[resaula]

Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Conzatti, per due minuti. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Ministro, ringrazio anzitutto lei e il Ministero per l'alta attenzione rispetto al caso della dottoressa Pedri. La ringrazio altresì per l'importanza attribuita al tema delle molestie sui luoghi di lavoro. Mi permetto in questa replica di imprimerle il senso di urgenza dettato da questo caso specifico, che forse avrebbe potuto essere evitato con delle misure più puntuali di difesa e di tutela dei lavoratori e per tutti gli altri lavoratori che hanno sofferto e che stanno soffrendo. In particolare, Ministro, richiamo la sua attenzione sul fatto che la meritoria ratifica della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro nel nostro ordinamento, avvenuta con la legge 15 gennaio 2021, n. 4, imprime dei principi generali alti che però necessitano di misure attuative per essere riempiti di contenuto. Mi riferisco, ad esempio, al principio generale della tutela dei testimoni; è difficile provare una violenza o il mobbing. È altresì difficile avere dei testimoni a supporto. Per questo è importante non solo affermare il principio, ma anche dotare il nostro ordinamento di strumenti che definiscano la situazione, che siano per esempio nulli licenziamenti, demansionamenti e trasferimenti. È importante dare la necessità e quantificare i risarcimenti, non solo quelli patrimoniali, ma anche i risarcimenti dissuasivi. Per questo, Ministro, ci sono dei disegni di legge studiati e scritti bene che il Parlamento propone all'attenzione del Governo, soprattutto a tutela di tutti i lavoratori. PRESIDENTE . La senatrice Guidolin ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02574 sull'accesso al prepensionamento da parte degli operatori socio-sanitari, per tre minuti. GUIDOLIN (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, al centro dell'interrogazione 3-02574 c'è la figura professionale dell'operatore socio-sanitario (OSS). Ad oggi purtroppo il lavoro dell'operatore socio-sanitario non è riconosciuto come gravoso e, di conseguenza, gli OSS non possono accedere al prepensionamento in presenza degli opportuni requisiti di legge. Infatti il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 5 febbraio 2018, che ha provveduto alla specificazione delle professioni individuate alla lettera f), dell'allegato B, della legge n. 205 del 2017, alla voce addetti all'assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza ha inserito esclusivamente il codice Istat 5.4.4.3. Questo ricomprende al suo interno la professione di operatore socioassistenziale, cosiddetto OSA, ma non quella affine, in quanto a funzioni e a gravosità delle mansioni, dell'operatore socio-sanitario, indicata invece con il codice Istat 5.3.1.1.0. Quindi l'OSA può accedere al prepensionamento per aver svolto lavoro gravoso in presenza dei requisiti di legge; l'OSS, invece, pur in presenza dei requisiti di legge, non lo può fare. Sottolineo che le due professioni differiscono esclusivamente per la maggior formazione e responsabilità che caratterizza la figura dell'operatore socio-sanitario. Alcuni datori di lavoro per superare il problema hanno squalificato i dipendenti da OSS ad OSA, strada sicuramente pericolosa, che non rende di certo giustizia degli anni già trascorsi nello svolgimento del lavoro di OSS. È quindi necessario superare questa ingiustificata disparità di trattamento tra professioni molto simili. Alla luce di quanto detto, Ministro, le chiediamo anzitutto se sia a conoscenza di quanto esposto, nonché se ne sia a conoscenza la commissione tecnica incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni, istituita dalla legge n. 160 del 2019, e quali valutazioni stiate facendo sia lei che la commissione in parola; se intenda porre in essere opportuni interventi di carattere normativo anche al fine di aggiornare e integrare le indicazioni di cui all'allegato A. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Orlando, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. ORLANDO, ministro del lavoro e delle politiche sociali . Signor Presidente, gli onorevoli interroganti pongono il tema della revisione, della classificazione e specificazione delle categorie lavorative gravose, ai sensi del decreto interministeriale del 5 febbraio 2018, con particolare riferimento al riconoscimento in quanto a funzioni e a gravosità delle mansioni dell'operatore socio-sanitario. Si tratta di una professionalità che svolge - nell'ambito delle proprie competenze - importanti attività di assistenza, cura e prevenzione. Peraltro, a seguito dell'approvazione di un emendamento da parte della Camera dei deputati in sede di conversione del decreto-legge sostegni- bis , è stato riconosciuto l'inserimento della professione degli OSS nel ruolo socio-sanitario. In via generale non vi è dubbio che occorre procedere a un aggiornamento della classificazione delle occupazioni gravose, al fine di considerare le specificità delle condizioni attuali di vita e di lavoro e garantire maggiore equità nel sistema dei benefici pensionistici. Non tutte le mansioni gravose e usuranti sono infatti oggi adeguatamente riconosciute e tutelate. Per questo, ho ritenuto prioritario attivare la commissione tecnica, incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni, istituita lo scorso novembre. Il 5 maggio scorso è tornata a riunirsi, dopo la modifica della sua composizione conseguente alla nascita del nuovo Governo. Compito della commissione è valutare l'impatto sull'aspettativa di vita di talune condizioni di lavoro per meglio analizzare e studiare le risposte previdenziali più adatte a specifiche categorie professionali. I lavori della commissione sono ancora in corso, essendo stato prorogato al 31 dicembre 2021 - ai sensi dell'articolo 11, comma 4, del decreto-legge n. 183 del 2020 - il termine previsto per la conclusione dei lavori. Riguardo all'attività della commissione, si evidenzia comunque che, grazie al contributo tecnico-scientifico, offerto, tra gli altri, da INAIL, Istat e INPS, è attualmente in corso una puntuale ricognizione sia delle categorie per le quali sono già oggi riconosciuti i benefici pensionistici riservati alle occupazioni gravose sia nei confronti di altre che potrebbero essere ad esse assimilate in quanto caratterizzate da indici di faticosità e rischiosità particolarmente elevati. In tale prospettiva di studio sono esaminati anche i profili finanziari connessi alla predisposizione di eventuali interventi normativi di riordino della materia, con ridefinizione pertanto delle categorie lavorative considerate gravose. Il lavoro della commissione rappresenta quindi un'occasione molto importante per procedere a un aggiornamento del quadro delle gravosità delle attività lavorative e arrivare a un nuovo sistema che risponda alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici. In tale ambito potrà essere certamente sottoposta a valutazione la richiesta degli onorevoli interroganti. I presupposti sui quali si sta muovendo la commissione incoraggiano a pensare che tutta una serie di attività che rientrano negli indici indicati possano essere prese in considerazione. Attendiamo, però, l'esito di questo tipo di analisi, sulla base del quale sarò in grado di dare una risposta compiuta. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Guidolin, per due minuti. GUIDOLIN (M5S) .