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i bandi di gara della Telt (società italo-francese che coordina la costruzione dell'opera) per l'avvio dei lavori della TAV Torino-Lione risultano essere bloccati dal mese di settembre 2018. Di fatto, sono stati persi ben sei mesi che avrebbero consentito al nostro Paese di proseguire i lavori di realizzazione dell'infrastruttura; in questi giorni, grazie all'utilizzo di escamotage lessicali, su vari organi di informazione sono state diffuse notizie confuse sulla gestione dei bandi di gara della Telt che in realtà nascondono un vero e proprio via libera del Governo ai medesimi per scongiurare il rischio della perdita di 300 milioni di euro di finanziamenti da parte dell'Unione europea; le risorse economiche stanziate per la realizzazione della Tav hanno una grandissima valenza anche in chiave occupazionale considerando che sono a rischio complessivamente 50.000 posti di lavoro; l'unica vera analisi del rapporto tra costi e benefici è stata già effettuata nella XVII Legislatura e riportata nell'ambito dell'allegato al DEF 2017 "Connettere l'Italia: fabbisogni e progetti di infrastrutture" e specificata nell'allegato al DEF 2018 "Connettere l'Italia: lo stato di attuazione dei programmi per le infrastrutture di trasporto e logistica"; una delle più importanti azioni di project review ha interessato proprio la tratta in questione ed in particolare la prima fase della tratta italiana di adduzione al tunnel di base del collegamento che ha fatto registrare un risparmio pari a quasi 2 miliardi e mezzo di euro, passando da 4 miliardi e 393 milioni di euro a un miliardo e 910 milioni di euro. Tale revisione è stata recepita con delibera Cipe 22 dicembre 2017; osservato che: la vicenda della Tav Torino-Lione è indicativa di come il Ministro stia affrontando l'intera materia delle infrastrutture nel nostro Paese; nel corso dell'esame della legge di bilancio per il 2019 è stata posta in essere, con l'avallo del Ministro delle infrastrutture e trasporti, una serie di definanziamenti e tagli ai danni di Anas e Ferrovie che rischiano di compromettere numerosi investimenti nel Paese. Il fondo investimenti Anas, come denunciato anche dall'ANCE, è stato definanziato per un miliardo e 827 milioni. Ferrovie dello Stato ha subito un taglio di oltre un miliardo e 200 milioni di euro sulle disponibilità del prossimo triennio; dall'evoluzione della vicenda Tav Torino-Lione, emerge che il Ministro avrebbe mentito al Parlamento e al Paese nonché al Governo francese e all'Unione europea, sottoponendo all'attenzione di tutti un'analisi del rapporto tra costi e benefici palesemente infondata e ora oggetto di "aggiustamenti" da parte del Presidente del Consiglio dei ministri; il suddetto comportamento appare del tutto incompatibile con il ruolo ricoperto; visto l'articolo 94 della Costituzione; visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica, esprime la propria sfiducia al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, e lo impegna a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni. Atto n. 1-00085 FERRAZZI FEDELI MESSINA Assuntela MIRABELLI SUDANO IORI MALPEZZI RAMPI VERDUCCI MARCUCCI STEFANO VALENTE FERRARI COLLINA BINI CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI BONIFAZI CERNO COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI LAUS MAGORNO MANCA MARGIOTTA MARINO MISIANI NANNICINI PARENTE PARRINI PATRIARCA PINOTTI PITTELLA RENZI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI TARICCO VATTUONE ZANDA - Il Senato, premesso che: il 15 marzo 2019, i giovani e gli studenti di tutto il mondo faranno sentire la loro voce per chiedere ai rispettivi capi di Stato un impegno più forte contro i cambiamenti climatici. Punto di riferimento dell'iniziativa sono le parole espresse dalla giovane studentessa svedese Greta Thunberg pronunciate da ultimo a Katowice durante la conferenza sul clima (COP24) del 12 dicembre 2018:"Abbiamo certamente bisogno di speranza. Ma l'unica cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l'azione. Una volta che iniziamo ad agire, la speranza si diffonde. Quindi, invece di cercare la speranza, cerchiamo l'azione. Allora e solo allora, la speranza arriverà"; il pianeta si trova di fronte a profondi mutamenti climatici e in assenza di azioni concrete per invertire tale percorso entro pochi anni ci si potrebbe trovare di fronte ad un punto di non ritorno. Il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ha ripetutamente illustrato la situazione e lanciato l'allarme sugli effetti irreversibili dei cambiamenti climatici, invitando gli Stati ad assumere decisioni urgenti; secondo l'IPCC vi è una stretta relazione tra l'attività umana e il cambiamento climatico. Con il ritmo attuale, entro il 2030 la temperatura media globale rischia di aumentare di 1,5 gradi centigradi. Tale incremento produrrebbe lo scioglimento del permafrost , l'innalzamento dei mari con la scomparsa di vaste zone costiere, la propagazione di malattie infettive, l'insorgere di nuove patologie, nonché danni ecosistemici per foreste e zone umide, l'aumento della desertificazione e la riduzione dell'acqua potabile a disposizione. La risposta deve essere immediata e non può transigere dalla necessità di ridurre progressivamente le emissioni di gas serra; considerato che: alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, 195 Paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale. L'accordo ha definito un piano d'azione globale per non superare l'aumento medio della temperatura di 1,5 gradi centigradi e ha fissato l'obiettivo di contenere l'aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi; la conferenza sul clima di Katowice (COP24) del dicembre 2018 ha segnato risultati non del tutto positivi. Da una parte, fra gli esiti positivi, si segnala l'adozione del Rulebook. Di contro non sono stati concordati impegni sull'adozione di un quadro normativo condiviso in grado di dare piena attuazione all'accordo di Parigi. La prossima conferenza sul clima convocata dall'Onu si svolgerà a New York il prossimo settembre 2019; un passaggio importante per la lotta al cambiamento climatico globale sarà, in ambito UE, l'approvazione, nella versione definitiva, entro dicembre 2019 del piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNEC). Il piano introduce, tra le tante misure, nuovi obiettivi vincolanti a livello UE, tra cui il miglioramento del 35 per cento dell'efficienza energetica, la previsione di una quota minima pari almeno al 35 per cento di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12 per cento di energia da fonti rinnovabili nei trasporti entro il 2030; in una risoluzione legislativa separata il Parlamento europeo ha disposto che nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35 per cento del consumo energetico dell'Unione europea.