[massime]

ORD. 59/05. PROCESSO PENALE - INGIUSTA DETENZIONE - RICHIESTA DI RIPARAZIONE - TERMINE - DECORRENZA DAL GIORNO IN CUI LA SENTENZA DI NON DOVERSI PROCEDERE È DIVENUTA INOPPUGNABILE ANZICHÉ DAL GIORNO IN CUI NE È STATA EFFETTUATA LA NOTIFICA DIRETTAMENTE ALLA PERSONA SOTTOPOSTA ALLE INDAGINI O DA QUANDO QUESTI NE HA AVUTO EFFETTIVA CONOSCENZA - ASSERITA VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA TRA IL PROSCIOLTO IN ESITO A UN PROCEDIMENTO RETTO DALLE NORME DEL CODICE ABROGATO E CHI INVECE ABBIA SUBITO L’INGIUSTA DETENZIONE SOTTO LA VIGENZA DEL NUOVO CODICE, LESIONE DEL DIRITTO DI DIFESA - MANIFESTA INFONDATEZZA DELLA QUESTIONE.. E’ manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 315 del codice di procedura pnale, nella parte in cui prevede che il termine per proporre la richiesta di riparazione per l’ingiusta detenzione prevista dall’art. 314 cod. proc. pen. decorra da quando la sentenza di non doversi procedere di cui all’art. 378 cod. proc. pen. del 1930 è divenuta inoppugnabile anziché dal giorno in cui ne è stata effettuata la notifica direttamente alla persona sottoposta alle indagini o da quando questi ne ha avuto effettiva conoscenza. Premesso che il diritto all’equa riparazione, nel sistema creato dagli articoli 314 e 315 cod. proc. pen. del 1988, è applicabile, in virtù della norma transitoria di cui all’art. 245 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, anche ai procedimenti già pendenti alla data del 24 ottobre 1989 e destinati a proseguire nell’osservanza della normativa precedente, e pur non essendo previsto da tale disciplina, a differenza di quella vigente, la notifica della sentenza di proscioglimento all’imputato, la diversità di disciplina applicabile, a seconda che si tratti di procedimento soggetto alla normativa del codice di rito vigente o a quella del codice di rito del 1930, non contrasta tuttavia con i parametri evocati, posto che, in base dell’art. 372 cod. proc. pen. del 1930, la parte avente diritto all’equa riparazione per ingiusta detenzione è posta nelle condizioni – con l’impiego della normale diligenza – di venire a conoscenza del momento in cui il giudice effettua il deposito della sentenza – anche se questi non osserva il termine, pacificamente ordinatorio, per tale deposito – ed è quindi nelle condizioni di osservare il termine di due anni di cui all’art. 315 cod. proc. pen. per la proposizione dell’istanza, sicché la mancata previsione dell’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 548 cod. proc. pen. non è irragionevole né viola il diritto di difesa della parte, dal momento che, una volta stabilito un termine di decadenza, l’interessato è posto in condizione di conoscerne la decorrenza iniziale senza l’imposizione di oneri eccedenti la normale diligenza.