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la sopravvenuta penalizzazione economica, in concomitanza con l'eccezionale emergenza epidemiologica da "coronavirus" in atto, che aumenta esponenzialmente l'esposizione al rischio biologico, in aggiunta alle già note problematiche inerenti alle condizioni lavorative dei medici del SEU 118 (rischi ambientali, turni massacranti, aggressioni), rischia di far detonare un sistema già al collasso producendo esodo ingente di medici, soprattutto di quelli più esperti e strutturati, che potranno essere facilmente ricollocarsi altrove; ritenuto che: proprio l'emergenza sanitaria in atto mette in luce, di contro, la ratio dell'istituzione di un'indennità accessoria, ancor più considerato che il SEU 118 è riconosciuto come colonna portante per la gestione di tutte le segnalazioni di sospetta infezione e che dalla sua efficienza dipendono le misure di contenimento dell'epidemia, non ultimo l'accesso improprio di tutti i casi sospetti ai punti di pronto soccorso regionali; sulla questione sarebbe chiamato ad esprimersi il comitato regionale che disciplina i contratti della dirigenza medica e dei convenzionati, ma la carica di presidente risulta vacante per il trasferimento della dirigente. Quindi i tempi per dirimere la questione potrebbero allungarsi provocando un aumento della tensione e mettendo a rischio la tenuta di un servizio di emergenza-urgenza che senza medici non può funzionare e garantire la sicurezza dei pazienti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi nelle sedi opportune affinché siano valutati i motivi che hanno portato alla sospensione dell'indennità aggiuntiva ai medici convenzionati SEU territoriale e alla procedura di recupero degli emolumenti corrisposti; se, nell'ambito delle proprie attribuzioni, intenda adoperarsi perché siano potenziati i presidi, gli equipaggi, mezzi e protocolli al fine di consentire che il SEU territoriale campano possa affrontare con efficacia la sfida del contenimento dell'epidemia in atto; se non intenda adottare misure di competenza per disincentivare le defezioni dei medici attualmente impegnati nell'emergenza-urgenza. Atto n. 3-01424 CENTINAIO BERGESIO VALLARDI SBRANA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: da fonti giornalistiche si apprende della richiesta del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali al consorzio del grana padano di fornitura di lisozima, una proteina naturale che, aggiunta al latte crudo, sembrerebbe essere un potenziale alleato contro il "coronavirus"; il lisozima è un farmaco prodotto, a partire dagli anni '50, dalla Società prodotti antibiotici ed è assolutamente naturale e non di sintesi chimica; nelle ultime settimane la stessa società conferma di aver avuto un incremento di richieste a cui non è stato possibile provvedere per via dell'esaurimento delle scorte; si tratta di un enzima litico, ormai introvabile in commercio, in grado di distruggere la capsula proteica dei virus, facendo in modo che questi non si riproducano; esso è presente naturalmente nella saliva, nelle lacrime, nel sudore e nel latte materno, a difesa del sistema immunitario; il grana padano, prodotto di eccellenza dell'agroalimentare made in Italy , avrebbe dunque, proprio per il fatto di contenere questo enzima, una forte proprietà antivirale, innalzando le difese del sistema immunitario; se le evidenze scientifiche dovessero confermare le proprietà antivirali di determinati alimenti tipici dell'agroalimentare italiano, ciò rappresenterebbe una fondamentale garanzia per la salute dei consumatori, anche rispetto a modelli alimentari che, fondati su semplicistici sistemi di etichette a semaforo, paradossalmente escludono dalla dieta elementi sani e benefici, si chiede di sapere: se quanto descritto corrisponda al vero e se esistano evidenze scientifiche che possano dimostrare l'effetto antivirale di alcuni alimenti tipici della dieta mediterranea, modello alimentare universalmente considerato tra i più sani ed equilibrati; quali siano le ragioni che hanno spinto il Ministero ad un'eventuale richiesta di lisozima al consorzio grana padano e se il Ministro in indirizzo non ritenga di doverne informare prontamente i competenti organi parlamentari. Atto n. 3-01425 STEFANO Al Ministro della difesa Premesso che, a quanto risulta all'interrogante, il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli, ha firmato una disposizione nella quale si individua in Amendola (Foggia) l'unico polo nazionale degli F35, a prescindere dalle diverse versioni che lo caratterizzano, quali quella a decollo convenzionale che è in servizio ad Amendola, presso la Marina militare, e quella a decollo verticale, in dotazione alla base di Grottaglie, dove si addestra l'aviazione navale, e che dovrebbe equipaggiare la portaerei "Cavour" e sostituire il superato Harrier AV8B plus; tenuto conto che: l'ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, già capo di Stato maggiore della Marina e della Difesa, ha affermato che: «l'Aeronautica ha già dimostrato con grande efficacia di aver acquisito una capacità operativa iniziale con gli F35A tradizionali grazie anche a una costante alimentazione di nuove macchine, mentre la Marina ha ricevuto - e a fatica - i primi due F35B, troppo pochi per una capacità credibile. Senza preavviso il programma di distribuzione è stato modificato assegnando il terzo F35B all'Aeronautica e questo comporta un grave ritardo sul conseguimento della iniziale capacità operativa per la portaerei Cavour, per la Marina e, in definitiva, per la nostra Difesa»; secondo l'ammiraglio sarebbe inutile e costoso dotare anche l'Aeronautica di F35B e, comunque, questo sarebbe dovuto avvenire, più correttamente, dopo l'assegnazione di una sufficiente aliquota di aerei per la Marina. Tutto ciò potrebbe determinare quindi una coesistenza destinata ad avere effetti negativi, perché alimenterà il contenzioso tra le due forze armate con conseguenti danni di immagine e di cooperazione; in nome di una malintesa integrazione interforze e per un'inesistente economia di risorse, prosegue l'alto ufficiale, i due gruppi di volo dovranno concentrarsi sulla base aerea di Amendola e Grupaer verrebbe in un prossimo futuro sfrattato da Grottaglie. Ogni missione di volo che preveda l'imbarco sulla nave Cavour da Amendola costerebbe circa il 30 per cento in più, penalizzando ancora di più l'esercizio, quella voce di bilancio da cui dipende la vita stessa di ogni forza armata; per adeguare la base di Grottaglie ai nuovi mezzi, conclude l'ammiraglio, servirebbe un investimento di circa 60 milioni di euro, una spesa non trascurabile ma nemmeno eccessiva, se si considerano i risparmi di gestione già nel breve e medio periodo e buona parte di questo denaro andrebbe all'indotto tarantino in un momento di grave crisi locale; considerato che secondo le dichiarazioni dell'ammiraglio Binelli, in questa maniera si penalizzerebbe l'addestramento dei piloti di Marina e si mortificherebbe ulteriormente l'indotto tarantino, già duramente colpito dalla crisi dell'ex Ilva, data la stretta sinergia tra la forza armata della Marina sita nel capoluogo ionico da decenni e il territorio di Taranto, si chiede di sapere: