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Abbiamo rinviato le norme fasulle: lotteria degli scontrini, plastic tax , sugar tax . Il rinvio sarebbe sine die . Siamo di fronte ad un nuovo costo dell'immigrazione selvaggia, peraltro aggravato dal fatto di importare dei positivi, come nel 2017. Spero che intervenga qualcuno e provveda. Ricordo poi i costi della giustizia, che non funziona e cerca di nascondere quanto è successo; speriamo nei testimoni di Palamara. Avremo una nuova stagione di NPL delle banche e avremo un autunno caldo, dice il Ministro dell'interno. Questa è la situazione. Cosa hanno fatto le nazioni a noi vicine e più o meno amiche come la Germania, la Svizzera e anche gli USA? Hanno accreditato sul conto corrente di tutte le famiglie e di tutte le aziende una cifra significativa senza tante formalità e meno burocrazia perché tutti, a costo di compiere qualche errore, possano spendere e rimettere in moto l'economia. I fondi si reperiscono in Europa. È in corso una disputa per spenderli. Siccome saranno tanti e non sappiamo quando arriveranno - forse nel 2021-22 - il Governo è prevedibile che regga, perché deve decidere come spenderli per fare clientela. Ho detto parecchie volte in quest'Aula che secondo me sull'Europa è in corso una grande infatuazione adolescenziale, una suggestione. Mettiamo tutti qualcosa nel MES per poi riprendere qualcosa, forse, ma controllati, perché i prestiti hanno delle condizioni. Oggi un primo Ministro, un Ministro dell'economia e un presidente di una Commissione dell'Europa dicono che aiuteranno l'Italia e domani diranno che però ci sono delle condizioni sul fisco, sulle banche, sul sistema pensionistico e sul debito. Sono dichiarazioni che leggiamo e possono leggere tutti. Allora non ci capiamo. Il quantitative easing potrebbe diventare per acquisti pro quota se la sentenza dell'Alta Corte tedesca uscisse nei prossimi mesi e questa sarebbe una cosa gravissima e pericolosa. Tutto si trasforma in debito pubblico per i nostri pronipoti, per chi ci sarà. È veramente ora di studiare, in quest'Aula. Viceministro Misiani, lei è attento a questi aspetti e gliel'ho già detto una volta: bisogna istituire un fondo per gli italiani. Non è una proposta fasulla, ce l'avete nei cassetti, è stata presentata da personalità trasversali: conferire gli immobili, sottoscrivere le quote da parte dei privati e delle istituzioni italiane. In quel modo dimostreremmo veramente che il debito può calare: calerà il debito, calerà lo spread e facciamo da soli. Altrimenti ci avviamo pericolosamente verso il giubileo del debito, già evocato in quest'Assemblea e fuori da alcuni personaggi molto più famosi di me, i quali avvertono che verrà un momento in cui - stile Grecia, ma peggio - dopo aver prelevato il 27 per cento sui conti correnti, come è successo a Cipro e come prevedono le norme europee, il debito italiano sarà classificato con un giudizio negativo; il passaggio successivo sarà: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto. Mi dispiacerebbe, perché sarebbe la fine di questa forma di civiltà e anche della democrazia. Ciò detto, siccome vedo e sento che c'è scontento, le persone che conosco mi chiedono (abbia pazienza, vice ministro Misiani): quand'è che li buttate giù? Non abbiamo i numeri, non riusciamo, fino alle prossime elezioni, con tutti i rischi che possono correre i partiti, compreso Forza Italia. Ho incontrato uno stilista dilettante, che è un caro amico, e gli ho chiesto se per favore mi disegnava un abito molto vistoso da portare in Aula (magari lo do anche a qualche amico), affinché, nel momento in cui arriveranno i forconi - o come si chiameranno - mi possano identificare e mi possano salvare, perché ci tengo alla mia vita. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fusco. Ne ha facoltà. FUSCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, membri del Governo (membro del Governo), siamo qui a fare una discussione su un decreto-legge che questo ramo del Parlamento non ha neanche avuto il tempo di vedere. Il Senato della Repubblica, luogo simbolo della sovranità popolare, è costretto a una discussione lampo in vista di un voto di fiducia, l'ennesimo, su un provvedimento che si occupa di tutto, che contiene oltre 250 articoli. I rappresentanti dei cittadini sono costretti ad assistere all'ennesimo sopruso da parte di un Governo e di un Presidente del Consiglio che aveva promesso, a reti unificate, nei suoi vari discorsi, di voler parlamentarizzare tutto. A reti unificate e tramite le varie dirette Facebook accusava l'opposizione di non voler collaborare, dicendo che lui invece era aperto ad ascoltare le proposte. Invece le proposte che facciamo in Parlamento vengono bocciate, per poi magari rientrare come emendamenti del Governo o nei vari piani che le migliaia di task force nominate durante la quarantena hanno proposto. Questa volta neanche hanno visionato le proposte. Si tratta di un provvedimento che costa oltre 80 miliardi di euro, arrivato in seconda lettura a una settimana dalla sua scadenza: nessun approfondimento in Commissione, né un dibattito. Curioso che tale atteggiamento venga, da una parte, e da un partito che per un anno e mezzo si è stracciato le vesti in nome del galateo istituzionale e, dall'altra parte, dal partito che, quando era all'opposizione, strillava in Parlamento accusando di dittatura il Governo a ogni fiducia posta. Siamo ad oltre venti fiducie in dieci mesi di Governo: record dei record. Complimenti vivissimi. Riguardo alla tematica della difesa, ribadisco quanto abbiamo provato ad esprimere come Gruppo nei pochi secondi dedicati all'analisi del provvedimento in Commissione. Nel decreto-legge sono presenti alcuni articoli che hanno un più diretto interesse per le Forze armate e, in generale, per il settore della difesa; tra questi devono sicuramente essere citati quelli che riguardano il personale e la sanità militare e quelli attinenti ai mezzi e al patrimonio. Ve lo abbiamo detto e ve lo ripetiamo: i fondi sono insufficienti, come abbiamo ricordato a più riprese. Le Forze armate hanno svolto, sin dall'inizio dell'emergenza, un ruolo fondamentale per la gestione dello stato di crisi, oltre all'impegno prodotto su tutto il fronte sanitario. Ricordiamo l'enorme contributo di medici e infermieri militari che sono stati mandati in aiuto del personale sanitario in servizio nelle zone più colpite dall'epidemia. Ricordiamo i militari che si sono adoperati per l'allestimento di diversi ospedali da campo sul territorio nazionale, che sono rimasti fondamentali nel supporto per la crisi sanitaria in corso. Non dimentichiamo, inoltre, l'enorme ruolo che i nostri militari hanno avuto anche nella gestione e nel controllo del territorio, contribuendo al contenimento dell'epidemia. Ricordiamolo, quando qualche politicante di una specifica parte politica, in futuro, nel momento in cui questa epidemia sarà definitivamente sconfitta e dimenticata, si rivolgerà ai nostri militari insultandoli e non capendo a cosa servono realmente. Ricordiamoci di questi giorni, in cui tutti volevano i militari per strada.