[pronunce]

che, quanto a quella sollevata in riferimento all'art. 3 Cost., il Presidente del Consiglio dei ministri richiama gli argomenti già esposti nel proprio atto di intervento, citando, in proposito, la sentenza della Corte costituzionale n. 65 del 1980 e le ordinanze della stessa Corte n. 191 del 1999 e n. 104 del 1988; che, quanto alla questione sollevata in riferimento all'art. 24 Cost., l'interveniente richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 61 del 1980. Considerato che il Tribunale ordinario di Napoli, in funzione di giudice del lavoro, dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, degli artt. 414, 415 e 416 del codice di procedura civile, i quali disciplinano, rispettivamente, la «[f]orma della domanda», il «[d]eposito del ricorso e [il] decreto di fissazione dell'udienza» e la «[c]ostituzione del convenuto» nel procedimento di primo grado nelle controversie individuali di lavoro; che tali articoli sono censurati, in particolare, «nella parte in cui non contengono espressamente - contrariamente a quanto sancito per il rito ordinario dall'art. 163 c.p.c. - l'invito al convenuto/resistente a costituirsi nel termine di dieci giorni prima dell'udienza fissata, con l'avvertimento che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all'art. 416 c.p.c.»; che, secondo il giudice rimettente, omettendo di prescrivere l'indicazione di tale invito e avvertimento al convenuto nelle controversie individuali di lavoro, i denunciati artt. 414, 415 e 416 cod. proc. civ. violerebbero gli artt. 3 e 24 Cost., in quanto «ciò costituisc[e] una mutilazione del diritto di difesa spettante a ciascun cittadino coinvolto in una causa di lavoro il quale deve essere reso edotto, al pari di quanto previsto nel rito ordinario, di quale sia il termine ultimo entro il quale poter svolgere le proprie difese»; che le questioni sollevate dal Tribunale di Napoli, in funzione di giudice del lavoro, sono manifestamente inammissibili: che, anzitutto, l'ordinanza di rimessione non contiene alcuna descrizione dei fatti oggetto del giudizio a quo; che tale carenza, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, impedendo di verificare l'effettiva rilevanza delle questioni sollevate, è causa di manifesta inammissibilità delle stesse (ex plurimis, ordinanze n. 191, n. 85 e n. 64 del 2018); che, in secondo luogo, è fondata l'eccezione di inammissibilità prospettata dal Presidente del Consiglio dei ministri sotto il profilo che, poiché il giudice a quo si limita ad affermare che la parte resistente non ha potuto articolare «una compiuta ed adeguata difesa in fatto ed in diritto», senza spiegare «se ed in che misura tale circostanza abbia comportato [...] un concreto pregiudizio in ordine alla conclusione della causa», sarebbe impossibile stabilire se l'accoglimento delle questioni «sia o meno suscettibile [...], sotto il profilo considerato, di incidere concretamente nel [...] giudizio»; che l'ordinanza di rimessione si limita in effetti ad affermare genericamente che, a causa della costituzione oltre i termini, la parte convenuta è «decad[uta] dal diritto di articolare una compiuta ed adeguata difesa in fatto ed in diritto», senza, tuttavia, indicare l'oggetto concreto della decadenza; che tale indicazione era invece necessaria ai fini della verifica della rilevanza delle questioni sollevate, tanto più che la proposizione di «tutte le [...] difese in fatto e in diritto» non è prevista dall'art. 416 cod. proc. civ tra le attività che il convenuto deve compiere con la memoria difensiva a pena di decadenza; che le stesse questioni sono dunque sollevate in modo astratto, non essendo possibile, per questa Corte, verificare l'effettiva esistenza di un rapporto di strumentalità tra la risoluzione delle stesse e la decisione del giudizio a quo; che le ulteriori eccezioni di inammissibilità prospettate dal Presidente del Consiglio dei ministri restano assorbite. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 1, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 414, 415 e 416 del codice di procedura civile sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Napoli, in funzione di giudice del lavoro, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Cosí deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 marzo 2019. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Silvana SCIARRA, Redattore Filomena PERRONE, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 aprile 2019. Il Cancelliere F.to: Filomena PERRONE