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È di altrettanta importanza rispetto all'esigenza di salvaguardare la migliore tutela della salute pubblica, singola e collettiva, l'assicurazione, per via normativa, che l'accesso al mondo delle professioni legate all'attività motoria e sportiva sia fondato sul possesso di competenze e requisiti certificati e comprovati, altro obiettivo primario della presente proposta. Il decreto legislativo 8 maggio 1998, n. 178, a norma dell'articolo 17, comma 115, della legge 15 maggio 1997, n. 127, ha disciplinato la trasformazione degli ISEF (Istituti superiori di educazione fisica) e l'istituzione dei corsi di laurea e di diploma in scienze motorie. Il corso di laurea in Scienze motorie permette l'acquisizione di specifiche conoscenze relative ai principali àmbiti dell'educazione motoria e sportiva, comprendendo, quindi insegnamenti e attività inerenti all'area delle discipline motorie e sportive nonché agli insegnamenti relativi all'area biomedica, giuridico-economica, psico-pedagogica-sociale. Tra gli esempi che si possono citare, l'Università degli Studi di Roma «Foro Italico», in sede di presentazione della laurea in scienze motorie e sportive -- 1st Level Degree in Sport Sciences (Classe L22), specifica che il corso (triennale) «è stato progettato per consentire ai laureati di conoscere e promuovere in autonomia i programmi di allenamento e di attività motoria individuali e di gruppo, nei diversi contesti sociali e secondo i diversi obiettivi graduando adeguatamente i programmi e i carichi di lavoro in funzione del genere, dell'età, della condizione fisica e delle altre specifiche caratteristiche dell'utenza». In poche parole, l'obiettivo dei corsi di laurea in scienze motorie, soprattutto all'esito di percorsi di studi quinquennali, è quello creare i professionisti del settore, in possesso di un adeguato bagaglio di conoscenze metodologiche, scientifiche, teoriche e pratiche adeguate. Prescindendo da sbocchi professionali maggiormente rivolti al lato manageriale o a quelli relativi ai percorsi scolastici, che non si intende prendere in considerazione in questa sede (se non, parzialmente, in merito ai primi), occorre sottolineare come molti tra questi professionisti possano essere impiegati come allenatori e tecnici sportivi o istruttori di discipline sportive motorie. Tuttavia, per le ragioni sopra richiamate, tale sbocco professionale rischia di essere inficiato in mancanza di una normativa relativa alla certificazione delle competenze conseguite. Se da un lato la Costituzione italiana non tutela espressamente la promozione dell'attività motoria e sportiva in una norma di rango costituzionale, è indubbio come una previsione del genere possa desumersi dallo spirito del Titolo II, nella parte della nostra Carta fondamentale che tratta dei rapporti etico-sociali. Né, d'altra patte, il testo costituzionale omette alcun riferimento al mondo dello sport, prevedendo che l'ordinamento sportivo spetti alla legislazione concorrente tra Stato e regioni e, quindi, la possibilità che il legislatore nazionale inquadri i princìpi generali della materia entro i quali possa muoversi il legislatore regionale, secondo il riparto delle competenze compiuto dalla riforma del Titolo V (legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3). Peraltro, con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, avvenuta nel dicembre 2009, l’Unione europea ha acquisito per la prima volta una competenza specifica nel settore dello sport. L'articolo 165 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) contiene, infatti, aspetti dettagliati sulla politica europea dello sport, stabilendo che l'Unione europea, tra l'altro, contribuisce alla promozione dell'integrità fisica e morale degli atleti, in particolare dei più giovani. Oltre ad una mera inopportunità legata alla constatazione di fatto che l'accesso all'insegnamento delle attività motorie e sportive possa essere eccessivamente «libero» per quanto riguarda alcune discipline (in sintesi, perché l'insegnante di danza non deve avere i medesimi requisiti del maestro di sci o dell'insegnante di nuoto?), si potrebbe constatare una grave mancanza nell'ordinamento nazionale che, in assenza di un intervento normativo avente come oggetto l'istituzione e la disciplina delle professioni nel settore delle attività motorie e sportive, rischierebbe di permanere in posizione «non allineata» rispetto ai princìpi esposti in sede europea e in sede nazionale, causando tale evenienza una serie di ricadute negative, che minano nel profondo gli obiettivi legati alla trasposizione fattuale dei suddetti princìpi. Sviluppare per intero il «sistema sport» nel nostro Paese, difatti, passa anche dall'ineludibile esigenza di strutturare all'interno di un quadro normativo stabile il momento della certificazione delle competenze scientifiche necessarie per permettere il migliore esercizio delle attività motorie e sportive, con l'ulteriore conseguenza che tale procedimento sarebbe funzionale a scoraggiare al massimo grado il lavoro sommerso, piaga che affligge senza dubbio il settore dello sport. Il presente disegno di legge si compone di due articoli. L'articolo 1 stabilisce le finalità della proposta, tra cui garantire adeguate condizioni di salute e di benessere del cittadino nell'espletamento delle attività motorie e valorizzare le competenze professionali dei laureati in scienze motorie, nel rispetto del riparto di competenze tra Stato e regioni e ferme restando competenze e attribuzioni degli operatori sanitari. L'articolo 2 contiene una delega al Governo, di concerto con il CONI, per l'emanazione di apposite linee guida finalizzate alla regolamentazione dell'esercizio delle professioni legate alle attività motorie e sportive, prevedendo: a) l'obbligatorietà della presenza di figure professionali abilitate ai fini dell'insegnamento o, in alternativa, di soggetti che abbiano maturato una comprovata esperienza professionale nell'ambito delle diverse discipline; b) la definizione delle modalità di assunzione di tali figure; c) la previsione di sanzioni per chi non ottemperi a tali obblighi; d) l'istituzione di una apposita commissione per l'insegnamento delle attività motorie e sportive volta ad aggiornare, almeno ogni tre anni, le linee guida. L'idea delle linee guida è strettamente legata all'esigenza di definire, per ogni attività motoria e sportiva, i requisiti necessari validi ai fini dell'insegnamento, e tale sede è stata ritenuta quella maggiormente adatta per scegliere la direzione che l'ordinamento del nostro Paese intende intraprendere in materia di professioni all'interno del mondo sportivo. Ovvero se, per alcune professioni, conviene seguire l'esempio tracciato dal legislatore nel solco della legge 8 marzo 1991, n. 81, che reca disposizioni specifiche per la professione di maestro di sci; oppure se si decide, nell'ottica liberalizzante degli ultimi anni, di prevedere una normativa meno stringente, sulla quale imperniare in ogni caso – e tenuto conto delle grandi differenze che qualificano l'accesso alle professioni nelle diverse discipline motori e sportive – il suddetto processo di certificazione.