[pronunce]

che su tali basi il rimettente di Asola ha, quindi, concluso per la declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada «nella parte in cui prevede che, nel caso di mancata identificazione del conducente, la segnalazione, al fine della decurtazione del punteggio attribuito alla patente di guida, deve essere effettuata a carico del proprietario del veicolo, nonché laddove prevede che se il proprietario del veicolo omette di fornire i dati personali e della patente di guida del conducente, si applichi a suo carico la sanzione prevista dall'art. 180, comma 8, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285»; che anche il Giudice di pace di San Giovanni in Persiceto (r.o. n. 927 del 2004) – investito dell'opposizione avverso un verbale di contestazione di infrazione stradale, con il quale, in applicazione dell'art. 180, comma 8, del codice della strada, veniva inflitta alla ricorrente una sanzione pecuniaria – censura l'art. 126-bis, comma 2, del medesimo codice; che il rimettente deduce, in primo luogo, la violazione del principio di eguaglianza ex art. 3 Cost., giacché la disposizione impugnata «punisce a titolo di responsabilità oggettiva il proprietario del veicolo»; che la norma censurata, inoltre, contravvenendo sia al principio della responsabilità personale, nonché a quello secondo cui la sanzione può applicarsi solo se la violazione sia stata commessa con coscienza e volontà (ambedue sanciti dal già menzionato art. 3 della legge n. 689 del 1981), violerebbe anche l'art. 27 della Carta fondamentale; che in forza di tali rilevi il suddetto giudice a quo ha chiesto dichiararsi l'illegittimità costituzionale dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada «nella parte in cui obbliga il proprietario del veicolo, in caso di mancata identificazione del conducente, a comunicare i dati personali e della patente di quest'ultimo all'organo di polizia che ha proceduto all'accertamento della violazione»; che anche il Giudice di pace di Arcidosso (r.o. n. 962 del 2004) dubita, del pari, della legittimità costituzionale della disposizione suddetta; che il predetto rimettente assume, in primis, che l'imposizione, al proprietario del veicolo, dell'obbligo di comunicazione dei dati personali e della patente del conducente responsabile dell'infrazione – «sotto pena, in caso di omissione, di decurtazione di punti alla propria patente di guida, se persona fisica munita di abilitazione, o di maggiorazione della sanzione pecuniaria, se persona giuridica» – violerebbe l'art. 2 Cost.; che la disposizione impugnata, difatti, in contrasto con il testé evocato parametro costituzionale, ad un tempo lederebbe «il diritto alla riservatezza» spettante al trasgressore, nonché imporrebbe «illegittimamente, al proprietario non responsabile dell'infrazione di violare la privacy altrui», per di più inutilmente, «poiché, individuato dagli agenti l'effettivo conducente, i dati ad esso relativi sono reperibili attraverso l'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida»; che il censurato art. 126-bis, comma 2, violerebbe, inoltre, l'art. 3 Cost., poiché comporterebbe una disparità di trattamento, tanto sotto il profilo della «applicazione concreta della sanzione» (giacché ricollegherebbe sanzioni di natura diversa – quella pecuniaria nel primo caso, quella personale della decurtazione del punteggio dalla patente nell'altro – a seconda che la proprietà del veicolo sia di una persona giuridica o fisica), quanto della «effettività dell'applicazione stessa», facendola dipendere – nella seconda delle due ipotesi appena indicate – dall'esistenza del titolo amministrativo di «abilitazione alla guida»; che, infine, anche il Giudice di pace di Livorno (r.o. n. 1003 del 2004) – nel premettere di dover giudicare della domanda, presentata da una società a responsabilità limitata, di annullamento di un provvedimento amministrativo «con il quale è stata contestata la mancata comunicazione del nominativo del conducente» (responsabile di infrazione stradale perpetrata mediante autovettura di proprietà della società ricorrente), nonché irrogata alla predetta società una sanzione pecuniaria – deduce l'illegittimità costituzionale dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada che impone siffatto obbligo di comunicazione; che l'impugnata disposizione si porrebbe in contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, giacché imporrebbe al legale rappresentante della persona giuridica o di autodenunciarsi, o di cagionare un danno patrimoniale alla società che rappresenta, o, nel caso in cui non sia il conducente del veicolo, di denunciare un terzo soggetto; che in particolare, secondo il rimettente, l'alternativa tra i primi due comportamenti violerebbe l'art. 24 Cost., giacché costringerebbe ad agire contro se stessi «o, comunque, in danno di un soggetto di cui si ha la cura degli interessi, con evidente violazione del diritto di difesa»; che, invece, l'obbligo di denuncia del terzo conducente violerebbe l'art. 3 Cost. «sotto il profilo del difetto di ragionevolezza e della disparità di trattamento», atteso che «nel nostro ordinamento l'attività di individuazione dei responsabili è attribuita alla Pubblica Autorità», sussistendo – a dire del giudice a quo – addirittura «un diritto dei cittadini a non collaborare», il quale «trova deroga o nel processo penale» (ove sussiste l'obbligo di deporre in qualità di testimoni), ovvero «in casi di particolari gravità ed allarme sociale», quali quelli contemplati dall'art. 364 cod. pen. o dall'art. 3 del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8 (Nuove misure in materia di sequestri di persona a scopo di estorsione e per la protezione di coloro che collaborano con la giustizia), convertito con modificazioni nella legge 15 marzo 1991, n. 82. Considerato che i Giudici di pace meglio indicati in epigrafe hanno sollevato questione di legittimità costituzionale – adducendo, complessivamente, la violazione degli artt. 2, 3, 24 e 27 della Costituzione – dell'art. 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 7, comma 1, del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'art. 7, comma 3, lettera b), del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214; che tutte le questioni sollevate, per la loro evidente connessione, vanno trattate congiuntamente, per cui va disposta la riunione dei relativi giudizi;