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Tali risultati necessitano di essere implementati e rafforzati e l'atteggiamento assunto dal Governo, al contrario, rischia di vanificare gli sforzi sostenuti nel corso della XVII Legislatura e di riportare il Mezzogiorno in una situazione di grave gap di prodotto e di emergenza occupazionale rispetto al resto del Paese e dell'Europa; i principali nemici del Sud restano l'assistenzialismo e la suggestione di politiche ed interventi che non risolleverebbero affatto le condizioni di quest'area strategica per il Paese e l'Europa; nel Mezzogiorno occorre in primo luogo adottare politiche del lavoro calibrate per arrestare l'emigrazione dei giovani, per creare nuova occupazione e per favorire il reinserimento di chi oggi non lavora, un mix di politiche attive del lavoro che non possono essere sostituite con efficacia da interventi come il reddito di cittadinanza. Accanto alle politiche attive per il lavoro, occorrono interventi incentrati su: una maggiore qualità, trasparenza ed efficacia della pubblica amministrazione; un sistema giudiziario più veloce ed efficiente; un miglioramento degli standard dell'istruzione e della sanità; un rafforzamento della rete infrastrutturale, dagli aeroporti alle ferrovie, dalle strade all'intermodalità; un investimento sull'accesso alle nuove tecnologie; un welfare in grado di sostenere l'occupazione femminile; un piano per arginare lo spopolamento delle aree interne; politiche che puntino al rafforzamento del capitale umano, dagli asili nido al tempo pieno nelle scuole, dal contrasto alla povertà educativa al diritto allo studio, fino alla formazione più avanzata. E ancora investimenti in innovazione e ricerca. Il tutto in un quadro di promozione e tutela della legalità, per sconfiggere le mafie e la corruzione, si chiede di sapere: quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare nei prossimi mesi per il sostegno e il rilancio del Mezzogiorno, anche in considerazione del forte rallentamento in atto della crescita economica nazionale; se fra queste vi siano: a) interventi per reintegrare le risorse nazionali destinate ai cofinanziamenti per le politiche comunitarie, che hanno subito con l'ultima legge di bilancio un taglio di 850 milioni di euro nel 2019, e le risorse del Fondo sviluppo e coesione, che hanno subito un taglio di 800 milioni; b) interventi per prorogare il credito d'imposta per investimenti in beni strumentali riconosciuto ad imprese con strutture produttive nel Mezzogiorno; c) interventi per ripristinare il credito di imposta relativo alle deduzioni forfettarie in materia di Irap riconosciute in favore di chi impiega lavoratori dipendenti a tempo indeterminato; d) interventi per garantire la piena attuazione, l'accelerazione e lo sviluppo degli interventi già predisposti nel corso degli ultimi anni nei patti per il Sud, con particolare riguardo agli interventi relativi ad infrastrutture, ambiente, attrattori culturali e contratti di sviluppo; e) interventi per garantire l'immediato avvio operativo delle zone economiche speciali nelle aree già individuate; f) iniziative per garantire l'effettiva addizionalità degli interventi della politica di coesione attraverso l'applicazione rigorosa della clausola del 34 per cento per gli stanziamenti in conto capitale ordinario; g) interventi per rafforzare il sistema di welfare , per contrastare la povertà educativa nelle aree marginali, per sviluppare i servizi all'infanzia, l'istruzione e l'università; se il Governo sia intenzionato ad adottare politiche industriali e politiche del lavoro calibrate per creare nuova occupazione nei territori del Mezzogiorno, arrestare l'emigrazione dei giovani e favorire il reinserimento in quei territori di chi oggi non lavora senza dover subire, come previsto con il reddito di cittadinanza, "congrue offerte di lavoro" a grandi distanze dal luogo di residenza. Atto n. 3-00587 BERNINI MALAN CONZATTI CALIENDO DAL MAS GHEDINI MODENA GALLIANI GALLONE GIAMMANCO LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI MOLES RIZZOTTI RONZULLI VITALI PICHETTO FRATIN AIMI ALDERISI BARACHINI BARBONI BATTISTONI BERARDI BERUTTI BIASOTTI BINETTI CANGINI CARBONE CAUSIN CESARO CRAXI DAMIANI DE POLI DE SIANO FANTETTI FAZZONE FERRO FLORIS GASPARRI GIRO MASINI MESSINA Alfredo MINUTO PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO QUAGLIARIELLO ROMANI ROSSI SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TESTOR TIRABOSCHI TOFFANIN Al Ministro della giustizia Premesso che: all'esito di un lavoro tecnico durato oltre quattro anni, sviluppatosi anzitutto in seno alla "Commissione Rordorf", il 10 gennaio 2019 il Consiglio dei ministri, acquisito il prescritto parere non vincolante delle competenti Commissioni di Camera e Senato, ha approvato il testo definitivo, destinato alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale , del nuovo codice della crisi di impresa; senza che mai la questione fosse stata anche soltanto ipotizzata nei lunghi anni di lavoro tecnico preparatorio di questa importante e delicata riforma, il testo approvato dal Consiglio dei ministri aggiunge gli iscritti all'Albo dei consulenti del lavoro a quelli iscritti all'Albo degli avvocati e all'Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili tra coloro che possono essere nominati per svolgere le funzioni di curatore e liquidatore nelle crisi di impresa; non essendoci mai stato un reale dibattito sul punto, sono totalmente ignote le valutazioni tecniche e giuridiche che hanno determinato questa scelta " last minute " da parte del Consiglio dei ministri; come sottolineato anche in alcuni articoli di stampa, sia specializzata che generalista, lo svolgimento di tali funzioni da parte dei consulenti del lavoro esula completamente dall'oggetto della loro professione (articolo 2 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, recante le norme per l'ordinamento della professione di consulente del lavoro) e, cosa ancor più significativa, l'esame di Stato per diventare consulente del lavoro non contempla né elementi di diritto commerciale, né elementi di diritto fallimentare, entrambi ben presenti invece nelle rispettive prove di esame di Stato delle due professioni (avvocati e commercialisti) che tradizionalmente svolgono le funzioni di curatori e liquidatori nelle crisi d'impresa; la stessa relazione tecnica che ha accompagnato lo schema di articolato in Consiglio dei ministri recita in modo perentorio: "non si condivide l'osservazione, considerato che il compito di curatore, commissario o liquidatore richiedono competenze contabili e di gestione dell'attività di impresa e della liquidazione che non rientrano nell'ambito delle competenze tipiche del consulente del lavoro. Peraltro, quando la procedura dovesse richiedere tali competenze, il tribunale potrà avvalersi del potere che gli è attribuito dall'art. 49, comma 3, lettera b), di affiancare al curatore, immediatamente, esperti per l'esecuzione di compiti specifici"; senza dunque alcuna traccia delle relative ragioni tecniche e giuridiche a fondamento della decisione politica adottata, sono state attribuite a una professione funzioni ad essa estranee su materie che non rientrano tra quelle oggetto dell'esame di Stato per accedere al titolo professionale di consulente del lavoro;