[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 44, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 24 novembre 2003, n. 326, promossi con ordinanze del 9 febbraio 2004 dal Tribunale di Siena, del 17 febbraio 2004 dal Tribunale di Lecco, del 16 dicembre 2004 dalla Corte d'appello di Ancona e dell'8 settembre 2004 dal Tribunale di Catanzaro, rispettivamente iscritte ai numeri 390 e 550 del registro ordinanze 2004 e ai numeri 145 e 157 del registro ordinanze 2005 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 20 e 24, prima serie speciale, dell'anno 2004 e n. 12, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di costituzione delle Storiche Cantine – Radda in Chianti s.c.r.l. , dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e della Azienda agricola Saltarelli Giuseppe e Migiani Pasquale, nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 6 giugno 2006 il Giudice relatore Franco Bile; uditi gli avvocati Federico Favilli e Stefano Coen per le Storiche Cantine – Radda in Chianti s.c.r.l. , Fabrizio Correra e Antonietta Coretti per l'INPS, Pietro Michienzi per l'Azienda agricola Saltarelli Giuseppe e Migiani Pasquale e l'avvocato dello Stato Francesco Lettera per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ordinanza del 9 febbraio 2004, il Tribunale di Siena – in una controversia promossa contro l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) da un'azienda agricola per ottenere il rimborso di contributi previdenziali erroneamente versati senza tener conto del diritto a cumulare lo sgravio contributivo spettante alle aziende operanti in zone svantaggiate (art. 9, comma 5, della legge 11 marzo 1988, n. 67) con la fiscalizzazione del contributo di malattia (art. 1, comma 6, del decreto-legge 30 dicembre 1987, n. 536, convertito dalla legge 29 febbraio 1988, n. 48) – ha dichiarato non manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3, 72 e 102 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 44, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 24 novembre 2003, n. 326, secondo il quale l'art. 9, comma 6, della legge 11 marzo 1988, n. 67, si interpreta nel senso che le agevolazioni di cui al comma 5 dello stesso art. 9 non sono cumulabili con i benefici di cui al comma 1 dell'art. 14 della legge 1° marzo 1986, n. 64, e al comma 6 dell'art. 1 del decreto-legge n. 536 del 1987, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 48 del 1988. Secondo il Tribunale – poiché, prima della censurata disposizione di interpretazione autentica, la giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 14227 del 2000) aveva ritenuto ammissibile il cumulo fra i benefici citati – il legislatore ha inteso non tanto interpretare autenticamente il testo originario, quanto piuttosto eliminare il cumulo dei benefici. In realtà, secondo il rimettente, il presupposto per l'interpretazione autentica – ossia l'integrazione della norma interpretata con la norma di interpretazione, sì da formare un'unica disposizione univoca e coerente – non ricorre quando, come nella specie, la norma originaria abbia un'interpretazione univoca e la legge di interpretazione autentica aggiunga a quella originaria un nuovo elemento che ne muti radicalmente il significato. Ove invece la norma originaria non necessiti oggettivamente di interpretazione autentica, l'adozione di tale strumento da parte del legislatore lede il potere giurisdizionale, in quanto si risolve nell'imposizione di un'interpretazione contraria al dettato normativo originario. 1.1. – Si sono costituiti sia la ricorrente società Storiche Cantine Radda in Chianti s.r.l., che ha aderito all'ordinanza di rimessione chiedendo che la disposizione censurata sia dichiarata incostituzionale, sia l'INPS che ha concluso per l'inammissibilità o l'infondatezza della questione di costituzionalità. 1.2. – È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ed ha concluso parimenti per l'inammissibilità o l'infondatezza della questione di costituzionalità. L'Avvocatura rileva che la controversia pendente innanzi al giudice rimettente concerne non la misura dei contributi assicurativi ordinari, ma la misura dei due benefici contributivi in riferimento ad un eventuale cumulo. E sottolinea che l'istituto previdenziale si è sempre opposto al cumulo, onde deve escludersi la natura innovativa della norma in contestazione: essa, mirando a chiarire il senso di una disposizione preesistente dal contenuto non univoco, deve considerarsi norma di interpretazione autentica, con conseguente effetto retroattivo. La disposizione censurata, quindi, risponde al criterio di ragionevolezza e non è lesiva di eventuali giudicati già formatisi. 2. – Con ordinanza del 12 febbraio 2004, il Tribunale di Lecco, in una controversia analoga a quella prima ricordata, ha sollevato questione di legittimità costituzionale della medesima disposizione di legge, in riferimento agli artt. 101 e 104 della Costituzione. Secondo il rimettente, il legislatore non può ricorrere a leggi di interpretazione autentica per introdurre norme in realtà innovative dotate di efficacia retroattiva. La disposizione censurata, apparentemente di interpretazione autentica, ha l'effetto di frustrare un'aspettativa dei fruitori del beneficio previdenziale in questione per consentire un risparmio patrimoniale alla finanza pubblica. Essa inoltre, per un verso, sottrae la funzione di interpretazione delle norme giuridiche all'ordine giudiziario, e, per altro verso, estingue controversie in corso attraverso una norma che non esamina il rapporto tra i due benefici, ma – retroattivamente – disciplina la situazione delle imprese che svolgono attività agricola in zone svantaggiate. 2.1. – Si è costituito l'INPS ed è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo entrambi per l'inammissibilità o l'infondatezza della questione di costituzionalità. 3.