[resaula]

si rilasciano dichiarazioni che puntualmente vengono contraddette poche ore dopo, generando caos nei mercati, in cui si bruciano anche i risparmi delle famiglie. Alla prova dei fatti, il peccato originale della propaganda emerge in tutta la sua evidenza: il gap , il vuoto fra le promesse e la realizzabilità è incolmabile e bisognerà prima o poi prenderne atto e farsene una ragione. Il Paese ha bisogno di perseguire un programma di sviluppo serio, che incida su fattori strutturali e abbia orizzonti di lungo termine; ha bisogno di uno shock positivo, in grado di liberare risorse e indirizzarle nella direzione della crescita, dell'aumento dei consumi, della domanda interna, che dia ossigeno alla produzione e che crei lavoro. Riduzione della pressione fiscale, del costo del lavoro, investimenti in infrastrutture, politiche ad hoc per il Sud e per i giovani: sono queste le priorità del Paese, che il programma del centrodestra e soprattutto di Forza Italia aveva posto all'attenzione dell'elettorato; priorità che trovano conferma nei numeri di cui oggi discutiamo, che non lasciano spazio a interventi di assistenzialismo fini a sé stessi. Invece oggi leggiamo addirittura di ipotesi di tagli alle detrazioni per i mutui, spese universitarie e spese mediche, per tentare di racimolare qualche somma che vada a finanziare il reddito di cittadinanza. Purtroppo non ci sembra che il Governo in carica abbia saputo intercettare le reali esigenze del Paese, che chiede sviluppo e non sostegni di sussistenza. L'unico provvedimento importante che abbiamo varato in quest'Aula in questi mesi è stato il cosiddetto decreto dignità, sul quale le previsioni degli analisti e delle associazioni di categoria sono negative e concordi: stimano persino una contrazione di posti di lavoro di circa 120.000 unità. Concludo con un accenno all'ultimo provvedimento, che ha avuto la risonanza mediatica maggiore, soprattutto in questo mese, relativo al ponte Morandi a Genova, su cui ancora oggi non abbiamo le coperture dello Stato. La vicenda è veramente assurda e si commenta da sola. Sono tanti tasselli, dunque, che compongono un quadro preoccupante di leggerezza nella gestione della cosa pubblica, di incapacità e di impossibilità di percorrere una strada coerente rispetto a quanto promesso in campagna elettorale. Poiché - piaccia o meno - lo scenario economico nel quale siamo immersi è in rapido peggioramento, come certificato anche nelle ultime settimane dai principali indicatori, il Governo ha il preciso dovere di rendere nota con urgenza al Paese e al mondo la propria strategia. Questi numeri che - come dichiaravo in premessa - non sono simboli o segni grafici, ma espressioni sintetiche della nostra realtà quotidiana, della qualità della vita del comune cittadino come della piccola azienda o della grande impresa, necessitano di essere supportati da un surplus di credibilità e affidabilità per reggere il confronto con le aspettative nazionali e internazionali. Il tempo dei desideri vagheggiati è scaduto: se si possiedono strumenti politici per governare con serietà la complessità del reale, è il momento di dimostrarlo. Per questi che - come dicevo innanzi - non sono numeri asettici, sia il rendiconto che l'assestamento di bilancio, ma sono oggi il cuore e anche il problema - ahimè - del nostro Paese, per tutto questo e per le valutazioni sin qui esposte esprimiamo un voto politico secco e deciso: esprimiamo il nostro «no» sia sul rendiconto che sull'assestamento di bilancio. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Marsilio. Congratulazioni) . PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, colleghi e colleghe senatori, rappresentanti del Governo, quest'Aula oggi esprimerà il proprio voto sul rendiconto del 2017 e sull'assestamento per il 2018. Sono provvedimenti tra loro connessi, in quanto il rendiconto generale dello Stato è lo strumento attraverso il quale il Governo rende noto al Parlamento i risultati della gestione di bilancio a metà esercizio, mentre l'assestamento ha lo scopo di aggiornare, sempre a metà esercizio, gli stanziamenti del bilancio, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertati in sede di rendiconto. Ci stiamo occupando, quindi, della legge di bilancio per il 2018 che ereditiamo dal precedente Esecutivo e dalla precedente legislatura e che, con ogni evidenza, è il prodotto di visioni politiche ed economiche antitetiche a quelle del MoVimento 5 Stelle. Mai abbiamo condiviso quelle scelte di politica economica, perché non avevano come obiettivo i cittadini, le famiglie e i loro bisogni, né mettevano al centro dell'attenzione e dell'azione politica i giovani, le categorie deboli o svantaggiate, ma obbedivano a formule e assunti che poi si sono rivelati sbagliati, come molti avevano previsto. In questi anni politiche siffatte hanno rovinato letteralmente la vita a tanti italiani e - ironia della sorte, mi si consenta di dire amara ironia della sorte - non hanno risolto o avviato a soluzione alcuno dei problemi che affliggono da anni il nostro Paese. Ma tutto questo per noi è il passato. In questi giorni stiamo lavorando per offrire al Paese un reale cambiamento, un radicale cambio di passo. Nelle prossime settimane presenteremo la nostra legge di bilancio, che conterrà misure che riteniamo indispensabili per il Paese e grazie alle quali consentiremo a tanti nostri connazionali, specie a quelli che hanno sofferto in maggior misura in questi anni, la possibilità di una vita migliore, la possibilità di trovare un lavoro dignitoso, la possibilità di sposarsi, di fare figli e di accedere a una sanità e a una scuola di qualità per tutti. Vogliamo offrire loro la voglia di guardare al futuro con fiducia e lo faremo approvando i provvedimenti e le riforme che abbiamo promesso in campagna elettorale e che consentiranno al Paese di crescere in modo sostenibile, di svilupparsi e essere più giusto, più equo e più solidale. In definitiva, approveremo norme nelle materie che costituiscono i punti cardine del contratto di Governo, che questo Gruppo parlamentare sostiene e supporta con convinzione e determinazione. Cambieremo le politiche di ottusa austerità di questi ultimi anni; politiche dissennate che hanno causato un significativo peggioramento delle condizioni di vita di tantissimi cittadini, senza peraltro portare miglioramenti nei conti pubblici, atteso che sono aumentati sia il debito pubblico, sia il rapporto debito-PIL, e, da ultimo, sono peggiorati i dati di cassa, come evidenziati dai dossier che sono allegati ai provvedimenti di cui ci stiamo occupando: da questi emerge un peggioramento sia del saldo netto finanziare, sia del ricorso al mercato e, infine, del conto generale del patrimonio. Purtroppo sono numeri: basta leggerli. Cambieremo queste politiche, ma - si badi bene - non abbiamo in programma di sperperare risorse, di fare assistenzialismo e di erogare contributi a pioggia. Al contrario, vogliamo eliminare gli sprechi e le enormi spese improduttive. Vogliamo rendere la spesa efficiente e intelligente, capace di avere un impatto positivo e moltiplicatore sull'economia.