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Se da un punto di vista generale, infatti, si vuole favorire senza inutili aggravi l'immissione nel mondo del lavoro di personale qualitativamente formato, in termini più limitati e circoscritti tale velocizzazione si intende che debba avvenire ridefinendo il presupposto interno stesso, tipologico del sistema di istruzione e formazione tecnica superiore nel suo complesso, con precisi obiettivi e finalità quale elemento attuativo del Piano nazionale di ripresa e resilienza. I principali interventi della proposta che ci accingiamo a votare sono dunque organici al quadro delineato dal PNRR e frutto della convinzione comune a tutte le forze politiche che il sistema ITS debba essere rinforzato, migliorato e consolidato anche in virtù di un dato estremamente confortante in termini di sbocchi lavorativi per gli studenti. Con le modifiche apportate, quindi, gli istituti tecnici superiori italiani diventano istituti tecnologici superiori o più brevemente ITS Academy. Scusatemi, ma a tale proposito faccio un'osservazione personale, poiché si tratta di una scelta semantica che è stata criticata da qualcuno per la sostituzione della parola "tecnici" con "tecnologici", e per l'ennesima importazione di un termine inglese con il quale comunque viene messa in evidenza l'affinità di questi percorsi con quelli di alta specializzazione professionale attivati negli ultimi anni in molte aziende anche italiane ed egualmente denominati academy . Quindi, mi sono voluta trovare una giustificazione all'uso del termine anglofono. Nati una decina di anni fa, gli ITS formano tecnici superiori in sei aree tecnologiche considerate strategiche per la nostra economia: l'efficienza energetica, la mobilità sostenibile, le nuove tecnologie della vita, le nuove tecnologie per il made in Italy (quindi servizi alle imprese, agroalimentare, casa, meccanica e moda), le tecnologie dell'informazione e della comunicazione e, infine, le tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e del turismo. Gli ITS sono attualmente circa centodieci in tutta Italia. Si tratta in realtà di fondazioni delle quali fanno parte scuole, università, enti di ricerca, aziende del territorio ed enti locali. L'ultimo istituito in ordine di tempo è l'ITS aeronautico di Ragusa. Purtroppo nell'istruzione tecnica superiore post diploma l'Italia è piuttosto indietro rispetto ad altri Paesi europei. Altri colleghi che mi hanno preceduto hanno già riportato alcuni dati. Consideriamo, ad esempio, che a fronte dei 750.000 studenti in Germania e 530.000 in Francia, nel nostro Paese se ne contano appena 18.000. Peraltro, mi fa piacere sottolineare che l'83 per cento dei casi trova lavoro entro un anno e sostanzialmente in linea con gli studi, i propri interessi e le competenze acquisite proprio negli ITS. Tuttavia, lo spostamento del baricentro di questi percorsi dalla scuola al mondo delle imprese li rende più vicini a quelli tedeschi, grazie anche alla maggiore solidità finanziaria dei nuovi ITS, legati non più ai bandi, ma a una programmazione triennale dell'offerta formativa e all'utilizzazione degli 1,5 miliardi in cinque anni previsti appunto dal PNRR per implementarne il numero di corsi. Decisivo è il maggior peso assunto dalle imprese nella gestione del nuovo modello degli ITS, considerando che la presidenza delle fondazioni sarà di norma espressione delle imprese fondatrici e partecipanti e non più della scuola. Almeno il 60 per cento del monte ore complessivo delle docenze dovrà provenire dal mondo del lavoro e il 35 per cento delle attività sarà rappresentato da stage e tirocini aziendali anche all'estero. Per le imprese che investono nei nuovi ITS è previsto un credito d'imposta del 30 per cento, che può salire fino al 60 se l'erogazione avviene nelle Province con maggiore tasso di disoccupazione. Non meno del 30 per cento delle risorse messe a disposizione dal Ministero dell'istruzione sarà assegnato agli ITS a titolo di quota premiale, tenendo conto della percentuale dei diplomati e della coerenza del tasso di occupazione con il percorso formativo svolto. Molti sono i benefici connessi, ma non sono mancate le critiche. Qualcuno ad esempio ha voluto vedere nelle modifiche apportate in Senato un oggettivo peggioramento del disegno di legge che delineerebbe un sistema terziario di istruzione forse un po' troppo piegato a una logica esclusivamente aziendalistica. Vedremo nel prosieguo delle attività degli ITS in realtà che cosa accadrà. C'è un celebre proverbio di origine africana che suona pressappoco così: chi corre da solo va veloce, ma chi corre con gli altri va lontano. (Applausi) . Nel caso degli ITS, per dare corso a questa riforma, per arrivare veramente lontano, occorreva trovare un punto di equilibrio, individuare un preciso punto di caduta tra le esigenze dei territori rappresentati dalle competenze regionali e la programmazione strategica nazionale, che non può prescindere da un elevato standard formativo degli ITS e dalla necessaria sottrazione alle logiche campanilistiche. Prendiamo per buoni l'impegno, il valore profondo e la volontà innovativa di questa riforma. Il voto del MoVimento 5 Stelle sarà dunque apertamente favorevole, pur con l'auspicio che al netto dei tempi e dell'effetto matrioska dei decreti attuativi che dovranno essere adottati, presto si possa giungere, dalla nebulosa che pareva un viaggio senza meta, alla compiuta certezza di una meta senza viaggio. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Istituzione del Sistema terziario di istruzione tecnologica superiore» . (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. L'applauso, senatore Mautone, era per lei, perché le comunico che ad oggi il suo è il cinquantaquattresimo intervento di fine seduta che svolge. Lei è un vero recordman. (Applausi) . Ha facoltà di intervenire. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, oggi è la giornata mondiale dei minori scomparsi istituita dall'ONU. Dati drammaticamente crescenti fotografano perfettamente la gravità della problematica. Solo in Italia, si è passati da un bambino scomparso ogni quarantotto ore nel 2018 a un bambino scomparso quasi ogni ora nel 2020 e il trend è in aumento. Di questi minori scomparsi nel nostro Paese, circa i due terzi sono stranieri. Fortunatamente, più della metà di loro però sono stati poi ritrovati. I dati più preoccupanti riguardano appunto i cosiddetti minori stranieri non accompagnati, divenuti ormai un vero fenomeno sociale. La fascia d'età più coinvolta dal fenomeno è quella adolescenziale tra i quattordici e i diciassette anni ed è legato in questo caso sovente ad allontanamenti volontari per fallimenti scolastici o per dissoluzioni familiari. Molto preoccupanti, però, sono i dati sulla scomparsa dei bambini, associata spesso quest'ultima a fenomeni migratori, che occultano traffici illeciti, acquisti di un minore su commissione, sfruttamento sessuale, fino al trapianto di organi.