[resaula]

tali misure consentono di adeguare l'offerta di cure primarie alle effettive e attuali esigenze sanitarie delle comunità territoriali, colmando, nel contempo, carenze e disomogeneità organizzative nelle varie regioni e pubbliche amministrazioni e proseguendo il percorso di ammodernamento ed efficientamento del sistema sanitario nazionale, che costituisce tuttora un valido modello di assistenza sanitaria pubblica e universale, in grado di conseguire standard di assistenza in linea con quelli migliori dei Paesi europei; a parere degli interroganti, tuttavia, tali misure mostrano un'ancora insufficiente considerazione dello stretto rapporto esistente tra salute ed ambiente, non valutando opportunamente gli effetti negativi indotti sulla salute umana dal deterioramento progressivo della qualità dei nostri ambienti di vita; la salute dell'uomo non può prescindere dalla qualità dell'ambiente. Secondo la definizione dell'Organizzazione mondiale della sanità: "La salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, non solo l'assenza di malattia"; ne consegue che la salute dell'uomo non dipende solo da fattori individuali genetici, ma è anche determinata dalle sue condizioni sociali, dalle sue possibilità economiche, dall'organizzazione del sistema sanitario del suo Paese e, non ultimo, dalla qualità dell'ambiente in cui vive e lavora; gli ambienti di vita e di lavoro, in questi ultimi decenni, hanno subito progressivi deterioramenti a causa delle molteplici attività antropiche: incremento dei trasporti, dei riscaldamenti domestici, delle attività manifatturiere ed industriali, consumo di suolo e cementificazione diffusa, deforestazione, espansione di colture ed allevamenti intensivi, hanno causato inquinamento dell'aria, delle acque, del suolo, dissesti idrogeologici, aumento di emissioni climalteranti, catastrofi climatiche ricorrenti; fenomeni noti e causa di malattie e morti in eccesso rispetto a quanto atteso; solo in Italia l'inquinamento atmosferico è responsabile di oltre 80.000 morti in più ogni anno, ma, nonostante siano ben noti questi fenomeni avversi, l'ambiente viene ancora poco rispettato e non sufficientemente tutelato dalle amministrazioni di molti Stati, la cui opera si limita a mere enunciazioni di principi, senza essere poi seguita da opportuni e concreti provvedimenti di attuazione per un reale contenimento delle alterazioni; una corretta tutela della salute non si attua solo curando bene le malattie, ma anche prendendo efficaci misure di prevenzione per evitarne il sopraggiungere o per mitigarne gli esiti, aumentando, in tal modo, la curabilità e le possibilità di guarigione e riducendo, nel contempo, l'entità delle spese sanitarie per terapie e ricoveri ospedalieri; nei territori una migliore promozione della salute non può arrestarsi al potenziamento delle cure primarie domiciliari e pre ospedaliere e agli interventi di screening , perché, negli attuali scenari ambientali planetari, risultano altrettanto cogenti ed indispensabili misure di prevenzione globale della salute, intesa come bene unico e universale, "one health", una salute sola, non solo degli uomini ma anche dell'ambiente e degli animali; per realizzare misure di prevenzione sanitaria atte a migliorare salute e sanità ambientale globale si dovrebbe assicurare un'adeguata formazione di risorse professionali multidisciplinari, mediche, biologiche, tecniche, al fine di costituire, unitamente all'assegnazione di risorse organizzative e strutturali, reparti o unità operative di sanità ambientale da affidare ai dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie provinciali e territoriali; queste svolgerebbero il loro compito in collaborazione con i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, medici sentinella degli eventi morbosi sanitari nei territori, e con i reparti territoriali dei sistemi regionali e nazionale di protezione ambientale, concretizzando gli obiettivi e i principi dell'approccio "one health" in tema di sanità-ambiente-clima; allo scopo, nelle precedenti bozze di PNRR pervenute al Parlamento, nell'ambito della missione salute, componente C1, era stato previsto l'intervento 1, del quale si riportano alcune delle più importanti misure: creazione o rafforzamento di strutture territoriali delle reti SNPS (sistema nazionale protezione salute) e SNPA (sistema nazionale protezione ambiente) ; finanziamento di 8 borse di studio di specializzazione medica post laurea in salute-ambiente-clima, istituzione di un centro nazionale di formazione e aggiornamento in salute-ambiente-clima con 11 corsi FAD su tematiche specifiche a carattere prioritario e 11 progetti di ricerca triennali a carattere nazionale, su tematiche salute-ambiente-clima a carattere prioritario, unitamente all'assegnazione di risorse finanziarie pari a 900 milioni di euro per la sanità pubblica ecologica; considerato, infine, che le citate misure sono state tutte espunte dalla formulazione del piano nazionale di ripresa e resilienza definitivo, nel quale si riporta solo un generico impegno alla "definizione entro la metà del 2022, a seguito della presentazione di un disegno di legge alle Camere, di un nuovo assetto istituzionale per la prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico, in linea con l'approccio One Health", si chiede di sapere: quali siano le motivazioni che hanno indotto ad espungere le misure per la sanità pubblica ecologica previste nelle prime stesure del piano nazionale di ripresa e resilienza; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno inserire le misure citate, precedentemente ricomprese nell'ambito della missione salute, componente C1, nel disegno di legge da presentare alle Camere entro la metà del 2022. Atto n. 3-02503 ANASTASI TRENTACOSTE PRESUTTO ROMANO GIROTTO FERRARA CROATTI DONNO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il comparto della ristorazione è fra i più colpiti dalla crisi economica connessa all'applicazione delle misure per contenere la diffusione del COVID-19; l'emergenza sanitaria che ha investito il Paese richiede un necessario bilanciamento dei valori da tutelare ed un collettivo atto di responsabilità per proteggere la salute pubblica, sostenendo in pari tempo i lavoratori e le aziende in difficoltà del comparto, strategico per l'economia del Paese; in relazione alle numerose necessità cui occorre far fronte tempestivamente per garantire la sopravvivenza di tante imprese del settore e accompagnare la ripartenza delle loro attività, anche alla luce delle diverse misure di sicurezza che ciascun operatore-ristoratore è tenuto ad adottare ogni giorno (distanziamento, igienizzazione, riformulazione del servizio), sui territori sono state raccolte specifiche proposte normative, ulteriori rispetto ai diversi interventi posti in essere dal Governo e dal Parlamento; considerato che: al fine di offrire ulteriori strumenti di sostegno alla filiera della ristorazione, gli operatori hanno da più parti richiesto di modificare l'orario del coprifuoco dalle ore 22 alle ore 23 per chi usufruisce del servizio, facilmente riscontrabile attraverso l'emissione di uno scontrino fiscale da esibire all'atto di un controllo; gli stessi operatori della ristorazione, oltre agli spazi all'aperto, chiedono di poter utilizzare anche i locali al chiuso, da adeguare con le dovute misure di sicurezza (distanziamento, meccanismi di purificazione dell'aria, interventi edilizi per l'adeguamento degli ambienti di lavoro), e a tal fine auspicano di ricevere un aiuto economico da parte dello Stato;