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l'identità linguistico-culturale ladino-retica, fattori identitari perdurati anche dopo la caduta dell'Impero romano e nel corso del Medioevo, fu oggetto di studio di uno dei più grandi linguisti italiani dell'Ottocento, Graziadio Isaia Ascoli, così come anche di altri linguisti, fra cui insigni personalità della cultura tedesca: esiste ormai da 4 secoli una cospicua letteratura scritta in nònes e importanti pubblicazioni sulla storia, sulla toponomastica della valle e sulla grammatica della lingua locale; con l'avvento dell'autonomia speciale, le popolazioni che abitavano la valle, considerando come definitivamente acquisito il loro patrimonio culturale e identitario, diversamente dai ladini dolomitici, non rivendicarono subito il riconoscimento della loro specifica identità ladino-retica all'interno delle norme di attuazione dello statuto di autonomia, per cui esso è stato progressivamente intaccato dalle grandi trasformazioni economiche e sociali intervenute nel tempo, specie con riferimento all'avvento dei mezzi di comunicazione di massa; in ogni caso, sebbene con un po' di ritardo, le popolazioni delle due valli hanno deciso di mobilitarsi in difesa della loro specificità storico-identitaria: nel censimento linguistico del 2001, diverse migliaia di cittadini si sono ufficialmente dichiarati ladini ed in quello del 2011, i dichiaranti hanno superato le 10.000 unità, mentre quasi tutti i Comuni della val di Non, con apposite deliberazioni dei Consigli comunali, si sono dichiarati ladini-retici; i censimenti hanno avuto, tuttavia, esiti paradossali per i due gruppi, in quanto la norma di attuazione statutaria (di cui al decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592, e successive modificazioni) prevede il censimento dei soli appartenenti al gruppo linguistico dolomitico di Fassa, per cui i dichiaranti ladini di identità retica delle valli del Noce sono stati considerati ladini fassani del gruppo dolomitico, sebbene le lingue siano profondamente diverse, come diverse sono la storia e la dislocazione geografica delle due entità: mentre la valle del Noce ha fatto parte del municipio romano di Trento fin dalla sua costituzione, la val di Fassa ha avuto un percorso storico del tutto diverso, entrando a far parte del Trentino solo durante il periodo napoleonico, poco più di due secoli fa; peraltro, stando ai dati dell'ultimo censimento del 2011, il gruppo ladino-retico risulta essere quello maggioritario in Trentino, avendo raccolto 10.103 dichiarazioni di appartenenza, contro le 8.447 del gruppo ladino-dolomitico di Fassa, divario destinato ad accrescersi ulteriormente, posto che i ladini-retici costituiscono ormai più di un quarto del totale dei ladini censiti nell'intero Trentino-Alto Adige e che, attualmente, la popolazione complessiva delle due valli ammonta all'incirca a 55.000 unità, comprensive anche di una quota di persone che non sono native del territorio, ma che si sono dichiarate, soprattutto nella val di Non, appartenenti al gruppo linguistico, considerando anche le maggiori dimensioni assunte dal movimento nel corso degli ultimi anni; l'assenza di due differenti opzioni di scelta, in relazione ai gruppi linguistici della val di Non ed a quello della val di Sole, in sede di dichiarazione di appartenenza al gruppo linguistico ladino si pone in contrasto con i principi fondamentali dello statuto di autonomia della Regione e, in particolare, con l'articolo 2, che garantisce la tutela e il ruolo paritari dei gruppi linguistici nel Trentino-Alto Adige, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano assumere, secondo le procedure previste dall'articolo 107 dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige, le opportune iniziative legislative affinché, in vista del prossimo censimento linguistico previsto per il 2021, sia consentito a ciascun appartenente al gruppo linguistico della val di Non ed a quello della val di Sole, entrambi facenti parte del ceppo ladino-retico, di optare per il rispettivo gruppo di appartenenza, mediante l'adozione di apposite schede sulle quali siano indicati entrambi i gruppi linguistici. Atto n. 4-02850 LICHERI PETROCELLI PERILLI LOREFICE FERRARA EVANGELISTA MARILOTTI FENU Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 20 marzo 2018 il Presidente della Repubblica algerina Abdelaziz Bouteflika ha emanato il decreto presidenziale n. 18-96 concernente l'istituzione di una zona economica esclusiva (ZEE) algerina; il 4 aprile 2018 l'Algeria ha depositato presso il segretario generale delle Nazioni Unite la lista di coordinate geografiche dei punti delimitanti la propria zona economica esclusiva, poi diramata con comunicato del segretario generale ONU del 17 aprile 2018; la zona economica esclusiva delineata unilateralmente da Algeri è delimitata ad est da alcuni punti paralleli alla Sardegna, taluni situati a circa 30 chilometri dalle coste dell'isola. I limiti esterni della ZEE lambiscono le acque territoriali italiane per un tratto di oltre 70 miglia nautiche, coinvolgendo le aree marittime antistanti a Sant'Antioco, Carloforte, Portovesme, Oristano, Bosa e Alghero. La ZEE algerina va a sovrapporsi, a ovest della Sardegna, con la zona di protezione ecologica italiana, istituita con decreto del Presidente della Repubblica 27 ottobre 2011, n. 209, e, a sud-ovest dell'isola, scavalca la linea mediana o linea di equidistanza, includendo un'ampia porzione di mare teoricamente rientrante tra le aree marittime di esclusivo interesse italiano, sebbene su di esse l'Italia non abbia ancora proclamato diritti di sovranità o istituito una propria ZEE. La zona economica esclusiva algerina si sovrappone, altresì, a una porzione della ZEE spagnola, istituita da Madrid nel 2013; l'articolo 2 del decreto del presidente Bouteflika ammette la possibilità di modificare la delimitazione della zona "nel quadro di accordi bilaterali con gli Stati le cui coste sono adiacenti o opposte alle coste algerine" in conformità a quanto stabilito dall'articolo 74 della Convenzione ONU sul diritto del mare del 1982, che determina che la delimitazione delle zone economiche esclusive di Stati con coste adiacenti o opposte sia decisa tramite accordo e che, in assenza di esso, gli Stati coinvolti debbano "in uno spirito di comprensione e cooperazione, compiere ogni sforzo per attuare accordi provvisori di natura pratica e, durante il periodo di transizione, non mettere in pericolo o ostacolare il raggiungimento di un accordo definitivo"; il 26 novembre 2018 l'Italia ha inviato una nota verbale all'ambasciata algerina a Roma per esprimere la propria opposizione all'atto unilaterale algerino. La contestazione è stata ribadita in un'ulteriore comunicazione, inviata il 28 novembre dalla rappresentanza permanente d'Italia alle Nazioni Unite, nella quale si puntualizza che la decisione di Algeri produce una "indebita sovrapposizione su zone di legittimo ed esclusivo interesse nazionale italiano". L'Italia ha quindi proposto di intavolare un negoziato con l'Algeria per raggiungere un accordo soddisfacente per entrambe le parti;