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eventualmente cambiamo le norme e i regolamenti. Eventualmente, se si pensa in un certo modo e la maggioranza richiesta dal Parlamento lo ritiene, potrà anche cambiare la Costituzione, ma fino a quando le norme sono quelle attuali, noi abbiamo il dovere, anzi l'obbligo, di rispettarle perché, come ho detto in molte circostanze, per me viene prima la Costituzione, poi tutto il resto. (Applausi) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, il tema dei vitalizi è certamente molto delicato e trovo singolare che si debba discutere in quest'Aula di una decisione del Consiglio di garanzia che, come altri colleghi hanno già ricordato, è un organo giurisdizionale. Tuttavia, poiché il senatore Vitali e altri sono entrati nel merito, permettete anche a me di farlo, anche se sono un componente del Consiglio di garanzia, quindi forse mi perdonerete l'ineleganza di entrare nel merito di una decisione che ho contribuito a formare, anche se non sono stato d'accordo sulle conclusioni raggiunte con quella sentenza. Infatti, il presidente Vitali ha fatto dei riferimenti che, secondo il mio modestissimo avviso non solo di politico ma anche di modesto studioso di diritto, non mi convincono, perché il riferimento alle pronunce della Corte costituzionale n. 3 del 1966 e n. 78 del 1967 non risolvono la questione, perché entrambe fanno riferimento a pensioni derivanti da rapporto di lavoro, così come la legge n. 424 del 1966: il riferimento è sempre e comunque al rapporto di lavoro. Allora, cari colleghi, c'è qualcuno in quest'Aula che in buona fede può ritenere che noi abbiamo un rapporto di lavoro con il Senato della Repubblica? Siamo a busta paga? Abbiamo un salario? Abbiamo uno stipendio? O non abbiamo piuttosto un'indennità, che è tutta un'altra cosa? Queste sentenze della Corte costituzionale, pertanto, non sono conferenti, anzi dimostrano che l'articolo 28 del codice penale è perfettamente applicabile a chi ha subito l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per reati molto gravi, perché tale pena accessoria - come si può evincere dalla lettura del codice penale, che vi invito a leggere - viene comminata in casi gravissimi, ma non certamente per un reato bagatellare. È per tale ragione che a mio modesto parere, signor Presidente, la delibera del Consiglio di Presidenza del Senato n. 57 del 2015 era e rimane legittima. Rispetto il voto dei colleghi che, nel Consiglio di garanzia, l'hanno ritenuta illegittima, ma, a mio parere, il richiamo all'articolo 18- bis della legge n. 4 del 2019, cui faceva riferimento anche prima il senatore Vitali, non è pertinente: come potrete constatare leggendolo, riguarda la sospensione della pensione per chi si sottrae volontariamente all'esecuzione della pena e limitatamente a quel periodo; non ha nulla a che vedere con la questione di cui ci stiamo occupando e tantomeno ha a che vedere con l'argomento l'articolo 2, comma 58 della legge n. 92 del 2012, perché riguarda, soltanto in caso di gravissimi reati, l'indennità di disoccupazione, l'assegno sociale, la pensione sociale e la pensione di invalidità. Non mi pare che si parli nemmeno di pensione. Badate bene, cari colleghi, non ha rilievo in questa sede nemmeno la dibattuta questione se il vitalizio abbia, in tutto o in parte, anche - come afferma la Corte costituzionale - una funzione previdenziale. Non è questo il tema, perché anche un'assicurazione privata può avere una funzione previdenziale. Il tema è se il vitalizio si fonda su un rapporto di lavoro o no, quindi o votiamo in quest'Aula a sostegno dell'assunto che siamo dipendenti del Senato, oppure la delibera n. 57 andava confermata e non annullata, caro presidente Vitali. Questa è la ragione per cui voteremo a favore di tutte e tre le mozioni che sono state presentate oggi. Voteremo a favore della n. 373, a prima firma del senatore Licheri, in quanto ci convince il riferimento ai principi contenuti oggi nella legislazione in materia di incandidabilità, perché chi non può candidarsi tantomeno può pretendere di avere diritto al vitalizio, questo principio mi sembra elementare. Voteremo a favore anche delle altre due mozioni, la n. 375, a prima firma del senatore Cucca, e ovviamente la n. 374, da noi sottoscritta, perché ovviamente dove sta il più sta anche il meno. In questa sede, infatti, non stiamo discutendo dei vitalizi in generale, ma se chi viene meno all'impegno di onore che ha assunto nei confronti del popolo italiano e delle istituzioni di svolgere con onore e disciplina la sua funzione abbia ancora diritto a ricevere un compenso, dopo aver tradito quell'impegno. Il vitalizio è una forma di indennità differita, proprio per garantire l'indipendenza e la libertà del parlamentare, che non deve avere preoccupazioni economiche. Un parlamentare prende un'indennità ragionevole, più che ragionevole. Ha fondi spesi a propria disposizione, uffici, servizi; ha una tranquillità economica, perché comunque sa che al termine del suo mandato potrà ottenere il vitalizio. Non ha alcun motivo e alcuna ragione di violare la legge per interesse personale privato, di suoi amici o di suoi conoscenti e nemmeno del partito. (Applausi) . Non c'è alcuna giustificazione per chi tradisce un impegno di onore come quello che tutti noi abbiamo assunto, in ragione della Costituzione sulla quale tutti noi abbiamo giurato. E allora qui non parliamo dei vitalizi in generale, ma parliamo dei vitalizi di chi ha tradito questo impegno. Siamo convinti che si debba andare nella direzione di fare una nuova delibera che rispetti questi principi; in questo senso, siamo qui e ci stiamo fino in fondo. Mi consenta, signor Presidente, solo un'ultima considerazione. Certo, collega Cucca, l'autodichia è una prerogativa costituzionale degli organi costituzionali; ritengo profondamente sbagliato però che ne facciano parte senatori, quando devono giudicare su questioni che riguardano i senatori. Nella Commissione contenziosa almeno abbiamo due esperti, mentre nel Consiglio di garanzia siamo cinque senatori. Caro Presidente, credo che, quando si giudica di questioni e di diritti che riguardano i senatori, bisognerebbe trovare una soluzione per cui a giudicare non siano senatori, ma esperti di diritto, Presidenti emeriti o ex giudici della Corte costituzionale o delle più alte giurisdizioni, perché solo così potremo recuperare credibilità su una decisione come quella di cui stiamo discutendo. Una sentenza che non ha soltanto disapplicato, ma che ha addirittura annullato la delibera n. 57, certamente non contribuisce a creare quella credibilità nell'opinione pubblica di cui oggi le istituzioni hanno tanto bisogno. (Applausi) . ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signora Presidente, colleghi, diciamo che non volutamente, ma occasionalmente, quella di oggi è collegata alla lunga discussione che abbiamo avuto modo di fare in tema di prerogative parlamentari, sia ieri sia nei giorni precedenti.