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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta concernente il caso di Emanuela Orlandi. Onorevoli Senatori. -- Alle ore 16,30 circa del 22 giugno 1983 la quindicenne Orlandi Emanuela, cittadina dello Stato del Vaticano, figlia del commesso del palazzo apostolico Ercole Orlandi, usciva dalla sua abitazione di via di Sant'Egidio all'interno della Città del Vaticano e si recava presso l'istituto «Ludovico Da Victoria», ubicato in Piazza Sant'Apollinare, ove frequentava un corso di flauto. Raggiungeva la scuola e dopo le lezioni ne usciva verso le ore 19. Telefonando a casa riferiva alla sorella Federica di essere stata avvicinata da un uomo, il quale le aveva proposto di partecipare al defilé che l' atelier Fontana avrebbe tenuto a Palazzo Borromini per distribuire materiale propagandistico della ditta Avon dietro un compenso di lire 375.000. Successivamente, alle ore 19,20 del 22 giugno, si perdeva per sempre ogni traccia della Orlandi. Queste, in breve, le circostanze acclarate relative al giorno in cui scompariva Emanuela Orlandi. La cronologia dei fatti successivi è ampiamente nota, per cui in questa sede non si intende approfondirla, se non per ribadire che quello della Orlandi resta, in assoluto, uno dei casi più inquietanti e controversi nella storia italiana, non fosse altro perché scandito da una lunghissima scia di clamorosi depistaggi, illazioni, false rivelazioni e rivendicazioni di pentiti e mitomani, ritrovamenti di oggetti ed effetti personali della ragazza e minacce incrociate. Il 6 maggio 2016 la VI sezione penale della Corte di Cassazione emanava una sentenza che archivia definitivamente la vicenda Orlandi e mette una pietra tombale su questo mistero. La Cassazione non poteva che prendere atto della richiesta di archiviazione avanzata il 5 maggio 2015 dal procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone. Veniva pertanto indirettamente ammessa l'incapacità/impossibilità dell'autorità giudiziaria ed in generale delle istituzioni repubblicane di assurgere ad una verità storica o quantomeno ad una verità processuale. Il capitolo, dunque, parrebbe chiuso e questo mistero sembrerebbe ormai da catalogare nella lunga serie dei cosiddetti « cold case » italiani, circostanza che non può non apparire scandalosa, a parere della proponente. Sulla sconcertante storia della povera Emanuela Orlandi, le Camere non sono mai intervenute con indagini e inchieste parlamentari ad hoc , anche se la vicenda veniva marginalmente sfiorata nell'ambito dei lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta concernente il «Dossier Mitrokhin e l'attività d'intelligence italiana», istituita con la legge 7 maggio 2002, n. 90, ove, peraltro, il nome della Orlandi veniva associato a quello di Mirella Gregori, cittadina italiana, scomparsa nello stesso arco temporale della prima, ma alla quale è sempre stata conferita meno attenzione mediatica. Una certa inadeguatezza e confusione degli organi giudiziari ed investigativi (ivi compresi i servizi segreti del Sisde) e «(...) un'eccessiva cautela e riservatezza da parte della Città del Vaticano o di ecclesiasti conoscitori di informazioni (...)», come affermato da mons. Federico Lombardi -- attuale portavoce della Santa Sede -- segnavano purtroppo le indagini sulla controversa scomparsa della ragazza. Le tesi e le ipotesi più ricorrenti avanzate in questi trent'anni vanno dalle piste politiche, a quelle malavitose e a luci rosse: -- Emanuela rapita dai Lupi Grigi islamici turchi per essere scambiata con la scarcerazione del terrorista turco Ali Agca condannato all'ergastolo per avere sparato a papa Wojtyla nel 1981; -- Emanuela sposa felice di uno dei suoi «rapitori» islamici e madre dei loro vari figli; -- Emanuela protagonista di un «rapimento consenziente» organizzato da una «fazione» vaticana avversa alla politica anticomunista di Papa Wojtyla; -- Emanuela vittima di un «rapimento malavitoso», organizzato dalla banda della Magliana per tornare in possesso di presunti capitali prestati a Papa Wojtyla per aiutare i movimenti anticomunisti nella sua natia Polonia; -- Emanuela «rapita da militari inglesi» e chiusa in un manicomio del centro di Londra fino al 2014; -- Emanuela morta accidentalmente ovvero uccisa intenzionalmente durante o dopo feste a sfondo sessuale dentro o fuori il Vaticano, in non meglio precisate ambasciate o nei sotterranei della basilica romana di S. Apollinare; -- Emanuela chiusa in convento per decisione del Vaticano; -- Emanuela trasferita nella reggia del Lichtenstein per comune decisione del principe Hams Adams e della Segreteria di Stato vaticana. E così via. Alcune di queste ipotesi hanno dei punti forti e altrettanti punti deboli, ma di fatto nessuna di esse ha mai condotto ad una vera pista concreta, consegnando la vicenda di Emanuela Orlandi alla storia dei misteri irrisolti, se non «al mistero irrisolto» per eccellenza che prosegue senza soluzione di continuità da 33 anni esatti il prossimo 22 giugno 2016. Quella della Orlandi non rappresenta solo una delle tante sparizioni che avvengono ogni anno nel nostro Paese, ma costituisce soprattutto una vicenda, per tratti surreale, divenuta un vero e proprio enigma circondato da narrazioni fantasiose e affabulatorie che ha attraversato la nostra storia contemporanea, sovrapponendosi ed intercettando episodi di valenza storica, quali l'attentato a Giovanni Paolo II avvenuto il 13 maggio 1981. Lungi dall'intento di abbracciare aprioristicamente una tesi particolare, ovvero di attribuire alla presente iniziativa dei connotati politico-ideologici e tanto meno di assumere posizioni anti-vaticane, l'istituenda Commissione parlamentare di inchiesta si ripromette di accertare definitivamente, e in modo chiaro, la verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, soprattutto in relazione alle evidenti incongruenze investigative emerse nel tempo, ai possibili collegamenti con la banda della Magliana, ovvero alle eccessive cautele di alcuni ambienti ecclesiastici. Nella convinzione che non si debba mai temere la verità, anche se questa dovesse risultare scomoda, e che essa vada invece perseguita con coraggio, senza paura di scoprire quel che non si vorrebbe, la proponente sottopone pertanto all'attenzione del Parlamento il presente disegno di legge, auspicandone l'adesione da parte di numerosi parlamentari, a prescindere dall'appartenenza alle diverse forze politiche, nonché la rapida approvazione, onde fare luce finalmente sui responsabili del mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi.. 1 (Istituzione e compiti) 1 È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta concernente il caso di Emanuela Orlandi, di seguito denominata «Commissione», con il compito di accertare le eventuali responsabilità individuali o collettive della sua misteriosa scomparsa, dei probabili depistaggi, delle incongruenze investigative, dei possibili collegamenti con la banda della Magliana e delle eccessive cautele di alcuni ambienti ecclesiastici che nel loro insieme hanno ostacolato la ricerca della verità e l'identificazione dei responsabili. 2 (Durata della Commissione)