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Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, prendo la parola perché il decreto-legge al nostro esame, come sapete già approvato dalla Camera, è estremamente importante dal punto di vista delle disposizioni che riguardano i captatori informatici, cosiddetti trojan , e in relazione alle disposizioni che attengono all'acquisizione dei dati di traffico telefonico. Vorremmo ricordare, Presidente - questo passaggio è importante; capisco che forse non piaccia, ma ha una sua rilevanza - quanto abbiamo discusso con riferimento all'utilizzo del trojan , e soprattutto al fatto che, sulla base dell'utilizzo indiscriminato di questo apparecchio, si venivano a porre una serie di problemi, sia con riferimento alla persona intercettata (e ovviamente alla sua privacy ) sia in relazione alla raccolta di questi dati. Oggi abbiamo il testo emendato soprattutto a seguito di un'azione svolta da Forza Italia alla Camera e che ha permesso di raggiungere, in sintesi, grazie agli interventi dei Sottosegretari e del Ministro, un punto molto importante: l'utilizzo può essere autorizzato, però ci devono essere specifiche ragioni che rendono necessaria questa modalità per lo svolgimento delle indagini. E soprattutto, non è più un pubblico ministero che lo fa, ma c'è una richiesta al magistrato. Ciò significa - come dicevo - che non abbiamo più un utilizzo indiscriminato e che si comincia a ragionare sugli effetti - che possono essere molto spesso distorsivi e devastanti - dell'applicazione della tecnologia alle indagini. Voglio ricordare - l'ho detto prima - che, quando si parlò del captatore informatico, furono i magistrati stessi a mettere in evidenza le problematiche relative agli archivi informatici, poiché non sempre sono presenti e sicuri nelle procure, soprattutto perché si tratta di server gestiti praticamente dai privati. Le altre modifiche introdotte dalla Camera e che sono sicuramente rilevanti, grazie alla sentenza della Corte europea che ha riguardato - lo voglio ricordare - non un caso italiano ma un caso sorto in Estonia, riguardano le disposizioni in materia di acquisizione dei dati di traffico telefonico. Anche qui sono stati introdotti dei principi di urgenza a seguito del pronunciamento della giustizia europea, nel senso che devono esserci le autorizzazioni quando si lotta contro gravi forme di criminalità organizzata o comunque devono essere prevenute gravi minacce alla sicurezza pubblica. Anche in questo caso l'autorizzazione deve provenire da un giudice o comunque da un'autorità indipendente. Si va quindi verso quella che deve essere la necessaria cautela e garanzia nei casi in cui si utilizzano strumenti tanto invasivi come le acquisizioni dei dati relativi al traffico telefonico oppure all'ubicazione, la posizione o altro, o i mezzi di comunicazione che vengono utilizzati, perché è giusto che ci sia un equilibrio fra la vita privata delle persone, da una parte, e la lotta contro le gravi forme di criminalità, dall'altra. Soprattutto, anche a tale riguardo è stato introdotto il principio che è il pubblico ministero che deve richiedere a un giudice l'intervento. Ciò fa sì che ci siano sempre delle motivazioni chiare e soprattutto non vi sia un uso indiscriminato. Questo porta alla modifica, attraverso il decreto-legge in discussione, dell'articolo 132 del codice della privacy , che consente a questo punto l'accesso ai dati di traffico solamente per determinati reati che prevedono la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a tre anni, e poi altri reati che riguardano la minaccia grave (comunque sia, anche in questo caso deve essere ben chiaro il concetto di gravità della minaccia). Inoltre, si richiede che ci siano sufficienti indizi: sappiamo bene quanto è importante questo aspetto perché, in caso contrario, ci siamo trovati molto spesso nelle situazioni più disparate e per le persone più disparate a dover discutere della motivazione per la quale si facevano determinate intercettazioni, che poi dovevano essere trascritte e interpretate, e che alla fine si ritrovavano ovviamente sulla stampa. Riteniamo quindi che si sia avviato, grazie al lavoro fatto alla Camera, un percorso sicuramente virtuoso, anzi vorrei dire equilibrato. Questo decreto-legge segna non un successo straordinario, in un senso o in un altro, ma segna, a mio avviso, l'avvio di un periodo di ragionevolezza e la ragionevolezza è importante nel vivere civile. Non ci possono essere, infatti, strumenti utilizzati come se fossimo al tempo della Rivoluzione francese o in un periodo oscuro, dove un sospetto è già di per sé un indizio negativo. Noi abbiamo gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione e questi hanno sicuramente la loro rilevanza per l'indagine, ma devono essere utilizzati nel rispetto della persona, della sua vita privata e dei principi costituzionali. Questa è l'età della ragionevolezza, quindi siamo contenti, da questo punto di vista, che si sia intrapresa una strada della ragione, che spero sia il segno chiaro del cambio di passo rispetto a un periodo che il nostro Paese ha passato nella furia giacobina, che ha portato a pochi risultati. Concludo ricordando che tutte le previsioni di aumento di pene che il Parlamento ha approvato (senza il nostro voto), come ad esempio quelle draconiane relative al reddito di cittadinanza (ma potrei fare tantissimi altri esempi), alla fine non hanno mai prodotto risultati, perché ci vuole la coscienza civile, la ragionevolezza e la cultura del rispetto reciproco. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, non c'è molta attenzione in questo momento in Assemblea. Tra l'altro prendo la parola dopo aver ascoltato l'intervento di una collega di Gruppo e sarà poi il mio collega di Commissione, senatore Vitali, a esprimere la dichiarazione di voto per conto di Forza Italia. Devo ammettere che questo non è uno dei disegni di legge che più ci appassiona; si tratta di fatto di un decreto-legge che mette insieme temi differenti tra loro e introduce alcune proroghe su argomenti disomogenei tra loro, come il referendum , l'assegno temporaneo e l'IRAP. Tuttavia anche questi provvedimenti hanno un loro perché, hanno un senso e devono quindi essere affrontati, discussi e votati in Parlamento. Certo, questo è uno di quei provvedimenti incardinati alla Camera dei deputati, pertanto sono stati i nostri colleghi deputati a occuparsi in Commissione in modo più pregnante e soprattutto molto più significativo del suo esame. Il Gruppo Forza Italia è intervenuto in modo significativo su questo provvedimento e alcuni degli emendamenti proposti dal Gruppo Forza Italia alla Camera dei deputati sono stati poi votati favorevolmente e sono ormai parte del testo al nostro esame, in un sistema di sostanziale monocameralismo di fatto, nel quale ormai ci troviamo ad operare da quando siamo in periodo di pandemia. È chiaro ed evidente che poco si è potuto fare in questa fase, in seconda lettura, in Senato. Oggi abbiamo discusso in Commissione su un emendamento (rispetto al quale abbiamo anche depositato un ordine del giorno), per cercare, come Gruppo Forza Italia, di introdurre un tema, che è una questione di puro merito e che ci vede, come sempre è accaduto, protagonisti rispetto all'attività di chi produce, di chi lavora, di chi cerca di fare PIL, per migliorare le condizioni economiche di questo Paese.