[pronunce]

Inoltre, i profili di doglianza sviluppati nel ricorso avverso l'art. 11 sono sommari ed imprecisi, anche rispetto a quanto contenuto nella relazione ministeriale allegata alla delibera di impugnazione del Governo: in particolare, solo attraverso la lettura di tale relazione è stato possibile acclarare che l'oggetto dell'impugnativa deve ritenersi circoscritto al comma 4 dell'art. 11, mentre (per ciò che riguarda il primo profilo denunciato) il ricorso ha omesso di specificare il parametro costituzionale asseritamente violato e la materia entro la quale la disciplina debba essere ricondotta. 3. – Il ricorrente censura gli articoli 13 e 26 della legge impugnata poiché, nel consentire alla Regione di subordinare il rilascio o la modifica dell'autorizzazione per gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ad accordi relativi all'esecuzione di un programma di misure di compensazione e riequilibrio ambientale, violerebbero l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, ponendosi in contrasto con il principio fondamentale espresso dall'art. 1, comma 5, della legge n. 239 del 2004 e dall'art. 12, comma 6, del d.lgs. n. 387 del 2003 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità), in base ai quali il rilascio o la modifica della suddetta autorizzazione «non può essere subordinata né prevedere misure di compensazione a favore delle Regioni e delle Province». 3.1. – La questione non è fondata. Questa Corte, con la sentenza n. 383 del 2005 (pronunciata successivamente al ricorso che ha originato il presente giudizio), ha dichiarato «la illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4, lettera f), della legge n. 239 del 2004, limitatamente alle parole “con esclusione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”», di modo che, attualmente, questa disposizione prevede la possibilità che possano essere determinate dallo Stato o dalle Regioni «misure di compensazione e di riequilibrio ambientale e territoriale» in riferimento a «concentrazioni territoriali di attività, impianti ed infrastrutture ad elevato impatto territoriale», anche con specifico riguardo alle opere in questione. 4. – Il ricorrente censura gli articoli 27, commi 1 e 2, e 28, comma 1, della legge impugnata. Queste disposizioni disciplinano il «diritto di accesso ai servizi energetici» (art. 27), impegnando la Regione e gli enti locali a garantire «il diritto di disporre di servizi energetici di qualità» (art. 27, comma 1), stimando le «esigenze di fornitura di energia nel loro territorio» e promuovendo azioni «che determinano un'offerta energetica differenziata» (art. 27, comma 2), anche per assoggettare l'approvvigionamento e la distribuzione dell'energia a «speciali modalità di svolgimento» (art. 28, comma 1); ciò contrasterebbe anzitutto con l'art. 119 (recte: 117), secondo comma, lettera m), della Costituzione, poiché si sostituirebbe la legislazione statale in punto di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni nel settore energetico. Inoltre, queste disposizioni violerebbero anche il principio fondamentale espresso dalle norme interposte di cui all'art. 1, comma 2, lettera c), e comma 8, lettera a), n. 1, della legge n. 239 del 2004 secondo il quale l'attività di distribuzione dell'energia elettrica sarebbe assoggettata a regime di concessione avente carattere nazionale, che non consentirebbe un'offerta energetica differenziata, come invece sarebbe previsto dalla disposizione regionale. 4.1. – Le questioni non sono fondate. Le Regioni dispongono, ai sensi del terzo comma dell'art. 117 della Costituzione, di potestà legislativa di tipo concorrente in materia di produzione e distribuzione nazionale dell'energia (sentenze n. 103 del 2006; n. 383 del 2005; numeri 6, 7 e 8 del 2004) e non vi è quindi dubbio che esse possano legittimamente perseguire obiettivi di adattamento alla realtà locale dei diversi profili della fornitura di energia, nella misura in cui non vengano pregiudicati gli assetti nazionali del settore energetico e gli equilibri su cui esso si regge nel suo concreto funzionamento: le disposizioni impugnate possono quindi essere interpretate come riferite alle sole attribuzioni compatibili con le esigenze del complessivo sistema energetico nazionale. Quanto ai livelli essenziali delle prestazioni, se è evidente che le leggi regionali non possono pretendere di esercitare una funzione normativa riservata in via esclusiva al legislatore statale, nel contempo quest'ultimo non può invocare tale competenza di carattere trasversale (sentenza n. 282 del 2002) per richiamare a sé l'intera disciplina delle materie cui essa possa di fatto accedere; disciplina nell'ambito della quale, viceversa, se di titolarità regionale, resta integra la potestà stessa della Regione di sviluppare ed arricchire il livello e la qualità delle prestazioni garantite dalla legislazione statale, in forme compatibili con quest'ultima. Infatti, questa Corte ha ormai, più volte, affermato che «il potere di predeterminare eventualmente – sulla base di apposite disposizioni di legge – i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche nelle materie che la Costituzione affida alla competenza legislativa delle Regioni, non può trasformarsi nella pretesa dello Stato di disciplinare e gestire direttamente queste materie, escludendo o riducendo radicalmente il ruolo delle Regioni. In ogni caso, tale titolo di legittimazione può essere invocato solo in relazione a specifiche prestazioni delle quali la normativa nazionale definisca il livello essenziale di erogazione, mentre esso non è utilizzabile al fine di individuare il fondamento costituzionale della disciplina, da parte dello Stato, di interi settori materiali» (così la sentenza n. 383 del 2005, ma anche la sentenza n. 285 del 2005). Infine, per quanto concerne la pretesa lesione dell'affermata unicità della concessione statale in tema di distribuzione energetica, è palese che le norme impugnate non hanno attinenza con i profili concernenti il titolo concessorio di esercizio dell'attività distributiva. 5. – Il ricorrente censura l'art. 28, commi 1, 3, 4 e 5, della legge impugnata, nella parte in cui queste disposizioni consentono alle «amministrazioni competenti» di sovrapporre alle concessioni di distribuzione contratti di servizio con i concessionari del servizio di approvvigionamento e distribuzione di energia, ovvero di procedere direttamente all'erogazione del servizio, poiché in tal modo risulterebbe violato il principio fondamentale secondo cui la concessione di distribuzione dell'energia elettrica ha carattere nazionale ed è unica per ciascun Comune, principio espresso dalle norme interposte di cui all'art. 1, comma 2, lettera c), e comma 8, lettera a), numero 1, della legge n. 239, del 2004.