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Delega al Governo per il riordino degli studi artistici, musicali e coreutici. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge, intitolato « Delega al Governo per il riordino degli studi musicali, artistici e coreutici » , si ispira, prima e ancor più che agli articoli 33 e 34 della Carta costituzionale, ai princìpi fondamentali della stessa Costituzione. Ci si riferisce, in particolare, all'articolo 3, laddove la Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono, nei fatti, un pieno sviluppo della persona umana; nonché all'articolo 4, sulla base del quale ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società, e infine all'articolo 9, secondo cui « La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica ». Norberto Bobbio sosteneva che « libero non è colui che ha un diritto astratto, senza il potere di esercitarlo, bensì colui che oltre il diritto ha anche il potere di esercizio ». A questo servono le leggi, pertanto: a garantire oltre un diritto in astratto, anche il potere di esercitarlo. E servono soprattutto quando un « sistema » – come in questo caso quello dell'istruzione degli studi artistici e musicali – soffre di lacune e incongruità causate spesso dalla mancata emanazione di decreti attuativi e regolamenti, nonché da una miopia politica che non ha sufficientemente sostenuto e valorizzato la conservazione e lo sviluppo di un patrimonio artistico e di un potenziale umano di cui va storicamente fiero il nostro Paese. Oggi appaiono oltremodo urgenti un riordino e un'armonizzazione degli studi musicali e coreutici nel contesto di una scuola pubblica che consenta a ogni cittadino l'esercizio e insieme la comprensione a più vasto raggio della storia dell'uomo, di un diritto di espressione che passi attraverso linguaggi non verbali e artistici che, mentre concorrono al progresso materiale o spirituale della società, contribuiscano a renderla migliore. S'impone, dunque, una legge che onori tale assioma: lo dobbiamo ai nostri cittadini, al nostro Paese, ma lo dobbiamo anche a tutti coloro che hanno vissuto e operato, mettendo a disposizione della comunità l'impegno nella diffusione della musica come, in particolare, il maestro Claudio Abbado, nominato senatore a vita proprio per i suoi meriti artistici, e il suo ispiratore José Antonio Abreu, già Ministro della cultura in Venezuela e famoso per aver ideato un sistema educativo incentrato sulla musica d'insieme, divenuto un modello per il Sudamerica e per i Paesi occidentali. Secondo Abreu, infatti, fare musica insieme forgia la personalità dei giovani e previene le devianze; la musica si manifesta, quindi, come un impareggiabile strumento di sviluppo sociale. A tal proposito, Renzo Piano, durante la commemorazione in Senato di Claudio Abbado, ebbe ad affermare: « Un giorno mi chiamò e mi disse: “Diventiamo senatori a vita”. Fu un colpo, perchè nessuno di noi due – io faccio l'architetto, lui faceva il musicista – ci aveva pensato. Ci domandammo, e ce lo siamo domandati sino a pochi giorni fa, come renderci utili in qualità di senatori a vita. Ebbene, Claudio è sempre stato convinto di una cosa, che la bellezza, l'arte, la cultura – non quella paludata, quella con la c maiuscola, ma quella di tutti i giorni, fatta di curiosità, di esplorazione, di ricerca – rendono le persone migliori. [...] È sempre stato convinto di una cosa importantissima, di cui anch'io sono convinto: la bellezza salverà il mondo e lo salverà una persona alla volta. Sì, una persona alla volta, ma lo salverà. Questo è davvero importante, e per questo aveva un'idea fissa che voglio proporre a quest'Assemblea: insegnare la musica nelle scuole italiane [...]. L'idea di insegnare la musica è un'idea straordinaria, semplice. Vi chiedo quindi (io continuerò a farlo, questo lavoro, e continuerò a chiederlo) anche perché lui, come me, ha sempre avuto una grande considerazione per il Senato: questa è la Camera alta, queste idee nascono e devono trovare forza in questo luogo – di ascoltare questo desiderio, perché, ci vorrà un po' di tempo, ma ciò renderà il nostro Paese migliore » (Senato della Repubblica, Assemblea, 23 gennaio 2014). Consci di una simile eredità morale e volendo prendersene carico, occorre analizzare « lo stato dell'Arte » e, quindi, passare in rassegna l'evoluzione legislativa degli ultimi decenni sul tema degli insegnamenti musicali a tutti i livelli. Già a far tempo dalla metà degli anni Novanta, con il testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 , il legislatore ha cercato di ordinare il complesso corpus di leggi e normative. Da quella data e sino a quando è stata emanata la legge 21 dicembre 1999, n. 508 (recante riforma delle Accademie di belle arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati) , il sistema di formazione musicale procedeva su due binari paralleli, difficilmente intersecabili, quello « educativo-orientativo » e quello « professionalizzante »: il primo, impartito attraverso la scuola dell'obbligo, l'Istituto magistrale e la scuola magistrale, mentre il secondo appannaggio esclusivo dei conservatori di musica. Nella scuola primaria l'insegnamento della musica era ed è tuttora affidato a un insegnante cui non è richiesta alcuna formazione specifica. Nella scuola secondaria di primo grado – dall'anno scolastico 1980/81, per due ore settimanali – l'insegnamento della musica era affidato al docente di educazione musicale, diplomato al conservatorio o laureato in musicologia. Per quanto riguarda le scuole secondarie di secondo grado, la musica era presente solo nella scuola magistrale che preparava all'insegnamento nella scuola materna e nell'istituto magistrale; tuttavia, in entrambi i casi non era previsto lo studio di uno strumento ma solo un approccio a conoscenze nozionistiche o ad alcuni metodi di didattica della musica. Da ultimo l'insegnamento della disciplina non è previsto nemmeno in questi ultimi e in nessun'altra scuola secondaria di secondo grado nemmeno come « storia della musica ». Fino al 1999, la formazione musicale professionale avveniva nei conservatori di musica e negli istituti pareggiati, cui si accedeva con esame di ammissione e a un'età variabile. I conservatori rilasciavano un diploma (conseguibile in 5, 6, 7, 9 o 10 anni), e a essi era demandata la formazione tecnico-musicale, mentre la formazione culturale generale era affidata alla scuola e quindi era prevista la doppia frequenza scuola-conservatorio e università-conservatorio. Il conseguimento del diploma non presupponeva il possesso di un titolo di istruzione superiore, con il conseguente accesso all'insegnamento nella scuola pubblica con il diploma di conservatorio e la sola licenza di scuola media inferiore. Nelle università era previsto uno studio della musica solo teorico.