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In questo provvedimento c'è un coacervo di marchette, di interventi a categorie votanti che poco o niente hanno a che fare con il rilancio. Ho visto inserire un emendamento, rimasto lettera morta nella legge di bilancio - credevo che tale emendamento fosse stato tolto dalla legge di bilancio per pudore -, adesso bellamente inserito all'articolo 180 sotto le mentite spoglie di un titolo dall'intento meritorio: «ristoro ai Comuni per la riduzione di gettito dell'imposta di soggiorno ed altre disposizioni». Ovvio: stiamo parlando d'imposta di soggiorno e i Comuni a vocazione turistica sono stati gravemente colpiti da questa crisi in termini di entrate previste a bilancio, che evidentemente non entreranno mai. L'intento quindi è sicuramente meritorio, salvo scoprire che poi altre disposizioni ai commi 3 e 4 riprendono l'emendamento già bollato a suo tempo nella legge di bilancio quale sanatoria sui reati del suocero di Conte (ricordiamo che era la proposta emendativa 87.10). (Applausi). È nuovamente bollato dai giornali come decreto rilancia-suocero, che con quest'intervento potrà così ripulire la sua fedina penale. Per rilanciare davvero questo Paese, quindi, non servono le marchette, ma poche cose fatte bene: semplificazione... PRESIDENTE. Senatrice Ferrero, ovviamente il termine che ha appena citato non è consono all'Assemblea. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Ho citato quello che dicono i giornali. PRESIDENTE. Non importa chi cita: se ne assume la responsabilità personale, non basta citare quello che dicono altri. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Va bene, signor Presidente, me ne assumo la responsabilità. (Applausi). Per rilanciare questo Paese veramente servono semplificazione... PRESIDENTE . Non voglio interrompere, ma vale per questo come per gli altri interventi: ho appena sottolineato che per responsabilità personale s'intende che, se la Presidenza riprende un termine non consono all'Assemblea, è rivolto a chi lo esprime, non basta dire di assumersene la responsabilità. Se ne assume la responsabilità quando rivolge accuse precise ad altri, come ha fatto, quindi la Presidenza in questo caso, come per altri, non lo consente. Mi spiace aver interrotto proprio lei, senatrice Ferrero, ma naturalmente il tempo poi verrà recuperato. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Per questo Paese serve quindi semplificazione - oggi il relativo decreto-legge è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale - ma questo provvedimento sarebbe dovuto partire già dando il buon esempio. Avete prodotto invece un articolato complesso, con misure a cui può accedere solo chi può permettersi di pagare un professionista. Servivano una sospensione e una proroga serie dei versamenti delle imposte sui redditi IRPEF e IRES: anzi, proponevamo un anno bianco per non vessare gli italiani con imposte e tasse, una diminuzione dell'imposizione fiscale e una sua semplificazione; i nostri emendamenti proponevano flat tax , proroghe, ampliamenti della cedolare secca e tante altre proposte, tutte puntualmente bocciate. Voi cosa proponete? Crediti d'imposta ovunque, con infinite condizionalità: strumenti tutt'altro che snelli, senza contare che li può utilizzare chi ha da pagare le imposte, che quindi ha prodotto reddito e utili. Ma quali utili? Gli italiani sono senza reddito e proponiamo loro di scorporare le tasse? C'è la cessione del credito, mi direte voi: certo, altro meccanismo di non facile applicazione; l'articolo 119 è un esempio di aspettativa enorme data agli italiani, con una complicazione e un'indeterminatezza sconcertanti. Vi rifate la casa a costo zero, questo è il messaggio: sì, ma ci sono le classi energetiche e l'ACE, gli uffici sono ancora chiusi, il catasto non risponde, le banche sanno poco o nulla e i piccoli costruttori sono penalizzati. Vi rendete conto della complessità? In più, il Governo tende a prorogare lo stato d'emergenza, costringendo il Paese alla paralisi ancora per molti mesi e impedendo ai cittadini di usufruire di queste misure, che nella loro complessità alimenteranno il già enorme cumulo di contenziosi causati dalle successive interpretazioni fatte dai Ministeri, cumulo che in Italia si arricchisce ad ogni nuova legge che esce da queste Aule. Sapete chi guadagnerà il 10 per cento del 110 per cento, perché uniche in grado di essere capienti con il credito d'imposta? Le solite note: le banche, ma non quelle piccole, che avranno ugualmente problemi d'incapienza, bensì le grandi, che fanno utili e prevedono di farne nei prossimi anni. Gli italiani non hanno bisogno dell'elemosina, come pure le aziende, che hanno invece bisogno di ripartire, grazie a leggi semplici, comprensibili e usufruibili da tutti i cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, sottosegretario Misiani, registro con dispiacere l'assenza del ministro Catalfo, essendo il decreto in esame prevalentemente improntato sulla materia degli ammortizzatori sociali: circa un terzo delle somme stanziate dal decreto-legge, pari a 55 miliardi di euro, mai così abbondanti, è andato infatti a coprire la cassa integrazione e le indennità di chi non poteva lavorare, perché gli è stato imposto di non farlo. Va detto peraltro che il blocco delle attività ha comunque avuto un peso anche sugli imprenditori, che hanno anticipato la cassa integrazione ai propri dipendenti, drenando peraltro parte di quella liquidità, che sarebbe dovuta servire per la ripartenza, se avverrà. Forza Italia esprime infatti grande preoccupazione per la fine del blocco dei licenziamenti, prorogato dagli iniziali sessanta giorni a cinque mesi: bisogna capire quante imprese ancora chiuse riapriranno, se troveranno un mercato capace di compensare le perdite precedenti e se ci saranno i flussi di cassa necessari a mantenere aperte le attività economiche. Peraltro, sulla proroga dei licenziamenti rimane un vuoto normativo - anche questo avrei voluto dire al Ministro - che va dal 15 maggio al 19 maggio e che dovrà essere ricoperto, per evitare cause di licenziamento tra lavoratori e imprenditori. Inoltre, ci sono le anticipazioni su una proroga del divieto di licenziamento fino a fine anno, accompagnato dalla proroga degli strumenti di sostegno. In questo modo però le imprese non ripartono. Alle imprese certamente non è arrivata quella montagna di risorse, che era destinata o che era stata annunciata dal Governo con tanta enfasi, posto che la principale misura di cui hanno usufruito è stata la moratoria dei prestiti e dei mutui già esistenti, di cui imprenditori e famiglie hanno usufruito, per non dover drenare ulteriore liquidità, nei mesi in cui non avevano entrate di cassa. Si tratta di rate posticipate, che gli imprenditori dovranno onorare, insieme a quelle imposte, che pure sono state prorogate solo di qualche mese. Signor Sottosegretario, colleghi, aiutare le imprese significa aiutare i lavoratori, tenere chiuse le imprese o limitarne le attività significa non poter garantire i posti di lavoro precedenti. (Applausi) .