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«Se volessimo descrivere la nostra idea di cultura con un'immagine, sarebbe certamente quella di una pianta, che affonda le proprie radici solide e articolate nel passato, che protende i propri rami verso il futuro e dona gemme, fiori e frutti in un presente che si rinnova senza fine». Questa è l'idea di cultura dalla quale partiamo per parlare del decreto-legge in esame, che sicuramente ha come obiettivo quello di sanare una situazione che questo Governo eredita, dopo anni e anni di politiche che hanno lasciato che all'interno delle fondazioni lirico-sinfoniche si abusasse di contratti a tempo determinato e che non si provvedesse a completare le dotazioni organiche, lasciando coloro che sono il cuore e l'essenza dell'attività delle fondazioni - gli orchestrali, il coro e i ballerini - nella precarietà. Anni di Governi in cui sono stati avallati tagli, licenziamenti collettivi. Prima la collega del PD ricordava la situazione dell'Arena di Verona. La sottoscritta era a Verona, a fianco dei lavoratori dell'Arena, a chiedere giustizia nei confronti del Governo dello stesso colore politico della senatrice che ha ricordato i fatti di Verona. È inutile che facciamo a gara sulle responsabilità, perché le responsabilità arrivano da lontano. Questo provvedimento si propone di iniziare a sanare qualche vulnus che ricade sulla vita dei lavoratori delle fondazioni. Vorrei ricordare al senatore Giro che in questo provvedimento sono previsti trentasei mesi grazie a un emendamento presentato e non più quarantotto mesi. Forse il senatore Giro si è distratto un attimo durante i lavori della Commissione. Perché parlo della nostra concezione di cultura? Perché quando parliamo di cultura, intendiamo il patrimonio materiale, ma anche quello immateriale e di questo l'opera lirica-sinfonica e il balletto costituiscono sicuramente una parte preziosa e preponderante. Quando, infatti, parliamo di lirica, parliamo della nostra memoria storica e culturale. È una forma d'arte che è stata, è e sarà ambasciatrice nel mondo della cultura italiana. È una forma d'arte che ci rende simpatici, ben accetti, ben graditi, che ci garantisce sempre una grande accoglienza in ogni Paese del mondo in cui noi, come italiani, ci rechiamo. Non è, infatti, «Suburra» che ci apre le porte del mondo; è la lirica. (Applausi dal Gruppo M5S) . Se nel mondo si parla italiano è anche grazie alla lirica e a tutti quelli che studiano la nostra lingua perché si approcciano a studiare e a intraprendere una carriera in questo mondo. È per questo che l'opera lirica è candidata all'UNESCO per essere riconosciuta patrimonio mondiale dell'umanità; perché lo è. (Applausi dal Gruppo M5S) . Zeffirelli - l'ho ricordato nel nostro intervento per commemorare la sua dipartita - è stato un grande regista di opere liriche e diceva: «Ho sempre pensato che l'opera sia un pianeta dove le muse lavorano assieme, battono le mani e celebrano tutte le arti». È vero: quando guardiamo uno spettacolo di opera lirica, assistiamo a uno spettacolo canoro, recitativo e anche al balletto. Questa forma d'arte è dunque una di quelle che spalanca ai nostri giovani i più ampi orizzonti lavorativi. Voglio andare oltre questo decreto-legge perché in questo comparto e in questo Paese c'è ancora molto da fare per far comprendere quanto sia importante investire nella cultura anche da un punto di vista lavorativo. La cultura non è petrolio, come vi dicevo; è una fonte di energia rinnovabile. Con la cultura si mangia eccome, ma non deve mangiare un sistema politico che ha fatto della cultura un suo baluardo, ma tutti i giovani e tutte le persone che decidono di intraprendere degli studi dedicati alla cultura e che devono avere un bacino di assorbimento nel mondo del lavoro. La lirica è sicuramente uno di questi bacini, forse uno dei più importanti. Guardando al futuro, mi dico che ci sono ancora tante cose da fare nel mondo della lirica. In Senato è stata annunciata la delega per il riordino dello spettacolo dal vivo e, a tal proposito, ci sono molte cose da fare sulla governance delle fondazioni lirico-sinfoniche. Se queste, infatti, si trovano anche nella condizione debitoria che ci ricordava il senatore Giro, è sicuramente anche a causa di governance e di modelli organizzativi e gestionali che non hanno funzionato perché le fondazioni lirico-sinfoniche sono state utilizzate anche per parcheggiare amici politicamente vicini, nonostante portassero sulle proprie spalle un'eredità di gestione in altre fondazioni disastrosa. (Applausi dal Gruppo M5S) . Dobbiamo uscire da questa ottica e prevedere che all'interno delle fondazioni ci siano modelli gestionali improntati alla competenza e completamente slegati dalla politica. Solo così riusciremo a intraprendere veramente un percorso di risanamento di queste fondazioni. Il senatore Giro giustamente ricordava lo status ibrido delle fondazioni, perché sono fondazioni di diritto privato alle quali è riconosciuto un interesse pubblico. Allora, una volta per tutte, dobbiamo ricongiungerci con noi stessi e decidere che cosa vogliamo fare di queste fondazioni, perché il giochino della fondazione privata di interesse pubblico ha fatto sì che si instaurassero in questo Paese quei meccanismi per cui ci fossero anche fondazioni meritorie che promuovono la cultura in Italia ma che però fossero politicamente legate. Ma la cultura non può essere politicamente subordinata a una qualche forza politica. (Applausi dal Gruppo M5S) . La cultura deve essere libera per esprimere la propria funzione importante ed essenziale in un Paese, perché la cultura permette alle persone di avere la conoscenza e quegli strumenti fondamentali per esercitare il proprio pensiero libero e critico. Volendo guardare al futuro, faccio un appello al mio Ministro di avere coraggio, molto coraggio, perché per fare tutte le cose che ho detto, ossia battersi per avere maggiori investimenti nella cultura e avere delle governance migliori e più virtuose all'interno delle fondazioni, bisogna avere il coraggio di scardinare un sistema. (Applausi dal Gruppo M5S) . Bisogna essere liberi ed avere il coraggio di cambiare le persone e di dare la possibilità che ci sia un vero rinnovamento. Non dovremmo essere noi a decidere di queste persone; queste persone dovranno essere scelte sulla base di curriculum trasparenti e in grado di comprovare la loro competenza. Signor Ministro, ci vuole coraggio. Quindi, rivolti al futuro, mi permetto di ricordare al Ministro le parole di un grande magistrato, il quale ci ricordava che nella vita ci vuole coraggio, perché chi ha coraggio muore una volta sola, chi non ce l'ha muore tutti i giorni. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Per permettere ai colleghi di partecipare alla cerimonia del Ventaglio, sospendo i lavori dell'Assemblea fino alle ore 14,30. (La seduta, sospesa alle ore 10,58, è ripresa alle ore 14,33) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Sulla scomparsa di Carlo Federico Grosso PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Colleghi, questa mattina è mancato il professor Carlo Federico Grosso, illustre giurista e avvocato penalista, docente universitario a Urbino, Genova e poi Torino, dove ha retto la cattedra di diritto penale dal 1974 al 2007.