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Non si può pensare di tutelare i lavoratori irrigidendo il mercato del lavoro (Applausi dal Gruppo FI-BP) , senza creare le premesse per una crescita professionale e formativa adeguata alle nuove esigenze, dettate dal contesto. Non si può pensare, per esempio, di ingabbiare il settore del delivering , quello dei rider , che appunto è basato sulla flessibilità, con norme che lo ingessano e rischiano di distruggerlo. Il mondo del lavoro è cambiato e se ne deve prendere atto: già i recenti dati Istat vi hanno dimostrato che irrigidire il mercato del lavoro non porta buoni risultati. Infatti se il numero degli occupati è tornato ai livelli precrisi, quello complessivo delle ore lavorate - com'è già stato ben ricordato - è più basso: mancano circa 550 milioni di ore per tornare al livello ante-crisi, di dieci anni fa. In sostanza: c'è meno lavoro, redistribuito tra un numero maggiore di lavoratori. Questa, colleghi, non è crescita per il Paese, è ben altro. Per di più, sono diminuite le ore di straordinario e aumentate quelle di cassa integrazione. Permettetemi di ricordare alcuni dati, per farvi capire l'entità del problema. A settembre 2019 vi erano 17,2 milioni di ore di cassa integrazione, che vuol dire il 51,9 per cento in più rispetto a settembre 2018. Per quella straordinaria erano state autorizzate 11,5 milioni di ore, cioè il 99,2 per cento in più rispetto a settembre 2018. È aumentato anche il numero di coloro che non solo non lavorano, ma che il lavoro neanche lo cercano, alla faccia del tanto sbandierato reddito di cittadinanza, per cui si spendono miliardi di euro a debito dei cittadini italiani! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Preziose risorse, tra l'altro, che vanno anche in favore di coloro che lo Stato l'hanno colpito e adesso il Governo l'ha confermato. Altro che sollievo per i poveri: il reddito di cittadinanza è una misura assistenzialista, che disincentiva l'accesso al lavoro. Anzi, mi correggo: in realtà, il reddito di cittadinanza serve, sì, a creare posti di lavoro, ma lavoro pubblico, oltre a quello in nero. Ricordo i 1.003 posti di lavoro presso l'INPS per gestire le pratiche relative al reddito di cittadinanza: 1.003 posti di lavoro per gestire una misura che non funzionerà e che non si sa per quanto durerà; poi i navigator (3.000) e altre figure professionali di cui abbisogna ANPAL per occuparsi dei centri per l'impiego. A quanto sembra, però, anche per questo Governo è più facile creare lavoro pubblico (come l'istituzione di tanti tavoli, enti o Commissioni, insomma tante poltrone) in ogni provvedimento. Ricordo poi la proroga dei lavori socialmente utili o di pubblica utilità per 8.500 lavoratori della Campania e la Calabria, ai quali non si è ancora riusciti a trovare una collocazione, perché il lavoro non si crea sulla carta. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 14,43) ( Segue TOFFANIN). E per i disabili cosa avete pensato? L'istituzione di un fondo ad hoc nel quale i privati possano versare volontariamente contributi non solo non è sufficiente per integrare i lavoratori disabili nel mondo del lavoro, ma per lo Stato significa di fatto eludere le proprie responsabilità, dando la parvenza di volersene fare carico. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Al nostro Paese serve ben altro. Serve una vera riforma della pubblica amministrazione, per capire le competenze più adeguate e snellire le procedure burocratiche, vero punto dolente, dal momento che il costo dell'eccessiva burocrazia è stato stimato in circa 200 miliardi di euro, cioè il doppio dell'ammontare totale stimato per l'evasione fiscale. Serve un'importante formazione, che fornisca le capacità di cui necessitano i nuovi processi industriali. Serve una vera visione di quello che è necessario per fare impresa non solo oggi, ma per i prossimi anni. Come inizia invece questo Governo? Barattando la stabilizzazione dei precari di ANPAL voluta da LeU, PD e Italia Viva con l'abolizione dello scudo penale per gli amministratori di Ilva, imposta dal MoVimento 5 Stelle, che mette a rischio il proseguimento dell'attività dell'azienda. È questo l'approccio migliore per tutelare posti di lavoro, in primis quelli della prima città industriale della Puglia, con quasi 20.000 lavoratori, compreso l'indotto, e che il voto di fiducia deve mettere al riparo per evitare brutte sorprese, togliendo qualsiasi credibilità al nostro Paese? E poi ci chiediamo perché le aziende delocalizzano e gli investitori ci evitano? (Applausi dal Gruppo FI-BP). I numeri, come sempre, sono rappresentativi, in questo caso delle crisi aziendali nel nostro Paese, e purtroppo sono impietosi: i 138 tavoli attivi di gennaio sono diventati, in base alle dichiarazioni del ministro Patuanelli al question time in Senato, circa 158, con il coinvolgimento di più di 200.000 lavoratori, anche se lo stesso Ministro ha affermato che non è in grado di dare il numero preciso e complessivo dei tavoli aperti. In realtà pare siano arrivati a 180, con quasi 250.000 lavoratori coinvolti, senza contare le crisi a livello territoriale. Quello che si sa di sicuro è che in un anno e mezzo non si è chiuso positivamente uno che sia uno dei tavoli di crisi aziendali all'attenzione del MISE. Anzi, l'unico tavolo che si è appena concluso è purtroppo quello relativo alla Whirlpool di Napoli, con la chiusura dello stabilimento stesso e la cessione ad una società pare con dei precedenti poco rassicuranti per i lavoratori coinvolti. Purtroppo, anche in questo provvedimento non c'è assolutamente nulla per la risoluzione delle crisi aziendali, come invece è annunciato nel titolo del decreto-legge. Certo, prorogare gli ammortizzatori sociali in particolari circostanze è provvedimento indispensabile per dare ossigeno ai lavoratori. Ma il progetto di soluzione di una crisi non può esaurirsi con il sostegno dei lavoratori in termini di cassa integrazione. Stigmatizziamo il fatto che nulla sia stato fatto da questi ultimi Governi per una soluzione alla radice del problema e cioè per un vero processo di reindustrializzazione; solo tutti micro provvedimenti non efficaci, alcuni dei quali anche apprezzabili, mentre è lo stesso Ministro che denuncia l'assenza di un disegno industriale per l'Italia, che è il secondo Paese manifatturiero d'Europa. Il precedente Governo, anziché favorire le imprese, soprattutto le medie e piccole, volano della nostra economia, ha remato contro e ha varato provvedimenti come per esempio l'articolo 10 del decreto-legge crescita, per cui le aziende del settore devono fare da banche allo Stato anticipando gli incentivi per le ristrutturazioni. Ma vi sembra questo il modo di procedere? Anche questo problema non è stato affrontato né risolto. Siamo riusciti solo a far approvare un nostro ordine del giorno, mentre le aziende non possono più permettersi rinvii. Per il nostro Paese la situazione è davvero seria. La situazione italiana non stabile e con Governi che non affrontano politiche a favore dell'impresa facilita il processo di delocalizzazione, divenuto ormai allarmante.