[pronunce]

I rimettenti riconoscono che tali conclusioni si pongono in contrasto con le finalità deflative che il legislatore intende perseguire con la disciplina transitoria, ma omettono di verificare se la formulazione dell'art. 5, comma 1, della legge n. 134 del 2003 consenta di adottare una diversa interpretazione, tale da superare i profili di irragionevolezza e di illogicità connessi alle interpretazioni letterali acriticamente assunte a presupposto delle questioni. Il nucleo centrale della disciplina transitoria sta nel riconoscere all'imputato e al pubblico ministero, «nella prima udienza utile successiva alla data di entrata in vigore della presente legge», la facoltà di «formulare la richiesta di cui all'art. 444 del codice di procedura penale, come modificato dalla presente legge, […] e ciò anche quando sia già stata presentata tale richiesta, ma vi sia stato il dissenso da parte del pubblico ministero o la richiesta sia stata rigettata da parte del giudice». Tenendo conto della formulazione complessiva della disposizione, l'inciso che figura nella parte centrale del comma 1: «anche nei processi penali in corso di dibattimento nei quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, risulti decorso il termine previsto dall'articolo 446, comma 1, del codice di procedura penale», parrebbe dunque non avere una portata limitativa ai processi nei quali sia in corso il dibattimento, bensì una funzione meramente esemplificativa, sottolineata dall'uso della congiunzione «anche», volta a chiarire che la generalissima portata della prima parte della disposizione censurata comporta che la nuova disciplina del patteggiamento si applica anche nei procedimenti nei quali è già in corso il dibattimento: proprio in quelle situazioni, cioè, in cui l'immediata operatività dell'istituto avrebbe potuto essere messa in discussione dall'essersi già verificato quel dispendio di tempo e di risorse processuali che il patteggiamento mira appunto ad evitare mediante l'eliminazione della fase dibattimentale. Ove venga assunta questa ipotesi di lettura, non vi sarebbero ostacoli a ritenere che la disciplina transitoria di cui all'art. 5, comma 1, cod. proc. pen. sia applicabile ad ogni forma di giudizio, ivi compreso il rito abbreviato, e non solo ai giudizi nei quali venga celebrato il dibattimento. D'altro canto, la funzione meramente chiarificatrice dell'inciso inserito nella parte centrale del comma 1 consentirebbe di ritenere che la disciplina transitoria opera «anche» nei procedimenti a citazione diretta, essendo evidente che il richiamo al decorso dei termini di cui all'art. 446, comma 1, cod. proc. pen. , riferiti al dibattimento instaurato a seguito di udienza preliminare, di giudizio direttissimo o di giudizio immediato, non può di per sé comportare alcuna preclusione nei confronti del dibattimento instaurato a seguito di citazione diretta. I rimettenti, avendo omesso di verificare la possibilità di seguire una interpretazione diversa da quella da essi acriticamente accolta sono venuti meno all'onere del giudice di esplorare eventuali interpretazioni conformi a Costituzione prima di sollevare questione di legittimità costituzionale. Tale omissione si traduce, alla stregua della costante giurisprudenza di questa Corte (v., da ultimo, ordinanze n. 279, n. 208 e n. 19 del 2003; n. 233 e n. 116 del 2002), in un difetto di motivazione, che comporta l'inammissibilità delle relative questioni.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, della legge 12 giugno 2003, n. 134 (Modifiche al codice di procedura penale in materia di applicazione della pena su richiesta delle parti), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Roma, con le ordinanze in epigrafe; 2) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 5, commi 1, 2 e 3, della predetta legge 12 giugno 2003, n. 134, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 27 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di di Roma, con le ordinanze in epigrafe; 3) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 5, commi 1 e 2, in relazione all'art. 1, della predetta legge 12 giugno 2003, n. 134, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dai Tribunali di Firenze e di Torino, con le ordinanze in epigrafe; 4) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 5, commi 1, 2 e 3, della predetta legge 12 giugno 2003, n. 134, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Torre Annunziata, dal Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Gragnano, e dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Pescara, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 luglio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 luglio 2004. Il Cancelliere F.to MELATTI