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Non servono un concorso, grandi iniziative pubblicitarie, basta spostare in maniera definitiva, come abbiamo proposto anche in base ad autorevoli studi, il traffico crocieristico al Porto di Marghera, basta difendere la storia, l'identità e le caratteristiche che fanno di Venezia una delle città più belle, indimenticabili e visitate di tutto il Pianeta. Avremmo voluto dare di più. In parte alcune nostre idee, alcuni nostri consigli sono stati accolti e alcuni nostri emendamenti inseriti nel decreto che verrà, per cui la nostra sarà un'astensione responsabile, anche se, ripeto, avremmo voluto dare di più. (Applausi) . FERRAZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, il Partito Democratico è pienamente consapevole che la pandemia ha colpito tutti i settori economici, le pubbliche amministrazioni, ha rallentato gli iter autorizzativi e, quindi, sarebbe stato assolutamente impensabile e irresponsabile non prendere atto che, anche per le questioni relative ai trasporti, ciò non stesse accadendo. Di conseguenza, con questo provvedimento del Governo stiamo dimostrando sensibilità nei confronti di questo settore. Tutte le proroghe previste, in particolare agli articoli 1 e 2, vanno esattamente in questa direzione. La proroga sui servizi di continuità marittima con la Sardegna, con la Sicilia, con le isole Tremiti, ma anche il documento unico di programmazione per facilitare l'operazione di digitalizzazione, anche in conseguenza dell'accelerazione di recovery fund e PNRR, possono trovare un valido sostegno e continuità. Presidente, naturalmente non neghiamoci che una parte consistente del decreto-legge è incentrata sulle grandi navi a Venezia, che è una questione annosa. Venezia è la città di tutti. Quando parliamo di Venezia, tutti ci sentiamo veneziani, non solo chi, come il sottoscritto, è nato e risiede in quella meravigliosa realtà, ma tutti gli abitanti del mondo. Non a caso, quando cade uno spillo a Venezia, ne parlano i comitati UNESCO, i comitati ambientalisti, gli imprenditori di tutto il mondo, il «The Washington Post» e via dicendo. Ciò racconta la sensibilità e la straordinarietà di questa città, ma anche la difficoltà nella sua gestione e nel suo governo. Chi ha governato quella città si rende conto proprio di cosa significa governare la complessità. Presidente, credo che il Governo e il Parlamento abbiamo il compito di ascoltare tutti e poi decidere. Bisogna ascoltare i comitati ambientalisti, che storicamente hanno combattuto delle nobilissime battaglie per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, ma anche le categorie e i vari mondi dell'economia, che attraverso il porto hanno generato, generano e devono continuare a generare lavoro anche nei prossimi anni. La politica, però, non deve rappresentare solo un interesse. Qui non dobbiamo rappresentare la decisione del comitato o l'interesse legittimo della singola categoria. La politica ha il compito di operare la migliore sintesi all'interno di questa complessità. Presidente, crediamo che la decisione debba muoversi all'interno di due polarità, secondo noi, irrinunciabili. La prima è che Venezia senza un porto non si può neppure immaginare. Venezia è nata con il suo porto; Venezia ha sempre vissuto l'Adriatico, quel braccio di mare del Mediterraneo, non come difesa o come separazione, ma come ponte non solamente dei commerci. La Serenissima è stata non solo regina dei commerci, ma anche della politica, delle relazioni, della cultura e ha fatto della differenza la propria ricchezza. Era talmente consapevole della grandezza della propria identità da potersi permettere di dialogare con culture diverse. Ha costruito, inoltre, attraverso la diversità di queste culture la sua identità perché Venezia ha accolto, come ho già avuto modo di ribadire in quest'Aula, culture e mondi spesso anche minoritari che venivano cacciati come i greco-ortodossi, gli armeni e gli ebrei. Li ha vissuti come ricchezza e come parte della propria identità. Quando parliamo di Venezia, parliamo dell'esempio per il futuro di ciò che deve essere la nostra nazione. È il ponte dell'Europa nei confronti delle politiche del Mediterraneo, del Nord Africa e del Medio Oriente. Parliamo di ciò, quando parliamo di Venezia. Il porto è sempre stato, quindi, l'occasione di confronto, di dialogo, di ricchezza e di trasmissione. Non è possibile immaginare oggi Venezia senza il proprio porto. Questo è il primo elemento centrale. Il porto è elemento quintessenziale all'identità di Venezia. Siamo di fronte, però, anche a un altro fenomeno. Mi riferisco al gigantismo navale, che non c'è mai stato nella storia della Serenissima. Ora siamo in presenza di navi con stazza lorda di 150.000 tonnellate, con lunghezza che supera i 350 metri. Sappiamo, perché in quest'Aula dobbiamo essere innanzitutto corretti, che oggi nella laguna non possono entrare le navi con stazza lorda superiore a 96.000 tonnellate. Voglio, però, anche ricordare gli episodi della nave che ha cagionato, nel 2019, quell'incidente che è stato mostrato a tutto il mondo, nella banchina di San Basilio, e della nave che stava andando contro Riva dei Sette Martiri. Vi ricordate le immagini di questa nave, che stava quasi andando contro la banchina e che è stata bloccata da un rimorchiatore che, fumante a piena potenza, appena inserito, è riuscito a spostare e ad evitare il disastro. Quelle navi erano all'interno delle 96.000 tonnellate, ma erano di 292 metri: quindi, dei grattacieli veri e propri, che ancora oggi entrano nella nostra laguna. Ne deriva che il gigantismo navale non è accettabile nella nostra laguna, perché va contro la sua stessa identità. Non stiamo dicendo cose del tutto innovative, perché il PAT, il piano dell'assetto territoriale votato dal Comune di Venezia e dall'amministrazione comunale di Venezia nel 2012, definisce già il concetto di fondo di classe Venezia per le navi, dicendo che devono entrare in laguna quelle compatibili con l'ecosistema. Ma l'ecosistema è anche l'ecosistema economico, perché se noi non consideriamo seriamente questa questione creiamo il miglior alibi per chi, semplicemente, vuole chiudere il porto. Se, invece, realizziamo un porto sostenibile, come richiede il nuovo concetto di sostenibilità, creiamo anche le condizioni di sviluppo economico del porto. Ebbene, cosa stabilisce questo decreto? Dice che le navi sopra una certa dimensione devono andare fuori dalla laguna e stabilisce, quindi, tempi e modalità, in accordo con quanto previsto dal codice dei contratti. Poi, però, signor Presidente, per essere chiari, noi dobbiamo gestire anche la transizione. Se non possiamo dire, infatti, che si cambia da oggi al domani, neanche possiamo permetterci di dire che le navi continueranno, come purtroppo fanno, a passare per il bacino di San Marco. Questo, infatti, sta avvenendo e avverrà anche nei prossimi mesi. Bisogna pertanto gestire assolutamente questa transizione. Signor Presidente, come Gruppo parlamentare abbiamo presentato degli emendamenti, come sa bene il sottosegretario qui presente, che erano, secondo me, migliorativi. Dopodiché, sappiamo che questa è una coalizione molto ampia.