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al contempo l'Italia, pur mantenendo saldo il rispetto dei patti stretti con la Nato e con l'Unione europea, è scettica sull'effettiva utilità delle sanzioni e continua a ricercare il dialogo con le istituzioni russe, come dimostrano i diversi incontri bilaterali tra esponenti parlamentari e governativi dal 2015 ad oggi; in tema di relazioni economiche: l'Italia e la Russia presentano caratteristiche che hanno reso le relazioni economiche e commerciali tradizionalmente ottimi, data la complementarietà della struttura economica e dei bisogni dei due Paesi; i rapporti commerciali tra l'Italia e la Federazione Russa si sono sempre dimostrati floridi, anche in periodo di Guerra Fredda, grazie al processo di cooperazione industriale trainato dalla Fiat e dall'Eni; superato il crollo dell'Unione Sovietica, con conseguente periodo di stagnazione economica della Federazione Russa, sin dai primi anni 2000 l'interscambio commerciale tra i due Paesi è cresciuto, arrivando a toccare la cifra record di 30 miliardi nel 2013; le dinamiche geopolitiche avvenute in Ucraina dal 2014 in poi, come scritto in precedenza, hanno causato l'implementazione delle sanzioni europee e delle contro-sanzioni russe, che hanno avuto un notevole impatto sull'interscambio commerciale tra l'Italia e la Federazione Russa, con variazioni tra i 10 e i 20 punti percentuali annuali rispetto al 2013; in particolare, le contro-sanzioni russe relative al reparto agroalimentare, che vietano le importazioni di prodotti alimentari, ha causato una contrazione dell' export alimentare italiano del 28 per cento rispetto al 2013, con un valore assoluto che è calato da 1 miliardo e 69 milioni di euro pre-crisi ai 768 milioni del 2017; unito al diretto calo dell'esportazione italiana, si è assistito a un incremento delle pratiche di falsificazione, ovvero di imitazione di prodotti alimentari "Made in Italy", che ledono la credibilità e provocano un danno di immagine al settore agroalimentare italiano; è importante sottolineare, al contempo, di come il dato della diminuzione dell' export italiano in Russia vada analizzato anche relativamente a una evidente contrazione del rublo e della capacità di spesa della Federazione Russa, dovuta alla crisi economica che ha colpito i Paesi maggiormente dipendenti dall'esportazione di materie prime; in tema di relazioni energetiche: il rapporto tra Italia e Mosca è solido sin dalla Guerra Fredda, quando in Unione Sovietica, alla morte di Stalin, seguì un cambio di dottrina strategica, che passò da quella della guerra inevitabile alla cosiddetta "coesistenza pacifica"; in questo quadro l'Italia ha iniziato, sin dalla fine degli anni '50, una stretta cooperazione energetica con l'Unione Sovietica, sia per quanto riguarda il settore petrolifero sia riguardante quello del gas naturale; le stabili relazioni energetiche sono continuate nei decenni, resistendo in momenti di elevata conflittualità del sistema internazionale dovuti alla contrapposizione tra il blocco occidentale e quello sovietico, e continuando anche al momento della dissoluzione dell'URSS e alla nascita della Federazione Russa; Mosca, ancora oggi, rappresenta il quarto fornitore di petrolio per l'Italia, e il primo per quanto riguarda l'importazione di gas naturale; specificatamente al gas naturale, che è il principale combustibile nel settore energetico italiano, rappresentando circa il 36 per cento del totale dell'approvvigionamento di energia primaria del nostro Paese, il livello di dipendenza dell'Italia dai Paesi esteri supera il 90 per cento, e la Russia fornisce circa il 40 per cento del gas importato; questo dato assume maggiore rilevanza considerando che la seconda regione per approvvigionamento di gas relativa alle importazioni italiane è quella del Nord Africa, in particolare dai Paesi Algeria e Libia, che rappresenta un'area dalle incerte dinamiche politiche ed economiche; anche a livello continentale, la Russia rappresenta il primo Paese esportatore di gas nei confronti dell'Unione europea, e specialmente negli Stati est europei raggiunge percentuali superiori al 75 per cento; il mercato di gas europeo sarà ancora più dipendente dalle importazioni da Paesi extraeuropei, raggiungendo nel 2040 la quota dell'88 per cento di dipendenza da gas importato, e la più accreditata risorsa per sopperire alla crescente domanda di gas naturale è rappresentata da un incremento della quota russa, oltre che alle ipotesi di accrescere l'importazione di gas naturale liquido dal Qatar e dagli Stati Uniti; in tema di sicurezza, contrasto al terrorismo e contesto internazionale: la Federazione Russa gioca un ruolo principale in due scenari, quello mediorientale e quello nord africano, che risultano prioritari anche per l'agenda estera dell'Italia; dal 2015 la Federazione Russa agisce direttamente nel conflitto siriano, da una parte a difesa dello storico alleato Assad e dall'altra in contrasto all'azione delle milizie jihadiste legate alla galassia dello Stato Islamico e di Al Qaeda; la decisione di intervenire direttamente in uno scenario di guerra come quello siriano è stata mutuata da Mosca a seguito di un processo di disimpegno degli Stati Uniti dalla regione mediorientale, che ha portato la Russia a passare da una politica estera di sostanziale non coinvolgimento in Medio Oriente, perpetrata negli anni della crisi in Iraq post-2003 e al dilagare dell'estremismo jihadista nella regione, a una netta inversione di marcia in termini di impegno militare e diplomatico; dall'inizio dell'intervento in Siria, la Russia ha condotto oltre 30.000 missioni di combattimento sul territorio, impiegando circa 5000 uomini, e contribuendo in maniera decisiva alla tenuta del regime di Assad e all'epilogo della guerra interna al Paese, oltre che ad aver giocato un ruolo fondamentale, in coabitazione con la coalizione internazionale a guida statunitense, nella sconfitta territoriale dello Stato Islamico; al contempo, la Russia ha rafforzato il proprio potere diplomatico nella regione mediorientale, tessendo una solida alleanza di interessi con l'Iran e la Turchia, Paesi con i quali ha dato il via a una serie di round negoziali sul futuro politico della Siria; in Nord Africa, la Russia gioca un ruolo chiave nella partita libica, grazie all'influenza esercitata nei confronti del generale Haftar, e indirettamente alla vicinanza con l'Egitto, attore primario per la scalata di Haftar a Tobruk; il 4 aprile 2019 le forze vicine ad Haftar hanno lanciato un'offensiva verso Tripoli, con l'obiettivo di conquistare la capitale, causando una guerra di posizione per lo più combattuta a sud di Tripoli che ha provocato una nuova escalation di violenza nel Paese; secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha), il numero degli sfollati causati dall'offensiva di Haftar si avvicina alle 100.000 unità; la stabilizzazione della Libia è un tema prioritario nell'agenda della politica estera italiana, in quanto Paese importante per l'approvvigionamento energetico, con l'Italia che ha circa il 70 per cento dei suoi interessi energetici nella regione della Tripolitania, controllata da Serraj e attualmente teatro dell'offensiva lanciata da Haftar; al contempo la Libia è un Paese centrale nella gestione dei flussi migratori che coinvolgono il settore centrale del Mediterraneo;