[pronunce]

L'errore in cui sarebbe incorso il remittente, laddove ha ritenuto facenti parte dell'impianto sportivo anche ambiti esterni alla recinzione, quali «i percorsi di accesso ivi comprese le due piste ciclabili che corrono lungo i lati Est e Ovest a pochi metri dalla piattaforma» sarebbe dimostrato, secondo la difesa regionale, dal disposto dell'art. 2 del decreto ministeriale 18 marzo 1996 e dell'art. 2, comma 6, del regolamento della Regione Marche 28 febbraio 2005, n. 1 (Requisiti degli impianti e delle attrezzature per l'esercizio di attività motoria ricreativa, ai sensi dell'articolo 7 della legge regionale 1° agosto 1997, n. 47), che definiscono come via d'uscita «il percorso senza ostacoli al deflusso che conduce dall'uscita dello spazio riservato agli spettatori e dallo spazio di attività sportiva all'area di servizio annessa o all'area di servizio esterna». Questa definizione renderebbe, a dire della difesa regionale, evidente che «gli unici "percorsi" considerabili come facenti parte dell'impianto sportivo possono essere solo quelli posti all'interno dell'area recintata di pertinenza dell'impianto». 5.2. - Le questioni sarebbero, poi, inammissibili, in quanto il TAR remittente avrebbe omesso di effettuare qualunque tentativo di dare alla disposizione censurata una interpretazione conforme a Costituzione ed, in particolare, di dare una interpretazione sufficientemente determinata e definita alla nozione di impianto sportivo. 5.3. - La questione proposta in riferimento all'art. 117 Cost. sarebbe, inoltre, inammissibile, in quanto il remittente non avrebbe individuato con chiarezza il parametro del giudizio. Non potrebbe, infatti, ritenersi sufficientemente determinato e chiaro il richiamo unico ed indistinto all'art. 117, secondo comma, lettera s), e terzo comma, Cost. (in relazione, quest'ultimo alle materie tutela della salute, ordinamento sportivo, governo del territorio e ordinamento della comunicazione), giacché si tratta di competenze statali sia esclusive sia concorrenti e, conseguentemente, non sarebbe chiaro se la disposizione regionale impugnata sarebbe viziata da incompetenza assoluta o relativa. Né maggior valore individuativo avrebbe il richiamo delle norme interposte costituite dagli arti. 3, comma 1, lettera c), e 8, comma 1, lettera e), della legge n. 36 del 2001, posto che il remittente non chiarirebbe a quale materia tali norme sarebbero riferibili. 5.4. - La questione proposta in riferimento agli artt. 3, 15, 21 e 41 Cost. sarebbe, infine, inammissibile non essendo chiari i presupposti sostanziali della questione e lo stesso petitum, che avrebbe natura ancipite. Da un lato, infatti, il remittente sembrerebbe ritenere illegittimo di per sé il divieto di installazione di apparati radianti per telefonia mobile riferito agli impianti sportivi, dall'altro, alquanto contraddittoriamente, sembrerebbe lamentare solo la circostanza che il divieto sia assoluto e non tenga adeguatamente conto delle singole realtà territoriali e dell'effettivo rischio per la salute. 5.5. - Nel merito la questione proposta in riferimento all'art. 117 Cost. sarebbe infondata, posto che, alla luce della giurisprudenza costituzionale (viene richiamata la sentenza n. 307 del 2003), la Regione non incontrerebbe limiti nella individuazione di criteri localizzativi ed anche nella fissazione di divieti specifici, se non quello di riferirli a luoghi sufficientemente determinati (quali sarebbero, nella lettura proposta dalla difesa regionale, anche gli impianti sportivi), ed in questo ambito non assumerebbero alcun rilievo i luoghi individuati dall'art. 3, comma 1, lettera c), della legge n. 36 del 2001 quali luoghi nei quali non sono superabili i valori di attenzione di inquinamento elettromagnetico fissati dal legislatore statale. Parimenti infondata sarebbe la questione proposta in riferimento agli artt. 3, 15, 21 e 41 Cost., dato che non sarebbe affatto irragionevole omologare nel divieto tutte le tipologie di impianti sportivi, essendo questi, indipendentemente dalle loro tipologie e dimensioni, tutti funzionali alla pratica sportiva e potendo essere data, in via interpretativa, una stretta delimitazione spaziale a tali impianti. 6. - In prossimità dell'udienza pubblica del 14 dicembre 2010 il Comune di Senigallia ha depositato una memoria nella quale sviluppa argomenti a favore dell'accoglimento delle questioni proposte. In via preliminare il Comune di Senigallia sostiene che la localizzazione delle infrastrutture quali gli impianti di telefonia rientri nella materia di competenza legislativa concorrente del governo del territorio ma, richiamando le sentenze numeri 307 e 331 del 2003 della Corte costituzionale, afferma che le Regioni non potrebbero introdurre divieti di ubicazione generalizzati, generici, eterogenei o comunque idonei a pregiudicare l'interesse, protetto dalla legislazione nazionale, alla realizzazione delle reti degli impianti. In merito alla questione proposta in riferimento all'art. 117 Cost., la difesa del Comune sostiene che la disposizione impugnata violerebbe la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente, giacché contrasterebbe con il principio di uniformità ed omogeneità della disciplina in materia ambientale sull'intero territorio nazionale, e violerebbe i principi fondamentali dettati dalla legislazione statale in materia di tutela della salute, governo del territorio e ordinamento della comunicazione, in quanto estendendo a luoghi diversi da quelli individuati dallo Stato per la fissazione dei valori di attenzione dell'inquinamento elettromagnetico eluderebbe il bilanciamento fissato dal legislatore statale tra il diritto alla salute e gli altri interessi costituzionalmente protetti e, stante la indeterminatezza del concetto di impianto sportivo (che, a dire del Comune, non potrebbe essere determinato in base alla normativa secondaria regionale, ostandovi il principio di legalità sostanziale) verrebbe non tanto a individuare un criterio localizzativo, quanto a introdurre una illegittima limitazione alla localizzazione, rendendo in pratica «impossibile o comunque estremamente difficile la realizzazione di una rete complessa di infrastrutture per le telecomunicazioni». In merito alla questione proposta in riferimento agli artt. 3, 15, 21 e 41 Cost. la difesa del Comune sostiene la irragionevolezza della disposizione impugnata e lamenta la eccessiva compressione degli interessi costituzionalmente protetti alla libertà di comunicazione ed all'attività di impresa. 7. - In prossimità dell'udienza pubblica del 14 dicembre 2010 anche Wind ha depositato una memoria, nella quale ribadisce sinteticamente le argomentazioni già svolte. 8. - In prossimità dell'udienza pubblica del 14 dicembre 2010 anche la Regione Marche ha depositato una memoria nella quale amplia e sviluppa gli argomenti proposti nell'atto di intervento a favore dell'inammissibilità e dell'infondatezza delle questioni. La difesa regionale sottolinea, anzitutto, come entrambe le parti costituite concordino sulla non applicabilità nel giudizio a quo della disposizione impugnata.