[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 2, lettere b), i), l), m), n), r), s), v), z), aa), bb), cc) e dd), 5 e 6, e dell'art. 3 della legge 7 marzo 2003, n. 38 (Disposizioni in materia di agricoltura), dell'art. 1, comma 2, lettere b) e c), della medesima legge n. 38 del 2003, degli artt. 13, comma 4, 14, comma 6, 17, comma 1, 18, commi 2 e 4, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, recante «Disposizioni in materia di soggetti e attività, integrità aziendale e semplificazione amministrativa in agricoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettere d), f), g), l), ee), della legge 7 marzo 2003, n. 38», degli artt. 2, 3, 4, 5, 9, 12, 15, comma 1, 16, 17, 18, 19 e 20, del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154 (Modernizzazione del settore pesca e dell'acquacoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 7 marzo 2003, n. 38), e degli artt. 1, 2, 3, 4, 9 e 10 del decreto legislativo 26 maggio 2004 n. 153 (Attuazione della legge 7 marzo 2003, n. 38 in materia di pesca marittima), promossi con n. 4 ricorsi della Regione Toscana (n. 46 del 2003 e nn. 61, 86, e 87 del 2004) e un ricorso della Provincia autonoma di Trento (n. 48 del 2003) notificati il 13 maggio 2003, il 16 giugno e il 20 agosto 2004, depositati in cancelleria il 16 e il 21 maggio 2003, il 23 giugno e il 26 agosto 2004 ed iscritti a nn. 46 e 48 del registro ricorsi 2003 ed ai nn. 61, 86 e 87 del registro ricorsi 2004. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella udienza pubblica del 4 aprile 2006 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; uditi gli avvocati Lucia Bora e Fabio Lorenzoni per la Regione Toscana, Giandomenico Falcon e Luigi Manzi per la Provincia di Trento e gli avvocati dello Stato Franco Favara e Giuseppe Fiengo per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.¾ Con ricorso n. 46 del 2003, la Regione Toscana ha proposto questione di legittimità costituzionale in via principale – in riferimento agli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione, all'art. 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), ed al principio di leale collaborazione – dell'art. 1, commi 2, lettere b), i), l), m), n), r), s), v), z), aa), bb), cc) e dd), 5 e 6, e dell'art. 3 della legge 7 marzo 2003, n. 38 (Disposizioni in materia di agricoltura). 1.1.¾ Deduce la Regione Toscana, innanzitutto, l'illegittimità costituzionale – ai sensi degli artt. 117 e 118 Cost. – dell'art. 1, comma 2, lettera b), della legge n. 38 del 2003, norma che, tra i principi e criteri direttivi cui il legislatore delegato dovrà attenersi nell'esercizio della delega conferitagli per l'ammodernamento, tra gli altri, del settore agricolo, stabilisce la necessità di dare vita ad una concertazione permanente tra Stato e Regioni che investa «anche l'esame dei progetti regionali rilevanti ai fini della tutela della concorrenza, prevedendo a tale fine un apposito procedimento di notifica del progetto regionale al Ministero competente». La norma impugnata, inoltre, dispone che il Governo, «qualora ritenga conforme alle norme nazionali in materia di concorrenza il progetto notificato», non solo “liberi” le Regioni «da ogni ulteriore onere», ma provveda tanto a curare la presentazione del progetto, quanto a seguire «il procedimento di approvazione del medesimo presso gli organismi comunitari». Osserva la ricorrente che il descritto sistema «si risolve in un controllo sulla singola azione della Regione, che non trova alcun supporto costituzionale», in tal senso non potendosi invocare il disposto dell'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, donde l'ipotizzata violazione «delle attribuzioni regionali in materia di agricoltura», e quindi la violazione dell'art. 117, quarto comma, Cost. In via di subordine, la ricorrente ipotizza l'illegittimità costituzionale almeno «del secondo periodo della lettera b) in esame», il quale segnatamente stabilisce «che in caso di riscontro positivo da parte del Ministro, debba essere il Governo – che in modo ambiguo e non richiesto “libera” le Regioni da ogni onere – a curare la presentazione del progetto e a seguire il procedimento di approvazione del medesimo presso gli organismi comunitari». Tale specifica previsione comporta, difatti, la «totale estromissione delle Regioni dalla fase di negoziazione con la Commissione europea in merito ai progetti regionali» ed è, quindi, vieppiù «lesiva delle attribuzioni regionali in materia di agricoltura», specie in considerazione del fatto «che alle Regioni spetta l'attuazione del diritto comunitario nelle materie di propria competenza, ai sensi dell'art. 117, quinto comma, Cost.». Una censura comune è, invece, quella che investe le altre lettere – i), l), m), n), r), s), v), z), aa), bb), cc) e dd) – del medesimo comma 2 dell'art. 1, in quanto è sempre il parametro di cui all'art. 117, quarto comma, Cost. ad essere evocato in relazione a ciascuna di tali disposizioni, atteso che le stesse investirebbero materie – quelle dell'agricoltura e della pesca – oggetto di potestà legislativa esclusiva delle Regioni ai sensi della norma costituzionale de qua. Difatti, la previsione secondo cui gli emanandi decreti legislativi interverranno «per favorire l'accesso ai mercati finanziari delle imprese agricole, agroalimentari, dell'acquacoltura e della pesca», previsione enunciata dalla lettera i) del predetto art. 1, comma 2, configura un «intervento di sostegno alle imprese» che operano in ambiti materiali di competenza esclusiva regionale. Analogamente, le previsioni di cui alle lettere l) ed m) – secondo le quali i futuri interventi del legislatore delegato dovranno essere diretti, da un lato, a favorire l'inserimento e la permanenza dei giovani in agricoltura anche attraverso l'adozione di una disciplina tributaria e previdenziale adeguata, nonché, dall'altro, a rivedere la normativa per il supporto dello sviluppo dell'occupazione nel settore agricolo anche per incentivare l'emersione dell'economia irregolare e sommersa – realizzerebbero, del pari, una violazione della competenza regionale esclusiva in materia di agricoltura.