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L'articolo 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, di cui alla legge 4 agosto 1955, n. 848, ed entrata in vigore per l'Italia il 26 ottobre 1955, statuisce che « ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei propri beni », che « nessuno può essere privato della sua proprietà se non per causa di utilità pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale » e che « le disposizioni precedenti non portano pregiudizio al diritto degli Stati di emanare le leggi da essi ritenute necessarie per disciplinare l'uso dei beni in modo conforme all'interesse generale (...) ». Sulla scorta degli insegnamenti della Corte europea dei diritti dell'uomo, tali previsioni vanno interpretate nel senso che la limitazione del diritto di proprietà è ammissibile se (e solo se) l'interesse generale sotteso alla misura di ingerenza dello Stato abbia un ragionevole rapporto di proporzionalità e di equilibrio con la compromissione conseguentemente subita dall'individuo. Ciò significa, in particolare, che – affinché l'onere subito dal singolo non sia eccessivo – è necessario che alla privazione del diritto di proprietà corrisponda il pagamento, da parte dello Stato, non di un semplice indennizzo, quale che sia la sua entità, ma di un risarcimento proporzionato al valore del bene perduto per il perseguimento del fine pubblico. Del resto, come hanno pure evidenziato le sezioni unite della Corte di cassazione con la sentenza n. 1549 del 18 settembre 1970, in virtù della normativa internazionale (i suvvisti accordi bilaterali italo-jugoslavi del 1949 e 1950) e di quella nazionale (legge n. 1064 del 1949) gli esuli, i cui territori erano stati ceduti alla Jugoslavia, avrebbero avuto diritto al controvalore dei beni perduti secondo i principi della integralità e della proporzionalità. Tuttavia, in palese violazione dell'articolo 1 del citato Protocollo addizionale, con la sottoscrizione, da parte dello Stato italiano, dell'Accordo bilaterale del 1954 (entrato in vigore in Italia il 10 febbraio 1956, ossia in epoca successiva alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo ed al menzionato Protocollo addizionale), al diritto all'integrale corresponsione del valore del bene perduto si è sostituito quello ad un mero indennizzo. L'eccessiva onerosità del sacrificio patito dagli esuli in conseguenza della mancata corresponsione di una somma di denaro proporzionata al valore venale dei beni perduti, peraltro, è ancor più palese alla luce della già evidenziata irrisorietà dell'indennizzo riconosciuto dalla legislazione interna, nonché della lentezza e della parzialità della sua erogazione, cui si è accompagnata una forte svalutazione della moneta nazionale. Vale la pena, a questo punto, di sottolineare quale sia l'attuale valore venale dei beni abbandonati. Oggi, in base ai prezzi medi di mercato, un appartamento a Zagabria di 75 metri quadri viene venduto al prezzo di circa 200.000 euro, uno di 110 metri quadri a circa 240.000 euro ed uno di 140 metri quadri a circa 350.000 euro; inoltre, una villa di 200 metri quadri viene stimata in 370.000 euro, una di 350 metri quadri in 670.000 euro ed una di 450 metri quadri in circa 900.000 euro. Orbene, qualora pure finalmente si giungesse a dare piena applicazione alla legge n. 137 del 2001, in virtù dei coefficienti colà previsti si addiverrebbe ad un indennizzo pari in taluni casi ad 1/60 del valore venale del bene, in altri addirittura ad 1/80 di esso. Si palesa, quindi, l'irrisorietà degli indennizzi e la loro sproporzione rispetto al reale valore degli immobili di cui si tratta ed al risarcimento integrale che competerebbe agli esuli per i danni subiti per la loro perdita. Si tratta di dare, almeno in parte, applicazione ai consolidati principi del diritto internazionale – che, come detto, tra l'altro impongono che alla privazione del diritto di proprietà corrisponda il pagamento, da parte dello Stato, non di un semplice indennizzo, ma di un risarcimento proporzionato al valore del bene perduto per il perseguimento del fine pubblico – onde addivenire alla definizione dell'annosa questione. Con il presente disegno di legge, composto di due articoli, si intende raggiungere, in qualche misura, il suesposto obiettivo. Quanto all'articolo 1, il comma 1 attribuisce ai titolari di beni, diritti ed interessi abbandonati nei territori italiani ceduti alla ex Jugoslavia in base al trattato di pace del 10 febbraio 1947 e all'Accordo di Osimo del 10 novembre 1975, già indennizzati o da indennizzare ai sensi della legge 5 aprile 1985, n. 135, e della legge 29 gennaio 1994, n. 98, che abbiano diritto all'ulteriore indennizzo previsto dalla legge 29 marzo 2001, n. 137, l'opzione di acquistare i beni del demanio e del patrimonio pubblico dello Stato da individuarsi con propri decreti dal Ministro dell'economia e delle finanze di concerto con l'Agenzia del demanio. Il comma 2 dello stesso articolo 1 rimette ai decreti attuativi del Ministro dell'Economia e delle Finanze la determinazione dei termini e modalità di esercizio dell'opzione e dei criteri di individuazione del valore dei beni del demanio e del patrimonio pubblico dello Stato di cui al comma 1. Il comma 3 prevede che, ai fini della determinazione del valore del bene del demanio o del patrimonio pubblico per il quale viene concessa al singolo interessato l'opzione, siano detratti gli indennizzi sino a tale momento erogati al medesimo. Il comma 4 del medesimo articolo 1 regola il regime fiscale e l'entità degli onorari notarili degli atti di trasferimento dei beni in favore di coloro che esercitano l'opzione. Il comma 5 considera l'eventualità della restituzione dei beni perduti, statuendo che, in siffatta evenienza, la cessione del bene del demanio o del patrimonio pubblico si risolve di diritto. Nell'articolo 2, infine, in relazione all'obbligo di copertura finanziaria, si esclude che dall'applicazione della legge derivino oneri aggiuntivi per l'Erario, posto che agli impegni ivi previsti si fa fronte mediante cessione di beni del demanio e del patrimonio pubblico dello Stato.. 1 1 Ai titolari di beni, diritti ed interessi abbandonati nei territori italiani ceduti alla ex Repubblica socialista federativa di Jugoslavia in base al trattato di pace del 10 febbraio 1947 e all'Accordo di Osimo del 10 novembre 1975, già indennizzati o da indennizzare ai sensi della legge 5 aprile 1985, n. 135, e della legge 29 gennaio 1994, n. 98, che hanno diritto all'ulteriore indennizzo previsto dalla legge 29 marzo 2001, n. 137, viene concessa opzione di acquisto, anche in quote indivise, a titolo gratuito dei beni del demanio e del patrimonio pubblico dello Stato da individuarsi, con propri decreti, dal Ministro dell'economia e delle finanze, d’ intesa con l'Agenzia del demanio.