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Modifiche alla legge 14 agosto 1991, n. 281, per la tutela dei diritti degli animali d’affezione e per la prevenzione del randagismo. Onorevoli Senatori. -- Esiste una legge di interdipendenza che lega tutte le forme di vita: dal rispetto di questa legge dipende anche il nostro benessere, la qualità della nostra umanità e il futuro del genere umano. Solo se il genere umano sarà in grado di trovare il suo giusto posto tra le specie viventi e di integrarsi in un nuovo equilibrio naturale, riuscirà a salvaguardare la propria vita e quella dell'intero sistema. L'essere umano deve dunque rinunciare alla sua attitudine antropocentrica per adottare un atteggiamento biocentrico fondato sulla tutela della vita, in tutte le sue forme. I diritti dei viventi non umani non sono un di più delle società del benessere da cancellare nelle fasi di difficoltà ma danno il segno dei livelli di civiltà raggiunti da una comunità, danno conto del rispetto e del valore che si dà alla vita, umana e non umana ed, in modo particolare, alle specie più deboli. Gli animali, in quanto soggetti di vita senziente, hanno il diritto ad essere rispettati e a non soffrire per la comodità dell'uomo; i soggetti di una vita, in quanto tali, hanno un valore intrinseco e vanno rispettati nella loro natura e nella loro costituzione psico-fisica ed è dovere di tutti e di ciascuno non causare dolore a chi è in grado di provarlo. Il rispetto dei diritti degli animali è una questione che interpella il sentire e l'agire di tante persone: sono tanti gli animali che vivono in famiglia e sono tantissime le forme e le associazioni di volontariato che si occupano della condizione dei viventi non umani. La società italiana negli ultimi decenni ha vissuto un profondo cambiamento culturale e su questo è stato costruito un sistema normativo importante che ha anche ispirato l'azione di altri Paesi. Così, nel 1991 è nata la legge n. 281, la «Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo»; nel 1992 la legge n. 157, recante «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio»; ancora, risale al 1992 l'approvazione della legge n. 150 per la restrizione del commercio degli animali esotici. Nel 1993 fu approvata la legge n. 413 «Norme sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale». Testi seguiti da atti importanti, tra i quali l'accordo tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy , del 6 febbraio 2003. Nel 2004 è stata varata la legge n. 189 che ha inserito nel codice penale i delitti in danno agli animali, con una significativa svolta nella materia dei maltrattamenti. Nel 2010 è stata approvata la legge n. 201, di «Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia», a cui ha fatto seguito nel gennaio 2013 l'accordo tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, le province, i comuni e le comunità montane in materia di identificazione e registrazione degli animali da affezione. Il compito che ci si prefigge con questo disegno di legge è colmare alcuni dei vuoti legislativi ancora esistenti, come ad esempio quello sulla tutela della cosiddetta «fauna minore», nonché stimolare regioni e comuni ad ottemperare pienamente allo spirito della legge n. 281 del 1991. In questo senso, si afferma la volontà dello Stato di promuovere la cura e la presenza degli animali come elemento indispensabile e fondamentale dell'ambiente e, per favorire la corretta convivenza tra i viventi umani e non umani, sostenere tutte le iniziative rivolte alla conservazione degli ecosistemi e degli equilibri ecologici, tenendo conto dell' habitat a cui gli animali sono legati per la loro esistenza. Ciò alla luce dell'esigenza di considerare gli animali d'affezione non più come oggetti o strumenti nelle mani dell'uomo, ma come suoi «compagni» di vita, come esseri senzienti in grado di provare gioia, dolore, amore, paura, ansia, devozione. Si propone, quindi, un aggiornamento della normativa sulla tutela degli animali ad oltre vent'anni dalla emanazione della legge n. 281 del 1991, prendendo atto che le condizioni sono mutate, anche grazie alla applicazione della medesima legge e delle relative leggi regionali, e che non è più possibile normare nella sola ottica della tutela della vita degli animali e del loro diritto a non essere maltrattati. Si tratta, infatti, di prendere in considerazione il loro diritto a condurre una buona vita, libera e felice, in una relazione significativa con gli animali umani. È necessario includere nella tutela, oltre ai cani, anche i gatti, per garantirne vita, profilassi, cure, diritto a forme tutelate di assistenza sul territorio, fino ad arrivare, con la istituzione di cimiteri, a definire le condizioni post-mortem . Uno degli obiettivi fondamentali sarà, infine, quello di traguardare, attraverso le nuove forme di gestione e i risultati che la nuova normativa consentirà di conseguire, una futura auspicabile condizione di superamento e successiva scomparsa dei fenomeni del randagismo e dell'abbandono per arrivare ad assicurare ad ogni animale domestico una vita garantita da una adozione responsabile. La presente legge si propone quindi, in concreto, di regolare le relazioni fra esseri umani e animali, rispondendo alla sensibilità crescente verso i bisogni degli animali in quanto esseri senzienti e non quali cose messe a disposizione del genere umano.. 1 (Modifiche dell'articolo 1 della legge n. 281 del 1991) 1 L'articolo 1 della legge 14 agosto 1991, n. 281, è sostituito dal seguente: «Art. 1. -- (Princìpi generali e finalità) -- 1 . Lo Stato promuove i diritti degli animali non umani, disciplina la loro tutela, condanna gli atti di crudeltà verso di essi, i maltrattamenti e l'abbandono, ne protegge la salute ed il benessere nel rispetto delle loro caratteristiche biologiche ed etologiche, garantendo la biodiversità e il mantenimento degli habitat , ed opera affinché nel sistema educativo siano promossi un'adeguata conoscenza del mondo dei viventi e la convivenza armoniosa tra esseri umani e non umani. 2 . Lo Stato riconosce il valore sociale dell'opera prestata dai cittadini che volontariamente si prendono cura degli animali, valorizza il ruolo delle associazioni senza scopo di lucro e delle imprese sociali riconosciute aventi finalità di protezione e difesa degli animali, sostiene la cultura animalista e tiene in considerazione le nuove forme di volontariato organizzato in comunità attraverso la rete informatica. 3 . Anche in considerazione del contributo degli animali di affezione alla qualità della vita umana e del loro valore per la società, lo Stato promuove la diffusione del possesso responsabile e adotta gli interventi volti a prevenire e contrastare il fenomeno del randagismo. 4 .