[pronunce]

, avrebbe reso una statuizione consentita, piuttosto, nel nostro ordinamento solo a questa Corte, non risolvendosi in una mera attività interpretativa delle disposizioni normative. 3.- Con atto depositato il 4 aprile 2023 è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, eccependo, innanzi tutto, l'inammissibilità delle questioni per carenza di motivazione sulla possibilità di un'interpretazione costituzionalmente orientata delle norme per come ritraibile da alcune delle pronunce della Corte di cassazione, richiamate dalla medesima ordinanza di rimessione, che hanno ritenuto ammissibile il rimedio del reclamo ex art. 669-terdecies cod. proc. civ. contro il provvedimento con il quale è stato denegato l'accesso alla consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite. La difesa dello Stato deduce, in secondo luogo, sempre in via pregiudiziale, l'inammissibilità delle questioni sollevate rispetto al parametro di cui all'art. 24 Cost. per carente motivazione, non essendo evidenziata nell'atto di promovimento alcuna ragione per la quale sussisterebbe una violazione del diritto di agire in giudizio o del diritto di difesa, poiché la domanda potrebbe essere sempre riproposta, in quanto non si tratta di provvedimenti cautelari e, con riferimento ai procedimenti di responsabilità sanitaria, potrebbe essere introdotto in via alternativa un procedimento di mediazione. Nel merito, l'Avvocatura generale evidenzia la non fondatezza di entrambe le questioni sollevate. Sotto un primo profilo, la difesa dello Stato rileva che, a differenza di quanto assunto dal giudice a quo, l'art. 696-bis cod. proc. civ. potrebbe essere utilizzato dalla parte anche quando vi è urgenza di assumere la consulenza tecnica poiché, per un verso, sarebbe illogico escludere uno strumento deflattivo e conciliativo ove sussista un periculum in mora e, per un altro, ciò sarebbe coerente con la collocazione sistematica dell'istituto nell'ambito dei provvedimenti di istruzione preventiva. Per altro verso, la stessa Avvocatura generale dello Stato sottolinea che, anche a voler concordare con l'impostazione del giudice rimettente per la quale la consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite non potrebbe essere annoverata nell'ambito dei provvedimenti cautelari, le questioni sollevate non sarebbero fondate sotto entrambi i parametri. Segnatamente, in primo luogo, la diversa natura dei provvedimenti giustificherebbe, ex art. 3 Cost., la possibilità di proporre il rimedio del reclamo di cui all'art. 669-terdecies cod. proc. civ. solo per quelli aventi natura cautelare. Con riferimento all'art. 24 Cost., poi, non si renderebbe necessario per la consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite il rimedio del reclamo cautelare per assicurare il diritto alla prova della parte poiché, non trovando di conseguenza applicazione neppure l'art. 669-septies cod. proc. civ. , la domanda potrebbe essere riproposta senza alcuna limitazione.1.- Con ordinanza in data 14 dicembre 2022, iscritta nel relativo registro al n. 25 dell'anno 2023, il Tribunale di Roma, sezione tredicesima civile, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 669-quaterdecies e 695 cod. proc. civ. , in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui non prevedono la reclamabilità del provvedimento di diniego dell'istanza di nomina del consulente tecnico preventivo ai fini della composizione della lite ai sensi dell'art. 696-bis cod. proc. civ. Il Tribunale rimettente rileva che l'art. 696-bis cod. proc. civ. , laddove stabilisce che la consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite può essere richiesta «anche» al di fuori delle condizioni di cui al primo comma dell'art. 696 cod. proc. civ. , non può essere intesa - come pure sarebbe possibile in forza della formulazione letterale - nel senso che il relativo espletamento è possibile pur in presenza di condizioni di urgenza, in quanto in tale ipotesi la parte interessata può ricorrere allo strumento tipico dell'accertamento tecnico preventivo, come peraltro confermato da alcune pronunce della Corte di cassazione. Né sarebbero estensibili i principi affermati da questa Corte nella sentenza n. 144 del 2008, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale degli artt. 669-quaterdecies e 695 cod. proc. civ. , nella parte in cui non prevedono la reclamabilità del provvedimento di rigetto dell'istanza per l'assunzione preventiva dei mezzi di prova di cui agli artt. 692 e 696 dello stesso codice, riconducendo questi ultimi al novero delle misure cautelari fondate sul presupposto del periculum in mora. È vero che la Corte di cassazione, con due decisioni del 2019 e del 2022 (in particolare, sentenza n. 23976 del 2019 e ordinanza n. 28326 del 2022), ha affermato che, invece, il provvedimento di diniego del ricorso per la nomina del consulente tecnico preventivo per la composizione della lite è reclamabile ai sensi dell'art. 669-terdecies cod. proc. civ. , perché ha natura latamente cautelare e trova per lo stesso applicazione il procedimento contemplato per i provvedimenti di istruzione preventiva, inclusa la previsione di cui al medesimo art. 695 cod. proc. civ. , come emendato dalla declaratoria di illegittimità costituzionale in parte qua ad opera della citata sentenza n. 144 del 2008. Ma - secondo il Tribunale rimettente - non può essere condivisa questa interpretazione della giurisprudenza di legittimità poiché, in presenza di un periculum in mora, non è possibile proporre ricorso ex art. 696-bis cod. proc. civ. , essendo consentito richiedere un accertamento tecnico preventivo. Tuttavia, lo stesso giudice rimettente rileva che la conseguente inammissibilità del rimedio del reclamo cautelare pone un problema di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 695 e 669-terdecies cod. proc. civ. rispetto ai parametri tanto dell'art. 3 Cost., atteso che detta esclusione comporta un'irragionevole disparità di trattamento rispetto ai provvedimenti cautelari e all'accertamento tecnico preventivo di cui all'art. 696 cod. proc. civ. , quanto dell'art. 24 Cost., stante la funzionalità all'effettività della tutela giurisdizionale dell'assoluzione dell'onere della prova. 2.- In via preliminare, va rigettata l'eccezione dell'Avvocatura generale di inammissibilità delle questioni per carenza di motivazione sulla possibilità di un'interpretazione costituzionalmente orientata. È noto che questa Corte, a partire quanto meno dalle sentenze n. 83 e n. 42 del 2017 (e nella stessa ottica già la sentenza n. 221 del 2019), ha rivisto l'orientamento, risalente alla sentenza n. 456 del 1989, secondo cui quando «il dubbio di compatibilità con i principi costituzionali cada su una norma ricavata per interpretazione da un testo di legge è indispensabile che il giudice a quo prospetti [...] l'impossibilità di una lettura adeguata ai detti principi».