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Le associazioni firmatarie - rassicuro il ministro Salvini - non sono sovversive: Comunità di Sant'Egidio, ACLI, Centro Astalli, Associazione comunità Papa Giovanni XXIII, Casa della carità di Milano, Caritas Italiana, FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia), Tavola Valdese, Fondazione Migrantes. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella. Ne ha facoltà. BUCCARELLA (Misto) . Signor Presidente, intervengo brevemente per salutare con sollievo e compiacimento uno scampato pericolo, dal mio punto di vista. Mi riferisco alla modifica fortunatamente intervenuta nel maxiemendamento: è stato modificato il testo originario dell'articolo 23 del decreto-legge in tema di blocco stradale. Infatti, in quell'articolo era prevista la modifica di una norma che vive e ci accompagna nel nostro ordinamento da settanta anni, immutata fino a quel momento. Ma l'articolo 23 prevedeva un aggravamento di pena o, anzi, una pena differente: non più di tipo pecuniario, bensì detentiva per chi ostruisce o impedisce la circolazione stradale. È chiaro che lo Stato non può incoraggiare tale tipo di atteggiamenti; si sarebbe passati, però, se quella norma non fosse stata oggetto di modifica, da una sanzione pecuniaria e amministrativa a una sanzione detentiva che prevedeva una finestra edittale da due a dodici anni di reclusione: più precisamente da uno a sei anni, ma la pena sarebbe stata raddoppiata qualora avessero partecipato alla manifestazione o a un sit-in almeno due persone o più. Fortunatamente e con grande sollievo - la cosa aveva attratto fortemente la mia attenzione e preoccupazione - l'articolo 23 è stato modificato accogliendo l'emendamento promosso dal senatore Ugo Grassi che avevo anche chiesto di sottoscrivere se fosse stato oggetto di esame e di voto. Da parte mia vi è solo questa comunicazione di sollievo perché si trattava di una norma che avrebbe avuto un carattere fortemente liberticida, che poteva essere utilizzata in maniera pericolosa da parte di solerti funzionari dell'ordine pubblico o di pubblici ministeri e che avrebbe visto - ripeto - per tale reato l'applicazione di una pena da due a dodici anni per chi manifestava pacificamente, senza usare violenza o minaccia a cose o persone. Era veramente qualcosa di indigeribile. Il voto di fiducia su un decreto-legge per chi, come me, ha condiviso il passato parlamentare nella scorsa legislatura non è mai una cosa piacevole, ma uno dei principali rischi, pericoli e aspetti meno digeribili del decreto-legge in esame è venuto meno. Pertanto, ringrazio la maggioranza e ovviamente anche il senatore proponente, che ha visto l'emendamento trasformarsi in modifica legislativa. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pinotti. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, ho ascoltato questa mattina con molta attenzione il sottosegretario Molteni, che adesso non è altrettanto attento al mio intervento. Sottosegretario, adesso che mi ascolta, le dico che l'ho ascoltata con molta attenzione nella replica che ha fatto. Ci sono passaggi su cui lei è intervenuto che trovano non soltanto il mio accordo, ma anche quello di tutto il Partito Democratico. Quando lei dice che assumerete 8.000 unità nelle Forze dell'ordine e nelle Forze di polizia, come possiamo non essere d'accordo su questo, essendo peraltro un provvedimento per cui noi abbiamo messo le risorse per le assunzioni? (Applausi dal Gruppo PD) . Quando lei ricorda l'esigenza di rendere più veloce le commissioni territoriali per verificare le richieste d'asilo e, quindi, rendere più veloce l' iter , lei ha fatto riferimento giustamente ai 250 che sono stati assunti a luglio. E sono stati assunti perché abbiamo fatto un concorso e voi avete fatto la previsione di assumerne altri. La velocizzazione del percorso in base al quale si dice a un migrante se ha diritto alla protezione internazionale oppure meno è un punto che certamente condividiamo. Allo stesso modo ci poniamo nei confronti del lavoro difficile, ma importante, condotto per la situazione della Libia perché, senza una collaborazione con quel Paese per quanto riguarda le politiche di stabilità e di sicurezza, è assai complicato intervenire in quei territori. Data la situazione di estrema difficoltà, è grazie agli accordi fatti negli anni passati che l'ONU e l'UNHCR e le associazioni dei migranti possono entrare in Libia. Prima non lo potevano fare. Ma, da questo punto di vista, pensiamo che i passi che possono continuare in quel Paese siano certamente importanti. Così come concordiamo sui rimpatri assistiti: ci abbiamo lavorato molto e abbiamo avuto numeri significativi rispetto a essi. Sulla trasparenza dei rendiconti, ricordo che anche il relativo provvedimento era stato già delineato dallo scorso Governo. Vediamo, però, una lacuna per quanto riguarda l'esposizione. Da un lato, dite che dobbiamo rendere molto più rapidi i rimpatri; ma, dall'altro, ci chiedete come mai finora non sono stati fatti accordi con altri Paesi. I Paesi sono ancora i quattro con i quali già da tempo l'Italia ha accordi. (Applausi dal Gruppo PD) . Sul tema dei ricollocamenti, che non ha citato lei oggi, noi siamo passati, nel vertice europeo in cui si trattava di tali questioni, da ricollocamenti obbligatori, comunque effettuati, pur con delle difficoltà - alcuni Paesi non volevano accettarli; ma, in ogni caso, in altri Paesi ci sono stati - a ricollocamenti volontari. Concordo che su questo tema l'Europa è stata sorda negli ultimi anni nel condividere il problema; ma, da quando lavorate su tale questione, è diventata non solo più sorda, ma anche più chiusa. Quello che, infatti, prima aveva accettato, adesso invece non è accettato più. I ricollocamenti diventano volontari. Qui, però, termina la parte su cui possiamo dire di trovare delle condivisioni, perché poi il segno di questo provvedimento è completamente contrario a quello che noi abbiamo cercato di fare, e non perché uno Stato non debba gestire in modo legale l'immigrazione, che è correttissimo, ma perché c'è un segno di volontà punitiva, per quello che riguarda la situazione del migrante, che noi non condividiamo. Noi pensiamo che il tema della sicurezza debba essere e rimanere unito a un tema di umanità. L'esempio più lampante in cui si vede questa vostra filosofia, che noi non condividiamo e anzi avversiamo profondamente, riguarda gli SPRAR. Quello degli SPRAR e, quindi, dell'accoglienza diffusa era un tema su cui fino a questo momento c'era stato un accordo da parte di Governi di segno diverso. Anzi, si è sempre detto che era uno dei modelli che potevamo presentare in Europa. Non c'è dubbio, infatti, che, laddove vi siano grandi centri con grandi numeri, in una situazione in cui nessuno riesce poi a gestire le condizioni complessive di vita e di sicurezza, questo sia un elemento negativo; mentre la possibilità di avere una situazione diffusa rappresenta, anche dal punto di vista della sicurezza, una risposta migliore. Voi sapete che non tutti i Comuni accettavano l'accoglienza: su 8.000 erano circa 1.200.