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E credo anche che i dati che venivano richiamati sul fatto che stanno resistendo di più a questo virus (almeno così pare) in questa fase probabilmente ci imporranno una riflessione nella costruzione di una seconda fase - quella della ricostruzione - per ripartire fondamentalmente anche da loro per tante ragioni, ma anche per questa. C'è una cosa su cui vorrei richiamare l'attenzione di questo Parlamento, per poi fare delle considerazioni sul provvedimento e anche sulla lunga nottata che ha visto la Commissione impegnata, nonché sui risultati del lavoro parlamentare, che secondo me ha mostrato di essere responsabile, ma al tempo stesso utile, proficuo e prezioso e non si è sottratto - come era giusto e doveroso - al suo compito e alla sua funzione. Ascoltando la comunità scientifica, abbiamo scelto di chiedere ai cittadini di stare a casa e rinunciare alla loro libertà. Questo significa, sostanzialmente, metterli in sicurezza: il distanziamento sociale si realizza soprattutto stando a casa. Per molti questo ha quindi significato lasciare fuori dalla porta il pericolo: pericolo di ammalarsi, soffrire e a volte - direi troppe - morire. Eppure per molte donne in questo Paese restare a casa significa invece andare incontro a un altro pericolo: alla violenza che, come tutti i dati ci raccontano, si consuma nella stragrande maggioranza delle volte proprio dentro le mura domestiche che dovrebbero essere naturalmente un luogo di protezione, tutela e sicurezza. Dentro quelle mura domestiche noi costringiamo tutti oggi a starci, comprese quelle donne che al loro interno hanno incontrato in questi mesi e anni violenza, soprusi, maltrattamenti, sopraffazione e, a volte, la morte. Come Commissione d'inchiesta sul femminicidio ci siamo dovuti porre il problema di cosa significava per queste donne e lo abbiamo fatto anche perché sollecitate tantissimo da un altro "pezzo" - consentitemi di utilizzare questo termine forse un po' forte - di eroine di questo Paese, che sono le operatrici che lavorano in tantissimi dei nostri centri antiviolenza e delle nostre case rifugio, le quali ci hanno dato un allarme nei primi giorni dicendoci: attenzione, non ci chiamano più le donne che prima erano in contatto con noi e crediamo che ciò sia avvenuto non perché si è improvvisamente interrotto il circuito di violenza, ma perché non sono nelle condizioni e nella libertà di poter fare una telefonata e chiedere aiuto, attenzione. E allora, grazie anche a un pronto intervento e alla risposta del ministro Bonetti e di tutto il Governo, abbiamo rilanciato il 1522 e, insieme alle Forze dell'ordine, applicazioni che consentono alle donne di chiedere aiuto. E poi è arrivata la fase due: le donne sono tornate a chiedere aiuto, ma noi ci siamo trovati a fronteggiare il fatto che molte di loro rischiano di non poter essere accolte (qualcuna perché non aveva la possibilità immediata di consegnare un tampone negativo, qualcun'altra perché aveva bisogno di passare la quarantena, altre perché in dubbio di una possibile contaminazione). Molte operatrici hanno rischiato sulla loro pelle quando hanno potuto, ma quando si è trattato di mettere in discussione la sicurezza delle altre donne ospiti delle nostre case rifugio hanno dovuto fermarsi e dire: un momento, che facciamo? Di qui la necessità di dare una risposta pronta e immediata. Per questo voglio veramente ringraziare tutto il Governo che questa notte ha dato una risposta importante alle istanze avanzate dalla Commissione d'inchiesta sul femminicidio: ossia di una prima importante risposta a questi centri che ci hanno chiesto aiuto e a tutte queste donne per poterle accogliere in sicurezza. È una cifra, importante per noi, quella di 3 milioni di euro, che si aggiunge a quella che il ministro Bonetti riuscirà a racimolare nelle sue disponibilità, che va destinata alle case rifugio, per tentare di aumentare le strutture disponibili e dedicate all'accoglienza di persone che possono essere a rischio di virus, a rischio di infezione, e che, quindi, vanno accolte in altre strutture. Lo avevano già fatto, d'intesa, i ministri Bonetti e Lamorgese, dicendo alle prefetture di mettere a disposizione e di trovare sul territorio altre strutture, che poi però andavano gestite e di qui le risorse che noi abbiamo chiesto. Ma come Commissione di inchiesta abbiamo provato a fare anche qualcosa in più. Abbiamo provato a tracciare un documento che dicesse sostanzialmente quali erano le priorità per affrontare questo dramma nel dramma. Chi mi conosce sa che non definisco mai la violenza contro le donne un'emergenza. Quindi, faccio fatica a dire emergenza nell'emergenza. Forse, in questo caso sarebbe la parola giusta, ma dico, almeno, dramma nel dramma. Occorre dare una risposta a quelle donne, che abbiamo trovato indicando alcune priorità. Mi preme davvero sottolineare che lo abbiamo fatto di intesa e in assoluta trasversalità. Tra le tante misure indicate - non voglio indicarle tutte - cito una che stanotte è stata oggetto di approvazione positiva da parte della Commissione bilancio. E, per questo, ringrazio il ministro Bonafede, che si è dichiarato disponibile anche a mutare un parere in corso d'opera. Noi abbiamo chiesto che la misura dell'allontanamento dell'uomo dalla casa familiare sia la strada maestra, soprattutto in questi casi. È una strada possibile sempre e, lo è a maggior ragione proprio in questo momento. Ripeto: lo è a maggior ragione in questo momento. È l'uomo che va allontanato dalla casa. Abbiamo detto misura di allontanamento dalla casa familiare perché è la misura che mette più in sicurezza la donna. Solo in via residuale, quindi, è la donna che deve uscire da quella casa. Ricordiamo, però, che lasciare la donna a casa significa mettere in sicurezza anche i minori in quella casa. Significa dare maggiore protezione a donne e a bambini. Tante, quindi, di queste misure - lo voglio dire - abbiamo potuto adottare perché c'è stato il contributo unanime di tutte le forze politiche e questo è un dato da sottolineare. (Applausi dai Gruppi PD, M5S, IV-PSI e della senatrice Papatheu) . Tutte le forze politiche hanno firmato un documento. Tutte le forze politiche, all'unanimità, hanno sostenuto gli emendamenti. Io sono onorata, anche come senatrice del Partito Democratico, di presiedere la Commissione sul femminicidio, ma non posso non ringraziare la Camera dei deputati, da dove è venuto un sostegno alla nostra iniziativa con l'intergruppo parlamentare per le donne. Questo - a mio avviso - è un segnale importante. Concludo dicendo che le donne hanno dimostrato e hanno elaborato, in questi anni, un pensiero autonomo anche su come il Paese cresce, si sviluppa e matura stili di vita, di comportamento e consumo. Attingiamo a questo sapere ora che siamo chiamati a pensare la ricostruzione. Ora che i modelli che abbiamo sperimentato fino a oggi mostrano tutti i loro limiti, attingiamo ai saperi delle donne. Sarà un regalo che facciamo non alle donne, ma al Paese che - come ha dimostrato nelle ultime settimane - forse davvero se lo merita. (Applausi dai Gruppi PD, M5S, IV-PSI e della senatrice Papatheu) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo senza mascherina, essendo a distanza sociale sufficiente da tutti i colleghi e, quindi, non creo danno ad alcuno né alcuno lo crea a me.