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Quando parliamo di questo, parliamo di imprese, parliamo dei problemi di oggi, che sono i rincari delle materie prime e delle bollette, nel settore primario come nel manifatturiero, come nei servizi. Ma parliamo anche di una grande sfida: parliamo del fatto che le conseguenze di questa crisi possono produrre una perdita di mercato da parte di quelle imprese più proiettate all' export e di maggiore qualità per il nostro Paese. Quando diciamo questo, colleghe e colleghi, non possiamo dimenticare - devo dire che sento con molta attenzione questo punto - che il tema si collega in modo intrinseco a una crescita della disuguaglianza, che in questo Paese via via sta colpendo il ceto medio. Si tratta di un assetto sociale che mette a rischio la qualità della convivenza sociale di questo Paese. Io questo lo sento poco, devo dire. Sento poco la consapevolezza di questo problema, e cioè del fatto che cresce in modo sempre più insopportabile la disuguaglianza tra i nostri cittadini. Tutti i provvedimenti, a partire da quelli a sostegno delle imprese necessarie e indispensabili, debbono prestare la massima attenzione anche ai processi perequativi e redistributivi, perché - diversamente - rischiamo di avere due Paesi. In Italia la possibilità di coesistenza di due Paesi non c'è. Abbiamo consapevolezza fino in fondo di ciò? Ragioniamoci. Passo al secondo punto. Hanno ragione i colleghi che l'hanno detto, da ultimo il collega Manca: il problema fondamentale è un ulteriore passo dell'Europa. Non è infatti pensabile, né immaginabile che il nostro Paese, per le condizioni di debito e per come abbiamo attraversato la crisi Covid, possa affrontare da solo le questioni che abbiamo di fronte, a cominciare dal tetto del prezzo del gas. Mi aspetto però che nel prossimo provvedimento del Governo ci sia un intervento preciso rispetto alla denuncia dei Ministri sulle speculazioni sui costi dei carburanti. Un segnale bisogna pur darlo. Penso anche all'uso dell'extragettito dell'IVA o all'intervento sull'extraprofitto. Per fortuna a Versailles se ne è parlato e ciò ha sdoganato il nostro dibattito. Non si può continuare a ragionare sull'emergenza. Può apparire paradossale, ma dobbiamo riuscire a far fare un passo in avanti nell'Europa sull'impianto politico; vanno bene la difesa europea e la politica estera, ma occorre un salto strategico dell'Europa. Non affronteremo quest'economia di guerra - come è stato detto - se non attraverso quelli che si chiamano eurobond, nuovo recovery e possibilità di fare debito protetto dalla BCE (e, quindi, dalla continuazione del quantitative easing) e a lungo termine che consenta di sostenere la trasformazione. Questo è il primo punto. Senza l'Europa - nazionalisti, sovranisti - l'Italia, così come è già successo con il Covid, non può andare da alcuna parte. Quanto alla strategia, qui sento incertezze che in altri Paesi europei non ci sono. Guardate a quello che fa la Germania. È adesso che dobbiamo ragionare e accelerare sulla transizione ecologica e non fermarci, perché il futuro è legato non solo alla questione dell'inquinamento ambientale, che pure è il tema generale, ma anche alla capacità produttiva del nostro Paese. O facciamo un salto tecnologico nell'innovazione, oppure il nostro Paese non ha una prospettiva. Passo al terzo punto. Dobbiamo redistribuire le risorse e investire sul welfare . Io ho molte perplessità. Ad esempio, dobbiamo fare ora le riforme della sanità, del welfare e del trasporto pubblico locale. Tuttavia, se l'impianto è quello di ieri, non andremo da alcuna parte; e lo dico anche in relazione alla discussione sulla concorrenza, che faremo nei prossimi giorni. Se pensiamo che si attraversa questa crisi per tornare come eravamo prima e con le politiche di prima, facciamo un enorme errore e non porteremo il nostro Paese all'altezza della sfida. Qual è la politica industriale? Qualcuno dei colleghi ha detto che dobbiamo rivedere il recovery . Non escludo questa possibilità, ma in una chiave: come ha detto anche il ministro Giorgetti, dobbiamo finalmente fare una politica industriale che questo Paese non ha. In un Paese in cui le imprese hanno poca capitalizzazione, politica industriale vuol dire strumenti pubblici che sostengano le imprese non a pioggia, ma nei progetti di trasformazione rispetto agli obiettivi che abbiamo. Questa è la sfida e di ciò, colleghi, abbiamo più che mai bisogno di parlare tra noi. Sarebbe ridicolo continuare a discutere su dove investiamo 10 milioni di euro se poi chi ha una casa in affitto deve pagare le bollette e ha uno stipendio da lavoratore rischia di non mangiare. Questa consapevolezza dobbiamo cominciare ad averla fino in fondo. (Applausi) . MODENA (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ho sentito molti interventi preoccupati che guardano ovviamente alla situazione generale. Direi di ricordare oggi - come già hanno fatto fuori da quest'Aula - la giornata particolare: è il 17 marzo, la giornata in cui è stata fatta l'Unità d'Italia. Credo sia giusto ricordare che oggi è la Giornata dell'Unità nazionale, della bandiera e della Costituzione. (Applausi) . Allora la capitale era ancora a Torino e la legge era del Regno di Sardegna. Credo che ricordare questa ricorrenza ci possa dare anche uno spirito attivo e fattivo per quanto debba essere fatto. È lo spirito costruttivo ciò che ho trovato nel nostro relatore Damiani, relatore per Forza Italia, che voglio ringraziare insieme ai componenti della Commissione bilancio. È lo spirito costruttivo che ha mosso tutto il Gruppo sia nella presentazione degli emendamenti che nel coordinamento, nonché nel lavoro di direzione svolto dalla presidente Bernini, con la volontà specifica di essere consapevoli che, seppure si trattava di un provvedimento limitato, anche e soprattutto dal punto di vista delle risorse, su quello bisognava lavorare per affrontare il più possibile le questioni. E si è lavorato sapendo anche che si tratta di un tassello, e non solo perché è un provvedimento datato ma anche perché nel frattempo si sono aggiunti altri due decreti-legge. Ho sentito parlare molto di energia, ma sappiamo benissimo che il provvedimento sull'energia, con le sue risorse, è all'esame della Camera. Noi abbiamo lavorato con le risorse ricavate dai ristori - come ricorderete tutti - che non sono stati utilizzati. (Applausi) . Non si tratta quindi un decreto-legge sostegni come poteva essere quello da 10-20 miliardi: è un decreto sostegni mirato. Che cosa si è fatto grazie al lavoro di Forza Italia e del relatore? Intanto, è stata giustamente sottolineata la questione della rottamazione- ter e del saldo e stralcio. (Applausi) . Una serie di persone ha avuto necessità di uno spostamento; è sempre stato chiesto con forza dalla Presidente del Gruppo in modo particolare, e siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo. Ci sono poi le filiere Horeca che all'inizio non sapevo neanche cosa potessero esattamente identificare. Esse sono invece importantissime, perché riguardano tutto quello che c'è fra l'hotel, la ristorazione e il catering. (Applausi) ; settori che sono stati dimenticati nel corso degli anni di pandemia.