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Ciò comporta, ha osservato la Corte, la necessità di rispettare i principi costituzionali sulle misure di sicurezza e sui trattamenti sanitari obbligatori, tra cui la riserva di legge: ossia l'esigenza che sia una legge dello Stato a disciplinare la misura, con riguardo non solo ai "casi" in cui può essere applicata, ma anche ai "modi" con cui deve essere eseguita; al contrario, oggi la regolamentazione delle REMS è solo in minima parte affidata alla legge; in gran parte è rimessa ad atti normativi secondari e ad accordi tra Stato e autonomie territoriali, che rendono fortemente disomogenee queste realtà da regione a regione; la Corte ha poi sottolineato che a causa dei suoi gravi problemi di funzionamento il sistema non tutela in modo efficace né i diritti fondamentali delle potenziali vittime di aggressioni, né il diritto alla salute del malato, il quale non riceve i trattamenti necessari per aiutarlo a superare la propria patologia e a reinserirsi gradualmente nella società; la Corte ha inoltre osservato che la totale estromissione del Ministro della giustizia da ogni competenza in materia di REMS, e dunque in materia di esecuzione di misure di sicurezza disposte dal giudice penale, non è compatibile con l'articolo 110 della Costituzione, che assegna al Guardasigilli la responsabilità dell'organizzazione e del funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, si chiede di sapere quali misure, anche di carattere normativo, il Ministro in indirizzo ritenga opportuno intraprendere al fine di superare le criticità evidenziate dalla Corte costituzionale. Atto n. 4-06688 VANIN TRENTACOSTE PAVANELLI PRESUTTO LEONE ROMAGNOLI MONTEVECCHI Ai Ministri della cultura e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: si apprende dalle notizie di stampa di questi giorni che la fondazione Musei civici Venezia è stata condannata dal Tribunale di Venezia con sentenza n. 106/2022, pubblicata il 15 febbraio 2022, per intermediazione illecita di manodopera; in particolare i lavoratori e le lavoratrici dei servizi bibliotecari in appalto si erano mobilitati denunciando l'irregolarità della propria condizione lavorativa e per rivendicare la loro assunzione presso la fondazione; tali lavoratori oramai da decenni lavoravano sotto le direttive della fondazione pur continuando a mantenere con le cooperative Coop Culture e Socioculturale, che hanno gestito formalmente l'appalto, il rapporto eminentemente amministrativo senza tuttavia svolgere alcun ruolo nell'organizzazione del lavoro, che è di fatto stato sempre svolto direttamente dalla fondazione; dall'istruttoria è quindi emerso che la fondazione ha deciso e gestito in prima persona le attività, le mansioni da svolgere e finanche la selezione del personale, mentre le cooperative si sono limitate a fornire esclusivamente la manodopera; considerato che: la sentenza n. 106/2022 del Tribunale di Venezia ha riconosciuto che l'appalto dei servizi bibliotecari è un appalto fittizio e ha condannato la fondazione per intermediazione illecita di manodopera; risulta agli interroganti che la modalità di gestione dei servizi bibliotecari e museali in generale come quella emersa nella fondazione Musei civici Venezia è diffusa su tutta il territorio nazionale e pertanto i lavoratori risultano inseriti stabilmente nel ciclo produttivo degli enti gestori e tali enti, oltre ad essere proprietari delle attrezzature necessarie per l'espletamento delle attività, organizzano tutta l'attività di cui al capitolato di appalto; è presumibile che l'effetto della sentenza veneziana si ripercuoterà su tutto il territorio nazionale con conseguente proliferazione dei ricorsi a mezzo dei quali tutti i lavoratori del settore avanzeranno nelle competenti sedi territoriali le proprie pretese quanto meno per il riconoscimento delle differenze retributive tra il contratto multiservizi (il contratto nazionale generalmente utilizzato negli appalti per risparmiare sul costo della manodopera) e il contratto federculture, quello applicato ai dipendenti attualmente in servizio presso i vari enti o fondazioni; si tratta di una brutta pagina in ordine alle politiche di esternalizzazione dei servizi pubblici all'insegna della precarietà e dell'affidamento dei servizi medesimi secondo il criterio del ribasso che va a pesare sui salari e sulle precarie condizioni lavorative, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere per dare corso alle opportune verifiche dello stato di diffusione di tali modalità organizzative sul territorio nazionale; quali iniziative, nei limiti delle rispettive attribuzioni, intendano assumere in tempi celeri per porre rimedio alla situazione dei lavoratori e lavoratrici del settore e per garantire adeguati livelli retributivi. Atto n. 4-06689 LANNUTTI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della difesa e della cultura Premesso che: l'Italia, sulla base dell'articolo 11 della Carta costituzionale, ripudia la guerra, e di conseguenza condanna l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia; in base agli accordi siglati a Minsk nel 2014 (tra Francia, Germania, Russia e Ucraina), il Governo ucraino avrebbe dovuto cessare dal compiere azioni di guerra (seppur limitate) contro i territori di Donetsk e Lugansk (nella regione del Donbass) e avrebbe dovuto riconoscere un'ampia autonomia a quelle due entità politiche; sempre in base agli accordi di Minsk, il Governo ucraino avrebbe dovuto interrompere (e cancellare le norme varate negli ultimi 8 anni) la politica ostile rivolta all'amplissima minoranza di lingua russa. Politica che ha trasformato un Paese democratico in qualcosa di simile al Sudafrica; in Ucraina vi sono state numerose e quotidiane violazioni della Carta fondamentale dei diritti dell'uomo, con una parte della popolazione privata de facto dei suoi diritti civili per pura discriminazione; in base ad un accordo siglato nel 1989 tra gli Stati Uniti e l'allora Unione sovietica, gli USA si impegnavano a non allargare la NATO all'Europa dell'est, garantendo così un minimo di sicurezza alla Russia. Impegno largamente disatteso nel corso di questi tre decenni; considerato che: nell'ottobre 1962, in seguito alla decisione dell'Unione sovietica di trasferire a Cuba (a 200 chilometri dalle coste USA) missili nucleari, gli Stati Uniti disposero un blocco navale e minacciarono la guerra termonucleare. Le postazioni missilistiche sovietiche, infatti, si sarebbero trovate a troppo poca distanza dal confine statunitense, impedendo de facto a Washington qualsiasi reazione a un eventuale attacco nucleare da parte di Mosca, perché i missili avrebbero colpito il suolo USA troppo in fretta; alla richiesta del Presidente russo Vladimir Putin di non allargare la NATO fino all'Ucraina (fatto che avrebbe portato al dispiegamento di missili nucleari a ridosso del confine russo e a poche centinaia di chilometri da Mosca), gli Stati Uniti hanno risposto prima di non poter assicurare la cosa e poi (dopo l'invasione russa dell'Ucraina) che l'entrata nella NATO da parte di Kiev potrebbe essere imminente; nonostante ciò, appare comunque intollerabile l'operazione militare intrapresa dalla Russia, che sta causando ingenti danni e vittime civili innocenti, per la quale si esprime una ferma condanna;