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Conseguentemente all'introduzione dell'udienza telematica, la disposizione demanda l'adozione delle modifiche delle regole tecnico-operative del processo amministrativo a un decreto del Presidente del Consiglio di Stato. Tra gli emendamenti approvati, figura il 4.3, che dispone la soppressione del deposito della copia cartacea di cortesia nel processo amministrativo telematico. L'articolo 5 interviene sulla composizione del collegio delle sezioni riunite della Corte dei conti in sede di controllo. Si attribuisce, inoltre, la possibilità per il pubblico ministero contabile di avvalersi di collegamenti da remoto nell'ambito dell'attività istruttoria posta in essere. L'articolo 6, identico rispetto al testo proposto, istituisce una piattaforma volta a consentire la gestione di un sistema di allerta in relazione alle persone che siano entrate in contatto stretto con i soggetti risultati positivi al virus Covid-19 al fine di prevenire rischi di contagio e adottare le misure necessarie tempestivamente. L'articolo 7 reca disposizioni finanziarie. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 18,45) ( Segue PIARULLI, relatrice ). Nel corso dell'esame in Commissione è stato, infine, approvato l'emendamento 7.0.3, che interviene in materia di sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyber spazio imponendo agli operatori di telefonia di reti televisive di comunicazioni elettroniche di prevedere gratuitamente, fra i servizi preattivati e disattivabili solo su richiesta dell'utenza, l'attivazione di filtri, blocchi alla navigazione e di altri sistemi di parental control . Infine, l'articolo 8 disciplina l'entrata in vigore del decreto-legge. (Applausi). PRESIDENTE. I relatori di minoranza, senatori Modena e Pillon, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Modena. MODENA, relatrice di minoranza . Signor Presidente, colleghi, la seduta della Commissione nella quale si è approvato questo decreto-legge, che praticamente ha riunito i decreti-legge Bonafede (il n. 28 del 30 aprile 2020 e il n. 29 del 10 maggio 2020), è stata una riunione abbastanza convulsa e caratterizzata anche da fortissime proteste, in modo particolare di un Gruppo, Forza Italia, in quanto la maggioranza non ha ritenuto di prendere in esame alcuni emendamenti, a nostro avviso sostanziali, e relativi, nello specifico, al diritto di difesa. La costruzione che è stata immaginata, con riferimento ai pareri nell'ambito dei giudici e dei tribunali di sorveglianza, è fatta in modo tale che un avvocato non possa neanche prendere gli atti. Questo l'ho voluto dire in premessa, ma non mi ci soffermo perché, sicuramente, sulla questione il nostro Capogruppo in Commissione, il senatore Caliendo, spiegherà all'Aula in modo chiaro e preciso, perché deve rimanere agli atti un fatto di questo genere, quanto è accaduto con riferimento alla negazione del diritto di difesa nell'ambito di questa particolare fase processuale. Io vorrei, invece, fondare la relazione di minoranza su alcuni aspetti che non devono essere, a mio avviso, dimenticati. Intanto, qui noi abbiamo una proroga del tempo in cui dovrebbe entrare in vigore la famosa riforma delle intercettazioni. Noi abbiamo fatto delle audizioni molto approfondite e abbiamo registrato, ancora una volta, in questo specifico settore, una contrarietà corale a questa riforma delle intercettazioni, per la mancanza della tecnologia. I magistrati, di fori piccoli e grandi, hanno riportato questo tipo di problematiche, dicendo chiaramente che le connessioni non funzionano, che gli archivi digitali non ci sono. La situazione è talmente seria che questa è una riforma che rischia sicuramente di non essere attuata per la mancanza complessiva di strumenti. Allora, qui si parla solo di una proroga, che è dettata dalla necessità del Covid-19, ma è l'occasione per ribadire l'importanza di questo argomento, che vede, tra l'altro, su una posizione uniforme sia la magistratura che l'avvocatura, cosa che dovrebbe comunque colpire. C'è un altro aspetto, che ritengo sia opportuno mettere in evidenza, perché, tra gli emendamenti che sono stati approvati, ce n'è uno che riguarda anche i droni e che va a rafforzare una modifica già introdotta, in virtù della quale l'uso dei droni, come sapete, è possibile in capo alla guardia costiera, ai corpi di polizia giudiziaria e a vari corpi. Ora, noi vorremmo ribadire in questa sede (e non ci stancheremo mai di farlo) che la previsione fatta con le modifiche al decreto-legge del 18 febbraio 2015, n. 7, successivamente convertito in legge, che consente per l'attività ordinaria della guardia di finanza la possibilità di utilizzare i droni, rappresenta un sistema invasivo della libertà di ognuno di noi, che probabilmente supera di gran lunga le problematiche che attengono e che riguardano la app Immuni sulla quale tornerò dopo. Questo utilizzo di droni (soprattutto quando è fatto senza alcun controllo, o quantomeno uno straccio di autorizzazione da parte di un magistrato) disposto non per reati legati al terrorismo o alla mafia, ma per gli accertamenti normali rappresenta un vulnus non indifferente (per quel che mi riguarda, al pari di quello al diritto alla difesa). Un altro aspetto che vorrei sottolineare, perché magari è sfuggita all'attenzione (in quanto soprattutto la prima parte della normativa ha natura penale e quindi attrae di più l'attenzione), riguarda la Corte dei conti. Su questo tema abbiamo presentati degli emendamenti che la Commissione ha respinto. A tal proposito, vorrei attirare l'attenzione dell'Assemblea, di chi ci ascolta e del Governo (che magari vuole aprire una riflessione, in quanto si tratta di andare a incidere sul danno erariale). Non si può riconoscere ai procuratori della Corti dei conti la possibilità di continuare a fare le indagini ascoltando le persone informate sui fatti attraverso il procedimento da remoto (cioè, per capirci, tramite il telefonino, con il poliziotto che ascolta e il procuratore della Corte dei conti che acquisisce così degli elementi). Dico questo - e ve lo sottolineo - perché uno dei motivi per cui questo Paese è imballato (e mi pare che nel Governo sia entrata quest'impostazione) non è solo l'abuso d'ufficio, ma deriva anche dal fatto che nessuno firma più niente perché ha il timore che la Corte dei conti gli si scateni addosso non tanto con la questione del dolo, ma con l'interpretazione giurisprudenziale della colpa grave. La Corte dei conti va potenziata, ma - a mio avviso - non come si è fatto anche con l'ultima modifica apportata al codice sempre da questo Governo, ossia nella parte punitiva. La Corte dei conti, nella sua funzione giurisdizionale, svolge un'attività di supporto fondamentale nei confronti di chi opera nelle amministrazioni pubbliche di ogni genere e livello. Allora lì sì, ma non si può introdurre con una normativa d'urgenza come quella in esame la possibilità, che è stata esclusa per il settore penale, di fare indagini da remoto da parte procuratore della Corte dei conti di turno.