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Io vedo infatti un filo rosso collegare i fatti di cui stasera dibattiamo con gli attacchi alla magistratura, con gli attacchi alle autorità indipendenti, con gli attacchi agli organi di garanzia, con il dileggio del Parlamento, con la patente violazione delle prerogative del Parlamento che abbiamo visto fare in occasione dell'ultima legge di bilancio e non soltanto. (Applausi dal Gruppo PD) . Tutto si tiene e l'insieme non è un granché. Lasciate che lo dica. Tutto ciò che vediamo non fa che incrementare la nostra preoccupazione. Vorrei concludere dicendo anzitutto che non sentivamo la necessità di veder costruire il passaggio dallo Stato di diritto allo Stato di arbitrio e invece questo vediamo avvenire: il passaggio dallo Stato di diritto allo Stato di arbitrio. Attraverso la Presidenza mi pare inoltre sia necessario concludere questo intervento - uno dei tanti che il Partito Democratico stasera ha svolto in quest'Aula - con alcune domande che vorrei porre, soprattutto ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, conoscendone la storia, e le affermazioni passate. La prima cosa che vorrei chiedere loro è: ma che cosa siete diventati? Eravate il partito del no ad ogni immunità e passerete alla storia come il partito che ha favorito l'immunità più scandalosa di tutte. (Applausi dal Gruppo PD) . Eravate il partito dell'onestà e passerete alla storia come il partito della complicità. Salvando Salvini perderete ogni credibilità: perché lo farete contro la legge per le ragioni che ho detto, perché lo farete contro l'evidenza dei fatti, perché lo farete - ne sono sicuro - in molti casi anche contro la vostra coscienza, perché lo farete per salvaguardare un patto di potere e una spartizione di potere che non ha niente di nobile e che ha molto di immorale. Fermatevi perché siete ancora in tempo a fare la cosa giusta. Termino il mio intervento augurandomi che domani, cari colleghi del MoVimento 5 Stelle (lo dico sempre tramite lei, Presidente) quando voterete, mi auguro che lo farete obbedendo alla vostra coscienza, lo farete in libertà, lo farete ricordandovi tutto quello che avete detto e che rischia di venir cancellato da una semplice azione come quella di premere dei pulsanti in un modo o in un altro. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, signore colleghe e signori colleghi, in questo lungo dibattito abbiamo ascoltato innanzi tutto le relazioni di due colleghi, molto politiche, ma anche figlie delle loro esperienze di vita. Il collega Grasso e il collega De Falco sono due persone esperte in materia sia giuridica che di salvataggio in mare per cui hanno molto da insegnarci. Credo che chi li ha ascoltati con spirito critico, lucidità e onestà intellettuale non possa che arrivare ad una conclusione, qualora l'argomento di questa discussione sia cosa decidere di fare con la serenità con cui lo può decidere un Senato della Repubblica: valutare che non c'è alcuna ragione per un trattamento speciale verso un cittadino italiano, che peraltro ha rivendicato con totale convinzione le proprie azioni, che probabilmente - ma questo lo valuterà la magistratura - sono criminose rispetto all'attuale normativa italiana. Da garantista, sono convinto che chiunque sia innocente fino a condanna definitiva e ritengo giusto dare a questo cittadino italiano la possibilità di dimostrare la propria innocenza oppure, più probabilmente - come egli stesso ha chiesto - la sua volontà palese di violare la normativa perché le proprie convinzioni politiche lo portano a dire che è sbagliata. Certo, pensiamo che chi dispone di una maggioranza di Governo e ritiene che una normativa sia sbagliata farebbe meglio a modificarla e comportarsi nel rispetto della legge, però è una rivendicazione che egli ha fatto. Non capisco quindi perché quest'Assemblea debba creare uno scudo. Che non ci fosse un interesse prevalente è stato argomentato in maniera molto significativa, non solo nelle relazioni, ma nei numerosi interventi dei miei colleghi. Si tratta di un tema molto delicato: lo dico qua dentro, ma anche fuori, perché vorrei che la riflessione del Paese fosse su questo e prescindesse per un momento dal caso specifico. Rischiamo che da domani passi l'idea che questo Paese è nelle mani dell'arbitrio, non del libero arbitrio, ma di quello del potere. Tutta la civiltà giuridica che abbiamo costruito è nata, facendoci uscire dal periodo feudale e poi da quello delle monarchie assolute, sulla base dello Stato di diritto come elemento che tutela il cittadino dal potere. Il potere infatti è utile e importante se consiste nella possibilità di realizzare qualcosa per conto dei cittadini, ma diventa una minaccia per il cittadino stesso se non ha un limite invalicabile. Quello che stiamo valicando in queste ore è un limite, per cui domani mattina qualcuno potrebbe svegliarsi e dire che nell'interesse prevalente del Paese è possibile portare via la casa a un altro, che non potrà dire niente, perché è nell'interesse prevalente del Paese. Ognuno di noi è a rischio, se non c'è un confine invalicabile da parte del potere. Voi avete deciso di valicarlo e - attenzione - avete deciso di farlo per due ragioni, entrambe altrettanto pericolose. La prima è che, a fronte di un contratto tra due persone, cioè un patto tra capi, gli uomini e le donne del capo decidono, per rispettare tale patto, che egli non può essere toccato dalla norma: questo è di una gravità assoluta. La seconda ragione, a mio avviso altrettanto grave, è l'idea che in quest'Assemblea possa passare la cultura nuova che l'interesse prevalente del Paese è la demagogia. Ho riflettuto molto sul punto: c'è un unico argomento prevalente, perché, com'è stato detto, non c'erano né ragione né interesse di difendere i confini nazionali né un interesse preminente di ordine pubblico. Si era ormai in un porto, sul territorio nazionale, e c'era il presidio della forza pubblica: quale era il problema? Il problema c'era ed è dovuto alla trasformazione che sta avendo la nostra democrazia, purtroppo insieme a molte altre: noi stiamo passando dalla democrazia alla demagogia e in questa contano di più i simboli, o meglio le urla, o meglio le dichiarazioni fascinose, affascinanti e coinvolgenti che toccano l'emotività delle persone rispetto alle azioni concrete e ai fatti. Per cui, se un Ministro dell'interno vuole mettere in campo delle azioni utili a governare il fenomeno dell'immigrazione non ha bisogno di fare ciò che fa il nostro attuale Ministro dell'interno; se, invece, siamo nell'era della demagogia, allora abbiamo bisogno di alzare i toni, di inventare nemici, di costruire criminali e di dimostrarci eroi che combattono contro il drago che non c'è, inventandosene uno per darlo in pasto ai cittadini e diventare eroi. Nel tempo della demagogia l'interesse prevalente che voi state provando a tutelare è il diritto alla propaganda e alla demagogia e, quindi, la possibilità di intervenire contra legem , contro le leggi, scavalcando le leggi per poter fare ciò che si vuole in termini demagogici.