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Terna ha, infatti, un ruolo centrale nel sistema elettrico italiano, operando per garantire a tutti, dagli operatori energetici fino alle imprese e famiglie, il suo corretto funzionamento, ed è responsabile delle attività di trasmissione di energia elettrica sulla rete ad alta tensione in tutta Italia in qualità di TSO ( transmission system operator ). La presenza dei tralicci di Terna in tutti i comuni con più di 3.000 abitanti costituisce un valore aggiunto anche per le connessioni in fibra, tenuto conto che le funi di guardia sono spesso state sostitute da cavi in fibra ottica. Anche Terna quindi può fornire un asset fondamentale nella costruzione della società nazionale della rete dati. Ulteriori asset che potrebbero essere parte del sistema di rete sono quelli detenuti da altre società a controllo pubblico, quali EItower, Raiway, Terna, Open Fiber; al fine di assicurare il rispetto dei principi concorrenziali, il modello da perseguire non può che essere quello di un operatore non verticalmente integrato, per cui nell'azionariato della società della rete non potranno essere presenti operatori di servizi del settore delle telecomunicazioni, garantendo così che l'operatore che gestisce la rete sia una entità societaria diversa e distinta da quelle che operano nel mercato dei servizi, impegna il Governo: 1) nel rispetto dei principi di salvaguardia degli interessi pubblici e di autonomia imprenditoriale dei soggetti attualmente coinvolti nella realizzazione della rete dati, a procedere alla creazione di una società a partecipazione statale maggioritaria, volta a completare la realizzazione e pervenire alla completa unificazione della rete, anche attraverso la partecipazione di soggetti privati che non operino nel mercato dei servizi al pubblico, garantendo in tal modo, in coerenza con la disciplina europea, che la società sia non verticalmente integrata; 2) ad attivarsi al fine di rendere quanto prima operativi l'infrastruttura nazionale e il polo strategico per l'attuazione e la conduzione dei progetti e la gestione dei dati, delle applicazioni e delle infrastrutture delle amministrazioni centrali di interesse nazionale previsti dal piano triennale per l'informatica nella pubblica amministrazione; 3) a rivedere la possibilità per le amministrazioni centrali e locali di migrare i propri servizi verso infrastrutture, il cosiddetto cloud pubblico, prevedendo, nelle more dell'attuazione del polo strategico, la possibilità di utilizzare il cloud di SOGEI o di altre amministrazione pubbliche; 4) ad attivarsi, nelle sedi opportune, anche a livello europeo, per promuovere la più ampia partecipazione possibile del nostro Paese nei progetti europei finalizzati al rafforzamento della sovranità digitale, al fine di realizzare una vera e propria società paneuropea, i cui azionisti siano principalmente gli Stati membri aderenti, rafforzando così il ruolo dell'Unione nella competizione globale e aumentando la capacità di garantire elevati livelli di sicurezza e protezione dei dati dei cittadini e delle imprese; 5) a valutare l'opportunità di procedere alla realizzazione di una rete di interconnessione unica nazionale dell'istruzione, sul modello della rete nazionale a banda ultralarga GARR, tenuto conto della quantità rilevante di dati strategici che la scuola pubblica produce. Atto n. 1-00336 LANNUTTI CORRADO ABATE ANGRISANI BOTTO DESSI' DI NICOLA MININNO ORTIS GIARRUSSO - Il Senato, premesso che: il 2 marzo 2021, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha respinto l'impugnazione dell'autorità antitrust europea che considerava "aiuto di Stato" i fondi concessi dal fondo interbancario (FITD) alla Popolare di Bari per il salvataggio di Tercas nel 2014. La Corte ha dunque confermato la sentenza del Tribunale, risalente al 2019, secondo cui i fondi non costituivano aiuti di Stato, in quanto non controllati dalle autorità pubbliche italiane e, di conseguenza, ha bocciato definitivamente quanto deciso dall' antitrust europeo che aveva ordinato all'Italia di recuperare da Tercas aiuti di Stato per un importo pari a 295,14 milioni di euro; il caso, che risale al 2013, è stato determinante nella successiva gestione delle crisi bancarie. Allora, la Popolare di Bari manifestò l'interesse alla sottoscrizione di un aumento di capitale di Tercas, un'altra banca italiana a capitale privato, che era stata posta in regime di amministrazione straordinaria in seguito ad irregolarità accertate dalla Vigilanza della Banca d'Italia. L'interesse della Popolare di Bari era subordinato al fatto che il FITD coprisse il deficit patrimoniale di Tercas: il FITD è il consorzio di diritto privato tra banche, di tipo mutualistico, che ha l'obbligo di intervenire a titolo di garanzia legale dei depositi in caso di liquidazione coatta amministrativa di uno dei suoi membri. L'intervento, nello specifico, prevedeva: un contributo di 265 milioni di euro a copertura del deficit patrimoniale di banca Tercas; una garanzia di 35 milioni di euro a copertura del rischio di credito associato a determinate esposizioni della stessa; una garanzia di 30 milioni di euro a copertura dei costi derivanti dal trattamento fiscale della prima misura. Banca d'Italia autorizzò l'intervento il 7 luglio 2014; nel 2014, dopo essersi sincerato che un intervento preventivo a favore di Tercas sarebbe stato economicamente più vantaggioso del rimborso dei depositanti di tale banca in caso di liquidazione coatta amministrativa, il fondo decise di coprire il deficit patrimoniale di Tercas e di concederle garanzie, misure approvate dalla Banca d'Italia. Inoltre, il FITD, in linea con quanto intrapreso per il "caso Tercas", deliberò un intervento di circa 2 miliardi di euro, per il salvataggio di Banca delle Marche, Banca popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti (le "quattro banche"), estendendo il confronto tra la Commissione europea e le autorità italiane. L'intervento preventivo del FITD aveva l'obiettivo di evitare l'ipotesi estrema del mancato rimborso dei depositi garantiti pari, per la seconda ipotesi di salvataggio, a 12,5 miliardi di euro; la Commissione europea, nel 2015, chiese alle autorità nazionali informazioni in merito al suddetto intervento del FITD, aprendo la procedura per presunti aiuti di Stato per il sostegno finanziario verso banca Tercas. A seguito di ciò, la Direzione generale per la concorrenza della Commissione europea (DG-COMP) notificò alle autorità di vigilanza italiane il divieto di procedere ad una ricapitalizzazione delle "quattro banche", in assenza di una decisione della Commissione europea sull'intervento del FITD per banca Tercas; a questo punto le autorità italiane avviarono le procedure di risoluzione delle "quattro banche" e disposero l'applicazione delle misure di burden sharing per gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati delle stesse banche (l'operazione di scissione delle "nuove banche" è stata disposta e disciplinata con il decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183, poi confluito nella legge 28 dicembre 2015, n. 208). Una mossa che anticipò di un mese il parere negativo preventivo della Commissione sulla questione Tercas, nel quale si chiedeva anche che lo Stato recuperasse i suddetti aiuti.