[pronunce]

in secondo luogo, perché esso investirebbe anche dichiarazioni (quelle rese a Cortina d'Ampezzo il 24 agosto 1994 nel corso della presentazione di un libro) per le quali il giudizio di primo grado è stato definito con l'assoluzione del deputato Sgarbi, non riguardando l'appello dell'attore in primo grado tale capo della sentenza. Nel merito, la Camera ritiene il ricorso infondato, indicando e producendo atti parlamentari tipici dai quali si desumerebbe che le dichiarazioni rese nei confronti del dott. Andrea Padalino (non citate nel ricorso che ha sollevato il conflitto) si collocano nel quadro di considerazioni critiche espresse dal deputato Sgarbi sul funzionamento del Tribunale di Milano e segnatamente sui rapporti intercorrenti tra l'ufficio del pubblico ministero e quello del giudice per le indagini preliminari in tema di irrogazione di misure privative della libertà personale nel periodo di “Tangentopoli”. 3. ¾ L'eccezione di inammissibilità sollevata dalla Camera dei deputati è fondata. Questa Corte, con l'ordinanza n. 295 del 2004, ha ritenuto, in sede di prima e sommaria delibazione, ammissibile il conflitto, riservando espressamente all'attuale fase processuale, nella quale il giudizio si svolge nel contraddittorio tra le parti, ogni ulteriore decisione, anche relativamente all'ammissibilità. Secondo l'art. 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato deve contenere, tra l'altro, «l'esposizione sommaria delle ragioni di conflitto»: l'atto introduttivo deve quindi indicare gli elementi sufficienti a definire la materia del conflitto che con esso viene sollevato ed in particolare, trattandosi nella specie di conflitto tra l'autorità giudiziaria e la Camera dei deputati, deve riferirsi, innanzitutto, ai fatti per i quali pende il procedimento dinanzi al giudice ricorrente (sentenze n. 79 del 2005 e n. 274 del 2001). Al contrario, il ricorso della Corte d'appello è privo di qualsiasi riferimento agli specifici fatti per cui si procede, elementi necessari ai fini della compiuta percezione delle ragioni del conflitto: esso infatti non riporta in alcun modo le dichiarazioni rese dal deputato Vittorio Sgarbi in relazione alle quali è pendente il procedimento civile dinanzi alla Corte d'appello ricorrente e che invece assumono importanza fondamentale ai fini dell'accertamento dell'eventuale nesso funzionale con atti parlamentari tipici di cui le dichiarazioni stesse potrebbero essere espressione, ma si limita a indicare il contesto (una trasmissione televisiva ed una conferenza per la presentazione di un libro) nel quale esse sarebbero state pronunciate. A colmare la lacuna della mancata descrizione della fattispecie oggetto del giudizio civile, non può soccorrere la circostanza che le dichiarazioni in questione – come si legge nel ricorso introduttivo – sono «descritte negli atti di causa e riportate nella relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere (doc. n. 5 prodotto dall'appellante principale)» , giacché, in base al principio di autosufficienza del ricorso, è nel solo atto introduttivo e negli eventuali documenti ad esso allegati che devono essere rinvenuti gli elementi identificativi della causa petendi e del petitum, relativi al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (cfr. ordinanze n. 129 del 2005, n. 264 e n. 140 del 2000) . La mancanza di una compiuta esposizione dei presupposti di fatto del conflitto di attribuzione, precludendo a questa Corte di accertare se sussista il nesso funzionale tra le frasi pronunciate nel corso della trasmissione televisiva e della conferenza per la presentazione di un libro e gli eventuali atti parlamentari tipici di cui le frasi stesse potrebbero costituire la divulgazione esterna, si traduce nel difetto di un requisito essenziale del ricorso, che deve conseguentemente essere dichiarato inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 ottobre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 ottobre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA