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Ad esempio, pensiamo a un settore fortemente penalizzato dalla crisi e che rappresenta un importante componente del nostro PIL, ovvero il turismo. Non dobbiamo dimenticare che questo costituisce in maniera diretta il 6 per cento del PIL, ma arriva al 13 per cento, quindi più del doppio, grazie a tutto l'indotto a esso collegato. Togliere un tassello del nostro tessuto produttivo rischia di far crollare gran parte del sistema. In questo momento storico gli equilibri sono molto precari. Alla crisi dettata dalla pandemia e alle conseguenti chiusure si aggiunge ora la mancanza delle materie prime e l'aumento incontrollato dei costi delle stesse, che stanno creando maggiori difficoltà alle imprese, ma anche ai sindaci. Pensiamo alle opere pubbliche, in particolare penso all'edilizia scolastica: è per questo che abbiamo presentato un ordine del giorno ad hoc . Pensiamo al settore dell' automotive : sta impattando ora sui ricavi e sui volumi l'interruzione della produzione proprio a causa della mancanza di chip e di materie prime. Questo, tra l'altro, è uno di quei settori a cui la Commissione europea chiede una riconversione per eliminare le emissioni di CO 2 entro il 2035. Quindi, bene lo stanziamento di 350 milioni a sostegno del settore, con 15 milioni di risorse dedicate all'acquisto dei veicoli elettrici, quindi un prolungamento dell'ecobonus. Siamo in una fase cruciale, in cui si deve andare oltre le misure emergenziali, per garantire stabilità a tutti i settori in previsione anche della transizione. Una transizione che deve avere tempi adeguati e garantire contemporaneamente sostenibilità economica e sociale, e questo Governo ha dato prova di saper rispondere, senza rincorrere solo il virus, alle esigenze del Paese. (Applausi) . Sono mesi che Forza Italia sostiene la necessità di una maggiore flessibilità nel mondo del lavoro; finalmente, con il decreto sostegni- bis si è messo in discussione in maniera strutturale il decreto-legge dignità, aprendo ai contratti a tempo determinato, almeno fino alla conclusione del 2022, benché attraverso la contrattazione collettiva. Servono, infatti, maggiori opportunità, che sono date anche attraverso la flessibilità e soprattutto potenziando e riorganizzando la formazione. Il processo di cambiamento lo richiede , e in questo senso il Piano nazionale di ripresa e resilienza diventa uno strumento di primaria importanza. L'occupazione va garantita attraverso la formazione, il sostegno al sistema impresa, gli investimenti, regole certe, le riforme. Il blocco dei licenziamenti è stato utile per garantire la coesione del sistema sociale nei momenti più cruciali di questa pandemia. Tenere, però, la linea esclusivamente in questa direzione non avrebbe che incancrenito il problema. Le aziende che irresponsabilmente hanno licenziato circa 570 lavoratori senza se e senza ma, senza nemmeno consentire di usufruire degli ammortizzatori sociali e di concordare un tavolo con i rappresentanti delle istituzioni e delle parti sociali, non incarnano i valori etici e morali della stragrande maggioranza dei nostri imprenditori. Bisogna intervenire, non c'è più tempo da perdere, per evitare le delocalizzazioni di massa che, ricordo, avrebbero dovuto essere fermate sempre con il cosiddetto decreto dignità. Tra gli obiettivi originari del decreto citato uno era quello di abolire il precariato, l'altro di penalizzare le aziende che avessero delocalizzato. Ricordo invece che, pur a fronte di un aumento dei contratti a tempo indeterminato nel 2019 rispetto al 2018, l'Osservatorio sul precariato dell'INPS ha rilevato una diminuzione dei posti di lavoro: 876.000 nel 2018, 842.000 nel 2019. È quindi evidente che pur a fronte di una diminuzione del precariato, è aumentata la disoccupazione. Non è trattenendo le imprese all'interno dei confini nazionali con gravosi meccanismi sanzionatori che si mantengono i posti di lavoro o se ne producono di nuovi. L'abbiamo purtroppo visto e l'avevamo previsto. I tavoli di crisi sono fermi al 2018. Troppo e male ci si è impegnati per il reddito di cittadinanza e troppo poco per le imprese. (Applausi) . L'economista Keynes affermava che «se l'impresa è sveglia, la ricchezza si accumula, non importa quel che faccia il risparmio; se l'impresa dorme, la ricchezza decade, qual che sia la sorte del risparmio». Ora si apre uno scenario in cui si deve avere il coraggio di cambiare, di modificare quello che non va bene, di abbandonare le proprie di ideologie e di remare tutti insieme verso il 2026, il 2027, il 2035 e il 2050. La transizione energetica avrà sicuramente bisogno di più tempo per concludere il processo rispetto a quanto previsto dall'Unione europea. Queste date segnano però obiettivi di grande respiro per il nostro Paese per stare al passo e non solo perché lo richiede l'Europa, ma perché ce lo chiede il nostro sistema Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta ci ritroviamo purtroppo a dover contestare il modus operandi del Governo, che non si distacca dai precedenti Governi. Il metodo è infatti sempre lo stesso: andare avanti a colpi di fiducia. A noi di Fratelli d'Italia questo metodo non potrà mai andar bene; fatevene una ragione. Ormai non siamo più in un bicameralismo perfetto, lo chiamerei un monocameralismo a fasi alterne; una volta fate discutere i provvedimenti alla Camera, un'altra volta li fate discutere al Senato. Insomma, anche nelle Istituzioni si fanno i turni, a causa purtroppo del protagonismo del Governo, che si dimentica - e mi chiedo se abbiano dimenticato anche i colleghi del MoVimento 5 Stelle, che per me erano quelli degli streaming , della trasparenza, quelli che volevano aprire questo Parlamento come una scatoletta di tonno - che nel Parlamento siedono i rappresentanti degli italiani. Il problema è che voi mettete la fiducia perché avete una maggioranza unita solo da due questioni: la voglia di poltrone e di potere, perché su tutto il resto è divisa. Lo vediamo anche nel decreto-legge sostegni bis , dove sono stati oltre 4.000 gli emendamenti, la maggior parte dei quali presentati dalla maggioranza. Mi verrebbe da dirvi allora di farvi una domanda e darvi delle risposte. Noi oggi non dobbiamo far altro che prendere atto perché il decreto-legge sostegni- bis ci arriva dalla Camera blindato e non possiamo proporre alcuna modifica. Ricordo che il provvedimento è come una manovra finanziaria colleghi perché ha un valore di 40 miliardi di soldi degli italiani e quindi per noi è assolutamente ingiusto che non ci sia un dibattito. Si tratta infatti di 40 miliardi di debiti che peseranno e graveranno sui nostri figli. Ormai questo atteggiamento continua a ripetersi da molto tempo. Io però lo faccio un appello alla presidente del Senato; credo infatti che la presidente del Senato dovrebbe attivarsi perché sia ripristinata la piena agibilità democratica. Non mi sembra che siamo in queste condizioni.