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Le agevolazioni, infatti, nella misura massima del 50 per cento dei contributi e fino a 3.000 euro annui, durano solamente tre anni e valgono solo per le assunzioni effettuate nel biennio 2019-2020. Registriamo un dato positivo in quanto, finalmente, alla norma sono riferiti degli stanziamenti e le relative coperture finanziarie, che arrivano fino a circa 162 milioni nel 2021. Il contratto deve essere a tempo indeterminato e a tutele crescenti. Si possono stimare quindi circa 50.000-60.000 ulteriori contratti che riguarderanno questa tipologia di assunzione. Articolo 2 (Modifiche alla disciplina della somministrazione di lavoro). L'articolo 2 intervenendo sulla materia di contratti di somministrazione a tempo determinato, prevede che vengano applicate alcune disposizioni della disciplina del contratto a termine che sinora ne erano escluse. Vengono così disposti i limiti quantitativi applicabili e si introduce la fattispecie della somministrazione fraudolenta. Ai contratti di somministrazione si applicano le norme in materia di apposizione del termine, di durata, di proroghe, di rinnovi e di causalità dei contratti a termine, mentre non si non si applicano le disposizioni in materia di trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, di numero complessivo dei contratti e di diritto di precedenza. Le disposizioni non si applicano ai contratti della Pubblica amministrazione. Le disposizioni introdotte dall'articolo, parzialmente integrato dall'esame della Camera, non misurano effetti di bilancio in entrata o in uscita, in quanto hanno un carattere ordinamentale. Articolo 2- bis (Disposizioni per favorire il lavoratore nell'ambito delle prestazioni occasionali). Viene inoltre modificata la disciplina delle prestazioni occasionali, cosiddetti voucher . Rimane il limite di 5.000 euro annui per ciascun utilizzatore. I prestatori devono autocertificare la propria condizione all'atto della registrazione presso la piattaforma informatica INPS. I voucher potranno essere utilizzati in agricoltura ma con l'obbligo per il prestatore di autocertificare la non iscrizione, nell'anno precedente, negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. Sono utilizzabili nel turismo, ma con il divieto di ricorrere al contratto di prestazione occasionale alle aziende alberghiere e alle strutture ricettive che operano nel settore del turismo e che hanno alle proprie dipendenze più di otto lavoratori e questa è una grave limitazione. Il meccanismo di funzionamento ripercorre sostanzialmente quello esistente, per il quale vi è solo un modesto ampliamento della platea di coloro che ne possono usufruire. Forza Italia ritiene che vada ridisciplinato il "lavoro accessorio" con riferimento ai diritti del lavoratore (assicurazione, riposo, compensi) e che vadano definiti limiti all'utilizzo di tale strumento, nonché i soggetti che possono farvi ricorso. Vanno disciplinati i "Carnet Buoni Lavoro". Rispetto alla normativa vigente del Libretto Famiglia e del Contratto Prest. O. è necessario superare le problematiche emerse sul fronte imprese e sul fronte famiglie per semplificare l'accesso alle prestazioni accessorie pur garantendo la massima tracciabilità e trasparenza. È ncessario intervenire inoltre prevedendo l'ampliamento dello strumento del carnet buoni lavoro anche all'agricoltura, al turismo e alle imprese di ogni settore ad esclusione di quello edilizio e dell'escavazione, come già previsto dalla normativa vigente. Il nuovo carnet di buoni lavoro deve essere digitale e questo prevede la registrazione sulla piattaforma INPS da parte di utilizzatori e prestatori. La differenza tra famiglie (persone fisiche non professionisti e non imprese) e imprese è solo nell'importo massimo per prestazioni accessorie a cui si può fare ricorso: 7.000 per le famiglie, 5.000 per le imprese. Articolo 3 (Indennità di licenziamento ingiustificato e incremento contribuzione contratto a tempo determinato). Con l'articolo del decreto-legge, integrato dalle modifiche delle Commissioni Camera, i limiti minimi e massimi della misura dell'indennità in caso di licenziamento illegittimo vengono incrementi, in alcune ipotesi, il contributo previdenziale addizionale concernente i rapporti di lavoro subordinato a termine. Vengono elevati i limiti minimi e massimi dell'indennità a 6 e a 36 mensilità (erano 4 e 24 mesi), limiti che per i datori, i quali non raggiungano i requisiti dimensionali summenzionati risultano pari a 3 e a 6 mensilità (aumentando il numero minimo da 2). Il comma 1- bis inserito in Commissione alla Camera - modifica i limiti minimi e massimi dell'importo dell'indennità che il datore di lavoro deve inserire nell'eventuale offerta di conciliazione, per evitare il giudizio relativo alla legittimità del licenziamento. Vengono elevati questi ultimi limiti, rispettivamente, a 3 e a 27 mensilità (erano 2 e 18). Il comma 2 prevede, per ogni ipotesi di rinnovo - e sarebbe opportuno distinguere tra rinnovo o proroga - di un contratto a termine nel settore privato, un incremento del contributo previdenziale addizionale a carico del datore di lavoro, dall'1,4 per cento all'1,9 per cento. Questa è certamente una misura che da una parte farà aumentare il contenzioso nelle sedi giudiziarie e da un'altra disincentiverà le assunzioni a tempo indeterminato per paura del contenzioso. Articolo 3- bis (Destinazione di quote delle facoltà assunzionali delle regioni all'operatività dei centri per l'impiego). L'articolo, inserito dalle Commissioni finanze e lavoro della Camera, prevede l'obbligo per le regioni di destinare una quota delle proprie facoltà di assumere personale per il rafforzamento degli organici dei Centri per l'impiego, al fine di garantirne la piena operatività, nel triennio 2019-2021. Qui va ricordato che sin dai decreti di attuazione in attuazione della legge Biagi del 2003 il sistema del collocamento è stato liberalizzato, consentendo di occuparsene non solo a soggetti pubblici, ma anche a soggetti, privati come le Agenzie per il lavoro. E va detto che purtroppo si sta dando ai Centri per l'impiego un credito, a nostro avviso, immeritato considerato posto che in questi anni la percentuale di persone in cerca di lavoro collocate attraverso queste strutture pubbliche è stata bassissima. Attualmente sono 556 centri, impiegano circa 8.000 persone, trovano lavoro solo al 3 per cento di coloro che vi si rivolgono, costano 600 milioni l'anno. Al contrario le Agenzie per l'impiego - una intuizione di Biagi - dovendo anche rispondere a una logica di profitto, oltreché di efficienza, confrontandosi sul mercato, riescono a dare risposte concrete al raffronto tra la domanda e l'offerta di lavoro e non costano nulla alla collettività. Articolo 3-ter (Relazione alle Camere). Del resto, il riscontro sull'efficacia delle disposizioni che riguardano il lavoro, contenute in questo decreto, si avrà sicuramente quando il Ministro del lavoro dovrà riferire con apposita relazione alle Camere, come previsto dal presente articolo aggiunto dalle Commissioni alla Camera. Noi riteniamo che una sorta di pagella contenente i giudizi sarà emessa dal mercato del lavoro assai prima.