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Occorreranno DEA di secondo livello in ogni provincia e, soprattutto, facoltà di medicina senza numero chiuso, dove va avanti chi è già più predisposto dal liceo e chi è più volenteroso. Brecht diceva: non aspettarti nessuna risposta oltre la tua. Questa è la forza di ogni italiano, dei dottori, degli infermieri, delle Forze dell'ordine, della Polizia, della Polizia penitenziaria, cui si chiede di aprire le carceri, nell'articolo 123, della Polizia municipale, dei Carabinieri e dei prefetti, ma anche dei giornalisti, dei trasportatori, dei corrieri, degli autisti e di tutti gli italiani che, grazie all'impegno e al sacrificio, rispettano il momento e lo valorizzano con gesti di vero amore. Chiudo ringraziando fin da ora, rimettendomi al loro lavoro, i ricercatori. Oggi guardiamo con orgoglio e speranza ai ricercatori e alla loro missione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà. *QUAGLIARIELLO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, stamattina pensavo che non sarebbe stato facile intervenire in questa discussione, per ragioni istituzionali, e devo dire che l'andamento del dibattito mi ha confermato in questa convinzione. In realtà noi esaminiamo oggi un decreto che richiama decreti precedenti, in qualche modo entrati nella sua pancia, e che occhieggia a un altro decreto, che verrà varato, forse, tra poche ore, e i cui effetti, quindi, saranno più o meno contemporanei all'approvazione del presente provvedimento. E, a latere , abbiamo il cosiddetto decreto liquidità. Infatti, nel dibattito abbiamo discusso di tutte queste questioni insieme. Come si è risposto da parte della maggioranza e da parte del Governo a questa situazione, che definirei emergenziale? Lo si è fatto con un tavolo Governo- opposizioni del quale, in rappresentanza della componente parlamentare di Cambiamo! , piccola ma agguerrita, io ho fatto parte. Posso testimoniare della cortesia istituzionale che si è usata in questo tavolo. Cortesia istituzionale che è un dato certamente importante ma che, insomma, non si nega a nessuno. Non fu negata neanche a De Gasperi quando era il rappresentante di una potenza che aveva firmato una resa incondizionata al tavolo della pace. Questa cortesia istituzionale si è tradotta in una serie di ordini del giorno, che dovrebbero essere recepiti nel prossimo decreto-legge. Non è poco, signor Sottosegretario, e di ciò evidentemente, in una situazione di questo tipo, bisogna ringraziare. Io credo tuttavia, anche alla luce delle parole che sono state dette, che dovremmo renderci conto di qualcosa di più e forse dovremmo rendercene conto tutti insieme. Guardate che questa storia non si chiuderà con una conferenza stampa improvvisa del presidente Conte, dopo Amadeus, che ci dirà che da domani torna tutto come il giorno precedente la chiusura. Noi siamo a una svolta epocale, che rimetterà in discussione il nostro modo di stare insieme, i nostri luoghi di socialità, i parametri di sicurezza, la libertà personale e anche la necessaria ritessitura di un tessuto economico, che sarà molto condizionato dalla riapertura. Insomma, la riapertura sarà una ripartenza, un restart . La domanda che io mi pongo e che vi pongo - e alla quale credo che dovrete trovare il modo di dare una risposta - è se questa ripartenza volete affrontarla da soli, usando cortesia istituzionale nei confronti delle forze che non sono nella maggioranza, oppure se questa ripartenza, andando oltre i ruoli che sono e devono rimanere sacrosanti, debba essere gestita tutti quanti insieme. Io credo che questa sia, signor Sottosegretario, la questione di fondo, che sottende molti degli interventi che sono stati pronunciati fin qui. Tutti dicono, anche in maniera un po' retorica, che sarà come dopo una guerra. Ma dopo l'ultima guerra in questo Paese c'erano divisioni ben più profonde di quelle che vi sono oggi tra la maggioranza e l'opposizione, eppure si trovò il modo per una ripartenza comune; quella ripartenza comune fu scolpita in un testo, la nostra Costituzione repubblicana, che probabilmente piace più a lei che a me, ma che tutti in quest'Assemblea rispettiamo. Vogliamo allora porci il problema di come ripartiamo? Vogliamo porci il problema di far sì che questa ripartenza non sia un modo per approfondire ancora di più le divisioni presenti in questo Paese, che non sono divisioni politiche, ma sono magari geopolitiche come quella tra Nord e Sud, che rischiano di essere ulteriormente rafforzate da ciò che sta accadendo? Signor Sottosegretario, più che il parere su un ordine del giorno, del quale comunque, se sarà positivo, la ringrazieremo, vorremmo che il Governo trovasse il modo di dirci questo: se vuole fare da solo o se vuole trovare gli spazi e i modi per poter partire tutti quanti insieme. Mi permetta di aggiungere un'ultima cosa: ripartire tutti quanti insieme, dando agli esperti lo spazio che compete loro. È evidente infatti che in questa situazione gli esperti devono avere uno spazio, ma senza dimenticare, signor Presidente (ho finito), che le scelte, nei momenti drammatici del Paese, le deve fare la politica, non possono farle i tecnici. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. Senatore Quagliariello, la ringrazio anche per la perfetta adesione ai tempi che le erano assegnati. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei provare a dare una lettura non nel merito - l'hanno già fatto altri colleghi del Gruppo e, condividendo, non ripeto - dei due decreti-legge, quello di cui stiamo parlando oggi e quello che verrà in discussione immagino dopo Pasqua, in maniera sinergica e congiunta. Non vi è dubbio infatti, anche per gli impegni assunti dal Governo nella Commissione competente, quando si è discusso di emendamenti e ordini del giorno, che impegni legati al primo decreto-legge cura Italia siamo stati in qualche modo ritrasmessi nel secondo provvedimento o, perlomeno, nella discussione che si terrà tra non moltissimi giorni. C'è un punto dal quale bisogna partire e che dagli interventi ascoltati mi pare trovi più o meno tutti d'accordo, all'interno dell'Assemblea e immagino anche nel Governo: non esiste un'emergenza come nel caso postbellico. L'emergenza epidemiologica è lunga e dal punto di vista temporale non è fissabile in un calendario. Tutti gli esperti e gli scienziati presumono che abbia una lunghezza temporale non indifferente. Se è così, bisogna cominciare ad immaginare quale sia la strategia per uscire da un dramma straordinario, che non ha eguali e che produce sicuramente tre fattori, al di là della lunghezza, di cui parlava il senatore Quagliariello con un tono di ottimismo, che ahimè non condivido, che vengono messi assolutamente in discussione. Anzitutto, gli elementi su cui l'occidente si fonda da cinquecento anni, ovvero: l'etica del lavoro, la democrazia così come l'abbiamo conosciuta e la valorizzazione della libertà.