[pronunce]

Istituti tutti, quelli ora richiamati, riferibili - secondo il rimettente - alla tipologia di reato per il quale si procede, la cui pena edittale rientrava ampiamente nei relativi limiti di fruibilità, e che non trovano, invece, alcun equivalente in rapporto al nuovo illecito amministrativo. In questa prospettiva, l'incidenza sul patrimonio di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 9.032 risulterebbe certamente maggiore di quella di un'ammenda, la cui applicazione sarebbe rimasta presumibilmente paralizzata dalla sospensione condizionale o da altri istituti. La chiara formulazione letterale delle disposizioni censurate precluderebbe, d'altronde, una loro interpretazione in senso costituzionalmente e convenzionalmente conforme. 1.4.- Le questioni sarebbero, altresì, rilevanti nel giudizio a quo. Il giudice rimettente si troverebbe, infatti, a dover applicare l'art. 9 del d.lgs. n. 8 del 2016, che gli impone di trasmettere gli atti all'autorità amministrativa, sul presupposto della retroattività delle nuove sanzioni, stabilita dal precedente art. 8: obbligo che verrebbe invece meno nel caso di accoglimento delle questioni. Quest'ultimo influirebbe, pertanto, sulla stessa formulazione del dispositivo della sentenza che definisce il giudizio, il quale si esaurirebbe nella sola assoluzione dell'imputato perché il fatto non costituisce più reato. Non verrebbe in considerazione, in senso contrario, il disposto dell'ultima parte dell'art. 9, comma 1, del d.lgs. n. 8 del 2016, secondo cui l'obbligo di trasmissione resta escluso allorché, alla data di entrata in vigore del decreto (6 febbraio 2016), il reato risulti prescritto o estinto per altra causa. Il reato di guida senza patente contestato all'imputato si è, infatti, prescritto - tenuto conto dei periodi di sospensione del decorso della prescrizione connessi a taluni dei rinvii disposti - solo il 14 ottobre 2018, e dunque successivamente alla predetta data. 2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o infondate. Secondo l'interveniente, il giudice a quo avrebbe prospettato esclusivamente dubbi sulla legittimità costituzionale delle disposizioni che rendono retroattivamente applicabili sanzioni amministrative pecuniarie per fatti già previsti come reato. L'applicazione di tali disposizioni è peraltro demandata, non già al giudice penale - il quale dovrebbe limitarsi a dichiarare che il fatto non è più previsto dalla legge come reato -, ma soltanto all'autorità amministrativa, nonché, eventualmente, all'autorità giudiziaria chiamata a pronunciarsi in sede di opposizione contro i provvedimenti sanzionatori della prima. Pertanto, unicamente il giudice dell'opposizione avverso il provvedimento sanzionatorio amministrativo potrebbe, semmai, denunciare i vizi di legittimità costituzionale oggi prospettati. Il rimettente non avrebbe indicato, per altro verso, le ragioni che lo inducono a ritenere non conforme a Costituzione la disposizione dell'art. 9, comma 1, del d.lgs. n. 8 del 2016.1.- Il Tribunale ordinario di Siracusa dubita della legittimità costituzionale di tre disposizioni a carattere transitorio contenute nel decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 8 (Disposizioni in materia di depenalizzazione, a norma dell'articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67), e segnatamente: a) dell'art. 8, comma 1, nella parte in cui prevede che la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all'art. 1, commi 1 e 5, si applichi ai fatti di guida senza patente di cui all'art. 116, comma 15, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) anche se commessi anteriormente alla data di entrata in vigore dello stesso d.lgs. n. 8 del 2016, che li ha trasformati in illeciti amministrativi; b) dell'art. 8, comma 3, nella parte in cui dispone che ai fatti commessi prima dell'entrata in vigore del decreto non può essere applicata una sanzione amministrativa pecuniaria per un importo superiore al massimo della pena originariamente inflitta per il reato, tenuto conto del criterio di ragguaglio di cui all'art. 135 del codice penale; c) dell'art. 9, comma 1, nella parte in cui stabilisce che, nei casi previsti dall'art. 8, comma 1, l'autorità giudiziaria, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, dispone la trasmissione all'autorità amministrativa competente degli atti dei procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi, salvo che il reato, alla medesima data, risulti prescritto o estinto per altra causa. Secondo il giudice a quo, le disposizioni censurate violerebbero l'art. 76 della Costituzione, per eccesso di delega. La legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili), sulla cui base il d.lgs. n. 8 del 2016 è stato emanato, non conteneva, infatti, alcuna delega espressa per l'adozione di norme transitorie, come sarebbe stato invece necessario ai fini dell'introduzione di una disciplina derogatoria rispetto al principio generale di irretroattività delle sanzioni amministrative, stabilito dall'art. 1 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale). Sarebbero violati, altresì, gli artt. 25, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, che sanciscono il principio di irretroattività della norma penale sfavorevole: principio da ritenere riferibile anche alla nuova sanzione amministrativa per la guida senza patente, in ragione del suo carattere sostanzialmente penale alla stregua dei criteri elaborati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. L'applicazione della pena dell'ammenda, prevista dalla norma incriminatrice vigente al momento della commissione del fatto, poteva essere, infatti, evitata tramite una serie di istituti, atti a determinare l'estinzione del reato o della pena, ovvero la non punibilità dell'agente (quali - secondo il rimettente - la sospensione del processo con messa alla prova, la sospensione condizionale della pena, l'affidamento in prova al servizio sociale o l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto): istituti tutti viceversa inoperanti rispetto alla nuova sanzione amministrativa pecuniaria, la quale si rivelerebbe, di conseguenza, concretamente più afflittiva. 2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha formulato due eccezioni preliminari.