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Modifiche all'articolo 580 del codice penale e alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, in materia di aiuto medico a morire e tutela della dignità nella fase finale della vita. Onorevoli Senatori . – Il 25 settembre 2019 la Corte costituzionale si è pronunciata sulla questione di legittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale, dopo la sospensione del giudizio, deliberata dall'ordinanza n. 207 del 2018 per consentire al legislatore di intervenire con una disciplina organica della fattispecie. Negli scorsi mesi, la Camera dei deputati ha avviato una discussione, che tuttavia non ha prodotto esiti. In questo ramo sono stati presentati alcuni disegni di legge: tra di essi, merita ricordare il n. 900, d'iniziativa del senatore Cerno e altri, il n. 912, d'iniziativa del senatore Mantero e altri, e il n. 966, d'iniziativa del senatore Marcucci e altri, che, con diverse soluzioni tecniche, si fanno carico di rispondere alla richiesta della Corte costituzionale. Il presente disegno di legge non si pone in contrasto con i testi appena richiamati, ma vuole integrarne le previsioni e costituire un ulteriore contributo al dibattito, ricalcato con la massima precisione possibile sui contenuti dell'ordinanza n. 207 del 2018 della Corte costituzionale, nell'attesa della pubblicazione del testo della sentenza pronunciata il 25 settembre 2019. In tale pronuncia, la Corte pone all'attenzione del legislatore alcune questioni. In primo luogo, la Corte ravvisa la necessità di intervenire sull'attuale formulazione dell'articolo 580 del codice penale, per eliminare l'irragionevole unicità del quadro edittale per le due diverse fattispecie di istigazione e aiuto al suicidio, ivi contemplate. In secondo luogo, la Corte richiama l'attenzione sulla ratio dell'attuale previsione dell'articolo 580 del codice penale, affermando che essa – astrattamente considerata – non può considerarsi di per sé costituzionalmente illegittima. Allo stesso tempo, la Corte ritiene che l'assolutezza della previsione del delitto di aiuto al suicidio non sia idonea ad assicurare il ragionevole bilanciamento tra il valore della vita e la tutela dell'autodeterminazione in materia sanitaria, garantita dall'articolo 32 della Costituzione e che pertanto presenti seri profili di illegittimità costituzionale. La Corte muove infatti dall'analisi approfondita del caso sottoposto all'esame del giudice a quo e si interroga sulla condizione di un paziente capace di prendere decisioni libere e consapevoli e affetto da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psichiche intollerabili: nel quadro fornito dalla legislazione vigente – segnatamente, la legge 22 dicembre 2017, n. 219 – è già consentito a questo paziente di porre termine alle proprie sofferenze con la morte, mediante il doppio dispositivo della rinuncia al trattamento sanitario e della sedazione palliativa profonda e continua. Tuttavia, prosegue la Corte, in casi simili la morte potrebbe prodursi secondo tempi e modalità non corrispondenti alla visione della dignità del morire propria del morente che, ad esempio, potrebbe non accettare di sottoporre sé stesso e i propri cari ad un processo di morte in ipotesi lungo e straziante, preferendo essere messo nelle condizioni di dare seguito con immediatezza alla propria determinazione. Per questo, secondo la Corte costituzionale ben potrebbe il legislatore consentire che – nei casi in cui è già prefigurato dalla legge l'esito mortale come conseguenza della sospensione dei trattamenti sanitari – venga somministrato al malato un farmaco idoneo a provocarne la morte rapidamente e senza dolore, prevedendo al contempo idonee garanzie, prefigurate nel dettaglio dalla medesima ordinanza. Infine la Corte costituzionale invita il legislatore a collegare all'introduzione della fattispecie di aiuto medico a morire la previsione di una specifica causa di non punibilità del medico e del personale sanitario per il delitto di aiuto al suicidio di cui all'articolo 580 del codice penale, così temperandone l'assolutezza. Il presente disegno di legge affronta tutte e tre le questioni richiamate dalla Corte. L'articolo 1 – che riprende parzialmente l'analoga disposizione contenuta nel disegno di legge n. 966 d'iniziativa del senatore Marcucci – interviene sulla formulazione del primo comma dell'articolo 580 del codice penale, ragionevolmente differenziando le pene comminate per le due diverse fattispecie di istigazione e aiuto al suicidio. L'articolo 2 modifica l'articolo 2 della legge 22 dicembre 2017, n. 219, consentendo – su richiesta del paziente – la somministrazione di un farmaco atto a provocarne rapidamente e senza dolore la morte nei casi individuati dalla Corte costituzionale, con l'unico temperamento derivante dall'esclusione – tra le condizioni che giustificano la richiesta di aiuto medico a morire – dell'essere il paziente « tenuto in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale ». Tale condizione non è riprodotta nel disegno di legge: si intende in tal modo includere nella disciplina dell'aiuto medico a morire anche quei pazienti che, sebbene non tenuti in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale (come ad esempio la ventilazione artificiale), siano comunque affetti da patologie gravi e irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psichiche intollerabili. Si prevede inoltre che la somministrazione del trattamento avvenga nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, sia presso strutture sanitarie che a domicilio del paziente: quest'ultima possibilità, seppur non espressamente contemplata dalla decisione della Corte, è parsa maggiormente elastica e più corrispondente, in potenza, alla molteplicità di situazioni ed esperienze che possono venire in rilievo, dando corpo a diverse scelte e visioni della propria dignità da parte del morente. Si prevede, come richiesto dall'ordinanza della Corte, la possibilità di formulare obiezione di coscienza da parte del medico e del personale sanitario e si garantiscono in ogni caso la terapia del dolore e la somministrazione delle cure palliative di cui alla legge 15 marzo 2010, n. 38. Infine, per evitare irragionevoli discriminazioni, la fattispecie di aiuto medico a morire è disciplinata indipendentemente dalle concrete modalità di assunzione del farmaco mortale, onde consentire anche al paziente che si trovi nella fisica impossibilità di assumere il farmaco di dar corso alla propria decisione di morire con dignità. Più in generale, nello spirito della decisione della Corte, l'inserimento della previsione dell'aiuto medico a morire nel corpo della legge 22 dicembre 2017, n. 219, consente di ancorare tale innovazione normativa al quadro di garanzie dell'autodeterminazione in materia sanitaria e dell'autonomia della relazione di cura recato da quella legge, così assicurando un bilanciamento tra tutela della vita e tutela della dignità e autodeterminazione del malato che non sia soltanto ragionevole, ma anche corredato da garanzie idonee ad assicurare la protezione della specifica condizione di vulnerabilità del paziente, nel contesto della relazione di cura e delle altre relazioni significative che possono caratterizzare la fase finale della vita.