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Norme riguardanti il personale a contratto regolato dalla legge italiana in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura all'estero. Onorevoli Senatori. -- Alla luce dell'iniziativa del Governo Monti che ha avviato, sin dal suo insediamento nel corso della XVI legislatura, con il decreto-legge cosiddetto «salva Italia» la revisione della spesa pubblica, la spending review , è stato intaccato anche il «sistema Italia» all'estero. Dalla logica dei tagli lineari si è passati a una pratica che dovrà rendere virtuose le nostre rappresentanze diplomatiche e consolari. La spending review , nella sua impostazione, non dovrà ridurre la qualità e la quantità dei servizi erogati ai cittadini, ma colpire sprechi ed eccessi. Ma non dovrà neanche colpire il personale, preziosa risorsa umana indispensabile per il buon funzionamento delle nostre rappresentanze diplomatiche e consolari all'estero e per permettere all'Italia di perseguire i suoi interessi nazionali in uno scenario globale segnato da rapidi e sconvolgenti cambiamenti. In questo quadro il ruolo della Farnesina è di primissimo piano nel sostenere la protezione internazionale delle nostre imprese e promuovere il nostro patrimonio culturale e linguistico valorizzando, soprattutto, il ruolo delle comunità italiane in Europa e nel mondo. La rete estera del Ministero degli affari esteri, costituita da 127 ambasciate, 9 rappresentanze permanenti, 92 uffici consolari e 89 istituti di cultura, annovera, oltre al personale di ruolo del Ministero, una categoria di lavoratori e di lavoratrici comunemente denominata «a contratto», la quale si suddivide in due sottocategorie: quella con contratto regolato dalla legge locale del Paese ospitante e quella con contratto regolato dalla legge italiana. L'assunzione del personale a contratto assunto all'estero è disciplinata dalle disposizioni contenute nel decreto del Ministro per gli affari esteri n. 032/655 del 16 marzo 2001. Tra le numerose norme contenute nel bando, sempre pubblico, figurano il minimo di età di 18 anni, la residenza da almeno due anni nel Paese dove ha sede l'ufficio ove prestare servizio e un grado di istruzione adeguato alla mansione offerta. Nella XVI legislatura sono stati presentati diversi progetti di legge sull'inquadramento del personale a contratto, al quale, per quanto riguarda la categoria del personale a contratto di diritto locale, sono stati riconosciuti i diritti sindacali grazie alla recente approvazione della legge 22 marzo 2012, n. 38, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri, il cui primo firmatario era il deputato Marco Fedi, eletto in Australia (vedi atto Camera n. 717). Il personale a contratto lamenta da ormai molto tempo il mancato riconoscimento di un trattamento adeguato ai compiti professionali svolti, paragonabile a quello riconosciuto al personale di ruolo del Ministero degli affari esteri. La situazione della categoria del personale a contratto regolato dalla legge italiana, a seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo 7 aprile 2000, n. 103, presenta fin dall'origine diversi aspetti lacunosi tuttora irrisolti. La progressiva immissione mediante concorso nei ruoli organici del Ministero degli affari esteri del predetto personale non si è tradotta in realtà e i concorsi banditi a tale fine dal Ministero nel corso degli ultimi anni hanno riguardato un numero di posti molto limitato. Oltre al fatto che per tale categoria non è stato previsto neanche il minimo scorrimento di carriera, per cui gli interessati andranno in pensione con lo stesso grado ricoperto al momento dell'assunzione, da un punto di vista strettamente economico si è assistito alloro progressivo impoverimento retributivo, dato che da ben dieci anni non si è registrato alcun adeguamento contrattuale dello stipendio. A queste problematiche se ne aggiungono altre, tra cui quelle relative al riconoscimento del periodo di congedo per malattia (attualmente sono riconosciuti solo novanta giorni nel triennio, superati i quali scattano riduzioni di stipendio), al trattamento pensionistico (determinazione della base contributiva inferiore alla base imponibile) e alla formazione professionale. Pur ridotta nel tempo per cessazione dal servizio e per il passaggio nei ruoli organici del Ministero degli affari esteri, si ravvisa la necessità di riconoscere a tale categoria il collocamento nel ruolo speciale transitorio del Ministero degli affari esteri di cui alla legge 30 giugno 1956, n. 775.. Art. 1. 1. Il personale a contratto regolato dalla legge italiana del Ministero degli affari esteri, in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura all'estero, è collocato nel ruolo speciale transitorio ad esaurimento del Ministero degli affari esteri, di cui alla legge 30 giugno 1956, n. 775. 2. Al personale di cui al comma 1 è riconosciuto l'inquadramento, con decorrenza giuridica ed economica dalla data di entrata in vigore della presente legge, con le seguenti modalità: a) autista, centralinista e commesso a contratto: area II, fascia retributiva F1; b) assistente amministrativo a contratto: area II, fascia retributiva F2; c) collaboratore amministrativo a contratto: area II, fascia retributiva F3. 3. Le progressioni di carriera successive a quelle previste dal comma 2 sono assoggettate alla medesima contrattazione applicabile al personale di ruolo del Ministero degli affari esteri. 4. Ai soli fini del compimento dell'anzianità richiesta dal contratto collettivo nazionale di lavoro per la progressione di carriera è valutato per intero il periodo di servizio prestato, dal personale di cui al comma 1, anteriormente al collocamento nel ruolo speciale transitorio ad esaurimento. 5. Il personale di cui al comma 1, successivamente al collocamento nel ruolo speciale transitorio ad esaurimento del Ministero degli affari esteri, può essere immesso a domanda nei ruoli organici del medesimo Ministero, anche in soprannumero. Art. 2. 1. Al fine di consentire la continuità e il mantenimento della qualità del servizio nelle rappresentanze diplomatiche, negli uffici consolari e negli istituti italiani di cultura all'estero, il personale a contratto regolato dalla legge italiana è mantenuto stabilmente all'estero, nella sede presso la quale presta servizio. Per gravi e documentati motivi personali o nel caso di chiusura o di soppressione dell'ufficio all'estero, il predetto personale può essere trasferito ad altra sede, individuata con criteri da determinare in sede di contrattazione. In tali casi si applicano le indennità di trasferimento spettanti al personale di ruolo del Ministero degli affari esteri. Art. 3. 1. Al personale di cui all'articolo 1 è corrisposta una retribuzione mensile netta non inferiore all'80 per cento dell'ammontare complessivo dell'indennità di servizio percepita, nella stessa sede, dal pari grado di ruolo del Ministero degli affari esteri. Ai fini del computo dell'anzianità richiesta per individuare il pari grado di ruolo è considerato per intero il periodo di servizio prestato dalla data di prima assunzione. Al medesimo personale spettano le aggiunte di famiglia percepite all'estero dal personale di ruolo del Ministero degli affari esteri, nonché i congedi e i periodi di maternità previsti per il personale di pari grado e ruolo del Ministero degli affari esteri in servizio all'estero. 2.