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tuttavia ci sono delle obiezioni che diventano sostanziali, ci sono aspetti che non possiamo assolutamente rischiare che vengano meno nell'affrontare questo tema: il primo è l'efficienza delle istituzioni e il secondo è la rappresentanza democratica, che noi qui esercitiamo. Le istituzioni devono essere efficienti, devono essere messe in condizione di decidere bene, al meglio e di farlo rapidamente. Colleghi e colleghe, siamo sicuri - lo domando a ciascuno di noi - che ridurre, semplicemente operando un taglio, il numero di tutti noi parlamentari eletti voglia dire automaticamente essere in grado di decidere al meglio per i cittadini che noi rappresentiamo, di decidere le cose migliori per il Paese che ci ha mandato qui a rappresentarlo? Le istituzioni devono permettere a ciascuno di noi di assumersi quella responsabilità che gli è stata data dai cittadini. Mi chiedo se la responsabilità che con questo ruolo a noi viene attribuita sarà ben esercitata nel momento in cui la riforma costituzionale che porteremo avanti in questa legislatura sarà semplicemente volta ad una riduzione dei parlamentari. Rimane quindi la convinzione mia (e spero non soltanto mia, ma penso di tutto il mio Gruppo e mi pare di capire anche di qualcun altro) che sia necessaria e fondamentale una riforma complessiva di tutto il sistema parlamentare, perché la necessità primaria è quella di rispondere alle esigenze del Paese, dei cittadini che ci hanno mandato qui, e di farlo - lo ripeto - al meglio e più velocemente possibile. Mi chiedo e vi chiedo nuovamente: è semplicemente la riduzione del numero dei parlamentari, lasciando le due Camere esattamente così come sono (come hanno già detto prima di me), a darci la garanzia di fare un buon lavoro? Sarebbe un buon risultato per i cittadini che ci hanno eletto ottenere semplicemente una riduzione della loro rappresentanza in quest'Aula, con soltanto dei numeri? Sarebbero rappresentati tutti a quel punto? Credo che manchi la visione, o forse la visione c'è ed è chiara e netta per alcuni di voi, o meglio per i capi politici di alcuni di voi. Forse la visione chiara e netta è quella secondo cui il Parlamento non serve più a niente (Applausi dal Gruppo PD) , quindi ci si nasconde dietro a questa finzione della riduzione dei costi della politica. Già il presidente Casini l'ha detto: la democrazia ha un costo. Non sarà sicuramente la riduzione del costo dei parlamentari a garantire una democrazia che funziona. Quindi vi chiedo, come ha fatto la senatrice Bini prima di me, di dircelo chiaramente: se volete delegittimare e svuotare complessivamente il Parlamento, e quindi dimostrare che tutti noi siamo qui per niente, soltanto per riempire una sedia, che peraltro è quello che avete sempre detto (e forse finalmente ci state arrivando), ditelo chiaramente. Abbiate il coraggio di metterci la faccia (Applausi dal Gruppo PD) e di dire chiaramente che a voi del Parlamento non interessa niente. Perché questo è quello che viene fuori. Quindi, spero che vi manchi la visione ma temo invece che ci sia un progetto chiaro. Il Parlamento deve essere efficiente, come ho già detto più volte. La necessità è quella di riforme complesse, di un sistema complesso che deve garantire aspetti fondamentali per la democrazia rappresentativa della nostra Repubblica. Ci sono degli emendamenti che sono stati presentati in Commissione, e speriamo che arrivino anche in Aula; sono un banco di prova per voi della maggioranza. Quegli emendamenti consentiranno di dimostrare quanto ho detto prima: se per voi c'è una visione, se quello che vi interessa è un Parlamento che funzioni e che lavori; oppure se per voi c'è soltanto la volontà di abolire il Parlamento, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi (e spero conosceremo ancora). Siamo in discussione generale, quindi queste sono riflessioni che porgo a voi, colleghi della maggioranza, perché siete voi che dovete toglierci dall'imbarazzo di questo momento. Per noi rimangono dei fortissimi dubbi sul fatto che dietro ci sia soltanto la volontà di demolire le istituzioni democratiche così come le conosciamo fino ad oggi. Avete una grandissima responsabilità, quindi, e spero che sarete in grado di sostenerla, di coglierla e di farci cambiare idea; di farci vedere che quello che voi volete è rispondere ai cittadini che ci hanno fatto tutti sedere qui; di rispondere nel miglior modo possibile e di dire a tutti loro che noi siamo qui per rappresentarli, al meglio e sempre. E di farlo, qualora ve ne fosse la necessità, anche riducendo il nostro numero, ma prima di tutto - perché quello sarebbe secondo me un aspetto residuale - mettendo mano a delle riforme vere, sostanziali e complessi di un sistema democratico, che noi difenderemo con le unghie e con i denti finché ci sarà data la possibilità. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Papatheu) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, ci ritroviamo oggi ad affrontare in quest'Aula un tema che oramai ricorre ciclicamente nel dibattito politico, sociale e mediatico da circa trentacinque anni: la riduzione del numero dei parlamentari. Sappiamo tutti benissimo in quest'Aula come gli articoli 56 e 57 della Costituzione stabiliscano un numero fisso di deputati e di senatori. Noi oggi, con un disegno di legge costituzionale, quindi con una procedura che è definita aggravata, ne chiediamo la riduzione. È un percorso lungo oltre trent'anni che ha attraversato tante legislature. Possiamo ricordare la commissione Bozzi del 1983, per poi arrivare anche alla bicamerale nel 1997, presieduta dall'onorevole Massimo D'Alema. Si tratta quindi di un argomento sicuramente interessante, sul quale noi non abbiamo alcuna pregiudiziale di sorta. Anzi, dobbiamo ricordare che di tutti i tentativi di riforma (sette nel corso di oltre tre decenni), quello più importante ed organico è stato quello del Governo di centrodestra nella XIV legislatura presieduta dal presidente Silvio Berlusconi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) : l'unico tentativo di riforma andato in porto e arrivato fino al referendum costituzionale che, come hanno ricordato anche altri colleghi prima di me, poi è stato bocciato nel giugno 2006. Ripeto, si è trattato di un tentativo di una riforma organica che prevedeva la riduzione del numero dei deputati a 518 e dei senatori a 252. Basta questo a ricordare a tutti coloro che abbiano un minimo di memoria storica - perché non si tratta di tantissimi anni fa - come oggi questa sia una battaglia anche della nostra forza politica, quindi non soltanto appannaggio delle forze politiche oggi antisistema ed anticasta. Anzi, più che una battaglia, più che altro è una riflessione ponderata che le forze politiche da anni stanno facendo, perché vi è oggi la necessità di una riforma costituzionale, che però sia sicuramente organica. Sgombriamo quindi subito il campo dalle possibili facili strumentalizzazioni, perché questo è un argomento che vi si presta facilmente, basta darlo in pasto oggi ai cittadini, dicendo che con i futuri risparmi di questa riforma (100 milioni di euro all'anno su un bilancio dello Stato di circa 700 miliardi di euro) faremo opere di utilità sociale.