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Istituzione del tribunale per la persona e le relazioni familiari nonché delega al Governo per l'organizzazione dei relativi uffici. Onorevoli Senatori. -- Il sistema giuridico italiano delle relazioni familiari non risponde più alla domanda di giustizia che una società complessa e profondamente mutata dai tempi della «grande riforma» (legge 19 maggio 1975, n. 151) richiede: non è solo la crisi del mono-modello familiare coniugale stabile, non è solo l'affermarsi della società «liquida», non è solo l'evolversi in senso multietnico della società civile. È soprattutto il fatto che di fronte allo sgretolarsi delle relazioni familiari -- portato di questi e di altri fattori -- emerge la necessità della tutela dei diritti dei soggetti vulnerabili, in sintonia con l'evolversi del pensiero giuridico europeo che pone i diritti fondamentali delle persone al centro del sistema. Negli ultimi anni si sono susseguiti interventi riformatori che hanno risolto aporie, incongruenze, ritardi: da ultimo si richiama la legge 10 dicembre 2012, n. 219, che ha finalmente attuato l'unicità dello status filiationis , indipendentemente dal rapporto matrimoniale o meno dei genitori, portando così ad attuazione il dettato dell'articolo 30, terzo comma della Costituzione. Tuttavia permangono gravi criticità nell'attuazione delle tutela giurisdizionale dei diritti delle persone nelle relazioni familiari. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato recentemente l'Italia rilevando che uno Stato deve darsi un'arsenale giuridico adeguato all'effettiva tutela delle persone nelle relazioni familiari (Corte europea dei diritti dell'uomo, Lombardo contro Italia, 29 gennaio 2013). 1) La giurisdizione che riguarda le persone, in particolare quelle di età minore, e le loro relazioni familiari soffre infatti di inadeguatezza: a) sul piano ordinamentale, per il frazionamento della competenza tra giudici diversi, di diversa composizione e con diversi profili di specializzazione. Tribunale ordinario, sia in composizione collegiale sia in composizione monocratica (giudice tutelare) e tribunale per i minorenni. L'incoerente frantumazione di competenze comporta troppo frequentemente l'accavallarsi di interventi giurisdizionali sulle stesse situazioni personali e familiari, che determinano inadeguata tutela e dispendio inutile di risorse umane ed economiche; la legge n. 219 del 2012 è stata certamente un passo avanti nella concentrazione delle tutele. Essa infatti, riformulando l'articolo 38 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile che regolamenta le competenze del tribunale per i minorenni, ha concentrato davanti al giudice ordinario vari procedimenti. Tuttavia si tratta di una soluzione che, risolvendo i problemi della unicità del giudice in caso di procedimenti relativi alla crisi della coppia genitoriale (ora separazione, divorzio, nullità del matrimonio ma anche procedimenti per l'affidamento e il mantenimento dei figli dei genitori non coniugati, e relative modifiche) nello spostare anche la competenza dei procedimenti de potestate quando i primi sono in corso tra le stesse parti, ha portato ancor più in emersione la necessità di una riforma di sistema che unifichi le competenze in materia minorile davanti a un unico giudice specializzato; b) sul piano processuale, del rito, delle regole dei procedimenti civili, molteplici, incoerenti e lacunose che ingenerano nell'utenza disorientamento e comportano deficit di tutela; c) inoltre difetta quasi totalmente la disciplina sia dell'esecuzione sia delle modalità alternative di definizione delle controversie, dalla mediazione familiare -- alla quale si ritrova solo un cenno nell'articolo 155- sexies del codice civile e che deve essere completamente normata -- alla mediazione penale che è ancora ignota anche sul piano legislativo oltre che scarsamente diffusa nelle prassi. 2) Necessità di riforma ordinamentale e caratteristiche della giurisdizione che riguarda persone di età minore. È quindi necessaria oramai una riorganizzazione complessiva, sistematica e coerente che ponga la persona, soprattutto se soggetto vulnerabile e quindi, certamente, se di età minore , al centro del sistema delle relazioni familiari su tutti i piani (ordinamentale, processuale oltre che sostanziale e di welfare e di previsione di adeguati strumenti normativi per la definizione alternativa delle controversie), che tenga presenti le peculiari caratteristiche della giurisdizione che riguarda le persone di età minore; caratteristiche che necessariamente sono condizionanti la stessa formazione dell'organo giudicante. Infatti, sia in un'interpretazione costituzionalmente orientata (articoli 2, 3, 30, 31 e 32 della Costituzione), sia per indicazioni del diritto convenzionale, sia per indicazioni del diritto e degli organismi europei e della giurisprudenza delle Corti europee, la caratteristica fondamentale della giurisdizione che riguarda le persone di età minore è che l'interesse della persona di età minore costituisce criterio preminente di giudizio (articolo 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo di New York, ratificata ai sensi della legge 20 novembre 1991, n. 176, e articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea). Con il Trattato di Lisbona, firmato in data 13 dicembre 2007, ratificato ai sensi della legge 2 agosto 2008, n. 130, che ha modificato il trattato sull'Unione europea si riconosce alla citata Carta lo stesso valore giuridico dei trattati. Tale preminenza può essere definita, sulla scorta della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo come la necessità per il giudice di assicurarle le migliori condizioni possibili di sviluppo psico-fisico. Il sistema giudiziario deve attuare con priorità assoluta tale tutela, che deve anche eventualmente prevalere su quella di diritti di altri soggetti. Ciò nel concreto caratterizza sia il settore civile sia il settore penale: -- la giurisdizione civile che riguarda le persone di età minore e le loro relazioni familiari non è (solo) giurisdizione di torti e ragioni, ma mira alla ricostruzione (anche giuridica) delle relazioni familiari su diversi assetti in funzione della tutela delle migliori condizioni di sviluppo psico-fisico possibili delle persone di età minore che vi sono coinvolte; -- la giurisdizione penale mira al pieno recupero del minorenne che ha deviato e, quindi, alla sua piena (ri)educazione e riabilitazione, con ricorso a strumenti alternativi a quelli punitivi che costituiscono solo lo strumento residuale e, comunque, meramente strumentale ai fini (ri)educativi e (ri)abilitativi. 3) Le indicazioni europee di riforma della giustizia che riguarda le persone, in specie di età minore, e le loro relazioni familiari. Data la centralità del criterio dell'interesse della persona minore di età che caratterizza la giurisdizione che riguarda i suoi diritti, le linee direttrici della riforma sono individuate da fonti europee, oltre che dal diritto convenzionale (con particolare riferimento anche alla Convenzione per l'esercizio dei diritti dei fanciulli fatta a Strasburgo, ratificata ai sensi della legge 20 marzo 2003, n. 77):