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Il nuovo comma 2- bis stabilisce che il pubblico ministero debba vigilare affinché nei verbali non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che riguardano dati personali sensibili dalla legge, salvo che si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. Viene meno l'iniziale valutazione discrezionale della polizia giudiziaria chiamata a decidere cosa trascrivere e cosa annotare per il pubblico ministero. Il comma 2- ter è conseguentemente abrogato. Anche nei commi successivi dell'articolo 268, il decreto-legge ripropone la formulazione antecedente la riforma del 2017. In particolare, i verbali delle intercettazioni delle conversazioni e dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche sono immediatamente trasmessi al pubblico ministero che li deposita entro 5 giorni  unitamente agli atti di autorizzazione delle operazioni - nell'archivio di cui all'articolo 269 (comma 4), salvo il ritardato deposito, autorizzato dal GIP, non oltre la chiusura delle indagini preliminari, quando dal deposito possa derivare "grave pregiudizio" alle indagini (comma 5); effettuato il deposito, il Pubblico Ministero ne dà immediatamente comunicazione ai difensori che hanno facoltà di esaminare gli atti e di ascoltare le registrazioni entro il termine stabilito dal Pubblico Ministero (salva proroga del giudice). Dal momento del deposito cade il segreto sui verbali di intercettazione ai sensi dell'articolo 329 del codice di procedura penale (ex segreto istruttorio). Una volta scaduto il termine per l'esame degli atti da parte dei difensori, parte l'apposito procedimento incidentale finalizzato alla cernita ed alla selezione del materiale probatorio nell'ambito di una apposita udienza camerale (comma 6). In tale fase il decreto-legge specifica che lo stralcio può riguardare, oltre alle registrazioni di cui è vietata l'utilizzazione, anche quelle che riguardano categorie particolari di dati personali (c.d. dati sensibili), sempre che non ne sia dimostrata la rilevanza. Per il comma 8 dell'articolo 268, poi, alle operazioni di stralcio possono partecipare sia il pubblico ministero che i difensori; questi ultimi possono estrarre copia delle trascrizioni integrali delle registrazioni disposte dal giudice e possono far eseguire la loro copia, su idoneo supporto o carta; peraltro, già per il comma 7 le trascrizioni delle intercettazioni, depurate delle parti irrilevanti e inutilizzabili, in quanto espressive di atti per loro natura "irripetibili" sono inserite nel fascicolo del dibattimento di cui all'articolo 431 del codice di procedura penale. La lettera f ) interviene sull'articolo 269 del codice di procedura penale relativo alla conservazione della documentazione eliminando le previsioni della riforma relative alla disciplina del segreto sugli atti relativi alle intercettazioni. In particolare, con la modifica del comma 1, il decreto-legge specifica che gli atti dovranno essere conservati nell'archivio gestito dal Procuratore della Repubblica ed elimina la disposizione in base alla quale tali atti sono coperti da segreto; per coordinamento, è abrogato il comma 1- bis , in base al quale i soli verbali e le registrazioni acquisiti al fascicolo delle indagini non sono più coperti da segreto; con la sostituzione del comma 2 è ripristinata la formulazione ante-riforma in base alla quale quando la documentazione relativa alle intercettazioni non è necessaria al procedimento, le parti possono chiederne al giudice la distruzione, a tutela della riservatezza. La lettera g ) apporta modifiche all'articolo 270 del codice di procedura penale in materia di utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni per mezzo del captatore in un procedimento "diverso". In particolare, il n. 1) della lettera g ) prevede che, fermo restando quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 270 del codice di procedura penale, i risultati delle intercettazioni tra presenti operate con captatore informatico su dispositivo elettronico portatile possono essere utilizzate anche per la prova dei reati diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione, a condizione che tali reati siano ricompresi tra quelli previsti dal comma 2- bis dell'articolo 266 del codice di procedura penale. Sul punto si segnala la recentissima decisione delle Sezioni Unite (Cass, SU, Sentenza 2 gennaio 2020, n. 51), con la quale la Cassazione ha affermato: «il divieto di cui all'articolo 270 del codice di procedura penale di utilizzazione dei risultati di intercettazioni di conversazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali siano state autorizzate le intercettazioni  salvo che risultino indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza  non opera con riferimento ai risultati relativi a reati che risultino connessi ex articolo 12 del codice di procedura penale a quelli in relazione ai quali l'autorizzazione era stata ab origine disposta, sempreché rientrino nei limiti di ammissibilità previsti dalla legge». Il n. 2 della lettera g ) introduce modifiche di coordinamento - conseguenti alle modifiche apportate all'articolo 268 del codice di procedura penale e alla abrogazione degli articoli 268- bis , 268- ter e 268- quater - al comma 2 dell'articolo 270 del codice di procedura penale. La lettera h ) interviene sull'articolo 291 del codice di procedura penale, che disciplina il procedimento di applicazione delle misure cautelari: esse sono disposte su richiesta del pubblico ministero che presenta al giudice gli elementi su cui la richiesta si fonda, nonché tutti gli elementi a favore dell'imputato e le eventuali deduzioni e memorie difensive già depositate. Il decreto legislativo n. 216 del 2017, avendo ammesso il rilievo delle intercettazioni di comunicazioni e conversazioni anche ai fini dell'adozione di limitazioni alla libertà personale, è intervenuto sul comma 1 dell'articolo 291, prevedendo espressamente che la domanda cautelare presentata dal Pubblico Ministero contenga anche i "verbali di cui all'articolo 268, comma 2, limitatamente alle comunicazioni e conversazioni rilevanti", vale a dire il contenuto anche sommario delle intercettazioni effettuate. Il decreto-legge in conversione sopprime proprio quest'ultima previsione. Anche la lettera i ), intervenendo sul comma 3 dell'articolo 293 del codice di procedura penale, ne ripristina la formulazione antecedente al decreto legislativo del 2017. L'articolo 293 del codice di procedura penale reca la disciplina degli adempimenti esecutivi delle ordinanze con cui si dispone una misura cautelare. Il compito di dare esecuzione alle ordinanze del giudice, in tema di misure cautelari, è affidato agli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria, i quali devono espletare adempimenti che si differenziano a seconda che si tratti di eseguire la custodia cautelare (comma 1 dell'articolo 293 del codice di procedura penale) o altre misure (comma 2 dell'articolo 293 del codice di procedura penale). Una volta notificate od eseguite le ordinanze cautelai devono essere depositate nella cancelleria del giudice che le ha emesse. Del deposito deve essere dato avviso al difensore. Il novero degli atti oggetto di deposito comprende oltre alla ordinanza applicativa anche la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero nonché gli atti posti a suo fondamento (comma 3 dell'articolo 293 del codice di procedura penale).