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Mi auguro che dormirete la notte se un bambino, anche uno solo, morirà in questo Paese perché non c'è l'obbligo vaccinale. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . Infatti, c'è chi non si può vaccinare per motivi di salute, e questo provvedimento limita l'immunità di gregge. È una cosa assolutamente vergognosa. (Applausi dal Gruppo PD) . Potete urlare, ma io spero che dormiate la notte. (Commenti del senatore Pianasso) . PRESIDENTE . Collega, nessuno sta urlando, per la verità. La prego quindi di non di non alzare il tono del dibattito. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Non alzi lei il tono del dibattito. (Commenti del senatore Faraone) . BINI (PD) . Signor Presidente, mi consenta, ma credo che... PRESIDENTE. So quello che dico. Vi prego di riprendere i lavori. Si avvii alla conclusione, senatrice Bini. BINI (PD) . Signor Presidente, io credo che, se non si offende nessuno, il tono della voce non crea particolari problemi per quanto riguarda la gestione dei lavori dell'Aula. (Commenti del senatore Faraone) . PRESIDENTE. Senatore Faraone, la richiamo all'ordine. BINI (PD) . Sulla questione dei vaccini, che considero molto grave, nei mesi scorsi abbiamo sentito la ministra Grillo dire che voleva fare l'autocertificazione. È chiaro ed evidente a tutti che non si può modificare una norma con una circolare ministeriale. È un'opera di distrazione di massa: anche qui la volontà è quella - e questa mattina lo abbiamo capito - di modificare e scompaginare con una legge il cosiddetto decreto Lorenzin. Guardate che non state facendo uno spregio al PD. State facendo un danno alla salute dei cittadini e dei più deboli. (Applausi dal Gruppo PD) . Dovrete decidere, prima o poi, se volete governare questo Paese, seguire la scienza, ascoltare i medici, tutelare l'interesse dei cittadini o pensare alle fake news oppure alle scie chimiche. A voi la scelta, ma questa è l'ora di decidere. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, signori rappresentati del Governo, onorevoli colleghi, siamo reduci dalla seduta della 1 a Commissione affari costituzionali, che ha terminato i suoi lavori questa mattina alle 2,30. Lo abbiamo fatto con impegno, in maniera corretta, e devo dare atto al Presidente di non aver in alcun modo soffocato il dibattito, che peraltro non è stato un dibattito, signor Presidente e onorevoli colleghi, ma un monologo. Ha parlato infatti soltanto l'opposizione; credo che lo abbia fatto in maniera non ostruzionistica, ma mirata su alcune problematiche sensibili, sulle quali non c'è stato uno straccio di risposta. Noi ci siamo impegnati a dare delle motivazioni su alcuni punti essenziali (Applausi dal Gruppo FI-BP e PD) , ma non c'è stata una risposta né da parte della maggioranza e né da parte del Governo. Non mi sembra questo un modo corretto di portare avanti i nostri lavori. È vero che i colleghi della Lega, con i quali abbiamo governato, avevano già usufruito del sistema del milleproroghe. Mi meraviglio però moltissimo della facilità e della nonchalance con la quale anche il MoVimento 5 Stelle, che nella scorsa legislatura ha fatto un cavallo di battaglia l'impossibilità di ricorrere a strumenti che soffocano il dibattito parlamentare e fanno venire meno i diritti dei parlamentari, si sia subito assuefatto al clima del Governo e del potere. Anche il MoVimento 5 Stelle - benvenuto tra noi - utilizza così questo strumento, che è incostituzionale, come ha più volte affermato la Corte costituzionale. Ci siamo promessi tante volte di non utilizzarlo più per disomogeneità di materia, per mancanza molte volte degli estremi dell'urgenza, per la proroga di termini che non sono nell'immediata scadenza e così via. Rimanga nel verbale del dibattito la poca importanza della pregiudiziale di incostituzionalità, che non è stata approvata. Voglio soffermarmi su due o tre punti, signor Presidente, perché le problematiche e le criticità del milleproroghe - che poi è un 500 proroghe perché in effetti non utilizza tutto il termine - sono molteplici e altri colleghi interverranno dopo di me nell'illustrazione degli emendamenti. Il Governo ha emanato il provvedimento per mettersi al sicuro dalla scadenza di alcuni termini e di alcune prescrizioni. Questo non è un buon costume. Credo che le leggi vadano rispettate nei modi e nei termini stabiliti, senza assumere la consuetudine di rinviare, molte volte sine die , l'adempimento delle norme legislative. Non capiamo però per quale motivo né la maggioranza né il Governo abbiamo voluto prestare attenzione, nonostante le varie audizioni di organizzazioni e enti che hanno segnalato alcune deficienze problematiche, e siano rimasti completamente sordi alle richieste avanzate. Mi riferisco, signor Presidente, onorevoli colleghi, alla norma che stabilisce l'elezione delle Province al 31 ottobre 2018, per tutte quelle che sono scadute fino a quella data. E fin qui potrebbe non esserci alcun problema. Il problema nasce nel momento in cui con una norma e con effetto retroattivo si fa scadere anticipatamente il mandato elettorale di un organo costituzionale, ancorché di un ente di secondo grado. Il presidente della Provincia o un consiglio provinciale, che scadono il 31 dicembre, si vedono anticipare la fine del mandato al 31 ottobre. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questa è una legge incostituzionale! E non vediamo per quale motivo non si sia invece accettata la proposta dell'opposizione di stabilire l'election day . Ci riempiamo sempre la bocca sull' election day e sulla necessità di ottimizzare le elezioni e tagliare le spese. Avevamo proposto di rinviare tutte le elezioni dei presidenti e dei consigli al 31 gennaio. Anche «Il Sole 24 Ore», che evidentemente non era presente ai lavori della Commissione questa mattina, oggi titola « Election day delle Province al 31 gennaio 2019». Evidentemente aveva fatto un atto di fede e di fiducia nei confronti della maggioranza e del Governo, che invece è stato tradito, perché con questa norma avete anticipato la data, violando un dettato costituzionale. Credo che vi saranno delle opposizioni e delle azioni giudiziarie. Si è creato un pericoloso precedente, signor Presidente. Visto quanto leggiamo sui giornali, in un prossimo Parlamento, una maggioranza potrebbe alzarsi e dire che le prossime elezioni non saranno nel 2023, bensì nel 2020. È esattamente lo stesso sistema e non mi sembra questo un modo corretto di legiferare. Un'altra problematica riguarda il contenzioso in atto tra le banche di credito cooperativo e lo Stato sulla legge voluta dal Governo di centrosinistra, che aveva imposto loro l'obbligo di trasformarsi in società per azioni. C'è stato un ricorso al Consiglio di Stato, che ha dato la sospensiva e ha fissato l'udienza di merito al 18 ottobre.