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il FIR ha sostituito il fondo di ristoro con analoghe finalità istituito dalla legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018) e modificato dal decreto-legge n. 91 del 2018. Tale fondo era stato istituito in favore dei risparmiatori che avessero subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia degli arbitri presso la camera arbitrale per i contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui al codice dei contratti pubblici, in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento di strumenti finanziari emessi da banche aventi sede legale in Italia, sottoposte ad azione di risoluzione o comunque poste in liquidazione coatta amministrativa, dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018; ad oggi sono stati bonificati per qualche milione di euro, mentre oltre un miliardo di euro non è stato speso né impegnato e quindi tornato nelle casse dallo Stato. I truffati, per chi ha aderito all'offerta delle banche commissariate, hanno già ricevuto da 3 anni i soldi, mentre molti altri sono ad oggi in attesa; era stato ripetutamente affermato, in sede parlamentare e in occasioni di pubbliche manifestazioni, che i rimborsi sarebbero stati automatici ed immediati, autorevoli rappresentanti del Governo lo avevano ribadito anche in manifestazioni elettorali, facendo balenare persino l'accusa di voto di scambio tanto esplicita era la promessa nel contesto elettorale; sono passati invece più di due anni e si configura semmai il reato di "truffa elettorale" tanto più perché perpetrato da coloro che avevano la delega in materia o comunque ne avevano autorevole rappresentanza istituzionale, e a fronte delle ripetute critiche avanzate anche in sede parlamentare sul fatto che il meccanismo scelto era assolutamente inadatto allo scopo, quasi fosse un mero "specchietto per le allodole" al fine di conseguire solo un risultato elettorale, si chiede di sapere: quanto sia stato sinora erogato e quando si preveda di concludere l'erogazione delle risorse, con quale tempestiva e modalità; a quanto ammontino le risorse ancora disponibili e in quale capitolo di bilancio sia possibile verificare il dato; per quale ragione ad oggi ci si trovi nella stessa stazione di partenza di due anni fa; quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare verso coloro che si trovano ad oggi in attesa di essere risarciti; quali siano le motivazioni e di chi siano le responsabilità di questo clamoroso ritardo nell'erogare i risarcimenti a fronte della sicumera con cui fu realizzata la legge ed ancor più i relativi decreti attuativi; se non ritenga che vi siano gravi responsabilità in chi ha fatto credere che in poche settimane tutti sarebbero stati risarciti, anche a fronte dei ripetuti allarmi giunti persino in sede parlamentare. Atto n. 4-04755 RAUTI DE CARLO LA PIETRA MAFFONI URSO GARNERO SANTANCHE' Ai Ministri della giustizia e per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: l'articolo 12, comma 6, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, recante "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", dispone che "Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro"; la pubblicità da parte di aziende straniere di una pratica vietata nel nostro Paese rientra nella fattispecie punibile ai sensi dell'art. 414 del codice penale, e, in particolare, la norma menzionata punisce la condotta di "istigazione", consistente in qualsiasi fatto diretto a suscitare o rafforzare l'altrui proposito criminoso, nonché la condotta di "apologia", consistente nell'azione diretta a provocare l'esecuzione di delitti e la violazione di norme penali mediante la rievocazione pubblica di un episodio criminoso; risulta alla prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo, per averlo constatato personalmente sui propri account social e in particolare sul social network "Facebook", che, in palese ed evidente violazione delle disposizioni citate, è circolazione un'inserzione pubblicitaria, sponsorizzata dalla "Canadian medical care Italy", in cui si promuove la pratica della "GPA" (o "gestazione per altri", dunque, la maternità surrogata); la prima firmataria, digitando successivamente su Google le parole "maternità surrogata", ha verificato come i primi due risultati della ricerca figurassero due ulteriori inserzioni pubblicitarie a pagamento (in particolare, "surrogacyitaly" e "maternita-surrogata-centro"); un'inserzione pubblicitaria ha per definizione l'obiettivo di diffondere messaggi con lo scopo di trasformarli in atteggiamenti positivi da parte del pubblico, persuadendo, fidelizzando o seducendo il potenziale cliente, pertanto, nel caso di specie, l'azienda straniera che fa inserzioni pubblicitarie promuovendo un atto illecito induce i cittadini italiani a commettere un reato; appare opportuno rimarcare come la maternità surrogata, diversamente dalle altre tecniche di procreazione medicalmente assistita ammesse dalla legge n. 40 del 2004, coinvolgendo una donna estranea alla coppia che condivide il progetto genitoriale, è in grado di determinare la scissione della maternità in tre diversi ruoli: la madre gestante, genetica e sociale; tale frammentazione della figura materna costituisce una peculiarità della surrogazione di maternità proprio perché, in altre ipotesi di procreazione medicalmente assistita, come ad esempio la donazione di ovuli, si determina soltanto la scissione tra madre genetica e madre biologica; le conseguenze della tripartizione dei ruoli connessi alla surrogazione di maternità comporta, inevitabilmente, notevoli ripercussioni sull'individuazione giuridica della figura materna che, ai sensi dell'art. 269, comma 3, del codice civile è colei che partorisce: una disposizione, quest'ultima, che costituisce il caposaldo dell'istituto della filiazione naturale, espressione di un principio fondamentale e di ordine pubblico posto a presidio di un diritto inviolabile della persona e della dignità umana, come lo è il diritto all'identità personale e alla sua collocazione nel contesto sociale; appare opportuno ricordare come la Corte di cassazione (Cassazione civile, sezione I, sentenza 11 novembre 2014, n. 24001) abbia qualificato il divieto di surrogazione di maternità, ai sensi dell'articolo 12, comma 6, della legge n. 40 del 2004, come regola posta a presidio di beni giuridici fondamentali tra i quali la "la dignità umana - costituzionalmente tutelata - della gestante e l'istituto dell'adozione, con il quale la surrogazione di maternità si pone oggettivamente in conflitto perché soltanto a tale istituto, governato da regole particolari poste a tutela di tutti gli interessati, in primo luogo dei minori, e non al mero accordo delle parti, l'ordinamento affida la realizzazione di progetti di genitorialità priva di legami biologici con il nato";