[pronunce]

Del resto, si aggiunge, la Regione sarebbe intervenuta non già «per porre nel nulla un intervento disposto dal Commissario (quello per l'impianto di Regione Calabria)», ma unicamente per sospenderne gli effetti fino all'adozione del piano regionale dei rifiuti, al fine di razionalizzare gli interventi stessi dopo oltre otto anni di gestione straordinaria della crisi legata allo smaltimento dei rifiuti (si cita il d.P.C.M. 12 settembre 1997, con il quale è stato dichiarato lo stato di emergenza nella Regione Calabria, e le ulteriori proroghe attuate con successivi decreti sino al d.P.C.M. 23 dicembre 2004). La difesa regionale evidenzia, inoltre, come la competenza all'adozione del piano è regionale (art. 84 della legge della Regione Calabria 12 agosto 2002, n. 34, recante «Riordino delle funzioni amministrative regionali e locali») e che detto piano disciplina, tra l'altro, «la tipologia ed il complesso degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti urbani da realizzare nella Regione» (art. 22, comma 3, lettera b, del d.lgs. n. 22 del 1997), «per cui non è dubbio che l'adozione dello stesso assicura una più adeguata considerazione degli interessi coinvolti». 2.1. — Alla luce delle considerazioni che precedono la difesa regionale assume, innanzitutto, la inammissibilità, per genericità, della censura di violazione dei principi fondamentali di cui alla legge n. 225 del 1992, in quanto il ricorrente non avrebbe indicato quali sarebbero i principi violati, limitandosi «a rinviare genericamente ad alcuni articoli di legge». Nel merito, comunque, la questione sarebbe, nella prospettiva della Regione, non fondata, atteso che, come già rilevato, la citata legge n. 225 del 1992 (artt. 5, comma 2, e 12) assicurerebbe la partecipazione regionale nella gestione dell'emergenza. Quanto alla seconda censura si osserva come sarebbero del tutto inconferenti i richiami alle «direttive rifiuti» così come recepite dal d.lgs. n. 22 del 1997. In particolare, si afferma contestualmente, «è incomprensibile il riferimento all'art. 22, comma 8, del suddetto decreto» (relativo al potere sostitutivo statale per l'adozione dei provvedimenti necessari all'elaborazione del piano di gestione dei rifiuti), il quale, secondo la difesa regionale, non riguarderebbe le sospensioni disposte dalle norme impugnate. Infine, si assume che sarebbe «inappropriato il richiamo al principio di leale collaborazione dal momento che la norma impugnata non dispone la revoca dell'ordinanza del Commissario, né la priva di efficacia sine die, bensì si limita a disporne la sospensione fino all'adozione del nuovo piano di gestione dei rifiuti, di sua esclusiva competenza». 3.— Nell'imminenza dell'udienza pubblica la Regione Calabria ha depositato una memoria con la quale ha sottolineato, in particolare, che, pur non essendovi dubbi che «particolarmente estesa sia la competenza statale», nondimeno residuerebbero in materia «delle competenze regionali (…) in vista della scadenza dello stato di emergenza, al fine di assicurare il rientro nell'ordinario delle attività della fase emergenziale». La Regione sarebbe intervenuta, al fine di «razionalizzare gli interventi stessi dopo oltre otto anni di gestione straordinaria della crisi legata allo smaltimento dei rifiuti per favorire il ritorno alle normali condizioni di vita nelle aree colpite da eventi calamitosi» (si cita la sentenza n. 82 del 2006 di questa Corte). Le norme impugnate sarebbero, pertanto, state emanate in attuazione della competenza espressamente conferita alla Regione dall'art. 108, lettera a), n. 4, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), secondo cui spettano alle Regioni le funzioni relative all'«attuazione degli interventi necessari per favorire il ritorno alle normali condizioni di vita nelle aree colpite da eventi calamitosi». In particolare, le disposizioni censurate sarebbero «funzionali ad una complessiva riorganizzazione dell'emergenza rifiuti da realizzarsi con la prossima adozione del piano regionale dei rifiuti». «Negare un tale potere» – conclude la difesa regionale – «significherebbe non solo negare un'espressa competenza regionale (…), ma ancor di più precludere un'ordinata e razionale gestione ordinaria dei rifiuti, condannando così il territorio interessato ad una gestione perennemente straordinaria ed eccezionale legata alla contingenza dello stato di emergenza».1. — L'impugnativa proposta dal Presidente del Consiglio dei ministri investe gli artt. 14, comma 5, e 33, comma 2, della legge della Regione Calabria 17 agosto 2005, n. 13 (Provvedimento generale, recante norme di tipo ordinamentale e finanziario – collegato alla manovra di assestamento di bilancio per l'anno 2005 ai sensi dell'art. 3, comma 4, della legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8), per violazione degli artt. 117, primo comma, secondo comma, lettera s), terzo comma, e 120, secondo comma, della Costituzione. Le norme impugnate prevedono, rispettivamente, la sospensione della realizzazione del raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro (art. 14, comma 5), nonché la sospensione della realizzazione e dell'esercizio dell'impianto di smaltimento e stoccaggio di rifiuti solidi urbani sito in Reggio Calabria, frazione di Sambatello, località «Cartiera», di cui all'ordinanza del 29 luglio 2002, n. 1963 del Commissario delegato per l'emergenza ambientale nel territorio della Regione Calabria (art. 33, comma 2), in attesa – stabiliscono entrambe le disposizioni censurate – dell'approvazione del nuovo «piano regionale dei rifiuti». Con il medesimo ricorso introduttivo sono state proposte questioni di legittimità costituzionale di altre norme della stessa legge della Regione Calabria n. 13 del 2005, già oggetto di decisione da parte di questa Corte (sentenza n. 233 del 2006). 2. — Prima di analizzare il contenuto delle singole censure, appare opportuno premettere, ai fini di un inquadramento sistematico delle norme impugnate, che con la legge 24 febbraio 1992, n. 225 (Istituzione del servizio nazionale della protezione civile), il legislatore statale «ha rinunciato ad un modello centralizzato per una organizzazione diffusa a carattere policentrico» (sentenze n. 129 del 2006 e n. 327 del 2003). In tale prospettiva, le competenze e le relative responsabilità sono state ripartite tra i diversi livelli istituzionali di governo in relazione alle seguenti tipologie di eventi che possono venire in rilievo: eventi da fronteggiare mediante interventi attuabili dagli enti e dalle amministrazioni competenti in via ordinaria (art. 2, comma 1, lettera a); eventi che impongono l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria (art. 2, comma 1, lettera b)