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Diciamo che oggettivamente si è ritrovato da poco a fare una nuova attività; per usare una immagine un po' colorata, diciamo che ci presentiamo ai mondiali di pugilato schierando un violinista talentuoso. Proviamo allora a darle qualche consiglio a bordo ring prima che salga: tenga alta la guardia, attento al mento, non stia mai fermo. Insomma, le solite cose. Presidente Conte, stanno provando a «fregarla». Questo è il vero motivo per il quale siamo in apprensione. E stanno provando a «fregarla» intanto con il MES. Perché il MES è diventato fondamentale in Europa, nei media e dentro quest'Aula per qualcuno? L'ottimo ministro Gualtieri ha spiegato bene che tutto ciò che ci viene raccontato è una menzogna e, cioè, che non sono soldi regalati, è un prestito che non sono risorse aggiuntive. Se non prendiamo quei 37 miliardi dal MES, non è che abbiamo meno ospedali, semplicemente li finanziamo sui mercati. Il vantaggio è che, secondo quanto dice il vostro Ministro, avremo un vantaggio di circa 400 milioni di interessi l'anno. Molti economisti dicono che non è così. Anche io penso che non sia così, ma prendo per buone le parole di Gualtieri: calcolatrice alla mano perché le opinioni sono discutibili, ma il pallottoliere no, 400 milioni l'anno sono pari allo 0,05 per cento della spesa pubblica annua italiana. Con 900 miliardi di spesa pubblica italiana e 400 milioni di risparmio presunto dal MES, abbiamo lo 0,05 per cento. In altri termini, 1 a 2.000. Sarebbe come andare da una famiglia che spende mensilmente 2.000 euro per spese, mutuo e prestiti vari e andargli a spiegare che può accedere a una linea di credito particolarmente vantaggiosa, in virtù della quale risparmierebbe di interessi sul mutuo un euro. Uno. 2.000 euro di spesa mensile di quella famiglia, un euro di risparmio di MES. Faccia i calcoli con la calcolatrice, col pallottoliere, chiamiamo le task force di cui il Governo dispone e verifichi che il risparmio del MES equivale a un euro ogni 2.000 che spendiamo. Allora non prendiamoci in giro, non è una motivazione economica. Qual è il motivo? Lo spiego adoperando due immagini storiche. La prima è quella del cavallo di Troia, lo abbiamo detto mille volte, il cavallo di Troika, per cui si aprono le porte a eventuali condizionalità. La seconda immagine storica è quella delle Forche caudine, per cui l'Italia deve fare questo atto di sottomissione per dimostrare che ha bisogno dell'Europa, ma i romani almeno la guerra l'avevano persa prima di abbassare la testa alle Forche caudine. Noi abbiamo bisogno dell'aiuto europeo? No e questa è l'altra grande menzogna che le stanno dicendo. L'Italia versa ogni anno all'Unione europea almeno 4 miliardi più di quanti non ne prenda e quindi noi paghiamo salata la nostra partecipazione al club europeo. Sempre stando al MES, solamente in base all'ultima versione, abbiamo versato 14 miliardi. Lo sa quanti anni ci vogliono (interessi agevolati e così via) prima di andare in pari? Trenta anni. Allora facciamo così: ci riprendiamo i nostri 14 miliardi e rinunciamo alla generosità del MES. La Banca centrale europea, però, si sta comportando bene, perché sta comprando titoli di Stato, ma anche questa è una menzogna. La Banca centrale europea, non io, si è data come obiettivo un tasso di inflazione al 2 per cento annuo. Nell'eurozona noi abbiamo un tasso di inflazione dello 0,2 per cento, per cui la potenza di fuoco della BCE è nettamente inferiore, non a quello che dice Fratelli d'Italia, ma a quello che la stessa BCE si è data come obiettivo. Il pacchetto europeo, dunque, non ci sta regalando assolutamente nulla e questo dobbiamo andare a dirlo: l'Italia ha sempre dato all'Europa più di quanto ha preso. Va bene, ma il contesto europeo ci agevola: no. Prima anche la senatrice Ricciardi del MoVimento 5 Stelle ha detto delle cose assolutamente condivisibili. Paradisi fiscali, perdita competitiva rispetto all'eurozona per il meccanismo dell'euro: dal 1999 al 2007 - un think tank tedesco ha fatto il calcolo - ogni italiano, solamente in virtù dello svantaggio della moneta unica, ha perso 74.000 euro. Nel totale abbiamo perso 4.300 miliardi e questo lo dicono i tedeschi, non lo diciamo noi. Allora, che cosa dovremmo andare a fare? Dovremmo andare in Europa e dire: «Scusate, le istituzioni sono roba nostra». La finanziamo in modo molto generoso; chiediamo che faccia quello per cui è pagata. Il contesto europeo è nettamente svantaggioso per l'Italia perché abbiamo tutto quello che in questi giorni abbiamo detto, per cui chiediamo un riassetto degli equilibri. Lei, presidente Conte, deve andare a testa alta a ribadire che l'Italia non chiede aiuto all'Europa; l'Italia pretende dall'Europa che si riequilibrino i rapporti di forza, che sono purtroppo drammaticamente a svantaggio dell'Italia, per colpa certo della debolezza della politica italiana, anche in virtù del colpo di stato del 2011, che ha tolto l'ultimo Governo che aveva la forza di un consenso popolare alle spalle. Vada quindi in Europa, signor Presidente del Consiglio, ribadisca che siamo contribuenti generosi di questa Unione europea e che il contesto europeo favorisce Olanda, Germania, Francia, i Paesi dell'Est e sfavorisce l'Italia e che abbiamo le nostre carte da giocare. In conclusione, poiché il tempo a mia disposizione è terminato, ribadiamo che la nostra immagine di Europa non è questo comitato di affari che ci siamo ritrovati, che fa l'interesse dell'asse franco-tedesca e delle lobby . La nostra è l'immagine storica e di visione dell'Europa, quella nata nel 1957, quella che ha saputo nel 1981 accogliere la Grecia, anche se non aveva le caratteristiche per farne parte, che ha accolto - per dare un'immagine cara a Giovanni Paolo II - i nostri fratelli dell'Est dopo la fine della dittatura comunista sovietica. Questa è l'immagine di Europa che vorremmo ritrovare in futuro. (Applausi) . GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente del Consiglio, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, l'Europa sta dando grande prova di sé. Di fronte alle difficoltà, l'Unione europea sta mettendo in campo misure idonee, capaci di affrontare in modo solidale la più grave crisi economica, finanziaria, sociale e sanitaria dal dopoguerra ad oggi. Si certifica che l'Europa è la soluzione non il problema, soprattutto per il nostro Paese che è destinato ad essere il primo beneficiario delle misure stanziate con circa 500 miliardi a disposizione dell'Italia nel giro di soli due anni, vale a dire un terzo del nostro prodotto interno lordo, una ventina di manovre finanziarie. Solo che adesso c'è bisogno di agire molto in fretta. I decreti emergenziali che abbiamo approvato fino ad oggi, per quanto positivi, non bastano a soddisfare tutte le esigenze del Paese.