[pronunce]

, degli effetti della decisione della Corte (ordinanza letta in udienza e allegata alla sentenza n. 172 del 2006), mentre la stessa Corte sarebbe «ancora rigida nell'escludere la possibilità di intervento [nei casi] che non hanno alcuno specifico legame con la questione di legittimità costituzionale» (sono citate, in tale senso, le sentenze n. 96 e n. 76 del 2008, n. 345 del 2005, n. 25 del 2000), dovendosi ancora notare, sempre secondo l'associazione Cittadinanzattiva, che, in occasione di un giudizio di ammissibilità di un referendum, con l'ordinanza letta nella camera di consiglio del 10 gennaio 2005, la Corte costituzionale ha disposto di ammettere gli scritti presentati da soggetti diversi da quelli contemplati dall'art. 33 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo) e tuttavia interessati alla decisione sull'ammissibilità del referendum, come contributi contenenti argomentazioni ulteriori rispetto a quelle altrimenti a disposizione della Corte, ammissione confermata con la sentenza n. 45 del 2005 (dove si precisa che essa non si traduce però in un potere dei detti soggetti di partecipare al procedimento, con conseguente diritto ad illustrare le relative tesi in camera di consiglio, a differenza di ciò che vale per i soggetti espressamente indicati dall'art. 33 della legge n. 352 del 1970, vale a dire per i promotori del referendum e per il Governo); che l'indicata giurisprudenza dimostrerebbe &#8210; sempre ad avviso dell'associazione Cittadinanzattiva &#8210; che la Corte costituzionale, negli ultimi venti anni, «ha espresso un orientamento progressivamente favorevole all'apertura, caso per caso, soprattutto laddove soggetti singoli o associazioni vantassero un rapporto diretto con la questione di legittimità costituzionale e, in ogni caso, tenendo presente l'importanza di contributi di soggetti diversi, per consentire un arricchimento del contraddittorio, in un processo che ha ad oggetto un interesse pubblico: quello alla decisione sulla legittimità costituzionale della legge»; che per quanto attiene, specificamente, all'associazione Cittadinanzattiva, l'interveniente precisa che essa: a) agisce per la tutela dei diritti umani, per la promozione e l'esercizio pratico dei diritti sociali e politici nella dimensione nazionale, europea e internazionale e a tutela e salvaguardia dell'ambiente, del territorio, della salute, della sicurezza individuale e collettiva; b) è iscritta nell'elenco delle associazioni dei consumatori ed è legittimata ad agire a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti ai sensi dell'art. 139 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229); c) è iscritta all'anagrafe delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale; d) è stata riconosciuta come persona giuridica nel 2012 ed è iscritta nel Registro delle persone giuridiche; e) è stata riconosciuta legittimata a rappresentare gli interessi dei consumatori in importanti giudizi civili e penali sin dal 1991; f) è stata riconosciuta quale «associazione che, in attuazione di principi costituzionalmente garantiti, del dovere inderogabile di solidarietà sociale (art. 2 Cost.) e della tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività (art. 32 Cost.) svolge meritoria attività tendente a verificare il rispetto ovvero la violazione dei fondamentali diritti del malato» (in tali termini, la sentenza del Pretore di Sapri n. 132/91, citata dall'interveniente); che per tali ragioni &#8210; conclude l'interveniente &#8210; «l'associazione Cittadinanzattiva risulta portatrice di un interesse, se pur collettivo e superindividuale, diretto, attuale e concreto al rispetto dei diritti costituzionali e, con particolare riferimento al giudizio costituzionale pendente, al rispetto dei diritti costituzionali relativi al giusto processo, come quello della ragionevole durata. Cittadinanzattiva infatti nello svolgimento delle proprie attività statutarie [...] relative alla garanzia dei diritti svolge una importante azione in ambito giudiziario e, pertanto, il rispetto dei principi ad esso sottesi risulta imprescindibile»; che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, l'associazione Cittadinanzattiva svolge considerazioni identiche a quelle esposte nell'atto di costituzione in giudizio del ricorrente nel giudizio principale P.L.; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui all'atto di intervento nel giudizio iscritto al n. 44 del registro ordinanze 2014; che con ordinanza del 20 dicembre 2013 (r.o. n. 57 del 2014), la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta nei confronti del Ministero della giustizia dalla parte risultata soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, proposto il 26 novembre 2013, con il quale B.F. aveva chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di un processo; b) che il ricorrente nel giudizio a quo era risultato soccombente in detto processo presupposto (con condanna alla rifusione delle spese processuali relative ai due gradi di merito dello stesso), definito con una decisione divenuta definitiva il 13 maggio 2013; c) che la domanda di riparazione era stata proposta nel rispetto del termine di decadenza previsto dall'art. 4, comma 1, della legge n. 89 del 2001, tenuto conto anche della sospensione del termini processuali nel periodo feriale dal 1° agosto 2013 al 15 settembre 2013;