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Come già più volte ricordato dalla Corte costituzionale nel 2007 e nel 2008, il tema dell'omogeneità è determinante per stabilire se un decreto-legge è costituzionale o no, perché è legata alla sua omogeneità la motivazione per cui il decreto stesso viene formulato dal Governo, ovvero la presenza di condizioni straordinarie ed urgenti. In questo caso era evidente come tutta questa eterogeneità modificasse totalmente l'ambito operativo di questo provvedimento facendogli perdere le caratteristiche di straordinarietà necessità ed urgenza. Forse dobbiamo anche dire grazie al ricorso che il Partito Democratico ha fatto sollevando davanti alla Corte costituzionale il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Dobbiamo dire grazie anche al fatto che finalmente si arriva ad affrontare, con la sua determinazione, signor Presidente, un tema che avevamo segnalato attraverso il presidente Marcucci in più di un'occasione durante la Conferenza dei Capigruppo. Non è possibile che rispetto a un decreto-legge ci sia una difformità simile tra il modo con cui i Presidenti delle Commissioni competenti concedono o no l'ammissibilità di alcune materie e la determinazione della Presidenza del Senato. Vorrei che fosse anche chiaro che noi per due settimane abbiamo parlato, a "norme aperte", della vita dei cittadini, delle imprese, di comparti interi cui si riferiscono aziende quotate in borsa, il tutto addirittura in attesa che a un certo punto il Presidente, in maniera saggia, espungesse quegli argomenti. Non è così che ci si può far carico della responsabilità di governare questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . La dovete smettere, non solo di umiliare questo Parlamento, ma soprattutto di giocare con norme che influiscono nettamente sulla vita di cittadini e imprese. Per concludere, chiedo al Presidente, apprezzando ancora una volta il suo intervento, il rinvio della discussione a domani mattina, quando avremo coscienza complessiva dei lavori che dovremo affrontare nell'esaminare gli emendamenti e anche in ragione di un'esigenza del Partito Democratico di poter svolgere, nel corso di questo pomeriggio, una riunione del Gruppo che ci consenta di riesaminare un provvedimento diverso da quello che è stato incardinato questa mattina con la discussione generale. Chiedo ai 5 Stelle e alla Lega, quindi alle forze di Governo e al Governo, di andarsi a rivedere l'insegnamento di Tocqueville, là dove parlava di tirannide della maggioranza. (Applausi dal Gruppo PD) . L'unica alternativa è che ammettiate che non siete in grado di governare questo Paese! (Applausi dal Gruppo PD) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, anche noi chiediamo di poter avere un tempo congruo per poter riesaminare il tutto. Certamente apprezziamo il lavoro che lei ha fatto, ma credo anche che abbiamo la necessità di una serie di riflessioni, anche per il futuro. È evidente che c'è una questione molto seria che riguarda intanto il futuro, per cui dobbiamo vedere come intervenire per allineare, o almeno non renderli separati, due momenti diversi: l'esame delle ammissibilità da parte dei Presidenti di Commissione e quello successivo da parte del Presidente del Senato. Diversamente, come si vede, il risultato è quello che abbiamo di fronte: noi siamo stati due settimane - forse anche di più - a discutere, ad appassionarci, a fare i comunicati, a dare messaggi all'esterno, ma oggi ci troviamo di fronte al fatto che moltissimi di questi emendamenti, anche quelli approvati, sono stati dichiarati inammissibili. L'ho detto oggi intervenendo sulla pregiudiziale di costituzionalità: ci auguriamo che, anche da oggi, si inauguri finalmente una prassi nuova, molto allineata ai pronunciamenti della Corte costituzionale, allo spirito costituzionale e quindi, soprattutto in materia di decreti-legge, di tornare ad avere una possibilità vera almeno di omogeneità. È chiaro che questo riguarda anche il modo in cui abbiamo lavorato. Per la verità, Presidente, lei sa che le opposizioni, all'interno della Commissione, hanno fatto richiami alla razionalità, cercando di convincere ad espungere almeno gli emendamenti palesemente fuori dal contesto del decreto-legge, ma certamente non hanno avuto un intento ostruzionistico, ma solo quello di entrare molto nel merito. Questo modo di lavorare alla fine ha creato però una situazione molto difficile, perché - torno a ripetere - si sono approvate norme, si sono fatte discussioni e sono state inserite misure a favore di cittadini, società o chiunque fosse interessato che dovevano essere dichiarate inammissibili fin dall'inizio, fin dalla loro elaborazione. Per questo probabilmente dovremmo intervenire nuovamente sul Regolamento, perché lei sa, Presidente, che i Presidenti di Commissione rivendicano sempre la loro autonomia - e questo lo prevede anche il Regolamento - per quanto riguarda le dichiarazioni di ammissibilità, ma poi ci troviamo in questa situazione. Alla fine siamo stati nelle Commissioni riunite, con sedute rinviate di volta in volta, di ora in ora e sempre con tanta pazienza, a discutere, anche appassionatamente, di questioni che non dovevano essere discusse, perché non dovevano essere ammesse alla discussione sotto forma di emendamento. Il pronunciamento che lei ha fatto e l'invito al rigore dovrebbe indurre tutti noi e la maggioranza a cambiare stile di lavoro, perché così non si può procedere. Questo è il problema: qui si fa uno a uno tra i due contendenti della maggioranza; se uno mette uno, l'altro deve mettere l'altro; bisogna sempre andare a una sorta di bilanciamento degli interessi, non dell'interesse generale, ma degli interessi dei due contraenti il contratto. Questa è la ragione, tra l'altro, del sovradimensionamento degli emendamenti. È evidente che, nel momento in cui maggioranza e relatori presentano emendamenti, l'opposizione presenta i propri subemendamenti. Quindi, per rispondere al relatore che oggi diceva che di emendamenti ne abbiamo presentati anche noi, sarebbe stato inconcepibile il contrario. Bisognerà arrivare finalmente a una modifica del modo di procedere, anche perché forse è arrivato il momento anche di modificare questa parte del Regolamento. La questione è tutta politica: ci si aggancia al decreto-legge che passa, che già all'origine è molto vario, e ci si infila tutto quello che ognuno dei due contendenti o contraenti (dipende dalle giornate) deve portare a casa. Questo modo di procedere ci sta portando a perdere non solo tanto tempo, Presidente, ma anche credibilità nel lavoro di tutto il Parlamento. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, la ringraziamo per il suo intervento che riporta la discussione sul provvedimento nei canali delle regole stabilite, anche dalle norme importanti e dalle decisioni della Corte costituzionale che lei ci ha letto prima di riferirci l'elenco degli emendamenti ammissibili. Noi sottolineiamo che purtroppo in queste due settimane, il grande lavoro svolto nelle Commissioni, come abbiamo più volte evidenziato, è stato in gran parte vano in quanto si è occupato soprattutto di emendamenti per i quali oggi abbiamo una sanzione ufficiale di inammissibilità da parte del Presidente.