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a seguito della comunicazione COM (2015) 617 della Commissione europea del 2 dicembre 2015 e, soprattutto, a seguito delle quattro direttive 2018/849/UE, 2018/850/UE (specifica in materia di discariche), 2018/851/UE e 2018/852UE, è stata adottata la nuova strategia europea in tema ambientale della cosiddetta economia circolare, che considera gli oggetti e le sostanze residue del processo produttivo beni non da distruggere, bensì da riutilizzare in un nuovo processo, assegnando la qualifica di "rifiuto" a quei residui dell'attività di produzione che non siano altrimenti impiegabili per impossibilità tecnico-economica; il conferimento in discarica dei rifiuti costituisce, perciò, l'ultima opzione prevista per il trattamento dei rifiuti. Infatti, il ricorso a discarica non comporta alcuna valorizzazione del rifiuto e implica, secondo la stessa normativa (art. 1 del decreto legislativo n. 36 del 2003) potenziali rischi di contaminazione per l'ambiente, come si evince anche dal dato empirico, che ha condotto la Corte di giustizia della UE, sez. III, sentenza 26 aprile 2007 (C-135/05), a sanzionare l'Italia per la sussistenza di oltre 200 discariche abusive, presenti in quasi tutte le regioni italiane; la realizzazione di discariche nel territorio non solo comporta la necessità di realizzare progetti assistiti da una serie di misure di cautela, volte a scongiurare pericoli di inquinamento, ma richiede anche un'attenta attività di pianificazione del territorio e di programmazione degli interventi, in modo tale da ubicare le discariche da realizzare, come ultima opzione del sistema del trattamento dei rifiuti, in sicurezza e in luoghi confacenti; la tutela ambientale e paesaggistica, gravando su un bene complesso considerato dalla giurisprudenza costituzionale un valore primario e assoluto e rientrando nella competenza esclusiva dello Stato, costituisce un limite alla competenza regionale; considerato inoltre che: in tema di gestione dei rifiuti e impiego di nuove tecnologie, la Regione Marche è già destinataria di una sentenza della Corte costituzionale (n. 142, anno 2019) con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale degli artt. 1 e 2 della legge della Regione Marche 28 giugno 2018, n. 22 (Modifica alla legge regionale n. 24 del 2009, "Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati"); precedentemente, la Regione, con deliberazione amministrativa n. 128 del 14 aprile 2015, ha approvato il piano regionale di gestione dei rifiuti, pubblicato sul supplemento n. 4 del bollettino ufficiale del 30 aprile 2015, che contiene nella proposta pianificatoria anche l'appendice II "linee guida per la redazione dei piani d'ambito"; sin dal piano regionale, tra gli obiettivi da raggiungere rientrava quello riguardante la massimizzazione del recupero di materiale e la riduzione dello smaltimento in discarica; il lavoro di predisposizione del piano d'ambito si è concentrato sull'approfondimento di vari temi, fra i quali spicca la localizzazione dell'impianto di discarica a servizio del territorio in conseguenza dell'esaurimento della discarica di Cingoli previsto entro gli anni 2021-2022; i vari momenti di confronto avuti nel comitato di coordinamento (riunioni del 15 maggio e 12 settembre 2019 e del 14 gennaio 2020) e nelle assemblee del 24 settembre 2019, del 22 maggio e 19 giugno 2020 hanno consentito di trattare talune problematiche relative soprattutto ai criteri di localizzazione del nuovo impianto con la considerazione degli innumerevoli vincoli cui esso dovrà sottostare, quali quelli relativi alla tutela dei beni culturali e paesaggistici; valutato che agli interroganti risulta che il Comune di Recanati ha deliberato la sua contrarietà alla realizzazione del progetto di discarica e con il supporto di un tavolo tecnico auspica l'elaborazione di vincoli specifici e che contro la realizzazione della discarica è nato un comitato locale che ha lanciato una petizione on line con lo scopo di dare un'alternativa valida alla discarica, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non intenda verificare, per quanto di sua competenza e con il coinvolgimento degli enti periferici interessati, la conformità delle scelte adottate alle disposizioni in materia di tutela ambientale di cui decreto legislativo n. 152 del 2006 e di tutela paesaggistica di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004. Atto n. 3-01951 DE BERTOLDI GARNERO SANTANCHE' LA PIETRA TOTARO URSO CIRIANI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: secondo quanto risulta da numerosi articoli di stampa, pubblicati su internet nel dicembre 2019, il Consiglio superiore della magistratura affidò alla Banca popolare di Bari (salvata dal fallimento proprio nel dicembre dello stesso anno) il proprio servizio di tesoreria, nel corso del mese di agosto 2015, attraverso una delibera che prevedeva la gestione per 5 anni di un patrimonio pari a circa 100 milioni di euro; al riguardo, il CSM (organo di rilevanza costituzionale, dotato di ampia autonomia), rileva l'articolo del quotidiano "Il Riformista" (pubblicato anch'esso nel dicembre dell'anno scorso), non è mai stato assoggettato alla tesoreria unica e si è sempre avvalso per tale necessità, di un istituto di credito privato; tale "anomalia" fu evidenziata anche dal collegio dei revisori dei conti, che rilevò come l'affidamento della gestione di tesoreria sia sempre avvenuto mediante una gara pubblica, in osservanza delle disposizioni previste dalla vigente normativa, come accadde tuttavia proprio nell'estate 2015, in cui venne fissato come termine ultimo per presentare le domande il 16 agosto, alle ore 14, tra l'altro di domenica; agli istituti di credito che volevano concorrere per il prestigioso incarico, prosegue l'articolo, erano stati concessi solo 8 giorni di tempo: l'avviso del bando di gara, firmato dal segretario generale (un magistrato peraltro fuori ruolo), fu infatti pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale del 7 agosto 2015 (un annuncio, "semi nascosto", fra le oltre 250 pagine che componevano il numero 92 della Gazzetta Ufficiale di quell'anno); "Il Riformista" evidenzia ancora che, per attrarre la massima attenzione del CSM, l'istituto di credito barese mise sul piatto della bilancia un pacchetto di condizioni estremamente vantaggiose per i componenti del Consiglio, stabilendo la possibilità di stipulare contratti di mutui a tassi estremamente bassi, di aprire conti correnti con spese di gestione irrisorie e di ottenere finanziamenti personali a tassi d'interesse irrilevanti; l'unico requisito richiesto dall'organo, per aggiudicarsi la "ricca posta", consisteva pertanto nella presentazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa, senza considerare (come invece avrebbe dovuto valutare) gli indispensabili requisiti legati al punteggio della solidità finanziaria della banca (imposti rigidamente dai regolamenti dalla Banca centrale europea sugli stress test );