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Bisogna anche calarsi in quel contesto storico. Quando ci sono delle parate a Mosca, molti sfilano con le foto dei loro genitori, dei loro nonni, che esibiscono alla fine delle parate; prima passano le forze armate, inquadrate in maniera geometrica, e poi passa il popolo. Una volta Putin è sceso dal palco e ha sfilato con la foto del padre: era stato coinvolto, come tante generazioni russe, nelle tragedie del secolo passato. Quindi, l'ossessione c'è sulla storia russa. Adesso non voglio ritornare indietro: ho già citato la guerra di Crimea nel 1853 e potrei parlare di Napoleone o delle vicende della Seconda guerra mondiale, che la Russia ha risolto anche grazie alla sua enorme dimensione e al generale inverno. Quindi, questa è una questione che c'è nella storia, nell'agenda dei popoli, e la si può affrontare in vari modi. Noi non riteniamo si debba affrontare con un conflitto. Ha fatto bene lei a sottolineare l'impegno del Governo. Il dialogo è essenziale e si deve continuare sulla via del dialogo, tenendo conto, tuttavia, delle condizioni storiche esistenti. Giorni fa il generale Arpino, che è stato un apprezzato capo di stato maggiore delle Forze armate italiane, in un'intervista su un giornale, ha ricordato come dovremmo portare la Russia verso di noi: San Pietroburgo, la città di Putin, è Occidente; Putin è nato a San Pietroburgo e sa benissimo dove comincia e dove finisce l'Occidente; anche gli architetti italiani l'hanno modellata per quella che è. Quindi, bisogna un po' approfondire le ragioni della storia, capire le ossessioni e gli intrecci di storia e di civiltà, nonché gli scontri che ci sono stati, come quello in atto. Non capisco perché i vari Governi italiani abbiano avuto realpolitik con la Cina - lei è stato un protagonista - la via della seta. Quando si è votato in Cina l'ultima volta, signor Ministro? Qual è il grado di democrazia in Cina? Quali sono i diritti garantiti in Cina ad alcune minoranze e ad alcuni popoli? Zero. Eppure, tutti sono genuflessi davanti alla Cina, Hong Kong, e potrei fare elenchi. Quindi, anche questa realpolitik in alcuni casi si applica, in altri no. Poi, bisogna difendere i popoli, gli ucraini, i loro confini, per carità, ma il mondo è complicato. Chissà gli uiguri o i cittadini di Hong Kong cosa pensano dell'ipocrisia del mondo occidentale che non è di oggi, che c'è sempre stata, anche nel passato. Pensiamo ai trattati di Monaco, e potremmo citare tante cose strane. C'è poi il problema di indipendenza energetica: facciamo sanzioni differenziate, altrimenti comminiamo la sanzione ai nostri popoli. Piaccia o non piaccia, il 40-50 per cento del nostro gas arriva dalla Russia, e arriva con condutture per cui apri il rubinetto e quel gas arriva diretto. Proviamo a importarlo da altre parti del mondo, con le navi e i rigassificatori che non si fanno. Riflettiamo - oggi lo fa Galli Della Loggia - sugli errori fatti: l'autonomia energetica dell'Italia e dell'Europa è un obiettivo che molti hanno ostacolato negli anni. (Applausi) . Una volta ci sarà lo shock petrolifero con gli sceicchi, una volta il conflitto in Ucraina. Non so che cosa succederà nel 2148, ma forse ci sarà una crisi energetica. Non sono Nostradamus, ma ho studiato la storia. Ricordo - qualcuno più grande lo ricorderà - le domeniche a piedi degli anni Settanta, e non quelle ecologiche, perché c'era la prima crisi petrolifera; poi ci fu la seconda con la guerra Iran-Iraq. Quindi, quando programmiamo l'indipendenza energetica? No alle trivelle, no a questo, no a quell'altro. È un tema che va affrontato, che non risolve il problema dell'energia domani mattina e delle bollette, per le quali servono i soldi ora e subito del Governo, come Forza Italia ha chiesto. Ma possiamo andare avanti per anni e anni o fino alla prossima tappa della storia con 5 miliardi alla settimana? Il tema energetico va posto perché emerge. Ci può essere una crisi nel mondo e la si deve poter affrontare senza dipendere da altri. Peraltro, rispetto alle sanzioni, state anche attenti: abbiamo perso 10 miliardi di export con le altre sanzioni alla Russia per la Crimea e non li abbiamo mai recuperati. Esportiamo mobili - perfino il tavolone con cui Putin tiene a distanza gli altri statisti è stato realizzato in Lombardia - prodotti agroalimentari e le calzature di Fermo. Quindi, subiamo dei danni. I turisti russi che vengono da noi spenderanno anche in contanti. Diciamolo anche al Governo: i contanti non sono poi così maledetti quando vengono a pagare i nostri camerieri, i nostri albergatori, i nostri marinai. (Applausi) . Non facciamoci, quindi, le autosanzioni. Quanto agli americani, sapete cos'è la dottrina Monroe? Un Presidente americano dell'Ottocento, già Segretario di Stato - credo che gliene abbiano parlato alla Farnesina - stabilì che quello che accadeva nell'emisfero americano era competenza loro. Quando nel 1962 i russi portarono i missili a Cuba, John Fitzgerald Kennedy - osannato quasi come un santo, un uomo della pace - minacciò la Terza guerra mondiale, fino a quando i russi non si portarono via i missili. È proprio indispensabile ipotizzare che l'Ucraina debba entrare nella NATO? Anche questo è un fatto che va considerato. È bello l'allargamento dell'Europa ad Est, frutto della fine del comunismo in cui molti credevano ancora in Italia, ma l'ingresso nella NATO è una minaccia inutile, perché bisogna anche tenere conto delle ossessioni altrui. Dobbiamo ricordare che si può fare un'altra politica. Mi richiamo allo spirito di Pratica di Mare: vent'anni anni fa, un Presidente del Consiglio come Silvio Berlusconi, con la realpolitik , dialogava con l'Oriente e con l'Occidente. Il più grande Presidente filoamericano, che al Congresso americano ringraziò gli americani per aver liberato il nostro Paese più volte dal rischio di dittature e di aggressioni o di dittature interne, Berlusconi ebbe una standing ovation ripetuta in quel consesso. Non prendiamo, quindi, lezioni di atlantismo e di lealtà da nessuno. (Applausi) . Ma c'è anche la realpolitik , perché Berlusconi portò Putin - non Attila - al tavolo di Pratica di Mare, agli accordi NATO-Federazione russa. Quella è la strada che va presa. Lei ha citato nel suo intervento i tavoli e i negoziati, ma ci vuole la capacità politica che forse oggi manca per gestire questi processi e Silvio Berlusconi l'ha avuta questa capacità ed è un riconoscimento che il Paese e la comunità internazionale gli devono. (Applausi) . Lo stesso fece con Gheddafi e - guarda caso - dalla Russia e dalla Libia arriva l'energia italiana. Anche Gheddafi era antipaticissimo e adesso lei quante telefonate deve fare per parlare con la Libia? Era meglio Westminster in Libia al posto di Gheddafi, ma il mondo non è come noi vogliamo, è come è e quindi Berlusconi parlava con Putin, con Bush e con Gheddafi. Ci vuole la capacità per gestire le crisi internazionali. Oggi non ci manca, signor Ministro, solo il gas: ci manca anche la leadership nell'Occidente, e non voglio dire solo in Italia.