[pronunce]

che prevede appunto un adeguamento del trattamento di fine rapporto in relazione all'aumento dei prezzi registrato dall'ISTAT, con la conseguenza che, anche se la detrazione fiscale determinata dalla franchigia sarà ogni anno inferiore per effetto dell'inflazione, il risultato finale sarà comunque, per ogni anno, quello di un trattamento di fine rapporto maturato maggiore rispetto all'anno precedente; che solo in apparenza è evidente la vicinanza tra i due sistemi di tassazione accostati dal giudice rimettente, dal momento che, seppure in entrambi l'inflazione con il tempo gioca a favore dell'erario e a sfavore del contribuente e in entrambi è previsto un meccanismo di franchigia il cui tasso fisso non permette di adeguare correttamente l'imposta all'inflazione, nell'INVIM il sistema delle detrazioni si pone proprio lo scopo di risolvere il problema dell'inflazione, mentre nell'IRPEF sul trattamento di fine rapporto la funzione della franchigia non è quella di adeguare la base imponibile all'inflazione, ma semplicemente di rendere meno gravosa l'imposta stessa; che nel caso dell'IRPEF sul trattamento di fine rapporto esiste, per adeguare il trattamento di fine rapporto stesso al'inflazione, il meccanismo previsto dall'art. 2120 cod. civ. , mentre nell'INVIM l'unico sistema correttivo è costituito dalle detrazioni, oggetto della pronuncia di incostituzionalità del 1979, con la conseguenza che se la funzione della franchigia nel caso del trattamento di fine rapporto non è quella di adeguare l'imposta all'inflazione, non si può lamentare la violazione del principio di uguaglianza per il diverso effetto dell'inflazione a seconda degli anni; che nel caso dell'IRPEF sul trattamento di fine rapporto la violazione del principio di uguaglianza non può fondarsi invocando la mancata considerazione degli effetti negativi dell'inflazione, perché di quest'ultima tiene conto l'art. 2120 cod. civ. e la franchigia di £ 500.000 svolge solo il ruolo di mitigare l'imponibile a fini sociali; che infatti una cosa è, come nell'INVIM, pagare un'imposta su un reddito che in realtà non c'è stato (o c'è stato solo in parte), un'altra è avere una detrazione più o meno consistente su di un reddito che invece è stato percepito per intero; che, attesa la diversità di disciplina dell'INVIM rispetto all'IRPEF sul trattamento di fine rapporto e di operatività della franchigia nelle due imposte, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale perché la scelta operata dal legislatore non viola alcun principio costituzionale e non può farsi applicazione dei principi enunciati dalla sentenza n. 126 del 1979. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge 26 settembre 1985, n. 482 (Modificazioni del trattamento tributario delle indennità di fine rapporto e dei capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale di Roma, con l'ordinanza in epigrafe; 2) dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 17 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale di Roma, con la medesima ordinanza. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 luglio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 luglio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA