[pronunce]

n. 504 del 1998 si riferisce ad una capacità contributiva individuata e quantificata in modo irrazionale, al solo fine di ottenere la dotazione per l'espletamento dei compiti istituzionali del CONI, ma trascurando gli obiettivi di politica fiscale e di ordine pubblico, nel rispetto dei principi generali. Le finalità della normativa dovrebbero perseguire, come nel caso di altre imposte di consumo (idrocarburi, sigarette, prodotti alcolici, intrattenimenti), scopi extrafiscali, per il contenimento del consumo di certi beni e servizi. Quanto meno occorre verificare se le modalità con cui si perseguono certi obiettivi siano coerenti con i vincoli derivanti dai trattati comunitari. Aggiunge la Commissione tributaria rimettente che la capacità contributiva relativa alle scommesse, ovvero l'insieme delle somme giocate, è soggetta a due forme di imposte di consumo che sostanzialmente si sovrappongono: l'imposta unica e le quote di prelievo per il CONI, che hanno tutti gli elementi in comune, tranne il soggetto attivo, che nell'un caso è il CONI, nell'altro è l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. L'aliquota per il calcolo dell'imposta unica è il prodotto dei due fattori sopra evidenziati, mentre l'importo a favore del CONI è pari alla differenza tra quota di prelievo lordo, quantificato in base al suddetto d.m. 15 febbraio 1999, e l'imposta unica già applicata sullo stesso presupposto, cioè con riferimento a ciascuna ricevuta della scommessa, tenendo presente che per le scommesse a quota fissa è destinato al CONI il 38 per cento del prelievo fissato nella tabella al netto dell'imposta. Il soggetto passivo, per entrambi i tributi, è il concessionario. La controversia all'esame del giudice a quo ha per oggetto solo un accertamento in materia di imposta unica, riguardo alla quale soltanto può discutersi della costituzionalità del criterio di calcolo: che risulta comunque conseguenza automatica e acritica dell'applicazione di una formula e di parametri originariamente individuati con lo scopo dell'approvvigionamento finanziario del CONI, ma senza tener conto della capacità contributiva dei soggetti passivi del rapporto tributario. Sotto il profilo della rilevanza, il giudice a quo assume che l'esito del giudizio è condizionato al risultato dello scrutinio di costituzionalità, dipendendo l'accoglimento o il rigetto del ricorso dalla conformità alla Costituzione delle norme che disciplinano l'imposta unica. 2. Nel giudizio innanzi alla Corte si è costituita la Giada Bet s.r.l., parte del giudizio principale, che, con riserva di ogni più ampia deduzione da esporre in successiva memoria, conclude per l'ammissibilità e fondatezza della questione sollevata. 3. Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. La difesa erariale chiede dichiararsi l'inammissibilità e comunque l'infondatezza della questione. Con riguardo all'inammissibilità la difesa erariale eccepisce: – l'insufficiente descrizione della fattispecie oggetto del giudizio principale, limitandosi il rimettente ad affermare che la controversia concerne «solamente un accertamento in materia di imposta unica» sulle scommesse, senza precisare l'oggetto dell'accertamento (sanzioni o tributo), le ragioni della contestazione e se venga in rilievo un'imposizione relativa a scommesse al totalizzatore o scommesse a quota fissa; – l'omessa verifica della possibilità di dare delle norme una lettura costituzionalmente orientata; – l'omessa specificazione della perdurante rilevanza della questione, in conseguenza delle modifiche introdotte alla norma denunciata, anteriormente al deposito dell'ordinanza, dall'art. 1, commi 284 e 285, della legge 13 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge finanziaria 2005); – la riferibilità delle censure parametrate all'art. 76 Cost. alle allegazioni della ricorrente nel giudizio principale, senza alcuna valutazione di provenienza del rimettente (sentenze n. 372 del 1999 e n. 456 del 1992); – la contraddittorietà e l'incoerenza derivanti dal fatto che sono denunciati sia una singola disposizione del d.lgs. n. 504 del 1998 (art. 4, comma 1, lettera b, numero 2), sia l'intero decreto legislativo. Con riferimento al merito della controversia, la difesa erariale, dopo ampia premessa relativa alla narrazione del precedente giudizio incidentale di legittimità costituzionale, deciso con l'ordinanza n. 50 del 2004, di manifesta inammissibilità, sostiene l'infondatezza della questione sollevata, osservando, con riguardo al principio della riserva di legge: – che tale riserva non può dirsi operante, poiché si versa in ipotesi in cui la prestazione patrimoniale richiesta, ivi comprese le modalità per la sua determinazione, è stata previamente e liberamente accettata dal soggetto su cui essa ricade, essendo l'attività di raccolta delle scommesse sportive pienamente libera, e perciò rientrante nella sfera di autonomia contrattuale del soggetto concessionario; – che il ricorso alla normazione secondaria, sulla base di una norma primaria, ai fini della disciplina quantitativa del tributo, è legittima, purché la legge stabilisca i princípi generali relativi all'imposizione e il decreto ministeriale si limiti a dettare disposizioni particolari concernenti l'entità del tributo; – che la rimodulazione dell'attuale sistema di imposizione e distribuzione degli introiti dei giochi gestiti dal CONI è stata attuata nel rispetto dei criteri generali della legge n. 288 del 1998, in particolare tenendosi conto dell'esigenza di mantenimento del livello complessivo del gettito (art. 1, comma 1, lettera o); – che il rispetto della riserva di legge risulta anche dalla necessaria considerazione della natura delle quote di prelievo, costituenti il corrispettivo di un rapporto contrattuale di tipo privatistico, che, lungi dal rappresentare prestazioni imposte, si risolvono in costi di esercizio di un'attività liberamente scelta; – che la rimessione, per la determinazione delle quote di prelievo, al Ministro, è accompagnata dalla fissazione di criteri atti a delimitare il potere discrezionale dell'amministrazione (esigenza di mantenimento del gettito, aliquote differenziate in relazione al grado di difficoltà delle scommesse e alla propensione degli scommettitori, intento di scoraggiare le scommesse clandestine, esigenza di garantire al CONI il raggiungimento di obiettivi di rilevanza costituzionale). Per non dire, poi, che la finalità di raggiungimento degli obiettivi è da ritenere idonea al rispetto della riserva di legge, anche in assenza di un'espressa indicazione legislativa di criteri, limiti e controlli sufficienti a determinare l'ambito di discrezionalità dell'amministrazione.