[pronunce]

che dopo aver sottolineato come i dubbi di legittimità costituzionale della legge n. 140 del 2003 non possano trovare ingresso nel giudizio per conflitto, il cui oggetto è rappresentato esclusivamente dalla “perimetrazione della funzione del parlamentare”, la difesa del Senato afferma che l'immunità per le opinioni espresse extra moenia non può essere circoscritta al mero commento di atti parlamentari, poiché il limite esterno delle manifestazioni del pensiero dei singoli dovrebbe essere rappresentato dal nesso con tutte le funzioni del parlamentare e non solo con quelle camerali; nell'ambito della tutela sarebbe quindi compresa anche la critica politica, ancorché offensiva; che nella specie, comunque, poiché le opinioni espresse dal senatore Dell'Utri devono essere riferite all'esigenza di difendere il proprio ufficio di parlamentare, il nesso funzionale sarebbe certamente sussistente e che dovrebbe attribuirsi rilievo anche alla circostanza che il fatto oggetto delle dichiarazioni in esame è stato “parlamentarizzato”, poiché la Camera di appartenenza del parlamentare era stata investita della esecuzione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, contenuta nella sentenza della Cassazione, ed ha conferito alla Giunta delle elezioni il compito di formulare le relative proposte di convalida, annullamento o decadenza, la quale, a sua volta, ha affidato l'istruttoria al Comitato per le ineleggibilità e le incompatibilità con il mandato parlamentare; che secondo il Senato della Repubblica nel caso in questione il nesso con l'attività parlamentare si sarebbe realizzato attraverso atti tipici, quali il sindacato della Giunta per le elezioni, non essendo a ciò di ostacolo il riferimento delle opinioni all'attività di una Camera diversa da quella di appartenenza del parlamentare al momento dell'applicazione dell'immunità, ma di cui il parlamentare faceva parte all'epoca dei fatti; che è intervenuto nel giudizio il dott. Pierluigi Onorato, parte offesa del procedimento che ha dato origine al conflitto, affermando di essere titolare di un interesse giuridicamente qualificato e differenziato all'esito della controversia; che a sostegno dell'ammissibilità dell'intervento, la predetta parte ha richiamato sia precedenti pronunce della Corte, nelle quali si è dichiarato ammissibile l'intervento di privati nel giudizio per conflitto di attribuzione, sia l'art. 26, comma 4, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, nel testo modificato con delibera del 10 giugno 2004, che estende l'applicabilità della disciplina dell'intervento ai conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato; che nel merito l'intervenuto ha insistito nell'accoglimento del ricorso, sottolineando l'assenza di indagine sull'esistenza del nesso funzionale da parte della Giunta e dell'Assemblea, il cui giudizio risulta basato solo sull'asserita natura di critica politica delle dichiarazioni del parlamentare, e ha richiamato la giurisprudenza costituzionale sulla necessità di una sostanziale identità di contenuti tra l'opinione espressa nell'atto parlamentare e l'esternazione divulgativa della opinione stessa; che si è costituito anche il sen. Marcello Dell'Utri, argomentando in ordine alla insindacabilità delle opinioni espresse nel caso in questione, trattandosi di un giudizio critico di natura politica sull'operato del dott. Onorato, scaturito dall'oggettivo impatto politico della sentenza di cui quest'ultimo era stato estensore; che il Tribunale di Milano, ricevuta comunicazione relativa alla trattazione in camera di consiglio del ricorso depositato fuori termine, ha presentato istanza in data 9 aprile 2005, chiedendo alla Corte di valutare nel merito il ricorso stesso, poiché la tardività del deposito non potrebbe addebitarsi alla struttura giudiziaria cui appartiene il Tribunale ma agli ufficiali giudiziari di Roma, l'operato dei quali sarebbe sottratto al potere di intervento dell'ufficio ricorrente. Considerato che il ricorso introduttivo è stato notificato al Senato della Repubblica, unitamente all'ordinanza che lo ha dichiarato ammissibile, in data 16 dicembre 2004 e, ai fini del prescritto deposito, gli atti sono stati inviati a mezzo del servizio postale in data 11 gennaio 2005, pervenendo nella cancelleria di questa Corte il 14 gennaio 2005, ossia oltre il termine di venti giorni di cui all'art. 26, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale; che, in conformità alla costante giurisprudenza di questa Corte (v., tra le molte, la sentenza n. 247 del 2004 e le ordinanze n. 249, n. 250 e n. 278 del 2004), tale deposito deve considerarsi tardivo, essendo detto termine da ritenere perentorio; che pertanto il giudizio deve essere dichiarato improcedibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara improcedibile il giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal Tribunale di Milano nei confronti del Senato della Repubblica con l'atto indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Fernanda CONTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA