[pronunce]

- L'art. 5, comma 1, lettera m), definisce il giudizio di compatibilità ambientale come l'atto con il quale l'organo competente conclude la procedura di valutazione ambientale strategica o la valutazione di impatto ambientale, mentre l'art. 12, comma 2, dispone che l'autorità preposta alla valutazione ambientale emette il giudizio di compatibilità ambientale, che costituisce presupposto per la prosecuzione del procedimento di approvazione del piano e del programma. La Regione Emilia-Romagna ritiene che tali disposizioni siano in contrasto con la direttiva 2001/42/CE, dato che configurerebbero la procedura di VAS ed il suo esito in termini essenzialmente assimilati a quelli della procedura di VIA, laddove secondo la direttiva comunitaria indicata risulterebbe che la VAS non potrebbe essere configurata come uno specifico provvedimento autorizzatorio di una autorità sull'altra, ma dovrebbe essere concepita come un processo decisionale della stessa pubblica amministrazione che approva il piano o il programma. Il contrasto con il diritto comunitario ridonderebbe, poi, in lesione delle garanzie costituzionali della Regione, in quanto tali disposizioni, da un lato, devono essere applicate dagli enti territoriali, dall'altro, costituiscono, ai sensi dell'art. 22 del d.lgs. n. 152 del 2006, un vincolo alla futura legislazione regionale. 17. - In prossimità dell'udienza pubblica del 5 maggio 2009 la Regione Emilia-Romagna ha depositato una memoria, nella quale, dopo una disamina della recente giurisprudenza della Corte costituzionale in materia ambientale, sostiene, in via preliminare, la sua piena legittimazione a far valere la contrarietà della normativa statale al diritto comunitario, perché, «stante il vincolo della legge regionale alla normativa ambientale statale, essa dovrebbe esercitare la propria potestà legislativa in contrasto con il diritto comunitario: ciò tanto più in quanto tale contrasto non può essere semplicemente risolto sostituendo al principio statale un corrispondente principio comunitario suscettibile di applicazione diretta». Nel merito, per quanto attiene al presente giudizio, la difesa regionale sostiene che la avvenuta abrogazione delle norme impugnate non determinerebbe la cessazione della materia del contendere, posto che queste avrebbero avuto vigenza dal 31 luglio 2007, fino all'entrata in vigore del d.lgs. correttivo n. 4 del 2008, ed insiste pertanto sulle censure proposte. 18. - Con ricorso notificato il 13 giugno 2006, depositato il successivo 16 giugno ed iscritto al n. 74 del registro ricorsi dell'anno 2006 la Regione Liguria ha impugnato gli artt. 58, 59, 63, 64, 65, 67, 69, 74, 91, comma 1, lettera d), 96, 113, 114, 116, 117, 121, 124, comma 7, 148, commi 4 e 5, 149, comma 6, 154, 181, commi da 7 a 11, 183, comma 1, 186, 189, comma 3, 205, comma 2, 240, comma 1, lettere b), c) e g), 242, 243, 244, 246, 252 e 257 del d.lgs. n. 152 del 2006. 18.1. - La presente decisione ha ad oggetto unicamente l'impugnazione delle predette disposizioni in riferimento all'art. 76 Cost. ed al principio di leale collaborazione, essendo oggetto di separate decisioni le ulteriori questioni di legittimità costituzionale proposte dalla ricorrente Regione Liguria avverso le medesime disposizioni, ma in riferimento a differenti parametri. 18.2. - Secondo la difesa regionale, l'iter procedimentale (sopra ricordato sub 2) che ha portato all'emanazione del decreto legislativo – e, in particolare, delle suddette disposizioni – non avrebbe rispettato i contenuti minimi della garanzia di partecipazione della Conferenza unificata, imposti dal principio di leale collaborazione e dalla stessa legge delega (art. 1, comma 4, della legge n. 308 del 2004) e da tali violazioni procedurali sarebbe derivata una lesione delle attribuzioni costituzionali delle Regioni e degli enti locali. 19. - In prossimità dell'udienza pubblica del 5 maggio 2009 la Regione Liguria ha depositato una memoria, nella quale, però, non svolge argomenti relativi alle censure oggetto del presente giudizio. 20. - Con ricorso notificato il 12 giugno 2006, depositato il successivo 17 giugno ed iscritto al n. 75 del registro ricorsi dell'anno 2006 la Regione Abruzzo ha impugnato, tra l'altro, l'intero testo del d.lgs. n. 152 del 2006, in relazione all'art. 76 Cost. ed al principio di leale collaborazione, chiedendone, altresì, la sospensione. 20.1. - La presente decisione ha ad oggetto unicamente la suddetta questione essendo oggetto di separate decisioni le ulteriori questioni di legittimità costituzionale proposte dalla ricorrente Regione con lo stesso ricorso. 20.2. - La ricorrente censura l'intero testo del d.lgs. n. 152 del 2006, svolgendo le medesime censure e le medesime argomentazioni sviluppate dalla Regione Emilia-Romagna nel ricorso n. 56, sopra riportate sub 2.1. La difesa regionale esclude, inoltre, che l'ordine del giorno approvato il 20 gennaio 2006 possa essere considerato equivalente ad un parere effettivamente articolato e reso a seguito di un corretto procedimento e rileva come esso, comunque, non sia stato effettivamente preso in considerazione. 21. - Con ricorso notificato il 13 giugno 2006, depositato il successivo 20 giugno ed iscritto al n. 76 del registro ricorsi dell'anno 2006 la Regione Puglia ha impugnato, tra gli altri, gli artt. 6, 15, comma 1, e 19 del d.lgs. n. 152 del 2006, in relazione agli artt. 5, 76 e 118 Cost.. 21.1. - La Regione Puglia censura in relazione a tali parametri: – l'art. 6 del d.lgs. n. 152 del 2006, che disciplina la Commissione statale tecnico-consultiva cui compete la valutazione ambientale strategica e la valutazione di impatto ambientale, lamentando che manchi una forma di intesa o collaborazione di tale organo statale con le Regioni, il cui territorio risulti coinvolto dai piani e progetti da esaminare, non potendosi ritenere sufficiente la partecipazione meramente eventuale ai lavori di tale Commissione di un rappresentante della Regione interessata; – l'art. 15, comma 1, che prevede la sottoposizione alla valutazione ambientale strategica dei piani e dei programmi la cui approvazione compete ad organi dello Stato, e l'art. 19, comma 2, che prevede che la verifica preventiva è eseguita dall'autorità competente all'approvazione dei piani o dei programmi, su istanza del proponente, acquisito il parere della Commissione di cui all'art. 6, lamentando la mancata previsione di un intervento regionale, malgrado gli indiscutibili effetti sul territorio dei piani e dei programmi in questione. Le disposizioni censurate violerebbero, pertanto, l'art. 5 Cost., non risultando idonee a soddisfare le esigenze specifiche delle autonomie locali.