[pronunce]

Tutti i progetti di servizio civile universale, infatti, quale che sia la fonte e la modalità di finanziamento, dovrebbero essere rispettosi della normativa statale di riferimento e coerenti con i principi e le finalità da questa indicati. In questa prospettiva, la verifica demandata alla Presidenza del Consiglio dei ministri risulterebbe essenziale. In primo luogo, per ragioni di carattere giuridico-formale, perché in sua assenza la qualificazione dell'intervento proposto verrebbe in definitiva lasciata all'esclusiva valutazione del soggetto promotore e finanziatore. In secondo luogo, per altrettanto evidenti ragioni di ordine organizzativo-funzionale, tenuto conto che anche per i progetti autofinanziati gli adempimenti amministrativi rimarrebbero in capo all'amministrazione statale (pubblicazione del bando di selezione dei volontari, stipula dei relativi contratti, erogazione dell'assegno mensile, controlli, monitoraggi e verifiche ispettive). 3.4.3.- Con specifico riferimento alle doglianze della Regione Lombardia, non si comprenderebbe la ragione per la quale la disposizione impugnata violerebbe anche l'art. 118 Cost, dal momento che l'attrazione alla competenza statale delle funzioni si giustificherebbe proprio in ragione di quell'esigenza di esercizio unitario dei compiti postulata dal carattere nazionale ed universale del servizio civile Del tutto oscuro sarebbe il riferimento operato agli artt. 97 e 118 Cost. per dimostrare la compressione dell'esercizio di funzioni amministrative di spettanza regionale, nonché il pregiudizio alla concreta operatività delle amministrazioni comunali. Le affermazioni sarebbero caratterizzare da un'assoluta apoditticità e genericità, mere petizioni di principio prive di qualsiasi aggancio testuale e, soprattutto, di qualsiasi indicazione circa le funzioni amministrative in questione. 4.- In prossimità dell'udienza del 17 aprile 2018 entrambe le Regioni hanno presentato memorie. 4.1.- Con riferimento alle questioni relative all'art. 4, comma 4, del d.lgs. n. 40 del 2017, le ricorrenti ritengono non fondate le eccezioni d'inammissibilità dedotte dalla difesa statale. In particolare, la mancata contestuale impugnazione dell'art. 6 del d.lgs. n. 40 del 2017 sarebbe del tutto irrilevante, venendo in contestazione non l'attribuzione alla Presidenza del Consiglio dei ministri della funzione di programmazione ivi prevista in via generale, ma l'assenza di un adeguato coinvolgimento regionale nell'approvazione dei piani. Pertanto, sarebbe proprio la disposizione impugnata, che prevede a tal fine il mero parere della Conferenza Stato-Regioni, a determinare la lesione delle prerogative regionali. 4.1.1.- La Regione Veneto specifica, inoltre, che non ogni attività solidaristica potrebbe essere ricondotta al concetto di «difesa non armata» della Patria, la quale dovrebbe comunque riferirsi ad una potenziale aggressione esterna o interna. Non a caso, l'art. 3 del d.lgs. n. 40 del 2017 prevedrebbe solo alla lettera g) la difesa non armata come settore d'intervento in cui si realizzano le finalità del servizio civile universale, mentre tutte le altre attività sarebbero elencate e previste in modo distinto e difficilmente potrebbero essere qualificate come attività difensive. Per tali profili, pertanto, il fondamento costituzionale della disciplina in esame sarebbero i valori di solidarietà di uguaglianza e di sviluppo della persona umana, e non l'art. 52 Cost. 4.1.2.- La Regione Lombardia sottolinea, infine, che le argomentazioni della difesa statale, in ogni caso, non supererebbero le eccezioni proposte dalla ricorrente, in quanto i riferimenti a «immigrazione» e «tutela dei beni culturali», di cui all'art. 118 Cost., non dovrebbero essere letti come "materie", ma come "servizi", che rientrerebbero nelle lettere g) e d) dell'art. 3 del d.lgs. n. 40 del 2017. Inoltre, l'art. 118 Cost. si riferirebbe a forme di coordinamento ed intesa e non a un mero coinvolgimento rimesso alla discrezionalità del legislatore statale. 4.2.- Riguardo alla questione concernente l'art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 40 del 2017, secondo la Regione Veneto il legislatore statale avrebbe previsto una differenza tra un livello di programmazione generale e un livello di programmazione locale, senza che però a ciò sia collegato un differente grado di dettaglio dei programmi. Conseguentemente, anche la programmazione generale potrebbe essere di estremo dettaglio, con la necessità, quindi, dell'intesa, alla luce del principio di leale collaborazione. L'argomentazione della difesa statale potrebbe essere convincente solo se la legislazione prevedesse piani d'intervento generali a maglie larghe e piani d'intervento d'area di dettaglio. Invece, i piani d'intervento generali potrebbero riguardare anche una singola Regione e, pertanto, non vi sarebbe motivo alcuno di non richiedere anche per essi l'intesa con la stessa. 4.3.- Infine, in relazione alle questioni riferite all'art. 7, comma 1, lettera d), del d.lgs. n. 40 del 2017, secondo entrambe le ricorrenti l'eccezione d'inammissibilità per la mancata contestuale impugnazione dell'art. 5, comma 9, tra l'altro priva di argomentazione, sarebbe non fondata, perché non si vedrebbe il motivo per cui tale mancata impugnazione possa portare di per sé all'inammissibilità della questione. Inoltre, l'art. 5, comma 9, non solo opererebbe in via residuale, ma non farebbe riferimento alle Regioni, indicando tra i destinatari gli «altri enti pubblici territoriali». 4.3.1.- La Regione Veneto sottolinea che il d.lgs. n. 40 del 2017 non individuerebbe in modo esplicito né i criteri, né le finalità del controllo attribuito alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che, dunque, dovrebbero essere desunti dalla legge delega. I criteri ivi indicati, però, sarebbero necessariamente generali e non potrebbero assumere il ruolo di parametro di riferimento per la valutazione dei programmi regionali, per la loro non sufficiente determinatezza. Un controllo fondato su parametri così vaghi, pertanto, rappresenterebbe un'evidente lesione dell'autonomia di spesa della Regione. 5.- Anche la difesa statale ha presentato ulteriori memorie in cui, oltre a ribadire le conclusioni già illustrate nei due atti di costituzione, ha eccepito un ulteriore motivo d'inammissibilità, relativo a tutte le censure promosse dalle ricorrenti. 5.1.- La Conferenza unificata, in data 24 novembre 2016, ha espresso, ai sensi dell'art. 1, comma 4, della legge n. 106 del 2016, parere favorevole sullo schema del d.lgs. n. 40 del 2017, con talune proposte emendative, riferite anche alle disposizioni impugnate, accolte dal Governo. Dal processo verbale della relativa seduta, inoltre, non risulterebbe alcuna manifestazione di dissenso da parte delle Regioni ricorrenti. Pertanto, si sarebbe determinata l'acquiescenza delle Regioni rispetto al contenuto del decreto, con la conseguente inammissibilità dell'impugnativa.