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Misure per il potenziamento, il rafforzamento e la revisione del Servizio sanitario nazionale. Onorevoli Senatori . – Il Servizio sanitario nazionale (SSN) è un sistema di strutture e servizi che hanno lo scopo di garantire a tutti i cittadini, in condizioni di uguaglianza, l'accesso universale all'erogazione equa delle prestazioni sanitarie, in attuazione dell'articolo 32 della Costituzione, che recita: « La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana ». La norma è rivoluzionaria nel doppio valore della salute: è un diritto individuale inviolabile e assoluto e un bene di rilevanza collettiva. L'Italia è stata la prima in Europa a riconoscere il diritto alla salute nella sua Costituzione. I principi fondamentali su cui si basa il SSN dalla sua istituzione, avvenuta con la legge n. 833 del 1978, sono l'universalità, l'uguaglianza e l'equità. La pandemia ha evidenziato il grande valore del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), ma ne ha anche messo in luce alcuni limiti e vulnerabilità. In particolare, sono emerse significative disparità nell'erogazione dei servizi, soprattutto in termini di prevenzione e assistenza sul territorio, tempi di attesa e grado di integrazione tra servizi ospedalieri, servizi territoriali e servizi sociali. In Italia la spesa sanitaria è stata per lungo tempo inferiore alla media UE, ma le misure emergenziali hanno contribuito a un consistente incremento del livello del finanziamento del SSN. Nonostante tale incremento economico per la spesa sanitaria, è ormai notizia nota, in quanto giornalmente testate giornalistiche e servizi televisivi ne parlano, che ci troviamo in una fase in cui il Servizio sanitario è particolarmente sovraccaricato, in quanto si rilevano delle problematiche in relazione all'accesso dei cittadini al servizio, in particolare a causa delle lunghe liste di attesa. Da un'analisi condotta da una società tecnologica italiana che opera come sito di comparazione, promozione e intermediazione di assicurazioni, prodotti finanziari e tariffe ( Facile.it ) è emerso che gli italiani si indebitano sempre più per curarsi, invero secondo le stime ammonterebbe ad oltre un miliardo di euro il valore dei prestiti personali erogati agli assistiti nel 2023 per far fronte alle spese mediche. La salute ha un costo e chiedere un finanziamento per sostenere le spese sanitarie è pratica sempre più diffusa tanto che, lo scorso anno, il peso percentuale di questi prestiti è aumentato del 6,6 per cento rispetto al 2022. La richiesta di prestiti è infatti solo uno dei campanelli di allarme in ordine al fenomeno che gli esperti hanno ribattezzato « povertà sanitaria ». Da un rapporto redatto dall'Aiop, l'Associazione delle cliniche private, in collaborazione con il Censis, si rileva che nel 2023 il 42 per cento dei pazienti con redditi bassi, fino a 15 mila euro, è stato costretto a procrastinare o direttamente a rinunciare alle cure sanitarie, in quanto impossibilitati ad accedere al Ssn e non potendo sostenere i costi del privato. La quota di coloro che sono stati costretti a rimandare o rinunciare alle cure mediche è del 32,6 per cento nella fascia di reddito tra i 15 mila e i 30 mila euro, per scendere al 22,2 per cento in quella tra i 30 mila e i 50 mila euro. Oltre i 50 mila euro, invece, è il 14,7 per cento a rinunciare. Nel report si segnala « l'effetto erosivo » sulla ricchezza che hanno le spese sanitarie, quando devono essere pagate con le proprie risorse personali. Anche in questo caso, chiaramente, l'impatto è diverso a seconda della fascia di reddito. In generale il 36,9 per cento degli italiani ha rinunciato ad altre spese, per potersi permettere quelle sanitarie: il 50,4 per cento tra i redditi bassi, il 40,5 per cento tra quelli medio-bassi, il 27,7 per cento tra quelli medio-alti e il 22,6 per cento tra quelli alti. Le famiglie che hanno riscontrato un disagio economico a causa delle spese sanitarie erano il 4,7 per cento nel 2019, sono salite al 5,2 nel 2020, per arrivare ora al 6,1 per cento, percentuale che in numeri assoluti fa un milione e 580 mila nuclei familiari. In crescita è anche il fenomeno di quelle che vengono definite « spese sanitarie catastrofiche », ossia quelle che secondo l'Oms impoveriscono le famiglie quando superano del 40 per cento le capacità economiche finalizzate a sostenerle. Secondo il Crea Sanità sono il 2,8 per cento delle famiglie italiane, ma per i calcoli della sezione europea dell'Oms sarebbero molte di più, il 9,44 per cento, dato che si attesta tra i peggiori d'Europa. Fatte le somme tra chi si impoverisce in corso d'anno per le spese sanitarie e chi va in difficoltà per esborsi improvvisi ed esorbitanti, si arriva in totale quasi al 15 per cento delle famiglie italiane, circa 9 milioni di persone in difficoltà economica a causa della sanità pubblica che dimostra di non essere più in grado di garantire le cure a tutti i cittadini. Nel report vengono elencati anche altri dati, frutto dell'indagine. Ad esempio si rende noto che la quota di cittadini che, dopo aver cercato inutilmente di accedere al Servizio sanitario, ha scelto di rivolgersi al privato è del 34,4 per cento dei redditi più bassi, del 40,2 per cento di quelli medio-bassi, del 43,7 per cento dei medio-alti e del 41,7 per cento dei più alti. Secondo il report si sta andando verso una « sanità per censo » dove chi può permettersi le cure vi accede, mentre chi non è in grado si trova costretto a rinunciare. Non solo: aumenta anche la quota di persone che si rivolgono direttamente alla sanità a pagamento, consapevole degli ostacoli all'accesso alla sanità pubblica: si tratta del 40,6 per cento dei bassi redditi, del 48,7 per cento dei redditi medio-bassi, del 57 per cento dei redditi medio-alti e del 63,3 per cento dei redditi più alti. Ancora, è notizia di cronaca quella dei pronto soccorso sempre più affollati, dove si verificano costanti episodi di aggressione e violenza a danno dei sanitari. Così come il fatto che i pazienti sono collocati tra le corsie ospedaliere per giorni in attesa di un posto letto che si liberi nel reparto di competenza. È chiaro dunque, che è necessaria una revisione del sistema, affinché si intervenga dalla fonte per risolvere queste storture, e quindi a partire da una revisione dell'intero sistema di presa in carico del paziente già a livello della medicina di prossimità, prevedendo che i medici di medicina generale, i primi che hanno un rapporto con il paziente, abbiano maggiori compiti e non si limitino alla riproduzione di mere ricette.