[pronunce]

che, va sottolineato, la normativa sopravvenuta, nel provvedere sulla concessione in senso "uguale e contrario" alla precedente legge, non si limita a stabilire le regole della prosecuzione del rapporto, ma "ritira" gli effetti conseguenti alla risoluzione - salvo quelli esauriti con la gestione provvisoria - e caduca le regole che per essa aveva dettato; che l'illustrata sopravvenienza normativa potrebbe essere applicabile nella definizione dei giudizi principali; che, infatti, in quei processi, le norme censurate non sono né parametro di legittimità costituzionale, né fondamento dei provvedimenti amministrativi impugnati, ipotesi nelle quali, secondo la giurisprudenza di questa Corte, lo ius superveniens non spiega effetti poiché il sindacato di legittimità degli atti dell'amministrazione è sottoposto al principio del tempus regit actum e va, dunque, condotto in base alle norme vigenti al momento della loro adozione (ex plurimis, sentenze n. 227 del 2021; n. 170 e n. 7 del 2019; n. 240 del 2018); che, per contro, secondo la peculiarità evidenziata dal rimettente, le disposizioni contenute nell'art. 7-ter del d.l. n. 68 del 2022, come convertito, avrebbero dovuto applicarsi nella valutazione dell'interesse a ricorrere, del quale determinerebbero la carenza per effetto della operata legificazione dei decreti risolutori; che, come noto, l'interesse ad agire, quale requisito per l'ottenimento di una pronuncia nel merito, è necessario e sufficiente che sussista nel momento del passaggio in decisione, sicché la sua valutazione è soggetta alla disciplina vigente in quel tempo; che, pertanto, il riscontro e l'atteggiarsi dell'interesse alla pronuncia del giudice amministrativo andrebbe rivalutata alla luce del sopraggiunto art. 14-bis del d.l. n. 145 del 2023, come convertito; che, deve aggiungersi, le norme censurate - per il loro disporre, in relazione ad uno specifico rapporto concessorio, la risoluzione della convenzione con assegnazione a soggetto terzo della gestione delle autostrade - hanno istantaneamente prodotto ed esaurito il loro effetto principale e non sono destinate ad ulteriori applicazioni, neppure tra le parti di quel rapporto; che, per quanto illustrato, si impone il riesame della perdurante rilevanza delle questioni; che, diversamente da quanto sostenuto dall'Avvocatura generale dello Stato, lo ius superveniens non legittima questa Corte a dichiarare direttamente l'inammissibilità delle questioni per «irrilevanza sopravvenuta» (sentenza n. 171 del 2023 e ordinanza n. 243 del 2021); che, piuttosto, secondo la costante giurisprudenza costituzionale, il significativo mutamento del quadro normativo comporta la restituzione degli atti al giudice rimettente, cui spetta verificarne l'incidenza sulla fattispecie oggetto del giudizio a quo (tra le tantissime, ordinanze n. 72 e n. 36 del 2023; n. 231 e n. 97 del 2022; n. 243 del 2021); che, in conclusione, si rende necessaria la restituzione degli atti al TAR Lazio, con assorbimento dei profili di inammissibilità eccepiti dalle parti.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione quarta. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 febbraio 2024. F.to: Augusto Antonio BARBERA, Presidente Filippo PATRONI GRIFFI, Redattore Roberto MILANA, Direttore della Cancelleria Depositata in Cancelleria il 27 febbraio 2024 Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA