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non siamo qui per accettare i Diktat di un'Europa che ci vuole imporre l'austerità, perché quest'ultima è stata archiviata già da alcuni anni, grazie anche alle nostre battaglie e anche alle battaglie che hanno fatto i Governi italiani di centrosinistra. (Applausi dal Gruppo PD) . Il problema oggi, quindi, non è alzare il muro nei confronti di una presunta austerità. Il problema oggi è fare tutti insieme una battaglia perché l'Europa si doti di strumenti nuovi, di un bilancio che sia davvero all'altezza delle sfide europee, che abbia una capacità fiscale in grado di produrre investimenti su scala europea. Altro che sottomissione dell'Italia: abbiamo bisogno che l'Europa realizzi un grande piano europeo per il lavoro e gli investimenti, per la creazione di nuovi, buoni posti di lavoro all'insegna della sostenibilità. (Applausi dal Gruppo PD) . Tutto questo lo possiamo fare se insieme facciamo un'azione non per distruggere, non per usare l'Europa come un manifesto elettorale per guadagnare qualche consenso (e io dubito che su questo terreno si guadagnino consensi), ma per lavorare insieme per difendere ciò che va difeso e per cambiare ciò che va cambiato. C'è tanto da cambiare e lo possiamo fare insieme: le politiche di governo dei flussi migratori dei richiedenti asilo, l'impalcatura e la governance economica e finanziaria dell'Unione europea, le politiche sociali. Possiamo farlo insieme. Dunque, il nostro dubbio amletico è se questo Governo e questa maggioranza vorranno continuare nella strada dell'antitesi e dell'uso dell'Europa come strumento di propaganda elettorale, rischiando di portare i cittadini italiani verso lo stesso burrone a cui sono stati portati i britannici da coloro i quali hanno sostenuto la Brexit, oppure vorranno fare insieme a noi battaglie per rafforzare l'Europa, per difendere ciò che va difeso e per cambiare ciò che va cambiato. Se questa seconda sarà la scelta, noi non faremo mancare il nostro contributo. (Applausi dal Gruppo PD) . BONFRISCO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONFRISCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, non solo il mondo accademico e il mondo politico, ma persino gli storici, collega Pittella, cominciano a registrare la grande crisi europea. Guardando la curva storica in cui ci troviamo, essi si domandano infatti come sia possibile che il continente che da anni costruisce un progetto politico che coinvolge 27 Stati e 500 milioni di abitanti - contro, ad esempio, i 300 milioni degli Stati Uniti - con un PIL pari o superiore a quello degli Stati Uniti, pari a circa 20 trilioni di dollari, e con una centralità geopolitica primaria rispetto al Mediterraneo, ai Balcani a all'Atlantico, sia oggi in questa profonda crisi. Nascondere i limiti e gli errori del progetto europeo non fa però un buon servizio all'Europa, collega Pittella. Per dirla con Angelo Panebianco, occuparsi dell'Europa significa anche occuparsi dei limiti e dei difetti della costruzione europea e di quel processo di armonizzazione, che tanto armonioso evidentemente non deve essere stato. Se, a dispetto del fatto che da contributore netto l'Italia abbia versato 50 miliardi di euro per banche e Stati membri, dopo manovre di tagli alla spesa pubblica di oltre 200 miliardi di euro in dieci anni, i poveri in Italia sono raddoppiati, i ricchi milionari sono aumentati del 10 per cento e - beffa delle beffe, collega Pittella - il debito pubblico è aumentato - udite udite - del 30 per cento, ciò vuol dire che qualche errore è stato fatto (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) e non c'era il Governo che questa maggioranza sostiene, ma c'erano altri Governi. Lo abbiamo già detto in altre occasioni: se le regole valgono per qualcuno a seconda delle stagioni politiche, si fa un cattivo servizio all'Europa. Se la Francia ha potuto stare in procedura di infrazione per eccesso di deficit per nove lunghi anni ed esercitare una grande leadership politica nel suo asse con la Germania; se la Germania può utilizzare, ad esempio, il 3,1 per cento del suo prodotto interno lordo in aiuti di Stato - sottolineo questo dato - e noi solo lo 0,22 per cento, ciò vuol dire che non solo l'Europa ha sbagliato, ma che abbiamo sbagliato anche noi (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) e sbagliamo anche noi quando, volendo a tutti i costi solo ricordare le grandi conquiste dell'Europa (che noi difendiamo con i denti) ci dimentichiamo della fine che hanno fatto fare alla Grecia, per pagare i debiti delle banche tedesche e francesi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Sonosoldi arrivati da tutti gli Stati membri, andati verso la Grecia formalmente ed entrati rapidamente nelle casse delle banche francesi e tedesche. Oppure quando ci dimentichiamo di quel dumping fiscale di alcuni Paesi, come il Lussemburgo, ai danni di altri Paesi, soprattutto di quelli con economie forti come la nostra. La nostra è infatti un'economia forte, se riusciamo ancora ad essere la seconda manifattura d'Europa, nonostante la crisi e nonostante le regole italiane e europee contro le imprese. Abbiamo bisogno di un regime fiscale che ci aiuti a mantenere le nostre imprese in Italia e ad accogliere nel nostro territorio le imprese dall'Europa, e non solo da lì, per continuare a crescere, perché non c'è alcuna possibile crescita senza le imprese. È una follia europea pensare di ridurre per decreto l'inquinamento mondiale, al quale peraltro partecipiamo per una percentuale minima, mortificando e impedendo alle imprese dell'economia tradizionale europea di stare al passo con i tempi, con le innovazioni e anche con le ristrutturazioni. Due direttive sono state citate ad esempio: quella della plastica, come ha fatto benissimo il collega Urso, e ancor di più quella risultante dalle decisioni del trilogo. Nonostante la Commissione europea indicasse una strada e un punto di arrivo per poter ridurre le nostre emissioni di CO 2 , noi abbiamo visto il Parlamento europeo all'opera per poter anticipare ancora quel termine e mettere nelle condizioni più drammatiche, quasi disperate l'impresa dell'auto e delle sue componenti, che è italiana oltre che tedesca. E dello scaricabarile sull'Italia della tragedia migratoria nel Mediterraneo ne vogliamo parlare? Conta di più lo spread o la più potente e rapida speculazione sul prezzo del petrolio, che sta cambiando i connotati all'economia mondiale? E l'infrazione chi se la merita se non si guarda al nuovo accordo dell'ex NAFTA, appena riformato da quei Paesi, che costituirà il più efficiente e importante mercato e libero scambio commerciale - verso il quale peraltro, collega Pittella, guarderà la Brexit con particolare attenzione - che introduce per la prima volta, prima della definizione di mercato libero e di commercio libero, anche e prima ancora la definizione di «giusto»? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Dove per «giusto» si intende che il lavoro delle persone e dei popoli sta nella crescita economica, che è cosa diversa dallo sviluppo, in modo imprescindibile.