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2) agevolazioni relative ai trasporti marittimi e aerei da e per le piccole isole, in particolare nelle stagioni diverse da quella estiva; g) la promozione in Italia e in ambito internazionale del marchio di qualità dei prodotti delle piccole isole. Art. 3. (Comitato istituzionale delle piccole isole) 1. È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, il Comitato istituzionale delle piccole isole, di seguito denominato «Comitato», presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un sottosegretario di Stato appositamente delegato. 2. Il Comitato è un organo paritetico ed è composto: a) da un rappresentante per ciascuno dei Ministeri competenti per le problematiche delle piccole isole, in numero non superiore a sette; b) da un rappresentante per ciascuna delle sette regioni nel cui territorio sono presenti le piccole isole di cui all’allegato A; c) da sette sindaci nominati dall'Associazione nazionale dei comuni delle isole minori (ANCIM), tra i quali il presidente dell'Associazione medesima, in rappresentanza delle aree regionali interessate; d) da un rappresentante per ciascuno del parchi nazionali e delle aree marine protette presenti nel territorio delle piccole isole di cui all’allegato A, in numero non superiore a sette, nominati dalla Federazione italiana parchi e riserve naturali. 3. Le regioni, l'ANCIM e la Federazione italiana parchi e riserve naturali nominano autonomamente i propri rappresentanti e li comunicano alla Presidenza del Consiglio del ministri. 4. Il Comitato, con apposito regolamento, da adottare entro un mese dal suo insediamento, disciplina la sua durata e il suo funzionamento che non deve, comunque, comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 5. Il sindaco presidente dell'ANCIM è componente della Conferenza Stato-città ed autonomie locali e della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. 6. Il Comitato ha il compito di approvare, al sensi del commi 2 e 3 dell'articolo 4, il Documento unico di programmazione isole minori (DUPIM) e i relativi criteri di riparto e di erogazione finanziaria. Art. 4. (Concertazione per lo sviluppo) 1. Ai fini della tutela e della valorizzazione della specificità storica e culturale nonché del potenziamento delle attività economiche e produttive delle piccole isole di cui all’allegato A, lo Stato, le regioni interessate e il Comitato sottoscrivono, in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, un accordo di programma quadro per lo sviluppo locale delle piccole isole, con il quale sono definiti gli indirizzi generali e le modalità di coordinamento degli interventi da attivare per le predette finalità. 2. Sulla base dell'accordo di programma quadro di cui al comma 1, l'ANCIM predispone, d'intesa con le regioni territorialmente competenti, il Documento unico di programmazione isole minori (DUPIM), che è sottoposto per l'approvazione al Comitato. 3. Il DUPIM ha validità di cinque anni ed è sottoposto a verifica annuale, con le procedure di cui al comma 2, con riferimento agli interventi da realizzare nell'anno successivo. Art. 5. (Fondo di sviluppo delle isole minori) 1. Il Fondo di sviluppo delle isole minori di cui all'articolo 2, comma 41, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è destinato altresì al finanziamento degli interventi previsti dal programma degli interventi per lo sviluppo sostenibile, di cui al comma 2 del presente articolo. 2. Il programma di interventi per lo sviluppo sostenibile nelle piccole isole di cui all’allegato A è definito, nell'ambito del DUPIM, secondo criteri di omogeneità di contenuti, di rispondenza alle specifiche esigenze locali e di coordinamento con le esigenze comuni di tutte le piccole isole. 3. Il programma di cui al comma 2 è predisposto dai comuni territorialmente competenti, che provvedono altresì alla sua realizzazione assumendone la responsabilità di gestione direttamente o attraverso un organismo specificamente costituito. 4. Al fine di incrementare la dotazione del Fondo di cui al comma l, è autorizzata la spesa di 50 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013. 5. All'onere di cui al comma 4, pari a 50 milioni di euro a decorrere dal 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, relativa al Fondo per lo sviluppo e la coesione. 6. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 6. (Presìdi di protezione civile) 1. Nel rispetto della pianificazione generale predisposta dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera b) , della presente legge, e ferme restando le disposizioni generali in materia di protezione civile di cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 , al decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, e al decreto-legge 31 maggio 2005, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 152, qualora nel territorio di un comune avente sede in una delle piccole isole di cui all'allegato A della presente legge ricorrano condizioni di particolare rischio di catastrofi naturali o indotte, è istituito, sulla base di una preventiva intesa promossa dalla regione con il predetto comune, anche al fine del reperimento delle necessarie dotazioni, un presidio di protezione civile, cui è preposto il sindaco del comune interessato, che svolge attività di informazione, prevenzione, previsione, allarme e primo soccorso in caso di emergenza. 2. I presìdi istituiti ai sensi del comma 1 svolgono le attività indicate nello stesso comma avvalendosi della collaborazione del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, anche al fine del necessario coordinamento con le organizzazioni di volontariato e con le associazioni private eventualmente costituite nel territorio del comune interessato che intendono prestare la loro attività al presidio. 3. Per la gestione del presidio, e con particolare riferimento alle attività di prevenzione e di previsione, il sindaco del comune interessato può istituire un apposito organismo consultivo, con la partecipazione di rappresentanti di tutti i soggetti, pubblici e privati, operanti nel presidio stesso, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Art. 7. (Ricerca, monitoraggio, collaborazioni) 1.