[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 139 del codice penale, promosso con ordinanza del 13 luglio 2006 dalla Corte d'assise d'appello di Milano nel procedimento penale a carico di Bissoni Franco, iscritta al n. 563 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 25 giugno 2008 il Giudice relatore Ugo De Siervo. Ritenuto che la Corte d'assise d'appello di Milano, con ordinanza in data 13 luglio 2006, ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 139 del codice penale nella parte in cui «non consente, una volta espiata la pena principale, il differimento della pena accessoria della sospensione della patente, già differita sino al termine dell'espiazione della pena principale in quanto di ostacolo alla espiazione della pena detentiva nelle misure alternative della semi libertà e dell'affidamento in prova»; che il rimettente riferisce di essere chiamato a decidere in ordine all'istanza con cui un soggetto, il quale ha riportato due condanne definitive per il reato di cui all'art. 73 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), ha chiesto la modifica dell'esecuzione della pena accessoria del ritiro della patente di guida per tre anni irrogata ai sensi dell'art. 85 del citato decreto; che, prosegue il rimettente, il condannato, detenuto dal 15 febbraio 1993, con fine pena al 16 agosto 2006, è stato ammesso al regime della semilibertà e quindi all'affidamento in prova e, a partire dal 21 maggio 1998, svolge attività lavorativa presso lo studio di un commercialista, attività per la quale ha necessità di disporre della patente di guida; che, al fine di «non ostacolare lo svolgimento del programma lavorativo nel corso delle misure alternative», il procuratore generale competente per l'esecuzione, in data 5 giugno 2000, ha disposto il differimento della pena accessoria al termine della espiazione della pena principale; che, in prossimità della cessazione della pena principale, il condannato ha chiesto di poter usufruire della patente di guida al fine di continuare a svolgere la propria attività lavorativa, invocando l'applicazione analogica dell'art. 62 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), il quale dispone che quando il condannato svolge un lavoro per il quale la patente di guida costituisce indispensabile requisito, il magistrato di sorveglianza può disciplinare la sospensione in modo tale da non ostacolare il lavoro del condannato; che il competente procuratore generale ha reso parere negativo sulla richiesta, ritenendo che l'esecuzione della pena accessoria non possa essere sospesa né che tale pena possa essere eseguita con modalità diverse da quelle tipicamente previste dalla legge; che, tuttavia, ritiene il rimettente di dover sollevare questione di legittimità costituzionale dell'art. 139 cod. pen. , dal momento che esso non consente, una volta espiata la pena principale, il differimento della pena accessoria della sospensione della patente, già differita sino al termine dell'espiazione della pena principale in quanto di ostacolo alla espiazione della pena detentiva nelle misure alternative della semi libertà e dell'affidamento in prova. ; che tale previsione, infatti, contrasterebbe con gli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione; che, ad avviso della Corte d'assise d'appello, l'art. 139 cod. pen. deve essere inteso nel senso che la pena accessoria temporanea non può avere esecuzione contemporaneamente alla pena principale detentiva allorché vi sia assoluta incompatibilità tra le due pene; che, rileva ancora il giudice a quo, mentre nel corso dell'espiazione della pena principale «una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 139 c.p.» ha permesso di differire l'espiazione della pena accessoria al fine di non impedire al condannato di partecipare all'attività lavorativa utile al suo reinserimento sociale, «analoga interpretazione non sembra consentita allorché la pena principale sia stata espiata e resti da eseguire la pena accessoria»; che, di conseguenza, si creerebbe una disparità di trattamento tra situazioni omogenee, dal momento che mentre sarebbe possibile sospendere temporaneamente l'esecuzione della pena accessoria durante la pena alternativa della semilibertà, ciò non sarebbe possibile una volta che la pena principale sia stata espiata; che la rigida esecuzione della pena accessoria si porrebbe altresì in contrasto con le finalità rieducative della pena stessa; che, con riguardo alla rilevanza della questione, il rimettente sostiene che l'istanza proposta dal condannato non possa essere decisa indipendentemente dalla risoluzione della questione di legittimità costituzionale dal momento che solo l'eventuale dichiarazione di incostituzionalità dell'art. 139 cod. pen. consentirebbe di valutare la sussistenza delle condizioni per poter accoglierla; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione venga dichiarata infondata; che non pertinente sarebbe, infatti, il richiamo alla disciplina di cui all'art. 62 della legge n. 689 del 1981, evocato dal rimettente quale tertium comparationis, dal momento che tale disposizione disciplinerebbe solo l'esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata, cioè di misure alternative alla pena principale; che neppure sussisterebbe un contrasto con l'art. 27, terzo comma, della Costituzione, dal momento che l'ordinamento non potrebbe consentire un differimento sine die dell'esecuzione della pena accessoria, pena la vanificazione del contenuto dissuasivo e di difesa sociale proprio anche di tale pena. Considerato che la Corte d'assise di appello di Milano ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 139 cod. pen. , nella parte in cui tale disposizione «non consente, una volta espiata la pena principale, il differimento della pena accessoria della sospensione della patente» di guida, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata infondata; che il giudizio a quo si origina da un'istanza di “modificazione” del regime di esecuzione di tale pena accessoria, proposta da parte di un soggetto che ad essa è stato condannato in via definitiva ai sensi dell'art. 85 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza); che l'istanza è stata presentata al termine della espiazione della pena detentiva principale, eseguita, in parte, nella forma dell'affidamento in prova ai servizi sociali;