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Noi pensiamo che chi siede tra questi banchi abbia invece esattamente l'obbligo di rappresentare proprio le obiezioni contrarie, perché delle obiezioni favorevoli abbiamo sinceramente poco bisogno in quest'Aula, posto che per quelle esistono il Governo e la maggioranza, la quale vota pedissequamente sulla base delle indicazioni dell'Esecutivo. Come è già stato detto durante l'esame degli emendamenti, mi preme ricordare a tutti che stiamo somministrando i vaccini (compresi noi stessi, visto che molti di noi l'hanno già ricevuto) in modo e in forma sperimentale. Perché non può derivarne un obbligo? I vaccini sono tutti in forma sperimentale, con il metodo dell'autorizzazione all'immissione in commercio condizionata previsto dall'articolo 14 del Regolamento dell'Unione europea n. 726 del 2004. Si tratta di un'autorizzazione condizionata a un periodo di sperimentazione. In virtù di ciò, prevedere che il personale sanitario che non si vaccina e non possa essere reimpiegato in altra mansione debba essere sbattuto a casa e non più retribuito è qualcosa che fa ribrezzo. Questo aspetto sarà sicuramente oggetto a breve della sentenza del primo giudice che verrà chiamato a pronunciarsi a tal riguardo. Colleghi, servono un altro piglio e altro senso di responsabilità e - come diciamo da tanto tempo - occorre anche un altro Ministro. Pfizer dice che la seconda dose del vaccino va somministrata dopo ventuno giorni, mentre un assessore regionale (ancorché di una Regione importante come il Lazio) dice, testualmente, che ogni oste racconta del suo vino. In una condizione come quella attuale in cui tante persone aspettano certezze, parlare in questi termini è veramente oltraggioso. Signor Presidente, colleghi, questo altro che serve lo sappiamo tutti. Nessuno di noi disconosce l'urgenza di un passo diverso e ulteriore, che speriamo si palesi nei prossimi giorni. Riguardo a ciò Fratelli d'Italia non farà mai mancare il proprio contributo costruttivo, come ha tentato di fare anche con il provvedimento in esame, purtroppo con scarso successo, ma non per sua colpa. (Applausi) . D'ALFONSO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, siamo oggi convocati per il voto di conversione del decreto-legge n. 44, anch'esso generato per reagire alla pandemia e ai suoi effetti nei diversi settori della vita collettiva. Come detto da chi è intervenuto prima di me, il decreto-legge in esame contiene misure volte a far sì che l'emergenza della pandemia possa trovare capacità di reazione dal punto di vista del recupero dell'attività scolastica e delle garanzie da fornire ai vaccinatori. Una garanzia importante per evitare una giuridicizzazione senza limite è quella dello strumento dello scudo penale, facendo in modo che non ci sia responsabilità giuspenalistica laddove i vaccinatori abbiano rispettato i protocolli. Chiaramente questa non è una norma qualsiasi, in quanto consente al nostro ordinamento sanitario di funzionare, prendere le misure, avere le proporzioni e mettere in campo ciò che serve quando c'è un'epidemia: la vaccinazione. Una questione era il vaccino; un'altra questione è la vaccinazione; un altro livello problematico è come consentire ai vaccinatori di vaccinare. Questo fa una riflessione giuridica, nutrita dal punto di vista della sensibilità politica, culturale e della visione di insieme. Con il decreto-legge in esame consentiamo ai vaccinatori lo scudo penale alla condizione, però, che siano rispettati i termini del protocollo. Analogamente, si determina un altro elemento di garanzia: che sia obbligatorio il vaccinarsi per coloro i quali sono preposti al servizio sanitario. Fa questo il legislatore: norma. Norma non è il nome proprio di una persona, anche se io conosco una donna che si chiama Alfida Norma; norma equivale al livello della virtù. Un sistema, quando incontra la rottura della civiltà, produce un livello di recupero della condotta virtuosa dando luogo alla norma. La norma organizza il proprio funzionamento con la sanzione e con il riconoscimento, con la premialità. Noi dobbiamo fare in modo che i vaccinatori e il personale sanitario avvertano la condizione dell'obbligo del vaccinarsi per evitare che il sistema si blocchi. Questo provvedimento, inoltre, si pone il tema del funzionamento di un altro elemento fondamentale: la giustizia, la giurisdizione. Possono vivere e recuperare vitalità una società e un ordinamento se la giurisdizione è bloccata? Il decreto-legge n. 44 del 2021 si pone anche il tema di come recuperare la piena funzionalità della giurisdizione. Ci sono settori della giurisdizione in cui la frontalità è fondamentale. Io sono stato un utente riuscito della giustizia civile, amministrativa e penale; la frontalità è fondamentale (oltre alla documentalità) e il provvedimento in esame si pone anche su questo fronte, ossia su come reagire organizzando garanzie di funzionamento. Ciò che più mi preme - ed è la ragione per cui ho ringraziato il Gruppo parlamentare - sono le iniziative contenute nel provvedimento per fare in modo che l'approvvigionamento di risorse umane della pubblica amministrazione ricominci. Noi siamo uno degli ultimi Paesi nel rapporto tra risorse umane occupate nella pubblica amministrazione e numero di occupati generali. Noi siamo il Paese con la minore consistenza di risorse umane occupate nella pubblica amministrazione. Dobbiamo dare luogo a un recupero di capacità, di numeri, di opportunità formative, di competenze, in maniera tale che tutte le misure contenute per la riattivazione economica trovino nella pubblica amministrazione le adeguatezze e le capacità. Il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire dispone flessibilizzazione e facilitazioni, facendo in modo - per esempio - che, accanto alla commissione di esame per approvvigionarsi di risorse da parte di una pubblica amministrazione, vi siano anche le sottocommissioni e le articolazioni decentrate. C'è la possibilità di far sì che si valorizzi anche il periodo formativo precedente. È una scelta di campo: mai più quiz a caso, con discernimenti di consapevolezza casuale, che magari in passato selezionavano l'ingegnere che si doveva occupare di opere d'arte (non le opere della bellezza artistica, ma i ponti, i viadotti, le gallerie). Che cosa se ne fa un ingegnere, se ha bisogno di saper fare questo, di conoscere o meno - per esempio - la data di matrimonio di Garibaldi? È chiaro che i quiz, costruiti sulla genericità della cultura generale, non daranno luogo più alla selezione degli ingegneri, ma ci sarà una corrispondenza, una coerenza selettiva, in maniera tale che l'attività di individuazione del meritevole sia conferente rispetto all'attività successiva che quel meritevole deve porre in essere. Certo, non è tutto. Dobbiamo continuare a lavorare, facendo in modo che si apra il cantiere delle riforme della pubblica amministrazione: formazione permanente, utilizzo della tecnologia, smart working , avendo verificato i carichi di lavoro e consentendo, a valle, di rinvenire i risultati; meno assistenza tecnica dall'esterno, più produzione di competenza all'interno degli spazi della pubblica amministrazione.