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a aggiornamento e rivalutazione della entità economica delle sanzioni nei confronti delle imprese o amministrazioni che erogano i servizi e delle organizzazioni sindacali proclamanti, in considerazione della gravità della violazione e della eventuale recidiva, della violazione dell'invito della Commissione ai sensi dell'articolo 13, comma l, lettere c) , d) , e) e h) , della legge 12 giugno 1990, n. 146, nonché della gravità degli effetti dello sciopero irregolare o spontaneo sul servizio pubblico; b previsione di illeciti amministrativi con riferimento alle condotte dei lavoratori che si astengono dal lavoro in violazione delle norme di legge o di accordo o contratto collettivo, in alternativa alle condotte sanzionate disciplinarmente di cui all'articolo 4 della legge 12 giugno 1990, n. 146, e successive modificazioni, da sanzionare, con riguardo alla gravità della infrazione, alle motivazioni e alle modalità della astensione, con il pagamento di una somma di denaro da un minimo di 500 euro a un massimo di 5.000 euro; c estensione delle sanzioni previste dalla legge n. 146 del 1990 alle violazioni di cui all'articolo 1, comma 2, lettera l) , della presente legge, anche se realizzate da soggetti che operano in settori diversi dai servizi pubblici essenziali; d affidamento alla Commissione della competenza ad irrogare le sanzioni di cui alle lettere a) , b) e c) ; e riscossione mediante ruolo delle sanzioni pecuniarie amministrative. 3 (Commissione per le relazioni di lavoro) 1 La Commissione di garanzia dell'attuazione della legge di regolamentazione del diritto di sciopero nell'ambito dei servizi pubblici essenziali di cui agli articoli 12 e 13 della legge 12 giugno 1990, n. 146, e successive modificazioni, assume la denominazione di: «Commissione per le relazioni di lavoro». 2 Al fine di contribuire a migliorare il funzionamento e l'effettività del sistema di relazioni industriali e prevenire le forme esasperate di conflitto sulle tematiche del lavoro, la Commissione ha il compito, oltre a quanto già previsto dalla attuale legislazione e in funzione delle modifiche che si renderanno necessarie per l'attuazione delle deleghe di cui agli articoli 1 e 2, di verificare l'incidenza e l'effettivo grado di partecipazione agli scioperi nei servizi pubblici essenziali anche al fine di fornire al Governo, alle parti sociali e agli utenti dei servizi un periodico monitoraggio sull'andamento dei conflitti, sul loro reale impatto sui servizi essenziali e, in questa prospettiva, sulla rappresentatività degli attori sociali tale da garantire trasparenza e simmetria informativa nelle relazioni industriali. 3 Nel valutare il grado di rappresentatività dei soggetti proclamanti, anche ai fini di cui al comma 1, lettera a) , dell'articolo 2, la Commissione utilizza, là dove presenti, indici e criteri elaborati dalle parti sociali ivi compresa la certificazione all'Istituto nazionale per la previdenza sociale (INPS) dei dati di iscrizione sindacale. Nel settore pubblico resta ferma la disciplina vigente in materia di rappresentatività sindacale. 4 La Commissione è composta da un numero massimo di cinque membri scelti, su designazione dei Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, tra esperti di relazioni industriali, nominati con decreto del Presidente della Repubblica. Per l'esercizio delle proprie funzioni la Commissione si avvale, oltre che dei soggetti previsti dall'articolo 12 della legge 12 giugno 1990, n. 146, e successive modificazioni, delle strutture centrali e periferiche del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell'ambito dei loro compiti istituzionali. Per il funzionamento della Commissione è istituita, senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica, una dotazione organica della Commissione di diciassette unità di personale, di cui sette di area C, nove di area B e una di area A, con attribuzione del trattamento giuridico ed economico previsto per il personale dei ruoli della Presidenza del Consiglio dei ministri. Conseguentemente, il contingente massimo di personale comandato o fuori ruolo di cui al citato articolo 12 della legge n. 146 del 1990, e successive modificazioni, è ridotto a diciassette unità. In detta dotazione organica è inquadrato il personale di area non dirigenziale, in comando presso la Commissione di cui al citato articolo 12 della legge n. 146 del 1990, e successive modificazioni, alla data di entrata in vigore della presente legge, che opta per il trasferimento nei ruoli della Commissione, con corrispondente riduzione della dotazione organica delle amministrazioni di provenienza. 5 Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano dalla data di scadenza del mandato dei commissari della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge, di cui al citato articolo 12 della legge n. 146 del 1990, in carica alla data di entrata in vigore della presente legge. 4 (Comunicazione della proclamazione di sciopero) 1 All'articolo 2, comma 1, della legge 12 giugno 1990, n. 146, e successive modificazioni, l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: «La comunicazione deve essere data alle amministrazioni o imprese che erogano il servizio, all'apposito ufficio costituito presso l'autorità competente ad adottare l'ordinanza di cui all'articolo 8, nonché alla Commissione di cui all'articolo 12.». 5 (Disposizione finale) 1 Nell'esercizio delle deleghe di cui agli articoli 1 e 2, il Governo può tenere conto, nel rispetto dei princìpi di cui alla presente legge, degli eventuali avvisi comuni resi al Governo da parte delle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. 2 Coerentemente con gli obiettivi e con i criteri di delega di cui alla presente legge, il Governo è altresì delegato ad apportare all'ordinamento vigente ogni ulteriore modifica e integrazione, con la possibilità di redigere, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e con le medesime modalità previste dai commi 3, 4 e 5 dell'articolo 1, un testo unico delle disposizioni in materia di diritto di sciopero. Dall'emanazione del testo unico non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.