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Ancora, in merito a quanto previsto dall'articolo 2, va poi sottolineato che il presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, nell'audizione alla Camera, ha affermato che la giurisprudenza europea ha ripetutamente chiarito come i dati biometrici siano da considerarsi riconducibili a quelle categorie di dati personali ai quali sono riconosciute maggiori garanzie e che il ricorso ai sistemi di rilevazione biometrica debba considerarsi residuale e utilizzabile esclusivamente qualora gli altri sistemi di rilevazione non risultino adeguati. In pratica, colleghe e colleghi, è l'esatto contrario di quanto dispone il disegno di legge concretezza partorito da questa maggioranza e da questo Governo. Come se non bastasse, il 27 novembre, presso l'11 a Commissione del Senato, lo stesso Garante ha sottolineato come la previsione dell'obbligatorio impiego contestuale di due sistemi di verifica del rispetto dell'orario di lavoro (raccolta di dati biometrici e videosorveglianza) ecceda i limiti imposti dalla stretta necessità del trattamento rispetto al fine perseguito. Questo, in parole povere, significa che il provvedimento è ai limiti della persecuzione. Perciò, se l'obiettivo era quello di prevedere interventi per assicurare l'efficienza e l'efficacia dell'organizzazione delle attività delle pubbliche amministrazioni, il Governo e la sua maggioranza hanno sbagliato mira, a causa - noi crediamo - di una visione miope e superficiale della complessità del problema e del contesto in cui si muove. Lungi dal richiedere un approccio centralista e punitivo, l'obiettivo suggeriva invece flessibilità della norma generale alle specificità delle pubbliche amministrazioni e investimenti sulle risorse umane e sulla formazione continua, per migliorare il livello di qualità dei servizi e la loro accessibilità ai cittadini. Nemmeno le misure per accelerare le assunzioni mirate e il ricambio generazionale, contenute nell'articolo 3, hanno rispettato le aspettative. (Brusio) . PRESIDENTE. Mi scusi un momento, senatore Laus. LAUS (PD) . Signor Presidente, veramente - lo dico con tutto il cuore - vorrei scusarmi con i colleghi se disturbo. Io ho un carattere un po' vivace ogni tanto. Chiedo scusa singolarmente a tutti i colleghi. La ringrazio, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Senatore Laus, la discussione non è ovviamente un disturbo. Colleghi della Lega e di Forza Italia, per cortesia, consentiamo al collega Laus di terminare l'intervento e a noi tutti di seguire. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . LAUS (PD) . Se possiamo offrire un caffè ai colleghi... AIROLA (M5S) . Chiedi scusa ai cittadini! LAUS (PD) . Ecco, ci mancava quel collega, di cui non ricordo il cognome, quel collega che urla sempre. PRESIDENTE.Senatore Laus, la Presidenza ha già fatto un richiamo. LAUS (PD) . Volevo scusarmi con quel collega. (Commenti del senatore Airola) . PRESIDENTE.Senatore Laus, si rivolga alla Presidenza e termini il suo intervento. LAUS (PD) . Signor Presidente, per il suo tramite volevo scusarmi con il collega Airola se sono intervenuto. Mi dispiace e cercherò di non farlo più, ma nel Gruppo vogliono che anch'io dia il mio contributo. AIROLA (M5S) . Devi scusarti con i cittadini! FARAONE (PD) . Stai zitto! PRESIDENTE. Senatore Laus, prosegua e non instauriamo un dialogo fuori dal percorso. LAUS (PD) . Signor Presidente, io sto parlando con lei e, per il suo tramite, mi rivolgo al collega. PRESIDENTE. La Presidenza lo ha già richiamato. Adesso torni al merito della questione pregiudiziale. LAUS (PD) . Signor Presidente - come dicevo - nemmeno le misure per accelerare le assunzioni mirate al ricambio generazionale contenute nell'articolo 3 hanno rispettato le aspettative: lo sblocco totale del turnover annunciato dall'Esecutivo era già previsto dall'ordinamento vigente sulla base di una norma del Governo Renzi con decorrenza - per chi non lo sapesse - 2018. Con l'introduzione di una deroga alle procedure concorsuali, le procedure stesse si sono complicate invece di semplificarsi. Pertanto, lungi dal rappresentare un provvedimento innovativo e risolutore dei problemi che affliggono la pubblica amministrazione, il disegno di legge in esame rappresenta l'ennesimo tentativo mal riuscito e mendace di questo Governo nel dare risposta a problemi annosi del nostro Paese e per siffatta ragione andrebbe fermato qui e ora (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, nella discussione sulla questione pregiudiziale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. Poiché nessuno intende intervenire, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale QP1, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, vorrei fare una domanda abbastanza semplice sul disegno di legge in esame, che è stato in un certo senso un fiume carsico, in quanto lo abbiamo visto addirittura approvato di notte nel mese di gennaio; poi è riapparso successivamente; alla Camera è stato modificato, rimettendo un pezzo a destra e uno a sinistra, e oggi ritorna all'esame del Senato. La domanda che vi pongo è la seguente: mi dovreste spiegare per quale motivo il disegno di legge sarebbe rivoluzionario e soprattutto per quale motivo ci possiamo improvvisamente trovare davanti a uno Stato che diventa più efficiente in base ad esso. La domanda di fondo è, quindi, per quale motivo una proposta di questo genere dovrebbe motivare i dipendenti pubblici, di qualsiasi ente siano, a lavorare e a produrre al meglio per lo Stato. Intendo dire che noi siamo di fronte a un tentativo di rendere efficiente la pubblica amministrazione attraverso strumenti che sono variati nel tempo: si è cercato di staccarla dalla politica con i decreti Bassanini; successivamente sono state introdotte norme relative ad altri aspetti, come - per esempio - la questione della produttività, e adesso invece prevale più l'aspetto del controllo, punitivo. Io però mi vorrei chiedere insieme a voi per quale motivo oggi un dipendente pubblico non lavora o comunque si nasconde, bara con il cartellino, non si sente parte integrante dell'amministrazione che gli dà mensilmente lo stipendio. Credo quindi che il disegno di legge in discussione non sia la risposta, che doveva essere sicuramente diversa, nascere da una riflessione profonda su come - da un lato - molto spesso il lavoro all'interno delle pubbliche amministrazioni sia concepito come qualcosa che non motiva e - dall'altro - sia visto come un qualcosa di pericoloso sotto il profilo delle responsabilità. Bisognerebbe forse fare un processo esattamente inverso rispetto a quello che è stato fatto, in quanto i controlli di vario genere, nel momento in cui un'amministrazione li vuole mettere in atto, li mette in atto.