[pronunce]

La norma regionale impugnata risulta non in linea rispetto alle disposizioni delle richiamate ordinanze, ancorché modificate, perché queste, nella versione novellata, imputano gli stanziamenti in discorso ad uno specifico fondo statale (peraltro incrementato proprio per provvedere all'emergenza creatasi dopo il terremoto in Abruzzo), mentre la disposizione regionale in oggetto prevede che i compensi straordinari erogati dalla Regione siano rimborsati alla stessa da parte della Struttura per la gestione dell'emergenza, senza specificazioni di sorta. In definitiva, l'art. 11 in questione, facendo gravare gli oneri finanziari dell'utilizzo straordinario del personale in regime di collaborazione coordinata e continuativa sui fondi statali specificamente destinati a fare fronte all'emergenza sismica, si discosta dalla normativa dettata dalle ordinanze sopra menzionate, sia nella versione originaria (che poneva tali oneri a carico del bilancio regionale), sia in quella derivante dalla ridetta modifica (che attinge alle risorse del fondo speciale per il finanziamento delle spese impreviste). Sussiste, dunque, anche la denunciata lesione del principio fondamentale della materia della protezione civile posto dall'art. 5 della legge n. 225 del 1992, atteso che la Regione, perdurando la situazione di emergenza, non può incidere sugli effetti prodotti dalle ordinanze emanate dal Commissario delegato (sentenze n. 277 del 2008 e n. 284 del 2006). 8.2.- Conclusivamente, alla stregua delle considerazioni che precedono, dev'essere dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'impugnato art. 11. Ogni altra censura del ricorrente resta assorbita. 9.- Anche la questione di legittimità dell'art. 16 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011 è fondata. 9.1.- Le entrate tributarie delle Regioni ordinarie, come noto, derivano essenzialmente da addizionali a tributi statali, da quote di partecipazione al gettito di tributi statali e dall'intero gettito di tributi disciplinati dalla legge statale, con la possibilità di determinazione delle aliquote - entro limiti prefissati - da parte della Regione. Difatti non consta, allo stato attuale della normativa regionale, la sussistenza di tributi regionali «propri» (nel senso di tributi istituiti e disciplinati dalla Regione Abruzzo) che possano essere considerati ai fini della «revisione» in oggetto. La disposizione regionale in esame, dunque, non può che essere riferita ai tributi regionali c.d. «derivati», vale a dire istituiti e disciplinati con legge statale, il cui gettito sia attribuito alle Regioni (sentenza n. 123 del 2010). Conseguentemente, il censurato art. 16 vìola l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. Ciò, in primo luogo, in punto di «revisione complessiva» di tasse, canoni e imposte regionali (comma 1), perché tale espressione sottintende, in effetti, anche la possibilità d'incremento dei predetti tributi, così da contravvenire al principio, sancito da questa Corte, secondo cui è vietato alle Regioni di istituire e disciplinare tributi propri con gli stessi presupposti dei tributi dello Stato ovvero di legiferare sui tributi esistenti istituiti e regolati da leggi statali (sentenza n. 102 del 2008). Tale principio è stato confermato dall'art. 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione). Per le medesime ragioni, anche l'adeguamento indifferenziato su base ISTAT di tasse, canoni ed imposte regionali, destinato ad operare in caso d'inerzia della Giunta regionale (comma 2), è lesivo della competenza esclusiva statale in materia tributaria, come pure della riserva di legge ex art. 23 Cost., intermediata dalle previsioni dello Statuto dei diritti del contribuente sulla chiarezza e trasparenza delle disposizioni fiscali (art. 2 della legge n. 212 del 2000). 9.2.- Ne consegue la dichiarazione d'illegittimità costituzionale dell'art. 16 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011. 10.- La questione di legittimità dell'art. 75 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011 è fondata limitatamente alla riduzione tariffaria di cui al comma 3. 10.1.- L'agevolazione ai residenti nella Regione Abruzzo per i servizi di soccorso (sanitario e non), finanziata, oltre tutto, con risorse del fondo sanitario, configura, infatti, una misura di assistenza supplementare che si pone chiaramente in contrasto con l'obiettivo dichiarato del Piano di rientro di riequilibrare il profilo erogativo dei livelli essenziali di assistenza e la gestione corrente per il perseguimento del pareggio economico nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza. Sussiste, dunque, la lesione di un principio fondamentale della materia del coordinamento della finanza pubblica di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., secondo quanto già affermato da questa Corte in altri casi analoghi di incoerenza della legislazione regionale rispetto agli obiettivi fissati dal Piano di rientro del deficit sanitario, segnatamente con l'introduzione di livelli essenziali di assistenza aggiuntivi (tra le altre, da ultimo, sentenza n. 163 del 2011). 10.2.- Pertanto, va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 75, comma 3, della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011, relativamente alla riduzione tariffaria riservata ai residenti e alla relativa copertura con una quota delle risorse del fondo sanitario destinate al funzionamento del SUEM 118. 10.3.- Per converso, il comma 1 dell'art. 75 citato si sottrae alle censure d'illegittimità costituzionale prospettate dal ricorrente, perché, stando alla formulazione letterale di esso, gli interventi di soccorso ed elisoccorso ivi previsti «devono considerarsi come prestazioni a carico del Servizio Sanitario Nazionale se effettuati nei limiti di quanto disposto dall'art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992» e, dunque, senza alcuna "eccedenza" rispetto a quanto disciplinato con legge statale. 10.4.- È, quindi, non fondata la questione di legittimità promossa in ordine all'art. 75, comma 1, della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011. 11.- La questione di legittimità costituzionale dell'art. 76 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2011 è, invece, fondata sotto tutti i profili enunciati dal ricorrente. 11.1.- Innanzitutto, l'appartenenza del Corpo nazionale del soccorso alpino al servizio nazionale della protezione civile (ai sensi del combinato disposto dell'art. 11 della legge n. 225 del 1992 e successive modifiche e dell'art. 1, comma 4, della legge n. 74 del 2001) ne esige una disciplina organizzativa di livello nazionale, non a caso positivamente dettata con la citata legge n. 74 del 2011.