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Delega al Governo in materia di tutela e valorizzazione degli anziani. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge reca una delega al Governo per l'adozione di disposizioni volte alla tutela e alla valorizzazione degli anziani. Da anni, ormai, si rileva una tendenza progressiva e incontrovertibile all'invecchiamento della popolazione, che si traduce in una sempre maggiore presenza della componente anziana sul totale degli italiani, come si evince anche dal sovvertimento della piramide dell'età. Secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) relativi al futuro demografico del Paese, lo scenario che si profila all'orizzonte va in una direzione ben precisa. Si stima infatti che in Italia la popolazione residente attesa sia pari, secondo lo scenario mediano, a 59 milioni nel 2045 e a 54,1 milioni nel 2065; in sintesi la popolazione italiana è in costante declino. In generale, le future nascite non saranno sufficienti a compensare i futuri decessi: in previsione, dopo pochi anni, il saldo naturale raggiunge quota -200.000, per poi passare la soglia -300.000 e -400.000 nel medio e lungo termine. La fecondità è prevista in rialzo da 1,34 a 1,59 figli per donna nel periodo 2017-2065, attestandosi, tuttavia, sotto la soglia di sostituzione e pertanto del tutto insufficiente ad arrestare il processo di invecchiamento della popolazione in corso. L'incertezza aumenta con l'allungarsi del periodo di previsione. L'intervallo di confidenza proiettato al 2065 è piuttosto alto e oscilla tra 1,25 e 1,93 figli per donna. Il tasso di sopravvivenza è previsto in costante aumento, determinando, entro il 2065, un accrescimento di oltre cinque anni nella speranza di vita media per entrambi i generi, giungendo a 86,1 anni e 90,2 anni, rispettivamente per uomini e donne (mentre era di 80,6 e 85 anni nel 2016). L'incertezza associata assegna limiti di confidenza compresi tra 84,1 e 88,2 anni per gli uomini e tra 87,9 e 92,7 anni per le donne. In tale contesto, si sottolinea che al 1° gennaio 2019 sono 14.456 le persone residenti in Italia che hanno compiuto i 100 anni di età, donne nell'84 per cento dei casi. Tra i centenari, ben 1.112 hanno raggiunto e superato i 105 anni di età al 1° gennaio 2019. L'87 per cento di essi è di sesso femminile. I supercentenari vivi al 1° gennaio 2019 sono 21, raddoppiati rispetto al 2009 quando se ne contavano 10. In dieci anni (2009-2019) i centenari sono passati da 11.000 a oltre 14.000, quelli di 105 anni e oltre sono più che raddoppiati, da 472 a 1.112, con un incremento del 136 per cento. La quota maggiore di semi-supercentenari (105 anni e oltre) è residente nel Nord Italia. La regione con la più alta percentuale è la Liguria. Dei 125 individui che tra il 2009 e il 2019 hanno raggiunto e superato i 110 anni di età, il 93 per cento è costituito da donne, a conferma di una predominanza femminile nelle età estreme della popolazione. Quanto fin qui evidenziato non rappresenta altro che la naturale evoluzione del quadro demografico delineatosi a partire dal secondo dopoguerra, cui la crisi del 2007 ha impresso un'ulteriore accelerazione. Invero, per quanto attiene al nostro Paese, è agevole considerare come proprio nel periodo della crisi si sono registrati importanti passaggi tra grandi classi di età: in particolare, ha superato la soglia dei 50 anni la generazione del cosiddetto « baby-boom » degli anni 1958-1963; mentre hanno superato i 65 anni coloro che sono nati successivamente alla seconda guerra mondiale. A distanza di oltre dieci anni e alla luce dei residui effetti di lungo termine della crisi che ancora si ripercuotono sulla nostra economia e sulla società, si rende necessario, per non dire doveroso, pensare e attuare misure ad hoc che si sostanzino in efficaci e tempestive tutele e consentano agli ultrasessantacinquenni di godere di condizioni di vita decorose, allargando l'orizzonte oltre la ben nota cornice concettuale dell'aspetto pensionistico o assistenziale. È necessario, infatti, ridisegnare interamente il modello su cui si basa l'attuale organizzazione dei rapporti, ivi inclusa l'importanza di mantenere gli anziani e i longevi attivamente inseriti nel tessuto sociale, in modo che continuino a rappresentare una risorsa, in quanto portatori di un patrimonio umano, culturale e di tradizioni indispensabile alla nostra comunità, senza dimenticare l'immenso valore aggiunto costituito da quella categoria di anziani che si occupano di altri anziani, nel contesto di un virtuoso circuito di mutuo sostegno generazionale. Si stima, infatti, che essi siano 5,1 milioni e, di questi, quasi un milione è impegnato regolarmente in tal senso. Occorre anche ricordare un dato spesso poco valorizzato: circa 1,2 milioni di anziani svolgono attività gratuite in associazioni di volontariato, con una produzione di servizi, prestazioni e attività di vario tipo in una pluralità di ambiti che contribuisce a migliorare la coesione sociale e la qualità della vita nelle comunità. Senza dimenticare il rilevantissimo contributo che tutt'ora gli anziani apportano all'interno dei nuclei familiari, tanto in termini economici quanto di cura parentale, occupandosi dei nipoti in misura sempre crescente, come emerso dal rapporto CENSIS 2019. Gli anziani rappresentano, quindi, una parte sempre più rilevante della popolazione italiana sia da una prospettiva numerica sia di rilevanza all'interno del tessuto sociale, ed è al contempo una parte foriera di istanze e caratteristiche proprie, degne della massima attenzione, anche nella dovuta considerazione del sempre crescente peso che tale componente avrà nel medio e lungo termine. L'allungamento dell'aspettativa di vita stimola, infatti, la necessità di una seria riflessione in relazione all'attuale sistema di welfare , nonché rispetto alla ben più ampia questione sociale connessa al ruolo degli anziani nell'attuale scenario. La collettività deve, infatti, collaborare nella sua interezza al fine di costruire modelli di società che consentano alle persone anziane di poter esprimere tutto il proprio potenziale portando avanti una esistenza dignitosa e pienamente integrata con l'ambiente di appartenenza. Alla luce di quanto esposto, si ritiene necessario un serio e ragionato intervento volto a tutelare e sostenere gli anziani a livello nazionale e, in particolare, a contrastare tendenze quali la marginalizzazione e l'isolamento degli stessi. In tale contesto, risulta dunque fondamentale tanto l'adozione di misure volte a realizzare un'articolata rete di servizi per le persone anziane, anche per il tramite di strutture polivalenti atteso il netto aumento del numero di famiglie costituite da coppie di anziani o di anziani soli, quanto un ripensamento dei servizi nella loro interezza, che coinvolga anche gli operatori, contrasti le misure di emarginazione, valorizzi, per contro, il senso di sicurezza e favorisca la tranquillità psicofisica dell'anziano, nonché il mantenimento dei rapporti parentali.