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Chiudo con il riferimento all'articolo 9, che prevede misure a favore dei terremotati. Ci sono molti interventi a favore di queste realtà. Io stesso provengo da uno dei Comuni che ha dato la denominazione allo sciame sismico nel 2016 (Amatrice-Norcia-Visso). Non è stato possibile prevedere degli emendamenti a questo articolo perché, come già detto da alcuni colleghi, la scadenza del decreto lo ha reso sostanzialmente impossibile. C'è già molto nel decreto, quindi sarebbe stato imperdonabile che venisse fatto scadere, però un intervento, secondo me, era necessario e per questo ho presentato un ordine del giorno. Sostanzialmente le attività produttive delle aree terremotate non ricevono un contributo per l'IVA: i privati sì, le attività produttive no perché, potendo recuperare l'IVA avrebbero un vantaggio doppio, qualora gli venisse riconosciuta anche l'IVA. L'IVA, però, pur essendo recuperabile da questa attività, verrebbe recuperata evidentemente in un arco temporale successivo. Se consideriamo che si tratta di attività produttive dislocate in un'area devastata dal terremoto e ulteriormente penalizzata dal Covid, è chiaro che quell'onere, che in alcuni casi potrebbe superare le centinaia di migliaia di euro, per alcuni non è sostenibile. In una prima stesura dell'ordine del giorno addirittura chiedevo l'esonero dal pagamento dell'IVA. Le difficoltà che avremmo avuto per arrivare a quello mi hanno portato a rimodularlo e a chiedere una riduzione. Spero che il Governo possa accogliere la richiesta, perché per quelle attività spesso si tratta dell'unico modo per poter ricostruire. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, tralascio le considerazioni politiche su un decreto che il nostro ramo del Parlamento, il Senato, esamina in soli due giorni. Mi concentrerò, invece, sulle considerazioni più puntuali sul provvedimento. Il decreto al nostro esame è dedicato ai temi del sostegno al reddito e al lavoro. A quest'ultimo sono dedicate anche diverse norme di tipo ordinamentale raccolte in un unico titolo. Buona parte dei 43 miliardi di euro previsti sono impegnati per sostenere le attività economiche e, al contempo, per sostenere la ripartenza di chi è motore di queste aziende oppure ci lavora. In sostanza, questo è ancora un provvedimento di urgenza, ma tendente ad uscire da un'emergenza, guardando alla ripartenza del Paese. Il valore di questo decreto è proprio nell'enorme iniezione di denaro che il Governo ha fornito complessivamente al sistema Italia, dando ossigeno a un'economia che in parte era entrata in terapia intensiva e che ora potrà uscirne in piedi. La conseguenza dei lockdown totali o parziali ha causato un rallentamento dell'economia, che ha avuto un effetto domino su tutta una serie di filiere e di settori tra loro collegati. C'è nel decreto, quindi, anche il tema del blocco parziale dei licenziamenti. Lo sblocco ha interessato aziende la cui attività è stata limitata dai lockdown , ma ha coinvolto anche tantissime altre aziende . Adesso, senza entrare nel merito delle differenti situazioni di crisi aziendali, una cosa va detta anche dalla mia parte politica. Non si può licenziare senza che ve ne siano le condizioni, senza preavviso e senza avere prima attivato gli ammortizzatori sociali a disposizione. (Applausi) . Usciremo da questa emergenza e dobbiamo capire che servono disposizioni nuove che non lascino a casa i lavoratori, ma li ricollochino preparandoli ai nuovi lavori. Occorrono norme che premino la produttività, che incentivino l'innovazione e che quindi rendano più competitive tutte le nostre attività economiche. Inoltre, è fondamentale un sistema di ammortizzatori sociali che copra sia il lavoro dipendente che quello autonomo. Alla base di tutto è però necessaria anche una pubblica amministrazione più snella, più digitale, più efficiente, più colloquiante con i cittadini e le imprese. E va assecondato l'ottimo lavoro del ministro Brunetta in tal senso. Noi, nondimeno, riteniamo che dalle disposizioni di questo decreto si debba partire non per creare una nuova stratificazione normativa, ma per adottare una legislazione a regime, che sia anche resiliente per eventuali ulteriori situazioni di emergenza. Andando sul concreto: il reddito di cittadinanza è una misura di cui attendiamo una riforma, per destinare le risorse in parte ad un nuovo sistema di ammortizzatori sociali e in parte alla formazione continua dei lavoratori (Applausi) , tema per noi prioritario. Che il reddito di cittadinanza abbia funzionato solo in parte come misura di contrasto alla povertà lo dimostra il fatto che è servito anche un reddito di emergenza, che è pure rifinanziato in questo decreto. Quindi sono da rivedere le risorse pubbliche per l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL) e i centri per l'impiego (CPI), al fine di destinarle realmente alle politiche attive, attraverso le imprese e le agenzie private di collocamento, che con le aziende dialogano quotidianamente e puntualmente. Alle tradizionali macrovoci di spesa pubblica che sono appunto i redditi pubblici per 174 miliardi, alle pensioni per 236 miliardi, si è aggiunta quella voce che ha raggiunto nel 2020 i 144 miliardi di oneri INPS per gli interventi sociali, che sono già a carico della fiscalità generale. Poiché con questo decreto siamo di fronte ad una vera e propria manovra economica, allora è necessario ragionare anche in termini di programmazione di bilancio. L'invito è quindi a lasciare le bandiere ideologiche che come abbiamo visto corrispondono solo ad un consenso temporaneo. È necessario ragionare in termini di riprogrammazione a lungo periodo pianificando quelle riforme del mercato del lavoro che lo rendano più dinamico e non più ingessato, come dicevano anche i colleghi di Forza Italia intervenuti prima di me. Ce lo hanno dimostrato le grandi economie, come quella americana, che è un esempio per tutti, dove il lavoro è ripartito con la ripartenza delle imprese. Al contempo preparando un sistema di ammortizzatori che sia predisposto, ma che venga attivato solo in caso di necessità. Questa pandemia e i tanti interventi normativi che l'hanno accompagnata ci hanno insegnato che l'essere cittadini e l'avere identità di esserlo ci viene dal possedere un lavoro vero ed equamente retribuito. E la possibilità di cambiarlo, migliorando la propria preparazione professionale, si realizza con una reale strutturazione di una formazione continua per tutti, ma proprio tutti i lavoratori. In definitiva, ripartiamo dai 42 articoli del titolo IV del provvedimento, dalle buone norme esistenti e, utilizzando al meglio le risorse del PNRR, realizziamo una riforma duratura e condivisa sui temi del lavoro e della previdenza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi, oggi in Aula discutiamo del decreto-legge sostegni- bis , un provvedimento che vale 40 miliardi, un provvedimento importante e molto atteso da aziende e lavoratori. Ne discutiamo oggi e domani verrà posta la fiducia.