[pronunce]

che la parte interveniente rileva, ancora, che il legislatore ha compiuto analoga scelta con riferimento alle imposte ipotecarie, disponendo che «non sono soggette ad imposta le formalità eseguite nell'interesse dello Stato» (art. 1, comma 2, del d. lgs. n. 347 del 1990); che l'Avvocatura generale dello Stato osserva, poi, che le agevolazioni fiscali, come quella censurata, restringono «la platea dei soggetti passivi dell'obbligazione tributaria» e pertanto, in quanto pongono deroghe all'ordinamento generale, non sono suscettibili di ampliamento in via interpretativa, salvo il caso – non ricorrente nella specie, data la non equiparabilità di Stato e Province – «di situazioni soggettive omogenee ed assimilabili a quelle disciplinate dalla norma speciale»; che d'altra parte – prosegue la difesa erariale – l'eccessivo ampliamento del novero dei soggetti pubblici esentati, con il conseguente incremento del numero dei privati contraenti sottratti alla solidarietà dell'obbligazione tributaria in discorso, provocherebbe il rischio di una disparità di trattamento tra i soggetti contraenti con altri privati, rispetto a quelli che abbiano stipulato analoghi atti con enti pubblici territoriali; che per la difesa erariale, infine, la norma censurata è frutto di una scelta discrezionale del legislatore e, in ragione della limitata incidenza ed occasionalità del tributo, non determina alcuna «ingiustificata compromissione» dell'autonomia dell'ente locale e, dunque, non integra la denunciata violazione dell'art. 5 Cost.; che, in prossimità dell'udienza, la Provincia di Prato ha depositato memoria, con la quale ha ribadito le argomentazioni già svolte; Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Prato afferma che l'art. 10, comma 3, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti le imposte ipotecaria e catastale), nel prevedere l'esenzione dall'imposta catastale per le sole volture eseguite nell'interesse dello Stato, ma non per quelle delle Province (oltre che delle Regioni e dei Comuni), si pone in contrasto con: a) l'art. 3 della Costituzione, perché anche per gli enti pubblici territoriali, oltre che per lo Stato, vale il medesimo fondamento giustificativo dell'esenzione, e cioè il perseguimento istituzionale di interessi di natura pubblicistica a vantaggio della comunità di cui sono espressione; b) con l'art. 114 Cost., perché la previsione di un regime fiscale differenziato tra Stato e Province risulta incompatibile con il «rapporto di pari ordinazione» esistente tra lo Stato ed i vari enti pubblici territoriali, «quali componenti della Repubblica Italiana»; c) con l'art. 5 Cost., perché l'assoggettamento all'imposta delle volture eseguite nell'interesse delle Province, in relazione a trasferimenti a titolo oneroso, comporta un'«ingiustificata compromissione dell'autonomia dei predetti enti»; che la sollevata questione è manifestamente infondata; che, come visto, il giudice a quo muove dalla premessa che la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione configura un rapporto di «pari ordinazione» tra lo Stato e gli altri enti territoriali (ivi compresa la Provincia), in considerazione della comune funzione di perseguire «interessi generali delle rispettive comunità», traendo da tale premessa la conseguenza che la scelta del legislatore di applicare solo allo Stato l'esenzione tributaria in questione è priva di giustificazione e rappresenta, pertanto, un vulnus al principio di eguaglianza e di pari ordinazione tra gli enti che costituiscono la Repubblica, ai sensi dell'art. 114 Cost.; che, in proposito, va tuttavia evidenziato che le pur rilevanti modifiche introdotte dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), non comportano una innovazione «tale da equiparare pienamente tra loro i diversi soggetti istituzionali che pure tutti compongono l'ordinamento repubblicano, cosí da rendere omogenea la stessa condizione giuridica di fondo dello Stato, delle Regioni e degli enti territoriali» (sentenza n. 365 del 2007); che, al contrario, allo Stato è comunque riservata, nell'ordinamento generale della Repubblica, «una posizione peculiare», in quanto tutti gli enti territoriali indicati nell'art. 114 Cost., pur costituendo componenti essenziali della Repubblica, «dispongono di poteri profondamente diversi tra loro» (sentenza n. 274 del 2003) nell'àmbito delle rispettive competenze; che, pertanto, il rimettente pone a confronto situazioni eterogenee, perché la condizione giuridica di fondo dello Stato è diversa da quella delle Regioni e degli altri enti territoriali, quanto a qualità e dimensione degli interessi perseguiti: generali, unitari ed al massimo grado di estensione, nel caso dello Stato; ugualmente generali, ma differenziati e riferibili esclusivamente alle comunità di cui sono espressione, nel caso delle Regioni e degli enti locali; che, dunque, in considerazione della rilevata disomogeneità degli interessi, gli invocati parametri - contrariamente a quanto ritenuto dal rimettente - non esigono un identico trattamento fiscale in relazione ai trasferimenti effettuati nell'interesse dello Stato ovvero degli altri enti territoriali; che, in particolare, la concessione di agevolazioni relative a tributi erariali, attraverso norme di carattere eccezionale e derogatorio (ordinanza n. 174 del 2001; sentenza n. 292 del 1987), costituisce esercizio di un potere discrezionale del legislatore, censurabile solo per l'eventuale palese arbitrarietà o irrazionalità; con la conseguenza che la Corte costituzionale non può estenderne l'ambito di applicazione, se non quando lo esiga la ratio dei benefici stessi (sentenze n. 27 del 2001; n. 431 del 1997 e n. 86 del 1985; ordinanze n. 46 del 2009 e n. 10 del 1999); che, nella specie, l'esenzione prevista dalla norma censurata in favore solo dello Stato risulta immune da arbitrarietà ed irragionevolezza e non può comportare, sotto alcun profilo, la denunciata «compromissione dell'autonomia» degli altri enti territoriali, perché trova giustificazione proprio nella rilevata peculiare posizione dello Stato e si armonizza, sotto tale aspetto, con le analoghe esenzioni previste per lo Stato stesso dalle imposte ipotecaria (art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 347 del 1990) , di registro (art. 57, comma 7, del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, recante «Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro») e di bollo (art. 8 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, recante «Disciplina dell'imposta di bollo»).. .