[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lettera d), del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28 (Misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19), poi convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 2020, n. 70, che ha modificato l'art. 83, comma 12-bis, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 24 aprile 2020, n. 27, promosso dal Tribunale ordinario di Spoleto nel procedimento penale a carico di G. C., con ordinanza del 21 maggio 2020, iscritta al n. 148 del registro ordinanze 2020 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 43, prima serie speciale, dell'anno 2020. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 14 aprile 2021 il Giudice relatore Stefano Petitti; deliberato nella camera di consiglio del 15 aprile 2021.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Tribunale ordinario di Spoleto, con ordinanza del 21 maggio 2020 iscritta al n. 148 del registro ordinanze 2020, ha sollevato, in riferimento agli artt. 70 e 77 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lettera d), del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28 (Misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19), poi convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 2020, n. 70, nella parte in cui, introducendo l'ultimo periodo nel comma 12-bis dell'art. 83 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 24 aprile 2020, n. 27, ha stabilito «in aperto contrasto» con quanto da quest'ultima previsto che, nel periodo compreso tra il 9 marzo e il 31 luglio 2020, «la modalità ordinaria di partecipazione all'udienza penale fosse quella "in presenza"». 1.1.- Il rimettente premette di procedere con giudizio immediato nei confronti di G. C., disposto con decreto del 25 maggio 2017, per i reati di cui agli artt. 572, 61, numero 5) e numero 11), e 609-bis, primo comma, del codice penale. L'ordinanza riferisce che dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento in data 8 marzo 2020 (recte: 2018), si sono svolte successive udienze, rivolte all'assunzione delle prove, in data 28 febbraio 2019 e, di fronte a diversa composizione del collegio giudicante, in data 9 settembre 2019, 11 novembre 2019 e 27 gennaio 2020. Esauriti gli incombenti istruttori, il processo è stato aggiornato per la discussione finale all'udienza del 27 gennaio 2020, ove ha subito un ulteriore rinvio, per ragioni organizzative del Tribunale, all'udienza del 21 maggio 2020. Nel corso di tale ultima udienza - svoltasi, a quanto risulta dall'ordinanza, alla presenza fisica delle parti in aula «non avendo [esse] formulato istanza di celebrazione dell'udienza "da remoto"» in conformità all'art. 83, comma 12-bis, ultimo periodo, del d.l. n. 18 del 2020, come convertito, introdotto dalla disposizione censurata -, il Presidente del collegio giudicante ha chiesto alle parti se intendessero prestare il consenso alla trattazione "da remoto". Preso atto del mancato consenso espresso dalla difesa dell'imputato, il rimettente ha sospeso il giudizio, ritenendo rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lettera d), del d.l. n. 28 del 2020. 2.- Il giudice a quo osserva come tra le misure rivolte a contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e a contenerne gli effetti in materia di amministrazione della giustizia penale assuma un particolare rilievo l'introduzione del cosiddetto "processo penale telematico", con cui si è consentito, nella fase di emergenza sanitaria, lo svolgimento di attività processuali mediante collegamento telematico (cosiddetto accesso da remoto). Sulla disciplina di tali modalità, introdotte dapprima in sede di conversione del d.l. n. 18 del 2020, ha tuttavia inciso il successivo d.l. n. 28 del 2020, entrato in vigore il 1° maggio 2020 e, quindi, pressoché contestualmente all'entrata in vigore (il 30 aprile 2020) della richiamata legge n. 27 del 2020, di conversione del d.l. n. 18 del 2020. Con quest'ultima si era infatti previsto, all'art. 83, comma 12-bis, che, nel periodo tra il 9 marzo e il 30 giugno 2020, tutte le udienze penali che non richiedevano la partecipazione di soggetti diversi dal pubblico ministero, dalle parti private e dai rispettivi difensori, dagli ausiliari del giudice, da ufficiali o agenti di polizia giudiziaria, da interpreti, consulenti o periti, potessero essere tenute mediante collegamento da remoto. A seguito delle modifiche apportate a tale previsione dalla disposizione censurata, entrata in vigore il giorno successivo a quello della entrata in vigore della legge n. 27 del 2020, lo svolgimento delle udienze penali è stato tuttavia disciplinato in modo «diametralmente oppost[o]». Con l'art. 3, comma 1, lettera d), del d.l. n. 28 del 2020, infatti, è stato previsto che per le udienze deputate alla discussione finale e all'esame di testimoni, parti, consulenti e periti, si restringesse l'ambito operativo delle udienze da remoto e delle relative camere di consiglio, perché la modalità in presenza era individuata «quale modalità di partecipazione maggiormente garantita» e quella da remoto, subordinata al consenso di tutte le parti, era ormai da intendere come modalità di svolgimento del tutto residuale (restando essa nella sostanza applicabile alle sole udienze cosiddette "filtro"). 2.1.-