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La Corte costituzionale con la sentenza 21 marzo 2017, n. 66, ha espressamente stabilito che "per quanto riguarda le prestazioni analitiche di prima istanza nessuna facoltà è stata riconosciuta in capo agli esercizi commerciali individuati in base all'articolo 5 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (cosiddette parafarmacie) diversi dalle farmacie convenzionate con il Servizio sanitario nazionale (articolo 1, comma 2, lettere d ed e , del decreto legislativo n. 153 del 2009). Ciò in quanto vige il principio fondamentale, stabilito dalla legislazione statale in materia di «tutela della salute», secondo cui tali prestazioni sono possibili solo presso le farmacie, in considerazione del più esteso regime di obblighi, e di conseguenti garanzie per la salute dei cittadini, che gravano sulle stesse e che vanno ben oltre la mera presenza di un farmacista. Esistono dunque differenze strutturali chiare che non si possono cambiare a macchia di leopardo senza ledere l'attuale impalcatura legislativa e i diritti dei cittadini. Il tampone e l'inserimento dell'esito nel sistema tessera sanitaria sono atti etici e di responsabilità; tanto è vero che le parafarmacie non sono collegate al Sistema tessera sanitaria e, pertanto, non potrebbero operare la puntuale tracciatura degli esiti dei test, né, ancor meno, risulta che le parafarmacie stesse siano interconnesse alle piattaforme digitali delle Regioni per l'efficace gestione e presa in carico dei soggetti positivi all'esito dell'esecuzione dei test. La mancata registrazione o non completa registrazione dei dati può comportare conseguenze e responsabilità di tipo epidemiologico e/o sanitario. Infatti, è fortemente raccomandato ai titolari e ai direttori di farmacia di rispettare obblighi e indicazioni e di vigilare sulla loro osservanza da parte dei loro collaboratori. Non risulta che esistano gli stessi profili nelle parafarmacie. Quindi dobbiamo avere a cuore la sicurezza della salute della cittadinanza, compresa la sensibilità dei dati che nessuna altra piattaforma telematica potrebbe garantire. Dispiace molto che, in contemporanea a queste nostre discussioni parlamentari, siano state emanate dichiarazioni di esponenti politici con parole pesanti e non rispettose della dialettica di quest'Aula. Penso sarebbe opportuno un dibattito pubblico nel merito delle questioni in trasparenza e semplicità per chiarezza nei confronti della cittadinanza. Annuncio il voto favorevole a nome del Gruppo Italia Viva -Psi. Testo integrale della dichiarazione di voto della senatrice Valente sul disegno di legge n. 2463 Signor Presidente, parto da una considerazione suggerita da un dato forse troppo semplice e persino banale per qualcuno, ma che io credo significativo e da non sottovalutare per noi che oggi dobbiamo valutare le misure inserite in questo decreto. Il decreto che oggi convertiamo è datato 26 novembre. Lo ricordate tutti, erano giorni di relativa tranquillità sul fronte epidemico, con 10.000 casi giornalieri, con una curva epidemiologica che iniziava a risalire, è vero, ma che certo non occupava le prime pagine dei giornali, né sembrava terrorizzare l'opinione pubblica. Le misure di questo decreto sono state messe in campo allora, con la prontezza necessaria da parte di un Governo che giustamente ha tenuto sempre massimo il livello di attenzione e la flessibilità per adeguarsi ad un nemico che cambia in fretta e che in due anni abbiamo imparato a conoscere. Ne ricordo le principali. L'obbligo vaccinale per personale sanitario, compresi, grazie ad un emendamento, anche gli studenti tirocinanti in corsia, personale scolastico e Forze dell'ordine; il green pass rafforzato per l'accesso a spettacoli, ristorazione al chiuso ed eventi sportivi, oltre ad un'estensione del green pass , tra gli altri, anche ai titolari dei servizi di ristorazione. Oggi, dopo quasi due mesi, siamo in una situazione diversa: quella che allora era una variante nuova, ora sta diventando prevalente anche nel nostro Paese, intanto il numero di contagi è arrivato a soglie da record , e la pressione sugli ospedali, pur diversa da quella di un anno fa, desta comunque allarme e apprensione. Ma è proprio oggi, alla luce di questa situazione, che vanno giudicate le norme che sono contenute in questo decreto. Chi, tra gli altri Paesi, allora non ha avuto la stessa tempestività e la stessa flessibilità, ma invece magari ha banalizzato i rischi che erano alle porte, si è trovato dopo poche settimane a dover correre ai ripari con restrizioni molto più severe. Lo dico perché continuo a sentire qualcuno che prova fantasiosamente a mettere in dubbio l'efficacia del green pass , e persino del vaccino, usando come prova l'aumento dei contagi. E allora lo voglio ribadire con forza, ancora una volta: il green pass , in tutte le sue forme, è stata una scelta che in queste settimane ha protetto, insieme ad una campagna vaccinale con numeri molto importanti, tutti i cittadini italiani da una situazione che avrebbe potuto essere molto peggiore. E se oggi, sia per i decessi sia per la pressione sul sistema sanitario, viviamo una situazione neanche paragonabile a quella di un anno fa, quando la campagna vaccinale era all'inizio, tutto questo è possibile perché, grazie alla scienza e agli investimenti nella scienza, abbiamo l'arma del vaccino e perché abbiamo il green pass . Io sono convinta che sia stato un punto di forza di questo Governo avere stimolato le persone e i soggetti collettivi ad attivare una responsabilità collettiva. Penso che questa sia stata una scommessa coraggiosa fatta da questo Governo e da questa maggioranza, una scommessa che però è stata vinta non soltanto dal Governo, ma innanzitutto dagli italiani, dai tantissimi italiani che hanno scelto, ciascuno, di assumersi una fetta di responsabilità comune per la tutela propria e del prossimo. C'è chi ritiene inevitabile che le democrazie liberali, in una fase di questo genere, volenti o nolenti, debbano affrontare al loro interno ondate di protesta "No Vax" o "no green pass ". Può essere che sia così, ma io penso anche che gli strumenti a disposizione della democrazia, oggi, non sono affatto armi spuntate, come qualcuno sostiene. Dialogo, rispetto della legge, capacità di produrre sintesi e compromesso tra interessi diversi, ma inevitabilmente interconnessi tra loro. Tutto questo è parte fondamentale dell'arsenale democratico, e proprio gli ultimi due anni lo hanno dimostrato, nonostante quello che alcuni, soffiando sul fuoco del complotto, vanno dicendo. Perché se c'è una cosa che proprio la pandemia ha dimostrato, e che tutti noi in quest'Aula abbiamo sperimentato direttamente, stando in maggioranza o all'opposizione di questo Governo, è che questa è l'importanza di bilanciare principi fondamentali con misure efficaci a tutela della salute di tutti. È un compito difficile, ma non c'è via di scampo. Anche per questo, d'altra parte, io penso che chi opera come legislatore, in Parlamento o al Governo, soprattutto in questa fase, debba fare il massimo sforzo per rendere più chiare possibili le decisioni che impattano sulla vita quotidiana dei cittadini.