[pronunce]

che, nel merito, la difesa regionale sostiene che gli artt. 2 e 32 della Costituzione sarebbero pienamente attuati dalla legge impugnata e, in relazione all'art. 117 della Costituzione, che tutti gli articoli della legge atterrebbero alla materia “assistenza sanitaria ed ospedaliera”, nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, senza alcuna interferenza con la ricerca scientifica e medica, ma anzi con intento di specifico ausilio per gli studi clinici e in consonanza con le indicazioni del Ministro della sanità fornite con circolare 15 febbraio 1999; e, ancora, che la delibera legislativa regionale non interferirebbe con le funzioni mediche diagnostiche e curative, ma stabilirebbe particolari e legali cautele, indispensabili anche per evitare responsabilità risarcitorie a carico dell'ente pubblico per interventi lesivi; che, a seguito dell'udienza del 9 ottobre 2001, con ordinanza del 28 novembre 2001, è stato disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo; che, con atto del 28 febbraio 2002, notificato alla Regione Piemonte, il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato di rinunciare al ricorso in considerazione della sopravvenuta modifica del titolo V della parte seconda della Costituzione, ma che non è pervenuta, da parte della Regione, accettazione della rinuncia. Considerato che l'art. 8 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), ha sostituito l'art. 127 della Costituzione, il quale ora stabilisce, al primo comma, che “il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione”; che è stata dunque soppressa la fase del controllo governativo sulla legge regionale deliberata ma non ancora promulgata, che si esplicava mediante il rinvio della legge stessa al Consiglio regionale e la successiva eventuale impugnazione della stessa davanti a questa Corte, sulla base di motivi già enunciati nel rinvio, con effetto preclusivo della promulgazione fino all'esito del giudizio: onde oggi l'unica ipotesi, prevista dalla Costituzione, di giudizio di legittimità costituzionale promosso in via principale nei confronti della legge regionale è quella del giudizio instaurato dal Governo con l'impugnazione della legge già promulgata e pubblicata; che, pertanto, per effetto della indicata modificazione della norma costituzionale, come questa Corte ha già statuito, i ricorsi in precedenza introdotti, ai sensi del testo originario dell'art. 127 della Costituzione, nei confronti di deliberazioni legislative regionali, sono divenuti improcedibili, mentre resta salva la facoltà del Governo di promuovere nei confronti della legge regionale, una volta promulgata e pubblicata, questione di legittimità costituzionale nei termini previsti dal nuovo testo del medesimo art. 127 (sentenza n. 17 del 2002; ordinanza n. 65 del 2002; ordinanza n. 182 del 2002); che, conseguentemente, il ricorso in epigrafe, proposto ai sensi del testo originario dell'art. 127 della Costituzione, deve essere dichiarato improcedibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara improcedibile il ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 maggio 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Valerio ONIDA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 maggio 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA