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La missione opera, nei limiti dei mezzi e delle capacità di cui dispone, in stretta cooperazione con gli altri attori internazionali nella regione, in particolare le Nazioni Unite e l'AMISOM ( African Union Mission In Somalia ), in linea con le esigenze concordate del governo federale somalo. La missione EUCAP Nestor , istituita dalla decisione 2012/389/PESC del Consiglio dell’Unione europea del 16 luglio 2012, in ultimo modificata e prorogata, fino al 12 dicembre 2016, dalla decisione 2014/485/PESC del Consiglio del 22 luglio 2014, ha il mandato di assistere i Paesi del Corno d'Africa e dell'Oceano indiano occidentale a rafforzare la propria capacità di sicurezza marittima al fine di consentire loro di combattere la pirateria più efficacemente. L'EUCAP Nestor si focalizza principalmente sulla Somalia e, in via secondaria, su Gibuti, Seychelles e Tanzania. Per assolvere il mandato, alla missione sono assegnati i seguenti compiti: – rafforzare la capacità degli Stati di esercitare una governance marittima efficace sulle loro coste, acque interne, mari territoriali e zone economiche esclusive; – sostenere gli Stati nell'assumere la titolarità della lotta contro la pirateria conformemente allo stato di diritto e alle norme sui diritti umani; – rafforzare la cooperazione regionale e il coordinamento della sicurezza marittima; – dare un contributo mirato e specifico agli sforzi internazionali in corso. L'EUCAP Nestor non svolge alcuna funzione esecutiva. L’autorizzazione di spesa prevista dalla presente disposizione è riferita, inoltre, al funzionamento della base militare nazionale nella Repubblica di Gibuti. La base militare nazionale nella Repubblica di Gibuti – situata in un’area certamente strategica per il consolidamento degli sforzi della Comunità internazionale, ed in particolare dell’Unione europea anche in riferimento ai riflessi sui Paesi del «Mediterraneo allargato», intesi a contrastare l’espansione delle attività illegali (pirateria, immigrazione clandestina, traffico di droga) e l’incombente minaccia del terrorismo, attraverso il sostegno allo sviluppo di una capacità autosufficiente da parte degli Stati insistenti nella regione del Corno d’Africa – è stata costituita a seguito di due accordi tecnici siglati a Gibuti nel 2012 tra il Ministro della difesa italiano pro tempore e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale gibutiano, discendenti dall’Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Gibuti sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Gibuti il 30 aprile 2002, ratificato dalla legge 31 ottobre 2003, n. 327. Gli oneri relativi all’infrastruttura sono stati inizialmente finanziati con le risorse appositamente rese disponibili dall’articolo 33, comma 5, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221. L’infrastruttura, con una capacità massima di alloggiamento in emergenza operativa di 300 unità, è stata costruita nel periodo settembre 2013-febbraio 2014 con l’impiego di personale del 6° reggimento genio pionieri Trasimeno. La base – in esercizio effettivo da marzo 2014 e ancora in fase di completamento e perfezionamento – assicura, per ora, il supporto logistico per le esigenze connesse con la partecipazione italiana alle missioni internazionali che interessano l’area del Corno d’Africa e le zone limitrofe (attualmente: missioni Atalanta, Ocean Shield , EUTM Somalia , EUCAP Nestor , ulteriori iniziative dell’Unione europea per la Regional maritime capacity building nel Corno d’Africa e nell’Oceano indiano, attività di addestramento delle forze di polizia somale e gibutiane, nuclei militari di protezione antipirateria). Essa, ospitando un’aliquota stanziale minima di forze, organicamente inserita nella relativa struttura ordinativa, è in grado di garantire i servizi minimi di life support ( force protection , attività amministrativa, manutenzione essenziale ordinaria, ecc.), secondo criteri di sostenibilità, flessibilità e modularità rispondenti ad un favorevole rapporto costo-efficacia. Allo scopo di contenere i costi di mantenimento e di esercizio, per la gestione della base è fatto ricorso, per quanto possibile, allo strumento dell’ outsourcing presso ditte locali per la fornitura dei minimi servizi essenziali (ad es., vitto, billeting, manutenzione ordinaria, ecc.), nonché a sistemi in grado di ridurre al minimo indispensabile l’impiego delle risorse umane (quali ad es. sistemi di difesa passiva, videosorveglianza a circuito chiuso, ecc.). La task force interforze è attualmente costituita da 135 unità, necessarie per il funzionamento della base, per il completamento dei lavori infrastrutturali e per profili di sicurezza; a regime sarà ridotta a sole 63 unità. L’autorizzazione di spesa prevista dalla presente disposizione comprende, infine, gli oneri relativi alla proroga dell’impiego di personale militare in attività di addestramento delle forze di polizia somale e gibutiane. L’attività di addestramento è svolta da personale dell’Arma dei carabinieri. Il comma 3 autorizza la spesa per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite in Mali, denominata United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali (MINUSMA), e alle missioni dell’Unione europea denominate EUCAP Sahel Niger ed EUTM Mali , nonché per la partecipazione di personale militare alla missione dell’Unione europea denominata EUCAP Sahel Mali. La missione MINUSMA, istituita dalla risoluzione 2100 (2013) adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 25 aprile 2013 e in ultimo prorogata, fino al 30 giugno 2016, dalla risoluzione 2227 (2015), adottata dal Consiglio di sicurezza il 29 giugno 2015, ha il seguente mandato: – conseguire la stabilizzazione dei principali centri abitati, in particolare nel nord del Mali; – sostenere le autorità di transizione del Mali per il ristabilimento dell'autorità dello Stato in tutto il Paese (attraverso la ricostruzione del settore della sicurezza, in particolare la polizia e la gendarmeria, così come dello stato di diritto e della giustizia, l’attuazione di programmi per il disarmo, la smobilitazione e reintegrazione degli ex combattenti e lo smantellamento delle milizie e gruppi di auto-difesa, in coerenza con gli obiettivi di riconciliazione e tenendo in considerazione le esigenze specifiche dei bambini smobilitati) e per l'attuazione della road map di transizione verso il pieno ripristino dell'ordine costituzionale, della governance democratica e dell'unità nazionale in Mali (attraverso un dialogo politico nazionale inclusivo e di riconciliazione, la promozione della partecipazione della società civile, comprese le organizzazioni femminili, l'organizzazione e lo svolgimento di elezioni politiche trasparenti inclusive e libere); – proteggere la popolazione civile sotto minaccia imminente di violenza fisica, le donne e bambini colpiti dai conflitti armati, le vittime di violenza sessuale e di violenza di genere nei conflitti armati, il personale, le installazioni e le attrezzature delle Nazioni Unite, per garantire la sicurezza e la libertà di movimento;