[pronunce]

che, infatti, la ratio della garanzia prevista all'art. 68, terzo comma, Cost., non mira a tutelare un diritto individuale, ma a proteggere la libertà della funzione che il soggetto esercita, «in conformità alla natura stessa delle immunità parlamentari, volte primariamente alla protezione dell'autonomia e dell'indipendenza decisionale delle Camere rispetto ad indebite invadenze di altri poteri, e solo strumentalmente destinate a riverberare i propri effetti a favore delle persone investite della funzione (sentenza n. 9 del 1970)» (sentenza n. 38 del 2019); che, inoltre, l'art. 68, terzo comma, Cost. non mira a salvaguardare la riservatezza delle comunicazioni del parlamentare in quanto tale: quest'ultima trova sicuri «riconoscimento e tutela, a livello costituzionale, nell'art. 15 Cost., secondo il quale la limitazione della libertà e segretezza delle comunicazioni può avvenire solo per atto motivato dell'autorità giudiziaria, con le garanzie stabilite dalla legge» (sentenza n. 390 del 2007); che il bene protetto dalla disposizione costituzionale si identifica «con l'esigenza di assicurare il corretto esercizio del potere giurisdizionale nei confronti dei membri del Parlamento, e non con gli interessi sostanziali di questi ultimi (riservatezza, onore, libertà personale), in ipotesi pregiudicati dal compimento dell'atto» (sentenze n. 390 del 2007 e n. 74 del 2013); che destinatari delle tutele sancite dall'art. 68, terzo comma, Cost., dunque, «non sono i parlamentari uti singuli, ma le Assemblee nel loro complesso» (sentenza n. 390 del 2007); che la disposizione costituzionale evocata dal ricorrente intende, pertanto, preservare la funzionalità, l'integrità di composizione (nel caso delle misure de libertate) e la piena autonomia decisionale delle Assemblee, rispetto ad indebite invadenze del potere giudiziario (così, ancora, sentenza n. 390 del 2007); che, quindi, la qualità esclusivamente assembleare delle prerogative dedotte esclude che si possano configurare sfere di attribuzioni costituzionali dell'odierno ricorrente, a difesa delle quali questa Corte sarebbe chiamata ad intervenire; che pertanto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato indicato in epigrafe, promosso dall'onorevole Cosimo Maria Ferri. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 maggio 2020. F.to: Marta CARTABIA, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 giugno 2020. Il Cancelliere F.to: Roberto MILANA