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la proporzionalità dei controlli con eliminazione di quelli non necessari, tenuto conto del rischio inerente all'attività controllata, alle dimensioni aziendali nonché agli interessi pubblici coinvolti; l’estensione dei casi in cui l'attività di autocontrollo dell'impresa è efficace ai fini dell'esclusione di adempimenti; la collaborazione con i soggetti controllati, al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità, prevedendone una classificazione in «non conformità sanabili», «non conformità soggette a diffida» e «non conformità soggette a sanzione»; l'inserimento del principio dell'analisi dei rischi, con intensificazione delle verifiche in caso di non conformità ripetute; un sistema di certificazione e controllo dei lotti di produzione differenziato per categorie, basato sulla tracciabilità delle partite di vino, anche mediante utilizzo di contrassegni; l’estensione delle attività di controllo alle fasi di distribuzione e immissione al consumo e di somministrazione per la repressione delle frodi e delle contraffazioni a tutela dei produttori e dei consumatori, coordinando l'attività di vigilanza svolta dai consorzi di tutela. 18 Per quanto di competenza della pubblica amministrazione per lo svolgimento delle attività previste dal presente articolo si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. 45 (Autorità nazionali competenti nel settore vitivinicolo) 1 Fatte salve eventuali altre disposizioni della presente legge relative alla designazione delle competenti autorità nazionali, l'amministrazione competente designa una o più autorità incaricate di controllare l'osservanza delle vigenti norme dell'Unione europea nel settore vitivinicolo, ai sensi dell'articolo 146 del citato regolamento (UE) n. 1308/2013. L'amministrazione competente designa, in particolare, i laboratori autorizzati a eseguire analisi ufficiali nel settore vitivinicolo. I laboratori designati soddisfano i requisiti generali per il funzionamento dei laboratori di prova contenuti nella norma ISO/IEC 17025. 2 L'amministrazione competente comunica alla Commissione europea il nome e l'indirizzo delle autorità e dei laboratori di cui al comma 1. VIII PRODUZIONE ACETI 46 (Denominazione degli aceti) 1 La denominazione di «aceto di (...)», seguita dall'indicazione della materia prima da cui deriva, è riservata al prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione acetica di liquidi alcolici o zuccherini di origine agricola, che presenta al momento dell'immissione al consumo umano diretto o indiretto un'acidità totale, espressa in acido acetico, compresa tra 5 e 12 grammi per 100 millilitri, una quantità di alcol etilico non superiore a 0,5 per cento in volume, che ha le caratteristiche o che contiene qualsiasi altra sostanza o elemento in quantità non superiore ai limiti riconosciuti normali e non pregiudizievoli per la salute, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Per materia prima si intende il prodotto agricolo primario ovvero, in alternativa, il suo derivato alcolico o zuccherino ottenuto mediante il normale processo di trasformazione. Per gli aceti destinati a utilizzi diversi da quelli di cui al comma 1, il limite massimo dell'acidità totale, espressa in acido acetico, è elevato fino a 20 grammi per 100 millilitri. 2 Con successivi decreti del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, può essere modificata e integrata l'individuazione delle caratteristiche, delle sostanze e degli elementi, nonché dei limiti di cui al comma 1. 3 In deroga al comma 1, l'aceto di vino è il prodotto definito dalla vigente normativa dell'Unione europea contenente una quantità di alcol etilico non superiore a 1,5 per cento in volume. Per gli aceti di vino preparati con metodo artigianale, a lunga maturazione, il limite dell'1,5 per cento in volume è elevato a 4 per cento in volume. 4 I liquidi alcolici o zuccherini di cui al comma 1 devono provenire da materie prime idonee al consumo umano diretto. 5 I vini destinati all'acetificazione devono avere un contenuto in acido acetico non superiore a 8 grammi per litro. 47 (Acetifici e depositi di aceto) 1 Gli acetifici con produzione annua superiore a 20 ettolitri, e i depositi di aceto allo stato sfuso sono soggetti a comunicazione relativa ai recipienti secondo le modalità previste dall'articolo 11, comma 2. 2 Negli acetifici e nei depositi di aceto sono consentiti la detenzione, la produzione e l'imbottigliamento: a di aceti provenienti da qualsiasi materia prima di origine agricola idonea al consumo alimentare; b di prodotti alimentari idonei al consumo umano diretto nei quali l'aceto è presente come ingrediente; c di prodotti alimentari conservati in aceto. 48 (Produzione e divieti) 1 È vietato produrre, detenere, trasportare e porre in commercio aceti: a che, all'esame organolettico, chimico o microscopico, risultano alterati per malattia o comunque avariati o difettosi per odori o per sapori anormali in misura tale da essere inidonei al consumo umano diretto o indiretto; b che contengono aggiunte di alcol etilico, di acido acetico sintetico, o liquidi acetici comunque derivanti da procedimenti di distillazione di sostanze coloranti o di acidi minerali; c ottenuti a partire da diverse materie prime miscelate tra loro o dal taglio di aceti provenienti da materie prime diverse. 2 Il divieto di cui al comma 1, lettera b) , non si applica agli aceti provenienti da alcol etilico denaturato ai sensi dell'articolo 6 del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 9 luglio 1996, n. 524, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 237 del 9 ottobre 1996, limitatamente alla presenza di acido acetico glaciale aggiunto e unicamente fino al valore previsto per lo stesso per la denaturazione. 3 Negli stabilimenti di produzione di aceti e nei locali annessi o intercomunicanti anche attraverso cortili, a qualunque uso destinati, è vietato detenere: a acido acetico, nonché ogni altra sostanza atta a sofisticare gli aceti; b prodotti vitivinicoli alterati per agrodolce o per girato o per fermentazione putrida. 4 Il divieto di cui al comma 3, lettera a) , si estende ai locali in cui si preparano o detengono prodotti alimentari e conserve alimentari all'aceto. 5 È vietata in ogni caso la distillazione dell'aceto. 6 È vietato trasportare, detenere per la vendita, mettere in commercio o comunque utilizzare per uso alimentare diretto o indiretto alcol etilico sintetico, nonché prodotti contenenti acido acetico non derivante da fermentazione acetica. 7 ln deroga al divieto previsto dal comma 4, sono consentiti la detenzione dell'acido acetico nei panifici e negli stabilimenti dolciari, nonché l'uso dello stesso nella preparazione degli impasti per la panificazione e per la pasticceria, a condizione che in tali panifici o stabilimenti o nei locali con essi comunque comunicanti, anche attraverso cortili, non si detengano aceto o prodotti contenenti aceto e non si effettuino altre lavorazioni in cui l'acido acetico possa in tutto o in parte sostituirsi all'aceto.