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inoltre, semplifica e rende più efficace la misura per le imprese del Mezzogiorno, prevedendo un decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, per la definizione di specifiche modalità operative e l'erogazione del contributo in un'unica soluzione a conclusione del programma d'investimento, nonché la possibilità di utilizzo di fondi europei. L'articolo 41 introduce alcuni nuovi adempimenti informativi relativi al codice unico di progetto, in capo alle amministrazioni pubbliche che finanziano e attuano progetti d'investimento; dispone altresì che una quota pari a 900.000 euro annui del fondo per il finanziamento delle unità tecniche di supporto alla programmazione, alla valutazione e al monitoraggio degli investimenti pubblici, ivi compreso il coordinamento del CIPE, sia assegnata al finanziamento delle attività del sistema di monitoraggio degli investimenti pubblici. Stabilisce infine che i sistemi di gestione e controllo dei piani di sviluppo e coesione siano improntati a criteri di proporzionalità e semplificazione. L'articolo 43 contiene una serie di disposizioni volte a semplificare taluni procedimenti amministrativi in ambito agricolo. Prevede che il Sistema informativo agricolo nazionale, il SIAN, sia aggiornato in modo da poter identificare le parcelle agricole e i fascicoli aziendali attraverso applicazioni grafiche geospaziali. Apporta modifiche alla normativa in materia di controlli coordinati nei confronti delle imprese agricole, includendo nel sistema anche quelle alimentari e mangimistiche. Interviene in materia di sanzioni in caso di sospensione ed esclusione dal metodo di produzione biologica e introduce la comunicazione individuale - al posto dell'attuale, espletata attraverso la pubblicazione sul sito dell'INPS - degli elenchi annuali dei lavoratori agricoli e delle variazioni intervenute nel corso dell'anno. L'articolo 47, infine, reca disposizioni volte a favorire l'accelerazione nella realizzazione degli interventi finanziati dal Fondo sviluppo e coesione e, in generale, degli investimenti comunque finanziati dalle risorse del bilancio europeo, attraverso un'accelerazione dei procedimenti amministrativi relativi ed atti alle attività connesse all'utilizzazione delle suddette risorse. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi ringrazio per l'attenzione. (Applausi) . MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, con tale proposta di questione pregiudiziale si vuol mettere in evidenza, a norma dell'articolo 93 del Regolamento del Senato, che è opportuno e sicuramente consigliabile non esaminare né approvare il testo in esame, detto decreto semplificazioni. Ci troviamo di fronte a un provvedimento omnibus, un mostro a mille teste, che va ben oltre i parametri dettati dalla Corte costituzionale con riferimento sia all'uso e all'utilizzo della decretazione d'urgenza, sia a tutto quello che è stato inserito nel decreto-legge (ne sanno qualcosa i colleghi che, anche nel mese di agosto, hanno seguito i lavori delle Commissioni competenti, la 1ª e l'8ª riunite, esaminando tra l'altro decine di articoli e centinaia di emendamenti), e da cui emerge un'impostazione estremamente farraginosa. C'è un motivo sostanziale per cui sarebbe opportuno che l'Assemblea, in via pregiudiziale, non procedesse con l'esame e l'approvazione di tale normativa, cioè il fatto che un decreto-legge così corposo, che dovrebbe dare una svolta reale, vera e concreta alla burocrazia del nostro Paese (che - lo sappiamo benissimo - ci costa 57 miliardi di euro, pari, tanto per capirsi, alla metà del debito che abbiamo fatto con gli ultimi scostamenti di bilancio), non solo non risolve il problema, ma lo va a complicare con decreti attuativi e ulteriori modifiche ai decreti-legge appena convertiti dal Parlamento (penso, ad esempio, a quello sul rilancio). Insomma, non risolve né nella sostanza né nella filosofia l'esigenza di liberarsi dalla morsa burocratica. C'è anche un'altra questione che dovrebbe far riflettere. Questo è un decreto-legge semplificazioni a costo zero e, conseguentemente, non costituisce un'opportunità politica per il Senato di esaminare seriamente questo tipo di normativa. Come si può pensare, con qualche decina di milioni di lire, di aggredire il Moloch della semplificazione nel Paese? Ciò la dice lunga sul fatto che, in realtà, siamo di fronte a un tritume di normative. Come dicevo, abbiamo una normativa omnibus e farraginosa che, per esempio, nel settore della Corte dei conti creerà ulteriori problemi di natura interpretativa. Abbiamo norme che non hanno un'omogeneità di scopo, alcune delle quali addirittura aumentano le regole e centralizzano ulteriormente l'attività delle pubbliche amministrazioni. Viene richiamato anche un modello Genova che in realtà, in questo caso, è azzoppato nella sostanza, perché non rispecchia quanto successo con il decreto Genova. Sono poi previste deroghe a tempo con riferimento a tutta la normativa degli appalti. Questo è il terzo elemento che, a mio avviso, dovrebbe indurre a valutare attentamente l'opportunità politica di non andare avanti in via pregiudiziale con l'esame di questo testo. (Brusio). PRESIDENTE . Colleghi, capisco che c'è molta stanchezza, perché davvero il Senato ha lavorato sempre, e con ritmi incredibili, durante tutta l'estate, però cerchiamo di avere un altro po' di pazienza e ascoltare la senatrice Modena. Prego, senatrice, vada avanti. MODENA (FIBP-UDC) . La ringrazio, signor Presidente. Stavo riepilogando i punti che a nostro avviso giustificano - e naturalmente supportano - la presentazione della questione pregiudiziale, ex articolo 93 del nostro Regolamento. Ne ho ricordati due: non abbiamo l'eliminazione della burocrazia e dei suoi costi che lo ricordo ancora, ammontano a 57 miliardi, né una soluzione con riferimento alle necessità di semplificare, ma una bolla a tempo; è come se in Italia si dicesse che si semplifica per circa un annetto, ma non solo non lo si fa, bensì, più che semplificare, in realtà, si aggrava la situazione. Si ha quindi un'impostazione talmente da tritume, come se fosse tutto sparpagliato nella sabbia, da imporre una riflessione seria e opportuna. Quello al nostro esame è un decreto-legge che si sarebbe dovuto dividere magari in più provvedimenti, avrebbe dovuto intervenire per settori e si sarebbe dovuto occupare della digitalizzazione. Non dimentichiamo che nel nostro Paese questo è il problema più grande, con riferimento sia alla parte infrastrutturale sia sicuramente al fatto che - lo sappiamo tutti - in Italia tantissime persone in realtà non adoperano Internet. Per concludere, il punto è che da un decreto-legge semplificazioni ci saremmo attesi una svolta, visto che - lo ricordo - uno del genere l'ha già varato il precedente Governo: un qualunque cittadino, una persona comune o un'impresa devono avere la possibilità di risolvere una pratica in un tempo medio dai dieci minuti alle ventiquattr'ore. Questa risposta dal decreto-legge semplificazioni non arriva. Abbiamo problemi in prospettiva anche dal punto di vista interpretativo, pertanto richiamo ancora una volta la questione pregiudiziale con riferimento all'articolo 93 del Regolamento del Senato.