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Ricordate, colleghi, che quello che oggi capita a Salvini in teoria può capitare a tutti coloro che hanno responsabilità di Governo. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, L-SP-PSd'Az e FdI) . La ruota gira, colleghi, e quello che capita a Salvini oggi può capitare domani a Zingaretti o a qualcun altro. Dobbiamo stabilire, dunque, se i principi sono validi sempre o se sono validi a seconda delle persone che li incarnano. Secondo me, colleghi, i principi sono validi, per cui esaminerò gli ordini del giorno che verranno presentati e, di conseguenza, il mio voto sarà coerente con l'idea che il Parlamento non può essere espropriato e che il giudizio politico sui Governi lo danno gli elettori e non può essere delegato impropriamente ai magistrati. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, L-SP-PSd'Az e FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fazzolari. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, voglio congratularmi con il senatore Casini per il suo intervento: politicamente siamo molto distanti, ma in questa circostanza ha parlato da parlamentare, a prescindere dalla sua posizione politica, e molto di quello che ha detto condivido pienamente. La discussione che oggi stiamo svolgendo rappresenta purtroppo un momento molto pericoloso per la nostra democrazia. Chiunque, e non solo in questa Assemblea, ma anche fuori di qui (compresi i più giovani e i più piccoli), sa che le democrazie occidentali si basano sulla separazione dei poteri, tra il legislativo, l'esecutivo e il giudiziario. Questo è il fondamento delle nostre democrazie. Ciononostante, oggi stiamo discutendo se mandare o no a processo il Ministro dell'interno pro tempore , in base alle scelte politiche che ha compiuto, coerentemente con le scelte del suo Governo. Voglio raccogliere un invito, fatto dal nostro Guido Crosetto. Egli, fuori da questa Assemblea - come sapete, non è più parlamentare - ha espresso un concetto che ritengo vada raccolto. Oggi dovremmo cercare di sforzarci di non parlare di Salvini e del fatto se oggi dobbiamo o no processarlo. Dobbiamo invece concentrare l'attenzione sul ruolo del Ministro dell'interno e sul fatto se sia giusto o no mandare a processo il Ministro dell'interno per le scelte che ha compiuto nell'ambito delle sue funzioni di Governo. E dobbiamo fare questo perché si aprono le porte a un precedente molto pericoloso, in sostanza quello di sottoporre l'azione di Governo al benestare della magistratura. Vorrei fare qualche esempio concreto per capire quanto è grave tutto questo. Nel 1999 l'allora Governo D'Alema - il vice presidente del Consiglio era l'attuale presidente della Repubblica Mattarella - partecipò al bombardamento della Serbia, che non avvenne a seguito di un voto parlamentare e fu disposto al di fuori delle decisioni delle Nazioni Unite; si trattava pertanto di un'azione che oggi qualunque giudice avrebbe potuto reputare in discordanza con la Costituzione italiana e con il diritto internazionale e, quindi, avrebbe potuto mandare a processo D'Alema e Mattarella con le accuse di strage e terrorismo. Può sembrare una forzatura, ma è questa la strada che stiamo aprendo. Nel 1997 il Governo Prodi - Ministro dell'interno era il presidente emerito Napolitano - stabilì il blocco navale al largo dell'Albania; in quel contesto è avvenuto un incidente navale, con lo speronamento di una imbarcazione da parte di una nave della Marina militare italiana, che causò 81 morti. Per quell'avvenimento venne processato l'ammiraglio e non il Governo; eppure, secondo quello che noi oggi stiamo stabilendo, avremmo potuto avere un magistrato che chiedeva l'imputazione di Prodi e di Napolitano per i reati di strage. In questi giorni il Governo ha stabilito - ad esempio - la quarantena per chi arriva dalla Cina. Questa è una scelta politica, che il Governo ha legittimamente fatto e che noi condividiamo. Tuttavia, vi rendete conto che domani un magistrato potrebbe stabilire che l'accortezza della quarantena è stata eccessiva e non motivata, che la scelta di Governo non era dovuta e che quindi vanno processati per sequestro di persona i membri dell'attuale Governo che l'hanno stabilita per chi arriva dalla Cina? Stiamo aprendo a una serie di follie che sarebbe bene comprendere quando si prende la decisione di mandare a processo un Ministro dell'interno. La verità è che le scelte che si stanno facendo sono assolutamente prive di un alto fondamento e sono mosse principalmente da accuse pretestuose, fatte con due finalità. La prima è molto bassa: far fuori il leader del principale partito di opposizione con delle manovre giudiziarie. In sostanza, si vuole applicare a Salvini il metodo Berlusconi: lo mandiamo a processo, magari un domani lo rendiamo ineleggibile e ci siamo tolti un problema politico. Tutto questo è particolarmente grottesco se si vede l'atteggiamento del MoVimento 5 Stelle, che ha votato contro la richiesta di autorizzazione a procedere nel caso della nave Diciotti e vota a favore nel caso della nave Gregoretti. Ovviamente è indifendibile e la tesi bizzarra secondo la quale i membri del Governo e Conte non si erano resi conto che il loro Ministro dell'interno stava impedendo lo sbarco della Gregoretti è talmente grottesca che sarebbe bello non ripeterla. Era su tutti i giornali e ci auguriamo che il nostro premier Conte li legga; se si fosse accorto di un'azione non concordata nel Governo, avrebbe potuto alzare la cornetta del telefono, farsi sentire o rimuovere il Ministro dell'interno che non seguiva le indicazioni del Governo. La seconda finalità, però, è ancora più grave di quella bassa di combattere l'avversario politico per via giudiziaria, ed è quella di far passare il principio secondo il quale uno Stato non ha il diritto di difendere i propri confini. Vogliamo far passare il principio global compact, e cioè che l'immigrazione è un diritto inalienabile dell'uomo e, quindi, uno Stato non può compiere alcuna azione nei confronti dell'immigrazione illegale. Questo non lo condividiamo. La scelta del Governo Conte I e del ministro Salvini di impedire l'immigrazione illegale tramite la chiusura dei porti - com'è ben noto - non è mai stata di Fratelli d'Italia, che ha sempre detto che l'immigrazione illegale si combatte con un blocco navale al largo della Libia per impedire la partenza dei barconi e le morti in mare e con il sequestro, lo smantellamento o, se preferite, l'affondamento delle navi che violano i confini italiani favorendo l'immigrazione illegale. Si tratta di una scelta diversa da quella della chiusura dei porti. Eppure, la chiusura dei porti era una scelta politicamente legittima che il Governo Conte I ha preso e che - va riconosciuto - ha comunque portato i suoi frutti, riducendo radicalmente il numero degli sbarchi e degli immigrati illegali in Italia e, quindi, perseguendo l'obiettivo politico che gli elettori avevano dato a Salvini e al Governo Conte I di contrastare l'immigrazione illegale.