[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi per conflitti di attribuzione sorti a seguito dell'art. 1, comma 1, lettere a, c, e, g, k, r, s, t e u del d.P.R. 7 dicembre 2000, n. 440 (Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447, in materia di sportelli unici per gli impianti produttivi), promossi con ricorsi delle Regioni Veneto e Liguria, notificati il 10 e il 6 aprile 2001, depositati in cancelleria il 10 e il 19 aprile ed iscritti ai numeri 13 e 14 del registro conflitti 2001. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 30 settembre 2003 il Giudice relatore Valerio Onida; uditi gli avvocati Mario Bertolissi e Romano Morra per la Regione Veneto nonché l'avvocato dello Stato Paolo Cosentino per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.1. - Con ricorso notificato il 10 aprile 2001 e depositato nella cancelleria della Corte costituzionale nella stessa data, la Regione Veneto ha sollevato conflitto di attribuzioni nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri (r.confl. n. 13 del 2001), chiedendo la dichiarazione di non spettanza allo Stato del potere di disciplinare con regolamento i procedimenti amministrativi afferenti alla struttura denominata “sportello unico per le attività produttive”, e, conseguentemente, l'annullamento del d.P.R. 7 dicembre 2000, n. 440 (Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447, in materia di sportelli unici per gli impianti produttivi), con particolare riferimento all'art. 1, comma 1, lettere a, c, e, g, k, r, s, t, u, per violazione degli articoli 117, 118 e 119 della Costituzione. Le disposizioni ritenute interferenti con le competenze della Regione sono le seguenti: la lettera a dell'art. 1, la quale ridefinisce il campo di applicazione del regolamento di cui al d.P.R. n. 447 del 1998, affermando che gli “impianti” presi in considerazione sono quelli “relativi a tutte le attività di produzione di beni e servizi, ivi incluse le attività agricole, commerciali e artigiane, le attività turistiche ed alberghiere ...”. Non vi sarebbe dunque materia regionale, “propria” o “delegata”, che rimanga esclusa dalla disciplina governativa; la lettera c dell'art. 1, là dove si stabilisce che il procedimento è unico, nel senso che sono soppresse (e/o trasformate) tutte le funzioni amministrative in precedenza attribuite ai diversi enti: la struttura unica adotta “il provvedimento conclusivo del procedimento”, ed adotta anche direttamente “gli atti istruttori e i pareri tecnici, comunque denominati dalle normative vigenti”, mentre le altre amministrazioni intervengono nel procedimento solo in via eventuale (se la struttura unica ritiene di avvalersene), e solo per la adozione di atti, che sono “trasformati” in “atti istruttori” e in “pareri tecnici” (come confermerebbero le innovazioni della lettera e, della lettera g, che parla di funzioni di “amministrazione consultiva”, nonché della lettera k, la quale, con riferimento alle varianti urbanistiche eventualmente occorrenti per la realizzazione degli impianti, esclude la necessità dell'approvazione della Regione); le lettere r e s dell'art. 1, le quali, con riferimento al “procedimento mediante autocertificazione”, assegnano le funzioni di “accertamento” delle autocertificazioni, e, più in generale, tutte le funzioni di “controllo”, alla “struttura” comunale: spetta ad essa, quindi, la verifica della conformità di quanto dichiarato dall'interessato con le norme relative alla prevenzione degli incendi, alla sicurezza degli impianti, alle emissioni inquinanti in atmosfera, alle emissioni nei corpi idrici, ecc. (sinteticamente: con tutte le norme considerate nel comma 2 dell'art. 7 del d.P.R. n. 447 del 1998). Ad avviso della ricorrente, solo se la struttura comunale riterrà di avvalersene, altre amministrazioni pubbliche potranno svolgere queste verifiche; tant'è vero che il comma 3 dell'art. 7, che pure continua a fare riferimento alla permanenza della funzione di controllo, viene modificato nel senso che gli enti diversi dal Comune non sono più “competenti”, ma solo “interessati”. Nella stessa direzione si muoverebbe anche la lettera t del decreto impugnato, che interviene sulla “procedura di collaudo”: i tecnici che vi prendono parte non sono più quelli dipendenti “dalle amministrazioni competenti ai sensi della normativa vigente”, ma quelli della struttura comunale, “la quale a tal fine può avvalersi del personale dipendente da altre amministrazioni”; infine, la lettera u dell'art. 1. Tale norma sostituisce l'art. 10 del d.P.R. n. 447 del 1998, il quale, nella versione originaria, faceva salve “le disposizioni che prevedono a carico dell'interessato il pagamento di spese o diritti in relazione ai procedimenti disciplinati dal presente regolamento”. Ora la competenza a riscuotere tali importi viene attribuita alla “struttura responsabile del procedimento”; la misura di essi viene dimezzata nel caso del “procedimento per autocertificazione”; la stessa percezione delle somme - da parte della Regione e di enti diversi dal Comune - diventa meramente eventuale, essendo prevista solo per il caso in cui la amministrazione abbia svolto attività istruttoria (ciò che dipenderebbe dalla struttura procedente): si introdurrebbe surrettiziamente una “sanzione” a carico della Regione (e degli altri enti), in quanto si prevede che, se non sono rispettati i termini fissati dallo stesso regolamento, le spese e i diritti (che pure vengono riscossi), non sono riversati ai soggetti ai quali essi spetterebbero secondo la normativa vigente. Ad avviso della Regione, il d.P.R. n. 440 del 2000 interferirebbe con le competenze regionali, tanto di normazione, quanto di amministrazione. Il regolamento si sostituirebbe alle fonti pregresse, sia statali che regionali, ridisciplinando compiti e funzioni, in materie proprie della Regione, o ad essa conferite. Inoltre, nessuna disposizione del d.P.R. n. 440 del 2000 escluderebbe che esso vincoli anche per il futuro la normazione regionale. La Regione ricorrente lamenta la violazione degli artt. 117, 118 e 119 Cost. a causa dell'imposizione di limiti alla Regione con norme di natura regolamentare. Un'altra ragione, subordinata, di violazione degli artt. 117, 118 e 119 Cost. deriverebbe dal fatto che l'imposizione di limiti alla Regione sarebbe avvenuta con norme adottate in violazione delle prescritte regole procedimentali.