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Di conseguenza si propone sia per le colf che per le badanti, così come per l'acquisto di servizi erogati da strutture pubbliche o private, solo se pagati con il voucher, una detrazione fiscale pari al 33 per cento degli oneri sostenuti dal contribuente, per un importo massimo che va da 6 mila a 8 mila euro in relazione alla presenza di bambini e di persone disabili o di anziani non autosufficienti. Si prevede anche la corresponsione di un assegno per gli incapienti. Nell'articolo si prevede una maggiorazione delle detrazioni per le donne che svolgano un'attività di lavoro continuativa. Questa misura rappresenta un ulteriore promozione dell'occupazione femminile poiché è noto che l'offerta di lavoro femminile è più elastica dell'offerta di lavoro degli uomini dal momento che quella della donna è più sensibile alle variazioni del salario. L'elasticità dell'offerta di lavoro degli uomini è pari quasi a zero dal momento che la maggior parte lavora a tempo pieno. Inoltre l'elasticità della forza di lavoro femminile è maggiore per le donne con basso livello d'istruzione e reddito. Le agevolazioni fiscali per l'utilizzo del voucher non sono cumulabili con quelle già previste per le colf e le badanti che continueranno a valere per coloro che non utilizzeranno il nuovo sistema di pagamento dei servizi alla persona e alla famiglia. L'articolo 4 disciplina le modalità di agevolazione quando il voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia è erogato dal datore di lavoro a favore dei suoi dipendenti (secondo pilastro del sistema). A questo fine non si prevede alcuna norma aggiuntiva, ma s'interviene semplicemente stabilendo che le agevolazioni fiscali già previste dall'articolo 51 del testo unico delle imposte sui redditi a favore delle misure di welfare aziendale si applicano anche quando i benefit sono erogati dal datore di lavoro attraverso il voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia. In particolare la norma si riferisce ai beni, ai servizi e ai compensi percepiti dal lavoratore che non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente indicati da due commi dell'articoli 51 del TUIR: 1) (comma 2, lettera f) «l'utilizzazione delle opere e dei servizi di cui al comma 1 dell'articolo 100 da parte dei dipendenti e dei soggetti indicati nell'articolo 12» e cioè dei loro familiari . L'articolo 100 del TUIR prevede che «Le spese relative ad opere o servizi utilizzabili dalla generalità dei dipendenti o categorie di dipendenti volontariamente sostenute per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sanitaria e sanitaria o culto, sono deducibiIi per un ammontare complessivo non superiore al 5 per mille dell'ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente risultante dalla dichiarazione dei redditi»; 2) (comma 2, lettera f- bis) «le somme, i servizi e le prestazioni erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la frequenza degli asili nido e di colonie climatiche da parte dei familiari indicati nell'articolo 12, nonché per borse di studio a favore dei medesimi familiari» . Nell'articolo si prevede anche di adeguare il valore della soglia del benefit concesso ai dipendenti che non concorre a formare reddito imponibile (258,23 euro) come è previsto dal comma 9 dello stesso articolo 52 che prevede la possibilità di rivalutare questo come gli altri importi al tasso d'inflazione. Si prevede infine la soppressione delta previsione che i benefit debbano essere sostenuti dal datore di lavoro «volontariamente», escludendo cosi il vantaggio fiscale se il beneficio è contemplato da un accordo collettivo, com accade sempre più frequentemente anche in base all'accordo interconfederale del 2009. I vantaggi fiscali per il datore di lavoro francese che decida di finanziare in tutto o in parte il Cesu préfinancé sono tre: -- non deve assoggettare a contribuzione obbligatoria fino a un tetto annuale di 1.830 euro le spese sostenute; -- gode di un credito d'imposta pari al 25 per cento delle somme versate (fino al massimo di 500.000 euro per esercizio sociale). In definitiva su una spesa di 100 euro in primo luogo il datore di lavoro deduce la spesa in quanto voce di costo inerente con un risparmio di 33 euro e in secondo luogo beneficia di un credito d'imposta di 25 euro per cui il risparmio fiscale complessivo è pari a 58 euro (42 euro il costo netto del voucher con un valore nominale di 100 euro). I vantaggi per il lavoratore sono simili a quelli in vigore in Italia per il welfare aziendale: la somma finanziata dall'impresa non è imponibile ai fini dell'imposta sul reddito. A questo vantaggio si aggiunge la riduzione dell'aliquota Iva nel caso utilizzi un'organizzazione accreditata già prevista per il Cesu bancario. L'articolo 5 sana una contraddizione fra una norma della recente riforma del lavoro e il suo decreto di attuazione. Infatti l'articolo 4, comma 24, lettera a) della legge 28 giugno 2012, n. 92 prevede la possibilità, «in alternativa al congedo parentale», di «corresponsione di voucher per l'acquisto di servizi di baby-sitting , ovvero per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati, da richiedere al datare di lavoro». Nel decreto di attuazione il voucher è sostituito da un «contributo utilizzabile alternativamente per il servizio di baby sitting o per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati» del valore di 300 euro mensili per un massimo di sei mesi che deve essere richiesto dalla madre con una complessa procedura online presso il sito dell'INPS, mentre il contributo per il servizio di baby sitting verrà erogato attraverso il sistema dei buoni lavoro per le prestazioni occasionali di tipo accessorio. L'articolo ripristina il contenuto letterale della nonna prevedendo che l'acquisto dei servizi di baby-sitting o per il pagamento delle rette dell'asilo, in alternativa al congedo parentale, è effettuato attraverso il voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia. L'articolo 6 incentiva le regioni e gli enti locali a utilizzare il voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia a favore di persone bisognose o svantaggiate ovvero dei lavoratori coinvolti in percorsi di ricollocamento o fonnazione (terzo pilastro del sistema) prevedendo un contributo statale integrativo. L'articolo 7 definisce le caratteristiche del voucher che è nominativo e che ovviamente non può essere ceduto o utilizzato per l'acquisto di servizi diversi da quelli previsti dalla proposta di legge. Il voucher deve prevedere idonee caratteristiche di antifalsificazione che lo renda non riproducibile da soggetti terzi per mezzo di codici di controllo univoci, sistemi di sicurezza anticontraffazione quali ad esempio carte filigranate, inchiostri iridescenti e sistemi alfanumerici di controllo e opportuni sistemi di certificazione digitale per quelli emessi in formato elettronico. Per i voucher emessi in modalità dematerializzata (elettronica), sono previste apposite norme di controllo e riconoscimento come ora già avviene in alcuni casi ampiamente collaudati come -- ad esempio -- il buono scuola o il bonus bebé emessi da alcune regioni, il buono per lavoro occasionale accessorio in via dematerializzata.