[pronunce]

n. 46 del 1999 il quale, rimediando a tale grave violazione con l'art. 57, ha ammesso l'esperibilità delle opposizioni di forma con la sola eccezione di quelle relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo. 3. – È altresì intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale eccepisce la manifesta inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza, non avendo il giudice a quo precisato la natura, tributaria o meno, del credito azionato con la procedura esattoriale nel corso della quale è stata proposta l'opposizione agli atti esecutivi in quanto, come costantemente ritenuto dalla giurisprudenza di legittimità (così, ad esempio, Cass. , sezioni unite, 22 ottobre 2003, n. 15810), la disciplina dettata dagli articoli 53 e 54 del d.P.R. n. 602 del 1973 (nel testo originario), configurando una sospensione della tutela giurisdizionale ordinaria durante la procedura esattoriale, è applicabile soltanto per la riscossione delle entrate tributarie. In subordine, la difesa dello Stato sostiene l'infondatezza del ricorso per erroneità del presupposto interpretativo, costituito dal diritto vivente in materia di omesso avviso al creditore iscritto. Al riguardo, l'Avvocatura dello Stato osserva che, in base a consolidata giurisprudenza (Cass. 24 giugno 1993, n. 6999 e Cass. 1° marzo 1994, n. 2023), la violazione dell'art 498 cod. proc. civ. , che nella procedura esecutiva ordinaria prescrive detto avviso, non genera alcuna nullità processuale insanabile, per cui, ove l'assegnazione o la vendita avvengano senza alcuna comunicazione, l'impossibilità di porre nel nulla tali atti, in ossequio all'effetto purgativo di essi, comporta che il creditore iscritto che non sia stato avvertito rimane escluso dai rimedi oppositivi e può unicamente agire contro il procedente per il risarcimento del danno patito. Se questo è l'effetto del mancato avviso nell'esecuzione regolata dal codice di rito, a fortiori, sostiene la difesa dello Stato, tale disciplina deve ritenersi applicabile all'esecuzione esattoriale, caratterizzata da maggior speditezza di forme in ragione della natura pubblicistica dei crediti azionabili; sicché, in definitiva, non corrisponderebbe al diritto vivente né l'affermazione per cui il caso in esame non può concretare un fatto illecito risarcibile, né quella per cui il creditore iscritto non avvisato non può agire secondo le regole generali contro il procedente.1. – Il Tribunale ordinario di Brescia, sezione distaccata di Salò, dubita, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, della legittimità costituzionale, dell'articolo 54, comma secondo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) – norma applicabile ad un processo esecutivo in corso al momento dell'entrata in vigore del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337) –, nella parte in cui dispone che nelle procedure esecutive esattoriali non è ammessa l'opposizione agli atti esecutivi, regolata dagli artt. 617 e 618 del codice di procedura civile. 2. – La questione non è fondata. 2.1. – Il giudice a quo muove da una interpretazione della norma censurata che si basa su numerose pronunce della Corte di Cassazione, le quali escludono l'esperibilità di qualsiasi opposizione avverso «tutti gli atti della procedura, siano essi stati posti in essere dall'esattore, siano essi riferibili al processo esecutivo vero e proprio», ed osservano che tale assoluta carenza della tutela del soggetto che intenda opporsi all'esecuzione sarebbe compensata da quella che «è assicurata in via posticipata attraverso la tutela aquiliana» (Cass. 10 giugno 2004, n. 11038). In realtà, anche la pronuncia che ha da ultimo ribadito tale orientamento (Cass. 13 gennaio 2005, n. 565) – e pertanto anche a prescindere dal più recente indirizzo, secondo il quale «ogni volta che il giudice dell'esecuzione compie atti nell'ambito dell'esecuzione esattoriale contro i suoi provvedimenti è esperibile l'opposizione agli atti esecutivi» (Cass. 19 luglio 2005 n. 15201) – ha precisato che esso non riguarda «casi relativi alla assegnazione e distribuzione del ricavato della vendita», non essendo «in quella fase ipotizzabile una limitazione della tutela dei corrispondenti diritti soggettivi» ai particolari rimedi amministrativi endoprocedimentali; in particolare, fin dal 1971 (sentenza 9 marzo, n. 665) la Corte di cassazione, a proposito dei «creditori pretermessi dalla fase satisfattiva», ha statuito che «gli interessi di costoro si possono manifestare soltanto nella fase di distribuzione della somma ricavata» e che non possono conseguentemente essere «escluse le opposizioni esecutive ordinarie rivolte a conseguire una modifica del progetto di ripartizione del ricavato e del conseguente provvedimento di assegnazione» e tra esse, in primo luogo, l'opposizione agli atti esecutivi (così Cass. 10 marzo 1992 n. 2838, nonché Cass. 20 febbraio 1998 n. 1858). 2.2. – Poiché l'erroneità dell'interpretazione posta a fondamento della questione di legittimità costituzionale investe ogni esecuzione esattoriale – in quanto nella fase di distribuzione del ricavato è sempre consentita, quale che sia la natura del credito a tutela del quale l'esecuzione è promossa, l'esperibilità dell'opposizione agli atti esecutivi –, l'eccezione di inammissibilità proposta dall'Avvocatura dello Stato, per insufficiente motivazione sulla rilevanza, deve essere respinta.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 54, comma secondo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) sollevata, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, dal Tribunale di Brescia, sezione distaccata di Salò, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 febbraio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 febbraio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA