[pronunce]

Al riguardo, la società ricorrente sottolinea come sia pacifica nel giudizio principale la classificazione nel piano urbanistico comunale del suolo in oggetto come «verde alpino, prato di montagna», sul quale risulta vietata qualsiasi edificazione ad esclusione dei lavori strettamente necessari per l'allestimento e la manutenzione delle piste da sci. La stessa evidenzia che il consulente tecnico d'ufficio nominato nel giudizio di merito ha riferito trattarsi di prati di alta montagna, effettivamente coltivati, costituenti un tipico pascolo montano. Alla luce di tali risultanze, Coldereiser srl pone in rilievo come l'unica possibilità concreta di sfruttamento dei terreni asserviti sia quella della coltivazione agricola per cui il loro valore di mercato coincide con quello agricolo. La società ricorrente rileva, inoltre, come il decreto di stima abbia riconosciuto al proprietario dei terreni asserviti la maggiorazione di cui all'art. 13 della legge prov. Bolzano n. 10 del 1991 (per cui l'indennità è stata moltiplicata per il coefficiente 3), con conseguente notevole aumento del valore agricolo dei terreni in oggetto, ben oltre il loro valore di mercato. Alla luce di tali considerazioni, Coldereiser srl ritiene che le questioni di legittimità costituzionale, nei termini prospettati dal giudice remittente, difettino di concreta rilevanza ai fini della decisione e, comunque, di adeguata motivazione sulla rilevanza stessa.1.- La Corte di cassazione, con ordinanza del 14 settembre 2012, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 42, terzo comma, 117, primo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 3, della legge della Provincia autonoma di Bolzano 15 aprile 1991, n. 10 (Espropriazioni per causa di pubblica utilità per tutte le materie di competenza provinciale), come sostituito dall'art. 38, comma 7-bis (recte: comma 7), della legge della Provincia autonoma di Bolzano 10 giugno 2008, n. 4 (Modifiche di leggi provinciali in vari settori e altre disposizioni), che dispone: «L'indennità d'espropriazione per le aree non edificabili consiste nel giusto prezzo da attribuire, entro i valori minimi e massimi stabiliti dalla Commissione di cui all'articolo 11, all'area quale terreno agricolo considerato libero da vincoli di contratti agrari, secondo il tipo di coltura in atto al momento dell'emanazione del decreto di cui all'articolo 5». Ad avviso della rimettente, la suddetta disposizione violerebbe l'art. 117, primo comma, Cost., per contrasto con l'art. 1 del primo protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva dalla legge 4 agosto 1955, n. 848, nell'interpretazione datane dalla Corte di Strasburgo (Corte EDU, sezione prima, sentenze 9 marzo 2006, n. 10162, Eko-EldaAvee contro Grecia e 29 luglio 2004, n. 36913, Scordino contro Italia) - secondo cui una misura che costituisce un'ingerenza nel diritto al rispetto dei beni di una persona fisica o giuridica deve realizzare "un giusto equilibrio" tra le esigenze di interesse generale della comunità ed il principio della salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali - in quanto la norma censurata prevede un criterio di determinazione dell'indennità di espropriazione dei suoli non edificabili astratto e predeterminato - qual è quello del valore tra un minimo e un massimo attribuito all'area come terreno agricolo, considerato libero da vincoli di contratti agrari e secondo il tipo di coltura in atto al momento dell'emanazione del decreto di espropriazione o di asservimento - del tutto svincolato dalla considerazione dell'effettivo valore di mercato dei suoli medesimi, senza assicurare, dunque, il versamento all'avente diritto di un indennizzo integrale o, quanto meno, ragionevole. Inoltre, la norma in questione violerebbe l'art. 42, terzo comma, Cost., in quanto, nel prevedere un criterio di determinazione dell'indennità di espropriazione dei suoli non edificabili astratto e predeterminato, riconoscerebbe all'avente diritto il versamento di una somma inadeguata, in contrasto con il menzionato parametro costituzionale, come interpretato costantemente dalla Corte costituzionale (sentenza n. 5 del 1980), nel senso che il legislatore, pur non essendo tenuto ad individuare un unico criterio di determinazione dell'indennità valido per ogni fattispecie espropriativa o ad assicurare l'integrale riparazione della perdita subita dall'espropriato, non potrebbe neppure liquidare un indennizzo che si riveli meramente simbolico o irrisorio, mentre dovrebbe garantire un serio ristoro. Infine, sarebbe, altresì, violato l'art. 3 Cost., in quanto, mentre per i suoli edificabili situati nel territorio della Provincia autonoma di Bolzano il primo comma del medesimo art. 8 della legge prov. Bolzano n. 10 del 1991 prevede l'indennità di espropriazione in misura corrispondente al valore di mercato del bene, per i suoli agricoli e per i suoli non edificabili il censurato art. 8, comma 3 (come sostituito dall'art. 38, comma 7, della legge prov. Bolzano n. 4 del 2008, applicabile alla fattispecie in virtù della disposizione transitoria di cui al successivo art. 47, comma 3, della medesima legge n. 4 del 2008), prevede un criterio astratto e predeterminato di determinazione dell'indennità, con conseguente ingiustificata disparità di trattamento tra proprietari, non ravvisandosi alcuna plausibile ragione in base alla quale il diritto a riscuotere un indennizzo commisurato al valore venale dell'area espropriata non debba essere riconosciuto anche a coloro che possiedono un terreno senza vocazione edilizia. 2.- Le questioni sono inammissibili. Si deve premettere che, come risulta dall'ordinanza di rimessione, la Corte di legittimità, esaminando le censure mosse dalla società ricorrente alla impugnata sentenza della Corte d'appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, è pervenuta al convincimento che «il motivo di ricorso con il quale Coldereiser srl lamenta che il terreno non sia stato valutato come agricolo appare fondato», sicché «La sentenza impugnata andrebbe pertanto cassata, e la causa andrebbe rinviata al giudice del merito per la determinazione dell'indennità in base al criterio di cui all'art. 8, comma 3, della legge prov. n. 10 del 1991». Tuttavia, la Corte di cassazione non si è uniformata a tale enunciato, ad onta della sua coerenza con la natura rescindente del giudizio cui era chiamata. Essa, invece, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale (nei sensi sopra indicati) dell'art. 8, comma 3, della legge prov. Bolzano n. 10 del 1991, come sostituito dall'art. 38, comma 7, della sopravvenuta legge prov. n. 4 del 2008. Ha però trascurato di argomentare sulla attuale rilevanza di tali questioni.