[pronunce]

che sotto il profilo della legittimazione dei ricorrenti, questa Corte ha più volte riconosciuto agli elettori, in numero non inferiore ai 500.000, sottoscrittori della richiesta di referendum - dei quali i promotori sono competenti a dichiarare la volontà in sede di conflitto - la titolarità, nell'ambito della procedura referendaria, di una funzione costituzionalmente rilevante e garantita, in quanto essi attivano la sovranità popolare nell'esercizio dei poteri referendari e concorrono con altri organi e poteri al realizzarsi della consultazione popolare; che i poteri nei cui confronti il conflitto viene sollevato, pur non indicati espressamente nel ricorso, possono essere individuati nelle due Camere del Parlamento, nel Governo e nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, tutti organi ai quali la giurisprudenza di questa Corte ha più volte riconosciuto la legittimazione passiva in casi analoghi; che, anche a prescindere, quanto ai requisiti soggettivi, dai problemi di legittimazione di due soli "presentatori e promotori" del referendum popolare a rappresentare il comitato dei promotori (cfr. le sentenze n. 69 del 1978 e n. 161 del 1995), risultano evidenti, relativamente al requisito oggettivo, molteplici motivi di inammissibilità, anzitutto in quanto deve escludersi che possa genericamente chiedersi, sulla base di rilievi concernenti solo alcune disposizioni, l'annullamento, nonché la provvisoria sospensione dell'efficacia, di tre interi testi normativi; che oltretutto, in relazione all'unica censura puntuale concernente l'art. 1, comma 2, della legge n. 459 del 2001, nel caso in cui questa Corte fosse indotta in ipotesi ad accogliere i rilievi di costituzionalità relativi alla introduzione del voto per corrispondenza si determinerebbe la conseguenza di rendere assai più difficile l'espressione del voto degli italiani residenti stabilmente all'estero, pur titolari del diritto di voto e quindi componenti del corpo elettorale su cui calcolare il quorum di partecipazione necessario per dare efficacia al procedimento referendario, con il conseguente dubbio sull'interesse da parte di un comitato promotore di referendum a chiedere un simile intervento; che comunque l'asserito contrasto con il primo comma dell'articolo 48 Cost. della scelta del legislatore di introdurre il voto per corrispondenza non appare censurabile nel presente tipo di conflitto, a causa della relativamente limitata serie di interessi che sono tutelabili da parte dei comitati per i referendum di cui all'art. 75 Cost., interessi che, come questa Corte ha più volte affermato, sono rivolti all'esclusione di tecniche elusive della richiesta referendaria da parte del legislatore (a cominciare dalle sentenze n. 68 e n. 69 del 1978 e n. 30 e n. 31 del 1980), nonché alla garanzia di corrette ed adeguate modalità di svolgimento della campagna referendaria (fra le molte, da ultimo si vedano le sentenze n. 502 del 2000, n. 49 del 1998, n. 15 del 1997, n. 161 del 1995); che la denunzia, in tutti gli altri rilievi sollevati nel ricorso, concerne presunte lacune o inadeguatezze della disciplina contenuta nella legge e nei regolamenti impugnati e che tali omissioni non possono costituire oggetto sindacabile nella presente sede, trattandosi di scelte lasciate alla discrezionalità del legislatore, specie ove si consideri la necessaria attuazione di nuove norme costituzionali relative allo svolgimento di procedimenti elettorali nel territorio di Stati esteri; che dunque il ricorso proposto deve ritenersi inammissibile; che di conseguenza deve ritenersi assorbita la istanza di sospensione in ordine alla quale i proponenti hanno chiesto di essere sentiti in camera di consiglio.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte Costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 maggio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 giugno 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA