[pronunce]

La presente questione si indirizzerebbe, dunque, nei confronti di una previsione legislativa contenuta in un testo unico di natura meramente compilativa, nel quale sono riprodotte disposizioni già da tempo vigenti per la Regione Lombardia, sicché una eventuale declaratoria di ammissibilità di ricorsi - come quello in esame - che investono testi unici esclusivamente compilativi «finirebbe per consentire una sostanziale elusione del disposto dell'art. 127 Cost., secondo cui le leggi regionali vanno impugnate entro 60 giorni dalla loro pubblicazione». Per queste ragioni la Regione Lombardia insiste, in via preliminare, per la declaratoria di inammissibilità del ricorso. 2.1.2.- Il medesimo esito, in secondo luogo, si imporrebbe - prosegue la difesa regionale - anche a causa della «erronea indicazione dei termini della questione di costituzionalità». Il ricorrente, difatti, assume che la norma sarebbe invasiva della competenza esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza. In particolare, essa violerebbe il principio della libera scelta del criterio di aggiudicazione da parte dell'amministrazione aggiudicatrice, sancito dall'art. 81, comma 2, del Codice degli appalti, nonché il principio secondo cui le stazioni appaltanti sono libere di scegliere se fare ricorso ad una procedura aperta o ad una ristretta, ex art. 54 dello stesso Codice. Tale presupposto - secondo la Regione - sarebbe, però, erroneo, giacché, in base a quanto previsto dall'art. 3, comma 5, del medesimo Codice, «il servizio del trasporto (incluso quello ferroviario) disciplinato dalla legge regionale rientra in uno dei cosiddetti "settori speciali" dei contratti pubblici», per i quali, ai sensi dell'art. 206, comma 2, del Codice non si applicano né l'art. 54 né il comma 2 dell'art. 81, ovvero le due norme statali delle quali il ricorso lamenta la violazione. L'errore effettuato dal ricorrente renderebbe inammissibile il ricorso, giacché - conclude sul punto la difesa regionale - costringerebbe, di fatto, la parte resistente, ovvero la Corte costituzionale, «a sostituirsi al ricorrente nell'individuare le eventuali norme statali» con le quali la legge regionale si pone, in ipotesi, in contrasto. 2.2.- Nel merito, la Regione Lombardia assume che la disposizione impugnata sarebbe immune dai vizi denunciati, presentandosi pienamente conforme alla normativa statale. Essa nega, infatti, che la disciplina in esame possa considerarsi lesiva dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., giacché essa, nell'ottica di favorire la concorrenza, «si colloca nel solco di quanto già disposto dal legislatore statale in merito alla procedura di scelta del contraente per i settori speciali». Ribadisce, infatti, che, ai sensi dell'art. 206 del d.lgs. n. 163 del 2006, è stabilito «che per i contratti pubblici nei settori speciali, quale è il trasporto ferroviario, non trovi applicazione l'art. 81, comma 2, dello stesso Codice, che prevede la possibilità per le stazioni appaltanti di scegliere tra il criterio del prezzo più basso e quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa». Opererebbe, viceversa, il comma 1 del medesimo art. 81, secondo cui «la migliore offerta è selezionata con il criterio del prezzo più basso o con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa». Ne consegue, secondo la Regione Lombardia, che in base a tale sistema residua - per i settori speciali - «uno spazio di discrezionalità che ben può essere occupato dal legislatore regionale». Infine, si sottolinea che l'impugnato art. 74, comma 3, della legge regionale n. 11 del 2009 sarebbe conforme alla normativa comunitaria, ed in particolare alla citata sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 7 ottobre 2004, intervenuta all'esito della causa C-247/02. La ratio della pronuncia in esame sarebbe, difatti, solo quella - secondo la resistente - «di consentire, con tutti gli strumenti a tal fine necessari, all'amministrazione aggiudicatrice di scegliere l'offerta migliore», impedendo l'automatica applicazione del criterio del prezzo più basso, ma non anche di quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa. 3.- Con memoria depositata il 24 marzo 2010, la Regione Lombardia ha insistito per la declaratoria di inammissibilità o, in alternativa, per il rigetto della questione. 4.- Con memoria del 6 aprile 2010, il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto rigettarsi l'eccezione di inammissibilità della questione, per intempestività del ricorso, sollevata dalla difesa regionale. Rileva, difatti, l'Avvocatura generale dello Stato che - anche a voler ritenere «meramente formali le differenze tra la disposizione qui impugnata e la previgente norma regionale, che si assume meramente riprodotta nel Testo Unico» - l'oggetto del ricorso statale «è il contrasto tra la disposizione regionale ed una norma statale contenuta nel Codice dei contratti pubblici del 2006, l'art. 81, comma 2». Quest'ultima, in particolare, «innovando rispetto al passato», ha «stabilito che non esistono preclusioni normative rispetto all'adozione di uno dei criteri di selezione delle offerte, la cui scelta è demandata alla discrezionale valutazione dell'Amministrazione». Ne consegue, pertanto, che se la norma regionale del 2002 era conforme alla disciplina statale allora vigente - prosegue il Presidente del Consiglio dei ministri - «non è possibile ipotizzare», come assume la difesa regionale, «che la sua mancata impugnazione costituisca manifestazione di acquiescenza da parte del Governo». Il contrasto, per contro, con la disciplina del Codice degli appalti, «che si assume essere espressione della competenza legislativa esclusiva in materia di concorrenza», ha determinato «una situazione di illegittimità costituzionale sopravvenuta, derivante dall'omesso adeguamento della disciplina regionale a quella statale», quest'ultima, a sua volta, costituente applicazione dell'interpretazione delle norme comunitarie effettuata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea. 5.- Con nuova memoria depositata il 6 aprile 2010, la Regione Lombardia ha ribadito le proprie difese. In particolare, sottolinea come l'infondatezza della censura statale risulti confermata «anche alla luce di quanto prevede l'art. 18, comma 2, lettera a), del d.lgs. n. 422 del 1997». Tale norma, infatti, stabilisce che le gare per la scelta dei gestori dei servizi pubblici regionali e locali di trasporto devono essere aggiudicate «sulla base delle migliori condizioni economiche e di prestazione del servizio, nonché dei piani di sviluppo e potenziamento delle reti e degli impianti, oltre che della fissazione di un coefficiente minimo di utilizzazione per la istituzione o il mantenimento delle singole linee esercite».