[pronunce]

Veneto n. 23 del 2020 - la Regione ha sostenuto che l'assenza di riferimenti alle previsioni dal codice dei beni culturali e del paesaggio è dovuta al fatto che detta ultima disposizione ha «il solo scopo di introdurre una regolamentazione limitata alla materia "governo del territorio", senza in alcun modo introdurre deroghe rispetto alla disciplina statale in materia di ambiente e paesaggio», come conferma il fatto che il successivo art. 4 prescrive che al progetto di intervento siano allegate la VIA e le ulteriori richieste di autorizzazione previste dalla normativa vigente. Ha dunque concluso per la non fondatezza del motivo. 2.3.- Quanto al terzo motivo di ricorso, la Regione ne ha eccepito l'inammissibilità «in quanto non identifica quale sia, in concreto, il contenuto lesivo della disposizione di legge impugnata e ove la stessa si porrebbe in contraddizione rispetto alla disciplina statale». Secondo la Regione, infatti, la mera attribuzione alla Giunta regionale della competenza a disciplinare i criteri e le modalità procedurali per il rilascio dell'autorizzazione costituirebbe disposizione priva di contenuto precettivo, e limitata all'attuazione dell'art. 2, comma 2-bis, del d.l. n. 507 del 1994. 2.4.- Quanto alla censura inerente all'art. 4 della legge regionale impugnata, la Regione Veneto ha osservato che il procedimento di autorizzazione «può in astratto conchiudere in sé sia opere che esigono una VIA o una verifica di assoggettabilità a VIA, sia opere esenti da tali attività procedimentali»; ciò non significa, tuttavia, che la disciplina regionale valga in ogni caso a surrogare quella statale, ogni qual volta sia invece necessaria la valutazione di impatto ambientale, statale o regionale. La legge reg. Veneto n. 23 del 2020, secondo la resistente, avrebbe infatti «natura cedevole, ove sia applicabile una diversa disciplina "speciale"»; di qui la non fondatezza della censura. 2.5.- Non fondato, ad avviso della Regione, sarebbe anche il quinto motivo di ricorso, concernente gli artt. 4, 5 e 9 della legge regionale impugnata. Secondo la resistente, tali previsioni non operano alcuna illegittima inversione procedimentale, avuto riguardo al fatto che l'art. 4, comma 1, dispone in via generale, disciplinando il procedimento autorizzatorio, che il progetto di fattibilità relativo alle opere di sbarramento sia presentato, ove occorra, unitamente alla «istanza di valutazione di impatto ambientale (VIA), di cui all'articolo 23 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale" o ad ulteriori richieste di autorizzazioni previste dalla vigente normativa per la realizzazione di tali opere». Ad avviso della Regione, ciò consente di ritenere che la disciplina del procedimento relativo alle eventuali autorizzazioni necessarie - ivi compresa quella paesistica - «precede, di necessità, e/o assorbe [...] l'iter previsto dalla legge regionale n. 23 del 2020 con riguardo all'approvazione del progetto esecutivo ed autorizzazione, il che esclude che essa determini un illegittimo sovvertimento diacronico tra l'eventuale autorizzazione paesaggistica e il titolo legittimante l'intervento». 2.6.- La censura inerente all'art. 5, comma 3, sarebbe invece inammissibile per difetto di adeguata motivazione; secondo la Regione, infatti, il ricorso, pur indicando la norma interposta asseritamente violata, mancherebbe di specificare in quali termini la stessa sarebbe contrastata dalla disposizione impugnata, non potendosi ritenere sufficiente, in tal senso, il fatto che quest'ultima non contenga un espresso richiamo all'obbligo di collaudo statico di cui all'art. 7 della legge n. 1086 del 1971. 2.7.- La resistente ha argomentato altresì la non fondatezza della censura a carico dell'art. 11, comma 1, della legge reg. Veneto n. 23 del 2020. Ha evidenziato, in particolare, che detta norma non introduce alcuna ipotesi di "sanatoria" degli interventi realizzati in difformità dai progetti o dalle previsioni normative, bensì una forma di approvazione ex novo degli stessi, che fa salva l'applicazione delle disposizioni di tutela del paesaggio, ove eventualmente applicabili. 2.8.- Quanto, infine, all'ultimo motivo di ricorso - inerente al regime sanzionatorio di cui all'art. 12 impugnato - la Regione ne ha eccepita anzitutto l'inammissibilità per difetto di motivazione. Nel merito, ne ha comunque dedotta l'infondatezza, rilevando che, nella specie, il legislatore regionale si è limitato ad esercitare la propria competenza nella materia «governo del territorio», da intendersi estesa alla previsione di sanzioni amministrative conseguenti alla violazione dei precetti in tal guisa adottati; pertanto, ha sostenuto che l'eventuale sussumibilità di una condotta così sanzionata anche nell'ambito di una fattispecie di reato non comporta alcuna invasione della competenza statale esclusiva di cui all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., né introduce alcun elemento distonico, idoneo ad ingenerare confusione nei destinatari del precetto sanzionatorio.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso, con il ricorso indicato in epigrafe (reg. ric. n. 73 del 2020) , questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1, commi 1, 2 e 3, lettera a), 2, 3, 4, 5, 9, 11 e 12 della legge della Regione Veneto 23 giugno 2020, n. 23 (Norme in materia di costruzione, esercizio e vigilanza degli sbarramenti di ritenuta e dei bacini di accumulo di competenza regionale), in riferimento agli artt. 97, 117, secondo comma, lettere l), m) ed s), e terzo comma, della Costituzione. 2.- Le norme impugnate contengono le disposizioni operative per la progettazione, la costruzione e l'esercizio delle dighe e degli altri sbarramenti idrici di competenza regionale. Le relative attribuzioni, originariamente spettanti al Ministero dei lavori pubblici in base al decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1959, n. 1363 (Approvazione del regolamento per la compilazione dei progetti, la costruzione e l'esercizio delle dighe di ritenuta), sono state assegnate alla competenza delle Regioni dall'art. 1, comma 3, del decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507 (Misure urgenti in materia di dighe), convertito, con modificazioni, nella legge 21 ottobre 1994, n. 584, limitatamente agli sbarramenti idrici che presentino il doppio e concorrente requisito di un'altezza non superiore a 15 metri e di una capacità di invaso non superiore a 1.000.000 di metri cubi. 3.- Su tale ultimo criterio di riparto si appunta la prima censura del Presidente del Consiglio dei ministri, che ha ad oggetto gli artt. 1, commi 1 e 3, lettera a), e 2 della legge reg. Veneto n. 23 del 2020, e che il ricorrente articola su due profili.