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Atto n. 4-06323 BONGIORNO ALESSANDRINI CASOLATI LUNESU FREGOLENT FAGGI SAPONARA CANTU' FERRERO MARIN PERGREFFI PIROVANO PIZZOL RICCARDI RIVOLTA SUDANO TESTOR SALVINI Matteo ROMEO VALLARDI URRARO DORIA PISANI Pietro BRIZIARELLI LUCIDI IWOBI OSTELLARI DE VECCHIS ZULIANI PIANASSO RIPAMONTI Ai Ministri della giustizia e dell'interno Premesso che: la legge n. 69 del 2019, recante "Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere", chiamata anche "codice rosso", individua un catalogo di reati attraverso i quali si consuma la violenza domestica e di genere e, in relazione a queste fattispecie, interviene sul codice di procedura penale al fine di velocizzare l'instaurazione del procedimento penale e, conseguentemente, accelerare l'eventuale adozione di provvedimenti di protezione delle vittime. La legge n. 69, inoltre, incide sul codice penale per inasprire le pene per alcuni delitti, per rimodulare alcune aggravanti e per introdurre nuove fattispecie di reato; in particolare interviene sul codice di rito penale prevedendo, a fronte di notizie di reato relative a delitti di violenza domestica e di genere che la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, riferisca immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale, e che il pubblico ministero, entro 3 giorni dall'iscrizione della notizia di reato, assuma informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato; introduce il nuovo reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa; prevede l'attivazione di specifici corsi di formazione per il personale della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Polizia penitenziaria; prevede che con riguardo ai reati di violenza domestica e di genere la sospensione condizionale della pena è comunque subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati; introduce nel codice penale il nuovo delitto di costrizione o induzione al matrimonio; incrementa di 7 milioni di euro, a decorrere dal 2020, la dotazione del fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell'usura e dei reati intenzionali violenti, nonché agli orfani per crimini domestici; interviene sui delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e di atti persecutori prevedendo l'aumento delle pene; prevede per l'indiziato del delitto di maltrattamenti la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, cui può essere aggiunto, se le circostanze del caso lo richiedano, il divieto di soggiorno in uno o più comuni, diversi da quelli di residenza o di dimora abituale o in una o più province; inserisce nel codice penale il delitto di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, nonché quello di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti; inasprisce le pene per i delitti di violenza sessuale; modifica la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa per consentire al giudice di garantire il rispetto della misura coercitiva attraverso procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici (cosiddetto braccialetto elettronico); nonostante le importanti misure contenute nella legge "codice rosso" i mezzi di stampa e tutti i mass media oramai quasi quotidianamente forniscono quello che sembra un bollettino di guerra, donne, madri e propri figli uccisi da mariti, compagni, padri; il fenomeno dei femminicidi sembra non avere fine se non addirittura una vera e propria recrudescenza; il buon lavoro del legislatore che ha saputo predisporre un complesso di norme come quelle denominate "codice rosso" per il contrasto al fenomeno dei femminicidi si presenta nei fatti ancora poco efficace per una mancata piena, o comunque inadeguata, applicazione dei dispositivi introdotti, si chiede di sapere quali misure i Ministri in indirizzo ritengano opportuno adottare affinché la legge n. 69 del 2019, detta "codice rosso", trovi concreta applicazione in tutte le sue previsioni. Atto n. 4-06324 SANTANGELO LANZI PAVANELLI Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: il decreto-legge n. 78 del 2015 ha novellato la disciplina della carta d'identità recata dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (regio decreto n. 773 del 1931) prevedendo l'introduzione della nuova carta d'identità elettronica, nonché la centralizzazione del circuito di emissione del documento; il decreto del Ministro dell'interno 23 dicembre 2015 ha dato attuazione alla novella, dettando le norme regolatorie del processo di produzione del documento; la disciplina è stata ulteriormente modificata con decreto del Ministro dell'interno 31 gennaio 2019 al fine di adeguarla alla normativa dello stato civile. Più nel dettaglio, nel prospetto della carta di identità elettronica valida per l'espatrio, rilasciata ad un minore di età inferiore a 14 anni, e nel relativo modulo di richiesta, la parola "genitori" è stata sostituita dalle parole "padre" e "madre"; relativamente a quest'ultimo intervento riformatore, il Garante per la protezione dei dati personali aveva eccepito che l'applicazione delle nuove disposizioni avrebbe comportato notevoli criticità in termini di protezione dei dati e di tutela dei minori nei casi nei quali i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale non siano riconducibili alla figura materna o paterna, come espressamente introdotto dalla novella, e aveva pertanto rappresentato la necessità di adeguare le disposizioni al quadro normativo introdotto dal regolamento europeo in materia di trattamento dei dati personali. Posizione successivamente espressa formalmente con propria nota del 12 settembre 2020; a seguito di tali considerazioni del Garante, in data 15 ottobre 2020, veniva proposta un'ulteriore modifica del decreto ministeriale 23 dicembre 2015, finalizzata a ripristinare, nella disciplina di emissione della carta di identità elettronica, la parola "genitori" in sostituzione di "padre" e "madre", con l'intento di garantire conformità al quadro normativo introdotto dal regolamento europeo e per superare le problematiche applicative segnalate; considerato che, per quanto risulta agli interroganti, il nuovo schema di decreto ministeriale, adottato ai sensi dell'art. 10 del decreto-legge n. 78 del 2015, ha ottenuto il concerto dei Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione. Tuttavia, proprio con riferimento a quest'ultimo, vi sarebbe stato un ripensamento sul concerto inizialmente prestato, che ha comportato il conseguente arresto dell'ulteriore corso del provvedimento; considerato infine che: l'indicazione del sesso dei genitori nel documento d'identità dei propri figli minori ha come possibile conseguenza che ad uno dei due genitori viene attribuito un genere errato;