[pronunce]

25 luglio 1998, n. 286 — della clausola elastica «senza giustificato motivo» non comporti una violazione del principio di determinatezza dell'illecito penale, giacché la finalità dell'incriminazione (rendere effettivo il provvedimento di espulsione, rimuovendo situazioni di illiceità o di pericolo correlate alla presenza dello straniero nel territorio dello Stato) ed il quadro normativo in cui essa si innesta (che vede regolati in modo diverso, anche a livello costituzionale, l'ingresso e la permanenza degli stranieri nel Paese, a seconda che si tratti di richiedenti il diritto di asilo o rifugiati, ovvero di c.d. “migranti economici”) consentono comunque al giudice di stabilire il significato della formula considerata mediante un'operazione interpretativa non esorbitante dall'ordinario compito a lui affidato; e, correlativamente, permettono al destinatario della norma incriminatrice di avere una percezione sufficientemente chiara ed immediata del relativo valore precettivo; che, nella prospettiva indicata, risulta infatti evidente come la clausola in questione abbia riguardo a situazioni ostative di particolare pregnanza che — anche senza integrare delle cause di giustificazione in senso tecnico — incidano sulla stessa possibilità, soggettiva od oggettiva, di adempiere all'intimazione, escludendola ovvero rendendola difficoltosa o pericolosa; non anche, invece, ad esigenze che riflettano la condizione tipica del “migrante economico”, sebbene espressive di istanze in sé e per sé pienamente legittime: salvo, s'intende, che ricorrano situazioni riconducibili alle scriminanti previste dall'ordinamento; che il necessario coordinamento della norma incriminatrice con le altre disposizioni del d.lgs. n. 286 del 1998 rende per altro verso palese come i motivi che, a mente dell'art. 14, comma 1, di tale decreto legislativo, legittimano la pubblica amministrazione a non procedere, in deroga al drastico imperativo di cui all'art. 13, comma 4 («l'espulsione è sempre eseguita …»), all'accompagnamento coattivo dello straniero alla frontiera — necessità di soccorso, difficoltà nell'ottenimento dei documenti per il viaggio, indisponibilità di vettore o di altro mezzo di trasporto idoneo — non possono non costituire sicuri indici di riconoscimento di situazioni nelle quali può ravvisarsi un «giustificato motivo» di inottemperanza dello straniero all'ordine del questore; che, in tal ottica, resta dunque escluso sia che la norma incriminatrice si presti a reprimere anche inottemperanze dovute a situazioni di impossibilità incolpevole — oggettiva o soggettiva — di adempimento del precetto; sia, conseguentemente, che la stessa parifichi irragionevolmente situazioni diverse, quali quelle dello straniero che è in grado di adempiere all'ordine e dello straniero che non lo è; che l'insussistenza della violazione del principio di determinatezza esclude, d'altro canto, anche la configurabilità di una lesione del diritto di difesa, sotto il profilo della “non conoscibilità” a priori delle situazioni idonee ad integrare il «giustificato motivo», da parte del destinatario del precetto; che quanto, poi, alla presunta violazione dell'art. 3 Cost. connessa alla sproporzione della pena rispetto al fatto tipico — unica censura aggiuntiva formulata (in modo peraltro puramente assertivo) dall'odierna ordinanza di rimessione rispetto a quelle già esaminate — va ribadito che la configurazione delle ipotesi criminose e la determinazione della pena per ciascuna di esse rientra nella discrezionalità del legislatore, le cui scelte sono suscettibili di sindacato di costituzionalità solo nel caso di manifesta irrazionalità (cfr., ex plurimis, ordinanze n. 117 del 2003; n. 144 del 2001; n. 58 del 1999): irrazionalità che, nella specie, non risulta in alcun modo argomentata dal giudice a quo; che la questione va dichiarata, pertanto, manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 13, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifiche alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), sollevata, in riferimento all'art. 25 della Costituzione, dal Tribunale di Reggio Emilia con l'ordinanza indicata in epigrafe; 2) dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del citato art. 14, comma 5-ter, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 27 della Costituzione, dal Tribunale di Bolzano con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 settembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 settembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA