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se, specie alla luce delle criticità riscontrate, ritengano ancora realistica l'attuale previsione di spesa e un eventuale accorpamento del numero verde esistente con il numero verde contro la violenza sulle donne, ovvero il 1522, e sulla base di quali provvedimenti intendano arginare l'ingente sommerso di casi di mutilazioni genitali femminili che sfuggono alle statistiche ufficiali. Atto n. 4-07356 RAUTI Isabella Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: si apprende dalla stampa che in Italia vi sarebbero circa 100.000 addetti alla sicurezza privata, impiegati per oltre 1.500 imprese del settore; i criteri utilizzati per creare e regolare i contratti o accordi di lavoro sono, da diverso tempo, oggetto di critiche, in ragione dello stallo delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale; numerosi lavoratori della vigilanza privata segnalano trattamenti iniqui ed assenza di tutele, con turni che, in alcuni casi, possono arrivare a 12-15 ore giornaliere, a fronte di una retribuzione di circa 4-5 euro lordi all'ora; la professione della guardia giurata è tuttora disciplinata dal regio decreto 18 giugno 1931, n. 773; inoltre il contratto collettivo nazionale di lavoro per "vigilanza privata e servizi fiduciari" non è stato rinnovato dal 2015; considerato altresì che non mancano testimonianze riportate dagli organi di stampa, non ultime, a titolo esemplificativo, quelle relative a salari, turnazioni inaccettabili e gare d'appalto, e i lavoratori del settore chiedono di aumentare i salari, riducendo il cuneo fiscale o alleggerendo il prelievo fiscale e contributivo sui salari lordi, che oggi si attestano sull'80 per cento della retribuzione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e delle discriminazioni riscontrate dalle guardie giurate armate e dei portieri; se non ritenga necessario valutare la ripresa delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo, per consentire una giusta retribuzione a questi lavoratori. Atto n. 4-07357 FAZZOLARI Ai Ministri della giustizia e dell'interno Premesso che: suscita preoccupazione la situazione di forte incertezza nella quale, secondo quanto portato all'attenzione dell'interrogante e come emerge peraltro da alcuni comunicati e interviste rilasciate sul web , si troverebbero tantissimi bambini ucraini orfani che, prima dell'inizio delle ostilità in Ucraina, conseguenti all'aggressione ed invasione russa tuttora in atto, erano affidati a istituzioni pubbliche o convenzionate, assimilabili ad orfanotrofi o case famiglia; proprio i titolari di dette strutture, secondo la normativa ucraina, sarebbero i tutori legali dei minori loro affidati; perseguendo la finalità di sottrarre i bambini dagli orrori della guerra, assicurandone la sicurezza e integrità, i tutori e direttori di orfanotrofi e case famiglia li hanno in molti casi portati con sé in altri Paesi europei, inclusa l'Italia, sino alla cessazione delle ostilità e in attesa di poter tornare a vivere in sicurezza in Ucraina; sembrerebbe che diverse procure presso i Tribunali per i minorenni del nostro Paese tenderebbero a non riconoscere lo status di tutore legale dei loro accompagnatori, considerando i bambini orfani arrivati in Italia con i loro tutori (e dunque, i direttori dell'orfanotrofio o genitori della casa famiglia in cui vivevano in Ucraina) come "minori non accompagnati" per poi affidarli a un tutore volontario, spesso un legale, e quindi aprendo di fatto la strada per l'affidamento e l'adozione degli orfani in Italia; da una simile impostazione discenderebbero diverse conseguenze e notevoli complicazioni sia sul piano della tutela della sfera affettiva dei minori che in termini giuridici: anzitutto, il drastico distacco dei bambini, già drammaticamente coinvolti in un'angosciosa dinamica di esodo e fuga da uno scenario di distruzione, guerra e pericolo incombente, dagli unici punti di riferimento stabili, i loro tutori legali, con i quali hanno spesso affrontato lunghi viaggi e scenari bellici, nonché dalle comunità delle quali facevano parte; inoltre, e soprattutto, tale procedura determinerebbe il rischio di vedersi persino preclusa, in caso di adozione in Italia, la possibilità di rientrare in Ucraina al termine delle ostilità; proprio in ragione di tali procedure e prassi e delle conseguenti complicazioni, rischi e incertezze che possono derivare dal sistema di accoglienza italiano, sembrerebbe emersa una sorta di reticenza, sfiducia, timore o remora da parte delle strutture ucraine affidatarie (orfanotrofi e case famiglia) verso il sistema italiano di accoglienza e protezione degli orfani che fuggono dalla guerra, di fatto determinando una rilevante crepa nel nostro sistema di accoglienza in una fase così tragica e delicata per l'Ucraina; sembrerebbe inoltre che proprio da tale situazione sarebbe stata oggetto di una lettera urgente che il Ministro della giustizia ucraino avrebbe indirizzato al Ministro della giustizia italiano per chiedere il rispetto della convenzione de L'Aja evitando la separazione dei bambini affidati alla legge ucraina, magari già da molti anni; la persistenza della situazione avrebbe indotto operatori sociali del settore e strutture di accoglienza italiane a rivolgere un appello al Ministro della giustizia affinché siano date indicazioni chiare ed univoche ai tribunali per i minorenni, chiarendo che questi minori non siano trattati alla stregua dei minori non accompagnati, con tutte le conseguenze giuridiche che tale determinazione comporta, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo abbiano verificato o non intendano verificare con urgenza i fatti e le circostanze illustrati; quali misure urgenti intendano adottare al fine di assicurare che il sistema di accoglienza italiano dei minori orfani ucraini arrivati in Italia accompagnati dai rispettivi tutori legali non siano considerati alla stregua dei minori non accompagnati e che si tenga conto delle diversificazioni del caso in modo da favorire una gestione umanitaria idonea a tutelare pienamente i diritti fondamentali degli sfortunati bambini che si trovano in condizioni già drammatiche. Atto n. 4-07358 LUPO Giulia Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il 4 luglio 2022 i sindacati hanno firmato un accordo con la società Swissport per il passaggio delle attività di handling ex Alitalia sull'aeroporto di Fiumicino, con effetto dal 15 luglio 2022; il ramo di azienda handling a Fiumicino si occupa dello svolgimento dei servizi di assistenza a terra aeroportuali a terzi; l'accordo prevede che le parti convengono di salvaguardare i diritti retributivi acquisiti dai lavoratori del ramo di azienda ceduto e i diritti normativi garantiti dal contratto collettivo nazionale di lavoro, garantendo integrale continuità ed invarianza retributiva nonché i relativi obblighi contributivi, ivi compresi l'inquadramento, la mansione e le voci retributive a carattere individuale e la previdenza complementare;