[pronunce]

Se, quindi, la ricorrenza dell'intento, associato alla «direzione dell'atto di indagine», di attingere direttamente alle conversazioni del parlamentare non presuppone necessariamente la qualità di indagato dello stesso, è pur vero che l'assenza di tale qualità non può dirsi del tutto irrilevante quando, come nel caso in esame, si registri il difetto di un qualsivoglia coinvolgimento del parlamentare nel processo penale (sia preventivo che successivo, anche solo come persona offesa o informata sui fatti): tale circostanza, invero, rileva nel senso di ritenere già prima facie corretto l'agire dell'organo richiedente l'autorizzazione successiva e non incongrua la motivazione posta a fondamento della richiesta. 9.3.- Non ricorrono, peraltro, i presupposti necessari a far ritenere che gli atti di indagine siano univocamente rivolti anche a captare le comunicazioni cui ha preso parte l'on. Ferri. Innanzi tutto, quanto alla circostanza concernente la denunciata intensità dei contatti tra L. P. e l'on. Ferri, è ragionevole ritenere, al contrario di quanto asserito nella delibera impugnata, che la stessa non fosse particolarmente rilevante, non solo per la quantità, ma anche per l'oggetto delle comunicazioni, legato essenzialmente al loro ruolo nelle associazioni interne alla magistratura e privo di ogni connessione con ipotesi di reato. E ancora, l'interpretazione che la Sezione disciplinare ha dato della nota del 10 maggio 2019, con la quale il Pubblico ministero presso il Tribunale di Perugia intimava agli operatori di polizia giudiziaria di non attivare il microfono in caso di constatata partecipazione di un parlamentare alle conversazioni di L. P., ben può essere spiegata in chiave meramente precauzionale; ciò tanto più in quanto la stessa nota contiene anche un'indicazione uguale e contraria, e cioè quella di mantenere attivo il microfono ove la presenza di parlamentari apparisse fortuita. Quanto, poi, alle vicende relative alla captazione delle comunicazioni intercorse nella riunione svoltasi nella notte tra l'8 e il 9 maggio 2019, va considerata la circostanza, dedotta dalla Sezione ricorrente, che l'ascolto di esse è avvenuto in un momento successivo all'emersione del contenuto asseritamente "predittivo" quanto alla presenza dell'on. Ferri. Per quanto le difese della Camera e dell'interveniente osservino che le prerogative del parlamentare non possono risentire di un ascolto tardivo del materiale intercettato, la circostanza in questione concorre a far ritenere non univoca la dimostrazione dell'attuazione di una strategia elusiva in danno dell'on. Ferri da parte degli organi inquirenti. Né le denunciate irregolarità di trasmissione delle captazioni possono apprezzarsi in questa sede, non essendo neppure allegata una loro incidenza sulla qualificazione "indiretta" delle captazioni stesse. Da ultimo, proprio in considerazione della necessità che la valutazione delle circostanze fattuali avvenga in modo complessivo, e non atomistico, si deve ritenere che anche la nota datata 8 maggio 2019 del sostituto procuratore della Repubblica titolare delle indagini a carico di L. P. - potendo intendersi come una manifestazione di estrema cautela dell'inquirente - non abbia idoneità a palesare, con la necessaria univocità, che l'on. Ferri fosse divenuto il destinatario dell'atto di indagine. In definitiva, gli elementi addotti dalla Camera dei deputati e dall'interveniente non sono idonei a dimostrare univocamente che i singoli atti e la complessiva attività di indagine svolta nel procedimento penale riguardante L. P. fossero indirizzati ad acquisire al perimento probatorio anche i contenuti ricavabili dalle captazioni che hanno coinvolto l'on. Ferri: elemento, quest'ultimo, che solo consentirebbe in maniera univoca di qualificare come "indirette", anziché "occasionali" le captazioni in parola. 9.4.- D'altra parte, le conclusioni raggiunte da questa Corte non si discostano da quelle cui sono addivenuti i giudizi di cassazione, instaurati dai ricorsi di L. P. nei confronti del Ministero della giustizia e definiti dalle Sezioni unite civili con le sentenze n. 22302 del 2021 e n. 741 del 2020; sentenze che la Camera dei deputati, nel negare l'autorizzazione richiesta dalla Sezione disciplinare, non ha considerato. Si tratta di decisioni - la prima relativa alla fase cautelare del procedimento disciplinare nei confronti dello stesso L. P., la seconda concernente invece la fase di merito - nelle quali la questione del rispetto della prerogativa del parlamentare, con specifico riferimento all'on. Ferri, viene risolta tramite una diffusa motivazione, idonea a fondare un analogo apprezzamento dei fatti da parte dell'organo disciplinare sulla natura "non mirata" dell'attività captativa. La prima delle menzionate sentenze ha infatti giudicato «tutt'altro che contraddittoria ed illogica» la valutazione di occasionalità delle contestate intercettazioni, valutazione basata sulla direzione dell'atto di indagine nei confronti del solo L. P., sull'assenza di indizi di reità a carico dell'on. Ferri e sull'esiguità delle sue intercettate comunicazioni. Soprattutto la successiva decisione delle Sezioni unite civili della Corte di cassazione, intervenuta in una fase più matura di acquisizione probatoria, ha offerto un'ampia disamina di argomenti nel senso della occasionalità delle intercettazioni riferite all'on. Ferri, la cui utilizzazione la Sezione disciplinare ha quindi chiesto fosse autorizzata dalla Camera di appartenenza. 10.- Alla luce di tali considerazioni, correttamente, e nell'esercizio delle proprie attribuzioni, la Sezione disciplinare ha chiesto alla Camera di pronunciarsi sulla possibilità di utilizzare quelle captazioni ai sensi dell'art. 6 della legge n. 140 del 2003. Pertanto, deve ritenersi sussistente la menomazione delle attribuzioni lamentata dalla ricorrente Sezione disciplinare del CSM, derivante dall'interferenza sull'esercizio del potere disciplinare ad essa attribuito dall'art. 105 Cost. del non corretto esercizio del potere della Camera dei deputati previsto dall'art. 6, comma 2, della citata legge, in attuazione dell'art. 68, terzo comma, Cost. Quest'ultima, infatti, mediante l'adozione della deliberazione impugnata, ha esercitato sì attribuzioni ad essa in astratto spettanti, ma, in concreto, travalicandone i limiti per il fatto di avere qualificato come "indirette" le captazioni riguardanti l'on. Ferri e di avere in tal modo ritenuto l'insussistenza delle condizioni per l'autorizzazione richiesta, tanto più che la delibera impugnata non si confronta adeguatamente con la circostanza che alla Sezione disciplinare non poteva (e non può) imputarsi di non aver richiesto l'autorizzazione preventiva ai sensi dell'art. 4 della legge n. 140 del 2003, essendo tale richiesta demandata unicamente all'autorità procedente nel giudizio penale.