[pronunce]

Infine, nel punto 5 si stabilisce che «le disposizioni regionali attuative delle presenti Linee guida costituiscono la disciplina settoriale in materia a decorrere dalla data della relativa entrata in vigore». Nella premessa delle Linee-guida è scritto che esse indicano «taluni standard minimi di carattere disciplinare la cui definizione lascia, comunque, inalterata la facoltà per le Regioni e Province autonome di fissare disposizioni di maggiore tutela», e l'art. 3 aggiunge che, «Fatti salvi gli aspetti eventualmente ricadenti nelle materie di potestà legislativa dello Stato, la regolamentazione in materia di tirocini è di competenza delle amministrazioni regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano». L'art. 4 attribuisce alle Regioni la competenza ad individuare i «soggetti, pubblici e privati, accreditati o autorizzati, che possono promuovere il tirocinio nel proprio territorio». Secondo la ricorrente, dall'Accordo e dalle Linee-guida risulterebbe chiaramente la competenza regionale in materia di tirocini. La norma impugnata, nel dare ai «datori di lavoro pubblici e privati con sedi in più regioni» la possibilità di «fare riferimento alla sola normativa della regione dove è ubicata la sede legale», limita illegittimamente il campo di applicazione della legislazione della Provincia autonoma di Trento in relazione ad attività che si svolgono nel suo territorio. La Provincia ribadisce che la disciplina dei tirocini formativi e di orientamento è di competenza regionale, come stabilito da questa Corte con la sentenza n. 287 del 2012. In tale occasione questa Corte ha chiarito che, dopo la riforma costituzionale del 2001, la competenza esclusiva delle Regioni in materia di istruzione e formazione professionale «riguarda la istruzione e la formazione professionale pubbliche che possono essere impartite sia negli istituti scolastici a ciò destinati, sia mediante strutture proprie che le singole Regioni possano approntare in relazione alle peculiarità delle realtà locali, sia in organismi privati con i quali vengano stipulati accordi» (sentenza n. 50 del 2005). Viceversa, «la disciplina della formazione interna - ossia quella formazione che i datori di lavoro offrono in ambito aziendale ai propri dipendenti - di per sé non rientra nella menzionata materia, né in altre di competenza regionale; essa, essendo intimamente connessa con il sinallagma contrattuale, attiene all'ordinamento civile, sicché spetta allo Stato stabilire la relativa normativa (sentenza n. 24 del 2007)». Assodata la competenza provinciale piena in materia, risulterebbe chiara l'illegittimità costituzionale della norma impugnata, là dove dispone che «i datori di lavoro pubblici e privati con sedi in più regioni possono fare riferimento alla sola normativa della regione dove è ubicata la sede legale». In primo luogo, il solo fatto che il legislatore statale intervenga nella materia in questione, senza rispettare alcuno dei limiti costituzionali o statutari, rappresenta una violazione dell'art. 8, numero 29), dello statuto o dell'art. 117, quarto comma, Cost. Inoltre, la norma sarebbe illegittima in quanto violerebbe il principio costituzionale di territorialità che pacificamente governa la competenza del legislatore regionale ed, ovviamente, anche della ricorrente Provincia autonoma di Trento. Tale principio costituisce, innanzitutto, un caratteristico e da sempre ben noto limite della legge regionale: sarebbe costituzionalmente illegittima una legge regionale che pretendesse di disciplinare fattispecie che si svolgono nel territorio di un'altra Regione (sentenza n. 285 del 1997). Ma esso limita, con ogni evidenza, anche il legislatore statale, il quale non può disporre esso stesso dell'ambito territoriale di applicazione della legge regionale. Il legislatore statale non può né disporre l'ultraterritorialità di una legge regionale nel territorio di altra Regione, né sottrarre al potere legislativo di una Regione fattispecie che si svolgono nel territorio di essa. La norma impugnata consente, invece, ai datori di lavoro pubblici e privati, aventi sedi in più Regioni, di applicare alla formazione svolta in una Regione la normativa della Regione dove è ubicata la sede legale. In tal modo, la disciplina di una certa Regione viene, in violazione della Costituzione ad essere applicata ad attività che si svolgono al di fuori dei confini della Regione stessa, con conseguente compressione della potestà legislativa della Regione sede del tirocinio. La ricorrente Provincia autonoma di Trento non nega che possano verificarsi ipotesi in cui può essere necessario un coordinamento dei poteri legislativi di diverse Regioni, ma in tale eventualità la Costituzione, dispone che «La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni» (art. 117, ottavo comma). In questa prospettiva è stato stipulato l'Accordo del 24 gennaio 2013 il quale contempla esso stesso la possibilità di una deroga al criterio territoriale, ma sulla base di specifici accordi fra le Regioni e non certo a seguito di una decisione unilaterale dello Stato. Infatti, il punto 3 dell'Accordo dispone che «le regioni e province autonome si impegnano a definire, con appositi accordi, disposizioni volte a tener conto delle esigenze delle imprese multilocalizzate, anche in deroga a quanto previsto nelle linee guida al paragrafo 9». Dunque, l'eventuale deroga al criterio del luogo del tirocinio dovrebbe essere concordata tra le Regioni e poi recepita da leggi regionali, secondo lo schema di cui all'art. 117, ottavo comma, Cost. Inoltre, è da tener presente che la norma impugnata, non solo determina l'applicazione in una Regione delle leggi di un'altra Regione, nella quale si trova la sede legale del datore di lavoro, ma produce l'aberrante conseguenza di assoggettare alle leggi di un'altra Regione i soggetti promotori, anche se essi non hanno con quest'ultima alcun collegamento. Infatti, l'art. 6 delle Linee-guida prevede che «I tirocini sono svolti sulla base di apposite convenzioni stipulate tra i soggetti promotori e i soggetti ospitanti pubblici e privati», e che «Alla convenzione [...] deve essere allegato un progetto formativo per ciascun tirocinante, predisposto sulla base di modelli definiti dalle Regioni e Province autonome». Dunque, un datore di lavoro «multilocalizzato», in base alla norma impugnata, potrebbe scegliere di applicare la normativa della Regione ove si trova la sede legale e, di conseguenza, il soggetto che promuove «il tirocinio nel proprio territorio» (art. 4 delle Linee-guida) si vedrebbe applicata una disciplina cui è del tutto estraneo. In definitiva, al legislatore statale non spetta il potere di sottrarre certi comportamenti - la cui disciplina rientra nella competenza regionale - al criterio territoriale, cioè alla competenza della Regione nel cui territorio l'attività deve essere svolta. La ricorrente, in subordine, rispetto alla questione sopra esposta solleva ulteriori questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 5-ter, per violazione dei principi di leale collaborazione e di ragionevolezza.