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Il cosiddetto "Codice rosso" illustrato ieri rafforza la nostra convinzione che servono misure di stampo securitario, ma il vero tema oggi è quella dell'attuazione delle leggi e, soprattutto, delle risorse finanziarie messe a disposizione. Un atteggiamento opaco da parte di chiunque può rappresentare drammaticamente una palude livida, una zona d'ombra, che a noi oggi tocca svelare e attraversare, dando forma e voce reale a scelte politiche sostenute da passione e da piena responsabilità. Oltre ogni giornata, nel dispiegarsi del krónos e del kairós , il tempo per noi tutti deve essere quello pieno del rispetto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, molte persone ritengono che questi momenti di riflessione siano inutili, che siano solo parole. Secondo me non è affatto così: sono momenti per ragionare e per ribadire che ci sono tantissime occasioni per crescere e per diventare un Paese più civile, a cominciare da quest'Aula. Purtroppo proprio in quest'Aula - magari è sfuggito, però è stato pesante - ho sentito un giorno un collega del Partito Democratico, probabilmente molto distratto, rivolgersi ad una collega dicendole: «Vai in cucina!». (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Probabilmente sarebbe scappato anche ad altri: io stigmatizzo quella battuta perché l'ho sentita con le mie orecchie. È normale usare certe espressioni e considerare bonariamente un commento sessista o un complimento troppo pesante. Quello che non è normale, invece, è che le persone che lo sentono facciano finta di niente. Noi dobbiamo quindi sensibilizzarci e sensibilizzare gli altri affinché il nostro inizi ad essere un Paese più civile anche in questo campo. C'è un problema di fondo, secondo me. Questa mattina ho fatto su questo un intervento in Commissione nell'ambito del lavoro che in quella sede stiamo portando avanti, anche se il discorso è generale. Mi riferisco al tema della mancanza di autorevolezza, che è venuta meno in questi anni. È successo che i genitori non sono più autorevoli e i figli si permettono di mancare loro di rispetto; gli insegnanti non sono più autorevoli, per cui assistiamo ad atti di bullismo - li abbiamo visti anche in televisione - addirittura nei loro confronti. Cosa dire, poi, della nostra categoria? Siamo assolutamente non autorevoli: facciamo le leggi, ma non siamo autorevoli. Lo stesso può dirsi per magistrati e professionisti, e la lista continua. Non possiamo pretendere di fare una legge e di tornare improvvisamente autorevoli: dobbiamo riprenderci l'autorevolezza come politici, come parlamentari, come genitori, come mogli, come mariti, come insegnanti e così via. È faticoso e certamente comporta un costo personale, però è solo grazie a questo processo che possiamo pensare di trasmettere ai giovani un messaggio giusto. Come molti di voi sanno, io sono anche un amministratore locale e, quando come assessore all'istruzione ad inizio dell'anno porgo il mio saluto ai ragazzi, mi sento di raccomandare sempre loro - che sicuramente sono bravissimi e sanno fare centomila cose più di me - che si diventa grandi anche grazie al coraggio di denunciare le cose che non vanno, non solo ai genitori, ma anche agli insegnanti. Quindi, quando si assiste ad un atto di bullismo, quando si vede che qualcosa non va - che sia verso una donna, un uomo o un ragazzo non è importante - c'è solo un modo di comportarsi: bisogna avere il coraggio di dire che questa cosa non va, perché solo con questo senso di responsabilità si diventa adulti. C'è un'altro aspetto da evidenziare, che sta anche alla base dei tanti episodi che vediamo, sia di bullismo sia di violenza contro le donne, ovvero la fragilità emotiva e il non controllo degli impulsi. Tutti noi proviamo rabbia, gelosia e tutte le emozioni possibili e immaginabili, ma mi sembra che il controllo di queste emozioni sia venuto meno. C'è fragilità e incapacità di controllare le emozioni. Se un uomo vede una bella ragazza sul tram , si sente libero di metterle magari una mano addosso. No! Chi è vicino deve reagire, non solo la donna. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S, e della senatrice Minuto). Questo è il problema e lo stesso vale per il bullismo. A tutti noi qualche compagno di scuola è stato antipatico, ma nessuno si è sognato di picchiarlo o di fare cose del genere, e quantomeno il fenomeno era di minore portata. Pertanto, da tutte le parti deve esserci attenzione in questo senso e anche noi possiamo fare la nostra parte. Vi riporto una frase... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...in relazione ai cittadini stranieri, che mi è stata detta in Libia nel 2005 da una bravissima guida, che mi ha detto: «Vedi, c'è un problema, perché tutto ciò che puoi vedere, puoi toccare». Capite che non ci siamo e che, in questo modo, la libertà di espressione di qualunque persona viene calpestata. C'è molto da fare e noi abbiamo una responsabilità grandissima. Cominciamo con il riprendere la nostra autorevolezza e lo possiamo fare anche attraverso l'approvazione del provvedimento cosiddetto "Codice rosso", che costituisce un grandissimo passo avanti, per il quale ringrazio immensamente il Governo, il ministro Salvini e anche il nostro ministro Bongiorno, che da anni si batte su questi temi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S, e della senatrice Minuto). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Matrisciano. Ne ha facoltà. MATRISCIANO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, vorrei fare una premessa prima di iniziare il mio intervento. Riteniamo che, in un contesto come quello di oggi e, soprattutto, su un argomento così importante come quello di oggi, non sia corretta la strumentalizzazione per attacchi politici. (Applausi dal Gruppo M5S) . Il MoVimento 5 Stelle ha sempre condannato fermamente qualsiasi tipo di atteggiamento sessista e maschilista a danno delle donne e quindi non accettiamo critiche da forze politiche che forse non sempre hanno dimostrato rispetto delle donne. (Applausi dal Gruppo M5S) . Tuttavia ci fa piacere che alcune donne si siano rese conto di questa cosa. Procedo con il mio intervento. In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, che ricorre il 25 novembre, l'ISTAT ha svolto per la prima volta un'indagine sui servizi offerti dai centri antiviolenza in Italia. I dati diffusi dall'Istat sono a dir poco allarmanti. Nel 2017, quasi 50.000 donne si sono rivolte almeno in un'occasione ad un centro antiviolenza per denunciare molestie, maltrattamenti, insulti, aggressioni o peggio. Entrando nel dettaglio dei numeri forniti dall'istituto statistico, emerge ad esempio che su un totale di 49.152 donne, che nel 2017 si sono rivolte ai centri finanziati dalle Regioni, il 59,47 per cento ha iniziato un percorso di uscita dalla violenza, il 29,6 per cento delle donne è straniera e il 73,6 per cento ha figli, che sono minorenni in oltre il 70 per cento dei casi.