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la funzione di vice presidente del Consiglio dei ministri non è prevista dalla Costituzione, la quale stabilisce, all'articolo 92, comma primo, che "Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri"; fino al 1988 sono, comunque, piuttosto frequenti nella storia dei Governi repubblicani le nomine di vice presidenti del Consiglio dei ministri; trattandosi, infatti, nella maggioranza dei casi di Governi di coalizione la funzione veniva attribuita a importanti esponenti dei partiti che non avevano espresso il Presidente del Consiglio dei ministri; la funzione è stata resa istituzionale, non certo obbligatoria, dalla legge n. 400 del 1988, la quale, all'articolo 8, comma 1, stabilisce che "Il Presidente del Consiglio dei Ministri può proporre al Consiglio dei Ministri l'attribuzione ad uno o più Ministri delle funzioni di vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Ricorrendo questa ipotesi, in caso di assenza o impedimento temporaneo del Presidente del Consiglio dei Ministri, la supplenza spetta al vicepresidente o, qualora siano nominati più vicepresidenti, al vicepresidente più anziano secondo l'età"; appare, dunque, evidente la funzione che la legge assegna al vice presidente: agire solo per assicurare la continuità dell'azione di Governo, qualora il Presidente del Consiglio dei ministri abbia un impedimento, temporaneo, ad esercitare le proprie funzioni in Consiglio dei ministri; appare ancora evidente che l'autodefinizione che l'attuale vice presidente Salvini avrebbe dato di sé stesso, "vicario", per aver presieduto due volte il Consiglio dei ministri in assenza del Presidente, essendo il più anziano per età dei due vice, non comporta in alcun modo una preminenza dello stesso Salvini, il quale non sembra potersi arrogare competenze che spettano al solo Presidente del Consiglio dei ministri; in qualità di vice presidente del Consiglio dei ministri, invece, il ministro Salvini avrebbe convocato, al Viminale e non a palazzo Chigi, le parti sociali per un informale scambio d'idee, in previsione del disegno di legge di bilancio per il 2020; si tratta di un atto irrituale, di una chiara "sgrammaticatura istituzionale", come l'avrebbe definita, secondo fonti di stampa, lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri abbia delegato il vice presidente Salvini a seguire in sua vece specifiche e rilevanti questioni come quelle relative al disegno di legge di bilancio, e, in tal caso, in base a quali norme questa delega sia stata concessa, visto che il dettato della legge del 1988 non attribuisce alcuna funzione di quelle che si autoattribuisce il vice presidente Salvini, nella sua qualità, autopresunta, di "vice presidente vicario"; se, invece, qualora non esista, non potendo esistere, alcun atto scritto che conferisca al vice presidente Salvini i poteri che egli si attribuisce, quali iniziative di sua competenza intenda prendere per ripristinare i corretti rapporti istituzionali, compromessi, a parere degli interroganti, dall'ennesima "sgrammaticatura istituzionale" del ministro Salvini. Atto n. 3-01019 NUGNES DE PETRIS BUCCARELLA FATTORI DE FALCO MARTELLI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il 18 marzo 1947 con decreto del Capo provvisorio dello Stato n. 281 è stato istituito l'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia (EIPLI); a seguito del trasferimento alle Regioni delle materie "irrigazione e trasformazione fondiaria", con il decreto del Presidente della Repubblica n. 169 sono state assegnate alle Regioni Puglia, Basilicata e Campania beni e personale, mentre sono state ascritte all'ente le seguenti funzioni residue: progettazione ed esecuzione delle opere idrauliche di seconda categoria relative ai bacini interregionali; esercizio e manutenzione delle opere di propria competenza; l'EIPLI assolve oggi principalmente compiti di gestione, esercizio e manutenzione ed agisce quale fornitore all'ingrosso di acqua non trattata, per usi potabili agli acquedotti Pugliese, Lucano ed al consorzio Jonio-Cosentino in Calabria; per usi irrigui a nove consorzi di bonifica nelle regioni Basilicata, Campania e Puglia, e per usi industriali all'ILVA di Taranto e ad altri utenti minori; l'ente gestisce otto dighe, quattro traverse, le sorgenti del Tara e centinaia di chilometri di grandi reti di adduzione, con una capacità potenziale di accumulo, regolazione e di vettoriamento di circa un miliardo di metri cubi all'anno di acqua; con decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, l'EIPLI è stato soppresso ed è entrato in fase liquidatoria. L'art. 21, commi 10 e 11, ha disposto misure di trasferimento in favore di "un soggetto costituito o individuato dalle Regioni interessate"; siffatto soggetto, con la legge n. 205 del 2017 (art. 1, commi 904 e seguenti), è stato identificato in una "società costituita dallo Stato e partecipata, ai sensi dell'articolo 9 del testo unico di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, dal Ministero dell'economia e delle finanze, e sottoposta alla vigilanza del Dipartimento delegato all'Autorità politica per le politiche di coesione e per il Mezzogiorno e dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali"; al fine di completare il processo di liquidazione dell'EIPLI ed accelerare la creazione della società di cui all'art. 21, comma 11, del decreto-legge n. 201, nel testo del decreto-legge n. 34 del 2019, cosiddetto decreto crescita, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 58 del 2019, è stato previsto, attraverso all'art. 24, come modificato alla Camera dal cosiddetto emendamento Daga, che la costituenda società sia una società per azioni a totale capitale pubblico, formato da soli enti pubblici il cui statuto costitutivo dovrà prevedere "la possibilità per le altre regioni interessate ai trasferimenti idrici tra regioni del distretto idrografico dell'Appennino meridionale di partecipare alla società di cui al presente comma, nonché il divieto di cessione delle quote di capitale della medesima società, a qualunque titolo, a società di cui al titolo V del libro quinto del codice civile e ad altri soggetti di diritto privato comunque denominati"; sull'EIPLI graveranno tutte le passività maturate sino alla data di costituzione della società, comprese quelle di natura "contributiva, previdenziale e assistenziale", viceversa, tutti i diritti su beni demaniali, già attribuiti all'EIPLI in forza di provvedimenti concessori, saranno trasferiti ex lege alla società di nuova costituzione; considerato che: