[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 4, comma 1, lettere a), b), c), d), f); 7, comma 1, lettera b); commi 5 e 8; 10 e 11 del d.lgs. 23 dicembre 1997, n. 469 (Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro), promosso con ricorso della Regione Lombardia, notificato il 7 febbraio 1998, depositato in cancelleria il 13 successivo ed iscritto al n. 15 del registro ricorsi 1998. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 16 gennaio 2001 il giudice relatore Carlo Mezzanotte; Uditi l'avvocato Beniamino Caravita di Toritto per la Regione Lombardia e l'avvocato dello Stato Ignazio F. Caramazza per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 7 febbraio 1998 e depositato il 13 febbraio 1998, la Regione Lombardia ha proposto questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 76, 115, 117, 118, 119, 123 e 128 della Costituzione, degli articoli 4, comma 1, lettere a), b), c), d), f); 7, comma 1, lettera b), commi 5 e 8; 10 e 11, del d.lgs. 23 dicembre 1997 n. 469 (Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro). L'art. 4, comma 1, attribuisce alle regioni la disciplina legislativa dell'organizzazione amministrativa e delle modalità di esercizio delle funzioni e dei compiti conferiti, e definisce i principi e criteri direttivi ai quali il legislatore regionale deve attenersi. La ricorrente lamenta che tale disposizione, nell'imporre alla Regione la costituzione di strutture operanti nel campo delle politiche del lavoro, detti prescrizioni così analitiche dell'organizzazione e delle modalità di esercizio delle funzioni e dei compiti conferiti da comprimere incostituzionalmente l'autonomia regionale. Sono oggetto di censura, in particolare, la lettera b), la quale impone che all'interno della commissione regionale tripartita che la legge regionale dovrà istituire sia assicurata la presenza di un rappresentante regionale delle parti sociali competente per materia e del consigliere di parità nominato ai sensi della legge 10 aprile 1991, n. 125 (Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro); la lettera c), che indica - quali membri dell'organismo istituzionale finalizzato a rendere effettiva l'integrazione tra i servizi all'impiego, le politiche del lavoro e le politiche formative - i rappresentanti istituzionali della Regione, delle province e degli altri enti locali; la lettera d), che attribuisce personalità giuridica e autonomia patrimoniale e contabile alla struttura organizzativa di assistenza tecnica e di monitoraggio sulle politiche attive del lavoro. A giudizio della ricorrente la definizione, con il d.lgs. impugnato, della articolazione organizzativa delle competenze trasferite e della stessa natura giuridica delle strutture delle quali si impone alla Regione la costituzione, darebbe luogo ad una violazione del principio di autonomia organizzativa delle regioni radicato negli artt. 115 e 123 della Costituzione. L'art. 4, comma 1, lettera a), stabilisce che la legge regionale, nel disciplinare l'organizzazione amministrativa e le modalità di esercizio delle funzioni e dei compiti conferiti, deve attribuire alle Province le funzioni ed i compiti relativi al collocamento. La ricorrente ritiene che tale disposizione determini una eccessiva rigidità nel subconferimento di funzioni e compiti agli enti locali al quale la Regione deve procedere e perciò ne denuncia il contrasto con gli artt. 115, 118, commi 2 e 3, e 128 della Costituzione, oltre che con la giurisprudenza di questa Corte in tema di delega legislativa a carattere devolutivo. L'art. 4, comma 1, lettera f), prevede che la distribuzione territoriale dei centri per l'impiego debba compiersi "sulla base dei bacini provinciali con utenza non inferiore a 100.000 abitanti, fatte salve motivate esigenze socio geografiche". La rigida individuazione delle dimensioni ottimali dei bacini di utenza per ambito provinciale, secondo la ricorrente, sarebbe tale da privare la Regione di qualunque potestà di programmazione sul territorio ed integrerebbe una violazione della propria autonomia organizzativa, con lesione degli artt. 115 e 123 della Costituzione. La medesima disposizione sarebbe viziata, inoltre, per eccesso di delega, per non avere osservato la previsione dell'art. 4, comma 3, lettera b), della legge 15 marzo 1997, n. 59 (delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni e agli enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa). Questa disposizione impone al Governo di rispettare, nell'attività di conferimento, il "principio di completezza, con l'attribuzione alle regioni (...) delle funzioni di programmazione", tra le quali, assume la ricorrente, rientrerebbe la possibilità di fissare i bacini di utenza. La Regione Lombardia censura inoltre l'art. 7 del d.lgs. n. 469 del 1997, denunciandone il contrasto con gli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione, in quanto esso introdurrebbe modalità di trasferimento del personale assolutamente generiche. La ricorrente lamenta che tale articolo, al comma 1, lettera b), nel disporre in ordine al trasferimento del personale effettivo appartenente ai ruoli del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, Settore politiche del lavoro, quale risultante al 30 giugno 1997, fissa il criterio del trasferimento in un mero dato percentuale (la misura del 70), senza definire altri criteri di ordine qualitativo. In tal modo la disposizione censurata, quantificando a priori le percentuali di personale da trasferire, senza considerare le diversità di qualifiche e di specializzazione del personale medesimo, mostrerebbe "di non aver tenuto alcun conto delle funzioni in concreto trasferite" e di non avere adeguatamente considerato l'intima connessione esistente fra il conferimento delle funzioni e il trasferimento del personale. Egualmente censurabile sarebbe, a giudizio della Regione ricorrente, il combinato disposto dei commi 5 e 8 del medesimo art. 7. Il comma 5 stabilisce che "al personale trasferito è comunque garantito il mantenimento della posizione retributiva già maturata"; il comma 8, nel valutare le risorse da trasferire, le fissa "nel limite massimo delle spese effettivamente sostenute dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale nell'esercizio finanziario 1997, per le funzioni e i compiti conferiti". Secondo la Regione Lombardia, tale meccanismo di computo non terrebbe conto delle maggiori spese derivanti dal mantenimento al personale trasferito della posizione retributiva maturata all'atto del trasferimento e tale maggiore spesa resterebbe a carico della Regione, con violazione dell'art. 119 della Costituzione.