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Il caso di Amina Lawal in Nigeria ha sconvolto le coscienze delle donne e degli uomini di mezzo mondo, dimostrando che l'essere donna in certe realtà è ancora oggi motivo di discriminazione. Tali forme integraliste di interpretazione e di applicazione della sharia islamica, soprattutto in alcune zone dominate da un nuovo fondamentalismo islamista, colpiscono con particolare ferocia le donne, mettendone a rischio diritti fondamentali quali la sicurezza fisica, la sessualità, la maternità e, in casi estremi -- ma non rari --, la stessa vita. Altro caso emblematico riguarda la diffusa pratica delle mutilazioni genitali femminili della quale molte donne sono vittime. In molti Paesi, inoltre, si attuano vere e proprie persecuzioni ai danni di uomini e di donne i cui orientamenti sessuali non sono, per così dire, «conformi» ai precetti delle religioni dominanti o di Stato, e pertanto puniti dalle leggi statali. In molti casi il richiedente asilo ha rifiutato di aderire a ruoli socialmente o culturalmente definiti o di rispettare le aspettative di comportamento attribuite al proprio sesso. Frequenti sono pertanto le richieste di asilo che coinvolgono omosessuali e transessuali che hanno affrontato non solo il pubblico pregiudizio, ma anche veri e propri abusi, violenze o dure discriminazioni; situazioni cui il presente disegno di legge intende offrire adeguata tutela. Si pensi all'Egitto, dove l'omosessualità è punita con la detenzione, o all'Arabia Saudita, dove addirittura è punita con la pena capitale. Sempre ai sensi della citata Convenzione di Ginevra, pure nei Paesi dove le pratiche omosessuali non sono illegali il richiedente può sostenere la validità della propria richiesta quando lo Stato condona o tollera pratiche discriminatorie o ingiustizie da lui subite, o anche quando non viene garantita la necessaria protezione a questo gruppo sociale. Il presente disegno di legge prevede la garanzia del diritto di asilo per coloro che sono costretti a fuggire dal proprio Paese per salvare sé o i propri familiari da persecuzioni o dal timore fondato di persecuzioni: status che deve essere concesso a chiunque subisce minacce alla propria vita o vede minacciata la propria incolumità personale, la propria sicurezza, la propria libertà personale, ovvero a chi è sottoposto a trattamenti disumani o degradanti. Non solo, ma, più in generale, ad ogni straniero al quale, nel suo Paese, è impedito l'esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana. Viene inoltre esteso il diritto di asilo al coniuge, ai conviventi e ai figli minori al fine di assicurare il mantenimento dell'unità familiare e dei riferimenti affettivi. I proponenti sottopongono all'attenzione del Parlamento il presente disegno di legge con l'auspicio che trovi finalmente attuazione il dettato costituzionale in materia di diritto di asilo.. Capo I PRINCÌPI GENERALI Art. 1. (Protezione della persona) 1. La Repubblica garantisce il diritto di asilo e la protezione umanitaria su base individuale alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge, in attuazione dell'articolo 10 della Costituzione e in armonia con le convenzioni e gli accordi internazionali a cui l'Italia aderisce. Capo II ASILO Art. 2. (Titolari del diritto di asilo) 1. Il diritto di asilo, nel territorio dello Stato, è garantito: a) allo straniero o all'apolide al quale è riconosciuto lo status di rifugiato previsto dalla Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati, firmata a Ginevra il 28 luglio 1951, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 24 luglio 1954, n. 722, di seguito denominata «Convenzione di Ginevra», e dal protocollo relativo allo statuto dei rifugiati, adottato a New York il 31 gennaio 1967, reso esecutivo con la legge 14 febbraio 1970, n. 95, o che, comunque, trovandosi fuori dal Paese del quale è cittadino o, se apolide, nel quale aveva residenza abituale, non possa o non voglia avvalersi della protezione di tale Paese a causa del fondato timore di essere perseguitato per motivi di razza, di religione, di sesso, di orientamento sessuale, di nazionalità, di appartenenza ad un determinato gruppo sociale o etnico ovvero per le sue opinioni politiche; b) allo straniero o all'apolide che non possa o non voglia avvalersi della protezione del Paese del quale è rispettivamente cittadino o residente abituale, in quanto si trova nell'effettiva necessità di salvare sé o i propri familiari dal pericolo attuale e diretto di subire nel territorio di tale Paese danni alla propria vita o sicurezza o libertà personale, o gli è impedito l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana. 2. Salvo che si applichi una delle clausole di esclusione di cui all'articolo 1, paragrafo F), della Convenzione di Ginevra, il diritto di asilo è esteso, su richiesta, al coniuge non legalmente separato e al figlio minore non coniugato del rifugiato, nonché alla persona stabilmente convivente con il rifugiato legalmente separato o non coniugato. Art. 3. (Commissione centrale per il riconoscimento del diritto di asilo) 1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri degli affari esteri e dell'interno, è istituita la Commissione centrale per il riconoscimento del diritto di asilo, di seguito denominata «Commissione centrale», alla quale è affidato il compito di esaminare e decidere sulle domande di asilo presentate ai sensi della presente legge e sulla permanenza o cessazione dell'asilo nonché ogni altra funzione, anche consultiva, in materia di asilo conferitale dalla presente legge e dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 14, comma 1. Le disposizioni del suddetto regolamento devono comunque tenere conto degli atti adottati dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, dal Consiglio d'Europa e dall'Unione europea, con particolare riguardo ai criteri e alle procedure per la determinazione e per la cessazione dello status di rifugiato e alle condizioni minime che devono essere assicurate al riguardo. La Commissione centrale opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione. 2. La Commissione centrale è rinnovata ogni tre anni ed è presieduta da un professore universitario ordinario in materie giuridiche. La nomina a presidente della Commissione centrale è rinnovabile per una sola volta consecutivamente. I componenti della Commissione centrale rimangono in carica sino al rinnovo della Commissione medesima. 3. La Commissione centrale si articola in tre sezioni, presiedute da professori universitari in materie giuridiche. 4. Ciascuna sezione è composta da un dirigente della Presidenza del Consiglio dei ministri, da un dirigente del Ministero degli affari esteri con qualifica di consigliere di legazione, da un dirigente del Ministero dell'interno, appartenente ai ruoli della Polizia di Stato, con qualifica di primo dirigente e da un esperto qualificato in materia di diritti civili e umani, nominato dai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, nonché da un rappresentante dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Ciascuna amministrazione interessata designa un membro supplente per ogni componente della Commissione.