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elargiamo indiscriminatamente il bonus facciate, abbiamo i soldi per il bonus terremoto - come è giusto - che sia senza considerare l'ISEE e, di fronte a una emergenza come quella della denatalità, colleghiamo le politiche di sostegno alla natalità all'ISEE. (Applausi) . Capite che è una follia. Abbiamo i soldi per dare il bonus facciate a tutti gli italiani e invece limitiamo le politiche di sostegno alla natalità con lo strumento dell'ISEE. Questo è in sé il primo dei grandi problemi. Il secondo dei grandi problemi è che l'ISEE, oltretutto, è uno strumento iniquo che misura male la ricchezza. È uno strumento che - per esempio - che misura la ricchezza lorda. Ma come si fa a calcolare l'ISEE sulla base del reddito lordo? Così costringiamo gli italiani che già pagano le tasse a pagarle due volte, perché si trovano oltretutto il loro indicatore di ricchezza basato non sul reddito netto come sarebbe giusto, ma sul reddito lordo, come accade oggi. Ancora, abbiamo evidenziato più volte la necessità di togliere dal paniere dell'ISEE la casa famigliare, perché questa non produce alcun reddito per la famiglia che la abita. La casa famigliare è il minimo sindacale che dobbiamo riconoscere alla famiglia per poter crescere i propri figli, per poter fare quello che la Costituzione impone di fare. (Applausi) . Non dimentichiamo che mantenere, istruire ed educare i figli non è un vezzo che le famiglie italiane hanno, ma è un dovere che la Costituzione impone loro. Non possiamo, quindi, tassare quella parte di reddito che le famiglie utilizzano per un loro dovere costituzionalmente stabilito, appunto, che è mantenere, istruire ed educare la prole. Ministro, dobbiamo fare un cambio di passo deciso. Dobbiamo decidere se vogliamo investire davvero su questo Paese e sulla famiglia oppure se vogliamo continuare a raccontarcela. Possiamo raccontarcela per i prossimi secoli, ma il risultato purtroppo - ce lo dice l'Istat - sarà invariabilmente lo stesso, e cioè un penoso declino demografico del nostro Paese che dagli attuali circa 60 milioni di abitanti arriverà molto presto a 30-35 milioni di abitanti, senza considerare gli effetti della denatalità sulla bilancia sociale. Attualmente la generazione che sta reggendo il peso degli anziani e delle persone non più autosufficienti a causa dell'età è ancora una fetta larga, perché sono i cosiddetti baby boomer , i nati tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Ma, quando i baby boomer andranno in pensione, sotto non ci sarà più nessuno che pagherà quelle pensioni: anziché una piramide demografica, avremo un fungo demografico, in cui la parte di popolazione attiva sarà talmente esigua da non potere più sopportare il peso. Qui si tratta non di fare politiche ideologiche, ma semplicemente di avere buonsenso, di investire sul futuro del nostro Paese, sul bene più importante che abbiamo che sono le nostre famiglie. Le famiglie, Ministro, sono la mamma e il papà con i figli: non è difficile. (Applausi) . È così da sempre, da che c'è il mondo. Lasciamo perdere le ideologie e investiamo sul vero bene primario del nostro Paese: la famiglia naturale, quella che la nostra Costituzione contempla. A questo punto, ringrazio il ministro Bonetti che ha voluto ascoltare il Parlamento e tutte le forze politiche che all'unanimità hanno chiesto l'apertura di un tavolo per la riforma dell' ISEE. Certamente è un passo importantissimo e sono molto contento di questo, perché è un risultato di tutte le forze politiche che siedono in Parlamento. Ma dobbiamo andare oltre la riforma dell'ISEE, dobbiamo avere il coraggio di dire che l'ISEE non si può applicare alle politiche famigliari. Dobbiamo avere il coraggio di dire che, oltre ai congedi parentali, oltre agli asili nido - sono, per carità, una politica lodevole contenuta in questo provvedimento - dobbiamo finalmente arrivare a un fisco a misura di famiglia. (Applausi) . Chiamiamola flat tax , chiamiamolo fattore famiglia, chiamiamolo come vi pare, il concetto è semplicissimo: tutto quanto la famiglia guadagna e spende per crescere i figli non può essere tassato, non può essere toccato dal fisco. È molto semplice, Ministro. Questo è quello a cui dobbiamo arrivare; il resto, per carità, sono idee interessanti, sono proposte animate dal migliore interesse, ma non risolveranno il problema. Tutto questo per dire che si tratta di un provvedimento sul quale noi certamente - come verrà detto più avanti nella discussione e nella dichiarazione di voto - non faremo mancare il nostro sostegno. Tuttavia, le chiediamo politiche coraggiose e un cambio di passo coraggioso. Non possiamo più sentirci dire, in questa Aula parlamentare, che non ci sono i soldi. Se non ci sono i soldi per i nostri figli, allora non ci sono i soldi per nient'altro. (Applausi) . Mi dite a cosa serve costruire autostrade, a cosa serve costruire ferrovie, a cosa serve investire in chissà quali infrastrutture, se poi quelle infrastrutture non saranno utilizzate da nessuno, perché non ci saranno più i nostri figli a utilizzarle? Tanto vale invertire il trend . Tanto vale avere finalmente il coraggio di dire che oggi chi mette al mondo un figlio è un eroe e lo Stato si deve mettere al fianco di quell'eroe, sostenerlo e aiutarlo con tutte le risorse a disposizione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pizzol. Ne ha facoltà. PIZZOL (L-SP-PSd'Az) . Signora Presidente, cari colleghi, Governo, questo provvedimento ha il compito di contrastare l'evidente crisi demografica degli italiani e di riordinare le varie norme volte a sostenere la genitorialità. Secondo me, è importantissimo trovare soluzioni rispetto alle problematiche che incontrano le donne lavoratrici nel conciliare il desiderio di maternità con il lavoro e la necessità di assicurare entrate certe per garantire alla nuova vita ciò di cui ha bisogno. Se non hanno sicurezze economiche le coppie italiane reprimono il desiderio di genitorialità, perché temono di non potercela fare oppure di non poter gestire il bambino quando non hanno i nonni a cui poterlo affidare qualora si ammalasse. Pensiamo a una lavoratrice autonoma costretta a chiudere il negozio, per esempio. Attualmente mancano gli asili nido; anche se sono previsti dal PNRR, ora non sono in numero sufficiente. Uno dei problemi sta anche nei parametri ISEE adottati per l'erogazione dell'assegno unico, che penalizzano troppo chi crea il reddito e contribuisce al PIL italiano. Penso - ad esempio - che sia troppo esiguo un assegno unico mensile di 50 euro per i figli a carico in corrispondenza di ISEE pari o superiore a 40.000 euro. In altri Paesi europei, che hanno il nostro stesso problema della denatalità, ne danno circa 200 al mese, indipendentemente dal reddito. Questa mi sembra una misura più equa e più adatta a incentivare le nascite. Non le incoraggia certo la somma di 50 euro mensili, cifra tre volte inferiore ai vecchi assegni familiari, viste le spese elevate cui le coppie andrebbero incontro con un figlio piccolo.