[pronunce]

che il giudice remittente, dopo aver precisato di aver accolto con separata ordinanza la domanda incidentale di sospensione dell'atto impugnato, rivolge alla disposizione in oggetto censure analoghe a quelle degli altri remittenti con riferimento all'art. 3 Cost. e ad esse aggiunge quella relativa alla ipotizzata violazione dell'art. 35, primo comma, Cost., sul rilievo che la norma censurata impedirebbe l'inserimento sociale dei cittadini extracomunitari, cui la regolarizzazione del rapporto di lavoro – come manifestazione del diritto al lavoro – concorre in maniera determinante e che, nel contempo, nel disegno del legislatore, rappresenta la condizione per la revoca del provvedimento di espulsione; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo si limita ad affermare la pregiudizialità della soluzione della sollevata questione ai fini della decisione della fattispecie in esame; che nei giudizi davanti alla Corte introdotti dalle ordinanze del TAR per il Veneto e del TAR per la Puglia, sede di Bari, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato; che nel primo dei due indicati giudizi il Presidente del Consiglio ha chiesto, senza peraltro argomentare al riguardo, la declaratoria di inammissibilità o di infondatezza della questione; che nell'altro giudizio è stata richiesta una dichiarazione di manifesta infondatezza della questione essendo del tutto ragionevole che il legislatore, nella sua valutazione discrezionale, abbia ritenuto non regolarizzabile la situazione di un cittadino extracomunitario destinatario di un provvedimento di espulsione con accompagnamento coattivo alla frontiera, in quanto si tratta di una situazione «meritevole di valutazione di maggiore disfavore rispetto a quelle poste a raffronto dal giudice remittente». Considerato che la Corte è chiamata a scrutinare la legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 8, lettera a), del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 (Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari), convertito, con modificazioni, nella legge 9 ottobre 2002, n. 222, laddove esclude la regolarizzazione, a seguito di istanza di emersione, dei lavoratori extracomunitari che siano stati destinatari di provvedimenti di espulsione con accompagnamento alla frontiera ovvero che abbiano lasciato il territorio nazionale e si trovino nelle condizioni di cui all'art. 13, comma 13, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modificazioni; che i procedimenti vanno riuniti in ragione dell'analogia delle questioni sollevate; che i remittenti, aditi per l'annullamento dei provvedimenti di rigetto o di archiviazione delle istanze di emersione, censurano tutti la suindicata disposizione nella parte relativa al divieto di regolarizzazione della posizione dei lavoratori extracomunitari destinatari di provvedimenti di espulsione con accompagnamento alla frontiera ed evocano l'art. 3 Cost., sostenendo l'illegittimità ai fini della regolarizzazione, dello stesso trattamento a soggetti che si trovino in situazioni diverse; che, in particolare, viene posto l'accento sul contrasto con i principi di uguaglianza e di ragionevolezza della previsione del medesimo trattamento sia nei confronti dei destinatari di ordinanze di espulsione con accompagnamento alla frontiera per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato o perché ritenuti socialmente pericolosi, sia nei confronti dei soggetti colpiti dai medesimi provvedimenti esclusivamente per essersi trattenuti nel territorio dello Stato oltre il termine di quindici giorni dall'intimazione di espulsione, oppure per essere entrati clandestinamente in Italia privi di un valido documento di identità, ma senza essersi resi colpevoli di alcun reato o essere concretamente pericolosi per la sicurezza pubblica; che il Tribunale regionale di giustizia amministrativa del Trentino-Alto Adige solleva la questione anche in riferimento all'art. 35, primo comma, Cost., sostenendo al riguardo che il procedimento di emersione e il provvedimento di regolarizzazione favoriscono l'inserimento sociale dei lavoratori extracomunitari; che il TAR per il Veneto solleva, altresì, questione di legittimità costituzionale del medesimo art. 1, comma 8, lettera a), del d.l. n. 195 del 2002, nella parte in cui esclude dalla regolarizzazione coloro che abbiano lasciato il territorio nazionale e si trovino nelle condizioni di cui all'art. 13, comma 13, del d.lgs. n. n. 286 del 1998 e successive modificazioni; che, a tale ultimo riguardo, il giudice remittente sostiene l'assoluta irragionevolezza della norma in quanto essa impedisce di ottenere la regolarizzazione a soggetti più meritevoli rispetto a coloro i quali, pur essendo destinatari di analogo provvedimento espulsivo, non vi abbiano ottemperato, ma risultando incensurati ed avendo iniziato a lavorare entro il 10 giugno 2002, viceversa, possono beneficiarne; che, nel relativo giudizio, l'atto impugnato riguarda un cittadino extracomunitario trovatosi nelle condizioni di cui all'art. 13, comma 13, del d.lgs. n. 286 del 1998 e successive modificazioni per essere rientrato nel territorio dello Stato, dopo esserne stato espulso, senza la prescritta autorizzazione del Ministro dell'interno; che, pertanto, in tale giudizio la questione riguardante la parte della disposizione impugnata che prescrive il divieto di regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari destinatari di provvedimenti di espulsione con accompagnamento alla frontiera si appalesa manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza; che, in merito a tale ultima questione, è da sottolineare che né il TAR per la Puglia né il TRGA del Trentino-Alto Adige riferiscono compiutamente sulla fattispecie oggetto dei giudizi di cui si tratta ed entrambi omettono, in particolare, di precisare le motivazioni dei provvedimenti di espulsione, sicché non è possibile stabilire quale sia la concreta situazione in cui versa ciascuno dei lavoratori interessati ai giudizi a quibus; che, per effetto delle modifiche introdotte dalla legge 30 luglio 2002, n. 189, l'espulsione mediante intimazione a lasciare il territorio dello Stato è riservata a coloro i quali si trattengono nel territorio italiano pur essendo scaduto il permesso di soggiorno da più di sessanta giorni (con la possibilità però che il prefetto, laddove ravvisi pericolo di sottrazione alla esecuzione, disponga anche in questo caso l'accompagnamento), mentre è divenuta di generale applicazione l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera, salva restando l'ipotesi di cui all'art. 14, comma 5-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998 (v. sentenza n. 222 del 2004 e ordinanza n. 126 del 2005); che le suindicate carenze di motivazione privano questa Corte della possibilità di ogni controllo sulla rilevanza della questione nei giudizi di merito; che l'invocazione dell'art. 35, primo comma, Cost., contenuta nell'ordinanza del TRGA del Trentino-Alto Adige, non è sorretta da congrua motivazione; che anche tale questione è, pertanto, manifestamente inammissibile (v. ordinanza n. 126 del 2005);