[resaula]

Auguriamo quindi al Governo di riuscire ad affrontare queste vicende; di guardare ai precedenti della storia e di essere ancorati nell'Occidente, nella NATO, in questa realtà. Gli auguro anche di dialogare con il mondo com'è e di farsi carico delle ossessioni altrui. La NATO è talmente forte che non ha bisogno di spingersi oltre confine. Anzi, noi siamo contenti che molti stiano invece nell'Unione europea, anche se poi, invece di festeggiare che l'Ungheria e la Polonia non stiano sotto l'Unione sovietica che non c'è più, qualcuno le vorrebbe cacciare dall'Europa. Non facciamo le espulsioni sbagliate e le acquisizioni inopportune. Equilibrio, serietà: lo spirito di Pratica di Mare è la via del futuro della comunità internazionale. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Al fine di procedere alla sanificazione dell'Aula, sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15,45. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 14,44, è ripresa alle ore 15,47) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: Doc 1402 Introduzione del reato di omicidio nautico e del reato di lesioni personali nautiche BALBONI ed altri. - (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1402. Il relatore, senatore Cucca, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. CUCCA, relatore . Signora Presidente, signori membri del Governo, stimate colleghe e stimati colleghi, oggi stiamo affrontando un tema estremamente delicato, che si era posta da più parti la necessità di affrontare. Nella scorsa legislatura abbiamo approvato il testo sul cosiddetto omicidio stradale. Chi c'era e chi lo ricorda sa che quel testo originariamente prevedeva anche una parte che riguardava il cosiddetto omicidio nautico, che poi venne stralciata, perché si ritenne che sarebbe stato meglio affrontare il tema in maniera isolata e autonoma rispetto all'omicidio stradale, che tanti problemi ha posto. Quindi si era deciso di stralciare tutta quella parte. Debbo dire che, nonostante il testo sull'omicidio stradale abbia davvero tante criticità, che conosciamo e che affrontiamo nella quotidianità, è tuttavia innegabile che si sia ottenuto il risultato di diminuire in maniera assolutamente sensibile il numero dei morti a seguito di queste vicende, in particolare le morti del sabato sera. Il provvedimento è servito davvero a porre un po' di rimedio; certamente è una legge che va rivisitata, ma altrettanto certamente abbiamo la consapevolezza che un po' di risultati li ha portati. Debbo dire che però si sentiva moltissimo anche nel campo della nautica l'esigenza di una maggiore sicurezza, in particolare durante i mesi estivi. Sempre più spesso assistiamo al ripetersi di incidenti gravi, in mare o nei laghi, che mettono a repentaglio la tranquillità, l'incolumità e la vita dei bagnanti e, più genericamente, di coloro che amano il mare, l'acqua e i laghi. Anche di recente, nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario nel distretto della corte d'appello di Brescia, era stato ricordato il caso del bruttissimo incidente nautico che l'estate scorsa sul lago di Garda era costato la vita a due giovani, Greta Nedrotti e Umberto Garzarella, che erano morti travolti da un motoscafo guidato da due tedeschi che oggi si trovano a processo. Proprio in sede di inaugurazione dell'anno giudiziario il procuratore generale di Brescia aveva auspicato che si mettesse finalmente mano a questo tema che è estremamente sensibile. Andar per mare, infatti, non è semplice e nonostante la mole di traffico sia notevolmente inferiore rispetto a quella dei mezzi che circolano sulle strade, sicuramente per farlo occorre una preparazione specifica che spesso e volentieri non si ha. Badate, inoltre, che spesso e volentieri chi circola per mare ha per le mani delle vere e proprie armi che, tra l'altro, si possono tranquillamente condurre senza nessuna patente: si pensi alle moto d'acqua di piccola cilindrata, ma soprattutto ai gommoni che spesso sono dotati di motori potenti da 40 cavalli, quindi sono estremamente veloci, e sono affidati alla guida di persone giovanissime e inesperte, che non conoscono le regole del mare, dove ci sono norme precise da rispettare. Queste situazioni creano spessissimo delle condizioni di pericolo per i bagnanti che si trovano sulla battigia, magari con i bambini, che si vedono sfrecciare davanti gommoni rapidissimi che, come dicevo, ne mettono a repentaglio l'incolumità. Abbiamo quindi raccolto l'istanza del primo firmatario del presente disegno di legge, il senatore Balboni, che con pervicacia - in questo senso bisogna rivolgergli un ringraziamento - ha sostenuto la necessità di discuterlo e portarlo all'attenzione dell'Assemblea. In generale, infatti, agli incidenti che capitano in mare si applicava la disciplina generale sull'omicidio e sulle lesioni colpose; adesso invece si è messo mano alla materia e si è elaborata una sorta di provvedimento speculare a quello sull'omicidio stradale, che aggrava le pene soprattutto per i fatti più gravi. Era anche inconcepibile che ci fossero delle situazioni di omicidio stradale punite addirittura fino a diciotto anni (sappiamo che sono casi molto particolari e abbastanza rari), rispetto invece a un incidente in mare conclusosi con la morte di qualcuno che, come spesso accade, può essere punito con la pena di sei mesi di reclusione. Con il presente disegno di legge si è quindi inteso colmare una vera e propria lacuna normativa, che è inaccettabile perché, come dicevo, non risponde ai criteri di proporzionalità per i motivi che ho testé detto. Tra l'altro, l'atteggiamento psicologico del reo è ancora più inaccettabile ove si pensi che la medesima persona responsabile della morte di un'altra, se è alla guida di un'automobile può essere punita astrattamente con una pena fino a diciotto anni di reclusione, invece nel caso degli incidenti in mare con una pena di sei mesi. In quest'ottica, quindi, diventa determinante incidere non solo sull'entità della pena e sulle misure che ne garantiscano l'immediata efficacia, ma soprattutto sul corretto inquadramento dell'approccio psicologico di chi, consapevole della pericolosità della propria condotta (come vi dicevo, purtroppo non tutti hanno consapevolezza di avere tra le mani un'arma), ne accetta il rischio in spregio delle pressoché inevitabili conseguenze e soprattutto in spregio della valutazione della vita e dell'incolumità altrui.