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È ufficio degli articoli 5, 6 e 7 configurare con la maggiore completezza possibile l'ambito della potestà regolamentare e di atti generali conferita al nuovo ente e della sua stretta interconnessione con l'attività del medesimo. La Soprintendenza generale di Roma opera infatti sulla base di un piano triennale (articolo 5) che individua la scala di priorità degli impegni e ne programma la metodica di gestione nel variegato quadro delle prescrizioni regolamentari e pianificatorie contenute nei piani paesaggistico e archeologico e storico dei beni culturali (articolo 6). La funzione normativa non si esaurisce, tuttavia, in questi pur indispensabili provvedimenti. L'articolo 7, infatti, elenca tra gli altri lo statuto dell'ente (da approvare con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri), il piano di gestione del patrimonio UNESCO, oltre che una serie di regolamenti rivolti al miglioramento dell'organizzazione e del funzionamento, oltre che all'amministrazione, alla contabilità e alla finanza. Relativamente ai primi si rammenta come acquisti il massimo rilievo la potestà di modificare e ristrutturare in modo adeguato la rete territoriale, di proporre modelli innovativi in relazione alla domanda di cultura sul patrimonio culturale e paesaggistico di Roma Capitale, di ordinare in modo rigoroso e attento a premiare le professionalità interne la direzione degli istituti compresi nella medesima rete territoriale. La struttura centrale della Soprintendenza generale è delineata nell'articolo 9. Essa è costituita dal Soprintendente generale e dai soprintendenti di comparto che operano presso la medesima struttura. Operano sul territorio e dipendono dalla Soprintendenza generale gli istituti della rete territoriale e i dirigenti ad essi preposti. Ciò implica una articolazione delle competenze affidata a previsioni regolamentari, con il limite della potestà di annullamento e revoca degli atti dei vari dirigenti ad opera del Soprintendente generale (articolo 10). Il comma 3 dell'articolo 10 si preoccupa di preservare per gli atti già di competenza dell'amministrazione periferica del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, soggetti a ricorso gerarchico, l'impugnabilità avanti lo stesso Ministero con ricorso gerarchico improprio attesa la modifica ordinamentale conseguente all'istituzione della Soprintendenza generale di Roma. Di peculiare importanza si rivela l'articolo 11 che non si limita a prevedere il controllo delle autorità vigilanti su bilanci preventivi e conti consuntivi, ma istituisce anche una adunanza pubblica di verifica. Si tratta di una innovazione sostanziale dello schema finora seguito, perché fa confluire in unico contesto aperto al pubblico, previ avvisi su giornali a tiratura nazionale, rappresentanti dell'ente e delle autorità vigilanti per esaminare l'attuazione del programma. Si tratta di impostare un nuovo modello di amministrazione trasparente, non più astratta e affidata a regole che consumano in momenti esclusivamente formali, per non dire formalistici, la loro incidenza, ma di creare sedi nelle quali la cittadinanza sia messa effettivamente e direttamente in condizione di valutare in concreto la qualità e la coerenza dell'azione amministrativa. All'accesso alle qualifiche dirigenziali dell'ente è dedicato l'articolo 12. La ratio fondamentale è che la preposizione al delicato e importante ufficio di Soprintendente generale richiede un vaglio della professionalità di particolare rigore sia per quanto concerne i requisiti di accesso alla procedura sia relativamente alla composizione della commissione giudicatrice la cui presidenza è affidata a un accademico dei Lincei, sia per quanto riguarda le prove concorsuali sia, infine, per le conseguenze che ne derivano. Il peculiare rigore che contraddistingue le procedure è indispensabile per conferire all'attribuzione di una rilevante carica istituzionale la necessaria rassicurazione istituzionale che la scelta è stata operata esclusivamente per merito ed in modo che nessun dubbio sulla relativa conformità possa insorgere come è accaduto recentemente per le nomine dei direttori dei musei statali, contrassegnate, tra l'altro, da assoluta mancanza di trasparenza. Si segnala la peculiarità della prova nella quale è compresa la presentazione di un articolato progetto da parte dei selezionatissimi candidati. Il progetto operativo del vincitore del concorso, approvato dalle amministrazioni vigilanti con eventuale integrazione di clausole e condizioni, impegna alla realizzazione di quanto ivi previsto e costituisce al contempo una delle misure in base alle quali valutare il grave inadempimento da parte del preposto e la sua rimozione. Il giudizio sulle reiterate violazioni e sulla rimozione del Soprintendente generale è affidata ad una commissione speciale composta in modo del tutto analogo a quella giudicatrice. Le procedure per l'assegnazione dei posti dirigenziali saranno disciplinate da apposito regolamento, mentre in fase di prima attuazione i conferimenti riguarderanno personale interno del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e di Roma Capitale che sia pervenuto alla qualifica dirigenziale per concorso ai sensi dell'articolo 19, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. L'articolo 13 detta norme in relazione alle risorse per il funzionamento dell'ente. L'articolo 14 si occupa del trasferimento delle strutture con la chiara finalità di impedire ritardi e inerzie. L'articolo 15 elenca in dettaglio gli istituti trasferiti alla rete territoriale della nuova Soprintendenza. Infine, l'articolo 16 disciplina copertura finanziaria e norme finali.. 1 (Obiettivi) 1 Il territorio di Roma Capitale è dichiarato di particolare interesse pubblico quale contesto unico connotato da universali valori storici, artistici, archeologici e religiosi. Per adeguare compiutamente ai principi dell'articolo 9 della Costituzione la tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici compresi nel relativo ambito, sono previsti uno specifico piano paesaggistico e un piano archeologico e del patrimonio storico e monumentale in aggiunta agli ordinari strumenti previsti dall'ordinamento. 2 Il perseguimento della tutela e valorizzazione unitaria del paesaggio e del patrimonio culturale conosciuto, anche attraverso l'esercizio della preventiva e costante azione di salvaguardia dei beni potenzialmente presenti all'interno del pomerio, del suburbio e della campagna romana, è attribuito ad un ente costituito ai sensi dell’articolo 2. 2 (Soprintendenza generale di Roma) 1 La Soprintendenza generale di Roma, di seguito denominata «SGR», è ente pubblico costituito per esercitare in via esclusiva la tutela sull'intero patrimonio culturale e paesaggistico nel territorio di Roma Capitale, anche tramite enti, istituti ed organismi pubblici funzionalmente dipendenti e operanti nel medesimo ambito, per sovraintenderne alla valorizzazione nonché per espletare attività di ricerca e didattica. 2 La SGR ha personalità giuridica di diritto pubblico e si dota di un ordinamento autonomo in conformità a quanto previsto dalla presente legge. 3 Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, di seguito denominato «Mibact», unitamente a Roma Capitale esercita l'alta vigilanza sulla SGR ed imprime, nelle sedi deputate, indirizzi generali sulla gestione.