[pronunce]

Del resto, conclude la Camera, il rapporto di corrispondenza tra le dichiarazioni dell'on. Mancuso e le attività parlamentari appena rammentate non potrebbe essere disconosciuto o anche sminuito in forza del rilievo di una carenza di stretta connessione a puntuali atti parlamentari, perché così opinando si verrebbe ad estromettere aprioristicamente dal campo di operatività della garanzia costituzionale tutte quelle dichiarazioni che, in ragione della loro “densità politica”, esprimono una più forte vocazione alla tutela costituzionale, “atteso che detta tutela è preordinata anche ad assicurare, nel quadro della democrazia pluralistica, la libertà di svolgimento del rapporto di comunicazione tra i rappresentanti ed i cittadini”. 4. - Con memoria depositata in prossimità dell'udienza la Camera dei deputati ha insistito anzitutto per l'inammissibilità del ricorso sotto diversi profili. In primo luogo, per la assoluta incertezza in ordine alla identificazione del soggetto che ha inteso sollevare il conflitto. Non sarebbe infatti chiaro dalla lettura del ricorso se il proponente abbia avanzato conflitto di attribuzione nella qualità di giudice dell'udienza preliminare ovvero nella qualità di giudice per le indagini preliminari, giacché nel corpo dell'atto si fa riferimento al “giudice dell'udienza preliminare”, ma la sua sottoscrizione è ricondotta al “giudice per le indagini preliminari”, così come da quest'ultimo proviene la richiesta di notificazione del ricorso alla Camera dei deputati. Altro profilo di inammissibilità del ricorso riguarderebbe la mancata indicazione dell'oggetto della domanda, costituendo l'espressa e compiuta enunciazione del petitum requisito essenziale ai fini della corretta instaurazione del giudizio per conflitto, secondo quanto precisato dalla giurisprudenza costituzionale (sentenze n. 364 del 2001, n. 31 e n. 206 del 2002). La Camera evidenzia che nel dispositivo del ricorso è presente soltanto “una generica richiesta rivolta alla Corte di risoluzione del conflitto”: in tal modo il giudice ricorrente “ha semplicemente evidenziato il potere dovere di decidere senza assolvere conseguentemente all'onere di indicazione dell'oggetto della domanda”. Ed ancora, il ricorso sarebbe inammissibile in quanto il giudice ricorrente ha proceduto ad una prima notifica di esso alla Camera dei deputati antecedentemente al deposito presso la Corte costituzionale ai fini del giudizio di ammissibilità del conflitto; notifica che, sempre prima del giudizio di ammissibilità, è stata effettuata anche nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri e del Senato della Repubblica. Secondo la Camera in tal modo sarebbe stato “completamente sovvertito lo schema legale che, a mente della legge n. 87 del 1953, è proprio del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato” riguardante l'applicazione dell'art. 68, primo comma, Cost. In sostanza il vizio di inammissibilità rileverebbe sotto più aspetti: sia per la “prematura ufficializzazione” del ricorso prima che la positiva conclusione del vaglio di ammissibilità lo potesse consentire, sia per “l'indebito coinvolgimento quali parti del conflitto di soggetti istituzionali che avrebbero dovuto restarne estranei”, con conseguenti gravi incertezze in ordine “al tipo di conflitto che il giudice ha inteso avanzare, con ciò evidenziandosi una ennesima ragione di inammissibilità del conflitto stesso”. Ulteriore ragione di inammissibilità deriverebbe, ad avviso della Camera, dalla sopravvenienza, nelle more del giudizio, della legge 20 giugno 2003, n. 140, recante disposizioni di attuazione dell'art. 68 Cost., il cui art. 3, comma 1, di immediata applicazione, introdurrebbe “nuovi fattori di valutazione in ordine alla estensione della garanzia di insindacabilità ed alla ponderazione del collegamento tra dichiarazioni esterne ed attività parlamentare”. Ciò dovrebbe comportare almeno una “rivalutazione” da parte del giudice ricorrente “della effettiva sussistenza nella specie dei presupposti per l'elevazione del conflitto”. Un ultimo motivo di inammissibilità andrebbe ravvisato, secondo la difesa della parte resistente, in una “anomala” impostazione del conflitto, per cui talune frasi pronunciate dall'on. Mancuso (quelle che stigmatizzano la prassi della “continua pioggia di dichiarazioni” che avrebbe caratterizzato l'attività degli uffici delle Procure di Milano e di Palermo, rappresentando un “dato del costume negativo del Paese”) sarebbero riconducibili alla sua attività di parlamentare, mentre non lo sarebbero “talune singole parole” (“tribune eversive”; “attività autenticamente terroristiche”; “congrega di personaggi”; “assenza di cultura del diritto e di senso dello Stato”; “delitti morali e politici”) “che pure sono sintatticamente e logicamente connesse alla critica rivolta alla prassi delle esternazioni”. Non sarebbe infatti ammissibile un conflitto che pretenda di “opporre alla compiutezza della delibera di insindacabilità non già una diversa valutazione della opinione”, bensì “singoli frammenti o singole parole scorporati dall'insieme della dichiarazione e che solo in tale contesto sono idonei ad integrare gli estremi di una opinione”. In tal modo il conflitto non avrebbe più ad oggetto le “opinioni” espresse dal deputato, ma soltanto “singole ed isolate parole assunte nel loro nudo e crudo senso lessicale”. Nel merito, la difesa della Camera ribadisce che le affermazioni in oggetto vanno lette nella loro interezza e cioè come una reiterazione, seppure “in un crescendo di intensità e radicalità critica”, della “medesima valutazione politica di estrema gravità” della prassi delle esternazioni da parte degli organi delle procure; sicché, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice confliggente, è l'intera dichiarazione a risultare connessa alla attività parlamentare che ha investito il tema in questione. Anche nell'ipotesi in cui si ritenesse possibile frazionare l'opinione espressa e scorporare le frasi suddette dal tema delle esternazioni, la Camera afferma che permarrebbe intatto il legame con l'attività parlamentare e la conseguente operatività della garanzia costituzionale e ciò in ragione dei numerosi atti ed interventi in cui l'on. Mancuso, al di là del tema delle esternazioni, ha espresso il proprio netto dissenso dal modo di operare delle procure con attinenza alle più diverse vicende. Né può ritenersi priva di rilievo la circostanza che, alla luce della giurisprudenza costituzionale sull'art. 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003 (sentenza n. 120 del 2004), occorre valorizzare l'“inscindibile legame tra conflitto e singola fattispecie”; e la fattispecie oggetto del presente giudizio sarebbe caratterizzata dall'essere state le dichiarazioni rese in un convegno di partito, qualificabile come prosecuzione del dibattito politico-parlamentare sui medesimi temi. E in questa prospettiva dovrebbe altresì tenersi conto - a riprova ancora una volta della continuità delle posizioni critiche assunte dall'on.