[pronunce]

Ebbene, di quest'ultimo aspetto della normativa censurata, in particolare, il rimettente non sembra consapevole, sicché il petitum dell'ordinanza risulta contraddittorio rispetto alle premesse, ambiguo ed alla fine oscuro, conseguendone l'inammissibilità della questione (ex plurimis, e da ultimo, ordinanze n. 148, n. 104 e n. 101 del 2015, sentenze n. 220 del 2014 e n. 220 del 2012). Evocando «l'esigenza di flessibilità e di protezione dell'infanzia e della gioventù [...] che caratterizza il trattamento del detenuto minorenne», nonché richiamando - peraltro senza adattarle opportunamente al caso di specie, così da dimostrarne lo specifico rilievo - alcune sentenze di questa Corte (n. 436 del 1999, n. 450 del 1998 e n. 403 del 1997), il giudice a quo sembra perseguire un recupero di discrezionalità valutativa in ordine alla concessione, in favore del detenuto minorenne al momento del fatto, della più estesa riduzione di pena. Ma, come appunto risulta dall'inquadramento normativo appena svolto, la disposizione censurata non si presta ad un simile obiettivo. Infatti, se questa Corte, accogliendo la questione come sollevata, stabilisse che il comma 1 dell'art. 4 del d.l. n. 146 del 2013, come convertito, è illegittimo nella parte in cui non eccettua i minorenni dal divieto di applicare il nuovo istituto in caso di condanna per delitti riconducibili all'elenco di cui all'art. 4-bis della legge n. 354 del 1975, non ne conseguirebbe un'applicazione flessibile e individualizzata della liberazione anticipata speciale. Ne conseguirebbe, invece, una sua applicazione indiscriminata ed automatica a tutti i detenuti minorenni (al momento del fatto) condannati per delitti "ostativi". Un effettivo recupero di discrezionalità implicherebbe, inoltre, l'introduzione di specifici criteri valutativi, non desumibili in alcun modo dal tessuto normativo vigente, e la cui individuazione spetterebbe, semmai, alla discrezionalità del legislatore (potendo essi, ad esempio, coincidere con quelli originariamente previsti dal comma 4 dell'art. 4 del d.l. n. 146 del 2013, soppresso in sede di conversione, riferiti proprio ai condannati per delitti "ostativi", ma restando perfettamente concepibili anche criteri alternativi).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146 (Misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 21 febbraio 2014, n. 10, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 27, terzo comma, e 31, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale per i minorenni di Milano, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 gennaio 2016. F.to: Marta CARTABIA, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 febbraio 2016. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI