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Si deve agire con un'altra logica, con scelte politiche che abbiano come obiettivo principale la prevenzione, ma anche la progettazione, la strategia; e questo non riguarda solo Venezia, ma tutto il nostro Paese. Anche in questo senso la pandemia deve segnare uno spartiacque: le politiche dei soccorsi e delle ricostruzioni devono lasciare il posto alle politiche della prevenzione per quanto riguarda sia la sicurezza ambientale sia la conservazione del nostro patrimonio pubblico e privato. Con il decreto-legge che esaminiamo il Governo dà un segnale importante e coraggioso che evita a Venezia la black list del patrimonio dell'Unesco, ma al contempo non consente di mettere in atto in tempo una seria progettazione per salvaguardare il ruolo di Venezia come realtà portuale turistica. Il divieto - fin dal primo agosto - alle navi di transitare nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca se da un lato preserva il patrimonio artistico, culturale e ambientale della città lagunare, dall'altro lato implica innumerevoli conseguenze, problemi, non solo per le navi da crociera, ma per l'intera città di Venezia e per tutti i siti limitrofi in termini di PIL e di occupazione. Su questo non possiamo far finta di niente. Il decreto-legge si pone in armonia con le politiche del PNRR, in linea con le direttive europee che ci impongono la transizione ambientale, ma soprattutto in linea con quanto ci chiede il nostro sistema Paese. Si deve iniziare a voltare pagina, coniugando gli obiettivi economici con quelli ambientali, nel rispetto dei nostri figli, dei nostri nipoti e di quanti verranno dopo di noi, a cui abbiamo il dovere morale di lasciare un Paese florido, bello, sicuro e sano. Ciò premesso, in questo caso, però, la transizione è repentina, i termini sono perentori e molto ravvicinati. Anzi, proprio ora, mentre stiamo per votare il provvedimento in prima lettura, già le navi non transitano più davanti a Piazza San Marco. Se la salvaguardia artistico-ambientale di Venezia tramite il divieto di accesso delle grandi navi nel canale della Giudecca non era differibile, questo decreto-legge risolve la questione della sicurezza della città, ma non è la migliore soluzione per l'economia di Venezia e per i suoi lavoratori. Per Forza Italia la tutela e la sostenibilità ambientale vanno a braccetto con la sostenibilità economica e sociale. (Applausi) . Ci stiamo avviando infatti verso un generale processo di trasformazione che implica innovazione, tecnologia, riconversione aziendale, formazione continua per i lavoratori per upskilling ma anche per reskilling . Per Venezia deve anche significare tutela delle professionalità e permanenza di un comparto importantissimo. Il caso di Venezia, così come la questione dell'ex Ilva e di tutte le imprese in crisi, ma anche dei casi di riconversione, non può essere affrontato ancora con una visione disgregata del mondo del lavoro. Serve una riforma complessiva che integri in maniera organica i diversi meccanismi: tutela del lavoro, formazione, ricerca del lavoro, riposizionamento, sostentamento e cassa integrazione. Sappiamo bene che ogni trasformazione implica uno stravolgimento dello status quo , che all'inizio spaventa, disorienta e genera confusione. Ma lo Stato ha il dovere di accompagnare la transizione, anche con politiche di sostegno rivolte, anche e soprattutto a chi produce e dà lavoro, con l'obiettivo di incentivare la formazione e dare la garanzia del lavoro. Il processo, ormai in atto, va governato. Le tempistiche ristrette, troppo ristrette, con cui le navi devono lasciare la città, senza dare il giusto tempo per realizzare una alternativa di attracco nei pressi, fanno sì che le compagnie, per il 2021, dirottino su Monfalcone e Trieste, lasciando solo sei mesi di tempo al porto di Marghera per adeguare le proprie strutture in modo da poter ricevere anche il traffico turistico. Abbiamo molte perplessità. Pochi i soli sei mesi e insufficienti le risorse stanziate per il 2021 per adeguare le strutture. Difficilmente il porto di Marghera potrà essere già parzialmente operativo nel 2022. Si rischia che altri porti diventino un'alternativa definitiva, non solo provvisoria, tagliando fuori tantissimi settori economici del veneziano. Il Governo deve, quindi, vigilare che vi siano tutte le prerogative per tutelare Venezia e i suoi lavoratori, in questa fase e solo in questa fase, anche in termini di indennità, per chi non lavorerà più o lavorerà meno. Il decreto, purtroppo, stanzia 5 milioni per il 2021 e 5 milioni per il 2022 per i lavoratori non coperti con gli strumenti già previsti a legislazione vigente per il sostegno al reddito, incrementati ora grazie all'azione emendativa parlamentare. Purtroppo, però, la parte non è ben definita e i criteri e le modalità di utilizzo delle risorse sono definite con decreto ministeriale. Più opportuno sarebbe stato definire l'entità dell'indennità in questo decreto senza demandarlo all'ennesimo decreto ministeriale, che va ad assommarsi alla mole dei decreti non ancora resi attuativi. Non si deve lasciare indietro nessuno ma, nello stesso tempo, bisogna fare attenzione a non fare di questi lavoratori altri possibili percettori di reddito di cittadinanza. (Applausi) . Nessuno deve essere lasciato solo senza la possibilità di lavoro e Venezia, una delle città più preziose del mondo, non va lasciata sola. Salvare Venezia non significa togliere le navi dal bacino di San Marco e dal canale della Giudecca, se poi la si fa morire di fame. Per Venezia serve molto di più e non solo per evitare che venga inserita nella black list del patrimonio dell'UNESCO. Per salvare la città lagunare bisogna agire a favore della residenzialità, contro lo spopolamento. Bisogna intervenire per riportare nelle vetrine dei negozi il made in Italy o, meglio, il made in Venice . Bisogna incentivare le arti e le professioni del territorio: i merletti di Burano, i vetri di Murano e tutti i prodotti legati a Venezia e al territorio veneziano. Venezia rappresenta qualcosa di unico al mondo e per questo va tutelata e sostenuta. Il lavoro va tutelato e sostenuto, come questo decreto vuol fare per Venezia e per le aziende in crisi, ma sostenere il lavoro non significa esclusivamente indennità o cassa integrazione. Significa mettere in atto politiche efficienti per far ripartire le aziende coniugando le linee del PNRR con le esigenze del sistema impresa. È una grande sfida, che l'Italia è chiamata ad affrontare che, per lo spirito di grande resilienza di cui è dotata, saprà certamente cavalcare e vincere, ma che il Governo e le istituzioni tutte hanno il dovere di accompagnare. Il mio intervento vuole essere uno sprone per il Governo affinché al decreto che allontana le navi da piazza San Marco faccia seguire azioni immediate, per garantire alle stesse navi di riuscire a trovare un attracco vicino in tempi e modi adeguati e non far perdere a Venezia la sua indiscutibile materia prima: il turismo e tutto il suo indotto. Confidiamo, quindi, che il sostegno a questo provvedimento sia solo il primo passo verso altri provvedimenti specifici, che vadano a perfezionare le azioni virtuose in favore di Venezia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruspandini. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) .