[pronunce]

2.3.- Il ricorrente articola anche una specifica censura nel caso in cui la disposizione regionale impugnata sia interpretata come riferita al testo originario dell'art. 22, comma 6, della legge n. 394 del 1991, prima della modifica allo stesso apportata dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426 (Nuovi interventi in campo ambientale), il cui art. 2, comma 33, ha inserito nell'ultima parte del secondo periodo il richiamo esplicito ai cacciatori. Infatti, anche in tale ipotesi sarebbero violati il citato parametro costituzionale e quello interposto, in quanto la disposizione impugnata consentirebbe alle ripartizioni faunistico-venatorie di utilizzare il personale degli enti gestori delle aree naturali protette al di fuori delle aree stesse e, soprattutto, consentirebbe alle ripartizioni medesime di individuare ulteriori categorie di soggetti da autorizzarsi al di fuori di quanto tassativamente previsto dall'art. 19 della legge n. 157 del 1992. 2.4.- Il ricorrente prospetta anche la violazione dell'art. 3 Cost., per l'irragionevolezza della impugnata disposizione regionale, che si porrebbe anche in contrasto con i «canoni che presiedono alla corretta legiferazione». Si argomenta, infatti, che nonostante la normativa statale distingua rigorosamente i soggetti abilitati alle attività di controllo nelle aree protette rispetto al resto del territorio, l'art. 33 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019 detterebbe una disciplina unica per l'intero territorio regionale, in forza del combinato disposto dei commi 4 e 9 dell'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 18 del 2015. Inoltre, la stessa disposizione impugnata non consentirebbe di comprendere se si riferisca al testo originario del richiamato art. 22 della legge n. 394 del 1991 o a quello modificato, né di comprendere, in tale seconda ipotesi, come possa applicarsi il criterio di preferenza per i «cacciatori residenti nel territorio del parco» al rimanente territorio regionale. 3.- Il ricorso illustra poi congiuntamente l'impugnativa degli artt. 24 e 25 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019, affidata a motivi comuni a entrambi, in riferimento agli artt. 97, comma primo (recte: secondo) e 117, comma secondo, lettera e), Cost. La prima disposizione apporta due modifiche all'art. 1 della legge della Regione Siciliana 29 novembre 2005, n. 15 (Disposizioni sul rilascio delle concessioni di beni demaniali e sull'esercizio diretto delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo), il quale disciplina le attività esercitabili sui beni demaniali marittimi. In particolare, sostituendo il comma 1-ter del citato art. 1, si introduce una disciplina transitoria per il rilascio, mediante procedure di evidenza pubblica, di nuove concessioni demaniali marittime con validità fino al 31 dicembre 2020. Tale disciplina è applicabile fino al completamento della procedura di approvazione regionale dei piani di utilizzo delle aree demaniali marittime adottati dai Comuni, e comunque «nelle more del recepimento delle disposizioni di cui all'articolo 1, commi da 675 a 684, della legge 30 dicembre 2018, n. 145», con le quali il legislatore statale ha previsto una generale revisione della disciplina delle concessioni demaniali marittime; la disposizione regionale precisa anche che, ove risultassero in contrasto con il piano di utilizzo del demanio marittimo successivamente approvato, tali concessioni sono adeguate alle previsioni dello stesso oppure revocate, quando l'adeguamento non sia possibile. Con una seconda modifica, l'impugnato art. 24, comma 1, introduce al richiamato art. 1 un comma 1-quater, il quale consente, nelle more dell'approvazione dei piani di utilizzo del demanio marittimo e attraverso procedure amministrative semplificate, il rilascio di autorizzazioni di durata breve «per l'occupazione e l'uso di limitate porzioni di aree demaniali marittime e di specchi acquei, comunque non superiori a complessivi metri quadrati mille, e per un periodo massimo di novanta giorni, non prorogabili e non riproponibili nello stesso anno solare, allo scopo di svolgere attività turistico ricreative, commerciali o sportive, anche attraverso la collocazione di manufatti, purché precari e facilmente amovibili». Per l'attuazione del comma 1-quater, così introdotto, la disposizione impugnata, al comma 2, rinvia a un decreto dell'assessore regionale per il territorio e l'ambiente: a tale fonte è rimessa la disciplina delle modalità di presentazione delle richieste e delle procedure amministrative, prevedendosi che «nel caso di più richieste di concessione provenienti da più soggetti e relative ad una medesima porzione di area demaniale marittima o di specchio acqueo», il rilascio della concessione avvenga attraverso la pubblicazione di bandi pubblici e sentiti i Comuni territorialmente interessati. Il ricorso riporta quindi il testo dell'art. 25 della legge impugnata, rubricato «Agevolazioni in favore di strutture marina resort e dedicate alla nautica da diporto»: il comma 1, prevede che «[a]i sensi dell'articolo 32 del decreto legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, le prestazioni delle strutture di marina resort sono assimilate a quelle delle strutture ricettive all'aria aperta» e dispone che, pertanto, le prime sono soggette all'applicazione dell'aliquota IVA agevolata al 10 per cento. Il comma 2, invece, dispone l'esclusione dal calcolo della rendita catastale per le strutture dedicate alla nautica da diporto «che rientrano nella categoria degli imbullonati ai sensi dell'articolo 1, comma 21, della legge 28 dicembre 2015, n. 208» disposizione, questa, che a decorrere dal 1° gennaio 2016 esclude i macchinari, i congegni, le attrezzature e gli altri impianti funzionali allo specifico processo produttivo, dalla stima diretta per la determinazione della rendita catastale di alcuni immobili a destinazione speciale e particolare. 3.1.- Nell'introdurre i motivi del ricorso, che, come detto, risultano comuni per entrambe le disposizioni impugnate, si evidenzia che la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021) delinea, ai commi da 675 a 684 dell'art. 1, un'articolata procedura per la generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime, affidata a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che ne fissi i termini e le modalità «[a]l fine di tutelare, valorizzare e promuovere il bene demaniale delle coste italiane, che rappresenta un elemento strategico per il sistema economico, di attrazione turistica e di immagine del Paese, in un'ottica di armonizzazione delle normative europee» (comma 675). Si ricorda poi che il successivo comma 676 dettaglia i contenuti dell'emanando d.P.C.m. , al fine di procedere: «a) alla ricognizione e mappatura del litorale e del demanio costiero-marittimo;