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ancora, sull'efficacia della misura, in una recente audizione delle Commissioni riunite 5a e 6a del Senato della Repubblica avente ad oggetto proprio il decreto sostegni, perfino la Corte dei conti ha confermato "l'esigenza di riconsiderare, a pandemia conclusa, il Reddito di Cittadinanza nei suoi punti di palesata debolezza (...) inquadrando i profili di inserimento lavorativo delle persone appartenenti a nuclei famigliari in disagio socio-economico in una rinnovata, più complessiva e qualitativamente superiore politica attiva del lavoro"; in un simile contesto di inefficienza e inefficacia, ha suscitato ulteriore perplessità la decisione del Governo di stabilire, all'articolo 18 del decreto sostegni e contestualmente alla proroga al 31 dicembre 2021 degli incarichi di collaborazione conferiti ai navigator , che il servizio da loro prestato costituisce "titolo di preferenza, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, nei concorsi pubblici, compresi quelli per i centri per l'impiego, banditi dalle Regioni e dagli enti ed Agenzie dipendenti delle medesime"; tale discutibile intervento normativo è stato poi convintamente ribadito e illustrato alla Camera dei deputati dal Ministro in indirizzo lo scorso 22 aprile (in risposta all'interrogazione con risposta immediata 3-02214), generando anche in quella sede forti e legittime perplessità tra le forze politiche; la decisione del Governo determinerebbe infatti l'emersione di vere e proprie, ingiustificate e ingiustificabili corsie preferenziali, in favore di una platea soggettiva di lavoratori coinvolti, loro malgrado, in un sistema strutturalmente inefficiente e inefficace, già viziato ab origine da un forte elemento di precarietà connaturato alla durata limitata della misura e contestato sin dalla sua introduzione proprio per la dubbia utilità, poi confermata nei fatti e dai numeri; sono elementi di criticità che oggi non possono certo essere superati con un intervento che, oltre a reiterare ogni considerazione sui limiti di tale meccanismo di incrocio tra domanda e offerta di lavoro, appare atto ad acuire i già elevati ed intollerabili livelli di iniquità sociale ed economica esasperati dal perdurare dell'emergenza sanitaria e dalla conseguente gravissima contrazione economica e della pesantissima crisi economica, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che la decisione di introdurre dei titoli di preferenza nell'accesso ai concorsi pubblici in favore dei navigator , specie in un momento in cui le iniquità socio-economiche e le disparità sociali sono profondamente acuite dal perdurare della pesantissima crisi economica, non costituisca un'ingiustificata corsia preferenziale atta ad accrescere il già elevato disagio sociale, in netto contrasto con ogni principio di meritocrazia e pari opportunità di accesso alle procedure concorsuali delle pubbliche amministrazioni. Atto n. 3-02470 LAFORGIA DE PETRIS Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nel mese di ottobre 2020, la Commissione europea ha pubblicato una direttiva quadro per l'introduzione del salario minimo legale, con lo scopo di contribuire all'istituzione di un sistema di retribuzione dei lavoratori più equo ed equilibrato nell'Unione europea. Infatti il divario salariale nei e tra i Paesi europei favorisce la concorrenza sleale e la delocalizzazione delle imprese, mortifica il lavoro, favorisce la disparità di genere e soprattutto alimenta la crescita di salari poveri che non consentono una vita dignitosa; la proposta contiene regole volte a rendere più efficaci i sistemi adottati dai Paesi della UE, perseguendo l'obiettivo comune di migliorare l'adeguatezza dei salari e rendere accessibile a tutti i lavoratori la tutela di un trattamento salariale minimo legale, rafforzando ed estendendo la copertura della contrattazione collettiva, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità; la condizione del lavoro povero, la drammatica situazione sociale ed economica generata dall'emergenza da COVID-19, la crescita dei lavoratori atipici, spesso privi delle minime tutele, e soprattutto la frammentazione contrattuale e la crescita esponenziale di contratti "pirata" rendono urgente, anche in un Paese come l'Italia che vanta un buon indice di copertura contrattuale, affrontare il tema del salario minimo legale. Il confronto era stato avviato sul merito dall'11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato, con l'inizio dell'esame dei disegni di legge depositati su questo tema e da cui oggi si dovrebbe ripartire per risolvere una questione sociale ineludibile. Tanto più dopo questa fase, caratterizzata da un crollo dell'occupazione, e nei prossimi mesi, quando scadrà il blocco dei licenziamenti; secondo le stime dell'ISTAT di giugno 2019, quasi 3 milioni di lavoratori dipendenti guadagnano meno di 9 euro lordi per ora lavorata pur includendo le tredicesime mensilità. Sono principalmente lavoratori dei settori in espansione occupazionale, quel terziario a bassa produttività ed enormi rendite in cui il tessuto imprenditoriale italiano ha deciso di specializzarsi negli ultimi decenni. Ma sono anche operai metalmeccanici: il 14,3 per cento dei nuovi rapporti di lavoro nel settore metalmeccanico paga meno di 9 euro lordi all'ora. Percentuale che raggiunge il 27 per cento nel settore alberghiero e della ristorazione, oltre il 18 per cento per sanità e assistenza sociale e addirittura il 28 per cento nel settore dell'istruzione. A questi vanno aggiunti tutti i lavoratori parasubordinati, i tirocinanti, gli stagisti che guadagnano ancora meno. Oggi, dopo la grave crisi occupazionale seguita all'emergenza COVID, è presumibile che la platea dei lavoratori poveri sia decisamente aumentata; per questo, ferma restando l'applicazione generalizzata del contratto collettivo nazionale del lavoro, a ulteriore garanzia del riconoscimento di una giusta retribuzione, si ritiene opportuno introdurre per legge una soglia minima salariale. L'introduzione del salario minimo legale favorirebbe una riunificazione del mondo del lavoro e renderebbe più sconvenienti gli strumenti di frammentazione del ciclo produttivo e della forza lavoro. Il massimo ribasso non potrebbe andare oltre quel minimo. I contratti collettivi sarebbero in tal modo rafforzati in quanto la soglia opererebbe solo sulle clausole relative ai "minimi", ove inferiori alla soglia individuata, lasciando al contratto collettivo la regolazione delle altre voci retributive, si chiede di sapere quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, nel rispetto della direttiva quadro per l'introduzione del salario minimo legale che la Commissione europea ha pubblicato nell'ottobre 2020 e conseguentemente al confronto che era stato avviato, con l'inizio dell'esame dei disegni di legge depositati su questo tema, dalla Commissione Lavoro del Senato, per migliorare l'adeguatezza dei salari e rendere accessibile a tutti i lavoratori la tutela di un trattamento salariale minimo, rafforzando ed estendendo la copertura della contrattazione collettiva, e migliorare le condizioni dei milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno pagato prezzi sociali altissimi in termini di reddito a causa dell'emergenza COVID-19.