[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 51, primo comma, n. 4, 617, secondo comma, e 618 del codice di procedura civile, promossi con ordinanze emesse il 1° marzo 2000 (n. 2 ordinanze) dal Tribunale di Taranto, il 10 febbraio 2000 dal Tribunale di Caltagirone - sezione distaccata di Grammichele ed il 28 giugno 2000 dal Tribunale di Caltagirone, rispettivamente iscritte ai nn. 387, 435, 529 e 561 del registro ordinanze 2000 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 28, 30, 40 e 42, prima serie speciale, dell'anno 2000. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 25 settembre 2002 il Giudice relatore Fernanda Contri. Ritenuto che il Tribunale di Taranto, con due ordinanze di identico contenuto, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 51, primo comma, n. 4 , 617, secondo comma, e 618 del codice di procedura civile, per violazione degli artt. 24, primo comma, 101, secondo comma, 104, primo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione; che il rimettente è investito dell'esame di due opposizioni agli atti esecutivi proposte da creditori avverso un'ordinanza del medesimo giudice dell'esecuzione che li aveva esclusi dalla assegnazione delle somme ricavate da pignoramento presso terzi; che il giudice a quo premette, quanto alla rilevanza della questione, di aver egli stesso pronunciato le ordinanze oggetto di opposizione e di non ritenere applicabile a tali giudizi l'istituto dell'astensione di cui all'art. 51, primo comma, n. 4, cod. proc. civ. , perché non chiamato a conoscere della stessa res judicanda in un successivo grado del medesimo giudizio e perché l'opposizione agli atti esecutivi non riveste i caratteri di una impugnazione in senso stretto; che, ad avviso del rimettente, le disposizioni impugnate, consentendo che il giudice dell'opposizione agli atti esecutivi sia il medesimo magistrato-persona fisica che ha diretto l'esecuzione, si pongono in contrasto con gli artt. 24, primo comma, 101, secondo comma, e 104 primo comma, Cost., perché il giudicante, in un giudizio attinente al medesimo oggetto ed alle stesse valutazioni decisorie già assunte nel processo esecutivo, può essere indotto a ripercorrere l'identico itinerario logico già seguito, vulnerando in tal modo il diritto delle parti alla tutela giurisdizionale davanti ad un giudice imparziale, soggetto solo alla legge, autonomo ed indipendente, come stabilito dalla stessa giurisprudenza della Corte; che, sempre secondo il giudice a quo, le norme impugnate violano per le medesime ragioni anche l'art. 111 Cost. - come novellato dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2 - che prescrive che ogni processo si svolga nel contraddittorio delle parti, in condizioni di parità, davanti ad un giudice terzo ed imparziale; che il Tribunale di Caltagirone, sezione distaccata di Grammichele, ha sollevato, in relazione agli artt. 3, 25 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 51, primo comma, n. 4, 617 e 618 cod. proc. civ. , nella parte in cui non escludono che la decisione della causa di opposizione agli atti esecutivi venga presa dallo stesso giudice dell'esecuzione che ha adottato il provvedimento oggetto dell'opposizione, o non prevedono l'obbligo di astensione del medesimo giudice; che il rimettente è investito della decisione di una opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. proposta avverso un'ordinanza emessa dal medesimo giudice-persona fisica, allora nella qualità di giudice dell'esecuzione della Pretura di Mineo, nel corso di un procedimento di espropriazione presso terzi; che, come osserva il giudice a quo, riproponendo l'atto di opposizione le medesime argomentazioni rappresentate dalla parte in sede esecutiva, lo stesso giudice che ha adottato il provvedimento opposto viene chiamato a decidere del merito della causa ed è pertanto probabile che in tale sede egli ripercorra l'identico itinerario logico precedentemente seguito; che, secondo il rimettente, tale situazione costituisce la normalità negli uffici di piccole dimensioni (mentre può venire esclusa dalla assegnazione tabellare delle cause civili negli uffici di maggiori dimensioni) concretandosi in tal modo una violazione del principio di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost. e del principio di precostituzione del giudice di cui all'art. 25 Cost., dipendendo in definitiva la terzietà dello stesso dalle dotazioni di organico dell'ufficio giudiziario adito; che il rimettente, preso atto della giurisprudenza di legittimità secondo la quale resta escluso l'obbligo di astensione del giudice dell'esecuzione, chiamato a decidere della causa di opposizione avverso un'ordinanza da lui emessa nel corso del procedimento esecutivo, ritiene che l'art. 51 cod. proc. civ. violi l'art. 111 Cost., nella parte in cui tale norma postula l'alterità del giudice dell'impugnazione; che anche il Tribunale di Caltagirone ha sollevato, in riferimento agli artt. 24, primo comma, 101, secondo comma, 104, primo comma, e 111, secondo comma, Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 617, secondo comma, e 618 cod. proc. civ. , nella parte in cui non prevedono che a decidere sull'opposizione agli atti esecutivi, proposta contro provvedimenti del giudice dell'esecuzione, sia un giudice-persona fisica diverso da quello che ha emesso il provvedimento oggetto dell'opposizione delle parti; che, quanto alla rilevanza, il giudice a quo osserva di aver egli stesso pronunciato l'ordinanza oggetto di opposizione e che la sua istanza di astensione era stata respinta dal Presidente del Tribunale, non rientrando il caso tra quelli regolati dall'art. 51 cod. proc. civ. ; che, riguardo alla non manifesta infondatezza, ad avviso del rimettente le norme denunciate, consentendo che il giudice dell'opposizione sia il medesimo magistrato che ha emesso il provvedimento opposto, si pongono in contrasto con i principi costituzionali del giusto processo, perché il giudicante può essere indotto a ripercorrere il medesimo iter logico precedentemente seguito in un giudizio che ha ad oggetto la stessa res judicanda, in tal modo vulnerando il diritto del cittadino alla tutela giurisdizionale davanti ad un giudice imparziale, soggetto solo alla legge, autonomo ed indipendente, mediante un processo che si svolge in contraddittorio tra le parti ed in condizione di parità delle stesse; che nei giudizi di legittimità costituzionale promossi dal Tribunale di Taranto è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare inammissibile o infondata la questione sollevata.