[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 458, comma 1, del codice di procedura penale, promossi nell'ambito di diversi procedimenti penali con ordinanze emesse il 1 dicembre 2000 dal Tribunale di Busto Arsizio, il 14 febbraio 2001 dal Tribunale di Latina, il 16 maggio 2001 dal Tribunale di Savona e il 17 luglio 2001 dal Tribunale di Bergamo, rispettivamente iscritte ai nn. 98, 310, 655 e 793 del registro ordinanze 2001 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 7, 18, 36 e 40, 1ª serie speciale, dell'anno 2001; Visto l'atto di costituzione degli imputati nel procedimento relativo al giudizio promosso con l'ordinanza iscritta al n. 310 del registro ordinanze 2001, nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 26 febbraio 2002 e nella camera di consiglio del 27 febbraio 2002 il giudice relatore Guido Neppi Modona; Uditi l'avvocato Pasquale Ciampa per le parti private e l'Avvocato dello Stato per il Presidente del Consiglio dei Ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 14 febbraio 2001 (r.o. n. 310 del 2001) il Tribunale di Latina ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 458, comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui prevede, ai fini della richiesta di giudizio abbreviato, che il termine di sette giorni decorre dalla notificazione del decreto di giudizio immediato all'imputato e non invece anche dalla notificazione al difensore dell'avviso della data fissata per il giudizio, nonché nella parte in cui prevede il medesimo termine per l'imputato detenuto e per l'imputato libero. Il Tribunale rimettente premette che gli imputati, entrambi detenuti, hanno proposto richiesta di giudizio abbreviato oltre il termine di sette giorni dalla notifica del decreto di giudizio immediato, e che soltanto l'accoglimento della questione di costituzionalità consentirebbe loro di godere dei benefici sostanziali scaturenti dal rito richiesto. Nel merito, il rimettente rileva che, nonostante con la ordinanza n. 36 del 1994 la Corte costituzionale abbia dichiarato infondata un'analoga questione, la norma censurata deve ritenersi in contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, in quanto, pur essendo quella di richiedere il giudizio abbreviato "una scelta in gran parte tecnica che non può essere adottata senza la consultazione del difensore", essa è di fatto affidata esclusivamente all'imputato, atteso che la possibilità che l'imputato ha di consultarsi con il suo difensore è "ristretta in un termine decisamente breve [...] ulteriormente ridotto se si considera che con la richiesta deve essere data la prova della avvenuta notifica al pubblico ministero". L'imputato detenuto, che neppure è in condizione di verificare se i suoi messaggi siano stati tempestivamente ricevuti dal difensore, subisce inoltre un trattamento sicuramente deteriore rispetto all'imputato libero che ha invece ampia facoltà di contattare il difensore e maggiori possibilità, dunque, di rispettare il termine fissato dalla norma. 1.1. - È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata. Ad avviso dell'Avvocatura, infatti, da un canto il termine assegnato all'imputato - unico titolare del diritto di chiedere il giudizio abbreviato - può ritenersi "ampio a sufficienza per consentire al destinatario, sia esso libero o detenuto, di consultarsi con il proprio difensore prima della scadenza", dall'altro una regolamentazione e una delimitazione delle modalità dell'esercizio del diritto di difesa non possono reputarsi idonee a menomare l'esistenza stessa del diritto, "allorché di esso vengano assicurati lo scopo e la funzione di effettiva assistenza tecnica e professionale (sentenze n. 46 del 1957 e n. 16 del 1970)". 1.2. - Si sono costituiti gli imputati nel procedimento a quo rappresentati e difesi dall'avvocato Pasquale Ciampa, chiedendo che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 458, comma 1, cod. proc. pen. , nella parte in cui prevede che il termine entro il quale può chiedersi il giudizio abbreviato decorre dalla sola data di notificazione del decreto di giudizio immediato all'imputato. Il difensore premette che: i suoi assistiti erano stati arrestati l'11 dicembre 2000; interrogati e convalidato l'arresto nei termini di legge, era stata loro applicata la misura cautelare della custodia in carcere; successivamente, a seguito di richiesta del pubblico ministero, il giudice per le indagini preliminari aveva disposto il giudizio immediato con decreto notificato agli imputati il 10 gennaio 2001, mentre l'avviso della data fissata per il giudizio era stato notificato al difensore il 22 gennaio. Il 24 gennaio, dopo essersi consultati con il difensore, gli imputati presentavano richiesta di giudizio abbreviato, che veniva dichiarata inammissibile, perché tardiva, dal giudice per le indagini preliminari con ordinanza del 26 gennaio 2001. Con riferimento al quadro normativo precedente alle modifiche recate dalla legge n. 63 del 2001, il difensore rileva come il presupposto interpretativo da cui muove il rimettente - e cioè che il termine di cui al comma 1 dell'art. 458 cod. proc. pen. decorre dalla sola data della notificazione del decreto all'imputato - è assolutamente pacifico, sulla base del diritto vivente: può dunque accadere che il difensore riceva la notifica dell'avviso del giudizio immediato - in relazione al quale non è neppure previsto l'obbligo di preventiva notifica dell'avviso di chiusura delle indagini preliminari ex art. 415-bis cod. proc. pen. - quando il termine di sette giorni è già scaduto. La parte privata sottolinea inoltre che, a differenza della situazione presa in esame dalla Corte con l'ordinanza n. 588 del 1990 e con le successive che a quella si richiamavano, la questione di costituzionalità prospettata dal Tribunale di Latina concerne imputati detenuti, per i quali le possibilità di comunicare tempestivamente conil difensore non sono agevoli. Inoltre, dovendo indubitabilmente ritenersi che "fra le condizioni necessarie al fine di individuare quale rito processuale scegliere - attività sicuramente rientranti nell'accezione "preparare la propria difesa" - vi siano quelle di potere consultare il fascicolo processuale e di consultare il proprio difensore", la norma censurata priverebbe l'imputato detenuto del diritto di disporre "del tempo e delle condizioni necessari per preparare la difesa".