[ddlpres]

Successivi interventi legislativi a livello comunitario hanno previsto un ulteriore passaggio: « La “denominazione d'origine” è un nome che serve a designare un prodotto ottenuto da varietà di viti appartenenti alla specie Vitis vinifera o da un incrocio tra la specie Vitis vinifera e altre specie del genere Vitis » (articolo 93, paragrafo 1, lettera a) , numero v), del regolamento (CE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013). Si è venuta quindi a creare una situazione disomogenea, che richiede un adeguamento della normativa nazionale a quella comunitaria, in modo da stabilire presupposti giuridici corretti e dare la possibilità anche ai nostri produttori, come già accaduto per i viticoltori francesi (in particolare nelle Appelation d'origine controlée Champagne e Bordeaux), di utilizzare, per la produzione di vini a denominazione di origine controllata (DOC), le varietà di vitigni derivanti da ibridi interspecifici. Considerato che con queste varietà di viti, al momento, secondo la legislazione nazionale, si possono produrre solo vini generici o IGT, mentre la legislazione comunitaria permette di utilizzarle anche per la produzione di vini DOC, si ritiene quindi necessario intervenire in materia attraverso la modifica dell'articolo 33 della legge 12 dicembre 2016, n. 238, estendendo l'utilizzo delle suddette varietà di viti anche per la produzione di vini DOC. Spetterà poi ai produttori vinicoli e ai loro consorzi di tutela, se lo riterranno opportuno, inserire le suddette varietà nei rispettivi disciplinari, auspicando che le procedure siano snelle e poco burocratiche.. Art. 1. 1. All'articolo 33 della legge 12 dicembre 2016, n. 238, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 6 è abrogato; b) il comma 7 è sostituito dal seguente: « 7 . Per i vini a DOC e a IGT è consentito l'uso delle varietà iscritte nel registro nazionale delle varietà di vite ».