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"La pena è della reclusione da uno a tre anni se il colpevole commette il fatto usando violenza o minaccia verso le persone, ovvero mediante effrazione; ed è da tre a cinque anni se la violenza o minaccia è commessa con armi o da più persone riunite". Nota all'art. 3, comma 1, lettera c), n. 12): Il primo comma dell'art. 391 del codice penale così dispone: "Chiunque procura o agevola l'evasione di una persona sottoposta a misura di sicurezza detentiva, ovvero nasconde l'evaso o comunque lo favorisce nel sottrarsi alle ricerche dell'autorità, è punito con la reclusione fino a due anni. Si applicano le disposizioni del terzo capoverso dell'art. 386". Nota all'art. 3, comma 1, lettera c), n. 17): Il n. 3 del comma primo dell'art. 452 del codice penale ed il comma secondo del medesimo articolo così dispongono: "Chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 e 439 è punito: (omissis); 3) con la reclusione da sei mesi a tre anni, nel caso in cui l'art. 439 stabilisce la pena della reclusione. Quando sia commesso per colpa alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 440, 441, 442, 443, 444 e 445 si applicano le pene ivi rispettivamente stabilite ridotte da un terzo a un sesto". Nota all'art. 3, comma 1, lettera c), n. 22): L'art. 520 reca come rubrica: "Congiunzione carnale commessa con abuso della qualità di pubblico ufficiale". Note all'art. 3, comma 1, lettera c), n. 23: - I commi secondo e terzo dell'art. 590 del codice penale così dispongono: "Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da lire quattrocentomila a due milioni; se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da lire un milione a quattro milioni. (La multa è stata così aumentata per effetto dell'art. 3 della legge 12 luglio 1961, n. 603 e poi dell'art. 113 della legge 24 novembre 1981, n. 689). Se i fatti di cui al precedente capoverso sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, la pena per le lesioni gravi è della reclusione da due a sei mesi o della multa da lire quattrocentottantamila a un milione duecentomila; e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da sei mesi a due anni o della multa da lire un milione duecentomila a due milioni quattrocentomila". (Il presente comma è stato aggiunto dalla legge 11 maggio 1966, n. 296; la multa è stata così triplicata dall'art. 113 della legge 24 novembre 1981, n. 689). - Il n. 2) del primo comma dell'art. 583 del codice penale e il secondo comma del medesimo articolo così dispongono: "La lesione personale è grave, e si applica la reclusione da tre a sette anni; (omissis); 2) se il fatto produce l'indebolimento permanente di un senso o di un organo. La lesione personale è gravissima, e si applica la reclusione da sei a dodici anni, se dal fatto deriva: 1) una malattia certamente o probabilmente insanabile; 2) la perdita di un senso; 3) la perdita di un arto, o una mutilazione che renda l'arto inservibile, ovvero la perdita dell'uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della favella; 4) la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso". Nota all'art. 3, comma 1, lettera c), n. 24: Il comma terzo dell'art. 595 (Diffamazione) del codice penale così dispone: "Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a lire un milione". (La multa è stata così aumentata per effetto dell'art. 3 della legge 12 luglio 1961, n. 603 e poi dell'art. 113 della legge 24 novembre 1981, n. 689). Note all'art. 3, comma 1, lettera c), n. 25: - Il comma secondo dell'art. 610 del codice penale così dispone: "La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall'art. 339". - Per il testo dell'art. 339 si veda la nota all'art. 1, comma 1, lettera c), n. 1. Note all'art. 3, comma 1, lettera e), n. 1: - Le lettere b) e c) del comma primo dell'art. 20 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come modificato dall'art. 3 del D.L. 23 aprile 1985, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1985, n. 298, così dispongono: "Salvo che il fatto costituisca più grave reato e ferme le sanzioni amministrative, si applica: (omissis); b) l'arresto fino a due anni e l'ammenda da lire dieci milioni a lire cento milioni nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza della concessione o di prosecuzione degli stessi nonostante l'ordine di sospensione; c) l'arresto fino a due anni e l'ammenda da lire trenta milioni a lire cento milioni nel caso di lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio, come previsto dal primo comma dell'art. 18. La stessa pena si applica anche nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza della concessione". - Il comma primo dell'art. 33 della legge n. 47/1985 così dispone: "Le opere di cui all'art. 31 non sono suscettibili di sanatoria quando siano in contrasto con i seguenti vincoli, qualora questi comportino inedificabilità e siano stati imposti prima della esecuzione delle opere stesse: a) vincoli imposti da leggi statali e regionali nonché dagli strumenti urbanistici a tutela di interessi storici, artistici, architettonici, archeologici, paesistici, ambientali, idrogeologici; b) vincoli imposti da norme statali e regionali a difesa delle coste marine, lacuali e fluviali; c) vincoli imposti a tutela di interessi della difesa militare e della sicurezza interna; d) ogni altro vincolo che comporta la inedificabilità delle aree". Nota all'art. 3, comma 1, lettera e), n. 2): Il testo dell'art. 1-sexies del D.L. 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, è il seguente: "Art. 1-sexies. - 1. Ferme restando le sanzioni di cui alla legge 29 giugno 1939, n. 1497, per la violazione delle disposizioni di cui al presente decreto, si applicano altresì quelle previste dall'art. 20 della legge 28 febbraio 1985, n. 47. 2. Con la sentenza di condanna viene ordinata la rimessione in pristino dello stato originario dei luoghi a spese dei condannato".