[pronunce]

La seconda sulla «disciplina dell'imposizione fiscale sulle sigarette medio tempore varata dal Legislatore nazionale», che presenterebbe le medesime criticità della precedente, peraltro facendo aumentare non solo «l'entità percentuale dell'"onere fiscale minimo" [...] ma anche il suo valore assoluto, pari a decorrere dall'1.1.2023 a &#8364; 199,72 con un "prezzo di parità" di &#8364; 254,00 e un "PMP-sigarette" ad oggi ancora attestato a &#8364; 260,00».1.- Il TAR Lazio, sezione seconda, con ordinanza del 21 ottobre 2022 (r.o. n. 159 del 2022), dubita, in riferimento agli artt. 11, 41 e 117, primo comma, Cost., «per il tramite della disciplina interposta» di cui al considerando n. 9, ed agli artt. 7, paragrafi 3 e 4, 14, paragrafo 1, e 15, paragrafo 1, della direttiva 2011/64/UE, della legittimità costituzionale dell'art. 39-octies, commi da 1 a 8, del d.lgs. n. 504 del 1995, come modificato, prima dall'art. 1, commi 1074 e 1078, della legge n. 145 del 2018, e poi dall'art. 1, comma 659, della legge n. 160 del 2019. 1.1.- Il giudice a quo riferisce che le questioni sono sorte nel corso di due giudizi riuniti riguardanti l'impugnazione di tre determinazioni direttoriali dell'ADM emesse, rispettivamente, nelle date del 13 gennaio 2020, 14 gennaio 2021 e 13 gennaio 2022, con cui sarebbero state aggiornate ed approvate le «tabell[e] di ripartizione del prezzo di vendita al pubblico delle sigarette», per gli anni 2020, 2021 e 2022. 2.- Il TAR, in punto di rilevanza, evidenzia che tali determinazioni troverebbero il loro «fondamento normativo» nell'art. 39-octies del d.lgs. n. 504 del 1995, che attuerebbe l'onere fiscale minimo (OFM) di cui all'art. 7, paragrafo 4, della direttiva 2011/64/UE, sicché «[i]n caso di declaratoria di incostituzionalità della legge nazionale [...] quest'ultima non potrebbe più costituire la base giuridica dei provvedimenti impugnati», comportandone «l'invalidità». 3.- Il giudice a quo, quanto alla non manifesta infondatezza, con riferimento ai parametri di cui agli artt. 11, 41 e 117, primo comma, Cost., in relazione alle norme interposte costituite dal considerando n. 9 e dagli artt. 7, paragrafi 3 e 4, 14, paragrafo 1, e 15, paragrafo 1, della direttiva 2011/64/UE, deduce la violazione dei «principi di libera concorrenza nel mercato interno e [...] di libera determinazione del prezzo di vendita nel settore economico della produzione delle sigarette». 3.1.- Il TAR, dopo aver ritenuto che «la disciplina sull'onere fiscale minimo prevista nell'art. 7, par. 4, della direttiva 2011/64/UE, individuata quale causa petendi delle censure delle ricorrenti non abbia efficacia diretta c.d. verticale», per cui non consente al «giudice comune [di] sperimentare l'istituto della disapplicazione», si sofferma sul «quadro regolatorio europeo». In particolare esamina il considerando n. 9 della medesima direttiva, in base al quale l'armonizzazione della tassazione mirerebbe a «"far sì che la competitività delle varie categorie di tabacchi lavorati [...] non sia falsata dagli effetti dell'imposizione e che, di conseguenza, sia realizzata l'apertura dei mercati nazionali degli Stati membri"»; richiama, quindi, l'art. 15, paragrafo 1, che avrebbe «sancito il principio del libero prezzo dei tabacchi lavorati», prevedendo che i produttori «"stabiliscono liberamente i prezzi massimi di vendita al minuto di ciascuno dei loro prodotti per ciascuno Stato membro"». Con riferimento all'art. 7 della direttiva, il rimettente, dopo aver indicato che, ai sensi del paragrafo 1, le sigarette sarebbero soggette a due accise: «i) un'accisa ad valorem calcolata sul prezzo massimo di vendita al minuto [...]; ii) un'accisa specifica calcolata per unità di prodotto» e che, per il successivo paragrafo 2, l'«aliquota dell'accisa ad valorem e l'importo dell'accisa specifica devono essere uguali per tutte le sigarette», riporta il contenuto del paragrafo 3, per cui «"è stabilito per le sigarette in tutti gli Stati membri lo stesso rapporto tra l'accisa specifica e la somma dell'accisa ad valorem e dell'imposta sul volume d'affari, in modo che la gamma dei prezzi di vendita al minuto rifletta equamente il divario dei prezzi di cessione dei produttori"». Viene, quindi, richiamato il contenuto del paragrafo 4 dell'art. 7 che, con una «disposizione di chiusura», prevede che «"[n]ella misura in cui ciò risulti necessario, l'accisa sulle sigarette può comportare un onere fiscale minimo, sempre che la struttura mista della tassazione e la fascia dell'elemento specifico dell'accisa, ai sensi dell'articolo 8, siano rigidamente rispettate"». Il rimettente rammenta, infine, il contenuto dell'art. 8, paragrafo 1, della direttiva menzionata, laddove prevede che la «"fascia" dell'elemento specifico dell'accisa», «ossia l'accisa specifica calcolata per unità di prodotto venduta nel mercato», è fissata «con riferimento al "prezzo medio ponderato di vendita al minuto" (c.d. PMP)», che si otterrebbe dalla divisione tra «"il valore totale di tutte le sigarette immesse in consumo, basato sul prezzo di vendita al minuto comprensivo di tutte le imposte, diviso per la quantità totale di sigarette immesse in consumo [...] in base ai dati relativi a tutte le immissioni in consumo dell'anno civile precedente"». 3.2.- Viene poi considerata la normativa nazionale, e in particolare l'art. 39-octies, comma 6, del d.lgs. n. 504 del 1995, che determina l'OFM, dal 1° gennaio 2019, nel 95,22 per cento (poi 96,22 per cento dal 1° gennaio 2020) della somma dell'accisa globale e dell'IVA «calcolate entrambe con riferimento al [...] "PMP-sigarette"», laddove il PMP sarebbe determinato «dal rapporto tra il valore totale e la quantità totale delle sigarette immesse in consumo nell'anno solare precedente». Tale disciplina viene ritenuta in contrasto con la citata direttiva, in quanto «distorcendo la struttura mista dell'accisa europea, altera la concorrenza nel mercato e comprime la libertà di impresa e le politiche economiche degli operatori», costringendo «quelli che producono sigarette ad un prezzo inferiore, rispetto al c.d. prezzo di parità, a sopportare ingiustificatamente un onere fiscale che aumenta al diminuire del prezzo di vendita». 3.3.- Ad avviso del rimettente tale contrasto con la direttiva comporterebbe «due principali distonie».