[resaula]

Bene, tutto ciò non è avvenuto. Perché diciamo questo? Perché, come hanno detto anche dei colleghi che mi hanno preceduto, dobbiamo analizzare brevemente alcuni dati che ci devono assolutamente preoccupare. Sappiamo che l'Italia è il Paese europeo con il minor tasso di fecondità e occupazione femminile. E le tendenze del futuro non sono certamente incoraggianti. I dati ci dicono che da circa quarant'anni i tassi di fecondità sono molto bassi e l'indicatore (meno di due figli per ogni donna) è assolutamente inferiore a quanto sarebbe richiesto per garantire il semplice ricambio generazionale, con evidenti ripercussioni negative sia sulla sostenibilità del sistema pensionistico e fiscale, ma anche sulle prospettive di crescita del sistema economico. L'Italia, inoltre, è il Paese più anziano al mondo, dopo il Giappone, e anche questo ci deve far riflettere. Ci saranno 74 over sessantacinquenni per ogni 100 attivi (e per attivi intendo le persone tra i venti e i sessantaquattro anni), a fronte degli attuali 38. Questo succederà non tanto lontano, nel 2050. I nuovi nati sono diminuiti drammaticamente. Vi do alcuni dati. Nel 1916 erano 676.000, nel 1945 821.000, nel 1965, l'anno del boom economico, 1,35 milioni, nel 2016 sono scesi drammaticamente a 474.000. Questi dati vanno analizzati con riferimento anche a delle indagini socio-economiche che sono state fatte. Abbiamo dei dati, riferiti a campioni molto diversificati, che dicono che la volontà di costruire una famiglia in Italia è molto alta: il 94 per cento. In particolare, circa l'80 per cento dei giovani (che sono pochi, ma è l'80 per cento di questi) vorrebbe due o più figli; mentre il 14 per cento si fermerebbe ad un figlio e solo il 6 per cento non ne vorrebbe. Quindi, questi sono dati che ci devono far riflettere, proprio per costruire delle politiche che vadano incontro alla volontà e ai desideri di questi ragazzi. Sappiamo anche che, tra le famiglie che hanno tre o più figli, l'incidenza della povertà assoluta aumenta quasi del 50 per cento, passando dal 18 per cento al 26 per cento. Concludo con un dato di carattere più economico, che riguarda la produttività. Non perché voglia dire che la produttività può aumentare se coinvolgiamo maggiormente le donne oltre che attuando politiche fiscali sul costo del lavoro di maggiore attenzione verso gli imprenditori ma certamente per evidenziare che la produttività in Italia nel 2018 cresce solo dello 0,6 per cento, a fronte dell'1,2 della Francia e dell'1,3 della Germania, proprio perché il mondo femminile è meno coinvolto nei processi produttivi. Questo l'ho associato anche ad un una riflessione di Kathy Matsui, che era chief strategist di Goldman Sachs e che, nel 1999, disse che il Giappone era in declino perché non lasciava spazio alle donne. Koizumi, che era Primo ministro nel periodo 2001-2006, ruppe con la tradizione adottando delle misure concrete per incoraggiare la partecipazione e la valorizzazione del mondo femminile nel mercato del lavoro. Le donne, per intenderci, iniziavano ad essere decisamente più frustrate e erano anche meno feconde. Questo è stato provato scientificamente. Non possiamo dire che il nuovo millennio sia iniziato per il Giappone con dati positivi solo per questa ragione, certamente, però il collegamento tra il maggior coinvolgimento del mondo femminile e la crescita economica del Giappone ci dovrebbe far riflettere. Mi avvio a concludere. Costruiamo attorno a un termine inglese, «womenomics», che somma le parole « women » e « economics », ossia donne ed economia, quindi l'economia delle donne; non politiche di genere come «la Ministra», «la sindaca» e cose di questo tipo, ma una politica di valorizzazione delle qualità del mondo femminile che sono completamente diverse da quelle del mondo maschile. Il mondo femminile è molto più organizzato, più altruistico, più empatico, più sensibile, ed ha maggiore comprensione per tutte le problematiche sociali ed anche maggiore capacità organizzativa. È un mondo che bisognerebbe coinvolgere maggiormente, attraverso la tecnologia, nei processi organizzativi che servono a migliorare la nostra economia, perché il modo di ragionare delle donne è decisamente diverso da quello degli uomini: è un modo di ragionare molto più orientato all'organizzazione e alla capacità di fare tante cose insieme e fatte bene (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quarto. Ne ha facoltà. QUARTO (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, intervengo in merito alla conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri. Tratterò alcuni aspetti che mi coinvolgono anche come professore di geofisica. Il provvedimento trasferisce dalla Presidenza del Consiglio dei ministri al Ministero dell'ambiente le funzioni in materia di contrasto al dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo. Si sopprime la struttura di missione ItaliaSicura contro il dissesto idrogeologico e non viene rinnovato il mandato della struttura di missione ItaliaSicura scuole per la riqualificazione dell'edilizia scolastica. Il Dipartimento Casa Italia diventa un progetto gestito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Immagino che tali strutture furono pensate per tre ordini di motivi: pericolosità sismica ed idrogeologica del territorio italiano; grande vulnerabilità del patrimonio edilizio e delle infrastrutture; paurosi ritardi nelle politiche di prevenzione dei grandi rischi, che da sempre ci fanno vivere in continua e drammatica emergenza. La nostra è una penisola con grandi pericoli naturali, a causa della complessa geofisica del sottosuolo e della natura geologica, che ci rendono tra i Paesi più sismici e più franosi del mondo. Il dissesto si intreccia con una grave carenza nella pianificazione del territorio. La regola base della prevenzione strutturale non è stata quasi mai rispettata. Dal 1950 ad oggi contiamo circa 5.500 vittime in oltre 4.000 tra frane e alluvioni, oltre che danni plurimiliardari. Franano anche strade e autostrade, ferrovie, reti idriche ed elettriche. Inoltre, oggi rileviamo un'ulteriore accelerazione del dissesto idrogeologico, a causa dei cambiamenti climatici innescati dal surriscaldamento globale. Il deterioramento del territorio è un pesante aggravio nei conti dello Stato e accumula debito futuro. Anche in una visione strettamente ragionieristica, è utile investire in prevenzione; è un investimento a grande moltiplicatore. Per il rischio sismico, annotiamo mediamente un terremoto di intensità maggiore o eguale all'ottavo grado della scala Mercalli ogni quattro anni e mezzo. Dal 1968 (terremoto della valle del Belice), in cinquant'anni ci sono stati dieci severi scuotimenti, con danni per 150 miliardi di euro e drammatiche conseguenze, economicamente non valutabili, in termini di vite umane, di disgregazione sociale e di perdita o danneggiamento del patrimonio culturale. In Italia, l'alta pericolosità associata alla vulnerabilità del costruito e all'esposizione della popolazione, determina un rischio critico. Emblematica la situazione delle scuole per il rischio sismico: