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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'attuazione del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, in materia di reddito di cittadinanza. Onorevoli Senatori. – Con il presente disegno di legge si intende istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sul cosiddetto « reddito di cittadinanza » (RdC) introdotto con il decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, inteso come misura di contrasto alla povertà, e sostegno economico finalizzato al reinserimento nel mondo del lavoro e all'inclusione sociale. Stiamo assistendo a numerose discussioni, partendo dagli stessi ideatori della legge, sui meccanismi di utilizzo dei finanziamenti. Possiamo ricondurre le critiche a due tipologie che chiameremo del « mancato bersaglio » e della « spinta all'indolenza ». Critiche del primo tipo sono quelle secondo cui del RdC non beneficerebbero molti poveri mentre ne beneficerebbero altri che poveri non sono e che in buon numero vengono collocati, con prevedibili conseguenze emotive, nella categoria degli evasori o, comunque, degli opportunisti. Critiche del secondo tipo sono, invece, quelle che trovano una ricorrente rappresentazione metaforica nel giovane, o meno giovane, sdraiato sul divano a guardare la TV nel vuoto motivazionale, verso la ricerca di lavoro, creato dal RdC. Dunque, ferite gravissime sia per la giustizia sociale sia per l'efficienza, che – almeno in alcune accezioni – non può tollerare incentivi a sdraiarsi sui divani. La questione è se il RdC riesca effettivamente a selezionare coloro che vorrebbe includere nella misura e che non possono essere immediatamente identificati con i poveri, come normalmente (e in modo non univoco) definiti. La concreta possibilità è che vi siano falsi negativi – ovvero soggetti che avrebbero diritto al sostegno ma non presentano domanda (o se la vedono rifiutata) – o falsi positivi – ovvero soggetti che ricevono il reddito senza averne diritto. Il fenomeno dei falsi negativi sembra essere tutt'altro che marginale. Con la cautela imposta dal fatto che non sempre si dispone di tutte le informazioni necessarie per ricostruire i redditi e le varie forme di patrimonio prese in considerazione nel RdC, si stima che circa il 30 per cento dei nuclei familiari non richieda il reddito pur soddisfacendo i molteplici requisiti necessari per accedervi. Si tratta del noto fenomeno del mancato take up che, secondo la competente letteratura, in presenza di misure selettive di welfare sarebbe sistematico e assai consistente: si valuta in almeno un quinto (dunque un valore non lontano da quello precedentemente indicato per il RdC) la quota dei potenziali beneficiari che non presenta richiesta. Al di là delle polemiche occorre chiedersi cosa vi sia alla base del mancato take up e, quindi, di una delle cause del mancato bersaglio. Le ragioni possono essere diverse e diverse possono essere le implicazioni per l'eventuale ridisegno della misura. Anzitutto, la mancanza di informazioni rilevanti sui trasferimenti cui si avrebbe diritto e sui numerosi (e non chiarissimi) requisiti di accesso previsti. Si ricordi che, per ricevere il RdC, bisogna soddisfare requisiti monetari rispetto a ISEE, reddito, patrimonio mobiliare, patrimonio immobiliare ed alcune forme di consumo; e per i vari requisiti è diverso il valore della scala di equivalenza da applicare a nuclei con più di un componente. Possono, poi, svolgere un ruolo i cosiddetti « effetti stigma », cioè il timore che, percependo il reddito, si finisca per segnalare il proprio stato di indigenza o povertà, un timore presumibilmente avvertito soprattutto da coloro che avrebbero titolo a ricevere un sussidio di importo limitato. Ancora, può trattarsi di una scelta deliberata per non dover sottostare alle forme di condizionalità al lavoro previste dalla misura o per non correre rischi, anche penali, nel caso in cui si lavorasse al nero. Si tratta, dunque, di un lungo e variegato elenco e per migliorare la possibilità di centrare il bersaglio attuale del RdC occorrerebbe predisporre una batteria di interventi, con ovvia priorità per quelli che più contribuiscono a ingrossare le fila dei falsi negativi. Veniamo ora ai falsi positivi. Escludendo, di nuovo, errori nella valutazione delle domande che eventualmente richiederebbero una più efficace azione di verifica amministrativa, le possibilità sono che essi derivino da sottostime involontarie nelle dichiarazioni individuali relative ai molti requisiti da soddisfare oppure da volontarie « sotto-dichiarazioni » di alcune componenti di reddito o patrimonio allo scopo di mettere in atto veri e propri comportamenti evasivi o elusivi che consentano di rispettare i requisiti per il RdC (ad esempio, una volta note le soglie massime concesse per il patrimonio mobiliare, è relativamente facile per chi non supera di molto tali soglie occultare la quota in eccesso). Un'ulteriore possibilità nasce dall'incentivo che la stessa misura dà a disgiungere il nucleo familiare in modo da rendere eleggibile per il reddito ciascuno dei gruppi che ne risulta. Questo comportamento è più facilmente attuabile da chi dispone di seconde case in cui poter trasferire la residenza. Come per i falsi negativi, i passi da compiere per porre rimedio a questa ulteriore causa di insuccesso sono di facile enunciazione: individuare l'importanza delle varie possibili cause e predisporre i correttivi più idonei per neutralizzare ciascuna di esse. Un punto importante da sottolineare è, comunque, il seguente: verificare, anche nelle indagini empiriche, il soddisfacimento dei requisiti richiesti – in particolare quelli patrimoniali – è tutt'altro che semplice; pertanto i falsi positivi non possono essere considerati tutti elusori o evasori. Occorre un approfondimento che vada oltre gli aneddoti, per quanto gravi e inaccettabili. In particolare, per formarsi un'idea più precisa sulla composizione dei falsi positivi e per stabilire l'incidenza relativa dell'evasione inaccettabile, da un lato, e di errori legati anche alla molteplicità delle soglie, dall'altro, sarebbe interessante conoscere in quale misura i falsi positivi superano le soglie di reddito e di patrimonio e, conseguentemente, quale sia l'importo del trasferimento ricevuto dai falsi positivi (si ricordi che il RdC viene erogato a integrazione del reddito dichiarato dai nuclei). Per far fronte, invece, ai rischi legati alla divisione dei nuclei familiari si potrebbero introdurre forme di individualizzazione del beneficio, laddove, attualmente, requisiti e importo del RdC sono legati unicamente alle condizioni socioeconomiche familiari. Ad ogni modo, il rafforzamento dei controlli di congruenza delle domande appare necessario e potrebbe essere realizzato con relativa facilità, integrando le varie banche dati sui redditi e sui patrimoni in possesso delle diverse amministrazioni pubbliche. Muovere in questa direzione è, dunque, possibile e importante per raggiungere il bersaglio che si è scelto, rimuovendo un ostacolo che è anche una ferita per la giustizia sociale.