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Gli enti locali possono promuovere la sensibilizzazione e la formazione di affidatari per favorire l’affidamento familiare dei minori stranieri non accompagnati, in via prioritaria rispetto al ricovero in una struttura di accoglienza. 3. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 2 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; gli enti locali provvedono nei limiti delle risorse disponibili nei propri bilanci. 4. Ove non sia possibile l'affidamento nei termini di cui al comma 1, è consentito l'inserimento del minore in una comunità di tipo familiare che abbia sede preferibilmente nel luogo più vicino a quello in cui stabilmente risiede il nucleo familiare di provenienza. 5. In caso di necessità e urgenza e nell'esclusivo interesse del minore, l'affidamento può essere disposto anche senza aver attuato previamente gli interventi di cui all'articolo 1, commi 2 e 3, che devono comunque essere realizzati dopo l'affidamento. 6. Le regioni, nell'ambito delle proprie competenze e sulla base di criteri stabiliti dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, definiscono gli standard minimi dei servizi e dell'assistenza che devono essere forniti dalle comunità di tipo familiare e verificano semestralmente il rispetto dei medesimi». 3 (Modifica dell'articolo 3 della legge n. 184 del 1983, in materia di esercizio dei poteri tutelari sul minore affidato) 1 L'articolo 3 della legge 4 maggio 1983, n. 184, è sostituito dal seguente: «Art. 3. - 1. I legali rappresentanti delle comunità di tipo familiare esercitano i poteri tutelari sul minore affidato, secondo le norme del capo I del titolo X del libro primo del codice civile, fino a quando non si provveda alla nomina di un tutore, assicurando al minore l'effettività dei diritti di cui all'articolo 315- bis del codice civile salvo che i rapporti con i genitori non siano vietati con provvedimento dell'autorità giudiziaria. 2. Nei casi previsti dal comma 1, entro trenta giorni dall'accoglienza del minore, i legali rappresentanti devono proporre istanza per la nomina del tutore. Gli stessi e coloro che prestano anche gratuitamente la propria attività a favore delle comunità di tipo familiare non possono essere chiamati a tale incarico. I legali rappresentanti presentano semestralmente una relazione al pubblico ministero presso il tribunale per i minorenni sulla situazione dei minori accolti dalle comunità di tipo familiare. 3. Qualora i genitori non siano sospesi dalla responsabilità genitoriale o siano stati in essa reintegrati, il giudice stabilisce, se necessario, limiti e condizioni all'esercizio della stessa». 4 (Modifica dell'articolo 4 della legge n. 184 del 1983, in materia di disposizione dell'affidamento familiare) 1 L'articolo 4 della legge 4 maggio 1983, n. 184, è sostituito dal seguente: «Art. 4. - 1. L'affidamento familiare è disposto dal servizio sociale locale, previo consenso manifestato dai genitori o dal genitore esercente la responsabilità genitoriale, ovvero dal tutore. Il giudice tutelare competente per il territorio ove si trova il minore, preso atto del progetto di affidamento disposto dal servizio sociale locale, rende esecutivo il provvedimento con decreto che stabilisce anche quali siano i compiti degli affidatari e quelli dei genitori del minore affidato. 2. Ove manchi l'assenso dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale o del tutore, provvede il tribunale per i minorenni. Il tribunale per i minorenni provvede altresì nei casi in cui sia necessaria una valutazione ulteriore della situazione per stabilire la durata dell’affidamento familiare, previo ascolto del minore, dei genitori e degli eventuali parenti che si rendessero disponibili all’affidamento. Si applicano gli articoli 330 e seguenti del codice civile. 3. Nel provvedimento di affidamento familiare, anche se assunto in via provvisoria ed urgente, devono essere indicati: a) specificatamente le motivazioni; b) le modalità di allontanamento del minore dalla sua famiglia e i soggetti preposti alla sua attuazione; c) la nomina al minore di un curatore speciale; d) i diritti e i compiti degli affidatari e i corrispondenti limiti nell'esercizio della responsabilità genitoriale da parte dei genitori o del tutore provvisorio, se nominato; e) le modalità attraverso le quali i genitori e gli altri componenti il nucleo familiare possono mantenere i rapporti con il minore; f) il servizio sociale locale cui è attribuita la responsabilità del programma di assistenza, nonché la vigilanza durante l'affidamento con l'obbligo di tenere costantemente informato il giudice che ha emesso il provvedimento di affidamento familiare. Il servizio sociale locale cui è attribuita la responsabilità del programma di assistenza, nonché la vigilanza durante l'affidamento, deve riferire senza indugio al giudice che ha emesso il provvedimento, se ancora competente, o al giudice tutelare o al tribunale per i minorenni del luogo in cui il minore si trova, a seconda che si tratti di provvedimento emesso ai sensi dei commi 1 o 2, ogni evento di particolare rilevanza ed è tenuto a presentare una relazione semestrale sull'andamento del programma di assistenza, sulla sua presumibile ulteriore durata e sull'evoluzione delle condizioni di difficoltà del nucleo familiare di provenienza. 4. Nel provvedimento di cui al comma 3, devono inoltre essere indicati il periodo di presumibile durata dell'affidamento e il progetto di interventi volti al recupero della famiglia d'origine e al sostegno del minore. Tale periodo non può superare la durata di ventiquattro mesi ed è prorogabile dal tribunale per i minorenni, qualora la sospensione dell'affidamento rechi pregiudizio al minore che viene ascoltato al riguardo se ha capacità di discernimento. All'apertura del procedimento il giudice provvede alla nomina di un curatore speciale, se non vi è stata nomina di tutore o se questi si trovi in conflitto di interessi con il minore. 5. L'affidamento familiare cessa con provvedimento della stessa autorità che lo ha disposto, valutato l'interesse del minore, quando sia venuta meno la situazione di difficoltà temporanea della famiglia d'origine che lo ha determinato, ovvero nel caso in cui la prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore. 6. Qualora, durante un prolungato periodo di affidamento, il minore sia dichiarato adottabile ai sensi delle disposizioni del capo II del titolo II e qualora, sussistendo i requisiti previsti dall'articolo 6, la famiglia affidataria chieda di poterlo adottare, il tribunale per i minorenni, nel decidere sull'adozione, tiene conto dei legami affettivi significativi e del rapporto stabile e duraturo consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria. 7. Qualora, a seguito di un periodo di affidamento, il minore faccia ritorno nella famiglia di origine o sia dato in affidamento ad altra famiglia o sia adottato, è comunque tutelata, se rispondente all'interesse del minore, la continuità delle positive relazioni socio-affettive consolidatesi durante l'affidamento. 8.