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La letteratura scientifica mondiale è peraltro concorde nel lanciare l'allarme sui rischi connessi alla presenza nelle acque marine di tali micro plastiche, le quali una volta ingoiate dai pesci, entrano nella catena alimentare umana. Si ritiene pertanto necessario vietarne l'uso, al fine di scongiurare questa ulteriore aggravante dell'inquinamento del nostro ambiente acquatico e nell'ecosistema marino. L'articolo 2 proroga al biennio 2019-2020 le risorse economiche stanziate dall'articolo 1, commi 543 e 544, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio 2018), volte al sostegno delle imprese virtuose che producono e distribuiscono bastoncini per la pulizia delle orecchie in materiale biodegradabile e compostabile, nonché prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente che non contengono microplastiche. La ratio di questa norma è di limitare l'incidenza negativa di tali prodotti sull'ambiente, indicare l'esistenza di soluzioni alternative adeguate, ecocompatibili ed economicamente accessibili, nonché orientare i produttori verso modelli imprenditoriali più sostenibili che prevedano possibilità di riutilizzo e materiali di sostituzione. Per quanto riguarda il primo prodotto citato, il legislatore ha peraltro anticipato le indicazioni contenute nella parte « B » dell'articolo 5 della proposta di direttiva del parlamento europeo e del Consiglio COM (2018) 340 del 28 maggio 2018 ed ha introdotto con il comma 545 dell'articolo 1 della legge n. 205 del 2017 il divieto, dal 1° gennaio 2019, di produrre e commercializzare i bastoncini per la pulizia delle orecchie senza il supporto in plastica o comunque in materiale non biodegradabile e compostabile ai sensi della norma UNI EN 13432:2002. La stessa disposizione aggiunge anche l'obbligo di indicare sulle confezioni dei medesimi bastoncini le chiare informazioni sul loro corretto smaltimento. Per quanto riguarda invece i prodotti cosmetici da risciacquo, il legislatore nel comma 546 dell'articolo 1 della legge n. 205 del 2017 ha introdotto il divieto, dal 1° gennaio 2020, di mettere in commercio « prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche », e nel successivo comma 547 ha delimitato il campo di applicazione del divieto specificando la definizione di « microplastiche » (particelle solide in plastica, insolubili in acqua, di misura uguale o inferiore a 5 millimetri, intenzionalmente aggiunte nei prodotti cosmetici) e di « plastiche » (polimeri modellati, estrusi o fisicamente manipolati in diverse forme solide che, durante l'uso e nel successivo smaltimento, mantengono le forme definite nelle applicazioni previste). Il comma 548 stabilisce le sanzioni amministrative pecuniarie in caso di violazione dei relativi divieti contenuti nei commi citati. L'articolo 3 modifica il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, introducendo l'articolo 181- bis volto alla promozione di prodotti cosmetici sfusi o alla spina e di riutilizzo di imballaggi primari. La vendita alla spina costituisce un esempio virtuoso, semplice ed economico del riutilizzo dei rifiuti di plastica e non semplicemente del loro riciclo. Il miglior modo per eliminare i rifiuti di plastica è infatti non generarli. La vendita alla spina non solo riduce a zero tali rifiuti, ma incide sul contenimento del consumo di materie prime, dal momento che per riciclare la plastica si deve comunque usare nuovo petrolio e nuove risorse di acqua ed energia elettrica. Si stima che circa 2.654.374 flaconi di prodotti cosmetici riusati fino ad oggi si siano tradotti in 488.405 kg di CO 2 risparmiate all'ambiente. Inoltre, per incentivare i negozianti a predisporre dei punti vendita di prodotti sfusi o alla spina, è stata prevista una riduzione della tassa sui rifiuti (TARI) in proporzione alla diminuzione della frazione in peso degli imballaggi primari. L'articolo 4 introduce delle restrizioni all'immissione sul mercato di determinati prodotti di plastica monouso e recepisce le indicazioni contenute nella citata proposta di direttiva COM (2018) 340 del 28 maggio 2018 (in particolare, la parte C dell'allegato di cui all'articolo 6). Il presente articolo riguarda i contenitori per bevande ossia i recipienti usati per contenere liquidi, con tappi e coperchi di plastica, e stabilisce che tali prodotti possono essere immessi sul mercato nazionale solo se tali tappi e coperchi di plastica restano fissati al contenitore per la durata dell'uso previsto del prodotto. Sono esclusi dall'ambito di applicazione del presente articolo i tappi e coperchi di metallo con sigilli di plastica. Sul punto, va sottolineato che i tappi e i coperchi di plastica, sono tra gli oggetti di plastica monouso più frequentemente dispersi sulle spiagge dei Paesi dell'Unione europea. Da qui nasce l'esigenza di introdurre norme più stringenti per i requisiti di progettazione di tali prodotti. L'articolo 5 reintroduce una virtuosa pratica del passato, il cosiddetto sistema del « vuoto a rendere ». Anche in questo caso, la finalità della norma è di promuovere la riutilizzazione degli imballaggi destinati all'uso alimentare. Tale sistema è semplice e conveniente sotto molti profili, non da meno quello economico. Da un punto di vista pratico, si prevede una cauzione versata al momento dell'acquisto di un prodotto come una bevanda o altro in un contenitore di vetro, alluminio o plastica. La cauzione è restituita al consumatore nel momento in cui il contenitore vuoto è reso al venditore in modo che possa essere riutilizzato più volte senza divenire un rifiuto. Il deposito cauzionale sul « vuoto a rendere » è sicuramente il mezzo più efficace per il ritiro dei contenitori: infatti, il ritorno al loro produttore ha percentuali di resa dall'80 al 90 per cento, come dimostrano i risultati raggiunti in altri Paesi del nord Europa, dalla Germania all'Olanda e, infine, ai Paesi scandinavi. Risulta essere, inoltre, un'efficiente misura di prevenzione per correggere comportamenti ecologicamente scorretti e per limitare fortemente l'uso dei contenitori « usa e getta ». Al contrario, i contenitori a rendere presentano notevoli vantaggi: 1) il contenitore non diventa rifiuto, quindi non grava sui costi di raccolta e di smaltimento dei rifiuti e non va a riempire discariche e ad alimentare inceneritori; 2) fa risparmiare le materie prime che sarebbero necessarie per produrre altri contenitori; 3) la sterilizzazione delle bottiglie a rendere richiede circa sessanta volte meno energia rispetto alla produzione di nuove bottiglie; 4) garantisce un corretto comportamento del consumatore, che è indotto dalla cauzione a restituire il vuoto con percentuali superiori a quelle che può offrire la raccolta differenziata.. 1 (Divieto di uso in luoghi all'aperto di coriandoli in materiale plastico non biodegradabile) 1 All'articolo 1 del decreto legislativo 11 aprile 2011, n. 54, dopo il comma 1, sono inseriti i seguenti: « 1 - bis .