[pronunce]

Onorato, componente del Comitato, e prendendo spunto da un appello sottoscritto dallo stesso Onorato contro la guerra del Golfo, aveva dichiarato: «Tu hai un'altra veduta perché non sei da questa parte, Onorato, tu sei dall'altra. Tu saresti stato un magnifico inquisitore del Ministro di grazia e giustizia del Governo collaborazionista! (...) Tu sei la figura tipica degli inquisitori che interrogavano London. Hai capito? Anche con la scopolamina! Ti credo capace di questo e altro, perché ti conosco come sardo e mi vergogno che tu sia sardo, perché sei una persona di una faziosità tale per cui mi adopererò con gli amici del PDS perché ti candidino e ti eleggano perché l'idea che domani l'onore, la vita, la libertà, i beni di un cittadino possano essere messi nelle tue mani di magistrato è cosa che come liberale mi atterrisce»; alla replica di Onorato: «non ho la stessa concezione dello Stato e della Patria, in questo senso non mi considero un traditore», rispondeva Cossiga: «certo tu non hai nessuna concezione di Stato e di Patria». La Corte d'appello, con la sentenza oggetto del conflitto, ha riconosciuto la responsabilità del sen. Cossiga per l'episodio del 15 marzo 1991, sul presupposto che egli avesse agito fuori dalle funzioni presidenziali, sia tipiche sia atipiche (connesse al potere cosiddetto di esternazione). Il ricorrente ritiene che la Corte d'appello di Roma, con la decisione impugnata, abbia fatto propria un'interpretazione dell'art. 90 Cost. sul regime di responsabilità del Presidente della Repubblica e sul rapporto di strumentalità tra esternazioni di quest'ultimo e funzioni presidenziali, «del tutto insoddisfacente e contrastante» con i princípi fissati dalla Corte di cassazione in sede di annullamento con rinvio (sentenza n. 8734 del 2000) e ritenuti corretti dalla Corte costituzionale (sentenza n. 154 del 2004). Ad avviso del ricorrente, la Corte d'appello avrebbe apparentemente assunto come valido il principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione [«ai sensi dell'art. 90, comma 1, Cost., l'immunità del Presidente della Repubblica (che attiene sia alla responsabilità penale che civile o amministrativa) copre solo gli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni (nelle quali rientrano, oltre quelle previste dall'art. 89 Cost., anche quelle di qui all'art. 87 Cost., tra cui la stessa rappresentanza dell'unità nazionale) e non quelli extrafunzionali; né la continuità del munus comporta che l'immunità riguardi ogni atto compiuto dalla persona che ha la titolarità dell'Organo, per quanto monocratico» (sentenza n. 8734 del 2000)], ma, in realtà, non lo avrebbe applicato. Secondo il ricorrente, la non applicazione di tale principio risulterebbe sotto tre profili. In primo luogo, nell'aver escluso ogni rapporto tra la «vicenda Gladio» (oggetto dell'audizione presidenziale dinanzi al predetto Comitato parlamentare) e la Guerra del Golfo (alla quale il sen. Onorato si era pubblicamente opposto firmando un appello pubblicato da «Il Manifesto» il 29 gennaio 1991, ripubblicato dalla stessa testata il 27 febbraio 1991, pochi giorni prima, quindi, dell'audizione del 15 marzo). In secondo luogo, nell'aver ritenuto irrilevante il momento dell'audizione del Presidente da parte del Comitato, mentre «il sen. Onorato fu severamente redarguito dal Presidente per il solo fatto di avere all'epoca espresso la sua opposizione alla Guerra del Golfo, nell'assenza di un qualsivoglia legame politico-istituzionale tra la partecipazione dell'Italia alla rete Stay Behind (Gladio) fondata sull'alleanza atlantica (NATO) e la partecipazione militare dell'Italia alla Guerra del Golfo, soltanto quest'ultima disapprovata in quel periodo dal sen. Onorato». In terzo luogo, nell'aver assunto che gli asseriti epiteti infamanti erano stati rivolti dal Presidente al sen. Onorato «per il solo fatto della sua opinione pacifista espressa attraverso la firma di un appello contro la Guerra del Golfo, nel difetto di ogni spunto provocatorio che giustificasse lo sferzante e violento attacco mosso dall'interlocutore nei suoi confronti». Ad avviso del ricorrente, la sentenza oggetto del conflitto avrebbe determinato la menomazione di un'attribuzione presidenziale, escludendo che le dichiarazioni del Presidente al sen. Onorato potessero godere del regime di irresponsabilità spettante alle esternazioni presidenziali connesse ad una funzione del Capo dello Stato. Difatti, secondo il ricorrente, non potrebbe essere negata la valenza politico-istituzionale dello scontro tra il presidente Cossiga ed il sen. Onorato sul tema della Guerra del Golfo. 2 – È ammissibile l'intervento spiegato nel presente giudizio dalla parte attrice nel giudizio civile in cui è stata resa la sentenza impugnata. Nella giurisprudenza di questa Corte è consolidato il principio secondo cui, nei giudizi per conflitto di attribuzioni, non è ammesso l'intervento di soggetti diversi da quelli legittimati a promuovere il conflitto o a resistervi, salva l'ipotesi in cui l'oggetto del giudizio per conflitto consista proprio nell'affermazione o negazione dello stesso diritto di agire in giudizio di chi pretende di essere stato leso da una condotta in relazione alla quale si controverte, nel giudizio costituzionale, se essa sia o meno coperta dalle eccezionali guarentigie previste dalla Costituzione (sentenze n. 154 del 2004 e n. 76 del 2001). Anche nel presente conflitto vale l'eccezione alla regola, sia alla luce delle garanzie costituzionali sancite dagli artt. 24 e 111 Cost., sia nel rispetto dell'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (sentenza n. 154 del 2004). Negare ingresso nel processo costituzionale alla difesa della parte del giudizio civile nel quale si controverte sull'applicazione della guarentigia, significherebbe esporla, senza possibilità di far valere le proprie ragioni, ad una pronuncia il cui effetto potrebbe essere quello di precludere definitivamente la proponibilità dell'azione davanti alla giurisdizione (ibidem). 3. – Con ordinanza n. 357 del 2005, questa Corte ha ritenuto, in sede di prima e sommaria delibazione, ammissibile il conflitto, riservando espressamente alla fase del merito nel contraddittorio delle parti ogni ulteriore decisione, anche relativa all'ammissibilità del ricorso. 4. – Il ricorso è inammissibile. La difesa dell'intervenuto ha eccepito l'inammissibilità del ricorso per conflitto sotto vari profili, sostenendo, tra l'altro, che il ricorso denuncerebbe meri errori in iudicando, con una sostanziale duplicazione dell'impugnazione promossa dall'odierno ricorrente anche dinanzi alla Corte di cassazione, avverso la medesima sentenza. In effetti, il ricorrente fa discendere la lamentata menomazione della prerogativa costituzionale da un'interpretazione dell'art. 90 Cost., resa dalla Corte d'appello nella sentenza oggetto di gravame, «del tutto insoddisfacente e contrastante» – a dire del ricorrente – rispetto ai princípi fissati dalla Corte di cassazione (sentenza n. 8734 del 2000).