[pronunce]

3.1. ¾ La Regione ricorrente insiste per l'incostituzionalità dei commi 347, 348, 349, 350 e 352 dell'art. 1 della legge n. 311 del 2004, sostenendo, anzitutto, che l'infondatezza dell'intero ricorso, invocata dall'Avvocatura generale dello Stato per il solo fatto che sarebbe operativa la clausola di salvezza contenuta nel comma 569 della predetta legge, non potrebbe trovare seguito giacché argomentata soltanto «in termini generici», senza che venga precisato quali siano le norme che non si applicherebbero alla Regione o che, comunque, sarebbero compatibili con lo statuto di autonomia. In riferimento, poi, alla denuncia delle predette disposizioni, la Regione Friuli-Venezia Giulia svolge talune considerazioni a confutazione di quanto dedotto dalla difesa erariale nell'atto di costituzione. In particolare, si osserva nella memoria, la «valutazione a posteriori» degli effetti della manovra fiscale avrebbe senso soltanto sotto un profilo economico e non già giuridico. Peraltro, la riduzione delle aliquote fiscali per ottenere un «benefico effetto economico» costituirebbe «scommessa» su cui lo Stato non rischierebbe, essendosi premunito «mediante l'inasprimento delle imposte indirette» e, dunque, su maggiori entrate che però non sono partecipate dalla Regione. Siffatta disparità di trattamento sarebbe, dunque, ingiustificabile, accompagnandosi con essa «l'alterazione del rapporto tra finanza statale e finanza regionale in attesa di un aumento della base imponibile del tutto ipotetico». La ricorrente contesta, infine, che le pronunce di questa Corte (sentenze n. 381 e n. 431 del 2004), su cui ha fatto leva la difesa erariale, siano pertinenti al caso di specie ovvero possano supportare l'infondatezza della questione. Nella prima, infatti, vengono giustificati «interventi statali a carattere temporaneo», senza che si abbia riguardo al problema «di misure compensative per le Regioni in presenza di un rilevante taglio delle risorse». Nella seconda è proprio la menzionata «necessità di considerare il complesso delle misure contenute nella legge finanziaria» che – contrariamente a quanto opinato dall'Avvocatura – confermerebbe l'incostituzionalità delle denunciate norme, proprio perché le misure compensative previste dalla legge n. 311 del 2004 sarebbero esclusivamente in favore dello Stato, così da confermare in modo implicito «che le altre norme della manovra non sono ritenute idonee a mantenere invariato il gettito fiscale, ma soprattutto ponendo la ovvia riduzione del gettito essenzialmente a carico delle Regioni e, per la sua quota, della Regione ricorrente». 3.2. ¾ Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si limita a ribadire che «le questioni sollevate hanno trovato ormai la soluzione definitiva» nella giurisprudenza di questa Corte, richiamando, segnatamente, la sentenza n. 431 del 2004.1. ¾ La Regione Friuli-Venezia Giulia ha sollevato, con il medesimo ricorso, questione di legittimità costituzionale di numerose disposizioni della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005). Le censure relative ai commi 347, 348 (denunciato nella motivazione dell'atto introduttivo del giudizio e non già richiamato nelle relative conclusioni), 349, 350 e 352 dell'art. 1 vengono qui trattate separatamente rispetto alle altre questioni proposte nel medesimo ricorso. 2. ¾ Le norme denunciate hanno tutte ad oggetto interventi in materia tributaria e la disciplina che esse recano può essere, in estrema sintesi, rammentata come segue. Il comma 347 modifica l'art. 11 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali) e, segnatamente, incide sulla determinazione della base imponibile dell'IRAP. A sua volta, il comma 348 individua il periodo di imposta a partire dal quale si applicano le modifiche recate dal precedente comma 347. Il comma 349 interviene sulla disciplina dell'imposta sul reddito, non solo trasformando le detrazioni per carichi di famiglia in «Deduzioni per oneri di famiglia», con aumento degli importi deducibili, ma anche ridefinendo le aliquote, che vengono così fissate: fino a 26.000 euro, 23 per cento; oltre 26.000 euro e fino a 33.500 euro, 33 per cento; oltre 33.500 euro, 39 per cento. Il comma 350 introduce, quindi, un contributo di solidarietà del 4 per cento sulla parte di reddito imponibile eccedente l'importo di 100.000 euro. Infine, il comma 352 dà facoltà ai contribuenti, in sede di dichiarazione dei redditi per l'anno 2005, ad applicare «le disposizioni del testo unico delle imposte sui redditi in vigore al 31 dicembre 2002 ovvero quelle in vigore al 31 dicembre 2004, se più favorevoli». Secondo la ricorrente, siffatto intervento legislativo determinerebbe, nel suo complesso, un minor gettito dell'IRAP e dell'imposta sul reddito (da stimarsi, a regime, in circa 6,5 miliardi), con rilevanti riflessi sulla finanza regionale, le cui entrate fondamentali fanno appunto affidamento sul gettito di dette imposte. Per contro, la stessa legge n. 311 del 2004 prevederebbe «numerose misure compensative» (e, tra queste, l'aumento, disposto dal comma 300 dell'art. 1, degli «importi fissi dell'imposta di registro, della tassa di concessione governativa, dell'imposta di bollo, dell'imposta ipotecaria e catastale, delle tasse ipotecarie e dei diritti speciali di cui al titolo III della tabella A allegata al decreto-legge 31 luglio 1954, n. 533, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1954, n. 869, e successive modificazioni»), proprio al fine di attenuare «l'effetto di riduzione del gettito fiscale» determinato dalle norme censurate «e mantenere in equilibrio il bilancio statale». In definitiva, ciò comporterebbe, da un lato, «la riduzione delle entrate derivanti dalle imposte dirette» e, dall'altro, «l'aumento di numerose imposte indirette»: una manovra che – secondo la Regione Friuli-Venezia Giulia – sarebbe dunque «a senso unico», traducendosi «in una pura e semplice riduzione di entrata di notevole entità, non compensata affatto dall'aumento di imposte al cui gettito la Regione stessa non partecipa». Le disposizioni denunciate sarebbero, quindi, illegittime e lesive non già per «un elemento intrinseco» ad esse, bensì in ragione del loro rapporto «con il finanziamento della Regione, e precisamente nella inopinata e rilevante riduzione che esse ne determinano, senza accompagnarlo (come avviene invece per lo Stato) con alcuna misura correttiva».