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È un filo sottile, signor Ministro - lo dico a lei per dirlo al Governo - quello che unisce la necessità, da una parte, di salvaguardare le sacrosante libertà personali che sono previste dalla nostra Costituzione e la necessità, dall'altra, di salvaguardare la sicurezza delle persone e delle comunità. È veramente un filo sottile su cui muoversi con tatto in questa direzione. Il fatto che a voi sia toccato in sorte il compito di assumere delle decisioni urgenti, e per certi versi drammatiche e rapide, non significa che siete autorizzati a esautorare e a bypassare il Parlamento italiano, le sue funzioni e anche le sue prerogative, che sono funzioni collettive e individuali, prerogative dei senatori e dei deputati della Repubblica. (Applausi) . In una Repubblica parlamentare il Parlamento non può essere ridotto a un parlatorio, come avete fatto voi. (Applausi) . E le decisioni che riguardano le persone in uno Stato democratico necessitano, signor Ministro, di essere oggetto di confronto e di ampia discussione - non ci sono limiti di tempo quando accadono queste cose - magari anche con il coraggio di cambiare le regole. Signor Ministro, i nostri ragazzi hanno imparato in ventiquattro ore a fare la scuola online . Le nostre aziende si sono dematerializzate in quarantotto ore e noi abbiamo dovuto spiegare agli italiani che non potevamo svolgere la nostra attività, perché siamo vittime e schiavi di regolamenti arcaici che bloccano il Parlamento, il Governo e l'attività legislativa. Ciò su cui si è deciso e si sta decidendo in queste ore è troppo importante perché ci si possa arrogare di farlo da soli, soltanto perché vi è toccato di essere al Governo. L'Italia - a quanto mi è dato di sapere, a meno che lei non ne abbia una contezza diversa, signor Ministro - è ancora una Repubblica democratica, ha una democrazia parlamentare, e non è accettabile che le decisioni e le determinazioni in materia di limitazione delle libertà personali, di rilancio dell'economia, di sicurezza personale, di funzionamento dei servizi pubblici essenziali, siano frutto di dirette di social network , di anticipazioni di stampa o di comunicazioni stringate e tardive che vengono fatte a questo Parlamento. (Applausi) . Non è altresì ammissibile che sui provvedimenti esaminati negli ultimi sessanta giorni ci sia stato il ricorso sistematico al voto di fiducia: uno strumento che ha precluso il confronto del Parlamento, la possibilità di ogni singolo senatore o deputato di dare il proprio contributo e la possibilità di migliorare il processo legislativo, perché a questo servono gli emendamenti e l'attività dell'Assemblea. Non c'è tempo e non ce l'avete dato per entrare nel merito dei singoli provvedimenti. Da dire ci sarebbe molto e nella risoluzione a prima firma Binetti i temi sono stati posti. Signor Ministro, una cosa sul metodo gliela voglio dire e mi permetto di dirla particolarmente a lei che, come me, animato dalla passione politica fin da ragazzo, fino da quando portava i pantaloncini corti, ritiene probabilmente che la democrazia sia una cosa seria e importante e sia da mettere prima di ogni cosa nella vita di una Repubblica. (Applausi) . Voglio dirle che il metodo che avete scelto è sbagliato in una Repubblica parlamentare. È moralmente sbagliato scegliere di ridurre le Camere a un soprammobile. (Applausi). È sbagliato sempre e lo è a maggior ragione quando una Nazione come la nostra è colpita da un evento così drammatico. Siamo solo all'inizio, signor Ministro, e siete ancora in tempo per cambiare rotta. Se Dio vuole, affronteremo presto la ricostruzione, che significa decidere in modo sensato - per esempio - le nuove modalità per riprendere la dimensione della vita sociale in sicurezza, oppure decidere se e come investire ingenti risorse, che sono le risorse del MES, le risorse del recovery fund , le risorse legate agli strumenti finanziari internazionali, che ricordo a lei, al Parlamento e a chi ci ascolta essere nell'arco dei prossimi ventiquattro mesi di un importo pari al 25 per cento del mostruoso debito pubblico italiano. Su questa marea di soldi non potete decidere da soli, non potete decidere in questo modo. È una responsabilità collettiva assumere una decisione, perché implica il futuro delle nostre generazioni. Vogliamo sapere se quel denaro sarà investito per modernizzare il Paese o - come è successo troppe volte in Italia con Governi di diverso colore - sarà destinato a essere disperso in rivoli e in debito pubblico. Il Parlamento e gli italiani, signor Ministro, hanno bisogno di risposte e hanno il diritto di sapere. Vogliono sapere - ad esempio - perché il sistema bancario, a cui abbiamo dato 100 miliardi di euro in cinque anni, è così lento e retrivo nel sostegno delle imprese. Lei viene dalla tradizione comunista e, se le banche non fanno quello che dicono, invece di chiedere un atto d'amore nazionalizzarle - lei mi troverà d'accordo su questo - visti i soldi che abbiamo dato loro. Gli italiani vogliono sapere - ad esempio - chi sono i datori di lavoro disonesti, datori di quei lavoratori che hanno chiesto il sussidio in nero o di quelli irregolari che stanno chiedendo la sanatoria in questi giorni. Non basta sanare: bisogna capire qual è l'origine del male, oppure perché ci sono livelli sanitari così scandalosamente diversi tra le Regioni. Infine, come pensate di spendere i soldi dei cittadini italiani ed europei, perché non sono solo i nostri? Quando gli olandesi ci richiamano al rigore, fanno una cosa molto semplice: è come quando una banca dà dei soldi a un'impresa, li dà non a caso ma a fronte di un piano di ristrutturazione e, se l'Europa ci dà dei soldi, dobbiamo dimostrare di saperli spendere bene e affrontare un percorso di riforme. Non è che perché ci vengono regalati li dobbiamo prendere e buttare nello scarico. Dobbiamo metterli a frutto, perché farlo è una responsabilità per il futuro delle prossime generazioni. Signor Ministro, in questo quadro gli Stati generali, che tanto decantate in questi giorni, oppure la modalità di comunicazione, che pure è prevista per legge e ha usato oggi, sono modalità di comunicazione del tutto elusive rispetto alla necessità di aprire un confronto forte in Parlamento. Voglio dirle una cosa, signor Ministro: mi dispiace, perché ho anche stima di lei, ma lei oggi ha fatto l'Epifania, la manifestazione dell'ipocrisia, perché ci ha fatto un sermone sulla collaborazione per poi dire che non accoglie nessuna delle nostre proposte. È questo che non riesco a comprendere: non so se sia un problema di mia comprensione dell'italiano, oppure se sia stato un problema suo di aver utilizzato le parole in maniera retorica. Da quello che lei ha detto, si ha l'impressione che, pur essendoci dei punti qualificanti nella nostra proposta di risoluzione, non ne sarà accolto nemmeno uno. A questo punto per dare una risposta, saremo costretti a votare a favore della proposta di risoluzione della senatrice Binetti, che comprende una serie di proposte qualificate e qualificanti, e voteremo contro la vostra stringata risoluzione. (Applausi). SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, la ringrazio per essere qui.