[ddlpres]

b) è nei fatti che la vigente normativa in materia di dirigenza scolastica fa espresso rinvio a disposizioni che, nate esclusivamente per la dirigenza amministrativa ( ex articoli 97 e 98 della Costituzione), risultano del tutto incompatibili con l'articolo 33, primo comma, della stessa Carta e con il comma 16 dell'articolo 21 della legge di delega n. 59 del 1997 e con il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999. Di qui, l'impossibilità che possano trovare -- nei confronti della dirigenza scolastica -- applicazione norme definite esclusivamente per la dirigenza amministrativa. Si pensi, ad esempio, al conferimento dell'incarico dirigenziale (per i dirigenti amministrativi, che trova applicazione anche per i dirigenti scolastici), di cui all'articolo 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001, modificato dall'articolo 40 del decreto legislativo n. 150 del 2009 che, al comma 1, stabilisce: «Ai fini del conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale si tiene conto, in relazione alla natura e alle caratteristiche degli obiettivi prefissati ed alla complessità della struttura interessata, delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente, dei risultati conseguiti in precedenza nell'amministrazione di appartenenza e della relativa valutazione, delle specifiche competenze organizzative possedute, nonché delle esperienze di direzione eventualmente maturate all'estero, presso il settore privato o presso altre amministrazioni pubbliche, purché attinenti al conferimento dell'incarico». Norma, questa, del tutto incompatibile ed estranea alla natura delle istituzioni scolastiche e della relativa dirigenza. Il sopra citato articolo 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001 si basa sul fatto che gli uffici amministrativi sono gli uni diversi dagli altri, non soltanto per quanto riguarda la competenza, ma anche sotto il profilo del loro peso politico, per cui è del tutto normale che essi siano -- per certi aspetti -- graduati, nel senso che ognuno di essi, in quanto diverso, ha un proprio programma da realizzare. Stante la diversità degli uffici, la diversità dei programmi e il diverso peso politico che ogni ufficio ha, ne deriva che -- in modo del tutto coerente -- la scelta del dirigente vada fatta in base alle attitudini e alle capacità professionali dello stesso dirigente. Di fatto, si stabilisce, di volta in volta, una sorta di graduatoria delle capacità più adatte a dirigere un ufficio piuttosto che un altro. Di qui il rapporto fiduciario tra chi conferisce l'incarico e chi lo riceve. È nell'articolo 14, comma 1, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, la previsione che il Ministro «ogni anno entro dieci giorni dalla pubblicazione della legge di bilancio» definisce obiettivi, priorità, piani e programmi da attuare ed emana le conseguenti direttive generali per l'attività amministrativa e per la gestione. Il che stando a significare che il conferimento degli incarichi fiduciari consegue a tali adempimenti. Di esatto segno opposto sono, invece, le istituzioni scolastiche. Infatti, esse, alla luce della vigente normativa costituzionale, hanno tutte la medesima qualità e valore, in quanto unica è la loro finalità: educare, formare anche professionalmente e istruire i discenti. Graduare le istituzioni scolastiche significherebbe graduare i soggetti che le frequentano. Stante il fatto che la progettazione dell'attività didattica organizzata non è nella disponibilità del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca attraverso proprie direttive ma, al contrario, essa viene elaborata e progettata collegialmente, attraverso la elaborazione del Piano dell'offerta formativa secondo quanto dispone il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, ne consegue che il dirigente scolastico, titolare della libertà di insegnamento, come ogni altro docente e il collegio dei docenti, non possa essere legato da detto rapporto di fiduciarietà con il Ministro dell'istruzione, dell’università e della ricerca. Escluso detto rapporto, che ha natura precaria nel tempo, va escluso anche il contratto di lavoro a tempo determinato. In tema di valutazione dei risultati e valutazione del dirigente il riferimento è all'articolo 20 del Contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) (personale area V della dirigenza scolastica), dell’11 aprile 2006 recepito dal CCNL del 15 luglio 2010. Il riferimento è fatto, in via primaria «alle direttive (ministeriali) impartite». Cosa questa impossibile perché, come chiaramente detto, la materia è coperta da riserva di legge. Ragioni di fondo, queste, ben presenti nel citato disegno di legge «Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche», attualmente in esame al Senato, che prevede l'esclusione dei dirigenti scolastici dai ruoli unici della dirigenza amministrativa, emanazione organica del potere esecutivo (articolo 10, comma 1, lettera b) , numero 1). Istituzione del servizio ispettivo tecnico nazionale della scuola La costituzione di un servizio nazionale di istruzione poggia sull'esigenza di un sistema di controlli tecnici diretti a verificare costantemente il grado di efficacia e di produttività della scuola, di certificarne i risultati, nonché di assisterla in rapporto alle finalità da conseguire. Il controllo tecnico di cui qui si discute deve consistere in una attività costituiva della stessa progettazione formativa, in termini di verifica e orientamento in rapporto ai processi innovativi da attuare e alle strategie di politica scolastica. In un sistema di autonomia i controlli tecnici scaturiscono dalla visione strategica che si ha del «servizio» e dal valore politico delle potestà decisionali conferite alle singole istituzioni scolastiche e ai titolari della funzione docente, dirigente e dirigente tecnica. Più si decentrano potestà decisionali e spazi d'azione ad entità dislocate nel territorio, più vanno accentrati i controlli. È, questo, il principio di fondo di ogni sistema di autonomia. Un sistema di autonomia senza un sistema di controlli accentrati, tuttavia dislocati nel territorio, condannerebbe la scuola all'anarchia e allo sbando. In un sistema di autonomia è sempre il centro a governare le strategie politiche e organizzative di intervento, controlli tecnici compresi. È nella previsione di un servizio nazionale di istruzione, la necessità di un servizio ispettivo tecnico nazionale della scuola, quale elemento di fondo dello stesso «Servizio». Nella previsione della scuola come servizio, il corpo ispettivo tecnico nazionale va ricostruito dalle fondamenta. Gli organi collegiali delle istituzioni scolastiche nel quadro delle finalità del servizio nazionale di istruzione È di tutta evidenza come gli organi collegiali tecnici delle istituzioni scolastiche, composti dai soli titolari della funzione docente, all'interno del sistema di autonomia e nella previsione di un servizio nazionale di istruzione siano, e debbano essere, modello organizzativo profondamente diverso da quello rinvenibile nel vecchio sistema della scuola-apparato, già codificato nei provvedimenti delegati del 1974 e poi riproposto, senza sostanziali modificazioni, nel citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994.