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il decreto-legge n. 116 del 2013, ha stabilito disposizioni specifiche per evitare il dissesto finanziario dei comuni italiani causati da contenziosi connessi a sentenze esecutive relative a calamità o cedimenti, istituendo un fondo apposito presso il Ministero dell'interno (art. 4), e disposizioni specifiche concernenti le vittime dell'alluvione verificatasi il 5 maggio 1998 a Sarno (art. 5); entrambe le norme richiamate possono essere ricondotte agevolmente alla medesima ratio , ovverosia la tutela del bilancio dei comuni, ivi compreso, nello specifico, il Comune di Sarno, attraverso la previsione dello stanziamento nel bilancio statale di somme volte ad evitare l'avvio delle procedure di dissesto degli enti locali a seguito del riconoscimento di debiti fuori bilancio (ai sensi dell'articolo 244 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali); tuttavia, nonostante l'intento legislativo citato, l'attivazione continua delle azioni di regresso nei confronti del Comune di Sarno, da parte della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell'interno, all'esito dei giudizi di risarcimento civile, nei quali sono gli organi dello Stato a liquidare in prima battuta le somme stabilite in via giudiziale, sembra delineare un indirizzo ben differente rispetto alla salvaguardia degli equilibri finanziari comunali; l'Avvocatura di Stato ha chiesto all'autorità giudiziaria la condanna del Comune di Sarno alla restituzione dei danni, determinata in primo grado nella misura del 25 - 33 per cento, e, a fronte di tale decisione, si è anche proposto appello al fine di far condannare l'amministrazione comunale al pagamento dell'intero risarcimento o, in alternativa, di metà (il 50 per cento) della quota stabilita; nonostante la decisione delle autorità giudiziarie sia stata indirizzata verso l'esclusione del comune dalle procedure di regresso, la medesima Avvocatura di Stato ha proposto ricorso presso la Corte di cassazione, palesando l'intenzione di non interessarsi minimamente dell'eventuale avvio della procedura di dissesto del Comune di Sarno (contribuendo con tale azione, tra l'altro, all'aggravamento dello status finanziario complessivo dell'ente, costretto ad un utilizzo non previsto di risorse liquide per la difesa in giudizio); valutato che la prospettiva del dissesto finanziario per il Comune di Sarno, laddove si perpetrasse nel procedere con azioni di regresso da parte dello Stato nei confronti dell'ente locale, sembra apparire un'eventualità non escludibile, nel contesto descritto, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quale sia la loro valutazione al riguardo; se siano state erogate, nei tempi e nei modi stabiliti, le somme stanziate in favore del Comune di Sarno per l'anno 2019 a valere sulle risorse del fondo, di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 116 del 2013, pari, a quanto si apprende dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 giugno 2020, a 2.474.213,22 euro; se vi sia la volontà di aumentare le risorse del fondo di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 116 del 2013, prorogando al contempo la scadenza stabilita dalla medesima norma, prevista, attualmente, per il 2022; se non si reputi indispensabile assumere ogni iniziativa utile, nell'ambito delle proprie competenze, per evitare che le azioni di regresso da parte degli organi statali coinvolti nei giudizi civili per il risarcimento del danno determinino l'avvio del dissesto finanziario del Comune di Sarno, esito che appare molto probabile laddove vengano reiterate le istanze di regresso, senza poter attingere a fondi statali appositamente dedicati. Atto n. 4-05762 AIMI Al Ministro dell'interno Premesso che: da tempo la città di Modena vive una situazione davvero complicata sotto il profilo della sicurezza. Periodicamente la città balza agli onori delle cronache per violenti episodi di rissa, spaccio e criminalità comune. Di recente anche l'inviato Brumotti ha acceso i riflettori sul degrado di alcune zone particolarmente problematiche, documentando una intensa attività di spaccio, anche in aree centrali; la zona della stazione, in particolare, risulta di difficile gestione per via dei frequentissimi fenomeni criminosi. Risulta all'interrogante, peraltro, che il presidio di "Strade Sicure" che qui stazionava e che aveva un forte potere deterrente, non sia più presente; di conseguenza, i ritmi legati agli interventi da parte delle forze dell'ordine, sarebbero diventati insostenibili; più volte l'interrogante, con numerosi atti di sindacato ispettivo, ha sollecitato provvedimenti tempestivi per il ripristino della sicurezza e della legalità a Modena, senza ottenere risposte esaustive, si chiede di sapere: se risulti al Ministro in indirizzo che il presidio di "Strade Sicure" non sia più presente a Modena, nell'area della stazione. In caso affermativo, per quale motivo; quali urgenti iniziative si intendano adottare per il ripristino del presidio Strade Sicure e per il rafforzamento, più in generale delle misure di sicurezza nelle aree maggiormente problematiche della città di Modena. Atto n. 4-05763 BARBONI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: la proliferazione senza limiti dei cinghiali e di tutta la fauna selvatica sta compromettendo l'equilibrio ambientale di vasti ecosistemi presenti sul nostro territorio; la presenza incontrollata dei cinghiali, non solo nelle zone agricole ma anche nei centri abitati, mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini, provocando gravi problemi ambientali, di pubblica sicurezza e di ordine sanitario; con legge 11 febbraio 1992, n. 157, e successive modifiche, sono state adottate le disposizioni per il contenimento della diffusione dei cinghiali, allo scopo di effettuare piani di prelievo selettivo senza limiti temporali; il Ministero della salute ha pubblicato, il 2 aprile 2021, il piano si sorveglianza e prevenzione per la peste suina africana, con il quale si evidenzia la necessità di adottare misure per la gestione numerica della popolazione dei cinghiali, visto che hanno un ruolo fondamentale per la diffusione del virus. Il piano, per l'anno in corso, prevede anche la sorveglianza per la PSA ma non sono inclusi i cinghiali, per i quali è prevista quindi una sorveglianza passiva, aumentando il rischio della diffusione di malattie infettive batteriche sia all'uomo che all'intero patrimonio suinicolo italiano; dai dati emersi nel piano, ogni anno in Italia vengono abbattuti dai 300.000 ai 500.000 cinghiali a fronte di una popolazione post riproduttiva che va da 800.000 ad un milione di ungulati, per i quali quindi si rende necessaria una riduzione sia numerica che spaziale; con nota congiunta del 21 aprile 2021 i Ministeri della salute, delle politiche agricole alimentari e forestali e della transizione ecologica hanno trasmesso alle Regioni un documento di indirizzo tecnico sulla gestione degli ungulati e della peste suina africana, per supportare i singoli piani e consentire l'aggiornamento continuo dei dati;