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Colleghi, stamattina un'autorevole voce, quella del «Financial Times» non evidentemente quella del senatore Zaffini, dice che lo sforamento è necessario, indispensabile e quindi consentito. È una banalità, ma su questa banalità noi dobbiamo intenderci. L'Italia registra un rapporto deficit -PIL, grazie alla congiuntura, riferito al Conte 1, pari all'1,6 per cento. Quindi abbiamo addirittura fatto meglio di quello che ci chiedevano di fare. Abbiamo margini per arrivare al famoso 3 per cento ma, se serve, dobbiamo andare oltre. È infatti evidente che noi, da un lato, dobbiamo sigillare pezzi importanti del Paese e della Nazione, che sono anche in questo caso, per malasorte, la locomotiva economica dell'Italia, cioè le Regioni che tirano il PIL nazionale, che fanno fatturato e influiscono sul PIL nazionale, dall'altro, dobbiamo affrontare, insieme all'Europa, vista la nostra qualità di contribuente netto, le necessarie misure a sostegno appunto della nostra economia. Tutto ciò non deve essere messo neanche in dubbio. Colleghi, voglio chiudere con un passaggio di speranza (speranza che non è il Ministro, ma il sentimento, evidentemente): se questa fosse la famosa scossa che serve all'Italia per svegliarsi, noi nella storia abbiamo assistito a tante altre occasioni in cui il nostro Paese ha fatto quadrato di fronte alle emergenze. Giorgia Meloni dal suo canto, come a lei trasmesso dai nostri padri nobili della destra italiana, davanti all'emergenza ha fatto quadrato a difesa dei cittadini. Ecco, di fronte a questo noi dobbiamo fare in modo che questa grande emergenza possa essere quell' elettroshock che serve a tutti, a ognuno per la propria parte, per ricominciare a fare il proprio dovere, a interpretare al meglio l'orgoglio di essere italiani, a interpretare il rapporto politico tra maggioranza e opposizione, a capire che i provvedimenti legislativi che saranno emanati dal Governo (speriamo che questa esperienza di governo sia più breve possibile) sia da quelli futuri debbano essere tutti orientati a recuperare il nostro ruolo in un'Europa che, come più volte è stato detto da tutti, si sta dimostrando particolarmente matrigna nei confronti dell'Italia, ma soprattutto particolarmente inconsistente, incapace, inetta nei confronti delle emergenze che deve affrontare. Questa del SARS-Cov-2 è evidentemente un'emergenza e coinvolgerà tutti i Paesi dell'Europa; l'altra, relativa a quanto sta accadendo al confine greco-turco è un'altra. Sono due emergenze che hanno anche radici in parte comuni, ma l'unica vera radice comune di queste due emergenze è l'insipienza dell'Europa, di una confederazione di Stati che purtroppo non è tale, che pretende di stabilire la curvatura delle banane, la lunghezza delle zucchine, eccetera, chi più ne ha più ne metta, ma non ci assiste nei momenti di vera emergenza o addirittura di calamità, come questa che sta investendo le attività economiche italiane. Attendiamo quindi il secondo provvedimento con le misure di natura sanitaria e su quello adotteremo il medesimo atteggiamento; attendiamo invece con ansia, signor Presidente, le misure di natura economica (e su quelle invece il nostro atteggiamento sarà di normale dialettica tra maggioranza e opposizione) perché su quelle evidentemente non si scherza; non si scherza neanche sulle prime, ma su quelle c'è bisogno di dare un segnale forte all'Italia, alle attività economiche e ai nostri concittadini. (Applausi dal Gruppo FdI) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, se ho inteso bene, noi giustamente approviamo all'unanimità il decreto-legge in esame e io voglio ringraziare sinceramente l'opposizione che ha fatto questa scelta, perché la ritengo importante e decisiva, anche per affrontare quest'emergenza che non ha precedenti, di un virus che non abbiamo mai conosciuto e che ci ha messo di fronte ad una situazione difficilissima. Sono state fatte critiche e, come è stato detto anche da alcuni colleghi dell'opposizione, ne discuteremo dopo l'emergenza e dopo averla affrontata. Dobbiamo evitare il classico pendolarismo per cui il tema viene considerato o come la peste o come qualcosa di meno dell'influenza. Le cose non stanno così; la situazione è assai più grave e ne dobbiamo avere tutti contezza. Il vero problema è la diffusione dell'epidemia. Siamo tutti allenatori di calcio e rischiamo di essere tutti virologi. Basta, ciascuno faccia bene la propria parte, lo dico anche con riferimento a quel dibattito scientifico che non può, però, rappresentare un elemento di confusione in questo Paese. La responsabilità, infatti, deve essere un impegno di tutti. La priorità assoluta, quindi, è il contenimento di questa epidemia; il «contenimento»: cerco di usare delle parole precise. Non siamo in grado ora ‑ e chi lo dice sbaglia profondamente ‑ di estirpare questo virus; bisogna dunque avere un atteggiamento tale da consentire che le diverse azioni che dobbiamo fare in progress corrispondano all'obiettivo di un contenimento. Da questo punto di vista è fondamentale che vi siano le norme, sappiamo, però, che sono decisivi anche i comportamenti dei cittadini. Per questo è fondamentale la comunicazione e il messaggio, che spetta a noi, è credibile nel momento in cui è autorevole, altrimenti non è tale. Deve essere un messaggio autorevole. Ecco perché, colleghi, non è una gentilezza il fatto di lavorare in unità: è un dovere. Non è la politica che si ritira, è la politica che dà il meglio di se stessa, rinunciando ora, oggi, alle polemiche su ciò che è stato per far sì che il messaggio da dare ai cittadini sui comportamenti dei singoli, delle persone, sia univoco. Certo, ringraziamo il sistema sanitario, i nostri operatori, tutti, oltre che, naturalmente, la Protezione civile e le Forze dell'ordine. Si sta facendo un lavoro importante, c'è un impegno straordinario, ma questa emergenza - questo mi sento di dirlo - ci richiama a una riflessione. Alcuni colleghi, anche dell'opposizione (e io lo condivido), in particolare una senatrice di Forza Italia, hanno chiesto giustamente di aprire una riflessione sul sistema sanitario una volta conclusa l'emergenza. Non vorrei che tornassimo su luoghi comuni che non hanno alcuna valenza, né oggi, né domani. Nella Costituzione - è stata citata da un collega del MoVimento 5 Stelle - è già prevista la funzione superiore dello Stato centrale in relazione alle emergenze. Non facciamo dibattiti che non servono, soprattutto in questo momento. Certo è che bisognerà riflettere sull'esperienza di questi ultimi otto-dieci anni, che segnalano un'impostazione - fatemelo dire così, perché anche il linguaggio è importante - economicistica della gestione della sanità, che ci ha portato a una situazione veramente critica, prima del coronavirus. (Applausi dei senatori De Petris e Di Marzio). È evidente che ora ne registriamo tutte le conseguenze. Volete qualche esempio? Se abbiamo tenuto bloccato il tema del personale per anni, dal 2009, come pensiamo che a fronte di situazioni così delicate non ci si trovi di fronte al problema? Si discuteva ancora, poche ore prima dell'esplosione del coronavirus, del fatto che l'Italia spende troppo in sanità.