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Gli appelli per la sospensione delle sanzioni all'isola sono ormai molteplici e arrivano da voci autorevoli, a partire dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, che ha esortato i leader del G20 a rivedere la loro posizione sull'embargo a Cuba. Un appello analogo è arrivato anche dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, che per ben 28 volte consecutive ha espresso a larga maggioranza un voto di condanna dell'embargo. C'è poi anche un collega democratico, il senatore Ron Wyden, Presidente della Commissione finanze del Senato degli Stati Uniti, che ha depositato un disegno di legge sulla questione e si è espresso a favore del ripristino di normali relazioni commerciali tra Cuba e gli Stati Uniti. Con il nostro voto possiamo dare forza al suo progetto e - ci auguriamo - anche agli intenti del presidente Biden, rimarcando l'importanza della ripresa dei rapporti anche al fine di alleviare le difficili condizioni di vita della popolazione cubana. Le sanzioni continuano infatti a provocare gravi disagi al popolo dell'isola. Dal punto di vista economico, gli effetti dell'embargo si sentono ancora più forti di prima. Cuba sta attraversando un periodo molto nero a causa dell'assenza di turisti impossibilitati a raggiungere l'isola anche a seguito delle restrizioni anti-Covid e ciò sta mettendo ulteriormente in crisi la già fragile economia. Il superamento dell'embargo è reso ancora più urgente dalla pandemia in corso e le logiche geopolitiche che hanno determinato l'applicazione delle sanzioni tanti anni fa sono oggi superate degli eventi, a maggior ragione a seguito della situazione problematica nella quale versa l'isola. Voler continuare a mantenerle è antistorico e rischia di essere controproducente. Nei mesi scorsi Cuba si è distinta per un'operazione di grande solidarietà nei nostri confronti. Oggi abbiamo modo di esprimere, a nostra volta, gratitudine attraverso un voto che può aiutare Cuba a uscire da una paralisi che è già durata sin troppo. «Gracias Cuba» hanno scritto i pazienti di Torino. Oggi lo diciamo anche noi in quest'Aula. Così come quest'isola con i suoi medici ha contribuito a preservare un pezzo del nostro futuro, allo stesso modo con il nostro voto possiamo contribuire a nostra volta a preservare un po' del futuro dell'isola. È per questo che salutiamo con favore il parere favorevole espresso dal Governo rispetto agli ordini del giorno che andiamo ad approvare e annunciamo il voto favorevole di Italia Viva (Applausi) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, noi abbiamo colto l'occasione della mozione presentata dai colleghi parlamentari di diversa cultura politica, a prima firma della senatrice Nugnes, per presentare il nostro ordine del giorno che affronta la questione di Cuba, ma che va oltre per cercare di delineare quale possa essere oggi l'uso sapiente delle sanzioni per colpire regimi o anche sistemi autoritari senza arrecare danno diretto e continuativo alle popolazioni. Una cosa sono i regimi e un'altra sono le popolazioni di quei Paesi, anche perché molto spesso le popolazioni già subiscono quei regimi. Ringraziamo il Governo di averci proposto delle modifiche integrative che sono anche lessicalmente migliorative del nostro atto di indirizzo, esprimendo parere favorevole alla sua approvazione. Credo che ciò sia importante in questo momento. Stamattina un collega di Liberi e Uguali notava come fosse importante approvare un documento unitario sulla politica industriale del Paese; in quel caso eravamo noi i proponenti della mozione e siamo stati noi anche a realizzare, con le altre forze di maggioranza, l'ordine giorno finale che reca comunque la nostra prima firma. Abbiamo dato un indirizzo e siamo felici che in quell'indirizzo di politica industriale che riguarda il settore strategico della siderurgia il Parlamento per la prima volta si sia trovato insieme a indicare al Governo, e quindi al Paese, alle forze sociali, sindacali e produttive, la strada che insieme vogliamo percorrere per riaffermare il valore della siderurgia e rassicurare non solo le imprese della filiera, ma soprattutto le imprese che utilizzano l'acciaio in Italia, che sono centinaia di migliaia. Dopo la politica industriale - lo diceva proprio il collega stamattina - c'è la politica estera; sono due asset in cui, per il loro valore strategico, un Paese deve delineare, possibilmente maggioranza e opposizione insieme, la sua postura. Ovviamente questo non riguarda solo il contingente, ma la strategia con cui si pone nella politica internazionale. Per questo nel nostro atto di indirizzo siamo partiti proprio dalla condizione di Cuba, che purtroppo tutti noi sappiamo essere un regime. Ancora oggi la Costituzione, ratificata non quarant'anni fa ma nel 2019, prevede che Cuba sia un sistema a partito unico, in cui il Partito Comunista è l'unico partito politico legale. Sappiamo bene cosa è Cuba. Personalmente, quando era delegato al commercio estero del nostro Paese durante il Governo Berlusconi, promossi una delegazione politica e imprenditoriale a Cuba, all'Avana; pur essendo in un Governo di destra, sapevo bene qual era l'interesse del mio Paese e come era opportuno rapportarsi con un regime comunista, ovviamente nell'ambito delle regole internazionali. Quella missione la ricordano bene i cubani, perché fu anche l'occasione per siglare un accordo attraverso la SACE. Pertanto, conosco personalmente la situazione, come è dovere di tutti conoscere prima di giudicare. Pertanto Cuba è un regime in cui i dissidenti vengono ancora oggi puniti e in cui nella Costituzione vi è soltanto il Partito comunista. Cuba è però anche un popolo generoso, che possiede uno straordinario patrimonio culturale e che si riconosce nella comune religione cattolica. Il ruolo della Chiesa a Cuba è fondamentale ancora oggi perché quel regime, a differenza di altri regimi comunisti, non ha conculcato la Chiesa. È una differenza sostanziale che bisogna percepire, pur contrapponendosi. Cuba ha uno spirito generoso al punto tale che ha inviato - e noi lo riconosciamo - una sua delegazione nel momento più acuto della pandemia. A Cuba il sistema comunista ha investito soltanto nella scolarizzazione e nel sistema sanitario, come sapete meglio di me voi che l'avete frequentata anche per motivi ideologici. Tralasciando tutto il resto, dobbiamo riconoscere questo aspetto. Si parla di vaccini cubani che arriveranno tra breve. Riconosciamo che l'atto di generosità, ovviamente avallato dal regime, ha colpito anche noi italiani, che non dobbiamo dimenticare che, quando cadde l'Unione sovietica e Cuba si reggeva solo sulla finanza sovietica, perché ne era il baluardo, fu l'apertura al turismo italiano a permettere al Paese di sopravvivere. Tutto questo lo sappiamo noi e lo sa il nostro Paese. Per tale ragione abbiamo colto l'occasione per ribadire la politica italiana ed europea nei confronti di Cuba, senza intrometterci nella politica americana perché è diversa la sensibilità. Noi non diciamo cosa deve fare l'America, ma non vogliamo nemmeno che l'America ci dica cosa dobbiamo fare. La politica delle sanzioni e gli embarghi è la politica americana, ma non la politica italiana ed europea, ancorché abbia - come sanno tutti coloro che studiano la questione - un valore extraterritoriale, sul quale ci siamo misurati più volte.