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Nel provvedimento, infatti, togliete lo scudo legale, date un alibi agli azionisti privati per andare via da questo Paese, mettete a rischio il più grande investimento nel Mezzogiorno, i piani di protezione ambientale per i cittadini di Taranto e 15.000 posti di lavoro in una delle aree più sfortunate del Mezzogiorno d'Italia. (Applausi dal Gruppo PD) . Dov'è la crescita in questo decreto-legge? Non c'è la crescita, c'è l'ennesimo capitolo del totale fallimento della politica economica di questo Governo. Questo è quanto emerge dal provvedimento al nostro esame. Nove mesi fa, da quel mitico balcone di Palazzo Chigi, avevate annunciato la manovra espansiva che avrebbe portato la crescita all'1,5 per cento e avrebbe abolito la povertà. Avete fatto la legge di bilancio, avete fatto debiti su debiti per quota 100 e reddito di cittadinanza, avete bloccato le grandi opere pubbliche a partire dal TAV, avete smontato il programma Impresa 4.0. Credo che dodici mesi di Governo abbiano dimostrato che con gli slogan non si governa e che la realtà, prima o poi, il conto lo presenta. Il conto è arrivato, purtroppo, nel nostro Paese perché la crescita sta a zero, perché la cassa integrazione è cresciuta del 35 per cento rispetto a un anno fa e perché sul tavolo del ministro Di Maio ci sono 158 crisi aziendali con 300.000 posti di lavoro a rischio, ma il ministro Di Maio è in campagna elettorale permanente e quei tavoli rimangono deserti e non vengono affrontati. (Applausi dal Gruppo PD) . Sono tavoli che vanno dalla Pernigotti all'ex FIAT di Termini Imerese, passando per la Whirlpool, per l'Alcoa e per Mercatone Uno. L'elenco è infinito e sono centinaia di migliaia di posti di lavoro che meriterebbero la massima attenzione da parte del Governo. Doveva essere un anno bellissimo il 2019. È diventato l'anno della stagnazione. Signor Presidente, i prossimi giorni saranno decisivi per l'economia di questo Paese, innanzitutto per la procedura di infrazione comunitaria. Sia chiaro: noi facciamo il tifo per l'Italia, vogliamo che questo Paese eviti la procedura di infrazione e siamo contenti di ascoltare dal ministro Tria che ci sono tutte le condizioni per evitarla, perché sarebbe un disastro per il nostro Paese. Ma in quest'anno, signor Presidente, la procedura di infrazione l'Italia se l'è creata da sola, ce la siamo costruita da soli con un autolesionismo senza precedenti. Lo spread a 250, la sfiducia dei consumatori e delle imprese, il blocco degli investimenti hanno una causa fondamentale: la politica economica di questo Governo, non l'Europa. L'incertezza, la paralisi delle decisioni, il blocco delle grandi opere, il debito che torna a crescere e il timore più grande: che l'uscita dell'Italia dall'euro non sia una fantasia ma un'opzione concreta per una larga parte di questa maggioranza e di questo Governo. Questo è il macigno che sta di fronte al Paese e che avete messo voi, il macigno che blocca la crescita e blocca il rilancio della nostra economia. Questi macigni noi li dobbiamo togliere se vogliamo realmente produrre crescita nel nostro Paese. Dobbiamo tornare a dialogare e a negoziare seriamente con l'Europa. Dobbiamo ricostruire la fiducia dei consumatori, delle imprese, di tutti gli attori dell'economia. Dobbiamo dare loro un orizzonte di certezze e dobbiamo darci obiettivi seri di politica economica come, ad esempio, tagliare le tasse: sì, ai lavoratori, alle imprese che assumono e che investono abbattendo all'evasione fiscale, non facendolo a deficit ,ma disboscando la giungla delle agevolazioni e restituendo equità al sistema fiscale italiano. Dobbiamo trovare risorse per la scuola, per la sanità, per le politiche familiari e dobbiamo farlo riprendendo la revisione della spesa che i Governi di centro-sinistra avevano avviato e che voi avete abbandonato. Dobbiamo fare investimenti? Sì, i soldi ci sono e sono stati stanziati. Dobbiamo concentrarli però, perché voi li avete dispersi in mille rivoli e in questo modo i soldi non riusciamo a spenderli e dobbiamo concentrarli sulla sfida decisiva per il futuro del nostro Paese: la sostenibilità ambientale, Agenda 2030 e il cambiamento climatico. (Applausi dal Gruppo PD) . Dobbiamo rimettere sotto controllo il debito e dobbiamo farlo non perché ce lo chiede Bruxelles ma perché è una delle responsabilità più grandi che abbiamo nei confronti dei nostri figli. Concludo, signor Presidente, aggiungendo che una strada alternativa, una diversa politica economica esiste. Noi vogliamo costruirla, insieme ai lavoratori, alle imprese e al terzo settore, vogliamo costruirla insieme all'Italia che combatte e che non si rassegna alla stagnazione, non si rassegna all'incompetenza e non si rassegna alla demagogia. È un'Italia che merita un futuro migliore. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, intervenendo su questo provvedimento, che non ha visto e non vedrà la discussione della parte emendativa, perché ormai è stata posta la questione di fiducia, devo manifestare tutto il disagio, come parlamentare, per il caos che si è venuto a creare. Prima di tutto, il provvedimento avrebbe dovuto avere carattere di urgenza, due mesi fa, allo scopo di far crescere l'economia: in realtà, i dati Istat ci dicono l'esatto contrario, perché comunque da due mesi il provvedimento produce - o avrebbe dovuto produrre - i propri effetti benefici sulla crescita, ma l'encefalogramma è completamente piatto. A generare disagio, però, è anche il disordine del provvedimento, per cui è difficile esprimere un giudizio: personalmente, guardando i cinquanta articoli attuali, posso trovare una serie di interventi che condivido, ma ve ne sono altrettanti inutili e altri assolutamente non condivisibili. Si tratta quindi di una manovra bis senza soldi, come emerge dal fatto che, se uno si mette a sommare, alla fine le risorse in gioco per la crescita di un Paese di 60 milioni di abitanti e 1.800 miliardi di euro di prodotto interno lordo sono 500 milioni circa: questi sono i valori e le entità in discussione. Qualcuno può dire che il ruolo normativo ha la funzione di attivare una serie di regole diverse perché si sviluppi l'economia, anzi - secondo coloro che stanno dalla parte del mio pensiero - perché sia il privato a sviluppare e fare nuove imprese. Ci rivolgiamo alle imprese, affinché di conseguenza il privato possa investire, creare posti di lavoro e dare quello sviluppo che ci si attende da un provvedimento come questo. In realtà, però, con ogni provvedimento ingabbiamo il privato e troviamo il modo di fermare qualcosa. Ne stiamo vedendo il caso estremo: con quello in esame, probabilmente si chiude una pagina della siderurgia in Italia, forse la più importante d'Europa, quella di Taranto.