[pronunce]

La Regione Calabria, con ricorso notificato il 20 ottobre 2008 e depositato il successivo 29 ottobre (r.r. n. 86 del 2008), ha promosso questioni di legittimità costituzionale di alcuni articoli del d.l. n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, nella legge n. 133 del 2008 e, tra questi, degli artt. 6-quater, 6-quinquies e 6-sexies, in riferimento agli artt. 3, 11, 97, 117, 118 e 119 Cost., al principio di leale collaborazione, al «generale canone di ragionevolezza delle leggi», all’art. 249 del Trattato 25 marzo 1957 (Trattato che istituisce la Comunità europea) e successive modificazioni, agli artt. 9, 13, 15, 32 e 33 del Regolamento CE 11 luglio 2006, n. 1083 (Regolamento del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento CE n. 1260 del 1999). 7. – La ricorrente, richiamato il contenuto del citato art. 6-quater, pone in evidenza che le risorse in esso contemplate riguardano non soltanto fondi revocati ai ministeri e destinati ad interventi da realizzare in Calabria ma anche fondi assegnati direttamente alla Regione e da impegnare all’interno di Accordi di programma quadro (per complessivi euro 301.083.804 entro il 31 dicembre 2009 ed euro 324.389.000 entro il 31 dicembre 2008, in forza di delibere del CIPE). In ordine alla distinzione tra «somme impegnate» e «somme programmate», la ricorrente rileva come la programmazione, in realtà, sia insita nella stipula di un Accordo di programma quadro (APQ), mentre l’impegno deriva dall’assunzione degli Impegni Giuridicamente Vincolanti (IGV), che possono essere formalizzati entro 3 anni dalla programmazione: quindi, alla data di entrata in vigore della norma, non vi era alcuna inadempienza da parte della Regione. Inoltre, nel periodo temporale intercorso tra l’adozione del d.l. n. 112 del 2008 (che non conteneva alcuna norma in materia) e l’entrata in vigore della legge di conversione (che ha apportato la modifica qui censurata), la Giunta regionale ha deliberato 14 APQ per un valore complessivo di oltre 331.236.000 euro, proponendone la stipula al Ministero dello sviluppo economico ed alle altre amministrazioni centrali competenti (solo 4 APQ dei quali sono stati stipulati fino alla data del 1° agosto 2008 per l’importo di oltre 70.000.000 euro). Tutti gli atti in questione, ivi compresi quelli ritualmente stipulati, sono stati «congelati», a seguito dell’entrata in vigore della norma impugnata, che risulterebbe illegittima innanzitutto per la sua retroattività prevista al comma 1, e questa sarebbe irragionevole in quanto incide su rapporti contrattuali consolidatisi in data antecedente all’entrata in vigore della norma, senza alcun motivo (quale, ad esempio, un eventuale inadempimento regionale) idoneo a giustificarne l’adozione, con lesione del principio di certezza del diritto e violazione del principio del legittimo affidamento. Inoltre, la norma censurata violerebbe gli artt. 97, 117, 118 e 119 Cost., nonché il principio di leale collaborazione: infatti, incidendo retroattivamente, ed in modo del tutto irragionevole, su accordi già conclusi ed impegni già assunti in data antecedente alla loro entrata in vigore e sviando fondi ancora legittimamente programmabili e, soprattutto, impegnabili, comporta variazioni nel bilancio regionale che vulnerano l’autonomia amministrativa, quella finanziaria della Regione ricorrente e la sua capacità di spesa, garantite dall’art. 119 Cost., nonché incide con norma di estremo dettaglio (obbligo di concentrazione dei fondi su interventi di rilevanza strategica nazionale) in materie di legislazione concorrente (ad esempio, per restare ai soli APQ già approvati, governo del territorio, istruzione, tutela della salute, valorizzazione dei beni culturali ed ambientali). Secondo la Regione ricorrente, l’illegittimità risulterebbe dalla lettura della finalità indicata nel comma 1 (e posta, quale norma di principio, nel comma 2): «rafforzare la concentrazione su interventi di rilevanza strategica nazionale». Porre come prioritario questo scopo significherebbe non solo sconvolgere l’intera programmazione già effettuata, senza garanzia alcuna che ogni Regione, ed in particolare la Regione Calabria, possa vedersi attribuite tutte le risorse già assegnate in precedenza, ma anche impedire qualunque azione regionale, introducendo un vincolo specifico in materia di competenza concorrente (mentre la Corte costituzionale ha chiarito che «la finalizzazione a scopi rientranti in materia di competenza residuale delle Regioni o anche di competenza concorrente comporta la illegittimità costituzionale delle norme statali», così ex plurimis: sentenze nn. 118 del 2006; 231 del 2005; 424 del 2004 e 370 del 2003). E’ ben vero che la Corte costituzionale ebbe a ritenere infondata una questione di legittimità di norme simili a quelle censurate (art. 1, commi 310 e 311, della legge 23 dicembre del 2005, n. 266 - Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, legge finanziaria 2006), in quanto esse si limitavano a prendere atto «dell’inattività di alcune regioni nell’utilizzare risorse poste a loro disposizione nel bilancio dello Stato ed oggetto di accordi di programma stipulati in modo libero e paritario con il Governo nazionale, prevedendo risoluzione di accordi di programma e favorendo anche, sempre secondo il metodo dell’accordo, la riutilizzazione aggiornata, per le medesime finalità, dei finanziamenti revocati», ma ciò ha fatto proprio in riferimento ai casi in cui venisse registrato un inadempimento da parte delle Regioni. Nel caso de quo non risulta, invece, alcuna inadempienza (né nella programmazione, né nella stipula) da parte della ricorrente, che vede il proprio bilancio privato di somme già rese disponibili, senza che sia stato previsto almeno un procedimento per l’eventuale messa in mora delle regioni o un modulo «partecipativo», per determinare, in cooperativo confronto con le Regioni, gli eventuali riutilizzi delle somme, con palese violazione del principio di leale collaborazione. Secondo la ricorrente sarebbe altresì evidente la violazione dell’art. 97 (in combinato disposto con gli artt. 118 e 119) Cost., atteso che la disciplina censurata finirebbe per sconvolgere la programmazione già stabilita delle attività amministrative, vulnerando il principio del buon andamento dell’amministrazione ed incidendo direttamente sulle attribuzioni della ricorrente in ordine all’amministrazione regionale ed al finanziamento delle attività ad essa spettanti.