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ben altra efficacia avrebbe potuto dispiegare l'azione del Legislatore, se si fosse affidato al sorteggio come criterio di scelta dei componenti dell'organo di autogoverno! Critica infine quella previsione del disegno di legge che prevede la possibilità - per i magistrati al termine del mandato elettorale - di essere ricollocati presso l'avvocatura dello Stato; solleva perplessità sul fatto che non vengano considerati dalla riforma i capi degli uffici legislativi e condivide buona parte delle osservazioni del senatore Balboni e Dal Mas che lo hanno preceduto; infine auspica un buon esito dei referendum popolari sulla giustizia e si augura che il nostro Paese possa - al pari dei Paesi anglosassoni - trasformarsi in un luogo in cui l'efficienza della magistratura sia misurata anche in base all'elezione popolare come criterio di nomina dei giudici. Il senatore GIARRUSSO ( Misto-IpI-PVU ) condivide molte delle critiche espresse fino ad ora dai colleghi: tuttavia si stupisce che queste critiche provengano da rappresentanti di partiti che hanno, in sede di votazione alla Camera dei deputati, espresso un voto favorevole sul disegno di legge oggi all'esame. L'importanza di una legge - che sarà chiamata a governare di fatto il funzionamento della magistratura, che vigila sulla vita di tutti i cittadini - risulta enfatizzata dal fatto che sia maturata nell'infelice dibattito, scandito dalle note questioni di cronaca che hanno portato alla luce del sole una scandalosa commistione tra politica e magistratura. Soffermatosi sul tema del sorteggio per quanto riguarda il criterio elettorale, passa a denunciare l'inadeguatezza dello strumento della legge delega, il cui esercizio da parte del Ministero competente avviene, di fatto, mediante quei magistrati che, nei panni di tecnici, scriveranno le norme: con quale effetto, è facile immaginare, visto che si collocano tutti in conflitto di interessi con criteri che, in realtà, sono stati concepiti proprio per limitare il loro strapotere. Ritiene quindi che il disegno di legge non abbia risolto i problemi che erano sul tavolo; salvo qualche miglioramento marginale, nel complesso merita un giudizio negativo un testo che non affronta il grande tema del malfunzionamento della giustizia, dovuto alla carenza del numero dei magistrati. Denuncia come, in questa notevole fase di debolezza della politica, non si sia riuscito ad esercitare il primato del Parlamento per opporsi ancora una volta al corporativismo di alcuni magistrati; merita infine di essere segnalata l'aberrazione di un sistema che investe in maniera illusoria sui giovani dell'ufficio del processo, creando di fatto nuovo precariato: si tratta di assunzioni a tempo determinato che non risolveranno il problema dell'amministrazione della giustizia. Il PRESIDENTE replica agli intervenuti riconoscendo che, allo stato, il dibattito su tale disegno di legge non può che risentire della pressione mediatica che si percepisce anche in ragione della ristrettezza dei tempi: l'effetto di compressione della dialettica parlamentare - in relazione alla necessità di giungere ad una approvazione del testo prima delle elezioni del prossimo Consiglio superiore della magistratura - non può però spingersi a sacrificare il sistema parlamentare perfetto, nel quale anche il Senato è chiamato ad esprimersi. Affinché questo ramo possa far valere le proprie prerogative, pur nel massimo rispetto per il lavoro fatto dai colleghi della Camera dei deputati, invita i colleghi della Commissione a non tirarsi indietro di fronte alla necessità di migliorare il testo. Indica alcuni punti sui quali, a suo avviso, sono emerse criticità che rendono necessario valutare la possibilità emendativa: la previsione dell'articolo 5 comma 1 lettera a), del disegno di legge non menziona i capi degli uffici legislativi; l'articolo 11 appare indeterminato nell'individuare le direttive, la violazione delle quali determinerebbe la sanzione disciplinare. Posto il problema dell'incongruità del ricollocamento del magistrato presso l'avvocatura dello Stato, richiama infine l'attenzione dei colleghi sulla previsione contenuta nell'articolo 31 relativamente alla formazione dei collegi elettorali che, secondo l'attuale disegno di legge, vengono rimessi ad una determinazione ministeriale: in proposito ritiene invece che una maggiore trasparenza debba imporre una predeterminazione legislativa dei collegi, ricordando che nei fatti, spesso, l'esito di una votazione può dipendere "a monte" già dal modo in cui i collegi vengano disegnati. Segnalata la necessità di un approfondimento sull'incremento dei componenti del CSM (anche attraverso la valutazione di impatto normativo, la cui richiesta è stata già presentata al rappresentante del Governo ieri), auspica che la Commissione possa svolgere il proprio lavoro in autonomia, senza risentire delle pressioni esterne che cercano di dettare l'agenda in vista delle prossime elezioni del Consiglio superiore della magistratura. Interviene in replica anche il rappresentante del Governo SISTO: pur comprendendo la necessità che ciascun ramo del Parlamento svolga il proprio ruolo, invita tuttavia i parlamentari a tener conto dell'esigenza inderogabile dell'approvazione di tale disegno di legge in guisa tale da consentire lo svolgimento, con le nuove regole, delle elezioni del prossimo Consiglio superiore della magistratura. La Commissione conviene sulla proposta del Presidente di assumere a testo base il disegno di legge n. 2595 e di riferirvi gli emendamenti, per la cui presentazione - come da precedente accordo tra i Gruppi - il termine è fissato al 23 maggio prossimo alle 19. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il senatore BALBONI ( FdI ) lamenta che l' iter dei disegni di legge sull'equo compenso (nn. 2419 e 1425) ancora risulti bloccato dalla mancata espressione dei pareri della Quinta Commissione sugli emendamenti, e sollecita la Presidenza a richiedere un celere completamento della sede consultiva presso quell'organo. Alla richiesta del senatore Balboni il sottosegretario SISTO unisce la sua, espressa nei medesimi termini. Il PRESIDENTE comunica che la Quinta Commissione anche questa settimana aveva all'ordine del giorno la sede consultiva in questione, ma non ha trattato i relativi emendamenti; torna a sollecitare i Gruppi a farsi parte attiva presso i loro omologhi in quell'organo, che è già attivato da una richiesta formale di questa Commissione datata 11 marzo 2022 e che, purtuttavia, si è espresso in riferimento soltanto ad una minima parte degli emendamenti proposti, rinviando l'esame dei restanti. Il senatore DAL MAS ( FIBP-UDC ) chiede il ripristino del termine del 25 maggio per la presentazione degli emendamenti sul disegno di legge n. 2574 (benefici penitenziari ed ergastolo ostativo), approvato dalla Camera. Si oppone il senatore MIRABELLI ( PD ), chiedendo che sia mantenuto il termine del 23 maggio individuato, con voto unanime, nella seduta dell'11 maggio scorso. Protesta il senatore CALIENDO ( FIBP-UDC ), giudicando inammissibile che su questioni meramente procedurali sia esercitato un potere di veto da parte di uno o più Gruppi della Commissione.