[resaula]

Quelle norme prevedevano il divieto di commercializzare prodotti che fossero in cattivo stato di conservazione, che avessero cariche microbiche superiori ai limiti, che fossero insudiciati o invasi da parassiti o che contenessero residui di prodotti permessi per l'agricoltura, ma tossici e vietati sugli alimenti. Tutto questo (con le relative sanzioni) rischiava di essere cancellato. Ripeto - e credo di poterlo dire senza tema di smentita - che in sede di Conferenza Stato-Regioni questo è stato richiesto come condizione per l'intesa delle Regioni: sicuramente è stata una svista, un errore a cui il Ministero giustamente ha subito posto rimedio con il decreto-legge oggi alla nostra attenzione. Nel percorso di conversione alla Camera sono state inserite alcune norme relative al tema delle controperizie per il campionamento e alcune ridefinizioni dell'istituto della diffida, estendendolo dalla materia agroalimentare (per cui era possibile utilizzarlo prima) anche agli illeciti amministrativi in materia di sicurezza alimentare, e riducendo da novanta a trenta giorni il tempo concesso alle imprese che incappano in questo tipo di problematiche per mettersi in regola. Soprattutto, nel caso in cui non si siano messe in regola nei trenta giorni, ritornano vive le sanzioni originarie senza le riduzioni previste dalla norma in caso di ottemperanza entro i sessanta giorni. Credo sia complessivamente non solo un atto dovuto, ma un buon provvedimento, che introduce norme buone e che ne fa rivivere alcune di cui, allo stato dell'arte, abbiamo assolutamente bisogno. Alla Camera è in corso di attuazione un provvedimento che riscrive tutto il quadro dei cosiddetti agroreati. Credo sia una cosa buona, perché le norme sono comunque datate: stiamo parlando del 1962, quindi il mondo è un po' cambiato. Ripeto che è una sorta di atto dovuto: sicuramente, alla salute degli italiani e a chi crede nella qualità delle nostre produzioni; alla trasparenza che i cittadini italiani ormai si sono abituati a pretendere da tutte le produzioni agroalimentari che arrivano sulle loro tavole; alla legalità, perché, quando ci sono comportamenti equivoci, dietro c'è sempre il rischio di sacche di illegalità pesante; alla reputazione di questo Paese, che, in termini di effettiva qualità della produzione agroalimentare, di bevande e di alimenti e di credibilità guadagnata sul campo, è, senza ombra di dubbio, se non il primo, tra i primissimi Paesi al mondo. Questa reputazione è il risultato di decenni di lavoro. In tal senso, vale il famoso detto che la reputazione è quel bene che si costruisce nei decenni e si distrugge negli attimi. Il provvedimento in esame, che di fatto approviamo oggi, entrando in vigore prima di quella norma sciagurata che era stata approvata per errore e che sarebbe entrata in vigore il 26 maggio, ci permette di mantenere alto il livello della qualità che il mondo si aspetta dai nostri prodotti. È per questo motivo che il Partito Democratico convintamente voterà a suo favore. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, il decreto-legge al nostro esame pone rimedio a un errore grave che è stato fatto e penso che sia un atto dovuto. Si è ben chiarito a cosa sia dovuto questo errore. Vorrei ricordare che nello schema di decreto legislativo che era stato varato dal Governo il 20 ottobre 2020, inviato alle Commissioni parlamentari e alla Conferenza Stato-Regioni, non vi era assolutamente alcuna traccia - né poteva esserci - dell'abrogazione di una serie di articoli della legge n. 283 del 1962, la cosiddetta legge alimenti. Inoltre, le Commissioni parlamentari, nell'esprimere il proprio parere, non hanno mai fatto menzione di tale richiesta. Non poteva che essere così, proprio per il lavoro che sia la Commissione agricoltura, sia le altre Commissioni che hanno inviato il proprio parere hanno fatto in questi anni per la difesa della nostra agricoltura e della sicurezza alimentare. Quando appare questa richiesta? Mi rivolgo anche al senatore Balboni: purtroppo, devo dire che ciò avviene il 26 novembre 2020; la richiesta viene dal Coordinamento interregionale della Conferenza Stato-Regioni e arriva come parere condizionato. Ovviamente tutti vogliamo sperare - lo dico qua - che questa richiesta di abrogazione e di parere condizionato sia stata fatta forse perché non avevano capito bene in quale provvedimento si inseriva, né la sua portata. Voglio essere ottimista e sperare. Qualcuno può invece pensare che ci fosse qualche altro interesse, che però non è quello dell'agricoltura italiana, né dei consumatori e dei cittadini. (Applausi) . Le associazioni dei consumatori e del mondo agricolo sono immediatamente intervenute e questo è un fattore importante, perché si sono trovate unite per difendere il primo livello della tutela penale e quindi la sicurezza alimentare. Poi ovviamente ci sono altri reati; certo, è una legge vecchia, risalente al 1962, ma è questa la cosa importante oggi. Si tratta di un atto dovuto, quindi, ma ci dev'essere anche un impegno, a questo punto. Chiedo qui di nuovo formalmente che si istituisca un tavolo per la sicurezza alimentare, che veda insieme associazioni dei consumatori e mondo agricolo, perché è interesse della nostra agricoltura, del mondo dell'agroalimentare e dei cittadini. In Parlamento, non solo in questa legislatura, ma anche altre volte, ci siamo battuti, molto spesso in modo assolutamente trasversale, per difendere i nostri prodotti e l'identità delle nostre tante agricolture, il loro legame col territorio e la bontà e la sicurezza alimentare. Questo è stato uno degli elementi fondamentali, che riguarda la battaglia fatta sull'etichettatura e le iniziative che spesso dobbiamo fare, anche a livello europeo, proprio per difendere la sicurezza alimentare e soprattutto la grande qualità del nostro cibo. Guardate che era stato abrogato non qualcosa di piccolo, come qualcuno ha provato a dire, sostenendo che in fondo si trattava dell'abrogazione di norme anche un po' superate. Stiamo infatti parlando di questioni come la messa in commercio e la vendita di sostanze alimentari private dei propri elementi nutritivi o mescolate a sostanze di qualità inferiore, e quindi di contraffazione, oppure in cattivo stato di conservazione o con cariche microbiche. Si tratta quindi di una serie di illeciti molto gravi per la salute dei cittadini stessi. Oltre al tavolo sulla sicurezza alimentare, dobbiamo però dire con chiarezza che aspettiamo da anni una riforma dei reati agroalimentari, ricordando che la scorsa legislatura è stata istituita, presso il Ministero della giustizia, insieme con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, la cosiddetta commissione Caselli, che doveva rivederli tutti e che ha fatto un ottimo lavoro. Siamo molto in ritardo e proprio recentemente, presso la Camera dei deputati, è iniziato l' iter per mettere finalmente mano ai reati agroalimentari, che sono importanti, dal punto di vista dei cittadini, per la sicurezza del cibo di tutti noi, per la nostra economia e per l'agricoltura italiana. È infatti necessario rimettere mano alla normativa e quindi colpire contraffazioni e reati che hanno un peso enorme, anche dal punto di vista sanitario.