[pronunce]

Le Linee-guida allegate all'Accordo del 24 gennaio 2013 dispongono, all'art. 9, comma 6, che, «In relazione alle specifiche caratteristiche dei tirocini, sia in termini di finalità che di modalità organizzative, si ritiene che in caso di soggetto ospitante multilocalizzato e, quindi, anche di pubblica amministrazione con più sedi territoriali il tirocinio sia regolato dalla normativa della Regione o della Provincia autonoma nel cui territorio il tirocinio è realizzato». Dunque, la disciplina concordata fra Stato e Regioni, sulla base di una norma legislativa statale (art. 1, comma 34, della legge n. 92 del 2012), ha previsto il criterio del luogo del tirocinio, in caso di soggetto ospitante multilocalizzato, e ha previsto che eventuali deroghe siano oggetto di «appositi accordi» tra le Regioni (art. 9, comma 6), secondo il modello dell'art. 117, ottavo comma, Cost. Invece, la norma impugnata attribuisce al datore di lavoro la possibilità di derogare a tale criterio, violando il principio di leale collaborazione, dato che lo Stato unilateralmente disattende quanto concordato in sede pattizia. A tale affermazione non contraddice l'affermazione, più volte sottolineata nella giurisprudenza costituzionale, che, in termini generali, il principio di leale collaborazione non comporta un vincolo specifico per il legislatore, trattandosi, in questo caso, di uno spostamento di competenza del legislatore regionale, che richiede necessariamente il suo consenso. La violazione del principio di leale collaborazione si accompagnerebbe all'intrinseca irragionevolezza della norma impugnata in quanto l'art. 2, comma 5-ter, del d.l. n. 76 del 2013 richiama l'Accordo del 24 gennaio 2013 e, contemporaneamente, si discosta da esso. Al riguardo, la ricorrente osserva che la Provincia autonoma di Trento sarebbe legittimata ad invocare il principio di ragionevolezza, in quanto la norma impugnata incide su una materia provinciale. 2.- In data 27 novembre 2013, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri chiedendo il rigetto del ricorso. La difesa dello Stato ritiene che nell'attuale contesto socio-economico, caratterizzato da alti tassi di disoccupazione, specialmente giovanile, con l'art. 2 del d.l. n. 76 del 2013, rubricato «Interventi straordinari per favorire l'occupazione, in particolare giovanile», il legislatore sia intervenuto per far fronte all'inerzia delle Regioni, predisponendo misure urgenti e procedure semplificate, in linea anche con le politiche e le iniziative assunte a livello europeo, come testimoniato dall'attenzione alla condizione giovanile espressa nelle Conclusioni del Consiglio europeo del 7-8 febbraio 2013 e dalle raccomandazioni del Consiglio europeo formulate il 29 maggio 2013 sul programma nazionale di riforma 2013 dell'Italia. I tirocini di formazione e di orientamento di cui alla disposizione impugnata sono finalizzati ad agevolare le scelte professionali e l'occupazione dei giovani nel percorso di transizione tra scuola e lavoro mediante formazione a diretto contatto con il mondo del lavoro. Alla luce di tali considerazioni, la materia dei tirocini orientativi non dovrebbe essere ricondotta interamente a quella dell'istruzione professionale in quanto: a) al tirocinante deve essere obbligatoriamente corrisposta un'indennità; b) il tirocinio formativo ha lo scopo di «agevolare le scelte professionali e l'occupazione dei giovani nel percorso di transizione tra scuola e lavoro». La disposizione censurata, nel conferire facoltà al datore di lavoro di fare riferimento alla normativa dell'ente ove è ubicata la sede legale, si appaleserebbe del tutto funzionale a tale scopo, essendo ben possibile che un datore di lavoro operi in un settore produttivo del tutto avulso dalla realtà produttiva di una Regione o Provincia autonoma in cui è ubicato il soggetto promotore del tirocinio, onde il «riferimento» alla normativa di tali enti potrebbe indurlo a non «assumere» tirocinanti nelle sedi ubicate nel territorio degli stessi. In conclusione, la norma in esame, che risponde ad un evidente intento di semplificazione, sarebbe stata emanata per evidenti e pressanti ragioni di politica economica di rilevanza nazionale e, pertanto, non sussisterebbe la lamentata lesione della competenza della Provincia autonoma di Trento. Infatti, la materia «tirocini formativi» non è contemplata dall'art. 117 Cost. e non è nemmeno immediatamente e per intero riconducibile alle altre materie ivi indicate. L'intervento normativo dello Stato dovrebbe potersi giustificare sotto il duplice profilo della non frazionabile rilevanza nazionale dell'interesse perseguito e della possibile riconducibilità della disposizione alla materia delle professioni, oggetto di legislazione concorrente ex art. 117, terzo comma, Cost. È, del resto, pacificamente riconosciuto che il livello territoriale dell'interesse influenza e determina il contenuto precettivo delle materie. Infine, l'evidente prevalenza della materia «nazionale», unitamente alla necessità di immediata adozione di misure volte a favorire l'occupazione giovanile, giustifica il mancato ricorso agli strumenti della leale collaborazione. 3.- Con memorie depositate in prossimità dell'udienza, le parti hanno ribadito le proprie argomentazioni, insistendo per l'accoglimento delle rispettive conclusioni.1.- La Giunta della Provincia autonoma di Trento - con deliberazione del 17 ottobre 2013 n. 2233, adottata d'urgenza ai sensi dell'art. 54, numero 7), dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Sudtirol e ratificata dal Consiglio provinciale di Trento con delibera n. 11 del 18 dicembre 2013 depositata in data 2 gennaio 2014 ha proposto, in via principale, con ricorso notificato il 19 ottobre 2013 e depositato il successivo 29 ottobre, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 5-ter, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76 (Primi interventi urgenti per la promozione dell'occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di imposta sul valore aggiunto - IVA - e altre misure finanziarie urgenti), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 9 agosto 2013, n. 99. Secondo la ricorrente risulterebbero violati gli artt. 8, numero 29), e 9, numero 4), del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), che attribuiscono alla Provincia autonoma di Trento, rispettivamente, la competenza legislativa primaria in materia di «addestramento e formazione professionale» (art. 8, numero 29, dello statuto di autonomia) nonché la competenza concorrente in materia di «apprendistato; libretti di lavoro; categorie e qualifiche dei lavoratori» (art. 9, numero 4, dello statuto di autonomia), in quanto il legislatore statale non può disporre l'ultraterritorialità di una legge di altra Regione nel territorio della Provincia autonoma di Trento, né sottrarre al potere legislativo della Provincia medesima una fattispecie che si svolga nel suo territorio.