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La tagliola dell'articolo 81 in sede di Commissione bilancio non può essere utilizzata a intermittenza contro le opposizioni e a favore della maggioranza, perché il Governo ogni tanto deve anche farsi carico delle difficoltà tecniche che hanno i Gruppi a individuare le relazioni tecniche e finanziarie di copertura dei provvedimenti. Se c'è la volontà politica di risolvere i problemi, si trovano anche le coperture tecniche e finanziarie. Spesso abbiamo avuto la sensazione che ci fosse una discriminante di natura politica più che di natura tecnica. Infine, Presidente, vengo alla questione dei vaccini. Come ho già detto in Commissione e l'altro giorno qui in Assemblea, ripeto ancora adesso che trovo del tutto fuori luogo che una questione così complessa e così delicata, che riguarda direttamente la vita e la salute delle persone e in particolare dei bambini, venga discussa, trattata e votata nel giro di cinque minuti, con un emendamento presentato nottetempo dalle forze di maggioranza. Non è serio a prescindere dal giudizio che ognuno di noi dà su questa materia. Noi abbiamo ascoltato in quest'Aula il Presidente Conte dire che è finita l'epoca delle ideologie, che tutti i partiti devono farsi carico del fatto che le ideologie sono morte e poi ci troviamo l'ideologia, la politica, i partiti, la propaganda politica persino nella virologia e nella immunologia, per cui non conta più quello che dicono i medici e gli scienziati. Vi siete presi questa responsabilità di fare un uso strumentale - probabilmente elettorale - di una materia così importante. Altro che morte dell'ideologia: avete messo la politica persino nella scienza medica. Ribadisco ancora una volta che l'obbligo vaccinale non è una congiura messa in campo da un esercito di sadici al soldo delle multinazionali, ma è purtroppo una scelta necessitata dal fatto che, senza l'obbligo, le percentuali dei bambini che si iscrivevano nelle scuole con copertura vaccinale scendeva di anno in anno in tutte le Regioni d'Italia. L'obbligo, quindi, è purtroppo un male necessario per riportare nelle nostre scuole la garanzia che i bambini possano frequentare le aule senza correre il rischio di ammalarsi. Lo ribadiamo ancora una volta e sfidiamo il Governo a dire parole di chiarezza su questo argomento, perché ne abbiamo ascoltate di tutti i colori. Abbiamo ascoltato il Governo - almeno attraverso i comunicati stampa - e gli esponenti della maggioranza in quest'Aula, che hanno difeso convintamente - hanno usato questo avverbio - i vostri emendamenti. Abbiamo ascoltato i sì, i forse e i ma, i distinguo da parte degli esponenti più importanti di questa maggioranza. Abbiamo ascoltato i distinguo del Ministero della salute, che dice che c'è l'obbligo ma non c'è la sanzione. Questa è davvero un'innovazione piuttosto strampalata del modo di fare legislazione: non mi risulta che, essendovi l'obbligo di pagare le tasse, se non si pagano, non c'è sanzione. Non mi risulta che si possa andare in giro senza le cinture di sicurezza perché non c'è la sanzione. L'obbligo prevede la sanzione, altrimenti non è un obbligo, ma è una presa in giro. Ma su questi temi francamente non dovrebbe esserci la presa in giro. Dico al ministro Di Maio - oggi alle agenzie di stampa ha detto che sono per la vaccinazione, ma non obbligatoria, e sono per il raggiungimento dei limiti di sicurezza, ma non attraverso la coercizione - che adesso governa questo Paese; non è più all'opposizione, non è più in campagna elettorale, non è a un talk show televisivo: è al Governo di un grande Paese industriale, moderno e civile, come l'Italia. Da lui pretendiamo risposte certe. Le leggi non si fanno con i forse, con i ma e con la frase «si vedrà». Sul tema dei vaccini la maggioranza decida qual è la sua posizione e la renda nota al Parlamento, senza distinguo, senza sì, no, forse o vedremo, perché il tempo è abbondantemente scaduto. Su tutto il resto ci siamo espressi nel corso della discussione sull'articolato. Il nostro voto sarà contrario. (Applausi dal Gruppo FdI) . FERRARI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, il giudizio del Partito Democratico sul provvedimento in esame è molto negativo e va molto al di là del fatto che su alcuni emendamenti, in particolare sulla parte che ha riguardato il terremoto, il nostro atteggiamento è stato costruttivo, ragionevole e razionale. È un giudizio negativo che riassumo in tre parole dure, e faccio poi una specifica. Le tre parole sono: incompetenza, arroganza e ambiguità. (Applausi dal Gruppo PD) . Voglio, però, precisare, Presidente, proprio perché nelle mie considerazioni non c'è nulla di personale, che doto queste parole di aggettivi. Parlo quindi di incompetenza tecnica, di arroganza istituzionale e di ambiguità politica. Proprio queste penso siano la cifra dal lavoro che ha tenuto insieme Governo e maggioranza, 5 Stelle e Lega, negli ultimi due mesi e che ci ha visto al lavoro in queste settimane sul provvedimento in esame. Parto dall'incompetenza tecnica. Sembra, se vogliamo, il tema meno importante, ma io credo sia importante, fondamentale, che nel primo vero provvedimento ampio che discute quest'Assemblea lasciamo agli atti che così non si può lavorare. Abbiamo tenuto bloccate le Commissioni affari costituzionali e bilancio per molte ore, senza che si seguisse ciò che deve essere seguito di norma per arrivare ad approvare e mettere nelle condizioni i commissari di illustrare un emendamento, e cioè conoscerne l'ammissibilità ed eventualmente le coperture. La scelta del Governo di dotare o no un emendamento di copertura: nei lavori dell'Assemblea abbiamo usato e stiamo usando in modo improprio l'articolo 81 della Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD) . Tutte le volte in cui non si sa dove andare, si usa l'articolo 81. Voglio chiarire che l'articolo 81 non è un autobus. L'articolo 81 è una norma seria, prescritta dalla nostra Costituzione, che induce una scelta e un dovere nel rispettarla. Ripeto che non è un autobus. E penso che rileggere quanto accaduto, anche questa notte, sul decreto dignità ci aiuti ad assumerci tutti la responsabilità su come far lavorare il Parlamento, anche nel rispetto della fretta. Ci rendiamo conto e sappiamo benissimo che può capitare che il Governo e la maggioranza abbiano fretta di approvare un provvedimento, ma non può essere che l'articolo 81 sia usato con questa leggerezza. Poi c'è l'incompetenza del Governo: il decreto milleproroghe al nostro esame arriva sei mesi dopo un altro milleproroghe e, in realtà, proroga diverse scadenze che sono al 31 dicembre di quest'anno. Quindi ci state dicendo che non avete la capacità di risolvere problemi da qui alla fine di dicembre? Questo è ammissione di incompetenza. È ancor più grave, perché essere incompetente è chi non sa, mentre l'arrogante è chi non sa e fa. L'arroganza istituzionale dove la troviamo in questo provvedimento?