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Lei, signor Presidente, a proposito di mettere da parte le frecce, è quello del «La mia esperienza finisce qui», con il governo Conte I: lo disse in quest'Aula, davanti a tutti noi. Lei è quello del bazooka da 400 miliardi, la potenza di fuoco. Lei è quello del ristoro dell'altra volta, il famoso fondo perduto, che ancora tutti stanno attendendo, perché non è arrivato; lei è quello della cassa integrazione, che ancora stanno attendendo. Il nuovo decreto ristori parla di 100 per cento, 200 per cento o 400 per cento; parte dicendo che ristorerà un intero anno, ma poi si scopre che invece ristorerà il 100 per cento dell'ultimo ristoro, oppure fa riferimento, come per i locali di intrattenimento, agli incassi del mese di aprile. Chiunque sappia come funziona un locale di intrattenimento sa che nel mese di aprile i locali invernali hanno già chiuso e quelli estivi non hanno ancora riaperto. Lo sa anche un bambino. Non c'è bisogno di questo, signor Presidente. Oggi non c'è bisogno di mettere da parte le frecce, colleghi. C'è bisogno di dirsi le cose per quelle che sono, perché sono passati nove mesi dall'inizio dell'epidemia e purtroppo sono decedute migliaia di persone. Di fronte a questo, ognuno di noi interpreta il proprio ruolo a cospetto della propria responsabilità, davanti al suo specchio personale. E allora non parliamo di bonus , signor Presidente, ma della sospensione dei costi fissi per le imprese. Non basta il bonus . Oggi si parla di metà novembre. Vogliamo scommettere, signor Presidente, che a metà novembre non arriverà niente? La facciamo una scommessa io e lei, signor Presidente? Scommettiamo un caffè: uno per me, uno per lei e uno per la sanità. (Commenti del senatore Faraone. Richiami del Presidente) . Per quanto riguarda la sanità, dite che tutti stanno affrontando la seconda ondata. Si dà il caso, però, che nessuno abbia fatto due mesi e mezzo di lockdown totale, durante la precedente ondata, lo sottolineo. Oggi esistono questi due paradigmi, signor Presidente, che abbiamo ribattezzato, da un lato, contenimento e, dall'altro, mitigazione. Dobbiamo riscrivere il dizionario dei sinonimi e dei contrari. Il contenimento, per farci capire da chi ci ascolta, è la parte che dovrebbe fare lo Stato (quello con la S maiuscola), mentre la mitigazione è la soppressione delle libertà d'impresa e di movimento, la coercizione delle attività commerciali e tutto quell'insieme di attività che sono state oggetto di 16 decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, tutti orientati al versante della cosiddetta mitigazione, che procurano danni economici che saranno drammaticamente irreversibili. È quindi evidente che è una medicina amara, che bisogna utilizzare con grande cautela e parsimonia, solo in condizioni estreme, quali erano quelle di marzo e di aprile, non oggi, che sono passati nove mesi, durante i quali abbiamo fallito ogni operazione sull'altro versante, quello del contenimento. Abbiamo fallito lo studio di sieroprevalenza e il tracciamento dell' app Immuni, signor Presidente del Consiglio, perché gli italiani, che l'ascoltano in diretta a ogni DPCM, non si fidano di lei e non credono alle sue misure. È per questo che non scaricano l' app Immuni; hai voglia a fare pubblicità progresso, con Fedez e company . Il motivo per cui non hanno aderito allo studio di sieroprevalenza è proprio perché non si fidano. Nei giorni scorsi, in Commissione sanità abbiamo ascoltato il professor Brusaferro. Oggi stiamo di nuovo ragionando sulla necessità di tracciare gli asintomatici, perché questo è lo scrimo, la linea del Piave: riuscire a scoprire chi non ha sintomi e quindi legittimamente, in totale buona fede, gira e conduce una normale vita quotidiana. Non si distanzia, perché sa di star bene, e invece infetta, come confermato dal professor Brusaferro non più tardi di ieri. Oggi lei ci dice che finalmente, dopo che il sottoscritto (insieme a tanta altra gente, evidentemente) ha ribadito per mesi la necessità di fare centinaia di migliaia di test, a nove mesi dall'inizio dell'epidemia, il Governo stanzia 30 milioni per fare i tamponi rapidi. Ecco l'accordo di ieri con i medici di medicina generale, dopo nove mesi: lo si sarebbe dovuto fare dopo nove giorni, sia con i medici di medicina generale, sia con i pediatri di libera scelta, i farmacisti e i distretti. Tutte queste cose andavano fatte prima, non adesso, e l'avevamo detto. Collega Unterberger, si è intrattenuta dicendo che non ci sono proposte da parte dell'opposizione, ma non può non ricordare quante volte abbiamo parlato in quest'Aula; ha votato insieme a me una mozione unitaria che prevedeva di fare tamponi a tappeto. O forse non l'ha letta e non se n'è accorta? Fatto sta che ancora oggi, signor Presidente del Consiglio - che vedo parlare con il collega Sileri, il quale dovrebbe capire e sapere queste cose, perché fa il medico - mancano i protocolli; c'è un'inappropriatezza diffusa, sia nell'ospedalizzazione, in entrata e in uscita, sia nelle cure domiciliari. Non c'è un protocollo a beneficio dei sanitari, dei medici di medicina generale e degli ospedalieri, che detti alcuni punti di riferimento sulla terapia per i malati di Covid; non c'è. Allora, signor Presidente, alla percezione di insicurezza sanitaria che purtroppo prende alla gola i nostri concittadini - ne sono riprova gli atteggiamenti che tutti censuriamo, ma comprendiamo - oggi se ne aggiunge pericolosamente una crescente di ingiustizia. Questo è un sentimento pericoloso. In combinazione con la percezione di insicurezza sanitaria, quella di ingiustizia, che in questo momento trapela, può determinare danni gravi alla nostra convivenza civile. Signor Presidente del Consiglio, ci richiama e ci dice che questo è il momento di restare veramente uniti. Bene, allora la faccia un'operazione per restare veramente uniti: ci liberi da questo Governo. Faccia un rimpastino, come ha detto il senatore Marcucci, e trovi il modo di risolvere qualche Ministro che non fa il suo dovere. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Zaffini. ZAFFINI (FdI) . Come in campagna c'è un vecchio detto che dice che il pesce puzza dalla testa, lo faccia questo gesto per restare tutti uniti: si tolga di mezzo e ci restituisca un po' di normalità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione l'intervento del collega Zaffini e, entrando nel merito di alcune questioni, mi auguravo che non finisse nello stesso modo, tanto per alimentare un po' di propaganda. È sotto gli occhi di tutti ciò che sta accadendo in Europa; non lo cito come alibi, ma perché è ciò su cui ci stiamo confrontando. Siamo nel pieno di una nuova, eccezionale ondata della pandemia, perché i numeri fanno tremare i polsi. Siamo stati investiti per primi, abbiamo preso misure drastiche con il lockdown e adesso siamo in una situazione meno grave.