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Dovrà prevedere inoltre che, nell'ipotesi di mutamento del giudice o di uno o più componenti del collegio, il giudice disponga, a richiesta di parte, la riassunzione della prova dichiarativa già assunta. Quando la prova dichiarativa sia stata verbalizzata tramite videoregistrazione nel contraddittorio con la persona nei cui confronti le dichiarazioni medesime saranno utilizzate, il giudice potrà disporre la riassunzione della prova solo quando lo ritenga necessario sulla base di specifiche esigenze. Sulla scorta di questi dati, che rappresentano un punto di sintesi fondamentale per il prosieguo in un settore quale quello della giustizia penale, che ha riflessi sociali importantissimi, annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier- Partito Sardo d'Azione, atteso che si è davvero voluto intervenire con misure non più rinviabili, volte al recupero di efficienza del sistema procedurale. (Applausi). LOMUTI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LOMUTI (M5S) . Signor Presidente, signora Ministra, onorevoli colleghi senatori, devo dire che ho avuto un iniziale smarrimento ascoltando il primo intervento, quello del leader di Italia Viva Matteo Renzi. Non voglio assolutamente sindacare sul coraggio che si autoattribuisce dichiarandosi l'unico uomo della galassia ad avere il coraggio, appunto, di parlare di magistrati e magistratura, ma temo che abbia confuso l'ordine del giorno, perché oggi parliamo della riforma del processo penale, non della riforma dell'ordinamento del Consiglio superiore della magistratura. (Applausi) . Detto questo, Presidente, il disegno di legge che stiamo per approvare reca la delega al Governo per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari. Reputo questa una riforma importantissima, che persegue alcune finalità come, ad esempio, la deflazione del processo penale e la sua accelerazione, la digitalizzazione; maggiori garanzie difensive e maggiori tutele per la vittima e l'implementazione della giustizia riparativa e poi la prescrizione e l'improcedibilità per il superamento dei termini di durata massima dei giudizi di impugnazione. Non mi addentro maggiormente nel merito, signor Presidente, perché penso che l'abbia fatto già in maniera egregia la mia collega, senatrice Evangelista, questa mattina in sede di discussione generale. Da questo breve elenco si intuisce però che la riforma in esame è davvero ambiziosa, punta a una revisione strutturale del processo, rientra nel pensiero e nelle idee del MoVimento 5 Stelle, fin dall'inizio della legislatura, con il ministro della giustizia del Governo Conte, Bonafede, e ad essa si collegano la riforma della giustizia civile e quella dell'ordinamento del Consiglio superiore della magistratura. Come noto, l'aspetto più sentito del provvedimento, dal punto di vista politico e dell'opinione pubblica, è sicuramente la parte sull'improcedibilità e quindi il tema della prescrizione. Tornerò più avanti a parlare di questo tema specifico, ma è evidente a tutti, signor Presidente, tranne a chi non voglia vederlo per miopia o per propaganda, che il taglio della prescrizione, così come intesa dal Movimento 5 Stelle, è stato inserito in un disegno molto più grande e più complesso, per accelerare i tempi della giustizia, composto da migliaia di assunzioni nel comparto della giustizia, a partire dall'ampliamento dell'organico della magistratura, passando per quello dei tribunali e terminando con quello delle carceri. A ciò aggiungiamo anche il finanziamento di ingenti somme, destinate alla geografia giudiziaria e a quella carceraria. Voglio chiarire un punto: non stiamo votando una riforma scritta in fretta e furia dal Governo Draghi, perché la riforma Bonafede era da cestinare. Voglio poi evidenziare un altro punto che ritengo molto importante: quando l'Europa ci ha chiesto la riforma della giustizia, l'Italia aveva già tre riforme della giustizia pronte, perché erano già state approvate dal Consiglio dei ministri: quella della giustizia civile, che abbiamo già approvato, quella della giustizia penale e quella del CSM. Aggiungo - per questo ringrazio anche la ministra Cartabia - che in queste riforme abbiamo inserito una riforma certamente epocale per quel che riguarda le assunzioni di personale nel comparto della giustizia. Essa è epocale, perché non ci sono precedenti di un piano ordinario di assunzioni di circa 18.000 unità, al quale si aggiunge il piano straordinario, inserito nel PNRR, per altre 22.000 unità, ottenuto dal Governo di Giuseppe Conte. (Applausi) . Voglio aggiungere un'altra cosa, per cui ringrazio ancora la ministra Cartabia, ovvero che l'impianto della prescrizione, inteso dal MoVimento 5 Stelle e dal ministro Bonafede, è rimasto quello ideato nel 2020, per quanto riguarda il primo grado. Devo dire che, per tre quarti, anche l'impianto di questa riforma, che voteremo tutti, è quello del MoVimento 5 Stelle, voluto dall'allora ministro Bonafede. Dunque, per velocizzare i processi, abbiamo ritenuto essenziale l'assunzione di più personale. Con più personale, infatti, aumenta l'efficienza della giustizia ed ecco che il tema della prescrizione si sgonfia, perché i processi vedranno una fine e la macchina della giustizia funzionerà meglio. Siamo stati e rimaniamo gli unici a voler affermare un principio sacrosanto: l'inefficienza non può tradursi mai in impunità. (Applausi) . Tornando quindi alla parte più dibattuta, dal punto di vista politico, ovvero la disciplina dell'improcedibilità, così come è stata proposta dal Governo, al MoVimento 5 Stelle non poteva andare bene, perché prevedere il limite di due anni in appello per dare luogo all'improcedibilità, facendo finire oggettivamente nel nulla il processo penale, in un Paese in cui la durata media supera il termine dei due anni, per noi vuol dire incentivare e sollecitare il ricorso in secondo grado, ingolfando così le Corti d'appello e ottenendo l'effetto contrario a quello che deve essere lo scopo della riforma e cioè accelerare i tempi della giustizia. Cosa abbiamo fatto, noi? Abbiamo chiesto subito un implemento di audizioni, dalle quali sono emersi due campanelli d'allarme. Il primo è il rischio di un problema di sicurezza nazionale per i reati di mafia; il secondo, conseguente, è il rischio di mandare al macero 150 processi penali. Ci siamo fatti carico di queste preoccupazioni, nella quasi totalità del silenzio della politica. Dico quasi, perché una voce si è sentita - purtroppo, aggiungo - quella del segretario della Lega Matteo Salvini, il quale ha affermato che la riforma non andava toccata, ignorando completamente l'allarme che veniva lanciato da chi della lotta alla mafia ha fatto una ragione di vita, cioè i magistrati antimafia, Presidente. Questo ci ha meravigliato, perché da chi è stato Ministro dell'interno, ovvero Ministro della sicurezza nazionale, ci si aspetta un altro atteggiamento, sicuramente più sensibile ai temi della lotta alla criminalità organizzata. Le mafie non si combattono con le felpe e con gli slogan. (Applausi. Commenti) .