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Stiamo infatti per approvare - e diventerà legge dello Stato - un disegno di legge che modifica l'articolo 416- ter del codice penale in materia di scambio elettorale politico-mafioso. Questo disegno di legge porta a compimento e dà corretta configurazione a una fattispecie criminosa fortemente voluta dal magistrato Giovanni Falcone e introdotta proprio sotto la spinta emergenziale della strage di Capaci del 23 maggio 1992, in uno dei momenti più bui della storia del nostro Paese. Si tratta di un intervento normativo che resta però anche di grande attualità, se si pensa agli arresti delle ultime settimane, ad esempio in Lombardia, alla collusione di politici locali e imprenditori con le cosche mafiose. L'analisi della genesi della norma è necessaria perché consente di cogliere e apprezzare la portata innovativa del disegno di legge che ci apprestiamo ad approvare. Il reato di scambio elettorale politico-mafioso, introdotto con un provvedimento d'urgenza, il decreto-legge Scotti-Martelli, convertito in legge il 7 agosto, subito dopo l'assassinio di Paolo Borsellino, si rivelò ben presto una «norma zoppa», come venne definita, e di scarso rilievo applicativo. Infatti, lo scambio sanzionato - il patto scellerato - era quello tra il politico e il mafioso che prometteva di procacciare voti, avendone come controprestazione la sola erogazione di denaro. Occorre attendere la legge n. 62 del 2014 per vedere riformulata la norma, senonché detta legge venne approvata con i voti contrari del MoVimento 5 Stelle, che si oppose strenuamente, primo tra tutti il senatore Giarrusso, quale primo firmatario del disegno di legge che ci apprestiamo a votare e al quale va il mio personale ringraziamento come membro della Commissione giustizia del Senato, per il lavoro fatto in tutti questi anni. Il MoVimento 5 Stelle si oppose perché consapevole della portata ancora una volta priva della necessaria incisività della norma, giudicata strumento ancora una volta poco coraggioso per combattere il fenomeno dello scambio elettorale politico-mafioso. Sicuramente venne fatto un importante passo avanti, perché finalmente veniva punito chi accettava e chi formulava la promessa di consensi mafiosi, non solo in cambio di denaro, ma anche di «altre utilità», quelle care alla societas sceleris, che così conservava il potere di infiltrarsi nella gestione della cosa pubblica e trarne vantaggio mediante il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici. Tuttavia, al contempo, venne fatto anche un clamoroso passo indietro altrettanto importante e tale da svuotare il contenuto precettivo dell'articolo 416- ter del codice penale. La pena, infatti, venne inspiegabilmente ridotta e il reato punito con la reclusione da quattro a dieci anni, anziché da sette a dodici e ciò fece venir meno l'equiparazione con la pena stabilita dall'articolo 416- bis per il reato di associazione mafiosa. Venne così a spezzarsi il naturale collegamento tra le due fattispecie, che necessariamente devono irrogare la medesima pena detentiva, tanto a chi fa parte dell'associazione mafiosa, quanto a chi ne chiede i voti, peraltro con conseguenze nefaste nell'applicazione della pena. Il politico incensurato, infatti, con una pena di quattro anni non può essere arrestato e condannato all'interdizione perpetua dai pubblici uffici - come invece accadrà da oggi in poi, con l'approvazione del nuovo disegno di legge - con la conseguente fine della sua attività politica. La riscrittura della norma non poteva più essere rimandata, neanche dopo l'intervento correttivo della legge del 2017, che ha visto l'innalzamento della pena della reclusione da un minimo di sei ad un massimo di dodici anni, né poteva più supplire alla mancanza di una fattispecie adeguata l'intervento della giurisprudenza, che comunque in questi anni ha colmato lacune e criticità del reato in oggetto. Ebbene, oggi siamo di fronte ad un nuovo articolo, arricchito dai passaggi al Senato e alla Camera dei deputati, che ricostituisce il naturale rapporto tra questo reato e quello dell'associazione mafiosa, prevedendo finalmente che la pena sia la stessa: la reclusione da dieci a quindici anni. Viene estesa la punibilità ai casi in cui si agisca non solo direttamente, ma anche per mezzo di intermediari, che promettono di procurare i suffragi o accettano la promessa. La condotta di rilievo penale viene ampliata, in quanto il reato si configura sia nell'ipotesi in cui la promessa provenga da parte di soggetti appartenenti alle associazioni mafiose, che in quella in cui i soggetti che promettono di procurare voti lo facciano attraverso il modus operandi della mafia, ovvero col peculiare metodo mafioso, che, tra gli altri, si avvale della forza di intimidazione. La controprestazione del "patto scellerato" consiste non solo nell'erogazione o nella promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità, ma anche nella disponibilità a soddisfare gli interessi e le esigenze dell'associazione mafiosa, evidentemente intendendosi con tale ampia previsione tutte le possibili richieste che, se soddisfatte dal politico, consentirebbero alla mafia di aggredire la cosa pubblica e di controllarla. La pena è aumentata della metà se chi ha accettato la promessa di voti e, quindi, concluso l'accordo, viene eletto, prevedendosi che alla condanna debba sempre conseguire la pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ecco pertanto che, con il disegno di legge di modifica dell'articolo 416- ter , finalmente torniamo a garantire il diritto di ogni cittadino ad esprimere un voto personale ed eguale, ma soprattutto libero e segreto e che non possa essere limitato se non nei casi previsti dalla legge, come prevede la nostra cara Carta costituzionale, all'articolo 48. Concludo ricordando che anche il voto favorevole al nuovo reato di scambio politico mafioso segna una nuova era, a conferma del Governo del cambiamento e speriamo che si torni anche in questa Assemblea a vergognarsi dei politici collusi con pezzi della criminalità organizzata. Come il MoVimento 5 Stelle ha sempre detto, anche irritualmente, in quest'Aula: fuori la mafia dallo Stato! (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, ho ascoltato con grande attenzione l'intervento della collega del MoVimento 5 Stelle, che ha parlato di giorno storico. Non vorrei però che per la nostra giustizia fosse un giorno storico, come lo fu per Napoleone, nel giugno del 1815, il giorno di Waterloo. Mi riferisco in particolare a questo modo di legiferare, perché se da un lato non v'è chi non veda come sia assolutamente importante contrastare il voto di scambio elettorale politico mafioso, dall'altra parte però non possiamo non prendere in considerazione l'impianto organico del nostro codice penale. Questo è un aspetto che va assolutamente considerato e del quale parlerò tra breve.