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Il testo, pertanto, non solo non semplifica, ma adotta norme derogatorie e temporanee, in attesa di tempi migliori e di nuove disposizioni per modificare le norme ora solamente derogate. Ci troviamo, insomma, di fronte a un aumento della regolazione al posto della deregulation auspicata e a un aumento della centralizzazione al posto della decentralizzazione sperabile. L'esame di questo decreto-legge ha reso evidente la necessità di una riforma strutturale della pubblica amministrazione volta alla digitalizzazione e alla semplificazione, per la quale Forza Italia è pronta a dare il suo contributo. Signor Presidente, faccio infine una considerazione da eletto in Sardegna. Visti gli obiettivi di decarbonizzazione imposti all'isola, bisogna andare oltre la norma contenuta nel decreto, che non è sicuramente soddisfacente, mettendo l'isola nelle condizioni di avere energia a costi più contenuti, per un rilancio competitivo delle attività produttive e anche per l'utilizzo civile del metano. È quindi auspicabile - è questa la raccomandazione che spero venga accolta dal Governo - un accordo tra lo Stato e la Regione per condividere e realizzare la scelta migliore per la Sardegna. ( Applausi ). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, esponenti del Governo, pagare il bollo dell'auto senza problemi, comodamente seduti sul divano del proprio salotto, oppure richiedere il rinnovo di un certificato e il pagamento di un bonus cui si ha diritto dal proprio telefono con un'app, e cioè una semplice applicazione, diventano realtà con il decreto semplificazioni. Possono diventare sempre più realtà perché il provvedimento implementa e potenzia l'applicazione IO: quel sistema di digitalizzazione della pubblica amministrazione che abbiamo ideato e avviato attraverso il piano dell'Agenda digitale, da noi istituita con l'allora Governo Renzi, con l'intento di semplificare la vita al cittadino, creando un canale agevolato di accesso prioritario a tutti i servizi della pubblica amministrazione. È uno strumento pratico e utile che già quest'estate i cittadini hanno avuto modo di testare, nella misura in cui siano ricorsi al bonus vacanze. In altri termini, è una sorta di rivoluzione copernicana per il nostro Paese, esattamente come l'avvio del piano choc , che, come Italia Viva, chiediamo da mesi e che il decreto-legge in esame sancisce. Semplifica infatti le procedure delle gare d'appalto; le libera da una moltitudine di lacci e lacciuoli; crea le premesse per dare una scossa a quella burocrazia arrugginita che da decenni riesce a tenere immobilizzato il nostro Paese e consente finalmente che si avvii la realizzazione di opere pubbliche per centinaia di miliardi di euro, bloccate nel tempo o mai iniziate a causa di vincoli vari. Il mastodontico apparato della burocrazia italiana non solo imbriglia le imprese locali, ma scoraggia anche gli investitori esteri e può diventare una vera e propria zavorra insostenibile per la nostra crescita che, nella fase drammatica nella quale ci troviamo, rischia di trascinare a fondo il Paese. Con la nostra iniziativa politica, come Italia Viva, abbiamo l'ambizione di dare obiettivi più coraggiosi e strategici all'azione di questo Governo, con l'approvazione - ad esempio - dell'emendamento salva-stadi del senatore Renzi, su cui non esitiamo a ringraziare le parti della maggioranza e dell'opposizione che hanno ritenuto di convergere con noi sul voto. Con tale emendamento si sbloccano oltre 3 miliardi di euro per la ristrutturazione di impianti sportivi e di stadi; interventi che fino ad oggi venivano spesso impediti dall'esistenza di vincoli vari, posti dalle soprintendenze locali. Adesso, grazie al nostro emendamento, si potrà procedere con lavori di ristrutturazione fermi da anni, dando origine a nuova occupazione, con l'effetto di rendere al contempo gli stadi italiani luoghi più accoglienti e attrattivi, al pari di quelli di tanti altri Paesi europei, come la Germania, la Gran Bretagna, l'Olanda e la Francia; Paesi nei quali gli stadi, una volta riammodernati, sono diventati luoghi di ritrovo e svago per le famiglie con bambini e per i giovani - appunto per tutti - riuscendo così ad allontanare e risolvere i vari problemi di violenza e degrado spesso rappresentati dal prevalere di facinorosi, hooligan e curve violente. Si contribuisce così al ripristino in Italia di una dimensione dello sport e del calcio come la vogliamo noi, esempio di sana competizione e di rispetto reciproco. Ecco perché l'approvazione dell'emendamento sblocca-stadi, per quanto legato a un aspetto minore come quello dello sport, è un gran bel risultato e successo, e non solo d'Italia Viva, ma dell'Italia tutta. Il decreto semplificazioni che ci apprestiamo a votare domani tocca numerosi aspetti: mira a raggiungere una pubblica amministrazione moderna, più veloce ed equa, che garantisca a tutti il diritto all'accesso digitale dei servizi pubblici. Finisce l'era - ad esempio - delle raccomandate cartacee; i cittadini riceveranno una comunicazione digitale e potranno scaricare l'atto direttamente sul proprio telefonino o sul PC. Poi diciamo addio alla necessità di diverse credenziali per accedere ai servizi pubblici. Si potrà usare lo SPID o la carta d'identità elettronica per usufruire di qualsiasi servizio digitale. Non sarà più necessario neanche l'invio in allegato della carta identità: quante volte ci siamo trovati in affanno alla ricerca di un tabaccaio dotato di uno scanner in grado di fornire le scansioni del documento d'identità? È tutta storia del passato. D'ora in poi, per tutti quei servizi per i quali è necessaria la presentazione di un documento d'identità, sarà possibile farsi riconoscere da remoto attraverso l'accesso su SPID: sembra un piccolo passo, ma è invece da giganti per il Paese. In generale, il decreto semplificazioni nasce con l'obiettivo di rendere più facile la vita alle italiane e agli italiani. La strada delle semplificazioni è quella giusta: se non semplifichiamo, non sblocchiamo e quindi non ripartiamo, mentre oggi più che mai c'è bisogno di ripartire e di farlo in fretta, perché in una fase come quella attuale, in cui la crisi da Covid rischia già di suo di mettere in ginocchio l'economia, l'Italia rischia di restare soffocata dalla burocrazia. Basti pensare che il cattivo funzionamento della nostra burocrazia e amministrazione costa alle imprese italiane circa 60 miliardi di euro l'anno. Peggiore è la situazione per chi vuole iniziare una nuova attività: per aprire un salone di acconciatura - giusto per fare un esempio - occorre rivolgersi a ben 26 enti diversi, fare 39 file, espletare 65 adempimenti e spendere in media 18.000 euro. Con questo provvedimento, vorremmo tra l'altro far sì che confrontarsi con la pubblica amministrazione diventi qualcosa di facile per i cittadini e le imprese, cosicché relazionarsi con l'amministrazione diventi un servizio e non uno sforzo eroico per avventurarsi in una gimkana sfibrante tra codici e codicilli e difendersi da tranelli, piuttosto che ricevere risposta ai propri problemi.