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Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di sicurezza pubblica e di tutela delle vittime di reati. Onorevoli Senatori. – Negli ultimi anni il problema della sicurezza si è posto all'attenzione dei cittadini come uno dei più sentiti. Ciò è dovuto, innanzitutto, al rapido dilagare della criminalità, che negli ultimi dieci anni ha subìto una crescita esponenziale, legata a diversi fattori, ma anche a un progressivo degrado morale che crea, in una sorta di circolo vizioso e perverso, le condizioni ottimali in cui un ambiente criminale può fiorire e prosperare. Nonostante i dati rilevati dal Censis nel 2017 sembrino indicare un calo dei reati denunciati in Italia nel 2016 di circa l'8,2 per cento rispetto al 2008, nel breve periodo crescono i borseggi, i furti in abitazione, le truffe tradizionali e su internet . Nel 2016 sono stati denunciati 162.154 borseggi, con un'incidenza media nazionale di 2,7 borseggi ogni 1.000 abitanti e un aumento del 51 per cento dal 2008. Dal 2008 al 2016 le truffe sono cresciute del 45,5 per cento (151.464 nell'intero anno). Tali dati segnano certamente i preoccupanti effetti di una crisi economica che attanaglia il nostro Paese ormai da troppi anni, ma ci danno anche il quadro esatto dei danni provocati, da un lato, dai provvedimenti svuota-carceri degli ultimi Governi di centro-sinistra, con l'appoggio (purtroppo) di parte del centro-destra e, dall'altro, dell'inarrestabile e incontrollata ondata di immigrazione (nella quale si muovono anche persone già dedite in patria o successivamente coinvolte in attività criminose) che sta travolgendo l'Italia; le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: il crescere dell'allarme sociale corrisponde allo « sbriciolamento » del concetto della certezza della pena e della sicurezza in Italia. Quanto al primo aspetto i Governi degli ultimi anni, invece di lavorare su sicurezza, legalità e certezza della pena, hanno affrontato l'atavico problema del sovraffollamento carcerario, che certamente esiste e rappresenta una delle maggiori criticità che insistono sul nostro sistema carcerario e confliggono con il rispetto che si deve ai princìpi di protezione dei diritti umani, con palliativi che, lungi dal garantire le esigenze di giustizia dei cittadini, si sono trasformati in amnistie e « indultini » con l'effetto pericoloso di vanificare gli effetti della giustizia penale, scardinando il sistema punitivo e della sicurezza in un momento non certo facile per l'Italia. Nel complesso, l'investimento su misure alternative alla detenzione, come la liberazione anticipata, sganciata da qualsiasi percorso di rieducazione in ambito penitenziario, denota il perseguimento di finalità di mera politica carceraria e non obiettivi alti di reinserimento e di rieducazione; evidenzia come gli ulteriori interventi sui meccanismi di disattivazione dell'esecuzione in carcere della pena – quali l'accesso alle misure alternative anche per i plurirecidivi, l'anticipazione dell'applicazione del beneficio della liberazione anticipata ai sensi dei commi 4- bis , 4- ter e 4- quater dell'articolo 656 del codice di procedura penale o la liberazione anticipata « extralarge » – rischiano di tradursi in pericolosi meccanismi di disattivazione dell'effettività della pena, ossia di vera e propria impunità. Le riforme del sistema carcerario intervenute in questi anni hanno poi consentito, in particolare, l'eliminazione dell'irrigidimento del sistema di esecuzione penale e processuale per i plurirecidivi, previsto dalla cosiddetta legge ex Cirielli n. 251 del 2005. Insomma, l'emergenza carceraria non può e non deve essere fronteggiata con provvedimenti che servono esclusivamente a svuotare le strutture per brevi periodi. Il 95 per cento dei detenuti, peraltro, è in carcere per produzione, spaccio e traffico di sostanze stupefacenti, rapine, estorsioni o furti reiterati e, pertanto, non si avrebbero grandi effetti, come stanno dimostrando i dati sulla criminalità nel nostro Paese, finendo solo per favorire coloro che sono già dediti professionalmente al crimine. Nessun intervento serio, invece, sulla custodia cautelare, vera emergenza nazionale, che ad oggi viene applicata sulla base di congetture e teoremi investigativi, senza evidenze processuali; nessuna azione di contrasto dell'immigrazione clandestina che, invece, rischia di essere agevolata con la cancellazione del reato; nessun investimento nelle infrastrutture, rendendo agibili i penitenziari ancora inutilizzati e costruendone di nuovi fino a coprire il reale fabbisogno dello Stato; nessuno sblocco del turn over per la Polizia penitenziaria, ormai al collasso. La sicurezza non può essere valutata alla stregua di uno dei tanti costi da tagliare, ma va considerata quale preziosa risorsa da sostenere e valorizzare. È da queste considerazioni che nasce il presente disegno di legge che, con una serie di interventi sul complesso sistema penale nazionale, accomunati dall'intento di rafforzare e di innalzare il livello di sicurezza dei cittadini, si propone, da un lato, di arginare gli effetti devastanti dei recenti provvedimenti svuota-carceri, in particolare in materia di presupposti per l'applicazione delle misure cautelari e delle pene alternative alla detenzione e, dall'altro, di prevedere l'aumento dei limiti edittali, soprattutto nel minimo, per alcuni reati, dalla truffa all'usura, dall'estorsione alla violenza a un pubblico ufficiale, dalla rapina in abitazione alla violenza sessuale, esclusi dall'esame del Governo che, invece, ha opportunamente previsto l'aumento delle pene edittali per i delitti di furto in abitazione, scippo e rapina, come più volte da noi auspicato. Si interviene poi sul reato di travisamento in occasioni di manifestazioni, elevato al rango di delitto per una tutela concreta e sempre più necessaria dell'ordine pubblico e per la necessità di restituire dignità alla vittima del reato stabilendo un principio generale di tutela e impegnando le autorità dello Stato a garantire assistenza e sostegno alle persone offese. Nel dettaglio, l'articolato prevede modifiche: 1) al codice di procedura penale: a) modifiche sulla disciplina delle misure cautelari volte a rafforzarne i presupposti per l'applicazione e a sottrarre la valutazione dei presupposti alla discrezionalità del magistrato. Con l'aggiunta di un ulteriore comma all'articolo 274 si prevede, inoltre, l'applicazione delle misure cautelari nell'ulteriore caso di flagranza o di quasi flagranza di reato di cui all'articolo 380 per evitare che chi delinque, nonostante l'evidenza della prova, sia scarcerato dopo la commissione di gravi reati; b) inserimento dei reati di travisamento in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico (legge 22 maggio 1975, n. 152) e di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato (immigrazione clandestina) – trasformato da contravvenzione in delitto – tra le ipotesi contemplate nell'articolo 380 con arresto obbligatorio in flagranza di reato.