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Art. 243. (Sospensione del procedimento penale). Durante lo stato di guerra, è sospeso, dopo l'interrogatorio dell'imputato, il procedimento penale per i reati di renitenza alla leva, di diserzione e di mancanza alla chiamata, nei confronti di persone appartenenti al momento del commesso reato, o successivamente destinate, a reparti mobilitati; salvo che sia diversamente disposto dal Ministro competente, ovvero dal comandante della grande unità, presso cui è costituito il tribunale militare di guerra, o da un comandante a lui superiore. La sospensione del procedimento non può essere disposta: 1° se il reato importa l'applicazione della pena di morte; ((38a)) 2° se altra persona è imputata di concorso in detti reati o di favoreggiamento, e deve restare in stato di custodia preventiva; 3° se contro l'imputato si procede anche per altro reato, diverso da quello di alienazione di effetti di vestiario o di equipaggiamento militare. La sospensione è revocata, se l'imputato cessa di prestare servizio presso reparti mobilitati. Le disposizioni precedenti si applicano anche relativamente ai procedimenti penali a carico di renitenti, mancanti o disertori, che rimpatriano volontariamente o sono estradati. La sospensione del procedimento non impedisce l'esecuzione degli atti urgenti. (1) --------------- AGGIORNAMENTO (1) Il D.Lgs. Luogotenenziale 21 marzo 1946, n. 144 ha disposto (con l'art. 7, commi 1 e 2) che "I procedimenti, che alla data di cessazione dello stato di guerra risultano sospesi a norma dell'art. 243 del Codice penale militare di guerra, possono rimanere sospesi fino ad un anno dopo la suddetta data, anche se si sia verificata la circostanza preveduta dal terzo comma del predetto articolo. Tuttavia la sospensione può essere revocata a richiesta dell'imputato." ----------------- AGGIORNAMENTO (38a) La L. 13 ottobre 1994, n. 589 ha disposto (con l'art. 1, comma 1) che "Per i delitti previsti dal codice penale militare di guerra e dalle leggi militari di guerra, la pena di morte è abolita ed è sostituita dalla pena massima prevista dal codice penale".