[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di ammissibilità, ai sensi dell'art. 2, primo comma, della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, della richiesta di referendum popolare per l'abrogazione della legge 30 aprile 1962, n. 283, recante “modifica degli artt. 242, 243, 247, 250 e 262 del T.U. delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265: Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”, limitatamente alla seguente parte: Articolo 5, lettera h), limitatamente alle parole: “usati in agricoltura per la protezione delle piante e a difesa delle sostanze alimentari immagazzinate”, e alle parole: “Il Ministro per la sanità con propria ordinanza, stabilisce per ciascun prodotto, autorizzato all'impiego per tali scopi, i limiti di tolleranza e l'intervallo minimo che deve intercorrere tra l'ultimo trattamento e la raccolta e, per le sostanze alimentari immagazzinate, tra l'ultimo trattamento e l'immissione al consumo”, giudizio iscritto al n. 137 del registro referendum. Vista l'ordinanza del 9 dicembre 2002 con la quale l'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione, ha dichiarato conforme a legge la richiesta; udito nella camera di consiglio del 14 gennaio 2003 il Giudice relatore Ugo De Siervo; udito l'avv. Carlo Rienzi per i presentatori Boscaino Paola, Lion Marco, Pagliai Adriana Lorenza, Musacchio Roberto, Scotton Natalina, Giuliani Livio.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - L'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione, in applicazione della legge 25 maggio 1970, n.352, e successive modificazioni, ha esaminato la richiesta di referendum popolare presentata il 9 agosto 2002 da Boscaino Paola, Lion Marco, Pagliai Adriana Lorenza, Musacchio Roberto, Scotton Natalina, Giuliani Livio, sul seguente quesito: “Volete che sia abrogata la legge 30 aprile 1962, n. 283, recante “modifica degli artt. 242, 243, 247, 250 e 262 del T.U. delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265: Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”, limitatamente alla seguente parte: Articolo 5, lettera h), limitatamente alle parole: “usati in agricoltura per la protezione delle piante e a difesa delle sostanze alimentari immagazzinate,” e alle parole “Il Ministro per la sanità con propria ordinanza, stabilisce per ciascun prodotto, autorizzato all'impiego per tali scopi, i limiti di tolleranza e l'intervallo minimo che deve intercorrere tra l'ultimo trattamento e la raccolta e, per le sostanze alimentari immagazzinate, tra l'ultimo trattamento e l'immissione al consumo”? 2. - Con ordinanza 9 dicembre 2002, l'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione ha dato atto che la suddetta richiesta di referendum popolare abrogativo aveva riportato sottoscrizioni regolari nel numero richiesto dalla legge, ma - in base all'art. 32 della legge 25 maggio 1970, n. 352 - ha determinato la denominazione del referendum nei termini seguenti: ”Sicurezza alimentare: divieto generalizzato di residui di prodotti tossici negli alimenti”; con la medesima ordinanza, l'Ufficio centrale ha dichiarato che la richiesta di referendum è conforme alle disposizioni di legge. 3. - L'Ufficio, ha ritenuto di non poter accogliere alcune osservazioni formulate dai promotori riguardanti la denominazione del referendum. 3.1 - In primo luogo, il titolo della proposta deve essere formulato in modo da prospettare il “divieto di residui di prodotti tossici” e non già il “divieto di residui tossici negli alimenti”, come da essi proposto. Difatti, osserva l'Ufficio centrale, la proposta referendaria, lasciando inalterata l'attuale formulazione dell'art. 5, lett. h), si riferisce appunto ai “residui di prodotti tossici per l'uomo”. Diversamente, la denominazione non sarebbe più conforme alla proposta referendaria. 3.2 - In secondo luogo, l'Ufficio centrale ha ritenuto di non poter accogliere la proposta dei promotori di abolire il riferimento previsto nel titolo alla generalizzazione del divieto di uso di prodotti tossici. Sostiene, infatti, l'ufficio della Suprema Corte di cassazione che nel fissare la denominazione referendaria occorre fare riferimento alle modifiche che si vogliono apportare alla norma, quale risulta nella sua attuale formulazione, a prescindere dalla sua concreta applicazione. 4. - Ricevuta comunicazione dell'ordinanza, il Presidente di questa Corte ha convocato la stessa in camera di consiglio per il giorno 14 gennaio 2003 per le conseguenti deliberazioni, dandone regolare comunicazione. 5. - In data 10 gennaio 2003, per il Comitato promotore è stata presentata una memoria integrativa riferita, tra gli altri, al referendum abrogativo qui in esame. La memoria, dopo aver richiamato la giurisprudenza della Corte costituzionale a sostegno della ammissibilità in genere dei referendum ed il valore, sottolineato particolarmente dalla dottrina, dei precedenti giurisprudenziali in questa materia, si sofferma in particolare sul referendum in tema di “sicurezza alimentare”, affermando che non osta alla ammissibilità la circostanza che la normativa risultante da un esito favorevole potrebbe costituire un obbligo impossibile da osservare; al contrario, il Comitato promotore ritiene che l'eventuale divieto di impiego di sostanze tossiche sia nella coltura e nella conservazione di alimenti potrebbe agevolmente essere rispettato; in questi casi, infatti, l'abrogazione auspicata comporterebbe che, “laddove tracce di sostanze inquinanti siano presenti negli alimenti ed esse risultino al di sotto dei limiti di tollerabilità (…) esse debbono essere dichiarate per quello che sono - sostanze inquinanti - e con l'avviso che la sostanza è nociva”. In tal modo, inoltre, attraverso l'intervento referendario si darebbe attuazione alla normativa comunitaria di settore. La memoria presentata conclude insistendo per la ammissibilità dei referendum da essa illustrati richiamando, altresì, a sostegno la recente giurisprudenza della Corte sulla chiarezza ed omogeneità dei quesiti nonché quella sulla univocità degli stessi. 6. - Nella camera di consiglio del 14 gennaio 2003 è stato udito, in qualità di difensore del Comitato promotore, l'avvocato Carlo Rienzi, il quale ha insistito per la dichiarazione di ammissibilità.1. - Questa Corte è chiamata ad accertare - ai sensi dell'art. 75, secondo comma della Costituzione, dell'art. 2 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1 e dell'art. 33, quarto comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352 - se è ammissibile la richiesta di referendum popolare abrogativo della legge 30 aprile 1962, n. 283 (“Modifica degli artt. 242, 243, 247, 250 e 262 del T.U. delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265: