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non ci può essere libertà che non si nutra della solidarietà e del senso di responsabilità verso il prossimo, verso chi è più fragile, verso chi è malato. Non ci può essere libertà se non toglieremo la pressione sulle strutture sanitarie, se non recupereremo i 100 milioni di screening saltati in Europa che, come si calcola, ci hanno fatto perdere per strada un milione di casi di cancro. Vale, allora, la pena dirla con le parole del Presidente della Repubblica: non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione. Presidente, ieri mattina il ministro Franco lo ha spiegato molto bene: sulla forte vivacità economica degli ultimi mesi, sulla stagione invernale del turismo pende sempre la spada di Damocle della pandemia. Tuttavia, sarebbe fuorviante farne solo un discorso di carattere economico, per quanto da qui passi un tema fondamentale come la tenuta dei livelli occupazionali. Ben venga l'estensione del green pass se questo ci aiuterà a evitare la circolazione del virus, quindi a limitare il rischio di nuove varianti. Ben venga il green pass se questo ci aiuterà a non chiudere più le scuole, a non vedere più bambini e adolescenti davanti a un computer, ad aiutare nello studio tutti quelli che in questi due anni non hanno avuto una famiglia a colmare i buchi formativi. In Sud Tirolo, dove la scuola è cominciata una settimana prima, otto classi sono tornate in DAD: questo per dire quanto ancora tutto può sfuggirci velocemente di mano. Spieghiamo allora ai timorosi e agli scettici che un vaccino somministrato a 5 miliardi di persone ha ampiamente superato la fase della sperimentazione; che i veri rischi non sono i rarissimi casi di effetti collaterali, ma quelli connessi alla contrazione della malattia. Si provi ancora a convincerli; ma nel frattempo il Governo non resti fermo. Si estenda subito il green pass al mondo del lavoro e si cominci a lavorare sull'obbligo di vaccinazione che resta, sì, una soluzione estrema, ma l'unica percorribile se in poche settimane non si dovessero raggiungere i target previsti. Presidente, solo un anno fa eravamo all'alba di una seconda ondata che ha fatto il triplo dei morti della prima; il vaccino era ancora molto lontano e i dati economici erano disastrosi. Grazie a una campagna vaccinale tra le più riuscite d'Europa, alla caparbietà di chi sul lavoro non ha gettato la spugna, all'incisività di questo Governo e all'impegno delle Regioni e delle Province autonome, siamo in uno scenario completamente diverso. Basta confrontare i dati italiani con quelli di altri Paesi europei per capire quanto è stato e quanto è ancora importante che si remi tutti nella stessa direzione. E allora il Governo vada avanti, continui a decidere sulla base dei dati, delle indicazioni della scienza, facendo tutto quello che serve per lasciarci finalmente alle spalle questa durissima stagione. È con questi auspici che annuncio il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie al provvedimento. (Applausi) . GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, consideriamo questo decreto-legge un'arma fondamentale nella lotta al Covid, soprattutto dopo le modifiche che sono state apportate nella discussione avvenuta nell'altro ramo del Parlamento. Stiamo provando da molti mesi a fronteggiare la drammatica situazione sanitaria ed economica che ci ha preso alla sprovvista, generata da questa pandemia arrivata in modo inatteso. Si sta provando in tutti i modi e con tutti i mezzi possibili a uscirne. Ogni volta che si tratta questo tema dovremmo ricordare i 130.000 morti e contemporaneamente anche lo stravolgimento del sistema sanitario del nostro Paese. Sappiamo bene che la priorità della lotta al Covid ha determinato dei ritardi nei controlli delle malattie croniche. Molti pazienti oncologici hanno ritardato i follow-up della malattia, peggiorandola. Conteremo questi esiti a distanza nei prossimi anni. Ricordiamo, perché dobbiamo farlo, i volti sconvolti, affranti e impauriti dei medici e degli infermieri, che non riuscivano a fronteggiare una cosa mai vista prima nella loro vita all'arrivo dei pazienti. Ricordiamo la paura e lo sconforto nel vedere i loro colleghi morire per il virus. Siamo partiti da questa situazione che, all'inizio del 2020, ha sconvolto il nostro Paese e dalla quale si sta provando ad uscire. L'Italia sta giocando una partita decisiva per il proprio futuro. O riusciamo a contenere il virus, a limitarne la diffusione, a contrastare le varianti, a tutelare la nostra sanità pubblica o dovremo affrontare un nuovo periodo di restrizioni e la stessa ripresa economica, che oggi sembra assumere un carattere più strutturale e che sta diffondendo maggiore ottimismo tra gli imprenditori, andrà a schiantarsi contro il muro dell'irresponsabilità di una minoranza di popolazione. Grazie alla scienza oggi abbiamo una risposta importante da dare alla nostra popolazione ed appare per questo intollerabile l'atteggiamento di chi, per ottenere una manciata di voti o risalto, liscia il pelo a coloro che diffondono scetticismo e fantasiose teorie no vax. Alcuni leader di partito dovrebbero contribuire a costruire un clima di fiducia, anziché alimentare il serbatoio di coloro che diffondono false notizie o che si propongono in atteggiamenti folli. Bisogna non prestare il fianco agli scappati di casa che cercano di bloccare strade e stazioni sulla base di teorie irrazionali e non fondate. (Applausi) . Quello che approviamo oggi è un decreto che ha nel suo cuore il tema del green pass , un passaporto che non risolvi i problemi, è evidente. Nessuno pensa che con il green pass non si debba più usare la mascherina, così come nessuno pensa che il vaccinato non debba continuare a stare attento al distanziamento, al lavaggio delle mani e a tutte quelle norme che conosciamo bene. Nessuno dice questo, ma è indiscutibile che il green pass ci consentirà di frequentare cinema, teatri, musei, centri culturali e ci consentirà di riprendere l'attività normale, la cultura, lo sport e poi, da ultimo, di tornare al ristorante. Il provvedimento che stiamo per votare definisce quindi il green pass come strumento fondamentale per la ripartenza del Paese. Non è sicuramente liberticida, come ho sentito dire da molti, anzi, credo che sia una misura che favorisce la libertà di movimento e di azione di tanti cittadini che finora, non essendo in possesso anche di questo passaporto vaccinale, si dovevano comportare in maniera diversa. Non ho sentito da parte di coloro che hanno sostenuto l'inutilità del green pass delle valutazioni alternative. Non ho sentito dire quali sarebbero gli strumenti alternativi perché, se ci fossero, noi saremmo qui pronti ad ascoltare, ma vediamo che non ci sono soluzioni alternative. Credo che invece quest'Aula, com'è stato detto da molti questa mattina, dovrebbe trovare degli intenti comuni per sospingere il Governo ad accentuare ancora di più l'attività rivolta all'incremento della vaccinazione. Abbiamo dei dati preoccupanti rispetto alla fascia compresa tra i cinquanta e i cinquantanove anni, con milioni di persone che hanno scelto di non vaccinarci.