[resaula]

Vi sfido quindi a mostrarci gli effetti e i vantaggi economici di questa riforma rispetto al taglio lineare sulla circoscrizione estero: due posti in meno. Non mi sembra davvero che possiate vantarvi di una cosa del genere. Non vi è poi alcun effetto in termini di efficienza dei lavori parlamentari, anzi, la si perde. L'effetto politico, su cui bisognerà veramente riconoscervi una certa coerenza, è quello di togliere alla rappresentanza degli italiani all'estero ogni capacità d'azione: si tratta di un effetto politico che questa maggioranza - ahimè - sta cercando di imprimere sui lavori di questa legislatura fin dall'inizio e ci sta riuscendo con una certa efficacia. Avete abolito il Comitato per le questioni degli italiani all'estero, l'unica istituzione presente in questo ramo del Parlamento dedicata agli italiani all'estero, che era in vigore da tre legislature. È una vergogna assoluta che quest'Assemblea e questa maggioranza abbiano ritenuto di annullare l'eredità dei lavori del Comitato per le questioni degli italiani all'estero di tre legislature, sostituendolo con un'indagine conoscitiva sul fenomeno degli italiani all'estero, peraltro non ancora partita. Vi sfido a immaginare che nei vostri territori arrivi qualcuno a dirvi che in rappresentanza del 10 per cento della popolazione, in luogo dei rappresentanti parlamentari e delle Commissioni in cui si discutono questi interessi, si pensa di intraprendere un'indagine conoscitiva. Facciamo un'indagine conoscitiva sui siciliani o sui campani, che sono pur sempre 5 milioni e mezzo di persone, come gli italiani all'estero: è vergognoso, ma molto coerente con il vostro disegno politico, che è chiaro; ossia togliere ai cittadini italiani residenti all'estero i loro diritti politici. Segnalo peraltro a voi e al relatore che, nella furia devastatrice di questo disegno, siete incorsi in un errore marchiano, come abbiamo già detto nella discussione durante il primo passaggio in Aula qui al Senato e anche in dichiarazione di voto, un voto che da parte nostra è sempre stato coerentemente contrario. Avete violato infatti i principi che informano l'ordinamento costituzionale italiano: il principio di rappresentanza democratica, il principio di uguaglianza tra i cittadini, il principio di ragionevolezza delle norme e il principio di proporzionalità tra mezzo e fine della rappresentanza. Ho citato quattro principi cardinali rispetto alla Costituzione italiana fin dai tempi dei costituenti - se vogliamo marcare una differenza, esimio relatore, tra i costituenti e i successivi legislatori, anche se giuridicamente non c'è - che informano l'attività di controllo della Corte costituzionale, che cercheremo di adire. Parimenti, porteremo all'attenzione del garante massimo dell'ordinamento istituzionale italiano e dei principi che lo informano, ossia il Presidente della Repubblica, la violazione palese commessa ai danni della circoscrizione estero con un taglio di questo genere (quattro senatori e otto deputati in rappresentanza del 10 per cento della popolazione). Vi segnalo che la Costituzione e l'ordinamento giuridico italiani non discriminano i cittadini in base alla razza e alla religione, ma neanche alla residenza. Questa quindi è una violazione palese di tre o quattro principi generali dell'ordinamento costituzionale italiano, che faremo valere, e questo disegno di distruzione dei diritti politici degli italiani all'estero che state portando avanti non andrà fino alla fine. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FI-BP) . Signor Presidente, da Capogruppo di Forza Italia in Commissione affari costituzionali ho già espresso in quella sede l'orientamento del nostro Gruppo e quel che penso in modo particolare di questa riforma spot che ci è stata proposta, non avendo potuto partecipare al dibattito che si svolse in prima lettura qui in Senato qualche mese fa. Sì, è vero, il Gruppo Forza Italia in prima lettura votò a favore di questa riduzione e di questo taglio lineare dei parlamentari (deputati e senatori), in modo incisivo, pari a circa il 37 per cento. Fu detto però che quel voto era una forma di apertura di credito nei confronti dell'attuale maggioranza che lo proponeva, perché era evidente e logico che, così com'era proposto, un semplice taglio lineare dei parlamentari, non accompagnato da una riforma strutturale e armonica della nostra Costituzione, non solo non aveva senso, ma avrebbe prodotto guasti e danni, forse anche irreversibili. Una riforma del genere li produrrebbe certamente nell'ipotesi in cui venisse approvata in via definitiva. Ebbene, quell'apertura di credito è andata e mi dispiace deludere il collega Calderoli, che auspicava un ripensamento, perché eravamo noi ad auspicarlo, caro collega. Francamente, nonostante un arrampicarsi sugli specchi anche un po' annaspante, non vedo alcuna altra finalità in questo provvedimento populista se non quella di continuare ad alimentare, con atteggiamento giacobino, il sentimento di antipolitica che serpeggia nella popolazione e che paradossalmente alcuni politici alimentano. È come dire: facciamoci del male da soli, con un atteggiamento ovviamente autolesionistico. È come dire che i politici fanno male il loro mestiere, siamo troppi in Parlamento - anche se siamo 60 milioni di abitanti - e dal 1948 ad oggi hanno sbagliato tutto gli altri: noi siamo bravi e abbiamo capito che in quattro gatti possiamo fare meglio, anche se poi magari un collegio uninominale conterrà un milione di elettori. Immaginate, quindi, che logica avrebbe il sistema maggioritario, che dovrebbe avvicinare l'elettore all'eletto, con un milione di abitanti per collegio uninominale. Forza Italia è profondamente delusa dall'atteggiamento che questa maggioranza ha inteso portare avanti in siffatti termini. Devo dire che noi non siamo contrari per principio alla riduzione del numero dei parlamentari. Non lo dico in termini di solo auspicio. Forza Italia, insieme alla Lega Nord - lo ha affermato lo stesso collega Calderoli che sottoscrisse quel provvedimento e poi ha cambiato idea nel corso degli anni - e ad Alleanza Nazionale - e mi rivolgo, quindi, ai colleghi di Fratelli d'Italia - sottoscrisse una riforma complessiva e armonica che prevedeva, ovviamente, i principi del cosiddetto check and balance , ossia un equilibrio tale che all'interno della nostra Carta costituzionale i poteri si bilanciassero tra di loro, come - per esempio - il potere legislativo rispetto a quello esecutivo. Quella riforma fu varata nel 2005 e firmata dal collega Calderoli oltre che dal senatore Pastore di Forza Italia e da altri, se non ricordo male anche dal senatore La Russa. Quella riforma, Presidente, diceva cose completamente diverse rispetto a ciò che dice il provvedimento al nostro esame. Mi fa piacere che annuisca, Presidente. Quella riforma prevedeva - ve lo dico perché è giusto che resti agli atti - una riduzione di senatori e deputati: da 630 a 518 deputati e da 315 a 252 senatori; prevedeva, quindi, una riduzione sensibile, e non così marcata come quella in esame, basata su principi e criteri che dovevano salvaguardare l'impianto degli equilibri, evitando distorsioni tra i vari poteri dello Stato.