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Ratifica ed esecuzione del Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Senegal, fatto a Dakar il 4 gennaio 2018. Onorevoli Senatori . – I. Premessa Il presente Trattato si inserisce nell'ambito degli strumenti finalizzati all'intensificazione ad alla puntuale regolamentazione dei rapporti di cooperazione posti in essere dall'Italia con i Paesi al di fuori dell'Unione europea, con i quali si persegue l'obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto alla criminalità. Ed infatti con tale Trattato si avvia un processo di sviluppo estremamente significativo ed importante dei rapporti tra l'Italia e il Senegal, che permetterà una stretta ed incisiva collaborazione tra i due Paesi nel campo della cooperazione giudiziaria penale. L'adozione di norme volte a disciplinare in modo preciso il settore dell'assistenza giudiziaria penale è stata imposta dall'assenza di trattati bilaterali e nel contempo dall'evoluzione dell'attuale realtà sociale, caratterizzata da sempre più frequenti ed estese relazioni tra i due Stati, il cui progressivo intensificarsi favorisce anche lo sviluppo di fenomeni criminali che li coinvolgono entrambi e che richiedono, pertanto, l'approntamento di strumenti idonei a garantire una reciproca ed efficace collaborazione. II. Previsioni generali L'ampiezza degli intenti perseguiti con il Trattato è esplicitata nelle norme generali, laddove è previsto che le Parti s'impegnano a prestarsi reciprocamente la più ampia assistenza giudiziaria in molteplici settori, quali – tra l'altro – la ricerca e l'identificazione di persone, la notificazione di atti e documenti, la citazione dei soggetti coinvolti a vario titolo nei procedimenti penali, l'acquisizione e la trasmissione di atti, documenti ed elementi di prova, l'assunzione di testimonianze o di dichiarazioni (ivi inclusi gli interrogatori cli indagati e imputati), il trasferimento di persone detenute al fine di rendere testimonianza o interrogatorio o di partecipare ad altri atti processuali, l'espletamento e la trasmissione di perizie, l'esecuzione di attività di indagine e di ispezioni giudiziarie, l'effettuazione di perquisizioni e sequestri, la confisca dei proventi del reato e delle cose pertinenti al reato, le intercettazioni telefoniche e ambientali, la comunicazione dell'esito dei procedimenti penali e la trasmissione di sentenze penali, lo scambio di informazioni in materia di diritto ed, in generale, qualsiasi altra forma di assistenza che non sia in contrasto con la legislazione della Parte Richiesta (articolo 1). Coerentemente con i più moderni strumenti di cooperazione internazionale, il Trattato circoscrive l'ambito di operatività del cosiddetto principio della doppia incriminazione ai soli casi in cui la richiesta di assistenza giudiziaria abbia ad oggetto l'esecuzione di perquisizioni, sequestri e confische o di altri atti che, per loro natura, incidano su diritti fondamentali delle persone o risultino invasivi di luoghi o cose. Al di fuori di tal i ipotesi, l'assistenza potrà essere prestata anche quando il fatto per cui procede lo Stato Richiedente non sia previsto come reato nello Stato Richiesto (articolo 2). L'assistenza giudiziaria potrà essere rifiutata dallo Stato Richiesto in una serie di casi divenuti ormai consueti nelle discipline patrizie internazionali, ovvero: – quando la richiesta di assistenza è contraria alla legislazione dello Stato Richiesto o non è conforme alle previsioni del Trattato; – quando si procede per un reato politico, o per un reato connesso ad un reato politico, ovvero per un reato di natura esclusivamente militare in base alla normativa dello Stato Richiedente; – quando il reato per cui si procede è punito dallo Stato Richiedente con un tipo di pena proibita dalla legge dello Stato Richiesto; – quando si hanno fondati motivi per ritenere che la richiesta di assistenza possa essere strumentalmente volta a perseguire, in qualsiasi modo, una persona per motivi di razza, sesso, religione, nazionalità od opinioni politiche ovvero che la posizione di detta persona possa essere pregiudicata per i detti motivi. La richiesta di assistenza potrà, altresì, essere respinta anche allorquando il suo accoglimento possa compromettere la sovranità, la sicurezza e l'ordine pubblico o altri interessi essenziali dello Stato Richiesto ovvero determinare conseguenze contrastanti con i principi fondamentali della sua legislazione nazionale, Essendosi recepito il cosiddetto principio del ne bis in idem , costituisce motivo di rifiuto dell'assistenza la circostanza che la persona nei cui confronti si procede sia già stata indagata o giudicata per il medesimo fatto nello Stato Richiesto. Prima di rifiutare una richiesta o di differirne l'esecuzione – nell'ipotesi in cui la richiesta di assistenza interferisca con un procedimento penale in corso – la Parte Richiesta ha la facoltà di valutare se l'assistenza possa essere concessa a determinate condizioni (articolo 3). Il Trattato individua, poi, le Autorità Centrali legittimate alla trasmissione e alla ricezione delle richieste di assistenza giudiziaria (articolo 4), disciplinando nel dettaglio i requisiti di forma e di contenuto di queste ultime e prevedendo, in ogni caso, la facoltà dello Stato Richiesto di sollecitare le eventuali ulteriori informazioni che si rendessero necessarie ai fini delle valutazioni di sua competenza; di significativa utilità, sul piano operativo, risulta la possibilità di anticipare con « mezzi di comunicazione rapida » (quali fax e posta elettronica) le richieste di assistenza, da inoltrarsi comunque per le vie ordinarie il più presto possibile. La Parte richiesta informa la Parte richiedente degli esiti della richiesta dopo aver ricevuto l'originale della stessa (articolo 5). Le Parti si impegnano a collaborare tempestivamente in conformità alla legislazione dello Stato Richiesto, ma è anche prevista la possibilità di eseguire la domanda di assistenza secondo modalità particolari indicate dallo Stato Richiedente, purché ciò non contrasti con la legislazione del primo (articolo 6). Sempre nel rispetto di quest'ultima, lo Stato Richiesto può autorizzare a presenziare all'esecuzione della richiesta le persone in essa specificamente individuate. Se la persona nei cui confronti deve essere eseguita la richiesta di assistenza giudiziaria invoca immunità, prerogative o privilegi, diritti o incapacità secondo la legislazione nazionale dello Stato Richiesto o dello Staio Richiedente, la questione è risolta dalle Autorità competenti rispettivamente dello Stato Richiesto o dello Stato Richiedente anteriormente all'esecuzione della richiesta. III. Previsioni specifiche Una disciplina di dettaglio è prevista per talune attività di assistenza giudiziaria, quali l'assunzione probatoria nel territorio dello Stato richiesto (articolo 9) ovvero dello Stato Richiedente (articolo 10). In relazione a quest'ultima attività, a garanzia della persona escussa, è espressamente riconosciuto il cosiddetto principio di specialità (articolo 11). Ampia ed articolata disciplina è, inoltre, dettata in riferimento alla possibilità di comparizione mediante videoconferenza (articolo 14).