[pronunce]

che identica questione, sollevata con riferimento all'art. 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), è già stata ritenuta manifestamente inammissibile da questa Corte, con l'ordinanza n. 466 del 2000, in quanto non «diretta a risolvere un dubbio di legittimità costituzionale», ma consistente piuttosto «in un improprio tentativo di ottenere l'avallo di questa Corte a favore di una determinata interpretazione della norma»; che, con ordinanza n. 233 del 2001, questa Corte ha dichiarato manifestamente inammissibile la stessa questione, non avendo il rimettente tratto le conseguenze applicative dell'interpretazione considerata conforme ai parametri costituzionali; che con successiva ordinanza n. 419 del 2005, questa Corte ha ribadito l'inammissibilità di ogni questione attraverso la quale il rimettente tenda ad ottenere l'avallo della Corte ad una certa interpretazione, contestando esplicitamente il presupposto interpretativo posto a base dell'ordinanza di rimessione – analogo a quello oggi in esame, ancorché riferito a diverso testo normativo – ed escludendo che la tesi dell'inesistenza di un obbligo di motivazione per gli esami di abilitazione e in generale per i concorsi costituisca “diritto vivente”; che in tale ultima ordinanza questa Corte ha ricordato che la giurisprudenza amministrativa fornisce un panorama articolato di possibili soluzioni interpretative, non limitandosi alla sola tesi che esclude l'obbligo di motivazione nelle operazioni di giudizio conseguenti a valutazioni tecniche ma estendendosi sino a quella che invece ritiene applicabile il medesimo obbligo anche ai giudizi valutativi ed a quella secondo cui la sufficienza e idoneità del punteggio numerico dev'essere apprezzata caso per caso, in relazione alla possibilità concreta che il concorrente abbia di ricostruire per relationem i criteri seguiti dalla commissione esaminatrice, ad esempio facendo riferimento ai criteri di massima predeterminati dalla stessa o alle glosse apposte sugli elaborati scritti. che, rispetto a tali principi, la scelta dell'odierno rimettente di focalizzare le proprie censure di costituzionalità sulla diversa normativa che disciplina la procedura per l'espletamento dell'esame di abilitazione alla professione forense, anziché sulla norma che impone la motivazione dei provvedimenti amministrativi, non muta i termini della questione di costituzionalità, dato che, sebbene riferita ad un diverso testo normativo, essa può ritenersi sostanzialmente coincidente con quella già decisa da questa Corte con le citate pronunce; che, anche con riguardo alle norme impugnate, deve affermarsi l'insussistenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato che escluda l'obbligo di motivazione o che ritenga il punteggio in ogni caso idoneo a sintetizzarla; che pertanto, anche con riferimento alla diversa normativa impugnata, va confermato il richiamato orientamento di questa Corte; Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 23, quinto comma, 24, primo comma, e17-bis, secondo comma, del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37 (Norme integrative e di attuazione del regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578, sull'ordinamento della professione di avvocato e di procuratore), come novellato dal decreto-legge 21 maggio 2003, n. 112 (Modifiche urgenti alla disciplina degli esami di abilitazione alla professione forense), convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2003, n. 180, sollevata, in relazione agli artt. 3, 24, 97, 98 e 113 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale dell'Emilia-Romagna con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 gennaio 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 gennaio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA