[pronunce]

Di tale previsione la disposizione regionale impugnata - e cioè l'art. 4, comma 1, lettera f), ultimo periodo - costituirebbe mera attuazione, individuando in centottanta giorni all'anno il periodo massimo di destinazione delle camere arredate a locazione turistica compatibile con la destinazione ad abitazione principale dell'immobile. Dall'indicata ragione di inammissibilità ne discenderebbe un'altra, inerente al difetto di interesse a ricorrere avverso il citato art. 4, comma 1, lettera f), ultimo periodo, della legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 2023. La difesa regionale osserva, a tal proposito, che, quand'anche la questione promossa dal Governo venisse accolta, in ogni caso permarrebbe il vincolo di utilizzo prevalente dell'immobile al fine di abitazione principale di cui all'art. 2, comma 1, lettera a), numero 1), della medesima legge regionale: vincolo al quale sarebbe subordinata la stessa possibilità di considerare l'immobile destinato ad abitazione permanente o principale come alloggio a uso turistico. Con la conseguenza che, anche nel caso in cui la disposizione impugnata fosse dichiarata costituzionalmente illegittima, l'interprete potrebbe utilizzare un criterio analogo, se non identico, a quello da essa previsto. 2.2.- Quanto al merito, la difesa regionale ritiene che il ricorso muova da un erroneo presupposto interpretativo. Lungi dall'incidere sulla disciplina dei contratti di locazione turistica e dal comprimere le facoltà proprietarie e l'autonomia privata, così da invadere la sfera di competenza legislativa statale in materia di ordinamento civile, la disposizione regionale contestata costituirebbe, infatti, esercizio della potestà legislativa primaria regionale nella materia «urbanistica [e] piani regolatori per zone di particolare importanza turistica», di cui all'art. 2, lettera g), dello statuto speciale. Essa, infatti, si limiterebbe a individuare il presupposto al cui ricorrere l'immobile con destinazione d'uso ad abitazione permanente o principale può conservare la suddetta destinazione anche in caso di utilizzo per una diversa finalità. Ciò sarebbe dimostrato dal fatto che, nel caso di superamento del limite dei centottanta giorni di destinazione delle camere arredate ad attività di locazione turistica breve, non si determinerebbe alcun divieto di locare a uso turistico l'immobile, né vi sarebbe alcuna incidenza sulla validità ed efficacia del contratto di locazione. L'unico effetto dell'indicato superamento del limite sarebbe costituito dal mutamento della destinazione d'uso dell'immobile stesso, da abitazione permanente o principale ad abitazione temporanea, ai sensi dell'art. 73, comma 2, lettera d[-]bis), della legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 1998, con le relative conseguenze sia a livello di vigilanza e controlli ed eventualmente di perdita di benefici collegati all'abitazione principale o prevalente, sia ai fini del monitoraggio e della programmazione e pianificazione regionale e comunale. 3.- La Confederazione italiana della proprietà edilizia (Confedilizia) ha depositato, in qualità di amicus curiae, un'opinione scritta, ammessa con decreto presidenziale del 12 gennaio 2024. Confedilizia segnala che alle locazioni a uso abitativo di carattere e finalità turistica neppure la legge statale si spinge a imporre limiti di durata, incidendo sulla libera contrattazione tra le parti. La legge regionale scrutinata, invece, stabilendo un termine di durata alle locazioni turistiche brevi, violerebbe la riserva allo Stato della disciplina dei rapporti tra privati, in contrasto con la garanzia di cui all'art. 41 Cost., e con il principio di libera circolazione delle persone e delle cose fra le Regioni enunciato nell'art. 120 Cost. 4.- All'udienza pubblica, le parti hanno insistito per l'accoglimento delle conclusioni formulate negli atti difensivi.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l'art. 4, comma 1, lettera f), ultimo periodo, della legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 2023, nella parte in cui fissa in centottanta giorni annui la durata massima della locazione degli alloggi a uso turistico, come definiti dall'art. 2, comma 1, lettera a), numero 1), della medesima legge regionale, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., e all'art. 2, primo comma, lettere g) e q), dello statuto speciale. Più precisamente, il ricorrente ritiene che il legislatore regionale - prevedendo, fra gli adempimenti amministrativi relativi alle locazioni per finalità turistiche, l'obbligo del locatore di attestare, fra l'altro, i periodi di esercizio dell'attività di locazione - abbia fissato la complessiva durata massima di tale attività in centottanta giorni annui. Ciò con esclusivo riferimento all'ipotesi in cui la locazione abbia a oggetto «camere arredate ubicate in unità abitative rientranti nella categoria di destinazione d'uso ad abitazione permanente o principale» (art. 2, comma 1, lettera a, numero 1, della legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 2023), ai sensi della legge urbanistica regionale (legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 1998). Con la disposizione impugnata, il legislatore valdostano avrebbe travalicato le proprie competenze legislative in materia di urbanistica e turismo, di cui all'art. 2, primo comma, lettere g) e q), dello statuto speciale. La disposizione regionale impugnata sarebbe, infatti, indebitamente intervenuta sulla durata massima della locazione, incidendo sulla libertà negoziale, come pure avrebbe compresso in modo indebito le facoltà proprietarie, sotto forma di limitazione del godimento dell'immobile adibito ad abitazione principale, in violazione della sfera di competenza legislativa statale esclusiva in materia di ordinamento civile, di cui all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. 2.- In via preliminare, occorre esaminare le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dalla difesa regionale. 2.1.- Quest'ultima eccepisce, in primo luogo, la genericità delle censure promosse dal ricorrente, il quale non avrebbe adeguatamente spiegato le ragioni per cui la disposizione regionale impugnata - là dove definisce i presupposti qualitativi e quantitativi affinché un alloggio con destinazione d'uso ad abitazione permanente o principale possa rimanere tale anche se adibito a locazioni turistiche di breve durata - oltrepasserebbe il perimetro della competenza legislativa regionale primaria in materia di urbanistica, intervenendo sulla materia dei contratti. 2.1.1.- L'eccezione non è fondata. È ormai costante la giurisprudenza di questa Corte secondo cui, nei giudizi in via principale, è «necessario [...] che la motivazione addotta a supporto delle censure, per quanto sintetica, raggiunga quella "soglia minima di chiarezza e di completezza" (sentenza n. 64 del 2016), che consenta a questa Corte di esaminare il merito dell'impugnativa proposta (tra le molte, sentenze n. 123 del 2022, n. 195 e n. 29 del 2021, n. 273 e n. 194 del 2020, n. 201 e n. 83 del 2018)» (sentenza n. 114 del 2023). Nella specie, tale soglia risulta superata.