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Viene, inoltre, sottolineata l'importanza del negoziato per la definizione del Quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea per il periodo 2021-2027 e di quelli relativi alle future relazioni con il Regno Unito dopo la Brexit. Fra le politiche settoriali, la Relazione pone in evidenza l'obiettivo prioritario dell'esecutivo italiano di dare nuovo slancio al dialogo con le istituzioni europee e gli altri Stati membri sul tema della gestione dei flussi migratori, con particolare riferimento a quelli che si realizzano via mare. Le finalità sottese sono quelle di scongiurare la perdita di nuove vite umane in mare, di garantire adeguati e rapidi meccanismi di ripartizione dei migranti giunti sulle coste europee, di favorire mediante processi collaborativi i meccanismi di rimpatrio volontario dei migranti e di proseguire nel sostegno alla realizzazione di un partenariato strategico di lungo periodo tra l'Unione europea e i Paesi di origine e di transito dei migranti. Viene, inoltre, ribadito l'impegno per la riforma del Sistema comune europeo di asilo ed in particolare del Regolamento di Dublino, al fine di superare il principio di responsabilità dello Stato di primo ingresso sulle domande di protezione internazionale che penalizza fortemente i Paesi più esposti ai flussi. Nell'ambito della parte terza, quella espressamente dedicata alla dimensione esterna dell'Unione europea e, dunque, ai temi di più specifico interesse per la 3 a Commissione, la Relazione programmatica sottolinea, innanzitutto, l'impegno dell'Esecutivo a voler continuare il sostegno alla politica estera e di sicurezza comune (PESC) e a quella di sicurezza e difesa comune (PSDC), per orientarle in senso conforme agli interessi nazionali, con un approccio integrato che possa combinare l'esigenza della sicurezza con la prevenzione dei conflitti. Viene anche esplicitato l'impegno dell'esecutivo a lavorare, in materia di sanzioni, per fare prevalere una visione equilibrata ed orientata al risultato, nella convinzione che proprio le sanzioni rappresentino uno strumento e non un fine della politica estera. Sul piano geografico, rilievo prioritario continuerà ad essere assicurato all'area mediterranea, in particolare in relazione alle questioni migratorie. Rilievo ulteriore verrà garantito alla stabilizzazione, alla crescita economica e al percorso di integrazione europea dei Paesi dell'area dei Balcani Occidentali, nonché all'intensificazione della collaborazione con i Paesi africani maggiormente interessati dal fenomeno migratorio, dal Corno d'Africa al Sahel fino al Nord Africa, in particolar mediante la valorizzazione dei formati regionali di dialogo come i Processi di Rabat (processo euro-africano su migrazione e sviluppo) e di Khartoum (foro privilegiato di dialogo e cooperazione in materia migratoria tra l'Unione europea e i Paesi dell'Africa mediterranea, orientale e del Corno d'Africa). Tra gli ulteriori obiettivi indicati nella Relazione, il sostegno assicurato dal Governo all'azione dell'Unione europea a tutela delle imprese italiane colpite dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni USA contro l'Iran, la continuazione degli impegni per la stabilizzazione dell'Iraq e l'appoggio ad ogni iniziativa che favorisca il dialogo con la Federazione russa, in linea con l'approccio a "doppio binario" concordato in sede UE e NATO. Viene, inoltre, esplicitato l'impegno a continuare a promuovere in sede europea l'approccio italiano alla questione siriana, basato sull'attuazione della Risoluzione del Consiglio di sicurezza n. 2254 e sul sostegno agli sforzi dell'Inviato Speciale delle Nazioni Unite, oltre che sulla necessità di un confronto con tutti i principali attori internazionali coinvolti, dalla Russia alla Turchia. Passaggio interessante è anche quello relativo al contributo che l'esecutivo italiano intende offrire per la definizione di una nuova postura dell'Unione europea verso la Cina, in vista del completamento dell'Agenda strategica UE-Cina nel 2020 e sulla base della comunicazione congiunta formulata nel marzo dello scorso anno. Ulteriore sforzo verrà profuso affinché l'Unione europea possa stabilire posizioni comuni in seno alle principali organizzazioni internazionali (Nazioni Unite, OSCE, Corte penale internazionale ed altre) ed in relazione alle diverse Convenzioni internazionali in materia di disarmo e controllo degli armamenti. Viene, quindi, menzionato l'impegno a promuovere il rafforzamento della cooperazione fra Unione europea e Nazioni Unite nel settore del mantenimento della pace, della prevenzione dei conflitti e della promozione dell'eguaglianza di genere. Da ultimo, nell'ambito del capitolo dedicato alla politica estera e di sicurezza comune, viene evidenziato l'impegno dell'esecutivo nel processo di attuazione della strategia per la sicurezza marittima dell'Unione europea(EUMSS). Nel capitolo dedicato alla Politica della difesa comune, prosegue il Relatore, si sottolinea l'impegno del Governo a sostenere il rafforzamento della difesa europea - a partire dal pieno consolidamento dell'impianto istituzionale della Cooperazione strutturata permanente (PESCO) -, in complementarità con la NATO, e con l'obiettivo di sviluppare capacità che consentano di far fronte alle esigenze di protezione del territorio e di stabilizzazione del vicinato. Fra i singoli impegni indicati, quello di definire un quadro di regole per l'assegnazione e l'impiego dei finanziamenti del Fondo europeo per la difesa che corrispondano alle aspettative di sviluppo di una base industriale solida, quello relativo al potenziamento del ruolo dell'Agenzia europea per la difesa (EDA), ed infine quello di proseguire nel sostegno all'operazione EUNAVFOR MED SOPHIA, connotandola maggiormente quale strumento di sicurezza marittima e di contrasto alle minacce alla stabilità internazionale. Nel medesimo capitolo, viene altresì ribadito come il rafforzamento della sicurezza e difesa europea dovrà accompagnarsi al consolidamento del partenariato strategico fra Unione europea e NATO, avviato nel 2016 e confermato nel 2018. Nella Relazione, con riferimento alle prospettive di allargamento dell'Unione, viene ribadito come la strategia di allargamento verso i Balcani occidentali rappresenti uno strumento politico prioritario per garantire il consolidamento della democrazia, della sicurezza e della stabilità politico-economica ai nostri confini e per rafforzare, da ultimo, la stessa Unione europea. A tal riguardo si sottolinea l'intenzione del Governo di voler confermare il proprio tradizionale sostegno ai negoziati di adesione in corso e all'assistenza pre-adesione, prestando particolare attenzione alla quantità di risorse disponibili a tali scopi. Con riferimento al mancato raggiungimento di un accordo tra gli Stati membri per l'avvio dei negoziati con Albania e Macedonia del Nord nel 2019, la Relazione ribadisce il convinto sostegno italiano alla causa dei due Paesi balcanici, nel presupposto che occorra preservare la credibilità stessa del processo di allargamento anche per evitare effetti destabilizzanti nella regione, controbilanciando peraltro l'accresciuta presenza nella zona di attori terzi come Russia, Turchia e Cina.