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Il senatore VITALI ( FI-BP ) ritira gli emendamenti 1.10 e 1.8 (testo 2). Il senatore QUAGLIARIELLO ( FI-BP ) ritira l'emendamento 1.11 (testo 2). Sono quindi posti ai voti gli emendamenti identici 1.12 (testo 2) e 1.13 (testo 2), che risultano approvati. Si passa alla votazione degli emendamenti identici 1.14 e 1.15. Il senatore VITALI ( FI-BP ) ritiene opportuno aumentare a un milione il numero di firme necessarie per la procedura rinforzata. Per i gruppi di interesse organizzati, infatti, sarebbe troppo facile raccogliere cinquecentomila firme e condizionare l'attività del Parlamento. Del resto, occorre considerare che, nel corso di una legislatura, non si riesce a iniziare l'esame di numerosi progetti di legge non solo d'iniziativa popolare, ma nemmeno di iniziativa parlamentare. Auspica che i relatori intendano mostrare una maggiore disponibilità nei confronti delle proposte di modifica delle opposizioni. Il senatore QUAGLIARIELLO ( FI-BP ) rileva il rischio di un'alterazione degli equilibri istituzionali, soprattutto qualora si intenda prevedere requisiti meno stringenti per l'istituto del referendum propositivo che finisce invece per incidere in modo più significativo sull'ordinamento, rispetto al referendum abrogativo. Occorre considerare, del resto, la differente situazione sociale dell'Italia del 1947, quando l'Assemblea costituente decise di fissare in cinquecentomila il numero di firme necessarie per il referendum ex articolo 75 della Costituzione. Infatti, attualmente, ci sono circa 60 milioni abitanti e gli strumenti di comunicazione e di informazione di massa consentono di raccogliere agevolmente le firme richieste. Per questo motivo, sarebbe opportuno elevare quel numero almeno a un milione. Il senatore PARRINI ( PD ) dichiara che voterà a favore degli emendamenti in esame, anticipando che anche l'emendamento 1.17, a sua prima firma, prevede comunque un aumento a settecentomila delle sottoscrizioni necessarie per l'iniziativa legislativa popolare qualificata. Secondo il testo proposto dai relatori, infatti, si delinea uno schema nel quale è più agevole il ricorso al referendum propositivo rispetto a quello abrogativo, considerato che è richiesto lo stesso numero di sottoscrizioni, ma per il nuovo istituto è previsto un quorum deliberativo limitato a un quarto degli aventi diritto al voto. A suo avviso, tali disposizioni finiranno per avere un effetto dirompente sull'istituto del referendum abrogativo, che tanta parte ha avuto nella storia istituzionale italiana, condannandolo all'irrilevanza. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) annuncia il proprio voto favorevole sugli emendamenti in esame, concordando con le considerazioni del senatore Quagliariello sulla maggiore possibilità, rispetto al passato, di raccogliere il numero di sottoscrizioni richieste. Pur condividendo l'opportunità di introdurre nell'ordinamento il nuovo strumento di partecipazione diretta, ritiene indispensabile un'equiparazione dei requisiti richiesti per il referendum propositivo e per quello abrogativo, al fine di evitare di privilegiare il primo ed esautorare indirettamente il secondo. A suo avviso, saranno i cittadini a dover scegliere di volta in volta tra i due istituti, a seconda della rispettiva efficacia. Il senatore PAGANO ( FI-BP ) ritiene che le modifiche costituzionali proposte dalla maggioranza, in particolare quella in esame e la riduzione del numero dei parlamentari, finiscano per alterare gli equilibri dell'architettura costituzionale del Paese, tra l'altro in assenza di un dibattito pubblico. Del resto, l'introduzione di modifiche puntuali della Carta costituzionale rende difficile la comprensione del quadro complessivo. A suo avviso, vi sono gravi rischi per la libertà e la democrazia, se si riducono gli spazi della rappresentanza, a vantaggio di strumenti di democrazia diretta che si avvalgono della rete. Pertanto, voterà a favore degli emendamenti in esame, così come dei successivi, volti ad aumentare il numero di sottoscrizioni richieste Il relatore AUGUSSORI ( L-SP-PSd'Az ) ritiene che il numero di sottoscrizioni necessarie per il referendum propositivo sia un aspetto marginale, a fronte del limite di tempo necessario per la raccolta delle firme. Il relatore GRASSI ( M5S ) sottolinea che, nell'Assemblea costituente, l'iniziativa legislativa popolare fu oggetto di un ampio dibattito. Ricorda, a tale proposito, che Costantino Mortati, esponente della Democrazia cristiana, di cui riprende un intervento, riteneva che tale istituto fosse opportuno allo scopo di limitare l'arbitrio della maggioranza, che non sempre è espressione della volontà popolare. Posti ai voti, gli identici emendamenti 1.14 e 1.15 sono respinti. Si passa alla votazione dell'emendamento 1.16. Il senatore VITALI ( FI-BP ), replicando anche al relatore Augussori, ritiene preferibile modificare il numero delle sottoscrizioni dell'iniziativa popolare qualificata, aumentandolo a ottocentomila, come previsto dall'emendamento in esame, piuttosto che i tempi per la loro raccolta. Solo in questo modo, infatti, si potrà verificare l'effettiva volontà di partecipazione dei cittadini. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) ribadisce la necessità di allineare il quorum per i due tipi di referendum , abrogativo e propositivo, come peraltro era previsto nel testo approvato dalla Camera dei deputati, elevando al contempo il numero di firme necessario per la loro richiesta. Si eviterebbe così, a suo avviso, di svilire il ruolo della democrazia rappresentativa. Il senatore QUAGLIARIELLO ( FI-BP ) riconosce la necessità, per la democrazia rappresentativa, di innovarsi, al mutare delle condizioni sociali e storiche, che hanno inciso in particolare sulla velocità del processo politico. Nel replicare al relatore Grassi, ricorda che alcuni degli orientamenti emersi nell'Assemblea costituente si modificarono successivamente, con l'avvento della guerra fredda e la cacciata del Partito comunista dal Governo. A suo avviso, il referendum propositivo è condivisibile, purché non impatti in modo eccessivo sull'ordinamento, togliendo spazio e rilevanza al referendum abrogativo, anche perché vi è il rischio che sia utilizzato in modo spregiudicato da lobby organizzate e gruppi di potere. Pertanto, sarebbe opportuno intervenire sul numero delle sottoscrizioni, sui limiti di materia e sul quorum per la validità della consultazione referendaria. Chiede un'apertura al confronto da parte della maggioranza su questi aspetti. Il senatore PARRINI ( PD ), con riferimento alle considerazioni del relatore Grassi, ricorda che l'onorevole Mortati era esponente di un partito che poi ostacolò per molti anni, fino al 1970, il ricorso allo strumento referendario. Posto ai voti, l'emendamento 1.16 è respinto. Posti ai voti, gli identici emendamenti 1.17 e 1.18 sono respinti. A seguito di distinte votazioni, risultano quindi respinti gli emendamenti 1.19, 1.20, 1.21, 1.22 e 1.23. Si passa alla votazione dell'emendamento 1.24.