[pronunce]

che secondo l'Avvocatura la questione sarebbe comunque infondata, non essendo possibile la comparazione tra confisca e fermo amministrativo, anche in relazione ai diversi presupposti per l'adozione dell'una o dell'altra misura; che il Giudice di pace di Borgomanero ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 126, comma 7, e 214, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), “come modificati, rispettivamente, dagli artt. 19 e 23 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507”, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost.; che il rimettente è investito dell'esame di un ricorso presentato dal proprietario di un veicolo avverso il provvedimento di fermo amministrativo dello stesso, per avere egli guidato il mezzo con patente scaduta di validità; che il giudice a quo, quanto alle censure relative all'art. 214 del codice della strada, osserva che è evidente l'assoluta oscurità ed illogicità della norma e il suo intento di disincentivare il ricorso del cittadino alla tutela giurisdizionale, in aperto contrasto con l'art. 24, primo e secondo comma, della Costituzione; che è intervenuto anche in questo giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la manifesta inammissibilità e la manifesta infondatezza della questione, in quanto le censure appaiono prive di qualsiasi motivazione in ordine ai parametri invocati. Considerato che i giudici rimettenti, pur impugnando diverse disposizioni, censurano norme del codice della strada relative al fermo amministrativo di veicolo condotto da soggetto munito di patente scaduta di validità, e che per questa ragione le questioni possono essere riunite per essere decise con unico provvedimento; che la questione sollevata dal Giudice di pace di Bologna riguardo all'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dal decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), è manifestamente infondata; che, quanto alla censura relativa alla violazione del principio di eguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione, questa Corte ha già affermato (ordinanza n. 136 del 2002) che “nessuna comparazione può essere fatta, ai fini dello scrutinio di legittimità costituzionale della disposizione impugnata, fra le sanzioni stabilite per la guida con patente scaduta di validità” e quella di cui all'art. 128 cod. strada, “trattandosi di condotte diverse per le quali la legge prevede, ragionevolmente, conseguenze diverse”; che, sotto il profilo della ragionevolezza e proporzionalità della sanzione, questa Corte ha più volte ribadito che “la determinazione delle condotte punibili e delle relative sanzioni, siano esse penali o amministrative, rientra nella più ampia discrezionalità legislativa, non spettando alla Corte rimodulare le scelte punitive del legislatore né stabilire la quantificazione delle sanzioni” (ordinanza n. 33 del 2001); che le censure svolte dal Giudice di pace di Bologna riguardo all'art. 214, commi 2 e 6, del codice della strada sono manifestamente inammissibili, risultando dalla stessa ordinanza di rimessione che il giudice a quo ha già provveduto alla restituzione del veicolo sottoposto a fermo amministrativo e che nessuna questione è stata sollevata in giudizio in ordine alle spese di custodia dello stesso; che le ordinanze di rimessione dei Giudici di pace di Morbegno e di Borgomanero risultano prive di una idonea descrizione degli elementi essenziali dei giudizi a quibus, nonché della dovuta motivazione in ordine alla rilevanza delle questioni ed ai parametri costituzionali, che risultano quindi solo apoditticamente invocati; che tali ordinanze non sono quindi idonee a dare valido ingresso al giudizio di legittimità costituzionale (ex plurimis: ordinanze n. 280 del 2002, n. 205 del 2002, n. 43 del 2002, n. 43 del 2001) e che le relative questioni devono essere dichiarate manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice di pace di Bologna con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 214, commi 1, 1-bis, 2 e 6 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione, dai Giudici di pace di Bologna, Morbegno e di Borgomanero con le ordinanze in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, come modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Borgomanero con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 gennaio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Fernanda CONTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 gennaio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA