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Disposizioni per la valorizzazione del liceo classico. Onorevoli Senatori. – Noi custodiamo e proteggiamo un capolavoro che è noto ovunque e da tutti, sicuramente per il nome del genio assoluto che lo pensò e lo creò, Michelangelo, ma anche per sé stesso: il David. Il David, che incarna il mondo classico, le plasticità del mondo classico, l'idea di armonia e di bellezza che ispirarono il mondo classico, vive in un certo senso di vita propria. Guardando il David, l'osservatore non pensa semplicemente di guardare una statua e del marmo ma sa di guardare David che è espressione di tutto un mondo culturale e di pensiero. E noi custodiamo e proteggiamo David non perché attrae visitatori e denaro ma perché è il David, qualcosa di unico ed irripetibile. Il 26 novembre 2021, in occasione della celebrazione della Prima Giornata europea delle lingue e culture antiche, promossa dal Ministro dell'Istruzione francese, i Ministri dell'istruzione di Italia, Francia, Cipro e Grecia, « convinti che il latino e il greco antico sono l'eredità viva e caratterizzante della base comune della cultura europea e mediterranea » e « persuasi che l'apprendimento delle lingue e delle culture dell'antichità, la pratica della traduzione e la comprensione della cultura umanistica permettono di sviluppare i saperi fondamentali e gli strumenti che conducono alla riflessione e alla più ampia conoscenza del mondo e della società moderni, allo spirito critico e al ragionamento necessari per l'emancipazione degli alunni, per la cittadinanza europea e per la difesa dei valori comuni » firmarono una Dichiarazione con la volontà condivisa di porre gli studi umanistici al centro dei percorsi curriculari scolastici. Nella Dichiarazione è espresso anche l'impegno « di istituire un gruppo internazionale di esperti di alto livello incaricato di riflettere su una strategia globale e internazionale di promozione e sviluppo del latino e del greco antico e presentare nuove proposte concrete ». Sebbene quindi vi sia consapevolezza che il patrimonio culturale greco e latino hanno ricoperto un ruolo fondamentale nel processo di formazione della cultura europea e nell'educazione delle persone colte europee, fino alla metà del Novecento le nuove esigenze di professionalizzare gli studenti tendono ad erodere o a marginalizzare gli studi classici e lo studio delle lingue latina e greca nelle scuole di tutta Europa; le nuove generazioni di europei rischiano seriamente di non avere contezza del proprio passato, delle radici della civiltà e del pensiero dell'Occidente, che è un pensiero condiviso di accadimenti storici, di arte, di letteratura, di valori. Per questi motivi si è molto dibattuto e si continua a dibattere sull'attualità degli studi classici e sulla loro capacità di rispondere in maniera adeguata alle esigenze di una società e di un mondo, quello del lavoro, in continua evoluzione. Noi tutti siamo consapevoli che l'Italia è da secoli il Paese del grand tour culturale, che vanta quattro università tra le dieci più antiche al mondo, quali Bologna, Padova, Napoli e Siena, luoghi di studio che sono attivi da secoli non solamente per la loro eredità storica, ma anche perché hanno dimostrato una notevole capacità di adattamento ai contesti moderni rimanendo come erano in passato attraenti per gli studenti, in un mondo, quale quello dell'istruzione, in cui la concorrenza talmente forte richiede la capacità di offrire una elevata professionalità e corsi qualificanti che garantiscono agli studenti un diploma di un istituto unanimemente riconosciuto prestigioso e un'ottima istruzione scolastica o universitaria. Alcune importanti università straniere hanno aperto una loro sede in Italia per offrire ai propri studenti la possibilità di arricchire il loro bagaglio culturale con la nostra cultura e la nostra storia. Analogamente, chi decide di recarsi in Italia per turismo è per immergersi nel patrimonio culturale immenso che custodiamo, a cielo aperto, nei musei, nelle chiese, nei palazzi pubblici e privati. Vengono per l'arte classica greca e latina per vedere e scoprire un mondo che se anche non esiste più è arrivato ai nostri giorni grazie alla sua forza e alla sua grandezza culturale: arte, diritto, medicina, filosofia, matematica, letteratura. Le maggiori università al mondo hanno un motto in lingua latina o greca: per l'Universitas Harvardiana, che è considerata l'ateneo migliore al mondo, è « Veritas ». Quindi, quando noi facciamo riferimento al mondo classico greco e latino dobbiamo renderci conto che non è assolutamente scomparso, che non è morto e che ha posto le solide basi di tutti quei Paesi che condividono l'appartenenza alla cosiddetta « civiltà Occidentale ». Ma se a livello internazionale, come forma mentis , il mondo classico è una ricchezza da non accantonare, in l'Italia, il centro della latinità, si opera in controtendenza: latino e greco vengono considerate lingue non più parlate, senza alcuna utilità pratica ed immediata, morte, e in quanto tali inutili, sebbene il nostro Paese abbia ovunque monumenti ed opere che riportano frasi in latino e corsi di laurea importanti dove la conoscenza di parole nelle lingue latina e greca non è affatto trascurabile. Nuove generazioni di laureati italiani che non sono in grado di leggere il significato di una scritta in latino su un monumento al contrario di molti loro coetanei stranieri. È necessario interrogarsi sul motivo del disinteresse per queste lingue che comunque dimostrano una loro utilità pratica ed anche sul diminuito interesse per il luogo d'istruzione superiore più favorevole allo studio del patrimonio culturale dell'Occidente: il liceo classico. I numeri non alti delle iscrizioni di studenti al liceo classico, indirizzo di studi che più degli altri rappresenta un baluardo per la difesa dell'identità e dei valori occidentali, celano una questione di grande rilevanza, una enorme criticità: una diminuzione della preparazione culturale generale delle nuove generazioni e, conseguentemente, una loro minore capacità di analisi e comprensione della realtà che li circonda. Ci interroghiamo sull'utilità del latino, della filosofia, della storia e della geografia, ma non sul motivo per il quale nuove generazioni di italiani non sanno in quale regione d'Italia ci sia questa o quella città o in quale continente un determinato Stato. Il macro problema è l'impoverimento culturale del nostro Paese. Parrebbe che la crescita educativa della persona si debba fondare sulle materie e sulle professionalità che interessano le imprese e le loro offerte di lavoro, e che le materie che non hanno una chiara finalità pratica, ma che insegnano a ragionare e che raccontano di noi, della nostra civiltà, il latino e il greco appunto, sia meglio rimpiazzarle con altre materie più utili a trovare lavoro. Ma il minor interesse verso il passato e ciò che lo rappresenta ha anche un'altra ricaduta: il disinteresse giova all'affermazione di una società senza una solida identità o con una identità in movimento. In questo senso le lingue latina e greca possono essere percepiti come elementi che caratterizzano la storia della cultura europea, da eliminare perché ritenuti dissonanti, estranei o non funzionali per realizzare una diversa e nuova « identità » per l'Europa.