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L'articolo 6 riconferma, in sostanza, quanto previsto dalla normativa vigente, chiarendo che è consentito l'uso del fucile a tre colpi con canna ad anima liscia (due nel caricatore o serbatoio ed uno in canna), ed attestando l'utilizzabilità dei fucili a canna rigata con caricatore omologato o catalogato dalla fabbrica produttrice. L'articolo 7 sancisce il diritto per ogni cacciatore di esercitare la caccia alla selvaggina migratoria in tutti gli ambiti territoriali di caccia (ATC) della regione di residenza venatoria. Oltre a questo il cacciatore può usufruire di un pacchetto di trenta giornate per spostarsi su tutto il territorio nazionale al di fuori della regione di residenza venatoria esclusivamente per esercitare la caccia alla selvaggina migratoria. L'articolo 8 specifica che il divieto di esercizio venatorio vale nei frutteti specializzati fino alla data del raccolto. L'articolo 9 riconosce alle aziende agri-turistico-venatorie la possibilità di esercitare le attività consentite per tutto l'anno. L'articolo 10 inserisce il concetto di caccia per periodi e per specie, come avviene in tutta Europa, prevedendo un arco temporale massimo che va dalla prima decade di settembre alla terza decade di febbraio. L'apertura per alcune specie può essere anticipata dalle regioni alla terza decade di agosto. Si inseriscono alcune specie (come le oche ed il piccione selvatico) nell'elenco delle specie cacciabili dal momento che la loro cacciabilità nel nostro Paese è esplicitamente consentita dall'Unione europea nell'allegato II/B della direttiva 2009/147/CE. Vengono altresì eliminate le giornate di silenzio venatorio (martedì e venerdì), dal momento che l'Italia è l'unico Paese in Europa ad adottare questa insensata restrizione. Il cacciatore potrà scegliere tre giornate di caccia tra le sette disponibili nell'arco della settimana. Le tre giornate settimanali a scelta sono integrabili con altre due giornate per la caccia alla selvaggina migratoria nei mesi di ottobre e novembre. Si prolunga la giornata di caccia ad un'ora dopo il tramonto, oltre che per la caccia di selezione agli ungulati, anche per la caccia da appostamento agli acquatici ed ai turdidi. L'articolo 11 favorisce un maggior coinvolgimento del mondo venatorio nell'attuazione dei piani di controllo delle specie opportuniste, sempre con il coordinamento dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali. L'articolo 12 reca modifiche alla disciplina di attuazione delle deroghe previste dalla normativa europea. L'articolo 13 autorizza il trasporto delle armi, purché scariche ed in custodia, lungo le vie di comunicazione all'interno dei parchi e delle aree protette (ipotesi attualmente vietata dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394, sulle aree protette); Si modifica il divieto previsto dall'attuale normativa, consentendo l'esercizio venatorio da natante alle stesse condizioni riportate dall'allegato IV della direttiva 2009/147/CE; Si consente la caccia da appostamento con terreno coperto da neve, cosa attualmente consentita solo nella zona faunistica delle Alpi; si consente la caccia agli uccelli acquatici nei terreni allagati dalle piene di fiume; si chiarisce la legittimità dell'uso degli zimbelli, si sancisce la legittimità dell'uso come richiami dell'anatra germanata, del piccione domestico e della civetta viva proveniente da allevamento. L'articolo 14 favorisce l'unione delle rappresentanze del mondo venatorio italiano, non più attribuendo le risorse finanziarie derivanti dall'addizionale della tassa di concessione governativa alle singole associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale ma a quell'organismo unitario che dimostri di rappresentare almeno l'80 per cento dei cacciatori italiani. L'articolo 15 vieta agli agenti di vigilanza di esercitare l'attività venatoria durante l'esercizio delle loro funzioni. Gli articoli 16 e 17 prevedono la conversione da sanzioni penali a sanzioni amministrative per alcune infrazioni considerate « minori ».. Art. 1. (Modifiche alla disciplina sulla cattura temporanea e sull'inanellamento) 1. All'articolo 4 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 3, il secondo periodo è sostituito dal seguente: « L'autorizzazione alla gestione di tali impianti è concessa dalle regioni su parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ovvero, se istituiti ai sensi dell'articolo 7, commi 2- bis e 2- ter , degli Istituti regionali per la fauna selvatica, i quali svolgono altresì compiti di controllo e di certificazione dell'attività svolta dagli impianti stessi e ne determinano il periodo di attività »; b) il comma 4 è abrogato; c) il comma 5 è sostituito dal seguente: « 5. È fatto obbligo a chiunque abbatte, cattura o rinviene uccelli inanellati di darne notizia all'ISPRA ovvero, se istituiti ai sensi dell'articolo 7, commi 2- bis e 2- ter , agli Istituti regionali per la fauna selvatica, ovvero al comune nel cui territorio è avvenuto il fatto. L'Istituto regionale per la fauna selvatica e il comune provvedono a informare l'ISPRA ». Art. 2. (Modifiche alla disciplina dell'esercizio venatorio da appostamento e dei richiami vivi) 1. L'articolo 5 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è sostituito dal seguente: « Art. 5. – (Esercizio venatorio da appostamento e richiami vivi) – 1. Nell'esercizio dell'attività venatoria da appostamento possono essere utilizzati in funzione di richiami vivi uccelli appartenenti alle specie cacciabili, provenienti dagli impianti di cattura e dagli allevamenti autorizzati dalle regioni. 2. Ogni cacciatore può impiegare contemporaneamente non più di dieci richiami di cattura per ogni singola specie cacciabile. Non sono posti limiti numerici all'utilizzo di richiami nati e allevati in cattività. 3. La legittima detenzione degli uccelli da richiamo è attestata dal documento di provenienza rilasciato dalle province titolari degli impianti di cattura che deve accompagnare gli uccelli anche nel caso di cessione ad altro cacciatore. È vietata la cessione a titolo oneroso degli uccelli da richiamo di cattura di cui al presente comma. 4. Le regioni disciplinano l'attività di allevamento degli uccelli da richiamo appartenenti alle specie cacciabili e le modalità di detenzione e di cessione per l'attività venatoria. 5. Le regioni emanano norme per l'autorizzazione degli appostamenti fissi, sulla base delle domande ricevute annualmente ». Art. 3. (Modifiche alla disciplina dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica) 1. All'articolo 7 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, il comma 2 è sostituito dai seguenti: « 2. L'ISPRA è sottoposto alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri. 2-bis .