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Disposizioni in materia di accorpamento e riordino delle autorità amministrative indipendenti. Onorevoli Senatori. -- Il combinato disposto tra la sostanziale revisione della forma di governo e il rafforzamento della posizione istituzionale dell'esecutivo, conseguente al nuovo assetto della legge elettorale, rimette al centro e rende sempre più urgente il tema della ridefinizione degli equilibri e dei contrappesi necessari a ridisegnare i confini tra il potere dell'esecutivo all'interno del sistema complessivo. In sede di revisione della Carta costituzionale, i tentativi di introdurre una norma «quadro» per fissare all'interno della Carta fondamentale i princìpi fondanti di questo nuovo equilibrio, accentuando e rafforzando il collegamento delle Authorities con il Parlamento, permettendo di individuare per legge le attività amministrative di garanzia o di vigilanza che vengono da loro svolte e ridefinendo così pure il metodo di nomina dei componenti delle stesse, sono risultati vani. Proprio per questo, si rende oggi quanto mai necessaria una profonda revisione, nonché una convinta razionalizzazione, del sistema delle autorità indipendenti. Le Authorities si sono sviluppate e si sono moltiplicate negli ultimi decenni in assenza di un disegno organico, in seguito a spinte eteronome e a difficoltà congiunturali. Esse trovano giustificazione nell'esigenza di garantire che alcune delicate funzioni di garanzia e di regolazione, in settori particolarmente sensibili, vengano esercitate in maniera indipendente. L'attuale quadro normativo, stratificatosi nel corso degli anni, risulta disomogeneo, disfunzionale rispetto agli obiettivi istituzionali ed eccessivamente oneroso per gli attuali margini della finanza pubblica. La moltiplicazione di singole autorità, con relative leggi istitutive, regolamenti, con eterogenee discipline di selezione e nomina, autonomia organizzativa e finanziaria hanno creato una situazione di estrema incoerenza e di frequente sovrapposizione di competenze e funzioni. Il presente disegno di legge, che si compone di sei articoli, prende le mosse proprio da queste premesse e propone il riordino e l'accorpamento di funzioni esercitate da alcune attuali autorità indipendenti (Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico -- AEEGSI, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni -- AGCOM, Autorità garante della concorrenza e del mercato, Autorità di regolazione dei trasporti e il Garante per la protezione dei dati personali) con l'obiettivo di tendere al modello del « super-regulator » già presente in altri Paesi europei, come Spagna e Olanda. L'articolo 1 istituisce la nuova Autorità di regolazione e concorrenza, per la protezione dei consumatori e dei dati personali e ne elegge sede unica a Roma. Alla nuova Autorità vengono attribuite tutte le competenze dell'AEEGSI, AGCOM, Authority dei trasporti e Garante per la privacy , inoltre, e limitatamente ai settori di propria competenza, alla nuova Autorità sono trasferite anche le prerogative dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM). Questo metodo di regolamentazione che nel mondo anglosassone viene definito, attraverso una felice metafora, « one-stop shop », prevede che nei settori regolamentati (telecomunicazioni, energia, servizi postali, trasporti) un'unica Autorità eserciti sia le competenze regolatorie, sia quelle antitrust , sia quelle concernenti il settore della protezione dei dati personali, i cui profili di maggiore delicatezza e rilevanza si pongono frequentemente nell'ambito della comunicazione elettronica e di internet . L'articolo 2 disciplina la composizione della nuova « super-authority », fissando a sei commissari più il presidente, per un totale di sette membri, la struttura del collegio. In proposito si ricorda che, allo stato attuale, i commissari che compongono le Autorità interessate dalla presente riforma sono diciannove, e che la presente riforma prevede una riduzione di dodici posizioni, con relativo importante contenimento dei costi. I sei commissari sono eletti dalle Camere (quattro dalla Camera dei deputati e due dal Senato) e successivamente nominati con decreto del Presidente della Repubblica. Il presidente, invece, viene nominato con il medesimo atto da parte del Capo dello Stato, previa proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sottoposta al parere delle Commissioni parlamentari competenti, le quali possono anche richiedere di ascoltare in audizione il presidente designato. Il collegio dura in carica sette anni e non può essere riconfermato. Al fine di garantire un maggiore ricambio dei commissari, e un disallineamento rispetto alla maggioranza politica in carica, viene previsto che, in sede di prima applicazione, tre commissari dureranno in carica soltanto cinque anni. I requisiti di nomina sono semplificati, ma resi più incisivi, riconducendoli a pochi concetti essenziali: notoria professionalità e competenza e garanzie di indipendenza. A differenza di quanto avviene oggi (es. per l'AGCM), si ritiene opportuno non vincolare la scelta a categorie predeterminate dalla legge (magistrati e professori ordinari). Si rende possibile l'accesso alle cariche apicali dell'Autorità (presidente, commissario, segretario generale) anche a magistrati ed avvocati dello Stato, pur prevedendo quale requisito dirimente la dimissione dalle rispettive carriere. L'articolo disciplina, inoltre, ulteriori casi di incompatibilità e le ipotesi di revoca del mandato, nonché le norme di dettaglio riguardo le indennità spettanti ai componenti del collegio. L'articolo 3 disciplina l'organizzazione interna dell' Authority , riaffermandone l'autonomia organizzativa, contabile ed amministrativa, i limiti alle attività collaterali dei commissari in carica, nonché il meccanismo di revolving door previsto per i due anni successivi al termine del mandato dei componenti. L'articolo, inoltre, disciplina le modalità di trasferimento e riordino delle competenze, di razionalizzazione delle strutture e del personale e di soluzione delle controversie. Infine, il presente articolo, riprendendo i princìpi già contemplati dalla legislazione vigente, e segnatamente dalla legge n. 481 del 1995, enuncia alcune fondamentali garanzie procedurali, essenzialmente finalizzate a rafforzare la legittimazione democratica degli atti dell'Autorità, in particolare di quelli aventi natura regolamentare, nonché a rafforzare le prerogative di difesa e del giusto processo (in particolare, nei procedimenti aventi natura sanzionatoria o paragiurisdizionali). In tale prospettiva, con riferimento all'insieme degli atti dell'Autorità, si sottolinea che quest'ultima deve attenersi a princìpi di massima trasparenza e partecipazione nel dialogo amministrativo. Con particolare riferimento, poi, all'attività di vigilanza e, comunque, ai procedimenti che possono concludersi con misure sfavorevoli o afflittive per l'interessato (tenuto conto altresì dell'evoluzione della giurisprudenza della Corte europea dei dritti dell'uomo in materia di provvedimenti sanzionatori antitrust o di altre autorità di vigilanza) si precisa che l'Autorità dovrà conformarsi al principio del giusto processo, assicurando il contraddittorio orizzontale nonché il pieno rispetto delle prerogative della difesa e della parità delle armi, anche ai fini della formazione della prova.