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Abrogazione della sezione III del capo IV del titolo IV e ulteriori modifiche al decreto legislativo 16 novembre 2015, n.180, per la soppressione della disciplina sul bail-in. Onorevoli Senatori. -- Gli articoli da 48 a 59 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, di cui si propone l'abrogazione, disciplinano il cosiddetto bail-in , che consiste nella riduzione o nella conversione in azioni delle passività emesse dall'intermediario in risoluzione. Esso può essere disposto (articolo 48) da solo, se sufficiente al risanamento e con lo scopo di ripristino del patrimonio dell'ente sottoposto a risoluzione nella misura necessaria al rispetto dei requisiti prudenziali e idonea a ristabilire la fiducia del mercato; ovvero anche congiuntamente alle operazioni di cessione, per ridurre le passività cedute. L'articolo 49 chiarisce che sono escluse dal bail-in alcune passività, tra cui i depositi protetti fino a 100.000 euro, le passività garantite, le passività interbancarie con scadenza originaria inferiore a sette giorni. È prevista la possibilità per la Banca d'Italia di escludere eccezionalmente, in tutto o in parte, ulteriori passività, alle seguenti condizioni: a ) ove non sia possibile applicare il bail-in a tali passività in tempi ragionevoli; b ) l'esclusione è strettamente necessaria e proporzionata a specifici scopi (assicurare la continuità delle funzioni essenziali e delle principali linee di operatività dell'ente sottoposto a risoluzione, per consentirgli di preservare la propria operatività e la fornitura di servizi chiave; evitare un contagio che perturberebbe gravemente il funzionamento dei mercati finanziari e delle infrastrutture di mercato con gravi ricadute negative sull'economia di uno Stato membro o dell'Unione europea); c ) l'inclusione di tali passività nell'applicazione del bail-in determinerebbe una distruzione di valore tale che gli altri creditori sopporterebbero perdite maggiori rispetto a quelle che essi subirebbero in caso di esclusione di tali passività dal meccanismo. L'esclusione deve seguire specifici princìpi ed essere tempestivamente notificata alla Commissione europea. Le perdite escluse sono dunque spalmate sui titolari di altre passività o sul fondo di risoluzione, il cui intervento è condizionato all'effettuazione di un bail-in pari ad almeno l'8 per cento del totale passivo. In questo caso, il fondo di risoluzione può intervenire per coprire il relativo fabbisogno di capitale con una contribuzione che non può eccedere il 5 per cento del totale passivo. Anche per il bail-in vale il no creditor worse off : il creditore soggetto a bail-in non si deve trovare in una condizione peggiore rispetto a quella in cui si troverebbe se, in alternativa alla risoluzione, fosse stato attivato il più tradizionale strumento della liquidazione coatta amministrativa. L'articolo 50 chiarisce i requisiti minimi delle passività soggette alla procedura, determinato dalla Banca d'Italia. L'articolo 51 fissa i criteri per la determinazione dell'importo del bail-in . L'articolo 52 chiarisce il trattamento di azionisti e creditori, fissando in particolare l'ordine con il quale è effettuata l'allocazione dell'importo da sottoporre a bail-in tra i soggetti interessati. L'articolo 53 reca l'opportuna disciplina di coordinamento con il testo unico della leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, in materia di acquisto di partecipazioni qualificate o del loro incremento, affinché le procedure autorizzatorie non interferiscano con la procedura di risoluzione. L'articolo 54 disciplina le modalità di bail-in per i derivati. Con l'articolo 55 si chiarisce che il tasso di conversione compensa adeguatamente il creditore per le perdite subite a seguito della riduzione o della conversione. È data facoltà alla Banca d'Italia di applicare tassi di conversione diversi a categorie di passività aventi posizione diversa nell'ordine di priorità applicabile in sede concorsuale. Se si applicano tassi di conversione diversi, il tasso di conversione applicabile alle passività sovraordinate in tale ordine è maggiore di quello applicabile alle passività subordinate. L'articolo 56 disciplina il piano di riorganizzazione aziendale, da redigere e attuare quando la funzione del bail-in è di ricapitalizzare un ente sottoposto a risoluzione. Esso è redatto (e attuato) a carico dei commissari speciali o dell'organo di amministrazione; è comunicato alla Banca d'Italia, che ne valuta l'adeguatezza allo scopo di ripristinare la sostenibilità economica a lungo termine dell'ente, ed eventualmente lo approva, o chiede che esso sia modificato. L'articolo 57 disciplina gli effetti del bail-in , mentre l'articolo 58 consente la rimozione degli eventuali ostacoli al bail-in . L'articolo 59 reca disposizioni in ordine al riconoscimento contrattuale della misura: se una passività soggetta a bail-in è disciplinata dal diritto di uno Stato terzo, i contratti delle banche devono includere una clausola mediante la quale il creditore riconosce che la passività è assoggettabile a un eventuale bail-in disposto dalla Banca d'Italia e accetta di subirne gli effetti. La clausola si considera in ogni caso inserita di diritto nel contratto, anche in sostituzione di clausole difformi eventualmente apposte dalle parti, senza che sia dovuto alcun indennizzo per la sua mancata previsione. Non sfugge, ai proponenti del disegno di legge, che la primazia del diritto europeo di norma comporta che la legge nazionale successiva è soccombente rispetto al regolamento dell'Unione europea, ovvero alla direttiva correttamente adempiuta. Né sfugge che nella direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 (che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE), n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio) è stabilito che si applichino a partire dal 2016 le nuove norme e regole sul bail-in , ovvero il meccanismo per l'esercizio -- da parte di un'autorità di risoluzione -- dei poteri di svalutazione e di conversione in relazione alle passività di un ente creditizio soggetto a risoluzione. Secondo il disposto dell'articolo 43 della direttiva, si è precisato che l'attuazione della delega dal 2016 dovrà identificare anche le specifiche modalità ad hoc di attuazione del bail-in con riferimento alle forme societarie cooperative, stabilendo la designazione della Banca d'Italia quale autorità di risoluzione nazionale, con l'obbligo di assicurare il tempestivo scambio di informazioni con il Ministero dell'economia e delle finanze e, secondo quanto stabilito dall'articolo 3, paragrafo 6, della direttiva, prevedendo altresì l'approvazione di quest'ultimo organo prima di dare attuazione a decisioni che abbiano un impatto diretto sul bilancio oppure implicazioni sistemiche.