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Così, come riporta un articolo de "Il Messaggero" del 5 febbraio 2022, viene modificato altre due volte il bando e alla fine è venuto fuori che al Sud arriverà una quota del 29 per cento, pari a 218 milioni di euro, che il Ministero giustifica ritenendo che il 40 per cento si applicherebbe solo alla quota di risorse proveniente dal PNRR, ossia 545 milioni; l'intero bando, tuttavia, rientra nell'ambito del PNRR e, inoltre, tutte le risorse sono ancora "potenziali", nel senso che i soldi europei non sono ancora fisicamente arrivati. Infatti, le competenti autorità italiane dovranno stilare una puntuale rendicontazione, che dovrà poi ricevere il via libera dall'Europa. Viene spontaneo, dunque, chiedersi come mai la riserva si applichi solo ad una parte delle risorse, considerato che i progetti rientrano a pieno titolo nel piano nazionale di ripresa e resilienza, tanto è vero che il Ministero dovrà presentare la rendicontazione sull'intero bando; tenuto conto che: uno dei punti cardine per il rilancio del Sud è certamente farne un polo dell'economia della conoscenza, e questo si fa supportando l'istruzione superiore e la ricerca, che nelle università del Mezzogiorno trova peraltro punte di eccellenza; già più volte si è letto, in merito alle varie assegnazioni di fondi al Sud, di percentuali assegnate e poi riformulate al ribasso quali, ad esempio, fondi anti COVID, fondi FEASR e così via, cosa che l'interrogante ha evidenziato in precedenti atti di sindacato ispettivo; come già ribadito dal Presidente della Repubblica nel discorso che ha seguito il giuramento per il rinnovo del mandato: "dobbiamo costruire un Paese che cresca in unità, in cui le diseguaglianze - territoriali e sociali - che attraversano le nostre comunità vengano meno. Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita, sono piuttosto il freno di ogni prospettiva di crescita"; eppure questo principio, che dovrebbe essere ormai incardinato nei cuori e nelle menti di tutti i rappresentanti istituzionali, fatica ancora a trovare piena applicazione pratica, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo vogliano dare una risposta chiara sulla questione, sull'assegnazione del solo 29 per cento delle risorse al Sud Italia, con spregio dell'aritmetica e della giustizia sociale; se non ritengano necessario modificare il bando e riportare le risorse al 40 per cento, così come previsto nel piano nazionale di ripresa e resilienza e nel rispetto delle indicazioni nazionali ed europee. Il senso del PNRR è soprattutto questo: rimuovere gli ostacoli, come dice la Costituzione stessa, che bloccano una vera uguaglianza di diritti e di opportunità, in primo luogo tra i territori. Atto n. 4-06559 AIMI GALLIANI CANGINI BINETTI SICLARI PAPATHEU BERARDI RIZZOTTI MALLEGNI STABILE PEROSINO CALIGIURI GALLONE TOFFANIN DE BONIS VONO Al Ministro della salute Premesso che: un recente studio pubblicato su "Nature immunology" da Matteo Stravalci, ricercatore di "Humanitas" e Isabel Pagani, ricercatrice dell'ospedale "San Raffaele", ha dimostrato che la prima difesa contro il COVID e contro gli altri agenti patogeni è l'immunità innata. Lo studio ha coinvolto anche fondazione toscana "Life Science" con Rino Rappuoli, l'istituto di Ricerca in biomedicina di Bellinzona e la "Queen Mary university" di Londra; in particolare lo studio si è concentrato sulle molecole presenti nel sangue e nei liquidi biologici e che funzionano come "antenati degli anticorpi" (i cosiddetti ante-antibody ) allo scopo finale di replicarne, se possibile, il meccanismo in un farmaco. L'immunità innata consente al nostro corpo di difendersi nel 90 per cento dei casi da problemi causati dal contatto con batteri e virus. A tale tipo di immunità si affianca quella adattativa, che può essere potenziata con i vaccini; già alcuni anni fa erano stati individuati alcuni geni facenti parte di una famiglia di antenati degli anticorpi. Lo studio recente ha approfondito l'interazione tra questi e SARS-CoV2, scoprendo che una di tali molecole, la mannose binding lectin (MBL), si lega alla proteina "Spike" del virus bloccandolo. La MBL è in grado di vedere e riconoscere anche "Omicron", oltre alle varianti classiche del virus come "Delta". Resta inoltre da approfondire l'interazione tra questo meccanismo protettivo e la risposta immunitaria indotta dai vaccini che restano comunque una fondamentale cintura di sicurezza per la difesa dell'organismo; tutti aspetti, quelli illustrati, che il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo aveva già evidenziato con diverse interrogazioni parlamentari, con le quali si chiedeva di potenziare le ricerche in merito alla stimolazione dell'immunità innata, già studiata dal professor Beniamino Palmieri dell'università di Modena e Reggio Emilia, si chiede di sapere: di quali informazioni si disponga in relazione agli studi sull'immunità innata e sulla capacità di difesa da SARS-CoV2 ad essa collegata; se si disponga di informazioni e dati specifici rispetto alla stimolazione dell'immunità innata in relazione alla difesa da SARS-CoV2; se si intenda promuovere ricerche in tal senso per acquisire una vasta gamma di informazioni scientifiche utili a potenziare le difese dal virus COVID-19; se si intenda valutare, alla luce dei nuovi dati acquisiti, l'opportunità di procedere, nella lotta contro la pandemia, anche percorrendo l'importante strada dell'immunità innata, soprattutto ai fini della prevenzione. Atto n. 4-06560 MARTELLI GIARRUSSO PARAGONE Ai Ministri della transizione ecologica e dell'interno Premesso che: l'acqua è elemento vitale per la sopravvivenza e come tale uno dei diritti fondamentali dell'uomo; il 15 dicembre 2021, in fase di conversione del decreto-legge n. 152 del 2021, è stato presentato e approvato un emendamento che modifica l'art. 147, comma 2- bis , del decreto legislativo n. 152 del 2006, così di seguito formulato: "All'articolo 147 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo il comma 2- bis , è aggiunto il seguente: "2-ter. Entro il 1 luglio 2022, le gestioni del servizio idrico in forma autonoma per le quali l'ente di governo dell'ambito non si sia ancora espresso sulla ricorrenza dei requisiti per la salvaguardia di cui al comma 2-bis, lettera b), confluiscono nella gestione unica individuata dal medesimo ente. Entro il 30 settembre 2022, l'ente di governo d'ambito provvede ad affidare al gestore unico tutte le gestioni non salvaguardate"; considerato che: tale emendamento è stato introdotto in maniera anomala, in quanto inserito nella norma che riguarda i bacini idrici; sussiste il concreto rischio che con tale disposizione la gestione delle acque pubbliche venga ceduta ad aziende private, in linea con la corsa alle privatizzazioni dell'attuale Governo;