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considerato che la diffusione del COVID-19 nei Paesi africani non viene gestita con adeguate misure di contenimento, quali la limitazione degli spostamenti, quarantene, sorveglianza, e, considerato che i flussi interni verso la Libia sono continui e sistematici, è necessario e urgente impedire gli sbarchi sulle nostre coste per evitare di dare vita ad un fenomeno devastante con un numero indefinito di persone potenzialmente infette; pochi giorni fa il Presidente del Consiglio dei ministri, nella sua prima missione estera da premier , a Tripoli ha tentato di riaprire il dialogo fra il nostro Paese e la Libia anche sul tema dell'immigrazione, e non è escluso che un nuovo accordo basato sull'interesse nazionale si rifaccia al trattato di Bengasi del 2008; questo Governo ha ribadito in più occasioni l'assoluta urgenza di un intervento concreto dell'Unione europea per gestire i flussi migratori: è infatti fondamentale ripartire con il meccanismo dei ricollocamenti nei vari Paesi, ultimamente bloccato anche a causa dalla pandemia; è evidente che una politica di accoglienza indiscriminata senza le giuste garanzie per le persone accolte (di carattere sanitario, di sicurezza, di dignità della persona) non può essere considerata un valore e si trasforma in un buonismo vuoto e propagandistico che strumentalizza la disperazione dei clandestini, rischiando di alimentare la tratta degli esseri umani, e con essa gli ingenti guadagni dei moderni schiavisti che operano nelle associazioni criminali internazionali, si chiede di sapere quali azioni di politica interna ed estera, anche in accordo con il Governo libico e con gli altri Paesi europei, stia programmando a partire dalle prossime settimane da una parte per impedire il continuo e incessante sbarco di migranti provenienti dalla Libia sulle nostre coste e, dall'altra, per collocare equamente i migranti in tutta l'Europa, evitando così che il nostro Paese, già pesantemente provato dall'emergenza sanitaria, sia ulteriormente gravato nell'affrontare problemi di ordine pubblico legati alla gestione dell'immigrazione clandestina. Atto n. 3-02427 DURNWALDER STEGER UNTERBERGER LANIECE Al Ministro dell'interno Premesso che: l'articolo 1 della legge 23 ottobre 1961, n. 1165, prevede l'attribuzione dell'indennità di seconda lingua anche al personale dei ruoli della Polizia di Stato in servizio nella provincia di Bolzano; il decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, ha introdotto gli esami di bilinguismo per l'accertamento della conoscenza delle lingue italiana e tedesca finalizzato al rilascio, da parte delle commissioni, di 4 tipi di attestato a seconda del livello di conoscenza delle lingue italiana e tedesca (C1, B2, B1 e A2); l'indennità di bilinguismo è calcolata con riferimento all'attestato richiesto per l'accesso dall'esterno alla funzione stessa; considerato che l'articolo 1, comma 1, lettera e) , n. 1), del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, ha sostituito la lettera d) del comma 1 dell'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, innalzando il livello rispetto al titolo di studio richiesto per l'accesso ai ruoli di base della Polizia di Stato, da diploma di istruzione secondaria di primo grado a diploma d'istruzione secondaria di secondo grado; a seguito dell'innalzamento del requisito rispetto al titolo di studio richiesto, i soggetti interessati hanno inoltrato domanda alla Questura di Bolzano di allineamento dell'indennità di bilinguismo in busta paga, come previsto dalla normativa in vigore, dal livello "B1" al livello "B2", con richiesta di corresponsione dei relativi arretrati economici maturati; tali domande risultano, allo stato attuale, inevase presso gli uffici competenti, si chiede di sapere quali siano le ragioni del ritardo nella presa in carico delle domande di allineamento dell'indennità di bilinguismo secondo i nuovi livelli stabiliti e se il Ministro in indirizzo non intenda sollecitare gli uffici competenti al disbrigo di tali domande. Atto n. 3-02428 BERNINI MALAN GIAMMANCO CESARO DE SIANO MASINI PAPATHEU Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: nell'ambito del pacchetto "Next Generation EU" il programma "REACT-EU" (recovery assistance for cohesion and the territories of Europe) rappresenta uno "strumento ponte" per finanziare gli interventi più urgenti e assicurare continuità al sostegno alle imprese, già duramente colpite dalle conseguenze dell'emergenza sanitaria, nonché a favorire la transizione verde e digitale e resiliente di economia e società; lo strumento garantisce un'iniezione di fondi aggiuntivi per la politica di coesione 2014-2020, in attesa della piena operatività della programmazione dei fondi strutturali europei 2021-2027, che per l'Italia vale 13,5 miliardi di euro; si tratta di somme che possono essere immediatamente spese e che costituiscono ossigeno per l'economia italiana, e soprattutto per il Sud, mentre i lavori per la definitiva stesura del PNRR vanno avanti, si chiede di sapere quale sia lo stato dell'attuale programmazione e soprattutto quale sia, nell'ambito della misura, la quota riservata al Mezzogiorno e la tipologia di interventi previsti. Atto n. 3-02429 RICCIARDI Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: nella relazione delle commissioni riunite 5ª e 14ª del Senato sulla proposta di piano nazionale di ripresa e resilienza, comunicata alla Presidenza il 31 marzo 2021, nel capitolo 4.3 è riportato testualmente: "La quota di risorse indicata nel PNRR (per il Mezzogiorno), pari al 34 % della popolazione residente, risponde esclusivamente ad una logica di mantenimento dello status quo, ossia a non fare aumentare il divario esistente tra Nord e Sud (...); tale percentuale va considerata come una quota minima, assolutamente da aumentare (...). Si ritiene pertanto necessario fissare espressamente questa destinazione di risorse nel Piano definitivo, in almeno parziale coerenza con i criteri di ripartizione delle risorse tra gli Stati membri: popolazione, inverso del PIL pro capite e tasso di disoccupazione (...). È prioritario includere tra le cosiddette 'riforme strutturali' affrontate dal PNRR la definizione dei LEP e delle funzioni fondamentali. Soltanto così, il PNRR interviene sulle condizioni necessarie al recupero dei divari nella fornitura di servizi pubblici essenziali per il pieno esercizio dei diritti civili e sociali"; analogamente, nella relazione della V Commissione permanente della Camera dei deputati sulla proposta di PNRR, presentata alla Presidenza il 30 marzo 2021, nel paragrafo 5 recante "Considerazioni di carattere generale e metodologico", è riportato testualmente: "Tra le varie urgenze cui devono provvedere le azioni del PNRR vi è quella di contribuire al raggiungimento dei LEP (...).