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Al comma 10, la proroga in esame è volta ad assicurare una celere ed efficace attuazione del PNRR. In particolare, l'intervento normativo prevede, fino al 31 dicembre 2023, che il termine per il prescritto parere obbligatorio del Consiglio superiore della pubblica istruzione (CSPI) sia ridotto a sette giorni a decorrere dalla richiesta del Ministro dell'istruzione e del merito. La riduzione del termine per l'espressione del parere del CSPI è stata introdotta dall'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 22 del 2020 per consentire di soddisfare l'esigenza, legata alla dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19, che ogni provvedimento adottato dall'allora Ministro dell'istruzione avesse immediata efficacia e pronta esecuzione. Detta disposizione è stata prorogata, da ultimo, dal decreto-legge n. 24 del 2022, concernente la cessazione dello stato di emergenza, fino al 31 dicembre 2022. Per i provvedimenti del Ministero, anche di attuazione delle misure della Missione 4 - « Istruzione e ricerca », Componente 1 - « Potenziamento dell'offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università » del PNRR, si è, dunque, già fatto ricorso all'intervento di semplificazione in argomento. Nondimeno, la pluralità dei provvedimenti attuativi da predisporre da parte del Ministero dell'istruzione e del merito che richiedono un'azione tempestiva da parte di tutti i soggetti coinvolti, compreso il Consiglio superiore per la pubblica istruzione (CSPI), rende tale esigenza ancora più urgente e necessaria. Il termine ordinario di quarantacinque giorni per rendere il suddetto parere, previsto dall'articolo 3 del decreto legislativo n. 233 del 1999 (come anche quello ridotto di quindici giorni previsto in caso di urgenza), non risulta compatibile, infatti, con le tempistiche del PNRR. Al comma 11, la disposizione è finalizzata a prorogare per l'anno scolastico attualmente in corso la deroga al requisito concernente lo svolgimento dei percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento per l'ammissione agli esami di Stato del secondo ciclo, secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 62 del 2017. Tale condizione viene, nello specifico, richiesta sia per i candidati interni (articolo 13, comma 2, lettera c ) sia per i candidati esterni (articolo 14, comma 3, ultimo periodo). Al riguardo, è importante sottolineare che già con l'articolo 6 del decreto-legge n. 91 del 2018 è stato disposto il differimento dell'entrata in vigore di tale requisito di accesso all'esame di Stato al 1° settembre 2019. In seguito, la diffusione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 e i suoi conseguenti effetti negativi sugli apprendimenti e sulla didattica hanno determinato la necessità di disciplinare gli esami di Stato dell'anno scolastico 2019/2020 con ordinanze specifiche del Ministro dell'istruzione volte a rispondere in modo più efficace e puntuale alle esigenze della comunità scolastica, come previsto dal decreto-legge n. 22 del 2020. In particolare, l'articolo 1, comma 6, di tale decreto ha stabilito espressamente che, ai fini dell'ammissione agli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione, si prescinda dal possesso di specifici requisiti previsti dal decreto legislativo n. 62 del 2017, tra gli altri, all'articolo 13, comma 2, lettera c). Il perdurare della pandemia ha reso necessario ricorrere a tale meccanismo derogatorio anche per gli anni scolastici 2020/2021 (articolo 1, comma 504, della legge n. 178 del 2020) e 2021/2022 (articolo 1, comma 956, della legge n. 234 del 2021). Con particolare riguardo ai percorsi di istruzione secondaria di secondo grado, ancora oggi le ultime classi risentono delle innumerevoli conseguenze sugli apprendimenti determinate dalla pandemia e, in particolare, in relazione allo svolgimento delle attività dei percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento (PCTO). Per tale motivo, è fondamentale prevedere, anche per questo anno scolastico, che lo svolgimento dei PCTO, come previsto nel decreto legislativo n. 62 del 2017, non sia compreso tra i requisiti di ammissione all'esame di Stato nel secondo ciclo di istruzione. In ogni caso, si prevede che le esperienze comunque maturate nei percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento possano essere valorizzate in sede di colloquio. Articolo 6 (Proroga di termini in materia di università e ricerca) La proroga prevista dal comma 1 si riferisce agli assegni di ricerca, i quali sono stati trasformati in contratti di ricerca, con le modifiche, disposte dal comma 6- septies dell'articolo 14 del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2022, n. 79, all'articolo 22 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, caratterizzati da maggiori tutele e tali da assicurare un trattamento economico sensibilmente migliore ai giovani che si avviano alle carriere della ricerca. L'importo del contratto di ricerca deve essere stabilito in sede di contrattazione collettiva, in ogni caso in misura non inferiore al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo definito. In attesa di definizione del nuovo contratto collettivo, e dunque della piena attivabilità della nuova figura del contratto di ricerca, si assicura la possibilità di attivare posizioni all'interno del cosiddetto pre-ruolo universitario, al fine di consentire la prosecuzione del supporto alle attività di ricerca. In questa prospettiva, la proroga del termine ultimo per la possibilità di indire procedure di selezione per assegni di ricerca consente, da un lato, di dare compiuta ed organica attuazione alla riforma delle procedure di reclutamento nel sistema universitario e, dall'altro, di dare continuità ai filoni di ricerca in corso di svolgimento nei singoli atenei e di valorizzare, altresì, tramite la possibilità di indire procedure per il conferimento di assegni di ricerca, i profili professionali più adeguati. Al comma 2 si proroga il termine originariamente previsto dalla legge n. 205 del 2017 alla data del 31 dicembre 2023, per consentire il completamento degli interventi oggetto di finanziamento. Al riguardo, si rammenta che l'articolo 1, comma 1145, della citata legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio 2018) ha previsto che le somme residue relativi a vecchi mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti (e trasferiti al Ministero dell'economia e delle finanze in attuazione dell'articolo 5, commi 1 e 3, del decreto-legge n. 269 del 2003) possono essere erogate anche successivamente alla scadenza previo parere favorevole del Ministero dell'università e della ricerca.