[pronunce]

Le autorizzazioni uniche cui si riferisce l'impugnato art. 13 della legge regionale sono invece solo quelle di competenza regionale, provinciale e comunale. Ne deriverebbe che il comma 3 del citato art. 1-sexies non potrebbe essere qualificato come norma diretta a stabilire prestazioni essenziali, cui le regioni si debbano uniformare. 2.3.2.- Con riferimento, infine, al terzo motivo di censura del predetto art. 13, commi 2, 3, 4 e 5, legato alla violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., a parere della Regione la questione sarebbe frutto di un errore di prospettiva e, conseguentemente, palesemente non fondata. Nella disposizione impugnata il riferimento a elaborati della progettazione definitiva delle opere pubbliche sarebbe solo un mero espediente redazionale per indicare in forma sintetica certi atti, mediante rinvio ad una altra fonte che già li descrive, non avendo, invero, nulla a che fare con l'applicazione della disciplina che regola i contratti pubblici. Del resto, la norma regionale non richiamerebbe tutti gli elaborati tecnici che devono accompagnare il progetto per la realizzazione di un'opera pubblica, limitandosi a quelli rilevanti, per il loro contenuto, ai fini del rilascio o del diniego della autorizzazione unica. 2.4.- Non fondata sarebbe, a parere della Regione, anche la questione avente ad oggetto l'art. 13, comma 6, della legge regionale n. 19 del 2012. Per comprendere le ragioni della infondatezza, la Regione precisa, in via preliminare, che la necessità di «atti definitivi attestanti la titolarità delle aree», richiesta dalla norma, risulterebbe in realtà circoscritta e mitigata ad opera della stessa legge regionale. Da un lato, alla luce delle disposizioni del comma 6 e del comma 8 del medesimo art. 13, non è richiesta la titolarità delle aree per gli impianti idroelettrici, eolici, geotermici (per l'installazione dei quali è necessaria una concessione) e, più in generale, per tutti i casi in cui vi sia un atto amministrativo che individua uno specifico sito ai fini dello sfruttamento di una risorsa rinnovabile. Dall'altro, il comma 7 dello stesso art. 13, dispone che il procedimento autorizzativo possa essere avviato anche sulla base di dichiarazioni sostitutive di atti di notorietà, che attestino la titolarità delle aree, ovvero sulla base di contratti preliminari regolarmente registrati, purché entro la data di adozione del provvedimento autorizzativo finale l'istanza sia integrata con gli atti definitivi redatti in forma di atti pubblici regolarmente registrati. Tanto premesso sul quadro normativo nel quale si inserisce la norma impugnata, la Regione, in ordine alla presunta violazione dell'art. l, comma l, del d.lgs. n. 79 del 1999, sostiene che libertà delle attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica significa che suddette attività non sono soggette a contingentamenti o a concessioni, rimanendo, invece, del tutto impregiudicata la questione, affatto diversa, relativa alla disponibilità del bene che sia strumentalmente necessario allo svolgimento della attività stessa. In ogni caso la norma regionale impugnata non contrasterebbe affatto con il principio di libertà della attività produttiva, in quanto, in concreto, essa considera idoneo ogni soggetto o come imprenditore o come auto produttore (che sia tale sulla base delle definizioni statali). Ad avviso della Regione non sarebbe neanche fondata la censura in ordine alla presunta violazione dell'art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003, il quale mostrerebbe che l'iniziativa produttiva può essere intrapresa anche da soggetti non in possesso di «atti definitivi attestanti la titolarità delle aree». Ed invero, anche alla luce della precisa - e ben ristretta - delimitazione del campo di applicazione della norma impugnata, come sopra esposta, la previsione della necessità del titolo di disponibilità rappresenterebbe un ragionevole bilanciamento tra l'interesse alla produzione di energia da fonti rinnovabili e l'interesse dei proprietari del fondo. È sostenuta, altresì, l'inammissibilità o infondatezza delle censure relative agli artt. 3 e 41 Cost. In ordine alla prima censura, si profilerebbe una disparità costituzionalmente irrilevante, derivante dalla legittima esplicazione della potestà legislativa regionale. In ordine alla seconda censura, la norma sarebbe il frutto del ragionevole bilanciamento tra il diritto di iniziativa economica privata e il diritto proprietario del titolare del fondo su cui l'attività di produzione sarebbe destinata a svolgersi. 2.5.- In ordine all'art. 14 della legge regionale impugnata, la Regione, con riferimento alle misure di salvaguardia, ne valorizza l'elemento funzionale, concludendo che esse atterrebbero - secondo un giudizio di prevalenza - alla materia dell'urbanistica, di competenza primaria della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, ai sensi dell'art. 4, numero 12, dello statuto, in quanto esse toccano in modo assolutamente rilevante e condizionante la programmazione dell'uso del territorio. Non sussisterebbe, quindi, alcuna violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost. Viene ritenuta non fondata anche la censura relativa all'art. 97 Cost., in quanto, da un lato, essa presuppone - ad avviso della Regione inesattamente - che sia sempre l'interesse alla realizzazione della rete a prevalere sull'interesse ad altre utilizzazioni del territorio. Dall'altro lato, l'autorizzazione unica comprende anche il permesso di costruire, in ordine al quale il Comune interessato deve esprimersi in conferenza di servizi, ermo restando che - una volta avviato l'iter per l'autorizzazione unica - l'ente locale, nelle proprie determinazioni in materia urbanistica, già in base ai principi generali dovrà comunque tenere conto dell'opera per la quale il proponente ha chiesto la autorizzazione. Anche con riferimento alla mancata previsione che l'autorizzazione unica costituisca titolo sufficiente pure per realizzare ogni opera inserita nel progetto approvato che si renda necessaria per la risoluzione delle interferenze, la questione promossa non sarebbe fondata. E ciò in quanto una tale omissione non sussisterebbe e non sarebbe ravvisabile alcun contrasto con la disposizione statale assunta a parametro. La Regione giunge a tale conclusione sulla base di due norme della legge regionale censurata: l'art. 13, comma 2, il quale stabilisce, con norma generale, che l'istanza di autorizzazione unica «deve contenere l'elenco di tutte le interferenze», con i relativi progetti, e l'art. 12, comma 3, primo periodo, il quale prevede che «[l']autorizzazione unica rilasciata a seguito di conferenza di servizi sostituisce autorizzazioni, concessioni, pareri, nulla osta e atti di assenso comunque denominati, contiene la dichiarazione di pubblica utilità nei casi previsti dalla legge e costituisce a tutti gli effetti titolo a costruire ed esercire gli impianti e le infrastrutture relative, in aderenza e in conformità al progetto tecnico approvato».