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Tale funzione, oltre ad essere diretto presidio della concreta realizzazione del principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione, favorisce anche il sorgere di indirizzi giurisprudenziali coerenti e univoci, rendendo possibile soddisfare l'esigenza, oggi sempre più avvertita, della prevedibilità della decisione. L'incertezza nell'interpretazione della legge costituisce infatti un ulteriore motivo di incremento del contenzioso e soprattutto dei ricorsi in cassazione. Nel sistema attuale, la Corte di cassazione interviene al termine del giudizio e, quindi, specialmente nella materia tributaria devoluta alla quinta sezione civile, a distanza di molti anni dal sorgere del contenzioso. Inoltre, il ritardo nella definizione dei ricorsi si riverbera anche sul giudizio di merito, in quanto il definitivo affermarsi di una determinata interpretazione di una norma avviene quando oramai un determinato contenzioso si è prodotto con centinaia, se non migliaia di cause che potevano non nascere o essere celermente decise, con ulteriore aggravio per l'intero sistema della giustizia tributaria e di quella civile in generale. Al contrario, un'interpretazione autorevole e sistematica della Corte resa con tempestività, in poco tempo ed in concomitanza alle prime pronunzie della giurisprudenza di merito, può svolgere un ruolo deflattivo significativo, prevenendo la moltiplicazione dei conflitti e con essa la formazione di contrastanti orientamenti territoriali. Nella materia del diritto tributario, peraltro, l'esigenza di assicurare una tempestiva interpretazione uniforme è particolarmente avvertita per due ordini di ragioni: il continuo succedersi di norme di nuova introduzione, rispetto alle quali il giudice del merito non ha un indirizzo interpretativo di legittimità cui fare riferimento, e la serialità dell'applicazione delle norme che si riflette sulla serialità del contenzioso. Si propongono pertanto due novità di tipo processuale tendenti a rendere più tempestivo l'intervento nomofilattico, con auspicabili benefici in termini di uniforme interpretazione della legge, quale strumento di diretta attuazione dell'articolo 3 della Costituzione, prevedibilità delle decisioni e deflazione del contenzioso. Il primo istituto – introdotto con il comma 2, lettera g) , dell'articolo 2 del disegno di legge (nuovo articolo 62- ter del decreto legislativo n. 546 del 1992) , ma che per comodità espositiva si illustrerà per primo – sulla scorta di felici esperienze straniere (e segnatamente dell'ordinamento francese che conosce la saisine pour avis ), denominato « rinvio pregiudiziale in cassazione », consente al giudice tributario di chiedere alla Corte di legittimità l'enunciazione di un principio di diritto, in presenza di almeno una delle seguenti condizioni: a) la questione di diritto sia nuova o comunque non sia stata già trattata in precedenza dalla Corte di cassazione; b) si tratti di una questione esclusivamente di diritto e di particolare rilevanza per l'oggetto o per la materia; c) la questione presenti particolari difficoltà interpretative e vi siano pronunce contrastanti delle commissioni tributarie provinciali o regionali; d) si tratti di questione che, per l'oggetto o per la materia, sia suscettibile di presentarsi o si sia presentata in numerose controversie dinanzi ai giudici di merito. Il secondo istituto, introdotto dal comma 1 dell'articolo in commento, che può essere aggiuntivo o sostitutivo rispetto al primo, è quello denominato « ricorso nell'interesse della legge in materia tributaria ». Tale strumento consente al Procuratore generale presso la Corte di cassazione di formulare al primo presidente della Corte di cassazione la richiesta di rimettere una questione di diritto di particolare importanza che rivesta il carattere della novità o della serialità o che abbia generato un contrasto nella giurisprudenza di merito, in modo che venga enunciato un principio di diritto nell'interesse della legge, cui il giudice del merito tendenzialmente deve uniformarsi, salva la possibilità di discostarsene con assunzione di responsabilità e con onere di adeguata motivazione. I due istituti si fondano sui medesimi presupposti: 1) la « novità » della questione, da intendersi non solo come novità della norma che deve essere oggetto di interpretazione ma anche come assenza di precedenti espressi dalla giurisprudenza di legittimità: in altre parole, gli strumenti in esame potranno essere utilizzati anche con riferimento a normative meno recenti che, tuttavia, non siano state esaminate dal giudice della nomofilachia; 2) la particolare importanza della questione e l'oggettiva difficoltà di interpretazione della norma e il formarsi di orientamenti contrastanti nella giurisprudenza di merito: ciò può essere legato, ad esempio, all'oscurità del testo di legge ovvero all'esistenza di disposizioni contrastanti che regolano la medesima materia, ovvero ancora alle difficoltà di coordinamento della legge nazionale con disposizioni di fonte europea o internazionale. 3) la serialità della questione, conseguente al fatto che una determinata norma abbia generato un rilevante contenzioso o sia astrattamente idonea ad essere applicata in un numero indeterminato di controversie, in modo tale da definire in modo rapido e per quanto possibile uniforme le stesse. Gli strumenti processuali in esame, identici nei presupposti legittimanti, divergono invece nella concreta modalità di attuazione. Il rinvio pregiudiziale infatti è rimesso al prudente apprezzamento del giudice tributario e necessita di un filtro particolarmente rafforzato, per evitare il rischio di un eccesso di ordinanze di rinvio, con l'effetto paradossale di aumentare il già gravoso carico della Corte di cassazione. Si prevede pertanto un filtro di ammissibilità affidato al primo presidente della Corte di cassazione, che potrà avvalersi anche dell'Ufficio del massimario, per una valutazione preliminare di ammissibilità e senza oneri motivazionali in caso di restituzione al giudice per mancanza dei presupposti legittimanti il rinvio. Il rischio di abuso dello strumento, invece, non sussiste con riferimento al secondo istituto stante il suo affidamento alla Procura generale presso la Corte di cassazione che ha un numero di sostituti procuratori generali addetti al settore civile più limitato, anche in considerazione dell'eccezionalità dell'istituto e dell'autorevolezza istituzionale dell'autorità giudiziaria richiedente. Il principio di diritto espresso dalla Corte di cassazione sarà vincolante solo nel caso del rinvio pregiudiziale e solo per il giudice che lo ha sollevato. Sulla vincolatività del principio di diritto espresso si fa riferimento a quanto già elaborato rispetto ad altri istituti di rinvio pregiudiziale già conosciuti dall'ordinamento italiano. In tutti gli altri casi l'interpretazione della Corte di cassazione costituirà un autorevole precedente, al quale il giudice del merito potrà fare riferimento e dal quale difficilmente potrà discostarsi, sicuramente con un onere motivazionale supplementare. Infatti, una decisione del giudice di merito « difforme » dai precedenti della Corte di cassazione, soprattutto se pronunciati dalle sezioni unite, « immotivata » o « gratuita » o « immediata », può avere conseguenze in termini di responsabilità a carico del giudice di merito stesso.