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a promuove la differenziazione nella gestione dei rifiuti favorendo, d'intesa con le pubbliche amministrazioni interessate, la selezione e la diversificazione degli oggetti, in modo da permettere agli operatori dell'usato, nonché ad altre categorie interessate, un più facile accesso ai beni riutilizzabili; b fornisce pareri in materia di riutilizzo e di mercati dell'usato al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; c partecipa al tavolo di lavoro permanente con l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) fornendo indicazioni utili alla realizzazione del Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti; d predispone e coordina la definizione di accordi di programma con regioni, enti locali, altri consorzi e aziende municipalizzate nella gestione dei rifiuti, al fine di favorire la valorizzazione dei mercati dell'usato e la creazione di un sistema integrato per la distrazione dai flussi dei rifiuti, il trasporto e lo stoccaggio dei beni destinati alla filiera del riuso; e garantisce il necessario raccordo tra le associazioni di categoria, gli operatori economici e le pubbliche amministrazioni; f favorisce la costruzione e la ristrutturazione di filiere locali dell'usato nonché la costruzione di reti commerciali in grado di assorbire i prodotti degli impianti di preparazione per il riutilizzo o dei centri del riuso accreditati; g organizza, in accordo con lo Stato, le regioni, gli enti locali e le pubbliche amministrazioni interessate , campagne dirette a favorire la conoscenza del riuso, favorendo la corretta partecipazione dei cittadini alle attività degli operatori dell'usato; h predispone accordi di programma, iniziative e azioni diretti all'orientamento professionale e alla formazione professionale continua nonché azioni dirette alla comunicazione e all'educazione ambientale. 4 Gli operatori dell'usato che non intendono aderire al Consorzio possono organizzare autonomamente, anche in forma collettiva, la gestione dei beni usati nell'intero territorio nazionale, presentando al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare il progetto relativo al sistema che intendono istituire. 3 (Modifiche alla disciplina sul commercio) 1 Le attività esercitate dagli operatori dell'usato possono comprendere attività di carattere artigianale, commerciale e di servizi. 2 L'attività di vendita di beni usati è libera e non necessita dell'autorizzazione prevista dall'articolo 28, comma 4, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114. Tale autorizzazione è sostituita dalla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241. 3 L'operatore ambulante dell'usato può operare: a attraverso le concessioni di posteggio individuale previste dall'articolo 28, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114; b in forma itinerante esclusiva, attraverso la partecipazione a manifestazioni e a mercati organizzati dagli enti o dagli organismi collettivi di cui al comma 6. 4 È istituita la figura dell'operatore dell'usato di fascia debole, regolamentata con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Nelle more dell'entrata in vigore del decreto, tale figura coincide con quella di lavoratore svantaggiato definita dall'articolo 2, numero 4), del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014. I soggetti che intendono formarsi come operatori dell'usato di fascia debole devono possedere i medesimi requisiti previsti per l'accesso alle prestazioni sociali agevolate e i ricavi derivanti dall'eventuale attività di commercio di beni usati non devono superare l'importo di 5.000 euro annui. 5 L'operatore dell'usato di fascia debole può essere autorizzato allo scambio di beni usati attraverso programmi di autopromozione, di inclusione e di coesione sociale gestiti da associazioni, in apposite aree dei mercati di nuova apertura ovvero nelle aree di libero scambio. Tali operatori possono essere inseriti in programmi assistenziali di lavoro appositamente predisposti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, d'intesa con il Consorzio, nonché dagli enti locali, al fine di permettere l'accesso ai contributi stanziati in favore dei lavoratori svantaggiati. 6 Per i mercati di nuova apertura, ai fini della valorizzazione ecologica dei mercati dell'usato, l'occupazione di suolo pubblico a scopo di commercio di beni usati può essere estesa in favore di associazioni, cooperative, organizzazioni non lucrative di utilità sociale e organismi di carattere collettivo, in qualità di enti organizzatori del mercato stesso. Tali enti, in accordo con la pubblica amministrazione e con il Consorzio, s'impegnano a garantire criteri di trasparenza e di equità nell'insediare i singoli operatori. Le regioni e gli enti locali interessati stabiliscono i criteri per l'assegnazione degli spazi e le regole per l'uso degli stessi, previo accordo con il Consorzio. 7 Gli operatori dell'usato hobbisti sono coloro che dalla vendita di beni usati ricevono ricavi inferiori a 2.000 euro. Tali soggetti possono partecipare a un massimo di dodici manifestazioni nel corso dell'anno. 4 (Obblighi in materia di tracciabilità dei beni usati) 1 Ai fini della prevenzione dei reati di ricettazione e di riciclaggio previsti dagli articoli 648 e 648- bis del codice penale, gli operatori dell'usato sono tenuti a raccogliere i dati identificativi, costituiti dal nominativo, dalla data e dal luogo di nascita, dalla residenza e dal recapito telefonico, dei propri danti causa nelle cessioni di beni usati in conto proprio per un valore superiore a 300 euro per singola transazione e comunque per un valore di 50 euro per ogni bene trattato. I dati raccolti possono essere messi a disposizione dell'autorità di pubblica sicurezza, ove richiesto, e sono conservati per un periodo minimo di cinque anni dalla data della transazione. 5 (Mercati dell'usato) 1 Ai fini della presente legge sono definiti mercati dell'usato: a i mercati storici, esistenti da almeno cinquanta anni e caratterizzati da una continuità merceologica dell'usato; b le fiere e i mercati caratterizzati da varietà merceologica dell'usato; c le fiere e mercati del libro, del fumetto, del disco e del design nonché le fiere e i mercati caratterizzati dall'unitarietà merceologica dell'usato; d le aree di libero scambio che hanno una finalità di inclusione sociale e che sono realizzate per consentire l'attività degli operatori dell'usato di fascia debole. 2 Il Consorzio può avviare, d'intesa con le amministrazioni regionali, provinciali e comunali competenti, progetti per il recupero e lo sviluppo dei mercati dell'usato, provvedendo altresì a segnalare eventuali spazi pubblici per realizzarne di nuovi. I progetti sono aperti alla partecipazione delle associazioni professionali e imprenditoriali interessate e vi possono partecipare, in qualità di espositori, gli operatori dell'usato iscritti al Consorzio. 3 Gli enti locali provvedono all'individuazione di spazi pubblici per lo svolgimento periodico dei mercati dell'usato tenendo conto dei mercati già esistenti.