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insomma, crescita. Sono tutti punti sui quali lavoriamo da un anno, e sui quali continueremo a lavorare a testa bassa; punti sui quali abbiamo ben chiara quale sia la strada da seguire. Al centro poniamo sempre i cittadini e le imprese, che, invece della parola crescita, con i passati Governi hanno solo sentito parlare di sacrifici, lacrime e sangue e recessione. Oggi diradiamo quella cappa di austerità che ha oscurato e appiattito le potenzialità del Paese negli ultimi anni. Dalla maggior parte dei media il nostro lavoro non ci viene riconosciuto, ma proseguiamo decisamente e convintamente, anteponendo a tutto l'interesse generale del Paese. (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, onorevoli membri del Governo, l'analisi di questo decreto-legge avrebbe meritato un'attenzione maggiore da parte della nostra Assemblea e delle Commissioni di merito. Abbiamo visto invece che il dibattito su questo provvedimento è stato oggetto di una compressione molto forte, com'è stato ricordato da alcuni miei colleghi, e di una trattazione limitata nelle Commissioni riunite, che non ha consentito un'analisi degli emendamenti. Questo è un problema, perché avremmo potuto dare un contributo al miglioramento di un provvedimento che, invece di stimolare la crescita, probabilmente non introdurrà elementi in grado di dare profondità a una manovra di rilancio dell'economia del nostro Paese. Si tratta di un provvedimento che ha una portata limitata, parziale e per certi versi confusa, con norme che non determineranno alcuna svolta per il sistema economico e produttivo del nostro Paese. Tra l'altro, il Paese meritava altro, in virtù anche di indicatori che mettono in evidenza la difficoltà della nostra economia: il crollo degli investimenti (meno 0,3 per cento) e dell'occupazione, il peggioramento del rapporto deficit -PIL (al 2,5 per cento) e del rapporto debito-PIL (al 133,7 per cento). Il nostro è un Paese che avrebbe bisogno di stimoli veri, mentre notiamo l'assenza della definizione di una strategia sia dal punto di vista economico che di politica industriale. Questo è un provvedimento che ha avuto una gestazione molto lunga, come veniva ricordato da alcuni miei colleghi. Il 4 e il 23 aprile il Consiglio dei ministri con due deliberazioni lo ha di fatto licenziato. Un provvedimento frutto della contraddizione molto forte tra i due principali attori di Governo, Lega e 5 Stelle, con una visione contrastante dell'idea di sviluppo che caratterizza queste due forze politiche. Il risultato è un provvedimento che, come evidenzia la relazione tecnica allegata, produrrà una spinta all'economia molto debole: lo 0,1 per cento per il 2019 e lo 0,3 per cento per il 2020. Esso impegna una quantità molto bassa di risorse: 400 milioni. Soprattutto, ci sono una serie di norme spostate molto in avanti dal punto di vista dell'entrata a regime delle stesse. Vengono ripresi alcuni provvedimenti degli anni passati (e direi meno male). Mi riferisco al rilancio di alcune norme riguardanti Industria 4.0 e alla riproposizione del superammortamento, peggiorato rispetto al provvedimento dei Governi di centrosinistra perché viene introdotto un limite di 2,5 milioni agli investimenti. Ma anche qui direi: meglio tardi che mai. È stato miope non pensare di rilanciare questo provvedimento prima della legge di stabilità, perché avrebbe consentito alle imprese di avere un anno di tempo su cui dispiegare investimenti incentivati. È stata modificata l'Ires. Anche qui avete dovuto cancellare alcuni provvedimenti che aveva messo in campo il centrosinistra - mi riferisco all'IRI e all'ACE - che favorivano la patrimonializzazione delle società e una migliore tassazione per il reddito di impresa. Avete dovuto cancellare quei provvedimenti per cancellare la nostra esperienza di Governo e avete messo un Ires a dicembre che poi oggi cambiate, introducendo un meccanismo per cui la nuova aliquota Ires andrà a regime nel 2023, di fatto non dando uno slancio attuale all'economia con una devastazione per il reddito di impresa. Inserite all'interno di questo provvedimento alcune norme che non hanno assolutamente nulla a che vedere con lo sviluppo del Paese. Mi riferisco ad esempio all'articolo 38, conosciuto da tutti noi come salva Roma. In realtà, in quell'articolo non si mette fine alla gestione commissariale della città di Roma, ma si apre una sorta di salvacondotto per i Comuni in dissesto delle città che hanno fino a 65.000 abitanti. Da questo punto di vista, credo che sia un provvedimento sbagliato, e lo dico anche da ex sindaco. Non c'è dubbio che i Comuni hanno delle difficoltà oggettive dovute anche alle modifiche della contabilità degli enti locali sopraggiunte in questi ultimi anni. Però non c'è dubbio che, a mio avviso, andava prodotta una riforma delle questioni che riguardano gli enti locali, a partire dalla contabilità e dal Fondo crediti di dubbia esigibilità, che è una tagliola per gli enti locali, costretti ad accantonare delle poste negative relative alle difficoltà nell'incasso dei tributi. Allora facciamo una riforma organica che coniughi autonomia e responsabilità ed evitiamo questo tipo di salvagenti postumi. Questo provvedimento è ancora più grave perché vengono attinte risorse dai fondi di Industria 4.0. Lo dice bene il comma 1 dell'articolo 38, in cui si evidenzia che i fondi per coprire le rate di mutui in scadenza di Comuni capoluogo delle città metropolitane in dissesto vengono presi dai fondi di Industria 4.0. Parliamo di 35 milioni per ogni anno dal 2020 al 2033: fate il conto di quante risorse vengono sottratte a questo importante provvedimento. Per non parlare della vicenda Alitalia. Anche qui si autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze ad entrare genericamente nel capitale della società, si va a cancellare il termine per la restituzione del prestito di 900 milioni che lo Stato ha fatto ad Alitalia e si copre parte di questo prestito (650 milioni) praticamente prelevando i soldi dalla cassa servizi energetici ambientali. Sostanzialmente è un balzello che andrà nella bolletta dei cittadini italiani. C'è poi il provvedimento che riguarda la riduzione dei premi INAIL; si tratta di un provvedimento gravissimo perché a regime, nel 2023, verrà fatto un taglio di 600 milioni di euro, che non è un taglio del costo del lavoro, ma una riduzione delle risorse impiegate per la sicurezza sul lavoro e la formazione che deve proteggere i lavoratori. Non è un taglio del costo del lavoro. Il taglio del costo del lavoro si fa tagliando l'Irpef. Noi lo abbiamo fatto, ad esempio, con gli 80 euro, che non sono stati una mancia, ma sono andati nelle tasche dei lavoratori italiani. (Applausi dal Gruppo PD) . Un provvedimento strutturale, che dura da cinque anni e che non avrete mai il coraggio di cancellare, perché non sapreste come spiegarlo ai cittadini. PRESIDENTE.Concluda davvero, senatore. GRIMANI (PD) . Credo che un provvedimento di questo tipo non serva al Paese; al Paese serviva uno shock molto più forte.