[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 38, comma 1, della legge della Regione Veneto 21 settembre 2007, n. 29 (Disciplina dell'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande), promosso dal Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, III sezione, nel procedimento vertente tra L.C. e il Comune di Venezia con ordinanza del 9 gennaio 2009, iscritta al n. 62 del registro ordinanze 2009 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 10, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visti l'atto di costituzione del Comune di Venezia nonché l'atto di intervento dalla Regione Veneto; udito nella camera di consiglio del 20 ottobre 2010 il Giudice relatore Giuseppe Tesauro.. Ritenuto che il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, III sezione, con ordinanza del 9 gennaio 2009, ha sollevato, in riferimento agli articoli 41 e 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 38, comma 1, della legge della Regione Veneto 21 settembre 2007, n. 29 (Disciplina dell'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande); che, nel giudizio principale, L.C. ha chiesto l'annullamento del provvedimento del Comune di Venezia, che ha rigettato l'istanza di autorizzazione all'apertura di un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande nel Sestiere di S. Marco, richiamando a conforto del diniego sia la legge della Regione Veneto n. 29 del 2007, sia l'ordinanza del Sindaco di detto Comune del 20 luglio 2007, n. 384, in virtù della quale, «ai fini dell'applicazione» della legge 25 agosto 1991, n. 287 (Aggiornamento della normativa sull'insediamento e sull'attività dei pubblici esercizi), e dell'articolo 2 della legge 5 gennaio 1996, n. 25 (Differimento di termini previsti da disposizioni legislative nel settore delle attività produttive ed altre disposizioni urgenti in materia), potrebbero essere rilasciate nuove autorizzazioni soltanto in caso di cessazione, revoca o decadenza di quelle già concesse; che il TAR, dopo avere delibato l'infondatezza dei primi cinque motivi del ricorso, espone che L.C., con il sesto motivo, ha dedotto che l'art. 38, comma 1, della legge Regione Veneto n. 29 del 2007 non avrebbe consentito il rigetto dell'istanza di autorizzazione e solleva, d'ufficio, questione di legittimità costituzionale di detta norma, in riferimento agli artt. 41 e 117, secondo comma, lettera e), Cost.; che, secondo il rimettente, la questione sarebbe rilevante, poiché la norma censurata, stabilendo che «fino all'adozione da parte dei comuni dei parametri e dei criteri di cui all'art. 34, ai fini del rilascio delle autorizzazioni, continuano ad applicarsi i parametri e i criteri attualmente vigenti», renderebbe incensurabile il provvedimento di diniego, fondato sulla citata ordinanza sindacale n. 384 del 2007, la quale stabilisce l'applicabilità a dette autorizzazioni del criterio del contingentamento numerico e, sebbene alla data in cui è stata emanata non fossero più in vigore le norme statali che lo prevedevano, avrebbe ricevuto «copertura normativa» dalla disposizione censurata; che l'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, reca una disciplina concernente la materia «tutela della concorrenza», spettante alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, e, tra l'altro, dispone: «le attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e di somministrazione di alimenti e bevande sono svolte» senza i limiti e le prescrizioni dallo stesso indicati, tra questi, «il rispetto di limiti riferiti a quote di mercato predefinite o calcolate sul volume delle vendite a livello territoriale sub regionale» (comma 1, lettera d); «le disposizioni legislative e regolamentari statali di disciplina del settore della distribuzione commerciale incompatibili con le disposizioni di cui al comma 1» sono abrogate dalla data di entrata in vigore del d.l. n. 223 del 2006 (comma 3); «le regioni e gli enti locali adeguano le proprie disposizioni legislative e regolamentari ai principi e alle disposizioni di cui al comma 1 entro il 1° gennaio 2007» (comma 4) e, ad avviso del TAR, spirato detto termine, le leggi regionali devono «intendersi aver perso ogni efficacia», come già ritenuto dalla giurisprudenza amministrativa; che, secondo il giudice a quo, gli artt. 3 della legge n. 287 del 1991 e 2 della legge n. 25 del 1996, i quali permettevano una programmazione basata sul criterio del contingentamento numerico, vietata dalle norme sopravvenute, hanno cessato di avere efficacia dal 4 luglio 2006 e, quindi, l'ordinanza del Sindaco del Comune di Venezia n. 384 del 2007 non avrebbe potuto stabilire detto criterio e, tuttavia, sarebbe incensurabile, giacché l'art. 38, comma 1, della legge regionale n. 29 del 2007 avrebbe prodotto «l'effetto di convalidare» tale provvedimento; che, ad avviso del rimettente, la norma censurata, rendendo applicabili parametri e criteri stabiliti in atti comunali emanati quando il potere di stabilire il contingentamento numerico degli esercizi pubblici nel settore della somministrazione di alimenti e bevande era già venuto meno, violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., in quanto non avrebbe precisato che «i parametri e i criteri applicabili in via transitoria dovevano essere quelli vigenti non già alla data di entrata in vigore della legge regionale», bensì «alla data del 1° gennaio 2007, ovvero non ha utilizzato analoghe formule atte a specificare l'applicabilità in via transitoria dei soli parametri e criteri previsti dalla legislazione statale vigente e, in definitiva, non ha tenuto conto che, per effetto dell'esercizio della competenza statale», «alla data di entrata in vigore della legge regionale erano già state rese inefficaci tutte le disposizioni degli enti locali contrastanti con la disciplina statale sopravvenuta»; che, inoltre, la norma censurata non avrebbe potuto «convalidare», «rendendolo applicabile in via transitoria, un provvedimento amministrativo comunale emanato successivamente al 1° gennaio 2007, che reintroduce il contingentamento numerico dei pubblici esercizi, perché in tal modo trascende i limiti propri della propria competenza legislativa in materia di commercio invadendo quelli statali in materia di tutela della concorrenza»; che, infine, conclude il TAR, l'art. 38, comma 1, della legge regionale in esame violerebbe l'art. 41 Cost.;