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Sul caso Diciotti è intervenuto il 12 settembre, e non prima, perché l'Aula del Senato non ha tenuto sedute nell'ultima parte del mese di agosto. Altrimenti, le comunicazioni avrebbero potuto svolgersi anche prima; si sono, però, comunque svolte nel giro dei quindici giorni successivi agli eventi. Avviandomi alla conclusione e dovendo necessariamente rinviare alle considerazioni scritte, rilevo che la memoria del ministro Salvini contiene considerazioni importanti, incluse le preoccupazioni che dal Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza (nel mese di agosto, a Ferragosto, se ne tiene una tradizionale riunione) erano emerse circa il rischio di infiltrazioni di persone, non tutte bene intenzionate, nelle varie spedizioni di immigrati clandestini. Una preoccupazione generica e generale, ma che era stata espressa tempestivamente. Ricordate tutti la discussione che si è fatta sul ruolo delle ONG, anche nella precedente legislatura. Quindi, noi riteniamo che tutto ciò (gli interventi del Presidente del Consiglio, la memoria del ministro Salvini, l'esame dei fatti, le circostanze che la legge ci invita a guardare) sia chiarissimo. Nelle memorie e nei documenti che la Giunta ha esaminato c'è anche il mandato, dato a quelli che ci hanno rappresentato nelle riunioni a Bruxelles, dove si dovevano suddividere gli immigrati e dove non sono state raggiunte intese e quindi, alla fine, è avvenuto lo sbarco. In conclusione, signor Presidente, cercheremo di aggiungere altri argomenti in sede di replica, rispondendo ai dubbi, ma noi riteniamo che il principio di bilanciamento e di compressione dei diritti rispetto alle altre preminenti esigenze sia stato pienamente rispettato. In alcune altre relazioni vedo citate sentenze della Corte costituzionale che riguardano l'articolo 68 della Costituzione. Ho visto giuristi illustrissimi confondere sui giornali l'articolo 51 del codice penale, che qui non c'entra, con l'articolo 96 della Costituzione. Ma di questo avremo tempo di scrivere e di parlare. Abbiamo raccolto una serie di gemme giuridiche veramente fenomenali, che dimostrano come non si sia valutata la questione specifica. Ma questo lo scriveremo in letteratura, quando sarà tempo. Ora, però, dobbiamo giudicare la sussistenza di questi requisiti, come la legge ci impone. Quindi, questa non una è decisione puramente politica, come qualcuno ha detto e scritto, ma una valutazione che deve fondarsi sul rispetto di quell'area grigia, dove potrebbe esserci un reato, se non ci fosse, però, un principio di interesse preminente che va a bilanciare dei comportamenti finalizzati ad attuare una politica di sicurezza. Inutile fare degli esempi sul futuro. Ho letto di tutto: ad esempio, "se chiudessero tutti i giovani in una scuola…". Ma noi giudichiamo casi concreti, non facciamo fantascienza. Quindi, la Giunta ha giudicato questa vicenda per come si è prospettata, per la sua casistica dettagliata, con lunghe riunioni dove ciascuno ha potuto prendere la parola più volte affinché, poi, l'attività istruttoria arrivasse in Aula svolta con grande serietà e precisione. Io mi auguro che non ci siano casi futuri, ma anche quelli saranno giudicati con il rigore che ogni caso deve avere. Signor Presidente, ho concluso e la ringrazio per la pazienza, ma il caso ha una sua rilevanza. Noi abbiamo scritto questa relazione, per la quale ringrazio molto gli Uffici che hanno dato una grande collaborazione in termini di competenza e di sapienza giuridica. Voglio dire anche a lei, signor Presidente, a orgoglio del Senato, che, oltre a noi senatori, che facciamo la nostra parte, gli Uffici, che fanno ricerche giuridiche e approfondimenti, sono preziosi. Noi riteniamo di aver scritto una relazione che anche ai fini futuri dell'attenzione con cui si guarderà questa vicenda, potrà rendere orgoglioso il Senato del suo lavoro e delle sue valutazioni. Confido, quindi, nei colleghi per l'approvazione della proposta della Giunta, che come relatore vi ho illustrato, di negare l'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore e ministro Matteo Salvini. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Chiedo al relatore di minoranza, senatore Grasso, se intende integrare la relazione scritta. GRASSO, relatore di minoranza . Signor Presidente, intendo integrarla e spero di avere lo stesso tempo concesso al relatore di maggioranza ai fini dell'illustrazione. Onorevoli colleghi, il tribunale dei Ministri di Catania ha ravvisato nei fatti del caso Diciotti un'ipotesi di reato e su quella chiede a quest'Assemblea se autorizzare o meno il procedimento penale nei confronti del ministro Salvini. Le conclusioni della relazione di maggioranza presentano, a mio avviso, errori di valutazione e costituiscono un precedente che, a vantaggio di tutti, è bene che non si crei. Il delitto contestato è il sequestro di persona aggravato, l'articolo 605 del codice penale che protegge, ai sensi degli articoli 2 e 13 della Costituzione, come diritto inviolabile della persona, la libertà personale, che non può sopportare alcuna restrizione «se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge». In particolare, i giudici ritengono che il ministro Salvini abbia commesso un sequestro di persona ai danni dei naufraghi della nave Diciotti con l'ordine impartito verbalmente di non farli sbarcare, violando le normative internazionali e nazionali in materia di salvataggio in mare, più ampiamente citate nella mia relazione scritta. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 19,23) ( Segue GRASSO, relatore di minoranza ). Da tale quadro normativo, emerge chiaramente l'obbligo dello Stato italiano di soccorrere le persone in pericolo in mare e di completare il coordinamento dell'evento con l'indicazione di un luogo sicuro o di una località sulla terraferma dove le operazioni di soccorso si considerino concluse. Nella sua relazione, il presidente Gasparri ha svolto, a sostegno del diniego di autorizzazione, argomentazioni, con tutto il rispetto, a mio avviso infondate, per giustificare il perseguimento di un preminente interesse pubblico rispetto alla privazione della libertà personale. Non vi erano, nel caso Diciotti, i presupposti di alcuna controversia internazionale che giustifichi il blocco dello sbarco e comunque un eventuale contenzioso fra l'Italia e Malta avrebbe dovuto essere trattato secondo le norme e le consuetudini, ad esempio attraverso un arbitrato o il ricorso alla Corte internazionale di giustizia. Ebbene, non risulta che l'Italia abbia intrapreso alcuna di queste iniziative. In realtà, le Autorità italiane chiedono ai Paesi membri dell'Unione europea di attuare una redistribuzione dei migranti a bordo della Diciotti e la relazione del presidente Gasparri individua proprio questo come l'obiettivo perseguito dal Governo, cioè il tentativo di superare il Regolamento di Dublino a favore di politiche che prevedano logiche diverse di distribuzione a livello europeo dei migranti. Questo è condivisibile e legittimo, ma trattenere esseri umani a bordo di una nave italiana per fare pressione politica sull'Europa al fine di cambiare i regolamenti, ebbene, è del tutto illegittimo.