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Purtroppo, però, sembra che non siano esenti dalla PSA neanche gli allevamenti biologici, che puntano sulla qualità dei prodotti piuttosto che sulla quantità, con un impatto minore dal punto di vista ambientale della filiera. Nel 2001, infatti, la PSA è stata riscontrata anche tra suini di aziende agricole biologiche tedesche. L'infezione nei cinghiali selvatici allo stato brado ha contribuito alla diffusione della malattia anche nei suini domestici allevati all'aperto. È evidente quindi che, pur garantendo ampi recinti, le probabilità di contatti indiretti con i cinghiali presenti nel territorio è maggiore. Fortunatamente, ad oggi, in Italia non risultano casi di peste suina in maiali allevati e l'EFSA a gennaio 2022 ha escluso l'Italia dalle zone di preoccupazione. Gli allevamenti italiani, quindi, si possono considerare sicuri, ma resta l'allerta. Con circa 700 milioni di maiali allevati in tutto il mondo, la possibilità che ci siano nuove ondate di malattie infettive di origine animale, nuove varianti e fenomeni di spillover nell'uomo potrebbe essere alta. Infine, signora Presidente, faccio riferimento in questo momento a un territorio già stressato, quello della zona rossa per la peste suina africana, e ferito da eventi alluvionali negli ultimi anni, colpito duramente dalla pandemia e che oggi si trova ad affrontare anche questo grave fenomeno. Oltre agli allevamenti dobbiamo pensare a tutto il settore silvo-pastorale, a tutto l'indotto economico fatto di escursionismo e turismo legato all' outdoor che, anche se stanziale, concorre all'economia di questi territori. Ci auguriamo quindi che nei prossimi provvedimenti si possano trovare le risorse necessarie per un sostegno a queste attività. Ci auguriamo, inoltre, che tutta la gestione delle fasi successive avvenga a stretto contatto con gli enti locali, con i sindaci dei territori colpiti che sono, prima di ogni altro soggetto, depositari delle necessità dei loro cittadini e che possono essere per questo fonte di grande aiuto al lavoro del commissario straordinario. Ci auguriamo, ancora, che le Regioni facciano la loro parte nell'emissione delle ordinanze che non possono essere messo in capo solo ai piccoli Comuni. Mi avvio a terminare, signora Presidente. Colleghi, la natura ancora una volta ci dimostra che siamo fragili al suo cospetto. Ricordiamolo e rispettiamola di più. In questo decreto, in conclusione, ci sono interventi necessari che, se prontamente messi in atto, potranno servire allo scopo. Per questo annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . CRUCIOLI (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. CRUCIOLI (Misto) . Signora Presidente, questo provvedimento per contenere la peste suina non è equilibrato ed è eccessivo. È in forza di questo provvedimento che da gennaio 114 Comuni tra Liguria e Piemonte soggiacciono al cosiddetto lockdown dei boschi, per cui non è più possibile fare alcune attività nei prati, nei boschi o comunque nelle strade sterrate. Questo provvedimento, peraltro, è anche pericoloso perché rimanda i piani regionali, che avrebbero potuto prevedere delle deroghe rispetto a questi contenimenti assoluti, all'applicazione del Piano nazionale di sorveglianza e al manuale delle emergenze redatti a livello nazionale e che prevedono dei lockdown in un raggio di sei chilometri dal ritrovamento delle carcasse. Il rischio è che da oggi in poi, qualora si trovassero nuove carcasse in punti diversi del territorio, vi sia l'impossibilità di fare qualunque tipo di deroga in questo raggio di 6 chilometri. Ciò porterà ancora più danni all'economia dell'entroterra, oltre a togliere la libertà di spostamento, di svago e anche di salute; ricordo infatti che stare nei boschi, andare in bicicletta e fare delle passeggiate non è solo una libertà importante per i cittadini, ma è anche qualcosa che va a favore della loro salute. Per questi motivi i Comuni liguri e piemontesi, in particolare Genova, sono attualmente colpiti da chiusure troppo eccessive, che non tengono conto e non bilanciano gli interessi in gioco. Per tale ragione esprimerò un voto contrario sul provvedimento in esame, invitandovi a riflettere che anch'esso ha in sé delle limitazioni eccessive che troppo spesso Governo e maggioranza stanno apportando alle libertà degli italiani, in questo caso particolare dei liguri e dei piemontesi. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana (PSA)». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno LONARDO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LONARDO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, ringrazio il presidente Draghi per l'attenzione mostrata nei confronti della città di Napoli. La firma dell'accordo salva Comune avvenuto al Maschio angioino per affrontare il deficit ed evitare il default è un segnale importante di vicinanza da parte dello Stato, ma anche l'unico modo per rimediare ai disastri delle gestioni passate, che hanno prodotto un debito esponenziale, come il decennio dell'amministrazione guidata da De Magistris, grazie alla quale la spesa per debito pubblico è lievitata di ben 800 milioni sino agli attuali 1,5 miliardi, così come riportano i dati di Open Polis Napoli dal 2016 al 2019, triplicando così tale spesa. Rivolgo quindi un sincero in bocca al lupo al sindaco Manfredi affinché possa condurre il capoluogo regionale, avendo a questo punto tutte le facoltà, anche economiche, fuori dal baratro. Ben vengano quindi gli aiuti del Governo alle altre grandi città indebitate, come Torino, Reggio Calabria e Palermo. Sarebbe però opportuno non dimenticarsi anche delle realtà più piccole. Vi sono infatti altre città, con pesanti disavanzi ereditati dalle precedenti amministrazioni, come per esempio Terni, Vibo Valentia, Benevento, ma anche del Nord, come Massarosa e Lavagna, che sono state costrette a dichiarare dissesto e a vedersela da sole, senza alcun supporto. I Comuni italiani con dissesti attivi dichiarati tra il 2016 ed il 2021 sono quasi 200 ed andare avanti con questi presupposti è davvero complicato nonostante i grandi sforzi profusi. Per questo ritengo che lo Stato, laddove ci siano situazioni di conclamata difficoltà non ascrivibili alle amministrazioni in carica, non debba fare discriminazioni tra grandi e piccole realtà. Vanno considerate anche le aree interne e sostenuti quindi i Comuni più piccoli, altrimenti non si farà altro che aumentare il divario esistente e marginalizzare in misura sempre maggiore chi è costretto ad operare nel più completo isolamento. (Applausi) . Un appello quindi al Governo e questo Parlamento affinché sia vicino alle aree interne e alle piccole città. (Applausi) .