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uno tra tutti è la qualificazione e la riduzione delle stazioni appaltanti. Qualche volta un po' provocatoriamente mi capita di dire che un ottimo codice con una pessima stazione appaltante non farà realizzare le opere, mentre un'ottima stazione appaltante, anche con leggi non buone, arriva alla realizzazione dell'opera. Quindi quello è uno dei temi fondamentali, ma ne parleremo quando arriveremo alla legge delega. Dicevo prima che si tratta di una grande scommessa che dobbiamo vincere e dobbiamo farlo insieme. C'è una parola bellissima nella mia cultura politica che è "sussidiarietà": bene, questo è un caso in cui politica, pubblica amministrazione, funzionari e imprese debbono ciascuno fare la propria parte e nessuno la parte degli altri. Questo approccio virtuoso ci farà vincere la scommessa. Siamo un grande Paese, dobbiamo affrontare i prossimi mesi ed anni con spirito positivo ed entusiasmo, consapevoli che ci si chiede una cosa difficile e fondamentale: riportare l'Italia, l'economia e la società italiane al ruolo che spetta a un grande Paese come il nostro. Ribadisco quindi: entusiasmo, positività e voglia di fare. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, ci troviamo per l'ennesima volta... (Brusìo). PRESIDENTE. Colleghi, il fatto che, quando si termina il proprio intervento, si è totalmente indifferenti al diritto degli altri colleghi di poterlo svolgere non va assolutamente bene. Le vostre conversazioni arrivano ad altissimo volume alla Presidenza, figuriamoci a chi deve intervenire. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Grazie, signor Presidente. Ci troviamo purtroppo, per l'ennesima volta negli ultimi tempi, a dover arrivare a licenziare un provvedimento senza poterlo non dico modificare - perché scade il 30 luglio - ma in realtà neanche esaminare e discutere nelle Commissioni competenti. Nel caso del decreto-legge semplificazioni ci troviamo di fronte a un vero e proprio strappo. Lo voglio dire perché riguarda evidentemente anche il ruolo di questa Camera perché purtroppo - torno a ripeterlo - negli ultimi tempi tutto questo è accaduto spesso. Ma nel caso del decreto-legge semplificazioni i dati sono veramente impressionanti: questo provvedimento è arrivato alla Camera con sessantasette articoli, mentre giunge al Senato - ormai li esaminiamo a peso, a seconda di quanto pesano - praticamente raddoppiato. Alla Camera vi è stata infatti l'immissione di altri cinquantaquattro articoli, molto spesso - per chi ha avuto la possibilità di poterlo esaminare - inserendo anche delle norme abbastanza estranee e non omogenee rispetto al tema del decreto-legge. Questo, a mio avviso, è assolutamente confliggente con il richiamo, fatto autorevolmente qualche giorno fa, dal Presidente della Repubblica. Capisco che siamo in emergenza e che siamo in una situazione in cui bisogna certamente correre, ma credo che stia nella responsabilità di quest'Assemblea, e anche dei Capigruppo, trovare un modo perché tutto questo non possa più accadere, perché viene meno il ruolo: qui si sta deliberando spesso senza conoscere e questo credo che assolutamente non sia più possibile. Il decreto-legge in discussione è andato in 1 a Commissione ieri per l'incardinamento e qualcuno ha avuto la possibilità di dire qualcosa in discussione generale. Il provvedimento non ha avuto i pareri anche delle Commissioni che erano direttamente coinvolte; l'ha avuto, in realtà, ma praticamente senza esaminarlo. Penso alla Commissione ambiente e anche alla Commissione lavori pubblici, che hanno competenze molto rilevanti sui contenuti di questo decreto. Ci troviamo quindi oggi rapidamente in Aula e con la procedura del Senato - lei lo sa, Presidente - non abbiamo alcuna possibilità né di vedere ordini del giorno né emendamenti, e quindi non possiamo nemmeno articolare delle proposte per il futuro. È una ferita che bisognerà trovare il modo di sanare. Veniamo al merito del provvedimento. Penso che noi abbiamo una grande responsabilità; una responsabilità che è di tutto il Paese e quindi, a maggior ragione, dei decisori politici. Abbiamo infatti il PNRR che ha delle missioni precise, ma anche tempi molto precisi per la sua realizzazione. Vorrei ricordare le missioni provenienti dalle scelte fatte con la Next generation EU. Tra tali missioni, rilevo anzitutto la transizione ecologica, la transizione verde, e ad essa connessi, l'intervento sull'accelerazione dei processi di digitalizzazione, di innovazione del Paese e della coesione sociale e territoriale. Per realizzare tutto questo - e questa, sì, che è una grande scommessa - non bisogna guardare al passato. Presidente, abbiamo iniziato oggi la seduta ricordando quanto sta succedendo al Nord, ma potremmo ricordare altresì quanto sta accadendo in Sardegna. Se, pur avendo queste missioni, che sono del Paese, continuiamo a guardare al passato, continueremo a rimuovere la questione su cui dovremmo correre e accelerare nel modo giusto. Mi riferisco del contrasto ai cambiamenti climatici. Questa è la nostra missione, la missione del Paese; altrimenti tali fenomeni capiteranno continuamente e non solo avremo danni dal punto di vista economico, ma anche alle persone e alla loro vita. Dobbiamo riprenderci dalla pandemia, ma dobbiamo innanzitutto mettere il Paese nelle condizioni di ricostruire un modello di progresso e di sviluppo sano sulla base della transizione verde. Per fare questo - dico con molta chiarezza - non si può guardare ai modelli del passato. Lasciatemi dire che non rischiamo di vincere la scommessa con il provvedimento al nostro esame perché tutti capiamo che bisogna accelerare, semplificare, avere la certezza della messa a terra dei progetti, ma non si possono di nuovo recuperare modelli, anche di semplificazione, che nel passato sono stati fallimentari. Faccio alcuni esempi per essere molto chiara. C'è un incrocio di procedure già instaurate con il famoso decreto sblocca Italia della scorsa legislatura e io mi chiedo se qualcuno ha fatto il bilancio di quelle procedure. Lì almeno c'era un decreto in cui si decidevano quali erano le opere. Nel provvedimento al nostro esame addirittura si va oltre perché con il modello previsto all'articolo 18 si fa in modo che già nel decreto stesso tutte le opere che sono nel PNRR, nel Piano nazionale integrato per l'energia e il clima 2030 (PNIEC) e nell'allegato 1- bis immediatamente diventano urgenti e indifferibili. Si fa poi un'altra operazione; si recuperano procedure della legge obiettivo. Quando si dice infatti che tutto quanto si fa con il vecchio progetto preliminare, ora chiamato progetto di fattibilità e non progetto definitivo, in realtà si prende a modello quel modo di procedere. Ricordo però, Presidente, colleghi, che quella legge è stata fallimentare perché dell'elenco sterminato di opere strategiche predisposto ne sono state realizzate solo il 4 per cento. Essa ha dato vita a contenziosi, corruzione e modelli opachi. Da questo punto di vista non riuscire a capire che non si possono continuamente resuscitare modelli già rivelatisi fallimentari, mi chiedo se sia una malattia, un problema culturale o del nostro apparato.