[ddlpres]

Va aggiunto che, al di là della intrinseca giustizia di un sistema fiscale che consenta la deduzione di oneri di assistenza effettivamente sostenuti dalle famiglie, si avrebbe l'effetto di liberare risorse per il mercato interno, contrastando gli effetti negativi dovuti all'aumento del costo della vita, in particolare a seguito dell'adozione dell'euro e dell'aumento dei canoni di locazione e del costo degli immobili: tutte situazioni che hanno eroso sia le risorse delle famiglie, e quindi hanno praticamente annullato la capacità di risparmio, che è virtù antica delle famiglie, sia la capacità di intervenire sul mercato dei consumi anche di generi di prima necessità. Cresce, dunque, la povertà e, con essa, la mortificazione sociale, fonte di instabilità politica. Una situazione fiscale ingiusta e comunque anomala nel panorama dei Paesi che hanno un efficace sistema tributario finalizzato a perseguire politiche di sviluppo equilibrato della società civile, quindi delle famiglie come delle imprese. Intervenire in favore delle famiglie, dunque. costituisce risposta ad un'elementare esigenza di giustizia, in presenza di una situazione che sottolinea l'inadeguatezza della spesa sociale. In Italia, infatti, le erogazioni in favore della famiglia rappresentano l'1,1 per cento del prodotto interno lordo, contro il 3.9 in Danimarca, il 3 in Svezia e in Germania e il 2,5 in Francia; cifre che illustrano solo una parte degli interventi deliberati a favore dei figli e della famiglia. In tutta Europa, infatti, sono state adottate significative misure fiscali di sostegno alle famiglie: la Francia, ad esempio, ha introdotto un meccanismo di riequilibrio fiscale automatico rappresentato dal cosiddetto «quoziente familiare», antica e inascoltata richiesta delle associazioni familiari italiane. Le famiglie sono svantaggiate fin dalla fase della loro formazione nonostante la Repubblica sia impegnata ad agevolarle (articolo 31 della Costituzione). L'acquisto della casa da parte delle giovani coppie o, in genere, delle famiglie numerose, rappresenta un problema quasi sempre irrisolvibile a causa dell'attuale precarietà delle forme di lavoro che, se hanno avuto effetti positivi sull'occupazione in un periodo di gravi difficoltà dell'economia, determinano, per chi voglia accendere un mutuo, gravi difficoltà. È, in sostanza, pressoché impossibile ai più soddisfare le esigenze di garanzie che supportano le procedure di finanziamento nella prassi bancaria, anche in considerazione della perdita del potere d'acquisto delle retribuzioni e dell'aumento del prezzo delle abitazioni degli ultimi anni. Pertanto, una politica che riconosca il ruolo fondamentale della famiglia nella società e quindi della funzione della natalità, dell'educazione dei giovani e della cura degli anziani, dovrà necessariamente introdurre agevolazioni sul piano fiscale, in particolare mediante l'assunzione della famiglia come unico soggetto di reddito, riconoscendo anche il valore sociale della cura degli anziani e dei malati mediante la deduzione dal reddito imponibile delle relative spese, che è anche un modo per alleggerire lo Stato e gli enti locali di almeno parte dei corrispondenti oneri. Inoltre, lo si ribadisce ancora per quanti temono perdite di gettito, certamente emergerebbero entrate non dichiarate da parte di quanti gestiscono forme di assistenza agli anziani ed ai diversamente abili particolarmente onerose per le famiglie. Va aggiunto che la solidarietà tra le generazioni è fonte di ricchezza non soltanto umana. Essa, infatti, è occasione di trasferimento di risorse dalle vecchie alle nuove generazioni, sollecitazione virtuosa al risparmio, perché all'interno di questa piccola comunità che è la famiglia si realizzano erogazioni dai genitori ai figli e dai figli ai genitori, non solo nei momenti di difficoltà. Un tema sul quale si è sviluppata un'ampia letteratura che ha portato a definire la famiglia come «fonte di capitale sociale» per l'incidenza che ne deriva per la società e le istituzioni, una vera e propria risorsa per la Nazione. La famiglia, ha osservato in proposito Pierpaolo Donati (La famiglia come capitale sociale primario , in Pierpaolo Donati, a cura di, Famiglia e capitale sociale nella società italiana , Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2003, pagine 31-101), dà alla creazione del «capitale sociale complessivo» di una comunità un essenziale contributo. In particolare, nel presentare le varie concezioni del capitale sociale e i risultati di ricerche empiriche, in proposito condotte in Italia ed all'estero, l'Autore introduce una nuova distinzione, ancora assente in letteratura, fra capitale sociale «primario» e «secondario», distinzione che permette di osservare meglio la specificità del contributo della famiglia, chiarendo il ruolo che le associazioni civili hanno nel produrre capitale sociale rispetto alla famiglia. L'analisi delle dinamiche che connettono il capitale sociale della comunità ai cambiamenti familiari (nelle strutture e nei comportamenti) dimostra che la famiglia accresce -- e non già diminuisce -- la sua importanza come produttrice di ciò in cui consiste il capitale sociale più raro, cioè quelli che l'autore chiama «beni relazionali». Vengono infine suggerite linee di azione per valorizzare il capitale sociale della famiglia. Per perseguire tali obiettivi occorre attivarne l'esercizio in un circuito virtuoso di interventi pubblici e di iniziative private mediante la partecipazione alle relative procedure di un soggetto pubblico autorevole che possa veramente farsi autentico interprete delle esigenze delle famiglie italiane. Nell'ambito di questo disegno di legge l'obiettivo è perseguito mediante l'istituzione dell'Autorità garante della famiglia, assai diversa dalle altre Autorità che l'ordinamento già conosce in funzione di regolazione e controllo. Si tratta, infatti, di un organismo molto snello che si dà carico delle esigenze che pervengono dalle singole famiglie e soprattutto dalle associazioni che le rappresentano e le tutelano, intervenendo in alcuni procedimenti laddove si decidono misure che incidono sulla realtà economica e sociale delle famiglie, dalla determinazione dei canoni di affitto, alle tariffe di luce e di gas, ai livelli minimi di assistenza sanitaria e sociale, nel rispetto dell'articolo 117 della Costituzione, che non solo prevede la potestà dello Stato di legiferare in materia di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, ma anche l'obbligo di fare in modo che questi livelli essenziali divengano reali ed effettivi. L'Autorità non interferisce nelle attività delle amministrazioni dello Stato, le cui attribuzioni, anzi, esalta attraverso la collaborazione prestata da un organismo capace di monitorare la situazione, raccogliendo ed elaborando dati su fatti e su situazioni in modo da suggerire alle amministrazioni ed agli enti le iniziative da assumere. Di particolare rilievo, nel rispetto delle competenze delle regioni e degli enti locali, la possibilità di promuovere intese e convenzioni per agevolare l'assistenza dei malati e degli anziani e per rendere effettiva la pluralità degli indirizzi culturali e didattici.