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tenuto conto della nocività del tetracloroetilene, sarebbe preferibile evitare un aumento del carico inquinante, seppur prescrivendo una bonifica, considerato che l'area è già fortemente compromessa; si consideri che la ISECOLD (classificata dal piano di emergenza di protezione civile del Comune di Torre Annunziata del 12 dicembre 2015 quale stabilimento suscettibile di causare incidenti a rischio industriale rilevante) ha il deposito di stoccaggio in un'area contigua sia a depositi di cereali potenziali generatori di atmosfere esplosive, che ad ambienti urbani densamente popolati; la Regione Campania non ha redatto un nuovo piano paesaggistico, ma sono tuttora vigenti i vecchi piani paesistici, ex legge n. 431 del 1985, pertanto il veto della Soprintendenza ai lavori di ampliamento del deposito di idrocarburi all'interno del porto di Torre Annunziata si sostanzia come parere preventivo vincolante e obbligatorio che, di fatto, inibisce il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica e, in conseguenza, il rilascio da parte dell'amministrazione comunale del premesso di costruire; in seguito a diversi esposti e interrogazioni parlamentari, la Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha attivato gli accertamenti del caso e la commissione tecnica del Comune di Torre Annunziata ha disposto la sospensione dei lavori, a causa di importanti lacune documentali riscontrate nel procedimento di autorizzazione, si chiede di sapere: se e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda avviare per disporre una verifica dell'intero procedimento di autorizzazione, atta a valutarne la completezza e la legittimità rispetto alle disposizioni di legge con particolare riferimento al rischio ambientale e alla tutela della salute dei cittadini; se non ritenga opportuno assumere iniziative di competenza affinché, per le aziende utilizzanti tetracloroetilene, sia prevista la realizzazione di opere di messa in sicurezza preventive; se intenda promuovere una verifica sullo stato dei luoghi da parte del comando dei Carabinieri per la tutela dell'ambiente, con particolar riguardo alla necessità di evitare contaminazioni della falda idrica; come si concili l'ampliamento del deposito di stoccaggio con il piano strategico del Grande progetto Pompei, nonché con le linee guida emanate dall'ufficio Unesco della Soprintendenza di Pompei, volte ad attuare i principi di recupero urbano e di sostenibilità ambientale, di cui alla legge n. 112 del 2013; quali iniziative di competenza intenda assumere per far sì che la ISECOLD SpA non estenda i suoi impianti finché non sia stata effettuata un'idonea pianificazione dell'emergenza. Atto n. 4-01187 LA MURA GIANNUZZI ANGRISANI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: GORI SpA è una società mista a prevalente capitale pubblico, la cui maggioranza (51 per cento) è detenuta dall'Ente d'ambito sarnese-vesuviano, ovvero dal consorzio obbligatorio dei 76 Comuni compresi nell'ambito distrettuale sarnese-vesuviano; la società gestisce il servizio idrico integrato, come previsto dalla legge della Regione Campania n. 15 del 2015, e provvedimenti attuativi; con decreto del 22 settembre 2016, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 235 del 7 ottobre 2016, il Ministro dell'economia e delle finanze pro tempore , ritenuta la rilevanza pubblica dei crediti inerenti alla tariffa del servizio idrico integrato, ai sensi dell'art. 17, comma 3- bis , del decreto legislativo n. 46 del 1999, ha autorizzato GORI SpA a riscuotere tali crediti mediante il procedimento di cui al regio decreto n. 639 del 1910, noto come ingiunzione fiscale, che si caratterizza per la circostanza che la riscossione avviene in assenza di un titolo esecutivo di provenienza giurisdizionale; come riportato da varie testate giornalistiche locali on line ("Sarno Notizie" del 12 gennaio 2018, "Il Risorgimento Nocerino" del 28 febbraio, "Marigliano" del 17 febbraio, "La Città" del 1° marzo), a seguito della predetta autorizzazione, GORI SpA ha avviato circa 2.000 procedure volte alla riscossione coattiva dei crediti relativi alla tariffa del servizio idrico integrato; considerato che: l'ingiunzione fiscale è un procedimento speciale, che si pone come alternativa eccezionale al procedimento monitorio, in quanto consente alla pubblica amministrazione, nell'esercizio del potere di autotutela, di intimare ai suoi debitori il pagamento dei tributi senza l'intermediazione dell'organo giurisdizionale, così da facilitare la realizzazione dei crediti vantati; tale procedura è disciplinata dal regio decreto n. 639 del 1910, che, all'art. 1, disponendo l'abrogazione dei previgenti sistemi di riscossione previsti per lo Stato, alcuni fondi ed enti pubblici territoriali, e la loro sostituzione con l'ingiunzione fiscale, chiarisce che tale sistema di riscossione è riservato ai predetti soggetti; l'art. 17 del decreto legislativo n. 46 del 1999, al comma 2, prevede la possibilità di ricorrere al procedimento di ingiunzione fiscale per i crediti relativi al servizio idrico integrato, e, al comma 3- bis , attribuisce al Ministro dell'economia il potere di autorizzare la riscossione coattiva mediante ruolo di specifiche tipologie di crediti delle società per azioni (a partecipazione pubblica), previa valutazione della rilevanza pubblica di tali crediti; considerato inoltre che, a parere degli interroganti: il decreto che ha autorizzato la GORI alla riscossione mediante ingiunzione fiscale, sebbene adottato sulla base della disposizione appena richiamata, appare agli interroganti illegittimo in quanto consente a una società, ovvero a un ente privatistico, anche se a capitale prevalentemente pubblico, di esercitare un potere unilaterale di natura pubblicistica, che il regio decreto n. 639 del 1910 attribuisce esclusivamente ai soggetti che sono espressamente menzionati dal citato art. 1; poiché la disciplina dell'ingiunzione fiscale contenuta nel regio decreto ha carattere eccezionale, riferendosi a un istituto che deroga alle ordinarie regole di riscossione dei crediti, non è ipotizzabile la sua estensione a soggetti non espressamente contemplati, come le società a partecipazione pubblica; inoltre, anche laddove si volesse ritenere che il richiamato art. 17 operi un'equiparazione delle società di capitali a un ente pubblico, dovrebbe concludersi comunque nel senso dell'illegittimità di tale equiparazione per violazione del parametro costituzionale di ragionevolezza, potendo la legge equiparare un ente di natura privatistica a una pubblica amministrazione, ma con il limite del principio della diversità di trattamento per situazioni che non sono identiche ex art. 3 della Costituzione; infatti, l'art. 17 legittima un ente di diritto privato ad avvalersi di una procedura di stampo pubblicistico, prevista per la riscossione di tributi, al fine di ottenere la realizzazione di crediti aventi ad oggetto una tariffa, ovvero un corrispettivo contrattualmente stabilito;