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Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra, con Allegati, fatto a Bruxelles l'11 maggio 2012; b) Accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra, fatto a Phnom Penh l'11 luglio 2012. Onorevoli Senatori. -- A) Accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra, con allegati, fatto a Bruxelles l'11 maggio 2012 1.1 Contesto dell'Accordo L'Unione europea è fermamente impegnata a rafforzare le proprie relazioni con l'Iraq, secondo una prospettiva a lungo termine ed in funzione dei reciproci benefici e vantaggi. L'Europa è stata uno dei principali donatori a sostegno della transizione politica e del processo elettorale iracheno, provvedendo anche all'invio di una missione di osservazione elettorale in occasione delle votazioni del 7 marzo 2010. Dalla caduta del regime di Saddam Hussein (2003) l'Unione europea ha fornito sostegno finanziario per circa un miliardo di euro, destinati soprattutto alla ricostruzione ed all'assistenza umanitaria. Salutato da Baghdad come un ulteriore passo verso la piena riammissione della giovane democrazia irachena nella comunità internazionale -- e dall'Unione europea quale simbolo della determinazione comunitaria ad affiancare l'Iraq nel suo impegno per la democrazia, l'Accordo di partenariato e cooperazione tra l’Unione europea e l’Iraq è in assoluto la prima relazione contrattuale istituita tra le Parti. Esso delinea un quadro giuridico ad ampio spettro, che spazia dal regolare dialogo politico alle relazioni commerciali, dalla cooperazione in materia di regolamentazione agli aiuti allo sviluppo e contiene altresì disposizioni in materia di ambiente, energia, istruzione, cultura, lotta all'immigrazione illegale, investimenti, servizi, appalti pubblici e soluzione delle controversie. Se si considera la situazione in cui versava il Paese a seguito della guerra e della caduta del passato regime, la finalizzazione di un Accordo di tale portata rappresenta un risultato di grandissimo rilievo, soprattutto politico, per le relazioni bilaterali. Ancorché impostato in principio su linee prettamente commerciali, l'Accordo è stato trasformato nel corso della fase negoziale -- accogliendo le aspettative irachene in questo senso -- in un partenariato di più ampio respiro ( Partnership and Cooperation Agreement - PCA), comprensivo del volet di dialogo politico. Al riguardo, ci si era infatti resi conto che la mancanza di capacità amministrative e di adeguata legislazione in Iraq rendevano necessario rivedere in corso d'opera la strategia negoziale, formulando un partenariato di maggiore portata e rafforzando l'ambito e l'intensità della collaborazione tra le Parti. L'Accordo -- concluso per un periodo di 10 anni e suscettibile, alla scadenza, di proroghe annuali -- costituisce una solida base per rinsaldare i legami tra l'Unione europea e l'importante Paese mediorientale. L'elemento innovativo del testo è il dialogo politico, inteso a sostenere l'Iraq nello sforzo verso le riforme e lo sviluppo, facilitandone -- assieme alle previsioni di carattere commerciale -- l'integrazione nel più vasto contesto economico internazionale. Espressione delle dinamiche del dialogo politico è l'istituzione di un Consiglio di cooperazione, che è previsto riunirsi periodicamente a livello ministeriale per discutere dei problemi di reciproco interesse, ma soprattutto di politica estera, sicurezza, diritti umani, lotta alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, terrorismo e Corte penale internazionale. Quanto agli aspetti commerciali, il partenariato con l'Iraq si sostanzia in un Accordo non preferenziale, comprensivo delle norme base dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) (della quale l'Iraq non è ancora parte), con un significativo accesso al mercato per l'Unione europea e sostanziali elementi positivi, soprattutto per quanto riguarda gli appalti pubblici, i servizi e gli investimenti. Oltre ad escludere i dazi sulle esportazioni, esso garantisce adeguati livelli di trasparenza e certezza giuridica per gli operatori economici. Nel quadro degli sforzi profusi sul piano bilaterale a sostegno del processo di ricostruzione e democratizzazione del nuovo Iraq, da parte italiana si è sostenuta fin da principio la stipula di un Accordo con le prerogative citate: ciò andrà in larga misura a beneficio anche del nostro Paese, in ragione dell'ulteriore miglioramento della cooperazione settoriale, delle iniziative di capacity building e del miglioramento delle capacità di governance delle Autorità di Baghdad, nonché in funzione di tutela dei rilevanti interessi nazionali già consolidati e con interessanti prospettive di ulteriore sviluppo. 1.2 Iter procedurale di firma dell'Accordo Il mandato con le direttive negoziali, approvato dal Consiglio il 23 marzo 2006, contemplava inizialmente un Accordo focalizzato su commercio e cooperazione ( Trade and Cooperation Agreement - TCA). Nel corso della VII tornata di colloqui, tenutasi a Baghdad nel febbraio 2009, le Parti hanno convenuto di conferire all'Accordo uno status più elevato, portandola da mero TCA a PCA, vale a dire Partnership and Cooperation Agreement , inclusivo di un Consiglio di cooperazione a livello ministeriale, da convocare con regolarità. Tali modifiche, che hanno reso necessario emendare il mandato originario, sono state autorizzate dal Consiglio il 26 ottobre 2009 con documento 13407/09 COMEM 171 WTO 183. I negoziati si sono conclusi, dopo nove tornate negoziali complessive, nel novembre 2009, e il testo -- parafato nel giugno 2010 -- è stato infine firmato a Bruxelles l'11 maggio 2012. 1.3 Finalità dell'Accordo L'interesse europeo sull'Iraq è incentrato -- com'è noto -- sul settore energetico, sulla sicurezza della regione e sulle potenzialità di quella che potrebbe confermarsi una « success story »: un esempio di transizione democratica per l'area mediorientale, attualmente meno coinvolta nella Primavera araba rispetto agli Stati che si affacciano sulla sponda sud del Mediterraneo. L'Accordo, che testimonia la determinazione dell'Unione europea a svolgere un ruolo significativo nella fase di transizione dell'Iraq, è oggi il principale strumento tramite il quale veicolare il sostegno europeo al Paese ed approfondire ulteriormente le relazioni tra le Parti. Il presente Accordo costituisce pertanto uno strumento essenziale per il perseguimento del citato obiettivo, offrendo un quadro di cooperazione sul quale si potranno costruire un percorso comune ed una cooperazione settoriale. Esso s'ispira, fra l'altro, agli obiettivi di sviluppo del Millennio e ai relativi principi in materia, convenuti in ambito ONU e delle altre organizzazioni internazionali competenti, nonché ai principi di efficacia degli aiuti, compresi quelli enunciati dalla dichiarazione di Parigi del 2 marzo 2005 e dal programma d'azione di Accra.