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L'articolo 4 stabilisce che non concorrono alla formazione del reddito imponibile elementi quali plusvalenze, minusvalenze e investimenti per l'acquisizione di start-up o PMI innovative, inclusi quelli effettuati nei confronti di quelle sottoposte a procedura concorsuale ai sensi dell'articolo 31, comma 1, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, a patto di mantenere continuità nelle condizioni del rapporto di lavoro dei dipendenti. L'articolo 5 stabilisce che gli enti di previdenza obbligatoria, vale a dire le associazioni o fondazioni previdenziali degli ordini professionali di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, gli enti previdenziali dei liberi professionisti di cui al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, e i fondi di previdenza complementare possono investire una somma superiore allo 0,5 per cento dell'attivo patrimoniale in fondi per il venture capital (FVC), in fondi promossi da investitori di tipo Business angel o incubatori certificati italiani e in società di investimento, beneficiando di una deduzione fiscale fino al 30 per cento e di uno scomputo delle plusvalenze derivanti da tali investimenti dal reddito imponibile. L'articolo 6, infine, prevede una deduzione fino all'85 per cento del valore dell'investimento effettuato verso FVC o verso start-up e PMI innovative tramite iniziative di corporate venture capital (CVC), uno strumento ancora poco utilizzato in Italia, che prevede il coinvolgimento diretto delle aziende, solitamente di media o grande dimensione, in operazioni di venture capital . L'articolo stabilisce inoltre che, per determinate categorie di contribuenti ai fini delle imposte sui redditi, nell'ambito della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria relativo a investimenti in beni, materiali o immateriali, di start-up e PMI innovative o in progetti di innovazione, il costo di acquisizione è maggiorato del 70 per cento. L'articolo 7 interviene su uno degli elementi critici del tessuto imprenditoriale italiano, che riguarda anche l'ecosistema di start-up e PMI innovative, vale a dire l'eccessiva frammentazione. La prima norma riconosce a fini fiscali un valore massimo complessivo di 10 milioni di euro al valore di avviamento, e a quello dei beni strumentali materiali e immateriali, a determinati soggetti passivi derivanti da operazioni di aggregazione aziendale coinvolgenti start-up o PMI innovative. Una norma analoga è prevista per i valori maggiori nell'ambito di operazioni di conferimento di start-up o PMI innovative tra soggetti residenti nel territorio dello Stato. Da questi benefici sono escluse le operazioni tra soggetti legati da rapporti di partecipazione o controllo indiretto, ed è prevista la decadenza dal beneficio per le società aggregate che effettuino, entro un dato periodo, determinate operazioni straordinarie oppure la cessione dei beni rivalutati. L'articolo 8 prevede misure per l'incentivazione all'occupazione e all'imprenditorialità giovanile nell'ambito di start-up e PMI innovative, FVC, e fondi di incubatori certificati italiani o investitori di tipo Business angel . A tal fine, viene garantito l'esonero dai contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro per i lavoratori subordinati sotto i quarantacinque anni, che in precedenza non godevano di contratti di lavoro a tempo indeterminato, assunti a tempo indeterminato, fino a 8.060 euro annui. Dal beneficio sono esclusi i premi e contributi dovuti all'INAIL ed è prevista la non cumulabilità con altri esoneri o agevolazioni vigenti. Gli articoli 9, 10 e 11 intervengono su tre fattori che tendono a inibire l'avvio di start-up innovative. Il primo di questi fattori è l'onere contributivo dovuto dai soci lavoratori di start-up , che solitamente ne sono i fondatori, nonostante l'attività nei primi anni sia tendenzialmente in perdita, iscritti alla gestione separata INPS, artigiani o commercianti. L'articolo 9 prevede l'esonero dai contributi previdenziali per tali soggetti. Il secondo è costituito dagli elevati costi di avviamento, che spesso sono ritenuti insostenibili a fronte dell'incertezza iniziale del fatturato delle start-up . Per risolvere tale problema, l'articolo 10 prevede un credito d'imposta dell'80 per cento fino a 10.000 euro delle spese di costituzione, vale a dire quelle connesse alla redazione dell'atto costitutivo, ai servizi di consulenti legali, commercialisti, incubatori certificati e acceleratori di imprese, nei primi due anni di attività. Tale misura costituisce inoltre un incentivo per le start-up a rivolgersi a professionisti dotati di maggiore esperienza nel settore, che possano guidarli verso la redazione di statuti e scelte legali ottimali nella fase di avvio, prevenendo spese successive dovute, ad esempio, a modifiche statutarie. Il terzo fattore, infine, è la percepita difficoltà di comprensione delle norme relative a start-up e, in generale, alle imprese, inclusi gli aspetti fiscali e contributivi, nonché la difficoltà nell'accesso ai bandi e la lentezza dei tempi di risposta da parte delle istituzioni. Per ovviare a tali criticità, l'articolo 11 prevede, allo scopo di facilitare l'accesso a tutte le informazioni necessarie per la partecipazione della cittadinanza e, in modo particolare, dei giovani, all'attività di impresa, la creazione di una banca dati unica e di un portale web di notifica dei bandi – provenienti anche dalle istituzioni europee e dagli stati membri dell'Unione europea – e di consultazione della normativa di riferimento, tramite decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. L'articolo 12, infine, prevede misure di semplificazione nell'ambito dei rapporti tra start-up e università, al fine di rafforzare ulteriormente i processi di trasferimento tecnologico. Innanzitutto, viene abrogato l'articolo 65 del codice della proprietà industriale di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, in materia di invenzioni dei ricercatori delle università e degli enti pubblici di ricerca, che vengono equiparate alle invenzioni dei dipendenti. Vengono in seguito derogate, per gli spin-off e le start-up universitari e gli enti di ricerca, le norme relative alle procedure di evidenza pubblica per la scelta del socio privato nelle operazioni di costituzione di società miste per la realizzazione e gestione di un'opera pubblica o per l'organizzazione e la gestione di un servizio di interesse generale di cui all'articolo 5, comma 9, del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Viene inoltre previsto, a beneficio degli spin-off e delle start-up universitarie, l'inserimento di nuovi criteri per l'approvazione da parte delle università delle proposte di costituzione delle società, da attuare tramite decreto del Ministro dell'università e della ricerca. Infine, per evitare, come capita attualmente, che le risposte da parte delle istituzioni arrivino con ritardo di mesi rispetto alle esigenze di rapidità che caratterizzano le start-up e le PMI innovative, si prevede che, nell'ambito dei bandi realizzati da Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministeri, Agenzie, Invitalia S.p. A. e Cassa depositi e prestiti S.p.