[pronunce]

Nella fattispecie, peraltro, i bandi che vengono in rilievo nel giudizio a quo riguarderebbero al contempo l'affidamento della gestione dei servizi, di cui all'art. 117 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), e di quella dei servizi di biglietteria, nell'un caso dando luogo ad una concessione di servizi e nell'altro ad un appalto di servizi. Sulla base di tali premesse, il giudice a quo ritiene che la questione di legittimità costituzionale sollevata sia rilevante, atteso che, in applicazione della normativa censurata, egli dovrebbe rilevare d'ufficio la nullità dei bandi e dichiarare improcedibile per carenza di interesse il ricorso proposto avverso il provvedimento di sospensione procedimentale. Di contro, ove la questione venisse accolta, il provvedimento impugnato sarebbe illegittimo ed andrebbe annullato. Secondo il rimettente, infine, non sarebbe possibile interpretare le norme censurate nel senso che esse determinino la nullità parziale del bando - ipotizzando l'operatività del meccanismo di inserzione automatica di clausole ai sensi dell'art. 1339 del codice civile - a ciò ostando il dato letterale della legge, che invaliderebbe il bando nella sua interezza. 2.- Con ordinanza del 7 novembre 2013 (reg. ord. n. 28 dell'anno 2014) , il TAR Sicilia, prima sezione, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, commi 1 e 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008 in riferimento ai medesimi parametri evocati dallo stesso TAR (seconda sezione) nella coeva ordinanza menzionata al precedente punto 1., deducendo identici profili di censura argomentati in maniera sostanzialmente coincidente. Il rimettente, descrivendo la vicenda processuale svoltasi davanti a sé, riferisce di essere stato adito da una società esclusa dalla gara per l'aggiudicazione della fornitura quinquennale di presidi sanitari specialistici, suddivisa in lotti. In particolare, evidenzia che la ricorrente, tra l'altro, ha impugnato il provvedimento di esclusione con riferimento al lotto a cui aveva partecipato e, con motivi aggiunti, la deliberazione di aggiudicazione di numerosi lotti. Sulla base di tali premesse, a proposito della rilevanza, il rimettente riferisce che il bando di gara non contiene le clausole previste a pena di nullità dall'art. 2, commi 1 e 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008, adducendo argomenti identici a quelli contenuti nell'ordinanza di cui al punto 1. quanto alla rilevabilità d'ufficio del vizio, all'impossibilità di considerarlo parziale con integrazione del bando ai sensi dell'art. 1339 cod. civ. ed all'applicabilità della normativa censurata a tutti gli appalti pubblici. Pertanto, il giudice a quo ritiene che la questione di legittimità costituzionale sollevata sia rilevante, atteso che, in applicazione della normativa censurata, dovrebbe dichiarare d'ufficio la nullità del bando, sollecitato in tal senso dalla stessa ricorrente nella memoria depositata in vista della trattazione del merito del ricorso. Il rimettente, dopo aver evidenziato le differenze tra le disposizioni impugnate e quelle contenute nella legge n. 136 del 2010, esclude di poter seguire un'interpretazione che consenta di superare i dubbi di legittimità costituzionale. A suo dire, le disposizioni censurate non potrebbero ritenersi tacitamente abrogate per effetto dell'entrata in vigore della normativa statale in quanto, come ritenuto dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, nonostante la perfetta sovrapponibilità, non sussisterebbe il necessario presupposto dell'incompatibilità assoluta. La disciplina regionale sarebbe dunque complementare - piuttosto che speciale, come ritenuto dalla giurisprudenza amministrativa d'appello - rispetto a quella statale. In ultimo, al fine di superare i dubbi di costituzionalità, non potrebbe invocarsi la clausola di cedevolezza di cui all'art. 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), in quanto, secondo il giudice a quo, essa si applicherebbe solo alle disposizioni regionali vigenti al momento dell'entrata in vigore della legge che la contempla e soltanto nell'ambito di materie di competenza legislativa concorrente. 3.- Con ordinanza del 31 gennaio 2014 (reg. ord. n. 80 dell'anno 2014) , il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, sezione giurisdizionale, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, commi 1 e 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008 in riferimento all'art. 14, primo comma, lettera g), dello statuto della Regione siciliana ed agli artt. 3, secondo comma, 24, 27, secondo comma, 97, primo comma, e 117, primo e secondo comma, lettere e), h) ed l), Cost. Il rimettente, descrivendo la vicenda processuale svoltasi davanti a sé, riferisce: a) di essere stato adito in sede di gravame della sentenza con cui il TAR, in prime cure, aveva rigettato il ricorso proposto da una società che, tra l'altro, aveva impugnato l'aggiudicazione ad altra impresa dell'appalto di servizi e lavori di ristrutturazione relativi al bacino galleggiante di carenaggio ormeggiato nel porto di Palermo; b) che, nel motivare il rigetto, il TAR aveva escluso la nullità del bando - dedotta dalla ricorrente nei motivi aggiunti - per violazione dell'art. 2, commi 1 e 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008, ritenendone l'abrogazione in virtù dell'entrata in vigore della legge n. 136 del 2010; c) di aver pronunciato sentenza non definitiva con cui, previa qualificazione della gara come relativa ad un appalto di servizi, ha respinto tutti i motivi di appello ad eccezione di quello incentrato sulla violazione delle disposizioni censurate. 3.1.- Con riferimento alla non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, commi 1 e 2, della legge reg. Sicilia n. 15 del 2008, il rimettente deduce quanto segue. 3.1.1.- A suo avviso, le disposizioni contrasterebbero con l'art. 14, primo comma, lettera g), dello statuto della Regione siciliana sotto due profili, eccedendo i limiti ivi posti alla competenza legislativa esclusiva della Regione in materia di «lavori pubblici, eccettuate le grandi opere pubbliche di interesse prevalentemente nazionale». Anzitutto, l'art. 2 della legge reg.