[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 6-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A) aggiunto dall'art. 21, comma 4, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito, con modificazioni, in legge 4 agosto 2006, n. 248, come modificato dall'art. 1, comma 1307, legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007), promosso dalla Commissione tributaria provinciale di Milano nel procedimento vertente tra la ESM Impianti s.r.l. ed altri ed il T.A.R. per la Lombardia con ordinanza del 3 giugno 2008 iscritta al n. 266 del registro ordinanze 2009 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 24 marzo 2010 il Giudice relatore Luigi Mazzella.. Ritenuto che, con ordinanza del 3 giugno 2008, la Commissione tributaria provinciale di Milano ha sollevato, con riferimento agli artt. 3, 97 e 81, terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 6-bis, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - testo A), come modificato dall'art. 1, comma 1307, della legge 7 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007); che, riferisce la Commissione tributaria rimettente, la società E.S.M. Impianti S.r.l. aveva presentato domanda di partecipazione ad una gara di appalto indetta dal Comune di Milano per l'aggiudicazione di alcuni lavori ed era stata esclusa sul rilievo dell'avvenuta partecipazione alla stessa in collegamento con altra impresa, con conseguente perdita della cauzione provvisoria prestata per la partecipazione alla gara ed iscrizione del provvedimento dì esclusione nel casellario informatico tenuto dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici; che, dunque, la società esclusa aveva proposto ricorso al T.a.r. Lombardia, contestando tale provvedimento anche al fine di recuperare la cauzione e di vedersi cancellata l'iscrizione del provvedimento di esclusione dal casellario; che, in relazione a tale procedimento, il Segretario generale dello stesso T.a.r. ( Ufficio incaricato delle attività connesse alla riscossione del contributo unificato per i ricorsi presentati avanti il medesimo Tribunale - aveva emesso l'avviso di pagamento e contestuale irrogazione di sanzioni, nel quale veniva richiesto alla società ricorrente il pagamento del contributo unificato dovuto, nella misura di euro 2.000,00 ( ai sensi dell'art. 13, comma 6-bis, del d.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dall'art. 1, comma 1307, della legge n. 296 del 2006; che, avverso tale provvedimento, la E.S.M. Impianti aveva proposto ricorso alla Commissione tributaria rimettente, assumendo l'illegittimità del contributo unificato - come stabilito, per i ricorsi innanzi al giudice amministrativo in materia di affidamento di lavori, forniture e servizi pubblici nonché avverso atti delle Autorità amministrative indipendenti, nella misura fissa di euro 2.000,00 (a prescindere dall'effettivo valore della controversia) - per contrasto con gli artt. 3, 24, 97, 111, 113 e 117 della Costituzione, chiedendo, nel merito, l'annullamento dell'atto impugnato, previa sospensione del giudizio in corso e rimessione degli atti a questa Corte; che, in punto di rilevanza, la Commissione afferma che l'atto impugnato, in quanto manifestazione di una compiuta e ben definita pretesa di natura tributaria e di contenuto comunque concretamente ed immediatamente impositivo, rientrerebbe nella sfera di attribuzioni della giurisdizione tributaria, delineata nell'art. 2, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), anche se nominativamente non compreso nell'elencazione di cui all'art. 19 del medesimo decreto; e che, per quanto attiene alla legittimazione passiva, appare corretta l'instaurazione del giudizio de quo nei riguardi del T.a.r. Lombardia-Milano, trattandosi dell'Ufficio che ha emanato l'atto impugnato (art. 10 del d.lgs. n. 546 del 1992); che, nel merito, secondo la Commissione tributaria la norma denunciata, nella vigente formulazione, si porrebbe in contrasto, in primo luogo, con l'art. 81, terzo comma, della Costituzione, dato che la violazione del divieto di introdurre nuovi tributi con la legge di approvazione del bilancio, prevista nella citata disposizione costituzionale, sarebbe configurabile non solo nel caso in cui siano introdotti veri e propri «nuovi» tributi, ma anche nel caso in cui sia stabilito un inasprimento della prestazione impositiva, come nel caso della legge censurata; che, secondo la Commissione tributaria, sarebbero lesi altresì il principio di uguaglianza e di non irrazionale discriminazione fissato dall'art. 3 della Costituzione, e il principio di buon andamento della p.a. fissato dall'art. 97 della Costituzione; che, invero, secondo il rimettente, l'innalzamento della misura del contributo unificato a Euro 2.000,00 sarebbe stato previsto dalla legge finanziaria per l'anno 2007 soltanto per i ricorsi proposti innanzi ai T.A.R. ed al Consiglio di Stato (in sede di impugnazione delle decisioni di primo grado) concernenti le controversie in materia di affidamento di lavori, forniture e servizi, nonché i provvedimenti emessi da Autorità amministrative indipendenti; che, a parere del rimettente, non sarebbe dato rinvenire, nella normativa di riferimento, alcuna ragionevole giustificazione di un siffatto più gravoso trattamento tributario nelle materie in questione rispetto a quello (euro 1.000,00) stabilito per la generalità dei ricorsi previsti dall'art. 23-bis, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei Tribunali amministrativi regionali), richiamato nell'art. 13, comma 6-bis, del d.P.R. n. 115 del 2006: specie ove si tenga conto che tra le controversie in materia di affidamento di lavori, servizi e forniture, rientrerebbero anche vertenze di modesto contenuto economico;