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Istituzione dell'Autorità garante dei diritti della famiglia. Onorevoli Senatori. -- L'idea di predisporre un disegno di legge in materia di diritti della famiglia è emersa nel corso di questi ultimi anni con l'obiettivo di approfondire i profili giuridici ed economico-sociali relativi alla famiglia nell'attuale momento storico, anche allo scopo di verificare l'attualità delle indicazioni programmatiche della maggioranza e del Governo. Indicazioni programmatiche che richiamano i valori propri di quel sistema di relazioni interpersonali stabili costituito dalla «famiglia», che la Costituzione definisce «società naturale fondata sul matrimonio» (articolo 29) e la Repubblica «riconosce», in quanto preesistente allo Stato. Un luogo dove si realizza la solidarietà tra le generazioni, mediante la cura e l'educazione della prole e l'assistenza ai malati e agli anziani. In un'epoca in cui il valore preferito dalla nostra cultura sembra essere quello dei diritti individuali, quello per cui ogni mio desiderio si fa legge, la famiglia torna a esigere attenzione per i diritti e per i doveri della famiglia, che implicano sempre una dimensione di responsabilità e di reciprocità. I diritti della famiglia sono molto di più della sommatoria dei diritti individuali, perché includono tutti quei beni relazionali che traggono la loro energia dalla natura etica dei vincoli familiari. La famiglia ha una sua struttura intrinsecamente etica in cui il senso del dovere non è altra cosa che il senso dell'amore. Non ci si ama per dovere, ma si sa bene che l'amore non ha senso se non si declina nella cura reciproca. E la relazione di cura può essere faticosa, sia che si tratti di bambini che di anziani, di malati o di disabili. A volte perfino frustrante quando ci si trova soli davanti alle difficoltà e non si raggiungono i risultati sperati. L'etica della cura nasce in famiglia ma ha bisogno della rete delle famiglie per raggiungere il suo obiettivo e l'intera rete delle famiglie non ce la farebbe se non ci fosse tutt'intorno una rete di servizi. Perciò la famiglia è stata e continua a essere un potente ammortizzatore sociale, fattore di protezione (si pensi al fenomeno delle tossicodipendenze, naturalmente contrastate in un ambiente familiare attento ai valori e alle esigenze dei giovani) e di assistenza dei propri componenti nei passaggi cruciali delle fasi essenziali della vita. L'etica della relazione familiare coincide con l'etica della cura concretamente vissuta e risponde al bisogno dell'uomo di non essere e di non sentirsi mai solo. La solitudine è sempre in agguato in questa nostra società e la solidarietà è il primo dei bisogni familiari che la politica e l'intera società devono cercare di soddisfare. La famiglia offre quelle garanzie di continuità e di stabilità di cui tutti abbiamo bisogno e che niente e nessuno possono sostituire, come peraltro ha confermato anche la recente crisi. Pierpaolo Donati parla di welfare di nuova impostazione, sollecita uno slancio creativo nell'impostazione delle politiche di welfare per superare un approccio assistenzialistico, che non risponde alle effettive esigenze della famiglia. Nel vecchio approccio il welfare aveva un carattere sostitutivo per coprire i bisogni a cui la famiglia non era in grado di fare fronte, con uno stigma emergenziale che assimilava le politiche di welfare a quelle di bisogno estremo. Oggi anche il welfare deve ripartire dalla famiglia per promuoverne le capacità, per sostenerne la missione naturale, per offrirle gli strumenti necessari perché ognuno dei suoi membri possa dedicarsi contestualmente alle responsabilità proprie del fare famiglia e alle responsabilità professionali. Oggi il welfare sembra guardare prevalentemente ai bisogni originati dalle responsabilità professionali che non a quelle familiari. Anche nella conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi familiari, sono i primi a fare la parte del leone, mentre i tempi familiari restano residuali, soprattutto nelle grandi città, in cui ad esempio i tempi di spostamento da e per il luogo di lavoro, sottraggono al bene famiglia la sua linfa vitale. C'è bisogno di rilanciare la gioia di sperimentare una paternità e una maternità generosamente aperte ad accogliere i figli che si desiderano, considerando che la fraternità è il dono più importante che si può fare a un figlio. Un ruolo di protezione e di assistenza particolarmente importante nell'attuale momento storico a causa dell'effetto dell'invecchiamento della popolazione che già in altre realtà europee, si pensi in particolare alla vicina Francia, ma anche alla Svezia, ha consigliato l'adozione di adeguate misure di sostegno alle famiglie per favorire l'incremento della natalità. Perché, come gli economisti sanno, la crescita della popolazione contribuisce a promuovere i consumi con effetti positivi sul mercato interno. E perché il calo delle nascite, pur dopo la modesta inversione di tendenza recentemente registrata, è comunque il problema della società italiana. Fin dal 2003, con il «Libro bianco» del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stata ribadita la centralità della famiglia nell'azione politica del Governo, nella convinzione che sia necessario non solo adeguare i servizi per gli anziani e i disabili, ma soprattutto incoraggiare le famiglie italiane a gestire il loro ruolo, attraverso un'attenta politica di incentivi, per incrementare le nascite e per favorire la permanenza in casa degli anziani nelle migliori condizioni di vita. Il 6 maggio 2009 il ministro del lavoro e delle politiche sociali Sacconi, nel suo «Libro bianco», che raccoglieva le indicazioni del precedente «Libro verde» del 2008, ha confermato il valore prioritario della famiglia come prima forma di garanzia per una vita buona nella società: «Nel riconoscere e promuovere la famiglia, la società gioca la sua stessa sopravvivenza. Esiste un legame inscindibile tra il benessere della famiglia e quello della società. La famiglia vuol dire tessitura di legami verticali, solidarietà intergenerazionale, relazioni che danno il senso della continuità temporale; vuol dire rapporti di prossimità, parentela e vicinanza orizzontale, che consentono la coesione comunitaria. Serve a trasmettere ai figli il patrimonio, ma anche la cultura, la fede religiosa, le tradizioni, la lingua, e crea quel senso profondo di appartenenza, di consapevolezza delle origini, così necessario alla identità di ciascuno. La famiglia è anche una cellula economica fondamentale. Centro di redistribuzione del reddito e delle rendite. Ed è soprattutto il nucleo primario di qualunque welfare , in grado di tutelare i deboli e di scambiare protezione e cura, perché sistema di relazioni, in cui i soggetti non sono solo portatori di bisogni, ma anche di soluzioni, stimoli e innovazioni» (Libro bianco sul futuro del modello sociale «La vita buona nella società attiva», 2009). In questa logica i numeri emersi in occasione della Conferenza nazionale sulla famiglia destano non poco allarme. Quattro sono gli indicatori che sollevano le maggiori preoccupazioni e dettano un segnale importante a tutta la classe politica. Nell'arco di quaranta anni i matrimoni si sono praticamente dimezzati, passando in media dai 420.000 matrimoni l'anno ai 245.000 matrimoni del 2008, indicati nell'ultima indagine dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT).