[resaula]

voi confondete delocalizzazione con internazionalizzazione, andando a mettere bavagli e limitazioni a quelle aziende che si vanno a internazionalizzare, non per scappare dall'Italia, ma per creare maggiori opportunità lavorative nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Avete fatto confusione e avete ottenuto il risultato opposto: invece di favorire quelle aziende che si internazionalizzano, non per delocalizzare, ma per creare maggiori opportunità nel nostro Paese, voi le punite tutte quante. Poi siete intervenuti a piedi uniti nella materia dei giochi. Per la fretta di legiferare, per dare uno slogan e un manifesto che sarà privo di contenuti, avete omesso di valutare le legittime, corrette e pertinenti osservazioni che sono state fatte dal Servizio studi del Senato, che vi ha indicato che l'articolo 9 di questo decreto-legge è assolutamente in contraddizione con il cosiddetto decreto Balduzzi, che rimane assolutamente in vigore e valido nel nostro Paese. Da un lato, si vieta la pubblicità per i giochi d'azzardo, dall'altro si lascia la libertà di agire prevista dal decreto Balduzzi, che aveva già creato limitazioni, creando una disparità di trattamento tra le persone che voi vorreste favorire, i cosiddetti attinti dal disturbo da gioco d'azzardo, e quelli che invece operano in questo settore, quasi che i primi siano meritevoli di dignità e i secondi invece siano meritevoli di indegnità. La verità è che questo decreto-legge è completamento indegno, dalla prima all'ultima parola, e non fa differenza di sorta nei confronti di alcuno. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Nell'intervenire anche nel settore dei giochi, avete dimenticato di coordinarvi con la normativa comunitaria. Mi riferisco alla raccomandazione della Commissione europea del 14 luglio 2014, che non suggerisce l'imposizione di divieti di comunicazione, ma, diversamente da quello che voi avete sostenuto e realizzato, afferma che le comunicazioni commerciali sui servizi di gioco d'azzardo on line possono svolgere un ruolo importante nell'orientare i consumatori verso offerte permesse e controllate. Avete stabilito con una norma manifesto una limitazione, senza dare al Parlamento una relazione, senza aver avviato un'indagine e offerto dei dati. Siete intervenuti a piedi uniti in un settore delicato, aggravando l'imposizione fiscale e favorendo, di fatto, il gioco illegale. (Applausi della senatrice Rizzotti). Quindi, il decreto‑legge in esame non centra alcuno degli obiettivi. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rendo conto che l'invito che sto per fare cadrà nel vuoto, ma sento il dovere di farlo ugualmente. Fermatevi, finché siete in tempo. Fermatevi dal legiferare in questo modo schizofrenico e irrazionale. In due mesi non siete stati capaci di presentare in questo Parlamento un disegno di legge, che fosse uno. Avete soltanto adottato decreti-legge. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E mi rivolgo soprattutto a quella parte del Parlamento che contro i decreti‑legge ha fatto in questa sede una battaglia politica e istituzionale e che oggi non utilizza questo strumento, ma ne abusa contro il Parlamento e le sue prerogative. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Fermatevi, siete ancora in tempo. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice Parente per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà. PARENTE (PD) . Signor Presidente, l'uso dello strumento del decreto‑legge ha costretto le Commissioni riunite 6ª e 11ª a esaminare il testo in tempi brevissimi, limitando enormemente la possibilità di approfondire, dibattere e avere una dialettica sana tra maggioranza e opposizione. Signor Presidente della Commissione finanze e tesoro, in queste ultime giornate e nottate siamo stati insieme. Ricordo a tutti noi che il provvedimento è arrivato in Senato venerdì scorso e, su richiesta della minoranza, è stato incardinato quando il testo era completo. Infatti, ci volevano far discutere sul testo trasmesso dalla Camera dei deputati al Senato e neanche su quello del Senato. Pertanto, il provvedimento è stato incardinato venerdì alle ore 14,30 e la scadenza per la presentazione degli emendamenti è stata fissata alle ore 11 di sabato. Un tempo più che ragionevole per eliminare le richieste della minoranza per approfondire un testo che è molto complesso. Ripeto, il testo è molto complesso, in quanto non tratta una sola materia. Stupisce - lo dico senza polemica ai membri di questo ramo del Parlamento - che nonostante le forze politiche di maggioranza abbiano promesso una rinnovata centralità del Parlamento e delle attività delle Commissioni nell'esercizio della funzione legislativa, ci troviamo oggi compressi nell'esame di un decreto‑legge. (Applausi dal Gruppo PD) . Come dicevo, signor Presidente, questi tempi ristretti non hanno consentito una valutazione approfondita delle disposizioni contenute nel provvedimento. A questo proposito - può sembrare una banalità, ma non lo è - non abbiamo avuto neanche la relazione di analisi di impatto della regolazione (AIR), nemmeno nella forma semplificata consentita dal Regolamento. Ebbene, a fronte di un dettato normativo chiarissimo, la mancanza dell'AIR può essere giustificata in determinati casi, anzitutto qualora il provvedimento in esame non impatti significativamente sulla platea dei destinatari (e, quindi, questo decreto-legge è un decreto annuncio). Oppure, considerato che gli effetti socioeconomici del provvedimento saranno tutt'altro che esigui, la mancanza dell'AIR significa che il Governo è stato manifestamente insolvente nel fornire dati adeguati relativi al provvedimento. Analisi che, anche alla luce del notevole ritardo tra l'adozione del decreto-legge e la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale , appare abbastanza verosimile. Altro che atteggiamento ostruzionistico delle minoranze: non abbiamo avuto né il tempo né la documentazione necessaria per approfondire il provvedimento, e non c'è stata neanche una normale e sana dialettica tra maggioranza e opposizione, come dovrebbe avvenire in questo bellissimo ramo del Parlamento, e in generale in Parlamento. Ciò che mi ha colpito, signor Presidente, è che a un certo punto nelle Commissioni sono stati ritirati anche gli ordini del giorno della maggioranza: questo vuol dire che si è privato totalmente il Parlamento, non solo l'opposizione, ma anche la stessa maggioranza, della possibilità di dare un indirizzo impegnando il Governo, come sempre avviene. Non ci si può non chiedere, poi, in cosa consistano la necessità e l'urgenza di questo provvedimento, laddove proprio la disciplina più importante, a detta del Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, e cioè quella del contratto di lavoro a tempo determinato, viene rinviata nella sua applicazione - con riferimento ai rinnovi e alle proroghe contrattuali - al 31 ottobre 2018. Sul regime transitorio è stato effettuato un pasticcio di dimensioni colossali. Abbiamo cercato come opposizione di intervenire con il Governo e con la maggioranza almeno per sanare questa parte del decreto-legge, e mi fa piacere che il Presidente abbia riconosciuto il nostro atteggiamento civile, io direi di proposta di contenuto.