[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 23, comma 1, e 24, comma 1, del codice di procedura penale, promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, dai giudici dell'udienza preliminare dei tribunali di Napoli e di Firenze con ordinanze emesse il 18 maggio 2000 e il 10 novembre 1999, iscritte rispettivamente ai nn. 493 e 598 del registro ordinanze 2000 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 39 e 44, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 7 febbraio 2001 il giudice relatore Guido Neppi Modona.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 18 maggio 2000 (r.o. n. 493 del 2000) il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Napoli ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 101, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 23, comma 1, e 24, comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 1996, impongono al giudice che dichiari nel dibattimento di primo grado la propria incompetenza per territorio, ovvero al giudice di appello che annulli la sentenza di primo grado per incompetenza territoriale, la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente, anziché direttamente a quest'ultimo, anche nei procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. Il rimettente premette in fatto che la Corte di appello di Napoli, su impugnazione proposta dal pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia, aveva annullato la sentenza di proscioglimento emessa dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Napoli e aveva disposto il rinvio a giudizio degli imputati dinanzi allo stesso tribunale. Quest'ultimo aveva dichiarato la propria incompetenza per territorio, indicando come giudice competente il tribunale di Nola, appartenente al medesimo distretto di Corte di appello, e trasmesso gli atti, ai sensi dell'art. 23 cod. proc. pen. come risultante a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 1996, al Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli. Questi, in quanto titolare dell'azione penale a norma dell'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. , reiterava la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti degli imputati al giudice dell'udienza preliminare dello stesso tribunale, competente ai sensi dell'art. 328, comma 1-bis, cod. proc. pen. Investito di tale richiesta, il giudice dell'udienza preliminare ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 23 e 24 cod. proc. pen. , assumendo che nei procedimenti che hanno ad oggetto taluno dei delitti previsti dall'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. - per i quali le funzioni di pubblico ministero e di giudice per l'udienza preliminare sono esercitate rispettivamente dall'ufficio del pubblico ministero e da un magistrato del tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente - il meccanismo di regressione processuale introdotto per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 1996 contrasta con gli artt. 3, 101, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione. Il rimettente ricorda che con la sentenza n. 76 del 1993 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., l'art. 23, comma 1, cod. proc. pen. , nella parte in cui dispone che, quando il giudice del dibattimento dichiara con sentenza la propria incompetenza per materia, ordina la trasmissione degli atti al giudice competente anziché al pubblico ministero presso quest'ultimo, e che successivamente con la sentenza n. 70 del 1996 la Corte ha esteso tale meccanismo di regressione processuale all'ipotesi di incompetenza per territorio, dichiarando la illegittimità costituzionale dell'art. 23 cod. proc. pen. anche sotto tale profilo. La ratio di quest'ultima pronuncia - da individuare, secondo il giudice a quo, nell'esigenza di tutela dell'imputato che si trovi, per una errata individuazione della competenza, ad essere rinviato a giudizio da parte di un giudice dell'udienza preliminare incompetente - non sarebbe applicabile nel caso di specie, in cui la competenza si è correttamente radicata già con la prima richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura della Repubblica in sede distrettuale innanzi all'ufficio del giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Napoli, competente ex art. 328, comma 1-bis, cod. proc. pen. Il giudice a quo osserva che nei procedimenti per i reati previsti dall'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. la competenza territoriale acquista rilievo solo nella fase dibattimentale, in quanto le funzioni di pubblico ministero e di giudice dell'udienza preliminare sono attratte a livello distrettuale. In questi casi l'ufficio titolare del potere di azione è infatti unico per l'intero distretto e uno solo è il giudice territorialmente competente per la celebrazione dell'udienza preliminare. Ne consegue, a giudizio del rimettente, che con riferimento ai procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. la regressione del procedimento imposta dalla sentenza n. 70 del 1996 "finirebbe per consentire all'imputato la ripetizione di una fase di giudizio immune da vizi di sorta" con ciò dando luogo ad una disparità di trattamento "in favore degli imputati giudicati in sede di udienza preliminare" i quali "per un fatto indipendente e successivo alla celebrazione dell'udienza stessa, relativo cioè soltanto alla individuazione del giudice competente per il dibattimento", potrebbero godere di una restituzione in termini per operare le proprie scelte difensive, in particolare in ordine ai riti semplificati. La trasmissione degli atti, prevista anche nel caso in esame al pubblico ministero presso il giudice competente, anziché direttamente a quest'ultimo, si porrebbe inoltre in contrasto con gli artt. 101, secondo comma, e 111, secondo comma, Cost., secondo cui ogni processo deve svolgersi dinanzi ad un giudice terzo e imparziale, in quanto il giudice chiamato a celebrare l'udienza preliminare subirebbe una sorta di condizionamento per effetto delle "decisioni di precedenti giudici (magari di grado superiore, come nel caso di specie che ha visto la pronuncia della Corte di appello), adottate a seguito di un procedimento totalmente immune da vizi". Sarebbe inoltre violato l'art. 111, secondo comma, Cost., giacché la disciplina censurata è causa di una irragionevole protrazione della durata del procedimento. 1.2.