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un quadro che ci impone - da un lato - la lettura sul sistema Paese e - dall'altro - la lettura sul bilancio dello Stato, per essere credibili a livello mondiale. Se non siamo credibili, non siamo in grado di reggere e di avanzare proposte, indipendentemente dall'appartenenza e dalla visione che possiamo avere. Signori, la società è cambiata. Il Covid-19 ha cambiato completamente una parte della nostra società e delle nostre abitudini e non riusciamo ancora a darne lettura. Al di là dell'aver abolito la povertà con Di Maio o di aver riempito di soldi gli italiani, noi dobbiamo pensare alla ripartenza, con la lettura Paese, creando le condizioni per gli investimenti, pubblici e privati. Da qui la necessità di regole certe, chiare e naturalmente di una nuova società - e non delle nuove società, come si sta facendo - proprio per tentare di accompagnare il Paese verso una nuova ripresa. Mi si consenta una battuta. Noi ripagheremo il debito pubblico sempre, lo ripagheremo con altro debito, ma dobbiamo fermare la spirale del rapporto debito-PIL. L'unica azione che possiamo fare è un intervento forte, come quello del 1946, per far crescere il prodotto interno lordo e rendere sopportabile l'importo complessivo del debito. Questo significa dare forza allo Stato, ma anche fiducia al Paese. Fiducia al Paese vuol dire investimenti pubblici e investimenti privati. (Applausi). Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,45) PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente. comincerò con alcuni ossimori che mi sono venuti in mente durante la discussione del provvedimento in esame. Direi che la lentezza della tempestività rende abbastanza bene l'idea; la rigidità della liquidità, anche questo mi sembra che colga bene; per finire, l'imperfezione del bicameralismo perfetto. Queste tre cose sono l'estrema sintesi di quello che sta succedendo, anche con questo decreto-legge, e non solo con esso. Il problema in questi giorni - o meglio da ieri - era rappresentato dalle manifestazioni di piazza, che erano semplicemente il modo democratico di esaltazione della democrazia e di partecipazione, secondo regole precise, di controllo, di ordine, di disciplina e di una protesta rispettosa. Questo è un buon modo. Io da trenta anni sono nelle piazze e, personalmente, non ho mai visto un disordine in una manifestazione della Lega. Anzi, al massimo ci siamo dovuti difendere dagli attacchi di chi veniva, con violenza, a volerci pesantemente attaccare. (Applausi). Questo è un modo civile fuori da qui, ma noi ci impegniamo incredibilmente, dai banchi dell'opposizione certamente, con tutto il lavoro di emendamento e di tentativo di interlocuzione. Purtroppo, i numeri lo dicono; i numeri non mentono. Quello che viene raccolto, da parte del Governo, del lavoro fatto dall'opposizione è praticamente zero; è un emendamento. (Applausi). Ciò vuol dire che non c'è la volontà di ascolto, perché il discorso che sta molto a cuore al Premier è la ripicca politica. Altrimenti non farebbe le comunicazioni come le fa, prima che escano i testi, e avrebbe un'altra impostazione. Avere, però, un'impostazione diversa da quella che usa vorrebbe dire volare un po' più alto. Le ali, però, le hanno gli statisti, ovviamente, e non altri. (Applausi). Purtroppo, però, serve capacità di ascolto. Secondo me, nel momento in cui anche le opposizioni, al di là del gioco delle parti - sia chiaro - portano avanti delle istanze costruite bene, che hanno un senso e sono risolutive, si potrebbe portarle avanti insieme. È questo un atto di intelligenza. Il fatto che tali istanze non vengono accettate è un altro ed è la riprova di una debolezza della maggioranza. Mi spiace dire che il lavoro delle Commissioni diventa, semplicemente, uno spazio temporale che permette alle forze di maggioranza di litigare meglio e di poter arrivare, alla fine, a una sintesi, di solito a una quadra bislacca. (Applausi). In tutto questo, allora, i protagonisti che decidono sono veramente molto pochi. Quindi, noi tutti, che crediamo in quello che facciamo, ci sentiamo veramente - come ha detto la mia collega Ferrero ieri - dei figuranti. Si tratta, però, di una pièce teatrale tristissima, perché stiamo parlando del futuro del nostro Paese e di decisioni che cambiano la vita delle persone, delle famiglie, dei lavoratori. (Applausi). E parlo di quei lavoratori che, in un primo momento, hanno chiuso responsabilmente le loro attività, preoccupati certo, ma la priorità era la sopravvivenza, la salute di se stessi, della propria famiglia e dei propri dipendenti. Tutti hanno seguito le regole, soprattutto nelle Regioni più colpite. Poi, però, quando si è potuto riaprire, cosa è stato fatto? Bisognava subito investire per predisporre i dispositivi sanitari, le barriere parafiato, i gel igienizzanti e tutta la sanificazione. Questo vuol dire investire per la propria attività, ma, purtroppo, da quel momento, per la generalità delle imprese e dei settori completamente bloccati, non sono state più inviate e-mail di nuovi ordini. Le ditte si stanno occupando degli ordini arrivati prima dell'emergenza, e non dei nuovi. I telefoni non suonano negli studi professionali e si tratta di una realtà comune a tutti i lavoratori. Quindi, sono d'accordo sul fatto di non lasciare indietro le persone, ma forse, in questo momento, bisognerebbe ancora di più permettere, a coloro che rischiano in proprio in un'attività e danno lavoro alla gente, di poterlo fare; in caso contrario, tra qualche mese, la situazione sarà davvero difficile e tante realtà non potranno riaprire perché non ci saranno le condizioni per farlo. Nella mia terra, la Lombardia, la provincia di Como, il lavoro vuol dire dignità; è un valore profondo. C'è un detto: fa nà i man , che vuol dire fai andare le mani. È una questione di dignità. Le persone che non possono più mantenere la propria famiglia e i propri figli o devono licenziare i propri dipendenti sono distrutte. Non possiamo agire con lentezza: serve tempestività. Non possiamo chiedere atti di amore alle banche. (Applausi). Ma cosa stiamo dicendo? Servono semplificazione e tempestività senza scuse. Tantissime persone in cassa integrazione non hanno ancora ricevuto un soldo e hanno famiglia da mantenere ed esigenze da soddisfare; devono pensare a come fare andare a scuola i figli, al trasporto scolastico e a mille altre cose. E noi, invece, siamo qua a sconvolgere e affrontiamo tutto questo in urgenza, con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e altri decreti, senza capire che stiamo massacrando e tritando il Paese, comprese le istituzioni. Tutti noi siamo istituzione. (Applausi). Si fa una sola lettura dei provvedimenti sempre perché in quello spazio ci sono le liti. Fino all'ultimo momento si litiga all'interno della maggioranza per avere una quadra, mentre la minoranza è ignorata completamente. Ma questo è il Paese nel quale crediamo? Seguiamo la Costituzione sulla quale abbiamo studiato? È un'altra cosa. Poi ci sono le novità della settimana scorsa delle chat del CSM.