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il popolo italiano sa qual è la ragione della scelta che i Costituenti fecero e ci sono pagine che spiegano perché i senatori devono essere 315. Invece qua non se ne discute e stiamo discutendo di tutt'altro. La mia domanda allora è: siete proprio sicuri dell'esito del referendum ? Certo state tentando - e probabilmente vi riuscirete - di non andare al referendum , ma sarebbe l'ideale andare al referendum per voi che proponete la democrazia diretta e capire qual è la volontà del popolo italiano. Io ero convinto allora che il popolo italiano fosse contrario e sono convinto oggi che sarà contrario alla riduzione del numero dei senatori a 200. Non modificando il numero delle bicamerali, infatti, non modificando le Commissioni d'inchiesta e non modificando i rapporti tra Governo e Parlamento, il numero di 200 è basso: significa svuotare questa Camera del Parlamento facendola diventare un organismo eterodiretto, nel senso che sarà un "votificio" a favore dei provvedimenti e delle idee del Governo di turno. Non dico del Governo attuale, perché quando si discute di materia costituzionale si deve avere la capacità di guardare avanti e, per poter valutare la bontà di una riforma, pensare che il proprio Gruppo e il proprio partito sia partito di Governo. Cosa porterebbe questa riforma sotto il profilo della coerenza rispetto ai poteri all'interno della Carta costituzionale? Come dovremmo andare a stabilire i procedimenti di accusa nei confronti del Presidente della Repubblica? Dovreste fare una valutazione complessiva. Sono ancora indeciso sulla possibilità di correggere, eventualmente dopo l'approvazione di questo disegno di legge, alcuni aspetti del sistema costituzionale, in modo che vi sia la libertà nel nostro Paese affinché anche chi è minoranza possa essere nello stesso tempo fautore di un confronto e di un dibattito con la maggioranza sulle scelte della politica sociale ed economica. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea una delegazione di studenti della Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Macerata, che stanno assistendo ai nostri lavori. Saluto i futuri colleghi, non so se senatori, ma sicuramente avvocati. (Applausi) . Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. Doc 214 Doc 515 Doc 805 PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, è bene innanzitutto in questa sede ribadire il valore di un confronto sulle riforme costituzionali, un'esigenza sentita da tempo e che si fa sempre più stringente e improrogabile. Anzi, questo è un tema che coinvolge tutti e che soprattutto ci responsabilizza. È la nostra stessa Costituzione, d'altra parte, ad imporre un'ampia condivisione intorno all'idea di una rivisitazione del suo portato e tutti noi avvertiamo qui l'importanza di prendere parte a questo processo. E proprio nell'ottica di contribuire all'opera di riforma rivendichiamo l'esigenza di discutere nel merito le proposte avanzate, proposte che, nostro malgrado, hanno una portata molto circoscritta rispetto alle più ampie esigenze di riforma del nostro assetto costituzionale. Se davvero è intenzione di questo Parlamento rendere più efficienti le istituzioni e renderle ancora più interpreti dei bisogni e delle domande dei cittadini, se davvero si vuole favorire una razionalizzazione e un miglioramento della funzione legislativa, allora la proposta in discussione non può essere sufficiente. Il rischio è che questa proposta ricalchi la narrazione di un Parlamento svuotato, di una casta da combattere, che cavalchi l'idea che la democrazia rappresentativa possa essere vista addirittura come un ostacolo da rimuovere. Insomma, c'è il rischio che possa prendere piede un atteggiamento teso a contrapporre società civile e classe dirigente, cittadini e istituzioni, democrazia diretta e democrazia rappresentativa. Un modo di interpretare la politica che allontana anche dalla comprensione piena delle responsabilità di tutti noi, di chi è chiamato a rappresentare la collettività e il cui impegno dovrebbe proiettarsi soprattutto a ricostruire, a dare nuovo senso e vigore ai fondamenti di uno spirito che deve essere alla base della comunità nazionale e che guardi esclusivamente al bene e al futuro del nostro Paese. E questo è ancora più preoccupante, perché avviene in un momento di grave crisi e di grande fragilità per il nostro Paese e per la nostra democrazia, anche per l'idea che della nostra democrazia stiamo dando. Il concetto di democrazia e il valore e la centralità di questo luogo, la funzione della rappresentanza non possono essere ricondotti a questioni solo numeriche. Dobbiamo ricordare che solo grazie a luoghi come questo sono possibili l'incontro e il confronto tra le tante e differenti sensibilità sociali e politiche del nostro Paese. Dobbiamo essere all'altezza del ruolo che ricopriamo e della fiducia che milioni di italiani hanno riposto in noi: in tutti noi e in ciascuno di noi, ognuno a suo modo. Si dice che mediante la riduzione del numero dei parlamentari si possono contenere e razionalizzare i costi del Parlamento. Ma quale spazio è stato dato alla considerazione e che i costi della politica, come spesso sono definiti, in realtà sono i reali costi della democrazia? Rappresentare, mediare, dare voce alle grandi e piccole comunità della società civile, tutelare le minoranze territoriali e politiche, coinvolgere i cittadini nella partecipazione a progetti condivisi, raggiungere e avvicinare le periferie: tutto questo è un valore che un Paese democratico ha il dovere di sostenere. Un altro argomento a sostegno di questa riforma fa leva sui presunti benefici che si trarrebbero dalla riduzione di deputati e senatori in termini di efficientamento della funzione legislativa. Se questo è un effetto che pensate possa essere certo, allora vorremmo ascoltare e discutere le ragioni che ne sono alla base. Se invece, come crediamo, questo automatismo potrebbe non avere effetti positivi, allora siamo noi i primi a voler discutere con voi una riforma costituzionale differente, che raggiunga davvero questi scopi. Ma il nostro contributo non può che essere vincolato a un ragionamento più ampio, che dia un senso a ciò che intendiamo fare. Modificare la composizione delle Assemblee elettive raggiunge un senso compiuto solo se questa idea è inquadrata in un più ampio contesto di riforma della Costituzione, che tenga conto di tutti questi aspetti. E allora parliamo anche di riduzione del numero di deputati e senatori, ma facciamolo discutendo di riforma del bicameralismo paritario o di razionalizzazione della forma di Governo. (Applausi dal Gruppo PD) . Interveniamo sui Regolamenti parlamentari, sui diversi modi di differenziare le due Camere, su un nuovo equilibrio nel rapporto tra Governo e Parlamento, sugli spazi di dialogo reale con le Regioni e gli enti locali. Parliamo di funzioni e organizzazione e non soltanto di numeri. Lavoriamo insieme, allora, ma per ridare centralità al Parlamento, per far sì che funzioni meglio e più velocemente, perché, a differenza di ciò che si potrebbe pensare, in una società priva dei luoghi e delle garanzie della democrazia rappresentativa, le decisioni sono appannaggio di pochi e strumento di rivalsa contro tantissimi.