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Bari, l'inceneritore della discordia fa saltare il Piano regionale?" del 30 gennaio 2018; sulla base delle informazioni a disposizione degli interroganti si tratta di un impianto che non era previsto dalla programmazione regionale e si pone nella direzione opposta rispetto alle intenzioni della Regione, che dichiara di volersi dotare di sistemi e impianti in linea con la sostenibilità ambientale e la strategia dei rifiuti zero; a giudizio degli interroganti l'ubicazione dell'impianto appare di difficile comprensione: oltre ad essere una zona, classificata come "zona C" nel piano regionale sulla qualità dell'aria, e quindi soggetta a risanamento, è al confine dei territori dei comuni dell'Aro BA2, comuni che hanno la migliore performance regionale in termini di raccolta differenziata e di riduzione della produzione pro capite di rifiuti, esempio di buone pratiche, messe in atto con notevoli sacrifici e che sarebbero minate della realizzazione di questo impianto di coincenerimento; nella stessa zona, sempre AMIU Puglia si appresta a realizzare un digestore anaerobico per il trattamento del rifiuto organico raccolto a Bari. Il digestore produrrà anche biogas che sarà bruciato in loco per produrre energia, immettendo in atmosfera altri quantitativi di anidride carbonica e di altri gas inquinanti, andando a peggiorare una qualità dell'aria, già compromessa, come dichiarato da Arpa Puglia. Non si ha notizia se la ASL, che non ha ritenuto opportuno lo studio sull'impatto sanitario, abbia tenuto conto degli effetti cumulativi dei due impianti, digestore e inceneritore, che si aggiungono agli insediamenti produttivi già esistenti nella zona industriale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di ovviare alle criticità evidenziate, in particolare per quanto riguarda l'impatto ambientale sul territorio. Atto n. 4-00495 QUAGLIARIELLO Al Ministro della salute Premesso che: la provincia di Teramo, a fronte di una popolazione residente di 312.000 abitanti, conta ad oggi 4 strutture ospedaliere: Teramo (ospedale "Mazzini"), Atri, Giulianova, val Vibrata; negli ultimi anni le linee di indirizzo generale in materia di servizio sanitario hanno privilegiato ovunque l'accorpamento delle strutture a scapito della capillarità dei presidi, a volte addirittura giungendo a privare di centri di primo soccorso interi bacini territoriali di apprezzabile ampiezza; da molto tempo si dibatte sulla necessità di intervenire sulla rete del sistema sanitario teramano, fino a qualche mese fa con riferimento alla possibile creazione di un unico polo provinciale, un ospedale di secondo livello, che avrebbe sostituito i 4 nosocomi esistenti; preso atto che: secondo quanto si apprende dalle indiscrezioni portate alla luce dal quotidiano della provincia di Teramo "La Città", il programma di razionalizzazione ed efficientamento del servizio ospedaliero iniziale avrebbe nelle ultime settimane cambiato rotta, virando su un progetto per soli pazienti acuti per il quale il vertice della locale Asl e l'assessore regionale per la sanità avrebbero già deciso il luogo di costruzione (Piano d'Accio) e trovato, tramite l'impegno del Ministro pro tempore , fondi per 100 milioni di euro, precedentemente destinati alla sicurezza sismica; l'iniziativa sarebbe motivata, tra l'altro, da una presunta inadeguatezza della struttura dell'ospedale Mazzini, in particolare con riferimento a profili di sicurezza antisismica; considerato che: l'ulteriore frammentazione di centri di cura determinata da un nuovo ospedale, aggiuntivo rispetto ai 4 preesistenti nel territorio provinciale, e addirittura insistente nello stesso capoluogo dove già è presente un nosocomio, rischierebbe di essere scarsamente utile, se non controproducente, rispetto alle esigenze di miglioramento del servizio sanitario per i cittadini; è oramai dimostrato infatti come il moltiplicarsi di strutture medio-piccole che insistono sullo stesso bacino di utenza porti al solo risultato di disincentivare l'arrivo e la permanenza di personale medico di elevata specializzazione, mentre è la possibilità di una casistica ampia e diversificata a garantire la gestione ottimale degli imprevisti e delle situazioni complesse; le operazioni di decentramento, quale sarebbe la realizzazione di un ospedale nella zona individuata, possono avere valenza strategica in presenza di un centro forte e attrattivo. La città di Teramo, al contrario, in particolare dopo il terremoto, presenta un'esigenza di riqualificazione, anche funzionale, del suo centro storico, che vive una situazione di crisi sotto il profilo sociale, urbanistico ed economico che si irradia in tutta l'area urbana e da tempo aspetta un piano di rivitalizzazione che sarebbe propulsore per la ripresa dell'intera città e del territorio circostante; i fondi, dell'ammontare di 100 milioni di euro, che nel progetto dovrebbero essere destinati alla realizzazione della struttura di Piano d'Accio, non risultano, come parrebbe naturale, dagli stanziamenti per l'edilizia sanitaria, bensì verrebbero stornati da risorse programmate dalla legge di bilancio per il 2017 e riservate al terremoto e alla sicurezza sismica degli edifici, mettendo seriamente a rischio altri investimenti urgenti e necessari di ricostruzione post sisma; l'assessore regionale per il turismo, Giorgio D'Ignazio, grande fautore del progetto e sostenitore addirittura dell'ipotesi di costruire un sesto ospedale sul territorio provinciale, ha motivato l'opportunità di realizzare il nuovo nosocomio adducendo presunte inadeguatezze anti-sismiche in capo alla struttura dell'esistente ospedale "Mazzini", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra esposto; se non ritenga che l'adeguatezza dell'utilizzo dei fondi debba essere parametrata in base alle reali esigenze del territorio e all'erogazione di un servizio sanitario di qualità; se non ritenga di dover monitorare il corretto utilizzo di fondi stanziati per il terremoto e, in particolare, adibiti alla sicurezza sismica degli edifici; se risultino in capo all'ospedale Mazzini profili di problematicità strutturale che necessitano di intervento e se non sia da valutare come incongruente il proposito di impiegare i fondi destinati alla sicurezza sismica per la realizzazione di un nuovo ospedale piuttosto che per la riqualificazione, la razionalizzazione e il potenziamento del nosocomio già esistente nella città di Teramo. Atto n. 4-00496 DI GIROLAMO SANTILLO RICCIARDI COLTORTI CORBETTA Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per i beni e le attività culturali e dell'economia e delle finanze Premesso che: in data 6 agosto 2018 il Senato ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, "decreto milleproroghe", che ha, tra l'altro, a prorogato i bonus relativi alla cultura anche per l'annualità scolastica 2018/2019; da esternazioni pubbliche il ministro Bonisoli ha riferito la propria intenzione di estendere il panorama dei soggetti beneficiari del bonus "18App" ad altre categorie diverse dai neo diciottenni; considerato che: