[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies (comma introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo originario risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), promossi con ordinanze del 25 luglio 2006 dal Giudice di pace di Napoli, del 5 maggio 2006 (nn. 2 ordinanze) dal Giudice di pace di Barra, del 13 giugno 2006 dal Giudice di pace di Varese e del 7 novembre 2006 dal Giudice di pace di Trecastagni, rispettivamente iscritte ai nn. 423, 444, 445, 494 e 499 del registro ordinanze 2007 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 23, 24 e 26, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 2 aprile 2008 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che i Giudici di pace di Napoli, Barra, Varese e Trecastagni, con le ordinanze indicate in epigrafe, hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale – in riferimento, nel complesso, agli artt. 3, 27 e 42 della Costituzione – dell'art. 213, comma 2-sexies (comma introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo originario risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada); che i rimettenti di Napoli e Trecastagni – con due ordinanze di contenuto analogo (r.o. n. 423 e n. 449 del 2007 ) – censurano il predetto art. 213, comma 2-sexies, «nella parte in cui prevede la sanzione amministrativa della confisca di un ciclomotore o motoveicolo che sia stato adoperato per commettere una delle violazioni amministrative di cui agli articoli 169, commi 2 e 7, 170 e 171» del codice della strada, assumendo la violazione degli artt. 3 e 27 Cost.; che i giudici a quibus premettono di essere investiti dell'opposizione, rispettivamente, proposta (avverso due verbali con i quali si è contestata l'infrazione stradale di cui all'art. 171, comma 2, del codice della strada), nell'un caso, dal genitore di un minorenne resosi responsabile del mancato uso del casco protettivo, in occasione della conduzione del motoveicolo di proprietà del primo, ovvero, nell'altro, direttamente dal proprietario del mezzo, responsabile anche della commessa infrazione; che entrambi i Giudici di pace deducono l'esistenza di una «aperta violazione del principio di ragionevolezza e proporzionalità della sanzione», nonché «la disparità di trattamento» che la norma suddetta introdurrebbe tra violazioni del codice della strada «che in alcuni casi coincidono», secondo che le stesse siano commesse con ciclomotori o autoveicoli; che i rimettenti, in particolare, pur premettendo che è di regola precluso alla Corte costituzionale il sindacato sulle scelte sanzionatorie del legislatore, sottolineano come la giurisprudenza costituzionale ne abbia riconosciuto l'ammissibilità allorché, come nel caso di specie, l'opzione normativa contrasti in modo manifesto con il canone della ragionevolezza, vale a dire «si appalesi, in concreto, come espressione di un uso distorto della discrezionalità» (sono citate, in proposito, la sentenza n. 313 del 1995, nonché le ordinanze n. 144 del 2001, n. 58 del 1999, n. 297 del 1998); che, pertanto, su tali basi la Corte costituzionale – evidenziano i giudici a quibus – non solo ha già riconosciuto l'illegittimità costituzionale di talune ipotesi di confisca (sentenza n. 110 del 1996), ma ha espresso più volte l'auspicio (sono citate le sentenze n. 349 e n. 435 del 1997) che il legislatore provveda a «rimodellare il sistema della confisca, stabilendo alcuni canoni essenziali al fine di evitare che l'applicazione giudiziale della sanzione amministrativa produca disparità di trattamento»; che la norma censurata, viceversa, contravverrebbe a tali indicazioni, non solo dando luogo ad un'inammissibile «disparità di trattamento tra chi conduce una moto o un ciclomotore e chi guida un autoveicolo», ma anche violando il principio secondo cui la responsabilità penale è personale, nella misura in cui la sanzione della confisca da essa prevista colpisce «inevitabilmente ed esclusivamente» il proprietario del veicolo e non l'autore dell'infrazione stradale; che il Giudice di pace di Barra, con due ordinanze di contenuto pressoché identico (r.o. n. 444 e n. 445 del 2007), censura – sempre in riferimento agli artt. 3 e 27 Cost. – il medesimo art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada; che il rimettente premette di essere investito, in entrambi i casi, dell'opposizione proposta dai proprietari di motoveicoli avverso i verbali con i quali, ai sensi della norma del codice della strada sopra richiamata, è stata disposta la confisca dei mezzi, essendo stata accertata a carico di tali soggetti la violazione dell'obbligo di indossare il casco protettivo; che la disposizione censurata, secondo il giudice a quo, violerebbe, innanzitutto, «il principio di eguaglianza tra i cittadini», atteso che, sebbene il codice della strada ed altre leggi contemplino «comportamenti di pericolosità assimilabile – e finanche superiore – a quella di cui all'art. 171» del codice della strada («quali ad esempio il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza in auto o il superamento dei limiti di velocità», che «sono sanzionati in misura ridotta»), per essi non risulta prevista la sanzione accessoria della confisca; che, pertanto, la previsione di cui all'art. 213, comma 2-sexies, non sarebbe in linea con quanto affermato dalla Corte costituzionale, e segnatamente con l'invito da essa rivolto al legislatore a «rimodellare il sistema della confisca» nel senso di «evitare che l'applicazione giudiziale della sanzione amministrativa produca disparità di trattamento»; che è dedotta, poi, la violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità della sanzione, in quanto «la sanzione accessoria della confisca del veicolo lede uno dei diritti costituzionalmente garantiti che è quello della proprietà privata», e ciò particolarmente quando «il trasgressore non sia proprietario del veicolo»; che il Giudice di pace di Varese (r.o. n. 494