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Disposizioni volte alla promozione, alla valorizzazione ambientale e culturale e al rilancio economico dei piccoli comuni. Onorevoli Senatori . – I piccoli comuni italiani sono 5585, amministrano il 70 per cento del territorio nazionale e ospitano oltre 10 milioni di abitanti, ma sono soggetti a uno spopolamento continuo. Già 3.000 di essi sono ormai disabitati, mentre paradossalmente, nelle città migliaia di uomini e donne faticano a compiere un progetto di vita per mancanza di alloggi a cifre sostenibili. Una parte rilevante della popolazione nazionale vive nelle aree dei piccoli comuni. Gli abitanti potrebbero aumentare ancora se si riuscisse a invertire la tendenza di questi ultimi anni e riportarvi quei giovani che sono stati costretti ad abbandonare la loro terra non avendo prospettive di lavoro. L'Italia dei borghi offre, pertanto, numerose esperienze di innovazione che disegnano i contorni di un possibile cambio di passo verso un futuro di benessere e sostenibilità, capace di costituire un argine all'abbandono, all'invecchiamento e allo spopolamento dei piccoli centri. Va considerato che in questi luoghi al 2030 si conterà una popolazione anziana numericamente predominante, con una parte rilevante del patrimonio immobiliare privato non occupato, mentre al contrario il riutilizzo, anche parziale, del patrimonio immobiliare disponibile, potrebbe ospitare una nuova popolazione residente e le opere di adeguamento edilizio potrebbero impiegare risorse economiche consistenti nella rigenerazione, nonché essere volano per investimenti e occupazione. Utilizzando solo una parte delle superfici coltivate abbandonate negli ultimi venti anni, inoltre, si potrebbero costituire nuove aziende agricole, assecondando un ritorno già avviato all'agricoltura di eccellenza italiana. Intendimento dei proponenti è di fermare il fenomeno dello spopolamento di questi luoghi del bello, dell'Italia più autentica, che potrebbero invece diventare una grande opportunità per le famiglie. Riqualificarli significa valorizzare il nostro patrimonio non solo culturale, storico ed economico, ma innanzitutto identitario. Tale rilevante obiettivo si può e si deve conseguire intervenendo su specifici ambiti quali l'ambiente e i beni culturali, la salvaguardia e la riqualificazione urbana dei centri storici, la promozione dello sviluppo sociale ed economico, la messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e degli istituti scolastici, la mitigazione del rischio idrogeologico, la promozione dell'insediamento di nuove giovani famiglie e di attività produttive. Garantire il restauro e la conservazione dei caratteri ambientali, paesaggistici e storico-architettonici, nonché la sicurezza antisismica e idrogeologica sono le condizioni preliminari. Non si può in tale contesto non affrontare, difatti, il tema annoso dei comuni a rischio idrogeologico, che costituiscono l'81 per cento del totale, e delle circa 24.000 scuole a rischio sismico, di cui molte dislocate nei piccoli comuni. Il territorio italiano è caratterizzato da un equilibrio delicato ove il 60 per cento dei vecchi edifici è a forte rischio: nonostante i tanti terremoti che, nel corso degli anni, hanno devastato il nostro Paese portando con sé morte e distruzione, non è mai stato messo in atto un vero e proprio piano di prevenzione sismica. Lo Stato, a partire dagli anni Sessanta fino ad oggi, ha investito 150 miliardi di euro per la ricostruzione dopo i terremoti, ma solo un miliardo è stato stanziato per interventi di prevenzione, peraltro dopo il sisma del 2009 che ha devastato l'Aquila. In tale contesto, interventi poco rispettosi del patrimonio storico, ambientale e paesaggistico determinerebbero una perdita di valore e di attrattività soprattutto sotto l'aspetto turistico-culturale, come avvenuto con l'edilizia scadente, sia dal punto di vista architettonico che strutturale, degli anni Sessanta e Settanta. Gran parte dei piccoli comuni ricade nel sistema dei parchi nazionali e regionali. La legge quadro sulle aree protette (legge 6 dicembre 1991, n. 394), all'articolo 7, tra le misure di incentivazione alle quali è attribuita priorità nella concessione di finanziamenti dell'Unione europea, statali e regionali, prevede il recupero dei nuclei abitati rurali e il restauro dei centri storici e degli edifici di particolare valore storico. I territori di cui trattasi sono assai diversificati al proprio interno, taluni fanno parte di periferie metropolitane, altri sono dispersi e distanti dai grandi centri di agglomerazione e di servizio, con percorsi di sviluppo deboli, se non in regresso. Essi pur presentando problemi demografici, sono dotati di risorse che mancano alle aree centrali ma hanno un forte potenziale di attrazione. Sotto il profilo economico, attorno ai piccoli centri si produce il grosso delle produzioni agro-alimentari, con un contributo rilevante al mantenimento del suolo e alla biodiversità delle produzioni. Tuttavia usufruiscono di un'offerta di servizi in costante riduzione. Ne sono esempio le politiche di articolazione territoriale delle amministrazioni locali in riferimento ai servizi quali poste, banche, sedi di giustizia, ospedali, farmacie, scuole, teatri, cinema e biblioteche, tutti interessati da accorpamenti delle proprie strutture per obiettivi di razionalizzazione. È necessario procedere a un coordinamento di tutti i canali di finanziamento esistenti, per garantirne un'immediata operatività, pianificando un progetto organico di consolidamento, restauro e adattamento e su di esso far confluire più canali di finanziamento. Devono essere promosse azioni per favorire il reinsediamento nei borghi attraverso il mantenimento dei servizi di base ove presenti e la loro riattivazione ove assenti, nonché l'associazione di comuni per i servizi di medio livello e per la dotazione di infrastrutture informatiche necessarie per il lavoro a distanza e di infrastrutture fisiche con preferenza verso la mobilità su ferro, per garantire l'accessibilità ai servizi di livello superiore. A tal fine è istituita una struttura interministeriale di missione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con funzione di coordinamento e indirizzo degli uffici tecnici costituiti presso regioni e comuni. I borghi fanno parte di un territorio dove sicuramente c'è anche una realtà economica, ben radicata, che si può descrivere nell'accezione di « made in Italy »; difatti, cosa lo è di più del nostro patrimonio culturale, architettonico e naturalistico? Questo deve essere sostenuto da tutte le istituzioni la cui azione, anche alla luce del principio di sussidiarietà, possa convergere con l'attività di movimenti, associazioni, imprese locali, nazionali e internazionali per il raggiungimento di tale fondamentale operazione di rilancio e sviluppo. Si tratta di un fenomeno virtuoso in cui i fondi per riqualificare i piccoli comuni si moltiplicherebbero, con una pluralità di operatori che possono contribuire mediante interventi e finanziamenti pubblici e privati, disponendo altresì di una fiscalità di vantaggio, al fine di alimentare così la vitalità dei nostri borghi e l'alta qualità della vita che l'Italia sa offrire.