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come riportato da diversi organi di stampa, oltre al fondato timore dell'aumento degli sbarchi a causa dell'intensa ripresa delle operazioni in mare delle organizzazioni non governative e delle condizioni meteorologiche più favorevoli, in Libia vi sarebbero circa 900.000 migranti pronti a tentare di raggiungere le coste italiane, dei quali circa 70.000 già nella zona costiera; considerato che la diffusione del COVID-19 nei Paesi africani non viene gestita con adeguate misure di contenimento, e che i flussi interni verso la Libia sono continui e sistematici, si ritiene necessario e urgente impedire sbarchi incontrollati sulle nostre coste anche per evitare di dare vita a nuovi focolai derivanti da casi di importazione; rilevato che: il Presidente del Consiglio dei ministri, nella sua prima missione estera da premier , si è recato a Tripoli con l'obiettivo di riaprire il dialogo fra il nostro Paese e la Libia anche sul tema dell'immigrazione; l'Italia può avere un ruolo primario nella ricostruzione della Libia, e al contempo nel sostegno al processo di transizione democratica; in tale contesto è pertanto fondamentale stabilire nuovi trattati bilaterali nel solco di quanto fatto con il trattato di Bengasi del 2008, o del memorandum d'intesa del 2017, per stringere una maggiore cooperazione con il Paese arabo anche in tema di controllo dell'immigrazione clandestina; è altresì fondamentale giungere ad uno strutturato accordo di cooperazione in materia di controllo dell'immigrazione anche con la Tunisia, che era stato peraltro annunciato nel mese di novembre 2020 dal precedente Esecutivo; tali accordi di cooperazione vanno sviluppati con tutti i Paesi dell'area nordafricana e saheliana, quali principali centri di transito e infine di partenza per i flussi migratori, rafforzando la cornice di intervento dei programmi di cooperazione esterna dell'Unione europea al fine di promuovere un reale sviluppo di questi Paesi; i tentativi di richiesta ai diversi Paesi europei di un maggiore impegno nel ricollocamento dei migranti, in questo momento storico caratterizzato dalla grave crisi economica e sanitaria e che al contempo vede alcuni dei principali Stati membri avvicinarsi a importanti tornate elettorali, appaiono deboli e poco funzionali; è altrettanto fondamentale non accettare i possibili tentativi di istituire nuove missioni nel Mediterraneo che possano rappresentare un fattore attrattivo del fenomeno migratorio, memori di quanto avvenuto con le precedenti missioni "Mare Nostrum" e "Sophia", che vedevano tra l'altro nell'Italia l'unico Paese di sbarco; è evidente che una politica di accoglienza indiscriminata senza le giuste garanzie per le persone accolte (di carattere sanitario, di sicurezza, di dignità della persona) non può essere considerata un valore e si trasforma in un buonismo vuoto e propagandistico che strumentalizza la disperazione dei clandestini, rischiando di alimentare la tratta degli esseri umani, e con essa gli ingenti guadagni dei moderni schiavisti che operano nelle associazioni criminali internazionali, si chiede di sapere quali azioni di politica interna, di contrasto all'esponenziale aumento degli sbarchi, e nell'ambito delle proprie competenze anche estera, in via prioritaria tramite accordi bilaterali con il Governo libico e con gli altri Paesi dell'area, più che attraverso soluzioni solidaristiche europee di difficile attuazione, il Ministro in indirizzo stia programmando a partire dalle prossime settimane per porre fine alla grave situazione descritta. Atto n. 3-02511 PARENTE CARBONE FARAONE BONIFAZI CONZATTI CUCCA GARAVINI GINETTI GRIMANI MAGORNO MARINO NENCINI RENZI SBROLLINI SUDANO VONO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro è tornato drasticamente all'attenzione dei media nazionali a causa di alcuni recenti incidenti che hanno destabilizzato l'opinione pubblica; sulle pagine dei maggiori quotidiani, infatti, sono apparse negli ultimi giorni notizie drammatiche riguardanti gravi episodi di persone decedute sul lavoro. È il caso, per citare solo alcuni esempi recenti, di Luana D'Orazio, giovane operaia di un'azienda tessile di Prato "risucchiata" da un orditoio in funzione, che anche l'Aula del Senato ha commemorato osservando un minuto di silenzio, o di Christian Martinelli, operaio meccanico rimasto schiacciato da un macchinario in un'azienda di Busto Arsizio; a tal proposito, come riportato anche dalle più importanti fonti di stampa, i recenti dati pubblicati dall'INAIL riguardanti il numero di morti sul lavoro denotano una situazione drammaticamente preoccupante per il nostro Paese: nel solo primo trimestre del 2021, infatti, ben 185 persone hanno perso la vita sul luogo di lavoro, con un aumento dell'11,4 per cento rispetto allo scorso anno; sebbene i medesimi dati indichino un calo rilevante delle denunce di infortunio presentate nel medesimo periodo di riferimento (ovvero oltre 2.000 casi in meno rispetto al 2020), nonché delle denunce di malattia professionale, che segnano una flessione di 500 unità, è tuttavia allarmante il dato inerente al comparto sanità e assistenza sociale: in questo settore, si è assistito all'aumento del 75 per cento degli infortuni sul lavoro; e ancora, nonostante i dati del 2020 risultino necessariamente influenzati anche dagli effetti devastanti della pandemia e dalle infezioni da COVID-19 in ambito lavorativo (circa un terzo delle morti complessive), è innegabile che il dato delle 1.270 morti bianche avvenute nel corso del 2020 è sconcertante: rispetto all'anno precedente, gli infortuni con esito mortale sono aumentati del 16,6 per cento, registrando in media oltre 3 decessi al giorno su base annua; considerato che: come anche denunciato dalle maggiori sigle sindacali, le scelte politiche in tema di sicurezza sul lavoro non possono più prescindere dalla valorizzazione e dal potenziamento delle strategie di implementazione in materia di prevenzione e formazione alla sicurezza sui luoghi di lavoro, nonché dallo stanziamento di risorse volte a mettere in sicurezza i medesimi luoghi di lavoro e ad aumentare i controlli; è indispensabile oggi la sensibilizzazione mirata dell'opinione pubblica su questi argomenti, divenuti effettivamente di stringente attualità. Preziosa, in questo senso, può essere la proposta di destinare specificamente alcune risorse del PNRR all'adozione di misure di sicurezza finalizzate, tra l'altro, anche all'impiego di avanzate tecnologie 4.0 e all'apprendimento circa il loro utilizzo; tra le ultime innovazioni in questo senso, non possono essere celate le tecnologie predittive, intendendosi con esse tutte quelle tecnologie in grado di analizzare e valutare, anche grazie all'impiego di sistemi di intelligenza artificiale, i dati inerenti alla probabilità che determinati eventi, inclusi, per quanto concerne il campo della sicurezza sul lavoro, i malfunzionamenti dei macchinari e le disfunzioni organizzative, e quindi, in definitiva, anche gli incidenti, possano verificarsi;