[pronunce]

che a sostegno della richiesta di accoglimento della questione di costituzionalità, gli indagati hanno svolto argomentazioni sostanzialmente analoghe a quelle esposte nella motivazione dell'ordinanza di rimessione, ribadendo che l'eventuale inammissibilità della richiesta di incidente probatorio comporterebbe l'incostituzionalità degli artt. 392 e 393 cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevedono che, per i reati di cui all'art. 550 cod. proc. pen. , l'incidente possa essere chiesto e ottenuto sino alla citazione diretta a giudizio; che nella discussione in udienza la difesa degli indagati ha ulteriormente insistito sulla diretta applicabilità del decisum della sentenza n. 77 del 1994 anche nei procedimenti per i reati per i quali è prevista la citazione diretta a giudizio. Considerato che il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino dubita della legittimità costituzionale degli artt. 392 e 393 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevedono che l'incidente probatorio possa essere richiesto ed eseguito nella fase intercorrente tra la scadenza dei termini delle indagini preliminari e la citazione diretta a giudizio; che, prendendo le mosse dalla sentenza di questa Corte n. 77 del 1994, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dei predetti articoli nella parte in cui non consentono che l'incidente probatorio possa essere richiesto ed eseguito anche nella fase dell'udienza preliminare, il giudice a quo ritiene che nella situazione processuale al suo esame la preclusione all'espletamento dell'incidente probatorio sarebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., determinando una irragionevole diversità di trattamento tra le persone indagate in procedimenti per i quali è prevista l'udienza preliminare, che possono in tale fase, dopo la scadenza del termine di cui all'art. 405 cod. proc. pen. , chiedere ancora l'incidente probatorio, e quelle indagate in procedimenti per i quali è prevista la citazione diretta a giudizio, alle quali analoga facoltà è invece preclusa anche quando, scaduto il termine di cui all'art. 405 cod. proc. pen. , a seguito dell'avviso di cui all'art. 415-bis cod. proc. pen. potrebbero essere ancora disposte nuove indagini; che, inoltre, la disciplina censurata violerebbe l'art. 24 Cost., non consentendo alla persona sottoposta alle indagini, pur in presenza di una prova non rinviabile a dibattimento, di accedere all'incidente probatorio durante il tempo intercorrente tra la scadenza dei termini di cui all'art. 405 cod. proc. pen. e la citazione diretta a giudizio; che, in sostanza, il rimettente chiede alla Corte una pronuncia che, nei termini sopra precisati, estenda la portata della sentenza n. 77 del 1994; che con tale pronuncia la Corte aveva rilevato che la chiusura delle indagini preliminari non può essere di ostacolo alla "acquisizione al processo di elementi - in tesi - necessari all'accertamento dei fatti" e a "garantire l'effettività del diritto delle parti alla prova, che sarebbe altrimenti irrimediabilmente perduta", dato che la necessità di assicurare tali prove indifferibili ben può "insorgere per la prima volta dopo la richiesta di rinvio a giudizio"; che era dunque la concreta indifferibilità della prova, in relazione al pericolo della sua "perdita" irrimediabile, a imporne l'assunzione anticipata; che, proprio stando alla ratio della sentenza n. 77 del 1994, da un lato, ove il pericolo di perdita irrimediabile della prova si profilasse nello spazio temporale tra l'avviso ex art. 415-bis cod. proc. pen. e la citazione a giudizio, ovvero tra detto avviso e l'inizio della udienza preliminare, non potrebbe non essere assicurata alle parti, anche in tale fase, la facoltà di richiedere l'assunzione della prova in via di incidente; dall'altro sarebbe palesemente incongruo differire la vocatio in jus per l'assunzione di una prova per la quale non sia ravvisabile alcun pericolo nel ritardo; che, pur richiamando testualmente e ripetutamente le argomentazioni che sorreggono la pronuncia di questa Corte, il rimettente non espone quale sia la ragione di indifferibilità della perizia di cui è stata chiesta l'assunzione mediante incidente probatorio; anzi, omettendo persino di precisare se la richiesta sia stata formulata ex art. 392, comma 1, lettera f), o ex art. 392, comma 2, cod. proc. pen. , rileva, in via del tutto astratta, che la censurata preclusione dell'incidente probatorio condurrebbe a conseguenze "inaccettabilmente lesive dei diritti di azione e di difesa", "pur in presenza di una prova non rinviabile a dibattimento", e indica, a titolo di esempio, la "ipotesi di un testimone in fin di vita"; che la mancata precisazione di questo aspetto, essenziale ai fini dell'esame delle censure di legittimità costituzionale, rende la questione, nei termini prospettati, manifestamente inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 392 e 393 del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 maggio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 9 maggio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola