[pronunce]

Nel merito, l'interveniente aderisce alle argomentazioni poste a fondamento dell'atto introduttivo del presente conflitto, sottolineando, in particolare, che l'interrogazione parlamentare presentata dal deputato Sgarbi il 15 settembre 1998 ha un significato non sovrapponibile a quello dell'articolo contestato nell'imputazione, dal momento che, mentre nell'atto parlamentare ci si limita ad avanzare forti sospetti sull'operato del dottor Caselli nella vicenda Lombardini, nell'articolo – di oltre tre mesi successivo e pubblicato dopo che il Consiglio superiore della magistratura aveva disposto l'archiviazione del procedimento disciplinare iniziato a carico del magistrato – non si usano più toni dubitativi o interrogativi, ma si passa dai sospetti alle certezze, oltretutto non riferendosi al solo caso Lombardini, ma anche alle vicende di Musotto, Lombardo e Scalone.1.–– Il Tribunale di Bologna ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in riferimento alla deliberazione del 27 maggio 2003 (doc. IV-quater, n. 73) con la quale la Camera dei deputati ha approvato la proposta della Giunta per le autorizzazioni di dichiarare che i fatti per i quali si procede penalmente a carico del deputato Vittorio Sgarbi per il delitto di diffamazione aggravata a mezzo stampa concernono opinioni espresse dal parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il ricorrente riferisce che il fatto per il quale è stato disposto il rinvio a giudizio del deputato (e di un giornalista) è costituito da frasi ritenute diffamatorie dell'onore del dottor Giancarlo Caselli, all'epoca Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, pubblicate sul quotidiano “Il resto del Carlino” del 31 dicembre 1998. Con riguardo a tali frasi è stata elevata a carico del deputato l'accusa di diffamazione aggravata per il seguente capo di imputazione: aver offeso la reputazione del dottor Giancarlo Caselli, all'epoca Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, a «causa dell'adempimento delle sue funzioni e nell'atto di esercitarle, indicandolo espressamente come causa della morte del dott. Luigi Lombardini, verificatasi per suicidio a Cagliari il giorno 11.8.1998, in quanto avrebbe posto in essere nei suoi confronti una violenza intollerabile così da condurlo alla disperazione e al suicidio, il tutto in un contesto generale di iniziative giudiziarie caratterizzate dal sequestro di innocenti». Il ricorrente dà atto che lo scritto giornalistico contenente le frasi incriminate è stato preceduto da atti tipici di funzione e, in particolare, dall'interrogazione con risposta orale presentata dal medesimo deputato avente ad oggetto proprio le modalità dell'accesso degli inquirenti siciliani a Cagliari e la morte per suicidio dell'inquisito magistrato dottor Lombardini, ma sostiene che una parte dello scritto giornalistico è estranea all'atto tipico suddetto. In particolare, il ricorrente denuncia la diversità rispetto al contenuto dell'interrogazione della seguente frase: «voglio immaginare una situazione ribaltata: Caselli a Palermo che, indagato per aver sequestrato innocenti con indagini insufficienti, come è realmente accaduto (Musotto, Lombardo, Scalone), viene interrogato da un pool di magistrati cagliaritani…guidata da Lombardini. Quale sarebbe stato l'umore di Caselli? Non voglio aggiungere altro». 2.–– In via preliminare deve essere dichiarata l'ammissibilità dell'intervento del dottor Giancarlo Caselli nel presente giudizio costituzionale per risoluzione di conflitto di attribuzione tra poteri. Infatti, il principio generale, secondo il quale legittimati ad essere parti di siffatto tipo di giudizio sono soltanto coloro che possono promuoverlo o resistervi in quanto titolari di attribuzioni costituzionalmente riconosciute, trova deroga a favore dei soggetti titolari di una posizione soggettiva suscettibile di essere definitivamente sacrificata dalla decisione sul conflitto. Ed è questa l'ipotesi che si verifica nella specie, in quanto il diritto al risarcimento del danno fatto valere dalla parte civile nel giudizio penale per diffamazione aggravata a mezzo stampa potrebbe rimanere definitivamente non soddisfatto nell'eventualità di una decisione d'infondatezza del ricorso perché le opinioni espresse dal parlamentare rientrano nella previsione dell'art. 68, primo comma, Cost. (sentenze n. 76 del 2001; n. 225 del 2001; n. 154 del 2004; n. 329 del 2006; n. 13 del 2007). 3.–– Nel merito, il ricorso non è fondato. È ormai costante l'orientamento di questa Corte secondo il quale le opinioni espresse extra moenia da un parlamentare rientrano nella previsione di cui all'art. 68, primo comma, Cost. qualora costituiscano la sostanziale divulgazione del contenuto di atti tipici della funzione. Nel caso in esame, a prescindere da altri atti, lo stesso ricorrente ha fatto riferimento all'interrogazione con risposta orale presentata dal parlamentare imputato il cui contenuto è costituito dalla critica per le modalità con le quali si è proceduto in Sardegna all'interrogatorio del magistrato e dalla riconduzione del suicidio dell'indagato alla violenza connessa alle modalità di svolgimento dell'atto istruttorio. Il medesimo Tribunale ricorrente non contesta la sostanziale identità tra l'atto divulgativo e l'atto tipico per quanto concerne l'episodio di Cagliari ed il suicidio di Lombardini, ma sostiene che vi è una parte delle opinioni manifestate fuori della sede parlamentare che non trova riscontri né nella suindicata interrogazione, né in altri atti. Tale parte sarebbe costituita dall'accusa al magistrato Caselli di privazione della libertà nei confronti di innocenti, che il deputato definisce sequestro, tra i quali indica i nomi di Musotto, Lombardo, Scalone. A tal proposito si osserva che l'aver formulato siffatta accusa, dal capo d'imputazione come riportato nell'atto introduttivo del conflitto, non risulta addebitato al deputato, non potendo ad essa riferirsi l'espressione del tutto generica con la quale si chiude il capo d'imputazione stesso: «il tutto in un contesto generale di iniziative giudiziarie caratterizzate dal sequestro di innocenti». Espressione che, nella sua mancanza di specificità, può ricollegarsi all'altra, contenuta nell'interrogazione, di «aver fatto ventilare la possibilità di arresto per la mancata collaborazione». Anche ammesso, quindi, che il riferimento alla indebita privazione della libertà dei suddetti Musotto, Lombardo, Scalone non trovi riscontri in atti tipici, si tratterebbe comunque di un fatto estraneo al conflitto, dal momento che il ricorrente non espone che il deputato viene perseguito per aver formulato siffatta accusa. Un conflitto del tipo di quello in esame presuppone che il giudice, per effetto della delibera di insindacabilità, non abbia la possibilità di giudicare sul merito dei fatti per cui è processo. Ma se in concreto, per determinati fatti, non pende il procedimento, la delibera d'insindacabilità non produce alcuna lesione delle prerogative costituzionali dell'organo giudicante..