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Per la prima volta dal Dopoguerra, la pandemia ha impedito lo svolgimento delle prove scritte dell'esame di avvocato, che già sono state differite al 13, 14 e 15 aprile 2021. Purtroppo, a fronte di una diffusione del contagio del virus, che nonostante l'avvio della campagna vaccinale e l'implementazione della stessa non accenna ancora a diminuire, le ragioni che avevano indotto, nell'autunno scorso, a disporre il rinvio della prova scritta permangono tuttora. In particolare, le previsioni che possono farsi sulla base delle rilevazioni sanitarie disponibili sconsigliano vivamente lo svolgimento delle prove scritte nelle date individuate, stante l'inevitabilità, in particolare nelle sedi metropolitane, di assembramenti, per il numero esorbitante di candidati, per un tempo molto prolungato, quale quello attualmente previsto per la redazione degli elaborati scritti. In particolare, lo svolgimento delle prove scritte, che si tengono contestualmente nei tre giorni, nelle varie sedi distrettuali del territorio nazionale, in alcuni casi riuniscono migliaia di candidati: penso agli oltre 4.000 nel mio distretto di Corte d'appello, quello di Napoli, ai 3.000 di Milano o ai 3.000 nel distretto di Roma. Ciò non è ragionevolmente possibile, per una serie di considerazioni. L'attuale normativa consente di riunire in un'unica sede non più di 30 persone e dunque o si ricorre a sedi in cui si possano suddividere i candidati in classi di 30 o bisognerebbe trovare soluzioni logistiche, che non sembrano sempre attuabili. L'impegno del personale di controllo sarebbe notevole, in considerazione della pluralità delle sedi. Il rischio connesso al contagio è elevato, così come le difficoltà logistiche e organizzative: pensiamo soltanto alle code nell'afflusso, alle code nei servizi igienici, alle attività di controllo e visto dei codici, alla necessità di effettuare tamponi, al divieto di consumare cibi, considerato che le prove scritte durano sette ore, alla presenza di donne con necessità di cura dei propri figli e di allattamento, a candidati con patologie pregresse e particolarmente esposti al rischio del contagio da coronavirus. Tra l'altro, il Ministero della giustizia ha richiesto un parere sulla possibilità di svolgimento al Comitato tecnico-scientifico, insediato presso il Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, e lo stesso Comitato ha risposto di ritenere che non è possibile, allo stato, lo svolgimento in sicurezza delle prove scritte dell'esame di abilitazione per questa sessione, in considerazione dell'andamento epidemiologico, tenuto conto delle modalità di svolgimento delle prove e delle criticità rappresentate, legate alle difficoltà di garantire il rispetto delle disposizioni contenute nel protocollo di svolgimento dei concorsi pubblici, adottato dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri il 3 febbraio 2021. Un ulteriore differimento comporterebbe l'impossibilità di portare a termine poi le correzioni delle prove scritte ed effettuare i conseguenti orali in tempo utile per lo svolgimento della sessione 2021, prossima a venire. Il decreto-legge n. 31 del 2021, il cui disegno di legge di conversione è stato assegnato in sede referente alla 2 a Commissione giustizia, muove quindi dalla straordinaria necessità ed urgenza di adottare disposizioni che rendano possibile, in questo e solo in questo attuale contesto emergenziale, dovuto alle recrudescenze della pandemia da Covid-19, lo svolgimento delle prove della sessione 2020 dell'esame di abilitazione forense. Ricordiamo che queste prove dovevano già tenersi nel dicembre scorso; un esame che - è opportuno evidenziarlo - secondo le stime del Ministero riguarda circa 26.000 aspiranti avvocato. Per la sessione di esame 2020, ai sensi dell'articolo 1, è stata introdotta una disciplina di svolgimento delle prove derogatorie del tutto straordinaria rispetto a quella prevista a regime. L'articolo 2 esclude, per l'esame di abilitazione alla professione forense di quest'anno, la possibilità di svolgere prove scritte. I candidati sono chiamati quindi a sostenere due prove orali. La prima prova orale sostituisce i tradizionali tre scritti, è pubblica e ha ad oggetto la discussione di una questione pratico-applicativa, dove il candidato è chiamato a fornire la soluzione di un caso che richiede padronanza di diritto, sia sostanziale che processuale, in una materia scelta previamente dallo stesso candidato tra materie regolate dal codice civile, materie regolate dal codice penale o diritto amministrativo. Ciascun candidato deve esprimere l'opzione per la materia prescelta mediante comunicazione da trasmettere secondo le modalità che saranno stabilite con un successivo decreto del Ministro della giustizia, previsto nei trenta giorni dalla pubblicazione del decreto-legge. Una seconda parte è dedicata alla discussione orale, conclusa la quale la commissione si ritira in Camera di consiglio per comunicare l'esito della prova al candidato. Alla seconda prova orale sono ammessi i candidati che hanno conseguito nella prima prova un punteggio di almeno 18 punti. Ogni componente della sottocommissione ha a disposizione 10 punti di merito. Anche la seconda prova orale è pubblica e deve durare tra i quarantacinque e i sessanta minuti per ciascun candidato, svolgendosi almeno trenta giorni dopo la prima prova orale. Nel corso della seconda prova orale il candidato è chiamato a discutere circa brevi questioni relative a cinque materie optate preventivamente. Lo stesso candidato deve dimostrare la conoscenza dell'ordinamento forense e dei diritti e dei doveri dell'avvocato. Per la valutazione della seconda prova orale ogni commissario dispone di 10 punti di merito per ognuna delle cinque materie, come per quella avente ad oggetto la deontologia e l'ordinamento. Sono giudicati idonei i candidati che ottengono nella seconda prova orale un punteggio complessivo non inferiore a 108 punti e un punteggio non inferiore a 18 punti in almeno cinque materie. Il testo disciplina la composizione delle sottocommissioni d'esame: per consentire di svolgere le prove orali nel più breve tempo possibile viene incrementato il numero delle sottocommissioni d'esame, ridotte numericamente da cinque a tre componenti. La previsione previgente era infatti di cinque titolari e cinque supplenti, mentre sarà all'attualità di tre titolari e tre supplenti. Il presidente deve essere un avvocato; possono far parte delle commissioni d'esame per la prima volta i ricercatori universitari a tempo determinato e i magistrati militari. Le funzioni di segretario di ciascuna sottocommissione possono essere esercitate da personale amministrativo in servizio presso qualsiasi pubblica amministrazione, purché in possesso di una qualifica professionale per la quale è richiesta almeno la laurea triennale. I lavori delle sottocommissioni sono disciplinati dall'articolo 4, che prevede fra le altre l'obbligatoria presenza del candidato e del segretario presso la sede di esame, che può essere individuata in uno degli uffici giudiziari di Corte d'appello, nei locali dei consigli dell'ordine degli avvocati. Per la prima prova orale è previsto l'obbligatorio collegamento da remoto della commissione. Nel caso della seconda prova orale, invece, la modalità di partecipazione della commissione da remoto è facoltativa.