[pronunce]

4.- Dalle cennate premesse, normative e giurisprudenziali, traggono origine i dubbi di illegittimità costituzionale sollevati dal Tribunale di Lucca nei confronti del plesso normativo sottoposto all'esame di questa Corte sostanzialmente per il fatto di non attribuire alla coppia omoaffettiva che, unita civilmente, abbia conosciuto la rettifica anagrafica del sesso di uno dei suoi componenti, il diritto, nell'acquisita eterosessualità, di transitare verso il matrimonio, senza interruzione del pregresso vincolo, così conservando diritti ed obblighi in precedenza maturati. 4.1.- Suggerisce il carattere unitario della trattazione delle questioni, pure a fronte del ventaglio di quelle interessate dal sollevato dubbio, la circostanza che le norme oggetto di denuncia vengano trattate dal rimettente come una sorta di statuto unico, al quale riservare una unitaria lettura volta a valorizzare la disciplina da riservare all'unione civile tra persone dello stesso sesso di cui alla legge n. 76 del 2016 quando - cessata o sciolta la stessa per l'intervenuta eterosessualità della coppia in seguito a rettifica anagrafica di sesso di uno dei suoi componenti -, le parti, di comune accordo, intendano conservare, senza soluzione di continuità rispetto al preesistente vincolo, quei diritti e doveri di cura ed assistenza reciproci che connotavano il precedente legame attraverso il matrimonio. In detto contesto, il giudice a quo paventa, nella interruzione che il vincolo conoscerebbe nel passaggio tra sentenza di rettificazione anagrafica e successiva celebrazione del matrimonio davanti all'ufficiale dello stato civile, il verificarsi di eventi destinati a compromettere, irreversibilmente, la costituzione del nuovo legame, con perdita dei maturati diritti. 5.- Ciò posto, devono essere preliminarmente esaminate le eccezioni di inammissibilità delle questioni sollevate dall'Avvocatura generale dello Stato per difetto di rilevanza, in ragione di un plurimo e articolato profilo. 5.1.- Anzitutto, secondo la difesa dello Stato, il rimettente non avrebbe effettuato alcuna indagine sulla sussistenza delle condizioni richieste perché l'attore potesse essere autorizzato ad acquisire una nuova identità di genere, limitandosi ad affermare che un tale accertamento sarebbe stato possibile "in astratto", là dove, invece, egli avrebbe dovuto fare applicazione della norma elevata a sospetto "in concreto" e, quindi, all'esito della accertata nuova identità del richiedente. La domanda di rettificazione era, infatti imprescindibile antecedente logico e giuridico rispetto all'applicazione della norma indubbiata, fermo il rapporto di pregiudizialità necessaria esistente tra giudizio principale e giudizio costituzionale. 5.2.- La eccezione è fondata nei termini che seguono. Alla stregua della costante giurisprudenza costituzionale in tema di accertamento del requisito della rilevanza, segnato dal nesso di pregiudizialità che correla il giudizio incidentale innanzi a questa Corte a quello principale di merito, detto requisito implica necessariamente che la sollevata questione di legittimità costituzionale abbia nel procedimento a quo un'incidenza attuale e non meramente eventuale. Il postulato della pregiudizialità della questione richiede infatti che questa si concreti solo quando il dubbio di contrasto con la Costituzione investa una norma dalla cui applicazione, ai fini della definizione del giudizio dinanzi a lui pendente, il giudice a quo dimostri di non poter prescindere. Il controllo di questa Corte sulla rilevanza della questione è, peraltro, limitato alla non implausibilità delle motivazioni sui «presupposti in base ai quali il giudizio a quo possa dirsi concretamente ed effettivamente instaurato, con un proprio oggetto, vale a dire un petitum, separato e distinto dalla questione di legittimità costituzionale, sul quale il giudice remittente sia chiamato a decidere» (ex plurimis, sentenza n. 110 del 2015; nello stesso senso, sentenza n. 35 del 2017). In particolare, il giudice rimettente è chiamato a valutare, sia pure in via delibativa e prognostica, allo stato degli atti e dell'iter decisionale, la questione di legittimità costituzionale con riguardo ai requisiti di attualità e rilevanza che sono, del pari, oggetto del controllo in sede di giudizio di legittimità costituzionale, pur destinato a fermarsi alla non implausibilità delle motivazioni addotte dal rimettente (ex plurimis, sentenze n. 35 del 2017, n. 91 del 2013, n. 270 e n. 34 del 2010). 5.2.1.- In applicazione degli indicati principi, le questioni sollevate dal Tribunale di Lucca mancano di rilevanza per difetto di attualità e concretezza. Come riferito dallo stesso rimettente, nel giudizio principale l'attore, premesso di manifestare una disforia di genere, che necessitava di «adeguamento dell'identità fisica a quella psichica», aveva chiesto anzitutto «l'autorizzazione all'intervento chirurgico strumentale alla riassegnazione del sesso da maschile in femminile», e, quindi, la rettificazione dei dati anagrafici riguardanti il sesso e il nome, e l'ordine all'ufficiale dello stato civile di procedere alla iscrizione del suo matrimonio con il partner, con il quale aveva in passato contratto unione civile. La disciplina di detto intervento chirurgico, prevista originariamente dagli abrogati artt. 2 e 3 della legge n. 164 del 1982, è attualmente posta dall'art. 31, comma 4, del d.lgs. n. 150 del 2011, il quale dispone che «[q]uando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, il tribunale lo autorizza con sentenza passata in giudicato. Il procedimento è regolato dai commi 1, 2 e 3». Il giudice a quo ha del tutto obliterato l'esame della domanda dell'attore, superandolo con l'affermazione secondo la quale «[i]n base al diritto vivente [...] l'intervento chirurgico modificativo dei caratteri sessuali primari non integra un "prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione", bensì un "possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico» (vengono citate in proposito la sentenza di questa Corte n. 221 del 2015 e quella della Corte di cassazione, sezione prima civile, 20 luglio 2015, n. 15138). Così operando, egli non si è però fatto carico della esigenza, a fronte della specifica domanda dell'interessato, di svolgere un approfondimento in ordine alla effettiva necessità di un siffatto trattamento, limitandosi alla considerazione che l'attore non aveva effettuato alcun intervento demolitivo-ricostruttivo degli organi sessuali (ciò che costituiva proprio l'oggetto della domanda di autorizzazione), ma solo una terapia ormonale, e che lo stesso aveva chiesto la rettifica dell'attribuzione di sesso nei registri dello stato civile assumendo di aver acquisito l'identità di genere femminile attraverso un processo psicologico attestante la irreversibilità di tale orientamento personale.