[pronunce]

Per questa ragione, la giurisprudenza amministrativa è costante nel ritenere che, rispetto a tale procedimento, «l'atto conclusivo del procedimento che si articola nella Conferenza non ha carattere decisorio ma costituisce una proposta di variante dello strumento urbanistico (espressamente l'art. 5, comma 2, del d.P.R. n. 447/1998; implicitamente l'art. 8, comma 1, del d.P.R. n. 160/2010)» (Cons. Stato, sezione quarta, sentenza 20 ottobre 2016, n. 4380; in senso conforme, limitatamente alle più recenti, TAR Lombardia-Milano, sezione seconda, sentenza 28 marzo 2017, n. 730; TAR Campania-Napoli, sezione ottava, sentenza 24 marzo 2016, n. 1579). Se resta così ferma la competenza «attribuita all'organo consiliare del Comune - al quale compete una valutazione ulteriore, necessaria a giustificare sul piano urbanistico la deroga, per il caso singolo, alle regole poste dallo strumento vigente - [...] questo non esclude la necessità che ancor prima la conferenza di servizi si esprima in termini favorevoli alla variazione della disciplina pianificatoria» (Consiglio di Stato, sezione quarta, sentenza 30 marzo 2018, n. 2019). Così considerata, dunque, la deliberazione del Consiglio comunale non costituisce affatto una fase ulteriore del medesimo procedimento ma inerisce, come detto, a un procedimento distinto, il quale del resto non elide la necessità della partecipazione dello stesso organo politico alla previa conferenza di servizi. 2.4.2.- Ancora meno pertinente è il richiamo dell'art. 34, comma 5, del d.lgs. n. 267 del 2000, in tema di accordi di programma. In questo caso, infatti, non solo la fattispecie disciplinata nella disposizione invocata riguarda ancora una volta l'attivazione di un distinto procedimento amministrativo diretto alla variazione dello strumento urbanistico, secondo lo schema visto appena sopra, ma è, ancor prima, lo stesso accostamento del modello della conferenza di servizi a quello dell'accordo di programma a risultare in radice improprio, trattandosi di istituti affatto diversi. Sicché non è possibile desumere dalla disciplina dell'uno conseguenze relativamente all'altro, come ha chiarito la giurisprudenza amministrativa con riferimento alla disposizione contenuta all'art. 27, comma 5, della legge 8 giugno 1990, n. 142 (Ordinamento delle autonomie locali) - il cui testo è poi confluito nell'art. 34 del d.lgs. n. 267 del 2000 - sottolineando che la disposizione «si riferisce all'accordo di programma [...], il quale consiste nel consenso unanime delle Amministrazioni statali e locali e degli altri soggetti pubblici interessati, ma non può estendersi alla differente ipotesi della Conferenza dei servizi» (Consiglio di Stato, sezione quarta, sentenza 28 giugno 2004, n. 4780). 2.5.- Per le ragioni esposte deve essere dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera b), della legge reg. Lombardia n. 36 del 2017 per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., con assorbimento di ogni altro profilo di censura. 3.- Da questa declaratoria di illegittimità costituzionale deriva quella dell'art. 10, comma 1, lettera d), numero 9), della legge reg. Lombardia n. 36 del 2017, anch'esso impugnato, che - come già detto - si limita a estendere il campo di applicazione dell'impugnato art. 2 al caso di conferenza di servizi nell'ambito di una procedura di valutazione di impatto ambientale. Di conseguenza - e restando anche in questo caso assorbiti gli altri profili di censura prospettati, e in particolare quello sollevato in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. - deve essere dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 10, comma 1, lettera d), numero 9), della legge reg. Lombardia n. 36 del 2017, per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt. 2, comma 1, lettera b), e 10, comma 1, lettera d), numero 9, della legge della Regione Lombardia 12 dicembre 2017, n. 36 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento regionale ai decreti legislativi n. 126/2016, n. 127/2016, n. 222/2016 e n. 104/2017, relative alla disciplina della conferenza dei servizi, ai regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti e a ulteriori misure di razionalizzazione). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 gennaio 2019. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Daria de PRETIS, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 gennaio 2019. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA