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Certo è che, senza bisogno di essere un giurista o un esperto, oggi abbiamo un costo di 1,50 euro a metro cubo, mentre un anno fa, a parità di gas, il costo era di 30 centesimi. Questo è il problema che sta mettendo tutti in ginocchio e vedrete che poi influenzerà tutto, dall'elettricità alle raffinerie (che, per produrre il gasolio che viene a mancare in questo periodo, che è un po' più scarso, perché la Russia ne produce una buona quantità, avendo questi prezzi, ovviamente faticano a produrre il prodotto a prezzi normali). Di conseguenza, si alza tutto. Questa era una digressione, che però mi serviva a mettere a terra concetti che sono incomprensibili non solo ai tecnici, ma anche agli operatori. Oggi non abbiamo un motivo per cui l'energia elettrica o il gas per applicazioni termiche debbano costare così tanto. Il problema sul medio termine, dunque, è lo stoccaggio. Stiamo operando e vi descriverò dopo alcune misure che stiamo cercando di portare avanti per mitigare e accelerare gli stoccaggi. Nel lungo termine, quindi dal prossimo inverno in poi, sarebbe necessario sostituire completamente i 29 miliardi di metri cubi che prendiamo dalla Russia, cioè renderci completamente autonomi, differenziando le nostre sorgenti. Non lo afferma solo l'Italia, ma anche l'Europa: sta uscendo il piano RePower EU (è già apparsa parte della direttiva, che verrà pubblicata a breve), che stabilisce proprio in primo luogo la diversificazione. Per fortuna, l'Italia aveva già un discreto background di diversificazione, ma è chiaro che a questo punto dobbiamo ampliarla. Chiaramente un triennio è il periodo minimo per avere un inizio di diversificazione completa, però abbiamo fatto delle azioni, di cui vi parlerò fra breve, che effettivamente stanno accelerando tale processo. È opportuno ricordare che tutto quello che vi dico non ha solo valore integrale: vi ho sempre parlato di 30 miliardi di metri cubi, ma purtroppo non solo bisogna avere un'indipendenza sulla quota di questi 30 miliardi che prendiamo dalla Russia, ma bisogna farlo anche in modo intelligente, cioè rispettando i picchi, perché ci sono periodi dell'anno in cui in un mese ce ne servono otto, mentre in un altro quattro. Non bisogna quindi garantire solo il valore medio, ma anche la sua distribuzione temporale e questo, dal punto di vista delle operazioni, non è proprio banale. La tensione sui mercati, dopo la forte diminuzione avvenuta nel corso del 2020, ha anche determinato un vertiginoso aumento dei costi dell'energia (quindi dal gas facciamo anche il passaggio all'elettrico). Come dicevo poc'anzi, il mercato del gas naturale al punto di scambio virtuale (PSV) in Italia, a seguito dei numeri di cui vi parlavo prima, è passato da 20 euro al megawattora, che corrispondeva a 20 centesimi al metro cubo, nel gennaio del 2021, fino a circa 160 euro al megawattora, che è corrisposto a 1,7 euro per metro cubo. Ricordatevi il calcolo degli stoccaggi e quindi vedete la relazione tra il problema sullo stoccaggio e quello sulle bollette e, per ovvi motivi, sulle attività industriali. Questo aumento di otto volte, con punte giornaliere e orarie che nei mesi scorsi hanno superato i 200 euro al megawattora, è oggettivamente molto difficile da spiegare, capire e digerire. Per quanto riguarda i prezzi dell'energia elettrica all'ingrosso, il prezzo unico nazionale (PUN) ha registrato valori record . Nelle ultime settimane si sono raggiunti i valori più elevati da quando la Borsa italiana è stata costituita: si sono superati i 600 euro al megawattora. Negli ultimi giorni i valori si sono attestati intorno a 300 euro al megawattora, anche come diretta conseguenza dei prezzi del gas naturale, che determinano il costo marginale degli impianti di generazione elettrica a gas. Per essere chiari, per essere del tutto indipendenti dal gas, ad esempio con le fonti rinnovabili, ci vuole del tempo e non riusciamo a farlo in un anno; se, per produrre energia, dovessimo utilizzare anche un metro cubo di gas, questo come prezzo marginale determinerebbe anche quello dell'elettricità, quindi andrebbe influenzare i costi di tutte le attività, sia civili e private sia industriali. L'algoritmo è un po' semplificato, ma, se il prezzo del gas è 100, potete stimare quello dell'elettricità moltiplicando 100 per due e aggiungendo il 20 per cento e il risultato è pari a circa 240. Ovviamente è una stima rozza, da addetti ai lavori, giusto per capire cosa succede. L'algoritmo è molto più complesso, però questo vi dà un'idea. Non si tratta di un fenomeno italiano, ma di andamenti riscontrati in tutti i Paesi europei, che però impattano in modo diverso a seconda dell' energy mix. È chiaro che, avendo solo il gas (che non è nostro, ma lo compriamo dall'estero) e le rinnovabili, ovviamente questo ci colpisce di più di altri Paesi che hanno fatto scelte energetiche diversificate. Rimane il punto per me fondamentale: non è accettabile questo incremento del prezzo del gas, che quindi è a monte di un'intera filiera che abbiamo poc'anzi discusso e che effettivamente si traduce solo nel risultato di una grande speculazione da parte di certi hub che non producono, ma fanno solo transazioni. Penso, a livello europeo, al Title transfer facility (TTF), che ho menzionato prima, e al punto di scambio virtuale (PSV), ad esso agganciato. È la prima cosa che vi ho detto. Questa cosa è ricorrente. Io li ho fatti i nomi: si chiama mercato, poi discutiamone. Passando alle possibili misure per incrementare la sicurezza del sistema nel breve e medio termine, nel corso delle ultime settimane sono state attivate misure con impatto a breve e medio termine, anche con missioni nei Paesi produttori (Qatar, Algeria, Angola e Congo) - perché questa è la parte di diversificazione - che si stima possano portare complessivamente a ridurre la dipendenza di circa 20 miliardi di metri cubi all'anno. Tra queste citiamo l'incremento delle importazioni di gas algerino. In particolare, è ipotizzabile un incremento di 9 miliardi di metri cubi all'anno. Per questo è indispensabile un accordo con il Governo algerino, per ottenere forniture aggiuntive via gasdotto all'Italia al posto dell'attuale export di GNL verso altri mercati. Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale si è recato in Algeria il 28 febbraio per esplorare e chiudere questi accordi. Il secondo punto è l'incremento dell' import sull'infrastruttura Trans Adriatic pipeline (TAP): si può aumentare di 1,5 miliardi di metri cubi all'anno in tempi abbastanza rapidi, tramite interventi sulle centrali di spinta di Albania e Grecia, a patto di avere volumi aggiuntivi dall'Azerbaigian. Il terzo punto è la massimizzazione di utilizzo dei terminali di gas naturale liquido. In particolare potremmo incrementare l'utilizzo dei terminali italiani anche nei periodi dell'anno in cui tipicamente non sono utilizzati, con un incremento possibile di circa 6 miliardi di metri cubi l'anno. Questo significa disponibilità di GNL aggiuntiva e un miglior utilizzo dei terminali, come per esempio recentemente discusso con il Qatar.