[pronunce]

l'assicurazione sociale per l'impiego "ASpI", che si indirizza a una platea più ampia di beneficiari (apprendisti, personale artistico, soci lavoratori di cooperativa legati alla società da un vincolo di subordinazione), presenta una misura e una durata più estese ed è finanziata da un contributo ordinario e da maggiorazioni contributive, e l'indennità di disoccupazione "mini-ASpI", che differisce dalla ASpI in quanto non presuppone un requisito di anzianità assicurativa e richiede soltanto tredici settimane di contribuzione da attività lavorativa negli ultimi dodici mesi che precedono l'inizio del periodo di disoccupazione. L'INPS argomenta che, in virtù dell'art. 2, comma 3, della legge n. 92 del 2012, gli operai agricoli beneficiano delle tutele previgenti, con esclusione della sola indennità di disoccupazione a requisiti ridotti, e che non merita censure la scelta normativa di abrogare per tutti i lavoratori l'indennità di disoccupazione a requisiti ridotti e di escludere i lavoratori agricoli dall'applicazione transitoria della mini-ASpI, del tutto estranea all'àmbito della previdenza agricola. Quanto alla dedotta violazione dell'art. 3 Cost., l'INPS pone in risalto l'eterogeneità delle due fattispecie oggetto di raffronto: il settore agricolo si differenzierebbe dagli altri settori produttivi e tale specificità giustificherebbe il regime peculiare della tutela contro la disoccupazione preservato anche dalla legge n. 92 del 2012. Peraltro, il fluire del tempo ben potrebbe delimitare le sfere di applicazione delle norme nell'àmbito del riordino complessivo di una disciplina, senza dare àdito a disparità di trattamento costituzionalmente censurabili. L'INPS, nel disconoscere ogni contrasto con l'art. 38, secondo comma, Cost., replica che compete alla discrezionalità del legislatore individuare i tempi, i modi e la misura delle prestazioni sociali, sulla base di un razionale contemperamento con la tutela di altri diritti di rango costituzionale e nel rispetto dei limiti di compatibilità finanziaria. 3.- Nel giudizio, con memoria del 23 febbraio 2016, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto di dichiarare inammissibile la questione di legittimità costituzionale, in quanto irrilevante, e di respingerla nel merito, perché infondata. In particolare, il giudice a quo non avrebbe esaminato l'eventuale fondatezza della pretesa della ricorrente in forza della pregressa disciplina, recata dall'art. 32, primo comma, della legge 29 aprile 1949, n. 264 (Provvedimenti in materia di avviamento al lavoro e di assistenza dei lavoratori involontariamente disoccupati), che subordina l'erogazione dell'indennità all'accredito complessivo di almeno centodue contributi giornalieri nel biennio di riferimento. Pertanto, il giudice a quo non avrebbe dimostrato in modo persuasivo la rilevanza della questione proposta. La questione, nel merito, non sarebbe fondata. Secondo la difesa dello Stato, la riforma del sistema degli ammortizzatori sociali non avrebbe eliminato le misure di tutela a favore dei lavoratori agricoli e, in particolare, l'indennità di disoccupazione agricola, correlata all'accredito complessivo di almeno centodue contributi giornalieri in un arco temporale che abbraccia l'anno nel quale è richiesta l'indennità e l'anno precedente. Non potrebbe dirsi violato l'art. 38, secondo comma, Cost., poiché si dovrebbe valutare il sistema delle assicurazioni sociali "nel suo complesso" e tener fermo che è demandata al legislatore la determinazione dei tempi, dei modi e della misura delle prestazioni sociali, in un razionale bilanciamento con altri diritti costituzionalmente garantiti e nei limiti delle disponibilità finanziarie. L'Avvocatura generale dello Stato esclude ogni profilo di contrasto con l'art. 3 Cost., in considerazione della diversità strutturale dei rapporti di lavoro posti a raffronto e della peculiarità del lavoro agricolo.1.- Il Tribunale ordinario di Ravenna, in funzione di giudice del lavoro, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 2, commi 3, 24 e 69, lettera b), della legge 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 38, secondo comma, della Costituzione. I dubbi di costituzionalità investono la disciplina in esame, «nella parte in cui non prevede che ai lavoratori agricoli che abbiano già maturato il titolo all'indennità di disoccupazione a requisiti ridotti - in ragione dei periodi lavorativi effettuati nell'anno 2012 - non possa applicarsi la prestazione della mini-Aspi (come stabilito per tutti gli altri lavoratori dall'art. 2, 24° comma l. cit.)». In particolare, il giudice a quo denuncia il contrasto con l'art. 3 Cost., sotto il profilo della violazione del principio di eguaglianza, e assume che la disciplina impugnata discrimini arbitrariamente i lavoratori agricoli. Nell'abrogare l'indennità di disoccupazione a requisiti ridotti (art. 2, comma 69, lettera b), la legge n. 92 del 2012 escluderebbe solo per tale categoria di lavoratori (art. 2, comma 3) l'applicazione della regola generale dell'art. 2, comma 24, che, per le indennità di disoccupazione a requisiti ridotti maturate nel 2012, sancisce l'assorbimento nella prestazione della "mini-AspI" erogata nel 2013. Il contrasto con l'art. 3 Cost. è dedotto sotto un ulteriore profilo, per la violazione del principio di ragionevolezza e di affidamento, «ancor più vitale per il lavoratore disoccupato». Il giudice rimettente lamenta che la disciplina censurata, senza alcuna ragione giustificatrice, escluda con effetti retroattivi la tutela previdenziale per il periodo di sottoccupazione agricola risalente al 2012, così vanificando l'affidamento riposto dai consociati nella certezza dei rapporti giuridici. In tale ottica, sarebbe paradigmatico il caso della parte ricorrente nel giudizio principale che, con tre giornate di lavoro in più, avrebbe potuto fruire delle prestazioni ordinarie di disoccupazione erogate nel settore agricolo a fronte di centodue giornate lavorative. Una disciplina transitoria così congegnata, suscettibile di pregiudicare la tutela previdenziale accordata dalla legge vigente al tempo del verificarsi dell'evento protetto (il periodo di sottoccupazione agricola, riferito all'anno 2012), si porrebbe in antitesi anche con l'art. 38 Cost., che impone di apprestare «strumenti di previdenza adeguati» rispetto alle esigenze di vita del lavoratore, «senza irrazionalità normative o previsioni di natura retroattiva». 2.- È preliminare l'esame delle eccezioni di inammissibilità, formulate dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e dall'Avvocatura generale dello Stato, in rappresentanza del Presidente del Consiglio dei ministri intervenuto in giudizio. Tali eccezioni, che fanno leva sulla carente motivazione in punto di rilevanza, devono essere disattese. 2.1.-