[pronunce]

che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, sollevata in riferimento all'art. 42 Cost., relativa al combinato disposto degli artt. 6, comma 1, e 4-bis, comma 10, del decreto-legge n. 347 del 2003, il giudice rimettente – premesso che, in caso di vittorioso esperimento dell'azione revocatoria fallimentare, il creditore soccombente, che abbia restituito la somma percepita, diviene «titolare di un corrispondente diritto di credito, d'ammontare pari a quello della soccombenza», e che il citato art. 4-bis, comma 10, stabilisce che, in caso di approvazione del concordato, «la sentenza è provvisoriamente esecutiva e produce effetti nei confronti di tutti i creditori per titolo, fatto, ragione o causa anteriore all'apertura della procedura di amministrazione straordinaria» – osserva che la lettera di tale disposizione non consente al creditore convenuto, che risulti soccombente a seguito dell'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare, di far valere, ex art. 71 della legge fallimentare, nei confronti dell'assuntore il suo credito in quanto originato da «un fatto sicuramente posteriore all'apertura della procedura»; che nel primo giudizio dinanzi alla Corte (n. 95 r.o. 2006) si sono costituiti Sanpaolo IMI s.p.a., Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio società cooperativa, Banca Popolare di Cremona s.p.a., Banco di Brescia San Paolo CAB s.p.a., Banca Carige s.p.a. – Cassa di risparmio di Genova e Imperia, Banca Popolare di Verona e Novara soc. coop. a r. l., parti convenute nel processo principale, le quali tutte hanno concluso per l'accoglimento delle questioni di costituzionalità; che nel secondo giudizio dinanzi alla Corte (n. 164 r.o. 2006) si è costituita Credit Suisse International (già Credit Suisse First Boston International), parte convenuta nel processo principale, chiedendo che le questioni siano accolte e lamentando, inoltre, «un vizio di eccesso di potere legislativo sotto il profilo dello sviamento (o del vizio del fine o della causa), nel senso che la normativa considerata, al di là del suo apparente contenuto dispositivo, è stata adottata soltanto ex post facto, al fine di sovvenire alle esigenze via via manifestate dall'amministrazione straordinaria di Parmalat, ed è, pertanto, da ritenersi incostituzionale per il fatto di aver perseguito un fine diverso da quello desumibile dal suo contenuto dispositivo»; che nel secondo, terzo e quarto giudizio dinanzi alla Corte si è, altresì, costituita Parmalat s.p.a. in amministrazione straordinaria, in persona del commissario straordinario, la quale ha concluso per l'inammissibilità o, in subordine, l'infondatezza delle questioni; che in tutti e quattro i giudizi dinanzi alla Corte è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha eccepito l'inammissibilità e, comunque, l'infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale, richiamando le considerazioni già svolte nei precedenti giudizi e in particolare in quelli definiti con la sentenza n. 172 del 2006 di questa Corte, e deducendo l'irrilevanza della seconda e della terza questione; che nei quattro giudizi dinanzi alla Corte è intervenuta, altresì, Parmalat s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, la quale ha concluso per l'inammissibilità o, in subordine, per l'infondatezza delle questioni; che nel giudizio n. 95 r.o. 2006 Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio società cooperativa, Banco di Brescia San Paolo CAB s.p.a., Banca Popolare di Verona e Novara soc. coop. a r. l. e Sanpaolo IMI s.p.a. hanno presentato memorie illustrative delle rispettive conclusioni; che Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio società cooperativa, riguardo alla prima questione, osserva che nella procedura di amministrazione straordinaria ex “legge Marzano” una fase liquidatoria ha inizio solo quando, a seguito del diniego dell'autorizzazione all'esecuzione del programma di ristrutturazione proposto dal commissario straordinario, venga approvato un programma di cessione dei complessi aziendali ovvero sia disposta la conversione della procedura in fallimento (art. 4, commi 4 e 4-bis, del decreto-legge n. 347 del 2003), mentre, qualora si dia corso ad un programma di ristrutturazione, di cui sia parte integrante un concordato, si rimane nella fase conservativa della procedura, e che un tale concordato «differisce pertanto dal concordato fallimentare ex art. 124 l.f. che si inserisce, per sua natura, in una procedura liquidatoria (avviata con la sentenza dichiarativa di fallimento)»; che, poiché la procedura di amministrazione straordinaria ex “legge Marzano” è una «sottospecie» della procedura ex “legge Prodi-bis”, non sussistono motivi che possano giustificare, obiettivamente, quanto a decorrenza dei termini del «periodo sospetto», una diversità di regime fra le due procedure, sicché «tale diversità risulta irragionevole e pertanto in contrasto con il principio sancito dall'art. 3 della Costituzione»; che Banco di Brescia San Paolo CAB s.p.a. critica le motivazioni della sentenza di questa Corte n. 172 del 2006, osservando che «la prosecuzione dell'attività di impresa, attuata con il concordato con assuntore, non è affatto temporanea e finalizzata alla dismissione dei beni aziendali, ma è finalizzata alla ristrutturazione del medesimo complesso imprenditoriale nel suo insieme (integralmente ceduto ad un terzo)», sicché manca «quella finalità liquidatoria che costituisce il presupposto indispensabile per l'esercizio dell'azione revocatoria»; che il richiamo all'art. 124 della legge fallimentare non sarebbe pertinente, dal momento che tale norma «ha quale presupposto l'esistenza di una fase liquidatoria mancante nel caso di specie», in quanto il concordato previsto dall'art. 4-bis del decreto-legge n. 347 del 2003, «è pur sempre una attuazione del piano di ristrutturazione economica e non trasforma» la procedura in questione in una procedura liquidatoria; che Banca Popolare di Verona e Novara soc. coop. a r. l., ribadito che il concordato previsto dall'art. 4-bis del decreto-legge n. 347 del 2003 «appartiene sempre e comunque al programma di ristrutturazione, e giammai ad una “fase liquidatoria” della procedura», osserva che soltanto quando sia adottato un programma di cessione dei complessi aziendali «si evita l'irragionevole disparità di trattamento con il regime di cui alla legge Prodi-bis, oltreché la violazione del principio di libertà economica»; che, riguardo alla seconda questione, osserva che «non è dato comprendere che cosa abbia a che vedere l'inizio “accelerato” della procedura di amministrazione straordinaria per l'insolvenza di una grande impresa con il computo del periodo sospetto per l'impugnazione di atti lesivi della par condicio precedentemente compiuti»;