuo in senso orizzontale e verticale, che costituisce un sistema monofalda, i cui massimi annuali sono concentrati nei mesi estivi e raggiungono la quota di - 6,20 metri dal piano campagna. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Il costo degli interventi di bonifica delle due aree industriali è stato stimato in circa 40 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. Da elaborare. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Da elaborare. PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Comune - Località. Trento - Trento Nord. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali dismesse e delle rogge pubbliche e private che corrono tangenti ad esse. Perimetrazione del sito. Il sito è costituito dalle aree occupate dalle antiche industrie chimiche Carbochimica (S = circa 5 ettari) e Sloi (S = circa 5,5 ettari), ubicate nella piana alluvionale della Val d'Adige a nord della città di Trento, denominata Campotrentino caratterizzata dalla presenza di un reticolo di fosse, che originariamente servivano per il drenaggio delle campagne, trasformatesi, a seguito dell'urbanizzazione, in collettori di raccolta delle acque meteoriche. La Carbochimica Italiana, ex Prada, attiva dall'inizio del secolo fino ai primi anni '80, distillava catrame e produceva naftalina, oli per la preparazione del legno, peci per elettrodotti, anidride ftalica e acido fumarico. Attualmente l'area, libera dai corpi di fabbrica che sono stati interamente demoliti, è in parte pavimentata ed in parte ricoperta da vegetazione spontanea. La Sloi, attiva dalla fine degli anni '30, produceva piombo tetraetile ed altre sostanze altamente tossiche. Lo stabilimento fu chiuso nel 1978, su ordinanza del Sindaco di Trento, a seguito di un incendio che provocò la fuoriuscita di una nube tossica di vapori di soda caustica. Attualmente gli impianti sono stati smontati e i fabbricati parzialmente demoliti. Gli inquinanti tipici rilevabili nell'area della ex Carbochimica sono costituiti da I.P.A., solventi aromatici e fenoli; la contaminazione è diffusa soprattutto nelle aree dei serbatoi interrati, di lavorazione e deposito e nei terreni di riporto. Il grosso della massa inquinante si è arrestata nella parte alta dell'acquifero (circa - 8 m dal p.c.); l'inquinamento nel terreno genera un pennacchio contaminato nell'acqua di falda, dove sono presenti sostanze inquinanti quali naftalene, solventi aromatici e fenoli. Le concentrazioni di fenoli, solventi aromatici e naftalene, più solubili in acqua e biodegradabili, decrescono in modo tendenzialmente esponenziale con la distanza dall'ex stabilimento diversamente dagli IPA a tre e quattro anelli (escluso il fenantrene) che non appaiono sensibili ad un evidente processo di biodegradazione. È importante rilevare che anche le rogge circostanti l'area della Carbochimica (Rio Lavisotto) e interessate dagli antichi scarichi produttivi hanno i fanghi, il terreno d'alveo e di subalveo inquinati per spessori di alcuni metri. Gli inquinanti tipici rilevabili nell'area dell'ex Sloi sono costituiti da piombo totale, piombo organico e mercurio (derivante dall'impianto cloro - soda). La contaminazione da piombo tetraetile è presente nel terreno di riporto e nell'orizzonte limoso e, come rilevato dalle analisi allegate al progetto definitivo, è massiccia anche in profondità nei terreni dell'acquifero, dove è in atto una sua lenta degradazione che origina fasi solubili e polari (piombo trietile e dietile), in parte adsorbite dalla frazione argillosa del limo ed in parte trasportate dalle acque di falda. La diminuzione esponenziale delle concentrazioni di questi composti nelle acque di falda con l'aumento della distanza dall'impianto dismesso è attribuibile non solo alla diluizione e alla dispersione ma anche alla biodegradazione. Le rogge interessate dagli antichi scarichi della fabbrica presentano notevole contaminazione delle acque (fossa Armanelli) e dei sedimenti di piombo totale di piombo organico e di mercurio. Principali caratteristiche ambientali. Le aree ex industriali in oggetto si trovano nella piana alluvionale di Trento Nord, compresa tra i conoidi del torrente Avisio e del Fersina e limitata dai massicci carbonatici del Soprassasso e del Calisio. Il corso dell'Adige, rettificato ed arginato, defluisce sul fianco occidentale del fondovalle ad una distanza di circa 500 metri. Il sistema idrografico è costituito da un reticolo di fosse, che originariamente servivano per il drenaggio delle campagne, trasformatesi, a seguito dell'urbanizzazione, in collettori di raccolta delle acque meteoriche; le rogge confluiscono nel Rio Lavisotto, che raccoglie le acque provenienti dal Monte Calisio. I corsi d'acqua adiacenti alle ex aree industriali e quindi anche il Lavisotto sono stati interessati dagli scarichi delle antiche industrie e presentano quindi un inquinamento diffuso. La successione stratigrafica, dall'alto verso il basso, è la seguente: materiale di riporto (pochi metri), limi passanti a sabbie fini (circa 5 metri), ghiaie sabbiose e sabbie con ghiaia (circa 7 metri; sede dell'acquifero principale), lente di limi (max circa 2 metri), sabbie fini (5 - 10 metri), alternanze di sabbie fini con lenti di limi (fino alla profondità di circa 40 m sotto il p.c.). La falda acquifera, che è di tipo semiconfinato (K = 3 x 10-3 m/s), scorre in direzione sud con pendenza di circa 0,1 - 0,2%; la soggiacenza media della falda è di circa 2 metri. Esistono numerosi pozzi nell'area, che emungevano elevate quantità di acqua, molti dei quali non sono più utilizzabili in quanto inquinati. La vastità dell'area, la sua collocazione nel contesto urbano, il pericolo connesso alla tipologia degli inquinanti (piombo organico, naftalene, solventi aromatici e fenoli) ed alla presenza di rifiuti industriali, la vulnerabilità della falda, la presenza di un sistema idrografico costituito da una fitta rete di canali di acqua superficiale portano a ritenere che il sito presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e sanitario. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Il costo degli interventi di bonifica relativi alle due aree industriali è stato stimato pari a circa 115 miliardi di lire.