[pronunce]

- al quale la cartella può essere notificata nel termine di prescrizione decennale previsto dall'art. 2946 cod civ. ; che, per conseguenza, la disparità di trattamento sussiste anche con riguardo all'obbligo che il contribuente, ai sensi dell'art. 3 del d.P.R. n. 600 del 1973, ha di conservare la documentazione fino allo scadere del periodo entro il quale l'Erario può notificare l'accertamento; che, in definitiva, risultano così violati «il diritto alla difesa (art. 24 Cost.), il principio dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge (art. 3 Cost.), il principio della certezza nell'adempimento degli obblighi tributari ricavabile dall'art. 23 Cost., il principio dell'imparzialità dell'amministrazione pubblica (art. 97 Cost.) ed infine il principio della capacità contributiva (art. 53 Cost.), dato che non può presumersi che tale capacità possa mantenersi costante a tempo indeterminato»; che è intervenuto nel giudizio, a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri il quale, nel concludere per la declaratoria di manifesta infondatezza della questione, ha replicato alle argomentazioni del giudice rimettente: a) con riguardo alla violazione dell'art. 3 Cost., deducendo che non sussiste alcuna irragionevolezza nella scelta discrezionalmente operata dal legislatore, attesa l'eterogeneità delle fattispecie regolate dagli articoli 17 e 43 cit. , essendo il termine di notifica dell'avviso di accertamento «momento di esternazione dei risultati di una complessa e pregnante attività di accertamento», temporalmente collocato a monte sia dell'iscrizione a ruolo, di cui si occupa invece l'art. 17 cit. , che della emissione della cartella per la quale, in caso di accertamento formale, non è posto alcun termine; b) con riguardo all'art. 24 Cost., deducendo l'incongruenza della censura relativa all'obbligo di conservazione della documentazione ed osservando che il termine per impugnare non decorre dalla data di esecutività dei ruoli, ma dalla notificazione della cartella di pagamento avverso la quale al contribuente è garantita la piena esplicazione del diritto di difesa; c) in riferimento all'art. 53 Cost., considerando che «non è il momento in cui la pretesa tributaria viene fatta valere quello che assume rilievo ai fini della capacità contributiva, bensì quello in cui matura l'obbligazione tributaria»; d) con riguardo agli articoli 97 e 23 Cost., deducendo, per un verso, che il principio di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione non impone di regolare l'attività amministrativa secondo termini necessariamente perentori e, per altro verso, che, nella specie, il procedimento in esame non è affatto privo di termini come mostrato proprio dall'art. 17, comma 1, cit. che ne disciplina uno a pena di decadenza, con conseguente assorbimento delle censure che richiamano il principio della certezza nell'adempimento degli obblighi tributari; che, nel corso di un processo tributario intrapreso dalla contribuente Gavazzi Laura per l'annullamento di una cartella esattoriale notificatale il 14 giugno 2001, relativa all'anno di imposta 1993 per somme dovute a titolo di Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) e relativi interessi, liquidate in sede di controllo formale ex art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973, la Commissione tributaria provinciale di Milano, con ordinanza del 10 febbraio 2003 (r.o. n. 1159 del 2003), ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli articoli 17 (nel testo anteriore alla modifica operata dall'art. 6 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46), 24 e 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, per asserito contrasto con gli articoli 3, 23, 24, 53 e 97 della Costituzione; che il giudice rimettente riferisce sia in punto di fatto, con riguardo ai motivi di ricorso ed alle difese spiegate nel giudizio a quo dall'Ufficio in riferimento al ruolo reso esecutivo nell'anno 2000, sia in punto di diritto, per quanto attiene ai profili di illegittimità costituzionale delle norme denunciate, in modo identico a quanto già esposto riguardo alla ordinanza iscritta al n. 1123 del 2003 del relativo registro; che è intervenuto, a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri, spiegando difese analoghe a quelle già riferite con riferimento alla ordinanza n. 1123 del 2003. Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Milano dubita, in riferimento agli articoli 3, 23, 24, 53 e 97 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli articoli 17 (nel testo vigente per le dichiarazioni presentate prima del 1° gennaio 1999), 24 e 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nella parte in cui non fissano un termine decadenziale per la notifica al contribuente della cartella recante il ruolo derivante dalla liquidazione, ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), delle imposte dovute in base alla dichiarazione dei redditi; che, ponendo entrambe le ordinanze la medesima questione, i relativi giudizi debbono essere riuniti; che questa Corte, con ordinanza n. 107 del 2003, ha, da un lato, ribadito che il carattere perentorio di un termine non deve risultare in modo esplicito dalla norma, ben potendo esso desumersi dalla funzione che al termine chiaramente assegna la legge, e, dall'altro lato, statuito che è conforme a Costituzione, e va dall'interprete ricercata, soltanto una ricostruzione del sistema che non lasci il contribuente esposto, senza limiti temporali, all'azione esecutiva del fisco; che il giudice rimettente correttamente esclude che entro il termine previsto dal combinato disposto degli articoli 17 del d.P.R. n. 602 del 1973 e 43 del d.P.R. n. 600 del 1973 - per la consegna del ruolo ai fini del visto di esecutorietà (e, quindi, per un'attività interna all'ufficio) - possa ritenersi che debba altresì provvedersi alle successive attività di consegna del ruolo al concessionario e di notifica della cartella di pagamento al contribuente (previste dagli articoli 24 e 25 del d.P.R. n. 602 del 1973); che tale corretta conclusione - imposta dall'impossibilità logica di includere, in un termine previsto esplicitamente per un'attività preliminare, anche ulteriori attività ad essa successive - non può essere superata (come recentissimamente si è tentato di fare) neanche per soddisfare l'esigenza, costituzionalmente inderogabile - di prevedere termini perentori entro i quali la pretesa del fisco deve essere portata a conoscenza del contribuente;