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Tuttavia, nel caso di specie, l’ossequio al principio in argomento appare un inutile formalismo, posto che è indubbio che le donazioni di scopo non possono che essere integralmente riassegnate per il perseguimento di quello specifico fine per cui sono state erogate. D’altra parte, la necessità per la Ragioneria generale dello Stato di avere esatta contezza della consistenza di tali erogazioni può ben essere soddisfatta con altre, meno gravose, modalità (obblighi di comunicazione, di rendiconto, e via dicendo). La norma è, pertanto, volta a consentire ai funzionari delegati del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo di acquisire direttamente e utilizzare immediatamente le somme destinate a interventi specifici, mediante l’accensione di appositi conti correnti presso istituti bancari o altri soggetti autorizzati. In tal modo non si arreca alcuna lesione, dal punto di vista sostanziale, al principio di unicità del bilancio, ma si perviene unicamente all’eliminazione di una «partita di giro» assai onerosa e astrattamente lesiva, come detto, dell’interesse finanziario dello Stato, in quanto comportante, di fatto, la sostanziale rinuncia a potenziali maggiori entrate. L’articolo 37 è finalizzato ad eccettuare gli organismi collegiali operanti nei settori della tutela e della valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici e delle attività culturali dall’ambito applicativo dell’articolo 68, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e dell’articolo 12, comma 20, del decreto-legge n. 95 del 2012. La prima di tali disposizioni ha sottoposto gli organismi collegiali a una periodica verifica della perdurante utilità, mentre la seconda ha determinato l’immediata soppressione dei comitati tecnico-scientifici operanti presso il Ministero per i beni e le attività culturali, poiché il relativo iter di proroga era ancora pendente alla data di entrata in vigore del citato decreto-legge. Conseguentemente, il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici si trova ad operare in una composizione incompleta, in quanto i presidenti dei suddetti comitati dovrebbero farne parte quali membri di diritto. Peraltro, il medesimo organo è destinato a cessare, in virtù della medesima disposizione del decreto-legge n. 95 del 2012, una volta spirato l’attuale termine di proroga. Il mantenimento e la piena funzionalità del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici e dei comitati tecnico-scientifici sono indispensabili allo scopo di assicurare lo svolgimento dell’attività istituzionale del Ministero. Si tratta, infatti, di organi che hanno una composizione di altissimo profilo scientifico e che, in tale veste, rendono pareri altamente qualificati, talora obbligatori, su attività fondamentali per la stessa funzionalità del Ministero. In particolare, il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, nel quale siedono eminenti personalità del mondo della cultura, è chiamato, tra l’altro, ad esprimersi obbligatoriamente sui programmi nazionali per i beni culturali e paesaggistici e sui relativi piani di spesa annuali e pluriennali, mentre i comitati tecnico-scientifici esprimono pareri in ordine ai ricorsi amministrativi proposti ai sensi degli articoli 16, 47, 69 e 128 del codice dei beni culturali e del paesaggio, nonché in merito all'adozione di provvedimenti di particolare rilievo, quali le acquisizioni e gli atti ablatori, su richiesta del segretario generale o dei direttori generali competenti. L’esclusione del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici e dei comitati tecnico-scientifici dall’ambito applicativo della disposizione sopra citata appare dunque di fondamentale importanza, per l’Amministrazione, allo scopo di consentire agli uffici di continuare ad avvalersi, senza il ricorso ad onerose consulenze, del particolare contributo di elevato profilo scientifico svolto dai suddetti organi. La previsione normativa consente di fare salvi altresì gli organismi operanti in materia di attività culturali, i quali svolgono funzioni indefettibili ai fini della ripartizione del FUS, nonché la Commissione per la revisione cinematografica, assolutamente insostituibile nel ruolo di organo deputato ad ammettere le opere cinematografiche alla visione da parte dei minori. L’articolo 38 è volto ad assicurare la piena funzionalità degli uffici centrali e periferici del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in considerazione della grave carenza di personale esistente in particolar modo tra il personale della II Area e della III Area (archeologi, storici dell’arte, architetti, archivisti e bibliotecari, amministrativi, assistenti alla fruizione accoglienza e vigilanza), dotato di peculiare professionalità essenziale per lo svolgimento delle funzioni istituzionali svolte dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. A tal riguardo, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo farà ricorso alle graduatorie dei concorsi pubblici, banditi nel 2008, ancora in corso di validità. Il predetto intervento normativo consente di assicurare il pieno espletamento delle funzioni di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale statale secondo i principi di efficienza, razionalità ed economicità e di far fronte alle richieste di una crescente domanda culturale nell’ottica di uno sviluppo del settore, tale da renderlo più competitivo ed in grado di generare ricadute positive sul turismo e sull’economia del Paese. L’articolo 39 reca la clausola d’invarianza finanziaria dell’intero provvedimento.. TITOLO I RIASSETTO NORMATIVO E RIDUZIONE DEGLI ONERI Art. 1. (Deleghe per il riassetto normativo e la codificazione) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi al fine di provvedere al riassetto ed alla codificazione delle disposizioni vigenti nelle materie di cui agli articoli 2 e 3, nonché in quelle di cui: a) al testo unico delle leggi sui pesi e sulle misure, di cui al regio decreto 23 agosto 1890, n. 7088, e alle altre disposizioni vigenti in materia; b) alla legge 23 novembre 1939, n. 1966, in materia di società fiduciarie e di revisione, e alle altre disposizioni vigenti in materia; c) alla legge 20 marzo 1913, n. 272, e alla legge 30 maggio 1950, n. 374, in materia di borse merci, e alle altre disposizioni vigenti in materia; d) alla legge 15 aprile 1886, n. 3818, in materia di società di mutuo soccorso, e alle altre disposizioni vigenti in materia. 2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonché dei princìpi e i criteri direttivi specificatamente indicati per le singole materie di cui agli articoli 2 e 3. 3.