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Norme per l'incremento del livello di sicurezza del parto naturale. Onorevoli Senatori. – La gravidanza e il parto sono eventi fisiologici che possono talvolta complicarsi in modo non prevedibile e con conseguenze gravi per la donna, per il nascituro e per il neonato. È necessario che ad ogni parto venga garantito un livello essenziale e appropriato di assistenza ostetrica-pediatrica, neonatologica. La tutela della salute in ambito materno-infantile costituisce un impegno che assume una rilevanza strategica nel sistema socio-sanitario per il riflesso che tali interventi hanno sulla qualità del benessere psicofisico dei cittadini. L'Organizzazione mondiale della sanità ha individuato quale obiettivo primario il miglioramento della qualità della vita della madre e del bambino. Il percorso nascita costituisce l'aspetto più complesso e delicato per le implicazioni sulla salute della donna, del feto, del neonato e del bambino e di conseguenza sui tassi di natalità, di mortalità e morbilità infantile e di incidenza delle disabilità. In Italia negli ultimi anni l'andamento demografico ha attraversato un periodo di grandi cambiamenti e si sono registrati importanti progressi nella cura della madre e del bambino. Fin dagli anni Sessanta il nostro Paese è stato interessato da una progressiva riduzione della propensione alla procreazione, che da un lato ha determinato la caduta dei relativi livelli e dall'altro lato ha comportato un cambiamento strutturale del comportamento riproduttivo. L'innalzamento dell'età media al parto per le prime nascite tratteggia sia una tendenza a posticipare l'inizio della vita riproduttiva sia un recupero della fecondità in età matura. I mutamenti delle condotte riproduttive delle coppie hanno determinato una forte riduzione del numero di nascite. La mortalità materna, la mortalità neonatale, perinatale e la nati-mortalità rappresentano indici importanti per valutare lo stato dell'assistenza socio-sanitaria nel settore materno-infantile e il grado di civiltà di una nazione. In Italia dagli anni Ottanta ad oggi si è registrata un'esponenziale riduzione del numero dei nati vivi pari ad un decremento del 6,4 per cento e allo stesso tempo la mortalità materna è passata dal 53 per cento per 100.000 nati vivi a circa il 5 per cento. In Italia questi positivi risultati sono stati conseguiti grazie ad una maggiore sensibilità scientifica nei confronti di una precoce identificazione delle gravidanze a rischio e conseguentemente di una rinnovata tutela sanitaria della gravidanza. A testimonianza di una crescente attenzione alla prevenzione va indicato anche come in Italia il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza abbia subito dal 1982 ad oggi una notevole riduzione pari quasi al 45 per cento, con una costante flessione negli anni del fenomeno dell'aborto clandestino. Un altro dato non trascurabile alla luce di un'analisi attenta in merito alla tutela della salute materno-infantile nel nostro Paese e in generale nei Paesi industrializzati riguarda l'aumento del ricorso al taglio cesareo che è più che raddoppiato negli ultimi trent'anni. Così come si è registrata una notevole diminuzione della mortalità perinatale (nati morti e morti a meno di una settimana di vita) e della mortalità infantile (morti nel primo anno di vita) mentre al contempo è doveroso osservare come l'andamento sia stato meno confortante per quanto concerne la mortalità neonatale (nel primo mese di vita) e la mortalità neonatale precoce (prima settimana di vita). Le teorie neomalthusiane, indicando nella crescita demografica il peggiore dei mali, hanno condizionato pesantemente le istituzioni internazionali e le politiche dei governi, con risultati che sono all'origine della crisi economica e che si sono rivelati devastanti per l'economia e per lo sviluppo dell'umanità. Con il verificarsi del crollo delle nascite, il prodotto interno lordo (PIL) mondiale ha cominciato a decrescere e i costi fissi ad aumentare. La mancanza di giovani e la crescita percentuale di anziani e pensionati hanno fatto lievitare le spese sanitarie e quelle dei sistemi pensionistici. Per sopperire alla mancata crescita demografica, le economie avanzate hanno aumentato le tasse e incrementato i costi, praticando politiche di credito facile e a basso interesse e indebitando le famiglie in maniera vertiginosa. La riduzione del risparmio e la crescita del debito delle famiglie è più o meno simile in tutti i Paesi avanzati che hanno adottato politiche di decrescita demografica. La capacità dei genitori di investire sul futuro dei figli dipende da molti fattori, tra questi il loro stato occupazionale, di salute, il livello di istruzione raggiunto ed il sostegno nei compiti di cura che la comunità offre loro. La possibilità di disporre di competenze e risorse, non solo economiche, è essenziale, soprattutto nei primi anni di vita del bambino, quando l'offerta educativa e di relazione è decisiva per farne emergere le potenzialità. La denatalità in Europa è ormai un'emergenza. Entro il 2025 i primi Paesi europei – Italia, Spagna, Germania, Grecia – potrebbero sperimentare l'implosione demografica, ovvero la diminuzione effettiva della popolazione. Il progresso della società moderna è stato viziato dalla rinuncia a quei riferimenti valoriali che rappresentavano le fondamenta di una comunità capace di comprendere l'importanza della tutela dei propri figli quale bene primario, seminando il dubbio del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. L'accelerazione dei fenomeni di degenerazione nell'educazione sfocia, oggi giorno, in un vero e proprio allarme educativo. Sempre più in modo repentino si diffonde un pensiero unico laicista che trova sostegno anche in iniziative legislative assurde, come ad esempio quelle volte a cancellare dai documenti ufficiali i riferimenti alla madre e padre per sostituirli con surrogati asettici. Scelte dettate da un'idiozia ideologica che non possono essere sottovalutate e produrranno gravi danni nel medio-lungo periodo. I genitori evidenziano maggiori difficoltà nell'assolvimento delle competenze di cura e di educazione dei figli, le conflittualità intraconiugali e intrafamiliari sfociano in sofferti procedimenti di separazione e di divorzio. È necessario affrontare in maniera sistematica la prima e più importante esigenza della famiglia: quella di esistere. L'obiettivo principale deve essere quello di incentivare la natalità attraverso una serie di strumenti che intervengano nella fascia di età più delicata del bambino (fino al compimento del terzo anno di età), delicata in termini educativi e di richieste di attenzioni e di cure, nonché per la maggiore difficoltà nella conciliazione delle esigenze familiari con quelle lavorative. In Italia la Costituzione ha operato una scelta assai chiara tra la famiglia fondata sul matrimonio, espressamente riconosciuta dagli articoli 29 e seguenti, e altre forme di rapporto fra le persone. Tuttavia nel nostro Paese il numero dei matrimoni risulta essere in forte diminuzione. Ci si sposa meno, ma anche più tardi. I giovani rimangono ormai per un tempo sempre maggiore a casa dei genitori, le cause sono molteplici e infatti non sempre si tratta di una scelta. È il fenomeno della cosiddetta «posticipazione»: