[ddlpres]

l'uso del tempo per fini di solidarietà sociale; la riorganizzazione dei tempi delle attività lavorative e l'accessibilità ai servizi destinati alla cura, alla vita di relazione, alla crescita culturale e ricreativa, allo scopo di favorire l'integrazione nella vita sociale e il riequilibrio tra donne e uomini; le pari opportunità, la dimensione di comunità e la qualità della vita nella progettazione degli spazi e delle infrastrutture, nella dislocazione dei servizi, nella programmazione dei flussi di mobilità e nella modulazione dei tempi d'uso delle attrezzature e dei servizi. A tal fine, le regioni adottano misure per: migliorare la funzionalità dei servizi, favorendo il coordinamento degli orari dei servizi pubblici e privati, in armonia con le esigenze della comunità; stabilire i criteri per l'elaborazione e per l'adozione del piano territoriale degli orari da parte dei comuni; stabilire i criteri e le modalità per la concessione ai comuni di finanziamenti per la predisposizione e per l'attuazione dei piani territoriali degli orari e per la costituzione, la promozione e il sostegno delle banche dei tempi, con priorità per le iniziative congiunte dei comuni con popolazione inferiore o pari a 30.000 abitanti; promuovere corsi di qualificazione e di riqualificazione del personale impegnato nella progettazione dei piani territoriali degli orari e nei progetti di riorganizzazione dei servizi. Nonostante tale legislazione, diverse regioni non hanno dedicato una legge alle banche del tempo e alcune le hanno collocate all'interno di altre politiche e di altre scelte, ad esempio quelle relative ai soggetti del terzo settore, ovvero quelle relative alle politiche a sostegno delle pari opportunità. Per sviluppare le banche del tempo c'è bisogno di una legislazione regionale più mirata che contenga norme specifiche. È dunque necessaria una legge quadro di principio, non invasiva dell'autonomia regionale e dei legami che devono legare le banche del tempo con le istituzioni locali. Il presente disegno di legge ha proprio lo scopo di offrire questo riconoscimento dando indicazioni alle istituzioni locali meno sensibili con lo scopo di rafforzare il radicamento di carattere convenzionale e pattizio tra banche del tempo e autonomie locali. Solo sostenendo e consolidando le banche del tempo esse non saranno lasciate alla sola buona volontà dei cittadini. Il presente disegno di legge non impone un'unica forma giuridica delle banche del tempo perché vanno valorizzate le diversità che si sono determinate nei vari territori. Le banche del tempo appartengono sicuramente all'area del terzo settore e quindi dovranno fruire di tutti quegli aiuti che la legislazione nazionale già prevede. Il presente disegno di legge prevede alcuni sostegni finanziari, come l'estensione alle banche del tempo del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, anche se costituite solo a livello comunale, provinciale o regionale, nonché un contributo per i costi di costituzione della banca del tempo e la devoluzione di una sede gratuita da parte degli enti locali interessati per territorio o la concessione di una sede gratuita o di altre liberalità in denaro o in natura da parte di privati per i quali è prevista la deducibilità. È altresì prevista l'erogazione da parte delle regioni di un contributo finalizzato a promuovere l'informazione ai cittadini sull'attività delle banche del tempo, attraverso campagne promozionali sul territorio. Il contributo è volto altresì alla formazione degli iscritti e al coordinamento telematico della rete delle banche del tempo regionali. Si prevede inoltre che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali pubblichi nel proprio sito istituzionale l'elenco delle banche del tempo, i relativi indirizzi e gli eventuali siti internet , effettuando annualmente una campagna nazionale d'informazione sui mezzi di comunicazione di massa con lo scopo di promuovere lo sviluppo delle banche del tempo.. Art. 1. (Sostegno e diffusione delle banche del tempo) 1. Alle banche del tempo ai sensi dell'articolo 27 della legge 8 marzo 2000, n. 53, purché costituite nella forma di associazioni senza scopo di lucro, sono riconosciuti i seguenti benefìci: a) l'iscrizione al registro provinciale di cui all'articolo 7, comma 4, della legge 7 dicembre 2000, n. 383, anche per le associazioni che svolgono la propria attività in un solo comune, in una sola provincia o in una sola regione, al fine di consentire la destinazione di una quota pari al 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche alle banche del tempo, ai sensi dei commi da 337 a 340 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266; b) un contributo per i costi di costituzione della banca del tempo e la devoluzione di una sede gratuita da parte degli enti locali interessati per territorio; c) concessione di una sede gratuita o di altre liberalità in denaro o in natura da parte di privati per i quali è prevista la deducibilità ai sensi dell'articolo 14, comma 1, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, e successive modificazioni. 2. Le regioni possono erogare alle banche del tempo di cui al comma 1 un contributo finalizzato a promuovere l'informazione ai cittadini sull'attività delle banche medesime, attraverso campagne promozionali sul territorio. Il contributo è volto altresì alla formazione degli iscritti e al coordinamento telematico della rete delle banche del tempo regionali. 3. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali pubblica nel proprio sito istituzionale l'elenco delle banche del tempo, i relativi indirizzi e gli eventuali siti internet , effettuando annualmente una campagna nazionale d'informazione sui mezzi di comunicazione di massa con lo scopo di promuovere lo sviluppo delle banche del tempo. Art. 2. (Copertura finanziaria) 1. Agli oneri derivanti dall'attuazione dell'articolo 1, determinati nel limite massimo di 2 milioni di euro per gli anni 2013, 2014 e 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.