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Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico, universitario e lavorativo. Onorevoli Senatori . – La dislessia, la disgrafia e la discalculia, sono patologie conosciute come disturbi specifici dell'apprendimento (DSA). Si tratta di disturbi con una base neurobiologica che riguarda la decodifica del linguaggio scritto, la capacità di lettura e la capacità di calcolo. La dislessia è un disturbo di origine costituzionale che si manifesta come difficoltà nell'imparare a leggere, nonostante un'istruzione regolare e un'adeguata intelligenza, in assenza di patologie e di deficit sensoriali. Essa consiste in una difficoltà di lettura (lentezza, errori) per cui un alunno o un'alunna si trovano a livelli più bassi di due anni scolastici rispetto ai suoi coetanei. La disgrafia e la disortografia comportano manifestazioni come: scambio e inversione di lettere, lentezza, errata direzionalità della scrittura, inesatta legatura dei segni e delle parole, errato uso dello spazio sul foglio, ed altre similari manifestazioni. Vengono sbagliate e tralasciate sillabe o parole, la scrittura può essere molto disordinata, irregolare e illeggibile, anche sotto dettatura, in caso di copiatura e nelle traduzioni. La dislessia, la disgrafia, la discalculia (scambio e inversione di cifre, debolezza negli automatismi del calcolo) possono sussistere separatamente o insieme ed essere associate a disprassia, disritmia, e così via. Essendo il possesso automatico del codice linguistico veicolare per tutti gli apprendimenti legati al codice verbale scritto, è a rischio lo studio in tutte le discipline che si basano sui libri, come pure su altre tipologie di supporto. La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze che soffrono di DSA imparano a poco a poco a leggere, a scrivere, a fare operazioni matematiche, ma a costo di un enorme sforzo. Dato l'autocontrollo esasperato che devono esercitare, le loro forme ed i loro tempi di concentrazione sono necessariamente limitati; essi quindi si lasciano distrarre facilmente e non sono costanti, possono soffrire di disturbi somatici per prestazioni che in altri sono automatismi. Il loro disagio psicologico e le conseguenti strategie di mascheramento sono interpretati come scarso impegno, pigrizia, svogliatezza. Crescendo, gli studenti e le studentesse con dislessia trovano strategie di compensazione più o meno adeguate e commettono pochi errori, ma non raggiungono un profitto scolastico commisurato alle loro potenzialità, sia per la lentezza e l'affaticamento che caratterizzano le loro prestazioni nei codici, sia per la scarsa fiducia in sé e le basse aspettative dovute agli insuccessi ed alle frustrazioni accumulati nella loro carriera scolastica. Di notevole gravità sono gli effetti collaterali della dislessia non riconosciuta, poiché essa devasta la stima di sé dei ragazzi e delle ragazze; senza strategie educative e didattiche idonee, si sviluppano ansie da fallimento e blocchi di apprendimento anche irreversibili. La motivazione infatti è legata alla previsione di successo: quando studiare o lavorare non porta a risultati positivi, ma a costanti delusioni, prevale il senso di vergogna, l'inattività, si manifestano atteggiamenti rinunciatari e aggressività contro gli altri o contro se stessi. In Italia, mediamente si stima che una percentuale fra il 3 e il 5 per cento delle persone adulte presenti un DSA: si tratta di un fenomeno socialmente molto rilevante. Su una popolazione di 60 milioni, le persone con DSA sono più di 2 milioni, circa il 2,5 per cento. Ogni anno, 300.000 giovani concludono il percorso scolastico; considerando anche qui una percentuale di 4 per cento di DSA, ogni anno 12.000 persone con DSA cercano di inserirsi nel mondo del lavoro. L'obiettivo del presente disegno di legge, che affronta tale problematica anche con riferimento all'ambito lavorativo, è consentire un migliore inserimento sociale, la valorizzazione e lo sviluppo delle potenzialità delle persone con DSA e il loro inserimento nel contesto lavorativo. In tal senso è opportuno sottolineare come le persone con DSA hanno un funzionamento cognitivo non convenzionale per cui spesso risultano essere intuitive, innovative, creative, in generale abili ad adottare punti di vista non convenzionali e con ottime capacità interpersonali. Vi è, dunque, un errore di percezione e conoscenza che porta a far coincidere i DSA semplicemente con la dislessia, ovvero con la difficoltà di comprensione nella lettura derivante dalla problematicità di associare i grafemi ai fonemi; essa infatti non è che uno dei disturbi che possono essere diagnosticati a riguardo. Ogni dislessico è dunque anche profondamente diverso dall'altro e richiede un approccio diversificato. Un errore è quello di ritenere i DSA un problema prevalentemente scolastico; in tal senso, la legge n. 170 del 2010 sulla dislessia, come accennato, offre una rappresentazione concreta poiché affronta la questione solo rispetto al mondo della scuola. In realtà i DSA creano le problematiche maggiori nel mondo del lavoro, un ambiente meno « protetto » e inclusivo rispetto a quello scolastico e con standard più alti nelle mansioni richieste al personale. Il contesto odierno è poi caratterizzato da impieghi molto più concettuali rispetto al passato, spesso caratterizzati dall'utilizzo della parola scritta e dall'elaborazione testuale. Il problema, prima ancora di riguardare la carenza normativa, riguarda l'approccio sociale e culturale, che porta i soggetti con DSA ad essere persone « invisibili » e non comprese. In Italia vi è un'assenza diffusa di cultura sul tema, assenza di conoscenze su dislessia e DSA nella società, anche nei contesti in cui sarebbe presumibile una competenza, e di conseguenza la presenza di pregiudizi. Da ciò emerge la necessità di intervenire con l'obiettivo di creare le condizioni per una modifica delle prassi e del clima culturale nei luoghi di lavoro nei confronti delle persone con DSA. Da queste considerazioni si deve partire per predisporre norme che consentano l'inserimento lavorativo delle persone con DSA, a partire dalle attività di selezione, evitando qualsiasi forma di discriminazione e assicurando condizioni di pari opportunità mediante modalità di esecuzione di prove e colloqui che permettano di valorizzare le competenze a prescindere dalle aree di debolezza, con la garanzia di utilizzo di strumenti e misure di supporto adeguati al profilo funzionale e alle necessità individuali. In tal senso, a tutti i soggetti con DSA, nelle prove scritte dei concorsi pubblici indetti da Stato, regioni, comuni e dai loro enti strumentali deve essere assicurata la possibilità di sostituire tali prove con un colloquio orale o di utilizzare strumenti compensativi per le difficoltà di lettura, di scrittura e di calcolo, e di usufruire di un prolungamento dei tempi stabiliti per l'espletamento delle medesime prove, analogamente a quanto disposto dall'articolo 5, commi 2, lettera b), e 4, della legge n. 170 del 2010. Tali prove devono essere esplicitamente previste nei relativi bandi di concorso.