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PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, credo non ci sia nulla di ideologico quando un Governo con la legge di bilancio restituisce centralità e dignità alla grande questione del lavoro. Sono i valori fondamentali della nostra Costituzione; sono i valori di riferimento della nostra Repubblica fondata sul lavoro e che vuole garantire e considerare il lavoro come un diritto fondamentale che riguarda tutti i cittadini. Non c'è nulla di ideologico, quindi, e si tende a confondere un'ideologia con i valori di riferimento. Lo dico con grande franchezza perché crediamo di aver restituito dignità con la legge di bilancio e con la conversione di questo decreto-legge alla questione del lavoro proprio perché colmiamo un vuoto e un'assenza; un'assenza che, purtroppo, nel 2019 non vide nella legge di bilancio alcuna azione utile a costruire centralità alla dinamica del lavoro nel nostro Paese. Era tutto impostato tra la propaganda della flat tax , il reddito di cittadinanza e le pensioni. Ma se un Paese non restituisce centralità al lavoro, non può crescere, non può ambire a trasformare la rabbia e la solitudine in speranza e visione di un suo futuro. Sono i principi fondamentali dai quali noi partiamo, che vanno ben al di là dell'entità economica dell'investimento. Essere riusciti, in un contesto macroeconomico così difficile, a riportare al centro la questione del lavoro; averlo fatto di fronte a una legge di bilancio complessa, difficile, che aveva come obiettivo fondamentale evitare di spingere il Paese in recessione, attraverso un utilizzo rilevante di risorse per sterilizzare l'aumento dell'IVA; essere riusciti a farlo di fronte a un incremento dei salari dei lavoratori - una platea superiore ai 16 milioni di persone - e ripristinando progressività ed equità, rappresenta una delle questioni fondamentali dalla quale partire. Non è certamente un punto di arrivo, ma è un punto di partenza importante, ancora più importante all'interno della crisi economica complessa che, purtroppo, anche l'epidemia di coronavirus ci costringe ad affrontare. Non è una brutta parola. Questa è una grande occasione per ridare dignità a un Paese che non può che ripartire dal lavoro per generare, sui giovani e per i giovani, la speranza di un futuro migliore. Questo è il senso dell'iniziativa che abbiamo assunto con il provvedimento in essere. Questo è il senso di un'iniziativa politica e culturale rilevante che porta necessariamente l'Italia, a proposito di un'altra azione importantissima che abbiamo costruito in questi mesi, non solo a restituire centralità al lavoro, ma anche a ricollocarsi in maniera adeguata nella dimensione europea. Sappiamo tutti che il costo del lavoro nel nostro Paese era, sul piano del gettito e del fisco, una delle grandi questioni fondamentali da affrontare per generare competitività, futuro e crescita. Avevamo, cioè, un costo del lavoro insostenibile, proprio all'interno delle dinamiche del cuneo fiscale. Queste dinamiche ci portano oggi a dire che il nostro è un provvedimento utile. È una base di partenza per una più ampia e necessaria riforma fiscale. Lo sappiamo bene, lo consideriamo un punto di partenza, ma lo consideriamo un punto di partenza che ha un valore culturale enorme. Il Partito Democratico ha costruito questa maggioranza, principalmente e fondamentalmente, non solo per mettere in sicurezza i conti pubblici, ma anche per garantire alle giovani generazioni un futuro migliore, ripartendo da un'idea del lavoro e della riduzione della pressione fiscale, alla necessità, che abbiamo, di affrontare le dinamiche dell'equità, perché troppe contraddizioni, che la globalizzazione ci ha portato ad attraversare, hanno aggiunto iniquità e disuguaglianze e spingono verso forme di solitudine e di povertà. Dunque, insieme alle politiche per contrastare la povertà abbiamo inevitabilmente bisogno di restituire dignità e centralità al lavoro. Per noi, questa è un'iniziativa importante, base di partenza per una più ampia riforma fiscale, perché sappiamo che la necessità che abbiamo oggi di sostenere i consumi passa attraverso un primo ed emergenziale intervento, che è quello che abbiamo costruito: 3 miliardi di euro nel 2020, 5 a decorrere dal 2021, per una platea di 16 milioni di lavoratori. Questi, inevitabilmente, con tali risorse potranno dare un contributo al sostegno dei consumi interni, che è un'altra delle grandi questioni critiche che ci è stata lasciata in eredità. Quindi, per quello che ci riguarda, è un'iniziativa pienamente integrata all'interno delle radici fondamentali del nostro Paese, necessaria per avviare una più completa riforma fiscale, utile per correggere una dicotomia che portava l'Italia a essere tra i Paesi con il carico fiscale più alto, all'interno della dimensione europea, proprio sul versante del costo del lavoro. Per queste ragioni, per quanto ci riguarda questa è un'iniziativa utile al futuro, per ripristinare centralità, per garantire ai giovani un'opportunità che porta all'interno del Paese il tema del lavoro come una grande questione fondamentale dalla quale ripartire per generare crescita e sviluppo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Montani. Ne ha facoltà. MONTANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei subito dire con chiarezza che il cuneo fiscale targato PD, M5S, LeU e Italia Viva inserito nella legge di bilancio 2020 è solo uno specchietto per le allodole. Questo Governo - lo diciamo subito in maniera chiara e netta - si è completamente dimenticato di tutte quelle partite IVA che noi abbiamo aiutato con la flat tax (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Partiamo da questo punto incontestabile per rimarcare con forza come la riduzione del cuneo fiscale sia sì al primo posto nella classifica delle sfide che il Governo Conte- bis annuncia ora di voler affrontare, ma soltanto a parole, e intanto l'economia, che andrebbe invece rilanciata, è ferma. E su questo punto ci torneremo. In Italia il cuneo fiscale è ancora molto alto, come dimostrano i dati pubblicati dall'OCSE nel rapporto «Taxing Wages 2019». Infatti, a fronte di un valore medio del cuneo fiscale nei 36 Paesi OCSE pari al 36,1 per cento, l'Italia occupa il terzo posto. Un singolo lavoratore senza figli a carico è sottoposto a un cuneo fiscale del 47,9 per cento, di cui il 16,7 per cento è rappresentato dalle imposte personali sul reddito e il restante 31,2 per cento dai contributi previdenziali, di cui una parte è a carico del lavoratore (7,2 per cento) e l'altra del datore di lavoro (24 per cento). Sono numeri, questi, che inquadrano bene la materia che stiamo affrontando, facendoci capire come per rilanciare imprese e occupazione sia necessario e inderogabile che l'abbassamento del cuneo fiscale divenga una priorità del Governo. Dalle parole, però, bisogna passare ai fatti, caro Governo. Oggi occorrono forza e coraggio, ma il Governo e la maggioranza non stanno dimostrando né forza né coraggio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) .