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Il quadro temporaneo di crisi adottato dalla Commissione europea ed evocato dalla risoluzione al DEF, presentata ieri dalla maggioranza parlamentare e accolta favorevolmente dal Governo, consente infatti agli Stati membri di utilizzare la flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di Stato allo scopo di sostenere le economie nazionali danneggiate dalla guerra in Ucraina. L'Italia può, anzi, a mio avviso, deve concedere aiuti alle imprese in crisi affinché possano almeno in parte sopravvivere alla crisi energetica, conseguenza di quella geopolitica, e di avere quel minimo di liquidità necessaria a proseguire gli investimenti per le loro aziende. Torno quindi a chiedere con decisione, a nome mio e di Forza Italia, una moratoria fino al 31 dicembre 2022 del pagamento delle rate dei mutui e degli altri finanziamenti ai quali le imprese hanno avuto accesso prima della pandemia. Voglio ricordare che poche di esse sono riuscite finora ad onorare il versamento delle rate dei mutui di gennaio, febbraio e marzo. Penso che per il futuro sia lecito attendersi un ulteriore peggioramento della situazione. Chiediamo, in altre parole, di salvare il tessuto produttivo italiano; un proposito di buon senso che non può non trovare la massima condivisione nel Parlamento e nel Governo. Tra l'altro, la proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea al Parlamento europeo per recepire gli standard di Basilea 4, per quanto concerne i requisiti prudenziali ai quali devono attenersi gli istituti di credito e le imprese di investimento, rischia di essere una stretta ulteriore al sistema creditizio del nostro Paese. Per questo non possiamo permetterci, neppure per un attimo, di esitare sulla moratoria dei mutui, altrimenti non solo rischiamo la perdita di posti di lavoro e il fallimento di migliaia di imprese, ma anche, voglio ricordarlo, il collasso del sistema creditizio. Tanto è vero che l'Associazione bancaria italiana (ABI) più di una volta ha lanciato sul punto un campanello d'allarme importante. Mi sia consentita infine una valutazione di carattere generale; io non metto assolutamente in dubbio la buona fede di quei partiti o movimenti politici che nel corso degli anni passati hanno avuto posizioni totalmente rigide sulla questione energetica da farne derivare una serie di no a quei cambiamenti di cui oggi avvertiamo la necessità. L'emergenza di oggi deriva anche dalle mancate scelte di ieri. Ripeto; può darsi che la colpa non sia di nessuno perché quando non si riesce ad avere una strategia comune di sviluppo del Paese, quando il Paese dinnanzi a sfide certe non riesce a fare squadra, vuol dire che siamo tutti, in un certo senso, responsabili. Siamo tutti chiamati in causa per non aver saputo guardare lontano, per non aver saputo spiegare e comprendere che alcune scelte andavano fatte con coraggio e lungimiranza. Se però non possiamo cambiare il nostro passato, abbiamo il dovere, onorevoli colleghi, di cambiare il futuro dell'Italia e degli italiani. Mi auguro che questo provvedimento possa essere non solo la risposta alle difficoltà contingenti di famiglie e imprese, ma rappresentare il primo passo affinché il nostro Paese in tempi ragionevoli possa avviarsi verso un'indipendenza energetica a tutela del nostro interesse nazionale e della nostra sopravvivenza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sottosegretario Gava, colleghe e colleghi, il caro prezzi, in questo caso il caro prezzi che riguarda il costo dell'energia e del gas, si sta facendo sentire pesantemente sulle famiglie italiane e, allo stesso tempo, sta frenando la crescita. Da un lato mette in difficoltà le famiglie e dall'altro impedisce a chi fa impresa di andare avanti, di crescere e di svilupparsi. È di ieri la previsione del Fondo monetario internazionale secondo la quale il PIL in Italia nell'anno corrente si attesterà intorno al 2,3 per cento, a differenza dell'anno scorso, quando si è attestato al 6,6 per cento. Una delle cause che determina questa discrasia in negativo è proprio la dipendenza energetica dell'Italia da altri Paesi. Questo è un tema, come capita in altri ambiti, che la politica deve affrontare, come sta accadendo, sotto due punti di vista: in primo luogo dal punto di vista della contingenza e, in secondo luogo, dal punto di vista della prospettiva e del futuro. Cosa è stato fatto sulla contingenza? È stato emanato un provvedimento in grado di limitare l'aumento del costo dell'energia e del gas per quanto riguarda le famiglie, le imprese e gli enti locali, con uno stanziamento importante. Per quanto ci riguarda, probabilmente, se dovesse servire un altro stanziamento questo Governo e questo Parlamento non potranno che agire in questa direzione. In prospettiva, invece, cosa bisogna fare? Bisogna parlarsi con franchezza e cambiare radicalmente l'approccio rispetto a quello che è stato fino a poco tempo fa. Basta con l'ideologia, basta con i no, basta con i timori insensati, basta con atteggiamenti irresponsabili. Bisogna andare avanti con buon senso e con pragmatismo, nell'interesse anzitutto del nostro Paese. Bisogna sfruttare le risorse naturali, laddove ci sono, bisogna avere il buon senso e l'approccio responsabile di approfittare delle scoperte della scienza e della tecnologia; allo stesso tempo, bisogna avere il coraggio di diversificare le fonti. (Applausi) . Rinnovabili? Sì, assolutamente sì, ma bisogna necessariamente accompagnare la transizione energetica - lo dice l'Europa, non lo diciamo soltanto noi cattivi leghisti - con gas e nucleare di ultima generazione. (Applausi) . Questo è un percorso inevitabile, salvo che qualcuno non voglia immaginare che, al posto del nostro bel Paese, ci sia il meraviglioso panorama di Heidi e del nonnino di Heidi. Inoltre c'è un altro aspetto importante. È stata considerata la previsione dell' import di gas, ma, per quanto ci riguarda, sicuramente un'attenzione notevole deve essere data anche alla produzione di gas all'interno del nostro stesso Paese. Cosa si ottiene con questo approccio pragmatico, responsabile e di buon senso? Si sostengono le famiglie, che possono crescere e fondarsi con serenità e in sicurezza, perché, se ci affidiamo alla tecnologia, non mettiamo a rischio né la salute delle persone, né la salubrità dell'ambiente che ci circonda. Si sostengono le imprese, che possono avvantaggiarsi di un nuovo cambio di passo e di marcia grazie alla prospettiva di una nuova tecnologia. Un sostegno concreto - lo ribadisco anche in questa sede - va dato inoltre ai Comuni, perché, se non vengono sostenuti dal punto di vista del costo dell'energia, del gas e non solo, inevitabilmente andranno in affanno per una più scarsa qualità dei servizi e ci sarà un inevitabile aumento delle tasse a carico dei cittadini. E questo oggi non possiamo e non dobbiamo permetterlo. (Applausi) . Vorrei fare un'altra riflessione sulle energie rinnovabili. Sappiamo - lo so per esperienza diretta - che ci sono innumerevoli contenziosi tra coloro che hanno messo su degli impianti di energie rinnovabili e il GSE in alcuni casi e l'Agenzia delle entrate in altri casi.