[pronunce]

Infine, con riferimento alle censure di violazione dell'art. 3 della Costituzione, la Regione rileva l'impossibilità di comparare la situazione ambientale dei Comuni montani, litoranei, lacuali e termali con quella degli altri Comuni, palese essendo che la diversità delle caratteristiche è idonea a fondare la differente disciplina normativa. Anche per tale profilo, la pretesa illegittimità costituzionale si tradurrebbe in una censura “di merito” sulla scelta legislativa, come tale inammissibile. 5. – Con memorie depositate in prossimità dell'udienza, le parti e la Regione Veneto hanno richiamato e sviluppato le argomentazioni precedentemente svolte.1. – Il Tribunale amministrativo regionale del Veneto dubita, in riferimento agli artt. 3, 97 e 117 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli artt. 2 e 3 della legge della Regione Veneto 28 dicembre 1999, n. 62 (Individuazione dei Comuni a prevalente economia turistica e delle città d'arte ai fini delle deroghe agli orari di vendita). L'art. 2 fissa i criteri per la individuazione – da parte delle province, cui tale funzione è delegata dall'art. 1 della stessa legge – dei Comuni a prevalente economia turistica, stabilendo, in particolare, che possono essere identificati come tali solo i Comuni situati in territorio montano, litoraneo, lacuale, termale, con almeno millecinquecento posti letto in strutture alberghiere ed extra alberghiere; analogamente, l'art. 3 stabilisce i requisiti per l'individuazione delle città d'arte. Entrambe tali qualificazioni – Comuni “ad economia prevalentemente turistica” e “città d'arte” – risultano finalizzate all'applicazione delle deroghe agli orari degli esercizi commerciali, previste dall'art. 12 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59); con conseguente possibilità, per gli esercizi commerciali ricadenti nel territorio di tali Comuni o città, di effettuare l'apertura per la vendita, nel periodo dal 15 marzo al 4 novembre, anche nei giorni domenicali e festivi. Secondo il giudice a quo, le disposizioni censurate contrasterebbero, in primo luogo, con l'art. 117 Cost., in quanto la fissazione di regole e limiti in tema di orari e giorni di apertura di esercizi commerciali, incidendo sulla libertà di iniziativa economica, verrebbe ad interferire su una materia, quale la tutela della concorrenza, riservata alla competenza esclusiva dello Stato. Le medesime disposizioni violerebbero, poi, l'art. 97 Cost., giacché i criteri previsti ai fini del riconoscimento della qualità di Comune «ad economia prevalentemente turistica», risultando del tutto incongrui ed irragionevoli, contrasterebbero con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione e con quello di «proporzionalità dell'azione amministrativa». Sarebbe infine violato l'art. 3 Cost. sotto vari profili: per la disparità di trattamento tra Comuni ubicati in zone montane, litoranee, lacuali e termali e tutti gli altri, che vedrebbero preclusa la possibilità di essere individuati quali Comuni ad economia prevalentemente turistica; per la irragionevole impossibilità di riferire il requisito dei posti letto ad un ambito territoriale più ampio di quello comunale; per la violazione del principio dell'affidamento, in quanto, dall'applicazione delle norme censurate, risulterebbe pregiudicata la posizione di Comuni che, in precedenza e per lungo tempo, erano stati considerati territori a prevalente economia turistica ed i cui esercizi commerciali avevano, pertanto, beneficiato della deroga dell'apertura festiva e degli orari. 2. – Nessuno specifico argomento è svolto con riferimento all'art. 3 della legge regionale del Veneto n. 62 del 1999: tale norma è, infatti, menzionata solo una volta nella motivazione – e non anche nel dispositivo – dell'ordinanza di rimessione, la quale svolge argomenti esclusivamente in ordine all'impugnativa dell'art. 2 della medesima legge regionale, in coerenza, d'altra parte, con il contenuto dei ricorsi oggetto del giudizio a quo. La questione relativa all'art. 3 di detta legge deve pertanto ritenersi manifestamente inammissibile. 3. – Anche la questione relativa all'art. 2 della medesima legge è inammissibile, con riferimento al parametro di cui all'art. 117 Cost. Il giudice rimettente prospetta tale questione in modo contraddittorio, ritenendo possibili due distinte e contrapposte letture del parametro costituzionale considerato, senza peraltro risolvere tale antinomia ermeneutica attraverso una scelta argomentata; ed, anzi, sollevando la questione essenzialmente ai fini dello scioglimento dell'alternativa stessa. Per un verso, infatti, il giudice a quo afferma che la tutela della concorrenza «viene certamente in rilievo in relazione alla libertà di iniziativa economica», così prospettando l'indissolubile correlazione che legherebbe ogni fenomeno incidente sulla libertà di iniziativa economica alla materia della tutela della concorrenza, nella quale lo Stato ha potestà legislativa esclusiva, a norma dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. Per un altro verso, tuttavia, lo stesso Tribunale rimettente asserisce, subito dopo, che tale tesi «parrebbe provare troppo», implicando una eccessiva restrizione dell'ambito della competenza residuale delle regioni. Tale contrastante quadro interpretativo deve essere necessariamente risolto dal giudice rimettente, assegnando un preciso significato non soltanto alla norma di legge oggetto di censura, ma anche a quella di rango costituzionale che si assume a parametro, prima di prospettare un problema di conformità della prima alla seconda. La questione deve essere dichiarata pertanto in parte qua inammissibile per carenza dei requisiti di chiarezza ed univocità del relativo quesito. 4. – La questione è poi infondata con riferimento ai vari profili che evocano un contrasto con l'art. 3 della Costituzione. In proposito, giova rilevare come la normativa regionale censurata tragga origine e fondamento dalla disposizione contenuta nell'art. 12 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114, la quale stabilisce che, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore di esso, le regioni «individuano i Comuni ad economia prevalentemente turistica, le città d'arte o le zone del territorio dei medesimi» nei quali gli esercizi commerciali possono esercitare la facoltà di determinare liberamente gli orari di apertura e di chiusura e possono derogare dall'obbligo di chiusura domenicale e festiva dell'esercizio. La Regione Veneto, in attuazione di tale prescrizione, ha emanato la legge regionale oggetto della presente questione, prevedendo in essa (art. 1) la delega alle province per l'individuazione dei Comuni a prevalente economia turistica e delle città d'arte, con le modalità ed i criteri indicati negli artt. 2 e seguenti della medesima legge.