[pronunce]

7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), e dell'art. 9 del d.P.R. 18 luglio 2006, n. 254 (Regolamento recante disciplina del risarcimento diretto dei danni derivanti dalla circolazione stradale, a norma dell'articolo 150 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private), per violazione dell'art. 76 Cost., nella parte in cui prevedono che il danno subito dal terzo trasportato sia risarcito dall'impresa di assicurazione del veicolo del vettore, a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro; che l'art. 141 del Codice delle assicurazioni prevede che l'impresa assicuratrice del veicolo sul quale viaggiava il trasportato lo risarcisca indipendentemente dall'accertamento della responsabilità del conducente, configurando dunque un'ipotesi di responsabilità oggettiva, e così assecondando un trend legislativo diretto a potenziare la tutela nei confronti di soggetti che creano situazioni di pericolo per i terzi; che il rimettente dichiara di non dubitare della costituzionalità del sistema configurato, che non lede il diritto di adire gli organi giurisdizionali, e non crea discriminazioni nella tutela di soggetti «deboli», ma comunque crea «un diverso criterio di allocazione dei danni rispetto al tradizionale fondato sulla colpa»; che, sotto il profilo della rilevanza, il rimettente osserva che la pronuncia non può essere adottata prescindendo dalla risoluzione della questione sollevata, dal momento che l'incostituzionalità della disposizione determinerebbe l'applicazione del tradizionale criterio fondato sulla colpa con domanda di accertamento e condanna al risarcimento da rivolgersi nei confronti del responsabile civile e non dell'impresa assicuratrice del mezzo su cui viaggiava il trasportato; che nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, argomentando l'inammissibilità e l'infondatezza nel merito della questione sollevata. Considerato che il Giudice di pace di Arezzo (reg. ord. n. 129 del 2008) e il Giudice di pace di Anzio (reg. ord. n. 207 del 2008) dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 141 d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), là dove, disciplinando l'azione diretta del terzo trasportato nei confronti dell'impresa di assicurazione del vettore, non prevede l'accertamento della responsabilità del conducente nella produzione del sinistro, per violazione dell'art. 76 della Costituzione, in quanto eccede la delega contenuta nell'art. 4, comma 1, della legge 29 luglio 2003, n. 229; che il Giudice di pace di Anzio dubita altresì della legittimità costituzionale dell'art. 9 d.P.R. 18 luglio 2006, n. 254 (Regolamento recante disciplina del risarcimento diretto dei danni derivanti dalla circolazione stradale, a norma dell'articolo 150 del d.lgs. n. 209 del 2005, per violazione dell'art. 76 Cost.; che il Giudice di pace di Arezzo deduce, con riferimento al citato art. 141 del d.lgs. n. 209 del 2005, la violazione dell'art. 3 Cost. in quanto il terzo trasportato è discriminato rispetto ad altri danneggiati dalla circolazione, che si rivolgono a più debitori solidali; nonché dell'art. 24 Cost., per le notevoli difficoltà della compagnia del vettore di dimostrare la colpa esclusiva dell'altro conducente al fine dell'inoperatività della stessa norma; che, proponendo le due ordinanze le medesime censure, va disposta la riunione dei giudizi perché siano decisi con la stessa pronuncia; che il Giudice di pace di Anzio omette la descrizione della fattispecie, mancando nell'ordinanza qualsiasi riferimento al fatto al quale sarebbero applicabili le norme della cui legittimità costituzionale egli dubita, sconoscendosi financo le pretese di parte attrice in quel giudizio; che anche l'ordinanza del Giudice di pace di Arezzo risulta carente nella descrizione degli elementi di fatto in base ai quali attribuire la responsabilità per il fatto lesivo, dal momento che, come sottolineato dalla intervenuta Avvocatura dello Stato, la censura sarebbe priva di rilevanza ove l'incidente risultasse almeno in parte addebitabile al conducente del veicolo su cui viaggiava la parte danneggiata; che entrambi i rimettenti omettono qualsiasi motivazione sulla rilevanza della questione limitandosi ad affermare che, avendo le parti attrici promosso azione di risarcimento diretto contro la propria compagnia, ove la norma impugnata fosse ritenuta in contrasto con la Costituzione, la domanda risarcitoria dovrebbe essere rivolta contro il responsabile del danno e la relativa compagnia, senza in alcun modo riferirsi alla specifica incidenza di una decisione di accoglimento sui rispettivi procedimenti, all'interno dei quali appare escluso che la domanda possa essere estesa, pur dopo una dichiarazione d'incostituzionalità, a questi ultimi soggetti; che, sulla base degli anzidetti rilievi, le questioni proposte con riguardo all'art. 141 del d.lgs. n. 209 del 2005 sono manifestamente inammissibili per omessa specifica motivazione sulla rilevanza sia in riferimento all'incidenza dell'eventuale accoglimento della questione sul processo a quo (ex plurimis: ordinanze n. 82 del 2008; n. 12 del 2007; n. 179 del 2006), sia per l'omessa descrizione della fattispecie (ex plurimis: ordinanze n. 248, n. 217 e n. 24 del 2008; n. 353 del 2007); che, peraltro, i giudici rimettenti non hanno adempiuto l'obbligo di ricercare una interpretazione costituzionalmente orientata della norma impugnata, nel senso, cioè, che essa si limita a rafforzare la posizione del trasportato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente anche nei confronti della compagnia assicuratrice del veicolo, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilità civile dell'autore del fatto dannoso; che tale interpretazione avrebbe consentito di superare i prospettati dubbi di costituzionalità; che la mancata sperimentazione del tentativo di interpretare la normativa impugnata in modo conforme a Costituzione costituisce un ulteriore motivo di manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale (negli stessi termini ordinanza n. 205 del 2008); che anche le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 9 del d.P.R. n. 254 del 2006, devono essere dichiarate manifestamente inammissibili in quanto la natura regolamentare della norma impugnata ne comporta la sottrazione al sindacato di costituzionalità (v., da ultimo, ordinanze n. 197, n. 48 e n. 20 del 2008). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .