[pronunce]

- Il ricorso della Regione Siciliana investe alcune disposizioni del decreto legislativo 19 novembre 1998, n. 422 (Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 9 luglio 1997, n. 237 e n. 241, 4 dicembre 1997, n. 460, 15 dicembre 1997, n. 446 e 18 dicembre 1997, n. 472), che secondo la ricorrente lederebbero l'autonomia finanziaria della Regione di cui agli artt. 116 e 119 della Costituzione, con riferimento anche all'art. 81 della Costituzione, come delineata nell'art. 36 dello statuto e nelle norme di attuazione contenute nel d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074, a cui termini spettano alla Regione, e dovrebbero essere dalla stessa riscosse, tutte le entrate tributarie erariali ad eccezione di quelle esplicitamente riservate allo Stato; e contrasterebbero altresì con i principi di uguaglianza - per il diverso trattamento riservato allo Stato e alla Regione - e di ragionevolezza, per l'ingiustificato peggioramento che ne discenderebbe nella situazione della Regione in ordine alla acquisizione delle entrate ad essa spettanti. Precisamente: a) l'art. 1, comma 1, lettera d, modificativo dell'art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 237 del 1997, consentendo il pagamento da parte dei contribuenti a favore di qualunque concessionario del servizio di riscossione sul territorio nazionale, e non più soltanto di quello nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio finanziario competente, e non prevedendo, secondo la ricorrente, l'obbligo del riversamento nelle casse regionali delle somme riscosse in relazione a fattispecie tributarie maturate nell'ambito della Regione, violerebbe l'art. 4 delle norme di attuazione approvate con d.P.R. n. 1074 del 1965, che sancisce il criterio della spettanza alla Regione delle entrate relative a fattispecie tributarie maturate nell'ambito regionale; b) l'art. 1, comma 1, lettera e, modificativo dell'art. 6 del d.lgs. n. 237 del 1997, prevedendo, per alcune entrate tributarie riscosse dagli uffici periferici dipendenti dal Dipartimento del territorio, un decreto interministeriale che stabilisce le modalità per il versamento alla tesoreria provinciale dello Stato delle somme riscosse e approva le convenzioni che determinano i compensi agli intermediari, senza contemplare alcun coinvolgimento della Regione, sottrarrebbe alla Regione stessa la potestà di organizzare la riscossione di detti tributi e violerebbe il principio di leale collaborazione; c) l'art. 1, comma 1, lettera g, modificativo dell'art. 8 del d.lgs. n. 237 del 1997, eliminando il riferimento alle casse degli enti territoriali competenti ai fini del versamento delle somme riscosse dal concessionario del servizio, comporterebbe l'esclusione della Regione Siciliana dai destinatari del riversamento ai sensi del citato art. 8 e, pur non determinando la sottrazione alla stessa di detti proventi, darebbe luogo ad un ritardo nell'acquisizione di essi, che non troverebbe alcuna giustificazione in relazione al fatto che, per gli stessi tributi, il versamento nella competente sezione di tesoreria provinciale dello Stato avverrebbe entro termini più brevi e con modalità puntualmente determinate; d) infine, l'art. 2, comma 1, lettera a, numero 2, modificativo dell'art. 17, comma 2, lettera a, del d.lgs. n. 241 del 1997 , prevedendo che il versamento unitario, con eventuale compensazione, riguardi anche i pagamenti per i quali è previsto il versamento diretto alle sezioni di tesoreria provinciale dello Stato, e non più solo quelli per i quali è previsto il versamento diretto al concessionario del servizio di riscossione, e prevedendo però, per le ritenute di quest'ultima categoria, in via facoltativa, il versamento presso la tesoreria provinciale dello Stato, non consentirebbe di eseguire il versamento presso la cassa regionale, con ciò illegittimamente differenziando la posizione della Regione rispetto a quella dello Stato. 2. - Le questioni sono infondate. Lo è, anzitutto, quella relativa all'art. 1, comma 1, lettera d, del decreto impugnato, in quanto la facoltà di riscossione dei tributi da parte di qualunque concessionario del servizio, nell'intero territorio nazionale, introdotta dal legislatore delegato, non incide sulla spettanza alla Regione Siciliana dei tributi riscossi con riguardo a fattispecie maturate nel relativo territorio. Il meccanismo di riscossione lascia infatti del tutto impregiudicata la titolarità in capo alle varie amministrazioni del diritto a percepire il gettito, secondo le norme che disciplinano il riparto delle entrate. Contrariamente a quanto asserito dalla ricorrente, resta intatto l'obbligo di riversamento nelle casse regionali del gettito di spettanza della Regione: del resto, le stesse norme di attuazione dello statuto siciliano (art. 4 del d.P.R. n. 1074 del 1965) prevedono che siano comprese fra le entrate spettanti alla Regione anche "quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell'ambito regionale, affluiscono, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della Regione". 3. - Quanto all'art. 1, comma 1, lettera e, del decreto impugnato, oggetto della seconda censura, esso non fa che ripristinare, con riguardo a particolari tributi (tasse ipotecarie e taluni tributi speciali), il sistema di riscossione tramite i servizi autonomi di cassa dipendenti dal Dipartimento del territorio, già previsto dalla legislazione preesistente e sostituito dal testo originario del d.lgs. n. 237 del 1997 (art. 6, comma 3), che aveva soppresso tali servizi (art. 1, comma 1, a sua volta ora modificato dall'art. 1, comma 1, lettera a, numero 1, del d.lgs. n. 422 del 1998, non impugnato), con il sistema di riscossione centralizzato tramite l'Ente poste italiane. Il fatto che la nuova disciplina contempli un decreto ministeriale, che stabilisce le modalità di versamento delle somme riscosse e approva le convenzioni che determinano i compensi agli intermediari, è conseguenza della necessità di regolamentare le nuove procedure in tutto il territorio nazionale. Esso non intacca né la spettanza dei tributi alla Regione (del resto il decreto del Direttore generale del Dipartimento del territorio 16 dicembre 1998, emanato in attuazione della norma impugnata, esplicitamente prevede il versamento dei tributi alle tesorerie provinciali dello Stato "o alle casse regionali": art. 4, secondo comma; art. 5, secondo comma; art. 7, secondo comma), né la potestà della Regione di disciplinare, entro i limiti chiariti dalla giurisprudenza di questa Corte, la riscossione dei tributi nell'ambito del territorio regionale, ferma restando, in assenza di normativa regionale, l'applicazione anche in Sicilia delle leggi dello Stato (art. 6 del d.P.R. n. 1074 del 1965; e cfr. , da ultimo, sentenze n. 111, n. 138 e n. 186 del 1999).