[pronunce]

Il contenuto stesso della norma evoca, dunque, un «insegnamento costante di questa Corte secondo cui l'urbanistica e l'edilizia vanno ricondotte alla materia "governo del territorio", di cui all'art. 117, terzo comma, Cost.» (sentenza n. 68 del 2018; nello stesso senso, ex plurimis, sentenze n. 217 del 2022, n. 86 del 2019, n. 140 del 2018, n. 84 del 2017 e n. 233 del 2015). In tale «materia di legislazione concorrente [...] lo Stato ha il potere di fissare i principi fondamentali, mentre spetta alle Regioni il potere di emanare la normativa di dettaglio» (sentenza n. 84 del 2017; nello stesso senso, ex plurimis, sentenza n. 233 del 2015). È, pertanto, di palmare evidenza che il parametro sulla base del quale il giudice rimettente ha sollevato l'odierna questione di legittimità costituzionale - la competenza legislativa statale esclusiva in materia di «tutela dell'ambiente», ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. - non è conferente rispetto all'ambito cui è ascrivibile la disposizione censurata. Non a caso, benché il rimettente affermi di sollevare la questione di legittimità costituzionale relativamente al medesimo profilo già censurato rispetto all'art. 2, comma 2, lettera c), della legge reg. Campania n. 19 del 2017, tale assunto risulta, a ben vedere, non corretto. La sentenza n. 140 del 2018 di questa Corte non ha, infatti, accolto la questione di legittimità costituzionale con riguardo alla competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente, bensì ha dichiarato costituzionalmente illegittima la citata disposizione, in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost., relativamente ai principi fondamentali stabiliti dall'art. 31, commi da 3 a 6, t.u. edilizia, con riguardo alla materia concorrente «governo del territorio». Di conseguenza, l'inesatta individuazione del parametro, rispetto al quale il rimettente ha promosso la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 65, della legge reg. Campania n. 5 del 2013, non può non condurre a rilevare l'inammissibilità della censura. 4.- Ancor prima, sempre in rito, non può tacersi il carattere contraddittorio e inadeguato della motivazione relativa alla rilevanza della questione di legittimità costituzionale sollevata. Il rimettente, dapprima, afferma di essere investito della questione in sede di incidente di esecuzione, a partire dalla domanda di annullamento o sospensione di un ordine giudiziale di demolizione, il cui fondamento nell'ordinanza di rimessione si radica nella dichiarazione di interesse pubblico all'acquisizione conservativa del bene, a sua volta, supportata dalla legge reg. Campania n. 5 del 2013 e dal relativo regolamento, emanato in attuazione della norma censurata. Di seguito, viceversa, ritiene che la questione sia rilevante, in quanto la «eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale» della norma censurata «imporrebbe la disapplicazione dei provvedimenti comunali che hanno condotto all'acquisizione al patrimonio dell'Ente delle opere abusive di che trattasi e sulle quali pende l'ordine di demolizione della cui esecuzione si dibatte nel presente procedimento». Sennonché, è manifestamente erroneo l'assunto che giustifica la rilevanza della questione con riguardo alla possibile rimozione del provvedimento di acquisizione al patrimonio del Comune delle opere abusive. Tale acquisizione, infatti, da un lato, è fondata su presupposti del tutto indipendenti dalla disciplina impugnata; da un altro lato, e soprattutto, è imprescindibile proprio per conseguire l'obiettivo auspicato dalle istanti, vale a dire la declaratoria di pubblico interesse con destinazione dell'immobile abusivo al social housing. 5.- In conclusione, stante la evidente incongruenza del parametro sulla base del quale il rimettente ha radicato la sua censura, cui si aggiunge il carattere contraddittorio e inadeguato della motivazione sulla rilevanza, la questione deve ritenersi inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 65, della legge della Regione Campania 6 maggio 2013, n. 5, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2013 e pluriennale 2013-2015 della Regione Campania (Legge finanziaria regionale 2013)», sollevata, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, dalla Corte d'appello di Napoli, sezione quinta penale, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 novembre 2022. F.to: Daria de PRETIS, Presidente Emanuela NAVARRETTA, Redattrice Valeria EMMA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 gennaio 2023. Il Cancelliere F.to: Valeria EMMA