[pronunce]

che la difesa erariale sostiene che la norma censurata sia ragionevole, in quanto la diversità di prova di accesso giustificherebbe il differente trattamento giuridico ed economico tra i ricorrenti, che non hanno sostenuto le tre prove concorsuali previste dall'art. 4, comma 14-bis, del decreto-legge n. 853 del 1984, convertito, con modificazioni, nella legge n. 17 del 1985, e gli altri dipendenti, che tali tre prove hanno invece sostenuto e superato; che sono intervenuti anche i ricorrenti nel giudizio a quo, i quali hanno sviluppato argomentazioni sostanzialmente coincidenti con quelle dell'ordinanza di remissione ed hanno chiesto l'accoglimento della questione; che con successiva memoria il Presidente del Consiglio dei ministri ha sviluppato le argomentazioni dell'atto di intervento; che l'Avvocatura rileva che il remittente ha richiesto un intervento manipolativo-estensivo della norma censurata e sostiene l'inammissibilità di una tale pronuncia, in ragione della natura eccezionale e del carattere di beneficio della norma in questione; che l'art. 4, comma 14-bis, del decreto-legge n. 853 del 1984, in effetti, estende la disciplina contenuta nel d.P.R. n. 319 del 1972 (e, pertanto, la assimilabilità alle carriere direttive delle carriere speciali di concetto) al personale di concetto delle soppresse carriere ordinarie dell'amministrazione finanziaria, in possesso di certi requisiti; che, secondo l'Avvocatura, la norma censurata avrebbe natura eccezionale, in quanto solo per le ex carriere speciali (che non conoscevano al loro interno, per i gradi inferiori, distinzioni tra carriere direttive e carriere di concetto) sussisterebbero ragioni per la assimilazione tra carriere di concetto e carriere direttiva, mentre, in ogni altra ipotesi, e pertanto anche in relazione ai dipendenti delle ex carriere ordinarie della amministrazione finanziaria, tale assimilazione si risolverebbe in un mero beneficio; che a sostegno di tale interpretazione la difesa erariale richiama le sentenze n. 190 del 1992 e n. 479 del 1993 di questa Corte, le quali hanno escluso la possibile estensione, mediante sentenza additivo-manipolativa, della disciplina in questione a personale diverso da quello espressamente previsto dal decreto-legge n. 853 del 1984; che la difesa erariale ribadisce, per il resto, la ragionevolezza della norma, che fonda il differente trattamento economico e giuridico sul maggiore rigore del concorso di accesso con tre prove scritte. Considerato che viene nuovamente all'esame di questa Corte la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 14-bis, del decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 853 (Disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto e di imposte sul reddito e disposizioni relative all'Amministrazione finanziaria), convertito, con modificazioni, nella legge 17 febbraio 1985, n. 17; che il suddetto art. 4, comma 14-bis, estende i benefici normativi ed economici previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 1° giugno 1972, n. 319 (Riordinamento delle ex carriere speciali), al personale di concetto delle soppresse carriere ordinarie (tecniche e amministrative) che abbia sostenuto concorsi di accesso alle carriere con almeno tre prove scritte nelle materie professionali e di istituto ed abbia svolto mansioni analoghe a quelle degli impiegati delle ex carriere speciali; che il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, lamenta la violazione degli articoli 3, 36, 51 e 97 della Costituzione, in quanto la norma censurata, nell'estendere i suddetti benefici giuridici ed economici al personale di concetto delle soppresse carriere ordinarie (tecniche ed amministrative) solo in presenza delle ricordate condizioni di accesso, non ha incluso tra le categorie beneficiarie l'intero personale della carriera di concetto (capi tecnici e geometri); che, in particolare, il remittente lamenta la violazione degli articoli 3, 36 e 51 della Costituzione, in quanto ad identiche qualifiche e mansioni nell'ambito della stessa pubblica amministrazione verrebbe riservato un trattamento economico e giuridico differente secondo il numero delle prove concorsuali sostenute al momento dell'accesso, e dell'art. 97 della Costituzione, in quanto nell'attribuire a personale di identica qualifica e mansione una posizione giuridica retributiva differente si determinerebbe una situazione illogica ed incoerente, che si tradurrebbe in uno stato di insufficiente serenità dei dipendenti interessati e creerebbe un clima di tensione ed incertezza; che, come questa Corte ha già chiarito (sentenze n. 190 del 1992 e n. 479 del 1993 ed ordinanze n. 316 del 1991 e n. 484 del 1994), “la norma censurata ha un carattere del tutto derogatorio rispetto al sistema, né è in alcun modo riconducibile alla disciplina delle ex carriere speciali e della loro soppressione, fondandosi piuttosto su un apprezzamento discrezionale del legislatore, che ha inteso estendere ad alcune categorie di pubblici dipendenti i ricordati benefici sulla base di due presupposti, costituiti dall'articolazione del concorso di accesso su tre prove scritte e dall'analogia o identità delle mansioni svolte rispetto a quelle degli appartenenti alle carriere speciali”; che trattandosi di eccezioni fondate su uno specifico e circoscritto apprezzamento del legislatore, non può la Corte (cfr. sentenza n. 190 del 1992) estendere tale disciplina oltre i casi espressamente considerati, compiendo valutazioni di fatto e scelte ordinamentali che il legislatore, nell'uso dei poteri che gli competono, non ha inteso fare; che, d'altra parte, la censurata limitazione dell'estensione del beneficio al solo personale che abbia avuto accesso all'impiego pubblico mediante il superamento di tre prove concorsuali, contrariamente a quanto assume il remittente, non è affatto irragionevole, poiché il maggiore numero di prove sostenute è di per sé un elemento non incongruo per differenziare i dipendenti nell'ambito della stessa categoria; che si deve, peraltro, sottolineare che le prove di concorso per i profili professionali in questione sono state tre fino all'entrata in vigore dell'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1970, n. 1077 (Riordinamento delle carriere degli impiegati civili dello Stato); che, anteriormente, l'art. 173 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 (Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato) disponeva, infatti, che per l'accesso alle carriere di concetto “le prove scritte devono essere almeno due”, mentre l'art. 25 del decreto del Presidente della Repubblica 28 settembre 1959, n. 1340 (Norme per i concorsi di ammissione e di promozione nelle carriere dell'Amministrazione finanziaria) faceva riferimento al quadro B/1 annesso al decreto stesso, il quale prevedeva per i profili in questione tre prove scritte;