[pronunce]

3.- Con l'ordinanza r.o. n. 57 del 2015, il medesimo Tribunale, dovendo questa volta provvedere su un'istanza di liquidazione degli onorari per prestazioni professionali risalenti al 2013, solleva - sempre in riferimento agli artt. 3, 35 e 36 Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 106-bis del d.P.R. n. 115 del 2002, come introdotto dall'art. 1, comma 606, lettera b), della legge n. 147 del 2013, oltre che dell'art. 1, comma 607, della stessa legge n. 147 del 2013. Il giudice a quo parte dal presupposto secondo cui, nel caso di specie, dovrebbero essere applicate le disposizioni tariffarie di cui al d.m. n. 140 del 2012, che impone, all'art. 12, la riduzione degli onorari fino alla metà. Lo stesso rimettente, in applicazione dell'art. 106-bis del d.P.R. n. 115 del 2002, ritiene doveroso applicare l'ulteriore riduzione di un terzo prevista da quest'ultima norma. In tal modo sarebbero violate le disposizioni di tutela del lavoro e dell'adeguatezza delle retribuzioni, in assoluto ed in rapporto alle remunerazioni del mercato libero professionale, rispetto alle quali la sproporzione per difetto sarebbe tale da non risultare giustificabile in base alla natura pubblicistica dell'incarico. Quanto al comma 607 dell'art. 1 della legge n. 147 del 2013, il rimettente ritiene che la norma introduca una disciplina con effetti retroattivi, dovendosi la prevista decurtazione applicare anche riguardo a prestazioni del tutto esaurite prima della novella, con conseguente disparità di trattamento tra avvocati - che abbiano tutti svolto il proprio mandato e presentato richiesta di liquidazione degli onorari prima dell'entrata in vigore della norma impugnata - in base alla casuale differenza nei tempi di trattazione delle loro richieste da parte delle autorità procedenti. Il vulnus ai richiamati precetti costituzionali deriverebbe dalla lesione della legittima aspettativa dei singoli professionisti ad essere remunerati, dopo avere effettuato l'intera prestazione, secondo le tariffe vigenti nel momento della relativa esecuzione, nonché dalla violazione dei limiti imposti dagli artt. 2 e 23 Cost. all'esigibilità di prestazioni patrimoniali o personali, pure se richieste in nome dell'utilità collettiva. Con riferimento alla disciplina sostanziale, dettata dal citato art. 106-bis, il Tribunale assume che la norma censurata avrebbe creato una «classe di operatori economici» assoggettati ad un sistematico sfruttamento, in contrasto con l'art. 35 Cost. Risulterebbe violato anche il parametro di cui all'art. 36 Cost., venendo in rilievo compensi del tutto inadeguati, in conseguenza della prescritta riduzione di un terzo degli onorari calcolati in base ai criteri di liquidazione vigenti all'epoca dell'esaurimento delle prestazioni professionali, i quali, solo se applicati senza ulteriore riduzione, potrebbero integrare la minima misura di osservanza della norma costituzionale. 4.- La comunanza delle norme censurate, nonché l'identità dei parametri costituzionali invocati, e dei profili e delle argomentazioni utilizzate, comporta che i giudizi vengano riuniti e decisi con unica pronuncia. 5.- Le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale ordinario di Lecce con le ordinanze indicate in epigrafe non sono fondate, con riferimento a tutti i parametri evocati. 5.1.- Non fondate sono, innanzitutto, le questioni di legittimità costituzionale, sollevate per contrasto con l'art. 3 Cost., in relazione sia all'art. 106-bis del d.P.R. n. 115 del 2002, come introdotto dall'art. 1, comma 606, lettera b), della legge n. 147 del 2013, sia all'art. 1, comma 607, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. 5.2.- Il rimettente parte dal presupposto per cui, nel caso di successione nel tempo di diverse discipline in merito agli onorari degli avvocati, il giudice della liquidazione erariale debba necessariamente riferirsi, per identificare il regime applicabile, a quello vigente alla data del relativo provvedimento. In tal senso, infatti, andrebbero interpretate le disposizioni di natura temporale che stabiliscono l'applicazione delle norme sostanziali sopravvenute, contenenti tariffe o parametri, «alle liquidazioni successive» all'entrata in vigore delle norme stesse, indipendentemente dal momento in cui la prestazione professionale si è svolta o conclusa, o dal momento in cui è presentata la domanda di liquidazione. Al tempo stesso, nella sua complessa prospettazione, il rimettente afferma che questo risultato interpretativo sarebbe in contrasto con la regola della concomitanza tra epoca della prestazione professionale e tariffe o parametri applicabili, desumibile dall'art. 82 del d.P.R. n. 115 del 2002 in materia di spese di giustizia, laddove si ragiona di «tariffe professionali vigenti». E se tale risultato, in quanto causato da norme di rango regolamentare, potrebbe essere evitato mediante la loro disapplicazione, non vi sarebbe invece alternativa alla sollevazione di questioni di legittimità costituzionale, laddove esso sia provocato da fonti primarie. Ciò che esattamente avverrebbe a causa delle due disposizioni censurate, le quali, a suo avviso, congiurano nel determinare la decurtazione di un terzo del compenso erariale per tutte le prestazioni difensive in ambito penale, in caso di liquidazione successiva al 1° gennaio 2014. Una decurtazione che, nella prospettiva assunta dal rimettente, si aggiungerebbe, per i compensi professionali di cui è causa nell'ordinanza r.o. n. 57 del 2015, alla riduzione della metà già disposta dall'art. 12 del d.m. n. 140 del 2012, aggravando le conseguenze irragionevoli della normativa censurata. Da qui la prospettata violazione all'art. 3 Cost, sotto il duplice profilo che già sopra si è indicato. 5.3.- Il giudice rimettente, in entrambe le ordinanze, ha fornito ampie argomentazioni a sostegno dell'applicabilità delle norme censurate nei giudizi principali, con ciò assolvendo agli obblighi impostigli dalla giurisprudenza di questa Corte in punto di motivazione sulla rilevanza delle questioni sollevate (ex plurimis, tra le più recenti, sentenze n. 120 e n. 71 del 2015). Tuttavia, pur senza risultare manifestamente implausibile, il presupposto interpretativo dal quale egli muove risulta erroneo, in esito ad un esame fondato anche e soprattutto sul diritto vivente, così da indurre ad un giudizio di non fondatezza delle questioni sollevate (sentenze n. 186 e n. 51 del 2015). È vero, infatti, che l'art. 1, comma 607, della legge n. 147 del 2013, può suggerire che la regola non distingua a seconda del tempo delle prestazioni da remunerare. Ciò in dipendenza del suo tenore letterale, ove è stabilito testualmente che la riduzione di un terzo dei compensi spettanti (tra gli altri) ai difensori si applica «alle liquidazioni successive alla data di entrata in vigore della presente legge».