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Da molti anni sentiamo dire che ce lo chiede l'Europa, ma pensavo che quell'era fosse finita; invece ritorna quell'epoca improntata al detto «ce lo chiede l'Europa», l'Europa delle multinazionali e non quella delle Nazioni e dei popoli. Noi non ci arrendiamo a questo fatalismo economico, perché anche noi crediamo che l'inflazione e le disuguaglianze siano un problema. Certo l'inflazione ha visto i prezzi schizzare in alto soprattutto in ambito energetico ed agricolo, forse perché è mancata la programmazione. Qualcuno si assumerà la colpa di non aver fatto la programmazione o è colpa del fato avverso? Io credo che non sia colpa del fato avverso, ma di chi ha governato questa Nazione in questi anni e in quelli precedenti, quindi è meglio che qualcuno si faccia un esame di coscienza prima di farlo agli altri. Lo stesso discorso riguarda le disuguaglianze, tanto è vero che l'eccessivo liberismo ha portato a una recrudescenza delle disuguaglianze, non a una maggiore uguaglianza, anzi vi invito ad andare a guardare gli studi, anche su Internet in mancanza di altre fonti. Le disuguaglianze crescono quando lo Stato non si occupa anche del mercato; il liberismo ha fallito e l'eccessivo liberismo continua imperare anche in quest'Aula, anche da parte di chi dovrebbe avversarlo assolutamente. Considero pessimo il provvedimento in esame e per questo abbiamo cercato di migliorarlo. Pensate che in Commissione abbiamo cercato di fare nostri anche degli emendamenti proposti da altre forze politiche, nella consapevolezza che tante volte il Governo li ha bocciati per poi riproporli magari in un provvedimento successivo perché evidentemente li riteneva di buon senso. Noi speravamo che facesse la stessa cosa, ma non è successo nulla. In Commissione gli stessi sottoscrittori hanno bocciato i propri emendamenti e io credo che questa sia la dimostrazione plastica di come non si sia perseguito l'interesse generale, ma quello squisitamente personale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Sottosegretario, colleghi, intervengo sugli articoli riguardanti le concessioni di distribuzione del gas naturale e quelle di grande derivazione idroelettrica. Sulle prime, affrontate all'articolo 4 del testo base, ora diventato articolo 6 dopo il passaggio in Commissione, la Lega esprime parziale soddisfazione. L'inserimento di questo tema nel disegno di legge concorrenza aveva e ha l'obiettivo di superare lo stallo nelle gare per la riassegnazione delle concessioni che perdura da oltre dieci anni durante i quali, da parte dei 177 ambiti territoriali minimi, sono state portate a termine pochissime procedure competitive, anche a causa di tanti, costosi e lunghissimi contenziosi. Si tratta di una situazione di stallo che di fatto sta precludendo al Paese 20 miliardi di investimenti nel settore, che sono quelli stimati nell'arco di 12 anni di durata delle concessioni. Il testo base, che puntava a rilanciare gli investimenti nel settore accelerando le procedure di gara e che già positivamente, nel caso in cui il Comune intenda cedere reti e impianti, consentiva di valorizzare adeguatamente le reti di distribuzione del gas di proprietà secondo il valore industriale residuo, anche grazie ai contributi della Lega è stato di poco migliorato. Occorreva però fare di più: per esempio, come noi abbiamo proposto, incentivare e sostenere le aggregazioni tra le imprese per imprimere maggiore impulso competitivo nelle gare d'ambito, così riducendo l'attuale frammentazione che oggi registra oltre 200 operatori, di cui oltre la metà che insieme coprono solo il 20 per cento del mercato; oppure si sarebbe dovuto consentire al Comune di alienare le proprie reti e gli impianti di distribuzione anche prima della gara di affidamento del servizio di distribuzione. Questo per meglio capitalizzare i propri asset, che invece durante la gara d'ambito rischiano di non essere adeguatamente valorizzati. Ancora, si sarebbe dovuta prevedere la nomina dei commissari di gara da parte dalla stazione appaltante mediante estrazione da un elenco di esperti di comprovata esperienza definito dal Ministero della transizione ecologica. Spero di sbagliarmi, ma temo che approvando così il testo non abbiamo modificato con efficacia la disciplina normativa e, dunque, non abbiamo creato le condizioni per promuovere al meglio lo sviluppo della concorrenza e rimuovere i tanti ostacoli regolatori di carattere normativo e amministrativo che non favoriscono lo svolgimento delle gare d'ambito. Sulle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche, ora affrontate all'articolo 7, la Lega esprime invece grande soddisfazione. Con l'approvazione dell'emendamento in Commissione, dopo l'intesa di maggioranza, si è positivamente modificato il testo base che presentava diverse criticità che avrebbero peggiorato la vigente normativa nazionale. In pratica, vengono confermate sia la regionalizzazione del settore, sia le procedure di rinnovo delle concessioni scadute. (Applausi) . Queste, dunque, saranno svolte dalle Regioni nel rispetto dei criteri e degli indirizzi già stabiliti dalla norma nazionale, voluta fortemente dalla Lega e introdotta in fase di conversione del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, che - lo ricordo - lo scorso anno ha consentito di archiviare la procedura di infrazione europea aperta contro l'Italia. Siamo molto contenti perché in questi due anni la norma ha resistito, in ultimo anche durante la trattativa sul disegno di legge concorrenza, a diversi tentativi di alcune forze politiche che hanno cercato di smantellare la regionalizzazione del settore (e, dunque, demolire una delle prime concrete forme di autonomia delle Regioni), oppure di proporre la proroga delle concessioni per - queste le motivazioni - evitare l'arrivo di operatori stranieri (dimenticando che già ora la maggior parte degli operatori dell'idroelettrico sono partecipati da investitori esteri) e garantire la sicurezza del sistema energetico e l'autonomia energetica nazionale. Si tratta di due aspetti sicuramente importanti, ignorati da molti per anni e scoperti solo nelle ultime settimane, ma che siamo convinti verranno perseguiti proprio con i rinnovi delle concessioni. (Applausi) . Ricentralizzare la gestione e prorogare le concessioni, in realtà, avrebbe rappresentato un'entrata a gamba tesa contro le Regioni che hanno già legiferato o vi stanno provvedendo; avrebbe rappresentato un enorme regalo ai concessionari uscenti, che avrebbero continuato a fare tanti profitti, confermando l'ennesimo torto ai territori montani sfruttati senza alcun ritorno, con danni erariali a carico di Regioni, Province, Comuni e comunità montane di oltre 10 miliardi di euro; avrebbe violato le condizioni poste dalla Commissione europea, che ha ritirato la procedura di infrazione a patto che si procedesse con le procedure di riassegnazione delle concessioni; avrebbe determinato una terza bocciatura della proroga da parte della Corte costituzionale, dopo la sentenza del 2008 sulla proroga decennale prevista con la legge 23 dicembre 2005, n. 266 e la seconda sentenza del 2011 sulla proroga di cinque anni prevista con il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78. Questa è la vittoria del buon senso.