[pronunce]

Tale opzione esegetica determinerebbe, infatti, una indebita estensione dei casi in cui il giudice è legittimato a adottare l'accompagnamento coattivo di un testimone che, in quanto manifestazione del potere coercitivo dell'autorità giudiziaria, deve essere, invece, contenuto nei limiti imposti dall'art. 13 Cost. 1.2.- Il Tribunale di Venezia sostiene, poi, con riferimento alla rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate, che solo dalla loro positiva definizione da parte di questa Corte discenderebbe «la possibilità per il Tribunale di disapplicare l'art. 133, comma l bis c.p.p. per accogliere la richiesta di accompagnamento coattivo della querelante, formulata dall'imputato all'udienza del 20.10.2023 a seguito della ricusazione della remissione tacita della querela». Infatti, «a fronte dell'obbligo di immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità che discende dall'articolo 129 c.p.p., non risulta in concreto percorribile l'alternativa strada di una sentenza di proscioglimento per intervenuta estinzione del reato, attesa l'esplicita dichiarazione di ricusazione della remissione della querela e di rinuncia alla prescrizione da parte dell'imputato, né quella di una pronuncia assolutoria nel merito, che non può prescindere dal vaglio dibattimentale delle dichiarazioni accusatorie rese dalla persona offesa in sede di querela». 2.- Si è costituito in giudizio Y. E., imputato nel giudizio principale, insistendo per l'accoglimento delle questioni. Ad avviso della parte le questioni sollevate dal Tribunale di Venezia dovrebbero senz'altro essere ritenute rilevanti, in quanto l'accompagnamento coattivo della querelante in udienza e il vaglio dibattimentale delle dichiarazioni accusatorie rese in sede di querela, indispensabili per poter addivenire ad una sentenza di assoluzione dell'imputato, non potrebbero essere disposti senza la declaratoria di illegittimità costituzionale della disposizione censurata. La parte evidenzia, in particolare, che il legislatore «ha individuato - in tutte le aree del processo - nell'accompagnamento coattivo il rimedio generale (sub specie di esecuzione in forma specifica) all'inottemperanza del testimone all'ordine di comparizione». Tuttavia, l'art. 133, comma 1-bis, cod. proc. pen. , introdotto dall'art. 7, comma 1, lettera d), del d.lgs. n. 150 del 2022, ha escluso che si possa ricorrere all'accompagnamento coattivo nel caso in cui «il testimone non comparso sia la persona offesa di un reato procedibile a querela». Ciò in quanto, «avendo il Legislatore riconosciuto espressamente valore di remissione tacita della querela alla mancata comparizione del testimone persona offesa, si è scelto di rimettere alla volontà del querelante, in uno con la vitalità dell'azione penale, anche l'adempimento del dovere di testimonianza». Il legislatore non avrebbe, però, considerato il diritto delle parti al contraddittorio sulla prova, poiché la disposizione censurata «non riconosce all'imputato - né tantomeno al Giudice - alcun ruolo (né alcuna tutela) riguardo alle decisioni della persona offesa di rendere testimonianza». L'art. 133, comma 1-bis, cod. proc. pen. violerebbe, pertanto, sia l'art. 111 Cost., che l'art. 117, primo comma, Cost., nella parte in cui assume «quale parametro interposto di costituzionalità, l'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali che riconosce - da molto tempo prima della Legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2 - il medesimo diritto dell'imputato ad "esaminare o far esaminare i testimoni a carico e ottenere la convocazione e l'esame dei testimoni a discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico" (art. 6, comma 3, lett. d)», così determinando «una grave lesione del diritto di difesa (inteso quale insieme di attività volte a sostenere l'innocenza dell'imputato e l'inconsistenza dell'accusa) che si traduce in una altrettanto grave violazione dell'art. 24 della Costituzione». Né sarebbe possibile, ad avviso della parte, intendere il divieto di accompagnamento coattivo della persona offesa come limitato ai soli casi in cui la remissione tacita della querela non sia stata ricusata dall'imputato, producendo l'estinzione del reato. Ciò in quanto «[r]itenere che il divieto di accompagnamento coattivo posto dalla norma di nuovo conio si applichi ai soli casi di accettazione di remissione tacita della querela è semplicemente un non sense: in tali ipotesi, infatti, il giudizio diviene improcedibile e non vi è più alcuna successiva udienza in relazione alla quale porre il divieto di accompagnare coattivamente il querelante». Inoltre, per «poter affermare che il divieto di accompagnamento coattivo del querelante (posto senza alcuna distinzione dall'art. 133, comma 1 bis, c.p.p.) si applica esclusivamente ai casi in cui la remissione tacita non sia ricusata» sarebbe «necessario compiere una operazione esegetica di matrice schiettamente additiva», il che comporterebbe «una indebita auto-attribuzione (da parte del Giudice penale) del potere di adottare, totalmente al di fuori dai "casi e modi previsti dalla legge", un provvedimento limitativo della libertà personale». 3.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili o non fondate. 3.1.- La difesa dello Stato rileva, innanzitutto, che il Tribunale di Venezia ha prospettato delle questioni di legittimità costituzionale dirette ad ottenere una pronuncia additiva non costituzionalmente obbligata, senza, tuttavia, argomentare, nella misura necessaria, in ordine alla possibilità che della disposizione censurata venga data una interpretazione conforme ai precetti costituzionali. Il che renderebbe senz'altro inammissibili le questioni sollevate. Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, inoltre, le questioni potrebbero essere dichiarate inammissibili anche sotto il profilo della loro rilevanza nel giudizio principale, non essendo stata verificata dal giudice a quo l'effettiva ricorrenza, nel caso, degli elementi costitutivi della disposizione censurata. Ciò in quanto il comma 1-bis dell'art. 133 cod. proc. pen. , che esclude il potere del giudice di disporre l'accompagnamento coattivo del querelante chiamato a testimoniare nel processo, nei casi in cui la sua mancata comparizione all'udienza integri remissione tacita di querela, può trovare applicazione, come risultante dal chiaro tenore letterale della disposizione, solo nei casi in cui la remissione tacita è consentita. A presidio della tutela di soggetti deboli a qualsiasi titolo, è stata, infatti, esplicitamente posta la previsione dell'art. 152, quarto comma, cod. pen. , che esclude l'applicazione del precedente terzo comma, numero 1), in caso di persone offese minorenni, incapaci o in condizioni di particolare vulnerabilità ai sensi dell'art. 90-quater cod. proc. pen.