[pronunce]

che i giudici a quibus – dopo aver ricordato che la pena originariamente prevista per il reato di indebito trattenimento consisteva nell'arresto da sei mesi ad un anno, e che, a séguito delle modifiche recate dalla legge n. 271 del 2004, la medesima condotta è oggi punita con la reclusione da uno a quattro anni – rilevano nel complesso che l'inasprimento sarebbe stato attuato per finalità di carattere processuale (la legittimazione di una nuova previsione di arresto obbligatorio), senza alcuna sostanziale modifica del fenomeno criminoso sottostante, e per ciò stesso in violazione dei princípi di ragionevolezza e proporzionalità della pena; che le pene comminate dalla norma censurata sarebbero palesemente sproporzionate per eccesso rispetto alla gravità effettiva del fatto incriminato, il quale consisterebbe in un reato di pericolo, non sintomatico per sé di pericolosità sociale; che, nel complesso, i rimettenti pongono in comparazione il trattamento sanzionatorio dell'indebito trattenimento con quello, assai più mite, previsto da disposizioni ritenute assimilabili, perché concernenti a loro volta condotte di inottemperanza a provvedimenti adottati dall'autorità amministrativa per ragioni di sicurezza e di ordine pubblico, evocando in particolare: l'art. 650 cod. pen. (recante la rubrica «Inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità»), che prevede l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda fino ad euro 206; l'art. 2 della legge n. 1423 del 1956, relativo alla contravvenzione al foglio di via obbligatorio, punita con l'arresto da uno a sei mesi; l'art. 157 t.u.l.p.s. , pure concernente contravvenzioni al foglio di via obbligatorio, punito con l'arresto da uno a sei mesi (in particolare, per il riferimento a tale fattispecie, le ordinanze r.o. nn. 66, 67 e 127 del 2006); l'art. 163 dello stesso t.u.l.p.s. , che sanziona con la medesima pena la contravvenzione alle prescrizioni impartite con il foglio di via obbligatorio (r.o. n. 5 del 2006); che il Tribunale di Verona, in particolare, deduce una violazione del principio di uguaglianza anche dal raffronto tra la pena collegata ad un «reato ostacolo» – quale sarebbe l'illecito di indebito trattenimento, asseritamente configurato al fine di prevenire la lesione di beni giuridici sostanziali – e quella assai più lieve che l'ordinamento commina per molte delle condotte concretamente lesive degli stessi beni (r.o. nn. 66, 67 e 127 del 2006); che alcuni dei giudici a quibus, inoltre, istituiscono una comparazione tra la norma censurata e talune previsioni incriminatrici caratterizzate da analoghi livelli sanzionatori, riguardanti condotte ritenute assai più gravi, evocando in particolare alcune figure di indebito reingresso dello straniero nel territorio dello Stato (art. 13, comma 13-bis, primo e secondo periodo, del d.lgs. n. 286 del 1998) e l'inosservanza di obblighi e prescrizioni inerenti alla sorveglianza speciale con l'obbligo o il divieto di soggiorno (art. 9, secondo comma, della legge n. 1423 del 1956); che tutte le ordinanze di rimessione prospettano il contrasto tra la norma censurata ed il terzo comma dell'art. 27 Cost., in quanto la relativa previsione sanzionatoria, essendo priva di proporzionalità rispetto al fatto incriminato, non potrebbe assolvere alla necessaria funzione rieducativa della pena; che, data la pertinenza di tutte le questioni sollevate al trattamento sanzionatorio del reato previsto dall'art. 14, comma 5-ter, primo periodo, del d.lgs. n. 286 del 1998, può essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che la questione proposta dal Tribunale di Trieste con ordinanza del 1° aprile 2005 (r.o. n. 436 del 2005), e le questioni sollevate dal Tribunale di Venezia, sezione distaccata di Dolo (r.o. nn. 79, 117, 118, 119, 120 e 121 del 2006), risultano manifestamente inammissibili, posto che i rimettenti non hanno svolto alcuna considerazione in punto di rilevanza delle questioni medesime nei giudizi a quibus (tra le molte, ordinanze n. 136, n. 205 e n. 308 del 2007); che anche la questione sollevata dal Tribunale di Bologna è manifestamente inammissibile, atteso che è priva di una esplicita indicazione della norma censurata, che la motivazione in punto di non manifesta infondatezza si esaurisce sostanzialmente in un rinvio ad atti diversi e non trascritti (ex multis, ordinanza n. 75 del 2007), e che la rilevanza nel giudizio a quo è motivata in senso contraddittorio rispetto alla censura presumibilmente prospettata (collegando all'ipotetico accoglimento della questione una sopravvenuta insussistenza del reato); che le ulteriori questioni di legittimità costituzionale, pure concernenti l'art. 14, comma 5-ter, primo periodo, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, sono sostanzialmente identiche a quelle che questa Corte ha già dichiarato inammissibili con la sentenza n. 22 del 2007 e manifestamente inammissibili con l'ordinanza n. 167 del 2007; che dunque, non essendovi ragione per discostarsi dalle valutazioni recentemente compiute, deve dichiararsi la manifesta inammissibilità anche delle questioni in esame.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, primo periodo, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come sostituito dall'art. 1 della legge 12 novembre 2004, n. 271 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione), nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanarsene, impartitogli dal questore a norma del precedente comma 5-bis, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, dai Tribunali di Trieste, Modena, Chiavari, Verona, Venezia e Bologna, e dalla Corte di appello di Venezia, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 ottobre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 ottobre 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA