[ddlcomm]

Nel 2017 si è provveduto a 48 stabilizzazioni tramite accordo sindacale, grazie alla mobilitazione del personale, dei sindacati e del coordinamento dei precari, processo interrotto da un intervento della Corte dei conti. Nelle more del pronunciamento definitivo della Corte dei conti è sicuramente possibile, prevedendo risorse aggiuntive rispetto al milione dell'attuale testo, continuare ad assumere stabilmente le persone. Nel corso del dibattito parlamentare il Governo ha risposto in maniera surreale e a tratti cinica alle nostre richieste di stabilizzazione di professionalità, che sono molto rare nel sistema italiano, adducendo motivazioni riferite al fatto che la situazione dei precari di ANPAL Servizi è responsabilità dei Governi della passata legislatura. Per amore di verità ricordiamo che ANPAL Servizi Spa raccoglie l'eredità di Italia Lavoro Spa, istituita a seguito della direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 maggio 1997, con compiti in materia di politiche attive del lavoro, di volta in volta definiti con provvedimenti succedutisi nel tempo. Attualmente ANPAL Servizi dispone di circa 1.103 addetti, l'incidenza del personale precario è assolutamente rilevante, pari al 60 per cento del totale, di cui 134 con contratti a tempo determinato (12 per cento) e 520 con contratti di collaborazione (47 per cento). Il bacino del personale precario si è profondamente allargato in questi 22 anni. Il personale precario nel corso degli anni, prima in Italia Lavoro poi in ANPAL Servizi, ha partecipato alle procedure di selezione a evidenza pubblica secondo le decisioni stabilite dall'azienda, sottoponendosi a prove selettive talvolta per la stessa posizione ricoperta in precedenza. Si tratta di lavoratrici e lavoratori che vivono sicuramente in uno stato di incertezza non certo recente. Attivatori di diritti sociali, personale qualificato impegnato quotidianamente nell'assistenza tecnica ai centri per l'impiego, alle regioni e nella gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro, dell'istruzione e dell'inclusione sociale. Il vero volto precario dei servizi pubblici. Il quadro complessivo che si determinerà una volta assunti i 3000 « navigator » sarà quello di una società partecipata al cento per cento che opera sotto il controllo dell'ANPAL con un organico composto al 90 per cento da tipologie contrattuali precarie e soltanto dal 10 per cento di contratti di lavoro stabile. Di conseguenza con il decreto sul Reddito di cittadinanza si implementerà la condizione dei precari che ricollocano i disoccupati e i poveri. Nessun piano di potenziamento qualitativo e quantitativo dei servizi pubblici per l'impiego è immaginabile senza un reale percorso di stabilizzazione di tutti i rapporti di lavoro precario. Nel testo modificato dalla Camera si è operata una modifica minimale riguardante le famiglie con disabili, portando un correttivo sul parametro della scala di equivalenza, alzando il massimale a 2,2 da 2,1 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizione di disabilità grave. È necessario invece, come chiedono le associazioni di rappresentanza della disabilità, considerare il parametro della scala di equivalenza di 0,4 per ogni componente con disabilità grave o non autosufficienza e di 0,2 per ogni componente con disabilità media, come definite dall'allegato 3 al regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, e fino ad un massimo di 2,5. Per supportare e aiutare veramente le famiglie con persone con disabilità in condizioni di povertà ed evitare ricorsi, date le recenti pronunce del Consiglio di Stato, è necessario inoltre prevedere l'eliminazione dal computo per la soglia reddituale delle provvidenze assistenziali erogate a titolo delle minorazioni civili, peraltro già escluse dall'ISEE. Nelle parti modificate di cui discutiamo qui in terza lettura, all'articolo 6, comma 6- ter , per potenziare le attività di « controllo » nei confronti dei beneficiari del Rei, è prevista l'assunzione straordinaria di cento unità di personale del ruolo ispettori del Corpo della guardia di finanza e all'articolo 7 comma 15- quater, per contrastare il lavoro irregolare dei percettori del Reddito di cittadinanza il contingente di personale dell'Arma dei carabinieri è incrementato di 65 unità. Premesso che è sempre importante aumentare il numero del personale che vigila sulla sicurezza dei cittadini, anche da questi articoli aggiuntivi del provvedimento si evince, ancora una volta, la natura dell'intervento basato su un intento punitivo di chi è in difficoltà, non accogliente, per cui non si assumono assistenti sociali e si distrugge l'approccio del reddito di inclusione, basato sulla prossimità, sulle reti sociali. Sul controllo dei consumi delle persone in difficoltà si rischia la standardizzazione di gusti e stili di vita, andando a incoraggiare produzioni di serie e di scarsa qualità. È profondamente ingiusto che una misura che si propone di contrastare la povertà vada nella direzione contraria a un'economia sostenibile a livello produttivo e che il Reddito di cittadinanza diventi in realtà una « carta dei consumatori » perché consumino la sovrapproduzione. Le persone e le famiglie in condizioni di bisogno hanno diritto di essere liberi di scegliere la propria vita e le proprie abitudini, anche se sono in difficoltà economica. E la politica deve adoperarsi per consentire a tutte e a tutti delle opportunità, perché « lo sviluppo è libertà », come sostiene un grande del nostro tempo, Amartya Sen. Questo decreto-legge, al contrario, è molto pasticciato e confuso e nel passaggio alla Camera si è ulteriormente aggrovigliato il percorso. Si mette in piedi un meccanismo complicato che si può impigliare proprio nell'esigibilità reale dei diritti/doveri delle cittadine e dei cittadini e nel creare un sistema di opportunità reali di lavoro. Nella normativa ci sono troppi passaggi non chiari e macchinosi e, di conseguenza, il tema è come si garantiscono i livelli essenziali delle prestazioni dalla Sicilia alla Lombardia, gli stessi in tutto il territorio nazionale. Perché delle due l'una, o le persone, i nuclei familiari prenderanno il reddito senza politiche attive, soprattutto nelle parti del Paese dove i centri per l'impiego sono particolarmente deboli e non attrezzati, e allora è questa una misura assistenziale, o lo Stato deve adoperarsi a garantire i livelli essenziali delle prestazioni. Bisogna fare in modo che un cittadino calabrese, alla stessa maniera di un lombardo, si possa recare in un centro per l'impiego e l'operatore abbia la possibilità di valutare se indirizzare il beneficiario di reddito di cittadinanza al patto per l'inclusione o al patto per il lavoro e che si mettano tutti i percettori di reddito nelle condizioni di essere convocati entro trenta giorni dal riconoscimento del beneficio dai centri per l'impiego o dai servizi competenti per il contrasto della povertà, dopo essere stati individuati e resi noti per il tramite della piattaforma digitale, come recitano le ultime norme modificate dalla Camera. Riteniamo inoltre che le modifiche introdotte in materia di monitoraggio siano anch'esse molto confuse: sono troppi i soggetti coinvolti, troppi i decreti da attuare, troppi i servizi previsti. Nulla in questo decreto-legge è semplice e lineare, neanche la norma sul monitoraggio.