[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 6, della legge della Regione Piemonte 24 ottobre 2002, n. 24 (Norme per la gestione dei rifiuti), come sostituito dall'art. 22 della legge della Regione Piemonte 4 marzo 2003, n. 2 (Legge finanziaria per l'anno 2003), promosso dalla Commissione tributaria provinciale di Torino, sezione quinta, nel procedimento vertente tra C&amp;G Ambiente srl e Città metropolitana di Torino, con ordinanza del 28 luglio 2021, iscritta al n. 146 del registro ordinanze 2022 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2022, la cui trattazione è stata fissata per l'adunanza in camera di consiglio del 24 maggio 2023. Udita nella camera di consiglio del 25 maggio 2023 la Giudice relatrice Daria de Pretis; deliberato nella camera di consiglio del 25 maggio 2023.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- La Commissione tributaria provinciale (CTP) di Torino, sezione quinta, solleva, con ordinanza del 16 luglio 2021, questione di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 6, della legge della Regione Piemonte 24 ottobre 2002, n. 24 (Norme per la gestione dei rifiuti), come sostituito dall'art. 22 della legge della Regione Piemonte 4 marzo 2003, n. 2 (Legge finanziaria per l'anno 2003), in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. La disposizione censurata, prima di essere abrogata, stabiliva che «[i] gestori di impianti di incenerimento e discarica di rifiuti urbani e di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, fatta esclusione per i rifiuti da costruzione, demolizione e scavi, compresi quelli contenenti amianto, conferiti in discariche per rifiuti inerti e per rifiuti non pericolosi corrispondono, fin dal momento dell'entrata in vigore della presente legge, alla provincia sede dell'impianto un contributo annuo di 0,25 euro ogni 100 chilogrammi di rifiuti sottoposti, nell'anno, alle succitate operazioni». 2.- Il rimettente riferisce: che la C&amp;G Ambiente srl, ricorrente nel giudizio a quo, gestisce una discarica di rifiuti inerti nel Comune di Caravino (TO); che, con avviso del 10 settembre 2019, la Città metropolitana di Torino ha accertato a suo carico un contributo ai sensi della norma censurata, per il periodo dal 1° luglio 2014 al 31 dicembre 2017; che la stessa C&amp;G Ambiente srl ha impugnato tale avviso davanti alla CTP di Torino. 3.- Il giudice a quo si sofferma in primo luogo sulla rilevanza della questione, osservando che l'art. 16, comma 6, della legge reg. Piemonte n. 24 del 2002 sarebbe stato abrogato dall'art. 17 della legge della Regione Piemonte 29 giugno 2018, n. 7 (Disposizioni urgenti in materia di bilancio di previsione finanziario 2018-2020), ma che esso resterebbe nondimeno applicabile ratione temporis nel giudizio a quo, avente a oggetto l'obbligo di pagare il contributo in relazione a un periodo di imposta precedente l'abrogazione. Il rimettente afferma, inoltre, di ritenere soggetti al contributo anche i gestori di discariche di rifiuti inerti, con la sola esclusione dei rifiuti da costruzione, demolizione e scavi, che sarebbero già «stati esclusi dalla resistente in sede di accertamento come risulta dalla tabella riepilogativa dei rifiuti conferiti, allegata all'accertamento [...], nella quale sono indicati tipo di rifiuto, il quantitativo e il codice CER assoggettato a contribuzione». A questo proposito, il giudice a quo dichiara di condividere l'interpretazione della disposizione censurata fornita dalla Commissione tributaria regionale (CTR) del Piemonte, che, in altro giudizio riguardante sempre la C&amp;G Ambiente srl, ha ritenuto elemento decisivo, per l'applicazione del contributo, la «provenienza del rifiuto che innocuo può essere contaminato se residuo di lavorazione inquinante», sicché «il riferimento cui rapportarsi è il codice CER introdotto con Decisione Comunitaria della Commissione n. 2000/532/CE Direttiva Ministero Ambiente 9.4.2002 che specifica sulla base della derivazione l'assoggettabilità al contributo». La norma censurata giustificherebbe, dunque, la pretesa manifestata dalla Città metropolitana di Torino con l'avviso impugnato e, di conseguenza, la questione di legittimità costituzionale sollevata su di essa sarebbe rilevante. 4.- Quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il rimettente ricorda che, con la sentenza n. 58 del 2015, questa Corte ha già dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 16, comma 4, della legge reg. Piemonte n. 24 del 2002, il quale prevedeva che «[i] soggetti che gestiscono impianti di pre-trattamento e di trattamento di scarti animali tali quali ad alto rischio e a rischio specifico di encefalopatia spongiforme bovina BSE corrispondono ai comuni sede degli impianti un contributo minimo annuo di 0,25 euro ogni 100 chilogrammi di materiale trattato nell'anno. I soggetti che gestiscono impianti di riutilizzo di scarti animali trattati ad alto rischio e a rischio specifico BSE corrispondono ai comuni sede degli impianti un contributo minimo annuo di 0,15 euro ogni 100 chilogrammi di materiale riutilizzato nell'anno». Secondo il giudice a quo, tale norma sarebbe «speculare quanto alla tipologia di "contributo" istituito» a quella oggi censurata, ciò che consentirebbe di riproporre nel presente giudizio le considerazioni svolte da questa Corte in quell'occasione. Il rimettente argomenta dunque la natura tributaria del contributo previsto dalla norma censurata, riproducendo, con piccoli adattamenti, un ampio brano della sentenza n. 58 del 2015 di questa Corte, e su questa base afferma la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., adducendo anche a tale specifico proposito un ampio passaggio della medesima sentenza. In sintesi, sotto il primo profilo, l'obbligo del pagamento del contributo troverebbe la sua fonte esclusiva nella legge regionale e non in un rapporto sinallagmatico tra le parti. La prestazione imposta non costituirebbe remunerazione dell'uso di beni provinciali, né sarebbe corrispettivo dell'atto amministrativo di localizzazione del sito. Essa sarebbe invece destinata a finanziare i «costi supplementari, non solo patrimoniali, derivanti al territorio per ragioni ascrivibili all'insediamento dell'impianto in quel determinato luogo», e avrebbe dunque, in ultima analisi, la «finalità di dotare l'ente pubblico dei mezzi finanziari necessari ad assolvere le funzioni di cura concreta degli interessi generali».