[pronunce]

Applicando la normativa processuale vigente, risulterebbe altresì violato il principio di eguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione, in quanto verrebbero trattate in modo assolutamente differente situazioni che per molti aspetti sono assimilabili: la posizione di chi non è neppure in grado di capire il valore del processo e di ciò che avviene nel suo ambito e quella di chi, pur comprendendolo, non è comunque in grado, alla stregua dell'incapace, di interferire, in modo costruttivo per le proprie esigenze difensive, nel processo stesso. 2. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. L'Avvocatura osserva che sulla questione la Corte si sarebbe già pronunciata con la sentenza n. 281 del 1995. Conclude quindi affinché la questione sia dichiarata inammissibile o comunque infondata.1. - La questione sollevata dal Tribunale di Genova investe gli articoli 70, 71 e 72 del codice di procedura penale, relativi alla sospensione del processo nel caso in cui "lo stato mentale dell'imputato è tale da impedirne la cosciente partecipazione al procedimento", censurati "nella parte in cui limitano gli accertamenti sulla persona dell'imputato e i successivi provvedimenti in ordine alla sospensione del procedimento alle sole ipotesi in cui, per infermità mentale, l'imputato non sia in grado di partecipare coscientemente al processo, e non prevedono invece l'applicazione della disciplina della sospensione del processo a tutti quei casi in cui, per infermità fisica di qualsiasi natura, oltre che psichica, l'imputato non sia in grado di partecipare attivamente al processo, esercitando validamente la propria autodifesa". Il remittente muove dalla premessa secondo cui l'imputato del processo a quo è stato riconosciuto dal perito in possesso di un grado sufficiente di coscienza e di capacità di intervento critico, e dunque in grado di partecipare coscientemente al processo, ma, a causa degli esiti di un ictus, è impossibilitato ad esprimersi correttamente sul piano verbale e a scrivere, né utilizza un linguaggio convenzionale che possa essere tradotto da un interprete come accade nel caso delle persone mute. Egli ritiene dunque che non siano applicabili nella specie né gli artt. 70-72 cod. proc. pen. , né l'art. 119 cod. proc. pen. relativo alla partecipazione del muto agli atti del procedimento, e nemmeno l'art. 420-ter cod. proc. pen. sull'impedimento a comparire dell'imputato, poiché il suo stato di infermità non comporterebbe impossibilità di comparire. Poiché, stante questa situazione, l'imputato non sarebbe in grado di partecipare "attivamente e in modo costruttivo" al processo, ne risulterebbe pregiudicato il suo diritto di difesa, e soprattutto il diritto di autodifesa, con violazione dell'art. 24, secondo comma, della Costituzione. Sarebbe inoltre violato l'art. 3 della Costituzione, in quanto verrebbero trattate in modo diverso situazioni per molti aspetti assimilabili, vale a dire, da un lato, la posizione di chi non è neppure in grado di capire il valore del processo, dall'altro quella di chi, pur comprendendolo, non è in grado di intervenire "in modo costruttivo per le proprie esigenze difensive" nel processo stesso. 2. - La questione non è fondata, in quanto non è esatta la ricostruzione del sistema normativo operata dal giudice a quo. Come il remittente esattamente avverte, la garanzia costituzionale del diritto di difesa comporta la necessità che l'imputato sia in grado non solo di essere fisicamente presente, se lo ritiene, al processo, ma anche di partecipare in modo consapevole e attivo alla vicenda processuale, ovviamente con le modalità consentite dalla sua complessiva personalità, interloquendo con gli altri soggetti del processo medesimo, allo scopo di esercitare l'autodifesa, e di comunicare con il proprio difensore, quindi anche con la possibilità di esprimersi essendo percepito e compreso (cfr. sentenza n. 341 del 1999). Se ad assicurare la possibilità di presenziare fisicamente al processo è intesa la disciplina sul rinvio per legittimo impedimento a comparire dell'imputato (art. 420-ter cod. proc. pen.) , e se a garantire la possibilità di percepire o di esprimersi, nel caso di difficoltà ad udire o a parlare dell'imputato, sovviene la disciplina che assicura l'assistenza di un interprete nell'ipotesi di sordità o mutismo dell'imputato (art. 119 cod. proc. pen. , come risulta dalla pronuncia additiva di cui alla sentenza n. 341 del 1999), l'ipotesi invece in cui l'impossibilità di partecipare attivamente al processo dipenda dalla situazione mentale dell'imputato è contemplata dagli artt. 70, 71 e 72 cod. proc. pen. L'art. 70 prevede il ricorso ad un accertamento peritale quando "vi è ragione di ritenere che, per infermità mentale" - non più necessariamente sopravvenuta al fatto (sentenza n. 340 del 1992) -, "l'imputato non è in grado di partecipare coscientemente al processo"; a sua volta l'art. 71 dispone che, se a seguito di tale accertamento "risulta che lo stato mentale dell'imputato è tale da impedirne la cosciente partecipazione al procedimento", quest'ultimo è sospeso (sempre che non debba essere pronunciata sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere), facendosi poi luogo ogni sei mesi ad ulteriori accertamenti "sullo stato di mente dell'imputato", in vista di una revoca della sospensione "non appena risulti che lo stato mentale dell'imputato ne consente la cosciente partecipazione al procedimento" (art. 72). Anche se l'art. 70 letteralmente si riferisce ad ipotesi di "infermità mentale", il sistema normativo è chiaramente volto a prevedere la sospensione ogni volta che lo "stato mentale" dell'imputato ne impedisca la cosciente partecipazione al processo. Partecipazione che non può intendersi limitata alla consapevolezza dell'imputato circa ciò che accade intorno a lui, ma necessariamente comprende anche la sua possibilità di essere parte attiva nella vicenda e di esprimersi, esercitando il suo diritto di autodifesa. Ciò significa che quando non solo una malattia definibile in senso clinico come psichica, ma anche qualunque altro stato di infermità renda non sufficienti o non utilizzabili le facoltà mentali (coscienza, pensiero, percezione, espressione) dell'imputato, in modo tale da impedirne una effettiva partecipazione - nel senso ampio che si è detto - al processo, questo non può svolgersi. Alla verifica di tale situazione è diretto l'accertamento peritale, sulle cui risultanze si esercita il controllo del giudice, ispirato ai principi ora enunciati. Ove poi risultasse che lo stato mentale dell'imputato ne consente, di per sé, la partecipazione consapevole e attiva al processo, e sussistono solo ostacoli alla espressione verbale o scritta e alla reciproca comprensione, derivanti da impedimenti, collegati ad uno stato di infermità, all'udito o alla parola dell'imputato, troverebbero applicazione le regole dell'art.119 cod. proc. pen. ,