[pronunce]

che dedotta, dunque, l'illegittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, il Giudice di pace di Chioggia sottolinea di aver già sollevato identica questione di legittimità costituzionale, definita dalla Corte costituzionale con l'ordinanza n. 73 del 2007, con la quale venivano restituiti gli atti ad esso rimettente, affinché valutasse la perdurante rilevanza e non manifesta infondatezza della questione alla luce delle modifiche apportata al testo della norma censurata dal già segnalato d.l. n. 262 del 2006; che il rimettente reputa, tuttavia, che la questione permanga rilevante, oltre che non manifestamente infondata, attesa l'applicabilità alla fattispecie sottoposta al suo vaglio della previsione originaria dell'art. 213, comma 2-sexies, ai sensi di quanto previsto dall'art. 1 della legge n. 689 del 1981, secondo cui le «leggi che prevedono sanzioni amministrative si applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati»; che è intervenuto in ciascun giudizio – ad eccezione di quello originato dall'ordinanza di rimessione n. 412 del 2007, emessa dal Giudice di pace di Vicenza – il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato; che la difesa dello Stato – eccepita, in via preliminare, l'inammissibilità delle questioni in quanto prive, a suo dire, di motivazione sulla rilevanza e non manifesta infondatezza – deduce «l'irrilevanza della questione sollevata in relazione all'art. 171, commi 1 e 2» del codice della strada, giacché essi «prevedono l'obbligo di indossare il casco e comminano la sanzione pecuniaria principale in caso di inosservanza», rimanendo, pertanto, estranea al loro contenuto precettivo ogni determinazione in riferimento al ciclomotore; che in tutti i casi sottoposti all'esame dei giudici rimettenti, pertanto, la «sola disposizione astrattamente rilevante potrebbe essere l'art. 213, comma 2-sexies, che prevede la confisca obbligatoria» proprio nell'ipotesi in cui ricorra taluna delle infrazioni di cui agli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171 del medesimo codice della strada; che, tuttavia, anche la questione avente ad oggetto tale norma si presenta «irrilevante», sebbene «sotto un diverso profilo»; che, difatti, i giudici a quibus non avrebbero chiarito se, nei casi oggetto dei giudizi principali, risulti provato «il fatto che il veicolo circolava contro la volontà del proprietario», giacché, ricorrendo detta ipotesi, difetterebbe un'adeguata motivazione sull'influenza del prospettato dubbio di costituzionalità; che, in subordine, l'Avvocatura generale dello Stato deduce l'infondatezza delle questioni sollevate; che, a suo dire, la confisca è rivolta a sottrarre la disponibilità di ciclomotori e motoveicoli a coloro i quali, mostrandosi indifferenti all'obbligo di indossare il casco protettivo, realizzano, con il proprio contegno, «una causa di incremento del pericolo di lesioni craniche da circolazione di motocicli», sicché – sottolinea la difesa erariale – anche «il proprietario che autorizzi o tolleri l'uso del motociclo da parte di soggetti che non rispettano l'obbligo in questione» è ragionevolmente sottoposto, dal censurato art. 213, comma 2-sexies, a tale sanzione; che l'applicazione di tale sanzione troverebbe, dunque, la sua ragion d'essere nella circostanza che il proprietario del veicolo «ha accettato di concorrere all'incremento complessivo del rischio da circolazione e, contemporaneamente, ha rinunciato ad esercitare un controllo personale e diretto sul comportamento del conducente», di talché, quella ipotizzabile nei suoi confronti, non sarebbe un'ipotesi di responsabilità per fatto altrui; che nessuna violazione del principio di eguaglianza, poi, potrebbe essere ravvisata nel caso di specie, essendo priva di fondamento, in particolare, la censura che tende a stigmatizzare il fatto che la confisca obbligatoria «non sia prevista per violazioni stradali che il giudice rimettente considera più gravi sotto il profilo degli interessi protetti», atteso che la legittimità costituzionale di una sanzione va riconosciuta «qualora sussista una ragionevole coerenza tra la sua misura ed entità e gli interessi protetti dal precetto di cui la sanzione è presidio»; che nella specie, prosegue la difesa erariale, «la prevenzione del rischio individuale e sociale da trauma cranico, specifico e peculiare della circolazione motociclistica, rende ragione sufficiente di una misura intesa a togliere la disponibilità del mezzo specifico della creazione di tale rischio»; che tali rilievi, inoltre, varrebbero a fugare l'ulteriore dubbio relativo alla violazione dell'art. 3 della Costituzione, dimostrando come nell'applicazione della sanzione de qua «non abbia alcun rilievo il valore dei motocicli confiscati», giacché attraverso di essa non si «tende a colpire il patrimonio del responsabile, bensì a rimuovere una causa di incremento del rischio di cui si è detto». Considerato che i Giudici di pace di Vicenza, Francavilla al Mare e Chioggia, con le ordinanze indicate in epigrafe, hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale – in riferimento, nel complesso, agli artt. 2, 3, 27 e 42 della Costituzione – dell'art. 213, comma 2-sexies (comma introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo originario risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada); che tutti i rimettenti censurano la norma suddetta nel testo anteriore a quello modificato dall'art. 2, comma 169, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), come risultante dalla relativa legge di conversione 24 novembre 2006, n. 286, e cioè nella parte in cui prevede (o meglio, prevedeva) la confisca di ciclomotori e motoveicoli quale sanzione accessoria che colpisce anche le infrazioni amministrative di cui agli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171 del codice della strada; che, preliminarmente, deve essere disposta la riunione dei giudizi, atteso che la loro identità di oggetto ne giustifica l'unitaria trattazione ai fini di un'unica decisione; che le questioni sono rilevanti, atteso che ciascuno del giudici a quibus muove dal corretto (ed adeguatamente motivato) presupposto di dover decidere la controversia devoluta al suo esame facendo applicazione del testo originario della norma suddetta; che nessuna delle questioni sollevate risulta meritevole di accoglimento;