[pronunce]

2.— La Provincia autonoma di Trento, con ricorso n. 48 del 2003, ha proposto questione di legittimità costituzionale in via principale – in riferimento agli artt. 8, numeri 15) e 21), e 16 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), agli artt. 5 e 117, terzo e quarto comma, della Costituzione, agli artt. 8 e 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, al d.P.R. 15 luglio 1988, n. 305 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige per l'istituzione delle sezioni di controllo della Corte dei conti di Trento e Bolzano e per il personale ad esso addetto) e al principio di ragionevolezza – dell'art. 1, comma 2, lettere b) e c) della medesima legge n. 38 del 2003. 2.1.— Sul presupposto di essere titolare di «potestà primaria in materia di “caccia e pesca” (art. 8, n. 15, dello Statuto) e di “agricoltura, foreste e Corpo forestale, patrimonio zootecnico ed ittico” (art. 8, n. 21)», potestà soggetta ormai ai soli limiti di cui all'art. 117, primo comma, Cost., ovvero «a quelli derivanti da titoli di intervento “trasversali”» ai sensi del secondo comma del medesimo art. 117, la ricorrente deduce che l'intervento previsto dalle impugnate norme di legge statale, concernendo ambiti materiali oggetto appunto di potestà provinciale primaria, potrebbe essere giustificato, in astratto, solo dalla presenza di taluno degli specifici titoli di legittimazione testé indicati, la ricorrenza dei quali è però da escludere nel caso di specie. Ciò premesso in termini generali, per quanto concerne la censura indirizzata avverso la lettera b) dell'impugnato comma 2 dell'art. 1 della legge n. 38 del 2003, la ricorrente propone argomenti non dissimili da quelli svolti dalla Regione Toscana nei confronti di questa stessa disposizione. In particolare, essa si duole del fatto che la norma impugnata – ove fosse interpretata nel senso di riferirsi anche ai disegni di legge provinciale – verrebbe ad istituire «una forma di controllo preventivo sulle leggi regionali e provinciali», oltretutto «insindacabile», non compatibile con l'attuale quadro costituzionale. D'altra parte, poi, nell'ipotesi contraria (e cioè ritenendo che i “progetti” in questione siano soltanto quelli «non aventi carattere legislativo») resterebbe comunque inteso – anche a voler prescindere tanto dall'avvenuta abrogazione dell'art. 125 Cost., che dalla previsione di cui all'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001 – che «il sistema dei controlli sugli atti amministrativi provinciali è definito dallo Statuto e dalle norme di attuazione», sicché esso non può essere inciso, come avviene nel caso di specie, da una legge ordinaria. Quanto, invece, alla censura che investe la lettera c) del medesimo comma 2 dell'art. 1 della legge n. 38 del 2003, la ricorrente si duole della assoluta genericità di tale previsione normativa. Essa, difatti, estende la procedura di concertazione di cui alla precedente lettera b) – con la sola variante consistente nel fatto che non è previsto, in questa seconda ipotesi, alcun “veto” ministeriale – all'esame di tutti i progetti regionali «rilevanti ai fini dell'esercizio di competenze esclusive dello Stato e delle regioni o concorrenti, con previsione di uno specifico procedimento per la prevenzione di controversie», attribuendo, così, carattere addirittura generale a quel sistema di controllo preventivo che, come visto, risulta privo di qualsiasi fondamento costituzionale. 2.2. — Anche nel giudizio instaurato dalla Provincia autonoma di Trento, con il ricorso n. 48 del 2003, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri. La difesa erariale ha, innanzitutto, riproposto – quanto all'impugnativa concernente la lettera b) del comma 2 dell'art. 1 della legge n. 38 del 2003 – le medesime considerazioni svolte in relazione al ricorso proposto dalla Regione Toscana. In merito alla previsione di cui alla lettera c) del medesimo comma 2, la stessa – secondo la difesa dello Stato – è semplicemente diretta «a promuovere ulteriormente la “concertazione”», ma ciò, beninteso, sempre «nel rispetto dell'art. 117 della Costituzione» ed «ovviamente degli Statuti speciali», come chiarito dal comma 7 del medesimo art. 1, il quale fa salve le competenze delle Province autonome. 2.3. — In data 16 marzo 2006, la Provincia autonoma di Trento ha depositato una memoria presso la cancelleria della Corte, sempre in relazione al ricorso da essa proposto per la declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, lettere b) e c), della legge n. 38 del 2003, memoria con la quale ha inteso soprattutto «dare atto della situazione attuale, in relazione alle disposizioni legislative di delega impugnate». La ricorrente, difatti, ha sottolineato che sino ad oggi «non risultano emanati decreti attuativi delle norme impugnate», evidenziando anche come il termine previsto per l'espletamento di tale incombente risulti ormai «scaduto». Ricorrerebbe, pertanto, una situazione in cui «potrebbe essere venuto meno l'interesse alla decisione o – dato il carattere satisfattivo della decadenza della delega – cessata la materia del contendere». 2.4. — Anche l'Avvocatura generale dello Stato, con memoria depositata in data 21 marzo 2006, mostra di condividere la conclusione proposta dalla Provincia autonoma di Trento, relativamente all'avvenuta cessazione della materia del contendere quanto al giudizio instaurato dal ricorso n. 48 del 2003. 3.— Con ulteriore ricorso, il n. 61 del 2004, la Regione Toscana ha proposto questione di legittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 76, 97, 117 e 118 della Costituzione – degli artt. 13, comma 4, 14, comma 6, 17, comma 1, e 18, commi 2 e 4, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, recante «Disposizioni in materia di soggetti e attività, integrità aziendale e semplificazione amministrativa in agricoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettere d), f), g), l), ee) della legge 7 marzo 2003, n. 38». 3.1. — Premesso che per tutte le norme impugnate è dedotta la violazione dell'art. 76 Cost., per avere il legislatore delegato ecceduto dai limiti risultanti dalla legge delega, specifiche censure sono svolte in relazione a talune delle disposizioni impugnate. Gli artt. 13, comma 4, e 14, comma 6, del d.lgs. n. 99 del 2004 sono sospetti di violare, innanzitutto, l'art. 117, quarto comma, Cost.