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Noi riteniamo che la pregiudiziale parta da una considerazione errata, ovvero quella secondo cui la proroga dello stato di emergenza prevista fino al 15 ottobre non presenti elementi di discontinuità rispetto alla dichiarazione dello stato di emergenza adottata il 31 gennaio 2020. Quindi la pregiudiziale dice che non c'è discontinuità tra la fase iniziale acuta dell'emergenza e quella attuale. Io penso che ci siano quattro ragioni per cui questo assunto è sbagliato, ovvero che non ci siano elementi di discontinuità tra allora e oggi. Il primo motivo è che si tratta di una proroga non automatica e per un tempo limitato e ben definito che terminerà il prossimo 15 ottobre. Il secondo motivo è che il Governo ha previamente illustrato al Parlamento le ragioni per le quali si ritiene utile prorogare la deliberazione dello stato di emergenza ed ha, di conseguenza, definito il termine più opportuno e più congro nella situazione attuale, le modalità e gli strumenti più appropriati con cui procedere. La terza ragione è che il Governo ha disposto con fonte primaria, così come il Parlamento ha chiesto, col decreto-legge n. 83 del 30 luglio 2020, le regole sulla base delle quali operare, in base a specifiche ed eventuali necessità. Infine, la quarta ragione è che il nuovo decreto-legge non opera una proroga generalizzata di tutti i termini in scadenza al 31 luglio, così come prevedeva la vecchia dichiarazione di stato di emergenza, ma procede sulla base di un'attenta selezione, che ha portato ad individuare esattamente le sole misure per le quali si rende tuttora necessaria una proroga del termine al 15 ottobre 2020. Queste sono le quattro ragioni per le quali riteniamo errato l'assunto da cui parte la questione pregiudiziale. Concludo il mio intervento con due considerazioni, la prima delle quali è legata al rapporto tra le Camere e il Governo, rispetto a questo atto, e la seconda riguarda i termini di restrittività e il tema della limitazione delle libertà, che tanto sono entrati nel dibattito Parlamentare, che ha preceduto il decreto di estensione dello stato di emergenza. Nel primo caso, riguardante cioè il rapporto tra Governo e Camere, occorre ricordare che resta fermo quanto previsto dall'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, secondo il quale il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato devono illustrare preventivamente alle Camere il contenuto dei provvedimenti da adottare, al fine di tenere conto - così come è stato - di eventuali indirizzi dalle stesse formulate e, ove ciò non sia possibile, per ragioni di urgenza connesse alla natura delle misure adottate, comunque il Governo riferisce successivamente alle Camere e dunque ha la possibilità di riferire subito dopo. Faccio un'ultima considerazione sul tema della restrittività dei diritti: le disposizioni del decreto-legge n. 19 prevedevano limiti molto forti, di cui abbiamo discusso, limitazioni ai diritti e anche alle autonomie regionali. Ora si applicano solo in quanto compatibili con il successivo decreto-legge n. 33, che invece ha oggettivamente allargato le maglie e questo va riconosciuto. Quindi, dopo questa interpretazione autentica, è evidente che la proroga non consente di tornare ai limiti troppo stretti di cui al decreto-legge n. 19, ad esempio per la libertà di riunione o di religione e, soprattutto, a lockdown generalizzati, né consente alle Regioni di porre limiti solo in senso restrittivo alle disposizioni nazionali. Si riparte cioè da limiti più favorevoli per i cittadini ed è consentito alle Regioni di derogare in entrambe le direzioni, sia in senso restrittivo, sia in senso più permissivo. Quindi, in ragione di tutto questo, dichiaro il voto contrario del Partito Democratico alla proposta di questione pregiudiziale, ricordando, a proposito di molte delle supposizioni che portavano diversi colleghi a sostenere errata la proroga dello stato di emergenza, che in questi ultimi mesi ci siamo resi conto che la curva epidemiologica è un fenomeno che deve continuare ad essere posto sotto la nostra stretta attenzione, del Governo tanto quanto del Parlamento. (Applausi) . CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la proposta di questione pregiudiziale da noi avanzata è giustificata da una serie di elementi, che non possono essere messi in forse da quella sorta di ricatto, appena fatta dal collega del Partito Democratico, dicendo che, se per caso dovesse passare la nostra proposta, non ci sarebbe la possibilità di curare e di avere un provvedimento che ci consenta di affrontare l'emergenza sanitaria. Probabilmente, o si è ignorato quanto è scritto nella questione pregiudiziale o non si conoscono gli strumenti che possono essere utilizzati per far fronte all'urgenza di alcuni aspetti, ove fosse necessario. Qui si tratta di prorogare alcuni aspetti dello stato di emergenza, che contengono gli stessi problemi della prima dichiarazione dello stato di emergenza. Quali furono le notizie e gli elementi in base ai quali il Governo dichiarò lo stato di emergenza per sei mesi e non per quattro? Quali elementi aveva il Governo? Non mi riferisco agli elementi che abbiamo conosciuto dopo e che ha taciuto al Parlamento, per quanto riguarda il famoso rapporto del 13 febbraio; mi riferisco agli elementi base che dovevano consentire la dichiarazione dello stato di emergenza. Quest'ultimo avrebbe dovuto consentire al Governo di acquisire i cosiddetti dispositivi medici, tali da garantire quella situazione che invece non fu garantita, specie per i medici di base; non c'era alcuna possibilità di approvvigionarsi di quei dispositivi. Fino all'emanazione del primo decreto-legge, il 23 febbraio, non è stato fatto alcunché da parte del Governo sotto il profilo dell'acquisizione. Altro che dichiarazione dello stato di emergenza! La dichiarazione dello stato di emergenza significa che l'indomani mattina si cercherà di fare quello che serve per garantire la possibilità di un intervento; invece non si è fatto nulla. (Applausi) . E oggi mi si viene a dire di fare una nuova proroga dello stato di emergenza? Per fare cosa? Volete dirmi cosa è stato fatto per la scuola? Siamo a dieci giorni. Io in quest'Aula ho detto, fin dall'inizio, che si sarebbero dovuti prendere in affitto migliaia di locali per garantire il distanziamento sociale, in cui crediamo. Però tutto questo non è stato fatto e oggi non abbiamo necessità di un ingegnere che ci venga a dire che, se i banchi diventano monoposto, è evidente che occorre uno spazio maggiore. Di fronte a tutto questo ho bisogno della dichiarazione dello stato di emergenza o della proroga dell'emergenza? Piuttosto ho necessità di competenze e della capacità di individuare strumenti, quali sono i decreti-legge, per intervenire sugli aspetti necessari al momento dell'urgenza. Ma non abbiamo questa competenza; non ce l'abbiamo noi e non ce l'ha il Governo. E non c'è un rapporto di correttezza tra il Governo e il Parlamento. Cosa si vuole fare con questa proroga? Si vuole prorogare il sistema dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che significa, né più e né meno, nessun controllo, né da parte del Parlamento, né da parte del Presidente della Repubblica, né da parte di alcuno? Con quale risultato?