[pronunce]

che, secondo il rimettente, la situazione non è destinata a mutare a seguito delle modifiche del quadro normativo introdotte dal d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), il cui art. 299 ha espressamente abrogato l'intera legge n. 217 del 1990 e la successiva legge n. 134 del 2001, posto che l'art. 99 del d.P.R. citato prevede e disciplina – con una disposizione che ricalca l'art. 6, commi 4 e 5, della legge n. 217 del 1990 – l'impugnazione dei provvedimenti di rigetto dell'istanza di ammissione, mentre l'art. 113 ha riprodotto la norma che consentiva il ricorso per cassazione in caso di richiesta di revoca da parte dell'amministrazione finanziaria, ma non contempla la possibilità di impugnare il provvedimento negli altri casi; che nei quattro giudizi di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare la questione inammissibile e comunque infondata; che preliminarmente la difesa erariale osserva che prima della emanazione delle ordinanze di rimessione l'intera legge n. 217 del 1990, come modificata dalla legge n. 134 del 2001, è stata integralmente abrogata dall'art. 299 del d.P.R. n. 111 (recte: n. 115) del 2002, entrato in vigore il 1° luglio dello stesso anno; che la materia è ora disciplinata dal Capo IV (Decisione sull'istanza di ammissione al patrocinio) e dal Capo VII (Revoca del decreto di ammissione al patrocinio) del Titolo II del d.P.R. citato, nei quali sono state trasfuse le disposizioni precedentemente in vigore, pur se con modifiche non prive di rilievo; che di ciò ha mostrato di essere a conoscenza il rimettente, il quale ha però espresso l'avviso che «la situazione non è destinata a mutare» ed ha diretto le censure nei confronti di disposizioni ormai abrogate, senza svolgere alcuna considerazione circa la loro perdurante applicabilità nei giudizi a quibus; che, come osserva l'Avvocatura, nella prospettazione delle ordinanze di rimessione lo scopo della dichiarazione di illegittimità costituzionale sarebbe quello di rendere applicabile il rimedio di cui all'art. 6, comma 4, della legge n. 217 del 1990 al di là dell'ambito espressamente considerato dalla norma e anche in caso di revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato; che ai sensi dell'art. 99 del d.P.R. n. 115 del 2002, la competenza a decidere del ricorso dell'interessato è attribuita non già al tribunale o alla corte di appello, ma, a seconda dei casi, al presidente del tribunale o al presidente della corte di appello ai quali appartiene il magistrato che ha emesso il decreto impugnato, il che conferma che le modifiche introdotte sono rilevanti e che le censure non possono, di conseguenza, essere trasferite sulle nuove disposizioni; che, ad avviso della difesa erariale, vi è difetto di rilevanza della questione o comunque manca la motivazione sulla stessa, in quanto il suo accoglimento renderebbe configurabile un'impugnazione che non sarebbe comunque di competenza dello stesso rimettente; che quanto ai profili di infondatezza, secondo l'Avvocatura, malgrado il silenzio delle disposizioni, dovuto ad un difetto di coordinamento normativo, è agevolmente ricavabile dal sistema la possibilità di una interpretazione adeguatrice secondo la quale è sempre esperibile nei confronti dei provvedimenti emessi in materia dal giudice competente il ricorso al presidente del tribunale o al presidente della corte di appello, i cui provvedimenti sono ricorribili per cassazione, salvo il caso di revoca disposta a seguito di istanza dell'ufficio finanziario, per la quale è previsto il ricorso diretto per cassazione, e tale interpretazione adeguatrice sarebbe del resto confermata dalla qualificazione giuridica che, secondo l'ordinanza, la Cassazione avrebbe dato ai ricorsi de quibus. Considerato che il Tribunale di Messina dubita della legittimità costituzionale degli artt. 6 e 10 della legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), nella parte in cui non prevedono, nel caso in cui sia stata disposta la revoca del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, revoca disposta d'ufficio dal giudice a seguito dell'accertamento della mancanza, originaria o sopravvenuta, dei requisiti di reddito, la possibilità di impugnare il provvedimento davanti al tribunale o alla corte di appello ai quali appartiene il giudice che ha disposto la revoca del beneficio; che le disposizioni violerebbero sia l'art. 3 della Costituzione - in quanto, in presenza di provvedimenti di revoca di ammissione al beneficio che muovono da presupposti comuni, non sarebbe assicurata a tutti gli interessati la medesima tutela giurisdizionale – sia l'art. 24 Cost., perché la limitazione al diritto di impugnazione comprometterebbe l'effettività del diritto di difesa; che le quattro ordinanze hanno identico contenuto e i giudizi vanno quindi riuniti per essere decisi con unico provvedimento; che prima della pronuncia delle ordinanze di rimessione l'intera legge n. 217 del 1990, come modificata dalla legge n. 134 del 2001, è stata integralmente abrogata dall'art. 299 del d.P.R. n. 115 del 2002 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), entrato in vigore il 1° luglio dello stesso anno; che la materia è ora disciplinata dagli artt. 99 e 112 del d.P.R. n. 115 del 2002 citato, nei quali sono state trasfuse le disposizioni precedentemente in vigore, pur se con alcune modifiche, e su tali articoli le questioni sollevate dal Tribunale di Messina vanno quindi trasferite, avendo il rimettente mostrato di essere a conoscenza dell'intervenuto mutamento del quadro normativo; che, come rileva esattamente l'Avvocatura, nonostante un difetto di coordinamento normativo delle disposizioni trasfuse nel testo unico ed in parte novellate, si può ricavare dal sistema la possibilità di una interpretazione adeguatrice secondo la quale è sempre esperibile, nei confronti dei provvedimenti di revoca della ammissione al patrocinio a spese dello Stato emessi dal giudice competente, il ricorso al presidente del tribunale o della corte di appello, i cui provvedimenti sono ricorribili per cassazione ovvero, in caso di revoca richiesta dall'ufficio finanziario, direttamente il ricorso per cassazione; che per “diritto vivente”, come espresso in numerose pronunce della Corte di cassazione, confermato dalla recente sentenza delle sezioni unite penali del 14 luglio 2004, n. 36168, tutti i provvedimenti che dispongono in ordine alla ammissione al patrocinio a spese dell'erario, compresi quelli di revoca di un precedente provvedimento, sono impugnabili negli stessi termini e con i medesimi rimedi stabiliti dall'art. 99 del d.P.R. n. 115 del 2002, non avendo il testo unico abrogato i diritti e le garanzie difensive previsti dalla previgente disciplina;