[pronunce]

2.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. 2.1.- Ha eccepito, in primo luogo, il difetto di interesse della ricorrente all'impugnazione della delibera gravata, perché il controllo effettuato dalla Corte dei conti sarebbe svolto nell'interesse della Regione medesima, che pertanto non sarebbe legittimata alla proposizione del conflitto di attribuzioni. 2.2.- Il ricorso, poi, sarebbe inammissibile per genericità e comunque infondato nel merito. Osserva l'Avvocatura generale dello Stato che non è contestabile che le scelte discrezionali dei gruppi consiliari siano insindacabili sul piano dell'opportunità, mentre sarebbe sicuramente verificabile l'inerenza delle spese ai fini istituzionali. La doglianza secondo cui la sezione regionale della Corte dei conti avrebbe svolto un controllo di merito sarebbe, tuttavia, apodittica e indimostrata. Per contro, esso sarebbe stato operato in perfetta aderenza alla normativa statale, regionale e al d.P.C.m. 21 dicembre 2012, che, all'art. 1, comma 3, lettera a), dell'Allegato «A» nell'esplicitare il criterio della «correttezza», enuncerebbe il principio «della riconducibilità all'attività istituzionale del gruppo». Deduce, infine, l'Avvocatura generale dello Stato che la ricorrente, facendo valere i medesimi vizi, ha proposto ricorso innanzi alle sezioni riunite della Corte dei conti, il che confermerebbe, sotto altro profilo, l'inammissibilità del conflitto, utilizzato come improprio strumento di censura del modo di esercizio della funzione giurisdizionale.1.- La Regione Calabria ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione alla deliberazione della Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Calabria, del 28 maggio 2014, n. 26, con cui si è accertata l'irregolarità dei rendiconti presentati dai gruppi consiliari regionali relativamente all'esercizio finanziario 2013, nonché la loro decadenza dal diritto all'erogazione di risorse pubbliche per l'anno 2014, e disposta la trasmissione degli atti alla Procura regionale della Corte dei conti. Con una prima censura la ricorrente lamenta che - in violazione della sua autonomia amministrativa, legislativa, finanziaria e statutaria, nonché dell'autonomia politica, organizzativa e contabile del Consiglio regionale e dei gruppi consiliari, delle prerogative dei consiglieri regionali e del principio di leale collaborazione - la sezione regionale della Corte dei conti abbia operato un controllo sui rendiconti non meramente esterno e di natura documentale, come previsto dal decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 dicembre 2012, n. 213, ma «generalizzato, finalistico e di merito». Con una seconda censura la ricorrente si duole che la trasmissione della deliberazione alla Procura, in assenza di una specifica disposizione di legge, violi i limiti posti dagli artt. 100 e 103 della Costituzione alle attività di controllo e giurisdizionali della Corte dei conti. La Regione Calabria lamenta, infine, la violazione della sua sfera di attribuzione costituzionale perché la deliberazione impugnata sarebbe stata emessa all'esito di un'anomala sequenza procedimentale e perché la Corte dei conti avrebbe applicato ai gruppi consiliari la sanzione della decadenza dal diritto all'erogazione di risorse pubbliche, nonostante essa sia stata espunta dall'ordinamento con la sentenza di questa Corte n. 39 del 2014, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme recate al riguardo dall'art. 1, commi 11 e 12, del d.l. n. 174 del 2012. 2.- Va rilevata d'ufficio l'inammissibilità del ricorso per la mancanza di una preventiva deliberazione autorizzatoria da parte dell'organo collegiale competente a proporlo. Ai sensi dell'art. 39, terzo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), il ricorso per conflitto di attribuzione fra Stato e Regioni «è proposto per lo Stato dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un Ministro da lui delegato e per la Regione dal Presidente della Giunta regionale in seguito a deliberazione della Giunta stessa». La Corte costituzionale ha costantemente affermato «l'esigenza della previa deliberazione da parte dell'organo collegiale ai fini della presentazione del ricorso o della costituzione in giudizio» (ordinanza del 26 febbraio 2013, allegata alla sentenza n. 60 del 2013; nello stesso senso, sentenze n. 61 del 2011, n. 51 del 2007 e n. 54 del 1990), precisando che si tratta di «"esigenza non soltanto formale, ma sostanziale per l'importanza dell'atto e per gli effetti costituzionali ed amministrativi che l'atto stesso può produrre" (sentenza n. 33 del 1962; analogamente le sentenze n. 8 del 1967; n. 119 del 1966; n. 36 del 1962)» (sentenza n. 202 del 2012; nello stesso senso, sentenza n. 142 del 2012). Nel caso di specie, il ricorso è stato redatto in data 29 luglio 2014 e notificato il 1° agosto 2014, mentre la delibera di Giunta di autorizzazione alla proposizione del conflitto è del successivo 6 agosto. 3.- L'istanza di sospensione della deliberazione impugnata, formulata dalla Regione Calabria nel ricorso introduttivo, rimane assorbita dalla decisione adottata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione sollevato, in relazione alla deliberazione della Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Calabria, del 28 maggio 2014, n. 26, nei confronti dello Stato, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 febbraio 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Giancarlo CORAGGIO, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 18 febbraio 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI