[pronunce]

che il legislatore, pertanto, ha stabilito – nel prendere atto che l'AIMA non ha provveduto a determinare i quantitativi di riferimento individuale «per i periodi dal 1995-1996 al 1998-1999» – che «i prelievi supplementari per ciascuno dei periodi in questione rimangono dovuti», continuando inoltre «ad aver vigore il meccanismo di trattenuta del prelievo supplementare ad opera dei primi acquirenti, solo temperato nella parziale e provvisoria restituzione di alcune delle somme relative ai periodi 1996-1997», precisando, tuttavia, che «tali prelievi, a suo tempo effettuati in forza dei bollettini tardivi, si intendono però “salvo conguaglio”»; che, difatti, è stato previsto «che, per ciascuno dei periodi in questione, l'AIMA debba operare, ora per allora, la “compensazione nazionale”», la quale presuppone, a sua volta, che la predetta Azienda accerti il quantitativo di latte prodotto in ogni periodo, e quindi aggiorni il quantitativo di riferimento individuale di ciascun produttore, così determinando «il surplus da assoggettare, retroattivamente, a prelievo supplementare»; che il giudice a quo, dopo aver ricostruito il complessivo quadro normativo di riferimento, ha illustrato il contenuto dell'iniziativa assunta dai ricorrenti nel procedimento cautelare, evidenziando che essi hanno richiesto – sul presupposto dell'avvenuta impugnazione, «nella competente sede amministrativa», del provvedimento di rideterminazione dei quantitativi di riferimento individuale, adottato dall'AIMA in forza della normativa suddetta – di «ordinare alle resistenti la restituzione del prelievo supplementare fino ad ora trattenuto», nonché di inibire loro, nell'ordine, «di escutere le relative garanzie», di «effettuare ulteriori trattenute a titolo di superprelievo» (ovvero di «richiedere ulteriori garanzie per il pagamento di esso»), nonché «di riversare all'AIMA ogni prelievo supplementare, il tutto per le campagne relative dal 1995-1996 al 1999-2000»; che i ricorrenti, infine, hanno precisato come siffatta domanda cautelare sia «prodromica ad una azione di accertamento negativo degli obblighi suddetti e di condanna alla restituzione delle somme e ai danni»; che il Tribunale rimettente – prima di illustrare i motivi che denoterebbero la rilevanza della sollevata questione di legittimità costituzionale, nonché la sua non manifesta infondatezza – si è soffermato sulle ragioni della «propria giurisdizione sulla controversia propostagli», oltre che della «competenza della Corte» in ordine all'indicato thema decidendum; che, quanto al primo di tali profili, il giudice a quo ha sottolineato come il rapporto intercorrente tra il produttore di latte bovino ed il primo acquirente non sia altro se non «una compravendita di diritto civile», esclusivamente caratterizzata dall'esistenza di «un obbligo di compensazione» tra l'obbligazione relativa al pagamento del prezzo di acquisto «e quella, ex lege, di pagare al primo acquirente (…) l'importo del prelievo supplementare», di talché la circostanza che il presupposto di tale obbligazione ex lege sia un provvedimento amministrativo (quello di determinazione del quantitativo di riferimento individuale) non escluderebbe affatto la giurisdizione del giudice ordinario, ricorrendo uno dei casi tipici in cui questi «ha i poteri di cui all'art. 5 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato E»; che, in relazione al secondo dei profili suddetti, il Tribunale rimettente ha escluso che quello ipotizzabile nel caso di specie sia «un mero contrasto tra la normativa comunitaria (…) e la normativa nazionale», come confermato, ancorché implicitamente, dalla sentenza di questa Corte n. 398 del 1998, atteso che la stessa ebbe a decidere «sulla questione di legittimità della normativa sostituita da quella qui censurata, non rifiutando in limine di esaminare la questione»; che circa, invece, la rilevanza della questione di legittimità costituzionale il giudice a quo ha evidenziato che, se le norme censurate venissero dichiarate incostituzionali, la domanda cautelare dovrebbe essere accolta, venendo a mancare ogni titolo per esigere i prelievi supplementari per i periodi contestati, mentre, «nell'ipotesi opposta, è ragionevole ritenere che, allo stato, il ricorso andrebbe respinto»; che, infine, la non manifesta infondatezza della questione sarebbe resa evidente dal fatto che, mentre la disciplina in origine prevista nella materia de qua si caratterizzava in quanto ciascun produttore di latte bovino – in condizione di conoscere in anticipo il quantitativo di riferimento individuale a lui assegnato – poteva liberamente scegliere «se rispettarlo o pagare il disincentivo» (così, dunque, «programmando i propri investimenti e la propria attività»), per converso, la normativa denunciata andrebbe «in senso opposto», in violazione dell'art. 41 Cost.; che, difatti, in base ai provvedimenti legislativi censurati il produttore di latte bovino – secondo il giudice a quo – «non è, per definizione, stato messo in grado di conoscere in anticipo il proprio limite di produzione», non potendo prevedere «se e quali somme» potranno essergli richieste, trovandosi invece costretto a pagarle «dopo che tutta la produzione è stata realizzata»; che in tal modo «si è fuori del concetto di programmazione» dell'attività imprenditoriale, vale a dire del solo limite che può essere legittimamente imposto – in forza di quanto previsto dal combinato disposto dei commi primo e terzo dell'art. 41 Cost. – alla libertà di iniziativa economica privata; che, difatti, nel caso di specie «l'imposizione retroattiva del disincentivo economico» avrebbe potuto essere evitata dall'imprenditore «solo uscendo dal mercato», ciò che appare però contrastare con quanto ripetutamente affermato dalla giurisprudenza costituzionale, secondo cui «i limiti imposti all'attività economica devono essere razionali e non tali da renderla impossibile o estremamente difficile», ovvero, addirittura, «da sopprimerla» (si richiamano le sentenze n. 301 del 1983 e n. 78 del 1970); che, secondo il giudice a quo, ricorrerebbe anche la violazione dell'art. 97 Cost., giacché la disciplina censurata sarebbe strutturata in modo tale che «l'inadeguatezza tecnica dell'AIMA» a stabilire in via preventiva i quantitativi di riferimento individuale finirebbe per «essere subita dagli amministrati», i quali – per previsione della legislazione, sia statale che comunitaria – dovrebbero invece «poter contare» sul suo operato;