[pronunce]

che, concludendo su tale prima questione, il remittente chiede a questa Corte di valutare se all'eventuale declaratoria d'illegittimità costituzionale della suddetta normativa debba conseguire, in applicazione dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, analoga pronuncia in riferimento all'art. 253, comma 34, lettera d), secondo periodo, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, il quale ha riaffermato il divieto in argomento, facendo eccezione alla regola generale della compromettibilità in arbitri di tutte le controversie su diritti soggettivi derivanti dall'esecuzione di contratti pubblici di appalto, dettata dall'art. 241 dello stesso d.lgs. n. 163 del 2006; che, in via subordinata, il Collegio remittente solleva, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 41, 42 e 97 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, del d.l. n. 180 del 1998, nella parte relativa all'esclusione dall'applicazione della norma di cui al primo periodo soltanto delle «controversie per le quali sia stata già notificata la domanda di arbitrato alla data di entrata in vigore del presente decreto» e non di tutte quelle relative a contratti già stipulati contenenti clausole compromissorie; che, in merito a tale questione, il remittente argomenta la violazione dei parametri invocati sulla base dell'irragionevole individuazione, come momento di discrimine tra il vecchio e il nuovo regime, di quello della notificazione della domanda arbitrale anziché di quello della sottoscrizione della clausola compromissoria e, quindi, della determinazione della nullità retroattiva di tutte le clausole compromissorie precedentemente stipulate; che, in via ulteriormente subordinata, il remittente denuncia il contrasto delle disposizioni in oggetto con gli artt. 117, primo comma, 3 e 41 Cost., in quanto, modificando le condizioni conosciute dalle parti al momento della stipulazione del contratto e prevedendo la salvezza delle sole domande arbitrali già notificate e non di tutti i contratti già stipulati contenenti clausole compromissorie, violerebbero la normativa comunitaria in materia di appalti e, in particolare, i principi di parità di trattamento tra gli operatori, di non discriminazione e di trasparenza cui essa si ispira; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo la declaratoria di manifesta infondatezza delle questioni data la loro analogia, se non addirittura identità, con quelle già scrutinate e respinte nella sentenza n. 376 del 2001 e nelle ordinanze n. 11 e n. 122 del 2003; che si è costituito il Consorzio CPR2 il quale, anche in una memoria depositata in prossimità dell'udienza, ha aderito, ampliandone le argomentazioni, alle conclusioni dell'ordinanza di rimessione, insistendo per il superamento della precedente giurisprudenza costituzionale in materia. Considerato che il Collegio arbitrale remittente fonda la sua tesi – ribadita e sviluppata dalla parte privata nelle proprie difese – principalmente, anche se non esclusivamente, sull'assunto che il divieto del giudizio arbitrale per le controversie concernenti rapporti relativi ad appalti per la costruzione di opere pubbliche rese necessarie da calamità naturali è irragionevole e, in quanto tale, contrasta con numerosi parametri costituzionali; che tale irragionevolezza viene dedotta dal rilievo secondo cui, rispetto al generale principio della compromettibilità in arbitri di tutte le controversie aventi ad oggetto diritti disponibili – ribadito, per quelle nascenti da appalti pubblici, dall'articolo 241 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 – la norma impugnata introdurrebbe un'eccezione riguardante una categoria puramente naturalistica (opere pubbliche rese necessarie da calamità naturali) priva di connotazioni giuridiche (ancorché sia stata confermata dall'art. 253, comma 34, lettera d, secondo periodo, del suddetto d.lgs. n. 163 del 2006, del quale si prefigura un'illegittimità consequenziale); che, ad avviso del remittente, la disposizione che configura l'eccezione al generale principio della compromettibilità dei diritti disponibili non si fonda sulla identificazione di un ben individuato interesse pubblico prevalente su quello che informa il principio generale suindicato; che, successivamente alla proposizione delle questioni ed alla discussione di esse in pubblica udienza, è stata approvata la legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2008), la quale all'art. 3, commi da 19 a 22 – ancorché soltanto dal 1° agosto 2008, per effetto dell'art. 15 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria) – ha introdotto il divieto del giudizio arbitrale per tutte le controversie scaturenti da appalti pubblici; che, pertanto, rispetto alle questioni come proposte e come discusse è mutato il quadro normativo, sicché è necessario che il remittente ne riesamini i termini; che va, quindi, disposta la restituzione degli atti.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Collegio arbitrale di Napoli costituito per l'arbitrato tra il Consorzio CPR2 e la locale Curia arcivescovile. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 febbraio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 febbraio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA