[resaula]

Atto n. 3-00210 VITALI Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: la protratta mancanza di personale in cui versano tutti gli uffici giudiziari e le sedi periferiche del giudice di pace in Puglia e, nello specifico, nella provincia di Lecce, contribuisce in maniera esponenziale a sovraccaricare il lavoro degli uffici con ripercussioni negative sulle tempistiche di espletamento delle cause; nell'ultimo quinquennio, le sedi sparse nella provincia di Lecce sono state più che dimezzate, passando da 9 a 4: sono attive attualmente le sedi di Tricase, Ugento, Gallipoli e Casarano, mentre sono state soppresse quelle di Alessano, Campi, Galatina, Nardò e Maglie; a Maglie, a seguito della recente chiusura dell'ufficio e il trasferimento delle cause a Lecce, si è creato il problema dello spostamento dei faldoni, risolto solo con la disponibilità del sindaco di offrire personale del Comune; a dicembre 2018 andranno in pensione 3 funzionari dipendenti nella prima sezione penale del Tribunale di Lecce; nonostante una convenzione deliberata dai Comuni di Casarano, Taviano, Matino, Supersano, Ruffano, Racale e Melissano, che stabiliva la gestione associata dell'ufficio del giudice di pace di Casarano e disciplinava l'assunzione da parte dei Comuni sottoscrittori degli oneri per il suo funzionamento, si è verificato che dal 2014, anno di istituzione della nuova struttura, a parte il Comune capofila, gli altri centri non hanno, in tutto o in parte, partecipato alle spese di gestione e, con delibera n. 122 del 15 maggio 2017, è stato aperto dal Comune di Casarano un contenzioso con i Comuni inadempienti per recuperare le somme anticipate dal Comune stesso; l'attuale pianta organica dell'Ufficio del giudice di pace di Casarano è composta da 5 dipendenti, di cui tre unità a tempo indeterminato e due unità a tempo parziale, numero insufficiente per smaltire il carico di lavoro composto da 1.200-1.300 iscrizioni a ruolo l'anno; la questione attinente alle spese di gestione dell'Ufficio del giudice di pace è arrivata in Consiglio comunale come oggetto di un'interrogazione a Gianni Stefano, sindaco di Casarano; la presidente dell'Ordine degli avvocati di Lecce, Roberta Altavilla e il presidente della Camera penale, Silvio Verri, espressamente hanno ribadito la necessità di investimenti economici, sia nell'amministrazione della giustizia che nell'edilizia giudiziaria; analogo allarme è stato lanciato dal presidente della Camera civile di Lecce, l'avvocato Salvatore Donadei, sui sovraccarichi di lavoro negli uffici del giudice di pace di Tricase, Gallipoli e Casarano e dal presidente della Corte d'Appello, Roberto Tanisi, che durante l'ultima cerimonia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, ha ricordato quanto sia sottovalutato il problema della carenza di personale amministrativo; nonostante l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 116 del 2017, non ci sono state nuove assunzioni; è stato firmato un protocollo sulla Cittadella della giustizia nel territorio leccese, la cui realizzazione potrebbe aiutare a risolvere gran parte dei problemi enunciati; non risultano banditi nuovi concorsi e non è stata prospettata la possibilità di trasferire nel settore giustizia personale di altri settori della pubblica amministrazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti esposti in premessa, come li valuti e quali iniziative intenda eventualmente assumere, in raccordo con gli organi locali competenti, affinché si ponga rimedio e si intervenga immediatamente attraverso investimenti economici di fondi nel settore giustizia. Atto n. 3-00211 SAPONARA Al Ministro della difesa Atto n. 3-00212 MININNO DONNO BOGO DELEDDA BOTTICI CASTIELLO FEDE MAIORINO ORTIS ROMAGNOLI Al Ministro della difesa Premesso che: tra gli impegni sottoscritti nel "contratto per il governo del cambiamento", al capitolo 9, si stabilisce che "al fine di migliorare e rendere più efficiente il settore della Difesa risulta prioritaria la tutela del personale delle Forze Armate", con esplicito riferimento al tema del "ricongiungimento famigliare". Questo tema, profondamente sentito dal personale militare, non è di semplice soluzione, in quanto, a fronte di una massiccia presenza di basi militari nel Nord Italia, circa l'80 per cento del personale proviene dal Meridione e nella maggioranza dei casi, per varie ragioni, ambisce a ritornarvi; ad avviso degli interroganti il Parlamento ha il dovere di farsi carico di questo problema. Per questo motivo, è stato presentato in Senato, a prima firma del senatore primo firmatario del presente atto, un disegno di legge in tema di "congiungimento famigliare", che si propone l'obiettivo di garantire maggiori tutele alla stabilità e serenità della famiglia, diritto fondamentale sancito dall'articolo 29 della Carta Costituzionale, evitando, per quanto possibile, gravi traumi familiari in relazione a quelle categorie di dipendenti pubblici, maggiormente soggette a trasferimenti di sede, tutelando, peraltro, le amministrazioni stesse, dal momento che le conseguenze della divisione familiare si ripercuotono inevitabilmente anche sul servizio del militare, oltre che sulla sua famiglia; questo strumento da solo, però, non è risolutivo; anzi, al contrario, gli effetti di questa norma risulterebbero vanificati dalla carenza di posizioni organiche negli enti dislocati nel Sud Italia; è noto, infatti, che ai sensi dell'art. 19 della legge n. 183 del 2010, lo stato giuridico del personale del comparto difesa, "in dipendenza della peculiarità dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dell'ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonché per i peculiari requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attività usuranti", è articolato in un complesso di doveri e diritti assolutamente singolare, differente, nella sostanza, rispetto a quello degli altri dipendenti pubblici; peraltro, il decreto legislativo n. 165 del 2001, nel dettare le "norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche", all'art. 3, stabilisce che il rapporto d'impiego del personale militare resta regolamentato da norme speciali di diritto pubblico, sottraendolo al regime di lavoro subordinato "privatistico", proprio di altre amministrazioni pubbliche. Esiste, pertanto, una inevitabile prevalenza dell'interesse pubblico delle amministrazioni militari rispetto alle legittime richieste ed aspettative del dipendente con le stellette;