[resaula]

Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno testé riformulato. BOTTICI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole all'accoglimento da parte del Governo dell'ordine del giorno G1.101 (testo 2). BARETTA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.101 (testo 2), presentato dal senatore Vitali e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, la vicenda della Banca Popolare di Bari si somma a tutte le altre situazioni di mala gestione degli istituti bancari. Sarà la magistratura ad accertare le responsabilità, ma il quadro che sta emergendo è inquietante: una banca amministrata secondo logiche padronali, con erogazione del credito sulla base di criteri clientelari e non di impresa; una gestione a dir poco truffaldina nella partita azionaria, coi funzionari che si trovano a vendere, anche a parenti e amici, pacchetti che erano scatole vuote. E poi F24 truccati sui contributi erariali alla squadra di calcio cittadina, l'acquisizione del credito INPS di un'importante struttura sanitaria rivelatosi poi inesigibile, bilanci delle filiali truccati, l'acquisizione della Banca Tercas, che getta gravi ombre anche sull'efficienza degli istituti di controllo. Si tratta di un quadro molto pesante per una banca che ha in pancia una quota fondamentale dei risparmi dei pugliesi, che ha dilapidato la stima di cui godeva e la tradizione che ne faceva uno dei simboli dell'impresa meridionale. Il fallimento della Popolare avrebbe fatto esplodere una bomba economica e sociale in una Regione già duramente colpita e segnata dalla vicenda dell'ex Ilva. Per questo, bene ha fatto il Governo a mettere in sicurezza i depositi dei correntisti e a garantire l'operatività dell'Istituto poche ore dopo il commissariamento di Bankitalia, perché quando fallisce una banca non fallisce il suo management , vanno in fumo i risparmi delle famiglie, viene meno l'ossigeno per il sistema imprenditoriale, si innesca un meccanismo che rischia di contagiare tutto il sistema e per l'Italia questo vorrebbe dire sicura recessione. Bene ha fatto il Governo, anche perché non si è limitato ad un'azione di salvataggio, ma con questo provvedimento disegna il percorso per la costituzione di un istituto di credito per il Sud che avrà il suo baricentro proprio nella Popolare di Bari. Il mio forte auspicio è che questa nuova banca serva davvero per dotare le imprese meridionali di un soggetto per l'erogazione del credito che risponda a criteri di mercato e che omogeneizzi il costo del credito tra le Regioni italiane. Quello che sicuramente non serve al Sud come a tutta l'Italia è un soggetto che ricalchi la Cassa del Mezzogiorno, che metta in atto nuove forme di assistenzialismo, perché queste sono parenti strette di quel familismo che ha portato al crash della Popolare. Allo stesso tempo, una volta che i commissari avranno terminato il loro piano industriale, bisognerà valutare se ci saranno ripercussioni sul fronte occupazionale, così come bisognerà capire cosa ne sarà degli azionisti e degli obbligazionisti. Sugli azionisti è giusto riconoscere delle forme di ristoro per quei casi in cui verrà accertato un comportamento fraudolento da parte dell'Istituto. L'ultima riflessione riguarda l'intero sistema bancario. Qui non si tratta di fare polemiche o di prestare questo tema alle strumentalizzazioni politiche. Bisogna capire cosa non ha funzionato e cosa continua a non funzionare negli istituti di controllo e si tratta anche di scongiurare il ripetersi di situazioni simili, perché ogni volta i costi si scaricano sulla comunità e non sono mai cifre di poco conto, come anche questo provvedimento dimostra. Per questo è importante stabilizzare il nostro sistema bancario e, nel farlo, è importante tutelare la specificità del sistema cooperativo come soggetto a servizio del territorio. Fortunatamente in Italia le realtà positive, quelle che hanno accompagnato la crescita delle città e delle Province, sono la maggioranza, uno straordinario valore per i tessuti sociali e imprenditoriali, per l'accesso al credito delle famiglie, dei liberi professionisti, dei piccoli imprenditori. L'Italia quindi deve perseguire la propria strada in sintonia, cioè, con l'originalità e la specificità del proprio tessuto produttivo, della vocazione al risparmio delle famiglie, della tipologia degli investimenti e degli investitori e è con questo auspicio che annuncio il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie al provvedimento. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e M5S) . MARINO (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARINO (IV-PSI) . Signor Presidente, essendo intervenuto a lungo in discussione generale nel merito del provvedimento, per non ripetermi e per non tediare i colleghi, in dichiarazione di voto mi limiterò a una considerazione di carattere più politico e meno tecnico. In discussione generale ho sostenuto che questo intervento fosse necessario come lo erano stati quelli della scorsa legislatura e quello precedente di questa legislatura. Necessari, sempre con riflessi sistemici e sempre diversi l'uno dall'altro, come ricordava giustamente anche il sottosegretario Baretta, a parte quello Carige del Governo Conte uno, che era stato copiato di sana pianta. Perché dico questo? Il legislatore ha varato in più riprese misure d'urgenza per la tutela del sistema bancario nazionale, anche per fronteggiare situazioni di crisi relative a specifici istituti, con un filo rosso di continuità. Tale filo rosso si dipana dal decreto-legge n. 183 del 2015, poi confluito nella legge di stabilità 2016, che serviva per agevolare la risoluzione di Cariferrara, Banca Marche, Banca Popolare dell'Etruria e Carichieti, al decreto-legge n. 237 del 2016, che ha concesso la garanzia dello Stato sulle passività delle banche e sui finanziamenti erogati discrezionalmente da Bankitalia, e che stabilisce le condizioni per la ricapitalizzazione precauzionale ed introduce le cosiddette misure di burden sharing . Attuando queste misure, sono stati adottati interventi di rafforzamento patrimoniale verso MPS. Il filo rosso si sviluppa poi con il decreto-legge n. 99 del 2017, che serve per facilitare la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, per arrivare al decreto-legge n. 1 del 2019, che prevede misure di sostegno pubblico a Banca Carige (si tratta di provvedimenti fotocopia), fino al decreto-legge oggi in esame, che, attraverso il finanziamento di Invitalia, opera il salvataggio della Banca Popolare di Bari, avviando un percorso di crescita e di credibilità del sistema creditizio nel Mezzogiorno.