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Secondo la dottrina prevalente, il diritto di associarsi in partiti politici si configura come un'espressione particolare del più generale diritto dei cittadini di associarsi liberamente; pertanto, i limiti al diritto di associazione contenuti nell'articolo 18 (proibizione delle associazioni segrete, di carattere militare o per fini vietati dalla legge penale) sono applicabili anche ai partiti politici e non sarebbero ammissibili da parte della legge ordinaria ulteriori limitazioni oltre a quelle indicate tassativamente dalla Costituzione. Così come non sarebbe neanche possibile introdurre alcuna forma di autorizzazione, dal momento che il primo comma dell'articolo 18 prevede che tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente, «senza autorizzazione». Allo stato attuale nel nostro ordinamento i partiti sono «enti di fatto, non riconosciuti». Con l'acquisizione della personalità giuridica sarebbe assicurata una maggiore trasparenza e democraticità, attraverso una più adeguata valutazione della attività interna, nell'interesse innanzitutto degli iscritti. Quali sono le principali differenze tra i cosiddetti «enti riconosciuti» (associazioni, fondazioni e società) e gli «enti di fatto»? Una primissima differenza percepibile in termini formali tra enti dotati di personalità giuridica ed enti non riconosciuti risiede nella diversa partizione scelta dal codice civile: il titolo II del libro I del codice civile è infatti suddiviso in vari capi, dei quali i primi due dedicati alle persone giuridiche, mentre il capo III, assai scarno, è dedicato alle associazioni non riconosciute e ai comitati (articoli da 36 a 42). Alla diversa partizione del codice corrispondono regimi piuttosto differenti. Sicuramente una delle differenze più vistose consiste nel fatto che un ente diviene persona giuridica solo attraverso il riconoscimento formale, per atto pubblico, da parte dell'ordinamento statale. In questo senso, la dottrina giuridica è abbastanza concorde nel ritenere che il riconoscimento dell'autorità amministrativa abbia valore costitutivo, e non meramente dichiarativo, della personalità giuridica. Tale riconoscimento può avvenire in modi diversi, a seconda dello scopo perseguito dall'ente: il riconoscimento può avere infatti la natura di provvedimento concessorio (come nel caso degli enti senza scopo di lucro) ovvero di provvedimento normativo (come nel caso delle società di capitali). In ogni caso deve esservi un provvedimento dell'autorità amministrativa con cui avviene il riconoscimento. Fino al 2000, ai sensi dell'articolo 12 del codice civile esso avveniva con decreto del Presidente della Repubblica. Con il decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, si è previsto che il riconoscimento avvenga mediante iscrizione in un apposito registro istituito presso le prefetture. Va altresì segnalato che poiché il riconoscimento avviene sulla base dell'atto costitutivo e dello statuto, qualsiasi loro modificazione successiva deve essere approvata dall'autorità nelle stesse forme che il decreto del Presidente della Repubblica. n. 361 del 2000 ha previsto per la loro costituzione. Ai sensi dell'articolo 1, commi 3 e 4, del medesimo decreto del Presidente della Repubblica: «Ai fini del riconoscimento è necessario che siano state soddisfatte le condizioni previste da norme di legge o di regolamento per la costituzione dell'ente, che lo scopo sia possibile e lecito e che il patrimonio risulti adeguato alla realizzazione dello scopo. La consistenza del patrimonio deve essere dimostrata da idonea documentazione allegata alla domanda». Pertanto al riconoscimento -- elemento formale necessario per l'attribuzione della personalità giuridica -- sono connaturati una serie di controlli di legittimità, e talvolta anche di merito, che possono essere svolti dall'autorità amministrativa, o come vedremo, anche da quella giurisdizionale. Diverso è il sistema di pubblicità. Una volta acquisita la personalità giuridica, l'articolo 33 del codice civile già prevedeva che associazioni e fondazioni siano iscritte in un pubblico registro e che la mancata registrazione determini la responsabilità personale degli amministratori per le obbligazioni dell'ente. Diverso è anche il sistema di controlli conseguente al riconoscimento. Ai sensi dell'articolo 23 del codice civile le deliberazioni dell'assemblea dell'ente riconosciuto, contrarie alla legge, allo statuto o all'atto costitutivo, possono essere annullate su istanza dell'ente, di qualunque associato o del pubblico ministero. Forse questo è uno dei controlli più incisivi che possono essere esercitati dall'autorità giurisdizionale a fronte del riconoscimento. È lo stesso pubblico ministero che di propria iniziativa può impugnare un atto assembleare che ritenga contrario alla legge, all'atto costitutivo o allo statuto. Ai sensi poi dell'articolo 23, ultimo comma, del codice civile, l'autorità governativa può sospendere l'esecuzione delle delibere contrarie all'ordine pubblico o al buon costume. Una delle differenze sostanziali più rilevanti tra enti con e senza personalità giuridica concerne la cosidetta «autonomia patrimoniale perfetta». Negli enti riconosciuti il grado di autonomia del patrimonio dell'ente rispetto a quello dei suoi membri è massimo, e si ravvisa una completa distinzione tra il patrimonio sociale e il patrimonio degli associati. In tal senso per il singolo individuo è più conveniente essere membro di un ente dotato di personalità giuridica, perché dal punto di vista economico non si rischia se non per la parte di capitale apportato all'ente, rimanendo il patrimonio personale del tutto estraneo. Tuttavia, a fronte dei vantaggi derivanti dall'autonomia patrimoniale perfetta, la legge richiede una serie di adempimenti, dalla tenuta dei libri contabili, ad oneri di pubblicità, alla formazione del bilancio. Come abbiamo visto gli enti riconosciuti senza scopo di lucro (associazioni e fondazioni) sono sottoposti a un penetrante controllo sia ad opera dell'autorità amministrativa, sia ad opera dell'autorità giurisdizionale (F. Gazzoni, Manuale di diritto privato , Edizioni Scientifiche Italiane, XVIºed. , 2013). Essi si distinguono dagli enti non riconosciuti proprio per il sistema di pubblicità, la tenuta delle scritture contabili, i controlli volti ad assicurare la correttezza della gestione, il concreto perseguimento di uno scopo altruistico (laddove non ci sia scopo di lucro). Nulla di tutto ciò avviene per gli enti non riconosciuti, che non sono soggetti ad alcun controllo, né in sede di costituzione, né successivamente, durante la loro vita, salvo che per alcune regole generali dell'ordinamento relative a norme imperative, all'ordine pubblico e al buon costume. L'ordinamento interno e l'amministrazione delle associazioni sono rimesse agli accordi tra gli associati (articolo 36 del codice civile) che possono disciplinare anche l'estinzione, la devoluzione e la liquidazione dell'ente. Se fino a poco tempo fa i partiti erano certamente ascrivibili alla categoria degli enti non riconosciuti, alla luce di tutte le differenze sopra prospettate oggi essi sembrano difettare più dell'elemento formale del riconoscimento della personalità giuridica, che non di tutta una serie di requisiti sostanziali, tipici degli enti dotati di tale personalità.