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È sbagliato dire, secondo me, che si risponde a un'esigenza di sicurezza e che tutto questo porterà a un far w est , non c'entra niente. Noi rispondiamo alla richiesta di persone, di cittadini e può capitare ad ognuno di noi di finire sotto processo civile o penale per il solo fatto di aver difeso il proprio spazio di vita, cioè la casa o comunque la propria attività commerciale. Ci tengo a dire questo dal momento che, come avrete visto, stanno arrivando delle e-mail su questo disegno di legge e sulla necessità di non votarlo perché provocherebbe il far west . È bene chiarire che i presupposti non sono assolutamente legati al fatto di consentire a tutti di sparare alla gente per strada, ma sono completamente diversi. Come dicevo prima, non possiamo consentire che un cittadino, oltre al danno, abbia anche la beffa. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Pazzaglini) . A questo proposito, voglio fare un esempio. Non più tardi di tre o quattro mesi fa, la Corte di cassazione si è dovuta pronunciare su un caso accaduto in Veneto - quindi la persona ha subìto tre gradi di giudizio - in cui la moglie di un ladro ha presentato legittima richiesta di risarcimento del danno nei confronti della persona che, trovandosi il ladro in negozio, lo aveva ucciso. Voi mi direte che, alla fine, è stato uno dei rari casi in cui c'è stata la putativa e quindi si è riconosciuto che il danno non era dovuto; quella persona, però, ha dovuto subire tre gradi di giudizio, con una ricostruzione analitica dei fatti, con tanto di CTU (Consulenza Tecnica d'Ufficio) per capire se effettivamente aveva ammazzato o no il ladro. Se non ricordo male, come dicevo, è un caso accaduto in Veneto e, in effetti, la sentenza di secondo grado proveniva dalla corte di appello di Venezia. Ebbene, questo signore ha subìto un furto e per reagire ha ammazzato un rumeno, se non mi sbaglio, ed oltre ad aver subìto, ovviamente, un processo penale nel quale è stato dichiarato comunque non colpevole, continua a ricevere le richieste di risarcimento danni della moglie. Voi capite che basta anche un solo caso di questo tipo per destare non il problema dell'insicurezza ma un allarme sociale che poi degenera in una totale e assoluta sfiducia nello Stato, nelle istituzioni e in tutto quello che poi porta normalmente al degrado nel Paese. Noi crediamo, quindi, che questo disegno di legge sia importante e che sia stato importante farlo in tempi brevi, perché neanche questo era scontato. Certo, noi avremmo preferito avere delle garanzie in più, perché partivamo dal concetto del diritto alla difesa, proprio per evitare il problema relativo ai processi, perché non crediamo che questi problemi si risolvano, tanto per capirsi, con l'aumento delle pene, questo ce lo hanno detto tutti. In materia stiamo creando un certo caos e dovremmo mettere a livello le pene. Questo è un ragionamento un po' più articolato, ma tanto il ladro non lo sa che rischia cinque o dieci anni. Questa è la verità. Quindi non è tanto un problema di inasprimento di pena. Molto importante, invece, sarebbe stabilire il principio della inversione dell'onere della prova, il che vuol dire che tu non puoi caricarti anche del fatto che devi provare che sei innocente. A quello ci penserà l'accusa. In conclusione, vorrei aggiungere un'ultima considerazione, chiaramente nel quadro generale, che però è indicativa. Avremmo preferito avere un testo più netto ma sicuramente individuiamo delle storture. Lo sapete, secondo me, da dove si vede chiaramente che ci sono state delle storture? Dal fatto che al Senato non sono arrivati i dati completi relativi ai vari procedimenti che riguardano la legittima difesa, perché sono stati forniti solo ed esclusivamente quelli definiti in dibattimento mentre non sappiamo assolutamente nulla di quello che è successo a livello di procure. Ma sono quelli i dati che destano l'allarme sociale perché oggi, purtroppo lo sapete, basta essere iscritto nel registro degli indagati e praticamente la tua reputazione è finita e sei un uomo distrutto. Questo significa che un po' più di apertura mentale e di collaborazione da parte della magistratura sicuramente avrebbe evitato, anche in passato, le storture di una norma in sé per sé chiara ma applicata male e che soprattutto poteva essere spiegata un po' meglio perché i dati potevano anche trasmetterli. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, a compimento del percorso normativo della riforma della legittima difesa, si impongono alcune brevi ma doverose riflessioni. Da un lato deve essere dato atto e deve essere tributato un ringraziamento, nonostante tutto, a coloro che hanno collaborato, o comunque dibattuto, pur nelle rispettive posizioni politiche e nei ruoli istituzionali, per ampliare un dibattito importante che dal punto di vista meramente giuridico è stato assolutamente di primo piano. Seppur in dissenso, apprezzo quanto riportato dai relatori di minoranza, dal senatore Cucca e dal senatore Grasso. Si impone, ovviamente, un particolare ringraziamo per il relatore, nonché Presidente della Commissione giustizia, che sin dai lavori preparatori ed anche nell'odierna relazione, ha posto le basi per una discussione franca, anche dura, ma sicuramente di livello e di principio. Ed ancora maggior valore politico e giuridico assume la volontà stessa di operare su di un testo che tenesse conto di tutte le proposte presentate, siano esse di fonte parlamentare che extraparlamentare. Questo è chiaro segnale di una operazione tecnico-politica che allontana, o ragionevolmente avrebbe dovuto allontanare, in modo deciso le polemiche sterili che, seppur chiassose, sono purtroppo fuori da quest'Aula e che stanno affollando i media . Al di là delle mere analisi tecniche, che già hanno avuto modo di esplicitarsi in fase di esame in Commissione e anche oggi (e di cui si ribadisce in ogni caso la bontà), si impone per il nostro ruolo una verifica politica. Nonostante qualcuno abbia tentato di sminuire il valore del lavoro svolto in sede parlamentare per un mero calcolo politico e propagandistico, va sottolineato che oggi qui stiamo dando luogo ad un mandato conferitoci dal popolo; mandato che nella tripartizione dei poteri ci impone di tradurre in norme ed in articolati le esigenze e i bisogni, i diritti e i doveri non solo dei nostri elettori, ma di tutti coloro che vivono nel nostro Paese. Proprio per dare valore a tali esigenze e bisogni, la Commissione ha provveduto ad audire tutti, davvero tutti, utilizzando il giusto tempo, ma senza perderlo. Abbiamo avuto modo di ascoltare e coinvolgere tutti coloro che non solo hanno apportato un valore alla lettura e costruzione giuridica, sicuramente compita ed articolata, ma anche e soprattutto coloro che hanno subìto le nefaste, ingiuste e drammatiche conseguenze di un complesso di norme divenuto anacronistico, che ha portato ai casi, anzi alle tragedie, che abbiamo conosciuto attraverso la cronaca; e ne abbiamo avuto prova anche durante le audizioni, lo ripeto.