[pronunce]

Il Presidente del Consiglio dei ministri conclude per la dichiarazione di infondatezza della questione di legittimità costituzionale. 3.- La società Tourship Italia s.p.a., costituitasi fuori termine, ha depositato memoria sostenendo l'infondatezza della questione.1.- Il Tribunale di Genova dubita, in riferimento all'art. 3, primo e secondo comma, Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 423 cod. nav. per la limitazione che esso pone - in punto sia di entità del risarcimento, sia di rilevanza della colpa grave, sia ancora di riferimento alla sola unità di carico - alla responsabilità del vettore marittimo nel trasporto nazionale rispetto a quello internazionale, nonché per essere il limite del risarcimento fissato in un ammontare non più aggiornato da circa cinquanta anni. 2.- La questione non è fondata sotto alcuno dei profili prospettati. 2.1.- La questione, sotto il profilo della comparazione con il trasporto internazionale, appare manifestamente infondata per l'evidente diversità - anche quanto alla fonte della disciplina - delle due situazioni e, in particolare, per non avere il rimettente considerato che anche nel trasporto internazionale - come in quello interno - il limite di responsabilità non è eliso dalla colpa grave, bensì soltanto «da un atto o da una omissione del vettore che ha avuto luogo sia con l'intenzione di provocare un danno sia temerariamente e con la consapevolezza che un danno probabilmente ne sarebbe risultato» (art. 4, comma 5, lett. e), Convenzione di Bruxelles del 1924, come modificato dai Protocolli di Visby del 1968 e di Bruxelles del 1979). 2.2.- Venendo, ora, alla questione della legittimità in sé del limite di responsabilità del vettore marittimo, questa Corte lo ha ritenuto non contrastante con la Costituzione (sentenza n. 401 del 1987; analogamente sentenza n. 64 del 1993 a proposito del trasporto terrestre), in quanto, prevedendo la legge la facoltà dell'utente di dichiarare il valore della merce trasportata, l'operatività del limite è rimessa ad una scelta unilaterale dell'utente stesso alla quale il vettore deve conformarsi. La circostanza che il caricatore sia un utente occasionale è, sotto il profilo qui considerato, irrilevante, dal momento che l'equilibrio costruito dalla norma tra esigenze del vettore (con la fissazione del limite di responsabilità) ed esigenze dell'utente, occasionale o non che questi sia, non viola l'indicato precetto costituzionale in quanto al caricatore è data la possibilità di non sottostare al limite, usufruendo del diritto potestativo di rendere la dichiarazione del valore della merce affidata al vettore, senza che quest'ultimo - se il titolo in base al quale esercita la sua attività lo obbliga a contrarre - possa rifiutare di prendere atto della dichiarazione stessa. Conclusivamente, deve ribadirsi che, poiché «l'entità del risarcimento è in funzione del costo dell'operazione di trasporto (in quanto) il vettore, conoscendo, attraverso la dichiarazione del caricatore, l'effettivo valore della merce, è posto al corrente dell'entità della sua eventuale obbligazione risarcitoria e può perciò adeguare ad essa il nolo» (sentenza n. 401 del 1987) e poiché, come si è detto, la determinazione dell'ammontare dei danni risarcibili, in sostituzione del limite legale, dipende esclusivamente dalla dichiarazione (di volontà) del caricatore produttiva ex se del sopra descritto effetto (quale che sia il comportamento del vettore), la norma censurata non contrasta con l'invocato precetto costituzionale. 3.- Quanto alla censura che investe il mancato aggiornamento dell'entità del limite di responsabilità, questa Corte non può che ribadire la sua incensurabilità per essere «l'entità del risarcimento in funzione del costo dell'operazione di trasporto», auspicando ancora una volta che il legislatore provveda analogamente a quanto da tempo ha fatto per il trasporto aereo (sent. n. 401 del 1987). 4.- La circostanza che l'equilibrio realizzato dalla norma contestata tra i contrapposti interessi non violi il richiamato precetto costituzionale non esclude che - pur non essendo per definizione «vessatorie le clausole che riproducono disposizioni di legge» (art. 1469-ter, comma terzo, del codice civile) - sussiste anche per tali clausole l'esigenza che «nel caso di contratti di cui tutte le clausole siano proposte al consumatore per iscritto, tali clausole devono sempre essere redatte in modo chiaro e comprensibile» (art. 1469-quater cod. civ.), e pertanto deve risultare chiaramente anche il maggior costo dell'operazione di trasporto in relazione alla eventuale dichiarazione di valore resa dal consumatore.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 423 del codice della navigazione sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Genova con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 marzo 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA