[pronunce]

Con il comma 131 dell'art. 1 della legge n. 220 del 2010, e con la tabella 1 allegata alla legge medesima, è stato stabilito un concorso della Regione Friuli-Venezia Giulia alla manovra finanziaria per oltre 77 milioni di euro nel 2011, e per oltre 154 milioni euro l'anno riguardo al biennio successivo. Infine, a norma dell'art. 1, comma 156, della stessa legge n. 220 del 2010, la ricorrente è chiamata a garantire un effetto positivo sull'indebitamento netto, ulteriore rispetto a quello previsto dalla legislazione vigente, di 150 milioni di euro nel 2011, di 200 milioni di euro nel 2012, di 250 milioni di euro nel 2013, di 300 milioni di euro nel 2014, di 350 milioni di euro nel 2015, di 340 milioni di euro nel 2016, di 350 milioni di euro annui dal 2017 al 2030, e di 370 milioni di euro annui a decorrere dal 2031. A tutto ciò si sono aggiunti gli oneri previsti dall'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, come implementati dalle norme impugnate nella presente sede. 6.2.- La Regione Friuli-Venezia Giulia ribadisce che l'imposizione agli enti regionali di contenimenti «transitori» delle spese non contrasta di per sé con la Costituzione e che il vulnus all'autonomia finanziaria deve essere apprezzato valutando la complessiva disponibilità di risorse per l'assicurazione dei fini istituzionali. Proprio per tale ragione, tuttavia, la legittimità di singole disposizioni (le sole che possono essere impugnate, entro termini tassativi) dovrebbe essere misurata nel più ampio contesto degli interventi legislativi che concorrono alla realizzazione del medesimo obiettivo. In questa prospettiva, le norme impugnate sarebbero illegittime per contrasto con l'art. 119 Cost. e con l'art. 48 dello statuto speciale, in quanto finalizzate ad una riduzione della capacità di spesa tale da pregiudicare l'assolvimento delle funzioni pubbliche conferite alla Regione. 6.3.- La lesione denunciata sarebbe resa ancor più evidente dalla violazione concorrente degli ulteriori parametri evocati. In particolare, la ricorrente prospetta un contrasto tra la norma impugnata e l'art. 116, primo comma, Cost., che comprende l'autonomia finanziaria tra le condizioni particolari riconosciute alle Regioni a statuto speciale. La disciplina censurata realizzerebbe una grave sperequazione tra le Regioni ordinarie (chiamate per il 2012 ad un contributo complessivo di 1.600 milioni di euro) e le meno numerose Regioni speciali e Province autonome (chiamate per lo stesso anno ad un contributo di 2.000 milioni, 762 dei quali a carico del Friuli-Venezia Giulia). La sperequazione sarebbe tanto più ingiustificata in quanto, mentre per le Regioni ordinarie sarebbe stabile il quadro delle funzioni istituzionalmente demandate, il concorso specifico della ricorrente all'attuazione del federalismo fiscale è stato incrementato, a norma dell'art. 1, comma 152, della citata legge n. 220 del 2010. L'indicata alterazione dei rapporti non potrebbe essere giustificata, secondo la Regione, dal maggior flusso di risorse verso gli enti a statuto speciale. I rapporti di scala nella divisione delle risorse, come disegnati dall'ordinamento costituzionale, non potrebbero essere modificati se non percorrendo «le vie costituzionalmente prescritte», e non certamente con le norme ordinarie oggetto delle odierne censure. Dette norme, d'altra parte, violerebbero anche l'art. 49 dello statuto della ricorrente, che garantisce alla Regione determinate entrate (è citata la sentenza n. 74 del 2009 della Corte costituzionale), e che non può essere eluso attraverso una massiccia riduzione della spesa. Il necessario concorso degli enti territoriali allo sforzo generale della stabilizzazione finanziaria, anche in ossequio ad obblighi europei, può certamente essere assicurato, ma solo attraverso gli strumenti ammessi dall'ordinamento costituzionale. Tra questi, le norme di attuazione statutaria (è citata la sentenza n. 75 del 1967 della Corte costituzionale), le quali consentono deroghe finalizzate ad assicurare finalità contingenti o continuative dello Stato, che però siano oggetto di una specifica clausola di destinazione (è citata la sentenza n. 61 del 1987), e che possono essere modificate con legge ordinaria, purché nel procedimento sia coinvolta la Regione interessata (art. 63, quinto comma, dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia). La Corte costituzionale avrebbe chiarito che l'obbligo generale di partecipazione di tutte le Regioni all'azione di risanamento della finanza pubblica deve essere contemperato con la peculiare autonomia finanziaria delle Regioni a statuto speciale, attraverso il metodo dell'accordo tra le Regioni stesse ed il Ministero dell'economia e delle finanze, per la determinazione delle spese correnti e in conto capitale, nonché dei relativi pagamenti (sono citate le sentenze n. 82 del 2007 e n. 353 del 2004). A tale principio sarebbero ispirate le discipline introdotte con l'art. 27 della legge n. 42 del 2009 e con l'art. 1, commi 152 e 156, della legge n. 220 del 2010, già citate. Lo stesso carattere, invece, farebbe difetto nella normativa impugnata. 7.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio con atto depositato il 23 dicembre 2011, chiedendo che il ricorso della Regione Friuli-Venezia Giulia sia respinto. L'Avvocatura generale ricorda come le misure disposte dal decreto-legge impugnato costituiscano un intervento emergenziale, originato da una situazione di carattere eccezionale e finalizzato al risanamento della finanza pubblica. Più volte la Corte costituzionale avrebbe riconosciuto che l'autonomia delle Regioni a statuto speciale non vale ad esimerle da vincoli di bilancio introdotti dal legislatore statale «in via transitoria o in vista di specifici obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica» (sentenza n. 36 del 2004; sono citate anche le sentenze n. 82 del 2007, n. 417 del 2005, nn. 353, 345 e 36 del 2004). La Corte avrebbe anche precisato come lo Stato, nell'ambito della propria competenza esclusiva in materia tributaria (art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.), possa disporre in merito alla disciplina di tributi da esso istituiti, anche se il correlativo gettito sia di spettanza della Regione, purché non sia alterato il rapporto tra complessivi bisogni regionali e mezzi finanziari per farvi fronte. Le doglianze della ricorrente sarebbero dunque generiche, inidonee a documentare la grave alterazione del rapporto tra bisogni regionali e risorse finanziare complessivamente messe a disposizione della Regione, con conseguente inammissibilità delle questioni sollevate. 7.1.- Le questioni sarebbero, comunque, infondate.