[pronunce]

che le prime due questioni, sollevate in tutte le ordinanze di rimessione, investono l'art. 14, comma 4, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, della cui legittimità il Tribunale di Milano dubita, in riferimento agli artt. 3, 10, 13, 24 della Costituzione, nella parte in cui dispone che alla convalida del trattenimento presso un centro di permanenza temporanea e assistenza dello straniero destinatario di un provvedimento di espulsione si applichi la disciplina degli artt. 737 e seguenti del codice di procedura civile, e, in riferimento agli artt. 3, 10 e 111 della Costituzione, nella parte in cui precluderebbe al giudice ogni accertamento in ordine alla sussistenza delle condizioni addotte dall'autorità di polizia quale concreto impedimento alla esecuzione immediata dell'accompagnamento alla frontiera e in ordine alla fondatezza delle ragioni allegate dallo straniero circa la ricorrenza di un'ipotesi di divieto di espulsione; che secondo la costante giurisprudenza di questa Corte la procedura camerale, quando sia prevista senza l'imposizione di specifiche limitazioni del contraddittorio, non viola di per sé il diritto di difesa, e l'adottarla in vista della esigenza di speditezza e semplificazione delle forme processuali è una scelta che solo il legislatore, avuto riguardo agli interessi coinvolti, può compiere e che sfugge al sindacato di questa Corte salvo che non si risolva nella violazione di specifici precetti costituzionali e non sia viziata da irragionevolezza (sentenze n. 573 e 543 del 1989; ordinanza n. 121 del 1994); che nella specie, mentre le esigenze di speditezza e semplificazione formale cui la procedura intende rispondere sono innegabili, non risultano violati né il principio del contraddittorio né altre regole generali del processo: il giudice deve sentire l'interessato in presenza del difensore e può avvalersi a fini probatori degli atti che il questore è tenuto a trasmettergli ai sensi dell'art. 14, comma 3, e dei documenti che lo straniero ritenga di presentare; che neppure può dirsi che il giudice della convalida sia privo di sufficienti poteri istruttori e di verifica: l'art. 738, terzo comma, cod. proc. civ. , applicabile allo speciale procedimento di convalida previsto dal testo unico sull'immigrazione, attribuisce al giudice il potere di "assumere informazioni", esercitando il quale può controllare la reale sussistenza degli impedimenti addotti dall'autorità di polizia ad una immediata esecuzione dell'accompagnamento alla frontiera ed accertare se ricorrano ipotesi di divieto di espulsione; che, d'altronde, questa Corte ha già chiarito, nell'ordinanza n. 140 del 2001, che il potere di "assumere informazioni" è assai più ampio di quello attribuito al giudice dall'art. 213 cod. proc. civ. , poiché non ha esclusivamente come destinatario una pubblica amministrazione ma può essere indirizzato nei confronti di qualsiasi soggetto pubblico o privato in grado di fornire elementi affidabili e postula che le risposte possano essere fornite con qualunque mezzo di comunicazione, compresi quelli più moderni e tecnologicamente avanzati, dei quali l'autorità giudiziaria, in procedimenti caratterizzati da speditezza e tuttavia concernenti la libertà personale, deve essere dotata; che, pertanto, le questioni che si appuntano su una pretesa inadeguatezza del procedimento camerale e dei poteri istruttori del giudice devono essere dichiarate manifestamente infondate sotto tutti i profili denunciati; che l'ulteriore questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 3, del decreto legislativo n. 286 del 1998, nella parte in cui non prevede l'obbligo di dare avviso al difensore dello straniero contestualmente alla comunicazione al giudice dell'inizio del trattenimento, prospettata dal remittente in relazione agli artt. 3, 10 e 24 della Costituzione, è già stata dichiarata manifestamente infondata da questa Corte con l'ordinanza n. 385 del 2001 e non risultano addotti elementi nuovi rispetto a quelli già esaminati; che analoga soluzione, in difetto di nuove argomentazioni nelle ordinanze di rimessione, deve essere adottata in riferimento alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, commi 4 e 5, del testo unico dell'immigrazione, censurati per contrasto con gli artt. 3, 10, 13 e 111 della Costituzione, nella parte in cui non attribuiscono al giudice il potere di stabilire il termine massimo del trattenimento modulandolo sulle concrete fattispecie, essendo tale questione già stata dichiarata non fondata con la sentenza n. 105 del 2001 e manifestamente infondata con le successive ordinanze n. 386 e 385 del 2001; che infine la questione di legittimità costituzionale dell'art. 20 del d.P.R. n. 394 del 1999 è manifestamente inammissibile, poiché si tratta di disposizione contenuta in un atto privo del requisito della forza di legge. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, 1) Dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 14, commi 3, 4 e 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) sollevate, in riferimento agli artt. 3, 10, 13, 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Milano, in composizione monocratica, con le ordinanze indicate in epigrafe; 2) Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 20 del d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394 (Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell'art. 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 10 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Milano, in composizione monocratica, con le medesime ordinanze. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 febbraio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Mezzanotte Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 26 febbraio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola