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È un vero museo all'aperto, i cui monumenti raccontano la storia della scultura modenese tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e all'interno del cimitero si trovano le sepolture dei militari della prima guerra mondiale e il sacrario dei caduti della seconda guerra mondiale; le lapidi cadute a terra per effetto della mancata manutenzione sono solo l'ultimo atto di una situazione già ampiamente annunciata. A denunciare l'accaduto è l'Associazione studi militari Emilia-Romagna, che da ormai oltre due anni si è fatta parte diligente, promuovendo il restauro di tutte le 957 lapidi presenti nel cimitero militare, segnalandone lo stato ormai critico e la progressiva cancellazione dei nominativi dei caduti sulla parte frontale, dovuta principalmente all'incuria; all'ultimo incontro con le istituzioni comunali risalente al 30 gennaio 2020, venne anche invitato il direttore del mausoleo delle Fosse ardeatine e responsabile territoriale dei sacrari militari dell'Emilia-Romagna, il quale propose al Comune la stipula di una convenzione, come previsto dall'art. 271 del decreto legislativo n. 66 del 2010, per la partecipazione economica annuale del Ministero della difesa al fine di sostenere i costi di manutenzione ordinaria del cimitero. In occasione di quell'incontro si apprese che la convenzione era già stata proposta in diverse occasioni all'amministrazione, ma mai venne ratificata e nemmeno furono svolte le opere di manutenzione ordinaria di spettanza municipale; dalla stampa locale si apprende che "Le lapidi dei caduti di truppa (...) presentano sulla parte superficiale vaste zone colonizzate da muschi e licheni causate dall'esposizione agli eventi atmosferici, che in alcuni casi hanno provocato la scomparsa dei nominativi o delle immagini dei caduti. L'intervento sottoposto al parere della Soprintendenza, del valore di 300 mila euro, consiste in un'opera di pulitura e restauro che rappresenta un segno non solo legato al decoro dello spazio monumentale del cimitero, ma soprattutto un rendere viva, nonostante il tempo trascorso, la memoria di quanti si sono sacrificati"; da quanto appreso dall'interrogante sarebbero in corso le procedure per richiedere formalmente al commissariato generale per le onoranze ai caduti del Ministero la stipula di una convenzione, sviluppata con la collaborazione della stessa associazione, da rinnovare annualmente per ricevere un contributo alla manutenzione ordinaria e alla conservazione del decoro dell'area del sacrario, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda proporre l'introduzione, nel prossimo provvedimento normativo, di un fondo dedicato a favore dei Comuni per la manutenzione delle tombe militari all'interno dei cimiteri. Atto n. 4-04368 CORTI Al Ministro della giustizia Premesso che: in data 8 marzo 2020, nel carcere di Modena ha avuto inizio una rivolta, quasi contestualmente in più punti dell'istituto, per opera di detenuti assegnati a diverse sezioni. Taluni ristretti del nuovo padiglione, durante le fasi di immissione ai cortili dedicati alla permanenza all'aperto, arrampicandosi sulle pareti, sono infatti riusciti a raggiungere il camminamento riservato al personale di vigilanza, mentre in diverse sezioni dell'edificio principale altri gruppi di detenuti, dopo avere superato le resistenze del personale di Polizia penitenziaria, hanno preso violentemente il controllo, prima di singole sezioni e poi dell'intera area detentiva; i rivoltosi, avvalendosi di scale sottratte al deposito arnesi, hanno poi tentato di scavalcare il muro di cinta perimetrale, sono stati dissuasi solo grazie all'intervento del personale del Corpo di Polizia penitenziaria, hanno infine saccheggiato l'infermeria sottraendo la maggior parte dei farmaci ivi depositati, compresi metadone e psicofarmaci. Proprio l'abuso di tali sostanze sembra essere stato all'origine dei numerosi decessi verificatisi nell'istituto modenese. I gravi disordini sono terminati soltanto il giorno seguente, 9 marzo, alle ore 16.30 circa, dopo un'azione dissuasiva che ha consentito il rientro di tutti i detenuti all'interno delle rispettive camere di pernottamento; i tragici risultati di tale rivolta sono ormai noti. Nove detenuti hanno perso la vita, probabilmente a causa dell'inappropriata assunzione di farmaci; 5 di questi sono deceduti presso l'istituto di Modena, altri 4, invece, presso gli stabilimenti detentivi ove erano stati trasferiti a causa dell'inagibilità della struttura modenese. Fra gli appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria ben 26 uomini hanno avuto necessità di cure mediche, con prognosi variabili da 3 fino a 40 giorni. Assai gravi sono state le conseguenze materiali, tra le quali, la quasi totale, ancorché temporanea, inutilizzabilità dell'istituto modenese; alla data del 4 agosto 2020, i detenuti presenti presso la casa circondariale di Modena erano 116 (di cui 50 di nazionalità italiana e 66 stranieri), rispetto a una capienza regolamentare pari a 366 posti, di cui 224 non disponibili, rilevandosi una percentuale di affollamento pari al 81,69 per cento; il ripetersi di eventi critici e di aggressioni in danno della Polizia penitenziaria hanno indotto le sigle sindacali a manifestare in tutti i distretti e ad interessare i vertici del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per i riflessi che questo ha in materia di "salute e sicurezza del lavoro"; da quanto risulta all'interrogante dal 2004 la casa circondariale di Modena risulta sprovvista di una sala regia funzionante, di un sistema di antintrusione ed antiscavalcamento efficienti. Tale deficit espone la struttura a seri rischi, non essendo in grado di assicurare il mantenimento dei livelli minimi di sicurezza. In più circostanze, i vari governi succedutisi alla guida del Paese avevano manifestato interesse alla soluzione dei problemi, ma in sostanza nulla è mai avvenuto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione carceraria di Modena e quali urgenti iniziative intenda adottare, al fine di garantire maggiore sicurezza e condizioni dignitose di lavoro agli agenti di Polizia penitenziaria in servizio; se, ad oggi, sia in corso un'indagine interna condotta dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, al fine di chiarire come sia stato possibile che i detenuti dell'istituto penitenziario di Modena siano riusciti ad entrare in possesso di metadone e psicofarmaci in quantità tali da risultare letali. Atto n. 4-04369 CORTI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: come riportato dal quotidiano "Gazzetta di Modena" per i ragazzi di San Pellegrino in Alpe che frequentano le scuole medie raggiungere l'istituto scolastico è una vera e propria odissea, con i genitori costretti a fare decine di chilometri per accompagnare i ragazzi a una fermata stabilita in modo arbitrario dal Comune, mentre il sabato il servizio è addirittura cancellato. Il tutto per risparmiare su un servizio primario come il trasporto scolastico. Il sindaco di Frassinoro, comune di cui San Pellegrino in Alpe è una frazione, si deve assumere la gravissima responsabilità di negare di fatto il diritto allo studio per i cittadini;