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Delega al Governo in materia di politiche per l'inclusione delle persone con disabilità uditiva. Onorevoli Senatori . – La rappresentazione della disabilità ha risentito nel tempo dell'influsso di fattori culturali e sociali che hanno dato origine, di volta in volta, ad atteggiamenti differenti rispetto alle persone che ne sono portatrici. Un approccio che per lungo tempo si è affermato nella nostra società e nelle istituzioni pubbliche, chiamate a intervenire sulle problematiche collegate alla disabilità, è quello che sottintende una visione « medicalizzata », focalizzata soprattutto a curare e a conformare le diversità indesiderate. Il progresso culturale e sociale, nel frattempo intervenuto, ci sta conducendo, invece, verso un'idea contrapposta della diversità, da considerare in qualche modo come ricchezza da preservare ai fini del mantenimento non solo dell'identità dei singoli e, quindi, anche delle persone con disabilità, ma della stessa identità collettiva. Questa nuova prospettiva è stata valorizzata per la prima volta dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) attraverso la International Classification of functioning, disability and health (classificazione ICF) del 2001 e, successivamente, ripresa dall'Organizzazione delle Nazioni unite (ONU) con l'adozione nel 2006 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Quest'ultima, infatti, molto eloquentemente, pone fra i suoi principi generali « il rispetto per la differenza e l'accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell'umanità stessa » (articolo 3, comma 1, lettera « d »). L'evoluzione nella rappresentazione sociale della disabilità, di cui i citati documenti dell'OMS e dell'ONU hanno tracciato il nuovo solco, ha connotato senza dubbio anche il « mondo della sordità » e i protagonisti che ne fanno parte, dalle persone sorde, ai loro familiari, alle figure professionali coinvolte a vario titolo, determinando un mutamento nella sua percezione anche da parte dei mezzi di comunicazione di massa, cosiddetti mass media , e del legislatore nazionale e sovranazionale. Si è così passati da una visione della sordità come una « patologia da sanare », una disabilità da normalizzare e, per quanto possibile, « mimetizzare » a una visione più olistica della persona sorda. Il mutamento socio-culturale ha investito la rappresentazione della sordità non solo « al suo esterno », vale a dire nella comunità, ma anche « al suo interno », ossia in relazione al modo in cui le stesse persone sorde hanno cominciato a guardare ai propri limiti, capacità, istanze e diritti, compreso quello di esprimersi nella propria lingua (vocale o visivo-gestuale), o vedersi riconosciute le diversità rispetto al linguaggio adottato. Sulla base del metodo di educazione al linguaggio adottato dalla famiglia si possono, infatti, distinguere vari tipi di « manifestazioni » della sordità: quelli esposti unicamente alla lingua vocale (cosiddetti « sordi oralisti ») e sordi esposti sia alla lingua vocale, sia alla lingua dei segni (« sordi bilingui » o « sordi segnanti »). Ciascuno di loro necessita di attenzioni specifiche e soprattutto la persona richiede di poter essere coinvolta nelle scelte e nelle soluzioni assunte dai decisori istituzionali per il miglioramento della loro vita nella quotidianità. Questa consapevolezza ha progressivamente portato a legittime istanze da parte delle associazioni che rappresentano le persone con deficit uditivi, diversificate per condizione, al fine di creare gli opportuni presupposti per una reale autonomia e indipendenza della persona nelle scelte che la riguardano. Se, infatti, una diagnosi precoce, una corretta protesizzazione, l'esposizione alla lingua parlata e il suo insegnamento formale appaiono indispensabili per una vita « normale », altrettanto importanti sono gli interventi, anche di carattere normativo, come quelli che si propongono nel presente disegno di legge, per consentire a una persona con questo tipo di disabilità, non solo di condurre una vita « normale », ma anche qualitativamente soddisfacente. Uno Stato in grado di tendere all'elaborazione di un « modello sociale » della disabilità, in cui vengono promossi gli strumenti idonei a contenere gli effetti di uno svantaggio derivante da un deficit , come quello uditivo, è uno Stato proiettato verso una società davvero inclusiva, ove ciascuno – con le proprie differenze e i propri limiti – può trovare la sua realizzazione e il suo benessere. In questa ottica, lo svantaggio non dipende tanto da una mancanza fisica, cognitiva, psichica o sensoriale, ma soprattutto dalla risposta che il nostro ordinamento e la nostra società sono in grado di offrire alle persone con disabilità e alle loro specifiche istanze per evitare che non vengano incluse nella vita economica e sociale del luogo in cui risiedono e del Paese. Tali interventi, che possono migliorare, anche sensibilmente, la loro quotidianità sono connessi alle modalità attraverso cui la società organizza l'accesso a diritti, beni e servizi. Risulta, pertanto, fondamentale disciplinare, aggiornare e predisporre strumenti e servizi diretti all'abbattimento/contenimento delle barriere culturali, comunicative e ambientali, che oggi non permettono il pieno sviluppo della personalità, dell'autonomia e spesso il raggiungimento degli obiettivi formativi e professionali degli individui con questo tipo di deficit . Alla luce di tali considerazioni, la presente proposta prevede una delega al Governo per il riconoscimento dell'oralismo, per l'adozione di misure volte a rimuovere gli ostacoli, spesso invisibili ai « normodotati », a una vita serena e indipendente delle persone sorde: dal riconoscimento di benefici fiscali o contributi per i nuclei familiari con persone non udenti affinché possano dotare le abitazioni di tutti i dispositivi tecnologici necessari alla piena autonomia, all'obbligo per le università e per le amministrazioni e istituzioni pubbliche di adottare tutte le misure e le apparecchiature tecnologiche necessarie per favorire l'ingresso e l'inclusione dei lavoratori sordi, non solo segnanti che utilizzano la lingua dei segni italiana (LIS) ma anche oralisti (ovvero, le persone che hanno riacquistato l'uso della parola tramite la logopedia e una migliore protesizzazione), semplicemente chiedendo e organizzandosi con ciascun lavoratore o studente, senza nessuna imposizione di regole standard . Si prevede un rifinanziamento del Fondo sanitario volto a sostenere i costi di produzione economica delle più avanzate protesi uditive digitali e l'istituzione di un tavolo di confronto con persone sorde oraliste e le associazioni più attive in materia di disabilità auditiva, con particolare attenzione a quelle che appoggiano l'oralismo, allo scopo di individuare forme di riqualificazione dei servizi pubblici in materia di inclusione e di accessibilità per le persone con tale disabilità. Tra questi, per esempio l'obbligo sui mezzi pubblici e privati all'installazione di schermi luminosi che proiettino tutti gli avvisi e le informazioni legati al servizio.