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Ora, signor Presidente, si comprenderà che anche dentro uno spazio chiuso dove si pratica sport è facilmente calcolabile questo parametro e lo si può confrontare con quelli della scuola, della ristorazione e dell'impresa. Invito il Comitato tecnico-scientifico e il Governo, rivolgendomi agli esponenti oggi qui presenti, ad approfondire questi aspetti scientifici, in modo non da aiutare meglio chi vuole far ripartire il Paese per il gusto di farlo, ma da consentire di avere certezze scientifiche e di ripartire in maniera serena e tranquilla ad alcune attività. Chiudo questa parentesi. Signor Presidente, in un quadro siffatto, il Governo è stato chiamato a un intervento adottato in extremis , muovendosi in una fase complessa per il mondo dello sport, dovuta anche a una riforma che nel 2018 aveva dato vita a una sperequazione tra le funzioni e le risorse attribuite, da una parte, alla nuova struttura Sport e Salute SpA e, dall'altra, a quelle lasciate a disposizione del Comitato olimpico nazionale italiano. Quest'ultimo aspetto lascia sicuramente qualche perplessità, viste le immutate competenze e funzioni che vengono lasciate a un ente come il CONI, il quale nel corso della sua storia ha svolto un ruolo indubbiamente importante. In questa sede possiamo dirci che proprio tale impianto e le condizioni date ci hanno portato a indebolire e a mettere in discussione l'autonomia del CONI. Lo stesso Comitato internazionale olimpico (CIO) ha rappresentato all'Italia una serie di doglianze sul ruolo, la missione, l'autorità e la responsabilità del CONI, assoggettato al rispetto dei requisiti minimi della carta olimpica. È stato eccepito che il personale del CONI non potesse essere assunto e controllato da un'entità esterna riconducibile alla Sport e Salute SpA, ma che dovesse avere una propria dotazione organica e una propria struttura amministrativa. Questo decreto-legge mira a raggiungere tale finalità, garantendo la piena operatività del CONI, nonché la sua autonomia e indipendenza. L'articolo 1, comma 1, dispone infatti che il CONI sia messo in condizioni di avere una propria dotazione organica, in modo da essere pienamente operativo rispetto alle funzioni assegnategli. Messo in sicurezza questo aspetto e scongiurata la possibilità che gli atleti dovessero rinunciare a una bandiera e a un inno italiani, arriviamo alla situazione attuale, che chiama un nuovo Governo a gestire le fasi che verranno. Nella composizione di quest'ultimo, la casella della delega allo sport non è ancora stata assegnata. Mi auguro che ciò avvenga quanto prima. Al netto di chi avrà la responsabilità di occuparsi di un settore fondamentale per la vita della nostra Repubblica, penso che la conversione del decreto in esame sia solo il primo atto di un processo di riforma che impegnerà il Governo nei prossimi mesi e che dovrà vedere il Parlamento sempre protagonista. Signor Presidente, l'attualità di quest'oggi non può esimermi dal fare un altro richiamo. Se il Parlamento vuole che lo sport sia rimesso nella condizione di esercitare in maniera autonoma e adeguata le proprie funzioni, allo stesso tempo non possiamo non chiedere allo sport di mettere gli atleti nella condizione di esercitare la propria passione e anche la propria professione a livelli agonistici in maniera adeguata e dignitosa. La vicenda di Laura Lugli, la pallavolista del Pordenone che ha denunciato di non essere stata messa nella condizione di vivere la propria maternità come una qualsiasi lavoratrice, credo sia grave. (Applausi) . Si faccia appello in quest'Aula per tale vicenda di cronaca sport ai massimi livelli dello sport nazionale, perché prendano in mano la questione e facciano lo sforzo necessario per garantire anche alle lavoratrici e alle professioniste di questo mondo così importante di svolgere la propria passione e la propria funzione con dignità, in maniera adeguata e nel pieno rispetto delle norme del nostro Paese, della nostra Costituzione e in maniera conforme e coerente con quello che le altre donne impegnate in altre professioni possono fare. Signor Presidente, siamo l'Italia e abbiamo l'obbligo di costruire un sistema che a tutti i livelli, nell'autonomia dello sport e nella dignità per chi svolge la professione sportiva ai massimi livelli, esiga di poterlo fare in modo adeguato e all'altezza delle sfide che attendono il nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iannone. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, ci sarebbe poco da dire nel merito del provvedimento in discussione se non fosse per il fatto che la figuraccia definitiva che l'Italia ha rischiato di fare era stata da noi ampiamente annunciata quando è stata approvata la legge delega e si è consumato lo scontro, che è ancora in essere, tra la visione dell'autogoverno dello sport e quella di chi esercita un controllo pubblico fornendo le risorse. Ci sono molte considerazioni politiche da fare rispetto al momento che lo sport italiano sta vivendo in ragione della grave crisi che la pandemia ha comportato. Parliamo di una rappresentazione sociale che investe l'attenzione di milioni di italiani e di un settore - forse uno dei pochi del nostro Paese - ancora in grado di produrre grandi numeri di partecipazione. Ciononostante tale settore è stato spesso sottovalutato e nella nuova configurazione del Governo viene addirittura ignorato, con l'impossibilità di poter rappresentare le proprie esigenze e istanze e avere un confronto costruttivo, ma anche risolutivo delle problematiche storiche e di quelle connesse al momento drammatico. Noi di Fratelli d'Italia abbiamo subito sottolineato e denunciato che l'assenza di un Ministro dello sport e, come abbiamo verificato successivamente, addirittura la mancanza del conferimento di una delega in materia di politiche dello sport rappresentano un gravissimo vulnus del nuovo Governo. Come Parlamento abbiamo subito anche una gravissima mortificazione in Commissione in quanto l'approvazione dei decreti legislativi senza il parere, seppur consultivo, della Commissione ha rappresentato un primo schiaffo. Inoltre, l'approdo oggi in Assemblea del provvedimento senza il relatore e la possibilità di votare gli emendamenti in Commissione la dice lunga sull'atteggiamento che si porta avanti e anche sulle difficoltà presenti all'interno della maggioranza che, evidentemente, come ci è stato comunicato dal Sottosegretario in Commissione, sente il bisogno di porre la fiducia sul testo base. Eppure la Commissione istruzione pubblica, beni culturali del Senato - e voglio ringraziare i colleghi che ne fanno parte - ha dato dimostrazione di essere capace di confrontarsi e alcune volte anche di assumere un atteggiamento unitario rispetto ai problemi che riguardano le materie di sua competenza sulle quali dovrebbe essere più facile trovare delle intese nell'interesse dei mondi che rappresentiamo, seppur nella legittima e sacrosanta diversità di visione culturale di cui ognuno di noi può e deve essere portatore. Giungiamo a un voto di fiducia che ritengo assolutamente ridicolo. Un Governo che gode dell'appoggio del 90 per cento del Parlamento deve apporre la fiducia su un provvedimento come questo. Siamo al terzo provvedimento che arriva in Senato e il Governo Draghi si avvia già a consumare un record : due fiducie su tre provvedimenti.