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Ancora, in materia di regole di contabilità degli enti locali, viene esteso al 31 dicembre 2021 il termine per deliberare le variazioni di bilancio laddove queste ultime siano riconducibili al novero delle risorse trasferite quale ristoro delle diminuzioni di gettito connesse con l'emergenza epidemiologica, onde garantire ai suddetti enti l'esercizio delle funzioni fondamentali. Guardiamo infine con estremo favore a tutte quelle misure volte a favorire gli investimenti infrastrutturali. Bene, quindi, la norma che estende le aree considerate di interesse strategico nazionale ai fini della realizzazione della tratta ferroviaria Torino-Lione. Con il provvedimento in esame si prevede inoltre la possibilità di individuare ulteriori siti retroportuali nell'ambito della zona logistica semplificata del porto e retroporto di Genova, con l'opportunità di ricomprendere in tal modo le aree dell'astigiano e dell'alessandrino. Si tratta di un'innovazione normativa di primaria importanza per i territori coinvolti e strategica per l'intera rete dei trasporti nazionale ed europea, in quanto consente una più estesa applicazione di quel regime di semplificazione procedurale nonché delle diverse agevolazioni previste per le Zone economiche speciali. Una scelta fondamentale perché favorisce gli investimenti sull'intermodalità, puntando su collegamenti rapidi ed efficienti tra rete ferroviaria, porti e aeroporti. Ho voluto sottolineare questi passaggi perché mi sembrano segnali importanti di una nuova prospettiva, una visione che riconosce il legame imprescindibile che sussiste tra il rilancio degli investimenti infrastrutturali e lo sviluppo del sistema Paese. Gli investimenti in opere pubbliche costituiscono infatti un volano fondamentale per la ripresa dell'attività economica, ma molto è ancora necessario fare per incrementare quegli insediamenti infrastrutturali che hanno un immediato e positivo impatto sulla realtà locale; interventi troppo spesso qualificati come opere minori e che invece rivestono un'importanza fondamentale anche in un'ottica di valorizzazione del principio di sussidiarietà. Una rapida ricognizione di alcune importanti realtà del Piemonte consente di individuare interventi indispensabili, quali le opere di adeguamento della stazione ferroviaria di Rivalta Scrivia, ma anche il traforo del Tenda, il completamento della Asti-Cuneo, la tangenziale di Novara, l'elettrificazione della Biella-Santhià, la pedemontana tra Masserano e Ghemme. Il decreto-legge in fase di conversione non si limita ovviamente agli interventi sopracitati. Meritano una particolare attenzione le innovazioni che si tende ad apportare in materia di gestione delle autostrade statali in regime di concessione. L'approvazione alla Camera di un emendamento governativo apre la strada alla costituzione di una nuova società per l'esercizio della suddetta attività di gestione mediante affidamento in house . Alla nuova società verranno trasferite funzioni e competenze al momento attribuite ad ANAS, con esclusivo riguardo alle autostrade statali a pedaggio. Siamo di fronte quindi a un provvedimento complesso che opera su diversi piani, nel tentativo di affrontare le numerose criticità che affliggono il sistema Paese. Nondimeno non sfuggono ad un attento lettore occasioni mancate o interventi che, seppure intrapresi correttamente, avrebbero potuto caratterizzarsi per maggior coraggio e incisività. Il sostegno al tessuto imprenditoriale, oggi duramente colpito dalla crisi pandemica, costituisce uno degli obiettivi centrali delle scelte di politica pubblica. A tal fine, però, la politica deve essere in grado di operare scelte chiare e precise e di darsi delle priorità per il bene del Paese. L'esame del presente decreto-legge costituisce quindi una preziosa occasione per ribadire come il rafforzamento del sistema infrastrutturale, che richiede in primis un intervento serio e puntuale di semplificazione amministrativa e una maggiore capacità di spesa delle amministrazioni, debba rappresentare una delle linee d'azione fondamentali su cui puntare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barboni. Ne ha facoltà. BARBONI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, in molte delle cose che dirò, ripeterò concetti già espressi da me o da alcuni colleghi in quest'Aula. È inevitabile, perché se andiamo a guardare quanto è accaduto in questi due giorni, dobbiamo rimarcare che alle ore 14 di ieri ci è pervenuto un decreto-legge da convertire entro questo fine settimana - perché i termini tecnici sono quelli - di 250 pagine e 17 articoli. Quello che noi ci apprestiamo a fare è quindi sostanzialmente un atto di fede nei confronti di quello che ha fatto il Governo prima e la Camera dei deputati dopo. Ringrazio il Sottosegretario per la disponibilità e i colleghi della Commissione, nonché il relatore, per quello che siamo riusciti a portare a casa in termini di atti di indirizzo, di ordini del giorno (qualcuno ironicamente ha detto che un ordine del giorno non si nega a nessuno). Da un mio ordine del giorno è infatti partita una modifica che il sottosegretario Cancelleri annunciò al Salone della nautica, cioè il fatto che le visite mediche per le idoneità alle patenti nautiche sono state restituite a soggetti privati, dopo il decreto interministeriale del 2008 - ahimè - del Governo Berlusconi. Nell'ambito di questo procedimento, nel quale siamo stati tra ieri e oggi, come membri della Commissione e come parlamentari, chiamati a valutare questo disegno di legge, mi auguro perlomeno che ci sia consentito il diritto al mugugno, il cosiddetto ius murmurandi , nel merito e nel metodo. Nel merito, oramai si è consolidato un modus operandi in ragione del quale la trattazione dei disegni di legge parte da un ramo del Parlamento e i provvedimenti vengono esaminati nelle Commissioni, in termini di audizioni e di esame degli emendamenti, lì vengono definiti e poi l'Assemblea della Camera e quella del Senato sono sostanzialmente dei ratificatori di quanto già fatto da un ristretto numero di parlamentari. È qualcosa di comprensibile per alcuni atti, quelli urgenti, in particolare per l'epidemia Covid che abbiamo vissuto, ma risulta meno comprensibile e meno digeribile a tutti come norma di prassi che oramai si è consolidata in questi anni. Il secondo aspetto che vorrei sottolineare, visto che andando avanti negli anni si diventa anche un po' pedanti, è che stranamente i decreti-legge omnibus passano sempre alla Camera dei deputati. Non vorrei che in questo incida il fatto che la nostra Presidenza è generalmente molto attenta alle estraneità per materia degli emendamenti e quindi i decreti-legge omnibus difficilmente si ipertrofizzano al Senato, ma molto più facilmente alla Camera. Un altro aspetto che riguarda tecnicamente la Commissione ma anche la mia persona, essendo comunque un "operatore del codice della strada", è il fatto che in questa legislatura, fatto salvo il disegno di legge sui seggiolini, l'8 a Commissione non ha praticamente mai trattato la materia del codice della strada, che è di sua competenza e questo francamente mi dispiace per il contributo professionale e tecnico che avremmo potuto fornire. Dico questo perché quando si parla di codice della strada giova sempre ricordare il decreto legislativo 30 aprile 1992.