[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera della Camera dei deputati dell'8 aprile 1999 relativa alla insindacabilità delle opinioni espresse dall'on. Umberto Bossi nei confronti del dott. Enzo Biagi, promosso dalla Corte di appello di Bologna, seconda sezione civile, con atto notificato il 18 febbraio 2003, depositato in cancelleria il 28 marzo 2003 ed iscritto al n. 12 del registro conflitti 2003. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 25 maggio 2004 il Giudice relatore Francesco Amirante; udito l'avvocato Massimo Luciani per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.-- Con ordinanza del 29 novembre 2001 la Corte di appello di Bologna, seconda sezione civile, ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera adottata il giorno 8 aprile 1999, con la quale - in difformità rispetto alla proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere - è stato dichiarato che i fatti per i quali Enzo Biagi aveva intrapreso azione risarcitoria contro il deputato Umberto Bossi riguardavano opinioni espresse da quest'ultimo nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari ed erano, quindi, insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 1.1-- Premette in fatto la Corte di appello che, con atto di citazione notificato il 9 ottobre 1996, Enzo Biagi aveva convenuto in giudizio Umberto Bossi e la Poligrafici editoriale s.p.a. chiedendone la condanna al risarcimento del danno arrecato al suo onore e alla sua reputazione con una intervista al deputato Bossi pubblicata sul quotidiano «Il Resto del Carlino» del giorno 11 agosto 1996. In particolare, l'attore lamentava che in merito alla asserzione del giornalista: «Secondo Enzo Biagi lei, invece, predica soprattutto l'egoismo» il parlamentare aveva detto: «Quel ladrone deve stare zitto. Ma quale egoismo? Questi vogliono fare la solidarietà rubando ai lavoratori dipendenti del Nord per tenere in piedi l'assistenzialismo al Sud. È un vero e proprio genocidio nei confronti del Nord. Porci razzisti, porci colonialisti, marmaglia romana. Io sono qui per eseguire la volontà della nazione padana, non me ne frega niente dell'Italia e degli italioti. Alla fine perderanno ed io li andrò a cercare uno per uno». Il Tribunale di Bologna aveva accolto la domanda, sul presupposto ermeneutico secondo cui l'autorità giudiziaria è libera di valutare autonomamente se ricorra o meno una delle ipotesi di insindacabilità previste dall'art. 68, primo comma, della Costituzione in tutti i casi in cui la Camera di appartenenza del parlamentare non si sia già pronunciata al riguardo. 1.2-- Rileva la Corte di appello di Bologna che la Camera dei deputati, adottando la delibera di cui si è detto, ha fatto un uso non corretto del potere di decidere in ordine alla sussistenza dei presupposti di applicabilità dell'art. 68, primo comma, della Costituzione ed ha così menomato le attribuzioni del potere giudiziario, ponendosi in contrasto con la giurisprudenza di questa Corte secondo la quale «la prerogativa di insindacabilità non si estende a tutti i comportamenti di chi sia membro delle Camere, ma solo a quelli realmente funzionali all'esercizio delle attribuzioni proprie del potere legislativo e non, invece, a quelli che assumano la funzione politica quale semplice pretesto per attività sostanzialmente diverse» (v. sentenze n. 375 del 1997 e n. 379 del 1996). Nel caso di specie non è ravvisabile alcun collegamento «tra le espressioni contestate all'onorevole Bossi ed una attività di esplicazione, propaganda, diffusione o contestazione di principi politici», mentre «ciò che risulta di tutta evidenza è la serie di insulti e minacce rivolte al Biagi e ad altri, non meglio identificati, avversari politici». Né può indurre ad un diverso risultato l'affermazione, contenuta nella delibera in oggetto, secondo cui l'onorevole Bossi ha espresso «dichiarazioni contenutisticamente fedeli al programma politico della Lega». Infatti, le espressioni che si sono riportate non rivestono alcun contenuto di critica politica, ma «costituiscono un mero pretesto per rivolgere al Biagi una serie di contumelie» nelle quali «non è possibile rintracciare una connessione con atti tipici della funzione, né risulta possibile individuare un intento divulgativo di una scelta o di una attività politico-parlamentare» (v. sentenza n. 289 del 1998). Le dichiarazioni di cui si tratta sono, pertanto, del tutto estranee allo svolgimento della funzione pubblica e rientrano, invece, «nell'esercizio di mera attività politica», nel cui ambito i membri del Parlamento sono «sottoposti agli stessi limiti di ogni altro cittadino che voglia concorrere a determinare la politica nazionale mediante la libera manifestazione del pensiero (v. Cass. , sent. 1° marzo 1982, n. 2039)», in quanto la prerogativa prevista dall'art. 68, primo comma, della Costituzione, essendo finalizzata a tutelare la funzione e non la persona del parlamentare, «copre esclusivamente l'attività istituzionale del deputato o del senatore». Le suddette premesse inducono la Corte di appello di Bologna a promuovere il presente conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. 2.-- Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza di questa Corte n. 23 del 2003. La Corte di appello di Bologna ha provveduto a notificare in data 18 febbraio 2003 il ricorso e l'ordinanza di ammissibilità alla Camera dei deputati, ha ricevuto in restituzione tali atti dall'Ufficio unico notifiche presso la Corte di appello di Roma con la prova dell'avvenuta notifica il 18 marzo 2003 e ne ha effettuato il prescritto deposito il 28 marzo 2003. 3.-- Nel giudizio davanti alla Corte si è costituita la Camera dei deputati chiedendo, anche in una memoria depositata in prossimità dell'udienza, una dichiarazione di inammissibilità o in subordine di improcedibilità o di rigetto dell'«ordinanza introduttiva del presente giudizio», con conseguente riconoscimento della spettanza alla Camera del potere di dichiarare l'insindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole Bossi. 3.1.-- L'inammissibilità deriverebbe dal fatto che l'atto introduttivo del giudizio - che si autoqualifica «ordinanza» - non ha i requisiti prescritti per il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, neppure alla luce della sentenza di questa Corte n. 421 del 2002.