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Modifiche al codice penale militare di pace, concernenti la disciplina di alcune fattispecie di reato militare. Onorevoli Senatori . – Da troppo tempo la legge penale militare richiede una profonda opera di ammodernamento che consenta, da un lato, di costruire un efficace microsistema sanzionatorio posto a tutela degli interessi militari e, dall'altro, di distribuire la giurisdizione penale tra organi ordinari e organi speciali secondo criteri di razionalità e di efficienza. Entrambi gli obiettivi si possono raggiungere, nelle more di una riforma organica, infittendo il novero dei reati militari, sulla base di criteri ragionevoli che segnalino la presenza nel fatto di prevalenti profili di offesa a interessi militari. Riteniamo che tale opera di accurata e selettiva « militarizzazione » permetta di superare adeguatamente quantomeno i più evidenti aspetti critici dell'attuale assetto sostanziale e processuale della materia, scongiurando il permanere di una irrazionale disciplina che assegna ad esempio al giudice militare l'omicidio tra militari per ragioni di servizio o di disciplina ma solo se il reo e la vittima rivestono un grado diverso, il furto in luogo militare ma non la rapina o l'estorsione, la truffa a danno di un militare ma non la frode informatica, le lesioni dolose ma non la violenza privata o la violenza sessuale né le lesioni colpose. La soluzione che si prospetta con il presente disegno di legge non contempla un’ effettiva dilatazione dell'area complessiva del penalmente rilevante, poiché la « militarizzazione » avviene su una materia già pressoché interamente corrispondente a quella coperta da reati comuni, né comporta inasprimenti sanzionatori, essendo le pene comminate calibrate su quelle oggi previste per le correlate figure comuni. In materia di pene si è, peraltro, confermata la tradizionale scelta, operata nel testo originario del codice penale militare di pace, di escludere a carico dei militari le pene pecuniarie come pene principali, non per ragioni di principio – verosimilmente inesistenti – ma per la coerenza sistematica che impone un intervento novellistico. Una riflessione sulla legittimità della pena pecuniaria come pena principale anche per i reati militari, infatti, potrà essere più compiutamente svolta in occasione di una futura riforma organica. Reati militari contro l'amministrazione militare I reati militari contro l'amministrazione militare, configurati in modo da formare un quadro omogeneo e razionale, replicano tendenzialmente la struttura dei corrispondenti reati comuni e si profilano come specifiche violazioni dei doveri e delle prerogative implicati dalla qualifica di incaricato di funzioni amministrative o di comando. In relazione a tale qualifica soggettiva, si è ritenuto opportuno specificarne il contenuto alla luce delle peculiari connotazioni dell'ordinamento militare e in considerazione della circostanza che alcuni appartenenti alle Forze armate svolgono altresì ulteriori funzioni istituzionali. Con riguardo al reato di peculato militare, si è ritenuto di riformularne la struttura, adeguandola al reato comune, incorporandovi la figura della malversazione e ricomprendendo la specifica figura del peculato d'uso. Nella nuova formula strutturale assume rilievo decisivo il requisito del possesso o della disponibilità in ragione delle funzioni esercitate, senza che rilevi in modo decisivo il profilo della formale titolarità del bene oggetto di appropriazione. Del pari si è provveduto ad uniformare la sanzione di tale reato a quella prevista dal corrispondente reato comune, così rimuovendo l'anomalia di una sanzione edittale decisamente incongrua rispetto alla reale offensività del reato e decisamente inferiore a quella del corrispondente, e identico sul piano della struttura e dell'offesa, peculato comune. Complementare a tale previsione risulta quella del peculato del finanziere, che appare correlato ad un presupposto più ampio di quello consistente nel possesso o nell'autonoma disponibilità del bene. In relazione alle previsioni sul peculato si è inoltre provveduto ad isolare, facendone oggetto di una previsione autonoma, la fattispecie del peculato d'uso. Le ulteriori norme incriminatrici si propongono di ampliare il catalogo dei fatti offensivi dell'amministrazione militare e comprendono condotte, nella quasi totalità già previste del codice penale comune, di uso distorto della funzione militare o di abuso della qualità di incaricato di funzioni amministrative o di comando. In tale ambito si è ritenuto di inserire anche la previsione di cui all'articolo 215- quater (arbitraria utilizzazione di prestazioni lavorative), in conformità a quanto previsto dall'articolo 78 della legge n. 121 del 1981 per gli appartenenti alla Polizia di Stato. Per quanto concerne i reati a struttura bilaterale (corruzione e induzione indebita), si è ritenuto di formularli, con un appropriato riferimento alle corrispondenti norme del codice comune, in un'unica previsione, con l'aggiunta del requisito dello svolgimento di atti di concreto esercizio della funzione militare o correlati a tale funzione. Resta inteso che per i concorrenti estranei alle Forze armate trova applicazione, con la sola variante dell'organo giurisdizionale competente, la previsione del primo comma dell'articolo 14 del codice penale militare di pace. Si è ritenuto altresì di estendere ai pertinenti reati militari contro l'amministrazione militare le disposizioni previste dall'articolo 323- ter del codice penale (causa di non punibilità) e dall'articolo 9, comma 1, lettera a) , della legge 16 marzo 2006, n. 146 (operazioni sotto copertura). Infine si è operato un raccordo tra la sanzione accessoria comune dell'interdizione dai pubblici uffici e quelle militari della rimozione e degradazione e si è estesa ai reati contro l'amministrazione militare la complessa normativa in tema di confisca e riparazione pecuniaria. Reati contro l'amministrazione della giustizia militare Si è provveduto ad introdurre quei reati che presentino un profilo offensivo direttamente incidente sull'esercizio della giurisdizione militare, a partire dal momento dell'acquisizione della notizia di reato e fino alla definitiva chiusura del procedimento penale. Anche per tali reati si è prevista una clausola finale che assicura la estensione ai fatti in essi preveduti delle fattispecie di non punibilità previste dal codice penale comune (articoli 376 e 384). Reati militari di falso I reati militari di falso ricalcano i più frequenti reati comuni aventi ad oggetto atti e documenti, allorché commessi da militari con riflesso sulla funzione o sul servizio, sia nella prospettiva della particolare qualifica del soggetto attivo, sia in quella dell'impiego dell'atto falso. Il loro inserimento nel novero dei reati militari consente di evitare la duplicità dei procedimenti nei casi frequenti in cui la realizzazione dei falsi documenti o delle false dichiarazioni è strumentale alla realizzazione di reati contro l'amministrazione militare. Reati militari contro la persona Anche i reati contro la persona hanno richiesto una razionale integrazione rispetto alle figure di corrispondenti reati comuni selezionate nel testo originario del codice, quando comunque la « militarizzazione » dei reati comuni era assicurata dalla clausola generale dell'articolo 264 del codice penale militare di pace.