[pronunce]

che la questione di legittimità costituzionale avrebbe quale premessa necessaria la soggezione delle cause di astensione al principio di tassatività, sicché, riguardando il controllo di legittimità costituzionale il tema dell'incompatibilità di cui all'art. 34, comma 2, cod. proc. pen. , l'accoglimento della questione comporterebbe l'inserimento nel codice di procedura penale della previsione dell'incompatibilità del giudice dell'udienza preliminare che abbia rinviato a giudizio alcuni imputati, trovandosi poi a dover emettere la sentenza di primo grado nei confronti degli altri imputati, iscritti nel medesimo procedimento, che abbiano chiesto il giudizio abbreviato; che soltanto annoverando tale condizione del giudice tra le cause di astensione il presidente della corte o del tribunale sarebbe obbligato a pronunciarsi con decreto favorevole; che la premessa sarebbe ancorata alla configurabilità del decreto che dispone il giudizio come provvedimento giudiziario che, al pari di una sentenza, rende il giudice che lo ha emesso incompatibile a giudicare i coimputati nelle forme del giudizio abbreviato; che, con riferimento alla più favorevole formula assolutoria "perché il fatto non sussiste", la difesa dell'imputato nel giudizio principale osserva inoltre che, qualora il giudice dell'udienza preliminare abbia ritenuto probabile l'esistenza dell'associazione mafiosa e dei delitti-fine al punto di considerare possibile sostenere l'accusa in giudizio, nel momento valutativo immediatamente successivo - la celebrazione del giudizio abbreviato nei confronti degli altri coimputati - lo stesso giudice non potrebbe rinnegare la fondatezza dell'accusa quanto alla sussistenza del fatto; che la pronuncia della sentenza da parte dello stesso giudice dell'udienza preliminare porterebbe all'eliminazione anticipata della formula assolutoria più favorevole, facendo soffrire all'imputato un'inspiegabile diseguaglianza in violazione dell'art. 3 Cost.; che anche l'Avvocatura Generale dello Stato ha depositato, in prossimità dell'udienza di discussione, una memoria illustrativa, insistendo nelle conclusioni di cui all'atto di intervento; che, sottolineati alcuni profili della normativa del codice di procedura penale sul giudice, l'Avvocatura dello Stato richiama l'orientamento della giurisprudenza costituzionale che ha esteso la previsione dell'incompatibilità del giudice che precedentemente abbia avuto modo di delibare la responsabilità dell'indagato/imputato alle «funzioni di giudice del dibattimento e di g.i.p./g.u.p.» chiamati a decidere sull'imputazione; che, osserva ancora l'Avvocatura dello Stato, tra la condizione, presunta pregiudicante, di avere emesso il decreto che dispone il giudizio nei confronti di alcuni coimputati e quella, presunta pregiudicata, di dover decidere il processo nei confronti di altri coimputati allo stato degli atti, non vi potrebbe essere alcuna situazione di incompatibilità; che, infatti, nonostante l'ampliamento dei poteri di iniziativa probatoria del giudice dell'udienza preliminare, la sua giurisdizione resterebbe prevalentemente una giurisdizione di garanzia, di controllo della fondatezza del materiale raccolto dal pubblico ministero durante le indagini preliminari: la funzione dell'udienza preliminare sarebbe sostanzialmente di filtro, al fine di evitare che vengano portati a giudizio processi inutili e di bloccare richieste di rinvio a giudizio azzardate; che, perciò, le decisioni adottabili dal giudice dell'udienza preliminare difficilmente potrebbero considerarsi idonee a determinare un pregiudizio in ordine al merito dell'imputazione in capo allo stesso giudice, come confermerebbe la revocabilità della sentenza di non luogo a procedere; che non sarebbe rilevante la considerazione secondo cui, emesso il decreto che dispone il giudizio e dovendo il medesimo giudice decidere all'esito del giudizio abbreviato, si priverebbero, nel rito speciale, gli imputati della formula assolutoria "perché il fatto non sussiste"; che astrattamente questa privazione non sussisterebbe in quanto l'esito del giudizio abbreviato dipenderebbe dalla reale consistenza del materiale raccolto nella fase delle indagini preliminari, mentre la formula terminativa dipenderebbe, in concreto, dalla valutazione probatoria compiuta dal giudice, una valutazione diversa e molto più approfondita del sommario «filtro delle imputazioni azzardate» attivato all'udienza preliminare; che, osserva ancora l'Avvocatura dello Stato, l'art. 36, comma 3, cod. proc. pen. non potrebbe considerarsi incostituzionale, in quanto il controllo da parte del capo dell'ufficio sulle ragioni dell'astensione sarebbe necessario alla luce della natura eccezionale dell'astensione rispetto alla regola che prevede il dovere di giudicare, sicché il potere di controllo del presidente del tribunale si manifesterebbe in un atto amministrativo autoritativo sottratto ad ogni mezzo di impugnazione, trattandosi di provvedimento meramente ordinatorio con effetti limitati nell'ambito dell'ufficio; che, infine, l'Avvocatura dello Stato richiama l'ordinanza n. 123 del 1999 della Corte costituzionale e osserva che dell'eventuale ingiustizia del trattamento subìto con il decreto presidenziale non ci si potrebbe dolere in sede di giudizio incidentale di costituzionalità. Considerato che il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Palermo ha sollevato: a) in riferimento agli articoli 3, 24, 25, 101 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 36, comma 1, lettera g), del codice di procedura penale, «nella lettura in combinato disposto con l'articolo 34» dello stesso codice, «nella parte in cui prevede che, nel caso in cui vi sia "incompatibilità del giudice determinata da atti compiuti nel procedimento", il giudice debba formalizzare richiesta di astensione in luogo dell'attivazione di automatismi di tipo tabellare preordinati dall'ufficio»; b) in riferimento agli articoli 3, 24, 25, 101 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'articolo 36, comma 3, cod. proc. pen. , «nella lettura in combinato disposto con l'articolo 34» dello stesso codice, «nella parte in cui prevede che, nel caso in cui vi sia "incompatibilità del giudice determinata da atti compiuti nel procedimento", il Presidente del Tribunale possa "decidere" discrezionalmente sull'astensione imponendo al giudice del rito abbreviato la prosecuzione del giudizio nel caso in cui lo stesso abbia definito l'udienza preliminare con il rinvio a giudizio di co-imputati per un reato associativo e/o plurisoggettivo»; c) in riferimento agli articoli 3, 24, 25 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'articolo 36 [recte 34], comma 2, cod. proc. pen.