[resaula]

Ci siamo dimenticati di tutto, siamo entrati in guerra, quindi siamo in crisi. Si utilizzano carbone e olio, si prevedono semplificazioni per l'adozione di misure finalizzate all'aumento della disponibilità di gas. Voi chiedete anche la modifica del PNRR. Questo è il momento giusto per farlo! No, non ci stiamo, i cittadini non lo vogliono! (Applausi) . Sono previste anche deroghe connesse alla guerra in Ucraina relative agli obblighi di greening dei terreni agricoli: andremo a coltivare e mettere fitofarmaci su terreni che dovevano essere inerbiti, lasciati a riposo. Cosa stiamo facendo? Il dibattito degli ultimi giorni si è concentrato sull'aumento delle spese militari, allora faccio una richiesta al Movimento 5 Stelle, che, tramite Conte, ha detto che queste spese militari non dovrebbero aumentare e i cittadini gli hanno dato fiducia, proprio perché aveva detto questo. Cosa farà il Movimento 5 Stelle? (Applausi) . Siamo dei folli. Stiamo rinunciando alla civiltà, alla cooperazione pacifica e alla solidarietà tra gli Stati. Abbiamo dimenticato la pandemia e ci stiamo tuffano in una nuova era: quella della guerra nucleare, della legge del più forte e dei peggiori istinti umani, che in secoli di civiltà pensavamo di aver mitigato in favore del mantenimento del patto sociale. Diciamo basta alla guerra. Non la pace e la guerra insieme! Basta, diciamo basta alla guerra. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, penso che siamo tutti per la pace e nessuno di noi sia per la guerra. Stiamo lavorando proprio per riuscire ad arrivare il prima possibile alla pace, anche grazie alla nostra diplomazia. Venendo al punto del decreto Ucraina, signor Presidente, mi sono sempre posto una domanda. La questione in quell'area era nota dal 2014: da allora non abbiamo certo fatto una politica di diversificazione, tanto che oggi il 40 per cento del gas l'Unione europea lo importa dalla Russia, "finanziandola". Bisogna dunque stare attenti, da una parte, a porre - giustamente - le sanzioni, ma, dall'altra ricordiamo che l'Unione europea oggi compra il 40 per cento del gas dalla Russia. Forse tutti questi no degli ultimi dieci anni (no alla TAP, no alla TAV, no a tutto) ci hanno portato a questa situazione di dipendenza dalla Russia. Il nostro Paese ha bisogno di una visione, anche come politica del gas ed energetica. Dobbiamo avere una propensione al futuro, riuscire a parlare con i sì e dare una visione dei prossimi dieci anni. Altrimenti, ci ritroveremo come oggi, sempre con un decreto Ucraina e sempre vivendo nelle urgenze. Con le urgenze, però, non si costruisce un grande Paese. Il secondo punto, che ho sollevato anche attraverso un'interrogazione, è che l'Italia ha la fortuna, anche a livello geografico, di essere al centro del Mediterraneo. Dobbiamo pertanto iniziare ad avere questa visione e rapporti anche con il Nord Africa, con Paesi da cui importare il gas per non essere "ostaggio" di un'unica Nazione. Dobbiamo anche riuscire a trovare soluzioni all'interno del nostro Paese e ad avere rapporti con i Paesi dei Balcani. Ho presentato un'interrogazione, circa quindici giorni fa, parlando dell'elettrodotto che collega l'Italia con il Montenegro, dove ci sono già una struttura e un cavo che importa energia elettrica. Basterebbe metterne un secondo per raddoppiare l'energia elettrica da importare nel nostro Paese. Iniziare ad avere questi rapporti di visione e di lungimiranza, che ci portino anche a collegamenti con tutti i Paesi dei Balcani, in questo caso specifico con il Montenegro, per noi potrebbe essere una delle soluzione: un po' da una parte e un po' dall'altra, è meglio diversificare e non avere un solo fornitore importante. (Applausi) . Signor Presidente, mi permetta poi un passaggio politico. La grandezza di un Paese si misura dalla sua politica estera. Dai giornali stiamo vedendo tutti che in Turchia si sta svolgendo un passaggio per riuscire a trovare una via diplomatica tra Ucraina e Russia. Mi sarebbe piaciuto che questo passaggio fosse avvenuto nel nostro Paese, visto che abbiamo una classe di ambasciatori molto importante, ai quali rivolgo il mio plauso, perché, insieme a tutto il nostro personale all'estero, sono veramente persone straordinarie. Ciò però non avviene. Pongo allora al Ministro degli esteri una domanda, nel senso di una riflessione: i termini che sta usando, che ho ascoltato in alcune trasmissioni televisive, sono adeguati per riuscire ad arrivare a una via diplomatica importante tra l'Ucraina e la Russia? Cerchiamo di diventare noi il punto di riferimento a livello diplomatico per trovare una soluzione tra i due Stati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, sosteniamo con convinzione il decreto-legge del Governo e, per sgombrare il campo da discussioni astratte e inutili, preciso che non abbiamo alcuna posizione di terzietà. La nostra posizione è chiarissima: le responsabilità di Putin e della Russia sono gravissime, non hanno alcuna giustificazione e ledono il principio fondamentale dell'autodeterminazione di un popolo. Pertanto, sosteniamo l'azione del Governo e dell'Ucraina e anche la resistenza del popolo ucraino. Su questo punto sarebbe bene che tra tutti noi non ci fossero equivoci. Credo che in questo momento l'unità dell'Unione europea sia fondamentale. È questo il campo su cui dobbiamo giocare una partita importante, ma una qualche riflessione in più è pur necessaria. Alcuni colleghi prima di me hanno giustamente detto che la vicenda dell'invasione dell'Ucraina produce un cambio radicale nel mondo. Ciò è verissimo e anzi, per la verità, ne avevamo avuto segnali anche prima e in modo molto significativo riguardanti gli interventi della Russia per la Crimea e il fallimento della politica dell'Occidente in Afghanistan, Siria e Libia. Insomma, siamo di fronte a un cambio e ciò richiede un nuovo pensiero che non mette in discussione di un millimetro la nettezza, la fermezza e la durezza della condanna delle giuste scelte che noi e l'Europa abbiamo fatto in queste settimane, a cominciare dalle sanzioni, sapendo che questo Paese pagherà un prezzo più alto di altri e certamente degli Stati Uniti. Tuttavia, queste sono state scelte giuste. C'è però una cosa che non mi convince e lo voglio dire esplicitamente. Mi si è aperto il cuore quando il presidente Draghi ha detto di non scivolare nelle guerre di civiltà. È giusto e sacrosanto: un mondo complesso e complicato non si può ridurre a uno, perché, quando lo si fa, si crea una situazione di maggiore insicurezza. Come ho detto in un altro intervento, dobbiamo avere la saggezza che altri non hanno e, ferme restando tutte le iniziative che abbiamo promosso, costruire un percorso di diplomazia in grado di disegnare una nuova idea di sicurezza nel mondo. Lo dico per brevità in questi termini: c'è bisogno di una nuova Helsinki, che si faccia carico della sicurezza di tutti.