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Oggi, con questi due provvedimenti (quello che obbliga la magistratura di sorveglianza a chiedere e ottenere il parere delle procure antimafia in merito ai collegamenti tutt'ora esistenti con le organizzazioni criminali e alla pericolosità del detenuto e quello che chiede alla magistratura di sorveglianza di rivalutare ogni trenta giorni i provvedimenti assunti, a fronte di ipotesi alternative di reclusione compatibili con lo stato di salute del detenuto), interveniamo per impedire il ripetersi di vicende come questa. Prima di concludere, signor Presidente, mi consenta di evidenziare altri due interventi fatti sul testo del decreto-legge attraverso emendamenti approvati insieme alla senatrice Piarulli in qualità di relatori. Il primo è il provvedimento che, dopo molti anni, stabilisce regole certe rispetto alla possibilità di ingresso e di intervento di un garante nell'ambito del regime carcerario ai sensi del 41 -bis , su cui c'era incertezza. L'unica cosa certa, che abbiamo ribadito, era che il garante nazionale poteva incontrare i detenuti, in nome di una serie di trattati internazionali, anche senza videoregistrazione; non era normato ciò che potevano fare i garanti regionali e i garanti locali, ma oggi lo è. Abbiamo messo in sicurezza anche questo punto, perché i garanti locali che incontravano e parlavano con detenuti in regime di 41- bis era una cosa che non si poteva sentire. Con riferimento all'altro intervento, rilevo che in questa discussione si cerca molto di sostenere la necessità di tenere in carcere le persone; ebbene, poiché la condizione carceraria è una cosa importante, rispetto alla quale dobbiamo stare attenti, e dal momento che il lockdown ha bloccato i colloqui e ci ha dimostrato che per i detenuti si può usare tranquillamente e in sicurezza lo strumento del telefono e dell'incontro da remoto con i familiari, questo provvedimento stabilisce che i detenuti con figli minori o con figli disabili possano telefonare una volta al giorno ai propri congiunti (si parla di genitori o conviventi o coniugi). Credo sia un atto di civiltà e di umanità, una misura di cui il Parlamento - visto che su questo emendamento la Commissione ha votato a favore quasi all'unanimità - deve essere fiero. Signor Presidente, concludo riconoscendo al Governo e ai Ministri di averci ascoltati. Nel dibattito sulla fiducia chiedemmo al ministro Bonafede di riconoscere la coalizione che lo sostiene, di non fare le cose da solo, di condividere le scelte con la maggioranza. Su questi decreti-legge è stato così e ne siamo soddisfatti. Ci attendono provvedimenti e riforme importanti, a partire da quella del Consiglio superiore della magistratura, nonché le riforme del processo penale e di quello civile. Questo passaggio dimostra che, se la maggioranza lavora in questo modo, su un terreno così difficile e spesso divisivo, possiamo fare molto e bene per questo Paese. (Applausi). CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, voglio preliminarmente ringraziare il Ministro, perché ieri sera è intervenuto, dopo la discussione generale, in relazione alla app Immuni. La voglio ringraziare perché ha introdotto un criterio, cioè che lei, indipendentemente da quanto è già stato approvato, continuerà a valutare le garanzie che assicurino l'anonimato di quel determinato provvedimento. Vorrei che ci fosse sempre questa logica nel nostro modo di operare, perché ieri sera ho assicurato un dibattito che fosse centrato su un aspetto: la garanzia delle regole rispetto alla sopraffazione del diritto, quando non si mantiene nella regola. Il diritto diventa sopraffazione quando non si rispetta il diritto di difesa e quando non si assicura a tutti un eguale trattamento. Oggi invece voglio discutere del perché il prodotto legislativo di questa legislatura non è tale da poter avere quel consenso generalizzato che caratterizzava invece i provvedimenti emessi durante la XVI legislatura e il quarto Governo Berlusconi. Ciascuno di voi, chi c'era o ha letto le leggi di allora, si renderà conto di un dato: la maggior parte delle leggi era approvata all'unanimità. Nonostante lo scontro, che ricorderete benissimo, e l'idea diversa che era alla base di ciascuna forza politica, si arrivava a votare all'unanimità, a partire dalla disciplina del 41- bis . Non fu frutto mio, fu merito mio quello di mettere insieme quanto era emerso da alcune posizioni - ed erano ben quattro all'interno del Parlamento - per riuscire ad arrivare all'unanimità. Questa è la logica di un confronto tra opposizione e maggioranza. Signor Vice Ministro, ho molta stima nei suoi confronti, però bisogna rendersi conto che è necessario assumersi la responsabilità, anche nei confronti dell'ufficio legislativo del Ministero, che la posizione che deve adottare la politica sia quella che nasce dal confronto tra maggioranza e opposizione in queste Aule. Non lo studiamo solo al primo anno di giurisprudenza che la legge è frutto del compromesso tra opposti interessi. Questo compromesso può essere realizzato solo qui, perché qui si fa alla luce del sole: non una compromissione di interessi che non si possono esporre pubblicamente, cosa che dobbiamo combattere, ma dobbiamo lavorare perché l'altra soluzione si verifichi quanto più spesso. Non devo farle esempi. Non mi interessa che esprimiate un parere favorevole sull'emendamento. Lei sa meglio di me che non appartiene alla mia concezione e al mio modo di essere parlamentare: me ne frego che votiate un mio emendamento, ma vorrei che si discutesse se sia più o meno valido. Lei sa meglio di me cosa è successo durante la discussione in Commissione, quando su un mio emendamento, anche se soltanto formale (prendo ad esempio quello più lontano dal contenuto), il quale, a proposito delle telefonate che possono fare i detenuti ai minori, andava a correggere solo un errore di punteggiatura, vi è bastato leggere il nome del primo firmatario, Caliendo, per esprimere parere contrario. Poi, dopo aver votato contrariamente, vi siete resi conto che era giusto prenderlo in considerazione e avete fatto la modifica che vi avevo proposto: questa è la logica. Non è possibile questo modo di operare. Le posso fare un esempio? Ieri sera, ho difeso non un mio emendamento, ma un diritto, il diritto di difesa del detenuto, di ciascun detenuto. Ho apprezzato moltissimo il collega Balboni e sono d'accordo al cento per cento con quanto ha detto, ma su una cosa probabilmente la foga - come mi auguro - ha tradito il pensiero, nel senso che non posso accettare l'idea che, se tizio è detenuto, allora buttiamo la chiave, perché questo non è possibile. Noi dobbiamo avere rispetto, non solo perché la pena deve rispondere ai principi costituzionali, ma perché il sacrosanto diritto alla salute di un detenuto va rispettato e va garantito. Lo Stato deve garantire che ci siano strutture carcerarie idonee e che ci sia la possibilità di ospedalizzazione, perché, presidente Grasso, non può esserci differenza tra il detenuto mafioso e il detenuto comune: di fronte alla salute sono tutti uguali. Bisogna garantire quelle garanzie e quei diritti a tutti.