[pronunce]

Chiude il sistema l'art. 9 del medesimo decreto legislativo, a mente del quale, per quanto qui rileva, a decorrere dalla data di istituzione dell'elenco nazionale, sono abrogate le disposizioni del d.lgs. n. 502 del 1992, di cui all'art. 3-bis, comma 1, commi da 3 a 7 e commi 13 e 15. 2.2.- Ad avviso del ricorrente, il quadro normativo così ricostruito non sarebbe stato inciso, per quanto d'interesse, dall'intervenuta sentenza della Corte Costituzionale n. 251 del 2016, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, tra l'altro, dell'art. 19 (recte, art. 11), comma 1, lettera p), legge n. 124 del 2015, nella parte in cui ha previsto che il decreto legislativo attuativo fosse adottato previa acquisizione del parere reso in sede di Conferenza unificata, anziché previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, atteso che la dichiarata illegittimità è circoscritta alle disposizioni di delegazione di cui alla citata legge n. 124 e non si estende alle relative disposizioni attuative, come precisato dalla stessa Corte nella sentenza citata e ribadito altresì dal Consiglio di Stato nel parere del 9 gennaio 2017, n. 83. 2.3.- Tale essendo la disciplina statale, ne seguirebbe che la nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie da parte delle Regioni debba avvenire, a regime, esclusivamente scegliendo tra gli iscritti all'elenco nazionale dei direttori generali e, in via transitoria nelle more dell'istituzione di detto elenco, secondo le procedure vigenti alla data di entrata in vigore del decreto stesso, cioè, in base al combinato disposto degli artt. 5 e 9 d.lgs. n. 171 del 2016 e 3-bis d.lgs. n. 502 del 1992, mediante ricorso obbligatorio all'elenco regionale degli idonei ovvero agli analoghi elenchi delle altre Regioni. 3.- L'art. 3 della legge regionale impugnata introdurrebbe, invece, un'ipotesi speciale di commissariamento, non prevista né dal d.lgs. n. 171 del 2016, né dall'art. 3-bis d.lgs. n. 502 del 1992, pure richiamato dalla stessa disposizione regionale, violando il sistema di regole che la legge n. 124 del 2015 prima, e il d.lgs. n. 171 del 2016 poi, hanno inteso apprestare per garantire la trasparenza, l'imparzialità e il buon andamento dell'azione amministrativa. Vietando di procedere a nuove nomine, la norma censurata si porrebbe anche in contrasto con il comma 2 dello stesso art. 3-bis d.lgs. n. 502 del 1992, il quale stabilisce che la nomina del direttore generale debba essere effettuata nel termine perentorio di sessanta giorni dalla data di vacanza dell'ufficio, scaduto il quale è previsto un intervento sostitutivo del Governo, ai sensi dell'art. 120 Cost., anche attraverso la designazione di un commissario ad acta, in virtù del rinvio operato, dal suddetto comma, all'art. 2, comma 2-octies, d.lgs. n. 502 del 1992. La legge statale, dunque, contempla il commissariamento di un'azienda sanitaria soltanto da parte del Governo e per il caso di inerzia della Regione competente. Inoltre, la disposizione impugnata sarebbe in contrasto anche con il comma 3 dell'art. 3-bis d.lgs. n. 502 del 1992, cui l'art. 5 d.lgs. n. 171 del 2016 rinvia per la disciplina transitoria, il quale stabilisce che, fino alla costituzione dell'elenco nazionale, le Regioni devono obbligatoriamente attingere da quello regionale di idonei, ovvero dagli analoghi elenchi di altre Regioni. Ne deriva, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, che, laddove si debba procedere al conferimento di nuovi incarichi dirigenziali nelle more dell'istituzione dell'elenco nazionale, ove pure l'elenco regionale non sia stato costituito - fattispecie che il ricorrente ritiene assimilabile a quella in cui, pur costituito, l'elenco non sia stato aggiornato - l'ente territoriale sarebbe comunque tenuto ad attingere dagli elenchi delle altre Regioni. Il ricorrente osserva poi che il riferimento contenuto nella disposizione impugnata all'art. 3-bis d.lgs. n. 502 del 1992, ai fini della nomina del commissario regionale, sarebbe improprio, rectius, illegittimo, atteso che la disposizione statale richiamata disciplina la modalità di scelta dei direttori generali, non già dei commissari delle aziende sanitarie. Anche il richiamo a «quanto stabilito dall'art. 1 della legge regionale 2 agosto 2012, n. 43», contenuto nell'ultimo periodo dell'impugnato art. 3, sarebbe oscuro. Detta legge regionale è intervenuta sulla legge della Regione Siciliana 28 marzo 1995, n. 22 (Norme sulla proroga degli organi amministrativi e sulle procedure per le nomine di competenza regionale), introducendovi, tra l'altro, l'art. 3-bis, recante «Norme in materia di nomine ed incarichi di competenza del Governo della Regione», il quale ha mantenuto ferme le disposizioni previste dalla normativa vigente per i casi di cessazione anticipata degli incarichi conferiti dal Presidente, dalla Giunta o dagli Assessori della Regione, che, nello specifico settore sanitario, si rinvengono negli articoli 19 e 20 della legge della Regione Siciliana 14 aprile 2009, n. 5 (Norme per il riordino del Servizio sanitario regionale). Ad avviso del ricorrente quindi, il richiamo di cui all'ultimo periodo della norma impugnata non sarebbe pertinente, sia perché l'intero complesso normativo regionale deve ritenersi superato dalla successiva legislazione statale in materia, a cominciare dal d.l. n. 158 del 2012, sia perché le ipotesi di vacanza dell'ufficio, previste dagli artt. 19 e 20, legge reg. siciliana n. 5 del 2009, integrano tutte casi di cessazione anticipata dall'incarico (morte, dimissioni, decadenza), ontologicamente diverse da quella che qui rileva, relativa ad un'ipotesi di cessazione naturale per scadenza del termine finale di durata del mandato, per la quale l'ordinamento già prevede, a regime e in via transitoria, una propria disciplina. Ponendosi pertanto in contrasto con i sopraddetti principi fondamentali stabiliti dalla legge statale in materia di tutela della salute, la disciplina censurata violerebbe l'art. 117, terzo comma, Cost., oltre a non essere rispettosa neppure dell'art. 17, lettere b) e c), statuto reg. Siciliana, che delimitano l'ambito della potestà legislativa regionale in materia di sanità pubblica e assistenza sanitaria, prevedendo che essa debba esercitarsi «[e]ntro i limiti dei principi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato».