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In attuazione dei provvedimenti citati l'Agenzia per la coesione territoriale ha pubblicato, in data 23 novembre 2021, un avviso con lo scopo di individuare proposte progettuali finalizzate al recupero, rifunzionalizzazione e valorizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata attraverso opere di demolizione e ricostruzione, di ristrutturazione o adeguamento per finalità istituzionali, sociali ovvero economiche, con vincolo di reimpiego per attività sociali, per le finalità previste nel decreto di destinazione, ex articolo 47, comma 2, del codice di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011, al fine della restituzione alla collettività e reinserimento di tali beni nel circuito legale dei territori di appartenenza. L'avviso, rivolto a regioni, province, comuni e città metropolitane che hanno iscritto nel loro patrimonio indisponibile beni confiscati alla criminalità organizzata, destina dette risorse ad investimenti in conto capitale ma, essendo una misura del PNRR essa non è accompagnata da risorse utili e necessarie per la successiva fase gestionale delle valorizzazioni effettuate. In considerazione del fatto che la perdita della ricchezza illecitamente accumulata indebolisce il potere ed il prestigio di qualsiasi forma di criminalità organizzata, e che la confisca dei beni e la successiva valorizzazione rappresenta uno dei principali strumenti di contrasto al fenomeno della criminalità organizzata, ma anche nell'ottica di garantire una sostenibilità economico gestionale di queste opere, soprattutto a quegli enti locali di piccole dimensioni che hanno una scarsa capacità finanziaria, la disposizione ha lo scopo di evitare che gli enti locali vincitori dell'avviso, dopo aver effettuato le opere di valorizzazione con la risorse del PNRR non abbiano le risorse di spesa corrente necessaria al loro funzionamento. L'individuazione dell'Agenzia per la coesione territoriale quale amministrazione titolata al riparto delle suddette risorse risiede nel fatto che detta amministrazione centrale è il soggetto attuatore dell'investimento del PNRR e quindi ha la conoscenza e la competenza per effettuare l'istruttoria ed i controlli del caso finalizzati all'assegnazione di dette risorse allo scopo di evitare che gli enti beneficiari utilmente collocati in graduatoria non possano affrontare le conseguenti spese di gestione, non coperte dalle risorse del PNRR. CAPO III – MISURE PER L'ATTUAZIONE DEL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA IN MATERIA DI AMBIENTE, FONTI RINNOVABILI, EFFICIENTAMENTO ENERGETICO E SALUTE Art. 23. – (Disposizioni in materia di produzione e consumo di idrogeno da fonti rinnovabili, di concessioni di derivazioni per uso irriguo, di accelerazione delle procedure di approvazione dei piani di bacino) I commi 1, 2 e 3 mirano a promuovere la produzione e l'impiego di idrogeno rinnovabile, dando contestuale attuazione alla milestone prevista dalla misura M2C2, riforma 3.2 del PNRR, la quale prevede, entro giugno 2022, l'adozione di norme di semplificazione fiscale per l'idrogeno verde. Nel concreto, la norma evita una doppia imposizione parafiscale. Infatti, gli oneri generali di sistema sono pagati dai consumatori di energia nella forma finale utilizzata. La produzione di idrogeno da fonti rinnovabili non configura un consumo finale, ma una trasformazione da un vettore ad un altro, che poi sarà utilizzato nei consumi finali. Le condizioni tecnico-operative per l'applicazione del principio suddetto sono demandate a un decreto del Ministro della transizione ecologica, anche tenuto conto del regolamento delegato che sta (è imminente) per essere adottato dalla Commissione in attuazione dell'articolo 27, paragrafo 3, settimo comma, della direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili. Il comma 3 dell'articolo in illustrazione mira a delineare il trattamento fiscale da applicare all'idrogeno verde prodotto con le modalità previste dal comma 1. In tal senso è specificato che l'idrogeno ottenuto con l'impiego di fonti rinnovabili non è ricompreso nel novero dei prodotti energetici che sono elencati nell'articolo 21 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, in materia di accise e quindi non risulta, in linea generale, sottoposto ad accisa ai sensi del medesimo testo unico, se non direttamente utilizzato in motori termici come carburante. Al riguardo, si evidenzia che il citato articolo 21, al comma 5, prevede che sia sottoposto al regime dell'accisa anche ogni prodotto che, pur non essendo prodotto energetico, rientri però nella categoria degli idrocarburi e sia utilizzato come combustibile per riscaldamento. In relazione a tale previsione, si rileva che l'idrogeno, non rientrando nel gruppo degli idrocarburi in quanto non contenente carbonio, non potrebbe essere sottoposto ad accisa. Occorre rilevare altresì che il comma 9 del medesimo articolo 21 sottopone ad accisa i prodotti energetici qualora siano utilizzati per produrre elettricità: anche in tale contesto l'idrogeno, utilizzato per produrre elettricità, non risulta sottoposto a tassazione non rientrando, come già specificato, tra i prodotti energetici. Parallelamente si rileva che anche l'impiego, per finalità energetiche, dell'idrogeno nelle cosiddette celle a combustibile non potrebbe rientrare tra i prodotti sottoposti alla tassazione in parola. L'unica fattispecie in cui potrebbe essere applicata l'accisa sull'idrogeno risulterebbe quella prevista dal comma 4 del menzionato articolo 21 del testo unico, che prevede la sottoposizione ad accisa di qualsiasi sostanza, anche non qualificabile come prodotto energetico, che venga utilizzata come carburante per motori. In tal senso, il comma 3 dell'articolo in illustrazione prevede che l'idrogeno, solo nel caso in cui venga utilizzato direttamente come carburante in un motore termico, possa essere sottoposto ad accisa. Il comma 4 è volto alla realizzazione della Missione 2, Componente 4, Riforma 4.2 « Misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati », entro l'orizzonte temporale stabilito del terzo trimestre 2022. Sono note le criticità ambientali e sociali dovute a carenza idrica, le cui cause sono da ricercare, tra l'altro, nelle perdite della rete idrica e l'estrazione illegale di acqua. Proprio quest'ultima fattispecie rientra nell'elenco degli eco-reati della proposta, adottata a dicembre 2021 dalla Commissione europea, di una nuova direttiva volta a reprimere crimini ambientali. Anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza pone particolare attenzione a tale questione. Infatti, nell'ambito della Riforma 4.2 « Misure per garantire la piena capacità gestionale per il servizi idrici integrati », la misura M2C4-4 « Entrata in vigore del nuovo quadro giuridico relativo agli scopi irrigui » deve introdurre, tra l'altro, un sistema di sanzioni per l'estrazione illecita di acqua.