[resaula]

Senza alcuna enfasi eccessiva, ma con assoluto pragmatismo, visto che la politica deve essere anche pragmatica e non solo dogmatica, possiamo dire che dal successo delle riforme, dagli interventi, dai progetti di ampio respiro del recovery plan dipenderanno le opportunità che l'Italia offrirà alle prossime generazioni. La parola riforme ricorre moltissimo; consentitemi allora una riflessione sul riformismo moderno. Ne ho sentito parlare la prima volta che mi avvicinai alla politica, nel lontano 1989. Non mi riferisco al riformismo tout court , ma al riformismo socialista per richiamare quella attitudine politica che ha caratterizzato alcuni socialisti di Bettino Craxi - il ministro Brunetta, Tremonti, Sacconi e Frattini - rispetto alla dogmatica dei comunisti, da un lato, e alla filosofia - lasciatemela passare così - del tirare a campare di stampo democristiano, dall'altro. Sto parlando quindi di una vocazione al cambiamento e soprattutto della modernizzazione del nostro Paese. Come si fa la modernizzazione di un Paese? Con un atteggiamento mentale di ottimismo della volontà con il quale si deve assolutamente guardare al futuro. Se io oggi dovessi, alla mia età, ritornare a lavorare nella pubblica amministrazione, cavalcherei veramente la voglia di cambiamento e di modernità per combattere quell'immobilismo e quel conservatorismo che comunque abbiamo riscontrato ancora nei primi due decenni del nuovo secolo. Peraltro l'immobilismo e il conservatorismo sono tra i principali fattori alla base della sostanziale stagnazione economica del nostro Paese, che invece già venti anni fa, proprio perché abbiamo affrontato un nuovo secolo, sarebbe dovuto crescere. Come ha detto bene prima il collega Pagano, il nostro Paese non cresceva già prima della pandemia. C'è sempre stata una dinamica molto insoddisfacente della produttività del settore dei servizi, nella quale la pubblica amministrazione ha un peso sicuramente rilevante. Dobbiamo chiederci se hanno funzionato tutte le riforme degli ultimi vent'anni, alcune delle quali le ho vissute addirittura io in qualità di dipendente pubblico: la spending review , i centri di costo, le valutazioni delle performance , che peraltro sono state declinate con gli stessi parametri in tutti i settori della pubblica amministrazione, quando sappiamo perfettamente che ci sono settori di essa che hanno caratteristiche molto diverse l'uno dall'altro. Dobbiamo chiederci se tutte queste riforme, sulle quali sono state prodotte montagne di carta, hanno funzionato. Direi di no perché se avessero funzionato, non ci ritroveremmo in questa situazione. Bisogna porsi queste domande perché analizzare i margini di miglioramento, che sono veramente tanti, è importante perché comunque le risorse spese per il comparto pubblico ammontano - dai dati dell'ultimo rapporto della Banca d'Italia precedente la pandemia - al 45 per cento del PIL. Se quindi adesso andiamo a spendere ancora di più, perché comunque si parla di assunzioni importanti, dobbiamo, indipendentemente dal parametro afferente la misura percentuale - possiamo infatti anche spendere più del 45 per cento sul PIL totale - dobbiamo però spendere molto bene. Ritorniamo alla qualità invece che alla quantità della spesa pubblica. Dopo tutta questa analisi, molto brevemente aggiungo alcuni suggerimenti. In primo luogo, secondo me la burocrazia senza la carriera è un ossimoro. Sappiamo che nella pubblica amministrazione il rapporto di lavoro è di lungo periodo; si sviluppano competenze specifiche che non sono assolutamente spendibili in maniera immediata altrove, quindi, riformare i concorsi dando un peso importante al merito e alle competenze diversificate - le cosiddette competenze orizzontali - sarebbe un suggerimento che mi permetto di fare. Al tempo stesso, bisognerebbe dare ai giovani - e mi pare che questo sia stato introdotto - la possibilità di fare il cosiddetto apprendistato, esattamente come accade nelle imprese private, e quindi la formazione on the job , così chiamata, alla quale assegnare un certo punteggio nel momento del concorso. Ancora, ho visto che i tetti di spesa relativi al trattamento economico accessorio possono essere superati. Questa è una buona notizia, ma il suggerimento è cercare di utilizzare le premialità per favorire il turnover che aiuta ad ampliare le cosiddette competenze e apre al lavoro in team , un concetto sconosciuto nella pubblica amministrazione dove esiste un lavoro molto individuale, un apporto professionale più o meno qualificato, però individuale. Bisogna imparare a lavorare in team , soprattutto, ripeto, in relazione alle grandi sfide del futuro, e mi riferisco alla parte della transizione digitale ed ecologica. Per misurare l'efficienza della spesa pubblica va cambiato, a mio avviso, il meccanismo sotteso ai controlli interni che funzionano - mi permetto di dire - non troppo bene. Quindi, va assolutamente ripensato il controllo esterno della Corte dei conti che, secondo me, deve essere sempre più avvicinato al modello organizzativo del Government accountability office americano. In conclusione, non devono esserci sovrapposizioni tra il Formez PA e la Scuola nazionale dell'amministrazione e faccio una raccomandazione rispetto al Piano integrato di attività e organizzazione, nella speranza che non sia un dossier insormontabile di pagine e pagine non chiare, non trasparenti e soprattutto non produttive in termini di dati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, ho sentito propositi fiduciosi e molti ringraziamenti profusi a beneficio del lavoro svolto. Sinceramente il ruolo di guastafeste non mi si addice e non mi piace neanche più di tanto, però, in questa fase e ragionando di questo provvedimento, debbo farlo, purtroppo. Il motivo è che noto in questo testo una sorta di buco abbastanza corposo che riguarda il complesso del sistema sanitario nazionale. Nel momento in cui si parla di riformare le procedure di reclutamento e di strutturazione del pubblico impiego, resta fuori la parte riguardante la sanità, che rispetto ai dipendenti pubblici, non voglio dire che sia di maggiore qualità, ma sicuramente denota maggiore rispondenza tra qualità del risultato e sforzo profuso per ottenerlo, anche in termini di costo. Rispetto alla panacea che viene richiamata tutti i giorni da tanti colleghi, ossia i fondi del PNRR, paradossalmente non si può non denunciare - lo dico anche alla collega Bini che è qui presente e che, insieme a me, è stata in Commissione sanità fino a quando ha assunto il suo nuovo incarico nel Governo - che questo provvedimento, come sapete, destina appena l'8 per cento di risorse al comparto sanità. Questo provvedimento, che non si capisce bene in quale misura agisca anche nel comparto sanità (non è chiaro e aspetteremo di vedere i decreti attuativi), semmai ci preoccupa, perché aggiunge addirittura ulteriori elementi di precarizzazione in un settore dove di tutto c'è bisogno tranne che di precarizzare ulteriormente. Nella sanità c'è bisogno di assumere. Nell'intera vicenda del Covid abbiamo assunto a tempo indeterminato poco più di 1.000 persone. Il turnover fino al 2020, per effetto dei pensionamenti e dei licenziamenti volontari (che sono stati tanti), ammonta a una cifra ampiamente superiore, sette o otto volte superiore.