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Sono stati certamente apportati dei miglioramenti alla Camera, dove sono state introdotte settantasette modifiche, ma ci sono ancora vistosissime carenze dal punto di vista del sostegno economico e dal punto di vista della progettazione del sistema logistico infrastrutturale: non si parla di Gronda, non si parla di terzo valico e, anche sui risarcimenti alle aziende, il decreto è, ancora una volta, drammaticamente insufficiente. La Camera di Commercio ha stimato un danno per le imprese pari a 422 milioni di euro e l'Esecutivo ha stanziato solo delle briciole, perché c'è tutta la parte della zona arancione, dove vi sono aziende e cittadini che stanno soffrendo in via indiretta. E sono briciole anche quelle messe per il porto di Genova. Noi abbiamo proposto la Zona economica speciale, che è anche una misura di sviluppo, ma non è stata presa in considerazione. Il decreto-legge non contiene inoltre alcuna misura soddisfacente per la zona franca, per la cassa in deroga. Vorrei spendere qualche parola sulle grandi opere, perché l'isolamento che Genova sta vivendo, e rischia di vivere ancora a lungo, dovrebbe far comprendere a tutti l'importanza strategica della Gronda e del Terzo valico. E invece, proprio nella discussione di questo provvedimento, abbiamo dovuto sopportare i soliti preconcetti ancorati all'idea della decrescita felice. Sul punto c'è stata una grande mobilitazione a Torino e penso che ci sarà anche a Genova. PRESIDENTE. Si avvii alla conclusione, per cortesia. VATTUONE (PD) . Noi non ci fermeremo, colleghi, ma facciamo uno sforzo: abbiamo tempo, possiamo ancora migliorare questo provvedimento per Genova: sulla zona arancione, sul sostegno al porto, sulla cassa in deroga. Facciamo diventare veramente questo decreto-legge «di Genova» nei contenuti, e non solo nel titolo. Mettiamo in atto lo spirito condiviso di cui parlavo all'inizio; lo dobbiamo a Genova, ai suoi abitanti, alle realtà che ogni giorno fanno i conti con questa grave emergenza. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romagnoli. Ne ha facoltà. ROMAGNOLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi garantisco che a gennaio 2017, durante il terremoto, ero paralizzato su un letto di ospedale e ho vissuto così la mia esperienza del terremoto, purtroppo, e non meglio di tante altre persone; sentire oggi in questa Aula tanta ipocrisia sinceramente mi lascia perplesso. Il 14 agosto scorso la nostra Nazione è stata colpita da una vicenda che - ahimè - rimarrà nella memoria di tutti gli italiani: la nostra amata Genova ha subìto uno dei fatti più tragici della recente storia repubblicana, una sciagura che ha cause lontane perché da anni, appunto, il Paese risente di un'incuranza, di una cattiva gestione della cosa pubblica, dell'illegalità diffusa, della connivenza tra parte peggiore dell'imprenditoria e apparati pubblici che non svolgono la funzione e i compiti per i quali sono preposti. Al di là delle responsabilità civili e penali che verranno accertate, non possiamo esimerci dall'affermare che quello che è accaduto sia lo specchio del malsistema che ha caratterizzato l'Italia negli ultimi decenni, quello che stiamo combattendo con tutte le nostre energie. Dal 14 agosto abbiamo condiviso il grande lavoro del nostro Governo, che ha affrontato i nodi centrali con interventi massicci, risolutori e immediati. Oggi siamo in Aula per l'esame di un decreto-legge sulle emergenze, già approvato alla Camera; un provvedimento che contiene tutti gli interventi che sono stati prima richiamati, che meritano ovviamente il nostro massimo sostegno. Il decreto-legge al nostro esame non si limita, però, ad affrontare solo la grave situazione del crollo del ponte di Genova, quindi quella emergenza. In qualità di componente della Commissione lavoro, e insieme ai miei colleghi della Commissione, vogliamo esprimere in questa Aula la nostra massima soddisfazione per come il provvedimento interviene proprio in materia di lavoro. Tra le misure più importanti, infatti, c'è anche la reintroduzione della cassa integrazione per cessazione. Nonostante le numerose segnalazioni delle parti sociali, il jobs act aveva creato una situazione inaccettabile per centinaia di migliaia di lavoratori, che si sono trovati a rischio licenziamento a causa della scadenza della cassa integrazione per cessazione, non più rinnovabile proprio per le limitazioni imposte dalla riforma del lavoro del Governo Renzi. Con gli effetti del decreto, i lavoratori potranno ritornare ad usufruire della cassa integrazione per un massimo di dodici mesi per gli anni 2019-2020, riuscendo così a riordinare la propria vita e ad adoperarsi con maggiore tranquillità per trovare un nuovo lavoro. Siamo in un momento particolarmente difficile per il mondo del lavoro: la crisi economica si somma alle problematiche relative alla delocalizzazione aziendale, a causa delle aziende che trasferiscono le loro produzioni all'estero, chiudendo stabilimenti storici. Aver diminuito gli ammortizzatori sociali proprio in questo momento, da parte del precedente Governo, è stato veramente un atto allucinante e improponibile. Come maggioranza, in questi primi mesi di legislatura, insieme al ministro Di Maio, siamo impegnati in numerosi tavoli di crisi, uniti nell'intento di difendere i diritti dei lavoratori per migliaia di nostri concittadini. Personalmente, sono stato orgoglioso di partecipare al tavolo che si è tenuto al MISE con la Whirlpool, nel quale, per la prima volta, abbiamo visto un'azienda che, invitata dal Ministro a ritornare al Ministero con un nuovo programma aziendale, in un secondo incontro si è detta favorevole a riportare la produzione dalla Polonia in Italia, ritornando quindi a puntare al nostro territorio. Così, con questa norma, assolutamente indispensabile, andiamo ad estirpare alla radice il jobs act , legge che, tra i tanti aspetti negativi, aveva lasciato senza alcuna tutela i lavoratori, come i duecento della Bekaert o i 140 della Comital. Molti operai, pertanto, grazie alla nostra riforma sulla cassa integrazione per cessazione, non perderanno il proprio lavoro e potranno rientrare nel tessuto produttivo. Con orgoglio, quindi, e ad alta voce, possiamo confermare, come ha sostenuto il nostro ministro Di Maio, che questo è un Governo che non abbandona le persone. Ecco cosa spinge la nostra azione all'interno delle istituzioni, questo è il vero cambiamento: dopo anni di totale disinteresse, lo Stato torna finalmente a fare lo Stato. (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Papatheu. Non essendo presente in Aula, si intende abbia rinunziato ad intervenire. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, ai colleghi del Partito Democratico, che accusano questa maggioranza di aver fatto poco per Genova e una schifezza per Ischia, dico che sono ipocriti e in malafede. Nel decreto-legge a Ischia sono dedicati 20 articoli, con misure strutturali per affrontare seriamente il post-emergenza e la ricostruzione.