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La somministrazione del test è, pertanto, unanimemente considerata nell'ambito della comunità scientifica internazionale un momento fondamentale del processo diagnostico; tali test , spesso di produzione anglosassone, vengono ricercati, tradotti, aggiornati, curati e distribuiti per gli operatori italiani da case editrici scientifiche specializzate, titolari dei diritti d'autore per lo sfruttamento economico di tali opere. Tuttavia si sono andati diffondendo in maniera preoccupante fenomeni di pirateria anche all'interno delle istituzioni sanitarie pubbliche del Paese, in particolare negli ospedali e nelle aziende sanitarie. Questa forma di pirateria si verifica con la riproduzione dei protocolli di notazione, in aperta violazione del dettato di cui all'articolo 13 della legge 22 aprile 1941, n. 633, recante "Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio", che dispone il diritto esclusivo dell'autore di riprodurre, ovvero di "moltiplicare in copie", in tutto o in parte la propria opera. Inoltre, il successivo articolo 17, comma 1, stabilisce che: "Il diritto esclusivo di distribuzione ha per oggetto la messa in commercio o in circolazione, o comunque a disposizione del pubblico, con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi titolo, dell'originale dell'opera o degli esemplari di essa"; in tal senso si è espresso il Tribunale di Roma con la sentenza n. 15023/2017, riconoscendo il risarcimento del danno per violazione del diritto di sfruttamento economico in materia di strumenti psicodiagnostici in favore della casa editrice Giunti che aveva adito il Tribunale di Roma contro l'università di Roma "Tor Vergata"; a quanto detto si aggiunga che sia la legge 8 ottobre 2010, n. 170, recante "Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico", che la legge 5 febbraio 1992, n. 104, recante "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate", prevedono espressamente la necessità di effettuare una valutazione psicodiagnostica del paziente ai fini dell'accertamento dello specifico disturbo mediante l'utilizzo dei test , che assumono, pertanto, un rilievo cruciale per la diagnosi del paziente, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, non ritenga opportuno intraprendere le necessarie iniziative al fine di garantire che la somministrazione dei test psicodiagnostici all'interno delle strutture sanitarie del territorio nazionale avvenga in maniera controllata e nel rispetto delle disposizioni di legge in materia di diritto d'autore, anche alla luce della particolare rilevanza che la somministrazione di tali test riveste ai fini di un esito diagnostico puntuale e funzionale alle reali esigenze dei pazienti. Atto n. 3-00694 BELLANOVA FERRAZZI MANCA MARGIOTTA BINI MAGORNO RICHETTI FEDELI VATTUONE STEFANO PITTELLA GINETTI CUCCA ALFIERI TARICCO PARENTE VERDUCCI CIRINNA' COLLINA PARRINI LAUS D'ALFONSO SBROLLINI IORI SUDANO MESSINA Assuntela ROJC GIACOBBE ASTORRE RAMPI MARINO D'ARIENZO COMINCINI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il CNR è un ente di ricerca che ha la missione di realizzare progetti di ricerca, promuovere l'innovazione e la competitività del sistema industriale nazionale e l'internazionalizzazione del sistema di ricerca nazionale e di fornire tecnologie e soluzioni ai bisogni emergenti nel settore pubblico e privato; il CNR, per lo svolgimento delle proprie attività, si avvale di circa 4000 giovani ricercatori impegnati in attività di ricerca post dottorato presso i laboratori dell'ente, mentre un contributo importante arriva dalle collaborazioni, anche internazionali, con i ricercatori delle università e delle imprese, rafforzando così il sistema nazionale della ricerca; rilevato che: l'articolo 20, comma 1, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75 (cosiddetto decreto Madia), ha previsto la possibilità, nel triennio 2018-2020, per le pubbliche amministrazioni, compresi gli enti pubblici di ricerca, di assumere a tempo indeterminato personale non dirigenziale in possesso di determinati requisiti, al fine di superare il precariato e di valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato; la circolare n. 3 del 23 novembre 2017 del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione nel paragrafo dedicato agli enti di ricerca, recita: "per il personale degli enti pubblici di ricerca, di cui al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, i commi 1 e 2 dell'articolo 20 si applicano con le specificità che seguono: considerare, ai fini della definizione del fabbisogno, la disciplina prevista dal citato d.lgs. 218/2016; con riferimento al personale finanziato dal fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (quindi gli enti di ricerca sottoposti alla vigilanza del MIUR), il requisito del periodo di tre anni di lavoro negli ultimi otto anni, previsto dall'articolo 20, commi 1 lettera c) e 2, lettera b), può essere conseguito anche con attività svolta presso diversi enti e istituzioni di ricerca; l'ampio riferimento alle varie tipologie di contratti di lavoro flessibile, di cui all'articolo 20, comma 2, può ricomprendere i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e anche i contratti degli assegnisti di ricerca; non si applica il divieto di instaurare nuovi rapporti di lavoro flessibile di cui all'articolo 20, comma 5, purché siano rispettati i vincoli finanziari previsti dalla normativa vigente"; considerato che: il Governo Gentiloni, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 aprile 2018, recante disposizioni per l'attribuzione di risorse per vari enti pubblici di ricerca, ha stanziato in favore del CNR 40 milioni di euro a decorrere dal 2019, obbligando, tuttavia, l'ente di ricerca a cofinanziare con altri 20 milioni di euro gli interventi per la stabilizzazione dei lavoratori impiegati presso le proprie strutture. Il Governo Conte ha stanziato altri 34,5 milioni, derivanti dai fondi cosiddetti premiali, che risultano essere vincolati per le stesse finalità; secondo quanto disposto dal decreto, le "stabilizzazioni" del personale, da attuare utilizzando i fondi stanziati, avrebbero dovuto essere perfezionate entro la fine del 2018; allo stato attuale, risulta che soltanto una parte delle risorse complessive stanziate per la stabilizzazione dei lavoratori del CNR saranno effettivamente utilizzate dall'ente. Il CNR avrebbe manifestato l'intenzione di attingere i 20 milioni di euro di cofinanziamento direttamente dagli ultimi 34,5 milioni di euro stanziati. Se l'intenzione dell'ente dovesse essere confermata, è evidente che si ridurrebbe la somma a disposizione e anche le stabilizzazioni in divenire; inoltre, la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), al comma 404 dell'art. 1, ha previsto che: "Al Consiglio nazionale delle ricerche è concesso un contributo straordinario di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2028";