[pronunce]

4.2.- Nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato ritiene che l'interpretazione del giudice a quo contrasti con il tenore letterale della disposizione censurata, che non prevede espressamente il termine a pena di decadenza, nonché con il d.lgs. n. 422 del 1997 e con il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 novembre 2000 (Individuazione e trasferimento alle regioni delle risorse per l'esercizio delle funzioni e compiti conferiti ai sensi degli articoli 8 e 12 del D.Lgs. 19 novembre 1997, n. 422 in materia di trasporto pubblico locale), che pongono a carico dello Stato la copertura dei disavanzi maturati. L'Avvocatura generale dello Stato fa notare che, ai sensi dell'art. 145 della legge n. 388 del 2000, cui la disposizione censurata rinvia, gli oneri destinati a rimanere a carico dello Stato includono i disavanzi maturati fino al 31 dicembre 2000, ivi compresi gli oneri per il trattamento di fine rapporto. Il termine quinquennale di prescrizione di tali obbligazioni decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro (art. 2948 cod. civ. ). Era quindi possibile che, alla data del 31 agosto 2005, non fossero ancora stati azionati tutti i debiti per i trattamenti di fine rapporto, riferiti a periodi antecedenti il conferimento. Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, la disposizione impugnata si limiterebbe a dettare soltanto le modalità procedurali per la definizione delle istanze depositate fino al 31 agosto 2005. Essa non inciderebbe sul diritto delle aziende subentrate alle ex gestioni commissariali di ottenere il rimborso dei pagamenti anche successivi a tale data, riferibili ad oneri maturati nella gestione antecedente al 31 dicembre 2000.1.- La Corte di appello di Roma ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 31 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4 (Misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione), convertito, con modificazioni, nella legge 9 marzo 2006, n. 80. La disposizione censurata prevede che «Le regolazioni debitorie dei disavanzi delle ferrovie concesse e in ex gestione commissariale governativa, comprensivi degli oneri di trattamento di fine rapporto maturati alla data del 31 dicembre 2000, previste dall'articolo 145, comma 30, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, si intendono definite nei termini delle istruttorie effettuate congiuntamente dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dal Ministero dell'economia e delle finanze a seguito delle comunicazioni effettuate e delle istanze formulate dalle aziende interessate entro il 31 agosto 2005». Ad avviso del giudice a quo, tale disposizione violerebbe, in primo luogo, l'art. 3 della Costituzione, per l'ingiustificata discriminazione che si determinerebbe tra quei soggetti che, pur non essendo vincolati al rispetto di alcun termine per la presentazione di istanze o comunicazioni ai fini del rimborso, per mera casualità le avessero presentate entro il termine previsto dalla disposizione censurata, e quei soggetti che, invece, non lo avessero fatto. Sarebbero violati anche l'art. 97 Cost. ed il principio di buon andamento ed imparzialità dell'azione amministrativa, per la lesione del legittimo affidamento sorto in capo agli aventi diritto. 2.- In via preliminare, va esaminata l'eccezione di inammissibilità formulata dall'Avvocatura generale dello Stato. Ad avviso di quest'ultima, il rimettente avrebbe omesso di esplorare la possibilità di dare un'interpretazione costituzionalmente orientata del censurato art. 31. L'eccezione non è fondata. Il rimettente si è fatto carico dell'onere di sperimentare un'interpretazione conforme, attribuendo rilievo, ai fini del rispetto del termine introdotto dalla disposizione censurata, oltre che a specifiche istanze di rimborso, anche alle generiche "comunicazioni" o "segnalazioni", comunque riferite alla regolazione dei disavanzi. Tuttavia, ad avviso del giudice a quo, tale considerazione non sarebbe risolutiva, poiché nel caso in esame prima della scadenza del termine non sono state inviate comunicazioni o segnalazioni riferite ai disavanzi da regolare, tali da consentirne la definizione. Non è praticabile, d'altra parte, l'interpretazione, suggerita dalla stessa Avvocatura generale dello Stato, secondo la quale dall'inosservanza del termine non discenderebbe l'estinzione del credito restitutorio. Essa contrasta sia con il tenore letterale della disposizione censurata («Le regolazioni debitorie [...] si intendono definite [...] a seguito delle comunicazioni effettuate e delle istanze formulate [...] entro il 31 agosto 2005»), sia con la dichiarata ratio di contenimento della spesa pubblica, risultante anche dalla relazione illustrativa al disegno di legge di conversione del d.l. n. 4 del 2006. È significativo, a questo riguardo, che questa stessa interpretazione non sia stata condivisa né dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che sulla ritenuta tardività della richiesta ha fondato il rifiuto di procedere al rimborso, né dalla stessa Avvocatura generale dello Stato in entrambi i gradi del giudizio di merito, in cui si è opposta alla domanda attrice proprio sulla base della natura perentoria del termine. Appare pertanto corretta la premessa del rimettente, secondo il quale l'univoco tenore letterale della norma censurata preclude un'interpretazione adeguatrice, che deve pertanto cedere il passo al sindacato di legittimità costituzionale (ex plurimis, sentenze nn. 258, 82 e 42 del 2017, n. 95 del 2016). 3.- Nel merito, la questione è fondata in riferimento all'art. 3, primo comma, Cost. La disposizione censurata, in vigore dal 12 gennaio 2006, ha previsto la definizione dei disavanzi delle ferrovie concesse e in ex gestione commissariale governativa nei termini delle istruttorie effettuate a seguito delle comunicazioni e delle istanze formulate entro il 31 agosto 2005. Introducendo un termine per la presentazione delle istanze, è stato innovato il meccanismo attraverso il quale lo Stato aveva sino ad allora provveduto al ripianamento del disavanzo maturato alla data del conferimento di funzioni in materia di trasporto pubblico locale, realizzato in base al decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422 (Conferimento alle regioni ed agli enti locali di funzioni e compiti in materia di trasporto pubblico locale, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59). Va inoltre evidenziato, che in base all'art. 8, comma 6, dello stesso d.lgs. n. 422 del 1997, nell'ambito dei disavanzi maturati alla data del conferimento di funzioni erano ricompresi anche gli oneri per il trattamento di fine rapporto. Tale inclusione è stata poi confermata dall'art. 145, comma 30, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)», e infine dalla disposizione censurata.