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Senza contare, poi, il rischio boomerang di una nuova frenata dei bandi a causa della necessità delle stazioni appaltanti di adeguare documenti e procedure alla raffica di novità in arrivo. Il decreto-legge nel suo insieme mi sembra, dunque, contorto e non fruibile nell'immediato. Si rischia di complicare lo stato di fatto, riguarda poco l'aspetto ambientale e viene quasi tutto concentrato nelle Regioni del Sud, ma ricordo che i grandi sismi sono avvenuti anche in Regioni del Nord, come il Friuli, che non viene minimamente nominato. Nello sblocca cantieri, poi, non è prevista la cosa più importante: la prevenzione. Si fanno i decreti-legge e le leggi in generale sempre a caso avvenuto. Consiglio di porre veramente attenzione alla prevenzione, investendo risorse ora per risparmiare in futuro, e non risparmiare soltanto denaro, ma molto spesso vite umane. Il nostro territorio è fragile. Infatti, come si fa a parlare di sismologia, interventi e altro se non abbiamo ancora ricoperto l'Italia con le carte geologiche, con i progetti Cargo che ci permettono di sapere e di prevenire, con una mappatura geologica complessiva, prima di prevedere nuove opere pubbliche o edilizie? Altrimenti richiamo di costruire sull'argilla. È quindi necessario fare da subito le carte geologiche. Sarebbe come costruire un grattacielo senza il progetto. Nello sblocca cantieri vi è ancora troppo potere all'ANAC, ma chi seguirà lo specificherà. Le amministrazioni locali, che sono le più preoccupate, confermano il disorientamento dei funzionari pubblici locali: per i Comuni sono troppe le variabili da considerare, gli adempimenti da effettuare e gli atti da emanare successivamente all'adozione del nuovo codice, con confusione normativa e contraddittorietà rispetto alla giurisprudenza in materia, con linee guida talvolta considerate poco chiare. Sono assolutamente condivisibili molti passaggi della Corte dei conti che abbiamo ascoltato, in cui si evidenzia la sussistenza di diverse problematiche ricorrenti che possono raggrupparsi in due grandi questioni, una delle quali è la difficoltà da parte delle stazioni appaltanti di applicare correttamente la normativa in tema di individuazione del contraente, con frequente ricorso all'affidamento diretto, anche al di fuori dei casi consentiti dalla legge e di utilizzo non conforme del codice dell'istituto dell'affidamento in house, ovvero del ricorso alla proroga dei contratti preesistenti. Per questo tale situazione rende indifferibile un programma di rafforzamento, professionalizzazione e specializzazione delle risorse umane, dei tecnici interni alle pubbliche amministrazioni che operano nel settore degli appalti. Molti piccoli Comuni, infatti, non hanno queste professionalità. Ne consegue dunque la necessità di procedere all'aggregazione delle stazioni appaltanti, che sono attualmente oltre 32.000, e di accrescerne dimensione e competenza. In parole semplici, dunque, il decreto-legge in esame non servirà a molto e sicuramente non sbloccherà proprio nulla in tempi brevi, in quanto sono previsti: sei mesi per redigere il nuovo regolamento appalti, riscrivendo da capo 13 provvedimenti del vecchio codice; totale assenza di norme per semplificare la via crucis delle procedure; tempi lunghi per nominare i commissari; il rischio del caos normativo. In conclusione, mancano soprattutto le parole-chiave con cui il provvedimento era partito: urgenza, sblocco dei cantieri fermi, commissari subito, utilizzo dei 150 miliardi di risorse già stanziate e mai partite. Questo ennesimo provvedimento dal titolo evocativo e accattivante in realtà è un altro atto che, all'interno di una scatola infiocchettata, contiene una serie di oggettini accessori che non risolveranno i problemi infrastrutturali ed ambientali del Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Coltorti. Ne ha facoltà. COLTORTI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge sblocca-cantieri affronta una delle più importanti emergenze che questo Governo ha dovuto trattare da quando si è insediato: il fatto che molte risorse pubbliche, decine di miliardi di euro, non vengano spese a causa della complessità delle norme, dell'interpretabilità delle stesse e dei contenziosi che si generano. Ciò comporta forti rallentamenti per la realizzazione degli appalti pubblici, il blocco di ingenti risorse già stanziate che potrebbero essere iniettate nell'economia reale, il proliferare di contenziosi giudiziari, ma soprattutto la privazione, per i cittadini, di servizi pubblici deliberati dalle varie amministrazioni. Il mercato degli appalti pubblici, secondo le ultime stime della Commissione europea, vale oggi in media in Europa circa 2.000 miliardi di euro l'anno e solo in Italia nel 2017 circa 139 miliardi all'anno per quel che riguarda gli affidamenti di importo uguale o superiore a 40.000 euro. Ricordiamo però anche che una ricerca dell'università Tor Vergata di qualche anno fa mostra come gli sprechi nel settore degli appalti sono pari a circa 30 miliardi di euro all'anno (il 2 per cento del PIL), di cui il 13 per cento è dovuto alla corruzione e l'87 per cento all'incapacità e all'incompetenza degli uffici tecnici e degli amministratori. In questi mesi la 8 a Commissione ha svolto un'attività enorme nel processo di riforma del codice dei contratti, un lavoro svoltosi soprattutto con l'audizione di decine di portatori d'interesse che hanno evidenziato criticità e proposte risolutive. Questo lavoro, sintetizzato dai relatori Santillo e Faggi, insieme a quello del sottosegretario Vito Crimi, che ringrazio, sono stati fondamentali nella redazione del decreto-legge. Entrando nel merito del dispositivo normativo, vari articoli si occupano di come semplificare e ridurre l'interpretabilità della normativa specifica in materia di appalti pubblici. Io vorrei però concentrare il mio intervento sulla seconda parte del testo, quella relativa alla ricostruzione delle aree colpite dagli eventi sismici. Io sono marchigiano e la Regione Marche è quella in cui vivo e dove ho svolto per decenni la mia attività di geologo e di ricercatore universitario. È anche una delle Regioni del Centro Italia che ha subito gli effetti più devastanti dei sismi del 2016 e del 2017. Il precedente Esecutivo aveva già legiferato con diversi decreti, a cui ne sono seguiti altri, emanati dall'attuale Governo, che, nel cambiare passo per velocizzare la ricostruzione, hanno di fatto semplificato e sanato alcune criticità (vedansi per esempio le difformità edilizie). Ora, con questo nuovo decreto-legge, si vanno ad aggiungere ulteriori misure, che porteranno a un'ulteriore sburocratizzazione. Oltre a ciò, sono stati inseriti nuovi finanziamenti per far fronte alle richieste di accelerazione della ricostruzione, riguardanti sia l'assunzione di personale che il potenziamento della struttura preposta a esaminare le richieste di contributi. Altre risorse sono destinate a compensare le maggiori spese e le minori entrate dei Comuni, incluso quello dell'Aquila, colpito dalla crisi sismica del 2007 e ancora in uno stato veramente arretrato di ricostruzione.