[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 8 e 10, commi 4 e 5, della legge 7 aprile 2003, n. 80 (Delega al Governo per la riforma del sistema fiscale statale), promosso con ricorso della Regione Toscana, notificato il 12 giugno 2003, depositato in cancelleria il 18 giugno 2003 ed iscritto al n. 53 del registro ricorsi 2003. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 25 maggio 2004 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro; uditi l'avvocato Fabio Lorenzoni per la Regione Toscana e l'avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 12 giugno 2003 e depositato il 18 successivo (reg. ric. n. 53 del 2003) , la Regione Toscana ha sollevato questione di legittimità costituzionale in via principale degli artt. 8 e 10, commi 4 e 5, della legge 7 aprile 2003, n. 80 (Delega al Governo per la riforma del sistema fiscale statale), in riferimento agli articoli 117 e 119 della Costituzione. Secondo la Regione, le disposizioni impugnate, delegando il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per la graduale eliminazione dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), individuandone i criteri direttivi (art. 8 ) e disciplinandone l'attuazione, anche con riferimento alla copertura finanziaria (art. 10, commi 4 e 5 ), sono lesive delle competenze regionali costituzionalmente garantite dagli articoli 117 e 119 della Costituzione, nella loro nuova formulazione. Premesso che l'IRAP è stata qualificata come tributo proprio delle Regioni dalla Corte costituzionale (sentenza n. 138 del 1999) in riferimento all'originaria formulazione dell'art. 119 Cost. - che contrapponeva i tributi propri alle “quote dei tributi erariali” - la ricorrente sostiene che l'IRAP è, a maggior ragione oggi, un tributo proprio. Infatti, mentre prima sarebbe stato semmai possibile ricomprenderla tra le “quote dei tributi erariali” (ma la Corte lo ha escluso), secondo il nuovo art. 119 Cost., oltre ai tributi propri, Regioni ed enti locali possono disporre solo di “compartecipazioni ai tributi erariali”, compartecipazione che presuppone una ripartizione del gettito con l'ente competente ad istituire e disciplinare il tributo, mentre l'IRAP è annoverabile tra quelli propri perché alle Regioni spetta integralmente il relativo gettito, così come rientrano nella stessa categoria tutti i tributi attualmente esistenti che abbiano analoga caratteristica. Ciò che conta, aggiunge la Regione Toscana, è proprio la spettanza del gettito, perché la competenza a disciplinare il tributo dipende dal modo in cui la Costituzione ripartisce i poteri tra Stato e Regioni in ordine ai tributi propri. Mentre sulla base del vecchio assetto costituzionale, sostiene la ricorrente, la Corte ha potuto escludere che la legge statale istitutiva dell'IRAP, che ne disciplina ogni aspetto, violasse l'autonomia regionale, con il nuovo Titolo V della Parte seconda della Costituzione lo Stato ha perso il potere di disciplinare i tributi propri delle Regioni; conseguentemente, disposizioni statali del genere di quelle istitutive dell'IRAP restano in vigore sino a che le Regioni non provvedano a modificarle, esercitando la propria potestà legislativa, e lo Stato non può sopprimere un tributo regionale. In particolare, argomenta la Regione, la Corte - pur qualificando l'IRAP tributo regionale - ha escluso la lesione dell'autonomia normativa regionale (con riferimento alla Regione Siciliana, titolare per questo profilo dei medesimi spazi delle Regioni ordinarie: sentenze n. 111 e n. 138 del 1999), fondando l'interpretazione del vecchio art. 119 Cost. su due elementi connessi. Da un lato, la potestà impositiva è conferita alle Regioni dalle leggi di coordinamento, volte a stabilire forme e limiti dell'autonomia finanziaria e ad attribuire alle Regioni i tributi propri (sentenza n. 156 del 1990); dall'altro, questa potestà - distinta dalla potestà legislativa di cui al precedente art. 117, primo comma, della Costituzione - non si configura di tipo concorrente ma come attuativa, alla stregua dell'ultimo comma dello stesso articolo (sentenze n. 355 del 1998 e n. 295 del 1993). Con il nuovo Titolo V, prosegue la Regione, questi presupposti sono venuti meno. Infatti, l'art. 119 Cost. riconosce direttamente alle Regioni la potestà impositiva, potestà residuale esclusiva ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost., atteso che il secondo comma dello stesso articolo attribuisce alla potestà esclusiva dello Stato solo la disciplina del suo sistema contabile e tributario, omettendo ogni riferimento al sistema tributario delle Regioni e degli enti locali. Conseguentemente, gli unici limiti all'esercizio da parte delle Regioni della loro potestà impositiva sono ravvisabili nella competenza concorrente dello Stato relativa al coordinamento mediante principi fondamentali del sistema tributario e della finanza pubblica. 2.- Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato infondato. Premesso che l'IRAP, nonostante il suo gettito sia attribuito - anche se non integralmente - all'ente regionale, è istituita e disciplinata con legge statale, la quale ne individua caratteri, soggetti, presupposti ed imponibile, rimanendo rimesse alla competenza regionale solo la misura delle aliquote e la disciplina delle procedure applicative, sempre nei limiti fissati dalla legge statale, la difesa erariale sostiene la conformità al nuovo assetto costituzionale delle disposizioni impugnate. Innanzitutto, la previsione della graduale eliminazione dell'IRAP è ricondotta nell'ambito della potestà legislativa esclusiva dello Stato in tema di sistema tributario, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. Inoltre, in subordine, l'Avvocatura sottolinea che, essendo le disposizioni impugnate inserite nel quadro della radicale ed organica riforma del sistema fiscale statale (comprendente la nuova disciplina dell'imposta sul reddito e dell'imposta sul reddito delle società), la futura e graduale soppressione dell'IRAP costituisce un principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, spettante alla competenza dello Stato ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost., finalizzato ad assicurare l'architettura complessiva del sistema impositivo, rimodellato dalla legge n. 80 del 2003 con l'obiettivo di conseguire maggiore semplicità, equità, efficienza e razionale neutralità, nonché omogeneità verso l'estero, modernità e competitività per agevolare la crescita economica del Paese.