[pronunce]

che, di seguito a tale pronuncia, il decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito, con modificazioni, in legge 12 novembre 2004, n. 271, ha mutato il trattamento sanzionatorio della fattispecie criminosa in questione, trasformandola da contravvenzione in delitto punito con la reclusione da uno a quattro anni – configurazione che consente, ai sensi dell'art. 280 cod. proc. pen. , l'applicazione di misure coercitive – fatta eccezione per l'ipotesi dell'ingiustificato trattenimento nel caso di espulsione disposta perché il permesso di soggiorno è scaduto da più di sessanta giorni e non ne è stato richiesto il rinnovo, la quale mantiene l'originaria natura contravvenzionale (comma 5-bis dell'art. 1 del decreto-legge n. 241 del 2004, aggiunto dalla legge di conversione n. 271 del 2004); che, correlativamente, è stata ripristinata, per le ipotesi che hanno assunto natura di delitto, la misura dell'arresto obbligatorio (comma 5-quinquies, terzo periodo, dell'art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1, comma 6, del decreto-legge n. 241 del 2004); che, di conseguenza – per quanto attiene alla questione di legittimità costituzionale inerente alla previsione di detta misura – gli atti vanno restituiti al giudice a quo, ai fini di una nuova valutazione della rilevanza e della non manifesta infondatezza della questione stessa alla luce tanto della sopravvenuta sentenza di questa Corte che delle successive modifiche della disciplina legislativa della materia; che, quanto alla questione che investe l'art. 13, comma 3-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998, va osservato come la disposizione denunciata stabilisca che nei casi previsti dai commi 3, 3-bis e 3-ter dello stesso art. 13 – i quali disciplinano il rilascio del nulla osta dell'autorità giudiziaria, richiesto ai fini dell'esecuzione dell'espulsione amministrativa dello straniero sottoposto a procedimento penale – il giudice, acquisita la prova dell'avvenuta espulsione, «se non è stato ancora emesso il provvedimento che dispone il giudizio, pronuncia sentenza di non luogo a procedere»; che il rimettente – sulla premessa che nel rito direttissimo monocratico, disciplinato dall'art. 558 cod. proc. pen. , non possa comunque realizzarsi la preclusione alla pronuncia di detta sentenza connessa all'avvenuta emissione del «provvedimento che dispone il giudizio» – lamenta che, per effetto dell'inevitabile declaratoria di non luogo a procedere, l'imputato verrebbe spogliato del diritto di difendersi dall'accusa mossagli nella naturale sede del giudizio; che, peraltro – a prescindere da ogni rilievo circa la validità dell'indicata premessa interpretativa del giudice a quo – è assorbente la considerazione che il rimettente si trova ancora nella fase della convalida dell'arresto (prodromica alla celebrazione del rito direttissimo), e dalle ordinanze di rimessione non consta né che egli abbia rilasciato il nulla osta all'espulsione degli imputati ai sensi del comma 3-bis del citato art. 13; né, tanto meno, che gli stessi siano stati già concretamente espulsi dal territorio dello Stato: con la conseguenza che la rilevanza della questione appare meramente futura ed ipotetica; che la questione va dichiarata, pertanto, manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 13 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo) , e dell'art. 558 del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 2, 3, 10, secondo comma, 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Roma con le ordinanze indicate in epigrafe; 2) ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Roma, limitatamente alle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 14 del citato decreto legislativo n. 286 del 1998, come modificato dalla predetta legge n. 189 del 2002, sollevate con le medesime ordinanze. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 settembre 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 ottobre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA