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Scusatemi, ma già la volta scorsa ho precisato che avrei fatto tutti gli approfondimenti che fossero utili per capire se quella manifestazione c'è stata o non c'è stata. Questi approfondimenti li stiamo facendo, visionando anche tutti i filmati. In quest'Aula non si fanno sconti a nessuno, quindi io pregherei di avere un attimo di pazienza perché, ove ci fossero stati - e ripeto: ove ci fossero stati - comportamenti disdicevoli, questi saranno sanzionati. Era però inutile oggi ripetere quello che è stato detto la scorsa volta, perché la Presidenza aveva già riferito che avrebbe fatto gli accertamenti. A tempo debito, sarete resi edotti delle risultanze di questo accertamento. Discussione del disegno di legge: Doc 741 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 741, già approvato dalla Camera dei deputati. Il presidente della 6 a Commissione permanente, senatore Bagnai, riferisce sui lavori delle Commissioni riunite 6 a e 11 a . BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, le Commissioni 6 a e 11 a del Senato si sono riunite dal 3 al 6 agosto in sei sedute per oltre ventidue ore complessive. Ritengo utile specificare che due sedute, quella di sabato e di domenica, si sono protratte in orario notturno, proseguendo fino alle prime ore del giorno successivo. Nella giornata del 3 agosto le Commissioni 1 a , 2 a , 7 a , 8 a , 9 a , 10 a , 12 a e 14 a avevano espresso il loro parere. Il termine per la presentazione degli emendamenti, come concordato, su espressa richiesta delle forze di opposizione, era stato fissato per le ore 11 del 4 agosto. Sono stati presentati 716 emendamenti e 55 ordini del giorno. Voglio sottolineare che l'esame degli emendamenti è iniziato dopo l'espressione del parere per i profili finanziari da parte della Commissione bilancio sul testo, così come modificato dalla Camera dei deputati; la stessa Commissione ha espresso parere sui profili finanziari su tutti gli emendamenti nella serata di ieri, 5 agosto. Nel corso delle sedute di sabato e domenica è stato più volte rivendicato, in modo estremamente civile, devo dire, pacato e costruttivo, da parte delle forze di opposizione, il ricorso a quegli strumenti ai quali l'opposizione ha diritto e che il Regolamento consente, anche a fini che sono stati dichiarati ostruzionistici. Tengo a precisare che è stato un comportamento sempre estremamente rispettoso dei lavori della Commissione e che questo è stato riconosciuto in Commissione da tutti e da tutte le forze politiche presenti. È un diritto dell'opposizione agire in tal senso ed è stato comunque un comportamento che ha permesso di andare a fondo nell'analisi del provvedimento. Tuttavia, ricordo anche che nell'ultima Conferenza dei Capigruppo era stato preso un impegno politico all'unanimità per portare il provvedimento in Aula nella giornata di oggi; quindi, dalle contraddizione fattuale fra il comportamento in Commissione e l'impegno preso nella Conferenza dei Capigruppo, a un certo punto la Presidenza è stata costretta ad attenersi al principio generale ad impossibilia nemo tenetur , quindi, alle ore 10,45 di oggi, preso atto della materiale impossibilità di votare il mandato ai relatori di maggioranza e di minoranza, la seduta è stata tolta. Pertanto adesso il provvedimento è all'esame dell'Assemblea senza la formale designazione, senza un formale mandato a un relatore, né di maggioranza, né di minoranza. Questo è lo stato dell'arte, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Bagnai, il disegno di legge n. 741, non essendosi concluso l'esame nelle Commissioni riunite, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, mi verrebbe da dire: siamo alle solite. Altro giro, altra corsa, altro provvedimento, altro decreto-legge. Ancora una volta un decreto-legge nel quale non riusciamo a intravedere i presupposti e i requisiti richiesti dall'articolo 77 della Costituzione; un decreto-legge che è tutt'altro che in linea con le indicazioni della Corte costituzionale, che ha invitato il legislatore a usufruire di questo strumento per materie omogenee e non per materie disomogenee, come in questo caso, in cui si parla di lavoro, di ludopatia e di semplificazione fiscale. Non c'è urgenza e manca l'omogeneità della materia. Anche il titolo è vago, generico, senza un ambito di intervento. Credo che la pratica di ricorrere ai decreti-legge sia una maniera per delegittimare le prerogative del Parlamento: si presenta un decreto-legge, si ha il vantaggio di rendere immediatamente operativa la norma, che si deve discutere entro sessanta giorni, altrimenti il decreto-legge decade. Si fa un finto approfondimento in uno dei due rami del Parlamento e poi si arriva nell'altro senza che, a seconda dei casi, la Camera o il Senato abbiano la possibilità di interloquire. In buona sostanza, si bloccano l'attività legislativa e la prerogativa del Parlamento. Allora di cosa parla questo decreto-legge ? Vuole offrire interventi urgenti e immediati nel campo del lavoro. Sarebbe troppo facile se, per risolvere il problema occupazionale che affligge soprattutto il Mezzogiorno e i giovani del Mezzogiorno, fosse sufficiente un decreto-legge. Sarebbe troppo facile e ci sarebbe da chiedersi perché, nelle legislature precedenti e con altri Governi, non si sia pensato a emanare un decreto-legge per risolvere il problema dell'occupazione, soprattutto giovanile e soprattutto del Mezzogiorno. Invece voi emanate provvedimenti che rappresentano una strettoia nel mercato del lavoro, tant'è vero che Confindustria, che è la più importante organizzazione datoriale nel nostro Paese, reagisce e si ribella, perché non è creando lacci e lacciuoli al lavoro determinato che favorite il lavoro indeterminato, perché il lavoro indeterminato non si favorisce soltanto con gli incentivi per le assunzioni. Le imprese non assumono, ancorché con gli incentivi, se non c'è produzione e la produzione c'è soltanto se aumentano i consumi e i consumi aumentano soltanto se vi è una detassazione fiscale che consente di far ripartire le spese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Poi intervenite su una norma che potrebbe anche essere condivisibile: quelle aziende che hanno usufruito di aiuti di Stato e che vanno a delocalizzare, cioè portano la loro azienda fuori dai confini nazionali, è giusto che debbano restituire, anche con interessi e con sanzioni, le risorse ricevute. Forse l'avremmo dovuto fare un po' di anni fa, quindici, venti o trenta anni fa, quando ci sono state aziende che hanno diviso con il pubblico le perdite, ma si sono incassate gli utili. Meglio tardi che mai. Il problema è un altro: