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Disposizioni per la realizzazione di interventi strategici per la tutela dell'ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio. Onorevoli Senatori. – Come ben noto, l'Italia deve la sua straordinaria bellezza paesaggistica alla natura geologica, data la geodinamica estremamente complessa e molto attiva che la interessa. La conseguente veloce evoluzione geomorfologica delle terre emerse e delle coste offre un paesaggio molto vario e in continua trasformazione. Ma, ahimè, tutto ciò rende geologicamente fragile il territorio nazionale, caratterizzato da frequenti terremoti, eruzioni vulcaniche, alluvioni, frane, valanghe, erosione costiera. A tali pericoli geologici occorre aggiungere un inasprimento degli eventi meteoclimatici estremi, che diventano sempre più frequenti ed intensi a causa del cambiamento climatico in atto, innescato dal surriscaldamento globale, sicuramente legato all'immissione antropica in atmosfera di gas serra. Ai fenomeni naturali di cui sopra si aggiungono, purtroppo, fattori di pericolo antropici quali: una scriteriata cementificazione, con eccessivo consumo di suolo, che perde la sua funzione drenante; opere di difesa dal dissesto idrogeologico mal concepite o non realizzate al meglio, come per esempio l'interramento urbano di corsi d'acqua; l'abbandono della montagna; incendi boschivi e deforestazione, eccetera. L'elevata pericolosità combinata con la rilevante vulnerabilità dell'ambiente fisico e del costruito e con la cospicua popolazione insediata, determina seri e diffusi rischi di natura geologica e mette in serio pericolo l'incolumità delle persone ed il patrimonio edilizio e culturale. Sempre più frequentemente il nostro territorio viene sconvolto e danneggiato da calamità naturali, determinando da un lato un consistente e diffuso dissesto idrogeologico e dall'altro la distruzione di intere aree, allorché colpite dai severi scuotimenti sismici che affliggono il nostro Paese, soprattutto lungo l'arco appenninico. Il dissesto idrogeologico costituisce un problema di primaria rilevanza per l'Italia a causa degli impatti sulla popolazione, sulle infrastrutture lineari di comunicazione e sul tessuto economico e produttivo. Il forte incremento delle aree urbanizzate, verificatosi a partire dal secondo dopoguerra, spesso in assenza di una corretta pianificazione territoriale, ha portato a un considerevole aumento degli elementi esposti a frane e alluvioni e quindi del rischio. Le superfici artificiali sono passate infatti dal 2,7 per cento negli anni Cinquanta al 7,65 per cento del 2017. L'abbandono delle aree rurali montane e collinari ha inoltre determinato un mancato presidio e manutenzione del territorio. Il Rapporto del 2018 dell'ISPRA sul dissesto idrogeologico in Italia ci evidenzia che: a) 7.275 comuni (91 per cento del totale) sono a rischio per frane e alluvioni; b) il 16,6 per cento del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità; c) 1,28 milioni di abitanti sono a rischio frane; d) oltre 6 milioni di abitanti sono a rischio alluvioni. Le frane sono fenomeni estremamente diffusi in Italia, anche tenuto conto che il 75 per cento del territorio nazionale è montano-collinare. Delle circa 900.000 frane censite nelle banche dati dei Paesi europei ( Herrera et al ., 2018), quasi i 2/3 sono contenute nell'Inventario dei fenomeni franosi in Italia (Progetto IFFI) realizzato dall'ISPRA e dalle regioni e province autonome. L'IFFI è la banca dati sulle frane più completa e di dettaglio esistente in Italia e rappresenta uno strumento conoscitivo di base per la valutazione della pericolosità da frana, per la pianificazione territoriale e per la programmazione degli interventi di difesa del suolo. In particolare è fondamentale per l'aggiornamento dei Piani di assetto idrogeologico (PAI), per la redazione dei piani regolatori generali dei comuni e dei piani paesistici regionali, per la valutazione ambientale, la progettazione preliminare di reti infrastrutturali, la gestione delle emergenze idrogeologiche e la redazione dei piani di protezione civile. I soggetti istituzionali per la realizzazione dell'IFFI sono il Dipartimento per Servizio geologico d'Italia dell'ISPRA, con il ruolo di indirizzo, coordinamento e controllo delle attività, di gestione della banca dati nazionale e di produzione di elaborazioni e statistiche nazionali, e le regioni e le province autonome, con la funzione di raccolta, archiviazione, mappatura e validazione dei dati sulle frane. Da maggio 2020 è disponibile la piattaforma IdroGEO (https://idrogeo.isprambiente.it), open source e open data , per la gestione, la consultazione, la condivisione e il download dei dati dell'IFFI. Purtroppo l'assenza di un finanziamento statale ha determinato, dal 2008 a oggi, una disomogeneità nell'aggiornamento dei dati sul territorio nazionale e il mancato aggiornamento dei dati per undici regioni. Un finanziamento annuale dell'IFFI garantirebbe un quadro completo, omogeneo e aggiornato sul dissesto da frana su tutto il territorio nazionale. Tale inventario contiene ben 620.808 frane, che interessano un'area di 23.700 km 2 , pari al 7,9 per cento del territorio nazionale. I ttori più importanti per l'innesco dei fenomeni franosi sono le precipitazioni brevi e intense, quelle persistenti e i terremoti. Negli ultimi decenni i fattori antropici, quali tagli stradali, scavi, sovraccarichi dovuti ad edifici o rilevati, hanno assunto un ruolo sempre più determinante tra le cause predisponenti l'innesco di fenomeni franosi. Ogni anno sono qualche migliaio le frane che si innescano o si riattivano sul territorio nazionale e qualche centinaio gli eventi principali di frana che causano vittime, feriti, evacuati e danni a edifici, beni culturali e infrastrutture lineari di comunicazione primarie. La superficie complessiva, in Italia, delle aree a pericolosità da frana e delle aree di attenzione è pari a 59.981 km 2 (19,9 per cento del territorio nazionale). Complessivamente sono state perimetrate oltre 860.000 aree a pericolosità da frana. L'ISPRA cita 6.180 punti di criticità per fenomeni franosi lungo la rete stradale principale e 1.862 punti di criticità per frana sono stati individuati lungo la rete ferroviaria. Le alluvioni coinvolgono 12.405 km 2 di territorio, se si considerano solo le aree a pericolosità da alluvione elevata e molto elevata. La popolazione residente esposta a rischio alluvioni è di oltre sei milioni di abitanti. Questi fenomeni, oltre a minacciare gli agglomerati urbani o, comunque, le abitazioni e gli immobili che ospitano le attività produttive presenti nelle aree interessate, rappresentano un serio pericolo anche per le infrastrutture. Il novero degli eventi alluvionali calamitosi che hanno devastato interi territori e provocato morti è molto lungo. Anche il patrimonio storico-culturale è in grande sofferenza idrogeologica. Infatti, i beni culturali a rischio alluvioni in Italia sono 39.426 (19,4 per cento del totale dei beni culturali).