[resaula]

La mia ormai nota passione per il mondo agricolo ha condizionato e piacevolmente rivoluzionato una parte della mia vita. Quello in esame è un provvedimento importante che - lo dico subito - conferma già nella finalità la piena aderenza al sistema di regole che sono alla base del modello di produzione biologica nazionale. Non vi è alcun equivoco. L'impianto è concreto e si attribuisce all'agricoltura biologica lo status di agricoltura non privilegiata, ma complementare a quella che, non più definibile convenzionale, è declinata ormai come agricoltura integrata. La norma, piuttosto, entra pienamente nel solco dell'indicazione europea che vede nell'agricoltura biologica uno dei pilastri della nuova PAC, tanto che il 25 marzo scorso la Commissione europea ha presentato un piano d'azione per lo sviluppo della produzione biologica, con l'obiettivo di aumentare produzione e consumo e raggiungere il 25 per cento dei terreni agricoli coltivati con metodo bio entro il 2030, nonché aumentare significativamente l'acquacoltura biologica. In sostanza, la norma di cui oggi discutiamo contribuisce a migliorare un metodo di coltivazione - quello biologico - con mezzi che mirano a mettere in piedi un'offerta diversa. Non spetta a me, né a noi giudicare se sarà migliore o peggiore, ma è un'offerta alternativa a quella classica derivante dalla produzione agricola con protocolli integrati. E si vuole fare ciò attraverso la realizzazione di un marchio italiano di produzione biologica, la costituzione di distretti e organizzazioni di produttori e la formazione continua che guardi a veri e propri corsi di laurea; insomma, un'alternativa che tenderà a crescere e a professionalizzare nuove figure occupazionali. Non ho difficoltà ad ammettere, però, che forse la criticità del disegno di legge, soprattutto per chi lo vuole leggere solo in una direzione, è nell'iniziale enunciazione del principio di equiparazione di metodi di produzione basati su preparati e specifici disciplinari con il metodo dell'agricoltura biologica, definendo espressamente tra questi quello dell'agricoltura biodinamica. Questo principio, tuttavia, non può estrinsecarsi nel concreto in modalità equivoche, poiché il regime della produzione biologica in Italia è rigidamente ancorato a regolamenti che ne disciplinano tutti gli aspetti, da quello delle sementi, ai metodi di produzione, fino all'etichettatura. A conferma di ciò, nel disegno di legge non si riportano mai - né potrebbe essere altrimenti - elementi specifici di applicazione concreta a tali metodi, tranne che un generico richiamo all'articolo 8 su sementi di varietà adatte anche all'agricoltura biodinamica. Gli stessi obiettivi del Piano d'azione nazionale, di cui all'articolo 7 del disegno di legge, lasciano poco spazio a elementi diversi da quelli su cui si fonda la realtà dell'agricoltura biologica in Italia. Anzi, lo specifico obiettivo di incentivare e sostenere la ricerca e l'innovazione in materia di produzione biologica, specificato nell'articolo 11, conferma la direzione della norma verso un approccio inequivocabilmente scientifico. Il nuovo regolamento UE n. 848 del 2018 entrerà in applicazione tra pochi mesi e occorre da subito accelerare sulla riforma dei relativi provvedimenti nazionali o applicativi, dalla non conformità ai sistemi di controllo, all'adeguamento di acquacoltura, vino e sementi, ai sistemi di notifica, alla banca dati vigilanza, alle registrazioni obbligatorie per il sistema di controllo della produzione biologica. Tali norme applicative, con cui la nuova legge deve essere in sintonia, rafforzeranno ancora di più l'attuale impianto dell'agricoltura basato su metodi validati scientificamente, vigilati e rigidamente controllati, a garanzia del consumatore nazionale, che sta dimostrando - lo si voglia o no - una crescente fiducia verso il prodotto bio a marchio UE e che domani incrocerà il marchio nazionale a migliore presidio di un'identità produttiva, quella italiana, che tutti ci invidiano. Sarebbe un errore assistere o, peggio ancora, partecipare alla disputa biologico versus integrato. Io non ho le competenze per valutare le oltre 140 pubblicazioni sulla biodinamica sottoposte a referaggio su riviste scientifiche a impact factor , ma ho certamente il diritto-dovere da parlamentare di misurarmi con le differenti posizioni ideologiche sul modello agricolo e sugli indirizzi di sviluppo del Paese. L'approccio, però, non deve mai mettere in contrapposizione i modelli di produzione, né porre in competizione i disciplinari fitosanitari. Viceversa, nel rispetto anche del rischio di impresa che resta in capo all'imprenditore, si consente libertà di scelta al produttore, che autonomamente decide cosa e come produrre, ma anche al consumatore di scegliere. Ormai sappiamo bene - mi ripeto - che vi è sempre una maggiore attenzione nella scelta degli acquisti alimentari. Una volta si guardava velocemente solo la data di scadenza; oggi, invece, il consumatore è molto più attento: cerca i valori nutrizionali, l'origine e ogni elemento che inquadra una più sana e consapevole scelta alimentare, che è la sua. Tutto ciò avviene nel solco di una sempre più ricercata sostenibilità ambientale, tenendo bene a mente i rischi di erosione dei suoli, l'impoverimento degli stessi per la perdita costante di sostanza organica e il rischio idrogeologico. Presidente, ho letto anch'io i recenti articoli di stampa e ho ascoltato con attenzione - come sempre faccio - l'intervento della senatrice Cattaneo, che rispetto. Proprio per questo voglio dare qui una risposta secca. Nel nostro caso l'esoterismo non c'entra nulla e la scienza non è minimamente messa in discussione. Dico questo perché sinceramente ho visto eccessivo il richiamo al ruolo della scienza nella gestione della pandemia e la contrapposizione quasi ideologica a questo disegno di legge. Perdonatemi il parallelo che vado a fare per dire che sono tanto dalla parte della scienza che abbiamo tutti sostenuto e poi gioito per la rapidità con cui siamo arrivati al vaccino per il Covid, e con lo stesso impegno io personalmente continuo a sostenere la scienza in ogni campo, anche quando le soluzioni - ahimè - non sono così rapide e tempestive come tutti immagineremmo. Penso alla mia terra, il Salento, la Puglia, dove piangiamo ancora milioni e milioni di alberi di olivo morti a causa di un batterio da quarantena. Qui, purtroppo, la scienza non è ancora arrivata a una soluzione, ma, ciononostante, non abbiamo mai smesso di avere fiducia nella ricerca e nei ricercatori, nella scienza e nelle istituzioni, e mai abbiamo creduto ai santoni come Partito Democratico. La nostra forza sarà quella di riuscire a restare insieme per affrontare le sfide che abbiamo davanti, tenendo bene a mente i valori e gli obiettivi dell'Unione europea: solidarietà e responsabilità, promozione del benessere dei cittadini, sviluppo sostenibile e protezione dell'ambiente. È per queste motivazioni che annuncio convinto il voto del mio Gruppo Partito Democratico al provvedimento. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) .