[pronunce]

In particolare, il comma 3, lettera d), violerebbe l'art. 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004, e quindi l'art. 76 Cost., nella parte in cui attribuisce al Ministro dell'ambiente il compito di identificare le «linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale con riferimento ai valori naturali e ambientali e alla difesa del suolo, nonché con riguardo all'impatto ambientale dell'articolazione territoriale delle reti infrastrutturali, delle opere di competenza statale e delle trasformazioni territoriali». La ricorrente afferma che il potere in questione è già contemplato dall'art. 52 del d.lgs. n. 112 del 1998, il cui comma 3 prevede che sia esercitato «attraverso intese nella Conferenza unificata». La scomparsa di ogni riferimento a questa istanza di codecisione porrebbe la norma impugnata in contrasto con l'art. 1, comma 8, della legge di delega n. 308 del 2004, che invece, stando alla ricostruzione della difesa regionale, imporrebbe il mantenimento dello status quo. Infine, sono censurati il comma 2, lettera c), ed il comma 3, lettera c), dell'art. 58, perché attribuiscono al Ministro un potere di indirizzo e coordinamento non più esercitabile da parte dell'organo di vertice del Governo, e dunque esorbitante anche rispetto alle attribuzioni di un Ministro. 9.4. – La Regione Calabria sostiene, inoltre, che l'art. 59, «nel suo complesso», violi il principio di leale collaborazione. In particolare, la lettera a) degraderebbe la Conferenza Stato-Regioni al ruolo di mero soggetto proponente per gli atti di cui all'art. 57, la lettera b) consentirebbe alla Conferenza di formulare solo osservazioni sui piani di bacino e la lettera d) limiterebbe all'espressione di meri pareri il ruolo della Conferenza nella ripartizione degli stanziamenti autorizzati da ciascun programma triennale. Quest'ultima norma, incidendo su una materia di potestà legislativa concorrente, violerebbe anche l'art. 119 Cost., «che imporrebbe una intesa sulla ripartizione dei finanziamenti». 9.5. – La difesa regionale ritiene, inoltre, che la violazione delle competenze legislative ed amministrative delle Regioni emerga dal combinato disposto degli artt. 61, 63 e 64 del d.lgs. n. 152 del 2006. Le norme sulle Autorità di bacino e sui distretti idrografici segnerebbero, infatti, un arretramento, per le ragioni delle autonomie, rispetto alla normativa previgente sulla difesa del suolo contenuta nella legge n. 183 del 1989, in contrasto con il nuovo riparto di competenze delineato dal titolo V della parte seconda della Costituzione, con il d.lgs. n. 112 del 1998, con l'art. 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004 e quindi con l'art. 76 Cost. L'art. 61 violerebbe gli artt. 76, 117 e 118 Cost. per due ordini di ragioni, desumibili dal confronto tra la norma impugnata e l'art. 10 della legge n. 183 del 1989. Innanzitutto, la Regione Calabria ritiene che l'utilizzo delle parole «in particolare» nel comma 1 dell'art. 61, renderebbe tassativo l'elenco ivi contenuto delle funzioni esercitate dalle Regioni, mentre quello contenuto nell'art. 10 della legge n. 183 del 1989, essendo preceduto dalle parole «tra l'altro», era meramente esemplificativo. In secondo luogo, la violazione dei suindicati parametri costituzionali discenderebbe dalla mancata previsione nell'art. 61 del d.lgs. n. 152 del 2006 di due funzioni attribuite alle Regioni dall'art. 10 della legge n. 183 del 1989. Si tratta, in particolare, della competenza a delimitare «i bacini idrografici di propria competenza» (art. 10, comma 1, lettera a), ad attivare «la costituzione di comitati per i bacini di rilievo regionale e di rilievo interregionale» ed a stabilire «le modalità di consultazione di enti, organismi, associazioni e privati interessati, in ordine alla redazione dei piani di bacino» (art. 10, comma 1, lettera h). Quanto all'art. 63 del d.lgs. n. 152 del 2006, la Regione Calabria afferma che il comma 3 violerebbe l'art. 3 Cost., per contrasto con il canone di ragionevolezza, perché la soppressione automatica delle Autorità di bacino esistenti determinerebbe una situazione di pericolosa incertezza, soprattutto per il termine della soppressione, che segue di un solo giorno la data di entrata in vigore del d.lgs. n. 152 del 2006. La Regione Calabria, poi, censura l'art. 63 nel suo complesso per violazione dell'art. 76 Cost. (a causa del mancato rispetto di quanto previsto dall'art. 1, commi 1, 8 e 9, della legge n. 308 del 2004), con argomentazioni analoghe a quelle svolte dalla Regione Emilia-Romagna nel ricorso n. 56 del 2006. La ricorrente ritiene che il vizio di eccesso di delega abbia riflessi sulle attribuzioni costituzionali delle Regioni, poiché l'ordinamento amministrativo introdotto dal d.lgs. n. 152 del 2006 sostituisce quello previsto dalla legge n. 183 del 1989 che attribuiva alle Regioni la costituzione delle Autorità di bacino di rilievo regionale e di quelle di rilievo interregionale, fissando specifiche competenze regionali all'art. 10, comma 1, lettera h), ed all'art. 15, comma 3. Inoltre l'art. 12 della legge n. 183 del 1989 stabiliva che gli organi delle Autorità di bacino di rilievo nazionale fossero caratterizzati da una composizione mista e da regole di funzionamento che garantivano una partecipazione effettiva delle Regioni alla politica di gestione. Pertanto, le Regioni erano contitolari del governo dei bacini nazionali (configurati come organismi a partecipazione mista Stato-Regioni) e titolari, in via tendenzialmente esclusiva, delle funzioni relative ai bacini regionali e interregionali. L'entrata in vigore del d.lgs. n. 152 del 2006 avrebbe reso insignificanti i poteri delle Regioni; ciò sarebbe reso ancor più evidente da quanto stabilito dai commi 4, quarto periodo, e 6, secondo periodo, dell'art. 63, secondo cui gli organi delle nuove Autorità di bacino (caratterizzati da una presenza minoritaria dei rappresentanti delle Regioni) deliberano a maggioranza. Infine, il rinvio ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, contenuto nei commi 2 e 3 dell'art. 63, si porrebbe in contrasto con l'art. 117, sesto comma, Cost., poiché in una materia di competenza legislativa concorrente è precluso allo Stato l'utilizzo del potere regolamentare. Quand'anche si ritenesse di poter giustificare siffatta previsione, sussisterebbe comunque la violazione del principio di leale collaborazione, perché, per poter incidere sulla materia del «governo del territorio», dovrebbe essere prevista un'intesa e non il semplice parere della Conferenza Stato-Regioni. Quanto all'art. 64 del d.lgs.