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Ma riteniamo che appare sempre più necessario anticipare fortemente la difesa sociale a fasi antecedenti i fatti violenti divenuti ormai irreversibili, soprattutto quando (come riscontrato in quasi la metà dei casi) vi erano stati episodi precedenti. Il disegno di legge, pertanto, agisce su diversi fronti: culturale, formativo, legislativo. La sua elaborazione ha beneficiato degli apporti teorici e pratici frutto del lavoro e dell'esperienza di donne, criminologhe, associazioni e organizzazioni, che lavorano in tutti gli ambiti del contesto internazionale, nazionale e locale. L'importanza della prevenzione È sul piano dell'introspezione sociale che è mancata del tutto ogni azione efficace a livello delle istituzioni (lo hanno fatto solo soggetti privati come nel caso del già citato rapporto dell'EURES, che contiene analisi molto interessanti sulle componenti familiari, sul profilo dell'autore e, sulle dinamiche psicosociali). È parso che la nostra società non volesse mettersi in discussione nei propri modelli culturali e organizzativi. È in sede di prevenzione che emergono le maggiori carenze. Il fenomeno non è monitorato e non si conoscono dati ufficiali. Nessun programma è stato posto in essere, al di là delle mere declamazioni, per produrre il cambiamento dello stereotipo della donna e della cultura della violenza, né c'è un'analisi dei fattori sociali predisponenti. Ne consegue che non disponiamo di solide basi su cui impostare l'educazione, l'insegnamento scolastico, i programmi dei mezzi di informazione, i compiti dei servizi sociali, il ruolo delle comunità locali e delle regioni, il coordinamento con il privato sociale: tutte cose, invece, puntigliosamente elencate e imposte dagli strumenti sovranazionali e soprattutto dalla Convenzione di Istanbul «sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere e la violenza domestica». Ancora meno sono stati impostati studi e programmi volti a porre in campo tecniche di gestione del conflitto a opera di tutti i servizi sociali di base in collegamento con scuola, polizia, comuni e altri soggetti. Eppure si tratta di un intervento che, imposto dalla Convenzione di Istanbul e già sperimentato in alcune realtà anglosassoni, si rivelerebbe di straordinaria importanza anche per l'educazione alla socialità e alla tolleranza come presupposti per impiantare una seria cultura della comunità, di cui il nostro Paese avrebbe estremo bisogno. Ecco perché è urgentissimo che il Parlamento se ne occupi presto e bene. La violenza, per essere realmente combattuta ha bisogno di un cambiamento culturale, e nessuna legge, anche la più rigorosa dal punto di vista penale, può fermarla se non è accompagnata da una volontà di cambiamento nel rapporto tra i sessi e le persone. Appare pertanto decisivo il ruolo di prevenzione che possono svolgere le scuole sin da quelle materne, con iniziative di sensibilizzazione, informazione, formazione ed educazione alla relazione. Importante anche la presenza di nuclei specializzati tra le Forze dell'ordine e nelle Aal, nonché di pool antiviolenza, anche con protocolli d'intesa tra le istituzioni. Le istituzioni devono farsi carico del fenomeno a 360º: ciò significa agire anche sugli uomini che la perpetrano, attraverso programmi riabilitativi con l'obiettivo di comprendere i motivi alla base della violenza e porre fine alla stessa all'interno delle relazioni affettive. Il disegno di legge affronta tutti questi aspetti della prevenzione con misure educative volte ad arginare il circuito della violenza, in quanto è proprio in sede di prevenzione che emergono le maggiori carenze. Il testo del disegno di legge Il capo II (Formazione, informazione, sensibilizzazione, promozione culturale) prevede una maggiore formazione e specializzazione degli operatori del settore, in modo da poter assicurare alle vittime di violenza un sostegno immediato e adeguato. Tale formazione comprende anche quella dei giudici al fine di rafforzare le loro competenze. Si prevede inoltre, nella stessa ottica di prevenzione delle cause del femminicidio, l'effettivo inserimento nelle scuole di figure professionali altamente specializzate per l'educazione alla relazione, al rispetto, all'amore. Cominciando già dalle scuole materne, dove cominciano a instaurarsi gli stereotipi di genere. È fatto obbligo di includere nei programmi scolastici temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all'integrità personale. Il capo III del disegno di legge è volto a potenziare le forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso una diffusa ed effettiva presenza in tutto il territorio nazionale dei Centri antiviolenza e Case-rifugio. Inoltre, si promuove l'istituzione di programmi di riabilitazione destinati agli autori della violenza. Infine, il capo IV (Misure di carattere penale e preventivo) prevede l'introduzione del delitto di violenza psicologica (richiesto dalla Convenzione di Istanbul), esclude per i reati di cui all'articolo 572 del codice penale gli sconti di pena previsti per i riti alternativi e prevede programmi di riabilitazione per i maltrattamenti da parte dell'amministrazione penitenziaria.. I OBIETTIVI 1 (Definizioni e finalità) 1 La presente legge è volta a contrastare ogni forma di violenza e discriminazione di genere, in quanto lesiva della libertà, della dignità e dell'inviolabilità della persona. 2 Ai fini della presente legge, si intende per: a «violenza nei confronti della persona»: un atto, verificabile, di violenza espressamente finalizzato a provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica; b «violenza domestica»: un atto, verificabile, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verifica all'interno della famiglia o del nucleo familiare o tra coniugi o partner , indipendentemente dal fatto che l'autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima e che tra l'autore e la vittima sia cessata la relazione o sia intervenuta separazione, ancorchè solo di fatto; c «discriminazione di genere»: una distinzione o limitazione basata sul sesso, o sull'orientamento di genere, che ha lo scopo o l'effetto di compromettere o annullare il riconoscimento, il godimento o l'esercizio da parte della persona dei diritti umani e delle libertà fondamentali. II FORMAZIONE, INFORMAZIONE, SENSIBILIZZAZIONE, PROMOZIONE CULTURALE 2 (Misure per la promozione, da parte dei media , della soggettività femminile) 1 È fatto obbligo di sensibilizzare gli operatori dei settori dei media per la realizzazione di una comunicazione e informazione, anche commerciale, rispettosa della figura femminile, volta a non rappresentare la donna come oggetto sessuale, ad eliminare comunicazioni che associno il sesso alla violenza e, inoltre, ad eliminare espressioni quali «omicidio passionale» e « raptus ». 3 (Campagne di sensibilizzazione, informazione e formazione) 1 È fatto obbligo di informare e sensibilizzare la collettività, attraverso percorsi educativi e informativi, al fine di eliminare gli stereotipi culturali radicati nel nostro tessuto culturale.