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Modifiche al codice civile in materia di assunzione della responsabilità genitoriale. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge, frutto del contributo fondamentale dell'associazione Famiglie Arcobaleno, mira a disciplinare nel nostro ordinamento -- in conformità con quanto previsto in altri Stati -- l'istituto della «assunzione della responsabilità genitoriale». L'evoluzione della società italiana presenta ormai da tempo un numero sempre più ampio e variegato di famiglie composte da un solo genitore, da genitori separati e dai rispettivi nuovi compagni/e o mariti e mogli, da famiglie allargate o ricostituite, come pure da coppie dello stesso sesso e dai figli nati da precedenti relazioni eterosessuali o nati attraverso tecniche di procreazione assistita accessibili in altri Paesi europei ed extraeuropei. Le nuove famiglie rappresentano un settore crescente della società privo di una benché minima disciplina normativa. I principali problemi di queste famiglie sono riconducibili al mancato riconoscimento giuridico del genitore non biologico. In caso di eventuali ricoveri in ospedale dei figli il genitore non legale non può decidere da solo, neppure in caso di necessità, in merito alla loro salute. In caso di morte del genitore legale i figli nati all'interno di un progetto omogenitoriale o che vivono all'interno di una famiglia ricomposta rischiano di essere privati della continuità affettiva con l'altro genitore che di fronte alla legge è un perfetto estraneo, così come è considerato un estraneo relativamente alla successione ereditaria. In caso di separazione il minore non ha alcun diritto ad avere contatti con il genitore non legale che, dal canto suo, non ha alcun dovere circa il mantenimento dei figli. Il fatto che la società non riconosca il ruolo di uno dei suoi genitori (che, per fare solo qualche esempio, non può andarlo a prendere a scuola senza delega scritta né può votare in consiglio di classe) ha effetti psicologici negativi sul bambino e rischia di esporlo a situazioni di disagio a e potenziali discriminazioni. A tal fine è necessario un intervento normativo che consenta al genitore non legale di assumere rispetto al bambino i medesimi diritti e doveri del genitore biologico. Tale intervento è perfettamente in linea con i fondamentali principi costituzionali che garantiscono la piena tutela alla filiazione come pure la rimozione di ogni ostacolo al pieno sviluppo della persona umana. La Convenzione sui diritti dell'infanzia, approvata a New York il 20 novembre 1989, afferma all'articolo 2 che i diritti del minore devono essere garantiti «senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza» e che «gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari». Questa realtà è resa ancor più problematica in Italia dalla mancanza delle possibilità di adozione per le persone singole e per le coppie dello stesso sesso. L'adozione da parte di coppie omosessuali è oggi legale in Belgio, Francia, Spagna, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi, Islanda, Israele, Canada, Argentina, Sudafrica, Brasile, Australia. Negli Stati Uniti le adozioni da parte di singoli sono ammesse nella quasi totalità degli Stati. Anche l'Irlanda prevede l'adozione da parte del singolo. Germania, Finlandia e Groenlandia consentono a chi è unito in patto di convivenza registrato con una persona dello stesso sesso la possibilità di adozione dei figli del partner. Numerosi paesi (come Gran Bretagna, Canada, Olanda, Francia, Germania, Islanda, Svezia, Norvegia, Danimarca) prevedono forme di «responsabilità genitoriale» intesa come assunzione di diritti e doveri nei confronti dei minori da parte di adulti con essi conviventi, un istituto che risponde alle necessità delle famiglie ricomposte dopo un divorzio ma anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso che convivono con minori di cui uno solo è genitore legalmente riconosciuto. In Italia, in assenza di qualsiasi forma di riconoscimento normativo della possibilità di adozione dei figli del partner per una coppia omosessuale, sono sempre più numerose le sentenze che si sono trovate ad affrontare il tema dell'omosessualità del genitore in caso di affidamento. Per il tribunale di Napoli (sentenza del 28 giugno 2006) «L'omosessualità del genitore non si pone in termini diversi dalle opzioni politiche, culturali e religiose, che pure sono irrilevanti ai fini dell'affidamento». Per il tribunale di Bologna (decreto del 7 luglio 2008): «In seguito all'entrata in vigore della Legge n. 54 del 2006, che ha previsto l'affidamento condiviso quale forma ordinaria di affidamento dei figli, la circostanza che uno dei due genitori sia omosessuale non giustifica e non consente di motivare la scelta dell'affidamento esclusivo». Secondo il tribunale di Firenze (ordinanza del 30 aprile 2009): «L'omosessualità paterna non rappresenta, di per sé, un problema per i bambini, né incide sull'idoneità del padre ad assumere pienamente i compiti di cura della prole». Il tribunale di Nicosia, con ordinanza del 14 dicembre 2010, ha stabilito che: «La relazione omosessuale della madre, laddove non comporti un pregiudizio per la prole, non costituisce ostacolo all'affidamento condiviso dei minori ed alla individuazione della loro dimora presso l'abitazione della medesima». Con ordinanza del 30 ottobre 2013, il tribunale di Genova ha stabilito che: «L'omosessualità del genitore e la sua convivenza con persona dello stesso sesso non costituiscono motivo di modifica delle modalità di affidamento della prole da condiviso ad esclusivo». La Corte di cassazione, nella sentenza depositata l'11 gennaio 2013, rimarca che ritenere che l'inserimento di un minore in una famiglia composta da due donne legate da una relazione omosessuale possa avere ripercussioni negative è frutto non di certezze scientifiche o dati di esperienza, ma di un «mero pregiudizio». Il tribunale per i minorenni di Bologna, con decreto del 31 ottobre 2013, ha confermato l'affidamento di una minore a una coppia dello stesso sesso già autorizzato dal giudice tutelare, dopo avere verificato «la stabilità della loro unione, perdurante da ormai dodici anni, nonché della comune residenza, convivendo ormai da sei anni». I giudici del tribunale per i minorenni di Palermo, con il decreto del 4 dicembre 2013, hanno confermato questo orientamento sostenendo che «non v'è alcun ostacolo in linea di principio all'affidamento di un minore ad una stabile coppia costituita da persone dello stesso sesso».