[pronunce]

Da qui, pertanto, la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. La medesima disposizione violerebbe anche l'art. 81 Cost., perché l'impossibilità per la stazione appaltante di vincolare le ritenute in questione al rilascio del documento unico di regolarità contributiva (DURC) rischierebbe di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, «in termini di minori entrate contributive, non quantificate e prive di copertura finanziaria». 1.3.- Con un terzo motivo di ricorso, il Presidente del Consiglio dei ministri deduce l'illegittimità costituzionale dell'art. 19 della medesima legge reg. Veneto n. 27 del 2021, in riferimento agli artt. 3 e 9 Cost. Secondo quanto riportato nel ricorso, la norma impugnata ha sostituito l'art. 2, comma 2, della legge della Regione Veneto 9 agosto 1988, n. 41 (Modifica alla legge regionale 27 aprile 1979, n. 32 concernente «Norme per la polizia idraulica e per l'estrazione di materiali litoidi negli alvei e nelle zone golenali dei corsi d'acqua e nelle spiagge e fondali lacuali di competenza regionale»), stabilendo, con riguardo all'attività di estrazione di sabbie e ghiaie, che «[i]n assenza di piani estrattivi il limite è abbassato a 20.000 metri cubi per singolo intervento. Possono essere presentati dal medesimo soggetto progetti di estrazione e asporto di sabbia e ghiaia, finalizzati alla sicurezza e alla buona regimazione delle acque, per quantitativi complessivi fino ad un massimo pari ad 80.000 metri cubi, da realizzare attraverso singoli interventi di entità non superiore a 20.000 metri cubi». Prima della sua modifica, il medesimo art. 2, comma 2, prevedeva che «[i]n assenza di piani estrattivi il limite è abbassato a 20.000 metri cubi». Secondo l'Avvocatura generale, la modifica normativa stravolgerebbe le finalità originarie della norma, che autorizzavano l'estrazione di materiali litoidi sulla base di appositi piani e, in assenza di questi ultimi, entro precisi limiti quantitativi, consentendo oggi di «estrarre, in assenza di piano, quantitativi complessivi di materiale litoide fino a 80.000 metri cubi, e ciò senza neppure il coinvolgimento della struttura regionale competente in materia di difesa del suolo». Peraltro, considerando che tale attività è destinata a svolgersi anche in territori costieri, in zone contermini a laghi e lungo corsi d'acqua, essa inciderebbe anche su zone sottoposte a vincolo paesaggistico ex lege secondo quanto previsto dall'art. 142, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137). Per effetto dell'abbassamento della tutela paesaggistica di tali beni rispetto al regime precedentemente dettato dalla stessa Regione (è richiamata la sentenza di questa Corte n. 141 del 2021), sarebbero pertanto violati gli artt. 3 e 9 Cost. 1.4.- Col quarto e ultimo motivo di ricorso, il Presidente del Consiglio dei ministri impugna l'art. 20 della legge reg. Veneto n. 27 del 2021, in riferimento all'art. 117, commi secondo, lettere m) e s), e sesto, Cost. Secondo il comma 1 del suddetto art. 20, in particolare, «[l]e strutture della Giunta regionale, territorialmente competenti alla effettuazione degli interventi funzionali alla prevenzione e riduzione del rischio idraulico sui corsi d'acqua di competenza regionale, hanno titolo ad eseguire, direttamente o mediante i soggetti affidatari, ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 93, 96 e 97 del regio decreto 25 luglio 1904, n. 523 "Testo unico delle disposizioni di legge intorno alle opere idrauliche delle diverse categorie", gli interventi di ripristino di condizioni di sicurezza e officiosità idraulica che prevedono la rimozione di schianti, piante morte, piante a rischio caduta o la cui presenza riduca la sezione dell'alveo necessaria a garantire il libero deflusso delle acque». Ad avviso dell'Avvocatura, malgrado l'espressa limitazione dei titoli per effettuare tali interventi, essi sono destinati ad essere effettuati in aree coperte da vincolo paesaggistico ex lege, come le zone contermini ai laghi (art. 142, comma 1, lettera b, cod. beni culturali) o sulle sponde di corsi d'acqua (art. 142, comma 1, lettera c) o, infine, in aree boscate (art. 142, comma 1, lettera g), senza essere espressamente soggetti al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, a meno di essere riconducibili alle fattispecie previste dall'art. 149 del medesimo codice, come specificate nell'Allegato A al decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 (Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata), nonché dall'art. 36 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77 (Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure), convertito, con modificazioni, nella legge 29 luglio 2021, n. 108. Il contrasto con i richiamati parametri costituzionali e interposti, pertanto, discenderebbe dalla generalizzata sottrazione di tutti gli interventi di ripristino di cui all'art. 20, comma 1, della legge reg. Veneto n. 27 del 2021 all'autorizzazione paesaggistica, a prescindere dalla possibilità di ricondurre questi ultimi al novero di quelli sottratti ad autorizzazione ai sensi della normativa statale. 2.- Con atto depositato il 31 dicembre 2021, si è costituita in giudizio la Regione Veneto, in persona del Presidente della Giunta regionale, chiedendo che i motivi di cui al ricorso introduttivo vengano dichiarati alcuni inammissibili o, comunque, tutti non fondati. 2.1.- Sarebbe, innanzi tutto, inammissibile e, in ogni caso, non fondato il motivo di ricorso avente ad oggetto l'art. 1 della legge reg. Veneto n. 27 del 2021, perché il ricorrente non avrebbe offerto alcun elemento idoneo «a far ritenere che il vincolo di destinazione e le modalità di impiego delle somme riscosse a titolo di oblazione dalle Regioni in materia di condono edilizio siano sussumibili nell'ambito della materia 'ordinamento penale'».