[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 58, allegato A al regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148 (Coordinamento delle norme sulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi di lavoro con quelle sul trattamento giuridico-economico del personale delle ferrovie, tramvie e linee di navigazione interna in regime di concessione) - rectius: del combinato disposto dell'art. 1 della legge 24 maggio 1952, n. 628 (Estensione delle norme del regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148, al personale delle filovie urbane ed extra urbane e delle autolinee urbane), degli articoli 1, 3 e 4 della legge 22 settembre 1960, n. 1054 (Estensione delle norme contenute nel regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148, al personale degli autoservizi extra urbani), e dell'art. 58, allegato A al regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148, promosso con ordinanza emessa il 5 luglio 2000 dal Tribunale di Pisa nei procedimenti civili riuniti vertente tra Bartelloni Giampaolo ed altri e il Consorzio Pisano Trasporti S.p.a. , iscritta al n. 585 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 43, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visti l'atto di costituzione della Compagnia Pisana Trasporti S.p.a. nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 29 gennaio 2002 il giudice relatore Riccardo Chieppa; Udito l'Avvocato dello Stato Luigi Criscuoli per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che nel corso del giudizio, promosso da alcuni (ex) dipendenti del Consorzio Pisano Trasporti e volto ad accertare la legittimità della "destituzione" loro inflitta a seguito di procedimento disciplinare in data 20 ottobre 1998, il Tribunale di Pisa, nell'esaminare l'eccezione preliminare del difetto di giurisdizione fatta valere dal datore di lavoro, ha sollevato d'ufficio, con ordinanza 5 luglio 2000 (r.o. n. 585 del 2000), questione di legittimità costituzionale dell'art. 58, allegato A al regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148 (Coordinamento delle normesulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi di lavoro con quelle sul trattamento giuridico-economico del personale delle ferrovie, tramvie e linee di navigazione interna in regime di concessione) - rectius: del combinato disposto dell' art. 1 della legge 24 maggio 1952, n. 628 (Estensione delle norme del regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148, al personale delle filovie urbane ed extra urbane e delle autolinee urbane), degli articoli 1, 3 e 4 della legge 22 settembre 1960, n. 1054 (Estensione delle norme contenute nel regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148, al personale degli autoservizi extra urbani) e dell'art. 58, allegato A al regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148; che la norma censurata è ritenuta costituzionalmente illegittima nella parte in cui attribuisce al giudice amministrativo anziché al giudice ordinario la giurisdizione in materia di controversie disciplinari relative agli autoferrotranvieri; che il giudice rimettente premette che la controversia (con riferimento alla data in cui è stata irrogata la sanzione della destituzione disciplinare) cadrebbe (in astratto) sotto la vigenza del regime processuale di cui all'art. 68 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), e che la rilevanza della questione è in re ipsa, tenuto conto della sollevata eccezione di difetto di giurisdizione e del principio di diritto relativo alla sussistenza, nella materia de qua, della giurisdizione del giudice amministrativo, principio condiviso unanimemente dalle magistrature superiori ordinaria e amministrativa; che, secondo lo stesso Tribunale di Pisa, la disposizione censurata violerebbe gli artt. 3 e 24 della Costituzione; che, sotto il profilo del lamentato vulnus al predetto art. 3, il mantenimento della giurisdizione in capo al giudice amministrativo soltanto per le controversie disciplinari in cui siano parte gli autoferrotranvieri determinerebbe, da un lato, una evidente disparità rispetto al trattamento normativo riservato alla categoria del personale delle Ferrovie dello Stato "privatizzato"; dall'altro, sarebbe viziato da una "assoluta irrazionalità sistematica" alla luce dei recenti interventi normativi che hanno, altresì, "privatizzato" l'intero settore del pubblico impiego con correlativa attribuzione della giurisdizione al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro; che - secondo il Tribunale di Pisa - non sarebbe, inoltre, corretto assimilare "i modesti dipendenti delle aziende ferrotranviarie" ai dipendenti "non privatizzati" (magistrati, militari, prefettizi, diplomatici) al fine di giustificare la permanenza della giurisdizione del giudice amministrativo; che, sotto il profilo del denunciato contrasto con l'art. 24 della Costituzione, l'attuale riparto della giurisdizione - secondo l'ordinanza di rimessione - finirebbe "per gravare questi lavoratori sul piano processuale, assegnando loro un giudice più difficilmente accessibile, se non per contenuti, quantomeno per le differenti regole processuali sulla competenza per territorio"; che nel giudizio innanzi alla Corte si è costituita la S.p.a CPT - Compagnia Pisana Trasporti (già Consorzio Pisano Trasporti) - deducendo, con ampie considerazioni, l'infondatezza della questione sotto entrambi i parametri costituzionali invocati; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo, in via preliminare, l'inammissibilità della questione sollevata per un duplice ordine di motivi: a) il giudice rimettente avrebbe dovuto censurare l'art. 1, comma 2, della legge 12 luglio 1988, n. 270 (Attuazione del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale autoferrotranviario ed internavigatore per il triennio 1985-1987, agevolazioni dell'esodo del personale inidoneo ed altre misure), nonché l'art. 1 della legge 24 maggio 1952, n. 628 e non la norma impugnata; b) la distribuzione dei diversi affari giudiziari sul territorio nazionale è rimessa alla scelta discrezionale del legislatore, non sindacabile ex art. 24 della Costituzione; tale norma non è, infatti, finalizzata a garantire ai cittadini una autorità giudiziaria collocata in un ambito spaziale "vicino" al luogo di residenza o domicilio;