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La Commissione ha, dunque, definito l'accesso aperto come «mezzo fondamentale per migliorare la circolazione delle conoscenze e l'innovazione in Europa» e ha raccomandato agli Stati membri di «adottare un approccio analogo nei loro programmi nazionali». Al fine di realizzare l'OA, esistono due principali opzioni di policy : 1) self-archiving (cosiddetta via verde) ovvero la ripubblicazione in archivi istituzionali e disciplinari ad accesso aperto di opere già apparse in forme editoriali tradizionali (solitamente dopo un periodo di «embargo», cioè quello durante il quale la rivista detiene i diritti di pubblicazione del manoscritto). Tale metodo consente agli autori di scegliere liberamente la rivista su cui pubblicare e, in seguito (o contestualmente, in base alla tipologia di contratto di cessione dei diritti stipulato con la casa editrice o alla normativa vigente), di caricare autonomamente il prodotto della propria ricerca in repository o directory OA ; 2) pubblicazione in riviste e collane di libri che nascono ad accesso aperto (cosiddetta via aurea), ovvero fruibili gratuitamente dal lettore. Spesso, però, si tratta di riviste author pay i cui costi di pubblicazione sono molto gravosi. Tale sistema, che lascia agli editori (e non agli autori) la pubblicazione gratuita dell'informazione scientifica, è stato seguito nel Regno Unito fin dalle prime fasi, salvo poi la registrazione di molti passi indietro a causa dell'alto costo (oltre che del problema della scarsa libertà lasciata agli autori, invitati a pubblicare solo su determinate riviste). Per quanto riguarda la legislazione sull'OA, sono tre i principali modelli normativi: quello statunitense, quello spagnolo e quello tedesco: 1) modello degli Stati Uniti d'America (USA) [ Division G, Title II, Section 218 of PL 110-161 (Consolidated Appropriations Act, 2008) e Division F Section 217 of PL 111-8 (Omnibus Appropriations Act , 2009)]. Negli USA tutti i soggetti finanziati dai National institutes of health devono ripubblicare su PubMed Central, l'archivio biomedico OA dei NIH, non oltre dodici mesi dalla pubblicazione ufficiale della prima pubblicazione, la versione elettronica del manoscritto passato attraverso il processo di referaggio e accettato per la pubblicazione dall'editore. L'assolvimento dell'obbligo è sottoposto all'attuazione da parte del soggetto finanziato di una policy che sia compatibile con il copyright . Quest'ultimo presupposto è di fondamentale importanza per comprendere la natura della norma. Essa infatti è una norma obbligatoria programmatica, cioè impone al soggetto finanziato (ad esempio un'università) la predisposizione di una regolamentazione per l'attuazione dell'obbligo. Come dire che il ricercatore non deve essere lasciato solo dalla propria istituzione nella gestione dei diritti d'autore; 2) modello spagnolo [articulo 37 (Difusión en acceso abierto) della Ley 14/2011, de 1 de junio, de la Ciencia, la Tecnología y la Innovación ]. Anche il modello spagnolo si basa su una norma obbligatoria e programmatica che mira alla ripubblicazione in archivi aperti. La principale differenza rispetto al modello americano è la portata non settoriale della norma: essa riguarda non solo l'area biomedica ma tutte le aree scientifiche. Contiene un'esplicita limitazione oggettiva del suo campo di applicazione: concerne solo pubblicazioni seriali o periodiche. La norma prende le mosse dalla promozione della creazione da parte degli enti pubblici del «Sistema spagnolo di scienza, tecnologia e innovazione» di archivi ad accesso aperto individuali o comuni, interoperabili con gli archivi esistenti in campo internazionale. Pone poi l'obbligo, in capo al personale impegnato in una ricerca finanziata per più della metà con fondi del bilancio dello Stato, di pubblicare il più presto possibile e comunque non oltre dodici mesi dalla prima pubblicazione la versione finale accettata dall'editore in un archivio disciplinare o istituzionale ad accesso aperto. Disposizione degna di nota è quella che rende la versione del contributo scientifico pubblicata negli archivi ad accesso aperto suscettibile di essere presa in considerazione nelle procedure di valutazione dell'amministrazione pubblica; 3) modello tedesco [la legge 1° ottobre 2013 (BGBI. I S. 3714), Gesetz zur Nutzung verwaister und vergriffener Werke und einer weiteren Änderung des Urheberrechtsgesetzes , che ha aggiunto un quarto comma al paragrafo 38 della legge tedesca sul diritto d'autore (Urheberrechtsgesetz o UrhG) ]. Il modello tedesco è molto rilevante perché è l'unico che prende le mosse dall'ostacolo a monte della via verde all'accesso aperto: il diritto d'autore. Per garantire la praticabilità della via verde il legislatore tedesco, nell'ambito di una più ampia riforma del diritto d'autore, conferisce all'autore di un contributo scientifico generato nel contesto di un'attività di ricerca finanziata almeno per la metà con risorse pubbliche (e pubblicato in una raccolta che esce periodicamente almeno due volte all'anno) il diritto di rendere pubblicamente accessibile per scopi non commerciali il medesimo contributo, nella versione accettata del manoscritto, dopo il termine di dodici mesi dalla prima pubblicazione. Il meccanismo giuridico opera anche qualora l'autore abbia ceduto il diritto di sfruttamento esclusivo al curatore o all'editore della prima pubblicazione. Inoltre l'accordo che ne escluda l'operatività è nullo. In altri termini, si tratta di una disposizione imperativa, inderogabile per via contrattuale. In Germania, dunque, l'autore di un contributo scientifico che ha avuto origine nell'ambito di un'attività di ricerca e di insegnamento finanziata almeno per metà da fondi pubblici ed è pubblicato in una collezione che esce periodicamente almeno due volte l'anno ha il diritto (anche se ha concesso all'editore o al curatore un diritto d'uso esclusivo) di rendere pubblicamente accessibile, dopo la scadenza di dodici mesi dalla prima pubblicazione, il contributo nella versione del manoscritto accettato, fintanto che non serva a uno scopo commerciale. Un accordo divergente a scapito dell'autore è senza effetto. Pochi mesi dopo che, nel giugno 2013, il Gruppo OA della Commissione biblioteche della Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) tentasse di colmare il grave vuoto legislativo italiano emanando le «Linee guida per la redazione di policy e regolamenti universitari in materia di accesso aperto alle pubblicazioni e ai dati della ricerca» (mentre venivano creati numerosi repository e directory di open data e venivano approvati, presso gli atenei italiani, regolamenti in autonomia, e dunque disomogenei, sul libero accesso), il decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, recante «Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo», è intervenuto sull'argomento nei commi 2, 2- bis, 3 e 4 dell'articolo 4, di seguito riportati: «2.