[pronunce]

– Nel caso in esame, fra le interrogazioni parlamentari presentate dal senatore De Corato sul tema della gestione dei rifiuti nella città di Milano, sono senz'altro prive di rilievo quelle del 6, 11 e 18 maggio 2000 – di cui è menzione nella relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari che ha preceduto la delibera di insindacabilità, ma che non risultano neppure prodotte dalla difesa del Senato nel presente giudizio – in quanto posteriori, addirittura di quasi due anni e mezzo, alle dichiarazioni extra moenia delle quali si discute (sentenze n. 260 e n. 317 del 2006). Riguardo all'unica interrogazione parlamentare astrattamente rilevante, in quanto anteriore alle dichiarazioni stesse – quella del 2 ottobre 1996, sulla quale, in effetti, soprattutto si fondano la relazione della Giunta e la difesa giudiziale del Senato – il profilo della contestualità e del legame temporale – da valutare, per un verso, con riferimento al margine temporale di un anno fra essa e l'intervista; e, per un altro verso, con riferimento al permanere d'attualità del dibattito parlamentare sul tema dei rifiuti – è assorbito, comunque, dalla mancanza dell'altro requisito della sostanziale identità di contenuto. Nell'interrogazione diretta al Ministro dell'ambiente, il parlamentare denunciava, in termini del tutto generici, l'asserita «incapacità» del sindaco Formentini e del Ganapini – quest'ultimo nella duplice veste di assessore all'ambiente e di presidente dell'Azienda municipalizzata per i servizi ambientali (AMSA) – «a gestire … in maniera funzionale» l'emergenza rifiuti verificatasi nella città di Milano: incapacità che sarebbe emersa «in maniera inequivocabile» dalle indagini svolte dall'apposita Commissione d'inchiesta istituita dal Comune, la cui relazione conclusiva era stata trasmessa, con gli atti relativi, per decisione quasi unanime della Commissione stessa, alla Procura della Repubblica di Milano ed alla Procura regionale della Corte dei conti. Nelle dichiarazioni affidate alla stampa, per converso, il senatore non si è limitato soltanto ad attribuire alla «giunta Formentini-Ganapini» un più definito – ma pur sempre generico – metodo di condotta («il conferimento dell'umido in discariche di mezza Italia»), allegando a conferma di tale addebito le risultanze dei lavori della Commissione comunale d'inchiesta («tutto ciò è agli atti della Commissione d'inchiesta del comune»); ma ha addebitato, altresì, al Ganapini la commissione di illeciti specifici e puntualmente localizzati al di fuori del territorio milanese – e, cioè, il conferimento di «tonnellate di rifiuti di Milano» nelle discariche del Comune di Lanciano, in violazione delle leggi regionali abruzzesi – evocando, a comprova dell'affermazione, l'«avviso di garanzia» in assunto emesso nei suoi confronti dalla Procura della Repubblica presso la Pretura di quel Comune. Posto, quindi, che nel caso di pluralità di dichiarazioni rese in un unico contesto è ben possibile individuare espressioni che, in quanto provviste di autonomo significato, sono separatamente valutabili ai fini della verifica della sussistenza del nesso funzionale (sentenza n. 246 del 2004), deve concludersi che, almeno per la parte da ultimo evidenziata, le dichiarazioni rese extra moenia risultano prive di riscontro nell'atto parlamentare tipico: e ciò a prescindere da ogni valutazione – che non spetta alla Corte operare – circa il carattere realmente diffamatorio delle dichiarazioni stesse (sentenza n. 10 del 2000). Né è possibile d'altra parte ritenere – contrariamente a quanto sostenuto dal Senato – che si sia di fronte a mere «circostanze di contorno» rispetto alle opinioni già espresse in sede di interrogazione, tali da non alterare la sostanziale corrispondenza di significato tra questa e le dichiarazioni affidate alla stampa. Una ipotesi di tal fatta è stata per vero ravvisata da questa Corte in situazioni nelle quali – a fronte della deduzione di un identico fatto – le dichiarazioni esterne si limitavano a dar conto di un qualche elemento, aggiuntivo rispetto a quelli rappresentati nell'atto tipico, che poteva valere a confermarne l'esistenza (quale, ad esempio, l'avvenuta presentazione di una denuncia, da parte di terzi, per i medesimi illeciti già specificamente censurati in una interrogazione parlamentare: sentenza n. 320 del 2000); o a puntualizzarne aspetti accessori (sentenza n. 321 del 2000). Il caso in esame è diverso: nella specie si passa da un generico addebito di incapacità ed inefficienza nello svolgimento di funzioni pubbliche, sia pur con possibili riflessi in termini di rilevanza penale (evocati dal riferimento all'invio degli atti della Commissione comunale d'inchiesta alla Procura della Repubblica di Milano), all'attribuzione di puntuali comportamenti criminosi, collegati alle predette funzioni, oggetto di asserita indagine da parte di altro ufficio giudiziario. 3.3. – Sotto diverso profilo, poi, neppure è possibile accedere alla ulteriore tesi sviluppata dal Senato nella memoria illustrativa, stando alla quale il contenuto dell'interrogazione parlamentare andrebbe ricostruito alla luce di un'analitica lettura degli atti della Commissione comunale d'inchiesta in essa richiamati, che assumerebbero rilievo ai fini della verifica della sussistenza del nesso funzionale. Il limite della guarentigia di cui all'art. 68, primo comma, Cost., per quanto attiene alle dichiarazioni resa extra moenia, è rappresentato, difatti, dal carattere “riproduttivo” – nella sostanza, ancorché non nel lessico – di tali dichiarazioni rispetto ai contenuti propri dell'atto parlamentare, in connessione al carattere di pubblicità dell'attività parlamentare: si ripete cioè all'esterno, divulgandolo, quanto si è affermato intra moenia. In quest'ottica, se l'affermazione fatta nella sede parlamentare è consistita nella mera deduzione dell'esistenza di una inchiesta amministrativa conclusasi con un certo giudizio – senza che, peraltro, dalle risultanze di tale inchiesta vengano estrapolati episodi specifici, sia pure in termini di sintesi, ponendoli in evidenza nell'atto di sindacato ispettivo – è unicamente tale affermazione che può essere “riprodotta” all'esterno con la garanzia dell'insindacabilità ex art. 68, primo comma, Cost. Deve escludersi, in altre parole, che il generico richiamo, effettuato nel corso di un'interrogazione parlamentare, ad una certa fonte informativa – tanto più quando questa assuma carattere articolato e complesso, come nel caso del riferimento agli atti d'una commissione amministrativa d'inchiesta - valga a creare eo ipso una sorta di “contenitore” da cui attingere la “copertura”, in termini di insindacabilità, per tutte le dichiarazioni extra moenia che trovino corrispondenza soltanto nel contenuto di tali atti. Inoltre, nel caso di specie, neppure integrando l'interrogazione parlamentare con gli atti della Commissione comunale d'inchiesta sarebbe possibile ravvisare il requisito della sostanziale identità contenutistica con la successiva intervista. Infatti, la relazione della Commissione, prodotta in giudizio dal Senato, appare intesa essenzialmente a censurare una gestione eccessivamente “disinvolta” sul piano amministrativo-contabile, in rapporto alla scelta delle controparti e all'esecuzione dei rapporti contrattuali;