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Soccorre in proposito il rapporto della Cepej (Commissione Europea per l'Efficienza della Giustizia costituita dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa nel settembre del 2002) del 2014, riferito ai dati del 2012, da cui emerge che i giudici non professionali o giudici laici (lay judges) sono in linea generale volontari, sono compensati per le spese da loro sostenute e che l'onorarietà si fonda sulla volontarietà in relazione ad una riconosciuta esperienza ed onorabilità professionale. Il rapporto evidenzia anche che nella maggior parte del resto dell'Europa i magistrati laici, per numero, superano i magistrati professionali, dimostrando che altrove la garanzia dell'effettiva natura onoraria delle funzioni è assicurata anche attraverso la previsione di una pianta organica di magistrati onorari che consente globalmente lo smaltimento delle cause di loro competenza attraverso un impegno individuale minimo. Le previsioni sopra descritte, come si è detto in premessa, prevengono, in sede applicativa, il deragliamento rispetto ai binari tracciati dalla Costituzione e dalle fonti normative europee. Esse scongiurano anche la tentazione, da parte del legislatore futuro, di disattendere le indicazioni di quello attuale (in violazione, come si è detto, degli stessi precetti costituzionali e comunitari), prorogando, in via d'urgenza, i magistrati onorari alla scadenza dell'incarico. Finora le proroghe sono state disposte per soddisfare la necessità di mantenere in servizio soggetti che erano impiegati, di fatto, nella maggioranza dei casi, organicamente negli uffici (presso il tribunale anche in processi di elevatissima tecnicità, come concludeva la relazione della «Commissione di studio sulla magistratura onoraria» istituita dall'Anm nel 2009, con conseguente necessità ulteriore di non disperdere l'esperienza e la specializzazione maturata dai magistrati onorari). L'attribuzione al consiglio giudiziario della competenza ad emettere il bando di nomina, contribuirà a rendere più rapida la procedura e a scongiurare proroghe necessarie a garantire con urgenza la copertura della dotazione organica. Segue ora la descrizione delle attività svolte dai magistrati onorari in quanto inseriti funzionalmente nell'ufficio per il processo, tenuto conto che il loro impegno deve essere residuale rispetto alla vera attività lavorativa. Con riferimento ai giudici onorari di pace l'articolo 3, comma 6 prevede che essi coadiuvano il giudice professionale e, quindi, compiono tutti gli atti preparatori, necessari o utili per l'esercizio della funzione giurisdizionale da parte di quest'ultimo. In base ai criteri direttivi formulati essi svolgono le seguenti attività: -- attività di supporto che può consistere, in via esemplificativa, nello studio dei casi, nella ricerca giurisprudenziale, nell'attività di ricerca dottrinale, predisposizione di minute dei provvedimenti; -- assunzione di provvedimenti nei casi tassativi individuati dal legislatore delegato secondo il criterio della semplicità; -- trattazione di singoli procedimenti civili e penali di competenza del tribunale ordinario nei casi tassativi individuati dal legislatore delegato secondo il criterio della semplicità. La disposizione delega il governo a prevedere regole di incompatibilità in ragione del contemporaneo inserimento del giudice di pace onorario nell'ufficio del giudice di pace e nell'ufficio del processo presso il tribunale. Con riferimento ai vice procuratori onorari l'articolo 3, comma 9 prevede che essi possono coadiuvare i magistrati designati alla trattazione dei procedimenti per reati di competenza del giudice di pace e di competenza del tribunale per cui si procede con citazione diretta a giudizio secondo quanto previsto dall'articolo 550 del codice di procedura penale, in fase di indagini preliminari, compiendo tutti gli atti preparatori, in quanto siano di facile trattazione. C) Ulteriori previsioni in ordine ai giudici onorari di pace. Per concludere la disamina delle disposizioni relative alla magistratura onoraria innovative rispetto al passato, si evidenzieranno ora due ulteriori previsioni. L'articolo 3, comma 5 rende più rigoroso il regime di incompatibilità dei giudici di pace previsto dalla disciplina attuale, conformandosi, comunque, alle risoluzioni del Consiglio Superiore della Magistratura adottate finora al fine di colmare le lacune legislative. Nell'estendere le competenze del giudice di pace, si è tenuto conto delle innovazioni introdotte dalla legge 67/2014, devolvendo al magistrato onorario le cause di risarcimento del danno della persona offesa nei procedimenti definiti con esclusione della punibilità per tenuità, i giudizi per l'applicazione della sanzione pecuniaria civile. L'articolo 10 modifica la disciplina del criterio di connessione e dell'incompetenza per materia «per eccesso» previsti dal decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (uniformandola a quella prevista dal codice di procedura penale). L'attuale regime prevede la connessione tra reati di competenza del giudice di pace solo in caso di concorso formale, con la conseguenza aberrante di una moltiplicazione di processi che nuoce sia dal punto di vista dell'economia processuale sia dal punto di vista dell'economia finanziaria. Si preclude, infatti, la trattazione unitaria di fatti o si impone la duplice trattazione della stessa vicenda, quando il buon senso prima di tutto suggerirebbe il contrario. Per fare un esempio, secondo la disciplina attuale, originano due processi distinti due reati di minaccia commessi a mezzo del telefono dalla stessa persona in danno della stessa persona, in ipotesi, lo stesso giorno, se, per disavventura, la persona offesa (in trasferta per lavoro) si trovi in due luoghi diversi in occasione delle due conversazioni telefoniche. Per fare un altro esempio, l'attuale disciplina impone due processi diversi, in caso di incidente stradale (lesioni colpose di competenza del giudice di pace), al quale segua l'omissione di soccorso (di competenza del tribunale in composizione monocratica). In questo caso, si tratta di duplice trattazione della stessa vicenda in due processi diversi, in quanto è naturale che, nell'accertare l'omissione di soccorso, il tribunale accerti anche l'incidente stradale. La casistica è molto più vasta, ma i due casi descritti dovrebbero esprimere da soli la necessità dell'intervento. Quanto alla disciplina dell'incompetenza per materia «per eccesso», l'articolo 48 decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, prevede: «In ogni stato e grado del processo, se il giudice ritiene che il reato appartiene alla competenza del giudice di pace, lo dichiara con sentenza e ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero». La norma non prevede, vale a dire, termini di decadenza per rilevare o eccepire «l'ipercapacità» del giudice superiore (come, invece, previsto dall'articolo 23, comma 2 del codice di procedura penale), con la conseguenza possibile di celebrazione inutile di processi fino all'ultimo grado, quando la Corte di Cassazione, investita del giudizio di legittimità in ordine a un reato di competenza del giudice di pace, giudicato invece da un giudice superiore, deve annullare senza rinvio la sentenza impugnata e restituire gli atti al Pubblico Ministero, perché proceda davanti al giudice di pace.