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la stessa proprietà dell'edificio aveva quindi presentato un progetto di riqualificazione, che ne prevedeva la demolizione e la successiva fedele ricostruzione: tale progetto era stato però bloccato dalla Soprintendenza, per la quale il fabbricato avrebbe dovuto mantenere l'originale costruzione; considerato che: il sindaco di Campobasso ha ordinato, il 31 gennaio, la completa demolizione della struttura, al fine di mettere in sicurezza l'area e salvaguardare così l'incolumità di pedoni, automobilisti e di quanti vivono o lavorano nella zona che circonda il capannone; l'intera questione è stata poi recentemente rimessa al Consiglio di Stato, attraverso un ricorso che vede contrapporsi la proprietà e la Soprintendenza; la rappresentante di quest'ultima, l'Avvocatura dello Stato, lo scorso 7 febbraio, ha però chiesto un rinvio: nonostante l'edificio sia oggi distrutto, dunque, non si ha certezza che si possa giungere a una rapida soluzione del contenzioso in atto; la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Molise non ha mai chiarito secondo quali modalità si potesse coniugare la necessità di tutelare l'immobile con quella di garantire il mantenimento in sicurezza dello stesso, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa; quali iniziative intenda adottare, al fine di verificare lo stato in cui versano gli immobili sottoposti a vincolo da parte delle Soprintendenze, in Molise e su tutto il territorio nazionale; se non ritenga urgente intervenire, per quanto di sua competenza, al fine di assicurarsi che gli immobili sottoposti a vincolo garantiscano idonee condizioni di sicurezza. Atto n. 4-01356 RAMPI Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: la situazione delle risorse umane e dei mezzi a disposizione del Tribunale di sorveglianza di Bologna e degli uffici di sorveglianza del distretto è assolutamente drammatica, come è possibile leggere nella relazione presentata dalla presidente, dottoressa Antonietta Fiorillo, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2019 (periodo preso in esame dal 1° luglio 2017 al 30 giugno 2018); sono le stesse piante organiche previste dal Ministero ad essere totalmente inadeguate rispetto al carico di lavoro che il distretto, facente capo al Tribunale di sorveglianza di Bologna, deve affrontare; basti pensare che, quanto ai magistrati, ne sono previsti solo 10 oltre al presidente, in un territorio corrispondente alla regione Emilia-Romagna di 4 milioni e 600.000 abitanti, in cui si trovano 10 istituti penitenziari di varia tipologia, compresa l'alta sicurezza e il 41- bis , con una popolazione detenuta totale di 3.569 persone; in un distretto paragonabile, quello facente capo al Tribunale di sorveglianza di Firenze, in un territorio corrispondente alla regione Toscana che di abitanti ne conta 3 milioni 742.000, con 15 istituti e con una popolazione detenuta di 3.312 persone, i magistrati previsti in pianta organica sono 14, oltre al presidente; nel dettaglio delle risorse umane, il quadro è il seguente: manca un magistrato all'ufficio di sorveglianza di Reggio Emilia; mancano 7 unità fra gli esperti del Tribunale (25 in pianta organica, 18 presenti); mancano 8 unità di personale amministrativo: 26 in pianta organica, 18 presenti, di cui 2 autisti e un commesso part-time ; tre operatori usufruiscono di legge n. 104 del 1992 e un funzionario giudiziario è in maternità a rischio; in particolare sono vacanti 2 posti di direttore amministrativo (scopertura 100 per cento), un posto di funzionario giudiziario (scopertura 50 per cento), 2 posti di cancelliere (scopertura 33,3 per cento), un posto di ausiliario (scopertura 50 per cento); quanto alle risorse strumentali, gravissima è l'insufficienza degli automezzi e degli autisti: sia il Tribunale che l'ufficio di sorveglianza di Bologna dispongono di una sola autovettura da utilizzare per l'effettuazione delle attività di vigilanza e per i colloqui con i detenuti nei diversi istituti siti in un territorio vastissimo; considerato che: il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha un enorme carico di lavoro, in quanto ben 10 istituti penitenziari ricadono sotto la giurisdizione dei tre uffici di sorveglianza del distretto: Bologna, con gli istituti di Bologna-Dozza, Ravenna, Ferrara, Forlì e Rimini; Modena, con gli istituti Modena e Castelfranco Emilia; Reggio Emilia con gli istituti di Reggio Emilia, Parma e Piacenza; in totale, negli istituti del distretto, al 31 gennaio 2019, erano "ospitati" 3.569 detenuti in 2.805 posti regolamentari, con un sovraffollamento medio del 127 per cento con punte che superano il 150 per cento nel carcere di Ravenna (159 per cento) e in quello di Bologna-Dozza (155 per cento); in aggiunta al carico di lavoro riguardante i detenuti, c'è poi da tenere in conto tutti i procedimenti relativi ai "liberi sospesi", persone condannate in modo definitivo ad una pena inferiore ai 4 anni (6 se tossicodipendenti) che hanno ottenuto dalla Procura la "sospensione" dell'esecuzione della pena; persone che rimangono in attesa di una pronuncia da parte del Tribunale di sorveglianza chiamato a decidere se affidarle ai servizi sociali, oppure se mandarle in carcere. Per comprendere la dimensione del fenomeno basti pensare che, per quel che riguarda il distretto di Bologna, i "liberi sospesi" sono, nel periodo preso in esame dalla relazione, ben 15.665; il carico di lavoro affrontato nel periodo 1° luglio 2017-30 giugno 2018 dal Tribunale di sorveglianza Bologna e dagli uffici di sorveglianza di Bologna, Modena e Reggio Emilia è, a dir poco, sorprendente e può essere così riassunto in termini numerici: riguardo all'attività collegiale svolta dal Tribunale, i procedimenti definiti sono stati 7.194; riguardo, invece, all'attività monocratica, i procedimenti definiti dall'ufficio di sorveglianza di Bologna sono stati 12.928, quelli dell'ufficio di sorveglianza di Modena 4.430, mentre i definiti dell'ufficio di sorveglianza di Reggio Emilia sono stati 9.611: 34.163 procedimenti lavorati ed esitati da soli 11 magistrati di sorveglianza, compreso il presidente, il che vuol dire che in un anno ciascuno degli 11 magistrati si è fatto carico in media di 3.105 procedimenti, senza tener conto delle altre incombenze previste dalla legge, come quella riguardante il dovere di visitare gli istituti per verificare le condizioni di detenzione; nonostante questa mole immensa di lavoro, il Tribunale di sorveglianza di Bologna è riuscito a definire la quasi totalità delle sopravvenienze;