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ln particolare, per "prodotti agricoli e alimentari a chilometro zero" si intendono i prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento, compresa l'acquacoltura, e i prodotti alimentari provenienti da luoghi di produzione e di trasformazione della materia prima o delle materie prime posti a una distanza non superiore a 70 chilometri di raggio dal luogo di vendita, o comunque provenienti dalla stessa Provincia del luogo di vendita, o dal luogo di consumo del servizio di ristorazione, nonché i prodotti freschi della pesca in mare e della pesca nelle acque interne e lagunari, provenienti da punti di sbarco posti a una distanza non superiore a 70 chilometri di raggio dal luogo di vendita o dal luogo di consumo del servizio di ristorazione, catturati da imbarcazioni e imprenditori ittici autorizzati. Per "prodotti agricoli e alimentari nazionali provenienti da filiera corta" si intendono invece i prodotti la cui filiera produttiva risulti caratterizzata dall'assenza di intermediari commerciali, ovvero composta da un solo intermediario tra il produttore, singolo o associato in diverse forme di aggregazione, e il consumatore finale. Si precisa inoltre che le cooperative e i loro consorzi non sono considerate intermediari. II successivo articolo 3 stabilisce che lo Stato, le Regioni e gli enti locali possono prevedere, sempre senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, misure per favorire l'incontro diretto tra i produttori dei prodotti a chilometro zero o utile e da filiera corta e i soggetti gestori, pubblici e privati, della ristorazione collettiva. L'articolo 4 prevede che i Comuni riservano agli imprenditori agricoli e agli imprenditori della pesca esercenti la vendita diretta dei prodotti agricoli e alimentari a chilometro zero e da filiera corta almeno il 30 per cento del totale dell'area destinata al mercato e, per la pesca, delle aree prospicienti i punti di sbarco. Prevede inoltre che i Comuni possono riservare appositi spazi all'interno dei mercati di prodotti agricoli agli imprenditori agricoli, singoli o associati, che vendono prodotti a chilometro zero e da filiera corta e che le Regioni e gli enti locali, d'intesa con le associazioni del commercio e della grande distribuzione organizzata, favoriscono la destinazione di particolari aree all'interno dei locali degli esercizi della grande distribuzione commerciale alla vendita dei medesimi prodotti. L'articolo 5 demanda a un decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata Stato-Regioni-Città, l'istituzione del logo "chilometro zero" e del logo "filiera corta" nonché l'indicazione delle condizioni e delle modalità di attribuzione del logo e di verifica e attestazione della provenienza e tracciabilità dei prodotti, fatto salvo il vincolo dell'invarianza di spesa. Sono poi indicate le condizioni per l'esposizione del logo nei luoghi pubblici destinati alla vendita o alla ristorazione o somministrazione e per la sua pubblicazione nelle piattaforme informatiche di acquisto o distribuzione dei prodotti stessi. II logo non può essere apposto sui prodotti, sulle loro confezioni o imballaggi destinati alla vendita. L'articolo 6 sostituisce il comma 1 dell'articolo 144 del codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n. 50 del 2016), concernente gli appalti relativi ai servizi di ristorazione. Si ricorda che, ai sensi dell'articolo 95, comma 3, dello stesso codice dei contratti pubblici, tali appalti possono essere aggiudicati esclusivamente con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo. L'articolo 7 stabilisce le sanzioni amministrative pecuniarie per l'immissione sul mercato o l'utilizzo dei loghi in relazione a prodotti definiti a chilometro zero e da filiera corta in assenza dei requisiti previsti dal provvedimento in esame. L'articolo 8 contiene le abrogazioni e le disposizioni di coordinamento con l'articolo 11, comma 2, della legge n. 158 del 2017, che reca la vigente disciplina in materia di promozione dei prodotti provenienti da filiera corta o a chilometro zero, nonché la clausola di salvaguardia delle competenze delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano e delle minoranze linguistiche per la traduzione bilingue dei loghi di cui all'articolo 5. Mi preme segnalare l'importanza di un'organizzazione che il Ministero dovrà adottare al fine di armonizzare e coordinare una sistematizzazione di tutti i marchi (biologico, km0, piccole produzioni locali, ecc...). Sempre nell'ottica di una tutela dei nostri contadini. Grazie Presidente. Dichiarazione di voto della senatrice Sbrollini sul disegno di legge n. 878 Quello che ci apprestiamo a votare oggi è il secondo provvedimento nel giro di poche ore sul tema della valorizzazione di alcuni prodotti che fanno parte della nostra alimentazione. Ecco, io vorrei partire da qui: il tema dell'alimentazione è finalmente tornato sul tavolo del dibattito pubblico ma, soprattutto, è rientrato a pieno titolo all'interno delle norme, all'interno della buona legislazione, che prova a riconoscerne la complessità. Nella scorsa legislatura abbiamo approvato, con i governi Renzi e Gentiloni, leggi importanti che riguardavano la tracciabilità e l'origine dei prodotti, la trasparenza delle caratteristiche del cibo, senza dimenticarci dell'attenzione alla biodiversità e al biologico. Oggi affrontiamo un altro tassello di questo puzzle così complesso ma, al contempo, così centrale per la nostra economia, quello dei prodotti a km zero e provenienti da filiera corta. Chi sceglie di comprare i prodotti a km zero sceglie un approccio di consumo critico, in cui ogni consumatore è consapevole delle scelte che fa, indirizzando anche i meccanismi produttivi. Lo stesso vale per i prodotti provenienti dalla filiera corta, in cui, tutt'al più, vi è un solo intermediario tra il produttore e il consumatore finale. Si tratta di prodotti che ancora non sono pienamente fruibili al meglio delle loro potenzialità. L'acquisto di prodotti a km zero è una scelta che può essere fatta anche all'interno dei classici supermercati, che a volte offrono questo tipo di prodotti, ma sono spesso i siti online ad offrire la maggiore varietà ai consumatori. Solitamente, invece, i cibi di filiera corta si trovano in mercatini o si acquistano direttamente nelle fattorie che li producono. L'obiettivo è ridurre la distanza tra produttore e consumatore a beneficio soprattutto dell'ambiente, ma non solo. Il trasporto degli alimenti costa, in termini economici e ambientali. Portarli dal campo alla tavola può essere un cammino lungo, con massicce emissioni di anidride carbonica dovuta a trasporti e imballaggi, oppure con un percorso decisamente più breve, se si scelgono i prodotti a km zero o da filiera corta. In più, acquistare prodotti nostrani, più freschi e in linea con le stagioni fa bene al tessuto sociale oltre che alla nostra salute. Chi acquista queste categorie di prodotti evita gli intermediari della grande distribuzione che, anche se in minima parte, aggiungono margini economici al prezzo del prodotto.