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Questo significa che, attraverso la vocazione di chi ha voglia di insegnare - e lui ha insegnato tanta educazione civica, forse non nel merito, forse non nei capitoli specifici ma con il comportamento, con l'esempio di una buona società - si insegnano valori importanti, sicuramente quelli della Costituzione. Quei ragazzi sono rimasti attaccati a lui fino all'ultimo respiro e hanno pianto in maniera incredibile. Non ho mai visto un simile attaccamento. Devo dire che un insegnante è una persona che può trasmettere valori e ovviamente dobbiamo dargli i mezzi per poterlo fare. Purtroppo il disegno di legge in esame, ancora una volta, prevede l'invarianza finanziaria, ed è un grande problema perché non si possono fare progetti sempre a invarianza finanziaria. In conclusione, Presidente, riteniamo comunque che quello in esame rappresenti un primo passaggio importante. Sappiamo benissimo che le leggi sono testi scritti, sono diritti esigibili. Mi auguro che il testo al nostro esame non rimanga inapplicato. Deve essere applicato - lo abbiamo detto - al primo anno accademico in cui sarà possibile farlo. Spero che si faccia presto, perché ne abbiamo veramente bisogno. Sono state inserite molte altre clausole, dal cyberbullismo all'agenda digitale. Spero che non diventi troppo complesso, perché vi sia una netta applicazione. Credo che ne abbiamo veramente bisogno tutti. Prendiamo esempio dai prossimi studenti che avranno il compito importante di trasformare la nostra società in una molto più civile. (Applausi dal Gruppo PD) . Saluto ad una rappresentanza dei comitati dei Comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i rappresentanti dei comitati dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio, in provincia di Pesaro-Urbino, che stanno assistendo ai nostri lavori e che sono ben noti ai rappresentanti della Commissione affari costituzionali. (Applausi) . Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. Doc 1264 Doc 233 Doc 303 Doc 610 Doc 796 Doc 863 Doc 1031 PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, dispiace un po' che un tema così importante arrivi in Aula proprio alla fine dell'anno (assumendo come prospettiva l'anno scolastico più che l'anno solare), perché, se collocato diversamente, avrebbe potuto permettere un cambio di mentalità agli insegnanti che a settembre entreranno in classe a prendersi cura dei loro allievi. Attenzione, però: quando parliamo di cambio di mentalità applicato al tipo di proposta educativa che la legge fa, non stiamo parlando di una novità in senso assoluto. Onore ai capelli bianchi: io ho vissuto molte volte tante proposte che sono andate in questa direzione. Ho vissuto concretamente sulla mia pelle l'educazione civica, ma poi ho sentito intorno a questo nucleo (che è fatto di conoscenze ma soprattutto di abiti, di stile di vita, di comportamenti, di modalità relazionali), quello che è in fondo il cuore stesso della scuola inteso come fare scuola in senso comunitario. Sappiamo tutti come spesso si fa un po' l'errore di identificare la scuola semplicemente con il conoscere, con il sapere. Questo tipo di educazione ci ripropone la grande provocazione del fare scuola come scuola di vita, come modo di stare con gli altri, come modo di conoscere gli altri e come modo di stabilire con loro una relazione di collaborazione in virtù di valori e di princìpi fortemente condivisi. Questo è, di fatto, il senso dell'educazione alla cittadinanza attiva: non sei soltanto la persona che usufruisce di alcuni servizi e acquisisce il diritto a protestare se questi servizi non hanno la qualità attesa. Sei la persona che si carica personalmente e responsabilmente dei servizi necessari alla piccola o grande comunità in cui vive e si presta a essere elemento attivo che presta servizio agli altri. Diciamo che l'educazione alla cittadinanza attiva è quella che ci ripropone nuovamente la grande sfida culturale del nostro tempo, che è andare oltre la definizione dei diritti individuali, per riappropriarci di quella responsabilità sociale che si connatura nel senso del dovere all'essere con gli altri. In questo senso la scuola fa una proposta molto forte ai ragazzi e la fa non limitandosi a proporre contenuti; tra l'altro, i contenuti che propone anche il disegno di legge in esame spaziano così tanto, nella totalità assoluta, e vanno dall'educazione stradale, all'educazione all'ambiente, dall'educazione estetica, all'educazione fondamentale alla legalità. Si parla però anche di un'educazione che si riappropria di quel senso delle regole del vivere civile che dovrebbe costituire un baluardo fortissimo, perlomeno per saper riconoscere immediatamente dove c'è il tentativo di sopruso; dove c'è il tentativo di corruzione; dove c'è quella dimensione che a volte viene apprezzata, ma che concretamente è la fuga dal senso morale, costituita da quell'atteggiamento da furbetto, di chi cioè impara a schivare le regole per volgerle esclusivamente a proprio vantaggio. L'educazione civica è una proposta forte a sentirsi elementi di riferimento nel proprio contesto sociale a cominciare - per esempio - dalla scuola, ma anche dalla famiglia e dalle realtà in cui il ragazzo si sente inserito, nell'arco di tempo che va dall'età più giovane fino alla maturità. In questa sede stiamo facendo proposte forti e coraggiose, che la legge assume come proposte culturalmente trasversali. Non c'è il professore di educazione civica, ma c'è il coordinatore degli insegnamenti che, in qualche modo, vengono riproposti attraverso tutti i contenuti. Devo dire che molti di noi hanno acquisito l'educazione civica necessaria attraverso contenuti provenienti dalla filosofia, dalla storia e dalla letteratura. Tutti noi - perlomeno chi viene dall'esperienza del liceo classico - abbiamo amato appassionatamente la nascita della democrazia in Atene e le tragedie greche: credo che il personaggio di Antigone abbia plasmato un senso della legge naturale così forte, in molti di noi, da darci la giusta proporzione tra legge naturale e legge positiva, tra diritto naturale e responsabilità di fronte alla propria coscienza e una proposta normativa che, a lungo andare, potrebbe assumere un carattere meramente burocratico e farraginoso. Tutto ciò ci chiede di riproporre oggi il senso della Costituzione come una realtà viva. Conosciamo la distinzione tra Costituzione formale e Costituzione materiale, ma per noi la Costituzione è quel dialogo comune, stabilito da una cultura cattolica che ha intercettato la cultura liberale e che, insieme a tale cultura, si è confrontata con altri stili di pensiero. Lo ha fatto, però, proponendoci un insieme di norme - chiamiamolo così - che possono davvero definire il denominatore comune delle nostre esperienze. Oggi come oggi sappiamo quanto tante volte si cerca, anche attraverso esperienze politiche diverse, un po' una logica della sopraffazione nella stessa interpretazione della Costituzione.