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se ritenga di assumere iniziative volte a promuovere il sostegno psicologico per i soggetti che manifestano i disturbi più gravi e per scongiurare che l'acufene possa influire sulla qualità della vita e sulle relazioni sociali e familiari delle persone sofferenti, che possono arrivare a valutare perfino il suicidio; se intenda valutare l'opportunità di censire i farmaci (tanti di uso comune, tossici per l'orecchio) che possono avere fra gli effetti collaterali quello di indurre gli acufeni, così da informare i medici di base ed evitare che una combinazione di fattori differenti possa indurre a questo fastidioso disturbo, difficile da superare; se intenda stilare un elenco dei centri di eccellenza, esigenza sempre più frequentemente manifestata, capaci di seguire con qualche successo i soggetti che presentano questo disturbo; se ritenga di attivarsi al fine di riconoscere, urgentemente, l'acufene come malattia cronica invalidante ai sensi del decreto ministeriale n. 329 del 1999, da ricomprendere nei LEA (livelli essenziali assistenza), di cui all'art. 1, comma 7, del decreto legislativo n. 502 del 1992. Atto n. 4-00401 NASTRI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato dal quotidiano "La Stampa" il 20 luglio 2018, le condizioni generali del sistema infrastrutturale italiano, dei collegamenti stradali e della manutenzione, delle opere infrastrutturali da completare o non ancora avviate, sono estremamente gravi e in forte ritardo rispetto alle richieste della comunità nazionale; al riguardo, l'Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) segnala che il complesso delle opere e dei cantieri rimasti in sospeso, tra grandi e piccole opere viarie, dighe e ponti, bretelle, edifici pubblici e scuole da ricostruire o da mettere a norma, risulta numericamente pari a 270, quantificato in 21 miliardi di euro suddivisi sull'intero territorio nazionale, il cui danno economico e occupazionale, generato dalla situazione estremamente precaria, si ripercuote sui servizi resi alla collettività, la perdita di posti di lavoro pari a 330.000 persone in meno e 75 miliardi di euro di ricadute in negativo sull'economia; la lista delle opere infrastruttuali rimaste ferme o mai avviate, che coinvolgono pressoché l'intero territorio nazionale, riportata dal sito "sbloccacantieri" e verificata dall'Ance, anche grazie alle segnalazioni ricevute, comprende in particolare 81 progetti di edilizia scolastica, 78 opere di gestione delle acque concentrate soprattutto al Sud e 40 nel campo della viabilità, tra strade statali, provinciali e comunali, 29 opere idrogeologiche e 20 grandi infrastrutture di collegamento; dai grandi lavori come la gronda di Genova, il cui importo si attesta sui 5 miliardi di euro, alla terza corsia dell'autostrada A11 Firenze-Pistoia, 3 miliardi di euro, sino al sistema di tangenziali venete, nel tratto Verona-Vicenza-Padova, con interventi stimati in 2,2 miliardi di euro, fino ad interventi di manutenzione per il comune di Roma, per 78 milioni di euro, nonché per il programma per gli interventi straordinari per le scuole del Lazio, Marche ed Umbria danneggiate dal sisma, che avrebbero dovuto essere realizzati per l'anno scolastico 2017/2018; i ritardi e il blocco degli interventi, evidenzia ancora l'Ance, non sono causati da problemi finanziari, essendo già disponibili 140 miliardi di euro, quanto piuttosto dalle procedure burocratiche talmente complesse da determinare la situazione di stallo; a tal fine, secondo l'amministratore delegato dell'Anas, è necessario rivedere la normativa del codice degli appalti (decreto legislativo n. 50 del 2016, e successive modificazioni e integrazioni), in particolare occorre rivedere gli strumenti di raccordo con la legge fallimentare (regio decreto n. 267 del 1942, e successive modificazioni e integrazioni) a tutela delle piccole e medie imprese, che sempre più spesso sono travolte dal fallimento delle grandi imprese affidatarie dei lavori, e intervenire con urgenza sui tempi delle procedure autorizzative che incidono sull'efficacia degli investimenti; l'Ance e l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, riporta ancora "La Stampa", nel concordare sulla necessità di rivedere l'assetto normativo del codice degli appalti, evidenziano altresì l'urgenza di introdurre misure di semplificazione unitamente a incentivi per la digitalizzazione, ed interventi per la trasparenza e la legalità; a giudizio dell'interrogante, i rilievi dell'Ance configurano un quadro generale di evidente emergenza in ordine ai ritardi nel completamento delle opere infrastrutturali, per numero elevato e importanza strategica, che accresce i gap di competitività rispetto agli altri Paesi; l'interrogante evidenzia altresì come il danno economico, occupazionale e sociale, causato dalla lentezza nel procedere alla realizzazione delle opere pubbliche, stimato dall'Ance in 21 miliardi di euro, unitamente ad una legislazione complessa e farraginosa, costituisce un freno per il rilancio economico del Paese di proporzioni enormi, se si valuta l'incidenza che il sistema delle opere pubbliche determina per il PIL, unitamente all'indotto generato, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se intenda confermare la situazione complessiva dei ritardi delle opere pubbliche come descritta in premessa e quali iniziative di competenza intenda intraprendere, al fine di accelerare il completamento dei cantieri indicati; se non convenga con i rilievi espressi dall'Anas in merito alle difficoltà applicative del codice degli appalti, che costituiscono un freno nella realizzazione delle opere pubbliche per il Paese; quali iniziative infine di competenza intenda assumere, al fine di semplificare i sistemi autorizzativi e procedurali degli appalti all'interno del piano nazionale delle opere pubbliche, i cui strumenti d'intervento appaiono fortemente precari e inefficienti, ai fini della crescita e della competitività del sistema Paese. Atto n. 4-00402 BRIZIARELLI Al Ministro dell'interno Premesso che: dagli inizi degli anni '90 si è strutturato a Palermo, all'interno del parco della Favorita, un campo nomadi che, pur nascendo come accoglienza provvisoria, si è ormai definitivamente stabilizzato, senza mai essere definitivamente né smantellato né sistemato; molti minori vivono all'interno di questo campo che, con ovvia evidenza che si evince dalle cronache e anche da un'osservazione che chiunque può fare, è molto al di sotto degli standard igienico-sanitari minimi, a maggior ragione per un minore; risultano essere numerose le chiamate alle forze dell'ordine da parte dei residenti nelle zone limitrofe al campo nomadi, specialmente per il cattivo odore che si sviluppa da roghi estemporanei all'interno del campo; la Procura di Palermo in data 17 luglio 2018 ha provveduto al sequestro dell'area; considerato che: recentemente l'associazione dei comitati civici ha sollevato il problema di alcuni pericolosissimi cavi di luce che partono da un contatore irregolare ubicato a ridosso di villa Castelnuovo;