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Disposizioni in materia di danni provocati dalla fauna selvatica, di tutela dell'incolumità pubblica e dell'ordine economico. Onorevoli Senatori. -- Con il presente disegno di legge, si intende introdurre una serie articolata di misure maggiormente efficaci in materia di danni da fauna selvatica: un problema che costituisce, non solo per l'agricoltura, una vera e propria emergenza. Ciò, del resto, risulta anche dal documento approvato il 20 luglio 2011 dalla XIII Commissione Agricoltura della Camera nel quale sono riportati i risultati dell'indagine conoscitiva deliberata il 20 gennaio 2009. In particolare, occorre rinnovare alcuni principi della pianificazione faunistico-venatoria del territorio e della programmazione dell'attività venatoria, tenendo conto dei nuovi strumenti di tutela e gestione dell'ambiente previsti dall'Unione europea. Si deve prendere atto del fatto che le norme della legge n. 157 del 1992, che avrebbero dovuto controllare il fenomeno, hanno fallito, a monte, sul piano della prevenzione, e a valle, su quello del controllo numerico e del risarcimento dei danni, tanto che oggi le imprese agricole sono esasperate dalla mancanza di strumenti adeguati ad arginare la presenza degli ungulati, con particolare riferimento ai cinghiali e ad alcune specie alloctone. Un efficace controllo faunistico deve essere avviato -- quando le misure di prevenzione si rivelino inefficaci così come è stata l'attività di contenimento numerico, di allontanamento ed eradicazione della fauna selvatica -- per il soddisfacimento di un primario interesse pubblico. Occorre, peraltro, tener conto dei principi di efficacia ed economicità delle modalità di attuazione, perseguendo il minimo impatto ecologico. Inoltre, tali misure dovrebbero essere integrate, disciplinando in modo puntuale anche l'aspetto della prevenzione dei danni da fauna selvatica, in quanto è necessario che il fenomeno sia contenuto alle origini, per cui occorre stabilire quali siano le misure di prevenzione che le imprese agricole devono adottare stabilendo, contestualmente, adeguati regimi di sostegno finanziario. Il problema prioritario dei danni provocati dagli ungulati all'agricoltura non deve far dimenticare che esistono altre specie problematiche quali le forme domestiche di specie selvatiche e le forme inselvatichite di specie domestiche. A questo proposito sono numerosi i danni provocati dai cani inselvatichiti agli allevamenti e quelli dovuti invece alla massiccia diffusione del piccione inselvatichito che danneggia non solo le colture, ma anche i prodotti agricoli stoccati nei silos quali sementi e cereali. Un altro problema rilevante è quello del controllo di alcune specie alloctone che si sono diffuse in modo invasivo, provocando gravi danni all'agricoltura: un esempio è il caso della nutria, responsabile dei danni causati alle colture e alle arginature. Sono, in particolare, a rischio idraulico soprattutto i piccoli corsi d'acqua in cui la profondità della tana può superare la metà della larghezza arginale. D'altra parte, per quanto riguarda i danni da fauna selvatica provocati da specie protette di grandi carnivori, (ad esempio l'orso ed il lupo) si tratta di procedere, con il supporto delle Regioni e degli enti locali, ad attuare misure di prevenzione (quali, ad esempio, la presenza di cani da guardia e/o ricoveri temporanei per il bestiame al pascolo) dalle quali si è effettivamente riscontrato un contenimento dei danni. Altro aspetto rilevante riguarda il risarcimento dei danni da fauna selvatica, in merito al quale occorre introdurre precisi criteri di stima e valutazione dei danni prevedendo l'obbligo che tale computo sia effettuato sulla base dei prezziari dei prodotti agricoli vegetali e degli animali pubblicati sui mercuriali delle Camere di Commercio o, in alternativa, delle quotazioni riportate dall'ISMEA. Attualmente, infatti, i danni sono spesso sottostimati e si traducono in un indennizzo piuttosto che in un vero e proprio risarcimento a favore dell'imprenditore agricolo. Il presente disegno di legge è costituita da 13 articoli. L'articolo 1 stabilisce che le regioni e le province autonome nell'ambito dei piani faunistico-venatori prevedano oltre alle misure di prevenzione, interventi ordinari e straordinari di controllo della fauna selvatica; L'articolo 2 prevede norme specifiche per la prevenzione e i contributi finanziari per la realizzazione e l'acquisto dei mezzi di prevenzione dei danni dando priorità ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali di cui al decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99. L'articolo 3 introduce misure ordinarie per il controllo della fauna selvatica. L'articolo 4 prescrive le modalità con cui devono essere poste in atto le misure straordinarie di controllo della fauna selvatica. L'articolo 5 indica i soggetti abilitati a poter effettuare il controllo numerico della fauna selvatica. L'articolo 6 stabilisce disposizioni specifiche per la prevenzione ed il risarcimento dei danni causati da ungulati. L'articolo 7 prevede misure puntuali in merito al risarcimento dei danni da fauna selvatica. L'articolo 8 individua la responsabilità dell'amministrazione competente al risarcimento. L'articolo 9 stabilisce le modalità di raccolta dei dati statistici sui danni da fauna selvatica. L'articolo 10 introduce norme specifiche per la tutela del patrimonio zootecnico dai danni provocati da specie carnivore protette. L'articolo 11 prevede la stipula di contratti assicurativi, da parte delle imprese agricole, a copertura dei danni causati dalla fauna selvatica. L'articolo 12 modifica l'elenco delle specie cacciabili introducendo la menzione della nutria. L'articolo 13 stabilisce che il disegno di legge non introduce oneri a carico della finanza pubblica.. Art. 1. (Prevenzione e controllo dei danni da fauna selvatica) 1. Le Regioni e le Province autonome, nell'ambito dei piani faunistico venatori di cui all'articolo 10, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, stabiliscono: a) interventi di prevenzione dei danni da fauna selvatica; b) misure ordinarie di controllo della fauna selvatica; c) misure straordinarie di controllo della fauna selvatica nel caso in cui gli interventi di prevenzione dei danni e le misure ordinarie di controllo della fauna selvatica sono inefficaci a limitare i danni arrecati a beni e persone, con particolare riferimento a quelli causati alle aziende agricole. Art. 2. (Interventi di prevenzione) 1. Le misure di prevenzione previste ai sensi del precedente articolo 1, comma 1, lettera a) , devono, almeno, prevedere: a) la realizzazione di recinzioni o di altri mezzi ritenuti efficaci; b) la predisposizione di protezioni individuali agli alberi ed agli arbusti; c) l'utilizzazione, su specifica autorizzazione dell'ASL di competenza, dell'uso di prodotti repulsivi compatibili con l'ambiente; d) l'acquisto di animali da guardia. 2.