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(Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro della salute, che ringrazio personalmente, unitamente al sottosegretario Sileri, per la disponibilità. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno LAUS (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma chiedo cortesemente, a lei e a tutti coloro che desiderano intervenire, di rimanere nei tempi previsti. LAUS (PD) . Signor Presidente, sono passati settantacinque anni dalla mattina in cui l'Aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima. Tre giorni dopo sarebbe toccato a Nagasaki: stesso ordigno e stesso scenario di morte e devastazione. Credo sia nostro preciso dovere oggi rendere omaggio alle migliaia di vittime provocate da quegli attacchi. Ma ancor più credo sia un nostro preciso dovere rinnovare l'impegno affinché le armi nucleari vengano messe al bando, così come prevede il trattato dell'ONU firmato il 7 luglio 2017, che il nostro Paese purtroppo non ha ancora ratificato. E considero questo un fatto molto grave. Voglio condividere con voi l' incipit dell'articolo 11 della nostra Carta costituzionale, che ci dice che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Sono parole che esprimono un principio assoluto, ma anche un'intrinseca necessità di agire. Escludere la guerra non significa automaticamente promuovere una politica di pace. Viviamo in un tempo in cui la questione del riarmo nucleare è tornata di grandissima attualità e c'è un ritorno di interesse, oltre un escalation di conflitti, tra le maggiori potenze. Attualmente la violenza è sempre più accettata come metodo di risoluzione dei conflitti non soltanto tra i diversi Stati. Non possiamo e non dobbiamo essere spettatori. Non dobbiamo rimanere indifferenti. Gli studiosi parlano di nuova era del rischio, che non è stato mai così alto, neppure agli inizi degli anni Cinquanta, quando USA e URSS si fronteggiavano con i primi ordigni all'idrogeno. La recente svolta nella geopolitica delle armi atomiche ha condotto il metaforico orologio dell'apocalisse, ideato dagli scienziati dall'università di Chicago, a cento secondi dall'ora «x». Cento secondi sono poco più di un battito di ciglia, che a me riportano alla mente una delle tante testimonianze offerte all'opinione pubblica dai sopravvissuti dei bombardamenti in Giappone: risale a una decina di anni fa e appartiene a una donna che il giorno dell'atomica a Hiroshima era solamente una bambina. Già allora lei ci implorava di rendere forte la voce di chi poteva dar conto dell'orrore e ci avvertiva: se l'umanità non eliminerà le armi nucleari, le armi nucleari elimineranno l'umanità. CASTIELLO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTIELLO (M5S) . Signor Presidente, due o tre mesi fa la procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli ha spiccato 126 ordini di custodia cautelare per quanto riguarda fatti molto gravi accaduti presso l'ospedale «San Giovanni Bosco», appartenente alla ASL Napoli 1. Si tratta di fatti di inaudita gravità: presso quell'ospedale, uno dei più grandi della Campania, si era installata una sede sociale - queste sono le parole che usa il testo della ordinanza della procura - dell'alleanza di Secondigliano, il cartello camorristico nel quale sono confluite le tre più potenti e temibili famiglie camorristiche campane. Mi riferisco esattamente ai clan dei Licciardi, dei Mallardo e dei Contini, che avevano addirittura istituito un vero e proprio ufficio di smistamento delle persone bisognose di visite mediche o di esami di laboratorio, di guisa che una comune cittadina, per sottoporsi a una mammografia, impiegava trecentocinquanta quattro giorni, mentre transitando attraverso l'ufficio del cartello di Secondigliano quarantotto ore. Avevano anche allestito una fabbrica di certificati falsi per truffe sistematiche alle compagnie di assicurazione. Alcuni pentiti hanno poi dichiarato che questa diffusa infiltrazione era comune anche agli altri grandi ospedali napoletani, tant'è che le inchieste sono in corso a macchia d'olio. Orbene, che cosa è accaduto? È stato disposto l'accesso: il prefetto di Napoli, per delega del Ministro dell'interno, ha disposto l'accesso. La commissione d'accesso - stando alle notizie di stampa - ha redatto un'articolata e puntuale relazione, in piena coincidenza con i contenuti e le valutazioni della procura della Repubblica di Napoli. Dopodiché, il prefetto di Napoli, sulla base di tale relazione - stando sempre a riferimenti di stampa - ha avanzato la proposta di commissariamento della ASL Napoli 1 per infiltrazioni camorristiche. La proposta è da diverso tempo nelle mani del Ministro dell'interno, che, però, non conclude il procedimento, e questa è la ragione per la quale ho preso la parola, signor Presidente. In conclusione, qui c'è anzitutto un problema di diritto alla salute, tutelato dall'articolo 32 della Costituzione come diritto fondamentale del cittadino e interesse primario della collettività: l'unica volta che la Costituzione, con riguardo a tutti i diritti soggettivi, contrassegna un diritto con l'aggettivo "fondamentale", e questo la dice lunga per quanto riguarda la gerarchia dei valori. Di più, c'è la grave compromissione dell'ordine pubblico (ex articolo 117, secondo comma, lettera h), dalla Costituzione). C'è quindi un'esigenza di legalità e di trasparenza. Non è possibile che il Ministro dell'interno non decida e temporeggi, tanto più che un gruppo molto folto di senatori - di cui faccio parte anch'io - ha presentato l'interrogazione a risposta immediata n. 301654, nella seduta del Senato n. 224, in data 3 giugno, a cui non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Preghiamo quindi la Presidenza di attivare i meccanismi sollecitatori previsti dal Regolamento del Senato affinché ci sia una pronta risposta, che è attesa non soltanto da noi senatori interroganti, ma da tutta la comunità. (Applausi). CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, vorrei portare all'attenzione dell'Assemblea la situazione della caserma Serena, sita al confine tra i Comuni di Treviso e Casier, e deputata a ospitare immigrati clandestini, gestiti da una società cooperativa su finanziamento pubblico. Sono in 293. Hanno sempre dato problemi di ordine pubblico. Alcuni vivono in maniera borderline , altri sono dei veri e propri delinquenti, ma a questo si è aggiunto un altro problema. Grazie all'opera di monitoraggio anti-Covid della Regione Veneto, di questi 293, stamattina 136 risultano positivi al Covid. Queste persone rifiutano la quarantena, rifiutano il distanziamento così come l'uso delle mascherine, portando problemi che si intrecciano tra ordine pubblico ed emergenza sanitaria, con un dispiego di Forze dell'ordine costante.