[pronunce]

Tuttavia non è esatto ritenere, come fa il rimettente, che l'ordinamento vigente non preveda, nell'ipotesi in esame, la nullità del decreto per mancanza o insufficienza dell'avviso. L'effettivo esercizio della facoltà di chiedere i riti alternativi costituisce infatti una delle più incisive forme di “intervento” dell'imputato, cioè di partecipazione “attiva” alle vicende processuali, con la conseguenza che ogni illegittima menomazione di tale facoltà, risolvendosi nella violazione del diritto sancito dall'art. 24, secondo comma, Cost., integra la nullità di ordine generale sanzionata dall'art. 178, comma 1, lettera c), cod. proc. pen. Contrariamente all'assunto del giudice rimettente, questa conclusione non è smentita dalla sentenza n. 497 del 1995, il cui reale valore prescrittivo risiede nella affermazione che il diritto di difesa è suscettibile di essere leso ogni volta che l'omissione o l'insufficienza dell'avvertimento circa la facoltà di chiedere i riti alternativi, tale da pregiudicarne irreparabilmente l'esercizio, non sia sanzionata con la nullità. La norma censurata deve perciò essere applicata, in combinato disposto con l'art. 178, comma 1, lettera c), cod. proc. pen. , nel senso che l'omissione o l'insufficienza dell'avviso circa la facoltà di chiedere i riti alternativi determina una nullità di ordine generale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 456 del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dalla Corte di appello di Palermo, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, palazzo della Consulta, il 13 maggio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 maggio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA