[pronunce]

i servizi sociali per il lavoro generalmente presuppongono anche il finanziamento e lo svolgimento di particolari programmi di inserimento al lavoro, per i quali si stanziano risorse che esulano dalla mera organizzazione degli uffici (banche dati, momenti ed eventi per incrociare domande e offerta di lavoro). 6.2.2.- Quanto alla censura delle misure di superamento del precariato di cui all'art. 2, comma l, della legge impugnata, oppone la difesa regionale l'argomento che l'art. l, comma 558, della legge n. 296 del 2006, non fissa alcun limite temporale entro il quale è necessario aver acquisito il periodo di anzianità rilevante per poter partecipare alle procedure di stabilizzazione del personale. A suo parere, il legislatore statale ha previsto, invece, tre differenti possibilità, tutte indipendenti l'una dall'altra (come testimonierebbe l'utilizzo della particella disgiuntiva "o"), per alcune delle quali non vi sarebbe alcuna "ghigliottina" temporale. Donde l'infondatezza del gravame sul punto. 6.2.3.- Anche in ordine al comma 2 dell'art. 2 della legge in esame, la piana lettura dell'art. l, comma 558, della l. 296 del 2006 dimostrerebbe l'infondatezza del gravame, come indicato al precedente paragrafo. 6.2.4.- Sarebbe, nondimeno, manifestamente infondata la censura dell'art. 2, comma 3, della legge reg. n. 17 del 2012. Esso prevede, infatti, espressamente che l'attività di tirocinio o lavorativa dev'essere stata svolta presso gli «enti locali territoriali e le altre pubbliche amministrazioni». Sicché, il legislatore regionale non avrebbe fatto altro che equiparare il lavoro svolto alle dipendenze della Regione autonoma Sardegna a quello svolto al servizio di altri enti, anche in occasione di tirocinio formativo, nell'esercizio della propria competenza esclusiva in materia di «ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi della Regione e stato giuridico ed economico del personale» (ai sensi dell'art. 3, comma l, lettera a), dello statuto speciale), nonché nell'esercizio della competenza legislativa residuale nella materia di «formazione professionale», in base al disposto congiunto degli artt. 117, commi terzo e quarto, Cost. e 10 della legge cost. n. 3 del 2001. 6.2.5.- Neppure il comma 5 dell'art. 2 della legge regionale in esame sarebbe affetto dai vizi denunciati dal ricorrente. Come già rilevato anche a proposito dell'impugnazione dell'art. 3 della legge reg. n. 13 del 2012, i contratti a tempo determinato scaduti nel biennio 2011-2012 dovevano già tenere conto della limitazione di spesa prevista dall'art. 9, comma 28, del d.l. n. 78 del 2010, sicché un rinnovo dei contratti a termine, altresì per questa ulteriore categoria di lavoratori (operatori di tutela ambientale, ex disinfestatori), non potrebbe violare quel parametro interposto. In secondo luogo, con la disposizione in esame, il legislatore regionale si sarebbe fatto carico anche della gestione transitoria del personale delle Province sarde soppresse a seguito del referendum regionale celebratosi nella primavera del 2012, in presenza di quelle «straordinarie esigenze di interesse pubblico» che la giurisprudenza costituzionale ha sovente inteso assumere come condizione giustificatrice di una deroga alle disposizioni statali in tema di gestione del personale delle amministrazioni pubbliche (è citata, per tutte, la sentenza n. 30 del 2012). 6.2.6.- La difesa regionale deduce, infine, l'infondatezza delle argomentazioni spese dal ricorrente a sostegno delle questioni di legittimità dell'art. 6 della legge reg. n. 17 del 2012, promosse in relazione agli artt. 117, terzo comma, e 81 Cost. A suo avviso, infatti, i gruppi consiliari non possono certo essere equiparati alle amministrazioni pubbliche, in quanto composti dai rappresentanti del corpo elettorale che esercitano un mandato elettivo nel Consiglio regionale, e, pur essendo articolazioni dell'Assemblea regionale necessarie per il suo corretto funzionamento, non per questo equiparabili agli uffici dell'amministrazione regionale. Tanto che non ve n'é menzione nell'«Elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato dello Stato», redatto dall'1STAT ai sensi dell'art. l, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Legge di contabilità e finanza pubblica), e pubblicato, per l'anno 2012, in Gazzetta Ufficiale n. 227 del 28 settembre 2012. In ogni caso, poi, la prospettiva del ricorrente sarebbe fuorviante. L'art. 4 della legge reg. n. 37 del 1995 prevede al primo comma che «I Gruppi consiliari non possono stipulare contratti per prestazioni d'opera, fatta eccezione per il conferimento di incarichi libero-professionali per oggetti determinati, da adottarsi con contratti aventi forma scritta e la cui durata non può superare quella della legislatura nella quale detti contratti sono sottoscritti». Pertanto, a parere della Regione resistente, la disposizione ora gravata, nel prevedere che «I Gruppi consiliari possono altresì stipulare contratti di lavoro autonomo concernenti prestazioni d'opera intellettuale per oggetti determinati, da adottarsi in forma scritta, la cui durata non può superare quella della legislatura nella quale detti contratti sono sottoscritti», non impone nuove spese a carico della Regione, ma si limita a modificare la tipologia degli incarichi per prestazioni d'opera intellettuale che i gruppi consiliari possono affidare. In questa prospettiva, dunque, la disposizione in esame non rientra nella materia del «coordinamento della finanza pubblica», bensì in quella dell'«ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi della Regione e stato giuridico ed economico del personale», di competenza esclusiva della Regione ai sensi dell'art. 3, comma l, lettera a), dello statuto speciale. È richiamata la più volte menzionata sentenza n. 212 del 2012, con cui questa Corte ha affermato che una disposizione di legge regionale della Sardegna ivi scrutinata, ove si prevedeva la possibilità di assegnare funzioni dirigenziali in via transitoria e fino all'espletamento dei concorsi pubblici per l'accesso alla qualifica dirigenziale (art. 4, comma 5, della legge reg. n. 16 del 2011) , «non può essere qualificata come norma di spesa, costituendo invece una norma di organizzazione». Anche la norma qui in esame, come quella suaccennata, «di per se stessa, non determina alcun incremento della spesa», perché si limita a ridefinire le tipologie di incarico professionale che possono essere affidate dai gruppi consiliari della Regione autonoma Sardegna. Per le medesime ragioni, sarebbe pure infondata la denunciata lesione dell'art. 81, quarto comma, Cost. Ciò, in quanto, se la disposizione in questione è norma di organizzazione e non di spesa, allora «neppure sussiste violazione dell'art. 81, quarto comma, Cost.» (come si legge ancora nella sentenza n. 212 del 2012).