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è stato abolito nel 1997 - guarda caso - con l'approvazione di un emendamento proposto dall'allora onorevole Mattarella cosicché l'istituto confluì nella pregiudiziale. Infatti, alla Camera le pregiudiziali si votano con il voto segreto perché hanno assorbito il non passaggio agli articoli. Ho presentato la richiesta di non passaggio agli articoli perché questa non è una discussione, è una rissa non politica, non di contenuti, ma ideologica tra chi era a favore del disegno di legge Zan a tutti i costi e chi non lo voleva. E così è andata avanti per mesi senza possibilità alcuna di confronto. Devo dire, a ragione, che nel mese di giugno qualcosa è cambiato perché una parte del centro sinistra e del centro destra hanno accolto e accettato di riconoscere il disegno di legge Zan come base della discussione, si è proposto il ritiro di tanti interventi e delle audizioni che erano state previste, dichiarandosi disponibili a discutere quattro o cinque emendamenti che potessero riportare il provvedimento nel solco del buon senso. Questo era risultato nel mese di giugno. Qualcuno però si è forse accorto che i numeri in Commissione non erano più dalla sua parte e con quei numeri gli emendamenti sarebbero stati approvati, il disegno di legge sarebbe arrivato in Assemblea con il relatore, dopodiché si sarebbe esaminato il provvedimento. Cosa si fa allora? Si prende e si butta la palla in tribuna; invece che concludere l'esame in Commissione diciamo che bisogna arrivare in Assemblea senza il relatore. A quel punto è cominciato veramente il teatrino. Siamo pronti alla discussione, ma prima il provvedimento deve essere calendarizzato. Lo si calendarizza; no, dopo la calendarizzazione bisogna arrivare in Assemblea. Ci siamo arrivati; no, bisogna concludere la discussione generale. Quando si è quasi alla fine della discussione generale, nessun dialogo se non si arriva all'esame degli emendamenti. Chi volete prendere in giro? (Applausi) . Riconosco l'onestà intellettuale di chi ha sempre sostenuto e detto sì al disegno di legge Zan nel testo della Camera; punto, non si deve toccare. Almeno gli riconosco onestà intellettuale. Proprio per questo motivo io ho presentato la trappola, il voto truffa ovvero il non passaggio agli articoli. Arriva poi qualche novità; negli ultimi giorni arrivano l'onorevole Letta e l'onorevole Zan che si dicono disponibili ad affrontare un discorso di confronto, decidiamo i miglioramenti e poi andiamo avanti. Benissimo. Promuovono un incontro tra le forze politiche e la forza politica di appartenenza di Letta e di Zan stimola due dei partiti di maggioranza a non partecipare per poi dire che non erano tutti presenti. Allora non siamo più nel teatrino, siamo finiti nella commedia (Applausi) . Qualcuno è riuscito infatti a dirci che prima di discutere avremmo dovuto ritirare la richiesta di non passaggio agli articoli. È proprio per questo motivo: io non vi credo più e quindi mantengo la richiesta di non passaggio agli articoli e chiedo anche il voto segreto. Se infatti dovessimo procedere in questo cammino, con 80 o 100 voti a scrutinio segreto, non so cosa potrebbe uscire da questa Aula come provvedimento e piuttosto che fare un mostro giuridico o una porcata - io di porcata me ne intendo - vi garantisco che è meglio fermarsi qui per non ricascarci un'altra volta. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Calderoli, forse di porcata è meglio non parlare. Lo so che lei l'ha rivendicata come propria, però preferirei che evitasse. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, è una forma di coming out anche questa. Non vorrei che si desse origine ad un obbrobrio giuridico, che dovrebbe essere contro le discriminazioni e invece discrimina, che dovrebbe tutelare e invece va a toccare la libertà di espressione, l'educazione dei nostri ragazzi, calpesta la libertà di culto e tutti i diritti fondamentali della nostra Carta costituzionale. (Applausi). Mi appello a tutti perché nel segreto dell'urna ciascuno possa esprimersi liberamente. Fermiamoci oggi. La disponibilità segnalata dal presidente Ostellari e dal presidente Romeo nel dire «fermiamoci» non è una bocciatura per il disegno di legge: si può ripartire anche immediatamente per esaminare un testo vero; in quattordici mesi di cose se ne possono fare tante. Però ora fermiamoci, perché è meglio uno stop oggi che un ahimè domani. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Il collega Calderoli ha già espresso molte delle argomentazioni che sarebbero state da me manifestate; mi richiamo ad esse e cerco di aggiungere qualche argomento, senza iattanza. Il mio Gruppo ha scelto me per illustrare questa richiesta perché, a differenza di quello che ciascuno può liberamente pensare o non pensare, su questi temi all'interno della destra politica italiana sono sempre stato - se così posso definirmi - più liberal. (Commenti). È esattamente così: chiedere e studiare. C'è anche un motivo per il quale ho molta attenzione nell'intervenire su un disegno di legge che vorrebbe impedire ogni discriminazione. Il motivo è che per tanti anni - quelli dell'università e i primi anni del mio impegno politico - mi sono sentito molto discriminato, non per motivi di sesso o di religione, ma semplicemente per motivi di appartenenza politica ad un partito che pure era rappresentato democraticamente qui in Parlamento. Quindi sono molto sensibile a tutto ciò che può costituire una discriminazione e non mi sognerei mai di oppormi a una legge che avesse realmente queste finalità. Ma il problema che ci siamo posti è il seguente: il cosiddetto disegno di legge Zan ha come reale obiettivo quello di limitare, abolire, condannare, punire discriminazioni oggi non punite, oppure è semplicemente un tentativo surrettizio, attraverso una norma cogente, di introdurre un pensiero unico che impedisca opinioni diverse da quelle di una maggioranza parlamentare, magari raccogliticcia e che non rappresenta oggi sicuramente la fotografia del corpo elettorale? Questa seconda ipotesi sia quella che noi riteniamo vera. Noi pensiamo che non ci sia oggi nessun reale comportamento discriminatorio che non sia già coperto da provvedimenti legislativi e da articoli del codice penale; non me ne avete saputo indicare neanche uno, tranne per opinioni. Quindi questo disegno di legge finisce con l'essere un bavaglio verso opinioni che, come dice l'articolo 4 del testo, non sono però libere; sono libere, come dice la Costituzione, ma - aggiunge l'articolo - «purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». Sugli atti violenti sono d'accordo, ma pensiamo al concreto pericolo di atti discriminatori. Ad esempio, un genitore che afferma di non essere d'accordo con quanto, secondo la vostra legge, verrebbe insegnato nelle scuole (cioè che un bambino o una bambina decidono, giorno per giorno, se essere maschio, femmina, oppure gay ) verrebbe punito. Si potrebbe dire che magari potrebbe essere assolto in giudizio.