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La verità è che non si è stati capaci di prevedere gli eventi e progettare soluzioni, visto che - come oggi - ci si lascia sorprendere dalla decisione di ArcelorMittal, solo apparentemente improvvisa, ma invece attesa e prevedibile, considerate le condizioni e le previsioni di mercato internazionale. Forse le intenzioni programmatiche di ArcelorMittal erano proprio quelle di aggredire il competitor dell'Ilva. Intanto la prima valutazione integrata dell'impatto dell'inquinamento atmosferico sull'ambiente e sulla salute (Viias) sulla popolazione di Taranto, ha confermato l'aumento di mortalità già con la produzione di 4 milioni di tonnellate, lontanissima dai 9 milioni di tonnellate con cui le aziende ritengono di poter mantenere l'attuale assetto dei lavoratori. Mi chiedo quindi - e chiediamocelo tutti - come mantenere insieme queste esigenze perché, al momento, nessuno ha portato al tavolo una soluzione che tenga insieme salute, ambiente e lavoro. Voglio vedere se questo tavolo sarà in grado di farlo. ( Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marti. Ne ha facoltà. MARTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in questi giorni sulla questione dell'ex Ilva abbiamo ascoltato di tutto e il contrario di tutto; abbiamo assistito tra l'altro, in quest'Aula, a una serie di parole spropositate, intinte nell'inchiostro del rancore, della rabbia, della retorica e soprattutto della demagogia, da parte di un ex Ministro qui ieri evidentemente da qualche tempo troppo sotto pressione, che nulla ha offerto di concreto al dibattito, se non una sterile polemica. L'acrimonia con cui ha lanciato strali nei confronti di Matteo Salvini e della Lega e le contestuali bacchettate rivolte al PD, a quel partito con cui oggi i suoi colleghi di partito governano, ricordano un modus operandi di chi, come nella fiaba «La bella addormentata nel bosco», non essendo stata invitata alla festa, invia così delle maledizioni; sappiamo tutti come poi finisce questa storia. La tutela della salute, la vita dei lavoratori e dei cittadini non sono un'esclusiva di qualcuno. La collega Lezzi si autoproclama unico difensore della vita umana, della legalità e della giustizia, come se noi non difendessimo la morte dei bambini e dei lavoratori di Taranto, come se noi non vivessimo in quella Provincia e in quel Salento, come se i nostri figli non vivessero lì e non rischiassero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Certo, per chi ha condotto una campagna elettorale promettendo la chiusura di tutte le fonti inquinanti ovvero la chiusura dell'acciaieria, come la chiusura dei cantieri della TAV e della TAP, oggi, dopo un periodo di lungo letargo e non più direttamente al Governo, diventa quasi un obbligo rimettersi i panni dell'ambientalista e parlare a ruota libera con un consumato repertorio di retorica e di demagogia, strumentalizzando così il dolore. Ma noi non cadremo in questa trappola, nella trappola di chi, come suo costume, ama buttare tutto in caciara, come ha fatto ieri. Chi ha ascoltato il suo scomposto intervento saprà poi giudicare. È nel merito invece che noi vogliamo confrontarci, signor Ministro, ammesso che sia possibile farlo. Entriamo nel merito. Abbiamo sentito dire che avete altre soluzioni, che cercate delle soluzioni e poi ancora abbiamo sentito la classica affermazione secondo cui è necessario coniugare lavoro e salute. Ma ieri la collega non ha indicato nessuna ipotesi e nessuna soluzione. Neanche lei oggi, signor Ministro, mi pare abbia indicato delle soluzioni, per attuare le quali noi possiamo darle una mano e dare una mano all'Italia, alla Puglia, al Salento, ai lavoratori, all'indotto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Allora cerchiamo di ricondurre questo dibattito su un piano di una seria valutazione dei fatti. Che la questione dello scudo penale sia stata una foglia di fico ci arriviamo anche noi. Ma, se è così, perché l'avete fornita? Perché porre le condizioni di un divorzio con un'attribuzione della colpa? Non sarà invece che alla base della drastica decisione di ArcelorMittal di mollare tutto ci siano ben altre motivazioni, addebitabili a una generale conduzione della politica industriale di questo Governo e forse alla mancanza di una politica industriale? Sono 120-130 i tavoli di crisi che il ministro Di Maio le ha lasciato in eredità, signor Ministro; un numero stimato per approssimazione, perché è impossibile avere dei dati ufficiali, e sicuramente si tratterà anche di un dato in difetto. Un dato riferito alle realtà produttive più significative, che sommano circa 210.000 addetti. Parliamo ad esempio di Alitalia, di Whirlpool, di Piaggio Aerospace, di Bombardier, dell'acciaieria di Piombino, di Mercatone Uno (solo per citarne alcune). Ma c'è una questione di fondo, che è data da una politica che disincentiva gli investimenti produttivi e crea ostacoli a chi voglia produrre, aumentando la pressione fiscale e negando la necessaria certezza del diritto. Non sfugge ad alcuno la progressiva scomparsa di capitali nazionali, che lascia alle grandi multinazionali la gestione di interi comparti produttivi. È un Governo diviso su tutto; più di tutto, però, sulla questione Ilva. In tutto questo il PD cosa fa? Cosa dice il Partito Democratico, che ha prodotto decine di decreti-legge per salvare quest' asset industriale delle acciaierie di Taranto, il nucleo portante di tutta quella politica? Quali scenari ha valutato il Governo? Quali alternative (non le abbiamo ancora sentite), quali decisioni intendete assumere? L'unica cosa che è riuscito a dire Zingaretti nelle ultime ore è che la responsabilità è del Governo precedente, dimenticando che al Governo il partito di maggioranza, allora come ora, era il MoVimento 5 Stelle e che l'intera vicenda dell'ex Ilva, dal 2012 ad oggi, è stata interamente gestita da Governi di sinistra guidati dal suo PD. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Esprimiamo solidarietà a lei, signor Ministro, perché l'abbiamo ascoltata prima alla Camera e adesso qui da noi al Senato: non può che andarle la nostra piena solidarietà per la pesantissima eredità che il suo leader Di Maio le ha consegnato; ci ha parlato di numeri di vicende ben note e alla fine ha raccolto applausi a scena aperta, sia alla Camera sia qui, ed è chiaro che dovesse essere così, affermando che il Governo non accetterà che ArcelorMittal disattenda gli impegni assunti, ben sapendo che in ogni caso farà ciò che i suoi interessi di imprenditore la porteranno a fare. Il Ministro chiede a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione un atto di responsabilità per trovare soluzioni, ma l'abbiamo sempre ampiamente dimostrata: sosterremo ogni iniziativa che serva a tutelare l'occupazione, garantendo al contempo la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini. Le soluzioni, però, deve trovarle innanzi tutto chi governa: