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si legge che Di Maio sarà accolto dagli attivisti con un documento, già approvato, le cui conclusioni sono nette e che afferma che: «Il Movimento 5 Stelle sostiene la lotta del Movimento Notav, a difesa dell'ambiente. Non si vuole né il Tav, né il "Mini Tav" o "Tav leggero"; solo l'opzione zero è accettabile senza compromessi»; se il Governo dovesse decidere di non dare il via definitivo al progetto della TAV, l'Unione europea ritirerà i fondi concessi (circa 800 milioni di euro già stanziati) e potrebbe chiedere la restituzione dei 120 milioni di euro già versati all'Italia, si chiede di sapere quale sia la posizione del Governo dopo un anno di analisi sul rapporto tra costi e benefici sul progetto TAV e come intenda evitare che l'Italia perda questa straordinaria occasione di progresso e di sviluppo. Atto n. 3-01004 MANCA GINETTI COMINCINI GRIMANI MAGORNO D'ALFONSO MARCUCCI MALPEZZI MIRABELLI STEFANO VALENTE COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' ALFIERI BITI BOLDRINI CUCCA D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI GIACOBBE IORI LAUS MESSINA Assuntela PARENTE PATRIARCA PITTELLA ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI SUDANO TARICCO VATTUONE Al Ministro dell'interno Premesso che: il 21 giugno 2018 il Ministero dell'interno ha predisposto una tabella riepilogativa con la quale ha ripartito le risorse messe a disposizione dei Comuni che sono stati oggetto di fusione o fusione per incorporazione, sulla base dei criteri stabiliti dal decreto ministeriale 27 aprile 2018; con il comunicato n. 2 del 27 giugno 2019, la Direzione centrale della finanza locale del Ministero ha pubblicato sul proprio sito istituzionale, dopo il parere condizionato all'integrazione delle risorse ottenuto durante la Conferenza Stato, Città ed Autonomie locali nella seduta del 6 giugno 2019, la tabella contenente le voci di riparto del contributo erariale per l'anno 2019 agli enti costituiti a seguito di fusioni e incorporazioni; ai 67 enti, istituiti a seguito della fusione di 166 amministrazioni, sono state destinate risorse, per il 2019, per un importo complessivo di 46.549.370 euro, contributi statali che risultano largamente insufficienti rispetto al fabbisogno dei Comuni interessati; secondo l'Anci sono circa 30 i milioni di euro mancanti ai Comuni, che hanno scelto la fusione e che servirebbero a garantire lo stesso coefficiente di maggiorazione, previsto per ogni anno di anzianità nella fusione già utilizzato per la ripartizione delle risorse nel 2018; considerato che: le decurtazioni relative al contributo erariale assegnato per l'anno 2019, in favore dei Comuni che si sono fusi, oscillano, per ogni singolo ente, da un 21 per cento in meno fino a un 58 per cento in meno con riferimento alle risorse spettanti; l'articolo 20, comma 1- bis , del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini", convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, prevede che a decorrere dall'anno 2016, il contributo straordinario per favorire la fusione di Comuni è commisurato al 40 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti per l'anno 2010, elevato al 50 per cento per l'anno 2017 e al 60 per cento a decorrere dall'anno 2018, nel limite degli stanziamenti finanziari previsti e comunque in misura non superiore a 2 milioni di euro per ciascun beneficiario; l'Anci, nella riunione tecnica del 30 maggio 2019, ha rappresentato che, essendo lo stanziamento per l'anno 2019 insufficiente, non è possibile formulare proposte di criteri che possano comportare una ripartizione minimamente soddisfacente per i Comuni interessati; per la prima volta, da quando nel 2014 all'interno del Fondo di solidarietà comunale è stato costituito un accantonamento di risorse destinato in favore delle unioni e delle fusioni di Comuni, le risorse stanziate non riescono a soddisfare la corretta erogazione, secondo la normativa vigente, del contributo straordinario per favorire la fusione di Comuni; lo scorso 28 giugno, il vice presidente vicario Anci e il coordinatore Anci piccoli Comuni, hanno auspicato il mantenimento della linea che incentiva i Comuni a stare insieme nelle forme previste dell'ordinamento, per migliorare la qualità dei servizi erogati alle comunità e hanno richiesto di portare a compimento il percorso di approvazione delle nuove norme in materia di gestione associata, peraltro già condiviso nel tavolo presieduto dal sottosegretario di Stato per l'interno, Stefano Candiani; tenuto conto che: su tali tematiche sono state depositate interrogazioni rimaste finora senza risposta (da ultimo la 3-00983), nelle quali sono già state evidenziate le criticità e richiesto il finanziamento adeguato della dotazione del Fondo di solidarietà comunale destinato in favore delle unioni e delle fusioni di Comuni rispetto alle richieste pervenute per il 2019; tali criticità sono state purtroppo confermate dal decreto del Ministro dell'interno 27 giugno 2019; in data 9 luglio 2019, si è svolta a Roma una manifestazione di protesta sul taglio delle suddette risorse che ha visto la presenza di numerosi sindaci e rappresentanti dei Comuni coinvolti, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti di cui in premessa; se intenda chiarire quali siano le motivazioni che hanno portato alla riduzione delle risorse messe a disposizione dei Comuni che sono stati oggetto di fusione o fusione per incorporazione; se intenda provvedere, con urgenza, al rifinanziamento del Fondo di solidarietà comunale in misura tale da garantire l'integrale erogazione del contributo erariale per l'anno 2019 atteso dai 67 enti costituiti a seguito di fusioni e incorporazioni, ripianando le decurtazioni previste per ogni singolo ente dalla tabella pubblicata il 21 giugno 2018 dal Ministero dell'interno, che oscillano tra un 21 e un 58 per cento in meno delle risorse effettivamente spettanti. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01005 VITALI MODENA Al Ministro della giustizia Premesso che: da fonti di stampa si apprende che il 9 luglio 2019 sono state consegnate all'amministrazione del carcere di Taranto le prime richieste di trasferimento da parte di 23 poliziotti, alle quali, probabilmente, ne seguiranno altre a causa delle condizioni lavorative divenute ormai ingestibili; il carcere di Taranto è il più affollato del Paese, con 630 detenuti per circa 300 posti, e una gravissima carenza organica di poliziotti, costretti ad occupare più posti di servizio contemporaneamente; è la prima volta che si verificano casi di richiesta di trasferimento da parte dei dipendenti dell'amministrazione carceraria di Taranto, richieste presentate nonostante eventuali trasferimenti comporterebbero l'allontanamento dei medesimi dipendenti dalle proprie famiglie e dalla propria residenza;