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Norme per lo sviluppo della mobilità ciclistica, per la promozione dell'uso della bicicletta e per la realizzazione di reti di percorsi ciclabili. Onorevoli Senatori. -- La tutela dell'ambiente in generale e di quello urbano in particolare, insieme alla protezione della salute e del benessere delle persone, sono princìpi fondamentali del diritto europeo e nazionale. In ambito urbano, l'Unione europea ha reso obbligatoria l'indicazione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) delle automobili private e intende introdurre un quadro fiscale omogeneo che favorisca una maggiore riduzione delle emissioni di CO2. Il traffico nelle zone urbane e gli ingorghi contribuiscono ad aumentare il consumo di carburante (il consumo medio praticamente raddoppia in ambiente urbano). In materia di qualità dell'aria ambiente e di salute, l'Unione europea ha già adottato direttive sulle emissioni di diverse sostanze inquinanti, in particolare a seguito del programma di ricerca «Auto-Oil», realizzato in cooperazione con i produttori di automobili e con l'industria petrolifera. L'Unione europea ha anche adottato diverse direttive in materia di tutela dell'ambiente urbano: l'ultima è la direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, che impone che in una zona in cui è concentrata una popolazione superiore a 250.000 abitanti o, allorché la popolazione è pari o inferiore a 250.000 abitanti, con una densità di popolazione per chilometro quadrato definita dagli Stati membri, vi sia l'obbligo di informare la popolazione sulla qualità dell'aria ambiente e di adottare piani di miglioramento che riguardano le sostanze inquinanti previste dalla medesima direttiva. Le autorità competenti sono anche abilitate a stabilire misure di sospensione del traffico in caso di superamento dei valori soglia. Le diverse misure finora adottate riguardano unicamente l'inquinamento atmosferico ma si prevede un rafforzamento delle normative sull'inquinamento acustico. Il rumore nuoce alla salute mentale e fisica in quanto provoca disturbi del sonno. Il traffico automobilistico è la principale fonte di rumore in città. In tale contesto diventa indispensabile l'adozione di misure favorevoli a un ritorno a sistemi di mobilità urbani ed extraurbani più virtuosi, tra cui il sistema della bicicletta quale modo positivo di mobilità cittadina. I promotori della legge relativa alla tutela della qualità dell'aria adottata nel 1996 in Francia non si sono sbagliati: affermando il diritto a un'aria di qualità, hanno imposto la promozione della bicicletta come elemento dei piani del traffico urbano. Nei centri delle città rimodellati in funzione dei pedoni, i ciclisti spesso trovano naturalmente il loro posto. Dove l'automobile non è più invadente, trova spazio la bicicletta. Ma nei casi nei quali bisogna decidere tra lo spazio destinato al traffico automobilistico e quello destinato alle biciclette, le scelte sono talvolta ardue. Bisogna sottolineare che anche tra gli automobilisti pochi considerano l'automobile come un modo di trasporto prioritario. Molto spesso gli stessi automobilisti sono sensibili alle argomentazioni di sicurezza e di qualità della vita. Bisogna investire in una buona informazione del pubblico. Gran parte del successo e dell'accettabilità di una politica innovatrice degli spostamenti dipendono dalla strategia di comunicazione. La realizzazione di infrastrutture per la promozione della bicicletta non solleva necessariamente una massa di dilemmi insolubili circa la ripartizione dello spazio. A prescindere dalla realizzazione di itinerari ciclabili segnalati su strade dove il traffico automobilistico di transito è ridotto o è stato limitato, alcuni interventi realizzati in punti chiave possono contribuire fortemente a migliorare la sicurezza dei ciclisti: 1) qualità dei rivestimenti (riduzione dei rischi di caduta o di brusca deviazione: il ciclista si concentra maggiormente sul traffico); 2) incroci ben visibili (meno conflitti); 3) modifica della sincronizzazione dei semafori (meno conflitti); 4) maggiore ricorso alle rotonde (meno conflitti e meno perdite di tempo per i ciclisti); 5) corsie riservate ai ciclisti. In ogni caso, qualora si decidesse di favorire lo sviluppo della mobilità in bicicletta, soltanto uno studio sulla rete degli itinerari ciclabili realizzati permetterebbe di fare il bilancio della situazione, di stabilire i punti critici e di agire in maniera mirata ed efficace. Per la realizzazione degli itinerari ciclabili vige un imperativo: gli itinerari devono essere al tempo stesso coerenti, diretti e gradevoli e gli interventi realizzati su tali itinerari devono garantire al tempo stesso la sicurezza e la comodità. I ciclisti potenziali sono numerosi perché a quasi tutti piace andare in bicicletta in presenza di un minimo di condizioni favorevoli. L'abitudine di «pensare alla bicicletta» si è persa e bisogna quindi suggerire e ricordare che la bicicletta può essere un modo efficace e piacevole di spostarsi quotidianamente. Per far «pensare alla bicicletta» occorre mostrare i cambiamenti che l'uso della stessa bicicletta apporta alla vita di ognuno. Un settore ancora completamente da valorizzare e potenzialmente interessante è quello del cicloturismo. La scoperta e la fruizione alternativa alle forme convenzionali delle risorse rurali e culturali del nostro territorio possono rappresentare una formula molto importante di ulteriore sviluppo economico delle molteplici e variegate aree naturali del Paese. In tale ambito una politica regionale che valorizzi il cicloturismo è un percorso da sostenere e da incentivare al pari delle altre politiche attivate in campo turistico. Le componenti di una politica in favore dell'uso della bicicletta e le loro interazioni sono molteplici. Il ritorno all'uso della bicicletta si svolgerà meglio se la politica degli spostamenti mirerà a favorire una mobilità equilibrata, favorevole all'ambiente e al tempo stesso ai negozi, ai pedoni e ai trasporti pubblici, nonché un'atmosfera urbana distesa in un quadro urbano conviviale dove l'automobile ha il suo giusto posto. L'attuazione di una politica favorevole all'uso della bicicletta implicherà dunque la collaborazione tra molti settori dell'amministrazione (urbanistica, lavori pubblici, trasporti pubblici, insegnamento, polizia) e, idealmente, la collaborazione del settore privato (commercianti, imprese, ciclisti). In una situazione ideale, il potere politico-istituzionale dovrebbe decidere di attuare una politica favorevole all'uso della bicicletta, di riservare una quota di bilancio per il finanziamento di tale politica, di formare il personale per realizzare azioni concrete e di prevedere i criteri di scelta favorevoli all'uso della bicicletta a tutti i livelli gestionali. Tuttavia, l'impossibilità, nell'immediato, di raggiungere un accordo politico o di riservare quote di bilancio o di formare il personale non impedisce comunque di tener conto in modo più adeguato della presenza dei ciclisti sulle strade del nostro Paese. A seconda delle sue caratteristiche e delle sue possibilità, ogni città dovrebbe, a tale fine, indicare la sua priorità e i mezzi di azione specifici relativi al proprio piano della mobilità.