[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 29, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall'art. 23, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), promosso con ordinanza del 9 marzo 2005 dal Tribunale di Lecce, sul ricorso proposto da B. B. contro il Ministero degli affari esteri ed altro, iscritta al n. 56 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 10, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'11 ottobre 2006 il Giudice relatore Maria Rita Saulle. Ritenuto che il Tribunale di Lecce, in composizione monocratica, con ordinanza depositata in data 20 gennaio 2005, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 10 e 29 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 29, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), nella parte in cui non consente allo straniero di ottenere il ricongiungimento familiare con entrambi i genitori nel caso in cui solo uno di questi sia ultrasessantacinquenne ed il ricorrente abbia dimostrato che gli altri figli – che pure vivono nel Paese di origine o di provenienza – siano impossibilitati al loro sostentamento per documentati gravi motivi di salute; che il giudizio a quo ha ad oggetto l'impugnazione del provvedimento con il quale veniva rigettata a B. B., cittadino extracomunitario residente in Italia, l'istanza di ricongiungimento con i propri genitori – il padre di età superiore ai sessantacinque anni, la madre di età inferiore ai sessantacinque anni – adottato dal rappresentante dell'Ambasciata d'Italia a Casablanca; che il rimettente, in punto di fatto, rileva la sussistenza dei presupposti per il ricongiungimento del solo genitore ultrasessantacinquenne del ricorrente, stante l'impossibilità, per gravi motivi di salute, da parte dei fratelli di quest'ultimo, di provvedere al sostentamento dei genitori; che, al contrario, a parere del giudice a quo, non sarebbe possibile il ricongiungimento della madre del ricorrente, in quanto l'art. 29, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 286 del 1998 richiede a tale fine la mancanza di altri figli nel Paese di provenienza; che, secondo il rimettente, tale ultima previsione violerebbe gli artt. 2, 3, 10 e 29 della Costituzione e, in particolare, vanificherebbe l'esercizio del diritto ad «una vita familiare serena e piena», impedendo il diritto, costituzionalmente tutelato, «di vivere con entrambi i genitori»; che la norma impugnata si porrebbe, altresì, in contrasto con l'art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, del 4 novembre 1950, ratificata con legge 4 agosto 1955, n. 848, nonché determinerebbe un'ingiustificata disparità di trattamento tra richiedenti il ricongiungimento che abbiano fratelli e richiedenti che invece ne siano sprovvisti; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di inammissibilità o comunque di infondatezza della questione; che, secondo la difesa erariale, il rimettente muove da un erroneo presupposto interpretativo, in quanto il diritto all'unità familiare trova la sua massima tutela in relazione alla famiglia nucleare, composta da genitori e figli minorenni, potendo questo subire delle limitazioni negli altri casi; che, in particolare, la Corte costituzionale (sentenza n. 224 del 2005) ha affermato la legittimità delle condizioni poste dall'art. 29 del d.lgs. n. 286 del 1998 ai casi di ricongiungimento familiare tra genitori e figli maggiorenni, potendo il legislatore porre dei limiti all'accesso degli stranieri nel territorio nazionale secondo scelte che non risultino irragionevoli; che anche la censura relativa all'asserita violazione dell'art. 3 della Costituzione, a parere dell'Avvocatura, sarebbe infondata, in quanto pone a raffronto situazioni tra loro non comparabili; che, ad avviso della difesa erariale, anche il presunto contrasto con l'art. 10 della Costituzione, in relazione all'art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, risulterebbe parimenti infondato, in quanto il richiamato art. 8 consentirebbe, ai fini della sicurezza pubblica, l'adozione di misure di ingerenza nella vita familiare. Considerato che il Tribunale di Lecce, in composizione monocratica, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 10 e 29 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 29, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), nella parte in cui non consente allo straniero di ottenere il ricongiungimento familiare con entrambi i genitori nel caso in cui solo uno di questi sia ultrasessantacinquenne ed il ricorrente abbia dimostrato che gli altri figli – che pure vivono nel Paese di origine o di provenienza – siano impossibilitati al loro sostentamento per documentati gravi motivi di salute; che questa Corte, con particolare riguardo al profilo dell'asserita violazione degli artt. 2 e 29 della Costituzione, ha più volte affermato che «l'inviolabilità del diritto all'unità familiare è certamente invocabile e deve ricevere la più ampia tutela con riferimento alla famiglia nucleare, eventualmente in formazione e, quindi, in relazione al ricongiungimento dello straniero con il coniuge e con i figli minori»; mentre, nei casi di ricongiungimento tra figli maggiorenni, ormai allontanatisi dal nucleo di origine e genitori, il legislatore ben può bilanciare “l'interesse all'affetto” con altri interessi meritevoli di tutela (sentenza n. 224 del 2005 e ordinanza n. 464 del 2005);