[pronunce]

L'art. 1, comma 7, lettera c), della stessa legge stabilisce, nell'ambito dei principi ai quali, secondo il ricorrente, dovrebbe attenersi la legislazione regionale, che spettano allo Stato le funzioni relative alla determinazione dei criteri generali tecnico-costruttivi e delle norme tecniche essenziali degli impianti di produzione, trasporto, stoccaggio e distribuzione dell'energia. Un sistema a rete – aggiunge il ricorrente – deve essere necessariamente unitario, con la conseguenza che le caratteristiche tecnico-costruttive non possono che essere uniformi per fini di funzionalità e sicurezza. In difformità da quanto sopra riportato, la norma impugnata stabilisce che i gestori sono tenuti ad adottare le tecnologie «volute dalla Regione», che potrebbe così agire unilateralmente senza alcuna verifica in ordine alla compatibilità con le esigenze unitarie della rete. Infine, sottolinea l'Avvocatura, la normativa statale di cui sopra andrebbe coordinata con quanto statuito dall'art. 1, comma 1, lettera c), della legge n. 36 del 2001, che prescrive anche l'applicazione delle migliori tecnologie disponibili a cui le Regioni devono attenersi. 3.2.— In relazione alla censura che investe l'art. 4 della legge impugnata, il ricorrente premette che i procedimenti autorizzatori relativi alle infrastrutture di comunicazione elettronica sono disciplinati dall'art. 87 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche), che attribuisce la relativa competenza agli enti locali, i quali provvedono dopo che l'organismo deputato ad effettuare i controlli abbia accertato la compatibilità del progetto con i limiti di esposizioni, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità stabiliti uniformemente a livello nazionale. Il procedimento, in attuazione di quanto stabilito anche a livello comunitario, deve essere lo stesso su tutto il territorio nazionale per assicurare la uniformità della rete nazionale. La norma impugnata non prevede, di converso, alcuna verifica della compatibilità con le esigenze della rete nazionale. La stessa, infatti, dispone che nel piano regolatore generale o nella variante dello strumento urbanistico sono definiti i siti per la localizzazione o la delocalizzazione secondo criteri di funzionalità delle reti e dei servizi, la cui definizione è demandata ai Comuni senza alcuna valutazione in ordine alla conformità alle esigenze della rete. I gestori si devono attenere alle norme di regolamento e potranno utilizzare le informazioni contenute negli strumenti di pianificazione, che sarà il Comune stesso a mettere a loro disposizione. 3.3.— In relazione all'art. 5, comma 3, si assume che esso apporterebbe mere «modifiche di dettaglio» all'art. 16 della legge n. 45 del 2004, già oggetto di impugnazione. In particolare, la nuova formulazione della norma impugnata stabilisce, in luogo della originaria previsione secondo cui il parere della Regione «è esercitato», che lo stesso «può essere esercitato», a condizione che nel territorio vincolato l'elettrodotto o – si è aggiunto rispetto alla precedente versione – «porzione di esso» venga realizzato con cavo interrato. Le marginali modifiche apportate non sottrarrebbero, pertanto, la norma impugnata ai profili di illegittimità costituzionale già evidenziati nel ricorso n. 22 del 2005, avendo la Regione legiferato in materia di tutela dei beni culturali che, invece, spetterebbe allo Stato. 4.— Si è costituita la Regione Abruzzo la quale, in relazione all'art. 2, comma 5, che ha inserito il comma 1-bis nell'art. 2 della legge n. 45 del 2004, rileva – dopo avere puntualizzato che quest'ultima non si riferisce esclusivamente ai gestori delle reti elettriche – che le tecnologie incentivate dalla Regione non possono comunque porsi in contrasto con «le migliori tecnologie disponibili» che lo Stato stesso «è tenuto a ricercare ai sensi dell'art. 1, comma 1, lettera c), della legge n. 36 del 2001». 4.1.— In relazione all'impugnato art. 4, si osserva che esso non violerebbe le regole di disciplina relative al procedimento autorizzatorio poste dall'art. 87 del d.lgs. n. 259 del 2003, limitandosi a integrare le modalità programmatorie previste dal legislatore statale e attribuendo, così come è stabilito dalla norma statale, la competenza al rilascio dell'autorizzazione agli enti locali. Sul punto si rileva, inoltre, che la previsione secondo cui il Comune deve richiedere al gestore un programma annuale delle installazioni è finalizzata ad avere «una visione più sistematica e completa delle richieste del gestore, visione certamente non emergente dalle singole richieste tra loro slegate». Analogo discorso può farsi, secondo la Regione, per il regolamento predisposto dal Comune al solo fine di ottimizzare le localizzazioni degli impianti alla luce dell'unico dato obiettivo costituito dalla morfologia del territorio. Per quanto attiene alla previsione contenuta nell'art. 4, secondo cui la definizione dei siti deve rispondere «a criteri di funzionalità delle reti e dei servizi», si osserva come i Comuni, nel momento in cui definiscono i siti nell'ambito del piano regolatore generale per valutare i criteri di funzionalità dell'impianto alla rete, esprimano necessariamente un giudizio di conformità dell'impianto stesso alle esigenze della rete, con la conseguenza che l'impianto sarebbe funzionale alla rete soltanto se conforme alle esigenze di questa. 4.2. — Infine, in relazione all'art. 5, comma 3, si deduce che, contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso, non sussisterebbe alcuna eterogeneità delle aree, in quanto le stesse sono soltanto quelle previste dal d.lgs. n. 42 del 2004, non potendo gli strumenti urbanistici prevedere nella materia dei beni culturali altri beni da tutelare se non quelli dichiarati tali dallo Stato in base alla propria normativa. Si osserva, infine, come, nel caso di specie, verrebbe in rilievo la materia appartenente alla legislazione concorrente della “valorizzazione dei beni culturali” e non quella di competenza esclusiva statale della tutela degli stessi beni, atteso che la norma si inserirebbe «nell'ambito di una valorizzazione del patrimonio che può comprendere anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale stesso attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze». 5. — Hanno spiegato intervento in entrambi i giudizi: Rai-Radiotelevisione Italiana S.p.a. , Rai Way S.p.a. , Telecom Italia Mobile S.p.a. , Vodafone-Omnitel N.V. (quest'ultima con atto depositato tardivamente), chiedendo l'accoglimento del ricorso, con dichiarazione di illegittimità costituzionale delle norme impugnate. 6.— Con memoria, relativa ad entrambi i giudizi, depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica, lo Stato ha rilevato quanto segue. 6.1.—