[pronunce]

Relativamente al giudizio introdotto con il terzo dei tre ricorsi, la difesa erariale deduce che la sopravvenuta sentenza n. 347 del 2000 escluderebbe l'«interesse ad una definizione nel merito», in quanto deve «riconoscer(si) sussistente (...) l'esigenza di valutazioni tecnico-finanziarie ai fini del riparto Stato-Regione del gettito fiscale scaturente dalle disposizioni normative sulla chiusura delle liti fiscali pendenti, con conseguente operatività del principio di cooperazione e necessità della partecipazione della Regione alla predisposizione delle misure attuative della disciplina di legge in subiecta materia». Infine, in riferimento al giudizio avente ad oggetto l'anticipazione di imposta sul t.f.r., ad avviso dell'Avvocatura, questa entrata dovrebbe essere considerata 'nuova' e per essa non sussisterebbe l'esigenza di quelle «complesse valutazioni tecnico finanziarie» che renderebbero necessaria la partecipazione della Regione al procedimento strumentale all'attuazione della clausola di riserva. Si tratterebbe, infatti, di «una anticipazione della ritenuta (ordinaria) collegata però alla maturazione, anziché alla corresponsione del t.f.r.», ossia ad un proprio presupposto impositivo, che indurrebbe a qualificarlo come una «nuova imposta (straordinaria)», non soggetta alle norme del d.l. n. 79 del 1997. 7. — All'udienza pubblica le parti hanno insistito per l'accoglimento delle rispettive conclusioni.1. — I conflitti di attribuzione nei confronti dello Stato promossi dalla Regione Siciliana con tre distinti ricorsi hanno ad oggetto un decreto dirigenziale e due circolari del Ministero delle finanze nelle parti in cui, rispettivamente, stabiliscono obbligo e modalità di versamento all'erario dello Stato degli interi proventi derivanti da una serie di entrate tributarie localmente riscosse, puntualmente indicate nella narrativa in fatto, e in particolare inerenti: a) alla tassa ipotecaria; b) all'acconto delle imposte da trattenere ai lavoratori dipendenti all'atto della corresponsione dei trattamenti di fine rapporto; c) all'importo dovuto per la chiusura delle liti fiscali pendenti. Secondo la Regione ricorrente, le entrate sopra indicate non spetterebbero allo Stato, in quanto l'art. 2 del d.P.R. n.1074 del 1965, ai sensi dell'art. 36, primo comma, dello statuto regionale, riserva alla Regione tutte le entrate tributarie erariali, dirette o indirette, riscosse nell'ambito del suo territorio, ad eccezione delle "nuove entrate tributarie", il cui gettito sia destinato dalla legge alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato, specificate nella legge medesima. Nessuna delle predette entrate, ad avviso della Regione, sarebbe connotata dal requisito della "novità", cosicché gli atti impugnati disporrebbero illegittimamente, in violazione delle attribuzioni costituzionalmente garantite alla Sicilia, che il loro importo debba essere versato per intero all'erario dello Stato. 2. — In linea preliminare si rileva che i tre ricorsi impugnano i diversi atti in riferimento agli stessi parametri e svolgendo censure ed argomentazioni in larga misura coincidenti, sicché i relativi giudizi possono essere riuniti per essere decisi con un'unica sentenza. 3. — I ricorsi sono fondati. Va premesso che questa Corte con sentenza n. 347 del 2000 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito dalla legge 28 maggio 1997, n. 140 -disposizione alla quale fanno riferimento gli atti impugnati- "nella parte in cui, nel disporre che le modalità di attuazione dello stesso articolo sono stabilite con decreto ministeriale, non prevede che al relativo procedimento partecipi la Regione Siciliana". La sentenza si basa essenzialmente sul principio -ribadito dalle decisioni n. 98 e n. 340 del 2000 e n. 288 del 2001- secondo il quale l'attuazione del meccanismo di deroga al principio di attribuzione alla regione del gettito dei tributi erariali localmente riscossi deve avvenire attraverso un procedimento non unilaterale affinché sia garantita alla regione stessa la possibilità di interloquire in vista della tutela dei propri diritti. È infatti evidente che l'esigenza di complesse operazioni di valutazione tecnico-finanziaria ai fini del riparto tra Stato e regione dei gettiti in questione postuli "la necessità di procedimenti che assicurino una doverosa forma di partecipazione e consultazione della regione stessa, in attuazione del principio di leale cooperazione" (sentenza n. 347 del 2000). La mancanza, nella specie, di questo procedimento "concertato", ai fini dell'emanazione del decreto di predisposizione dei criteri tecnici di ripartizione, vizia pertanto, in via derivata, gli atti impugnati in quanto applicativi del decreto stesso, con conseguente lesione delle attribuzioni costituzionalmente garantite della ricorrente. Vanno pertanto annullati sotto questo profilo, con assorbimento di ogni ulteriore motivo di censura, i predetti atti, limitatamente alle parti impugnate, ancorché la loro applicabilità sia venuta meno a decorrere dal 1° gennaio 2002, in quanto l'art. 52, comma 6, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2002) ha stabilito che da detta data "cessano di avere applicazione le riserve all'erario statale già disposte ai sensi del primo comma dell'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 con leggi entrate in vigore anteriormente".. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara che non spetta allo Stato dare attuazione, con un procedimento nel quale non è stata assicurata la partecipazione della Regione Siciliana, alla riserva a favore dell'erario statale prevista dall'art. 14, comma 1, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79 (Misure urgenti per il riequilibrio della finanza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e conseguentemente annulla il decreto dirigenziale del Ministero delle finanze del 21 maggio 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 maggio 1997, n. 120, recante "Modalità di liquidazione e di pagamento delle imposte ipotecarie e catastali, di bollo, delle tasse ipotecarie e dell'imposta sostitutiva di quella comunale sull'incremento di valore degli immobili relativi alle successioni", limitatamente all'art. 3, nella parte in cui dispone che la tassa ipotecaria (codice 7092) è versata per intero alla Tesoreria provinciale dello Stato; annulla la circolare del Ministero delle finanze, Dipartimento delle entrate, dell'8 luglio 1997, n. 196/E, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 15 luglio 1997, n. 163, recante direttive in ordine all'"Anticipo d'imposta sui trattamenti di fine rapporto.