[resaula]

tali effetti evidenziano un palese conflitto tra l'articolo 12 e l'articolo 1 dello stesso decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, in forza del quale le procedure disciplinate dal regolamento devono tenere conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali; la tabella delle specie ittiche, come proposta dal Ministero, è altresì fondata su criteri scientifici e storici discutibili; infatti l'attività capillare di immissione e ripopolamento con le specie ittiche, oggi messe al bando in quanto classificate "alloctone", in particolare la trota fario e il coregone, è praticata a livello nazionale fin dal 1888 con la fondazione della regia stazione di piscicoltura di Brescia e poi di quella di Roma del 1895, al fine di offrire una fonte diffusa e accessibile di proteine animali alle popolazioni montane e rurali. Tale pratica ha portato ad introdurre salmonidi persino in corsi d'acqua dove essi non erano mai stati presenti, dando vita a popolazioni "selvatiche" che nel tempo hanno generato vari livelli di introgressione tra popolazioni domestiche e selvatiche e numerose linee genetiche e fenotipiche di salmonidi; inoltre, già nel 1989 Barbat-Leterrier et al. hanno evidenziato un'introgressione tra ceppi domestici introdotti di trota fario e popolazioni native di salmonidi compresa tra lo 0 e il 40 per cento in campioni prelevati da alcuni fiumi del Mediterraneo occidentale. Gli approcci tassonomici più moderni superano, infatti, il concetto di specie e sottospecie per quanto concerne i salmonidi per focalizzare l'attenzione sul ruolo centrale delle singole popolazioni e delle entità evolutive che le caratterizzano. Questo ha suggerito l'utilizzo del termine unità evolutiva significativa (ESU), ovvero di una o più popolazioni parzialmente differenziate dal punto di vista genetico a seguito di una separazione evolutiva significativa, ma ancora non giunta alla differenziazione a livello di specie. D'altro canto, la trota fario è tuttora normativamente (grazie al suo inserimento in leggi e regolamenti) considerata autoctona in quasi tutte le acque italiane e la nota ministeriale non appare il più adeguato strumento per imporre alle Regioni l'adozione di provvedimenti correttivi; oggi, il 95 per cento delle popolazioni salmonicole presenti nelle acque interne nazionali è costituito da Salmo trutta (trota fario di ceppo atlantico), meno del 5 per cento delle popolazioni di "fario" è costituito da Salmo ghigii (trota fario di ceppo mediterraneo). Pertanto, considerate le caratteristiche geomorfologiche dei corsi d'acqua italiani, la loro estensione e la portata idrica, si ritiene verosimile supporre che le popolazioni di salmonidi alloctoni siano nella maggior parte dei casi ineradicabili, se non ricorrendo a metodi cruenti che causerebbero danni anche alla restante parte dell'ecosistema; la corretta gestione delle popolazioni di Salmo trutta potrebbe consentire la convivenza tra le esigenze di assicurare alle limitate e circoscritte popolazioni relitte di Salmo ghigii (o Salmo cetti ) il massimo della protezione necessaria a garantire la continuità dell'unità evolutiva significativa evitando di esporle alla pressione piscatoria di massa, che potrà continuare ad essere indirizzata verso spazi che presentano popolamenti già geneticamente alterati da molti decenni di interventi antropici, e comporterebbe sicuramente un maggiore contemperamento tra le esigenze di tutela ambientale e le ragioni di carattere economico, sociale e culturale che, al momento, non sembrano essere state adeguatamente considerate e tutelate pur trovando dimora nella medesima normativa; inoltre, la circolare del Ministero della transizione ecologica prot. n. 55247/2021 che riporta la tabella delle specie ittiche autoctone di interesse alieutico, come indicato dallo stesso proponente della presente mozione, costituisce "un utile strumento di riferimento nei processi decisionali", rispetto al quale non può pertanto attribuirsi alcun valore giuridico, non potendo una circolare o i relativi allegati apportare alcuna innovazione all'ordinamento giuridico positivo impegna il Governo a: 1) a sollecitare la revisione della tabella delle specie ittiche proposta dal Ministero, onde superare le incertezze causate dalla circolare n. 55247/2021, decretando la para-autoctonia delle specie coregone ( Coregonus lavaretus ) e trota fario ( Salmo trutta ), come già stabilito per le specie carpa ( Cyprinus carpio ) e persico reale ( Perca fluviatilis ), specie ittiche che non sono peraltro ricomprese nella lista delle specie aliene invasive di cui al regolamento (UE) n. 1143/2014; 2) a ridefinire i contenuti dell'allegato 3 del decreto direttoriale 2 aprile 2020 "Criteri per la reintroduzione e il ripopolamento delle specie autoctone di cui all'allegato D del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e per l'immissione di specie e di popolazioni non autoctone", al fine di rendere i criteri per l'ottenimento dell'autorizzazione più attuabili e per armonizzarli con le carte ittiche e i piani ittici definiti dalle Regioni, quali strumenti per la gestione delle patrimonio ittico e della pesca regionale. Interrogazioni Atto n. 3-02905 CUCCA Ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: la febbre catarrale degli ovini, più comunemente nota come "Blue tongue" o "epidemia della lingua blu", è una malattia infettiva non contagiosa dei ruminanti, trasmessa da insetti vettori ematofagi. Attualmente in Italia la malattia è presente, sin dal 2000, con diversi sierotipi, responsabili di diverse epidemie; da agosto 2021, la Sardegna è ancora una volta interessata dall'epidemia, con gravi conseguenze e ripercussioni sul comparto ovino e non solo. Difatti, l'epidemia è stata riscontrata anche in diversi ruminanti domestici e selvatici, compresi i bovini. Questi ultimi vengono considerati animali epidemiologicamente importanti in quanto, una volta infettati, manifestano una viremia di lunga durata, fino a 60 giorni, trasformandosi in potenziali serbatoi dell'infezione, alimentando la sopravvivenza del virus e, quindi, favorendo la circolazione vettoriale; la malattia si è diffusa assumendo un andamento epidemico di ampia portata e di carattere endemico. L'assenza di programmazione e applicazione della campagna vaccinale 2020-2021 ha avuto conseguenze negative sulle aziende locali; in applicazione della normativa europea, al fine di arginare il diffondersi dell'infezione, si è provveduto al controllo della movimentazione degli animali vivi, attraverso il controllo dei capi in partenza dalle zone di restrizione verso le zone indenni, solo se vaccinati o, in caso di vaccino non disponibile, sottoponendo gli stessi a test PCR (con un costo di 25 euro ciascuno, a carico delle aziende) da eseguire nei 7 giorni precedenti alla movimentazione; poiché i vaccini per i bovini non rientrano nei livelli essenziali di assistenza (LEA), i costi risultano a carico degli allevatori; considerato che: