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Ormai però il ministro Lamorgese non ci stupisce per una serie di cose. Giusto per dirne una, dove è? C'è un suo provvedimento in Aula, ma il Ministro non c'è. Seppure degnamente rappresentata dal Sottosegretario, che ringrazio per la collaborazione, la presenza e l'aiuto che ci ha dato in Commissione, mi sarei aspettato però di vedere in questa sede il Ministro e non di vederlo solo quando c'è il presidente Draghi, per essere seduta al suo fianco per le foto. (Applausi) . Mi sarei aspettato dal ministro Lamorgese anche di sentire dalla sua voce qualche spiegazione su quanto accaduto a Palermo; direttamente o indirettamente è una responsabilità del Ministro dell'interno se la macchina elettorale non funziona e a Palermo non ha funzionato. Ci deve spiegare anche per quale motivo, a differenza di quanto magari avrebbero fatto altri suoi colleghi di altri Paesi, ha scelto di non dimettersi per quanto accaduto. Comunque non ci stupisce più nulla. Il ministro Lamorgese fa poco, se non nulla, è ferma, immobile e statica come un semaforo ad un incrocio; luce verde per i clandestini, luce rossa per tutto quanto attiene alla democrazia. (Applausi) . In conclusione, Presidente, noi votiamo a favore di questa fiducia solo per dovere istituzionale e, nel merito, per non far decadere gli effetti del decreto-legge. (Applausi) . TONINELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TONINELLI (M5S) . Signor Presidente, prima di passare alla dichiarazione di voto, vorrei dedicare un breve passaggio del mio intervento per stigmatizzare il voto di fiducia su questo provvedimento, ricordando che si tratta di un provvedimento di otto articoli e di una portata normativa riguardante un qualcosa già definito per l'80-90 per cento - le elezioni amministrative e i cinque quesiti referendari - e che la fiducia è un momento importante per la nostra democrazia, per il Parlamento e per la tenuta del Governo. È un momento in cui il Governo ci mette la faccia e, se il Parlamento gli concede nuovamente la maggioranza, gli è permesso di andare avanti. Mettere la faccia su un provvedimento di questo tipo, così blando e soprattutto già passato, perché fa parte della storia crea qualche preoccupazione. Spero che queste mie considerazioni, anticipate giustamente anche da altri colleghi, possano arrivare e si possa evitare di mettere fiducie a provvedimenti ben diversi dall'ultimo approvato con la fiducia, che era quello sul Piano nazionale di ripresa e resilienza che constava di 50 articoli e investimenti per non so quante decine di miliardi. (Applausi) . Ciò nonostante, voteremo ugualmente la fiducia a questo microprovvedimento fondamentalmente perché contiene due argomenti importanti: il primo sono le modalità per garantire le operazioni di voto in sicurezza; il secondo, non meno importante, è l'aver accorpato le elezioni amministrative con il referendum . Ricordiamo che quest'ultima scelta non solo ha fatto risparmiare parecchi milioni di euro, ma è uno dei passaggi contenuti nel libro bianco sull'astensionismo, che è stato pubblicato recentemente, in cui si dice che tra le modalità per portare un maggior numero di persone a votare, con un problema di astensionismo grande come una casa, è proprio quello di fare election day e accorpare le elezioni. Astensionismo: l'abbiamo ripetuto molto in quest'Aula e tutti sappiamo che la legittimità delle istituzioni tutte passa per la partecipazione al voto degli elettori. Senza questa partecipazione al voto seria (non del 40 per cento o di un elettore su tre), se non si arriva a questa partecipazione si mettono in discussione gli stessi principi costituzionali su cui si fonda la nostra democrazia, pure quel principio di sovranità popolare sancito dall'articolo 1 della Costituzione. Se va a votare un italiano su tre, siamo di fronte - abbiate pazienza - ad una democrazia con una sovranità popolare limitata o azzoppata, cari colleghi. Un altro tema che voglio affrontare relativamente a questo decreto-legge riguarda un passaggio per noi importante, sempre collegato con l'astensionismo: il voto digitale. Qui però dobbiamo sottolineare come ci siano dei chiaroscuri: un piccolo chiarore di luce c'è quando, all'articolo 6, comma 3, si dice che viene rifinanziato lo studio da parte del Viminale per il voto digitale. Contemporaneamente si dice che quella sperimentazione del voto digitale è per gli italiani fuori sede (sono milioni gli italiani fuori sede che si trovano nel territorio italiano ma fuori dalla sede dove c'è il proprio seggio elettorale) e gli italiani all'estero, anche loro milioni, mi pare circa il 10 per cento del corpo elettorale. Quindi, nella manovra di bilancio il MoVimento 5 Stelle fa approvare un bell'emendamento che dice che il Viminale inizia a fare questo studio approfondito sulle modalità di voto digitale sperimentale per gli italiani all'estero: un altro modo per combattere l'astensionismo. (Applausi) . Questo rimandare però, purtroppo, ci fa capire che l'attività che sta portando avanti il Ministero e non solo (tutte le istituzioni e le amministrazioni coinvolte) sia inconcludente, perché secondo le ultime notizie si parla di rinviare all'ennesima commissione e tutti sappiamo - ma lo devono sapere anche fuori da quest'Aula - che quando in politica si crea un comitato o una commissione significa mandare la palla fuori dal campo per portare avanti un problema che non verrà mai risolto. Noi però non possiamo fare finta di agire e dobbiamo dirlo chiaramente, ma soprattutto dobbiamo innovare, con la concretezza e la novità tipiche del voto digitale. Non mi riferisco, tuttavia, solo al voto digitale, perché saremmo pronti già oggi, ma anche ieri, a digitalizzare la tessera elettorale e le liste elettorali, e tutti coloro che si occupano di elezioni e di tecnicalità delle elezioni sanno quante criticità potremmo cancellare con la digitalizzazione della tessera elettorale, il cosiddetto election pass ; peraltro siamo abituatissimi ai pass , se pensiamo al green pass . Si tratterebbe di avere un' app sul telefono, senza dover andare a cercare la tessera cartacea, senza doversi ricordare dov'è o, nel caso in cui non la si trovi, farla ristampare, spendendo soldi. Quanto alle liste elettorali, si potrebbe votare anche in giro con la propria tessera digitale. Possiamo quindi permetterci di dire che le modalità di voto presenti oggi in Italia siano un po' vecchiotte (Applausi) e, soprattutto, che siamo fermi da una trentina d'anni? E quand'è che succede tutto questo? In un periodo in cui si parla di web 3. In questi minuti qui vicino, a Montecitorio, il MoVimento 5 Stelle sta facendo una convention ,un evento sul metaverso. Oddio, che cosa sarà questo metaverso? Sarà una roba solo per ragazzini, per nerd ? No, è parte del web 3. Siamo di fronte ad una rivoluzione digitale che tra pochi anni - saranno tre, cinque o dieci - cambierà la società. (Applausi) . A questo punto penso che forse un piccolo passetto in avanti dovremmo farlo. Prima di concludere, vorrei passare ai cinque referendum popolari che, amici cari, di popolare sinceramente non hanno proprio niente.