[pronunce]

Nel soffermarsi ad illustrare ulteriormente l'eccezione di inammissibilità del ricorso collegata alla circostanza per cui, in relazione alle medesime dichiarazioni sulle quali è intervenuta la delibera di insindacabilità attualmente oggetto di impugnazione, la Corte costituzionale si è già pronunciata, in ben due giudizi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, per l'inammissibilità (sentenza n. 364 del 2001 e ordinanza n. 358 del 2003), la Camera dei deputati ribadisce che, nel presente giudizio, non può non trovare applicazione «la giurisprudenza costituzionale che, a far data dalla sentenza n. 116 del 2003, ha escluso la riproponibilità di un ricorso per conflitto che sia stato già dichiarato inammissibile e improcedibile». Ad avviso della resistente, a siffatta soluzione non potrebbe opporsi che «il presente conflitto è stato elevato nel corso di altro procedimento giudiziario e che esso investa comunque una diversa delibera di insindacabilità ancorché relativa alle medesime dichiarazioni rese extra moenia dal deputato». Opinando in tal senso, si argomenta ancora nella memoria, verrebbe frustrata la ratio decidendi alla base della ricordata giurisprudenza, la quale si fonda su «un'esigenza di certezza nei rapporti tra poteri dello Stato», tale da non consentire il mantenimento «in via definitiva» di una situazione di conflittualità. E tale esigenza di certezza sarebbe frustrata anche là dove «alla dichiarazione di inammissibilità del conflitto non fossero ricollegati effetti preclusivi di ordine generale, che non si rivolgono, cioè, al singolo giudice che ha elevato il conflitto inammissibile o improcedibile, bensì al potere giudiziario nella sua interezza». Peraltro, la nuova deliberazione di insindacabilità sulle medesime dichiarazioni assumerebbe – secondo la Camera dei deputati – «un ruolo puramente reiterativo (e per di più motivata da un criterio chiaramente prudenziale)», giacché i giudizi per conflitti di attribuzione ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. «hanno ad oggetto in via diretta le opinioni espresse dal deputato e la sussistenza dei requisiti richiesti ai fini dell'attivazione della garanzia costituzionale»; sicché, le argomentazioni innanzi svolte a sostegno della inammissibilità o improcedibilità del presente conflitto non potrebbero essere inficiate dal fatto che sia sopravvenuta tale seconda deliberazione di insindacabilità.1. - La Corte d'appello di Venezia, quarta sezione penale, con ricorso depositato il 27 maggio 2005, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, in relazione alla delibera della Camera dei deputati del 7 ottobre 2003 (Doc. IV-quater, n. 19), con la quale l'Assemblea ha dichiarato che i fatti per cui è in corso procedimento penale nei confronti del deputato Vittorio Sgarbi, pendente innanzi ad essa Corte d'appello, riguardano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, chiedendo che la predetta delibera venga annullata. Secondo la Corte d'appello, la Camera dei deputati, con la predetta delibera, avrebbe illegittimamente esercitato il proprio potere, affermando arbitrariamente l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle dichiarazioni rese dal deputato Vittorio Sgarbi, quale conduttore di quattro trasmissioni televisive della serie “Sgarbi quotidiani”, nei giorni 10, 14, 18 gennaio e 24 luglio 1997. Ricorda, infatti, la Corte ricorrente che, in base al capo d'imputazione, il deputato, nel corso delle predette trasmissioni televisive, avrebbe offeso la reputazione del magistrato Raffaele Tito in riferimento all'attività di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pordenone da lui svolta nei procedimenti penali a carico del deputato Michelangelo Agrusti e del sindaco del Comune di Buia, Molinaro. Diffamazione che, nella sostanza, si sarebbe concretata nell'addebito al Tito di aver approfittato della sua relazione sentimentale con la collega Anna Fasan, all'epoca dei fatti giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pordenone, per ottenere provvedimenti restrittivi e decisioni giurisdizionali compiacenti. Ad avviso della Corte d'appello di Venezia, non sarebbe possibile ricondurre i fatti oggetto di cognizione penale ad attività connessa alla funzione parlamentare, giacché, in primo luogo, la prerogativa dell'insindacabilità deve reputarsi circoscritta «alle sole proprie opinioni espresse nei lavori parlamentari», risultando irrilevanti gli atti parlamentari posti in essere da altri membri del Parlamento e, quindi, nella specie, l'interrogazione del deputato Armando Veneto del 22 dicembre 1996, alla quale si fa riferimento nella delibera impugnata. Ma anche a ritenere diversamente, nella fattispecie – sostiene sempre il giudice ricorrente – non potrebbe comunque giustificarsi la delibera assunta dalla Camera dei deputati, in quanto non vi sarebbe quella necessaria «sostanziale corrispondenza» tra il contenuto della predetta interrogazione parlamentare e le successive dichiarazioni televisive del deputato Sgarbi. Non solo, infatti, detta delibera non coprirebbe la vicenda del sindaco del Comune di Buia, ma, in ogni caso, «l'opinione parlamentare del deputato Veneto nell'esternazione dello Sgarbi diviene altro fatto, altra opinione, opinione integrata e modificata» e, come tale, non riconducibile nell'àmbito della prerogativa di cui all'art. 68, primo comma, Cost.. Donde il proposto conflitto di attribuzione, per aver la Camera dei deputati, tramite l'arbitrario esercizio del potere ad essa conferito dall'art. 68 Cost., interferito illegittimamente nelle attribuzioni dell'autorità giudiziaria, costituzionalmente garantite dall'art. 102 della Costituzione. 2. - Preliminarmente, nello scrutinare l'ammissibilità del conflitto, già dichiarata nella fase senza contraddittorio con l'ordinanza n. 473 del 2005, devono essere esaminate le eccezioni sollevate dalla difesa della Camera dei deputati. 2.1. - In base ad una prima eccezione, il conflitto dovrebbe essere dichiarato inammissibile, perché le medesime dichiarazioni oggetto della delibera di insindacabilità attualmente impugnata sono state già oggetto di una precedente delibera di insindacabilità (in data 24 febbraio 1999), rispetto alla quale l'Autorità giudiziaria ha proposto ben due conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato, entrambi conclusisi con pronunce di inammissibilità rese da questa Corte (rispettivamente, con la sentenza n. 364 del 2001 e con l'ordinanza n. 358 del 2003). Ad avviso della Camera dei deputati, nel presente giudizio dovrebbe, quindi, trovare applicazione «la giurisprudenza costituzionale che, a far data dalla sentenza n. 116 del 2003, ha escluso la riproponibilità di un ricorso per conflitto che sia stato già dichiarato inammissibile e improcedibile». 2.1.2 - L'eccezione non può trovare accoglimento.