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Richiama altresì l'articolo 19, che prevede la concessione di contributi finalizzati a favorire la ripresa economica delle imprese del settore turistico, dei servizi connessi, dei pubblici esercizi e del commercio e artigianato, nonché delle imprese che svolgono attività agrituristica, che siano insediate da almeno dodici mesi antecedenti agli eventi sismici nei comuni di cui all'allegato 1 ricadenti nella città metropolitana di Catania e che abbiano registrato, nei tre mesi successivi agli eventi sismici, una riduzione del fatturato annuo in misura non inferiore al 30 per cento rispetto a quello calcolato sulla media del medesimo periodo del triennio precedente. Il limite complessivo degli oneri connessi a tali contributi è di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, a valere sulle risorse disponibili di cui all'articolo 8. I criteri, le procedure, le modalità di concessione e di calcolo dei citati contributi e di riparto delle indicate risorse tra i comuni interessati sono stabiliti con provvedimenti dei Commissari straordinari, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. L'articolo 20 regola la sospensione dei termini e l'esenzione da imposte per la popolazione e i territori ricompresi nei comuni di cui all'allegato 1. In particolare si prevede che gli immobili distrutti o inagibili non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF ed IRES né al calcolo dell'ISEE, fino alla loro ricostruzione e agibilità. Gli stessi fabbricati sono esenti dall'applicazione dell'imposta municipale propria (IMU) e dal tributo per i servizi indivisibili (TASI), a partire dalla rata scadente successivamente alle date degli eventi sismici indicate nelle delibere di cui all'articolo 6, fino alla definitiva ricostruzione o agibilità dei fabbricati stessi e comunque fino all'anno di imposta 2020. Sono previsti, anche nella forma di anticipazione, i criteri e le modalità per il rimborso ai comuni interessati del minor gettito connesso alla suddetta esenzione. Si consente inoltre alle autorità di regolazione, con propri provvedimenti adottati entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, di prevedere, per i comuni di cui all'allegato 1, esenzioni dal pagamento delle forniture di energia elettrica, gas, acqua e telefonia. Infine, l'articolo prevede anche che i Commissari straordinari siano autorizzati a concedere, con propri provvedimenti, a valere sulle risorse delle contabilità speciali di cui all'articolo 8, un'apposita compensazione per garantire la continuità dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Segnala infine l'articolo 26, comma 1, che, secondo la relazione illustrativa del disegno di legge in esame, riveste particolare rilevanza per le imprese agricole. Nello specifico, il suddetto comma 1 interviene sui criteri di emanazione delle ordinanze di protezione civile e delle deliberazioni del Consiglio dei ministri, finalizzate rispettivamente alla ricognizione dei fabbisogni e all'individuazione delle modalità di concessione di agevolazioni, contributi e forme di ristoro in favore dei soggetti pubblici e privati e delle attività economiche e produttive danneggiati da eventi calamitosi. Anzitutto, si riscrive la lettera f) dell'articolo 25, comma 2, del Codice della protezione civile (decreto legislativo n. 1 del 2018), precisando che con le ordinanze di protezione civile si provvede in generale all'attuazione delle misure per far fronte alle esigenze urgenti (individuate dalla lettera e) dello stesso comma 2), potendosi quindi utilizzare lo strumento delle ordinanze non più solo per l'avvio dell'attuazione delle prime misure, come previsto dal testo previgente, ma anche per quelle successive. La lettera f) modificata prevede inoltre che, nell'ambito delle predette misure, le eventuali misure di localizzazione devono avvenire, ove possibile, nell'ambito del territorio regionale, laddove il testo previgente le collocava nell'ambito dell'intero territorio nazionale. L'ordinanza deve rispettare i criteri individuati dalla delibera del Consiglio dei ministri prevista dall'articolo 28 del Codice della protezione civile. Anche il comma 2, lettera c) , di tale articolo viene modificato, al fine di ribadire quanto già indicato in merito alla delocalizzazione possibilmente regionale. Sottolinea che la relazione illustrativa evidenzia che il suddetto articolo 26 "risponde all'urgente esigenza, manifestata dal territorio colpito dagli eventi calamitosi, di semplificare l'attuale procedura per il ristoro dei danni subiti dalle attività economiche e produttive e dal patrimonio privato, nell'ambito della cosiddetta «Fase 2»", ossia l'avvio della ricostruzione dopo la prima fase di gestione delle emergenze. Il meccanismo attuale è infatti troppo lento e farraginoso, ricevendo i soggetti danneggiati il contributo a quasi due anni dall'evento, senza che, peraltro, sia garantita la disponibilità di tutte le risorse necessarie e compromettendo così il ritorno alla normalità e la ripresa economica di privati e imprese. Con la modifica in esame, secondo la relazione illustrativa, le necessarie risorse finanziarie saranno previste direttamente dalle deliberazioni del Consiglio dei ministri, a carico del Fondo per le emergenze nazionali (FEN) di cui all'articolo 44 del Codice della protezione civile. Con riferimento alle imprese agricole, la medesima relazione sottolinea inoltre che la nuova procedura, oltre a essere più rapida, non abroga quella attuale basata sul credito d'imposta per i soggetti danneggiati che accendono mutui bancari garantiti dallo Stato, prevista dai commi da 422 a 428- ter (come modificati dall'articolo 46- bis del decreto-legge n. 50 del 2017) della legge n. 208 del 2015. Tale procedura si manterrà quindi fino ad esaurimento delle risorse ivi previste per il ristoro dei danni subiti a causa di calamità naturali pregresse o non coperte dalla disposizione di cui all'articolo 26, tra i quali sono citati espressamente i danni alle imprese agricole finora non ristorate. La relazione illustrativa evidenzia che la procedura del credito d'imposta è più agevole per le imprese agricole, atteso che sconta comunque tempistiche più lente derivanti dalla necessità di armonizzare la disciplina emergenziale con le procedure del Fondo di solidarietà nazionale (FSN) per le calamità naturali di cui al decreto legislativo n. 102 del 2004, dovendosi verificare che non vi siano sovrapposizioni contributive. L'inserimento del ristoro per le imprese agricole anche nell'ambito della procedura del credito d'imposta, operato con il decreto-legge n. 50 del 2017, derivava del resto dalla constatazione che le risorse del FSN risultano annualmente del tutto insufficienti a coprire i fabbisogni dei danni occorsi alle imprese agricole in conseguenza di calamità naturali. Il seguito dell'esame è quindi rinviato.