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la sospensione delle rate di restituzione delle anticipazioni di liquidità derivanti dai contributi dati ai Comuni in dissesto o che hanno sfruttato, ad esempio, il decreto-legge n. 35 del 2013; l'accelerazione di accordi con le banche che superino i problemi burocratici in essere, che stanno impedendo la sospensione delle rate dei mutui nei confronti dei creditori dell'ente; l'emanazione di norme più snelle per la concessione e la gestione di tutto il patrimonio pubblico. PRESIDENTE. Per cortesia, concluda, senatore Magorno. Altrimenti può anche consegnare il testo scritto del suo intervento, che potrà essere riportato integralmente nel Resoconto della seduta odierna. MAGORNO (IV-PSI) . Per tutte queste cose, che volevo dire, bisogna dare maggiori risorse per costruire un futuro migliore, che ripensi il suo sviluppo, dando priorità al rispetto delle persone e dell'ambiente che ci circonda. Consentitemi di essere di parte. Provengo da un territorio, l'Alto Tirreno cosentino, che risplende per bellezza, nel quale ineguagliabili paesaggi marini sono poco distanti da colline altrettanto belle ed ospitali e ancora poco oltre - e concludo - si possono raggiungere gli incredibili scenari montani del Pollino. La bellezza da noi è di casa, ma in quest'ultimo periodo - lo abbiamo notato tutti, lo avrete constatato tutti voi che provenite da ogni parte d'Italia - la natura sembra essersi risvegliata, ha una luce diversa ed è ritornata a brillare. La natura ci sta lanciando un messaggio chiaro: ci chiede più attenzione e amore per quando tutto tornerà alla normalità. Ripensare il futuro vuol dire dare risorse ai territori, senza dimenticare le urgenze dell'oggi; è necessaria anche un'ecologia dei rapporti, che imponga rispetto per chi per troppo tempo è stato lasciato da solo (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Senatore, sono dieci minuti, lei ne aveva a disposizione sei. Vorrei far presente questo, perché evidentemente il tempo in più lo devo togliere ai suoi colleghi. MAGORNO (IV-PSI) . In conclusione, più di ogni altra cosa abbiamo bisogno di rispetto e vorrei che questa parola risuonasse forte in quest'Aula oggi quando si parla dei sindaci e delle nostre Regioni del Mezzogiorno. «Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi e ipocrisia», così scriveva Tommaso Campanella. Non vogliamo e non possiamo essere ancora una volta vittime di ipocrisia e di ignoranza. Non abbandoniamo i sindaci, non abbandoniamo il Sud. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE . A me dispiace interrompere i discorsi, però se c'è una richiesta di sei minuti da parte del suo Gruppo e lei ne sfora per quattro su sei (ha parlato per dieci minuti), io non posso che richiamarla nel senso di invitarla a concludere. Se lei vuol parlare dieci minuti, si metta d'accordo con il suo Gruppo in modo da suddividere un po' meglio il tempo a disposizione degli altri. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, ci sono poche cose chiare nel Documento in discussione e io le riassumo in tre dati: il PIL, che è destinato a ridursi anche in modo piuttosto vistoso, la disoccupazione, che è destinata ad aumentare in modo abbastanza consistente, e il debito pubblico, che è stato già annunziato essere in crescita esponenziale. Questi sono i tre dati negativi su cui si incentra il Documento, da cui esso deve necessariamente partire. A questo punto noi ci aspetteremmo delle deduzioni coerenti con queste premesse; cioè che il Governo fosse in grado di selezionare pochi obiettivi strategici capaci di attivare processi virtuosi di cambiamento sostanziale nell'andamento del nostro Servizio sanitario nazionale. Non c'è dubbio infatti che la ragione prevalente di questa diagnosi così negativa sia da attribuire in gran parte all'epidemia che stiamo vivendo in questo periodo e che non si è ancora conclusa, anche se si sta avviando verso la famosa fase 2. Viceversa, quando andiamo a leggere le linee guida che il Governo suggerisce attraverso questo Documento, ci rendiamo conto che per l'ennesima volta siamo davanti a un disegno utopistico in cui è possibile tutto e il contrario di tutto, per cui si fa riferimento in modo chiaro ed esplicito alla necessità di prestare un'attenzione di gran lunga più qualificata e più qualificante a quella che da molte legislature noi chiamiamo la medicina del territorio. Ci si dice che si presterà grande attenzione alla famiglia e io immagino che quando si collega il tema della famiglia a quello della salute si fa riferimento in modo abbastanza esplicito a quella presa in carico degli anziani, delle persone con disabilità, delle persone che hanno una malattia rara che interessa il sistema cardiorespiratorio, per i quali noi abbiamo visto essere zero l'attenzione che c'è stata nella fase che si è appena conclusa. Un prezzo altissimo è stato pagato in termini di morti; si dice che solo alla morte non c'è rimedio e in questo caso il dato delle persone morte dice chiaramente che essa è proporzionale a una disattenzione complessiva al modello di sanità. Ci siamo dimenticati che da un punto di vista demografico il nostro Paese è una piramide rovesciata e che quindi al vertice la categoria più rappresentata è quella degli anziani, che vanno oltre anche quel livello degli ottantaquattro-ottantacinque anni che in questo momento sono considerati l'età media; quando ci troviamo davanti a dati di questo tipo, sappiamo che a questa categoria non si presta attenzione. Sono ben contenta che ci siano i pediatri di base, che hanno la massima stima e la massima fiducia da parte mia, ma in questo momento noi sentiamo urgente il bisogno dei geriatri di base e dei geriatri di famiglia, perché la categoria che dobbiamo prendere in carico e tutelare è quella degli anziani e, in particolare, degli anziani portatori di altre patologie, per i quali si richiedono competenze specifiche. Se queste persone fossero rimaste bene accudite nelle loro case probabilmente non avremmo avuto quegli indicatori di mortalità che sono tutt'ora un vulnus gravissimo al Paese, a un'intera generazione che se n'è andata, a tutto quello che avremmo potuto e dovuto fare. Certamente, però, a tale scopo deve essere fatto un investimento nei confronti della famiglia, soprattutto nei confronti di quella figura straordinaria che è il care giver familiare, cui abbiamo destinato attenzioni in disegni di legge che non abbiamo mai portato in Assemblea. Voglio concludere sottolineando che tra gli altri aspetti che questo DEF affronta vi sono temi importantissimi, come quello dell'università e della ricerca, che io traduco in borse di studio per gli specializzandi, perché il Paese ha bisogno di specialisti: noi avremmo controllato questa epidemia se avessimo avuto gli specialisti, non assumendo i medici neolaureati. Ma per avere gli specialisti servono le borse di studio per le scuole di specializzazione e, al di là delle chiacchiere, noi questo chiediamo. L'altra tematica riguarda la ricerca: abbiamo tagliato di tutto in questi anni, obiettivi strategici, più volte predicati e mai praticati. Alla ricerca abbiamo tolto linfa vitale.