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7. Tutela processualpenalistica Il capo VII affronta anzitutto la questione del disagio e del conflitto interiore che agita i prossimi congiunti dell'imputato chiamati a testimoniare e pertanto, all'articolo 27, include il convivente nella categoria prevista dall'articolo 199, comma 1, del codice di procedura penale, mentre già adesso lo stesso articolo 199, al comma 3, riconosce al testimone la facoltà di astenersi dalla testimonianza limitatamente ai fatti verificatisi o appresi dall'imputato durante la convivenza se, pur non essendo coniuge dell'imputato, come tale conviva o abbia convissuto con esso. L'articolo 28 affronta, con riferimento ai conviventi, le conseguenze e i casi di applicazione del provvedimento col quale il giudice penale dispone l'allontanamento dalla casa comune, mentre l'articolo 29 ribadisce la legittimazione del convivente alla presentazione di una domanda di grazia in favore dell'altro convivente. Infine, l'articolo 30 riprende la più recente disciplina in tema di indagini patrimoniali antimafia per sottolineare come l'attività economica tale da far individuare le fonti di reddito è anche quella di chi nell'ultimo quinquennio ha convissuto con i soggetti destinatari delle misure di prevenzione. 8. Vittime di reati L'ultimo capo riguarda l'estensione della legislazione per le vittime di mafia e terrorismo e di racket ed usura. La legge 20 ottobre 1990, n. 302 («Norme a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata»), ha esteso anche al convivente more uxorio il diritto di richiedere le provvidenze accordate per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. All'articolo 4, dopo aver fissato l'entità del beneficio (comma 1), precisa (comma 2) che «l'elargizione di cui al comma 1 è corrisposta altresì a soggetti non parenti né affini, né legati da rapporto di coniugio, che risultino conviventi a carico della persona deceduta negli ultimi tre anni precedenti l'evento ed ai conviventi more uxorio ; detti soggetti sono all'uopo posti, nell'ordine stabilito dal citato articolo 6 della legge 13 agosto 1980, n. 466, dopo i fratelli e le sorelle conviventi a carico». A tale norma fa riferimento l'articolo 31 del presente testo unico. Una disposizione analoga si trova nella legge 23 febbraio 1999, n. 44 («Disposizioni concernenti il fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura»), che all'articolo 8 ha inserito nell'ambito dei soggetti aventi diritto alle elargizioni previste per le vittime di richieste estorsive e dell'usura i conviventi: «Se, in conseguenza dei delitti previsti dagli articoli 3, 6 e 7, i soggetti ivi indicati perdono la vita, l'elargizione è concessa, nell'ordine, ai soggetti di seguito elencati a condizione che la utilizzino in un'attività economica, ovvero in una libera arte o professione, anche al di fuori del territorio di residenza: a) coniuge e figli; b) genitori; c) fratelli e sorelle; d) convivente more uxorio e soggetti, diversi da quelli indicati nelle lettere a) , b) e c) , conviventi nei tre anni precedenti l'evento a carico della persona», L'adattamento di tale disposizione si trova all'articolo 32 del presente testo unico. La legge 13 febbraio 2001, n. 45, nel novellare il decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8 («Nuove norme in materia di sequestri di persona a scopo di estorsione e per la protezione dei testimoni di giustizia, nonché per la protezione e il trattamento sanzionatorio di coloro che collaborano con la giustizia»), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1991, n. 82, ha previsto che siano utilizzate le medesime misure di protezione dei collaboratori e dei testimoni di giustizia sia nei confronti del coniuge che del convivente. Così recita l'articolo 9, comma 5 del citato decreto-legge: «Le speciali misure di protezione di cui al comma 4 possono essere applicate anche a coloro che convivono stabilmente con le persone indicate nel comma 2 nonché, in presenza di specifiche situazioni, anche a coloro che risultino esposti a grave, attuale e concreto pericolo a causa delle relazioni intrattenute con le medesime persone. Il solo rapporto di parentela, affinità o coniugio, non determina, in difetto di stabile coabitazione, l'applicazione delle misure». Tale disposizione è ripresa nell'articolo 33.. I PRINCÌPI GENERALI E DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ANAGRAFE 1 (Iscrizione anagrafica della convivenza) 1 La presente legge reca il testo unico delle disposizioni concernenti i diritti riconosciuti ai componenti di una unione di fatto, con specifico riferimento ai profili anagrafici, della reciproca assistenza socio-sanitaria, della filiazione, delle tutele contro gli abusi nell'ambito dell'unione, dell'accesso all'abitazione, delle tutele civilistiche e penalistiche e dei benefici per le vittime di reati. 2 Ai sensi degli articoli 1, 4, 6 e 13 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, l’anagrafe della popolazione residente è la raccolta sistematica dell’insieme delle posizioni relative, fra le altre, ai componenti di una convivenza che hanno fissato nel comune la propria residenza. 3 L’anagrafe è costituita da schede individuali, di famiglia e di convivenza. In tali schede sono registrate le posizioni anagrafiche desunte dalle dichiarazioni degli interessati, dagli accertamenti d’ufficio e dalle comunicazioni degli uffici di stato civile. 4 Agli effetti anagrafici, per convivenza si intende l'unione fra due persone legate da stabili vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nel medesimo comune, insieme con i familiari di entrambi che condividano la dimora. 5 Ciascun componente della convivenza come definita al comma 4 è responsabile per sé e per le persone sulle quali esercita la potestà o la tutela delle dichiarazioni anagrafiche di cui al comma 6. Ciascun componente può rendere inoltre le dichiarazioni relative al mutamento delle posizioni degli altri componenti del nucleo di convivenza. 6 Le dichiarazioni anagrafiche di cui al comma 5 concernono i seguenti fatti: a trasferimento di residenza da altro comune o dall'estero ovvero trasferimento di residenza all'estero; b costituzione di nuova convivenza, ovvero mutamenti intervenuti nella composizione della convivenza; c cambiamento di abitazione. 7 Per la vigilanza sulla corretta tenuta degli adempimenti anagrafici, anche con riferimento alle dichiarazioni riguardanti le convivenze e alla verifica della loro rispondenza al vero, e per le relative sanzioni, si applicano le disposizioni degli articoli da 51 a 56 del citato decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223. II ASSISTENZA SOCIO-SANITARIA E PER I DETENUTI 2 (Assistenza sanitaria) 1 In presenza di una convivenza dichiarata all'anagrafe ai sensi dell'articolo 1, ciascun convivente ha diritto di assistere l'altro in ospedali, case di cura o strutture sanitarie, nel rispetto delle disposizioni interne a tali strutture.