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Disposizioni in materia di fiscalità sostitutiva di sviluppo. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge si pone l'obiettivo di rilanciare l'economia intervenendo a favore delle piccole e medie imprese (PMI) etiche ed innovative attraverso una politica di fiscalità sostitutiva di sviluppo. Purtroppo la crisi economica che ha colpito il nostro Paese è una realtà che ad oggi assume proporzioni sempre più preoccupanti. Di fronte a questa situazione gli strumenti predisposti dal Governo si sono rivelati totalmente inefficaci a contrastare la profonda crisi in atto. Inoltre la mancata attivazione, da parte dello Stato, di interventi concreti e costanti nel tempo per il rilancio dell'economia delle aziende favorendo gli investimenti e ponendo in essere una politica fiscale deflazionistica e premiale, è una delle cause della terribile crisi che il Paese sta attraversando. La stessa Unione europea si è fatta portavoce di quest'allarme sociale dettato da una situazione di crisi che va oltre i confini nazionali, rallentando la crescita e la competitività dell'Europa a livello mondiale. L'Unione europea, infatti, con la comunicazione al Consiglio europeo del 26 novembre 2008, intitolata «Un piano europeo di ripresa economica», ha esposto una serie di regole da seguire per la crescita e la promozione dell'imprenditoria che si concretizzano attraverso la riduzione degli oneri amministrativi, nonché attraverso l'adozione di misure fiscali di vantaggio da parte degli Stati membri. Il piano europeo in questione si fonda su due pilastri, che si rafforzano reciprocamente: in primo luogo, l'introduzione di misure a breve termine per rilanciare i consumi privati, salvaguardare l'occupazione e accrescere la fiducia dei consumatori e delle imprese; in secondo luogo, l'attuazione di investimenti pubblici in capitale umano e fisico, nonché mediante strumenti di fiscalità agevolata in grado di garantire una crescita di lungo termine più elevata. La filosofia sottostante il piano europeo è sintetizzata dalle parole del Presidente della Commissione europea Barroso: «Questo periodo eccezionale richiede misure eccezionali. [...]. L'Europa deve estendere all'economia reale il suo coordinamento senza precedenti sui mercati finanziari. Questo piano di ripresa, che è al tempo stesso vasto, audace, strategico e sostenibile, [...] mira a fornire le prime indicazioni su come andare oltre il sostegno al settore finanziario e affrontare i problemi dell'economia reale». Ne consegue l'auspicio che «il piano di ripresa può non soltanto salvare nell'immediato i posti di lavoro di milioni di persone, ma anche trasformare la crisi in un'occasione per incentivare una crescita eco-compatibile (low carbon economy) e creare in futuro posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità». In termini generali, l'Unione europea contempla un'azione congiunta da parte dei singoli Stati per: a) sostenere il reddito delle famiglie e gli investimenti delle imprese; b) promuovere l'imprenditoria, la ricerca e l'innovazione; c) premiare con determinati incentivi le misure environmental-friendly , tra cui in particolare gli investimenti a bassa emissione di anidride carbonica (low-carbon) . Tutto ciò è possibile solo attraverso misure fiscali di vantaggio che l'Unione europea disciplina come cosiddetti «aiuti di Stato ammissibili», considerando come tale qualsiasi provvedimento che soddisfa le condizioni di cui all'articolo 107, paragrafo 3, lettera b) , del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che recita: «gli aiuti destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo oppure a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro». In questi termini, un intervento «di favore» che, pur non implicando un concreto trasferimento di risorse statali/comunitarie, determina una situazione finanziaria più favorevole per determinati soggetti d'imposta, si può effettivamente configurare come aiuto di Stato ammissibile. Infatti, più specificamente, da costante giurisprudenza della stessa Corte di giustizia, è dato rilevare che «il concetto di aiuto comprende non soltanto prestazioni positive come le sovvenzioni (...) ma anche interventi che, in varie forme, alleviano gli oneri normalmente gravanti sul bilancio di un'impresa» e che hanno gli stessi effetti di queste ultime. In tal senso, anche il cosiddetto credito d'imposta a favore del contribuente può presentarsi come «ausilio finanziario pubblico», ed è pienamente corrispondente ai princìpi europei di crescita e rivalutazione delle imprese per favorire l'investimento e lo sviluppo economico, dettami cui ogni Stato membro ha l'obbligo di conformarsi. Il presente disegno di legge in materia di «fiscalità sostitutiva di sviluppo», pertanto, sulla scia degli indirizzi legislativi dell'Unione europea di cui sopra e richiamando quanto stabilito nel regolamento (CE) n. 800/2008 del 6 agosto 2008, vuole favorire la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico, la nuova imprenditorialità e l'occupazione, in particolare giovanile, a favore sia delle società di nuova costituzione sia di quelle già esistenti, che pongano quale elemento fondamentale non la divisione dell'utile di esercizio tra i soci, ma il reinvestimento dello stesso in progetti imprenditoriali nuovi o nell'implementazione dei precedenti, che possano aumentare l'occupazione e pertanto contribuire alla crescita economica e sociale del Paese. In quest'ambito lo Stato svolge un ruolo di primaria importanza poiché, come si evince dal disegno di legge, in ossequio ai dettami europei, concederebbe un aiuto alle imprese, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, concretizzato nella defiscalizzazione totale dell'utile (reddito fiscale) conseguito dalle imprese/società, purché le stesse dimostrino non solo di aver rinunciato come da statuto alla distribuzione degli utili sotto forma di dividendi, ma che alla chiusura del secondo esercizio sociale abbiano totalmente reinvestito tali somme in nuovi progetti imprenditoriali che rispettino determinati requisiti, e cioè che portino all'assunzione di nuovi lavoratori nonché alla creazione di nuove attività che abbiano carattere innovativo e di sviluppo, in linea con quanto disposto dall'Unione europea. Lo Stato così non solo promuoverebbe lo sviluppo delle imprese, ma rilanciando anche l'economia e gli investimenti privati si garantirebbe nuove e molteplici forme ulteriori di gettito erariale, derivante dall'applicazione delle imposte sia dirette che indirette sugli investimenti posti in essere dalle società sotto forma di capitale umano (nuove assunzioni), nonché di forniture e servizi ad alto contenuto tecnologico ed innovativo, senza dimenticare l'incremento di gettito da imposte indirette a seguito dell'aumento dei consumi. In questo modo lo Stato, pur rinunciando ad una fonte di entrata «immediata» derivante dalla tassazione degli utili di impresa, si garantirebbe ulteriori e maggiori entrate sul lungo periodo scaturenti dalla applicazione delle imposte dirette ed indirette sugli investimenti effettuati, come specificato in precedenza.