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La nostra è una posizione diversa, perciò facciamo un appello al ministro Salvini affinché si sottoponga, come ogni cittadino che si rispetti, al giudizio della magistratura ordinaria. Se verrà condannato in via definitiva, vorrà dire che non avrà impedito lo sbarco per ragioni di sicurezza, comprimendo le libertà fondamentali dei migranti non per un motivo lecito, ma per ragioni politiche. Non dobbiamo però essere noi a stabilire questo, ma chiediamo che lo stabilisca un tribunale dello Stato. Noi vorremmo che fosse qui ribadito senza esitazione che la legge vale per tutti, Salvini compreso. Mi sia permesso aggiungere un pensiero che spero potrà essere condiviso o almeno preso in considerazione al di là dei nostri schieramenti: ci troviamo in quest'Aula, che costituisce uno dei luoghi sacri della nostra democrazia, dove ogni cosa ci ricorda i nostri doveri, a riflettere su una questione che prescinde nella sua essenza da ogni valenza politica e andrebbe intesa in primis come tema etico, perché quando chiunque di noi, membro eletto di quest'Aula o semplice cittadino, non considera più quale bene supremo il rispetto dell'uomo e la vita dei suoi simili, in quel momento dobbiamo fermarci. Se tutto ciò non riesce più a scuotere le nostre coscienze, significa non soltanto che abbiamo abiurato a quell'imperativo categorico che determina la nostra umanità, ma che ci siamo anche lasciati alle spalle secoli di progresso sulla strada dei diritti e anche quella Carta costituzionale che dovrebbe esserci sempre guida nel nostro lavoro di parlamentari. «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo»: è l'articolo 2 della Costituzione. (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Conosciamo l'articolo 2. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà. SBROLLINI (PD) . Signor Presidente, oggi il Senato è chiamato a esprimersi su una vicenda che non ha precedenti nella storia repubblicana. Al cosiddetto festival dello scambio all'interno della maggioranza domani si salva il ministro Salvini e giovedì si fa lo scambio salvando magari il ministro Toninelli. Noi a questo balletto non ci stiamo. Mi rivolgo al ministro Salvini, che non è presente in Aula fin dal primo momento, e a tutto il Governo che è responsabile di aver privato 177 persone della loro libertà e dignità, violando la nostra Costituzione e le convenzioni internazionali: vi chiediamo di farvi un esame di coscienza e di guardare al clima di odio e di paura che avete creato nel Paese. Purtroppo lo vediamo drammaticamente nella cronaca quotidiana. Noi vogliamo ripristinare la vigenza del diritto e dell'umanità, la legalità costituzionale e i diritti umani che il Governo ogni giorno sta violando. Per la prima volta nella storia repubblicana l'interesse della coalizione di maggioranza all'attuazione di una linea politica viene fatta coincidere con il preminente interesse pubblico, cioè con una ragione di Stato o di Governo che nello Stato democratico di diritto non può essere fine a se stessa. Il voto di oggi ha dunque per oggetto non una vicenda giudiziaria, che pure è rilevante, ma una visione stessa dello Stato perché questo è un atto politico vero e proprio, un atto di Governo, di maggioranza che in quanto tale dovrebbe prevalere - secondo voi - sull'interesse pubblico. Questa nozione di atto pubblico è stata però - come abbiamo visto già in altre occasioni, e pensiamo alle leggi razziali - esclusa dal Consiglio di Stato. Allora ci chiediamo: per poter giustificare un'azione simile, come dice il nostro patrimonio giuridico comune nello Stato di diritto - e ancora fortunatamente lo siamo - ci devono essere gravi motivi di sicurezza nazionale, di pericolo reale per l'integrità dello Stato, per la vita e l'incolumità delle persone e per i diritti costituzionali fondamentali dei cittadini. Ma, come sappiamo dagli atti fin qui depositati, si fa riferimento, oltre che alla domanda di autorizzazione del tribunale di Catania, alla memoria presentata dal Ministro dell'interno alla Giunta delle elezioni e condivisa dal Presidente del Consiglio e dal Governo, da cui emerge, però, che non c'è alcun pericolo del genere. Il tribunale di Catania scrive che non si comprende quale potrebbe essere l'interesse pubblico qualificato, cioè riconosciuto e tutelato come tale da norme di legge. La relazione mette in evidenza che non sussistono pericoli per il nostro Paese, dato che è stato accertato che a bordo della nave Diciotti non vi erano soggetti sospettati di costituire un pericolo per tali fondamentali valori, gli unici che avrebbero potuto consentire l'invocazione all'articolo 52 della Costituzione, e cioè la difesa della Patria, mentre sì la libertà personale e la dignità dei migranti costituiscono diritti fondamentali della persona, riconosciuti come valori inviolabili della nostra Costituzione, rispetto sia ai cittadini italiani che a ogni altra persona di qualsiasi nazionalità. Sono inoltre riconosciuti come valori inderogabili da principi e regole internazionali che il nostro Paese ha sempre condiviso. Per tutte queste ragioni, la decisione che domani prenderete qui al Senato avrà un rilievo istituzionale e non semplicemente politico e avrà cioè delle conseguenze, oltre a creare un precedente, che andrà a limitare di fatto la libertà personale e, quindi, i diritti inviolabili di ogni cittadino. Chiedetevi allora cosa state facendo - avete questa notte per pensarci - quale precedente si verrà a creare dopo questo voto assurdo che domani quest'Aula forse esprimerà. Pensiamo a cosa vuol dire Mediterraneo; pensiamo a cosa vuol dire parlare di una civiltà millenaria come la nostra, fatta di accoglienza, ospitalità, umanità, solidarietà. Sono parole sconosciute a questo Governo, che già parecchie volte si è venduto in uno scambio di favori reciproci. Noi non ci stiamo. Noi difendiamo i diritti e la libertà individuale, difendiamo ogni essere umano perché questo è uno Stato di diritto. Questo è uno Stato repubblicano. Questo è un Paese democratico. Viva la Costituzione! (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà. *VALENTE (PD) . Signor Presidente, spiace anche a quest'ora dover iniziare l'ennesimo intervento nella perdurante assenza... PRESIDENTE. Ma non è obbligata. (Ilarità. Applausi). VALENTE (PD) . Lo faccio volentieri, ma lo avrei fatto più volentieri... PRESIDENTE. Lo dicevo perché ha detto che le spiaceva. VALENTE (PD) . Se mi avesse fatto finire, avrebbe anche compreso il senso della mia frase. PRESIDENTE. Sì, ma scherzavo, allentavo la tensione. VALENTE (PD) . Ma non c'è tensione in questo senso, signor Presidente. Le volevo dire che spiace iniziare l'intervento nella perdurante assenza del ministro Salvini che, pure se preso probabilmente da qualche sua presenza televisiva, ci auguravamo che a un certo punto si rendesse conto non di dovere venire qui per ascoltare quello che avevano da dirgli le opposizioni, ma semplicemente... PRESIDENTE.