[pronunce]

— Si è costituito in giudizio il Senato della Repubblica con atto depositato in data 22 dicembre 2001 nella cancelleria della Corte, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. Con successiva memoria il Senato della Repubblica ha insistito nelle conclusioni già rassegnate. Osserva, in via preliminare, che il ricorso è riferito contestualmente alle due deliberazioni adottate, nel corso della stessa seduta del 31 gennaio 2001, nei confronti rispettivamente del senatore Gnutti e del senatore Speroni: donde la ritenuta inammissibilità per l'avvenuta proposizione di un unico ricorso cumulativo per conflitto di attribuzione, in assenza di un distinto e motivato riferimento alla posizione dei due parlamentari. È richiamata, in proposito, la recente sentenza di questa Corte n. 38 del 2005, che ha sottolineato, con riguardo al ricorso per conflitto di attribuzione, la necessità della valutazione specifica della posizione di ciascun parlamentare, e delle singole dichiarazioni a lui contestate. Nella specie, invece, l'iter argomentativo percorso dal ricorrente si risolverebbe in una petizione di principio, in quanto – a suo dire – non sarebbe possibile qualificare i comportamenti ed i fatti attribuiti ai senatori Gnutti e Speroni come opinioni espresse dai parlamentari, senza che sia addotta, invece, alcuna argomentazione idonea a contrastare la diversa opinione espressa dal Senato nelle due dichiarazioni di insindacabilità. Nella memoria si sottolinea, inoltre, che l'opera di divulgazione delle attività parlamentari può ben consistere, non solo nella riproduzione all'esterno degli atti parlamentari, ma anche in comportamenti diretti ad enfatizzare ed illustrare, con lo strumento della denuncia, le iniziative adottate all'interno delle Camere, o comunque svolte nella qualità di parlamentare. Orbene, i fatti e i comportamenti oggetto del procedimento penale pendente innanzi al GUP del Tribunale di Verona, appaiono collegati, si afferma ancora nella memoria, con opinioni ed iniziative parlamentari, essendo pacifico che la Lega Nord, gruppo di appartenenza dei due senatori di cui si tratta, ha svolto attraverso tali strumenti una complessiva attività diretta ad affermare l'autonomia della Padania ed il diritto della stessa a costituire una parte separata dell'ordinamento costituzionale. Infine, si fa presente che i reati contestati ai due parlamentari sono non già riferiti alla lesione di diritti personali di altri cittadini, ma a fattispecie contro l'integrità dello Stato, dirette a deprimere e distruggere il sentimento nazionale, oggetto di dibattito e di dubbi di legittimità costituzionale, in quanto espressione di un nazionalismo fine a sé stesso e contrastanti con il principio fondamentale di libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini di proporre riforme, anche radicali, dell'ordinamento costituzionale: diritto da riconoscere in forma privilegiata ai rappresentanti del corpo elettorale proprio in applicazione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione.1. — Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Verona, con ricorso del 20 febbraio 2001, depositato presso la cancelleria della Corte il 26 successivo, ha sollevato conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica, in relazione alle deliberazioni adottate dall'Assemblea nella seduta del 31 gennaio 2001 (doc. IV-quater, n. 60), con le quali è stato ritenuto che i fatti per i quali è in corso procedimento penale a carico dei senatori Vito Gnutti e Francesco Speroni - chiamati a rispondere, in concorso con altri imputati, dei reati di cui agli artt. 110 e 241, 110 e 283, 271 del codice penale, nonché agli artt. 81 cod. pen. e 1 e 2 del decreto legislativo 14 febbraio 1948, n. 43 (Divieto delle associazioni di carattere militare) – concernono opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare e, in quanto tali, sono insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 1.1.— In via preliminare deve essere respinta l'eccezione di inammissibilità sollevata dal Senato della Repubblica, fondata sul rilievo che il presente ricorso, investendo contestualmente le due deliberazioni adottate nel corso della medesima seduta del 31 gennaio 2001, nei confronti tanto del senatore Gnutti che del senatore Speroni, risulterebbe per ciò solo carente di un distinto e motivato riferimento alla posizione di ciascuno dei due parlamentari. 1.2. — Questa Corte già in altre occasioni – richiesta di dichiarare inammissibile o irricevibile il ricorso per conflitto di attribuzioni, proprio sul presupposto che lo stesso investiva simultaneamente distinte deliberazioni in ordine alle opinioni espresse da altrettanti membri di un medesimo ramo del Parlamento – ha disatteso tale eccezione (sentenza n. 87 del 2002). Essa, difatti, ha valorizzato, più che il profilo meramente “formale” della mancata corrispondenza numerica tra le deliberazioni investite dalla richiesta di annullamento ed i ricorsi all'uopo proposti dall'autorità giudiziaria, quello “sostanziale” della sufficiente descrizione, nell'atto di promovimento del conflitto, delle specifiche dichiarazioni attribuibili ai singoli deputati o senatori, e quindi della sua idoneità a consentire la verifica del nesso funzionale tra siffatte dichiarazioni e l'esercizio di funzioni parlamentari. 2. — Ciò nondimeno, il presente ricorso è comunque inammissibile. 3.— Il Giudice ricorrente non ha, infatti, precisato quale sia il comportamento addebitato ai senatori Gnutti e Speroni, atteso che né la loro posizione risulta adeguatamente differenziata rispetto a quella degli altri coimputati nei medesimi reati, né risulta specificata la natura (morale o materiale) del contributo recato dai predetti parlamentari a titolo di concorso nella realizzazione delle fattispecie criminose oggetto di contestazione. 3.1.— Il ricorso in esame, in effetti, si limita a riprodurre sic et simpliciter il contenuto dei capi di imputazione riportati nella richiesta di rinvio a giudizio, senza che vengano chiarite quali siano – in concreto – le condotte poste in essere specificamente dallo Gnutti e dallo Speroni, rimanendo oltretutto imprecisata anche la natura morale o materiale della partecipazione dei due parlamentari alla realizzazione dei reati suddetti. Premesso che, nella specie, vertendosi in una ipotesi di conflitto per menomazione, la vindicatio ha ad oggetto un atto che si reputa invasivo della sfera delle attribuzioni costituzionalmente riservate all'organo ricorrente, occorre precisare che tale atto – vale a dire la deliberazione adottata dal Senato della Repubblica il 31 gennaio 2001 – investe non l'addebito, in sé e per sé considerato (e cioè la generica imputazione a titolo di concorso), ma l'intera ed effettiva gamma delle condotte poste in essere, secondo l'accusa, dai parlamentari incolpati.