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Ho avuto anche modo di rappresentarlo fin dal discorso alle Camere, quando chiesi, nel giugno 2018, la fiducia: se vogliamo restituire all'azione di Governo un più ampio orizzonte, dobbiamo mostrarci capaci di alzare lo sguardo, sforzandoci di perseguire i bisogni reali dei cittadini in una prospettiva anche di medio e lungo periodo; diversamente la politica perde di vista il principio di responsabilità che impone di agire (come raccomandava il filosofo Jonas) non soltanto guardando al bisogno immediato, che rischia di tramutarsi in mero tornaconto, ma anche progettando la società che vogliamo lasciare ai nostri figli, ai nostri nipoti. Il Consiglio europeo si soffermerà anche, in tema di relazioni esterne, sulla situazione tra Russia e Ucraina, con specifico riferimento alle recenti misure russe sui passaporti nelle regioni orientali dell'Ucraina, in particolare Donetsk e Lugansk, alla perdurante detenzione da parte russa dei marinai ucraini arrestati in occasione dell'incidente nello stretto di Kerch il 25 novembre 2018, e all'auspicio che riprendano i negoziati per l'attuazione delle intese di Minsk. Su tali questioni rimane per noi prioritario lavorare, ovviamente insieme ai nostri partner europei, per favorire una distensione, per riportare il confronto al tavolo dei negoziati, anche approfittando del nuovo slancio impresso alla politica ucraina dal neo presidente Zelens'kyj. Colgo l'occasione per riaffermare che l'Italia intende perseguire un approccio rispettoso della questione europea, ma che l'Italia rimane convinta, al tempo stesso, che le sanzioni non siano un fine in sé, bensì uno strumento finalizzato ad avviare a soluzione la crisi ucraina. Il Consiglio europeo esprimerà inoltre, sulla scia delle conclusioni di quello di marzo, un invito ad accrescere la consapevolezza e a rafforzare la resilienza delle nostre democrazie rispetto alla disinformazione, incoraggiando la Commissione europea ad una valutazione sull'attuazione da parte delle piattaforme online degli impegni assunti al riguardo. In questa prospettiva, rimane essenziale per l'Italia uno sforzo europeo coordinato che tenga conto della natura complessa, plurale del problema; provenendo la disinformazione da una molteplicità di soggetti, statuali ma anche non statuali, essa richiede un approccio strategico multidimensionale e di ampio respiro, che includa sul piano europeo un investimento di lungo periodo nella formazione dei giovani, un dialogo costante con i provider privati, senza trascurare naturalmente i delicati profili di necessaria garanzia della libertà di informazione, che è un fondamento essenziale dei nostri sistemi democratici. Il Consiglio europeo inoltre valuterà con favore il lavoro in corso a livello comunitario per una risposta coordinata alle minacce ibride. Al riguardo condividiamo con i partner europei l'esigenza di intensificare il coordinamento europeo sugli attacchi cibernetici. L'approccio italiano è ispirato alla promozione di piattaforme cooperative e mira a coniugare le esigenze di sicurezza e di protezione dei cittadini con il rispetto della democrazia e della libertà della Rete. Riteniamo inoltre di dover rafforzare la resilienza, vale a dire la capacità di dotarsi, a livello nazionale ed europeo, di adeguati strumenti di prevenzione e resistenza rispetto ad eventuali cyberattacchi, ma anche la capacità di deterrenza verso tali attacchi. Ciò tenendo comunque presente che il problema della imputazione, cioè l'individuazione dei soggetti responsabili per poi poter passare a comminare le sanzioni, resta un problema di grande complessità e richiede un approccio ben ponderato. Il Consiglio europeo farà inoltre riferimento alle conclusioni del Consiglio affari generali in materia di allargamento. Si tratta di un processo di cui l'Italia è tradizionalmente sostenitrice, perché crediamo che questo stimolo sia importante per promuovere pace, stabilità, prosperità e sicurezza nel nostro vicinato, nell'interesse geostrategico non solo dell'Italia, ma dell'intero Continente. Riteniamo dunque essenziale preservare la credibilità e offrire una prospettiva per il processo di allargamento, sia sostenendo ulteriori progressi di Serbia e Montenegro nel negoziato di adesione, sia lavorando affinché entro ottobre di quest'anno - è una prospettiva che si è aperta proprio ieri nel corso del Consiglio affari generali - possa esserci una decisione favorevole all'apertura dei negoziati di adesione con Albania e Repubblica di Macedonia del Nord. Un rapido avvio dei negoziati di adesione con Tirana e con Skopje darebbe infatti un segnale di forte attenzione europea verso l'intera regione, ridando slancio alla prospettiva europea di quei due Paesi e contribuendo così ad evitare derive rispetto al percorso di progressiva integrazione e stabilità regionale. Accenno a un'altra questione che viene portata all'attenzione del Consiglio europeo su sollecitazione di Cipro. Verrà discusso in seno al Consiglio europeo ed inserito nelle conclusioni il tema delle attività turche di perforazione nella zona economica esclusiva cipriota. Al riguardo, monitoriamo con la massima attenzione i recenti sviluppi legati alle questioni energetiche nel Mediterraneo orientale e condividiamo la preoccupazione riguardo all'annuncio della Turchia di voler intraprendere attività che potrebbero risultare lesive delle legittime aspettative della Repubblica di Cipro di esercitare i diritti sovrani sulle risorse naturali presenti nella cosiddetta zona economica esclusiva, in linea con le norme del diritto internazionale e con le norme dell'Unione europea. Riteniamo che lo sfruttamento delle risorse energetiche nel Mediterraneo orientale possa diventare, da motivo di disputa, una straordinaria opportunità di cooperazione, ed anche un fattore di stabilizzazione regionale. Dobbiamo però lavorare per poter raggiungere questo traguardo. Infine, il Consiglio europeo esaminerà gli ultimi sviluppi del dossier Brexit, alla luce delle recenti vicende politiche nel Regno Unito e dell'ultima comunicazione della Commissione europea sulle misure di emergenza in caso di Brexit senza accordo. Come ben sapete, da parte italiana il 20 maggio scorso è stato convertito in legge il decreto-legge cosiddetto Brexit che prevede, in caso di no deal , misure di messa in sicurezza nei settori dei diritti dei cittadini, dei servizi finanziari e del trasporto aereo. La scorsa settimana abbiamo riunito già a Palazzo Chigi la cosiddetta " task force Brexit" per fare un tagliando alle misure di preparazione al no deal . L'Italia resta impegnata per una Brexit ordinata attraverso un accordo di recesso e per costruire una relazione futura profonda, direi ambiziosa, con il Regno Unito dopo l'uscita dall'Unione europea. Nondimeno, alla luce degli ultimi sviluppi a Londra, è importante che i cittadini, le imprese e tutti i soggetti interessati alla Brexit utilizzino questi mesi di proroga - voi sapete che la prossima data è fissata al 31 ottobre 2019 - per prepararsi a qualsiasi scenario, incluso quello, davvero poco auspicabile, di un'uscita senza accordo. Ho prima richiamato, riferendomi al cambiamento climatico, il principio di responsabilità.