[pronunce]

2.- Occorre, in via preliminare, sgombrare il campo dall'eccezione d'inammissibilità, mossa dalla difesa dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS). L'INPS ritiene preclusa la riproposizione della questione di legittimità costituzionale, sulla scorta del rilievo che l'ordinanza n. 99 del 2011, pur arrestandosi ad una declaratoria di manifesta inammissibilità, non abbia mancato di affrontare taluni profili inerenti al merito. L'ordinanza n. 99 del 2011, che racchiude una pronuncia di mero rito, non è d'ostacolo alla riproposizione dell'odierna questione di legittimità costituzionale. L'ordinanza di rimessione, oggi al vaglio di questa Corte, è incentrata su argomentazioni più articolate rispetto a quelle della precedente ordinanza, che si limitava ad un mero rinvio per relationem alle deduzioni delle parti. La diversità delle argomentazioni è un elemento distintivo sufficiente a tracciare una nitida linea di discontinuità e a scongiurare il rischio di un bis in idem, che si risolverebbe in una surrettizia impugnazione della precedente decisione di questa Corte (sentenza n. 113 del 2011). 2.1.- L'ordinanza di rimessione, inoltre, si sottrae alle ulteriori eccezioni d'inammissibilità, sollevate dalla difesa dello Stato con riguardo al difetto di motivazione sulla rilevanza, per un verso, e, per altro verso, con riguardo al mancato esperimento di un'interpretazione costituzionalmente compatibile. L'ordinanza di rimessione - ad avviso della difesa dello Stato - non chiarisce se gli incarichi, conferiti alla ricorrente, abbiano avuto sempre durata inferiore all'anno e se l'eventuale durata superiore all'anno possa incidere sulla fondatezza della pretesa azionata e, specularmente, sulla rilevanza della questione. Tale critica non coglie nel segno, in quanto il giudice a quo, al punto 1.2. delle Considerazioni in diritto, argomenta che il servizio della ricorrente, per alcuni periodi, si è modulato in incarichi di durata inferiore all'anno. Per quel che attiene a tali incarichi, dunque, la questione di legittimità costituzionale della normativa, che sancisce il requisito dell'anno di servizio continuativo, riveste un'indiscutibile rilevanza e tale rilevanza non è scalfita dalla presenza di incarichi protrattisi per un periodo superiore all'anno. 2.2.- L'ordinanza di rimessione non presta il fianco neppure alla critica, di non avere sperimentato un'interpretazione conforme al dettato costituzionale. Il giudice rimettente ha mostrato di aderire al diritto vivente, inequivocabile nell'escludere un nesso di continuità tra i disparati incarichi di supplenze per l'insegnamento, che, pur avvicendandosi nel tempo, sono contraddistinti da un carattere «ontologicamente precario» (Consiglio di Stato, sezione sesta, sentenza 21 settembre 2010, n. 6993). Secondo tale indirizzo, che il giudice rimettente addita a premessa logica dell'incidente di costituzionalità, ciascun incarico di supplenza è autonomo rispetto all'altro. Non si può ravvisare, pertanto, un nesso di continuità tra incarichi che si succedono nel tempo, allo scopo di sopperire ad esigenze temporanee. 3.- La questione non sfugge, nondimeno, nei termini in cui è stata delineata, ad ulteriori e dirimenti censure d'inammissibilità. L'ordinanza di rimessione non illustra in maniera convincente ed esaustiva né le ragioni del dedotto contrasto della normativa impugnata con i precetti della Costituzione né il senso e la portata dell'intervento caducatorio richiesto a questa Corte. 4.- Tali lacune ridondano in profili d'inammissibilità della questione. 4.1.- Per quel che attiene al primo dei profili denunciati, l'ordinanza non svolge critiche mirate, che avvalorino la prospettata violazione dei princípi costituzionali con riguardo al requisito dell'anno d'iscrizione al Fondo di previdenza per il personale civile e militare dello Stato e ne dimostrino l'irragionevolezza, la gravosità sproporzionata, pregiudizievole per i diritti inerenti al rapporto previdenziale. 4.2.- Anche con riferimento alla paventata violazione del principio di eguaglianza, che è prospettata esclusivamente dall'angolo visuale della disparità di trattamento con i supplenti con incarichi annuali, le argomentazioni del giudice rimettente non si diffondono sulle ragioni del contrasto con l'art. 3 Cost. (punti 6.2. e 6.2.1. delle Considerazioni in diritto). Per quel che riguarda la valutazione comparativa con i supplenti con incarichi annuali, specificamente demandata a questa Corte, il giudice rimettente si limita a richiamare, senza altri dettagli, la pronuncia, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 18 del d.lgs. C.p. S. n. 207 del 1947, nella parte in cui negava agli insegnanti non di ruolo con nomina annuale il diritto a percepire l'indennità di fine rapporto, discriminandoli rispetto a tutti gli altri dipendenti non di ruolo dello Stato (sentenza n. 518 del 1987). Tale pronuncia ha completato il percorso già intrapreso con la sentenza n. 40 del 1973, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, per contrasto con l'art. 3 Cost., dell'art. 1 della legge 6 dicembre 1966, n. 1077 (Estensione ai dipendenti civili non di ruolo delle Amministrazioni dello Stato delle norme sul trattamento di quiescenza e di previdenza vigenti per i dipendenti di ruolo), nella parte in cui non contemplava tra i destinatari del diritto al trattamento di quiescenza e di previdenza a carico dello Stato anche gli insegnanti non di ruolo con nomina annuale. Questa Corte ha affermato che la differente condizione riservata agli insegnanti non di ruolo rispetto agli altri dipendenti non di ruolo dello Stato era sprovvista di ogni razionale giustificazione, giacché gli uni e gli altri sono assunti per un periodo non inferiore all'anno e si trovano quindi in condizioni eguali o tali da essere considerate equivalenti. Nei precedenti citati veniva dunque in rilievo la discriminazione tra gli insegnanti non di ruolo con nomina annuale e gli altri dipendenti non di ruolo dell'amministrazione dello Stato con un eguale periodo di servizio continuativo. Le pronunce, enfatizzate dal giudice rimettente, non si cimentavano in alcun modo con la diversa fattispecie dei supplenti con nomina inferiore all'anno. Questa Corte, nello scrutinare l'ammissibilità della questione in precedenza sollevata dallo stesso giudice rimettente, aveva precisato che «nell'occasione evocata dal rimettente, veniva in rilievo la prevista esclusione degli insegnanti con "nomina annuale" dal riconoscimento del diritto a percepire l'indennità di fine rapporto, non ponendosi in alcun modo in discussione la diversa posizione (così considerata nello stesso contesto della motivazione della sentenza n. 518 del 1987) degli insegnanti con nomina infra-annuale (analogamente, si veda anche sentenza n. 40 del 1973)» (ordinanza n. 99 del 2011 già citata).