[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, primo comma, del regio decreto legge 19 gennaio 1939, n. 295 (Ricupero dei crediti verso impiegati e pensionati, e prescrizione biennale di stipendi, pensioni ed altri emolumenti) – convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739 –, nel testo sostituito dall'art. 2, quarto comma, della legge 7 agosto 1985, n. 428 (Semplificazione e snellimento delle procedure in materia di stipendi, pensioni ed altri assegni; riorganizzazione delle direzioni provinciali del tesoro e istituzione della Direzione generale dei servizi periferici del tesoro; adeguamento degli organici del personale dell'amministrazione centrale e del Ministero del tesoro e del personale amministrativo della Corte dei conti), promosso con ordinanza del 28 marzo 2007 dalla Corte dei conti, Sezione terza centrale d'appello sul ricorso proposto da Ghezzi Armando contro il Ministero dell'Economia e delle Finanze, iscritta al n. 652 del registro ordinanze 2007 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, n. 38, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visti l'atto di costituzione di Ghezzi Armando nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 20 maggio 2008 il Giudice relatore Paolo Maddalena; uditi l'avvocato Dario Alessandro Ricciardi per Ghezzi Armando e l'avvocato dello Stato Giuseppe Nucaro per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 28 marzo 2007, la Corte dei conti, Sezione terza centrale d'appello, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, primo comma, del regio decreto legge 19 gennaio 1939, n. 295 (Ricupero dei crediti verso impiegati e pensionati, e prescrizione biennale di stipendi, pensioni ed altri emolumenti) – convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739 –, nel testo sostituito dall'art. 2, quarto comma, della legge 7 agosto 1985, n. 428 (Semplificazione e snellimento delle procedure in materia di stipendi, pensioni ed altri assegni; riorganizzazione delle direzioni provinciali del tesoro e istituzione della Direzione generale dei servizi periferici del tesoro; adeguamento degli organici del personale dell'amministrazione centrale e del Ministero del tesoro e del personale amministrativo della Corte dei conti), «nella parte in cui assoggetta a prescrizione quinquennale non solo i ratei di pensione liquidi ed esigibili ma anche i ratei di pensione non ancora liquidi ed esigibili e, quindi, non ancora ammessi a pagamento». Nel giudizio a quo si controverte sull'appello proposto da un pensionato avverso la sentenza del Giudice unico presso la sezione giurisdizionale per la Regione Campania n. 1703 del 6 dicembre 2004, la quale, «pur affermando e riconoscendo in capo al ricorrente il diritto alla 13ª mensilità e alla indennità integrativa speciale riscossa in costanza del rapporto di servizio prestato (dal 3 luglio 1967 al 28 agosto 1998) alle dipendenze di un datore di lavoro privato, ha però dichiarato prescritti i ratei aventi scadenza anteriore ai cinque anni computati a ritroso dell'atto interruttivo della prescrizione». Il rimettente osserva, in punto di rilevanza della questione, che, «ove la norma denunciata fosse dichiarata incostituzionale, i ratei di pensione non ancora liquidi ed esigibili sfuggirebbero alla prescrizione quinquennale e resterebbero assoggettati alla prescrizione ordinaria decennale», con conseguente necessità di accogliere l'appello in tutto (se il termine prescrizionale «dovesse essere collocato, come vorrebbe l'appellante, alla data di pubblicazione delle sentenze della Corte costituzionale nn. 204 e 232 del 1992») o in parte («con una dichiarazione di prescrizione limitata ai ratei aventi scadenza anteriore al decennio, invece che al quinquennio, computato a ritroso dell'atto interruttivo della prescrizione posto in essere dall'interessato il 10 ottobre 2001, ove l'exordium praescriptionis dovesse essere collocato, come ritenuto dal giudice di primo grado, alla data di scadenza dei singoli ratei»). Quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo rileva, anzitutto, «nell'ottica di una necessaria comparazione tra le normative dei vari settori previdenziali regolanti la stessa materia», che, in riferimento alle rate delle pensioni già a carico dalle Casse amministrate dai soppressi Istituti di previdenza presso il Ministero del tesoro e «oggi erogate anch'esse dall'I.N.P.D.A.P», la prescrizione breve «si applica soltanto per le rate già ammesse a pagamento», secondo quanto stabilito dall'art. 61 del regio decreto-legge 3 marzo 1938, n. 680 (Ordinamento della Cassa di previdenza per le pensioni agli impiegati degli enti locali), convertito nella legge 9 gennaio 1941, n. 41, dall'art. 55 della legge 6 luglio 1939, n. 1035 (Approvazione dell'ordinamento della Cassa di previdenza per le pensioni dei sanitari), dall'art. 64 della legge 6 febbraio 1941, n. 176 (Ordinamento del Monte-pensioni per gli insegnanti elementari), e dall'art. 53 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 2312 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative sull'ordinamento della Cassa di previdenza per le pensioni degli ufficiali giudiziari), e ciò «in virtù della norma di interpretazione autentica» di cui all'art. 23 della legge 4 febbraio 1958, n. 87 (Riforma del trattamento di quiescenza della Cassa per le pensioni ai sanitari e modifiche agli ordinamenti degli Istituti di previdenza presso il Ministero del tesoro). Analogamente, l'art. 129 del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827 (Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale), convertito, con modificazioni, nella legge 6 aprile 1936, n. 1155, concernente i ratei delle pensioni erogate dall'I.N.P.S., prevede la prescrizione quinquennale solo per i ratei già liquidati e posti in pagamento. A tal riguardo, argomenta ancora la Corte rimettente, «vi é stato, invero, con la norma anch'essa di interpretazione autentica» di cui all'art. 11 della legge 11 marzo 1988, n. 67 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 1988), «il tentativo di estendere il termine di prescrizione breve anche alle “rate di pensione comunque non poste in pagamento”», là dove però la Corte costituzionale, con la sentenza n. 283 del 1989, ne ha dichiarato l'incostituzionalità per contrasto con gli articoli 3 e 38 della Costituzione, rilevando la irrazionalità dell'intervento normativo dopo un cinquantennio di «incontroversa applicazione della norma circoscritta alle somme già in riscossione».