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gli incentivi alla mobilità sostenibile possono contribuire alla riduzione dell'utilizzo dei mezzi privati e al conseguente decongestionamento dal traffico delle aree urbane; il miglioramento della qualità dell'aria che ne conseguirebbe ingenererebbe evidenti benefici anche per la salute dei cittadini; sono numerosissimi i cittadini che hanno non solo manifestato il proprio interesse, ma hanno già acquistato mezzi di mobilità sostenibile usufruendo del bonus previsto dal decreto "rilancio", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, prevedere un aumento delle risorse destinate al fondo per la mobilità sostenibile, al netto di quanto potrà operare il Parlamento in sede di conversione del decreto "rilancio"; quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di accelerare le procedure per il riconoscimento del bonus ai cittadini che ne fanno richiesta, anche al fine di scongiurare un " click day " che finirebbe per sminuire le finalità dei provvedimenti adottati; quali ulteriori interventi intenda intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, affinché venga ulteriormente incentivata la mobilità sostenibile. Atto n. 3-01649 STEFANO ROSSOMANDO FEDELI PARRINI ASTORRE ALFIERI MESSINA Assuntela D'ALFONSO PINOTTI VATTUONE IORI BOLDRINI COLLINA VALENTE PITTELLA BITI D'ARIENZO LAUS GIACOBBE MANCA FERRARI ROJC TARICCO FERRAZZI CIRINNA' VERDUCCI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'epidemia da COVID-19 e il protrarsi della situazione emergenziale hanno determinato una profonda crisi per numerosi settori economici, tra i quali in particolare sofferenza risulta tuttora il settore turistico-ricettivo, che ha sospeso le proprie attività nel periodo di lockdown e attende tra le molte difficoltà l'arrivo della stagione estiva, per valutare i margini di una possibile ripresa; la crisi senza precedenti che il turismo sta vivendo nel nostro Paese ha determinato anche gravi ripercussioni occupazionali; in particolare, molti lavoratori del comparto stagionale hanno perso il lavoro e alcuni tra questi non hanno avuto neppure garantite le tutele accordate ad altri lavoratori, non vedendosi riconoscere il bonus di 600 euro che l'articolo 29 del decreto-legge n. 18 del 2020, decreto "cura Italia", aveva istituito; molti lavoratori stagionali del turismo assunti con contratto a tempo determinato per i 6 mesi nella stagione estiva non si sono infatti visti riconoscere il bonus perché l'ultimo rapporto di lavoro avuto non era stato formalmente registrato come lavoro stagionale al momento della comunicazione dell'assunzione; a quanto risulta, tale errata registrazione del contratto avrebbe impedito al sistema informativo dell'INPS di identificarli correttamente così da procedere con il pagamento del bonus ; la mancata erogazione del bonus ha avuto conseguenze molto pesanti per i lavoratori interessati e per le loro famiglie, aggravate dalla preoccupazione ulteriore di non avere prospettive lavorative nei prossimi mesi, a causa della grave difficoltà economica in cui si trovano molte imprese del turismo che non hanno la certezza di una prossima riapertura nella stagione estiva per effetto della crisi; il rischio, per molti lavoratori, è quello di restare un intero anno senza reddito; considerato che: il decreto-legge n. 34 del 2020, decreto "rilancio", all'articolo 84 ha previsto nuove indennità ma resta il rischio che la situazione dei lavoratori stagionali esclusi non sia risolta; in primo luogo, l'articolo 84, comma 5, stabilisce che l'indennità di 600 euro è erogata anche per il mese di aprile ai soggetti "già beneficiari per il mese di marzo", e ciò esclude di fatto chi nel mese di marzo, non per sua colpa, non ha potuto beneficiarne; anche la nuova indennità di 1.000 euro prevista per il mese di maggio, se non viene sanato il vizio iniziale, potrebbe risultare di difficile accesso per i medesimi lavoratori; a seguito della segnalazione della reiezione di numerose istanze di lavoratori stagionali per il bonus di 600 euro, nel corso di un tavolo tecnico tra INPS e rappresentanti del consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro sono state fornite informazioni integrative per la corretta procedura da seguire il problema nella maggior parte dei casi era stato determinato dall'errata codifica dei lavoratori stagionali in UNIEMENS; quando si comunica l'assunzione con il modello UNILAV al centro per l'impiego, tuttavia, si può spuntare, ma non è obbligatorio e spesso viene omesso, l'ulteriore indicatore "lavoro stagionale"; altrettanto avviene per il codice che deve essere inserito nel modello UNIEMENS che si invia mensilmente all'INPS; la procedura ammette comunque, senza sanzione, che il modello venga rinviato anche a distanza di tempo inserendo quell'indicazione ; tale situazione interessa uno stimato numero di 24.000 lavoratori per i quali è stato riferito che l'INPS provvederà a riprocessare le istanze; continueranno, tuttavia, a rimanere fuori dall'accesso alla misura del bonus 600 euro circa 181.000 lavoratori di fatto stagionali ma che risultano inquadrati in contratti a tempo determinato in ragione dei vantaggi che tale scelta reca al datore di lavoro (contributo Naspi inferiore e nessun obbligo di prelazione per la stagione successiva), si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di garantire l'effettivo riconoscimento a tutti i lavoratori stagionali dell'indennità di 600 euro disposta dal decreto-legge n. 18 del 2020 per il mese di marzo 2020, che garantirebbe loro di accedere altresì alla medesima indennità per il mese di aprile, nonché l'accesso sin da subito alla nuova indennità di 1.000 euro prevista dal "decreto rilancio". Atto n. 3-01650 FERRO Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che i decreti-legge "cura Italia", "liquidità" e "rilancio" non contengono sufficienti misure di liquidità per alcune realtà e settori, come quello dello spettacolo, che per i costi di gestione che sono chiamati a sostenere rischiano il collasso, e tra questi c'è l'Arena di Verona, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare misure volte a stabilire per l'Arena di Verona la capienza di 3.000 spettatori massimi in luogo dei soli 1.000 attualmente previsti, considerato che la capienza normale è di 13.500 spettatori, dispone di 20 cancelli per l'afflusso ed il deflusso e ha già approntato uno specifico, analitico e dettagliato protocollo sanitario; se non ritenga di evitare la decurtazione del 40 per cento del fondo unico per lo spettacolo, almeno per il 2020; se non ritenga di rivedere la ripartizione del fondo per le emergenze di 245 milioni di euro creato dal Ministero per i beni e le attività culturali ed il turismo destinando una quota maggiore alla fondazione Arena, ente maggiormente colpito dalla pandemia. Infatti la cancellazione del festival estivo ha determinato una perdita di circa 27,7 milioni di euro di incassi e la perdita di circa 5 milioni di euro di marginalità. Atto n. 3-01651 MODENA MALLEGNI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: