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La norma cerca allora di offrire all'imprenditore che si trova in crisi incolpevole un aiuto e un soccorso che non siano quelli del fallimento o il classico portare i libri in tribunale, come purtroppo fino ad oggi sostanzialmente è stato, ma si identifica e si va a inventare la figura dell'esperto che si pone in una situazione in cui può non solo consigliare, ma anche proteggere il patrimonio dell'imprenditore, l'azienda, la continuità aziendale e ottenere il salvataggio dell'azienda e la sua ripartenza senza dover passare dal fallimento. È una norma, quanto mai provvida, che rimette al centro anche il compito delle camere di commercio che sono, a loro volta, una eccellenza del nostro Paese e che con questa norma vengono valorizzate. L'unico piccolo appunto è la speranza che il nostro ordine del giorno, che è stato accolto dal Governo, diventi poi realtà e si permetta così non solo alle camere di commercio dei capoluoghi di Regione, ma anche alle camere di commercio delle città sede di corte di appello di poter intervenire in modo efficace a sostegno delle aziende del loro territorio, attraverso un coinvolgimento diretto nei meccanismi previsti dalla norma. Dico questo perché ho presente l'esempio della mia città natale, Brescia, che è capoluogo di Provincia, sede di corte d'appello, al centro di un distretto industriale tra i più floridi del nostro Paese e che però, rebus sic stantibus , dovrebbe fare riferimento a Milano per tutto quanto riguarda le procedure previste da questa norma. La stessa cosa accade però a Lecce, altro centro di imprenditoria e altra sede di corte di appello, pur non essendo capoluogo di Regione; la stessa cosa succede a Catania e a Salerno. L'ordine del giorno che il Governo ha accolto e che speriamo diventi realtà mira a monitorare la situazione con l'impegno di rivederla tra un anno, come il sottosegretario Sisto ci ha garantito, per verificare l'opportunità di estendere anche ai capoluoghi di Provincia, sede di corte di appello, tutto quanto previsto oggi solo per le camere di commercio dei capoluoghi di Regione. In conclusione, Presidente, cari colleghi, dobbiamo continuare su questa strada. La strada non può essere quella di avere, da una parte, un aumento della fiscalità, cosa assolutamente esecrabile e non accettabile e, dall'altra, una sorta di abbandono a se stesso del tessuto imprenditoriale. Dobbiamo risollevare, sostenere e valorizzare le sorti di chi oggi - uso una parola forse eccessiva, ma spero non lo sembri - eroicamente ancora si mette a fare impresa, eroicamente ancora decide di dare lavoro, di far sviluppare un settore, di far ripartire un territorio e decide di farlo molto spesso contro tutto e contro tutti, contro un sistema fiscale, burocratico e amministrativo che sembra fatto apposta per penalizzare chiunque oggi decida di fare impresa. Il decreto-legge al nostro esame è un piccolo tassello che va nel senso giusto della storia, ma che deve essere completato dal più grande e più importante dei tasselli che è quello, da una parte, della semplificazione burocratica e, dall'altra, della semplificazione e dell'alleggerimento fiscale. Queste due misure sono indispensabili, perché non vorrei dimenticassimo in questa sede che, molto spesso, gli imprenditori vanno in crisi perché è lo Stato che non paga. Non accada mai più che un imprenditore si trova in crisi perché lo Stato non paga. È qualcosa che noi, in quest'Aula, non possiamo permettere. Ringrazio perciò i colleghi che, sia in Commissione sia in Aula, hanno votato e voteranno per questo decreto che, come ho detto, è un passo nella giusta direzione, ma è un piccolo passo. Per sostenere le nostre imprese sul piano internazionale, sul piano della ormai totale globalizzazione economica e imprenditoriale, dobbiamo fare ancora molto, ma molto di più. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, intervengo in discussione generale nell'ambito di questo importante provvedimento, adottato dal Governo lo scorso agosto al fine di introdurre misure urgenti in materia di crisi di impresa e di risanamento aziendale. La lotta alle disuguaglianze, alle iniquità e alla sperequazione sociale è stata da sempre al centro dell'azione politica del MoVimento 5 Stelle. Si tratta di un principio generale che ha animato la nostra attività dentro e fuori le aule parlamentari. Un principio che valeva già prima che la pandemia travolgesse il mondo intero e il nostro Paese e che vale ancora di più adesso, che stiamo finalmente uscendo dal periodo più buio della pandemia. Questo rappresenta per noi un concetto omnibus , che certamente va applicato a cittadini e lavoratori, ma anche e soprattutto alle nostre imprese. In questi mesi un dato è apparso molto chiaro: se si ferma il nostro tessuto produttivo, si ferma il Paese. Diverse volte sono intervenuto in quest'Aula per sottolineare l'importanza di superare velocemente e con decisione la fase più acuta della pandemia, permettendo alle nostre imprese di tornare a correre e a trainare l'economia. Soprattutto con il precedente Governo Conte, siamo riusciti a mettere in piedi un sistema che garantisse a imprese, lavoratori e professionisti ristori in tempi brevi; ma eravamo e siamo consapevoli che il miglior sussidio che lo Stato può dare all'intero tessuto produttivo è soprattutto quello di garantire le migliori condizioni possibili per favorire la crescita e la continuità delle imprese e per favorire la nascita di nuove. Nella primavera 2020, durante la fase più acuta della pandemia, non abbiamo mai abbandonato il nostro tessuto produttivo. Col decreto cosiddetto Cura Italia prima e col decreto liquidità poi, abbiamo messo a regime un imponente meccanismo per dare alle nostre imprese il sostegno necessario, meccanismo che poi è stato oliato e rimesso a punto per tutti i mesi della pandemia. Con il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e soprattutto con il piano Transizione 4.0, abbiamo innalzato il livello. Lo ripetiamo da tempo: aiutare le aziende che decidono di investire, in primis su se stesse, deve essere sempre una priorità e per noi del MoVimento 5 Stelle questo principio ha sempre rappresentato una stella polare della nostra azione politica, con buona pace di chi per anni ci ha bollato, in maniera sconsiderata, come forza politica anti imprese. Non solo: per i crediti di imposta di Transizione 4.0, siamo convinti che si debba ragionare al più presto sull'opportunità di renderli cedibili, in maniera tale da dare una ulteriori iniezione di liquidità alle nostre aziende e favorire investimenti consistenti. Insomma, un superbonus imprese, sulla scia dei grandissimi effetti benefici che sta avendo per il comparto dell'edilizia il superbonus al 110 per cento. Su questa misura, in tanti in origine avevano sollevato perplessità e dubbi, ma i numeri ci dicono che l'insistenza del MoVimento 5 Stelle aveva e ha la sua ragione d'essere. Giusto ieri, il Consiglio nazionale degli ingegneri, studiando i trend dei primi nove mesi dell'anno, ha stimato, per fine anno, impegni di spesa per 9,5 miliardi, con un valore aggiunto di oltre 19 miliardi ed effetti sul PIL per 12 miliardi. La stima più interessante riguarda, però, i nuovi posti di lavoro: