[pronunce]

n. 5 del 2006, ritiene tale approdo ermeneutico non in contrasto con il principio di ragionevolezza né con quello di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost.; che, infatti, posto che la finalità perseguita dal legislatore attraverso l'introduzione del ricordato istituto è quella di permettere al fallito di poter riprendere, una volta chiusasi la procedura, un'attività economica «libera dalle pressioni dei vecchi creditori», sarebbe chiaro che ciò troverebbe una sua giustificazione solo con riferimento alle procedure chiuse da poco tempo, nei casi, cioè, in cui il fallito «è in grado di ricominciare la propria attività»; che, quanto alla asserita disparità di trattamento fra coloro i quali, essendo la procedura fallimentare che li concerne già definita al 16 luglio 2006, non possono accedere al beneficio, e coloro per i quali tale beneficio è consentito, essendo la procedura a costoro pertinente ancora aperta alla medesima data, ritiene la difesa pubblica che la relativa doglianza sia palesemente infondata; che, ad avviso di questa, la lamentata disparità di trattamento è, in maniera non arbitraria, correlata alla applicabilità ratione temporis della disciplina censurata, secondo la dianzi descritta finalità del legislatore, sicché essa, come affermato anche dalla giurisprudenza di legittimità, non viola il principio di eguaglianza, non essendo dubbio che il legislatore possa, nell'esercizio del suo potere discrezionale, dettare norme diverse per regolare situazioni diverse; che tale potere, prosegue la Avvocatura, risulta ragionevolmente esercitato allorquando, come nel caso in questione, il legislatore abbia previsto un limite temporale alla efficacia retroattiva di nuove disposizioni; che, con altra ordinanza, depositata in data 27 gennaio 2009, il Tribunale ordinario di Udine ha sollevato, con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 19 e 22 del d.lgs. n. 169 del 2007 nella parte in cui non consentono ai soggetti, il cui fallimento sia stato già chiuso al 16 luglio 2006, di presentare domanda di esdebitazione nel termine previsto dal comma 2 del censurato art. 19; che il giudice friulano riferisce di essere stato investito da un'istanza volta al riconoscimento del beneficio della esdebitazione, presentata da un soggetto il cui fallimento, dichiarato dallo stesso Tribunale rimettente nel 1989, era stato chiuso con provvedimento del 13 dicembre 2001; che, ricordato come, sino alla entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007, vi era contrasto in giurisprudenza in ordine alla efficacia temporale della normativa in tema di esdebitazione, il rimettente osserva che a siffatta incertezza si è inteso dare soluzione tramite gli artt. 19 e 22 del citato d.lgs. n. 169 del 2007, i quali prevedono che il beneficio possa essere riconosciuto anche alle procedure fallimentari aperte prima della data di entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 e non ancora chiuse alla stessa data, essendo precisato che per quelle in relazione alle quali la chiusura è intervenuta fra l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 e quella del d.lgs. n. 169 del 2007, il termine annuale per la presentazione della domanda decorra da tale seconda data; che, aggiunge il giudice a quo, rimangono, pertanto, escluse dalla esdebitazione le procedure chiuse anteriormente al 16 luglio 2006; che il rimettente - rilevato che, fermi restando i ricordati limiti temporali, i presupposti e requisiti per accedere alla esdebitazione sono gli stessi, sia che la procedura sia stata retta dalle norme della originaria disciplina fallimentare sia che, invece, sia stata applicata la legge riformata, e che la abolizione dell'istituto della riabilitazione civile riguarda tutte le procedure fallimentari, anche se chiusesi prima del 16 luglio 2006 - osserva che la disciplina transitoria contenuta nelle norme censurate, restringendo la applicabilità del beneficio alle sole procedure ancora aperte al 16 luglio 2006, introduce una disparità di trattamento, in particolare fra le procedure chiuse prima di tale data e quelle chiuse fra tale data ed il 31 dicembre 2007, essendo state ambedue definite sulla base della originaria disciplina fallimentare e prima della entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007, posto che, comunque, è stato introdotto un termine di decadenza, onde salvaguardare le esigenze di certezza del diritto, entro il quale poter presentare la domanda per conseguire il beneficio; che, aggiunge il rimettente, tenuto conto delle funzioni premiali connesse all'applicazione del beneficio, volte a «gratificare il debitore onesto e collaborativo», permettendogli, attraverso l'azzeramento del debito residuo, una più celere ripresa dell'attività lavorativa, non ci sarebbero ragioni, pena la violazione dei principi di ragionevolezza e di uguaglianza e di tutela del diritto di azione, per negare il beneficio a chi sia tornato in bonis prima di una certa data - consentendolo, invece, ad altri per cui ciò è avvenuto dopo detta data - potendo tale evenienza esser legata anche a mere ragioni di ordine organizzativo degli uffici giudiziari; che, conclude il rimettente, tutto ciò si verifica sebbene la disciplina dell'esdebitazione, comportando la inesigibilità di crediti non ancora riscossi, vada ad incidere su posizioni giuridiche non esaurite, sicché non avrebbe alcun rilievo la circostanza che la procedura fallimentare si sia chiusa prima o dopo una certa data; che è intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, concludendo nel senso della infondatezza del ricorso, sulla base di argomentazioni sostanzialmente sovrapponibili a quelle già riferite illustrando l'intervento relativo alla precedente ordinanza; che con ulteriori due ordinanze, aventi fra loro il medesimo contenuto ed entrambe depositate in data 24 febbraio 2009, anche il Tribunale ordinario di Lucca ha sollevato, con riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 19 e 22 del d.lgs. n. 169 del 2007, nella parte in cui escludono dall'accesso al beneficio della esdebitazione le «procedure non pendenti alla data di entrata in vigore» del d.lgs. n. 5 del 2006; che il rimettente riferisce di essere chiamato a giudicare su due istanze volte alla dichiarazione di inesigibilità dei crediti concorsuali non soddisfatti, presentate da due persone il cui fallimento, aperto di fronte al Tribunale ordinario di Lucca rispettivamente nel 1992 e nel 1997, era stato chiuso, in un caso, nel gennaio 2003 e, nell'altro, nel maggio 2003;