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v) sostenere anche la creazione di piattaforme e-commerce di vendita aggregata dove le cooperative potrebbero essere hub nei network tra produttori locali e consumatori italiani ed europei; w) incrementare la diffusione dei marchi Bio e Dop e Igp e in particolare nel prodotto Bio; x) promuovere il ricorso alla contrattazione di filiera, come mezzo per sostenere investimenti di rilevanza nazionale, promuovendo, nella prospettiva di accrescere la competitività, l'integrazione di tutti i soggetti della filiera e, conseguentemente, l'innovazione organizzativa e produttiva del settore agricolo e agroalimentare; y) incrementare i consumi pro capite con adeguate campagne promozionali in riferimento anche alle caratteristiche salutistiche del prodotto. z) investire in ricerca e marketing ; aa)incentivare gli imprenditori al fine di creare nuovi impianti agrumetati con varietà volte a soddisfare le esigenze di mercato e dei consumatori, bb)introdurre nuove varietà per allungare il calendario di commercializzazione ed essere più competitivi con le altre nazioni; cc)assistere finanziariamente i produttori che intendono sostituire le varietà datate con varietà resistenti e che consentano di allungare il calendario di commercializzazione; dd)promuovere prodotti a marchio (IGP) e produzioni biologiche; ee)promuovere ed incentivare l'industria di trasformazione (succhi, canditi, ) e surgelati (fette, cubetti di succo, scorze, ecc.); ff) promuovere, in campo agrumicolo, la tutela della biodiversità mediante la valorizzazione di produzioni tipiche locali, favorendo altresì le correlate pratiche agricole e le caratteristiche conoscenze tradizionali, in armonia con la salvaguardia dell'ambiente e della salute umana; gg)facilitare l'accesso al credito per gli imprenditori virtuosi che vogliono acquistare terreni agricoli per ingrandire la propria attività al fine di far aumentare la dimensione aziendale media a livello nazionale; hh)permettere ai produttori di mantenere un prezzo di produzione che eviti pratiche commerciali sleali a danno, soprattutto, della piccola e media impresa; ii) adottare iniziative per rafforzare le misure di contrasto all'utilizzo della manodopera in nero per la raccolta degli agrumi (per come previsto con l'attuazione della legge n. 257 del 2016 in materia di lotta al caporalato) come, ad esempio, istituire un marchio etico tipo " Fairtrade " in cui si certifica che la produzione avviene nel rispetto dei diritti dei produttori e lavoratori; jj) attuare le misure previste dall'articolo 9 del decreto-legge n. 27 del 2019, convertito dalla legge n. 44 del 2019, che prevede, nel limite complessivo di spesa di 5 milioni di euro, un contributo per la copertura dei costi sostenuti per gli interessi dovuti per l'anno 2019 sui mutui bancari contratti dalle imprese entro la data del 31 dicembre 2018, nonché dall'articolo 11 del medesimo decreto-legge, che ha previsto lo stanziamento di 2 milioni di euro per la realizzazione di campagne promozionali e di comunicazione istituzionale da destinare al comparto agrumicolo assieme a quello ovicaprino e olivicolo; kk)promuovere un programma di educazione alimentare nelle scuole, quale parte integrante dell'azione didattica e formativa, per favorire l'adozione di corretti comportamenti alimentari, basati sul modello della dieta mediterranea, nonché la conoscenza dei benefici per la salute umana che possono derivare dal consumo di determinati alimenti, come frutta e verdura, ivi compresi gli agrumi. Allegato SCHEMA DI RISOLUZIONE PRESENTATO DAL RELATORE SCHEMA DI RISOLUZIONE PRESENTATO DAL RELATORE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 337 La Commissione, a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, dell'affare sulle problematiche inerenti ai danni causati all'agricoltura dall'eccessiva presenza di fauna selvatica, richiamato l'ampio ciclo di audizioni svolto con i soggetti istituzionali competenti ed esperti, nonché il materiale acquisito; premesso che: negli ultimi anni si sta verificando una continua crescita dei danni causati alle attività agricole e zootecniche, alla piscicoltura nonché alla biodiversità dalla fauna selvatica. Il fenomeno assume la dimensione di una vera e propria emergenza in alcune aree del nostro Paese, tanto da compromettere, la capacità di fare impresa degli agricoltori e degli allevatori coinvolti, con evidenti ripercussioni in termini di redditività; elemento imprescindibile per una corretta valutazione del fenomeno è rappresentato dall'analisi qualitativa e quantitativa di dati e informazioni, che permettono di ricostruire un quadro preciso delle problematiche (tipologia dei danni, quantificazione, tipo di colture danneggiate e specie animali interessate) per poter valutare interventi davvero risolutivi; una gestione sempre più in difficoltàdella coesistenza fra animali selvatici e attività agricoledetermina un crescente risentimento fra gli agricoltori, i quali sono due volte vittime, sia per la perdita delle coltivazioni o del bestiame, sia per le lungaggini dei risarcimenti, tra l'altro incongruenti rispetto ai danni subiti; la tipologia di danni, variabile nei diversi contesti geografici e territoriali, è correlata alle attività svolte ed alle specie di selvatici. I danni alle colture agrarie sono provocati pressoché in tutto il Paese soprattutto dal cinghiale, in misura minore e più localizzata, dal cervo, dal capriolo e dal daino, a questi si aggiungono i danni arrecati da uccelli (in particolare corvidi, storni, svassi e cormorani); a partire dagli anni '50 vi è stata una reintroduzione in diverse zone d'Italia, della specie Sus scrofa, provenienti dall'est Europa, senza un attento studio dell'impatto che tale ripopolamento avrebbe comportato su ambiente e biodiversità. In quegli anni, per scopi venatori e in taluni casi per ripopolamento di specie drasticamente ridotte, furono introdotti nel nostro Paese anche altre specie di animali selvatici ancora con assenza di studi specifici sull'interferenza con ambiente e fauna locale, fra cui troviamo le minilepri, l'istrice, il capriolo. Tali semplicistiche introduzioni, anche di specie alloctone, hanno rappresentato erappresentano un rischio aggiunto per la diffusione di malattie, oltre alle alterazioni agli ecosistemi; talvolta alcune specie, già presenti in Italia, sono state reintrodotte in zone in cui erano assenti, come accaduto per il capriolo e il cervo; premesso altresì che: le colture maggiormente danneggiate da ungulati sono: castagneti da frutto (localmente con danni a varietà di pregio ed elevato valore economico); vigneti; frutteti; ortaggi; graminacee (orzo, grano, avena, farro, mais); patate. Nei parchi alpini sono oggetto di danno soprattutto le colture foraggere (es. prati da sfalcio, erba medica, lupinella, erbai, orti). Infine, si registrano spesso danni a opere di recinzione ed irrigazione nonché ai muretti a secco; per la zootecnia le problematiche più diffuse riguardano le predazioni, sempre più frequenti e dannose, operate dal lupo (e anche da ibridi tra lupo e cane);