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Stante la richiesta, che mi sembra assolutamente condivisa e unanime, sospendo la seduta fino alla conclusione dei lavori della Conferenza dei Capigruppo, che inizierà alle ore 15,30, quindi orientativamente fino alle ore 16,30 circa. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 12,08, è ripresa alle ore 16,45) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, il Governo sottopone alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento del Senato, il testo di un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, che recepisce integralmente le proposte emendative approvate dalla Commissione, sul quale, previa autorizzazione del Consiglio dei ministri, intende porre la questione di fiducia. PRESIDENTE . In conformità all'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento, la Presidenza si riserva di valutare il testo dell'emendamento ai sensi e per gli effetti degli articoli 8 e 97 del Regolamento e lo trasmette, ai sensi dell'articolo 102- bis del Regolamento, alla 5ª Commissione permanente, che è fin da ora autorizzata a convocarsi e i cui lavori dovrebbero avere una durata di circa un'ora. Sulla rivolta di Ungheria del 1956 LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, l'apposizione della fiducia rende dubbia la mia volontà di intervento su un argomento che avrei voluto poter svolgere in un'Aula non dico piena, ma un po' più affollata. Tuttavia, è già molto se oggi in quest'Aula mi è consentito svolgere un intervento di pochi minuti su una ricorrenza che mi sta molto a cuore, riferita al 10 novembre 1956, quando terminò, repressa nel sangue, quella che è passata alla storia con il nome di rivolta d'Ungheria. Nel 1956 l'Ungheria decise di ribellarsi al giogo sovietico comunista e, nonostante le minacce dell'Unione Sovietica, di uscire dal Patto di Varsavia. Scesero in piazza migliaia e migliaia di ungheresi che sfidarono i carri armati che nel frattempo erano entrati nel loro Paese. Una sola cifra fa capire tutto: 200.000 soldati russi e 400 carri armati entrarono in Ungheria. Dopo il 10 novembre 250.000 ungheresi lasciarono l'Ungheria per non incorrere nella repressione comunista che portò a una purga incredibile: uccisioni, arresti e un numero infinito di cittadini radiati. Erano caduti 2.700 ungheresi e morti 720 soldati russi, ma - quello che più conta - il 10 novembre 1956 moriva la speranza di un popolo europeo di poter contrastare la decisione assunta alla Conferenza di Yalta, con cui il mondo era stato diviso in due zone di influenza. Quello che allora mi colpì (ero un ragazzo di nove anni, ma lo ricordo benissimo) fu la reazione degli studenti italiani nelle scuole e nelle università dove molto forte era la presenza dei giovani di destra della Giovane Italia e del Fronte universitario d'azione nazionale, che solidarizzarono, come in nessun'altra parte d'Europa, con quel popolo e quei giovani che combattevano a mani nude contro i carri armati sovietici. Quello che ancora oggi rimane importante nella nostra storia italiana è l'esempio di come si possa non restare inermi anche di fronte a un'imposizione e a una violenza come quella che i carri armati comunisti sovietici misero allora in atto, con 200.000 uomini, contro un popolo inerme. L'altro dato che negli anni non abbiamo mai smesso di ricordare è la pavidità dell'Occidente, che non intervenne. Gli insorti ungheresi si aspettavano che Stati Uniti, inglesi, francesi, coloro che non molti anni prima avevano vinto la guerra, potessero intervenire in difesa del popolo magiaro e ciò non avvenne. Avvenne invece - ha fatto bene il presidente Napolitano a chiedere sostanzialmente scusa e a rivedere la sua posizione di quegli anni - che «l'Unità» e gli esponenti italiani comunisti solidarizzarono con gli invasori russi. I titoli de «l'Unità» sono lì a testimoniarlo, Togliatti addirittura disse che quel giorno aveva bevuto un bicchiere di vino in più. Presidente, il fatto che questa Assemblea oggi possa ricordare il sacrificio del popolo ungherese e la sua lotta contro i carri armati e il dominio sovietico comunista è un segno di quella libertà che dobbiamo continuare tutti insieme sempre a difendere. (Applausi) . ZANDA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, nel 1956, quando scoppiò la rivolta d'Ungheria, io avevo quattordici anni, ero iscritto al liceo Tasso a Roma e partecipai ad una manifestazione vastissima in cui furono coinvolte tutte le scuole romane. Fummo caricati dalla Polizia a Piazza Venezia ed io poi venni sospeso da scuola per la partecipazione a quello sciopero. Ricordo tutto questo per dire che furono dei fatti tragici che colpirono in modo penetrante anche i più giovani, in un momento in cui l'Europa era molto divisa e credo che faccia bene oggi il Senato della Repubblica a ricordarlo. Con questo stesso spirito, dico anche, però, al senatore La Russa, che sa bene quanta considerazione io abbia nei suoi confronti, che dobbiamo fuggire sempre la tentazione di fare storia facendo anche politica, perché la storia è cosa diversa dalla politica dell'oggi e sbaglieremmo noi della sinistra a ricordare le tragedie che hanno insanguinato l'Europa per colpa delle formazioni della destra traendone conseguenze sull'oggi e credo che faccia male alla democrazia se, all'inverso, oggi la destra ricordi il 1956 e l'Ungheria di allora per dare un giudizio nei confronti della sinistra oggi. (Applausi) . CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ringrazio Ignazio La Russa, che ci fa discutere di un momento forte di libertà nel nostro mondo. Quanto a ciò che fecero i ragazzi di Ungheria a Budapest in quei giorni, io, oggi senatore Zanda, allora facevo il quarto ginnasio e ricordo ancora che avevo una tonsillite ed ero a letto con la febbre. Quella mattina stavo ascoltando il giornale radio e, quando sentii che i carri armati russi entravano a Budapest e sparavano sui ragazzi, cominciai a piangere.