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Modifiche alla legge 20 giugno 2003, n. 140, in materia di attuazione dell'articolo 68 della Costituzione. Onorevoli Senatori . – L'articolo 68 della Costituzione configura la tutela della funzione parlamentare rispetto alle possibili ingerenze degli altri poteri dello Stato. Il suo perimetro è profondamente cambiato con la riforma costituzionale del 1993 (legge 29 ottobre 1993, n. 3) che ha circoscritto alla insindacabilità delle opinioni espresse e dei voti (primo comma) e all'inviolabilità delle prerogative parlamentari (commi secondo e terzo) la disciplina dell'immunità dei membri del Parlamento. Con la legge 20 giugno 2003, n. 140, il Parlamento ha attuato le disposizioni costituzionali, che sono state da allora oggetto di alcune rilevanti sentenze della Corte costituzionale. La Consulta ha certamente reso più espliciti i confini di applicabilità dell'articolo 68 – sia sull'insindacabilità che sull'inviolabilità – ma permangono ancora alcuni nodi problematici, emersi anche nel corso dei lavori della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, che possono essere superati solo con un intervento del legislatore. Occorre innanzitutto specificare in maniera più puntuale quali soggetti possono investire il Parlamento dell'applicabilità dell'articolo 68 della Costituzione. Tra questi soggetti vi è certamente il parlamentare oggetto del procedimento: attualmente tale facoltà è prevista solo per i casi di insindacabilità e non anche per i casi di autorizzazione a procedere. Con il presente disegno di legge si attribuisce anche al parlamentare interessato la possibilità di sottoporre, in ogni stato e grado del procedimento, la questione alla Camera di appartenenza. È utile inoltre chiarire quale sia la Camera competente a effettuare l'esame. La Corte costituzionale, in diverse sentenze, ha affrontato il problema, ma solo con riferimento all'insindacabilità, chiarendo che la Camera competente è quella di appartenenza al momento del fatto (sentenza n. 252 del 1999). Sulle autorizzazioni a procedere, invece, anche a fronte del fatto che non vi è giurisprudenza costituzionale consolidata, le prassi di Camera e Senato sono state mutevoli e non uniformi nel tempo. La stessa autorità giudiziaria ha indirizzato a volte la propria richiesta di autorizzazione all'utilizzo di intercettazioni alla Camera di appartenenza al momento del fatto, in altri casi alla Camera di appartenenza al momento dell'istanza. Sulle intercettazioni telefoniche la Corte costituzionale con ordinanza n. 389 del 2007 ha precisato che il momento rilevante per l'applicazione della disciplina di cui all'articolo 6 è quello del momento in cui l'intercettazione è stata effettuata, con la conseguenza che l'unico elemento di rilievo è la qualifica rivestita dal soggetto in quel frangente temporale. Quindi, se al momento dell'intercettazione il soggetto è parlamentare, l'autorità giudiziaria per poter utilizzare l'intercettazione « casuale » deve chiedere l'autorizzazione alla Camera competente; se, al contrario, in tale frangente temporale il soggetto non è parlamentare, il giudice può utilizzare l'intercettazione senza alcuna autorizzazione, anche se successivamente lo stesso abbia acquistato tale status . La questione sulla quale invece la Corte non è mai stata chiamata a pronunciarsi riguarda la fattispecie in cui un parlamentare al momento dei fatti, venga successivamente eletto nell'altra Camera. Nel disegno di legge viene adottato sia per le insindacabilità che per le intercettazioni un criterio di riparto delle competenze incentrato sulla Camera di appartenenza al momento del fatto. Un altro profilo che il disegno di legge mira a disciplinare è quello inerente ai procedimenti civili relativi all'insindacabilità delle opinioni e dei voti espressi, per i quali l'istituto della mediazione obbligatoria, introdotto recentemente, comporta la necessità di un'integrazione della citata legge n. 140 del 2003. Viene dunque prevista una procedura ad hoc per i casi in cui l'articolo 68, primo comma, venga sollevato nel corso di un procedimento di mediazione o altro procedimento analogo che sia previsto dalla legge quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Un terzo ordine di problemi scaturisce dal necessario adeguamento della legge costituzionale all'evoluzione tecnologica con lo scopo di comprendere tutte le più recenti modalità di comunicazione attraverso strumenti telefonici o informatici. Il disegno di legge, in particolare, affronta la questione dei contenuti riferibili a membri del Parlamento, rinvenuti su dispositivi elettronici di terzi sottoposti a ispezione o sequestro. La dizione « in qualsiasi forma » contenuta nell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione comporta un concetto « ampio » di intercettazione, nella quale rientrano: le intercettazioni « in senso stretto », ossia disposte dall'autorità giudiziaria e dalla stessa utilizzate nei confronti di un parlamentare; i tabulati telefonici – non citati espressamente dalla Costituzione, ma riconducibili a tale ambito, come precisato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 38 del 2019; e infine le intercettazioni « in senso ampio », ossia le registrazioni e le captazioni rinvenute su cellulari o dispositivi elettronici appartenenti a terzi e sottoposti a sequestro o a ispezione. Il presente disegno di legge si compone di due articoli. Il primo modifica gli articoli 3 e 6 della legge n. 140 del 2003; il secondo reca una clausola di invarianza finanziaria. In particolare all'articolo 3 in tema di insindacabilità delle opinioni espresse viene chiarito che la presentazione da parte del parlamentare interessato di una richiesta alla camera di appartenenza non esonera l'autorità giudiziaria dal presentare la propria e, inoltre, si stabilisce che l'ordinanza con la quale il giudice investe il Parlamento su questioni di applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione va trasmessa alla Camera competente al momento del fatto (lettera a) ). Viene poi stabilito che tali questioni possono essere rilevate in ogni stato e grado, affinché il giudice provveda sia su istanza delle parti che del parlamentare interessato (lettera b) ), il quale (comma 7, articolo 3) ha la facoltà di revocare la propria richiesta fino al momento in cui la Camera non conclude il proprio esame (lettera c) ) ; si inserisce, infine, sempre all'interno dell'articolo 3, un ulteriore comma che disciplina una nuova procedura per i casi – concernenti l'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione – sollevati nel corso di un procedimento di mediazione obbligatoria o altro procedimento analogo che sia previsto dalla legge quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Viene previsto in questi casi che l'organismo di mediazione, omessa ogni valutazione, sospenda immediatamente il procedimento e invii gli atti al presidente del tribunale territorialmente competente per la controversia, il quale li trasmette, senza ritardo, alla Camera alla quale il membro del Parlamento appartiene o apparteneva al momento del fatto. La Camera delibera entro il termine di centoventi giorni dalla ricezione degli atti e trasmette la propria decisione al presidente del tribunale territorialmente competente per la controversia. Il presidente del tribunale, se la deliberazione è favorevole all'applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, emette decreto con cui dà attuazione alla deliberazione e ne dà comunicazione all'organismo di mediazione;