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L'esigenza di maggiore qualità nella programmazione si collega poi direttamente al tema delle fonti di finanziamento del servizio pubblico, che allo stato attuale sono costituite dal doppio canale del canone di abbonamento e della pubblicità commerciale. In altri ordinamenti, il recupero di credibilità e di qualità del servizio pubblico è stato perseguito proprio attraverso l'eliminazione della pubblicità commerciale. Anche in Italia si propone, da più parti, il mantenimento del solo finanziamento pubblico, almeno per uno dei canali della società concessionaria. Tale soluzione sarebbe percorribile e coerente con la missione della RAI, sia pure con alcuni necessari accorgimenti: da un lato, la previsione di nuove modalità di riscossione, in grado di contrastare il livello di evasione attuale, e di un sistema più articolato di esenzioni e di modulazioni del contributo dei cittadini in base al reddito; dall'altro, la certezza della destinazione e dell'entità del contributo, sottraendo quest'ultimo alle oscillazioni delle manovre finanziarie. Gli ambiti di intervento appena richiamati suggerirebbero una trattazione congiunta nell'ambito di una proposta di legge organica. Il presente disegno di legge, invece, interviene in modo radicale ma mirato sull'impianto del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo n. 177 del 2005, di seguito «testo unico». La scelta è stata dettata dalla consapevolezza che il tema della governance sia quello più urgente da affrontare, soprattutto in considerazione della ravvicinata scadenza del mandato del consiglio di amministrazione e dunque dell'esigenza di nominare i nuovi consiglieri attraverso procedure che ne garantiscano l'indipendenza. Inoltre, dal ridisegno della composizione e delle funzioni degli organi di governo della società concessionaria possono derivare effetti positivi anche per il raggiungimento di altri obiettivi, fra i quali l'efficienza dell'assetto societario, la maggiore qualità e differenziazione della programmazione, l'innovazione nella fruizione dei contenuti audiovisivi. Su tale ultimo aspetto, occorre sottolineare che l'innalzamento tecnologico della RAI è ormai improcrastinabile in un contesto di mercato caratterizzato, da un lato, dalla progressiva frammentazione del pubblico e specificità dell'offerta, dall'altro dalla rapida convergenza tra media e telecomunicazioni, cioè tra contenuti e infrastrutture di rete. E mentre nel Paese si tirano le somme della transizione al digitale terrestre, in altri ordinamenti nuovi soggetti over the top , quali ad esempio Netflix, conquistano sempre più spazio nel mercato audiovisivo e si apprestano ad approdare in Italia non appena il livello di copertura e di ampiezza della banda larga avrà raggiunto standard adeguati alle esigenze della piattaforma. Del resto, di fronte a tale scenario stanno prendendo vita anche in Italia accordi strategici tra gli operatori attivi sul digitale terrestre e sul satellite e le grandi compagnie telefoniche. Se non vuole restare ai margini di questo processo, la RAI deve quanto prima elaborare una strategia relativamente alla fruizione dei propri contenuti sui nuovi dispositivi. Per quanto riguarda la procedura di nomina dei consiglieri di amministrazione della RAI, il disegno di legge affida un ruolo di regia, sia pure non discrezionale, all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM). È per tale ragione che si è ritenuto, in via prioritaria, di dover intervenire sulla legge istitutiva dell'AGCOM (nota come legge Maccanico), prevedendo che ciascuno dei quattro componenti sia eletto dalle Camere con la maggioranza dei due terzi (articolo 1), in luogo del vigente sistema di doppio voto a maggioranza, che pregiudica ab origine la natura indipendente dell'Autorità. Una previsione analoga riguarda la scelta del presidente dell'Autorità, nominato dal Presidente della Repubblica e designato dal Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico. La designazione, tuttavia, è subordinata al parere vincolante delle Commissioni parlamentari competenti espresso a maggioranza dei due terzi. L'innalzamento ai due terzi della maggioranza necessaria per la nomina del consiglio dell'AGCOM costituisce il primo punto qualificante del disegno di legge, reso necessario dalle ripercussioni dell'attuale contesto maggioritario sulle garanzie costituzionali. Infatti, con leggi elettorali improntate al principio maggioritario -- o, più gravemente, fondate su meccanismi premiali incostituzionali -- il Parlamento avrebbe dovuto, già venti anni fa, innalzare ai due terzi (senza possibilità di abbassamento del quorum dopo un certo numero di scrutini) tutte le maggioranze costituzionali (o no) necessarie per le votazioni aventi ad oggetto nomine di componenti di organi di garanzia, monocratici o collegiali, dal Capo dello Stato alle autorità amministrative indipendenti. L'esperienza politica recente dimostra che anche il quorum dei due terzi, con leggi elettorali iper-maggioritarie, può essere insufficiente a garantire i diritti delle minoranze. In linea teorica, tuttavia, la maggioranza qualificata dei due terzi dovrebbe contribuire al raggiungimento di compromessi più «alti» tra le forze politiche nell'ambito di votazioni così rilevanti dal punto di vista democratico. L'auspicio è che la modifica qui proposta possa fungere da apripista anche per la riforma delle singole leggi istitutive delle altre autorità amministrative indipendenti. La garanzia che l'AGCOM svolga la propria attività, per definizione, in modo indipendente, non passa soltanto attraverso il nodo delle maggioranze necessarie per l'elezione dei suoi vertici, ma si collega in modo determinante alla presenza o all'assenza di determinati requisiti per la nomina dei componenti. Non è infatti coerente con la natura intrinseca e con le finalità delle authority la possibilità che i componenti, a prescindere dalle competenze, provengano dal mondo politico. Un'altra disposizione, quindi, prevede che non possano essere nominati componenti dell'AGCOM i soggetti che nei sette anni precedenti la nomina abbiano ricoperto cariche governative, di rappresentanza politica, o ruoli nei partiti e nei movimenti politici. È giocoforza che le nuove regole per l'elezione dei vertici dell'AGCOM debbano necessariamente entrare in vigore alla scadenza del mandato dell'attuale consiglio della stessa Autorità. L'articolo 2, nel rinnovare la concessione alla RAI per altri dieci anni, ridisegna la procedura di nomina del consiglio di amministrazione. Per quanto non espressamente previsto, la natura giuridica della società concessionaria resta quella della società per azioni. Il numero dei consiglieri è ridotto a cinque, compresi il presidente e l'amministratore delegato, che restano in carica per cinque anni senza possibilità di rinnovo. All'AGCOM è affidato il compito di predisporre un avviso pubblico per sollecitare le candidature alla carica di consigliere di amministrazione. Il secondo aspetto rilevante del disegno di legge è costituito dall'obbligo per i candidati di inviare all'AGCOM, contestualmente al proprio curriculum , un elaborato sulla propria visione strategica del servizio pubblico radiotelevisivo, concernente l'area di competenza per la quale essi concorrono. Nell'avviso di sollecitazione pubblica, l'AGCOM sarà chiamata a definire puntualmente i criteri di redazione dell'elaborato e del curriculum .