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Tale proposta di bilancio, tuttavia, era apparsa da subito insufficiente e poco coraggiosa per superare il contrasto tra la necessità di finanziare nuove politiche per far fronte alle nuove sfide attuali (sicurezza, migrazione, ricerca, innovazione e infrastrutture) e quella di continuare a sostenere anche le politiche tradizionali, a partire dalla coesione e dalla Politica agricola comune (PAC). Il bilancio pluriennale vede una riduzione sostanziale delle risorse disponibili e, a nostro parere, dovrà necessariamente prevedere meccanismi di flessibilità, ma anche strumenti che consentano di proteggere le risorse da rischi finanziari. Sul fronte delle entrate si dovrà prevedere il rafforzamento del paniere di nuove risorse proprie, tra digital tax, tasse verdi, gettito IVA, nonché proposte negoziali da concentrare sulla necessità di assicurare alla politica di coesione risorse adeguate, anche con nuovi strumenti europei attuativi del pilastro dei diritti sociali. Bisognerà altresì prevedere la copertura per gli aiuti rivolti a tutte le Regioni, signor Presidente, con la contestuale revisione degli indicatori di prosperità relativa, preso atto dell'aggravarsi dei divari territoriali, anche in quelle più sviluppate. È altresì necessario riservare particolare attenzione al tema delle migrazioni e della gestione integrata delle frontiere esterne, verso un effettivo diritto d'asilo europeo e una comune politica migratoria. Inoltre, con il rafforzamento del ruolo dell'Europa in un contesto geopolitico e internazionale in continua evoluzione, bisogna pensare al tema della sicurezza e della difesa, con politiche di vicinato e cooperazione internazionale rivolte in particolare all'area del Mediterraneo e dei Paesi dell'Africa centrale. Maggiori risorse dovranno inoltre essere stanziate in favore di fondi per la crescita, per gli investimenti del green new deal verso un'economia circolare compiuta, che possano non rientrare nei vincoli del patto di stabilità, affinché i Paesi come l'Italia non vengano esclusi dalle opportunità legate alla transizione verso un'economia verde. Auspichiamo inoltre che la PAC venga riformata, superando il processo di convergenza esterna, per garantire qualità ambientale e sicurezza alimentare. Chiediamo inoltre la cessazione delle correzioni legate al rebate , ma anche un sistema di sanzioni per Paesi che violino le norme europee comuni, in materia di ricollocamenti dei migranti, ma anche di surplus commerciale, come pure nei confronti di quelli - principalmente del gruppo di Visegrád- che violino diritti umani minacciando i principi democratici di un comune patrimonio culturale. In conclusione, oggi è il tempo del coraggio, come hanno detto molti dei miei colleghi, e il bilancio pluriennale può costituire veramente il campo di prova per un'Europa più forte, più innovativa e competitiva, più equa e sicura, che riesca anche a ritessere quel legame di fiducia e di affidamento con i propri cittadini che rischia ancora e ulteriormente di affievolirsi tra nuove paure e vecchie chiusure. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, signor presidente Conte, Fratelli d'Italia non le ha mai fatto sconti, se non altro perché siamo l'unico Gruppo politico di questo Parlamento che non ha mai governato insieme a lei. Siamo però dei patrioti e potrà contare sulla lealtà di Fratelli d'Italia all'Italia, senza tatticismi né calcoli politici, nella dura battaglia della trattativa in sede europea volta a difendere gli interessi nazionali italiani. È un po' come quando gioca la Nazionale italiana di calcio: anche se reputiamo scarsi i giocatori e l'allenatore, alla fine, quando scende in campo, tifiamo per la Nazionale. Facciamo così anche in quest'occasione: tifiamo per il Governo, pur stando all'opposizione. Senza polemica, però, arriviamo a quest'appuntamento cruciale con un Governo drammaticamente debole. Questo innanzitutto per ragioni di natura strutturale del nostro sistema Paese, che da tempo non funziona e la destra vuole cambiare, mediante l'elezione diretta del Capo dello Stato e un Governo che, in virtù dell'assetto generale riesca a governare cinque anni, anche al fine di riuscire poi a sedere ai tavoli in queste occasioni con una solidità che purtroppo non ha. L'Italia purtroppo è debole anche per ragioni contingenti: non ci nascondiamo che il Governo è nato da manovre di palazzo, senza il consenso popolare e con una grande litigiosità al suo interno. Questa situazione è dunque la peggiore per affrontare l'enorme sfida che avrà davanti in questi giorni e complessivamente, nell'Unione europea, è la più drammatica che ci possa essere per l'Italia. Con l'uscita del Regno Unito si è consolidato in ogni modo l'asse franco-tedesco, che non fa mistero di fare gioco di squadra a discapito del resto degli Stati europei, primo fra tutti l'Italia. L'abbiamo visto con il Trattato di Aquisgrana, che di fatto certifica che francesi e tedeschi si mettono d'accordo prima di trattare col resto dell'Unione europea, e nel recente assetto della Commissione e delle istituzioni europee, dove purtroppo l'Italia è relegata a un ruolo di secondo piano; lo vediamo tutti i giorni con azioni ostili da parte di Francia e Germania nei confronti dell'Italia; con la proposta del MES, che è in discussione e che l'Italia sta cercando di migliorare; a livello internazionale, con quello che succede in Libia; in molti contesti, anche quelli che sembrano secondari, come il tentativo di introdurre il sistema francese di etichettatura del Nutri-score per penalizzare il Made in Italy . Questo è il contesto generale nel quale si troverà ad operare: un contesto difficile. Nel merito, sia lei sia il ministro Amendola, nella sua audizione al Parlamento, avete indicato una serie di gravi criticità dell'attuale bozza di Quadro pluriennale finanziario, e noi le condividiamo, ma ce ne sono altre. Si è parlato prima di visione complessiva, nella quale manca, in realtà, l'Europa che vorremmo difendere. È mai possibile che, su sette rubriche principali, non ce ne sia una destinata al sostegno alla natalità e alle famiglie? La desertificazione demografica dell'Europa, con l'intero popolo europeo che sta per morire, dovrebbe essere la prima voce dell'Agenda europea. Invece non lo era nella precedente programmazione e non lo è in questa, perché il modello di Europa che ci vogliono raccontare non tiene conto dei popoli europei né della difesa dell'identità europea. È un problema e l'abbiamo inserito nelle nostre risoluzioni: speriamo che venga accolto da quest'Assemblea e che l'Italia ponga il problema della difesa della natalità europea in Europa. Il secondo punto è che questo contesto sarebbe l'occasione buona per fare una logica di pacchetto (termine caro al premier Conte) e per porre la questione della revisione del Patto di stabilità, chiedendo lo scorporo delle spese d'investimento dal calcolo deficit -PIL, in modo da avere finalmente una politica europea espansiva e non più la cieca austerità che abbiamo visto finora. Ancora, sul budget complessivo, Fratelli d'Italia non si unisce a chi sostiene che debba lievitare.