[pronunce]

che, sempre secondo il Presidente del Consiglio, l'inammissibilità e, comunque, la manifesta infondatezza della questione deriverebbero dal fatto che il giudizio a quo avrebbe avuto ad oggetto solo la legittimità di un avviso di recupero dell'imposta corrispondente al credito d'imposta indebitamente utilizzato e non, invece, l'irrogazione di sanzioni (come asserito dal rimettente). Alla luce di queste considerazioni e premessa la non pertinenza del richiamo all'art. 53 Cost. in materia di sanzioni tributarie, il principio della capacità contributiva non sarebbe violato da una disposizione che si limita a fissare la data a decorrere dalla quale la agevolazione in parola viene sospesa; lo stato soggettivo del contribuente potrebbe, semmai, rilevare solo a proposito della responsabilità sanzionatoria (qui non in discussione), ex art. 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell'articolo 3, comma 133, lettera q), della legge 23 dicembre 1996, n. 662), del soggetto che, avendone indebitamente fruito, non abbia provveduto al pagamento delle imposte dovute. Considerato che con l'ordinanza in epigrafe la Commissione tributaria provinciale di Cagliari ha sollevato, in riferimento agli artt. 24 e 53 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto-legge 12 novembre 2002 n. 253 (Disposizioni urgenti in materia tributaria), nella parte in cui stabilisce che «il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana»; che la disposizione censurata era contenuta nel citato decreto-legge n. 253 del 2002, successivamente decaduto per mancata conversione in legge nel termine costituzionale di sessanta giorni; che gli artt. 1 e 2 del detto decreto-legge erano stati abrogati, prima della scadenza del termine di conversione, dall'art. 62, comma 7, della legge 27 dicembre 2002 n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), contenente la clausola «restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base delle predette disposizioni»; che, per effetto della decadenza del decreto-legge, la norma censurata dal giudice rimettente (art. 4 del decreto-legge n. 253 del 2002) non era più applicabile in quanto tale nel giudizio a quo; che, pur essendo stati fatti salvi gli effetti delle disposizioni abrogate (ivi compresa l'immediata entrata in vigore delle stesse disposta dall'art. 4 sopra citato, successivamente decaduto per mancata conversione del decreto-legge che lo conteneva) per opera della legge n. 289 del 2002, l'art. 62, comma 7, di quest'ultima non è oggetto di specifica censura da parte del giudice rimettente, che si limita a sollevare la questione di legittimità costituzionale del solo art. 4 del decreto-legge n. 253 del 2002, pur mostrando di conoscere l'esistenza della norma abrogatrice e di quella di sanatoria; che, per giurisprudenza costante di questa Corte, la legge di sanatoria non può essere considerata “idoneo equipollente” della conversione e non può farsi luogo pertanto a trasferimento sulle norme di quest'ultima di una questione di legittimità costituzionale di norme contenute in un decreto-legge decaduto per mancata conversione (ex plurimis, sentenze n. 84 del 1996, n. 244 e n. 430 del 1997 e n. 405 del 2000); che, nel caso di specie, l'eterogeneità della disposizione di sanatoria rispetto alle norme di riferimento è resa ancor più manifesta dalla circostanza che quest'ultima è intervenuta prima della decadenza del decreto-legge e non presuppone quindi l'inutile decorso del termine costituzionale per la conversione in legge, ma l'abrogazione di alcune norme dello stesso; che, in conclusione, la mancata specifica censura della disposizione di sanatoria, a prescindere da ogni valutazione giuridica su di essa, determina la manifesta inammissibilità della questione, poiché l'unica norma oggetto della stessa era già venuta meno in data anteriore a quella dell'ordinanza di rimessione. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto-legge 12 novembre 2002, n. 253 (Disposizioni urgenti in materia tributaria), sollevata, in riferimento agli artt. 24 e 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Cagliari con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 30 novembre 2005. F.to: Annibale MARINI, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 dicembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA