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il materiale in questione non può essere definito "mascherina", sia perché non è dimostrato che funzionino meglio delle mascherine chirurgiche, sia perché è la stessa azienda a sottolineare che si tratta di "schermi filtranti che, pur avendo superato tutti i test previsti e ottenuto le certificazioni necessarie, ancora non si possono definire mascherine chirurgiche"; successivamente, la medesima azienda ha pubblicato un'avvertenza sul proprio sito internet in cui richiamava l'attenzione a non lavare il prodotto e nemmeno stirarlo fino a che "l'iter dei test che riguardano i cicli di lavaggio e la temperatura adatta non sono stati conclusi", facendo trasparire che non tutti i test erano stati effettuati, come diversamente annunciato qualche giorno prima nella conferenza stampa di presentazione presso la sede della Protezione Civile del Veneto; l'art. 15 del decreto-legge n. 18 del 2020 detta disposizioni straordinarie per la gestione dell'emergenza Covid-19 e attribuisce all'Inail la funzione di validazione straordinaria e in deroga dei dispositivi di protezione individuale (DPI). La deroga riguarda la procedura e la relativa tempistica e non gli standard di qualità dei prodotti che si andranno a produrre, importare e commercializzare, che dovranno assicurare la rispondenza alle norme vigenti e potranno così concorrere, unitamente all'adozione delle altre misure generali, al contenimento e alla gestione dell'emergenza epidemiologica in corso; il prodotto è stato distribuito dal Comune di Ferrara in confezioni da tre pezzi, all'interno di buste di carta con il logo del Comune; l'Amministrazione comunale ha ammesso che non si tratta di un dispositivo di protezione individuale, ma, seppure in presenza di un prodotto che non rappresenta un reale strumento di protezione per chi lo indossa, l'avvertenza non risulta essere stata riportata né sugli "schermi filtranti" e nemmeno sulle buste in cui erano contenuti; nel primo giorno di distribuzione, sono stati consegnati alla popolazione quasi 75.000 pezzi; secondo diverse testimonianze, anche giornalistiche, la distribuzione è avvenuta in condizioni che non sempre hanno potuto impedire il formarsi di pericolosi assembramenti, comportando quindi il pericolo di esporre i cittadini a rischi per la propria e altrui salute; gli interroganti ritengono che sia gli "schermi filtranti" sia la consegna rischino di ottenere l'effetto opposto, esponendo le persone ad inutili rischi a fronte di un prodotto che, in alcun modo, possa essere considerato come un valido strumento di contrasto all'emergenza sanitaria, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se risultino effettuati tutti i test da parte dell'ente competente alla certificazione di questo tipo di dispositivo e quali risultati siano stati ottenuti; se ritenga che sarebbe stato doveroso indicare sugli "schermi filtranti" e/o sulle buste di contenimento la dicitura di avvertenza per chi ne faccia uso; se non ritenga necessario sollecitare, in accordo con la Regione Emilia-Romagna, una sospensione della misura così da non esporre inutilmente i cittadini al contagio, tramite il mancato rispetto delle regole sull'isolamento e distanziamento sociale, e soprattutto non inducendo i cittadini all'utilizzo di una tipologia di mascherine, che non sono in alcun modo da considerarsi come un presidio sanitario (DPI); se non ritenga sussistenti i presupposti per una verifica della spesa sostenuta da parte delle autorità competenti, a fronte di un prodotto che al momento dell'acquisto e della conseguente distribuzione non risulta certificato in quanto rispondente alle norme in vigore. Atto n. 3-01471 D'ALFONSO Al Ministro dello sviluppo economico Atto n. 3-01472 DE FALCO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che, a giudizio dell'interrogante: la decisione di bloccare le attività del Paese, adottata peraltro con eccessivo ritardo e gradualità, anche limitando la libertà di movimento dei cittadini, è di certo necessaria e giustificata, ma non risulta di per sé risolutiva ed efficace, poiché se consente di rallentare la diffusione del contagio, non consente, invece, di recidere le catene di diffusione dell'infezione e per conseguire efficacia, impegnerebbe il Paese intero per un arco temporale verosimilmente incompatibile con la necessaria tenuta socio economica, anche in considerazione del fatto che il contagio procede con diversa velocità nelle diverse zone d'Italia; le misure di distanziamento sociale sinora intraprese non sono messe in discussione, ma non garantiscono la necessaria efficacia, se non vengono coniugate a misure di "sorveglianza attiva", che consiste nella ricerca degli individui positivi asintomatici e nell'isolamento degli stessi e dei focolai del virus , sottoponendo a test tutti i contatti del positivo, nonché i contatti di questi ultimi, se a loro volta positivi, a cominciare dalle categorie di soggetti più a rischio di essere portatori di infezione (medici, sanitari, OSS, assistenti degli anziani, personale delle case di riposo, e di quanti operano a contatto con molte persone, come le Forze dell'Ordine, le cassiere) In tal modo, si ottengono risultati concreti rapidamente, come si evidenzia nel caso della Corea del Sud, laddove sembra che non vi siano praticamente più infetti endogeni e ci si prepara ad affrontare "il contagio di ritorno"; in tal senso, il report 16-24 febbraio dell'OMS - Cina, afferma che è necessario: "dare priorità alla ricerca attiva di casi, con immediata somministrazione di test ed isolamento, tracciamento accurato dei contatti"; l'OMS ha ribadito da ultimo, il 13 marzo 2020 ("Considerations in the investigation of cases and clusters of COVID-19 Interim guidance" 13 March 2020), che la prescrizione di effettuare il tracciamento di tutti i contatti dei soggetti risultati positivi, si estende ai contatti di due giorni precedenti l'insorgere dei sintomi, e che essi debbano essere tutti sottoposti a test , a prescindere dalla sintomatologia; nel nostro Paese, invece, i test sono somministrati ai soli soggetti gravemente sintomatici e che abbiano anche avuto comprovati contatti con soggetti infetti. Si tratta, a parere dell'interrogante, di una scelta gravemente sbagliata, soprattutto in vista della necessità di circoscrivere i focolai nelle zone del Centro-Sud di Italia in cui ciò è possibile, poiché il contagio non è ancora molto diffuso e le catene sono ancora identificabili ed isolabili con relativa facilità; va ricordato che dopo i primi giorni dalla scoperta del primo caso certificato di COVID-19 a Codogno, nei quali si era seguita la via del tracciamento dei contatti dei positivi con somministrazione di test anche a soggetti asintomatici, si era poi deciso di adottare un differente approccio, che ancora oggi trova riscontro nella circolare del Ministero della salute del 9 marzo 2020, da cui si è discostato solo il Veneto; secondo detta circolare, recante le linee guida ministeriali sul tema, e ancora in vigore, per l'effettuazione di un test per la ricerca del COVID-19 occorre che il paziente presenti un'infezione respiratoria acuta grave non altrimenti spiegabile oppure un'infezione acuta, anche non grave, unitamente a possibili contatti con soggetti positivi o in aree in cui è segnalata la diffusione locale del virus .