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Di contro, a questo trend orientato a una maggiore ricerca di expertise e professionalità oltre confine, fa da contraltare una ridotta propensione del personale di ruolo del MAECI a prestare servizio all'estero o in avvicendamento presso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari, malgrado la mobilità del personale di ruolo sia da considerarsi peculiare nella prospettiva di assicurare la corretta operatività delle sedi all'estero. Allo stato attuale, stando ai dati resi fruibili dalla Direzione generale del personale del MAECI, più della metà dei posti vacanti non verrebbe assegnata per mancanza di richieste e, nello specifico, nell'ambito dell'ultima lista ordinaria del 2019, risulta essere stato assegnato soltanto il 30 per cento dei posti-funzione richiesti per le rappresentanze estere, in un contesto generale di ridimensionamento del contingente operativo, in ragione del pregresso blocco del turn over amministrativo, che ha di fatto compromesso il fisiologico riequilibrio tra assunzioni e pensionamenti. Si assiste pertanto ad un « paradosso della rappresentanza », dove ad una domanda crescente di operatività professionale, competente, formata ed efficace corrisponde nei fatti una penuria di presenza oltre confine, motivata dallo scarso appeal che il trasferimento – soprattutto nelle sedi disagiate – suscita negli impiegati di ruolo, in considerazione dell'età media di quest'ultimi – che si aggira intorno ai 55 anni in ragione del già citato blocco del turn over – e che rende certamente più complessa la motivazione verso un eventuale spostamento, segnatamente in aree complesse sotto il profilo sociale, politico e culturale, tenendo conto che l'età media degli impiegati resisi disponibili – nel corso degli anni – a ricoprire posti-funzione all'estero è notevolmente più bassa. A tale scenario di criticità si aggiunge anche l'aspetto fiscale correlato alle procedure di trasferimento degli impiegati di ruolo, che si configurerebbe come un ulteriore deterrente per un eventuale trasferimento: infatti attualmente al dipendente viene erogato un contributo fisso per il trasferimento, che ha dei risvolti fiscali diversi rispetto all'indennità che veniva erogata fino al 2017. Il contributo comporta un incremento del reddito innescando un innalzamento della corrispettiva aliquota IRPEF applicata, con conseguente onere fiscale maggiorato in capo al dipendente. Il crollo della domanda di trasferimento comporta inevitabilmente l'incremento di posti vacanti nelle nostre sedi oltre confine e pertanto un deperimento della qualità dei servizi, nelle dinamiche di accompagnamento del business italiano oltre confine e nella capacità di ascolto e assistenza verso i connazionali, senza tralasciare i riverberi che tutto ciò potrebbe determinare sulla capacità di dialogo e di interrelazione del nostro Paese in uno scenario globale sempre più complesso. In una congiuntura delicata come quella descritta, la possibilità di individuare un meccanismo di valorizzazione delle professionalità già esistenti nel tessuto operativo delle strutture consolari, come gli impiegati a contratto di cittadinanza italiana, attraverso la loro immissione nei ruoli – oggetto di rinnovati stanziamenti di organico di cui alla suddetta norma – rappresenterebbe una soluzione pragmatica e strategica: in questa prospettiva sarebbe possibile fornire una professionalità già formata e competente sul territorio di rappresentanza, andando a colmare la conclamata vacanza di organico delle aree funzionali del MAECI e nel contempo consentendo di procedere al contenimento del contingente – previsto dalla legge – di personale assunto localmente, garantendo contestualmente la tutela dei diritti contrattuali degli stessi lavoratori a contratto, altrimenti vincolati a rigidità normative e contrattuali che ne continuano a svilire professionalità e operatività. Si evidenzia infatti che la presenza del personale a contratto in servizio presso le nostre rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari si configura come una componente inderogabile della funzionalità della rete estera in ragione della specifica capacità di far fronte a esigenze funzionali e operative altrimenti disattese: peculiare è la conoscenza della lingua, ma anche e soprattutto la conoscenza della legislazione, degli usi e dei costumi locali, degli interlocutori e delle istituzioni. Si tratta di personale non soggetto a spostamenti, con i conseguenti oneri, pertanto è in grado di offrire una operatività costante e ottimale, senza necessità di adattamenti più o meno lunghi, che nei fatti potrebbero compromettere la qualità del lavoro. Per questa ragione si è inteso, con il presente disegno di legge, riproporre la ratio della legge 21 dicembre 2001, n. 442, che disponeva il passaggio del personale a contratto della rete estera, mediante concorso riservato, nei ruoli organici del MAECI, al fine di legittimare l'integrazione nei ruoli organici di una categoria di lavoratori propensi alla mobilità, pratici delle dinamiche amministrative, conoscitori di lingue straniere e sensibili alle peculiarità e alle caratteristiche sociali, culturali ed economiche dei Paesi ove sono operativi. La riproposizione della ratio della legge n. 442 del 2001 rappresenta uno strumento attraverso cui, sia pure in maniera parziale, superare le criticità relative allo status giuridico dei dipendenti, consentendone l'integrazione nei ruoli con modalità concorsuali ad hoc , che potrebbero essere nuovamente legittimate in ragione delle suddette mutate esigenze dell'Amministrazione. Pertanto il disegno di legge in oggetto intende attuare tale meccanismo ricalcando la citata legge che, all'articolo 2, prevedeva appunto l'immissione nei ruoli organici del Ministero degli affari esteri di 200 unità di personale a contratto in servizio nelle rappresentanze della rete estera e negli istituti di cultura. Le disposizioni in oggetto vogliono pertanto attuare un intervento di opportunità legato alla contingenza, massimizzando le risorse esistenti, valorizzando le expertise già inserite nel sistema MAECI oltre confine, senza ulteriori oneri e fornendo una risposta immediata alle istanze che provengono da un'Italia sempre più protagonista nello scenario globale. A tal fine si è inteso intervenire all'articolo 1 prevedendo l'incremento della dotazione organica del MAECI e, in particolare, modificando quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 agosto 2019 con l'incremento di 200 unità appartenenti all'Area II, posizione economica F2.. 1 (Ampliamento della dotazione organica del MAECI) 1 La dotazione organica del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI), di cui all'articolo 8 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 agosto 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 del 5 ottobre 2019, con riguardo all'Area funzionale II, è incrementata di duecento unità. Il MAECI è autorizzato, per il triennio 2021-2023, ad assumere, a tempo indeterminato, mediante apposita procedura concorsuale per titoli ed esami, un contingente di personale di duecento unità da inquadrare nell'Area funzionale II, fascia retributiva F2.