[ddlpres]

Iniziativa quorum zero e più democrazia. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge costituzionale intende recuperare integralmente una proposta di legge costituzionale d'iniziativa popolare, presentata alla Camera dei deputati il 24 agosto 2012 (A. C. 5424), nel corso della XVI legislatura, ma mai esaminata né in Commissione, né in Assemblea. Al fine, dunque, di incrementare la forza insita in una proposta normativa popolare -- elaborata peraltro on line --, la si vuole riproporre all'attenzione del Senato della Repubblica, nella sua formulazione originaria sia nella relazione che nell'articolato, anche sulla base della ragionevole speranza che possa essere celermente esaminata da entrambi i rami del Parlamento. *** In un momento storico molto delicato sia dal punto di vista economico (a causa della crisi che affligge tutta l'Europa) sia dal punto di vista socio-culturale (per le forti spinte dal basso che richiedono una maggiore partecipazione da parte della cittadinanza), con la proposta di legge d'iniziativa popolare illustrata di seguito ci proponiamo di eliminare un monopolio: quello del potere legislativo detenuto da una ristretta cerchia di persone organizzate in un gruppo ancora più ristretto di gruppi di potere. Tale monopolio non è previsto nella nostra Costituzione. Al contrario, essa prevede la possibilità che siano anche i cittadini a proporre leggi, quelle dette «d'iniziativa popolare». Questa possibilità è però vanificata dai Regolamenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Ci accingiamo pertanto a presentare una proposta di legge costituzionale per modificare la Costituzione, affinché il dettame costituzionale che, con la sua chiara impronta democratica, nega l'esistenza di un monopolio del potere legislativo, possa finalmente avere effettiva applicazione. Intendiamo quindi estendere i diritti referendari, abolire il quorum , introdurre la revoca degli eletti e assicurare ai cittadini, conformemente con quanto previsto dalla Costituzione, la possibilità di proporre leggi. Per questo proponiamo che oltre alle leggi ad iniziativa popolare a voto parlamentare siano introdotte anche quelle a voto popolare e che quando il Parlamento per varie ragioni non prenda in esame una legge d'iniziativa popolare questa passi al voto popolare. In poche parole intendiamo rafforzare, nel nostro sistema costituzionale, l'esercizio del potere politico da parte del popolo sovrano e cioè la democrazia diretta. Oltre che sulla democrazia, questa forma di «liberalizzazione» avrà di certo un impatto importante anche sull'economia del nostro Paese. La stabilità della finanza pubblica, il controllo di una classe politica, altrimenti sempre più chiusa e meno rappresentativa del Paese e dei suoi interessi, la maggior responsabilizzazione dei rappresentanti politici passano attraverso un deciso rafforzamento del potere decisionale dei cittadini. L'unico modo per ottenerlo sono le iniziative di legge popolari, gli strumenti referendari deliberativi e senza quorum . È per raggiungere tale obiettivo che un gruppo di cittadini, da tempo impegnati in liste civiche di varie regioni e in associazioni che promuovono gli strumenti di democrazia diretta, si sono riuniti per elaborare alcune proposte di modifica della Costituzione. Per fare assurgere l'attuale democrazia italiana a un nuovo status , qualitativamente migliore e più completo, e per attuare finalmente appieno lo spirito della Costituzione, bisogna mettere mano alla Costituzione stessa, adeguare i diritti di partecipazione dei cittadini alle esigenze del Paese e dell'attuale periodo storico. La Costituzione ha alcune lacune che hanno finito per permettere a banali Regolamenti parlamentari di intaccare il suo chiaro spirito democratico e di frustrare il desiderio e la necessità di coinvolgimento dei cittadini nella « res publica ». Essa, inoltre, contiene anche qualche contraddizione dato che da una parte invita gli enti pubblici a promuove l'autonoma iniziativa dei cittadini all'impegno per il bene comune (articolo 118) e dall'altra, attraverso il quorum di partecipazione (articolo 75), istituzionalizza le campagne di boicottaggio di un diritto fondamentale. Oltre all'abolizione di questo ostacolo e all'introduzione degli strumenti referendari e d'iniziativa più importanti, al Parlamento spetterà il compito di ridisegnare le regole di applicazione in chiave democratica, sostituendo l'attuale legge n. 352 del 1970. Quindi ricorriamo allo strumento della proposta di legge d'iniziativa popolare, prevista dall'articolo 71 della Costituzione, che è pure un esempio di uno strumento di partecipazione estremamente chiaro e significativo dell'intenzione democratica della nostra Costituzione, sebbene troppo debole, perché non legato ad una votazione popolare vincolante e aggirato da un Regolamento interno delle Camere che impone la discussione delle leggi d'iniziativa popolare dopo le leggi d'iniziativa parlamentare. E questo è il motivo per cui la maggior parte delle proposte di legge popolari di questo tipo, talvolta firmate da centinaia di migliaia di cittadini, sono finite in un cassetto parlamentare senza essere nemmeno discusse. Ed è questo uno dei motivi per cui intendiamo far conoscere a tutto il popolo italiano le varie istituzioni della democrazia diretta, lo strumento democratico di cui il Paese ha bisogno. Quali sono dunque le ragioni principali della nostra iniziativa? Rafforzando i diritti di iniziativa e referendari, le norme proposte avranno l'effetto di realizzare un effettivo controllo democratico da parte dei cittadini sulla politica rappresentativa, attribuendo loro un nuovo e più attivo ruolo e instaurando un rapporto più corretto fra partiti, istituzioni e cittadini. Di quali diritti si tratta? Dell'iniziativa popolare non più solo a voto parlamentare ma anche a voto popolare e del referendum propositivo; del referendum confermativo (che oggi esiste solo per le modifiche costituzionali in determinate condizioni); del diritto di revoca; del referendum obbligatorio, che impone la ratifica popolare di decisioni nelle quali i rappresentanti sarebbero chiamati a legiferare su loro stessi e sulle loro prerogative (ad esempio, leggi elettorali, relazioni tra parlamentari e magistratura) . Questi strumenti vengono illustrati più estesamente nella parte descrittiva della nostra proposta di legge costituzionale. Per quanto riguarda le regole di applicazione si evidenzia la necessità di togliere il quorum di partecipazione. Questa norma va sostituita dal principio: «Chi si reca alle urne decide; chi sta a casa, delega coscientemente la decisione ai suoi concittadini» (per cui in una votazione popolare deve decidere chi vota e non chi si astiene o non si interessa al quesito posto). È questa una delle regole di fondo che fanno funzionare bene la democrazia diretta nei Paesi con lunga esperienza positiva con questi meccanismi. Togliendo il quorum si abolirebbe il meccanismo che non solo ha fatto naufragare dozzine di referendum nazionali fra il 1997 e il 2009, ma ha anche svilito agli occhi della popolazione questo importante strumento di partecipazione. Si constata che la presenza del quorum distorce il sistema democratico. Un efficace sistema di informazione, libera e imparziale, sui contenuti referendari o delle iniziative permette ai cittadini di esprimersi in modo cosciente e competente e indipendentemente dalla pressione dei media .