[pronunce]

L'unica ratio di tale divieto potrebbe rinvenirsi nell'opportunità di consentire l'esecuzione della pena nel luogo che costituisce l'ordinario centro degli affari ed interessi del reo: ma detta ratio sarebbe recessiva allorquando la volontà del reo all'espiazione del lavoro socialmente utile, anche al di fuori dell'ambito provinciale, sia sorretta da ragioni di tutela di interessi costituzionalmente tutelati, pure richiamati dall'art. 54 del d.lgs. citato. La norma denunciata si porrebbe in contrasto anche con l'art. 29 Cost. Sotto tale profilo, il rimettente osserva come la circostanza che, nella Provincia di residenza, esista un ente convenzionato presso il quale svolgere il lavoro di pubblica utilità, non potrebbe ritenersi dirimente al fine di precludere all'interessato, sussistendo peculiari ragioni costituzionalmente protette, di espiare la sanzione presso un ente situato fuori dal territorio provinciale. Il disposto dell'art. 54 del d.lgs. citato subordinerebbe lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità non solo al vincolo territoriale, ma anche e congiuntamente alla circostanza che le modalità ed i tempi di effettuazione non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato. Nel caso oggetto del giudizio a quo - osserva il rimettente - l'espiazione della sanzione sostitutiva presso l'ente convenzionato costituirebbe una modalità oggettivamente pregiudizievole per le esigenze della famiglia della condannata, la quale ha chiesto la sostituzione proprio allo scopo di salvaguardare l'integrità del proprio nucleo familiare. Svolgendo il lavoro di pubblica utilità proprio presso la struttura che - sebbene non convenzionata ai sensi dell'art. 54 del d.lgs. n. 274 del 2000 e situata al di fuori del circondario del tribunale - ha in cura i propri genitori, la condannata intenderebbe coniugare il percorso di risocializzazione mediante il lavoro con l'espletamento dell'attività di assistenza morale e materiale dei propri genitori; ciò, invece, non sarebbe possibile se la condannata fosse costretta a prestare il lavoro di pubblica utilità presso un ente situato nella Provincia di residenza. Il rimettente conclude osservando che, nel bilanciamento degli interessi fatti propri dalla norma denunciata - l'espiazione nell'ambito della Provincia del reo da un lato, e l'espiazione con modalità rispettose delle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato dall'altro - dovrebbe assegnarsi indubbia prevalenza al complesso degli interessi esplicitamente posti in evidenza dalla norma denunciata, pena la violazione dell'art. 29 Cost. Tale giudizio di prevalenza dovrebbe portare a concludere che la mancata iscrizione dell'ente nell'elenco di cui all'art. 7 del d.m. 26 marzo 2001 non è ostativa alla sua individuazione da parte del giudice (dal momento che nessuna sanzione è correlata a tale comportamento ai sensi dell'art. 3 del d.m. citato), allorché nel caso concreto vengano soddisfatte tutte le condizioni di effettività della prestazione lavorativa, di controllo delle attività del condannato e di successiva relazione all'autorità giudiziaria analiticamente previste dalla normativa di rango primario. 4.- Il Tribunale ordinario di Matera, in composizione monocratica e in funzione di giudice dell'esecuzione penale, con ordinanza del 7 dicembre 2012, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 27 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 54 del d.lgs. n. 274 del 2000, nella parte in cui impone lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità nella Provincia di residenza del condannato, o nella parte in cui non prevede l'ipotesi che il giudice, su richiesta del medesimo, lo ammetta a svolgere il lavoro di pubblica utilità presso un ente non compreso nella Provincia di residenza. In punto di fatto il rimettente riferisce che il procedimento penale è iscritto a carico di P.C., persona domiciliata in Lecce, condannata con sentenza di applicazione di pena su richiesta delle parti (divenuta irrevocabile il 3 ottobre 2012), in ordine al reato di cui all'art. 186, comma 2, lettera c), del d.lgs. n. 285 del 1992, alla pena di mesi quattro e giorni sei di lavoro di pubblica utilità da prestarsi in favore del Comune di Matera, sulla scorta della convenzione conclusa in data 6 ottobre 2011 tra detto ente ed il Tribunale di Matera. In particolare, il giudice a quo precisa di aver statuito che la sanzione sostitutiva irrogata fosse eseguita entro trenta giorni dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile. Ciò premesso, il rimettente riferisce di una istanza, presentata in data 31 ottobre 2012 dal difensore del condannato, con la quale si chiede la concessione di una proroga del termine di trenta giorni dalla irrevocabilità della sentenza, stabilito per l'inizio della espiazione e dello svolgimento del lavoro di pubblica utilità, ai sensi dell'art. 186, comma 9-bis, del d.lgs. n. 285 del 1992, sull'asserito presupposto che il soggetto sarebbe ospite di una comunità per disintossicazione terapeutica da alcool in territorio di Lecce, così da rendersi necessario, al fine di non interrompere il programma di recupero, consentire che lo stesso possa scontare in detta città la pena sostitutiva, specificando che la medesima comunità si è adoperata nel reperire un ente convenzionato e di stipulare essa stessa una convenzione, allo scopo di permettere al condannato di scontare in Lecce la sanzione inflittagli. Il rimettente dà, altresì, atto di una nota, sempre a firma del difensore della parte, in data 2 novembre 2012, ad integrazione della precedente istanza, e della relazione stilata da un operatore della comunità, dalla quale risulta che il condannato sarebbe in procinto di ottenere un'imminente assunzione lavorativa presso una impresa edile, operante nel territorio leccese, pur avendo egli concluso da poco, nel mese di settembre 2012, il percorso riabilitativo dall'alcoldipendenza. Il giudicante precisa, inoltre, che in data 5 novembre 2011 è stata depositata un'altra nota, a mezzo della quale, oltre a ribadire quanto già in precedenza rappresentato, si afferma la disponibilità dei servizi sociali del Comune di Lecce a consentire al condannato di espiare presso detto ente territoriale la pena del lavoro di pubblica utilità, con decorrenza dal mese di gennaio 2013. Infine, il rimettente riferisce che la comunità ha preso contatti con il Comune di Lecce, quale ente asseritamente convenzionato ai sensi dell'art. 54 del d.lgs. n. 274 del 2000, nell'intento di consentire al soggetto la prestazione del lavoro di pubblica utilità nel territorio leccese. Dopo aver dato atto del parere del pubblico ministero in data 3 novembre 2011, il rimettente in diritto osserva quanto segue.