[pronunce]

pen. stabilisce che, in caso di opposizione della persona offesa alla richiesta di archiviazione, debba essere fissata una udienza in camera di consiglio, cui partecipa il difensore dell'indagato, all'esito della quale il giudice per le indagini preliminari decide se archiviare, o no, il procedimento. Ciò non è previsto, invece, dalla norma censurata, in relazione al procedimento che si svolge davanti al giudice di pace, con la conseguenza che, in esso, l'indagato non è messo in condizione di contrastare l'iniziativa della persona offesa, svolgendo difese e adducendo elementi a sostegno della richiesta di archiviazione. Il rimettente ravvisa in ciò la violazione dei principi di eguaglianza e ragionevolezza (art. 3), di inviolabilità del diritto di difesa (art. 24 Cost.) e di parità delle parti nel contraddittorio e nella formazione della prova (art. 111 Cost.). La rilevata "asimmetria" non potrebbe, infatti, essere giustificata con le esigenze di speditezza e semplificazione che caratterizzano il procedimento davanti al giudice di pace, le quali non consentirebbero la compressione dei principi costituzionali evocati. La norma censurata, peraltro, non sarebbe neppure idonea a realizzare i fini di speditezza avuti di mira dal legislatore, poiché impedirebbe al giudice di tener conto di elementi che potrebbero evitare l'avvio di un inutile processo. 2.- Le questioni sono inammissibili. 2.1.- Il rimettente - investito del processo penale nei confronti di una persona imputata del reato di lesioni personali - fa discendere la rilevanza delle questioni dal mero fatto che, nel giudizio a quo, si era verificata proprio l'ipotesi della cosiddetta imputazione coatta, disposta dal giudice di pace svolgente funzioni di giudice per le indagini preliminari a seguito dell'opposizione alla richiesta di archiviazione da parte della persona offesa, senza che l'indagato fosse stato messo in condizione di formulare le proprie difese. Secondo il rimettente, la rilevanza risulterebbe altresì «dalla non manifesta infondatezza» delle questioni. 2.2.- Di là da quest'ultima affermazione - che indebitamente sovrappone due profili di scrutinio tra loro autonomi - va, riguardo alla prima, osservato che la norma oggetto delle questioni di legittimità attiene a una fase del procedimento (le indagini preliminari) anteriore e distinta rispetto a quella di cui il rimettente è investito. Si tratta di fase oramai conclusa, nella quale la norma stessa ha già trovato applicazione ad opera del giudice di pace investito delle funzioni di GIP. Nell'ordinanza di rimessione, il giudice a quo non indica in relazione a quale evenienza propria della fase dibattimentale egli debba, a propria volta, applicare la norma censurata e in quale modo la pronuncia additiva richiesta sia suscettibile di incidere sullo svolgimento di tale fase. Ciò impedisce a questa Corte di verificare per quale profilo la risoluzione del quesito possa avere concreta rilevanza in rapporto alla fase in cui si trova il giudizio a quo, anche nei soli termini, propri di tale verifica, di un controllo "esterno" sulla "non implausibilità" della motivazione al riguardo offerta dal giudice a quo. 3.- Alla luce di quanto precede, le questioni vanno pertanto dichiarate inammissibili per difetto di adeguata motivazione sulla rilevanza.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 17, comma 4, del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Giudice di pace di Bari con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 gennaio 2024. F.to: Augusto Antonio BARBERA, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Igor DI BERNARDINI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 febbraio 2024 Il Cancelliere F.to: Igor DI BERNARDINI