[pronunce]

In particolare l'art. 4 dell'Accordo prevede l'impegno diretto delle Regioni ad adottare misure volte a ridurre il fenomeno del randagismo mediante l'introduzione del microchip, «come unico sistema ufficiale di identificazione dei cani, a decorrere dal 1° gennaio 2005», e l'art. 1, comma 2, del d.P.C.m. stabilisce l'impegno, da parte del Governo e delle Regioni, ad adottare misure in grado di identificare gli animali mediante l'utilizzo di appositi microchips; che analoghe censure di violazione dell'art. 117, primo e terzo comma Cost., per contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di tutela della salute (in specie, della sanità animale), nonché con il richiamato Accordo 6 febbraio 2003, sono svolte sia nei confronti dell'art. 215, commi 3 e 5, della citata legge regionale, nella parte in cui, al comma 3, stabilisce che «I cani vaganti catturati, regolarmente tatuati, devono essere restituiti al proprietario», mentre, al comma 5, dispone che «I cani vaganti catturati non tatuati vanno sottoposti a tatuaggio [...]», sia nei riguardi dell'art. 219, comma 2, della medesima legge, nella parte in cui prevede l'irrogazione di sanzioni solo per l'omesso tatuaggio (e non anche per l'omesso impianto microchip); che viene, inoltre, denunciato l'art. 225, comma 1, della medesima legge regionale n. 11 del 2015, per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., nella parte in cui impone al medico veterinario di dare comunicazione, entro ventiquattro ore, alla polizia provinciale, all'Azienda USL competente per territorio e al Sindaco, dell'avvelenamento di specie animale domestica o selvatica, solo allorquando lo abbia accertato nell'esercizio delle proprie attività, in contrasto con il principio fondamentale in materia di tutela della salute di cui all'art. 2, comma 1, dell'ordinanza del Ministero della salute 10 febbraio 2012 (Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati) - adottata in attuazione del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 174 (Attuazione della direttiva 98/8/CE in materia di immissione sul mercato di biocidi) - secondo cui il medico veterinario è obbligato a segnalare anche i casi di mero sospetto di avvelenamento; che il ricorrente impugna, infine, per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., l'art. 239 della legge regionale n. 11 del 2015, nella parte in cui stabilisce che «La pianta organica delle farmacie è approvata dall'Assemblea Legislativa su proposta della Giunta regionale, nel rispetto dei parametri individuati dalla normativa nazionale», per ritenuto contrasto con i principi fondamentali fissati dall'art. 11 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 marzo 2012, n. 27, e dall'art. 1 della legge 2 aprile 1968, n. 475 (Norme concernenti il servizio farmaceutico), che affidano ai Comuni le funzioni amministrative inerenti all'individuazione delle sedi farmaceutiche, per assicurare una maggiore accessibilità al servizio farmaceutico, anche da parte dei cittadini residenti in aree scarsamente abitate, nonché per garantire un'equa distribuzione sul territorio delle sedi farmaceutiche; che la Regione Umbria non si è costituita in giudizio; che l'Avvocatura generale dello Stato, in data 18 novembre 2016, ha depositato atto di rinuncia al ricorso, con la corrispondente delibera adottata dal Consiglio dei ministri il 9 novembre 2016, sulla scorta della relazione del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, sul rilievo che le norme impugnate sono state modificate dalla legge regionale 17 agosto 2016, n. 10, recante «Modificazioni ed integrazioni alla legge regionale 9 aprile 2015, n. 11 (Testo unico in materia di Sanità e Servizi sociali) e alla legge regionale 30 marzo 2015, n. 8 (Disposizioni collegate alla manovra di bilancio 2015 in materia di entrate e di spese - Modificazioni ed integrazioni di leggi regionali)». Considerato che il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questione di legittimità costituzionale, in via principale, degli artt. 26, comma 1, 33, comma 3, 153, 154, commi 2 e 4, 211, 215, commi 3 e 5, 219, comma 2, 225, comma 1, e 239, della legge della Regione Umbria 9 aprile 2015, n. 11 (Testo unico in materia di Sanità e Servizi sociali), in riferimento agli artt. 97 e 117, primo e terzo comma, della Costituzione e in relazione alla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, firmata a Strasburgo il 13 novembre 1987, ratificata e resa esecutiva con legge 4 novembre 2010, n. 201; che la Regione Umbria non si è costituita in giudizio; che, conformemente alla delibera adottata dal Consiglio dei ministri nella riunione del 9 novembre 2016, il ricorrente ha rinunciato al ricorso; che, in mancanza di costituzione in giudizio della Regione resistente, l'intervenuta rinuncia al ricorso determina, ai sensi dell'art. 23 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, l'estinzione del processo (da ultimo, ordinanze n. 63 del 2017, n. 235 e n. 137 del 2016).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara estinto il processo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 aprile 2017. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Silvana SCIARRA, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 maggio 2017. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA