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Contributo di solidarietà sulle pensioni di importo più elevato a favore di un sostegno straordinario alle future pensioni calcolate con il sistema contributivo. Onorevoli Senatori. – Il sistema pensionistico italiano, nonostante le numerose riforme, continua a presentare aspetti problematici e squilibri che incidono sulla parte più debole della società. Per alcuni di questi (per esempio il livello troppo basso delle pensioni minime, gli «esodati» e i lavoratori che svolgono attività usuranti eccetera) sono necessari interventi che richiedono risorse ingenti da reperire a carico della fiscalità generale, nell'ambito di riforme graduali e complessive del sistema pensionistico che rispettino nel tempo i vincoli gravanti sul bilancio pubblico. In questo contesto va sottolineato un problema che non si pone nell'immediato ma che evidenzia una grave frattura tra gli anziani e pensionati di oggi (la cui pensione è per lo più calcolata con il più favorevole sistema retributivo) e i giovani di oggi che saranno i pensionati di domani: questi ultimi saranno collocati a riposo con il sistema contributivo, meno favorevole, per di più a seguito di una carriera lavorativa discontinua (contratti a termine o comunque rapporti temporanei) che non consente allo stesso sistema contributivo di generare un importo della pensione adeguato. Pertanto appare opportuno prevedere per i giovani di oggi un sostegno straordinario che possa operare a tempo debito: tale sostegno, se predisposto fin da oggi, può impegnare anche una quantità di risorse in prima istanza non rilevante; tuttavia se tali risorse vengono a costituire un flusso continuo nel tempo possono a tempo debito rappresentare un importo significativo per misure a favore dei futuri pensionati con il sistema contributivo. Da questo punto di vista il sostegno può essere realizzato tramite una nuova versione del contributo di solidarietà sulle pensioni più elevate, con le seguenti caratteristiche: si applica, nelle stesse misure previste dalla norma approvata dal Governo Letta, per tre anni su ciascun pensionato a partire dal 1° gennaio 2019 sulla quota retributiva della pensione; tuttavia per il sistema pensionistico la misura non si esaurisce nei prossimi tre anni in quanto continua via via ad applicarsi su tutti coloro che sono collocati a riposo dopo il 1° gennaio 2019 e sulle quote retributive della pensione (e sempre per tre anni per ciascuno). Si genera così un flusso di risorse continuo nel tempo che si esaurirà naturalmente quando la pensione dei nuovi pensionati sarà calcolata integralmente con il sistema contributivo. In questo modo si ottengono due risultati: il contributo di solidarietà per ciascun pensionato è sopportabile, temporaneo ed è utilizzato per scopi interni al sistema pensionistico (come vedremo rispettando quindi i dettami della Corte costituzionale). Allo stesso tempo, mentre un contributo applicabile solo per tre anni sulle pensioni più elevate genera un importo di risorse limitato, la sua stabilità nel tempo al contrario genera un flusso di reddito che se tesaurizzato ed anzi investito in attività finanziarie sicure può dar luogo in un certo numero di anni ad un importo utile per interventi straordinari di sostegno alle pensioni contributive dei giovani di oggi (con attenzione particolare a coloro che hanno percorso carriere lavorative discontinue), ottenendo un risultato apprezzabile in termini di solidarietà sociale. Va altresì rilevato che la finalità che si vuole perseguire non può essere conseguita con un ricalcolo contributivo delle pensioni in essere o con altre misure che incidano in maniera rilevante e permanente sulle predette pensioni. Il problema dell'eventuale ricalcolo delle pensioni determinate con il sistema retributivo fu posto sin dal momento delle prime riforme pensionistiche: all'epoca fu abbandonata l'idea di adottare per tutti il calcolo col sistema contributivo poiché i titolari di futuro trattamento che avevano già una certa anzianità non avrebbero avuto il tempo di costruirsi una previdenza complementare, il famoso «secondo pilastro» previdenziale, esplicitamente previsto per tutti coloro che cominciavano a lavorare con il sistema contributivo. Si decise di lasciare fuori dal sistema contributivo i lavoratori più anziani e quindi, da un certo periodo in poi, di calcolare la pensione « pro quota », con un sistema misto e secondo un metodo ragionevole e gradualistico. D'altra parte è un principio fondamentale dello Stato di diritto e dello Stato democratico quello del rispetto dei diritti quesiti, ossia di quei poteri sorti da un fatto acquisitivo valido per la legge precedente, fatto che la nuova legge non può qualificare in modo diverso dal passato, per farne derivare effetti giuridici diversi. Tali diritti derivano dal principio di irretroattività della legge (articolo 11 delle preleggi), che stabilisce che la legge non dispone che per l'avvenire e non ha effetto retroattivo, in quanto la norma giuridica contiene un comando che, per essere osservato, necessita almeno della possibilità di essere conosciuto in precedenza: tale principio ha valore costituzionale, non solo per le leggi penali (articolo 25 della Costituzione), ma, in via di interpretazione analogica, per autorevole dottrina e prevalente giurisprudenza, per tutte le leggi afflittive, anche se non sanzionatorie di reati e restrittive dei diritti quesiti, ossia di quei poteri sorti da un fatto acquisitivo valido per la legge precedente, ormai entrati definitivamente a far parte della sfera giuridica dei soggetti a causa di rapporti esauriti. Tali diritti, quindi, una volta acquisiti, diventano immutabili anche di fronte ad eventuali cambiamenti dell'ordinamento giuridico perché ormai entrati definitivamente a far parte della sfera giuridica dei loro titolari. Inserendosi nel più generale contesto dell'efficacia della legge nel tempo e della successione delle norme, essi rispondono principalmente ad un'esigenza di certezza del diritto, elemento fondante dello Stato di diritto democratico. Per quanto riguarda l'applicazione di questo principio alla materia pensionistica, secondo autorevole dottrina, il diritto alla pensione sorge al momento della costituzione del rapporto di impiego; tuttavia, essendo subordinato alla durata di questo e ad altre condizioni, è un diritto sottoposto a condizione, che però si trasforma in diritto perfetto quando la pensione sia stata liquidata o quando l'impiegato abbia diritto al collocamento a riposo. Il decreto di liquidazione della pensione è un atto di accertamento costitutivo del relativo diritto che, pur avendo causa nel rapporto di lavoro, è ad esso successivo, presupponendone la cessazione e, come tale, non è un atto discrezionale, ma un atto vincolato, che si limita ad accertare i presupposti stabiliti dalle leggi del tempo della domanda di collocamento a riposo, per l'attribuzione del diritto alla pensione e ad effettuare la determinazione del suo ammontare, in base al computo dei servizi riconosciuti o riconoscibili, in base ad atti ufficiali della pubblica amministrazione. Pertanto, per coloro che hanno diritto al collocamento in pensione vale indefettibilmente il principio che solo le eventuali norme successive più favorevoli possono avere efficacia retroattiva. Al riguardo, la giurisprudenza ordinaria ed amministrativa si è espressa pacificamente nel senso del riconoscimento della pensione come un diritto quesito. Infatti, la Corte di cassazione ha precisato che «il diritto quesito» pensionistico va valutato con riferimento alla normativa vigente al momento del perfezionamento del diritto alla pensione.