[pronunce]

Una censura unitaria – ai sensi degli artt. 76, 117, 118 e 119 della Costituzione – investe gli artt. 16, 17, 18 e 19 dell'impugnato decreto legislativo. Le disposizioni in questione riguardano il già citato Programma nazionale e si palesano illegittime, in quanto prevedono interventi finanziari diretti dello Stato in materie, quali la pesca e l'acquacoltura, che l'art. 117 della Costituzione affida alla competenza regionale. La legge delega, infine non prevedeva – donde l'ipotizzato contrasto anche con l'art. 76 Cost. – l'istituzione di un sistema di finanziamenti così capillare, direttamente gestito a livello statale. Infine, l'illegittimità costituzionale dell'art. 20 è ipotizzata evocando quali parametri gli artt. 117 e 118 della Costituzione. La norma, che riserva al suddetto Programma nazionale la promozione di studi, monitoraggio, adeguamento professionale e sicurezza del lavoro, politiche del lavoro e forme di tutela in favore dei lavoratori della pesca marittima, sarebbe incostituzionale perché violerebbe le competenze regionali in materia di pesca e anche di politiche del lavoro e formazione professionale, senza che l'accentramento in capo allo Stato sia giustificato da esigenze di sussidiarietà. 4.2.— La Regione Toscana ha depositato il 21 marzo 2006 memoria con la quale ha insistito nelle conclusioni già rassegnate. Nella stessa si rileva, inoltre, in ordine alle delibere della Giunta regionale, come esse siano idonee a sorreggere i ricorsi, stante il contenuto omogeneo dei provvedimenti impugnati. 5.— La Regione Toscana, infine, con il ricorso n. 87 del 2004, ha impugnato gli articoli 1, 2, 3, 4, 9 e 10 del decreto legislativo 26 maggio 2004 n. 153 (Attuazione della legge 7 marzo 2003, n. 38 in materia di pesca marittima), per violazione degli artt. 76, 117 e 118 della Costituzione. 5.1. — I motivi di impugnazione di carattere generale, e dunque riferiti a tutte le disposizioni censurate complessivamente considerate, sono analoghi a quelli rappresentati nel ricorso n. 86 del 2004. Sono, quindi, prospettati specifici motivi di doglianza rispetto alle singole norme. Viene assunta, innanzitutto, l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, evocando quali parametri gli artt. 76, 117 e 118 della Costituzione. La norma impugnata, nel prevedere, in ragione della responsabilità unitaria dello Stato, una razionalizzazione della disciplina e del sistema dei controlli sulla pesca marittima svolta dagli imprenditori ittici, dai pescatori e dagli altri soggetti, per i quali è responsabile direttamente ed unitariamente lo Stato italiano, secondo le norme comunitarie e internazionali, violerebbe gli artt. 117 e 118 della Costituzione, intervenendo in una materia di competenza regionale. Inoltre, il rinvio ad un successivo regolamento contrasta con il sesto comma dell'art. 117 della Costituzione; né detta illegittimità può ritenersi superata dalla previsione che il regolamento sia adottato d'intesa con le Regioni. La censura che investe – ai sensi dei medesimi parametri costituzionali da ultimo menzionati – gli artt. 2, 3 e 4 del decreto legislativo mira all'eliminazione di disposizioni che accentrano in capo allo Stato la tenuta dei registri dei pescatori marittimi e quello delle imprese ittiche, oltre al rilascio delle licenze di pesca, mentre tali aspetti dovrebbero essere disciplinati a livello regionale ai sensi dell'art. 117 della Costituzione. Né, d'altra parte – conclude sul punto la ricorrente – le norme impugnate possono ritenersi giustificate ai sensi dell'art. 118 Cost., anche perché, in ogni caso, non è prevista alcun intesa con le Regioni. L'illegittimità costituzionale dell'art. 9 è dedotta sotto il profilo, nuovamente, del contrasto con gli artt. 117 e 118 della Costituzione. La norma impugnata stabilisce che, per le violazioni delle disposizioni del decreto in questione, l'autorità competente a ricevere il rapporto, ai sensi dell'art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), sia il capo del compartimento marittimo. La disposizione sarebbe incostituzionale perché la competenza a disciplinare le sanzioni amministrative appartiene all'ente titolare della competenza sostanziale, e quindi, nel caso in esame, trattandosi della materia della pesca, alla Regione. Infine, è sempre ai sensi degli artt. 117 e 118 della Costituzione che viene dedotta l'illegittimità costituzionale anche dell'art. 10. La disposizione rinvia ad un futuro regolamento ministeriale l'adozione delle norme tecniche relative all'attuazione del decreto legislativo in esame, ciò che contrasterebbe – stante la competenza regionale in materia – con il sesto comma dell'art. 117 della Costituzione, non potendo, del resto, la dedotta illegittimità ritenersi superata dalla previsione della necessità di un'intesa con le Regioni. 5.2. — La Regione Toscana ha depositato una memoria anche in relazione al presente ricorso, comune tuttavia al ricorso n. 86 del 2004, insistendo nelle conclusioni già rassegnate in ragione delle argomentazioni sopra richiamate.1. — Vengono all'esame di questa Corte cinque ricorsi, quattro proposti dalla Regione Toscana (ric. n. 46 del 2003, nn. 61, 86 e 87 del 2004), uno dalla Provincia autonoma di Trento (ric. n. 48 del 2003) , tutti concernenti la materia dell'agricoltura e della pesca. 2.— La comunanza di argomento delle questioni oggetto dei predetti ricorsi giustifica la riunione, ai fini di una unica pronuncia, dei giudizi che traggono origine dagli stessi. 3.— Preliminarmente, è necessario dare atto della intervenuta cessazione della materia del contendere, quanto al ricorso proposto dalla Provincia autonoma di Trento (ric. n. 48 del 2003), impugnativa che ha investito – in riferimento agli artt. 8, numeri 15) e 21), e 16 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), agli artt. 5 e 117, terzo e quarto comma, della Costituzione, agli artt. 8 e 10 della legge costituzionale 10 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), al d.P.R. 15 luglio 1988, n. 305 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige per l'istituzione delle sezioni di controllo della Corte dei conti di Trento e Bolzano e per il personale ad esso addetto) , ed al principio di ragionevolezza – l'art. 1, comma 2, lettere b) e c), della legge 7 marzo 2003, n. 38 (Disposizioni in materia di agricoltura).