[pronunce]

, Rimini (r.o. n. 217 del 2004) e Pescina (r.o. n. 218 del 2004), e ciò sul presupposto che l'imposizione di un previo pagamento cauzionale a carico del ricorrente, destinato a convertirsi, nel caso della sua soccombenza all'esito del giudizio, in un prelievo (totale o parziale) in favore dell'amministrazione, si tradurrebbe in un «privilegio» per la pubblica autorità, con conseguente violazione del principio della parità delle parti in contraddittorio, contemplato dalla norma costituzionale suddetta; che, infine, i Giudici di pace di Sant'Antioco (r.o. nn. 1118, 1119, 1120, 1121 del 2003, e n. 38 del 2004), Gallipoli (r.o. n. 1057 del 2003), Monza (r.o. n. 1080 del 2003), Carinola (r.o. n. 1160 del 2003) , Ficarolo (r.o. n. 1172 del 2003), Montecorvino Rovella (r.o. n. 1 del 2004), Modica (r.o. n. 4 del 2004), Trapani (r.o. n. 22 del 2004), Genzano di Roma (r.o. n. 42 del 2004) , Sorgono (r.o. n. 43 del 2004), Carini (r.o. n. 126 del 2004), Cascina (r.o. n. 128 del 2004), Grosseto (r.o. n. 129 del 2004), Velletri (r.o. n. 176 del 2004), Napoli (r.o. n. 181 del 2004), Santadi (r.o. n. 213 del 2004), Varazze (r.o. n. 214 del 2004), Rimini (r.o. n. 217 del 2004), Pescina (r.o. n. 218 del 2004) ed Asolo (r.o. n. 219 del 2004) ipotizzano il contrasto con l'art. 113 della Costituzione, evidenziando come la previsione di un onere economico per poter adire le vie giudiziali si risolva in un ingiustificato ostacolo per la tutela dei diritti, in sede giurisdizionale, contro gli atti della pubblica amministrazione, essendo essa «sempre» (e quindi, almeno tendenzialmente, in via incondizionata) riservata ad ogni cittadino; che i rimettenti (così variamente motivata la non manifesta infondatezza dei prospettati dubbi di costituzionalità), circa, invece, la loro rilevanza, danno atto del mancato versamento - nei rispettivi giudizi a quibus - della somma prevista dall'art. 204-bis, comma 3, del d.lgs. n. 285 del 1992, salvo il Giudice di Pace di Modica (r.o. n. 4 del 2004), secondo il quale, peraltro, l'avvenuta prestazione della «cauzione» in esame non osterebbe alla rilevanza della questione sollevata; che è intervenuto in alcuni dei giudizi - e segnatamente quelli originati dalle seguenti ordinanze di rimessione: r.o. nn., 1057, 1080, 1082, 1084, 1085, 1086, 1088, 1089, 1090, 1091, 1093, 1109, 1111, 1118, 1119, 1120, 1121, 1151, 1160, 1161, 1162, 1163, 1164, 1165, 1166, 1167, 1168, 1169, 1170, 1171, 1172, 1173, 1180, 1181, 1182, 1183, 1184 ed 1185 del 2003, nonché nn. 1, 4, 5, 6, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 122, 123, 125, 126, 127, 128, 129, 174, 175, 176 e 177 del 2004 - il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo, sempre sulla base delle stesse considerazioni, il rigetto delle questioni; che la difesa erariale - sul presupposto che «il ricorso al giudice di pace» rappresenti, in tale materia, «una soluzione alternativa (ed in certa misura agevolata) rispetto al rimedio generale (ricorso al prefetto)» - esclude l'ipotizzata disparità di trattamento tra cittadini in relazione alle rispettive condizioni economiche, e comunque - più in generale - la ricorrenza dei denunciati profili d'illegittimità costituzionale; che, infatti, secondo l'Avvocatura generale dello Stato, l'amministrazione affronta il giudizio (conseguente alla proposizione del ricorso ex art. 204-bis del d.lgs. n. 285 del 1992) senza aver avuto «neppure la possibilità di una verifica approfondita» - attraverso un previo esame demandato all'autorità prefettizia - della fondatezza della pretesa avversaria, di talché sarebbe «ragionevole che il ricorso diretto al giudice di pace (…) sia sottoposto dalla legge a particolari oneri»; che la previsione della cauzione, inoltre, non costituirebbe - ad avviso dell'Avvocatura - neppure un meccanismo del tutto «innovativo all'interno dell'ordinamento, che registra, nel settore penale, altre ipotesi similari», e segnatamente «quella prevista dal primo comma dell'art. 3-bis della legge 31 maggio 1965, n. 575» (Disposizioni contro la mafia), nonché quelle di cui agli articoli 162 (Oblazione nelle contravvenzioni) e 162-bis (Oblazione discrezionale) del codice penale; che la difesa erariale conclude, quindi, evidenziando come il legislatore del 2003, «mosso da un intento di cautela deflativa», abbia «operato una scelta di carattere procedimentale» assolutamente ragionevole, proponendosi «di differenziare le discipline ed i relativi rimedi previsti dall'ordinamento, a seconda che l'autore della violazione intenda far valere i propri diritti di fronte all'autorità amministrativa ovvero, anticipatamente, a quella giudiziaria». Considerato che i Giudici di pace indicati in epigrafe hanno sollevato questione di legittimità costituzionale - adducendo la violazione degli artt. 2, 3, 24, 25, 41, 102, primo comma, 111, secondo comma, e 113 della Costituzione - dell'art. 204-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214;