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Disposizioni in materia di regolarizzazione delle opere edilizie. Onorevoli Senatori. -- Con l'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, è stata consentita la regolarizzazione delle opere edilizie esistenti non conformi alla disciplina vigente, mediante il rilascio in sanatoria del necessario titolo abilitativo. Il comma 25 del medesimo articolo ammette a condono le opere abusive ultimate entro il 31 marzo 2003 per le quali gli interessati, così come prescritto dal successivo comma 32, hanno provveduto a presentare la specifica domanda di definizione dell'illecito edilizio, tra l'11 novembre 2004 ed il 10 dicembre 2004, risultando comminata la decadenza in caso di inosservanza del predetto termine. Infine il successivo comma 33, ribadendo quanto statuito dal precedente comma 32, ha demandato alle regioni il compito di emanare, entro sessanta giorni, norme per la definizione del procedimento amministrativo relativo al rilascio del titolo in sanatoria. Tuttavia proprio gli interventi normativi promossi dalle regioni non sempre hanno agevolato la corretta applicazione della normativa in esame, risolvendosi talvolta in un immotivato restringimento delle possibilità di accesso al beneficio del condono e, talaltra, addirittura in un fattore preclusivo altrettanto ingiustificato. Da ciò è derivata un'applicazione dell'istituto del condono non sempre uniforme, con il configurarsi di situazioni oggettive di disparità di trattamento tra i cittadini della Repubblica, assolutamente incompatibili con il principio di uguaglianza enunciato dall'articolo 3 della Costituzione. Emblematica, in tal senso, la vicenda normativa che ha interessato la regione Campania. Con deliberazione della Giunta regionale n. 2827 del 30 settembre 2003 (integrazione alle linee guida per la Pianificazione Territoriale in Campania, di cui alla deliberazione n. 4459 del 30.09.2002, in materia di sanatoria degli abusi edilizi) veniva introdotto, mediante specifica prescrizione intitolata «divieto di sanatoria», una preclusione assoluta al condono edilizio disciplinato dal decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, essendosi stabilito che nel territorio di quella regione «non è ammessa la sanatoria delle opere edilizie realizzate in assenza del necessari titoli abilitativi, ovvero in difformità o con variazioni essenziali rispetto a questi ultimi, e che siano in contrasto con gli strumenti urbanistici generali vigenti». Avverso siffatta previsione il Presidente del Consiglio dei ministri sollevava conflitto di attribuzioni accolto dalla Corte costituzionale che, con sentenza n. 199 del 28 giugno 2004, ritenendo lese le attribuzioni costituzionali dello Stato, annullava l'atto deliberativo in precedenza richiamato, statuendo che «non spetta alla regione Campania, e per essa alla Giunta regionale, adottare un atto con il quale si nega efficacia, all'interno del proprio territorio, ad un atto legislativo dello Stato». Dopo la pronuncia della Corte costituzionale veniva promulgata la legge regionale 18 novembre 2004, n. 10, contenente disposizioni anch'esse finalizzate a restringere oltremodo l'ambito di applicazione della disciplina condonistica, comprimendo in termini pressoché assoluti la portata del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, reso, di fatto, nuovamente inoperante. Anche rispetto a siffatta previsione legislativa insorgeva la Presidenza del Consiglio del ministri; la Corte costituzionale, investita della questione, con sentenza n. 49 del 10 febbraio 2006, dichiarava l’illegittimità costituzionale della legge della regione Campania n. 10 del 2004, ribadendo che ove le regioni non esercitino la loro potestà legislativa entro il termine prescritto -- così come concretamente accaduto per la legge regionale campana -- «non potrà che trovare applicazione la disciplina dell'articolo 32 e dell'Allegato 1 del decreto-legge n. 269 del 2003». Ed è proprio questo principio ad essere stato disatteso; ai cittadini campani, già disorientati dall'enunciato della delibera di Giunta n. 2827 del 2003 che illegittimamente dichiarava il condono inapplicabile in Campania, è stata di fatto preclusa la possibilità di utilizzare lo speciale istituto di sanatoria contemplato dal citato decreto-legge n. 269 del 2003, in quanto in costanza dei termine perentorio (11 novembre-10 dicembre 2004) fissato per inoltrare la richiesta di condono edilizio, entrava in vigore una normativa regionale (legge della regione Campania n. 10 del 2004) fortemente restrittiva che, in sostanza, impediva alla quasi totalità degli abusi realizzati entro il 31 marzo 2003 di poter essere regolarizzati. Quando poi la legge regionale è stata dichiarata illegittima, con la suddetta sentenza della Corte costituzionale n. 49 del 2006, il termine per la presentazione delle richieste di condono edilizio era spirato da oltre un anno. Peraltro va ricordato che la medesima sentenza della Corte costituzionale n. 49 del 2006 ha esaminato anche leggi approvate in materia da altre regioni (Lombardia, Veneto, Toscana, Umbria, Marche ed Emilia-Romagna), e per due di queste (Marche ed Emilia-Romagna) vi è stata parziale pronuncia di illegittimità, sicché anche in tali casi (ed in particolare per l'Emilia-Romagna, la cui legge è stata censurata nella parte in cui non riteneva necessaria la sanatoria per gli abusi commessi prima del 1977), si pone l'esigenza -- sia pure per casi molto più limitati rispetto a quanto verificatosi in Campania -- di ripristinare la parità di trattamento per situazioni identiche. Occorre, in pratica, attraverso una riapertura dei termini per la presentazione della domanda di regolarizzazione degli abusi edilizi commessi entro il 31 marzo 2003, consentire a quanti siffatta domanda non hanno potuto avanzare alla scadenza prevista dall'articolo 32 del citato decreto-legge n. 269 del 2003 (ossia entro il 10 dicembre 2004) a causa di interventi normativi regionali poi dichiarati incostituzionali, di poterla inoltrare con l'osservanza delle stesse modalità contemplate dal medesimo articolo 32. Il disegno di legge mira dunque a garantire a tutti i cittadini della Repubblica un eguale trattamento evitando discriminazioni al danni di taluni di essi che, per vicende indipendenti dalla loro volontà -- quali il non corretto esercizio della potestà legislativa regionale -- hanno visto limitata, ed in taluni casi addirittura preclusa, la possibilità di beneficiare dello speciale regime condonistico. Inoltre relativamente alla possibilità di assentire in sanatoria opere abusive realizzate su aree sottoposte a vincoli ambientali o paesaggistici, autorevoli orientamenti giurisprudenziali hanno prospettato soluzioni ermeneutiche tra loro antinomiche;