[pronunce]

per conseguenza, il Governo non avrebbe potuto prevedere, con un decreto-legge, tagli lineari a fondi appena istituiti con i decreti legislativi n. 68 e n. 23 del 2011; e) infine, con il principio di leale collaborazione, in quanto le riduzioni del fondo perequativo e del fondo di riequilibrio coinvolgerebbero la Conferenza Stato-città ed autonomie locali solo in un momento successivo, in quello, cioè, delle riduzioni da imputare a ciascuna Provincia; la norma, inoltre, con la generica espressione «tenendo conto anche delle analisi della spesa effettuate [...] dalla Conferenza Stato-città ed autonomie locali [...] e recepite con decreto del Ministero dell'Interno» (decreto, comunque, emanato entro il 15 ottobre 2012), darebbe luogo ad un intervento sostitutivo dello Stato, al di fuori dai casi previsti dall'art. 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), e attraverso un mero decreto ministeriale. 3.- Ad avviso della ricorrente, poi, l'art. 16, comma 8, del d.l. citato, intervenendo sulla determinazione delle dotazioni organiche degli enti locali, si porrebbe in contrasto con gli artt. 5, 97, 117, secondo comma, lettera p), quarto e sesto comma, 118 e 119 Cost. e con il principio di leale collaborazione, in quanto la prevista intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali avrebbe riguardo ad una fase meramente esecutiva di disposizioni di dettaglio in cui sono già precisati, in modo vincolante, gli stringenti parametri di virtuosità per la determinazione delle dotazioni organiche degli enti locali. Inoltre, la disposizione censurata, adottando il criterio prioritario del rapporto tra dipendenti e popolazione residente, prescinderebbe dalle funzioni e penalizzerebbe i Comuni più piccoli, al di là di ogni diversa considerazione sulla efficienza e «virtuosità». Pertanto, sarebbe, compromessa l'autonomia regionale e sarebbero lesi i principi del più ampio decentramento amministrativo (art. 5 Cost.) e del buon andamento dell'amministrazione (art. 97 Cost.). 4.- In via preliminare, con riferimento al comma 7 dell'art. 16 del d.l. n. 95 del 2012, si deve rilevare che le modifiche legislative, intervenute successivamente alla proposizione del ricorso, risultano indifferenti rispetto al tenore delle censure (ex multis, sentenze n. 219 del 2013, n. 193 e n. 30 del 2012, n. 153 del 2011). Tali interventi, infatti, hanno modificato la disposizione impugnata con esclusivo riferimento al quantum delle riduzioni delle risorse destinate ai citati fondi provinciali; alla data entro la quale le dette riduzioni debbono essere recepite con decreto del Ministro dell'interno; ai criteri da adottare per la determinazione delle stesse; alla data entro la quale, là dove non intervenga la deliberazione della Conferenza Stato-città ed autonomie locali, il decreto ministeriale deve essere, comunque, emanato e, in relazione a detta specifica ipotesi, alle modalità di determinazione delle riduzioni. Pertanto, la mancata alterazione del contenuto precettivo censurato fa sì che le questioni prospettate sul testo, come vigente al momento dell'impugnazione, si trasferiscano su quello attualmente in vigore e, quindi, sull'art. 16, comma 7, del d.l. n. 95 del 2012, nel testo sostituito: a) dall'art. 8, comma 2, lettere a) e b), del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 dicembre 2012, n. 213; b) dall'art. 1, comma 121, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013); c) dall'art. 10, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35 (Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 giugno 2013, n. 64. 5.- Le questioni di legittimità costituzionale, promosse in relazione all'art. 16, comma 7, del d.l. n. 95 del 2012, sono inammissibili. Con riferimento alla violazione degli artt. 5 e 97 Cost., questa Corte ha più volte affermato che, «nei giudizi in via principale, le Regioni sono legittimate a censurare le leggi dello Stato esclusivamente in riferimento a parametri relativi al riparto delle rispettive competenze legislative. Esse possono evocare altri parametri soltanto qualora la violazione di questi comporti una compromissione delle attribuzioni regionali costituzionalmente garantite, sia possibile verificare la ridondanza delle asserite violazioni sul relativo riparto e la ricorrente abbia indicato le specifiche competenze ritenute lese e le ragioni della lamentata lesione (ex plurimis, sentenze n. 311 e n. 151 del 2012, n. 128 del 2011, n. 326 e n. 40 del 2010)» (sentenza n. 205 del 2013). Nel caso di specie la ricorrente non ha motivato in ordine alla ridondanza delle lamentate violazioni sul riparto di competenze, in quanto le censure su tali punti sono formulate in termini del tutto generici ed assertivi. Tale lacuna comporta l'inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale promosse in riferimento ai dedotti parametri costituzionali. Quanto alle censure formulate in riferimento alla violazione dell'art. 117, quarto e sesto comma, Cost., la Regione ha omesso di indicare le materie di competenza legislativa concorrente o residuale, asseritamente violate, né ha dato conto delle ragioni della denunciata lesione. Ciò integra l'inammissibilità della questione promossa con riferimento ai citati parametri costituzionali (ex plurimis, sentenze n. 252 e n. 175 del 2009, n. 38 del 2007). Del pari inammissibile è la censura mossa in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera p), Cost., dal momento che essa è priva di un'adeguata motivazione. Infatti, la ricorrente ha omesso di indicare le funzioni fondamentali il cui esercizio sarebbe impedito dai tagli decisi dal Governo. In relazione, poi, alla violazione dell'art. 118 Cost. e del principio di leale collaborazione, ancora una volta, si deve osservare che la ricorrente ha omesso di sviluppare le necessarie argomentazioni dirette a specificare e chiarire la portata di tali asserite violazioni.