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e) vigilare affinché i mezzi audiovisivi rispettino il Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale accettato dall’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria (IAP); f) ricevere i reclami e le segnalazioni inviate da singoli cittadini-consumatori e da associazioni rappresentative di interessi collettivi, nonché da ogni altra pubblica amministrazione che vi abbia interesse in relazione ai propri compiti istituzionali; g) curare la creazione e la pubblicazione di un annuario delle aziende sanzionate in violazione della presente legge; h) dare attuazione alla piattaforma d’azione dettata dalla quarta Conferenza mondiale sulle donne, svoltasi a Pechino dal 4 al 15 settembre 1995, per quanto riguarda l’aspetto donne e mezzi di comunicazione e a presentare annualmente un bilancio dei risultati raggiunti; i) promuovere la cooperazione fra le associazioni di categoria, le organizzazioni femminili e le organizzazioni non governative operanti a livello comunitario nel settore della pubblicità e dei mezzi di comunicazione; l) promuovere campagne di informazione finalizzate alla diffusione ed alla valorizzazione del lavoro e delle opere delle donne nei campi artistico, culturale, scientifico e politico e ad adottare campagne di sensibilizzazione nelle scuole, in particolare nella scuola secondaria, per aiutare i giovani a difendersi dai messaggi discriminatori nei confronti delle donne e per evitare così il perpetuarsi di stereotipi che danneggiano le donne e il ruolo femminile nella società; m) promuovere l’aggiudicazione di un premio dell’industria pubblicitaria rivolto ai propri appartenenti e di un premio del pubblico per i messaggi pubblicitari che si allontanano maggiormente dagli stereotipi sessisti per dare un’immagine positiva e valorizzante delle donne, degli uomini e dei rapporti fra i due sessi; n) sollecitare il lancio di campagne di sensibilizzazione contro gli insulti a sfondo sessista o le immagini degradanti della donna e dell’uomo nella pubblicità e nel marketing . 3. La Commissione è composta da venti membri nominati dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, tra esperti nella materia disciplinata dalla presente legge, psicologi, sociologi, docenti di scienze della comunicazione, rappresentanti delle associazioni a tutela delle donne maggiormente rappresentative a livello nazionale. La Commissione, nell’ambito delle proprie competenze, opera d’intesa con l’IAP. La Commissione è rinnovata ogni tre anni. 4. La Commissione adotta annualmente un regolamento per l’autorizzazione alla trasmissione di pubblicità che non utilizzano l’immagine della donna in modo vessatorio o discriminatorio, in attuazione dei princìpi di cui alla presente legge e in osservanza dei criteri di tutela previsti dalla presente legge. 5. La Commissione certifica, tramite il conferimento di un apposito bollino, la conformità del messaggio pubblicitario a criteri di qualità e a finalità socio-educative per linguaggio, immagini e rappresentazioni, in linea con i criteri di tutela della donna stabiliti dalla presente legge. 6. È vietata la trasmissione sui circuiti televisivi pubblici e privati sul territorio nazionale di pubblicità o messaggi pubblicitari che non hanno conseguito la certificazione di conformità di cui al comma 5. 7. Con regolamento del Ministro dello sviluppo economico da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabiliti incentivi economici per la realizzazione di messaggi pubblicitari e pubblicità aventi le caratteristiche e le finalità di cui alla presente legge. La concessione dei benefici è comunque subordinata al conseguimento della certificazione di conformità di cui al comma 5. 8. La Commissione, laddove riscontra che la pubblicità esaminata violi la presente legge, provvede con motivata decisione definitiva. Se ritiene la pubblicità sessista o discriminatoria lesiva dei princìpi di cui all’articolo 2 o in contrasto con quanto stabilito dall’articolo 1- bis del citato codice di cui al decreto legislativo n. 198 del 2006, come introdotto dall’articolo 3 della presente legge, vieta la pubblicità non ancora portata a conoscenza del pubblico o la continuazione di quella già iniziata. Con la decisione di accoglimento può essere disposta la pubblicazione o la trasmissione televisiva della pronuncia anche per estratto, nonché, eventualmente, di un’apposita dichiarazione di rettifica tale da impedire che la pubblicità sessista o discriminatoria continui a produrre effetti. 9. L’operatore pubblicitario che non ottempera ai provvedimenti d’urgenza o a quelli inibitori o di rimozione adottati con la decisione che definisce il ricorso, è punito con l’arresto fino a tre mesi e con l’ammenda fino a euro 5.000.000. La medesima disposizione si applica a chi in data successiva reitera sotto le medesime o altre forme il medesimo messaggio pubblicitario. Art. 6. (Divieto di affissione di pubblicità sessista o discriminatoria) 1. In attuazione di quanto stabilito dalla presente legge, i comuni provvedono all’adozione di atti volti ad inibire l’affissione di pubblicità sessiste o discriminatorie, previa sottoposizione delle stesse al parere della Commissione. 2. I messaggi diffusi attraverso affissioni che siano ritenuti particolarmente discriminatori o scorretti e lesivi della dignità delle donne, al fine di anticipare l’esecuzione del divieto di ulteriore diffusione, vengono coperti con una scritta adesiva, ben visibile, che recita «Sanzionato». 3. L’operatore pubblicitario che non ottempera ai provvedimenti inibitori o di rimozione adottati dai comuni è punito con l’arresto fino a tre mesi e con l’ammenda fino a euro 5.000.000. La medesima disposizione si applica a chi in data successiva reitera sotto le medesime o altre forme il medesimo messaggio pubblicitario.