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Però quello di oggi è un passaggio essenziale per garantire alle nostre donne e uomini in divisa al servizio della Nazione un giusto diritto, mai disciplinato fino ad oggi. È per questo che annuncio il voto favorevole di Fratelli d'Italia a questo provvedimento, con la consapevolezza che dovrà essere un punto di partenza e non di arrivo, per la tutela di chi in divisa, anche a costo della vita, protegge la nostra Patria. (Applausi) . PINOTTI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, oggi esaminiamo il disegno di legge in materia di associazioni sindacali per il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare. Ne parliamo dopo oltre quarant'anni anni, come ci ha ricordato il relatore, cioè dall'istituzione degli organismi di rappresentanza del personale militare, che sono stati introdotti dalla legge dell'11 luglio del 1978, n. 382. Gli organismi di rappresentanza dei militari hanno costituito la prima esperienza di tutela del personale delle Forze armate e hanno acquisito nel tempo una precisa fisionomia nel rapporto istituzionale con la Difesa e con il Parlamento. Prova più evidente di tale crescita è l'istituzione nel 1994, presso il Dipartimento della funzione pubblica, del comparto sicurezza-difesa. Il trascorrere del tempo ha messo progressivamente in luce i limiti di questa normativa. Sono stati effettuati alcuni interventi migliorativi - come ricordava anche il senatore Gasparri - mentre altre proposte di modifica più ampie, pur iniziate ogni legislatura, non hanno mai visto il termine; lo sottolineo perché questo ritardo del Parlamento - e sto parlando del ritardo nella revisione e nell'ampliamento di quella che era la rappresentanza militare - è stato sicuramente un vulnus . C'era infatti la necessità di adeguarla dopo così tanti anni, ma non si era mai riusciti a farlo; tante proposte presentate, ma mai il lavoro si è concluso. È anche su questo ritardo che si inserisce la Corte costituzionale. Quindi, ora il Parlamento ha l'obbligo di intervenire; ho sentito che alcuni colleghi non ritengono sia così, ma oggi serve una legge, avendo come punto di riferimento proprio quella sentenza della Corte costituzionale, che va letta nella sua interezza. La Corte, infatti, riconosce la libertà sindacale del personale militare, ma allo stesso tempo indica i modi e i limiti in cui questa libertà deve essere esercitata, in un settore tanto delicato del nostro apparato pubblico e in una funzione, quella della difesa dello Stato, che la stessa Corte definisce assolutamente speciale. Non ci sono dunque soluzioni preconfezionate; non ci sono neppure modelli sindacali di altre amministrazioni che possono essere esportati tout court . Ce l'ha ricordato molto bene, fra le molte audizioni che abbiamo tenuto nel corso del lavoro in Commissione, quella del professor Giovanni Maria Flick, che ci ha ricordato che bisogna lavorare tenendo a mente quella specificità che caratterizza la funzione militare. È su questo equilibrio che abbiamo lavorato in Commissione, quello fra la funzione speciale delle Forze armate dello Stato e l'esigenza di ampliare le tutele del personale. Il Parlamento ha fatto un lungo lavoro, perché ne stiamo discutendo da tempo, ma serio e con il contributo di tutti, perché tutti i colleghi, anche appartenenti ai Gruppi che oggi hanno deciso di astenersi, hanno portato un contributo alla discussione, che è stata molto importante, al di là degli schieramenti di maggioranza e opposizione, che tra l'altro in questa legislatura sono cambiati molte volte nell' iter del disegno di legge, sempre con spirito costruttivo, tanto che in Commissione difesa il mandato al relatore è stato votato all'unanimità. Ringrazio il relatore per il lavoro paziente e sapiente che ha fatto, anche di ascolto di tutti i colleghi e di "cucitura" delle situazioni difficili. Ringrazio il Governo che ci ha seguito con estrema attenzione e che abbiamo più volte sollecitato, perché avevamo bisogno di arrivare finalmente alla conclusione di questo provvedimento, e tutti i colleghi della Commissione, oltre ai nostri Uffici che come sempre sono stati preziosissimi. Sicuramente la riforma non finisce qui non soltanto perché il disegno di legge ritorna ora alla Camera, anche se abbiamo cercato già di lavorare con la Commissione difesa dell'altro ramo del Parlamento per concordare modifiche che possano essere condivise, ma anche perché, una volta che sarà legge, ci sarà bisogno di quella normativa regolamentare e dei decreti attuativi che saranno fondamentali. Credo che, una volta che il quadro normativo sarà definito e che tutte le norme saranno state approvate, nel momento in cui la riforma entrerà pienamente in vigore, in quel momento ci vorranno, da parte di tutti, grande cautela e grande sensibilità. È un'innovazione forte. E ci vorrà la sensibilità dei vertici militari, che non dubito avranno, nell'accogliere adeguatamente le associazioni sindacali nel mondo delle diverse Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare. E ci vorrà la sensibilità delle nuove associazioni e dei loro vertici, e anche su questo non ho dubbi. Questa normativa - se mi consentite la battuta - sarà da maneggiare con cura perché non si scherza con la difesa del Paese e con la sicurezza dei cittadini, ma anche da manutenere per vedere gli eventuali aggiustamenti necessari, perché si tratta di una grande novità. Quindi, ci sarà un periodo di assestamento. Il relatore, il senatore Vattuone, e tanti altri colleghi hanno evidenziato i diversi aspetti del disegno di legge, sottolineando anche le modifiche che abbiamo proposto in Commissione difesa rispetto al testo approvato alla Camera. Non torno nel dettaglio di questi aspetti, ma del lavoro fatto in Commissione voglio rilevare un aspetto soltanto. La disciplina e la fase transitoria rappresentano un punto importante che non era stato considerato dalla Camera e che abbiamo inserito perché senza questa disciplina si rischiava di sovrapporre rappresentanza e nuove associazioni a carattere sindacale o di avere un vuoto di rappresentanza, e sarebbe stato un problema. Inoltre, la fase transitoria è disciplinata in maniera più pulita, tenendo conto anche della fase contrattuale, che è una cosa molto importante da considerare. Ci sarà - come ho detto - un inevitabile periodo di assestamento e spero che sarà il più breve possibile. Spero che si facciano meno errori possibili, che si perda meno tempo possibile e per fare questo, oltre che delle capacità dei vertici e del personale militare, spero potremo tutti fare tesoro dell'esperienza di altre amministrazioni dello Stato del comparto difesa e sicurezza, che hanno vissuto nel passato passaggi simile a questo nel settore della sicurezza. È stata ovviamente citata la Polizia di stato e noi dobbiamo anche guardare a come è stata appunto questa evoluzione. Concludo ringraziando tutti gli appartenenti alle Forze armate, uomini e donne, che quotidianamente servono la nostra Patria. Lo fanno nel nostro Paese e all'estero. Tutti noi abbiamo avuto testimonianza dell'attenzione, della disponibilità e della grande professionalità dimostrata anche durante l'emergenza Covid. Concludo con un auspicio.