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Per il personale militare dirigente, le materie oggetto di contrattazione sono quelle definite dall'articolo 46 del decreto legislativo n. 95 del 2017, tra le quali spiccano le misure per incentivare l'efficienza del servizio e i criteri di massima per la formazione e l'aggiornamento professionale, materie che, come si è detto, sono invece precluse alla contrattazione del personale non dirigente. Il disegno di legge quindi prevede l'elencazione chiara delle materie oggetto di contrattazione per Forze armate e Forze di polizia ad ordinamento militare, divise per personale dirigente e non dirigente, allineandole alle materie di contrattazione delle Forze di polizia ad ordinamento civile. L'articolo 12 della legge n. 46 del 2022 stabilisce gli obblighi informativi delle amministrazioni nei confronti dei sindacati militari. Al riguardo il disegno di legge estende l'obbligo anche alle associazioni sindacali non rappresentative. L'articolo 13 della legge n. 46 del 2022 disciplina le soglie che i sindacati militari devono superare per essere considerati « rappresentativi a livello nazionale ». Superare queste soglie comporta il diritto per il sindacato di partecipare alle procedure di contrattazione, nonché il riconoscimento dei distacchi e permessi sindacali. Nello specifico, viene prevista una soglia del 4 per cento per i sindacati di singola Forza armata o singola Forza di polizia ad ordinamento militare e del 3 per cento per quelli interforze. In entrambi i casi le percentuali vengono calcolate sulla forza effettiva, includendo quindi nella base di calcolo anche il personale che decida liberamente di non aderire ad alcun sindacato. Questo metodo di calcolo non solo rappresenta un caso unico, dal momento che per tutti i sindacati, compresi quelli delle Forze di polizia ad ordinamento civile, si tiene conto della forza sindacalizzata (ossia solo di chi si iscrive ai sindacati), ma la sua applicazione potrebbe determinare delle gravi conseguenze. Infatti, qualora nessun sindacato raggiungesse le predette soglie non ci sarebbe alcuna rappresentanza del personale al tavolo negoziale. È per giunta illogico che alle stesse procedure di contrattazione partecipino sindacati « selezionati » in base a regole diverse. Si verificherebbe infatti che, per la contrattazione delle Forze di polizia, i sindacati della Polizia di Stato e Polizia penitenziaria parteciperebbero in base alla forza sindacalizzata, i sindacati dei Carabinieri e della Guardia di finanza in base alla forza effettiva. Il disegno di legge pertanto prevede, alla stregua di quello che succede per le Forze di polizia ad ordinamento civile, di elevare le soglie al 5 per cento, ma calcolarle sulla forza sindacalizzata. L'articolo 14 della legge n. 46 del 2022 fornisce una serie di tutele ai militari che ricoprono cariche elettive nei sindacati militari rappresentativi, lasciando totalmente privi di tutela i sindacati non rappresentativi. Tale incomprensibile sperequazione viene eliminata dal disegno di legge. Tra le tutele, probabilmente la più importante, la legge prevede l'impossibilità per i rappresentanti sindacali di « essere trasferiti a un'altra sede o reparto ovvero essere sostituiti nell'incarico ricoperto al momento dell'elezione, se non previa intesa con l'associazione professionale a carattere sindacale tra militari alla quale appartengono ». La legge prevede però alcune situazioni in presenza delle quali questa tutela viene meno: 1) esigenza di trasferimento dovuta all'assolvimento degli obblighi di comando o attribuzioni specifiche per l'avanzamento; 2) casi straordinari di necessità e urgenza per dichiarazione dello stato di emergenza; 3) incompatibilità ambientale. I primi due casi sono accettabili in quanto riguardano situazioni che non dipendono dalla volontà dell'amministrazione. Il trasferimento per incompatibilità ambientale, al contrario, si configura come procedimento altamente discrezionale e si presta ad essere utilizzato dall'amministrazione strumentalmente per aggirare la tutela e allontanare (o punire) il rappresentante sindacale sgradito. Per questo motivo il disegno di legge, pur lasciando la possibilità per l'amministrazione di trasferire il rappresentante sindacale per incompatibilità ambientale, introduce l'obbligo di motivazione. L'articolo 15 della legge n. 46 del 2022 dispone in relazione all'informazione e alla pubblicità delle attività sindacali. In particolare il comma 2 conferisce la facoltà ai dirigenti sindacali di avere rapporti con gli organi di stampa e di rilasciare dichiarazioni, ma esclusivamente in merito alle materie di loro competenza e oggetto di contrattazione nazionale. Il disegno di legge propone di estendere tali materie a tutte quelle attinenti alla tutela dei diritti e degli interessi dei lavoratori militari, con esclusione di quelli soggetti a classifica di segretezza. L'articolo 16 della legge n. 46 del 2022 conferisce delega al Governo per il coordinamento normativo e per l'adozione di un regolamento di attuazione. Al comma 4 si prevede che il Ministro per la pubblica amministrazione, con proprio decreto, determini il contingente dei distacchi e dei permessi sindacali per ciascuna Forza armata e Forza di polizia a ordinamento militare, da ripartire successivamente tra i sindacati rappresentativi. Con l'introduzione del comma 5- bis all'articolo 9, tale previsione risulterebbe superata. L'articolo 17 della legge n. 46 del 2022 riserva alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in ambito sindacale. In questo modo si disattende un principio di ordine generale, confermato nel 2010 dalla Corte di cassazione a sezioni riunite, per il quale in materia di controversie afferenti alle condotte antisindacali la competenza giurisdizionale è del giudice del lavoro. Infatti l'assegnazione di tale competenza al tribunale amministrativo varrebbe per i soli militari. Peraltro, al comma 4, viene previsto che il ricorrente sia soggetto al versamento, indipendentemente dal valore della causa, del contributo unificato, pari a 650 euro, creando in tal modo una grave sperequazione con il restante panorama sindacale, in quanto il ricorso al giudice del lavoro è gratuito. È prevista in talune situazioni la possibilità di promuovere un tentativo di conciliazione prima di adire il giudice amministrativo. A questo scopo il successivo articolo 18 della legge istituisce presso il Ministero della difesa e presso il Ministero dell'economia e delle finanze la commissione centrale di conciliazione per la risoluzione in via bonaria delle controversie aventi rilievo nazionale e almeno cinque commissioni periferiche di conciliazione, per le controversie aventi rilievo locale. Per promuovere il tentativo di conciliazione, la parte ricorrente è tenuta a versare un contributo pari a 155 euro per le procedure dinanzi alle commissioni centrali e pari a 105 euro per quelle dinanzi a quelle periferiche. Il disegno di legge sopprime gli articoli 17 e 18, riportando la competenza al giudice del lavoro.. 1 1 Alla legge 28 aprile 2022, n. 46, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 1: 1 il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2 .