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*QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori e rappresentanti del Governo, questo decreto-legge, che è nato come intervento di ordinaria amministrazione, avrebbe potuto, con l'insediamento di un Governo politico, cambiare segno e diventare il veicolo più adeguato per sciogliere nodi che rischiano di rappresentare un ostacolo alla ripresa delle zone dei due crateri sismici. Noi auspichiamo tutto ciò, signor Presidente, ma vorremmo almeno che questo decreto-legge riuscisse a risolvere un problema annoso, che sta avvelenando la vita civile ed economica della città di L'Aquila. La città di L'Aquila non è una città come un'altra; è la città il cui centro urbano ha subìto l'evento sismico più grave del secondo Dopoguerra in tutta Europa. Non era mai accaduto che l'epicentro di un terremoto fosse all'interno di una città. L'Abruzzo ha poi un altro triste primato, perché in pochi anni è stato ferito due volte, ancorché con ferite di entità diversa, nel 2009 e nel 2016. Tale specificità dovrebbe essere tenuta presente nel considerare di intervenire su quel che è accaduto e quel che sta accadendo in questa città. Facciamo una piccola cronistoria. In passato in Italia gli interventi a favore delle zone colpite da catastrofi non sono mai stati notificati all'Europa, perché non sono mai stati considerati come aiuti di Stato. Forse perché abbiamo una concezione dell'Europa un po' diversa, legata alla visione di De Gasperi, di Schumann, di Adenauer, per cui l'Europa avrebbe dovuto essere innanzitutto un'anima e non una burocrazia: l'Europa avrebbe dovuto avere un cuore. Il Governo presieduto dal senatore Monti notificò (peraltro in ritardo) lo sconto fiscale che era stato riconosciuto a quanti iniziavano a operare a L'Aquila e l'Europa, considerando quell'intervento come un aiuto di Stato, ha chiesto agli imprenditori, agli artigiani, ai cittadini che si sono adoperati durante la ricostruzione, di restituire gli sconti avuti, maggiorati dagli interessi. Bisogna poi tener conto che questo è stato fatto solo per L'Aquila. Tutte le mancate notifiche precedenti sono cadute, per così dire, in prescrizione e gli interventi successivi a favore delle popolazioni colpite dal sisma nel 2016 e nel 2017 non sono stati considerati aiuti di Stato. Quindi si è venuta a determinare una sorta di finestra di "disopportunità", che riguarda soltanto la città di L'Aquila e il cratere del 2009. Ora, tutto ciò è avvenuto in base a una concezione di mercato - fatelo dire a uno che è liberale da sempre - che definire scolastica e rigida è dir poco. Qualcuno in quest'Aula mi deve dimostrare che un imprenditore che ha gestito la sua impresa a Monaco oppure a Parigi in questi anni è stato sfavorito per la situazione nella quale si sono venuti a trovare gli imprenditori aquilani, che hanno portato avanti la propria attività in presenza di un vero e proprio disastro. D'altra parte, gli imprenditori aquilani si sono attenuti alla legge, a quello che lo Stato ha detto loro di fare. Non chiedono nulla, se non che venga rispettata questo dato di fatto. Lo dico agli amici della Lega: gli aquilani non versano in una situazione molto diversa da quella in cui si sono trovati gli allevatori per quel che riguarda le quote latte. Se qui una responsabilità c'è, ammesso e non concesso che vi sia (e, per quanto mi riguarda, non lo concedo, perché quelli non furono aiuti di Stato), questa responsabilità è dell'apparato statale e non possono essere i cittadini a pagare. A meno che noi non aderiamo a una visione quantomeno manichea, che è quella che viene riportata all'interno dell'ordinanza con la quale quegli aiuti sono stati considerati aiuti di Stato. Si legge infatti nell'ordinanza che «un'impresa diligente deve normalmente essere in grado di accertarsi che un aiuto sia stato notificato». Fine della citazione. Qui siamo al paradosso. Colleghi, fondamentalmente l'Europa ci dice non solo che coloro i quali hanno fatto impresa a L'Aquila, il centro storico più colpito in questo millennio, devono restituire i soldi, ma anche che quegli imprenditori, che dovrebbero essere reputati degli eroi se si considera la condizione di contesto nella quale hanno operato, avrebbero dovuto accertarsi che il presunto aiuto fosse stato notificato all'Europa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questa è la situazione, signor Presidente. E tale situazione si aggrava per un elemento ulteriore. Quando infatti il cosiddetto aiuto di Stato, lo sgravio, è stato approvato dal Governo Berlusconi, era in vigore in Europa, il cosiddetto temporary framework , che copriva il periodo compreso tra il 2008 e il 2011. Quel provvedimento, signor Presidente, è nella finanziaria pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 novembre 2011. Ma poiché la finanziaria è entrata in vigore il 1° gennaio 2012, si sostiene che, per un istante di differenza, il temporary framework non vale, quindi non c'è la franchigia dei 500.000 euro. Una franchigia che non avrebbe rappresentato una soluzione, ma avrebbe di molto alleviato il problema. Signor Presidente, credo che il Governo dovrebbe utilizzare lo strumento di questo decreto-legge per poter risolvere il problema, riconsiderando i giudizi che ha dato sugli emendamenti che tutti i Gruppi hanno presentato. La fissazione del termine - per l'applicazione della franchigia - se cioè, vale la data del 27 novembre o quella del primo gennaio - non dipende dall'Europa, ma dal nostro Governo, come il commissario europeo ha sostanzialmente affermato in una lettera inviata al sindaco di L'Aquila Pierluigi Biondi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Cerchiamo, allora, di avere un po' di coraggio; cerchiamo non di essere antieuropei e di sfregiare l'Europa, ma di avere la schiena dritta, soprattutto quando si ha ragione. Se quest'Assemblea si presenta con un emendamento approvato all'unanimità e contesta il fatto che quelli riconosciuti agli aquilani siano aiuti di Stato, credo che il Governo sarà più forte nella trattativa; avrà maggiori possibilità e dimostrerà nei fatti di considerare i nostri cittadini più sfortunati. Essi non sono delle cavie ma dei cittadini di serie A che meritano ancora maggior rispetto. (Applausi dai Gruppi FI-BP e del senatore La Pietra. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castaldi. Ne ha facoltà. CASTALDI (M5S) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, ci apprestiamo ad approvare l'ultimo intervento, in ordine di tempo, volto a fronteggiare l'emergenza e indirizzare la delicata fase della ricostruzione nelle Regioni dell'Italia centrale. Il bilancio di questa sequenza sismica è stato - lo sappiamo tutti - pesantissimo in termini di vite, economia sconvolta, patrimonio culturale devastato. I danni materiali stimati dalla Protezione civile sono oltre 23 miliardi e sono andati ad aggiungersi a quelli già ingenti del 2009 e del 2012.