[pronunce]

in riferimento agli artt. 2, 30 e 24 Cost., per il vulnus alla effettività di tutela di diritti fondamentali, attinenti allo status ed alla identità biologica, «che la coscienza sociale avverte come essenziali allo sviluppo della persona». Sarebbe infine «di particolare delicatezza», ad avviso della Corte rimettente, il profilo di contrasto con l'art. 111 Cost., derivante dalla dubbia compatibilità del procedimento in questione con il precetto della ragionevole durata del processo, anche in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Un iter procedurale defatigatorio, «ove pur tale per accentuazione di garanzie», sarebbe, infatti, per definizione, non conforme al parametro del giusto processo, il cui rispetto comporta la necessità di ricondurre a ragionevolezza i tempi del processo, anche, eventualmente, attraverso lo scrutinio di costituzionalità. 2. – Si è costituita in giudizio Barbara Ivan, attrice nel giudizio a quo, concludendo per l'accoglimento della questione sulla scorta di considerazioni non dissimili da quelle svolte dal giudice rimettente. 3. – Si sono altresì costituiti in giudizio, con ampia memoria, Alessandro ed Emanuela Minuto Rizzo, convenuti nel procedimento per dichiarazione giudiziale di paternità quali eredi degli eredi del presunto padre. In via preliminare, le parti suddette, considerato che è ormai imminente l'approvazione di una modifica dell'art. 274 cod. civ. (art. 69 del disegno di legge n. 2430 del Senato della Repubblica) che, pur confermando «la giusta cautela preventiva dell'ammissibilità», rimodellerebbe il procedimento in modo tale da superare i dubbi di legittimità costituzionale prospettati dal rimettente, chiedono un differimento della pubblica udienza in attesa della nuova normativa. In subordine, le medesime parti concludono per la declaratoria di inammissibilità o, in via gradata, di infondatezza della questione, ovvero, in via di ulteriore subordine, in caso di accoglimento, per la declaratoria di decorrenza degli effetti dalla data della sentenza. La questione sarebbe innanzi tutto priva di rilevanza a causa del giudicato sulla inammissibilità dell'azione derivante non solo dalla sentenza n. 8342 del 1999, emessa in sede di regolamento di competenza, ma anche dalla sentenza n. 9033 del 1997, con la quale la Corte dichiarò la nullità, per difetto di contraddittorio, del decreto di ammissibilità dell'azione a suo tempo emesso dal Tribunale di Treviso. La questione stessa sarebbe, poi, non adeguatamente motivata quanto alla non manifesta infondatezza e, comunque, non fondata, tenuto conto della finalità squisitamente patrimoniale dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità promossa da un maggiorenne e della conseguente «necessità logica» di un filtro che garantisca il convenuto da azioni temerarie o vessatorie, tanto più quando l'azione sia proposta – come nella specie – nei confronti degli eredi degli eredi del preteso padre, del tutto all'oscuro dei fatti di causa e nell'impossibilità di ricorrere alla prova del DNA a seguito della intervenuta cremazione del loro dante causa. Un siffatto filtro preventivo non rappresenterebbe d'altro canto un unicum nel panorama legislativo, analogo giudizio di ammissibilità preventivo essendo previsto, ad esempio, dall'art. 5 della legge n. 117 del 1988 sulla responsabilità civile dei magistrati. L'esigenza di una fase preliminare di ammissibilità si porrebbe del resto con particolare evidenza ove si consideri che, per pacifica giurisprudenza, l'azione per il riconoscimento giudiziale di paternità naturale può essere proposta unitamente a quella di petizione ereditaria, la cui trascrivibilità è suscettibile di provocare danni irreparabili alla famiglia legittima del preteso padre. 4. – Nella imminenza della data fissata per la udienza pubblica, la difesa dei convenuti Alessandro ed Emanuela Minuto Rizzo ha presentato una memoria, con la quale ha ribadito le conclusioni già rassegnate, con riferimento, in particolare, al rilievo di difetto di motivazione sulla rilevanza della questione sollevata, per la presenza dei due giudicati di cui alle sentenze n. 9033 del 1997 e n. 8342 del 1999 della Corte di cassazione. Nella memoria si eccepisce un ulteriore profilo di irrilevanza per il fatto che la Cassazione, dopo aver affermato un principio di diritto vincolante, ed avere, pertanto, almeno implicitamente, vagliato la costituzionalità della norma sulla quale esso era fondato, ha sollevato, su richiesta della parte soccombente, questione di legittimità costituzionale di quella stessa norma sulla quale era stato definito in precedenza, dal medesimo giudice, detto principio di diritto, tanto più che la I^ sezione civile della stessa Cassazione ha riproposto la questione di legittimità costituzionale dell'art. 274 cod. civ. – dopo che essa era stata dichiarata manifestamente inammissibile con ordinanza della Corte costituzionale n. 169 del 2004 – senza colmare la lacuna motivazionale evidenziata dalla predetta ordinanza, ma limitandosi a circoscrivere il sospetto di incostituzionalità a quella parte della norma concernente il giudizio di ammissibilità dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità e maternità naturale di maggiorenne. La difesa della parte privata ha dedotto, inoltre, la non rilevanza della questione sollevata perché non influente sul giudizio a quo, improponibile nei confronti degli eredi indiretti, per mancanza di legittimazione passiva degli stessi, a seguito della sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione n. 21287 del 2005; ed, ancora, la nullità del giudizio principale in quanto promosso innanzi ad un giudice incompetente, rilevando che esso era stato incardinato innanzi al Tribunale di Treviso – precedentemente alla sentenza della Corte di cassazione n. 2016 del 2001, con la quale, in sede di regolamento di competenza, era stata dichiarata la competenza del Tribunale di Roma – e, poi, era proseguito innanzi alla Corte di appello di Venezia, e, quindi, in Cassazione, nonostante la esplicita eccezione di incompetenza sollevata dai convenuti in seguito alla citata sentenza n. 2016 del 2001. Nella memoria si fa, infine, presente che, essendo passata in giudicato, per effetto della sentenza della Corte di cassazione n. 16531 del 2005, la dichiarazione di ammissibilità dell'azione di cui si tratta, richiesta sempre dalla signora Ivan, costei potrà nuovamente esperire l'azione di merito presso il Tribunale di Roma. Nel merito, si conclude per la manifesta infondatezza della questione, e, qualora la Corte decida di accoglierla con riferimento all'art. 111 della Costituzione, sotto il profilo della violazione del principio della ragionevole durata del processo, si chiede che gli effetti di detta decisione siano fatti decorrere dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale n. 2 del 1999.1. – La Corte di cassazione dubita della legittimità costituzionale dell'art. 274 del codice civile, in quanto la norma impugnata, prevedendo una preliminare delibazione di ammissibilità dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità o di maternità naturale promossa da un soggetto maggiorenne ai sensi dell'art. 269 cod.