[resaula]

nonostante dopo due anni che abbiamo al Governo una forza che pretende di essere il campione dell'innovazione digitale, il sito dell'INPS sia miseramente collassato e l'istituto abbia dato spiegazioni francamente false o ridicole; e nonostante soprattutto una diplomazia dell'epidemia, che vi ha portato a enfatizzare gli aiuti arrivati da Russia, Cina e Cuba, ma a tacere quelli decisivi arrivati dall'Europa, non solo in termini di dispositivi sanitari, ma di prestiti giunti immediatamente dalla BCE, senza i quali non avreste fatto né il decreto-legge cura Italia né quello che vi accingete a varare. E non voglio fare polemica, senatore Nencini, ma non è l'Europa che non c'è: è l'Europa degli Stati membri che non c'è, perché la BCE c'è, la Commissione ha fatto proposte e la BEI si è mostrata disponibile; dove si è bloccato tutto sono le riunioni - ieri, stanotte e, si spera, domani - dei Governi. Non voterò contro, nonostante la vostra posizione in Europa sia stata a rimorchio di veti e pregiudizi del Governo Conte II e delle parole d'ordine delle opposizioni sovraniste. Permettete a una federalista europea mai pentita come me, una che gli Stati uniti d'Europa li vuole davvero, di dire che rifiutare il MES, anche a condizioni decisamente irragionevoli, è un errore per un Paese come l'Italia, a maggior ragione se si richiedono gli eurobond. Penso che l'urgenza di liquidità sia tale per cui tutti gli strumenti possibili vanno usati adesso, per le imprese, per i disoccupati, per le famiglie, e così via. Nel frattempo, occorre pensare agli eurobond, perché, cari colleghi, anche se ci fosse il via politico in materia in questi giorni, tutti sappiamo che ci vorrebbe almeno un anno prima che si mettano in funzione, per via del sistema legale che va messo in moto, delle clausole, e così via. Quindi intanto usiamo quello che c'è e, se non lo vogliamo chiamare MES né bond, chiamiamolo con un altro nome; oggi però non siamo in grado di rifiutare liquidità, pur senza condizioni. Gli eurobond - e chiudo - noi federalisti li chiediamo da tempo, perché vogliamo un bilancio europeo adeguato a finanziare le politiche dell'Unione europea con risorse proprie, debito proprio e non dei singoli Stati. Ma gli eurobond, ripeto, oltre a comportare tempi che non li rendono disponibili subito, comportano anche il riconoscimento di un'accresciuta sovranità europea. La trattativa di queste ore, scusatemi, non è il fallimento dell'Europa comunitaria: è il fallimento degli Stati sovrani, della loro incapacità di derivare un interesse europeo nella mera compensazione di presunti interessi nazionali. E l'Italia non può chiamarsi fuori da questa responsabilità. Nonostante tutto, il mio Gruppo e io stessa non voteremo contro: ci asterremo per non votare contro il Governo del nostro Paese che, dopo queste ore tragiche e decisive per l'Italia, speriamo torni a sedersi domani al tavolo europeo con un atteggiamento seriamente negoziale e seriamente costruttivo. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. Devo invitare anche a lei, senatrice - mi tocca questo compito particolare - a parlare dal microfono che i senatori Questori hanno indicato: non ho capito bene il perché, ma io obbedisco ai colleghi Questori del Senato. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, è molto difficile per me parlare oggi; di solito sono molto più disinvolta e faccio anche qualche battuta, ma oggi mi dà molta tristezza e molto dolore. Esprimo innanzitutto parole di vicinanza ai miei colleghi Sindaci, impegnati sul territorio giorno e notte, che non possono neanche venire qui in Senato perché devono occuparsi della loro popolazione. Desidero mandare un mio umile, umilissimo abbraccio a tutti coloro che ci curano, che curano i nostri cari, quelli che sono ancora negli ospedali e quelli che sono stati accompagnati verso la morte e che non abbiamo più potuto stringere. (Applausi) . Inizio il mio discorso con una metafora: perché suonare a quattro mani? In generale, due o più persone che suonano insieme parti diverse sviluppano il senso del ritmo e la concentrazione nell'esecuzione assai maggiormente che se suonassero per conto proprio. I brani per pianoforte a quattro, anche se lo strumento è lo stesso, abituano a tenere il ritmo e mettono duramente alla prova la preparazione tecnica dei due esecutori, dal momento che entrambi sono costretti ad ascoltare, oltre alla propria esecuzione, anche quella del compagno a fianco. Quindi, se la preparazione non è più che solida, è facilissimo confondersi e perciò sbagliare. Quando si suona a quattro mani, il pianista che ha la parte più semplice deve andare dietro agli eventuali errori del suo compagno. Per eseguire al meglio il brano a quattro mani occorre che ognuno dei due pianisti impari alla perfezione la sua parte, studiandola da solo, non subito col suo compagno: successivamente potranno invece provare insieme e il brano riuscirà perfettamente, senza aver fatto troppa fatica. Potrei anche appellarmi semplicemente al cosiddetto fair play o gioco corretto, un comportamento rispettoso delle regole che garantisce le stesse opportunità ai diversi contendenti nello sport, nella politica e nei rapporti umani e sociali. Voglio dire che, in questa occasione così spaventosamente drammatica di emergenza sanitaria, non c'è stato nemmeno questa volta. Ne abbiamo avuto l'occasione; abbiamo sentito prima i colleghi parlare, entrare nel dettaglio di questo decreto-legge che dovrebbe abbracciare in tutte le fattispecie le necessità di un popolo italiano spaventato, che ha paura dell'adesso, ma anche del dopo. Non c'è stato, ne abbiamo avuto una prova. L'ho avuta io stessa, fino a questa notte, alle 2:30, esaminando emendamento per emendamento, i tanti emendamenti non onerosi che avrebbero potuto essere quella nota a quattro mani che avrebbe fatto sì che questa potesse essere una buona composizione. E invece, sono stati tutti respinti, indipendentemente dal loro contenuto, perché non andavano bene, o perché saranno ripresi in un prossimo decreto-legge, oppure perché non abbiamo avuto tempo, perché l'istruttoria non è finita, e chi ne ha più ne metta. Tutto ciò è stato veramente desolante perché, il Governo e noi che rappresentiamo gli italiani che ci hanno regolarmente eletti, siamo tutti portavoce di persone, di piccole porzioni, di segmenti di vita. Tutti avevamo qualcosa di buono da portare che non fosse relegato semplicemente al piccolo emendamento o al piccolo ordine del giorno. Ma questo è stato. Ciò che ne è uscito, che ne uscirà, sarà un componimento, un decreto-legge zoppo, che non saprà cogliere in tutte le parti le necessità che i colleghi prima di me hanno elencato con una forza, una determinazione e un dolore spaventosi, neanche nell'emergenza sanitaria. Questo fa riflettere; ci fa riflettere perché ci mette nelle condizioni, una volta tornati nei nostri territori, di guardare la nostra gente con gli occhi pieni di lacrime; persone che aspettano il tempo in cui si riaprirà, come si riaprirà, cosa faremo del nostro dopo. Aspettano delle risposte, mentre noi non siamo capaci di rassicurarle.