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Sarebbe stato allora giusto e logico che ci fosse più coerenza, più organizzazione e maggiore coinvolgimento delle opposizioni, che hanno fatto di tutto per dare il loro contributo, ma che invece sostanzialmente sono state relegate in un angolo. Pensate che dal 2 maggio in poi, fra decreti-legge, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, decreti regionali e ordinanze sindacali, sono stati emanati oltre 40.000 provvedimenti. (Applausi) . Questa è la dimostrazione che qui evidentemente non c'è stata la capacità e la possibilità di fare sintesi e di generare un'organizzazione, soprattutto fra lo Stato, il Governo, le opposizioni, le Regioni e gli enti locali. C'è stata una confusione di ruoli. Questo è emerso - dovrai ammetterlo, caro collega Parini - anche dalle audizioni dei tanti costituzionalisti e amministrativisti che abbiamo ascoltato in Commissione, i quali, pur nella diversità delle loro opinioni, hanno tutti condiviso l'idea che qualcosa non abbia funzionato per quanto riguarda le sanzioni, il rapporto fra Stato e Regioni, il rapporto fra Stato ed enti locali e il rapporto fra potere esecutivo e potere legislativo, cioè tra il Governo e i due rami del Parlamento. Proprio in merito a questo, vorrei riprendere un tema che mi sta a cuore e che dovrebbe stare per forza a cuore a ciascun parlamentare, ma chi è componente della Commissione affari costituzionali è naturale che abbia una sensibilità forse maggiore rispetto ad altri. Il ruolo del Parlamento, in questo frangente dell'emergenza, purtroppo è stato troppo ridotto; non è sufficiente l'informativa del Presidente del Consiglio o addirittura di un suo delegato, preventivamente - ma di fatto solo successivamente - in Parlamento. Per venire incontro a questa situazione di grave carenza e anche di lesione delle prerogative costituzionali del Parlamento, io ho pensato, d'accordo con i colleghi del mio Gruppo di Forza Italia, di depositare un emendamento a questo provvedimento che introducesse la creazione di una Commissione bicamerale - cui ha fatto cenno anche il collega Parrini, e di questo lo ringrazio sinceramente - che tenesse sostanzialmente conto della necessità che il Parlamento si occupi preventivamente delle iniziative e dei provvedimenti d'urgenza del Governo e del Presidente del Consiglio dei ministri, anziché intervenire a cose fatte, magari dopo le conferenze stampa indette dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri. C'è quindi l'esigenza di ridare un ruolo al Parlamento. La Presidenza della Commissione e la Presidenza del Senato hanno ritenuto che fosse inammissibile, perché per l'istituzione di una Commissione bicamerale è necessario un disegno di legge. Annuncio pertanto ai colleghi presenti in Assemblea e anche a chi ci sta ascoltando da casa o dagli uffici che il disegno di legge è stato depositato. La proposta di convergenza, di negoziato e di discussione da parte del Capogruppo del Partito Democratico in Commissione affari costituzionali viene accolta da me, naturalmente, con grande attenzione e benevolenza. È evidente la necessità di ridare dignità, decoro e prestigio al Parlamento e noi, proprio per questa ragione, cogliendo in tal senso anche i suggerimenti di alcuni colleghi della maggioranza, dobbiamo fare in modo che non solo nel corso dell'emergenza Covid-19, ma anche per le eventuali, successive e future emergenze non solo di natura sanitaria, si possa venire incontro a tutto questo. Colleghi, per come si sono svolte le cose e per la successione dei provvedimenti governativi e legislativi, il Gruppo Forza Italia non può che votare contro il provvedimento in esame. (Applausi) . Ricordo però a chi ci sta ascoltando dai banchi della maggioranza che la volontà di ridare dignità e prestigio a questo ramo del Parlamento sarà posto in discussione prossimamente e ci auguriamo che sia accolto il contributo del disegno di legge, che propone l'istituzione di una Commissione bicamerale. (Applausi) . GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la sensazione che abbiamo nel votare il provvedimento in esame è riassumibile con la nota formula di déjà-vu . Siamo entrati da una settimana nella fase 3 della gestione dell'emergenza sanitaria e l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri regola la vita di tutti gli italiani dal 15 giugno al 14 luglio. Oggi stiamo per votare un provvedimento che detta disposizioni relative alla libera circolazione, all'interno della Regione dal 18 maggio e fra Regioni diverse a partire dal 2 giugno. Direi che il provvedimento in esame, oltre che anacronistico, è anche déjà-vu. Il voto che siamo chiamati a esprimere non è tanto un voto sulle date di riapertura e quello al nostro esame non è tanto un provvedimento tecnico, come apparentemente si manifesta, ma è in realtà una delega in bianco al Governo per i futuri interventi. Praticamente ogni comma del provvedimento in esame rimanda ad altri decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, con cui si possono stabilire nuove limitazioni alla libertà personale, alla circolazione, alla libertà di riunirsi, alla libertà di associazione, alla libertà di culto. Abbiamo già in altre occasioni manifestato il nostro dissenso nei confronti del ricorso allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, per contenere e limitare libertà costituzionalmente garantite. Qua siamo di nuovo di fronte - ecco il déjà-vu - ad una delega in bianco, per autorizzare il Presidente del Consiglio a fare cose e ad assumere iniziative che già abbiamo contestato. (Applausi) . Colleghi, il voto contrario che stiamo per esprimere, non è solo un voto contrario rispetto al provvedimento, che - diciamocelo - è poca cosa rispetto a quello che abbiamo visto, ma è un voto contrario nei confronti di un atteggiamento politico irrispettoso del Parlamento. (Applausi) . La verità è che dietro tutto questo si coglie un atteggiamento quantomeno di indifferenza nei confronti di questa Istituzione, di cui oggi siamo parte. Sono abituato a concedere il beneficio del dubbio e dunque all'inizio pensavo che dietro questo diluvio di provvedimenti, spesso poco chiari - ricordo, tanto per fare un esempio noto al grande pubblico, il riferimento equivoco ai congiunti - ci fosse disorientamento, ovvero un atteggiamento sì gravemente colpevole, ma non scientemente perseguito. In questi giorni abbiamo assistito allo svolgimento di quelli che, pomposamente, sono stati chiamati Stati Generali a porte chiuse, per - hanno detto - un confronto utile alla raccolta di informazioni necessarie per rilanciare il Paese. Tuttavia, sappiamo bene che il luogo di questi confronti già esiste ed è altamente democratico: è questo luogo, che è stato privato della possibilità di interloquire con gli esperti, discutere e confrontarsi. (Applausi) . Non va bene, non va bene per niente perché il Presidente del Consiglio evidentemente dimostra di non conoscere il significato della dialettica parlamentare. Per certi aspetti, non ci sorprendiamo. Il nostro voto, dunque, è contrario non solo a un provvedimento, ma anche a un approccio politico e a una mentalità che ritengo fortemente antidemocratica e contro cui ci opponiamo con tutte le nostre forze. (Applausi) .