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rilevato, infine, che le attività conoscitive espletate dalla Commissione di inchiesta, mediante acquisizione di copia di atti giudiziari e ascolto diretto di soggetti e associazioni aventi esperienza in materia, hanno portato alla luce una tendenziale incomunicabilità tra i due diversi contesti, civile e penale, quasi che la diversità dei contenuti delle determinazioni da assumere rendesse irrilevante la conoscenza degli elementi fattuali acquisiti nei vari filoni processuali, impegna il Governo: 1) ad adottare i provvedimenti necessari a promuovere e a sostenere, con azioni sistematiche e con garanzia che il personale che entra nelle scuole abbia i requisiti adeguati, percorsi formativi all'educazione al rispetto della donna nei curricoli scolastici di ogni ordine e grado, finalizzati a: a) innescare un cambiamento culturale di trasformazione della società italiana nei riguardi del fenomeno della violenza maschile sulle donne; b) educare tutti i cittadini stranieri che arrivano nel nostro Paese, a prescindere dalla loro cultura o pratica religiosa, al rispetto della donna, intesa come individuo con pari diritti dell'uomo e non come essere inferiore; c) evidenziare il ruolo fondamentale che l'educazione al rispetto delle donne svolge per la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali; 2) a confermare che il contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica rientri fra le politiche prioritarie dell'azione di Governo; 3) a proseguire nella promozione di adeguate campagne di informazione e sensibilizzazione sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, che stimolino pubblici dibattiti e favoriscano lo sviluppo di adeguate politiche di prevenzione anche attraverso il coinvolgimento dei mass media e della carta stampata; 4) ad intensificare iniziative e azioni di supporto ai percorsi di rieducazione degli uomini maltrattanti, introdotti dalla Convenzione di Istanbul, anche attraverso lo sviluppo di collegamenti e sinergie con il territorio, rispetto ai quali in Italia ad oggi si vedono attive poche realtà comunali e regionali; 5) con riferimento al finanziamento dei servizi e dei centri antiviolenza, ad adottare misure volte a rendere stabile e trasparente la destinazione delle risorse; 6) ad adottare ogni provvedimento necessario, affinché le autorità giudiziarie possano accedere autonomamente per verificare l'eventuale iscrizione di procedimenti penali per reati in tema di violenza di genere e procedimenti civili. Atto n. 1-00054 MAIORINO VANIN FLORIDIA CASTELLONE VONO GRANATO MATRISCIANO PIARULLI DE LUCIA RUSSO MONTEVECCHI MARILOTTI CORRADO Il Senato, premesso che: la violenza sulle donne è un fenomeno sociale drammatico difficile da quantificare, i dati disponibili ne evidenziano le enormi proporzioni: quasi 7 milioni di donne hanno subito qualche forma di abuso nel corso della loro vita, come violenze domestiche, stalking , stupro, insulti verbali e violazioni della propria sfera intima e personale, che rappresentano spesso tentativi di cancellarne l'identità, di minarne l'indipendenza e la libertà di scelta; i numeri del femminicidio, forma estrema del fenomeno, sono inquietanti: negli ultimi 5 anni se ne registrano 774, una media di circa 150 all'anno; in Italia ogni due giorni circa viene uccisa una donna: nel 2016 ci sono stati 120 casi di femminicidio e anche nel 2017 la media è stata di una vittima ogni tre giorni; negli ultimi 10 anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9 per cento) in famiglia; particolarmente allarmante, come anche attestato da più recenti fatti di cronaca, risulta in Italia l'aumento del numero e della ferocia dei reati di natura sessuale contro le donne, spesso minorenni e quindi più vulnerabili, da parte di stranieri irregolari, in quanto evidente conseguenza di una pregressa e carente gestione del fenomeno migratorio, ed altresì degli atti di violenza, di diversa natura, nei confronti delle donne finalizzati ad impedire loro l'esercizio in Italia dei diritti e delle libertà riconosciute dalla nostra Costituzione, la cui condivisione deve essere, invece, considerata fondamentale per un reale processo di integrazione; l'Italia ha firmato e ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ovvero la cosiddetta Convenzione di Istanbul, aperta alla firma l'11 maggio 2011: si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza; la XVII Legislatura si è caratterizzata per la ratifica della citata Convenzione di Istanbul con la legge n. 77 del 2013, per l'introduzione di modifiche al codice penale e di procedura penale, per inasprire le pene di alcuni reati, più spesso commessi nei confronti di donne, per l'emanazione del "Piano d'azione contro la violenza sessuale e di genere 2015-2017" e per l'adeguamento di stanziamenti per il supporto delle vittime; l'articolo 3 della legge precisa che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani ed è una forma di discriminazione contro le donne; con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 luglio 2015 è stato adottato il piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e sulle donne, previsto dall'articolo 5 del decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2013, con l'obiettivo di disegnare un sistema di politiche pubbliche che integri dal punto di vista degli interventi le previsioni di carattere penale contenuti nella legge; per tali finalità il decreto-legge n. 93 ha stanziato risorse al fine di dare attuazione agli interventi per la valorizzazione dei progetti territoriali, per la formazione degli operatori impegnati negli interventi, per il sostegno all'emancipazione delle donne maltrattate e alle iniziative di prevenzione culturale della violenza sessuale e sulle donne, soprattutto sul fronte dell'educazione e del recupero; nel dicembre 2017 è stato emanato il piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020. Il piano si fonda su quattro linee di intervento: prevenzione, protezione e sostegno, repressione dei reati, assistenza e promozione; tra le finalità del piano nazionale emerge quella di creare e mettere in esercizio una banca dati nazionale informatizzata, come strumento determinante e completo per lo studio del fenomeno della violenza contro le donne basata sul genere e per la conseguente definizione di azioni e politiche di intervento attraverso il miglioramento della conoscenza di dettaglio, tanto per la tutela delle vittime quanto per la prevenzione e la repressione dei fenomeni stessi, nonché per il monitoraggio dell'incidenza dei suddetti interventi; ai sensi della Convenzione, è stato istituito un gruppo di esperti indipendenti sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Group of experts on action against violence against women and domestic violence, abbreviato in Grevio), incaricato di monitorare l'attuazione della convenzione da parte degli Stati aderenti; il Grevio è tenuto a pubblicare i report valutativi degli strumenti adottati dalle parti per attribuire efficacia alle previsioni contenute nella Convenzione;