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Analogamente non dimentichiamo che - come ho detto prima - i porti di Trieste e Genova rischierebbero di veder diminuire i loro traffici, perdendo l'occasione di un collegamento vitale con i mercati dell'Europa centrale. Vedete, quindi, che i problemi sono più di uno. Lo stesso dicasi anche per l'Interporto di Novara, un nodo cruciale per le direttrici Nord-Sud ed Est-Ovest, che proprio lì vanno a incrociarsi. Non dimentichiamo che le incertezze del Governo sul destino dell'opera hanno portato alla nascita di tantissimi movimenti di opinione, composti dalle maggiori associazioni di categorie del Paese, e quindi non solo piemontesi, ma anche nazionali, e da numerosi amministratori locali che hanno manifestato, a più riprese, la volontà e il massimo sostegno alla realizzazione dell'opera: ciò avrebbe dovuto far riflettere il Governo e indurlo a confermare la TAV come elemento importante per lo sviluppo del nostro Paese. Avviandomi alla conclusione del mio intervento, le richieste che il Gruppo Fratelli d'Italia chiede al Governo sono principalmente due. In primo luogo, chiediamo al Governo di adottare le iniziative di competenza affinché possa tenersi, sussistendo i presupposti di legge, un referendum consultivo sulla realizzazione del progetto TAV Torino-Lione nella stessa data nelle Regioni interessate dalla tratta nazionale del corridoio Mediterraneo: parliamo del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia. In secondo luogo, chiediamo di adottare tutte le iniziative che consentano alla società concessionaria Telt di procedere immediatamente con la pubblicazione dei bandi di gara per la realizzazione del tunnel di base. Non si può continuare, con il tira e molla di tutti i mesi trascorsi; un giorno il progetto TAV si realizza, uno non si fa, l'altro non si capisce. Adesso il Governo cerca di trovare una soluzione che sarebbe l'ennesima novità, ovvero una mini TAV di cui chiaramente nessuno sa nulla. È inoltre corretto parlare dei numeri, e sul punto non si può barare. Il costo del tunnel transfrontaliero è pari a 8,6 miliardi di euro, come certificato da un ente terzo, di cui il 40 per cento a carico dell'Unione europea; il 35 per cento - circa 3 miliardi di euro - a carico dell'Italia e il 25 per cento della Francia. Non solo: l'Europa si è resa pronta, proprio in questi giorni, ad aumentare la sua quota. L'Italia non può permettersi di fermarsi a causa dei mal di pancia del MoVimento 5 Stelle. Si tratta, Presidente, di un pregiudizio chiaramente demagogico contro il progresso e lo sviluppo del nostro Paese. Fratelli d'Italia farà tutto ciò che è possibile per dare continuità a un'opera che riteniamo fondamentale e strategica per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Laus per illustrare la mozione n. 65 (testo 2). LAUS (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, gli avvenimenti dei mesi passati hanno evidenziato in modo inequivocabile come il Governo non abbia una linea precisa e univoca sul progetto TAV, anzi di come ne abbia troppe. Ciò vuol dire non averne nessuna. La confusione regna sovrana tra i due partiti di Governo che, come in uno spietato gioco di forza, continuano a tenere il punto. Da una parte la Lega sembra spingere per il sì; dall'altra, vi è il no tassativo e categorico del MoVimento 5 Stelle. Il ministro Toninelli taccia l'opera come inutile e dannosa. Il premier Conte sceglie di non scegliere e, in virtù del ruolo di garante, continua semplicemente a prendere atto della volontà dei suoi sostenitori politici, per di più su un tema tanto importante per ragioni economiche e di relazioni internazionali. Non credete che, arrivati a questo punto, gli italiani abbiano il diritto di sapere cosa pensate del TAV? Non credete sia necessario, opportuno e giusto che ci diciate nell'Aula del Parlamento, luogo principe del confronto istituzionale, cosa intendete fare della vicenda? Non credete sia giunto il momento di smettere di eludere le domande a cui non avete mai voluto o - a questo punto - saputo rispondere? Sono tanti gli interrogativi rimasti in sospeso. Quanto si spenderà se si porterà a compimento l'opera? Quanti sono i costi in caso di recesso? A quanto ammontano le penali in caso di non completamento? Avete ignorato le nostre domande e continuate a farlo in maniera irresponsabile. Oggi dovreste invece iniziare a dare risposte: lo dovete agli italiani e anche al ruolo che ricoprite. Le assunzioni di responsabilità sono passaggi della vita politica; non è rimandandole che si dura nel tempo, che si va lontano e si diventa credibili. È più semplice sostenere il Governo quando si devono distribuire zuccherini, ma è più complicato quando bisogna esercitare responsabilità politiche: vero, colleghi? La tattica è chiaramente quella di perdere tempo. Tuttavia, incombe a breve l'appuntamento dell'11 marzo, data entro la quale il consiglio d'amministrazione di TELT (Tunnel euralpin Lyon Turin) deve sbloccare i bandi per 2,5 miliardi di euro per il tunnel di base, pena la perdita di 300 milioni di euro di finanziamenti europei. Anche se questi bandi possono essere revocati entro sei mesi - come ha seraficamente dichiarato il ministro Toninelli - si corre il concreto rischio di perdere finanziamenti europei, di dover restituire i fondi già concessi e di essere estromessi dalla ripartizione per i prossimi cinque anni: non è roba da poco. Perdere tempo, continuare nel gioco del rinvio, guardare solo ai singoli interessi elettorali è la sola strategia che sa usare il Governo, oltre a quella delle chiusure. Chiudono grandi opere come la TAV o il Terzo valico, si chiudono i cantieri per sistemare strade, sottopassaggi, piste di aeroporto, ferrovie urbane, metropolitane e ponti, mentre un fantomatico decreto sblocca cantieri ha difficoltà a venire alla luce e stessa sorte tocca alla riforma del codice degli appalti. Tutto è bloccato. Crescono i timori e l'economia rallenta. Il Governo dispone sempre la chiusura, per non cominciare mai niente. Chiusure, contrasti, incertezze, rinvii, referendum della base e quant'altro sull'opera in questione: di fronte a questo stallo, la Commissione europea ha fatto sentire la propria voce, rimarcando il concetto che la linea Torino-Lione è un progetto importante non solo per la Francia e per l'Italia, ma per l'Europa nel suo complesso. Quella a cui assistiamo inermi è una crisi di credibilità, risultato inevitabile, dato dall'assenza di chiari e decisi provvedimenti di politica economica e industriale. È una crisi di credibilità certamente accentuata dalla posizione assunta nei riguardi della linea Torino-Lione. Non fare la TAV non vuol dire solo rinunciare a posti di lavoro e investimenti importanti, che possono rilanciare l'occupazione, lo sviluppo e il PIL, ma significa soprattutto condannare il nostro Paese a una sfiducia da parte del mondo delle imprese e a un ruolo marginale nei mercati internazionali.