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Atto n. 1-00240 SICLARI BINETTI RIZZOTTI STABILE BERNINI MALAN PICHETTO FRATIN FLORIS TOFFANIN - Il Senato, premesso che: con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020 e 17 maggio 2020 sono state previste disposizioni in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale e disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19; le disposizioni del decreto 17 maggio 2020 hanno trovato applicazione a decorrere dal 18 maggio (in sostituzione di quelle recate dal decreto 26 aprile) e conservano efficacia fino al 14 giugno 2020, salvi i diversi termini di durata delle singole misure previsti da specifiche disposizioni (art. 11, commi 1 e 2, del decreto medesimo); è necessario che il progressivo riavvio delle attività economiche (la cosiddetta fase 2) venga affiancato, in assenza ancora di un vaccino o di terapie realmente efficaci, da una strategia che non faccia ricadere il nostro Paese in una nuova situazione di emergenza; nell'attuale fase dell'emergenza COVID-19, assume particolare rilevanza la tematica dei test diagnostici di tipo sierologico, che possono essere utilizzati per la rilevazione di eventuali anticorpi diretti contro SARS-CoV-2; in questo quadro la ricerca degli anticorpi con i test sierologici è utile per capire chi realmente è entrato in contatto con il coronavirus, premessa per poter pianificare le prossime fasi; a differenza degli ormai noti "tamponi", esami di laboratorio che servono per individuare la presenza del coronavirus all'interno delle mucose respiratorie, i test sierologici servono ad individuare tutte quelle persone che sono entrate in contatto con il virus; mentre i primi forniscono un'istantanea sull'infezione, i secondi "raccontano" la storia della malattia ed il contagio eventualmente in atto; attraverso i test sierologici infatti è possibile individuare gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario in risposta al virus; tutto è importante soprattutto alla luce del fatto che molte persone con COVID-19 hanno avuto sintomi blandi o addirittura sono state asintomatiche; attualmente i test sierologici possono essere erogati con facilità anche dai laboratori privati e da quelli accreditati, e questo ha creato non poche richieste di attivazione, dal momento che alcune Regioni hanno lasciato massima libertà di esecuzione e altre hanno adottato misure restrittive; fornire degli incentivi per un campionamento su almeno il 10 per cento della popolazione residente di ciascuna regione consentirebbe di avere un quadro d'insieme anche al fine di fornire indicazioni utili per pianificare quando, come e quanto allentare ulteriormente le misure restrittive fin qui poste in essere dal Governo; ciò potrebbe essere messo in atto attraverso la collaborazione tra Governo, Regioni, Dipartimento della protezione civile, Croce rossa e associazioni dei donatori di sangue, al fine di individuare adeguati interventi di sanità pubblica, eventualmente a seguito di allargamenti mirati del campionamento, usando al meglio risorse finanziarie a disposizione; conoscere in che misura l'infezione si sia diffusa in Italia è utile inoltre per rivedere le stime sulla mortalità, che ad oggi continuano ad essere più elevate rispetto alla media europea e a quella globale, per comprendere la durata della risposta immunitaria e in quali casi gli anticorpi sono realmente neutralizzanti; contrastare l'insorgere di eventuali nuovi focolai epidemici in modo da contenerli precocemente deve rappresentare la priorità di ciascuna istituzione impegnata alla limitazione del virus; seppur apprezzabile, l'indagine nazionale dei 150.000 test effettuati su un campione individuato dall'ISTAT risulta essere, anche a parere di autorevoli istituzioni come l'Accademia dei Lincei, insufficiente ma utile se unita a quella effettuata su tutto il territorio nazionale attraverso una campionatura che coinvolga tutte le Regioni italiane, considerando che il virus si è sviluppato in maniera estremamente disomogenea e alcune comunità sono state molto più colpite di altre; grazie anche alle misure di distanziamento sociale e di confinamento domiciliare della popolazione la crescita del contagio ha rallentato per poi decrescere; considerato che: tra le numerose terapie approntate per contrastare le patologie sviluppate dall'infezione, quella che prevede l'uso di trasfusioni di plasma immune ha ottenuto e sta ottenendo notevoli risultati terapeutici soprattutto nei casi più gravi, i cui dati preliminari appaiono molto promettenti; nonostante non siano ancora disponibili i dati ufficiali della sperimentazione, l'uso del plasma immune, iniziato e portato avanti nei presidi ospedalieri di Mantova, Padova e Pavia, è un'esperienza preziosa di cui avvalersi, anche alla luce dei dati molto incoraggianti sul calo della mortalità in quei presidi; il plasma immune viene recuperato dai soggetti che hanno avuto l'infezione, l'hanno superata e presentano titoli anticorpali prodotti dal loro sistema immunitario per contrastare il virus adeguatamente alti: questi anticorpi possono essere trasferiti ad un soggetto ammalato per aiutare il suo sistema immunitario a debellare il virus in maniera più rapida e più efficace: si raccoglie il sangue dai soggetti guariti con un prelievo venoso, si separano le due componenti del sangue, quella ricca di cellule e quella liquida, che è appunto il plasma; questo viene processato per renderlo disponibile alla donazione, mentre la parte ricca di cellule può essere reimmessa nel circolo del donatore; il plasma viene sottoposto a controlli per verificare che sia ricco di anticorpi efficaci, non vi siano rischi nella donazione, sia compatibile con il soggetto ricevente; solo allora si svolge la trasfusione di plasma immune nei confronti del soggetto malato; si tratta di una terapia a basso rischio che, secondo i medici che stanno portando avanti la sperimentazione ed in particolare ad avviso del dottor Giuseppe De Donno, audito in 12a Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato il 14 maggio 2020, consente un'immediata regressione dei sintomi più gravi dell'infezione e la stabilizzazione dei parametri vitali dei pazienti; i test sierologici e la plasmoterapia possono rappresentare insieme una forte risposta nella gestione del contenimento del COVID-19, impegna il Governo: 1) a rendere noti gli studi per la validazione dei test sierologici riconosciuti dal Ministero della salute, al fine di evitare che persistano sul mercato kit diagnostici non rispondenti ai criteri di qualità; 2) ad adottare iniziative volte a potenziare la ricerca di soggetti immuni al COVID-19 al fine di reperire ulteriori potenziali donatori e a prevedere gratuitamente test sierologici non invasivi per il rilevamento qualitativo degli anticorpi IgG e IgM su almeno il 10 per cento della popolazione residente di ciascuna regione attraverso il coinvolgimento del Dipartimento della protezione civile, Croce rossa italiana e associazioni di donatori di sangue;