[pronunce]

Queste considerazioni, aggiunge l'Avvocatura dello Stato, troverebbero conforto nella sentenza di questa Corte n. 269 del 1988, che ha dichiarato illegittimo l'art. 29 della legge 3 aprile 1979, n. 103 (Modifiche dell'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato), il quale disponeva che i procuratori capo dello Stato in servizio alla data di entrata in vigore della legge, oltre ad essere nominati avvocati dello Stato, fossero collocati in ruolo in posizione anteriore rispetto ad avvocati dello Stato divenuti tali in séguito al superamento del concorso. Rileva infine la parte pubblica che in ogni riforma ordinamentale in materia di pubblico impiego le esigenze dei dipendenti piú anziani di ruolo dovrebbero necessariamente essere contemperate con quelle dei dipendenti piú giovani, sicché la soluzione adottata con la norma censurata costituirebbe espressione non irragionevole della discrezionalità legislativa. Il 14 luglio 2011 sono state depositate ulteriori memorie (relative ai giudizi iscritti ai nn. 32, 44, 45 del registro ordinanze), nelle quali si insiste per l'inammissibilità o comunque l'infondatezza della questione. In particolare, si evidenzia la natura transitoria ed eccezionale della disposizione denunciata e si considera incongruo il riferimento del rimettente all'art. 107 Cost., rilevandosi che la norma comporterebbe una parificazione dei magistrati solo quanto all'esercizio delle funzioni istituzionali, ma non implicherebbe affatto una parificazione nelle posizioni che essi assumono nell'ordinamento giudiziario, e dunque, nel caso di specie, non escluderebbe un differenziato trattamento quanto alle regole dettate per la progressione in carriera. 3. - Si sono costituiti i due consiglieri di Stato che sono parti del giudizio in cui è stata emessa l'ordinanza iscritta nel R.o. n. 32 del 2011 per chiedere che la questione sia dichiarata fondata; nonché i consiglieri di Stato parti degli ulteriori giudizi a quibus per chiedere che la Corte dichiari la questione inammissibile o comunque infondata. 3.1. - Premette la difesa dei primi che la norma censurata risponderebbe alla duplice ratio: a) di non incidere su una posizione di status acquisita dai magistrati pervenuti alla qualifica di consigliere di TAR all'atto della entrata in vigore della legge n. 186 del 1982, conservando interamente l'anzianità di ruolo e cosí equiparando pienamente a tali effetti la qualifica di consigliere di TAR e quella di consigliere di Stato; b) di innovare il criterio di riconoscimento dell'anzianità pregressa, limitandola a cinque anni per i soli referendari e primi referendari in servizio alla data di entrata in vigore della legge n. 186 del 1982. Questa limitazione, in quanto riduce o azzera del tutto l'anzianità maturata in base ad un effettivo servizio, mostrerebbe un'evidente irragionevolezza, se posta a confronto con disposizioni che prevedono al contrario il riconoscimento agli effetti dello sviluppo di carriera di periodi di servizio non effettivamente resi. Verrebbe in rilievo, segnatamente, l'art. 19, n. 3, della legge n. 186 del 1982, che retrodata la nomina dei consiglieri di Stato vincitori di concorso al 31 dicembre dell'anno precedente a quello di indizione del concorso medesimo. L'irrazionalità sarebbe tanto piú evidente, si continua negli atti di costituzione, in quanto, da una parte, l'art. 18, primo comma, della legge 21 luglio 2000, n. 205 (recte: l'art. 7, comma 1, della legge n. 186 del 1982, come modificato dall'art. 18, comma primo, della legge n. 205 del 2000, avrebbe sancito che l'ordinamento della giustizia amministrativa è ispirato ai principi di "unicità di accesso e di carriera"; dall'altra, l'art. 4 del menzionato d.lgs. n. 104 del 2010 ribadirebbe l'unitarietà della giurisdizione amministrativa. Unità del sistema e delle funzioni che esigerebbero anche unità e continuità di carriera, tanto piú ove si consideri che i consiglieri di TAR che accedono al consiglio di Stato «non sono magistrati senza passato» , ma al contrario pervengono alla qualifica di consigliere di Stato proprio in base a una valutazione di merito dell'attività giurisdizionale svolta, che è sempre espressione di una maturazione e di un affinamento del livello di professionalità acquisito. La difesa dei consiglieri costituiti non disconosce che al legislatore appartiene un'ampia sfera di discrezionalità in tema di inquadramento del personale e di riconoscimento delle anzianità di carriera, e tuttavia ritiene che la modulazione delle scelte normative non possa condurre a situazioni abnormi, attribuendo a taluni vantaggi sproporzionati e penalizzando altri, e cosí ponendosi in contrasto con i principi di parità di trattamento, ragionevolezza e buon andamento che devono governare gli assetti organizzativi degli ordinamenti giudiziari. Di qui la richiesta a questa Corte di accogliere la questione sollevata. 3.2. - I difensori dei consiglieri di Stato controinteressati, ripercorso il contenuto delle disposizioni relative al computo delle anzianità di carriera dei magistrati amministrativi, e specificamente degli artt. 19, 21 e 23 della legge n. 186 del 1982, osservano che si tratta dichiaratamente di un sistema speciale, frutto di una scelta legislativa adottata in base alla considerazione che l'aumento dell'aliquota di consiglieri di TAR autorizzati a domanda a transitare nei ruoli del Consiglio di Stato doveva essere compensato con l'eliminazione del riconoscimento integrale dell'anzianità maturata presso i TAR, previsto dall'art. 17 della citata legge n. 1034 del 1971 e conservato solo per i consiglieri di TAR in servizio alla data di entrata in vigore della legge n. 186 del 1982. Si sarebbe, quindi, in presenza di un sistema chiuso, privo di lacune, il che renderebbe non operante il richiamo, fatto nelle ordinanze di rimessione, alle norme vigenti per gli impiegati civili dello Stato, e in particolare al menzionato art. 200 del d.P.R. n. 3 del 1957. In caso contrario, si aggiunge, si determinerebbe uno stravolgimento del tutto irragionevole del ruolo dei consiglieri di Stato. Inoltre la sentenza di questa Corte n. 269 del 1988, già in precedenza richiamata, avrebbe fatto applicazione di un principio opposto rispetto a quello che il giudice a quo intende far valere. La predetta sentenza, si prosegue negli atti difensivi, ha dichiarato, infatti, costituzionalmente illegittimo lo scavalcamento del ruolo disposto dal legislatore in favore dei procuratori capi dello Stato, promossi per mera anzianità nel ruolo degli avvocati dello Stato rispetto agli avvocati dello Stato immessi per concorso. Questa pronuncia renderebbe manifestamente inammissibile e comunque infondata la questione sollevata.