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Signor Ministro, conosco il suo piano, che è venuto a spiegare anche nella Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sulla necessità di considerare le mascherine e tutti i dispositivi come rifiuto urbano pericoloso da raccogliere presso le farmacie. Tuttavia, questo sistema non è partito e siamo già in estremo ritardo sul punto. Sono anche contenta della possibilità che ci daremo di rivedere il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC), però devo dire che non va bene la ricerca, in maniera deterministica, della causa-effetto sulle conseguenze dell'inquinamento perché ci sono già solidi studi scientifici che lo dimostrano. Sappiamo che la deforestazione, per esempio, ha causato l'avvicinamento di animali prima estranei all' habitat antropico, e questo ha prodotto sicuramente una commistione che non avrebbe dovuto esistere. Conosciamo gli effetti della trasformazione e dell'incidenza ambientale che abbiamo avuto già nel passato perché siamo reduci da una pandemia, che si è risolta prima e più velocemente della SARS (probabilmente ne dovremo affrontare altre). Quindi, avrei voluto vedere lei a fianco al Presidente del Consiglio con un piano di rilancio ambientale; dobbiamo infatti prendere coscienza di questo aspetto e da esso dovevamo partire. PRESIDENTE . Il senatore Laus ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01647 sulle modalità di erogazione della cassa integrazione in deroga, per tre minuti. LAUS (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, con questa interrogazione esprimiamo per la seconda volta preoccupazioni in merito ai tempi relativi all'erogazione delle spettanze della cassa integrazione in deroga. Dico per la seconda volta perché già la procedura prevista nel decreto-legge cura Italia, dal nostro punto di vista - ma l'avevamo già detto allora - ci sembrava e ci sembra molto farraginosa: mi riferisco al passaggio datore di lavoro-Regione-INPS. Ancora oggi assistiamo ai balletti o alla competizione delle cifre tra le relative Regioni e la stessa INPS. Purtroppo, la realtà ci dà ragione: ad oggi tanti lavoratori ancora attendono le loro spettanze e in merito a questo le chiedo gentilmente, signor Ministro, di fornire i dati e una fotografia attuale della situazione. In pratica, vorremo sapere quanti sono ancora i lavoratori che devono percepire la cassa integrazione in deroga. La seconda preoccupazione nasce dal decreto-legge rilancio perché modifica la procedura illustrata poc'anzi: il Governo prevede il pagamento diretto dell'INPS evitando il passaggio dalla Regione. Comprendo i buoni propositi, però, anche in questo caso, le nostre preoccupazioni restano; anzi, da un punto di vista anche personale aumentano. Siamo infatti convinti che anche in questo caso i lavoratori non riusciranno a percepire le loro spettanze prima di due mesi, e non sarà sicuramente l'acconto del 40 per cento dell'INPS a risolvere il problema; anzi, è proprio quello uno dei punti che genererà problemi. Infatti, quello è l'acconto, entro trenta giorni le aziende dovranno comunicare una sorta di consuntivo e non c'è un tempo prestabilito dall'INPS entro il quale liquidare il saldo. Questo è il motivo della nostra preoccupazione e la domanda che le pongo, Ministro, è se non ritiene opportuno prevedere una modalità per cui i lavoratori possano percepire immediatamente, tramite un istituto bancario, mediante la previsione di garanzia statale, gli anticipi loro diretti. È evidente che sarà il datore di lavoro a trasferire all'istituto bancario i relativi dettagli della retribuzione di competenza del mese. Il ruolo centrale resta chiaramente dell'azienda e in capo all'azienda stessa non devono ricadere oneri di alcun tipo. (Applausi). PRESIDENTE.Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, senatrice Catalfo, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CATALFO, ministro del lavoro e delle politiche sociali . Signor Presidente, prima di rispondere ai quesiti posti, mi corre l'obbligo di ricordare il contesto in cui il Governo e l'INPS hanno dovuto operare negli ultimi tre mesi, al fine di garantire, in tempi quanto più rapidi possibili, la tutela delle aziende e dei lavoratori. Come noto a tutti, abbiamo dovuto utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal nostro ordinamento, riadattandoli ad eccezionali esigenze di protezione, scaturite dalla pandemia in atto. Ciò si è verificato in particolar modo con riferimento agli ammortizzatori sociali, sui quali, sin dall'inizio del mio mandato, ho sottolineato la necessità di una riforma. Ho già evidenziato in altre occasioni lo straordinario sforzo compiuto, non solo del Governo, ma anche da parte di tutti i dipendenti dell'INPS, chiamati ad evadere in un solo mese un numero di pratiche che di norma viene gestito in anni. Tuttavia, consapevole delle gravi difficoltà che l'intera popolazione si trova ad affrontare, ho lavorato per migliorare il sistema semplificando le procedure tradizionalmente operate per l'erogazione dei trattamenti di integrazione salariale, compreso quello in deroga, al fine di renderle più snelle e veloci. Proprio a tal fine, nel decreto rilancio è stato eliminato il coinvolgimento delle Regioni nella fase di presentazione della domanda di integrazione salariale in deroga, eliminando quindi i quattro passaggi di cui parlava l'onorevole interrogante. Più precisamente, in base a quanto previsto dall'articolo 71 del decreto rilancio, il datore di lavoro che si avvale del pagamento diretto da parte dell'INPS inoltra direttamente all'Istituto la domanda di concessione del beneficio «entro il quindicesimo giorno dall'inizio del periodo di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa, unitamente» - questa è la novella - «ai dati essenziali per il calcolo e l'erogazione di una anticipazione della prestazione ai lavoratori». Nel termine di quindici giorni dal ricevimento della domanda, l'INPS autorizza le domande ed eroga un anticipo del trattamento, pari al 40 per cento, al fine di garantire immediata liquidità ai lavoratori. Entro i trenta giorni successivi, il datore di lavoro invia all'Istituto tutti i dati necessari per il saldo dell'integrazione salariale, che poi appunto verrà effettuato dall'INPS. Riguardo alla convenzione con gli istituti bancari, ci tengo a ribadire che due mesi fa - forse anche di più - è stato sottoscritto dalle parti sociali con l'Associazione bancaria italiana (ABI) un protocollo proprio per l'anticipazione da parte di tutte le banche, che poi è stato sottoscritto e comunque coinvolge anche la società Poste italiane, per l'anticipazione della cassa integrazione. Le modifiche di cui ho parlato richiedono i tempi tecnici necessari per adeguare i sistemi informativi dell'INPS, che sta già implementando il sistema per la ricezione delle domande di cassa integrazione in deroga. Venendo allo stato di erogazione dei trattamenti di integrazione salariale, ad oggi, più in generale, sono stati pagati 6,9 milioni di lavoratori, il 92 per cento del totale di coloro per i quali le aziende hanno inviato all'INPS i dati necessari per il pagamento, con il famoso modello SR41.