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Chi ha sempre tuonato contro l'idea delle mozioni di sfiducia individuali si trova oggi tra i firmatari di una mozione di sfiducia individuale. Chi ha sempre criticato il mio amico ed ex collega Nino Di Matteo si trova oggi a sposarne, lancia in resta, non solo le idee e le argomentazioni, ma persino le percezioni. Chi ha traccheggiato su una seria riforma del Consiglio superiore della magistratura per evitare lo strapotere delle correnti oggi balbetta di fronte alla pubblicazione di scambi che coinvolgono non solo numerosi magistrati, ma altrettanto numerosi esponenti politici. Infine, a leggere i giornali parrebbe che i principi garantisti di pezzi della stessa maggioranza possano essere oggi oggetto di baratto. Sono voci che ritengo assolutamente false e calunniose, come dimostrano le smentite pervenute alle redazioni ed anche in quest'Aula. Liberato il campo da questi macigni, veniamo al merito delle questioni sollevate. Ha suscitato molte polemiche la cattiva gestione della prima fase dell'emergenza nelle carceri. Io stesso, quando lei, signor Ministro, venne a rendere la sua informativa dopo le rivolte, sottolineai le indecisioni del Capo del DAP, indecisioni e balbettii che hanno reso quelle settimane davvero complicate negli istituti penitenziari. Altre grandi polemiche ci sono state poi per le scarcerazioni di centinaia di detenuti in regime di alta sicurezza o addirittura di alcuni al 41- bis , ma sgombriamo immediatamente il campo: le scarcerazioni nulla hanno a che fare con i provvedimenti emanati dal Governo. Come è noto, infatti, il differimento della pena per malattia, come ha precisato anche lei, era già previsto qualora lo stato di salute non fosse compatibile col regime carcerario, non è stato assolutamente introdotto dall'attuale decretazione d'urgenza. Abbiamo assistito piuttosto - e questa è la mia valutazione - ad un annebbiamento generale, una somma di errori di valutazione commessi, va sottolineato però, in primo luogo dal DAP e da chi ne era a capo. È stata proprio una circolare del DAP a trasformare un pericolo virtuale, cioè quello che alcuni detenuti in condizioni di salute più delicate potessero ammalarsi di Covid, in un rischio concreto. La magistratura di sorveglianza è stata in qualche misura indotta a disporre dei provvedimenti, talvolta anche in assenza di specifiche richieste dei detenuti stessi, alla luce della valutazione sul rischio di contagio proveniente proprio dal DAP. D'altro canto non posso non rilevare l'acquiescenza di taluni tribunali e dei pubblici ministeri, che avrebbero potuto opporsi nei casi di detenuti per i quali il ritorno a casa, seppur temporaneo, è un rischio troppo grande per la loro pericolosità sociale. Lo sappiamo: le mafie vivono di simboli e quanto è accaduto ha causato un grave danno d'immagine allo Stato, che ha mostrato un cedimento in tutte le sue articolazioni istituzionali. Sono però certo che i nuovi vertici da lei voluti saranno capaci di inaugurare un nuovo corso nella gestione delle carceri e se ne vedono già gli effetti, riparando ai danni della precedente gestione. (Applausi). Il diritto alla dignità e alla salute dei detenuti vale quanto quello di tutti gli altri cittadini. Come tutti noi sappiamo, in questo momento nelle carceri del nostro Paese la realtà è ben diversa da quest'affermazione di principio, qualunque sia il reato da loro commesso. I colleghi dell'opposizione hanno fatto poi riferimento al presunto scontro con Nino Di Matteo, sostenendo che il Ministro non lo abbia voluto come capo del DAP sulla scorta della trascrizione di dialoghi avvenuti tra boss mafiosi in carcere. È palesemente falso, ve lo dice un ex procuratore: quei dialoghi erano già chiaramente noti al Ministro, prima ancora della iniziale proposta a Di Matteo. (Applausi) . Quella motivazione, quindi, non ha alcuna consistenza logica e non reggerebbe in nessun tribunale. Conoscendo poi il rispetto di Di Matteo per le istituzioni, non dubito che la sua esternazione sia avvenuta dopo ben due anni proprio perché all'epoca sarebbe stata letta come una forma di rivendicazione personale. Io colgo però l'occasione per ricordare a chi non lo ha mai fatto che la vicinanza e la solidarietà a un magistrato in pericolo come lui andrebbe dimostrata sempre, non solo quando conviene alla propria parte politica. (Applausi). Archiviate le polemiche, concentriamoci sul presente e soprattutto sul futuro, signor Ministro, abbiamo moltissimo da fare. La recente pronuncia della Corte costituzionale sull'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario (l'ormai celebre regime ostativo) censura l'automatismo che lega la possibilità di accedere ai benefici penitenziari alla collaborazione con la giustizia. In Commissione antimafia stiamo lavorando ad una proposta da sottoporre quanto prima al Parlamento. L'indipendenza, l'autonomia, l'imparzialità della magistratura sono messe in serio pericolo da un sistema di correnti che in passato, attraverso il CSM, ha fatto vittime illustri come Falcone e Borsellino. Appare drammaticamente scontato che il CSM necessiti di una riforma, a partire dalla sua elezione. È la cronaca di questi tempi a imporlo. Su questo il ministro Bonafede e la maggioranza - ne do atto - hanno iniziato prima del coronavirus un percorso per superare le dinamiche correntizie, ormai diventate un potere interno all'ordine, un veicolo di commistione con il potere politico. Ho anche proposto pubblicamente un'ipotesi di elezione su due livelli, che valorizzi la rappresentanza, la territorialità e il merito e che avvicini il CSM alla base, cioè a tutti i magistrati. L'aver rinunciato da parte sua alla prima ipotesi, il sorteggio, mi fa capire che c'è la volontà di trovare una soluzione. Si tratta di dare le gambe anche a questo progetto. Ricordi, signor Ministro, che oltre all'azione giudiziaria che oggi riesce anche a produrre gli anticorpi per far emergere i reati, anche commessi da magistrati, il suo ufficio rimane titolare anche di un'azione disciplinare, che può esercitare attraverso l'ispettorato, che però attualmente è privo di vertice. Vi è poi l'urgente riforma del processo penale, l'unica che possa evitare i rischi da molti paventati di un fine processo mai, di un processo a vita. Non è diminuendo i tempi di prescrizione - lo sappiamo - che si risolve il problema, ma diminuendo effettivamente il tempo dei processi. Su questo aspetto però non ho ora il tempo di dilungarmi, come ho fatto in altre occasioni. In conclusione, signor Ministro, il Gruppo di Liberi e Uguali le rinnova la fiducia e voterà contro entrambe le mozioni. (Applausi). Per onorare tale fiducia ora che le attività del Parlamento hanno ripreso il loro abituale corso e abbiamo ripreso ad affrontare temi non più legati alla pandemia, le chiediamo di continuare, con ancor maggior vigore, il proficuo confronto e dibattito con la Commissione giustizia e con la Commissione antimafia, per intervenire con più rapidità e incisività sui tanti temi che ci siamo impegnati a portare avanti. Buon lavoro, signor Ministro. (Applausi). ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE.