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Alla domanda se questo sia dannoso per i bambini, l'onorevole Izzo risponde di sì e porta il giornalista a chiederle se questa legge implichi un capovolgimento della realtà. La risposta è perentoria: «certo». Alla domanda, a conclusione dell'intervista, se abbia timori anche per la libertà di espressione, l'onorevole Izzo risponde: «Se si toglie l'identità di genere cadono moltissimi rischi (...) se io dico che sono una donna e che l'umanità è divisa in uomini e donne, rischio come già accade in altri Paesi di essere censurata. Sono molto preoccupata». Di esempi di questo tipo ne sono stati fatti tanti. Non sto parlando quindi dell'ideologia di destra o di una precisa parte politica; sia chiaro: non sto utilizzando le parole di un'ex deputata dei DS perché mi mancherebbero quelle giuste per definire gli stessi concetti, dato che li condivido, ma semplicemente ritengo che sentir dire le stesse cose da chi, ideologicamente parlando, non è di certo della Lega, della coalizione di centrodestra, né vicino a me, può consentire a qualcuno di capire che probabilmente si sta eccedendo in questa contrapposizione e strumentalizzazione di un iter di legge che, a mio avviso, avrebbe necessitato di maggior cautela. Comunque, una volta definito in maniera chiara e inequivocabile che ci sono sia sostenitori sia detrattori del provvedimento, cerchiamo di capire se potrebbero aver maggior ragione i primi o i secondi. Secondo i sostenitori della legge, qui non si parla di violazione o di limitazione dei diritti di alcuni, ma dell'affermazione di quelli di altri; vediamo allora se è vero, continuando sempre però non in una disquisizione fisiologica, ma nella lettura della legge. Nello specifico, immediatamente dopo l'articolo 1, all'articolo 2 è previsto di aggiornare l'articolo 604- bis del codice penale: si tratta uno degli articoli che regolano i delitti contro l'eguaglianza e che prevedono che siano puniti. Quindi, non è vero che parliamo di introdurre diritti, perché, dopo le definizioni, prevediamo di introdurre punizioni; quindi, la tesi sostenuta da molti colleghi in Aula dello schieramento della sinistra, che sostengono che si tratta di introdurre diritti, non è vera ed è smentita dal testo stesso del disegno di legge, che all'articolo 2 prevede di modificare, con una lunga elencazione delle fattispecie di pena, l'articolo 604- bis del codice penale, proponendo appunto di punire chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi oppure fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere. Quindi, quando dite di voler introdurre diritti, sostenete una cosa che è smentita dal testo del disegno di legge. Bisognerebbe poi approfondire la distinzione tra propaganda e istigazione, che è quella sottigliezza che consente a qualcuno di introdurre un alibi (perché, a mio avviso, di questo si tratta), con cui sostenere che non è vero che si va a limitare la libertà di espressione, tutelata dalla nostra Costituzione. Purtroppo però il tempo per approfondire questo argomento non ce l'ho, quindi mi limito a fare una provocazione e una domanda. È vero che qui si va a punire solo l'istigazione e non la propaganda (che è del tutto legittima, perché, se lo sono le rappresentanze di coloro che si identificano in una parte e la vogliono espressa, evidentemente lo è anche la propaganda)? È vero? I colleghi in tanti esempi hanno dimostrato che non è vero, perché, dove vigono leggi simile a queste, i fatti dimostrano il contrario. Il tempo a mia disposizione sta scadendo, quindi mi soffermo in maniera brevissima su quello che, a mio avviso, è il motivo vero di questo disegno di legge. Nella totale mancanza di un'ideologia di sinistra - e lo dimostra anche l'intervento dell'onorevole Izzo di ieri - il centrosinistra sta cercando di ricompattare le fila e di definire gli schieramenti dicendo: o noi o voi, o contrari o favorevoli. È il motivo per cui la nostra apertura e la nostra mano tesa, l'intervento del nostro segretario Salvini - che voleva veramente tutelare i diritti di chi ha bisogno - e quelli del presidente Renzi e di tutti coloro che si sono dichiarati disponibili al confronto - su cui ha tentato un'importante sintesi anche il presidente Ostellari - sono stati rifiutati. Quelle porte aperte sono state chiuse, perché l'interesse della sinistra non è tutelare queste persone, ma darsi un'identità precisa, di cui altrimenti sarebbe priva per la totale negazione di quelli che erano stati i valori fondanti di quella precisa parte politica. (Applausi) . In questo modo, signori, non si fanno gli interessi di queste persone. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, evidentemente il fatto che la discussione continui di giovedì vede molti colleghi assenti per partenze varie: va bene, ne prendiamo atto. Veniamo alla discussione, che è iniziata con tantissimi interventi. Avrei sperato - ma vedo che non ci sono segni in questo senso - che dagli approfondimenti e dagli interventi di ciascuno potessero nascere comunque il dubbio e la volontà di approfondire e di capire la tesi dell'altro. Mi sembra invece che stia diventando un mero esercizio oratorio e basta. Diciamo che il progresso che speravo di vedere, ossia lavorare per migliorare il testo del disegno di legge per le persone che con esso vogliamo tutelare, rimarrà inascoltato, perché è chiaramente un fatto ideologico. Non esiste infatti che un disegno di legge approvato in un ramo del Parlamento non possa essere rivisto, migliorato o maggiormente condiviso. (Applausi) . La vostra rigidità è dettata esclusivamente dall'ideologia, perché dev'essere così e basta e la verità, evidentemente, ce l'avete solo voi. Oppure, come diceva il collega Pazzaglini, vi serve avere una bandiera da piantare in cima alla montagna: è mio questo risultato e fa niente se ci saranno storture pericolose. Ve l'hanno detto i colleghi che sono intervenuti negli ultimi due giorni: le storture ci sono, eccome. Vuol dire essere ciechi affermare che il problema è solo la discriminazione verso le persone - ripeto sempre "il termine", perché di questo stiamo parlando - LGBT. Qualunque sia il loro orientamento, sono persone. Dovremmo riflettere - e provo modestamente a farlo io - su un'emergenza ancora superiore. Alcuni colleghi hanno toccato il tema: il valore che dovrebbe essere alla base di tutto il nostro dibattito è il rispetto, perché in quello innanzitutto di se stessi e degli altri sta la nonviolenza sulle donne, sui bambini, sui disabili e sulle persone LGBT. Questa è l'emergenza che dobbiamo affrontare. Nelle scuole vediamo che è sempre più diffuso il bullismo, che sia cyberbullismo o che sia violenza fisica perché uno è grasso, ha un altro colore della pelle, mi sta antipatico o è gay. A prescindere, c'è questo bisogno di violenza, ma soprattutto l'assenza, evidentemente, di un'educazione al rispetto. Il discorso, quindi, è che bisogna lavorare su questo.