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- all'articolo 2, comma 1, il riferimento all'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo n. 22 del 2015, sia sostituito con il riferimento all'articolo 4, comma 2; - all' articolo 2, comma 1, sia disposto che l'indennità ivi prevista sia riconosciuta ai lavoratori in stato di disoccupazione ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 150 del 2015; - all'articolo 7, comma 2, sia previsto che lo schema di decreto ministeriale di ripartizione delle risorse finanziarie sia trasmesso alle Camere; - all'articolo 7, comma 3, sia soppresso il criterio della fruizione del beneficio; - all'articolo 7, comma 4, sia introdotto un espresso richiamo all'incremento di risorse disposto dall'articolo 1, comma 612, della legge n. 232 del 2016. Formula, altresì, le seguenti osservazioni: - si valuti l'opportunità di prevedere, all'articolo 1, comma 5, che l'esclusione dai benefici di cui agli articoli 1 e 2 opera anche nei confronti del coniuge di uno dei soggetti di cui alla lettera a) del medesimo comma 5, nonché della parte dell'unione civile, dei parenti, degli affini e delle persone con essi conviventi, ove risulti che il loro rapporto di lavoro sia fittizio o che gli stessi si siano concretamente ingeriti nella gestione dell'azienda; - si valuti l'opportunità di estendere progressivamente il riconoscimento del sostegno di cui all'articolo 2, comma 1, anche ai lavoratori per i quali il datore di lavoro sia in regola con gli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale, il cui rapporto di lavoro sia stato risolto e che non abbiano i requisiti per accedere alla Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego; - alla luce della necessità di verificare l'efficacia e l'adeguatezza delle misure di cui agli articoli 1, 2 e 3, con riferimento alla durata e alla entità dei trattamenti, delle diverse dimensioni e tipologie di imprese interessate, delle categorie di lavoratori interessati, dei tempi e delle modalità di trattazione delle procedure, si valutino idonei meccanismi, nell'ambito del decreto di cui all'articolo 7, comma 2, volti a facilitare il monitoraggio degli oneri del provvedimento e la congruità delle risorse stanziate nella legge di stabilità per il 2016, in una prospettiva di integrazione effettiva con l'economia sana delle imprese confiscate; - con riferimento all'articolo 6, comma 1, appare opportuno adottare meccanismi idonei a consentire che dell'istanza volta ad ottenere i benefici di cui agli articoli 1, 2 e 3 siano posti a conoscenza anche il pubblico ministero procedente e il giudice che ha disposto il sequestro o la confisca. Allegato SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAL RELATORE SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAL RELATORE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 19 La Commissione, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo, premesso che: - l'articolo 2 dello schema di decreto in esame, modificando l'articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 112 del 2017, dispone l'aggiornamento del calcolo della quota di lavoratori qualificati come molto svantaggiati dipendenti dell'impresa sociale, prevedendo che, ai fini del computo della percentuale, i lavoratori molto svantaggiati non possano essere valutati come tali per più di 24 mesi dall'assunzione; - l'articolo 3 dello schema di decreto in esame introduce il comma 2- bis all'articolo 3 del decreto legislativo n. 112 del 2017 e precisa che i ristorni, correlati ad attività di interesse generale e assegnati ai soci di una impresa sociale costituita in forma di società cooperativa non costituiscono distribuzione vietata di utili e avanzi di gestione, neanche indiretta; - l'articolo 4 dello schema di decreto in esame integra l'articolo 4 del decreto legislativo n. 112 del 2017, introducendo, in favore delle ex IPAB privatizzate, una deroga alla disposizione, prevista all'articolo 4, in base alla quale le amministrazioni pubbliche non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale; - l'articolo 6 dello schema di decreto in esame modifica l'articolo 13 del decreto legislativo n.112 del 2017, specificando che il computo della differenza retributiva tra lavoratori dipendenti dell'impresa sociale, che non può essere superiore al rapporto 1 ad 8, non è applicabile per particolari categorie di lavoratori ossia per coloro che abbiano specifiche competenze nell'ambito delle seguenti attività: interventi e prestazioni sanitarie, formazione universitaria e post-universitaria, ricerca scientifica di particolare interesse sociale; - l'articolo 8 dello schema di decreto in esame modifica l'articolo 18 del decreto legislativo n. 112 del 2017, apportando modificazioni al regime delle misure fiscali di sostegno dell'impresa sociale, considerato che: - in merito all'articolo 2, la norma vigente prevede che, ai fini della possibilità di acquisire la qualifica di impresa sociale, si considera comunque di interesse generale l'impresa che impieghi alle sue dipendenze una percentuale non inferiore al 30 per cento di lavoratori molto svantaggiati e di persone svantaggiate o con disabilità, beneficiarie di protezione internazionale e persone senza fissa dimora iscritte nell'apposito registro dell'anagrafe. La formulazione della disposizione introdotta, non rivolta esplicitamente solo a quelle imprese sociali la cui attività abbia ad oggetto servizi finalizzati all'inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di cui all'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo n. 112 del 2017, potrebbe comportare il rischio che l'impresa sociale provveda semplicemente, allo spirare del termine di 24 mesi, al licenziamento delle persone che hanno perso la qualifica di lavoratori molto svantaggiati, al fine di mantenere inalterata la percentuale del richiesta; - in merito all'articolo 3, nell'ordinamento italiano non esiste una definizione di ristorno e gli unici riferimenti sono nell'articolo 2511 del codice civile, ove si prevede che le regole per la ripartizione degli utili e i criteri per la ripartizione dei ristorni siano contenute nell'atto costitutivo, nell'articolo 2545- sexies del codice civile, in cui sono indicate le modalità e le condizioni di ripartizione, nonché nell'articolo 3 della legge n. 142 del 2001. Sulla base di tali riferimenti, pertanto, si è creato un dibattito in dottrina proprio al fine di delineare l'esatto distinguo tra ristorni e utili. Al riguardo, è in linea generale possibile definire il ristorno come l'attribuzione ai soci di trattamenti a ristoro degli scambi realizzati nel corso dell'esercizio e in misura proporzionale agli stessi; - la distribuzione di somme a titolo di ristorno è subordinata a precise condizioni.