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L'amianto è fuori legge dal 1992 e la Eternit, sigillata dal 1986, è stata chiamata davanti ai giudici di Torino con l'accusa di aver ucciso 2000 persone (morti per amianto alla media di 55 all'anno) e di averne fatte ammalare almeno il doppio. Dai dati ufficiali del CNR si apprende che nelle città italiane vi sarebbero almeno 32 milioni di tonnellate di amianto da smaltire: ben 500 chili per abitante, due miliardi e mezzo di metri quadrati di coperture in eternit , pari alla superficie di una città di 60 mila abitanti, fatta di solo amianto. Una giungla di miliardi di fibre che, sino a quando non verranno smaltite, continueranno ad essere una bomba sulla quale l'Italia siede inconsapevole ed inerte: una situazione che provocherebbe la morte di circa 3.000 persone ogni anno per malattie correlate all'esposizione all'asbesto, e tra queste almeno 1.200 casi di mesotelioma, una forma di cancro per il quale finora non è stata trovata una cura. Le nuove vittime sono i lavoratori comuni, i cosiddetti ignari dell'esposizione ambientale. Molti di loro non hanno lavorato direttamente l'amianto, ma quest'ultimo stava, ed in molti casi non è ancora stato rimosso, dove si guadagnavano da vivere o dove vivevano e vivono: nelle onduline, nei capannoni, nei camini, nei cassoni per l'acqua, nelle coibentazioni selvagge che andrebbero asportate e sepolte. L'articolo 1 del presente disegno di legge si propone di fissare anzitutto, nelle more della normativa attuale, termini specifici e tassativi per eseguire e portare a termine una nuova mappatura delle zone del territorio nazionale interessate della presenza di amianto, al fine di poter poi procedere alla bonifica. Infatti l'assenza di un termine finale è certamente uno degli elementi cui va imputata la sostanziale mancata applicazione della attuale normativa (che già prevedeva la mappatura del territorio) con la conseguenza di un rinvio sine die delle bonifiche, e quindi di esporre ancora cittadini e lavoratori al rischio di insorgenza di malattie, con maggiori oneri sociali e sanitari. L'articolo 2 stabilisce un'apposita segnaletica obbligatoria volta a segnalare la presenza di amianto. L'articolo 3 modifica invece l'articolo 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 326, una disposizione che è intervenuta pesantemente nella delicata materia allo scopo dichiarato di ribaltare l'edificio interpretativo che (pur fra tantissimi ostacoli) era stato eretto a sostegno dell'applicazione dell'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 252. Più che una modifica della precedente disciplina l'articolo 47 ha infatti operato la sostanziale abrogazione dei benefici previdenziali. L'articolo 47 del decreto-legge n. 269 del 2003 esclude infatti dall'erogazione del beneficio della rivalutazione contributiva tutti coloro che non hanno prodotto domanda di certificazione all'INAIL entro il 15 giugno 2005. La norma si pone, in primo luogo, in contrasto con il principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione, in quanto del tutto irragionevolmente riserva un trattamento deteriore -- in riferimento alla tutela del bene della salute -- a soggetti che si sono trovati in situazione uguali, se non peggiori, rispetto alla esposizione all'amianto. La norma stessa violerebbe, altresì, l'articolo 32 della Costituzione, in quanto, pur riconoscendo la pericolosità di una determinata attività produttiva, compenserebbe l'esposizione della salute al rischio di lesione soltanto in favore di alcuni soggetti e non di altri, mentre la salute è un bene che merita incondizionata tutela per ciascun individuo. La norma stessa violerebbe, inoltre, l'articolo 38 della Costituzione sotto il profilo secondo cui la garanzia della tutela previdenziale in caso di infortunio o di invalidità (riconosciuta dal secondo comma della citata disposizione costituzionale) imporrebbe l'attribuzione generalizzata del beneficio in argomento a tutti coloro che siano stati esposti all'amianto (alle richieste condizioni). L'articolo 3 del presente disegno di legge, nel recepire la direttiva 2009/148/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, intende prorogare i termini per coloro che, alla data del 2 ottobre 2003, non avevano ancora acquisito il diritto ai benefici di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, (dunque al di fuori della deroga di cui all'articolo 47, comma 6- bis , del decreto-legge n. 269 del 2003, rispetto ai quali non c'è decadenza dopo il 15 giugno 2005) ad otto mesi, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge, oltre a rimuovere ogni forma di discriminazione e di diverso trattamento non giustificato né giustificabile in danno dei lavoratori delle province autonome e delle regioni a statuto speciale. Gli articoli 4 e 5 prevedono poi l'erogazione gratuita di prestazioni sanitarie per i soggetti esposti all'amianto. Si tratta di forme di monitoraggio in funzione di sorveglianza sanitaria e di diagnosi precoce e, in caso di manifestazione grave delle malattie, di servizi sanitari di assistenza specifica mirata al sostegno della persona malata ed a rendere più efficace l'intervento terapeutico. Inoltre, con il presente disegno di legge si aggiungono nuove norme in materia di decadenza dall'azione giudiziaria, a favore dei lavoratori. L'articolo 6, in fine, sempre per recepire la direttiva 2009/148/CE, modifica il codice penale introducendo una specifica circostanza aggravante.. 1 (Mappatura delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto) 1 Nelle more dell'applicazione delle disposizioni di cui al regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 18 marzo 2003, n. 101, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono ad effettuare una nuova mappatura delle zone dei rispettivi territori interessati dalla presenza di amianto, secondo le modalità di cui ai commi 2 e 3. 2 Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano inviano, ad ogni singola scuola, ospedale, ufficio pubblico, caserma, palestra o comunque luogo al quale sia consentito l'accesso al pubblico un'apposita documentazione per la segnalazione della presenza di amianto, certa o presunta. Tale documentazione deve essere restituita obbligatoriamente, anche in caso di non presenza di amianto, entro sessanta giorni dalla sua ricezione. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano pongono in essere tutte le opportune iniziative al fine di assicurare la completa esecuzione della mappatura, prevedendo, in particolare, apposite sanzioni a carico dei soggetti responsabili delle singole strutture in caso di mancata segnalazione. 3