[pronunce]

nei confronti dell'INPS e della s.p.a. Società di Cartolarizzazione dei Crediti INPS-S.C.C.I. Il rimettente espone che la cartella esattoriale opposta ha ad oggetto i contributi previdenziali richiesti dall'INPS alla società cooperativa ricorrente, in relazione al maggior imponibile retributivo e contributivo determinato, ai sensi dell'art. 7, comma 4, del d.l. n. 248 del 2007, convertito dalla legge n. 31 del 2008; che, ad avviso dell'ente previdenziale, la società cooperativa opponente avrebbe dovuto fare applicazione, quanto al trattamento retributivo e normativo (e, per conseguenza, previdenziale), del contratto collettivo nazionale di lavoro AGCI, ANST-LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE (parte datoriale) - FILT-CGIL, FIT-CISL e UIL TRASPORTI (parte dei lavoratori), anziché del diverso contratto collettivo nazionale di lavoro UNCI (parte datoriale) - CONFSAL (parte dei lavoratori). 3.1.- In punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza, il giudice a quo svolge le stesse argomentazioni di cui alla ordinanza di rimessione r.o. n. 232 del 2011. 4.- Nel giudizio di cui all'ordinanza di rimessione r.o. n. 232 del 2011, con memoria depositata in data 29 novembre 2011, si è costituito in giudizio l'INPS, in proprio e nella qualità di mandatario della s.p.a. Società di Cartolarizzazione dei Crediti INPS-S.C.C.I., chiedendo che la sollevata questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile e, comunque, non fondata. Preliminarmente, l'Istituto deduce l'inammissibilità della questione, non avendo il rimettente verificato - nonostante la contestazione della stessa società ricorrente in opposizione - se, in considerazione della concreta attività svolta dalla società cooperativa, fosse possibile una concorrente applicazione di contratti collettivi con riferimento ai contratti di lavoro subordinato stipulati con i propri soci, disciplinanti la medesima attività, come affermato dall'INPS, ovvero fosse applicabile soltanto uno dei contratti, senza alcuna predicabile concorrenza di disciplina pattizia, come ritenuto dalla cooperativa stessa. In particolare, ad avviso dell'INPS, la prospettata questione di legittimità costituzionale potrebbe essere logicamente e giuridicamente rilevante solo dopo avere chiarito l'esistenza o meno di una disciplina concorrente. Altro motivo di inammissibilità della questione, sarebbe costituito dalla non pertinenza dell'art. 7, comma 4, del d.l. n. 248 del 2007, convertito dalla legge n. 31 del 2008, rispetto ai vizi denunciati dal rimettente. Al riguardo, la controversia sarebbe incentrata sull'individuazione della disciplina legislativa applicabile per l'accertamento della misura della contribuzione previdenziale obbligatoria che la società cooperativa deve versare all'INPS in favore dei propri soci lavoratori, con i quali ha stipulato un contratto di lavoro subordinato. Tale disciplina, in virtù del richiamo operato dall'art. 4, comma 1, della legge 3 aprile 2001, n. 142 (Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore) alle normative vigenti, con riferimento alla contribuzione previdenziale e assicurativa, sarebbe, nell'ipotesi di stipula di rapporti di lavoro subordinato, l'art. 1 del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338 (Disposizioni urgenti in materia di evasione contributiva, di fiscalizzazione degli oneri sociali, di sgravi contributivi nel Mezzogiorno e di finanziamento dei patronati), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389. Nel merito, l'ente previdenziale deduce la non fondatezza della questione sulla base delle seguenti argomentazioni. In primo luogo, esso sottolinea come il legislatore abbia implicitamente previsto un'efficacia temporalmente limitata della disposizione censurata, pur senza l'individuazione di un termine certo. Inoltre, lo stesso legislatore non avrebbe previsto alcuna efficacia erga omnes di una contrattazione collettiva rispetto ad un'altra, essendosi limitato a prevedere - con riferimento ai soli aspetti retributivi e al fine di garantire il diritto inviolabile del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del proprio lavoro ed, in ogni caso, sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa - che, a parità di attività lavorativa esercitata, la contrattazione collettiva, che assicura una retribuzione più elevata, sottoscritta dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria economica dove opera il datore di lavoro, costituisca parametro retributivo non derogabile verso il basso. 5.- Nel giudizio di cui all'ordinanza di rimessione r.o. n. 240 del 2011, con memoria depositata in data 12 dicembre 2011, si è costituito l'INPS, in proprio e nella qualità di mandatario della s.p.a. Società di Cartolarizzazione dei Crediti INPS-S.C.C.I., chiedendo che la sollevata questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, comunque, non fondata, sulla base delle medesime argomentazioni di cui alla memoria di costituzione depositata dall'Istituto, in proprio e nella qualità, in data 29 novembre 2011, nel giudizio r.o. n. 232 del 2011, cui si fa rinvio. 6.- In quest'ultimo giudizio, con atto depositato in data 29 novembre 2011, è intervenuta (ad opponendum) la Confederazione Cooperative italiane ("Confcooperative" o "L'Associazione"), in persona del legale rappresentante pro tempore, chiedendo che la sollevata questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, comunque, non fondata. 7.- In data 5 febbraio 2013, la detta Confederazione ha depositato memoria illustrativa nella quale ribadisce le conclusioni di cui all'atto di intervento del 29 novembre 2011. 8.- Nel giudizio r.o. n. 240 del 2011, con atto depositato in data 13 dicembre 2011 è intervenuta (ad opponendum) la Confederazione Cooperative italiane ("Confcooperative" o "L'Associazione"), in persona del legale rappresentante pro tempore, chiedendo che la sollevata questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, comunque, non fondata sulla base delle medesime argomentazioni di cui all'atto di intervento depositato in data 29 novembre 2011, nel giudizio r.o. n. 232 del 2011. 9.- In data 5 febbraio 2013, la Confederazione Cooperative italiane, in persona del legale rappresentante pro tempore, ha depositato memoria illustrativa nella quale ribadisce le conclusioni di cui all'atto di intervento del 13 dicembre 2011. 10.- Nel giudizio r.o. n. 232 del 2011, con atto depositato in data 29 novembre 2011, è intervenuta in giudizio (ad opponendum) la Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue (Legacoop o "L'Associazione"), in persona del legale rappresentante pro tempore, chiedendo che la sollevata questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, comunque, non fondata, sulla base delle medesime argomentazioni di cui all'atto di intervento della Confederazione Cooperative italiane del 29 novembre 2011.