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risulta agli interroganti che, nella definizione delle azioni previste nel piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) approvato dalla Commissione europea, al tema della prevenzione sismica è dedicata una sola, marginale citazione priva di contenuti. Del resto, esso è stato sorprendentemente assente da tutto il dibattito socio-culturale e politico che ha preceduto la compilazione del piano, a partire dagli approfondimenti e dalle analisi svolte dal precedente Governo (piano Colao 2020); le ragioni della derubricazione dal dibattito e dall'accoglimento nel PNRR sembrano risiedere nel convincimento che il problema possa essere affrontato e risolto dalla possibilità, concessa ai cittadini di oltre l'80 per cento del territorio nazionale, di accedere al "superbonus" al 110 per cento, su cui però vengono sollevate numerose e niente affatto irrilevanti perplessità; tra le altre, i criteri attraverso i quali conferire il contributo ai cittadini di un territorio vasto quasi come tutto il Paese, con pari opportunità di accesso ovunque essi risiedano, non tengono conto dell'avanzata conoscenza della distribuzione della pericolosità, della vulnerabilità e quindi del rischio; l'ampliamento al 110 per cento del contributo è avvenuto, inoltre, contestualmente alla soppressione del vincolo di ottenere un incremento misurabile della sicurezza negli edifici sui quali si interviene, secondo i criteri appositamente stabiliti dal Consiglio superiore dei lavori pubblici; l'inattesa migrazione di circa 1.500 comuni delle regioni settentrionali a sismicità molto bassa (zona 4, esclusa dal beneficio) verso la bassa sismicità (zona 3, incredibilmente inclusa nel beneficio), che così è divenuta ben più ampia della somma delle zone 1 (alta sismicità) e 2 (media sismicità), rafforza, favorendo soprattutto aree nelle quali la sismicità storica non ha memoria di danno o perdite significative, il carattere dispersivo di un'iniziativa "a pioggia", finanziata con ben 23 miliardi di euro di soldi pubblici, non governata da alcuna valida considerazione sul piano scientifico, vero e proprio atto di delega dello Stato al cittadino, allettato, più che dalla consapevolezza del rischio a cui è esposto, dalla completa gratuità concessa dallo Stato che "paga tutto, anche di più"; come rilevato anche dalla stampa, i pochi dati ufficiali disponibili circa i primi 4 anni di esercizio, relativamente alla distribuzione dei bonus sul territorio e persino alla natura dell'intervento effettuato, rivelano che le risorse messe a disposizione dallo Stato sono state impiegate solo marginalmente in condomini e ben più spesso in unità abitative monofamiliari situate soprattutto in Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna: probabilmente, in gran parte di seconde o terze case edificate in aree a basso rischio sismico; considerato inoltre che: l'entità dell'importo concesso, superiore alla spesa sostenuta dal cittadino (tanto che la definizione di bonus , in quanto sinonimo di contributo, appare inadeguata) sta creando scompensi rispetto alla salutare contrapposizione d'interessi tra committente e impresa appaltatrice. Professionisti, imprese, grandi aziende anche a tutt'altra vocazione imprenditoriale sono scese in campo con forme di pubblicità che fanno riferimento soltanto alla gratuità degli interventi, a carico esclusivo dello Stato, evocando talvolta condizioni di rischio sismico inesistenti al solo scopo di assicurarsi appalti probabilmente molto redditizi ("chiavi in mano a costo zero") per il cittadino; in realtà, l'iniziativa è finanziata a debito e si scaricherà inevitabilmente, nel quinquennio successivo, sulla fiscalità di tutti, sebbene abbia procurato vantaggio solo ad alcuni, per di più senza la garanzia di avere realmente ridotto il rischio sismico gravante sul Paese. La conoscenza e l'esperienza maturate in Italia sul problema sismico consentirebbero, in alternativa alla banalità dello strumento oggi scelto, di fare una prevenzione mirata che si basi sul criterio del dare priorità ai luoghi dov'è accertata una condizione di latente emergenza, cioè su circa il 20 per cento del territorio nazionale, in specie centrale e meridionale: grossomodo un quarto della superficie a cui il "superbonus" si rivolge oggi ; valutato che: l'iniziativa in essere assume, per certi versi, per le regioni del Centro-Sud, il carattere di una vera e propria distrazione di risorse pubbliche. Non si comprende, poi, su quali basi di misurata efficacia ne sia stato ripetutamente proposto il prolungamento o la trasformazione, addirittura, in senso strutturale, priva com'è degli esiti di un indispensabile monitoraggio, nonché di qualsiasi individuazione progettuale dell'obiettivo da raggiungere in tempi certi e di stima dei costi; a sostegno dell'iniziativa, si cita l'incidenza che essa avrà sulla crescita del PIL e soprattutto sulla capacità di risollevare il comparto dell'edilizia dalla profonda crisi in cui versa da anni; ma se investire in prevenzione è talmente redditizio da consentire allo Stato di assumersi l'intero costo, e anche di più, non si capisce come mai ogni ricostruzione post terremoto sia presentata e gestita come un disastro economico che incide, con durata ultradecennale per ogni evento, su ciascuna legge finanziaria per circa 4-5 miliardi di euro. Un disastro per riparare il quale si è sempre chiesto, in aggiunta, un contributo straordinario di spontanea solidarietà ai cittadini, già soggetti all'applicazione di ulteriori accise, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se siano in grado di fornire elementi valutativi certi per una verifica dell'efficacia e della sostenibilità dell'iniziativa, in maniera da fugare l'impressione di trovarsi davanti alla soluzione di sempre: fare debito oggi per vederlo ripagato domani; un domani, questa volta, ravvicinato, perché spalmato sul quinquennio successivo all'erogazione del contributo, senza peraltro intervenire sensibilmente sulla dimensione del problema sismico che affligge il Paese. Atto n. 3-02713 GIROTTO VANIN ANASTASI CASTELLONE COLTORTI CROATTI DI GIROLAMO GALLICCHIO L'ABBATE MAIORINO PAVANELLI PIRRO TRENTACOSTE Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: per fornire una definizione univoca rispetto alle tipologie di attività economiche e di investimenti che possano definirsi sostenibili, il Consiglio europeo e il Parlamento europeo hanno approvato il regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2020, relativo all'istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili e recante modifica del regolamento (UE) 2019/2088; per l'attuazione del regolamento, la Commissione si è impegnata ad adottare atti delegati, contenenti specifici criteri di vaglio tecnico, al fine di integrare i principi ivi sanciti e stabilire quali attività economiche possano considerarsi attività recanti un contributo a ciascun obiettivo ambientale. A seguito dell'adozione del primo atto delegato, avvenuta in data 21 aprile 2021, la Commissione ha avviato una discussione in ambito europeo, tuttora in corso, sull'inclusione delle tecnologie relative all'energia nucleare e al gas naturale tra quelle che possono definirsi sostenibili.