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Nella regione mediterranea, infatti, si intrecciano instabilità politica, una situazione culturale conflittuale, un modesto sviluppo economico con il forte innalzamento del debito estero pubblico di vari Paesi, una pressione demografica che contribuisce ad incrementare flussi migratori già altrimenti consistenti, la diffusione di ideologie autoritarie, l'estensione dei conflitti, l'integralismo religioso, il terrorismo e i conflitti nell'area mediorientale. Il Mar Mediterraneo ha comunque sempre avuto un ruolo nella storia italiana. Il nostro Paese ha sempre rappresentato, nel vero e proprio senso del termine, un « ponte » di collegamento tra Europa occidentale, Balcani, Medio Oriente e Nord Africa. È dunque doveroso che proprio l'Italia, in stretto coordinamento con le altre grandi nazioni mediterranee dell'Unione europea, dalla Spagna alla Francia e alla Grecia, assuma sempre più un ruolo trainante nei rapporti con i Paesi affacciati sul Mediterraneo. I fattori geopolitici si intrecciano con i fattori di carattere ambientale dalle cui dinamiche deriva una situazione di particolare complessità, tanto più che non tutti i Paesi attuano politiche omogenee e coerenti con l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile: l'incremento demografico, che ha provocato in cinquanta anni quasi il raddoppio della popolazione, concentrata prevalentemente nelle zone costiere; l'inquinamento da scarichi industriali (sono numerose le aziende che operano con tecnologie obsolete) e da smaltimento dei rifiuti, soprattutto in corrispondenza dei grandi agglomerati urbani; l'inurbamento di una consistente parte della popolazione rurale, che ha provocato una crescita abnorme delle aree urbanizzate; l'incremento dei trasporti marittimi, specie petroliferi, che creano zone ad alto rischio in corrispondenza delle rotte obbligate; l'utilizzo crescente di energia, proprio in funzione dell'accelerazione dello sviluppo da parte dei Paesi della sponda meridionale, con conseguente inquinamento atmosferico; la crescita del consumo d'acqua, in contrasto con la riduzione delle riserve idriche provocata dalla diminuzione delle precipitazioni; i cambiamenti climatici che, presumibilmente, provocheranno nella regione mediterranea e del Mar Nero l'aumento del livello del mare, l'accelerazione dell'erosione costiera e l'intrusione dell'acqua marina nell'acqua di sottosuolo, negli estuari e nei sistemi fluviali. Occorre quindi pensare e sostenere un partenariato globale euro-mediterraneo –Mar Nero per uno sviluppo sostenibile, economico, sociale e ambientale, al fine di trasformare questo bacino in uno spazio comune di pace, di stabilità e di prosperità attraverso il rafforzamento del dialogo politico e sulla sicurezza. Il nostro Paese deve dotarsi di uno strumento che concretizzi, in sintonia con la politica estera in materia di ambiente e sviluppo, la componente ambientale e territoriale nel processo di dialogo e di costituzione di riferimenti sociali ed economici nell'area euro-mediterranea L'istituzione dell'Osservatorio euro-mediterraneo – Mar Nero per promuovere l'informazione e la partecipazione alle politiche ambientali e le azioni di sviluppo economico sostenibile locale ha dunque questa prima finalità. Si vuole inoltre collocare le sedi dell'Osservatorio in ambiti storico-artistici di proprietà pubblica inutilizzati o sottoutilizzati tramite assegnazione, dal parte dell'Osservatorio stesso, alle organizzazioni di riferimento nelle città di Venezia, di Roma e di Napoli, presso il complesso di San Nicolò del Lido, ex Monastero ed ex caserma Pepe di Venezia, in quota parte del complesso monumentale del Buon Pastore di Roma, in parte del complesso monumentale di Palazzo Fuga (ex Albergo dei Poveri )di Napoli. Tra i compiti dell'Osservatorio vi sarà lo svolgimento di attività di promozione della ricerca e lo scambio di pratiche di sostenibilità attraverso un nuovo uso dell'informazione e lo sviluppo di meccanismi di coinvolgimento delle comunità locali. L'Osservatorio sarà uno strumento concreto per l'attuazione operativa di quanto definito nell'ambito delle decisioni sancite dal Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, tenutosi a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002, per le azioni relative al partenariato per lo sviluppo sostenibile. L'Osservatorio mette dunque concretamente in atto quanto richiamato dalla Dichiarazione di Roma per l'Unione mediterranea, approvata dai Governi italiano, francese e spagnolo il 20 dicembre 2007, che così recita: « Il valore aggiunto dell'Unione per il Mediterraneo consisterà innanzitutto nell'impulso politico che saprà imprimere alla cooperazione mediterranea e alla mobilitazione delle società civili, delle imprese, degli enti locali, delle associazioni e delle ONG ». L'Osservatorio svolgerà un ruolo centrale nel dar sostanza, implementare ed orientare, con il coinvolgimento delle società civili, il Piano per gli investimenti esterni dell'Unione europea (PIE) a sostegno degli investimenti nei Paesi africani e del vicinato orientale anche per contenere con lo sviluppo ed il partenariato i flussi migratori verso i Paesi dell'Unione europea.. 1 (Finalità) 1 Al fine di rafforzare l'azione dell'Italia a livello nazionale e internazionale in tema di informazione, educazione e partecipazione in materia ambientale e per la cooperazione allo sviluppo e partenariato con la società civile per lo sviluppo sostenibile, in attuazione della Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998 e ratificata ai sensi della legge 16 marzo 2001, n. 108, della direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, nonché delle finalità, previste dall'articolo 1, comma 1124, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, di stimolo e sostegno alla cooperazione ambientale sostenibile con particolare attenzione all'area del Mediterraneo e del Mar Nero, la Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta contro la povertà nel Mediterraneo-Mar Nero Onlus (FISPMED), in collaborazione con il Centro Studi Regione Mezzogiorno Mediterraneo-EU-MED e con Progetto Sud Onlus, provvede alla istituzione, in via sperimentale, dell'Osservatorio euro-mediterraneo – Mar Nero sull'informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azionidi sviluppo economico sostenibile locale per il rafforzamento della cooperazione regionale e dei processi di pace, di seguito denominato « Osservatorio ». 2 La FISPMED si avvale del contributo dei comuni e delle città metropolitane di Venezia, Roma e Napoli, con le regioni Veneto, Lazio e Campania, con le università cittadine, e con istituti di ricerca pubblici o privati no profit , con cui opera in stretto raccordo, avviando partnership con i principali organismi di studio e di ricerca nazionali e internazionali. La FISPMED opera altresì con il coinvolgimento attivo dei membri della rete FISPMED presenti sul territorio degli Stati dell'Unione europea e dell'area del Mediterraneo-Mar Nero.