[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 419, comma 1, del codice di procedura penale, promosso, nell'ambito di un procedimento penale, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Nocera Inferiore con ordinanza del 6 novembre 2003, iscritta al n. 46 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 9, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 giugno 2005 il Giudice relatore Guido Neppi Modona. Ritenuto che il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Nocera Inferiore ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 419, comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che l'avviso di fissazione dell'udienza preliminare debba contenere, a pena di nullità, l'avvertimento che l'imputato, qualora ne ricorrano i presupposti, prima delle conclusioni delle parti in udienza ai sensi degli artt. 421, comma 3, e 422, comma 3, cod. proc. pen. , può presentare le richieste previste dagli artt. 438 e 444 del medesimo codice; che il rimettente riferisce che il difensore dell'imputato contumace ha prospettato la questione in udienza preliminare ed ha altresì eccepito la nullità dell'avviso di fissazione dell'udienza notificato al suo assistito, osservando come la diversa disciplina prevista, rispettivamente, dagli artt. 419 e 552 cod. proc. pen. «determini una irragionevole disparità di trattamento tra imputati - in violazione dell'art. 3 Cost. - ed una ingiustificata lesione del diritto di difesa - in violazione dell'art. 24 Cost. -»; che, ad avviso del giudice a quo, la disposizione censurata non determina alcuna violazione del diritto di difesa, «dal momento che l'imputato partecipa della presunzione generale di conoscenza della legge, di guisa che egli deve conoscere i riti premiali previsti dalla legge ed i termini decadenziali entro i quali può accedervi»; che la questione di costituzionalità prospettata dalla difesa sarebbe invece non manifestamente infondata in riferimento all'art. 3 Cost., a fronte della differente disciplina dettata dal comma 1, lettera f), dell'art. 552 cod. proc. pen. e della specifica previsione di nullità, non estensibile in via analogica alla norma denunciata; che il rimettente ritiene che la differenza di disciplina sia ingiustificata alla luce della giurisprudenza costituzionale che riconosce all'udienza preliminare un «contenuto di merito» analogo, «sotto il profilo della ricostruzione e qualificazione del fatto», a quello dell'udienza dibattimentale; che d'altra parte, non diversamente dal decreto di citazione diretta a giudizio emesso dal pubblico ministero, anche la richiesta di rinvio a giudizio, «che determina la fissazione dell'udienza preliminare previo avviso ai sensi dell'art. 419 cod. proc. pen.», costituisce esercizio dell'azione penale; che perciò, come il decreto di citazione diretta a giudizio deve contenere, a norma dell'art. 552 cod. proc. pen. , l'avvertimento che l'imputato può chiedere di accedere ai riti alternativi «proprio in ragione del termine decadenziale posto a tale accesso dalla dichiarazione di apertura del dibattimento», analogo avvertimento dovrebbe essere contenuto nella richiesta di rinvio a giudizio notificata all'imputato in vista della celebrazione dell'udienza preliminare, nella quale la presentazione delle conclusioni delle parti coincide con il termine ultimo assegnato all'imputato per esercitare la facoltà di chiedere l'applicazione della pena o il giudizio abbreviato; che di conseguenza dalla norma censurata discenderebbe «una disparità di trattamento tra posizioni analoghe» che non può trovare giustificazione nella diversa tipologia dei reati per i quali si procede con citazione diretta rispetto a quelli per i quali è richiesta l'udienza preliminare, perché non vi sarebbe alcuna ragionevolezza «nel negare all'imputato dei reati più gravi l'avviso del termine decadenziale entro il quale può accedere ai riti premiali», mentre, «una volta premessa la natura di giudizio di merito anche dell'udienza preliminare», nessun rilievo potrebbe assumere in relazione alla «disparità di trattamento in discorso» la ontologica diversità dei due giudizi; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata; che l'ordinanza di rimessione sarebbe affetta da «intrinseca contraddittorietà» in quanto, ritenendo manifestamente infondata l'eccezione di illegittimità costituzionale prospettata dalla difesa in riferimento all'art. 24 Cost., il rimettente ammetterebbe «implicitamente che la carenza di contenuto censurata […] risulta fine a sé stessa e solo formalismo inutile»; che inoltre l'imputato, a cui non è in alcun modo precluso l'accesso ai riti alternativi, non avrebbe mostrato di avere intenzione di farne richiesta; che, nel merito, essendo l'udienza dibattimentale e l'udienza preliminare fasi processuali distinte e diverse, la non comparabilità degli istituti posti a confronto renderebbe all'evidenza infondata la censura di disparità di trattamento. Considerato che il rimettente, nella sua qualità di giudice dell'udienza preliminare, dubita, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 419, comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che l'avviso di fissazione dell'udienza preliminare debba contenere, a pena di nullità, l'avvertimento che l'imputato, qualora ne ricorrano i presupposti, può presentare, prima delle conclusioni delle parti, richiesta di giudizio abbreviato o di applicazione della pena; che il rimettente ritiene ingiustificata la diversità della disciplina censurata rispetto a quella prevista dall'art. 552, comma 1, lettera f), cod. proc. pen. , che, nell'elencare i requisiti del decreto di citazione a giudizio nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, stabilisce che l'imputato deve essere avvertito della facoltà di presentare richiesta dei riti alternativi prima della dichiarazione di apertura del dibattimento e nel comma 2 sanziona con la nullità la mancanza o l'insufficienza dell'avvertimento; che, in particolare, sarebbe privo di ragionevolezza che, pur essendo previsti termini di decadenza per la richiesta dei riti alternativi sia nel dibattimento del giudizio a citazione diretta, sia nell'udienza preliminare, l'avvertimento all'imputato circa la facoltà di presentare la relativa richiesta venga omesso proprio nel decreto di fissazione dell'udienza preliminare, attraverso la quale sono normalmente destinati a transitare i reati più gravi;