[ddlpres]

Nel definire il contenuto del decreto si è inteso, da un lato, assicurare una puntuale individuazione dei soggetti ammessi alle misure di protezione, tranne la necessità di indicare «lo Stato, gli Stati o le comunità politiche di provenienza degli sfollati», dall'altro, si è inteso fornire delle garanzie minime concernenti l'accoglienza, nonché, entro alcuni limiti, il ricongiungimento familiare. Il disegno pone particolare attenzione alle esigenze delle categorie maggiormente vulnerabili quali i minori (ai quali è concesso il diritto di accedere al sistema di istruzione al pari dei cittadini), le donne in stato di gravidanza, i disabili, le vittime di forme di violenza fisica, sessuale e psicologica. In favore di tali soggetti è previsto l'accesso a specifici programmi di assistenza sanitaria. Quanto alla fase giurisdizionale, si prevede che i provvedimenti relativi alla protezione temporanea siano impugnabili dinanzi al giudice amministrativo, ad eccezione dei ricorsi aventi ad oggetto il provvedimento di diniego del ricongiungimento familiare, per i quali si osservano le norme di cui all'articolo 30, comma 6, del testo unico in materia di immigrazione. Nell'ambito delle «misure individuali», è disciplinato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, concesso dal questore al sussistere di seri motivi di carattere umanitario ovvero in presenza di obblighi costituzionali o internazionali per lo Stato italiano. Nella tipizzazione delle fattispecie che legittimano il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, il presente disegno di legge realizza una notevole semplificazione: a seguito di un processo di stratificazione normativa, la materia risultava infatti frammentata in più disposizioni del testo unico dell'immigrazione; di qui, l'esigenza di razionalizzare l'assetto normativo esistente, da un lato, chiarendo i presupposti per il rilascio del permesso, dall'altro, delineando un regime giuridico omogeneo tra le varie fattispecie, ma pur sempre strettamente funzionale alle finalità perseguite. In questa prospettiva, sono ampliati i casi di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che è rilasciato a tutte le vittime di torture e tratta di esseri umani, nonché in presenza di situazioni di violenza, abusi, persecuzioni o grave sfruttamento, emerse anche nel corso di azioni di polizia, indagini o interventi di carattere assistenziale, qualora, per effetto del contributo fornito al contrasto dell'organizzazione criminale o del tentativo di sottrarsi ai condizionamenti della stessa, la vittima sia esposta ad un pericolo concreto, grave e attuale per la propria incolumità. Il permesso di soggiorno in esame può essere rilasciato anche all'atto delle dimissioni dall'istituto di pena allo straniero che, condannato per reati commessi durante la minore età, abbia dato prova concreta di partecipazione a un programma di assistenza e integrazione sociale; inoltre, il rilascio del permesso è previsto in favore del lavoratore che denunci situazioni di grave sfruttamento da parte del datore di lavoro e cooperi nel procedimento penale a carico di quest'ultimo, infine, in alcuni casi, il rilascio del permesso di soggiorno è subordinato alla partecipazione dello straniero ad un programma di assistenza ed integrazione sociale. Un elemento di novità consiste nella predeterminazione della durata minima del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che è fissata in modo uniforme per tutte le ipotesi disciplinate nel termine di sei mesi, rinnovabile per un anno o per il maggior tempo occorrente per motivi di giustizia, previa verifica della sussistenza delle condizioni per il rilascio. Tale termine minimo, ritenuto adeguato a fronteggiare le esigenze di carattere umanitario sottese all'istituto, contempera l'esigenza di limitare la discrezionalità del questore, a garanzia del destinatario della misura, con quella di appesantire eccessivamente gli apparati amministrativi. Il disegno interviene anche, in funzione garantistica, sullo status del beneficiario della misura di protezione individuale; il titolare del permesso, infatti, può accedere al sistema sanitario nazionale, al sistema di istruzione e formazione professionale, ai servizi assistenziali può iscriversi nelle liste di collocamento. Infine, è regolamentata in maniera organica la revoca del permesso, che viene disposta: a) qualora siano venute meno le condizioni per il rilascio, ovvero nel caso in cui lo straniero tenga una condotta incompatibile con il permesso; b) in caso di mancata partecipazione al programma di assistenza e integrazione sociale obbligatori; c) qualora emergano elementi seri e precisi da cui risulti incontrovertibilmente la pericolosità sociale del beneficiario. Anche in queste ipotesi, tuttavia, si chiarisce che la revoca non possa essere disposta qualora ciò comporti l'espulsione verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione. Con riferimento alla competenza giurisdizionale per i provvedimenti di diniego e revoca del rinnovo, si chiarisce infine che la medesima spetta al giudice ordinario, come riconosciuto dalla più recente giurisprudenza sia ordinaria che amministrativa. 5. Il titolo V conferisce organicità alle misure in tema di prima accoglienza, alloggio, lavoro, istruzione, salute e supporto e inserimento dei soggetti svantaggiati, in parte innovando la legislazione vigente, tenendo conto e recependo anche quanto stabilito da alcune direttive dell'Unione europea, tra le quali, in particolare, la direttiva 2013/32/UE e la direttiva 2013/33/UE. In particolare, in materia di accoglienza e alloggi, è prevista la possibilità di provvedere a destinare, a seguito di specifiche convenzioni stipulate tra gli enti locali e i privati cittadini, le unità abitative non locate da oltre dodici mesi. Per favorire, poi, il progressivo inserimento dei soggetti richiedenti nella società, nel rispetto costante delle legittime aspirazioni a custodire anche le tradizioni culturali di origine, sono previste misure volte a: a) promuovere l'inserimento occupazionale attraverso la creazione di apposite sezioni presso i centri per l'impiego esistenti, al fine di sviluppare e dare esecuzione a progetti in materia di lavoro, anche in collaborazione con associazioni riconosciute e organizzazioni non governative; b) garantire l'accesso all'istruzione per i minori e la formazione professionale e l'aggiornamento per i maggiorenni, secondo le disposizioni vigenti in materia, ma anche attraverso convenzioni con le strutture scolastiche esistenti sul territorio, nonché con associazioni riconosciute e organizzazioni non governative, al fine di favorire attività di supporto e orientamento; c) tutelare la salute dei soggetti interessati alle misure di accoglienza, istituendo all'uopo strutture ad hoc volte a fornire sostegno, anche di natura psicologica, quali la profilassi e prevenzione generale prevista per i cittadini italiani. Disposizioni in materia, di carattere innovativo, riguardano anche i soggetti svantaggiati, attraverso l'istituzione, all'interno delle ASL, di figure professionali in materia di accoglienza e assistenza dei soggetti vulnerabili.