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Un DEF che nasce monco. Un DEF che non ha altro che una visione fotografata passiva di quello che è il risultato delle politiche della sinistra e che ha delle visioni prospettiche puramente ancorate a una politica difensiva. Un DEF che vede quindi tutta la nostra disapprovazione, perlomeno nei contenuti fotografati dallo stesso. Un DEF che, anche per quanto riguarda le previsioni, ripropone continuamente dati fantastici, non tanto perché sono belli ma perché sono un sogno. Già nel 2017, ad esempio, il DEF prevedeva un importo di 5 miliardi di euro (pari, se non sbaglio, allo 0,3 per cento del PIL) in materia di privatizzazioni, che si sono risolte poi, cari colleghi, in un'unica voce: «zero». Cinque miliardi erano previsti, zero è quanto si è conseguito. Che cosa hanno fatto il Governo Gentiloni Silveri e il Governo in carica? Hanno riproposto lo stesso DEF, con uno 0,3 per cento di PIL, pari a 5 miliardi di euro, nelle privatizzazioni. Continuiamo quindi a basarci su dati irreali, su fantomatiche dismissioni di immobili, che poi razionalmente non avvengono o comunque non si verificano con i numeri proposti. Questo purtroppo è lo status , che ha visto peraltro negli ultimi anni - e precisamente dal Governo Monti in poi - una crescita del debito pubblico di 400 miliardi, che d'altra parte non si è accompagnata ad investimenti, ma di fatto solo ad una crescita della spesa. Quando poi proprio nel DEF si parla di spending review - con un inglesismo che tra l'altro spesso si ripete, nonostante il nostro idioma non abbia nulla da invidiare all'inglese - questa revisione della spesa si traduce di fatto, nei dati del DEF e negli allegati, in nient'altro che in una contrazione degli investimenti pubblici. Questa è purtroppo la drammatica realtà. Troviamo poi sempre un DEF che fa i conti con una produzione industriale che è calata di 20 punti percentuali. Questi sono i dati che ci portiamo in dote, ma perché, onorevoli colleghi? Perché sono frutto di una politica difensiva, di una politica della crisi che non ha saputo osare, di una politica che per parlare alla pancia e alle masse ha voluto introdurre negli ultimi dieci anni le tasse sulla ricchezza, i superbolli, le tasse sulla nautica, allontanando cioè la ricchezza da questo Paese, anziché attrarla. La logica che dovrebbe improntare invece le attività della prossima legge di bilancio - e mi rivolgo al Governo - deve essere esattamente opposta a quella che il Partito Democratico ha seguito negli ultimi anni, così da avere una legge che sappia, non già ridistribuire la ricchezza che non c'è ma portare la ricchezza in questo Paese, attraendo capitali e investimenti in Italia. Questo non è stato fatto, ma se questo Governo vorrà avere il voto di Fratelli d'Italia dovrà farlo in modo chiaro, non barcamenandosi tra esigenze spesso opposte e magari anche inconciliabili. Dove sono finite, signori del Governo, le proposte chiare sulla flat tax e sulla pace fiscale? Di questi argomenti, cari alla nostra impresa, non abbiamo letto, mentre vorremmo leggere e, soprattutto, vorremmo vedere dei contenuti certamente più concreti e più chiari. Parlo quindi dell'unico obiettivo che sembra desumersi dalla lettura del DEF - obiettivo che ovviamente credo sia da tutti condiviso - vale a dire quello di evitare l'aumento delle aliquote IVA. Non serve chiosare che l'aumento dell'IVA non rappresenterebbe altro che una recessione, una contrazione della spesa. Avrei piacere di vedere negli atti del Governo quali misure si vogliono assumere per poter attuare realisticamente questa necessaria inversione sull'aumento delle aliquote IVA. A questo punto, cari colleghi, voglio richiamare un tema propedeutico a tutta la politica fiscale, finanziaria ed economica che il Governo potrà e dovrà fare: mi riferisco al tema del sommerso e dell'evasione e da dottore commercialista cito volutamente i risultati dell'analisi contenuta nella relazione sull'economia fatta dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti. Quando parliamo di sommerso - e concludo - di questi dati che sono stati quasi imposti drammaticamente, anche mediaticamente, all'opinione pubblica e che hanno denigrato il nostro Paese, 200 miliardi di euro di sommerso, pari al 12 per cento del PIL non sono altro che il 10 per cento del PIL al Nord, arrivando al 16 per cento al Sud. Ricordo che il dato del Nord è assolutamente coerente con i dati europei. Quindi abbiamo fatto norme liberticide in campo fiscale, abbiamo creato situazioni di inversione dell'onere della prova inaccettabili per criminalizzare l'impresa e il lavoro autonomo. Concludo invitando il Governo a ricordarsi che la nostra situazione non è così lontana dall'Europa, ma proprio per questo, deve migliorare un fisco che oggi è iniquo, vorace e occulto. Lo vogliamo semplice e improntato ad una flat tax che veramente possa attrarre ricchi e ricchezza in questo Paese; non si può ridistribuire quello che non c'è, si potrà magari ridistribuire meglio quello che ci sarà. Grazie e buon lavoro. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Durnwalder. Ne ha facoltà. DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, siamo chiamati a discutere questo documento in una fase di transizione fra il quadro tendenziale dei conti pubblici presentato dal Governo Gentiloni Silveri e una iniziale esposizione degli impegni programmatici del nuovo Governo, situazione questa che consiglia al momento una valutazione prudenziale del quadro di finanza pubblica. In tale ottica va tenuto presente che vi sono delle priorità da rispettare affinché si debba e possa proseguire nel sostegno all'espansione dell'economia e a salvaguardare la credibilità dell'Italia in Europa in ordine al percorso di risanamento dei conti pubblici. Si tratta di un percorso che è stato intrapreso con continuità e con risultati positivi e che oggi non è né possibile né sostenibile interrompere, seppure sulla base di previsioni più moderate di crescita non soltanto per l'Italia, ma relative all'intera area dell'eurozona. Esso, infatti, dopo aver superato le aspettative nel 2017, attestandosi al 2,4 per cento, che rappresenta il livello di crescita più elevato degli ultimi dieci anni, conferma il suo trend positivo, ma con un rallentamento che nelle stime della Commissione europea viene attribuito a relativi fattori congiunturali. Per il nostro Paese pertanto i parametri di riferimento sono: crescita economica al 1,5 per cento; pareggio di bilancio nel 2020; rispetto del Patto di stabilità; riduzione del rapporto debito-PIL e contenimento del deficit . Per rispettare e sostenere tali parametri è necessario che il Governo esprima una politica economica che non interrompa le riforme strutturali che hanno consentito una riduzione progressiva del deficit e un'inversione della tendenza del debito, che si è stabilizzato con una riduzione di un punto percentuale: dal 131,8 per cento del 2017 al 130,8 per cento del 2018. È evidente come l'Italia debba proseguire e consolidare il proprio percorso di aggiornamento dei conti, ma è altrettanto obiettivo affermare come la nostra posizione di bilancio sia migliore di altri Paesi europei.