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In quei giorni abbiamo avuto subito una consapevolezza politica, che poi ci ha mosso e guidato in questi mesi, cioè che la crisi non avrebbe colpito tutti alla stessa maniera e che c'erano settori e categorie che, già troppo vulnerabili, rischiavano di essere cancellati. Vi era la consapevolezza del rischio di perdere intere generazioni di professionisti nelle arti performative e creative: artisti, autori, tecnici e produttori indipendenti. Li cito insieme perché anche questo è un punto politico: è un unico mondo, un'unica filiera che vince o perde insieme e che va riconosciuta nella sua interezza; un mondo dinamico, sempre in cambiamento, dove nascono nuove professioni e nuovi ruoli sotto la spinta della rivoluzione tecnologica e digitale e delle trasformazioni multimediali che ne ampliano continuamente il perimetro. È ora che tutti questi lavori - nessuno escluso - vengano riconosciuti e che tutti abbiano diritti, tutele e dignità. Fare cultura, fare spettacolo, fare arte è un lavoro e come tale va riconosciuto, rispettato, retribuito e protetto. (Applausi) . Questo oggi, finalmente, conquistiamo. Le professioni della cultura e delle arti sono uno straordinario moltiplicatore economico e sociale; creano ricchezza, coscienza civile, coesione e identità condivisa; sono un pezzo decisivo della nostra economia e del nostro prodotto interno lordo, della nostra proiezione internazionale; sono il fulcro di quel sentimento che lega il nostro Paese a tutti i Paesi del mondo, di quella suggestione dell'Italia nel mondo che rende il nostro Paese amato e desiderato ovunque; sono un formidabile vettore per il nostro made in Italy e per la nostra capacità competitiva. Ecco perché questa legge riguarda non solo alcune categorie, ma l'intero Paese. C'è in questa legge un'idea di modello di sviluppo, di democrazia e di futuro. Questa legge è uno spartiacque e può segnare un nuovo inizio, perché chi fa questo mestiere spesso non ha potuto farlo a testa alta. In Italia è difficilissimo fare un lavoro creativo e si è spesso soli e invisibili. La pandemia ha colpito più duro questo settore anche per questo, perché è un settore dove la frammentazione è più forte che altrove, dove ingiustizie e disparità sono più forti che altrove. È un settore condizionato da asfissianti posizioni dominanti, in cui è complicato emergere per il proprio talento. Per questo abbiamo detto con forza, a inizio pandemia, che non sarebbero bastati i sostegni economici, ma che servivano nuove norme e riforme strutturali di cambiamento. Abbiamo fatto di tutto perché, dentro le tante emergenze della pandemia, si parlasse dell'emergenza dei lavoratori della cultura, per evitare che queste voci si perdessero o si silenziassero, per metterle al centro del dibattito politico e del dibattito pubblico. Abbiamo chiesto che queste voci fossero ascoltate in Parlamento. Abbiamo svolto intere sessioni di audizioni e ascoltato in particolare le istanze delle nuove realtà associative nate durante la pandemia, nel tempo più difficile. Ed è con loro che abbiamo preparato le proposte di legge per il riconoscimento degli spazi, dei live club e delle imprese culturali. Abbiamo dato a questi temi una rilevanza politica e parlamentare, in modo che nessuno potesse più ignorarli e per evitare che, finita la pandemia, si tornasse al mondo che c'era prima. La legge che oggi votiamo nasce da questo ascolto e dal lavoro comune che la politica ha fatto insieme alle rappresentanze del mondo delle arti e dello spettacolo. Siamo stati insieme nelle Aule parlamentari e nelle piazze, in decine di manifestazioni. Abbiamo fatto battaglia politica. Questa legge è il frutto di una fortissima battaglia politica. In preparazione di questa legge, qui in Senato, su proposta del Partito Democratico, abbiamo approvato una mozione per uno statuto dei lavori del settore creativo, dello spettacolo, delle arti performative e poi, con il collega Orfini, abbiamo presentato una proposta di legge, nel dicembre del 2020, frutto di questo lavoro collettivo. Il cuore di quella proposta è l'introduzione nel nostro ordinamento di un'indennità di discontinuità per tutte le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo e delle arti performative e creative, siano essi autori, artisti, tecnici. Il cuore di quella proposta è oggi il cuore del provvedimento che stiamo per votare, con quello stesso nome e filosofia: "indennità di discontinuità". (Applausi) . La Repubblica italiana riconosce finalmente, con questo provvedimento, la natura strutturalmente discontinua di questi lavori. Viene riconosciuto il tempo di preparazione, il tempo di studio e di formazione, che è connaturato all'apertura del sipario, alla performance vera e propria, che è tutt'uno con il lavoro delle arti. Quella di oggi è una giornata storica ed è un orgoglio essere qui, non è un risultato per niente scontato. Oggi si apre e comincia una fase nuova per la legislazione italiana in questo settore e intorno a questo strumento - l'indennità di discontinuità - potremo davvero costruire un welfare universale, solido, per i lavoratori dell'intera filiera, con il riconoscimento giuridico, politico, previdenziale del lavoro che viene svolto. Adesso colleghi - lo sappiamo - il prossimo obiettivo immediato è fare in modo che questo strumento così innovativo sia adeguatamente finanziato. Ancora non basta assolutamente quello che c'è, servono molte più risorse di quelle attualmente stanziate e servono sin dalla prossima legge di bilancio. Presidente, voglio ringraziare tutti i colleghi che hanno permesso questo risultato, voglio ringraziare i relatori, voglio ringraziare in particolare i Ministri, il ministro Andrea Orlando e il ministro Dario Franceschini, che ha seguito oggi tutti i nostri lavori e che ha sempre sostenuto questo provvedimento. Presidente, per chi fa politica, per chi crede nell'impegno politico, oggi è una giornata importante. Questo risultato appartiene a tutti quelli che hanno creduto in questa battaglia, appartiene a chi, tra mille difficoltà, fa questo lavoro e da oggi potrà farlo a testa alta, con l'autonomia che è fondamentale per il lavoro creativo, senza doversi piegare a ricatti; questo provvedimento appartiene a chi è mosso dalla passione enorme di voler lavorare in questo settore, la passione più grande che vale un'intera esistenza e vederla frustrata o mortificata significa rinunciare al proprio progetto di vita, a tutto quello che si ha nel proprio animo. Noi questa battaglia l'abbiamo fatta per fare in modo che nessuno dovesse rinunciare al proprio progetto di vita. "Nessuno dovrà rinunciare" abbiamo scandito all'inizio della pandemia. E oggi possiamo dire di aver tenuto fede a quell'impegno. Questo strumento permetterà a tutti, soprattutto ai più giovani, di andare avanti, di non essere più soli né invisibili e per questo è un risultato storico e a suo modo è un risultato rivoluzionario. Questa battaglia oggi vinta, per noi è un punto di inizio. Il lavoro da oggi continua. Ed è con questo impegno, Presidente, che annuncio con grande soddisfazione il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi) . CANGINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) .