[resaula]

occupiamo oltre il ventesimo posto nella classifica. Non è il numero totale che fa la differenza, ma è il rapporto tra quel numero e gli elettori. In Italia abbiamo una media di 63.644 elettori per parlamentare, mentre la media europea è di 46.515: 20.000 elettori in meno. Quando si fa riferimento al numero assoluto, si commette un errore che è frutto di quell'analisi negativa che ha portato alla proposta al nostro esame. Il dibattito non è nuovo - avete ragione - perché per sette volte in passato si è provato a cambiare il numero dei parlamentari, ma mai scollegandolo da tutto il resto, ovvero da tutte le altre riforme che servirebbero per adeguare la nostra democrazia alle esigenze attuali. Ora ci si prova di nuovo, ma non esiste un dibattito nel Paese, non c'è una Commissione bicamerale e nemmeno un dibattito parlamentare o una riforma corposa: c'è solo l'aspetto ragionieristico. E la fonte di tale cambiamento non è, appunto, la risposta ad una concreta esigenza che c'è nel Paese e nelle istituzioni - abbiamo vissuto pochi mesi fa un referendum in tal senso - ma è un principio fissato in quello che loro chiamano «contratto di Governo» e che viene menzionato ripetutamente come la Bibbia. Sarà anche vero che quello attuale è il primo Governo che nasce con un contratto, ma speriamo sia anche l'ultimo, se questi sono i risultati! Quindi, sulla base di quell'autorevolissima fonte di vita e di diritto, si ritiene che la velocità dei lavori del Parlamento sia legata al numero dei parlamentari: una sciocchezza, un'assurdità concettuale di partenza che fa deragliare tutto il resto, fino alla scelta finale alla quale siete pervenuti. Posso dire a ragion veduta, sulla base di quello che state facendo in questi mesi, che sui soldi non si impostano le riforme; anzi, un uomo di buon senso non avrebbe mai approvato provvedimenti mangiasoldi come il vostro sul reddito di cittadinanza. Dite che il numero dei parlamentari provoca costi, vi ponete il problema della riduzione dei costi della politica e poi spendete miliardi di euro per finanziare il nulla. Che la proposta abbia il fiato corto di chi ha deciso con la calcolatrice lo si capirà benissimo nel momento in cui dovrà essere attuata. L'attuale numero di parlamentari garantisce un equilibrio proporzionale tra Regioni grandi e piccole: con questa proposta romperete quell'equilibrio; anzi, ridurrete le Regioni più piccole a nessuna rappresentanza, che è il colmo dei colmi. Che dire del fatto che avremo collegi elettorali giganteschi, che produrranno effetti distorsivi? Il primo riguarda certamente il rapporto diretto tra il candidato e gli elettori. Tante volte abbiamo detto che l'elettore deve scegliere il candidato che riconosce e conosce, premiando appunto il migliore. In un collegio del genere voglio vedere come faranno a scegliere il migliore. Il secondo aspetto investe le pari opportunità: è ovvio che in un collegio molto più grande, come quello che state producendo con questa riforma, sarà più forte colui che ha più risorse rispetto a chi non ne ha. Premierete, quindi, coloro che hanno di più e danneggerete coloro che hanno di meno; e questo, a maggior ragione, in virtù del fatto che - com'è noto - dal 2000 al 2017 gli elettori sono cresciuti di due milioni di persone. Questo aspetto, per quanto ci riguarda, è molto critico. Si tratta in sostanza di una proposta slegata da una vera riforma istituzionale e costituzionale, che deprime la rappresentanza dei territori più piccoli, avvantaggia i ricchi, non produce benefici in termini di efficienza nei lavori parlamentari e non migliora il rapporto elettori-eletti che - a mio modo di vedere - è già buono. Qual è lo scopo che vi proponete e vi ponete con questa riforma? Il primo è la distrazione di massa: riportare in auge la riduzione dei parlamentari in vista, peraltro, della prossima campagna elettorale per le europee, per distrarre gli italiani dai vostri miseri risultati economici e dalla reale portata di provvedimenti come quota 100 o reddito di cittadinanza, dalla vostra ferma contrarietà agli investimenti per la crescita e lo sviluppo del Paese e dalle difficoltà che non riuscite più a sostenere. (Applausi dal Gruppo PD) . Questa è solo l'occasione migliore per cercare un apprezzamento trasversale tra gli elettori, un'arma di distrazione, appunto. È il solito argomento che usate, perché è buono per tutte le stagioni: lo è stato ieri, lo è oggi e lo sarà anche domani. Ma è solo la fetta di prosciutto che mettete davanti agli occhi degli italiani perché non risolverete alcun problema con questa proposta. Chi pensa che il problema sia riformare la nostra democrazia delle decisioni attraverso queste riformicchie sbaglia; non è questo ciò che serve. Il tema è, infatti, quale democrazia vogliamo per il futuro del nostro Paese e in che modo vogliamo che esso garantisca il principio base di ogni democrazia, la governabilità, l'efficienza e l'efficacia delle organizzazioni decisorie. E questa decisione sarà sempre più veloce ed efficiente quanto più e prima si supererà - a mio modo di vedere - il bicameralismo perfetto e paritario, sempre però mantenendo saldi i pilastri della democrazia rappresentativa. Quella della democrazia diretta che passa attraverso la riduzione dei parlamentari è solo una balla, perché non cambierà assolutamente nulla rispetto a quell'obiettivo. Concludo, visto che i tempi sono tiranni, dicendo che la proposta - come ho già fatto notare - non affronta il vero nodo, vale a dire il superamento del bicameralismo perfetto e paritario. Certo, c'è stato un referendum del quale ovviamente non si può non tenere conto. Tuttavia, è proprio in ragione di quel referendum che sarebbe stato utile avviare un dibattito nel Paese, ovunque, per riflettere su quali sono comunque le occasioni di dibattito tra di noi, per vedere che cosa migliorare e che cosa prendere anche da quel referendum , che non si può ovviamente superare. (Applausi dal Gruppo PD) . Nulla toglie, però, che il fatto che voi puntiate solo su quell'aspetto rende la riforma miope e non adeguata a ciò che serve. Di conseguenza, Presidente, ogni altra strada diversa da quell'obiettivo principale è un'inutile perdita di tempo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la storia che abbiamo la fortuna di respirare ogni volta che ci accingiamo a compiere in questo Emiciclo una parte importante dei compiti che ci sono stati affidati potrebbe farci cadere nell'errore, invero grossolano, di pensare che il Senato, il Parlamento e più in generale le istituzioni siano sempre uguali a se stessi. In verità, certamente e per fortuna, le istituzioni si contraddistinguono per essere soggette a una continua evoluzione che si declina nel segno della continuità, e questo avviene in un sistema per così dire duale, in cui la componente di evoluzione comporta continue modifiche delle caratteristiche e dell'assetto incarnati dalle istituzioni stesse per essere quanto più possibile funzionali al loro obiettivo principale: essere al servizio dei cittadini.