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anche il forum "Stefano Gioia", che da circa 20 anni segue la vicenda Mercure, ha rilevato nell'ultimo report gravi incongruenze sul piano tecnico-scientifico, a cominciare dall'utilizzo dello studio delle condizioni microclimatiche, fondamentale per valutare le ricadute degli inquinanti, condotto non nella vallata del Mercure ma in quella di Latronico, diversa e distante dalla prima; all'asserita scarsa attendibilità dei dati di un organismo, l'osservatorio ambientale, che non sembra affatto essere, come dovrebbe, super partes , fa da contraltare il notevolissimo impatto di una centrale che brucia annualmente circa 350.000 tonnellate di legno vergine in un territorio prezioso, fragile e protetto da leggi nazionali ed europee, trattandosi anche di una zona di protezione speciale (ZPS) compresa dall'UNESCO nel circuito dei geoparchi; valutato in fine che: l'energia assicurata dalla centrale del Mercure è appena lo 0,0002 per cento di tutta quella prodotta in Calabria, regione che vanta un surplus energetico di oltre il 170 per cento. Nel primo anno di attività (2016) l'impianto ha fruttato alla proprietà ben 49 milioni di euro, solo 10 dei quali da produzione di energia e gli altri 39 da incentivi statali; il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata in un'operazione speculativa a così alto moltiplicatore è emerso in modo dirompente con l'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro denominata "Stige" che nel gennaio 2018 portò all'arresto, tra gli altri, di titolari di ditte fornitrici di biomasse per la centrale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto sopra esposto; se, nell'ambito delle rispettive competenze, non ritengano incompatibili, essendo la Regione Calabria un finanziatore del parco (art. 4 del decreto legislativo n. 39 del 2013), gli incarichi assegnati al dottor Pappaterra di presidente del parco nazionale del Pollino e direttore generale di Arpacal, per cui il controllato finanzia lautamente il controllore; se, a tutela dell'interesse pubblico, non reputino opportuno farsi promotori di un ripensamento e possibilmente della sospensione degli incentivi statali, a giudizio degli interroganti spropositati, che oggi rendono quanto mai profittevole per i privati il funzionamento di centrali a biomassa, troppo spesso a rischio e danno dell'ambiente e delle popolazioni residenti nell'area; se non intendano intervenire con iniziative di competenza sulla centrale del Mercure, che per la sua collocazione e la sua inusitata potenza rappresenta, a parere degli interroganti, uno sconcertante e negativo unicum nel panorama nazionale e internazionale; se, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano adoperarsi affinché nel parco del Pollino siano incentivate la conservazione e tutela del patrimonio forestale naturale e della biodiversità, le attività produttive ecosostenibili nel settore dell'agricoltura di qualità e dell'allevamento all'aperto, la promozione del turismo naturalistico e dell'agriturismo. Atto n. 3-01680 STABILE Al Ministro della salute Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: da quando l'Italia è stata colpita dall'emergenza dovuta al COVID-19, il Governo, i suoi organi tecnici e in gran parte anche le Regioni hanno fornito informazioni scarse e incomplete; dai bollettini del Dipartimento della protezione civile e dall'Istituto superiore di sanità si conoscono i dati complessivi per regione, mentre per le province solo i casi totali, quindi non quelli attualmente positivi, i deceduti, i guariti. L'ISS pubblica delle mappe colorate di province e comuni, ma solo per i casi totali e i nuovi casi. In sostanza le persone non sanno che cosa succede nella propria provincia o città, e nei propri ospedali; lo studio "valutazione di politiche di riapertura utilizzando contatti sociali e rischio di esposizione professionale", presumibilmente elaborato dall'ISS e dalla fondazione "Bruno Kessler", che non è mai stato pubblicato ufficialmente, è stato reso noto dai media in una versione senza intestazione, senza firma e senza note bibliografiche; su questo studio, che presentava in caso di riaperture più ampie scenari catastrofici con fino a 150.000 ricoverati in terapia intensiva a metà giugno 2020, si sono basate le decisioni del Governo per la "fase 2"; l'impressione è che i "tecnici" abbiano voluto mantenere chiuse più attività possibile per non assumersi responsabilità, o perché consapevoli del fatto che il sistema sanitario non sarebbe stato in grado di affrontare localmente ("3 T") eventuali focolai; l'ISS ha pubblicato i dati degli operatori sanitari contagiati suddivisi per regione fino all'inizio di aprile. In seguito ha pubblicato un documento ad hoc nel quale, paradossalmente, riportava regione per regione le percentuali di operatori rispetto al profilo professionale e al contesto assistenziale, ma non il numero complessivo degli operatori contagiati. Oltre a questo, non si comprende se i dati si riferiscono solo ai dipendenti o se comprendono anche i convenzionati e i dipendenti dei servizi esternalizzati e delle strutture private; i sindacati hanno chiesto invano a Regioni e a singole aziende di conoscere questi dati, e di avere un continuo aggiornamento ma non avendo mai ricevuto alcun riscontro è sembrato che vi sia stata l'intenzione di nasconderli; tra l'altro, l'ISS nelle tabelle dei suoi report mostra che più della metà dei contagi è avvenuta nelle strutture sanitarie e residenziali assistenziali per anziani e disabili e non esiste alcuna analisi su questi dati, che sarebbe stato importante analizzare, anche in virtù del fatto che è evidente che una parte dei contagiati in famiglia sono congiunti di operatori sanitari o di degenti, quindi i casi che nascono negli ambienti assistenziali potrebbero essere verosimilmente molti di più; non si conoscono neanche i numeri dei pazienti che hanno contratto il virus durante il ricovero ospedaliero; le aziende sanitarie, mediante il metodo delle 3 T di questi casi dovrebbero conoscere l'ambiente in cui si è prodotto il contagio, gli ambienti frequentati dalla persona contagiata, i contatti a rischio, si chiede di sapere quali siano le motivazioni che hanno portato alla decisione di non diffondere in modo chiaro e puntuale tutti i dati dei contagi e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere affinché immediatamente, e per eventuali altre situazioni di emergenza che dovessero emergere in futuro, i cittadini e soprattutto gli operatori sanitari possano ricevere informazioni il più possibile complete, comprensibili ed esaustive da parte degli organi competenti. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03629 BATTISTONI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: in data 19 maggio 2020, la Direzione regionale musei del Lazio del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha pubblicato una nota in cui annunciava la riapertura di alcuni fra i più importanti luoghi della cultura della regione; i criteri per la riapertura enunciati erano la dotazione di ampi spazi aperti ed un pubblico inferiore ai 100.000 spettatori in epoca pre COVID-19; le riaperture dovevano avvenire nel rispetto del distanziamento sociale e delle ulteriori norme di sicurezza;