[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 170 del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia) come riprodotto nel decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), e dell'art. 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50 (Delegificazione e testi unici di norme concernenti procedimenti amministrativi – legge di semplificazione 1998), promossi con ordinanze del 2 agosto (n. 2 ordinanze), del 14, del 19 (n. 3 ordinanze), del 14 (n. 2 ordinanze), del 19 e del 14 luglio (n. 3 ordinanze), dell'8 e del 15 ottobre dal Tribunale di Siracusa e del 17 agosto 2004 dal Tribunale di Messina, rispettivamente iscritte ai nn. 913, 914, 939, da 940 a 942, 973, 974, 994, da 1030 a 1035 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 46, 48, 49 e 50, prima serie speciale, dell'anno 2004 e n. 3, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 4 maggio 2005 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che nel corso del giudizio di opposizione avverso il decreto di liquidazione dei compensi professionali della Corte di assise di Siracusa il Tribunale di Siracusa, sezione penale, in composizione monocratica, con ordinanza depositata il 2 agosto 2004 ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 170 del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), come riprodotto nel decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), per violazione degli artt. 3, 24, 25 e 76 della Costituzione; che il giudice rimettente assume che per decidere la questione sottoposta al suo esame deve necessariamente applicare le disposizioni sopra richiamate e, segnatamente, quelle relative alla competenza che è specificamente individuata nel giudice in composizione monocratica; che tali norme sono in contrasto con i parametri costituzionali invocati, nella parte in cui attribuiscono al giudice in composizione monocratica la competenza a conoscere dell'opposizione avverso il decreto di pagamento di liquidazione anche nelle ipotesi in cui, come nella specie, il provvedimento opposto sia stato emesso da giudice in composizione collegiale; che la previsione è contraria al principio di ragionevolezza e, in definitiva, al principio di uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione, apparendo del tutto incongruo, sul piano della coerenza sistematica, prevedere quale giudice dell'impugnazione avverso un provvedimento emesso dal giudice in composizione collegiale, un giudice in composizione monocratica, trattandosi, peraltro, di contenzioso relativo a diritti soggettivi; che, sempre secondo il giudice rimettente, vi sarebbe violazione dell'art. 24 della Costituzione, per affievolimento del diritto di difesa, dell'art. 25 della Costituzione, dal momento che, secondo l'ordinamento, il giudice di appello competente a decidere di provvedimenti emessi in composizione collegiale è sempre un giudice collegiale, nonché dell'art. 76 della Costituzione, non essendo indicato, nella legge delega 8 marzo 1999, n. 50 (Delegificazione e testi unici di norme concernenti procedimenti amministrativi – legge di semplificazione 1998), il principio del mutamento della composizione dell'organo giudiziario; che, in punto di rilevanza, il giudizio non può essere definito senza l'applicazione delle norme di cui si ritiene il contrasto con le norme costituzionali; che lo stesso giudice ha sollevato identica questione con altre tredici identiche ordinanze (reg. ord. nn.914, 939, 940, 941, 942, 973, 974, 994, 1030, 1031, 1032, 1033, 1034 del 2004); che nei giudizi relativi alle ordinanze nn. 939, 940, 941 e 942 è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con distinti atti di identico tenore testuale, chiedendo di dichiararsi l'inammissibilità della questione relativamente alla denunciata violazione dell'art. 24 della Costituzione e l'infondatezza riguardo agli ulteriori parametri; che nel corso del giudizio di opposizione avverso decreto di liquidazione dei compensi a perito da parte del Tribunale di Messina, lo stesso Tribunale di Messina, in composizione monocratica, con ordinanza depositata il 17 agosto 2004 (reg. ord. n. 1035 del 2004) ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 170 del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), come riprodotto nel decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), per violazione dell'art. 76 della Costituzione, nonché, in via subordinata, in riferimento allo stesso art. 76 della Costituzione, dell'art. 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50 (Delegificazione e testi unici di norme concernenti procedimenti amministrativi – legge di semplificazione 1998); che il giudice rimettente premette di essere stato designato, quale giudice monocratico dal Presidente del Tribunale per la trattazione del ricorso proposto avverso il decreto del Tribunale di Messina, prima sezione penale, in composizione collegiale, avente ad oggetto la liquidazione del compenso al perito Giuseppe Favolaro nel procedimento penale nei confronti di Grazia Ferrara; che lo stesso giudice – rilevato che è possibile proporre opposizione, avverso il decreto di liquidazione del compenso a perito, al Presidente dell'ufficio giudiziario competente, che il processo è quello speciale previsto per gli onorari di avvocato e che l'ufficio procede in composizione monocratica sempre, anche nell'ipotesi, come nella specie, in cui il provvedimento sia stato adottato da un giudice collegiale – assume che il giudizio non può essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione di costituzionalità; che, in punto di non manifesta infondatezza, il Tribunale rimettente osserva che, tra i criteri indicati dall'art. 7 della legge delega n. 50 del 1999, vi è quello che prevede il «coordinamento formale del testo delle disposizioni vigenti, apportando, nei limiti di detto coordinamento, le modifiche necessarie per garantire la coerenza logica e sistematica della normativa»;