[pronunce]

Ne discenderebbe, in parte qua, l'inammissibilità del ricorso. In punto di fatto la difesa erariale fa, peraltro, notare che la norma non avrebbe avuto concreta attuazione, in quanto non sarebbero finora emerse risorse finanziarie da trasferire allo stato di previsione in questione. 4.2. - In ordine al comma 19 dell'art. 4 della legge n. 350 del 2003 l'Avvocatura sostiene, poi, che la competenza attribuita al CIPE per l'approvazione dei nuovi contratti di programma (e non anche dei nuovi patti territoriali) sarebbe giustificata dalla “peculiarità delle iniziative promosse dallo Stato”, e richiama il precedente specifico costituito dalla sentenza n. 14 del 2004 di questa Corte, la quale, in riferimento all'analoga previsione recata dall'art. 67, comma 1, della legge n. 448 del 2001, ha ricondotto la competenza del Comitato interministeriale alla materia della tutela della concorrenza (art. 117, secondo comma, lettera e, della Costituzione). La difesa erariale evidenzia infine che la richiesta, subordinata, di una pronuncia “additiva”, che inserisca nel comma 19 la previsione di una intesa con le Regioni interessate, sarebbe superflua, atteso che con deliberazione del 25 luglio 2003 (paragrafo 7) il CIPE ha già previsto che le domande di accesso a contratti di programma siano presentate alla Regione interessata e che questa partecipi attivamente al procedimento conseguente.1. - La Regione Emilia-Romagna ha proposto questione di legittimità costituzionale di numerose disposizioni della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), censurando, tra l'altro, le disposizioni di cui all'art. 4, commi 18 e 19, oggetto del presente giudizio. 1.1. - La ricorrente sostiene che le disposizioni impugnate, nel prevedere una gestione accentrata di risorse destinate al finanziamento di contratti di programma nei settori dell'agricoltura e della pesca, violerebbero gli articoli 117, 118 e 119 della Costituzione, in quanto interverrebbero nelle materie di competenza regionale dell'agricoltura e della pesca, non realizzerebbero il finanziamento integrale delle funzioni ordinarie delle Regioni e, ove pure fosse ravvisabile l'esercizio di una competenza sussidiaria da parte dello Stato nella previsione e gestione del fondo, non prevederebbero la necessaria intesa delle Regioni interessate ai fini dell'approvazione dei contratti di programma. 2. - Deve preliminarmente essere disattesa l'eccezione di inammissibilità prospettata dall'Avvocatura generale dello Stato con riferimento alla questione relativa al comma 18 dell'art. 4 della legge n. 350 del 2003. La difesa erariale sostiene che il suddetto comma 18, nel prevedere nell'ambito del bilancio dello Stato un trasferimento di risorse economiche dallo stato di previsione del Ministero delle attività produttive a quello delle politiche agricole e forestali, avrebbe natura “meramente” contabile e pertanto sarebbe inidoneo a ledere la sfera di attribuzione regionale. In effetti si tratta di una previsione strumentale rispetto a quella dettata dal successivo comma 19, il quale attribuisce al Ministero delle politiche agricole e forestali la competenza a sottoporre al CIPE nuovi contratti di programma; e tuttavia in ordine alla stessa non si pone alcun problema di ammissibilità, dovendosene piuttosto apprezzare, nel merito, la legittimità in riferimento alla norma sostanziale cui si riferisce. 2.1. - Nel merito la questione non è fondata. 2.2. - Le disposizioni impugnate (art. 4, comma 18) trasferiscono nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali le risorse, accertate al 31 dicembre di ogni anno, alle quali si riferisce l'art. 67, comma 1, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), nonché quelle relative agli interventi di cui all'art. 11 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138 (Interventi urgenti in materia tributaria, di privatizzazioni, di contenimento della spesa farmaceutica e per il sostegno dell'economia anche nelle aree svantaggiate), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, e prevedono (art. 4, comma 19) che, nei limiti delle stesse, il Ministero delle politiche agricole e forestali sottopone annualmente all'approvazione del CIPE i contratti di programma nei settori agricolo e della pesca. Si tratta, in buona parte, delle medesime risorse e, sostanzialmente, delle medesime finalità cui si riferiva l'art. 67, comma 1, della legge n. 448 del 2001, il quale, peraltro, attribuiva la competenza alla predisposizione dei contratti al Ministero per le attività produttive, di concerto con il Ministero delle politiche agricole e forestali, previa delibera del CIPE. Quest'ultima disposizione è stata già oggetto di giudizio avanti questa Corte, che (sentenza n. 14 del 2004) ha rigettato i relativi ricorsi proposti da varie Regioni, ritenendo legittimo l'intervento finanziario dello Stato, atteso che lo stesso, per la sua dimensione nazionale e per la sua funzione di stimolo del mercato, è ascrivibile alla materia della tutela della concorrenza (articolo 117, secondo comma, lettera e, della Costituzione). 2.3. - Tale giudizio va confermato anche in riferimento agli impugnati commi 18 e 19 dell'art. 4 della legge n. 350 del 2003. Essi, in effetti, ripropongono la medesima disciplina sostanziale già favorevolmente scrutinata dalla sentenza appena citata. Le uniche differenze, a parte l'entità dei fondi, attengono, a ben vedere, alla concentrazione delle competenze in capo al Ministero delle politiche agricole e forestali ed al mancato espresso riferimento alla possibilità di attivare i contratti sull'intero territorio nazionale (non facendosi peraltro più cenno ai patti territoriali, cui pure si riferiva l'art. 67 della legge n. 448 del 2001). Ma l'elemento più significativo è dato dal fatto che la dimensione macroeconomica dell'intervento previsto dalla nuova disciplina è assicurata, come nel caso dell'art. 67 della legge n. 448 del 2001, dallo strumento usato (cfr. sentenza n. 272 del 2004) e cioè dal ricorso ai contratti di programma, i quali, come è noto, hanno la funzione, insieme ad altri strumenti che rientrano nella più lata nozione di programmazione negoziata, di stimolare la crescita economica e rafforzare la concorrenza sul piano nazionale. E non è senza significato che la programmazione negoziata rientri tra gli strumenti di politica economica previsti dal documento di programmazione economica e finanziaria per il periodo 2004-2007. Si tratta, dunque, di interventi finanziari che rientrano nella materia della tutela della concorrenza di cui all'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione e sono di pertinenza esclusiva dello Stato.