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Quindi, il Governo non solo non ascolta l'opposizione, ma neppure chi, in questo Paese, in forza della propria attività, diventa portatore di interessi diffusi. (Applausi). Gli stessi professionisti hanno dovuto minacciare uno sciopero per riuscire a far spostare la scadenza del pagamento delle imposte ai fini IRPEF e IRES, e si sono dovuti accontentare della proroga solo per i soggetti ISA e i forfettari, in un momento di crisi pazzesca in cui il Governo ha obbligato le imprese a chiudere, perché il lockdown - lo dobbiamo ricordare - è stata un'imposizione del Governo. Lo stesso Governo non solo non ha bloccato il pagamento delle imposte, ma addirittura non ne ha spostato la scadenza. Ebbene, gli italiani non hanno bisogno di tutto ciò; hanno necessità di riforme non più rinviabili come quella della giustizia, della giustizia tributaria, della digitalizzazione della pubblica amministrazione, della semplificazione, perché il costo della burocrazia, come ho detto, è troppo alto. Basta rinviare riforme importanti che servono all'impresa e a generare posti di lavoro. Ora la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti hanno dato sollievo a milioni di lavoratori, ma non hanno risolto problema; l'hanno solo spostato. I fondi del SURE sapranno dare ancora un po' più di ossigeno, ma, ripeto, il problema bisogna risolverlo alla radice. E non pensiate sia sufficiente realizzare solo qualche infrastruttura per far ripartire un Paese. L'ha ben detto il presidente di Société générale, Lorenzo Bini Smaghi, quando avverte che gli investimenti, se non sono supportati da vere riforme, resteranno opere sterili. Non vorremmo che anche in questo caso i provvedimenti collegati al bilancio previsti nel documento restino lettera morta, con centinaia e centinaia di decreti attuativi che latitano nei Ministeri; ma, attenzione, che a forza di libri dei sogni questi non si trasformino in incubi per il Paese, perché, prima o poi, gli italiani si sveglieranno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. *CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, vice ministro Misiani, colleghi, la NADEF, con lo scostamento che ci apprestiamo a votare, rappresenta una strategia abbastanza organica. Qualche economista la definisce plausibile; a me piace di più definirla coerente, perché dà una buona visione di un mix di prospettiva (anche molto equilibrato) e prudenza, perché le stime fatte in più punti sottovalutano gli effetti positivi sia delle entrate sia delle ricadute in termini positivi sulle basi imponibili, quindi in termini di PIL, di tutte le manovre espansive che, anche grazie al Next generation EU, ci apprestiamo a inserire nel nostro contesto di bilancio nazionale. È evidente che la NADEF cerca di puntare l'accento sulla fase positiva, espansiva delle politiche in prospettiva; parla moltissimo delle politiche che ci apprestiamo a introdurre grazie allo stimolo europeo, quindi alle grandi transizioni europee e nazionali che ci aspettiamo, e anche al grande piano di coesione nazionale e territoriale che vogliamo coerentemente e con grande forza affrontare. Non da ultimo, ovviamente, la transizione e l'innovazione digitale, green . Tutto questo viene fatto in un quadro economico coerente e credibile. Quanto al quadro macroeconomico, è evidente che il PIL presenta una flessione molto forte, perché - 9 per cento è un valore che può anche spaventare. È un PIL tuttavia meno negativo rispetto alle previsioni di qualche mese fa, continua a essere leggermente positivo rispetto alle previsioni internazionali. Ieri abbiamo infatti visto il Fondo monetario internazionale prevedere per l'Italia un calo del PIL pari a -10,5 per cento e quindi sta a noi dimostrare di avere ragione. Credo che i nostri economisti del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) e della Banca d'Italia, conoscendo meglio la struttura economica nazionale, avranno ragione anche rispetto alle previsioni. È evidente che moltissima parte dei dati macroeconomici dipende dalla pandemia: la stiamo gestendo meglio di altri, ma è evidente che, se la scienza avrà ragione e se quindi nei primi mesi del 2021 ci sarà un vaccino e torneremo alla normalità che abbiamo sempre conosciuto, i nostri dati di politica economica saranno anche migliori, rispetto a quelli contenuti nella Nota di aggiornamento al DEF. In caso contrario, avremo ovviamente ulteriori aggiustamenti e ulteriori valutazioni da fare. Per quanto riguarda invece il percorso di finanza pubblica e quindi la nostra politica di bilancio, essa risente non solo delle manovre che sono state fatte, ma di tutto il quadro complessivo. Il deficit programmatico, che era dell'1,6 per cento del PIL nel 2019, peggiora al 10,8 per cento nel 2020, ma con un percorso abbastanza credibile di ritorno a una fase di normalità. Dovremo aspettare il 2023 per avere un rapporto tra deficit e PIL a 3 per cento e poi il 2025, per tornare ai livelli pre-crisi. Il graduale assorbimento del deficit è confermato anche dalla relazione sullo scostamento, che voteremo. A tal proposito, mi piace fare un appello, rivolto soprattutto a coloro che, a livello europeo, hanno condiviso questa impostazione di politica economica e che appoggiano la presidenza von der Leyen e appartengono al Partito popolare europeo. Il Partito popolare a livello europeo ha infatti condiviso queste strategie, che appartengono allo scostamento, che oggi ci apprestiamo a votare. Per quanto riguarda la spesa per interessi, continuando a parlare del percorso di finanza pubblica, beneficia di tutte le politiche monetarie espansive. L'avanzo primario, invece, dopo una lunga serie di avanzi primari positivi, segna un brusco deficit primario, pari a 7 per cento del PIL, coerente con l'andamento del deficit . Abbiamo visto disavanzi primari negativi in tutte le grandi crisi dal 1975, al 1991, fino al 2009, ma questo non può non impegnarci per il ritorno ad un equilibrio, che ci aspettiamo però solo verso il 2023. Il rapporto tra debito e PIL aumenta di 23 punti nel 2020, per supportare le politiche espansive. Il debito pubblico resta sostenibile: tutti i previsori e tutti i valutatori l'hanno confermato. La cosa più importante in questa NADEF, però, non è solo l'analisi dei dati, che comunque dice molto su quanto stiamo vivendo, ma è la prospettiva, che leggiamo nello scostamento e in quello che vorremo fare poi, nella prossima legge di bilancio, con questo ulteriore scostamento. Rispetto all'obiettivo di medio termine, il deficit si è spostato dal suo sentiero di 8,6 punti percentuali. Per ogni punto percentuale di PIL, il deficit è aumentato di 0,9 punti. Quindi stiamo parlando di una situazione da tenere sotto controllo. Questo è stato possibile grazie a tutto il lavoro che anche il Partito popolare europeo ha fatto a Bruxelles, con l'applicazione della general escape clause e con la disapplicazione parziale del Patto di stabilità e crescita. Ancora una volta, quindi, invito i colleghi che fanno parte di questa cultura politica a fare una valutazione sul prossimo voto sullo scostamento.