[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito della sentenza della Corte di cassazione, I sezione civile, del 24 luglio 2006, n. 16889, mediante la quale veniva dichiarata la decadenza di Andrea Mario Biancareddu dalla carica di consigliere della Regione Sardegna, notificato il 5 e il 25 ottobre 2006, depositato in cancelleria l'11 e il 31 ottobre 2006 ed iscritto al n. 14 del registro conflitti tra enti 2006. Visti gli atti di costituzione del Presidente del consiglio dei ministri e della Corte di cassazione; udito nell'udienza pubblica del 21 novembre 2006 il Giudice relatore Paolo Maddalena; uditi l'avvocato Massimo Luciani per la Regione Sardegna e l'avvocato dello Stato Fabrizio Fedeli per il Presidente del Consiglio dei ministri e per la Corte di cassazione.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato al Presidente del Consiglio dei ministri il 5 ottobre 2006 e depositato nella cancelleria di questa Corte il successivo 11 ottobre, la Regione autonoma della Sardegna ha impugnato la sentenza della Corte di cassazione, I sezione civile, n. 16889 dell'11-24 luglio 2006, notificata il 7 agosto 2006, chiedendo a questa Corte di «dichiarare che non spetta allo Stato, e per esso alla Corte di cassazione, dichiarare la decadenza di un consigliere regionale della Regione autonoma della Sardegna perché versante in situazione di pretesa incompatibilità ai sensi della legge 23 aprile 1981, n. 154, e, conseguentemente e per l'effetto, annullare, previa sospensione, la sentenza della Corte di cassazione, Sez. I civ. , 11-24 luglio 2006, n. 16889, con la quale è stata dichiarata la decadenza dell'On. Andrea Mario Biancareddu dalla carica di consigliere regionale della Regione Sardegna». 1.1. - La ricorrente rammenta che il Consiglio regionale della Sardegna, con deliberazione del 14 luglio 2004, aveva provveduto ad insediare nella carica di consigliere regionale il predetto Biancareddu e che avverso tale deliberazione aveva proposto ricorso un'elettrice, deducendo l'ineleggibilità e/o l'incompatibilità dello stesso alla carica di consigliere regionale, ai sensi degli artt. 2, primo comma, numero 11, e 3, primo comma, numero 1, della legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale), «in quanto alla data del giorno fissato per il deposito delle candidature rivestiva la carica di Presidente e legale rappresentante del Consorzio per la Zona Industriale di interesse regionale di Tempio Pausania, ente dipendente della Regione o quantomeno sottoposto alla sua vigilanza». Con sentenza dell'8 – 17 marzo 2005, il Tribunale di Cagliari aveva ritenuto, nel merito, «che la causa di ineleggibilità non ricorresse perché non applicabile alle elezioni del Consiglio Regionale della Regione Sardegna la legge n. 154 del 1981»; tale sentenza era stata confermata da quella di secondo grado, emessa dalla Corte di appello di Cagliari il 17 giugno – 1° luglio 2005. A seguito di impugnazione della sentenza d'appello, la Corte di cassazione, con la sentenza n. 16889 dell'11-24 luglio 2006, in accoglimento del ricorso principale (proposto dal primo dei non eletti, il cui intervento nel giudizio era stato reputato ammissibile dal giudice d'appello), aveva dichiarato «la decadenza del Biancareddu dalla carica di consigliere regionale della Regione Sardegna, poiché presidente di un ente vigilato dalla Regione, e in quanto tale in situazione di incompatibilità giusta la legge n. 154 del 1981». 1.2. - Ad avviso della ricorrente Regione Sardegna, sarebbero gravemente lesive delle proprie attribuzioni costituzionali, unitamente alle «statuizioni di cui in dispositivo», le seguenti affermazioni contenute nella impugnata sentenza della Corte di cassazione: a) la normativa vigente prevedrebbe la «attuale applicabilità, in via sussidiaria, della disciplina delle ineleggibilità e incompatibilità di cui alla legge 154 del 1981 nel territorio della Sardegna»; b) dovrebbe escludersi «che l'unico caso di ineleggibilità [...] e i tre (ora quattro) casi di incompatibilità [...] previsti nel primo comma dell'art. 17 dello Statuto di autonomia esauriscano [...] la disciplina della materia»; c) ciò, anche «alla luce dello stesso art. 17 che, al suo comma terzo, espressamente demandava alla legge dello Stato di stabilire gli altri casi di ineleggibilità e di incompatibilità»; d) non varrebbe, in contrario, l'intervenuta abrogazione di tale disposizione da parte dell'art. 3 della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2 (Disposizioni concernenti l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano), giacché detta abrogazione sarebbe stata stabilita «non per rendere esaustiva la previsione del primo comma dell'articolo in esame, ma solo per sostituire la legge regionale a quella statale, quale fonte di integrazione dei casi di ineleggibilità e di incompatibilità con le cariche di consigliere regionale [...]»; e) ne conseguirebbe che «sussisteva [...] e sussiste tuttora, il dovere per il legislatore di rango subordinato (prima lo Stato ed ora la Regione) di legiferare in guisa da creare un completo assetto del regime di incompatibilità ed ineleggibilità per le cariche elettive nella Regione Sardegna», poiché «nel difetto di un tale regime si determinerebbe [...] una situazione di vuoto legislativo per non essere all'evidenza l'unico caso di ineleggibilità ed i pochi casi di incompatibilità statutariamente previsti suscettibili di soddisfare le primarie esigenze di imparzialità e buon andamento dell'amministrazione (art. 97 Cost.), di eguaglianza dei cittadini (art. 3 Cost.) e del possesso di determinati requisiti per l'accesso alle cariche elettive»; f) appunto «in coerenza e in funzione di tale esigenza costituzionale di completezza del regime di disciplina dell'accesso alle cariche elettive» andrebbe «letto l'art. 57 dello Statuto della Sardegna»; g) né la legislazione statale applicabile sarebbe solo quella che facesse esplicito riferimento alla Regione Sardegna, atteso che tale requisito sarebbe «del tutto estraneo alla lettera e allo spirito della suddetta norma statutaria [e cioè, dello stesso art. 57]. La quale, nel prevedere l'applicazione delle leggi dello Stato, la subordina alla sola condizione temporale della non ancora intervenuta approvazione di legge regionale regolatrice della materia»; h) anche la «logica storica» deporrebbe in questo senso, atteso che lo Statuto speciale della Regione Sardegna, risalendo al 1948, non avrebbe potuto rinviare a leggi statali precedenti che già si riferissero alla Regione Sardegna;