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La nuova composizione del Senato della Repubblica, organo di raccordo tra autonomie e Stato, consente alla Camera alta di presentarsi, nel nuovo quadro istituzionale, come «sentinella in Europa». Nel testo del disegno di legge, infatti, intorno a questa funzione fondamentale assunta dalla Camera alta sono costruite nuove competenze di controllo già a partire dall'articolo 55 che, al terzo comma, dispone che «il Senato...partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea, assicurando in tal caso il raccordo con le autonomie territoriali». La valorizzazione delle competenze del Senato circa l'attuazione delle politiche europee a livello sia statale sia regionale è poi attuata configurando speciali poteri di richiamo e controllo, disciplinati dalle disposizioni di attuazione del presente progetto di legge costituzionale, in materia di funzioni del Senato in ordine ai rapporti tra l'Unione europea, lo Stato e le autonomie territoriali. Tale disciplina d'attuazione, che a regime garantirà la realizzazione della competenza disciplinata dall'articolo 55 della Costituzione, prevede l'istituzione di una Commissione per i rapporti tra l'Unione europea, lo Stato e le autonomie territoriali, composta dal Presidente del Senato, che la presiede, da diciotto senatori, dei quali sei designati dai senatori di diritto e dodici scelti in base alle norme regolamentari tra i senatori che non siano anche Presidenti, membri della Giunta o consiglieri di una Regione, nonché da sei membri esterni designati, tra consiglieri regionali che non siano anche senatori, dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Provincie autonome. Tale Commissione svolge le funzioni referenti nei procedimenti legislativi e si occupa di istruire i procedimenti consultivi mediante i quali il Senato della Repubblica interviene nella formazione e dell'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea. Su sua proposta sono altresì designati i delegati che il Senato esprime negli organismi di cooperazione interparlamentare previsti nell'ordinamento dell'Unione europea e del Consiglio d'Europa. Si prevede inoltre che i procedimenti previsti dalle vigenti norme nazionali ed europee che prevedono l'intervento del Parlamento nella formazione e nell'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea -- nonché il procedimento relativo alla verifica del rispetto del principio di sussidiarietà -- siano disciplinati in modo tale che essi abbiano inizio dal Senato della Repubblica e che la Camera dei deputati si esprima successivamente alla deliberazione del Senato. Tale disciplina assicura la speditezza del procedimento e prevede meccanismi di superamento delle situazioni di stallo dovute all'inerzia del Senato. Per garantire poi che la Repubblica sia rappresentata in Europa in tutte le sue articolazioni territoriali e sociali si dispone che la presidenza di turno della Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti dell'Unione europea, quando spettante all'Italia, è assunta dal Presidente del Senato. In tale ottica, l'azione dell'Italia sia come Stato sia come insieme delle autonomie locali risulta accresciuta, più incisiva e più unitaria, perché meno dispersiva. Le autonomie non apparirebbero più «in ordine sparso» dinanzi all'Europa, ma più forti perché previamente raccordate attraverso l'azione di sintesi e coordinamento del Senato. 3. Fiducia monocamerale e rafforzamento del principio maggioritario L'introduzione di un sistema bicamerale differenziato è integrato con la ridefinizione dei rapporti tra Governo e Parlamento. In un sistema bicamerale specializzato e non più paritario la fiducia diviene monocamerale. Il nuovo articolo 94, infatti, specifica l'esclusività del rapporto di fiducia tra Governo e la sola Camera dei deputati, secondo quanto già previsto al secondo comma dell'articolo 55 della Costituzione. Il Senato della Repubblica, anche in ragione delle diverse modalità di elezione e della specializzazione delle sue competenze, non entra nel rapporto di fiducia, né può esprimere direttamente una sfiducia rispetto all'operato dell'Esecutivo che comporti una responsabilità giuridica quale l'obbligo di dimissioni. Il principio della fiducia monocamerale comporta la creazione di un vincolo stringente tra la maggioranza parlamentare nazionale della Camera dei deputati e il Governo. Anche se con il presente disegno di legge si è inteso mantenere una forma di governo parlamentare razionalizzata, per non complicare oltremodo i rapporti tra organi costituzionali, sono previsti comunque numerosi istituti diretti a rafforzare il principio maggioritario e a garantire la stabilità dell'azione politica del Governo e della sua maggioranza. In primo luogo, l'introduzione di un potere legislativo tendenzialmente monocamerale rafforza il principio maggioritario, valorizzando al contempo l'azione propulsiva e di composizione di interessi propria del Parlamento. La valorizzazione dei luoghi della rappresentanza politica nazionale è realizzata attraverso la normalizzazione dei rapporti tra Governo e Parlamento in ordine al potere legislativo: nelle ultime sei legislature si è registrato un costante incremento del ricorso alla decretazione d'urgenza, mentre a partire dalla sentenza n. 360 del 1996 della Corte costituzionale, che ha sancito il divieto di reiterazione del decreto-legge, si è realizzata una progressiva limitazione dei poteri d'intervento del Parlamento in fase di conversione. In questa prospettiva il nuovo articolo 77 della Costituzione risponde a un'esigenza largamente sentita sia degli organi parlamentari sia dalla dottrina costituzionalistica. È infatti noto come il potere di decretazione d'urgenza del Governo sia stato spesso utilizzato al di fuori dei limiti prescritti dall'articolo 15 della legge 23 agosto 1988, n. 400, comportando una compressione del potere legislativo del Parlamento nonché -- attraverso il fenomeno dei cosiddetti decreti omnibus -- una crescente complicazione del quadro normativo complessivo. Le modifiche proposte all'articolo 77 della Costituzione sono quindi dirette a limitare il ricorso a strumenti normativi a carattere provvisorio e urgente nonché a garantire che le disposizioni contenute nei decreti-legge e nelle relative leggi di conversione siano omogenee e di immediata applicazione. Al sesto comma dell'articolo 77 sono perciò introdotte limitazioni all'esercizio del potere di decretazione d'urgenza attraverso la costituzionalizzazione dei princìpi contenuti nella citata legge n. 400 del 1988. Il Governo non potrà, pena la loro illegittimità costituzionale, emanare provvedimenti provvisori con forza di legge per conferire deleghe legislative ai sensi dell'articolo 76; disciplinare le materie coperte dalla riserva d'Assemblea di cui all'articolo 72, quarto comma; rinnovare le disposizioni di provvedimenti provvisori con forza di legge dei quali non sia stata deliberata la conversione in legge e regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei medesimi; ripristinare l'efficacia di norme di legge o di atti aventi forza di legge che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi per vizi non attinenti al procedimento. Per contrastare il fenomeno dei decreti omnibus , recependo altresì le indicazioni espresse dalla recente giurisprudenza costituzionale in materia di omogeneità dei decreti-legge e relative leggi di conversione, sono inoltre inseriti all'articolo 77 i commi terzo e quinto: