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Come noto, infatti, i principali obiettivi di tali interventi sono stati quelli di rendere la procedura di concordato preventivo più efficiente al fine di pervenire alla risoluzione delle crisi d'impresa in maniera più celere e, soprattutto, di favorire il risanamento dell'impresa in crisi attraverso la prosecuzione dell'attività aziendale. La norma in questione, per quanto di portata apparentemente limitata, pregiudica in misura significativa il raggiungimento di tali obbiettivi. Si richiamano a tal proposito le osservazioni critiche formulate nel parere del Ministero della giustizia in data 5 febbraio 2014 e, in particolare, i dubbi sulla legittimità costituzionale della norma (retroattività della norma ; assenza di significativo contrasto interpretativo della norma interpretata) nonché gli effetti negativi che dalla stessa potrebbero discendere (lesione dell'affidamento delle controparti del debitore in concordato; incerto rilievo della norma in caso di deposito di domanda di omologazione degli accordi ex articolo 182- bis della legge fallimentare; mancato coordinamento con esenzione da revocatoria). Tra questi, occorre evidenziare il pregiudizio che ne potrebbe derivare alla continuità aziendale del debitore durante la procedura di «pre-concordato» e più in generale l'effetto disincentivante sull'utilizzo del concordato preventivo da parte delle aziende stante l'incertezza nei rapporti con i terzi. Infatti, poiché ai terzi non si garantisce più che, in caso di inadempimento, il debito contratto dal debitore in concordato sarà trattato come prededucibile in un successivo fallimento, tali terzi saranno restii a proseguire o avviare rapporti commerciali con il debitore, se non a condizioni particolarmente gravose per quest'ultimo. Ciò con pregiudizio, dunque, della continuità aziendale che la disciplina del concordato, specie dopo la riforma del 2012, intende favorire. Più in generale, stante l'incertezza che deriva dalla norma in questione (peraltro in contrasto sistematico con altre norme, come si vedrà oltre), lo strumento del concordato preventivo rischia di diventare un'opzione poco praticabile soprattutto per le aziende che abbiano serie prospettive di risanamento e rapporti con i terzi da preservare. Il concordato preventivo tornerebbe dunque a essere relegato a soluzione di ultima istanza per società decotte, sostanzialmente un'anticamera del fallimento. Degli effetti di cui sopra si ha già evidenza pratica in alcune situazioni concrete, stante il clima di incertezza creato dalla norma in questione, clima destinato a diffondersi mano a mano che gli operatori acquistano consapevolezza degli effetti derivanti dalla norma stessa. Infine, si rileva che la norma di interpretazione autentica è intervenuta sull'articolo 111 e non anche sull'articolo 161, comma 7, della legge fallimentare. Quest'ultima norma espressamente dispone che i crediti sorti durante il concordato per effetto di atti legalmente compiuti dal debitore sono assistiti dal beneficio della prededuzione (indipendentemente dalla successiva ammissione del debitore alla procedura). Conseguentemente, non è chiaro in che modo la norma di interpretazione autentica abbia inciso sull'applicazione dell'articolo 161, comma 7, né in che rapporto si ponga ora lo stesso articolo 161, comma 7, rispetto all'articolo 111 della legge fallimentare. La conseguente incertezza pregiudica la comprensibilità della complessiva disciplina della prededuzione, esattamente al contrario di ciò cui dovrebbe tendere una norma di interpretazione autentica. Art. 23. - (Riduzione delle bollette elettriche a favore dei clienti forniti in media e bassa tensione) Il costo dell'energia è una delle principali voci del bilancio delle imprese e delle famiglie ed è considerato come un importante fattore di competitività per il sistema Paese. Per questi motivi è ormai un'esigenza prioritaria avviare un ampio processo di revisione della bolletta energetica, elettrica e del gas, con ricadute nel futuro immediato e prossimo ed avente il duplice obiettivo di rilanciare l'economia, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese che costituiscono la struttura portante del sistema economico italiano, e di garantire l'equità tariffaria del settore elettrico, riequilibrando gli oneri tra le diverse categorie di consumatori e riducendo le forme di prelievo eccessive o ingiustificate. L'azione da porre in essere, dunque, risponde ad un disegno unitario che è idoneo ad incidere su singole voci tariffarie e componenti strutturali del sistema energetico. Esso per essere attuato richiede interventi molteplici e diversificati, di natura legislativa ed amministrativa, da realizzare in maniera simultanea e i cui effetti, di breve e medio periodo, si manifesteranno già alla fine di quest'anno attraverso positive ricadute a favore dei consumatori finali. Le misure sono di ampio respiro e riguardano l'intero bilancio energetico, operando attraverso la rimodulazione degli incentivi, la revisione dei trasferimenti in favore di alcuni produttori di energia (in particolare l'eliminazione di alcune forme di sussidio alle fonti fossili), il riesame delle agevolazioni per specifiche categorie di consumatori e la riduzione dei costi di sistema, anche con riguardo alla tariffa del gas. Già il decreto Destinazione Italia aveva individuato nel cosiddetto «spalma-incentivi volontario» per tutti i produttori di energia da fonti rinnovabili un prezioso strumento per ridurre il costo dell'energia a favore dei consumatori. Sul solco di tale tracciato e per reperire importanti risorse per il rilancio delle piccole e medie imprese, si è pensato di potenziare tale meccanismo attraverso la rimodulazione dell'erogazione degli incentivi destinati ai produttori di energia fotovoltaica con impianti di potenza superiore ai 200 kW, che rappresentano il 4 per cento degli operatori del settore e beneficiano del 60 per cento della spesa annua per incentivo. Saranno, inoltre, verificati, adeguati ed eventualmente eliminati alcuni servizi o agevolazioni che appaiono oggi meno necessari che nel passato. Tale processo di verifica riguarda, per esempio, il servizio di interrompibilità dei grandi consumatori industriali, il regime speciale per il trasporto ferroviario, limitando le agevolazioni al solo servizio universale, le riserve di capacità garantite agli Stati esteri, i benefici per i sistemi semplici di produzione e consumo, l'integrazione dei ricavi per lo sconto dipendenti del settore elettrico, le modalità di ricupero dei costi sostenuti dalle imprese elettriche minori. In generale, i costi di sistema saranno rideterminati. In questo ambito sarà necessario rivedere il fondo di garanzia per i ricavi del gestore della rete elettrica, garantire che il funzionamento del gestore dei servizi energetici (GSE) sia posto a carico dei fruitori dei servizi mediante tariffa specifica, ridurre i colli di bottiglia sulla rete mediante investimenti che consentano di rimodulare gli impianti «essenziali». Un ulteriore contributo arriverà dall'azione delle autorità di regolazione e controllo e dall'adeguamento dei regolamenti di mercato, nell'ambito della remunerazione delle reti, del regolamento della borsa elettrica con la previsione di prezzi «negativi», dell'intensificazione dei controlli su eventuali abusi di posizione dominante e sui beneficiari degli incentivi.