[resaula]

nel 2007, ai sensi dell'articolo 1, comma 605, lettera c) , della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007), le graduatorie permanenti furono trasformate in graduatorie ad esaurimento (GAE), senza possibilità di ulteriori nuovi inserimenti, fatte salve alcune eccezioni non rilevanti per i diplomati magistrali; per effetto delle predette norme, ai diplomati magistrali che non si iscrissero nelle graduatorie provinciali, perché non interessati a farlo oppure perché diplomatisi successivamente, fu inibita l'iscrizione dapprima nelle graduatorie permanenti, salvo che fossero anche vincitori di concorso, e poi, senza alcuna eccezione, in quelle ad esaurimento; più di 130.000 aspiranti docenti, in possesso di diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002, che non poterono iscriversi nelle graduatorie provinciali nei termini di legge, hanno comunque scelto di lavorare nella scuola, iscrivendosi a tal fine nella seconda fascia delle graduatorie di istituto, utili per gli incarichi annuali, ma non per quelli a tempo indeterminato; numerosi docenti hanno così maturato anni di servizio, senza poter accedere al ruolo, vista anche la mancata organizzazione, per più di 10 anni, di concorsi pubblici, con la conseguente violazione delle direttive comunitarie in materia di accesso all'impiego, che condannano la reiterazione eccessiva dei contratti a tempo determinato; per questo, decine di migliaia di diplomati magistrali ante 2001/2002 hanno proposto istanza di iscrizione nelle GAE, al fine di ottenere comunque l'immissione in ruolo; la legge però non permetteva tale iscrizione e comunque erano presenti numerosi contro-interessati, tra gli iscritti nelle GAE, quelli nella seconda fascia delle graduatorie di istituto e i vincitori del concorso, finalmente bandito nel 2016. Di fronte al rifiuto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, decine di migliaia di diplomati magistrali hanno deciso di ricorrere alla giustizia; alcune pronunce giurisprudenziali, inizialmente favorevoli ai ricorrenti, hanno concesso a più di 60.000 diplomati magistrali di iscriversi nelle GAE e a 7.000 di costoro di ottenere anche l'immissione in ruolo, avendo anche superato il periodo di prova; tuttavia, con la sentenza n. 11 del 2017, il Consiglio di Stato, riunito in adunanza plenaria, ha deciso definitivamente sul merito della questione, stabilendo che il diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002 è utile per la partecipazione ai concorsi, ma non all'inserimento nelle GAE e che, comunque, anche per coloro che avrebbero avuto diritto ad inserirsi nelle graduatorie provinciali prima del 1999, o in quelle permanenti prima del 2007, la richiesta di inserimento nelle GAE è oramai tardiva; alla sentenza del Consiglio di Stato seguiranno le sentenze di merito nei confronti di ciascun ricorrente, con la conseguenza che i già immessi in ruolo perderanno il posto a tempo indeterminato e gli iscritti nelle GAE dovranno tornare nelle graduatorie di istituto, con danno per la continuità didattica e ripristinando la situazione di vantaggio per i contro-interessati, sin qui danneggiati; la presenza di numerosi docenti abilitati all'insegnamento nei gradi della scuola dell'infanzia e primaria, sia laureati in Scienze della formazione primaria, sia diplomati magistrali, in possesso dell'esperienza derivante da anni di servizio nella scuola, è una ricchezza per la scuola italiana che merita di essere valorizzata; le sentenze di merito giungeranno in tempi differenziati, in funzione della calendarizzazione delle udienze, con la conseguenza che tra luglio e agosto 2018, quando le graduatorie saranno utilizzate per le nomine a tempo indeterminato e determinato per l'anno scolastico 2018/2019, alcuni diplomati magistrali saranno tornati nella seconda fascia e altri saranno ancora iscritti nelle GAE, circostanza che produrrà disservizi e inciderà negativamente sull'ordinato avvio dell'anno scolastico; sino alla costituzione delle Commissioni permanenti in Parlamento, i progetti di legge di iniziativa parlamentare non possono essere esaminati e fare il loro corso, impegna il Governo ad assumere iniziative, anche urgenti e di natura legislativa, volte a una soluzione politica, chiesta unanimemente dalle parti sociali, che, da una parte, arrivi in tempo utile per assicurare la regolarità delle operazioni propedeutiche all'avvio dell'anno scolastico 2018/2019 e, dall'altra, tenga conto della necessità di rispettare dignità e aspettative di tutte le categorie interessate di docenti precari, per agevolarne il percorso e per evitare di generare ulteriori criticità. Atto n. 1-00009 PILLON CENTINAIO ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BERGESIO BONFRISCO BORGHESI BORGONZONI Simone BOSSI Umberto BOSSI BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDIANI CANDURA CANTU' CASOLATI DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT IWOBI MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI Emanuele PELLEGRINI PEPE PERGREFFI PIANASSO PIROVANO Pietro PISANI PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RIVOLTA ROMEO RUFA SALVINI SAPONARA SAVIANE SBRANA SIRI SOLINAS STEFANI TESEI TOSATO VALLARDI VESCOVI ZULIANI Il Senato, premesso che: nel contesto delle metodiche di procreazione medicalmente assistita, la maternità surrogata o di sostituzione (altrimenti detta surrogate mother o surrogacy ) riveste una posizione del tutto speciale rispetto alle ordinarie procedure di fecondazione artificiale (omologa o eterologa), in quanto richiede la collaborazione di una donna estranea alla coppia (che può essere la stessa donatrice dell'ovulo impiegato per la fecondazione o una donna diversa), la quale mette a disposizione il proprio utero per condurre la gravidanza e si impegna a "consegnare il bambino", una volta nato, alla coppia "committente" (ossia alla coppia che ha manifestato la volontà di assumersi la responsabilità genitoriale nei confronti del nato); a giudizio dei proponenti del presente atto la pratica mette a serio rischio la salute fisica e psichica della gestante, al solo scopo di soddisfare il bisogno di terzi. Essa conduce infatti a un'effettiva mercificazione della madre e del bambino, i quali divengono soggetto e oggetto di mere transazioni commerciali o rapporti di scambio, e non è un caso che si sottopongano a tali processi principalmente quei soggetti in condizioni di disagio, indigenza e sofferenza sociale, prevalentemente nei Paesi del "terzo mondo"; la maternità surrogata, pur vietata dalla normativa italiana dalla legge 19 febbraio 2004, n. 40, ha visto una progressiva diffusione, potendo i fruitori rivolgersi al mercato dei Paesi stranieri, ove la pratica è consentita o tollerata;