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Vi è altresì necessità di ricerca per un'innovazione al passo con i bisogni e per una conversione energetica rispettosa del patrimonio naturale e quindi del suolo agricolo. Bellezze naturali e paesaggistiche sono un patrimonio culturale inestimabile, una risorsa strategica che rende l'Italia meta turistica ambita da tutto il mondo, ma che ancora paga lo scotto di carenze infrastrutturali ataviche. Il tutto è molto più evidente nelle aree interne, che sembrano ormai inevitabilmente destinate allo spopolamento e all'abbandono, soprattutto al Sud. Tale situazione deve essere invertita, in quanto la bellezza di quelle zone è impareggiabile. Intanto la realtà pandemica che stiamo vivendo ci obbliga a considerare necessario il distanziamento sociale e apre, quindi a questi luoghi una nuova e utile opportunità. In generale è d'obbligo considerare gli squilibri territoriali esistenti e il fatto che gli investimenti al Sud siano stati più che dimezzati nell'ultimo decennio. La grandezza dell'Italia è data dalla varietà dei territori, che da Nord a Sud rappresenta un valore da salvaguardare. Un valore sono anche i nostri prodotti enogastronomici e la nostra dieta mediterranea, patrimonio immateriale dell'UNESCO, insidiata dal sistema di etichettatura Nutri-Score, un metodo intuitivo e fuorviante, perché fa apparire come dannosi per la salute - ad esempio - l'olio d'oliva e il parmigiano. Serve invece una cultura alimentare a tutela del made in Italy . (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà. ABATE (Misto) . Signor Presidente del Consiglio, oggi per la prima volta parlo da questa postazione, tra i banchi del Gruppo Misto, al quale sono arrivata per aver votato no alla fiducia al Governo Draghi, il suo Governo. La seguo però con molta attenzione e, proprio in vista del Consiglio europeo che si terrà il 25 e il 26 di questo mese, dal momento che si parlerà, oltre che dei vaccini per la pandemia che ci sta mettendo a dura prova, anche del mercato unico, le chiedo con fermezza, Presidente, di insistere a nome e a tutela delle eccellenze agroalimentari e vitivinicole italiane, che oggi si sentono e sono minacciate proprio dall'Europa. Mi riferisco al sistema di etichettatura nutrizionale che da Bruxelles si vorrebbe applicare a tutti gli Stati membri e che gli esperti dicono con fermezza che penalizza prodotti che hanno fatto grande nel mondo il made in Italy. Non è accettabile, Presidente, che Paesi come la Francia, che ha elaborato il Nutri-Score, Spagna, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo, facciano fronte comune per convincere l'Europa ad adottare obbligatoriamente quei bollini che penalizzano soltanto il made in Italy. L'ormai triste e famosa etichetta a semaforo è voluta dalle principali multinazionali, ma è combattuta dai produttori delle più importanti DOP e IGP italiane, dal parmigiano al vino, dal prosciutto di Parma all'olio extravergine di oliva e da tantissimi alimenti preziosi della dieta mediterranea. Tutti questi alimenti sarebbero da bollino rosso per via del loro contenuto di grassi, sali e zuccheri scientificamente ritenuti sani. Bisogna fare di più e bisogna farlo ora, sia perché il tema è tornato di strettissima attualità; sia perché sul controverso tema delle etichette Bruxelles dovrà pronunciarsi soltanto nel 2022; sia soprattutto perché la ripresa del mercato italiano post pandemia da coronavirus deve gettare le sue basi dell' export di prodotti agroalimentari e vitivinicoli di qualità. Quello del Nutri-Score, Presidente, è un modello che mette a repentaglio un sistema che vale 552 miliardi e costituisce il 15 per cento del PIL italiano e - peggio ancora - l'esistenza di prodotti italiani di qualità. Siamo davanti a un tentativo subdolo, mascherato da tutela della salute, di penalizzare i prodotti tradizionali per favorire cibi costruiti in laboratorio proprio da quelle multinazionali che oggi appoggiano l'introduzione del sistema a semaforo; un paradosso per cui il nostro parmigiano reggiano verrebbe classificato con il semaforo rosso, mentre cibi e bevande prodotti nei laboratori di sintesi verrebbero magari classificati ottimi per la salute e contrassegnati dal colore verde. Una vittoria il made in Italy l'aveva già ottenuta a dicembre, quando il Governo Conte aveva bloccato il documento di conclusione del Consiglio agricoltura e pesca dell'Unione europea, che avrebbe accelerato l'adozione di un sistema di etichettatura a colori sul modello del Nutri-Score . L'Italia la esorta, quindi, Presidente, ad andare in Europa a difendere i prodotti del made in Italy. Saluto anche il ministro Patuanelli, presente in Aula, che già so che in questi giorni a Bruxelles ha sollevato questo rilevante e pericolosissimo fenomeno europeo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ostellari. Ne ha facoltà. OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, la salute è il bene più prezioso di un individuo e di un popolo. Per preservarla, l'Europa ha lavorato bene e con prontezza? Durante la prossima conferenza del Consiglio europeo, si dovrà parlare anche di questo. E, per valutare la diffusione dei vaccini tra i Paesi membri, sarà necessario ripercorrere i mesi difficili e confusi trascorsi, partendo da una data: il 17 giugno 2020. È di quel giorno, infatti, la prima comunicazione ufficiale della Commissione europea su una strategia integrata e di insieme; il tutto ben sei mesi dopo il primo focolaio di Covid nella città cinese di Wuhan e quattro mesi dopo il primo caso in un Paese membro. Al 30 settembre 2020 le istituzioni europee avevano investito circa 459 milioni di euro in progetti sul coronavirus. Abbastanza? Circa una settimana fa il Vice Presidente della Commissione europea, in un'intervista rilasciata a un quotidiano tedesco, ha dichiarato che dalle istituzioni europee sono stati commessi degli errori in fase di ordinazione dei vaccini. A rispondergli, poco dopo, è stato Eric Mamer, portavoce della Commissione stessa, che ha smentito l'ipotesi di errori in sede di approvvigionamento dei vaccini. Chi ha ragione? Guardiamo i dati. Da un'analisi comparata con quanto avvenuto nella programmazione, nel finanziamento, nell'approvvigionamento e nella distribuzione dei vaccini negli Stati Uniti e nel Regno Unito le differenze sono evidenti. Gli Stati Uniti hanno perseguito il finanziamento e l'approvvigionamento dei vaccini attraverso l'operazione Warp Speed, annunciata ufficialmente già nel maggio 2020. L'onere, stimato inizialmente in 10 miliardi, è stato poi aumentato con ordini esecutivi specifici. A differenza dell'Unione europea, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno acquistato milioni di dosi di vaccini già nell'estate del 2020, ancora prima di conoscerne l'efficacia. È stata una mossa azzardata? Forse, ma alla fine è stata vincente e - come confermano anche importanti esperti a livello mondiale - si è rivelata determinante in termini di vantaggio strategico. Facciamo un passo indietro.