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Il secondo elemento, non meno importante, è uno scudo per le tante aziende che esportano merci in Gran Bretagna. Il settore agroalimentare in primis , ma non solo. È necessario pensare preventivamente a norme fiscali per le tante realtà che certamente avranno sofferenze dalla Brexit, anche in presenza di accordi con l'UE. Concludo con una speranza. La mia opinione personale è che gli inglesi, se andranno al voto nelle prossime elezioni europee il 26 maggio, lo faranno per dare un segnale molto forte al loro Governo, un segnale di unità, un segnale europeista. Andranno in massa ai seggi per attribuire simbolicamente al 26 maggio la data del secondo referendum , quel referendum non ancora concesso e più volte richiesto dalla piazza. Ci sono molti modi per perdere la giusta via, ma solo uno per ritrovarla: tornare sui propri passi. Un anonimo scrisse: «Ci vuole coraggio per innamorarsi, ma ci vuole ancora più coraggio per tornare indietro e riparare quello che si è rotto». Ecco, io vorrei parafrasare questo anonimo: ci vuole coraggio per andarsene ma ci vuole ancora più coraggio per tornare indietro e ricostruire insieme una nuova Europa, che veda in questa grande comunità anche i cittadini inglesi. Possono ancora tornare sui propri passi e io mi auguro possano trovare quel coraggio che non aspetta altro di essere palesato. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, intervengo su un tema a me molto caro, come residente italiano nel Regno Unito da un paio di decenni, un tema sul quale abbiamo perso tutte le certezze che avevamo. Pensavamo che gli inglesi fossero un popolo estremamente pratico, interessato a portare avanti l'interesse pubblico, con una programmazione chiara. Questi capisaldi del pensiero di noi italiani nel Regno Unito sono stati messi a dura prova dalla gestione della cosiddetta Brexit, della quale la storia ci dirà se è stato uno dei più grandi fallimenti del Dopoguerra da parte del Regno Unito o l'occasione per fare quel salto avanti che i proponitori della Brexit hanno venduto. Faccio notare che è ancora aperta la possibilità per il Regno Unito di guadagnare un'indipendenza nella politica commerciale, che potrebbe consentirgli, per esempio, di entrare in una zona di libero scambio, come quella nordamericana, estremamente efficiente, e di fungere da piattaforma per l'Europa in quel mercato. La presidenza Trump ha sempre sostenuto questa possibilità, che rimane uno degli argomenti forti della Brexit. Vedremo come andrà a finire. Certamente, nella situazione in cui il Governo May si trova adesso, con la necessità di raccogliere consensi all'interno del Parlamento di Westminster, across the aisle , dall'altra parte, quindi nell'opposizione laburista, il principio della c ustoms union , dell'unione doganale, vale a negare questa possibilità. Quindi, ad oggi, nessuno ha certezze. Non si sa ancora se sarà quel grandissimo fallimento che viene venduto nei media internazionali o la possibilità di fare un salto in avanti. Ricordo che il Regno Unito è entrato nell'Unione europea, nel Mercato unico europeo, nel 1974, perché ha ritenuto che fosse commercialmente utile alle proprie imprese fare da caposaldo per imprese extraeuropee, in particolare quelle giapponesi, per farle entrare nel mercato europeo, che, nel frattempo, era diventato un esempio di successo. Non per niente, tutte le fabbriche giapponesi che sono arrivate in Europa si sono insediate nel Regno Unito. Dietro al pensiero dei brexiteer, cioè della fazione più dura (il cosiddetto European reform group del partito conservatore, c'è soprattutto questo obiettivo che, bisogna essere oggettivi, potrebbe essere anche una grande opportunità commerciale. Vedremo, la storia ci dirà da che parte sono andati. Quello che però è già nel presente e che dobbiamo valutare è che la Brexit, sinceramente, produce nel presente una serie di disastri. Il primo è a livello costituzionale; come sapete, colleghi, gli inglesi non hanno una Costituzione scritta, ma esiste e idealmente vede al centro l'azione del Parlamento inglese, della House of commons. Sulla base del principio di sovranità assoluta di quello che loro considerano un prestigioso e antico Parlamento nel mondo, quello di Westminster, i brexiteer hanno combattuto questa battaglia. Tuttavia, tutti noi abbiamo verificato che lo stesso Parlamento inglese, rispetto alla tradizione occidentale della divisione tripartita dei poteri da Montesquieu ad oggi, subisce una condizione di inferiorità funzionale rispetto all'azione di Governo. Una delle scoperte che abbiamo fatto tutti è che all'interno di Westminster esiste una regolamentazione in base alla quale il business del Government, cioè l'attività di Governo ha una primazia rispetto a qualsiasi altra attività del Parlamento e questo è qualcosa cui noi, che abbiamo una tradizione parlamentarista diversa, guardiamo con orrore. Tale circostanza stupisce quanti hanno sentito portare avanti la Brexit in base alla rivendicazione della centralità del Parlamento inglese, che solo adesso, dopo ben tre tentativi andati a vuoto del Governo di ottenere un'approvazione sull'accordo di uscita, viene scalfita; per cui adesso verifichiamo che il Governo inglese ha iniziato a rispettare un po' di più il Parlamento. Allo stesso modo verifichiamo che c'è una crisi costituzionale all'interno del Regno Unito. In realtà, solo l'Inghilterra ha votato per uscire: la maggioranza dei residenti britannici della Scozia, dell'Irlanda del Nord e del Galles ha votato per rimanere. Si è determinato pertanto un problema di integrità del Regno Unito, con particolare gravità della situazione dell'Irlanda del Nord. Questo è stato esemplificato più volte attraverso il cosiddetto hard border , cioè il confine che si verrebbe a creare tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord e che gli accordi di pace oramai trentennali avevano cancellato. Quindi vedremo. Non siamo ancora in grado di decidere cosa succederà; verifichiamo che tutta una serie di principi che noi davamo per assodati sono saltati. Tra questi c'è, ahimé, la libertà di movimento all'interno dell'Unione europea. Quattro sono le libertà che gli inglesi hanno cercato di scalfire a Bruxelles e che invece i 27 Paesi hanno difeso, dimostrando che l'Europa, quando è unita, può essere estremamente efficace. Gli inglesi avevano sottovalutato la capacità di reazione e l'unitarietà della reazione degli europei e continuano, in certo modo, ancora a sottovalutata. Su quelle quattro libertà si basano l'Unione europea e il mercato comune, tra cui quella di movimento delle persone, che riguarda tanti, tantissimi di noi italiani. Desidero sempre ricordare che il dato dei 700.000 italiani residenti nel Regno Unito non è una fake news, ma ci deriva dalle autorità inglesi sulla base delle partite IVA e dei codici fiscali aperti a cittadini italiani da parte dell'autorità inglese: sono national insurance number attribuiti a cittadini italiani. Quindi vi sono effettivamente 700.000 cittadini italiani che si sono spostati nell'Unione europea liberamente, come hanno fatto in altri Paesi dell'Unione - vivaddio - ed è questo il grande successo dell'Unione europea, del disegno europeo.