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Signor presidente Conte, penso che la relazione tra lei e questo Parlamento abbia bisogno di un tagliando, e glielo dico con tutto il rispetto che le porto in quanto Presidente del Consiglio del mio e nostro Governo. Ma dobbiamo uscire dal cliché per il quale lei viene in Parlamento, utilizza parole condivisibili, anche se abbastanza retoriche - ad esempio, niente sarà più come prima, «o vinciamo tutti o perdiamo tutti», ed oggi siamo arrivati alle autocitazioni di ciò che ha detto in quest'Aula il 17 giugno - e, dopo che è finito il suo intervento, parte una discussione discretamente ideologica; una discussione nella quale il collega Casini puntella le questioni serie che dobbiamo affrontare, ossia il fatto che con ogni probabilità quelle del MES saranno le uniche risorse a disposizione da qui ai prossimi mesi, e un altro pezzo della sua maggioranza pare non intendere un principio di realtà che può portare serie ripercussioni nel Paese. Lo dico perché in questo comprendo la fatica del suo lavoro, ed è la fatica che la porta, nelle stesse ventiquattr'ore, a fare un'intervista pubblica in cui, al giornalista che dice che, se lo Stato rilevasse con Cassa depositi e prestiti una parte di Atlantia diventerebbe socio dei Benetton, lei risponde: «Appunto, ci troveremmo consoci dei Benetton, le pare normale?». E al giornalista che insiste: «La disturba che lo Stato diventi consocio dei Benetton?», lei risponde dicendo che lo troverebbe paradossale. E ventiquattr'ore dopo accade esattamente questo, ma non perché lei è incoerente: semplicemente perché continua a tenere insieme una maggioranza di cui una parte le chiede il MES e l'altra demonizza il MES. C'è un punto di fondo: nella discussione di oggi noi dovremmo rispondere puntualmente a delle domande. È vero - come ci dice la Banca d'Italia - che l'accesso a quei 36 miliardi, rispetto all'accesso con il debito ordinario, fa risparmiare non a lei o a me, ma al nostro Paese, 500 milioni di euro all'anno per dieci anni? Se non è vero, forse è meglio andare a citofonare alla Banca d'Italia, e lei è più autorevole di me. Se è vero, avremmo risolto il problema degli specializzandi di medicina che anche quest'anno non finanziamo per intero in termini di borse di specializzazione, mantenendo un imbuto formativo insopportabile, quando lo potremmo fare con il solo risparmio di interesse. È vero o no, come ci ha detto il presidente Casini e come ci hanno ricordato tante volte i Presidenti dei Gruppi PD di entrambi i rami del Parlamento, tanto Marcucci quanto Delrio, che il MES è un'occasione straordinaria perché è privo di vincoli (o comunque sono molto allentati), non è più il fondo salva-Stati e ha condizioni di accesso limitati agli investimenti in sanità? O non abbiamo bisogno di investimenti in sanità o non c'è una risposta credibile a questo diniego e non c'è nemmeno una risposta credibile all'atteggiamento attendista, signor Presidente. Vedo quotidianamente cosa vuol dire: in periodo pre-Covid, prima lanciare, poi ritirare e infine prendere tempo sulla plastic tax (sulla sugar tax abbiamo fatto uguale); in periodo post -Covid lei ha aperto una discussione pubblica sulla riduzione dell'IVA immediatamente stoppata dalle forze di maggioranza. Ora, sul tema dell'accesso alle risorse europee non possiamo permetterci di impiegare l'estate e l'autunno per decidere: sa quanto me che il recovery fund sarà disponibile in tempi non sostenibili per le esigenze delle imprese e delle famiglie del Paese. Sotto questo profilo, insieme al presidente Bonino prima firmataria, abbiamo presentato una proposta di risoluzione molto semplice, che propone di non rinunciare a quelle risorse: ci aspettiamo che chi ha detto sì al MES pubblicamente guardi quantomeno con favore a quell'impostazione; se così non fosse e se alle domande che ho posto non ci fossero risposte dovremmo pensare che, forse sì, con questo Governo ci avete messo al riparo dai deliri estivi di Salvini ma non dai capricci di Di Maio e Casalino; e non so cosa sia peggio dei due. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, il prossimo Consiglio europeo rappresenta un appuntamento storico: il dossier sul recovery fund è sicuramente uno tra i più importanti che la storia dell'Unione ricordi. Tra i temi sul tavolo ci sarà il modo in cui saranno valutati gli impegni su investimenti e riforme degli Stati che utilizzeranno il recovery fund : si tratta di un argomento decisivo per far accettare ai Paesi rigoristi, cosiddetti frugali, il piano di prestiti e sovvenzioni a fondo perduto che, a loro modo di vedere, agevolerebbero troppo i Paesi affacciati sul Mediterraneo. Come giustamente ha ricordato, presidente Conte, si parlerà quindi della governance del recovery fund , un tema sensibile per il nostro Paese, che otterrà il maggior contributo europeo se saremo in grado di assumere impegni precisi e puntuali su riforme e investimenti da realizzare in tempi brevi. È fondamentale quindi in questo contesto che le decisioni finali sull'assegnazione delle risorse rimangano in capo alla Commissione e che non siano delegate al Consiglio, nel quale sarebbe senz'altro più forte l'ingerenza dei Paesi frugali e pertanto la loro capacità d'incidere sul futuro del nostro Paese. Non possiamo permettere che pochi Stati blocchino il nostro piano per la ripresa, dando per scontato - lo dico per inciso, signor Presidente - che questo piano ci sarà. Lo dico con franchezza in quest'Aula: dubito che in tempi brevi saremo in grado di presentare un piano all'altezza della situazione. Il piano per la ripresa e la resilienza di cui ha parlato dovrà essere molto specifico e dettagliato, ma non vediamo il necessario impegno da parte del Governo. Lo dico perché purtroppo è sempre più evidente che il Paese sia privo di una guida chiara e sicura, che dia fiducia agli italiani. Pertanto, signor Presidente, mi spiace, ma fatico davvero a credere che, dopo l'estate, il piano da presentare a Bruxelles potrà esprimere una visione di futuro e un'idea convincente di Paese, ricevendo la fiducia dell'Europa. (Applausi). Signor Presidente, da quando si è insediato, lei si riempie la bocca di riforme in quest'Aula e anche in altre occasioni, ma le sue sono rimaste solo belle parole. Questo Governo procede a rilento su tutto: troppi sono stati gli errori e troppe le risposte non date, le aspettative disattese e le contraddizioni in seno alla maggioranza; così si tira solo a campare, lo abbiamo capito tutti, e non si va da nessuna parte. La situazione sta precipitando ma voi sembrate vivere in un altro mondo. A maggio ci sono state più pensioni pagate che buste paga erogate: non si può vivere di soli sussidi, l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro (Applausi) e non sul reddito di cittadinanza o su sussidi, Presidente. Vogliamo un'Europa più solidale e più forte, sì, ma nello stesso tempo il Governo ha il dovere di lavorare nell'interesse degli italiani e in particolare delle future generazioni - non a caso parliamo di next generation EU - che non dovranno essere costrette a pagare il prezzo dei vostri errori, della vostra ideologia e dell'incompetenza. Diciamoci la verità: