[ddlpres]

Disposizioni per il potenziamento e la velocizzazione degli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico e la salvaguardia del territorio – « Legge CantierAmbiente ». Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge reca misure di razionalizzazione, semplificazione e riordino in materia di salvaguardia del territorio intervenendo sui processi di governo delle azioni di contrasto al dissesto idrogeologico. In particolare, l'intervento regolatorio vuole innovare lo scenario normativo attuale, modificando le disposizioni già previste in materia commissariale al fine di garantire il coordinamento e la realizzazione degli interventi funzionali ad assicurare la salvaguardia del territorio e la prevenzione dei rischi e delle emergenze. Nell'ambito della difesa del suolo riveste fondamentale importanza l'attività di contrasto, mitigazione e prevenzione del dissesto idrogeologico prodotto dalla dinamica dei corpi idrici, del suolo o dei versanti, al fine di salvaguardare la sicurezza della vita umana, delle infrastrutture e il patrimonio ambientale e culturale. In questo settore un ruolo centrale e strategico rivestono le funzioni di cui all'articolo 58 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che, nella sua attuale formulazione, individua le competenze in via ordinaria del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in materia. A tal fine, il Ministero ha funzione di « programmazione, finanziamento e controllo degli interventi in materia di difesa del suolo », nonché di « previsione, prevenzione e difesa del suolo da frane, alluvioni e altri fenomeni di dissesto idrogeologico nel medio e nel lungo termine, al fine di garantire condizioni ambientali permanenti ed omogenee ». Il quadro conoscitivo a supporto delle scelte operate è costituito, anzitutto, dalla pianificazione delle Autorità di bacino distrettuali, enti vigilati dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, alle quali è legislativamente assegnato il compito di redigere i « Piani di bacino distrettuale » per ogni « bacino idrografico ». Il Piano di bacino è ( ex articolo 65 del decreto legislativo n. 152 del 2006) lo « strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo ed alla corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato ». In particolare, la mappatura della pericolosità e del rischio sono rispecchiate nei piani di gestione del rischio alluvioni (PGRA), redatti in attuazione della direttiva 2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, che costituiscono piani « stralcio » dei piani di bacino nonché nei piani di assetto idrogeologico (PAI), redatti dalle allora Autorità di bacino nazionali, interregionali e regionali e che oggi le autorità di distretto stanno mettendo a sistema. Il decreto legislativo n. 152 del 2006 regolamenta in modo compiuto la fase di attuazione esecutiva della difesa del suolo, in coerenza con la pianificazione di bacino ed i suoi stralci settoriali (PGRA). L'articolo 69 del decreto legislativo n. 152 del 2006 stabilisce che « I piani di bacino sono attuati attraverso programmi triennali di intervento che sono redatti tenendo conto degli indirizzi e delle finalità dei piani medesimi e contengono l'indicazione dei mezzi per farvi fronte e della relativa copertura finanziaria ». Detti programmi triennali debbono destinare una quota degli stanziamenti a « interventi di manutenzione ordinaria delle opere, degli impianti e dei beni, compresi mezzi, attrezzature e materiali dei cantieri-officina e dei magazzini idraulici », nonché allo « svolgimento del servizio di polizia idraulica »; ciò che esalta l'importanza della prevenzione, attraverso una nuova politica che valorizza la « manutenzione » e i « piccoli interventi », la quale, tuttavia, non esclude le « grandi opere », attuate con accordi di programma con le singole regioni. I programmi triennali sono adottati dalla conferenza istituzionale permanente ( ex articolo 70 del decreto legislativo n. 152 del 2006). Non avendo trovato attuazione tale previsione, a partire dalla legge 23 dicembre 2009, n. 191, è stato definito un diverso percorso: tale norma, destinando un miliardo di euro a Piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico individuate dalla competente direzione generale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti le Autorità di bacino nazionali e il Dipartimento della protezione civile, ha previsto l'assegnazione delle risorse tramite accordi di programma con le regioni interessate per l'utilizzo delle risorse, ivi comprese quelle di cofinanziamento regionale. Successivamente, con il decreto-legge 12 settembre 2014, n.133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n.164, i presidenti delle regioni sono stati nominati commissari straordinari di governo per la mitigazione del dissesto idrogeologico. A questi, sulla base di specifici accordi di programma, sono assegnati dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, direttamente in contabilità speciale, le risorse previste per la realizzazione degli interventi programmati secondo quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 maggio 2015 che ha istituito una banca dati denomina Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del suolo - ReNDiS. La procedura prevede l'inserimento diretto, da parte delle regioni, di ciascun intervento proposto, corredato delle informazioni e della documentazione necessarie (molto spesso tuttavia carenti), per una oggettiva valutazione dell'efficacia degli interventi; successivamente la regione provvede a formalizzarlo tramite « validazione » (ancorché spesso dati e documentazione siano incompleti o imprecisi). Le procedure previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri si sono rivelate, nei tre anni di vigenza dello stesso, macchinose e poco efficienti e il procedimento è risultato molto lento e per questo il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 3 aprile 2019, ne ha sostanzialmente sospeso l'efficacia. La legge 27 dicembre 2017, n. 205 (bilancio 2018), al comma 1074, ha previsto che gli interventi di mitigazione del dissesto nelle regioni del centro nord venissero individuati nell'ambito di un programma nazionale approvato dal CIPE su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri-Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, sulla base di un accordo di programma sottoscritto dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal presidente della regione o della provincia autonoma interessata al programma nazionale di investimento. Con l'emanazione del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 97, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è subentrato in tutto e per tutto alla struttura di missione prevista presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.