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Si fa presente al riguardo che i dati contenuti nelle dichiarazioni di trasporto al seguito, ai sensi dell’articolo 3- ter del decreto-legge n. 167 del 1990, abrogato dalla lettera a) del comma 1 dell’articolo 13 del decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 195, erano trasmesse all’amministrazione finanziaria. Nella formulazione del vigente articolo 5 del decreto legislativo n. 195 del 2008 non si rinviene tale previsione. D’altra parte appare dubbio se le informazioni possano essere legittimamente fornite all’Agenzia delle entrate. Al riguardo si ritiene opportuno ripristinare la possibilità per l’Agenzia delle entrate di conoscere i dati dei trasferimenti al seguito, al fine di poter conoscere in maniera completa i trasferimenti complessivi effettuati, attraverso i vari canali, dai singoli contribuenti in modo da ricostruirne l’effettiva capacità contributiva. Al comma 3 dello stesso articolo 10, infine, è stata inserita una modifica all’articolo 8 del decreto-legge 30 settembre 1983, n. 512, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 novembre 1983, n. 649, in base alla quale la ritenuta è operata dai soggetti residenti che intervengono nella riscossione dei proventi, anziché nel pagamento degli stessi. L’articolo 11 abroga la norma, prevista dal comma 2 dell’articolo 10 della legge n. 448 del 2001, che accorda ai comuni la possibilità di ampliare l’oggetto dei contratti di affidamento del servizio di accertamento e riscossione dell’imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni, in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore della legge n. 448 del 2001, affidando ai medesimi concessionari anche la riscossione di altre entrate comunali, senza necessità di indire nuove gare, ma semplicemente con una nuova rinegoziazione dei medesimi contratti in essere. L’abrogazione si rende necessaria a seguito di una specifica richiesta di informazioni da parte della Commissione europea, nell’ambito del caso EU Pilot 3452/12/MARKT, la quale ha sostenuto che tale fattispecie di affidamento diretto non rispetta il principio di libera concorrenza e può dare origine a violazioni concrete del diritto europeo sui contratti pubblici. Per gli affidamenti in essere effettuati ai sensi dell’articolo 10, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, i servizi della Commissione si sono dimostrati disponibili ad accettare un periodo transitorio ragionevole per consentire agli enti locali di organizzare le procedure ad evidenza pubblica per gli affidamenti delle attività di riscossione che non erano oggetto dei contratti originari con le società concessionarie. A tal fine, il secondo comma dello stesso articolo 11 introduce il termine dell’ultimo giorno del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore della legge, per la cessazione degli affidamenti in corso alla data di entrata in vigore della legge stessa. Al riguardo si stima che la disposizione non determina effetti finanziari. Il Capo III contiene disposizioni in materia di lavoro e politica sociale. L’articolo 12 reca disposizioni volte al corretto recepimento della direttiva 1999/63/CE del Consiglio, relativa all’accordo sull’organizzazione dell’orario di lavoro della gente di mare concluso dall’Associazione armatori della Comunità europea (ECSA) e dalla Federazione dei sindacati dei trasportatori dell’Unione europea (FST), al fine di sanare il caso EU Pilot 3852/12/EMPL. In particolare, la clausola 5, paragrafo 6, dell’Accordo europeo allegato alla predetta direttiva -- richiamato nella nota della Commissione europea del 7 settembre 2012, con la quale è stato aperto il progetto pilota -- prevede che, con il dovuto rispetto dei princìpi generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, gli Stati membri possano applicare normative nazionali, regolamenti o procedure che consentono alle autorità competenti di autorizzare o registrare contratti collettivi che consentono deroghe ai limiti fissati dalla medesima clausola 5 in materia di durata dell’orario di lavoro o di riposo della gente di mare. Sul piano del diritto interno, invece, l’articolo 11, comma 7, del decreto legislativo n. 271 del 1999 -- come sostituito dall’articolo 7, comma 2, della legge n. 183 del 2010 (cosiddetto «collegato lavoro») -- stabilisce che le disposizioni previste dal medesimo articolo 11 in materia di orario di lavoro e di riposo a bordo delle navi mercantili possono essere derogate mediante contratti collettivi -- per i quali non viene prevista né l’autorizzazione né la registrazione -- stipulati a livello nazionale dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative (in assenza di specifiche disposizioni nei contratti collettivi nazionali, le deroghe possono essere stabilite nei contratti territoriali o aziendali stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale). Il testo attualmente in vigore della disposizione sopra citata, inoltre, non richiama più, a differenza del testo previgente, i princìpi generali in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Ciò posto, la novella legislativa che si propone ripristina l’autorizzazione per le deroghe in materia di orario di lavoro e di riposo -- già prevista dal testo previgente dell’articolo 11, comma 7, del decreto legislativo n. 271 del 1999 -- ed apporta ulteriori modifiche a quest’ultima disposizione, al fine di corrispondere alle osservazioni della Commissione europea. Nello specifico, la disposizione di cui al comma 1, lettera a) , dell’articolo 11 del disegno di legge è finalizzata a rendere più chiaro l’ambito di applicazione del decreto legislativo n. 271 del 1999, integrando la definizione di «lavoratore marittimo» di cui all’articolo 3, comma 1, lettera n) , del citato decreto legislativo. Quest’ultima disposizione attualmente definisce lavoratore marittimo «qualsiasi persona facente parte dell’equipaggio che svolge, a qualsiasi titolo, servizio o attività lavorativa a bordo di una nave o unità mercantile o di una nave da pesca». La disposizione che si propone specifica che il lavoratore marittimo in questione appartiene alla categoria della gente di mare di cui agli articoli 114, lettera a) , e 115 del codice della navigazione. In tal modo, viene chiarito che rientra nell’ambito di applicazione del decreto legislativo n. 271 del 1999 solamente il personale appartenente alla categoria della gente di mare e non il personale addetto ai servizi dei porti, anche al fine di corrispondere ad uno specifico rilievo formulato dalla Commissione europea nella nota del 6 febbraio 2013 (sul quale si rimanda al prosieguo della presente relazione illustrativa). Infatti, l’articolo 114 cod. nav. prevede la distinzione del personale marittimo in «gente di mare» (categoria poi più ampiamente descritta in seno all’articolo 115 cod. nav.), «personale addetto ai servizi dei porti» (articolo 116 cod. nav.) e «personale tecnico delle costruzioni navali» (articolo 117 cod. nav.).