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Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla condizione del lavoro degli italiani. Onorevoli Senatori. – Il mondo del lavoro sta profondamente cambiando, in gran parte per effetto della crisi economica del 2007/2008, ma anche per le trasformazioni indotte dalla globalizzazione e dalle innovazioni tecnologiche e produttive, che hanno avuto un impatto drammatico sui sistemi economici e sociali, in particolare sull'occupazione. Il nostro Paese è tra quelli che hanno maggiormente subìto gli effetti della grave crisi economica. Le crisi aziendali, la persistente disoccupazione, i dati record sulla disoccupazione giovanile, l'incremento del gap salariale tra uomini e donne, hanno impoverito lavoratori e famiglie incrementando i costi sociali. Siamo di fronte ad una trasformazione del mondo del lavoro che non si definisce semplicemente con la riduzione e la distruzione dei posti di lavoro ma con l'affermazione del «lavoro povero»: l'aumento esponenziale di coloro che lavorano ma non hanno accesso ad un reddito sufficiente. La riduzione del numero di persone che lavorano regolarmente, la crescita di forme di lavoro mal pagato o gratuito, hanno altresì come conseguenza il restringimento della base di coloro che partecipano attivamente alla fiscalità, alla spesa pubblica e quindi alla sostenibilità del sistema. Sono radicalmente mutate le forme che regolano le prestazioni lavorative, in un quadro in cui alla diminuzione dei contratti a tempo indeterminato corrisponde il proliferare di tipologie di lavoro precario e sfruttato, come rilevano tutti i principali enti ed organizzazioni che monitorano il mondo del lavoro. In tale contesto si è sviluppata, tra le altre, la cosiddetta Gig economy e la condizione di lavoratori con problemi di riconoscimento e tutele poiché viaggiano a metà tra autonomia e subordinazione. A tutto questo si aggiungono le trasformazioni di quella che viene definita come la «quarta rivoluzione industriale» e le relative innovazioni che investiranno entro il 2025 il settore sanitario, dei trasporti, della logistica, dei servizi ai consumatori e della manutenzione della casa. Uno scenario di forte mutamento, che abbiamo il dovere di gestire e governare. In futuro il 73 per cento dei servizi alberghieri e di ristorazione, il 60 per cento dei lavoratori dell'industria manifatturiera, delle attività agricole, nonché del settore dei trasporti e dell'edilizia sarà automatizzato; sono previste sostituzioni per il 41 per cento dei posti di lavoro nel settore dell'arte, dell'intrattenimento e della ricreazione e per il 43 per cento delle attività nei servizi finanziari. Secondo i dati dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) circa il 10 per cento dei posti di lavoro sono ad alto rischio di automazione, mentre il 34 per cento sarebbe soggetto ad un profondo cambiamento delle mansioni. Le occupazioni più in pericolo sono quelle meno retribuite e il rischio è che l'introduzione dei robot e dell'intelligenza artificiale possa ampliare ulteriormente il divario sociale tra lavoratori. Per affrontare le sfide della concorrenza globale, molte aziende scelgono di esternalizzare intere parti, fasi o settori della produzione, cercando di ottenere in modo accelerato e brutale la riduzione dei lavoratori sia subordinati che autonomi. Un sistema in cui la deresponsabilizzazione dei datori di lavoro si lega ad una pericolosa compressione dei diritti e delle tutele dei lavoratori. Dobbiamo essere consapevoli di un punto: non si può affrontare il tema della salute e della sicurezza sul posto di lavoro senza capire bene qual è il modello di organizzazione del lavoro e dei sistemi di produzione che si sta imponendo nel tempo in cui viviamo. C'è un nesso stringente tra la strage quotidiana dei morti sul lavoro e il fatto che si va imponendo un modello per cui i rischi d'impresa si scaricano sui lavoratori: ciò produce insicurezza, precarietà e un deterioramento delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Nel settore pubblico, con il meccanismo del massimo ribasso e con la catena di appalti e subappalti, si perde di vista la titolarità delle responsabilità anche in relazione al tema della sicurezza. Non si capisce più chi è responsabile e i fenomeni del lavoro nero si diffondono anche in questo tipo di condizione e di contesto. Per affrontarne le problematiche il lavoro bisogna conoscerlo ed esaminarlo nella sua complessità e nella sua drammaticità. Occorre avere ben chiaro che il tema della sicurezza sul lavoro, nel nostro Paese, è profondamente legato a quello della sua frammentazione. Per questo l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta, che ha poteri paragonabili a quelli della magistratura, risponde alla necessità di indagare e approfondire la più grande questione sociale che attraversa il nostro Paese e di affrontare in modo più efficace il tema della sicurezza e delle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori. Se in una società moderna non si può morire di lavoro (semmai dovremmo liberare le donne e gli uomini dal tempo di lavoro) ciò che è certo è che non si deve morire sul lavoro. Una società che si dica civile non lo può e non lo deve consentire. È dal 1955 che non viene istituita una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla condizione dei lavoratori; era il 1955 e si trattava della II legislatura; stiamo parlando della Commissione presieduta dall'onorevole Leopoldo Rubinacci. Da allora il Paese è profondamente cambiato e occorre una fotografia più attuale. Per tutte queste ragioni presentiamo il presente disegno di legge per l'istituzione di una Commissione d'inchiesta parlamentare sulla condizione del lavoro in Italia. Non per necessità accademiche – sono numerosi gli studi sulle condizioni odierne del lavoro – ma perché abbiamo bisogno di fare in modo che, anche trasversalmente alle forze politiche, ci si cali nella realtà del lavoro in Italia. L'articolo 1 definisce i compiti della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla condizione del lavoro degli italiani. L'articolo 2 stabilisce la durata della Commissione e l'obbligo di elaborare una relazione illustrativa sui risultati dell'inchiesta. L'articolo 3 disciplina la composizione e il funzionamento della Commissione, composta da venti senatori e da venti deputati, nominati, rispettivamente dal Presidente del Senato e della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari; vengono altresì stabilite le modalità di elezione del presidente e dell'ufficio di presidenza. Le spese per il funzionamento della Commissione, sono stabilite nel limite massimo di 100.000 euro per l'anno 2018 e di 200.000 euro per ciascuno degli anni successivi e sono poste per metà a carico dei due rami del Parlamento. L'articolo 4 disciplina le audizioni a testimonianza davanti alla commissione. L'articolo 5 definisce i poteri e limiti della Commissione, la quale procede agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. L'articolo 6 disciplina l'obbligo del segreto. L'articolo 7 dispone l'entrata in vigore della legge.. 1 (Istituzione e compiti) 1 Ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione è istituita una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla condizione del lavoro degli italiani, con il compito di svolgere indagini e approfondimenti: a sulle condizioni di vita dei lavoratori; b sui livelli salariali, nel pubblico e nel privato, anche operando un confronto con i livelli delle retribuzioni all'interno degli Stati membri dell'Unione europea; c sulle norme protettive del lavoro; d sulle norme in materia di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro; e sulle qualifiche e sulle carriere dei lavoratori;