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Tra l'altro, anche qui bisognerebbe discutere di come mai, visto che siamo tutti a favore delle riaperture, alla fine anche voi lasciate campo libero alla Lega su questo tema. (Applausi) . Ecco, sarebbe un aspetto sul quale sarebbe necessario che magari anche qualcuno di voi cominciasse a riflettere, come se le riaperture fossero di un partito piuttosto che di un altro. Come dice Draghi, rischio calcolato. Questo è quello che chiediamo: rischio calcolato con gradualità, con prudenza, con equilibrio; lo ripetiamo. Però, Ministro, quando, a proposito della politica, mi dice di non utilizzare la politica nella pandemia, scusi, Ministro, però a me vengono in mente alcune cose. Mi vengono in mente alcune sue posizioni che, più che dettate da evidenze scientifiche, mi sembrano dettate dal fatto di non darla vinta alla Lega e a Salvini. Mi spiego meglio. Prendiamo la questione dei ristoranti chiusi a pranzo. A febbraio-marzo eravamo qui a Roma - il Lazio era zona gialla - e a pranzo, quando capitava, andavamo anche nei ristoranti al chiuso e i dati erano molto peggiori rispetto a quelli di oggi. Non capisco questa ferma posizione secondo cui oggi debbano aprire solo i ristoranti che hanno spazi all'aperto quando i dati sono migliori rispetto a febbraio-marzo. Cosa è cambiato? Qual è l'evidenza scientifica per cui a marzo, con dati peggiori, ci si diceva che potevamo stare al chiuso e adesso, con i dati migliori, al chiuso non ci si può stare? (Applausi). Non lo so. Di evidenze scientifiche ne vedo poche. Veniamo alla questione del coprifuoco. Ministro, nessuno ha detto liberi tutti; abbiamo capito che se lo diciamo, fra quindici giorni rischiamo di chiudere, nessuno dice zona bianca però, se anziché le 22 - colleghi, silenzio, per favore, io vi ho ascoltato - fossero le 23, posto che poi si può sempre cercare la mediazione, venire incontro ai ristoratori così fanno il doppio turno, sarebbe una cosa così fuori dalla norma? No, sembra più un dispetto, uno sgarbo più che una motivazione vera a venire incontro a quelle che sono le questioni politiche vere. (Applausi) . Stesso discorso va fatto per i centri commerciali: nella bozza del decreto-legge delle riaperture era previsto che dal 15 maggio avrebbero potuto riaprire anche nei festivi e prefestivi e poi, improvvisamente, nel testo bollinato, la norma scompare: la famosa manina di antica memoria. Come mai? Mi sono chiesto se quelli dei centri commerciali sono tutti di centrodestra; non ho mica capito, potrebbe anche essere quello. Spero, mi auguro che non sia questo il motivo, anche perché i centri commerciali sono i luoghi dove c'è il controllo all'ingresso, si misura la temperatura, sono molto spaziosi e grandi e soprattutto evitano l'assembramento nei centri delle città che voi criticate. Perché il sabato e la domenica non dovrebbero almeno avere la speranza di poter vedere aperte le loro attività? Ci sono giovani, persone che lavorano solo sabato e domenica che hanno perso il lavoro: ci vogliamo ricordare anche di questa gente, sì o no? (Applausi). Per non parlare, poi, delle terapie domiciliari. Se la mozione sottoscritta da tutti fosse stata a prima firma De Petris lei sarebbe corso a parlare con tutti i medici, Cavanna, Mangiagalli. E invece l'ha firmata la Lega e lei si è consultato solo con i suoi e non li ha neanche ascoltati, li ha totalmente ignorati. Questo per dirle che tipo di atteggiamento ha di solito. Ebbene, con queste motivazioni, noi, come le abbiamo detto fin dall'inizio, diamo fiducia a Draghi, perché siamo leali nei suoi confronti e nei confronti della maggioranza che lo sostiene. Quanto alla sua persona, signor Ministro, visto che c'è la nostra intenzione di volerla ascoltare, ci dimostri di ascoltare anche noi e nel tempo cominci a capire che bisogna... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi) . CASTELLONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, quando siamo arrivati in Parlamento, nel 2018, la sanità veniva da un decennio di tagli: sono stati tagliati 37 miliardi di euro al Fondo sanitario nazionale; abbiamo perso 71.000 posti letto; 46.000 medici e infermieri hanno lasciato il Servizio sanitario pubblico per andare a lavorare nel privato e veder riconosciuto il proprio merito. Quando siamo arrivati in Parlamento, nel 2018, la sanità veniva da quella riforma del Titolo V del 2001 che ha creato 21 sanità regionali tutte diverse, con Regioni di serie A e Regioni di serie B ; Regioni in grado di offrire ai propri cittadini le cure più innovative e i metodi diagnostici più avanzati, e Regioni invece che uscivano da un decennio di commissariamento e che non erano in grado di offrire i livelli essenziali di assistenza. La sanità è stata usata per anni dalla politica locale come un bancomat per distribuire prebende elettorali. Quando siamo arrivati in Parlamento, nel 2018, avevamo chiari gli obiettivi da perseguire per riformare la nostra sanità. Primo obiettivo: rompere quel legame strettissimo tra politica e sanità e togliere alla politica le nomine dei dirigenti della sanità. (Applausi) . Secondo obiettivo: riformare la medicina del territorio partendo dal sistema di emergenza-urgenza territoriale 118. Terzo obiettivo: ripartire le risorse del Fondo sanitario nazionale in maniera equa su tutto il territorio, non guardando alla spesa storica, ma al fabbisogno di salute della popolazione. Quarto obiettivo: riformare il percorso di formazione specialistica dei medici. Nel 2018 - e lei, ministro Speranza, lo ricorda benissimo - dei 20.000 medici che ogni anno si laureano in Italia, solo 6.200 potevano accedere a percorsi di formazione specialistica. Quando, a fine 2019-inizio 2020, la pandemia ci ha investito, le speranze che il nostro Servizio sanitario nazionale dopo questi tagli potesse reggere erano davvero ridotte al lumicino. Avevamo circa 5.000 posti di terapia intensiva su tutto il territorio nazionale; non avevamo sufficienti reparti di terapia subintensiva, quindi di pneumologia e malattie infettive; era in vigore il blocco di assunzione di personale dal 2004. Poi però è successa una cosa straordinaria, e cioè per la prima volta nella storia la politica ha preso delle decisioni seguendo il metodo scientifico, leggendo i dati e prevedendo gli scenari per ridurre i contagi e quindi i decessi. Si è messo quindi in atto un lockdown nazionale: a differenza di chi mi ha preceduto, vorrei ricordare che grazie a quel lockdown si sono evitati migliaia di decessi. (Applausi) . Questo non lo dico io, ma lo dice l'Imperial college di Londra e lo dicono tutti gli istituti di ricerca e di statistica. Già allora però, come ricordava il senatore Errani, l'opposizione parlava di misure troppo drastiche, di un virus simile a una banale influenza.