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Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Ecuador, fatto a Quito il 25 novembre 2015; b) Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Ecuador, fatto a Quito il 25 novembre 2015. Onorevoli Senatori. – A) TRATTATO DI ESTRADIZIONE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA ED IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA DELL'ECUADOR, FATTO A QUITO IL 25 NOVEMBRE 2015 I. Premessa Il presente Trattato, parafato a Quito il 15 ottobre 2015, si inserisce nell'ambito degli strumenti finalizzati all'intensificazione dei rapporti di cooperazione posti in essere dall'Italia coni Paesi al di fuori dell'Unione europea, con i quali si persegue l'obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto alla criminalità. Il presente Trattato permetterà una stretta ed incisiva collaborazione tra la Repubblica italiana e la Repubblica dell'Ecuador nel campo della cooperazione giudiziaria penale, ed in particolare in materia di estradizione. II. Previsioni generali Gli Stati contraenti si impegnano a consegnarsi reciprocamente persone ricercate che si trovino sul proprio territorio, sia al fine di dar corso ad un procedimento penale (estradizione processuale) sia al fine di consentire l'esecuzione di una condanna definitiva (estradizione esecutiva) (articolo 1). In generale, l'estradizione sarà concessa quando il fatto per cui si procede o si è proceduto nello Stato richiedente è previsto come reato anche dalla legislazione dello Stato richiesto (cosiddetto « principio della doppia incriminazione »). Tale principio trova un temperamento in materia fiscale, ove è stabilito che l'estradizione potrà essere accordata anche quando la disciplina dello Stato richiesto, in detta materia, sia differente da quella dello Stato richiedente. In ogni caso, ai fini della determinazione della sussistenza della doppia incriminazione, sarà irrilevante l'eventuale diversa qualificazione giuridica del fatto. Sia per l'estradizione processuale che per quella esecutiva è previsto un limite di pena pari ad un anno (edittale per la prima ipotesi e quale pena residua ancora da espiare per la seconda) (articolo 2). È altresì prevista la possibilità di concedere l'estradizione anche per fatti per i quali non sussistano i presupposti di cui all'articolo 2 (sia in termini di pena sia in termini di doppia incriminazione) ove si tratti di fatti connessi a reati per i quali sussistono dette condizioni (articoli 2 e 4). Il Trattato prevede due tipologie di rifiuto dell'estradizione, e segnatamente motivi obbligatori e facoltativi di rifiuto. Le ipotesi di rifiuto obbligatorio sono previste dall'articolo 3 del Trattato. In particolare l'estradizione sarà negata, analogamente alle convenzioni multilaterali in materia, quando si procede o si è proceduto per un reato politico o per un reato militare, quando si hanno fondati motivi per ritenere che la richiesta di estradizione sia formulata a fini discriminatori e quindi possa essere strumentale a perseguire, in qualsiasi modo, la persona richiesta per motivi di razza, religione, nazionalità, opinioni politiche, ovvero che la posizione di detta persona possa essere pregiudicata per tali motivi, ovvero che sarà sottoposta ad un procedimento che non assicuri il rispetto dei diritti minimi di difesa ovvero ad un trattamento crudele, inumano, degradante o qualsiasi altra azione od omissione che violi i suoi diritti fondamentali, quando lo Stato richiesto ha concesso asilo politico alla persona richiesta, quando l'accoglimento della richiesta di estradizione possa compromettere la sovranità, la sicurezza e l'ordine pubblico o altri interessi nazionali dello Stato richiesto, quando la persona richiesta sia stata già definitivamente giudicata nello Stato richiesto per lo stesso fatto per cui si richiede la consegna (cosiddetto principio del ne bis in idem ) ovvero quando, nello Stato richiesto, sia intervenuta amnistia, indulto o grazia ovvero prescrizione o altra causa di estinzione del reato o della pena. Inoltre, la richiesta di estradizione sarà rifiutata quando il reato per cui si procede è punito dallo Stato richiedente con un tipo di pena vietata dalla legge dello Stato richiesto, (articolo 3). Per quanto concerne l'indicazione della grazia, si specifica che per l'ordinamento italiano essa risulta inutiliter data. Le ipotesi di rifiuto facoltativo sono previste dall'articolo 4 del Trattato. In particolare, l'estradizione potrà essere negata quando lo Stato richiesto rivendichi la sua giurisdizione sul reato oggetto della richiesta di estradizione, ovvero abbia in corso un procedimento penale riferibile al medesimo illecito penale. Inoltre, la consegna potrebbe non essere accordata quando ciò risulti in contrasto con valutazioni di carattere umanitario riferibili all'età, alle condizioni di salute o ad altre specifiche condizioni personali della persona richiesta degne di particolare considerazione (articolo 4). Un particolare motivo di rifiuto facoltativo della estradizione, oggetto di autonoma disciplina, riguarda l'estradizione del cittadino. Ciascuno Stato si è riservato il diritto di rifiutare estradizione dei propri cittadini, anche in presenza delle condizioni previste dal Trattato per la concessione della stessa. Tuttavia, nel caso in cui lo Stato richiesto dovesse rifiutare la consegna di un suo cittadino, lo Stato richiedente potrà chiedere il perseguimento penale della persona richiesta nello Stato richiesto, in conformità alle leggi di tale Paese (articolo 5). Quanto alle modalità di trasmissione degli atti relativi all'estradizione, il Trattato prevede la comunicazione diretta tra le Autorità competenti, individuate nel Ministero della giustizia per la Repubblica italiana e nella Corte Nazionale di Giustizia per la Repubblica dell'Ecuador. Va tuttavia evidenziato che sia la presentazione della richiesta di estradizione sia le comunicazioni relative ad eventuali modifiche delle Autorità competenti dovranno avvenire tramite il canale diplomatico (articolo 6). Il Trattato disciplina poi, dettagliatamente, quale debba essere la forma ed il contenuto della richiesta di estradizione, nonché dei documenti da allegare a sostegno della domanda (articolo 7). Il Trattato prevede la possibilità, per le Autorità dello Stato richiesto, di ottenere informazioni supplementari; la mancata presentazione, da parte dello Stato richiedente, di dette informazioni nel termine di quarantacinque giorni equivarrà a rinuncia all'estradizione e comporterà la liberazione dell'estradando nei confronti del quale era stata disposta una misura privativa della libertà personale (articolo 8). La richiesta di estradizione sarà valutata e decisa in conformità alle procedure previste dall'ordinamento dello Stato richiesto, il quale avrà l'obbligo di motivare e di informare l'altro Stato di eventuali ragioni di rifiuto della consegna (articolo 9). Nei casi di urgenza, gli Stati potranno chiedere l'arresto provvisorio della persona richiesta;