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nel corso della conferenza stampa dell'operazione "Fangorn", che ha portato pochi giorni fa al fermo di 15 persone che gestivano il taglio illegale e la vendita di legname dall'area SIC "foreste rossanesi" arrivando a gesti di estorsione, incendi e intimidazioni, è emerso che sono stati già chiamati in causa i livelli superiori della giustizia per i quali le esigenze di "questo territorio sembrano passare quasi inosservate", come riportato da "abmreport" il 19 luglio 2019; dalle parole del procuratore, riportate dai media "ildispaccio", "abmreport", "quotidianodelsud" e dalle agenzie di stampa Ansa e Agi, è emerso che gli uffici giudiziari sono "a livello di chiusura" al limite di mettere a rischio il "diritto di assicurare ai cittadini a credere nella giustizia". C'è bisogno di "investimenti seri e concreti sia per le forze dell'ordine che sono poche e oberate di lavoro" sia per gli uffici di procura dove manca il personale amministrativo; ad oggi, sempre secondo quanto emerso nell'intervista, il "Tribunale è senza magistrati per assicurare sia l'attività del gip che del tribunale": una situazione incresciosa che non riesce a garantire la "risposta" in termini di giustizia "che merita il territorio in termini di gestione della giurisdizione" ("abmreport"); si legge ancora che, per citare i casi limite, il procuratore ha raccontato come il suo collega Primicerio sia stato costretto "a dormire in caserma con i Carabinieri" per evitare costosi e lunghi spostamenti del personale investigativo dalla Procura ai luoghi di riferimento delle indagini, segno evidente degli "sforzi e impegni del mio ufficio, dei collaboratori diretti e della polizia giudiziaria". Ma tutto questa emergenza "sembra non interessare a nessuno", ha concluso Facciolla assicurando che la Procura continuerà, per nella carenza operativa, a fare la sua parte per assicurare la giustizia; in queste ore in contrada Apollinara di Corigliano Rossano (Cosenza) si è consumata una nuova tragedia. Le vittime sono Pietro Greco, sorvegliato speciale, e Francesco Romano, imprenditore incensurato. Il delitto sarebbe stato messo in atto a colpi di kalashnikov e l'arma usata potrebbe essere la firma della 'ndrangheta. I due sono stati uccisi con 40 colpi in un agrumeto della piana di Sibari; considerato che: negli ultimi mesi, nella Sibaritide si contano quattro morti (tre ammazzati con kalashnikov e uno ucciso e il corpo buttato nel porto di Corigliano Rossano) e due scomparsi per mano presumibilmente della "lupara bianca", tanto che si può parlare di probabile guerra di mafia; gli episodi di malaffare continuano ad essere numerosi come documenta la stampa e le risposte dei magistrati e delle forze dell'ordine sono sempre puntuali ma più difficoltose; ad oggi alla Procura di Castrovillari, in particolare, è assolutamente necessaria l'assegnazione di almeno 15 unità anche in considerazione del decreto 18 aprile 2019 recante "Modalità di assunzione del personale amministrativo non dirigenziale da inquadrare nei ruoli dell'Amministrazione giudiziaria, ai sensi dell'articolo 1, comma 307, lettera a) , della legge 30 dicembre 2018, n. 145". Mancano tre funzionari giudiziari; mancano cancellieri e, più, in generale, figure in grado di assicurare l'assistenza ai magistrati; entro il 2021, almeno dieci unità andranno in pensione; un'eguale carenza contraddistingue anche le forze dell'ordine operanti nella zona. A parere degli interpellanti, lavorare in queste condizioni risulta davvero difficile con il personale negli uffici ridotto all'osso. In un territorio che da qualche mese annovera nel suo comprensorio Corigliano Rossano, la terza città della Calabria per dimensione, e conta circa 300.000 abitanti, bisogna prevedere un aumento delle forze dell'ordine e, soprattutto, del personale nelle Procure e nei Tribunali, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati e se, sulla base degli elementi di valutazione in loro possesso, intendano adottare iniziative di competenza per risolvere al più presto la situazione d'emergenza descritta. Interrogazioni Atto n. 3-01100 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: oltre 30 milioni di donne in tutto il mondo vivono con una protesi al seno, in Italia sono circa 35.000 le donne che si sottopongono a un impianto di protesi mammaria: il 63 per cento con finalità estetiche, il 37 per cento ricostruttive; alcuni recenti studi internazionali hanno associato però alcune tipologie di queste protesi a una nuova forma tumorale: il cosiddetto ALCL, un linfoma anaplastico a grandi cellule; anche a seguito degli studi citati, alcuni Stati hanno avviato delle verifiche e lo scorso 17 dicembre l'agenzia regolatrice francese (Ansm) ha disposto il ritiro dal commercio di 13 modelli di protesi chiedendo altresì ad alcune multinazionali, tra cui Allergan, Polytech e Eurosilicone, "di ritirare tutti i lotti attualmente in circolazione, per il pericolo raro, ma grave"; il 30 maggio 2019 è stato il Canada che, seguendo l'esempio di diversi altri Stati, ha bloccato la vendita delle protesi al seno testurizzate, associate all'insorgenza di linfoma anaplastico a grandi cellule, stabilendo che "il rischio potenziale supera i benefici"; in ultimo, lo scorso 24 luglio la Food and drug administration statunitense (Fda) ha chiesto alla multinazionale Allergan di ritirare alcuni modelli delle sue protesi al seno testurizzate dal mercato interno in relazione al rischio di linfoma anaplastico a grandi cellule. In seguito alle richieste dell'agenzia, Allergan ha notificato il ritiro da tutti i mercati globali delle protesi della linea "Biocell" e degli espansori tissutali "Natrelle", utilizzati in chirurgia prima dell'impianto definivo. Fda ha inoltre diffuso delle linee guida, invitando chi ha questi impianti a rivolgersi al proprio medico in caso di gonfiori o dolori persistenti, ma a non chiedere rimozioni in assenza di sintomi; in Italia, alla luce delle decisioni espresse dalle autorità sanitarie francesi, il Ministero della salute ha chiesto un parere urgente al Consiglio superiore di sanità, che si è espresso il 7 maggio 2019, dichiarando che "non si ravvedono motivazioni sufficienti per raccomandare il ritiro dalla disponibilità commerciale delle protesi testurizzate e non si pone indicazione alla rimozione della protesi liscia o testurizzata in assenza di sospetto clinico" di linfoma anaplastico a grandi cellule; successivamente il Ministero, in una circolare destinata alle Regioni, si è limitato a raccomandare di "implementare una più efficace rete di informazione, prevenzione e controllo, affinché i pazienti siano informati su tutti gli aspetti che riguardano l'impianto delle protesi", sottolineando inoltre "lo sforzo per mettere a disposizione di tutti gli operati il registro nazionale di patologia" e "l'importanza di effettuare regolari controlli";