[resaula]

Ora sembra impossibile che da quegli elenchi non si possa individuare nessuno, per cui occorre derogare prevedendo rose di candidati diversificate per merito, senza peraltro stabilire criteri validi anche per tutte le altre Regioni. In questo provvedimento ci sono delle dicotomie importanti, secondo me, che davvero saltano all'occhio. Ovviamente noi, come minoranza, le abbiamo messe tutte in evidenza. Un altro tema di fondamentale importanza è quello della formazione medica. È vero che abbiamo una carenza importante di medici in questo periodo, e mi riferisco ai medici di medicina generale, come anche ai medici che si stanno per specializzare e non hanno un luogo di lavoro, ma è anche vero che non si può raffazzonare e pasticciare come è stato fatto in questo decreto-legge, intervenendo in maniera tanto impropria. Non siamo solo noi a pensarla così: sono intervenuti su questo fatto, con mozioni, quindi non solo verbalmente, la CRUI, il MIUR e ovviamente tutte le altre sigle sindacali. Questo perché sarebbe stato più utile avere un provvedimento ad hoc , come sempre noi abbiamo auspicato, per poter programmare e organizzare un tavolo di lavoro con la presenza anche del MEF. Ricordiamoci infatti che spesso e volentieri è il MEF che stabilisce le condizioni per poter attivare nuove borse di studio ed avere più fondi per poter assumere un numero maggiore di medici. Per non intervenire poi sul tema dell'incostituzionalità, questo sì, di assumere e far diventare dirigenti medici che ancora non hanno completato il corso di specializzazione; alla faccia di quelli che si sono già specializzati, che non hanno un posto di lavoro, coloro che invece stanno sognando ancora un corso di specializzazione possono ambire addirittura ad avere un lavoro a tempo indeterminato. È una diseguaglianza incredibile che poniamo all'attenzione. È un punto importante, come si diceva oggi in Commissione, soprattutto per quei medici che sono dovuti correre all'estero per poter avere un lavoro. Si tratta anche in questo caso di un aspetto incongruo; potevamo invece richiamare gli specialisti di cui abbiamo bisogno. Non si è fatto. Ciò vale non meno per i medici di medicina generale; abbiamo anche qui una forte carenza. Abbiamo presentato alcuni emendamenti affinché ci siano delle unità di programmazione per quanto riguarda la cosiddetta medicina di gruppo, con la presenza di varie figure specifiche. Si pensa invece di attribuire una responsabilità in più ad una persona che ancora non ha terminato il proprio corso di studi e non ha ancora acquisito la pratica necessaria nel rapporto tra il paziente e il medico, che è un aspetto importante. Ciò, anche dal punto di vista della legge sulla responsabilità professionale, è un altro punto interrogativo sul quale dobbiamo porre attenzione. Pertanto, anche in questo caso, pensiamo che ciò sia un po' azzardato. Ho sentito poi che il Ministro ha fatto un incontro con la CRUI e il CUN, nel quale si è detto che pare ci sia un accordo con il ministro Bussetti e una circolare. Tuttavia, una circolare non ha gli stessi effetti di una legge e quindi, a dir la verità, conoscendo anche l'ambito universitario della formazione, sono un po' preoccupata. Se infatti è già disomogenea la formazione, perché le università hanno la loro piena autonomia e nessuno gliela toglie, aggiungendo ulteriori difformità dal punto di vista dell'attuale assetto normativo, con il provvedimento al nostro esame andiamo a rivoluzionare tutto fino al 2021; in tal modo non si capirà poi più nulla. Quelli che prima stavano facendo un corso di formazione, si trovano ora di fronte una strada che non sanno più se è quella giusta. Ribadiamo pertanto che rispetto a quanto scritto nel provvedimento in esame si rilevano difformità, disomogeneità e diseguaglianze importanti. Per tali ragioni avevamo presentato degli emendamenti che potevano in qualche maniera correggere gli errori. Vediamo cosa ne dirà l'Assemblea e i colleghi che voteranno gli emendamenti. Mi spiace che il Governo sia rimasto silente e sordo a tutte le nostre indicazioni finalizzate a correggere gli errori. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Pisani Giuseppe. Ne ha facoltà. PISANI Giuseppe (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, signori rappresentanti del Governo, l'articolo 12 del decreto-legge oggi in discussione affronta, il grave problema della carenza di personale medico specialistico che sta mettendo in ginocchio la sanità ospedaliera del nostro Paese. La formazione di medici specialisti in numero non corrispondente ai reali fabbisogni del sistema sanitario riduce sia la quantità che la qualità delle prestazioni, pregiudica lo svolgimento di una regolare continuità assistenziale e compromette l'efficacia di un servizio essenziale che deve essere garantito universalmente ed efficientemente. L'attuale situazione emergenziale è stata causata da una politica miope, che non ha saputo programmare e guardare al futuro dei propri figli. In realtà, come riportato anche dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, oggi non vi è una reale carenza di laureati in medicina e chirurgia, bensì un numero insufficiente di laureati che possono acquisire il titolo di specializzazione. Si tratta del cosiddetto imbuto formativo che si crea per il limitato accesso ai percorsi di formazione e specializzazione, determinato dalla insufficiente programmazione di un numero di borse di studio per la specializzazione, nettamente inferiore al numero di specialisti necessario e richiesto dalle strutture sanitarie. Si calcola che attualmente siano circa 8.000 i medici che non hanno accesso alla formazione specialistica. Un gran numero di questi ultimi staziona in cerca di occupazione - si tratta del cosiddetto fenomeno dei camici grigi - e molti di essi emigrano in cerca di una destinazione migliore dove mettere in campo le conoscenze acquisite: dobbiamo, quindi, puntare sui giovani, sull'inserimento degli stessi nel mondo del lavoro, nonché su un percorso formativo adeguato alle attuali contingenze. Il dato è ancora più allarmante se si considera che, entro il 2025, cioè in sei anni, andranno in pensione dal Servizio sanitario nazionale ben 52.000 medici. In alcune Regioni si sono adottate soluzioni varie per sopperire alla carenza di specialisti, come il ricorso a medici già pensionati, oppure a medici militari, ovvero, in ultimo, a medici prestati da altre Regioni. In Regioni come la Campania e la Puglia, è stato stimato che ci sarà bisogno, nei prossimi anni, di non meno di 1.400 specialisti in medicina d'urgenza solo per sopperire alle uscite pensionistiche previste. Per questi motivi, come già accade in altri Paesi dell'Unione europea, il decreto- legge oggi in discussione prevede la possibilità di ammissione dei medici chirurghi e dei medici veterinari in formazione specialistica iscritti all'ultimo anno del relativo corso alle procedure concorsuali per l'accesso alla dirigenza del ruolo sanitario nella specifica disciplina bandita, i quali verranno inseriti, all'esito positivo delle medesime procedure, in una graduatoria separata. Coloro che saranno utilmente collocati in tale graduatoria potranno essere assunti a tempo determinato e parziale. Il relativo contratto di lavoro non potrà avere durata superiore alla durata residua del corso di formazione specialistica e potrà essere prorogato una sola volta e per non più di dodici mesi.