[resaula]

Il Global firepower, che è un'associazione che fa analisi delle potenze militari, ci ricorda che la prima Nazione e potenza militare naturalmente sono gli Stati Uniti, seguiti dalla Russia, ma l'Italia nell'Unione europea è seconda dietro la Francia. Le nostre Forze armate sono importanti, poderose e ce lo dice qualcuno fuori dall'Italia. Tutto questo succede - ce lo ha detto l'ARERA poco fa - in un anno in cui le spese per l'elettricità sono aumentate dell'83 per cento e le spese del gas del 73 per cento. Allora il problema è di priorità: qual è la priorità della nostra azione? È tutelare le persone, così come abbiamo fatto durante il Conte I e il Conte II, quando abbiamo messo a disposizione delle persone e delle imprese ben 130 miliardi di euro? (Applausi) . Ricordiamoci l'azione che abbiamo fatto: 130 miliardi di euro. Prima i cittadini e le imprese e poi tutto il resto, perché altrimenti sbagliamo completamente l'obiettivo. Quando vediamo questa situazione, ci si dice che dobbiamo ricordarci del perché siamo qua: noi siamo qua per fare l'interesse delle persone e basta. Solo questo dobbiamo fare. Mi piacerebbe che si ragionasse su questi temi e su cosa significa - come ho detto prima - l'incremento di spesa militare per fare in modo che l'Unione europea abbia una sua autonomia strategica. Ebbene, se si va verso l'autonomia strategica, questo comporta delle cose e tutti quanti magari un domani ne potremmo parlare. Potremmo ragionare su cosa comporta una reale autonomia strategica dell'Unione europea, considerando che avvengono anche altre cose in campo industriale, come abbiamo ricordato quando è venuto il presidente Draghi: per esempio, le grandi società di produzioni di chip che vengono a investire in Europa; un'autonomia strategica un po' strana, se vogliamo essere realmente autonomi. Questo è un discorso molto importante. Quando parliamo di spesa militare dobbiamo ricordarci che la legge n. 244 del 2012 in una nota specifica che bisogna arrivare a un equilibrio: 50 per cento per le spese per il personale, 25 per cento per l'esercizio e 25 per cento per i beni immobili, chiamiamoli così. Potremmo chiamarli anche armi. Il bilanciamento oggi è tutto spostato sul peso del personale: il 65 per cento della spesa è infatti per il personale. Quindi, quando parliamo di incremento di spesa, per riequilibrare quella ripartizione percentuale, tra 50, 25 e 25 per cento, dove dobbiamo andare a mettere i soldi? Quando ragioniamo, dobbiamo stare realmente molto, ma molto attenti alle azioni che facciamo. Lo ribadisco: mi piacerebbe forse che in quest'Aula si parlasse dei 100 miliardi di euro che la Germania ha deciso di mettere sulla sua spesa militare. Non è secondario, direi che è importante, anche se certamente non mi preoccupa, perché ben sappiamo come fa la Germania a finanziare la sua industria. Forse dovremmo però ragionare su qual è il ruolo del nostro Paese su questi temi e sul momento principale della nostra azione. Lo ribadisco: questo discorso si è fatto persino un po' ampolloso e strano. Nel decreto-legge sulla crisi in Ucraina ci sono delle cose assolutamente importanti e utili, ma pensare che nel 2023-2024 si incrementino le spese militari di ben 13 miliardi di euro, come dire, ci fa forse dubitare di quale sia la migliore azione che dobbiamo mettere in campo. Questa è stata la posizione chiara, pulita, limpida e netta che il MoVimento 5 Stelle ha assunto nella discussione che abbiamo fatto. (Applausi) . Sembra pure un po' strano che un ordine del giorno presentato dall'opposizione sia stato accolto dal Governo senza neanche inserire le parole «a valutare l'opportunità di». (Applausi) . È un po' strano e molto singolare, così come lo è che non si sia riusciti a votare, nonostante una delle forze di maggioranza si sia espressa in maniera assolutamente contraria a quell'azione. Sono tutte cose un po' strane e quindi ci siamo trovati ancora una volta da soli, come tante volte è successo, a sostenere una battaglia che, lo ribadisco, è sempre nell'interesse delle persone. Le persone fuori da quest'Aula ci chiedono un aiuto per pagare le bollette e noi dobbiamo intervenire su alcune cose. Perché non possiamo immaginare di intervenire su alcuni gangli importanti, quando leggiamo che il prezzo del gas, di cui si è tanto parlato, è legato al title transfer facility (TTF), cioè a quel sistema di scambio che avviene sulla borsa olandese, e vediamo che tutto avviene con i futures , che nascono come titoli assicurativi, ma sono diventati poi speculazione? Quando vediamo che i futures scambiati sul mercato del gas sono 10 volte il quantitativo di gas disponibile sul mercato, forse dovremmo iniziare a fare un ragionamento su cosa significa comprimere un pochino la finanza ed espandere un po' l'economia. È infatti con l'economia che produciamo i posti lavoro, non con la finanza. Forse dovremmo iniziare a fare questo tipo di ragionamenti, che sono molto complessi. Li dovremmo portare all'Organizzazione mondiale del commercio, ma non dobbiamo avere paura di affermare determinate cose, altrimenti il concetto è sempre che sbagliamo l'obiettivo. Sul decreto-legge in esame, come ho già detto, abbiamo una posizione chiara e il tema riguarda tutte le cose che abbiamo detto. Cosa possiamo fare di più? Possiamo cercare di stare molto attenti e dobbiamo ricordare qual è l'azione e ovviamente continuare a chiarire che ci sono un aggredito e un aggressore... PRESIDENTE. La prego di concludere senatore Cioffi, perché il tempo a sua disposizione è già esaurito. CIOFFI (M5S) . Mi avvio a concludere, signor Presidente. Quindi la Russia è l'aggressore e l'Ucraina è l'aggredito: questo lo ribadiamo in maniera chiara e netta. PRESIDENTE. Concluda, ha già superato di un minuto il tempo a sua disposizione. CIOFFI (M5S) . Signor Presidente, concludo. Se non mettiamo l'interesse dei cittadini davanti ad altri tipi di interessi, noi sbagliamo l'obiettivo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, senatrici e senatori, oggi ci accingiamo a votare il decreto-legge con il quale il Governo ha disposto, per conto del popolo in italiano, che non lo vuole, l'invio delle armi agli ucraini. Grazie a questo decreto-legge siamo dunque ufficialmente parte cobelligerante in un conflitto che non ci coinvolge direttamente, ma che, anche a causa di questo atto sconsiderato, potrebbe durare più a lungo del previsto, con grave danno sia per i cittadini ucraini, usati come scudi umani dai loro stessi eserciti irregolari, sia per gli europei, che ne vedranno le conseguenze nefaste, sia sulle loro attività produttive, sia sul loro tenore di vita e sulla loro sicurezza.