[pronunce]

che, in ordine alla non manifesta infondatezza delle questioni sollevate, il giudice a quo ritiene - in esito ad un'estesa analisi della giurisprudenza costituzionale pertinente - che l'inclusione del delitto di cui all'art. 319 cod. pen. sia irragionevole e suscettibile di comprimere indebitamente la funzione rieducativa della pena, non essendo ravvisabili motivazioni della scelta legislativa, ulteriori rispetto a ragioni di mera deterrenza, che possano giustificare l'estensione a tale delitto del regime "ostativo" di cui all'art. 4-bis, primo comma, ordin. penit. , né il necessario periodo di osservazione intramuraria discendente dal divieto di sospensione dell'ordine di esecuzione; di qui le censure di contrarietà del combinato disposto censurato agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost.; che, quanto alle questioni sollevate in via subordinata, il Collegio rimettente osserva che la mancata previsione di una tale disciplina transitoria «si traduce [...] nel passaggio a sorpresa e non prevedibile, al momento della commissione del reato, alla sanzione con necessaria incarcerazione»: ciò che si porrebbe in aperto contrasto con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, e in particolare con la sentenza 21 dicembre 2013, Del Rio Prada contro Spagna, che ha esteso il divieto di applicazione retroattiva di cui all'art. 7 CEDU a modifiche normative che comportino la ridefinizione o la modifica della portata della pena inflitta, con conseguente violazione - assieme - degli artt. 25, secondo comma, e 117, primo comma, Cost.; che la disciplina censurata sarebbe altresì foriera di una ingiustificata disparità di trattamento, lesiva dell'art. 3 Cost., tra soggetti che abbiano commesso identici fatti di reato anteriormente o posteriormente all'entrata in vigore della legge n. 3 del 2019; che il Presidente del Consiglio dei ministri non è intervenuto in giudizio; che si è costituito in giudizio M. S., illustrando diffusamente la giurisprudenza della Corte EDU in tema di legalità dei delitti e delle pene e chiedendo l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte d'appello di Roma; che, con ordinanza del 22 ottobre 2019 (iscritta al n. 16 del r.o. 2020), il Tribunale ordinario di Lagonegro, sezione penale, ha sollevato - in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, nella parte in cui inserisce nell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. il riferimento al delitto di cui all'art. 314, primo comma, cod. pen. ; che il rimettente è investito di un'istanza di sospensione dell'ordine di esecuzione della pena emesso nei confronti di A. M., condannata con sentenza divenuta irrevocabile il 26 marzo 2019 per fatti di peculato commessi fino al 25 luglio 2014; che, ad avviso del giudice a quo, la disposizione censurata, includendo il delitto di peculato nell'elenco dei reati di cui all'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. , ostativi, secondo l'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. , alla sospensione dell'ordine di esecuzione della pena, avrebbe inciso su norme di natura meramente processuale, sicché non verrebbe in rilievo il principio di irretroattività della legge penale sfavorevole (è citata l'ordinanza n. 31853 del 2019 della Corte di cassazione); che tuttavia l'inserimento del delitto di peculato nell'elenco di cui all'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. porrebbe dubbi di compatibilità con gli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost., in specie rilevanti poiché, ove le questioni fossero ritenute fondate da questa Corte, l'istanza di A. M. dovrebbe essere accolta; che, in particolare, la disposizione censurata sarebbe contraria all'art. 3 Cost., in quanto irragionevole e foriera di disparità di trattamento, atteso che il legislatore «ha inserito nell'ordinamento penitenziario (con riverberi peggiorativi anche nell'espletamento della fase iniziale dell'esecuzione) una condizione ostativa per i condannati per peculato destinata ad operare indistintamente sia nei confronti di coloro i quali denotino effettivamente una elevata pericolosità e ritrosia alla rieducazione in quanto particolarmente radicati nelle prassi malsane che talvolta affliggono la p.a., sia nei confronti di coloro i quali, ad esempio per la occasionalità della condotta e per la avulsione da contesti allargati e capillari di cattiva gestione della cosa pubblica, denotino già prima facie una migliore propensione all'emenda»; che sarebbe altresì violato l'art. 27, terzo comma, Cost., in quanto «rendere inaccessibile, se non a stringenti condizioni, la misura alternativa alla detenzione a soggetti per i quali tale misura si paleserebbe di per sé idonea alla rieducazione, esaspera l'aspetto generalpreventivo e punitivo della pena ed accresce nell'individuo quel senso di sfiducia nell'ordinamento che trova quale naturale effetto la refrattarietà alle tecniche rieducative»; che il Presidente del Consiglio dei ministri non è intervenuto in giudizio; che, con ordinanza dell'8 gennaio 2020 (iscritta al n. 24 del r.o. 2020), il Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale ordinario di Belluno, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha sollevato - in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, nella parte in cui inserisce nell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. il riferimento al delitto di cui all'art. 314, primo comma, cod. pen. ; che il rimettente è investito di un incidente di esecuzione promosso dal pubblico ministero per il rigetto dell'istanza di revoca o sospensione dell'ordine di esecuzione della pena, presentata alla Procura generale presso la Corte d'appello di Venezia - e poi trasmessa per competenza alla Procura della Repubblica bellunese - da F. D.P., condannato, con sentenza irrevocabile dal 15 aprile 2019, inter alia per fatti di peculato commessi da luglio 2014 ad aprile 2015; che il giudice a quo - ritenuta la propria competenza, per avere la sentenza della Corte d'appello di Venezia riformato la precedente pronuncia del GUP solo in punto di pena, e per essere stata frattanto emessa ulteriore sentenza del GUP, divenuta irrevocabile il 30 dicembre 2019 - osserva in punto di rilevanza delle questioni sollevate che, dal loro accoglimento, deriverebbe la possibilità di per F. D.P. di ottenere l'immediata sospensione dell'ordine di esecuzione per richiedere la concessione di misure alternative alla detenzione;