[pronunce]

In tal modo, la norma provinciale prevarrebbe sulle previsioni comunali concernenti le specifiche aree e sarebbe, altresì, funzionale al rispetto del paesaggio. Le aree idonee così individuate, in ogni caso, corrisponderebbero nella sostanza a quelle già indicate dal legislatore statale all'art. 20, comma 8, del d.lgs. n. 199 del 2021 (norma, quest'ultima, destinata a trovare applicazione nelle more dell'adozione dei decreti ministeriali recanti le nuove linee guida), salva l'introduzione, da parte della Provincia, di criteri ancor più stringenti di quelli statali. Si ricorda che, proprio per effetto delle previsioni introdotte dall'art. 22 del d.lgs. n. 199 del 2021, l'accertamento della "idoneità" di un'area comporta che gli impianti potranno ivi essere realizzati senza autorizzazione paesaggistica, essendo sufficiente un mero parere non vincolante da parte dell'autorità competente in materia paesaggistica (art. 22, comma 1, lettera a, del d.lgs. n. 199 del 2021). Di conseguenza, l'individuazione delle aree idonee assumerebbe una «specifica rilevanza» proprio sotto il profilo paesaggistico, che rientra nelle competenze legislative primarie della Provincia autonoma ai sensi dell'art. 8, numero 6), dello statuto di autonomia. Il legislatore provinciale, pertanto, laddove ha stabilito criteri più rigorosi e limitanti in punto di individuazione delle aree idonee per l'installazione degli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile, avrebbe compiuto «una precisa scelta urbanistica e di tutela del paesaggio trentino». Simile scelta si rinviene, anzitutto, per quanto concerne le fasce adiacenti ad autostrade e aree industriali le quali - pur se genericamente rientranti tra le aree idonee per l'installazione di impianti fotovoltaici a terra, ai sensi dell'art. 20, comma 8, lettere c-ter) e c-quater), del d.lgs. n. 199 del 2021 - per il territorio della Provincia autonoma di Trento non necessariamente risulteranno incluse in tale classificazione: un'agevolazione generalizzata dell'installazione degli impianti fotovoltaici avrebbe infatti comportato, assume la resistente, «un rilevante rischio di consumo di suolo e di compromissione del paesaggio in aree in cui la commistione tra superficie agricola e industriale è molto stretta, perché le condizioni orografiche non lasciano quelle grandi superfici di cui dispongono altre regioni». Analoga scelta, poi, si rinviene laddove la legge provinciale impugnata ha omesso di includere le aree agricole tra quelle "idonee" indicate dell'apposito Allegato B. In definitiva, il legislatore provinciale, nell'esercizio della propria potestà primaria ai sensi dell'art. 8, numero 6), dello statuto di autonomia, avrebbe compiuto un «bilanciamento in concreto degli interessi, strettamente aderente alla specificità dei luoghi», in ossequio al «principio-guida della limitazione del consumo di suolo, quale bene comune e risorsa non rinnovabile», sancito all'art. 18 della legge prov. Trento n. 15 del 2015. In tal modo, le impugnate disposizioni provinciali consentirebbero di raggiungere «un punto di equilibrio tra esigenze di sviluppo della produzione di energia da fonte rinnovabile ed esigenze di salvaguardia paesaggistica, ambientale e di limitazione del consumo di suolo, considerata la particolare conformazione orografica del Trentino». Nel dettaglio, la Provincia autonoma resistente osserva che l'art. 4, comma 1, della legge provinciale impugnata avrebbe dato attuazione proprio alle previsioni dell'art. 20 del d.lgs. n. 199 del 2021, il cui comma 4, dopo aver rimesso alle sole regioni il compito di individuare con legge le aree idonee conformemente alle indicazioni provenienti dai decreti ministeriali, all'ultimo periodo così testualmente dispone: «Le Province autonome provvedono al processo programmatorio di individuazione delle aree idonee ai sensi dello Statuto speciale e delle relative norme di attuazione». Per le sole province autonome, dunque, il legislatore nazionale non avrebbe prescritto la necessità di rispettare i principi e i criteri dettati dai decreti ministeriali, né di provvedere entro un termine stabilito. Ciò, del resto, sarebbe in coerenza con l'assetto statutario delle competenze, riconosciuto dall'art. 49 dello stesso d.lgs. n. 199 del 2021. La Provincia autonoma di Trento, pertanto, nel caso specifico avrebbe legiferato in ragione della propria potestà legislativa primaria in materia di «tutela del paesaggio», potestà che - secondo quanto affermato da questa Corte, in specie con la sentenza n. 224 del 2012 - non è "annullata" dall'attribuzione allo Stato della competenza a porre i principi fondamentali nella materia concorrente dell'energia. La disposizione contestata, peraltro, non comporterebbe alcun arresto o rallentamento del percorso di promozione delle energie rinnovabili, al contrario concorrendo alla sua realizzazione «tramite l'individuazione certa delle aree alle quali si applica la procedura prevista dall'art. 4 della legge provinciale n. 4 del 2022». Non potrebbe, pertanto, trovare qui applicazione la ratio decidendi di cui alla sentenza di questa Corte n. 166 del 2009, incentrata sul principio fondamentale, tratto dall'art. 12, comma 10, del d.lgs. n. 387 del 2003, che precludeva alle regioni l'autonoma individuazione dei criteri di inserimento degli impianti nel paesaggio. Anche l'elencazione delle aree idonee compiuta, in via transitoria, dall'art. 20, comma 8, del d.lgs. n. 199 del 2021 - prosegue la resistente - non sarebbe applicabile alle Province autonome, proprio per effetto della richiamata previsione di cui all'ultimo periodo del comma 4 dello stesso art. 20. Con riferimento, poi, all'ulteriore norma impugnata, l'art. 4, comma 5, della legge prov. Trento n. 4 del 2022, la resistente osserva che essa - nel rimettere ai singoli comuni la possibilità di individuare ulteriori aree idonee, mediante variante semplificata al PRG - non introduce, di per sé, alcuna deroga alla normativa di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, posto che, per espressa previsione della legge prov. Trento n. 15 del 2015, gli strumenti urbanistici devono essere coerenti con le previsioni di tutela paesaggistica. Non si tratterebbe, peraltro, della «devoluzione di una competenza provinciale al Comune», ma della «possibilità data all'ente locale di proporre ulteriori aree idonee, ad integrazione di quelle risultanti dall'Allegato B», nel rispetto dei criteri ivi indicati, e subordinatamente all'assenso da parte della Giunta provinciale, chiamata ad approvare la variante del PRG. 2.2.- Inammissibile sarebbe anche la seconda questione, concernente l'art. 5 della legge prov. Trento n. 4 del 2022.