[resaula]

tale archiviazione è sopraggiunta dal momento che "ferma l'assoluta illegittimità della prassi per cui non solo la riunione non viene celebrata, ma essa viene pure (falsamente) convocata e quindi verbalizzata, tali atti, pure essendo ideologicamente falsi, non ledono alcun interesse concreto sotteso alla previsione della redazione dell'atto conforme al vero, posto che lo stesso risultato voluto dalla norma cui acceda la verbalizzazione (falsa) è raggiunto mediante l'invio telematico degli atti del procedimento disciplinare a ciascun componente del consiglio di disciplina" e che "da ciò consegue l'infondatezza della notizia di reato, con il conseguente rigetto della opposizione e archiviazione del procedimento"; nonostante quanto detto, nulla si è fatto al fine di verificare l'illiceità di questi atti, sebbene la natura contra legem di tali fatti fosse palese; gli avvenimenti descritti risultano essere molto gravi, dal momento che si tratta della disciplina del tribunale interno della Polizia penitenziaria, di atti stilati per l'esame della condotta degli operatori del personale del Corpo di Polizia penitenziaria, a cui gli stessi possono e devono aver accesso, anche ai fini della propria difesa legale di fronte al Consiglio, come normato dallo stesso art. 16, comma 2, del decreto legislativo n. 449 del 1992, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di tali avvenimenti e della loro portata, specie considerato il fatto che i procedimenti descritti non sono nemmeno stati annullati in autotutela; quali provvedimenti o iniziative intenda assumere per conservare il prestigio e l'onorabilità dell'Amministrazione, dal momento che i direttori e i funzionari, rei di aver falsificato gli atti, sono ancora all'interno del sistema, continuano a giudicare gli Agenti della Polizia penitenziaria e alcuni hanno addirittura fatto carriera; se sia stato avviato un procedimento disciplinare a carico dei responsabili o, in caso contrario, quale sia la ragione sottostante al loro mancato perseguimento. Atto n. 4-01321 BALBONI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: con comunicato in data 19 febbraio 2019 l'Agenzia delle entrate ha reso noto che a quella data risultano 228 milioni le fatture elettroniche inviate da parte di oltre 2,3 milioni di contribuenti; la media degli invii, dunque, nel periodo dal 1° gennaio al 18 febbraio 2019, è di 2 fatture al giorno per contribuente, dato non certamente in linea con i volumi che il sistema economico nazionale dovrebbe registrare; i dati diffusi a livello geografico fotografano una situazione disomogenea, considerato che a fronte della Lombardia che guida la classifica con 81 milioni di fatture, ci sono regioni i cui numeri sono completamente diversi; tuttavia, considerato che la platea dei soggetti obbligati alla fatturazione elettronica è di oltre 4 milioni, risulta evidente che esistono quasi 2 milioni di contribuenti che continuano a restare fuori dalle nuove procedure e praticamente non fatturano; come denunciato dall'Associazione nazionale commercialisti, l'elenco del malfunzionamento e delle anomalie continua ad allungarsi con la segnalazione da parte degli utenti di nuovi problemi praticamente ogni giorno: differenza tra i dati fiscali esposti nel file " PDF", messi a disposizione dalle piattaforme private, e quelli contenuti nel file "XML"; assenza di procedure minime di controllo sul sistema SDÌ che attualmente non impedisce di duplicare erroneamente l'invio di una fattura e addirittura consente l'invio di fatture di soggetti con partita iva cessata; difficoltà nella gestione dei documenti che arrivano allo SDI, per entrambi i canali utilizzati quali SDIFTP e SDICOOP, creando problemi di allineamento con le piattaforme private e di interi file, di cui si ignora la collocazione; ritardi nella consegna delle notifiche al soggetto emittente, ben oltre il termine dei 5 giorni previsti dalla normativa (sono stati segnalati casi addirittura di 30 giorni), senza contare i ritardi e le interruzioni nel funzionamento del canale "Fatture e Corrispettivi"; a tutto questo si aggiunge la lamentata inadeguatezza dell'assistenza tecnica, sia da parte dell'Agenzia delle entrate sia delle piattaforme private, che addirittura molti utenti segnalano di non riuscire più a contattare per ricevere risposte e supporto; sul fronte privacy , come più volte evidenziato dall'associazione nazionale commercialisti, la situazione è oltremodo preoccupante, con un sistema che dimostra di non essere in grado di impedire abusi e utilizzi impropri di dati e procedure; infatti, oltre alla presenza della procedura di "Intermediario non delegato" sul canale Fatture e Corrispettivi, che praticamente permette a qualunque intermediario, anche se privo di delega, di emettere fatture a nome di soggetti terzi ignari, si registrano casi di istituti di credito che stanno ricevendo segnalazioni di frodi conseguenti al fatto che ignoti riescono ad accedere alle fatture elettroniche emesse da soggetti fornitori di servizi, società e professionisti, modificandone le coordinate bancarie. In questi casi, gli istituti stanno consigliando ai propri clienti, prima di autorizzare operazioni di pagamento, di verificare direttamente con il beneficiario la correttezza dell'Iban; in sostanza, a quasi due mesi dal debutto della fattura elettronica, l'Amministrazione finanziaria non sembra essere in grado di far fronte alle gravi criticità persistenti, che dovrebbero indurre a rivedere il sistema nel suo complesso, anziché cercare di rappresentare, con una lettura distorta di dati e statistiche, una situazione che non corrisponde affatto a quella reale, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per risolvere i gravi problemi illustrati. Atto n. 4-01322 CIRINNA' Al Ministro della salute Premesso che: con disposizione protocollo n. 0005104/19, la Direzione sanitaria dell'Asl Roma 3 ha bloccato gli ingressi nel gattile sanitario presso il canile comunale "Muratella" di Roma, disponendo altresì "l'invio per il ricovero presso strutture veterinarie esterne di tutti i casi di accertata o sospetta malattia infettiva trasmissibile - sia cani che gatti -"; nella medesima disposizione si legge che, constatata "l'inidoneità strutturale dei locali attualmente utilizzati quale gattile sanitario", deve disporsi il blocco degli ingressi poiché Roma Capitale "non ha ad oggi provveduto a individuare e allestire idonei locali da adibire a gattile sanitario"; una delle strutture sanitarie private presso la quale vengono affidati "interventi tempestivi" sarebbe, secondo quanto riportato dal quotidiano "Il Tempo" in una inchiesta del 22 febbraio 2019, di proprietà di due medici veterinari, uno libero professionista presso la gestione del canile "Muratella" e l'altro dipendente della Asl 3, presso lo stesso canile pubblico; nella predetta inchiesta giornalistica vengono riportati giudizi delle associazioni animaliste secondo le quali i servizi medico veterinari sono erogati "a singhiozzo", ma nel contempo sono stati spesi da Roma Capitale ben 47.909 euro per appena 180 giorni di servizio di un'autoambulanza per animali selvatici;