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Il nostro è ancora un Paese civile, non siamo tornati all'età della pietra, dove l'odio nei confronti dell'altro resta a vita, cosa che dobbiamo combattere, perché la nostra vita è retta dalla civiltà giuridica della legge che regola i rapporti tra i cittadini. (Applausi) . URRARO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'emergenza sanitaria conseguente al diffondersi della pandemia da Covid-19 ha determinato l'insorgere di gravi rischi, ma anche di inedite potenzialità di ricostruzione del sistema della giustizia penale, che resta esposta ad un forte stress a causa della rigidità dell'apparato organizzativo intero e delle procedure. Il fenomeno epidemico si colloca all'interno di uno scenario storico ordinamentale della giurisdizione penale già attraversato da una profonda crisi di effettività ed autorevolezza, le cui ragioni sono ben note: la smisurata quantità di notizie di reato, sproporzionata rispetto alla capacità di trattazione; l'ipertrofia dell'inchiesta, che in assenza di pregnanti controlli del giudice è divenuto il baricentro mediatico del rito e dalla quale sorge il prevalere delle ansie securitarie e il pregiudizio di colpevolezza dell'indagato; la ridotta utilizzabilità dei riti semplificati di tipo premiale, che avrebbe dovuto dare respiro al processo accusatorio; l'irrazionale proliferazione dei rimedi impugnatori in difetto di filtri efficaci; le cadenze temporali asfittiche e non regolamentate della procedura. La risposta idonea a restaurare la cultura della giurisdizione e le linee fisiologiche del giusto processo, i cui valori sono incisivamente scolpiti nell'articolo 111 della Costituzione, consiste nell'implementare, come nel testo in esame, l'efficacia della giurisdizione penale attraverso un'opera di ricostruzione dei momenti topici della verifica dell'ipotesi di accusa e dell'accertamento della verità, nel rispetto delle garanzie, lungo itinerari più semplici, trasparenti, celeri ed efficienti. Occorreva quindi, come in questo caso, con grande sforzo, coniugare semplificazione, efficienza, qualità e garanzie. L'inchiesta investigativa, in assenza di pregnanti controlli del giudice per le indagini preliminari, è diventata l'effettivo baricentro del rito. Da essa spesso sorge, anche per il ricorrente intreccio di relazioni tra uffici di procure ed organi di stampa, il prevalere nella collettività del pregiudizio di colpevolezza dell'indagato, inesorabilmente colpito dalla gogna mediatica, con il conseguente rischio che prevalgano logiche di chiusura corporativa opposte alla linea costituzionale dell'attrazione ordinamentale della figura del pubblico ministero nel sistema e nella cultura della giurisdizione. Le disposizioni del disegno di legge sono riconducibili ad una giusta serie di diverse finalità, tra le quali è preminente l'esigenza di accelerare il processo penale anche attraverso una sua deflazione e la sua digitalizzazione, misure che sono rivolte al potenziamento delle garanzie difensive e della tutela della vittima del reato. Una innovativa disciplina concerne la ragionevole durata del giudizio di impugnazione del quale è prevista l'improcedibilità in caso di eccessiva durata. In particolare, fondamentali sono i principi e i criteri direttivi volti a riformare alcuni profili della disciplina in materia di indagini preliminari e udienza preliminare, incidendo sui termini di durata delle indagini, rimodulandoli in funzione della natura dei reati per cui si procede; sull'iscrizione nel registro della notizia di reato in relazione sia ai presupposti della quale si prevede un meccanismo di verifica, su richiesta di parte, che consenta al giudice di accertare la tempestività dell'iscrizione stessa e di retrodatarla, sia agli effetti dell'iscrizione, prevedendosi che la stessa non possa determinare effetti pregiudizievoli sul piano sia civile che amministrativo; sulla fase conclusiva delle indagini, con l'obiettivo da un lato di rafforzare le garanzie dell'indagato e della persona offesa e dall'altro di ridurre momenti di stasi del processo; sull'udienza preliminare limitandone la previsione tramite l'estensione del catalogo dei reati con citazione diretta davanti al tribunale in composizione monocratica, individuandoli tra quelli puniti con pena della reclusione non superiore, nel massimo, a sei anni, anche se congiunta alla pena della multa, che non presentino rilevanti difficoltà di accertamento, prevedendo un meccanismo di controllo del giudice sulla formulazione dell'imputazione. Incide altresì sui criteri decisori, in particolare per quanto riguarda la regola di giudizio per l'archiviazione e per la pronuncia della sentenza di non luogo a procedere, sostituendo l'inidoneità a sostenere l'accusa in giudizio degli elementi acquisiti con l'inidoneità dei medesimi elementi a consentire una ragionevole previsione di condanna; sui criteri di priorità per l'esercizio dell'azione penale, prevedendosi che gli uffici del pubblico ministero, nell'ambito dei criteri generali indicati con legge del Parlamento, individuino criteri di priorità trasparenti e predeterminati da indicare nei progetti organizzativi delle procure della Repubblica al fine di selezionare le notizie di reato da trattare con precedenza rispetto alle altre, tenendo conto anche del numero degli affari da trattare e dell'utilizzo efficiente delle risorse disponibili. La normativa in esame detta inoltre principi e criteri direttivi per la riforma dei riti alternativi, finalizzati ad estenderne l'applicabilità e a renderli maggiormente appetibili, con effetti deflattivi del rito dibattimentale. In particolare, per quanto riguarda il patteggiamento, il Governo dovrà consentire, quando la pena detentiva da applicare superi i due anni, che l'accordo tra imputato e pubblico ministero si estenda alle pene accessorie e alla confisca facoltativa e dovrà ridurre gli effetti extra penali della sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, prevedendo anche che questa non abbia efficacia di giudicato nel giudizio disciplinare e in altri casi. Nel giudizio abbreviato il Governo interverrà sulle condizioni per l'accoglimento della richiesta subordinata a un'integrazione probatoria, prevedendone l'ammissibilità solo se l'integrazione risulta necessaria ai fini della decisione e se il procedimento speciale produce un'economia processuale in rapporto ai tempi di svolgimento del giudizio dibattimentale. Dovrà prevedere che la pena inflitta sia ulteriormente ridotta di un sesto nel caso di mancata proposizione di impugnazione da parte dell'imputato. L'articolo 1, al comma 11, con riguardo al giudizio dibattimentale, contiene alcune direttive specificamente rivolte all'obiettivo dell'accelerazione del procedimento, in base alle quali il Governo dovrà prevedere: che i giudici debbano fissare e comunicare alle parti il calendario delle udienze; che le parti illustrino le rispettive richieste di prova nei limiti strettamente necessari alla verifica dell'ammissibilità delle stesse; il deposito delle consulenze tecniche e della perizia entro un termine congruo precedente l'udienza fissata per l'esame del consulente o del perito.