[pronunce]

Ragioni analoghe di illegittimità costituzionale varrebbero per il comma 3-ter dell'art. 5, nella parte in cui concentra in un apparato centrale dello Stato, il “Comitato operativo della protezione civile”, presieduto dal capo del Dipartimento della protezione civile, la “direzione unitaria ed il coordinamento delle attività di emergenza, stabilendo gli interventi di tutte le amministrazioni e gli enti interessati al soccorso”, così prevedendo non solo un potere di indirizzo e coordinamento - che comunque sarebbe già di per sé lesivo dalle attribuzioni provinciali - ma un potere di “ordinare” a tutte le amministrazioni “interessate al soccorso” gli interventi di loro competenza. Il comma 4 dell'art. 5 sarebbe incostituzionale, innanzi tutto, in quanto - stabilendo che per lo svolgimento di tutte tali attività il Presidente del Consiglio si avvale del Dipartimento della protezione civile - centralizzerebbe ancora di più l'esercizio delle attività in questione, nel segno di un forte accentramento delle strutture e delle funzioni relative alla protezione civile e di una corrispondente compressione degli spazi e delle garanzie di autonomia delle regioni e delle province autonome, valorizzate invece dalla soppressa Agenzia. Il comma 4-bis sarebbe incostituzionale perché - attribuendo al Dipartimento della protezione civile il compito di definire “in sede locale e sulla base dei piani d'emergenza, gli interventi e la struttura organizzativa necessari per fronteggiare gli eventi calamitosi” - affiderebbe interventi di competenza della provincia all'apparato centrale dello Stato, a nulla rilevando la previsione dell'intesa, poiché nella materia in questione, le sole forme di coordinamento e le procedure “cooperative” costituzionalmente consentite sono quelle particolari espressamente previste dalle norme statutarie e d'attuazione. E identiche ragioni varrebbero a sostenere l'illegittimità dell'art. 5, comma 4-ter. Con riferimento al comma 5 dell'art. 5 (strettamente legato al comma 1), l'affidamento al capo del Dipartimento della protezione civile del potere di rivolgere (sulla base delle direttive del Presidente del Consiglio) a tutte le amministrazioni, ivi compresa la Provincia ricorrente, le “indicazioni necessarie al raggiungimento delle finalità di cui al primo comma” si concreterebbe nella previsione di interventi diretti ed operativi svolti da un apparato centrale dello Stato in luogo della Provincia competente. Infine, il comma 6 dell'art. 5 sarebbe anch'esso incostituzionale, nella parte in cui sembrerebbe far salve le competenze ed attribuzioni della Provincia ricorrente soltanto in relazione ai compiti già attribuiti alla soppressa Agenzia di protezione civile e passati (in forza dello stesso comma 6) al Dipartimento della protezione civile. Peraltro, la ricorrente sottolinea che la dichiarazione di incostituzionalità del comma 6 in parte qua, potrebbe rendere non necessaria la dichiarazione di incostituzionalità dei precedenti commi impugnati. 4.2. - Anche in questo giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, depositando memoria dell'Avvocatura generale dello Stato, nella quale in via preliminare sostiene la inammissibilità e l'infondatezza del ricorso, con argomenti e conclusioni analoghe a quelli svolti a proposito dell'impugnazione proposta dalla Provincia autonoma di Trento. In particolare, l'Avvocatura sostiene la singolarità dell'impugnazione del comma 6 dell'art. 5, in quanto esso fa espressamente salve le competenze provinciali. 5. - Nell'imminenza dell'udienza hanno presentato memorie tutte le Regioni e le Province autonome ricorrenti, che hanno replicato alle difese svolte dell'Avvocatura generale dello Stato, insistendo ciascuna nelle conclusioni rassegnate, fatta eccezione per la Regione Toscana, che - rilevato il recepimento, in sede di conversione del decreto-legge impugnato, delle doglianze mosse nel ricorso - chiede che questa Corte prenda atto del suo sopravvenuto difetto di interesse alla pronuncia. Nei ricorsi proposti dalle Regioni Toscana, Emilia-Romagna ed Umbria, ha depositato memorie anche l'Avvocatura generale dello Stato, che ha sostanzialmente ribadito le considerazioni circa l'infondatezza delle censure mosse dalle ricorrenti alla impugnata normativa.1.1. - La Regione Toscana impugna in via principale l'intero decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343 (Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile), con cui il Governo ha soppresso l'Agenzia di protezione civile, già istituita e disciplinata dal capo IV del titolo V del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (Riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59). Secondo la ricorrente, il decreto-legge impugnato violerebbe gli artt. 5, 117 e 118 della Costituzione, sotto il profilo della lesione del principio della leale collaborazione fra Stato e Regioni: a) in quanto la soppressione dell'Agenzia ha fatto venir meno una sede istituzionale di raccordo e concertazione in materia di protezione civile; b) in quanto tale soppressione è stata disposta dal Governo senza la preventiva sottoposizione del testo del decreto-legge al parere della Conferenza Stato-Regioni, ai sensi dell'art. 2, terzo e quarto comma, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali), pur non ricorrendo una situazione d'urgenza (che comunque avrebbe dovuto essere dichiarata dal Presidente del Consiglio, e avrebbe imposto una consultazione successiva). La normativa impugnata contrasterebbe inoltre con l'art. 76 della Costituzione, per la lesione delle attribuzioni regionali causata dal contenuto di un decreto-legge emanato in difetto dei presupposti di necessità e urgenza. 1.2. - Le Regioni Emilia-Romagna e Umbria impugnano a loro volta (con due ricorsi di identico contenuto) gli artt. 1, comma 1, lettere e) e f), 4 e 5 del decreto-legge n. 343 del 2001, nella parte in cui sopprimono l'Agenzia di protezione civile e ne trasferiscono le funzioni ad apparati governativi. Secondo le ricorrenti, le norme censurate violerebbero gli artt. 5, 95, 117 e 118 della Costituzione, sotto il profilo della lesione del principio di leale collaborazione fra Stato e Regioni, nonché l'art. 2, commi 4 e 5, del decreto legislativo n. 281 del 1997 e l'art. 77 della Costituzione, in quanto il decreto-legge, concernente una materia di competenza anche regionale, è stato emanato senza la previa necessaria consultazione della Conferenza Stato-Regioni (e senza indicazione di specifiche ragioni di urgenza giustificatrici della mancata consultazione preventiva).