[resaula]

Perché, quando si parla di ambiente, l'ambiente è trasversale e tutte le parti devono mettere da parte quella che può essere una leggera differenza ideologica per andare tutti insieme a risolvere i problemi del nostro territorio e della nostra casa comune. Un territorio che apparterrà, un domani, ai nostri figli. L'inizio di un percorso di sostenibilità è quindi un tassello capace di inserire la protezione dell'ambiente tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale e, soprattutto, nell'intimo delle coscienze dei cittadini, per una rivoluzione culturale, ancor prima che economica, che possa condurci verso un modello di produzione e di vita sostenibile. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. MARTELLI, relatore di minoranza . Signor Presidente, io ho preso un po' di appunti, ascoltando tutti gli interventi in discussione generale, e vorrei brevemente replicare, puntualmente, alle questioni più sostanziali che sono state dette durante questa discussione. Alcune repliche si sovrapporranno, nel senso che alcuni intervenienti hanno fatto delle considerazioni che si sono sovrapposte. Quindi, la risposta sarà unica e, magari, li richiamerò di volta in volta. Io procedo secondo l'ordine cronologico degli interventi. Senatore Ferrazzi, volevo farle osservare alcune cose. Secondo me, quando si parla di clima e si invocano la scienza e gli scienziati, tutto deve essere ricondotto a un rigoroso rispetto di quello che c'è nella letteratura scientifica. Non possiamo citare la scienza e poi inserire quello che desideriamo. Questo come regola generale. Il senatore ha fatto notare, relativamente alla situazione di Venezia, che si tratta di un problema generato dalla concomitanza di vari fattori, tra cui quello di una marea sizigiale dovuta alla combinazione dell'attrazione del sole e della luna con l'aggiunta di altri fattori meteorologici. Purtroppo, è solo un fattore meteorologico, cioè l'isolamento di una area di bassa pressione con venti di scirocco. Non che sia importante questo, ma quello che è importante replicare è che, se è pur vero che è un evento ciclico, a tutti quelli che hanno detto, che bisogna avere una prospettiva e che questo decreto-legge ha una prospettiva di lungo termine, a nessuno è venuto in mente di dire che quello di Venezia è un problema strutturale. Mano a mano che il livello del mare sale, qualunque tipo di paratoia mobile dovrà essere tenuta sempre più alta e, quindi, si creerà il grande problema che la laguna non avrà più un ricambio con il mare aperto, tenderà a diventare un ecosistema in anossia e sarà un disastro. Ebbene, un provvedimento di lungo termine deve guardare a questo. Non deve pensare a una barriera mobile da alzare ed abbassare al bisogno, perché, a un certo punto, dovendola tenere sempre alzata, il problema diventerà più grande. Se vogliamo parlare di clima - qualcuno ha parlato di finanziamenti e di stanziamenti al 2034 - si deve porre questo problema adesso. Sempre per quanto riguarda gli stanziamenti, sono stati citati 10 miliardi da parte sia del senatore Ferrazzi che della senatrice Floridia, dicendo - parole testuali - che in questo provvedimento vengono messi in campo 10 miliardi, che poi sono 8,8. Però andrebbe detto che i miliardi inizialmente erano 4,9 secondo la legge di bilancio dello scorso anno; quindi questo Governo ha solamente integrato le poste e le ha integrate su un arco temporale che arriva al 2034, mentre il precedente Governo l'aveva fatto al 2033. Ma le vere poste sono quelle per il 2020, perché già in questo decreto noi abbiamo visto costantemente definanziare interventi a favore di altri; quindi qualunque posta al 2029 è scritta sulla sabbia e la marea la porterà via. Per il 2020 peraltro non c'è nulla; c'era qualcosa per il 2021 (250 milioni, che adesso sono 350). Quindi di fatto la realtà è che questo Governo sta mettendo in campo 100 milioni per gli interventi su questo green new deal , che io chiamerei green new dream (se non green new nightmare ), per l'anno 2021. Questo provvedimento mette in campo 100 milioni per l'anno 2020 (75, più 15, più 10). Questi andrebbero confrontati - visto che è stato detto in altri interventi sulla transizione energetica verso le fonti rinnovabili - con il fatto che per la questione relativa al capacity market , cioè per il finanziamento della capacità di riserva da parte delle centrali a turbogas, sono previsti tra i 700 e i 900 milioni all'anno. Quindi per una supposta transizione si spendono 100 milioni, mentre per il capacity market si spende tra sette e nove volte tanto; siamo quasi a un ordine di grandezza. Sempre il senatore Ferrazzi (e non solo lui) ha parlato giustamente dell'importanza del concetto di nuovi impianti arborei. Io ho fatto una ricerca per vedere quant'è il costo medio dell'impianto di un ettaro. Siccome la situazione critica riguarda la Pianura Padana, è corretto considerare il costo medio di impianto per la Pianura Padana e ho reperito un valore di 7.500 euro per ettaro. Quindi con 15 milioni si fanno 2.000 ettari. Possiamo stimare a regime, sulla base della densità di popolazione di un pioppeto (200 alberi per ettaro), che sono 4 milioni. Questo, visto che è stato invocato come un importante intervento relativamente alla mitigazione delle emissioni CO 2 , va confrontato con il dato nazionale delle emissioni di CO 2 , che in realtà tiene conto solo delle emissioni localizzate. Facendo qualche conto le emissioni annuali dell'Italia per il 2017 sono state 620 milioni di tonnellate; per la loro mitigazione in un arco trentennale (tavole cormometriche alla mano), per alberi che possono raggiungere 2 tonnellate di massa nell'arco di trent'anni, servono qualcosa come 360 milioni di alberi. Quindi per combattere in un arco di trent'anni le emissioni di un anno servirebbero 360 milioni di alberi all'anno e se ne piantano forse 4 milioni; questa è l'entità dell'intervento. Ma andiamo avanti. Per quanto riguarda il senatore Quarto, del caso di Venezia ho già detto; quindi non ne parlo un'altra volta. Egli ha citato giustamente, ancora una volta, il concetto di riduzione delle emissioni climalteranti, che - ricordiamolo - ammontano a 35 miliardi di tonnellate. Non è certo con un piano forestale da 15 milioni che si può interferire con un processo da 35 miliardi di tonnellate. I calcoli dicono che con una densità di popolazione come quella che ho citato prima e con alberi a più rapida crescita, servono almeno 12 milioni di chilometri quadrati, cioè 1,2 miliardi di ettari (giusto per avere una proporzione di cosa stiamo andando a fare). Il senatore Quarto ha detto inoltre che il pianeta Terra ha un problema di emergenza climatica. Qui andrebbe precisato che il pianeta Terra non ce l'ha; al massimo ce l'abbiamo noi. Giusto per la cronaca, voglio ricordare che il più grande cambiamento climatico è stato originato da quello che ai tempi è stato il più grande veleno planetario, cioè l'ossigeno. Ebbene sì, l'ossigeno è stato il più grande veleno planetario: la più grande estinzione di massa è stata provocata dall'ossigeno. Pertanto, non è il pianeta ad avere il problema, al massimo siamo noi.