[ddlcomm]

Distacco dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e loro aggregazione alla regione Emilia-Romagna, nell'ambito della provincia di Rimini, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione (n. 1144). Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge ha ad oggetto il distacco dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e la loro aggregazione alla regione Emilia-Romagna, nell'ambito della provincia di Rimini. La Commissione Affari costituzionali del Senato, il 23 luglio 2019, ha licenziato una prima volta il provvedimento, nel medesimo testo approvato alla Camera dei deputati il precedente 12 marzo, con conseguente assorbimento dei disegni di legge connessi n. 720 e n. 959, già esaminati congiuntamente. Dopo il rinvio deliberato dall'Assemblea ai sensi dell'articolo 93, comma 6, del Regolamento nella seduta dell'8 ottobre 2019, la Commissione ha svolto, come richiesto, un nuovo e approfondito esame del provvedimento, che si è concluso il 24 giugno 2020 con un mandato a riferire favorevolmente, senza modifiche al testo. È opportuno ripercorrere brevemente le tappe del procedimento. Ci troviamo nell'ambito della procedura prevista dall'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, che consente, con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali e previa approvazione con referendum della maggioranza delle popolazioni interessate, il distacco dei comuni che ne facciano richiesta da una regione e la loro aggregazione a un'altra. I referendum per il distacco dalla regione Marche e l'aggregazione alla regione Emilia-Romagna si sono svolti nei due comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio il 24 e 25 giugno 2007, con risultato positivo. Si tratta di due piccole realtà che in totale contano circa 2.500 abitanti e sono prossime all'Alta Valmarecchia dove, già nel 2009, altri sette comuni sono stati aggregati all'Emilia-Romagna. Il Consiglio regionale dell'Emilia Romagna ha espresso il proprio parere favorevole, con risoluzione del 17 aprile 2012 dell'Assemblea legislativa, mentre il Consiglio regionale delle Marche ha espresso il proprio avviso contrario solo con l'approvazione della mozione n. 492 nella seduta del Consiglio regionale n. 128 del 16 aprile 2019. In quest'ultimo atto di indirizzo, la contrarietà alla proposta è stata argomentata con il superamento dell'esito referendario del 2007, perché nei dodici anni nel frattempo trascorsi si sarebbe determinata una naturale evoluzione demografica e culturale e dunque un superamento della posizione referendaria. Va però sottolineato che il parere della regione Marche è stato espresso solo dopo l'approvazione del disegno di legge in prima lettura da parte della Camera dei deputati. Per lungo tempo, infatti, la regione non ha ritenuto di fornire riscontro alla richiesta di parere da parte del Ministro per gli affari regionali. Anche nella legislatura corrente la Presidenza della Commissione Affari costituzionali della Camera, prima di avviare il dibattito sul procedimento, ha ulteriormente sollecitato il Consiglio regionale ad esprimersi, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione. Di fronte alla risposta del presidente del Consiglio regionale delle Marche, che segnalava l'impossibilità (poi evidentemente superata) di giungere all'espressione del parere in ragione della asserita non attendibilità degli esiti di una consultazione referendaria che si era tenuta dodici anni prima, la Camera dei deputati ha deciso di proseguire l'esame. Il testo, che riproduce, con alcune modifiche, quello di un analogo disegno di legge della scorsa legislatura giunto all'esame dell'Assemblea della Camera dei deputati senza che l' iter si ultimasse, prevede che i comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio della provincia di Pesaro e Urbino siano distaccati dalla regione Marche per essere aggregati alla regione Emilia-Romagna, nell'ambito della provincia di Rimini. La Commissione ha svolto un'istruttoria particolarmente accurata. Nel primo esame in sede referente, il provvedimento è stato trattato nel corso di nove sedute plenarie tra aprile e luglio 2019, nonché di un articolato ciclo di audizioni informali, che ha coinvolto tutte le realtà istituzionali del territorio: il presidente della regione Marche, un assessore delegato dal presidente della regione Emilia-Romagna, i sindaci di Montecopiolo e Sassofeltrio, i presidenti delle province e i prefetti di Pesaro-Urbino e Rimini, i rappresentanti delle Camere di commercio delle Marche e della Romagna e dell'Unione montana del Montefeltro. Sono stati sentiti anche i rappresentanti dei comitati che si sono costituiti contro l'aggregazione dei due comuni all'Emilia-Romagna: alcuni cittadini di Montecopiolo e di Sassofeltrio, infatti, avevano promosso una raccolta di firme, peraltro non autenticate, e presentato al Senato, rispettivamente, le petizioni n. 326 e n. 351, per chiedere di sospendere la procedura di distacco dalla regione Marche. I referendum del 2007, tuttavia, rappresentano l'unica espressione di volontà giuridicamente rilevante delle popolazioni interessate. Poiché da queste consultazioni sono trascorsi ormai dodici anni, era tuttavia apparso opportuno verificare anche se, in questo tempo, i rappresentanti delle comunità locali non avessero modificato il loro orientamento politico al riguardo, alla luce della naturale evoluzione demografica e culturale dei due territori in questione. La Commissione aveva allora ritenuto di approvare un ordine del giorno (G/1144/1/1), presentato dal senatore Calderoli, con il quale si invitavano i Consigli comunali dei due comuni ad adottare deliberazioni volte a confermare politicamente la volontà dei propri cittadini, validamente espressa con i referendum del 24 e 25 giugno 2007. Il comune di Sassofeltrio ha ritenuto di trasmettere, quale espressione della propria volontà, la delibera n. 1, approvata l'8 febbraio 2019, con la quale era stata respinta una proposta di deliberazione avente ad oggetto il « parere contrario al disegno di legge sul distacco del Comune di Sassofeltrio dalla Regione Marche e sua aggregazione alla Regione Emilia-Romagna ». Il nuovo consiglio comunale di Montecopiolo, eletto il 26 maggio 2019 con una maggioranza diversa rispetto a quello uscente, il giorno stesso del suo insediamento, l'11 giugno, ha invece approvato all'unanimità la delibera n. 28, con la quale ha dichiarato di non potersi pronunciare in merito alla richiesta presentata dal Senato della Repubblica in seguito all'approvazione dell'ordine del giorno G/1144/1/1. Richiamando l'articolo 132 della Costituzione, il Consiglio comunale ha demandato la decisione al riguardo al Parlamento, chiedendo di porre fine a una fase di incertezza lunga dodici anni. In sede di adozione della delibera, peraltro, il Consiglio comunale ha respinto un emendamento con il quale si richiedeva al Senato il tempo necessario all'indizione di una nuova consultazione dei cittadini di Montecopiolo. È stato alla luce di tutto ciò che la Commissione ha ritenuto di procedere alla conclusione positiva dell'esame del disegno di legge, nel testo approvato dalla Camera.