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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle vicende relative ai fatti accaduti a Genova nel luglio 2001 in occasione del vertice G8 e delle manifestazioni del Genoa Social Forum. Onorevoli Senatori. -- Oltre quattordici anni ci separano dai fatti di Genova del luglio 2001: giorni che segnano una ferita ancora aperta nella storia recente d'Italia, giorni drammatici durante i quali, secondo Amnesty International , il nostro Paese è stato «teatro della più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale». Giorni neri, quelli di Genova, segnati dall'uccisione in circostanze tuttora opache del giovane Carlo Giuliani, dalle scorribande non adeguatamente contrastate dei black block , dalle violenze ingiustificabili compiute da appartenenti alle Forze dell'ordine nella scuola Diaz nella caserma di Bolzaneto. L' iter dei procedimenti giudiziari, fino all'accoglimento da parte della Cassazione della richiesta del procuratore generale di annullamento con rinvio del processo d'appello il 6 novembre 2014, non ha dissipato i dubbi sulle responsabilità politiche per ciò che accadde. Certo, un Comitato paritetico per l’indagine conoscitiva fu già istituito il 2 agosto 2001. I lavori del Comitato si conclusero il 20 settembre dello stesso anno con l'approvazione di una relazione di maggioranza e due distinte relazioni di minoranza. Le numerose audizioni e la documentazione acquisita durante i lavori del Comitato hanno consentito solo una sommaria e parziale ricostruzione dei fatti accaduti a Genova. E del resto: a quali maggiori risultati poteva portare un organo privo di poteri, di fronte al quale le persone ascoltate non avevano l'obbligo di deporre secondo verità, né di fornire tutte le informazioni di cui erano in possesso. Già in quella circostanza emerse con forza la necessità di una Commissione parlamentare di inchiesta che procedesse all'indagine con i poteri propri dell’autorità giudiziaria. Tale necessità è stata poi avvalorata dagli sviluppi delle inchieste della magistratura e dall'ampia documentazione video-fotografica resasi disponibile con il trascorrere del tempo. Si guardi ad esempio al processo riguardante il blitz nella scuola Diaz, che ospitava a dormire molti giovani che avevano manifestato in quei giorni. Sono solo 28 i funzionari di polizia sottoposti a processo: decine di agenti che parteciparono al raid e che è presumibile abbiano partecipato alle violenze non hanno potuto essere individuati poiché i loro volti erano coperti da maschere, sciarpe o caschi e non portavano targhe identificative recanti nomi o numeri di matricola. È opportuno inoltre ricordare che quel blitz fu giustificato con prove che si sono poi rivelate false, costruite ad hoc da funzionari di alto grado della Polizia di Stato. Le 93 persone arrestate nel corso del raid all'interno della scuola dichiararono di non aver opposto resistenza, come invece sostenuto dalla Polizia, e di essere state sottoposte a percosse deliberate e gratuite. Almeno 82 di esse vennero ferite; 31 furono trasferite in ospedale, in tre casi in condizioni critiche. Gli arrestati furono accusati non solo di resistenza a pubblico ufficiale ma anche di furto, detenzione di armi e appartenenza a un'organizzazione criminale dedita al saccheggio e alla distruzione della proprietà. Nel febbraio 2004, al termine delle indagini, tutti i procedimenti furono chiusi per mancanza di prove. A conclusione del raid nella scuola Diaz, la maggior parte delle persone arrestate venne trasferita nel centro di detenzione temporanea di Bolzaneto. Vi transitarono oltre 200 giovani, a molti dei quali vennero negati i diritti riconosciuti a livello internazionale ai detenuti, tra cui il diritto di contattare un avvocato e di informare i familiari e, per gli stranieri, di richiedere l'assistenza consolare. Nel corso delle inchieste, sono state raccolte prove degli abusi verbali e fisici subiti dai detenuti: persone prese a schiaffi, calci, pugni e sputi; sottoposte a minacce, compresa quella di stupro, e ad insulti anche di natura oscena e sessuale; obbligate a rimanere allineate e in piedi per ore, a gambe divaricate contro un muro; private di cibo e acqua per lunghi periodi; sottoposte a perquisizioni corporali effettuate in modo volutamente degradante, con uomini costretti ad assumere posizioni umilianti e donne forzate a denudarsi di fronte ad agenti di sesso maschile. Attesa l'impossibilità di arrivare ad una verità giudiziaria definitiva, a causa della sopravvenuta prescrizione, è necessario ed urgente fare luce sulle dinamiche politiche che condussero a quegli eventi drammatici: sulla catena di comando della gestione dell'ordine pubblico; su una spirale repressiva di inusitata violenza nei confronti dei manifestanti, che nella giornata del 20 luglio determinò cariche a freddo e ingiustificate nei confronti del corteo dei disobbedienti mentre sfilava lungo il percorso autorizzato in via Tolemaide (come risulta dai documenti esibiti dai rappresentanti del Genoa Social Forum ); sugli eventi che portarono all'uccisione di Carlo Giuliani; sul perché nessuno abbia mai chiesto scusa per gli arresti arbitrari, per la costruzione di prove false ai fini di una ricostruzione ufficiale (la resistenza degli occupanti la scuola Diaz) dimostratasi inventata. La Commissione parlamentare d'inchiesta che si propone d'istituire con il presente disegno di legge, potrà impegnarsi per dare risposta a questi interrogativi. Un'esigenza richiamata in una risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2003, in cui si deplorano le «sospensioni dei diritti fondamentali avvenute durante le manifestazioni pubbliche, ed in particolare in occasione della riunione del G8 a Genova»; e un'esigenza alla luce della condanna del 7 aprile 2015 della Corte europea dei diritti dell'uomo allo Stato italiano per la violazione dell'articolo 3 della Convenzione sui diritti dell'uomo, secondo cui «Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti» ritenendo che l'operato della Polizia di Stato «deve essere qualificato come tortura». L'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti del G8 di Genova può offrire, insomma, un contributo importante a mettere a frutto la «lezione» che viene da quegli eventi: per dare risposte sincere e fondate a quanti sono stati vittime di violenze illegali; per riaffermare che in Italia vige pienamente uno stato di diritto; per restituire onore e dignità alle istituzioni del nostro paese e alle stesse Forze dell'ordine, le prime ad avere interesse affinché si dissolvano le ombre che tuttora gravano sui comportamenti di chi allora aveva il compito e il dovere di tutelare la legalità.. 1 (Istituzione e funzioni della Commissione di inchiesta) 1 È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta, di seguito denominata «Commissione», al fine di indagare sulle vicende relative ai fatti accaduti a Genova nel luglio 2001 in occasione della riunione del vertice G8 e delle manifestazioni del Genoa Social Forum . 2 La Commissione ha il compito di: