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In questi termini si è espressa, nel 2005, anche l'Organizzazione degli psichiatri americani (APA) che ha approvato un documento a favore dell'estensione del matrimonio civile alle coppie omosessuali. L'omogenitorialità viene supportata anche dal Child Welfare League of America , dal National Association of Social Workers , dal North American Council on Adoptable Children , dall' American Academy of Pediatrics e dall' American Academy of Family Physicians . Analogamente, una relazione fatta dal Department of Justice (Canada) sullo sviluppo delle abilità sociali dei bambini attraverso i vari tipi di famiglia del luglio 2006 e rilasciata successivamente dal Governo Canadese nel maggio 2006, ha dichiarato che «la gran parte degli studi mostrano che i bambini che vivono con 2 madri e i bambini che vivono con un padre ed una madre hanno lo stesso livello di competenza sociale. Pochi studi suggeriscono che i bambini con madri lesbiche potrebbe avere una migliore competenza sociale, ancora meno studi dimostrano l'opposto, ma la maggior parte degli studi fallisce nel trovare qualsiasi differenza. Anche le ricerche condotte su bambini con due padri supportano queste conclusioni». Inoltre uno studio dell' American Civil Liberties Union sostiene che la maggior parte degli studi comparati sociologici indicano che i bambini cresciuti in famiglie omogenitoriali sono «relativamente normali». Quando si compara questi bambini con quelli di genitori eterosessuali, non si nota alcuna differenza «nelle valutazioni di popolarità, nell'adeguamento sociale, nei comportamenti di ruoli di genere, identità di genere, intelligenza, coscienza di sé, problemi emotivi, propensione al matrimonio e alla genitorialità, sviluppo morale, indipendenza, nelle funzioni del sé, nelle relazioni con gli oggetti o autostima». Le paure, purtroppo, sono determinate solo da stereotipi culturali, rafforzati da ignoranza o da posizioni ideologiche, che vedono le persone omosessuali come predatori e potenzialmente dannosi per i bambini. Con la presente legge l'omogenitorialità e i figli di persone omosessuali trovano finalmente una regolamentazione, a beneficio loro e dell'intera società. L'articolo 1 stabilisce che il matrimonio può essere contratto tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso, introducendo il principio che il matrimonio è egualitario, nei requisiti e negli effetti, indipendentemente dal sesso delle persone che lo contraggono. Simbolicamente, questo principio viene inserito all'articolo 91 del codice civile che originariamente conteneva il divieto di contrarre matrimonio tra «razze» e nazionalità diverse, rifacendosi a leggi speciali in vigore fino al 1944. In base ad esse, infatti, veniva proibito «il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza» e, se celebrato, lo si dichiarava nullo. Invece, il matrimonio del cittadino italiano con persona di nazionalità straniera veniva subordinato al preventivo consenso del Ministero per l'interno, prevedendo, in caso di violazione della disposizione, la pena dell'arresto fino a tre mesi e l'ammenda fino a lire diecimila. L'articolo 2 modifica alcune disposizioni dei codici civile e di procedura civile, al fine di adeguarle al principio del matrimonio egualitario, sostituendo il riferimento al marito e moglie, dove ricorre, con quello di «coniuge», al singolare o al plurale, parola già utilizzata in numerose disposizioni dei predetti codici. Da un punto di vista più sostanziale, l'articolo 2 modifica la disciplina del cognome dei coniugi e dei loro figli. Il comma 1 e il comma 2 sostituiscono le parole «in marito e in moglie» con «come coniugi» negli articoli 107, primo comma e 108, primo comma, che disciplinano, rispettivamente, la forma del matrimonio e l'inopponibilità di termini e condizioni alla dichiarazione degli sposi di prendersi come coniugi. Nell'articolo 108, inoltre, l'avverbio «rispettivamente» è sostituito con «reciprocamente». Il comma 3 modifica l'articolo 143 che disciplina i diritti e doveri reciproci dei coniugi, sostituendo al comma 1 dell'articolo le parole «il marito e la moglie» con «i coniugi, indipendentemente dal sesso,». Il comma 4 sostituisce l'articolo 143- bis che attualmente disciplina il regime del cognome della moglie. Il nuovo articolo disciplina il regime del cognome dei coniugi, ciascuno dei quali può aggiungere al proprio quello dell'altro e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze. La nuova formulazione dell'articolo realizza anche un tratto di maggiore eguaglianza nel matrimonio tra donna e uomo, che ancora oggi impone alla sola donna di aggiungere al proprio il cognome del marito, retaggio di una società maschilista. Il comma 5 sostituisce il comma 156- bis che attualmente disciplina la possibilità di inibire alla moglie l'uso del cognome del marito nel corso della separazione. In base alla nuova formulazione, il giudice può vietare a ciascun coniuge l'uso del cognome dell'altro, oppure autorizzarli a non utilizzarlo, quando -- in entrambi i casi -- da tale uso possa derivare un grave pregiudizio ad uno di essi. Il comma 6 modifica la disciplina in materia di cognome dei figli, fatta salva la diversa disciplina prevista in caso di adozione di persone maggiorenni. Superando una impostazione maschilista e patriarcale, come già ricordato dalla Corte costituzionale, ai figli vengono trasmessi i cognomi di entrambi i genitori, nell'ordine che i genitori stabilisco. L'ordine stabilito per il primo figlio sarà conservato anche per i successivi. Si dispone, altresì, che i figli, quando a loro volta diventeranno genitori, trasmetteranno alla prole solo il loro primo cognome, in modo da garantire che i cognomi di una persona siano sempre due e non più. Il commi 7 e 8 intervengono in materia di adozione di persona maggiorenne, sostituendo negli articoli 294 e 299 il riferimento a marito e moglie con quello di coniugi. Il comma 9 interviene sul codice di procedura civile, in materia di astensione del giudice, sostituendo all'articolo 51, primo comma, numeri 2) e 3), il riferimento alla moglie con quello di coniuge. L'articolo 3 disciplina la filiazione tra persone dello stesso sesso, favorendo l'interesse del minore ad avere entrambi i genitori e la genitorialità delle persone omosessuali. Il comma 1 aggiunge al titolo VII del primo libro del codice civile, il capo I- bis , composto dal solo articolo 249- bis , che disciplina la filiazione tra persone dello stesso sesso coniugate. L'articolo dispone che il coniuge dello stesso sesso è considerato genitore del figlio dell'altro coniuge fin dal momento del concepimento in costanza di matrimonio, anche quando il concepimento avviene mediante il ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita, inclusa la maternità surrogata. Il comma 2 consente di risolvere il problema dei numerosi figli già nati facendo ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita da parte di coppie di persone dello stesso sesso coniugate prima dell'entrata in vigore della presente legge. Attualmente, la legge considera che tali figli abbiano solo il genitore biologico, mentre non viene riconosciuta nessuna relazione giuridica parentale con la persona coniugata al genitore naturale.