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Premesso che vi sono rilevanti perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale del provvedimento in esame, per l'assenza dei requisiti essenziali per l'uso del decreto legge, l'inserimento nel decreto di una molteplicità di misure eterogenee si pone in contrasto con il necessario legame tra il provvedimento legislativo urgente ed il «caso straordinario» che lo avrebbe reso necessario, a norma della Costituzione, trasformando il decreto-legge in un insieme di norme assemblate soltanto da mera casualità temporale e prive di uno scopo unitario. Il fatto, poi, che le misure previste dal decreto-legge siano tra loro estremamente eterogenee costituisce di per sé l'evidente dimostrazione della carenza del requisito della straordinarietà del caso e della necessità e dell'urgenza di provvedere. Infatti, ai sensi dell'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, i presupposti per l'esercizio della potestà legislativa da parte del Governo riguardano il decreto-legge nella sua interezza, inteso come insieme di disposizioni omogenee per la materia o per lo scopo. Come ha affermato la Corte costituzionale nella sentenza n. 22 del 2012, «ove le discipline estranee alla ratio unitaria del decreto presentassero, secondo il giudizio politico del Governo, profili autonomi di necessità e urgenza, le stesse ben potrebbero essere contenute in atti normativi urgenti del potere esecutivo distinti e separati. Risultano invece in contrasto con l'articolo 77 della Costituzione la commistione e la sovrapposizione, nello stesso atto normativo, di oggetti e finalità eterogenei, in ragione di presupposti, a loro volta, eterogenei». Si consideri che tale ultimo caso riguarda con tutta evidenza il presente decreto-legge, che palesa una manifesta eterogeneità delle materie disciplinate: vi sono infatti le numerose misure di condono e sanatoria, vi è tutta una serie di misure riguardanti le Ferrovie dello Stato, la cassa integrazione per riorganizzazione o crisi aziendale e l'incremento del fondo per la partecipazione italiana alle missioni internazionali previsto nella legge quadro n. 145 del 2016, il cui finanziamento ordinario certo non può essere considerato un caso straordinario di impellente necessità e urgenza. La puntuale giurisprudenza costituzionale in materia, con le sentenze della Corte nn. 171 del 2007 e 128 del 2008... Sarebbe opportuno che magari qualcuno ci ascoltasse dai banchi del Governo. Grazie. Ricordavo appunto le sentenze della Corte costituzionale nn. 171 del 2007 e 128 del 2008, che hanno stabilito che l'esistenza dei presupposti di costituzionalità di cui all'articolo 77 della Carta fondamentale non può evincersi «dall'apodittica enunciazione dell'esistenza delle ragioni di necessità e urgenza, né può esaurirsi nella constatazione della ragionevolezza della disciplina introdotta». In tali pronunce la Consulta ha peraltro sottolineato che la valutazione della sussistenza dei presupposti di costituzionalità non può essere meramente soggettiva, ma deve invece fondarsi anche su riscontri oggettivi, secondo un giudizio che non può ridursi alla valutazione in ordine alla mera ragionevolezza od opportunità delle norme introdotte. Si consideri che le recenti polemiche sorte in seno all'Esecutivo sull'inserimento di norme di condono fiscale nel decreto-legge, che non sarebbero state esaminate e approvate dal Consiglio dei ministri, è una diretta conseguenza di una modalità di legiferare basata sull'abuso dei decreti-legge. Pertanto, se si vogliono evitare questi inconvenienti che minano la credibilità dell'Esecutivo, le forze di maggioranza dovrebbero limitare il ricorso alla decretazione di urgenza, come purtroppo avvenuto spesso in questa legislatura, e presentare le loro proposte in disegni di legge ordinari, come prescrive la Costituzione, assumendosene la piena responsabilità politica. Le Camere le discuteranno e le approveranno, con la pubblicità che caratterizza i lavori parlamentari a garanzia della trasparenza, della collegialità e della democraticità dell' iter legislativo ordinario, che la Costituzione assegna al Parlamento quale organo rappresentativo di tutti i cittadini. Si tenga poi conto del fatto che anche sul merito stesso del provvedimento emergono forti perplessità: la prima riguarda la più complessiva tenuta del sistema tributario, che il decreto-legge in esame mette di fatto in discussione. Si tratta di un articolato pieno di sanatorie e condoni, che minano la credibilità dell'intero sistema tributario di fronte ai cittadini e che rischiano di minare gravemente le future entrate fiscali. La seconda grave ferita al nostro sistema fiscale è costituita dalla caratteristica di queste misure definitorie, come ad esempio quella prevista dall'articolo 8 del decreto-legge in materia di definizione agevolata delle imposte di consumo. L'articolo 8 contiene la definizione agevolata dei debiti tributari maturati a titolo d'imposta sui consumi con il versamento del 5 per cento del dovuto. Si tratta in realtà di una sanatoria fiscale con un maxisconto, prevista per gli operatori del settore della produzione e commercializzazione della sigaretta elettronica: un trattamento diverso e quindi una evidente e manifesta violazione del principio di uguaglianza stabilito dall'articolo 3 della Costituzione, una discriminazione palesemente irragionevole, perché penalizza i contribuenti che adempiono alle loro obbligazioni tributarie e che pagano per intero l'imposta e premia in modo del tutto ingiustificato chi non ha dichiarato e pagato per tempo quanto dovuto. Una tale irresponsabile violazione del principio di uguaglianza e smentita del principio di progressività del sistema tributario discrimina i contribuenti onesti e rischia di spingere tutti i cittadini defraudati da una tale ingiustizia a violare in futuro le norme tributarie e a non pagare le imposte dovute in ragione di sanatorie che premiano i comportamenti illeciti. L'intervento previsto all'articolo 3 si configura come un palese danno a carico del bilancio pubblico. In sostanza, le nuove norme sulla definizione agevolata (rottamazione- ter ) dei carichi affidati all'agente di riscossione ripropongono norme già vigenti, che, in ragione delle varianti di maggiore favore in termini di rateizzazione e di riduzione degli interessi (che si pagheranno allo 0,3 anziché al precedente 2 per cento) e delle sanzioni, hanno l'effetto di produrre minori entrate all'erario sulla riscossione ordinaria e sulla definizione agevolata dei carichi affidati all'agente di riscossione attualmente in corso. Concludo con una riflessione sull'articolo 4 relativo allo stralcio dei debiti fino a 1.000 euro affidati gli agenti della riscossione che in gran parte riguardano i crediti dei Comuni - TARSU, contravvenzioni, ICI, rette scolastiche - oltre a quelli delle Regioni per il bollo auto. Ebbene, questo provvedimento lede il principio di autonomia degli enti locali provocando, tra l'altro, l'inatteso deficit di bilancio per gli enti territoriali coinvolti.