[pronunce]

La disposizione impugnata sarebbe stata dettata nell'esercizio della competenza prevista dall'art. 117, comma secondo, lettera g), della Costituzione, che sarebbe rilevante nel caso di specie, in quanto la società Italia Lavoro s.p.a. “rientra lato sensu nel novero degli enti pubblici nazionali, che la riforma ha confermato appartenere alla legislazione esclusiva dello Stato”. 6. - In prossimità dell'udienza le Regioni Marche ed Emilia-Romagna hanno depositato memorie integrative. La Regione Marche, ribadendo gli argomenti già prospettati nel ricorso introduttivo del giudizio, sottolinea come il contrasto della disposizione impugnata con il nuovo sistema di competenze introdotto con la riforma costituzionale di cui alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), sarebbe evidente anche con riferimento alla disciplina dell'allocazione delle funzioni amministrative delineata dall'art. 118 della Costituzione. Ciò in quanto l'art. 30 della legge n. 448 del 2001 presupporrebbe necessariamente che le attività da affidare a tale soggetto si ritenessero di competenza dello stesso Ministero. L'art. 118 della Costituzione, tuttavia, stabilendo che il conferimento delle funzioni amministrative sia operato con “legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze”, farebbe sì che il legislatore statale potrebbe provvedere ad intestare funzioni amministrative solamente nelle materie in cui abbia competenza legislativa esclusiva. Da ciò deriverebbe la incostituzionalità della norma oggetto del presente giudizio, sia che la si volesse collocare nell'ambito della potestà legislativa concorrente, sia - a maggior ragione - ove invece si ritenesse che essa insista in un ambito affidato alla competenza residuale delle Regioni. La Regione Marche aggiunge, infine, che le funzioni attribuite dalla norma impugnata ad Italia Lavoro s.p.a. dovrebbero ritenersi inserite nel quadro dei compiti amministrativi spettanti, in base alla legislazione vigente, alle Regioni. In questo senso deporrebbero sia l'art. 45, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (Riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59) , sia l'art. 2, comma 2, del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469 (Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro, a norma dell'articolo 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59), dai quali si ricaverebbe che le funzioni e i compiti in materia di politica attiva del lavoro (enumerati in un elenco che, secondo la Regione ricorrente, non avrebbe carattere tassativo) non spettano al livello statale. Né potrebbe argomentarsi in contrario dall'art. 46, comma 1, lettera c) (rectius: d), del d.lgs. n. 300 del 1999, ai sensi del quale il Ministero del lavoro e delle politiche sociali svolge le funzioni di spettanza statale nelle aree funzionali concernenti “politiche del lavoro e dell'occupazione e tutela dei lavoratori: indirizzo, programmazione, sviluppo, coordinamento e valutazione delle politiche del lavoro e dell'occupazione; gestione degli incentivi alle persone a sostegno dell'occupabilità e della nuova occupazione; politiche della formazione professionale come strumento delle politiche attive del lavoro; indirizzo, promozione e coordinamento in materia di collocamento e politiche attive del lavoro; vigilanza dei flussi di entrata dei lavoratori esteri non comunitari; raccordo con organismi internazionali; conciliazione delle controversie di lavoro individuali e plurime e risoluzione delle controversie collettive di rilevanza pluriregionale; conduzione del sistema informativo del lavoro; condizioni di sicurezza nei posti di lavoro; profili di sicurezza dell'impiego sul lavoro di macchine, impianti e prodotti industriali, con esclusione di quelli destinati ad attività sanitarie e ospedaliere e dei mezzi di circolazione stradale; ispezioni sul lavoro e controllo sulla disciplina del rapporto di lavoro subordinato ed autonomo; assistenza e accertamento delle condizioni di lavoro degli italiani all'estero”. Tale disposizione, secondo la Regione, si limiterebbe infatti ad individuare le “aree funzionali” all'interno delle quali il Ministero è chiamato a svolgere le funzioni di spettanza statale, ossia gli “ambiti materiali in cui l'amministrazione centrale deve comunque limitarsi ad agire al fine di programmare, coordinare, indirizzare e promuovere”. 7. - La Regione Emilia-Romagna, oltre a ribadire gli argomenti già prospettati, mira a confutare l'eccezione prospettata dall'Avvocatura dello Stato, secondo la quale la disciplina dettata dalla disposizione impugnata dovrebbe ritenersi compresa nella lettera g) dell'art. 117, secondo comma, della Costituzione, come tale, pienamente rientrante nella competenza del legislatore statale sotto il profilo del potere dello Stato di organizzarsi per lo svolgimento dei propri compiti. Al riguardo la Regione osserva che, in realtà, il Ministero del lavoro “si organizza (…) per lo svolgimento di funzioni di competenza regionale, alla stregua dell'art. 117”: per cui il riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera g), sarebbe del tutto improprio. Né il fatto che la norma impugnata preveda funzioni di “promozione e gestione generica” potrebbe valere a giustificarla sul piano delle competenze, costituendo, anzi, un elemento che aggraverebbe la lesività per le attribuzioni della Regione, in quanto riconoscerebbe al Ministero una quota indeterminata di funzioni. 8. - L'Avvocatura dello Stato ha presentato una memoria integrativa nel solo giudizio introdotto dal ricorso della Regione Marche, confermando che la società Italia Lavoro dovrebbe essere ritenuta “ente pubblico” al di là della formale veste privatistica, in quanto “ciò che rileva è solo la proprietà pubblica del capitale sociale”. Pertanto la disciplina rientrerebbe pienamente nella legislazione esclusiva dello Stato riconosciuta dall'art. 117, secondo comma, lettera g), della Costituzione.1. - Le Regioni Marche, Toscana ed Emilia-Romagna, nell'impugnare numerose disposizioni della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), censurano, tra l'altro, l'art. 30 di tale legge (Attività di supporto al Ministero del lavoro e delle politiche sociali). Per ragioni di omogeneità di materia, la trattazione della questione di costituzionalità indicata viene separata da quella delle altre, sollevate con i medesimi ricorsi, oggetto di distinte decisioni. La norma censurata dispone la possibilità, per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di avvalersi di Italia Lavoro s.p.a. “per la promozione e la gestione di azioni nel campo delle politiche attive del lavoro e dell'assistenza tecnica ai servizi per l'impiego”. L'art. 30 impugnato dispone altresì che “il Ministero del lavoro e delle politiche sociali assegna direttamente a Italia Lavoro s.p.a., con provvedimento amministrativo, funzioni, servizi e risorse relativi a tali compiti”.