[pronunce]

che, con atto depositato il 31 luglio 2012, si è costituito in giudizio il ricorrente nel giudizio principale, insistendo per l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale sollevata e osservando, in particolare, che la norma censurata non adduce alcuna valida ragione a giustificazione del commissariamento e realizza «una chiara ipotesi di spoils system», in contrasto con i principi di cui agli artt. 97 e 98 Cost. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale della Campania, con ordinanza del 21 settembre 2011, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 19, comma 4, della legge della Regione Campania 7 dicembre 2010, n. 16 (Misure urgenti per la finanza regionale), in riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 98 della Costituzione; che la disposizione censurata prevede che «A seguito della situazione gestionale relativa agli Istituti autonomi case popolari (IACP) della Campania, è disposto lo scioglimento, con effetto immediato, dei consigli di amministrazione. Il Presidente della Giunta regionale, con proprio provvedimento, nomina per ciascuno degli IACP della regione Campania, un commissario straordinario il quale si avvale di più subcommissari. I commissari restano in carica per un periodo massimo di diciotto mesi a decorrere dalla data di nomina»; che il collegio rimettente riferisce che il ricorrente nel giudizio principale ha impugnato il decreto n. 94 del 27 aprile 2011, con il quale il Presidente della Regione Campania, preso atto dello scioglimento del consiglio di amministrazione dello IACP di Caserta, disposto dalla norma censurata, ha nominato, in applicazione della medesima disposizione, il relativo commissario straordinario; che, secondo quanto espone il tribunale rimettente, il ricorrente nel giudizio principale era stato nominato componente del consiglio di amministrazione dello IACP di Caserta in data 12 marzo 2010, quale rappresentante della Provincia di Caserta, sulla base della designazione del consiglio provinciale, successivamente confermata, dopo lo scioglimento del consiglio stesso, dal commissario straordinario del predetto ente; che, tuttavia, risulta che in data 28 marzo 2010, si sono svolte le elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale della Provincia di Caserta; che, per effetto di tali elezioni, sono cessati dalla carica i componenti del consiglio di amministrazione dello IACP nominati su designazione del precedente consiglio provinciale, ai sensi dell'art. 6, comma 8, della legge 22 ottobre 1971, n. 865 (Programmi e coordinamento dell'edilizia residenziale pubblica; norme sulla espropriazione per pubblica utilità; modifiche ed integrazioni alla legge 17 agosto 1942, n. 1150; legge 18 aprile 1962, n. 167; legge 29 settembre 1964, n. 847; ed autorizzazione di spesa per interventi straordinari nel settore dell'edilizia residenziale, agevolata e convenzionata), secondo cui tali componenti «restano in carica per lo stesso periodo degli organi che li hanno eletti»; che, pertanto, il ricorrente nel giudizio principale, al momento dell'approvazione della disposizione censurata, era già cessato dalla carica di componente del consiglio di amministrazione dello IACP di Caserta in virtù di una diversa previsione normativa, in quanto nominato sulla base della designazione di un consiglio provinciale disciolto, poi confermata da un commissario straordinario della Provincia a sua volta decaduto dalla carica dopo l'elezione del nuovo consiglio provinciale; che il collegio rimettente, non valutando con sufficiente approfondimento gli effetti del predetto art. 6, comma 8, della legge n. 865 del 1971, non fornisce una plausibile motivazione circa la sussistenza dell'interesse del ricorrente nel giudizio principale, già cessato dalla carica indipendentemente dall'applicazione della norma censurata, all'annullamento del provvedimento di nomina del commissario IACP; che l'omessa valutazione dei profili indicati rende altresì carente la motivazione sulla rilevanza contenuta nell'ordinanza di rimessione (ex multis, ordinanze n. 93 e n. 58 del 2014); che, pertanto, la questione va dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 19, comma 4, della legge della Regione Campania 7 dicembre 2010, n. 16 (Misure urgenti per la finanza regionale), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 98 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale della Campania, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 maggio 2014. F.to: Gaetano SILVESTRI, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 maggio 2014. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI