[pronunce]

Invero, pur se non espressamente previsto, appare indubitabile che, ove dopo l'adozione della misura emerga che per lo stesso fatto l'indagato è già stato giudicato, la forza espansiva del ne bis in idem operi anche agli effetti cautelari, imponendo, quindi, l'immediata revoca della misura, perché, appunto, sono risultati mancanti i relativi presupposti di legittimità: vale a dire l'assenza di condizioni ostative all'esercizio della relativa azione (penale e cautelare ad un tempo). Del resto, questa Corte, con specifico riferimento agli artt. 2 e 13 Cost., ha più volte posto in luce il fondamento squisitamente solidaristico della riparazione per l'ingiusta detenzione ed ha chiarito che, in presenza di una lesione della libertà personale rivelatasi comunque ingiusta con accertamento ex post, in ragione della qualità del bene offeso, si deve avere riguardo unicamente alla oggettività della lesione stessa (sentenze n. 446 del 1997, n. 109 del 1999, n. 284 del 2003). Ove quindi, con sentenza irrevocabile, si accerti che per il medesimo fatto per il quale è stata disposta la custodia cautelare vi era una preclusione da giudicato, devono ritenersi sussistenti i requisiti cui l'art. 314, comma 2, cod. proc. pen. subordina l'insorgenza del diritto alla riparazione: una decisione irrevocabile che, dichiarando la preclusione derivante da precedente giudicato, implicitamente accerta la illegittimità della misura cautelare disposta in relazione ad un'azione penale che non poteva essere iniziata o proseguita. Una conferma in tal senso si rinviene nella sentenza di questa Corte n. 284 del 2003, nella quale, sia pure con riferimento alla diversa ipotesi dell'ordine di esecuzione emesso in relazione ad un reato per il quale l'indagato era già stato giudicato all'estero, ove aveva addirittura espiato la pena, si è chiarito che in sede di riparazione per la detenzione che si assume ingiustamente sofferta per duplicazione della pena è assorbente l'accertamento della identità del fatto e dell'avvenuta espiazione, proprio per quel fatto, di una pena detentiva. Si può quindi affermare che, come in quella ipotesi il giudice della riparazione era soltanto tenuto a verificare, con valutazione ex post, se la pena indicata nell'ordine di esecuzione non fosse già stata espiata, in tutto o in parte, all'estero, e ciò proprio perché in tale caso quella pena, sin dall'inizio, non poteva essere posta in esecuzione nella sua interezza, così, nel caso di applicazione di una misura cautelare per un fatto per il quale si accerti successivamente, con sentenza irrevocabile, che per quel medesimo fatto l'imputato era già stato giudicato, il giudice della riparazione dovrà limitarsi, con accertamento necessariamente ex post, a prendere atto che, con l'azione penale, neanche l'azione cautelare poteva essere iniziata o proseguita per preclusione da giudicato.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 314 del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 13 e 76 della Costituzione, dalla Corte d'appello di Palermo, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Carlo MEZZANOTTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 luglio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA