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Permette ogni giorno a migliaia di persone di partecipare ai lavori del Parlamento, di assistere ai processi, di partecipare ai congressi. Pertanto, chi vuole una democrazia forte e trasparente, chi vuole una giustizia giusta e lo Stato di diritto, oggi si batte per impedire che la chiusura di Radio Radicale metta il bavaglio, spenga voci, opinioni, idee, tolga ai cittadini il diritto di sapere e dunque di criticare, di protestare. L'attacco a Radio Radicale - lo vediamo - è tutt'uno con l'azzeramento del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, che colpisce voci come «Avvenire» e «il manifesto» e che mette a rischio migliaia di lavoratori, centinaia di testate di realtà territoriali, dell'associazionismo, del volontariato laico e religioso, altro che giornaloni. Invece, è il potere che vuole una stampa accondiscendente, che non vuole intralci, che non vuole essere disturbato; è il potere oggi rappresentato dai 5 Stelle e dalla Lega che, colpendo Radio Radicale, sta sfregiando quello che abbiamo di più importante, signor Presidente, il diritto alla conoscenza e il diritto alla memoria, perché chiudere Radio Radicale significa mandare in malora un archivio che è patrimonio della nostra democrazia, che con oltre 400.000 documenti è un pezzo dell'identità della nostra Repubblica. Il Parlamento ha il dovere di preservare questa memoria collettiva che racconta la costruzione politica della nostra democrazia, che racconta valori, battaglie di idee che noi abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni. Per questo, signor Presidente, abbiamo presentato le nostre mozioni per chiedere che Radio Radicale viva. (Applausi dal Gruppo PD) . GIACOBBE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, oggi desidero rendere un tributo ad un italiano di grande valore recentemente scomparso in Australia, Giovanni Sgró, l'operaio, il difensore dei più deboli, dei diritti dei lavoratori, della comunità italiana, l'onorevole Giovanni Sgró. Egli nacque nel 1931 ed emigrò in Australia nel 1952 da Seminara, assieme a migliaia di persone che partivano alla ricerca di un futuro migliore. Al suo arrivo, fu destinato al campo di accoglienza immigrati di Bonegilla, nell'entroterra dell'Australia. Di giorno il lavoro, di sera il ritorno al campo, una situazione drammatica, spesso non raccontata da nessuno. Nella zona dove era situato il campo di accoglienza scarseggiavano i posti di lavoro e spesso quanti avevano la fortuna di averne uno dovevano accettare condizioni dure. Giovanni, che fin da giovanissimo era impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori, non accettò questa sorte e fu tra gli organizzatori di una manifestazione, una vera a propria sommossa, che fece diventare Bonegilla un simbolo della storia dell'immigrazione in Australia. Giovanni era un operaio, un grande lavoratore; a Melbourne, dove si spostò da Bonegilla, lavorò come imbianchino e decoratore continuando il suo impegno a favore dei più deboli, che lo vide protagonista di numerose battaglie nel movimento sindacale australiano, nel partito laburista, nella comunità italo-australiana ed in particolare nelle associazioni di tutela degli italiani. Nel 1972 fondò, assieme ad altri connazionali, la Federazione italiana lavoratori emigrati e famiglie (FILEF), di cui fu eletto Presidente. Ma è nel 1979 che Giovanni diventa protagonista di una pagina importante della storia australiana, quando viene eletto, per il partito laburista, nel seggio uninominale di Melbourne North, nel Legislative Council dello Stato del Victoria, la Camera Alta, equivalente al nostro Senato; il primo italiano immigrato mai eletto nel Legislative Council, dove Giovanni fece il suo primo discorso, il cosiddetto maiden speech , in italiano. La prego, Presidente, di concedermi qualche altro secondo per permettermi di concludere. Ciò fu anche possibile grazie ai cambiamenti introdotti qualche anno prima dal Governo laburista di Gough Whitlam, il principio del multiculturalismo, che incoraggiava i processi di integrazione e rendeva possibile la partecipazione attiva di tanti immigrati di valore alla vita pubblica del Paese. Basti immaginare che qualche anno prima fu negata a Giovanni la cittadinanza australiana, a causa della sua militanza politica e sindacale. Giovanni fu un grande sostenitore e promotore della società multiculturale in Parlamento, dove fu rieletto fino al 1992, quando decise di ritirarsi, e nella comunità. In Parlamento Giovanni ricoprì numerosi incarichi di responsabilità, fra cui Presidente di varie Commissioni e Vice Presidente dell'Assemblea dal 1984 al 1989, il primo immigrato a ricoprire questa prestigiosa carica. Signor Presidente, la storia personale di Giovanni Sgrò interpreta la storia dell'emigrazione italiana del dopoguerra e rappresenta un esempio originale d'integrazione e, allo stesso tempo, di riconoscimento dell'identità degli immigrati in Australia. Un contributo fattivo e significativo alla costruzione della società multiculturale australiana. Certamente l'impegno di Giovanni è stato anche il frutto di tanti sacrifici personali e familiari. Come ebbe a dire in una delle sue ultime interviste al giornale in lingua italiana di Melbourne «II Globo»: «Sono orgoglioso della mia vita e di quanto sia riuscito a realizzare. A livello personale ho una splendida moglie e tre bellissime figlie, che purtroppo sono cresciute senza un padre poiché io ero sempre impegnato in riunioni ed incontri con i miei elettori. Ora posso finalmente dedicarmi ai miei otto nipotini». Concludo, certo di interpretare il pensiero di tutti i senatori, esprimendo sentite condoglianze alla signora Anne, alle figlie Carla, Silvana e Luisa, ai nipotini e alla famiglia tutta. Giovanni Sgrò è stato protagonista di una vicenda di emigrazione, riscatto ed integrazione che è divenuta un emblema e un esempio per generazioni di italiani in Italia e nel mondo. Queste sono, mi permetta, signor Presidente, storie che dovremmo ricordare e insegnare nelle nostre scuole. (Applausi dai Gruppi PD e M5S). PRESIDENTE . La Presidenza si unisce alle condoglianze alla famiglia e al ricordo da lei rappresentato, senatore Giacobbe. TARICCO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, intervengo brevemente per sollecitare, suo tramite, il Governo sul decreto flussi 2019. Il decreto è previsto dal testo unico sull'immigrazione, che all'articolo 3 prevede la definizione delle quote di cittadini extracomunitari, sia quelli con permesso di lavoro annuale, sia quelli stagionali. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri era stato emanato il 17 dicembre del 2017 e prevedeva, per il 2018, 30.850 autorizzati a entrare per lavoro nel nostro Paese, di cui 18.000 stagionali. Stiamo parlando di flussi di lavoro da Paesi con i quali l'Italia ha rapporti diplomatici e accordi in materia di lavoro; stiamo parlando di lavoratori che sono fondamentali un po' in tutti i comparti economici, ma soprattutto in agricoltura.