[pronunce]

che il giudice a quo, inoltre, riferisce che molte delle persone nei cui confronti è stata avviata la procedura di prevenzione sono state imputate nel menzionato giudizio, all'esito del quale i predetti T. V. e S. F. sono stati assolti; che, dunque, i detti soggetti si trovano in una posizione più favorevole di quelli che, rispondendo nel medesimo giudizio di accuse fondate sugli stessi fatti utilizzati nella procedura di prevenzione, sono stati condannati con pena sospesa; che, secondo il rimettente, a questi ultimi, in virtù dell'articolo 166, secondo comma, cod. pen. , «non può essere applicata alcuna misura di prevenzione, mentre i primi possono subire, ed in effetti lo subiscono, il giudizio di prevenzione ed, eventualmente, anche la misura»; che, dunque, ad avviso del giudice a quo la disposizione censurata si pone in contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto disciplina in modo differente, senza alcuna giustificazione, posizioni uguali quanto agli effetti giuridici: i condannati a pena sospesa e gli assolti; che, ad avviso del giudice a quo, la norma da cui deriva l'aporia del sistema è l'art. 530 cod. proc. pen. , che indica i casi in cui il giudice pronuncia sentenza di assoluzione; che, in punto di rilevanza, il rimettente ritiene che «la norma di cui si sospetta l'illegittimità, ove avesse contenuto la disposizione aggiuntiva invocata, sarebbe stata certamente rilevante ed applicata in questo giudizio avendo effetti diretti sulla posizione dei proposti T. V. e F. S.»; che la questione è manifestamente infondata; che - a prescindere dall'omessa formulazione di un petitum specifico e dall'erronea valutazione sulla rilevanza, formulata con riguardo ad una norma ipotetica («la norma di cui si sospetta l'illegittimità, ove avesse contenuto la disposizione aggiuntiva invocata, sarebbe stata certamente rilevante ed applicata in questo giudizio») - il rimettente prende le mosse da un presupposto interpretativo erroneo; che, infatti, non è esatto l'assunto secondo cui coloro che sono stati condannati con pena sospesa non possono subire alcuna misura di prevenzione, atteso che l'art. 166, secondo comma, cod. pen. si limita a disporre che la condanna a pena sospesa non può costituire in alcun caso, di per sé sola, motivo per l'applicazione di misure di prevenzione, non escludendo affatto che le risultanze del processo penale, conclusosi con sentenza di condanna con pena sospesa, possano essere valutate ai fini dell'applicazione della misura di prevenzione, unitamente ad altri elementi desumibili aliunde; che, inoltre, l'erroneità del presupposto interpretativo da cui muove il ricorrente va ribadita in considerazione della profonda differenza sussistente tra il procedimento penale e quello di prevenzione; che, al riguardo, questa Corte, nella sentenza n. 275 del 1996, ha già affermato che «devono essere sottolineate le profonde differenze, di procedimento e di sostanza, tra le due sedi, penale e di prevenzione: la prima ricollegata a un determinato fatto-reato oggetto di verifica nel processo, a seguito dell'esercizio dell'azione penale; la seconda riferita a una complessiva notazione di pericolosità, espressa mediante condotte che non necessariamente costituiscono reato»; che il giudice a quo, impropriamente, afferma che poiché «la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena si fonda sulla presunzione dell'assenza di pericolosità sociale attuale, a maggior ragione, questa prognosi si imporrebbe per persone la cui colpevolezza sia stata esclusa»; che, infatti, il rimettente trascura di considerare che il giudice, con la sentenza di assoluzione, non opera alcun giudizio di pericolosità dell'imputato, ad eccezione dei casi previsti dalla legge in cui applica la misura di sicurezza (art. 530, comma 4, cod. proc. pen.). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 530 del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento all'articolo 3 della Costituzione, dal Tribunale di Reggio Calabria, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta il 5 ottobre 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 ottobre 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI