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Da domani, chi compirà reati quali ad esempio l'omicidio volontario aggravato, la strage o la violenza sessuale aggravata sarà necessariamente sottoposto al giudizio di una Corte composta anche da giudici popolari e non più quindi da un solo magistrato; e, se condannato, non accederà automaticamente ad odiosi sconti di pena, che troppe volte hanno offeso la dignità delle vittime, dei loro congiunti e del lavoro delle Forze dell'ordine e degli inquirenti. A chi sostiene che questa riforma finirà per allungare ulteriormente i tempi della giustizia penale, rispondo con i dati che ci sono stati trasmessi dal Ministero: nel corso del 2017, i procedimenti relativi alle fattispecie in esame sono stati 174, l'1 per cento del totale dei processi. A chi ritiene che per migliorare le performance dei nostri tribunali sia necessario mantenere un privilegio a favore di chi si è macchiato di delitti gravissimi rispondo usando buonsenso: se ci sono troppi processi, lo Stato non deve arrendersi; non può favorire i criminali, deve ribadire le proprie prerogative e investire in giustizia, che è esattamente quello che sta facendo questo Governo, a partire dalla prevista assunzione di 8.000 unità di personale amministrativo e di 600 nuovi magistrati. La riforma che votiamo oggi contribuisce a rendere la nostra giustizia più giusta e a rimettere al centro la dignità delle vittime senza sconti per i colpevoli, mantenendo tuttavia intatto e inalterato il sacrosanto diritto alla difesa secondo quanto previsto dalla nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FI-BP) . Signor Presidente, il disegno di legge che oggi quest'Assemblea esamina e che, con ogni probabilità, voterà, in realtà era già stato approvato nella scorsa legislatura alla Camera; poi, a causa della chiusura della legislatura, non è passato al Senato e quindi oggi viene, come si dice, riproposto. Il tema riguarda la possibilità di evitare il giudizio abbreviato per reati particolarmente gravi, che poco fa il relatore di maggioranza ha indicato e sono puniti con l'ergastolo, come devastazione, saccheggio, strage, omicidio aggravato o sequestro di persona aggravato. Il testo tuttavia introduce una filosofia che non è in perfetta sintonia con l'impianto del novellato codice di procedura penale, ispirato a principi accusatori e non inquisitori, che contempla nella sua esperienza più conosciuta, quella anglosassone, il cosiddetto processo veloce, ammesso in tutti i casi, e ciò che il legislatore che ha ipotizzato e individuato la riforma Vassalli prevedeva come una difficoltà per il nostro sistema giudiziario: affrontare allora, per un giudice che non conosceva le prove, in quanto si formano nel dibattimento, attraverso la collaborazione e la competizione tra accusa e difesa, la possibilità che vi fossero riti speciali deflattivi, quale quello abbreviato, a fronte di un abbattimento di pena per chi accetta di essere giudicato in base allo stato degli atti raccolti dal pubblico ministero. La finalità deflattiva verrebbe mortificata da questo disegno di legge, che viene a stravolgere quello che è stato un precedente intervento del legislatore. Mi riferisco alla cosiddetta legge Carotti che, recependo un intervento costituzionale del 1991, ha rimesso ordine e stabilito che, in caso di rito abbreviato, chi viene condannato all'ergastolo riceve una pena di anni trenta e chi è condannato all'ergastolo con isolamento diurno riceve la pena semplicemente dell'ergastolo. Credo che non vi sia chi non veda come una pena di trent'anni sia sufficiente. Qui il problema è evidentemente il seguente. Abbiamo avuto una Costituzione che è intervenuta dopo il cosiddetto codice Rocco, che aveva un impianto inquisitorio. La Costituzione, per visione dei Padri costituenti, ha protetto quel codice più del cosiddetto codice Vassalli, che ha un impianto accusatorio. Ricordo che lo stesso Vassalli, che è stato Presidente della Corte costituzionale, in taluni casi ha deciso o concorso alle decisioni che hanno modificato il codice che recava la sua firma. Quindi, siamo davanti a un legislatore che, per certi aspetti, è stato nel tempo schizofrenico rispetto a queste questioni. La domanda che dobbiamo porci è se vogliamo intervenire sempre nell'aspetto della cognizione o vogliamo intervenire sull'aspetto dell'esecuzione della pena. Sento spesso dire che non vi è certezza del diritto e della pena. Non è vero: la pena è certa, scritta nei codici e diventa definitiva quando il giudice pronuncia la sentenza. Il problema è l'esecuzione della pena. Abbiamo un codice che commina pene assolutamente elevatissime, l'irrogazione della pena non è poi dello stesso tenore e portata e l'esecuzione è talvolta prettamente platonica, cioè non c'è e non esiste. Il furto aggravato e ripetuto in tre casi o in tre abitazioni può portare a una pena fino a trent'anni e il giudice, magari, condanna a una pena di un anno e otto mesi, con il beneficio della sospensione condizionale: non vi è, così, l'esecuzione della pena. Questa è la contraddizione tra un codice che prevede astrattamente pene molto severe e come alla pena viene poi data esecuzione, come è stato detto da qualcuno in sede di audizione. Peraltro, su questo provvedimento il Gruppo Forza Italia ha chiesto di poter svolgere delle audizioni che non sono state consentite, in quanto è stato detto che sappiamo già tutto. Credo che non sappiamo tutto, né abbastanza, perché se sapessimo tutto dovremmo attentamente riflettere sugli effetti che questo provvedimento potrebbe produrre. Penso a quanto riferito dall'Associazione nazionale magistrati, ossia al rischio di prescrizione per molti processi in corso alla data di entrata in vigore di questa norma. Stiamo parlando di processi complicati e con diversi imputati, contro la criminalità organizzata. Fondamentalmente questo disegno di legge, seppure ispirato ad una logica comprensibile, in fin dei conti è figlio della cultura che governa questo Paese in questo momento, una cultura di stampo prettamente giustizialista che una parte di chi governa trova una concezione salvifica, quasi palingenetica: la lotta alla corruzione come male assoluto d'Italia, per cui si fa una legge qual è la legge cosiddetta spazzacorrotti, introducendo norme sulla prescrizione che peseranno su tutti i cittadini indistintamente, violando principi fondamentali e diritti. Poi c'è un'altra parte della stessa maggioranza, che risponde a logiche squisitamente securitarie e in cui il diritto penale viene talvolta utilizzato in chiave, appunto, di risarcimento e di sicurezza. Questo non è ciò che noi pensiamo debba essere il diritto penale e non è ciò che noi pensiamo dovrebbe produrre quest'Assemblea. Siamo stati fieri oppositori della legge spazzacorrotti, soprattutto perché essa ha introdotto una norma come quella sulla prescrizione, di fatto cancellando tale istituto per tutti i cittadini, perché avete impedito che la prescrizione riprenda il suo corso.