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Signor Presidente, ieri, 29 luglio, abbiamo consumato tutte le risorse della terra disponibili per il 2019, secondo il rapporto del Global Footprint Network. Quindi, iniziamo a consumare per i prossimi mesi più acqua, suolo e cibo di quanto la terra riesca a produrre. In Italia l'Earth Overshoot Day c'è stato addirittura il 15 maggio, ben due mesi e mezzo prima di quello mondiale. In Italia abbiamo consumato risorse equivalenti a 4,44 ettari globali, a fronte di soli 0,9 disponibili. Si tratta di un'impronta ecologica che evidenzia uno stile di vita ben lontano dagli obiettivi di sobrietà ai quali dovremmo tendere. I fattori che portano un Paese al depauperamento delle risorse sono essenzialmente come questo edifica le città e fornisce energia, come si nutrono i suoi cittadini e quanti abitanti conta. È da questo fatto concreto e assai preoccupante che voglio partire per riferire in merito ad alcuni aspetti significativi che riguardano le direttive europee che recepiremo in campo ambientale. Alcune direttive inserite nel disegno di legge in discussione oggi rientrano nel pacchetto «Energia pulita per tutti gli europei», predisposto dalla Commissione europea nel 2016, per conseguire l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 attraverso il miglioramento delle prestazioni energetiche dell'edilizia - sappiamo essere responsabile di circa il 40 per cento del consumo energetico e del 36 per cento delle emissioni di CO 2 - nonché dell'efficienza energetica (del 20 per cento entro il 2020 e del 32,5 per cento entro il 2030). La bozza di PNIEC (Piano nazionale integrato per l'energia ed il clima) prevede per un patrimonio immobiliare di oltre 14,5 milioni di edifici pubblici e privati un obiettivo indicativo di risparmio di 5,7 megatep entro il 2030. Sono certa che il Governo migliorerà l'obiettivo atteso anche grazie al contributo delle osservazioni provenienti dalla consultazione pubblica e tecnica effettuata nei mesi scorsi sul sito web del Mise alle raccomandazioni della Commissione europea, ma anche potenziando e rendendo più stabili le misure già messe in campo nell'ultima finanziaria, che ha collegato le azioni di efficientamento energetico con la messa in sicurezza degli edifici. Inoltre, in occasione dell'audizione tenutasi nel giugno 2019 presso le Commissioni riunite ambiente, attività produttive e politiche dell'Unione europea della Camera e congiunte con le Commissioni riunite industria, commercio, turismo, territorio, ambiente, beni ambientali, e politiche dell'Unione europea del Senato, il commissario europeo per l'azione per il clima e l'energia ha sottolineato la rilevanza di una strategia ambiziosa a lungo termine per la transizione dell'Unione europea verso la neutralità climatica da adottare entro il 2020 in vista della Convenzione quadro delle Nazioni Unite. Si tratta di un impegno economico significativo, per il quale la Commissione europea ha proposto di aumentare la quota spesa relativamente al clima al 25 per cento per il bilancio comunitario dal 2021 al 2027 (ovvero, un euro su quattro potrà essere speso per il clima e l'energia pulita); per contro, l'Europarlamento è favorevole a una spesa del 30 per cento. Con questo scenario ambizioso, per l'Italia si prevedrebbe un aumento rispetto all'attuale di 34 miliardi di finanziamento comunitari e nazionali da destinare all'azione climatica, a cui se ne aggiungerebbero altri 13 previsti dagli introiti delle aste EU ETS (Emission Trading Scheme). Nella comunicazione presentata a novembre 2018, la Commissione europea ha richiamato la relazione del Panel intergovernativo sul cambiamento climatico a proposito del riscaldamento globale (pari a 1,5 gradi centigradi), che evidenza la necessità di contenere l'aumento della temperatura media globale entro questo valore, attraverso un impegno concreto, volto a raggiungere il risultato di zero emissioni nette di CO 2 entro il 2050 a livello globale, su cui il ministro Costa ha riferito essersi fatto promotore in Europa, visto che ci sono Paesi europei che non sono d'accordo e vogliono spostare oltre il 2050 la neutralità di emissioni. Tra le diverse misure europee c'è anche quella di supportare le popolazioni nella transizione verso un'economia circolare focalizzata sull'uso sostenibile delle risorse e contemporaneamente una stringente politica sul contrasto alla plastica monouso, con l'obiettivo che entro il 2050 non finisca più plastica negli oceani. L'Unione europea tende quindi a prevenire la formazione dei rifiuti attraverso tre principali strumenti: la progettazione e la realizzazione di prodotti con un ciclo di vita lungo e con componenti non inquinanti; il rafforzamento della responsabilità estesa del produttore; un adeguato coinvolgimento dei consumatori. È bene ricordare che quest'impostazione emerge chiaramente dalla lettura dei preamboli delle direttive da recepire e rinviene nell'articolo 4 della direttiva fondamentale sui rifiuti, che ne definisce la gerarchia, un riferimento normativo fondamentale. In base alla gerarchia dei rifiuti, che ha carattere vincolante nella definizione delle politiche relative alla gestione dei rifiuti, il nostro Paese, al pari degli altri Stati membri, è tenuto a osservare il seguente ordine di priorità: prevenzione, preparazione per il riutilizzo e riciclaggio. In merito alla misura relativa al recupero di energia, mi preme evidenziare che la proposta di PNIEC 2019, alla pagina 60, prevede la riduzione del fabbisogno di termovalorizzazione dei rifiuti e la limitazione dell'uso delle biomasse per motivi di riduzione delle emissioni. Non posso non soffermarmi in merito all'economia del riciclo, sulla delega specifica introdotta per la ulteriore modifica sul tema end of waste . A tal riguardo si segnala il lavoro complesso e presumibilmente non ancora terminato per venire incontro alle esigenze del mondo del riciclo senza rinunciare alla tutela dell'ambiente e della salute. Mi vorrei soffermare ancora sull'articolo 16 che contiene i criteri e i principi specifici di delega delle direttive sui rifiuti e sui rifiuti di imballaggi, con l'introduzione di un vero e proprio obbligo di raccolta differenziata del rifiuto organico, con relativi obiettivi di riciclo da realizzare entro il 31 dicembre 2020. Tale obbligo è stato accompagnato dall'incentivazione del compostaggio di prossimità che, insieme al compostaggio industriale, è in grado, attraverso la produzione di compost, di restituire sostanza organica ai suoli impoveriti. Particolare attenzione va rivolta alla problematica dei rifiuti dispersi nell'ambiente degli imballaggi in plastica, specialmente in mare, in linea con il disegno di legge cosiddetto salva mare, attualmente all'esame della Camera, che consente ai pescatori di recuperare i rifiuti in mare senza incorrere in responsabilità penale e, una volta a terra, di differenziarli. Solo attraverso misure puntuali di contrasto sarà possibile contribuire al conseguimento dell'obiettivo, previsto nell'Agenda 2030, di prevenire e ridurre, entro il 2025, l'inquinamento marino e raggiungere l'obiettivo del buono stato ecologico dell'ambiente marino entro il 2020, come stabilito dalla direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino.