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Una volta raccolte le firme, sempre suonando i campanelli, abbiamo finito? No: bisogna sguinzagliare decine di militanti e andare in giro a trovare le certificazioni nei Comuni, i quali, in agosto, non vedranno l'ora di aprire per farci le certificazioni. Ma di che cosa volete parlare? Di una legge elettorale - come va adesso di moda dire - inclusiva? No: questa è una legge per la quale chi è riuscito a fare un qualche inghippo di Gruppo parlamentare nelle Regioni è esentato dalla raccolta delle firme; mentre chi si è comportato correttamente, senza cambiare tante casacche, e è semplicemente escluso. Al tutto aggiungiamo la ciliegina del voto di fiducia. Colleghi senatori, questa settimana è stata l'esempio tipico di come il Senato sia ormai un semplice passacarte. Non solo sono state declassate le comunicazioni del Governo; non solo vi è stata la fiducia ieri sul disegno di legge di conversione del decreto-legge, ma vi sarà la fiducia oggi sulla legge elettorale. Io non so cos'altro mi devo aspettare. Forse devo aspettare che arrivi a tutti noi, per SMS, l'annuncio ufficiale che siamo passati di fatto al monocameralismo imperfetto, deciso non per voto trasparente, ma per dato di fatto. Noi qui semplicemente firmiamo delle fotocopie inemendabili, tanto che non viene neanche più voglia di partecipare. Se volete sciogliere il Senato, abbiate almeno il coraggio di dirlo, di farlo per legge, di fare qualcosa; invece avviene per via di fatto. È veramente difficile, davvero difficile, continuare a difendere la dignità di quest'Assemblea parlamentare. Non interesserà a nessuno, ma attenti, perché prima o poi può toccare a tutti. Non c'è niente di più fragile della politica. L'unica cosa stabile che io conosca è la geografia. Tanti ne ho visti passare e andare, ma tutelare le istituzioni è un bene per tutti. (Applausi) . L'idea che adesso vogliate anche unire il referendum alle elezioni regionali non l'avevo mai sentita. Per cosa? Per risparmiare soldi? Insomma, se non siamo in grado neppure noi di difendere la dignità istituzionale delle nostre istituzioni, perché devono farlo i cittadini? (Applausi) . Vedono noi stessi disprezzare le nostre istituzioni e, allora, perché dovrebbero fare loro lo sforzo di apprezzarle? Ovviamente non voterò la fiducia, come non l'ho mai votata, neanche su questo provvedimento, ma credo che siate arrivati a un punto di non ritorno e non siate neppure consapevoli della gravità di quello che oggi approverete con la fiducia. Me ne dispiaccio per voi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo da questo posto visto che c'è spazio sufficiente. PRESIDENTE. No, senatore Fantetti, altrimenti arriva il vigile De Poli e ci multa. FANTETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo a seguito degli interventi dei colleghi Malan e Pagano, come pure di altri esponenti di questo Senato, per cercare di attirare nell'ambito del provvedimento in esame l'attenzione del Governo e di tutti voi sugli effetti particolarmente biasimevoli che esso ha sulla vita politica e l'esercizio dei diritti politici degli italiani all'estero. È stato detto che 4,5 milioni di elettori, su un totale di circa 6 milioni di italiani iscritti all'AIRE, quindi ufficialmente residenti all'estero, saranno chiamati a esprimere il loro voto sul referendum . Ma è stato altrettanto chiaramente detto che almeno la metà di essi non potranno effettivamente esercitarlo, perché, essendo residenti in aree del pianeta, in particolare in Sud e Nord America, dove la pandemia è ancora in corso, tutta una serie di modalità tecniche inerenti al voto e al referendum non potranno essere esercitate e, quindi, l'esercizio del voto non potrà essere consentito. Faccio riferimento in particolare a una nota del Consiglio generale degli italiani all'estero, che il presidente Schiavone ha fatto avere a tutti noi, compreso il Governo, in cui si enucleano le modalità tecniche del voto che non potranno essere esercitate in termini di attività dei consolati, in termini di stampa delle schede da parte delle tipografie organizzate, nelle diverse parti del mondo, da parte dei consolati generali o nei servizi che i consolati dovrebbero assicurare agli elettori all'estero nel trasporto delle schede. Faccio sempre notare che è stato previsto un costo per le casse dello Stato (circa 4,5 euro per l'invio delle schede di voto, oltre al costo della stampa) e questo si configura come uno spreco assoluto di soldi, perché sappiamo già adesso che quelle cartoline non potranno essere inviate e che, una volta stampate, non potranno essere ritirate. Quindi, coloro che si prenderanno la responsabilità di utilizzare i fondi pubblici per firmare questi contratti - penso ai consolati generali in giro per il mondo, alle tipografie che non potranno effettivamente stampare le schede o alle poste che non potranno consegnarle - devono sapere che tutto questo è uno spreco di soldi pubblici ed è una violazione dei diritti politici degli italiani all'estero, ma è solo l'ultima di una serie. Purtroppo, infatti - come ho già espresso in quest'Aula - nell'attuale legislatura si è succeduta una serie devastante di sconfitte istituzionali per gli italiani all'estero, di cui la maggioranza politica del Governo Conte 1 e la maggioranza politica del Governo Conte 2 si prendono tutte la responsabilità. Nel panorama istituzionale degli italiani all'estero c'era - per esempio - un Comitato per le questioni degli italiani all'estero, che ha sempre funzionato nelle legislature precedenti, da quando è stato istituito. Ebbene, è stato abolito in questo ramo del Parlamento, mentre l'equivalente non è stato abolito alla Camera dei deputati; quindi, si tratta di un attacco specifico qui, nell'Aula del Senato. A quel tempo, il Presidente della Commissione affari esteri del Senato disse che sarebbe stato sostituito con un'indagine sugli italiani all'estero. Feci notare allora - e lo faccio tuttora notare - che è vergognoso immaginare di trattare così le tematiche degli italiani all'estero - che ripeto - sono il 10 per cento della popolazione italiana, perché 6 milioni di iscritti AIRE sono quella percentuale. Ebbene, si è pensato di sostituire il Comitato con un'indagine: si sono fatte circa quattro audizioni di persone più o meno informate della materia, e quella è stata la fine. Nella XVIII Legislatura, le maggioranze che si sono alternate hanno umiliato gli italiani all'estero e le loro istituzioni: il Comitato per le questioni degli italiani all'estero non ricreato, l'indagine infamante, che tra l'altro ha smesso di funzionare già da mesi. Penso - per esempio - all'inganno che è stato perpetrato nei confronti del Consiglio generale degli italiani all'estero: gli è stato detto all'inizio della legislatura che sarebbe stato molto più importante, perché avrebbe avuto accesso diretto al Parlamento. Questo per giustificare in parte la diminuzione della rappresentanza parlamentare della circoscrizione estero, sulla quale mi soffermerò a breve. Sono stati illusi, quindi, e poi naturalmente sono stati abbandonati a se stessi.