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È ora che si lavori, Ministro, per un prezzo minimo garantito che dia dignità non solo ai braccianti, ma anche agli imprenditori. Inoltre, Ministro, le ricordo la concorrenza sleale, l' italian sounding , gli accordi commerciali europei che non tutelano il prodotto italiano mentre noi chiediamo da tempo l'introduzione dei dazi di civiltà nei confronti di quelle merci che provengono da quei Paesi in cui non si rispettano gli standard salariali, di sicurezza sul lavoro e di tutela ambientale. È proprio l'agricoltura italiana che paga il prezzo più alto di questi accordi. È in questo contesto, già fragile e complicato, che il Governo di cui lei fa parte ha risposto con la chiusura di tante attività che sono uno sbocco naturale per molti operatori agricoli. Infatti, Ministro, i locali che il Governo ha chiuso costituiscono solo la punta dell' iceberg dell'intera filiera, che era stata messa già pesantemente in difficoltà nella prima andata, in cui lei e il suo Governo avete dato risposte più ideologiche che concrete, più di facciata che sostanziali. Le chiediamo pertanto se abbia contezza che questa crisi la pagherà l'intera filiera, con stime che le associazioni di categoria hanno già provveduto a fare, ma anche se non ritenga inutile e privo di evidenze scientifiche un DPCM che dà il colpo di grazia a tante realtà economiche che costituiscono oggi gli ambasciatori del made in Italy , l'eccellenza italiana nel mondo. PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatrice Bellanova, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BELLANOVA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, come Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, mi sono impegnata fin al giorno del mio insediamento per difendere, sostenere e promuovere, a livello nazionale ed europeo, il patrimonio agroalimentare italiano in tutte le sue declinazioni. È stato e continua ad essere il mio obiettivo principale. Ritengo non possa essere messa in discussione la mia attenzione e consapevolezza sul riacutizzarsi dell'emergenza sanitaria e sulle gravi ripercussioni a danno del sistema produttivo e occupazionale. È tra le ragioni per cui prosegue ininterrotto, anche in questi giorni, il confronto con le associazioni di settore e l'intera filiera istituzionale per avere dati costantemente aggiornati sulle ripercussioni del diffondersi del Covid-19 sul nostro comparto. Non è un caso che tra quelle indicate dagli interroganti compaiano le rilevazioni Ismea. Tale consapevolezza mi ha spinto a lavorare con la forza necessaria per ottenere gli stanziamenti utili ad attenuare e se possibile anticipare le conseguenze di una crisi che, se non adeguatamente governata, rischia di provocare fratture economiche e sociali difficilmente ricomponibili. La dialettica all'interno del Governo è nota; così la mia posizione, rivolta a trovare equilibrio e bilanciamento tra le esigenze di carattere sanitario e quelle di natura economica. Ma qui oggi conta restituire il lavoro in atto e le misure di merito rivolte alla filiera agroalimentare. Sotto questo ultimo profilo, giova ricordare che quest'anno, per i settori agricolo, della pesca e dell'acquacoltura, abbiamo stanziato risorse pari a circa quattro miliardi di euro. Cifre prima inimmaginabili, ma che oggi si rivelano indispensabili a garantire liquidità e sostegno alle imprese che, con grande sacrificio, si stanno adeguando alle stringenti misure di contenimento. Tra le numerose misure adottate, voglio segnalare il decreto attuativo del bonus ristorazione, con cui destiniamo 600 milioni di euro di aiuti immediati alle attività di ristorazione che hanno acquistato prodotti agricoli e agroalimentari italiani. Una disposizione importante per il canale ho.re.ca, che io considero settore strategico della nostra economia e parte integrante della filiera agroalimentare. Vengo all'ultimo punto. Nel decreto-legge ristori, pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale , assicuriamo per il mese di novembre l'esonero contributivo, previdenziale e assistenziale per i datori di lavoro delle filiere agricole, della pesca e dell'acquacoltura, agli imprenditori agricoli professionali, ai coltivatori diretti, ai mezzadri e ai coloni. A questa misura, che vale oltre 350 milioni di euro, si affianca la costituzione di un fondo da 100 milioni di euro per sostenere, con contributi a fondo perduto, quelle imprese agroalimentari maggiormente coinvolte dalle limitazioni dell'ho.re.ca. Non nascondo come il lavoro da fare sia molto difficile e complesso, a maggior ragione perché sono assolutamente convinta che tutela della salute e salvaguardia dell'occupazione e del reddito delle lavoratrici, dei lavoratori e delle imprese debbano andare di pari passo. Anche per questo considero importante l'apporto di quanti, tra le opposizioni, vorranno contribuire a migliorare i provvedimenti in un confronto leale, fattivo e virtuoso. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Carlo, per due minuti. DE CARLO (FdI) . Signor Ministro, non sono soddisfatto della sua risposta, e non solo perché la sua frase «non può essere messa in discussione la mia attività» sia assolutamente fuori luogo. È infatti questo il luogo nel quale vengono messe in discussione proprio le politiche che un Ministro attua; questo è il tema e il fulcro della democrazia. Vorrei rileggerle quanto lei stessa dichiarò ai giornali, al quotidiano «La Stampa»: «Sabato ho ribadito per tutta la giornata come la chiusura dei ristoranti alle 18 fosse sbagliata». Continua dicendo: «Lo stesso comitato tecnico-scientifico avrebbe avanzato dubbi sull'utilità della chiusura. Chi ha fatto sforzi per mettersi in regola non deve sentirsi tradito». Ma la realtà, signor Ministro, è ormai che questo giochino del poliziotto buono (lei) e del poliziotto cattivo (Conte) lo hanno capito tutti; abbiamo capito quanto strumentale sia per cercare di mantenere la visione del Governo e la visione di una minoranza interna nello stesso perimetro, quello della sua maggioranza. No, signor Ministro, non funziona più. Lei è organica a questo Governo adesso, così come lo era quando, usando l'agricoltura, perorò ed ottenne la sanatoria per i migranti. Una sanatoria in linea sicuramente con il suo pensiero e con il suo percorso, ma non certo utile, come si è dimostrato, alla risoluzione dei problemi dell'agricoltura, che chiedeva tutta voucher e corridoi verdi. Oggi la proposta del Governo, venduta come la panacea di tutti i mali, sono i ristori. Ristori per rimediare a un vostro errore, quello delle chiusure senza evidenza scientifica che ne dimostri l'utilità. Tale errore ha precisi responsabili: voi, appunto. Indebitate ultimamente gli italiani oggi per rimediare a un vostro errore; lo Stato costringe a chiudere chi per legge si è impegnato ad adeguare i locali e a rispettare le leggi e i protocolli. Ma uno Stato che per decreto riduce o azzera le entrate di un'impresa, per essere serio e concreto deve intervenire sui costi fissi: sugli affitti, sui dipendenti, sui mutui, sulle utenze e sulle tasse.