[pronunce]

, come innanzi interpretato, sia in contrasto con gli artt. 3, 24 e 41 Cost., posto che tali disposizioni precludono la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore, il cui concordato preventivo non è stato adempiuto e non è più suscettibile di risoluzione per decorso del termine annuale, anche su istanza di un creditore che, sebbene anteriore, non sia stato inserito tra i creditori concordatari e non abbia potuto interloquire sulla legittimità e sulla convenienza della proposta. 1.4.- Quanto alla rilevanza della questione, il giudice rimettente osserva che, qualora si giudicasse la preclusione di cui innanzi non in contrasto con i principi costituzionali, la conseguenza sarebbe l'accoglimento dell'opposizione alla dichiarazione di fallimento. 1.5.- Quanto alla non manifesta infondatezza, il medesimo giudice osserva che le norme denunciate creano una disparità di trattamento fra i creditori che, essendo stati inseriti nell'elenco e avendo avuto notizia del concordato, sono stati posti in condizione di votare e di chiedere tempestivamente la risoluzione del concordato non adempiuto, con il conseguente fallimento del debitore, e i creditori pretermessi, perché illegittimamente non inseriti nell'elenco, i quali, non avendo avuto notizia del concordato, non sono stati messi in grado di chiedere la risoluzione del concordato medesimo nel termine di legge, né possono, comunque, chiedere il fallimento del debitore - per la preclusione innanzi evidenziata - una volta decorso l'anno dalla scadenza dell'ultimo pagamento, con violazione del loro diritto di difesa. Osserva, ancora, che le disposizioni censurate contrastano, altresì, con l'art. 41 Cost., essendo il creditore pretermesso comunque obbligato dagli effetti del concordato, sebbene non abbia potuto partecipare alla deliberazione e non abbia, quindi, potuto esprimere il suo eventuale dissenso sulla proposta. 2.- Si sono ritualmente costituiti i falliti opponenti e il curatore del fallimento. 2.1.- I primi, premesso che: a) fra la società SGA e la società P. e C. Pagnotta s.n.c. pendeva fin dal 1993 giudizio contenzioso per la determinazione dell'effettivo ammontare del credito in contestazione, donde il mancato inserimento della prima nell'elenco dei creditori e il suo mancato avviso dell'adunanza; b) la sentenza di omologazione del concordato era passata in giudicato; c) il giudice delegato, nel determinare le modalità di esecuzione del concordato, con decreto del 22 gennaio 1996, aveva stabilito al 30 giugno 1997 la scadenza del pagamento dell'ultima rata; d) era decorso il termine di un anno dalla scadenza dell'ultimo pagamento e il tribunale aveva rigettato, con decreto del 30 giugno 1998, l'istanza di risoluzione del concordato, deducono l'illegittimità della dichiarazione di fallimento e l'inammissibilità o l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale. All'uopo, osservano che il giudizio di omologazione si apre con l'ordinanza del giudice delegato ex art. 180 legge fall. , la quale è pubblicata per affissione, instaurando, così, una sorta di processo edittale per pubblici proclami; di talché, anche il creditore non avvisato, abbia o non abbia esercitato la facoltà di costituirsi, è sempre vincolato dall'omologazione del concordato. 2.2.- Il curatore del fallimento, dal suo canto, sostiene che, in caso di inadempimento del concordato preventivo, ove il tribunale non pronunci la risoluzione nel termine annuale di cui all'art. 137 legge fall. , resta salva al creditore la facoltà, se sussiste ancora il presupposto soggettivo, di chiedere il fallimento secondo le norme ordinarie. In sostanza, a suo avviso, la dichiarazione di fallimento dopo l'omologazione è preclusa, nell'ipotesi di decorso del termine, solo qualora l'imprenditore abbia cessato l'esercizio dell'impresa da oltre un anno, ai sensi dell'art. 10 legge fall. In questa prospettiva, avendo i falliti mantenuto inalterata la loro qualifica di imprenditori commerciali, si doveva, comunque, pervenire alla dichiarazione del loro fallimento. Deduce, pertanto, l'irrilevanza della questione, non dovendo le disposizioni impugnate trovare applicazione nella fattispecie in esame. In via subordinata, osserva che le norme impugnate, come interpretate dal giudice rimettente, appaiono lesive del diritto di difesa, sancito dall'art. 24 Cost., e del principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost., atteso che i creditori pretermessi sarebbero costretti a subire le preclusioni derivanti dalla richiamata normativa, vedendo limitate le loro possibilità di tutela giurisdizionale, pur non essendo stati messi in condizione di esercitare in pieno i loro diritti. In conclusione, chiede che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile per difetto di rilevanza o, in subordine, sia accolta per le ragioni esposte nell'ordinanza di rimessione. 3.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, per chiedere che la questione sia dichiarata infondata. La difesa erariale osserva che tutti i creditori anteriori sono trattati, sotto il profilo sostanziale della falcidia concordataria, nello stesso modo, inseriti o meno che essi siano nell'apposito elenco; tutti possono chiedere, in caso di inadempimento, la risoluzione del concordato nel termine annuale dalla scadenza dell'ultimo pagamento; tale termine, peraltro, è congruo con riguardo alle persone di media diligenza. 4.- In prossimità dell'udienza pubblica, i falliti hanno presentato memoria, nella quale, richiamate le argomentazioni svolte nell'atto di costituzione, espongono che: l'ISVEIMER, poi la SGA, è creditore privilegiato, per cui mai avrebbe potuto partecipare al voto sulla proposta di concordato, per disposto dell'art. 177, secondo comma, legge fall. ; detto creditore mai avrebbe potuto ricevere alcun nocumento dal concordato, sia nell'ipotesi di adempimento che in quella di risoluzione, rimanendo, comunque, intangibili i suoi diritti; la sua mancata partecipazione alla procedura concordataria rientra nella sue facoltà di scelta. Concludono, perché la questione sia dichiarata inammissibile ovvero, in subordine, manifestamente infondata.1.- Il tribunale rimettente dubita della legittimità costituzionale, in relazione agli articoli 3, 24 e 41 della Costituzione, degli articoli 137, 184 e 186 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa) (di seguito "legge fallimentare"), in quanto precluderebbero «al creditore anteriore alla proposta di concordato preventivo del suo debitore, e non avvisato della proposta concordataria, né inserito nell'elenco dei creditori, di richiedere il fallimento del suo debitore, nel caso di inadempimento del concordato, ed anche in mancanza di risoluzione, decorso l'anno dalla scadenza dell'ultimo pagamento indicato nel concordato preventivo omologato».