[pronunce]

A fondamento del potere ministeriale contestato, il resistente invoca anche la direttiva n. 80/68/CEE, recepita con decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 132 (Attuazione della direttiva n. 80/68/CEE concernente la protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose). La citata disciplina statale di recepimento, sottolinea l'Avvocatura, è stata successivamente trasfusa nel decreto legislativo n. 152 del 1999. La normativa tecnica all'origine del presente conflitto, osserva la difesa erariale anche sulla scorta di considerazioni generali attinenti alla politica comunitaria in materia ambientale basata sull'art. 174 (ex art. 130R) del Trattato CE, ed invocando altresì l'art. 10 (ex art. 5) dello stesso Trattato, costituisce adempimento di precisi obblighi comunitari e si propone di coordinare l'interesse ambientale con quello alla "detenzione di sostanze che presentano un elevato rischio sia sotto il profilo ambientale ... che di sicurezza pubblica e di tutela della salute". La materia disciplinata dal provvedimento ministeriale impugnato, si legge nella memoria, "non è certamente quella urbanistica, per la quale la Provincia di Trento ha potestà legislativa primaria, ma quella di prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti e dell'inquinamento delle acque e del suolo, per la quale potrebbe al più rinvenirsi una potestà legislativa concorrente". Il rispetto di tale competenza concorrente, aggiunge l'Avvocatura, sarebbe "garantita dall'art. 16 del d.P.R. 17 maggio 1988, n. 175, per quanto riguarda i rischi particolarmente rilevanti; dall'art. 3, comma 8, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, per quanto concerne la tutela delle acque dall'inquinamento; dall'art. 1 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, relativo al recepimento delle direttive n. 91/156/CEE sui rifiuti, n. 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e n. 94/62/CE sugli imballaggi". Quanto al dedotto esercizio, da parte della ricorrente, della potestà legislativa nella materia dei serbatoi interrati, l'Avvocatura osserva che "la Provincia doveva farsi carico in primo luogo di evidenziare la piena conformità della normativa provinciale alla normativa comunitaria in materia ambientale". 6. - In prossimità dell'udienza, anche la provincia autonoma di Trento ha depositato una memoria illustrativa ad integrazione del secondo ricorso [R. confl. n. 32/1999] e per replicare alla memoria depositata dall'Avvocatura. La ricorrente esclude innanzi tutto che il richiamato d.P.R. 17 maggio 1988, n. 175 - che conferisce al Ministro dell'ambiente il potere di indicare norme generali di sicurezza per attività industriali comportanti il rischio di "incidenti rilevanti" - possa costituire il fondamento legale dell'impugnato regolamento ministeriale: quest'ultimo, infatti, "non rinvia ... alle sostanze contemplate dal d.P.R. n. 175 del 1988", le quali, si legge, sarebbero "rilevanti per la loro attitudine a generare fenomeni fisici di pericolosità, che solo in parte sono riconducibili all'inquinamento del suolo e delle acque". Nella memoria si insiste poi sul carattere amministrativo e non tecnico della normativa ministeriale censurata. La difesa della provincia deduce poi l'avvenuta abrogazione, anteriormente alla pubblicazione (in G.U. del 29 luglio 1999, n. 176) del d.m. impugnato, del decreto legislativo n. 132 del 1992 - anch'esso invocato dalla difesa erariale quale base legale del potere esercitato - ad opera del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, pubblicato il 29 maggio 1999, "senza che risultino particolari clausole che differiscano l'entrata in vigore oltre il normale termine di vacatio". La memoria della provincia richiama inoltre l'art. 18 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, che ha abrogato il citato d.P.R. n. 175 del 1988. Anche l'affermata necessità di introdurre la censurata disciplina ministeriale in adempimento di obblighi comunitari viene contestata dalla Provincia autonoma, che non assume "una assoluta impossibilità per lo Stato di intervenire in materia ambientale", ma lamenta "la mancanza di fondamento legislativo del d.m. in questione e l'inidoneità del tipo di atto prescelto ad interferire in materie di competenza provinciale". Si legge ancora, a questo riguardo, nella memoria della ricorrente: "non risulta che il regolamento qui impugnato sia attuativo di una specifica direttiva, né viene citata una norma legislativa che autorizzi la recezione in via regolamentare di tale ipotetica direttiva". D'altro canto, conclude la Provincia autonoma, la disciplina provinciale è "ben più ampia e rigorosa rispetto a quella dettata dal regolamento impugnato, sia sotto l'aspetto oggettivo, in quanto riguarda tutte le sostanze inquinanti ... sia sotto l'aspetto soggettivo, in quanto è destinata a chiunque detenga serbatoi o depositi di sostanze inquinanti". Nella memoria si lamenta infine che l'Avvocatura non avrebbe replicato alle doglianze relative alla dedotta violazione dell'art. 3 del decreto legislativo n. 266 del 1992.1. - Con due distinti ricorsi, la Provincia autonoma di Trento ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione ai decreti del Ministro dell'ambiente 20 ottobre 1998 (Requisiti tecnici per la costruzione, l'installazione e l'esercizio di serbatoi interrati) e 24 maggio 1999, n. 246 (Regolamento recante norme concernenti i requisiti tecnici per la costruzione, l'installazione e l'esercizio di serbatoi interrati). Con il primo ricorso, la provincia ricorrente chiede alla Corte di accertare se spetti allo Stato di emanare, nei confronti della Provincia autonoma di Trento, il decreto del Ministro dell'ambiente 20 ottobre 1998 (poi abrogato e sostituito dal successivo regolamento ministeriale 24 maggio 1999, n. 246, sostanzialmente invariato nel contenuto) ed in particolare le disposizioni di cui agli artt. 1; 2; 3, comma 1; 4, comma 1; 5, commi 2, 3, 4; 6; 8; 10; 11; 12 - e se debba essere annullato tale decreto, "con particolare riferimento alle specifiche disposizioni impugnate", in quanto lesivo della sfera di attribuzioni della ricorrente Provincia autonoma di Trento, come definite dall'art. 8, numeri 5) e 6), dello statuto per il Trentino-Alto Adige, che assegna alla ricorrente potestà legislativa primaria in materia di urbanistica e piani regolatori, e di tutela del paesaggio; dall'art. 9, numeri 9) e 10), dello statuto per il Trentino-Alto Adige, che attribuisce alla provincia potestà legislativa concorrente in materia di utilizzazione delle acque pubbliche, nonché di igiene e sanità; dall'art. 16 dello statuto per il Trentino-Alto Adige, che conferisce alle province autonome le corrispondenti funzioni amministrative;