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Introduzione dell'articolo 21- bis della Costituzione, in materia di riconoscimento del diritto di accesso alla rete internet. Onorevoli Senatori . – Lo sviluppo digitale che si è verificato nel corso degli ultimi decenni ha stravolto il modo di fare economia ed ha avuto un forte impatto nelle abitudini quotidiane di tutti noi. Una simile evoluzione sociale e tecnologica ha infatti imposto al legislatore di dare risposta a nuove istanze di tutela della persona e di procedere al riconoscimento dei cosiddetti « nuovi diritti », quali, ad esempio, quelli derivanti dal cresciuto ruolo della rete internet . Internet , in altri termini, non è più soltanto una rete di collegamenti informatici che permette la connessione e la comunicazione tra loro di reti locali di computer e banche dati, rendendone disponibili agli utenti le informazioni nella forma di immagini, filmati o musica. Internet infatti, avendo ampliato la gamma delle fonti di notizie a disposizione dei singoli, che possono ora attingere, in tempo reale, ad un flusso di informazioni proveniente da diverse parti del mondo, rappresenta una straordinaria opportunità per rafforzare la cittadinanza attiva e favorire l'inclusione sociale, a prescindere dalla distanza fisica tra gli interlocutori, ma è anche uno strumento per promuovere la cittadinanza digitale, attraverso la partecipazione alla vita politica o alle scelte collettive, l'ampliamento dei mezzi a disposizione del cittadino per l'esercizio di alcuni suoi diritti, come la partecipazione, l'informazione o l'interazione, e dei suoi doveri. In particolare, il diritto di accesso ad internet dev'essere inserito in Costituzione per rendere ancor più effettivo il principio di uguaglianza sostanziale e il pieno sviluppo della persona umana. L'orizzonte giuridico di internet , del resto, è diventato ancor più importante nel corso dell'emergenza epidemiologica da Covid-19, tanto da diventare lo strumento più idoneo e concreto, quale precondizione necessaria, per usufruire degli altri diritti presenti in Costituzione, quali ad esempio il diritto all'istruzione, al lavoro e di cittadinanza. A ben vedere, in Italia, il dibattito dottrinale sull'inserimento del diritto di accesso ad internet in Costituzione si è sviluppato a partire dalla seconda metà degli anni '90, quando Stefano Rodotà propose l'inserimento dell'articolo 21- bis nella Carta costituzionale, poi inserito nella Dichiarazione dei diritti in internet , varata nel 2015. Seppure poi tale diritto è riconosciuto dalla legge ordinaria, nello specifico nel codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, quale presupposto fondamentale per la costruzione di una cittadinanza digitale, è giunto adesso il momento di inserirlo all'interno della Costituzione. Certo, da non sottovalutare sono il divario digitale ( digital divide ) infrastrutturale e l'analfabetismo culturale, che poco renderebbero concretamente realizzabile l'accesso alla rete. La stessa didattica a distanza o il lavoro agile ( smart working ), durante il lockdown , hanno incontrato infatti notevoli difficoltà, dovute da un lato al digital divide cognitivo degli utenti e, dall'altro, all'enorme divario digitale causato sia da condizioni soggettive di povertà che da condizioni oggettive, quali la mancanza di infrastrutture adeguate. A tal proposito, la presente proposta normativa propone l'inserimento in Costituzione dell'articolo 21- bis , sulla base dell'insegnamento di Stefano Rodotà, e collegato al diritto di manifestazione del pensiero previsto dall'articolo 21 della Costituzione, allo scopo di sancire l'eguale diritto di accesso ad internet , quale diritto sociale e di estrinsecazione della personalità umana riconosciuto a tutti, reso concretamente fruibile dall'azione della Repubblica, chiamata a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, e dalla legge, che deve promuovere e favorire le condizioni per lo sviluppo della tecnologia informatica.. 1 1 Dopo l'articolo 21 della Costituzione è inserito il seguente: « Art. 21- bis . – Tutti hanno diritto di accedere alla rete internet, in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate. La Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale al fine di rendere effettivo questo diritto. La legge promuove e favorisce le condizioni per lo sviluppo della tecnologia informatica ».