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La valenza della norma è confermata, e anzi rafforzata, dal successivo intervento della Corte costituzionale (citata sentenza n. 204 del 2004) che, limitando la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo alle « controversie in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, ovvero relative a provvedimenti adottati dalla pubblica amministrazione o dal gestore di un pubblico servizio in un procedimento amministrativo disciplinato dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, ovvero ancora relative all'affidamento di un pubblico servizio, ed alla vigilanza e controllo nei confronti del gestore », ha ribadito la tutelabilità anche dei diritti soggettivi di fronte al giudice amministrativo ogni qualvolta la pubblica amministrazione agisce in veste di autorità. L'articolo 33, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80, è ora confluito nell'articolo 133, comma 1, lettera c) , del codice del processo amministrativo. Analogo ragionamento può farsi in materia di appalti, in cui, per superare l'inestricabile intreccio tra diritti e interessi legittimi nascente dalla presenza del contratto di appalto, l'articolo 33, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80, l'articolo 6, comma 1, della legge 21 luglio 2000, n. 205, e l'articolo 244 del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, hanno devoluto alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo tutte le controversie relative a procedure di affidamento di lavori, servizi e forniture svolte da soggetti comunque tenuti, nella scelta del contraente o del socio, all'applicazione della normativa comunitaria ovvero al rispetto dei procedimenti di evidenza pubblica previsti dalla normativa statale o regionale. Tale norma è ora confluita nell'articolo 133, comma 1, lettera e) , del codice del processo amministrativo. Estendere la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di appalti e servizi pubblici alle procedure di privatizzazione e dismissione di imprese e beni pubblici può, allora, contribuire a risolvere i problemi di giurisdizione derivanti dall'inestricabile intreccio di diritti soggettivi e interessi legittimi nascenti dall'esistenza, a valle di esse, del contratto di alienazione. La previsione sarebbe, fra l'altro, in linea con quanto stabilito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 204 del 2004, poiché tali procedure sono sempre caratterizzate dalla presenza di un provvedimento amministrativo che statuisce sulla privatizzazione o sulla dismissione, per cui l'amministrazione si pone in ogni caso in una posizione di autorità necessitata rispetto agli altri interessati. Tutto ciò in un momento storico ed economico in cui il ricorso a queste procedure si profila sempre più frequente. Basti pensare ad alcuni recenti disposizioni: al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 19 marzo 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 125 del 30 maggio 2013, di costituzione della società « Investimenti Immobiliari Italiani SGR S.p. A. »; all'inizio dell'impiego degli strumenti di vendita disciplinati dall'articolo 1, commi 436 e 437, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, come sostituiti dall'articolo 2, comma 223, della legge 23 dicembre 2009, n. 191; all'estensione agli immobili degli enti territoriali da parte dell'articolo 3 del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio 2014, n. 5, delle disposizioni dell'articolo 11- quinquies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, che autorizzano l'Agenzia del demanio a vendere a trattativa privata, anche in blocco, i beni immobili ad uso non prevalentemente abitativo appartenenti al patrimonio pubblico; al sempre maggior ricorso a questi strumenti da parte degli enti locali e degli enti pubblici non territoriali per proprie esigenze di bilancio. Ma se l'impiego delle procedure di privatizzazione e di dismissione delle imprese e dei beni pubblici è sempre più frequente, conseguentemente saranno più frequenti le esigenze che l'azione della pubblica amministrazione sia incentrata sui principi di imparzialità e buon andamento previsti dall'articolo 97 della Costituzione, sui criteri di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza sanciti dall'articolo 1 della legge n. 241 del 1990 e generalmente conformata alla tutela della concorrenza in attuazione degli articoli 51 e 62 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, con la conseguente esigenza della certezza dell'autorità giurisdizionale di fronte a cui le eventuali violazioni di tali disposizioni siano fatte valere. Se, poi, ad essere dismessi sono beni culturali, vi sono ulteriori esigenze di tutela specifica previste dall'articolo 9 della Costituzione (su cui si è ampiamente soffermata la Corte costituzionale nella sentenza n. 151 del 1986, ribadendo come l'interesse estetico-culturale è destinato a prevalere su ogni altro interesse ogni qualvolta vi siano « valutazioni concernenti i reciproci rapporti ») e di tutela rafforzata (in caso di alienazione) su cui si dubita fortemente possa essersi formato un patrimonio di esperienze e di specializzazione professionale in capo al giudice ordinario. Da ultimo va evidenziato come la presente proposta di legge abbia anche lo scopo di armonizzare le norme sul rito abbreviato previste dall'articolo 119, comma 1, del codice del processo amministrativo, con le norme sulla giurisdizione previste dall'articolo 133 dello stesso codice. Per quasi tutte le materie per le quali l'articolo 133 del codice del processo amministrativo prevede la giurisdizione esclusiva, infatti, è previsto il rito abbreviato per « l'esigenza di una rapida definizione del giudizio, in particolari e delicate materie, e di tempestiva salvaguardia dei relativi interessi (individuali e collettivi) » (Corte costituzionale, sentenza n. 427 del 1999). Ma se vi è un riconoscimento della « particolarità » e della « delicatezza » delle situazioni soggettive coinvolte ai fini della determinazione del regime processuale, non si capisce perché alcune controversie (come ad esempio quelle relative alle procedure di privatizzazione e dismissione di imprese e beni pubblici e poche altre) debbano essere escluse dalla concentrazione e dalla specializzazione della giurisdizione che naturalmente ne consegue. La norma in questione farebbe proprie le esigenze di semplificazione e di razionalizzazione dell'ordinamento rendendo coincidenti rito e giurisdizione, nell'intento di ridurre al minimo i dubbi interpretativi e di assicurare « una tutela piena ed effettiva secondo i principi della Costituzione e del diritto europeo » (articolo 1 del codice del processo amministrativo).. 1 1 All'articolo 133, comma 1, del codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, dopo la lettera b) è inserita la seguente: « b-bis) le controversie relative alle procedure di privatizzazione o di dismissione di imprese o beni pubblici; ».