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La prima osservazione è che, per quanto in ogni documento sia nazionale che europeo ci si affretti a dire il contrario, è più che evidente già da ora il rischio di una sovrapposizione futura tra la difesa europea e la NATO. Ricordiamoci che è da un embrione europeo (il Trattato di Bruxelles del 1948) che nascerà poi il futuro Patto atlantico del 1949, quindi l'Alleanza atlantica nasce anche dalla volontà europea di coinvolgere gli Stati Uniti nella difesa collettiva del continente. Pertanto si parla di difesa europea composta da migliaia di uomini e Paesi in cooperazione e non in contrasto con la NATO. È proprio la robustezza di tale affermazione a non essere per nulla così chiara, come non sono chiare le anticipazioni strutturali. La seconda osservazione, sempre sulla bussola strategica, riguarda il fatto che rischiamo di commettere nuovamente lo stesso errore fatto con la nascita dell'Unione europea, quello cioè di partire dal tetto e non dalle fondamenta. Una difesa comune presuppone un pensiero strategico comune, e questo al momento semplicemente non esiste. Un esempio su quanto le sto dicendo l'abbiamo visto all'inizio della crisi ucraina: la Corte di giustizia europea, respingendo il ricorso fatto da Ungheria e Polonia, ha nei fatti stabilito che Bruxelles può trattenere i finanziamenti degli Stati membri che violano lo stato di diritto; decisione che consente, quindi, alla Commissione di sospendere potenzialmente i pagamenti verso Varsavia e Budapest. Fermiamoci a ragionare sulla portata strategica di tale modus operandi europeo: una decisione che avviene nel pieno dell' escalation tra Russia e Ucraina, proprio quando l'Europa dovrebbe mostrarsi come fronte unito, e ricordo a tutti voi che Polonia e Ungheria fanno parte di quella linea che va dal Baltico al Mar Nero e che dovrebbe eventualmente assorbire un potenziale attacco convenzionale della Russia all'Europa. Se l'intenzione della Commissione europea, in questo momento storico, è quindi quella di sanzionare Paesi quali la Polonia e l'Ungheria, cui è stata demandata buona parte della difesa europea, si fa oggettivamente fatica a parlare di autonomia strategica, considerata l'illogicità di tale comportamento. Infine, in merito alla risposta economica alla crisi, i dati iniziano a stabilizzarsi e abbiamo contezza che questa tensione internazionale avrà forti ripercussioni sulla nostra economia. Alcuni istituti finanziari riportano 1,5 punti percentuali in meno rispetto alle stime nell'Eurozona e ciò si traduce in due punti percentuali per l'Italia; stime che trovano conferma nelle indiscrezioni che leggiamo quotidianamente sugli organi di stampa nazionali. Le dico, quindi, presidente Draghi: evitiamo di trovarci nella stessa situazione vissuta nel periodo iniziale dalla pandemia, quando sentivamo che avremmo fronteggiato la crisi con pochi miliardi di scostamento. Usciamo da un gravissimo biennio di recessione economica; facciamoci trovare pronti nella tutela del nostro sistema economico. Cerchiamo di capire come il nostro Paese possa ritrovare alcune opportunità nel medio periodo, soprattutto nelle politiche di diversificazione dell'approvvigionamento energetico. L'opportunità viene fornita dalla possibilità di spostare il baricentro politico-energetico europeo verso Sud, dopo che abbiamo assistito, con i due progetti Nord Stream, alla concentrazione sull'asse energetico Est-Ovest. L'Italia può tornare ad aspirare a rappresentare l' hub energetico dell'asse Sud-Nord sviluppando relazioni con tutto il fronte del Mediterraneo allargato. Bene, quindi, le missioni del Ministro degli esteri ad Algeri, così come i tentativi di cooperazione con i Paesi del Mediterraneo (Spagna, Portogallo e Grecia), a cui abbiamo assistito nei giorni scorsi. In conclusione, mi pare di capire che il Governo abbia deciso come il Paese, l'Italia e gli italiani debbano schierarsi, assumendosi grandi responsabilità ed eventualmente grandi ricadute. Bene, presidente Draghi, se questa è la strada che il Governo intende percorrere per arrivare alla pace, lo faccia coinvolgendo maggiormente in ogni decisione il Parlamento, perché la continua evoluzione della situazione ci deve vedere uniti con un chiaro mandato per far sì che tale responsabilità, assunta sul piano internazionale, debba prevedere al primo posto la tutela dei nostri cittadini, delle nostre imprese e delle future generazioni. L'onere delle scelte di oggi non deve e non dovrà ricadere su chi ha già sofferto, su un popolo che esce da due anni durissimi sul piano economico, sociale e sanitario. Assumiamoci, senza esitare, la responsabilità di agire per tutelare le famiglie, le imprese e la capacità di spesa della nostra popolazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Girotto. Ne ha facoltà. GIROTTO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, signor Presidente del Consiglio, ho apprezzato la parte del suo intervento sull'energia: le diverse azioni proposte al Consiglio europeo sono in gran parte condivisibili e vanno nella giusta direzione di una maggiore indipendenza energetica, a vantaggio di cittadini e imprese. Le soluzioni da perseguire sono veramente tante: la realizzazione del fondo comune finalizzato a contenere gli effetti dell'aumento dei prezzi dell'energia; il tetto al prezzo del gas; gli stoccaggi comuni; maggiore diversificazione degli approvvigionamenti; la condivisione di acquisti di gas; la separazione del mercato delle rinnovabili da quello del gas; la tassazione degli extra profitti delle società energetiche; l'aumento, naturalmente, del ricorso alle rinnovabili e all'efficienza energetica; il sostegno alla conversione dei settori produttivi, in particolare degli hard to abate , difficili da convertire, anche tramite un energy recovery fund , così come proposto dal nostro presidente Conte. Vedremo cosa si concretizzerà nel piano RePower EU. In particolare, quando hanno presentato quel piano, la von der Leyen e Timmermans l'8 marzo hanno detto delle frasi assolutamente lodabili. Presentando questo piano, la von der Leyen ha detto che più velocemente passiamo alle rinnovabili e prima saremo indipendenti, e Timmermans ha detto di passare alle rinnovabili alla velocità della luce perché sono economiche, inesauribili, pulite e creano molti posti di lavoro. Però, presidente Draghi, è fondamentale garantire agli operatori la certezza delle regole; certezza che purtroppo è venuta meno in due ambiti strategici: mi riferisco al risparmio energetico con il superbonus e alla produzione con le fonti rinnovabili. (Applausi) . Sul superbonus la situazione è critica, signor Presidente. L'auspicabile conversione del decreto-legge cosiddetto sostegni- ter , che dovrebbe avvenire a brevissimo, non risolverà la situazione. Se non si interviene subito allargando la platea dei cessionari (Applausi) si rischia il blocco, perché le banche sono sature. Presidente Draghi, non so che informazioni abbia lei, ma quelle che abbiamo raccolto tutti noi in questi giorni ci dicono che le banche sono ferme e non si sbloccheranno anche se verrà approvato il decreto sostegni- ter ; non c'è assolutamente questa disponibilità.