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Nuove norme in materia di Servizio civile nazionale. Onorevoli Senatori. -- Sono ormai trascorsi otto anni da quando, nel 2001, venne approvata la legge 6 marzo 2001, n. 64, istitutiva del Servizio civile nazionale su base volontaria. Si trattava, allora, di colmare il vuoto che si sarebbe inevitabilmente aperto nei ranghi del servizio civile, in assenza di correttivi, in seguito all'entrata in vigore della legge sulla sospensione della leva in tempo di pace (legge 14 novembre 2000, n. 331). Prima del 2001, in effetti, il Servizio civile nazionale era alimentato dal copioso gettito degli obiettori di coscienza: una risorsa cancellata dalla decisione di professionalizzare integralmente gli effettivi delle Forze armate italiane. L'intervento legislativo del 2001 ha permesso di evitare la scomparsa del Servizio civile nazionale, ma non è risultato esente da limiti e da manchevolezze. Ciò è apparso evidente con l'applicazione concreta della normativa in questi anni: da un lato si è assistito a una forte disparità territoriale nell'accesso al servizio civile da parte delle comunità, difficilmente riconducibile a reali esigenze dei giovani e dei territori in cui vivono; dall'altro lato, il facile accesso alla risorsa del servizio civile e gli scarsi controlli messi in atto, spesso di natura meramente burocratico-cartacea, hanno favorito la crescita, in alcuni casi abnorme, di enti e di realtà il cui unico scopo era realizzare progetti di servizio civile ineccepibili formalmente, ma che nella pratica presentavano serie e gravi lacune. La normativa esistente, con lo strumento del «partenariato», permette addirittura la fornitura del servizio civile da un ente all'altro mediante un meccanismo che, di fatto, è una compravendita di beni e di servizi. In alcune aree del nostro Paese il servizio civile è divenuto un vero e proprio «salario sociale», elargito o in modo indiscriminato o privilegiando alcuni cittadini rispetto ad altri, senza alcun reale e benefico effetto sulla crescita formativa dei giovani e sui bisogni delle comunità di cui fanno parte. La difficile situazione economica e sociale che stiamo vivendo ha avuto ripercussioni anche sul Servizio civile nazionale e impone un più attento e oculato uso delle risorse economiche messe a disposizione di questo importante strumento di formazione e di crescita delle giovani generazioni. Il Governo ha proceduto in tal senso in questi mesi, ma risulta evidente come si renda necessaria un'iniziativa parlamentare che modifichi e migliori la legislazione vigente in materia, facendo leva in primo luogo sulle risorse e sulle capacità di governo e di controllo del territorio: risorse che possiamo trovare innanzitutto non solo nelle nostre comunità locali e nelle loro espressioni organizzate (enti locali e organizzazioni del privato sociale, «gangli» nervosi della sussidiarietà verticale e orizzontale), ma anche nei governi regionali e delle province autonome, organi costituzionali in grado di verificare al meglio l'utilizzo di risorse pubbliche. Il presente disegno di legge si prefigge esattamente lo scopo di porre rimedio ad alcuni inconvenienti manifestatisi nell'applicazione della legge 6 marzo 2001, n. 64, tenendo altresì conto dei cambiamenti intervenuti nel titolo V della parte seconda della Costituzione. Viene in particolare attribuita alle regioni e alle province autonome l'esclusiva competenza per ciò che concerne: l'individuazione sul proprio territorio di specifici ambiti d'impiego da privilegiare per i volontari in servizio civile; la valutazione dei progetti di servizio civile insistenti sulle rispettive circoscrizioni territoriali e presentati dagli enti di servizio civile; il controllo e il monitoraggio dei progetti di servizio civile attivi sui rispettivi territori regionali e provinciali; la tenuta e l'aggiornamento degli albi regionali e provinciali di servizio civile; l'approvazione delle graduatorie dei candidati ai progetti di servizio civile presentati dagli enti di servizio civile iscritti agli albi regionali e provinciali. Si riconosce invece allo Stato, in particolare all'Ufficio nazionale per il servizio civile, la competenza esclusiva per ciò che riguarda la stipula e la gestione amministrativa dei contratti di servizio civile dei volontari; la gestione e l'aggiornamento del sistema informativo inerente gli albi nazionale, regionali e provinciali degli enti di servizio civile; il controllo e il monitoraggio della formazione generale dei volontari in servizio civile nonché degli operatori locali di progetto; l'approvazione delle graduatorie dei candidati ai progetti di servizio civile presentati dagli enti di servizio civile iscritti all'albo nazionale; l'amministrazione del Fondo nazionale per il servizio civile. Si prevede, altresì, di istituire all'interno dell'Ufficio nazionale per il servizio civile un Comitato tecnico per il servizio civile nazionale, composto da tre rappresentanti delle regioni e delle province autonome, da tre rappresentanti dell'Ufficio nazionale per il servizio civile, da tre rappresentanti degli enti di servizio civile iscritti agli albi regionali e provinciali e da due rappresentanti degli enti iscritti all'albo nazionale. Altre disposizioni concernono i requisiti richiesti per l'ammissione alla prestazione del servizio civile, cui è dedicato l'articolo 3, mentre il successivo articolo 4 istituisce il già citato Fondo nazionale per il servizio civile, precisando che dovrà essere composto per il 60 per cento da risorse provenienti dal bilancio dello Stato, per il 20 per cento da stanziamenti ad hoc deliberati dalle regioni e dalle province autonome e per il residuo 20 per cento da risorse stanziate per il Servizio civile nazionale dagli enti di servizio civile iscritti agli albi regionali e provinciali e a quello nazionale. Si prefigura, conseguentemente, una modalità di alimentazione del Servizio civile nazionale di stampo federalista e aperta agli apporti delle espressioni della società civile, da cui dovrebbe conseguire anche una distribuzione dei volontari differente e più equilibrata sul territorio della Repubblica. L'articolo 5 specifica le caratteristiche di cui gli enti pubblici e le organizzazioni private che intendono cooperare con il Servizio civile nazionale devono essere in possesso, identificandole con l'assenza di scopo di lucro, con la presenza di capacità organizzative e operative adeguate e con la corrispondenza tra i propri fini istituzionali e quelli del Servizio civile nazionale. Agli enti in possesso di queste qualifiche è permessa l'iscrizione agli albi regionali e provinciali -- e a quello nazionale, se sono presenti in almeno cinque regioni -- degli enti di servizio civile: condizione imprescindibile per la presentazione di progetti di servizio civile. Sono peraltro previste sanzioni per gli enti che, ottenuta l'iscrizione agli albi, vengano meno al dovere di collaborazione nei confronti del Servizio civile nazionale. I progetti presentati dagli enti di servizio civile vengono valutati e selezionati dalle regioni e dalle province autonome, se relativi ai territori di propria competenza, e dall'Ufficio nazionale per il servizio civile qualora interessino l'estero. A un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è rimessa l'individuazione delle caratteristiche cui devono attenersi tutti i progetti di servizio civile, ferma restando la facoltà delle regioni e delle province autonome di aggiungerne di proprie.