[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 49 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della L. 30 dicembre 1991, n. 413); dell'art. 30, comma 1, della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari ; istituzioni dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale); dell'art. 283 del codice civile e dell'art. 33 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), promosso con ordinanza dell'8 maggio 2006 dalla Commissione tributaria regionale del Veneto sui ricorsi riuniti proposti da Antares s.a.s. contro l'Agenzia delle Entrate – Ufficio di San Donà di Piave ed altra, iscritta al n. 449 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, prima serie speciale, edizione straordinaria del 2 novembre 2006. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 marzo 2007 il Giudice relatore Romano Vaccarella. Ritenuto che la Commissione tributaria regionale del Veneto, investita dell'appello avverso alcune sentenze della Commissione tributaria provinciale di Venezia, con ordinanza dell'8 maggio 2006, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dell'art. 49 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della L. 30 dicembre 1991, n. 413), e dell'art. 30, comma 1, della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari ; istituzioni dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), nella parte in cui escludono che il giudice d'appello possa, su istanza della parte privata soccombente in primo grado, «sospendere gli effetti della sentenza impugnata ai sensi dell'art. 283 cod. proc. civ. , in presenza del grave pregiudizio dalla sua esecuzione»; che, in punto di fatto, il giudice rimettente riferisce che una società in accomandita semplice e i soci di essa hanno proposto appello avverso le sentenze con cui la Commissione tributaria provinciale di Venezia ha respinto i ricorsi proposti avverso avvisi di accertamento per imposte IVA, IRPEF e ILOR, relative a vari anni; che, a seguito della pronuncia delle sentenze di primo grado, la concessionaria della riscossione ha notificato ai contribuenti, società e soci, le cartelle esattoriali per la riscossione provvisoria dell'IVA ed ha iscritto ipoteca su un immobile di uno dei soci, dopo che, sul proposto gravame, era stata già pronunciata sentenza non definitiva di rigetto delle eccezioni pregiudiziali e preliminari di merito, era stata disposta consulenza tecnica contabile ed era stata respinta dalla medesima Commissione regionale un'istanza di sospensione dell'esecuzione delle sentenze di primo grado; che, secondo il giudice rimettente, l'istanza di sospensione ora al suo esame non è ammissibile, in quanto l'art. 49 del d.lgs. n. 546 del 1992, disponendo che alle impugnazioni delle sentenze delle commissioni tributarie «si applicano le disposizioni del titolo III, capo I, del libro II del codice di procedura civile, escluso l'art. 337», priva il giudice tributario d'appello del potere di sospendere l'efficacia esecutiva sia della sentenza di primo grado in pendenza dell'appello (art. 283 cod. proc. civ.), sia della sua stessa sentenza di secondo grado in pendenza del ricorso per cassazione (art. 373 cod. proc. civ.), come confermerebbero tanto l'art. 47, comma 4, del d.lgs. n. 546 del 1992 (dichiarando «non impugnabile» l'ordinanza con cui la commissione tributaria provinciale provvede sull'istanza di sospensione dell'esecuzione dell'atto impugnato), quanto l'inapplicabilità al procedimento di appello delle disposizioni relative alla tutela cautelare dettate per il procedimento di primo grado, in quanto non compatibili con la disciplina del gravame (art. 61 del d.lgs. n. 546 del 1992); che, quanto alla rilevanza della questione di legittimità costituzionale, il giudice a quo osserva che sussisterebbero nella specie i presupposti per l'accoglimento dell'istanza di sospensione delle impugnate sentenze di primo grado, sia in ordine al fumus boni iuris (dalla espletata consulenza tecnica sarebbe emerso che il debito fiscale è di gran lunga inferiore a quello accertato dall'amministrazione), sia in ordine al periculum in mora, data la gravità del danno che deriverebbe al contribuente dalla vendita dell'immobile ipotecato, a fronte dell'interesse dell'amministrazione alla riscossione, già adeguatamente salvaguardato dalla garanzia reale; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice rimettente osserva, in riferimento all'art. 3 Cost., che, data la generalità della giurisdizione delle commissioni tributarie riguardo ai «tributi di ogni genere e specie comunque denominati» (art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992), «non è conforme a razionalità che la commissione regionale non possa sospendere l'esecuzione della sentenza appellata come avviene nel secondo grado del giudizio civile ed amministrativo, anch'essi caratterizzati dall'identico requisito della generalità di giurisdizione» e che «nel solo giudizio tributario il contribuente debba inevitabilmente soggiacere alla sentenza», pur quando il pregiudizio derivante dall'esecuzione di essa non sia pienamente risarcibile; che, in riferimento all'art. 24 Cost., la «inessenzialità della piena tutela cautelare alla garanzia del diritto di difesa nel processo tributario» non è «ulteriormente giustificabile alla luce dell'estensione alle commissioni delle garanzie di imparzialità proprie dell'ordinamento giudiziario, dell'equiparazione del processo tributario a quello ordinario e del progressivo recedere della natura privilegiata del credito tributario»;