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Norme per la riforma del sistema e dei criteri di nomina, trasparenza e indirizzo della RAI -- Radiotelevisione italiana SpA, nonché delega al Governo per l’adozione di un testo unico della normativa vigente in materia di RAI. Onorevoli Senatori. -- La RAI SpA è una società pubblica non quotata partecipata al 99,56 per cento dal Dipartimento del Tesoro e per il restante 0,44 per cento dalla SIAE (Società italiana degli autori ed editori) ed è notoriamente condizionata dal controllo politico dei partiti che, tramite la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (istituita con legge n. 103 del 1975), nominano sette dei nove membri del consiglio di amministrazione (CdA). Due componenti, infatti, sono espressione del Ministero dell'economia e delle finanze. La struttura amministrativa dell'Azienda è composta da nove direzioni e da una direzione generale. I ricavi 2012 sono stati pari a 2,62 miliardi di euro. L'organo parlamentare, come peculiare competenza, traccia l'indirizzo da seguire nella programmazione, nella pubblicità e nell'economia societaria, definendo i piani di spesa pluriennali. Una sottocommissione esercita ulteriori poteri in merito all'accesso al mezzo radiotelevisivo da parte di organismi collettivi portatori di interessi socialmente rilevanti. Dopo la fusione con RAI Holding SpA, la RAI -- Radiotelevisione italiana SpA ha costituito un gruppo di sette società strumentali di cui controlla le strategie aziendali e le nomine degli amministratori «allo scopo di presidiare specifici settori di mercato in modo più immediato ed efficace»: Rai Pubblicità, Rai Trade, Rai Way, Rai Cinema, Rai Corporation, Rai World, Rai Net. Le società collegate sono quattro: San Marino RTV SpA (50%), Tivù Srl (48,16%), Auditel SpA (33%), Euronews SA (22,84%). Quindi, i partiti che nominano i membri del consiglio di amministrazione della RAI, seppur indirettamente, hanno potere di nomina anche sulle società partecipate. I canali televisivi sono quattordici (1, 2, 3, 4, 5, Movie, Premium, Yoyo, Gulp, News24, Storia, Scuola, Sport 1 e Sport 2), i canali radio sono cinque (Radiol, Radio2, Radio3, Isoradio, GR Parlamento), le testate giornalistiche televisive sono otto (TG1, TG2, TG3, Rai-News24, RaiSport, RaiParlamento, Rai Televideo, TGR) e quelle radiofoniche sono tre (GR1, GR2, GR3). Nell'attuale XVII legislatura, inoltre, la Commissione di vigilanza RAI, presieduta dall'onorevole Roberto Fico (Movimento 5 stelle) e composta da quaranta membri designati pariteticamente tra Camera e Senato in modo proporzionale rispetto ai gruppi parlamentari, ha per la prima volta avviato un'accurata revisione dell'attività aziendale accedendo a tutti i contratti stipulati. Ciò ha messo ancor più in evidenza il controllo partitico e la lottizzazione della società radio-televisiva dello Stato. Per superare questo sistema di controllo diretto della politica sulla RAI, che non è più tollerato dall'opinione pubblica, è necessario intervenire sul meccanismo delle nomine dei consiglieri di amministrazione sottraendo la competenza alla Commissione parlamentare di vigilanza, che dovrà limitarsi più semplicemente a vigilare sulla pluralità dell'informazione, attribuendo, invece, tale potere ad una fondazione di diritto pubblico i cui componenti sono di diritto i rappresentanti delle più qualificate istituzioni pubbliche italiane in ambito culturale, formativo, scientifico, artistico, teatrale e musicale, accademico, sportivo, economico. Infatti, se il mantenimento della proprietà pubblica è imprescindibile e non è oggetto di discussione, l'impianto giuridico del controllo azionario e della nomina dei vertici aziendali può e deve essere rimodulato attraverso un meccanismo di selezione del management che dia più spazio al merito ed alla professionalità attraverso parametri di valutazione più oggettivi possibile, al fine di eliminare le logiche spartitorie di cencelliana memoria. Tale operazione di trasparenza e di selezione del merito può essere così strutturata: costituire una fondazione di diritto pubblico a cui, per legge, il Ministero dell'economia e delle finanze trasferisca a titolo gratuito il pacchetto azionario della RAI -- Radiotelevisione italiana SpA; i vertici della fondazione così costituita non percepiscono alcun compenso né indennità -- essendo già stipendiati dalle istituzioni di loro provenienza -- e sono per statuto i rappresentanti legali delle relative istituzioni pubbliche nazionali. L'approvazione di un tale progetto di riorganizzazione, fondato sulla trasparenza e maggiormente orientato verso la competenza ed il merito, renderebbe la gestione aziendale genuinamente improntata a professionalità e valorizzerebbe le indubbie potenzialità della RAI. Nel superamento dell'anomalia, per la quale l'azionista del servizio pubblico è il Ministero dell'economia, si accede anche alla prima delle istanze avanzate dal «MoveOn italiano»; analogamente, risponde alla sollecitazione contenuta nel medesimo manifesto anche la previsione per la quale si procede alla nomina dei vertici della concessionaria del servizio pubblico (il CdA Rai), mediante la selezione in base a criteri di professionalità, competenza nel campo radiotelevisivo ed indipendenza. Si condivide, con «MoveOn italiano», anche la necessità che l'intera nuova governance si ponga al servizio degli utenti RAI, facilitando modalità interattive di controllo e di valutazione e garantendo ai cittadini un uso consapevole e attivo di tutti i media gestiti dal servizio pubblico.. 1 (RAI bene pubblico nazionale) 1 La RAI -- Radiotelevisione italiana SpA è un bene pubblico di interesse nazionale, che svolge il servizio pubblico, di diffusione audiovisiva e radiofonica, sui diversi mezzi di comunicazione messi a disposizione dall'evoluzione tecnologica. 2 La presente legge riconosce l'esistenza di una libera attività economica nel settore dei mezzi di comunicazione audiovisiva e radiofonica, purché esercitata nel rispetto del principio del pluralismo di cui all'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, del principio della concorrenza di cui all'articolo 28 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e del Protocollo sul sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri allegato al medesimo TFUE, salvaguardando l'universalità dell'accesso alle reti. In aggiunta a tali requisiti generali di tutte le imprese del settore, la RAI Radiotelevisione italiana SpA, nella veste di concessionario del servizio pubblico, custodisce parte fondamentale della memoria storica del Paese e svolge la sua attività a tutela e a servizio della pluralità culturale e dell'informazione, nonché dei credo religiosi e della laicità presenti nella società italiana. 3 La RAI -- Radiotelevisione italiana SpA opera sulla base di un contratto nazionale di servizio, stipulato con il Ministero dello sviluppo economico e rinnovato triennalmente, con il quale sono individuati, nel rispetto dei commi 1 e 2, i diritti e gli obblighi della società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo italiano. Al suo interno sono previsti: