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- all'articolo 9, comma 1, lettera a), i numeri 2) e 3) andrebbero soppressi, visto che la finalità semplificatoria del decreto-legge appare sufficientemente conseguita in ambito trattamentale (nuovo comma 1- bis dell'articolo 2- ter del decreto legislativo n. 196 del 2003): l'equilibrio tra i beni giuridici della riservatezza e dell'interesse pubblico sarebbe alterato se si estendesse tale nuova modalità "semplificata" anche alla comunicazione e diffusione dei dati, di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 2- ter del decreto legislativo n. 196 del 2003; - all'articolo 9, comma 1, la lettera c) andrebbe sostituita con la seguente: "c) All'articolo 132, al comma 5, sostituire le parole: "secondo le modalità di cui all'articolo 2- quinquiesdecies " con le seguenti: "con provvedimento di carattere generale". Ciò si propone allo scopo di contenere l'impatto derivante dalla soppressione dell'intera disposizione che legittima il Garante alla prescrizione di misure di sicurezza per la data retention: poiché l'articolo 2- quinquiesdecies è particolarmente utile a garantire l'integrità e la riservatezza dei tabulati conservati a fini di giustizia, la porzione che di esso è più significativa - cioé la possibilità per il Garante di dare prescrizioni in via generale, e non caso per caso - viene fatta transitare nel comma 5 dell'articolo 132. La sua abrogazione si rivela pertanto ultronea: la possibilità per il Garante di dare prescrizioni - contenenti le misure e gli accorgimenti a garanzia dell'interessato, volti a garantire che i dati conservati possiedano i medesimi requisiti di qualità, sicurezza e protezione dei dati in rete, nonché ad indicare le modalità tecniche per la periodica distruzione dei dati - va non solo mantenuta, ma ripristinata nella loro modalità del "provvedimento di carattere generale", pena la dispensione delle prescrizioni nei mille rivoli della casistica del caso concreto: occorre che i titolari del trattamento non si sottraggano, in tal guisa, da un approccio complessivo, che preveda il bilanciamento ex ante - per tipologia di atti - dell'azione amministrativa con il valore della riservatezza dei dati; - allo scopo di introdurre un obbligo di conservazione, a soli fini probatori, dei contenuti di cui sia impedito il caricamento, per impedire la dispersione irrimediabile di elementi di prova in relazione a quello che può rappresentare un tentativo di delitto, integrandone atti idonei e inequivoci alla realizzazione della condotta tipica, all'articolo 9, comma 1, lettera e), capoverso «Art. 144- bis », occorre sostituire il comma 1 con i seguenti: "1. Chiunque, compresi i minori ultraquattordicenni, abbia fondato motivo di ritenere che immagini, registrazioni audio o video a contenuto sessualmente esplicito che lo riguardano, destinati a rimanere privati, possano essere oggetto di trasmissione o diffusione senza il suo consenso attraverso piattaforme digitali, ha facoltà di segnalare il pericolo al Garante per la protezione dei dati personali. Il Garante, entro 48 ore dalla segnalazione decide ai sensi dell'articolo 58 del regolamento (UE) 2016/679 e degli articoli 143 e 144. I gestori delle piattaforme digitali destinatari dei provvedimenti di cui al periodo precedente conservano, ai soli fini probatori e con misure, indicate dal Garante nell'ambito dei medesimi provvedimenti, idonee a impedire l'identificabilità degli interessati, il materiale oggetto della segnalazione, per nove mesi a decorrere dal ricevimento del provvedimento stesso. 1- bis . I gestori delle piattaforme digitali, ovunque stabiliti purché eroganti servizi accessibili dall'Italia, comunicano al Garante per la protezione dei dati personali un punto di contatto al quale possano essere comunicati i provvedimenti adottati ai sensi del comma 1". Conseguentemente, all'articolo 9, dopo il comma 1, occorre inserire il seguente: "1- bis . , L'obbligo di indicazione del punto di contatto di cui all'articolo 144- bis , comma 1- bis , del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 e successive modificazioni, introdotto dal comma 1, lettera e), del presente articolo, è adempiuto nel termine di sei mesi dall'entrata in vigore della presente disposizione". In particolare, il termine di 9 mesi è suggerito in relazione al termine per la proposizione della querela che per il revenge porn è di sei mesi, esteso di tre mesi in più al fine di consentire lo spatium temporis necessario per l'adozione di eventuali determinazioni da parte dell'autorità giudiziaria. La conservazione da parte delle piattaforme è inoltre necessario avvenga con misure, indicate dal Garante nell'ambito dei medesimi provvedimenti inibitori, idonee a impedire l'identificabilità degli interessati, il materiale oggetto della segnalazione, per nove mesi a decorrere dal ricevimento del provvedimento stesso. Inoltre, ai fini dell'effettività della tutela remediale introdotta, è necessario obbligare i gestori di piattaforme di condivisione di contenuti audiovisivi a comunicare al Garante un "punto di contatto" cui inviare i provvedimenti inibitori adottati dal Garante; - all'articolo 9, comma 1, dopo la lettera e) occorre inserire la seguente: «e- bis ) All'articolo 58 sono apportate le seguenti modificazioni: al comma 1, dopo le parole: "di legge o regolamento" sono inserite le seguenti: "o di atti amministrativi generali"; al comma 2, le parole: "in base ad espresse disposizioni di legge che prevedano specificamente" sono sostituite dalle seguenti: "in base a disposizioni di legge, regolamento o atti amministrativi generali" ». Dopo il comma 2 occorre altresì inserire il seguente: «2- bis . All'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51 le parole «e si basa» sono sostituite dalle parole «o si basa», le parole «, nei casi previsti dalla legge,» sono soppresse e dopo le parole «di regolamento» sono aggiunte le parole «ovvero da atti amministrativi generali"». In tal guisa si riuscirebbe ad armonizzare, al nuovo regime introdotto dal comma 1 lettera a) per il trattamento di dati personali in ambito pubblico, anche la disciplina speciale prevista per i trattamenti svolti a fini di difesa e sicurezza nazionale (art. 58 d.lgs. 196/03) e a fini di polizia e giustizia penale (art. 5 d.lgs. 51/18), che in presenza dei medesimi vincoli normativi europei (e in assenza di vincoli per quanto concerne la sicurezza nazionale) continuano ancora a prevedere, come basi giuridiche, solo la legge o il regolamento. Con la maggiore flessibilità nella disciplina in ambito pubblico prevista al comma 1 lettera a), infatti, non può non intervenirsi anche, di conseguenza, su trattamenti quali quelli svolti da Servizi, polizia e magistratura penale, pena un'irrimediabile irragionevolezza della disciplina: