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Per esempio il CARA di Mineo, in provincia di Catania, impiega ogni giorno 100 poliziotti, che provengono da tutte le questure d'Italia e dai vari reparti mobili sparsi sul territorio. Ad ognuno di questi operatori viene garantito alloggio e pasto in hotel , più lo straordinario giornaliero e il trattamento di missione. Mediamente per un singolo poliziotto si spendono 200 euro al giorno oltre lo stipendio. Se si moltiplica questo importo per il numero dei poliziotti impegnati, la spesa risulta di 20.000 euro al giorno, che vanno moltiplicati per 365 giorni. Vi rendete conto? Basterebbe chiudere uno degli innumerevoli CIE o CARA italiani per pagare l'intera missione in Libia. (Commenti dal Gruppo PD) . In sostanza, per garantire la sicurezza al CARA di Mineo si spendono complessivamente circa 9 milioni di euro l'anno. Se l'invio di queste motovedette riesce a ridurre gli sbarchi e a portare alla chiusura di un solo centro in Italia, il Governo italiano può tranquillamente affermare che questa operazione è a costo zero. Inoltre è bene ricordare che qualche giorno fa il Consiglio europeo ha accettato la proposta del Governo libico di estendere la zona di search and rescue (SAR) per le autorità marittime della Libia. Ormai si va oltre le fatidiche 12 miglia. Quindi, se da una parte concordiamo con i libici il controllo di uno specchio di mare, che va ben oltre le acque nazionali, dall'altro non possiamo esimerci dal fornire loro le motovedette d'altura. In ogni caso, la fornitura prospettata è un primo significativo passo in questa direzione. Un passo al quale, spero, ne seguano altri, magari con la fornitura di ulteriori motovedette classe 300, più consone per il salvataggio in mare, oltre che provviste di sistema di raddrizzamento. Inoltre, vi vorrei segnalare che nel SAR, come definito precedentemente, lo Stato di Malta, nonostante si sia fatto accordare un tratto di mare corrispondente a 650 volte l'estensione dell'isola, quasi sempre ha delegato altri ad effettuare i salvataggi e quasi mai ha accettato l'arrivo dei naufraghi nei propri porti. L'invio di motovedette italiane rappresenta un atto di fiducia e di speranza per il giovane Governo libico... (Commenti dei senatori Faraone e Laus). PRESIDENTE. Colleghi, i richiami valgono per entrambi i lati dell'Aula. (Commenti del senatore Airola). PACIFICO (M5S) . Quindi spero che il prossimo passo sia squisitamente politico, per portare quel Governo a firmare tutti gli accordi per la tutela dei diritti umani, primi fra tutti quelli dei migranti. Abbiamo degli obblighi verso quel Paese: dobbiamo aiutarlo a rientrare fra i Paesi stabilizzati. Per quanto riguarda gli accordi tra l'Italia e la Libia, è bene ricordare che la prima bozza di Trattato fu sottoscritta dal Governo Prodi, con il comunicato congiunto, nel 1998, con Gheddafi, proprio per impegnare il colonnello a contrastare il nascituro terrorismo integralista e, soprattutto, per favorire le estrazioni dell'ENI. Nel 2008, con il Trattato di Bengasi, il Governo Berlusconi chiuse l'accordo sostanzialmente in tre punti: oltre al punto già citato, si impegnava il Governo libico a contrastare il fenomeno dell'immigrazione, che già mostrava la fisionomia di un vero e proprio esodo. Torniamo però al primo punto dell'accordo del 2008, in cui si impone ai contraenti di non ricorrere alla minaccia o all'impiego della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica della parte opposta. Cosa che noi, anzi voi che stavate seduti tra questi banchi avete disatteso nel 2011, prima votando a favore dell'uso delle basi NATO per bombardare la Libia, poi entrando direttamente nel conflitto. (Commenti dal Gruppo PD). Potrei dilungarmi per ore nel contestarvi i danni che avete prodotto nell'inseguire il folle progetto francese. PRESIDENTE. Senatrice, si rivolga alla Presidenza, che garantirà che lei possa svolgere il suo intervento. PACIFICO (M5S) . Invece vorrei rammentarvi quali furono i partiti che votarono a favore della guerra in Libia. Votarono a favore il PdL, partiti minori e il PD; votarono contro la guerra la Lega e l'Italia dei Valori. Dico questo per ribadire che lo spirito di collaborazione del nostro Governo con il riconosciuto Governo libico non intende proseguire, come alcuni colleghi affermano, la vecchia politica bilaterale con la Libia. Di quella politica dovremmo solo vergognarci. Solo affermare che ci sia continuità tra noi e voi vi conferirebbe uno status che voi non meritate. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP. Applausi ironici dal Gruppo PD). FARAONE (PD) . Brava! Brava! PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. PETROCELLI, relatore . Signor Presidente, io intendo replicare per un motivo molto semplice. Io stesso ammetto di essermi abbastanza annoiato durante la mia relazione introduttiva sul provvedimento, ma fortunatamente il dibattito poi si è sviluppato su toni politici che apprezzo molto. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,58) ( Segue PETROCELLI, relatore ). Vorrei iniziare, per replicare ad alcune delle posizioni espresse in maniera squisitamente politica in quest'Aula, da uno degli ultimi interventi, quello del senatore Casini. Senatore Casini, ascoltare la sua citazione di Mao Tse-tung, quando ha detto che la politica estera non è un pranzo di gala, non ha davvero prezzo, ma per il resto il suo intervento è completamente da condividere nel metodo e anche nei contenuti, soprattutto quando ha detto che non c'è da meravigliarsi per una questione che tutti quanti noi conoscevamo e conosciamo. Mi riferisco cioè al fatto che la Libia è divisa in tre unità statuali, che ci sono parti della Libia controllate da milizie, come ricordava anche la senatrice Bonino, che non è con una iniziativa come quella che il decreto-legge in esame sta proponendo che risolveremo le complesse e intricate questioni che ci portiamo dietro da molti anni. Peraltro, come ricordava anche il senatore Fazzolari, qualcuno ha delle responsabilità se ce le portiamo dietro da molti anni, quantomeno dal 2011, quando i nostri alleati, soprattutto la Francia ma anche altri alleati NATO, probabilmente non si sono comportati proprio come se fossero nostri alleati (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) e hanno dato il via a un'operazione che poi ha pagato soprattutto il nostro Paese in termini di flussi migratori incontrollati. Anche la senatrice Bonino ha sollevato delle questioni rilevanti. Mi dispiace soprattutto che abbia paragonato questo intervento all'attività di un secchio che non può svuotare l'oceano. A me sembra ingeneroso nei confronti del provvedimento in esame che - lo ripeto - non ha alcuna ambizione di controllare situazioni molto più grandi, ma è come la marea e se non la contrasti non la puoi fermare. È come se potessimo dire che con l'innalzamento di un grado della temperatura globale non si alzasse il livello del mare e non si debba intervenire.