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Il decreto-legge compie anche un'altra operazione, che è quella di intervenire nuovamente sulle norme relative al rapporto Stato-Regioni. C'era stato già un primo spartiacque, il decreto-legge n. 6 del 2020, che prevedeva l'adozione di DPCM, sentiti i Presidenti di Regione o il Presidente della Conferenza Stato-Regioni. Poi, il decreto-legge n. 19 del 2020 circoscriveva il ruolo delle Regioni all'introduzione di misure ulteriormente restrittive. Quando hanno iniziato a emergere anche importanti risultati nel contrasto alla diffusione del virus, si era giustamente ripensato anche alla ripresa dell'attività economica. Faccio questi esempi per illustrare come i decreti abbiano, in qualche modo, accompagnato l'evoluzione dei vari scenari. Addirittura, il decreto n. 33 del 2020 aveva permesso alle Regioni di introdurre misure derogatorie anche ampliative. Oggi lo scenario - come purtroppo sappiamo - è di nuovo pesantemente cambiato e, quindi, la direzione del presente decreto, che interviene per modificare i decreti nn. 19 e 33, torna a essere nuovamente e giustamente restrittiva, a causa appunto della risalita dei contagi. Ho voluto fare questo excursus risparmiando tutte le polemiche che ci sono state. Giustamente, bisognava prendere atto che era necessario trovare delle forme diverse sull'uso dei DPCM. Il passaggio, non banale, ha fatto sì che vi sia stata una procedimentalizzazione della gestione delle emergenze. Questa è la parte tecnica del decreto-legge. L'altra - e al riguardo vorrei fare alcune considerazioni - riguarda come noi ogni volta affrontiamo questi decreti-legge e come, in particolare anche oggi, si è in qualche modo svolto il dibattito in Aula. Ed è sempre la stessa storia. Ho sentito adesso da alcuni colleghi criticare la proroga dello stato di emergenza e, nella discussione svolta oggi, moltissimi interventi sempre e puntualmente all'insegna delle polemiche e vertenti su ciò che si è fatto nel periodo di pausa dell'epidemia, su quali sono state le mancanze e di chi le responsabilità. Facciamo tutti insieme un elenco e una ricostruzione delle varie dichiarazioni che ci sono state da parte di molti esponenti dell'opposizione, anche assai in vista, da quando il Paese ha purtroppo incrociato l'epidemia. Siamo passati dal dire che non bisognava chiudere nulla al sostenere che invece occorreva chiudere soltanto in alcune zone; siamo poi passati alle continue polemiche quando è stato adottato il provvedimento su ristoranti e bar. Potrei continuare così, ma la cosa grave non è solo il livello di dibattito che fa sì che ogni volta, anche in una situazione come questa, non si riesca a trovare un punto di incontro che dovrebbe essere sempre all'insegna della responsabilità e della solidarietà verso il Paese, occorrendo quindi lavorare insieme per l'adozione di provvedimenti di aiuto per il Paese nel fronteggiare l'epidemia e anche a favore delle categorie che hanno bisogno di aiuto; e sono tante, perché la sofferenza è ormai molto ampia nel Paese. Il problema di questo Paese è rappresentato anche dall'esistenza di una specie di Torre di Babele tra i vari livelli istituzionali. Vogliamo andare a vedere, anche in questo caso, chi in tutti i mesi passati doveva fare cosa, quale Regione ha fatto e quale non ha fatto, come una Regione trasmette i dati e come lo fa un'altra? Questa è la questione che dovrebbe interessare tutti, maggioranza e opposizione. Come ha già detto oggi qualcuno dei miei colleghi, c'è una cosa che non è tollerabile. Andate a vedere quello che sta accadendo negli altri Paesi, dove i dati non sono meno drammatici, anzi. La Gran Bretagna ha superato i 50.000 morti e Londra è stata chiusa; ci sono situazioni drammatiche ovunque. Tuttavia, non credo - e sfido chiunque a dimostrarlo - che ci sia un livello di scontro istituzionale tra maggioranza e opposizione come quello presente nel nostro Paese. È evidente che noi ci dovremmo porre il problema. La Babele tra i vari livelli istituzionali, con i sindaci contro le Regioni, le Regioni in conflitto tra loro e contro lo Stato: un Paese come il nostro non si può permettere ciò. Inoltre, voi pensate che se lo possa permettere davanti a una situazione così grave dal punto di vista epidemiologico e per la salute dei cittadini? La nostra Costituzione ha gli strumenti necessari e ci siamo permessi di porre la questione nella discussione degli ultimi mesi e settimane. L'articolo 120, comma 2, della Costituzione stabilisce che, quando sono in ballo l'incolumità nazionale e la salute pubblica, il Governo può intervenire con i poteri sostitutivi. Forse, in alcuni casi, dopo aver cercato in tutti i modi l'intesa, si sarebbe dovuto agire in questo senso. Abbiamo inoltre condiviso - io l'ho condivisa pienamente - la scelta del Governo di arrivare, proprio per avere un maggiore livello d'intesa con le Regioni, a una differenziazione, e non scaricare le responsabilità, ma per ottenere una corresponsabilità e, soprattutto, fare in modo che le misure fossero quanto più legate alla situazione reale nei vari territori. C'è invece chi, anche tra i Presidenti di Regione, voleva prima chiudere tutto e adesso invece si altera perché vuole rimanere in zona gialla e non passare in quella rossa. Credo che questo non sia assolutamente sostenibile. Credo altresì che non sia più rinviabile un dibattito, anche a livello istituzionale e costituzionale, su questi temi perché una situazione del genere un Paese come il nostro non se la può permettere; non è accaduta e non sta accadendo e non accadrà in nessun altro Paese. Siamo certamente in una situazione complicata e difficile. Abbiamo trattato qui in Senato il primo e il secondo decreto ristori e tutta una serie di provvedimenti che probabilmente dobbiamo rafforzare ancora di più per aiutare le varie categorie, per venire incontro ai settori massacrati e affrontare una situazione di sofferenza che magari non è da iscrivere a una singola categoria, ma riguarda tante persone precarie che stanno vivendo un momento veramente difficile. Penso che su questo dovremmo intervenire ancor di più e mettere in campo delle misure strutturali. Anche la legge di bilancio, certo, deve guardare al futuro del nostro Paese e dobbiamo combinare le misure di emergenza con misure strutturali per la sua ripresa. Vi è stato poi l'annuncio del vaccino. Vorrei soffermarmi un minuto su una questione molto seria: credo che dovremmo lavorare tutti insieme perché al WTO si arrivi a una sospensione dei brevetti. Se diciamo che il vaccino sarà per tutti, se non si arriva alla sospensione dei brevetti, qualcuno riuscirà a speculare anche su questo. Ritengo che almeno su tale questione l'Assemblea dovrebbe essere unita per far sì che anche l'Unione europea si muova, come si sta muovendo il Vaticano, per chiedere la sospensione dei brevetti dei vaccini e farmaci anti-Covid. Sarebbe, questo sì, un modo molto importante per aiutare, tentare di chiudere le polemiche e vederci uniti su un piccolo slogan che è il seguente: responsabilità e solidarietà, per il nostro Paese e per coloro che in questo momento stanno davvero soffrendo tanto. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole dei senatori del Gruppo Misto-LeU. (Applausi) . COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto.