[pronunce]

Per inciso la Regione Lazio osserva che il ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri non denuncia alcuna violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., là dove inserisce i porti ed aeroporti civili tra le materie di legislazione concorrente. 4.2. - Sotto il profilo dell'inammissibilità, vi sarebbe la violazione dell'art. 31, terzo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), poiché non sarebbe stata data prova dell'esistenza, né sarebbero stati indicati gli estremi della delibera del Consiglio dei ministri, che è necessario presupposto della proposizione del ricorso, unico atto quest'ultimo ad essere stato notificato o comunicato alla Regione. Inoltre, a giudizio della resistente, il ricorso sarebbe inammissibile anche perché proposto non dal Presidente del Consiglio dei ministri, in qualità di vertice del Governo, bensì dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, che è presieduta dal Presidente del Consiglio stesso. Quest'ultima, tuttavia, sarebbe una mera struttura amministrativa che la Costituzione non includerebbe tra i tre organi che compongono il Governo ai sensi dell'art. 92, comma primo, Cost. 4.3. - La resistente ritiene ancora che il primo motivo di ricorso sia inammissibile, in quanto non esporrebbe quale sia la parte dell'art. 1, comma 1, della legge regionale impugnata, che inciderebbe sulla materia della sicurezza e dell'incolumità pubblica, nonché sull'ordinamento giuridico e civile. Ne conseguirebbe la mancanza nell'atto introduttivo del presente giudizio dell'illustrazione delle relative censure, elemento essenziale dei ricorsi che promuovono questioni di legittimità costituzionale, ai sensi dell'art. 19, comma primo, della delibera 7 ottobre 2008 (Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale). Peraltro, la lettura del citato articolo evidenzierebbe che lo stesso sarebbe privo di contenuto normativo, limitandosi a precisare che la legge disciplina la realizzazione e l'esercizio delle aviosuperfici e dei campi di volo per aeromobili nel rispetto della citata legge n. 518 del 1968. Inoltre la lamentata inammissibilità non potrebbe essere superata dal rilievo, pure contenuto nel ricorso, che tra le definizioni dell'art. 1 del decreto ministeriale del 2006 non vi sarebbe quella dei campi di volo e che le attività previste dall'articolo impugnato sarebbero escluse dall'art. 6 del decreto ministeriale stesso. A tale proposito la Regione osserva che un decreto ministeriale, in quanto atto meramente regolamentare, non può costituire parametro per la violazione di competenze esclusive dello Stato, specie laddove attiene strettamente a materia oggetto di legislazione concorrente. 5. - Nel merito, la Regione sostiene che un elenco di definizioni non potrebbe porre, di per sé, un vincolo al legislatore regionale, laddove come emerge con chiarezza dall'art. 1, comma 3, della legge reg. Lazio n. 41 del 1997, come sostituito dall'art. 1 della legge reg. Lazio n. 9 del 2012, la disciplina si limiterebbe a porre all'interno di una delle definizioni elencate, quella di aviosuperfici, una mera distinzione valevole solo a fini edilizio-urbanistici e di competenza esclusiva regionale. I campi da volo, secondo la nuova disciplina regionale, sarebbero aviosuperfici che si distinguerebbero dalle altre per la minore articolazione di strutture permanenti ivi costruite. Anche il riferimento contenuto nell'art. 1, comma 1, della legge reg. Lazio n. 41 del 1997 al volo e ai vari sport dell'aria ad esso collegati non si porrebbe in contrasto con l'art. 6 del decreto ministeriale citato. Infatti, i vari sport dell'aria rientrerebbero tra le attività non remunerate consentite sulle aviosuperfici dalla richiamata normativa dello Stato. In ogni caso l'indicazione contenuta nell'art. 1, comma 1, della legge reg. Lazio n. 41 del 1997, nella nuova formulazione, non derogherebbe ad alcuna norma statale, trattandosi di una mera specificazione, che non potrebbe causare alcuna lesione alle esigenze di sicurezza ed incolumità pubblica. La Regione da ultimo rileva che ove si ritenessero tali attività sportive non comprese nell'elenco di mere definizioni di cui all'art. 1 del decreto ministeriale del 2006, ne dovrebbe conseguire che tali attività non potrebbero essere svolte in Italia. A giudizio della resistente dovrebbe poi valere la considerazione che la legge regionale negli articoli impugnati non avrebbe mai inteso derogare, né lo avrebbe fatto, alle normative statali sull'uso dell'aria, né avrebbe modificato per questa parte l'art. 1 della legge reg. Lazio n. 41 del 1997. Sul secondo motivo di ricorso la Regione Lazio osserva che nessuna portata lesiva potrebbe essere attribuita ad una disposizione, che ribadisce e richiama la normativa dello Stato, in particolare quella posta dalle disposizioni del decreto ministeriale del 2006 sulla responsabilità dei piloti e dei gestori delle aviosuperfici. La sola specificazione che potrebbe avere carattere innovativo - ma in realtà, a giudizio della resistente, si tratterebbe di norma meramente ripetitiva - sarebbe quella sulla responsabilità amministrativa del gestore dell'aviosuperficie, con riguardo ai manufatti, la cui edificazione e gestione rientrerebbe nelle attribuzioni edilizio-urbanistiche di competenza esclusiva della Regione. Pertanto, l'art. 1, comma 3 della legge reg. Lazio n. 9 del 2013, che introduce l'art. 2-bis nella legge reg. Lazio n. 41 del 1997, non inciderebbe sulla legislazione statale in materia di sicurezza ed incolumità, né disciplinerebbe aspetti inerenti all'ordinamento civile e penale. 6. - Con memoria depositata in data 16 aprile 2012 la Regione Lazio ribadisce che la denominazione "campi di volo", contenuta nell'art. 1, comma 1, della legge reg. Lazio n. 9 del 2012, non inciderebbe sull'elencazione di cui all'art. 1 del decreto ministeriale del 2006, la quale comprende la figura delle "aviosuperfici". I campi di volo sarebbero delle aviosuperfici non dotate di manufatti stabili per i quali sono necessarie delle licenze edilizie. Ne conseguirebbe che il legislatore regionale avrebbe stabilito la non necessità per i campi di volo di munirsi di licenze edilizie a meri fini urbanistici, nell'esercizio della propria competenza concorrente ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost. In tal modo non avrebbe modificato l'elencazione contenuta nel decreto ministeriale del 2006, né avrebbe inciso sulle competenze esclusive statali. La resistente ribadisce quanto già affermato nella memoria di costituzione in ordine al dato che la dizione "campi di volo" fosse già prevista nella legge reg.