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Oggi ho saputo per caso che è mancata proprio in questa giornata Virginia Gattegno, una sopravvissuta ad Auschwitz, nata a Roma nel 1923. Aveva novantotto anni, la sua famiglia è stata sterminata, sono sopravvissute solo lei è la sorella Lea. Questa donna che ci ha lasciato proprio in questa giornata viveva a Venezia, dove si era trasferita dopo la guerra e dove faceva la maestra, avendo dedicato tutta la sua vita a insegnare ai bambini, che hanno avuto un'insegnante eccezionale. Vorrei leggere una sua poesia (perché era anche poetessa) intitolata «Dimenticare Auschwitz»: vorrei che le mie figlie avessero una vita felice, vorrei che un Dio mi aspettasse al termine della mia vita, ma soprattutto vorrei dimenticare Auschwitz, ma non posso, non ci riesco. Noi invece non dobbiamo dimenticare e dobbiamo fare in modo che, quando non ci sarà più nemmeno l'ultimo dei sopravvissuti, qualcuno porti avanti la memoria non solo sui libri, ma con le testimonianze e con i viaggi sul posto. Durante questa terribile pandemia ho avuto l'enorme fortuna di conoscere personalmente la senatrice Segre, con cui collaboriamo nella Commissione di cui ho l'onore di essere Vice Presidente. A me non piace guardare le persone per il ruolo che hanno, per l'ufficialità e per tutta la costruzione che viene fatta intorno a un essere umano. Ma, in quanto tale, la senatrice Segre per me è un esempio di come si possa restare allegri con dentro un dolore enorme, di come si possa restare sorridenti e fare dell'umorismo con una grande intelligenza. Questo significa che il male diventa un monito (il male che qualcuno ha subito e il dolore che qualcuno ha provato) e che tu dedichi la tua vita, una parte della tua vita, per far sì che gli altri non provino quello che hai provato tu. Ringrazio la collega Saponara, tutta la 7 a Commissione e il sottosegretario Floridia. Nonostante l'esame di questo disegno di legge sia stato interrotto a causa del Covid, esso è ripreso velocemente e sono orgogliosa di dichiarare il voto favorevole a nome del mio Gruppo. (Applausi) . DE LUCIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signora Presidente, oggi farò parlare qualcun altro in Aula attraverso di me. Adesso capirete perché. «Questo viaggio per me è stato importante: tante le emozioni diverse e contrastanti. Credo che sia stato uno dei più significativi fatti in tutta la mia vita e me lo porterò nel cuore. Prima di arrivare sentivo racconti, molti mi dicevano: è pesante, piangerai e starai malissimo. Io non ho pianto, ma non vuol dire che ciò che ho visto non mi abbia impressionata. Anche se non ero nata in quell'epoca, mi sentivo in colpa e impotente, ero piena di rabbia per tanta crudeltà verso persone che non avevano fatto niente e mi sono chiesta più volte: e se fosse capitato a me? Avevo i brividi ogni volta che le guide parlavano. Nella camera a gas mi è salito il cuore in gola, non sapevo proprio cosa pensare e anche solo entrarci mi ha dato una sensazione di impotenza totale. Ma non è stata solo quella visita a creare un senso di forte disagio, di impotenza, di un'ingiustizia che viene rinnovata ogni volta che qualcuno nega ciò che è avvenuto, lo mette in discussione e lo ridimensiona. È stato uno degli orrori più efferati della guerra e riconoscerlo è il minimo che possiamo fare; non dimenticare, mantenere viva la memoria di quell'orrore, perché non si ripeta mai più. Eppure, nonostante abbia visto con i miei occhi ciò che avevano costruito con volontaria ferocia, continuo a dirmi: non può essere vero, non può essere vero. Nessuno dovrebbe soffrire così tanto, nessuno dovrebbe vivere tale sofferenza, nessuno merita di perdere in tal modo la propria umanità. È stata un'atrocità. Fin quando non entri in un campo di concentramento e non ascolti i familiari delle vittime, non riesci a comprendere quello che è realmente successo. Ho capito ancora una volta l'importanza della vita, alla quale è indispensabile dare il giusto peso. Sono contenta che i professori ci abbiamo accompagnato, sostenendoci in questa importante fase di conoscenza. Consiglierei questo viaggio a tutti gli studenti, perché cambia la visione della storia, che in genere non viene spiegata così dettagliatamente. Anzi, lo renderei obbligatorio, perché migliore di tante lezioni in classe (Applausi) , che probabilmente, visto ciò che in molti pensano tutt'oggi, non bastano a spiegare l'orrore che è stato perpetrato ai danni di chi non ha potuto difendersi e non è stato difeso». Questo breve scritto è di Sara, una ragazza di un istituto superiore di Perugia tornata da due giorni da una gita ad Auschwitz, in Polonia, e a Birkenau. Con lei anche Nico, un compagno di classe che in poche righe è stato ancora più chiaro: «È stata per me un'esperienza unica, un viaggio che mi ha fatto rendere conto delle fortune che abbiamo noi oggi, delle libertà di cui godiamo, per le quali tante persone hanno perso la propria vita. Sarà un'esperienza che non smetterò mai di raccontare, perché solo tramite il ricordo possiamo essere persone migliori». Credo che quanto ci hanno raccontato questi due ragazzi, di un gruppo di trecento provenienti da tante scuole italiane, valga più di qualsiasi altra considerazione e valutazione su questo disegno di legge sui viaggi della memoria. Ebbene, qualsiasi insegnante può considerare che gli studenti scoprono l'interesse per la storia quale materia scolastica, quando capiscono che la memoria è cosa viva, capace di interagire con le scelte fondamentali della vita, alla quale ciascuno può contribuire con un proprio personale apporto, quando capiscono, cioè, che la memoria è costruzione sociale. La fase della formazione, quindi, assume un valore importante e determinante, se viene vissuta con una partecipazione emotiva più tangibile. Certo, comprendere i testi storici proposti dalle nostre scuole è determinante, ma, se a questi affianchiamo un'immersione nella realtà, non è un male. Ovviamente nella scuola lo sviluppo del sapere storico riguarda anche i processi, le trasformazioni e gli eventi che hanno portato al mondo di oggi, ma ciò non toglie che riuscire a scrutare tra le mura dei fatti realmente accaduti è preferibile. Del resto, è riconosciuto da tutti che il ricorso alla testimonianza è diventato un elemento fondamentale nell'ambito della didattica, soprattutto nello studio della storia contemporanea, nella quale si devono approfondire questioni come la shoah e l'Olocausto. Il presente disegno di legge intende incentivare proprio i viaggi della memoria, affinché gli istituti scolastici possano offrire agli studenti questo tipo di esperienza, in quanto molto più formativa - lasciatemelo dire - di qualsiasi lezione sull'argomento. Certamente le visite immersive ai campi di concentramento dovranno essere supportate da un percorso preparatorio molto attento e minuzioso, nel quale probabilmente l'intreccio con le altre discipline potrebbe essere fondamentale. Si tratta di un percorso, in realtà già compiuto dalle celebrazioni del Giorno della Memoria, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, su cui oggi andiamo a novellare.