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Similmente, l'articolo 18 consente travasi di conformità nell'ambito di un pool di due o più navi, verificate dallo stesso verificatore. L'articolo 19 stabilisce le condizioni per il rilascio, entro il 30 giugno dell'anno successivo, del certificato di conformità FuelEU e l'articolo 20 prevede le sanzioni applicabili in caso di disavanzo di conformità, i cui proventi sono assegnati, dall'articolo 21, al Fondo per l'innovazione di cui alla direttiva 2003/87/CE sul sistema ETS. L'articolo 22 definisce l'obbligo per le navi di tenere a bordo un certificato di conformità FuelEU valido. In base all'articolo 23 gli Stati membri sono tenuti a stabilire le disposizioni sanzionatorie per violazioni al regolamento e a integrare l'attività di ispezione alle navi con la verifica del certificato di conformità FuelEU. L'articolo 24 stabilisce il diritto di riesame, per le società navali, dei calcoli effettuati dal verificatore e delle misure adottate nei loro confronti, in funzione del rilascio del certificato. L'articolo 25 richiede agli Stati membri la designazione di autorità competenti responsabili dell'applicazione e dell'esecuzione del regolamento. Il capo VI stabilisce all'articolo 26 le condizioni per il conferimento dei poteri delegati alla Commissione ai sensi del regolamento in esame; all'articolo 27 la procedura di comitato per l'adozione da parte della Commissione di atti di esecuzione; all'articolo 28 che la Commissione riferisca, almeno a cadenza quinquennale, al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all'applicazione del regolamento in esame; all'articolo 29 la modifica della direttiva 2009/16/CE sul controllo dello Stato di approdo, alla quale si aggiunge, la verifica del certificato di conformità FuelEU; e all'articolo 30 l'applicazione del regolamento a decorrere dal 1º gennaio 2025. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, si osserva che la proposta è basata sull'articolo 100, paragrafo 2 del TFUE, che prevede la procedura legislativa ordinaria per l'adozione di disposizioni per la navigazione marittima. Il principio di sussidiarietà appare rispettato in quanto il settore dei traffici marittimi, oggetto della proposta di regolamento in esame, è per sua natura di carattere transfontaliero e internazionale. Infatti, in Europa il 75 per cento dei viaggi comunicati nel contesto del sistema di monitoraggio, comunicazione e verifica si svolge all'interno dello Spazio economico europeo (SEE), mentre solo il 9 per cento circa del traffico costituisce viaggi nazionali. In assenza di una dimensione europea delle misure ad essi riferite potrebbe porsi il rischio di dare vita ad un mosaico di normative nazionali, relative alle emissioni delle navi, tra loro incoerenti e suscettibili di dare vita a distorsioni del mercato interno e della concorrenza. Anche il principio di proporzionalità appare rispettato in quanto il regolamento proposto stabilisce norme minime, garantendo che il livello di intervento sia mantenuto al minimo necessario per conseguire gli obiettivi contenuti nella proposta, gli obiettivi europei in materia di transizione ecologica e il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 consentendo la più ampia adozione possibile di combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio nei trasporti marittimi. La proposta è attualmente oggetto di esame da parte di quattordici Camere dei Parlamenti nazionali dell'Unione europea, che non hanno ad oggi sollevato profili di criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, salvo il Parlamento dell'Irlanda, che ha adottato un parere motivato (contrario), sostenendo la violazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in quanto la Commissione europea non avrebbe adeguatamente soddisfatto i requisiti procedurali necessari a fornire indicatori quantitativi e qualitativi adeguati a permettere ai Parlamenti nazionali di valutare pienamente tutte le implicazioni della proposta a livello europeo. Sulla proposta è pervenuta la relazione del Governo prevista dall'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, in cui si ritiene l'iniziativa conforme all'interesse nazionale e ai principi di sussidiarietà e proporzionalità. Il Governo, inoltre, ritiene il progetto di particolare urgenza, al fine di poter iniziare quanto prima l'adozione e l'implementazione di tutte le azioni necessarie per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni delle navi, attese le tempistiche necessarie per la realizzazione delle infrastrutture. La senatrice GIANNUZZI ( Misto ) chiede chiarimenti circa il conferimento, alla Commissione europea, del potere di adottare atti delegati, che non sono sottoposti al vaglio dei Parlamenti nazionali, anche in relazione al citato parere contrario espresso dal Parlamento dell'Irlanda. La senatrice RICCIARDI ( M5S ) ritiene opportuna, data l'attualità del tema in esame, un'attenta riflessione sulla proposta, proponendo anche lo svolgimento di alcune mirate audizioni. Il PRESIDENTE assicura che si farà carico della proposta relativa alle audizioni. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sull'estinzione dei trattati bilaterali di investimento tra Stati membri dell'Unione europea, fatto a Bruxelles il 5 maggio 2020 DDL 2494 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sull'estinzione dei trattati bilaterali di investimento tra Stati membri dell'Unione europea, fatto a Bruxelles il 5 maggio 2020 (Parere alla 3ª Commissione. Esame e rinvio) Il senatore DE SIANO ( FIBP-UDC ), relatore, introduce l'esame del disegno di legge in titolo, recante la ratifica dell'Accordo, sottoscritto nel 2020, relativo all'estinzione dei trattati bilaterali di investimento tra Stati membri dell'Unione europea. Ricorda, quindi che i trattati bilaterali di investimento (TBI) sono accordi finalizzati a promuovere e proteggere gli investimenti privati esteri, garantendo agli investitori standard di trattamento, tra cui la garanzia che essi saranno trattati in modo giusto ed equo come se fossero cittadini del Paese ricevente, e prevedendo la clausola compromissoria che stabilisce un meccanismo di risoluzione delle controversie alternativo al ricorso alla giurisdizione ordinaria. I Trattati europei vietano questo tipo di accordi bilaterali tra Stati membri, poiché la materia degli investimenti è sottoposta al diritto dell'Unione e poiché la clausola compromissoria di fatto sottrae alla competenza esclusiva della Corte di giustizia dell'UE il giudizio sull'accertamento e l'applicazione del diritto europeo. Inoltre, la Commissione europea ha sottolineato che questi trattati sono incompatibili con il diritto dell'Unione in quanto generano una frammentazione del mercato unico, conferendo diritti ad alcuni investitori dell'UE su base bilaterale ed entrando in conflitto con la legislazione dell'UE in materia di investimenti transfrontalieri. L'Italia non ha in esercizio accordi bilaterali d'investimento con Stati membri dell'Unione.