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Si propone pertanto, come suggerito dal tavolo 6 degli Stati generali, di eliminare il requisito dell'« eccezionalità » e di sostituire il requisito della « gravità » con quello della « particolare rilevanza », ripensando il beneficio come mezzo trattamentale per « favorire il mantenimento dei rapporti con la famiglia », in riferimento all'articolo 15 della legge sull'ordinamento penitenziario. Inoltre, poiché l'istituto dei permessi non appare del tutto idoneo alla funzione trattamentale, in quanto comunque destinato a rispondere a situazioni, seppure riconducibili al contesto familiare, estemporanee e contingenti, l'articolo 3 della proposta di legge risponde alla necessità di configurare ex novo una fattispecie di permesso, avente la specifica finalità di consentire all'individuo ristretto di coltivare le proprie relazioni affettive, mediante l'istituzione del « permesso familiare ». Si tratta di uno strumento sottratto a rigide preclusioni premiali di carattere soggettivo o oggettivo, come per i permessi ai sensi dell'articolo 30- ter : la durata della pena alla quale il soggetto risulta condannato non deve infatti avere carattere discriminatorio, considerato che, proprio rispetto a soggetti chiamati a scontare lunghi periodi di pena, la possibilità di un contatto più diretto con i familiari può aiutare a mantenere in concreto il rapporto affettivo. Quanto al necessario contemperamento con le esigenze di sicurezza, esso trova comunque spazio attraverso la verifica, rimessa al magistrato di sorveglianza, sulla pericolosità in concreto, caso per caso, del soggetto interessato. Per quanto riguarda l'articolo 4 della proposta di legge, si ricorda che dalla ricerca svolta è emerso come, tra le forme di contatto possibili all'interno del carcere tra il detenuto e le persone cui è legato affettivamente, quella che riscuote minor gradimento sia senza dubbio il sistema delle telefonate, che spesso avvengono all'interno della sezione, vicino ai cosiddetti camminatoi, luoghi rumorosi dove la riservatezza rimane affidata alla discrezione e sensibilità degli altri detenuti ed è spesso causa di tensione tra gli stessi. Ulteriore criticità è rappresentata poi dalle tariffe, spesso sproporzionate. Si propone pertanto una modifica all'articolo 39 del regolamento penitenziario, con l'estensione, da dieci a venti minuti, del tempo massimo di durata delle telefonate, con frequenza non inferiore a tre volte alla settimana, senza differenziazioni tra i detenuti comuni e quelli condannati per reati ostativi. È inoltre prevista la possibilità di modulare la durata delle telefonate, nell'arco della settimana, mantenendo la citata durata massima complessiva. Si stabilisce che gli apparecchi debbano essere installati in luoghi adeguati e dedicati, in numero proporzionato e sufficiente a garantire l'attuazione delle nuove disposizioni. Inoltre viene previsto che le telefonate, trattandosi di un diritto oltre che di uno degli elementi del trattamento ai sensi dell'articolo 15 della legge sull'ordinamento penitenziario e non di un servizio privato, non siano più a carico del recluso ma dell'amministrazione penitenziaria. Si propone infine l'istituzione di una o più linee telefoniche dedicate ai soli minori di anni quattordici che vogliano mettersi in contatto con i loro genitori, mentre per i detenuti in regime di massima sicurezza è stabilito che i colloqui e le telefonate non siano alternativi e che la durata delle conversazioni è prolungata a venti minuti. L'articolo 5 mira ad istituire « a regime » il collegamento audiovisivo ampiamente utilizzato in via eccezionale durante la crisi sanitaria determinata dall'emergenza epidemiologica COVID-19. Il grado di soddisfazione riscontrato su tale strumento dalla ricerca è stato molto elevato, soprattutto presso detenuti le cui famiglie abitano fuori della regione o addirittura fuori del territorio dello Stato, sebbene siano state registrate espressioni di malcontento per la differente durata dei colloqui (un'ora) e delle videochiamate (venti minuti) Si propone pertanto l'accesso al collegamento audiovisivo con tecnologia digitale, come modalità alternativa alla corrispondenza telefonica, con i due tipi di collegamento (telefonico e mediante la rete internet ), indifferentemente utilizzabili dai detenuti, anche in ragione della pari durata. Infine, all'articolo 6 sono dettate disposizioni finali relative ai tempi di attuazione del diritto alle visite, da garantire in almeno un istituto penitenziario per ciascuna regione a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge e in tutti gli istituti entro sei mesi. Aspetti finanziari Il disegno di legge prevede alcune norme che non comportano oneri finanziari, come quelle che ampliano la durata e la frequenza delle telefonate, e la tipologia di motivazioni ammesse per accedere ai permessi ai sensi dell'articolo 30 della legge sull'ordinamento penitenziario. La modifica dell'articolo 28 dell'ordinamento penitenziario, prevedendo una visita mensile da trascorrere in unità abitative appositamente attrezzate all'interno degli istituti penitenziari senza controlli visivi e auditivi, comporta la realizzazione di tali strutture. A tale scopo il disegno di legge prevede un'attuazione in due fasi: 1) una prima fase in cui si dovrà garantire il diritto alle visite in almeno un istituto per regione (venti istituti); 2) una seconda fase, dal sesto mese successivo all'entrata in vigore, in cui si dovrà garantire il diritto di visita in tutti gli istituti (quindi anche nei restanti 170 istituti). Durante la prima fase potrà essere affidata all'ufficio tecnico del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria l'attività di ricognizione delle strutture esistenti negli istituti penitenziari, in modo da individuare gli immobili da destinare all'esercizio del diritto di visita (« case dell'affettività »). Questi saranno individuati prioritariamente nell'intercinta, lo spazio tra l'area detentiva interna e le mura perimetrali, possibilmente recuperando strutture già esistenti, e modificandone la destinazione d'uso. All'attività di ricognizione seguirà quella di progettazione esecutiva dei lavori, da effettuare parimenti a cura dell'ufficio tecnico del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. I fondi per realizzare gli interventi saranno reperiti nell'ambito dei fondi del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, destinati ai lavori sugli immobili pubblici, per i quali esiste una specifica programmazione dedicata all'edilizia penitenziaria (fondi previsti per la prima volta con la legge 12 dicembre 1971, n. 1133, integrati dalla legge 1° luglio 1977, n. 404, integrati con fondi provenienti dalla Cassa delle ammende nel 2009 con il Piano carceri, riprogrammati dal decreto interministeriale del 10 ottobre 2014, e con integrazioni dal 2018 sui capitoli 1687 per la manutenzione ordinaria e 7301 per la manutenzione straordinaria).. 1 (Modifiche all'articolo 28 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e agli articoli 37 e 61 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, in materia di rapporti dei detenuti e degli internati con le famiglie)