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quando l'articolo 8- bis introduce il crimine di aggressione, per cui si dice che viene perseguita la persona che ha una posizione tale da esercitare un effettivo controllo politico o militare, e questa è una limitazione vincolante per far sì che venga attuato il procedimento davanti alla Corte penale internazionale, si sta dando a questo organo un potere molto grande ed estremamente delicato. E purtroppo abbiamo visto troppo spesso come queste istituzioni a volte non siano lineari in determinate decisioni. Noi siamo assolutamente d'accordo sull'opportunità di fornire le regole particolarmente stringenti per far sì che i colpevoli vengano colpiti, ma vedo anche che l'Assemblea non si rende conto di quanto stiamo facendo e dell'importanza delle norme che ci accingiamo a votare. Queste misure, peraltro, hanno ricevuto alcune critiche non dalla parte politica cui appartengo, ma da parte di studiosi e di accademici di tutte le Nazioni, che hanno in primo luogo sminuito il fatto che l'applicazione concreta sarà estremamente limitata, perché queste limitazioni vincolanti renderanno praticamente impossibile l'applicazione di questa norma nel concreto. C'è poi un'altra norma, all'articolo 15- bis , che forse non è stata sottolineata abbastanza. Dovremmo sottolineare che questa norma è applicabile solo agli Stati membri che hanno materialmente ratificato gli emendamenti. Va bene, perché fino ad oggi sono una trentina quelli che le hanno ratificate, ma poi c'è una clausola, la cosiddetta clausola di output , in cui si dice che se uno Stato ratificante ritiene di doversi dissociare, questo non può essere fatto oggetto di un provvedimento all'interno della Corte penale internazionale. Ebbene, credo non dovremmo utilizzare lo strumento delle ratifiche, come purtroppo usualmente facciamo in queste Aule, votandole per così dire a scatola chiusa, senza andare nello specifico e senza capirne gli effetti anche dal punto di vista giuridico (perché qui stiamo parlando di una Corte penale) e senza capirne i veri effetti sui singoli Stati nel mondo che in futuro potrebbero essere colpiti da situazioni veramente difficili. Credo invece che potremmo dare davvero maggiore forza alle istituzioni internazionali se però anche noi oggi, nelle nostre sedi, prestassimo maggiore attenzione alle norme che andiamo ad approvare. Infatti se l'applicazione è corretta, portiamo avanti veramente i principi del diritto internazionale. Ribadisco che il nostro Gruppo vuole assolutamente essere protagonista e non è, come mi è stato riferito che qualcuno abbia detto, a favore dei genocidi, perché sono frasi che sono state pronunciate in queste Aule e in questi corridoi e che respingo assolutamente. Credo però che prima di ratificare a scatola chiusa degli emendamenti di questo tipo, l'Assemblea avrebbe dovuto fare una riflessione politica più approfondita e capire perché si è dovuti passare attraverso un'iniziativa parlamentare e non invece da un'iniziativa governativa, che avrebbe potuto prevedere la possibilità magari di andare a discutere più approfonditamente di questi emendamenti e soprattutto, andare a capire quale fosse la loro vera attuazione. Solo per questi motivi, esclusivamente giuridici, il nostro Gruppo non aderirà a questa ratifica. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, questa ratifica introduce degli importanti emendamenti allo Statuto della Corte penale internazionale, in particolare su un punto. La Corte penale internazionale ha competenza su quattro tipi di crimine: i crimini di genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e i crimini di aggressione e mentre dei primi tre c'era già precedentemente una individuazione chiara che descriveva il tipo di crimine e di comportamento che si va a perseguire, nel caso del crimine di aggressione questa non c'era. Gli emendamenti introducono una precisa definizione di questo crimine e ciò dal punto di vista giuridico è indubbiamente un progresso perché, non solo una norma intanto deve essere approvata prima della sua applicazione, ma deve essere poi chiaramente definita. Se infatti si parla vagamente solo di «aggressione», senza specificare null'altro, la norma si presta alle più svariate strumentalizzazioni. Ho ascoltato con attenzione l'intervento del senatore Emanuele Pellegrini, che ha denunciato comunque alcune carenze anche dopo l'introduzione degli emendamenti alla norma. È vero, però, che in ogni caso noi riteniamo sia da preferire una definizione, forse anche non completamente soddisfacente, e delle norme che non garantiscono sempre l'applicazione di questi provvedimenti, piuttosto che una norma talmente vaga che si presta, quella sì, a qualunque tipo di strumentalizzazione e di politicizzazione di un'azione che dovrebbe essere volta all'applicazione oggettiva e imparziale del diritto. Inoltre, viste alcune prese di posizione di certi organismi internazionali, credo che non sia neanche così negativo che vi sia una restrizione del campo di attività della Corte penale internazionale. Se, per un verso, questo certamente può dar luogo a qualche caso in cui si dovrebbero perseguire certi crimini e colpire certe persone responsabili di questi crimini, dall'altro, evita che l'intera azione della Corte penale internazionale venga a cozzare con le oggettive difficoltà di applicazione. Ci sono infatti alcuni Stati molto importanti nel mondo che non accetterebbero in ogni caso una norma che comporti la messa in stato d'accusa davanti a una Corte penale internazionale dei propri soldati o dei propri decisori politici. Grazie a questi emendamenti le norme sono applicabili, perché intanto vengono accettate dagli Stati più importanti del mondo, e vengono anche circoscritte, rendendo un buon servizio al diritto, nonché al compito che la stessa Corte penale internazionale ha. Il Gruppo Forza Italia voterà pertanto a favore del provvedimento di ratifica al nostro esame. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . AIROLA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, colleghi, quella che stiamo esaminando è una ratifica non comune, molto importante: la ritengo in verità fondamentale, anche se è un piccolo passo. Oggi colmiamo una grave lacuna riguardante il diritto internazionale e la pace nel mondo, un mondo che - come vediamo - oggi è sull'orlo del baratro. La ratifica che andiamo ad approvare è volta a rendere più efficace il ruolo della Corte penale internazionale dell'Aja, nata proprio qui a Roma ventidue anni fa, come avete sentito, introducendo quattro emendamenti allo Statuto della Corte che sono stati approvati a Kampala, in Uganda, nel 2010. Viene finalmente definito e così di fatto introdotto un quarto e nuovo fondamentale crimine posto sotto la giurisdizione della Corte penale internazionale, oltre ai crimini di guerra, ai crimini contro l'umanità e genocidio: è il crimine di aggressione. Si stabilisce che la Corte possa agire nei confronti di leader politici e militari responsabili dei fatti, anche se appartenenti a Paesi che non hanno ratificato gli emendamenti di Kampala, a condizione di un deferimento da parte del Consiglio di sicurezza dell'ONU.