[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel testo modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205) e dell'art. 214, commi 2 e 6 dello stesso decreto legislativo, promossi con ordinanze emesse il 24 ottobre 2000 dal giudice di pace di Trento, il 16 novembre e il 1 dicembre 2000 dal giudice di pace di Bologna, il 18 dicembre 2000 dal giudice di pace di Legnago, il 13 febbraio 2001 dal giudice di pace di Pistoia, il 12 febbraio 2001 dal giudice di pace di Trento e l'8 gennaio 2001 dal giudice di pace di Legnago, rispettivamente iscritte ai nn. 106, 131, 132, 147, 253, 254 e 266 del registro ordinanze 2001 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica 1ª serie speciale, nn. 8, 9, 10, 15 e 16, dell'anno 2001; Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 10 ottobre 2001 il giudice relatore Fernanda Contri. Ritenuto che il giudice di pace di Trento, con due ordinanze emesse il 24 ottobre 2000 ed il 12 febbraio 2001, iscritte rispettivamente ai nn. 106 e 254 del registro ordinanze del 2001, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel testo modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), per violazione dell'art. 3 della Costituzione; che secondo il rimettente la disposizione impugnata viola il principio di eguaglianza, prevedendo la stessa sanzione amministrativa accessoria per la guida con patente scaduta e per la guida senza patente (art. 116, comma 13 cod. strada), non distinguendo così tra coloro i quali non possiedono i requisiti per la conduzione dei veicoli e chi ha semplicemente omesso un atto formale di rinnovo; che è intervenuto nei due giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare le questioni inammissibili o infondate; che, secondo l'Avvocatura, l'ordinanza iscritta al n. 106 r.o. del 2001 è motivata per relationem ad analoga questione già decisa dalla Corte con l'ordinanza n. 278 del 2001 nel senso della manifesta infondatezza, mentre l'ordinanza iscritta al n. 254 del 2001 r.o. non fornisce alcun elemento in ordine ai fatti da cui trae origine il giudizio principale; che l'Avvocatura osserva ancora, nel merito, che il legislatore non è tenuto ad una scelta obbligata per le sanzioni conseguenti ai vari illeciti amministrativi e che in ogni caso l'insieme delle sanzioni previste per le due diverse fattispecie indicate dal giudice a quo è diverso sia nell'ammontare della sanzione pecuniaria principale che nella durata prevista per il fermo amministrativo del veicolo; che il giudice di pace di Bologna, con ordinanza emessa il 16 novembre 2000 ed iscritta al n. 131 r.o. 2001, ha sollevato questione di legittimità costituzionale della medesima disposizione del cod. strada, per violazione dell'art. 3 Cost; che secondo il giudice a quo la disposizione si pone in contrasto col principio di eguaglianza, posto che l'art. 128 dello stesso codice prevede la sola sanzione amministrativa pecuniaria per chi, non essendosi sottoposto ai prescritti accertamenti sanitari o essendo stato dichiarato inidoneo alla guida, continua a circolare alla guida di un veicolo, ponendo in essere una condotta più grave di quella di chi circola alla guida di un veicolo con la patente scaduta; che sotto un altro profilo il rimettente ritiene violato il principio di eguaglianza perché la sanzione accessoria del ritiro della patente obbliga alla regolarizzazione del documento e perdura sino a tale momento, mentre il fermo amministrativo del veicolo non cessa con il conseguimento del rinnovo della patente, pur essendo venuta meno l'esigenza cautelare posta a fondamento della sanzione accessoria; che, sempre secondo il giudice di pace di Bologna, anche l'art. 214, comma 6, cod. strada si pone in contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione poiché la restituzione del veicolo sottoposto a fermo non può avvenire se non dopo il rigetto dell'opposizione, impedendo quindi l'esercizio del diritto di difesa e inibendo al giudice di sospendere il fermo del veicolo poiché "il procedimento ordinario non può intervenire prima di sessanta giorni stante la disposizione di cui all'art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, come novellato dall'art. 99 del d.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507"; che il rimettente rileva infine che anche l'art. 214, comma 2, cod. strada, nella parte in cui non prevede l'obbligo, da parte dell'organo che accerta la violazione, di indicare le tariffe di liquidazione delle spese di custodia del veicolo sottoposto al fermo si pone in contrasto con gli artt. 24 e 97 Cost; che anche in questo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo alla Corte di dichiarare inammissibili o infondate le questioni sollevate; che secondo l'Avvocatura il legislatore non è tenuto a scelte obbligate nel fissare le sanzioni conseguenti ai diversi illeciti amministrativi, mentre il richiamo fatto all'art. 128 cod. strada è riferito ad una disposizione non omogenea rispetto a quella impugnata; che, quanto all'art. 214, commi 2 e 6, cod. strada, la difesa erariale osserva che le questioni sollevate appaiono prive di rilevanza nel giudizio a quo dal momento che dalla stessa ordinanza di rimessione risulta che il giudice ha sospeso il provvedimento opposto mentre nessuna contestazione risulta esservi in ordine alla spese di trasporto e custodia del veicolo; che con altra ordinanza, emessa in data 1 dicembre 2000, iscritta al n. 132 del r.o. 2001, lo stesso giudice di pace di Bologna ha sollevato, sotto un diverso profilo, altra questione di legittimità costituzionale del citato art. 126, comma 7, cod. strada per violazione dell'art. 3 Cost;