[ddlpres]

In particolare, la norma modifica il comma 1 dell'articolo 6 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, andando a prolungare il periodo di temporanea non applicazione degli articoli 2446, secondo e terzo comma, 2447, 2482- bis , quarto, quinto e sesto comma, 2482- ter , 2484, primo comma, numero 4), e 2545- duodecies del codice civile. Ciò al fine di supportare e garantire la continuità aziendale delle imprese. In conseguenza di tale modifica, verrebbe meno sia l'obbligo di ripristinare il capitale sociale a fronte di perdite superiori a 1/3 sia la possibilità (per le società azionarie, nel caso in cui le azioni emesse dalla società siano senza valore nominale) di procedere a una riduzione del capitale « delegata », ossia deliberata dal consiglio di amministrazione (articolo 2446, commi secondo e terzo del codice civile). Inoltre, le società interessate da perdite che abbiano ridotto il capitale sociale al di sotto dell'importo minimo previsto dalla legge non sarebbero tenute a reintegrarlo né ad avviare la procedura di liquidazione come alternativa obbligatoria al ripristino di capitale (articolo 2484, primo comma, numero 4), e, con riferimento alle società cooperative, articolo 2545- duodecies del codice civile). Comma 10. La disposizione, al fine di assicurare l'efficace svolgimento delle attività e di agevolare il perseguimento delle finalità attribuite alla Fondazione Enea Tech e Biomedical, differisce al 1° gennaio 2024 l'applicazione delle disposizioni in materia di contenimento della spesa pubblica previste dalla vigente legislazione per i soggetti inclusi nell'elenco ISTAT di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Restano fermi i limiti alle retribuzioni, emolumenti ovvero compensi stabiliti dalla normativa vigente e le disposizioni in materia di equilibrio dei bilanci e sostenibilità del debito delle amministrazioni pubbliche, nonché quelle in materia di obblighi di comunicazione dei dati e delle informazioni rilevanti in materia di finanza pubblica. Articolo 4 (Proroga di termini in materia di salute) Il comma 1 interviene sull'articolo 2, comma 67- bis , della legge 23 dicembre 2009, n. 191, il quale prevede l'adozione di un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, che stabilisce forme premiali a valere sulle risorse ordinarie previste dalla vigente legislazione per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, applicabili a decorrere dall'anno 2012, per le regioni che istituiscano una Centrale regionale per gli acquisti e l'aggiudicazione di procedure di gara per l'approvvigionamento di beni e servizi per un volume annuo non inferiore ad un importo determinato con il medesimo decreto e per quelle che introducano misure idonee a garantire, in materia di equilibrio di bilancio, la piena applicazione per gli erogatori pubblici di quanto previsto dall'articolo 4, commi 8 e 9, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, nel rispetto del principio della remunerazione a prestazione. La mancata emanazione del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze previsto dal citato comma 67- bis ha reso necessario individuare diverse modalità di ripartizione, atteso che trattasi di risorse già incluse nel finanziamento statale al Servizio sanitario nazionale e quindi preordinate alla erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. A tal fine, la disposizione è stata già prorogata dal 2012 al 2021, affidando al Ministero della salute, in via transitoria, il compito di ripartire le rispettive quote premiali « tenendo anche conto di criteri di riequilibrio indicati dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome ». La disposizione di proroga di cui al presente comma rinnova anche per il 2023 la suddetta modalità di ripartizione. Il comma 2 proroga, fino alla fine della liquidazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2024, la durata in carica degli organi deputati alla liquidazione della Croce Rossa Italiana (commissario liquidatore e comitato di sorveglianza della procedura) di cui all'articolo 8, comma 2, del decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178. Tale Ente è posto in liquidazione ai sensi del titolo V del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), e gli organi sono stati nominati con decreto ministeriale del 28 dicembre 2017 e con decreto ministeriale dell'8 dicembre 2020 sono stati prorogati per ulteriori due anni fino al 28 dicembre 2022. Il commissario liquidatore dell'Ente strumentale alla CRI (ESACRI) ha comunicato che non vi sono le condizioni per la chiusura della stessa nei termini previsti dal predetto articolo 8, comma 2, del decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 78. Il comma 3 è volto a prorogare fino al 31 dicembre 2023 la disposizione di cui all'articolo 2- bis , comma 3, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, che ha previsto la possibilità per le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale di procedere al reclutamento di laureati in medicina e chirurgia, abilitati all'esercizio della professione medica e iscritti all'ordine professionale, con incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, di durata non superiore a sei mesi, prorogabili in ragione del perdurare dello stato di emergenza sino al 31 dicembre 2020, in deroga all'articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e all'articolo 6 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. Le predette disposizioni, previste per consentire alle aziende e agli enti del Servizio sanitario nazionale di fronteggiare l'emergenza pandemica ricorrendo, ove necessario, a rapporti di lavoro flessibile in deroga agli ordinari istituti di reclutamento dei medici, sono state in seguito più volte prorogate, da ultimo fino al 31 dicembre 2022, dall'articolo 10, comma 1, del decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 maggio 2022, n. 52, e tabella A allegata. Al fine di far fronte alle carenze di personale registrate su tutto il territorio nazionale, derivanti dalla difficoltà per le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale di reclutare personale attraverso le ordinarie procedure concorsuali – che spesso non consentono la copertura dei posti per carenza di aspiranti – nonché dall'accentuazione del fenomeno delle dimissioni per cause diverse dai pensionamenti, i cui effetti sono stati resi ancor più evidenti dalla pandemia da COVID-19, si prevede una ulteriore proroga fino al 31 dicembre 2023 delle disposizioni previste dal citato articolo 2- bis , comma 3, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18. Il comma 4 contiene proroghe relative al personale dell'AIFA.