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Basti pensare alla necessità che il Paese ha di investire su fonti energetiche pulite, come quella solare, su cui molto si è fatto, ma ancora molto si deve fare. Il decreto-legge n. 111 nasce - è giusto ricordarlo - come ho già detto precedentemente, come urgente necessità di adozione di una politica strategica nazionale che permetta di fronteggiare un'emergenza climatica certificata dalla comunità scientifica. Era - giusto usare il verbo al passato - l'opportunità per tutti noi di fare qualcosa per il nostro Paese. Il punto - colleghi senatori - è purtroppo che il pacchetto, battezzato dal Governo come il nuovo green new deal , è in realtà frutto di una carenza normativa, dell'assenza di una qualsiasi linea programmatica di politica ambientale. All'articolo 2, ad esempio - per intenderci, quello che vuole incentivare la mobilità sostenibile - si stanziano fondi per la rottamazione di automobili e motocicli senza prevedere una possibilità di ottenere l'aiuto finanziario per l'acquisto di nuove auto o mezzi a metano, GPL o ibridi. Allo stesso modo, nel comma successivo si stanziano ulteriori fondi per l'acquisto di mezzi pubblici locali senza che questi debbano prevedere un'alimentazione più sostenibile rispetto a quella dei mezzi dismessi. Incomprensibile, poi, è il perché all'articolo 4, che ha il nobile intento di incentivare le azioni per la riforestazione, si decida di vincolare tutto alle aree metropolitane tralasciando tutte le zone d'Italia - e sono la grandissima maggioranza - che, pur non essendo caratterizzate da una presenza demografica importante, necessitano di una politica ambientale ad hoc . Era questa l'occasione per rispondere alle emergenze climatiche che sempre più spesso devastano le nostre città. Proprio in questi giorni, con le piene dei fiumi, specie nel Nord Italia, la nostra preoccupazione va giustamente a importanti città come Firenze o Bologna, dimenticandoci, però, che i punti in cui l'acqua riesce a straripare è nelle zone di campagna o pedecollinari, dove da anni non riusciamo ad adottare politiche condivise per la gestione e il mantenimento degli argini. Abbiamo purtroppo assistito a una quasi totale chiusura da parte del Governo ad accogliere una serie di emendamenti nonostante, nei giorni precedenti, in Commissione ambiente, abbiamo avuto la possibilità di udire numerosi e validi stakeholder ; audizioni che, in modo concreto ed esaustivo, hanno cercato di portare miglioramenti a ogni singolo provvedimento. È una preclusione che ha portato la maggioranza a bocciare anche una nostra proposta in cui si auspicava, negli istituti scolastici e nelle università, la realizzazione di attività tese a rendere gli alunni consapevoli dell'importanza dell'educazione ambientale. La verità, anche in questo caso, è che il Governo si maschera dietro alle proteste ambientali studentesche, facendo credere che le giustificazioni del ministro Fioramonti per le assenze degli studenti in piazza possano colmare il vuoto propositivo di questo Esecutivo, che non ha una minima idea di cosa sia l'educazione ambientale. Vede Presidente, mentre oggi votiamo un decreto-legge per l'ambiente, che dovrebbe essere l'orgoglio di un Parlamento, nelle stanze qui vicine si prendono in giro gli italiani mettendo le tasse sulla plastica, spacciandola per una scelta ecosostenibile quando il provvedimento serve solo per far quadrare - forse - i conti di un bilancio che fa acqua da tutte le parti. Perché al posto di tassare le plastiche non si aiutano le aziende vessate dalle tasse e dalla burocrazia con lungimiranti politiche per il biodegradabile? Perché, anziché mettere in ginocchio ancora gli imprenditori italiani, non li si tutela da quei Paesi dell'Estremo Oriente che producono slealmente, incuranti degli impatti ambientali per l'intero globo? Per quale motivo, signor Presidente, non possiamo valutare l'inserimento di quei dazi di civiltà che da tempo sosteniamo e che abbiamo inserito in un apposito ordine del giorno? Con rammarico, Presidente, colleghi senatori, saremo costretti a votare contro questo decreto-legge, non di certo perché non siamo particolarmente sensibili alla tematica ambientale, tutt'altro. Fratelli d'Italia voterà contro proprio perché, vista la nostra sensibilità a una materia di questo tipo, non ci sentiamo di condividere l'attuazione di un procedimento legislativo che non è la conclusione di una lungimirante politica sul clima, ma è solo il frutto di una decisione approssimativa, priva di una reale visione ambientale che manca a questo Governo, nato senza alcun valido e solido progetto. (Applausi dal Gruppo FdI) . MESSINA Assuntela (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, forse mai come in questi ultimi giorni abbiamo avuto dimostrazione dell'impeto, della violenza dei fenomeni metereologici estremi; mai come in queste settimane abbiamo potuto toccare con mano il dramma e la devastazione che questi eventi lasciano dietro di sé. Ciò che ormai accade ciclicamente in diverse zone del territorio nazionale -pensiamo a Venezia, a Matera, al Salento e non solo - è l'esempio di un processo in atto, la prova inconfutabile di un cambiamento dalle dimensioni epocali. E si tratta non di opinioni, né di libere interpretazioni, ma di una acclarata evidenza empirica, unanimemente condivisa dalla comunità scientifica. Il punto di partenza di un ragionamento maturo rispetto all'emergenza ambientale per portata e complessità non può che essere la centralità del tema del cambiamento climatico. Conoscere e avere coscienza sono i fondamenti responsabili e indispensabili per organizzare e avviare una risposta globale e tempestiva. Questo processo di azione e consapevolezza, ritenuto indispensabile per realizzare un cambiamento utile, attraverso il decreto clima, trampolino di lancio per ulteriori passi, interpreta pienamente la politica che sceglie di agire e non solo di rimediare. La politica deve sempre incarnare uno sforzo e l'attività legislativa che mettiamo in atto deve caricarsi della responsabilità di partire da una visione chiara e netta di un cambiamento da realizzarsi in itinere e di realizzarla, poi, declinandola nelle singole scelte, che si esaltano nel rigore normativo, che le specifica e le armonizza in una proposta salda e vera da offrire al Paese. Nel frattempo, però, insistendo anche sul piano di una consapevolezza diffusa da compiersi, le nostre città e il nostro paesaggio vengono duramente colpiti. Il cambiamento climatico non è una previsione pessimistica. È una realtà che non smette di manifestarsi ai nostri occhi e di manifestarci, tradendo e traducendo, i nostri reali intenti. Sono profondamente compromesse le fondamenta della civilizzazione umana su questo Pianeta, la presenza di forme di vita per come le conosciamo, l'esistenza di un futuro per le prossime generazioni che non possiamo sacrificare sull'altare del nostro egoismo. Solo un grande sforzo collettivo può contribuire a contenere i danni, ad arginare gli effetti del cambiamento climatico. Questo provvedimento si inserisce nel solco di un'intenzione chiara: fare del nostro Paese un esempio da seguire nella strategia comunitaria di contrasto al riscaldamento globale.