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c) il giudice amministrativo concede la remissione in termini se è provato o appare verosimile che il mancato rispetto di termini perentori scaduti in epoca successiva al 22 febbraio 2020 e fino alla data di entrata in vigore del presente decreto sia conseguenza delle misure adottate in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica. Al comma 18 si dispone che, in caso di aggiornamento dell'elenco dei comuni di cui all'allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° marzo 2020, ovvero di individuazione di ulteriori comuni con diverso provvedimento, le disposizioni del presente articolo si applichino con riferimento ai medesimi comuni dal giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del relativo provvedimento. Articolo 11 – Proroga degli obblighi di segnalazione di cui agli articoli 14 e 15 del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 La norma contiene una previsione di regime transitorio, differendo al 15 febbraio 2021 l'operatività dell'obbligo di segnalazione che grava sugli organi di controllo interno e sui revisori contabili, oltre che sui creditori pubblici qualificati, previsti, rispettivamente, dall'articolo 14, comma 2, e dall'articolo 15 del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, di cui al decreto legislativo n. 14 del 2019. La disposizione si fa carico della preoccupazione segnalata da più parti di consentire una gestione efficiente delle procedure di allerta da parte degli organizmi di composizione della crisi d'impresa (OCRI). A questo fine si prevede una gradualità nell'avvio del sistema delle segnalazioni all'organismo, esonerando dall'assoggettamento a tale obbligo, per sei mesi, tutte le imprese che, anche a fronte dei danni economici derivanti dall'emergenza sanitaria, possano avere difficoltà ad implementare la norma. È evidente che il differimento dell'entrata in vigore dell'obbligo di segnalazione all'OCRI previsto dall'articolo 14, comma 2, secondo periodo, determina anche, in via riflessa, il differimento dell'operatività della causa di esonero da responsabilità prevista dal comma 3 del medesimo articolo 14, che, coerentemente con quanto previsto dalla legge n. 155 del 2017, presuppone non solo l'avviso all'organo amministrativo, ma anche la tempestiva segnalazione all'organismo. Articolo 12 – Proroga validità tessera sanitaria Tale disposizione è volta ad assicurare agli assistiti la disponibilità delle funzionalità della tessera sanitaria (con imminente scadenza, nuova emissione o duplicati), anche in casi di eventuali difficoltà di produzione e consegna all'assistito della tessera sanitaria, dovute alla situazione emergenziale. Articolo 13 – Norme speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario Al comma 1 vengono introdotte procedure semplificate per presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all'assegno ordinario per sospensione o riduzione dell'attività lavorativa presso unità produttive site nei territori dei comuni individuati nell'allegato n. 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° marzo 2020, fra cui la dispensa dal procedere alla consultazione sindacale e dall'osservanza dei termini del procedimento previsti dal decreto legislativo n. 148 del 2015. Dette istanze possono essere presentate anche da aziende che hanno unità produttive al di fuori dei comuni interessati, per i soli lavoratori residenti o domiciliati nei predetti comuni impossibilitati a prestare la propria attività lavorativa. Sono disciplinate poi le modalità di presentazione della domanda. Al comma 2 è stabilito che i periodi di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario di cui al comma 1 non sono conteggiati ai fini delle durate massime complessive e dei limiti previsti dal decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148. Al comma 3 è previsto il tetto massimo di spesa di 5,8 milioni di euro per l'anno 2020 per le misure di cui al comma 1. Al comma 4 è stabilito che l'assegno ordinario di cui al comma 1 sia concesso anche ai datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente più di cinque dipendenti. La prestazione è riconosciuta nel limite massimo di spesa pari a 4,4 milioni di euro per l'anno 2020. Al comma 5 viene precisato che i lavoratori destinatari delle norme di cui al presente articolo devono risultare alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti la prestazione alla data del 23 febbraio 2020. Non sono richiesti limiti di durata del rapporto di lavoro. Il comma 6 demanda all'INPS il monitoraggio dei limiti di spesa di cui ai commi 3 e 4. Al raggiungimento di tale limite l'INPS non prende in considerazione ulteriori domande. Articolo 14 – Trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende che si trovano già in cassa integrazione straordinaria Il comma 1 prevede, per le imprese che alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 6 del 2020 beneficiano di un trattamento di integrazione salariale straordinario, la possibilità di presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale ai sensi dell'articolo 13, entro il limite massimo di spesa pari a 0,9 milioni di euro, previa adozione di un decreto da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali che sospenda gli effetti del predetto trattamento. La concessione è subordinata all'effettiva interruzione degli effetti della concessione della cassa integrazione straordinaria già autorizzata. Non sono richiesti limiti di durata del rapporto di lavoro. Il comma 2 demanda all'INPS il monitoraggio dei limiti di spesa di cui al comma 1. Al raggiungimento di tale limite l'INPS non prende in considerazione ulteriori domande. Articolo 15 – Cassa integrazione in deroga Al comma 1 è stabilito che i datori di lavoro del settore privato, incluso quello agricolo, che non possono beneficiare degli strumenti di sostegno al reddito previsti a legislazione vigente, con unità produttive site nei comuni individuati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° marzo 2020, nonché i datori di lavoro del settore privato che hanno in forza lavoratori residenti o domiciliati nei predetti comuni, possono presentare domanda di cassa integrazione salariale in deroga per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo massimo di tre mesi. Il comma 2 esclude dall'applicazione del comma 1 i datori di lavoro domestici. Al comma 3 viene individuato il limite massimo di spesa pari a 7,3 milioni di euro per il 2020 per la misura e non sono richiesti limiti di durata del rapporto di lavoro. Il comma 4 statuisce le modalità di adozione del decreto di concessione dei trattamenti. Compete alla regione dove è sita l'unita produttiva interessata alla sospensione del rapporto di lavoro verificare la sussistenza dei presupposti e decretare il provvedimento di concessione del succitato trattamento, ferma restando la trasmissione del decreto autorizzativo entro quarantotto ore all'INPS. La ripartizione del limite di spesa complessivo tra le regioni interessate è disciplinata con decreto direttoriale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.