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Resta dunque da vedere in quale modo l'idea di una progettazione di vita individuale, personalizzata e partecipata, compresa l'attuazione della stessa in modo da garantire la soddisfazione della persona interessata, sarà realizzata, onde valutare ex post quelle che appaiono certamente buone intenzioni. Tuttavia, anche se voterò a favore, il mio giudizio non può che restare sospeso, anche in ragione del fatto che il tema dell'inclusione scolastica non viene adeguatamente focalizzato. Ne approfitto per informare l'Assemblea che ho predisposto un ordine del giorno anche sul tema del riconoscimento professionale degli assistenti all'autonomia e alla comunicazione, sul quale si registra un preoccupante e ingiustificabile ritardo da parte dello Stato, nonostante il cosiddetto decreto dell'inclusione, il decreto legislativo n. 66 del 2019, avesse dato un tempo massimo entro cui addivenire ad un accordo in Conferenza unificata, e il termine era il marzo 2020. D'altra parte, non posso esimermi dal notare che da anni il Parlamento tenta, impotente, di imprimere una svolta per aumentare il numero dei docenti di sostegno in servizio. Ogni anno scolastico che viene avviato senza fornire un docente in possesso del relativo titolo all'alunno o all'alunna che ne avrebbe diritto rappresenta un fallimento del nostro sistema, non in grado di rispondere con una dotazione organica idonea alle esigenze che emergono dalla società. Ecco dunque un esempio che dimostra la parzialità della delega legislativa, che pure annovera l'inclusione scolastica tra gli obiettivi della riforma. Non parlo poi dell'università. Se è vero che vengono previsti fondi nel PNRR per garantire che nella ricerca non siano fatte discriminazioni, ricordo però che in Italia ci sono oltre 16.000 iscritti all'università con DSA (disturbi specifici dell'apprendimento) che non riescono a superare i test per l'iscrizione o a portare avanti un percorso di studi - addirittura in alcuni casi con tragiche conseguenze - perché non vengono loro garantiti gli strumenti dispensativi e compensativi che restano ancora a discrezione dei docenti. Di conseguenza, non c'è certezza del diritto, nonostante una legge votata nel 2010. Concludo nella speranza che l'ordine del giorno presentato dalla Presidente della Commissione lavoro, che ho sottoscritto, sulla revisione della legge n. 68 del 1999, in materia di inclusione lavorativa, possa trovare un'effettiva applicazione. Tanti sono i lavoratori disabili privi di occupazione; basterebbe dare loro gli strumenti adatti per poter superare i colloqui o le prove di lavoro e fare emergere le loro professionalità. Non nego che l'occasione potrebbe essere utile per fare un tagliando complessivo sui rapporti tra legislazione e burocrazia - da una parte - e universo della disabilità - dall'altra - al fine di giungere a una ristrutturazione dei rapporti generali in grado di agevolare e migliorare la qualità della vita dei soggetti disabili. L'occasione, dunque, può essere propizia e non va gettata alle ortiche, ma un'eventuale soddisfazione non potrà che essere dichiarata in una fase successiva, quando si vedrà in che modo si saranno perseguiti gli obiettivi della legge e, soprattutto, quale sarà l'impatto tangibile sulla qualità della vita dei diretti interessati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, oggi è un bel giorno che penso che ognuno di noi possa dedicare a qualcuno di speciale che gli è vicino, a quelle persone che noi chiamiamo fragili, ma che in realtà sono fortissime. (Applausi) . Io lo dedico a mio padre, lo dedico a Betta, a Mauro, a Davide, a Omar, a Mori, a Ferruccio e a tutte quelle persone che possono essere i nostri amici supereroi e che oggi meritano di essere protagoniste in quest'Aula. Dall'approvazione dell'ultima legge quadro sulla disabilità - la famosa legge n. 104 del 1992, che è stata e resterà un caposaldo della nostra legislazione - sono trascorsi trenta anni e in questo tempo è cambiato il mondo; sono cambiate le terminologie; sono cambiati gli approcci alla disabilità; sono cambiati - per fortuna - la sensibilità e il concetto stesso di pari opportunità e di inclusione sociale; sta cambiando, se Dio vuole, la cultura. Si sente continuamente ripetere a ogni livello istituzionale e sociale che nessuna persona deve essere lasciata indietro. E in questo momento storico così particolare, in cui parliamo di innovazione, di digitalizzazione e di evoluzione di ogni sistema, la rivoluzione deve riguardare anche il livello di civiltà di un Paese come l'Italia che, a pieno titolo, è stato riconosciuto da «The Economist» Paese dell'anno, e non perché sia il più grande, il più ricco o il più felice, ma perché è quello che è migliorato di più nel corso dell'anno e oggi ne stiamo dando orgogliosamente prova. Per questo non poteva mancare un'attenzione concreta al mondo della disabilità per intervenire in maniera veloce, vista la necessità di aggiornare il più possibile definizioni obsolete, se non proprio inaccettabili, e mettere ordine in quell'arcipelago di norme giuste, ma sparpagliate, spesso inapplicate, come - ad esempio - per citarne una su tutte, quella sui piani per l'eliminazione delle barriere architettoniche, obbligatori, ma - ahimè - ancora assenti in oltre il 90 per cento dei Comuni. L'obiettivo della delega vuole essere quello di rendere effettivi i diritti e la tutela di tutti i cittadini con disabilità e ha al centro la realizzazione di un progetto di vita personalizzato e partecipato, diretto a consentire alle persone con disabilità di essere protagoniste - come abbiamo sentito da più voci - della propria vita e di realizzare un'effettiva inclusione nella società. Inoltre, abbiamo preferito lavorare su un progressivo aggiornamento delle definizioni, dei criteri e delle modalità di accertamento dell'invalidità - è una questione molto importante - non toccando le tabelle vigenti. Soprattutto abbiamo voluto salvaguardare i diritti acquisiti in precedenti valutazioni, garantendo sempre la possibilità di usufruire delle condizioni migliori. Tra i progetti di vita indipendente trova spazio per la prima volta lo sport, grazie a un emendamento di Giusy Versace, che approfitto per ringraziare per l'impegno e l'instancabile lavoro quotidiano. (Applausi) . È stato inserito, infatti, anche il diritto alla pratica sportiva e all'attività ludico-motoria, in un'ottica di inclusione sociale e promozione di benessere. Infine, la delega accoglie un'altra importante iniziativa legislativa del nostro collega deputato Roberto Novelli, che prevede anche l'istituzione dell'Autorità garante delle persone fragili: una figura istituzionale importantissima, di natura collegiale e indipendente, che non si limiterà a raccogliere segnalazioni, ma avrà anche specifici poteri, anche correttivi. Non entro nel merito. Abbiamo integrato diversi parametri internazionali di riferimento nell'accertamento delle varie disabilità e ottenuto una maggiore partecipazione delle associazioni; associazioni che approfitto oggi per ringraziare, a partire da Anmic, per arrivare a tutte le associazioni territoriali dei disabili. Insomma, noi speriamo che l'approvazione all'unanimità di questa legge possa essere un bel segnale, anche - perché no? - natalizio.