[pronunce]

che questa Corte ha già esaminato altre questioni di legittimità costituzionale della stessa norma oggi impugnata, allora sollevate in relazione, tra gli altri, al diverso parametro di cui all'art. 97 Cost., ritenendole manifestamente infondate poiché "il legislatore, nel regolare il funzionamento del processo, dispone della più ampia discrezionalità, sicché le scelte concretamente compiute sono sindacabili soltanto ove manifestamente irragionevoli" e che "i lamentati inconvenienti di fatto derivanti dall'applicazione di norme non possono costituire unico fondamento di questioni di legittimità costituzionale" (ordinanza n. 7 del 1997); che l'introduzione nella Costituzione del nuovo testo dell'art. 111 non produce modifiche all'orientamento di questa Corte sul punto, dal momento che l'esigenza di garantire la maggior celerità possibile dei processi deve tendere ad una durata degli stessi che sia, appunto, "ragionevole" in considerazione anche delle altre tutele costituzionali in materia, in relazione al diritto delle parti di agire e difendersi in giudizio garantito dall'art. 24 Cost; che il legislatore continua quindi a disporre della più ampia discrezionalità in materia, pur essendo vincolato a scelte che non siano prive di una valida ragione, ora anche sotto il profilo della durata dei processi; che la scelta di prevedere, in caso di mancata comparizione delle parti all'udienza civile, la fissazione entro quindici giorni dalla precedente di una nuova udienza con avviso da dare alle parti costituite, non può di per sé importare una durata irragionevole del processo; e ancora che la diversa soluzione prospettata dal rimettente - la cancellazione immediata della causa dal ruolo, con eventuale riassunzione della stessa a cura di parte entro l'anno - non importa di per sé una accelerazione dei processi civili provocando inconvenienti di segno contrario ai quali aggiunge l'inevitabile maggior costo del processo per le parti; che gli altri inconvenienti prospettati dal giudice a quo concernono aspetti organizzativi della giustizia ma non toccano profili di legittimità costituzionale della norma impugnata; che perciò la questione sollevata è manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1-bis del d.l. 18 ottobre 1995, n. 432 (Interventi urgenti sul processo civile e sulla disciplina transitoria della legge 26 novembre 1990, n. 353, relativa al medesimo processo) , convertito dalla legge 20 dicembre 1995, n. 534 (Conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 18 ottobre 1995, n. 432, recante interventi urgenti sul processo civile e sulla disciplina transitoria della legge 26 novembre 1990, n. 353, relativa al medesimo processo) sollevata, in riferimento all'art. 111 della Costituzione, dal giudice istruttore presso il tribunale di Lecce con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 25 gennaio 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 9 febbraio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola