[pronunce]

L'art. 2, comma 1, lettera s), numero 3, prevede inoltre che «sia assegnata al dirigente dell'ufficio di cancelleria o di segreteria la gestione delle risorse di personale amministrativo in coerenza con gli indirizzi del magistrato capo dell'ufficio e con il programma annuale delle attività […]». La legge regionale impugnata si limita, pertanto, a far riferimento a competenze amministrative e di indirizzo, in materia di organizzazione dei servizi giudiziari, fissate da tempo dalla legislazione statale e recentemente ribadite e specificate dalla legge di delega sulla riforma dell'ordinamento giudiziario. Per quanto riguarda i rapporti tra uffici giudiziari e Ministero della giustizia, nulla poteva dire la legge regionale in proposito. Restano pertanto impregiudicate tutte le procedure di raccordo tra uffici giudiziari aventi sede in Sicilia e Ministero della giustizia, il quale allo stato non dispone, per quanto riguarda i servizi giudiziari, di organi periferici. Questa Corte ha peraltro chiarito che «l'art. 110 Cost. non implica una riserva di competenza organizzativa del Ministro di grazia e giustizia in ordine a qualunque servizio comunque in relazione con la giustizia, ma soltanto la delimitazione del campo d'intervento del Ministro rispetto a quello riservato, effettivamente, al Consiglio superiore della magistratura» (sentenza n. 287 del 1987). In altre parole, non può desumersi dalla norma costituzionale citata una competenza esclusiva ed accentrata negli uffici ministeriali di tutte le funzioni amministrative relative ai servizi giudiziari, che restano distribuite tra centro e periferia secondo le norme e le prassi statali in vigore. 3.2. – Infine, il richiamo del ricorrente all'art. 110 Cost. è inconferente per quanto riguarda gli organi delle giurisdizioni speciali e le Avvocature distrettuali dello Stato, nei cui confronti non esistono competenze del Ministro della giustizia. 4. – Il ricorrente lamenta la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., perché verrebbe creato, con l'assegnazione di risorse umane e strumentali senza l'assenso degli organi statali centrali, «uno strumento indiretto, ma pervasivo, di ingerenza» della Regione nell'esercizio di funzioni statali. Viene citata in proposito la sentenza n. 51 del 2005 di questa Corte. 4.1. – Dal complesso dei rilievi sviluppati nel ricorso, risulta che oggetto della doglianza è il presunto contrasto della legge impugnata con le norme di rango costituzionale che regolano le competenze ripartite tra Stato e Regione Siciliana (artt. 14 e e 17 dello statuto di tale ultima Regione). Così identificata, la questione è infondata. Si deve rilevare, infatti, che le norme regionali impugnate non introducono alterazioni di alcun tipo nell'organizzazione e nelle procedure interne dell'amministrazione giudiziaria, né incidono, come già chiarito sopra, nei rapporti tra Ministero della giustizia e uffici giudiziari siti sul territorio. Il carattere puramente facoltativo della richiesta di comando di personale o di comodato di beni strumentali, da parte dei capi degli uffici statali, vale inoltre a fugare il dubbio che con legge regionale siano stati introdotti vincoli a carico di organi dello Stato. Nessuna attinenza al presente giudizio può riconoscersi alla sentenza n. 51 del 2005 di questa Corte, citata dal ricorrente, che si riferisce ai finanziamenti statali alle Regioni con destinazione vincolata, fattispecie palesemente diversa da quella emergente dalle norme regionali impugnate. 5. – Il ricorrente censura specificamente l'ultimo inciso del comma 4 dell'art. 2 della legge regionale impugnata, poiché, nel prevedere l'esclusione del diritto ad ogni altro emolumento da parte delle amministrazioni statali destinatarie del personale comandato, esulerebbe dalla competenza della Regione, in quanto inciderebbe su rapporti di lavoro disciplinati dal codice civile. 5.1 – La questione non è fondata. Pur non avendo il ricorrente indicato uno specifico parametro statutario di riferimento, dal tenore del ricorso risulta come la doglianza sia riferita all'esclusione della materia del diritto privato dal novero delle competenze previste dagli artt. 14 e 17 dello statuto della Regione Siciliana. Si deve rilevare in proposito che la norma regionale censurata non intende precludere ogni possibile emolumento aggiuntivo futuro, in favore del personale comandato, derivante dall'evolversi della dinamica contrattuale, ma mira semplicemente ad escludere che dalla legge regionale possa derivare un qualsiasi obbligo per le amministrazioni statali, con conseguente inammissibile carico finanziario per le stesse. L'assetto del rapporto di lavoro del suddetto personale non viene inciso dalla norma impugnata, che si limita a precisare che dall'assegnazione di risorse umane alle amministrazioni statali non può derivare alcun diritto dei dipendenti comandati ad emolumenti aggiuntivi a carico delle amministrazioni destinatarie. Ciò risulta evidente sol che si consideri che le prestazioni lavorative del personale in questione sono sostitutive di quelle dovute nei confronti dell'amministrazione regionale di provenienza. 6. – Il Commissario dello Stato prospetta infine la violazione degli artt. 97 e 81, quarto comma, Cost., perché dalla mancata fissazione di parametri per l'individuazione del personale da porre in posizione di comando potrebbe derivare «una serie di discrasie e disfunzioni nell'amministrazione regionale causate dal transito dei dipendenti non individuati preventivamente per uffici di provenienza, per qualifiche professionali e per attitudini personali». D'altra parte – aggiunge il ricorrente – dal venir meno di unità di personale potrebbe derivare la necessità, per l'amministrazione regionale, di nuove assunzioni o di maggiori prestazioni di lavoro del personale esistente, con conseguenti oneri finanziari non previsti e non quantificati dalla legge regionale impugnata. 6.1. – Entrambe le questioni sono inammissibili. Il ricorrente si limita a prospettare delle mere eventualità, sulla base di considerazioni generiche e probabilistiche. Ciò vale a conferire alle questioni de quibus un carattere ipotetico e le rende inammissibili, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis, ordinanze n. 374 del 2004, n. 345 del 2002 e n. 339 del 1999).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, ultimo inciso, dell'art. 2, commi 2, ultimo inciso, 3 e 4, e degli artt. 3 e 4 della legge della Regione Siciliana 31 maggio 2005 n. 6 (Disposizioni per il rafforzamento dell'azione amministrativa a tutela della legalità), in riferimento agli artt. 81, quarto comma, e 97 della Costituzione; dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale delle norme citate in riferimento agli artt. 14 e 17 dello statuto della Regione Siciliana; dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale delle medesime norme in riferimento all'art. 110 della Costituzione.