[pronunce]

– Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma secondo, della legge 29 gennaio 1975, n. 5 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 1974, n. 657, concernente la istituzione del Ministero per i beni culturali e ambientali), e, «derivativamente», dell'art. 31, «con specifico riferimento al relativo comma 6», del decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 1975, n. 805 (Organizzazione del Ministero per i beni culturali e ambientali), per contrasto con l'art. 76 della Costituzione. Secondo il remittente, l'art. 2, comma secondo, della legge n. 5 del 1975, nel delegare il Governo «a disciplinare la struttura degli uffici per il definitivo assetto funzionale del Ministero [per i beni culturali e ambientali] ed a riorganizzare gli organi consultivi relativi alle materie trasferite» ai sensi del comma primo dello stesso art. 2, avrebbe omesso di prefissare qualsiasi principio o criterio direttivo per l'esercizio della delega; donde l'illegittimità derivata dell'art. 31, comma sesto, del d.P.R. n. 805 del 1975, che ha rideterminato – in assenza, appunto, di principi e criteri direttivi da parte della legge di delega – la composizione della Commissione provinciale per la compilazione degli elenchi delle bellezze naturali (infra, Commissione provinciale) prevista dall'art. 2 della legge 29 giugno 1939, n. 1497 (Protezione delle bellezze naturali). 2. – La questione non è fondata. È giurisprudenza costante di questa Corte che, ai fini della valutazione del vizio di eccesso di delega, l'esame della legge di delegazione dev'essere condotto tenendo conto anche delle finalità ispiratrici della delega, per verificare se la norma delegata sia ad esse rispondente (sentenze n. 308 del 2002, n. 96 del 2001, n. 163 del 2000, n. 15 del 1999; ordinanze n. 228 del 2005 e n. 248 del 2004). Nella specie, la norma di delega contenuta nell'art. 2, comma secondo, della legge n. 5 del 1975 aveva ad oggetto il riordinamento degli organi consultivi operanti nell'ambito delle attribuzioni trasferite al Ministero per i beni culturali e ambientali, contestualmente istituito, dagli apparati amministrativi (Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero della pubblica istruzione, Ministero dell'interno) che ne erano, in precedenza, titolari. Uno di tali organi consultivi era, appunto, la Commissione provinciale di cui all'art. 2 della legge n. 1497 del 1939, che aveva sede presso il Ministero della pubblica istruzione ed era composta – fra gli altri – da «i podestà» (poi sindaci) dei comuni interessati. Considerata l'epoca alla quale risaliva questa disciplina, l'attuazione della delega legislativa conferita dall'art. 2, comma secondo, della legge n. 5 del 1975 aveva anche la finalità di adeguare la medesima disciplina alla mutata normativa costituzionale. Perciò, la prevista «riorganizzazione» degli organi consultivi e, fra di essi, della Commissione provinciale doveva tener conto sia dell'autonomia riconosciuta e garantita agli enti locali dagli artt. 5 e 128 (nel testo all'epoca vigente) Cost., sia dell'esigenza di buon andamento dei pubblici uffici, prescritta dall'art. 97, primo comma, Cost. Gli enti locali, in precedenza parte dell'amministrazione statale indiretta, sono stati riconosciuti dalla Costituzione come soggetti dotati di autonomia politica e amministrativa, in quanto esponenziali di collettività. A tale posizione di autonomia certamente non corrispondeva, quando la delega legislativa venne esercitata, la presenza necessaria di loro organi di vertice all'interno di uffici di altri enti. L'esclusione dei sindaci dalla composizione della Commissione provinciale è valsa, inoltre, a prevenire l'insorgere di conflitti d'interesse fra gli stessi sindaci, titolari del potere di rilasciare autorizzazioni edilizie, e la Commissione, operante essenzialmente per finalità protettive del territorio. Sono, infine, significativi gli sviluppi successivi alla disciplina contenuta nel decreto legislativo n. 805 del 1975, che attuò la delega di cui al citato art. 2, comma secondo, della legge n. 5 del 1975. Per quanto, infatti, l'art. 140 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352) avesse nuovamente previsto la partecipazione alla Commissione provinciale dei sindaci dei comuni interessati, questi ne sono stati successivamente esclusi. Ciò è avvenuto per effetto, prima, dell'art. 137 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), ora abrogato, il quale stabilì che, nei procedimenti di competenza della commissione, i sindaci dei comuni interessati dovessero essere soltanto «sentiti»; poi, del vigente art. 7 del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 157 (Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio), che, nel sostituire, a livello regionale, le commissioni provinciali con commissioni regionali, ha cancellato anche l'obbligo di «sentire» i sindaci dei comuni interessati.. per questi motivi La Corte costituzionale dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma secondo, della legge 29 gennaio 1975, n. 5 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 1974, n. 657, concernente la istituzione del Ministero per i beni culturali e ambientali) , e dell'art. 31, comma sesto, del decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 1975, n. 805 (Organizzazione del Ministero per i beni culturali e ambientali), in riferimento all'art. 76 della Costituzione, sollevata dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 luglio 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 luglio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA