[pronunce]

4.2.- È intervenuto anche in tale giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni sollevate vengano dichiarate inammissibili o infondate. L'Avvocatura, dopo avere svolto la premessa già contenuta nell'atto di intervento depositato nel giudizio riferito all'ordinanza n. 24 del 2010, riprende le stesse argomentazioni con riguardo alle censure formulate in relazione agli artt. 24 (nel caso in esame si richiama anche l'art. 113 ma le deduzioni non mutano) e 97 Cost. Con riferimento all'asserita violazione del principio di uguaglianza si aggiunge come, «a prescindere dal fatto che è lecito dubitare che l'interpretazione fornita dal remittente sia effettivamente corretta e l'unica possibile sotto il profilo, ad esempio, della non applicabilità della norma in esame agli "amministratori" degli enti e agli altri soggetti legati da (mero) rapporto di servizio», sarebbe sufficiente porre in rilievo la diversità della posizione dei soggetti che provocano o subiscono il danno per giustificare la diversità di trattamento. Per quanto attiene poi all'asserita violazione dell'art. 81 Cost., l'Avvocatura sottolinea l'inconferenza del parametro costituzionale evocato. Infine, con riferimento all'asserita violazione degli artt. 25 e 103 Cost., si rileva come «nessuno spostamento di giurisdizione o limitazione dei poteri giurisdizionali si verifica nel caso in esame». 5.- Con ordinanza del 27 ottobre 2009, la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania (reg. ord. n. 26 del 2010) , ha sollevato una ulteriore questione di legittimità costituzionale avente ad oggetto il medesimo comma 30-ter, limitatamente ai periodi secondo e terzo. Il giudice a quo premette che la procura contabile aveva citato in giudizio due dipendenti del Ministero delle finanze, uno solo dei quali è stato condannato con sentenza passata in giudicato ma per un reato non rientrante tra quelli indicati nel capo relativo ai «delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione». 5.1.- Ciò premesso, la Corte remittente solleva la questione di legittimità costituzionale per le medesime ragioni contenute nell'ordinanza del 14 ottobre 2009 (r.o. n. 25 del 2009). In particolare, si aggiunge che «non appare coerente con il sistema costituzionale e con i principi del diritto non considerare dannosi per il prestigio dell'amministrazione gli illeciti penali diversi da quelli specifici contenuti nel capo I del titolo II del libro II del codice penale, in quanto anche gli altri - ove compiuti nell'esercizio delle funzioni pubbliche o in occasione di esse - sono senz'altro lesivi dell'immagine della p.a.». 5.2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha depositato un atto avente lo stesso contenuto di quello depositato nel giudizio promosso con l'ordinanza reg. ord. n. 25 del 2006. 6.- La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, ha sollevato, con ordinanza del 9 dicembre 2009 (reg. ord. n. 27 del 2010) , altra questione di legittimità costituzionale avente sempre ad oggetto l'art. 17, comma 30-ter, periodi secondo e terzo. 6.1.- Il giudice a quo premette che la procura contabile aveva evocato in giudizio il sindaco, un dirigente, un capo servizio ed un responsabile di un ufficio del Comune di Marcianise perché gli stessi venissero condannati al pagamento, pro quota, di determinate somme per il «mancato rispetto degli obblighi inerenti il mancato raggiungimento da parte del Comune di Marcianise delle percentuali minime di raccolta differenziata dei rifiuti» per gli esercizi 2003, 2004 e 2005. In particolare, ai soggetti convenuti in giudizio veniva richiesto, tra l'altro, il risarcimento di danni per lesione dell'immagine dell'ente regionale a causa dell'«enorme risonanza nella pubblica opinione dell'emergenza rifiuti, con risalto anche all'estero ed impatto fortemente negativo per il settore turistico». 6.1.2.- Si assume che la questione sarebbe rilevante, in quanto la norma impugnata, avendo natura processuale, si applicherebbe ai giudizi in corso, imponendo l'accoglimento dell'eccezione di nullità della domanda risarcitoria di danno all'immagine. 6.1.3.- Per quanto attiene al giudizio di non manifesta infondatezza si assume la violazione dell'art. 3 Cost., in quanto la norma impugnata, con prescrizione non ragionevole, avrebbe introdotto un limite all'esercizio dell'azione di danno soltanto a favore dei dipendenti pubblici e non anche degli amministratori, nonostante a quest'ultimi sia rimessa «l'attività di formazione degli indirizzi politici dell'ente, laddove ai dipendenti è affidata la fase propriamente gestionale se non addirittura operativa». 6.1.4.- Il giudice a quo assume, inoltre, che sia priva di ragionevole giustificazione la scelta legislativa di ammettere l'azione di risarcimento del danno soltanto in presenza di una condanna definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione e non anche in presenza di altre ipotesi delittuose o di «illeciti gestionali caratterizzati da colpa grave». 6.1.5.- Sarebbe, inoltre, violato anche l'art. 103 Cost., in quanto la norma, escludendo la risarcibilità in presenza di delitti diversi da quelli contro la pubblica amministrazione, inciderebbe sull'ambito della giurisdizione della Corte dei conti. 6.1.6.- Sarebbero, violati, anche gli artt. 24, primo comma, che riconosce a tutti il diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti e interessi, e 113, primo e secondo comma, Cost. 6.2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha esposto, con riguardo agli evocati artt. 3, 24, 103 e 113 Cost., le argomentazioni già indicate negli altri atti di intervento. La difesa dello Stato ha aggiunto che le norme in esame possono essere interpretate in senso conforme a Costituzione, ritenendo che la responsabilità si estende non solo ai dipendenti ma anche agli amministratori. 7.- La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione siciliana, ha anch'essa sollevato, con ordinanza del 14 ottobre 2009 (reg. ord. n. 44 del 2010) , questione di legittimità costituzionale dell'art. 17, comma 30-ter, periodi secondo e terzo, del citato decreto-legge n. 78 del 2009. 7.1.- Il remittente premette che la procura contabile aveva chiesto la condanna di un assistente di polizia penitenziaria presso la casa circondariale di Caltanissetta al pagamento della somma di euro 10.000,00, oltre le spese di giudizio, a titolo di danno erariale subito dal Ministero della giustizia.