[pronunce]

di permettere il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche degli operatori del settore, secondo il principio della multifunzionalità dell'impresa agricola; di contribuire allo sviluppo ed al riequilibrio tra le diverse realtà del territorio. 1.5. - La disposizione regionale violerebbe inoltre l'art. 41, primo comma, Cost., avendo introdotto un impedimento ingiustificato all'iniziativa economica. A parere del rimettente il limite all'ampliamento dell'attività agrituristica avrebbe creato, di fatto, «una sorta di oligopolio a favore degli agriturismi esistenti alla data del 4 settembre 1997», in palese contrasto con i principi in materia di libertà economica, i quali implicano, nell'attuale contesto comunitario, lo sviluppo dell'attività economica e della concorrenza. 1.6. - Sono illustrate, infine, le ragioni dell'asserito contrasto della norma censurata con l'art. 9, secondo comma, Cost. Il rimettente muove dalla considerazione che l'attività agricola non sia oggi sufficientemente redditizia, soprattutto nelle zone collinari e montane, che sono anche, di regola, le zone di maggiore interesse turistico ed ambientale. In tale prospettiva sarebbe evidente come la norma regionale censurata, che impedisce alle imprese agricole l'utilizzo agrituristico delle strutture realizzate dopo il 1997, finisca per agevolare il fenomeno della «marginalizzazione» ed il conseguente, progressivo abbandono delle campagne, vale a dire l'effetto che l'art. 1 della stessa legge reg. Umbria n. 28 del 1997 si propone di contrastare, nella parte in cui individua le finalità della disciplina dell'agriturismo. All'abbandono delle campagne, assume ancora il rimettente, seguirà necessariamente il deterioramento del territorio e degli edifici agricoli, ciò che contrasta con la tutela del paesaggio e del patrimonio edilizio rurale, valori entrambi garantiti dall'art. 9, secondo comma, Cost. 1.7. - In punto di rilevanza delle questioni, il giudice a quo afferma che i provvedimenti oggetto di impugnazione risultano immuni da vizi, essendo meramente applicativi della norma regionale censurata. 2. - Con atto depositato il 17 maggio 2011, si è costituita la ditta Conforti Aldo, ricorrente nel giudizio principale, per chiedere l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale. 2.1. - La parte privata svolge argomenti a sostegno delle prospettate questioni a partire dalla ricostruzione del quadro normativo nel quale si colloca la disposizione censurata, avuto riguardo sia al riparto di competenze Stato-Regioni sia alla ratio della disciplina statale e di quella regionale in materia di agriturismo. La definizione dell'attività agrituristica è dettata dall'art. 2 della legge 20 febbraio 2006, n. 96 (Disciplina dell'agriturismo), secondo il quale per attività agrituristiche si devono intendere quelle di ricezione e di ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli «attraverso l'utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione rispetto all'attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali». Sul piano del riparto di competenze, la Corte costituzionale, nella sentenza n. 339 del 2007, ha affermato che l'attività agrituristica è riconducibile in via immediata alle materie dell'agricoltura e del turismo le quali, a seguito della riforma del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, sono attribuite alla competenza residuale delle Regioni. La Corte ha peraltro precisato come le Regioni debbano altresì uniformare la disciplina dell'agriturismo ai principi fondamentali dettati dal legislatore statale in relazione agli ambiti materiali di potestà legislativa concorrente. Ciò posto, la disciplina statale e regionale della materia in esame, secondo la parte privata, sarebbe volta principalmente a favorire l'attività di agriturismo, «in quanto funzionale alla prevenzione dell'abbandono delle campagne». La legge 5 dicembre 1985, n. 730 (Disciplina dell'agriturismo), indicava tra le finalità anche la tutela ambientale, la salvaguardia del territorio e del paesaggio rurale, attraverso una migliore utilizzazione del patrimonio naturale. La successiva e vigente legge n. 96 del 2006 non si sarebbe discostata nei contenuti dalla legge n. 730 del 1985, rafforzando la promozione di forme di turismo rurale, finalizzate a valorizzare le risorse di ciascun territorio, il mantenimento di attività remunerative nelle aree rurali, il recupero e la valorizzazione del patrimonio edilizio rurale. La legge della Regione Umbria n. 28 del 1997, di cui è censurato l'art. 3, comma 3, sarebbe a sua volta in linea con la normativa statale, come si ricaverebbe dall'art. 1 della medesima legge, che indica le finalità generali, ponendo accanto all'obiettivo economico, quello ambientale e quello socio-culturale. 2.2. - Procedendo all'esame delle singole questioni, la parte privata ne rileva la pertinenza al dato della soglia temporale introdotta dalla norma censurata, in forza della quale l'attività agrituristica è consentita esclusivamente mediante gli immobili esistenti nell'azienda prima della data di entrata in vigore della legge regionale n. 28 del 1997. Tale limite temporale, non rinvenibile né nella legislazione statale né in quella di altre Regioni, comporterebbe che soltanto in Umbria sia vietato l'esercizio di attività agrituristica sugli immobili edificati successivamente alla predetta data. Sarebbe dunque di tutta evidenza l'irragionevolezza della norma censurata, la quale, «di fatto, cristallizza l'esercizio dell'attività agrituristica su fabbricati esistenti, non già al momento dell'istanza autorizzatoria, quanto piuttosto ad una data arbitrariamente definita». È richiamata giurisprudenza costituzionale che, secondo la parte, avrebbe rilevato lo sviamento strumentale della funzione legislativa, con violazione dell'art. 3 Cost., nei casi di contrasto tra il fine perseguito dal legislatore ed il mezzo utilizzato (sentenze n. 102 del 1991 e n. 198 del 1986). Sul tema del sindacato di ragionevolezza, quale «apprezzamento di conformità tra la regola introdotta e la "causa" normativa che la deve assistere», sono richiamate le sentenze n. 245 del 2007 e n. 89 del 1996. La difesa della parte privata sottolinea anche l'effetto discriminatorio che discenderebbe della censurata soglia temporale: il trattamento riservato agli operatori del settore nella Regione Umbria risulterebbe significativamente deteriore rispetto a quello degli omologhi che svolgono la propria attività nel resto del territorio nazionale. 2.3. - La disposizione regionale censurata, sempre secondo la parte costituita, contrasterebbe con gli artt. 3 e 41, primo comma, Cost. in quanto precluderebbe l'iniziativa economica ai privati i quali intendano esercitare l'attività agrituristica utilizzando edifici legittimamente realizzati sul fondo in epoca successiva al 4 settembre 1997, creando, inoltre, una evidente disparità di trattamento tra gli operatori interessati.