[pronunce]

Trento n. 26 del 1993), non intacca affatto il principio - pacifico in rapporto alla disciplina anteriore (ex plurimis, Consiglio di Stato, sezione quinta, sentenza 7 agosto 2015, n. 3882; sezione sesta, sentenza 2 luglio 2014, n. 3336) - di inapplicabilità dell'istituto nei casi di falsa dichiarazione; che la nuova regolamentazione della materia mira, in effetti, a evitare - in termini più ampi che per il passato - l'esclusione dalla gara per mere carenze documentali (comprensive, oltre che dell'incompletezza e dell'irregolarità, anche della mancanza assoluta delle dichiarazioni prescritte), in ossequio a istanze "sostanzialistiche" volte a promuovere la massima partecipazione alle gare; che anche in tale versione ampliata, il soccorso istruttorio non "copre", dunque, l'ipotesi - totalmente diversa - della dichiarazione mendace, idonea a fuorviare la stazione appaltante nell'individuazione e nella valutazione dei requisiti di ammissione; che, in una simile evenienza, rimane applicabile la generale previsione dell'art. 75 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, recante il «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (Testo A)», a mente della quale la falsità della dichiarazione sostitutiva (forma nella quale deve essere attestato il possesso dei requisiti soggettivi di partecipazione alle gare) determina la decadenza «dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione» stessa: nella specie, quello di aggiudicazione (Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 10 agosto 2016, n. 3581; sezione quinta, sentenza 19 maggio 2016, n. 2106; sezione quarta, sentenza 11 aprile 2016, n. 1412); che tale principio è stato ripetutamente affermato dalla giurisprudenza amministrativa anche e proprio con riguardo a fattispecie similari a quella oggetto del giudizio a quo: vale a dire, con riferimento alle dichiarazioni relative ai precedenti penali che non menzionino talune delle condanne riportate, in quanto implicanti l'infedele attestazione dell'inesistenza delle condanne stesse, impedendo così alla stazione appaltante di valutare il loro carattere ostativo alla partecipazione alla gara da parte del concorrente; che nel medesimo senso si è espressa, altresì - come pure ricorda la Provincia autonoma di Trento - l'Autorità nazionale anticorruzione con la determinazione n. 1 dell'8 gennaio 2015, recante «Criteri interpretativi in ordine alle disposizioni dell'art. 38, comma 2-bis e dell'art. 46, comma 1-ter del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163»; che, pertanto - a prescindere da ogni considerazione riguardo alla effettiva sussistenza dei vulnera costituzionali denunciati - le questioni vanno dichiarate manifestamente inammissibili per erroneità del presupposto interpretativo cui è collegata la loro rilevanza (ex plurimis, ordinanze n. 86 del 2013, n. 173 del 2011 e n. 34 del 2009).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 17, comma 2, della legge della Provincia autonoma di Trento 23 ottobre 2014, n. 9 (Riordino dell'attività statistica e disciplina del sistema statistico provinciale. Modificazioni della legge provinciale n. 13 del 2009, in materia di promozione di prodotti agricoli a basso impatto ambientale, e della legge provinciale sui lavori pubblici 1993), sollevate, in riferimento all'art. 8, primo comma, numeri 1) e 17), del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige) e all'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, dal Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 febbraio 2018. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Filomena PERRONE, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 aprile 2018. Il Cancelliere F.to: Filomena PERRONE