[pronunce]

A questo proposito, nella giurisprudenza costituzionale su disposizioni regionali di contenuto pressoché identico a quelle ora sottoposte a scrutinio è ricorrente l'affermazione che non appaiono incongrue, nel quadro delle finalità della legislazione sull'edilizia residenziale pubblica miranti a favorire l'accesso all'abitazione a categorie di cittadini meno abbienti, tutte quelle norme dirette a precludere il godimento di tali alloggi a chi sia titolare di un bene immobiliare avente la stessa natura di quello al quale aspira, ovunque esso sia ubicato. Ma è anche ricorrente l'affermazione che appaiono incongrue quelle disposizioni, come appunto quelle censurate della legge della Regione Liguria n. 10 del 1994, le quali precludono al titolare di un bene immobiliare l'assegnazione - o ne determinano la decadenza - dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica sul presupposto della percezione di un reddito basato sul valore locativo dell'immobile stesso, determinato appunto ai sensi della citata legge n. 392 del 1978. L'irragionevolezza di tale scelta legislativa risiede nel fatto che il valore locativo così configurato non può oggi costituire un adeguato parametro di valutazione del cespite immobiliare, di cui sia titolare l'interessato (sentenza n. 299 del 2000), dopo che l'abrogazione dell'art. 12 della citata legge n. 392, che stabiliva le diverse basi di calcolo del valore locativo, ai fini dell'equo canone per le locazioni abitative, ha sostanzialmente privato di significato i precedenti indici convenzionali e coefficienti correttivi di valutazione su cui appunto tale valore si basava. Il regime delle locazioni urbane introdotto dalla legge 9 dicembre 1998, n. 431 è infatti profondamente mutato nell'impostazione e nella disciplina rispetto a quello stabilito dalla ricordata legge n. 392 del 1978 (sentenza n. 176 del 2000). Le norme regionali impugnate applicano dunque, sulla base di un rinvio recettizio alla legge n. 392 del 1978 (ordinanza n. 526 del 2002), un criterio per l'assegnazione - e, inversamente, per la decadenza - dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica, fondato non su un indice adeguato di valutazione del cespite immobiliare dell'interessato, quanto piuttosto, in modo del tutto irragionevole, sul presupposto di un tipo di reddito, basato sul valore locativo previsto dalla citata legge n. 392, il quale però non può più essere, per le ragioni dette, rappresentativo del reddito effettivo dell'immobile stesso. Risulta così evidente il carattere arbitrario e irrazionale della scelta del legislatore regionale ligure, tanto più se si considera che la successiva delibera del CIPE del 13 marzo 1995 ha eliminato, ai fini dell'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, qualsiasi riferimento al criterio del valore locativo, calcolato secondo la legge n. 392 del 1978, dell'immobile eventualmente posseduto dall'interessato.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt. 6, comma 1, lettera d), 8 e 27, comma 2, lettera d), della legge della Regione Liguria 3 marzo 1994, n. 10 (Norme per l'edilizia residenziale pubblica), limitatamente alle parti in cui individuano il reddito immobiliare, rilevante ai fini rispettivamente dell'assegnazione dell'alloggio e della dichiarazione di decadenza, commisurandolo al valore locativo complessivo determinato ai sensi della legge 27 luglio 1978, n. 392. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 29 aprile 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Piero Alberto CAPOTOSTI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 maggio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA