[pronunce]

che, con tale sentenza, questa Corte, richiamando per analogia la propria giurisprudenza concernente la delega legislativa volta al «riordino» di una materia, ha preliminarmente affermato che, «in mancanza di princípi e criteri direttivi che giustifichino la riforma» della normativa preesistente, la norma di delegificazione che pone al regolamento delegificatore l'obiettivo del mero “riordino” «deve essere intesa in un senso minimale, tale da non consentire, di per sé, l'adozione di norme» regolamentari «sostanzialmente innovative rispetto al sistema legislativo»; che la stessa sentenza ha altresì rilevato che, nella specie, la norma censurata – volta appunto a consentire all'autorità governativa il «riordino», mediante regolamento, degli aspetti fiscali della materia dei giochi e delle scommesse relativi alle corse dei cavalli – non prevede alcuna specifica direttiva in ordine ai soggetti passivi della predetta imposta su tali scommesse e pertanto, contrariamente a quanto sostenuto dal rimettente, lascia immutata la disciplina legislativa concernente gli elementi strutturali del tributo, imponendo al regolamento di delegificazione di mantenere gli stessi soggetti passivi indicati dalla legislazione preesistente; che, di conseguenza, la citata sentenza ha escluso la denunciata violazione del principio della riserva relativa di legge in tema di prestazioni patrimoniali imposte, sancito dall'art. 23 Cost., e degli altri evocati parametri costituzionali; che il giudice rimettente aveva dunque l'obbligo di individuare i soggetti passivi dell'imposta in base alle leggi vigenti in materia; che, non avendo la Commissione tributaria provinciale di Genova prospettato nuovi profili di censura rispetto a quelli esaminati dalla menzionata sentenza n. 303 del 2005, le questioni debbono essere dichiarate manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 78, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), sollevate, in riferimento agli artt. 23, 70, 76 e 77 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Genova, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 settembre 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 settembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA