[pronunce]

Non si verifica dunque la lamentata violazione della competenza regionale, né quella del principio di leale collaborazione, poiché il decreto ministeriale previsto dalla norma impugnata non riguarda, come tale, la Regione Siciliana, ma il sistema nazionale di riscossione dei tributi in questione. 4. - Con riguardo alla terza censura, avente ad oggetto l'art. 1, comma 1, lettera g, del decreto impugnato, la stessa ricorrente ammette che tale disposizione non determina la sottrazione alla Regione dei proventi tributari ad essa spettanti, ma ritiene che la nuova procedura dia luogo a ritardo nell'acquisizione di essi alle casse regionali. La modifica normativa in esame riguarda la disciplina dei versamenti, rispettivamente, a favore dello Stato e a favore degli enti territoriali, delle entrate di varia natura, tributarie e non tributarie, di cui all'art. 2 del d.lgs. n. 237 del 1997: disciplina prima uniforme, in base al testo originario del d.lgs. n. 237 del 1997, e ora differenziata, in base al nuovo testo dell'art. 9 del medesimo decreto, secondo cui i versamenti agli enti territoriali seguono i ritmi temporali previsti per i versamenti agli enti diversi dallo Stato (pur sempre con termini precisi: entro il 12 e il 27 di ogni mese). Le parti sembrano ritenere che la nuova disciplina del versamento delle entrate in questione da parte dei concessionari del servizio di riscossione, recata dagli artt. 8 e 9, modificati, del d.lgs. n. 237 del 1997, comprenda anche le somme riscosse a titolo di tributi erariali spettanti alla Regione Siciliana ai sensi degli artt. 2, 3 e 4 del d.P.R. n. 1074 del 1965 fra quelle assoggettate alle modalità di versamento agli "enti diversi dallo Stato" (art. 9 del decreto legislativo), e non fra quelle assoggettate alle modalità di versamento previste per le somme riscosse allo stesso titolo, nel restante territorio nazionale, per conto dello Stato (art. 8). Invero, la considerazione del particolare regime previsto in Sicilia per la destinazione e la riscossione del gettito dei tributi erariali consente una lettura del nuovo testo degli artt. 8 e 9 del d.lgs. n. 237 del 1997 più aderente a tale regime, che cioè accomuni la disciplina delle entrate tributarie erariali riscosse in Sicilia e attribuite alla Regione alla disciplina prevista per le entrate tributarie dello Stato, piuttosto che a quella delle entrate di pertinenza degli altri enti territoriali: e in tal senso, del resto, risulta a questa Corte che si sia orientata la stessa amministrazione statale. Così intesa la disposizione impugnata, non ha ragion d'essere la censura mossa dalla ricorrente. 5. - Il sistema dei versamenti unitari, con eventuale compensazione fra debiti e crediti anche relativi a diversi tributi, è stato introdotto, per semplificare gli adempimenti dei contribuenti, dagli artt. 17 e seguenti del d.lgs. n. 241 del 1997, senza contestazioni da parte della Regione Siciliana, che anzi, in questa sede, ammette trattarsi di "una riforma di vasta portata, organica e generale", e sembra dunque apprezzarne il contenuto. L'art. 2, comma 1, lettera a, del d.lgs. n. 442 del 1998, oggetto della quarta ed ultima censura, non fa altro che estendere tale sistema - già limitato ai soli contribuenti titolari di partita IVA ed escluso per alcune ritenute alla fonte - a tutti i contribuenti nonché alle ritenute alla fonte prima escluse; per queste ultime la disposizione censurata (il numero 2 della citata lettera a dell'art. 2, comma 1, del decreto impugnato, che riguarda l'estensione "oggettiva" alle menzionate entrate tributarie), lascia però la facoltà ai contribuenti di eseguire il versamento, come avveniva in precedenza, presso la competente sezione di tesoreria provinciale dello Stato, in questo caso senza possibilità di compensazione. Si tratta di una modifica che non incide in alcun modo non solo sulla spettanza delle entrate, ma nemmeno sul sistema di versamento dei proventi, riscossi dai concessionari, alle casse degli enti creditori, né, infine, sul sistema di riversamento dei proventi che vengano ancora riscossi dalle tesorerie provinciali dello Stato, secondo il sistema previgente, facoltativamente mantenuto dalla norma in esame per le ritenute già così disciplinate dal testo originario. Nessuna lesione, dunque, si verifica, per effetto della norma impugnata, nella posizione costituzionalmente garantita della Regione. Per quanto poi riguarda la presunta differenziazione fra Regione e Stato - ammesso che essa sussista, ma non per effetto della norma in questione - varrebbe comunque la considerazione che una eventuale e marginale diversità di disciplina fra Stato e Regione, ai fini delle modalità di riscossione e riversamento delle entrate, non potrebbe di per sé considerarsi irragionevole e contrastante con l'art. 3 della Costituzione. 6. - A ben vedere, molte delle difficoltà e dei contrasti che insorgono in ordine al regime di ripartizione delle entrate fra Stato e Regione Siciliana, e di riscossione delle entrate nella Regione Siciliana, sono da addebitarsi alla mancanza di una normativa di attuazione dello statuto che tenga conto delle profonde trasformazioni intervenute nel sistema tributario e nei rapporti finanziari fra Stato e Regione dall'epoca delle norme dettate con il d.P.R. n. 1074 del 1965 (cfr. sentenze n. 111 e n. 138 del 1999). È pertanto da rinnovare l'auspicio (già espresso nella sentenza n. 138 del 1999) che Stato e Regione, attraverso la specifica forma di collaborazione prevista dall'art. 43 dello statuto ai fini della adozione delle norme di attuazione, si attivino per adeguare alle nuove esigenze e realtà l'attuale assetto normativo in questa materia.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 1, lettere d e g, e dell'art. 2, comma 1, lettera a, numero 2, del d.lgs. 19 novembre 1998, n. 422 (Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 9 luglio 1997, n. 237 e n. 241, 4 dicembre 1997, n. 460, 15 dicembre 1997, n. 446 e 18 dicembre 1997, n. 472), sollevate, in riferimento agli articoli 3, 81, 116 e 119 della Costituzione, nonché all'art. 36 dello statuto speciale e alle relative norme di attuazione di cui al d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074, dalla Regione Siciliana con il ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 marzo 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Onida Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 16 marzo 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola