[pronunce]

che, al riguardo, va premesso che la rimettente Corte di cassazione, nel richiamare il "diritto vivente" costituito dalle proprie pronunce in materia, ha inteso farne proprie le argomentazioni, evidenziando - implicitamente, ma chiaramente - l'impossibilità di pervenire ad una diversa interpretazione della disposizione denunciata; che, in effetti, la Corte di cassazione - contrariamente a quanto riferito nella memoria depositata dall'Avvocatura generale dello Stato - ha costantemente affermato che l'esenzione dall'ICI prevista dalla censurata lettera a) del comma 1 dell'art. 7 del d.lgs. n. 504 del 1992 non spetta in relazione agli immobili destinati a edilizia residenziale pubblica posseduti da un Comune ed ubicati nel territorio di un altro Comune, perché essi non sono - come invece richiesto dalla locuzione «destinati esclusivamente ai compiti istituzionali» - direttamente e immediatamente destinati ai compiti istituzionali dell'ente (sentenze n. 14094 del 2010; n. 20577 del 2005; n. 142 del 2004; in senso analogo, sentenza n. 21571 del 2004); che il rimettente, come visto, argomenta il ritenuto contrasto con l'art. 3 Cost. sulla base del duplice assunto che: a) la situazione degli immobili destinati a edilizia residenziale pubblica posseduti dai Comuni è omogenea a quella degli immobili posseduti dagli IACP ed aventi la medesima destinazione; b) le due situazioni, negli anni dal 1993 al 1996 - periodi di imposta in ordine ai quali si controverte nei giudizi a quibus -, sono ingiustificatamente trattate in modo diverso dal legislatore, perché solo gli immobili posseduti dagli IACP godevano di agevolazioni fiscali; che, a prescindere da ogni valutazione sulla correttezza dell'assunto circa l'omogeneità delle situazioni poste a raffronto dal rimettente, va rilevato che il secondo di detti assunti è errato; che il rimettente invoca quali tertia comparationis le agevolazioni in tema di ICI relative agli immobili posseduti dagli IACP, previste, secondo quanto afferma lo stesso ricorrente: a) dall'art. 8, comma 4, del d.lgs. n. 504 del 1992, come sostituito dall'art. 3, comma 5, della legge n. 662 del 1996, il quale stabiliva una riduzione dell'imposta del 50 per cento in favore degli «alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari»; b) dall'art. 1, comma 3, del decreto-legge n. 93 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 126 del 2008, in forza del quale, «a decorrere dall'anno 2008» (comma 1, del medesimo articolo 1), si applica, in favore dei medesimi alloggi, la totale esenzione dall'imposta in luogo della suddetta riduzione del 50 per cento; che, tuttavia, tali agevolazioni sono applicabili solo per periodi d'imposta successivi a quelli rilevanti nei giudizi a quibus - anni dal 1993 al 1996 -, perché: a) l'agevolazione di cui all'art. 8, comma 4, del d.lgs. n. 504 del 1992, come sostituito dall'art. 3, comma 5, della legge n. 662 del 1996, si applica a decorrere dal 1° gennaio 1997 (comma 217 del medesimo art. 3); b) l'esenzione di cui all'art. 1, comma 3, del decreto-legge n. 93 del 2008 si applica - come riconosciuto dallo stesso rimettente - a decorrere dall'anno 2008; che pertanto, negli anni dal 1993 al 1996, gli immobili posseduti dagli IACP non godevano delle agevolazioni fiscali indicate dal rimettente, con conseguente palese insussistenza della denunciata disparità di trattamento rispetto agli immobili posseduti dai Comuni.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale della lettera a) del comma 1 dell'art. 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'art. 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), sollevate dalla Corte suprema di cassazione, in riferimento agli artt. 2 e 38 della Costituzione, con le ordinanze indicate in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale della medesima lettera a) del comma 1 dell'art. 7 del d.lgs. n. 504 del 1992, sollevate dalla Corte suprema di cassazione, in riferimento all'art. 3 Cost., con le suddette ordinanze indicate in epigrafe. Cosí deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 maggio 2011. F.to: Paolo MADDALENA, Presidente Franco GALLO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 maggio 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI