[pronunce]

Il Presidente del Consiglio dei ministri ha proposto – in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, della Costituzione, nonché al principio di leale collaborazione – questioni di legittimità costituzionale degli artt. 7, comma 2, 8, comma 3, 9, 13, comma 1, lettera b), e 14, comma 3, della legge della Regione Lazio 23 gennaio 2006, n. 2 (Disciplina transitoria degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico non trasformati in fondazioni ai sensi del decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288), per contrasto con i principi fondamentali della materia “tutela della salute”, desumibili dal d.lgs. 16 ottobre 2003, n. 288 (Riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, a norma dell'articolo 42, comma 1, della legge 16 gennaio 2003, n. 3). 2.- Assume, in particolare, il ricorrente che l'art. 7, comma 2, della predetta legge regionale, nel prevedere l'incompatibilità dell'incarico di direttore scientifico degli istituti de quibus con quello di direttore di struttura, si pone in contrasto sia con l'art. 11, comma 3, del d.lgs. n. 288 del 2003, sia con l'art. 3, comma 5, dell'atto di intesa intervenuto tra lo Stato e le Regioni a norma del medesimo decreto legislativo. Entrambi tali articoli, infatti, si limitano a stabilire il carattere esclusivo dell'incarico di direzione scientifica, senza prevedere incompatibilità di sorta. Deduce, inoltre, il ricorrente Presidente del Consiglio che l'art. 8, comma 3, della stessa legge regionale, fissando nel compimento del settantesimo anno (e non del sessantacinquesimo, come invece previsto dall'art. 11, comma 3, del citato d.lgs. n. 288 del 2003) il limite di età, il cui raggiungimento comporta la cessazione dagli incarichi di Direttore Sanitario e Direttore Amministrativo presso i medesimi istituti, viola, del pari, gli evocati parametri costituzionali. Analogo vizio è prospettato con riferimento all'art. 9 della medesima legge regionale, poiché fissa il numero dei componenti del comitato tecnico-scientifico degli istituti, nonché le modalità per la loro individuazione, in modo difforme da quanto previsto dall'art. 15 dello schema-tipo di regolamento di organizzazione e funzionamento degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (cosiddetti “IRCCS”), predisposto sempre di intesa tra Stato e Regioni. Costituzionalmente illegittimi, infine, sarebbero anche gli artt. 13, comma 1, lettera b), e 14, comma 3, dell'impugnata legge regionale, visto che essi attribuiscono alla Giunta regionale il controllo sull'attività di ricerca degli istituti, in contrasto con l'art. 8, comma 3, del d.lgs. n. 288 del 2003, secondo cui la verifica della coerenza tra la suddetta attività e il programma di ricerca sanitaria nazionale «compete al solo Ministero della salute». 3.- Nel corso dell'udienza pubblica di discussione, il ricorrente ha ribadito la rinuncia parziale all'impugnazione proposta, già risultante dall'atto depositato presso la Cancelleria della Corte il giorno 6 novembre 2006. 4.- La rinuncia parziale effettuata dal Presidente del Consiglio dei ministri ed accettata dalla Regione Lazio – che ha investito le censure indirizzate avverso gli artt. 7, comma 2, e 9 della legge della stessa Regione Lazio n. 2 del 2006 – comporta l'estinzione del giudizio in parte qua, ai sensi dell'art. 25 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, con la conseguenza che il thema decidendum risulta circoscritto alle questioni di legittimità costituzionale aventi ad oggetto, da un lato l'art. 8, comma 3, e, dall'altro gli artt. 13, comma 1, lettera b), e 14, comma 3, della medesima legge regionale. 5.- Entrambe le questioni sono fondate. 5.1.- L'art. 8, comma 3, della legge regionale impugnata viola l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, per contrasto con un principio fondamentale – desumibile dall'art. 11, comma 3, del d.lgs. n. 288 del 2003 – attinente alla disciplina ordinamentale degli IRCCS e, dunque, alla materia della “tutela della salute”. La disposizione censurata, sebbene si presti ad incidere contestualmente su una pluralità di materie (e in particolare, tra le altre, su quella dell'“ordinamento civile”, attesa la natura privatistica del rapporto di lavoro intercorrente tra i dirigenti degli IRCCS e i predetti Istituti), deve essere ascritta, prevalentemente, all'ambito materiale della “tutela della salute”. Facendo, difatti, applicazione del criterio – già utilizzato da questa Corte con riferimento ad altre ipotesi nelle quali si è ravvisata una «concorrenza di competenze» – che tende a valorizzare «l'appartenenza del nucleo essenziale di un complesso normativo ad una materia piuttosto che ad altre» (sentenza n. 50 del 2005, nonché, con specifico riferimento proprio alla materia de qua, sentenza n. 181 del 2006), deve ritenersi che l'ambito materiale interessato, in prevalenza, dalla norma in esame sia, appunto, quello della “tutela della salute”. Proprio il carattere apicale della posizione ricoperta dal direttore amministrativo e dal direttore sanitario, all'interno di organismi che sono istituzionalmente chiamati ad espletare attività assistenziali di ricovero e cura degli infermi, oltre che di ricerca scientifica bio-medica, rivela l'incidenza che la disciplina relativa alle modalità di cessazione da tali incarichi, per sopraggiunti limiti di età, esercita sull'organizzazione e la gestione di servizi sanitari e, di riflesso, anche sull'efficienza degli stessi. Da ciò consegue, quindi, che la regolamentazione del peculiare profilo oggetto di disciplina da parte della norma impugnata non può ritenersi rilevante solo rispetto allo svolgimento del rapporto intercorrente, iure privatorum, tra i dirigenti degli IRCCS e i medesimi Istituti, riguardando, piuttosto, proprio aspetti direttamente attinenti alla assistenza sanitaria. Di qui la necessità di una sua conformità a quanto previsto dal già citato art. 11, comma 3, del d.lgs. n. 288 del 2003, restando irrilevanti le normative richiamate dalla resistente nei suoi scritti difensivi in ordine sia al prolungamento del servizio fino al sessantasettesimo anno di età per i pubblici dipendenti al fine di conseguire il livello massimo di trattamento pensionistico, sia – più in generale – alla tendenza della più recente legislazione nel prevedere la elevazione dei limiti di età per il collocamento a riposo per i medesimi dipendenti pubblici. 5.2.- Fondata è, del pari, la censura che investe gli artt. 13, comma 1, lettera b), e 14, comma 3, della medesima legge regionale.