[pronunce]

che il giudice a quo premette di non condividere il presupposto interpretativo su cui si fonda la sua precedente ordinanza n. 4895 del 2006, secondo cui il legislatore - aggiungendo, con l'art. 3-bis, comma 1, lettera b), del decreto-legge n. 203 del 2005, un secondo periodo al comma 2 dell'art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 - avrebbe inteso risolvere la controversa questione circa la natura, tributaria o no, della TIA, affermandone per via processuale il carattere tributario sostanziale; che, a tale proposito, la rimettente rileva che la Corte costituzionale, con le sentenze n. 335 e n. 64 del 2008, ha escluso la natura tributaria, rispettivamente, del COSAP e del canone per lo scarico e la depurazione delle acque reflue, con ciò negando che il secondo periodo del comma 2 dell'art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 valga, ex se, a determinare la natura tributaria delle prestazioni patrimoniali da esso elencate; che, a sostegno della natura non tributaria della TIA, la rimettente afferma che: a) la considerazione che un prelievo sia diretto - come la TIA - ad assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio è già stata posta dalla Corte costituzionale a fondamento della sua natura non tributaria; b) i criteri per la determinazione della TIA sono analoghi a quelli stabiliti dall'art. 117, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) per le tariffe dei servizi pubblici, le quali, a norma del comma 2 della medesima disposizione, sono definite «corrispettivo» dei servizi stessi; c) mancano, nella disciplina sulla TIA, norme riguardanti l'accertamento, le sanzioni e il contenzioso; d) la TIA è soggetta ad IVA ai sensi dell'art. 6, comma 13, della legge 13 maggio 1999, n. 133 (Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale), e del d.m. 24 ottobre 2000, n. 370, e tale soggezione è indice della volontà del legislatore di non ricondurre le quote stesse al novero di quei «diritti, canoni, contributi» che l'art. 13, paragrafo 1, primo periodo, della direttiva n. 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006 esclude in linea generale dall'assoggettamento a IVA, perché percepiti da enti pubblici «per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità»; e) l'Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 25 del 5 febbraio 2003, ha affermato che «la tariffa di igiene ambientale (TIA), configurandosi alla stregua di un "corrispettivo", nel presupposto che l'espletamento del servizio avvenga secondo regole di diritto comune, [...] deve essere assoggettata all'IVA, con aliquota agevolata del 10 per cento, come previsto dalla Tabella A, parte terza, n. 127-sexiesdecies, allegata al suddetto d.P.R. n. 633 del 1972, nel caso che trattasi della gestione di rifiuti urbani e/o dei rifiuti speciali ad essi assimilati»; f) le operazioni di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e assimilati sono svolte da soggetti che operano come imprese nell'esercizio di vere e proprie attività commerciali ed applicano e riscuotono direttamente la tariffa, con la duplice conseguenza della mancanza di un atto impositivo impugnabile e di un soggetto pubblico che possa assumere la qualità di parte in un eventuale giudizio tributario; g) il passaggio dalla TARSU alla TIA è «caratterizzato da una scelta legislativa per la privatizzazione (e spesso esternalizzazione) dei servizi, connessa ad un processo di detributarizzazione, in particolare riferito alla finanza locale (e specificamente all'area dei servizi erogati o gestiti dagli enti territoriali), in una prospettiva "federalista" nella quale si esalta il "principio del beneficio"»; h) il passaggio dalla TARSU alla TIA ha anche avuto la finalità di dare attuazione, in materia di rifiuti, al principio comunitario "chi inquina paga"; che, sulla premessa della natura non tributaria della TIA, il giudice rimettente deduce che la disposizione denunciata, attribuendo la cognizione delle controversie sulla debenza di tale prelievo ai giudici tributari, comporterebbe la creazione di un giudice speciale, vietata dall'evocato parametro costituzionale; che, a sostegno della rilevanza della prospettata questione, la Corte di cassazione afferma che il giudizio a quo ha per oggetto il regolamento di giurisdizione e che la disposizione censurata attribuisce al giudice tributario la cognizione delle controversie sulla debenza del canone per lo smaltimento di rifiuti urbani, anche se questo non ha natura tributaria, senza che vi sia spazio per un'interpretazione costituzionalmente orientata della stessa disposizione; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata; che la difesa erariale richiama, al riguardo, la sentenza della Corte costituzionale n. 238 del 2009, successiva all'ordinanza di rimessione, con la quale un'analoga questione è stata dichiarata infondata, perché le caratteristiche strutturali e funzionali della TIA disciplinata dall'art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997 «rendono evidente che tale prelievo presenta tutte le caratteristiche del tributo» e che esso «costituisce una mera variante della TARSU disciplinata dal d.P.R. n. 507 del 1993 (e successive modificazioni), conservando la qualifica di tributo propria di quest'ultima»; che, nel corso di un giudizio tributario di appello promosso dalla s.r.l. Elettrocantini di Cantini Roberto & C. nei confronti del Comune di Grosseto e (quale agente della riscossione) della s.p.a. Monte dei Paschi di Siena, la Commissione tributaria regionale della Toscana, con ordinanza depositata il 12 maggio 2009 (r.o. n. 252 del 2009), ha sollevato, in riferimento all'art. 102, secondo comma, Cost., questione di legittimità dell'art. 2, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo n. 546 del 1992 - come modificato dall'art. 3-bis, comma 1, lettera b), del decreto-legge n. 203 del 2005, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 248 del 2005 -, nella parte in cui stabilisce che «Appartengono alla giurisdizione tributaria [...] le controversie relative alla debenza del canone [...] per lo smaltimento di rifiuti urbani»; che la rimettente riferisce che la Commissione tributaria provinciale di Prato aveva respinto il ricorso della contribuente nei confronti del Comune e dell'agente della riscossione avverso una cartella di pagamento «della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) relativa all'anno 2003» e che la ricorrente aveva proposto appello;