[pronunce]

n. 235 del 2012 deriverebbe dall'equiparazione in esso operata delle cariche di presidente della regione e di consigliere regionale, nonostante l'evidente diversità tra le due posizioni quanto alla possibilità di influenzare l'attività legislativa e amministrativa regionale. Sarebbero violati di conseguenza sia il principio di uguaglianza ex art. 3 Cost., sia l'art. 51 Cost. e ancora l'art. 3 Prot. addiz. CEDU, sempre per la manifesta sproporzione della misura. 2.5.- L'art. 8 del d.lgs. n. 235 del 2012 contrasterebbe altresì con il principio di buon andamento ex art. 97 Cost., in quanto l'automatismo applicativo impedirebbe di valutare in concreto il vulnus che la sospensione cautelare può arrecare all'azione amministrativa regionale. In subordine, la violazione dell'art. 97 Cost. - oltre che del principio di eguaglianza ex art. 3 Cost. e dell'art. 3 Prot. addiz. CEDU - deriverebbe dall'omessa previsione della possibilità per la pubblica amministrazione di revocare la sospensione (è citata al riguardo la sentenza n. 184 del 1994, sul regime di sospensione automatica dal servizio dei dipendenti pubblici condannati in via non definitiva per i medesimi reati). 3.- Con atto depositato il 7 luglio 2020 è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità o, in subordine, per l'infondatezza delle questioni. 3.1.- L'interveniente ha eccepito l'inammissibilità di tutte le questioni per genericità nell'identificazione delle norme censurate. Il rimettente avrebbe omesso di dedurre censure «"puntiformi" e mirate» sull'art. 8 del d.lgs. n. 235 del 2012, operando «genericissimi rinvii» al testo del d.lgs. n. 235 del 2012 nella sua integralità. Una specifica inammissibilità investirebbe poi la questione concernente la violazione del principio di leale collaborazione, per genericità del parametro invocato, nonché per il tenore dubitativo della questione stessa. In ogni caso, il fugace riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., risulterebbe erroneo, per l'estraneità alla materia della norma censurata. 3.2.- Nel merito, non sussisterebbe la violazione del principio di leale collaborazione, in quanto la norma censurata, che si colloca nell'ambito di una disciplina unitaria dei requisiti di assunzione e di mantenimento delle cariche di pubblico amministratore, dovrebbe essere ricondotta alla competenza esclusiva statale ex art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., perseguendo obiettivi di salvaguardia dell'ordine pubblico e della sicurezza, di tutela della libera determinazione degli organi elettivi e di buon andamento e trasparenza della pubblica amministrazione. 3.2.1.- Non sarebbero violati neppure i principi di tutela dell'eletto ricavabili dall'art. 3 Prot. addiz. CEDU, «per il tramite dell'art. 117 primo comma della Costituzione». La norma perseguirebbe infatti un fine legittimo, da identificare, come visto, nella tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza, integranti beni di rango costituzionale. La misura sarebbe proporzionata per la temporaneità dei suoi effetti, destinati a cessare decorsi diciotto mesi dalla condanna, salvo conferma in appello entro tale termine della sentenza di primo grado, nel quale caso la sospensione è protratta di dodici mesi. Inoltre, non sarebbe essenziale prevedere una decisione giudiziale sulla meritevolezza in concreto della sospensione, essendo sufficiente che la valutazione compiuta ex ante dal legislatore sia l'esito di un ragionevole bilanciamento tra il fine perseguito e la compressione del diritto di elettorato passivo. L'interveniente richiama la giurisprudenza costituzionale che - con riferimento all'analoga fattispecie disciplinata all'art. 11, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 235 del 2012, ispirato dalla stessa ratio - ha qualificato la sospensione come una misura cautelare posta a tutela oggettiva del buon andamento e della legalità della pubblica amministrazione, la cui adeguatezza non va commisurata alla gravità del fatto commesso, ma alle esigenze cautelari perseguite, in relazione alla possibile lesione dell'interesse pubblico causata dalla permanenza dell'eletto nell'organo elettivo (sono citate le sentenze n. 36 del 2019, n. 236 del 2015 e n. 206 del 1999). La ragionevolezza e la proporzionalità della misura sarebbero confermate anche dal suo collegamento a condanne per reati di particolare gravità o compiuti contro la pubblica amministrazione, quindi direttamente connessi alle funzioni che il sospeso è chiamato ad assumere. 4.- Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, M. R. ha insistito nelle conclusioni già formulate, ribadendo le ragioni esposte nell'atto di costituzione e replicando alle deduzioni difensive svolte dal Presidente del Consiglio dei ministri. 4.1.- In particolare l'eccezione di genericità delle questioni non sarebbe fondata, essendo esattamente individuata nell'art. 8 del d.lgs. n. 235 del 2012 la norma sospettata d'incostituzionalità, solo per sintesi menzionata dal rimettente, talvolta, come «legge Severino». Neppure mancherebbe l'evocazione dei parametri violati, in quanto l'ordinanza di rimessione li indica, nell'un caso, nell'art. 3 Prot. addiz. CEDU e, nell'altro, nel principio di leale collaborazione tra lo Stato e le regioni, per la forte sovrapposizione sulla materia di competenza regionale ex art. 122 Cost. Inoltre, il richiamo fatto dal rimettente alla lettera e) del secondo comma dell'art. 117 Cost. si dovrebbe intendere palesemente riferito alla lettera h) dello stesso secondo comma, relativa alla materia dell'ordine pubblico. 4.2.- Quanto alla violazione del citato art. 3 Prot. addiz. CEDU, M. R. osserva che le pronunce della Corte richiamate dall'interveniente non sarebbero pertinenti, perché espressive di principi non contestati, giacché in questa sede alla Corte è chiesto di affermare che il bilanciamento fra gli interessi in gioco avvenga mediante una valutazione caso per caso di tutte le circostanze concrete, come imposto dalla giurisprudenza della Corte EDU. 4.3.- Quanto alla violazione del principio di leale collaborazione, il fatto che la norma censurata miri alla tutela dell'ordine pubblico non eliminerebbe la sua incidenza su materie di competenza regionale, alla luce dell'art. 122 Cost., per l'effetto immediato e diretto della sospensione sulla permanenza in carica dei titolari di uffici apicali del governo regionale. L'esigenza di unitarietà di disciplina in tutto il territorio nazionale non escluderebbe la necessaria osservanza del principio di leale collaborazione, tramite intesa, in fase di formazione del decreto delegato.1.-