[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito del decreto direttoriale del Ministero della difesa 8 settembre 2010, n. 13/2/5/2010, con cui sono stati individuati, nell'elenco allegato al decreto stesso, al fine del trasferimento al patrimonio disponibile dello Stato, gli immobili in uso all'Amministrazione della difesa, da assoggettare a procedure di alienazione, permuta, valorizzazione e gestione previste dall'art. 14-bis, comma 3, del decreto- legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133, giudizio promosso dalla Regione siciliana con ricorso notificato il 9 marzo 2011, depositato in cancelleria il 22 marzo 2011 ed iscritto al n. 2 del registro conflitti tra enti 2011. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell'8 novembre 2011 il Giudice relatore Gaetano Silvestri; uditi l'avvocato Marina Valli per la Regione siciliana e l'avvocato dello Stato Vittorio Cesaroni per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 9 marzo 2011 e depositato il successivo 22 marzo, la Regione siciliana, in persona del Presidente pro-tempore, ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione al decreto direttoriale del Ministero della difesa 8 settembre 2010, n. 13/2/5/2010, per violazione degli artt. 32 e 33 dello statuto della Regione siciliana, approvato con il r.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455, e del principio di leale collaborazione. 1.1. - In punto di fatto, la ricorrente sottolinea che con il decreto impugnato - del quale è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il solo elenco allegato - sono stati individuati, al fine del trasferimento al patrimonio disponibile dello Stato, gli immobili in uso all'Amministrazione della difesa, da assoggettare a procedure di alienazione, permuta, valorizzazione e gestione previste dall'art. 14-bis, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133, ora sostituito dall'art. 307 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare). Nel richiamato elenco sono indicati numerosi beni ubicati in Sicilia, fra i quali il Faro Capo Mulini di Acireale e l'ex carcere militare di Palermo, che, in quanto beni d'interesse storico-artistico, erano stati già inseriti nell'elenco dei beni da trasferire alla Regione siciliana, approvato dalla Commissione paritetica nella seduta del 30 settembre 2010 e poi trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Secondo la difesa regionale, quest'ultima circostanza sarebbe indicativa del «convincimento anche dei rappresentanti di parte statale della spettanza alla Regione dei suddetti beni», per i quali è venuto meno l'uso a fini militari. La ricorrente precisa altresì che, in esito alle riunioni della Commissione paritetica, sono stati emanati due decreti legislativi concernenti il trasferimento alla Regione di beni immobili dello Stato: il decreto legislativo 23 dicembre 2010, n. 265 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione siciliana concernenti il trasferimento alla Regione di beni immobili dello Stato) e il decreto legislativo 23 dicembre 2010, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione siciliana concernenti il trasferimento, alla Regione, del Castello della Colombaia di Trapani). La Regione siciliana afferma di essersi subito attivata al fine di prevenire una lesione delle proprie prerogative statutarie, «non appena venuta a conoscenza della richiesta del Ministero della difesa di espungere alcuni immobili dagli elenchi allegati allo schema di norme di attuazione predisposto dalla Commissione paritetica». In particolare, con lettera del 10 dicembre 2010, prot. 6056/Gab, indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per gli affari regionali, la ricorrente avrebbe richiesto il mantenimento, negli elenchi in esame, degli immobili per i quali era stata sollevata l'eccezione di diverso utilizzo, ai sensi del d.l. n. 112 del 2008, rappresentando che, a norma dell'art. 32 dello statuto speciale, tutti i beni del demanio dello Stato esistenti nella Regione sono a questa assegnati, con la sola esclusione di quelli che interessano la difesa dello Stato o servizi di carattere nazionale. A conferma della volontà di agire in questa sede solo per tutelare le proprie attribuzioni statutarie, la Regione sottolinea di non aver fatto questione per altri cespiti, in relazione ai quali il Ministero della difesa ha chiesto di non procedere al trasferimento perché tuttora necessari ai fini istituzionali del medesimo. Alla richiesta sopra indicata avrebbe fatto seguito, sempre in base a quanto riferito dalla ricorrente, la convocazione presso il Gabinetto del Ministro della difesa di una riunione per il 13 gennaio 2011, in ordine alle «richieste di cessione di beni del patrimonio militare». Nelle more della riunione, la Regione siciliana ha appreso della pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale dell'8 gennaio 2011, dell'elenco allegato al decreto direttoriale oggetto delle odierne censure, e, con una nota del 12 gennaio 2011, ha eccepito l'illegittimità del detto decreto e di quello del 5 marzo 2010, n. 1/2/5/2010, richiedendone la modifica con l'estrapolazione degli immobili militari siti in Sicilia. A seguito della riunione del 13 gennaio 2011, permanendo le parti nel reciproco convincimento, la Regione ha rinnovato la richiesta di copia del decreto direttoriale impugnato, già precedentemente formulata, ed ha deliberato la proposizione del presente conflitto di attribuzione. 1.2. - In punto di diritto, la ricorrente sostiene che, ai sensi dell'art. 32 dello statuto della Regione siciliana, i beni del demanio statale - una volta venuta meno la condizione impeditiva dell'utilizzo per i fini istituzionali della difesa nazionale o per servizi di carattere nazionale - entrano «in ogni tempo a far parte del demanio della Regione». Ciò sarebbe stato confermato dalla Corte costituzionale in pronunce relative a norme di altri statuti speciali. Né potrebbe giungersi ad una diversa conclusione sulla base dell'art. 33 dello statuto siciliano, il quale assegna al patrimonio della Regione i beni non demaniali dello Stato «oggi esistenti nel territorio della Regione».