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Faccio mia la riflessione del presidente Mattarella quando, nell'ultima lettera indirizzata ai Presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, ribadisce che la necessità di attuare speditamente il programma di investimenti e riforme concordato in sede europea non può affievolire il dovere al rispetto della Costituzione. Dunque, per quanto riguarda i settori di mia competenza, io richiamo assolutamente l'articolo 9, che chiede a noi parlamentari e al Governo di rispettare il nostro patrimonio e garantire la tutela del nostro patrimonio artistico e del paesaggio, ma anche l'articolo 32, che ci impone di tutelare la salute. Sullo sfondo del Piano nazionale di ripresa e resilienza e degli obiettivi di questo decreto-legge, c'è un obiettivo primario, che è la lotta globale ai gas climalteranti. Ciò significa combattere il surriscaldamento globale e cercare di contrastare così i fenomeni climatici estremi e avversi dovuti ai cambiamenti climatici. Dunque, dobbiamo fare molta attenzione, perché questo chiaramente ci impone un efficientamento energetico. Ma dobbiamo anche fare attenzione che la nostra necessità di decarbonizzare e di efficientare la produzione energetica da fonti di energia rinnovabili non possa, in qualche modo, andare a compromettere la biodiversità, gli ecosistemi - di cui l'Italia, tra l'altro, vanta il primato in Europa per numero - e l'ambiente in generale. Vi porto un esempio. Pensate a 90 ettari di foresta, che producono annualmente circa tra le 10 e le 20 tonnellate di ossigeno e assorbono annualmente circa tra le 5 e le 10 tonnellate di CO 2 . Pensate se quei 90 ettari, che in totale assorbirebbero 657 tonnellate di CO 2 e ne rilascerebbero 450 di ossigeno, fossero compromessi e rasi al suolo per fare un impianto industriale eolico, con un impiego di 600 metri cubi di cemento per ogni plinto delle 8 pale eoliche e, dunque, anche con un rischio per le conseguenze di sussistenza e sopravvivenza degli ecosistemi e della biodiversità. Questo potrebbe accadere sul crinale del Mugello, per esempio. Colleghi, dobbiamo fare molta attenzione. Qui siamo tutti d'accordo sulla necessità di semplificare e sulla necessità di una transizione ecologica, ma questa non può che avvenire nel rispetto della biodiversità, degli ecosistemi, degli ambienti e delle attività, anche microeconomiche, che sussistono in quegli habitat e in quegli ambienti. Altrimenti, se noi pensiamo di realizzare la transizione ecologica senza porci il problema dell'impatto sull'ambiente e sulle comunità, ci troveremo di fronte, anzi immersi fino alla punta dei capelli in un grande paradosso ecologico e, probabilmente, non riusciremo a raggiungere quegli obiettivi globali per cui l'Italia oggi, per il cammino che stava facendo, può vantare dei primati e di cui può essere contenta e orgogliosa. Attenzione, però, perché basta un attimo a sbagliare e noi non ce lo possiamo permettere, per noi stessi e per le generazioni future. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signora rappresentante del Governo, colleghi e colleghe, voglio fare due ragionamenti, uno di metodo e uno di merito. Lo abbiamo già ripetuto più volte in quest'Aula, ma purtroppo siamo stati unica vox in deserto clamantis e non credo che le cose siano cambiate. Ci troviamo a dover discutere - più che altro a prendere atto - della conversione di un decreto-legge senza che questo ramo del Parlamento possa muovere una foglia; possa intervenire con un minimo di emendamento; possa rendere compatibile un provvedimento di questo genere con le necessità che la storia di ognuno di noi, in quest'Aula, ha maturato. Molti di noi sono stati amministratori comunali, provinciali e regionali e quindi sanno perfettamente, a proposito di sburocratizzare e snellire le procedure, quali sono le esigenze e le aspettative. Il provvedimento in esame necessitava di un robusto intervento parlamentare, e cioè dei rappresentanti dei cittadini, perché molte volte i provvedimenti sono figli della burocrazia ministeriale, soprattutto quando i capi dei Ministeri sono non politici, ma persone della società civile e quindi ostaggio - se mi è consentito il termine - dei burocrati dei loro Ministeri. Ecco allora che la funzione del Parlamento è proprio attualizzare e trasferire quella mole di esperienza, che ognuno di noi ha maturato nella sua attività politica, nei provvedimenti che servono ai cittadini. Quindi, mi auguro di non essere più costretti a esaminare provvedimenti a scatola chiusa, con tutto il rispetto del lavoro fatto dai colleghi della Camera dei deputati, che hanno quasi raddoppiato il numero degli articoli. Questa è la questione di metodo. Per quel che riguarda la questione di merito, non possiamo che essere favorevoli a un intervento che mira non soltanto a velocizzare e a rendere certi i tempi nelle procedure amministrative. C'è un salto culturale che nessuno ha segnalato ed evidenziato. C'è un cambio di paradigma, e cioè il cittadino, sia esso imprenditore, utente o persona qualunque, non è più visto come colui che vuole frodare lo Stato, il Comune o l'amministrazione: è visto come una persona con la quale si deve collaborare. Quindi, è la pubblica amministrazione ad essere al servizio del cittadino e non viceversa. Probabilmente c'è voluta l'autorevolezza del presidente Draghi, ma c'è voluta anche la spada di Damocle della tempistica imposta dall'Europa per poter avere i primi 25 miliardi di euro e arrivare poi, a scadenza, ai 209 miliardi di euro. Allora ben venga questa situazione: può darsi che non tutti i mali vengano per nuocere, se il nostro Paese cambia e inverte la rotta. Ci sono molte iniziative nel provvedimento in esame che sono stati cavalli di battaglia del nostro Gruppo, del nostro movimento, del nostro partito, a partire appunto dai tempi certi nel rilascio di autorizzazioni e nella valorizzazione del silenzio-assenso della pubblica amministrazione. È chiaro che il Governo si è dovuto munire di una serie di organismi che hanno il compito di controllare e verificare in concreto l'andamento dell'esecuzione e della realizzazione dei progetti, che sono sempre conseguenza della necessità di ottenere quelle somme. Anche a tale proposito, ci siamo sempre riempiti la bocca della transizione ecologica e del cambio di marcia rispetto all'essere schiavi dell'energia fossile, ma abbiamo creato una serie di paletti per le energie rinnovabili. Tutti vogliamo liberarci dalla schiavitù del carbone, ma nessuno vuole realizzare sul proprio territorio i parchi eolici o i pannelli fotovoltaici. Pertanto, questo intervento normativo consente di avere tempi certi e di incoraggiare veramente la transizione ecologica, che è fondamentale. In tema di digitalizzazione abbiamo bisogno di fare passi avanti molto importanti, e mi auguro che queste norme non abbiano la vita del PNRR perché rischieremmo di aver accelerato per tanto tempo per poi ritornare indietro. Mi auguro che queste norme possano valere a regime. Ne cito una fondamentale.