[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1-ter, comma 6, della legge 24 marzo 2001, n. 89 (Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile), promosso dalla Corte d'appello di Firenze, sezione quarta civile, nel procedimento vertente tra il Ministero della giustizia e B. A. e altri, con ordinanza del 26 ottobre 2021, iscritta al n. 85 del registro ordinanze 2022 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 34, prima serie speciale, dell'anno 2022. Udito nella camera di consiglio del 7 giugno 2023 il Giudice relatore Nicolò Zanon; deliberato nella camera di consiglio del 7 giugno 2023.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 26 ottobre 2021 (reg. ord. n. 85 del 2022) , la Corte d'appello di Firenze, sezione quarta civile, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1-ter, comma 6, della legge 24 marzo 2001, n. 89 (Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile), inserito dall'art. 1, comma 777, lettera a), della legge 28 dicembre 2015, n. 208 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)», nella parte in cui subordina il riconoscimento del diritto ad una equa riparazione - in favore di chi abbia subito un danno patrimoniale o non patrimoniale a causa dell'irragionevole durata di un processo - all'esperimento del rimedio preventivo consistente nel depositare nei giudizi davanti alla Corte di cassazione un'istanza di accelerazione almeno due mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all'art. 2, comma 2-bis, della medesima legge. Il giudice a quo lamenta il contrasto della disposizione censurata con gli artt. 111, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione agli artt. 6, paragrafo 1, e 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). 2.- La Corte rimettente riferisce di essere stata investita dell'opposizione ex art. 5-ter della legge n. 89 del 2001, proposta dal Ministero della giustizia contro il decreto che ha accolto la domanda di equa riparazione avanzata in data 22 ottobre 2019 dai ricorrenti B. A. e altri, in relazione alla durata non ragionevole della fase di legittimità di un precedente giudizio di equa riparazione. Il Ministero della giustizia, tra i vari motivi di opposizione, ha eccepito l'inammissibilità della domanda dei ricorrenti, in quanto nel giudizio presupposto non risultava depositata, davanti alla Corte di cassazione, l'istanza di accelerazione di cui all'art. 1-ter, comma 6, della legge n. 89 del 2001. In riferimento a tale ultima disposizione, i ricorrenti opposti hanno formulato eccezione di illegittimità costituzionale, che è stata ritenuta rilevante e non manifestamente infondata. 3.- In punto di rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale, dopo aver affermato che tutti gli altri motivi di opposizione proposti dal Ministero della giustizia «non sembrerebbero in grado, nella particolare prospettiva decisionale da adottare nella presente sede, di condurre all'accoglimento dell'opposizione stessa», il rimettente ha sostenuto che è invece incontroversa la mancata presentazione, da parte degli opposti, dell'istanza di accelerazione davanti alla Corte di cassazione ex art. 1-ter, comma 6, della legge n. 89 del 2001, norma ritenuta «applicabile [...] ratione temporis». Per tale ragione, la domanda di equa riparazione sarebbe inammissibile e l'opposizione del Ministero dovrebbe essere accolta. Secondo il giudice a quo, infatti, la disposizione censurata troverebbe applicazione anche nelle ipotesi in cui il giudizio presupposto - come appunto accade nel caso di specie - sia anch'esso un procedimento per equa riparazione, dovendosi considerare quest'ultimo alla stregua di un giudizio ordinario. 4.- Quanto alla non manifesta infondatezza, la Corte d'appello di Firenze, descritto il quadro normativo ed illustrato il contenuto delle disposizioni di cui agli artt. 1-bis, 1-ter e 2, comma 1, della legge n. 89 del 2001, ha richiamato le sentenze di questa Corte n. 175 del 2021, n. 121 del 2020, n. 169 e n. 34 del 2019, evidenziando come esse abbiano risolto, nel senso dell'illegittimità costituzionale delle disposizioni di volta in volta censurate, questioni che presentavano «caratteristiche di forte analogia» con quelle sollevate nell'odierno giudizio. Nelle decisioni citate, infatti, questa Corte, richiamando l'orientamento espresso dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, avrebbe affermato il principio per cui i rimedi preventivi contro la durata eccessiva dei procedimenti sono ammissibili solo se «effettivi» ed efficacemente sollecitatori. Tali essi sarebbero solo in quanto velocizzino davvero la decisione da parte del giudice competente, offrendo una reale garanzia di contrazione dei tempi processuali, anche attraverso la messa a disposizione della parte, interessata a prevenire la violazione del termine ragionevole di durata, di un modello procedimentale alternativo «in grado di condurre a tale risultato». Non sarebbero conformi ai parametri invocati, invece, quei rimedi che costituiscano «una mera facoltà», con effetto «puramente dichiarativo di un interesse già incardinato nel processo» e di mera «prenotazione della decisione» (che può comunque intervenire oltre il termine di ragionevole durata del correlativo grado di giudizio, nonostante l'esperimento del rimedio). Essi, infatti, si risolverebbero in un mero «adempimento formale», rispetto alla cui violazione la sanzione consistente nell'improponibilità o inammissibilità della domanda di equa riparazione apparirebbe come non ragionevole e non proporzionata.