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la Giunta regionale dell'Umbria con deliberazione n. 282 del 22 aprile 2020 ha proposto all'Assemblea legislativa di approvare il "progetto per l'implementazione dell'ospedale da campo della regione Umbria con specifiche apparecchiature sanitarie", consistente nell'allestimento delle strutture mobili di un ospedale da campo già esistente, in dotazione alla protezione civile regionale, affinché, a seguito di tali interventi, sia possibile avere fino a 30 posti letto suddivisi tra terapia intensiva e sub intensiva; il progetto è stato finanziato attraverso un contributo liberale di 3 milioni di euro della Banca d'Italia, già liquidato alla Regione in data 17 aprile 2020 e confluito nella contabilità speciale n. 6191 intestata a "PR.R.UMBRIA-S.ATT.O.630-639-20", soggetto attuatore, come previsto dalle ordinanze del capo del Dipartimento della protezione civile n. 630 e n. 639; in base all'art. 2 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (detto decreto rilancio), per la Regione Umbria è stato previsto uno stanziamento di 24.180.508 euro per l'adeguamento della rete ospedaliera al fine di fronteggiare l'emergenza dovuta alla diffusione del coronavirus; in sede di Conferenza delle Regioni, il 12 marzo, a seguito dell'accordo raggiunto per lo stanziamento del fondo sanitario nazionale per l'anno 2020 (in totale 113,360 miliardi di euro di cui 113,069 di fabbisogno standard e 291,648 di premialità aggiornata in conseguenza dell'aumento del fondo di 2 miliardi di euro come stabilito dalla legge di bilancio per il 2019), alla Regione Umbria sono state assegnate risorse per 1.690.048.378 euro; il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (detto decreto cura Italia), aveva stanziato le coperture per 20.000 assunzioni già deliberate per il Sistema sanitario nazionale, incrementato per 1,65 miliardi di euro il fondo emergenze nazionali, stanziato 150 milioni di euro per il 2020 a copertura degli straordinari del personale sanitario, disposto il finanziamento di ulteriori 340 milioni di euro per l'aumento dei posti letto in terapia intensiva e nelle unità di pneumologia e malattie infettive (anche in deroga ai limiti di spesa); considerato che: a fronte dell'insieme di risorse finanziarie ordinarie e straordinarie richiamate l'Umbria, in base al rapporto dell'osservatorio sui conti pubblici italiani del 24 ottobre 2020, risulta essere l'unica regione italiana con aumento effettivo dei posti di terapia intensiva pari a zero (rispetto ai 57 previsti dal decreto rilancio, da aggiungere ai 70 già in essere per arrivare a 127), con rapporto di 7,9 posti di terapia intensiva ogni 100.000 abitanti (anziché 14 ogni 100.000 previsti come obiettivo dal decreto rilancio), il dato peggiore tra tutte le regioni dopo quello della Campania (pari a 7,3); l'indice Rt di trasmissibilità del coronavirus in Umbria è arrivato a 1,69, a livello nazionale il dato più alto dopo quello della Valle d'Aosta (2,37) e Piemonte (1,83), in base all'ultimo monitoraggio settimanale del Ministero della salute e dell'Istituto superiore di sanità, emesso in data 23 ottobre 2020, rendendo quindi ancor più urgente e necessaria la creazione di nuovi posti di terapia intensiva; l'Umbria è, alla data del 26 ottobre 2020, secondo l'ultima rilevazione del Ministero della salute la regione che sta facendo registrare la percentuale più alta di pazienti in terapia intensiva di tutto il Paese in proporzione ai posti disponibili; la media nazionale è del 19 per cento mentre l'Umbria ha un tasso di occupazione arrivato al 39 per cento; l'ordine dei medici di Perugia ha emesso il 23 ottobre un duro comunicato stampa nel quale si evidenzia come da parte dell'amministrazione regionale non siano stati messi in atto i necessari piani di prevenzione e gli interventi sanitari volti a predisporre un sistema sanitario regionale in grado di reggere ad una nuova ondata di contagi; in particolare si riferisce: "Dobbiamo purtroppo lamentare il mancato rafforzamento dei Dipartimenti di prevenzione che non rende possibile il corretto e adeguato tracciamento di infetti e contatti", ed ancora "Il cronico sottodimensionamento di strutture e personale sanitario dei reparti ospedalieri oltre alle scelte non adeguate in quelli Covid, compromettono l'efficienza delle strutture per altre patologie. Cronica poi è la carente fornitura di dispositivi di protezione individuale", così mettendo in evidenza un quadro che non solo è assai allarmante per la gestione dell'emergenza epidemiologica attuale (e soprattutto futura), ma che mette altresì a rischio la prevenzione ed il trattamento di tutte le altre patologie, a cominciare da quelle oncologiche, compromettendo gravemente il diritto alla salute ed alle cure sanitarie dei cittadini; il sindacato di categoria della professione infermieristica NurSind ha emesso un comunicato stampa in cui ha chiesto un incontro urgente con la presidente della Regione e con l'assessore regionale per la sanità al fine di risolvere le numerose criticità riscontrate nei luoghi di lavoro per gli operatori sanitari, evidenziando le notevoli (in molti casi critiche) carenze di personale nelle strutture sanitarie nonché la mancanza di un efficace programma di screening su tutti i lavoratori del settore, essendo i soggetti potenzialmente più esposti al contagio, con il preoccupante pericolo di non conoscere e tracciare la diffusione del contagio neanche tra gli operatori del servizio sanitario regionale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni di competenza intenda intraprendere al fine di valutare l'effettuazione di attività ispettive e di controllo sulla gestione delle risorse finanziarie ordinarie e straordinarie assegnate alla Regione Umbria con particolare riguardo a come siano state utilizzate per fronteggiare l'emergenza epidemiologica in atto, nonché valutare se ricorrano fattispecie tali da mettere in pericolo la sanità pubblica e il diritto alla salute e all'accesso alle cure per i cittadini, soprattutto per le categorie aventi redditi più bassi. Atto n. 4-04318 LONARDO Ai Ministri della salute e dell'università e della ricerca Premesso che: nel pieno della seconda violenta ondata della pandemia che sta vivendo il nostro Paese, 22.000 medici e futuri specializzandi sono in attesa di sapere se potranno dare il loro contributo negli ospedali o se saranno costretti ad assistere che il COVID-19 faccia il suo corso; la graduatoria del concorso di specializzazione in medicina tenutosi il 22 settembre 2020, che il Ministero dell'università e della ricerca avrebbe dovuto rendere nota il 5 ottobre, non è infatti ancora stata pubblicata. I 22.000 aspiranti specialisti che ne attendevano la pubblicazione sono stati informati unicamente attraverso questa comunicazione: "Con riferimento al Concorso per l'accesso dei medici alle scuole di specializzazione di area sanitaria per l'A.2019/2020, si comunica che risultano intentanti numerosi ricorsi da parte dei medici appartenenti alle categorie individuate all'art. 7; pertanto, dovendo dare esecuzione ai provvedimenti cautelari pervenuti, il Ministero dispone il rinvio della pubblicazione della graduatoria unica nazionale".