[pronunce]

, nei suoi commi secondo e quarto, è affetto da una antinomia, in quanto prevede, da un lato, la necessità, a pena di estinzione, della produzione di una documentazione comprensiva di mappe censuarie e certificato di destinazione urbanistica (quando il creditore non si valga di un notaio) e, dall'altro lato, della sufficienza, per evitare l'estinzione, di una certificazione notarile che non comprende né le mappe né il certificato di destinazione urbanistica. Osserva la Corte che tale evidente antinomia potrebbe comporsi nel senso sollecitato dall'ordinanza di rimessione solo se anche le mappe censuarie ed il certificato di destinazione urbanistica fossero indispensabili affinché la procedura esecutiva, in quello stadio del suo svolgimento (e cioè al fine di consentire al giudice dell'esecuzione di autorizzare la vendita nell'udienza di cui all'art. 569 cod. proc. civ.), prosegua utilmente; e ciò in quanto l'estinzione dichiarabile d'ufficio potrebbe essere ragionevolmente disposta dal legislatore, a causa della omessa produzione di documenti, solo se da tale omissione discendesse l'impossibilità per la procedura esecutiva di svolgersi. È ben vero, e deve essere qui ribadito, che il legislatore gode di ampia discrezionalità nel disegnare gli istituti processuali, incontrando esso il solo limite della manifesta irragionevolezza, ma è anche vero, e decisivo nel caso di specie, che l'art. 567 cod. proc. civ. , come correttamente osserva il rimettente, è stato totalmente riscritto dalla legge 3 agosto 1998, n. 302 (Norme in tema di espropriazione forzata e di atti affidabili ai notai), al dichiarato fine di impedire che – senza che il processo esecutivo potesse progredire verso la liquidazione del bene a causa della mancata produzione da parte del creditore della documentazione, a tal fine necessaria – il debitore restasse indefinitamente soggetto all'azione esecutiva ed esposto, con la minacciosa possibilità della vendita forzata sullo sfondo, alle pretese dei creditori. Attraverso l'estinzione conseguente alla mancata produzione, entro un termine perentorio (peraltro estremamente breve, come si evince anche dai successivi interventi del legislatore), della documentazione richiesta per disporre la vendita forzata, il legislatore ha voluto impedire – e la dichiarabilità ex officio ne costituisce indice univoco – che il processo esecutivo diventasse, in luogo che la sede deputata all'attuazione della c.d. sanzione esecutiva, l'occasione per non sempre limpidi mercanteggiamenti tra debitore e creditori, consentiti dalla previgente disciplina: a tenore della quale, come ricorda il giudice a quo, al creditore procedente era consentito – proposta l'istanza di vendita entro i novanta giorni di cui all'art. 497 cod. proc. civ. ma omettendo di produrre i documenti necessari per l'atto successivo del procedimento, l'autorizzazione della vendita – di mantenere indefinitamente in vita l'esecuzione, senza farla proseguire. 2.3. – È in questo quadro, dunque, che va valutata la richiesta del giudice rimettente di comporre la segnalata (ed innegabile) antinomia insita nell'art. 567 cod. proc. civ. , da un lato, imponendo in ogni caso al creditore procedente (e, quindi, anche quando si valga dell'opera di un notaio) di produrre tempestivamente anche l'estratto delle mappe censuarie ed il certificato di destinazione urbanistica, e, dall'altro lato, estendendo a tale ipotesi (di creditore che si valga dell'opera di un notaio) la sanzione dell'estinzione ove tale ulteriore documentazione non sia tempestivamente prodotta. Osserva questa Corte che, se certamente è irragionevole disciplinare diversamente l'ipotesi della mancata produzione di certi documenti a seconda che il creditore si sia, o non, avvalso dell'opera di un notaio, altrettanto certamente non può a tale irragionevolezza porsi riparo assoggettando entrambe le ipotesi ad una disciplina che potrebbe non essere conforme alla ratio – e, pertanto, essa stessa intrinsecamente irragionevole – che ha ispirato la previsione dell'estinzione nella norma de qua. Si impone, pertanto, la valutazione della indispensabilità sia dell'estratto delle mappe censuarie sia del certificato di destinazione urbanistica ai fini del compimento dell'atto successivo della procedura esecutiva, e cioè dell'autorizzazione della vendita forzata. 2.4. – Quanto all'estratto della mappe censuarie, osserva questa Corte che la funzione di tale documento, consistente nell'individuazione della dislocazione del bene sul territorio, non è essenziale in tale fase della procedura, essendo in essa necessario soltanto stabilire l'appartenenza del bene al debitore e l'eventuale esistenza di atti, iscritti o trascritti, opponibili alla procedura esecutiva e destinati ad essere travolti, previo avviso ex art. 498 cod. proc. civ. , dal c.d. effetto purgativo della vendita forzata. Peraltro, la rappresentazione grafica del bene offerta dalla mappa censuaria consente al giudice dell'esecuzione di operare, specialmente in caso di variazioni risultanti dal certificato storico-catastale, un riscontro, ai fini dell'individuazione del bene staggito, che il notaio – ove tali variazioni gli risultino – non può non compiere nel redigere il “certificato attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari”; sicché può ben dirsi che, ove necessario ai fini dell'individuazione del bene, quanto risulterebbe dalla mappa censuaria al giudice dell'esecuzione, potrebbe essere implicitamente ricavabile dal certificato notarile. In ogni caso, quand'anche il certificato notarile fosse redatto in modo da farne emergere la lacunosità sotto questo profilo, non per ciò solo la necessità di far integrare successivamente una documentazione, che ab origine dovrebbe essere esaustiva, imporrebbe di prevedere l'estinzione per la mancata produzione di un documento che, normalmente e prevedibilmente, è in questa fase della procedura non essenziale, se non addirittura superfluo. 2.5. – Quanto al certificato di destinazione urbanistica previsto dall'art. 18 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie) – e, oggi, dall'art. 30 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) – la intrinseca “precarietà” di quanto da esso risultante esclude inequivocabilmente che, in questo stadio della procedura esecutiva, esso sia indispensabile per la sua prosecuzione. Depone, peraltro, in tal senso non solo la norma secondo la quale «esso conserva validità per un anno dalla data di rilascio, se, per dichiarazione dell'alienante o di uno dei condividendi, non sia intervenuta modificazione degli strumenti urbanistici» (art. 30, comma 3), ma anche – e, ai fini qui in esame, soprattutto – la circostanza che l'art. 591-bis cod. proc. civ.