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Nell'ordinanza n. 61 si legge testualmente che « l'affermazione della centralità del Parlamento nel governo del sistema radiotelevisivo pubblico » è presente nella legislazione a partire dalla legge 14 aprile 1975, n. 103 (recante nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva), oltre che nella giurisprudenza della Corte costituzionale, la quale con la sentenza n. 225 del 1974 « ha definitivamente aperto la strada verso la “parlamentarizzazione” del sistema radiotelevisivo pubblico, spostando il centro di determinazione delle scelte generali in tale settore a favore dell'organo rappresentativo della collettività nazionale », e che dall'esame di alcune pronunzie della Corte costituzionale, e in particolare della sentenza n. 194 del 1987, si trae la conclusione secondo cui il Parlamento « e per esso la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi » costituisce « la sede istituzionale naturale nella quale il principio pluralista, che deve informare l'intero settore radiotelevisivo pubblico, trova la più efficace garanzia, sia con riguardo all'accesso delle formazioni sociali all'uso dei mezzi radiotelevisivi, sia con riguardo a meccanismi che garantiscano la presenza di una pluralità di fonti di informazione ». Per queste ragioni, secondo la difesa della Commissione parlamentare di vigilanza, « la “parlamentarizzazione” del servizio radiotelevisivo (...) implica la doverosa vigilanza da parte dell'organo parlamentare su tutte le vicende relative alla RAI da cui potrebbero derivare conseguenze negative per la libera manifestazione del pensiero e per la libera informazione ». La centralità del Parlamento è stata ribadita anche nella sentenza n. 69 del 2009, con la quale la Corte costituzionale ha risolto il conflitto sorto tra la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e il Governo. Sembra di evincere che, in tutte queste pronunce, la Corte costituzionale abbia voluto rimarcare che, finché esisterà un'esigenza di tutela del pluralismo in termini effettivi, sarà comunque indispensabile il ruolo di garanzia del Parlamento, che dovrebbe essere la più vicina, tra le istituzioni, al sentire reale del Paese. Il presente disegno di legge si prefigge l'obiettivo di novellare l'articolo 63 del citato nuovo testo unico di cui al decreto legislativo n. 208 del 2021 con riferimento alla figura dell'amministratore delegato, stante, in particolare, l'aumento dei poteri in capo allo stesso che, seppur all'epoca della riforma giustificato dalla necessità di una maggiore efficienza nella gestione aziendale, appare oggi eccessivo.. 1 1 Al testo unico dei servizi di media audiovisivi, di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 63: 1 al comma 20, le parole: « 10 milioni di euro » sono sostituite dalle seguenti: « 2.582.284,50 euro »; 2 il comma 21 è sostituito dai seguenti: « 21 . Il direttore generale della RAI-Radiotelevisione italiana S.p.a. è nominato dal consiglio di amministrazione, d'intesa con l'assemblea; il suo mandato ha la stessa durata di quello del consiglio. 21-bis . Il direttore generale, oltre agli altri compiti allo stesso attribuiti in base allo statuto della società: a) risponde al consiglio di amministrazione della gestione aziendale per i profili di propria competenza e sovrintende all'organizzazione e al funzionamento dell'azienda nel quadro dei piani e delle direttive definiti dal consiglio di amministrazione; b) partecipa, senza diritto di voto, alle riunioni del consiglio di amministrazione; c) assicura, in collaborazione con i direttori di rete e di testata, la coerenza della programmazione radiotelevisiva con le linee editoriali e le direttive formulate e adottate dal consiglio di amministrazione; d) propone al consiglio di amministrazione le nomine dei vice direttori generali e dei dirigenti di primo e di secondo livello; e) assume, nomina, promuove e stabilisce la collocazione degli altri dirigenti nonché, su proposta dei direttori di testata e nel rispetto del contratto di lavoro giornalistico, degli altri giornalisti e ne informa puntualmente il consiglio di amministrazione; f) provvede alla gestione del personale dell'azienda; g) propone all'approvazione del consiglio di amministrazione gli atti e i contratti aziendali aventi carattere strategico, ivi inclusi i piani annuali di trasmissione e di produzione e le eventuali variazioni degli stessi, nonché quelli che, anche per effetto di una durata pluriennale, siano di importo superiore a 2.582.284,50 euro; firma gli altri atti e contratti aziendali attinenti alla gestione della società; h) provvede all'attuazione del piano di investimenti, del piano finanziario, delle politiche del personale e dei piani di ristrutturazione, nonché dei progetti specifici approvati dal consiglio di amministrazione in materia di linea editoriale, investimenti, organizzazione aziendale, politica finanziaria e politiche del personale; i) trasmette al consiglio di amministrazione le informazioni utili per verificare il conseguimento degli obiettivi aziendali e l'attuazione degli indirizzi definiti dagli organi competenti ai sensi del presente testo unico »; 3 al comma 22 , le parole: « L'amministratore delegato » sono sostituite dalle seguenti: « Il direttore generale »; 4 i commi 23 e 24 sono abrogati; 5 al comma 25 , le parole: « , ad eccezione dell'amministratore delegato, » sono soppresse; b all'articolo 64 , le parole: « L'amministratore delegato », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: « Il direttore generale »; c all'articolo 66, comma 1, le parole: « dell'amministratore delegato » sono sostituite dalle seguenti: « del direttore generale ».