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Tuttavia, siccome per natura sono prudente e non esiste una materia come quella della riforma costituzionale che induca e imponga a tutte le parti di dialogare, un dialogo provo a farlo anche in questi pochi minuti. Siamo inciampati in diverse occasioni, in tutte le nostre diverse carriere politiche, nella provocatoria espressione machiavelliana secondo la quale il fine giustifica i mezzi e penso che in questo caso sia appropriata: qual è il fine e qual è il mezzo, penso sia il vero tema del passaggio parlamentare che stiamo vivendo. Così come è veramente il tema capire se stiamo parlando di riduzione o di numero e anche in questo caso la differenza non è irrilevante (aspettiamo che si concluda il cambio della Presidenza, così consentiamo ai colleghi di provare almeno ad ascoltare una richiesta di dialogo). Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 18,41) ( Segue FERRARI). Dicevo che non è rilevante distinguere il significato di riduzione e di numero. Se guardiamo all'oggi, sembra che il fine sia la riduzione del numero dei parlamentari. È evidente, infatti, qual è stato il comportamento tenuto dalla maggioranza, insieme al Governo, rispetto a questo Parlamento negli ultimi mesi: un atteggiamento di grande discredito, di mancanza di rispetto, di mancanza di considerazione. Sono evidenti, palesi, lampanti, pubbliche le dichiarazioni di alcuni leader dei movimenti che sostengono questo Governo, in particolare quelle di Davide Casaleggio; è evidente la combinazione con l'altra riforma che sta prendendo corpo nell'altro Ramo del Parlamento, quella che rivede il funzionamento dei referendum . Quindi, mettendo insieme tutti questi aspetti, capiamo che la riduzione per voi è un fine; il fine è esattamente quello di dire che, siccome il Parlamento serve sempre meno in questo Paese, tanto vale ridurlo; non c'è alcuna rilevanza nel fatto di avere un numero di parlamentari così ampio. Se lo fate per una ragione di sobrietà della politica e delle istituzioni, lasciateci dire che ci sono diversi altri modi per garantire la sobrietà, per mostrare, dare l'esempio sulla sobrietà: è nel modo con cui si parla ricoprendo cariche istituzionali importanti; è nel modo con cui ci si veste; nel modo con cui ci si relaziona con gli altri Paesi, non solo della nostra Unione europea ma del mondo. (Applausi dal Gruppo PD) . È nel modo con cui si difende l'immagine dell'Italia in occasioni come quella del Venezuela. Tutto questo è sobrietà e non mi pare - a partire dal modo con cui utilizzate la lingua italiana - che di questa sobrietà vi facciate carico fino in fondo: è quindi evidente che non sarà semplicemente la riduzione dei parlamentari che può consentirvi di raggiungere l'obiettivo. Se guardiamo a «ieri», il numero - non la riduzione - era il mezzo, perché ieri, cioè quando questo Parlamento è stato fondato, l'obiettivo era rappresentare, unire, consolidare l'unità del Paese; è stato costituito e pensato per gestire qui dentro i conflitti sociali. È stato pensato per imparare la democrazia e questa è un'espressione estremamente importante, a cui credo dobbiamo rivolgere le nostre riflessioni. Con questo provvedimento avete pensato - nella migliore delle ipotesi - di provare a interpretare i cambiamenti in atto della nostra società, del mondo digitale che sta invadendo in maniera così significativa le nostre vite, i nostro costumi, i nostri usi. Quindi, state dicendo che un adeguamento del funzionamento delle istituzioni al mondo che cambia è determinante, se non vitale. Concordiamo con questo. Il problema è che non c'è stato un vostro intervento che abbia messo in correlazione - in questa, che è un'Aula del Parlamento italiano - il mondo che sta cambiando e quindi l'attenzione a questa prospettiva, rispetto alla storia che abbiamo. Ma vi sembra possibile che stiamo per approvare una riforma costituzionale di così grande rilevanza senza che nessuno di voi abbia provato a mettere in correlazione storia e visione di un mondo nuovo, a mettere in relazione il nostro Parlamento e il mondo nuovo? Vi sembra un atto di rispetto verso questa Assemblea? (Applausi dal Gruppo PD) . Imparare la democrazia significa avere memoria dei lavori parlamentari precedenti, perché se non c'è memoria qui, è evidente che non ce n'è nel Paese. E questo è il luogo nel quale il presidente Napolitano, accettando - straordinariamente - il rinnovo del proprio incarico di Presidente della Repubblica, disse che era essenziale che si riformassero le istituzioni parlamentari e il rapporto tra Parlamento e Governo, perché senza quel cambiamento così radicale non è che lui non avrebbe accettato di fare il Presidente, ma l'Italia sarebbe rimasta indietro nel mondo, non avrebbe adeguato le proprie istituzioni a una funzione primaria che le stesse istituzioni hanno, e cioè consentire al Paese di progredire. Dobbiamo avere memoria di quello che è accaduto e voi non potete non fare una considerazione su due anni di lavoro della scorsa legislatura. Mi rivolgo anche al ministro Fraccaro, con cui ho condiviso diversi anni in Commissione affari costituzionali alla Camera. Abbiamo discusso con un'attenzione democratica e un rispetto della materia che stavamo trattando che non possono non esserci anche in questo caso, Ministro; non può non essere nelle vostre intenzioni. Abbiamo discusso tenendo conto della memoria; abbiamo discusso introducendo una funzione, al nuovo Senato, che si chiamava valutazione dell'impatto delle politiche pubbliche, che dovrebbe essere uno dei vostri primi obiettivi, per quello che dite, e cioè valutare esattamente cosa accade nella vita dei cittadini e sui territori dopo che il Parlamento assume una decisione. Nulla, nessuna traccia di correlazione tra il vostro disegno e quel ragionamento, che fu un ragionamento ancor prima che una scelta del centrosinistra. Non c'è traccia della memoria delle autonomie e mi rivolgo ai colleghi della Lega: è mai possibile che in un Paese, in cui è più normale ricorrere gli uni verso gli altri anziché concorrere verso gli stessi obiettivi (e lo dico da lombardo) non vi sia una traccia della discussione che per settant'anni, con grandissimi picchi culturali, questo Paese ha fatto sul rapporto tra istituzioni locali e Parlamento? (Applausi dal Gruppo PD) . È possibile che non ci sia una vostra voce che dica come in questa visione rientri anche un disegno di distribuzione e diffusione di potere e di responsabilità e quindi di rafforzamento dell'autonomia? Tutto questo non c'è e credo che sia un grande limite del vostro lavoro, come un grande limite sta nell'atteggiamento che ho già richiamato, dei colleghi che stanno affrontando questo come un passaggio burocratico, come se non ci fosse un obbligo di ricomprendere alcune delle tematiche che ho introdotto e tutto il dibattito svolto in due anni di lavoro, nella scorsa legislatura, al quale comunque parteciparono tutti i Gruppi parlamentari. Per non parlare delle edizioni precedenti, attraverso Commissioni bicamerali o altro, che hanno affrontato e provato a rivedere e riattualizzare la cultura democratica del Paese; lo hanno fatto in una direzione o in un'altra, ma ci hanno provato. Colleghi, voi avete l'atteggiamento di chi o è qui per caso, oppure vive semplicemente questa come una formalità burocratica, oppure non ha quella tensione che porta ognuno di noi a studiare all'infinito, perché il rispetto che si deve a questa Assemblea è il rispetto che dobbiamo al nostro Paese.