[pronunce]

Nel contesto della censura si osserva poi che il menzionato settore è interessato da esigenze di rafforzamento patrimoniale e di capitalizzazione analoghe a quelle perseguite dalla riforma delle banche popolari, con riferimento alle quali questa Corte, con la sentenza n. 99 del 2018, ha riconosciuto la legittimità dell'art. 1 del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3 (Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti), convertito con modificazioni, nella legge 24 marzo 2015, n. 33, in tema di limiti al rimborso delle azioni in caso di recesso del socio di una banca popolare. 1.3.- La rilevanza delle questioni sarebbe in re ipsa, in quanto il loro eventuale accoglimento comporterebbe, con la caducazione dell'imposta, il riconoscimento della fondatezza della domanda di rimborso della somma versata dalla ricorrente nel processo principale. Inoltre, non sarebbe possibile una diversa interpretazione delle disposizioni censurate in senso costituzionalmente orientato, stante la chiarezza del dato letterale. 2.- Con atto depositato il 19 gennaio 2021 si è costituito nel giudizio costituzionale l'Ente Cambiano, ricorrente nel processo principale, che ha concluso per l'accoglimento delle questioni. 2.1.- Anche la parte ricostruisce in premessa il quadro normativo della riforma delle BCC, e in tale contesto osserva che le procedure di riassetto organizzativo del credito cooperativo sarebbero riconducibili a due categorie, distinte per il diverso impatto prodotto sulle finalità mutualistiche proprie delle BCC. Alla prima categoria di procedure, comportanti la fuoriuscita dall'attività mutualistica e la devoluzione del patrimonio ai fondi mutualistici, apparterrebbero la trasformazione della BCC in una spa bancaria e, in alternativa, la sua messa in liquidazione (art. 2, comma 3, del d.l. n. 18 del 2016, come convertito). Nella seconda categoria, comportante per l'ente cooperativo il mantenimento dell'oggetto mutualistico e l'esclusione dell'effetto devolutivo, rientrerebbero, da un lato, l'adesione al gruppo bancario cooperativo diretto e coordinato da una spa capogruppo partecipata in misura maggioritaria dalle stesse BCC aderenti (artt. 1 e 2 del d.l. n. 18 del 2016, come convertito); dall'altro lato il conferimento dell'azienda bancaria a una spa, anche di nuova costituzione, da parte delle BCC dotate di un patrimonio netto superiore a duecento milioni di euro alla data del 31 dicembre 2015, con l'obbligo per la conferente di espungere dall'oggetto sociale lo svolgimento dell'attività bancaria e di mantenere nello statuto le clausole mutualistiche, assicurando ai soci servizi funzionali al mantenimento del rapporto con la spa conferitaria, di formazione e di informazione sui temi del risparmio e di promozione di programmi di assistenza (art. 2, commi 3-bis, 3-ter e 3-quater, del d.l. n. 18 del 2016, come convertito). Le due fattispecie della seconda categoria presenterebbero numerosi elementi comuni - sopravvivenza della società cooperativa con il suo patrimonio e gli scopi mutualistici, modifica dell'oggetto sociale, conferimento di parte dell'attività a una spa (capogruppo da un lato, conferitaria dall'altro) operante senza scopo mutualistico - giacché anche nella formazione del gruppo bancario cooperativo si determinerebbe, in ragione dei pervasivi poteri di direzione, coordinamento e controllo della capogruppo, avente natura di società lucrativa, uno «svuotamento dall'interno» delle BCC aderenti non meno rilevante di quello conseguente al conferimento dell'azienda bancaria a una spa. La differenza starebbe solo nel carattere aggregato della formazione del gruppo e nel carattere invece "atomistico" del conferimento d'azienda. Entrambi i modelli organizzativi perseguirebbero in conclusione la medesima finalità di «separare o distinguere attività di impresa di diritto comune e scopi mutualistici o sociali, e quindi fiscalmente agevolati», finalità per cui la soluzione del conferimento d'azienda risulterebbe ancora più coerente. Nonostante tale comunanza di tratti e di finalità, alle due procedure sarebbe riservato un diverso trattamento fiscale, con la previsione solo per il secondo caso di un rilevante prelievo sul patrimonio netto della conferente. 2.1.1.- L'Ente Cambiano descrive poi l'evoluzione della disciplina del prelievo dalla versione originaria del d.l. n. 18 del 2016 a quella definitiva risultante dalla legge di conversione , e osserva che l'irrazionalità delle disposizioni censurate deriverebbe dal fatto che l'imposta straordinaria è stata conservata per l'ipotesi - diversa da quella della trasformazione della BCC in una spa - del conferimento dell'azienda bancaria a una spa, ipotesi in cui non è più prevista la possibilità di «affrancazione» delle riserve indivisibili, mentre la cooperativa dismette l'esercizio dell'attività creditizia e conserva l'originaria finalità mutualistica. L'irrazionalità sarebbe ancora più evidente in quanto l'imposta una tantum ha per oggetto il conferimento d'azienda, che godrebbe di un regime di neutralità fiscale ex art. 179 del d.P.R. n. 917 del 1986. Colpendo inoltre la sola BCC di Cambiano - unica tra le BCC dotate delle dimensioni richieste ad avvalersi della facoltà di conferire la propria azienda bancaria a una spa (la Banca Cambiano 1884 spa) e a versare al bilancio dello Stato l'importo pari al venti per cento del patrimonio netto, pagando la «ingentissima» somma di 54.208.740,00 euro - finisce per imporre irrazionalmente il pesante prelievo all'unica banca di credito cooperativo che ha effettivamente attuato le finalità di «separazione» proprie della riforma. 2.2.- Sulla violazione degli artt. 3 e 53 Cost., la parte osserva che la previsione del tributo risulterebbe irragionevole, oltre che contraria ai principi sull'imposizione tributaria, in quanto non solo contrasterebbe con le finalità della riforma del credito cooperativo, ma individuerebbe altresì il presupposto del tributo in un fatto (il conferimento d'azienda) privo di rilievo economico e dunque inidoneo a esprimere la capacità contributiva del soggetto passivo. Essa fisserebbe inoltre un'aliquota di ammontare esageratamente elevato rispetto al presunto vantaggio economico che il conferimento d'azienda produrrebbe per l'ente cooperativo. La norma impositiva non si potrebbe giustificare nemmeno qualificando l'imposizione come «prelievo straordinario in funzione solidaristica», posto che mancherebbero a sua giustificazione esigenze solidaristiche o contingenti necessità di sostegno della finanza pubblica; né come «norma fiscale di favore» per le BCC aderenti al gruppo bancario cooperativo, posto che, in tale caso, essa avrebbe introdotto un'illegittima discriminazione tra casi analoghi (l'adesione al gruppo bancario cooperativo e il conferimento dell'azienda bancaria in spa), connotati dai tratti comuni già messi in evidenza e diretti a realizzare, come osservato, la medesima finalità di separazione tra lo svolgimento di una comune attività d'impresa e il perseguimento dei fini mutualistici.