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È infatti un gioco quello che è andato in onda nei lavori difficili della speciale e dedicata Giunta; una Giunta che non è absolutus , ancorché vada cercando le soluzioni. Si ricercano le soluzioni, ma tenendo a mente che non si è absolutus , e cioè non si è sciolti dai vincoli che stanno dentro la vita dell'ordinamento. E il primo vincolo della vita dell'ordinamento è la Costituzione, con le garanzie che essa pone per fare in modo che non ci siano sorprese. Non si parte infatti con l'intenzione di sorprendere: si parte con l'intenzione di trovare soluzioni e poi si arriva nella caverna. Ma come è immaginabile che, in un momento come quello che stiamo vivendo - permettetemi - ad alto tasso di competizione regionalista, perché si ricercano le autonomie potenziate delle Regioni, si faccia da una parte meno uno e dall'altra parte più uno, come se si stesse giocando? È un gioco quello che va avanti. Quando si parla di ordinamento, bisogna allora tenere da conto che la cultura del limite deve essere sempre forte e presente, perché oggi si fa questa forzatura per cercare una soluzione magari alla potenza di una forza politica e poi appresso, poiché si è rotto il sistema del limite e delle garanzie, ci sarà dell'altro. Ecco perché coloro che hanno parlato fino a adesso del mio Gruppo, ma anche altri senatori autorevoli, che io riconosco sempre tali, come il collega Errani, dovrebbero indurre alla riflessione, sapendo che non siamo collocati qui per provare a dire, ma siamo collocati qui per rappresentare e indurre alla condotta migliore possibile, prima e durante la decisione. Abbiamo provato prima a facilitare la sospensiva, che dà luogo a un'interruzione riflessiva; adesso stiamo provando a parlarvi, usando le uniche disponibilità in democrazia, che sono le argomentazioni. Come dicevamo ieri anche in un altro sito di riunione, nel Gruppo del mio partito, in democrazia ci sono le parole e le argomentazioni, mentre prima della democrazia c'erano le spade per far valere e prevalere le posizioni di chi riteneva di avere ragione. Allora, dentro questa cornice, il comma 4 dell'articolo 57 della Costituzione non è un lampadario, che uno prende, toglie, accende o spegne; è un punto di certezza, rispettato il quale c'è il funzionamento dell'ordinamento. Noi dobbiamo sapere che c'è già stato qualche precedente del genere, nella storia anche lontana della nostra vita parlamentare. Ho avuto tanto tempo negli anni passati per studiare, perché una battaglia politica che finì nella "giustiziarietta" mi ha portato a studiare tanto. Ho trovato un parlamentare, naturalmente della mia Regione, Giuseppe Andrea Angeloni di Roccaraso, il quale diceva, a chi lo voleva candidare in un altro territorio, che voleva essere senatore e parlamentare della sua Regione, perché lo specifico del suo mandato era nella sua Regione e nel suo territorio. Se fossimo in un'aula di filosofia diremmo la "cavallinità" del cavallo, la "parlamentarietà" del parlamentare è nel territorio, soprattutto per il Senato. Ecco perché non si può giocare, e io spero che l'esperienza rilevante presente in Commissione faccia in modo che si rifletta: aggiustare, fare una combine , non significa fare in modo che si rispetti l'interesse del Paese, l'interesse di funzionamento dell'ordinamento. Mai avrei immaginato di dover fare un intervento di questo tipo contro una dettatura normativa. Dico "dettatura" perché ciò che si è messo in campo è la volontà di una dettatura normativa che adatti a un bisogno del momento un assetto riferito alle norme principali. Non so cosa ci sia oltre il "no". Vengo da una cultura contadina, quella della Majella, e quando le cose sono impossibili ci si affida alle preghiere. Quindi direi quasi una preghiera affinché ci si possa fermare. (Applausi dai Gruppi PD e Misto e del senatore Malan) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo a proposito della questione siciliana e intervengo per un dovere costituzionale, in quanto vorrei ricordare a tutti che il 7 maggio ultimo scorso le sezioni unite della Corte di cassazione hanno affermato una verità che era stata già ribadita dalla Corte di cassazione e dalla Corte costituzionale, e cioè che nel sistema di autodichia delle due Camere vi è di una sorta di autodichia costituzionale in materia di verifica dei poteri che non può spettare in nessun caso ai giudici ordinari amministrativi. La funzione del giudice spetta all'Aula. Quindi, dobbiamo applicare le norme come farebbe un giudice. Violando questa norma, violiamo un principio costituzionale. Che cosa dice la Costituzione? Andate a leggere i lavori dell'Assemblea costituente: non si sono volute fare due Camere che avessero lo stesso modello di rappresentatività, o di rappresentanza dei territori. La Camera dei deputati è eletta sul territorio nazionale. Le leggi che sono arrivate successivamente hanno applicato i principi costituzionali, per cui il Senato va eletto su base regionale, la Camera su base nazionale; quindi, le leggi che sono intervenute hanno avuto rispetto di questi principi costituzionali. Abbiamo avuto alcuni esempi di problemi. Dobbiamo tener conto del fatto che non possiamo decidere su tali questioni in base all'incompetenza e alla non conoscenza dei precedenti. Non possiamo decidere in base alla ritenuta onnipotenza che deriva da essere risultati primi alle elezioni. E allora qual è la regola? Qualcuno di voi non lo ricorda, ma anni fa un partito - il PSIUP (Partito socialista italiano di unità proletaria) - prese 1,8 milioni di voti; ma, siccome per la Camera vigeva la regola secondo la quale si doveva aver conquistato un seggio per poter utilizzare il resto dei voti, non fu possibile che avesse un parlamentare. Al Senato, se fosse passata questa interpretazione, avrebbero avuto non uno ma forse sei o sette seggi, perché bastava addizionare - secondo la vostra opinione - i quozienti conquistati in tutte le Regioni dal momento che per il Senato non vigeva la stessa regola di dover eleggere almeno un senatore per poter partecipare. La senatrice De Petris ha ricordato la vicenda successiva quando, con al Governo Forza Italia, si discuteva dell'introduzione in legge elettorale del premio di maggioranza. All'epoca, l'intervento di persuasione morale del presidente Ciampi portò a ben definire l'elezione del Senato a livello regionale e, quindi, il fatto che non potesse esserci un premio di maggioranza basato sull'elezione nazionale. Andiamo ancora oltre. Oggi si dice che bisogna prendere il seggio e, dalla Sicilia, spostarlo in un'altra Regione. Ho letto le vostre relazioni. Quella del collega Malan - e non lo dico perché appartiene al mio Gruppo - ha posto in evidenza il rapporto tra l'articolo della Costituzione che prevede l'elezione regionale e l'articolo della Costituzione che prevede il rapporto tra popolazione ed eletti; rapporto che non può essere alterato da un'interpretazione. Mi rivolgo al relatore per dirgli che non so quale sia il parere di un costituzionalista, ma questo costituzionalista ha dimenticato quali sono le regole minime dell'interpretazione. Non si può fare un'applicazione analogica in materia costituzionale. Non si può fare, in materia di Costituzione, un'interpretazione che prescinde dal dato costituzionale.