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Delega al Governo per la revisione della disciplina in tema di lavori usuranti. Onorevoli Senatori. -- Il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni costituisce oggetto del diritto cardine della nostra Repubblica, nonché soprattutto un valore per la realizzazione della personalità umana, come previsto dalla Costituzione. Non si tratta di un valore che possa essere inteso in modo statico: al contrario, esso deve essere inteso in senso fortemente dinamico e in stretta connessione con il contesto storico e socio-economico e con l'evolversi delle esigenze primarie dell'individuo, prima fra tutte quella della salute psico-fisica. L'invecchiamento della popolazione e le ridotte performance dell'individuo di fronte a sempre nuove e più articolate richieste, pone il nostro Paese, come del resto tutti i Paesi industrializzati, di fronte alla necessità di assicurare le risorse per far fronte alla crescente spesa sociale per l'assistenza richiesta, anche con interventi sui regimi previdenziali; ciò non può, tuttavia, non avvenire in armonia con la finalità di realizzare la più ampia tutela del lavoratore e della persona. A tal fine risulta imprescindibile adottare particolari misure per tutelare le categorie di lavoratori che svolgono attività particolarmente faticose. A questa esigenza intende rispondere il presente disegno di legge, mediante il conferimento di una delega al Governo per la revisione della disciplina in materia di lavori usuranti. Il significato di «usura», applicato al lavoro, è determinato in base alla sua definizione comune, che è quella di logoramento, deterioramento, consumo. Il concetto di lavoro usurante si riferisce ad attività che per la loro gravosità determinano un invecchiamento precoce. La letteratura scientifica in materia di medicina del lavoro e medicina legale asserisce che dopo una certa età le capacità psico-fisiche necessarie per l'espletamento di alcune attività, in particolare manuali, in condizione di efficienza e sicurezza si riducono fino a venire completamente meno. La Corte di cassazione definisce come usurante il lavoro che: 1) induce uno sfruttamento anormale, eccessivo, sproporzionato, doloroso delle energie residue (si vedano in proposito le sentenze pronunciate nel corso degli anni 1955, 1968, 1969, 1979, 1981, 1983 e 1986 in materia); 2) provoca l'instaurarsi di uno stato patologico o l'aggravarsi di uno stato patologico preesistente (1981); 3) determina un grave pregiudizio della residua efficienza fisica (1990); 4) logora l'organismo (1995). In particolare, le sentenze della stessa Corte n. 362 del 1968 e n. 2939 del 1969 riguardano nello specifico soggetti già invalidi (un invalido di guerra e un invalido civile avviato al lavoro in regime di collocamento obbligatorio) e quindi si riferiscono a una potenziale usura incidente su stati patologici preesistenti. La sentenza n. 5937 del 1981 precisa invece, in linea generale, che «lavoro usurante è quello sproporzionato alle possibilità psicofisiche dell'individuo, tale da determinare l'instaurarsi o l'aggravarsi di uno stato patologico, cioè quel lavoro nel quale l'organismo logora le proprie energie in un periodo di tempo più breve ed in misura superiore al normale. Un complesso morboso che possa, secondo un criterio di fondata previsione, determinare un grave pregiudizio per la residua efficienza fisica del soggetto, in conseguenza del perdurare dell'attività lavorativa, è da ritenersi invalidante [...] un tale pregiudizio [...] non va confuso con il peggioramento potenziale e futuro dipendente dalla naturale evoluzione dell'infermità, di cui invece non può tenersi alcun conto [...]». Esattamente sulla stessa linea si colloca la sentenza n. 755 del 1986 secondo la quale: «il carattere usurante di un'attività lavorativa [...] sussiste allorché il lavoro richieda uno sforzo eccessivo e doloroso e comporti uno sfruttamento anormale delle energie residue [...] e quindi una situazione di pericolo per la salute, tale da aggravare le infermità dell'assicurato» con la precisazione peraltro che «l'eventuale peggioramento dello stato di salute dell'assicurato medesimo non deve dipendere dalla naturale evoluzione delle infermità, della quale non può tenersi conto ai fini del giudizio sull'invalidità pensionabile»; nonché la sentenza n. 9708 del 1993, nella quale si conferma che: «l'eventuale peggioramento dello stato di salute dell'assicurato [rilevante ai fini dell'identificazione del lavoro usurante] non deve dipendere dalla naturale evoluzione dell'infermità, della quale non può a tal fine tenersi conto». La stessa sentenza n. 5057 del 1990, così come l’analoga sentenza n. 9708 del 1993, riafferma il principio secondo cui l'usura «assume rilevanza solo quando la riduzione della capacità lavorativa sia prossima alla soglia legale d'invalidità» e quindi agisce su uno stato di malattia preesistente. La definizione normativa di lavoro usurante, nell'ordinamento attuale, è contenuta nel decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 374, concernente l’attuazione dell'articolo 3, comma 1, lettera f) , della legge 23 ottobre 1992, n. 421, recante benefici per le attività usuranti, dove tali attività vengono definite «i lavori per il cui svolgimento è richiesto un impegno psicofisico particolarmente intenso e continuativo, condizionato da fattori che non possono essere prevenuti con misure idonee». Per queste mansioni fu allora previsto un anticipo del limite di età pensionabile di due mesi per ogni anno di occupazione, fino a un massimo di cinque anni, e una riduzione del limite di anzianità contributiva di un anno ogni dieci di occupazione in queste attività, fino a un massimo di quattro anni. Inoltre il decreto legislativo citato prevede, all’articolo 3, comma 3, l'istituzione di una commissione tecnico-scientifica, delegata a promuovere l'accordo fra il Governo e le parti sociali, con il compito di individuare criteri differenziati e specifici per determinare la disciplina applicabile, con benefici maggiori per le mansioni classificate come usuranti. Questo procedimento concertativo previsto dal citato decreto, però, non ha dato mai luogo all'emanazione dei decreti ministeriali attuativi. La commissione tecnico-scientifica non è stata neppure nominata. Al punto che si può parlare di una vera e propria inattuazione della legge. Successivamente, con la legge 27 dicembre 1997, n. 449, recante misure per la stabilizzazione della finanza pubblica, all’articolo 59, comma 11, è stata riproposta la commissione tecnico-scientifica, che finalmente è divenuta operativa attraverso il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 19 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 208 del 4 settembre 1999. L'anno successivo, nel 1999, tale commissione ha elaborato una lista di criteri per l'identificazione delle mansioni usuranti.