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Disposizioni sul finanziamento dei partiti. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è finalizzato a introdurre una disciplina organica dei partiti politici, in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione, e a riformare le modalità del loro finanziamento. La partecipazione dei cittadini alla determinazione della politica nazionale deve svolgersi, come prevede il dettato costituzionale, attraverso i partiti. Ma è necessaria una profonda riforma del loro finanziamento per migliorare la credibilità della politica e per rafforzare il prestigio del Parlamento. L'unica via che può legittimare un contributo pubblico è il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte inerenti al finanziamento. La democrazia dei partiti La democrazia degli Stati moderni è una democrazia dei partiti, nasce e si sviluppa con loro. È vero che i partiti sono presenti anche nei regimi totalitari (i partiti unici dei regimi non democratici appartengono pur sempre al genus del partito politico) ma oggi è impensabile una democrazia che possa fare a meno dei partiti. Anche Simone Weil nel suo pamphlet contro i partiti scriveva: «Un partito è, in linea di principio, uno strumento destinato a servire una certa concezione del bene pubblico» (S. Weil, Manifesto per la soppressione dei partiti politici , Castelvecchi, Roma, 2008, p. 33). Nella realtà dello Stato contemporaneo i partiti politici svolgono una fondamentale funzione di collegamento fra governati e governanti, aggregando sulla base di una visione comune le domande emergenti dalla società civile, e, operandone una sintesi, trasferendole nell'apparato statale, in modo da consentire scelte collettive semplificate e strutturate. Più di ottant'anni fa, James Bryce, nella sua opera classica, Modern Democracies (1921), affermava: «I partiti sono inevitabili. Nessuno ha dimostrato come il governo rappresentativo potrebbe funzionare senza di loro». Essi rappresentano un principio ordinatore e semplificatore, «creano l'ordine dal caos di una moltitudine di elettori»; perciò sono indispensabili per il funzionamento della democrazia. «Nonostante le ripetute dichiarazioni di crisi, declino, scomparsa, tramonto o semplicemente loro irrilevanza, i partiti politici mantengono un ruolo altamente significativo in tutte le democrazie occidentali, persino negli Stati Uniti» (G. Pasquino, Partiti e sistemi di partito, in Partiti e sistemi di partito nelle democrazie europee , a cura di P. Grilli di Cortona e G. Pasquino, Il Mulino, Bologna, 2008, p. 17). Le funzioni che i partiti esplicano (organizzazione del consenso, formazione e selezione dei candidati alle cariche pubbliche, coordinamento delle loro rappresentanze nelle istituzioni politiche, eccetera) sono ritenute sistemiche, ovvero necessarie al regolare funzionamento dei sistemi democratici. Si può quindi affermare che «la buona salute delle democrazie dipende dalla buona salute dei partiti» (O. Massari, I partiti politici nelle democrazie contemporanee , Laterza, Roma-Bari, 2004, p. XII), e che un loro stato di sofferenza avrà inevitabilmente conseguenze negative sulle istituzioni democratiche. Il tema del ruolo dei partiti costituisce uno degli snodi della crisi delle democrazie moderne, sulle quali incombe la minaccia di una nuova forma di populismo (sulle fonti del populismo contemporaneo si veda Y. Mény - Y. Surel, Populismo e democrazia , Il Mulino, Bologna, 2001), una subdola miscela di televisione e di plebiscitarismo, con il rischio di una progressiva deriva oligarchica. Siamo forse entrati, senza rendercene conto, in quella «postdemocrazia» di cui parla Colin Crouch, nella quale, anche se le elezioni continuano a svolgersi, il dibattito elettorale è ridotto a uno spettacolo saldamente controllato da gruppi rivali di professionisti esperti delle tecniche di persuasione e si esercita su un numero ristretto di temi selezionati dagli stessi gruppi. «A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall'interazione tra i governi eletti e le élite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici» (C. Crouch, Postdemocrazia , Laterza, Roma-Bari, 2005, p. 6). O forse ha ragione John Dunn, per il quale la moderna democrazia rappresentativa nella stagione dominata dal capitalismo si risolve in un governo non già del popolo, ma dei professionisti della politica, reso sopportabile dall'idea che sia il popolo, in ultima istanza, a deciderne la legittimità attraverso le elezioni. Alla libertà degli antichi, ovvero «l'opportunità di fare del proprio meglio per influire sul giudizio sovrano dei concittadini attraverso la pubblica manifestazione delle proprie opinioni», il capitalismo contrappone «la libertà dei moderni, la libertà di fare ciò che si desidera almeno per una parte considerevole della propria vita», a patto di delegare le funzioni pubbliche agli specialisti (J. Dunn, Il mito degli uguali. La storia della democrazia , Università Bocconi editore, Milano, 2006). La democrazia, cioè, come scambio fra la libertà del popolo di fare ciò che desidera e la libertà del ceto dirigente della politica di governare pressoché in nome proprio. Dal partito di massa al partito senza iscritti Il concetto moderno di partito nasce all'interno del Parlamento inglese nel XVIII secolo, con la divisione tra due schieramenti, i whigs e i tories , in competizione per determinare gli indirizzi governativi. È dall'incontro fra le istituzioni rappresentative e la società, ormai libera dai vincoli feudali e premoderni, che prende forma il partito politico (O. Massari, op. cit. , p. 13). Detto con le parole di Max Weber: «è nello Stato legale a Costituzione rappresentativa che i partiti assumono la loro fisionomia moderna» (M. Weber, Economia e società , Edizioni di Comunità, Milano, 1981, p. 284). La scienza politica (da Duverger a Kirchheimer fino, più di recente, a Katz e Mair) ha elaborato tipologie diverse di partito, ciascuna, a suo modo, connessa alle trasformazioni sociali in cui era coinvolta, in una logica di adattamento all'evoluzione delle democrazie liberali. Da decenni si fa riferimento a tre tipi fondamentali di partito: quello di élite o dei notabili, il partito di massa e il partito «pigliatutto» ( catch-all party ). A questi, da qualche tempo, si è aggiunto un quarto tipo: il cartel party o «partito cartello». Il partito di quadri, costituito da «notabili per preparare le elezioni, dirigerle e mantenere i contatti con i candidati» (Duverger), è la prima forma di partito che appare in Europa e negli Stati Uniti d'America nel XIX secolo, ed è fortemente connessa alla ristrettezza del suffragio elettorale e alla natura oligarchica del regime politico. Con la democratizzazione delle istituzioni rappresentative e l'estensione progressiva del suffragio elettorale -- il fenomeno più incidente sull'organizzazione e sulle funzioni dei partiti -- il partito moderno assume la forma del partito di massa.