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La proposta, pertanto, affronta tre gruppi di problemi strettamente interconnessi relativi alle batterie. Il primo gruppo riguarda la mancanza di condizioni generali che incentivino ad investire nella capacità di produzione di batterie sostenibili. Tali problemi sono collegati al funzionamento inefficiente del mercato unico e alla mancanza di sufficiente parità di condizioni di concorrenza tra le imprese, dovuta alla divergenza dei quadri normativi nel mercato interno. Tra le cause di fondo figurano l'attuazione non omogenea della direttiva sulle batterie e la mancanza di informazioni affidabili e comparabili a livello UE. Il secondo gruppo di problemi riguarda il funzionamento non ottimale del mercato del riciclaggio e l'esistenza di un cerchio dei materiali non sufficientemente chiuso, che limitano il potenziale dell'UE di mitigare il rischio connesso all'approvvigionamento di materie prime. Il quadro normativo attuale presenta una serie di carenze. Tra queste, la mancanza di norme chiare e sufficientemente armonizzate, e la presenza, nella direttiva sulle batterie, di disposizioni che non tengono conto dei recenti sviluppi tecnologici e di mercato. Tali carenze riducono la redditività delle attività di riciclaggio e frenano gli investimenti nelle nuove tecnologie e nella capacità supplementare di riciclare le batterie del futuro. Il terzo gruppo di problemi riguarda i rischi sociali e ambientali che attualmente non sono disciplinati dalla normativa ambientale dell'UE. Tali problemi comprendono: i) una mancanza di trasparenza in merito all'approvvigionamento di materie prime, ii) le sostanze pericolose e iii) il potenziale non sfruttato per compensare l'impatto ambientale del ciclo di vita delle batterie. Al fine di colmare tali carenze, la proposta di regolamento in esame si pone pienamente in linea con la vigente legislazione dell'UE in materia di ambiente e rifiuti, rappresentate, in particolare; dalla direttiva 2000/53/CE, relativa ai veicoli fuori, dalla direttiva 2008/98/CE, relativa ai rifiuti; dalla direttiva 2012/19/UE, sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE); dalla direttiva 2011/65/UE, sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche; dalla direttiva 2010/75/UE, relativa alle emissioni industriali; dal regolamento (CE) n. 1907/2006, concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH). In particolare, la proposta in esame si fonda sulle norme di gestione dei rifiuti e sui principi generali stabiliti dalla direttiva 2008/98/CE, prevedendo disposizioni specifiche per tenere conto della situazione specifica delle batterie. Si prevede, infatti, che la raccolta dei rifiuti di batterie sia organizzata nel modo più efficace possibile, in stretta collaborazione con il luogo in cui le batterie sono vendute e in prossimità dell'utilizzatore finale, da effettuarsi anche congiuntamente alla raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e dei veicoli fuori uso, attraverso regimi di raccolta nazionali istituiti sulla base della direttiva 2012/19/UE e della direttiva 2000/53/CE. Si prevede, quindi, un approccio coerente e complementare alla normativa vigente, che sfrutti le strutture di gestione dei rifiuti esistenti e le armonizzi ulteriormente, implementando efficacemente la responsabilità estesa del produttore in materia di gestione dei rifiuti, e prevedendo obblighi per lo Stato membro in cui le batterie sono messe a disposizione sul mercato per la prima volta. A tale riguardo è comunque rispettato il principio " one in, one out ", secondo cui ogni proposta legislativa che crea nuovi oneri deve sollevare le persone e le imprese da un onere equivalente esistente a livello dell'UE nello stesso settore. La Relatrice ricorda, infine che sulla proposta non è pervenuta la relazione del Governo ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 234 del 2012, e che le 8 settimane previste nell'ambito della procedura di scrutinio della sussidiarietà sono scadute lo scorso 11 marzo, e ribadisce, quindi di ritenere la proposta conforme ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità. La Commissione prende atto. IN SEDE CONSULTIVA AS 2144 Conversione in legge del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, recante misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19 DDL 2144 Conversione in legge del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, recante misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19 (Parere alle Commissioni 5 a e 6 a riunite. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 31 marzo. Il relatore senatore NANNICINI ( PD ) presenta uno schema di parere favorevole sul provvedimento in titolo, di conversione del decreto-legge n. 41 del 2021, finalizzato al sostegno delle imprese e degli operatori economici danneggiati dalle conseguenze economiche derivanti dalla pandemia da Covid-19, nonché a stabilire connesse misure in materia di lavoro, salute e servizi territoriali. Si sofferma, in particolare, sugli articoli di maggiore attinenza all'ordinamento dell'Unione europea, tra cui l'articolo 1, commi da 13 a 17, l'articolo 28 e l'articolo 37, evidenziando la prevista applicazione della normativa europea contenuta nel Temporary Framework , Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19, come modificato dalla quinta modifica, del 28 gennaio 2021, di cui alla Comunicazione della Commissione C(2021) 564 (GUUE 2021/C 34/06), che ha esteso i limiti quantitativi degli aiuti consentiti e ne ha esteso la validità fino al 31 dicembre del 2021. Si sofferma inoltre sull'articolo 5, comma 5, che prevede il differimento di tre mesi, del termine di versamento dell'imposta sui servizi digitali ( Web Tax ) da parte dei prestatori con ricavi superiori a 750 milioni di euro, di cui almeno 5,5 milioni realizzati nel territorio italiano, con riferimento alla proposta di direttiva COM(2018) 148, relativa al sistema comune d'imposta sui servizi digitali, e sull'articolo 17, che estende dal 31 marzo al 31 dicembre la disciplina transitoria in materia di proroghe o rinnovi dei contratti di lavoro dipendente a tempo determinato nel settore privato, di cui all'articolo 93, comma 1, del decreto-legge n. 34 del 2020. Ritiene, in conclusione, che il provvedimento non presenti profili di criticità in ordine alla compatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea, e propone quindi di esprimere un parere favorevole. Il PRESIDENTE , previa verifica della presenza del prescritto numero di senatori, pone ai voti lo schema di parere, pubblicato in allegato al resoconto di seduta. La Commissione approva.