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Il decreto-legge difetta dei requisiti minimi di necessità ed urgenza, interviene a porre rimedio ad una situazione già mutata (le tende sono già state smontate), intende garantire il regolare svolgimento (lo ripeto: regolare svolgimento!) dei processi e dei procedimenti, ma perviene all'irregolare paralisi degli uni e degli altri, senza aggiungere alcuna soluzione al cambiamento, parola spesse volte usata ed abusata (decreto del cambiamento) senza però che qui, come altrove, si intraveda alcuna reale nuova rotta o novità positiva. Il decreto-legge, inoltre, rinvia e postula l'individuazione e l'effettiva utilizzazione di uno o più immobili da adibire a sede degli uffici giudiziari che attualmente ne sono sprovvisti ma patrocinando, in realtà, il disinteresse per tale individuazione, finisce per legittimare una scelta rivelatasi improvvida e a dir poco inopportuna, così come evidenziato da molti organi di informazione. Esso incide, poi, violandola, sulla ragionevole durata del processo garantita dall'articolo 111 della Costituzione e produce certamente ed inevitabilmente ritardi sui tempi necessari per far ripartire i processi: due mesi di sospensione hanno la capacità, autorevolmente evidenziata, di produrre più di qualche anno di ritardo. Moltiplica incredibilmente gli adempimenti necessari per quelle notifiche a tutte le parti processuali, stimate in un numero non inferiore a 60.000, che invece la soluzione delle tende, per quanto mortificante, aveva tentato di evitare e risolvere. Colpisce princìpi di garanzia fra i quali quello del favor rei , impermeabile espressione di retroattività di condizioni di sfavore. Differenzia indebitamente posizioni processuali omologhe, esponendo gli indagati o imputati di Bari a posizioni processuali di svantaggio rispetto ad altri indagati in altre parti d'Italia, in scoperta violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Potrei proseguire a lungo, seguendo la scia delle critiche alle quali, invece, faccio rinvio per ragioni di sintesi e di sensatezza dialettica. Aggiungo solo due ulteriori notazioni che aggravano la sensazione di irragionevolezza del decreto-legge e confortano l'invito ad arrestarne l'approvazione. Il decreto-legge non solo si lascia giudicare incostituzionale, inutile, paradossale, ma aggiunge difetti di economicità, annunciandosi costoso e certamente irrispettoso della clausola di invarianza finanziaria, la quale non potrà essere rispettata nei fatti. Al di là del ricorso davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo e a una citazione per danni del Ministero della giustizia dinanzi al giudice di pace di Bari, con annessa eccezione di legittimità costituzionale, il rischio è di alimentare un risultato deflattivo per le aspettative economiche che si legano al regolare e puntuale esercizio della giurisdizione, in questo caso penale. Valgono per tutte le aspettative di ragionevole durata, ivi comprese quelle di giovani avvocati su cui, ingiustamente, graveranno i costi economici legati alla paralisi della loro attività professionale. In aggiunta, la sospensione del corso della prescrizione viene fatta applicare «del tutto irragionevolmente, anche a quei reati che, oltre ad esser stati commessi anteriormente, hanno visto i relativi processi essere rinviati ben prima della sua entrata in vigore, ed a data successiva ai termini del 30 settembre 2018 da esso fissati». Indifferenti alla condizione di emergenza verrebbero tuttavia attratti in una disciplina eccezionale, alla quale avrebbero potuto benissimo rimanere estranei. Il che lascia immaginare profili di incostituzionalità che saranno certamente eccepiti alla ripresa del procedimento. Signor Presidente, questa nostra pregiudiziale non è dunque pretestuosa, ma ha il senso di un richiamo a condizioni di equilibrio e buon senso, che rendono auspicabile, da parte del ministro Bonafede, un doveroso ripensamento e una correzione di rotta, senza dubbio coraggiosa, ma necessaria e - mi verrebbe da dire - tipica di quel senno del poi che non esprime debolezza ma, al contrario, dimostra quella intelligenza che dovrebbe guidare i nostri pensieri ed aprirli a necessari ripensamenti, soprattutto quando si ricoprono ruoli di responsabilità istituzionale e di Governo. Concludo, dunque, invitando a ripensare un decreto-legge concepito davvero male e scritto peggio! (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Vitali per illustrare la questione pregiudiziale QP2. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, che vedo seguire molto attentamente questo dibattito sulla pregiudiziale costituzionale, credo che sia necessario fare una premessa. Dobbiamo metterci d'accordo se il rispetto della Costituzione debba essere uguale per tutti e valere per sempre o se, invece, il rispetto della Costituzione abbia prospettive differenti a seconda della posizione che si assume in Parlamento. Dico meglio: nella scorsa legislatura un partito, che oggi è maggioranza e ha responsabilità di Governo, ha fatto del rispetto della Costituzione la propria bandiera, il proprio cavallo di battaglia. Oggi, vedo che la posizione assunta da questo partito è diametralmente opposta a quella sostenuta nella scorsa legislatura. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non vorrei, allora, che avessimo due posizioni diverse e cioè il rispetto della Costituzione da parte della opposizione e invece il non rispetto della Costituzione da parte della maggioranza, perché questo sarebbe veramente un fatto gravissimo che andrebbe censurato in tutte le sedi. Signor Presidente, mi rivolgo a lei, perché vedo che è l'unica che segue con attenzione questo dibattito. Sentiamo parlare e leggiamo sui giornali che il ministro Bonafede (che avremmo avuto il piacere di avere in Aula per poter interloquire, perché siamo anche disponibili, possibilmente, a cambiare idea se qualcuno ce ne dà una ragione o ci dà una spiegazione) ha fatto della funzione dell'ascolto un suo elemento di riconoscimento: il ministro Bonafede ascolta, il ministro Bonafede partecipa. Ma l'ascolto fine a se stesso, che non tiene conto dei suggerimenti, delle proposte, delle iniziative, è assolutamente inutile ed è una presa in giro per questo Parlamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non vorrei, signor Presidente, che questo decreto-legge sia un antipasto rispetto a quello che dovremmo aspettarci nel corso della legislatura. Non vorrei nemmeno che fosse parte del progetto di realizzazione di quel principio e di quella filosofia - che abbiamo letto sui giornali - che appartiene alla Casaleggio associati, che addirittura pronostica l'inutilità del Parlamento, quasi che l'elezione da parte dei cittadini a suffragio universale sia mortificata e sostituita da un sondaggio all'interno di una piattaforma, su Facebook o su altri strumenti del genere. (Applausi dai Gruppi FI-BP, FdI e PD) .