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Atto n. 4-06137 LANNUTTI ANGRISANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa Premesso che il 1° ottobre 2021 sul sito "Osservatorio dei diritti" è apparso un articolo a firma di Giorgio Beretta dal titolo "Corsa agli armamenti: Draghi si prepara alla guerra con droni, missili e fiera bellica". Sull'argomento è tornato il 15 ottobre 2021 il settimanale TPI ("The Post Internazionale") con un articolo di Lara Tomasetto dal titolo "La guerra di Mario", ovvero "i Migliori aumentano le spese militari e le vendite di armi e bombe made in Italy , anche ai regimi autoritari". Negli articoli si dice che "gli ultimi acquisti sono il segnale che la strategia non è solo difendersi, ma anche potenziare la capacità di offesa". L'Italia spende ogni anno cifre da capogiro per acquisire sistemi militari sempre più offensivi. Un business che non conosce crisi o pandemie. La spesa militare italiana si è attestata nel 2021 a poco meno di 25 miliardi di euro. Una cifra enorme se paragonata a quella stanziata per la sanità: circa 7,4 miliardi. Nel 2020 le autorizzazioni rilasciate per la vendita all'estero di materiale di armamento hanno sfiorato i 4 miliardi di euro; considerando che: la legge n. 185 del 1990 regola da oltre trent'anni l' export militare. Prevede che le aziende produttrici di armamenti chiedano al Governo le autorizzazioni ad esportare e vieta di fornire armi a Paesi in conflitto armato, in contrasto con l'articolo 11 della Costituzione (in cui si afferma che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli), o che violano i diritti umani. A gennaio 2021, negli ultimi giorni del Governo Conte II, l'Esecutivo ha revocato sei licenze per la fornitura di armi e missili ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Una scelta criticata nella Relazione annuale del Ministero della difesa, dove il Capo di Stato maggiore, il generale Enzo Vecciarelli, ha parlato di "perplessità e rammarico" rispetto alle limitazioni dell' export verso Arabia Saudita ed Emirati, poiché tali attività "rappresentano una voce del bilancio nazionale e un fattore di penetrazione strategica di assoluto rilievo, non surrogabile da altri settori o comparti nazionali"; il Governo Conte II nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si era limitato ad inserire misure di efficienza energetica degli immobili della difesa e di rafforzamento della sanità militare, mentre ora vi è un piano che prevede l'acquisizione di nuove armi e un incremento della spesa militare. Si legge nel documento: «Incrementare la capacità militare dando piena attuazione ai programmi di specifico interesse volti a sostenere l'ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare, promuovendo l'attività di ricerca e di sviluppo delle nuove tecnologie e dei materiali, contribuendo al necessario sostegno dello strategico settore industriale e al mantenimento di adeguati livelli occupazionali nel comparto». In buona sostanza, si utilizzano i fondi destinati alla Next Generation , attraverso una mascherata transizione verde e digitalizzata e un welfare rinnovato, per essere usati per rilanciare l'industria bellica e nuovi sistemi d'arma per le Forze armate. Un'operazione di greenwashing per produrre nuovi armamenti e aumentare i finanziamenti di un settore che già riceverà almeno il 18 per cento dei fondi pluriennali di investimento attivi dal 2017 al 2034; il 29 settembre 2021 Draghi è tornato all'attacco: "Ci dobbiamo dotare di una difesa molto più significativa e bisognerà spendere molto di più nella difesa di quanto fatto finora, perché le coperture internazionali di cui eravamo certi si sono dimostrate meno interessate nei confronti dell'Europa"; fonti di stampa hanno fatto trapelare la notizia degli stanziamenti per armare i droni "Reaper" (falciatore) in dotazione al 32° Stormo di Amendola di Foggia. Il Documento programmatico pluriennale 2021-2013 prevede infatti un investimento di 168 milioni di euro, con una prima tranche di 59 milioni distribuiti in 7 anni, per «adeguamento del payload MQ-9», dove MQ-9 è la sigla che indica i droni Reaper e payload è il tecnicismo che nasconde la vera natura del "carico utile" ( payload ): i missili aria-terra Agm Hellfire, le bombe a guida laser GBU-12 Paveway o le bombe a guida Gps CPU 38 Jdam. "In questo modo - ha commentato la "Rete italiana pace e disarmo" - i droni italiani verranno trasformati in sistemi da utilizzarsi direttamente in conflitto». Dunque da meri ricognitori diventeranno dei veri bombardieri. È bene ricordare che questo sistema d'arma ha cambiato drasticamente il volto della guerra, rendendolo più opaco e rischioso soprattutto per i civili: diverse stime indicano infatti che gli "effetti collaterali", cioè le vittime civili delle azioni militari effettuate con droni armati, siano molto alte, in alcuni casi fino al 90 per cento; considerato inoltre che dalla "Rivista italiana difesa" (RID) si apprende che la Marina Militare italiana ha in progetto di dotare di missili Cruise i futuri sottomarini U212-Nfs e le nuove fregate Fremm. Il Capo di Stato maggiore della Marina Miliare, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha spiegato l'esigenza di migliorare gli strumenti di " naval diplomacy ". I missili Cruise servono a "moltiplicare il raggio d'azione dei sistemi d'attacco con una portata di oltre mille chilometri", in questo modo "la possibilità di tutela dell'interesse nazionale si allargherebbe fino a includere l'intero territorio libico, con una possibilità di proiezione quasi illimitata". Si tratterebbe di una rivoluzione, in quanto attualmente i missili Otomat arrivano a 200 chilometri di distanza e sono solo in dotazione alle unità di superficie. Non è ancora chiara la tipologia di missili che verrebbero adottati e neppure il costo (si parla di un milione di dollari a missile), ma i Cruise USA con testate nucleari sono i missili installati dal 1983 al 1991 nella base NATO di Comiso (Sicilia), contro cui si mobilitò il movimento pacifista negli anni Ottanta; considerato infine che il 28 settembre si è aperta all'Arsenale militare di La Spezia la fiera militare-navale italiana "SeaFuture 2021", inaugurata dal Ministro della difesa davanti a 47 delegazioni di marine militari di Paesi esteri e di 15 capi di Stato Maggiore. Il salone ideato nel 2009 come «la prima fiera internazionale dell'area mediterranea dedicata a innovazione, ricerca, sviluppo e tecnologie inerenti al mare», a partire dalla quarta edizione del 2014 ha assunto sempre più i connotati di un salone navale-militare per promuovere il defence refitting e gli affari delle aziende del settore "difesa e sicurezza", il tutto ammantato di sostenibilità ambientale e " blu economy ". Non a caso i principali sponsor di SeaFuture 2021 sono proprio i colossi a controllo statale del comparto militare come Fincantieri (Strategic sponsor ), Leonardo (Platinum sponsor ) e MBDA (Gold sponsor ). Non a caso la principale attrazione di Seafuture 2021 è stato il supermissile Teseo Mk2/E sviluppato per la Marina Militare, si chiede di sapere: