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Misure per il riordino del settore dei call center. Onorevoli Senatori. – Il settore dei call center è uno dei più esposti ai processi di globalizzazione che caratterizzano il nostro tempo, ma è anche uno dei meno tutelati dal punto di vista normativo. A pagare le conseguenze di questa lacuna del nostro ordinamento sono soprattutto i lavoratori che vi operano. Come è noto, infatti, quello dei call center è un settore labour intensive , in cui l'elemento umano è imprescindibile. I lavoratori italiani pagano sulla propria pelle i percorsi di delocalizzazione che alcune imprese del settore decidono di intraprendere. Ma se non è possibile imporre ai privati come svolgere la propria attività di acquisto di servizi, riteniamo, invece, che tutte le pubbliche amministrazioni e tutti gli enti pubblici che intendono avvalersi di un call center esterno debbano affidare lo svolgimento di tali servizi ad aziende che non abbiano delocalizzato le proprie attività nel recente passato. Riteniamo inoltre doveroso che, qualora un'impresa di call center decida di delocalizzare la propria attività, debba darne comunicazione al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, all'Ispettorato nazionale del lavoro, al Ministero dello sviluppo economico ed al Garante per la protezione dei dati personali. Nell'ambito del riordino normativo del settore che ci accingiamo a varare, riveste un ruolo di primo piano la tutela garantita al singolo lavoratore. Si sana così una piaga dolorosa relativa allo sfruttamento di tanti uomini e donne a volte costretti ad operare in angusti sottoscala, percependo retribuzioni infime, il cui ammontare, troppo spesso, non viene calcolato sulla base delle ore lavorate, ma di altri opinabili parametri. Un osservatorio dedicato al settore dei call center , istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, avrà il compito di attivare il tavolo tecnico di coordinamento finalizzato al monitoraggio e alla gestione di eventuali crisi aziendali; assicurare il rispetto delle norme; emanare linee guida generali per l'adozione di corretti, trasparenti ed efficaci modelli di organizzazione; predisporre un codice etico di condotta che le imprese di call center dovranno obbligatoriamente adottare. Viene, infine, introdotta la certificazione delle imprese che operano in questo settore. Spetterà al Ministero dello sviluppo economico disciplinare le modalità per il rilascio della certificazione dopo aver verificato che le imprese di call center siano in possesso di specifici requisiti volti a garantire standard adeguati, omogenei e coerenti con la normativa europea; tra questi rileva il regolare adempimento di tutti gli obblighi contributivi, fiscali e assicurativi risultanti dal documento unico di regolarità contributiva (DURC). Per mezzo di tale cornice normativa, il legislatore risponde alle legittime istanze di migliaia di lavoratori dei call center che chiedono di essere salvaguardati e protetti, garantendo loro percorsi lavorativi maggiormente stabili e dignitosi.. 1 (Finalità) 1 Al fine di favorire lo sviluppo e la competitività del settore dei call center , la presente legge, nel rispetto e in coerenza con la normativa dell'Unione europea nonché in conformità all'articolo 117 della Costituzione, reca una disciplina complessiva e organica volta a promuovere la massima trasparenza e concorrenza nell'erogazione dei servizi di contact center , a garantire elevati livelli di qualità, di sicurezza, di professionalità e di innovazione, a salvaguardare la stabilità occupazionale del personale impiegato e ad assicurare la piena tutela dei diritti e degli interessi degli utenti e dei consumatori. 2 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si intende per: a «impresa di call center »: l'impresa che fornisce servizi di contact center in outsourcing ad amministrazioni pubbliche, enti, istituzioni e aziende, pubblici o privati; b «servizi di contact center »: i servizi di call center in entrata (inbound) e in uscita (outbound) erogati in outsourcing da un'impresa di call center in favore di un committente sulla base di un contratto, consistenti nella gestione delle comunicazioni multicanale con gli utenti, nell'assistenza ai clienti, nelle attività di televendita, di direct marketing , di assistenza tecnica, di back office , di recupero crediti, di ricerche di mercato e sondaggi, di web reputation , di social customer care , di lead generation , nonché ogni altra attività affine, connessa o strumentale; c «committente»: qualsiasi soggetto, pubblico o privato, che affida, in tutto o in parte, lo svolgimento dei propri servizi di contact center a un'impresa esterna di call center , configurando un servizio in outsourcing . 3 (Norme in materia di delocalizzazione) 1 Le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione come individuate dall'Istituto nazionale di statistica ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, le società controllate dagli enti locali che siano organismi di diritto pubblico ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera d) , del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, ivi comprese quelle che emettono strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati, i concessionari di beni e servizi pubblici e le aziende private che affidano lo svolgimento dei propri servizi a un call center esterno procedono all'aggiudicazione dei contratti di affidamento dei servizi di call center esclusivamente a imprese attive nel settore dei call center che negli ultimi dieci anni non abbiano delocalizzato in tutto o in parte le proprie attività in Stati non appartenenti all'Unione europea, ad eccezione degli Stati aderenti allo Spazio economico europeo. 2 Qualora un'impresa di call center che occupi almeno venti risorse, tra lavoratori dipendenti e con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, decida di delocalizzare, anche mediante affidamento a terzi, la sua attività fuori dal territorio nazionale, deve darne comunicazione, almeno novanta giorni prima del trasferimento: a al Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonché all'Ispettorato nazionale del lavoro; b al Ministero dello sviluppo economico, indicando le numerazioni telefoniche messe a disposizione del pubblico; c al Garante per la protezione dei dati personali, indicando quali misure sono adottate per il rispetto della legislazione nazionale, in particolare del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, nonché delle ulteriori disposizioni in materia di registro pubblico delle opposizioni. 3 La mancata comunicazione di cui al comma 2 determina, in capo all'impresa di call center, l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria di 15.000 euro per ciascuna comunicazione omessa o tardiva. La sanzione è irrogata nei casi di cui alle lettera a) , b) e c) , rispettivamente dal Ministero dello sviluppo economico, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dal Garante per la protezione dei dati personali. 4 Una comunicazione analoga a quella di cui al comma 2 deve essere fornita, nel termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, dalle imprese che già operano in Paesi esteri.