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Ora forse c'è la soluzione, perché con il decreto-legge oggi al nostro esame si dice effettivamente che le grandi navi (cioè quelle che abbiano stazza lorda, ovvero gross tonnage , superiore a 25.000 GT, nonché quelle che hanno air draft superiore a 35 metri e quelle che superano i 180 metri di lunghezza) non entreranno a Venezia. Bene: si dice però che queste navi, quelle più grandi, andranno temporaneamente in altri accosti. Sapete cosa significa creare ormeggi, accosti o una stazione marittima temporaneamente? Lo sapete o no di cosa state parlando? Poi questa temporaneità è talmente incredibile, anche alla stessa maggioranza, che nel primo ordine del giorno, a prima firma del senatore Girotto, si chiede l'impegno del Governo affinché l'ormeggio sia davvero temporaneo. Di cosa stiamo parlando? Queste navi andranno dunque a Marghera, che ha una piccolissima striscia di terra di proprietà del demanio marittimo, ma una gran parte di quei fondi sono di proprietà privata. Tutto il compendio necessita di bonifica e quindi lo Stato si farà carico di bonificarlo a proprie spese, per poi restituirlo ai proprietari (perché si è detto «temporaneamente», quindi ne facciamo un uso temporaneo). Magari, a quel punto, si potrà dare una concessione per il mantenimento della marittima. Questo è quindi un grande affare per coloro i quali hanno quelle proprietà: non so di chi siano, ma credo che basti andare un attimo all'Agenzia per verificare. È stato appena detto dai relatori che il provvedimento in esame sarebbe omogeneo. Il Presidente della Repubblica ci ha richiamati più volte a una modalità di legislazione che sia coerente. Stiamo convertendo un decreto-legge, che quindi deve avere i crismi della necessità e dell'urgenza, dunque non può che essere omogeneo, perché esse si riferiscono a una materia e a una questione. In questo caso, abbiamo non soltanto il divieto alle grandi navi, la creazione di ormeggi temporanei, per così dire - anche se non lo sono - e lavori di adeguamento per il canale, di cui non si specifica nulla, che comporteranno necessariamente dragaggi e approfondimenti e non il mantenimento dello status quo ; in questo stesso decreto-legge, in modo omogeneo, dicono dalla maggioranza, c'è però anche un articolo, che è passato un po' sotto traccia. Si è detto: manteniamo l'occupazione dell'Ilva. Sapete di cosa si tratta? Sarebbe bene che tutti lo sapessero. Si tratta di ricomprare i nostri crediti. Qualcuno vendeva la fontana di Trevi, cioè un bene pubblico. Noi invece nel 2018 facciamo entrare Arcelor Mittal, che crea una società che si chiama Arcelor Mittal Italia. Questo soggetto si impegna a produrre milioni di tonnellate d'acciaio e a mantenere 12.000 posti di lavoro a Taranto. Poiché questo signore, a fronte degli impegni che avrebbe dovuto sostenere - 2,5 miliardi - ha investito a malapena 390 milioni e la produzione è praticamente del tutto ferma è evidente che non ha onorato i propri impegni dunque noi, anziché pretendere il rispetto degli accordi, ci compriamo il nostro credito. Nell'emendamento 3.1 a prima firma del senatore Santillo e di altri componenti del Gruppo MoVimento 5 Stelle, e negli altri emendamenti simili, si parla di Invitalia. Ricorderete certamente che Invitalia è la stessa dei banchi a rotelle, delle mascherine, di cui tutti ridevamo, dicendo che non si poteva consentire che un soggetto come quello continuasse a gestire la pandemia per cui andava estromesso. Ebbene, adesso le si dà un incarico altrettanto, se non più importante. Si incarica cioè Invitalia di costituire una società con capitale sociale di 70 milioni di euro; avrà una dotazione di 750 milioni di euro per integrare quanto già speso e comprare Arcelor Mittal Italia, cioè per comprare crediti che erano già nostri. Paghiamo quindi due volte per la stessa cosa, cioè ricompriamo ancora una volta l'Ilva. Ieri tutta l'Assemblea ha gioito perché l'amministratore delegato di Atlantia non fosse lo stesso che proveniva da Aspi, ma continuiamo sostanzialmente ad ammettere che queste società che hanno speculato e che hanno malfatto continuino a ricevere soldi. A febbraio del 2018, appena prima delle elezioni, qui c'era chi cantava vittoria per l'ingresso di Arcelor Mittal a Taranto e di Jindal a Piombino. Il Governo ha avuto la capacità di verificare il rispetto degli accordi? No, il Governo adesso, invece di pretendere il rispetto degli accordi, paga ulteriori 750 milioni di euro per ricomprare il nostro credito. È la stessa identica storia di Autostrade per l'Italia, che si ripete sempre. Credo che questo decreto-legge in realtà sia terribilmente disomogeneo e crei una situazione drammatica per chi si accinge a valutare se votare a favore o no. Qui si tratta sicuramente di qualcosa di buono, perché finalmente si bloccherebbe l'ingresso delle grandi navi a Venezia, uno scempio che l'Unesco ci ha costretti a rivedere, perché non avremmo mai cambiato il decreto legislativo n. 45 del 2020. Probabilmente saremmo andati indefinitamente avanti con quel concorso di idee. Quella è sicuramente una parte buona, ma tutto il resto è pessimo, perché asservito agli interessi particolari e in quanto non ha alcun rispetto dell'ambiente, tant'è che non si è neanche voluto specificare in cosa consista la temporaneità. In conclusione, annuncio quindi che mi asterrò. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, l'Italia è un Paese meraviglioso, ricco di patrimoni storico-culturali, naturali; un vero museo a cielo aperto: dai piccoli borghi alle grandi città d'arte, dai laghi ai monti, dal mare alle valli. Ogni angolo del nostro Paese ha il suo fascino, con le proprie peculiarità e le proprie specificità che ne fanno luoghi unici, e quando questi siti sono riconosciuti per le loro bellezze a livello mondiale, il nostro Paese viene sempre più valorizzato. A tal proposito, da veneta, da padovana vorrei ricordare il recente riconoscimento della città di Padova quale patrimonio mondiale dell'Unesco per i cicli pittorici del Trecento. Ma se, da un lato, il Veneto, e dunque l'Italia intera, ha acquisito un riconoscimento importante che ne valorizza i patrimoni storico-culturali a livello internazionale, dall'altro, non manca la preoccupazione affinché questi patrimoni inestimabili si possano conservare nel tempo. Tanta bellezza ma anche tanta fragilità, e Venezia ne è un esempio eclatante: città unica al mondo, patrimonio dell'umanità dell'Unesco, che ha però rischiato di essere inserita nella sua black list. Venezia - ricordiamolo - è anche, però, città di mare, la cui vocazione primordiale deve essere tutelata, governata, garantita. A livello mondiale i riflettori sono puntati su quella che è una città dalle mille ferite, spesso profonde, a cui si è cercato e si cerca continuamente di rimediare con cure più o meno efficaci. Ora, il tempo delle cure e dei soccorsi non basta.