[resaula]

solo in Italia ogni due giorni e mezzo viene uccisa una donna. E i primi mesi del 2018 hanno visto un'impennata del fenomeno, con un incremento del 30 per cento rispetto al 2017, con 35 donne uccise dall'inizio dell'anno: 35! È un numero agghiacciante. E troppo spesso alle donne vittime si aggiungono le altre vittime: i figli che rimangono orfani o che vengono uccisi a loro volta e, a loro volta, segnati per sempre dalle violenze cui hanno assistito e probabilmente diventeranno a loro volta uomini maltrattanti o donne impaurite. Lo abbiamo detto e ripetuto qui oggi in Aula, come lo abbiamo detto e ripetuto tutti noi che ricopriamo un ruolo politico durante tutte le manifestazioni cui abbiamo partecipato: basta, basta, basta! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La violenza nei confronti delle donne è finalmente considerata una violazione dei diritti umani fondamentali, anzi l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) la considera la più vergognosa e la più pervasiva. Tanto da considerarla un flagello sociale, la prima causa di morte delle donne fra i sedici e i quarantaquattro anni. Sembra incredibile, ma è così. Ecco perché oggi siamo ancora qui a parlarne. Per arrivare a non doverne parlare più. In Italia sono stati nel tempo introdotti numerosi strumenti di civiltà e tutela femminile, a partire dalla riforma del diritto di famiglia nel 1975 - io avevo già dieci anni - quando finalmente la donna smise di passare dalla tutela della patria potestà a quella della patria maritale, passando per l'abolizione del cosiddetto delitto d'onore, avvenuta soltanto nel 1981, al reato di violenza sessuale, definito solo dal 1996 come crimine contro la persona e non crimine contro la morale, per arrivare finalmente alla legge del 2009 contro lo stalking o a quella del 2006 che vieta le pratiche di mutilazione genitale femminile. Ci sono però reati che ancora vanno codificati nel nostro ordinamento: nuove fattispecie di reati subdoli, striscianti e pericolosissimi: per esempio pene severe per chiunque pubblica o divulga attraverso strumenti informatici, telematici o digitali immagini e video privati sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Alle azioni dirette alla rivoluzione culturale devono poi aggiungersi ulteriori interventi sul piano legislativo, perché alla gravità di questo fenomeno si può davvero rispondere soltanto con provvedimenti articolati. Dobbiamo spingere per un sistema di prevenzione organizzata, per realizzare strumenti cautelari efficaci e per garantire il codice rosso sui reati di violenza, che proprio ieri è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, che prevede una corsia preferenziale per le denunce, indagini più rapide sui casi di violenza alle donne e l'obbligo per i pm di ascoltare le vittime entro tre giorni e corsi di formazione per le forze di polizia. L'iniziativa è più che lodevole ed è la sintesi di quanto da sempre richiesto in maniera trasversale, ma ricordo che se a quanto enunciato non segue un impegno economico preciso ed immediato all'interno della legge di bilancio, l'enunciazione rischia di rimanere soltanto un proclama. La rivoluzione culturale deve tradursi in una presa di coscienza collettiva della società, che deve poi trasferirsi, come stiamo tentando di fare, in una battaglia comune di uomini e donne contro questa grave realtà. Le rivoluzioni costano; non sono costi, ma investimenti; e allora cambio termine: il Governo deve investire, investire e investire, perché l'investimento produrrà un rientro. Investire sulla scuola e sull'educazione, come migliore garanzia perché la scuola è un osservatorio privilegiato. Investire sulle Forze dell'ordine. Sussidiarietà può essere una delle parole chiave: sussidiarietà tra Stato, enti locali, agenzie educative, associazioni, volontariato e sport. Bisogna inoltre far emergere il sommerso perché, secondo l'ISTAT, il 95 per cento delle vittime non denuncia la violenza subita. È ora di andare oltre. Come leggevo in uno dei tanti messaggi che in questi giorni sono girati sui social , e qui vi prego di prestare attenzione: «Viviamo in una società che insegna alle donne a difendersi dallo stupro invece di insegnare agli uomini a non stuprare le donne». (Applausi dal Gruppo FI-BP e delle senatrici Bottici, Cirinnà e Fedeli ) . E in questo, come hanno ricordato più colleghe, le madri dei figli maschi siamo noi donne ed è quindi nostro primo dovere. Ecco perché la richiesta della mozione rispetto alla necessità di un obbligo per gli uomini maltrattanti di seguire un percorso di riabilitazione presso centri specializzati. Un intervento a parte e specifico (lo faremo poi e spero che riprenderemo questo punto) meriterebbe poi l'orribile questione degli abusi sulle donne con disabilità. Sono il 36 per cento le donne disabili vittime di violenza, il doppio delle altre donne. È agghiacciante! E l'orrore aumenta se si pensa che, nella maggior parte dei casi, chi commette violenza su di loro è proprio chi dovrebbe prendersene cura. Mi viene la pelle d'oca. L'introduzione delle telecamere di sorveglianza negli istituti si rivelerà fondamentale e ringrazio per questo l'iniziativa della nostra collega Gabriella Giammanco. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Pizzol) . Dobbiamo prendere spunto dalle realtà territoriali e anche dagli enti locali che molto spesso sono più avanti. Penso al mio percorso amministrativo che mi vede, dal 1996, componente del Consiglio delle donne del Comune di Bergamo, diventato vero e proprio organo statutario che affianca l'opera della Giunta e del Consiglio comunale. Lasciatemi ringraziare il mio partito, Forza Italia, all'interno del quale troviamo realmente valorizzato il ruolo della donna, al pari di quello dell'uomo, nel ricoprire ruoli apicali di grande responsabilità e di guida. E ne sono orgogliosa! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi siamo donne e uomini che hanno il potere di cambiare le cose. Noi siamo la politica. Noi siamo l'esempio. Da noi può passare davvero il cambiamento. Chiudo, con emozione e come sprone, leggendo l'articolo 3 della nostra Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana...». Siamo senatori della Repubblica, paladini della Costituzione: dimostriamolo sempre. In ragione delle considerazioni espresse, dichiaro quindi che il Gruppo di Forza Italia voterà a favore della propria mozione e delle mozioni - o di parte delle mozioni - degli altri Gruppi, in nome di una guerra condivisa, che ci deve vedere tutti alleati e che deve essere vinta stando fianco a fianco, anche in memoria di tutte le donne cadute sul campo. Chiedo l'autorizzazione alla Presidenza per allegare al Resoconto stenografico il testo integrale del mio intervento. (Applausi dal Gruppo FI-BP.