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Disposizioni a favore di soggetti esposti all'amianto. Onorevoli Senatori. -- Ogni anno nel nostro Paese, perdono la vita più di 6.000 persone per via dell'esposizione all'amianto e decine di migliaia sono coloro che si ammalano e questa epidemia proseguirà per i prossimi decenni, come già evidenziato dall'Osservatorio nazionale amianto (ONA) nel corso di alcune conferenze che si sono tenute il 14 e il 15 ottobre a Taranto, Brindisi e Bari. Questa emergenza sanitaria e giudiziaria ha implicazioni economiche e sociali, oltre che di politica criminale, e impone quindi degli interventi urgenti prima di tutto di bonifica (prevenzione primaria), in quanto ci sono ancora 40.000 siti fortemente contaminati e circa 1.000.000 di micrositi, con perdurante esposizione prima di tutto di cittadini lavoratori e poi anche di fanciulli (si pensi alla presenza di amianto in 2.400 scuole con 350.000 persone esposte). Non c'è una soglia al di sotto della quale l'amianto può definirsi innocuo, come chiarito dalla normativa europea che richiama acquisizioni scientifiche. Per chi ne è particolarmente predisposto, possono bastare anche basse dosi per determinare, anche a distanza di decenni, l'insorgenza di gravi patologie, prima di tutto del mesotelioma, che nella stragrande maggioranza dei casi, insorto dopo 20, 30 o anche 40 anni dall'esposizione, purtroppo provoca quasi sempre la morte nel corso di pochi mesi, senza poter dimenticare il tumore al polmone, alle altre vie aeree e al tratto gastrointestinale, le asbestosi, gli ispessimenti pleurici e le placche pleuriche, nonché le conseguenze sul sistema cardiocircolatorio e i decessi anche per arresto cardiaco, per sfiancamento del cuore. Soltanto evitando le future esposizioni sarà possibile sconfiggere definitivamente queste patologie e, per coloro che hanno già inalato e ingerito la fibra killer, è necessario attivare tutti quei presidi sanitari e sociali, di cura e assistenza, con l'ausilio della ricerca scientifica, anche perché questo fenomeno epidemico delle patologie asbesto correlate è destinato ad aggravarsi (l'Italia è l'unico Paese industrializzato nel quale vi è un aumento dei casi di mesotelioma, considerato il tumore sentinella). Nei già citati convegni che si sono svolti a Taranto e Brindisi il 14 ottobre, a Bari il 15 e a Foggia il 16, cui hanno partecipato eminenti personalità del mondo scientifico ed accademico (tra i quali l'architetto Grazia Canuto e il presidente dell'ONA, avvocato Ezio Bonanni), è emerso che gli unici strumenti di effettiva tutela sono la prevenzione primaria, cioè evitare ogni esposizione ad amianto può mettere al riparo dal rischio di insorgenza delle patologie, e la prevenzione secondaria, cioè la diagnosi precoce e la messa in campo delle migliori terapie per la cura non solo del mesotelioma, ma anche di tutte le altre patologie asbesto correlate. La Corte di cassazione ha dichiarato l'applicabilità delle norme in tema di prescrizione anche ai benefici previdenziali in materia di amianto (articolo 13, commi 6, 7 e 8, della legge n. 257 del 1992 e articolo 1, commi 20, 21 e 22, della legge n. 247 del 2007), con l'estinzione dell'intero diritto e non dei soli ratei. In questo modo la Corte di cassazione si è dissociata dal principio fondamentale di non prescrittibilità delle prestazioni pensionistiche che deriva direttamente dall'articolo 38 della Costituzione, anche in relazione alla giurisprudenza della Corte costituzionale che ha dichiarato legittime le norme sulla rivalutazione dei contributi per i lavoratori esposti ad amianto, anche per il fatto che venivano evitati ulteriori esposizioni professionali ad amianto e quindi maggiori rischi di insorgenza di patologie asbesto-correlate (Corte costituzionale, sentenza n. 5 del 2000). Queste costituiscono le ragioni per le quali è necessario un intervento legislativo che, tra l'altro, riconduca il regime della prescrizione delle rivalutazioni contributive per esposizione ad amianto, al regime proprio di tutte le altre prestazioni previdenziali. La sola bonifica dei siti non è di per sé praticabile, se non accompagnata da un programma e progetto generale che coinvolga anche misure fiscali e finanziarie, in modo da coniugare lo sviluppo infrastrutturale e industriale con la tutela dell'ambiente e della salute, così da reperire le relative risorse. Le patologie asbesto correlate si traducono in un costo non solo umano e sociale, per la morte di migliaia di cittadini ogni anno e lo sconvolgimento delle famiglie, spesso chiamate ad una dolorosa odissea e private di ogni risorsa anche economica (nella maggior parte dei casi viene a mancare il capofamiglia e il salario per vivere), ma anche per costi sanitari, per assistenza, per prestazioni previdenziali e assistenziali. Questi costi sono destinati a crescere nei prossimi anni. Quindi la decontaminazione determinerebbe anche un enorme risparmio in termini di costi, con l'alleggerimento del bilancio dello Stato. È però necessario assicurare il prepensionamento dei lavoratori esposti all'amianto, sia per evitare ulteriori esposizioni, sia perché hanno minori aspettative di vita, e assicurare i mezzi di sostentamento per i malati e per i familiari dei deceduti. Dovranno essere adottate misure per creare nuova occupazione e, allo stesso tempo, garantire ambienti di lavoro più sicuri e sani in linea con gli standard europei, con strumenti che rendano le nostre industrie più competitive e ne assicurino lo sviluppo, con l'adeguamento delle infrastrutture e con oneri che non gravino esclusivamente sulle già impoverite casse delle imprese, che da sole non potrebbero fare tutti quegli investimenti necessari, decisivi per il progresso. Sono necessari la riqualificazione, la ristrutturazione e il riammodernamento degli impianti e degli ambienti di lavoro spesso obsoleti, insalubri e pericolosi. Il sistema industriale italiano, salve rare eccezioni dei soliti noti, ha difficoltà di accesso al credito e spesso vi è carenza di liquidità, che in alcune occasioni preclude la capacità di poter investire e innovare, e ciò si ripercuote anche sui lavoratori, che vengono via via privati dei loro diritti tra i quali quello alla salute. Come già chiarito nel piano nazionale elaborato dall'ONA, occorre non gravare le casse dello Stato di oneri, perché non debbono pagare i contribuenti italiani per la incapacità del sistema industriale di ammodernarsi e per le inadempienze dello Stato imprenditore che è stato il maggior utilizzatore di amianto (si pensi all'utilizzo dell'asbesto nelle carrozze ferroviarie, negli aeromobili, o nelle partecipate statali, e via dicendo). È possibile quindi utilizzare i fondi strutturali europei, la leva fiscale (con detrazione fiscale delle spese pari al 100 per cento in dieci anni) e le ingenti somme confiscate alla mafia, attualmente non utilizzate e non messe a frutto, concedendo queste ultime a mutuo, con tasso di favore e garanzia dello Stato. Per evitare un uso distorto dei fondi confiscati alla mafia sarà sufficiente apporre il vincolo di utilizzabilità al solo scopo di ammodernare o riqualificare, anche tramite ricostruzione, gli impianti e le attrezzature esistenti.