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Modifiche alla legge 28 aprile 2016, n. 57, e al decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, in materia di tutele dei magistrati onorari ed efficienza degli uffici giudiziari del giudice di pace e del tribunale. Onorevoli Senatori. – Il disegno di legge mira ad apportare modifiche al decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, recante riforma organica della magistratura onoraria e altre disposizioni sui giudici di pace, nonché disciplina transitoria relativa ai magistrati onorari in servizio, a norma della legge 28 aprile 2016, n. 57. Lo stesso Consiglio superiore della magistratura ha affermato che il citato decreto presenta notevoli criticità sotto il profilo applicativo – i primi commentatori hanno evidenziato alcuni profili di illegittimità costituzionale, dovuti in alcuni casi ad un eccesso di delega – , non risponde alle esigenze della magistratura di pace ed onoraria su cui grava il 65 per cento dell'intero contenzioso del nostro Paese e pone a rischio il funzionamento del sistema giustizia. Il decreto legislativo oggetto di modifica non soddisfa in alcun modo le aspettative di magistrati di pace ed onorari in servizio, che per lo più esercitano funzioni giurisdizionali da oltre venti anni, privi di tutele previdenziali ed assistenziali, nonostante importanti pronunce di organismi europei. La stessa legge delega intendeva istituire un doppio binario tra i nuovi magistrati onorari e quelli in servizio al momento dell'entrata in vigore della riforma, nella sostanza tutelando nettamente le posizioni dei magistrati in servizio. A tal fine si rendono necessarie modifiche normative incidenti sullo status giuridico-economico dei magistrati in servizio. In primis , l'affidamento di funzioni molto delicate con riguardo ad esempio a quelle penali, alla materia dell'immigrazione, al settore civile con competenze che attribuiranno al magistrato questioni particolarmente rilevanti sotto il profilo economico, ovvero di valore fino a euro 50.000 escludono in re ipsa la possibilità di riconoscere compensi eccessivamente ridotti, paragonabili a un reddito di cittadinanza. Ciò determinerebbe una palese violazione dell'autonomia ed indipendenza del giudice. Con riferimento agli aspetti previdenziali ed assistenziali la norma di cui si propone la modifica si pone in aperta violazione del trattato internazionale denominato Carta sociale europea, adottata dal Consiglio d'Europa nel 1961 e ratificata dall'Italia secondo la pronuncia del Comitato europeo dei diritti sociali, adottata e resa pubblica il 16 novembre 2016, che ha accertato la violazione da parte dello Stato italiano dell'articolo E (Divieto di discriminazione in ambito lavorativo) in combinato disposto con l'articolo 12, paragrafo 1 (Diritto alla sicurezza sociale), poiché lo Stato italiano non ha previsto un trattamento sociale e previdenziale. L'articolo 4 della Carta sociale stabilisce che: « Tutti i lavoratori hanno diritto a un'equa retribuzione che assicuri loro e alle loro famiglie un livello di vita soddisfacente ». La previsione di un sistema previdenziale ed assistenziale totalmente a carico dell'amministrato si pone in pieno contrasto con la normativa europea. Si richiama sul punto la sentenza della Corte di giustizia nella causa C-393/10 del 1° marzo del 2012, secondo cui: « Non si può quindi sostenere che i giudici a tempo pieno e i recorder non si trovino in una situazione comparabile a causa delle divergenze tra le loro carriere, dato che i secondi hanno sempre la possibilità di esercitare la professione forense. Decisiva è piuttosto la questione se essi svolgano sostanzialmente la stessa attività. A tal proposito, le parti interessate, compreso il governo del Regno Unito, hanno chiarito in udienza che i recorder e i giudici a tempo pieno esercitavano le stesse funzioni. Si è precisato, infatti, che il loro lavoro è identico, che si svolge nelle medesime giurisdizioni e nel corso delle stesse udienza » e « Alla luce delle suesposte considerazioni, si deve rispondere alla seconda questione dichiarando che l'accordo quadro sul lavoro a tempo parziale va interpretato nel senso che osta a che, ai fini dell'accesso al regime della pensione di vecchiaia, il diritto nazionale operi una distinzione tra i giudici a tempo pieno e i giudici a tempo parziale retribuiti in base a tariffe giornaliere, a meno che tale differenza di trattamento sia giustificata da ragioni obiettive, che spetta al giudice del rinvio valutare ». Sul punto si richiama anche alla raccomandazione del 17 novembre 2010 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa CM/Rec /2010/12 che, al paragrafo 54, prevede espressamente che: « La retribuzione dei giudici deve essere commisurata al loro ruolo professionale ed alle loro responsabilità, ed essere di livello sufficiente a renderli immuni da qualsiasi pressione volta ad influenzare la loro decisione. Deve essere garantito il mantenimento di qualsiasi pressione volta ad influenzare le loro decisioni. Deve essere garantito il mantenimento di una remunerazione per il collocamento a riposo il cui livello deve essere ragionevolmente rapportato alla retribuzione dei giudici in servizio. Devono essere adottate specifiche disposizioni di legge per garantire che non possa essere disposta una riduzione delle retribuzioni rivolta specificamene ai giudici ».. 1 (Impegno settimanale dei magistrati onorari) 1 All'articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, il secondo periodo è sostituito dal seguente: « Al fine di assicurare tale compatibilità, ai magistrati onorari non può essere richiesto un impegno complessivamente superiore a tre giorni a settimana ». 2 (Coordinamento dell'ufficio del giudice di pace) 1 L'articolo 8 del decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, è sostituito dal seguente: « Art. 8 - (Coordinamento ed organizzazione dell'ufficio del giudice di pace) - 1. Nel caso in cui all'ufficio del giudice di pace siano assegnati più giudici, il più anziano per le funzioni giudiziarie esercitate o, in mancanza, il più anziano avuto riguardo alla data di assunzione dell'incarico o, a parità di date, il più anziano di età svolge compiti di coordinamento. 2. Il coordinatore, secondo le direttive del Consiglio superiore della magistratura e in armonia con le indicazioni del consiglio giudiziario, provvede all'assegnazione degli affari e, d'intesa con il presidente del tribunale, stabilisce annualmente i giorni e le ore delle udienze di istruzione e di discussione delle cause di competenza dell'ufficio. 3. Al coordinatore spetta un'indennità di presenza mensile per l'effettivo esercizio delle funzioni di euro 129,11 per gli uffici aventi un organico fino a cinque giudici, di euro 206,58 per gli uffici aventi un organico da sei a dieci giudici, di euro 309,87 per gli uffici aventi un organico da undici a venti giudici e di euro 387,34 per tutti gli altri uffici. 4. L'indennità di cui al comma 3 spetta al coordinatore anche se all'ufficio cui egli è addetto non risulti effettivamente assegnato altro giudice ».