[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 19, commi 2 e 5, della legge della Regione Campania 19 gennaio 2007, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione Campania - Legge finanziaria regionale 2007), promosso dal Tribunale ordinario di Napoli, sezione lavoro, nel procedimento vertente tra G. I., P. G. e V. F. e la Regione Campania, nonché l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) chiamato in causa, con ordinanza del 1° dicembre 2014, iscritta al n. 175 del registro ordinanze 2015 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 37, prima serie speciale, dell'anno 2015. Visto l'atto di costituzione dell'INPS; udito nell'udienza pubblica del 22 novembre 2016 il Giudice relatore Giulio Prosperetti; udito l'avvocato Antonino Sgroi per l'INPS. Ritenuto che il Tribunale di Napoli, sezione lavoro, con ordinanza del 1° dicembre 2014 (reg. ord. n. 175 del 2015) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera o), e 81, terzo comma, della Costituzione, dell'art. 19, commi 2 e 5, della legge della Regione Campania 22 [recte 19] gennaio 2007, n. 1 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione Campania - Legge finanziaria regionale 2007); che il comma 2 del citato art. 19 della legge reg. Campania n. 1 del 2007 dispone: «In applicazione del decreto legislativo 20 settembre 1999, n. 354, articolo 3, comma 3, al personale assunto ai sensi della L.R. 6 febbraio 1990, n. 4, della L.R. 24 febbraio 1990, n. 8 e della L.R. 15 gennaio 1991, n. l, il periodo di servizio prestato presso gli enti di provenienza, antecedentemente alla immissione nei ruoli speciali regionali, è riconosciuto ai soli fini giuridici»; che il comma 5 del medesimo art. 19 della citata legge regionale dispone: «Gli oneri contributivi, derivanti dalla richiesta di valorizzazione del periodo indicato dal comma 2 ai fini dei trattamenti di quiescenza e previdenza, sono ad esclusivo carico dei diretti interessati e versati per il tramite dell'amministrazione regionale»; che il giudice rimettente riferisce che i ricorrenti nel giudizio principale hanno chiesto «che fosse dichiarata la omissione contributiva della Regione Campania-Giunta regionale, per gli anni antecedenti alla immissione nei ruoli regionali, avvenuta in data 18.04.1990, (in attuazione della Legge Regionale n. 4 del 6.02.1990)»; che il giudice a quo ravvisa la "rilevanza" della norma in oggetto ai fini della definizione del giudizio «avendo gli attuali ricorrenti ottenuto il riconoscimento "ai fini giuridici" del servizio pre ruolo [...], in tal sede lamentandosi della ascrivibilità a proprio carico del relativo onere contributivo»; che il rimettente asserisce che, «incontroversa la natura "convenzionale" del servizio pre ruolo reso da essi ricorrenti», la domanda azionata dai medesimi «non potrebbe che fondarsi, in diritto», sulla previsione normativa oggetto di censura, essendo tra l'altro la stessa «la sola idonea a radicare la competenza del Giudice Ordinario, essendo stato il servizio pre ruolo reso in epoca antecedente al 30.06.1998 (che, come è noto, ha attribuito al Giudice del lavoro la competenza sulle questioni relative al rapporto di pubblico impiego)»; che, inoltre, il giudice rimettente precisa di ritenere assolutamente inconferente il richiamo operato dal comma 2 del citato art. 19 alla disposizione dell'art. 3, comma 3, del decreto legislativo 20 settembre 1999, n. 354 (Disposizioni per la definitiva chiusura del programma di ricostruzione di cui al titolo VIII della L. 14 maggio 1981, n. 219, e successive modificazioni, a norma dell'articolo 42, comma 6, della L. 17 maggio 1999, n. 144), in quanto, limitandosi a disciplinare il rientro, presso le amministrazioni di appartenenza, del personale dipendente operante in regime di distacco presso le strutture commissariali governative alla data del 7 agosto 1997, «alcuna attinenza pare avere con il riconoscimento, ai fini giuridici, del servizio pre ruolo effettuato nella norma in tal sede censurata»; che il rimettente ritiene che il riconoscimento ai fini giuridici del servizio pre ruolo, «con le conseguenti ripercussioni sui trattamenti di quiescenza e di previdenza (comma 5), sia in contrasto con la riserva, in via esclusiva, della legislazione statale in materia di previdenza sociale, siccome risolventesi in una facoltà di riscatto degli anni di servizio pre ruolo, incidente sulla liquidazione del trattamento di pensione»; che, sempre ad avviso del rimettente, «la incidenza del riconoscimento giuridico del servizio pre ruolo sulla determinazione del trattamento di quiescenza e previdenza avrebbe imposto una indicazione della spesa complessiva e delle risorse finanziarie con cui fronteggiare i conseguenti oneri economici»; che, a tale riguardo, il rimettente soggiunge di ritenere irrilevante ai fini in esame la disposizione dettata dal comma 8 del citato art. 19 (a norma del quale «gli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo gravano sulle economie di cui all'articolo 18, comma 10»), «siccome riferentesi alla incidenza sui fondi di comparto e di dirigenza delle indennità corrisposte all'esito della (diversa) procedura di esodo incentivato»; che, con atto depositato il 1° ottobre 2015, l'INPS si è costituito nel giudizio incidentale; che l'INPS, nello svolgere deduzioni in ordine alla sollevata questione di legittimità costituzionale con riguardo al versante previdenziale e alla tutela apprestata dalla legislazione regionale oggetto di censura, ha, tra l'altro, osservato che «il giudice a quo ha promosso una questione di legittimità costituzionale che, secondo la sua ricostruzione, attiene a tutti i periodi di causa, mentre la lettura del secondo comma dell'art. 19 l. cit. - unitamente alla lettura dei testi legislativi che, a ritroso, coinvolgono le parti private - evidenzia come i periodi di lavoro rilevanti sono solo quelli specificamente individuati nella norma più risalente, ovverosia l'art. 12 della l. n. 730/1986, con la conseguenza che, a tutto concedere, la questione attiene solo a quei periodi»; che l'INPS, inoltre, osserva che il giudice a quo, in via preliminare di merito, avrebbe dovuto accertare e dichiarare l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato per i periodi di causa, rapporto di lavoro che è condizione necessaria e sufficiente delle successive e connesse domande in materia previdenziale;