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– i soggetti condannati per i gravi reati di cui all'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater , del codice di procedura penale; – i soggetti sottoposti a misura di prevenzione di cui alle lettere a) , b) , d) , e) , f) e g) dell'articolo 4 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (cosiddetto « codice antimafia »); – i soggetti condannati per reati previsti dalle predette lettere. L'articolo 3 delinea una specifica disciplina transitoria da applicare a detenuti e internati per fatti commessi anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto-legge. Con specifico riguardo alla disposizione di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) , numero 1), del presente decreto-legge, il comma 1 dell'articolo 3 prevede che essa non si applica quando il delitto diverso da quelli indicati nell'articolo 4- bis , comma 1, O.P., sia stato commesso prima della data di entrata in vigore del decreto-legge. Ai sensi del comma 2 ai condannati e agli internati che, prima della data di entrata in vigore del decreto-legge, abbiano commesso i reati ostativi di cui al comma 1 dell'articolo 4- bis O.P., nei casi in cui la limitata partecipazione al fatto criminoso, accertata nella sentenza di condanna, ovvero l'integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità, operato con sentenza irrevocabile, rendano comunque impossibile un'utile collaborazione con la giustizia, nonché nei casi in cui, anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante, nei confronti dei medesimi detenuti o internati sia stata applicata una delle circostanze attenuanti previste dall'articolo 62, numero 6), anche qualora il risarcimento del danno sia avvenuto dopo la sentenza di condanna, dall'articolo 114 ovvero dall'articolo 116, secondo comma, del codice penale, le misure alternative alla detenzione e la liberazione condizionale possono essere concesse, secondo la procedura di cui al comma 2 dell'articolo 4- bis O.P., purché siano acquisiti elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva. In tali casi, precisa sempre il comma 2 dell'articolo 3, ai condannati alla pena dell'ergastolo, ai fini dell'accesso alla liberazione condizionale, non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b) , del presente decreto-legge. Nondimeno, la libertà vigilata comporta sempre per il condannato il divieto di incontrare o mantenere comunque contatti con soggetti condannati per i reati di cui all'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater , del codice di procedura penale o sottoposti a misura di prevenzione ai sensi delle lettere a) , b) , d) , e) , f) e g) del comma 1 dell'articolo 4 del codice antimafia, o condannati per alcuno dei reati indicati nelle citate lettere. Modifiche all'articolo 25 della legge n. 646 del 1982 L'articolo 4 modifica l'articolo 25 della legge 13 settembre 1982, n. 646, al fine di introdurre la possibilità per la Guardia di finanza di procedere a indagini fiscali nei confronti dei detenuti ai quali sia stato applicato il regime carcerario previsto dall'articolo 41- bis O.P. (lettera a) ). Attualmente, in base al citato articolo 25, comma 1, il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza può procedere alla verifica della posizione fiscale, economica e patrimoniale delle seguenti categorie di persone: – persone nei cui confronti sia stata emanata sentenza di condanna anche non definitiva per taluno dei reati previsti dall'articolo 51, comma 3- bis , del codice di procedura penale; – persone nei cui confronti sia stata emanata sentenza di condanna, anche non definitiva, per il delitto di cui all'articolo 12- quinquies , comma 1, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356; – persone nei cui confronti sia stata disposta, con provvedimento anche non definitivo, una misura di prevenzione. Con riguardo al regime detentivo speciale di cui all'articolo 41- bis , O.P., tale disposizione prevede che quando ricorrano gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, anche a richiesta del Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia ha altresì la facoltà di sospendere, in tutto o in parte, nei confronti dei detenuti o internati per taluno dei delitti di cui al primo periodo del comma 1 dell'articolo 4- bis o comunque per un delitto che sia stato commesso avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l'associazione di tipo mafioso, in relazione ai quali vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con un'associazione criminale, terroristica o eversiva, l'applicazione delle regole di trattamento e degli istituti previsti dal presente decreto-legge che possano porsi in concreto contrasto con le esigenze di ordine e di sicurezza. Il provvedimento di sospensione è adottato con decreto motivato del Ministro della giustizia, anche su richiesta del Ministro dell'interno, sentito l'ufficio del pubblico ministero che procede alle indagini preliminari ovvero quello presso il giudice procedente e acquisita ogni altra necessaria informazione presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, gli organi di polizia centrali e quelli specializzati nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata, terroristica o eversiva, nell'ambito delle rispettive competenze. Il provvedimento medesimo ha durata pari a quattro anni ed è prorogabile nelle stesse forme per successivi periodi, ciascuno pari a due anni. La proroga è disposta quando risulta che la capacità di mantenere collegamenti con l'associazione criminale, terroristica o eversiva non è venuta meno, tenuto conto di specifiche condizioni. Il mero decorso del tempo non costituisce, di per sé, elemento sufficiente per escludere la capacità di mantenere i collegamenti con l'associazione o dimostrare il venir meno dell'operatività della stessa (comma 2- bis ). Per consentire alla Guardia di finanza di procedere con le verifiche, la disposizione in commento prevede che una copia del decreto del Ministro della giustizia, che applica il cosiddetto 41- bis , sia trasmessa al nucleo di polizia economico-finanziaria competente per le verifiche (lettera b) ). Norme in materia di occupazioni abusive e organizzazione di raduni illegali L'articolo 5 mira a rafforzare il sistema di prevenzione e di contrasto del fenomeno dei grandi raduni musicali, organizzati clandestinamente (cosiddetti rave party ). I casi che si sono finora presentati hanno riguardato meeting, organizzati mediante un « passa parola » clandestino, realizzato attraverso il web e soprattutto attraverso i social network, che si sono tenuti in aree di proprietà pubblica o privata invase illecitamente dai partecipanti. L'articolo in esame, al comma 1 inserisce nel codice penale l'articolo 434- bis , recante disposizioni in materia di « Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l'ordine pubblico o l'incolumità pubblica o la salute pubblica ».