[pronunce]

che la citata sentenza n. 148 del 1983 ha inoltre chiarito che le questioni di costituzionalità concernenti norme penali di favore debbono ritenersi rilevanti nel giudizio principale, sebbene il principio di irretroattività della legge penale sfavorevole – di cui agli artt. 25, secondo comma, Cost., e 2, primo comma, del codice penale – impedisca di condannare l'imputato per un fatto commesso nel vigore della norma di favore, benché dichiarata incostituzionale; che siffatta conclusione è stata motivata, in specie, con il duplice rilievo che l'accoglimento della questione, per un verso, verrebbe ad incidere sulle formule di proscioglimento e si rifletterebbe sullo schema argomentativo della relativa motivazione; e, per un altro verso, avrebbe comunque un «effetto di sistema», la cui valutazione resta affidata ai giudici ordinari; che a tali considerazioni andrebbe aggiunto, con riguardo al caso di specie, un ulteriore e decisivo argomento: ossia che l'eventuale sentenza di accoglimento, pur non potendo determinare la condanna della persona sottoposta alle indagini per il fatto commesso anteriormente alla sentenza stessa, potrebbe comunque portare alla conferma del sequestro preventivo dell'autocarro da lui utilizzato per il trasporto dei rifiuti; e ciò alla luce della «consolidata giurisprudenza» secondo cui la misura cautelare di cui all'art. 321 del codice di procedura penale ha «carattere reale», prescindendo dalla «personale responsabilità» dell'indagato. Considerato che successivamente all'ordinanza di rimessione è intervenuto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2006, supplemento ordinario, il quale – in attuazione della delega conferita dall'art. 1 della legge 15 dicembre 2004, n. 308 (Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione) – reca, nella parte quarta, una nuova disciplina della gestione dei rifiuti, integralmente sostitutiva di quella già contenuta nel decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, che viene quindi abrogato (art. 264, comma 1, lettera i, del d.lgs. n. 152 del 2006); che, per quanto in questa sede più interessa, il citato d.lgs. n. 152 del 2006 regola in termini parzialmente innovativi, all'art. 212, anche la materia dell'iscrizione delle imprese esercenti attività di gestione dei rifiuti nell'apposito Albo (il quale assume ora la denominazione di «Albo nazionale gestori ambientali»); che, in particolare, il comma 8 dell'art. 212 obbliga all'iscrizione all'Albo – con il presidio della sanzione penale comminata dall'art. 256, comma 1 (che sostituisce l'art. 51, comma 1, del d.lgs. n. 22 del 1997) – anche le imprese che esercitano la raccolta e il trasporto dei propri rifiuti non pericolosi come «attività ordinaria e regolare» e le imprese che trasportano i propri rifiuti pericolosi in quantità non eccedenti i limiti già previsti, ai fini dell'esonero dall'iscrizione, dall'art. 30, comma 4, del d.lgs. n. 22 del 1997 (trenta chilogrammi o trenta litri al giorno): sia pur prefigurando, per dette imprese, un regime sensibilmente agevolato (esse non sono infatti tenute alla prestazione delle garanzie finanziarie normalmente imposte dal comma 7 dell'art. 212 del d.lgs. n. 152 del 2006 e la loro l'iscrizione all'Albo ha luogo in base a semplice richiesta scritta, senza che la stessa sia soggetta a valutazione relativa alla capacità finanziaria e all'idoneità tecnica del richiedente e senza che occorra la nomina di un responsabile tecnico); che, pertanto – a prescindere da ogni rilievo circa l'effettiva possibilità di qualificare la disposizione censurata come «norma penale di favore», a fronte di quanto chiarito da questa Corte con sentenza n. 394 del 2006 (successiva all'ordinanza di rimessione); ed a prescindere, altresì, dalle ulteriori modifiche sopravvenute, inerenti al quadro normativo comunitario di riferimento (abrogazione della direttiva 75/442/CEE ad opera della nuova direttiva in materia di rifiuti 2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2006), non foriere, in parte qua, di innovazioni sostanziali – gli atti vanno restituiti alla Corte rimettente, ai fini di una nuova valutazione circa la rilevanza della questione sollevata alla luce dello ius superveniens.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti alla Corte di cassazione. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 aprile 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 aprile 2007. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA