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Ciò a conferma del fatto che non basta distruggere se non si crea una valida alternativa, se non si ha idea di come gestire il fenomeno migratorio, se non si concludono appositi accordi bilaterali con i Paesi di provenienza degli stranieri, ma probabilmente è proprio questo lo scopo del decreto-legge: rendere il nostro Paese respingente a tal punto da dissuadere i migranti a provare ad entrarvi. Purtroppo è una prospettiva ingannevole e illusoria che produrrà solo più clandestinità a scapito di tutti. Inoltre, l'aumento da ventiquattro a quarantotto mesi del termine per la conclusione dei procedimenti di riconoscimento della cittadinanza per matrimonio e per la c.d. naturalizzazione e la sua applicazione anche ai procedimenti di conferimento della cittadinanza in corso alla data di entrata in vigore del decreto rappresentano misure profondamente ingiuste e produrranno ulteriore frustrazione in coloro che hanno presentato una regolare richiesta già da due anni e che vedono svanire il loro sogno in modo arbitrario, a scapito di qualunque certezza del diritto. La seconda parte del decreto-legge è dedicata in modo specifico alla sicurezza, ma anche in questo caso l'insieme delle norme previste si rivelerà inefficace trattandosi nella maggior parte dei casi di norme “manifesto” e di propaganda. A fronte di misure come l'estensione dell'applicazione del Daspo e del Daspo urbano, la disciplina dell'accattonaggio e del parcheggio abusivo, non è prevista alcuna norma per favorire il controllo del territorio, per mettere in sicurezza le zone degradate delle nostre città, per affrontare e prevenire tragedie come quella che si è consumata nel quartiere di San Lorenzo di Roma, per consentire assunzioni nelle Forze dell'ordine, per permettere la diffusione capillare di sistemi di videosorveglianza, uniche risposte concrete a problemi concreti. Si dimentica – o meglio, si fa finta di dimenticare – che il problema della sicurezza è un problema la cui soluzione spetta allo Stato e non può essere delegato al cittadino, come è purtroppo convinzione di questo Governo. Anche per questo motivo, il Gruppo del Partito Democratico ha presentato un emendamento – anch'esso respinto, nonostante la sua ragionevolezza –, che prevede l'incremento degli organici delle Forze dell'ordine per i prossimi tre anni, in considerazione dei nuovi compiti relativi al prolungamento del trattenimento nei centri per i rimpatri, causati altresì dall'aumento del numero di migranti irregolari a seguito della soppressione della protezione per motivi umanitari. Le uniche norme che riguardano la mafia sono quelle che modificano il codice antimafia sulla gestione dei beni confiscati alla mafia prevedendo l'ampliamento della platea dei possibili acquirenti e la possibilità di venderli al miglior offerente. Questa scelta fa venir meno lo spirito originario della legge in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati. Lo scopo della legge era quello di confiscare i beni alla mafia per restituirli ai comuni di appartenenza affinché li utilizzassero “socialmente” e ciò ha consentito la realizzazione di processi di sviluppo locale e di crescita della coesione sociale. È importante che questa finalità non venga meno. A tal fine il Gruppo del Partito Democratico ha presentato un emendamento, approvato in Commissione, che prevede che il 10 per cento delle somme ricavate dalla vendita confluisca in un fondo, istituito presso il Ministero dell'interno, per le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni trasferiti ai comuni. L'emendamento dà una risposta, sia pur parziale, alla volontà di mantenere la finalità etica della legge. Altro grave errore è la previsione di rendere facoltativi i tavoli prefettizi sulle aziende sequestrate e confiscate e per questo motivo il Gruppo del Partito Democratico ha presentato un emendamento, anch'esso respinto. L'intero provvedimento è improntato ad una logica punitiva nei confronti dei migranti, assolutamente poco lungimirante e niente affatto risolutiva dei problemi legati al fenomeno della migrazione, considerato che solo l'integrazione, un solido sistema di accoglienza e la creazione di una cornice di diritti e di doveri per ogni migrante possono essere la risposta al fenomeno della migrazione e, non di certo, l'ingannevole e mendace promessa di allontanare dal territorio nazionale persone che richiedono protezione. Purtroppo ancora una volta questo Governo dimostra di non essere all'altezza del suo ruolo nella gestione di un fenomeno epocale come quello migratorio, facendosi in apparenza portavoce di istanze di “sicurezza” e proponendo a tal fine soluzioni illusorie, nel tentativo di piegare la realtà di una questione molto complessa a logiche di partito, senza una visione lungimirante finalizzata al benessere e alla “vera” sicurezza del Paese che non elude i problemi e la realtà, ma cerca risposte concrete e durature. Mirabelli, Parrini, Collina, Cerno e Zanda , relatori di minoranza.