[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 1, del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, (Disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti di cui all'art. 11, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356 e disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria, a norma dell'art. 1 della legge 23 dicembre 1998, n. 461), promosso con ricorso della Regione Trentino-Alto Adige, notificato il 1 luglio 1999, depositato in cancelleria il 7 successivo ed iscritto al n. 22 del registro ricorsi 1999 e nel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito della deliberazione della giunta regionale del Trentino-Alto Adige n. 688 del 22 maggio 2000, recante "Modifiche dello statuto della Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano", promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 10 agosto 2000, depositato in cancelleria il 12 successivo ed iscritto al n. 37 del registro conflitti 2000. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri e della Regione Trentino-Alto Adige; Udito nell'udienza pubblica dell'8 maggio 2001 il giudice relatore Riccardo Chieppa; Uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Trentino-Alto Adige e l'Avvocato dello Stato Oscar Fiumara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La Regione Trentino-Alto Adige, con ricorso notificato il 1 luglio 1999 e depositato il 7 luglio 1999, ha sollevato in via principale questione di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 1, del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153 (Disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti di cui all'art. 11, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356 e disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria, a norma dell'art. 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 461), in connessione con l'art. 10, comma 3, con l'art. 11, commi 1, 7, 8, 9, e con l'art. 25, comma 3, dello stesso decreto legislativo, nella parte in cui statuiscono la competenza statale, nella specie del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, all'esercizio dei poteri di vigilanza sugli enti di credito regionali, ivi comprese le fondazioni bancarie. Tali poteri di vigilanza - secondo l'assunto della ricorrente - spetterebbero, di contro, alla Regione stessa in forza degli artt. 5, numero 3, e 16, primo comma, dello statuto speciale, approvato con d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670. Il ricorso è affidato ai seguenti motivi: illegittimità costituzionale dell'art. 10, comma 1, del d.lgs. 17 maggio 1999, n. 153, in quanto tale disposizione assegna al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, il potere di vigilanza sulle fondazioni, senza fare salvi i poteri costituzionalmente garantiti della Regione Trentino-Alto Adige. La ricorrente Regione muove dal presupposto che le fondazioni conservino, almeno fino a quando mantengono la partecipazione di controllo nella società bancaria conferitaria, la natura di enti creditizi, in quanto "attratti" nell'orbita di questi ultimi, come, d'altro canto, affermato dalla giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 163 del 1995). Precisa, inoltre, che trattasi di vigilanza tipicamente amministrativa esercitata sulla fondazione titolare del pacchetto azionario di controllo della società bancaria conferitaria, del tutto diversa dalla vigilanza sull'attività bancaria di cui all'art. 51 e ss. del testo unico, spettante alla Banca d'Italia; i poteri connessi alla vigilanza, i cui atti sono stati elencati nel decreto legislativo impugnato, si concretizzerebbero, in sostanza, in provvedimenti riguardanti gli enti e le aziende di credito; essi, in base alle norme di attuazione di cui all'art. 2 del d.P.R. n. 234 del 1977, appartengono alla competenza propria della Regione ricorrente quando si tratti di aziende di credito regionali, nel senso precisato dalle stesse norme di attuazione. In particolare, sottolinea la Regione ricorrente, l'elencazione dell'art. 3 delle norme di attuazione è meramente esemplificativa di una competenza estesa a tutti i provvedimenti relativi agli istituti di credito in cui può estrinsecarsi la "vigilanza amministrativa" sull'ente. 2. - Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la infondatezza del ricorso. In particolare, l'autorità resistente sottolinea che il decreto legislativo n. 153 del 1999 ha dettato una nuova disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti e, diversamente dal sistema di cui al decreto legislativo n. 356 del 1990, non ha più assegnato alle fondazioni il compito di amministrare le partecipazioni di controllo nelle società bancarie conferitarie. Esse potrebbero perseguire esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, con espresso divieto dell'esercizio delle funzioni creditizie ed esclusione di qualsiasi forma di finanziamento, di erogazione o, comunque, di sovvenzione, diretta o indiretta, ad altri enti con fini di lucro od a favore di imprese di qualsiasi natura. L'attuale configurazione istituzionale delle fondazioni allontanerebbe tali soggetti dall'originaria matrice creditizia. L'Avvocatura generale dello Stato rileva ancora la inconsistenza dell'assunto della Regione ricorrente, secondo cui i poteri di vigilanza sulle fondazioni affidati al Ministero del tesoro coinciderebbero con i tipici provvedimenti riguardanti gli enti e le aziende di credito, soggetti alla competenza regionale nel caso di aziende di credito regionali; tuttavia, quando anche sussistesse un'analogia tra le due sfere di attribuzione, queste insistono su oggetti ontologicamente diversi, in guisa che la disciplina statale giammai potrebbe ledere le competenze regionali. Sottolinea, infine, l'Avvocatura resistente che i poteri di vigilanza attribuiti al Ministero del tesoro sarebbero stati configurati dal legislatore con riferimento all'istituenda autorità di controllo sulle persone giuridiche di cui al titolo secondo del libro I del codice civile. In sostanza, il nuovo assetto normativo darebbe una diversa configurazione giuridica alle fondazioni - che le sottrarrebbe dalla sfera di attrazione delle aziende di credito - rompendo il vincolo genetico e funzionale tra enti conferenti e società bancarie conferitarie. Si appaleserebbe, pertanto, inconferente, osserva ancora l'Avvocatura resistente, il richiamo alla giurisprudenza costituzionale, che aveva riconosciuto una "vis" attrattiva alle aziende di credito nei confronti delle fondazioni, atteso che tale descrizione era stata ispirata da una diversa regolamentazione (d.lgs. n. 356 del 1990). 3.