[pronunce]

b) la Regione siciliana si duole della lesione dell'art. 36 dello statuto di autonomia, in combinato disposto con l'art. 2 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074, secondo cui «Ai sensi del primo comma dell'articolo 36 dello Statuto della Regione siciliana, spettano alla Regione siciliana, oltre le entrate tributarie da essa direttamente deliberate, tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione delle nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime». Secondo la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, la norma impugnata non destina le maggiori entrate da esso previste a «nuove specifiche spese di carattere non continuativo», non dispone una delimitazione temporale della riserva di gettito all'Erario, né prevede una distinta contabilizzazione. Inoltre, essa non indica la destinazione specifica di dette maggiori entrate, «dato che il suo carattere di specialità induce a ritenere che essa prevalga, in relazione all'accisa sui tabacchi, sulla disciplina "generale" di cui all'art. 2, co. 36, primo periodo» del decreto-legge impugnato, il quale, a sua volta, destina le maggiori entrate da esso derivanti «alle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, anche alla luce della eccezionalità della situazione economica internazionale». Quanto alla Regione siciliana, le condizioni previste per la riserva all'Erario non sarebbero rispettate per quel che concerne, in particolare: la novità delle entrate e la specifica finalità contingente o continuativa cui le risorse devono essere destinate. Il medesimo comma 3 dell'art. 2 è impugnato dalla Regione autonoma Sardegna nella parte in cui autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ad emanare, con decreti dirigenziali, «tutte le disposizioni in materia di giochi pubblici utili al fine di assicurare maggiori entrate». Secondo la ricorrente la disposizione impugnata si porrebbe in contrasto con l'art. 8, comma 1, lettera m), dello statuto, che assegna alla Regione i «sette decimi di tutte le entrate erariali, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione di quelle di spettanza di altri enti pubblici» sul presupposto della natura erariale delle entrate derivanti dai giochi pubblici. 7.- I commi 5-bis e 5-ter dell'art. 2 del decreto-legge n. 138 del 2011 sono impugnati dalla Regione siciliana e, in combinato disposto con il comma 36 del medesimo articolo 2, dalla Regione autonoma Sardegna. Le disposizioni censurate disciplinano, rispettivamente, il recupero «all'entrata del bilancio dello Stato delle somme dichiarate e non versate dai contribuenti che si sono avvalsi dei condoni e delle sanatorie di cui alla legge 27 dicembre 2002, n. 289» e la sanzione - per il caso di omesso pagamento delle somme dovute e iscritte a ruolo entro il termine di cui al comma 5-bis - pari al 50% delle predette somme. La Regione siciliana ne denuncia il contrasto con l'art. 36 dello statuto in combinato disposto con l'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, perché non sarebbero rispettate le condizioni previste negli evocati parametri per la riserva all'Erario del maggior gettito derivante dalla disposizione contestata. La Regione autonoma Sardegna deduce la violazione dell'art. 8, comma 1, lettera m), dello statuto, il quale attribuisce alla Regione i sette decimi di tutte le entrate erariali, dirette o indirette, comunque denominate, riscosse nel proprio territorio. La ricorrente osserva, al riguardo, che le somme derivanti sia dal recupero delle somme dichiarate e non versate da parte di chi si è avvalso dei condoni previsti dalla legge finanziaria del 2003, sia dalle sanzioni previste per l'omesso versamento delle somme dovute e iscritte al ruolo sono connesse alle aliquote e ai tributi esistenti, al cui gettito la ricorrente compartecipa in base all'evocato parametro statutario. 7.1.- Il comma 6 dell'art. 2 del decreto-legge n. 138 del 2011 è censurato dalla Regione siciliana e, in combinato disposto con il comma 36 dello stesso articolo, dalle Regioni autonome Friuli-Venezia Giulia e Sardegna. La disposizione impugnata recita: «Le ritenute, le imposte sostitutive sugli interessi, premi e ogni altro provento di cui all'articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e sui redditi diversi di cui all'articolo 67, comma 1, lettere da c-bis a c-quinquies del medesimo decreto, ovunque ricorrano, sono stabilite nella misura del 20 per cento». La Regione siciliana ne denuncia il contrasto con gli artt. 36 e 37 dello statuto, in combinato disposto con l'art. 2 del d.P.R. n. 1065 del 1974, lamentando che la riduzione dal 27 al 20 per cento dell'aliquota sulle rendite finanziarie non è accompagnata da alcuna misura compensativa atta a salvaguardare il gettito derivante alla Regione siciliana dalla compartecipazione a tale tributo erariale. La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia deduce, invece, la violazione dell'art. 49 dello statuto in combinato disposto con l'art. 25, comma 6, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), in base al quale alla Regione spettano - quando le somme siano riscosse nel territorio della Regione - i sei decimi dell'imposta sostitutiva di cui all'art. 2 del d.lgs. 1° aprile 1996, n. 239 (Imposta sostitutiva sugli interessi, premi ed altri frutti di talune obbligazioni e titoli similari per i soggetti residenti) e i 4,965 decimi dell'imposta di cui all'art. 18 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), cioè dell'imposta sostitutiva dei redditi da capitale da fonte estera. Quanto, infine, alla Regione autonoma Sardegna, essa lamenta la lesione dell'art. 8, comma 1, lettera m), dello statuto, che - come visto - attribuisce alla ricorrente i sette decimi di tutte le entrate erariali, ad eccezione di quelle di spettanza di altri enti pubblici. 7.2.- Il comma 35-octies dell'art. 2 del decreto-legge n. 138 del 2011 è impugnato dalla Regione siciliana. Detto comma istituisce un'imposta di bollo sui trasferimenti di denaro all'estero attraverso gli istituti bancari, le agenzie «money transfer» ed altri agenti in attività finanziaria, e la determina in misura pari al 2 per cento dell'importo trasferito con ogni singola operazione, con un minimo di prelievo pari a 3 euro.