[pronunce]

L'elaborazione giurisprudenziale richiamata avrebbe trovato l'avallo della disciplina positiva, visto che «non sempre la misura patrimoniale seguiva o affiancava quella personale» (art. 2-ter, settimo e ottavo comma, della legge n. 575 del 1965) e la prospettiva tesa all'attenuazione del vincolo di pregiudizialità tra misura di prevenzione personale e patrimoniale sarebbe stata recepita dal legislatore con l'introduzione del comma 6-bis dell'art. 2-bis e dell'undicesimo comma dell'art. 2-ter della legge n. 575 del 1965, previsioni queste che hanno accentuato «la tendenza alla oggettivizzazione del procedimento patrimoniale antimafia». Nonostante tale tendenza, sottolinea il rimettente, «il vigente sistema legislativo postula pur sempre un indefettibile collegamento con il profilo personale del soggetto cui è riferibile la proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, nel senso che l'ambito di applicazione del sequestro e della confisca di prevenzione deve intendersi limitato solo nei confronti del patrimonio dei soggetti indiziati di cui all'art. 1 della l. 575/65»; l'accertamento del presupposto soggettivo rappresenterebbe un passaggio obbligato per disporre la confisca prevista dall'art. 2-ter e «tale preventiva valutazione, sia pure in via incidentale, si impone - alla luce del vigente sistema legislativo - pur nella ipotesi prevista dall'art. 2-ter, undicesimo comma, in cui la proposta di confisca venga formulata nei confronti di un soggetto già deceduto (entro il limite di cinque anni dal decesso)». Con la possibilità di attivare la procedura prevista dall'art. 2-ter della legge n. 575 del 1965 anche nelle ipotesi in cui nei confronti del soggetto deceduto non vi sia stato, in costanza di vita, «un accertamento definitivo - in sede di prevenzione ovvero in sede penale - della pericolosità sociale derivante dalla appartenenza ad un sodalizio mafioso», si determinerebbe, ad avviso del rimettente, «una concreta lesione del diritto di difesa e del principio del giusto processo, apparendo evidente che nell'ipotesi di soggetto già deceduto la valutazione del presupposto soggettivo di cui all'art. 1 della legge 575/1965 verrebbe di fatto operata senza che sia possibile instaurare il contraddittorio con il soggetto cui tale qualifica è attribuita». 1.4.- Richiamata la giurisprudenza costituzionale che ha chiarito alcuni concetti essenziali del sistema delle misure di prevenzione, quali quello di pericolosità sociale, il rimettente si sofferma sulla sentenza n. 335 del 1996 di questa Corte, che ha ribadito la compatibilità con gli artt. 3, 42 e 112 Cost. del sistema delle misure di prevenzione (all'epoca connotato da una scelta normativa radicalmente opposta a quella perseguita nel 2008) proprio in quanto «il legislatore era rimasto fermo nel richiedere, per l'emanazione dei provvedimenti di sequestro e confisca, un collegamento tra la cautela patrimoniale e l'esistenza di soggetti individuati, da ritenere pericolosi»; aggiunge che il tema era stato nuovamente preso in esame dall'ordinanza n. 368 del 2004, con la precisazione che «il sistema rimaneva ancorato al principio per cui le misure patrimoniali presuppongono necessariamente un rapporto tra beni di cui non sia provata la legittima provenienza e soggetti portatori di pericolosità sociale che ne dispongano». Richiamata la configurazione della confisca dei beni rientranti nella disponibilità di un soggetto proposto per l'applicazione di una misura di prevenzione personale delineata dalla sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione n. 18 del 1996, il rimettente sottolinea che la tesi della natura autonoma della confisca avrebbe poi trovato un preciso riscontro nelle modificazioni introdotte dalla legge 19 marzo 1990, n. 55, che ha sancito l'autonomia del procedimento penale e del procedimento di prevenzione e l'applicabilità della confisca anche in caso di assenza, residenza o dimora all'estero della persona alla quale potrebbe applicarsi la misura di prevenzione, ancorché il relativo procedimento di prevenzione non sia ancora iniziato. Con la sentenza n. 335 del 1996 la Corte costituzionale aveva già rilevato che «nel caso dell'assenza e della residenza o della dimora all'estero, la pronuncia della misura patrimoniale presuppone comunque una valutazione di pericolosità della persona», mentre in altri casi «la misura di prevenzione personale è, per così dire, resa superflua o assorbita da altre misure già in atto, come le misure di sicurezza, che presuppongono anch'esse una valutazione di pericolosità della persona. In altri ancora, la pericolosità viene dalla legge desunta dall'esistenza di indizi di situazioni personali, anche penalmente rilevanti, di particolare gravità. E, infine, vi sono ipotesi in cui la rilevanza della pericolosità soggettiva è non abolita ma, per così dire, spostata da chi ha la disponibilità economica dei beni a chi dal loro impiego viene avvantaggiato nella propria attività criminosa». In nessuna di tali fattispecie, osserva il rimettente, si rileva la «pretermissione, originaria e presupposta, del contraddittorio con il proposto sia in ordine ai profili personali che patrimoniali del giudizio»; in tutti i casi indicati, infatti, e a differenza del caso oggetto del giudizio a quo, «il proposto è messo nella condizione di scegliere liberamente se e come difendersi (partecipando personalmente, nelle forme del rito di prevenzione, ovvero a mezzo di difensore di fiducia o di ufficio) e fruisce comunque della garanzia dell'assistenza tecnica, anche qualora non possa o non voglia essere presente alle udienze». La citata pronuncia delle sezioni unite della Corte di cassazione n. 18 del 1996, ad avviso del rimettente, da un lato, non avrebbe considerato le eventuali problematiche, relative alla corretta instaurazione del contraddittorio e alla tutela del diritto di difesa, originate dal decesso del proposto e, dall'altro, avrebbe continuato a pretendere, ai fini della confisca, un vero e proprio accertamento dei presupposti personali e patrimoniali richiesti dalla legge antimafia e, parallelamente, la mancata dimostrazione della legittima provenienza dei beni. Proseguendo nella ricostruzione del quadro normativo e giurisprudenziale, il rimettente richiama la sentenza n. 368 del 2004 di questa Corte, che, pronunciandosi sulla questione relativa al rapporto tra misure di prevenzione personali e misure di prevenzione patrimoniali, avrebbe escluso un rapporto di completa autonomia tra le stesse, affermando che un intervento volto a rendere possibile l'applicazione della confisca in caso di contestuale rigetto della richiesta di una misura di prevenzione personale per mancanza del requisito della pericolosità sociale si tradurrebbe in una innovazione conseguente a una scelta di politica criminale di esclusiva spettanza del legislatore. In questo quadro sono intervenute le riforme di cui al decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125 e, successivamente, alla legge 15 luglio 2009, n. 94.