[pronunce]

Le norme impugnate, inoltre, si pongono in contrasto con l'art. 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122, il quale stabilisce che, a decorrere dall'anno 2011, le amministrazioni pubbliche possono avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del cinquanta per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009, nonché con l'art. 117, terzo comma, Cost. in materia di coordinamento della finanza pubblica. L'art. 3 impugnato, invece, nel prolungare la durata dei suindicati contratti si risolve nel superamento dei limiti - fissati dalla legge - per l'instaurazione di rapporti di lavoro flessibile e comporta, altresì, un superamento dei limiti di spesa sostenuta per le medesime finalità. Donde la violazione - a dire del Governo «incontestabile» - anche dell'art. 117, terzo comma, Cost. 2.- Con memoria depositata il 3 ottobre 2012, la Regione autonoma Sardegna si è costituita, chiedendo che le questioni di legittimità promosse con il ricorso siano dichiarate inammissibili e, comunque, infondate. 2.1.- Il ricorso sarebbe, innanzitutto, inammissibile. 2.1.1.- Risulterebbe, in primis, inammissibile il complesso delle censure avverso le disposizioni di legge delle autonomie speciali commisurate anche all'ambito di autonomia garantita dallo statuto speciale, non figurando in ricorso il minimo accenno alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna). Lamenta, in particolare, la difesa regionale che il ricorrente non solo non dimostra, ma nemmeno allega, che le disposizioni impugnate eccederebbero dalla competenza attribuita dall'art. 3, comma l, lettera a), dello statuto speciale, in base al quale la Regione ha potestà legislativa esclusiva in materia di «ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi della Regione e stato giuridico ed economico del personale». 2.1.2.- Peraltro, opina la resistente che le motivazioni addotte dal Governo in relazione agli altri parametri sarebbero comunque insufficienti a permettere lo scrutinio del merito delle questioni. Quanto alla prima censura, il ricorrente non deduce alcunché sul fatto che l'art. 36, comma 2, della legge della Regione autonoma Sardegna 29 maggio 2007, n. 2 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - legge finanziaria 2007) prevede distinte fattispecie in tema di superamento del precariato. In particolare, la contemplata possibilità che il personale precario sia «sottoposto a prove selettive concorsuali pubbliche, con il riconoscimento di una premialità riferita al servizio prestato sulla base della legislazione vigente in materia» rimanderebbe ad un concorso espletato senza alcuna riserva di posti. Il ricorrente, pertanto, avrebbe dovuto quantomeno spiegare perché la disposizione censurata dovrebbe interpretarsi nel senso della previsione di una procedura selettiva in tutto riservata al personale precario dell'amministrazione regionale. 2.1.3.- Un ulteriore profilo d'inammissibilità del gravame sarebbe rappresentato dal fatto che il ricorrente abbia inteso muovere le proprie doglianze avverso l'art. 36, comma 2, della legge reg. n. 2 del 2007, anziché contro le disposizioni della legge reg. n. 13 del 2012. Censurato infatti è, ad avviso della difesa regionale, il meccanismo di stabilizzazione del precariato e non, invece, la previsione di inserimento in tale meccanismo di ulteriori, particolari figure professionali (come previsto dall'art. 2 della legge regionale qui in oggetto). Donde l'aberratio ictus in cui sarebbe incorso il Presidente del Consiglio dei ministri, comportante l'inammissibilità del ricorso che mirerebbe a sottoporre surrettiziamente alla Corte costituzionale una questione per la quale il ricorrente sarebbe ormai decaduto dalla possibilità di proporre gravame. 2.1.4.- Ancor più evidente sarebbe l'inammissibilità della censura mossa dal ricorrente all'art. 3 della legge impugnata. In primo luogo, per mancata precisazione della disposizione di legge invocata ad integrazione del parametro di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., essendo dubbio se si tratti effettivamente di quella contenuta nell'art. 36 del d.lgs. n. 165 del 200l (richiamato quale parametro interposto). Quanto, poi, all'art. 9, comma 28, del d.l. n. 78 del 2010, per palese difetto di motivazione. Considerato, infatti, che l'art. 3 della legge reg. n. 13 del 2012 si applica ai «contratti a termine di cui all'articolo 6, comma 8, della legge regionale 4 agosto 2011, n. 16» nonché al «personale al lavoro nelle soppresse amministrazioni provinciali di cui alla legge regionale 25 maggio 2012, n. 11», l'annualità prevista dalla disposizione impugnata, comportante una invarianza di spesa per il personale rispetto all'anno 2011, già teneva conto delle misure di contenimento della spesa previste dal d.l. n. 78 del 2010. L'inammissibilità della questione promossa al riguardo, discenderebbe dal fatto che il ricorrente aveva l'obbligo di dimostrare il contrasto della disposizione impugnata con il parametro invocato, non emergente dalla piana lettura delle disposizioni impugnate, né certamente desumibile, data la successione degli interventi del legislatore regionale sulla disciplina del personale, in via di presunzione. 2.2.- Secondo la difesa regionale, le questioni sollevate sarebbero, in ogni caso, infondate. 2.2.1.- Manifestamente infondata risulterebbe la censura all'art. 2 della legge regionale in oggetto, perché il Presidente del Consiglio dei ministri sarebbe incorso in un evidente equivoco. Premette la resistente che l'art. 36, comma 2, della legge della Regione autonoma Sardegna 29 maggio 2007, n. 2 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - legge finanziaria 2007), ha dato mandato alla Giunta regionale sarda di predisporre un piano pluriennale per il superamento del precariato «sulla base dì una puntuale ricognizione» del personale. Tale piano includeva solo alcune tipologie di dipendenti, in particolare il «personale non dirigente che abbia svolto attività per almeno trenta mesi, anche non continuativi, nell'ultimo quinquennio» e quello «proveniente da progetti socialmente utili regionali e interregionali che abbia prestato servizio presso l'Amministrazione regionale». Al contrario, era, e rimane ancora oggi, escluso sia il personale «impiegato in attività di formazione nei CRFP», sia il personale «con funzioni di comunicazione esterna o di addetto stampa, o ai sensi della normativa in materia di uffici di gabinetto o strutture ausiliarie del Presidente della Regione o dei componenti della Giunta regionale».