[pronunce]

– Secondo la ricorrente, l'art. 1 del decreto-legge n. 93 del 2008, sia nel testo originario, sia nel testo modificato dall'art. 1, comma 1, della legge di conversione n. 126 del 2008, in combinato disposto con l'allegato alla medesima legge, víola l'art. 119 Cost., perché – nello stabilire una «esenzione dalla imposta comunale sugli immobili dell'unità immobiliare adibita ad “abitazione principale”» e, al contempo, una sospensione del «potere delle regioni [...] di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato» – lede l'«autonomia finanziaria regionale e degli EE.LL.», riducendo le risorse di cui tali enti possono disporre e penalizzando i medesimi enti «nel giudizio delle agenzie di rating». Sempre secondo la Regione Calabria, l'art. 1 del decreto-legge n. 93 del 2008, nei due testi prima indicati, víola altresí il principio di leale collaborazione sancito dall'art. 120 Cost., perché detta disposizione è «compendiata in un provvedimento normativo (i.e. il decreto-legge) sottratto alla necessaria (in materia) dialettica istituzionale Stato-regioni» e approvata, quindi, «attraverso forme che aggirano i “metodi della concertazione e leale collaborazione fra livelli istituzionali”». 3. – Con la memoria depositata in prossimità dell'udienza, la ricorrente ha formulato ulteriori motivi di censura. Per la Regione, l'art. 1 del decreto-legge n. 93 del 2008, sia nel testo originario, sia nel testo oggetto di modificazioni ad opera della legge di conversione n. 126 del 2008, víola l'art. 77 Cost. perché: a) è «evidente», nel caso di specie, la «mancanza dei presupposti straordinari di necessità ed urgenza» del decreto-legge; b) la disciplina da detta fonte introdotta «si configura, invero, alla stregua di un intervento sistematico nell'ambito dei rapporti finanziari Stato-Regione, senza che gli effetti della stessa possano ricondursi nemmeno alle finalità espresse nella relativa rubrica». La medesima disposizione violerebbe, altresí, l'art. 119 Cost., in combinato disposto con la legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione), perché pone principi contrastanti con tale ultima legge. 4. – In considerazione della parziale coincidenza dell'oggetto e della identità dei motivi delle questioni promosse dalla ricorrente, i ricorsi debbono essere riuniti per essere congiuntamente esaminati e decisi da questa Corte. 5. – Preliminarmente, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere in riferimento alle questioni aventi ad oggetto l'art. 1, comma 5, del decreto-legge n. 93 del 2008, perché tali questioni hanno ad oggetto una disposizione che non è stata convertita in legge e che, perciò, ha perso efficacia sin dall'inizio ai sensi dell'art. 77, terzo comma, Cost. (per un caso analogo, sentenza n. 200 del 2009). 6. – Deve essere altresí dichiarata l'inammissibilità delle questioni aventi ad oggetto il quarto periodo del comma 4 dell'art. 1 del decreto-legge n. 93 del 2008, sia nel testo originario, sia nel testo convertito dalla legge n. 126 del 2008, per carenza di interesse al ricorso. Tale disposizione stabilisce che «Relativamente alle regioni a statuto speciale, ad eccezione delle regioni Sardegna e Sicilia, ed alle province autonome di Trento e di Bolzano, i rimborsi sono in ogni caso disposti a favore dei citati enti, che provvedono all'attribuzione delle quote dovute ai comuni compresi nei loro territori nel rispetto degli statuti speciali e delle relative norme di attuazione». Essa, dunque, applicandosi alle sole Regioni a statuto speciale e Province autonome, non esplica effetti per la ricorrente, che è una Regione a statuto ordinario, con conseguente carenza di interesse all'impugnazione in parte qua. 7. – Sempre in via preliminare, devono essere valutate le eccezioni d'inammissibilità sollevate dalla difesa erariale. 7.1. – In primo luogo, l'Avvocatura generale dello Stato afferma che tutte le questioni promosse dalla ricorrente sono inammissibili, perché, con riferimento alle singole censure, non vengono indicati i commi impugnati, né «è possibile individuarli sia perché i motivi non si attagliano a tutti sia perché come parametro costituzionale è indicato l'art. 119 Cost., senza precisare sotto quali profili». L'eccezione è solo in parte fondata. Diversamente da quanto sostenuto dall'Avvocatura generale dello Stato, la ricorrente ha inteso impugnare tutte le disposizioni contenute nell'art. 1 del decreto-legge n. 93 del 2008. Tuttavia essa, nel lamentare la violazione dell'autonomia finanziaria delle Regioni e degli enti locali e del principio di leale collaborazione, ha fornito un'adeguata motivazione solo con riguardo alle censure proposte in riferimento a quelle disposizioni dell'art. 1 che hanno l'effetto di incidere sulla sfera finanziaria regionale e degli enti locali e, nel medesimo ambito, sul principio di leale collaborazione. In particolare, sono sorrette da sufficiente motivazione le questioni aventi ad oggetto: a) quanto al decreto-legge, nel testo originario, le previsioni che hanno l'effetto di: a.1.) escludere, a decorrere dall'anno 2008, l'imposta comunale sugli immobili sull'unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo (commi 1, 2 e 3, primo periodo); a.2.) rimborsare ai singoli Comuni la minore imposta che deriva dalla menzionata esclusione secondo criteri e modalità stabiliti in sede di Conferenza Stato-Città ed autonomie locali (commi 4 e 5); a.3.) sospendere, fino alla definizione dei contenuti del nuovo patto di stabilità interno, il potere delle Regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato (comma 7); b) quanto al decreto-legge, nel testo risultante dalla legge di conversione, le ulteriori disposizioni che: b.1. ) chiariscono che l'assimilazione ad abitazione principale può essere operata dal Comune, oltre che con regolamento, anche con una delibera comunale «vigente alla data» del 29 maggio 2008 (comma 2); b.2.) prevedono il versamento ad opera del Ministero dell'interno, entro il 26 agosto del 2008, di un primo acconto ai Comuni e alle Regioni a statuto speciale ed autorizzano una deroga al limite alle anticipazioni di tesoreria vigente per gli enti locali (commi 4-bis e 4-ter);