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Le Commissioni riunite hanno specificato che, nel caso in cui i soggetti assunti dai Comuni per gli uffici speciali per la ricostruzione siano professionisti, è necessaria una dichiarazione di non iscrizione, o avvenuta sospensione, dall'elenco speciale dei professionisti ai quali possono essere conferiti incarichi di progettazione e direzione dei lavori. Sono previste le istruttorie per il rilascio delle concessioni di contributo e di tutti gli adempimenti conseguenti, che possono essere curati dai Comuni, d'intesa con l'ufficio speciale per la ricostruzione, non solo per gli immobili privati che risultino classificati inagibili con esito B o C, come previsto dal decreto-legge, ma anche E, limitatamente al livello operativo L4. Nei Comuni che presentano più del 50 per cento di edifici dichiarati inagibili con esito E sono previste autorizzazione comunale e tutta una serie di agevolazioni urbanistiche ed edilizie che riguardano la ricostruzione sia privata sia di immobili. Infine, si ricorda che le Commissioni riunite hanno previsto l'istituzione di due fondi finalizzati all'erogazione delle risorse finanziarie occorrenti per l'installazione di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) nelle scuole e nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità, a carattere residenziale, semiresidenziale o diurno, al fine di assicurare la più ampia tutela a favore rispettivamente dei minori, nei servizi educativi per l'infanzia e nelle scuole dell'infanzia statali e paritarie, nonché dei soggetti ospitati nelle strutture suddette. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. I relatori di minoranza, senatori D'Arienzo e Ferrazzi, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore D'Arienzo. D'ARIENZO, relatore di minoranza . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, nonostante alcune delle modifiche al codice degli appalti siano conseguenti, come sapete, alla procedura d'infrazione che è arrivata dalla Commissione europea, per difformità rispetto alla direttiva... (Brusio). PRESIDENTE. Mi scusi un momento, senatore: prego i colleghi di lasciare libero il banco del Governo, onde consentire ai suoi rappresentanti di seguire i lavori dell'Assemblea. D'ARIENZO, relatore di minoranza . Signor Presidente, stavo dicendo che, nonostante una parte dell' incipit del provvedimento in esame, consideriamo molto negativamente parti rilevanti della proposta che avete fornito con questo decreto-legge. Sono per noi più che evidenti, infatti, le mancate risposte alle varie problematiche emerse sia nella lunghissima indagine conoscitiva che abbiamo portato avanti come Commissione di merito, sia nelle audizioni svolte. Credo che non si siano mai visti provvedimenti che hanno ricevuto la contrarietà di un così elevato numero di soggetti interessati, protagonisti in questo settore. In pratica è stata chiara a tutti - a noi in primis - la duplice volontà, da una parte, di tacitare l'Autorità nazionale anticorruzione, emarginando e comprimendo il principio di legalità, e, dall'altra, di ritornare al vecchio sistema del prezzo più basso, superando il principio di concorrenza per e tra le imprese. Si tratta di un binomio che, a nostro avviso, non sbloccherà assolutamente nulla, perché non ha affrontato i veri nodi del codice degli appalti. Siamo convinti che il moltiplicarsi dell'instabilità delle regole, il continuo cambiamento delle norme, proprio quando il codice degli appalti ormai stava entrando in vigore e producendo risultati (come un aumento del 30 per cento delle gare bandite nel 2018), e quindi l'apportare modifiche mentre tutto si stava consolidando, non portino nulla di buono; anzi, il codice perde l'unitarietà della materia disciplinata e, da quello che abbiamo visto, sicuramente si aggiungeranno altre problematiche. Per motivi di tempo, nel merito evidenzio solo alcuni punti che non abbiamo assolutamente condiviso: l'abolizione delle linee guida dell'Autorità nazionale anticorruzione, l'ANAC; crediamo che il regolamento governativo che dovrà essere emanato non avrà la stessa valenza culturale che avevano le linee guida; la conferma negativa del limite di 150.000 euro come soglia massima finora prevista per procedure negoziate; il ritorno al meccanismo del prezzo più basso, peraltro integrato con un calcolo astruso delle soglie di esclusione, che sicuramente faciliterà la rinascita dei cartelli tra imprenditori per l'aggiudicazione delle gare, cosa che avevamo cercato di evitare con il codice degli appalti. Inoltre, riteniamo molto negativa l'applicazione dei criteri di sostenibilità energetica solo agli affidamenti di importo superiore alle soglie previste dall'Unione europea, e la moltiplicazione delle centrali di committenza, ovvero delle stazioni appaltanti. Lo stesso dicasi per la cancellazione del divieto di affidare lavori in subappalto a imprese che partecipano alla stessa gara - ciò potrebbe favorire i famosi cartelli - e la reintroduzione dei commissari governativi straordinari per interventi infrastrutturali ritenuti prioritari, addirittura con possibilità di deroga delle norme in vigore. Ho citato solo alcuni aspetti sui quali si è manifestata la nostra contrarietà. Recependo anche le sollecitazioni dei nostri tantissimi amministratori del territorio, abbiamo partecipato con spirito costruttivo alla valutazione del provvedimento, così come è stato riconosciuto poc'anzi dal relatore Santillo. Con le nostre proposte abbiamo cercato di migliorare il testo e di contenere alcune modifiche che abbiamo ritenuto negative. I nostri emendamenti hanno una serie di obiettivi quale l'accelerazione delle procedure nella legalità, il favoreggiamento del lavoro delle stazioni appaltanti e la loro tutela e la correzione di parti del codice che si sono manifestate, alla prova della fattività operativa, difficoltose. Tra le proposte da noi presentate, consideriamo di rilievo quella che è stata approvata. Mi riferisco a quella del collega Mirabelli relativamente all'appalto integrato e, in particolare, alla soppressione della norma che, come sapete, prevedeva la possibilità per gli affidatari di concessione di lavori pubblici di essere anche affidatari dei progetti posti a gara. Delle nostre proposte che sottoponiamo alla valutazione dell'Assemblea ne cito alcune. Noi chiediamo, per esempio, di ripristinare la soglia dei 40.000 euro oltre la quale applicare agli affidamenti la procedura negoziata. Con la legge di bilancio è stata elevata a 150.000 euro. Relativamente alla verifica dei requisiti, dopo l'analisi delle offerte, chiediamo il ripristino delle medesime sull'aggiudicatario da parte delle stazioni appaltanti che abbiamo fatto ricorso alla procedura negoziale. Per quanto riguarda il subappalto, chiediamo di non consentire a chi ha partecipato alla gara senza aggiudicarsela di poter comunque svolgere i lavori come subappaltatore. È evidente che questa proposta permetterà che avvengano in maniera negativa, a nostro modo di vedere, accordi tra le imprese durante le gare.