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In quattordici anni, infatti, non solo è cambiata di quasi il 40 per cento la composizione del corpo elettorale, ma soprattutto sono mutate profondamente le condizioni di fatto, il contesto sociale ed economico, che avevano determinato l'inizio della procedura per il distacco dei Comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla Regione Marche. Oggi non solo non c'è più una spinta dal basso al distacco, ma addirittura sono sorti in questi anni comitati civici per stoppare l' iter e nella primavera del 2019 in soli pochi giorni una petizione spontanea ha raccolto più di mille firme, di fatto la metà degli aventi diritto al voto nei due Comuni. Presidente, c'è un motivo se questo è avvenuto: sono venute meno le ragioni sociali del distacco. Nel corso degli anni la Regione Marche, infatti, ha dato, pur tra tante difficoltà, risposte a problematiche serissime, che non sono del solo Montefeltro, ma di tutte le aree interne - che conosco bene perché provengo da lì - e che riguardano il lavoro, la sanità, la scuola, i servizi essenziali, le infrastrutture sociali intorno a cui costruire un progetto per arginare crisi e spopolamento. Serve una strategia nazionale per sostenere e rilanciare le aree interne, i borghi appenninici e di questo dovremmo parlare per mettere al centro dell'agenda del nostro Governo questa progettualità. Montecopiolo e Sassofeltrio tra il 2015 e il 2016 sono entrati a far parte di zone economiche speciali della Regione Marche e di aree di crisi economiche regionali con sostegni occupazionali specifici di cui dobbiamo tenere conto perché riguardano la vita di centinaia di persone e delle loro famiglie. Sono entrati a far parte di un piano straordinario di valorizzazione con misure legate al turismo, alla protezione dell'ambiente, all'educazione e il distacco oggi non aiuterebbe quei Comuni, ma al contrario li metterebbe in difficoltà perché perderebbero requisiti raggiunti in questi anni di interlocuzione con la Regione Marche. Presidente, colleghi, a riprova di ciò, cito la lettera accorata che è arrivata ieri alla Presidenza del Senato e a tutti i senatori del sindaco di Montecopiolo. In quella lettera il sindaco di Montecopiolo scrive: «Prioritario per la sopravvivenza di questo Comune e del territorio è la tutela delle nostre imprese. Queste attività non dovranno subire alcun tipo di penalizzazione, in particolare economica. Dovranno essere garantiti fondi e finanziamenti già stanziati a tutela di mutui e investimenti in fase di realizzazione». La preoccupazione del sindaco di Montecopiolo è la nostra preoccupazione, perché il distacco avrebbe ripercussioni negative anche per i Comuni limitrofi, per tutta l'area del Montefeltro, per la rete scolastica regionale, per la rete sociosanitaria, per la gestione delle risorse idriche, per la filiera agricola e zootecnica, che è importantissima in questo territorio, che perderebbe le misure specifiche previste dal piano di sviluppo rurale della Regione Marche. Signor Presidente, lei sa che il pronunciamento contrario di una popolazione in un referendum sul distacco dei Comuni ha una validità di soli cinque anni. Noi sappiamo anche che, quando invece c'è un pronunciamento positivo (come in questo caso), la legge non indica un termine, ma è contro ogni logica e contro ogni buon senso pensare che l'esito referendario valga all'infinito. Il passare del tempo incide infatti sulla sua efficacia e quindi c'è una scadenza implicita che ragionevolmente molti costituzionalisti fanno coincidere con cinque anni, perché questa è la durata di una legislatura e di una consiliatura in un Comune o in una Regione ed è la durata dell'esito negativo di un referendum . Per questo abbiamo chiesto che, essendo passati ben più di cinque anni dal 2007 ed essendo profondamente mutate le condizioni sociali, venissero ripetuti i referendum , per garantire l'attualità e l'autenticità della volontà espressa dalle popolazioni. Per questo abbiamo presentato il nostro emendamento, affinché il distacco procedesse o venisse fermato sulla base di quello che avrebbero scelto i cittadini. Questo è l'unico modo per rispettare le popolazioni e per evitare che all'errore del troppo tempo passato si sommi l'errore di un atto del Parlamento che avviene quando le ragioni del distacco appaiono esaurite, con il rischio di uno smembramento fuori logica di un territorio già fragile, che rischia di incorrere in ulteriori difficoltà. È una responsabilità grande e mi appello a tutti i colleghi, in particolare a quelli che hanno a cuore i territori più marginali. Il nostro voto costituirà un precedente e non possiamo sbagliare. Il distacco così com'è, senza un nuovo referendum e senza un tavolo tra i territori interessati per avere una visione di insieme, è un errore e noi sbaglieremmo se facessimo i notai di un voto avvenuto quattordici anni fa. È nostro compito invece, ai sensi della Costituzione, fare l'interesse generale e valutare se quel voto abbia oggi un senso o non sia invece inattuale; e questo possono dirlo solamente i cittadini, con un nuovo referendum . Ma c'è già una risposta, Presidente, e sta nelle parole che ci ha inviato il sindaco di Montecopiolo in questa lettera, che cito: «Dopo due anni di costante impegno, superando enormi difficoltà, siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento del finanziamento di numerosi progetti, che trovate elencati uno per uno. Questi progetti, questi finanziamenti devono esserci garantiti». Ecco, Presidente, per questo, essendo stati bocciati i nostri emendamenti, noi voteremo contro questo disegno di legge, perché è certamente nostro compito rispettare un voto che c'è stato, ma, essendo passato un tempo così enorme, è ancora di più e assolutamente nostro compito e nostro dovere rispettare e verificare il sentimento e la volontà maturati nel frattempo nelle popolazioni del Montefeltro. (Applausi) . BARBONI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BARBONI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, comincio anch'io - come molti dei colleghi che mi hanno preceduto - citando la data del referendum : erano il 24 e 25 giugno del 2007. Sono sì passati quattordici anni, ma sono passati quattordici anni perché la politica ha avuto un'inazione totale nei confronti dei cittadini di quei due Comuni. La materia è disciplinata - come veniva ricordato da molti - dall'articolo 132, comma 2, della Costituzione, che è la fonte normativa principale, ma anche dalla legge n. 352 del 1970, che fissa tutti i tempi tecnici successivi al risultato del referendum . In altri termini, dalla proclamazione del risultato (10 luglio 2007) il Ministro dell'interno ha sessanta giorni di tempo per presentare al Parlamento un disegno di legge costituzionale o ordinario che disciplini la materia, perché il Parlamento è sovrano sull'argomento e non - come diceva il collega che mi ha preceduto - soltanto un passacarte. Il Parlamento valuta, pondera, conosce i luoghi - questa è la cosa fondamentale - dopodiché decide nella più totale autonomia.