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Abbiamo inondato il pianeta di residui che alla fine non vengono riciclati, perché abbiamo un eccesso di rifiuto, che, a dispetto di tutto quanto viene detto, ha un problema di recuperabilità. Non a caso, i fautori della raccolta differenziata e punto, che andava bene quarant'anni fa, secondo i quali la plastica è riciclabile all'infinito, si stanno scontrando con la dura realtà che essa ci torna indietro da chi non la vuole più (Cina, Indonesia e India). Manca completamente la parte sull'agricoltura: l'IPCC ha detto chiaramente che da sola - azzerando tutto il resto - essa ci porta fuori dal percorso di 1,5 gradi; la domanda quindi è di cosa si sta parlando. Parliamo ancora di transizione al vettore elettrico invece che al motore a scoppio, che è del 1880 e sarebbe anche ora di pensionarlo. Signori, tutti gli studi dicono però che una sostituzione uno a uno non è neanche economicamente intelligente. Passare a un parco circolante di vetture alimentate unicamente da batterie, in questo momento e anche per il futuro, è una scelta perdente. La carenza dei materiali, il costo energetico e la filiera dello smaltimento del litio (che sappiamo tutti essere un problema, come nel caso di tutti gli elementi della sua colonna nella tavola periodica) sono tutti problemi non affrontati. Poiché la tecnologia delle batterie sarà questa per vent'anni, cioè litio, polimeri di litio o litio allo stato metallico, noi sappiamo che questo creerà solamente dei problemi. Lo so, vado un po' di fretta, perché cinque minuti sono veramente inimmaginabili. Chiudo con un altro flash . C'è un punto qualificante in una sola di queste mozioni: il punto 4 della mozione n. 122, a prima firma della senatrice De Petris, che riguarda gli incentivi diretti e indiretti alle fonti fossili. Non è possibile che i Governi che si sono succeduti abbiano parlato esclusivamente di ridurre gli incentivi alle rinnovabili, che è l'unico modo per permettere ai piccoli produttori di entrare nel mercato. Dicono che bisogna ridurli, perché costano troppo, ma poi abbiamo l'elefante nella stanza dei 18 miliardi di sussidi diretti e indiretti ai quali nessuno vuole mettere mano. Il Ministero dell'ambiente fa ogni anno il catalogo dei sussidi, che poi riprende Legambiente. Mi chiedo: perché glielo facciamo fare? Perché vogliamo farci del male? Ignoriamolo, continuiamo a ignorare il problema finché il problema non sarà così grande (come lo è già adesso) che si occuperà di noi. Questo è l'unico percorso che ci aspetta. Pertanto, o si mettono soldi sul tappeto e si fanno investimenti a debito (il debito in questo caso sarebbe virtuoso) oppure fare una mozione che è una generica dichiarazione di intenti (che veramente sarebbero da leggere, per fare l'esegesi del testo e per capire esattamente cosa c'è scritto) è una cosa che secondo me è depressiva e squalificante per tutta l'Assemblea. (Applausi dal Gruppo Misto) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, l'unico motivo per cui il riscaldamento globale sembra inarrestabile è che non abbiamo ancora provato a fermarlo. Per quanto diano l'impressione di un'inedita presa di coscienza rispetto all'urgenza del tema, ora ancor di più ci rendiamo conto di come tutti gli impegni finora presi a livello internazionale siano insufficienti a mettere in campo un'azione unitaria, decisiva e risolutiva che contrasti concretamente i cambiamenti climatici. Il fenomeno che ci troviamo ad affrontare non ha pari in termini di natura, dimensioni e conseguenze, per portata e per complessità. Il punto di partenza di un ragionamento maturo rispetto all'emergenza ambientale non può che essere la necessità di dare vera centralità al tema del cambiamento climatico: conoscere e avere conoscenza della questione restano gli unici indispensabili fondamenti non solo per dare, ma per organizzare una risposta globale all'emergenza climatica. Questo processo di azione e consapevolezza non può prescindere da una politica che ha il dovere di riappropriarsi del proprio ruolo, guidando il cambiamento e smettendo di ragionare secondo le logiche dell'emergenza; una politica che scelga piuttosto di agire e non solo di rimediare. Mi preme anche considerare come i cambiamenti climatici siano un grave rischio per la salute e la vita delle persone e come tutto questo comporti una rilettura della questione che attiene e colpisce i diritti degli esseri umani, soprattutto quelli delle comunità più esposte agli eventi calamitosi, quelle che vivono nelle zone più povere del pianeta, i soggetti più fragili, le realtà più vulnerabili, che forse hanno meno responsabilità in termini di produzione di emissioni inquinanti. Dobbiamo allora entrare nell'ottica di una reazione coesa, fondata su una razionalità di sistema, con investimenti concreti. Il percorso delineato dalla nostra mozione, la mozione del Partito Democratico, nasce appunto dall'adozione di un approccio sistemico e multidimensionale. È importante considerare la dimensione sociale, ma anche e soprattutto quella economica e culturale delle soluzioni che vengono prospettate. L'Italia deve ritagliarsi un ruolo da protagonista, impegnandosi per dare maggiore impulso alla transizione ecologica solidale verso un'economia verde, una cultura di tutela e rispetto per l'ecosistema. La nostra mozione traccia le linee guida fondamentali per intraprendere questo percorso. Accelerare la transizione energetica, ma soprattutto fare leva sulle nuove tecnologie e sulle innovazioni ecologiche per dare vita a una vera green economy che investa e trasformi tutti i settori dell'economia: l'industria, l'agricoltura e i servizi. Questa nostra mozione si presenta, allora, come il necessario recupero di una pratica di regolamentazione ambientale. In ciò, l'azione legislativa si pone come umano intervento rivolto ad una prospettiva di conservazione e di difesa dell'ambiente. Occorre agire secondo questo importante valore, un rinnovato principio di democrazia della terra, per dirla anche con Vandana Shiva, che coinvolga i singoli e le istituzioni nel circuito della cura del Creato, attraverso una disciplina che sappia armonizzare l'umano operare all'esigenza di sostenibilità, nella consapevolezza che il mondo che governiamo non appartiene solo a noi stessi, ma a chi verrà. Proprio per questo, abbiamo la responsabilità di gestire e governare il più radicale dei cambiamenti, di rafforzare i presupposti di una economia green , per una green society , invertendo la rotta e realizzando il coraggio di immaginare un futuro diverso. (Applausi dal Gruppo PD) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea una delegazione di studenti dell'Università di Innsbruck, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 85 (testo 3), 97, 122 e 135 PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri .