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Fare l'opposizione significa tentare di migliorare, correggere e contrastare, con tutti gli strumenti che la demografia ci consente, un Governo che riteniamo gravemente non all'altezza della sfida gigantesca da affrontare. Noi qui, signor Presidente, siamo stati scelti, candidati e infine eletti. Noi di Fratelli d'Italia abbiamo aggiunto un'altra cosa: un patto, sottoscritto con gli elettori, affinché fosse chiara la nostra lealtà e la nostra trasparenza con il programma che tutti hanno votato. Noi continueremo a denunciare i limiti e l'incompetenza di questo Governo, in ogni occasione e in ogni luogo dove ci sarà consentito, perché, così facendo, facciamo il nostro dovere e crediamo di dare il nostro contributo al bene di questa Nazione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, mi sembra giusto partire da un apprezzamento per il lavoro del presidente Conte in una situazione inedita, dove nessuno era "imparato". Nessun Paese al mondo era preparato a questa pandemia. Quante affermazioni sono state fatte che si sono dimostrate del tutto infondate. Vede, presidente Conte, lo so bene che lei riceve molte critiche: fanno parte della dialettica democratica. Ci sono anche tante polemiche davvero strumentali e immotivate, ma ciò che conta è che, con onestà intellettuale, nessuno può davvero negare che la gestione della prima fase, nelle sue scelte fondamentali, sia stata una gestione decisiva per contrastare il virus e tutelare questo Paese. Nessuno lo può contestare, oggettivamente, e questo è un punto importante. Ora vorrei dire, senza retorica, anche ai colleghi dell'opposizione, che arriverà il momento di valutare i limiti e gli errori che, in una situazione inedita, abbiamo dovuto affrontare. Lo faremo, e lo dovremo fare con serietà, per imparare da quanto è accaduto non per sparare colpe. Lo dovremo fare: dai dispositivi medici alla questione della comunicazione. Lo dovremo fare anche sulle risposte dei sistemi regionali, non per fare dei processi politici (sarebbe una cosa assurda), ma per capire che, se in una Regione e in un'altra ci sono effetti oggettivamente diversi, bisognerà ragionare su quali sono le ragioni. Le ragioni, per me, stanno in un punto strategico, che in questi anni, con tante responsabilità, si è sottovalutato e che include vari elementi: cure primarie, sanità territoriale, capacità di fare prevenzione. (Applausi). Su questi punti dobbiamo ragionare per essere migliori, per imparare e non per dare le colpe ad altri. La cosa importante è che il Paese e i cittadini hanno capito, anche con uno sforzo straordinario, a partire dai medici. Si parla tanto di rigidità del sistema pubblico, ma i medici e gli operatori sanitari tutti, dalla Lombardia alla Sicilia, hanno dimostrato flessibilità. Pensate solo ai posti di terapia intensiva. A loro dobbiamo essere grati. Non ci possiamo dimenticare le oltre 31.000 vittime, che è un problema sulle spalle di ciascuno di noi e che interroga tutti noi. Se vogliamo mettere davanti prima di tutto l'Italia - lo spero - non si sfuggirà a una discussione seria che ci consenta di fare un salto di qualità. Presidente, si è riscoperta la comunità e i suoi valori. Si sono riscoperti i valori comuni e i beni comuni, prima di tutto sulla sanità. Presidente, vorrei parlare di un'altra cosa ora. La fase 2 è iniziata ed è ancora più difficile della fase 1. La fase 1 non era facile: chiudere tutto non era facile. Per questo apprezzo il suo sforzo e il fatto che ci abbia messo la faccia. Ora, però, dobbiamo convivere con il virus . Lo sappiamo e, purtroppo, dobbiamo conviverci per del tempo. Dobbiamo evitare, pertanto, che la crisi sanitaria diventi una crisi drammatica dal punto di vista economico. Il rischio è evidente. Colleghi, scusatemi se insisto, ma dobbiamo soprattutto evitare che questa crisi economica si trasformi in un conflitto sociale inedito, ciascuno per sé. La politica deve tenere insieme il Paese - questo è il senso del messaggio che ci manda il Presidente della Repubblica - anche sulle posizioni diverse politicamente. ( Applausi ). La politica e questi istituzioni devono tenere insieme il Paese, altrimenti sarà difficile affrontare il problema. Ciò richiede una non sottovalutazione della questione sanitaria e il rischio c'è. Non è un liberi tutti. Diciamolo sempre tutti insieme; diciamolo tutti: portiamo la mascherina anche quando pensiamo non sia necessario. No al liberi tutti perché, se torna la pandemia, il problema di questo Paese diventerà ancora più serio. In secondo luogo, gestire questa fase richiede responsabilità, certezze e un chiaro progetto di cambiamento. Queste sono le tre condizioni. Con riferimento alla responsabilità, ho apprezzato l'accordo con le Regioni e le autonomie locali. Lo sport più diffuso in questo Paese non è il calcio, ma dare la colpa agli altri e, invece, il tema principale è condividere le responsabilità. ( Applausi ). Questo è il messaggio che dobbiamo dare al Paese. L'autonomia non è un fai da te e, anzi, l'autonomia riceve un danno nel momento in cui passa l'idea che è un fai da te. Fatemelo dire per igiene di linguaggio. In questo Paese c'è un unico governatore, ed è il Governatore della Banca d'Italia, gli altri sono presidenti. (Applausi). Questo riguarda un'idea di organizzazione delle istituzioni, non lo dico in polemica, perché ho apprezzato il lavoro delle Regioni da questo punto di vista. Lo dico per i Comuni, per gli enti locali, che sono decisivi nell'iniziativa di svolta. Discuteremo di Titolo V e di autonomia differenziata e spero che riusciremo a venir via dalla terribile morsa tra eventuali ritorni di centralismo che secondo me, Presidente, sarebbero disastrosi, e l'idea di quello che io chiamo federalismo di abbandono, cioè ciascuno per sé. Il nostro è un Paese e l'articolo 120 della Costituzione dice chiaramente che ciascuno non può determinare l'apertura o meno dei confini del suo territorio, perché il suo territorio non ha confini, i confini sono quelli italiani. (Applausi). L'idea, quindi, Presidente, è che sulla leale collaborazione, che è un principio costituzionale, Presidente, bisogna fare passi in avanti. È giusta la differenziazione, ma non perché c'è una mediazione politica. La differenziazione si fa rispetto alle condizioni epidemiologiche oggettive di un territorio e sulla base di un impianto comune dell'Italia. Credo che questo sia il risultato che prima di tutti i Presidenti delle Regioni, insieme a lei, hanno voluto. Ora discutiamo di un decreto che contiene misure molto importanti. Mi permetta solo di dire pubblicamente e chiaramente, non con un post , né con comunicati laterali, che ci sono aspetti molto importanti, per me è fondamentale quello dei tempi. Sul reddito di emergenza abbiamo messo troppi paletti, lo voglio dire con chiarezza. (Applausi). Non vorrei che scoprissimo che ad agosto non è arrivato un euro a chi non ha nessuna copertura e questo è un problema. Le faccio alcune proposte, Presidente.