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Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge nasce con l'intento di tutelare i lavoratori, subordinati e autonomi, del settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative e si pone l'obiettivo di valorizzarne il lavoro in maniera omogenea. Un progetto di riforma del sistema di tutela previdenziale e sociale in tale ambito non può prescindere da questioni fondamentali e specifiche, oggetto di dibattito nazionale ed europeo da oltre due decenni. Un dibattito che è stato accompagnato da studi, ricerche, proposte di risoluzione del Parlamento europeo, programmi specifici di intervento per il settore culturale e creativo dell'Unione europea. Nel 2010 il Libro verde dell'Unione europea – Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare – definiva industrie culturali quelle « che producono e distribuiscono beni o servizi che, quando vengono concepiti, sono considerati possedere un carattere, un uso o uno scopo specifici che incorporano o trasmettono espressioni culturali ». Nel 2016, il Parlamento europeo nella relazione su una politica dell'UE coerente per le industrie culturali e creative (2016/2072(INI)) rimarca nelle considerazioni, tra l'altro, che le industrie culturali e creative impiegano oltre 12 milioni di lavoratori generando circa 509 miliardi di euro di valore aggiunto per il PIL (il 5,3 per cento del valore totale dell'Unione europea) e che la flessibilità e la mobilità sono indissociabili, nel contesto di riferimento, dall'attività artistica professionale. Per questa ragione è importante che « la natura imprevedibile e talvolta precaria della professione di artista sia compensata dalla garanzia di un'autentica protezione sociale ». Nello stesso documento di seduta del Parlamento europeo, a proposito delle condizioni del lavoro nel settore creativo, si sottolinea che le « le forme di lavoro atipico (contratti a tempo parziale e a tempo determinato, lavoro temporaneo e lavoro autonomo economicamente dipendente) sono diffuse tra i lavoratori delle industrie culturali e creative, in particolare nel settore dei media e della cultura » e si invitano gli Stati membri « a sviluppare o attuare un quadro normativo e istituzionale per la creazione artistica adottando o applicando una serie di provvedimenti coerenti ed esaustivi in materia di contratti, strumenti di rappresentazione collettiva, previdenza sociale, assicurazione malattia, tassazione diretta e indiretta e conformità alle norme europee, nell'ottica di migliorare la mobilità degli artisti in tutta l'UE ». Il percorso dell'Unione europea sull'individuazione del campo dell'azione pubblica per lo sviluppo del settore creativo si evolve e si modifica, ampliandosi e aprendosi all'interconnessione tra cultura, creatività, arti e crescita di una filiera produttiva e industriale diretta, connessa e interdipendente. Nel maggio 2018, la Commissione europea nella comunicazione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Una nuova agenda europea per la cultura - afferma, tra l'altro: « La cultura, le arti, la creatività e le industrie creative sono interdipendenti. La combinazione di conoscenze e competenze specifiche dei settori creativi e della cultura con quelle di altri settori, fra cui le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, il turismo, l'attività produttiva, i servizi e il settore pubblico, favorisce la generazione di soluzioni innovative ». E ancora: « Industrie creative e della cultura. Per trasformare le opportunità in crescita e posti di lavoro, le imprese e i professionisti creativi e della cultura necessitano di condizioni quadro favorevoli: un contesto normativo che ricompensi la creazione, un accesso migliore ai finanziamenti, opportunità per crescere e internazionalizzarsi e un'offerta di competenze specifiche. [...] Adattare il quadro normativo per fornire copertura e protezione sociale a lavoratori intermittenti e sempre più mobili rappresenta una sfida politica cruciale. Un'equa remunerazione di autori e creatori è un altro obiettivo che la Commissione sta perseguendo nella strategia per il mercato unico digitale ». Affermando questi princìpi di interdipendenza, l'Unione europea richiama costantemente gli Stati membri alla necessità di creare i presupposti normativi e istituzionali e le infrastrutture materiali e immateriali per la messa a sistema della struttura produttiva della creatività, della cultura, dell'arte e delle espressioni e dei linguaggi artistici, facilitandone lo sviluppo e la crescita anche in termini di filiera produttiva e industriale e considerando l'esigenza di riequilibrare la distribuzione della ricchezza tra gli attori della produzione culturale, creativa e artistica. L'azione pubblica per il sostegno e lo sviluppo e per migliorare la regolazione dei rapporti economici interni al settore deve muovere quindi dalla consapevolezze che il comparto creativo, culturale e artistico costituisce un insieme fatto di fasi produttive differenti ma interdipendenti: in questa logica di processo, il lavoro è un fattore centrale di un sistema produttivo e di una filiera industriale complessi, articolati ed interconnessi, con caratteristiche proprie e specifiche per i modi, i tempi e i contesti di sperimentazione, progettazione, realizzazione, diffusione, accesso e fruizione di beni, prodotti e servizi. La creatività, la cultura e l'arte, inoltre, sono indispensabili all'innovazione anche in settori economici che, pur non essendo direttamente coinvolti nella produzione culturale e creativa, se ne alimentano e se ne avvalgono per assicurarsi la competitività delle proprie produzioni. La centralità del lavoro richiede un sistema organico di tutela previdenziale e sociale dei lavoratori del settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative realizzato attraverso un assetto e degli strumenti specifici di welfare che permettano, come premessa e condizione indispensabile, di proteggere quella che in altri settori di attività costituisce un'eccezione, ma che in questo ambito è invece una condizione caratteristica di lavoro, cioè la discontinuità e la differenziazione dei contratti o degli ingaggi con i quali è richiesta la prestazione lavorativa o professionale. Il quadro normativo italiano di riferimento del sistema di tutela previdenziale dei lavoratori dello spettacolo è dato principalmente dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 luglio 1947, n. 708, ratificato, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 1952, n. 2388. Le integrazioni e le modificazioni intervenute successivamente su questa disciplina di riferimento non hanno prodotto miglioramenti sostanziali delle tutele assicurative per i lavoratori dello spettacolo. Infatti, di fronte a un settore in continua evoluzione, la cui struttura produttiva è difforme da quella di altri ambiti di attività, e all'evidenza delle specificità del lavoro nello spettacolo, non vi sono state finora azioni di riforma organica, ma si è intervenuti, di volta in volta, con provvedimenti di deroga o di correzione alle legislazioni generali. Si deve sottolineare poi che nel 1997, con il decreto legislativo n. 182, vengono tra l'altro modificati, innalzandoli, i requisiti contributivi necessari per l'accesso alle pensioni anche per i lavoratori iscritti all'Ente nazionale di previdenza e assistenza ai lavoratori dello spettacolo (ENPALS):