[pronunce]

che la questione sarebbe rilevante nel giudizio principale, poiché solo in conseguenza del suo accoglimento il ricorso del Consiglio notarile potrebbe essere dichiarato ammissibile ed esaminato nel merito; che nel giudizio così promosso è intervenuta la parte privata, osservando (a) che il ruolo istituzionale svolto nel procedimento disciplinare dal pubblico ministero, parte primaria e necessaria del rapporto processuale, offrirebbe le massime garanzie sul rispetto dei doveri (pubblicistici) relativi alla funzione notarile e giustificherebbe la legittima differenziazione della sua posizione rispetto agli altri soggetti del procedimento, (b) che comunque il Consiglio notarile non sarebbe del tutto estromesso dal giudizio, potendo intervenire ad adiuvandum e (c) che, in ogni caso, una diversa articolazione del procedimento giurisdizionale sanzionatorio sarebbe compito devoluto alla discrezionalità legislativa, sottratta al sindacato della Corte costituzionale, concludendo pertanto per l'infondatezza della questione sollevata. Considerato che la Corte di cassazione, sezioni unite civili, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 149 della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), nella parte in cui non prevede che il Consiglio notarile locale sia parte del rapporto processuale che s'instaura a seguito di "appello" promosso innanzi al tribunale dal notaio o dal Procuratore della Repubblica, contro i provvedimenti d'applicazione delle "pene disciplinari" dell'avvertimento e della censura presi nei confronti del notaio da parte del Consiglio notarile da cui questi dipende; che, in particolare, il giudice rimettente, assumendo la natura amministrativa sia di tali provvedimenti che dell'organo abilitato a prenderli e ritenendo che il legislatore, con la norma impugnata - la quale indica, quali parti del giudizio davanti al tribunale, soltanto il notaio e il Procuratore della Repubblica -, abbia escluso l'intervento in giudizio del Consiglio notarile, ritiene che tale esclusione contraddica il principio generale del diritto secondo il quale l'autorità della pubblica amministrazione la quale ha emesso un provvedimento impugnato davanti al giudice sia soggetto controinteressato che, come tale, deve poter partecipare al giudizio, e che da tale contraddizione derivi una lesione dell'art. 24 della Costituzione - per non poter il Consiglio notarile difendere il suo atto davanti al giudice - e dell'art. 3 della Costituzione - in quanto la giurisprudenza sarebbe ormai costante nel riconoscere, in altri ordinamenti professionali, la qualità di parte nel giudizio del collegio professionale che ha emesso il provvedimento impugnato -; che, come riferisce la stessa ordinanza che ha sollevato la questione, la giurisprudenza, anche di legittimità, ha oscillato tra la soluzione favorevole e quella contraria al riconoscimento - in base all'interpretazione delle norme legislative vigenti - al Consiglio notarile della qualità di parte nel procedimento giurisdizionale (dalla quale oscillazione, l'assegnazione del problema alle sezioni unite della Corte di cassazione) e che la soluzione interpretativa favorevole è stata sostenuta sulla base di argomenti analoghi a quelli che hanno indotto il giudice rimettente a proporre la presente questione di legittimità costituzionale; che, come risulta dall'ordinanza di rimessione, il giudice rimettente ha interpretato la disposizione censurata alla stregua di alcune norme particolari della legge concernente l'ordinamento del notariato (segnatamente le norme che omettono di nominare il Consiglio notarile tra le parti del giudizio, menzionandolo come destinatario di semplici informative), ma non ha saggiato la tenuta dell'interpretazione cui è giunto alla luce sistematica dei principi costituzionali che lo stesso giudice rimettente ritiene reggere la materia e che ha invocato ai fini della proposizione della questione di costituzionalità; che, in relazione al principio di unità dell'ordinamento giuridico, alle norme e ai principi costituzionali si deve ricorrere per giustificare la proposizione della questione di legittimità costituzionale solo dopo che le stesse norme e gli stessi principi siano stati considerati al fine di interpretare in loro conformità la disposizione che il giudice deve applicare e dopo che tale interpretazione conforme sia risultata impossibile; che, sotto questo profilo, la sollevata questione di legittimità costituzionale risulta carente per un difetto di interpretazione della norma censurata, difetto tanto più evidente in quanto, secondo ciò che si è dianzi ricordato, altra giurisprudenza è potuta giungere a un risultato interpretativo che avrebbe reso superflua, nello stesso ordine di idee del giudice rimettente, la questione di costituzionalità proposta; che pertanto - indipendentemente da ogni considerazione in merito al risultato cui la richiesta interpretazione sistematica, Costituzione inclusa, potrebbe condurre - la questione di legittimità costituzionale deve essere dichiarata manifestamente inammissibile (tra molte, ordinanze n. 592 e n. 177 del 2000).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 149 della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dalla Corte di cassazione, sezioni unite civili, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 ottobre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 19 ottobre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola