[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 11, commi 16 e 18, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica), promosso dalla Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, sul ricorso proposto da D. G. contro l'Ufficio scolastico regionale ed altro, con ordinanza del 31 agosto 2004, iscritta al n. 1040 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 30 novembre 2005 il Giudice relatore Francesco Amirante.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.— Nel corso di un giudizio promosso da un docente di ruolo della scuola secondaria di secondo grado collocato a riposo avverso il provvedimento di liquidazione del trattamento provvisorio di pensione, la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 36 e 38 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, commi 16 e 18, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica). Premette in punto di fatto il giudice remittente che il ricorrente aveva presentato le dimissioni in data 12 dicembre 1992, accolte dal Provveditore agli studi di Lecce con provvedimento del 27 ottobre 1993 a decorrere dal 1° settembre 1994. Nel frattempo era entrato in vigore l'art. 11 della legge n. 537 del 1993, i cui commi 16 e 18 stabiliscono alcune decurtazioni a carico delle pensioni di anzianità, già bloccate per effetto dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384, convertito, con modificazioni, nella legge 14 novembre 1992, n. 438. In particolare, il comma 16 dispone che, con effetto dal 1° gennaio 1994, «nei confronti di coloro che conseguono il diritto a pensione anticipata con un'anzianità contributiva inferiore a trentacinque anni, escluse le cause di cessazione dal servizio per invalidità, l'importo del relativo trattamento pensionistico, ivi compresa l'indennità integrativa speciale, è ridotto in proporzione agli anni mancanti al raggiungimento del predetto requisito contributivo, secondo le percentuali di cui alla allegata Tabella A»; il successivo comma 18, nel prevedere l'applicabilità di detta decurtazione ai pubblici dipendenti, esclude espressamente la posizione dei soggetti «la cui domanda di pensionamento sia stata accolta prima del 15 ottobre 1993 dalle competenti amministrazioni». Contestualmente, però, il comma 19 dell'art. 11 fa salva, «per coloro che abbiano presentato domanda di collocamento in pensione successivamente al 31 dicembre 1992 e che ne facciano domanda entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la possibilità di revocarla ovvero, qualora cessati dal servizio, di essere riammessi con la qualifica e con l'anzianità di servizio maturata all'atto del collocamento a riposo». A seguito dell'entrata in vigore delle norme ora richiamate, la pensione liquidata in via provvisoria al ricorrente era stata decurtata nella misura del 32 per cento, con conseguente impugnazione del relativo provvedimento da parte dell'interessato. Il giudice a quo osserva preliminarmente che non sussiste alcun dubbio circa la possibilità di sollevare questioni incidentali di legittimità costituzionale nei giudizi relativi alla liquidazione provvisoria delle pensioni, in quanto la norma ostativa di cui all'art. 64 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, è stata dichiarata costituzionalmente illegittima con la sentenza n. 38 del 1972 di questa Corte e la giurisprudenza contabile è ormai nel senso di ammettere il ricorso avverso il provvedimento di liquidazione provvisoria della pensione; nel caso specifico, poi, «deve ritenersi che il gravame proposto si estenda automaticamente al successivo provvedimento di liquidazione definitiva della pensione», che pure mantiene la decurtazione del trattamento imposta dalla normativa impugnata. Fatte queste premesse, la Corte dei conti rileva che la difesa del ricorrente ha proposto numerose questioni di legittimità costituzionale dell'art. 11, commi 16 e 18, della legge n. 537 del 1993, ma che le stesse – alla luce della sentenza n. 417 del 1996 di questa Corte, seguita dalla successiva ordinanza n. 92 del 1997 – sono da ritenere tutte infondate, siccome già oggetto di scrutinio nei menzionati provvedimenti. A parere del remittente, invece, deve essere sollevata d'ufficio un'ulteriore questione di legittimità costituzionale della norma impugnata che, oltre ad essere rilevante ai fini della decisione, non è stata in precedenza affrontata da questa Corte. La nuova questione oggi proposta si collega, secondo il ragionamento seguito dal giudice a quo, a quella parte della motivazione della sentenza n. 417 del 1996 nella quale questa Corte – richiamando la facoltà di revoca della domanda di pensione prevista dal comma 19 dell'art. 11 in favore di coloro che abbiano presentato domanda di collocamento in pensione successivamente al 31 dicembre 1992 e che ne facciano domanda entro sessanta giorni – ha evidenziato che tale facoltà garantisce adeguatamente la posizione del soggetto evitando ogni lesione degli artt. 36 e 38 Cost.; secondo quella pronuncia, infatti, la decurtazione della pensione corrisponde ad una precisa scelta dell'interessato il quale, oltre ad inoltrare la relativa domanda, decide poi liberamente di non revocarla. Nel caso specifico, però, è proprio tale precisazione della sentenza n. 417 del 1996 a dimostrare la non manifesta infondatezza dell'attuale questione; infatti «i dipendenti pubblici che, come il ricorrente, hanno presentato, entro il 31 dicembre 1992, la propria domanda di collocamento a riposo – quindi accolta successivamente al 15 ottobre 1993 – non avevano la possibilità di revocare le dimissioni» ovvero, se cessati dal servizio, di chiedere la riammissione, poiché detta facoltà è prevista solo in favore di coloro i quali avessero inoltrato la domanda successivamente al 31 dicembre 1992. Da tanto consegue, a parere del remittente, che le ragioni che hanno indotto questa Corte a respingere tutti i dubbi di legittimità costituzionale sulla norma impugnata non possono valere per i dipendenti pubblici che si trovano nella condizione del ricorrente, il quale, avendo presentato domanda di pensionamento prima del 31 dicembre 1992, accolta dopo il 15 ottobre 1993, non ha avuto la possibilità di revocare la propria domanda. Il sistema normativo in tal modo strutturato – oltre a violare gli artt. 36 e 38 Cost. a causa della negativa incidenza sul trattamento di pensione, oggetto di tutela costituzionale – sembra alla Corte dei conti in contrasto anche con l'art. 3 Cost. per due ordini di ragioni: