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Come giustamente ricordava il senatore Stefano, già con decreto interministeriale del 6 marzo 2020, n. 2484, è stato approvato il piano di riparto dei 300 milioni di euro per la rigenerazione olivicola della Puglia e sono stati istituiti un tavolo di coordinamento emergenza xylella, con il compito di valutare l'attuazione dell'intero piano e decidere l'allocazione delle risorse tra le diverse misure, e un comitato di sorveglianza, istituito con decreto ministeriale nell' aprile 2020, con il compito di esaminare i singoli provvedimenti attuativi. Occorre rilevare che, a differenza del tavolo di coordinamento, il comitato di sorveglianza si è riunito il 30 aprile 2020, il 22 maggio 2020, il 18 febbraio 2021 ed è stato consultato anche in data 19 giugno 2020. Il piano di riparto ha previsto diverse allocazioni. Tre sono le misure principali, poi vi è una serie di misure più piccole, da pochi milioni di euro. La misura principale è il sostegno reddito, 120 milioni di euro che sono stati interamente - ripeto, interamente - erogati dal Ministero alla Regione Puglia. Quanto allo stato di attuazione, però, non disponiamo di informazioni rispetto alle risorse effettivamente trasferite alle imprese danneggiate. Per quanto riguarda la misura che prevede il reimpianto di ulivi in zona infetta, vi è un intervento fondamentale da 40 milioni di euro. Per questa misura, sappiamo che - come comunicatoci il 25 ottobre 2021 dalla Regione Puglia - sono state presentate complessivamente 8.133 domande; richieste di espianto di 3,8 milioni di alberi su 31.900 ettari, con un fabbisogno complessivo di circa 222 milioni, ma non abbiamo maggiore contezza rispetto alle motivazioni delle richieste delle singole aziende. La terza misura di rilievo è quella da 25 milioni di euro per la riconversione verso altre colture. La lista delle specie resistenti a xylella è stata da poco approvata dal Comitato fitosanitario nazionale e il relativo provvedimento è in fase di adozione rispetto alle risultanze del Comitato stesso. Ciò premesso, abbiamo convocato per il giorno 11 novembre il tavolo di coordinamento proprio per capire meglio le criticità e le problematicità ed eventualmente affrontarle rispetto a queste misure, posto che tutte le altre sono già in fase di avvio e di attuazione e non hanno bisogno di intervento ulteriore del Ministero. Per concludere sulle ulteriori iniziative che il Ministero intende intraprendere per la salvaguardia dell'economia agricola pugliese colpita da xylella, facciamo presente che il 1° ottobre 2021 abbiamo richiesto alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le politiche di coesione il rifinanziamento del piano xylella a valere sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione per il 2021-2027 per un importo di 500 milioni. Oltre a questo, ci sono 100 milioni nel Piano nazionale di ripresa e resilienza nella procedura di meccanizzazione destinata al tema dell'olio d'oliva, e quindi a supporto dei territori che lo producono, e ieri è stato dato dalla Conferenza Stato-Regioni il concerto sul decreto da 30 milioni che riguarda sempre il comparto olivicolo. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Stefano, per due minuti. STEFANO (PD) . La ringrazio, signor Ministro, per le informazioni che lei ci ha voluto dare. Credo sia utile per tutti avere le informazioni necessarie anche per fare delle sollecitazioni a livello territoriale. L'invito che le rivolgo personalmente è su due fronti: quello di essere severo nell'attuazione delle procedure, perché il territorio è mortificato e devastato da questo patogeno e abbiamo la necessità di riconvertire, di ricominciare; in secondo luogo, di seguire le iniziative appena citate del Governo, attraverso le quali rifinanziare con nuove risorse ulteriori progetti. Parliamo di un fenomeno enorme, e lo ha detto bene lei: a fronte di 20 milioni di euro disponibili, con 8.281 domande di reimpianto la richiesta supera i 220 milioni. Abbiamo necessità di dare risposta agli agricoltori, ai proprietari dei nostri oliveti pugliesi, perché non possiamo tradirli doppiamente nella aspettativa che hanno maturato per tanto tempo, ma anche rispetto alla possibilità di avere un aiuto per ridare anche una conformazione paesaggistica che sia degna della immagine della Puglia nel mondo. PRESIDENTE . Il senatore Bergesio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02914 sulle campagne internazionali contro il consumo di carne e sul sostegno al settore della zootecnia, per tre minuti. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, ancora una volta siamo in quest'Aula a chiedere l'attenzione sua e del Governo a difesa della dieta mediterranea e, su tutto, per combattere la ormai troppo invasiva comunicazione per cui la carne sintetica sarebbe migliore di quella proveniente dalla nostra zootecnia nazionale. Sono ormai due anni che EAT-Lancet Commission ha pubblicato un report nel quale viene delineata una strategia per un'alimentazione universale, andando nei fatti a omologare le scelte dei consumatori. Tali posizioni integraliste stanno influenzando anche gli orientamenti della Commissione europea sulla transizione ecologica, la quale pare stia finanziando, con i soldi della ripresa economica post-Covid, la ricerca sui cibi sintetici. Non vogliamo essere complottisti, ma molti organi di informazione riportano di oltre due milioni di euro concessi a multinazionali olandesi sostenute da fondi in cui hanno investito anche attori, magnati dell'informatica, dei social e dello sport. È ormai in atto un'evidente strategia per screditare il made in Italy a favore di modelli alimentari assolutamente lontani dalla nostra cultura, dalla tradizione, dalla stagionalità che sono basati sulla promozione di cibi ultraprocessati e sintetici che vengono promossi senza aver verificato le conseguenze. E questo è gravissimo. Occorre pretendere dai regolatori europei e da quelli nazionali la massima rigidità nel valutare gli effetti di questi prodotti sintetici anche a lungo termine sulla salute e sulla dieta dei nostri consumatori. Queste posizioni indeboliscono poi le filiere e la competitività delle filiere agroalimentari italiane, già duramente provate dall'emergenza sanitaria, con lo stop alla ristorazione e il calo delle vendite e dei prezzi, a cominciare dal settore zootecnico, che conta - lei lo sa - 115.000 aziende attive nel nostro Paese, 250.000 occupati e un patrimonio di 17 miliardi di euro (80 miliardi si valuta il giro d'affari al consumo). Ad avvantaggiarsene sono le multinazionali del cibo, che stanno investendo in tecnologie innovative per produrre carni sintetiche. Il tentativo è insinuare nell'opinione pubblica che la carne rossa danneggi la salute dei consumatori, che gli animali negli allevamenti siano maltrattati e che la zootecnia produca spreco di acqua e generi un'elevata emissione di anidride carbonica. Questa non è la visione reale. In Italia gli allevamenti hanno adottato tecniche di produzione a basso impatto ambientale, con un'attenzione particolare al benessere animale.