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Queste due debolezze della costruzione unitaria (sfiducia reciproca e assenza di unione politica), su cui il mio maestro Carlo Azeglio Ciampi insisteva con la sua definizione di zoppia, sono emerse sotto la spinta dell'incalzare degli eventi epocali che hanno interessato il pianeta dopo la caduta del muro di Berlino a cavallo di due millenni. Nondimeno, lo stretto nesso logico tra mercato e moneta unica resta valido e occorre operare perché diventi anche uno stretto nesso pratico. La ragione indica che sul piano tecnico esistono soluzioni ai difetti dell'accordo allora raggiunto. Sul piano politico, però, la loro accettazione richiede perseveranza e pazienza ma anche nessuna acquiescenza: quelle caratteristiche che gli elettori hanno già riscontrato nel nostro Governo sui problemi delle relazioni intraeuropee. Il debito pubblico italiano ha dietro un ingente patrimonio pubblico e privato: sette volte il PIL; una propensione al risparmio delle famiglie comparativamente elevata rispetto all'Europa e una solida economia con una componente di rilievo capace di affermarsi nella competizione internazionale. (Brusio). Signor Presidente, capisco che il tema possa non interessare, però, se lei li richiama mi fa un favore. La ringrazio. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP. Commenti dal Gruppo PD). PRESIDENTE. Cortesemente, colleghi, lasciamo concludere il Ministro. Io stavo riferendo al capogruppo, senatore Marcucci, di che argomento si parlasse. SAVONA , ministro per gli affari europei . Sto facendo affermazioni che interessano anche voi, no? Gli strumenti alternativi finora proposti per ovviare all'assenza di un lender of last resort che contrasti la speculazione e per dotare l'Unione europea di un assetto istituzionale che affronti le crisi strutturali non appaiono adeguati nei tempi di reazione e nella dimensione necessaria. Siamo fiduciosi che lo diventeranno e opereremo in tal senso. I dettagli di questa azione verranno resi espliciti nelle sedi parlamentari deputate. Le date degli incontri sono state fissate nel calendario dei lavori parlamentari. Per assolvere a un siffatto impegno ho già convocato per il 5 luglio, dopo il Consiglio d'Europa, il Comitato interministeriale per gli affari europei per concordare con i colleghi di Governo la linea futura da seguire e la divisione dei tanti compiti da assolvere. In conclusione, a nome del Governo esprimo parere favorevole sulla risoluzione di maggioranza, contraddistinta, nei documenti che mi sono stati consegnati, dal numero 3. Esprimiamo, inoltre, parere favorevole nei limiti della compatibilità con i programmi di governo sulla risoluzione contraddistinta dal numero 1, che porta la firma dei senatori Gasparri e altri sulla direttiva Bolkestein. Infine, premettendo che tutti i punti trattati nelle altre risoluzioni e quelli che ho sentito nel corso del dibattito saranno oggetto di seria considerazione, esprimo per essi parere contrario. Grazie. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE . La ringrazio, signor Ministro. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghi, devo confessare al Presidente e al ministro Savona che, avendo una certa pratica delle comunicazioni del Governo prima del Consiglio europeo, sono rimasto un po' colpito dall'irritualità. In effetti, nonostante il ministro Savona abbia fatto senz'altro delle considerazioni interessanti - che, anzi, credo giusto che siano al centro del nostro dibattito - in termini logici forse la sua doveva essere un'introduzione e quella del presidente Conte probabilmente una replica. Non so che cosa dire perché lei, ministro Savona, ha fatto un discorso generale su problemi che riguardano l'Europa che a noi interessano moltissimo, e la ringraziamo, ma probabilmente all'interno di un altro contesto. Quello di oggi è un contesto molto più limitato. Capisco che il Governo ha una missione storica e capisco anche un po' - mi consenta di dirlo, Ministro - la retorica dell'evocazione storica di un comportamento spartiacque, ma io rimango ai dieci punti del presidente Conte, che sinceramente è difficile non condividere. Infatti, quando tra i dieci punti c'è un impegno come quello di superare e non già di riformare il Regolamento di Dublino - che, come a tutti è chiaro, fu sottoscritto dal centrodestra nel 2003 - oppure quando si dice che si deve fissare il principio per il quale chi sbarca in Italia in realtà sbarca in Europa, penso che in quest'Aula e nel Paese non ci sia nessuno italiano che possa dire di essere contrario a questi principi di riforma. Io ho una grande paura, lo dico con sincerità: temo l'approccio che noi abbiamo seguito per arrivare a questo Consiglio europeo, a partire dal doppio binario in base al quale il Ministro dell'interno fa una parte, anche nei confronti di alleati come i francesi, e il Presidente del Consiglio ne fa un'altra. Salvini oggi ha detto che ognuno va a pranzo con chi vuole, ma non mi sembra che quello tra Macron e Conte possa essere derubricato ad un incontro privato, perché parliamo di due Presidenti che si incontrano alla vigilia del vertice europeo. Io temo che questa strategia del doppio binario e tutto quello che è successo in queste settimane ci indeboliscano. Detto questo, se la finalità è quella che voi ponete al centro della vostra risoluzione, è difficile non essere d'accordo. Vorrei invitare però i colleghi di quest'Aula a fare una riflessione, veramente in una totale serenità: perché mai un Paese, che non è di prima accoglienza, dovrebbe accettare una condivisione di responsabilità che in termini nazionali immediatamente lo danneggia, se si accetta una visione sovranista e intergovernativa dell'Europa? Se c'è una visione intergovernativa dell'Europa, è chiaro che ciascuno si fa gli affari suoi e ciascun Governo tutela gli interessi dei propri cittadini. Solo in base ad una visione comunitaria o addirittura federalista dell'Europa è possibile ottenere quello che il presidente Conte pone come obiettivo dei suoi dieci punti. (Applausi dal Gruppo PD) . Dobbiamo dunque riflettere, anche rispetto all'opinione pubblica, ed essere coerenti nella logica perché - scusate - se accettiamo una visione in cui ciascuno è responsabile dei propri confini nazionali, in base a che cosa volete che il signor Orban si faccia carico di coloro che arrivano a Lampedusa? E infatti ho il timore che in qualche modo il signor Orban non se ne faccia affatto carico e temo che questo, purtroppo, lo vedremo nelle prossime ore. Sono pessimista sull'esito, però vorrei rivolgere alla Presidenza una richiesta. Vorrei che, nello spirito della novità di cui siete portatori, per cui tutto quello che è stato fatto prima era sbagliato e tutto quello che viene fatto oggi è nuovo, sia consentito anche ad un vecchio come me di fare una proposta nuova: vediamo se è possibile che non si venga in Parlamento solo alla vigilia del Consiglio europeo, ma si venga anche dopo, per spiegare quello che concretamente si è ottenuto. Oggi il Presidente del Consiglio ha fatto un'affermazione surreale, quando ha detto che abbiamo ottenuto una grande vittoria perché una bozza di documento è stata ritirata: