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Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che sia giunto il momento di dire che il decreto-legge in esame è pericoloso, perché ci porta sicuramente a una deriva autoritaria e dobbiamo dire con forza il nostro no alla sua conversione in legge. Tutti in quest'Aula dovremmo sapere - o perlomeno me lo auguro - che la nostra Costituzione stabilisce i principi di necessità e di urgenza per l'emanazione dei decreti-legge. In questo caso non ravvediamo la necessità e tantomeno l'urgenza, ma vediamo benissimo il bisogno da parte del Governo di sanare degli errori davvero molto grossolani che sono stati commessi nei precedenti atti, perché non si agiva in una situazione emergenziale, come invece era stato fatto - e questi presupposti c'erano - in occasione del decreto-legge n. 6 del 23 febbraio. Purtroppo questa situazione ormai - e sottolineo «purtroppo» - sta diventando strutturale. Vorrei che tutti noi ricordassimo cosa è successo nella nostra Nazione il mese di febbraio e vorrei che per un attimo la vostra memoria, colleghi, tornasse a quel mese. Ricordate cosa facevano alcuni segretari dei partiti di maggioranza? Organizzavano aperitivi a Milano perché volevano rassicurare, non solo i lombardi ma tutti gli italiani, del fatto che non c'era alcun pericolo, che ci si poteva incontrare e che eravamo lontanissimi da quello che poi ognuno di noi ha vissuto. C'erano sindaci - mi ricordo il sindaco della mia città, Sala, che ci faceva vedere che dovevamo abbracciare i cinesi e faceva la promozione, come il sindaco Gori, dei ristoranti cinesi - che facevano passare tutta l'opposizione - e forse ancor più Fratelli d'Italia e tutti noi - come dei razzisti, degli xenofobi, perché volevamo chiudere le frontiere, perché volevamo la quarantena per tutti coloro che rientravano dalla Cina, senza discriminazione per colore di pelle o per appartenenze. Volevamo semplicemente proteggere la nostra Nazione e soprattutto tutti i cittadini. Improvvisamente, non si è capito bene perché, anche il Governo e i partiti di maggioranza si sono svegliati da quella sonnolenza (non saprei quale altro termine usare). Vi siete svegliati e avete emanato il primo decreto-legge, il n. 6 del 2020, con il quale si conferiva al Presidente del Consiglio - e anche in questo caso, sottolineo, temporaneamente e sulla base di specifiche condizioni - il potere di emanare i famosi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), tramite i quali poter affrontare questa emergenza. Dobbiamo ricordarci tutti che questo potere era limitato a specifiche zone, alle famose zone rosse, in cui erano presenti i focolai. Non mi dilungo nel dire che molto tempo si è perso, nonostante c'era stata la richiesta di chiudere le zone in cui c'erano quei focolai. Con un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri queste misure venivano estese a tutto il territorio nazionale. Correva il giorno 4 marzo, il famoso lockdown , in cui si è chiuso praticamente tutto. Quindi, con un provvedimento, lo sottolineo, amministrativo - e lasciatemi dire anche improvviso - del Presidente del Consiglio non solo l'Italia e gli italiani hanno capito che si chiudeva tutto e si sono visti togliere le libertà individuali, che sono garantite dalla nostra Costituzione, come la libertà di impresa, ma addirittura ciò è avvenuto senza fare un'analisi della situazione sanitaria, senza studiare e analizzare i dati sulla mortalità, cioè senza aver ben chiara qual era la situazione sanitaria della nostra Nazione. Tutto questo è stato poi peggiorato da quelle che chiamerei ormai le serie televisive del Presidente del Consiglio: le sue conferenze stampa, in cui peggiorava sempre di più la situazione. Vi ricordate quella famosa conferenza stampa del Presidente del Consiglio? Era sabato 7 marzo, quando improvvisamente diede queste notizie. Cosa è successo? Io me lo ricordo, perché ero a Cuneo e anch'io partii per tornare a Milano. Mi ricordo molto bene le code di automobili al casello e mi ricordo molto bene anche le persone che erano corse alla Stazione centrale di Milano per poter fare ritorno al Sud. Non sto qui a ricordarvi tutto quello che è successo, ma ricordo tutta la confusione creata, tutto ciò che stavano subendo milioni di famiglie italiane, che non capivano più niente, che erano terrorizzate, che avevano un grande sentimento di paura, perché sentivano il Presidente del Consiglio fare certe affermazioni. Torniamo su una cosa molto importante per far capire la pochezza della precisione, della sensibilità, dello studio di questo Governo, nonostante tutte le task force : non aveva fatto alcuno studio sui dati. Lo abbiamo allora fatto noi, come Fratelli d'Italia. Non ci siamo inventati niente: abbiamo semplicemente preso e analizzato i dati dell'Istat sulla mortalità degli anni 2018, 2019 e 2020, perché, né il Governo, né la Protezione civile sono mai stati in grado di fornire quei dati. Quei dati ci dicono moltissimo perché ci hanno fatto capire che c'è una parte della popolazione (quella più avanti negli anni) che è molto più fragile; basta andare a vedere i dati della mortalità. Anche di questo, però, il Governo se n'è assolutamente fregato; è andato avanti per la sua strada molto ideologica, venendo meno al principio fondante per chi fa politica, ovvero assumersi la responsabilità delle decisioni. No, il Governo non vuole prendersi le responsabilità e, quindi, ha fatto le FAQ. Alla confusione che si era creata, al gran pasticcio e alla paura di milioni di famiglie il Governo, a tutto questo, ha risposto con le FAQ. Credo che nessun italiano avesse mai sentito prima questo termine. Cosa sono queste FAQ o, meglio, cosa hanno fatto queste FAQ? Hanno sovvertito la gerarchia delle fonti di diritto riducendo la Carta costituzionale a un mero orpello e ricordo che questa deriva anticostituzionale del Governo è sempre stata segnalata con forza da noi di Fratelli d'Italia. Devo dire che si sono aggiunte anche molte voci autorevoli. Ne cito soltanto due, quella di Cassese e di Baldassarre; questo per dire che noi di Fratelli d'Italia non diciamo cose che non corrispondono a dati veri e reali e al buonsenso. Si evince, quindi, che se all'inizio di questa pandemia c'erano sicuramente la necessità e l'urgenza, oggi queste non le troviamo più. Presidente, forse dispongo di qualche minuto in più per concludere, avendo il collega Zaffini rinunciato al suo intervento, come lei sarà stata edotta. PRESIDENTE. Senatrice, già le ho dato un minuto in più. Ai sensi del Regolamento non posso sostituire un intervento con un altro. La faccio però concludere tranquillamente. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . La ringrazio molto, Presidente. Voglio concludere dicendo che noi di Fratelli d'Italia abbiamo sempre denunciato con forza questo pericolo che c'era, c'è e ci sarà sicuramente ancora in futuro. Vorrei fare una preghiera al Presidente del Consiglio: di smettere, quando fa le conferenze stampa, di usare l'espressione: «Noi consentiamo». Non è il Governo che consente le libertà individuali di ciascuno di noi. Vorrei pregare il Presidente del Consiglio, inoltre, di usare di più nelle sue conferenze stampa la parola «ringraziamo».