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a Roma manifestazione a sostegno di Gratteri" su "wereporter.it"), la manifestazione "maipiustragi" di Milano il 5 luglio e quella di Genova il 10, promossa da "Agende Rosse Liguria-Falcone e Borsellino" (si veda "Dopo Milano anche Genova scende in piazza per sostenere Gratteri" su "corrieredellacalabria.it"), continuano a moltiplicarsi in tutta Italia, anche grazie ad un grandissimo attivismo sui social media , le iniziative anti-'ndrangheta e di solidarietà nei confronti del procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, da parte di un coordinamento spontaneo di associazioni (laiche e confessionali), intellettuali, personaggi dello spettacolo e cittadini che si sono auto-proclamati "Scorta Civica" (si veda "Gratteri, per tutelarlo nasce la scorta civica" su "Il Fatto Quotidiano"); gli aderenti al comitato hanno manifestato innanzi tutto a Catanzaro, a metà maggio 2022, dopo che è diventato di dominio pubblico l'allarme trasmesso dalla FBI alle Autorità italiane circa il rischio di un attentato a Gratteri progettato in Sud America (si veda "L'allarme dei servizi: la 'Ndrangheta progetta un attentato a Gratteri. Si muove anche Il Copasir" su "Repubblica"), intenzione che sarebbe stata confermata da altre indiscrezioni raccolte dalla Procura di Salerno (si veda "Calabria, allarme per la sicurezza di Gratteri. Migliaia scendono in piazza a Milano" su "Gazzetta del Sud"); considerato che: l'idea stessa che la situazione in cui si trova il procuratore Gratteri richieda la mobilitazione a suo favore dei cittadini, che non vogliono dover piangere altre vittime eccellenti delle mafie, ha un valore simbolico fortissimo: significa che gli Italiani hanno preso coscienza di una vulnerabilità del magistrato legata non solo e non tanto alle delicatissime indagini svolte e in corso, che giocoforza fanno del procuratore un bersaglio privilegiato delle organizzazioni malavitose internazionali, ma lo rendono inviso anche alla criminalità nostrana "dei colletti bianchi", quanto alla incapacità dello Stato di garantire la sua sicurezza o, peggio, ad una volontà di difenderlo troppo blanda per consentire di ritenerla un presidio sufficiente; è tangibile, del resto, persino per i "semplici" cittadini, che l'insofferenza di alti ranghi dello Stato nei confronti del Gratteri, dettata ora da rivalità e invidie ora dal timore che le sue attività e soprattutto i suoi propositi, se attuati da lui o da altri, possano scalfire rendite di posizione consolidate e disarticolare il "sistema", ha un potere delegittimante capace persino di armare la mano di soggetti in grado di coagulare coincidenze d'interessi impensabili, in linea teorica, e di respiro internazionale; risulta infatti agli interroganti che a maggio-giugno 2022 il procuratore Gratteri sia tornato a lanciare l'allarme circa le mire delle mafie italiane sui fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (si veda "Gratteri: 'La criminalità pensa di appropriarsi dei Fondi Pnrr ma delle mafie ormai nessuno più parla'" su "Catanzaro Informa"), monito già espresso a febbraio 2022 (si veda "Gratteri: «Le mafie metteranno le mani sui miliardi del Pnrr. Con queste leggi rischiano pochissimo»" su "corrieredellacalabria.it") e prima ancora a dicembre e a settembre 2021; allo stesso modo, il 24 maggio il procuratore, nel corso di più interviste televisive, ha espresso preoccupazione circa il destino delle armi pesanti, sofisticate, che molti paesi UE inviano in Ucraina dallo scoppio della guerra in atto, ghiottissima opportunità per i mafiosi, e che rischierebbero di finire nelle mani delle organizzazioni criminali internazionali perché acquistabili a basso costo (si veda "Guerra in Ucraina, Nicola Gratteri lancia l'allarme sulle armi mandate dall'Occidente" su "Il Tempo"); se, nonostante i mugugni, nessuno ha ritenuto di dover smentire quanto asserito dal Gratteri circa i fondi del PNRR, neppure per smussare gli angoli di certe sue ficcanti asserzioni; al contrario, a proposito della non tracciabilità degli armamenti una volta arrivati in Ucraina, e dunque della possibile fioritura di un mercato nero simile a quello che a suo tempo prosperò in Bosnia, da dove anche le mafie italiane si rifornirono, i media legati a gruppi politici che non hanno mai nascosto la loro scarsa simpatia per il procuratore calabrese hanno tentato di ridurre la portata delle sue parole, dandone conto come di un aneddoto narrato da una persona abituata a disegnare scenari apocalittici, per non dire un complottista (si veda "L'ultima apocalisse di Gratteri: le armi in Ucraina alla 'ndrangheta" su "Il Foglio"); a gettare discredito sulla figura del magistrato contribuiscono anche altri episodi, che vedono protagoniste direttamente le Istituzioni: la mancata nomina di Gratteri a capo della Procura Nazionale Antimafia, ad esempio, all'inizio di maggio (si veda "È Melillo il nuovo capo della Dna. A Gratteri non bastano 7 voti dal Plenum" su "corrieredellacalabria.it") è stata letta da tutti gli osservatori come una sua delegittimazione da parte dello Stato, infastidito dalla libertà con cui il procuratore di Catanzaro si è sempre espresso sui temi caldi della giustizia: da ultimo e in particolare criticando anche in TV la "Riforma Cartabia", giudicata disastrosa, parere che "il Riformista" del 22 marzo 2022 ha definito eversivo (si veda "Attacco eversivo di Gratteri alla Cartabia" su "ilriformista.it"), ed esprimendo perplessità sui quesiti referendari di giugno scorso; persino l'esclusione dei procuratori di Catanzaro e Reggio Calabria, Gratteri e Bombardieri, dai docenti delle lezioni della DIA e della DNA sulla lotta alla 'ndrangheta (si veda "Il corso sulla lotta alla 'ndrangheta senza i magistrati anti 'ndrangheta" su "corrieredellacalabria.it") sembra un chiaro segnale, a loro ma non solo a loro, della distanza messa dallo Stato tra sé e il magistrato (compresi i colleghi a lui più prossimi), iniziativa che getta sui responsabili attivi e passivi di quella scelta un'ombra pesantissima; valutato che per fortuna, a parziale riscatto della dignità del Paese, una catena spontanea di solidarietà tenta di alleviare la "inquietante solitudine" del procuratore Nicola Gratteri (si veda "Gratteri, un'inquietante solitudine" su "ilfattoquotidiano.it"), paradossalmente imputabile proprio allo Stato per il quale il magistrato si spende da decenni, e cerca di mettere a nudo quella "ipocrisia del potere" per cui il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro della giustizia non hanno sentito l'esigenza morale né il dovere istituzionale (neppure in omaggio all'assioma che la forma è sostanza) di esprimergli solidarietà sapendolo minacciato dalle mafie (si veda "Nicaso: