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Torino e il Piemonte hanno purtroppo perso una grande occasione di ripresa e di sviluppo. È per questo che oggi il progetto olimpico italiano per il 2026, come anche le ATP di Torino, assumono ancora più importanza, perché non sarà solo un'occasione per dimostrare - se ancora ce ne fosse bisogno - la validità della scelta dell'Italia quale sede olimpica, ma, terminata la fase di emergenza, tutto ciò che avrà avuto realizzazione, i lavori, le opere previste per le nostre Olimpiadi, e non solo, non potranno che essere un volano di eccezionale importanza per la rinascita produttiva sia dei territori direttamente interessati sia dell'intero Paese. In sostanza, questa grande occasione deve poter essere simbolo di un Paese che sa ricominciare, che sa ripartire. In quest'ottica le Olimpiadi diventano certamente un'enorme opportunità per creare nuova occupazione, come è stato detto, ma soprattutto per dare un segnale di forza, di ripartenza, di coesione nazionale. Non possiamo dimenticare, infatti, che in questa gravissima emergenza sanitaria ed economica, proprio l'intero mondo sportivo sta soffrendo moltissimo, e tra i primi mondi che cambieranno - e che sono già cambiati - c'è quello dello sport, il mondo dilettantistico che è alla base. L'attività di base di tutti gli sport, che rappresenta la magna pars del nostro movimento sportivo, in questo momento è devastata. Nel dare il nostro pieno sostegno a questo provvedimento va ricordato che esso è stato costruito in maniera unitaria sia alla Camera sia qui in Senato, e questo è, per una volta, finalmente simbolo del gioco di squadra, che è stato importante nel momento dell'assegnazione dei giochi ma che non era del tutto scontato. Mi auguro che anche le prossime Olimpiadi invernali possano essere non solo occasione di rilancio, ma anche di coesione nazionale; non di interesse particolare, ma con il solo interesse di tenere alta la bandiera della forza e dell'autorevolezza dell'Italia. Riguardo all' iter del decreto-legge in Commissione, avremmo gradito una maggiore disponibilità della maggioranza nell'accoglimento di alcune nostre proposte emendative di buonsenso. Vista l'importanza del provvedimento - l'ho detto anche prima in fase di illustrazione degli emendamenti - dispiace dover rilevare una grande nota stonata nel testo: una stridente anomalia che lascia un'oscura ombra su un così rilevante provvedimento. È la norma che permetterà a tutti i manager, i dirigenti e i dipendenti del Comitato organizzatore di pagare le tasse solo sul 30 per cento del loro stipendio per ben sette anni. Si tratta di un'esenzione di favore incomprensibile, che tra l'altro scarica un costo privato sulle casse pubbliche di circa 50 milioni di euro. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Abbiamo presentato due emendamenti per sanare, eliminando questo privilegio, che appare ancora più assurdo e stonato in un momento come quello che stiamo attraversando, ma gli emendamenti, ovviamente, sono stati respinti. Se alla Camera si è corretto in piccola parte il tiro, qui in Senato, purtroppo, la maggioranza e il Governo hanno confermato questa esenzione. Ci saremmo aspettati un atto di buonsenso, di ragionevolezza e di buona volontà con la cancellazione di questa norma; sarebbe stato un bel segnale al Paese e a chi soffre. Purtroppo, le nostre proposte sono state bocciate. Perché questi benefici, signor Ministro? Perché questa ingiustizia? Perché questo favore per alcuni, che pagheranno molte meno tasse rispetto a tutti i cittadini italiani? Magari, sarebbe stato più opportuno e dignitoso riservare vantaggi come questi a tutte quelle categorie che continuano a combattere contro la pandemia, come anche - come da noi richiesto con i nostri emendamenti - alle federazioni e alle associazioni sportive, soprattutto dilettantistiche, anch'esse profondamente messe in crisi dalla grave situazione economica attuale. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Concludo, quindi, signor Presidente, signor Ministro, con una richiesta e un auspicio: ci auguriamo che il Governo faccia seguire immediatamente al provvedimento che approveremo oggi una forte e significativa iniziativa di sostegno per l'intero mondo dell'associazionismo sportivo, rappresentato da quel meraviglioso tessuto di società e associazioni sportive dilettantistiche. Ripartiamo certo dalle Olimpiadi, ripartiamo dopo il disastro, ripartiamo anche con le Olimpiadi perché un'Olimpiade serve anche per rispecchiare le nostre capacità organizzative, le bellezze del nostro Paese, la possibilità di realizzare infrastrutture che altrimenti non sarebbero state mai realizzate; ripartiamo anche con le Olimpiadi affinché questa unità nazionale possa permettere ai tanti territori e alle tante peculiarità del nostro Paese di tornare sulla ribalta mondiale. Sicuramente da parte nostra ci sarà tutta la vigilanza, la vicinanza e il sostegno perché questo avvenga. Per questi motivi annuncio il voto convintamente favorevole del Gruppo Forza Italia-UDC. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PIRRO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, la candidatura italiana alle Olimpiadi invernali del 2026 è stato un passaggio importante dell'estate-autunno 2018 ed è stata la conclusione di un percorso difficile. Milano aveva cominciato a parlare di un proprio possibile interessamento nel settembre 2017, un anno prima della presentazione ufficiale delle candidature. Una disponibilità dimostrata qualche mese dopo, a marzo 2018, anche dalla sindaca di Torino, Chiara Appendino. Infine si aggiunse anche il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, annunciando la candidatura del complesso Dolomiti UNESCO, con Cortina capofila. Nei mesi seguenti si sono subito evidenziati i primi contrasti, in particolare Torino si oppose all'ipotesi di candidatura tandem con Milano, contrariamente a quanto indicato dal CONI. Anche per questo motivo all'inizio le tre candidature furono presentate singolarmente. Una situazione poi completamente ribaltata dal Presidente del CONI, Giovanni Malagò, che iniziò a prospettare una candidatura unitaria delle città, senza capofila. L'idea era quella di portare a Losanna la sigla Italia 2026. Il progetto a tre non è però mai decollato veramente perché Torino non voleva e non meritava un ruolo secondario, forte del successo ottenuto nell'edizione del 2006 e delle infrastrutture presenti, proprio come detto in questa Aula, mentre il sindaco del capoluogo lombardo continuava ad insistere che Milano dovesse essere il nome prioritario. Per queste ragioni tramontò il progetto a tre e prese vita il ticket a due e il primo ottobre 2018 i governatori di Lombardia e Veneto ufficializzarono la candidatura che portò alla scelta finale delle nostre due città Milano e Cortina. Torino, però, era perfettamente consapevole dei propri pregi, delle proprie potenzialità e capacità, ed ha lavorato per ottenere il ruolo da protagonista che merita sul palcoscenico internazionale e grazie al grande lavoro della Giunta Appendino, in questo decreto la città sabauda, la mia città, ricompare accanto alle altre due.