[pronunce]

che davanti alla Commissione rimettente pende un giudizio promosso da un socio di una società in nome collettivo nei confronti dell'Agenzia delle entrate – Ufficio di Piacenza, avverso il silenzio rifiuto formatosi sull'istanza di rimborso dell'IRPEF relativa ai periodi di imposta dal 1998 al 2003, in ragione della mancata deduzione di quanto versato a titolo di IRAP; che, secondo quanto riferisce la stessa Commissione, il ricorrente ha chiesto il rimborso di tali somme, ritenendole indebitamente versate a causa dell'illegittima non deducibilità dell'IRAP di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 446 del 1997, ai fini della determinazione del reddito imponibile IRPEF, e che ha eccepito l'illegittimità costituzionale della disposizione suddetta; che, in punto di rilevanza, il rimettente afferma che la questione di legittimità costituzionale condiziona direttamente la domanda formulata dal ricorrente, volta ad ottenere il rimborso dell'IRPEF che si ritiene indebitamente versata; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo ritiene leso l'art. 53 Cost. perché «l'indeducibilità dell'IRAP, ai fini della determinazione in capo al socio dei proventi da partecipazione imponibili, fa sì che l'imposizione non venga effettuata su di un reddito netto e realmente indicativo di capacità contributiva ai sensi dell'art. 53 Cost., bensì su di un reddito lordo e fittiziamente imputato al contribuente»; che la Commissione tributaria provinciale di Enna ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 23, 35, 53, 76 e 77 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'intero decreto legislativo n. 446 del 1997 (r.o. n. 383 del 2006); che davanti alla Commissione rimettente pende un giudizio, promosso da un commercialista nei confronti dell'Agenzia delle entrate – Ufficio di Enna, avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza di rimborso dell'IRAP versata negli anni 1998 e 1999; che il giudice a quo riferisce le argomentazioni con cui, nel giudizio principale, il ricorrente ha eccepito l'illegittimità costituzionale e l'Amministrazione ha controdedotto; che, tanto premesso, la Commissione rimettente rileva che «le eccezioni di incostituzionalità investono tutto il Decreto legislativo e non singoli articoli, mentre le argomentazioni del ricorrente e dell'Ufficio sollevano grosse problematiche giuridico-fiscali, che non appaiono manifestamente infondate»; che, nei giudizi introdotti con le ordinanze n. 383 del 2006 e n. 1026 del 2004, è intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'inammissibilità e, comunque, la manifesta infondatezza delle questioni sollevate. Considerato che oggetto dei giudizi di costituzionalità sono diverse disposizioni relative all'IRAP e che, pertanto, gli stessi possono essere riuniti per essere decisi con un'unica pronuncia; che la Commissione tributaria provinciale di Macerata censura gli artt. 2, 3, comma 1, lettera c), 4, 8 e 11 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), in riferimento agli artt. 3, 23, 24 e 53 della Costituzione e alla luce della sentenza n. 156 del 2001 della Corte costituzionale, nella parte concernente il difetto dell'elemento dell'organizzazione (r.o. n. 1026 del 2004); che, ad avviso del rimettente, l'interpretazione delle norme censurate fornita da questa Corte, secondo cui solo l'assenza di organizzazione escluderebbe il presupposto dell'IRAP, non sarebbe sufficiente ad «enucleare una base certa e definita per giungere a stabilire in concreto la sussistenza dei presupposti del tributo»; che il giudice a quo chiede: a) l'annullamento delle disposizioni censurate rispetto a coloro che svolgono lavoro autonomo, perché solo il legislatore potrà individuare con chiarezza il presupposto dell'imposta per i professionisti; b) la dichiarazione di illegittimità delle stesse disposizioni nella parte in cui «assoggettano all'[…] IRAP anche gli esercenti arti e professioni che svolgano abitualmente la propria attività in forma individuale ed in modo autonomo, purchè non difetti in maniera assoluta la organizzazione di capitali e di lavoro», e, quindi, nella parte in cui non escludono il presupposto dell'imposta in assenza di dipendenti e collaboratori e in presenza di modesti beni strumentali; che, tralasciando altri profili di inammissibilità, rileva innanzitutto la circostanza che la Commissione rimettente propone due diverse richieste, incompatibili tra loro, senza porle in rapporto di graduazione e subordinazione; che, pertanto, la questione di costituzionalità è manifestamente inammissibile; che la Commissione tributaria provinciale di Piacenza solleva, in riferimento all'art. 53 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 comma 2, dello stesso decreto legislativo n. 446 del 1997, nella parte in cui dispone che l'IRAP non è deducibile dalle imposte sui redditi (r.o. n. 150 del 2006); che, secondo quanto riferisce la stessa Commissione, il ricorrente – socio di una società in nome collettivo – ha formulato domanda di rimborso dell'IRPEF, eccependo contestualmente la illegittimità costituzionale della disposizione che non consente la deducibilità dell'IRAP dall'IRPEF; che, con riferimento alla domanda proposta nel giudizio principale, il giudice rimettente non spiega a quale titolo il ricorrente, socio di una società in nome collettivo, abbia chiesto il parziale rimborso di un'imposta pagata personalmente (IRPEF), adducendo a motivo della richiesta l'illegittimità delle norme che impediscono la deducibilità dall'IRPEF dell'IRAP, corrisposta, nella specie, dalla società, cioè da un soggetto d'imposta diverso dai singoli soci; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza (ordinanza n. 100 del 2007); che la Commissione tributaria provinciale di Enna solleva, in riferimento agli artt. 3, 23, 35, 53, 76 e 77 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'intero decreto legislativo n. 446 del 1997 (r.o. n. 383 del 2006);