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in questo contesto, i laboratori di emodinamica durante la prima fase della pandemia hanno registrato una riduzione del 20 per cento delle attività, si è registrata poi una contrazione del 72 per cento delle pratiche di sostituzione valvolare aortica transcatetere, dell'80 per cento per la clip mitralica, del 91 per cento per la chiusura dell'auricola sinistra e del 97 per cento per quella del forame ovale pervio; considerato che: nel corso dei mesi il Governo ha adottato varie misure per limitare l'impatto della pandemia sulle liste di attesa. Da ultimo l'articolo 26 del "decreto sostegni bis" (decreto-legge n. 73 del 2021) prevede che le Regioni potranno stabilire se recuperare le prestazioni rinviate con l'ulteriore coinvolgimento del personale sanitario pubblico, tramite prestazioni straordinarie ed intramoenia , nonché con un maggior ricorso alle attività dei privati accreditati; anche a causa della difficoltà delle Regioni di spendere le risorse loro destinate negli scorsi mesi per il recupero dell'attività ordinaria (e dunque extra COVID-19), occorre adottare soluzioni innovative volte a decongestionare gli ospedali riducendo i periodi di degenza; nello specifico, è impellente un cambio di paradigma nella gestione dei pazienti in area critica, in fase preoperatoria o postoperatoria e in terapia intensiva, che si può realizzare anche attraverso l'utilizzo di tecnologie e metodiche innovative, quali ad esempio: l'utilizzo di tecniche mini invasive, soluzioni basate sull'AI (intelligenza artificiale), l'utilizzo di big data , l'utilizzo di algoritmi predittivi per il monitoraggio dei pazienti; inoltre, le soluzioni tecnologiche caratterizzate da mini invasività sul paziente, come le TAVI, hanno dimostrato di avere un impatto elevato in termini di rapida deospedalizzazione, con conseguente maggiore disponibilità di posti letto ordinari e di terapia intensiva, impegna il Governo, anche alla luce delle risorse stanziate con il piano nazionale di ripresa e resilienza, a valutare le possibilità di: 1) intervenire sui reparti di area critica, dalle sale operatorie alle terapie intensive, stabilizzando nuovi posti letto e riconsiderare correttamente le dotazioni tecnologiche, la logistica e la riprogettazione delle aree di cure intensive, anche attraverso l'adozione di soluzioni innovative per garantire elevati livelli di qualità e dei percorsi ottimizzati intraospedalieri, finalizzati alla riduzione della degenza e all'ottimizzazione dell'utilizzo di risorse; 2) investire nella tecnologia e nell'innovazione, elemento imprescindibile per sfruttare le opzioni diagnostico-terapeutiche non invasive oggi disponibili, in modo da aumentare notevolmente la qualità di vita, riducendo la degenza ospedaliera dei pazienti ed eliminando il ricorso alla terapia intensiva nonché contribuendo al recupero delle liste di attesa; 3) finanziare un piano nazionale cardio-cerebrovascolare che assicuri una gestione tempestiva e appropriata delle patologie cardiovascolari. Interrogazioni Atto n. 3-02670 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Ai Ministri della cultura e dell'interno Premesso che: risulta agli interroganti che, come denunciato sovente sui canali social e dai media senza che l'indignazione collettiva basti, però, a cambiarne il destino, moltissime chiese storiche distribuite su tutto il territorio italiano, siano esse proprietà diocesana, statale o di enti locali oppure privata, versano in condizioni precarie, a causa di un prolungato disinteresse, quando non di un vero e proprio abbandono, preludio entrambi, troppo spesso, al saccheggio dei loro beni mobili e alla rovina definitiva degli edifici; molti luoghi di culto di altissima qualità architettonica e notevole rilevanza storica esposti al rischio di scomparire si trovano in Campania e alcuni comuni della regione condividono la triste sorte di possederne più d'uno: ad Aversa (Caserta), ad esempio, lo stesso destino biasimevole riguarda sia la chiesa dell'ex convento dei Carmelitani sia la chiesa della Maddalena; considerato che: il Carmine, fondato nel 1315 e significativamente ristrutturato nel Sei-Settecento, fu soppresso nel 1807. Il complesso conobbe, da allora, numerose trasformazioni, ma oggi, in capo al fondo edifici di culto (FEC) del Ministero dell'interno, versa in stato di abbandono, proprio come la chiesa (ricostruita nel 1746) che, chiusa al culto dopo il terremoto del 1980, nonostante i consolidamenti di fine secolo, è da decenni in balia dei razziatori di marmi (altari, acquasantiere, balaustre) e persino di campane. L'edificio di culto, aperto su piazza del Carmine, appartiene alla diocesi aversana (si veda "Chiesa e complesso del Carmine" su "AversaTurismo"; "Aversa, la chiesa del Carmine a rischio recupero" su "Pupia"; "Convento di Santa Maria del Carmine: muta agonia in attesa di soccorso" su "derivesuburbane"); della chiesa della Maddalena, che risale al 1269, fondata come chiesa di un lebbrosario , e che nel XV secolo divenne parte del convento francescano trasformato nell'Ottocento nelle "reali case dei matti" (poi ospedale psichiatrico Santa Maria Maddalena), si è occupato da ultimo il professore Tomaso Montanari, il 28 giugno 2021, scrivendone su "il Fatto Quotidiano". Il noto storico dell'arte, facendo suo il grido di dolore dell'associazione "In Octabo", deplora che, già dagli anni '80 del secolo scorso, la chiesa sia stata oggetto di saccheggi sistematici e purtroppo tuttora in corso (si veda "L'Italia Sacra cade in rovina: Aversa, il furto dei capolavori" su "il Fatto Quotidiano"); se, inoltre, in corrispondenza della navata centrale il tetto a spioventi della chiesa della Maddalena è ormai collassato, le coperture in muratura del presbiterio e dell'atrio sono ancora in opera e continuano, ma è difficile prevedere per quanto tempo ancora, a salvaguardare dall'esposizione alle intemperie (non dai ladri) le sculture cinquecentesche e la pala d'altare custodite nel primo, così come i marmi sepolcrali del secondo, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano al corrente di quanto descritto; se il Ministro della cultura, di concerto con l'omologo responsabile dell'interno per quanto di competenza del FEC, non ritenga indispensabile e urgente dirottare le risorse che, a parere degli interroganti, illogicamente continua ad indirizzare alla creazione di nuovi istituti autonomi (altri quattro solo con l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) e ogni altra possibile fonte di denaro pubblico (e privato, purché nell'ottica del più genuino mecenatismo) verso un investimento che consenta di procedere all'assunzione di personale tecnico capace, in pochi mesi, di produrre un report esaustivo della situazione degli edifici di culto in stato di degrado o di rovina regione per regione, per potere subito dopo intervenire a fini di restauro, consolidamento e quant'altro occorra alla messa in sicurezza e al recupero di quel prezioso quanto fragile patrimonio, collaborando, ma anche richiamando alle proprie responsabilità gli altri enti o i privati proprietari.