[pronunce]

, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della L. 15 marzo 1997, n. 59), come modificato dall'art. 7 della legge 21 luglio 2000 n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa), che attribuiva al giudice amministrativo la giurisdizione ove si fosse in presenza dell'esercizio di potestà pubblicistiche, ancorché incidenti su diritti e sulle connesse domande risarcitorie; in conclusione, qualora la lesione di detti diritti sia allegata come effetto di un comportamento illegittimo perché omissivo dell'adozione dei provvedimenti necessari per prevenire, impedire, rimuovere l'abbandono dei rifiuti sulle strade, la relativa controversia rientrerebbe nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Particolare rilievo assumerebbe la citata ordinanza della Corte di cassazione n. 22009 del 2017, resa in una controversia simile a quella oggetto del processo principale. In quel caso si trattava del risarcimento dei danni causati dall'incendio di due cassonetti per i rifiuti solidi urbani collocati nei pressi di un'abitazione privata, la cui proprietaria aveva citato il Comune in quanto responsabile da cosa in custodia ai sensi dell'art. 2051 cod. civ. La Suprema Corte avrebbe riconosciuto la giurisdizione del giudice amministrativo identificando la causa petendi «nella congiunta circostanza della pericolosità della collocazione dei cassonetti a ridosso della casa di abitazione e nell'inerzia della P.A. a dispetto delle segnalazioni in merito inviate». Rilevante sarebbe, in particolare. il fatto che la «malaccorta gestione [...] dei manufatti necessari al ciclo di raccolta dei rifiuti» coinvolgerebbe l'esercizio del potere autoritativo nell'organizzazione del servizio pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. Così individuata, la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo presenterebbe un'ampiezza «indiscriminata [...], idonea a comprendere pure le fattispecie in materia di diritti ai sensi dell'art. 2051 cod. civ.». 1.3.- Il giudice a quo ravvisa la rilevanza delle questioni nella circostanza che il diritto vivente non consentirebbe «soluzioni ermeneutiche diverse da quelle elaborate dalla Suprema Corte di Cassazione» circa la spettanza al giudice amministrativo della controversia al suo esame. In conseguenza di ciò e in accoglimento dell'eccezione formulata dalla convenuta, il Tribunale stesso dovrebbe dichiarare il proprio difetto di giurisdizione. Secondo la citata giurisprudenza di legittimità - da cui il rimettente afferma di non potersi discostare - l'esistenza di un nesso ineliminabile tra la domanda di risarcimento del danno ai sensi degli artt. 2043 e 2051 cod. civ. e la prospettata gestione malaccorta dei rifiuti attrarrebbe la controversia all'ambito di applicazione dell'art. 133, comma 1, lettera p), cod. proc. amm. In ogni caso, ove anche non si fosse in presenza di un vero e proprio diritto vivente, l'assai probabile rischio di riforma da parte del giudice di ultimo grado di un'eventuale pronuncia dissenziente giustificherebbe, ad avviso del rimettente, la proposizione della questione come unica via idonea a impedire l'applicazione di una disposizione costituzionalmente illegittima (è citata la sentenza n. 240 del 2016). Infatti, «se il giudice non si determinasse a sollevare la questione di legittimità costituzionale, l'alternativa sarebbe dunque solo adeguarsi ad una interpretazione che non si condivide o assumere una pronuncia in contrasto, probabilmente destinata ad essere riformata». Ciò che escluderebbe l'inammissibilità della questione per richiesta di avallo interpretativo (è citata la sentenza n. 1 del 2021). 1.4.- Quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo osserva che l'art. 133, comma 1, lettera p), cod. proc. amm., come interpretato dalla Corte di cassazione, attribuirebbe al giudice amministrativo anche le controversie risarcitorie derivanti, come nella fattispecie oggetto del processo principale, da comportamenti omissivi posti in essere in via di mero fatto, quale l'omessa rimozione o l'omessa custodia dei rifiuti abbandonati sulle pubbliche strade, che abbiano causato la lesione di diritti costituzionalmente garantiti, come il diritto alla salute. Così statuendo, la disposizione censurata violerebbe gli artt. 3, 24, 25, 100, primo comma, 102, 103, primo comma, 111 e 113, primo comma, Cost. In base alle sentenze n. 204 del 2004 e n. 191 del 2006 di questa Corte, infatti, l'art. 103, primo comma, Cost. non attribuisce al legislatore un'assoluta e indiscriminata discrezionalità nell'assegnare al giudice amministrativo materie in regime di giurisdizione esclusiva, ma solo il potere di indicare «particolari materie», in cui lo stesso giudice conosce anche posizioni di diritto soggettivo. Tali materie devono essere «particolari» nel senso che in esse deve comunque venire in evidenza l'esercizio di poteri pubblici, sia tramite atti unilaterali e autoritativi, sia tramite moduli consensuali, sia infine tramite semplici comportamenti, purché sempre riconducibili, anche «mediatamente», all'esercizio di un potere pubblico. In applicazione di tali principi, le controversie meramente risarcitorie, riguardanti la responsabilità dell'ente pubblico ai sensi dell'art. 2051 cod. civ. (similmente a quelle, ad esempio, attinenti ai danni da "insidia" o "trabocchetto" sul manto stradale), non potrebbero rientrare nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. In questi casi, la domanda giudiziale, anche se in apparenza diretta a censurare implicitamente l'attività dell'amministrazione custode del bene (secondo l'esempio fatto, la cattiva manutenzione stradale), non comporterebbe «alcuna intromissione nel potere amministrativo», giacché il danneggiato si limita a chiedere il risarcimento dei danni cagionati dalla cosa in custodia dell'amministrazione e non la condanna della stessa amministrazione a eliminare la causa dell'evento lesivo (la "insidia" o il "trabocchetto" sul manto stradale, sempre secondo l'esempio fatto). La Corte di cassazione, invece, avrebbe finito per interpretare il termine «mediatamente», di cui all'art. 133, comma 1, lettera p), cod. proc. amm., come sinonimo di «indirettamente», facendo rientrare nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo anche controversie che non coinvolgono il pubblico potere, sulla base del semplice dato che «un danno, quand'anche riconducibile allo schema dell'art. 2051 cod. civ. , nel suo complesso [è] ascrivibile alla malaccorta gestione» dei rifiuti (ordinanza n. 22009 del 2017).