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Tra questi, certamente rientrano gli emendamenti finalizzati a sancire il principio della inderogabilità delle misure a tutela del lavoro, della sicurezza e del contrasto al lavoro irregolare, della legalità e della trasparenza. La tutela del lavoro e la sicurezza dei luoghi di lavoro è un tema che impone a tutti noi la massima attenzione, sempre, non soltanto davanti agli incidenti o alle morti sul lavoro. Oggi, alla luce dei numerosi bonus edilizi, che nel loro complesso stanno funzionando bene, l'impianto attuativo di tale principio deve essere stringente e molto rigoroso. Non possiamo dimenticare, a un mese e mezzo di distanza, l'ammonimento del presidente Mattarella nel giorno del suo giuramento, quando ci ha sollecitato ad «azzerare le morti che feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita». Dello stesso tenore, perché tocca il tema della sicurezza e dei suoi costi, è l'emendamento in cui si prevede che i costi della manodopera e della sicurezza siano sempre scorporati dagli importi assoggettati a ribasso. Alla luce del fenomeno al quale stiamo assistendo, relativo al notevole aumento dei prezzi nel settore dei lavori pubblici, l'emendamento che abbiamo proposto e approvato, finalizzato a prevedere un regime obbligatorio di revisione dei prezzi al verificarsi di condizioni di oggettiva eccezionalità e imprevedibilità al momento della formazione dell'offerta, coglie un punto di stretta attualità e, anche per il futuro, rappresenta un presidio di notevole importanza nei casi in cui si verificassero aumenti consistenti delle materie prime. Vi è poi il principio della inderogabilità del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, quindi il divieto del massimo ribasso, che è stato inserito - ritengo giustamente - nei contratti pubblici relativi ai servizi sociali e della ristorazione ospedaliera, dell'assistenza scolastica, nonché a quelli del servizio ad alta intensità di manodopera, dove è evidente che tale criterio è quello che offre migliori garanzie circa il buon esito dell'affidamento, soprattutto in settori sensibili. Per concludere, quindi, con l'approvazione di questo provvedimento andiamo a migliorare alcuni fondamentali punti di questa materia: dalla semplificazione di norme e procedure, al rispetto per l'ambiente, allo stop ai massimi ribassi in alcuni settori, agendo sui costi del lavoro e della sicurezza e ponendo attenzione al sociale e all'obbligo di revisione dei prezzi da parte delle stazioni appaltanti. È un testo centrale, questo, per l'attuazione del PNRR e per la ripartenza del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame, la delega al Governo in materia di contratti pubblici, ha avuto un proficuo iter in 8 a Commissione. Basti pensare che consta di un solo articolo, sul quale sono stati presentati qualche centinaia di emendamenti. Grazie all'apporto di tutte le componenti politiche, il testo è stato licenziato celermente, ma con modifiche decisamente mirate, migliorandolo e mantenendo salde le finalità del provvedimento ovvero semplificare, razionalizzare, riordinare la disciplina e, su tutto, evitare l'avvio di procedure di infrazione. I principi e i criteri direttivi, che il provvedimento individua e ai quali il Governo dovrà attenersi nell'esercizio della delega, sono: la semplificazione della disciplina, che sarà così applicabile a tutti quei contratti pubblici che vedono lavori, servizi e forniture inferiori alle soglie di rilevanza europea. Importantissimo è il passo in avanti fatto per il conseguimento degli obiettivi dell'Agenda 2030, che ci porta ancor più verso gli investimenti in innovazione, ricerca e tecnologia verde digitale: quindi, sempre più velocemente verso il futuro. La razionalizzazione, limando tutte quelle farraginose storture che prima ingolfavano i procedimenti, e l'avanzare delle pratiche porteranno comunque vantaggi, che si avranno con la riduzione e la certezza dei tempi relativi alle procedure di gara, alla stipula dei contratti e all'esecuzione degli appalti. L'obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nei bandi di gara avvisi di inviti e specifiche clausole sociali non può che essere una scelta di buon senso; saranno fondamentali per la promozione e la stabilità occupazionale del personale impiegato, per garantire l'applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali di settore, per promuovere le pari opportunità generazionali, di genere e di inclusione lavorativa per le persone con disabilità. L'obiettivo primario era di migliorare, talvolta sradicare, il codice degli appalti approvato nella scorsa legislatura, che era forse troppo fedele alle tre direttive comunitarie alle quali faceva riferimento e poco adatto alle peculiarità italiane. Ha difatti talvolta disorientato, viste le abitudini e i tempi di reazione legislativa del nostro Paese, ed è stata la stessa Autorità garante per la concorrenza che ci ha indotti a imprimere questo cambio di passo. La disciplina del codice dei contratti pubblici è stata negli anni stigmatizzata per la complessità, aggravata dai numerosi e troppo spesso inconcludenti rinvii a futuri provvedimenti attuativi. Prima le linee guida Anac e poi è stata la volta del noto regolamento attuativo introdotto dal cosiddetto sblocca cantieri. Questi provvedimenti hanno privato gli operatori della consegna di una disciplina certa e coordinata e trasformato la gestione dell'attuale codice in una lunga attesa di decantazione normativa, che si è protratta troppo a lungo nel tempo, non dando spazio a quella celerità e a quella certezza della burocrazia che aiutano ad attivare la macchina economica del Paese ovvero le difficoltà incontrate da stazioni appaltanti e operatori economici con l'applicazione della normativa in vigore fino ad oggi, prima del provvedimento che stiamo discutendo. Nel ringraziare il Presidente della Commissione, i relatori, il Governo e i colleghi di tutte le forze politiche, rilevo che è stato davvero un lavoro di squadra, straordinario esempio di un Parlamento che, in primis , guarda alla cosa pubblica. Mi preme sottolineare l'importanza di aver dato il giusto spazio ad ognuno di noi, consentendo a ciascuno di apportare il proprio contributo. Si dice che non esistono leggi perfette, ma noi consegniamo al Governo un buon lavoro. Era quanto si aspettavano le imprese italiane per un nuovo percorso. Nel dettaglio, con l'approvazione dei nostri emendamenti abbiamo premuto per la revisione dei prezzi obbligatoria, l'adozione di un regolamento attuativo in relazione alle diverse tipologie di contratti pubblici, la razionalizzazione e semplificazione delle cause di esclusione, al fine di rendere le regole di partecipazione chiare e certe, individuando le fattispecie che configurano l'illecito professionale; ancora, la semplificazione delle procedure di pagamento da parte delle stazioni appaltanti del corrispettivo contrattuale, anche riducendo gli oneri amministrativi a carico delle imprese. Abbiamo scandito i tempi di attuazione dei decreti attuativi, ma soprattutto abbiamo posto attenzione alle piccole e medie imprese. Sono stati tempi difficili per l'economia di questo Paese.