[pronunce]

11.— La Regione Toscana ha depositato, in data 14 aprile 2009, una memoria con la quale – dopo avere posto in evidenza come l'intervenuta abrogazione delle norme impugnate e la loro sostituzione con nuove norme abbia determinato un mutamento complessivo del quadro normativo, vigente al momento della proposizione del ricorso, ora rispettoso delle «prerogative costituzionalmente garantite delle Regioni» – ha dedotto di non avere «più interesse alla decisione». 12.— La Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, con memoria depositata in data 21 aprile 2009, ha affermato di avere ancora interesse ad una decisione nel merito in ragione del fatto che le norme impugnate sono state vigenti per un periodo di tempo. 13.— La Regione Umbria, con memoria del 22 aprile 2009, ha anch'essa insistito per una decisione nel merito atteso che l'art. 4 del d.lgs. n. 4 del 2008 stabilisce che ai progetti per i quali, alla data di entrata in vigore del decreto stesso, la VIA è in corso «si applicano le norme vigenti al momento dell'avvio del relativo procedimento». 14.— La Regione Emilia-Romagna, con memoria del 22 aprile 2009, ha chiesto che venga dichiarata cessata la materia del contendere soltanto in relazione alle censure formulate con riferimento agli artt. 28, comma 2, lettera b), 51, commi 1, 3 e 5, atteso che tali norme demandavano, ai fini della loro applicazione, ad atti regolamentari che non sono stati mai emanati. Per le altre disposizioni la ricorrente ha chiesto, invece, una pronuncia nel merito, sottolineando come le modifiche apportate al procedimento di valutazione di impatto ambientale da parte del d.lgs. n. 4 del 2008 dimostrerebbero la fondatezza delle censure prospettate con riferimento al testo originario del decreto. 15.— La Regione Puglia, con memoria del 21 aprile 2009, a seguito della sopravvenienza normativa di cui sopra, ha dedotto che «l'interesse dell'ente a proseguire l'azione deve ritenersi venuto meno», con riferimento, tra l'altro, alle norme impugnate che vengono in rilievo in questa sede. 16.— La Regione Marche, con memoria del 17 aprile 2009, ha anch'essa affermato il venire meno di un interesse alla risoluzione delle questioni proposte in relazione all'impugnazione dell'art. 25, comma 1, lettera b), in quanto lo stesso rimette la concreta individuazione dell'autorità competente, per la VIA regionale, alle medesime «norme legislative regionali» e dunque ad una decisione della ricorrente. Allo stesso modo si chiede che venga dichiarata cessata la materia del contendere relativamente al censurato art. 51, comma 3, non essendo mai state adottate le norme tecniche integrative della disciplina della VIA cui fa riferimento la predetta disposizione. Con riferimento all'impugnazione degli artt. 25, comma 1, lettera a), 35, comma 1, lettera b) e 42, commi 1 e 3, si chiede, invece, una pronuncia nel merito in ragione del fatto che «non possa per nulla escludersi» che, durante il periodo di vigenza, le norme impugnate siano state applicate. Nel merito relativamente a tali norme si deduce, innanzitutto, con riferimento alla censura di violazione dell'art. 76 Cost., come tale violazione ridondi nella lesione di una competenza regionale, in quanto il principio e criterio direttivo non rispettato è quello contenuto nell'art. 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004, secondo il quale il legislatore delegato non avrebbe dovuto incidere in modo deteriore sulle competenze regionali così come risultanti dalla normativa previgente, ed in particolare dalla legge n. 59 del 1997 e dal d.lgs. n. 112 del 1998. A tale fine, si richiamano gli artt. 1, comma 4, e 71, commi 1 e 2, di tale ultimo decreto. La prima delle disposizioni menzionate prevede che «in nessun caso» le norme del d.lgs. n. 112 del 1998 «possono essere interpretate nel senso della attribuzione allo Stato, alle sue amministrazioni o a enti pubblici nazionali, di funzioni e compiti trasferiti, delegati o comunque attribuiti alle Regioni, agli enti locali e alle autonomie funzionali dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo». L'art. 71 stabilisce, invece, che siano mantenute in capo alla competenza statale le valutazioni di impatto ambientale concernenti le opere e gli impianti «il cui impatto ambientale investe più Regioni» (comma 1), precisando, inoltre, che tale disposizione è destinata a trovare applicazione mediante un atto di indirizzo e coordinamento che individui «le specifiche categorie di opere, interventi e attività attualmente sottoposti a valutazione statale di impatto ambientale da trasferire alla competenza delle Regioni». Si sottolinea, inoltre, come la legge delega n. 59 del 1997 abbia incaricato il Governo di procedere «soltanto» ad un «conferimento» di funzioni agli enti substatali, «escludendo dunque l'ipotesi di una sottrazione alle Regioni, mediante la decretazione legislativa, di funzioni che queste ultime già esercitavano». In questa prospettiva, assumerebbe rilevanza la valutazione della normativa pregressa. Sul punto, si richiama innanzitutto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 1988, n. 377 (Regolamentazione delle pronunce di compatibilità ambientale di cui all'art. 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, recante istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale), il quale, all'art. 1, individua le categorie di opere per le quali è necessario procedere alla valutazione di impatto ambientale ai sensi dell'art. 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349 (Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale), ossia alla valutazione da parte dell'amministrazione statale. Rileverebbe, inoltre, il già citato d.P.R. 12 aprile 1996, ed in particolare il suo art. 12, il quale così disponeva: «le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano assicurano la definizione delle modalità di partecipazione alla procedura di valutazione di impatto ambientale delle Regioni confinanti nel caso di progetti che possono avere impatti rilevanti anche sul loro territorio ovvero di progetti localizzati sul territorio di più Regioni». Da quanto esposto conseguirebbe, si afferma testualmente, che «in base alla disciplina vigente al momento dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 112 del 1998, lo Stato era competente a svolgere la valutazione di impatto ambientale in una serie ben identificata di tipologie di interventi aventi “rilievo nazionale”, mentre in tutti gli altri casi erano competenti i livelli substatali, ivi compresi i casi in cui le opere o gli interventi avessero carattere interregionale perché localizzate sul territorio di più Regioni, o perché, anche se localizzate sul territorio di una sola di esse, avessero effetti destinati a prodursi, presumibilmente, anche sul territorio di almeno un'altra Regione». Nella prospettiva della ricorrente «in tale quadro normativo deve dunque essere collocata la citata previsione dell'art. 71, comma 1, lettera a), del d.lgs.