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Ratifica ed esecuzione del Protocollo alla Convenzione relativa alla costruzione e all'esercizio di un impianto laser europeo a elettroni liberi a raggi X riguardante l'adesione del Governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, con Allegati, fatto a Berlino il 19 marzo 2018. Onorevoli Senatori . – Il progetto European X-Ray free-electron laser (« European XFEL ») ha lo scopo di realizzare una grande infrastruttura europea di ricerca per la produzione di raggi X coerenti, ad altissima brillanza, e per il loro utilizzo come sorgente di luce per fotografare e filmare, con risoluzione atomica, i processi biologici, chimici e della materia sia condensata che nello stato di plasma. Indicato come uno dei progetti più importanti nelle roadmap prodotte dall’ European strategy forum on research infrastructures (ESFRI)), l'infrastruttura European XFEL pone l'Europa all'avanguardia in campo internazionale, aprendo nuove strade per lo sviluppo delle conoscenze scientifiche fondamentali e per le loro applicazioni in campo biologico, medicale e dei nuovi materiali. La possibilità di produrre ogni secondo migliaia di pacchetti ultra-densi di « quanti » di luce (milioni di miliardi in ogni pacchetto) coerenti e di dimensione atomica, è stata la conseguenza dello sviluppo teorico del processo « SASE FEL » e della tecnologia superconduttiva TESLA. A entrambi l'Italia ha dato un contributo essenziale e altamente visibile; in particolare la teoria è di paternità italiana (R. Bonifacio, C. Pellegrini, L. Narducci); la tecnologia TESLA ha avuto l'Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) tra i principali artefici (Carlo Pagani, coordinatore della partecipazione Italiana e Project Leader di TESLA dal 2003 al 2005). Fra gli incarichi direttivi a personalità italiane, è da ricordare che il dott. Massimo Altarelli ha ricoperto l'incarico di direttore del progetto European XFEL fino alla fine del 2016. Il Progetto XFEL, nato ad Amburgo come appendice del progetto internazionale TESLA per lo sviluppo del grande acceleratore per la fisica delle particelle elementari successivo a LHC (CERN), a seguito della globalizzazione del progetto TESLA (ora ILC: International Linear Collider ) ha avviato una vita autonoma a partire dal 2005. La relativa Convenzione, che regola la partecipazione e la contribuzione al progetto, è stata ratificata in Italia con legge 27 novembre 2017, n.196, recante ratifica e esecuzione della Convenzione relativa alla costruzione e all'esercizio di un Impianto laser europeo a elettroni liberi a raggi X, con allegati, fatta ad Amburgo il 30 novembre 2009. Si ricorda che gli Stati firmatari della Convenzione sono, oltre all'Italia, la Danimarca, la Grecia, la Francia, la Germania, la Polonia, il Regno Unito, l'Irlanda del Nord, la Russia, la Slovacchia, la Spagna, la Svezia, la Svizzera e l'Ungheria. La Gran Bretagna ha partecipato a tutta la fase preparatoria dell’ European XFEL , dapprima nell'ambito di un Memorandum of Understanding sottoscritto nel 2004 e infine con la parafatura dei documenti costitutivi nelle sei lingue ufficiali: francese, inglese, italiano, russo, spagnolo e tedesco. Al momento della firma la Gran Bretagna ha deciso di non partecipare alla Convenzione in quanto in quella fase ha reputato di non essere in grado di offrire una partecipazione in-kind di alto livello tecnico e scientifico per la realizzazione di una infrastruttura di ricerca il cui elemento qualificante era un acceleratore di particelle superconduttivo la cui tecnologia era stata sviluppata, sostanzialmente e nell'ordine, da Germania, Italia, Stati Uniti e Francia. Alla fine del 2014, approssimandosi la conclusione della fase di costruzione dell’ European XFEL ,; la Gran Bretagna ha riavviato le procedure negoziali per poter diventare, a tutti gli effetti, socio dell'infrastruttura di ricerca, mettendo a disposizione una cifra pari a 30 milioni di sterline, analoga a quella che era prevista nella fase di preparazione del progetto. Il 19 febbraio 2015, alla 19ª riunione del Council dell’ European XFEL , è stata costituita una commissione ad hoc per l'individuazione di una procedura che definisse la partecipazione della Gran Bretagna attraverso la realizzazione di un contributo sostanzialmente in-kind , di alto valore per la società XFEL e del tutto definibile come contributo alla fase di costruzione della stessa, in grado di implementare parti dell'infrastruttura di ricerca provvisoriamente accantonate per questioni di bilancio. Data l'esperienza maturata in questi anni dai ricercatori della Gran Bretagna attraverso la consistente partecipazione ad attività sperimentali nei principali laboratori internazionali con idee e strumentazione di avanguardia, la partecipazione della Gran Bretagna arricchirà notevolmente il valore e le potenzialità scientifiche dell’ European XFEL . Inoltre, l'ingresso della Gran Bretagna in questa fase del progetto comporta un evidente e reciproco vantaggio per European XFEL e per la Gran Bretagna stessa. Un contributo della Gran Bretagna, sostanzialmente in cash , alla fase iniziale della costruzione avrebbe rappresentato, per il progetto, un valore oggettivo sensibilmente inferiore a quello che si stima sarà l'attuale valore del contributo in-kind , che include l'esperienza maturata dai suoi ricercatori attraverso gli esperimenti negli Stati Uniti e in Giappone. Per la Gran Bretagna la partecipazione in-kind (principalmente strumentazione di cui detiene la proprietà intellettuale) per la realizzazione dell’ European XFEL è certamente preferibile rispetto alla sua installazione e utilizzo, al fine di sviluppare il proprio programma sperimentale, in una infrastruttura di cui non condivide la proprietà. Trattandosi, in questo caso, di esperimenti messi a punto e portati avanti da ampie collaborazioni internazionali, è infine evidente il beneficio che ne avranno i ricercatori italiani, e, più in generale, quelli europei, dall'avere all'interno l'eccellente comunità scientificadella Gran Bretagna. Al momento della costituzione della società ad Amburgo (dicembre 2009) e sulla base dei contributi alla costruzione indicati nella Convenzione, sono state suddivise le 25.000 azioni, di valore nominale di 1 euro. L'Italia, che con la firma della Convenzione si è impegnata ad un contributo di 33 milioni di euro, avrebbe dovuto sottoscrivere 762 azioni, pari al 3.05 per cento del capitale sociale iniziale e pari al rapporto tra 33 milioni di euro e la cifra indicata nel budget book , redatto nel 2005, come importo complessivo dei costi del progetto, ammontanti a 1.082.00 milioni di euro (2005). Successivamente queste azioni sono state acquistate dalla Germania per essere trasferite all'azionista italiano contestualmente alla formale adesione alla società senza scopo di lucro European XFEL GmbH , avvenuta a conclusione della procedura di ratifica della Convenzione. L'Italia avrebbe, quindi, dovuto sottoscrivere, come già ricordato, n. 762 azioni pari al 3.05 per cento del valore complessivo.