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Siamo anche stati messi di fronte a spaventevoli, per quanto ipotetiche, classificazioni di gerarchie legate all'età o a situazioni di salute correlate all'accesso alle cure. Ora, l'appello del Presidente della Repubblica a ritrovare l'unità per costruire la risposta adeguata che il Paese ci chiede è stato colto e raccolto per darci l'opportunità di mantenere una dignità che la Costituzione garantisce come fondamento imprescindibile. Sono stati e saranno ancora mesi lunghi e difficili e questi ristori rappresentano un impulso a rinnovare la fede comune sul valore che i Padri costituenti hanno inciso alle fondamenta: l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e ora più che mai il lavoro e la dignità dei lavoratori dobbiamo tutelare e sostenere. Trovare un linguaggio comune durante i lavori delle Commissioni congiunte; ridimensionare la mole delle migliaia di emendamenti su cui maggioranza e opposizione hanno lavorato; trovare la quadra su quanto il Governo potrà fare per la nostra comunità nazionale sono stati per tutti difficili e impegnativi. Ristorare rappresenta, dunque, un passaggio politico di alto valore democratico, ma soprattutto un segnale forte e inequivocabile che si vuole ripartire dai cittadini, dalle peculiari necessità di chi è stato in vario modo colpito. Chi ha voluto speculare sulle possibilità di mettere in difficoltà il Governo ha fatto un gioco spregiudicato in primo luogo verso i cittadini. Invece, mai come ora, dobbiamo renderci conto che le risorse dei decreti messi a disposizione con i ristori del Governo e con la volontà politica della maggioranza rappresentano un impegno di portata straordinaria per l'intera comunità nazionale. Sono risorse indispensabili per tamponare i bisogni da una parte, ma soprattutto per porre le basi di un disegno nuovo e più complesso che verrà definito nei prossimi mesi con il Next generation EU, e che dovrà necessariamente coinvolgere tutte le istituzioni, il Parlamento, così come le Regioni e gli enti locali o le realtà specifiche, e permetterci di rifondere una prospettiva di futuro che la pandemia ha drammaticamente interrotto. Molti sono stati i capitoli, molte le problematiche affrontate durante le audizioni e la discussione. Tra le varie e innumerevoli misure avviate mi preme rivolgere un'attenzione particolare a due complessità, che sono parte integrante della realtà italiana e hanno estremo bisogno di essere sostenute. Abbiamo sempre asserito quanto sia importante in questo momento non dimenticare i più deboli: tra questi i soggetti più esposti sono le persone con disabilità o malattie disabilitanti e le loro famiglie, che non devono in alcun modo essere lasciate sole. Il Covid, infatti, ha ridotto la possibilità di aiuto e intervento alle famiglie. Si devono dunque aumentare le risorse e il numero delle residenze socio-assistenziali; occorre aumentare l'impegno per progetti individuali e moduli respiro, perché la disabilità è una condizione di vita, e non uno stato temporale. La malattia degli operatori ha contribuito a ridurre i servizi delle residenze, anche quelle protette per anziani o i malati cronici. E non ci siamo dimenticati dei genitori anziani degli utenti delle residenze socioassistenziali, che risultano ad alto rischio di contagio e fortemente preoccupati per il futuro dei loro figli, oltre che per se stessi. Il secondo tema riguarda la cultura, a cui abbiamo cercato di dare massima attenzione. Ci sono categorie di lavoratori che stanno vivendo questa crisi pandemica in modo drammatico. C'è stato qualcuno che ha asserito come con la cultura non si mangi, ma il nostro è un Paese che vive di cultura e viene riconosciuto nel mondo anche per la cultura. I lavoratori dello spettacolo, tra cui attori, musicisti e i cosiddetti lavoratori intermittenti, ma anche studiosi e ricercatori nel campo umanistico, traduttori, sono categorie determinanti e di formazione altissima che non vengono considerate da molti come parte produttiva del Paese. Al contrario, come scrive Claudio Magris nel suo accorato appello sul «Corriere della Sera», sono professionisti appassionati e altamente qualificati che spesso vivono di contratti occasionali e precari con teatri, fondazioni, istituzioni, atenei e case editrici. L'impegno che ci muove è di ritrovare la centralità di queste categorie per evitare il grave declino di un'eccellenza che ci identifica e ci qualifica nei confronti dell'Europa e del mondo intero. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, fa piacere che in quest'Aula qualcuno abbia cominciato a parlare di disabilità, sebbene questa problematica dovrebbe essere ricordata a chi è al Governo, visto che all'interno del decreto-legge ristori non è stata data grande rilevanza sul punto. (Applausi) . Ma è bene che se ne parli. Basta ricordarselo al momento opportuno. Nei pochi minuti che mi sono concessi vorrei fare innanzitutto una nota metodologica. Oggi siamo qua ad affrontare la conversione di una serie di decreti-legge: il ristori, il ristori- bis , il ristori- ter e il ristori- quater , quasi come la serie dei film «Rambo», per cui c'è l'uno, il due, il tre e il quattro. Devo essere sincero: se vogliamo parlare agli italiani con le parole chiare, sicuramente non lo possiamo fare se non facciamo delle norme chiare. Sfido voi a trovare qualche cittadino che abbia capito qualcosa del modo di questo Governo di fare leggi nelle ultime settimane. Vi sfido, perché a me la gente chiede quali sono le norme contenute all'interno di questo decreto-legge: nessuno ci ha capito nulla. Vabbè: faremo meglio la prossima volta. Su questo punto, facendo parte della Commissione giustizia, non posso che ricollegarmi, sottoscrivendole, alle dichiarazioni già rese dalla senatrice Modena in materia di giustizia. Voi avete inserito all'interno di un decreto-legge di natura economica delle norme in materia di giustizia assolutamente folli, perché non si può pensare di normare la giustizia sotto l'egida del Ministero dell'economia e delle finanze. Anzi, nel ringraziare il sottosegretario Guerra, che è competente in materia, le rivolgo anche i migliori auguri per il suo nuovo collega, "l'evidentemente" sottosegretario Bonafede, visto e considerato che ormai il Ministero della giustizia è diventato di fatto una succursale e il ministro Bonafede è alle dipendenze del Ministero dell'economia e delle finanze. (Applausi) . Prendiamo atto anche di questo, ma non possiamo fare altro che sottolineare ancora una volta, in quest'Aula, che la giustizia non può essere gestita in siffatto modo, perché altrimenti ci troveremo di fronte a una catastrofe giudiziaria. Non so voi, colleghi, ma faccio l'avvocato e, quando non sono a Roma, frequento le aule di tribunale, ovviamente rispettando tutti i limiti. Avreste, però, potuto iniziare la grande digitalizzazione e informatizzazione, anche prima, quando avete bocciato, nei vari provvedimenti, emendamenti come quello a mia firma - ad esempio - con cui si incideva sulla capacità dei cancellieri di lavorare da remoto, insistendo quindi sul processo telematico.