[pronunce]

che, in particolare, sarebbe inammissibile la questione di legittimità costituzionale delle disposizioni censurate sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione e avente per oggetto la previsione della sanzione di nullità degli atti in caso di inosservanza del termine a provvedere, in quanto non "immediatamente rilevante ai fini della decisione da assumere circa l'ammissione o meno dell'interessato al chiesto beneficio"; che, in ogni caso, prosegue la difesa dello Stato, la previsione di questa sanzione non potrebbe dirsi irragionevole, in considerazione della "esigenza di configurare un procedimento effettivamente celere e di non frapporre di fatto ostacoli o ritardi all'attuazione della garanzia di cui al terzo comma dell'art. 24 Cost.", né rileverebbe, ai fini del giudizio di legittimità costituzionale, che un'analoga previsione sanzionatoria non sussista relativamente all'inosservanza di termini stabiliti per provvedere in ordine ad altre istanze, non accostabili a quella in esame; che l'interpretazione, fatta propria dal remittente, in base alla quale l'art. 5, comma 5, della legge n. 217 del 1990 prevederebbe una deroga alla perentorietà dei termini fissati per l'ammissione al beneficio dall'art. 6, comma 1, della stessa legge, sarebbe errata, in quanto si fonderebbe sull'inesatto rilievo che il comma 1-bis dell'art. 6 confermi l'obbligo di decisione nei termini di cui al comma 1 "solo" allorché siano state richieste le informazioni di cui all'art. 1, commi 9-bis e 9-ter, mentre tale obbligo sarebbe testualmente ribadito "anche" (e non "solo") per tale caso, sicché non sussisterebbe la diversità di disciplina che il giudice a quo ritiene ingiustificata; che, quanto alla asserita violazione dell'art. 111, sesto comma, Cost., che impone l'obbligo della motivazione per i provvedimenti giurisdizionali, l'Avvocatura dello Stato, premesso che il carattere vincolato dell'oggetto della decisione non esclude l'obbligo di motivare in ordine al ricorrere di tutte le circostanze legalmente stabilite, osserva che la motivazione del provvedimento deve comunque essere adeguata al tipo di verifica rimessa al giudice, che di norma, nella materia di cui si discute, sarebbe di carattere formale e dovrebbe essere condotto alla stregua delle prescrizioni dell'art. 5, che si fondano essenzialmente sull'autocertificazione dell'interessato; che, infine, secondo la difesa erariale, l'art. 97 della Costituzione non sarebbe riferibile all'attività giurisdizionale e, in ogni caso, la questione di legittimità costituzionale sollevata in riferimento a questo parametro sarebbe irrilevante, in quanto atterrebbe alla circostanza, meramente eventuale, che l'accertamento della Guardia di finanza giustifichi la revoca del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, della cui emanazione si discute nel giudizio a quo. Considerato che, successivamente all'ordinanza di rimessione, è stato emanato e pubblicato sul supplemento ordinario alla "Gazzetta Ufficiale" del 15 giugno 2002 (n. 126/L) il decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), il quale ha disposto dalla data della sua entrata in vigore (1 luglio 2002) l'abrogazione della legge 30 luglio 1990, n. 217, come modificata dalla legge 28 marzo 2001, n. 134 (art. 299); che le disposizioni censurate sono state parzialmente trasfuse, con alcune modificazioni, nell'articolo 96 del citato decreto legislativo, mentre nell'art. 79, comma 3, dello stesso decreto è stato riprodotto e modificato il contenuto dell'art. 5, comma 5, della abrogata legge n. 217 del 1990, assunto dal remittente a termine di riferimento nel giudizio di eguaglianza; che il mutato quadro normativo impone di restituire gli atti al giudice remittente, perché valuti se la questione sollevata possa ritenersi tuttora rilevante.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Ordina la restituzione degli atti al giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Brescia. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Mezzanotte Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 17 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola