[pronunce]

Il legislatore nazionale, dal canto suo, con l'art. 36 del codice dei contratti pubblici, avrebbe stabilito che l'affidamento e l'esecuzione dei lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie avvengono nel rispetto dei principi di cui agli artt. 30, comma 1 (economicità, efficacia, tempestività, correttezza, libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità e pubblicità), 34 (sostenibilità energetica e ambientale) e 42 (contrasto delle frodi, della corruzione e dei conflitti d'interesse), nonché nel rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti. Nessuno di tali princìpi sarebbe violato dalla norma impugnata. Il fatto che l'art. 56, paragrafo 2, della direttiva 2014/24/UE preveda che le amministrazioni aggiudicatrici possano decidere di esaminare le offerte prima di verificare l'assenza dei motivi di esclusione ed il rispetto dei criteri di selezione solo per le procedure aperte non precluderebbe un'analoga facoltà anche per quelle negoziate. La ratio della norma impugnata, infatti, sarebbe quella di snellire la procedura di gara, ove sia elevato il numero dei partecipanti e l'amministrazione non utilizzi strumenti finalizzati a ridurre tale numero (come, ad esempio, il sorteggio). Nelle procedure negoziate disciplinate dalla direttiva comunitaria sarebbe prevista la possibilità di circoscrivere la platea degli operatori economici, con conseguente non necessità di applicare l'inversione. Nell'ordinamento nazionale, invece, sarebbe possibile che la procedura negoziata sia strutturata in modo da non consentire una limitazione dei soggetti da invitare (in particolare, nelle ipotesi previste dall'art. 36, comma 2, lettere b e c, del codice dei contratti pubblici, ove le amministrazioni non ricorrano alla rotazione). In tali ipotesi si apprezzerebbero le stesse esigenze di efficienza e semplificazione che il legislatore nazionale ha ravvisato nelle procedure aperte. 2.2.- Anche la seconda censura di violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. non sarebbe fondata. La facoltà di inversione dell'esame delle buste sarebbe infatti conforme a quanto previsto dalla legge delega n. 11 del 2016, che, all'art. 1, comma 1, lettera g), demanda al legislatore delegato la previsione di una disciplina applicabile ai contratti sotto soglia, «ispirata ai criteri di massima semplificazione e rapidità dei procedimenti, salvaguardando i principi di trasparenza e imparzialità della gara». Ciò imporrebbe la necessità di contemperare i princìpi di cui all'art. 30 del codice dei contratti pubblici (e, in particolare, quelli di proporzionalità, economicità e tempestività) con l'esigenza di consentire la più ampia partecipazione degli operatori economici, la trasparenza e la correttezza delle procedure. Questo sarebbe lo scopo della norma impugnata, espressione della competenza legislativa «in materia di autonomia organizzativa, limitandosi a disciplinare le modalità di svolgimento di un procedimento di competenza della Regione». 3.- Entrambe le parti hanno depositato memorie volte a replicare alle deduzioni avversarie e ad ulteriormente illustrare quelle contenute nei rispettivi atti introduttivi. 4.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso iscritto al n. 48 del registro ricorsi 2019, ha impugnato gli artt. 2, 11 e 18, della legge della Regione Toscana 7 gennaio 2019, n. 3 (Legge di manutenzione dell'ordinamento regionale 2018), e ha chiesto di dichiarare, in via consequenziale, l'illegittimità costituzionale dell'art. 8, commi 5 e 6, della legge della Regione Toscana 2 agosto 2013, n. 46 (Dibattito pubblico regionale e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali). L'art. 2, rubricato «Disposizioni per la semplificazione della gestione amministrativa delle procedure negoziate sotto soglia. Modifiche all'art. 35-ter della L.R. 38/2007», contrastando con l'art. 56, paragrafo 2, della direttiva 2014/24/UE, violerebbe l'art. 117, primo comma, Cost., e, contrastando con la norma interposta di cui all'art. 133, comma 8, del codice dei contratti pubblici, violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. L'art. 11, rubricato «Mobilità dei dirigenti. Modifiche all'articolo 18 della L.R. 1/2009», violerebbe gli artt. 97 e 98 Cost., mentre l'art. 18, rubricato «Interventi, progetti e opere oggetto di Dibattito Pubblico. Modifiche all'art. 8 della L.R. 46/2013», violerebbe gli artt. 97 e 118, primo comma, Cost. 4.1.- Il Presidente dei Consiglio dei ministri osserva che l'art. 2 impugnato interviene sulla legge reg. Toscana n. 38 del 2007 e, segnatamente, sull'art. 35-ter, modificando entrambi i commi di cui si compone. Rammenta poi il ricorrente che l'art. 1 della legge reg. Toscana n. 46 del 2018 (che aveva aggiunto l'art. 35-ter modificato dalla disposizione quivi impugnata) è stato oggetto di precedente gravame, iscritto al n. 73 del registro ricorsi 2018, poiché esso, nel prevedere la facoltà di inversione dell'esame delle buste anche nelle procedure negoziate, contrasterebbe con l'art. 56, paragrafo 2, della direttiva 2014/24/UE, e quindi con l'art. 117, primo comma, Cost., oltre che con l'art. 133, comma 8, del codice dei contratti pubblici, e quindi con l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost.: sia la direttiva europea sia il codice dei contratti pubblici, infatti, consentirebbero l'inversione solo nelle procedure aperte. La norma censurata con il secondo ricorso apporterebbe all'art. 35-ter modifiche del tutto marginali, limitandosi ad inserire la previsione che nell'avviso di manifestazione di interesse «è indicato che sono invitati tutti gli operatori economici che hanno manifestato interesse» (comma 1), e a sostituire le parole «nel bando» con quelle «nell'avviso» (comma 2). Le modifiche, dunque, sarebbero di mero dettaglio e non eliminerebbero il vizio di incostituzionalità derivante «dal fatto che, contrariamente a quanto previsto dalla disciplina comunitaria e nazionale di settore, quando il criterio di aggiudicazione è quello del minor prezzo, le stazioni appaltanti hanno la possibilità di anticipare l'esame delle offerte rispetto al controllo del possesso dei requisiti di partecipazione anche nelle procedure negoziate». 4.2.- Quanto all'art. 11 della legge reg. Toscana n. 3 del 2019, il ricorrente osserva che esso interviene sulla legge della Regione Toscana 8 gennaio 2009, n. 1 (Testo unico in materia di organizzazione e ordinamento del personale), e, segnatamente, sull'art. 18, sostituendone il comma 2, che ora prevede: «Nel corso dell'incarico dirigenziale il Direttore generale e i direttori, per specifiche esigenze organizzative, possono: