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Modifiche al decreto legislativo 6 settembre 2005, n.206, in materia di obblighi del produttore e del distributore per la commercializzazione dei prodotti. Onorevoli Senatori. -- Una caratteristica fondamentale che si richiede a qualsiasi tipo di prodotto industriale è la sua sicurezza, di modo da evitare qualsivoglia pregiudizio per l'integrità fisica e per i beni di chi utilizza tali prodotti. Questo principio lo troviamo cristallizzato anche nell'articolo 41, commi 1 e 2 della Costituzione, ai sensi del quale «l'iniziativa economica privata è libera e non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana»; nonché nel trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il cui articolo 169 sancisce i principi in materia di tutela della salute e sicurezza dei consumatori. Il tema della sicurezza dei prodotti è stato affrontato sin dal 1985, quando la Comunità europea emanava la direttiva n. 374, in materia di «responsabilità per danno da prodotti difettosi», attuata in Italia con il decreto del Presidente della Repubblica del 24 maggio 1988 n. 224, oggi confluito nel codice del consumo. Successivamente nel 2001 veniva emanata la direttiva comunitaria n. 95 sulla sicurezza dei prodotti (che ha sostituito la precedente direttiva 92/59/CEE sulla «sicurezza generale dei prodotti»), che impone l'obbligo di immettere sul mercato solo prodotti sicuri, ha rafforzato il sistema di scambio di informazioni fra pubbliche autorità a livello europeo per conferire maggiore efficacia ai provvedimenti adottati nei confronti dei prodotti pericolosi ed ha introdotto il principio della conformità, oltre che alla legislazione vigente, anche alle norme tecniche come elemento che garantisce una presunzione di sicurezza dei prodotti secondo gli obiettivi della direttiva. Con riferimento a quest'ultimo aspetto, giova segnalare che la presunzione di sicurezza è meramente relativa, poiché qualora nonostante la sua conformità a leggi e norme il prodotto si riveli comunque pericoloso per la salute e la sicurezza del consumatore, le Autorità competenti potranno adottare le misure necessarie per limitare o impedire la sua immissione sul mercato o chiederne il ritiro o richiamo dal mercato. È chiaro, in ogni caso, che qualora il prodotto non risulti conforme alle norme che lo disciplinano, dovrà ritenersi pericoloso. La direttiva 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei prodotti all'articolo 3, secondo comma, stabilisce: «Un prodotto è considerato sicuro, per quanto concerne gli aspetti disciplinati dalla pertinente normativa nazionale, quando in mancanza di disposizioni comunitarie specifiche che ne disciplinano la sicurezza, è conforme alle normative nazionali specifiche dello Stato membro nel cui territorio è commercializzato, che sono stabilite nel rispetto del trattato, in particolare degli articoli 28 e 30, e che fissano i requisiti cui deve rispondere il prodotto sul piano sanitario e della sicurezza per poter essere commercializzato». La direttiva specifica che le autorità competenti degli Stati membri devono assicurare che i prodotti immessi sul mercato siano sicuri e pertanto, tra le varie misure necessarie, rileva quella del prelievo di campioni di prodotti per sottoporli ad analisi specifiche, giusta l'ammonizione fondamentale di cui all'articolo 1 secondo la quale: «I produttori sono tenuti ad immettere sul mercato soltanto prodotti sicuri». Con il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 172 è stata recepita nel nostro ordinamento la direttiva 2001/95/CE sulla sicurezza generale dei prodotti sulla scorta, peraltro, delle prescrizioni del Sistema Rapex ( European Rapid Alert System for non-food consumer products ) dettate dalla Commissione europea. Il sistema Rapex è un sistema di allerta rapida per i prodotti di consumo che presentano un pericolo ed un rischio grave per la salute e la sicurezza dei consumatori. Dal 23 ottobre 2005 la normativa accolta nel decreto legislativo n. 172 del 2004 è confluita nel cosiddetto «Codice del Consumo» (decreto legislativo 6 settembre 2005 n. 206), che ha riordinato varie disposizioni emanate nel corso degli anni precedenti in materia di tutela del consumatore. In particolare, la Parte IV Sicurezza e Qualità, Titolo I «Sicurezza dei prodotti» (articoli 102-113) del Codice del Consumo regolamenta la garanzia per i beni di consumo. Nell'ambito delle disposizioni dettate a tutela dei consumatori, il Codice del Consumo si occupa di disciplinare la sicurezza dei prodotti in generale, quale interesse della collettività piuttosto che dei singoli. Le disposizioni di quest'ultimo, in quanto norme generali, si applicano in via sussidiaria ai prodotti in relazione ai quali non sussista una disciplina specifica, o in via residuale per gli aspetti non disciplinati dalla normativa specifica eventualmente dettata. Ed infatti, la normativa sulla sicurezza generale dei prodotti, tuttavia, non si applica per sua espressa disposizione, ai prodotti alimentari, regolati dal Regolamento comunitario n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2002. L'articolo introduttivo della normativa in esame ne estende l'applicazione ai prodotti immessi nel mercato europeo ovvero immessi «in libera pratica», con tale espressione richiamando il regime di circolazione dei beni provenienti da Stati non membri dell'Unione europea; soggiacciono pertanto alla disciplina sulla sicurezza oltre ai prodotti fabbricati e distribuiti in Europa, anche quelli importati da Stati non appartenenti all'Unione. Il rinvio ad altre disposizioni del Codice del consumo consente poi di precisare che l'obbligo di sicurezza concerne qualsivoglia prodotto che sia sin dall'origine destinato ai consumatori, anche in via indiretta (ad esempio nell'ambito di una prestazione di servizi), o sia comunque suscettibile, secondo ragionevole prevedibilità, di essere utilizzato da consumatori. Si consideri che la sicurezza dei prodotti, già imposta da normativa di derivazione comunitaria, sin dall'inizio è stata finalizzata a garantire un livello elevato di tutela dei consumatori, come previsto dall'articolo 153 del trattato istitutivo della comunità europea. Nello specifico, i produttori (ed i soggetti ad essi assimilati secondo la nozione del precedente articolo) hanno l'obbligo generale di immettere sul mercato solamente prodotti sicuri, ovvero prodotti che comportino rischi minimi se utilizzati in modo prevedibile da parte di consumatori. Sui produttori gravano inoltre obblighi ulteriori rispetto a quello generale di sicurezza: si tratta di obblighi di controllo, di prevenzione, di intervento, ma soprattutto di informazione. Quest'ultimo onere a carico del produttore si spiega grazie alla relazione illustrativa al Codice in questione che al riguardo così prevede: «il consumatore deve avere cognizione piena dei rischi inerenti l'uso del prodotto e delle caratteristiche che questo presenta, sia per poter essere utilizzato con il maggior profitto, sia per prevenire eventuali danni derivanti dal suo utilizzo».