[pronunce]

In ogni caso, essa osserva che, con riferimento agli enti locali, il Governo ha sviluppato i propri interventi, incidendo sulla spesa complessiva di quei settori nei quali si concentrano i maggiori oneri passivi degli stessi enti, quali la sanità, il personale ed i consumi intermedi. È noto, prosegue l'Avvocatura, che la spesa per il personale costituisce una voce in cui si sostanzia un rilevante aggregato della spesa di parte corrente, e una delle più frequenti e rilevanti cause del disavanzo pubblico. Ad avviso della difesa dello Stato, dunque, le disposizioni censurate devono ritenersi legittime, in quanto perseguono generali obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica, incidendo su una complessiva e non minuta voce di spesa ed inoltre, non determinano gli strumenti e le modalità per il perseguimento del predetto obiettivo, essendo prevista una precisa intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali. 5.- Con memoria depositata in data 28 maggio 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri ha ribadito le difese svolte nell'atto di costituzione in giudizio. In particolare, per quanto attiene all'art. 16, comma 7, del d.l. n. 95 del 2012, l'Avvocatura pone in rilievo come la disposizione sia stata modificata dall'art. 1, comma 121, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013) che, da un lato, ha elevato l'ammontare del contributo e, dall'altro, ha modificato il secondo capoverso del comma in esame. Inoltre, essa dà atto che è intervenuto l'art. 10, comma 1, lettera a), del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35 (Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 giugno 2013, n. 64, il quale ha inciso sugli importi delle riduzioni da imputare a ciascuna Provincia, in caso di mancata deliberazione della Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Ad avviso della difesa statale, anche alla luce delle modifiche introdotte nel testo originario, le disposizioni in esame non violerebbero l'autonomia finanziaria e il principio di leale collaborazione in quanto non demanderebbero allo Stato la determinazione del concorso delle Province, ma delineerebbero piuttosto un percorso consensualistico che costituisce la migliore garanzia dell'autonomia finanziaria della ricorrente e delle Province piemontesi. Nella memoria si riferisce, altresì, che il Ministro dell'interno, con decreto 25 ottobre 2012 (Riduzione delle risorse alle province, ai sensi dell'articolo 16, comma 7, del decreto-legge n. 95/2012 - spending review - nonché attribuzione del contributo, ai sensi dell'articolo 17, comma 13-bis del predetto decreto n. 95/2012 e relativi allegati), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 259 del 6 novembre 2012, ha determinato la misura del contributo a carico di ciascuna Provincia per l'anno 2012, non essendo stata adottata la deliberazione della Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Infine, la difesa dello Stato rileva che a seguito dell'entrata in vigore del d.l. n. 35 del 2013, con riferimento agli anni 2013 e 2014, in caso di mancata deliberazione della Conferenza Stato-città ed autonomie locali entro il 31 dicembre di ciascun anno precedente a quello di riferimento, le riduzioni da imputare a ciascuna Provincia sono determinate direttamente dalla legge e non più dal Ministro dell'interno. Il decreto-legge introdurrebbe, dunque, una modifica di carattere sostanziale, limitatamente al biennio 2013-2014, da cui dovrebbe conseguire l'inammissibilità delle censure riferite a dette annualità.1.- La Regione Piemonte, con il ricorso indicato in epigrafe, ha promosso questioni di legittimità costituzionale, tra l'altro, dell'art. 16, commi 7 e 8, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135, per violazione degli artt. 5, 97, 117, secondo comma, lettera p), quarto e sesto comma, 118 e 119 Cost., e del principio di leale collaborazione. Riservata a separate pronunzie la decisione delle altre questioni sollevate, in questa sede si tratterà di quelle concernenti l'art. 16, commi 7 e 8, del d.l. n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012. 2.- Ad avviso della ricorrente, l'art. 16, comma 7, ora citato, determinando un drastico taglio delle risorse destinate al fondo sperimentale di riequilibrio, come determinato ai sensi dell'art. 21 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68 (Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario) ed al fondo perequativo di cui all'art. 13 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 (Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale), si porrebbe in contrasto con: a) l'art. 5 Cost., in quanto determinerebbe una grave compromissione dell'autonomia regionale e dell'assetto ordinamentale, poiché il taglio dei trasferimenti, intervenendo nella programmazione del bilancio in corso, comporterebbe l'impossibilità di far fronte alle spese programmate, con conseguente sforamento del patto di stabilità interno, senza tenere conto delle differenziazioni che si verificano nelle varie Regioni relativamente all'attribuzione delle funzioni alle Province; b) con l'art. 117, secondo comma, lettera p), Cost., in quanto i tagli cosiddetti lineari decisi dal Governo proprio sul fondo sperimentale di riequilibrio e sul fondo perequativo, per di più «in corso d'opera», non consentirebbero l'esercizio delle funzioni fondamentali garantito e imposto dalla Costituzione; c) con gli artt. 117, quarto e sesto comma, e 118 Cost., in quanto violerebbe «le competenze residuali e concorrenti delle Regioni e la stessa potestà regolamentare, in considerazione delle attività trasferite e delegate dalle Regioni alle Province», per conseguenza incise dalla norma impugnata; d) con l'art. 119 Cost., il quale, attraverso la previsione della compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio e con l'istituzione di un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale, riconosce l'autonomia finanziaria, di entrata e di spesa, di Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni;