[pronunce]

Il ricorso della Provincia autonoma di Trento, in definitiva, si rivolge avverso l'art. 7 del d.l. n. 193 del 2016 nella parte in cui esso, da solo o in combinazione con l'art. 1, commi da 633 a 636, nonché con l'art. 2 della legge n. 232 del 2016, determini l'assegnazione allo Stato di risorse tributarie che per Statuto spettano alla ricorrente Provincia, e s'indirizza contro l'art. 1, commi da 633 a 636, nonché contro l'art. 2 della legge n. 232 del 2016, nella misura in cui, quantificando il gettito e assegnandolo al bilancio dello Stato, contribuiscano a determinare tale effetto. 1.2.- La ricorrente evidenzia, in primo luogo, il contrasto delle disposizioni impugnate con gli artt. 75, 75-bis e 80 dello statuto speciale, nonché con gli artt. 5 e 6 del d.lgs. n. 268 del 1992. Essa espone che la procedura di collaborazione volontaria fiscale interessa le imposte sui redditi e le relative addizionali, le imposte sostitutive, l'imposta regionale sulle attività produttive, l'imposta sul valore degli immobili all'estero, l'imposta sul valore delle attività finanziarie all'estero e l'imposta sul valore aggiunto. La riapertura dei termini della collaborazione volontaria genera, dunque, un gettito consistente nel versamento di imposte su cespiti non dichiarati e dei correlativi interessi e sanzioni e, dunque, di tributi erariali e relative addizionali locali che sarebbero - pro quota e limitatamente all'importo incassato nel territorio provinciale - di spettanza della Provincia autonoma di Trento, ai sensi dei richiamati parametri statutari e di attuazione statutaria, che attribuiscono alla Provincia anche le entrate afferenti all'ambito regionale e provinciale affluite, in attuazione di disposizioni legislative o amministrative, «a uffici situati fuori del territorio della regione e delle rispettive province» (art. 75-bis, comma 1, dello statuto speciale). Le disposizioni impugnate, invece, non solo imputerebbero integralmente allo Stato il gettito derivante dalla collaborazione volontaria, così sottraendo illegittimamente, oggi, alla Provincia autonoma risorse tributarie che le sono devolute dalle norme dello statuto; ma, per il futuro, sovrapponendosi alle normali procedure di accertamento e riscossione di imposte non dichiarate, precluderebbero il «recupero "ordinario" di tali tributi», che potrebbe portare nelle casse provinciali le quote del relativo gettito. Secondo la ricorrente, infatti, se il legislatore non avesse riaperto i termini per la collaborazione volontaria fiscale riservandone il gettito allo Stato, parte di quest'ultimo sarebbe comunque stato recuperato attraverso le vie ordinarie e ripartito tra Stato e Province autonome secondo i criteri dettati nello statuto. La rilevanza di questo profilo di lesione sarebbe confermata dalla specifica norma dello statuto speciale, dettata nell'art. 81 (recte: 82) , che riconosce alle Province autonome il potere di concorrere a definire gli indirizzi per l'accertamento dei tributi e di stipulare i conseguenti accordi operativi con le agenzie fiscali, in tal modo riconoscendo l'interesse dell'ente autonomo «a che l'attività di accertamento sia svolta nel modo più efficace». 1.3.- Ad avviso della Provincia autonoma di Trento, risulterebbero violati anche gli artt. 75-bis, comma 3 [recte: 3-bis], e 79, comma 4, dello statuto speciale, in quanto le disposizioni impugnate determinerebbero una riserva di gettito allo Stato in carenza delle condizioni statutariamente previste per l'introduzione di riserve (art. 75-bis, comma 3 [recte: 3-bis]) e nonostante la clausola che vieta, in via generale, riserve in favore dello Stato (art. 79, comma 4). Secondo la ricorrente, che si ricollega, sul punto, alla sentenza della Corte costituzionale n. 66 del 2016, nel caso in esame non verrebbe in rilievo né una maggiorazione di aliquote né un'istituzione di nuovi tributi, bensì un recupero di tributi ordinari secondo regole particolari, come dimostrato dal fatto che l'operazione non viene distintamente contabilizzata (e dunque non affluisce a speciali capitoli di bilancio dello Stato) e che il relativo gettito non è destinato «al finanziamento di nuove specifiche spese di carattere non continuativo», bensì al raggiungimento di generali equilibri di finanza pubblica. Del resto, osserva ancora la Provincia autonoma di Trento, tale generica destinazione risulta non solo dal preambolo del d.l. n. 193 del 2016, che menziona le esigenze di finanza pubblica e la finalità di garantire l'effettività del gettito delle entrate e l'incremento del livello di adempimento spontaneo degli obblighi tributari, ma anche da quanto stabiliscono i commi 634 e 635 della legge di bilancio per il 2017, per il caso di scostamenti tra la previsione di incasso e il gettito effettivo, poiché per tale ipotesi sono previste misure alternative finalizzate ad evitare «un pregiudizio al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica» e ad «assicurare il rispetto dell'art. 81 della Costituzione». 1.4.- Da ultimo, la destinazione del gettito allo Stato sarebbe lesiva anche degli artt. 103, 104 e 107 dello statuto di autonomia, che sanciscono il metodo pattizio, nonché del principio di leale collaborazione, di cui all'art. 120, secondo comma, Cost., anche in relazione all'accordo stipulato tra il Governo, la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol e le Province autonome di Trento e di Bolzano il 15 ottobre 2014. A giudizio della Provincia autonoma di Trento, infatti, le norme impugnate interverrebbero su una materia che lo statuto speciale regola con disposizioni da essa concordate con lo Stato, disciplinando tale materia in modo incompatibile con i contenuti dell'accordo, appunto recepiti nello statuto di autonomia. Ciò posto, la ricorrente evidenzia che la modifica delle norme dello statuto speciale è possibile o con legge costituzionale (art. 103 dello statuto) oppure, limitatamente alle norme del titolo VI, con la procedura negoziata regolata dall'art. 104 dello statuto, sicché l'intervento unilaterale dello Stato lederebbe tali disposizioni, oltre che il principio del metodo pattizio (ricavato anche dall'art. 107 dello statuto) e «l'imperativo di leale collaborazione», stante la violazione di quanto pattuito tra lo Stato e la Provincia autonoma nell'ottobre del 2014. In tal senso, del resto, avrebbe già deciso la Corte costituzionale (con la sentenza n. 66 del 2016) con riferimento alla norma che riserva allo Stato il gettito della precedente fase della collaborazione volontaria, giudicata in contrasto con l'ordinamento finanziario della Valle d'Aosta, contenente norme analoghe a quelle vigenti per la disciplina delle relazioni finanziarie tra lo Stato e le Province autonome di Trento e di Bolzano. 2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito nel giudizio di legittimità costituzionale, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, comunque, non fondato.