[resaula]

Signor Presidente, onorevoli senatori, rispondo al quesito della presidente De Petris sulla base degli elementi forniti dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, impossibilitato a partecipare alla seduta. Le decisioni sulle forniture nel settore della difesa comportano due ordini di valutazioni, entrambi importanti: un controllo tecnico e un vaglio politico. Sulla base della legge n. 185 del 1990 il Governo esamina caso per caso le richieste delle imprese italiane di autorizzazione a trattative contrattuali. In un secondo momento, se le trattative hanno portato alla firma di un contratto, valuta l'autorizzazione all'esportazione. Il Governo esamina la specifica natura delle forniture, il destinatario, l'utilizzatore, la loro possibile destinazione d'uso. Gli accertamenti vengono effettuati anche attraverso il contributo di pareri tecnico-militari. Il rilascio dell'autorizzazione resta sottoposto all'applicazione rigorosa di questi criteri, nonché alla previa verifica dell'esistenza di impedimenti. Questi possono riguardare le aziende coinvolte o scaturire da un embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), dell'Unione europea o dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), o ancora da responsabilità per gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani. Le violazioni devono essere accertate dai competenti organi delle Nazioni unite, dall'Unione europea o dal Consiglio d'Europa. Per quanto riguarda nello specifico le fregate Fremm, il Governo ha effettuato un'attenta disamina sotto il profilo tecnico giuridico a livello nazionale e internazionale, con particolare attenzione alla deliberazione dell'Unione europea. Naturalmente ha valutato anche gli aspetti prettamente politici della questione. Sotto questo aspetto va tenuto in considerazione il ruolo svolto dall'Egitto nel Mediterraneo allargato, dalla lotta al terrorismo e al contrasto del traffico di esseri umani, dalla tutela dei nostri interessi energetici alla crisi libica. Questo vaglio complessivo è stato completato con una discussione nel Consiglio dei ministri nella riunione dell'11 giugno 2020. Ai sensi dell'articolo 10 della richiamata legge n. 185 del 1990, l'autorizzazione alle trattative contrattuali non conferisce automaticamente all'impresa il diritto di ottenere l'autorizzazione all'esportazione. Questo infatti è oggetto di una successiva e distinta procedura di valutazione che, nel caso specifico, è in corso. Tengo a precisare che nessun altro Stato europeo ha finora adottato misure restrittive su questo tipo di materiali, mancando del tutto un riferimento ad eventuali violazioni nelle attività di ordine pubblico interno. Tali valutazioni e scelte non incidono minimamente sulla nostra ferma e incessante ricerca della verità sul barbaro assassinio di Giulio. La sua tragica morte è una ferita aperta per tutto il Paese. La richiesta di giustizia rimane profondamente radicata nell'opinione pubblica, in questo Parlamento e in tutte le istituzioni, Governo in prima fila. Non cesseremo di esigere ad ogni occasione la verità. Per tutti noi è un impegno ben chiaro, una responsabilità che sentiamo forte nelle nostre coscienze. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice De Petris, per due minuti. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per i rapporti con il Parlamento per essere venuto lui a rispondere alla mia interrogazione e dico, per inciso, al Ministro della difesa che comunque le fregate le ha messe a disposizione lui. Ovviamente non posso ringraziarlo per la risposta. Non possiamo dichiararci infatti soddisfatti perché penso non si possa dividere il fatto della ricerca continua che un Paese come l'Italia, per rispetto di se stesso, deve pretendere per quanto riguarda la verità e la giustizia per Regeni, dal fatto che noi intanto stiamo firmando un accordo per una vendita di armi molto consistente. La violazione dei diritti umani non è un fatto o una questione di ordine pubblico all'interno di un Paese. La vicenda dell'Egitto, come Amnesty international e tutti gli altri osservatori internazionali ci dicono, è sotto gli occhi di tutti. Spero per quanto ci riguarda e auspico che riguarderà anche il Governo - so tra l'altro che oggi il ministro Di Maio sarà audito nella Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni - che non si chiuda la questione delle vendite ed, anzi, che ci possa essere un'operazione che sarebbe molto importante per il prestigio del nostro Paese, che significherebbe anteporre innanzitutto il rispetto dei nostri cittadini e i diritti umani a qualsiasi tipo di affare. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Pichetto Fratin ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01781 sui casi di subentro dello Stato nell'azionariato delle aziende, con particolare riferimento al gruppo Atlantia, per tre minuti. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, la questione della Cassa depositi e prestiti nel capitale sociale di Autostrade per l'Italia (Aspi) è all'ordine del giorno a seguito della sua diffusione nella notte scorsa da parte del Governo. Viene descritta come una nazionalizzazione, come una grande operazione finanziaria ed altresì come una giusta punizione per le mancate manutenzioni che hanno causato le vittime del ponte Morandi; questo almeno dalla lettura dei media. I media sono concentrati su tali questioni, sull'utilizzo della Cassa depositi e prestiti e sulla difesa del risparmio postale, oltre che naturalmente su quello che è l'investimento, e qui si tratta veramente di un investimento. Questo risultato è frutto di un'operazione confusa e un po' violenta. Noi le chiediamo di vederla oltre che nella parte societaria, prettamente finanziaria, che probabilmente ha competenze di altra delega, nella linea politica perché il Governo è un organo collegiale. Le chiediamo però di vederla anche rispetto alla sua delega di Ministro per le partecipazioni statali e, quindi, di gestore della politica economico-produttiva e industriale del nostro Paese. Certo, chi le parla vorrebbe che lo Stato non facesse l'imprenditore e si occupasse di scuole, ospedali, giustizia e difesa; governa lei e io mi oppongo. Ma le chiediamo: qual è il riflesso industriale e occupazionale di una scelta di questo genere? Quali le conseguenze, anche sul gruppo Benetton, rispetto al marchio tessile e alla sua presenza nel mondo? Molte delle aziende presenti sui tavoli di crisi, che citiamo nell'interrogazione, hanno soci esteri. Come interpreteranno la situazione? Si fideranno ancora? Si fideranno dell'Italia e degli impegni che dovrà assumere su quei tavoli, in alcuni casi, per uscire dalla crisi? Si parla di abbassare le tariffe autostradali, così, come vantaggio dalla gestione pubblica. Non è forse un rischio dello Stato imprenditore, che poi paga il popolo? Non pensa che questo modo di agire acutizzi uno scontro tra Stato e imprese? Abbiamo bisogno di pace. Abbiamo bisogno di sicurezza. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico .