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riguardo alla seconda motivazione, non si ha evidenza del sussistere di "confusioni" con i codici dei percorsi dedicati; sembra molto probabile invece che proprio l'adozione di codici numerici potrebbe generare confusione, atteso che i sanitari operanti nell'emergenza sono abituati da sempre ai codici colore, confusione che potrebbe essere addirittura accentuata dal fatto che la codifica del triage extraospedaliero continuerà a utilizzarli; ad avviso dell'interrogante, inoltre, il codice di triage deve essere funzionale all'identificazione delle priorità, immediatamente percepibile nel significato, universalmente riconosciuto, come tuttora avviene attraverso l'utilizzo del codice colore; preso atto che: la trasformazione dei codici comporterà necessariamente la modifica dei software dei punti di pronto soccorso, nonché dei software regionali e nazionali che raccolgono ed elaborano i dati provenienti dagli stessi; le nuove linee di indirizzo nazionale omettono la quantificazione della spesa non solo dei software di triage ma anche delle risorse che dovranno essere impiegate per la specifica formazione di migliaia di infermieri e per la pubblicizzazione dei nuovi codici alla popolazione (cartellonistica, media , eccetera), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga giustificata la trasformazione dei codici di triage senza avere la certezza oggettivamente riscontrabile di efficacia e se non ritenga che l'adozione di un codice numerico apporterebbe più problemi che soluzioni dal punto di vista operativo; se e in quali termini siano stati valutati incrementi di spesa per gli aggiornamenti informatici, per la specifica formazione degli operatori e per la pubblicizzazione dei nuovi codici alla popolazione. Atto n. 4-01933 DE FALCO DE PETRIS STEFANO D'ARIENZO LAFORGIA Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia Premesso che: diversi organi di stampa del 5 giugno 2019 e dei giorni immediatamente successivi hanno dato notizia del fatto che il Ministro dell'interno intendeva impugnare le sentenze del TAR della Toscana, relative alla "zona rossa" a Firenze, oltre a quelle dei Tribunali di Firenze e Bologna che hanno ordinato l'iscrizione anagrafica di alcuni richiedenti asilo; inoltre, a seguito di quanto sopra, lo stesso Ministro avrebbe manifestato l'intenzione di chiedere all'Avvocatura dello Stato di valutare se i magistrati che hanno emesso le citate sentenze avrebbero dovuto astenersi dal farlo per avere assunto posizioni in contrasto con le politiche del Governo, in materia di sicurezza, accoglienza e difesa dei confini, come si legge in una nota del Viminale; per questo il Ministro starebbe analizzando una serie d'interventi e di opinioni espresse dai giudici sopra ricordati, pubblicamente o attraverso riviste quali, ad esempio, la rivista "Diritto, immigrazione e cittadinanza" e convegni di associazioni, come "L'Associazione studi giuridici per l'immigrazione" che si occupano di immigrazione; i magistrati oggetto dell'iniziativa del Ministro sarebbero Luciana Breggia, magistrato del tribunale di Firenze, verso il quale il Ministro si era rivolto durante la campagna elettorale dicendo "si candidi per cambiare le leggi che non condivide", Rosaria Trizzino, giudice che presiede la sezione del TAR della Toscana, e Matilde Betti, presidente della prima sezione del tribunale civile di Bologna; al riguardo il ministro Salvini ha dichiarato ai media in un'intervista che con tale misura "non intendiamo controllare nessuno, né creare problemi alla magistratura", aggiungendo, però, che "ci chiediamo se alcune iniziative pubbliche siano compatibili con un'equa amministrazione della giustizia", non smentendo, quindi, la sua iniziativa nei confronti dei giudici, dei quali metteva in discussione l'imparzialità, non basandosi su valutazioni di ordine giuridico dei provvedimenti adottati dai giudici stessi, quanto da opinioni espresse in occasioni pubbliche; risulta agli interroganti che in questa opera di ricerca delle "colpe" di opinione dei magistrati si sarebbe risaliti addirittura sino al 2016; bisogna tenere soprattutto presente che il regolare e corretto svolgimento delle funzioni giudiziarie e il prestigio della magistratura investono il momento della concretizzazione dell'ordinamento attraverso la giurisdizione, vale a dire l'applicazione imparziale e indipendente della legge. Come ha affermato la Corte costituzionale, si tratta di beni affidati alle cure del Consiglio superiore della magistratura, che non riguardano soltanto l'ordine giudiziario, inteso come corporazione professionale, ma appartengono alla comunità e, come del resto la stessa indipendenza della magistratura, costituiscono presidio dei diritti dei cittadini; per queste ragioni lo stato giuridico dei magistrati è garantito dalla Costituzione, che sottrae i magistrati stessi da ogni dipendenza da organi del potere esecutivo, ed è la stessa Costituzione (articoli 105, 106, 107) che attribuisce esclusivamente al CSM la responsabilità di ogni eventuale provvedimento che direttamente o indirettamente possa riguardare i magistrati, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo fossero a conoscenza dell'iniziativa del Ministro dell'interno, prima che essa fosse resa nota dai media ; se condividano l'azione intrapresa dal Ministro, e se essa sia immediatamente riferibile all'azione del Governo, come potrebbero far ritenere alcune affermazioni del Ministro stesso e del Viminale; qualora, come auspicato, non condividano l'iniziativa del Ministro dell'interno, quali azioni di loro competenza intendano intraprendere per evitare qualsiasi atto che possa gettare discredito sull'attività giudiziaria, rischiando di far perdere serenità ai giudici con un'azione che, a parere degli interroganti, rischierebbe di manifestarsi come un pericoloso sistema di schedatura dei giudici in base alle loro opinioni. Atto n. 4-01934 NASTRI CIRIANI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: il ricorso amministrativo all'Autorità garante della concorrenza e del mercato e alla Commissione europea da parte della Confederazione nazionale degli artigiani (CNA) per evidenziare i gravissimi effetti derivanti dalle disposizioni contenute all'articolo 10 del decreto-legge n. 34 del 2019 (cosiddetto decreto crescita), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 59 del 2019, relativamente allo sconto in fattura previsto per il cosiddetto ecobonus e sismabonus (in considerazione del fatto che tali misure alterano la concorrenza e danneggiano le piccole e medie imprese del settore) conferma a giudizio degli interroganti l'evidente inadeguatezza di tale intervento legislativo, nonché l'estrema superficialità da parte del Governo nell'introdurre norme che rischiano di arrecare ulteriori danni economici e finanziari al comparto delle piccole e piccolissime imprese;