[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito della deliberazione della Camera dei deputati del 30 settembre 2004, relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dall'onorevole Sandro Bondi nei confronti di Luca Gianaroli e Claudio Giorlandino, promosso con ricorso del Tribunale di Roma, sezione XIII civile, notificato il 23 marzo 2005, depositato in cancelleria il 1° aprile 2005 ed iscritto al n. 17 del registro conflitti 2005. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 26 settembre 2006 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro; udito l'avvocato Roberto Nania per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Nel corso del procedimento civile promosso da Luca Gianaroli e Claudio Giorlandino, medici ginecologi, esperti nelle tecniche di fecondazione artificiale, nei confronti del deputato Sandro Bondi, per ottenerne la condanna al risarcimento dei danni asseritamente subiti per effetto delle dichiarazioni, ritenute lesive del loro onore e della loro reputazione, rilasciate dal convenuto ai quotidiani “La Repubblica” e “Il Messaggero” l'8 dicembre 2003, giorno successivo alla trasmissione televisiva “Domenica in” alla quale avevano partecipato i predetti professionisti, contenenti alcune osservazioni critiche di tipo tecnico-scientifico in ordine al disegno di legge sulla procreazione medicalmente assistita, che sarebbe poi stato approvato, divenendo la legge 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), l'adito Tribunale di Roma, sezione XIII civile, in composizione monocratica, con ricorso del 29 ottobre 2004, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della deliberazione del 30 settembre dello stesso anno (doc. IV-quater, n. 106), con la quale la Camera dei deputati, in conformità alla proposta della Giunta per le autorizzazioni, aveva ritenuto insindacabili, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, le dichiarazioni del deputato Bondi, del seguente tenore: «Si è sentita una sola campana, per lo più stonata, condita da informazioni unilaterali e false, senza avvertire il dovere di ascoltare altre voci, soprattutto di carattere scientifico, visto che erano presenti due medici entrambi contrari alla legge in discussione in Parlamento». Il Tribunale ricorrente deduce anzitutto la nullità o inesistenza della delibera in questione. Al riguardo, dalla generale premessa che la delibera di insindacabilità è inquadrabile, piuttosto che nella categoria degli atti politici, in quella delle decisioni, il ricorrente fa discendere la necessità, anche al fine di consentire il controllo ab externo dalla Corte costituzionale, in caso di conflitto di attribuzione, che detta delibera sia fondata su di una concreta valutazione dei fatti per i quali sia stata richiesta, e che inoltre sia congruamente motivata. Nella specie, rileva il Tribunale, mancano entrambi i requisiti, essendo stata la delibera di cui si tratta approvata senza alcuna relazione introduttiva, ed in assenza di alcuna discussione. La allegazione della relazione predisposta dalla Giunta per le autorizzazioni al resoconto stenografico della seduta della Camera – dal quale, peraltro, non risulterebbe che il contenuto della relazione stessa fosse stato portato a conoscenza dell'assemblea prima della votazione – non varrebbe a sanare le predette carenze, in quanto successiva alla decisione. In proposito, il Tribunale ricorrente si fa carico dell'orientamento della giurisprudenza costituzionale secondo il quale, nei conflitti di attribuzione aventi ad oggetto la deliberazione di insindacabilità ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, la decisione della Corte costituzionale non si configura come mero sindacato sulla esistenza e congruità della motivazione, ma richiede che si verifichi se, nella specie, l'opinione sia stata espressa nell'esercizio delle funzioni parlamentari; e tuttavia auspica il superamento di detto orientamento invocando il precedente costituito dalla sentenza n. 11 del 2000, in cui si afferma che, in sede di conflitto di attribuzione, spetta alla Corte accertare se vi sia stata una illegittima interferenza nella sfera del potere ricorrente, verificando la eventuale sussistenza di vizi del procedimento ovvero l'omessa o erronea valutazione delle condizioni e dei presupposti richiesti dall'art. 68, primo comma, Cost.. Rileva, altresì, il Tribunale che, costituendo la delibera di insindacabilità l'atto presupposto per l'accoglimento della eccezione di improcedibilità nei confronti di un parlamentare, ove essa non si perfezioni, ovvero si perfezioni in modo viziato, la Camera (ovvero il Senato) consuma il potere di deliberare l'insindacabilità, ed il giudice torna ad essere arbitro della fondatezza della eccezione di improcedibilità ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. Nel merito, il ricorrente ritiene palesemente insussistente il nesso funzionale tra le opinioni espresse dal deputato Bondi e l'esercizio delle sue funzioni parlamentari. Tale nesso era stato ravvisato dalla Giunta per le autorizzazioni nella circostanza che, nella seduta dell'11 giugno 2002, e cioè 18 mesi prima dei fatti oggetto del giudizio civile, lo stesso deputato aveva preso la parola nel corso della discussione sul disegno di legge che sarebbe poi divenuto la legge 19 febbraio 2004, n. 40. In proposito, rileva il Tribunale di Roma che l'intervento tenuto dal deputato Bondi nella richiamata occasione non aveva riguardato alcuna questione tecnica legata alla procreazione medicalmente assistita, né aveva affrontato alcuno degli argomenti oggetto delle dichiarazioni rese dai citati ginecologi nel corso della trasmissione televisiva del 7 dicembre 2003, in relazione alle quali il deputato Bondi avrebbe successivamente rivolto ad essi l'accusa di falsità. Il richiamato intervento si era limitato a sottolineare la necessità di superamento delle tradizionali divisioni tra le forze politiche al fine di cercare un dialogo nella materia de qua. E, secondo lo stesso insegnamento della giurisprudenza costituzionale, una generica comunanza di temi o argomenti rispetto al tenore delle affermazioni oggetto della delibera di insindacabilità non è sufficiente per la configurabilità del nesso funzionale. Del resto, lo stesso rilevante arco di tempo trascorso tra l'intervento di cui si tratta e l'intervista oggetto del giudizio civile che ha dato luogo al conflitto varrebbe, secondo il ricorrente, a recidere ogni collegamento funzionale tra il primo e la seconda. Inoltre, nel giudizio di insindacabilità da parte della Camera, sarebbero entrate, secondo il ricorrente, questioni riservate alla competenza del giudice: