[pronunce]

Ciò sarebbe dovuto non alla mancata previsione (viceversa presente in altri ordinamenti regionali) di una mera causa di incompatibilità fra la carica di sindaco e quella di consigliere regionale, e neppure alla disparità di trattamento fra i consiglieri regionali e i sindaci dei comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti, eleggibili i primi e ineleggibili i secondi (al riguardo, il Tribunale richiama, per analogia di situazioni, la sentenza n. 344 del 1993, che ritenne l'ineleggibilità a deputati dei consiglieri regionali «una conseguenza irragionevolmente sproporzionata rispetto alla natura dei poteri che ciascun consigliere regionale può esercitare al fine della captatio benevolentiae degli elettori»). Sarebbe dovuto, invece, alla circostanza che la legge regionale non pone i sindaci, oltre che i presidenti e gli assessori delle province, sullo stesso piano del presidente e dei componenti della giunta regionale in carica. Secondo il rimettente, infatti, «non pare revocabile in dubbio che tutti i componenti della giunta si trovano in posizione quantomeno equivalente ed omogenea a quella degli altri per i quali la norma prevede l'ineleggibilità. Né può affermarsi che essi, operando su base regionale, non potrebbero turbare o condizionare in modo diretto la libera decisione di voto degli elettori, atteso che, secondo le ripetute affermazioni della stessa Corte costituzionale, sono individualmente investiti di importanti poteri politici e di rilevanti funzioni di amministrazione attiva, posizione che implica un rapporto diretto e non mediato con i potenziali elettori e relativi gruppi esponenziali».1.- Il Tribunale di Pescara ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera n), della legge della Regione Abruzzo 30 dicembre 2004, n. 51 (Disposizioni in materia di ineleggibilità, incompatibilità e decadenza dalla carica di consigliere regionale), a norma del quale «[n]on sono eleggibili a presidente della giunta e a consigliere regionale ... i sindaci dei comuni della regione con popolazione superiore a cinquemila abitanti, nonché i presidenti e gli assessori delle province». 2.- I “principi fondamentali” in materia di ineleggibilità e incompatibilità dei consiglieri regionali, rimessi alla legge dello Stato dall'art. 122, primo comma, Cost., sono stati stabiliti dalla legge 2 luglio 2004, n. 165 (Disposizioni di attuazione dell'articolo 122, primo comma, della Costituzione). In particolare, questa ha autorizzato l'introduzione di cause di ineleggibilità ad opera della legislazione regionale nelle ipotesi in cui «le attività o le funzioni svolte dal candidato, anche in relazione a peculiari situazioni delle regioni, possano turbare o condizionare in modo diretto la libera decisione di voto degli elettori ovvero possano violare la parità di accesso alle cariche elettive rispetto agli altri candidati» (art. 2, comma 1, lett. a). In attuazione di tali principi, la legge della Regione Abruzzo n. 51 del 2004 ha previsto che i sindaci dei comuni della regione aventi popolazione superiore a cinquemila abitanti, nonché i presidenti e gli assessori delle province, siano ineleggibili in tutte le circoscrizioni elettorali regionali, ognuna corrispondente – secondo la legge elettorale regionale (9 marzo 2002, n. 1, integrata per altri profili dalla legge della Regione Abruzzo 13 dicembre 2004, n. 42) – al territorio di ciascuna provincia, con ciò introducendo una limitazione del diritto di elettorato passivo fondata sull'interesse, come valutato dal legislatore regionale, ad impedire che la carica di sindaco costituisca strumento di maggior favore rispetto agli altri candidati per l'accesso alla carica di consigliere regionale. 3.- In presenza di questo quadro normativo, il Tribunale di Pescara ritiene che l'art. 2, comma 1, lettera n), della legge regionale dell'Abruzzo n. 51 del 2004 violi gli artt. 3 e 51 della Costituzione, in quanto la disposizione denunciata stabilisce che l'ineleggibilità a consigliere regionale dei sindaci di comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti, nonché dei presidenti e degli assessori delle province, produce i suoi effetti non solo nell'ambito del territorio provinciale (corrispondente alla circoscrizione elettorale per le elezioni del Consiglio regionale dell'Abruzzo) in cui tali soggetti esercitano il loro mandato, ma nell'intero territorio regionale. Ciò comporta, secondo il Tribunale, che l'ineleggibilità si estenda ben oltre i limiti entro i quali essa è giustificata dall'esigenza di impedire che i candidati possano impiegare i poteri connessi alla carica per orientare a loro favore la volontà degli elettori, alterando l'essenziale condizione di pari opportunità (par condicio) fra i concorrenti all'elezione. E l'estensione dell'ineleggibilità all'intero territorio regionale sarebbe tanto più irrazionale in quanto il legislatore della Regione Abruzzo ha considerato, invece, senz'altro eleggibili il presidente e i componenti in carica della giunta regionale, malgrado questi ultimi siano astrattamente in grado, ben più dei sindaci, nonché dei presidenti e degli assessori delle province, di influire indebitamente sulla competizione elettorale, esercitando i poteri connessi alla loro carica. 4.- La questione è inammissibile. 4.1.- Per la parte relativa alla disposizione che prevede l'ineleggibilità dei presidenti e degli assessori delle province, lo è per difetto di rilevanza. Il giudizio principale ha, infatti, ad oggetto il diritto del sindaco di un comune con popolazione superiore a cinquemila abitanti, e non anche del presidente o degli assessori delle province, a candidarsi nelle elezioni regionali. 4.2.- Per la parte relativa alla disposizione che prevede l'ineleggibilità dei sindaci dei comuni della regione con popolazione superiore a cinquemila abitanti, è inammissibile per carenza di incidentalità. Il giudizio principale è stato instaurato dal sindaco di un comune con popolazione superiore a cinquemila abitanti, al fine di ottenere il riconoscimento del suo diritto di candidarsi nelle elezioni del Consiglio regionale dell'Abruzzo (fissate per il 3-4 aprile 2005), così da poter soddisfare la sua “intenzione” di presentarsi nella circoscrizione di Pescara; diritto a lui negato, ad avviso del rimettente, dall'art. 2, comma 1, lettera n), della legge regionale n. 51 del 2004, che sancisce l'ineleggibilità alla carica di consigliere regionale dei sindaci dei comuni della regione aventi una popolazione superiore a cinquemila abitanti. Il Tribunale, qualificata la domanda del sindaco come volta ad ottenere l'accertamento del suo diritto a candidarsi sull'intero territorio regionale (atteso che egli aveva espresso solo l'“intenzione” di candidarsi nella stessa provincia sede del suo comune), non dubita che sia conforme alla Costituzione la limitazione del diritto di elettorato passivo nella circoscrizione in cui ciascun sindaco svolge il proprio mandato.