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e) l'articolo 426 che, al primo comma, in merito alla «durata dell'ufficio» di tutore o di curatore, dispone che «nessuno è tenuto a continuare nella tutela dell'interdetto o nella curatela dell'inabilitato oltre i dieci anni, ad eccezione del coniuge, della persona stabilmente convivente, degli ascendenti o dei discendenti». Gli articoli 10 e 11 trattano del rapporto fra convivenze e adozione. Sul punto, la legge 4 maggio 1983 n. 184 («Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori»), valorizza la convivenza sotto due aspetti: in base all'articolo 6, comma 4, l'avere i coniugi convissuto in modo stabile e continuativo prima del matrimonio per un periodo di tre anni integra il requisito della stabilità del rapporto ai fini della determinazione della idoneità della coppia; in base all'articolo 44, comma 3, l'adozione dei minori è consentita anche a chi non è coniugato in presenza di determinate condizioni: deve trattarsi di persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre, ovvero quando il minore è portatore di disabilità e sia orfano di padre e di madre, ovvero quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo. Il capo III, sulla filiazione, si completa, all'articolo 12, col richiamo alla legge 19 febbraio 2004, n. 40. («Norme in materia di procreazione medicalmente assistita»), che all'articolo 5 permette l'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita anche a due maggiorenni di sesso diverso se sono fra loro conviventi. 4. Contrasto degli abusi nell'ambito della convivenza Questa voce non ha un peso marginale, pur non essendo ordinariamente considerata nelle varie proposte riguardanti le unioni di fatto. La legge 4 aprile 2001, n. 154 («Misure contro la violenza nelle relazioni familiari»), ha introdotto nel codice civile gli articoli 342- bis e 342- ter , e ha esteso ai conviventi le forme di protezione contro gli abusi familiari. Ha così previsto il ricorso al giudice «quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all'integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell'altro coniuge o convivente». Ha aggiunto (articolo 342- ter ) la possibilità di ottenere a vantaggio del convivente, vittima della condotta pregiudizievole, l'allontanamento dalla casa familiare del convivente che ha tenuto quella condotta; nell'ipotesi in cui la vittima sia sprovvista di adeguati mezzi propri, a ciò si aggiunge la fissazione di un assegno di mantenimento periodico, da porsi a carico del convivente allontanato. In tema di abusi familiari, la legge 28 marzo 2001, n. 149, nel modificare la disciplina sull’adozione e sull’affidamento dei minori, è intervenuta su diverse disposizioni del codice civile: fra esse gli articoli 330, secondo comma, e 333, secondo comma, che prevedono, a tutela del minore, l'allontanamento del genitore o del convivente che maltratta o abusa del minore medesimo. Tutto ciò è ripreso dagli articoli 13, 14 e 15 del presente testo unico. 5. Tutela civilistica Il capo V si apre con un'altra voce frequentemente evocata a sostegno di una legge sulle unioni civili: quella della successione nella locazione. È una questione che ha trovato soluzione da oltre un quarto di secolo, da quando -- cioè -- la Corte costituzionale, con sentenza n. 404 del 7 aprile 1988, ha riconosciuto al convivente more uxorio il diritto di succedere nel contratto di locazione in caso di morte del compagno conduttore dell'immobile, ma anche quando costui si sia allontanato dall'abitazione per cessazione del rapporto di convivenza, in presenza di prole naturale. Lo ha fatto dichiarando costituzionalmente illegittimo l'articolo 6, primo comma, della legge 27 luglio 1978, n. 392 (la legge cosiddetta sull'equo canone), nella parte in cui non prevede tale possibilità di successione. Il riferimento per la determinazione della convivenza è il regolamento anagrafico prima ricordato. Per la Corte di cassazione (Cass. civ. , sez. III, sentenza n. 2524 del 25 maggio 1989) nell'ipotesi di allontanamento, per qualsiasi motivo, del conduttore dall'immobile locato, il diritto di succedere nel contratto per la convivente more uxorio che rimanga nell'immobile stesso con la prole nata dalla loro unione persiste anche se la convivenza è sorta nel corso della locazione, e senza che il locatore ne abbia avuto conoscenza. Sempre per la Cassazione (Cass. civ. , sez. III, sentenza n. 5544 dell’8 giugno 1994), in caso di morte del conduttore, il convivente succede nel contratto di locazione, a prescindere dalla situazione familiare del titolare del contratto di locazione e dalla presenza di eredi legittimi. L'articolo 16 del presente testo unico fa stato di tale giurisprudenza. L'articolo 17 affronta la questione dell'assegnazione degli alloggi economici-popolari, ricordando che l'articolo 13, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, pone tra i criteri di priorità da tenere in conto, in sede di semplificazione delle procedure di alienazione degli immobili di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari, il diritto di opzione all'acquisto in favore dell'assegnatario unitamente al convivente, purché la convivenza duri da almeno cinque anni. L'articolo 18 pone in relazione la convivenza con l'impresa familiare. L'introduzione dell'articolo 230- bis nel codice civile ha eliminato il principio di gratuità in precedenza previsto, in virtù del vincolo affettivo, a proposito della remunerazione del familiare per la prestazione di lavoro resa nell'impresa familiare. Questa disposizione può essere utilizzata a favore del convivente: secondo la Corte di cassazione (Cass. civ. , sez. lav. , sentenza n. 7486 del 13 dicembre 1986), «al fine di stabilire se le prestazioni lavorative, svolte nell'ambito di una convivenza more uxorio , diano luogo ad un rapporto di lavoro subordinato oppure siano riconducibili ad una diversa relazione, dalla quale esuli il requisito della subordinazione, il giudice (...) può escludere l'esistenza del rapporto di lavoro subordinato solo in presenza della dimostrazione rigorosa di una comunanza di vita e di interessi tra i conviventi (famiglia di fatto), che non si esaurisca in un rapporto meramente spirituale, affettivo e sessuale, ma, analogamente al rapporto coniugale, dia luogo anche alla partecipazione, effettiva ed equa, della convivente more uxorio alle risorse della famiglia di fatto». L'articolo 19 ricorda che anche il convivente ha diritto al risarcimento del danno patrimoniale e del danno non patrimoniale in caso di morte dell'altro convivente provocata dal fatto ingiusto altrui, in base agli articoli 2043 e 2059 del codice civile. Ciò accade sulla base di una esegesi della Corte di cassazione (Cass. civ. , sez.