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« Quando il minore è moralmente o materialmente abbandonato o è allevato in locali insalubri o pericolosi, oppure da persone per negligenza, immoralità, ignoranza o per altri motivi incapaci di provvedere all'educazione di lui, la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell'infanzia, lo colloca in luogo sicuro, sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione ». Si tratta di una disposizione anacronistica, che nasce con il codice a metà dello scorso secolo e che ha dato adito a numerosi contrasti interpretativi, sia in ordine ai soggetti attualmente legittimati ad assumere l'iniziativa sopra descritta e sia in ordine alle sue modalità di esecuzione. L'applicazione di tale norma sul piano pratico, a causa della attuale formulazione, genera inoltre sull'intero territorio nazionale una serie di prassi discordanti con conseguenze, in alcuni casi, anche traumatiche sui minori coinvolti. Non sono infrequenti i casi in cui i minori sono allontanati dalle proprie famiglie per lunghi periodi di tempo per poi farvi rientro solo dopo che sia stata accertata l'inesistenza della situazione in forza della quale l'allontanamento era stato operato. Tutto ciò è attualmente possibile proprio a causa di una norma codicistica che presta adito a prassi applicative assolutamente dannose. E’ una disposizione che non tiene conto dei princìpi del giusto processo sanciti dall'articolo 111 della nostra Costituzione. A ben vedere infatti il vigente articolo 403 del codice civile non esplicita in alcun modo un obbligo di segnalazione al tribunale da parte della pubblica autorità che ha operato l'allontanamento, né tantomeno un termine entro cui ciò debba avvenire. A causa di tale circostanza, non è raro purtroppo che la segnalazione al tribunale arrivi a distanza di mesi da quando si è operato l'allontanamento del minore e senza quindi che si sia attivato un doveroso contraddittorio anche con i genitori. Venendo alla descrizione dell'articolato normativo, il disegno di legge si compone di cinque articoli. In particolare l'articolo 1 apporta le seguenti modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184: la lettera a) modifica l'articolo 2, prevedendo che l'affidamento d'urgenza sia disposto previa acquisizione del parere vincolante del pubblico ministero e prevedendo che tale affidamento sia confermato con decisione motivata; la lettera b) interviene sull'articolo 4 in materia di disposizione dell'affidamento familiare, stabilendo, fra l'altro, che anche nell'affidamento familiare cosiddetto consensuale, disposto dal servizio sociale su accordo con i genitori, è necessario che nell'interesse del minore siano specificati i compiti della struttura o dell'affidatario e quelli che spettano al genitore. A tal fine, spetta al giudice, con decreto, stabilire quali siano i compiti spettanti agli affidatari e quali quelli spettanti ai genitori; la lettera c) interviene sull'articolo 9 in materia di compiti delle comunità di tipo familiare, prevedendo, in ossequio ai princìpi del giusto processo e alle indicazioni della giurisprudenza europea, che il ricorso motivato del pubblico ministero sia notificato ai soggetti di cui all'articolo 8 (genitori o parenti) affinché gli stessi abbiano immediata cognizione dell'apertura del procedimento, trattandosi di un giudizio che può definirsi con un provvedimento che incide radicalmente sul rapporto tra i genitori e il figlio minore; la lettera d) modifica l'articolo 10 relativo al procedimento sullo stato di abbandono del minore, specificando i compiti del presidente del tribunale. L'articolo 2 apporta modifiche al codice civile, intervenendo sull'articolo 403 del codice civile, in materia di allontanamento d'urgenza del minore dalla famiglia d'origine ad opera della pubblica autorità e introducendo il nuovo articolo 337- novies relativo alle indagini dei servizi sociali. L'articolo 3 reca ulteriori disposizioni volte a superare le criticità del sistema degli affidamenti nelle case famiglia e a garantire una maggiore efficienza e trasparenza del sistema. In particolare prevede l'istituzione di un Osservatorio ad hoc , chiamato a svolgere un importante ruolo di controllo e promozione in materia di case famiglia. A tale Osservatorio è peraltro demandata l'elaborazione di un tariffario nazionale dei costi per il mantenimento dei minori e di funzionamento delle strutture di accoglienza. L'articolo 4 reca invece l'istituzione di un registro degli affidamenti, attraverso il quale si vuole assicurare un controllo in tempo reale della condizione di ogni bambino o adolescente allontanato dal proprio nucleo familiare. Infine l'articolo 5 tratta la tematica riguardante i criteri di incompatibilità all'esercizio dell'incarico dei giudici onorari minorili, elevando a rango legislativo le cause di incompatibilità già individuate dal Consiglio superiore della magistratura nella ricordata circolare ed estendendo le incompatibilità anche ai casi in cui la situazione di cointeressenza con la casa famiglia riguardi prossimi congiunti del magistrato onorario.. 1 (Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184) 1 Alla legge 4 maggio 1983, n. 184, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 2, comma 3, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , previa acquisizione del parere vincolante del pubblico ministero; il provvedimento con cui è disposto l'affidamento deve essere trasmesso dal servizio sociale locale entro le ventiquattr'ore successive alla sua emissione, al presidente del tribunale per i minorenni del luogo di residenza del minore, che nomina al minore un curatore speciale, nella persona di un avvocato, ai genitori o ai soggetti esercenti la responsabilità genitoriale un difensore d'ufficio e fissa l'udienza, innanzi a sé o a un giudice non onorario, di conferma, modifica o revoca del provvedimento, da tenersi nel termine perentorio di dieci giorni dal provvedimento di affidamento; dispone altresì la comunicazione del provvedimento e del decreto di fissazione di udienza ai genitori, ai fini della loro audizione, o ai soggetti esercenti la responsabilità genitoriale del minore che hanno facoltà di nominare un difensore di fiducia. Il tribunale per i minorenni provvede entro trenta giorni dal provvedimento di affidamento a pena di inefficacia dello stesso. Al procedimento si applicano le norme di cui all'articolo 337- novies del codice civile »; b l'articolo 4 è sostituito dal seguente: « Art. 4. – 1. L'affidamento familiare è disposto dal servizio sociale locale, previo consenso manifestato dai genitori o dal genitore esercente la responsabilità genitoriale, ovvero dal tutore, sentito il minore che ha compiuto gli anni dodici o sia comunque dotato di una sufficiente capacità di discernimento. Il giudice tutelare del luogo di residenza del minore, preso atto del progetto di affidamento disposto dal servizio sociale locale, rende esecutivo il provvedimento con decreto che stabilisce anche quali siano i compiti degli affidatari e quelli dei genitori del minore affidato. 2.