[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica del 16 settembre 2015, relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal senatore Roberto Calderoli nei confronti dell'onorevole Cécile Kashetu Kyenge, promosso dal Tribunale ordinario di Bergamo, con ordinanza-ricorso notificata il 27 giugno 2016, depositata in cancelleria il 28 giugno 2016 ed iscritta al n. 3 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2016, fase di merito. Visti l'atto di costituzione del Senato della Repubblica e l'atto d'intervento di Roberto Calderoli, fuori termine; udito nell'udienza pubblica del 4 aprile 2017 il Giudice relatore Franco Modugno; uditi gli avvocati Francesco Saverio Marini per Roberto Calderoli e Francesco Saverio Bertolini per il Senato della Repubblica. Ritenuto che, con ordinanza-ricorso depositata il 29 gennaio 2016 (d'ora in avanti: ricorso), il Tribunale ordinario di Bergamo ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica, chiedendo a questa Corte di dichiarare che non spettava al Senato della Repubblica di affermare, con deliberazione del 16 settembre 2015 (atti Senato, Doc. IV-ter, n. 4), che le dichiarazioni rese dal senatore Roberto Calderoli nei confronti dell'onorevole Cécile Kashetu Kyenge, all'epoca dei fatti Ministro per l'integrazione, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, come tali insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, e di annullare conseguentemente la predetta deliberazione del Senato della Repubblica; che il conflitto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con l'ordinanza n. 139 del 2016; che, a seguito di essa, il Tribunale ordinario di Bergamo ha notificato il ricorso e l'ordinanza al Senato della Repubblica il 27 giugno 2016 ed il successivo 28 giugno ha depositato tali atti con la prova dell'avvenuta notificazione; che, in questa fase del giudizio, si è costituito, l'11 agosto 2016, il Senato della Repubblica, chiedendo che il ricorso sia dichiarato improcedibile; che, infatti, il resistente rileva che il ricorso e l'ordinanza gli sono stati notificati a mezzo della polizia giudiziaria e, dunque, tramite un soggetto che sarebbe totalmente privo del potere di procedere alle notificazioni degli atti in materia civile, le cui forme si applicano nei procedimenti dinanzi la Corte costituzionale; che, secondo la giurisprudenza di legittimità richiamata dal Senato della Repubblica, «l'ufficiale di P.G. è assolutamente incompetente a compiere notifiche di atti processuali civili e, ove vi provveda, non ha né veste né poteri diversi da quelli di un qualsiasi privato cittadino che si arroghi la medesima funzione» (Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenza 17 marzo 2004, n. 5392); che, pertanto, detta notifica dovrebbe ritenersi non già nulla, ma radicalmente inesistente, e in quanto tale non sanabile tramite la sua rinnovazione in forma rituale; che il vizio non sarebbe sanato neppure dalla costituzione in giudizio del resistente, che il Senato della Repubblica dichiara di aver effettuato al solo fine di eccepire l'inesistenza della notifica e senza accettare il contraddittorio nel merito; che è intervenuto in giudizio, con atto depositato il 9 agosto 2016, il senatore Roberto Calderoli, il cui intervento è stato peraltro dichiarato inammissibile da questa Corte, perché tardivo, con ordinanza letta in udienza; che il Senato della Repubblica ha altresì depositato memoria, insistendo per la dichiarazione di improcedibilità del ricorso anche alla luce della recente sentenza delle sezioni unite civili della Corte di cassazione 20 luglio 2016, n. 14916; che in detta pronunzia, infatti, si afferma che il primo elemento affinché la notificazione possa essere riconosciuta come tale - e, dunque, essere ritenuta esistente - risiede nel fatto che la trasmissione dell'atto sia stata effettuata da un soggetto qualificato, dotato, in base alla legge, del potere di compiere detta attività: requisito che non sarebbe riscontrabile nel caso di specie; che la pretesa del ricorrente di avvalersi della polizia giudiziaria in quanto giudice penale, d'altronde, sarebbe infondata, poiché nel conflitto di attribuzione il giudice dovrebbe dismettere le sue vesti e indossare quelle di parte, soggetta alle regole del processo costituzionale, che, nella specie, sono quelle delle notificazioni civili; che, infine, il Senato della Repubblica formula, nella memoria, una ulteriore eccezione di improcedibilità, rilevando come il ricorrente abbia depositato due volte nella cancelleria della Corte costituzionale il ricorso notificato e l'ordinanza di ammissibilità: la prima volta in copia fotostatica, la seconda - a distanza di una settimana - in copia conforme; che, pertanto, il giudizio si sarebbe instaurato già con il primo deposito, insanabilmente viziato, però, per la forma con la quale è stato effettuato. Considerato che il Tribunale ordinario di Bergamo, dopo aver notificato al Senato della Repubblica, una prima volta, il ricorso e l'ordinanza di ammissibilità del conflitto di attribuzione in copia fotostatica, ha provveduto a notificare i medesimi atti in copia conforme in data 27 giugno 2016; che tale seconda notificazione, l'unica ritualmente effettuata, è tempestiva, poiché intervenuta entro i sessanta giorni dalla comunicazione al Tribunale ricorrente, compiuta il 10 giugno 2016 dalla cancelleria di questa Corte, dell'ordinanza di ammissibilità del conflitto; che parimente tempestivo è il deposito dei predetti atti con la prova dell'avvenuta notificazione, effettuato il successivo 28 giugno 2016; che l'irritualità della prima notifica sotto il profilo dianzi indicato resta priva di rilevanza giuridica, in quanto il procedimento di notificazione è stato, comunque sia, tempestivamente rinnovato mediante la seconda notifica; che, pertanto, l'eccezione formulata al riguardo dal Senato della Repubblica è infondata; che il resistente eccepisce, altresì, richiamando la giurisprudenza di legittimità sul punto, l'inesistenza della notificazione in quanto effettuata per mezzo della polizia giudiziaria, con conseguente improcedibilità del presente conflitto;