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potremmo avere sbagliato qualche previsione (chi è che non commette errori?), è però difficile dire che, con questo provvedimento non si inietti nel Paese n volume di risorse tale che può consentire alle nostre attività economiche, alle famiglie, alla comunità italiana un percorso di ripresa. Un altro punto importante, per me che sono curioso, ma immagino lo abbiano notato in tanti, è che non vi sono finora nei provvedimenti assunti (decreto Cura Italia, decreto liquidità e adesso decreto rilancio) misure immaginifiche. Non vi sono provvedimenti non in linea con il sentire comune degli altri partner europei. È importante questo passaggio, perché molte delle affermazioni che abbiamo sentito in quest'Aula nei giorni scorsi erano palesemente fuori dal percorso che stanno seguendo anche altri Paesi europei: come se vi fosse una regia, che è la cosa più ovvia. Altrimenti, se avessimo fatto qualcosa di diverso, quel tizio che in Olanda ha esposto il cartello avrebbe comprato tutti gli spazi pubblicitari olandesi per dire che non bisognava dare neanche un soldo all'Italia. Per fortuna, quel tizio è isolato e spero che anche gli amici italiani rompano i rapporti. Ma tutto questo è assistenzialismo. Scusate, ma noi dovevamo garantire la cassa integrazione? Sì. Dovevamo sostenere il sistema sanitario? Sì. Dovevano garantire la liquidità? Sì. Quindi, se è vero che questo è assistenzialismo, tutti avremmo fatto una operazione assistenzialistica dare una mano e sostenere il Paese. A proposito di Paese e di coinvolgimento, ma allora è un provvedimento che abbiamo scritto in solitaria o abbiamo ascoltato? Il Paese è stato ascoltato, lo abbiamo coinvolto o, nelle segrete stanze com'è stato ripetuto finora, abbiamo fatto qualcosa di riservato? Lo vediamo con i provvedimenti. Abbiamo ascoltato il mondo delle imprese? Per le imprese, oltre al decreto liquidità, vi sono ulteriori movimentazioni per altri 100 miliardi di euro per garantire la liquidità. Le abbiamo ascoltate o no? Abbiamo cancellato l'acconto IRAP di giugno. Le abbiamo ascoltate o non le abbiamo ascoltate? Mi pare che chiedessero proprio quello. Se poi chiedevano anche la luna, probabilmente, in futuro saremo in grado di dare anche la luna. Intanto, però, le loro proposte le abbiamo ascoltate, come quelle degli operatori del turismo. Ci sono 3 miliardi di euro, vari sussidi e vari finanziamenti e altri saranno investiti con il recovery fund . E il mondo della scuola, lo abbiamo ascoltato? Ma il mondo della scuola è il plexiglass dei banchi o sono i 16.000 insegnanti che garantiamo anche quest'anno? La ricerca e l'investimento nella ricerca, con altri 4.000 ricercatori oltre ai 1.600 già deliberati? E il mondo del lavoro l'abbiamo ascoltato? Abbiamo rigarantito e rifinanziato la cassa integrazione, e probabilmente un altro provvedimento ad hoc lo faremo tutt'ora. Lo abbiamo fatto, sì o no? A me pare di sì. È difficile dire il contrario. Possiamo avere sbagliato qualche previsione, lo dico prima, ma è difficile dire il contrario. Soprattutto, lo ripeto ai più riottosi, non vi sono provvedimenti diversi negli altri Paesi europei dell'Unione europea. Non vi sono provvedimenti diversi. Come se vi fosse una regia, non scritta e non verbalizzata da parte dell'Unione europea, su provvedimenti di questa natura. Con il decreto rilancio, non solo rifinanziamo molto di quello che è stato fatto in passato ma mettiamo le basi per garantire la ripresa e per utilizzare al meglio il recovery fund. Questo era il nostro compito, questo continueremo a fare. E lo faremo per il bene dell'Italia, non solo per il bene del Governo, che è un dettaglio nella vita e nella condizione che stiamo vivendo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, signor Vice Ministro, inizio ringraziando il presidente della Commissione Pesco per l'intervento che ha svolto questa mattina nella comunicazione di cessato inizio dei lavori della 5 a Commissione, perché in quella sede ha denunciato una situazione ormai surreale che stanno vivendo le due Camere (probabilmente vale anche per la Camera dei deputati su altri provvedimenti), ossia il fatto che non viene permessa la valutazione sui provvedimenti, che invece è diritto dei parlamentari e delle forze politiche che le rappresentano. Ho ascoltato con attenzione anche l'intervento che mi ha preceduto e devo riconoscere che il collega D'Arienzo ho fatto una difesa d'ufficio del provvedimento veramente encomiabile. Non riesco a trovare altro modo per definirla: una vera arringa. Il decreto-legge che stiamo convertendo in legge e su cui fra pochi minuti il Governo si appresta, stando almeno alle notizie ufficiose e ufficiali, a chiedere la fiducia (potrebbe ancor sempre cambiare idea), come già detto da molti, ha 55 miliardi di maggiore autorizzazione al debito, quindi 55 miliardi di scostamento rispetto all'equilibrio di bilancio precedente, ed ha degli effetti che vanno ben oltre i 70 miliardi, quindi notevoli, anche con recupero rispetto ai precedenti. Il provvedimento, che è stato denominato «rilancio» ma che in realtà prima aveva un'altra denominazione (decreto aprile), è un treno con tanti vagoni ed interviene praticamente su tutta una serie di settori legati all'emergenza. Infatti, non è un decreto-legge di rilancio. Einaudi diceva che la realtà dobbiamo avere il coraggio di leggerla com'è, tutti insieme; poi le soluzioni possono anche dividerci. Rendiamoci conto che questo è un decreto-legge di emergenza, non di rilancio, perché al momento non lascia intravedere alcun disegno per il futuro; non è collegato a nulla se non, giustamente, all'emergenza. Forza Italia aveva dichiarato, con le altre forze del centrodestra, la piena disponibilità alla collaborazione quando si era in fase di discussione del cosiddetto decreto cura Italia, in attesa di questo che doveva essere il decreto aprile; la disponibilità di portare il proprio contributo di idee, sapendo che il proprio contributo di idee e di proposte poteva anche non essere condiviso e quindi cadere, giustamente nel rispetto del rapporto maggioranza-opposizione. Di fatto, non c'è stata risposta nel rapporto politico tra maggioranza e opposizione, e non può essere considerata tale quella trattativa con pochi emendamenti di correzione approvati durante il passaggio nell'altra Camera del nostro Parlamento. Si tratta quindi di un decreto-legge ancora d'emergenza caratterizzato sempre da un completo buio sul futuro. Le dimensioni colossali certamente ci portano, avendo trattato tutti i temi, anche a condividere singoli interventi. Non tutto negativo: è stata buona l'intenzione di agire sulle ristrutturazioni edilizie con il credito d'imposta del 110 per cento, anche se mi vien da dire che, se di ripresa dell'edilizia si parla, non ha senso escludere, almeno in teoria, coloro che avrebbero o i fondi per l'intervento o il credito d'imposta recuperabile per l'intervento. Se era di ripresa dell'edilizia, non era di scelta assistenziale o di merito assistenziale o di punizione di settore: era ed è un intervento che serve a dare lavoro. (Applausi). E quindi il lavoro lo danno coloro che sono maggiormente nella condizione di darlo.