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C'è stato uno strapotere di Amazon, di Google, di Facebook, di tutta questa gente che non paga tasse ed è una vergogna che in Italia e in Europa si continui ad applicare la web tax . I signori di Amazon, a fronte di un fatturato in Italia di 4,5 miliardi di euro, hanno pagato l'anno scorso 11 milioni di euro di tasse, lo 0,2 per cento. Io accetterei di pagare il 20 o il 30 per cento di tasse, visto che ne pago di più, giustamente, in percentuale sul mio reddito. Loro dicono che non hanno pagato 11 milioni, ma ne hanno pagati 85, perché calcolano alcuni contributi. Anche così sarebbe sempre il 2 per cento di tasse. Non sono contro il progresso. Ho contribuito alla regolamentazione del wi-fi, delle tecnologie digitali nei vari ruoli che ho rivestito, ma bisogna che questi gestori paghino le tasse, che paghino il diritto d'autore. E se prendono articoli di giornale che gli editori fanno scrivere a giornalisti inviati in Afghanistan, in America, a Singapore, a Hong Kong a raccontare una cronaca, a testimoniare i fatti della storia, che costano (il giornalista va, racconta, rischia) non è possibile che quel contenuto poi lo si possa ritrovare in Rete. È bellissimo, certo, ma quel contenuto ha un costo, dato dalla saggezza, dalla sapienza di chi lo produce e dalla azienda editoriale che lo invia. Tutto questo viene oggi saccheggiato gratuitamente e questo accade per il cinema, per la musica, per l'editoria. Bisogna tutelare il diritto d'autore, che è questo, perché senza la creatività la vita dei popoli diventa più arida. Anni fa Celentano, che ogni tanto riscopre questo problema quando tocca anche i suoi interessi, scrisse un bell'articolo sul «Corriere della Sera» e disse - la citazione può sembrare impropria, ma parliamo di autori - che se il pane non si pagasse non ci sarebbero i fornai. Se si potesse andare a prendere al banco del pane il pane gratis, chi lo dovrebbe fare questo pane? Chi dovrebbe raccogliere il grano, macinarlo e lavorare di notte? Nessuno farebbe il pane se il pane non si pagasse. Bisogna pagarlo, poi se uno è povero, si darà il pane a chi è povero. Faceva questo paragone, definendo pane dell'anima l'arte, la letteratura, la musica, l'editoria, la scrittura. Tutelare l'autore è quindi un fatto fondamentale ed è grave che il Parlamento europeo abbia avuto un tempo molto lungo per approvare questa direttiva. Ci sono voluti anni, perché quelli che contrastano sono potentissimi. Badate che la lotta non è affatto finita. Tempo fa la Commissione europea ha avuto il coraggio di multare Google per 14 miliardi di euro, dopodiché l'Irlanda (perché c'è l'Unione europea, ma il diritto non è uguale dappertutto e qui sono anch'io critico verso l'Europa, che pure penso debba essere un grande spazio comune, anzi ci manda una direttiva importante che dobbiamo recepire insieme a tante altre cose di cui non parlerò e di cui parleranno altri colleghi, a proposito della legge europea) ha annullato la multa. Ho letto che la Commissione europea ha fatto ricorso, non voglio accusare di niente nessuno, ma chi deve pagare 14 miliardi di euro il modo per trovare una giustizia compiacente lo trova, non devo aggiungere altro. Dobbiamo quindi far sì che tutto questo progresso che oggi la tecnologia ci offre non ammazzi il resto, non desertifichi l'editoria, la letteratura, la musica, gli autori, la creatività, il pensiero. Quindi è giusto che siano tassati, che paghino il dovuto, che paghino i diritti d'autore se usano la musica, gli scritti o gli articoli che devono riproporre. Oggi l'editoria stessa si organizza e viaggia sul web; oggi quando ai giornali si dice che vendono poche copie, rispondono che hanno tanti abbonamenti e tot accessi via web. È ovvio, è normale. Oggi, attraverso un oggetto come uno smartphone guardiamo la televisione o un film, anche se è meglio guardarlo in una sala cinematografica e non su un microschermo, perché anche la fruizione dell'opera nella sua dimensione è consigliabile. Si può fare di tutto, anche leggere un giornale, però è giusto che in qualche modo quel prodotto venga remunerato e che il nostro click non sia nella gratuità, nel furto, perché poi di questo si tratta alla fine. Ci sono forme illegali di saccheggio digitale dei contenuti, ma anche forme legali di elusione. Prima ho citato Amazon Prime; questi soggetti sono anche dei grandi produttori. Certo, se si accumulano fortune e non si pagano le tasse, poi si possono fare investimenti che stroncano tutto. In Italia abbiamo discusso per anni del pluralismo televisivo, anche con grande accanimento, ma parlavamo di robetta, di Rete 4 e di quell'altra rete, che sono proprio dei granelli di polvere nel mondo. Oggi ci sono potentati che finiscono per controllare la conoscenza e l'informazione, perché decidono quali film si producono, quali mercati aggredire, quale dumping fare; infatti, se si guadagnano miliardi e miliardi di euro o di dollari e si vuole conquistare il mercato di un Paese, si può fare anche dumping e lavorare in perdita per uno o due anni, se si vuole conquistare il mercato olandese, quello algerino o di qualche altro Paese. Servono quindi delle regole di equità fiscale, perché poi l'esercente cinematografico, il produttore artistico e il cantante le tasse le devono pagare. Quindi mi chiedo per quale ragione questi altri soggetti, che divulgano contenuti di altri, non debbano pagare la creatività di quell'autore e quel che è giusto sui loro guadagni. Ho fatto l'esempio dei 14 miliardi di Google; mi auguro che la Commissione europea vinca questo contenzioso, ma chi lo sa? Si diceva se c'era un giudice a Berlino, quelli probabilmente hanno trovato un giudice a Dublino che ha dato loro ragione, chi lo sa? Ritengo pertanto che il presente disegno di legge di delegazione europea contenga in questo articolo un atto fondamentale. Poi si vedrà quali saranno gli equilibri e le regole. Credo nel mondo del cinema, negli autori associati nella Società italiana degli autori ed editori (SIAE), agli appelli fatti da Giulio Rapetti Mogol - non ho bisogno di spiegare chi sia - che oggi è il presidente della SIAE, non per sua scelta ma perché gli autori volevano un personaggio rappresentativo, un poeta del nostro tempo (tale possiamo definirlo), che ha rappresentato questa battaglia. Non si tratta, infatti, di un interesse solo di chi deve incassare le proprie royalty, come si potrebbe dire, ma proprio della difesa della creatività, per evitare che poi non ci sia nessun fornaio a fare il pane della cultura, del giornalismo, della letteratura, del cinema che poi, ridotto sul lastrico, non può produrre un film perché deve fare un'opera d'arte, perché purtroppo ci vogliono i mezzi. In conclusione, signor Presidente, credo che questa norma sia fondamentale e che debba condurre alla web tax: questi rapinatori dell'umanità, perché tali sono, devono pagare le tasse e i diritti d'autore. Qualcuno si è messo in ginocchio davanti a loro, dicendo viva la Rete, viva la modernità. Io però dico abbasso l'iniquità del saccheggio perpetrato da Amazon, Google e quant'altro, che peraltro saccheggiano anche i ragazzi che lavorano presso di loro, ma questo sarebbe un altro discorso.