[pronunce]

6 settembre 2001, n. 368 (Attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall'UNICE, dal CEEP e dal CES), nella parte in cui, sopprimendo di fatto il diritto di precedenza nelle assunzioni dei lavoratori agricoli stagionali, già occupati negli anni precedenti con contratti di lavoro a termine, a meno che non sia previsto dalla contrattazione collettiva nazionale, hanno ridotto il livello di tutela già riservato agli indicati lavoratori dall'art. 23, comma 2, della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull'organizzazione del mercato del lavoro); che, secondo il giudice a quo, le disposizioni impugnate collidono con il divieto di non regresso prescritto dalla clausola 8, punto 3 dell'accordo quadro, allegato alla direttiva comunitaria, secondo la quale la trasposizione di tale direttiva «non costituisce motivo valido per ridurre il livello generale di tutela offerto ai lavoratori nell'ambito coperto dall'accordo stesso»; che, per questo verso, le norme impugnate si pongono contro l'art. 2 della legge di delega 29 dicembre 2000, n. 422 (Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee – legge comunitaria 2000), che ha assunto quella clausola tra i principi e criteri direttivi, e, quindi violerebbero l'art. 76 Cost. ; che, secondo il ricorrente, nel giudizio a quo le norme impugnate concretizzerebbero una duplice reformatio in pejus vietata dalla delega, in quanto subordinano il diritto di precedenza a due condizioni prima inesistenti: a) l'eventuale previsione da parte del contratto collettivo nazionale; b) il mancato decorso di un anno dalla cessazione del rapporto a termine; che nella sua memoria integrativa il ricorrente, dopo aver ammesso, in ipotesi, che le disposizioni sul diritto di precedenza potrebbero anche non rientrare nell'ambito di operatività della direttiva, osserva che, in ogni caso, le medesime si pongono al di fuori della delega contenuta nella legge n. 422 del 2000 e quindi violano l'art. 76 Cost.; che tale argomento, in quanto modifica i termini esposti dal giudice rimettente, non può trovare ingresso in questa sede, atteso che l'ambito del giudizio di legittimità costituzionale non può estendersi oltre i limiti fissati dall'ordinanza di rimessione, per comprendere altre norme o diversi profili indicati dalle parti ma che rimangono fuori della questione (sentenza n. 49 del 1999); che, ad oltre un anno dall'ordinanza di rimessione e dalle rispettive memorie di costituzione delle parti nel giudizio, è intervenuta la sentenza della Corte di giustizia 22 novembre 2005, in causa n. C-144/04, che, nel fornire una lettura complessiva della direttiva in questione, descrivendone l'ambito di applicazione, ha affermato che «una reformatio in pejus della protezione offerta dalla legislazione nazionale ai lavoratori nel settore dei contratti a tempo determinato non è, in quanto tale, vietata dall'accordo quadro quando non sia in alcun modo collegata con l'applicazione di questo» (punto 52 della motivazione); che, pertanto è necessario restituire gli atti al rimettente, al precipuo fine di consentirgli la soluzione del problema interpretativo alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte di giustizia, la quale - in ragione della sua natura - assume nella fattispecie valore di jus superveniens (ordinanze numeri 241 del 2005, 125 del 2004 e 62 del 2003, tra le più recenti).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Rossano. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 giugno 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 giugno 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA