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Certamente ne avremo contezza con i dati che l'INPS e l'Istat emetteranno sui contratti stipulati dal mese di agosto in poi, quando la legge di conversione sarà pubblicata, rispetto ai mesi precedenti. Capo l- bis MISURE FINALIZZATE ALLA CONTINUITÀ DIDATTICA Va ricordato che il capo 1- bis si è reso necessario in quanto alcune sentenze dei tribunali e del Consiglio di Stato hanno evidenziato delle problematiche relative ai docenti non laureati delle scuole primaria e dell'infanzia. Giudichiamo, quindi, questi interventi opportuni, in quanto mirano a risolvere un serio problema di copertura delle cattedre all'avvio del nuovo anno scolastico. Però nonostante siano opportuni rischiano di essere ancora incostituzionali. Sul tema si è infatti già espressa la Corte costituzionale, che con la sentenza 187 del 2016, ha rilevato i profili di incompatibilità di assunzioni come quelle paventate nel decreto, con la disciplina comunitaria sulla quale è già intervenuta la Corte di giustizia europea. Il personale della scuola deve essere messo a ruolo mediante espletamento di procedure concorsuali. Articolo 4 (Disposizioni in materia di diplomati magistrali e per la copertura di posti di docente nella scuola e disponibili nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria). Con questo articolo si salvaguarda la continuità didattica per l'anno 2018-2019 consentendo ai docenti in possesso di diploma magistrale consentendo a chi ne abbia esigenza (contratti colpiti da sentenze o contratti di supplenza) di firmare contratti a tempo determinato con scadenza il 30 giugno 2019. Inoltre i commi successivi dispongono una nuova disciplina per la copertura dei posti nella scuola primaria e dell'infanzia. Il 50 per cento dei posti vacanti e disponibili nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria, sia comuni sia di sostegno, viene attribuito attingendo, fino al loro esaurimento, alle GAE e per il restante 50 per cento (o oltre, nel caso di esaurimento delle GAE) si procede mediante lo scorrimento delle graduatorie di merito dei concorsi banditi nel 2016 per gli idonei. E viene inoltre previsto un nuovo concorso straordinario da bandire in ciascuna regione e da cui attingere assieme alle graduatorie di concorsi banditi con cadenza biennale per titoli ed esami. Sicuramente sulle disposizioni che riguardano la posizione contrattuale dei docenti della scuola dell'infanzia e primaria si dovrà tornare ancora, considerati i tanti interventi giurisprudenziali in proposito e preso atto che nel tempo si è trascurato di armonizzare le varie disposizioni normative in proposito, adeguandole alla disciplina europea, come appunto evidenziato dalla Consulta. Articolo 4-bis (Modifica in materia di contratti a termine nel settore scolastico). Anche questo articolo, introdotto durante l'esame delle Commissioni alla Camera, pone un rimedio, purtroppo temporaneo, eliminando il termine massimo complessivo di durata previsto per i contratti a tempo determinato del personale della scuola, per la copertura di posti vacanti e disponibili. È ancora una soluzione provvisoria, in quanto non supera il limite dei 36 mesi ed è quindi soggetta ad ulteriori contenziosi da parte dei lavoratori per il riconoscimento dei diritti maturati. Una materia abbastanza complessa, i cui oneri e le cui ricadute sono state sinora sottovalutate. Queste norme non fanno altro che superare, ancora una volta, un'emergenza. Su un tema così importante, ed in generale sul reclutamento dei docenti e la loro contrattualizzazione, il Parlamento è tenuto a fare un serio approfondimento che superi le sentenze pendente e cerchi di coniugare le richieste di tutti i soggetti coinvolti. Capo II - MISURE PER IL CONTRASTO ALLA DELOCALIZZAZIONE E LA SALVAGUARDIA DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI Le norme contenute in questo capo, che nelle intenzioni del Governo, dovrebbero limitare le delocalizzazioni, hanno in realtà una portata molto limitata. La medesima logica punitiva prende di mira su questo tema gli imprenditori, in quanto alla delocalizzazione non necessariamente deve seguire un giudizio negativo. Spesso la delocalizzazione sottende anche una logica di internazionalizzazione dell'impresa e di conquista di mercati esteri. Articolo 5 (Limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti). I limiti alla delocalizzazione consistono nella decadenza dei benefici statali ottenuti da un'azienda che decida di delocalizzare, anche solo una parte della propria attività economica in altri Stati, che non appartengano alla UE o a Stati dello Spazio economico europeo. Oltre alla decadenza è prevista una sanzione amministrativa da 2 a 4 volte l'aiuto fruito dall'azienda. Si limiterà quindi la possibilità di internazionalizzazione delle imprese che vogliano espandersi sui mercati del resto del mondo. Vale ricordare che l' export costituisce uno dei punti di forza dell'economia italiana. Superare la fatidica cifra dei 500 miliardi potrebbe diventare un obiettivo più lontano, posto che ora siamo oltre i 450 miliardi di export . Andava fatta una chiara distinzione tra il bene che ha usufruito di un aiuto, che eventualmente viene delocalizzato e l'attività economica nel suo complesso, che, al contrario, deve ampliare la sua visione e se serve anche la produzione su un livello internazionale. In generale la formulazione di questo articolo, oltre a non essere condivisibile nel merito, si presta a interpretazioni sulla nozione di aiuti e/o contributi pubblici, che potrebbe portare oltretutto a dei fastidiosi contenziosi. Articolo 6 (Tutela dell'occupazione nelle imprese beneficiarie di aiuti). In questo articolo 6 si prevede la decadenza dai benefici alle imprese che, pur avendo avuto degli aiuti pubblici, non abbiano mantenuto almeno il 50 per cento dei livelli occupazionali precedenti. Articolo 7 (Recupero del beneficio dell'iperammortamento in caso di cessione o delocalizzazione dei beni). L'articolo 7 prevede il recupero del contributo conseguente all'iperammortamento nei casi in cui chi abbia usufruito dell'agevolazione ceda o destini a strutture produttive estere i beni per i quali ha ricevuto il beneficio. Comunque si applica solo agli investimenti effettuati dopo l'entrata in vigore del decreto in esame. Ma certamente diventa assai complicato escludere gli investimenti a stabili organizzazioni all'estero di imprese italiane o agli investimenti già avviati. In ogni caso il recupero eventuale andrebbe fatto pro quota, cioè dall'inizio della dismissione e non dall'inizio del rapporto. Articolo 8 (Applicazione del credito d'imposta ricerca e sviluppo ai costi d'acquisto da fonti esterne di beni immateriali). Anche questo articolo 8 prevede una nuova limitazione per le imprese. Si escludono dal credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo alcuni costi inerenti l'acquisto di beni immateriali nelle operazioni infragruppo. Capo III MISURE PER IL CONTRASTO DEL DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO Le misure previste da questo capo sono orientate a contrastare, vietandone la pubblicità, la ludopatia e l'azzardopatia o meglio il "disturbo da gioco d'azzardo", come viene definito ora con l'introduzione di questo neologismo. Articolo 9 (Divieto di pubblicità giochi e scommesse).