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Tutt'altro discorso per coloro che sono privi di reddito o hanno un reddito insufficiente per potersi permettere un numero di figli consistente, come purtroppo accade nelle molte famiglie di immigrati presenti in Italia e in continuo arrivo. In un momento come questo, in cui i nostri pensionati non sanno come pagare le bollette e rinunciano anche all'indispensabile, come le medicine non mutuabili o il riscaldamento, mi pare davvero troppo elargire misure di welfare a tutti indistintamente, anche perché per ogni figlio si concede un assegno di almeno 175 euro per le fasce più basse. Platone, nel IV secolo avanti Cristo, ammoniva gli ateniesi dicendo loro che, quando un cittadino accetta che chiunque gli capiti in casa possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l'ha costruita e c'è nato, quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi, in nome della libertà che divora e corrompe ogni regola, così muore la democrazia, per abuso di se stessa, e prima che nel sangue muore nel ridicolo. Mi pare che in Italia ormai ci sia questa maniera di agire. È giusto essere altruisti, ma senza esagerare. Penso che l'assegno unico universale, così come si è venuto a determinare, sia una misura troppo onerosa da mettere sulle spalle delle nostre future generazioni. Anzi, di questo passo, costretti a mantenere i figli di tutti, dubito ci possano essere future generazioni in grado di pagare il debito pubblico. Penso che i parlamentari italiani debbano in primis risolvere i problemi dei loro concittadini, perché non ci saranno più future generazioni, se condanniamo quella di adesso a mantenere i figli di tutti. Se in un momento di generosità abbiamo elargito troppo, ora penso sia il momento di fare un passo indietro, fermi restando gli aiuti a tutte le mamme e i bambini che vengono dall'Ucraina. Oltre a togliere l'ISEE, credo si debba collegare l'assegno per i figli a carico a tutti i lavoratori, indistintamente, che sono in regola col pagamento dei contributi, come era prima dell'assegno unico. Siamo l'unico Paese che ha queste ricche misure di welfare indiscriminato e quello con il più grande debito pubblico. Negli altri Paesi europei si danno sussidi agli stranieri extra-UE, solo se rifugiati politici o se hanno ottenuto la protezione internazionale. Dalla lettura di alcuni articoli del disegno di legge delega in esame, ho tratto la sensazione di trovarmi davanti a progetti troppo ambiziosi e dispendiosi. Dove sono le risorse per fare tutte queste belle cose, mentre siamo così insensibili davanti ai tanti concittadini che non sanno come arrivare a fine mese? Penso sia indispensabile stare tutti con i piedi per terra. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi intanto di ringraziare la Presidente della Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale e anche la signora Ministra, perché credo che, con questo disegno di legge delega, siamo di fronte a una sfida molto seria e impegnativa. La prima considerazione che voglio fare è che siamo oggi chiamati ad approvare, con il lavoro importante fatto in Commissione e alla Camera dei deputati, un disegno di legge recante delle deleghe al Governo, che - signora Ministra, mi permetta di dirlo - vanno realizzate rapidamente, non sottovalutando il cambio di fase che il Paese sta vivendo. Ecco perché dico che è una sfida particolarmente importante. I contenuti del disegno di legge delega al nostro esame ci mettono nella condizione di avvicinarci alle migliori pratiche europee - penso alla Francia e ai Paesi del Nord Europa - perché affrontano esattamente il tema delle famiglie, che è importante. Signora Ministra, sa che mi piacerebbe tanto che il suo Ministero si chiamasse "delle famiglie", anche per corrispondere alle leggi del nostro Paese. Lavoriamo infatti per l'insieme delle famiglie e questo è il tema fondamentale, anche per rispetto alle scelte che hanno compiuto il Parlamento e il Paese. Il testo in esame, dunque, ci mette in asse e in linea con gli altri Paesi europei, intanto perché c'è una novità politica straordinaria in questo disegno di legge, che è stata a lungo dibattuta, discussa e approfondita alla Camera dei deputati, e cioè il fatto che guardiamo alle politiche delle famiglie sapendo guardare all'interno delle famiglie, ai differenziali che ci sono tra genitori - mi riferisco in particolare alle politiche che riguardano le donne - e ai differenziali e agli impegni che abbiamo nei confronti dei figli. Questa è la prima grande novità politica del disegno di legge in esame, perché non accomuna e non fa sintesi, ossia non rende neutre le politiche che dobbiamo fare. Non riprendo tutti gli elementi che bene la relatrice ha riportato all'Assemblea, ma invito tutti a leggere l'insieme del testo, perché le proposte di delega - e quindi da attuare - sono mirate esattamente a superare tutti i gap che ci sono, anzitutto sul terreno fondamentale delle politiche per le donne. Significa che con questa delega lavoriamo alle tre grandi questioni: l'occupazione femminile, l'autonomia (che deriva dall'occupazione femminile e dal suo aumento) e l'inizio di una politica molto importante che sgrava le donne dai cosiddetti lavori di cura (che poi sono, praticamente, quelli non retribuiti). Questo è lo snodo fondamentale, che peraltro intreccia le scelte che abbiamo fatto con il PNRR e la capacità che dobbiamo avere sull'insieme delle politiche per sostenere questa operazione importante e fondamentale per la crescita di tutto il Paese. Si tratta, infatti, di una questione non delle donne, ma del Paese. L'incrocio avviene con un insieme di elementi. Credo che la lettura e il voto favorevole a questo schema, che è di sistema - è una politica non verticale, ma orizzontale per l'insieme del sistema - siano un passo in avanti fondamentale. Qual è il nostro impegno su questo terreno? Nel momento in cui noi articoliamo le nostre proposte politiche sulle famiglie, sulle donne, sulle madri e sui figli, facciamo anche un'altra operazione che sottolineo perché è l'altro elemento di grande novità di cultura politica presente nel disegno di legge. Quando parliamo dei figli e delle figlie, puntiamo non solo a dare la cosa fondamentale (ossia l'assegno unico universale, che - anche qui - ha capovolto le tradizionali politiche di derivazione genitoriale rispetto ai figli), ma anche a fare un'operazione sul percorso migliore per superare tutte le diseguaglianze che si possono incontrare in merito a istruzione e formazione. Questo è il secondo grande elemento di prospettiva che, anche qui, intreccia le previste riforme e - se mi posso permettere, Ministra - le amplia rispetto all'obiettivo della presa in carico da parte dello Stato, con un insieme di politiche e finanziamenti, della più grande diseguaglianza di un Paese, che è il non accesso all'istruzione. Ciò avviene con riferimento a tutti i percorsi che ci sono: tutti gli elementi presenti in una delle deleghe del disegno di legge ci dicono che viene affrontato a 360 gradi (dall'accesso, ai costi, alle opportunità e all'implementazione di forme di culture e conoscenza che persino oggi non sono previste nei programmi nazionali).