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In secondo luogo, contiene misure volte a proteggere i redditi e il lavoro, allargando gli ammortizzatori sociali esistenti quali la cassa integrazione guadagni ordinaria, il fondo di integrazione salariale e la cassa integrazione guadagni in deroga a tutte le imprese costrette a limitare o arrestare l'attività a causa della pandemia e sospendendo i licenziamenti per motivi economici per la durata del periodo di emergenza. Ancora, terzo punto, prevede il sostegno alla liquidità delle imprese e delle famiglie, rinviando le scadenze fiscali relative ad oneri tributari e contributivi e introducendo l'obbligo di mantenimento delle linee di credito delle banche a favore delle piccole e medie imprese, nonché potenziando il fondo centrale di garanzia per le PMI e fornendo garanzie pubbliche sulle esposizioni assunte dalla Cassa depositi e prestiti in favore di banche che eroghino finanziamenti alle imprese colpite dall'emergenza. Infine, quarto punto, sono previsti aiuti settoriali per i comparti più danneggiati dalla pandemia. Nel complesso, sommando la moratoria sul credito e le nuove garanzie, il cura Italia protegge o garantisce un volume di credito stimato in 350 miliardi di euro. Si è tuttavia immediatamente avvertita l'esigenza di rafforzare ulteriormente le erogazioni di credito all'economia e ciò ha portato alla definizione, a inizio aprile, del decreto liquidità. Quest'ultimo ha prodotto, in particolare, lo stanziamento di garanzie dello Stato alla società SACE, del gruppo Cassa depositi e prestiti, per un totale di 400 miliardi di euro, metà dei quali è dedicata al credito alle imprese e la parte restante al credito alle esportazioni. Viene poi previsto un ulteriore potenziamento del fondo centrale di garanzia anche con l'introduzione di una garanzia al 100 per cento per prestiti fino a 25.000 euro. Il decreto liquidità contiene anche misure per accelerare i pagamenti della pubblica amministrazione verso i propri fornitori e l'estensione del cosiddetto golden power , ossia dello strumento che consente allo Stato di autorizzare preventivamente operazioni societarie in imprese operanti in settori strategici per il sistema Paese quali quello creditizio, assicurativo, quello dell'acqua e quello energetico, ciò al fine di bloccare eventuali scalate ostili. Il prossimo decreto-legge riprenderà gli interventi del cura Italia, rafforzandoli, potenziandoli e prolungandoli nel tempo, in modo da rispondere alle esigenze della prossima fase di graduale riapertura delle attività produttive. In particolare, oltre alle misure di sostegno al lavoro, all'inclusione e al reddito e a quelle per la salute, la sicurezza e per gli enti territoriali, vi saranno significativi interventi per la liquidità e la capitalizzazione delle imprese, per il supporto ai settori produttivi più colpiti dall'emergenza e ancora per gli investimenti e per l'innovazione. Questo DEF sottolinea, altresì, che nella previsione tendenziale per il 2021 si sconta la soppressione delle clausole di salvaguardia, che rappresentavano un vulnus in ogni legge di bilancio e che ci portavamo dietro dal 2011. Finalmente riusciamo a scontare le clausole di salvaguardia che riguardavano l'IVA e le accise. In relazione al rischio che le misure di contenimento dell'attività produttiva e di distanziamento sociale si prolunghino oltre il previsto, in considerazione dell'incertezza, cui facevo riferimento prima, circa la ripresa delle attività nei principali Paesi con cui l'Italia intrattiene rapporti commerciali, il DEF considera anche uno scenario alternativo, in cui la ripresa sarebbe più graduale e non si radicherebbe fino al secondo trimestre del 2021. Questo è richiesto anche dalle linee guida concordate a livello europeo che - appunto - richiedono la presentazione di scenari alternativi in cui l'andamento e la durata dell'epidemia sarebbero più sfavorevoli, causando una maggiore contrazione del PIL nel 2020 (in questo caso sarebbe previsto a -10,6 per cento) e una ripresa più debole nel 2021 (in questo caso, quello alternativo e meno favorevole, la ripresa nel 2021 sarebbe pari al 2,3 per cento del PIL), nonché un ulteriore aggravio sulla finanza pubblica. Sui saldi di finanza pubblica del 2020, come detto, inciderà anche l'imminente cosiddetto decreto aprile, a cui è legata la nuova relazione con cui il Governo ha richiesto al Parlamento l'autorizzazione al ricorso al maggiore indebitamento per 55 miliardi di euro nel 2020. In considerazione della natura degli interventi programmati, l'effetto sul fabbisogno delle amministrazioni pubbliche previsto è di 65 miliardi di euro nel 2020 e 25 miliardi di euro nel 2021, mentre è pari all'indebitamento netto in ciascuno degli anni successivi. Sul saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato, in termini di competenza e di cassa, gli effetti ammontano a 155 miliardi nel 2020 e 25 miliardi nel 2021 e risultano pari a quelli indicati in termini di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in ciascuno degli anni successivi. Il nuovo livello di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, tenuto conto dell'impatto finanziario del prossimo decreto-legge, con misure urgenti per il rilancio economico, è quindi fissato al 10,4 per cento del PIL nel 2020 e al 5,7 per cento del PIL nel 2021. Quanto al livello del debito pubblico, questo è previsto attestarsi al 155,7 per cento del PIL nel 2020 e al 152,7 per cento nel 2021. A tale proposito, la relazione certifica comunque la sostenibilità del debito pubblico dell'Italia, il cui rapporto rispetto al PIL verrà ricondotto verso la media dell'area euro anche sulla base del rilancio degli investimenti pubblici e privati, grazie anche a una semplificazione delle procedure amministrative. Mi avvio a concludere. È un momento difficile per il Paese. Il Governo e il Parlamento sono impegnati, senza lesinare alcuno sforzo, a stendere la migliore protezione possibile intorno ai nostri lavoratori, alle nostre famiglie e alle nostre imprese. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . PRESIDENTE. I relatori di minoranza, senatori Damiani e Ferrero, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Damiani. DAMIANI, relatore di minoranza . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, è indubbia l'eccezionalità del momento che stiamo vivendo tutti quanti noi, non soltanto gli italiani, ma tutti i cittadini del mondo. Su questo, come dicevo, non vi è alcun dubbio. Il periodo di grande stress economico che stiamo vivendo tutti quanti nel nostro Paese non ha precedenti, soprattutto guardando agli ultimi settant'anni della storia italiana. È quindi un momento difficile e particolare, che impone oggi sicuramente delle scelte importanti da fare con significative capacità di organizzazione, programmazione, lungimiranza e visione politica, tutto ciò che noi oggi non riscontriamo in questo Governo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Noi non riscontriamo oggi in questo Governo questa visione di Paese per affrontare una sfida epocale. PRESIDENTE.