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(Applausi dal Gruppo FI-BP). Nonostante il mondo giuridico vi abbia avvertito che state sbagliando, per rimediare a uno stupido emendamento presentato alla Camera, avete fatto questa roba qui, per dimostrare che siete una maggioranza forte. Avrete sulla coscienza le persone che finiranno sotto questa normativa, fatta solo per dimostrare che due leader hanno i numeri in Parlamento: li avrete sulla coscienza per tutta la vita. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni). PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice Rossomando per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo e colleghi, illustrando la questione pregiudiziale, la prima osservazione che sorge è che a nessuno di questa maggioranza di Governo viene negata la sua norma manifesto. A ciascuno la sua ed eccoci di nuovo alle norme manifesto. È particolarmente importante sottolinearlo quando valutiamo la compatibilità con i princìpi costituzionali ed è particolarmente allarmante l'uso di frasi evocative, più adatte al linguaggio pubblicitario, come il cosiddetto Daspo ai corrotti, uso al quale vorrei che non ci abituassimo come legislatori. Ci misuriamo con la compatibilità costituzionale e usiamo questa terminologia non in uno spot pubblicitario, ma come legislatori. Questo è grave, soprattutto da parte di chi in altre occasioni ha imbracciato la Costituzione, ma probabilmente l'ha rimessa nel cassetto, chiudendola a doppia mandata. Quali sono, quindi, i princìpi coi quali ci misuriamo? Quando si discute di compatibilità costituzionale, si fa riferimento a un sistema di princìpi, di bilanciamenti, di ragionevolezza e di giustizia (in senso molto ampio), che è quello che regge lo Stato di diritto. La verità, allora, è che questa maggioranza (non è la prima volta e temo non sarà l'ultima) ha in comune il fatto di rappresentarsi una diversa idea o forse un capovolgimento dello Stato di diritto, perché io non credo ci sia noncuranza in queste norme, ma un'ideologia e un'idea diversa delle democrazie liberali, o meglio l'idea che possano essere superate. Questo è un punto importante (Applausi dal Gruppo PD) . Per questo è rilevante porre la questione di pregiudizialità e chiedere che non si proceda all'esame del provvedimento in titolo, del quale non vi era bisogno se non per affermare il principio del superamento dello Stato di diritto e della democrazia liberale, perché le norme sulla corruzione sono state approvate recentemente e perché, come è stato detto, per esempio in tema di prescrizione stiamo parlando di reati che oggi si prescriverebbero da un minimo di quindici a oltre venti anni. Mi chiedo quindi di cosa stiamo parlando. Tutte le volte che c'è un atteggiamento illiberale non è un caso che vengano attaccate la centralità e l'efficacia del processo, perché quando si prevede una durata sine die del processo, sostanzialmente si sta celebrando la sua irrilevanza. Non c'è alcun intervento per rendere efficace il processo. Vorrei altresì ricordare a chi sbandiera la parola «popolo» ogni giorno che le sentenze vengono pronunciate nel nome del popolo italiano e questo vuol dire che c'è un altissimo momento di saldatura tra l'esercizio della giurisdizione e il rispetto delle regole, che sono legittime in quanto vengono rispettate e stanno nella Costituzione ed è soltanto finché viene rispettato questo principio che la sentenza viene pronunciata nel nome del popolo italiano ed è in questo punto che c'è la saldatura della democrazia liberale. Mi riferisco cioè al fatto che la giurisdizione può essere accettata dai cittadini perché è stata esercitata in queste modalità. Vi è allora violazione del principio di uguaglianza, perché vengono disciplinate in modo uguale situazioni diverse, irragionevolezza in una pena accessoria sine die che addirittura non viene recuperata con la riabilitazione e non è coperta dalla sospensione condizionale della pena. Quando parliamo di riabilitazione intendiamo reinserimento, recupero della persona condannata, restituzione alla collettività di persone migliori, attività di restituzione senza le quali la riabilitazione non viene concessa. Stiamo quindi parlando di princìpi costituzionali e di questioni che riguardano i cittadini, di finalità rieducativa della pena. Nel provvedimento in esame c'è un attacco ai princìpi cardine del sistema penitenziario laddove vengono previsti benefici che consistono in assegnazione al lavoro esterno, permessi premio, misure alternative; stiamo discutendo del fatto che una persona condannata per questi reati non possa e non debba restituire alla società in termini di lavoro e di rieducazione, di attività di recupero. Pertanto, siamo per l'ennesima volta di fronte a una norma manifesto, siamo di fronte all'idea che punire impedendo di lavorare possa evitare la corruzione e possa mettere sulla pubblica piazza qualcuno da indicare. Qui non siamo al processo: qui siamo al pollice verso dei riti che si celebravano al Colosseo. E che dire dell'agente provocatore (perché di questo si tratta)? È una questione grave e - evidentemente - c'è un'idea della giustizia che non ci appartiene (come dicevo, non appartiene allo stesso Stato di diritto). Qui l'agente sotto copertura è, in realtà, un agente provocatore. C'è un aspetto molto grave, perché le condotte vengono coperte dalla non punibilità. Quando parliamo di condotte nei reati di corruzione, ci riferiamo a un reato a concorso necessario. Stiamo parlando di un reato che si basa sull'allettamento, sull'invito a, su una serie di condotte, zone grigie e inviti a infrangere la legge. Dove è il principio di legalità? Quando si pronunciano le parole «legalità» e «onestà», bisogna avere chiaro che cosa è il principio di legalità. (Applausi dal Gruppo PD) . Qui siamo completamente fuori dal principio di legalità. Colleghi, quando si invocano pene più severe - e l'abbiamo fatto - quando si invoca l'efficacia delle decisioni - e l'abbiamo fatto - quando si invoca il fatto che i reati di corruzione, certo, destano scandalo e vanno puniti, si ha la legittimità di farlo se la legalità è a tutto campo. La legalità sta anche nella cultura delle garanzie. Questa è la cultura della legalità! (Applausi dal Gruppo PD) . Questo è lo Stato di diritto e queste sono le sentenze che possono essere pronunciate nel nome del popolo italiano. Infatti, se celebrato secondo le regole e le garanzie, il processo è giusto. In caso contrario, saltano le regole e il patto con i cittadini. Mi chiedo dove stia la legalità nell'allettare e invitare a infrangere la legge (perché questo è l'agente provocatore). Per saggiare cosa? Un livello etico di cui si smarriscono i confini, perché chi rappresenta la legge invita a infrangerla. Mi avvio a concludere, signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo. Con riferimento alla ragionevole durata del processo, abbiamo già detto sul tema della prescrizione e sul travolgere il processo con le sue regole e la sua efficacia. Il processo è infatti il momento più alto di controllo pubblico dei cittadini. Ripeto, quando si pronuncia una sentenza in nome del popolo italiano è un momento di controllo pubblico e democratico del rispetto della legalità.