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Signor Presidente, vorrei ringraziare il relatore Mantero, il presidente Moronese e i sottosegretari Gava e Santangelo, con i quali abbiamo condiviso passo passo, in queste settimane, il percorso che ci ha portato in Aula oggi. Quando, come maggioranza, insieme ai capigruppo Romeo e Patuanelli, abbiamo scelto, come primo provvedimento da esaminare per la 13 a Commissione, quello sulle isole minori, la scelta magari sarà sembrata a qualcuno degli altri partiti o degli addetti ai lavori piuttosto singolare, soprattutto per la Lega. Vorrei qui ringraziare tutti i colleghi che, in ogni Commissione che ha esaminato il provvedimento, hanno lavorato con spirito di partecipazione e di condivisione di questo atto. Ebbene, questa scelta, in particolare da parte della Lega, è la dimostrazione che quanto affermato in campagna elettorale da Matteo Salvini non era semplicemente uno slogan ma era un impegno di governo: l'Italia si salva tutta insieme, da Nord a Sud, dalle Alpi alla Sicilia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Tutta l'Italia è costellata di tantissime isole marine, lagunari, lacustri; potrebbe sembrare un ossimoro ma sono proprio le condizioni di vita degli italiani che vivono nelle isole ad essere un po' un ponte fra le varie realtà del nostro Paese. È allora con questo spirito e con questa consapevolezza che abbiamo avviato un lavoro intenso, fatto di disegni di legge presentati da più Gruppi, da una serie di audizioni e da un serrato confronto con il Governo. Tale percorso è durato alcune settimane in questa legislatura, ma in realtà è la punta dell' iceberg di un percorso lungo anni, decenni, come ci è stato ricordato, fatto di grandi aspettative e grandi delusioni, di iniziative lodevoli, che però solo oggi arrivano ad essere un atto concreto, che sarà approvato da quest'Assemblea. Tutti noi, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo sentito e magari utilizzato l'espressione «isola felice» per riferirci ad un luogo nel quale vale la pena di vivere e probabilmente, se proponessimo questa definizione ad un isolano, risponderebbe che, sì, la sua è un'isola felice, però sicuramente direbbe che è anche "un'isola isolata", permettetemelo. L'isola italiana è isolata di per sé, maggiore o minore che sia, e non solo materialmente, ma anche perché, di fatto, ci si ricorda marginalmente di tali territori, nelle leggi e persino nell'emergenza. Più volte è stata citata Ischia: non voglio riaprire le polemiche di questa mattina, ma che si sia dovuto aspettare mesi per risolvere il problema del commissario anche dopo un evento sismico la dice lunga su quale considerazione, sul piano legislativo, le isole abbiano avuto fino a oggi dal nostro Parlamento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Quella che approviamo oggi è una legge quadro che parla del quotidiano, di problemi che chiunque di noi vivrebbe se si dovesse trasferire in un'isola: problemi di sanità, di istruzione, di trasporti, di infrastrutture, ma anche di sociale e di sport. È una legge che parla di quotidianità e di presente, ma getta anche le basi per poter parlare di speranza e di futuro. E lo fa, badate bene, come ricordava nel suo intervento la collega Pergreffi, nel rispetto delle comunità, perché è una legge che fissa obiettivi e fornisce strumenti, lasciando ai Comuni la scelta delle priorità da perseguire per il bene dei propri cittadini. Mi corre allora l'obbligo di rispondere alla provocazione strumentale della collega Papatheu: non ci sono isole maggiori o minori per dimensioni, ci sono delle isole che si sono definite tali, che addirittura, volendo, ritengono la loro dimensione una ricchezza, tanto da farne un marchio di promozione. È per questo che abbiamo mantenuto la definizione che quelle isole hanno dato di loro stesse e non ci siamo permessi di modificarla con una forzatura. Vorrei rispondere anche al senatore Floris, dicendogli di non fare come la volpe con l'uva, anche se poi di uve e vini nelle nostre isole ce ne sono di buonissimi, dal Passito di Pantelleria, ai vini di Sant'Erasmo, dell'Elba e di Ischia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si è detto che inseguiamo sempre l'Europa; ebbene, ritengo un vanto che l'Italia sia la prima Nazione d'Europa a dotarsi di una legge dedicata all'insularità e ciò potrebbe essere da stimolo per gli altri Paesi. Il contributo della Lega non si è limitato alla scelta del tema, come non si limita al voto favorevole che esprimeremo fra poco; vi è stata un'adesione convinta ad un percorso che ci ha portato a depositare un nostro disegno di legge, l'Atto Senato 757, che si ritrova a pieno nel testo che arriva in Aula, così come emendato in Commissione, e che reca la firma di tutti i senatori della Lega che nel proprio collegio elettorale annoverano isole marine, lagunari e lacustri. E rivendichiamo, come hanno ricordato il senatore Arrigoni e la senatrice Pergreffi e ha riconosciuto anche il senatore Ferrazzi, che la nostra è la prima legge che prende in considerazione anche le isole lagunari e lacustri. Ovviamente, non ci siamo limitati ad aumentare la platea dei soggetti che possono accedere alla legge; abbiamo voluto che la legge non fosse di mero sostegno o peggio, di assistenzialismo, ma fosse in grado di valorizzare e sviluppare le eccellenze delle isole. Entro nel merito solo dei tre articoli richiamati dal collega Ferrazzi: l'articolo 8, l'articolo 9 e l'articolo 10 della legge, che riguardano, rispettivamente, il censimento del patrimonio storico, artistico, archeologico e monumentale, il censimento delle manifestazioni culturali, musicali, religiose, storiche e turistiche ed, infine, la valorizzazione delle piccole produzioni locali. Il collega Ferrazzi ritiene che questi articoli siano poco più che un riconoscimento formale. Non è così. Evidentemente gli è sfuggito che l'articolo 9 stabilisce che Comuni, Regioni e Ministeri debbano stabilire dei criteri premiali per le manifestazioni cui si riferisce tale articolo e, ancor più, l'articolo 10 parla di piccole produzioni locali alle quali la Lega ha dedicato l'Atto Senato 728, a prima firma del collega Vallardi, già incardinato in Commissione agricoltura. Ciò a dimostrazione che il nostro non è un manifesto, ma una visione complessiva di quello che si può fare con le eccellenze italiane e isolane. Si poteva fare meglio. Certo, si può sempre fare meglio. È stato detto che si poteva fare meglio sulla sanità, sulle scuole e sui tribunali. Tutto vero. Si può fare meglio ora che qualcosa c'è; ora che un testo sarà licenziato dal Senato, sarà magari possibile migliorarlo. Certo, mi corre l'obbligo di prendere atto che il Partito Democratico è particolarmente sfortunato, perché tutte le soluzioni a quei problemi che da forza di Governo non ha saputo risolvere, le ha trovate ora che siede sui banchi dell'opposizione. ((Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) .