[pronunce]

suffragherebbero ulteriormente, secondo la parte costituita, i vizi di legittimità prospettati dal giudice a quo, «evidenziando l'incongruità criminologica di un catalogo normativo ormai amorfo ed aspecifico rispetto alle preclusioni che dallo stesso discendono, in modo del tutto irragionevole e irragionevolmente compressivo dei diritti costituzionali sacrificati», in nome del perseguimento di una «funzione eminentemente placativa del supposto acuirsi del sentimento di riprovazione sociale verso determinate forme di criminalità, avvertite dalla generalità dei cittadini come particolarmente odiose, e all'intento di dare risposta a pulsioni emotive da soddisfare con una "certezza della pena" intesa come "certezza del carcere", e con una pena custodiale quanto più riottosa a percorsi extramurari di risocializzazione». Considerato che la Corte di cassazione (r.o. n. 141 del 2019) e la Corte d'appello di Caltanissetta (r.o. n. 238 del 2019) hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale che concernono l'introduzione - ad opera dell'art. 1, comma 6, lettera b), della legge 9 gennaio 2019, n. 3 (Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici) - del delitto di peculato di cui all'art. 314, primo comma, del codice penale nell'elenco contenuto nell'art. 4-bis, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), introduzione da cui deriva il divieto di sospensione dell'ordine di esecuzione della pena successivo al passaggio in giudicato della sentenza di condanna per tale delitto, ai sensi dell'art. 656, comma 9, del codice di procedura penale; che la Corte d'appello di Palermo (r.o. n. 151 del 2019) ha sollevato questioni di legittimità costituzionale che nella sostanza investono l'introduzione - ad opera dell'art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019 - del delitto di induzione indebita a dare o promettere utilità di cui all'art. 319-quater, primo comma, cod. pen. nell'elenco contenuto nell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. , introduzione da cui parimenti deriva il divieto di sospensione dell'ordine di esecuzione della pena successivo al passaggio in giudicato della sentenza di condanna per tale delitto, ai sensi dell'art. 656, comma 9, cod. proc. pen. ; che i tre giudici rimettenti dubitano della compatibilità delle modifiche normative in parola con gli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione; che la Corte d'appello di Palermo ha altresì prospettato in via subordinata - in riferimento agli artt. 3, 25, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) - questioni di legittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. , come integrato dall'art. 4-bis ordin. penit. , a sua volta modificato dall'art. l, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, che ha inserito il reato di cui all'art. 319-quater, primo comma, cod. pen. nell'elenco di cui all'art. 4-bis, comma l, ordin. penit. , nella parte in cui tale combinato disposto non ha previsto un regime transitorio che dichiari applicabile la modifica normativa ai soli fatti commessi successivamente alla sua entrata in vigore; che le tre ordinanze di rimessione sollevano questioni di legittimità costituzionale analoghe, che è opportuno riunire ai fini della decisione; che questa Corte, con sentenza n. 32 del 2020, decisa il 12 febbraio 2020 e depositata in cancelleria il 26 febbraio 2020, ha dichiarato, tra l'altro, «l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 6, lettera b), della legge 9 gennaio 2019, n. 3 (Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici), in quanto interpretato nel senso che le modificazioni introdotte all'art. 4-bis, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà) si applichino anche ai condannati che abbiano commesso il fatto anteriormente all'entrata in vigore della legge n. 3 del 2019, in riferimento alla disciplina delle misure alternative alla detenzione previste dal Titolo I, Capo VI, della legge n. 354 del 1975, della liberazione condizionale prevista dagli artt. 176 e 177 del codice penale e del divieto di sospensione dell'ordine di esecuzione previsto dall'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale»; che le ordinanze di rimessione che vengono ora all'esame di questa Corte sono state pronunciate nell'ambito di incidenti di esecuzione promossi da condannati per delitti di peculato (r.o. n. 141 e n. 238 del 2019) e di induzione indebita a dare o promettere utilità (r.o. n. 151 del 2019) commessi anteriormente all'entrata in vigore della legge n. 3 del 2019; che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, a fronte del sopraggiungere di pronunce di illegittimità costituzionale (ordinanza n. 26 del 2009) spetta al giudice rimettente valutare in concreto l'incidenza delle sopravvenute modifiche sia in ordine alla rilevanza, sia in riferimento alla non manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate (ex plurimis, ordinanze n. 182 del 2019 e n. 154 del 2018); che tale verifica assume rilievo pregiudiziale rispetto all'esame dei vizi di legittimità costituzionale dedotti nelle ordinanze di rimessione, compresi quelli prospettati in via subordinata dall'ordinanza iscritta al n. 151 del r.o. 2019; che, pertanto, deve essere disposta la restituzione degli atti ai rimettenti per un nuovo esame della rilevanza e della non manifesta infondatezza delle questioni alla luce del mutato contesto normativo.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti ai giudici rimettenti. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 febbraio 2020. F.to: Marta CARTABIA, Presidente Francesco VIGANÒ, Redattore Filomena PERRONE, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'11 marzo 2020. Il Cancelliere F.to: Filomena PERRONE