[pronunce]

che le precedenti pronunce della Corte costituzionale che si sono occupate della compatibilità costituzionale del ridotto termine di costituzione dell'opponente, in ipotesi di abbreviazione del termine a comparire (ordinanze n. 239 del 2000 e n. 154 del 2005), hanno fatto costante riferimento a una scelta consapevole dell'opponente e alla conseguente necessità (accentuata nel nuovo regime di anticipazione per il notificante degli effetti della notificazione) di curare con diligenza la tempestiva costituzione in giudizio, semmai iscrivendo la causa a ruolo con la cosiddetta «velina», secondo una prassi ampiamente ammessa e riconosciuta dalle cancellerie dei tribunali; che la Corte non risulta, invece, avere mai esaminato il problema della «dimidiazione inconsapevole» del termine a comparire, giusta il caso verificatosi nella specie, susseguente alla recente novellazione del termine minimo a comparire di cui all'art. 163-bis cod. proc. civ. , elevato da sessanta a novanta giorni; che, nel giudizio a quo, l'opponente ebbe ad osservare il vecchio termine a comparire di sessanta giorni, ma non il nuovo di novanta e ciò per chiara distrazione; che, nonostante l'assegnazione del termine a comparire di pochi giorni inferiore ai novanta previsti dal nuovo art. 163-bis cod. proc. civ. sia stata chiaramente involontaria, il diritto vivente della Corte di cassazione la equipara ad una scelta volontaria dell'opponente, su cui grava l'onere di osservare il dimidiato termine anche per la costituzione in giudizio, pur con le forzature ermeneutiche sopra criticate, senza dare rilievo alcuno all'atteggiamento soggettivo dell'opponente; che, alla luce del combinato disposto degli artt. 645, secondo comma, ultima frase, 165, 647, primo comma (seconda ipotesi) cod. proc. civ. , ben può dubitarsi della conformità agli artt. 111, 24, primo comma, e 3 Cost. della norma che, nel diritto vivente, rende improcedibile l'opposizione a decreto ingiuntivo iscritta a ruolo oltre cinque giorni (ma entro dieci giorni) dalla notificazione, sia nell'ipotesi in cui l'assegnazione di un termine a comparire inferiore a quello ordinario sia volontaria, sia nell'ipotesi in cui tale assegnazione sia inconsapevole; che la contrarietà al principio del giusto processo «regolato dalla legge» (art. 111 Cost.) si coglie nella creazione, per via giurisprudenziale, con ragionamento analogico, di una sanzione d'improcedibilità dell'opposizione che l'art. 647, primo comma (seconda ipotesi), cod. proc. civ. commina soltanto per il caso di mancata costituzione dell'opponente, ma non per quello di costituzione tardiva, ed emerge altresì nell'estensione, sempre in via interpretativa e senza che sussista il presupposto della eadem ratio, del dimidiato termine di costituzione sancito dall'art. 165 cod. proc. civ. per le cause che, richiedendo pronta spedizione, a seguito di esplicita autorizzazione presidenziale, siano state instaurate con un ridotto termine a comparire; che la sanzione d'improcedibilità dell'opposizione tardivamente iscritta a ruolo, in caso di dimidiazione anche inavvertita del termine a comparire, viola altresì il diritto alla tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.) e il principio di ragionevolezza, perché grava l'opponente di un onere che appare inutilmente e irragionevolmente contrario alla struttura bifasica del rito monitorio e all'inversione della posizione processuale delle parti, specialmente se si considera che l'opposizione a decreto ingiuntivo instaura pur sempre un processo di primo grado e si raffronta questa disciplina con quella riservata alle ipotesi di tardiva iscrizione a ruolo di una causa di primo grado; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità e, comunque, per l'infondatezza della questione, posto che il rimettente non offre alcuna dimostrazione del fatto che, nel caso di specie, la dimidiazione del termine a comparire sia stata effettivamente inconsapevole, trattandosi di mera congettura, neppure avvalorata da un'eccezione di parte; che, nel merito, non risultano prospettate argomentazioni nuove o diverse rispetto a quelle già esaminate e disattese dalla giurisprudenza costituzionale che ha dichiarato la questione manifestamente infondata; che, in particolare – rileva l'Autorità intervenuta – con ordinanza n. 407 del 2008, la Corte costituzionale ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione in mancanza di dimostrazione circa l'asserita inconsapevolezza della dimidiazione del termine a comparire, ed essendo sottoposte al suo vaglio questioni concernenti disposizioni diverse, in rapporto di alternatività irrisolta. Considerato che il Tribunale di Monza dubita della legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 645, secondo comma, ultima frase, 165 e 647, primo comma (seconda ipotesi), del codice di procedura civile, nella parte in cui prevede, secondo il diritto vivente, che l'opposizione a decreto ingiuntivo è improcedibile se iscritta a ruolo dopo il termine dimidiato di cinque giorni, allorché l'opponente abbia assegnato, anche involontariamente, all'opposto un termine inferiore a quello previsto dall'art. 163-bis cod. proc. civ. , per violazione degli artt. 111, 24 e 3 Cost.; che il giudice rimettente propone due questioni e, precisamente, quella della automatica dimidiazione del termine di costituzione dell'opponente ove la concessione del termine a comparire, inferiore ai novanta giorni di cui all'art. 163-bis c.p.c. , sia stata involontaria, e quella sulla sanzione della improcedibilità, conseguente alla tardiva costituzione; che lo stesso giudice non spiega il rapporto tra le due questioni, per le quali pone due quesiti indipendenti tra loro, né dà indicazioni riguardo ad una priorità o subordinazione logica tra di esse; che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, non è consentita la proposizione di questioni concernenti disposizioni diverse in rapporto di alternatività irrisolta, con conseguente manifesta inammissibilità delle questioni stesse (ex plurimis, ordinanze n. 407 del 2008, n. 296 e n. 62 del 2007; n. 128 del 2003; n. 107 del 2001); che, a prescindere dalla fondatezza dell'opinione del giudice a quo, secondo cui i precedenti scrutini di costituzionalità non avrebbero mai preso in specifica considerazione l'ipotesi di “inconsapevole dimidiazione” del termine, il rimettente – come rilevato dalla difesa erariale – non offre alcuna dimostrazione del fatto che nel caso di specie la dimidiazione del termine a comparire sia stata effettivamente inconsapevole; che, in assenza di motivazione sul punto, neppure avvalorata da un'eccezione di parte, si tratta di mera congettura del giudice a quo, la cui ordinanza, dunque, è manifestamente inammissibile anche per insufficiente motivazione sulla rilevanza (ordinanze n. 280, n. 227, n. 92 del 2007).