[pronunce]

In modo del tutto apodittico, l'ordinanza accenna alla circostanza che, nel caso di specie, la comunicazione interdittiva determinerebbe un «aggravio del trattamento sanzionatorio», ma non contiene alcuna analisi critica dell'ampia giurisprudenza amministrativa - del resto neppure menzionata (si veda, in particolare, Consiglio di Stato, adunanza plenaria, sentenza 6 aprile 2018, n. 3) - che ha qualificato quelle derivanti dalla documentazione antimafia come misure di carattere anticipatorio cui conseguono forme di incapacità giuridica, prive di carattere sanzionatorio (nel senso della natura preventiva anche dello specifico strumento della comunicazione antimafia, ancora sentenza n. 178 del 2021 di questa Corte). Stante la complessità e la delicatezza della materia, lo svolgimento di una qualche verifica sul punto risultava condizione indispensabile per l'accesso allo scrutinio di merito da parte di questa Corte. La sua completa assenza determina, pertanto, l'inammissibilità delle questioni (sentenze n. 197 del 2021 e n. 222 del 2019). 3.- Quanto alle censure incentrate sulla violazione dell'art. 3 Cost. (rispetto alla quale l'asserita lesione dell'art. 41 Cost. si presenta come questione "ancillare"), esse, a differenza delle precedenti, risultano ampiamente motivate. Anche per tali questioni, tuttavia, lo scrutinio di merito risulta precluso, a causa della perplessità e della contraddittorietà della motivazione contenuta nell'ordinanza di rimessione, che si snoda lungo due percorsi tra loro non conciliabili, e che, come si dirà, avrebbero, ciascuno, conseguenze ben distinte: percorsi e conseguenze fra cui questa Corte risulta inammissibilmente chiamata a scegliere. 3.1.- Da un primo punto di vista, l'ordinanza di rimessione chiede a questa Corte di dichiarare costituzionalmente illegittimo l'art. 67, comma 8, del d. lgs. n. 159 del 2011, nella parte in cui ricomprende il reato di cui all'art. 452-quaterdecies cod. pen. pure nella sua forma non associativa, anche quando, dunque, lo stesso delitto non concorra con il reato di associazione per delinquere. In tal caso, la strategia d'attacco alla disposizione censurata ha l'obbiettivo di rimuovere dal novero dei reati richiamati da tale disposizione - ricompresi nell'elenco recato dall'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. - quello di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, in quanto realizzato in forma non associativa. Si tratterebbe, perciò, di una sentenza di accoglimento parziale, che inibirebbe, quanto al reato citato (in quanto commesso in forma non associativa), l'operatività del richiamo all'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. operato dalla disposizione direttamente censurata. Dall'eventuale sentenza di accoglimento fondata su un simile percorso argomentativo deriverebbe che, in virtù dell'art. 67, comma 8, del d.lgs. n. 159 del 2011, non sarebbe consentita l'emissione di una comunicazione antimafia interdittiva quando la condanna per il reato di traffico illecito di rifiuti, confermata almeno in appello, non contempli, appunto, anche il concorso con il reato di cui all'art. 416 cod. pen. Secondo questa prima prospettiva, dunque, l'automatismo censurato nella disposizione oggetto delle questioni di legittimità costituzionale dovrebbe essere sostituito, per così dire, da un automatismo di segno opposto: il dato oggettivo sulla cui base stabilire se la comunicazione interdittiva vada emessa, o meno, sarebbe, infatti, la sentenza che pronuncia la condanna. In questo caso, semmai, la condotta rientrante nell'art. 452-quatercedies cod. pen. potrebbe rilevare, sostiene il rimettente, quale "reato-spia" ai sensi della disciplina sulla informazione antimafia, e perciò concorrere a sostenere la valutazione del prefetto circa la sussistenza, o meno, di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa. 3.2.- Da un secondo punto di vista, tuttavia, la stessa ordinanza di rimessione propone anche, sulla base di una ben diversa argomentazione, di dichiarare costituzionalmente illegittimo l'art. 67, comma 8, del d.lgs. n. 159 del 2011 nella parte in cui non prevede che, in caso di condanna per il reato di cui all'art. 452-quaterdecies cod. pen. , debba essere valutata in concreto la sussistenza di elementi di connessione con il fenomeno associativo criminale. Afferma, in particolare, l'ordinanza che, in tal caso, sarebbe infatti «necessaria» «un'ulteriore valutazione in concreto, non prevista dalla [disposizione censurata], in merito alla sussistenza dei requisiti riguardanti la connessione con il fenomeno associativo criminale». Significativamente, nella parte finale dell'ordinanza è richiamata la sentenza n. 24 del 2020 di questa Corte, che, pur in un ambito molto diverso, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 120, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui dispone che il prefetto «provvede», anziché «può provvedere», alla revoca della patente di guida nei confronti di coloro che sono sottoposti a misura di sicurezza personale. In modo sensibilmente diverso da quanto accadrebbe secondo la prima prospettiva, l'art. 67, comma 8, del d.lgs. n. 159 del 2011 dovrebbe dunque essere dichiarato costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede, in caso di condanna per il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, una valutazione in concreto circa l'effettiva connessione dei condannati con fenomeni criminali associativi. In questa seconda prospettiva, la strategia d'attacco alla disposizione censurata non ha l'obbiettivo di rimuovere, di per sé, dai reati richiamati da tale disposizione - fra quelli ricompresi nell'elenco recato dall'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. - quello di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, in quanto realizzato in forma non associativa. Non ha, in altri termini, l'obbiettivo di "sostituire" l'automatismo censurato con uno di segno opposto. Secondo la logica che ha mosso la sentenza n. 24 del 2020 di questa Corte, significativamente richiamata dal rimettente, essa ha invece lo scopo di introdurre, con riferimento allo specifico reato previsto all'art. 452-quaterdecies cod. pen. - ma secondo una logica "espansiva", che ben potrebbe riguardare altri reati ricompresi dall'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. - il compimento di un'attività valutativa da esercitarsi sulla sentenza di condanna. Di questa attività discrezionale, peraltro, non sono del tutto chiariti i presupposti e l'oggetto. Non è dato, infatti, comprendere se alla pubblica amministrazione sia sufficiente verificare (come avverrebbe in base al primo percorso argomentativo) la sussistenza di una condanna per il reato anche in forma associativa, alla luce delle oggettive risultanze giudiziarie.