[pronunce]

3.- Con altro ricorso, notificato il 14-15 marzo 2017 e depositato il successivo 17 marzo 2017 (registro ricorsi n. 32 del 2017), il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso, ai sensi dell'art. 127 Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 17, lettere a) e c), della legge reg. Abruzzo n. 4 del 2017, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera s), e 118, primo e secondo comma, Cost. La disposizione impugnata è intervenuta sugli artt. 5 e 10 della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2016, già impugnata con il ricorso iscritto al n. 27 del registro ricorsi 2017. A parere del Presidente del Consiglio dei ministri, le nuove norme regionali «invadono ulteriormente la competenza legislativa esclusiva riservata allo Stato in materia di "tutela dell'ambiente e dell'ecosistema" e presentano vizi di legittimità costituzionale analoghi a quelli denunziati» con il citato ricorso. 3.1.- Dopo aver ricordato le censure esposte nel ricorso n. 27 del 2017, l'Avvocatura generale dello Stato censura, in primo luogo, l'art. 1, comma 17, lettera a), della legge reg. Abruzzo n. 4 del 2017, il quale, mediante l'inserimento del comma 2-bis, ha modificato l'art. 5 della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2016. Tale disposizione ha statuito che «[c]on atto del Dirigente della Struttura regionale di cui al comma 1 viene stabilito, fra le attività elencate al comma 2, quali siano quelle da ritenersi prioritarie nell'ambito dell'attivazione e gestione della REASTA, provvedendo ad individuare altresì, tra i soggetti indicati sempre al comma 1, quali siano quelli di cui avvalersi nonché determinare l'importo per la copertura delle eventuali spese». Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, la novella finirebbe per radicare in capo all'amministrazione regionale la competenza al compimento di «specifici atti di programmazione gestoria», i quali troverebbero applicazione anche all'interno dei parchi e delle riserve naturali statali, «senza alcuna previa intesa con gli enti preposti alla gestione delle aree naturali protette». La norma regionale contrasterebbe, pertanto, con la legge n. 349 del 1991 e, specificamente, con gli artt. 1, commi 3 e 4, 2, comma 1, 9 e 12, i quali affidano agli Enti parco e ai soggetti gestori delle aree protette l'attività di gestione dei territori ricompresi al loro interno, nonché «l'autorizzazione all'esecuzione di interventi destinati ad essere realizzati nei relativi ambiti territoriali». Poiché la REASTA interessa porzioni di territorio comprese sia all'interno sia all'esterno dei parchi nazionali, la possibilità che la Regione Abruzzo programmi o realizzi interventi all'interno delle aree protette, senza la previa intesa, sarebbe lesiva delle prerogative degli enti e degli organismi statali e dei relativi interessi affidati alle loro cure, non essendo sufficiente la mera collaborazione o un potere di proposta, per di più, non vincolante. La norma impugnata consentirebbe, infatti, alla Regione di realizzare anche gli interventi in relazione ai quali gli Enti parco e gli organismi di gestione possono «non aver prestato il proprio consenso o, addirittura, avere manifestato il loro dissenso». Ciò si tradurrebbe nella lesione dello standard di tutela ambientale, il quale, viceversa, potrebbe essere salvaguardato «solo se alla mera "collaborazione" fosse sostituita la previsione di una necessaria, previa "intesa" con i soggetti gestori delle aree naturali». 3.1.1.- L'Avvocatura generale dello Stato precisa, poi, che «le considerazioni e i rilievi che precedono valgono non soltanto per i parchi nazionali, ma anche per le riserve naturali statali e, più in generale, per le aree naturali protette regionali». I soggetti ai quali è affidata la gestione di tali aree non possono, pertanto, essere spogliati delle competenze che dispongono per gli interventi da attuarsi all'interno di queste; anche per tali organismi, infatti, le norme di principio statali prevedono strumenti di pianificazione e di regolamentazione analoghi a quelli previsti per gli enti parco statali. 3.1.2.- Da ultimo, il ricorrente lamenta il contrasto dell'art. 1, comma 17, lettera a), della legge reg. Abruzzo n. 4 del 2017 anche con l'art. 118, primo e secondo comma, Cost., in relazione ai principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza «nella misura in cui dispone (anche) di funzioni (già) affidate - dal legislatore statale esclusivamente competente per materia - ad altro soggetto pubblico», ossia agli enti parco o all'organismo di gestione. 3.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri censura altresì l'art. 1, comma 17, lettera c), della medesima legge regionale n. 4 del 2017, il quale ha sostituito l'art. 10, comma 4, della legge reg. Abruzzo n. 42 del 2016. Quest'ultimo, nella sua formulazione originaria, demandava ad un'autorizzazione della Giunta regionale la definizione dei criteri e delle modalità per l'erogazione dei contributi, previsti dal comma 3 del medesimo articolo, destinati alla realizzazione delle attività di cui al comma 2. Con la nuova formulazione, invece, il legislatore regionale ha demandato ad un atto dirigenziale, in fase di prima attuazione e nelle more dell'adozione del programma triennale degli interventi straordinari sulla REASTA, l'indicazione delle attività da ritenersi prioritarie tra quelle elencate al comma 2 del medesimo articolo e l'individuazione dei soggetti cui affidare la relativa attuazione, nonché la determinazione dell'importo dei contributi da erogare entro il 31 dicembre del 2016. Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, in tal modo verrebbe del tutto illegittimamente attribuito all'Amministrazione regionale «il potere di porre in essere, senza alcuna previa intesa con gli enti e gli organismi gestori di aree naturali protette di pertinenza statale e regionale, atti di natura squisitamente programmatoria e gestoria», anche su porzioni di territorio ricadenti nel perimetro di parchi nazionali, riserve naturali statali e altre aree naturali protette. La normativa regionale censurata sarebbe pertanto in contrasto con la legge quadro e, in particolar modo, con gli artt. 1, commi 3 e 4, 2, comma 1, 9, 12 e 29, che affidano agli Enti parco e agli altri organismi gestori delle aree naturali protette l'attività di programmazione e di gestione di tutti gli interventi «in qualunque modo e in qualunque forma destinati ad interessare i rispettivi territori».