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inoltre, non sarebbe dato sapere, con riferimento a ciascuna sacca di materiale, se siano state effettivamente trasferite e dove si trovino attualmente, quali siano le attuali condizioni di conservazione, se siano state eventualmente utilizzate in tutto o in parte a favore di terzi, se nel trasporto abbiano subito danni, se l'impianto di trasferimento abbia caratteristiche adeguate, e soprattutto, identiche a quelle del deposito originario, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le iniziative intenda intraprendere al fine di tutelare i diritti dei genitori coinvolti nella vicenda ad opera di Cryo-Save AG. Atto n. 4-02205 DE BONIS Al Ministro dell'interno Premesso che: ogni anno in Italia aumenta il numero dei giornalisti che subiscono gravi intimidazioni con lo scopo di limitare la loro attività di informazione; le intimidazioni si manifestano prevalentemente sotto forma di minacce, danneggiamenti, aggressioni, violazione della vita privata e anche con l'abuso di fondamentali istituti del diritto come quello di presentare querela per diffamazione o di chiedere al giudice un risarcimento dei danni subiti a causa di informazioni false o dolosamente ingiuriose. Questi abusi sono certificati dalle numerosissime sentenze di archiviazione delle querele e delle citazioni per risarcimento, con la motivazione di richiesta infondata o immotivata; tale fenomeno è diffuso in tutta Italia e molti cronisti sono costretti ad adottare precauzioni per la propria incolumità e solo alcuni sono protetti dalle forze dell'ordine; il clima di intimidazione diffusa costringe, a volte, molti giornalisti a non trattare informazioni sgradite ai criminali, nonostante sia grande l'interesse generale su fatti e vicende che li coinvolgono; considerato che: secondo quanto emerge dal World press freedom index 2019, il rapporto sulla libertà di stampa stilato annualmente da Reporters sans frontières (Rsf), i giornalisti sono sempre meno al sicuro nel mondo: l'odio nei loro confronti è degenerato in violenza e alimenta la paura di una categoria che può dirsi in "condizioni buone" solo nel 24 per cento del globo; nel 2018 la condizione di libertà di stampa era "buona" o "soddisfacente" nel 26 per cento dei 180 Paesi e territori analizzati, rileva l'analisi, sottolineando come sui due punti percentuali persi incidano, in particolare, l'aumento dell'ostilità contro i giornalisti e l'odio diffuso in molti Paesi dai leader politici, che ha portato ad atti di violenza più seri e più frequenti; l'organizzazione non governativa francese rileva "un aumento dei pericoli e, di conseguenza, un nuovo livello di paura in alcuni luoghi" tra i giornalisti. Le molestie, le minacce di morte e gli arresti arbitrari fanno sempre più parte dei "rischi sul lavoro"; in testa alla graduatoria annuale dell'organizzazione francese c'è di nuovo la Norvegia, seguita dalla Finlandia (2 posizioni in più) e dalla Svezia (che perde una posizione). Ultimi sono la Corea del Nord e il Turkmenistan, dove si segnala che "la maggior parte dei media è controllata dallo Stato", con i corrispondenti "perseguitati senza sosta"; l'Italia continua a guadagnare posizioni e supera gli Stati Uniti. Nel ranking 2019 il nostro Paese sale al 43° posto rispetto al 46° dell'anno scorso e al 52° del 2017. Gli Usa indietreggiano al 48° posto contro il 45° del 2018. Negli Stati Uniti il "clima di ostilità va oltre i commenti di Donald Trump" e "Mai come oggi i giornalisti sono stati soggetti a così tante minacce di morte o si sono rivolti così spesso ad aziende private per la propria protezione"; nelle Americhe viene registrato il peggiore deterioramento delle condizioni di praticabilità dei media . In Brasile (105°, perdendo 3 posizioni dal 2018), Rsf denuncia gli attacchi ai giornalisti dei sostenitori del nuovo presidente Jair Bolsonaro, mentre il Nicaragua è arretrato di 24 posizioni dopo le aggressioni ai giornalisti impegnati nel racconto delle proteste contro il Governo di Daniel Ortega. Eccezione il Costa Rica (decimo), pietra miliare nel continente americano, dove i giornalisti possono lavorare tranquillamente; nel rapporto viene anche ricordata l'uccisione all'interno del consolato saudita di Istanbul del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, un delitto che ha "inviato un messaggio raggelante ai giornalisti ben al di là dei confini dell'Arabia Saudita", scesa di tre posizioni al 172° posto; anche in Europa la situazione si è deteriorata. Qui i giornalisti "devono oggi affrontare le peggiori minacce", descrive Rsf, che ricorda gli omicidi di reporter a Malta, in Slovacchia e in Bulgaria, attacchi verbali e fisici in Serbia o Montenegro, o un nuovo livello di violenza durante le proteste di " gilet gialli" in Francia (32°). Anche altri Paesi hanno cambiato volto con i nuovi governi. In Malaysia (123°, 22 posizioni in più), Maldive (98°, 22), Etiopia (110°, 40) o Gambia (92°, 30 in più), l'arrivo di nuovi leader ha portato una ventata di "aria fresca" per la stampa; per quanto riguarda l'Italia, "Per rispondere alle gravi minacce di morte contro i giornalisti, attribuibili a reti mafiose o organizzazioni estremiste" sono "quasi una ventina" i cronisti italiani sotto scorta permanente, il doppio rispetto all'anno scorso. "Il livello di violenza espressa contro i professionisti dell'informazione della penisola si aggrava soprattutto in Campania, Calabria, Puglia e in Sicilia, ma anche a Roma e dintorni"; tra le situazioni italiane vengono citati i casi di Paolo Borrometi e Roberto Saviano. Il primo "deve la sua sopravvivenza solo alla costante protezione della polizia italiana, che ha sventato lo scorso maggio un tentativo di assassinarlo da parte della mafia". Nel caso dell'autore di "Gomorra", Rsf scrive che "il ministro dell'Interno e leader della Lega Matteo Salvini ha suggerito che la protezione della polizia a Roberto Saviano possa essere ritirata", dopo le critiche espresse dal giornalista nei confronti del vicepresidente del Consiglio dei ministri; non più tardi di 8 mesi fa, la scorta al giornalista Sandro Ruotolo stava per essere revocata. Il giornalista napoletano, che da tempo firma importanti inchieste online su "Fanpage", vive sotto scorta dal 2015 per via delle minacce ricevute dal boss dei Casalesi Michele Zagaria, in seguito alla pubblicazione di alcuni suoi reportage sul traffico di rifiuti in Campania. In quel caso, dopo la mobilitazione di giornalisti, politici e cittadini, prima che la revoca della scorta diventasse effettiva, era arrivata la notizia della sospensione della revoca stessa. Recentemente la protezione per il giornalista d'inchiesta è stata rafforzata, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo voglia intraprendere per affrontare tale drammatico problema e per garantire sia la sicurezza personale dei giornalisti impegnati nell'attività di cronaca, sia il diritto dei cittadini ad essere informati senza subire una censura imposta con la violenza e l'arbitrio;