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Nel frattempo, però, l'aggravio per i cittadini è notevole. La lettera inviata dal Presidente della Repubblica ai Presidenti di Senato e Camera in questi giorni, sembrerebbe scritta a proposito di questo provvedimento che non è ancora stato sottoposto alla firma del Capo dello Stato, altrimenti, ci sarebbe materia per discutere. Si prenda il titolo, che ha un respiro già molto ampio. Questo decreto-legge dovrebbe recare misure di governance (naturalmente, perché in italiano, a quanto pare, non esiste la parola governo o governanza) del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure. Ebbene, nonostante questo titolo molto ampio, sarebbe lungo l'elenco degli articoli e dei commi che non hanno nulla a che fare con queste indicazioni. Qual è il problema? Il problema è che la Costituzione e la giurisprudenza della Corte costituzionale dicono che bisogna fare altrimenti e anche la lettera del Capo dello Stato dice che bisogna fare altrimenti. Il problema è che non ci sono garanzie per i cittadini. Non vi è garanzia che le norme siano fatte con un certo criterio, che siano leggibili con un minimo di facilità e con un approccio minimo al quale non sia necessario affiancare una serie di ricerche, che oggi, grazie a Internet, si fanno velocemente, ma non sempre. Tra queste misure, poi, vengono introdotte, anche modifiche pressoché costituzionali, perché la cabina di regia presidenzialista che viene delineata non è una cosa da poco, visto che gestisce le enormi risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il fatto è che, se c'è un regime presidenzialista, il Capo del Governo dovrebbe essere eletto direttamente dai cittadini. Altrimenti, se non lo è, se tutto resta in capo al Governo e se il Parlamento è lì solo per dire sì a scatola chiusa, si pone un problema di tenuta istituzionale. Per fare un esempio di ciò che può essere infilato in un provvedimento, quando si schiaffano 222 pagine di norme, tutte in un colpo solo, sotto un titolo generico, cito l'articolo 47- ter¸ cheho visto poco fa, nonostante il poco tempo a disposizione, che è una marchetta - chiedo scusa per la parola, a chi conosce le origini etimologiche della stessa - riguardante coloro che hanno le concessioni autostradali, che del resto sono una nota categoria di poveri. La norma però non serve a coloro che hanno vinto la concessione autostradale dopo una gara o con una finanza di progetto, in cui c'è almeno una qualche forma di competizione, ma consente a coloro che le hanno vinte senza tali procedure di fare ancora i lavori, per un anno, senza metterli a gara, a loro volta, neppure all'80 per cento. Questo vuol dire che li faranno da sé, con aziende interne, aggiungendo un vantaggio ai profitti già enormi delle autostrade, che sono tutti direttamente conseguiti sulla pelle dei cittadini e degli utenti autostradali, che siano privati che vanno in vacanza, coloro che utilizzano l'autostrada per lavoro o anche coloro che devono pagare le merci che passano attraverso le autostrade. Tutti questi profitti, già enormi, saranno dunque incrementati per il fatto che essi potranno affidare i lavori a chi vogliono, quindi ad aziende o a gruppi amici, che possono realizzare ulteriori profitti anche su questo. Si propone dunque un privilegio particolare per coloro che hanno ottenuto le concessioni autostradali, senza aver dovuto faticare, secondo il motto «ti piace vincere facile». Cito quasi a titolo umoristico il fatto che, paradossalmente, subito dopo questa norma, che è palesemente una sovvenzione per coloro che non hanno dovuto affrontare alcun tipo di competizione, c'è un articolo che, in modo del tutto generico, secondo me senza alcuna portata reale e concreta, dice che si incoraggia la concorrenza. Subito prima, però, nell'articolato troviamo una norma che incoraggia la non concorrenza, consentendo ulteriori privilegi a coloro che non hanno mai dovuto affrontare una gara o una competizione. Come si può dunque essere a favore di un coacervo di norme come queste? Per fortuna, in un certo senso, il Governo metterà la fiducia, impedendo persino formalmente all'Assemblea di esprimersi, cosa che in ogni caso non avrebbe potuto fare, perché il decreto-legge scade venerdì e, di conseguenza, essendo all'opposizione, Fratelli d'Italia voterà ovviamente contro. Del resto, a scatola chiusa non compriamo nulla e se poi, quando apriamo la scatola, vediamo cose di questo tipo, allora siamo veramente e fermamente convinti, sempre di più, della nostra posizione all'opposizione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, rappresentanti del Governo, giunge all'esame anche della nostra Assemblea il decreto-legge n.77 del 2021, che stabilisce la governance del PNRR e individua misure di semplificazione delle procedure amministrative, necessarie all'attuazione di un piano ambizioso. Si tratta di un passaggio che purtroppo, come ormai spesso accade, in Senato è meramente formale, in una sorta di dimensione nuova, che viviamo - quella di un monocameralismo di fatto - ma che è comunque fondamentale, per dare il via ad un provvedimento che permette al nostro Paese di farsi trovare pronto per la sfida del PNRR, a cui molto abbiamo lavorato nei mesi scorsi, anche in sede parlamentare, per definire programmi, misure e destinazione delle risorse. Come afferma l'articolo 1 del decreto-legge in esame, diamo diretta attuazione agli obblighi derivanti dal regolamento n. 241 del 2021, sul recovery and resilience facility , divenuto ormai noto nelle nostre discussioni, e procediamo in primo luogo a definire l'organizzazione della gestione del piano. Bene, quindi, l'istituzione della cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, che dovrà consentire una centralizzazione delle funzioni di indirizzo nei confronti dei vari soggetti che saranno chiamati a dare attuazione al Piano e che dovrà fungere anche da stanza di compensazione delle eventuali criticità che dovessero insorgere, e che pure sono in qualche modo immaginabili. Bene anche la valorizzazione del ruolo delle Regioni, dei Comuni, delle Province e dei soggetti del partenariato economico, sociale e territoriale, anch'essi chiamati a dare il loro contributo nella cabina di regia. Bene anche il titolo II della parte prima sui poteri sostitutivi che specifica un punto che avevamo segnalato nelle nostre relazioni in fase di predisposizione del PNRR. Si prevede infatti che, qualora la mancata azione di Regioni o enti locali in qualità di soggetti attuatori metta a rischio il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali, operi una procedura di sostituzione dell'amministrazione inadempiente affinché, anche tramite un commissario ad acta , siano adottati gli atti necessari all'esecuzione dei progetti. Come tutti i colleghi e le colleghe sanno, sono stati due i punti che abbiamo e che ho cercato in prima persona di valorizzare in questi mesi. Il primo è il rilancio del nostro Mezzogiorno. Non mi stancherò mai di parlare di questo.