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Nuova disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi. Onorevoli Senatori. -- Il settore orafo-argentiero-gioielliero rappresenta da sempre uno dei comparti manifatturieri trainanti nella promozione del made in Italy . Esso si concentra in alcuni distretti di punta: Arezzo, Vicenza, Valenza Po e Napoli per l'oreficeria e per la gioielleria in oro; Padova, Firenze e Palermo per l'argenteria (circa 10.600 unità produttive e 60.000 addetti in tutta Italia, filiera distributiva costituita da 24.000 punti vendita in Italia, oltre all'indotto composto da sistemi fieristici, assicurazioni, sistemi di sicurezza, trasporto valori eccetera). In particolare il settore orafo è paradigmatico dell'organizzazione produttiva di questo comparto: in sole tre province, Arezzo, Vicenza e Alessandria, sedi dei principali distretti, si concentra, infatti, quasi il 75 per cento delle aziende esportatrici nazionali (tale settore rappresenta solo ad Arezzo il 14 per cento degli addetti e oltre il 31 per cento del fatturato). I principali mercati della domanda sono, nell'ordine, Emirati Arabi, Stati Uniti d'America (USA), Turchia, Francia, Regno Unito, Spagna, Hong-Kong, Panama, Germania e Australia. Il mercato degli oggetti preziosi vive oggi una prolungata fase di crisi. Nei mercati internazionali si sono prodotti grandi cambiamenti e il nostro Paese, che sembrava leader indiscusso del settore orafo, ha dovuto sperimentare il lato amaro della globalizzazione. Nel 2001 in Italia erano state lavorate 437,7 tonnellate di oro, nel 2006 solo 217,9 tonnellate (- 219,8 tonnellate); nel 2001 l'oro lavorato in Italia sul totale mondiale rappresentava il 15,8 per cento, nel 2006 solo il 9,60 per cento. Le principali contraddizioni sono esplose dal 2003, e il loro teatro principale è stato il mercato americano; la débâcle del triennio 2004-2006 ha avuto origine nel fatto che, mentre le importazioni americane crescevano, le vendite italiane subivano una pesantissima flessione, pari al 37,2 per cento. In questo periodo l'Italia è stata superata e doppiata dalla Cina e dall'India, poi affiancate dalla Tailandia, e se si tiene conto che il mercato statunitense è il principale sbocco della produzione nazionale (assorbe tuttora il 20 per cento dell' export) , si ha la percezione delle difficoltà in atto. La crisi ha tuttavia inizio negli anni novanta. All'inizio di quel decennio la posizione dell'industria italiana era molto solida nel panorama internazionale e l'Italia, che si aggiudicava con largo margine il primato della produzione, rappresentava l'unica realtà, tra i Paesi di una certa consistenza in termini di offerta, capace di piazzare sui mercati esteri il grosso della produzione. Erano tre i fattori di protezione dalla concorrenza dei Paesi emergenti: la limitata incidenza del costo del lavoro sul prezzo finale del prodotto a causa dell'elevato valore della materia prima; il primato indiscusso in fatto di stile e di tecnologia; l'organizzazione finanziaria a supporto dell'approvvigionamento del metallo. A partire dalla seconda metà dello scorso decennio la situazione è rapidamente mutata e sono intervenuti fattori nuovi sia sul fronte del mercato che su quello della produzione: la domanda dei Paesi sviluppati ha infatti seguito un andamento disomogeneo, che ha penalizzato fortemente molti Paesi europei, Germania e Italia in particolare, nonché il Giappone e che ha concentrato i fenomeni di crescita in Gran Bretagna e nel mercato a più elevato tasso di competizione, ovvero gli USA. Sul lato dell'offerta si sono avuti una forte diffusione di tecnologia ed un deciso salto organizzativo dei concorrenti, che hanno inciso notevolmente sia sull'efficienza che sulla qualità della produzione; il risultato per il nostro Paese è stata la perdita della leadership mondiale dei quantitativi prodotti a vantaggio dell'India e, nel 2006, anche della Cina. Il deterioramento della competitività è stato indotto anche dagli andamenti valutari: il significativo apprezzamento dell'euro sul dollaro ha rafforzato l'effetto penalizzante dei dazi doganali, tra l'altro calcolati sul valore degli oggetti preziosi al lordo della materia prima, avvantaggiando in tale modo i concorrenti asiatici. A seguito delle vicende dei mercati internazionali, il settore dell'oreficeria è stato investito da un vero e proprio «uragano»: basti pensare che nella sola Arezzo, nel 2010, le aziende sono passate da 1.464 a 1.406, con un calo della produzione dell'8,7 per cento, un calo dell' export del 9 per cento e il crollo di alcuni mercati come, ad esempio, quello statunitense, del 47 per cento. Siamo di fronte a un fenomeno strutturale e occorrono interventi urgenti e coordinati per salvaguardare e per non disperdere un patrimonio di conoscenze produttive, tecnologiche e commerciali faticosamente accumulate nel tempo, oltre che per garantire i livelli occupazionali. A tale fine, il presente disegno di legge fornisce un quadro di sistemazione complessiva della materia, che si spera possa, come avvenne d'altronde nella scorsa legislatura attraverso un proficuo lavoro nella X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) della Camera dei deputati raggiungere un'ampia condivisione da parte delle diverse forze politiche.. Capo I DEFINIZIONI Art. 1. 1. Ai fini della presente legge si intende: a) per «metalli preziosi»: l'argento, l'oro, il palladio, il platino e le loro leghe; b) per «lega»: una soluzione solida di metallo prezioso e di uno o vari altri metalli; c) per «materie prime»: i metalli preziosi puri e le loro leghe nelle seguenti forme: 1) ogni prodotto ricavato da fusione a titolo pari o superiore a 995 millesimi; 2) le polveri prodotte con processi di natura chimica o elettrochimica o meccanica; 3) le leghe brasanti, ad eccezione delle leghe per saldature «ad argento» destinate ad impieghi industriali estranei alla lavorazione dei metalli preziosi; d) per «semilavorati»: 1) i laminati e i trafilati, in lamine, barre, fili e in genere ogni prodotto destinato ad un successivo processo di trasformazione; 2) i prodotti di qualsiasi forma e dimensione, costituiti dai prodotti di processi tecnologici di qualsiasi natura, meccanici e no, che pur presentando una struttura finita o semifinita non risultano diretti a uno specifico uso o funzione, ma sono destinati a essere intimamente inseriti in oggetti compositi, garantiti nel loro complesso dal produttore che opera il montaggio; e) per «marchio di identificazione»: il marchio che identifica il soggetto giuridico responsabile della rispondenza del titolo dichiarato al titolo reale delle materie prime, dei semilavorati o degli oggetti in metallo prezioso. Il marchio di identificazione è individuato quale: 1) «marchio del produttore», se concesso a un'impresa che esercita, anche se non in via esclusiva, l'attività di produzione di semilavorati o di oggetti in metallo prezioso; 2) «marchio di responsabilità», se concesso a un'impresa che esercita l'attività di: 2.1) produzione, importazione o commercializzazione di metalli preziosi allo stato di materie prime;