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Signor Presidente, mi consenta di iniziare il mio intervento sul processo tributario - che appare ispirato da quel filone della dottrina totalitaria neoliberista, analogamente al pensiero unico che non ammette critiche - con alcune frasi di un documento pubblicato nel 2013 da J.P. Morgan, che con Goldman Sachs è una delle più grandi banche di affari del mondo. I sistemi politici della periferia meridionale dell'Europa sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature e sono rimasti segnati da quell'esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo. Questi sistemi politici e costituzionali del Sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: Esecutivi deboli nei confronti dei Parlamenti; Governi centrali deboli nei confronti delle Regioni; tutela costituzionale dei diritti dei lavoratori; la licenza - lo ripeto, la licenza, lo abbiamo sentito anche in quest'Aula - di protestare, se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo . La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforma economica e fiscale e abbiamo visto Esecutivi limitati nella loro azione dalle Costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna) e dalla crescita dei partiti populisti (Italia e Grecia). In sostanza, la forte influenza delle Costituzioni troppo socialiste, che ispirò la riforma costituzionale del 2016, il cui referendum del 4 dicembre mobilitò intellettuali e uomini a schiena dritta, come il compianto giudice Ferdinando Imposimato con 178 comizi, segnando la sconfitta del Governo Renzi, impedisce di assumere i provvedimenti necessari, come eliminare le tutele dei lavoratori e la licenza di protestare. Con quel rovesciamento dei fini e dei mezzi J.P. Morgan, che ha annesso alla sua dottrina perfino ciò che resta di quel pensiero progressista patrimonio della cosiddetta sinistra storica, le cui durissime lotte sindacali e sociali per l'emancipazione dei lavoratori e delle donne hanno segnato il secondo Novecento, insanguinato dalle stragi di mafia, dal terrorismo rosso e nero, dallo stragismo e dalla strategia della tensione, spiegava che il buon funzionamento dell'economia non è un mezzo attraverso cui si cerca di migliorare il benessere collettivo, ma il fine da perseguire a costo di stracciare le garanzie e i diritti che definiscono uno Stato democratico. Questo naturalmente perché si presuppone che gli Stati siano guidati da élite che, calate dall'alto com'è stato il Governo Draghi, senza tutti quegli intralci politici all'agire economico, sanno bene quali siano le cose giuste da fare per completare l'opera di svendita di Stato iniziata nel 1992 e per smantellare o alienare beni pubblici, come nella profezia del presidente Francesco Cossiga ai suoi comparuzzi di Goldman Sachs. Questo provvedimento di riforma della giustizia tributaria contiene un profilo critico di cruciale rilevanza, tale da farla apparire come una riforma suicida per lo Stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri, annettendo al MEF, al Ministero dell'economia, ossia al potere esecutivo, funzioni e controlli sul potere giudiziario, calpestando così quella divisione dei poteri da tre secoli caposaldo delle democrazie liberali. Questa riforma contiene al suo interno germi che potrebbero impedire, una volta entrata a regime, la realizzazione di uno degli obiettivi centrali e fondamentali della stessa riforma, ossia il miglioramento e l'innalzamento della qualità della giustizia tributaria, che da più parti viene ritenuta spesso bassa in maniera ingiustificata solo nelle fasi di merito. In Italia ci sono circa 50.000 cause pendenti e l'eccessivo carico di lavoro costringe il giudice della Cassazione e della magistratura tributaria a giudicare, loro malgrado, in fretta e a volte male. Questa riforma prevede, da una parte, la creazione di un giudice professionale a tempo pieno e, dall'altra, accentua il verticismo decisorio della Cassazione, attraverso l'istituto del rinvio pregiudiziale e la pronuncia dei cosiddetti principi di diritto, lasciando immutata la struttura attuale. Peraltro, una volta a regime, i magistrati di Cassazione non potranno entrare nelle nuove commissioni tributarie. Di contro, i magistrati ordinari che optano per la magistratura tributaria non possono tornare indietro, quindi non potranno più accedere alla Corte di Cassazione. Non solo: con questa riforma, attraverso gli istituti del rinvio pregiudiziale e della pronuncia dei cosiddetti principi di diritto in materia tributaria, si indebolisce la capacità interpretativa e propulsiva dei magistrati tributari e, di contro, si rafforza quella della Corte di Cassazione, che, a regime, non avrà una formazione specialistica altrettanto approfondita. Peraltro, è una situazione che contrasta con l'articolo 101 della Costituzione, che così recita: «I giudici sono soggetti soltanto alla legge». Con ciò si intende, non solo l'indipendenza dagli altri poteri, legislativo ed esecutivo, ma anche il ripudio di un'organizzazione gerarchica e verticistica della stessa magistratura. Insomma, in questa riforma si prevede che il magistrato tributario applichi anche i principi di diritto della Cassazione, anche se magari non ne condivide il contenuto o se addirittura non dovessero essere conformi alla norma. Siamo dunque al paradosso di una riforma gattopardesca. Soprattutto, però, se si condanna in modo ingiusto un contribuente, ovvero in base a valutazioni soggettive, alla fine avremo contribuito a minare l'esistenza stessa dello Stato di diritto. Questa riforma non riuscirà a mitigare gli usi, abusi ed ordinari soprusi delle agenzie fiscali ed enti impositori a danno dei cittadini contribuenti, ma li aggraverà ancora di più, con lo scudo protettivo del MEF, il cui palese conflitto di interessi stride con la Costituzione e il sacrosanto diritto dei cittadini a una giustizia giusta e imparziale. Nella più grande mistificazione del dopoguerra, i media - genuflessi a Draghi, i cui miracoli alla rovescia sono amplificati dai TG della RAI, in stile Luce o, se si preferisce, Duce - propagandano falsità seriali, come il tasso record dell'occupazione a giugno, sparato dai giornaloni con titoli a nove colonne, a reti ed edicole unificate, salvo omettere il dettaglio che quel record , mai così alto dal 1977, è dovuto esclusivamente al crollo demografico. Si rafforza quel feticcio di neoliberismo delle disuguaglianze e globalismo delle povertà che ha sostituito gli Stati con i trattati e la giustizia con gli arbitrati, sancendo in tal modo la supremazia degli interessi economici sul diritto e sulla Costituzione, con l'aggravante dell'ingerenza diretta del MEF sulla giustizia. Signor Presidente, sorvolo sulle deleghe poste in calendario da un Governo dimissionario, come la riforma fiscale, l'equo compenso e l'ergastolo ostativo. Un Governo dimissionario si dovrebbe limitare agli affari correnti.