[pronunce]

La quota di riserva sarebbe così &laquo;talmente irrisoria - o potrebbe potenzialmente esserlo - da vanificare, in sostanza, la possibilità di smaltimento di rifiuti extraregionali, sicché diviene difficile individuare differenze concrete tra il divieto assoluto previsto nelle leggi del Piemonte e del Friuli-Venezia Giulia e quello, temperato nella forma ma non, per quanto detto, nella sostanza, della legge veneta&raquo;. Il principio di prossimità, del resto, potrebbe essere coniugato con quello della specialità &laquo;anche indifferentemente dalla riserva infraregionale&raquo; in caso di &laquo;impianto bensì ubicato in regione confinante, ma viciniore rispetto a quello analogo situato nel territorio regionale&raquo;. 2. - Si è costituita in giudizio la parte ricorrente del giudizio a quo s.p.a Sita Italia, già Ecograf s.p.a., insistendo per l'accoglimento della questione, sia nel presupposto dell'assimilabilità della fattispecie a quelle scrutinate dalla Corte con le sentenze n. 281 del 2000 e 335 del 2001, sia perché essa, come quelle, riguarda impianti di smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, sia perché la norma censurata ha introdotto un divieto o comunque un limite ex lege allo smaltimento negli impianti veneti di rifiuti speciali di ogni tipologia provenienti da fuori regione. L'elemento di differenziazione sarebbe costituito solo dalla previsione della modesta percentuale del 15% per la possibilità di smaltimento di rifiuti di provenienza extraregionale, che sarebbe stata introdotta &laquo;con l'evidente intento …… di sottrarsi alla altrimenti scontata censura del Giudice Costituzionale&raquo; e, tuttavia, non sarebbe idoneo a raggiungere questo obbiettivo, in quanto le ragioni poste alla base delle suddette decisioni sarebbero sussistenti &laquo;ogni qualvolta si pretenda di introdurre un limite alla circolazione del rifiuto speciale e speciale pericoloso da Regione a Regione, senza prevedere allo scopo adeguati strumenti amministrativi, flessibili e modificabili all'occorrenza, per garantire con sicurezza che i rifiuti speciali e speciali pericolosi possano (senza soffrire limiti legislativi …) trovare spazio di smaltimento ove tale spazio vi è, anche, per ipotesi, nella Regione Veneto&raquo;. La memoria, quindi, sostiene che il nostro sistema legislativo sarebbe pienamente rispettoso dei principi del diritto comunitario e segnatamente di quello della prossimità dello smaltimento, in quanto per i rifiuti speciali il d.lgs. n. 22 del 1997 avrebbe fatto applicazione di tale principio in modo coerente con le specificità di tali rifiuti. In particolare, la previsione del ricorso ad una rete integrata di impianti di smaltimento assicurerebbe una prossimità spaziale e darebbe soddisfazione al requisito della vicinanza, il quale non significherebbe “prossimità regionale”, dovendosi considerare, d'altronde, che il principio comunitario di autosufficienza mira a garantire che i rifiuti non vengano portati al di fuori della Comunità Europea ed all'interno di essa che non avvengano spedizioni per lo smaltimento fra gli Stati membri e che il rifiuto, secondo la giurisprudenza comunitaria e della Corte, è un “prodotto”, il quale come tale gode delle libertà comunitarie fondamentali della libera circolazione dei servizi e delle merci. D'altro canto, la legittimità della norma censurata non potrebbe neppure farsi discendere dalla previsione, da parte della legislazione nazionale, dell'adozione di Piani Regionali, organizzatori del servizio secondo bacini di utenza, poiché il fatto che in relazione ad essi debba, in base alle potenzialità di produzione dei rifiuti, autorizzarsi l'apertura di una o più discariche di smaltimento di rifiuti speciali, serve ad assicurare al “produttore” di rifiuti la possibilità di smaltirli vicino e dunque a costi accessibili, &laquo;ma non comporta il divieto per gli stessi impianti di smaltire rifiuti provenienti da fuori bacino, qualora ciò avvenga nel rispetto dei limiti massimi giornalieri di raccolta prescritti in sede di rilascio di autorizzazione all'esercizio e della capacità tecnica dell'impianto&raquo;. Ancora con riferimento al limite degli interessi nazionali, se ne assume la violazione, in quanto i principi di pianificazione, autosufficienza e vicinanza dello smaltimento potrebbero giustificare una norma che inibisse lo smaltimento negli impianti veneti di rifiuti extraregionali e contemporaneamente l'esportazione in altre Regioni dei rifiuti prodotti nel Veneto. Con riferimento alla violazione degli artt. 3 e 41 Cost., essa discenderebbe dal fatto che la norma censurata ha posto un divieto per i gestori delle discariche operanti nell'ambito regionale senza incidere in alcun modo sugli imprenditori produttori di rifiuti, che così possono liberamente indirizzarsi verso altri ambiti territoriali, consentendosi, in tal modo, una “fuga” dei rifiuti veneti con possibile carenza forzata di mercato per l'imprenditore veneto gestore delle discariche, il quale sarebbe esposto a subire la concorrenza di tutti gli imprenditori vicini ed anche degli imprenditori stranieri, i quali, privi di limiti territoriali di esercizio della loro attività, sarebbero in condizioni di &laquo;garantirsi l'ottimale sfruttamento dei propri impianti e di presentarsi sul mercato - anche veneto - con prezzi di raccolta e smaltimento altamente competitivi&raquo;. Il sacrificio della libertà di iniziativa economica privata, del resto, nella specie non sarebbe nemmeno giustificato da esigenze di tutela dell'ambiente e della salute pubblica, ma semmai pregiudicherebbe tali esigenze, tenuto conto della segnalata situazione in cui si trova quasi la metà delle regioni italiane. Con riguardo alla violazione dell'art. 120 Cost., si sostiene che il divieto di smaltimento nelle discariche regionali di rifiuti speciali di provenienza extraregionale sarebbe stato ritenuto un illegittimo ostacolo alla libera circolazione delle cose tra le Regioni dalle sentenze della Corte n. 281 del 2000 e n. 335 del 2001 e che, dunque, la norma censurata anche sotto tale profilo sarebbe incostituzionale. 3.- Si è costituita, altresì, la Regione Veneto, sostenendo l'infondatezza della questione. Dopo avere rilevato che l'art. 5 del d.lgs.