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Troppe volte sottovalutiamo gli effetti positivi di far parte dell'Unione europea, compresa la libertà di movimento delle persone. Ecco, questo è destinato a venire meno. Noi siamo stati molto generosi, con questo decreto-legge, nel riconoscere i diritti dei britannici in Italia. Abbiamo interesse a farlo, perché sono una frazione di quanti siamo noi nel Regno Unito, cioè sono meno di un decimo di quanti siamo noi; vogliamo vederci riconosciuti con reciprocità gli stessi diritti e quindi facciamo bene ad estenderli. Tuttavia, nell'azione di questo decreto-legge (a parte la congruità di alcuni argomenti con la questione Brexit, sulla quale congruità non entro, perché ovviamente è tutt'altro), abbiamo sottovalutato i diritti e i bisogni dei cittadini italiani nel Regno Unito. Vi faccio notare che, su una ventina di articoli, ce n'è uno solo che riguarda i numerosissimi (700.000) cittadini italiani nel Regno Unito e concerne il fatto che c'è necessità di aumentare i servizi consolari a loro disposizione. Su questo punto abbiamo presentato una serie di emendamenti, che poi avremo modo di esporre e che tuttavia il Governo non ha ritenuto di accettare (e questo è grave), per specificare che queste risorse devono andare ai cittadini, quindi, se si assumono 50 funzionari consolari in più per la rete, questi funzionari devono andare nel Regno Unito. Nel Regno Unito c'è un funzionario consolare ogni 6.000 iscritti: 6.000 rispetto ai 330.000, quindi ce n'è uno ogni 12.000 effettivi, a fronte di uno ogni 90 in Italia, in un Comune, per l'erogazione degli stessi servizi. Se non scrivete che, dei 50 funzionari in più che verranno assunti, una quota che si spera consistente deve andare nel Regno Unito, vi state semplicemente scordando dei cittadini italiani nel Regno Unito. Se non scrivete che qualche soldo in più a favore dei consolati deve servire per la riapertura del consolato di Manchester, che copre un'enorme area del Paese, con circa 40.000 italiani che lì convergevano (consolato di Manchester che, ahimè, nella scorsa legislatura, i Governi precedenti hanno riaperto quattro o cinque volte, ma che se andate a Manchester non c'è), ecco, se non lo scrivete, vi scordate un pezzo importante, vi scordate di adempiere al vostro dovere, come Governo, di fornire i servizi a questa grandissima comunità: gli italiani residenti nel Regno Unito. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, cercherò di non rubare troppo tempo, visto che questo è il secondo intervento che faccio sul tema dell'Europa, dopo quello di ieri. Cercherò magari anche di essere più buono, visto che siamo nella settimana santa. Però, signor Presidente, non mi può impedire di ritenere che questo decreto Brexit e questo argomento rappresentino davvero una pietra miliare nel fallimento di questa unità europea. La fuoriuscita di uno dei Paesi fondanti ed essenziali dell'Europa, di uno dei Paesi più importanti del nostro continente credo non possa non essere riconosciuta come, appunto, il fallimento dell'Europa degli eurocrati, il fallimento dell'Europa dei burocrati, il fallimento di un'Europa che non appartiene ai popoli europei, ma che appartiene piuttosto ad altre consorterie. Brexit vuol dire quindi riflettere innanzitutto sul perché c'è stato questo referendum , che ha fatto uscire un'importante nazione europea, e magari anche riflettere nell'ottica che non avvengano altre fuoriuscite, nell'ottica, cioè, che l'Europa dal 26 maggio in avanti possa rinforzarsi e non avere più Brexit, Italexit, Germanexit, ma possa avere piuttosto una nuova vitalità, nella luce e nello spirito di quei Trattati che proprio qui da Roma diedero il "la" a un'Europa che ben poco aveva da spartire con quella che purtroppo oggi abbiamo di fronte. Nel merito, Fratelli d'Italia - lo diciamo chiaramente - è solidale con il popolo inglese, è solidale con l'Inghilterra, è solidale con un popolo che ha deciso, assumendosene la responsabilità, il rischio e le conseguenze, di uscire dall'unità europea. Un popolo che non ha accettato, come abbiamo detto ieri, quell'Europa a trazione franco-tedesca, che non ha garantito la par condicio e non ha garantito ai popoli europei di competere con un costo del lavoro, con un costo del denaro e con un costo dell'energia assimilabili, quell'Europa che, in sostanza, è andata a incidere solamente su alcuni interessi, che favorivano alcuni Paesi piuttosto che altri e che non ha saputo dare pari opportunità ai Paesi membri dell'Unione europea. Ecco perché siamo solidali e comprendiamo il popolo inglese, anche se certamente non auspichiamo che altre nazioni siano costrette da questa Europa ad uscire. Perché ciò non accada, però, occorre - lo ribadiamo con forza e lo chiederemo nelle piazze e a tutti gli italiani - un'Europa diversa da quella a trazione di centrosinistra, che ha caratterizzato gli ultimi anni della nostra vita politica comunitaria. Bruxelles, peraltro, sempre a proposito di Brexit, ha ostacolato l'accordo. Parliamoci chiaro: se il deal ad oggi non è stato concluso è perché qualcuno ha fatto di tutto affinché ciò non accadesse, perché si volevano ammonire i Paesi europei che dall'Europa, una volta entrati, non si può più uscire, magari come in certe consorterie più o meno legali, dalle quali, una volta che si è entrati, non è possibile uscire; quelle consorterie che tanto peso hanno in certi ambienti vicini agli eurocrati e ai burocrati di Bruxelles. Ebbene, se questo era il messaggio che voleva dare l'Europa, se è per questo che il deal , l'accordo consensuale, non è stato ancora trovato, ecco che doppiamente siamo solidali con il popolo inglese. Doppiamente Fratelli d'Italia si adopererà perché l'accordo non sia punitivo, ma sia rispettoso di un popolo, che aveva buone ragioni per dire no a questa Europa. D'altra parte, ricordo a me in primis e a noi tutti, che quello inglese è un popolo che non si è fatto spaventare da Napoleone e neppure da Hitler e certamente non si è fatto spaventare e non si spaventa per il signor Juncker o per i suoi collaboratori di Bruxelles e dell'Unione europea. Quindi, solidarietà piena e totale ad un popolo e ad una nazione che dovranno trovare un accordo bonario e costruttivo con l'Italia e con il resto dell'Europa. La Brexit significa anche dare delle risposte al tema dell'immigrazione e a quelle politiche immigrazioniste che il Regno Unito non accettava e che invece hanno caratterizzato, come ho ampiamente detto ieri, la politica dell'Unione europea, a trazione di centrosinistra. La Brexit vuol dire anche un maggior rispetto, da oggi in avanti, per le patrie, per i territori e per la sovranità nazionale. Se vogliamo costruire davvero un'Europa dei popoli, dovremmo partire dal rispetto per i popoli nazionali dell'Europa, dal rispetto per le tradizioni e per le necessità dei territori europei.