[pronunce]

Inoltre, ricorda che l'art. 7 della legge impugnata prevede la reversibilità dell'intesa. In relazione al terzo motivo di ricorso (materie "no-LEP"), si osserva che, facendo seguito alla legge n. 197 del 2022, la legge impugnata, per la prima volta dalla riforma del Titolo V avrebbe «avviato un processo organico di definizione dei livelli essenziali delle prestazioni per provvedere ad un'attuazione ordinata e non episodica dell'articolo 117, secondo comma, lett. m), Cost.». Comunque, la subordinazione dell'attribuzione di ulteriori forme e condizioni di autonomia in una determinata materia alla previa fissazione dei LEP nella medesima materia non costituirebbe «un obbligo derivante dalle previsioni costituzionali rilevanti, ma una scelta del legislatore statale». L'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. attribuirebbe allo Stato il potere di fissare i LEP, comprimendo l'autonomia regionale, non il dovere di fissarli. Inoltre, la Regione non sarebbe legittimata a far valere la competenza statale sui LEP. Quanto al quarto motivo di ricorso (delega "in bianco"), l'Avvocatura richiama la giurisprudenza costituzionale sulla delega e osserva che l'art. 3 della legge impugnata «non disattende questi principi, ove si consideri che il rinvio ai commi da 791 a 801-bis dell'articolo 1 della Legge n. 197/2022 compendia adeguatamente la fissazione dei principi e criteri direttivi per il legislatore delegato»; infatti, a parte le norme procedurali, il comma 791 conterrebbe anche criteri sostanziali. Anche la determinazione del fabbisogno standard di cui al comma 793 potrebbe rappresentare un criterio direttivo. L'art. 3, comma 7, poi, non contemplerebbe «una delegificazione di ogni aspetto della materia, bensì un mero aggiornamento periodico», come previsto in altri casi (si cita il codice del terzo settore per l'aggiornamento dei settori di attività di interesse generale). In relazione al quinto motivo di ricorso (compartecipazioni), il resistente rileva che la legge impugnata «prefigura [...] modalità di attuazione dell'autonomia differenziata che non richiedono l'aumento del volume della spesa pubblica, ma anzi preludono alla possibilità» di «un efficientamento della gestione delle nuove funzioni trasferite alle Regioni». L'art. 116, terzo comma, Cost. potrà essere attuato «mediante regolazioni finanziarie tra i diversi livelli di governo coinvolti (Stato centrale e Regioni "ordinarie") "a somma zero", ossia trasferendo alle Regioni richiedenti le corrispondenti voci di spesa attualmente stanziate nel bilancio statale per le funzioni da trasferire». Ciò che «verrà attribuito alle Regioni mediante compartecipazione al gettito corrisponderà non già alla spesa storica [...] ma in base alla valutazione dei costi e fabbisogni standard». Si osserva anche che, per le materie "no-LEP", il finanziamento delle funzioni devolute avrà luogo secondo il criterio della spesa già sostenuta dallo Stato nella regione richiedente, «escludendosi quindi qualsiasi aggravio finanziario». La copertura finanziaria non potrebbe essere individuata a priori, ma andrà «garantita in occasione dei singoli negoziati, e delle conseguenti intese». Quanto al sesto motivo di ricorso (finanziamento LEP), secondo il resistente, a dispetto di quanto sostenuto nel ricorso, la legge impugnata prevede che, nel caso in cui dalla determinazione dei LEP derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, il trasferimento delle funzioni possa intervenire solo successivamente all'entrata in vigore delle leggi di stanziamento delle risorse finanziarie. Il richiamo ai vincoli di bilancio non comporterebbe affatto l'esclusione della necessità di maggiori finanziamenti. Il settimo motivo di ricorso sarebbe inammissibile per genericità e, comunque, non fondato per erroneità dell'interpretazione dell'art. 9, comma 4, della legge impugnata, che, lungi dal voler privilegiare le regioni "differenziate", introdurrebbe una «clausola di garanzia», volta ad escludere esplicitamente che l'attuazione dell'autonomia differenziata possa esimere le regioni che l'hanno richiesta dal concorso agli obiettivi di finanza pubblica. Quanto all'ottavo motivo di ricorso (ruolo della Conferenza unificata), l'Avvocatura osserva che l'art. 116, terzo comma, Cost. prevede l'intesa con la regione interessata e il parere degli enti locali situati nella stessa regione: la logica sottostante a questa previsione, «chiaramente ispirata alla considerazione e alla valorizzazione delle specificità regionali, non potrebbe dunque per sua stessa natura tollerare la previsione di alcuna intesa - sia essa in seno alla Conferenza Unificata o alla Conferenza Stato - Regioni». Tale intesa «finirebbe per sostituire le valutazioni della Conferenza Unificata a quelle invece spettanti al Parlamento». La sentenza di questa Corte n. 251 del 2016 non sarebbe pertinente perché «si riferiva a fattispecie nelle quali erano in gioco interessi che coinvolgevano trasversalmente la generalità delle Regioni». Quanto all'art. 117, ottavo comma, Cost., esso si limiterebbe a prevedere la facoltà (e non l'obbligo) per le regioni di concludere intese con altre regioni In relazione al nono motivo di ricorso (poteri del Presidente del Consiglio dei ministri), l'Avvocatura osserva che il ruolo del Governo sarebbe condizionato da diversi compiti che la legge n. 86 del 2024 attribuisce alle Camere. Inoltre, non sarebbe indeterminato l'art. 2, comma 1, della legge impugnata, secondo cui il Presidente del Consiglio dei ministri «tiene conto del quadro finanziario della Regione» ai fini dell'avvio del negoziato. Le finalità indicate dagli artt. 1 e 2 rappresenterebbero «limiti "conformativi"» anche ai poteri presidenziali. Quanto al decimo motivo di ricorso (cessazione di efficacia di leggi statali), l'art. 7, comma 3, della legge n. 86 del 2024 sarebbe «una mera conseguenza [...] della facoltà per la Regione interessata di disciplinare in autonomia le forme particolari di autonomia di cui diviene destinataria» e rappresenterebbe applicazione del principio della certezza del diritto. Inoltre, poiché l'intesa Stato-regione viene approvata con la legge statale, sarebbe questa a regolare il fenomeno della cessazione di efficacia delle disposizioni statali previgenti. Il meccanismo ricorderebbe quello della delegificazione ma, nel caso dell'art. 7, comma 3, le disposizioni abrogate sarebbero già individuate dall'intesa, approvata con legge. L'undicesimo motivo di ricorso (iniziative già avviate) sarebbe non fondato perché l'art. 11 della legge valorizzerebbe appropriatamente gli accordi già intervenuti con le prime regioni richiedenti, «sia in un'ottica di semplificazione procedimentale ed amministrativa, sia al fine di evitare discriminazioni irragionevoli e immotivate nei confronti di quelle Regioni che già hanno impegnato risorse umane e strumentali necessarie alla presentazione al Governo degli atti di iniziativa».