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Non è possibile che la città di Venezia viva quasi esclusivamente di turismo di massa e non è possibile che, contemporaneamente, Porto Marghera, 20.000 ettari, cioè il secondo grande bacino industriale d'Europa, viva un processo di deindustrializzazione, senza invece un rinnovamento e una transizione, giocando - ad esempio - sulla grande opportunità che si può aprire con la transizione ecologica: penso ad esempio all'idrogeno e via dicendo. Signor Presidente, siamo intervenuti nel tentativo di superare ogni ideologismo, ogni settarismo, ogni visione di parte, ogni bandierina ideologica, cercando di fare quello che hanno fatto i nostri antenati, e cioè tenere insieme la complessità, che è esattamente il compito di chi si dice e si pensa dirigente politico. Nel breve periodo siamo intervenuti in modo tale che ci fosse immediatamente un aumento dei ristori ai lavoratori e alle imprese collegate al porto direttamente e indirettamente attraverso l'indotto. Si tratta di soldi in più, anche se non sufficienti, e lo diciamo subito. Dovremo dunque lavorare e ci impegneremo a farlo - speriamo con l'appoggio di tutto il Parlamento - anche nella legge di bilancio perché oggettivamente delle categorie economiche e dei lavoratori sono messi in gravi difficoltà. Vogliamo che Venezia continui ad avere un porto, perché per noi non è possibile e non è pensabile Venezia senza il porto e l' homeport . Venezia è relazione, Venezia ha pensato al mare mai come divisione, ma come ponte e relazione. Venezia è il suo porto e non possiamo pensarla senza porto. In questa direzione, dunque, immaginiamo che si debba velocizzare tutto il percorso già individuato con il decreto-legge n. 45 del 2021 dal Governo, per il porto offshore . Abbiamo chiesto al Governo, anche attraverso emendamenti - poi nel dibattito è emerso un momento di sintesi - di velocizzare i tempi, ma nel frattempo, nel breve periodo dobbiamo dare una risposta a Venezia e, quindi, dobbiamo far sì che ci sia davvero la possibilità di un porto di transizione. Laddove il Governo dice che immagina Marghera come area di questa transizione, aggiungiamo che occorre dare poteri al commissario per realizzarla davvero, perché per noi il tempo delle chiacchiere deve essere finito. Per noi questo è il tempo dell'azione responsabile, della decisione e della realizzazione dei progetti. Diamo dunque al commissario la possibilità di fare, attraverso le sue decisioni, varianti al piano regolatore portuale di Venezia, che ha moltissimi lustri e che va rivisto e, in attesa della sua rivisitazione, dobbiamo dare la possibilità di realizzare queste opere, attraverso le varianti del piano regolatore. Diamo al commissario, attraverso i nostri emendamenti, poteri di revisione e dunque di estensione e di integrazione della gestione. Diamo al commissario la possibilità, naturalmente, dell'ordinaria manutenzione dei canali, perché ho sentito affermazioni che mi sembrano un po' lunari: non è possibile pensare che a Venezia non siano effettuati il dragaggio e l'ordinaria manutenzione dei canali; ce ne sono alcuni dove passano le barche dei veneziani e le gondole e ci sono quelli utilizzati dai vaporetti dell'azienda del consorzio trasporti veneziano (ACTV), che permettono ai cittadini veneziani di spostarsi da un'isola all'altra (Murano, Burano, La Giudecca). Ci sono i rii interni alla città antica - per usare una definizione urbanistica che si usa a Venezia - che hanno bisogno da sempre di essere dragati, è l'ordinaria manutenzione. Quello che proponiamo, allora, è che nell'ordinaria manutenzione valgano le norme vigenti e, quando ci sarà da fare la valutazione d'impatto ambientale, come previsto dal Testo unico in materia ambientale (il decreto legislativo n. 152 del 2006), si farà, ma non quando invece si deve fare l'ordinaria manutenzione, senza la quale si paralizza la città. Contemporaneamente, però, il Governo deve assumersi la responsabilità di definire in maniera conclusiva il protocollo fanghi e il piano morfologico. Il protocollo fanghi risale al 1993, doveva durare dodici mesi e riguardare solo la città antica: invece è ancora vigente, ma è contro le leggi europee, in particolare la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, e contro l'ambiente, perché sottopone i sedimenti - si chiamano così, più che fanghi - solamente ad alcune tipologie di analisi e non a tutte quelle che ormai sono necessarie. Alla luce di questi elementi, abbiamo presentato emendamenti che sono stati accolti ed elaborati con il Governo: entro la fine di quest'anno dobbiamo avere il protocollo fanghi e il piano morfologico, perché con i dragaggi dobbiamo sapere dove mettere i fanghi a tutela della laguna e naturalmente dei cittadini. Venezia non è solo questo, ma anche residenzialità, quindi dobbiamo sviluppare politiche dedicate. Venezia significa anche zona logistica semplificata (ZSL): attraverso i nostri emendamenti al bilancio 2020 con il Governo Conte l'abbiamo accolta e fatta accogliere dal Governo e adesso verrà presentata con il progetto definitivo; è una grandissima occasione di trasformazione di Porto Marghera, di Venezia, di tutti i Comuni contermini e anche di Rovigo. Infine, con un emendamento che è stato elaborato dalla Commissione, finalmente distribuiamo e mettiamo a disposizione dei Comuni contermini le risorse per il rifinanziamento della legge speciale per Venezia, per un totale di circa 40 milioni. Signor Presidente, per noi il tempo delle parole è esaurito e il nostro compito dev'essere quello di tenere insieme la sostenibilità di Venezia e della laguna, che come diciamo sempre, è sostenibilità ambientale, lavorativa, economica e sociale. Nelle chiacchiere siamo sempre d'accordo, nei progetti operativi dobbiamo avere la capacità di farlo. (Applausi) . Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 13,35) DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, per la seconda volta in tre mesi ci troviamo ad analizzare un decreto concernente il blocco delle grandi navi a Venezia, un tema su cui si discute ormai da più di dieci anni. Devo dare atto anche al comitato No grandi navi, a Venezia, di aver fatto un lavoro enorme di sensibilizzazione e di iniziative in tutto questo tempo. Si è iniziato dal decreto Clini-Passera, portato all'attenzione anche a livello internazionale. Interveniamo, ahimè, quando tra l'altro l'agenzia dell'UNESCO, dopo averlo minacciato varie volte, stava forse per inserire Venezia nella famosa blacklist dei siti patrimonio dell'umanità a rischio. Dimentichiamo spesso, infatti, che su Venezia c'è una grande attenzione a livello internazionale. Sono d'accordo con il senatore Ferrazzi quando dice che dobbiamo avere un approccio complessivo che tenga insieme la sostenibilità, la delicatezza della laguna e di quel sistema mirabile con la storia, il patrimonio artistico-culturale e la vita della città. Questo è il punto. Il decreto-legge che stiamo esaminando è indubbiamente di portata storica, perché dal 1° agosto non potranno transitare le grandi navi, ma la nostra preoccupazione, che esprimiamo attraverso questa dichiarazione di voto, è che Venezia ha bisogno di una visione e di un progetto futuro.