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Una norma di ristoro è un atto dovuto e necessario nel momento in cui lo Stato - attraverso il Governo, prima, e il Parlamento, poi - decide di limitare e di chiudere la libera iniziativa economica sancita dalla Costituzione italiana, seppure in modo temporaneo e modulato. Non è la prima volta, in epoca moderna, che l'Occidente si trova ad affrontare eventi come quello che stiamo vivendo. Ci sono stati grandi eventi pandemici: penso alle pestilenze del 1340 e del 1630, alla Prima guerra mondiale (dal 1914 al 1918), all'epidemia di influenza spagnola nel 1919, alla grande influenza asiatica del 1957. Eppure, è la prima volta che l'Occidente ha scelto e ha deciso di limitare le libertà personali, la mobilità delle persone, la dimensione della socialità - tanto preziosa, per esempio, per i nostri ragazzi e per i nostri anziani - e di limitare soprattutto le libertà economiche, che sono l'elemento di certezza e di sicurezza attraverso cui ciascuno costruisce la propria esistenza. Questa decisione è stata assunta perché oggi viviamo sicuramente in un mondo interdipendente, dove le libertà non sono solo scontate, ma rappresentano il fondamento della vita civile e democratica, e i Governi europei, in modo particolare - ha ragione, collega - hanno scelto di privilegiare la strada di anteporre la vita e la salute all'economia e alla socialità. Tuttavia, a ciascun Governo - anche a quello italiano - tocca singolarmente il compito di pensare non soltanto al rischio sanitario, ma anche alle prospettive economiche che ne derivano, perché la salvaguardia del tessuto economico, delle imprese e del lavoro delle persone sono obiettivi e valori per noi irrinunciabili. (Applausi). Finora non ho mai usato - e non la uso neanche in termini correnti, quando parlo con le persone che conosco - la parola «emergenza», perché nel dizionario della lingua italiana «emergenza» significa un evento improvviso, inaspettato e circoscritto nel tempo. Ora, sfido ciascuno in quest'Aula a definire il Covid, dopo un anno in cui non abbiamo elementi scientifici (Applausi) né elementi sanitari, non conosciamo il tempo di durata né abbiamo certezza dei vaccini, ripeto, sfido chiunque a definire il Covid un'emergenza. Il Covid è un evento con cui ci dobbiamo confrontare, che ci pone di fronte alla necessità di dare risposte a un'emergenza sanitaria, a un tema economico ed è un evento nefasto destinato, purtroppo, a durare nel tempo. Un evento che non si può affrontare con decreti a singhiozzo, come avete fatto voi (Applausi) , ma che richiede, come giustamente ha detto Errani - ma mi stupisco che lo dica lui, che non dovrebbe fare domande ma dare risposte, visto che è maggioranza -, un impegno che dovrebbe implicare da parte della maggioranza la capacità di mettere in piedi una prospettiva, un piano, una capacità di avere una visione che dia risposte al professionista, al commerciante, all'artigiano, all'industriale. Queste persone devono avere fiducia nello Stato per poter avere fiducia nel futuro, e questa fiducia in questo momento non c'è. Provo a tradurlo in termini ancora più semplici. Secondo voi, davvero una cifra che va dal 40 al 60 per cento del fatturato di aprile 2019, insieme alla traslazione delle imposte, che poi dovranno essere pagate nel 2021 (insieme alle imposte del 2020 traslate al 2021, ma anche quelle del 2021), è sufficiente a salvare migliaia di piccole e medie imprese che hanno subito un calo del fatturato che va dal 50 al 70 per cento? (Applausi) . Ma dove vivete? Se oggi molte attività sono ancora aperte, non è grazie alla gentile concessione dei vostri ristori, ma è grazie alla capacità e alla volontà dei risparmiatori di mettere mano alla propria tasca e di mettere i propri soldi nell'impresa, per salvare l'impresa stessa e per salvare il lavoro. (Applausi) . Ma questa cosa, chiaramente, non può durare per sempre, perché, come si dice dalle mie parti, anche gli schei a un certo punto finiscono e bisogna avere delle idee, bisogna avere un progetto, bisogna avere la capacità, soprattutto da parte vostra, che avete la responsabilità di governare, di spiegare quali politiche di sviluppo avete in mente per questo Paese. Anche se, come centrodestra, siamo riusciti ad ottenere qualche risultato, anche grazie alla disponibilità che vi abbiamo dato sullo scostamento del bilancio, denunciamo questa mancanza di visione della maggioranza, di voi che, in questo momento, avete la responsabilità del Governo. Ricordo anche chi, oggi, nel Governo ha preso la parola facendo interventi schizofrenici (e chiedo venia per il termine). È chiaramente incomprensibile come alcune forze politiche abbiano voluto e sostenuto questo Governo per un anno e mezzo e adesso, nel momento più delicato e più critico, emergano queste contraddizioni. Io penso sia molto più serio farlo in modo continuativo oppure farlo e poi trarne le conseguenze. (Applausi) . Alle nostre imprese, infatti, non interessano i teatrini che state facendo sul rimpasto e le discussioni sulla cabina di regia. Le nostre imprese vogliono sapere quali saranno le misure strategiche che consentiranno di contare su un tessuto sociale economico in grado di garantire una possibilità di ripresa. Da questo punto di vista, il recovery fund è sicuramente un tema della maggioranza su cui noi abbiamo dato disponibilità. A questa disponibilità però deve seguire anche una capacità di costruire dei tavoli politici capaci di fissare delle linee guida. Oggi la Confesercenti dava un dato preoccupante. In un comunicato, la Confesercenti citava il rischio che circa 350.000 piccole e medie imprese (attività commerciali, attività professionali, attività artigianali) potrebbero vedere, nei prossimi mesi, la chiusura. Vorrei dire chiaramente ai colleghi della maggioranza che, secondo me, c'è una ricaduta drammatica, non solo in termini occupazionali, ma anche in termini fiscali, perché se non c'è chi produce la fiscalità lo Stato non si regge in piedi. (Applausi) . Se non c'è chi paga le tasse nel Paese, come mandiamo avanti la macchina pubblica? Come paghiamo gli stipendi dei medici? Come paghiamo gli stipendi degli operatori della pubblica sicurezza? Come paghiamo le pubbliche amministrazioni, i Comuni e anche le pensioni (perché ci può essere una ricaduta anche in termini pensionistici)? Se voi siete rassegnati, cari colleghi della maggioranza, al fatto che sia normale rinunciare alle libertà personali, alla socialità e che sia normale limitare la libertà di impresa, noi non siamo rassegnati a questo. Pensiamo che non sia normale e che, quando lo si fa, bisogna assumersi la responsabilità di mettere in campo immediatamente delle risposte, per poter dare un futuro al Paese e, soprattutto, ai nostri giovani. Mi avvio a concludere, signor Presidente. Penso che l'unica soluzione sia mettere in campo un grande progetto di investimento e di rilancio dell'economia. Una visione di futuro di questo Paese che voi, in tutta evidenza, avete dimostrato, in queste settimane e in questi mesi, di non avere;