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Pertanto, i lavoratori marittimi classificati quali «gente di mare» sono distinti nettamente dai lavoratori portuali ovvero dagli addetti alle operazioni portuali, tra i quali vanno annoverati gli appartenenti alle imprese di cui agli articoli 16, 17 e 18 della legge n. 84 del 1994 e ai quali si applica, invece, il regime previsto dalla direttiva 2003/88/CE. Gli addetti alle operazioni portuali -- o lavoratori portuali -- sono lavoratori preposti alle attività del cosiddetto ciclo delle operazioni portuali, ovvero al complesso delle attività collegate alla movimentazione del carico delle navi, nelle quali rientrano una pluralità di «segmenti» di attività -- caricazione, discarica, rizzaggio/derizzaggio delle merci a bordo, caricazione su altre modalità di trasporto (ferrovia, gomma) -- accomunate dalla circostanza che le stesse si svolgono a ciglio banchina e nell’ambito portuale. È pacifico, pertanto, che a tali lavoratori si applichi la direttiva principale sull’orario di lavoro e cioè la direttiva 2003/88/CE, tenuto conto che le mansioni svolte e le caratteristiche proprie dell’attività non sono tali da giustificare alcuna deroga al ricorso alla disciplina generale applicata a lavoratori di ambiti sostanzialmente affini che si svolgano nell’ambito di cantieri o altri insediamenti produttivi di carattere industriale e/o commerciale. La disposizione di cui al comma 1, lettera b) , dello stesso articolo 11 è volta, come già accennato, a ripristinare l’autorizzazione ministeriale per i contratti collettivi che prevedono deroghe in materia di orario di lavoro o di riposo a bordo delle navi mercantili, unitamente al richiamo ai princìpi generali in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, conformemente a quanto stabiliva il citato articolo 11, comma 7, del decreto legislativo n. 271 del 1999 nella formulazione previgente alle modifiche operate dal «collegato lavoro». Tale testo, infatti, disponeva che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tenuto conto dei princìpi generali di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, potesse autorizzare contratti collettivi che consentivano di derogare ai limiti fissati dal medesimo articolo 11 in materia di orario di lavoro o di riposo a bordo delle navi mercantili. La formulazione in esame, infatti, era conforme alla disciplina comunitaria e, pertanto, deve essere ora ripristinata, come è stato richiesto dalla Commissione europea con nota del 7 settembre 2012. La Commissione europea, inoltre, con nota del 6 febbraio 2013 ha richiesto di eliminare dal testo dell’articolo 11, comma 7, del decreto legislativo n. 271 del 1999 la previsione che il ricorso alle deroghe debba essere contenuto (la quale non è presente nella clausola 5, paragrafo 6, dell’Accordo europeo allegato alla direttiva 1999/63/CE), nonché di inserirvi la precisazione che le deroghe devono attenersi, per quanto possibile, ai modelli generali (conformemente a quanto previsto dalla sopra citata clausola 5, paragrafo 6). Pertanto, al fine di corrispondere ai predetti rilievi della Commissione, il comma 1, lettera b) , dell’articolo in esame non riproduce più la previsione che il ricorso alle deroghe debba essere contenuto e stabilisce, invece, che le deroghe debbono, nella misura del possibile, rispettare i modelli fissati dai commi 2 e 3 del medesimo articolo 11 del decreto legislativo n. 271 del 1999 in materia di orario di lavoro e di riposo a bordo delle navi mercantili. Viene precisato altresì, sempre al comma 1, lettera b) , che le deroghe debbono consentire la fruizione di periodi di riposo più frequenti o più lunghi o la concessione di riposi compensativi anche per i lavoratori marittimi addetti alla guardia. Nella nota della Commissione europea del 7 settembre 2012, infatti, si fa espresso riferimento a tale categoria di lavoratori, la quale viene contemplata dalla clausola 5, paragrafo 6, dell’Accordo europeo allegato alla predetta direttiva, ma non dal testo attualmente in vigore dell’articolo 11, comma 7, del decreto legislativo n. 271 del 1999 e neanche dal testo di quest’ultima disposizione previgente alla modifica introdotta con il collegato lavoro. Con riferimento, invece, all’altra categoria di lavoratori marittimi menzionata nella nota della Commisione europea del 7 settembre 2012 e contemplata dalla clausola 5, paragrafo 6, sopra citata -- ossia la gente di mare operante a bordo di navi su brevi rotte -- si ritiene che a tale categoria sia assimilabile il riferimento ai lavoratori marittimi che «operano a bordo di navi impiegate in viaggi di breve durata», già presente nel testo attualmente in vigore dell’articolo 11, comma 7, del decreto legislativo n. 271 del 1999 e non modificato dalla disposizione che si propone. Nella nota della Commissione del 6 febbraio 2013, inoltre, viene formulato un rilievo con riferimento alla previsione, contenuta nel testo attualmente in vigore dell’articolo 11, comma 7, del decreto legislativo n. 271 del 1999, in base alla quale le deroghe debbono consentire la fruizione di periodi di riposo più frequenti o più lunghi o la concessione di riposi compensativi, tra l’altro, «per lavoratori marittimi che operano a bordo di navi [...] adibite a servizi portuali». La Commissione osserva, infatti, che la clausola 5, paragrafo 6, dell’Accordo europeo allegato alla direttiva 1999/63/CE non fa riferimento ai lavoratori addetti ai servizi portuali, ai quali si applica, invece, la direttiva principale sull’orario di lavoro, e cioè la direttiva 2003/88/CE. A tale proposito, va rilevato che nella prassi amministrativa seguita nell’ordinamento interno il sopra citato articolo 11, comma 7, del decreto legislativo n. 271 del 1999 non è mai stato applicato ai lavoratori portuali, i quali, infatti, sono destinatari della normativa interna di recepimento della direttiva 2003/88/CE. La disposizione in esame, invece, viene applicata, tra gli altri, ai lavoratori marittimi operanti a bordo di determinate tipologie di navi, come i rimorchiatori, le quali solo in parte navigano nelle acque portuali e nelle loro adiacenze, essendo prevalentemente impiegate in operazioni di marina mercantile di vario tipo. Ad ogni modo, al fine di evitare l’insorgere di ogni possibile equivoco sull’ambito di applicazione dell’articolo 11, comma 7, del decreto legislativo n. 271 del 1999, la disposizione di cui al comma 1, lettera b) , dell’articolo che si propone non riproduce più la previsione -- presente nel testo attualmente in vigore del sopra citato articolo 11, comma 7 -- in base alla quale le deroghe debbono consentire la fruizione di periodi di riposo più frequenti o più lunghi o la concessione di riposi compensativi, tra l’altro, «per lavoratori marittimi che operano a bordo di navi [...] adibite a servizi portuali».