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Norme sul riconoscimento e sulla regolamentazione dell'attività di rappresentanza di interessi presso organismi istituzionali. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge si propone di regolare un fenomeno proprio della vita istituzionale dei Paesi democratici: ovvero l'attività di rappresentanza di interessi presso gli organismi istituzionali. Il principale obiettivo della presente normativa è quello di distinguere l'attività di tutela di interessi legittimi e di pressione presso le pubbliche istituzioni dalle attività illegali di «lobbismo» (e di corruzione e di concussione) che si svolgono in maniera più o meno occulta, attraverso un sistema di norme che consentano ciò che è lecito e sanzionino ciò che non lo è. In Italia, la questione dell'attività di lobbying è rimasta sostanzialmente ai margini dell'attività legislativa. Ciò avviene mentre altri Paesi democratici -- in primo luogo gli Stati Uniti d'America -- hanno redatto, dibattuto e approvato regole in materia. Così non è in Italia. Nel nostro Paese le lobbies vengono demonizzate perché ritenute irraggiungibili e incontrollabili, oppure ignorate perché il prenderle in considerazione equivarrebbe a ritenerle -- a determinate condizioni -- lecite ed equivarrebbe ad accettarne -- a determinate condizioni -- l'attività. In questo modo si è realizzata una vera e propria rimozione del problema, che ha come risultato quello di favorire una varietà di atti di pressione presso i pubblici funzionari e i rappresentanti eletti, svolti senza regole e senza controlli, sul crinale tra ciò che è lecito e ciò che non lo è. Appare invece opportuno consentire e -- all'interno di limiti definiti -- favorire ciò che è lecito; e, con ciò, rendere meno facilmente realizzabile ciò che è illecito. Naturalmente, con questo disegno di legge non si pretende di affrontare nella sua globalità il problema dell'etica dei comportamenti dei rappresentanti eletti e dei funzionari pubblici, ma di contribuire a regolare uno degli aspetti, tra i più rilevanti, a riguardo. Il disegno di legge ha come aspetto centrale la costituzione di pubblici registri ai quali i rappresentanti di interessi devono iscriversi per rendere conto delle azioni intraprese e dell'identità dei «decisori pubblici» (rappresentanti del Governo, parlamentari, consiglieri regionali, comunali, provinciali, vertici delle Autorità indipendenti e funzionari pubblici contattati). Altro elemento essenziale riguarda la disciplina che si intende instaurare rispetto ai doni e ai benefici: sia i rappresentanti di interessi che i parlamentari, consiglieri e funzionari pubblici devono dichiarare la natura del dono o beneficio scambiato e l'identità del ricevente e del donatore. In tal modo si realizzerebbe una condizione minima di trasparenza, che darebbe la possibilità ai cittadini di essere informati e di controllare l'attività dei propri rappresentanti. Più in generale, il presente disegno di legge prevede la reciprocità degli obblighi, e delle sanzioni relative, per parlamentari, consiglieri e funzionari pubblici, da un lato, e rappresentanti di interessi, dall'altro; e prevede, ancora, opportunità e agevolazioni per i rappresentanti di interessi iscritti ai pubblici registri. Il disegno di legge è organizzato in otto articoli. L'articolo 1 fornisce le definizioni di «rappresentante di interessi» e «decisori pubblici», delineando anche il riparto di attribuzioni relativamente alla potestà legislativa regionale. L'articolo 2 riguarda l'obbligo, per i rappresentanti di interessi, di iscriversi a un apposito registro pubblico, presso la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche (Civit), specificando i contenuti della loro attività. L'articolo 3 definisce l'obbligo di aggiornamento della registrazione mediante rapporti semestrali; tali rapporti devono essere redatti dal rappresentante di interessi, che è tenuto a specificare sia le questioni in ordine alle quali svolge la propria attività di lobbying sia i benefici forniti direttamente o indirettamente ai funzionari pubblici o ai membri delle istituzioni contattate. L'articolo 4 prevede la redazione, da parte della Civit all'esito della consultazione con le categorie di riferimento, di un codice deontologico di cui assicura il rispetto, anche mediante l'irrogazione di sanzioni nel caso di violazioni. L'articolo 5 definisce diritti e opportunità derivanti dalla registrazione nei pubblici registri, delineando specifiche procedure di consultazione dei rappresentanti d'interessi all'atto della predisposizione di disposizioni normative o atti amministrativi generali. L'articolo 6 illustra gli obblighi per parlamentari, consiglieri e funzionari pubblici relativamente alla rendicontazione dei doni e benefici ricevuti. L'articolo 7, infine, illustra le sanzioni in cui incorrerebbero decisori pubblici e rappresentanti di interessi qualora non rispettassero gli obblighi definiti in precedenza. L'articolo 8 rinvia, tra l'altro, all'autonoma determinazione delle Camere la definizione di criteri e modalità per l'applicazione dei princìpi di trasparenza e partecipazione in materia di attività di rappresentanza degli interessi particolari nei processi decisionali pubblici introdotti dal presente disegno di legge.. 1 (Definizioni e princìpi generali) 1 È «rappresentante di interessi», ai fini della presente legge, ogni persona o ente che riceva compensi, su mandato di terzi, per mantenere rapporti di comunicazione e scambio di informazioni con decisori pubblici, in merito all'attività istituzionale propria dei predetti organismi. Alla medesima disciplina del rappresentante di interessi sono sottoposte le persone fisiche che, nell'esercizio di funzioni di relazioni istituzionali per conto di società, fondazioni ed enti di diritto privato, tengano rapporti di comunicazione e scambio di informazioni con i decisori pubblici di cui al comma 2. 2 Sono «decisori pubblici», ai fini della presente legge, il Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri, i Vice Ministri, i Sottosegretari di Stato, i vertici degli uffici di diretta collaborazione dei Ministri, dei Vice Ministri e dei Sottosegretari di Stato, i titolari di incarichi di funzione dirigenziale generale conferiti ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni; i membri del Parlamento; i componenti e i vertici degli enti pubblici economici e non economici; i componenti e i vertici delle autorità indipendenti; i componenti e i vertici dei consigli e delle giunte regionali, provinciali e comunali nonché i vertici delle rispettive amministrazioni. Alla medesima disciplina dei decisori pubblici sono sottoposte le società, le fondazioni e gli enti di diritto privato che abbiano come rappresentanti legali le persone fisiche che ricoprano cariche che li qualificano come decisori pubblici ai sensi del presente articolo. 3 La presente legge non si applica: a ai giornalisti e ai funzionari pubblici le cui relazioni o i cui contatti siano attinenti all'esercizio della propria professione; b alle persone che intrattengano relazioni o realizzino contatti per registrare dichiarazioni contenute in articoli o discorsi pubblici;