[pronunce]

In proposito, osserva che il comma 4 dell'art. 1 della legge n. 395 del 1990 si limiterebbe a statuire che al personale appartenente ai ruoli della Polizia penitenziaria si applicano, in quanto compatibili, le norme relative agli impiegati civili dello Stato, senza nulla disporre in merito al "regime pensionistico" applicabile a tali dipendenti e, in particolare, ai criteri di calcolo della quota «retributiva» della pensione a essi spettante. Ed invero, tali criteri di calcolo sono previsti agli artt. 44 e 54 del d.P.R. n. 1092 del 1973. Ad avviso della difesa statale, il rimettente avrebbe dovuto censurare la norma previdenziale ritenuta applicabile (in ipotesi, l'art. 1, comma 101, della legge n. 234 del 2021 e l'art. 54 del d.P.R. n. 1092 del 1973) e non certamente il comma 4 dell'art. 1 della legge n. 395 del 1990. Il giudice a quo sarebbe, dunque, incorso nel vizio di aberratio ictus che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, determina l'inammissibilità della questione per difetto di rilevanza. 2.1.- Nel merito, la difesa statale osserva che la questione sarebbe comunque da ritenersi non fondata. Richiamando alcune pronunce di questa Corte, l'Avvocatura generale afferma che la diversità del trattamento previdenziale tra le Forze di polizia "a ordinamento civile" e quelle a "ordinamento militare" appare del tutto ragionevole in considerazione delle differenze che connotano il rapporto di impiego delle due categorie di personale (sono richiamate anche la sentenza n. 170 del 2019 e l'ordinanza n. 168 del 1995, nonché le sentenze n. 96 del 1980 e n. 3 del 1957). Pertanto, proprio tale specificità renderebbe non arbitraria la scelta del legislatore con riferimento ai criteri di calcolo della quota retributiva della pensione spettante alle due diverse categorie di personale. 3.- Con atto del 16 maggio 2022, si è costituito in giudizio l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, non fondata. In via preliminare, l'Istituto ha eccepito l'inammissibilità della questione per la contraddittorietà della impostazione data dal rimettente alla rilevanza del quadro normativo di riferimento e, in particolare, al rapporto, ai fini del decidere, fra l'art. 54 del d.P.R. n. 1092 del 1973 e l'art. 1, comma 101, della legge n. 234 del 2021. Nel merito, l'Istituto sottolinea che il giudice a quo - nel soffermarsi su aspetti che accomunano l'azione dei militari e quella degli agenti di custodia, evidenziando che la Polizia penitenziaria è un Corpo armato con funzione di tutela della sicurezza pubblica - ha però trascurato di considerare gli aspetti che differenziano l'attività dell'agente penitenziario da quella del militare. In particolare, quanto al raffronto tra Polizia penitenziaria e Vigili del fuoco ed ex Corpo forestale, l'Istituto osserva che si tratta di scelte rimesse alla discrezionalità del legislatore dal momento che le funzioni, le mansioni e le prerogative dei corpi deputati ad assicurare i vari aspetti della sicurezza pubblica non sono affatto uguali; il fatto che la Polizia penitenziaria sia compresa nel comparto sicurezza non significa che il suo ordinamento debba essere identico a quello dei militari. In tale verso, l'INPS osserva che i profili di similitudine tra la posizione dei militari e quella degli appartenenti alle Forze di polizia a ordinamento civile sono stati considerati e specificamente disciplinati dal legislatore, come, ad esempio, l'accesso alla pensione privilegiata, istituto che opera tanto per i militari quanto per gli altri corpi impegnati in compiti di sicurezza. Infine, nell'atto di costituzione l'Istituto evidenzia che l'aliquota del 2,44 per cento, individuata dalla giurisprudenza contabile a ventisette anni dall'entrata in vigore della legge n. 335 del 1995 e successivamente recepita nell'art. 1, comma 101, della legge n. 234 del 2021, costituisce un trattamento di favore, sicuramente eccezionale, insuscettibile di estensione analogica e di applicazione retroattiva.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe (r. o. n. 40 del 2022), la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, in composizione monocratica, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4, della legge n. 395 del 1990, nella parte in cui non prevede che i criteri di calcolo del trattamento pensionistico, riferito alla quota retributiva della pensione, previsti dall'art. 54, commi 1 e 2, del d.P.R. n. 1092 del 1973, siano estesi in favore del personale della Polizia penitenziaria. 1.1.- Il giudizio a quo verte sulla domanda del ricorrente - agente di Polizia penitenziaria, in pensione dal 27 dicembre 2018, con una anzianità utile al 31 dicembre 1995 inferiore a 18 anni e superiore a 15 anni (17 anni e un mese) - volta al riconoscimento del diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico, con riferimento alle quote A e B, calcolate con il sistema misto retributivo/contributivo di cui all'art. 1, comma 12, della legge n. 335 del 1995, mediante l'applicazione dell'aliquota di rendimento del 44 per cento, prevista dall'art. 54 del d.P.R. n. 1092 del 1973 per il personale a ordinamento militare. Il rimettente dà atto che nelle more del procedimento è entrato in vigore l'art. 1, comma 101, della legge di bilancio per l'anno finanziario 2022, il quale testualmente dispone: «[a]l personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile, in possesso, alla data del 31 dicembre 1995, di un'anzianità contributiva inferiore a diciotto anni, effettivamente maturati, si applica, in relazione alla specificità riconosciuta ai sensi dell'articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183, l'articolo 54 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, ai fini del calcolo della quota retributiva della pensione da liquidare con il sistema misto, con applicazione dell'aliquota del 2,44 per cento per ogni anno utile». Tale disposizione deve essere interpretata - secondo il giudice rimettente - nel senso che essa stabilisce l'«estensione del miglior trattamento previdenziale anche al personale de quibus andato in pensione entro l'anno appena trascorso, ma con il riconoscimento della decorrenza economica solo a far data dal 1.1.2022».