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Questa disposizione è finalizzata a specificare che le disposizioni della prima sezione possono apportare variazioni alle previsioni di bilancio contenute nella seconda sezione solo attraverso la modifica, la soppressione o l'integrazione delle norme o dei parametri stabiliti per legge che ne determinano l'evoluzione, e non attraverso una modifica diretta dell'ammontare degli stanziamenti iscritti nella seconda sezione. In sostanza, per quanto concerne le entrate la disposizione in commento presenta un contenuto analogo a quello della lettera b) del comma 3 dell'articolo 11 della legge n. 196 del 2009, rispetto al quale è stato tuttavia eliminato il riferimento espresso alle variazioni di aliquote, detrazioni e scaglioni, nonché alle altre misure che incidono sulla determinazione del quantum della prestazione, in relazione alle diverse tipologie di imposte, tasse e contributi, essendo tale riferimento assorbito dal più generale riferimento alla modifica dei parametri previsti dalla normativa vigente che determinano l'evoluzione delle entrate medesime. Fermi restando gli obiettivi di finanza pubblica, non viene peraltro riproposta la disposizione di cui all'articolo 11, comma 3, lettera i) , della legge n. 196 del 2009, a tenore della quale la legge di stabilità indica le sole norme che comportano aumenti di entrata o riduzioni di spesa. Vengono inoltre confermate nel contenuto proprio le norme volte a rafforzare il contrasto e la prevenzione dell'evasione fiscale e contributiva, nonché quelle volte a stimolare l'adempimento spontaneo degli obblighi fiscali e contributivi (lettera c). Sul piano del contenuto, inoltre, il nuovo comma 1- quinquies dell'articolo 21 della legge n. 196 del 2009 conferma l'esclusione dalla prima sezione delle norme di delega e di quelle a carattere ordinamentale ovvero organizzatorio, nonché degli interventi di natura localistica o microsettoriale, conformemente a quanto previsto dall'articolo 15, comma 2, terzo periodo, della legge n. 243 del 2012, nonché delle norme che dispongono la variazione diretta delle previsioni di entrata o di spesa contenute nella seconda sezione del disegno di legge di bilancio. Tale ultimo divieto si ricollega, invece, direttamente alla previsione di cui si è detto in precedenza, secondo la quale le norme contenute nella prima sezione possono determinare variazioni delle previsioni di bilancio, indicate nella seconda sezione, solo attraverso la modifica, la soppressione o l'integrazione dei parametri previsti dalla normativa vigente che determinano l'evoluzione delle entrate e della spesa o delle autorizzazioni legislative sottostanti. Non sono invece riproposte, quale contenuto esclusivo della prima sezione del nuovo documento di bilancio, le disposizioni di cui all'articolo 11, comma 3, lettere d) , e) , f) ed h) , della legge n. 196, che prevedono, in particolare, la determinazione degli importi delle leggi di spesa permanente, la riduzione di autorizzazioni legislative di spesa di parte corrente nonché le variazioni delle leggi che dispongono spese a carattere pluriennale in conto capitale, di cui rispettivamente alle tabelle C, D ed E della attuale legge di stabilità. La mancata riproposizione va ricondotta al fatto che, nell'impianto organico del presente disegno di legge, tali determinazioni sono «spostate» nell'ambito della seconda sezione del nuovo disegno di legge di bilancio (si vedano le modifiche apportate in tal senso all'articolo 23 della legge n. 196, ed in particolare il nuovo comma 3- bis introdotto dal successivo comma 5, lettera c) , dell'articolo 2 del presente disegno di legge). La lettera f) del comma 3 dell'articolo 2, che introduce il comma 12- bis dell'articolo 21 della legge n. 196 del 2009, prevede che il nuovo disegno di legge di bilancio unificato sia corredato di una relazione tecnica che deve contenere, oltre alla quantificazione degli effetti finanziari derivanti da ciascuna disposizione normativa introdotta nell'ambito della prima sezione, anche i criteri principali utilizzati per la formulazione, sulla base della legislazione vigente, delle previsioni di entrata e di spesa contenute nella seconda sezione, nonché elementi di informazione che diano conto della coerenza tra il saldo netto da finanziare programmatico e l’indebitamento programmatico contenuto nella Nota di aggiornamento del DEF. Tale comma, in sostanza, è volto a prevedere l'obbligo di presentazione della relazione tecnica, non solo con riferimento alla prima sezione, come prescritto espressamente dall'articolo 15, comma 7, della legge n. 243 del 2012, ma anche con riguardo alla seconda sezione, in modo da consentire di valutare l'attendibilità dei criteri utilizzati per l'elaborazione delle previsioni di entrata e di spesa, che rappresentano la base su cui si innesta la parte dispositiva della manovra. Inoltre la medesima disposizione, laddove prevede l’indicazione di elementi di informazione che diano conto della coerenza tra il saldo netto da finanziare programmatico e l’indebitamento programmatico, contenuto nella Nota di aggiornamento del DEF, si collega sia con quanto previsto dall’articolo 21, comma 1- quater , il quale stabilisce che le nuove o maggiori spese disposte alla prima sezione non possono concorrere a determinare tassi di evoluzione delle spese medesime, tanto correnti quanto in conto capitale, incompatibili con gli obiettivi programmatici fissati nel DEF, come risultante dalle conseguenti deliberazioni parlamentari, sia con l’eliminazione del riferimento alla copertura finanziaria dell’attuale legge di stabilità, posto che per la legge di bilancio non è previsto un autonomo prospetto di copertura. L’articolo 14 della legge n. 243 del 2012, infatti, regola solo il principio dell’equilibrio del bilancio dello Stato che viene assicurato in corrispondenza di un valore del saldo netto da finanziare o da impiegare coerente con gli obiettivi programmatici di finanza pubblica. Dal punto di vista tecnico, conseguentemente, non sarà necessario prevedere, come accade per l’attuale legge di stabilità, un autonomo prospetto di copertura che assicuri, in termini di saldo netto da finanziare, la compensazione delle innovazioni disposte dalla prima sezione per le partite correnti. Come segnalato sul punto nelle conclusioni dell’indagine conoscitiva più volte citata, ciò non implica tuttavia l’eliminazione del divieto di dequalificazione della spesa nel corso dell’esame della manovra, posto che la coerenza del saldo netto con i saldi programmatici della pubblica amministrazione dipende non solo dall’ammontare della manovra, ma anche dalla sua composizione, e in particolare dalla ripartizione degli oneri tra oneri correnti e oneri di conto capitale. Appare quindi necessario continuare a prevedere regole che escludano la possibilità di un peggioramento del saldo di parte corrente nel corso dell’esame parlamentare, assumendo come punto di riferimento, ai fini della determinazione dell’ammontare di tale peggioramento, non già il saldo corrente dell’esercizio precedente, come avviene a legislazione vigente, ma quello risultante dalla proposta del Governo, stante la coerenza di quest’ultima con i documenti programmatici.