[pronunce]

Considerato che sia il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria - sezione staccata di Reggio Calabria (ordinanza r.o. n. 812 del 2004) sia il Tribunale amministrativo regionale per la Campania (ordinanza r.o. n. 1041 del 2004) dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 7, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), nella parte in cui – riproducendo sostanzialmente l'art. 45, comma 17, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59) – stabilisce il termine di decadenza del 15 settembre 2000 per la proposizione, davanti al giudice amministrativo, delle controversie riguardanti rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni (con esclusione dei rapporti non “privatizzati”), purché relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore alla data del 30 giugno 1998, in riferimento: a) agli artt. 24 e 113 della Costituzione, in quanto rende più gravoso, per meri motivi organizzativi, al pubblico dipendente far valere i propri diritti patrimoniali, se sorti prima del 30 giugno 1998; b) all'art. 3 Cost., in quanto detta una disciplina irragionevolmente differenziata e vessatoria per i pubblici dipendenti i cui diritti sono sorti prima del 30 giugno 1998 rispetto ai dipendenti privati (ad avviso di entrambi i Tribunali) ed agli altri pubblici dipendenti (ad avviso del TAR per la Campania); nonché (secondo il solo TAR per la Calabria) c) all'art. 76 Cost., per avere travalicato i limiti della delega, conferita con la legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa), la quale non consentiva l'introduzione di un termine decadenziale; che le questioni sollevate dai due Tribunali sono sostanzialmente identiche, quanto alle censure sub a) (benché la prima ordinanza individui un più ampio tertium comparationis) e b), e, pertanto, devono essere riuniti i relativi giudizi, nonostante che la prima ordinanza proponga una ulteriore censura in riferimento all'art. 76 Cost., sub c); che questa Corte ha già esaminato analoghe questioni nell'ordinanza n. 213 del 2005, nella quale ha ribadito (cfr. ordinanza n. 214 del 2004), in via preliminare, «l'inaccettabilità della tesi secondo la quale il termine del 15 settembre 2000 si configurerebbe come di confine tra la giurisdizione del giudice amministrativo e quella del giudice ordinario, essendo viceversa evidente per la formulazione della norma ed assolutamente dominante nella giurisprudenza sia delle Sezioni unite della Corte di cassazione sia del Consiglio di Stato l'interpretazione secondo la quale tale termine – come previsto sia dall'abrogato art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998, sia dall'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 – deve ritenersi di decadenza per l'esercizio del diritto di azione»; che la questione sollevata dal Tribunale amministrativo regionale per la Calabria (ordinanza r.o. n. 812 del 2004) è manifestamente inammissibile, essendo irrilevante nel giudizio a quo la previsione di un termine di decadenza, fissato nel 15 settembre 2000, per la proposizione di una controversia introdotta con ricorso notificato anteriormente a detto termine, pur se depositato in data ad esso successiva; che, infatti, come questa Corte ha già osservato, «per principio generale del processo, ribadito dalla legge disciplinatrice del processo amministrativo – art. 36 del regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054 (Approvazione del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato), richiamato dall'art. 19 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali); artt. 21 e 23-bis, comma 7, della legge n. 1034 del 1971 –, la controversia deve ritenersi “proposta” e, conseguentemente, impedita ogni decadenza, con la notifica del ricorso, assumendo il deposito del ricorso rilevanza esclusivamente al fine della sua procedibilità (ovvero, in via transitoria ed eccezionale, per radicare l'originaria – ed eccezionale, dopo l'introduzione del doppio grado nel giudizio amministrativo – competenza del Consiglio di Stato rispetto a quella, sopravvenuta ed ordinaria, dei tribunali amministrativi regionali, come previsto dall'art. 38 della legge n. 1034 del 1971: cfr. Consiglio di Stato - adunanza plenaria 28 luglio 1980, n. 35)» (ordinanza n. 213 del 2005); che l'ordinanza del Tribunale amministrativo regionale per la Campania (r.o. n. 1041 del 2004) non contiene nuove argomentazioni rispetto a quelle già valutate da questa Corte nell'ordinanza n. 213 del 2005; che la questione sollevata da detto Tribunale – rilevante per essere stato il ricorso notificato in data successiva al 15 settembre 2000 – è manifestamente infondata sotto tutti i profili dedotti; che non sussiste alcuna violazione dell'art. 3 Cost., in quanto, come già affermato da questa Corte, «la disparità di trattamento tra i dipendenti privati e quelli pubblici, soggetti – relativamente ai diritti sorti anteriormente alla data del 30 giugno 1998 – ad un termine di decadenza, è ragionevolmente giustificata dall'esigenza di contenere gli effetti, temuti dal legislatore come pregiudizievoli per il regolare svolgimento dell'attività giurisdizionale, prodotti dal trasferimento della competenza giurisdizionale al giudice ordinario e dal temporaneo mantenimento di tale competenza in capo ai tribunali amministrativi, ed in quanto è ampia la discrezionalità del legislatore nell'operare le scelte più opportune – purché non manifestamente irragionevoli e arbitrarie – per disciplinare la successione di leggi processuali nel tempo (sentenza n. 400 del 1996; ordinanze n. 294 del 1998 e n. 490 del 2000)» (ordinanza n. 213 del 2005); che non sussiste nemmeno violazione degli artt. 24 e 113 Cost., «dal momento che, da un lato, non è certamente ingiustificata – per quanto si è appena detto – la previsione di un termine di decadenza e, dall'altro lato, tale termine (di oltre ventisei mesi) non è certamente tale da rendere “oltremodo difficoltosa” la tutela giurisdizionale» (ancora ordinanza n. 213 del 2005).