[pronunce]

Gli originari ricorrenti sostengono che la disposizione censurata, ove non interpretata come da essi ritenuto, cioè nel senso che l'espressione «medio tempore scaduti» si riferisca esclusivamente ai piani dei consorzi delle aree industriali che erano venuti o andavano a scadere nel periodo tra il 1° gennaio 1991, data di scadenza dell'ultima proroga degli stessi stabilita con una disposizione statale e cioè con la legge n. 128 del 1990 ed il 25 agosto 1998, data di entrata in vigore della legge regionale n. 16 del 1998, e che quindi la proroga non fosse applicabile ai piani a.s.i. di Caserta, chiedono che la Corte dichiari l'illegittimità costituzionale dell'art. 10, comma 9, della legge della Regione Campania n. 16 del 1998, e dell'art. 77, comma 2, della legge della stessa Regione n. 10 del 2001. 1.2. - Si è costituito altresì l'Impre.co. s.r.l., deducendo l'inammissibilità, irrilevanza e infondatezza della sollevata questione, con riserva di ogni ulteriore deduzione. 1.3. - Nell'imminenza dell'udienza pubblica l'Impre.co. s.r.l. ha depositato memoria, con la quale deduce: a) l'inammissibilità della questione sollevata dal Consiglio di Stato, non configurandosi la giurisdizione del giudice amministrativo, poiché l'illegittimità del decreto di occupazione consegue alla carenza di una valida ed efficace dichiarazione di pubblica utilità, con la conseguenza che la causa attiene ad un comportamento materiale della p.a., per il quale è configurabile la giurisdizione ordinaria; b) l'inammissibilità della questione per l'inapplicabilità al decreto di occupazione oggetto del giudizio (13 marzo 2002) della proroga che comunque decorre dall'entrata in vigore della legge della Regione Campania n. 16 del 1998 e che, in virtù della norma interpretativa di cui alla legge regionale n. 10 del 2001, si applica anche ai piani scaduti; c) l'infondatezza della questione, dato che dalla scadenza dei piani a.s.i. fino alla reviviscenza del vincolo, la proprietà non ha subito compressioni ed il nuovo vincolo è stato posto in essere con un termine certo e determinato, per il quale non si pone neppure questione di indennizzo. 1.4. - Nello stesso giudizio, con atto depositato il 19 aprile 2007 - quindi oltre il termine stabilito dall'art. 25 della legge 11 marzo 1953, n. 87 - ha spiegato intervento la Di Marini-Rovani s.r.l., che si dichiara proprietaria di un'area industriale compresa nel piano a.s.i. di Salerno, comprensorio di Cava de' Tirreni e che non compare tra le parti in causa nei giudizi a quo. L'interveniente afferma la propria legittimazione dato che il Consorzio a.s.i. di Salerno ha iniziato la procedura espropriativa di quell'area in base al piano consortile approvato nel 1992, che, grazie alla proroga disposta dalle leggi regionali n. 16 del 1998 e n. 10 del 2001, andrà a scadere nel 2008, anziché nel 2005. L'intervento mira ad avallare i dubbi di legittimità costituzionale palesati dalle ordinanze del Consiglio di Stato, rammentando che, già con la sentenza n. 260 del 1976, la Corte costituzionale censurò la durata tendenzialmente indeterminata dei piani a.s.i., tanto che l'art. 25 della legge n. 1 del 1978 ne ha fissato la durata decennale, e che la successiva giurisprudenza (sentenze n. 179 del 1999 e 148 del 2003) ha affermato la temporaneità dei vincoli e la necessità che la reiterazione alla scadenza del primo periodo di durata naturale sia accompagnata dalla previsione di indennizzo, senza di che la normativa appare incostituzionale, per violazione dell'art. 42, comma terzo, Cost.; dal momento che l'incidenza dei piani a.s.i. sulla proprietà privata comporta che il procedimento tipico di redazione ed approvazione di essi prevede ampie plurime fasi di partecipazione, in nome dei principi di uguaglianza e buon andamento dell'azione amministrativa, che non consentono di comprimere in modo immediato e indiretto singole e specifiche situazioni giuridiche, in assenza di approfondita istruttoria ed adeguata attività di ponderazione degli interessi, mentre l'intervento legislativo diretto in materia di pianificazione evita la procedimentalizzazione delle scelte in contraddittorio, con violazione degli artt. 3 e 97 Cost. 2. - Il Consiglio di Stato, sezione IV, con ordinanza 20 maggio 2004 (reg. ord. n. 253 del 2005) - nel corso di giudizio di appello avverso decisione del TAR della Campania, sezione V, 5 novembre 2005, n. 6883, proposto, con separati atti, dalla Regione Campania, dal Consorzio per l'area di sviluppo industriale di Caserta e dall'Impre.co. s.r.l. - ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 10, comma 9, della legge della Regione Campania n. 16 del 1998, e 77, comma 2, della legge della Regione Campania n. 10 del 2001, per violazione degli artt. 3, 42, terzo comma, e 97 Cost. Il giudice di primo grado, accogliendo il ricorso proposto da Giuseppe e Celeste Della Gatta e Angela Buonanno, ha annullato il decreto n. 212 del 13 marzo 2002, con cui il Presidente della Giunta regionale della Campania, surrogandosi all'inadempiente Sindaco del Comune di Gricignano di Aversa, ha disposto l'occupazione d'urgenza, per la durata di anni cinque, delle aree occorrenti alla realizzazione dell'intervento produttivo "Filiera del sistema moda e dei servizi collegati", nell'agglomerato industriale di Aversa Nord, tra cui anche i fondi dei predetti ricorrenti, oltre a tutti gli atti della procedura espropriativa. Le motivazioni della sentenza di primo grado coincidono con quelle adottate dalla sentenza n. 6888 del 2005, come sopra riportate. La sezione IV del Consiglio di Stato, sospesa l'efficacia anche della sentenza n. 6883 del TAR della Campania, con sentenza non definitiva, riuniti gli appelli e ritenuta sussistente nella controversia de qua la giurisdizione del giudice amministrativo, ha respinto i motivi di appello relativi alla dedotta omessa declaratoria di inammissibilità, per tardività dei ricorsi di primo grado. Quanto al terzo motivo di appello, il giudice rimettente assume che esso sia astrattamente fondato, non potendo ragionevolmente dubitarsi dell'applicabilità al piano a.s.i. di Caserta, per le stesse ragioni esposte nell'ordinanza n. 252 del 2005 (e sopra sintetizzate), delle disposizioni contenute nel comma 9 dell'articolo 10 della legge della Regione Campania n. 16 del 1998, autenticamente interpretato dall'articolo 77, comma 2, della legge regionale n. 10 del 2001, ed ha sollevato la questione di legittimità costituzionale delle stesse norme, per le ragioni sopra richiamate. 2.1. - Si è costituita l'Impre.co.