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Storicamente il sistema abolizionista non consente allo Stato di gestire direttamente i comportamenti relativi all'esercizio della prostituzione in quanto, pur abolendo la disciplina legale delle case di tolleranza, non arriva tuttavia alla proibizione di tali comportamenti. D) Il sistema neoregolamentarista/decriminalizzante. Questo sistema comporta la rimozione di qualunque legge che penalizzi l'attività sessuale consensuale tra adulti in un contesto commerciale. La Commissione delle donne del Parlamento europeo già nel 1990 chiedeva agli Stati membri di decriminalizzare la prostituzione a tutela della salute e della sicurezza delle prostitute, sottolineando che la condizione di semi-illegalità nella quale generalmente operano incoraggia gli abusi come la prostituzione per costrizione, in condizioni di lavoro degradanti, i maltrattamenti e altri delitti. I movimenti per i diritti delle prostitute chiedono la decriminalizzazione di qualunque aspetto della prostituzione che interferisce con le loro libertà di movimento e di associazione. Tali movimenti considerano, inoltre, che tutte le leggi contro lo sfruttamento della prostituzione danneggiano i familiari conviventi delle donne che si prostituiscono, e che queste leggi impediscono alle prostitute di organizzarsi e lavorare insieme per proteggersi reciprocamente. Il presente disegno di legge si fonda su questi presupposti e prevede, infatti, la depenalizzazione dell'esercizio della prostituzione. Un argomento così difficile e drammatico non può certo rimanere confinato a toni e argomenti da bar dello sport! Va affrontato seriamente nelle Istituzioni chiamate a risolvere un problema drammatico. Tenendo presente quale è il vero problema della moderna prostituzione: la riduzione in schiavitù o nelle tante forme di sfruttamento. So che insistere su questo aspetto fa meno audience , infastidisce, si cerca di allontanarlo. Piace parlare di prostituzione perché evoca stereotipi o miti che hanno a che fare con il gioco della sessualità. Ma la verità della prostituzione è la realtà dello sfruttamento. E questa realtà va denunciata perché diventiamo finalmente capaci di indignarci. Non si può combattere contro il burqa e poi accettare il burqa che c'è in casa nostra. Per questo la parola d’ordine per regolare la prostituzione è liberarla da ogni sfruttamento. Avere la pazienza di creare la mediazione tra i diversi valori che sono in gioco: la difesa della dignità della persona e la tutela della sicurezza dei cittadini. Si pone quindi il problema di dare risposte sia all'esigenza di tutela delle persone che esercitano la prostituzione sia ai cittadini che si sentono turbati dalla vista di comportamenti considerati aggressivi e lesivi della morale pubblica. È da dire che la prostituzione in sé, come mercificazione del proprio corpo e della propria sessualità, e per i fattori (economici, oltre che di natura sociale, culturale e psicologica) che la determinano, costituisce una limitazione al pieno ed equilibrato sviluppo della persona. Perciò una legislazione sulla prostituzione deve muovere dall'articolo 3 della Costituzione, che obbliga a favorire tutti gli interventi per rimuovere gli ostacoli economici e sociali, che condizionano, di fatto, la libera e responsabile autodeterminazione della persona anche nella sfera della sua sessualità. Per fortuna, tante realtà nella società stanno affrontando bene questo tema: penso al volontariato, agli enti locali che, utilizzando il citato articolo 18 della legge sull'immigrazione (che prevede un permesso di soggiorno per protezione sociale), hanno consentito a oltre mille donne di essere reinserite nella società. Devono essere attivati degli operatori sociali e anche dei mediatori culturali, per la realizzazione dei progetti, considerata la diffusa presenza di persone straniere dedite alla prostituzione. Vengono chiamati a collaborare per il raggiungimento degli obiettivi citati, oltre ai comuni, i consigli di circoscrizione, i servizi di igiene, i distretti socio-sanitari ed i consultori familiari. Obiettivi e linee generali Gli obiettivi sono molteplici: sottrarre allo sfruttamento persone che per ragioni di obiettiva debolezza sono soggette allo sfruttamento; sottrarre, legalizzandolo pienamente, un mercato alle regole dei mercati clandestini e alla contiguità con il mondo criminale; portare ordine nelle città che, nelle ore notturne, in alcune zone sono autentici «bordelli» a cielo aperto. Per raggiungere questi risultati occorre superare la attuale tolleranza del fenomeno -- che, a causa della indeterminatezza della legislazione, racchiude in sé diversi e distinti fenomeni economici e sociali -- e giungere ad una regolamentazione legale dei diversi fatti classificati nell'ambito del fenomeno prostituzione. Nel disegno di legge trova una sua connotazione, quindi, nella categoria della prostituzione, l'attività della prostituta o del prostituto che, in modo del tutto libero e consapevole, abbia scelto come propria attività il sesso a pagamento e, come da ogni altra attività, ne ricavi un reddito percependo denaro in cambio di una prestazione, dopo una libera contrattazione. Si sostiene come tale tipo di attività, in una società libera e democratica, debba essere consentito e regolamentato, sottoposto a norme, anche fiscali, così come lo sono molteplici attività imprenditoriali, commerciali e professionali. Nella categoria della prostituzione, tuttavia, sono compresi fenomeni caratterizzati dalla violenza e che invece devono essere repressi. Si tratta di tutti quei casi in cui la persona si prostituisce sotto costrizione e in cui parte considerevole dell'utilità viene percepita da qualche altro soggetto che sfrutta l'attività a cui costringe la persona assoggettata. Questo tipo di fenomeno in crescita sotto la spinta dell'immigrazione dall'Africa e dall'Europa orientale, deve essere adeguatamente represso. Il disegno di legge opera, quindi, sui due versanti, civile e penale, per raggiungere gli obiettivi individuati. Alcune norme definiscono l'esercizio della prostituzione sia in forma individuale (comprendendola nelle attività di cui al titolo III del libro V del codice civile -- lavoro autonomo) che in forma cooperativa e prevedono l'esercizio in unità immobiliari di cui si abbia legale disponibilità e, nel caso dell'esercizio dell'attività in forma cooperativa, in un numero di persone pari a quelle a cui è consentita la coabitazione in base alle norme di igiene e sanità pubbliche. Altri articoli invece definiscono la materia penale stabilendo con precisione le figure di reato e le pene (sfruttamento della prostituzione, costrizione violenta alla prostituzione e organizzazione del traffico internazionale), nonché prevedendo le circostanze aggravanti e la confisca obbligatoria dei proventi del reato. Un intervento normativo in questa materia deve muoversi da un lato nella prospettiva di una mediazione degli interessi confliggenti da attuarsi anche e soprattutto attraverso un'azione sinergica di soggetti pubblici e privati che operano nel settore della prostituzione, dall'altro, nell'ottica della necessità di approntare un'efficace azione di contrasto verso ogni forma di sfruttamento o costrizione alla prostituzione, ancora più grave quando la vittima è un minore. In primo luogo, si intende prevenire e reprimere i delitti di prostituzione coattiva, di induzione, reclutamento e sfruttamento dell'altrui prostituzione, rafforzandone la disciplina anche sotto il profilo processuale e sanzionatorio.