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Istituzione delle classi-ponte per l'alfabetizzazione nella lingua italiana e l'integrazione sociale degli studenti stranieri che non conoscono la lingua italiana. Onorevoli Senatori. -- Il crescente fenomeno dell'immigrazione ha modificato sensibilmente la fotografia del sistema scolastico italiano, che oggi denota una presenza elevata di alunni stranieri nelle singole classi scolastiche della scuola dell'obbligo. I dati forniti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca mostrano una crescita degli alunni stranieri pari a circa 500.000 unità, con un incidenza del 5 per cento rispetto alla popolazione scolastica complessiva. Rispetto alle nazionalità di provenienza di questi studenti, si confermano ai primi posti i gruppi provenienti dai Paesi dell'Est europeo, per esempio la Romania che, nell'arco di soli due anni, è passata dal 9,7 per cento al 12,4 per cento, ma anche l'Ucraina e la Moldavia. L'Albania e il Marocco, pur avendo avuto una leggera flessione, continuano ad attestarsi ai primi posti nella classifica delle cittadinanze straniere presenti, rispettivamente con circa 70.000 e 60.000 presenze; la disomogenea distribuzione territoriale di alunni con cittadinanza non italiana, molto concentrata al Centro-Nord e scarsa al Sud e nelle Isole, interessa circa 37.000 punti di erogazione del servizio scolastico, rispetto ai 57.000 presenti in ambito nazionale. L'area del Paese con l'incidenza più elevata di presenze si conferma il Nord-Est che, rispetto agli anni scolastici precedenti, è in crescita, raggiungendo l'8,4 per cento, mentre il Nord-Ovest è al 7,8 per cento, il Centro al 6,4 per cento, il Sud all'1,2 per cento e infine le Isole si attestano all'1,0 per cento. La maggiore concentrazione a livello regionale si registra in Emilia-Romagna con una percentuale del 9,5 per cento. In molti casi si tratta di alunni cittadini stranieri nati in Italia e che conoscono pertanto la lingua italiana perché sono approdati alla scuola dell'obbligo dopo aver regolarmente frequentato la scuola dell'infanzia e le cui famiglie sono portatrici di un positivo vissuto di integrazione. Molto critica invece è la situazione di quella fetta di alunni stranieri che entra in Italia già in età scolare senza conoscere la nostra lingua e che si somma al numero di alunni stranieri che, nella stessa situazione, era stato inserito nella scuola dell'obbligo negli anni precedenti. Attraverso l'applicazione dell'articolo 45 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, che prevede: a) l'iscrizione degli alunni stranieri in qualunque periodo dell'anno scolastico in ogni ordine di scuola nella classe corrispondente all'età anagrafica, fatta salva la delibera del collegio dei docenti che può, in base all'accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell'alunno, in base al corso di studi seguito dallo studente nel Paese di origine, iscrivere l'alunno in una classe immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all'età anagrafica; b) l'adattamento dei programmi di insegnamento per gli alunni stranieri anche attraverso interventi per gruppi di alunni allo scopo di facilitare l'apprendimento della lingua italiana ma utilizzando le risorse professionali già in essere nella singola scuola; c) la promozione di intese con le associazioni straniere, le rappresentanze diplomatiche consolari dei Paesi di provenienza, le organizzazioni di volontariato allo scopo tra l'altro, di promuovere lo studio delle lingue d'origine e l'educazione multiculturale estendendola anche agli alunni italiani; di fatto dal 1999 tutti gli alunni stranieri di nuova immigrazione sono inseriti, pur non conoscendo affatto la lingua italiana, nelle classi corrispondenti all'età anagrafica, utilizzando per l'apprendimento della stessa le risorse professionali già in essere nella scuola, cioè nella migliore delle ipotesi offrendo loro interventi saltuari di insegnamento della lingua italiana utilizzando le cosiddette ore di compresenza tra docenti (solo dalle due alle quattro ore settimanali), e inserendo nella programmazione didattica della classe intera l'educazione multiculturale a discapito dell'insegnamento della cultura e delle tradizioni locali. Il diverso grado di alfabetizzazione linguistica che si presenta in ciascuna classe si rivela quindi un ostacolo per gli studenti stranieri che devono affrontare le materie di studio e gli insegnamenti previsti nei programmi scolastici nazionali, e per gli alunni italiani che assistono a una «penalizzante riduzione dell'offerta didattica», a causa del rallentamento dello sviluppo della programmazione operato dagli insegnanti che devono far fronte anche alle specifiche esigenze culturali e di apprendimento degli studenti stranieri spesso provenienti da Paesi diversi. Tutto ciò porta gli insegnanti ad essere meno rigorosi e più tolleranti in merito alla valutazione volta a stabilire i livelli di competenza acquisiti, sia dagli alunni italiani che stranieri, relativi alle singole discipline. È evidente il disagio esistente per gli alunni italiani e stranieri, determinato dalla necessità per i primi di vedersi subordinare gli aspetti organizzativi e i contenuti didattici all'attività di integrazione con i secondi; e per i secondi determinato dalla mancanza di reali pari opportunità all'apprendimento e all'autentico successo scolastico con conseguente discriminazione rispetto alla possibilità di conclusione dell'intero percorso scolastico italiano. La scuola dell'obbligo si trova ad affrontare molte sfide: dall'insegnamento a singhiozzo della lingua italiana ai bambini stranieri di nuova immigrazione anche a percorso scolastico già iniziato, alla concentrazione di alunni stranieri in un'unica scuola o in talune classi o sedi della medesima istituzione scolastica. Situazioni che favoriscono la fuga dei bambini italiani, per la preoccupazione dei genitori di un abbassamento del livello di istruzione. Le scuole affrontano in maniera discrezionale tali problemi, applicando, con gradi diversi di incisività, una didattica improntata alla pedagogia multiculturale, così come previsto dal citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999 e dalle successive circolari ministeriali e linee guida, e non disponendo risorse professionali aggiuntive per attuare interventi strutturali per l'insegnamento della lingua italiana. Il deficit di insegnamento della lingua italiana agli stranieri non consente la realizzazione di un autentico arricchimento culturale e della tanto proclamata integrazione che, a mio parere, devono essere accompagnati dalla presenza del mediatore linguistico-culturale e devono essere basati sul fondamentale studio della cultura italiana e, a completamento, anche delle tradizioni popolari della comunità di nuova appartenenza del bambino straniero. La mancanza delle suddette condizioni elude uno dei principi fondamentali della «corretta accoglienza» che aprirebbe la via ad un autentico inserimento dello studente straniero nei «canali dell'integrazione».