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La vice rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la Libia, Stephanie Williams, ha infatti riconosciuto che "la tregua è appesa a un filo" e "l'embargo sulle armi è una barzelletta"; l'Italia è sempre stata tra i Paesi più attivamente impegnati nella ricerca di una soluzione politica alla questione libica ed è tra quelli più direttamente esposti agli effetti destabilizzanti della crisi in termini di minaccia terroristica, sicurezza energetica e pressione migratoria; l'impegno italiano è testimoniato dall'intensa attività diplomatica, basata sul coinvolgimento di tutti gli attori libici e svolta, sia a livello internazionale nel quadro del "processo di Berlino", che in seno all'Unione europea, dove sono stati raggiunti importanti risultati quali il varo di una nuova missione per il monitoraggio dell' embargo sulle armi; il dossier libico continua ad interessare anche attori terzi che, pur sostenendo formalmente la linea ONU di giungere a una soluzione negoziata della crisi, di fatto sostengono interessi e strategie che contribuiscono ad alimentare e perpetuare il conflitto, si chiede di sapere quali interessi ed obiettivi specifici siano stati perseguiti dal Governo, anche in occasione della recente missione del Ministro in indirizzo in Libia, della sua partecipazione alla conferenza sulla sicurezza di Monaco e al Consiglio affari esteri della UE dello scorso 17 febbraio, in relazione alle questioni riguardanti la stabilizzazione della Libia e il dialogo con l'Iran. Atto n. 3-01404 BERNINI MALAN BATTISTONI SERAFINI CALIGIURI LONARDO MANGIALAVORI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: sempre più spesso vengono lanciati allarmi circa lo stato emergenziale in cui versa il settore agricolo. Tale situazione richiederebbe un piano di interventi ed investimenti straordinari per rilanciarne la capacità produttiva e salvaguardare le nostre imprese agricole; i danni alla nostra agricoltura sono causati anche dalla fauna selvatica. Per questa ragione occorre individuare urgentemente misure condivise ed efficaci, ma soprattutto preventive; secondo gli ultimi dati ISPRA e Coldiretti si segnalano un raddoppio del numero degli esemplari di cinghiali nella penisola in 10 anni: dai 500.000 del 2010 a oltre un milione nel 2020; la presenza così massiva di questa specie sta causando danni e pericoli rilevanti in tutta Italia. Nel nostro Paese questo allarme non è mai stato così alto: oltre ai cinghiali, la proliferazione incontrollata di animali selvatici pericolosi, infatti, crea danni alle coltivazioni, come la distruzione dei raccolti, lo sterminio di interi greggi, il danneggiamento degli argini dei fiumi, l'assedio alle stalle e anche gravi rischi per l'incolumità pubblica, come testimoniano i sempre più comuni avvistamenti di ungulati nei centri abitati e lungo le strade comunali e provinciali; la grave situazione è diventata un'emergenza nazionale e sta portando, da Nord a Sud, all'abbandono delle aree interne e montane, a problemi sociali, economici ed ambientali, con inevitabili riflessi sui paesaggi e sulle produzioni. Tale evenienza è l'ennesimo schiaffo agli agricoltori ormai esausti: il venir meno della loro presenza sul territorio significa anche la mancanza della costante opera di manutenzione che garantisce la tutela dal dissesto idrogeologico; i fondi regionali destinati alla prevenzione ed ai risarcimenti per far fronte ai danni causati dalla fauna selvatica si sono rivelati del tutto insufficienti, riuscendo a coprire, mediamente, solo un terzo delle richieste ricevute, si chiede di sapere: quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per risolvere la problematica; se non ritenga opportuno valutare la possibilità di adottare misure di controllo numerico volte a facilitare il contenimento della fauna selvatica; se non ritenga opportuno istituire un fondo nazionale che vada a coadiuvare i fondi regionali per riuscire a far fronte agli ingenti danni arrecati all'agricoltura dalla fauna selvatica. Atto n. 3-01405 RAUTI CIRIANI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 17 febbraio 2020, i ministri degli esteri dell'Unione europea hanno raggiunto un accordo politico per l'avvio di una nuova missione aeronavale nel Mediterraneo centrale, con l'obiettivo di attuare l' embargo Onu sulle armi in Libia; la nuova missione sostituirà l'attuale missione EUNAVFOR Med, operazione militare navale "Sophia", a guida italiana, che, avviata il 22 giugno 2015, arrivata a scadenza è stata prorogata di sei mesi, fino al 31 marzo 2020; l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Josep Borrell, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio affari esteri della UE, ha spiegato che la nuova operazione «comprenderà "asset" aerei, satellitari e marittimi, quindi non solo navali. Le navi militari serviranno anche come base per il controllo radar dello spazio aereo»; inoltre «l'area delle operazioni verrà definita con l'accordo sul mandato; non coprirà la stessa area di Sophia, che interessava tutta la costa libica, da un confine all'altro del Paese, ma sarà concentrata sulla sua parte orientale, quella da cui arrivano le armi, in posizione strategica rispetto alle rotte delle navi che portano le armi alla Libia. Lo staff militare definirà l'area operativa in accordo con questo mandato»; a fronte dei toni enfatici e trionfalistici che hanno accompagnato il raggiungimento di tale accordo, permane, invece, tutta una serie di criticità e di incertezze riguardo all'operatività concreta e all'effettiva efficacia dell'intera operazione; come confermato dall'Alto rappresentante, sono "legittime", infatti, le preoccupazioni di alcuni Stati membri «sui potenziali effetti di attrazione per i flussi migratori, il cosiddetto "pull factor"» e, al riguardo, è stato deciso che ci sarà un monitoraggio della sua eventuale comparsa, con regolari rapporti al comando dell'operazione, per cui, qualora esso dovesse manifestarsi, gli asset marittimi saranno ritirati dalle aree pertinenti (quelle in cui il "pull factor" si è manifestato); ad oggi manca, dunque, l'individuazione dei necessari dispositivi e dettagli nonché delle regole d'ingaggio per la concretizzazione del nuovo meccanismo, ipotizzato solo a grandi linee, oltre alla predisposizione di tutte le procedure, anche a livello dei singoli Stati, per rendere effettivamente operativo l'accordo politico raggiunto; in particolare, come ha ribadito lo stesso Borrell, le navi della nuova missione continueranno ad avere l'obbligo di soccorso in mare dei migranti e dovranno essere ulteriormente specificati, tra l'altro, i principi per decidere dove far sbarcare le persone che vengono messe in salvo e le eventuali operazioni terrestri da mettere in campo contro il traffico d'armi, considerata peraltro la difficoltà oggettiva di «agire sui confini fra due paesi» sovrani, come Libia ed Egitto;