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Ogni Gruppo votando per parti separate deciderà se esprimersi in senso contrario alle premesse e se accettare o no le riformulazioni. MIRABELLI (PD) . Sottolineo che è una cosa che non si è mai vista in quest'Aula. PRESIDENTE. Come ben sa, senatore Mirabelli, mi sono confrontata con gli Uffici, quindi non parlo per idee personali. MIRABELLI (PD) . Ribadisco che è una procedura che non si è mai vista in quest'Aula. PRESIDENTE. Mi confronto, seguo il Regolamento e do le risposte in base ai lavori dell'Assemblea. La ringrazio. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, anche io devo dire che ho difficoltà a fare una dichiarazione di voto su proposte di risoluzione il cui testo è stato appena distribuito; comunque, già che c'è il Ministro, mi rivolgo a lui. Concordo con lei, signor Ministro, sul fatto che uno dei grandi problemi della giustizia italiana sia la durata dei processi. Il buon funzionamento della giustizia e i tempi con cui uno Stato emette una sentenza rappresentano elementi sostanziali della qualità della democrazia. Com'è già stato detto, l'Italia ha la metà dei giudici della Germania, le strutture sono inadeguate, come ci ricorda la vicenda del tribunale di Bari, e le carceri sono sovraffollate. Vanno bene pertanto gli investimenti per le strutture, per il rafforzamento del personale amministrativo e per le nuove assunzione di magistrati. Un'altra causa, come lei stesso ricorda, è legata alla natura stessa dei procedimenti: troppo grande è il ruolo giocato dai formalismi, dalle eccezioni e dai vizi di forma adoperati soprattutto nel processo penale come strumento di difesa. Questo formalismo, sganciato dalla sostanza, è uno dei problemi più gravi del sistema italiano. Mi fa piacere, allora, sentire che l'obiettivo è semplificare le procedure. In questo senso, ben venga la riforma del processo civile da lei proposta, con un rito snello e con il rafforzamento del ruolo del giudice. Concordo anche con l'idea di abolire gli atti di citazione per sostituirli con i ricorsi, a patto che i giudici siano obbligati a fissare le udienze entro un certo lasso di tempo. Alcuni dei suoi predecessori hanno provato a risolvere questi problemi con grandi riforme che però in alcuni casi hanno addirittura aggravato i problemi. Per questo avevo apprezzato le sue parole in sede di Commissione nel corso dell'illustrazione delle linee programmatiche del suo Dicastero, quando ha annunciato una politica dei piccoli passi, proprio per non fare questi errori e per non costringere il sistema giustizia a un ennesimo stravolgimento. Insomma, Ministro, una bella teoria, che però è molto diversa dalla pratica di questi mesi. Fino a questo momento non avete rafforzato il ruolo del giudice, ma avete prodotto norme che limitano il suo potere discrezionale e che si prefigurano come vere e proprie norme-sentenza. Il caso più vistoso è sulla legittima difesa con la modifica dell'articolo 52 del codice penale, ma lo stesso vale anche con il decreto sulla sicurezza, con il restringimento dei casi di protezione umanitaria per gli stranieri, perché, a vostro dire, i giudici l'avevano applicato troppo spesso. Un'altra vostra caratteristica fino a questo momento è stata la leggerezza con cui avete maneggiato fondamentali princìpi giuridici Con l'introduzione di una norma, quella sulla revoca della cittadinanza, violate un principio fondamentale del nostro ordinamento come l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Lo avete fatto anche con l'introduzione della norma sull'agente sotto copertura, che invece assomiglia troppo a quella dell'agente provocatore, una figura che anziché aiutare la giustizia a individuare i reati, spinge i cittadini a commetterli. E lo avete fatto con la norma sulla non punibilità del corrotto che denuncia un caso di corruzione. I pentiti in Italia sono stati importantissimi per alcuni processi, ma è anche vero che il pentitismo è stato adoperato da alcuni per sviare le indagini e per far ricadere su altri proprie responsabilità, determinando situazioni di vera e propria persecuzione giudiziaria. Quindi, tutto mi sembra tranne che una politica della prudenza e dei piccoli passi. Mi sembra invece una politica frutto di una precisa ideologia, la stessa che porta nel decreto spazzacorrotti - già il nome dice tutto - a inserire norme sui partiti, quasi a voler insinuare una correlazione tra politica e corruzione. In nome di questa visione ideologica avete introdotto la sospensione della prescrizione, senza però prima un intervento per velocizzare i processi. In questo modo probabilmente si andrà a ledere ancor di più il principio della giusta durata del processo. Signor Ministro, durante la sua audizione in Commissione giustizia aveva usato tre parole a suo dire chiave: ascolto, confronto e collaborazione. Mi chiedo dove sono finite, quando i penalisti hanno protestato sulla prescrizione; quando voci autorevoli si sono alzate sulle criticità del decreto sicurezza e della legge sulla legittima difesa. E dove rimane il suo confronto costruttivo con l'opposizione, quando poi dice che la volontà del popolo passa attraverso i voti di fiducia? Qualche giorno fa abbiamo visto un suo video su Facebook in cui si esibiva un latitante come un trofeo dì caccia. È un video che dà l'idea di uno Stato più interessato alla vendetta che alla ricerca della giustizia. Purtroppo quel video non è un errore di comunicazione ma rispecchia il quadro dei provvedimenti di questi mesi: provvedimenti molto utili sul terreno della spettacolarizzazione e della propaganda, ma scarsamente efficaci sul terreno di una giustizia che cerca di dare risposte giuste e rapide ai cittadini e che garantisce la certezza della pena. È la declinazione giudiziaria del populismo. Una giustizia che non ci piace, perché guarda con sospetto ai cittadini, perché non crede nelle potenzialità riabilitative della pena, perché mal sopporta l'idea che a scrivere le sentenze siano i giudici e perché risponde non ai problemi ma ai bisogni emozionali di una certa opinione pubblica. Una giustizia che - temo - renderà ancora più gravi i problemi del nostro sistema. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, ministro Bonafede, come ho avuto modo di argomentare nel corso della discussione, trovo che gli intenti del Governo, espressi dal Ministro nella sua relazione, purtroppo non risolveranno in tempi brevi i problemi endemici del sistema della giustizia del nostro Paese. I numeri con i quali ho descritto tali problemi manifestano, però, l'urgenza di dover intervenire immediatamente. Il sistema giudiziario, com'è noto, permea di sé la vita dello Stato prima ancora dei suoi cittadini. I rapporti civili, sociali, economici guardano infatti alla giustizia come alla loro autentica forma di garanzia e, di converso, il funzionamento della macchina giudiziaria condiziona il modo di vivere i predetti rapporti e, laddove manca la certezza del diritto, una comunità non può certamente prosperare.