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Penso che il modello che egli ha indicato, ossia la Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa di Helsinki del 1975, è quello che dovremmo perseguire. Anche la questione del diritto o meno dell'Ucraina di chiedere di entrare nella NATO, nonché il tema dei confini devono essere affrontati nell'ambito di una conferenza e di un negoziato, dove rimettere al centro la sicurezza nostra e di tutti i popoli (dai Paesi baltici, alla Georgia, alla Crimea, alla Russia). Questo è il punto: occorre avere la forza di rimettere in campo gli strumenti del negoziato, della diplomazia e delle conferenze per una questione di sicurezza e coesistenza pacifica che riguarda tutti noi. Sono stati fatti degli errori in passato? Probabilmente sì, ma non voglio tornarci sopra. Questo è ciò che ci troviamo davanti oggi. Io sono una pacifista e lo sarò sempre. Pertanto, dirò fino alla fine - essendo realista e, quindi, pacifista - che mai metteremo da parte la strada della diplomazia e ci arrenderemo ai rumori della guerra. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi anzitutto di affrontare una questione importante. È giusto parlare nei momenti di crisi di politica estera e lo stiamo facendo oggi per un'azione veramente pericolosa. Tuttavia, sarebbe bello se quest'Assemblea fosse coinvolta più spesso nel parlare di politica estera. L'ultima volta ciò è accaduto con riferimento alla situazione afghana e oggi ci troviamo a parlare dell'Ucraina. Io penso che la grandezza di un Paese si misura dalla politica estera. Magari in quest'Aula potremmo parlare di più per trovare delle soluzioni e delle idee da suggerire al Ministro degli affari esteri e al presidente Draghi, in quanto è attraverso queste scelte che si determina la grandezza o meno del nostro Paese. Io sono stato assai contento quando il presidente Draghi è stato molto deciso, risoluto e pragmatico nel difendere il presidente Ursula von der Leyen con riguardo alla questione turca, con una prova di diplomazia internazionale e decisione del nostro Paese. In questi momenti ci si sente orgogliosi di appartenere a un Paese che si vuol far rispettare anche all'estero. Veniamo alla situazione attuale: l'economia si è appena rimessa in moto, ripartendo dopo due anni difficili. Vi è però anche una grande competizione sulle materie prime, una corsa molto importante agli armamenti, la tensione nel Mar Cinese orientale e la crisi in Ucraina. Bisogna avere chiara la situazione di quanto sta succedendo, per poi dare delle risposte. Ho ascoltato oggi molte sentenze da parte dei colleghi. Ritengo però che, a volte, sentenziare ed esprimere giudizi blocchi anche la diplomazia. Lei, Ministro, ha detto che la diplomazia - anche la nostra - sta facendo un ottimo lavoro. Sono molto contento e ringrazio tutti i nostri diplomatici e il personale che si sta prodigando per trovare una soluzione. Come lei ha detto, bisogna usare molto la diplomazia ed essere pragmatici per evitare un conflitto, che - mi auguro di no - potrebbe essere alle porte di casa. Penso, in sintesi, come primo punto, che nessuno di noi sia favorevole alla guerra. Oggi, all'unanimità, siamo tutti contrari a qualsiasi atto di guerra; tutti in questa Aula, ma anche nel mondo reale del nostro Paese. Secondo punto: la stragrande maggioranza di quest'Aula, così come la mia visione personale e del mio Gruppo, ritiene che, essendo nel Patto Atlantico, esso vada rispettato. Terzo punto: bisogna però ascoltare e comprendere la volontà dei popoli che vanno rispettati, come ha sancito l'ONU nel 1966 con il Patto internazionale sui diritti civili e politici, recepito nel nostro Paese nel 1976. Stavo facendo il conto degli attori dell'attuale situazione e dei loro interessi diversi e contrapposti. Abbiamo gli interessi italiani, quelli dell'America, della Russia, dell'Europa, dei Paesi del Patto Atlantico, dell'Ucraina e poi anche gli interessi del popolo della Crimea e del Donbass. Ci sono vari attori e, quando uno fa diplomazia, esprimere - come ho sentito oggi - certe sentenze non aiuta. È necessario trovare la sintesi dei vari interessi, il punto di incontro. Bisogna mettersi nei panni di quegli attori per trovare la sintesi ed evitare qualcosa di assolutamente disastroso che potrebbe essere la guerra, ma potrebbero anche essere - sono altrettanto disastrose - le sanzioni economiche, sulle quali naturalmente il Paese deciderà. Io non voglio dire che siamo contrari, e sono da considerare i dati di guerra. Bisogna però pensare anche alle ripercussioni di tali sanzioni. È facile, per chi le firma, fissare le sanzioni, ma poi esse hanno ripercussioni nel Paese reale; hanno ripercussioni nel popolo delle imprese, magari dei dipendenti degli imprenditori, delle aziende che chiudono proprio perché subiscono le loro conseguenze. Il Paese deciderà, ma stiamo attenti a stabilire sanzioni, ragionando anche nell'interesse del nostro Paese. Signor Ministro, in conclusione, da parte nostra grande spazio e grande lavoro alla diplomazia per riuscire ad ascoltare tutti gli attori che ho elencato prima - sicuramente ne ho dimenticato qualcuno, limitandomi a quelli più importanti - per trovare una soluzione che vada bene a tutti i Paesi interessati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, stiamo seguendo con grande apprensione le notizie delle ultime ore, a cominciare ovviamente dall'annuncio del presidente Putin sul riconoscimento dei due territori separatisti di Donetsk e Lugansk. Ancora più sgomento suscitano le notizie secondo le quali i primi convogli militari russi stanno facendo ingresso in territori che ricadono nella sovranità ucraina. Abbiamo per questo apprezzato la più ferma condanna delle decisioni prese dalla Russia da parte del Governo, a partire dal presidente Draghi, e da parte sua. In queste ore deve essere chiaro il sostegno dell'Italia alla sovranità democratica e all'integrità territoriale dell'Ucraina. Lei, Ministro, è stato molto netto nel ribadire l'importanza di mantenere la compattezza europea e il costante coordinamento con i nostri alleati, obiettivi cui sta lavorando e contribuendo da settimane. Abbiamo seguito il susseguirsi di riunioni ad alto livello tra Ministri degli esteri, prime tra tutte quella di ieri del G7, e la riunione straordinaria del Consiglio degli affari esteri di Parigi. La sua informativa oggi ci ha offerto un quadro aggiornato e chiaro della situazione, delle nostre prese di posizione e della prospettiva, quella del dialogo nella fermezza, verso cui cerchiamo di orientare una crisi che può ulteriormente aggravarsi e arrecare danni gravissimi alla stabilità e alla prosperità del nostro continente. Il Gruppo MoVimento 5 Stelle sostiene in modo convinto la condotta finora tenuta dal Governo e ribadisce con forza l'appello di tutta l'Unione europea, pronunciato ieri dall'alto rappresentante Borrell.