[pronunce]

«Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore», con un nuovo testo, in cui non si fa più riferimento direttamente ai reati puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni e ad una serie di reati nominati (già di competenza del pretore), bensì ai "reati previsti dall'articolo 550 del codice di procedura penale" (identificati con le contravvenzioni ovvero con i delitti puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni o con la multa, sola o congiunta alla predetta pena detentiva e con i reati nominativamente indicati, solo parzialmente coincidenti con quelli già elencati nel previgente testo dell'art. 7, lettera b, numero 2, della legge n. 479 del 1999), assumendo dunque come criterio l'applicabilità del procedimento con citazione diretta di cui all'art. 550 del codice di procedura penale, novellato dalla legge n. 479 del 1999, che esclude l'udienza preliminare, nell'ambito del rito davanti al giudice monocratico: rito che, per giurisprudenza ormai consolidata e ricordata dallo stesso remittente, non trova invece applicazione davanti ai tribunali militari, tant'è che, nella specie, il giudizio principale è in corso davanti al giudice dell'udienza preliminare; che, anche a prescindere da ciò, l'art. 7 della legge n. 479 del 1999 impugnato non fa che specificare la disciplina - ivi espressamente richiamata - del patrocinio da parte dei praticanti avvocati abilitati, recata dall'art. 8 della legge professionale per gli avvocati (r.d.l. n. 1578 del 1933) , il quale si riferisce ai soli procedimenti davanti alla giurisdizione ordinaria, ed in particolare a quelli già di competenza del pretore; mentre il patrocinio davanti a tutte le giurisdizioni speciali (tra le quali rientra quella dei tribunali militari) è separatamente disciplinato dall'art. 7 della stessa legge professionale, ai sensi del quale "davanti a qualsiasi giurisdizione speciale la rappresentanza, la difesa e l'assistenza possono essere assunte soltanto da un avvocato ovvero da un procuratore assegnato ad uno dei Tribunali del distretto della Corte d'appello e sezioni distaccate, nel quale ha sede la giurisdizione speciale" (oggi soltanto da un avvocato), senza che sia prevista alcuna possibilità di patrocinio da parte dei praticanti avvocati abilitati; che il remittente ignora tale normativa e non impugna né l'art. 8, né l'art. 7 della legge professionale; che, pertanto, la questione si appalesa manifestamente inammissibile per erronea individuazione della norma alla quale può farsi risalire l'effetto impeditivo lamentato dal giudice a quo. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7 della legge 16 dicembre 1999, n. 479 (Modifiche alle disposizioni sul procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica e altre modifiche al codice di procedura penale. Modifiche al codice di procedura penale e all'ordinamento giudiziario. Disposizioni in materia di contenzioso civile pendente, di indennità spettanti al giudice di pace e di esercizio della professione forense), sollevata, in riferimento agli articoli 3, primo comma, e 24, secondo comma, della Costituzione, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale militare di Roma con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 marzo 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Valerio ONIDA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 marzo 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA