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"Non è stato adottato nessun provvedimento disciplinare"; il quotidiano riporta che, a seguito dell'episodio, il management di ITA Airway avrebbe inviato una lettera al personale navigante in cui si dice che: "I comportamenti scorretti, poco professionali, arroganti o ineducati di un singolo rischiano di compromettere la raggiungibilità degli obiettivi di NPS dell'azienda con conseguente negativo impatto sul pagamento del premio di risultato di tutti". La lettera si conclude con un avvertimento "comportamenti individuali saranno sempre puniti secondo la disciplina del nostro regolamento aziendale" ("ilfattoquotidiano", 10 novembre 2021); l'EASA (European aviation safety agency, Agenzia europea per la sicurezza dei voli) nelle sue linee guida del 30 giugno 2020 ("Guidance on the management of crew members in relation to the Covid-19 pandemic") ha stabilito che i membri dell'equipaggio devono essere istruiti a evitare sistematicamente di toccare ciò che appartiene ai passeggeri, bagagli compresi; inoltre, tra gli svariati compiti di un assistente di volo, risultano: accogliere ed assistere i passeggeri mentre salgono a bordo; verificare le procedure di sicurezza; servire pasti e bevande ai passeggeri; eseguire gli annunci di volo; garantire la sicurezza a bordo; assistere i passeggeri con necessità particolari, ma non rientra quello di sistemare i bagagli. Assicurarsi che i bagagli a mano siano correttamente disposti nelle cappelliere, non significa che l'assistente di volo debba occuparsi del loro posizionamento; ritenendo non applicabile l'art. 2112 del codice civile che disciplina il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda, una parte di lavoratori di Alitalia è stata assunta senza mantenere la propria anzianità lavorativa e, soprattutto, alle condizioni definite non dal contratto collettivo nazionale di settore, ma da un regolamento aziendale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto rappresentato e se intendano accertare l'effettivo accaduto, soprattutto con riferimento agli eventuali ammonimenti o sanzioni rivolte al personale; quali iniziative intendano assumere per garantire i legittimi diritti dei lavoratori, tenuto conto anche delle disposizioni EASA in materia di contenimento del COVID-19 e più in generale di sicurezza; se non ritengano un pericoloso precedente quello di consentire che un'azienda interamente partecipata dallo Stato possa applicare un regolamento aziendale e non il contratto collettivo nazionale di settore. Atto n. 4-06288 GRASSI Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: da fonti giornalistiche si apprende che l'azienda ospedaliera "Moscati" di Avellino reitererebbe un suo modus operandi , prevedendo ancora una volta la proroga di appena 30 giorni, fino a fine anno, dei contratti di 125 infermieri in servizio. I paramedici, dunque, resteranno in corsia per un'altra trentina di giorni e poi si vedrà; la proroga a breve termine disattende, ancora una volta, le attese delle parti sociali. Invero, la proroga dei contratti a 36 mesi per il personale precario era stato uno degli impegni assunti a febbraio scorso dalla direzione generale al tavolo di confronto con i segretari generali di categoria; questi rinnovi continuamente reiterati e per periodi stringati si pongono in sostanziale divergenza rispetto a quanto accade negli altri ospedali campani e nel resto del Paese. Infatti, per gli operatori sanitari irpini, ancora una volta viene negata la proroga triennale a differenza di ciò che la Regione Campania aveva suggerito di fare ai direttori generali delle ASL e delle aziende ospedaliere in base a quanto previsto dal DEF, il documento economico e finanziario approvato dalla Giunta; in Campania la gratitudine nei confronti del personale sanitario sembra essere un lontano miraggio. Nonostante l'emergenza per i nuovi contagi, la direzione strategica della ASL e del plesso ospedaliero rinnova il contratto di lavoro solo fino alla fine del 2021; questi precari sono dipendenti che, a vario titolo, da anni e con riconosciuto spirito di sacrificio ed abnegazione forniscono la loro preziosa attività e meritano il consolidamento della loro posizione; dare solidità al rapporto di lavoro significa dare solidità al sistema, poiché ciò si riflette positivamente sull'intero ambiente, consentendo una maggiore tranquillità lavorativa e permettendo, inoltre, di evitare la migrazione del personale già formato, inserito ed integrato nelle attività assistenziali; l'unica vera risposta che dovrebbe dare l'istituzione regionale è quella di prendere in considerazione proroghe più lunghe ed avviare il più celermente possibile la stabilizzazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali vicende e se non ritenga opportuno predisporre gli opportuni accertamenti e individuare delle idonee soluzioni, in ossequio a quanto previsto ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione in tema di poteri sostitutivi, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione, per evitare delle gravi conseguenze, affinché siano tutelate le condizioni lavorative dei dipendenti e di tutti i fruitori dei servizi della città ospedaliera. Atto n. 4-06289 IWOBI RIVOLTA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, sarebbe prossima la chiusura della sede dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) di Kabul; tale chiusura, unita a quella dell'ambasciata italiana nella capitale afghana, rischia di rendere difficoltoso il processo di gestione dei finanziamenti che l'Italia, secondo quanto deciso durante l'ultimo G20, ha stabilito di destinare alle diverse agenzie ONU per l'emergenza umanitaria in Afghanistan; secondo quanto si apprende, l'Italia potrebbe decidere di potenziare le attività delle sedi dell'AICS di Islamabad (Pakistan) o di Teheran (Iran), nonostante gli uffici diplomatici italiani in entrambi i Paesi siano fortemente sovraccaricati dalla gestione delle richieste di asilo; considerato che: la chiusura di tutte le reti diplomatiche italiane in Afghanistan sta comportando notevoli difficoltà nel completare il processo di evacuazione dei richiedenti asilo realmente a rischio, come i cittadini afghani che hanno collaborato con i militari italiani o i nostri diplomatici nel corso degli ultimi 20 anni, e le rispettive famiglie; al contempo la mancata presenza sul campo comporta difficoltà anche nella capacità di fare filtro tra le varie richieste di asilo, e conseguentemente nel riconoscere chi ha diritto alla tutela umanitaria nel nostro Paese; l'Italia, di concerto con la comunità internazionale, non ha riconosciuto il nuovo Governo ad interim del Talebani; stessa situazione accaduta in seguito al golpe militare in Myanmar, e al mancato riconoscimento della giunta militare golpista; nonostante il mancato riconoscimento del nuovo Esecutivo, l'ambasciata italiana a Yangon continua ad operare, al contrario di quella a Kabul; valutato infine che, secondo quanto risulta agli interroganti, la gestione sul territorio italiano dei cittadini afghani evacuati è fortemente deficitaria;