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L'assestamento prende atto della diminuzione delle entrate finali di 50 miliardi, di cui 39 dalle entrate tributarie, ed è il minimo che si possa dire (credo che sarà anche qualcosa in più). L'ultimo dato che cito riguarda la differenza del sistema del debito pubblico di emissioni e rinnovi rispetto alle scadenze, che passa da 313 a 563 miliardi di importo totale, con una differenza di 250 miliardi che vanno finanziati. In questo bailamme di cifre scompare il saldo primario, che, come sapete, negli anni scorsi era positivo per circa 30 miliardi, ma che poi andava in deficit per il pagamento degli interessi di 60-65 miliardi. La differenza da finanziare con il ricorso al mercato - che è un punto di domanda, secondo la relazione - è coperta con gli importi che aspettiamo dall'Europa, ma da quello di cui tratteremo domani apprendiamo che i finanziamenti europei saranno a rate fino al 2026, data dalla quale si comincerà rimborsare; saranno a tranche, ammesso che siamo capaci di spenderli. Mi chiedo, quindi, quando e quanto arriverà e a quali condizioni, posto quello che sta succedendo in Europa rispetto all'epidemia: sono prestiti o sono sussidi? Penso - ed è scritto in quello di cui discuteremo domani - che siano tutti prestiti, perché quelli che chiamiamo sussidi saranno la tassa d'iscrizione annua in aumento da parte di tutti gli Stati, per lo meno di quelli che saranno d'accordo. Secondo me, poiché siamo costretti, se ci riusciamo, a spendere - e a spendere bene, per fare investimenti - è allora necessario pensare al mercato interno e al meccanismo della BCE. Come extrema ratio , dovremmo pensare che, quando si dovrà restituire il prestito, o i prestiti, all'Europa - a partire dal 2026 e fino al 2058, cioè al tempo dei nostri nipoti - scatti un meccanismo d'inflazione che non sia quella fisiologica, ma possa essere una cifra diversa, controllata, magari il tre o il quattro per cento. Anche l'Europa sembra concordare con questa possibilità e anche i tedeschi pare che abbiano cambiato idea. In caso contrario, rimane sempre valida l'ipotesi di alcuni autorevoli studiosi: il giubileo del debito. Detto questo, faccio gli auguri affinché tutto quello che ho detto nella parte finale del mio intervento non si verifichi, ma si trovi qualche altra soluzione. Nei documenti sinceramente non lo vedo e sottolineo il fatto che tutto quello di cui parliamo a questo riguardo tratta tematiche serie, gravi e importanti che toccano la gente, i primi e gli ultimi. Toccano quindi anche noi, non soltanto la maggioranza e il Governo. Che Dio ci assista! (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli Colleghi, l'esame del rendiconto dello Stato 2019 e dell'assestamento del bilancio 2020 si svolge quest'anno in uno scenario particolarmente complicato per l'economia e per la società italiana. Questo passaggio è sempre stato molto rituale per la sua tecnicalità. Quest'anno, però, ha una fortissima valenza politica, perché l'impatto del Covid-19 si fa sentire pesantemente nei dati dell'assestamento di bilancio e, di conseguenza, in quello che sarà il bilancio per il 2021. Il rendiconto è uno strumento tecnico per rendere noti al Parlamento i risultati della gestione finanziaria. Costituisce un documento staffetta, una base sulla quale poi si innestano i dati dell'assestamento, in particolare gli aggiornamenti delle previsioni di gettito e sulle spese sopravvenute e delle autorizzazioni di cassa. L'assestamento viene predisposto entro giugno, in base all'articolo 33 della legge di contabilità e finanza pubblica, e viene costruito non solo in base all'assestamento, ma anche ai residui attivi e passivi, come dicevano prima i colleghi. Sono due documenti importanti, perché costituiscono la base sulla quale poi viene costruito il bilancio per l'anno successivo (in questo caso, per il 2021: verrà presentato nel mese di ottobre o novembre al Parlamento per la discussione). Sono documenti strettamente interconnessi, che hanno sempre una valenza politica, quest'anno anche più importante. Come dicevo prima, l'assestamento riassume tutto l'impatto sull'economia della crisi provocata dal Covid e il bilancio che dovremo costruire sarà di svolta e di rilancio, perché partendo da quest'enorme crisi, cercherà di riprogrammare il futuro e la ripartenza dell'Italia. Devo dire quindi che quest'anno più che mai tali numeri assumono un valore politico di speranza e di futuro per il nostro Paese. I dati di partenza della contabilità generale dello Stato del 2019 erano piuttosto positivi, sia dal punto di vista del PIL nominale sia per tutti i saldi che poi elencheremo. È una base di partenza sulla quale vale la pena riflettere. Il saldo primario, che era stato ridotto allo 0,2 per cento, era stato portato all'1,7 per cento; la spesa per interessi, che eravamo riusciti a riassorbire dello 0,3 per cento, si assestava al 3,4 per cento del PIL, ma anche il saldo di parte corrente era positivo; il deficit si stava riassorbendo, passando dal 2,2 all'1,6 per cento; il rapporto debito-PIL era costante al 134 per cento, quindi molto alto, ma molto migliore rispetto a quello che vedremo in Nadef del 158 per cento. Tutti questi dati costituivano veramente una base solida sulla quale immaginare una ripartenza per il 2020 e ancora oggi, nonostante lo shock della crisi Covid, sono un punto molto importante per dire che i dati di finanza pubblica in Italia sono stabili. Ciononostante, c'erano delle criticità che si vedevano già nei dati precedenti il rendiconto ed erano rappresentate dalla pressione fiscale e dalle spese. Durante il governo giallo-verde, nonostante la sbandierata flat tax , la pressione fiscale è incrementata al 42,4 per cento e ciò ci conferma quanto abbiamo sempre sostenuto, ossia che quella non era una flat tax ma niente di più che un allargamento dell'ambito soggettivo del regime forfettario virtuoso introdotto dal governo Renzi. Non molto virtuoso nemmeno l'incremento delle spese in quel periodo, che davano conto di politiche sulle quali abbiamo avuto molto da dire e con le quali non eravamo particolarmente d'accordo. Su queste basi in ogni caso si appoggia il rendiconto dello Stato 2019, che presentava un miglioramento di tutti i saldi sia rispetto alle previsioni definitive sia rispetto ai risultati differenziali: un saldo netto da finanziare migliorato di quasi 23 miliardi di euro rispetto al saldo e di 59 miliardi di euro rispetto alle previsioni definitive; un accreditamento netto, quindi un aumento delle entrate finali, e una riduzione abbastanza significativa delle spese finali; un risparmio pubblico in miglioramento e anche una minore necessità di ricorso al mercato finanziario, che si attesta a circa - 217. PRESIDENTE. Senatrice Conzatti, le erano stati assegnati cinque minuti e siamo oltre i sei. CONZATTI (IV-PSI) . Sto chiudendo. L'assestamento dà quindi atto dello shock e dei provvedimenti che sono stati adottati, in particolare del decreto cura Italia, del decreto liquidità e del decreto rilancio. I dati di questo impatto sono evidenti e negativi.