[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli articoli 16, comma 7, 17, comma 2, e 19, commi 1, 3, 7, 8 e 14 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), promossi con ricorsi delle Regioni Marche, Toscana, Basilicata, Emilia-Romagna e Umbria, notificati il 22 (il primo e il secondo), il 26 (il terzo e il quinto) e il 27 febbraio 2002 (il quarto), depositati in cancelleria il 28 febbraio (il primo), il 1° (il secondo), il 6 (il terzo) e l'8 marzo 2002 (il quarto e il quinto) e iscritti, rispettivamente, ai numeri 10, 12, 20, 23 e 24 del registro ricorsi dell'anno 2002. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella pubblica udienza del 17 giugno 2003 il Giudice relatore Romano Vaccarella; uditi gli avvocati Stefano Grassi per la Regione Marche, Fabio Lorenzoni per la Regione Toscana, Massimo Luciani per la Regione Basilicata, Giandomenico Falcon per le Regioni Emilia-Romagna e Umbria e l'Avvocato dello Stato Paolo Cosentino per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- I ricorsi indicati in epigrafe, proposti dalle Regioni Marche, Toscana, Basilicata, Emilia-Romagna e Umbria investono numerose norme della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), sollevando questioni di legittimità costituzionale che - previa separazione da quelle relative agli artt. 16, comma 7, 17, comma 2, 19, commi 1, 3, 7, 8 e 14 (quest'ultimo comma limitatamente al ricorso della Regione Basilicata) - sono riservate a separate decisioni. 2.- Con tre distinti ricorsi, iscritti rispettivamente ai numeri 10, 12 e 24 del registro ricorsi del 2002, le Regioni Marche, Toscana e Umbria hanno impugnato, tra altre norme della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), l'art. 17, comma 2, il quale, nell'introdurre l'art. 40-bis (Compatibilità della spesa in materia di contrattazione integrativa) nel decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), ha previsto che «i comitati di settore ed il Governo procedono a verifiche congiunte in merito alle implicazioni finanziarie complessive della contrattazione integrativa di comparto, definendo metodologie e criteri di riscontro anche a campione sui contratti integrativi delle singole amministrazioni», e che, a tal uopo, «gli organi di controllo interno indicati dall'art. 48, comma 6, inviano annualmente specifiche informazioni sui costi della contrattazione integrativa al Ministero dell'economia e delle finanze, che predispone, allo scopo, uno specifico modello di rilevazione, d'intesa con la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica». 3.- In particolare, la Regione Marche, con ricorso notificato il 22 febbraio 2002 e depositato il 28 febbraio 2002 (numero 10 del 2002), censura la citata disposizione per lesione della sfera di competenza regionale in violazione degli articoli 117, quarto comma, e 119, primo comma, della Costituzione. Nel dettaglio, la ricorrente osserva che la materia della contrattazione collettiva di lavoro in relazione alle pubbliche amministrazioni non è di pertinenza esclusiva dello Stato, per lo meno nel caso in cui, riferendosi anche ad amministrazioni diverse da quelle indicate alla lettera g) del secondo comma dell'art. 117 Cost., vada al di là delle linee ordinamentali e della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali. E anzi, in ogni caso - come in quello di specie - nel quale la disciplina dell'impiego pubblico "va ad incrociare la materia dell'ordinamento e dell'organizzazione amministrativa degli enti locali (e non presenta profili di «tutela e sicurezza del lavoro»)", si deve ritenere che la potestà legislativa spetti in via esclusiva alla Regione. La norma impugnata, prevedendo limiti e controlli alla contrattazione collettiva integrativa di comparto, sarebbe, pertanto, lesiva della competenza legislativa regionale, piena o residuale, prevista dall'art. 117, quarto comma, Cost. Sarebbe, inoltre, ravvisabile una violazione dell'autonomia di spesa riconosciuta alle Regioni dall'art. 119 Cost., posto che queste sono l'unico soggetto abilitato a prevedere procedure e criteri di controllo della propria spesa pubblica. Né la mancata adozione dei «principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario» (art. 119, secondo comma, Cost.) autorizzerebbe una tale limitazione. 3.1.- Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per l'infondatezza del ricorso, qualificando l'art. 17, comma 2, della legge n. 448 del 2001 quale norma di principio diretta a verificare la compatibilità finanziaria della contrattazione integrativa di comparto secondo il disposto dell'art. 117, terzo comma, Cost. («armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica»). 4.- Analogamente, la Regione Toscana, con ricorso notificato il 22 febbraio 2002 e depositato il 1° marzo 2002 (numero 12 del 2002), ha impugnato l'art. 17, comma 2, della legge n. 448 del 2001, perché violativo del principio che riserva allo Stato la materia della contrattazione collettiva solo con riguardo all'ordinamento e all'organizzazione dello Stato e degli enti pubblici nazionali (art. 117, secondo comma, lettera g), Cost.), lasciando alla esclusiva competenza regionale ogni altra ipotesi. 4.1.- Anche in questo caso il Presidente del Consiglio dei ministri, costituitosi per mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, ha contestato la fondatezza del ricorso, ritenendo ultroneo il richiamo alla lettera g) dell'art. 117 Cost., tenuto conto che la norma denunciata non determina un'ingerenza dello Stato nella contrattazione collettiva (ove riservata alla competenza regionale), ma predispone un mero controllo delle implicazioni finanziarie complessive, indispensabile per verificare il rispetto dei vincoli di bilancio, sanzionato nell'ipotesi di violazione con la nullità di diritto delle relative clausole dell'accordo integrativo (art. 40, comma 3, del d.lgs. n. 165 del 2001).