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Perché ad oggi non è ancora deciso qual è l'autorità a cui spetta la responsabilità di riconoscere l'evento eccezionale e di alzare le dighe, che non si alzano in cinque minuti, perché ci vogliono circa tre ore e mezza per alzarle. Quindi è una cosa che va gestita, pianificata e ci devono essere degli enti preposti a questo. Venezia è una città - lo raccontavo al collega Massimo Ferro - dove ci sono dodici livelli amministrativi di competenza sulle stesse materie. Pensate che confusione si farà se non ci sarà una legge speciale in grado di fare chiarezza sui procedimenti amministrativi per difendere la città. Il fenomeno è accaduto alle ore 23,15, per cui le redazioni hanno fatto dei titoli di un certo tipo, però il giorno successivo, quando c'è stata nei giornali la cronaca di questo evento straordinario, un importante quotidiano, forse il più importante Nord-Est, titolava a tutta colonna: «Venezia umiliata». A me ha fatto male perché io che sono veneziano, che conosco i veneziani e li ho frequentati e sentiti come qualcuno di voi, non ho avuto l'impressione che Venezia sia stata umiliata. Venezia è stata ferita. Venezia è una città resiliente, perché quando capitano queste cose, ci si dà da fare, si mettono a posto le cose, si chiama il tecnico, il volontario che aggiusti l'impianto elettrico e quello idrico. Nelle chiese hanno cercato di fare il primo tamponamento sui danni provocati ai beni artistici. È una città resiliente dove la gente si dà da fare e cerca di mettere a posto le cose. Non è l'acqua alta o una marea eccezionale che umilia Venezia: ciò che umilia Venezia è il disinteresse e l'ignavia della comunità politica, e su questo abbiamo veramente una grande responsabilità comune. Il gesto che noi oggi facciamo, che è stato fatto ieri anche nell'Aula della Camera, è quello di votare insieme pur sapendo che abbiamo anche delle diversità di vedute su alcuni punti specifici. Assumiamo la responsabilità di votare insieme un impegno del Parlamento e del popolo italiano di non abbassare la soglia di attenzione sul tema della salvaguardia di una città che è unica, mondiale e speciale. Signor Presidente, a Venezia in questi casi si dice: «Duri i banchi!», cioè stiamo tutti pronti, saldi e impegnati veramente per la salvaguardia di questa città unica e straordinaria. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . L'ABBATE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, Venezia è nata sull'acqua e i veneziani lo sanno, perché hanno nel loro DNA il ritmo delle maree. Per sei ore l'acqua sale e per sei ore l'acqua scende. Ma oggi le maree sono eccezionali, perché lo scirocco si scaglia nei canali dove le imbarcazioni fragili non sono in grado più di sostenere quei venti. Tra le case sommerse, i vaporetti incagliati, tra il fango e la rabbia, è nata anche una chiamata alle armi, partita dei giovani. A me piace parlare dai giovani: parlo di loro perché ci portano il loro esempio, che noi qui dobbiamo veramente portare avanti. Una marea di studenti italiani si è riversata a Venezia portando il contributo non solo fisico ma anche morale ed aiutando per quello che possono. Li hanno chiamati «gli angeli dell'acqua alta». Tutto il Paese si stringe anche intorno ai suoi concittadini, così gravemente colpiti; alle imprese e alle attività produttive, che hanno subìto notevoli danni; al mondo dell'arte e della cultura, che vede in serio pericolo interi capitali storici; alle istituzioni cittadine, a cui spetterà risanare questa grave ferita. La città di Venezia e la sua laguna hanno subito ancora una volta questa inondazione. Al di là delle considerazioni sul ritardo della messa in funzione effettiva dell'infrastruttura Mose, questo mette ancora in luce il ritardo di un piano chiaro per combattere il cambiamento climatico. Come ho sentito prima, noi dobbiamo assumerci la nostra responsabilità e oggi in quest'Aula impegniamo il Governo a intervenire con estrema urgenza con provvedimenti concreti ed attuali, a partire dal rifinanziamento e dalla riforma organica della legge speciale per Venezia, attraverso la riduzione della frammentazione dei poteri ordinari e speciali previsti per la salvaguardia della città lagunare. Purtroppo però nessuna parte del territorio italiano può ritenersi immune dagli effetti dell'azione dell'uomo sulla natura e i costi correlati al dissesto idrogeologico del territorio italiano sono chiari e sono stimati intorno a circa 2,5 miliardi di euro l'anno; una cifra che aumenterà nel corso dei prossimi decenni, perché ci saranno anche costi legati al contenimento degli incendi e alla messa in sicurezza dei vari territori. Per questo è necessario e urgente contrastare il cambiamento climatico in maniera determinata e con uniformità di indirizzo in tutto il Paese, approvando al più presto il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, individuando le azioni e le politiche di mitigazione e adattamento del territorio che tengano fortemente in considerazione le zone più vulnerabili, a maggior rischio idrogeologico, che sono colpite sempre più frequentemente da eventi metereologici ormai fuori controllo. Nella mozione n. 192, pertanto, abbiamo richiesto ciò che riteniamo necessario: individuare delle risorse per far fronte ai danni causati dal fenomeno dell'alta marea in tutti i territori dei Comuni di Venezia e Chioggia; procedere prioritariamente a integrazioni, in attesa del completamento e della messa a regime del sistema Mose con interventi urgenti di contrasto e mitigazione delle acque alte; rifinanziare adeguatamente nel primo provvedimento utile, a partire dal disegno di legge di bilancio attualmente in esame, la legge speciale per la città metropolitana di Venezia, individuando le opportune fonti strutturali di finanziamento, predisponendo un piano organico di interventi di manutenzione urbana diffusa, ecologica, infrastrutturale ed edilizia della città storica per la salvaguardia della laguna di Venezia; prevedere anche delle misure fiscali che consentano al sistema di imprese, di artigiani e di commercianti locali duramente colpiti dal disastro ambientale di far fronte alle spese impreviste e di sostenere il rilancio delle loro attività; accelerare anche la realizzazione degli interventi di bonifica del sito (che conosciamo bene) di Venezia e Porto Marghera. Chiediamo quindi che siano assunte tutte le iniziative utili al Paese, che individuino con estrema urgenza azioni e politiche di mitigazione e adattamento del territorio, tenendo in considerazione il fatto che ci sono varie aree sottoposte a forte rischio: parliamo anche di quanto è successo in altre zone, come anche a Matera. In conclusione, per quanto riguarda la città di Venezia sarà anche necessario gestire i flussi turistici per tutelare la resilienza del territorio, il fragile equilibrio fra l'antropico e il naturale, per proteggere anche la qualità della vita dei residenti. Venezia giace ancora dinanzi ai nostri sguardi come era nel periodo finale della sua decadenza;