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Pur di individuare una distribuzione dei seggi alle singole liste in ciascun collegio plurinominale alla sua più favorevole indicazione del candidato eletto, il ricorrente attribuisce un errato computo dell'ufficio elettorale regionale circa l'assegnazione dei seggi alle liste non assegnatarie dei seggi interi, seguendo un infondato quanto ingegnoso criterio che non trova alcuna conferma nel decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533. Questa norma è molto chiara nel disporre che si proceda inizialmente all'assegnazione dei seggi sulla base dei quozienti interi alle varie liste e, successivamente, alle liste che hanno ottenuto i maggiori resti, escludendo solo quelle alle quali è stato già attribuito il numero di seggi ad esse assegnato a seguito delle operazioni di cui alle lettere a) e b) . Da questa operazione non vanno escluse tutte le liste che hanno goduto di quozienti interi, ma non hanno esaurito il numero di seggi loro spettanti. In altri termini, non è vero che si debba procedere prima all'attribuzione dei seggi alle liste che non hanno goduto di quozienti interi e solo dopo a quelle che ne hanno goduto, ma a cui devono ancora essere attribuiti i seggi. Questa disciplina sarebbe priva di senso e penalizzerebbe le liste che, del tutto casualmente, hanno ottenuto quozienti interi, pur avendo i maggiori resti; tanto è vero che lo stesso testo, con tenore inequivoco, prevede l'ipotesi in cui, dopo la ripartizione dei seggi effettuata in base al metodo del quoziente di attribuzione e dei più alti resti, ci siano liste con più eletti di quelli già assegnati a livello regionale (eccedentarie) e liste con meno eletti (deficitarie), stabilendo che in quel caso alle liste eccedentarie si sottraggano tali seggi nei collegi in cui sono stati assegnati con la più bassa parte decimale e alle liste deficitarie si assegnino nei collegi in cui le liste hanno ottenuto le parti decimali più alte. Ne deriva quindi che è lo stesso testo ad ammettere che il numero di seggi assegnato in ciascun collegio plurinominale possa variare rispetto alla quota individuata ex ante dal decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2017. A parte la chiarezza della disposizione, questa parziale flessibilità delle quote non è casuale né priva di logica. Se il numero di seggi fosse del tutto anelastico, le liste deficitarie potrebbero versare nella situazione di ottenere seggi in collegi in cui hanno ottenuto i risultati peggiori e di trovarsi invece con candidati della lista non eletti in altri colleghi in cui si sono registrati i risultati migliori. Durante i lavori della Giunta sono state altresì accertate gravi incongruenze sotto il profilo dell'attribuzione dei voti tra le liste all'interno delle coalizioni, ma anche della discordanza nei voti validi tra verbale di sezione e tabella di scrutinio allegata. È emerso infatti che le schede valide di ben sei sezioni elettorali sulle 12 che erano state richieste non risultano più recuperabili, in quanto distrutte. Mi chiedo come quest'Assemblea possa votare a favore dell'annullamento dell'elezione di un suo componente in assenza di dati certi, in quanto la distruzione di alcune schede elettorali rende totalmente inefficaci i successivi accertamenti del comitato e le rettifiche conseguenti. Sarebbe davvero un vulnus mai visto prima, con conseguenze terribili sulle prossime verifiche dei poteri che l'Assemblea dovrà esaminare. Care colleghe e cari colleghi, questa era una breve sintesi che ho cercato di ricostruire, ma chiedo a quest'Assemblea di respingere in tutti i modi la contestazione dell'elezione del collega Vincenzo Carbone e di avere davvero la consapevolezza di quello che stiamo facendo stamattina, augurandomi che il collega Vincenzo Carbone possa rimanere senatore di questa Repubblica. (Applausi) . GRASSO (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, ho già specificato, nell'istanza di sospensione, gli elementi venuti all'attenzione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. In effetti, siamo certi che i dati di proclamazione non corrispondono assolutamente alla volontà degli elettori della Campania, in quanto sono stati corretti sulla base di alcune discordanze che la Giunta regionale ha riscontrato rispetto ai dati del Ministero. Comprendendo che c'erano degli errori, essa è intervenuta, ma a caso, per aggiustare i dati, scegliendo soltanto 72 sezioni, mentre l'attività del Comitato coordinato dal senatore Lucio Malan ha agito esaminando ben 457 sezioni, rivedendo circa 3.000 schede. Purtroppo, ci siamo imbattuti - anch'io ho fatto parte di quel Comitato - in un fatto assolutamente imprevedibile. Nel momento in cui sono state chieste le schede a chi doveva conservarle e custodirle, ci è stato detto che erano state mandate al macero, erroneamente, insieme a quelle di anni precedenti e relative ad altre votazioni. Questo, naturalmente, ha interrotto i lavori, ma ciò significa che ci sono ancora accertamenti da fare. Infatti, il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 197 del 2007, ha statuito che la distruzione delle schede non può determinare da sola l'invalidità delle operazioni elettorali, inficiando quindi i risultati del voto, perché si può arrivare al risultato anche attraverso altri strumenti di prova, che sono appunto i verbali e le tabelle di scrutinio, come del resto ha fatto, come metodo, anche l'Ufficio elettorale regionale rispetto a quelle 72 schede. Pertanto, queste modalità di verifica dei dati sono senz'altro da utilizzarsi per stabilire l'elezione su dati certi, reali e verificati. Le modifiche dei dati di proclamazione hanno determinato un differente esito di assegnazione dei seggi, com'è emerso proprio dai lavori del Comitato di revisione, il quale certamente non ha ritenuto sufficienti i dati acquisiti, ma aveva raggiunto conclusioni assolutamente diverse. Tali conclusioni non rendevano necessaria tutta la diatriba, appoggiata da valenti costituzionalisti, sulla traslazione del voto, perché i risultati portavano all'assegnazione nel collegio 2 della Campania, là dove effettivamente il numero dei seggi assegnati era corrispondente a quello fissato nella ripartizione dei seggi in relazione ai dati della popolazione, proprio nella Regione Campania. Il Senato ha quindi il dovere di ristabilire la corretta e trasparente rappresentazione del voto popolare, rettificando i dati di proclamazione che sono assolutamente non corrispondenti al voto, presi a caso tra 72 sezioni, rispetto a tutto il lavoro svolto dal Comitato, che appunto non è stato completato per quelle motivazioni (perché, guarda caso, le schede elettorali di alcune sezioni sono state mandate al macero). Questo ha interrotto i lavori, ma attraverso verbali e tabelle di scrutinio, si può arrivare a ricostruire appieno i risultati del voto della rappresentanza del popolo per l'elezione del loro rappresentante in Parlamento. Ritengo pertanto che sia necessario ottenere ulteriori elementi di certezza. Procedere in assenza della rettifica di tali dati costituirebbe una grave violazione della competenza della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, che è chiamata a verificare dei dati che sa e sappiamo già essere dati che non corrispondono alla realtà.