[massime]

PROCEDIMENTO CIVILE - PROVA TESTIMONIALE - MANCATA COMPARIZIONE SENZA GIUSTIFICATO MOTIVO DEL TESTIMONE INTIMATO - CONDANNA A PENA PECUNIARIA - PROSPETTATA DISPARITÀ DI TRATTAMENTO, RISPETTO AL TESTE NON COMPARSO NEL PROCESSO PENALE, NONCHÉ CONTRARIETÀ AL PRINCIPIO DELLA RAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO - MANIFESTA INFONDATEZZA DELLA QUESTIONE.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 255, primo comma, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, della Costituzione, nella parte in cui prevede per il testimone non comparso senza un giustificato motivo la condanna ad una pena pecuniaria non inferiore a lire quattromila e non superiore a lire diecimila. Infatti, a) la determinazione della misura delle sanzioni appartiene alla discrezionalità del legislatore; b) il sistema processuale civile e quello penale sono fra loro autonomi e non sono comparabili; c) l'esiguità della sanzione pecuniaria non è suscettibile di arrecare un ritardo al processo e dunque di ledere il principio della ragionevole durata del processo. - Analoga questione è stata dichiarata manifestamente infondata con la citata ordinanza n. 30/2000. - Sulla non comparabilità del sistema processuale civile e quello penale ai fini della violazione del principio di eguaglianza, v. citata sentenza n. 78/2002.