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Istituzione delle Assemblee dei cittadini per il coinvolgimento diretto nella deliberazione su temi di interesse pubblico generale e dell'Assemblea dei cittadini sulla crisi climatica. Onorevoli Senatori . – Il grande problema che affligge in questo tempo la democrazia, non solo in Italia, è quello del distacco sempre più marcato tra cittadini e politica, tra elettori ed eletti, con questi ultimi sempre più autoreferenziali e obbedienti a logiche di partiti che nulla hanno a che vedere con i partiti previsti dall'articolo 49 della Costituzione, quanto piuttosto con comitati elettorali e di mera gestione del potere in mano a capi e capetti dai quali dipende la « vita e la morte » (politica, ovvero la candidatura e il posto in lista utile o meno per essere eletti) dei parlamentari. Questo distacco si evidenzia sempre di più ad ogni tornata elettorale, laddove si registra un astensionismo che cresce e che non può essere derubricato a semplice « patologia » elettorale o a « normale » astensione di cittadini, comunque disinteressati alla cosa pubblica, ma che segnala una sempre maggiormente diffusa stanchezza nei confronti di pratiche che vengono avvertite come inutili, come di mera facciata. Un distacco che sembra essere stato sottovalutato dalla classe politica che non si cura di essere sempre più delegittimata, e con essa, cosa ben più grave, viene delegittimata la democrazia stessa, tramutata oramai in una democrazia elettorale. È anche evidente che ridurre la partecipazione al solo « credito elettorale » sempre più faticosamente conquistato da quei cartelli elettorali che sono divenuti oggi i partiti e le coalizioni non crea le condizioni di una sintesi democratica, bensì di una contrapposizione tra avversari, trasformando il pregio del sistema democratico, che consiste nel dialogo da cui scaturisce una sintesi che ha qualità nuova ed originale rispetto all'apporto di ciascuno, in una contrapposizione pregiudiziale tra avversari in cui si vince o si perde a seconda della quantità di consenso che si rappresenta. Il momento elettorale è certamente importante, ma i cittadini non possono essere chiamati a partecipare solo al voto, altrimenti la offerta politica diventa un prodotto a scadenza fissa. Occorre una costante comunicazione circolare tra rappresentati e rappresentanti, tra cittadini ed istituzioni. Questa riduzione quantitativa del sistema democratico rappresentativo si associa, tra l'altro a leggi elettorali che, dal 2005, hanno favorito quel distacco, poiché oggi l'eletto risponde ai « capi partito o ai capi bastone », non gli interessi dei cittadini e, di fatto, non rappresenta più la Nazione. In un mondo nel quale le tecnologie consentirebbero forme di partecipazione nuova, diffusa e costante, ed al tempo stesso l'ascolto, e per così dire la possibilità di « parola », si potrebbero creare e utilizzare strumenti capaci di dare rinnovata forza alla democrazia. Si fa riferimento a paradigmi concreti che possono affiancare, bilanciare e rafforzare la democrazia rappresentativa. Non utopici e pericolosi ricorsi ad una « democrazia diretta » che può essere facilmente manipolata e divenire una forma di plebiscitarismo, con procedure opache e controllate da terzi politicamente irresponsabili verso cittadini ed elettori. Si tratta della democrazia partecipativa e di quella deliberativa, che si fondano sul principio della partecipazione previsto dalla Costituzione italiana (una delle poche al mondo che parla espressamente di « partecipazione »), all'articolo 3, secondo comma, ossia tra i principi fondamentali. Certamente si tratta di una menzione molto rapida, ma che nasce da un lungo dibattito e da una consapevole collocazione della partecipazione, appunto, tra quei principi fondamentali ed inderogabili che non casualmente aprono la Costituzione del nostro Paese. La partecipazione nella Carta è immaginata come obiettivo dell'opera umana, ma accanto alla natura di scopo vi è anche la considerazione del valore; l'uguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini, per la quale il sistema partecipativo, come quello previste dal presente disegno di legge, risponde alla necessità prevista dalla nostra Costituzione che la partecipazione sia effettiva, dovendosi pertanto predisporre mezzi efficaci per attuarla. In definitiva il disegno di legge si prefigge di dare attuazione alla Costituzione che qualifica la democrazia sulla necessaria partecipazione, attraverso una accresciuta responsabilizzazione dei cittadini. La democrazia del XXI secolo non può più permettersi di apparire come un sistema autoreferenziale, aperto « a intermittenza » solo in occasione della chiamata alle urne dei cittadini in corrispondenza di elezioni e referendum . Per rispondere a tale esigenza, da oltre vent'anni in diverse parti del mondo si è ricorsi a un particolare strumento: le Assemblee dei cittadini che sono uno strumento, già istituzionalizzato in alcune Paesi, laddove le suddette Assemblee di cittadini si affiancano con le istituzioni rappresentative, e utilizzato anche durante la recente importantissima Conferenza sul futuro dell'Europa. Si tratta di uno strumento di democrazia deliberativa con il quale si sottopongono, in un arco di tempo delimitato, temi specifici di interesse pubblico generale (questioni valoriali, concernenti gli elementi fondamentali della convivenza di una comunità, eccetera) ad un gruppo di cittadini selezionati come campione statistico rappresentativo su tutto il territorio interessato. L'Assemblea dei cittadini (di qui in avanti « AC ») porta dunque la responsabilità diretta delle persone comuni all'interno del procedimento politico decisionale, ponendole in contatto tanto con politici quanto con esperti e professionisti del settore, con le parti sociali ed i gruppi di interesse che sono rappresentati. Le esperienze internazionali (quali la convocazione di un'AC per la riforma costituzionale islandese, l'istituzione di due AC permanenti nella regione germanofona del Belgio, i casi di convocazione di AC per la riforma elettorale negli stati Canadesi, e molti altri rilevanti casi) dimostrano che i membri estratti a sorte, percependo l'importanza del loro incarico, sono indotti a impegnarsi con il massimo senso di responsabilità per ottenere il miglior risultato possibile. È l'effetto di un comprovato meccanismo psicologico denominato « ignoranza razionale », per il quale chiunque sia consapevole che la propria scelta potrà fare la differenza, si impegnerà col massimo sforzo. Allo stesso tempo, è dimostrato anche che le deliberazioni delle AC godono di ampia considerazione tra tutti i cittadini, grazie al fatto di essere state elaborate da loro pari, finalmente in grado di uscire dal ruolo unico di spettatori della politica. Occorre sempre evitare che le scelte dei membri delle AC possano essere condizionate ed a tal fine è necessario che la nomina dei cittadini abbia due caratteristiche essenziali: la temporaneità delle Assemblee, che hanno durata prestabilita, e il ricambio frequente dei loro membri; la modalità di selezione casuale dei cittadini membri, a garanzia di rappresentatività della società all'interno dell'Assemblea, per genere, età, provenienza geografica, livello di istruzione, professione svolta e posizione sociale.