[massime]

Società - Controversie in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria - Procedimenti di primo grado dinanzi al tribunale in composizione collegiale - Istanza di fissazione di udienza - Potere del convenuto di presentarla immediatamente, dopo la costituzione in giudizio, allorché non venga ampliato l'oggetto della controversia - Effetti preclusivi in danno dell'attore - Dedotta irragionevolezza e disparità di trattamento fra le parti - Asserita violazione del diritto di difesa e del «principio di parità delle armi» - Esclusione - Non fondatezza della questione.. Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 2, lettera c ), dello decreto legislativo n. 5 del 2003, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Presidente del Tribunale di Verbania e dal Tribunale di Avellino, in composizione collegiale. E invero, premesso che l'esigenza di soddisfare il contraddittorio attiene alla tutela di diritti fondamentali, il sistema processuale delineato nel decreto legislativo n. 5 del 2003 modella il diritto di replica in funzione non già di un contraddittorio astratto e puramente ipotetico, ma di quello che, attraverso le deduzioni delle parti, viene in concreto a delinearsi come correlativo all'effettivo, specifico oggetto della controversia. In tale contesto sarebbe rimedio eccessivo escludere, attraverso la declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 8, comma 2, lettera c ), la possibilità di un'immediata istanza di fissazione dell'udienza anche nell'ipotesi di comparsa di risposta che neghi il fondamento della domanda senza in alcun modo ampliare l'oggetto della controversia.