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Anche in questo caso ci rendiamo conto del perché siano stati sollevati problemi ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione ma è un tema talmente importante che credo debba essere rivisto reperendo anche i fondi, così come noi abbiamo indicato. Nessuno di questi emendamenti, neanche quelli che cercavano di migliorare il testo, è stato preso in considerazione. Noi abbiamo anche chiesto che vengano incrementati i fondi a favore della Polizia, in maniera tale che si possa avere un numero superiore di soggetti appartenenti alle Forze dell'ordine che possano assicurare quella prevenzione che è stata concretamente richiesta da tutti i soggetti auditi. Abbiamo presentato un emendamento anche in questo senso, ma nessuno degli emendamenti, come dicevo, è stato preso in considerazione. Com'è stato più volte fatto notare dai soggetti auditi, una volta eliminata, la proporzione essa fatalmente riemergerà nell'applicazione giurisprudenziale, attraverso l'altro requisito fondamentale della scriminante costituito dalla necessità difensiva. Dobbiamo sottolineare che ancora una volta il legislatore si è dimostrato totalmente sordo alle critiche che sono state mosse non da noi, Gruppo Partito Democratico, ma da tutti i soggetti auditi che hanno l'autorevolezza necessaria per dare i giusti consigli. Evidentemente era una decisione che era stata assunta altrove e questa maggioranza si farà carico di tali scelte. PRESIDENTE . Il relatore di minoranza, senatore Grasso, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Grasso. GRASSO, relatore di minoranza . Signor Presidente, il 25 settembre 2018 si è concluso il ciclo di audizioni nell'ambito dei disegni di legge in esame. Devo dire che le audizioni sono state ricche di spunti, al punto da far emergere con chiarezza la necessità di un'ulteriore riflessione e di più tempo per vagliare il contenuto delle proposte della maggioranza. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 11,34) ( Segue GRASSO, relatore di minoranza ). Da parte dei senatori di minoranza si è levata una voce univoca: su temi delicati come la legittima difesa è opportuno un dibattito più ampio di quello consentito in sede redigente. Per questo abbiamo richiesto che l'esame proseguisse in sede referente. Dai dati trasmessi dal Ministero della giustizia ed elaborati dal Servizio studi del Senato, si evince che i procedimenti definiti in dibattimento nei tribunali italiani in quattro anni (dal 2013 al 2016), sono stati dieci per la legittima difesa e cinque per l'eccesso colposo di legittima difesa. Una simile riforma, dunque, non appare giustificata, né dall'urgenza, né dai numeri, né dall'esito dei processi. Dall'esame delle sentenze e dei provvedimenti di archiviazione è emerso, infatti, che tutti i processi per eccesso colposo di legittima difesa, anche quello che è stato prospettato dal relatore, si sono conclusi con archiviazioni o con non punibilità, tranne uno - abbiamo verificato - e in quel caso il processo ha accertato che lo sparo che ha ucciso il ladro è avvenuto fuori dal domicilio, durante la fuga, e pertanto era venuta meno l'attualità del pericolo; circostanza che nemmeno questo disegno di legge riesce a coprire. Ebbene, sottolineare che nella realtà e non nel mondo della propaganda e della paura che avete costruito il giorno dopo giorno, negli ultimi anni le leggi attuali vanno benissimo. Fortunatamente parliamo di pochi casi e tutti trattati con la massima attenzione dai magistrati. Da un punto di vista mediatico, la rappresentazione della difesa come un diritto, e il fatto che non vi sia alcuna conseguenza sotto il profilo giudiziario, appare ingannevole. Dobbiamo rifiutare qualsiasi tipo di strumentalizzazione. È inammissibile una sorta di prearchiviazione senza alcuna valutazione del pubblico ministero. Sotto il profilo processuale, la reazione a un'aggressione, anche se ingiusta, necessita di opportuni accertamenti peritali e quindi anche di avvisi per garantire la possibilità di difendersi nel processo. L'azione penale, in presenza di ipotesi delittuose, è infatti obbligatoria, come ben si sa, perché in presenza di un omicidio o di lesioni in conseguenza di un'aggressione occorre sempre un'istruttoria per ricostruire la realtà storica dell'accaduto. Solo questo procedimento garantisce che una norma generale e astratta posso trovare poi applicazione nella fattispecie concreta, sempre diversa, sempre subordinata a circostanze che spetta solo e solamente al pubblico ministero prima, e al giudice poi, valutare per ricondurre tutta la vicenda nella cornice della legalità e dello Stato di diritto. Per tali ragioni, appare fortemente controproducente in termini sistemici, ancor più che semplicemente errato, eliminare in modo assoluto la discrezionalità del giudice. Sul piano ideale la riforma viene giustificata mediante argomentazioni suggestive, ma fatalmente in contrasto con il dettato costituzionale e con i princìpi sovranazionali. Da un lato, la legittimità della difesa deriverebbe da un preteso diritto soggettivo a un'autotutela difensiva, insomma una forma di istinto di conservazione senza limiti; dall'altro lato, si suggerisce l'idea della legittima e incondizionata soccombenza di chi, essendosi messo nella parte del torto, è giusto che subisca la riaffermazione dell'ordine del diritto secondo un meccanismo dall'evidente sapore punitivo e moralistico: ti sei messo tu dalla parte del torto e devi subire le conseguenze di reazioni che possono portare anche alla tua morte. Sennonché l'idea di un diritto soggettivo sganciato dalla necessità difensiva urta irrimediabilmente contro il principio del necessario bilanciamento tra i diritti, secondo il quale nessun diritto può sfuggire al bilanciamento con il diritto alla vita e all'incolumità personale, riconosciuto come fondamentale dal nostro ordinamento e anche da altre convenzioni internazionali. Così come qualsiasi sanzione punitiva non può non tenere conto del fondamentale principio, affermato non solo dalla nostra Costituzione ma anche da atti internazionali, della necessaria proporzionalità della risposta sanzionatoria e punitiva di qualsiasi illecito. Mi pare il caso di citare in proposito l'articolo 2, comma 2, della Convenzione dei diritti dell'uomo che ammette la liceità dell'uccisione di una persona da parte del soggetto aggredito soltanto ove tale comportamento risulti «assolutamente necessario» per respingere una violenza illegittima in atto contro una persona e non una mera aggressione al patrimonio. Fatte queste premesse in via generale, l'articolo 1 reca modifiche all'articolo 52 del codice penale in materia di legittima difesa. Le attuali prospettive di riforma della legittima difesa nascono dal temperamento tra due opposte esigenze: da un lato, la retorica nordamericana secondo la quale ciascun cittadino è nella propria casa libero di far fuoco contro chiunque vi faccia ingresso senza invito (checché se ne dica, è una specie di far west , una vera e propria licenza di uccidere, incompatibile con lo Stato di diritto);