[pronunce]

pertanto, a fronte dell'esercizio di tale potere dell'amministrazione, la posizione giuridica soggettiva della società ricorrente sarebbe qualificabile in termini di interesse legittimo (ovvero di diritto affievolito, che riceve la stessa tutela) e la Commissione tributaria avrebbe dovuto, pertanto, dichiarare il proprio difetto di giurisdizione in ordine alla controversia, in quanto rientrante nella giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo; che sotto un diverso profilo, l'Avvocatura generale eccepisce l'inammissibilità della questione relativa all'art. 47 del d.lgs. n. 546 del 1992, in quanto nel caso in esame sarebbe già stata concessa la sospensione cautelare del provvedimento impugnato; che parimenti inammissibile sarebbe anche la questione di legittimità costituzionale relativa all'art. 68 del d.lgs. n. 546 del 1992, il quale disciplina la fase successiva all'emanazione della sentenza e dunque non sarebbe rilevante ai fini della decisione che la Commissione tributaria deve adottare; che, inoltre, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 68 sarebbe irrilevante poiché le censure attengono alla mancata previsione dell'immediata esecutorietà delle sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente; tuttavia, la controversia sottoposta all'esame della Commissione tributaria provinciale non avrebbe ad oggetto il rimborso di somme; che con memoria depositata il 1° giugno 2015, l'Avvocatura generale dello Stato ha evidenziato che il recente decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175 (Semplificazione fiscale e dichiarazione dei redditi precompilata), all'art. 22, ha abrogato l'art. 35, comma 7-ter, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), in base al quale era stato adottato il provvedimento impugnato; la difesa erariale ha quindi richiesto che gli atti siano restituiti al giudice a quo, affinché valuti la portata dello ius superveniens, potenzialmente idoneo a provocare una cessazione della materia del contendere nel giudizio principale, da cui potrebbe, in ipotesi, derivare l'irrilevanza della questione di legittimità costituzionale. Considerato che, con ordinanza del 19 giugno 2014, la Commissione tributaria provinciale di Campobasso ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 47 e 68 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), nella parte in cui tali disposizioni prevedono, rispettivamente, che gli effetti della sospensione dell'esecuzione dell'atto impugnato cessino dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado, e che tale sentenza - laddove pronunciata in merito all'impugnazione di atti di diniego - non sia provvisoriamente esecutiva; che, in via preliminare, va rilevata l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale per difetto della motivazione in ordine al requisito della rilevanza, in quanto l'ordinanza di rimessione non contiene indicazioni sufficienti ad una completa ricostruzione dei termini della controversia, né a giustificare la necessità di fare applicazione delle disposizioni della cui legittimità costituzionale dubita; che, in particolare, non sono state illustrate, neppure sommariamente, le ragioni della ritenuta fondatezza dei motivi di ricorso, nonostante tale valutazione avesse una priorità logica rispetto alla questione di legittimità costituzionale, la quale si riferisce ad una disposizione, l'art. 47 del d.lgs. n. 546 del 1992, che presuppone che sia stata risolta in senso positivo la verifica della fondatezza di tali motivi; che la preliminare valutazione della rilevanza, che è pur sempre rimessa al giudice a quo, nei limiti del carattere plausibile della motivazione a sostegno della stessa, avrebbe richiesto, quindi, la disamina dei motivi a corredo del ricorso, o almeno la delibazione della loro verosimile fondatezza, ancorché nei limiti della cognizione consentita in sede cautelare, in quanto essa integra il requisito del fumus boni iuris, la cui positiva sussistenza è una delle condizioni necessarie per l'esercizio del potere cautelare previsto dall'art. 47 censurato; che il difetto di informazioni circa il contenuto dei motivi di impugnazione e di quelli a sostegno dell'istanza cautelare, nonché l'omessa indicazione delle ragioni della loro fondatezza, impedisce di valutare la necessità di fare applicazione della disposizione censurata; che, sotto un diverso profilo, va rilevato che le disposizioni censurate contengono la disciplina degli effetti del provvedimento cautelare di sospensione (art. 47, comma 7) e della decisione che definisce il primo grado del giudizio (art. 68); entrambe hanno, quindi, come riferimento una fase processuale successiva alla decisione che definisce il giudizio di primo grado; che tuttavia, nel caso in esame, il giudice tributario di primo grado è tenuto a pronunciarsi in ordine alla legittimità del provvedimento impugnato, e non già sugli effetti della futura decisione della controversia, che non è ancora stata pronunciata; che con riferimento, sia alla cessazione degli effetti della sospensione dell'atto impugnato, sia ai limiti della provvisoria esecutività della sentenza, la censurata carenza di strumenti di tutela in chiave anticipatoria della futura decisione di merito attiene alle fasi del giudizio tributario successive alla conclusione del primo grado ed è in tali fasi che può essere denunciata; che la questione di legittimità costituzionale degli artt. 47 e 68 del d.lgs. n. 546 del 1992 appare, quindi, del tutto astratta ed ipotetica, poiché prematura in tale fase processuale; essa risulta priva di rilevanza ai fini della decisione che il giudice a quo è chiamato a rendere, sia nel provvedere sull'istanza cautelare, sia nel definire il primo grado del giudizio; che va, infine, rilevato che il giudice a quo, dopo avere richiamato i principi affermati in alcune pronunce degli organi di giustizia comunitari, deduce che sarebbe possibile un'adeguata interpretazione letterale, logica e sistematica dell'art. 30, comma 1, lettera h), della legge delega 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari ; istituzioni dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), e degli artt. 47 e 61 del d.lgs. n. 546 del 1992; in base a tale interpretazione si potrebbe esclude che il potere di sospensione sia normativamente limitato al giudizio di primo grado;