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In Germania non sono previste sanzioni specifiche per l'uomo di Governo che versi in conflitto di interessi, ma la dottrina ritiene che il Cancelliere debba non chiamare a far parte del Governo coloro che versino in potenziale conflitto di interessi e debba chiedere al Presidente della Repubblica di revocare l'incarico ministeriale a chi successivamente si sia trovato in tale condizione. La Spagna si è dotata di una nuova legge nell'aprile 2006. Il Governo è tenuto a sottoporre i nomi dei candidati alle più alte cariche dello stato al Congresso, che costituisce una commissione ad hoc per acquisire ogni documentazione dai candidati e decidere se esiste per taluno di essi un conflitto di interessi. Per tutte queste cariche e per gli incarichi di governo è sancito il principio di esclusività. È vietato avere una partecipazione superiore al 10 per cento in imprese che abbiano relazioni contrattuali con la pubblica amministrazione e i beni mobiliari dei titolari di cariche pubbliche sono gestiti attraverso un blind trust . È istituita una Oficina de Conflictos de Intereses competente a controllare il regime delle incompatibilità. Chi viola le disposizioni sul conflitto di interessi è interdetto per dieci anni da qualsiasi incarico pubblico e quindi decade dalla carica; le rispettive imprese non potranno concludere contratti con le pubbliche amministrazioni per due anni. Un caso particolare è quello della Gran Bretagna, dove non vige alcuna specifica disciplina legislativa ma ci sono regole deontologiche e princìpi di autoregolamentazione, i cui vincoli non sono per questo meno rigorosi. I criteri ai quali attenersi sono contenuti in codici di condotta basati su alcune regole di portata generale individuate dalla Commissione sulle regole della vita pubblica ( Committee on standards in public life ). È prevista la «doverosa pubblicità degli interessi» ( disclosure of interest ) perseguita per i titolari di cariche di governo attraverso l'obbligatoria dichiarazione dei propri interessi privati ( declaration and registration of interests ). Il codice di condotta ( Ministerial Code ) applicabile ai titolari di cariche di governo prevede due principali modalità attraverso le quali si determina il conflitto di interessi: a) esercizio di poteri o di influenza che incida sul valore degli interessi privati; oppure b) impiego di particolari conoscenze, acquisite nel corso dell'attività istituzionale, che possa arrecare benefici agli interessi privati. È rimesso alla responsabilità individuale decidere quali azioni mettere in campo per evitare un conflitto (o la percezione di un conflitto), rispondendo della decisione assunta davanti al Parlamento. Presso il Cabinet Office è stato istituito un ufficio cui i vari soggetti possono rivolgersi per chiarimenti e consigli in merito. Qualora sussistano dubbi sulla possibilità di porre un efficace rimedio al conflitto possono rendersi necessarie le dimissioni dalla carica politica. Gli atti compiuti in condizione di conflitto di interessi possono essere annullati dal giudice. Speciale attenzione nella disciplina britannica è posta inoltre nel campo dei media. Il Broadcasting Act 1990, che rappresenta la disciplina generale di riferimento del settore dei media, prevede in particolare che la completezza e l'imparzialità dell'informazione radiotelevisiva siano poste come condizione di licenza delle emittenti. Ai fini della regolamentazione della materia, è utile tenere presente anche il rapporto presentato dall'OCSE nel 2004. Prima di tutto, il rapporto distingue il conflitto tra attuale, apparente, reale, potenziale. Si ha una situazione di apparente conflitto di interessi quando la situazione è tale da danneggiare seriamente la pubblica fiducia nel pubblico ufficiale. Si ha una situazione di potenziale conflitto di interessi quando il pubblico ufficiale ha interessi rilevanti, ma i suoi compiti attuali non hanno nulla a che vedere con quegli interessi. Il conflitto è effettivo quando si traduce in un abuso di ufficio. Inoltre gli interessi privati devono essere rilevanti dal punto di vista quantitativo oppure dal punto di vista qualitativo. I suggerimenti avanzati prevedono l'obbligo di presentazione da parte dei pubblici ufficiali di una pubblica dichiarazione in ordine ai propri interessi rilevanti e l'obbligo di astenersi quando può configurarsi una situazione di conflitto di interessi. In caso di conflitto si deve prevedere il blind trust o anche la vendita dei beni in alternativa alle dimissioni. È interessante notare che nel nostro paese a partire dalla XII legislatura vi sono stati diversi tentativi di disciplinare la materia, ma prima del 2004 non vi è mai stato un esito legislativo, nonostante l' iter parlamentare fosse giunto più volte ad una fase avanzata. In particolare, nella XV legislatura, la Commissione Affari Costituzionali della Camera approvò dopo un lungo esame l'A.C. n. 1318 (on. Franceschini e altri), che però non giunse all'approvazione dell'Assemblea a causa della fine anticipata della legislatura. La tematica è stata risollevata in ambito parlamentare nella XVI legislatura, ma anche in tal caso non è stato portato a conclusione. Nel corso di tale discussione sono però emersi dei temi comuni alle varie proposte, contenuti anche nel presente disegno di legge. L'auspicio dei proponenti è che il nuovo clima di collaborazione tra le forze politiche permetta di affrontare in questa legislatura in modo compiuto e non ideologico il tema del conflitto di interessi. A tal fine proponiamo il presente disegno di legge, che si ispira ampiamente alla proposta elaborata nel novembre 2006 da un gruppo di lavoro costituito in seno ad ASTRID, proposta che conserva tuttora la sua attualità. Tale proposta è basata sul modello adottato negli Stati Uniti, che ha mostrato di sapere assicurare efficacemente il conseguimento dell'obiettivo di prevenire l'insorgenza del fenomeno dei conflitti di interesse. Rispetto alla proposta Astrid vi sono delle differenze riguardanti, in particolare, la Commissione incaricata di vigilare sull'applicazione della presente legge. In aggiunta, vengono previste disposizioni in materia di «sostegno privilegiato», che consiste in atti o comportamenti attuati da imprese radiotelevisive e di comunicazione, imprese operanti nell'ambito delle telecomunicazioni e imprese operanti nell'ambito dell'editoria anche a mezzo internet che abbiano come scopo o come effetto qualsiasi forma di vantaggio, diretto o indiretto, a favore di candidati sindaci di comuni con popolazione superiore ai 50.000 abitanti, candidati presidenti di provincia, candidati presidenti di regione e capi di partiti o coalizioni cui le imprese predette facciano capo. Tali disposizioni hanno anche il fine di rispondere alle esigenze più volte manifestate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Da ultimo, nell'audizione presso la I Commissione alla Camera tenutasi il 4 aprile 2012, il Presidente Calabrò ha affermato che l'azione dispiegata dall'Autorità in questo settore non ha potuto non risentire dei limiti di effettività connaturati al sistema della legge n. 215 del 2004, la quale difetta di sostanzialità nelle misure concrete da essa derivanti. La legge n. 215, infatti, ha scelto il criterio del sostegno reale, non potenziale -- al quale si ispirano altre legislazioni -- dal quale deriva che le ipotesi di sostegno privilegiato concretamente accertabili finiscono per essere registrate solo ex post . Il presente disegno di legge si compone di 17 articoli.