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Ci sono Comuni come Catignano, Civitella Casanova, Penne, Penna Sant'Andrea e Basciano in Abruzzo irragionevolmente esclusi dal cratere; Comuni che hanno subito danni dal sisma sia concretamente che collateralmente; Comuni che hanno dovuto fronteggiare anche l'emergenza neve dello scorso inverno in un territorio già stremato dal terremoto. La città di Penne - per esempio - pare sia vittima di quello che non mi faccio problemi a definire come un vero e proprio accanimento: a quanto pare, il Governo Gentiloni Silveri ha voluto fingere che questo Comune non sia stato colpito dal sisma; ha poi cancellato con un colpo di spugna il fatto che sia stata proprio l'amministrazione di Penne a prestare i soccorsi nella tragedia di Rigopiano. Non contenti, hanno deciso anche di non sospendere i piani sanitari che prevedono la chiusura di strutture ospedaliere fra cui proprio quella di Penne. L'ospedale di questo Comune è stato fondamentale nella tragedia di Rigopiano e non solo: raccoglie un bacino d'utenza di 60.000 persone che sarebbero, in caso di chiusura, costrette a dirigersi verso l'ospedale di Pescara. Sapete quanto ci vuole da Penne in provincia di Pescara ad arrivare a Pescara? Occorre quasi un'ora di auto e questo creerebbe un disagio enorme. Ebbene, ho presentato un ulteriore l'emendamento per scongiurare quello che sarebbe un ulteriore schiaffo alla popolazione di quei territori. I due emendamenti sono stati invece, purtroppo, trasformati in ordini del giorno, cioè aria fresca. Questa è la verità. In Commissione speciale mi è stato chiesto - il mio senso di responsabilità ha fatto sì che io comunque accettassi - questa secondaria strada, ma non è molto: in realtà, è veramente molto poco. Mi auguro che questo Governo non si limiti - come ha fatto finora - a stigmatizzare, quando era all'opposizione, la gestione a marchio PD per poi confermarne invece le misure prese, ma se ne discosti con i fatti, dando un contributo effettivo ai Comuni dimenticati dal precedente Esecutivo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Mi chiedo, altresì, a cosa sia servito esattamente ascoltare i sindaci: sono venuti in Commissione speciale e hanno parlato; non voglio pensare che la loro audizione sia stato un atto dovuto o peggio ancora di propaganda. L'Esecutivo ha il compito e il dovere di dimostrare davanti a tutto il Paese che davvero, al di là degli slogan , certi italiani bisognosi vengono prima degli altri. Alla prova dei fatti, mi sembra che non sia così; anzi, mi sembra che la gestione del sisma da parte del Governo gialloverde sia speculare e si muova nel solco della gestione a targa PD, visto che - ci tengo a ribadirlo - è stato bocciato un emendamento che prevedeva la riduzione dell'IRPEF per le popolazioni colpite. Non cadiamo nell'errore di considerare tale questione solo in termini numerici ed economici: il problema prima ancora che legale e sociale è culturale. La gente si aspetta dallo Stato che mostri la benevolenza di un padre e non che si manifesti come una severa matrigna. Le zone terremotate hanno bisogno non solo dell'aiuto materiale per risorgere, ma anche di una particolare sensibilità istituzionale affinché non si disperda quel patrimonio immateriale fatto di persone che vivono e operano in un contesto sociale di cui fanno parte e di cui sono l'identità. Se davvero questo Governo vuole fare la differenza, deve ascoltare la voce dei cittadini e di chi davvero conosce e vive quei territori ogni giorno. Da parte mia non mi arrenderò. Non lascerò sulle spalle delle popolazioni colpite un carico di tributi iniquo, in considerazione di ciò che hanno passato e, quindi, sono stati ripresentati anche gli emendamenti bocciati in Commissione. Questo Governo dovrà dire a me, all'Assemblea e soprattutto alle popolazioni colpite che non meritano un trattamento speciale, che tutto ciò che hanno subito non vale una riduzione del carico fiscale. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Steger) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Coltorti. Ne ha facoltà. COLTORTI (M5S) . Signor Presidente, spettabili colleghi, rappresentanti del Governo, sono un geologo con specifica esperienza sui terremoti che si sono manifestati in aree che ho investigato personalmente e nelle quali risiedo. È facile rendersi conto come in tutta la Penisola italiana sia grande il rischio sismico: terremoti in aree considerate a rischio basso o nullo come l'Emilia-Romagna rivelano come nessun settore della Penisola sia scevro da pericolosità. Le aree più pericolose sono ben note da tempo e in genere sono rappresentate da fasce di dislocazioni lineari allungate. Durante i terremoti, però, la sollecitazione mobilizza o rimobilizza le aree interessate da dissesto, in particolare le aree franose, che in alcuni settori della Penisola ricoprono oltre il 70 per cento del territorio. In tali aree si dovrebbe evitare di intervenire o farlo solamente se non ci sono alternative e, in tal caso, farlo con le dovute precauzioni e gli accorgimenti tecnici. Ci sono inoltre criticità legate a motivi storico-architettonici dato che le nostre magnifiche città sono state edificate in periodi in cui le tecniche costruttive non tenevano conto dell'esigenza di una progettazione antisismica. Mi fa piacere che questo decreto-legge venga emanato con l'avallo di tutte le forze politiche. È questo lo spirito che dovrebbe guidare l'approccio a un problema trasversale e immanente. Il decreto-legge ha avuto dei vincoli a cui la maggioranza attuale ha dovuto adeguarsi. È nato come una proroga di scadenze per il supporto ai territori che, a due anni di distanza dagli eventi, sono ancora in condizioni emergenziali. I membri della Commissione, indipendentemente dagli schieramenti politici, hanno presentato emendamenti migliorativi che il Governo, pur se appena insediato, ha fatto il possibile per accettare. Abbiamo ancora molto da fare per impedire che eventi di questa tipologia arrechino danni e, soprattutto, lutti ai nostri territori. È molto difficile e, soprattutto, costoso mettere in sicurezza i centri storici. Le nostre edificazioni dovrebbero essere realizzate con norme antisismiche in modo che, come avviene in una Nazione come il Giappone, superino con minori danni e vittime terremoti di magnitudo ben più elevata di quella che ha colpito il nostro territorio. Stupisce, infatti, che nell'area del cratere siano collassate strutture realizzate quando nella zona erano già in vigore normative antisismiche. Su queste questioni sta comunque indagando la magistratura e spero che chi, come il sottoscritto, vorrebbe vedere eventuali responsabili puniti non sarà tacciato di essere un giustizialista. Alcune settimane fa si è tenuto a Roma un importante evento organizzato dai comitati costituiti a seguito del terremoto e vi assicuro che vedere i volti di persone, in particolare di bambini, rimasti uccisi dal crollo delle proprie abitazioni, è veramente straziante. Il nostro territorio è a rischio, talora a rischio veramente elevato. È necessario recuperare il tempo perduto per la conoscenza approfondita del territorio dato che la cartografia geologica ha uno stato di attuazione talora scarso e, comunque, estremamente variabile da Regione a Regione.