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Pertanto, pur essendo fermamente contrari a questa norma e a questa riforma, ci asterremo, per la politica della riduzione del danno. Cioè siamo contrari, ma se votassimo contro rischieremmo di non far approvare questo emendamento, il che aggraverebbe ancora di più la situazione. Pertanto, ci auguriamo che nel tempo necessario alla terza e alla quarta lettura ci siano un ripensamento, una presa di coscienza e l'affermazione di un principio: là dove i rappresentanti democratici non riescono a trovare una sintesi, la parola torni agli elettori; sia l'Assemblea costituente la strada maestra per cambiare la nostra Costituzione, che, nonostante i tanti anni, ancora rappresenta un baluardo di libertà e di democrazia nel nostro Paese. (Applausi) . GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi avete ascoltato la mia voce già due volte, questa è la terza, e credo sia arrivato il momento di dedicare il mio intervento unicamente ai giovani, perché considerazioni legate al ruolo delle istituzioni sono state già da me ampiamente svolte. Il provvedimento in esame ha per oggetto i giovani ed è giusto che ora siano messi loro al centro della nostra attenzione. La collega Pinotti ha toccato un tema che condivido: questo Paese sta invecchiando, sta progressivamente diventando sempre più vecchio e perdere i giovani, non avere giovani, non avere territori dove sono presenti i giovani significa precludere ogni possibilità di rilancio. A monte ci dovremmo interrogare in modo assai più attento sul perché tutto questo stia capitando, perché gli italiani stiano diventando vecchi, anziani, e perché stia venendo a mancare in questo Paese quella spinta propulsiva che solo i giovani, con il loro entusiasmo, la loro freschezza e la loro fame di vita (come disse Steve Jobs) sono in grado di portare. Ma tant'è: dobbiamo prendere atto della situazione demografica ed allora dare il voto ai diciottenni è un modo di riequilibrare questo scompenso. Per carità, è una goccia nel mare, perché dare loro il voto senza che poi possano avere gli strumenti operativi per trarne le conseguenze è un'opera a metà. Quello del « no taxation without representation » è un modello fondamentale di ogni democrazia, di cui questa frase è la pietra angolare. Diamo ai giovani la representation, ma non li mettiamo nelle condizioni di pagare le tasse, perché non hanno un lavoro. Tuttavia l'ottimo è nemico del meglio e da qualche parte dobbiamo cominciare. Inoltre la Lega, che guarda con tanto entusiasmo ai giovani, fermamente convinta che il futuro del Paese stia nelle più giovani generazioni, avrebbe voluto anche, così come ottenuto in Commissione, che venisse abbassata l'età dei candidati. Questo risultato era stato conseguito in Commissione, quindi, da questo punto di vista, la nostra apertura ai giovani è ampia e incondizionata, volta proprio a recepire quell'istanza sociale. Tuttavia è stato presentato per l'Assemblea un altro emendamento, che non condividiamo, perché vanifica quell'ampia apertura che i giovani oggi meriterebbero. Rimaniamo favorevoli - sia chiaro - all'idea che i diciottenni possano votare per il Senato, come ho detto con evidente chiarezza, ma oggi non possiamo sostenere questo provvedimento per come arriva in Aula, nella parte in cui priva i giovani della possibilità di essere eletti al Senato. Per tali ragioni sul punto, pur condividendo l'obiettivo principale di aprire ai giovani la votazione per il Senato, dichiaro che la Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione si asterrà dalla votazione del provvedimento qui in Senato. (Applausi) . MAIORINO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il disegno di legge costituzionale che ci apprestiamo a votare, com'è bene ricordare, prevede l'abbassamento dell'età per votare al Senato dai venticinque ai diciotto anni. Lo specifico perché in quest'Aula si è sentito parlare di moltissime cose, ma in realtà è solo ed unicamente di questo che si sta parlando. L'approvazione di questa piccola, ma importante modifica rappresenta la tappa di un percorso di riforme costituzionali minime e puntuali che stiamo portando avanti per la modernizzazione del nostro Paese. Intanto partiamo da un dato piuttosto significativo. L'Italia è forse l'unica tra le democrazie avanzate in cui i cittadini devono attendere i venticinque anni per poter godere del pieno diritto di voto. In tutte le altre si vota a diciott'anni, in rarissime eccezioni a ventuno. Con questo provvedimento dunque equipariamo l'età per esercitare il diritto di voto al Senato a quello della Camera, superando l'estromissione di fatto di una gran fetta di cittadini da una parte importante della vita politica, come l'elezione di noi senatrici e senatori. Rimuoviamo così una disparità sempre più anacronistica e ingiustificata, un'esclusione (concetto, quest'ultimo, che - attenzione - è sempre negativo, ancor più quando si tratta dell'esclusione da un diritto, che dovrebbe essere estremamente fondata e avere motivazioni estremamente valide e universalmente riconoscibili, che invece, in questo caso, sembrano legate ad alchimie e geometrie politiche, più che fondate nel merito). Questa esclusione, a nostro parere, determina anche un impatto numerico elevato. Alle scorse elezioni politiche del 2018 gli aventi diritto di voto alla Camera sono stati quasi 51 milioni, gli aventi diritto al Senato invece 46,5 milioni. Sono però più di trent'anni che si parla di abbassare la soglia dell'età del diritto di voto per il Senato e chi conosce la materia sa benissimo che se ne parlava già dall'inizio degli anni Ottanta con la commissione Bozzi e che il tema ha attraversato praticamente tutte le legislature, sempre arenandosi. Ecco perché è stato ed è importante approvare oggi il testo così com'era stato licenziato dalla Camera, senza ulteriori modifiche che avrebbero comportato il procrastinare dell' iter del provvedimento. È alto infatti il rischio - e le parole che abbiamo ascoltato in quest'Aula oggi ne confermano l'esistenza - che ancora una volta, come accaduto in precedenza, si finisca per lasciare quasi 5 milioni di italiani privi della possibilità di scegliere i propri rappresentanti al Senato, esclusi ancora una volta da un diritto. Spiace che qualcuno, mi riferisco in particolare al senatore La Russa, abbia voluto definire l'estensione del diritto di voto al Senato ai diciottenni come demagogia. I discorsi ascoltati oggi testimoniano il fatto che, se avessimo ritardato, molto probabilmente la riforma si sarebbe arenata. Se, da una parte, c'è la necessità di approvarla così per portarla in porto, dall'altra c'è anche un'altra ragione per cui responsabilmente abbiamo ritenuto opportuno invece soprassedere per il momento sulla riforma dell'elettorato passivo. Il MoVimento 5 Stelle ha sempre sostenuto che le riforme costituzionali debbano essere puntuali, comprensibili e condivise.