[resaula]

Da una parte abbiamo esperienze positive, con gli enti locali che hanno saputo mettere a valore gli asset realizzati in tanti anni di investimento, ma li hanno portati sul mercato e in borsa, così che oggi generano dei ritorni positivi per quelle comunità, anche in termini di risultati positivi sulle gestioni industriali, ma soprattutto sulle bollette che pagano i cittadini. Dall'altra parte, abbiamo anche esperienze pubbliche che hanno saputo restare all'interno di quei parametri di valutazione che decidono quella che è l'efficienza di un servizio. La concorrenza e il mercato, infatti, hanno bisogno di regole e hanno bisogno anche di soggetti che pongano mano a queste regole nella loro evoluzione. Non vi è solamente il mercato, ma anche la costruzione di authority di regolazione del mercato, che sappiano accompagnare il mercato a dare le risposte giuste ed efficienti ai cittadini. L'esempio dell'ARERA, secondo me, è un esempio classico di come, in questi anni, a fronte della crescita e dello sviluppo dell'offerta dei servizi pubblici locali a rilevanza economica nel campo dell'energia, del gas dell'acqua e dei rifiuti, sia cresciuta un'esperienza di regolazione e di verifica di quelli che sono i benchmark che definiscono l'efficienza di una gestione: che sia pubblica, che sia privata, che sia in borsa o che sia direttamente di un Comune. Questo, secondo me, è un aspetto da sottolineare, perché è rispetto a questi parametri che dobbiamo fare crescere l'offerta in termini di qualità e di efficienza dei servizi pubblici nel nostro Paese. Se noi non abbiamo presente che questo sistema deve crescere in modo sinergico, allora rischiamo veramente di commettere degli errori capitali. Il lavoro che è stato fatto è stato un lavoro positivo. L'ultima considerazione la voglio riservare al tema delle concessioni balneari. In tanti su questo tema avete fatto e probabilmente farete della campagna elettorale. Però, senza l'approvazione di questo disegno di legge concorrenza e del suo articolo 2, si sarebbe andati incontro ad un vuoto normativo che avrebbe generato dei disastri e dei danni nei confronti di tutti questi imprenditori. Quello che facciamo oggi, cioè approvare il disegno di legge concorrenza con questi contenuti (poi ci sarà la delega da esercitare), è fondamentale. Invece, c'è chi, pur dichiarandosi liberista, in realtà è neo corporativo e anti europeo e decide di mascherare tutto questo con la difesa dei posti di lavoro e delle imprese. Invece no! È proprio approvando il disegno di legge concorrenza che noi diamo certezze alle imprese e gli imprenditori hanno bisogno di queste certezze. E senza questo disegno di legge concorrenza sarebbero scadute le concessioni e avremmo gettato questo settore nel caos . Pertanto, il Partito Democratico voterà convintamente a favore di questo disegno di legge. (Applausi) . TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, innanzitutto rivolgo un ringraziamento al Ministro e al sottosegretario Bini per l'attenzione e la pazienza che hanno avuto nell'ascoltarci. Un ringraziamento particolare anche ai due relatori della Commissione industria, il collega Collina e il collega Ripamonti, che ci hanno condotto nell'esame di questo provvedimento estremamente complesso, non solo da un punto di vista politico, ma anche da un punto di vista tecnico. Infatti, affrontare alcune questioni tecniche, che poi avevano evidentemente un loro risvolto sul piano politico, ha comportato per i due relatori un lavoro importante. Questo provvedimento è considerato importante non solo perché è una milestone richiesta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (e non stiamo a ripetere tutto quello che abbiamo sentito in merito), ma anche perché è un provvedimento richiesto dal mercato, dai consumatori e, se vogliamo, anche dal tessuto produttivo. Se facciamo un po' di cronistoria, sappiamo che si è parlato per la prima volta di concorrenza nel 2009 proprio durante il Governo Berlusconi, in occasione del collegato all'internazionalizzazione, poi il tema della concorrenza non si è più affrontato, mentre si sarebbe dovuto affrontare di anno in anno; è arrivato di nuovo in Parlamento nel 2017 durante il Governo Renzi ed infine in questo Parlamento l'abbiamo ridisegnato in termini di grande collaborazione, anche perché i punti di vista - lo sappiamo - erano molto differenti ed è stato complesso portare a sintesi tante sfaccettature. Ho parlato di un poliedro complesso dalle innumerevoli facce: pensate che abbiamo parlato delle concessioni balneari, dei servizi pubblici locali, del trasporto pubblico locale, della fibra ottica, dei servizi postali, della semplificazione, di tanti temi che impattano sul tessuto produttivo e non è stato facile raggiungere la sintesi. Questa sintesi l'abbiamo raggiunta perché poi alla fine tutti, in maniera responsabile, abbiamo voluto fare un passo in avanti, dimenticando le rendite del passato e se vogliamo anche gli atteggiamenti nostalgici e preferendo guardare con grande senso di responsabilità al futuro economico del nostro Paese, ma soprattutto al futuro economico di un'Italia all'interno dell'Europa, continente nel quale si vuole provare, con l'autorevolezza di questo Paese da un punto di vista produttivo, con quello che declino con il termine di made in Italy , a disegnare la politica industriale europea. Questo lo vogliamo fare anche attraverso la concorrenza per poter contare in un mondo globalizzato dove - lo sappiamo tutti, è inutile nasconderselo - operano dei giganti e noi non possiamo agire in questo mondo globalizzato come se fossimo dei piccoli topolini, dobbiamo assolutamente agire con degli strumenti che ci consentano di vincere la concorrenza. È anche vero quello che ha detto il senatore Errani: la concorrenza non necessariamente è lo strumento che regola un mercato perfetto, perché purtroppo ci sono tante imperfezioni nel mercato, quindi bisognerebbe partire dalla reciprocità, dalla parità, dalla trasparenza, dalle garanzie contrattuali. Tutto questo chiaramente sta alla politica autorevole, che deve essere capace di riempire le deleghe di contenuti che tengano conto di tutti questi principi che evidentemente aiutano una concorrenza un po' più sana. Vorrei far un'ultima riflessione molto breve, su un tema dal quale credo che il prossimo Parlamento debba partire. Si parla di libero mercato, di liberismo, di globalizzazione, perché questo è un tema sul quale la politica è chiamata a riflettere. La globalizzazione non la vedo come un mostro, per quanto l'amico e vice ministro Pichetto Fratin sappia che tante volte l'ho criticata. Con questo non voglio dire che dobbiamo diventare dei globalisti, perché saremmo veramente anacronistici, cioè vorremmo fare la guerra contro i mulini a vento e non avrebbe senso. La globalizzazione è un fenomeno pervasivo ed è un fenomeno che esiste, ma che va regolamentato, regimentato e ricondotto ad alcuni perimetri che, secondo me, ci sono un po' sfuggiti di mano. Non possiamo neanche trascurare il fatto che con la globalizzazione in trenta, in quarant'anni una parte significativa del mondo si è arricchita; è inutile nasconderci questo.