[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 3 della legge della Regione autonoma Trentino-Alto Adige 11 luglio 2014, n. 5, recante «Modifiche alla legge regionale 26 febbraio 1995, n. 2 (Interventi in materia di indennità e previdenza ai Consiglieri della Regione autonoma Trentino-Alto Adige), come modificata dalle leggi regionali 28 ottobre 2004, n. 4, 30 giugno 2008, n. 4, 16 novembre 2009, n. 8, 14 dicembre 2011, n. 8 e 21 settembre 2012, n. 6, nonché alla legge regionale 23 novembre 1979, n. 5 (Determinazione delle indennità spettanti ai membri della Giunta regionale), e successive modificazioni, volte al contenimento della spesa pubblica», promossi dal Tribunale ordinario di Trento, con quattro distinte ordinanze del 21 maggio 2018, rispettivamente iscritte ai numeri 133, 134, 135 e 176 del registro ordinanze 2018 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica ai numeri 39 e 49, prima serie speciale, dell'anno 2018. Visti gli atti di costituzione di E. G., di I. D., di H. F., di S. B., della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol e del Consiglio regionale della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol; udito nell'udienza pubblica del 19 marzo 2019 il Giudice relatore Nicolò Zanon; uditi gli avvocati Massimo Luciani e Romano Vaccarella per E. G., I. D., H. F. e S. B. e Giandomenico Falcon, Fabio Corvaja e Andrea Manzi per la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol e per il Consiglio regionale della medesima Regione. Ritenuto che il Tribunale ordinario di Trento, con quattro distinte ordinanze, tutte del 21 maggio 2018, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 3 della legge della Regione autonoma Trentino-Alto Adige 11 luglio 2014, n. 5, recante «Modifiche alla legge regionale 26 febbraio 1995, n. 2 (Interventi in materia di indennità e previdenza ai Consiglieri della Regione autonoma Trentino-Alto Adige), come modificata dalle leggi regionali 28 ottobre 2004, n. 4, 30 giugno 2008, n. 4, 16 novembre 2009, n. 8, 14 dicembre 2011, n. 8 e 21 settembre 2012, n. 6, nonché alla legge regionale 23 novembre 1979, n. 5 (Determinazione delle indennità spettanti ai membri della Giunta regionale), e successive modificazioni, volte al contenimento della spesa pubblica»; che con le quattro ordinanze, dal contenuto sostanzialmente identico, il Tribunale di Trento censura, con riferimento agli artt. 2, 3, 97 e 117 della Costituzione, gli artt. 2 e 3 della legge reg. Trentino Alto-Adige n. 5 del 2014 nella parte in cui «applicano, peraltro con effetto retroattivo, permanente ed irreversibile, il divieto di cumulo con il limite massimo di &#8364; 9.000,00 lordi mensili e/o la riduzione del 20% dell'assegno vitalizio erogato dalla Regione a tutti i titolari di assegno vitalizio regionale e parlamentare, diretto o indiretto, senza gradualità di sorta»; che le ordinanze iscritte al r.o. n. 133 e n. 134 del 2018 originano da due diversi processi instaurati da E. G e I. D., vedove di ex consiglieri della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, per chiedere l'accertamento del «diritto alla corresponsione dell'assegno vitalizio di reversibilità erogato dal Consiglio Regionale [...] senza subire le decurtazioni di cui agli art. 2-3 L.R. 5/2014»; che entrambi i processi a quibus erano sorti a seguito della rideterminazione, da parte del Consiglio regionale della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, dell'importo degli assegni vitalizi di reversibilità percepiti precedentemente dalle due attrici; che le ordinanze iscritte al r.o. n. 135 e n. 176 del 2018 originano da due processi instaurati da H. F. e S. B., ex consiglieri della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, per chiedere l'accertamento del loro «diritto alla corresponsione dell'assegno vitalizio erogato dal Consiglio Regionale [...] senza subire le decurtazioni di cui agli art. 2-3 L.R. 5/2014»; che anche questi due processi a quibus sono sorti a seguito della rideterminazione, da parte del Consiglio regionale della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, dell'importo degli assegni vitalizi diretti percepiti precedentemente dai due attori; che, secondo la prospettazione del rimettente, i provvedimenti di rideterminazione dei vitalizi, diretti e di reversibilità, trovano il loro fondamento negli artt. 2 e 3 della legge reg. Trentino-Alto Adige n. 5 del 2014, della cui legittimità costituzionale il giudice a quo dubita; che le questioni sarebbero rilevanti perché le pretese volte «all'accertamento del diritto alla corresponsione dell'assegno per intero e senza il cumulo e le riduzioni di cui agli artt. 2 e 3 della L.R. 5/2014, nonché la stessa pretesa restitutoria della Regione Trentino-Alto Adige, in tanto potranno ritenersi fondate in quanto le disposizioni di riferimento siano o meno conformi ai parametri costituzionali invocati»; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice evidenzia come le disposizioni impugnate si porrebbero in contrasto con il «principio - di derivazione comunitaria e convenzionale - della intangibilità dei diritti acquisiti e della certezza e stabilità dei rapporti giuridici quale forma di tutela del legittimo affidamento»; che, in particolare, il principio dell'affidamento troverebbe la sua copertura negli artt. 2, 3 e 97 Cost., in base ad un costante orientamento della Corte costituzionale, che ne dimostrerebbe la natura di «elemento essenziale dello Stato di diritto» e di «espressione immanente, da un lato, del principio di uguaglianza dinanzi alla Legge, e, dall'altro, di solidarietà cui sono collegati i canoni di buona fede e di correttezza dell'agire, anche da parte dell'amministrazione»; che, secondo il rimettente, «[s]i intravede [...] anche la violazione dell'art. 117, primo comma, della Costituzione per violazione dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali»; che non sussisterebbero, nel caso di specie, ragioni plausibili per «giustificare una così grave incidenza retroattiva su posizioni che si sono già realizzate e concluse», sia perché il Consiglio regionale della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol non sarebbe in condizioni di sofferenza finanziaria, sia perché la legge regionale non specificherebbe alcuna motivazione a supporto dell'intervento «riduttivo, che quindi non risulta in alcun modo consentaneo ad alcuno - nemmeno indicato - scopo finale»;