[pronunce]

1.3.2.- Il ricorrente osserva, infatti, che, con le dichiarazioni extra moenia dell'8 giugno 2020, il senatore Giarrusso aveva fatto riferimento: «a) al profilo della dismissione della responsabilità da parte di Basentini Francesco a favore del dirigente firmatario della circolare ("Difatti, quella era una circolare talmente scottante, che al ministero si sono rifiutati di firmarla. Alla fine, l'hanno fatta siglare alla dottoressa [A. B.], che abbiamo sentito in Antimafia"); b) alla "banda di Palamara", espressione evocativa di un preciso disvalore (in particolare, si legge: "Le rivelazioni sul caso Palamara: al ministero s'era insediata una banda di Luca Palamara"; "Come altro definirla? Capo di gabinetto, capo del Dap, vicecapo del Dap, tutti che lo chiamavano affettuosamente e facevano riferimento a lui. Questa intimità, se riguarda i vertici di uno dei ministeri più importanti, è uno scandalo"); c) al lungo colloquio tra Basentini Francesco e [M. Z.] ("La prima domanda è: che ci faceva l'ex capo del Dap in giro dai prigionieri al 41 bis? E non da un 41 bis qualunque, ma da [M. Z.], il fratello di [P. Z.], che sappiamo essere poi stato scarcerato"; "Mi hanno riferito di un lungo colloquio. Era insieme alla direttrice del carcere e a un terzo ignoto, che non era certamente del Gruppo operativo mobile"; d) al collegamento tra le rivolte carcerarie e la circolare del 21 marzo 2020 ("C'è stata una contemporaneità fra le rivolte nelle carceri, scatenate evidentemente dalla criminalità organizzata e che hanno provocato 14 morti e 60 evasi, e l'uscita di un papello di richieste. Le cui indicazioni, probabilmente - stiamo cercando di accertarlo con la commissione Antimafia - sono confluite nella circolare del 21 marzo"); e) al fatto che l'emissione il giorno del sabato abbia risposto alla precisa finalità di sottrarre la circolare al controllo delle direzioni ministeriali deputate a trattare questioni relative l'applicazione dell'art. 41-bis della legge sull'ordinamento penitenziario e la salute dei detenuti ("Mi pare evidente: bisognava scaricare su qualcun altro la responsabilità. E poi perché la circolare è stata emessa di sabato, con gli uffici amministrativi chiusi? "; "Perché di lunedì, a ministero aperto, sarebbe stato impossibile farla passare senza che se ne accorgessero le direzioni che s'occupano di 41-bis o di salute dei detenuti")». Nell'atto di sindacato ispettivo, invece, il senatore Giarrusso: a) non avrebbe in alcun modo alluso «all'esistenza di una consorteria d'affari volta alla spartizione degli incarichi apicali all'interno del Ministero della Giustizia ("banda di Palamara", espressione evocativa di un preciso disvalore)»; b) non si sarebbe riferito alla «dismissione della responsabilità» da parte del dott. Basentini in occasione della firma della circolare del 21 marzo: c) né, infine, avrebbe alluso alla circostanza che l'adozione dell'atto durante il giorno del sabato avrebbe avuto la «precisa finalità» di sottrarre la circolare al controllo di altre direzioni ministeriali. Tra le dichiarazioni in confronto, pertanto, sarebbe ravvisabile solo una «parziale corrispondenza contenutistica», che non sarebbe idonea a «conferire alle dichiarazioni rese in sede di intervista un'attitudine comunicativa dell'attività parlamentare»: di qui la richiesta di annullamento dell'impugnata deliberazione del Senato della Repubblica. 2.- Con atto depositato l'8 maggio 2023, si è costituito in giudizio il Senato della Repubblica, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile e, comunque, non fondato. 2.1.- La difesa del resistente ricostruisce, innanzitutto, le vicende che hanno originato il conflitto, in particolare al fine di osservare, per un verso, che il senatore Giarrusso, nell'intervista, mai si è riferito a «consorteria di affari volta alla spartizione degli incarichi all'interno del Ministero della Giustizia», come invece riferisce il ricorrente; per un altro, che gli altri passaggi dell'intervista, che secondo il Tribunale di Potenza non troverebbero corrispondenza nell'interrogazione parlamentare, non sono mai citati «nell'atto di citazione a motivo della presunta diffamazione». 2.2.- Ciò premesso, il ricorso sarebbe innanzitutto inammissibile. 2.2.1.- Il Tribunale di Potenza, innanzitutto, non avrebbe riportato in modo esaustivo il contenuto delle dichiarazioni extra moenia, il che è necessario per consentire a questa Corte di verificare la sussistenza o meno del nesso funzionale (è citata la sentenza di questa Corte n. 334 del 2011). Il ricorrente, infatti, non avrebbe citato alcuno stralcio dell'intervista, ma avrebbe soltanto parafrasato e ricostruito alcuni passaggi, «peraltro in modo già orientato». La difesa del Senato della Repubblica si riferisce, in particolare, alla presunta allusione del senatore Giarrusso alla «consorteria di affari volta alla spartizione degli incarichi all'interno del Ministero della Giustizia». Si tratterebbe di affermazione che non risulta nell'intervista e che sarebbe, invece, frutto di «una ricostruzione operata autonomamente dal Giudice»: il che rende sì insussistente la sovrapponibilità tra intervista e interrogazione parlamentare, ma perché tale affermazione non sarebbe mai stata compiuta. D'altra parte, la mancata trascrizione dell'intervista nel ricorso non consentirebbe a questa Corte di verificare la corrispondenza tra dichiarazioni extra moenia e atto di sindacato ispettivo. 2.2.2.- Il Tribunale ricorrente, inoltre, non avrebbe potuto considerare quelle parti dell'intervista che l'attore nel giudizio civile non ha ritenuto di porre a fondamento della pretesa risarcitoria e rispetto alle quali, quindi, «non aveva chiesto la cognizione del giudice civile». In particolare, il dott. Basentini non avrebbe fatto alcun riferimento, nel proprio atto di citazione, a quelle affermazioni del senatore Giarrusso che, secondo il giudice ricorrente, avrebbero alluso a una sua dismissione di responsabilità in occasione della firma della circolare del 21 marzo 2020 e alla circostanza che l'adozione di quest'ultima di sabato era volta a eludere il controllo di altre direzioni ministeriali. Anche l'allusione alla consorteria d'affari non sarebbe contenuta nell'atto di citazione, nel quale l'attore si sarebbe lamentato soltanto che il senatore Giarrusso abbia riferito «di un "rapporto di intimità" tra di lui e il dott. Luca Palamara, utilizzando anche il termine "Banda di Palamara». Il Senato della Repubblica ritiene, allora, che il Tribunale di Potenza non avrebbe potuto promuovere conflitto in ordine ad affermazioni estranee al suo perimetro di cognizione. Se non ragione d'inammissibilità, quest'ultima sarebbe ad ogni modo ragione di non fondatezza, in quanto la deliberazione d'insindacabilità non avrebbe menomato la funzione giurisdizionale, la quale deve essere esercitata solo in relazione alle dichiarazioni rese nell'intervista, sulle quali l'attore ha fondato la pretesa risarcitoria.