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Legge quadro in materia di tutela e sostegno della famiglia naturale. Onorevoli Senatori. -- La scelta dei nostri padri costituenti sulla famiglia è stata chiara con l'inserimento di essa negli articoli 29, 31 e 37 della Carta fondamentale. Una scelta, in un certo senso, in controtendenza rispetto al passato. Lo Statuto albertino, infatti, non contemplava affatto la famiglia, lo Stato liberale la considerava solo per gli aspetti patrimoniali, relegandola ad un puro istituto di diritto privato, mentre durante il periodo fascista aveva assunto importanza solo in quanto funzionale al regime stesso. I nostri padri costituenti, invece, hanno voluto attribuire alla famiglia un’importanza ed un ruolo primordiale rispetto allo Stato, riconoscendole la funzione essenziale di riprodurre la società. Una società senza figli è una società senza futuro. La procreazione naturale è, quindi, condicio sine qua non per la concreta sopravvivenza della società medesima. Ecco perché lo Stato deve farsi garante della famiglia naturale, proprio in osservanza del dettame costituzionale. I nostri padri costituenti hanno volutamente operato una scelta tra la famiglia fondata sul matrimonio e le altre tipologie di unioni tra persone. È questo un principio fondamentale innegabile che non può oggigiorno essere sovrapposto né tantomeno stravolto da esigenze circostanziali. Se, infatti, ai sensi dell'articolo 30 della Costituzione, i figli sono sempre tutelati, anche se nati fuori dal matrimonio, è altrettanto cogente il principio per cui la Repubblica riconosce i diritti della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, ed è suo compito agevolare e sostenere la formazione di questa unione familiare. In un tempo in cui sembrano prevalere le unioni libere, i divorzi, le coppie di fatto, ma soprattutto la sfiducia verso i legami «per tutta la vita», la domanda da porsi è cosa e quanto finora ha fatto la classe politica alla guida del Paese per attuare la volontà dei nostri padri costituenti, svolgendo quel ruolo fondamentale di sostegno e di aiuto dello Stato alla famiglia. Secondo noi ben poco, ecco perché i dati demografici denunciano una «nascita zero», il rischio di invecchiamento precoce della nostra società ed il pericolo che gli italiani siano destinati a scomparire sotto le ondate di flussi migratori. Secondo gli ultimi dati ISTAT, al 1º gennaio 2016 si è registrato sulle nascite il nuovo minimo storico dall'Unità d'Italia, confermando il 2015 (con 488.000 nascite, 15.000 in meno rispetto all'anno precedente) il quinto anno consecutivo di riduzione della natalità. Non solo. Gli stessi dati ci dicono che in Italia su 60 milioni 656 mila residenti, gli stranieri rappresentano l'8,3 per cento della popolazione totale (5.054.000), pertanto la popolazione di cittadinanza italiana è scesa a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179.000 residenti. Non meno sconfortanti sono i dati sulle unioni coniugali. Secondo l'ultimo report Istat dello scorso novembre 2015, nel 2014 sono stati celebrati in Italia circa 189.765 matrimoni, circa 4.300 in meno rispetto all'anno precedente, ed a diminuire sono soprattutto le celebrazioni tra sposi di cittadinanza italiana (da 185.749 nozze del 2008 si è passati a 142.754 nel 2014, oltre 40.000 in meno). Per questi motivi, cari colleghi, si ritiene doveroso intervenire a tutela e valorizzazione della famiglia naturale, al fine di dare piena attuazione, in qualità di legislatori, ai princìpi fondamentali che i nostri Padri ci hanno lasciato in eredità. Tale è la finalità che si intende perseguire, come indicato nell'articolo 1 della presente iniziativa legislativa. Con l'articolo 2 si intendono stabilire i princìpi fondamentali a tutela e rispetto della famiglia naturale come prevista in Costituzione, disponendo alcuni inderogabili divieti come quello di matrimoni tra persone dello stesso sesso, quello di impiegare surrettiziamente terminologie diverse da quelle di padre e madre per indicare i genitori, o ancora il divieto di divulgare cultura gender nelle scuole di ogni ordine e grado. La teoria del gender , si ricorda, sostiene che l'identificarsi come uomini o donne, vale a dire l'auto-percezione del proprio «genere» non dipenda in alcun modo dai caratteri biologici che determinano un corpo femminile o un corpo maschile. In altri termini, secondo questa teoria, si nasce maschio o femmina per questioni genetiche, ma si diventa uomini o donne in base a fattori esclusivamente culturali. Innumerevoli sono stati recentemente i casi di scuole dell'infanzia o primarie, denunciati da genitori, in cui gli insegnanti, attraverso alcuni giochi come quello di scambio dei vestiti, si sono fatti promotori di tale cultura, artificiosamente giustificata come orientata a prevenire ogni discriminazione razziale basata sul sesso. Da qui scaturiscono i commi 4, 5 e 6 dell'articolo 2 del presente disegno di legge, per affermare l'esclusività della famiglia nel compito di educare sessualmente e moralmente i figli, il divieto per le scuole di insegnare e diffondere la cultura gender ed il diritto per i docenti di sollevare questione di obiezione di coscienza. L'articolo 3 individua i soggetti destinatari della presente legge, al fine di indirizzare tutte le agevolazioni ed i benefici economici, pensionistici e fiscali nella medesima contemplati, in via esclusiva, ai componenti «dei nuclei familiari costituiti nel rispetto dell'articolo 29 della Costituzione». Gli articoli da 4 a 6, di cui al capo II, sono volti ad incentivare la natalità e sostenere il costo dei figli. Si tratta di misure già inserite in precedenti leggi di stabilità, ma o soltanto in via temporanea (come ad esempio il cosiddetto bonus -bebè, introdotto dall'articolo 1, comma 125, della legge n. 190 del 2014, stabilità 2015, limitatamente ai nati o adottati nel triennio 2015-2017 in favore di famiglie con Isee non superiore a 25.000 euro o come il voucher per servizi di baby sitting , introdotto per il triennio 2012-2015 dalla legge n. 92 del 2012 e prorogato per il 2016 dall'ultima legge di stabilità, la cui erogazione è limitata a massimo sei mesi ed è in sostituzione del congedo parentale) o non ancora operative e rimaste, al momento, lettera morta (come ad esempio la family card , prevista dall'ultima legge di stabilità per il 2016 e non ancora a regime). L'intento della presente proposta è di rendere tali agevolazioni strutturali, immediatamente operative ed a beneficio di una platea familiare più ampia, aumentando il limite Isee, ritenuto che la natalità deve essere incoraggiata soprattutto tra le cosiddette «famiglie medie», quelle che per necessità lavorative ed economiche si fermano ad un solo figlio.