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ora si può e si deve fare al Sud l'alta velocità ferroviaria, si possono collegare fra loro le città del Sud, si può ricucire il Sud al Nord lungo l'Adriatico, si può dare al Sud la banda larga internet , si può convertire dal carbone l'Ilva di Taranto e così via, perché se tutto questo non si farà, non un euro arriverà all'Italia del recovery fund, riconosciuto come misura necessaria e a cui lavorare con urgenza per superare una crisi straordinaria, le cui dimensioni sono state recentemente confermate anche dalle stime economiche delle organizzazioni e istituzioni internazionali più accreditate in questo senso (Fondo monetario internazionale e Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e anche europee (previsioni economiche di primavera della Commissione europea); lo stesso Johannes Hahn, commissario europeo al bilancio, deputato in prima persona della grande operazione, lo ha detto in maniera molto chiara: "Distribuire il denaro del recovery fund in cambio di riforme. Ora l'Italia deve fare quegli investimenti scesi al Sud al livello più basso della storia del Paese e farli non può essere la solita chiacchiera di chi assicura di avere il Sud in testa ai suoi pensieri e così lasciarli. Significa invece sostenerne le potenzialità che ci sono e non vengono valorizzate"; anche l'Europa ha capito che finora il Sud è sempre stato colpevolmente e dolosamente additato solo come un posto che le risorse le spreca. Ora può essere l'unico ad attrarle, perché anche per l'Europa il Sud può essere, anzi deve essere, l'unica alternativa in un'Italia il cui sviluppo in un'unica direzione la fa crescere troppo poco e meno di tutti gli altri. Occorre puntare su Napoli, Bari e Palermo oltre che su Milano, Treviso, Bologna, perché soltanto non lasciando il Sud vuoto e impoverito l'Italia potrà raggiungere e godere di un'economia reale florida; lo stesso ministro Franceschini ha detto che "non è possibile e nemmeno giusto che l'alta velocità si fermi a Salerno. Da un lato deve arrivare in Sicilia, fino a Catania e Palermo, attraverso un Ponte sullo Stretto che costa un decimo di quei 61 miliardi di spesa pubblica che ogni anno sono tolti al Sud per darli al Nord. Dall'altro la Taranto-Bologna per colmare anche il divario fra Est e Ovest: sul Tirreno il Frecciarossa e grandi aeroporti, sull'Adriatico nulla. Su un tratto molisano c'è addirittura ancora il binario unico"; queste infrastrutture servirebbero non solo allo sviluppo dell'economia in generale, ma anche a risollevare il turismo nei meravigliosi luoghi del meridione d'Italia, soprattutto dopo che la pandemia lo ha soffocato. Sviluppare la banda ultra larga è un'altra velocità che manca al Sud in tempi in cui bisogna far correre i dati oltre che le persone e le merci. Un terzo dei bambini meridionali non ha potuto seguire, al pari degli altri, le lezioni a distanza. Eppure tutti dovrebbero avere lo stesso diritto di imparare; è necessaria, insomma, una grande riqualificazione attraverso una visione di un'Italia unica e non scollegata tra il Nord ed il Sud. Un'idea di futuro italiano che anche per l'Europa si può, anzi si deve fare, avendo a disposizione anche dei fondi, oltre a quelli della proposta della Commissione europea su next generation EU e sul QFP 2021-2027, che altrimenti si perderebbero, si chiede di sapere: quali urgenti misure intendano intraprendere il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri in indirizzo, al fine di invertire la tendenza e garantire un adeguato livello d'investimenti al Sud, in ottemperanza agli impegni presi con Bruxelles e per evitare che venga attuata da parte della Commissione europea una "rettifica finanziaria", che equivarrebbe ad un taglio dei fondi strutturali. Atto n. 4-03705 VITALI Ai Ministri dello sviluppo economico e della giustizia Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il 26 settembre 2016 la Guardia di finanza irruppe nelle sei strutture di assistenza sanitaria locale della cooperativa umbra "Piccolo Carro", dislocate tra Perugia e Bettona, per esaminare la gestione delle residenze terapeutiche che ospitano minori e vagliare l'ipotesi di reato di truffa aggravata per mancanza di requisiti per operare in campo sanitario e frode nelle pubbliche forniture; il 28 settembre 2016, il Comune di Assisi ha revocato al "Piccolo Carro" l'autorizzazione al funzionamento della comunità educativa e immediata cessazione dell'attività; il 26 ottobre 2016, il TAR dell'Umbria ha accolto il ricorso presentato dalla struttura e ha annullato la revoca municipale, concedendo la sospensiva; il 30 settembre 2017 è stata riconosciuta dal GIP la richiesta di sequestro preventivo per oltre 6 milioni di euro di tutti i beni della cooperativa e di quelli personali del legale rappresentante e del marito, anch'egli socio e dipendente del Piccolo Carro; il blocco continuato dei conti correnti ha comportato l'uscita dalla struttura degli ultimi educatori e amministrativi rimasti nella speranza che venisse riavviato il lavoro. Nel mese di settembre 2018 le attività del Piccolo Carro hanno cessato definitivamente; l'11 dicembre 2018, il Tribunale del Riesame di Perugia ha riconosciuto che in almeno sei casi non emerge il fumus di condotte fraudolente da parte della comunità e l'inchiesta giudiziaria ha portato, il 23 gennaio 2019, all'annullamento dell'impugnato decreto di sequestro preventivo; ad oggi, circa quaranta soci dipendenti attendono di vedere liquidate le proprie spettanze, che ammontano a 9 mensilità ed al TFR, ed in qualche caso, le retribuzioni ammontano fino a 18 mensilità; attualmente, l'Agenzia delle entrate ed alcune banche avanzano non solo richieste per più di 6 milioni di euro (debito originario sommato agli interessi), ma continuano a presentare istanze di pignoramento sui conti correnti ormai "scongelati" ed il fisco chiede ulteriori 7 milioni di Iva non regolarmente conteggiata; a distanza di sei mesi dalla scadenza, gli accordi stipulati dalla cooperativa in liquidazione con i lavoratori non sono stati ancora onorati in quanto i liquidatori sostengono che, nonostante l'avvenuto dissequestro, le somme non sono mai state messe a disposizione della cooperativa per pagare i lavoratori, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione di cui in premessa e quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di rispondere all'esigenza esposta. Atto n. 4-03706 MONTANI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che a quanto risulta all'interrogante: M&Z Rubinetterie SpA è una delle migliori aziende italiane di rubinetteria e arredo bagno, nata nel 1973 a Bolzano Novarese ed operativa su tutto il territorio nazionale; l'azienda dà lavoro a 134 persone, tra donne e uomini, ma negli ultimi tempi è stata colpita da una profonda crisi industriale, che l'ha condotta improvvisamente al fallimento;