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Per avere la reale dimensione e distribuzione del fenomeno e per approntare i necessari strumenti per sconfiggerlo, il comma 3 dell’articolo 4 dà agli IZS il compito aggiornare semestralmente la banca dati nazionale sugli avvelenamenti istituita presso il Ministero della salute. Al fine di prevenire gli avvelenamenti l'articolo 5 prevede che le regioni e le province autonome, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, indichino, sulla base della frequenza del loro utilizzo, una lista delle sostanze velenose che devono essere sottoposte a vendita in regime controllato tramite registrazione. La tracciabilità degli acquirenti si rivela utile anche in caso di indagini su episodi di avvelenamento. L'articolo 6 definisce i compiti del sindaco, massima autorità sanitaria a livello locale. Al fine tutelare la salute pubblica, l'incolumità degli animali e l'ambiente, il comma 1 stabilisce che il sindaco, in caso di episodio di avvelenamento anche solo sospetto, debba dare immediate disposizioni per l'apertura di una indagine, da effettuare in collaborazione con le altre autorità competenti. Per il necessario principio di precauzione e per evitare eventuali ulteriori ingestioni o contatto con materiale tossico o comunque con sostanze o preparati pericolosi anche da parte di persone, in particolare bambini, il comma 2 stabilisce che entro dodici ore, il sindaco debba emettere un'ordinanza contingibile e urgente di divieto di accesso all'area interessata per un perimetro pari a un chilometro quadrato dal punto in cui è avvenuto l'episodio di presunto avvelenamento o da quello in cui è stata rinvenuta la presunta esca. Considerato che molti avvelenamenti sono correlati ad attività come la caccia, la ricerca di tartufi o ad attività agricole, con la medesima ordinanza il sindaco vieta ogni attività venatoria e agro-silvo-pastorale fino al momento in cui giungano gli esiti del presunto avvelenamento. Il comma 3 prevede che il sindaco debba procedere alla bonifica dell'area entro quarantotto ore dall'accertamento della morte, intossicazione o lesioni degli animali per avvelenamento o per ingestione di preparati contenenti sostanze nocive o comunque da quando l'anatomopatologo dell'IZS, sulla base del quadro anatomo-patologico riscontrato, non escluda la morte per le citate cause anche se ancora in attesa dell'esito degli ulteriori accertamenti di laboratorio. Per far sì che non si verifichino ulteriori episodi, entro quarantotto ore dal citato accertamento il sindaco prescrive il temporaneo divieto delle attività venatorie, di pascolo o di altre attività, per un minimo di un anno a seconda della tossicità della sostanza utilizzata (comma 4). Per prevenire e contrastare il fenomeno è necessaria la sinergia e il coordinamento di tutte le figure deputate a ciò. L'articolo 7, considerato che il prefetto ha la responsabilità generale dell'ordine e della sicurezza pubblica nella provincia e deve assicurare unità di indirizzo e coordinamento dei compiti e delle attività degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, istituisce presso le prefetture - uffici territoriali del Governo un tavolo di coordinamento per la gestione degli interventi da effettuare e per garantire un’uniforme applicazione delle attività. Il fenomeno degli avvelenamenti è molto legato alle peculiarità del territorio, in particolare alle attività agro-silvo-pastorali dello stesso, al tasso di randagismo, alla vocazione venatoria e alta sensibilità della popolazione in materia di tutela degli animali e dell'ambiente. L'articolo 8, comma 1, istituisce quindi una Commissione tecnico-consultiva sul problema dell'avvelenamento degli animali e sulle problematiche affini e connesse. Il comma 2 attribuisce alla Commissione la funzione di indirizzo e verifica dell'applicazione della presente legge e individua in tre mesi la cadenza con cui debba essere convocata. Per impedire che i prodotti fitosanitari e le sostanze pericolose appartenenti alle categorie dei rodenticidi e lumachicidi a uso domestico, civile e agricolo siano ingeriti da animali cui non sono destinati, i produttori devono aggiungere al prodotto una sostanza amaricante o repellente che lo renda sgradevole ai bambini e agli animali non bersaglio (articolo 9). L'articolo 10 stabilisce le sanzioni penali e amministrative per chi violi le disposizioni del presente disegno di legge. Il comma 1 prevede l'applicazione della sanzione penale della reclusione da quattro mesi a due anni per chiunque detenga, utilizzi, prepari, misceli o abbandoni esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli o materiale esplodente. La stessa pena si applica a chiunque detenga, utilizzi o abbandoni qualsiasi sostanza o alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni o morte al soggetto che lo ingerisce. In considerazione del fatto che le operazioni di bonifica hanno un costo per la collettività, chi riporta la condanna dovrà rifondere le spese delle citate operazioni (comma 2). Il comma 2 prevede anche che, in caso di condanna emessa a carico di soggetti titolari di autorizzazioni o licenze regionali o provinciali inerenti ad attività faunistiche, agro-silvo-pastorali o di raccolta di prodotti spontanei del bosco, sia prevista la sanzione accessoria della sospensione per un anno dell'autorizzazione, del tesserino o della licenza che sarà revocata in caso di reiterazione. Qualora la condanna sia a carico di chi rivesta la qualifica di guardia particolare giurata o di guardia volontaria, è prevista la revoca definitiva del decreto o della nomina di guardia particolare giurata o di guardia volontaria (comma 3). In considerazione della pericolosità delle sostanze utilizzate per le operazioni di derattizzazione e disinfestazione per gli animali non bersaglio e per la salute pubblica, chiunque le effettui in violazione dell’articolo 2 dovrà pagare una sanzione amministrativa da euro 500 a euro 1000. Se la violazione è commessa da ditte specializzate è prevista la sanzione accessoria della sospensione della licenza per un periodo di tre mesi (comma 4). Tenuto presente il ruolo fondamentale del medico veterinario nella tutela della salute animale e umana, anche ai sensi del codice deontologico della categoria, nonché quello di figura cui per competenze tecniche e professionali la presente legge affida l'attivazione delle procedure previste dalla stessa, il comma 5 prevede che il mancato adempimento delle disposizioni di cui all'articolo 3 comporti l'applicazione dì una sanzione amministrativa da euro 500 a euro 1000 e la segnalazione all'ordine dei medici veterinari competente per zona per i provvedimenti disciplinari. L'articolo 11, comma 1, stabilisce che all'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie debba provvedere il comune nel cui territorio sono avvenute le violazioni, con le modalità di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689. Il comma 3 affida la vigilanza sul rispetto della presente legge alle forze di polizia nazionali, alla polizia locale, nonché, ai sensi degli articoli 55 e 57 del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile nazionali riconosciute quali enti morali.