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l'attuale presidente del Coni Giovanni Malagò, che avrebbe il dovere di garantire la lealtà sportiva e l'esempio di massima probità, non solo agli occhi degli sportivi, ma anche delle giovani generazioni, si sarebbe macchiato di gravissimi episodi di corruzione nei confronti dei bidelli e personale universitario de "La Sapienza" per passare 3 esami senza però sostenerli; un dossier arrivato nelle redazioni dei giornali ha raccontato come il presidente del Coni avrebbe corrotto bidelli e personale universitario per passare, senza mai sostenere, gli esami di Economia e politica (30 e lode), Istituzioni di diritto privato (30) e Diritto commerciale (sempre 30). Quella di Malagò sarebbe quindi una laurea irregolare; si legge in un articolo apparso su "L'Onesto" il 30 dicembre 2014: «Il diploma del presidente del Coni è stato infatti annullato nel 2000 "a causa della dichiarata nullità di tre esami da parte della Corte d'Appello della Capitale". (...) Malagò si difende affermando: "Non ho mai subito condanne penali, i magistrati non hanno dimostrato nulla né in un senso né in un altro ed è rimasta sospesa solo la parte amministrativa. Io però ho sempre negato le accuse, ma visto che mi hanno annullato la laurea ho ridato gli esami sub judice". (...) ha quindi ridato gli esami incriminati a Siena, e non a Roma, nell'università in cui si era laureato»; si legge in un articolo pubblicato da "Libero" il 30 dicembre 2014: «Il presidente del Coni nel processo con rito abbreviato del '93 aveva portato dei testimoni che confermassero che lui il 19 ottobre 1978 (Istituzioni di diritto privato, voto 30 e lode), il 5 febbraio 1980 (Economia politica II, voto 30) e il 12 febbraio 1981 (Diritto commerciale, voto 30) si era regolarmente presentato agli esami. Per il giudice istruttore Giuseppe Pizzuti, che lo condannò, i "tre testi a discarico indicati da Malagò" o si dimostrarono "irrilevanti" (uno dichiarò di nulla sapere) o non apparvero "affidabili sia per la circostanza che i fatti riferiti risalivano a molti anni prima, sia per gli antichi rapporti di amicizia ricorrenti con l'imputato". La toga ritenne più credibili i professori che con gli inquirenti disconobbero le proprie firme su verbali e statini degli esami, mentre uno dei bidelli condannati per aver truccato quei documenti su incarico degli studenti dichiarò che, tra i giovani che lo corruppero, ricordava "di nome Malagò Giovanni". Alla fine Pizzuti lo prosciolse per "intervenuta prescrizione" dal reato di falsità materiale (per aver contraffatto verbali e statini) e per "intervenuta amnistia" da quello di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (per esempio "per aver falsamente denunciato lo smarrimento del libretto universitario come quasi tutti gli altri condannati"), ma lo condannò a un anno e dieci mesi di reclusione per concorso in corruzione (ai dipendenti universitari furono consegnate "rilevanti somme di denaro da numerosissimi studenti") e "concorso in falso ideologico per inganno". Nel 1999 la Corte d'Appello evidenzia quindi che "gli enunciati elementi di accusa per la loro molteplicità, concordanza e univocità costituiscono piena prova a carico del Malagò" e lo proscioglie solo "per l'intervenuta prescrizione". Infatti nella sentenza dei giudici Luigi Gueli, Carla Podo e Matilde Cammino si legge che "non si ravvisano prove evidenti, idonee all'assoluzione nel merito dell'imputato" e che perciò "debbano essere mantenute ferme le dichiarazioni di falsità documentali, accertate, espresse nel dispositivo della sentenza impugnata"», si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda attivarsi, per quanto di competenza, al fine di fare chiarezza su quanto riportato dalla stampa circa la falsità dei verbali e degli statini degli esami mai sostenuti dal Malagò e di conseguenza del suo diploma di laurea, nonché relativamente all'indagine aperta dalla Corte dei conti per danno erariale sull'affidamento a Coni servizi della gestione del citato progetto; se non ritenga che la condanna definitiva per falsità documentali del presidente Malagò confligga con il codice di comportamento sportivo e i doveri fondamentali e se non consideri, anche alla luce del cattivo esempio offerto dal suo massimo rappresentante in deroga ai principi sui quali si fonda lo sport, il commissariamento del Coni. Atto n. 4-00488 MARTI Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che a quanto risulta all'interrogante per mezzo di un comunicato stampa della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto del giorno 4 agosto 2018, si è appreso che la stessa Soprintendenza ha organizzato l'apertura degli spazi del castello Carlo V di Lecce in concessione demaniale, attraverso l'ausilio di personale specializzato della società "Swapmuseum" e con l'utilizzo dell' iPad da noleggiare obbligatoriamente al costo di 3 euro, si chiede di sapere: quali siano le modalità e le procedure seguite per l'affidamento del predetto servizio, ivi comprese le visite guidate a società privata; se la Soprintendenza abbia seguito tutte le procedure previste dal vigente decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, in materia di contratti pubblici, e dal decreto legislativo del 22 gennaio 2004 n. 42, recante il codice dei beni culturali; quale sia la destinazione degli introiti derivanti dal noleggio degli iPad e se vi sia un piano economico e finanziario sulla base del quale sia stato determinato l'importo del noleggio; se il servizio facoltativo di visite guidate sia a pagamento o meno; se sia lecito prevedere un obbligo per gli utenti di noleggio dell'attrezzatura informatica, vista la gratuità di accesso agli spazi del castello. Atto n. 4-00489 BARBARO Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: la legge 7 agosto 2015, n. 124, recante "Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", all'articolo 14, ha introdotto nuove ed importanti misure per la promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro che le amministrazioni pubbliche sono chiamate ad attuare, a decorrere dalla data di entrata in vigore della stessa legge; la disposizione prevede che le amministrazioni pubbliche, nei limiti delle risorse di bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, adottino misure organizzative volte, in particolare, a fissare obiettivi annuali per l'attuazione del telelavoro, a sperimentare, anche al fine di tutelare le cure parentali, nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa, il cosiddetto "lavoro agile o smart working";