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In Italia, così come in altri Paesi, per contenere la pandemia è stato necessario limitare le libertà personali di movimento e di interazione sociale, sospendere le attività scolastiche, e chiudere temporaneamente molte attività produttive e commerciali con conseguenti gravi ripercussioni sulla crescita economica; le previsioni macroeconomiche pubblicate il 5 giugno 2020 nell'ambito dell'esercizio coordinato condotto dall'eurosistema prefigurano un calo del PIL italiano del 9,2 per cento nel 2020. Tuttavia, qualora dovesse emergere la necessità di contrastare una seconda ondata del COVID-19 e nuovi focolai, la caduta del PIL potrebbe arrivare al 13,1 per cento; la situazione di grave emergenza economica e sociale è stata da subito affrontata con una serie di provvedimenti, di cui l'ultimo, il decreto rilancio, porta in dotazione risorse per circa 55 miliardi di euro in termini di indebitamento netto che vanno ad aggiungersi ai 25 miliardi di euro del decreto "cura Italia"; accanto a questi interventi predisposti per rafforzare da subito l'economia, il Governo sta ponendo le basi per un disegno organico di riforme per il medio-lungo periodo, che per molti aspetti è già stato tracciato nei mesi precedenti all'emergenza da COVID-19 e che potranno beneficiare delle risorse del recovery fund che verranno messe a disposizione dall'Unione europea, a partire da quelle sotto forma di sovvenzioni; per massimizzare i risultati, le risorse a disposizione dovranno essere indirizzate dove è possibile ottenere i rendimenti sociali più elevati: nel ritardo accumulato nelle infrastrutture tradizionali, da rinnovare e rendere funzionali, in particolare nelle aree del Mezzogiorno; nell'ambito del green deal ; nella riforma della pubblica amministrazione, che dovrà essere realmente a servizio dei cittadini e delle imprese, migliorando la qualità e i tempi dei servizi offerti; nello sviluppo delle infrastrutture e dei settori ad alto contenuto innovativo; nel miglioramento della qualità del capitale umano, affrontando i problemi di fondo della scuola e dell'università; nella qualità della ricerca; nella salvaguardia del patrimonio culturale e storico-artistico e nel turismo, la cui caduta ha evidenziato la forte incidenza del settore sull'economia del nostro Paese; le risorse pubbliche per finanziare questi interventi e favorire un impiego produttivo di quelle private possono venire da una ricomposizione del bilancio pubblico, da una riduzione del premio per il rischio sui titoli di Stato, da un uso pragmatico e accorto dei fondi europei e, non ultimo, da una forte azione di contrasto all'evasione fiscale e all'economia sommersa; l'evasione fiscale, secondo le ultime stime, ammonta a circa 110 miliardi di euro, di cui 37,1 miliardi da evasione dell'IVA, mentre l'economia sommersa e le attività illegali si attesta a circa 211 miliardi di euro, in gran parte determinati da dichiarazioni di importo inferiore al dovuto (97 miliardi di euro) e all'utilizzo del lavoro irregolare (79 miliardi di euro); proprio su tale ultimo aspetto il nostro Paese si differenzia dalle altre economie avanzate. L'incidenza dell'economia sommersa, dell'illegalità e dell'evasione fiscale si traduce in una pressione fiscale effettiva troppo elevata per quanti rispettano pienamente le regole. Le ingiustizie e i profondi effetti distorsivi che ne derivano si riverberano sulla capacità di crescere e di innovare delle imprese e generano rendite a scapito dell'efficienza del sistema produttivo; a tal fine, appare opportuno accelerare sia sul fronte del contrasto all'evasione fiscale e all'economia sommersa sia su quello della riforma fiscale, attesa ormai da diversi anni, fondata su un profondo ripensamento della struttura della tassazione, che tenga conto del rinnovamento del sistema di protezione sociale e che abbia l'obiettivo di ricomporre il carico fiscale a beneficio dei fattori produttivi, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, compatibilmente con la situazione in atto e le risorse a disposizione, per realizzare un'incisiva e complessiva riforma fiscale, e se intenda incentrare tale riforma su un profondo ripensamento della struttura della tassazione a carico dei contribuenti e sulla ricomposizione del carico fiscale a beneficio dei fattori produttivi; se intenda introdurre nella riforma fiscale misure orientate alla semplificazione degli adempimenti fiscali e tributari a carico di contribuenti ed imprese, all'accorpamento dei prelievi attualmente esistenti, al rafforzamento degli strumenti di dialogo fra fisco e contribuente e al potenziamento dei servizi delle agenzie fiscali al fine di fornire una consulenza mirata per tipo di contribuente in modo da risolvere dubbi interpretativi e incertezze applicative, deflazionando per tale via il contenzioso tributario; se intenda introdurre, nell'ambito della riforma fiscale, misure premiali in favore dei contribuenti che adempiono correttamente alle proprie obbligazioni fiscali e che utilizzano strumenti di pagamento tracciabili; se intenda, altresì, provvedere al riordino delle norme tributarie che risultano attualmente sparse in circa 800 leggi e regolamenti fino a farle confluire in un codice dei tributi; se, nell'ambito della lotta all'evasione fiscale, intenda rafforzare gli strumenti di incrocio delle banche dati, anche delle amministrazioni locali, in particolare per contrastare l'evasione dell'IVA, implementare l'utilizzo dell'innovazione tecnologica e gli scambi automatici di informazioni fra amministrazioni e a livello internazionale; come intenda affrontare la problematica legata ai rimborsi fiscali maturati dai contribuenti e quella relativa al magazzino dei carichi fiscali pendenti e se intenda concentrare le azioni di recupero sui crediti effettivamente esigibili; quali misure intenda adottare per contrastare in modo ancora più incisivo l'economia sommersa e le attività illegali, che per la dimensione raggiunta produce effetti fortemente distorsivi che si riverberano sulla capacità di crescere e di innovare delle imprese e sull'efficienza del nostro sistema produttivo. Atto n. 3-01724 BERNINI MALAN GIAMMANCO PICHETTO FRATIN FANTETTI FERRO DAMIANI SACCONE SICLARI SCHIFANI PAPATHEU GALLIANI RIZZOTTI MANGIALAVORI CALIENDO BERARDI GASPARRI PAGANO CALIGIURI PAROLI GALLONE ROSSI MOLES BARBONI FLORIS CARBONE PEROSINO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il ponte sullo stretto di Messina è un'opera strategica, che garantirebbe non solo la continuità territoriale tra la Sicilia e il resto d'Italia, ma anche quella tra il nostro Paese e il resto d'Europa, comportando grandi vantaggi in termini di sviluppo economico e sociale; il Mezzogiorno soffre di una grave carenza infrastrutturale, tra i principali motivi del costante perdurare del divario che lo divide dal resto del Paese; l'Unione europea ha più volte sollecitato l'Italia a colmare tale divario, fino a giungere il 7 ottobre 2019 per voce del direttore generale per la politica regionale della Commissione UE alla pronuncia di un severo monito a causa dei mancati investimenti al Sud;