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Ringrazio il presidente Alberti Casellati per l'efficace sintesi che ha usato per definire gli invisibili. Il Parlamento è diventato invisibile nella Costituzione: è una cosa non sopportabile. Se non a noi, che rappresentiamo un'Istituzione, a chi dovrebbe stare a cuore? Aspettiamo che arrivi qualcun altro a farlo o ci mettiamo noi, con un po' di serietà? So che una parte di questo Emiciclo non è così appassionata di istituzioni, ma coloro che lo sono dovranno farlo, e a breve. Vengo ora al decreto-legge al nostro esame e ad alcune delle sue fasi. Decreti e fiducie si sono susseguiti uno dopo l'altra, con maggioranze sempre meno coese, ma il disegno di questo Governo è chiaro, soprattutto da parte del MoVimento 5 Stelle. Se non c'è rispetto per le persone e per l'Istituzione, non è un problema che vada tutto a catafascio, che si triti e si disfi tutto. La cosa importante è che ci sia l'uomo solo al comando, un regista che decide di rappresentare un reality , ovvero una cosa che sembra vera, ma è una finzione. L'uomo è sempre garbato, elegante, ben pettinato e diretto nelle riprese e negli interventi da sapienti inquadrature: solo lui deve spiccare attraverso i TG e le dirette, che - devo dirlo - sono sempre meno seguite, perché sono piuttosto scontate, ma deve comunque apparire come l'uomo del destino. Dall'altra parte - ne abbiamo avuto dimostrazione soprattutto negli ultimi mesi, ma anche ieri - ci sono i bravi di manzoniana memoria, che randellano con le parole ovviamente la Lega, ma soprattutto Matteo Salvini, in un crescendo così scomposto e brutale che a volte sembra quasi che abbiano la bava alla bocca dal livore. Da una parte, quindi, il moderato e rassicurante (finto) e, dall'altra, i bravi. Questo è un disegno preciso: uno fa quello più buono e gli altri giù botte. Parlate piuttosto di cosa sarà l'Italia nei prossimi mesi ed anni. Se insultate Salvini così brutalmente, c'è solo un motivo: siete terrorizzati dall'idea di andare alle elezioni, perdere e tornare alle vostre vite. (Applausi) . Se pensate che gli italiani siano con voi, che problema c'è ad andare ad elezioni? In conclusione, signor Presidente, vorrei portarmi avanti e fare due appunti minimi, in anticipo, sul decreto semplificazioni, visto che non è ancora stato pubblicato (sappiamo che c'è qualche problema, lo capiamo: da queste cose non si esce). Il primo appunto è ancora una volta sul tempo: l'orizzonte, all'interno del Titolo I, è quello del 2021, che non è credibile né pensabile e non serve, perché è troppo ravvicinato. Dobbiamo fare cose che abbiano un senso, perché il Paese possa uscire da questa situazione: facciamo in modo che le imprese ed i lavoratori possano fare e riprendere una quasi normalità, così il Paese va avanti e ci sarà un rilancio. Il secondo è che si spinge per fare subito la firma digitale, ma dovremmo fare cose più pratiche, come stare vicino a quella macchina incredibile e spesso dimenticata, sulla quale grava una responsabilità pazzesca, ossia i Comuni, che sono quelli che funzionano meglio. Aiutiamo i sindaci a far ripartire i lavori, le opere e la macchina (Applausi) . Semplifichiamo, ma in maniera seria, non barocca, come al solito. C'è una sfida che possiamo accettare, ma cambiamo la testa e la prospettiva. Non ci saranno seconde occasioni, il momento è troppo grave. Voglio assolutamente rappresentare l'indignazione per quest'ulteriore fiducia e il modo in cui sta avvenendo tutto questo. È stata chiesta la collaborazione alla Lega, alla quale poi, quando c'era da entrare nel merito della discussione, ciascuno in base al suo ruolo, è stata sbattuta la porta in faccia. Così non si fa: occorrono rispetto, collaborazione, amore e lungimiranza per questo Paese, che li merita. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, la fiducia in natura è un sentimento impegnativo. Dare la propria fiducia vuol dire affidarsi e presupporre di lasciarsi guidare da chi dimostra di essere attento, affidabile, leale e sincero, ma soprattutto presuppone un sentimento di reciprocità. Ecco perché non potremo mai darvi la nostra: non siamo tranquilli e men che meno sicuri; non si può dare la fiducia a senso unico né a chi non la merita, predica bene e razzola molto male, avendo disatteso ogni proprio principio, tradendo a più riprese le promesse e le parole date. «Mai con il PD», urlavano dai banchi e in TV i 5 Stelle. «Nessuna ipotesi di Governo con i 5 Stelle», affermava il presidente del PD (basta andare a vedere sui social ). «È un colpo di Stato mettere la fiducia», si sgolava la collega Taverna quando era all'opposizione. Vi siete dimenticati? Noi no e presumiamo nemmeno i cittadini. Non possiamo dare la fiducia a un Governo che non ha mai dato fiducia a tanta parte di cittadini, imbavagliando e non consentendo ai rappresentanti del popolo, che siamo noi, di dare loro ascolto e voce. Questo Governo, a trazione 5 Stelle e con l'avallo di un partito che si dice democratico, ma che vive di fiducia, scardinando lo Stato di diritto, non potrà mai avere da noi la fiducia che si conquista e si guadagna invece con la sincerità e la coerenza e non si pretende con arroganza e totale mancanza di rispetto, senza consentire replica né proposta. La fiducia invece è ormai la prassi, in prima o in seconda lettura ( tertium non datur ), anche sul provvedimento più importante che deciderà del futuro del Paese, come questo decreto-legge, che il rilancio ce l'ha solo nel titolo e arriva in Aula al Senato addirittura senza relatore, raccogliendo lo sconcerto e l'indignazione persino del Presidente della Commissione bilancio, collega di maggioranza, che ha chiesto a viva voce che non si ripeta mai più. Dev'essere davvero sconfortante, frustrante, umiliante e triste, anche per la stessa maggioranza, vedersi passare sotto gli occhi tomi e tomi. Guardate qua, questo è soltanto quello che ci è arrivato dalla Camera: non vi dico quanti sono i tomi degli emendamenti, pieni di proposte, che neanche si sono potuti aprire, ritrovandosi tutti quanti a votare a scatola chiusa. Non dico come «utili idioti» (citando Stalin) né «servi sciocchi»; dirò come persone neanche curiose di vedere cosa contenessero quei chili di carta da mandare al macero, ancora freschi di stampa e neanche sfogliati. Oggi vi ribadiamo quindi tutta la nostra diffidenza e la nostra sfiducia per chi va avanti con i paraocchi, senza rendersi conto che, umiliando il Parlamento, umilia il popolo italiano. Non possiamo darvi la nostra fiducia, proprio per il rispetto che portiamo al nostro popolo e la responsabilità che sentiamo forte per il mandato che ci è stato conferito. Non possiamo darvi la nostra fiducia per rispetto di tutte le categorie dimenticate e di cui siamo la voce: