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Un'interpretazione autentica della norma già emanata avrebbe sicuramente consentito di evitare questi equivoci. Il provvedimento interviene sulla materia delle intercettazioni, disponendo il rinvio dell'entrata in vigore della nuova disciplina per consentire i lavori necessari presso gli uffici delle procure utili all'attuazione della normativa stessa. L'auspicio è che gli uffici siano ora dotati ancora una volta di risorse economiche sufficienti e indispensabili - risorse economiche, ma anche risorse umane - per avviare la riforma, pur con le criticità che conosciamo e che erano state evidenziate all'atto dell'approvazione di quel provvedimento. Credo che questo possa anche consentire l'auspicio di una riforma organica di tutta la materia delle intercettazioni nell'ambito di quella riforma del processo che è in itinere . A questo riguardo vorrei tornare su un tema che ha suscitato numerose polemiche durante la votazione degli emendamenti. Mi riferisco all'emendamento sulla prescrizione che è stato respinto, sul quale però io mi ero espresso astenendomi. Ciò ha creato notevole confusione. Ho chiarito in Commissione, in maniera inequivocabile, che condividevo il contenuto dell'emendamento, perché lo aveva presentato il mio Gruppo, ma all'atto dell'approvazione ha specificato che non avrei potuto esprimere un parere favorevole e mi sarei astenuto. Ciò perché era intervenuto già un impegno da parte del Ministro per una revisione organica della materia. C'era un patto, che sono certo il Ministro vorrà rispettare in tempi brevi e, conseguentemente, il motivo della mia astensione è stato esclusivamente questo. Tutto ciò ha creato però non poche polemiche sui social e anche sugli organi di stampa. Continueremo però a seguire il tema della prescrizione perché, come ho detto, c'è un impegno assunto dal Ministro e noi facciamo parte di una coalizione. Non intendiamo tendere imboscate alla coalizione della quale facciamo parte e continuiamo a confrontarci a viso aperto, molto serenamente e in maniera molto proficua, per porre rimedio a quella che secondo noi è una disfunzione serissima del settore giustizia, cioè il tema della prescrizione (i fatti sono ampiamente noti). A questo riguardo, però, credo sia anche doveroso sollecitare l'immediata convocazione di un tavolo sulla giustizia da parte del Ministro, che era stata annunciata tempo addietro, per avviare il confronto di cui dicevo, volto a trovare una soluzione anche al tema della prescrizione. Un'ulteriore materia trattata nel provvedimento è l'intervento sull'ordinamento penitenziario, destinato a sopire le polemiche, talvolta strumentali, che si sono avute durante questo periodo di lockdown sulle scarcerazioni determinate dall'emergenza sanitaria. Si prevede l'acquisizione del parere richiesto dal magistrato di sorveglianza al procuratore della Repubblica del luogo ove è stata emessa la sentenza e al procuratore nazionale antimafia, assegnando un termine entro il quale questo parere deve essere rilasciato. Anche la previsione di un termine ha suscitato delle polemiche, a mio parere completamente infondate. Ieri ho sentito dire in quest'Aula che questo termine non può essere perentorio e che il parere deve essere comunque acquisito; il giudice, prima di pronunziarsi, dovrebbe attendere che arrivi questo parere. Francamente mi pare si tratti di una polemica decisamente strumentale e priva di effettiva portata; a parte il fatto che il parere non è vincolante, non possiamo dimenticare che la magistratura di sorveglianza è un organo autonomo. Si andrebbe a minare sia l'autonomia che la discrezionalità degli uffici di sorveglianza. Proseguo molto brevemente, signor Presidente; le chiederei di farmi concludere, visto che il mio intervento non è lungo. La ripresa dell'attività giudiziaria è stata fissata al 1° luglio di quest'anno. Mi auguro che l'attività riprenda a pieno ritmo, perché tante sono le richieste in questo senso, sia da parte della magistratura, che si troverà con gli uffici ingolfati, sia la parte dell'avvocatura, che vive un momento di difficoltà come credo non sia mai stato vissuto prima. Ritengo però necessario affidare ai capi degli uffici la possibilità di utilizzare tutte le risorse e tutti i mezzi necessari per l'osservanza delle norme igienico-sanitarie previste dalla legge. Un altro tema estremamente importante è quello del processo penale da remoto. Personalmente sono assolutamente contrario, essendo certissimo della necessità di mantenere l'oralità del processo, per garantire meglio il diritto di difesa. La soluzione adottata, però, mi pare possa essere accettabile, almeno per il momento, in attesa che la materia del processo penale venga riformata organicamente, come si sta facendo, perché a breve dovrebbe arrivare in Commissione il testo della riforma del processo penale. Credo sia anche doverosa un'ulteriore osservazione: probabilmente avremmo potuto fare di più, in diverse materie, in un momento così difficile per gli operatori del settore. Mi riferisco sia agli avvocati, sia ai magistrati onorari, sui quali è in corso una discussione. Avremmo potuto anche considerare favorevolmente gli emendamenti sull'istituto della mediazione e degli arbitrati; erano stati proposti degli emendamenti a mio parere molto interessanti, che avrebbero sicuramente consentito una più agevole applicazione di tali istituti, con un effetto deflattivo sul processo civile. Confidiamo che la riforma organica del processo civile ci consenta di porre rimedio anche in questa materia. Questi sono i temi generali di cui si è occupato questo provvedimento e, pure con le criticità di cui ho parlato, credo sia indispensabile rinnovare a questo Governo la fiducia già accordata al Ministro. Annuncio pertanto il voto favorevole di Italia Viva sul provvedimento in esame. (Applausi) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, oggi il Senato è chiamato a esprimersi ancora una volta sull'ennesima fiducia posta su un decreto-legge. Anzi, in realtà sono due, perché, come sappiamo, il testo del decreto-legge n. 29 è stato unito al testo del decreto-legge n. 28. E tra poche ore ne verrà posta un'altra ancora, su una materia ancora più importante, quella elettorale. Di decreto-legge in decreto-legge, e di fiducia in fiducia, il Parlamento è esautorato. Legiferare mediante decreto-legge è diventato la regola. La discussione di un disegno di legge di iniziativa parlamentare da regola è diventata un'eccezione. La vocazione autoritaria del secondo Governo Conte, peggio ancora del primo Governo Conte perché, come si sa, al peggio non c'è mai limite, è ormai evidente a tutti. Il fastidio per il confronto parlamentare è un fatto che allarma l'opinione pubblica e i cittadini, trattandosi di un vulnus molto grave alla democrazia, come dimostra anche la derubricazione dell'intervento del Premier , che ci sarà fra poco, sul Consiglio europeo a semplice informativa per evitare il voto del Parlamento. In materia di giustizia non si può comprimere la voce del Parlamento. I tempi c'erano;