[pronunce]

Vi sarebbe anche «una illogica disparità di situazioni esistenziali giuridiche in fasi diverse delle vicende processuali che riguardano la responsabilità delle persone giuridiche e degli enti». Infatti, rileva il giudice rimettente, «Ai sensi degli artt. 17, lett. a) e 50 del Dlgs. 231/2001 gli stessi enti, nei confronti dei quali sono state applicate misure di tipo interdittivo, anche molto consistenti, nella fase cautelare del procedimento ex Dlgs 231/2001, per ottenere la revoca delle misure devono prima provare di: aver "risarcito integralmente i danni" anche nei confronti delle persone offese dai reati. Tuttavia questa possibilità per le stesse vittime dei reati sarebbe preclusa nel processo penale avviato, se in precedenza non vi sia stata applicazione di misure cautelari e/o di tipo interdittivo nei confronti delle società e degli enti». 2.- È intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale, con memoria depositata il 23 aprile 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, non fondata. Ad avviso della difesa dello Stato, avendo le persone offese chiesto la citazione, come responsabili civili, delle società citate nel processo penale ex d.lgs. n. 231 del 2001, ben avrebbe potuto il rimettente accogliere la richiesta, aderendo all'interpretazione dell'art. 83, comma 1, cod. proc. pen. , data dalla Corte di cassazione con la sentenza del 5 ottobre 2010, n. 2251/2011. 3.- Nel giudizio di costituzionalità si è costituita, con memoria depositata il 23 aprile 2013, G.F., persona offesa dal reato, che ha concluso chiedendo la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 83, comma 1, cod. proc. pen. La difesa della persona offesa rileva come l'attuale dettato dell'art. 83, comma 1, cod. proc. pen. sia incompatibile con gli artt. 3, 24 e 35 Cost., «nella parte in cui non prevede che, qualora l'imputato sia una persona giuridica, non debbano trovare applicazione i limiti di cui al paragrafo 2 del comma 1 del medesimo articolo». La disposizione censurata violerebbe, in primo luogo, il principio di ragionevolezza-uguaglianza, in quanto la possibilità della persona offesa di costituirsi parte civile nel processo penale e di citare un terzo a rispondere in solido con l'imputato sarebbe preclusa nell'ipotesi in cui il terzo sia una persona giuridica coimputata insieme ai suoi dipendenti ai sensi del d.lgs. n. 231 del 2001. La questione, inoltre, sarebbe fondata con riferimento al principio di ragionevolezza-razionalità, in quanto «l'attuale combinato disposto del Dlgs 231/01 con l'art. 83 c.p.p.» comprimerebbe «le garanzie per il lavoratore e i suoi familiari e [garantirebbe] alla persona giuridica un trattamento di favore». Il lavoratore o i suoi familiari, se questi è deceduto, infatti, non potranno far valere, già nel processo penale, la responsabilità civile della persona giuridica corresponsabile del fatto, che normalmente è il soggetto patrimonialmente più dotato. Con memoria depositata in data 13 giugno 2014, la persona offesa ha ribadito le proprie deduzioni, rilevando come l'attuale assetto normativo determini una tutela differente dei diritti della persona offesa nel processo penale, a seconda della circostanza che la persona giuridica sia o meno imputata nel processo stesso. 4.- Si è costituita, con memoria depositata il 23 aprile 2013, anche Rete Ferroviaria Italiana spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, e ha concluso chiedendo a questa Corte di dichiarare non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Firenze. Con memoria depositata in data 16 giugno 2014, Rete Ferroviaria Italiana spa - richiamata la giurisprudenza di merito e di legittimità sull'ammissibilità della costituzione di parte civile nel processo a carico dell'ente responsabile ai sensi del d.lgs. n. 231 del 2001 - ha rilevato come la soluzione negativa non possa «considerarsi lesiva del principio costituzionale di cui all'art. 3 Cost., nella sua accezione di parametro valutativo della ragionevolezza intrinseca della norma impugnata, né del diritto di difesa tutelato dall'art. 24 Cost.». Per quanto più specificamente concerne la questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice a quo, la difesa della parte privata ha rilevato come l'applicabilità dell'art. 83, comma 1, cod. proc. pen. all'ente stesso non presenti profili di incompatibilità con il principio di ragionevolezza sancito dall'art. 3 Cost., anche in considerazione della circostanza che «l'intero corpus normativo del decreto [legislativo n. 231 del 2001] risulta ispirato alla assimilabilità della posizione dell'imputato a quella dell'ente».1.- Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Firenze, con ordinanza del 17 dicembre 2012 (r.o. n. 61 del 2013), ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 83 del codice di procedura penale e «delle disposizioni integrali» del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300), nella parte in cui «non prevedono espressamente e non permett[o]no che le persone offese e vittime del reato non possano chiedere direttamente alle persone giuridiche ed agli enti il risarcimento in via civile e nel processo penale nei loro confronti dei danni subiti e di cui le stesse persone giuridiche e gli enti siano chiamat[i] a rispondere per il comportamento dei loro dipendenti». Come riferisce il giudice rimettente, nell'udienza preliminare di un processo penale nei confronti di diverse persone imputate del reato di cui agli artt. 41 e 589, secondo e quarto comma, del codice penale, in relazione all'art. 590, terzo comma, cod. pen. , e nei confronti delle società Elettrifer srl e Rete Ferroviaria Italiana spa, quali enti responsabili per tale reato, a norma del d.lgs. n. 231 del 2001, le persone offese hanno chiesto la citazione di tali società come responsabili civili, ai sensi dell'art. 83 cod. proc. pen. Il giudice rimettente ha però ritenuto che la richiesta non potesse essere accolta, perché l'art. 35 del d.lgs. n. 231 del 2001 prevede che nei confronti delle società e degli enti si applichino, in quanto compatibili, le disposizioni relative all'imputato e l'art. 83, comma 1, cod. proc. pen.