[pronunce]

La Regione chiede alla Corte di dichiarare che non spettava allo Stato, e per esso, al Governo: riconformare, tramite regolamento governativo, procedure e competenze afferenti lo “sportello unico per le imprese” nelle materie assegnate alla sfera di competenze regionali costituzionalmente garantite; prevedere, all'art. 1, comma 1, lettere c e g, del d.P.R. n. 440 del 2000, che il Comune possa adottare direttamente, nelle suddette materie, tutti gli atti occorrenti alla procedura di sportello unico per gli impianti produttivi, rendendo meramente eventuale l'intervento delle altre amministrazioni, nonché degradare ad atti endoprocedimentali gli atti eventualmente adottabili da tali amministrazioni; ancora, adottare il d.P.R. n. 440 del 2000 in difformità dall'accordo sancito in sede di Conferenza unificata il 1° luglio 1999, nonché in assenza del prescritto parere delle Commissioni della Camera dei deputati e del Senato. La Regione, chiede, conseguentemente, che la Corte annulli l'impugnato d.P.R. n. 440 del 2000. La Regione denuncia la violazione degli artt. 117, 118 e 119 Cost. in relazione all'art. 1, comma 1, lettera c, del d.P.R. n. 440 del 2000 (nella parte in cui sostituisce l'art. 4, comma 1, del d.P.R. n. 447 del 1998), nonché all'art. 1, comma 1, lettera g (che modifica l'art. 4, comma 5, del medesimo d.P.R. n. 447). Secondo la ricorrente, mentre il testo previgente dell'art. 4 del d.P.R. n. 447 del 1998 - nel caso in cui il procedimento unico si svolgesse mediante ricorso alla conferenza di servizi - disponeva che il Comune, una volta ricevuta la domanda del soggetto interessato, invitasse ogni amministrazione competente a far pervenire gli atti autorizzatori o di consenso comunque denominati entro il prescritto termine, il nuovo testo prevede che il Comune possa adottare direttamente gli atti permissivi occorrenti. Solo nel caso in cui il Comune non decida di provvedere direttamente, esso richiede alle amministrazioni di settore (o ad altre, di cui sceglie di avvalersi) quelli che oggi vengono chiamati “atti istruttori” o “pareri tecnici”. Ma in tal modo verrebbe attribuita ai Comuni la possibilità di scegliere se provvedere autonomamente ad adottare tutti gli atti occorrenti al procedimento autorizzatorio, in luogo delle competenti amministrazioni di settore, come individuate dalla normativa regionale, anche attuativa del d.lgs. n. 112 del 1998. Ed invero, la formulazione della norma impugnata sembrerebbe implicare da parte della struttura competente in materia di sportello unico l'esercizio di un potere discrezionale suscettibile di alterare la distribuzione di competenze tra enti locali già effettuata dalla Regione tanto con proprie leggi attuative del decreto legislativo n. 112 del 1998 (e - segnatamente - con la legge regionale 24 marzo 1999, n. 9, in materia di sportello unico), quanto l'ulteriore normativa regionale di settore nelle materie di cui all'art. 117 Cost. L'impugnato d.P.R. n. 440 del 2000 inciderebbe in materie riservate alla competenza regionale, allorquando muta il valore sostanziale degli atti permissivi imputabili alle varie amministrazioni che intervengono nel procedimento, degradandone la natura, che non è più provvedimentale (“atti autorizzatori” o “di consenso”), ma diventa endoprocedimentale (“atti istruttori” o “pareri tecnici”). Altro profilo di censura riguarda la fonte adottata per l'emanazione dell'atto impugnato: il regolamento sarebbe intrinsecamente inidoneo ad incidere sulle materie riconosciute e garantite alla Regione ex art. 117 Cost., come ribadito dalla legge 23 agosto 1988, n. 400 (art. 17, lettera b), che demanda a tale fonte l'“attuazione e l'integrazione delle leggi e dei decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi quelli relativi a materie riservate alla competenza regionale”. La Regione censura altresì la violazione del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni in relazione alle modalità di formazione del regolamento impugnato, sia perché adottato in contrasto con le previsioni dell'accordo raggiunto nella seduta del 1° luglio 1999 della Conferenza unificata avente ad oggetto “Criteri applicativi della normativa di cui al titolo II, capo IV, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 e del d.P.R. 20 ottobre 1998, n. 447”, sia perché adottato senza la preventiva acquisizione del parere delle Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, al contrario di quanto era avvenuto per il d.P.R. n. 447 del 1998. 2.2. - Nel giudizio dinanzi alla Corte si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, il quale ha chiesto che il ricorso sia rigettato perché inammissibile o comunque infondato nel merito, sulla base di argomentazioni identiche a quelle contenute nell'atto di costituzione relativo al giudizio per conflitto promosso dalla Regione Veneto. 3. - In data 23 aprile 2003 la Regione Liguria ha depositato atto di rinuncia al ricorso, previamente notificato all'Avvocatura generale dello Stato ed alla Presidenza del Consiglio dei ministri, dichiarando di non aver più interesse alla definizione del conflitto di attribuzione da essa promosso ed iscritto al registro conflitti n. 14 del 2001. Nella deliberazione della Giunta regionale della Liguria di data 4 aprile 2003, allegata all'atto di rinuncia, si precisa che il venir meno dell'interesse è da ricollegare alla sentenza di questa Corte n. 376 del 2002, che avrebbe fornito un'interpretazione delle norme in materia di “sportello unico” la quale riconoscerebbe pienamente la salvezza delle competenze regionali rivendicate in questa sede. La rinuncia della Regione Liguria è stata accettata dal Consiglio dei ministri nella seduta del 2 maggio 2003. 4.1. - In prossimità dell'udienza, l'Avvocatura ha depositato una memoria illustrativa. Nel premettere che la Regione Veneto non ha censurato il contesto normativo di fonte primaria, dal quale deriva la disciplina regolamentare, né il precedente d.P.R. n. 447 del 1998, che il regolamento impugnato va a modificare, l'Avvocatura osserva che, ai sensi dell'art. 24, comma 1, del d.lgs. n. 112 del 1998, ogni Comune esercita, singolarmente o in forma associata, anche con altri enti locali, le funzioni di cui all'art. 23, assicurando che un'unica struttura (quella presso la quale deve essere attivato lo sportello unico per le attività produttive, di cui tratta il comma 2 dello stesso art. 24) sia responsabile dell'intero procedimento.