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Disposizioni per la regolazione del conflitto sindacale nel settore dei trasporti pubblici e integrazione della disciplina generale dell’assemblea sindacale. Onorevoli Senatori. -- All'Assemblea costituente uno dei padri del movimento sindacale italiano, Vittorio Foa, commentò con queste parole la disposizione che ripristinava nel nostro ordinamento il diritto di sciopero, dopo la parentesi ventennale del fascismo: «L'impronta con la quale il diritto di sciopero rinasce nella legislazione italiana, dopo tanti anni di divieto, la solennità con la quale rinasce è tale, il senso di misura e il senso di fiducia sono tali, che noi possiamo augurarci che questo senso di misura e di fiducia presieda all'esercizio del diritto di sciopero negli anni futuri» (Atti dell'Assemblea Costituente, seduta pomeridiana del 12 maggio 1947, vol. II, pagg. 1655-1656). L'iniziativa di questo disegno di legge -- il cui contenuto riprende in gran parte quello del disegno presentato nella XVI legislatura il 25 febbraio 2009, n. 1409 -- nasce dalla constatazione che nel settore dei servizi pubblici, nonostante l'opportuno e misurato intervento legislativo del 1990, la concezione dello sciopero espressa dai costituenti, come strumento di lotta cui fare ricorso con grande misura e parsimonia, soprattutto quando sono in gioco gli interessi dell'intera collettività, è andata perduta in una parte non secondaria del movimento sindacale. Negli anni '80 e '90 è accaduto che il ricorso molto cauto e sorvegliato allo sciopero da parte di Cgil, Cisl e Uil nei trasporti ha favorito la proliferazione di sindacati disposti a fare invece un uso molto aggressivo e spregiudicato di questo strumento di lotta, i quali hanno così acquisito di fatto, in questo settore, nonostante il loro radicamento associativo minoritario nei rispettivi settori e le loro modeste dimensioni organizzative, un forte potere di interdizione. È diventato, inoltre, frequentissimo l'uso dello sciopero come strumento per misurare il consenso raccolto da una coalizione in contrapposizione con una o più altre. Soprattutto dove il servizio di trasporto pubblico è gestito in regime di sostanziale monopolio, è venuta affermandosi una vera e propria cultura dello sciopero come routine : si considera normale che il servizio venga interrotto una o persino due volte al mese (questo è quanto accade da molti anni, per esempio, nel settore dei trasporti pubblici municipali). Sul piano delle relazioni industriali chi ne ha sofferto il danno più grave sono i sindacati più responsabili, che, praticando la moderazione nell'esercizio di questo diritto, sono stati per così dire «messi nell'angolo» da sindacati autonomi, minoritari ma più aggressivi e sovente del tutto indifferenti alla sproporzione tra il danno causato alla cittadinanza e la posta in gioco nella specifica controversia; salvo poi -- come è accaduto in Alitalia nel 2008-2009 -- essere questi medesimi sindacati autonomi a loro volta messi nell'angolo da un comitato spontaneo ancora più aggressivo di loro. In questo settore il sistema di relazioni sindacali appare sempre più incapace di produrre accordo e cooperazione tra le parti: i contratti vengono rinnovati con ritardi di anni; e anche tra un rinnovo contrattuale e l'altro si sciopera per i motivi più disparati, talora anche per motivi occulti, mascherati sotto vari pretesti, noti solo agli addetti ai lavori; sovente, in questo settore, lo sciopero è utilizzato dalle organizzazioni sindacali minoritarie allo scopo precipuo di acquistare visibilità, o in funzione di interdizione rispetto alle scelte negoziali compiute dai sindacati maggiori. La legge 12 giugno 1990, n. 146, modificata dalla legge 11 aprile 2000, n. 83, che per la tutela degli interessi degli utenti pone regole precise e sanzioni a carico di chi le viola, ha prodotto effetti apprezzabili nella generalità dei settori dei servizi pubblici: soltanto in quello dei trasporti questo dispositivo si è rivelato del tutto insufficiente ad arginare una conflittualità talora esasperata; ma in riferimento alla generalità dei settori dei servizi pubblici essenziali la Commissione di Garanzia sottolinea da tempo l'opportunità di un perfezionamento della disciplina legislativa della materia. Per uscire da questa situazione è opportuno che il sistema delle relazioni industriali attivi forme di lotta sindacale nuove, altrettanto se non più incisive rispetto allo sciopero tradizionale, ma prive delle esternalità negative di quest'ultimo, cioè dei suoi effetti dannosi per gli interessi degli utenti e della collettività, come lo sciopero virtuale. Per altro verso, riteniamo necessario che nei settori dei servizi pubblici si attivino forme di democrazia sindacale drasticamente alternative rispetto all'utilizzazione dello sciopero come strumento di concorrenza tra organizzazioni sindacali, o come strumento mediante il quale una minoranza può di fatto paralizzare le scelte sindacali della maggioranza dei lavoratori di una azienda o di un settore. Questo è l'intendimento del disegno di legge qui presentato, che si giustifica come intervento sussidiario, in una situazione nella quale il sistema delle relazioni industriali appare incapace di uscire dall'impasse con le sole risorse negoziali proprie. Il testo è formulato in modo da consentire -- e anzi stimolare -- l'auspicato recupero da parte del sistema negoziale delle proprie prerogative in questo campo. Il Capo I contiene le nuove disposizioni in materia di sciopero nei servizi pubblici di trasporto. L'articolo 1 delimita il campo di applicazione della nuova disciplina, identificandolo con l'area dei servizi di trasporto. Nell'ultimo comma la funzione sussidiaria dell'intervento legislativo è sancita da una disposizione che prevede l'automatica sostituzione della disciplina collettiva a quella legislativa, là dove sulla stessa materia si verifichi un accordo tra imprese e sindacati ratificato dalla Commissione di Garanzia. L'articolo 2 disciplina la proclamazione dello sciopero riferito ai dipendenti di una singola azienda, ponendo in proposito due requisiti tra loro alternativi: a) la rappresentatività maggioritaria, in seno all'azienda stessa, del sindacato o della coalizione sindacale stipulante, secondo i criteri individuati dagli accordi interconfederali che già disciplinano la materia, oppure b) il voto favorevole allo sciopero espresso, mediante un apposito referendum , dalla maggioranza dei lavoratori interessati. Il requisito di cui alla lettera a) presuppone, per poter essere soddisfatto, che nell'azienda o unità produttiva sia in vigore un sistema di elezione delle rappresentanze sindacali che veda coinvolta la generalità dei lavoratori; e che una consultazione elettorale si sia svolta entro l'ultimo triennio. In difetto del requisito di cui alla lettera a) , qualsiasi associazione sindacale -- anche quella che nell'ultima elezione delle rappresentanze sindacali sia risultata minoritaria -- può attivare il referendum per ottenere il sostegno alla proclamazione dello sciopero della maggioranza dei lavoratori.