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Auspica in conclusione che sia possibile avere un'interlocuzione fattiva con la maggioranza e con il Governo, augurandosi l'accoglimento di alcune proposte di modifica. Il senatore PATRIARCA ( PD ) esprime anzitutto rammarico per aver affrontato un tema importante come quello del contrasto alla povertà con una tempistica ed una strumentazione inadeguata, mentre avrebbe richiesto un dibattito sicuramente più approfondito. Ricorda al riguardo che nella scorsa legislatura l'introduzione del reddito di inclusione aveva comportato un lavoro analitico durato oltre un anno e sottolinea che lo strumento del decreto-legge non aiuta a condividere il percorso, pur se riferito ad un obiettivo - quale quello della lotta alla povertà - su cui si registra unanime consenso. Peraltro, non affrontando con i necessari approfondimenti tematiche così complesse, si rischia di ridurre il reddito di cittadinanza ad un semplice sussidio, ossia un mero trasferimento economico, che non risolve il problema della povertà. Ritiene al riguardo che sarebbe stato più opportuno proseguire con l'esperienza del reddito di inclusione, implementandola e perfezionandola, magari aggiungendovi ulteriori risorse. In generale, ritiene che il provvedimento presenti alcune fragilità di fondo: innanzitutto l'inadeguatezza degli attuali centri per l'impiego che, come evidenziato anche dagli approfondimenti recentemente svolti dalla Commissione, non presentano le dotazioni di personale, infrastrutturali, di competenze e di interconnessione con le altre amministrazioni necessarie per assolvere i compiti previsti dal provvedimento. Ritiene che il piano di assunzioni previsto non riuscirà a colmare le insufficienze riscontrate, soprattutto alla luce dei tempi ristretti previsti dal decreto-legge. Altra criticità è legata al mancato coinvolgimento dei soggetti operanti sul territorio: ricorda che dalle audizioni è emerso chiaramente che una larga parte dei beneficiari del reddito di cittadinanza si rivolgeranno ai Comuni e che pertanto andrebbero adeguatamente rinforzate le strutture dei centri sociali comunali. Esprime pertanto il timore che, a fronte di un così massiccio afflusso di richieste da parte di soggetti in difficoltà presso tali strutture, queste si troveranno in grave difficoltà. Manifesta perplessità sulla possibilità di istituire in tempi brevi le due piattaforme digitali previste dall'articolo 6 del provvedimento e critica la previsione di otto ore settimanali di partecipazione a progetti comunali di inclusione sociale, di cui non vengono precisate né modalità di fruizione né soggetti che se ne dovranno fare carico; ritiene tale previsione sintomatica di un approccio semplicistico ai problemi, che non tiene conto delle particolarità delle realtà sociali coinvolte. Altro problema è, a suo avviso, quello del necessario collegamento tra i centri per l'impiego e i servizi sociali comunali, essenziale per selezionare e smistare le diverse richieste di sussidio. Critica il mancato coinvolgimento delle Regioni, di cui ricorda le competenze attribuite in materia, mentre non comprende i motivi sottostanti all'abolizione del Piano nazionale contro le povertà, strumento che poteva risultare utile in questa fase ai fini di una migliore comprensione del fenomeno. Con riferimento all'articolo 7, dedicato alle sanzioni, ritiene che esse andrebbero meglio calibrate, in quanto risultano oggi eccessivamente sbilanciate contro i soggetti in povertà, quasi questa circostanza costituisse di per sé una colpa; segnala pertanto al riguardo la necessità di individuare strumenti più raffinati per rispondere alle giuste esigenze di controllo sulle modalità di spesa del reddito di cittadinanza. Il senatore AUDDINO ( M5S ) rileva con soddisfazione che tutte le opposizioni concordano sul fatto che il provvedimento intenda perseguire un nobile obiettivo quale quello del contrasto alla povertà. Ricorda che la povertà è un fenomeno complesso, dovuto a molti fattori e per i quali c'è bisogno di un intervento da parte del soggetto pubblico. Per questo il provvedimento prevede correttamente che i centri per l'impiego ed i Comuni in primis debbano svolgere un ruolo preponderante per rispondere a tale esigenza. Sottolinea che il provvedimento è per ora un primo fondamentale passo verso l'obiettivo, ben chiaro alla maggioranza di Governo, di far uscire una larga parte della popolazione dalle sacche di povertà in cui si trova. In replica a quanti criticano la scala di equivalenza prevista dal provvedimento, ritenuta penalizzante per le famiglie numerose, sottolinea come comunque le somme messe a disposizione dal decreto-legge sono rilevanti e comunque non paragonabili a quelle esigue previste per il reddito di inclusione. In generale ritiene ingiuste le critiche fatte a priori senza conoscere i concreti risultati che il provvedimento realizzerà: va invece considerato che il reddito di cittadinanza, insieme a "Quota 100", costituisce uno dei capisaldi nell'azione di governo su cui la maggioranza intende dispiegare un impegno straordinario. Reputa assurdo ipotizzare che il provvedimento difetti del requisito dell'urgenza, dal momento il problema della povertà è tale da non poter essere in alcun modo procrastinato. Sottolinea che il decreto-legge in esame ha l'ambizione di sovvertire gli schemi della politica del passato, compiendo un primo passo nella direzione del sostegno a ceti meno abbienti; di tale intervento beneficeranno a suo avviso anche i governi successivi, che difficilmente sopprimeranno tale strumento. A coloro che lamentano la limitatezza nel tempo dei benefici previsti dal provvedimento, replica evidenziando che si tratta di un primo intervento che potrà successivamente proseguire e magari essere migliorato. Sottolinea infine che le oggettive difficoltà in cui versano oggi i centri per l'impiego sono imputabili ai precedenti governi, che non sono intervenuti adeguatamente in loro favore: proprio per questo con il decreto-legge si prevedono risorse significative, e nuove assunzioni, finalizzate proprio a colmare quelle carenze di dotazioni necessarie per attuare gli interventi previsti. Non essendoci ulteriori iscritti a parlare, la PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale e rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. CONVOCAZIONE DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI La PRESIDENTE ricorda che, come preannunciato in apertura dei lavori, al termine della seduta in corso avrà immediatamente luogo una riunione dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi, per la programmazione dei lavori del disegno di legge n. 1018. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 16.