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Mi chiedo anche la senatrice De Petris chi rappresenti, perché all'interno del Gruppo Misto ci sono posizioni nel merito completamente diverse. Penso - ad esempio - alle senatrici Abate e Fattori, che hanno firmato e sottoscritto questo documento; eppure, la loro Capogruppo in Commissione si è sempre opposta. Anche qui, dunque, c'è una questione da chiarire. Allo stesso modo, dico in maniera molto chiara che lo stesso MoVimento 5 Stelle si era opposto alla discussione del documento. Anche il Partito Democratico ogni tanto non ha avuto un atteggiamento molto deciso: anzi, è stato molto tiepido. Dico questo perché, se tale provvedimento fosse passato in Aula e si fosse riusciti a discuterlo e ad approvarlo, sicuramente con alcune modifiche, oggi forse avremmo affrontato questa situazione in maniera diversa. L'altro giorno, in Commissione sanità, a fine seduta la Presidente della Commissione mi ha chiesto come mai le Regioni, nonostante il decreto, non hanno attuato ancora alcun piano di prevenzione. É semplice: il sistema normativo è confuso e non permette agli enti di poter operare. Signor Presidente, credo che in quest'Assemblea ci sia sicuramente una responsabilità politica forte di alcune forze, in questo momento in maggioranza, che con il loro atteggiamento pregiudiziale, ambientalista e animalista, stanno mettendo in discussione tutta la filiera zootecnica, che corrisponde a 1,5 punti di PIL nazionale per quanto riguarda solo l'allevamento. Se si allarga il discorso alla trasformazione e all'agroalimentare, si parla di decine di migliaia di posti di lavoro e di miliardi di economia che potremmo vedere sfumati. Già oggi, soltanto alla notizia che c'è la peste suina africana in Italia, per fortuna - per ora - in quella zona circoscritta, molte Nazioni estere hanno bloccato le importazioni dall'Italia. Di questo si sta parlando e non di cinghialini che si vedono passeggiare per le vie di Roma o di altre città. (Applausi) . Dobbiamo intervenire su questo aspetto. Quanto al merito del provvedimento, il decreto era nato sgonfio. Il Commissario era soltanto un coordinatore e non aveva mezzi, poteri e risorse per porre in essere un'azione decisa, puntuale e veloce. Apprezzo il lavoro fatto dai nostri relatori perché, in qualche modo, alla fine qualche risorsa è arrivata, ma si sta parlando di 10 milioni di euro. Noi stiamo investendo 10 milioni di euro in una filiera che vale miliardi. Bisognava fare maggiore attenzione, perché 10 milioni di euro (pure ben vengano, in quanto - come si suol dire - marito vecchio, meglio che nulla) sono troppo pochi. Bisogna avere la coscienza di investire. Adesso vogliamo fare le recinzioni, ma quanto tempo ci vorrà per farne 260 chilometri? In queste settimane la popolazione dei cinghiali diventerà sicuramente cinque o sei volte superiore a quella attuale e, quindi, a quel punto, ci sarà un'ulteriore pressione verso l'esterno. Bisogna essere coscienti di quello che si fa. Se non adottiamo azioni forti e mirate per l'eradicazione immediata all'interno della zona rossa, cercando di diminuire la quantità di quegli ungulati, che sono in giro non solo intorno alla zona rossa, ma in tutta Italia - è provato che il grande numero di cinghiali porta, di fatto, questa malattia - non riusciremo a risolvere il problema Ribadisco che quando si affrontano problemi del genere bisogna farlo con i piedi per terra, in modo concreto e non con le forme ideologiche che molto spesso - purtroppo - tanti movimenti della maggioranza stanno adottando. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lunesu. Ne ha facoltà. LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame, approvato dal Consiglio dei ministri, reca delle misure urgenti per eradicare la diffusione della peste suina africana (PSA). Eradicare la peste nei cinghiali e prevenire il contagio nei suini da allevamento è un intervento importante per la tutela del patrimonio suinicolo nazionale e di tutta la filiera. Occorre precisare che in Sardegna la PSA è stata praticamente eradicata e appartiene al genotipo 1. La PSA arrivata in Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria è del genotipo 2 e, se dovesse espandersi, sarebbe veramente pericoloso per le mega porcilaie della Pianura Padana. Quelle della Sardegna e delle altre Regioni sono due situazioni nettamente distinte, ma la Sardegna può essere di esempio per capire gli errori iniziali. Ci furono casi più o meno sporadici, che per alcuni decenni non furono degnati di attenzioni sanitarie particolari, forse perché il virus non comportava danni alla salute dell'uomo. A pagarne le conseguenze maggiori fu l'aspetto economico per gli allevatori e i salumifici, soprattutto per il blocco imposto dall'Unione europea alle esportazioni dei prodotti dell'intera filiera del comparto suinicolo sardo. In pochi anni si era annientato un pilastro dell'economia sarda. Ma quali furono le azioni dell'allora amministrazione regionale, che per lunghi anni si era limitata all'abbattimento selettivo negli allevamenti colpiti dal virus? Com'era noto a tutti, il problema maggiore e di antipopolare soluzione era la diffusa pratica del pascolo allo stato brado dei suini nei vasti terreni demaniali del Supramonte e del Gennargentu. Il libero pascolo dei suini, in continuo contatto con i cinghiali (una specie molto erratica), è stata la causa principale della propagazione della malattia, portando l'amministrazione alla costituzione di una unità di progetto per l'eradicazione della PSA, formata da rappresentanti della sanità, FoReSTAS, agricoltura e ambiente. Il governo regionale inizia così con l'adozione di un piano d'azione straordinario per il contrasto della malattia per gli anni 2015-2017; piano approvato successivamente dalla Commissione europea ai fini di un suo cofinanziamento. È proprio grazie ai continui controlli che il mese scorso, nel territorio di Urzulei in Sardegna, sono stati abbattuti quaranta suini, in quanto non registrati all'anagrafe zootecnica e privi di proprietario e di controlli sanitari. Queste attività rientrano nelle azioni di contrasto al virus della PSA, che vedono nell'allevamento illegale dei suini uno dei fattori di rischio più importanti per il persistere del virus in quei territori. Come hanno sottolineato i commissari europei dopo la missione svolta nel 2021, questi suini non registrati costituiscono la vera cinghia di trasmissione del virus tra la popolazione selvatica e gli animali domestici. Ma i provvedimenti man mano adottati hanno comportato un impegno totale di tutta la struttura veterinaria regionale e delle centinaia di compagnie di cacciatori di cinghiali, che hanno dato un contributo determinante, limitando il numero dei capi selvatici e fornendo i reperti necessari per valutare la diffusione della malattia. In estrema sintesi, i piani prevedono la suddivisione dei Comuni in zone di caccia rosse e bianche, con prescrizioni, concessioni e diversi divieti in relazione ai casi di PSA eventualmente certificati dalle analisi dei reperti.