[pronunce]

Occorre invece che tali dichiarazioni possano essere qualificate propriamente come esercizio di attività parlamentare, il che normalmente accade se e in quanto sussista una sostanziale corrispondenza di significato con le opinioni già espresse nell'ambito dell'esercizio delle funzioni parlamentari tipiche. Solo in tal caso, il richiamo all'art. 68, primo comma, della Costituzione è giustificato. Alla luce di tale giurisprudenza, che questa Corte ha elaborato a partire dalle sentenze n. 10 e n. 11 del 2000, la Camera dei deputati, con la deliberazione del 3 novembre del 1998 che ha dato origine al presente conflitto di attribuzione, ha male inteso il significato della garanzia stabilita dall'art. 68, primo comma, della Costituzione, così violando le attribuzioni costituzionali dell'autorità giudiziaria ricorrente. Infatti, pur essendo numerosi gli atti parlamentari, anche a firma del deputato chiamato a rispondere per diffamazione, richiamati dalla Camera resistente, i quali hanno per oggetto, in genere, il sistema di finanziamento del partito di appartenenza del deputato che si ritiene diffamato e, in specie, il sospetto del suo carattere illegale, in nessuno di essi è dato individuare un'ascrizione di responsabilità penale personale, puntuale come quella contenuta nella dichiarazione resa in televisione. Questa considerazione è decisiva ed esime la Corte dal prendere posizione sull'argomentazione prospettata dalla difesa della Camera dei deputati, circa la rilevanza del «contesto comunicativo parlamentare», nel quale il deputato o il senatore sia inserito anche solo in posizione ricettiva, al fine di determinare l'ambito delle opinioni della cui divulgazione essi, in quanto coinvolti in tale contesto, non possano essere chiamati a rispondere. Nessun rilievo, infine, può essere attribuito in questa sede al preteso «carattere paradossale» che, secondo la difesa della Camera, è tipico del modo di esprimersi del deputato chiamato in giudizio per risarcimento del danno: un carattere che potrebbe eventualmente essere valutato in questo altro giudizio.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spetta alla Camera dei deputati dichiarare l'insindacabilità, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal deputato Vittorio Sgarbi, per le quali è in corso davanti al Tribunale di Roma - V sezione stralcio, il giudizio indicato in epigrafe; annulla conseguentemente la delibera adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 3 novembre 1998. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 maggio 2002. F.to: Massimo VARI, Presidente Gustavo ZAGREBELSKY, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 maggio 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA