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Il Governo italiano deve spendersi con tutte le forze per arrivare a questo risultato, così come fece l'ex presidente del consiglio Conte nel luglio 2020, quando ottenne l'approvazione di quello che sarebbe stato denominato il Next generationEU , anche con l'assenso degli Stati più recalcitranti, quelli cosiddetti frugali, sostenitore dell' austerity a tutti i costi. Da allora, anche grazie a noi del MoVimento 5 Stelle, l'Europa ha avviato un percorso di cambiamento, di cui siamo molto orgogliosi. La portata di questo cambio di rotta sarà meglio inquadrata nei prossimi anni, visto che ancora oggi, dopo quanto successo, vengono trattati e ascoltati come statisti quelli che volevano il MES a tutti i costi (ricordo: 36 miliardi) e che pensavano fosse sufficiente a contrastare gli effetti della pandemia, salvo poi repentinamente e senza vergogna cambiare idea quando il Governo Conte II cadde. (Applausi) . Dal punto di vista economico, questo momento storico non è meno drammatico di quello che abbiamo vissuto in piena pandemia e quindi occorre avere idee, coraggio e determinazione, come abbiamo fatto allora con il Governo Conte II. È altresì importante che si intervenga anche a livello europeo per calmierare i prezzi energetici, per limitare le inaccettabili speculazioni che - lo ripeto - arricchiscono pochi soggetti a danno di centinaia di milioni di europei e per tassare adeguatamente gli extraprofitti, cioè i guadagni derivanti dalle speculazioni. Avviandomi alla conclusione, occorre intervenire anche in merito al quadro temporaneo degli aiuti di Stato a cittadini e imprese, proprio per consentire a questi ultimi di ricevere dai Paesi membri tutti gli aiuti che consentano loro di superare questa fase drammatica di cui sono vittime innocenti. È inoltre necessario prolungare la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita, perché non è assolutamente il momento di riattivare regole a volte astruse in un periodo di grande sofferenza, di incertezza e difficoltà economiche che riguardano l'intera Europa. Buon lavoro, signor Presidente del Consiglio, e che non abbiano la meglio i burocrati delle regolette e dell' austerity. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dal senatore Lannutti e da altri senatori, n. 2, dai senatori Stefano, Lorefice, Candiani, Giammanco, De Petris, Nannicini, Garavini, Bonino e Unterberger, n. 3, dal senatore Crucioli e da altri senatori, e n. 4, dal senatore Ciriani e da altri senatori. I testi sono in distribuzione. Ha facoltà di intervenire in replica il presidente del Consiglio dei ministri, professor Draghi. DRAGHI, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, cercherò di rispondere ai tanti punti sollevati, ma c'è un punto comune per cui vorrei ringraziare tutti i componenti del Senato. Mi riferisco al sostegno che state dando all'azione di Governo alla vigilia di questo Consiglio europeo. È sempre importante sapere che ci si siede al tavolo avendo dietro il Parlamento; oggi è ancora più importante e la coralità di questo sostegno dà una forza particolare alla mia partecipazione di domani. (Applausi) . Un primo gruppo di punti sollevati riguarda la risposta europea a questa crisi: la risposta economica e quella alla crisi energetica. Tali punti sono stati toccati dal senatore Monti, dal senatore Pittella e da vari altri. Se si dovesse fare uno schema di questa risposta, si dovrebbe dire che si sta già articolando su tre pilastri fondamentali. Prima di tutto c'è una sospensione generalizzata o una rivisitazione (immagino temporanea) di molte delle regole che hanno accompagnato l'Unione europea fino ad oggi. Quanto al bilancio, si dà per certa la non riattivazione della clausola di salvaguardia l'anno prossimo. Inoltre, sono ormai cinque o sei anni che continuo a far notare lo stesso punto, cioè che le regole che abbiamo avuto finora non ci hanno servito molto bene durante la grande crisi e sarebbero state da rivedere in ogni caso; tuttavia, alla luce degli sviluppi di oggi, la loro revisione diventa inevitabile e sarà necessariamente molto più profonda di quello che si sarebbe fatto prima delle crisi degli ultimi due anni. (Applausi) . Le regole sugli aiuti di Stato, come sapete, sono state anch'esse sospese e riviste, ma in generale come si può pensare di attuare una transizione ecologica, una transizione energetica, una nuova politica della difesa senza intervento dello Stato? È chiaro che sarà necessario; certi investimenti per la loro ampiezza e per i rischi che comportano non potranno essere attuati interamente o anche parzialmente dal settore privato. Anche queste regole andranno pertanto necessariamente riviste in profondità alla luce di questi nuovi obiettivi che la stessa Unione europea si è data. La rivisitazione delle regole è quindi necessaria per essere coerenti con il raggiungimento degli obiettivi che noi stessi ci siamo dati, non è una richiesta di un Paese. Terzo: anche per quanto riguarda certi regolamenti, per esempio, in campo agricolo, come ho accennato prima, è chiaro che la situazione di insufficienza nella produzione costringerà a rivedere la quantità di terra che è coltivabile. Come voi sapete c'è un regolamento che impone che il 10 per cento della terra disponibile non venga coltivato, per buoni motivi. È chiaro però che questa regola andrà sospesa se vogliamo affrontare l'emergenza alimentare. Come ho poi detto, in seconda battuta, se ciò non fosse sufficiente dovremmo essere messi in grado di importare da Paesi dai quali non stiamo importando perché abbiamo applicato degli standard di tipo sanitario e merceologico che ci impediscono queste importazioni. Il primo pilastro è quindi una rivisitazione delle regole che ci hanno accompagnato finora. Il secondo pilastro è quello di una risposta congiunta, nel senso che molti di questi investimenti necessari non sono finanziabili con le risorse nazionali. Abbiamo avuto questa straordinaria esperienza del Next generation EU in cui l'Europa si è dimostrata capace di creare debito congiunto. Non lo chiameremo Next generation EU, bensì in altro modo, ma occorrerà fare altrettanto per finanziare questi enormi sviluppi nel clima, nell'energia e nella difesa. (Applausi) . Per inciso, sulla difesa c'erano già piani di questo tipo che circolavano già da vari anni, immaginando un possibile finanziamento congiunto dei piani della difesa. Vi è perciò consapevolezza che questi obiettivi che ci siamo di nuovo dati noi non sarebbero raggiungibili senza questo secondo pilastro. Il terzo punto è l'energia, di cui parlerò poi più in dettaglio. Chiaramente, alla luce di questi sviluppi, il mercato energetico, come l'abbiamo costituito noi, non sembra rispondere in maniera adeguata. Anche in tal caso bisogna un po' chiedersi quale possa essere la risposta congiunta dell'Unione europea. Sul punto tornerò tra un momento. In ogni caso, però, tutte queste sfide possono essere lette in due modi. Uno profondamente pessimistico: l'Unione europea non ce la farà e ci aspettano anni di conflitto, situazioni in cui l'Italia è vista perdere queste partite.