[resaula]

Per sconfiggerli servirà «un esercito di maestri», come diceva Gesualdo Bufalino, perché è la conoscenza che rende liberi, sicuri di sé e partecipi del destino degli altri, che è il nostro destino; liberi dalle catene del pregiudizio e degli stereotipi, dalla frustrazione che sfocia in intolleranza, dalla propaganda del linguaggio d'odio, di denigrazione, che corrompe la società, che criminalizza la solidarietà, che tradisce i valori della nostra Costituzione, innanzitutto l'articolo 3, che «dice che tutti i cittadini sono uguali, senza distinzioni». La democrazia si fonda sull'eguaglianza, laddove il fascismo codificò la sua indole nell'abominio delle leggi razziali. Noi abbiamo il dovere di dirlo: quanto male fa aver avuto un Ministro dell'interno che ignora il 25 aprile, che pubblica libri con editori vicini a organizzazioni neofasciste? Quanti danni fa mistificare la storia? Il fascismo fu la tirannide; i partigiani ci hanno dato la libertà: questo devono sapere i nostri ragazzi, per sapere da che parte stare. In ogni tempo il fascismo ha le sue forme e il razzismo è una di queste. Il suprematismo è una di queste: l'ideologia che dice che qualcuno viene prima degli altri, la tecnica manipolatoria del capro espiatorio, il diverso contro cui indirizzare il malessere e il risentimento, un ingaggio emotivo al contrario, distruttivo, utilizzato già in passato da tutti i totalitarismi e che oggi viene pompato incessantemente sul web , quindi ovunque, in una continua corruzione di morale, di valori, che può inghiottire la nostra democrazia. Ecco perché servono regole stringenti: perché la convivenza è un terreno fragile, che deve essere alimentato, curato, protetto. Senatrice Segre, la sua, la nostra mozione ha un enorme valore civile e politico. È tutt'uno con la battaglia per non perdere la memoria, per lo studio della storia, per l'insegnamento di ciò che è stato, per dare alle nuove generazioni la consapevolezza necessaria del tempo che vivono, del valore inestimabile dello Stato di diritto, che è l'antitesi del sopruso. Ovunque lei vada, senatrice Segre, in particolare nelle scuole, c'è nei suoi confronti un affetto straripante e anch'io voglio ringraziarla. La sua testimonianza è antidoto contro il veleno della discriminazione. E allora grazie per essere qui, grazie per essere vissuta, per aver dimostrato di essere nata senza colpa e con, invece, il dono e la forza di mostrare i segni impressi sul suo avambraccio e di averli trasformati da simboli di morte in simboli di vita per tutti noi. (Applausi dai Gruppi PD e M5S, e del senatore De Falco) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, Governo, colleghi, credo che il mio sia quasi l'ultimo intervento di questa lunga carrellata in cui si sono intrecciate non solo le testimonianze di stima, di apprezzamento, di simpatia e di affetto nei confronti della collega Segre da parte di noi tutti ma sono emerse anche le nostre paure che, in qualche modo, germinano quei semi di intolleranza che probabilmente potremmo riuscire a superare solo con un atto di grande coraggio come la firma di una mozione unitaria. È fondamentale, come si diceva in precedenza, il valore unitario della mozione, come ha segnalato bene il nostro vice capogruppo Lucio Malan, perché sarebbe il segnale che una parte della battaglia è stata già combattuta e vinta. Se la Commissione, infatti, nasce senza riuscire a trovare spunti di intesa e di dialogo al suo interno è molto difficile che possa confrontarsi con chi è fuori. La mozione - lo dice anche nella sua intestazione - vuol dire no all'intolleranza in materia razziale, di divisioni di tipo religioso e in ogni sua forma. In tanti modi è emerso come il web sia il luogo in cui, a volte, questo odio e questa ostilità crescono. Penso faccia piacere a tutti sapere che ieri la Commissione bicamerale per l'infanzia, presieduta dalla collega Licia Ronzulli, ha approvato all'unanimità un documento che dice no alla violenza che corre sul web. È un no convinto e determinato al cyberbullismo. A volte, la parola bullismo assume un significato un po' riduttivo, come se si applicasse esclusivamente al contesto dei minori, dei bambini e degli adolescenti. Non è così; c'è un bullismo da adulti che ferisce, fa soffrire, umilia e offende. Il documento di ieri, firmato all'unanimità - ci tengo a sottolinearlo - dice no. Lo dice, però, al canale attraverso il quale corre la violenza e non dice no alle ragioni della violenza. Dice no ai mezzi e ai modi e, invece, abbiamo bisogno di dire un no ai fini e alle ragioni. Per questo è necessario che ognuno di noi si interroghi su dove sta il germe fondamentale della violenza. Noi lo sappiamo: il germe è radicato nella paura che ognuno di noi in qualche modo nella vita, a livello personale o anche a livello di piccolo gruppo di appartenenza, può sperimentare. Ricordo - è di questi giorni il centenario della nascita di Giovanni Paolo II - il suo esordio. Lo ricordiamo tutti affacciarsi dalla finestra di piazza San Pietro e dire: «Non abbiate paura!». Era un uomo che veniva da un'esperienza personale di lotta, che aveva vissuto sulla sua pelle la seconda guerra mondiale, le invasioni, il nazismo e il comunismo. Ebbene, si pone come uomo cerniera e di pace che dice: «Non abbiate paura!». Non a caso, tra pochi giorni celebreremo i venti anni della caduta del muro di Berlino. Non c'è persona che non sappia che, al di là delle trattative diplomatiche, dietro la caduta del muro di Berlino c'è il lavoro incessante di Giovanni Paolo II, dell'uomo che ha saputo dire: «Non abbiate paura!». Di qui il nostro messaggio contro la violenza che può armare la voce - le parole possono essere pietre che colpiscono e feriscono - e disgraziatamente, a volte, anche la mano con gesti gravi, pesanti e profondamente lesivi. Dietro queste parole di paura, esiste il fatto che l'uomo non riesce a guardare con fiducia gli altri. Credo che questo sia il gesto di fiducia che noi meritiamo che si compia qui dentro ed è un gesto di fiducia che meritiamo per l'impegno che ognuno di noi profonde nella sua vita parlamentare quotidiana, ma anche perché ognuno di noi è qui perché espressione di un pezzo del popolo italiano. Se noi sapremo trovare i termini unitivi al nostro interno, allora il popolo italiano troverà una ragione di più per scoprirsi un popolo unico che va verso lavori condivisi che creino le condizioni dell'integrazione, del benessere, di uno sviluppo alla luce dell'intelligenza messa al servizio di tutti gli altri. Abbiamo bisogno di questa Commissione. Peraltro, nell' incipit della relazione che accompagna la mozione che porta la prima firma della collega Segre si fa riferimento a una mozione che nella XIV legislatura portava la firma della nostra attuale presidente, Elisabetta Alberti Casellati. Lei, allora, si fece interprete di una mozione che aveva come orizzonte di senso i diritti umani: questa cosa mi ha colpito. In questa legislatura, insieme a tanti altri colleghi, facciamo parte di questa Commissione. Ogni Commissione è fatta in modo trasparente e la pluralità delle posizioni si esprime in proporzione al numero delle persone presenti nel Parlamento.