[pronunce]

che la stessa Procura aveva anche provveduto, nel contempo, ad inviare informazione di garanzia, per i reati prima indicati, ai dirigenti che non avevano ottemperato all'ordine di bloccare la produzione; che, nel contesto fin qui descritto, sono intervenuti il Governo della Repubblica, con il d.l. n. 207 del 2012, e il Parlamento, con la legge di conversione del predetto decreto; che il ricorrente richiama il preambolo del suddetto decreto-legge dal quale emerge che l'intervento governativo è finalizzato a realizzare il bilanciamento tra la tutela della salute e dell'ambiente, da un lato, e le esigenze di salvaguardia dell'occupazione e della produzione industriale, dall'altro; che, a tal fine, l'Autorizzazione integrata ambientale (AIA) e il Piano operativo «assicurano l'immediata esecuzione di misure finalizzate alla tutela della salute e della protezione ambientale e prevedono graduali ulteriori interventi sulla base di un ordine di priorità finalizzato al risanamento progressivo degli impianti»; che il decreto-legge prevede, in presenza di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale, qualora vi sia assoluta necessità di salvaguardia dell'occupazione e della produzione, la possibilità per il Ministro dell'ambiente di autorizzare, mediante AIA, la prosecuzione dell'attività produttiva di uno o più stabilimenti, per un periodo determinato, non superiore a 36 mesi, e a condizione che siano adempiute le prescrizioni contenute nel provvedimento autorizzativo (art. 1, comma 1); che il d.l. n. 207 del 2012 riconosce inoltre, nel preambolo, che «la continuità del funzionamento produttivo dello stabilimento siderurgico ILVA S.p. A. costituisce una priorità strategica nazionale» e, al comma 4 dell'art. 1, stabilisce che «le disposizioni di cui al comma 1 trovano applicazione anche quando l'autorità giudiziaria abbia adottato provvedimenti di sequestro sui beni dell'impresa titolare dello stabilimento. In tale caso i provvedimenti di sequestro non impediscono, nel corso del periodo di tempo indicato nell'autorizzazione, l'esercizio dell'attività d'impresa a norma del comma 1»; che il ricorrente richiama l'art. 2 del decreto, nel quale si stabilisce che, nei limiti consentiti dal medesimo decreto, la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti di interesse strategico nazionale rimangano in capo ai titolari dell'AIA, ed il successivo art. 3, che fa salva l'efficacia dell'AIA rilasciata all'ILVA S.p. A. in data 26 ottobre 2012; che, all'esito della disamina delle disposizioni introdotte con il decreto-legge e con la legge di conversione oggetto dell'odierno conflitto, la Procura ricorrente segnala che, secondo la dottrina, vi è stato un impiego abnorme della funzione normativa, tale da aver dato luogo ad una sorta di «revoca legislativa» di un provvedimento giudiziario di sequestro; che l'asserita abnormità dell'intervento risulterebbe tanto più evidente trattandosi di materia penale, nella quale l'esigenza di una tutela immediata e diretta del bene giuridico rafforza le ragioni di garanzia della certezza del diritto e dell'integrità delle attribuzioni costituzionali dei diversi poteri dello Stato; che, del resto, prosegue il ricorrente, la giurisprudenza costituzionale sarebbe univoca nel vietare al legislatore l'adozione di provvedimenti che incidano sulla «funzione giurisdizionale in ordine alla decisione delle cause in corso» (è citata la sentenza n. 267 del 2007); che le considerazioni svolte consentirebbero, sempre per il ricorrente, di «affermare [...] che le disposizioni in esame si pongono in termini di assoluta incompatibilità con gli artt. 101, 102, 103, 104, 111, 113 e 117, primo comma, Cost. (quest'ultimo in relazione all'art. 6 CEDU) e, cioè, con i principi che caratterizzano la funzione giurisdizionale e con quelli del "giusto processo" e della separazione dei poteri»; che, inoltre, la legge di conversione avrebbe previsto la reimmissione dell'ILVA S.p. A. nel possesso delle merci sequestrate anche riguardo alla produzione antecedente all'entrata in vigore del decreto-legge, in ciò innovando le prescrizioni di quest'ultimo in assenza del carattere d'urgenza, con conseguente violazione dell'art. 77 Cost.; che tuttavia, secondo la Procura ricorrente, «quelle suesposte» sarebbero questioni che «potranno e dovranno formare oggetto di un giudizio costituzionale in via incidentale»; che, ciò posto, l'Autorità giudiziaria ricorrente reputa «non [...] tollerabile», nella fattispecie, il vulnus arrecato dal d.l. n. 207 del 2012, e dalla relativa legge di conversione, ai principi di obbligatorietà dell'azione penale e di indipendenza del pubblico ministero; che si realizzerebbe, in particolare, una situazione di interferenza sull'esercizio delle attribuzioni dello stesso pubblico ministero, ovvero di menomazione della relativa sfera di competenza, rientrante a pieno titolo nella nozione di conflitto di attribuzione; che, su queste premesse, il Procuratore della Repubblica di Taranto ritiene sussistenti i presupposti di ammissibilità del conflitto sotto il profilo soggettivo ed oggettivo; che, quanto all'aspetto soggettivo, sarebbe pacifica la qualificazione di potere dello Stato in capo al pubblico ministero, come emergerebbe dalla giurisprudenza costituzionale, nella quale si trova ripetutamente affermata sia la competenza del Procuratore della Repubblica a dichiarare definitivamente la volontà del potere di appartenenza, sia la natura di potere dello Stato dello stesso pubblico ministero, in quanto titolare diretto ed esclusivo dell'attività d'indagine, finalizzata all'esercizio obbligatorio dell'azione penale (sono richiamate le sentenze n. 420 e n. 216 del 1995, n. 204 del 1991, n. 731 del 1988); che sussisterebbe, del pari, la legittimazione passiva dei Presidenti dei due rami del Parlamento, quali organi deputati a rappresentare lo stesso Parlamento relativamente alle attribuzioni conferite dal secondo e dal terzo comma dell'art. 77 Cost.; che, quanto al profilo oggettivo, il ricorrente lamenta la lesione dei principi costituzionali previsti dagli artt. 112 e 107, quarto comma, Cost., i quali sanciscono che il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale e gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario; che è evocata, a questo punto, la giurisprudenza costituzionale la quale - pur escludendo, in linea generale, l'ammissibilità di conflitti promossi contro atti legislativi nel caso in cui la violazione dei parametri attributivi di competenze possa essere denunciata mediante una questione incidentale di legittimità - non ha negato in radice la possibilità di censurare con ricorso per conflitto norme lesive delle attribuzioni costituzionali dell'Autorità giudiziaria (sono citate le sentenze della Corte costituzionale n. 221 del 2002 e n. 457 del 1999); che, in particolare, nel caso oggetto dell'odierno giudizio, la Procura ricorrente non potrebbe valersi di un rimedio diverso dal conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato;