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L'emendamento è fondamentale, perché ci sono alcuni enti locali che, accidentalmente o per una cattiva gestione, hanno dichiarato il proprio dissesto finanziario, portando a fondo anche istituti musicali e accademie delle belle arti da essi sostenuti. Lo Stato, fino a un limite di 4 milioni di euro per il 2019, mette a disposizione un fondo per salvare questi istituti, composti da uomini e donne che lealmente lavorano. Mi aspettavo che questo emendamento fosse votato anche da parte dell'opposizione. LUCIDI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, anch'io volevo intervenire sullo stesso emendamento, il 5.0.2 (testo 2 corretto). Si tratta di un testo importante, che era stato presentato in Commissione e sul quale abbiamo lavorato insieme con il senatore Rufa; un testo che ora è condiviso e che è stato fortunatamente reso ammissibile, non solo per materia, ossia per l'applicazione, come diceva il nostro collega, a quegli enti che hanno subito, per disattenzione, per errore o magari per problemi contingenti, un dissesto o un predissesto, ma soprattutto anche per quanto riguarda aspetti di finanza pubblica. Chiaramente mi riferisco all'istituto che conosco, l'Istituto superiore di studi musicali «Giulio Briccialdi» di Terni. Speriamo che questo emendamento possa risolvere questa e tante altre situazioni rispetto a un tema che è fondamentale, come quello degli istituti musicali non statali o in via di statalizzazione. PRESIDENTE . Colleghi, sono dichiarazioni di voto postume perché abbiamo già ampiamente approvato l'emendamento. Gli emendamenti 5.0.3, 5.0.4 e 5.0.5 sono improponibili. Passiamo all'emendamento 5.0.6, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.6, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 5.0.7, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.7, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 5.0.8 e 5.0.9 sono improponibili. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, dopo le tensioni della prima parte di questo pomeriggio ritorniamo ad argomenti più tranquilli ma non meno importanti, occupandoci della conversione di questo decreto-legge recante misure urgenti nei settori di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali. Vorrei soffermarmi nel mio intervento sulla prima parte di questo provvedimento che interessa in particolare la musica, le fondazioni lirico-sinfoniche e la musica corale. C'è la possibilità di fare alcune brevi riflessioni sugli enti e le fondazioni che hanno il compito di gestirne la programmazione e la realizzazione, ma anche sugli indirizzi politici che ne devono guidare l'attività. Parliamo di un settore culturale, quello della musica lirica, non solo sinfonica ma anche corale, che rappresenta uno dei biglietti da visita del nostro Paese. La grande polifonia classica del Cinquecento, la nascita dell'opera con il grande Claudio Monteverdi, la scuola napoletana del Settecento, fino alla grande tradizione operistica di Rossini e di Verdi rappresentano un'esperienza unica al mondo, un tesoro culturale e musicale che tutti i Paesi ci invidiano. L'Italia, assieme agli altri grandi Paesi europei come la Germania, l'Austria e la Francia, rappresenta la musica e punto di riferimento per tutti quei grandi musicisti e per il pubblico che vogliono dissetarsi alla fonte originale della grande cultura musicale. La sensazione - forse si tratta più di una sensazione - è però che il nostro Paese non sappia valorizzare in modo sufficientemente efficace e degno questo settore strategico e importante. Basti pensare, ad esempio, che i più grandi esecutori di musica antica o barocca - parliamo di autori perlopiù italiani - sono esteri (inglesi, tedeschi e francesi). Ciò avviene non per incapacità o minor qualità dei musicisti italiani; anzi, spesso abbiamo eccellenti direttori, esecutori e solisti che per sviluppare appieno la loro capacità artistica devono andare all'estero, dove diventano famosi, oppure accontentarsi di proposte al di sotto delle loro qualità. Tornando al merito del provvedimento, si mettono ancora una volta a nudo le difficoltà di gestione degli enti lirico-sinfonici. Sappiamo che sono commissariati. Naturalmente non è colpa di questo Governo (ci sono trent'anni di stratificazioni di normative di tipo finanziario-amministrativo che hanno messo in difficoltà questi enti, di scelte sbagliate sia politiche che tecniche), però crediamo che non possiamo abbandonare questo settore così importante. Credo, quindi, sia importante con questo provvedimento tentare di mettere in condizione questi enti, e le fondazioni lirico-sinfoniche in particolare, di portare avanti un'attività così determinante per il nostro Paese. Gli enti sono oberati di debiti, ma il loro rilancio è indispensabile. Credo sia determinante riportare al centro delle scelte politiche del nostro Paese e soluzioni più coraggiose che pongano veramente la cultura alla base dell'azione politica cercando di portare avanti importanti investimenti in questo settore. Parlo di investimenti per finanziare progetti ambiziosi, per un settore oltretutto che potrebbe far vivere in modo dignitoso tantissime famiglie. Investire in cultura significa investire nei giovani e dare un futuro di qualità al nostro Paese. Non ultima c'è la questione dell'insegnamento della nostra cultura nelle scuole. La storia dell'arte e la musica, purtroppo, sono spesso le Cenerentole delle materie di insegnamento, e non possiamo poi pretendere che tutti gli italiani siano coscienti dell'enorme tesoro che abbiamo a disposizione. Quindi, per concludere, abbiamo diversi dubbi, nonostante gli sforzi del Ministro e della relatrice, che ringrazio per il lavoro svolto. Credo dunque che il provvedimento sia ancora insufficiente per rilanciare un settore così importante come la cultura musicale. Annuncio pertanto l'astensione del Gruppo Per le Autonomie. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) .