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Atto n. 3-00321 MALPEZZI MARCUCCI IORI RAMPI VERDUCCI MIRABELLI VALENTE FERRARI COLLINA BINI CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI BONIFAZI CERNO COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI LAUS MAGORNO MANCA MARGIOTTA MARINO Assuntela MESSINA MISIANI NANNICINI PARENTE PARRINI PATRIARCA PINOTTI PITTELLA RENZI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI STEFANO SUDANO TARICCO VATTUONE ZANDA Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: alcuni mesi fa, il Comune di Lodi ha approvato il nuovo regolamento sull'accesso ai servizi accessori della scuola come mense e scuolabus; servizi scuola stranieri tale delibera stabilisce che, "ai fini dell'accoglimento della domanda" per l'accesso a tali servizi, vengono considerati "anche i redditi ed i beni immobili o mobili registrati disciplinati dall'articolo 816 del Codice civile, eventualmente posseduti all'estero e non dichiarati in Italia". E, inoltre, precisa che "i cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea devono produrre - anche in caso di assenza di redditi o beni immobili o mobili registrati - la certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato esterno - corredata di traduzione in italiano legalizzata dall'Autorità consolare italiana che ne attesti la conformità"; chi non possa produrre tale documentazione deve pagare il massimo delle tariffe per l'accesso alla mensa scolastica o al servizio di scuolabus, essendo, dunque, privato della possibilità di beneficiare di alcuna agevolazione; appare del tutto evidente la volontà di escludere dall'accesso a tali servizi tutti i nuclei familiari dove compare anche solo un extracomunitario poiché la certificazione patrimoniale non si può ottenere in diversi Paesi tra cui Afghanistan, Libia, Siria e Yemen e in altri, come Senegal, Marocco, Kenya, Ecuador o Egitto è praticamente impossibile da ottenere; di fatto, dunque, dall'autunno 2017 il regolamento per l'accesso agevolato ai servizi comunali (asili, mense, scuolabus, trasporto sociale, eccetera) richiede per i cittadini di Stati non europei, diversamente dalla legislazione vigente, la consegna di una certificazione costosa e impossibile da produrre. Ciò sta negando a molti cittadini la possibilità di usufruire di questi servizi con le agevolazioni a cui avrebbero diritto; alcune associazioni hanno presentato un ricorso al tribunale di Milano contro il regolamento dell'amministrazione considerato "discriminatorio ai sensi del diritto nazionale e/o del diritto Ue"; per risolvere la questione, grave e discriminatoria, il coordinamento "Uguali Doveri" ha indetto una colletta per gli alunni del Comune di Lodi che ha raccolto in tempi molto brevi la somma di oltre 60.000 euro; la Garante dell'infanzia, Filomena Albano, sollecitata dai senatori del Gruppo del Partito Democratico, è intervenuta dicendo "riammettere subito i bambini alla mensa nessuno escluso. Non esiste che ci siano piccoli costretti a mangiare da soli, lontani dai loro compagni, perché i genitori non possono pagare la retta (...) la Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, (...) afferma che tutti i minori residenti nel nostro Paese hanno pari diritti nell'accesso alla salute e al benessere psicofisico"; risulta agli interroganti che, in data 23 ottobre 2018, il Ministro in indirizzo in un'intervista rilasciata al quotidiano "la Verità" ha detto "quello di Lodi è un fatto locale che è stato trasformato in un caso nazionale e messo al centro di una sterile polemica... dobbiamo averne cura (della scuola), non manipolarla per interessi di parte. Detto questo credo sia sempre necessario contemperare i diritti dei bambini e i doveri delle famiglie. (...) Dobbiamo attivarci e fare sistema con senso di identità e appartenenza soprattutto con gli enti locali" si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che tale decisione, oltre a discriminare i bambini nell'accesso ai servizi accessori della scuola, non violi le norme della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e le direttive europee in materia di divieto di discriminazione sulla base della nazionalità e dello status di immigrazione; quale sia il suo orientamento in merito e quali iniziative di competenza, anche in sinergia con gli enti locali, intenda intraprendere al fine di chiarire e meglio definire criteri e modalità per accedere a prestazioni sociali agevolate come quelle di cui in premessa che oltretutto riguardano minori. Atto n. 3-00322 LAUS MARGIOTTA FARAONE BELLANOVA FERRAZZI SUDANO D'ALFONSO CUCCA VATTUONE MARINO FEDELI PITTELLA ASTORRE SBROLLINI MAGORNO STEFANO VALENTE MALPEZZI ROJC Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che, nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2018 (Doc. LVII, n. 1- bis ), nella parte relativa al lavoro e al welfare , si afferma che "l'introduzione del reddito di cittadinanza ha un duplice scopo: i) sostenere il reddito di chi si trova al di sotto della soglia di povertà relativa (pari a 780 euro mensili); ii) fornire un incentivo a rientrare nel mercato del lavoro, attraverso la previsione di un percorso formativo vincolante, e dell'obbligo di accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro eque e non lontane dal luogo di residenza del lavoratore"; premesso, inoltre, che: sulla base di quanto disposto dal contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti di istituti e imprese di vigilanza privata e servizi fiduciari, il calcolo del netto in busta paga è pari, per i dipendenti full time di livello D, a 765,40 euro al netto del cosiddetto bonus 80 euro, per i dipendenti full time di livello E, a 727,92, euro al netto del cosiddetto bonus 80 euro e, per i dipendenti full time di livello F, a 671,69 euro al netto del bonus ; in attesa di sapere in che modo sarà scritta la norma sul reddito di cittadinanza, annunciata ormai da molti mesi, non si può non vedere la contraddizione intrinseca nella sua finalità in relazione alla realtà dei fatti; non ci si può non chiedere, consapevoli della banalità della domanda, perché mai una persona dovrebbe lavorare per un netto in busta paga inferiore a 780 euro quando, in presenza di requisiti ancora non chiari, potrebbe avere 780 euro senza lavorare e come si potrà contemperare la portata di questa misura con le situazioni di lavoro sottopagato; l'annuncio ripetuto di un reddito pari a 780 euro mensili rischia infatti di alimentare "trappole della povertà", non prevedendo nessuna garanzia o sostegno per le situazioni di lavoro sottopagato e part time involontario, che a oggi non garantiscano un reddito di tale ammontare; si tratta di una misura che darà, inoltre, luogo a grande incertezza fino a che non sarà chiara (se mai lo sarà) la sua interazione con le misure già esistenti;