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Alla luce di quello che abbiamo detto, alla luce di Basilea e della riduzione del credito negli ultimi dieci anni, alla luce del calendar provisioning , alla luce delle moratorie in scadenza, alla luce insomma di tutti questi problemi, nulla si è detto. Abbiamo cercato di avanzare delle proposte, come è consuetudine di un partito assolutamente all'interno dell'arco costituzionale, di un partito, cari colleghi del Partito Democratico, che sta difendendo da solo, con un piccolo manipolo di valorosi rappresentanti dei cittadini, le libertà, la Costituzione e la democrazia, nonostante i vostri continui ricorsi al voto di fiducia. Mi piacerebbe rileggere agli amici del MoVimento 5 Stelle quello che dicevano nella scorsa legislatura sul ricorso al voto di fiducia; mai come in questa legislatura, nella quale siete stati al Governo con tutte le maggioranze possibili, colleghi del MoVimento 5 Stelle, si è fatto ricorso al voto di fiducia (credo che non sia un parere, ma un dato oggettivo). Mi piacerebbe capire il perché di tutto ciò. Avete perpetrato violazioni della Costituzione peggiori di quelle perpetrate dai tanto accusati vostri attuali alleati del PD, che oggi abbracciate e ieri offendevate. Mi piacerebbe capire chi è che sta lottando contro l'abuso della decretazione d'urgenza, chi è che sta cercando di difendere la libertà dei cittadini di non dover sottostare a un green pass obbligatorio (unico Paese al mondo), costringendo le imprese che non vogliono limitare la propria produttività (anche le imprese in crisi) a pagare di tasca propria il tampone per i lavoratori, perché un'azienda, una PMI senza il 20 per cento dei propri dipendenti non è in grado di proseguire il proprio impegno e il proprio lavoro. Voi, la CGIL e i sindacati le state costringendo a pagarsi i tamponi di tasca propria. È inaccettabile, altro che crisi d'impresa! (Applausi) . Colleghi, Fratelli d'Italia non finirà di difendere le libertà e di difendere la Costituzione, che quelli che si ritengono all'interno dell'arco costituzionale stanno tradendo ogni giorno. Non si fermerà di fronte a nulla e continuerà a difendere gli italiani, a difendere i cittadini e i lavoratori. Abbiamo anche presentato un emendamento importante, che non aveva colore politico, non era né di destra, né di sinistra. Esso è stato semplicemente dichiarato inammissibile. Credo che sia giusto che si sappia che Fratelli d'Italia chiedeva, se aveste accolto il nostro suggerimento, che quelle imprese che assumono lavoratori in cassa integrazione senza possibilità di continuità dell'attività, perché magari in cassa integrazione a zero ore di imprese fallite, potessero beneficiare del Jobs Act e delle agevolazioni contributive. Ebbene, sì, ce lo avete reso inammissibile; voi avete reso inammissibile un provvedimento che noi chiedevamo per facilitare l'assorbimento nell'economia reale di quei lavoratori - ribadisco - in cassa integrazione a zero ore e senza possibilità di avere un futuro. La maggioranza, il Governo, la Presidenza del Senato lo ha dichiarato inammissibile. E questo nasce non da intuizioni, ma nasce dalla conoscenza dei problemi delle aziende, nasce dal fatto che nel mio Trentino un'azienda che dà lavoro a 100 dipendenti rischia di chiudere perché l'INPS le sta contestando i benefici del Jobs Act, dopo che loro avevano salvato lavoratori a zero ore in cassa integrazione. Allora, colleghi, sui temi confrontatevi e non chiudetevi all'interno delle barriere e degli steccati. Evitate di fare quello che sta succedendo ignobilmente in queste ore, dove, invece che parlare delle imprese, delle aziende e dei problemi di Torino, di Milano e di Roma, si sta parlando di tutt'altro. La strategia della tensione è antidemocratica e contraria all'interesse del Paese e purtroppo la stiamo vivendo tutti noi cittadini sulla nostra pelle. Signor Presidente, ho voluto svolgere questo ragionamento partendo da dati concreti e dal decreto-legge sulle crisi di impresa per arrivare alla politica. Se la politica, infatti, è questa, dobbiamo farci tutti un profondo esame di coscienza; lo devono fare soprattutto coloro che, invece di fornire risposte, offendono l'unica opposizione di questo Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il lavoro svolto nelle Commissioni riunite sul decreto-legge al nostro esame è certamente stato utile, importante e ha permesso anche di migliorare alcuni aspetti di una norma che ci vede, comunque, favorevoli. È un lodevole tentativo di andare incontro alle tante imprese che nel nostro Paese si trovano in situazione di crisi incolpevole. Tutti noi che lavoriamo sul territorio e che conosciamo le imprese del nostro splendido Paese sappiamo quanto la crisi originata dal Covid, ma prima ancora la crisi economica, avesse provocato nel tessuto imprenditoriale profonde lacerazioni e molto spesso le risposte che venivano date dalla legge e dall'apparato statale erano del tutto insufficienti. Abbiamo partecipato ai lavori per la riscrittura della legge fallimentare, ma mancavano ancora elementi fondamentali, a nostro avviso. Qualcosa in questo decreto-legge certamente c'è. Tutte le soluzioni per una composizione negoziata della crisi di impresa ci vedono favorevoli, come favorevoli ci vedono tutte le figure professionali che vanno ad affiancare l'imprenditore nel momento della sua difficoltà. A tal proposito, vorrei soffermarmi brevemente sulla peculiarità del tessuto imprenditoriale italiano che molto spesso è composto da piccole e medie imprese di stampo familiare. Si tratta di aziende che non licenziano, che non vanno in cassa integrazione, ma che semplicemente aggiungono un buco alla cintura quando il momento si fa duro. PRESIDENTE. Onorevole Sottosegretario, non vorrei che protestassero per la sua assenza dai banchi del Governo. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la ringrazio per aver richiamato l'attenzione del Governo, ma sono sicuro che il sottosegretario Sisto era attento perché con noi ha lavorato in modo alacre per migliorare il testo, che comunque, come ho detto, era già molto buono. Il tessuto imprenditoriale del nostro Paese è imbevuto, alimentato e sostenuto dalla piccola impresa familiare, che non licenzia e non chiede cassa integrazione perché il dipendente è normalmente il figlio, il nipote, la nuora, la moglie e il marito. Questo tessuto, che da legame e sodalizio di vita diventa anche legame e sodalizio economico, capace di arricchire e di far crescere la nostra economia, è prezioso e noi in questa Aula abbiamo il compito di proteggerlo e difenderlo. La piccola, media e anche grande impresa familiare ha dato lustro al nostro Paese e ha trasformato, come ben sappiamo, i distretti produttivi in un modello che viene studiato in tutto il mondo.