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Questo significa insegnare ai giovani il valore della cittadinanza, della partecipazione con coscienza alla vita civile, perché la libertà ha un prezzo ed è costata un sacrificio e per mantenerla bisogna lottare ogni giorno. In questo senso, allora, i viaggi della memoria sono attraversamenti della storia in cui si coglie l'abisso della disumanità. Quando gli esseri umani diventano Stücken (perché così erano chiamati nei campi di concentramento), cioè "pezzi" da stoccare, nelle baracche, nelle camere a gas, nei lavori sfibranti e nel degrado della violenza fisica e verbale che ancora oggi percepiamo quando ci rechiamo in quei luoghi, nei silenzi e negli spazi che percorriamo attoniti e sgomenti, il valore formativo di quei viaggi, che non sono gite, è al tempo stesso un'esperienza emotiva indimenticabile che insegna a combattere atrocità e odio razziale, ma anche conoscenza concreta che - come dice Primo Levi - «questo è stato» e non deve accadere mai più. L'importanza della storia diventa perciò un passaggio formativo importantissimo, ma ancor più importante è cogliere quelle occasioni per farli riflettere su quella "banalità del male" che Hannah Arendt denunciava perché si accompagnava alle origini del totalitarismo. Quando il ruolo della propaganda e l'uso del terrore hanno ridotto l'essere umano a un oggetto, su cui è possibile esercitare un dominio totale, perché non è più considerato un essere umano, ma è totalmente annichilito come persona giuridica, come persona morale e come individualità. Nella Shoah ogni pezzo è uguale all'altro e abbiamo bisogno di coscienze vigili, non di burattini ubbidienti, perché questo non accada più. Chiudo proprio con le parole di Primo Levi, che dice «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre». (Applausi dal Gruppo PD) . RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, volevo chiedere, per cortesia, a tutti i colleghi che hanno altro da fare, magari con le motivazioni più nobili, di andare a chiacchierare o a confrontarsi altrove. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e dei senatori Comincini e Puglia) . Mi sembra che dobbiamo rispetto per l'argomento che stiamo trattando. Stiamo facendo una cosa importante per il futuro e lo stiamo facendo davanti a degli studenti. È solo una cortesia, nessun obbligo, ma penso sia una dimostrazione del fatto che non stiamo parlando a vanvera, ma stiamo parlando di una cosa importante. PRESIDENTE . Senatrice, sono d'accordo e la ringrazio. Ho più volte rivolto la stessa sollecitazione e mi affido all'educazione dei colleghi. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà. *QUAGLIARIELLO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, soltanto un breve intervento, per puntualizzare alcune cose. I campi di concentramento nell'età contemporanea sono nati con la Prima guerra mondiale. I campi di concentramento di cui parliamo hanno invece una specificità, perché non servivano solo a limitare un fenomeno, ma avevano come obiettivo lo sterminio. Di questi campi di concentramento non ci sono soltanto quelli nazisti; quelli nazisti e quelli della Shoah hanno una unicità e una particolarità, perché l'ebreo era perseguitato e ricercato indipendentemente dalla sua collocazione geopolitica, in quanto si tendeva alla soluzione finale. La diversità non è nei numeri, perché i campi di concentramento sovietici, i campi di concentramento comunisti, hanno causato molte più vittime. La specificità sta nel fatto che se un kulako si allontanava dalla sua ubicazione geografica non era ricercato; un ebreo era invece ricercato per essere sterminato in qualsiasi parte del mondo si trovasse. Ora, questa specificità non deve essere dimenticata, ma non deve essere dimenticato nemmeno tutto il fenomeno, che è figlio di un secolo che ha conosciuto il male; l'ha conosciuto e l'ha declinato nelle differenti gradazioni e con le differenti situazioni, determinate dai diversi e opposti totalitarismi, che avevano una radice comune nella negazione della libertà. C'è un libro che dovrebbe essere fatto leggere a tutti gli studenti: «Prigioniera di Stalin e Hitler» della Buber Neumann. È una donna che ha conosciuto i lager e i gulag e ha descritto le atrocità vissute in un universo concentrazionario e nell'altro. E allora, se i viaggi della memoria devono essere incentivati, dovrebbero essere viaggi attraverso il Novecento e far conoscere tutte le tragedie di quel secolo, perché si può andare ad Auschwitz, ma si può proseguire e arrivare a Katyn e in Bielorussia e far conoscere quelle che sono state le tragedie dei lager e quelle che sono state le tragedie dei gulag. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, intervengo oggi per ricordare la giornata di venerdì 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Celebriamo questa giornata come Giorno della Memoria, istituito dalla legge n. 211 del 2000 per ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte. Sono andata di recente ad Auschwitz e a Birkenau, il più grande cimitero di Europa; un campo di concentramento e un campo di sterminio. In questi luoghi di sterminio del popolo ebraico ho visto le baracche dove i perseguitati dai nazisti e dai fascisti, ebrei, dissidenti politici, rom, disabili e omosessuali, venivano rinchiusi come topi, abusati e torturati, costretti a lavori estenuanti fino alla morte, al freddo e al gelo di quel territorio. Ho visto celle buie con un punto luce grande quanto una mano; ho visto le docce e quel che è rimasto della camera a gas prima che la distruggessero per cercare di cancellare le prove dello sterminio. Ho visto le canne fumarie dalle quali usciva il fumo dei cadaveri, trasformati poi in saponette. È possibile vedere i capelli delle donne che venivano accumulati e poi inviati alle fabbriche per farne dei tessuti. Soprattutto però ho visto le foto dei deportati da ogni Nazione dell'Europa e persino da fuori l'Europa, con la data di arrivo e la data di decesso registrata neanche un anno o un anno e mezzo dopo. La cosa che mi ha colpito di più sono stati i visi di sofferenza dei bambini e, in particolare, degli adolescenti di tredici-quattordici anni. Le foto degli adulti avevano invece tutte un unico comune denominatore; gli occhi sbarrati dei rappresentati, come se poco prima avessero visto l'orrore. Sono uscita diversa da questo viaggio e credo che tutti debbano andare ad Auschwitz e a Birkenau almeno una volta nella vita. Gli ebrei sopravvissuti a questi lager e campi di sterminio oramai hanno più di ottanta anni e la loro memoria, tra un po', non basterà più. La memoria di per sé non basta più. La Giornata della Memoria non può essere però solo retorica. Dobbiamo tradurre in fatti concreti questi atroci ricordi.