[resaula]

I dati mostrano l'evoluzione negli ultimi tredici anni, dal 2005 (inizio delle serie storiche) ad oggi, degli indicatori selezionati, ognuno dei quali fa riferimento a un diverso aspetto della vita degli italiani. Da quella relazione si evince che, nello scenario economico italiano, aggravato dalle conseguenze della crisi finanziaria, continua a porsi in primo piano la questione di un Paese ancorato a due differenti velocità di sviluppo, le cui più dirette evidenze riguardano sia l'inasprimento dei divari tra le Regioni settentrionali e quelle meridionali, sia le diseguaglianze interne alle stesse aree del Mezzogiorno. Le Regioni meridionali hanno subìto con molta più forza i segni della crisi economica. Lo evidenziano sia i dati relativi alla disoccupazione giovanile, sia quelli relativi al reddito e alla povertà. La distanza tra il Centro-Nord e il Sud non si limita al PIL pro capite , ma a tanti altri indicatori, come la continua migrazione delle forze giovanili verso altre Regioni e verso l'estero; l'elevato numero di giovani che abbandonano gli studi; l'irrilevante capacità di attrazione di investimenti dall'estero; il peso ancora maggiore, rispetto al resto del Paese, della burocrazia, dell'inefficienza istituzionale, della corruzione, della lentezza giudiziaria e dell'economia sommersa. Non mi dilungherò ad analizzare i 12 indicatori, ma ne voglio indicare ben tre. Il secondo è quello che riguarda la diseguaglianza economica: un fattore che è tornato alla ribalta anche nel dibattito accademico degli ultimi anni, per misurare il quale è stato scelto il rapporto tra il reddito equivalente totale ricevuto dal 20 per cento della popolazione con il più alto reddito e quello ricevuto dal 20 per cento della popolazione con il più basso reddito. I dati indicano una lenta ma continua crescita della disuguaglianza economica negli ultimi dieci anni. Se si guarda, però, ai dati disaggregati, ci si accorge di un aspetto ancora più grave. Mentre al Nord del Paese tale rapporto rimane praticamente fermo e al Centro cresce di poco, è al Sud che si ha il maggior aumento della disuguaglianza, tale da trascinare l'aumento del dato riferito al Paese nel suo complesso: una forte spaccatura geografica che ritorna anche in altri dati. Il settimo indicatore - per esempio - fa riferimento al mercato del lavoro. Si tratta di una sorta di tasso di disoccupazione potenziato, che tiene conto anche di quei cittadini che, per quanto non alla ricerca attiva di un impiego, sarebbero disponibili a lavorare. La serie storica inizia nel 2005 con un dato pari al 15,3 per cento; a causa della crisi, cresce e raggiunge il picco nel 2014 (22,9 per cento) e, infine, inizia a diminuire negli ultimi anni (17,3 nel 2017). Ancora una volta, però, la differenza tra la situazione del Nord e quella del Sud del Paese è drammatica: nel Settentrione la percentuale è di poco superiore al 10 per cento, mentre nel Mezzogiorno si aggira intorno al 35 per cento, oltre il triplo. Penso che un Gruppo come Fratelli d'Italia, che non fa parte della maggioranza e non ha dato la fiducia al Governo, ma ha il dovere di partecipare per far sì che questo Governo lavori per la collettività, si possa permettere di dare - come abbiamo fatto con la nostra risoluzione - alcune indicazioni e consigli, che mi auguro vengano presi in conto e si possano poi tramutare, oltre il DEF, in proposte e disegni di legge. Si suggerisce di prevedere e attuare tempestivamente meccanismi di sostegno e di incentivazione, anche attraverso l'impiego di modalità di agevolazione fiscale; adottare iniziative necessarie a combattere efficacemente il gravissimo problema degli abbandoni scolastici; individuare con rapidità quali Comuni, fra quelli che ne abbiano fatto richiesta, abbiano i requisiti per costituire al proprio interno le zone franche urbane, al fine di rafforzare la crescita imprenditoriale e occupazionale; elaborare un piano di monitoraggio delle risorse destinate dallo Stato e dall'Unione europea al contrasto della disoccupazione e di altri programmi di sviluppo in favore delle Regioni dell'obiettivo convergenza; individuare politiche atte alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse naturali delle Regioni, al fine di rilanciare il turismo, la produzione e il commercio dei prodotti tipici; attivare i procedimenti di sostituzione edilizia, in collaborazione con i soggetti privati, volti a eliminare gli edifici sorti in seguito a fenomeni di abusivismo; promuovere una rapida individuazione degli interventi infrastrutturali di primaria importanza; infine, la messa in sicurezza nei territori degli edifici, con particolare riguardo a quelli scolastici, di recupero dei centri urbani attraverso opere di restauro degli edifici storici per il completamento del programma già avviato nei settori dell'edilizia sanitaria, universitaria e carceraria. Ritengo che il suggerimento, che troverete nella risoluzione di Fratelli d'Italia, possa essere un utile strumento per il Governo - e mi rivolgo in modo particolare al MoVimento 5 Stelle, che nel Meridione e in particolare nella mia Sicilia, ha avuto una messe enorme di voti (28 collegi uninominali su 28 siciliani) e, quindi, ha riscosso la fiducia dei cittadini - il quale tenga conto delle nostre indicazioni. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FI-BP) . Onorevole Presidente, onorevoli senatrici e senatori, il Documento sottoposto al nostro esame si limita alla descrizione dell'evoluzione economico-finanziaria internazionale, alle previsioni macroeconomiche per l'Italia e al quadro di finanza pubblica che ne consegue. Sono solo elementi che, in attesa della Nota di aggiornamento della legge di bilancio, costituiscono per noi la base per valutare la possibilità concreta di realizzazione dei programmi e delle riforme che l'attuale Esecutivo ha annunciato di volere adottare. Oltre a questi elementi, tuttavia, non possiamo non considerare anche le recenti decisioni adottate dal Consiglio direttivo della BCE che, se da un lato decretano la fine della politica monetaria di emergenza, dall'altro destano senz'altro preoccupazione e timore perché prospettano il possibile inizio di una fase di restrizione monetaria. Il calendario è stato deciso: la Banca centrale europea acquisterà i bond in misura dimezzata fino a fine anno. Le dichiarazioni azzardate e irresponsabili che ipotizzavano, prima della formazione dell'attuale Governo, una possibile uscita dall'euro dell'Italia non si sono limitate a essere vuoto strumento di polarizzazione del consenso, ma hanno avuto ripercussioni negative sui mercati, facendo aumentare gli oneri sul debito; perché, sì, nei mercati finanziari anche le parole hanno un peso, che si ripercuote sullo Stato e, purtroppo, sui cittadini. Se è vero, poi, che vi è stata una tendenza generale alla crescita nell'Eurozona, oggi la tendenza risulta comunque inferiore al trend degli ultimi anni, in particolare in Italia, Paese dove la crescita si è attestata su un livello inferiore.