[pronunce]

Inoltre, ad avviso della Regione Liguria, il legislatore statale dovrebbe conformarsi a un «principio di tipicità degli strumenti perequativi» che si manifesterebbe nelle soluzioni adottate nei commi terzo e quinto dell'art. 119 Cost., relativi, rispettivamente, al fondo perequativo senza vincoli di destinazione per i territori con minore capacità fiscale per abitante, e alla contribuzione perequativa di tipo speciale in favore di determinati soggetti per rispondere alle finalità prefigurate nella medesima norma costituzionale. 2.1.- Rispetto a tali premesse la norma impugnata, di cui al comma 172 dell'art. 1 della legge n. 234 del 2021, avrebbe la peculiarità di innestare il contributo settoriale per gli asili nido direttamente sul FSC - il cui ammontare verrebbe conseguentemente innalzato in forza del successivo comma 564, parimenti denunciato -, mentre il fondo in questione dovrebbe «essere ripartito in ragione del criterio della minore capacità fiscale per abitante stabilito dall'art. 119, comma 3, Cost.», non potendo «sopporta[re], pertanto, alcun vincolo di destinazione». La disposizione in esame, inoltre, riguardando solo i comuni che non garantiscono il livello minimo dei posti negli asili nido, «dissimul[erebbe] nella realtà un intervento di perequazione speciale a vantaggio di destinatari determinati» che, essendo riconducibile semmai all'ambito di applicazione dell'art. 119, quinto comma, Cost., «in alcun modo p[otrebbe] trovare ospitalità» nel FSC, principale strumento con cui lo Stato assicurerebbe agli enti locali l'esercizio delle funzioni loro attribuite, secondo la fondamentale clausola di salvaguardia di cui al quarto comma del medesimo art. 119 Cost. 2.2.- Ad avviso della ricorrente, inoltre, l'esercizio della competenza statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. relativa alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) «non p[otrebbe] risolversi nell'imposizione di continui puntuali vincoli di destinazione a discapito di strumenti generali di finanziamento degli enti locali, perché ciò costituirebbe una surrettizia modalità di elusione della garanzia costituzionale dell'autonomia finanziaria locale». Nella specie, inoltre, l'allocazione delle risorse in questione nel FSC ne snaturerebbe la funzione di principale strumento di perequazione, da ripartire a vantaggio dei territori con minore capacità fiscale per abitante. 2.3.- A quest'ultimo riguardo, la ricorrente ricorda che, secondo l'art. 13, comma 1, lettera a), della legge n. 42 del 2009, l'ammontare del fondo perequativo degli enti locali per le funzioni fondamentali avrebbe dovuto essere determinato senza «introdurre vincoli di destinazione di sorta» e fissato «in misura uguale alla differenza tra il totale dei fabbisogni standard per le medesime funzioni e il totale delle entrate standardizzate di applicazione generale spettanti ai comuni e alle province». Se tale previsione fosse stata attuata, gli enti locali avrebbero potuto soddisfare all'esigenza di assolvere ai LEP come definiti dallo Stato, il quale, a sua volta, sarebbe potuto intervenire con le misure mirate di cui al quinto comma dell'art. 119 Cost., al ricorrere delle ipotesi ivi previste. Invece, nel contesto in esame, il legislatore statale, «deviando palesemente dal paradigma costituzionale», avrebbe usato in modo inammissibile «la già deficitaria perequazione generale [...] per innestare su di essa interventi di carattere settoriale a beneficio di alcune amministrazioni in condizioni di decozione». 2.4.- D'altro canto, la difesa regionale richiama anche la giurisprudenza di questa Corte sulla dinamica dei rapporti finanziari tra Stato e regioni con riferimento al confine tra livelli essenziali di assistenza e vincoli di destinazione (è citata la sentenza n. 131 [recte: 132] del 2021): allo Stato spetterebbe la definizione dei LEP e la quantificazione di un ammontare di risorse tali da garantire l'esercizio delle funzioni assegnate agli enti locali; questi ultimi, entro i confini di tali risorse complessive e senza vincoli di destinazione, avrebbero «la responsabilità di garantire l'osservanza di siffatti livelli, dandone anche evidenza contabile», salvo il potere statale di intervenire con misure settoriali ai sensi dell'art. 119, quinto comma, Cost. In sostanza, nel quadro a regime, la disciplina dei LEP esigerebbe un ammontare di risorse congruo, «avuto riguardo al totale del costo [dei] fabbisogni standard delle funzioni fondamentali», e, non essendo ciò avvenuto, si cercherebbe di ovviare «in maniera oltremodo scomposta», introducendo vincoli di destinazione negli strumenti generali di finanziamento degli enti locali. Secondo il corretto paradigma dell'autonomia, infatti, l'obbligo gravante sullo Stato riguarderebbe il finanziamento dell'esercizio integrale delle funzioni fondamentali, rispetto alle quali i LEP, «[sarebbero] un "di cui" delle prestazioni» che ad esse afferiscono. 2.5.- In conclusione, la Regione Liguria ritiene che la norma impugnata contrasti: a) con l'art. 5 Cost., violando il principio autonomista; b) con l'art. 119, primo comma, Cost., per l'ingerenza dello Stato nell'esercizio delle funzioni degli enti locali realizzata mediante l'introduzione del vincolo di destinazione a valere su una quota delle risorse del FSC; c) con l'art. 119, terzo comma, Cost., che escluderebbe vincoli di destinazione per il fondo perequativo, prevedendo che questo vada ripartito secondo il criterio della minore capacità fiscale per abitante; d) con l'art. 119, quarto comma, Cost., poiché, in un quadro di sottofinanziamento delle funzioni fondamentali, il vincolo di destinazione introdotto «sottra[rrebbe] risorse destinate a garantire l'integrale esercizio delle funzioni in favore della generalità degli enti locali» e non ridurrebbe il disavanzo tra valore complessivo dei fabbisogni standard, da un lato, e valore complessivo delle capacità fiscali, dall'altro; e) con l'art. 119, quinto comma, Cost., in quanto l'intervento previsto in favore di determinati comuni potrebbe giustificarsi «solo nell'ambito di tale forma "speciale" di perequazione e non certamente attraverso quella di carattere generale». L'auspicata dichiarazione di illegittimità costituzionale dovrebbe attingere soltanto la parte della disposizione espressamente impugnata, ovvero l'incipit del comma 172 - che enuncia le finalità dell'intervento, in attuazione dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. - e i contenuti della lettera d-sexies), come sostituita, relativi alla imposizione del vincolo di destinazione e alle modalità di riparto del contributo.