[pronunce]

né inciderebbero sul diritto di difesa dell'interessato in relazione al provvedimento di espulsione, che è autonomamente ricorribile innanzi all'autorità giudiziaria, con l'assistenza obbligatoria di un difensore, ai sensi del combinato disposto degli artt. 13, comma 8, del d.lgs. n. 286 del 1998, e 18 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69). Le verifiche da compiersi da parte del giudice che convalida le misure alternative al trattenimento dello straniero, adottate ai sensi dell'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione, sarebbero limitate alla condizione della sussistenza di un provvedimento di espulsione dotato di efficacia esecutiva (è citata Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenza 30 ottobre 2018, n. 27692). Nella valutazione circa il grado di incidenza sulla libertà personale delle misure previste dall'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione, occorrerebbe dunque considerare dette misure in sé e per sé, e non sotto il profilo della finalità di attuazione dell'espulsione dello straniero. E le misure in questione, di per sé considerate, comporterebbero «esigenze sostanziali e di accertamento [...] piuttosto circoscritte», nonché un grado di afflittività assai minore rispetto al trattenimento, sicché non sarebbe irrazionale, né contrastante con l'art. 13 Cost., la previsione di un controllo giurisdizionale da espletarsi mediante un contraddittorio "cartolare", attuato con la previsione della facoltà dell'interessato di presentare personalmente o a mezzo di difensore memorie o deduzioni al giudice della convalida. 2.2.- La disciplina censurata non lederebbe nemmeno il diritto di difesa garantito dall'art. 24, secondo comma, Cost. In primo luogo, infatti, il provvedimento del giudice di pace che dispone la convalida risulterebbe ricorribile per cassazione. In secondo luogo, l'art. 3, comma 3, del d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394 (Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell'articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286), espressamente richiamato dall'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione, stabilisce che «i provvedimenti restrittivi di cui il cittadino straniero può essere destinatario» debbano essere comunicati mediante consegna a mani proprie o notificazione del provvedimento scritto e motivato, contenente l'indicazione delle eventuali modalità di impugnazione, e, ove lo straniero non comprenda la lingua italiana, debbano essere accompagnati da una sintesi del contenuto, anche mediante appositi formulari sufficientemente dettagliati, nella lingua a lui comprensibile o, se ciò non è possibile per indisponibilità di personale idoneo alla traduzione del provvedimento in tale lingua, in una delle lingue inglese, francese o spagnola, secondo la preferenza indicata dall'interessato. Tali previsioni garantirebbero anche al destinatario delle misure di cui all'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione una «concreta ed effettiva conoscenza delle facoltà di difesa», rimuovendo gli ostacoli culturali e sociali cui fa riferimento l'ordinanza di rimessione. Sarebbe inoltre di norma assicurata, presso le questure, la presenza di mediatori linguistico-culturali, la cui assistenza ai soggetti stranieri garantirebbe il superamento di eventuali difficoltà linguistiche durante la fase del cosiddetto contraddittorio cartolare. Le memorie e deduzioni dell'interessato, ove presentate in lingua straniera, sarebbero comunque soggette, ai sensi degli artt. 122 e 123 del codice di procedura civile, a traduzione da parte di un ausiliario del giudice, il che consentirebbe di assicurare «il superamento del limite linguistico e, quindi, il pieno esercizio del diritto di difesa dell'interessato». 3.- Si sono costituiti nei rispettivi giudizi A. U. e F. B., svolgendo deduzioni di identico tenore. 3.1.- In via principale, le parti private prospettano la possibilità di un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 14, comma 1-bis, t.u. immigrazione, nel senso della necessità che il giudizio di convalida della misura dell'obbligo di presentazione si celebri in udienza, con la partecipazione del difensore dell'interessato. Tale interpretazione sarebbe imposta dalla giurisprudenza costituzionale che ha riconosciuto la titolarità, in capo allo straniero, dei diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione (sono citate le sentenze n. 120 del 1967 e n. 104 del 1969) e affermato che la discrezionalità di cui lo Stato gode nella regolamentazione dell'ingresso e del soggiorno dei cittadini stranieri è soggetta ai limiti derivanti dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti e dai trattati internazionali applicabili (tra cui la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848), rilevanti nell'ordinamento ex art. 117, primo comma, Cost. (sono richiamate le sentenze n. 148 del 2008, n. 348 e n. 349 del 2007 e n. 206 del 2006, nonché l'ordinanza n. 361 del 2007). Essa sarebbe conforme al «modello costituzionale del diritto di difesa (art. 24 Cost.)», che «non può prescindere, almeno quando si controverta in tema di diritti umani fondamentali, dal principio del contraddittorio con assistenza tecnica di un difensore e fissazione di udienza», e sarebbe peraltro già stata sperimentata, in diverso ambito, dalla Corte di cassazione, che, a partire dalla sentenza della sezione prima civile, 24 febbraio 2010, n. 4455 [recte: 4544], ha esteso in via interpretativa alla proroga del trattenimento dello straniero la garanzia della celebrazione dell'udienza camerale con partecipazione del difensore, prevista dall'art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 286 del 1998 per il giudizio di convalida del trattenimento. Le esigenze di speditezza e celerità del procedimento sarebbero comunque garantite dalle caratteristiche del rito camerale di cui agli artt. 737 e seguenti del codice di procedura civile, già applicabile alla convalida del trattenimento dello straniero e alla sua proroga, che - nella lettura offertane dalla Corte di cassazione nella sentenza delle sezioni unite civili del 19 giugno 1996, n. 5629, e da questa stessa Corte nell'ordinanza n. 35 del 2002 - coniugherebbe l'immediatezza e concentrazione del procedimento con il rispetto del contraddittorio e con l'esercizio, da parte del giudice, di adeguati poteri istruttori.