[pronunce]

che, difatti, il censurato comma 8 dell'art. 180 del codice della strada si limita, in via generale, a sanzionare – nell'ambito di una norma che disciplina il possesso dei documenti di circolazione e di guida – il contegno di chi «senza giustificato motivo non ottempera all'invito dell'autorità di presentarsi, entro il termine stabilito nell'invito medesimo, ad uffici di polizia per fornire informazioni o esibire documenti ai fini dell'accertamento delle violazioni amministrative» previste dal medesimo codice; che, per contro, è il precedente art. 126-bis, comma 2, sia a prevedere – nel caso di mancata immediata identificazione del conducente responsabile di un'infrazione stradale comportante l'applicazione della misura della decurtazione del punteggio dalla patente di guida – l'obbligo, a carico del proprietario del veicolo, di comunicare «entro trenta giorni dalla richiesta, all'organo di polizia che procede, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione», che a stabilire, in caso di omessa comunicazione, l'applicazione nei confronti del soggetto inadempiente della «sanzione prevista dall'art. 180, comma 8»; che, pertanto, l'iniziativa del giudice rimettente – diretta, in definitiva, a censurare la equiparazione, sotto il profilo delle conseguenze sanzionatorie, del contegno di chi abbia omesso «di comunicare del tutto i dati del trasgressore» e della condotta di chi confessi «di non essere in grado di fornire i dati richiesti, vuoi perché non ricorda, vuoi perché non è a conoscenza di colui che al momento della violazione conduceva il veicolo» – avrebbe dovuto indirizzarsi avverso il predetto art. 126-bis, comma 2, del codice della strada; che l'art. 180, comma 8, viene in rilievo, difatti, solo ai fini dell'identificazione del tipo di sanzione da irrogare; che ricorre, quindi, quell'ipotesi di non corretta individuazione della norma concretamente applicabile nel giudizio a quo – come conferma anche l'erroneo riferimento del rimettente ad una inesistente modificazione apportata al testo dell'art. 180, comma 8, del codice della strada – che comporta la manifesta inammissibilità della sollevata questione di legittimità costituzionale (cfr. , da ultimo, l'ordinanza n. 237 del 2005). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 180, comma 8, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevata – in riferimento agli artt. 2, 3 e 24 della Costituzione – dal Giudice di pace di Bra, con l'ordinanza di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 marzo 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 marzo 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA