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Norme per la depenalizzazione di condotte previste come reati da leggi speciali. Onorevoli Senatori . – Nel nostro ordinamento penale è presente una serie innumerevole di micronorme per violazioni che non appaiono in alcun modo ledere gli interessi collettivi sino al punto di meritare una sanzione penale. A tal fine con il presente disegno di legge si prevede un primo incisivo intervento normativo finalizzato alla depenalizzazione di alcune leggi speciali collegate al codice penale. Non sono, in verità, le uniche leggi speciali meritevoli di depenalizzazione, ma l'innegabile necessità ed opportunità di articolare un disegno di legge il cui esame possa risultare il più agevole possibile, anche in termini di visione ed analisi dei contenuti, ha suggerito la suddivisione di questo nuovo intervento di depenalizzazione in più fasi. La prima fase è destinata ad operare un intervento di depenalizzazione su leggi speciali sostanzialmente incidenti sul commercio, sulla circolazione di idee, sull'edilizia, sul diritto d'autore, sulle elezioni. La seconda fase è destinata ad incidere direttamente sul codice penale e su altre residuali leggi speciali ad esso collegate ed anch'esse meritevoli di un intervento di depenalizzazione. Tale nuovo progetto di depenalizzazione – di cui il presente disegno di legge costituisce la prima attuazione – si inserisce, dunque, nel più ampio quadro di riforma del codice penale e, in generale, del sistema sanzionatorio penale ed ha come finalità quella di perseguire l'obiettivo di ricondurre il nostro ordinamento giuridico ai principi della sussidiarietà e dell' extrema ratio del diritto penale, nonché ai principi della certezza e della tassatività delle fattispecie penali e delle relative sanzioni, oggi minati – tali principi – dalla proliferazione e frammentazione di norme incriminanti penali speciali e delle conseguenti previsioni sanzionatorie. Per perseguire tali obiettivi, unico valido, perché senz'altro efficace, strumento di intervento non può che essere una generalizzata opera di depenalizzazione destinata a coinvolgere quelle fattispecie di reato che mirano a tutelare « beni della vita » che oggi debbono tuttavia considerarsi – alla luce dell'odierno comune sentire dei cittadini – adeguatamente e sufficientemente sanzionate con sanzioni amministrative pecuniarie e, questo, per il minor grado di riprovevolezza sociale che, ormai, le infrazioni con esse integrate suscitano e che rende, di fatto, le sanzioni penali (sempre che non si incorra in meccanismi, di fatto, integranti comunque una depenalizzazione – e, quindi, vanificazione della sanzione – come ad esempio accade con l'istituto dell'oblazione) sproporzionate alle offese con esse perpetrate. Soltanto un intervento di depenalizzazione di portata chiara ed estesa come quello di cui il presente disegno di legge è una prima espressione ed estrinsecazione sarà, in effetti, in grado di ricondurre il diritto penale sui binari delineati dalla Costituzione e dai principi generali sanciti dal codice penale a tutela per un verso del diritto di difesa, per l'altro – e soprattutto – del diritto alla giustizia, da intendersi, quest'ultimo, nei termini di certezza, efficacia, effettività e tempestività dell'applicazione della sanzione. E tale tipo di intervento, alla luce delle molteplici e sempre più pressanti istanze avanzate dai cittadini che chiedono giustizia certa e tempestività, non può essere oltremodo procrastinato.. 1 (Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380) 1 Al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sono apportate le seguenti modificazioni: a l'articolo 73 è sostituito dal seguente: « Art. 73 (L). – (Responsabilità del direttore dei lavori) – 1 . Il direttore dei lavori che non ottempera alle prescrizioni indicate nell'articolo 66 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 300. 2 . Alla stessa sanzione di cui al comma 1 soggiace il direttore dei lavori che omette o ritarda la presentazione al competente ufficio tecnico regionale della relazione indicata nell'articolo 65, comma 6 »; b l'articolo 74 è sostituito dal seguente: « Art. 74 (L). – (Responsabilità del collaudatore) – 1 . Il collaudatore che non osserva gli obblighi di cui all'articolo 67, comma 5, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 300 a euro 600 »; c all'articolo 82, il comma 7 è sostituito dal seguente: « 7. Il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l'agibilità e il collaudatore, ciascuno per la propria competenza, sono direttamente responsabili, relativamente ad opere eseguite dopo la data di entrata in vigore della legge 5 febbraio 1992, n. 104, delle difformità che siano tali da rendere impossibile l'utilizzazione dell'opera da parte delle persone portatrici di handicap . Essi sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 25.000 e con la sanzione amministrativa accessoria della sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso tra uno e sei mesi »; d l'articolo 95 è sostituito dal seguente: « Art. 95 (L). – (Sanzioni amministrative) – 1 . Chiunque violi le prescrizioni contenute nel presente capo e nei decreti interministeriali di cui agli articoli 52 e 83 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 300 a euro 10.000 ». 2 (Modifiche all'articolo 5 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 275, in materia di sanzioni per il commercio di specie animali e vegetali protette) 1 All'articolo 5 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 275, sono apportate le seguenti modificazioni: a i commi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti: « 1 . Chiunque, in violazione di quanto previsto dal regolamento (CEE) n. 3254/91 del Consiglio, del 4 novembre 1991, in relazione agli esemplari appartenenti alle specie di cui all'allegato I del predetto regolamento, introduce nel territorio nazionale, senza la prescritta certificazione ovvero con certificazione non valida, pellicce animali o altre merci contenenti pellicce animali, elencate nell'allegato II del medesimo regolamento, aventi come origine uno Stato previsto dall'allegato alla decisione 97/602/CE del Consiglio, del 22 luglio 1997, anche se riesportate da altro Stato, ovvero introduce nel territorio nazionale pellicce animali o altre merci contenenti pellicce animali, elencate nel citato allegato II del regolamento (CEE) n. 3254/91, aventi come origine uno Stato non previsto nell'allegato alla citata decisione 97/602/CE, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 18.000 a euro 90.000. 2. In caso di reiterazione della violazione di cui al comma 1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 24.000 a euro 120.000.