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Signor Ministro, signor sottosegretario Malpezzi, colleghi senatori, io purtroppo ho solo due minuti ma ieri, Ministro, credo di averla adeguatamente sollecitata. Oggi mi sarei aspettata da lei quantomeno un piano, non già per il 2017-2022 - che è già troppo vecchio - ma per il 2020-2025. Porti a sintesi una serie di riflessioni; maturi il cosiddetto pensiero laterale del quale oggi abbiamo veramente bisogno e dia un segnale importante a questo comparto. Non sto a snocciolare numeri perché lei è in un osservatorio privilegiato e li può insegnare a noi, però lavoriamo insieme a un piano per il turismo diffuso, robusto, resistente, ecologico, digitale, moderno e contemporaneo (ogni aggettivo ha il suo significato e non c'è il tempo di spiegarlo); lo distingua attentamente con riferimento alla capacità ricettiva di questo Paese tra le strutture alberghiere (che sono 33.000 circa) e le strutture extra -alberghiere (che sono 134.000). Sono mondi completamente diversi. Ieri ha detto che l'Italia è un museo diffuso e, allora, cali questo museo diffuso in un piano industriale. Di questo abbiamo bisogno. Ministro, le dico di partire dai borghi, quei 5.800 Comuni che hanno meno di 5.000 abitanti, dove è concentrato il 16 per cento del patrimonio culturale e che sono le cosiddette porte secondarie di ingresso nelle quali si possono riversare - direbbero così gli economisti - per la teoria dello sgocciolamento tutti coloro che hanno "ingolfato" - mi si lasci passare il termine - le grandi porte d'ingresso italiane: Venezia, Roma, Firenze eccetera. Ultimi due dati molto velocemente. Utilizzi le strutture ricettive e riveda i livelli istituzionali di collaborazione, eventualmente anche introducendo qualche riflessione sul Titolo V della Costituzione, perché le porte ricettive di questi borghi possono diventare lo storytelling italiano, e con questo storytelling lei valorizza non solo il turismo definito minore, ma anche l'industria creativa italiana, quella che viene cercata da un pubblico sempre più esigente a livello non solo nazionale, ma anche internazionale. Infine, i millennial , i nati tra il 1980 e il 2000, sono circa 2,5 miliardi: guardi a questo pubblico, che da qui al 2025 sarà consistente in termini di viaggi internazionali. Lei ha parlato di un Netflix della musica; ahimè io non sono così convinta. Pensi invece ad aggredire quel monopolio-oligopolio che è rappresentato dalle prenotazioni online di grandi big che sul mercato europeo valgono 320 miliardi di euro. Quello dobbiamo aggredire, con una digital experience sul travel che solo noi italiani sappiamo fare. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, L-SP-PSd'Az e FdI ) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, siamo felici di vederla qui in carne ed ossa; francamente pensavo fosse finito anche lei in modalità streaming ultimamente. Quindi siamo contenti di averla qui, perché è importante averla in questa sede oggi, perché il comparto culturale meritava una informativa in quest'Aula. Poiché purtroppo questa modalità e i tempi consentiti non ci permetteranno l'approfondimento necessario che un comparto così complesso necessita, noi le chiediamo vivamente di venire anche in Commissione per darci la possibilità di fare un ragionamento articolato per un comparto che - lo ribadisco - lo merita e forse meriterebbe anche un decreto completamente dedicato. (Applausi dal Gruppo M5S) . Chiaramente la fotografia che ci restituisce questa fase emergenziale la conosciamo tutti, perché i dati rimbalzano su tutti i quotidiani e su tutti i media . Purtroppo, non se ne parla abbastanza sui media televisivi, ma in quelli di settore - cartacei ed online - si sono susseguiti appelli su appelli da tutto il mondo e da tutto il comparto della cultura. Pertanto, oggi non mi soffermerò più di tanto su questi dati - anche se me li ero scritti, in realtà - che sono molto preoccupanti sia a livello italiano, che a europeo. Voglio invece passare alla fase successiva, perché nel provvedimento cura Italia abbiamo iniziato a prendere alcune misure che però sapevamo tutti non sarebbero bastate. Ho letto in questi giorni che lei ha incontrato categorie di lavoratori, che ha accolto le istanze ad esempio dei lavoratori dello spettacolo dal vivo intermittenti, che - ahimè - nonostante lo sforzo di sanare una situazione ancora permangono, in gran parte, in una situazione critica di precarietà. Quando parliamo di lavoratori, chiaramente parliamo anche di famiglie: dobbiamo uscire anche un po' da questo stereotipo, secondo cui sembra che chi lavora nel mondo della cultura sia un bohémien senza famiglia, votato alle nottate e ai bagordi: c'è gente che è professionista, che ha studiato per decenni, che ha acquisito delle professionalità altissime e delle specializzazioni. (Applausi dal Gruppo M5S) . Dunque, parliamo di persone e di vite. Ho visto che c'è stato un ascolto: lei ha annunciato delle misure. Io mi auguro che sia possibile metterle tutte in pratica e che noi si riesca ad avere la maggiore quantità possibile di risorse da investire per affrontare questa emergenza che, come è stato detto, ha investito in modo drammatico questo comparto. Noi saremo al suo fianco, se lei ce lo permetterà. Una delle analogie che più ricorre in questa fase, parlando di questa emergenza epidemiologica, è quella con il secondo conflitto mondiale. Una delle analogie più in voga, per quanto riguarda la fase di ripartenza, è quella che appunto vuole questa assimilazione storica tra quella fase di ricostruzione post - conflitto bellico e la fase che ci aspetta di ricostruzione post - epidemia. Non sono del tutto convinta da questa analogia, ma la voglio assumere oggi per passare dunque a parlare della fase della ripresa e della ricostruzione, quindi una nuova fase costituente, ma non per mettere le mani sulla Carta costituzionale, bensì come momento di costruzione delle fondamenta di un nuovo rinascimento culturale. Proprio in questi giorni Naomi Klein, che nel 2007 scrisse un saggio potentissimo in cui, analizzando vari fatti accaduti in varie parti del mondo, in vari periodi storici, all'indomani di grandi shock subiti dalle comunità a seguito di calamità naturali o di sovvertimenti sociopolitici, ci lancia il monito e ci dice di fare attenzione, perché nell'era del coronavirus potrebbe tornare prepotentemente alla ribalta la «dottrina dello shock » ovvero «la strategia politica dell'usare crisi su larga scala per far passare politiche che sistematicamente aumentano le disuguaglianze, arricchiscono le élite e tagliano fuori chiunque altro». Noi, Ministro, dobbiamo sgombrare il campo da questo pericolo, perché oggi ci ritroviamo ad osservare ciò che sta accadendo, come diceva un mio collega la scorsa settimana in dichiarazione di voto, seduti sulle macerie del neoliberismo. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . Pertanto, non possiamo pensare di ricostruire un mondo ispirati sempre da quelle politiche. Glielo dico perché vedo iniziare a fare capolino alcune iniziative, alcune proposte, alcuni commenti ed alcune riflessioni che, a mio modesto avviso, potrebbero aprire il campo a questo pericolo.