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Il coordinamento sostanziale, invece, nei termini della sua connotazione offerta dalla Corte costituzionale (cfr., ex plurimis , la sentenza n. 220 del 2003, relativa al testo unico sugli enti locali), pur configurandosi come limite esterno e non valicabile del potere innovativo sui testi da parte del legislatore del riassetto, è quel processo analitico volto ad adeguare la disciplina risultante al mutato quadro ordinamentale complessivo, consentendo l'espunzione ovvero, dove possibile, la rimodulazione di quelle disposizioni o di quelle norme che, ancorché formalmente vigenti, in ragione della loro ratio originaria, non risultassero più coerenti con l'ordinamento attuale. Esclusivamente nei sopra sintetizzati e consentiti limiti del coordinamento sostanziale, la Difesa ha esercitato potestà modificative dei testi previgenti oggetto del riassetto, a garanzia della coerenza logica e sistematica delle disposizioni risultanti. In definitiva, il riassetto normativo, per la Difesa, si è concretamente sostanziato nella « semplificazione e riordino profondo dello stock normativo di settore » esercitando mediante il processo di coordinamento sostanziale « il potere di comporre un testo normativo unitario dalle molteplici disposizioni vigenti nella materia, modificandole nella misura strettamente necessaria, adeguandole alla disciplina internazionale e comunitaria, organizzandole in un quadro nuovo e complessivamente coerente ». Attraverso il riassetto, infine, come pure è stato accertato possibile dall'Adunanza generale del Consiglio di Stato già nel 2004, ancorché in casi limitati e per finalità sistematiche, si è proceduto a legificare norme di origine regolamentare e a deregolamentare una determinata materia, affidando l'individuazione delle prescrizioni di dettaglio a fonti non normative. È altresì da sottolineare che le descritte fasi (quella analitica e quella successiva della sottoposizione dei testi individuati quali vigenti al citato doppio coordinamento), che hanno esitato disposizioni complete, coordinate, attuali, coerenti sul piano logico, giuridico e sistematico e semplificate nel linguaggio, dunque teoricamente più chiare, sono state integrate e completate anche: – dall'espressa abrogazione delle disposizioni riassettate; – dalla qualificazione espressa dei princìpi generali della disciplina nelle singole materie; – dalla ridefinizione e riduzione dei procedimenti amministrativi alla luce dei princìpi di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e dalle successive varie rimodulazioni, con connessa e sistematica revisione e riduzione delle funzioni amministrative del Dicastero allorché non rispondenti agli obiettivi della legislazione ovvero risultanti in contrasto con i princìpi generali dell'ordinamento nazionale e comunitario ovvero diseconomiche per Amministrazione e cittadini. In sintesi, dunque, si è trattato di una congerie di attività coordinate fra loro, di natura organizzativa, scientifica, tecnico-giuridica e tecnico-legislativa, articolate e talvolta assai complesse, che hanno impegnato l'Amministrazione per oltre due anni, in un lavoro proiettato contemporaneamente al proprio interno, e poi, all'esterno, nell'ambito dell’ iter approvativo, amplissimamente partecipato a tutti i livelli e comparti istituzionali. Il riassetto normativo operato dalla Difesa rappresentato in numeri è così sintetizzabile: – per il livello primario, ha comportato l'abrogazione espressa di 1.271 fonti, per complessivi 10.513 articoli, e la realizzazione di un corpo normativo unico e coordinato di circa 2.400 articoli; – per il livello sub -primario, ha comportato l'abrogazione espressa di 390 regolamenti, per complessivi 7.481 articoli, e la realizzazione di una sola fonte sviluppantesi su circa 1070 articoli. Dai dati statistico-numerici sopra indicati si evince che il risultato finale dell'opera semplificatoria ha comunque mantenuto in vigore una ingente mole di norme. Al riguardo, tuttavia, tenuti presenti i livelli di estremo dettaglio che talvolta, anche a livello primario, la normativa militare raggiunge – allorquando incide, per esempio, sulle libertà civili ovvero sul rapporto di pubblico impiego dei militari e sulle relative carriere – nonché l'ulteriore disciplina connessa a profili di derivazione comunitaria ovvero alle interferenze con la legislazione regionale, il risultato conseguito può, in ogni caso, ritenersi soddisfacente sul piano della semplificazione normativa, giacché ha comunque consentito di ridurre lo stock normativo complessivo della misura dei quattro quinti, cioè, ancora dai complessivi 17.994 a 3.474 articoli nonché, e soprattutto, dalle 1.661 a 2 sole fonti. Codice e testo unico regolamentare dell'ordinamento militare, alla luce del percorso semplificatorio sopra sintetizzato, in buona sostanza, non solo hanno avuto il pregio di semplificare lo stock esistente, ma in prospettiva si sono collocati quali contenitori ordinati e completi del diritto militare, pronti ad accogliere ogni innovazione sostanziale di provenienza parlamentare o governativa, ad imperituro contrasto della frammentarietà e volatilità legislativa nel settore. 2. La situazione attuale Il varo di corpi normativi unici dell'ordinamento militare non ha per nulla rappresentato e non rappresenta per la Difesa un punto di arrivo, cioè la fine dell'impegno semplificatorio; anzi, al contrario, il ruolo attivo del Dicastero nella direzione della semplificazione normativa è divenuto permanente. L'operata codificazione ha, infatti, tracciato un percorso senza ritorno, avendo reso obbligatorie e permanenti una complessa congerie di attività a garanzia della stessa « tenuta » degli impianti normativi, attività volte tanto al costante coordinamento ordinamentale quanto, altresì, alla « manutenzione » del corpus normativo codificato sia di livello primario che regolamentare. A distanza, e con l'esperienza ormai di oltre otto anni dall'entrata in vigore dei corpi normativi dell'ordinamento militare, si possono affermare e confermare non solo la buona tenuta e attualità degli stessi, ma anche e soprattutto, per così dire, il replicarsi dei pregiati « effetti collaterali » dell'operata codificazione, connessi all'assenza dall'ordinamento militare dei nefasti segni della frammentarietà e, soprattutto, volatilità delle disposizioni legislative sopravvenute: fenomeni, questi ultimi richiamati, la cui scomoda presenza, invece, purtroppo e troppo spesso è registrabile in altre latitudini dell'ordinamento. La codificazione ha altresì prodotto un effetto nelle istituzioni governative e parlamentari, che senza esitazioni si può definire « culturale », consistente nella profonda e diffusa consapevolezza dell'esistenza di un codice dell'ordinamento militare autonomo, specifico e peculiare, che pressoché automaticamente attrae gli ipotizzati interventi modificativi ovvero integrativi sullo stesso.