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L'articolo 13 individua le finalità del capo V, rubricato « Fiscalità montana », volto a favorire lo sviluppo economico e sociale, l'occupazione e il ripopolamento delle zone montane. Si precisa che le misure di sostegno previste in tale capo sono erogate in conformità alle disposizioni del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. L'articolo 14 introduce misure fiscali di favore per le imprese montane esercitate da giovani. La disposizione in esame prevede misure fiscali di vantaggio in favore delle piccole e microimprese in cui il titolare o almeno uno degli esercenti non abbia compiuto trentasei anni di età alla data di entrata in vigore della presente legge, le quali, a partire dal 2023, intraprendono una nuova attività nei comuni montani. In particolare, per il periodo d'imposta nel corso del quale la nuova attività è intrapresa e per i due periodi d'imposta successivi, è concesso un contributo sotto forma di credito d'imposta, in misura pari alla differenza tra l'imposta calcolata applicando le aliquote ordinarie al reddito d'impresa determinato nei modi ordinari, fino a concorrenza dell'importo di 80.000 euro, e l'imposta calcolata sul medesimo reddito applicando l'aliquota del 15 per cento. La norma precisa che l'agevolazione in questione è riconosciuta esclusivamente nell'ambito dei comuni montani individuati con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato ai sensi dell'articolo 2, comma 3, del disegno di legge. L'articolo 15 disciplina la misura cosiddetta « Io resto in montagna », che è tesa a incentivare forme di sostegno alla residenzialità nei territori di montagna. La disposizione prevede che, nel caso di mutuo contratto per l'acquisto di un immobile da destinare ad abitazione principale in comuni totalmente montani con popolazione residente non superiore a 2.000 abitanti, nel periodo d'imposta nel corso del quale è effettuato l'acquisto e nei quattro periodi d'imposta successivi, i contribuenti che non abbiano compiuto quarantuno anni di età nell'anno in cui l'atto è rogato possano beneficiare di una detrazione dall'imposta lorda sul reddito in misura pari: a) al 100 per cento degli interessi passivi, entro l'ammontare di euro 500; b) all'80 per cento sulla quota degli interessi passivi che eccede il limite di euro 500 ma non di euro 1.125. La legislazione vigente prevede per tali interessi un'aliquota di detrazione pari al 19 per cento e un limite massimo di onere detraibile di 4.000 euro. L'agevolazione si applica ai soli immobili non censiti nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. La norma precisa che l'agevolazione è riconosciuta esclusivamente nell'ambito dei comuni montani individuati con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato ai sensi dell'articolo 2, comma 3, del disegno di legge. L'articolo 16 concerne le agevolazioni fiscali per il trasferimento della proprietà di fondi rustici situati in comuni montani. La disposizione interviene modificando l'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, con efficacia a decorrere dal 2023, allo scopo di prevedere che i trasferimenti della proprietà di fondi rustici nei territori montani, compiuti, a qualsiasi titolo, a scopo di arrotondamento o di accorpamento di proprietà diretto-coltivatrici, singole o associate, sono soggetti alle imposte di registro e ipotecaria nella misura fissa e sono esenti dalle imposte catastali. Le stesse agevolazioni si applicano anche a favore delle cooperative agricole che conducono direttamente i terreni. Nella sostanza, l'intervento è volto a far sì che le misure agevolative non siano più applicate – com'è attualmente – soltanto ai terreni situati ad altitudine non inferiore a 700 metri sul livello del mare, ai terreni compresi nell'elenco dei territori montani compilato dalla commissione censuaria centrale e ai terreni facenti parte di comprensori di bonifica montana. Con l'articolo 17 inizia il capo VI, nel quale sono raccolte le disposizioni finali. L'articolo 17 ha l'obiettivo di promuovere e incrementare il contributo delle foreste e del settore forestale nazionale al conseguimento degli impegni internazionali di neutralità climatica entro il 2050. A tale fine si prevede, per la prima volta nell'ordinamento nazionale, l'istituzione di uno schema nazionale di certificazione dei crediti di carbonio forestali generati su base volontaria e commercializzabili nell'ambito di un mercato nazionale volontario e domestico. L'obiettivo è quello di istituire a livello nazionale un mercato volontario che riconosca e controlli le transazioni dei crediti di carbonio e agricoli generati da progetti forestali, che da oltre dieci anni si realizzano in Italia nell'ambito di accordi volontari non regolamentati. Questi mercati sono già riconosciuti e gestiti da alcuni governi nazionali europei, che hanno predisposto linee guida di indirizzo, le quali prevedono la validazione dei progetti e la certificazione dei crediti generati dal settore primario, per la successiva registrazione in registri nazionali, garantendo così il controllo del mercato, la tassazione dei proventi ed evitando frodi e speculazioni. Con il riconoscimento istituzionale, anche in Italia, di linee guida di indirizzo e con l'ausilio di un registro ufficiale dei crediti generati nel territorio nazionale, si potrà: – concretizzare quanto già previsto dal testo unico in materia di foreste e filiere forestali, di cui al decreto legislativo n. 34 del 2018, in attuazione di quanto previsto nella delega legislativa conferita dall'articolo 70 della legge 28 dicembre 2015, n. 221 (cosiddetto « collegato ambientale »); – permettere un'azione concreta da parte dei proprietari forestali e agricoli nella lotta contro il cambiamento climatico, nel rispetto dei nuovi regolamenti (UE) n. 2018/ 841 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018 (cosiddetto « regolamento LULUCF »), e n. 2018/842 del Parlamento europeo, del 30 maggio 2018 (cosiddetto « regolamento ESR »), mantenendo impegni aggiuntivi definiti da linee guida nazionali riconosciute istituzionalmente; – sviluppare un sistema virtuoso di coinvolgimento attivo della società e dei settori produttivi nonché la diffusione di pratiche agricole e forestali a basse emissioni di carbonio; – assicurare ai proprietari e ai gestori forestali il giusto riconoscimento, anche finanziario, dei servizi che la gestione sostenibile può generare; – sviluppare sistemi credibili di green marketing nel rispetto dei nuovi regolamenti (UE) « LULUCF » ed « ESR », secondo regole e parametri normativi chiari e obbligatori. In particolare, la disposizione prevede: a) l'istituzione di un « Registro dei crediti di carbonio generati da progetti forestali realizzati nel territorio nazionale e impiegabili su base volontaria per compensare le emissioni in atmosfera », presso il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA) (comma 1); b) la gestione e l'aggiornamento del Registro da parte del CREA, su piattaforma telematica consultabile da parte del pubblico (comma 2);