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Ai medesimi enti spetta anche la tenuta del «Registro delle persone che esercitano la prostituzione», nel quale sono indicate, per ciascuna casa di prostituzione, le generalità delle persone che vi esercitano la propria attività. Scopo del Registro è garantire l'indipendenza e i diritti fondamentali dei soggetti in esso iscritti, mettendoli al riparo dallo sfruttamento di terzi. Da ultimo, per quanto concerne l'apparato sanzionatorio, ricordiamo che oltre alle pene per le ipotesi di sfruttamento della prostituzione, il disegno di legge prevede pene, detentive e pecuniarie, per le ipotesi di esercizio della prostituzione in luogo pubblico. Occorre ricordare che nel corso della XVI legislatura, le Commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato avviarono l'esame di alcuni disegni di legge sull'argomento [(atto Senato n. 1079) Misure contro la prostituzione, d’iniziativa governativa; (atto Senato n. 125) Poretti e Perduca. -- Disposizioni in materia di esercizio della prostituzione; (atto Senato n. 674) Paolo Franco. -- Disposizioni in materia di prostituzione; (atto Senato n. 756) Stiffoni. Misure contro lo sfruttamento della prostituzione e in materia di controlli sanitari; (atto Senato n. 776) Della Monica ed altri. -- Disciplina dei reati connessi con il fenomeno della prostituzione e misure di integrazione sociale; (atto Senato n. 1027) Musso. -- Disposizioni in materia di lotta alla prostituzione; (atto Senato n. 1093) Serra ed altri. -- Norme in materia di prostituzione; (atto Senato n. 1139) Vittoria Franco ed altri. -- Disciplina dei reati connessi con il fenomeno della prostituzione e misure di integrazione sociale; e petizione n. 227 ad essi attinente], recanti tutti disposizioni in materia di prostituzione, a conferma della presa di coscienza, da parte non solo della maggioranza di Governo ma anche della opposizione, della indubbia obsolescenza della normativa in vigore e della necessità quindi di introdurre modifiche puntuali alla legge Merlin, al fine di rendere più efficace il contrasto alla prostituzione, ed in particolare alla prostituzione esercitata in strada, cui si ricollegano fenomeni criminali soprattutto di sfruttamento, nonché situazioni di degrado e di allarme sociale. L' iter , iniziato nel novembre 2008, si fermò il 13 maggio 2009.. Art. 1. 1. La presente legge disciplina la prostituzione, intesa come cessione di prestazioni sessuali verso corrispettivo di un prezzo tra soggetti maggiorenni consenzienti. 2. La prostituzione può essere esercitata solo come prestazione resa da un lavoratore autonomo e ne è vietato lo sfruttamento sotto qualsiasi forma. 3. Chiunque esercita la prostituzione è tenuto al pagamento degli oneri previdenziali, assistenziali ed erariali. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, adotta, con regolamento, le norme attuative del presente comma. 4. I contratti aventi ad oggetto la cessione di cui al comma 1 non sono illeciti ai sensi dell'articolo 1343 del codice civile. Art. 2. 1. L'esercizio della prostituzione è disciplinato dai singoli comuni con propri regolamenti, adottati in conformità ai princìpi generali fissati dalla presente legge. 2. I comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti possono vietare l'esercizio della prostituzione all'interno del proprio territorio. Art. 3. 1. L'esercizio della prostituzione è consentito solo in luoghi chiusi, di seguito denominati «case di prostituzione», previa autorizzazione del questore. 2. Le case di prostituzione sono situate entro i confini delle zone periferiche allo scopo individuate dai sindaci entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. 3. Non possono essere autorizzate case di prostituzione: a) situate in edifici ove sono presenti locali con destinazione d'uso diversa; b) distanti meno di un chilometro da edifici scolastici, di culto, caserme, stazioni dei mezzi pubblici; c) con un numero di stanze superiore a venti; d) prive del certificato di idoneità igienico-sanitaria dei locali, rilasciato dall'azienda sanitaria locale competente previa ispezione. Art. 4. 1. Al fine di garantire l'indipendenza e i diritti fondamentali delle persone che esercitano la prostituzione e di impedire lo sfruttamento delle stesse, presso ogni casa di prostituzione possono prestare la propria attività solo i soggetti risultanti dal Registro di cui al comma 2. Agli stessi soggetti spetta, in via esclusiva, la gestione della casa di prostituzione. 2. Presso ciascun comune è istituito un «Registro delle persone che esercitano la prostituzione», di seguito denominato «Registro», nel quale sono indicate, per ciascuna casa di prostituzione, le generalità complete delle persone che vi esercitano la propria attività. La tenuta del Registro è curata da un ufficio comunale allo scopo costituito, che garantisce il rispetto del diritto alla riservatezza degli interessati. Le annotazioni sono cancellate quando la persona interessata comunica la cessazione dell'attività di prostituzione. 3. Della registrazione è data comunicazione, da parte dell'ufficio competente, all'azienda sanitaria locale e all'amministrazione tributaria. Art. 5. 1. Le persone iscritte al Registro ricevono, all'atto della registrazione, un libretto sanitario nominativo, sul quale sono annotati, a cura dell'azienda sanitaria locale, gli esiti dei controlli medici da effettuare con cadenza semestrale. Art. 6. 1. Chiunque esercita la prostituzione violando gli articoli 4 e 5 è punito con la reclusione da un mese ad un anno e con la multa da 100 a 1.000 euro. 2. Chiunque esercita la prostituzione in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico è punito con la reclusione da due mesi a due anni e con la multa da 200 a 4.000 euro. 3. Chiunque si avvale delle prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico è punito con le pene previste al comma 2. 4. Non è punibile per i fatti di cui al comma 2 chi risulta essere stato indotto a prostituirsi mediante violenza, minaccia, inganno ovvero chi fornisce all'autorità giudiziaria elementi utili all'individuazione degli autori dei reati di cui all'articolo 7. Art. 7. 1. È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 200 a 5.000 euro, salva in ogni caso l'applicazione dell'articolo 240 del codice penale: a) chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo da ballo o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico o utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all'interno del locale stesso, esercitano la prostituzione; b) chiunque recluta una persona al fine di farle esercitare la prostituzione, o ne organizza, sfrutta o agevola la prostituzione; c) chiunque induce alla prostituzione una donna di età maggiore, o compie atti di lenocinio, sia personalmente sia a mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità; d) chiunque impedisce o tenta di impedire a persona che esercita la prostituzione di desistere da tale attività;