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tale ordinanza, inoltre, modifica l'elenco D dell'allegato 20 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 marzo 2021, escludendo di fatto Singapore da tale lista di Paesi; pertanto Singapore risulta al momento inserita nell'elenco E, e di conseguenza chi rientra dal Paese deve sottoporsi a isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria (informando la ASL competente per attivare la sorveglianza) per un periodo di 10 giorni; al termine dei giorni di isolamento fiduciario, è inoltre obbligatorio effettuare un ulteriore test molecolare o antigenico; considerato che: al momento Singapore presenta solamente una decina di casi di variante "Omicron", tutti importati e isolati in aeroporto, l'indice Rt tra i più bassi al mondo e il 96 per cento della popolazione vaccinata; come riporta la rete diplomatica italiana nel Paese asiatico, le restrizioni decise non sarebbero pertanto giustificate dai dati epidemiologici; come riportano diversi organi di stampa, anche i rappresentanti della camera di commercio italiana a Singapore dichiarano di essere rimasti sorpresi dalla decisione e sottolineano la preoccupazione per le eventuali conseguenze sulle relazioni economiche tra Italia e Singapore; valutato infine che vi sono circa 4.000 italiani che vivono a Singapore, dei quali una parte in procinto di rientrare in Italia per motivi turistici o di ricongiungimento familiare, si chiede di sapere quali siano le motivazioni che hanno portato all'esclusione di Singapore dall'elenco D citato in premessa, e se i Ministri in indirizzo intendano porre in atto azioni di loro competenza volte a risolvere le problematiche evidenziate. Atto n. 4-06375 ROJC Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: gli istituti italiani di cultura (IIC) sono organi periferici del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con sede all'estero, il cui obiettivo è di diffondere la storia e la cultura del nostro Paese attraverso eventi di ogni genere e sono disciplinati dalla legge n. 401 del 1990, e dal decreto ministeriale n. 392 del 1995; nel mondo sono 83 gli istituti italiani di cultura impegnati nel promuovere all'estero l'immagine dell'Italia. Oltre ad organizzare eventi culturali, gli IIC gestiscono anche corsi di lingua e cultura italiana, creano contatti tra gli operatori culturali italiani e stranieri e facilitano il dialogo tra le culture; tra le altre cose, la predetta legge n. 401 del 1990 stabilisce che ogni anno il Ministro degli affari esteri stanzi una certa quantità di fondi per ogni istituto e che questi possano creare delle proprie sedi distaccate da loro dipendenti con un'autorizzazione da parte del Ministero; negli istituti italiani di cultura all'estero esistono tre figure professionali: i direttori, gli addetti e i contrattisti. I direttori e gli addetti fanno parte dell'area della promozione culturale (APC) dei ruoli del Ministero. In tale area si entra solamente mediante concorso (procedura di mobilità oppure concorso pubblico); secondo quanto risulta all'interrogante, la pianta organica degli APC sarebbe ferma a 144 unità, costringendo dunque tutti gli IIC a lavorare sotto organico, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della carenza di personale degli istituti di cultura italiana all'estero e se, in caso di risposta affermativa, non ritenga opportuno ampliare la pianta organica degli APC al fine di sopperire alle difficoltà nella rete degli ICC; se non ritenga di intraprendere le opportune iniziative al fine di garantire lo scorrimento di coloro che sono risultati idonei alla carriera APC, senza l'immissione di personale interno che rallenta lo scorrimento della graduatoria del concorso pubblico; se sia a conoscenza del fatto che nel maggio 2021 il suo stesso dicastero abbia immesso 5 unità di personale dal concorso interno 2018 nell'organico APC, anziché attingerle dalla graduatoria tra gli "idonei non vincitori" del concorso pubblico APC del 2019. Atto n. 4-06376 DE POLI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il vuoto di attenzione per lo sport della nostra Carta costituzionale, nonostante la modifica del titolo V avvenuta nel 2001 e la legge n. 280 del 2003 che ha sancito l'autonomia dell'organizzazione sportiva sotto il controllo del Ministero per i beni culturali non è, però, ancora stato colmato malgrado pressanti ed autorevoli sollecitazioni venute da più parti, in particolare dal Panathlon International patavino; nella nostra Carta costituzionale è assente un esplicito riferimento allo sport, salvo quello indiretto dell'articolo 32 sul diritto alla salute; considerato che: l'esercizio dell'attività sportiva agonistica o amatoriale abitua i giovani all'osservanza delle regole, alla lealtà, al rispetto per gli altri assumendo, perciò, carattere sociale ed educativo; altri Stati europei hanno già introdotto nella loro Carta costituzionale il riconoscimento del diritto allo sport, si chiede di sapere: se il Governo non reputi opportuno attribuire allo sport la dignità di rango "costituzionale" attivandosi per sostenere le iniziative volte ad inserire nella nostra Carta costituzionale la pratica sportiva come diritto del cittadino; se intenda assicurare, inoltre, la realizzazione degli strumenti idonei a garantire l'esercizio libero e gratuito dello sport a tutti i cittadini. Atto n. 4-06377 SALVINI Matteo ROMEO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la concessione del reddito di cittadinanza, beneficio introdotto e disciplinato dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, è condizionata ad una serie di requisiti espressamente indicati; il reddito è infatti riconosciuto ai nuclei familiari in possesso cumulativamente di determinati requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno, nonché di reddito e patrimonio e di godimento di beni durevoli; quanto ai requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno, è previsto che il richiedente debba essere in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti parte della UE, ovvero suo familiare, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero ancora cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, e che debba essere residente in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo; la ratio delle disposizioni è quella di fare in modo che il beneficio, il quale comporta un onere non indifferente a carico della finanza pubblica e quindi dei contribuenti, sia erogato solo a soggetti che fanno effettivamente parte della comunità statale; gli organi di informazione evidenziano tuttavia che i casi di erogazione di reddito di cittadinanza a soggetti privi dei requisiti richiamati sono molteplici; limitando l'analisi alle ultimissime settimane, si evince ad esempio che la Polizia di Stato di Campobasso, in seguito ad indagini molto approfondite, avrebbe riscontrato 122 domande irregolari sulle 330 oggetto di controllo, con un danno erariale di circa 625.000 euro, che coinvolgerebbero 47 cittadini nigeriani, 32 marocchini, 13 somali, 8 maliani e 3 albanesi, i quali avrebbero falsamente attestato il requisito della residenza decennale, subito segnalati alla direzione INPS di Campobasso ai fini della decadenza dal beneficio;