[pronunce]

e) l'art. 3 Cost., per l'attuato diverso trattamento di fattispecie uguali relative alle modalità di accertamento del credito e di formazione giudiziale di un titolo esecutivo, differenziate solo in considerazione di un ingiustificato e generalizzato favore per i creditori già muniti di titolo esecutivo, i quali potrebbero ottenere un ulteriore titolo esecutivo nei confronti di un soggetto estraneo, il terzo quale debitor debitoris, con una procedura estremamente accelerata e poco garantista; f) l'art. 81 Cost., per aver introdotto una procedura sommaria, interna al procedimento esecutivo, nel contesto di una legge di bilancio e programmazione economica, cui è estranea la materia processuale. 5.- La questione è, sotto ogni profilo, non fondata. 5.1.- Non sussiste, in primo luogo, la denunciata violazione dell'art. 111, primo comma, Cost., per il profilo della asserita carente disciplina dell'espropriazione presso terzi (affidata a un provvedimento finale adottato sulla base di accertamenti rimessi alla discrezionalità del giudice dell'esecuzione). La nuova disciplina del procedimento in esame risponde, infatti, a una precisa scelta del legislatore; quella di fare, al riguardo, ricorso ad una istruttoria deformalizzata in vista dell'obiettivo, di rilievo costituzionale, di assicurare, nel rispetto dei principi fondamentali che governano il processo, la celerità e con ciò la "ragionevole durata" dello stesso. Scelta, questa, che innegabilmente rientra nell'ampio margine di discrezionalità riservato al legislatore in materia processuale (ex plurimis, sentenze n. 45 del 2018 e n. 191 del 2016) e che, comunque, risponde ad una logica non estranea al sistema del nostro codice di rito. In questo senso il riferimento va, tra l'altro, alla risoluzione delle controversie distributive in sede esecutiva (art. 512 cod. proc. civ.), in ordine alle quali è del pari previsto che il giudice provveda con ordinanza, «compiuti i necessari accertamenti»; e va soprattutto al procedimento sommario di cognizione (art. 702-ter cod. proc. civ.), ove pure il giudice, «omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione», che reputi indispensabili in relazione all'oggetto del provvedimento richiesto. 5.2.- Non risultano del pari violati gli artt. 111, secondo comma, e 24 Cost., quanto ai prospettati vulnera al principio del contraddittorio e al diritto di difesa. Il nuovo art. 549 cod. proc. civ. presuppone, infatti, chiaramente l'indispensabilità dell'impulso di parte (ad opera, ovviamente, dei soggetti legittimati e titolari del relativo interesse, che si identificano con il creditore procedente e con quelli, eventualmente intervenuti, muniti di titolo esecutivo). Impulso che - proprio perché riferibile a un procedimento deformalizzato di tipo non cognitivo - non ha le caratteristiche di una domanda giudiziale, ma deve comunque necessariamente enunciare le ragioni dell'istanza, in modo da garantire il diritto di difesa dei convenuti attraverso l'individuazione del rapporto assunto come esistente tra il debitore e il terzo, oltre che del quantum dell'obbligo, almeno nel suo massimo. Quanto alla fase istruttoria, le relative modalità sono appunto demandate al giudice dell'esecuzione, in funzione del compimento dei necessari accertamenti finalizzati alla decisione sull'oggetto della dichiarazione del terzo contestata, come in altri giudizi a cognizione sommaria. È, dunque, lo stesso giudice - sulla base delle istanze probatorie proposte dalle parti nei rispettivi atti costitutivi o, comunque, nel termine giudizialmente fissato (dovendosi escludere l'operatività di termini preclusivi propri del giudizio a cognizione piena) - a individuare i mezzi probatori più idonei allo scopo, rimanendo naturalmente impregiudicato il diritto delle parti a produrre i documenti considerati rilevanti, ai quali non potrà non riconoscersi l'efficacia propriamente stabilita dalle norme del codice civile e del codice di procedura civile. Gli accertamenti reputati necessari dal giudice dell'esecuzione devono essere, comunque, «compiuti [...] nel contraddittorio tra le parti e con il terzo»; e, nel rispetto dei principi generali di cui agli artt. 3 e 24 Cost., è poi evidente che le parti possono farsi rappresentare dai difensori già costituiti per la procedura esecutiva e che abbiano la facoltà di nominarne di nuovi nelle forme previste dal codice di rito. 5.3.- Il nuovo art. 549 cod. proc. civ. resiste anche alle censure di violazione dell'art. 111, commi sesto e settimo, Cost. Il procedimento in questione si conclude, infatti, con una ordinanza, e cioè con un provvedimento che, ex art. 134 cod. proc. civ. , comunque assicura una, sia pur succinta, motivazione. Detta ordinanza «è impugnabile nelle forme e nei termini di cui all'articolo 617», senza che sia prevista una limitazione delle ragioni impugnatorie a soli vizi formali; e (come nel caso dell'art. 512 cod. proc. civ.) è soggetta al ricorso straordinario per cassazione (Corte di cassazione, sezione terza, sentenza 20 luglio 2011, n. 15903). Avverso l'esecuzione, che venga poi proposta sulla base dell'ordinanza di assegnazione, il terzo può ancora avvalersi della opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. (Corte di cassazione, sezione terza civile, 28 ottobre 2018, n. 26702). Va, infine, considerato che - come testualmente precisato nell'ultimo periodo dello stesso art. 549 cod. proc. civ. - l'ordinanza in questione «produce effetti ai [soli] fini del procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione» e non dà quindi luogo alla formazione di un giudicato sull'an o sul quantum del debito del terzo nei confronti dell'esecutato. Per cui resta in facoltà del terzo pignorato anche il successivo esercizio di un'azione di ripetizione per indebito oggettivo. 5.4.- La normativa scrutinata neppure contrasta con gli artt. 2 e 3 Cost. Le considerazioni già svolte, in tema di attuata garanzia del principio del contraddittorio e del diritto di difesa e con riguardo ai rimedi impugnatori a disposizione del terzo, escludono che questi, in quanto debitor debitoris, possa dirsi discriminato (rispetto ad ogni altro debitore esecutato), per il solo fatto che il creditore che agisce nei suoi confronti si avvalga di un titolo esecutivo già ottenuto nei confronti di un altro soggetto. 5.5.- Infine, la censura di violazione dell'art. 81 Cost. - priva di giuridica consistenza nei confronti dell'art. 1, comma 20, numeri 3) e 4), della cosiddetta legge di stabilità n. 228 del 2012, in quanto trattavasi di norma non incidente sul bilancio dello Stato - è poi comunque non pertinente nei confronti dell'art. 13, comma 1, lettera m-ter), della legge 132 del 2015, che è legge (non di stabilità ma) propriamente attinente alla materia processuale e all'amministrazione giudiziaria.