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La pratica dell'alpeggio e della transumanza sui pascoli in quota hanno contribuito a determinare alcuni dei paesaggi alpini e appenninici di maggiore pregio del nostro Paese, nonché prodotti derivati dal latte di grande qualità, apprezzati con sempre maggiore interesse dai consumatori e spesso ad alto rischio di estinzione, unitamente ad alcune razze bovine e ovicaprine autoctone. La forte diminuzione dei piccoli allevamenti in altura procede di pari passo con l'espansione indiscriminata di insediamenti turistici non rispettosi del delicato equilibrio della montagna e con la riduzione della biodiversità vegetale delle praterie alpine. L'articolo 9 intende introdurre indirizzi per le regioni e gli enti locali rivolti a contrastare l'abbandono, la frammentazione e il cambio di destinazione dei pascoli montani e a facilitare la prosecuzione sul posto delle attività di trasformazione del latte. È previsto fra l'altro il trasferimento alle regioni di competenze in materia di deroghe igienico-sanitarie per le produzioni alimentari tradizionali di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173, al fine di consentire una più adeguata valutazione delle problematiche concernenti le tecniche di produzione artigianale. L'articolo 10 infine, prevede, quale disposizione transitoria, la moratoria del consumo delle superfici agricole, fino all'adozione dei provvedimenti regionali concernenti le nuove disposizioni in materia di consumo di suolo, le cui scadenze sono fissate dall'articolo 3. Restano esclusi dalla misura di salvaguardia i soli interventi rivolti alle opere pubbliche, le opere previste da titoli abilitativi edilizi già rilasciati alla data di entrata in vigore della legge, nonché tutti gli interventi strumentali all'esercizio dell'attività agricola.. Art. 1. (Finalità) 1. In attuazione degli articoli 9, 44 e 117 della Costituzione e della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 9 gennaio 2006, n. 14, la presente legge detta i princìpi fondamentali per la conservazione del suolo in quanto bene comune e risorsa non rinnovabile, determinante per la qualità dell'ecosistema, per le caratteristiche del paesaggio, per il mantenimento e la valorizzazione delle produzioni agroalimentari. 2. Lo Stato, le regioni e i comuni, nell'ambito delle rispettive competenze, perseguono il coordinamento delle politiche di sviluppo territoriale con quelle rivolte al contenimento del consumo di suolo e alla tutela del paesaggio, privilegiando gli interventi di riqualificazione e completamento di aree già urbanizzate o parzialmente urbanizzate e degli edifici esistenti, in alternativa al consumo di suolo e al cambio di destinazione di superficie suscettibile di destinazione agricola. Art. 2. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge, si intende: a) per «superficie agricola»: i terreni qualificati tali dagli strumenti urbanistici, nonché le aree di fatto utilizzate a scopi agricoli o forestali, indipendentemente dalla destinazione urbanistica, e le aree incolte o naturali comunque libere da edificazioni e infrastrutture, ad eccezione delle aree per le quali siano già stati rilasciati titoli abilitativi edilizi alla data di entrata in vigore della presente legge; b) per «consumo di suolo»: la riduzione di superficie agricola per effetto di interventi che ne determinano l'impermeabilizzazione, l'urbanizzazione, l'edificazione; c) per «aree urbanizzate o parzialmente urbanizzate»: tutte le aree individuate dagli strumenti urbanistici vigenti come zone territoriali omogenee di cui alle lettere A), B), D) e F) dell'articolo 2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, nelle quali il rapporto tra superficie edificata, con le relative pertinenze e infrastrutture, e superficie totale sia superiore al 50 per cento. Art. 3. (Misure per il contenimento del consumo di suolo) 1. Decorso un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, una percentuale non inferiore al 50 per cento delle volumetrie concesse dai titoli abilitativi edilizi di cui al titolo II del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, deve essere localizzata all'interno delle aree urbanizzate o parzialmente urbanizzate, come definite dall'articolo 2, comma 1, lettera c), della presente legge. 2. Le regioni determinano con propri atti, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le modalità di perimetrazione delle aree urbanizzate o parzialmente urbanizzate e le procedure per incrementare progressivamente al 90 per cento, nei cinque anni successivi all'approvazione dei suddetti atti, la percentuale di localizzazione delle volumetrie prevista dal comma 1. 3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo non si applicano agli interventi di ristrutturazione e recupero edilizio, alle opere pubbliche realizzate dagli enti istituzionalmente competenti, agli impianti, opere e installazioni relativi alle fonti rinnovabili di energia, agli interventi strumentali all'esercizio delle attività di cui all'articolo 2135 del codice civile, ivi compreso l'agriturismo. 4. È istituito un contributo aggiuntivo al contributo per il rilascio del permesso di costruire, di cui all'articolo 16 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, commisurato al consumo di suolo indotto dalle opere autorizzate e determinato nella misura minima pari a tre volte la somma derivante dagli oneri di urbanizzazione e dal costo di costruzione dovuti per il medesimo intervento. Il contributo aggiuntivo di cui al presente comma non si applica agli interventi previsti nelle zone urbanizzate o parzialmente urbanizzate perimetrate ai sensi del comma 2, agli interventi di ristrutturazione e recupero edilizio e agli interventi per i quali non è dovuto il contributo per il rilascio del permesso di costruire. Le regioni e le province autonome determinano, con propri atti, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'entità e le modalità di applicazione del contributo aggiuntivo di cui al presente comma, nonché le modalità di destinazione dei relativi proventi per opere di riqualificazione urbanistica e ambientale. 5. Qualora le regioni non provvedano, entro il termine previsto, agli adempimenti di cui ai commi 2 e 4, le relative determinazioni sono adottate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del Ministro per i beni e le attività culturali, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. 6. Le superfici agricole e i fabbricati rurali in favore dei quali sono stati erogati aiuti di Stato o aiuti comunitari non possono essere destinati ad uso diverso da quello agricolo per almeno dieci anni dall'ultima erogazione, fatta eccezione per le opere pubbliche promosse dagli enti istituzionalmente competenti.