[pronunce]

- L'art. 11 del d.l. n. 112 del 2008 è impugnato anche per violazione dei principi di sussidiarietà ed adeguatezza, di cui all'art. 118 Cost., e del principio di leale collaborazione. In particolare, la Regione Puglia si sofferma sul contenuto del comma 4 dell'art. 11, secondo cui la stipulazione degli accordi di programma, finalizzati alla realizzazione degli interventi costruttivi, è promossa esclusivamente dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. L'ultimo periodo del comma 4 stabilisce, inoltre, che, nel caso in cui entro novanta giorni non si raggiunga l'intesa con la Conferenza unificata su siffatti accordi, questi possono comunque essere approvati. Secondo la difesa regionale, la norma in questione ridurrebbe il ruolo delle Regioni a «mero apporto consultivo, liberamente disattendibile da parte dell'organo ministeriale, nonostante l'evidente impatto che l'accordo medesimo produce sul territorio della Regione destinata ad ospitare l'intervento costruttivo». Al riguardo, la Regione Puglia ribadisce la natura derogatoria dell'accordo di programma rispetto alla pianificazione urbanistica locale e sopralocale, e precisa che tale effetto è amplificato dalle previsioni premiali di diritti edificatori a favore dei soggetti attuatori del programma di edilizia residenziale. In sostanza, a parere della ricorrente, l'accordo tra Governo e soggetto attuatore dell'intervento costruttivo sarebbe «idoneo ad obliterare totalmente ogni spazio di autonomia regionale», incidendo direttamente sull'assetto urbanistico del territorio della Regione; risulterebbe in tal modo violato il principio di leale collaborazione e l'art. 118 Cost. Sono richiamate in proposito le sentenze n. 303 del 2003 e n. 383 del 2005, dal cui esame la Regione Puglia trae la conclusione dell'illegittimità costituzionale dell'art. 11 per due ordini di ragioni: innanzitutto, la norma impugnata consente allo Stato di procedere all'approvazione dell'accordo di programma anche in mancanza dell'intesa; in secondo luogo, la norma prevede l'intesa in seno alla Conferenza unificata e non con la singola Regione interessata dall'intervento approvato. Sarebbero inoltre violati i principi di sussidiarietà, adeguatezza e leale collaborazione, poiché non sarebbe rinvenibile alcuna esigenza unitaria che possa giustificare l'individuazione a livello centrale dei programmi di edilizia residenziale da realizzare e della relativa localizzazione. La difesa regionale ritiene, infatti, che il livello decisionale centrale debba risolversi esclusivamente nella quantificazione delle risorse da assegnare ai programmi di edilizia residenziale pubblica e nella loro ripartizione alle Regioni in sede di Conferenza unificata. 23.1.4. - Un'ulteriore ragione di censura dell'art. 11 è prospettata dalla Regione Puglia in riferimento all'art. 117, sesto comma, Cost. L'«assoluta indeterminatezza» delle norme dettate dall'art. 11 comporterebbe la necessaria attuazione con una normativa di dettaglio di rango secondario. Tuttavia, la materia incisa rientrerebbe fra quelle di competenza legislativa concorrente, con la conseguenza che lo Stato non potrebbe adottare norme regolamentari, in virtù di quanto disposto dall'art. 117, sesto comma, Cost. 23.1.5. - L'art. 11, comma 12, è, infine, impugnato per violazione degli artt. 119 e 117, quarto comma, Cost. Secondo la ricorrente, l'incidenza della normativa impugnata sulla competenza legislativa concorrente in materia di edilizia residenziale pubblica rende illegittima la costituzione di un fondo con finalità di finanziamento degli interventi definiti dall'art. 11, per violazione dell'art. 119 Cost. La Regione Puglia rileva altresì che, in virtù dell'art. 11, comma 3, lettera b), del d.l. n. 112 del 2008, nel fondo costituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sembrano confluire anche i proventi derivanti dall'alienazione degli alloggi in favore dei relativi assegnatari. Stando a questa interpretazione, sarebbe «macroscopica» l'illegittimità della norma con cui lo Stato si appropria delle somme derivanti dall'alienazione di immobili di proprietà della Regione o di suoi enti strumentali. Da quanto appena detto discenderebbe la violazione dell'art. 117, quarto comma, Cost., posto che la gestione degli alloggi di edilizia popolare rientra nel «terzo livello normativo» in materia, rientrante nella potestà legislativa residuale della Regione. Infine, sarebbe ulteriormente violato l'art. 119 Cost., poiché lo Stato, in virtù della norma impugnata, utilizzerebbe per fini propri somme di spettanza regionale. 23.2. - La Regione Puglia impugna anche l'art. 13, commi 1, 2, 3 e 3-bis, del d.l. n. 112 del 2008. 23.2.1. - I commi 1, 2 e 3 dell'art. 13 sono censurati per violazione dell'art. 117, quarto e sesto comma, Cost. La difesa regionale rileva, in via preliminare, la «pressoché assoluta identità» delle norme impugnate e di quelle dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 94 del 2007. La sola differenza sarebbe rinvenibile nel fatto che, nella normativa oggetto dell'odierno giudizio, gli accordi tra Stato e Regioni devono essere stipulati in sede di Conferenza unificata e l'atto terminale del procedimento è l'accordo e non un d.P.C.m. Dunque, mentre i commi 597 e 598 della legge n. 266 del 2005, dichiarati illegittimi con la citata sentenza n. 94 del 2007, dettavano i principi cui doveva uniformarsi l'accordo tra Governo e Regioni, preliminare all'adozione del d.P.C.m. che avrebbe stabilito le norme semplificate per l'alienazione degli alloggi, l'art. 13 del d.l. n. 112 del 2008 fissa i criteri in base ai quali dovranno essere stipulati gli accordi tra Stato, Regioni ed enti locali aventi ad oggetto la semplificazione delle normative per l'alienazione dei beni in esame. Anche il comma 3 dell'art. 13 si differenzierebbe «ben poco» rispetto ai commi 599 e 600 della legge n. 266 del 2005, anch'essi dichiarati illegittimi con la sentenza n. 94 del 2007. In particolare, secondo la ricorrente, il comma 3 dell'art. 13 disporrebbe, «in maniera più "secca"» rispetto alle norme della legge n. 266 del 2005, che la facoltà di cartolarizzare gli immobili può essere attribuita alle amministrazioni locali, oltre a quelle regionali, «così reiterando l'illegittima scelta statale di consentire anche ad enti sub-regionali di effettuare scelte gestionali in contrasto con differenti indirizzi da parte della Regione».