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RAMPI (PD) . Signor Presidente, signore e signori del Governo, questo provvedimento così complesso, su cui poi alcuni colleghi inseriscono l'argomento sempre delicato e discutibile del buonsenso - ognuno naturalmente pensa che il buonsenso corrisponda alle proprie opinioni, ma su questo ci sarebbe sempre molto da discutere - ha animato molto le preoccupazioni, forse oltremisura, della Commissione cultura, con riferimento al famoso articolo 10 del decreto-legge. La preoccupazione è che questo provvedimento in qualche modo possa inficiare il lavoro e l'impegno di tante ragazze e di tanti ragazzi, soprattutto più giovani, in particolare per quanto riguarda il mondo della scuola. Pertanto, nella corretta scelta dei Capigruppo di stringere i tempi di questa discussione, come Partito Democratico abbiamo scelto di porre oggi un tema, che riguarda questo provvedimento ma che guarda anche oltre. Noi pensiamo che sia giusta una riflessione sui concorsi pubblici e che la pandemia ci abbia dato l'occasione per provare a capire come snellire, come semplificare e come rendere più facile l'accesso. Io non amo molto il concetto di selezione, perché è una parola che mi fa pensare a cose tragiche; in natura la selezione è un qualcosa di drammatico. Diciamo che, più che selezionare, noi dovremmo essere capaci di valorizzare e di riconoscere dei talenti. Questo è particolarmente vero nella scuola, dove le capacità di un docente si riescono a individuare solo dopo che questa persona è stata messa alla prova dell'insegnamento; non esiste alcun meccanismo per capirlo prima che un docente si sperimenti. Io penso che neanche per il docente stesso esista alcun meccanismo che gli consenta, prima che si sperimenti nel rapporto unico con una classe, con dei ragazzi, con degli alunni, di capire se ha le capacità, le competenze, il talento, la vocazione per insegnare e per educare dei ragazzi e delle ragazze. Credo pertanto che non siano inutili la riflessione, la preoccupazione e il complicatissimo lavoro di mediazione e di confronto all'interno della maggioranza, che abbiamo sviluppato già per questo provvedimento, ad esempio nell'espressione del parere da parte della 7 a Commissione, e che stiamo sviluppando anche in vista di futuri provvedimenti. Non è facile individuare il modo, dal punto di vista tecnico, ma il principio che dobbiamo condividere tutti è che, in qualunque modo noi vogliamo coinvolgere e inquadrare il concorso per gli insegnanti, questo deve passare, al di là delle loro competenze teoriche e tecniche generali, dalla verifica sul campo della loro capacità effettiva di saper insegnare ai ragazzi e alle ragazze. (Applausi) . Questo è quello che consegniamo oggi all'Aula, come metodo di lavoro che parte dal decreto-legge oggi in esame, ma che va molto più avanti sui prossimi provvedimenti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà. PARAGONE (Misto) . Signor Presidente, proverò a mettere in fila alcuni fatti, nel tentativo di anestetizzare un vivace dibattito che ha riguardato un aspetto di questo decreto-legge, cioè l'obbligatorietà vaccinale. Parto da un fatto di cui si è discusso poco, anche sui media : nei giorni scorsi a Fano un ragazzo di diciotto anni è stato sottoposto a TSO. Che cos'è un TSO? Di fatto il TSO viene messo in atto quando la persona viene ritenuta pericolosa per sé o per gli altri, in soggetti che manifestano minaccia di suicidio, minaccia o compimento di lesioni a cose o persone, rifiuto di comunicare con il conseguente isolamento, rifiuto di terapia, rifiuto di acqua e di cibo. È un qualcosa di pesante per un ragazzo di diciotto anni, che già, come tanti altri adolescenti e come tanti altri nostri studenti, ha vissuto la difficilissima situazione creata dall'emergenza Covid. Qual è la colpa di questo ragazzo? Non aver indossato una mascherina e avere provocatoriamente posto in discussione qualcosa che il mondo dei grandi gli ha ordinato di fare. È un po' tipico degli adolescenti e dei ragazzi, con un senso di ribellione che sta anche nella fase di vita che stanno vivendo, provare a stimolare un dibattito. E benedetto Iddio che ancora qualcuno ha voglia di stimolare un dibattito! Però questa sua capacità, questa sua verve , questa sua effervescenza culturale lo ha portato a un TSO. Qualcuno mi dirà che le regole valgono per tutti e che c'è l'obbligo di indossare la mascherina. Bene, forse questo ragazzo aveva visto le immagini che avete visto tutti: la festa dei tifosi dell'Inter per lo scudetto, che ha portato 30.000 persone in piazza del Duomo. Io sono contento per i tifosi dell'Inter, che possono festeggiare (se ci fosse stato il senatore La Russa avrebbe cominciato a fare la ola ), ma il problema è che questo ragazzo ha visto che quella norma, che è generale e astratta, è stata violata per un festeggiamento. Allo stesso modo, nel comparto dei matrimoni ci si sta domandando se bisogna vincere uno scudetto per sposarsi e per poter organizzare le feste. Evidentemente, la generalità e l'astrattezza della norma vengono meno a seconda della capacità di riempire una piazza e di incutere timore in chi dovrebbe controllare il rispetto delle regole. Le regole - lo ribadisco - o ci sono o non ci sono. Stiamo vivendo questo corto circuito, questa asimmetria per cui un ragazzo di Fano viene, per una sua effervescenza, obbligato ad un TSO, con tanto di ricovero in un reparto psichiatrico, poi per fortuna i legali sono riusciti a portarlo via, ma pensate al trauma di questo ragazzo. Questo è soltanto un esempio per farvi capire il clima che stiamo vivendo, in cui il dissenso è asimmetrico. La questione si pone anche rispetto al tema che andiamo ad affrontare nello specifico, cioè l'obbligo vaccinale per il personale medico-sanitario. Rischia di diventare un pericoloso precedente, perché se si fissa l'obbligo per il personale medico-sanitario, perché non fissarlo poi per chi opera nel comparto dei trasporti pubblici o per il personale docente? Una volta che si apre un varco, non si sa dove può portare e secondo me può portare a questo. Per tale ragione sono assolutamente contrario all'obbligatorietà vaccinale. A tale proposito vorrei entrare nelle pieghe dello specifico target sottoposto ad obbligatorietà, cioè il personale medico-sanitario, perché magari c'è un pezzo di questo personale che si sta ponendo dei dubbi sulla fase di sperimentazione, perché ricordo che ci troviamo in una fase di sperimentazione e in questa fase si stanno creando degli scollamenti che poi si riversano sull'opinione pubblica. Il vaccino di AstraZeneca viene rifiutato semplicemente perché la stessa AstraZeneca ha creato i presupposti per non far apparire sicuro agli occhi dell'opinione pubblica quel vaccino, perché il rischio prima era segnalato per una categoria di persone, poi per un'altra e poi per un'altra ancora, quindi è stato creato un caos per cui la sicurezza vaccinale è venuta meno e il vaccino stesso ha perso affidabilità agli occhi dell'opinione pubblica. Non va colpevolizzata l'opinione pubblica, ma coloro che all'interno della casa farmaceutica hanno prodotto questa confusione e se lo hanno fanno è perché sono ormai delle superpotenze.