[pronunce]

che nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione la questione è sollevata con riferimento all'intero testo del comma 9, come modificato, ma dalla motivazione si desume con sufficiente chiarezza che l'oggetto della censura è limitato alla parte di esso che riguarda l'omessa comunicazione dei documenti, dei dati e delle notizie richiesti dal Ministero o dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con specifico riferimento alla misura della sanzione amministrativa, che il legislatore ha decuplicato con la novella del 2006, elevandola da 1.500 a 15.000 euro nel minimo e da 115.000 a 1.150.000 euro nel massimo; che il giudice a quo, dopo avere affermato che la norma denunciata costituisce il fondamento di un'ordinanza-ingiunzione contro la quale il ricorrente nel giudizio principale ha proposto opposizione, espone che, a suo avviso, tale norma contrasterebbe con i canoni di ragionevolezza e proporzione, perché la sanzione pecuniaria in essa prevista sarebbe eccessiva e perché sottoporrebbe a uguale trattamento, sia le grandi imprese che forniscono le reti o i servizi di comunicazione elettronica, sia le piccole imprese che offrono servizi di comunicazione elettronica in luoghi presidiati, quali negozi o altri esercizi aperti al pubblico, e violerebbe, altresì, il principio di uguaglianza sostanziale, finendo per frustrare la propria stessa funzione deterrente, in quanto il minimo edittale sarebbe eccessivo per i piccoli imprenditori e il massimo, invece, sarebbe irrisorio e inadeguato per le grandi imprese di telecomunicazione; che il giudice a quo non precisa, né per quale specifica condotta sia stata emessa l'ordinanza-ingiunzione, né quale sanzione sia stata concretamente applicata, né quali siano l'attività esercitata dal ricorrente e le dimensioni della sua impresa; che, secondo la costante giurisprudenza costituzionale, l'omessa o insufficiente descrizione della fattispecie oggetto del giudizio principale - non emendabile tramite la lettura diretta degli atti di tale giudizio, ostandovi il principio della necessaria autosufficienza dell'ordinanza di rimessione - impedisce la verifica della rilevanza della questione e ne determina, di conseguenza, l'inammissibilità (ex plurimis, sentenze n. 128 del 2014, n. 301 del 2012 e n. 338 del 2011; ordinanze n. 183, n. 176, n. 84 e n. 20 del 2014, n. 295 del 2013, n. 93 del 2012 e n. 260 del 2011); che la descrizione del tutto insufficiente della fattispecie rende impossibile verificare finanche se la norma denunciata, nel testo attualmente in vigore, debba essere effettivamente applicata per definire il giudizio principale e se le ragioni esposte a sostegno del dubbio di costituzionalità abbiano una qualche attinenza con il caso concreto oggetto del medesimo giudizio, e si traduce in una incolmabile lacuna della motivazione sulla rilevanza della questione; che il rimettente, inoltre, assume che la sanzione sarebbe inadeguata e sproporzionata sia nel minimo che nel massimo edittale, ritenendo eccessivo il primo per le piccole imprese che offrono servizi di comunicazione elettronica al pubblico e irrisorio il secondo per le grandi imprese di telecomunicazione, con la conseguenza che l'insufficiente descrizione della fattispecie nemmeno fa comprendere se il sindacato della Corte debba riguardare, senza eccedere dalle esigenze del caso concreto, l'abnormità del limite minimo o l'inadeguatezza del limite massimo o entrambi questi profili; che quanto esposto comporta, altresì, che il petitum formulato dal rimettente manchi dei necessari requisiti di chiarezza e univocità, ciò che costituisce, secondo la costante giurisprudenza costituzionale, un'altra ragione di inammissibilità della questione (ex plurimis, sentenza n. 186 del 2011, ordinanze n. 21 del 2011, n. 91 del 2010 e n. 269 del 2009); che, pertanto, la questione sollevata deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 98, comma 9, del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche), come modificato dall'art. 2, comma 136, lettera d), del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 novembre 2006, n. 286, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Livorno, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 giugno 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Daria de PRETIS, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 luglio 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI