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Antonio Cabrini ha detto che Paolo era veloce e se n'è andato così, velocemente, in silenzio. Ma il suo ricordo non morirà mai e non è retorica, perché ha davvero abbracciato tante generazioni Ora, però, sta a noi ricordarlo come avrebbe voluto. Ci saranno molti momenti in cui lo ricorderemo, faremo iniziative e manifestazioni, gli dedicheremo insieme, anche nella nostra città di Vicenza, un luogo importante come lui merita. Le ultime parole le voglio esprimere ricordando e abbracciando anche dall'Aula del Senato la sua meravigliosa famiglia, la splendida moglie Federica, le figlie Maria Vittoria e Sofia Elena e il figlio Alessandro. Concludo, signor Presidente, dicendo questo: Paolo diceva che la morte è semplicemente spostarsi nella stanza accanto. Ecco, io voglio pensare questo, che Paolo sarà sempre accanto alla sua famiglia e a tutti noi che gli abbiamo voluto bene. Grazie Paolo, ciao Pablito. (Applausi) . LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghi, quando giovedì 10 dicembre, di prima mattina, come molti di noi fanno, guardando lo smartphone , ho letto la notizia dell'improvvisa scomparsa del grande calciatore Paolo Rossi, il mio sentimento è stato di incredulità, subito ho pensato a una fake news di cattivo gusto, legata alla scomparsa di Maradona. Questo sentimento si è trasformato in un velo di tristezza che mi ha accompagnato per un paio di giorni, quando purtroppo le agenzie hanno confermato la triste notizia. La figura di Paolo Rossi fu indissolubilmente legata al trionfo azzurro del mondiale di calcio di Spagna del 1982, un evento che non fu solamente - l'ha già ricordato il Presidente - una grande vittoria sportiva, come ebbe a comunicarci lo storico triplice annuncio di Nando Martellini che eravamo campioni del mondo, ma quella vittoria fu l'emblema di quegli anni Ottanta che chiudevano il periodo più buio del terrorismo e determinarono il rilancio morale ed economico del nostro Paese. Paolo Rossi - Pablito, come è stato ribattezzato - è stato quindi uno dei protagonisti di una tappa significativa della storia italiana del secondo dopoguerra. Egli fu indubbiamente uno dei giocatori più forti in assoluto del calcio mondiale, come fu suggellato dal «Pallone d'oro» del 1982, dai successi nei club del Lanerossi Vicenza, Perugia e soprattutto della Juventus. Interpretava il ruolo di attaccante in modo intelligente e astuto. Certo, Paolo Rossi non era il classico centravanti da sfondamento come lo furono Giorgio Chinaglia o Christian Vieri, ma le sue caratteristiche erano la rapidità, il fiuto della posizione giusta al momento giusto, l'agilità, quasi segnasse i goal in modo garbato, un garbo che egli ha anche avuto nel lasciare questo mondo, in punta di piedi, con la riservatezza e l'intelligenza che lo hanno sempre contraddistinto, ma davvero troppo presto. Anche il nostro Gruppo porge le più sentite condoglianze a tutta la sua famiglia. Con te se ne va un pezzo di storia del nostro Paese ed anche una parte importante degli anni spensierati della nostra gioventù. Grazie Paolo, grazie campione del mondo. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, ho sentito molto in questi giorni commemorare e ricordare, con grande affetto da parte di tutti, Paolo Rossi e, forse, a tutti sarà venuto in mente che in questi anni non abbiamo riconosciuto la grandezza e il valore, non solo sportivo, che egli ha rappresentato per la nostra Nazione. Fu sicuramente un grande calciatore e, come è stato appena ricordato, fu anche «Pallone d'oro», capocannoniere ai mondiali del 1982, vinti dall'Italia, vincendo altresì due scudetti. Voglio però ricordare che lui ha sempre affermato che il suo orgoglio era la maglia azzurra; non quella del Vicenza, della Juve o di un'altra squadra, ma la maglia azzurra. Si identificava col ruolo di centravanti della nazionale e tale ruolo andò oltre l'aspetto sportivo. Nel 1982 l'Italia era ancora con i postumi, forse neanche con i postumi, ma con la coda del terrorismo nazionale, quello delle Brigate rosse, ed era ancora dietro alle stragi che si erano verificate da non molti anni. Era un'Italia divisa e divisiva in cui - voglio ricordare - il Tricolore era visto con diffidenza; chi ce l'aveva, lo teneva nel cassetto. Chi ce l'aveva, a volte era guardato con sospetto. Non voglio dire altro per non fare politica di parte in questa occasione. Credo che la vittoria dell'Italia, con gli altri splendidi protagonisti di quella avventura - per fortuna ancora quasi tutti tra noi, anche se purtroppo non Scirea - ma soprattutto Paolo Rossi, consentì un'esplosione di amore per la nostra Patria che andò ben oltre la vicenda sportiva e calcistica. Un sito che ho appena consultato afferma che era bello essere italiani nel 1982, era bello vedere risvegliarsi attorno al nome di Paolo Rossi un sentimento che accomunava gente di orientamenti politici completamente diversi, tutti col Tricolore in mano. Fu un miracolo. Si parla tanto, giustamente, di quale significato abbia avuto nell'immediato dopoguerra la vittoria di Bartali al Tour de France. Si dice che salvò l'Italia dalla rivoluzione. Io credo che Paolo Rossi fece qualcosa di diverso, ma forse, in un certo senso, più grande perché restituì all'Italia un'anima nazionale. Perché non dire come stavano veramente le cose? Certo, ci volle poi, qualche anno dopo, l'opera del grande presidente Ciampi che, sulla falsariga della rivalutazione del sentimento e dell'identità nazionale, compì l'opera. Fu però la Nazionale di Paolo Rossi a darci, oltre la soddisfazione sportiva, questa possibilità. Ricordo che quell'estate mi recai all'estero e le persone più umili appena ci vedevano e capivano che eravamo italiani ci urlavano «PaoloRossi», tutto attaccato. Era diventato l'italiano più famoso nel mondo e l'italiano di cui essere più orgogliosi nel mondo. Rendo allora a lui un grande omaggio e un grande affetto. Ho avuto l'onore e il piacere di conoscerlo. Non mi posso definire amico perché l'avrò visto in vita mia al massimo sette volte, ma ho avuto la possibilità di apprezzare il suo modo di essere, la sua semplicità, la sua umanità e il suo essere capace di volare alto sulle divisioni. Scusate allora se finisco non con una polemica, ma con un'annotazione necessaria da parte mia e del mio movimento politico. Come avete visto in nessuna dichiarazione abbiamo cercato di mettergli la maglietta politica; eppure lui nel 1999 si era candidato alle europee con Alleanza Nazionale e mai ha rinnegato quella scelta. Mi aspettavo che qualche giornale lo potesse ricordare, cosa che sarebbe successa se si fosse candidato a sinistra. Non ci siamo però lamentati.