[ddlpres]

Le principali novità della presente proposta di riforma, quindi, sono le seguenti: innanzitutto, si è voluto inserire nell'ambito della disciplina della procedura esecutiva immobiliare un collegamento diretto con la procedura di composizione della crisi di sovraindebitamento, di cui alla legge 27 gennaio 2012, n. 3, recante disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento, dando al debitore soggetto a procedura esecutiva immobiliare la possibilità di ricorrere a questa procedura, presentando formale richiesta alla prima udienza di comparizione avanti al giudice incaricato a trattare dell'esecuzione. Il medesimo giudice, emettendo il decreto di fissazione della predetta udienza di comparizione, dovrà inserire formale e puntuale avviso in tal senso per il debitore. Tale avviso verrà poi notificato al debitore a cura del creditore procedente. In questo senso si è voluto proseguire sulla via già tracciata dal legislatore, nel solco della legge n. 3 del 2012 che ha introdotto la nuova procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, e del decreto-legge n. 83 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2015, che ha modificato il contenuto dell'atto di precetto, rendendo obbligatorio per gli operatori il fatto di avvisare il debitore che può ricorrere alla procedura introdotta nel 2012, dando una funzione primaria in materia di recupero del credito a tale iter . Inoltre, di fronte all'eventuale istanza del debitore di voler aderire alla procedura prevista dalla legge n. 3 del 2012, si è concesso al giudice dell'esecuzione, sussistendo i presupposti, il potere di rinviare l'udienza, recependo così la prassi giurisprudenziale che si è sviluppata dall'introduzione della legge sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento. Infatti, quei giudici delle esecuzioni che si sono trovati di fronte ad un progetto di ristrutturazione del debito presentato nei modi e nei termini previsti dalla normativa introdotta nel 2012, dopo che era stata già avviata una procedura esecutiva ai danni del debitore istante, si sono limitati a rinviare l'azione esecutiva già intrapresa ad altra udienza, senza pregiudicare i diritti dei creditori ma concedendo un congruo termine per verificare l'esito all'ammissione alle procedure. Ancora, nel presente disegno di legge si intende introdurre una limite al ribasso dei prezzi per la vendita dei beni immobili pignorati. Tale limite, fissato al 40 per cento del valore del bene determinato ai sensi dell'articolo 568 del codice di procedura civile, non potrà in nessun caso essere superato. Con tale previsione si vuole evitare la svendita dei beni in conseguenza dei ribassi previsti dallo stesso codice e, conseguentemente, garantire i debitori dal perdere gli immobili di loro proprietà per prezzi notevolmente ridotti rispetto al reale valore di mercato. Tale «tetto», inoltre, dovrebbe contestualmente eludere la possibilità che vengano messe in atto operazioni speculative, le quali andrebbero a danno sia dei debitori che dei creditori. È stato altresì previsto che tutti gli avvisi di vendita banditi e pubblicati nelle procedure esecutive, sia da parte del giudice che degli eventuali professionisti delegati, debbano contenere puntuale avviso che il bene non possa comunque essere venduto al di sotto del valore suddetto, sicché gli eventuali interessati a partecipare alla vendita forzata siano consapevoli dall'inizio che l'offerta contenente un prezzo inferiore al limite prestabilito non possa produrre alcun effetto. L'obiettivo di tale previsione normativa è quella di scoraggiare coloro che intendano mettere in atto operazioni speculative, esclusivamente aspettando che il bene raggiunga prezzi fuori dal mercato. Sono state anche previste, in ogni caso, la possibilità per i creditori procedenti, qualora il prezzo del bene sia giunto al valore «soglia», di richiedere l'assegnazione del bene stesso e l'estinzione della procedura, qualora questo non avvenga. Infine, si è voluto introdurre un nuovo strumento per il giudice dell'esecuzione, ovverosia l'affidamento della vendita ad agenti di affari in mediazione immobiliari, da utilizzare qualora non si riesca a realizzare la vendita del bene immobile. Con tale previsione si intende introdurre, come ulteriore ed estremo strumento in mano al giudice incaricato dell'esecuzione, la possibilità di farsi coadiuvare da un soggetto che abbia maturato un'esperienza professionale in materia di vendita di immobili, il quale ha la possibilità di operare con maggiore libertà per la collocazione del bene sul mercato, pur sottostando agli stessi limiti di prezzo fissati dalla procedura riformata. Tuttavia, con un corretto sistema di incentivazione, si potrebbe garantire, senza dubbio, la realizzazione della vendita del bene ad un prezzo che sia congruo ad assicurare l'interesse del creditore ad ottenere il rimborso del credito, in tutto o almeno per la maggior parte, e quello del debitore a non vedersi spogliato del proprio immobile a prezzi irrisori o, comunque, notevolmente inferiori al valore reale, onorando tutti o almeno la maggior parte dei propri debiti e liberandosi dalla «morsa» dei creditori.. 1 (Modifiche al codice di procedura civile in materia di autorizzazione della vendita e procedure di composizione della crisi di sovraindebitamento) 1 All'articolo 569 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni: a al primo comma, dopo il primo periodo, è inserito il seguente: «Il decreto di fissazione dell’udienza deve contenere l'informazione per il debitore della facoltà di essere ammesso alla procedura di composizione della crisi di sovraindebitamento.»; b il secondo comma è sostituito dal seguente: «All'udienza il debitore può chiedere di essere ammesso alla procedura di composizione della crisi di sovraindebitamento e le parti possono fare osservazioni circa il tempo, le modalità e i presupposti di ammissibilità della suddetta richiesta nonché sulla eventuale vendita, e debbono proporre, a pena di decadenza, le opposizioni agli atti esecutivi, se non sono già decadute dal diritto di proporle.»; c dopo il secondo comma è inserito il seguente: «Nel caso in cui il debitore abbia avanzato la richiesta di cui al secondo comma, il giudice rinvia l'udienza, concedendo un termine non superiore a otto mesi affinché il debitore presenti ai creditori il piano di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti. Alla successiva udienza, il giudice verifica l'ammissione del debitore al piano di ristrutturazione ed emette i provvedimenti inerenti e consequenziali, di cui alla legge 27 gennaio 2012, n. 3, e sulla base del decreto di ammissione. Qualora, invece, il debitore non sia stato ammesso alla procedura di ristrutturazione del debito ovvero non abbia predisposto il piano, il giudice dispone con ordinanza la vendita forzata dell'immobile.»; d al terzo comma, secondo periodo, dopo le parole: «l’offerta minima» sono inserite le seguenti: «, avvisando che le offerte di acquisto per un prezzo pari o inferiori al quaranta per cento del valore del bene, come determinato a norma dell'articolo 568, sono inefficaci». 2 (Modifiche al codice di procedura civile in materia di vendita senza incanto) 1 All'articolo 570 del codice di procedura civile, dopo le parole: