[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 1, 6 e 9 della legge della Regione Liguria 19 maggio 2020, n. 9 (Disposizioni di adeguamento della normativa regionale), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 24-29 luglio 2020, depositato in cancelleria il 31 luglio 2020 ed iscritto al n. 65 del registro ricorsi 2020 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 39, prima serie speciale, dell'anno 2020. Visto l'atto di costituzione della Regione Liguria; udito nell'udienza pubblica del 25 maggio 2021 il Giudice relatore Giulio Prosperetti; uditi l'avvocato dello Stato Maria Letizia Guida per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Aurelio Domenico Masuelli per la Regione Liguria, in collegamento da remoto, ai sensi del punto 1) del decreto del Presidente della Corte del 18 maggio 2021; deliberato nella camera di consiglio del 26 maggio 2021.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 24-29 luglio 2020 e depositato il 31 luglio 2020 (reg. ric. n. 65 del 2020) , il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato, in riferimento agli artt. 9, 97, 117, commi secondo, lettere l), m) ed s), e sesto, della Costituzione, gli artt. 2, comma 1, 6 e 9 della legge della Regione Liguria 19 maggio 2020, n. 9 (Disposizioni di adeguamento della normativa regionale). 1.1.- L'art. 2, comma 1, della legge reg. Liguria n. 9 del 2020 ha modificato l'art. 29, comma 13, della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio) ai sensi del quale «[a]nche gli appostamenti realizzati con il consenso del proprietario o conduttore del fondo, costituiti da attrezzature smontabili o da ripari di fortuna che non comportino modificazione del sito, ivi compresi i cosiddetti "palchi" per la caccia in forma tradizionale al colombaccio, sono considerati temporanei. Il cacciatore deve rimuovere il materiale usato per la costruzione dell'appostamento al venir meno del consenso del proprietario o conduttore del fondo», aggiungendo nella parte finale un ulteriore periodo, ai sensi del quale «[i]l consenso si intende validamente accordato nel caso in cui non esiste un formale diniego». La disposizione impugnata è ritenuta dal Presidente del Consiglio dei ministri lesiva della competenza legislativa riservata allo Stato nella materia «ordinamento civile» dall'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto, consentendo ai cacciatori di mantenere sul fondo altrui il materiale utilizzato per la costruzione dell'appostamento temporaneo se il titolare del terreno non manifesta formalmente il suo diniego, inciderebbe sulle facoltà dominicali garantite dall'art. 832 del codice civile. 1.2.- L'art. 6 della legge reg. Liguria n. 9 del 2020 ha modificato l'art. 35, comma 4, della legge della Regione Liguria 22 gennaio 1999, n. 4 (Norme in materia di foreste e di assetto idrogeologico), ampliando l'elenco delle opere «[n]on [...] soggett[e] ad alcun titolo abilitativo» contemplate dalla detta disposizione. Il ricorrente ritiene che la norma impugnata consentirebbe, in relazione agli interventi previsti, di prescindere anche dall'autorizzazione paesaggistica, ponendosi così in contrasto con gli artt. 142, 146 e 149 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) e con quanto stabilito dal decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 (Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata), con la conseguente violazione della competenza legislativa e regolamentare riservata allo Stato in materia di «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali» dall'art. 117, commi secondo, lettera s), e sesto, Cost. La disposizione impugnata, inoltre, ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, prescindendo dall'autorizzazione paesaggistica, determinerebbe l'abbassamento dei livelli di tutela del paesaggio e inciderebbe sulla «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale», così violando anche gli artt. 9 e 117, secondo comma, lettera m), Cost. 1.3.- Con l'art. 9 della legge reg. Liguria n. 9 del 2020 il legislatore ligure ha modificato il testo della lettera a) del comma 1 dell'art. 7 della legge della Regione Liguria 31 ottobre 2006, n. 35 (Attuazione dell'articolo 9 della Direttiva Comunitaria 79/409 del 2 aprile 1979 sulla conservazione degli uccelli selvatici. Misure di salvaguardia per le Zone di protezione speciale), stabilendo che, durante il mese di gennaio, nelle zone di protezione speciale (ZPS) l'esercizio della caccia da appostamento fisso e temporaneo e in forma vagante, nonché la caccia agli ungulati, possa svolgersi «per due giornate settimanali a scelta del cacciatore». Il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene che la norma impugnata si ponga in contrasto sia con l'art. 5, comma 1, lettera a), del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (attualmente, Ministro della transizione ecologica) 17 ottobre 2007, recante «Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)», che vieta nelle zone di protezione speciale (ZPS) l'«esercizio dell'attività venatoria nel mese di gennaio, con l'eccezione della caccia da appostamento fisso e temporaneo e in forma vagante per due giornate, prefissate dal calendario venatorio, alla settimana, nonché con l'eccezione della caccia agli ungulati», sia con l'art. 18, commi 2 e 4, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) che disciplina il procedimento con cui le Regioni possono modificare il calendario venatorio. Ad avviso del ricorrente, infatti, l'avere attribuito ai cacciatori la scelta delle giornate in cui l'attività venatoria può essere esercitata, nel mese di gennaio, nelle zone di protezione speciale (ZPS) rappresenterebbe non solo una palese violazione del criterio posto in materia dall'art. 5, comma 1, lettera a), con il d.m.