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Concordiamo con la stima fatta da Unioncamere che prevede per gli alberghi italiani un calo nel 2020 circa il 73 per cento del fatturato, e questa stima potrebbe persino essere considerata ottimistica"; nel ricordare che per le strutture alberghiere, sin qui, non c'è stato obbligo di chiusura ma sono rimasti chiusi per oggettiva assenza di clientela, poiché vige il divieto di viaggiare in Italia ed i trasporti internazionali sono bloccati, appare comunque chiaro come si vada prefigurando uno scenario economico, sociale e strategico a dir poco allarmante per un settore, quello turistico, che secondo le stime della Banca d'Italia genera direttamente più del 5 per cento del PIL nazionale (il 13 per cento considerando anche il PIL generato indirettamente) e rappresenta oltre il 6 per cento degli occupati. E la paralisi del settore alberghiero si riflette in termini diretti sul comparto del commercio, che rischia anch'esso il collasso; ad oggi le attività alberghiere, dalle quali dipendono le sorti ed il relativo sostentamento di migliaia di lavoratori, per gran parte stagionali, nonché di altrettante famiglie, non sanno quando e come potranno ripartire ed in particolare quali saranno le linee guida da adottare in un contesto già di per sé molto complicato ed in vista di una stagione per larga parte compromessa. Alcuni operativi, come emerso nella richiamata audizione, "stanno considerando l'ipotesi di non riaprire quest'estate" e "non riescono a comprendere se ci saranno le condizioni per farlo". Occorre, quindi chiarire quali interventi di sostegno economico verranno assunti dal Governo per le aziende, a partire dal necessario abbattimento degli oneri impositivi sui tributi a fronte di un lungo periodo di inattività o di riapertura in condizioni emergenziali. Ed inoltre quali obblighi o limitazioni verranno determinati per la fruibilità in sicurezza della struttura, in oggetto al distanziamento sociale ed obblighi di sanificazione degli ambienti, che determineranno ulteriori costi a carico delle imprese, si chiede di sapere quali misure urgenti intenda assumere il Ministro in indirizzo per consentire la riapertura delle strutture ricettive e quali iniziative verranno poste in essere per il sostegno alle imprese e per la disciplina delle norme di operatività in sicurezza sanitaria. Atto n. 4-03372 PAPATHEU Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il caldo e la mancanza di pioggia in un inverno anomalo rappresentano in Italia un fattore scatenante l'allarme siccità in città e nelle campagne con difficoltà per le coltivazioni e nei pascoli per l'alimentazione degli animali in un numero crescente di regioni, dal Piemonte alla Sicilia. L'allarme è stato lanciato dalla Coldiretti sugli effetti dell'andamento climatico che rischia di lasciare l'Italia a secco, in un 2020 segnato dal calo dell'80 per cento delle precipitazioni e da una temperatura superiore di 1,87 gradi rispetto alla media storica secondo le elaborazioni su dati ISPRA relativi al mese di gennaio 2020; in Sicilia il grano non cresce, mentre per gli ortaggi e i nuovi impianti di vigneti è stato addirittura necessario intervenire con irrigazioni di soccorso ma, come rilevato dalla Coldiretti, anche i pozzi si stanno asciugando, lasciando intravedere un futuro davvero tragico in una situazione in cui mancano all'appello, rispetto ad un anno fa, circa 73 milioni di metri cubi d'acqua. Si stanno svuotando progressivamente anche gli invasi in Puglia, dove la disponibilità di acqua risulta addirittura dimezzata in 12 mesi, con circa 140 milioni di metri cubi, contro i 280 di un anno fa, secondo un'analisi di Coldiretti sulla base degli ultimi dati dell'osservatorio Anbi. Anche in Calabria la Coldiretti ha chiesto il riconoscimento dello stato di calamità per la situazione di emergenza; la siccità, rileva Coldiretti, è diventata l'evento avverso più rilevante per l'agricoltura con i fenomeni estremi che hanno provocato in Italia danni alla produzione agricola nazionale, alle strutture e alle infrastrutture per un totale di più di 14 miliardi di euro nel corso di un decennio; "In un Paese comunque piovoso come l'Italia che, per carenze infrastrutturali, trattiene solo l'11 per cento dell'acqua, occorre un cambio di passo nell'attività di prevenzione", ha evidenziato Coldiretti, e "bisogna evitare di dover costantemente rincorrere l'emergenza con interventi strutturali". Occorre "la realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica", ma, allo stesso tempo, "serve un piano infrastrutturale per la creazione di piccoli invasi che raccolgano tutta l'acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n'è poca ai fini di regimentazione delle acque, irrigui, ambientali e dell'accumulo/produzione di energia idroelettrica", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia avviato azioni a tutela del settore agricolo in riferimento ai fatti rappresentati e, in tal caso, quali misure siano state assunte per sostenere gli operatori del settore nelle attività di manutenzione, risparmio, recupero e riciclo delle acque ed altre, se siano state avviate campagne di informazione ed educazione sull'uso corretto dell'acqua, per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico. Atto n. 4-03373 AIMI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: attualmente vi sono oltre 118 cittadini italiani, i cui nomi sono dettagliati in un apposito elenco in possesso dell'interrogante, ancora bloccati a Cuba a causa della pandemia COVID-19. I loro voli, infatti, sono stati cancellati senza restituzione del prezzo pagato per il biglietto aereo; questa condizione è divenuta del tutto insostenibile e non fa che aggravarsi. Le problematiche a ciò collegate riguardano diritti fondamentali dell'essere umano. I cittadini bloccati all'estero si trovano forzatamente separati dalle famiglie e dagli affetti, anche in situazioni molto drammatiche, oltre a vedere compromessi i loro posti di lavoro e quant'altro ne consegue. Sotto il profilo economico, questi si vedono condannati a fare fronte ad ingenti spese, non previste, per il soggiorno obbligato nel Paese straniero, oltre alle spese ordinarie che continuando a sostenere in Italia, trovandosi altresì in condizioni di gravissima difficoltà nel reperimento di beni di prima necessità (anche a fronte di pagamento), completamente abbandonati a loro stessi, tanto dal Governo cubano, quanto dalle delegazioni italiane in loco . Si aggiunga lo stato di totale incertezza circa la possibilità di rientrare in Italia, che ha ripercussioni tanto sul piano concreto quanto su quello psicologico; altri Paesi europei si sono già mobilitati per consentire ai propri connazionali di rientrare gratuitamente, approfittando dei fondi per i rimpatri europei che coprono il 75 per cento dei costi dei viaggi.