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Si ricorre pertanto all'affidamento giudiziario quando, a seguito di iniziativa dei servizi locali o di segnalazione da parte di chiunque, sia stata accertata la necessità del collocamento del minore presso altra famiglia, ma non sia stato possibile ottenere il consenso di coloro che esercitano sul minore la responsabilità genitoriale. La diversità dei presupposti tra affidamento consensuale e giudiziario, non dovrebbe incidere sulla natura del provvedimento, che dovrebbe assicurare, in entrambi i casi, l'assistenza dei minori durante il periodo di temporanea difficoltà della famiglia di origine e, quindi, anche per l'affidamento giudiziario dovrebbero valere quelle regole e quelle modalità previste per l'affidamento consensuale, prima fra tutte la indicazione necessaria della durata temporale dell'affidamento (si ricorda che la durata massima è di ventiquattro mesi rinnovabile), per non privare il minore di quelle garanzie che la legge indica per l'affidamento consensuale. In base al comma 5 dell'articolo 4 della legge n. 184 del 1983, l'affidamento cessa quando viene meno la situazione di difficoltà economica temporanea della famiglia di origine o se gli affidatari siano impossibilitati fisicamente al loro compito o se manifestano la intenzione di essere esonerati dal proprio incarico. Invece va sottolineato, con incisività che, in ipotesi di affidamento giudiziario, mancando il consenso dei genitori naturali, essi non hanno alcun potere di richiedere la restituzione del figlio, mentre possono avanzare questa richiesta se l'affidamento è stato consensuale. Per porre rimedio a questa evidente violazione dei diritti della famiglia di origine, con il presente disegno di legge, all'articolo 1, comma 2, si introduce la possibilità per la famiglia di origine di proporre istanza di restituzione del minore subordinata all'effettiva dimostrazione della cessata situazione di difficoltà temporanea, anche in presenza di affidamento giudiziario. In conclusione, non si può non sottolineare come la regolamentazione normativa sopra evidenziata (anche alla luce delle modifiche apportate dalla legge n. 149 del 2001 alla precedente legge n. 184 del 1983) abbia affievolito il legame esistente tra il figlio minore e la famiglia naturale, introducendo, alcune linee programmatiche che di fatto hanno finito per istituzionalizzare e promuovere l'istituto dell'affidamento familiare, non solo con una serie di norme in materia, ma anche e soprattutto come un preciso indirizzo di programmazione volto a promuovere questo istituto che, ricordiamolo, dovrebbe costituire la extrema ratio . Nella pratica spesso un progetto di affidamento familiare finisce per diventare, invece, un semplice allontanamento del minore dalla famiglia di origine, fino a fare divenire in seguito quella scelta definitiva. Inoltre, il provvedimento di affidamento familiare nell'indicazione della sua durata non dovrebbe superare i ventiquattro mesi o dovrebbe comunque (secondo la intenzione del legislatore) essere commisurato alla durata del percorso di sostegno alla genitorialità, che i servizi sociali dovrebbero avviare. Purtroppo nella pratica si assiste invece ad affidamenti disposti dal giudice, senza che questi sostegni alla genitorialità abbiano avuto inizio e senza che ci si preoccupi, minimamente, che ciò avvenga (trincerandosi, sovente, dietro la comoda scusante della mancanza di risorse economiche della struttura sociale locale). Al fine di evitare l'aumento incontrollato di questo tipo di pratiche e per favorire il monitoraggio dell'attività di affidamento minorile (nonché per evitare che la facilità con cui viene disposto l'affidamento possa dare origine ad un « business » dell'affido), con l'articolo 3 del presente disegno di legge viene prevista l'istituzione di un «registro nazionale delle case famiglia e delle famiglie affidatarie» in cui dovranno essere immessi i dati di tutti i soggetti che richiedono ed ottengono in affidamento temporaneo un minore, nonché i nominativi di tutti i minori affidati con indicazione del termine dell'affidamento. Con lo stesso articolo viene inserito l'esplicito divieto di nomina nella posizione di giudice onorario presso il tribunale per i minorenni per i soggetti affidatari inseriti nel «registro nazionale delle case famiglia e delle famiglie affidatarie» e per i loro parenti. Tale norma, inserita per scongiurare qualsiasi possibilità di conflitto di interesse, si aggiunge alle incompatibilità previste nelle delibere emanate periodicamente dal Consiglio superiore della magistratura sui «Criteri per la nomina e conferma dei giudici onorari minorili».. 1 (Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184) 1 Alla legge 4 maggio 1983, n. 184, sono apportate le seguenti modificazioni: a all’articolo 2, comma 3, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «sentito il parere del pubblico ministero. Ad ogni modo tale affidamento deve essere confermato con decisione motivata, dopo aver ascoltato i genitori naturali ed il minore in apposita udienza fissata non oltre dieci giorni dal provvedimento che dispone l'affidamento»; b all’articolo 4, comma 5, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni momento i genitori naturali possono presentare istanza presso l'autorità che ha disposto l'affidamento per la restituzione del minore, dimostrando l'effettiva cessata situazione di difficoltà». 2 (Istituzione di un registro nazionale delle case famiglia e delle famiglie affidatarie) 1 Dal 1º Gennaio 2016 è istituito, presso il Ministero della giustizia, il «registro nazionale delle case famiglia e delle famiglie affidatarie», di seguito denominato «registro», in cui sono inseriti i nominativi di tutte le famiglie e di tutte le strutture socio-assistenziali che sono disponibili all'affidamento di minori. 2 Nel registro sono inseriti i nominativi di tutti i minori affidati con l'indicazione del termine previsto per l'affidamento. 3 È fatto divieto ai componenti delle famiglie affidatarie e agli amministratori e dipendenti delle strutture socio-assistenziali, nonché ai loro parenti entro il 2º grado, di prestare servizio come giudice onorario nelle commissioni istituite presso i tribunali dei minorenni. 4 Il Ministero della giustizia, con decreto da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce le modalità di attuazione del presente articolo, comprese le modalità di comunicazione dei dati da parte dei tribunali dei minorenni, nonché quelle relative alla creazione di un sito web che garantisca la libera consultazione del registro, compatibilmente con le attuali norme sulla privacy . Con il medesimo decreto sono inoltre individuati il personale e le risorse necessari alla realizzazione ed al mantenimento dell'opera. 5 Il Ministero della giustizia provvede all’attuazione del presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 3 (Clausola di invarianza finanziaria) 1 Dall’attuazione delle disposizioni contenute nella presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.