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una conoscenza lunga negli anni, in cui ci siamo sempre trovati su fronti opposti, ma il fatto di essere dalla parte opposta non mi impedisce di riconoscere le qualità politiche ed umane che Stefano ha espresso nel corso della sua attività politica. Egli ha saputo coniugare con intelligenza la politica (spesso umanizzandola) con diverse qualità che ha saputo esprimere, innanzitutto la serietà nel suo comportamento. Credeva molto in quello che faceva e lo faceva sempre con dignità ed onore. Non trascendeva mai, anche nelle situazioni più difficili, ma agiva sempre con dignità ed onore. Lo faceva con competenza; aveva questa innata propensione verso le difficoltà delle fasce più deboli della popolazione e non è un caso che, nonostante gli impegni romani, avesse voluto assumere a sé l'assessorato ai servizi sociali del Comune di Verona, com'è stato ricordato. Avendolo conosciuto bene in più occasioni e viaggiato con lui, ma anche essendomi confrontato con lui nell'attività politica, era quella la sua vera e propria missione sulla terra: dare una mano a coloro che erano più deboli. Aveva un forte senso e rispetto delle istituzioni e lo faceva valere (ho parlato prima di dignità ed onore) in ogni sua azione quotidiana. Ha quindi esercitato una politica molto attenta ai bisogni e alle difficoltà degli ultimi, ma anche alle dinamiche territoriali. Verona era per lui ragione d'essere del suo impegno e il fatto che abbia mantenuto l'assessorato ne è ulteriore dimostrazione. La sua attività, nei vari ruoli che ha rivestito (non mi riferisco ovviamente solo all'incarico prestigioso di senatore) ha certamente contribuito a far crescere e sviluppare la città di Verona e il suo territorio. Oggi non solo il Senato, ma anche la politica e soprattutto Verona perde la voce autorevole di chi si è sempre impegnato per far crescere e sviluppare questa città, soprattutto dalla parte dei più deboli. Spero che Verona accolga il suo nome all'interno del Pantheon Ingenio Claris (chi è di Verona sa di cosa parlo), questo luogo all'interno del cimitero monumentale in cui vengono riconosciute le personalità che hanno creato favore e sviluppo per la città. Di nuovo sentite condoglianze al Gruppo, alla famiglia e alla città di Verona. Ciao Stefano, buon viaggio. (Applausi) . FERRO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, è con un certo imbarazzo che prendo la parola, a nome del Gruppo Forza Italia, per esprimere alla moglie Nicoletta, al fratello Luigi, ai tre nipoti e al Gruppo Fratelli d'Italia la vicinanza di tutto il Gruppo Forza Italia e dei nostri colleghi. Conoscevo personalmente Stefano, essendo di Verona, e i Bertacco a Verona hanno rappresentato molto nel sociale. A febbraio è mancata la mamma Anna Maria, fondatrice di Agaras (Associazione genitori amici ragazzi S. Patrignano); il fratello Luigi è stato per anni direttore della sede della casa di San Patrignano in Valsugana, in provincia di Trento. Famiglia e persone, i Bertacco Stefano, sempre impegnati nel sociale: questa loro caratteristica li ha fatti diventare importanti e anche riscattare magari da qualche errore commesso in gioventù. Stefano era buono e mite: ci si poteva trovare anche su sponde opposte, però era uno con il quale si riusciva a parlare e dialogare; era uomo del dialogo e della costruzione dei rapporti. Lui ed io - mi si perdoni questo passaggio personale - siamo stati toccati entrambi da questa maledetta malattia: ci interrogavamo spessissimo su questo; quando ero ricoverato, mi mandò una bellissima poesia di Pablo Neruda, «Ode alla vita», che ricorderete sicuramente; mi diceva: «Quando sei giù di corda, leggitela, perché lì trovi la forza per andare avanti». Altro aspetto del rapporto con lui che ho fatto mio - e i colleghi di Forza Italia lo sanno - era quello di dire, ogni volta che ci vedevamo, « Mai molar, mai molar, mai molar !». (Applausi). Ci siamo visti l'ultima volta a Verona in un incontro con tutti i parlamentari veronesi nel vallo dell'Arena per sollecitare il Governo a consentire una deroga al limite degli spettatori negli spazi all'aperto, problema che è stato risolto (credo forse sia stato un piccolo regalo che ci ha fatto lui). Ci siamo scritti la settimana scorsa, qualche giorno prima che mancasse: gli ho chiesto come andasse, perché sapevo che doveva fare un accertamento (una PET), e mi ha detto «Bene, da un lato, e male, dall'altro». Che dire? Era un uomo di speranza, fiducioso: fino all'ultimo ci ha creduto e sperato e ha combattuto con dignità. Durante le prime domeniche di lockdown si arrabbiò molto - per non dire una brutta parola - per un video postato su Facebook, perché la gente, incurante del pericolo, continuava a frequentare il Lungadige e il lago. Fece un video, in cui si vede che la malattia già lo colpiva (appare completamente calvo e sofferente), nel quale disse: «È da novembre che combatto contro un cancro... e voi, cosa fate? Andate in giro... mi fate schifo». È stato un appello fortissimo, ripreso anche dalla stampa nazionale. Cinquantasette anni: troppo giovane, non ci sono commenti, né si possono trovare parole. Credo che la città di Verona e, se me lo permettete, anche la nostra Assemblea perdano una persona che, con i suoi ideali e valori, dava un contributo al dialogo, alla crescita e allo sviluppo. Mancherà molto al Senato, al Gruppo Forza Italia e alla città di Verona. Stefano, mai molar e sempre avanti! (Applausi). TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, è difficile intervenire per un ricordo dedicato a Stefano Bertacco in quest'Aula in pochi minuti e mai avrei voluto e pensato di doverlo fare a nome del Gruppo di cui faccio parte, la Lega, ma spetta me non solo in quanto veronese, ma anche in quanto sento di definirmi suo amico. Conoscevo Stefano Bertacco da tredici anni: abbiamo condiviso un percorso politico parallelo, prima come assessori del Comune di Verona, poi come senatori. Stefano Bertacco è sempre stato un uomo e un politico disponibile all'ascolto e al confronto, com'è stato detto, ma, quando si convinceva di un'idea, non si smuoveva dalle sue convinzioni: nessuno riusciva a smuoverlo. Non era mai prevenuto con nessuno, era corretto con tutti, ma maturata un'opinione, diventava irremovibile nel difenderla e nel difendere le sue ragioni. Non era quindi un uomo da facili compromessi. Era poi un uomo di grande ironia, un'ironia tagliente nel confronto politico, un'ironia che divertiva e metteva buonumore quando ci si confrontava con lui, in qualsiasi situazione: una caratteristica, quella dell'ironia, tutta veronese, perché Stefano Bertacco era un tipico cittadino veronese. Ha sempre amato la sua città e Verona ha sempre amato e rispettato Stefano Bertacco. Come dicevo, difendeva con convinzione le sue idee, ma sapeva sdrammatizzare con ironia e divertimento ogni situazione difficile.