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Particolare attenzione è rivolta in queste ore agli sbarchi sulle nostre coste, con rigorosi controlli sanitari e obbligo di quarantena per tutti coloro che arrivano. Nessuna sottovalutazione può essere ammessa. Sull'urgente necessità di coordinare e controllare con misure comuni le frontiere europee, nei giorni scorsi ho scritto una lettera al commissario europeo alla salute e alla sicurezza alimentare Stella Kyriakides e al ministro della salute tedesco, presidente di turno, Jens Spahn. Nella lettera ho insistito sull'inderogabile esigenza di definire nuove, rigorose misure cautelative per gli arrivi da aree extra-Schengen ed extra-UE, richiedendo a Commissione e Presidenza di promuovere un maggior coordinamento tra gli Stati membri e garantire così una maggiore efficacia alla realizzazione dell'obiettivo di contenere la diffusione di contagi causati da focolai di origine esterna. Ogni misura di divieto di ingresso in Italia e di limitazione della libera circolazione dei voli è una decisione che assumiamo con dolore, ma sono scelte necessarie. L'Italia vuole isolare il virus, fermare la catena del contagio e non isolare i Paesi colpiti, nei confronti dei quali riconfermiamo la nostra massima disponibilità di aiuto e di cooperazione. Siamo al lavoro con il ministro degli esteri Di Maio e con il commissario Arcuri per corrispondere positivamente, a partire dal Brasile, alle tante richieste di aiuto che ci giungono da Nazioni particolarmente in difficoltà a causa della pandemia. L'Italia farà fino in fondo la sua parte, nessuno si salva da solo. Un virus globale si batte anche e soprattutto con una forte cooperazione internazionale. (Applausi) . Parallelamente a questi provvedimenti, sempre relativamente alla gestione dell'emergenza, il Governo è impegnato tutti i giorni su quattro fronti prioritari, il primo dei quali è il vaccino. Il nostro Paese, l'Italia, è pienamente in campo per assicurare al più presto il vaccino a tutti i cittadini; un vaccino che - lo ribadisco con forza - è per l'Italia un diritto di tutti, un bene pubblico globale, non un privilegio di pochi. Rispetto alla mia precedente informativa, devo sottolineare che l'iniziativa che abbiamo intrapreso come gruppo di testa, insieme a Germania, Francia e Olanda, ha provocato un'accelerazione delle iniziative della Commissione europea su questa partita decisiva per sconfiggere definitivamente il Covid. L'accordo che abbiamo firmato con AstraZeneca prevede la produzione di 400 milioni di dosi, di cui 60 milioni da consegnare entro la fine dell'anno. È una bella notizia che il vettore virale del vaccino di AstraZeneca, su cui ha lavorato in primis l'università di Oxford, è fatto a Pomezia e che l'infialamento avverrà ad Anagni: sono segnali che l'Italia c'è. L'Italia c'è, con i suoi cervelli e con le sue competenze. (Applausi) . Continua, poi, in questi giorni il confronto con gli altri Paesi europei per chiudere accordi con altri candidati vaccini credibili; interloquiamo a trecentosessanta gradi con tutti i potenziali produttori. Nei giorni scorsi ho visitato prima l'IRBM di Pomezia, poi ReiThera di Castel Romano, dove pure si lavora a un vaccino tutto italiano, e poi, ancora, lo stabilimento Catalent di Anagni, dove anche la Johnson&Johnson, oltre ad AstraZeneca, infialerà il vaccino in sperimentazione. (Applausi) . L'Italia ha enormi potenzialità connesse all'industria farmaceutica e questo è un asset strategico del Paese. Dobbiamo valorizzare i siti italiani in grado di produrre e attrarre nuovi investimenti internazionali. È questa la scelta di fondo a cui stiamo lavorando. Il secondo fronte riguarda gli ospedali Covid. Mi fa molto piacere informare il Parlamento che, entro pochi giorni, entro la fine della prossima settimana, il Ministero della salute avrà terminato l'esame di tutti i progetti pervenuti dalle Regioni per gli ospedali Covid, ai sensi del decreto rilancio; conseguentemente saranno trasmessi al commissario straordinario per l'emergenza, per mettere in essere, con procedure straordinarie, tutti gli adempimenti necessari per la loro più rapida realizzazione. Si tratta di un passo in avanti fondamentale per rafforzare la nostra rete dell'emergenza, delle terapie intensive e sub-intensive e, contemporaneamente, rendere più sicuri i nostri ospedali, superando qualsiasi forma di promiscuità tra la rete Covid e quelle non Covid. Il terzo fronte è finalizzato all'aumento del personale sanitario e al rafforzamento del territorio. Si tratta di un lavoro senza precedenti: abbiamo investito più risorse sul Servizio sanitario nazionale negli ultimi cinque mesi che negli ultimi cinque anni; siamo arrivati, al momento, a 29.433 assunzioni, tra le quali vi sono 6.330 medici, 13.607 infermieri, 6.476 operatori socio-sanitari. Il prossimo passo, con l'adozione definitiva del decreto rilancio, sarà l'assunzione a tempo indeterminato di 9.600 infermieri di comunità: una svolta storica che ci consentirà di rafforzare concretamente i servizi territoriali, che rappresentano - come anche questa emergenza ci ha confermato - il baluardo fondamentale per prevenire e successivamente gestire le emergenze sanitarie. È particolarmente strategico l'investimento sui servizi domiciliari alle persone fragili, che farà passare l'Italia dal 4 per cento della platea di assistiti over 65, al 6,7 per cento; passiamo, grazie a un solo decreto-legge, dall'essere due punti sotto la media dei Paesi OCSE a 0,7 punti sopra la stessa media. L'investimento sul personale è fondamentale sempre e lo è in modo particolare in queste settimane, in cui la nostra priorità deve essere recuperare le visite e gli interventi che sono stati sospesi a causa del Covid. Il coronavirus - come è ovvio - non ha fermato le altre patologie, a partire da quelle croniche o ad esempio oncologiche, e ora più che mai il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di più energie per recuperare il ritardo accumulato. Dobbiamo sostanzialmente continuare a investire e dichiarare definitivamente chiusa la stagione dei tagli. Il quarto fronte è l'apertura in sicurezza della scuola: è - a mio avviso - la partita più importante, fondamentale per i nostri ragazzi e il nostro futuro. Senza la riapertura di tutte le scuole di ogni ordine e grado non saremo mai completamente fuori dal lockdown . Con l'accordo raggiunto il 26 giugno scorso in Conferenza unificata tra Regioni, Province e Comuni abbiamo compiuto un importante passo in avanti, condividendo le linee guida e gli obiettivi da perseguire. È un appuntamento che va gestito con la massima cautela e prudenza, anche alla luce delle tante difficoltà in cui si sono imbattute le Nazioni che prima di noi hanno deciso di aprire le scuole. La riapertura delle scuole riguarderà circa 10 milioni di persone. Tutte le simulazioni fatte a fine aprile per decidere le modalità attraverso le quali procedere a un graduale superamento del lockdown indicano nella scuola una delle attività a maggior rischio proprio per l'elevato numero di persone coinvolte. Per questo motivo, dobbiamo concentrare ogni attenzione sulle riaperture di settembre e tenere un livello di monitoraggio su quanto avverrà nei mesi successivi nelle scuole. Stiamo anzitutto lavorando alla definizione di una strategia organica di prevenzione.