[pronunce]

- In via preliminare, deve essere respinta l'eccezione di inammissibilità della questione formulata dalla difesa della Regione siciliana sul presupposto che il rimettente non avrebbe sperimentato una interpretazione conforme a Costituzione della norma censurata, come, peraltro, avrebbe invece fatto lo stesso Consiglio di Presidenza della Corte dei conti, nel reputare possibile indire una procedura selettiva per il conferimento dell'incarico di revisore contabile della Riscossione Sicilia s.p.a. A tal riguardo, è sufficiente osservare che il giudice a quo pone in rilievo che la norma censurata «non sembra far residuare spazi di sorta per l'esercizio di poteri da parte di soggetti diversi dall'amministrazione regionale siciliana, alla quale, inoltre, pare demandare esclusivamente una scelta intuitu personae, svincolata da altri parametri che non quello – previsto dalla stessa norma – del possesso dei requisiti di cui all'art. 2409-quinquies del codice civile». Il rimettente fornisce, dunque, una esauriente e non implausibile motivazione circa le ragioni che lo hanno condotto a reputare l'opzione ermeneutica prescelta come l'unica praticabile, così da sottrarsi alla eccezione prospettata dalla Regione. 3. - Nel merito, la questione è fondata. 3.1. - Il denunciato art. 3 della legge regionale n. 21 del 2006 si colloca nell'àmbito della disciplina dettata dalla legge della Regione siciliana 22 dicembre 2005, n. 19 (Misure finanziarie urgenti e variazioni al bilancio della Regione per l'esercizio finanziario 2005. Disposizioni varie), il cui art. 2 prevede la costituzione (comma 3) della “Riscossione Sicilia s.p.a.” da parte della Regione (che è tenuta a mantenere la partecipazione di maggioranza), con l'eventuale partecipazione dell'Agenzia delle entrate. La “Riscossione Sicilia S.p. A.” è compagine sociale omologa alla “Riscossione S.p. A.”, la quale ha rilievo nazionale ed è prevista dall'articolo 3 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248. Difatti, alla società siciliana sono da riferirsi «gli obblighi, i diritti ed i rapporti» che la legge contempla per la “Riscossione S.p. A.”, nonché le attività che il citato art. 3 del d.l. n. 203 del 2005 riserva, al comma 4, a quest'ultima e, tra queste, le attività di riscossione mediante ruolo, quelle di riscossione spontanea, liquidazione ed accertamento delle entrate, tributarie o patrimoniali, degli enti pubblici, anche territoriali, e delle loro società partecipate, oltre ad attività strumentali a quelle dell'Agenzia delle entrate. Sicché, coerentemente con tale assetto, il comma 2 dell'art. 2 della legge regionale n. 19 del 2005 dispone che «a decorrere dal 1° ottobre 2006 è soppresso il sistema di affidamento in concessione del servizio regionale della riscossione e le funzioni relative alla riscossione in Sicilia sono esercitate dalla Regione mediante» la “Riscossione Sicilia S.p. A.”. Quanto poi alla gestione di tale società di riscossione, il comma 4 del citato art. 2 prevede che sia la Regione ad esercitare i diritti “corporativi”, anche nel contenuto dei patti parasociali, tramite il dipartimento finanze e credito dell'Assessorato per il bilancio e le finanze. In siffatto contesto assume, quindi, specifico rilievo il successivo comma 6, secondo cui: «L'Assessore regionale per il bilancio e le finanze rende annualmente all'Assemblea regionale siciliana una relazione sullo stato dell'attività di riscossione; a tal fine, il dipartimento finanze e credito dell'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze fornisce allo stesso Assessore i risultati dei controlli sull'efficacia e sull'efficienza dell'attività svolta dalla Riscossione Sicilia S.p. A.». 3.2. - Sotto il diverso, ma correlato, profilo della disciplina del codice civile sul controllo contabile delle società di capitali, occorre evidenziare che l'art. 2409-bis affida detto controllo a un revisore contabile o ad una società di revisione iscritti nel registro istituito presso il Ministero della giustizia; segnatamente, la società di revisione lo esercita necessariamente nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, mentre là dove non vi è ricorso al mercato del capitale di rischio e non vi sia l'obbligo alla redazione del bilancio consolidato, il controllo contabile può essere esercitato dal collegio sindacale (di cui all'art. 2403 cod. civ.), il quale deve pertanto essere «costituito da revisori contabili iscritti nel registro istituito presso il Ministero della giustizia». Le funzioni di controllo contabile del revisore o della società incaricata del controllo contabile sono elencate dall'art. 2409-ter cod. civ. , il quale stabilisce, tra l'altro, che, secondo l'esito dell'attività – nel corso della quale «il revisore o la società incaricata del controllo contabile può chiedere agli amministratori documenti e notizie utili al controllo e può procedere ad ispezioni» – il revisore è tenuto ad esprimere «un giudizio sul bilancio con rilievi, un giudizio negativo» ovvero a rilasciare «una dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio», dovendo così redigere una relazione nella quale siano illustrati «analiticamente i motivi della decisione». 3.3. - È nel descritto quadro normativo che va letta, ai fini della presente decisione, la disciplina concernente gli incarichi extraistituzionali che possono ricoprire i magistrati della Corte dei conti ed al cui conferimento provvede il Consiglio di presidenza, in base al combinato disposto dell'art. 10 della legge 13 aprile 1988, n. 117 (Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati) e dell'art. 13, secondo comma, numero 3, della legge 27 aprile 1982, n. 186 (Ordinamento della giurisdizione amministrativa e del personale di segreteria ed ausiliario del Consiglio di stato e dei tribunali amministrativi regionali).