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Ecco perché dobbiamo muoverci in ogni circostanza ispirati dal principio di massima precauzione, non sottovalutando alcun segnale di pericolo e sempre pronti a intervenire in modo tempestivo e proporzionale all'evoluzione della situazione epidemiologica. Discuteremo nuovamente - sia alla Camera che al Senato - con uno specifico ordine del giorno dell'eventuale proroga dello stato di emergenza. Voglio essere molto chiaro: al momento nessuna decisione è stata assunta. Dovrà riunirsi il Consiglio dei ministri e personalmente sono profondamente convinto che il Parlamento debba essere pienamente protagonista del percorso decisionale nel rapporto di fiducia che lo lega al Governo. (Applausi). Lo stesso Presidente del Consiglio mi ha ribadito la sua piena disponibilità a un ulteriore momento di confronto ad hoc sul tema con il Senato della Repubblica e con la Camera dei deputati. Con la stessa franchezza, alla luce del quadro che ho precedentemente lineato, credo risulti evidente a tutti che io non considero terminata e archiviata la fase di emergenza. Il punto aperto è discutere di quali siano gli strumenti formali più adeguati per affrontarla. Valuteremo con trasparenza - anche con il confronto con le Camere - tutte le ipotesi in campo; nessuna al momento può essere esclusa in termini sia di procedure e conseguenze giuridico-amministrative sia di temporalità. Sono personalmente convinto che lo stato di emergenza non possa che essere legato a un periodo eccezionale e limitato della vita del nostro Paese. (Applausi). Quello che ci preme è essere pronti, non avere intoppi o ritardi, poter essere tempestivi nelle procedure, come - ad esempio - le gare per i banchi o per i test sierologici in vista della riapertura delle scuole. Quello che non possiamo permetterci è non avere una macchina efficace e veloce per rispondere a ogni evenienza, perché il rischio c'è e non si può far finta di non vederlo. Credo - permettetemelo - che il tema del rapporto tra epidemia e democrazia meriti un ulteriore momento di approfondimento, anche in vista delle scelte che a breve saremo chiamati a compiere. Dinanzi alle immagini del primo impatto del Covid in Cina, alcuni osservatori hanno immaginato e anche scritto che le regole della democrazia potessero rappresentare un limite per affrontare l'epidemia e fermare il contagio e che invece i Paesi con un forte dirigismo centrale fossero naturalmente più attrezzati per affrontare l'emergenza. Penso che non sia così. Nella nostra esperienza italiana la chiave più importante per piegare la curva del contagio è stata proprio la sintonia di fondo tra le misure che abbiamo adottato e il sentire comune della popolazione, consapevole dei rischi che tutto il Paese stava correndo. Per me non è mai stata la chiave securitaria quella decisiva, ma lo sono state la persuasione e la convinzione delle persone. Penso che la democrazia e le sue regole rappresentino sempre un punto di forza, mai un punto di debolezza, e credo che queste riflessioni valgano anche per i prossimi mesi. In una fase in cui nel mondo viaggiamo al ritmo di oltre 200.000 nuovi contagi al giorno è difficile non riconoscere con linearità e trasparenza che la sfida è ancora aperta per ciascun Paese, nessuno escluso. L'ho ripetuto mille volte in questi mesi e non mi stancherò mai di ripeterlo: il virus non conosce confini regionali, nazionali e internazionali. Sono mille le strade attraverso le quali il contagio può essere importato in Italia e innescare nuovi focolai di infezione. In questo quadro il nostro obiettivo sarà garantire un giusto e proficuo equilibrio tra le preziose e incomprimibili prerogative del Parlamento e l'urgente necessità di tutelare la salute pubblica. Il Parlamento ha definito, con la conversione del decreto-legge n. 19 del 25 marzo, e poi con il decreto n. 33 del 16 maggio, un percorso, una modalità di funzionamento alla quale il Governo - come sta già puntualmente facendo - intende scrupolosamente attenersi. I commi 1 e 5 dell'articolo 2 del citato decreto-legge n. 19 definiscono con chiarezza il procedimento da seguire nell'adozione di misure di contenimento. Dentro questo sentiero la mia opinione è che sia pienamente possibile contemperare e mantenere in giusto equilibrio il diritto fondamentale alla salute, previsto dall'articolo 32 della Costituzione, e le prerogative che sempre la nostra Carta costituzionale attribuisce al Parlamento. È chiaro che l'Italia è in una fase diversa rispetto ai mesi passati: dal 4 maggio abbiamo cominciato a riaprire e a ripartire con giudizio, ma dobbiamo continuare su questa strada. Dobbiamo farlo anche per non pagare un prezzo troppo alto sui piani economico e sociale, ma ai nostri concittadini dobbiamo sempre dire una verità, una verità decisiva e importante. La prima misura, quella più forte per riavviare la nostra economia, è continuare a rispettare rigorosamente tutte le regole di prevenzione adottate, a partire da quelle relative ai nostri comportamenti individuali. Senza la sicurezza sanitaria non ci sono legge di bilancio, investimento pubblico-privato o finanziamento europeo in grado di farci recuperare il terreno perso in questi mesi. Per convivere con il virus sino al vaccino, per riaccendere tutti i motori della nostra economia e per affrontare i gravi problemi sociali che vediamo crescere nel nostro Paese non dobbiamo arretrare di un millimetro sulle misure di prevenzione. In coerenza con questa impostazione, il Governo intende adottare, a seguito di questo passaggio parlamentare, un nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che proroghi le misure attualmente vigenti fino al 31 luglio. Le principali misure sono: l'obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi; l'obbligo di rispettare i protocolli di sicurezza definiti per la riapertura dei luoghi di lavoro; il divieto di assembramenti; le sanzioni penali per chi viola l'obbligo di quarantena; il divieto di ingresso o quarantena per chi arriva da Paesi extra-UE e controlli più stringenti su aeroporti, porti e luoghi di confine. Quest'ultima misura, che ho adottato con mia ordinanza, è direttamente correlata alla grave situazione di contagio in un numero crescente di aree del mondo. La scelta è chiara: non possiamo vanificare i sacrifici fatti dagli italiani in questi mesi ed è per questo che abbiamo scelto ancora una volta la linea della massima prudenza. Il divieto di ingresso e transito in Italia riguarda a oggi chi nei quattordici giorni antecedenti ha soggiornato e transitato in tredici Paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia-Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana; sono le Nazioni che hanno un'alta percentuale di incidenza del virus in rapporto alla popolazione e una resilienza molto bassa dei sistemi di prevenzione e di controllo. Al fine di garantire un adeguato livello di protezione sanitaria sono sospesi anche i voli diretti e indiretti da e per i Paesi indicati nell'ordinanza. Aggiorneremo costantemente questa lista sulla base di un'analisi puntuale dell'evoluzione dei dati epidemiologici. Voglio inoltre ricordare che, per tutti gli arrivi dai Paesi extraeuropei ed extra-Schengen, abbiamo confermato la quarantena di quattordici giorni come misura precauzionale per evitare la diffusione del contagio.