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in seno alla manifestazione, un numero non definito di persone si è reso protagonista di atti vandalici e violenti avverso alcuni simboli della Repubblica, anche istituzionali, assaltando la sede della CGIL, compiendo devastazioni e tentativi eversivi in alcuni ospedali, minacciando giornalisti e aggredendo le forze dell'ordine; si sono configurati in questo modo attacchi palesi ai presidi costituzionali discendenti dai principi di libertà sindacale, di difesa della salute, dell'ordine pubblico, dell'informazione, incidendo anche sulla manifestazione del dissenso di coloro che pacificamente erano in piazza; considerato che: tra gli arresti effettuati durante la manifestazione ci sono i leader del partito denominato "Forza Nuova", tra cui un ex esponente dei NAR (Nuclei armati rivoluzionari), oltre a rappresentanti di altri movimenti che si rifanno a ideologie neofasciste; la legge 20 giugno 1952, n. 645, la cosiddetta "legge Scelba", e la successiva legge 25 giugno 1993, n. 205, cosiddetta "legge Mancino", in attuazione della norma transitoria al titolo XII della Costituzione, e la "Convenzione internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale", aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966, definiscono il quadro per il riconoscimento dell'apologia fascista; la legge riconosce come ricadente nella fattispecie di apologia fascista "una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque, che persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia"; le sentenze n. 1 del 1957 e n. 74 del 1958 della Corte costituzionale chiariscono ancora di più la definizione di apologia sottolineando che: "apologia non è semplice difesa o elogio del fascismo e dei suoi ideali, bensì esaltazione convinta e capace di condurre ad una riorganizzazione effettiva del partito fascista, o sufficiente a indurre a commettere un fatto finalizzato alla riorganizzazione dello stesso"; la citata norma transitoria al titolo XII della Costituzione recita: "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista"; considerato inoltre che le dichiarazioni a mezzo stampa e attraverso i canali dei più popolari social network di dirigenti riconducibili ai suddetti partiti e movimenti continuano a minacciare ulteriori azioni di violenza, si chiede di sapere: quali azioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per perseguire lo scioglimento di quelle formazioni e partiti citati, in attuazione delle norme transitorie della Costituzione; quali azioni intenda porre in essere per prevenire la nascita di nuove analoghe realtà, anche sotto altra denominazione, riconducibili ai suddetti partiti e movimenti e in generale organizzazioni che mettono in pericolo la democrazia attraverso totalitarismi di stampo fascista. Atto n. 4-06104 LANNUTTI CROATTI DI MICCO CORRADO CASTALDI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il 25 settembre 2021, il quotidiano "Domani" in un articolo dal titolo "L'antiriciclaggio indaga sui finanziamenti sospetti al sindaco di Venezia", a firma di Giovanna Faggionato e Giovanni Tizian, racconta di un'indagine dell'antiriciclaggio sui finanziamenti della campagna elettorale del 2020 a Luigi Brugnaro (poi rieletto a sindaco di Venezia), fondatore assieme al presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, del partito politico "Coraggio Italia". Secondo la ricostruzione del quotidiano sarebbero finiti sotto osservazione degli ispettori dell'Unità di informazione finanziaria (UIF) per l'Italia della Banca d'Italia 768.000 euro di finanziamenti versati a favore della ricandidatura di Brugnaro da parte di due società incluse nel blind trust . In particolare, il faro degli investigatori della Banca d'Italia si sarebbe accesso per la poca trasparenza con la quale sono stati pubblicizzati due bonifici, tanto che a far partire la segnalazione è stato un istituto di credito, in quanto per la banca erano versamenti "sospetti"; la legge n. 3 del 2019 sui finanziamenti alla politica prevede obblighi di trasparenza sia da parte dei beneficiari, cioè comitati, associazioni e i politici a cui fanno riferimento, sia da parte dei donatori. Le associazioni hanno l'obbligo di pubblicare tutti i contributi superiori ai 500 euro, mentre le aziende sono obbligate a scrivere a bilancio tutte le elargizioni, ricorda il quotidiano. Nel caso dei bonifici segnalati dalla banca come sospetti tra il 2019 e il 2020 la trasparenza è carente; i fondi infatti sarebbero stati versati da due società riconducibili a Brugnaro, "Umana S.p. A." e "Consorzio di sviluppo Nordest", verso due associazioni riconducibili (a loro volta) all'attività politica del patron della Reyer, "Associazione Venezia 20-25" (che ha come rappresentante legale Morris Ceron, uomo di fiducia di Brugnaro e attuale direttore generale del Comune di Venezia) e "Un'impresa in Comune", con rappresentante Stefano Schiavon, consigliere della vetreria "Salviati Murano", anche questa società inserita nel trust . In pratica, il sospetto è che due società del trust di Brugnaro imprenditore abbiano finanziato l'attività di Brugnaro sindaco, e questo in contrasto con la volontà di rendere le società dell'imprenditore slegate dalla sua attività pubblica; l'antiriciclaggio starebbe vagliando anche le cifre pubblicate sul sito "brugnarosindaco" in quanto non corrisponderebbero a quelle transitate sui conti correnti di "Impresa Comune", ma piuttosto a quelle di "Venezia 20-25"; peraltro, fa notare il quotidiano, le aziende con a capo Brugnaro o chi per lui che hanno elargito denaro a favore delle associazioni politiche, e che quindi hanno sostenuto il sindaco di Venezia, hanno diritto a una detrazione fiscale fino al 26 per cento. Secondo "Domani", quindi, si sarebbe di fronte a un doppio vantaggio: sostenere Brugnaro sindaco e pagare meno tasse seguendo le regole; considerato che già il 6 settembre, sempre sul quotidiano "Domani", in un articolo dal titolo "Il comune è tutto un affare, Brugnaro prende Venezia", si parlava del nuovo piano per la mobilità sostenibile Venezia 2030 che, secondo l'inchiesta giornalistica, dirotterebbe i flussi dei turisti che entrano in città sui terreni la cui proprietà è riconducibile al sindaco Brugnaro. In particolare, nell'articolo si avanzavano sospetti e ombre lunghe sui possibili investimenti del sindaco imprenditore Luigi Brugnaro sui Pili, area di Mestre fronte laguna già di sua proprietà attraverso la società "Porta di Venezia", dal 2017 gestita appunto da un trust per evitare conflitti d'interesse con il ruolo di sindaco, si chiede di sapere: