[pronunce]

Anche un'eventuale modificazione del contributo, infatti, farebbe permanere un onere comunque insostenibile per la finanza regionale, essendo aggiuntivo rispetto a quelli già imposti negli anni precedenti, a partire (almeno) dal 2010, impedendo, peraltro, il raggiungimento del pareggio di bilancio. 2.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale, con memoria depositata il 1° aprile 2014, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, comunque, infondato, sulla base delle medesime argomentazioni spese per contrastare il ricorso della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste. Ha aggiunto che il contributo imposto a carico delle autonomie speciali sarebbe necessario per il raggiungimento di imprescindibili obiettivi di risanamento della finanza pubblica cui tutti gli enti territoriali, incluse le stesse autonomie speciali, sono tenuti a concorrere, in considerazione degli impegni assunti in ambito europeo per il superamento delle contingenti criticità di ordine economico-finanziario, in ragione dell'appartenenza all'area della finanza pubblica allargata anche delle Regioni a statuto speciale, con conseguenti poteri statali di disciplina generale e di coordinamento, che possono tradursi anche in limitazioni indirette all'autonomia di spesa degli enti, soprattutto alla luce dei cogenti vincoli di carattere sovranazionale e della elevazione al rango costituzionale del principio del necessario concorso al conseguimento degli obiettivi di bilancio, in virtù della legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 (Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale). Infine, sottolinea la difesa erariale, ai sensi del comma 511 del medesimo art. 1 della legge n. 147 del 2013, ogni autonomia speciale ha la possibilità di raggiungere, entro il 30 giugno 2014, specifiche intese con lo Stato in merito all'adozione di interventi diversi, calibrati sulle peculiarità di ciascuna, con conseguente disapplicazione - tra le altre norme - proprio dell'impugnato comma 526, sicché gli effetti finanziari imposti dalla particolare situazione emergenziale possono essere agevolmente «disinnescati» dalle regolazioni pattizie, come costantemente invocato dalle autonomie speciali. La difesa erariale, infine, ha negato qualsiasi responsabilità dello Stato per la mancata attuazione dell'art. 8 dello statuto speciale. 2.3.- In data 24 marzo 2015, la difesa ricorrente ha depositato - unitamente alla relazione di notificazione al Presidente del Consiglio dei ministri - atto di rinuncia al ricorso indicato in epigrafe, avuto riguardo alla delibera della Giunta regionale della Regione autonoma Sardegna n. 9/1 del 10 marzo 2015, già depositata in data 17 marzo 2015 con unito estratto del processo verbale d'approvazione, dando atto del venir meno delle ragioni che avevano indotto alla proposizione dell'impugnativa, in considerazione dell'accordo raggiunto con il Governo in data 21 luglio 2014 e della conseguente approvazione, da parte del Parlamento, di specifiche norme in favore della Sardegna. 2.4.- In data 23 giugno 2015, l'Avvocatura generale dello Stato, per conto del Presidente del Consiglio dei ministri, ha depositato atto di accettazione della rinuncia al ricorso, conformemente alla deliberazione del Consiglio dei ministri del 29 aprile 2015. 3.- La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, con ricorso notificato il 25 febbraio 2014 presso l'Avvocatura generale dello Stato e, in pari data, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, poi depositato il 3 marzo 2014 (reg. ric. n. 10 del 2014) , ha impugnato, tra gli altri, l'art. 1, comma 526, della legge n. 147 del 2013. 3.1.- L'art. 1, comma 526, della citata legge è censurato, anche in tal caso, nella parte in cui impone alle Regioni speciali, per l'anno 2014, di concorrere ulteriormente al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, per l'importo complessivo di 240 milioni di euro, nel rispetto delle procedure previste dall'art. 27 della legge n. 42 del 2009, e con il descritto meccanismo dell'accantonamento (che per il Friuli-Venezia Giulia ammonta ad euro 44,445 milioni), a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali. La norma sarebbe illegittima per violazione degli artt. 49 e 63, primo e quinto comma, della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), e del principio di leale collaborazione e dell'accordo in materia finanziaria, oltre che del principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., in quanto lo Stato, oltre a sottrarre unilateralmente risorse - per destinarle, a titolo di contributo straordinario permanente, al risanamento della finanza pubblica statale - non avrebbe chiarito i criteri di riparto dell'ulteriore concorso tra le diverse autonomie speciali. 3.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale, con memoria depositata il 4 aprile 2014, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, comunque, infondato, sulla base delle medesime argomentazioni spese per contrastare i ricorsi delle Regioni autonome Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e Sardegna. 3.3.- In data 23 marzo 2015, la difesa ricorrente ha depositato - unitamente alla relazione di notificazione al Presidente del Consiglio dei ministri - atto di rinuncia parziale al ricorso indicato in epigrafe, conformemente alla delibera della Giunta regionale della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia n. 456 del 13 marzo 2015, nella quale si esprime la volontà di rinunciare all'impugnativa, tra gli altri, dell'art. 1, comma 526, della legge n. 147 del 2013, in ragione dell'accordo raggiunto con lo Stato in data 23 ottobre 2014, attuato con i commi da 512 a 523 dell'art. 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2015). 3.4.- In data 23 giugno 2015, l'Avvocatura generale dello Stato, per conto del Presidente del Consiglio dei ministri, ha depositato atto di accettazione della rinuncia al ricorso, conformemente alla deliberazione del Consiglio dei ministri del 29 aprile 2015. 4.- La Provincia autonoma di Bolzano, con ricorso notificato il 24 febbraio 2014 presso l'Avvocatura generale dello Stato e in data 4 marzo 2014 presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, poi depositato il 4 marzo 2014 (reg. ric. n. 11 del 2014) , ha impugnato, tra gli altri, l'art. 1, commi 526 e 527, della legge n. 147 del 2013. 4.1.-