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a seguito del vertice euro del 21 giugno 2019, in data 27 novembre 2019, presso le Commissioni riunite 6ª e 14ª del Senato, il Ministro dell'economia e delle finanze Roberto Gualtieri in relazione alle questioni di competenza connesse alla "bozza di riforma del Trattato istitutivo del meccanismo europeo di stabilità - MES" dichiarava: "Il testo è concordato e se chiedete se è possibile riaprire il negoziato vi dico che secondo me no, il testo del trattato è chiuso"; a margine dell'eurogruppo che si è svolto il 4 dicembre, il ministro Gualtieri ha invece dichiarato che l'Italia ha ottenuto al rinvio all'anno successivo della chiusura dell'accordo; inoltre, nella lettera inviata il 5 dicembre dal presidente dell'eurogruppo, Mario Centeno, al presidente del vertice euro Charles Michel, viene però specificato che durante l'eurogruppo, sul nuovo testo del MES, si è "giunti ad un accordo di massima", sconfessando quindi la "logica di pacchetto" portata avanti dal Governo italiano e inserita nella risoluzione votata dall'attuale maggioranza l'11 dicembre 2019; analoga ambiguità si rinviene rispetto a un altro elemento del "pacchetto bancario", l'European deposit insurance scheme (EDIS): nelle comunicazioni del 19 dicembre 2019 sugli esiti dell'Ecofin in Commissione 6ª del Senato il ministro Gualtieri ha dichiarato che la posizione dell'Italia "è estremamente netta nel negare il consenso alla modifica del trattamento prudenziale dei titoli di Stato", proposta dal Ministro delle finanze tedesco Scholz nel suo "Position paper on the goals of the banking union"; tuttavia, l'esigenza di simili modifiche era stata ribadita nella lettera indirizzata il 3 dicembre 2019 dal presidente dello high level working group (HLWG) sull'EDIS al presidente dell'eurogruppo, e nelle sue comunicazioni del 19 dicembre il ministro Gualtieri dichiarava che su questo tema stanno lavorando dei sottogruppi dell'HLWG, senza chiarire chi vi partecipasse per l'Italia e con quale mandato politico; considerato che: per risolvere gli equivoci causati dal diverso tenore delle dichiarazioni rilasciate al margine dell'eurogruppo e del vertice euro, sarebbe sufficiente visionare verbali e note di discussione sulla riforma del MES stilati durante i due summit citati; tuttavia, intervenendo nelle comunicazioni del 19 dicembre 2019 il ministro Gualtieri, riconoscendo che l'eurogruppo "soprattutto con la costituzione del MES, assume anche una funzione, per alcuni aspetti, decisionale", ha dichiarato che esistono "vincoli specifici di riservatezza di alcuni suoi documenti di lavoro"; inoltre, secondo un'inchiesta apparsa sul quotidiano "La Verità", in data 30 gennaio 2020, alla richiesta inoltrata tramite il portale "asktheeu" di visionare i verbali relativi all'eurogruppo del 4 dicembre e del vertice euro del 13 dicembre, per valutare l'effettiva posizione del Governo italiano in tali sedi, il segretariato generale del Consiglio della UE ha comunicato che la procedura di accessibilità agli atti non è applicabile per l'eurogruppo, in quanto organo informale, né per il vertice euro, in quanto le deliberazioni sono coperte dal segreto professionale; valutato infine che: la questione è stata al centro di una diatriba tra l' ombudsman della UE e le istituzioni UE, dando vita a una intensa corrispondenza tra l' ombudsman (Emily O'Reilly) e l'allora presidente dell'eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem; è importante sottolineare che in questa fase l'OBM dà per scontato che i documenti dell'eurogruppo siano accessibili ai sensi del regolamento (CE) n. 1049/2001; la trasparenza e l' accountability di un organismo centrale nel meccanismo decisionale della UE, come sottolineato dallo stesso ministro Gualtieri nelle sue comunicazioni, rimane quindi questione aperta, si chiede di sapere a quali fonti normative specifiche il Governo faccia riferimento per motivare l'opposizione di un vincolo di riservatezza sui lavori dell'eurogruppo e del vertice euro. Atto n. 3-01350 MARCUCCI VERDUCCI MIRABELLI STEFANO COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' IORI BOLDRINI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: l'università e la ricerca sono motore fondamentale della crescita e dello sviluppo di un Paese, della formazione e costruzione continua di capitale umano, di saperi e conoscenze, materiali e immateriali. La ricerca universitaria è un settore strategico per migliorare le condizioni della società. A questo hanno concorso nel tempo, e continuano a concorrere oggi, l'accademia e la ricerca italiana, mantenendo elevati nel tempo la qualità, i contributi e il livello dei risultati apportati dagli scienziati italiani alla ricerca scientifica europea e mondiale; i numeri dicono con chiarezza che quantità e qualità della produzione scientifica italiana si collocano nelle primissime posizioni nel mondo, dando lustro al Paese e svolgendo le funzioni di un volano indispensabile per la competitività in ogni settore. Nei prossimi anni, le grandi economie del pianeta, a partire dalla Cina e dall'India, moltiplicheranno le risorse investite in conoscenza, ricerca e sviluppo, allargando enormemente l'accesso di fasce di popolazione finora escluse dall'istruzione e dalla formazione di terzo e quarto livello. Per essere all'altezza delle nuove sfide il nostro Paese non può rimanere indietro; al contrario, deve fare dell'innovazione l'asse portante di tutti i settori economici, sociali, culturali, tecnologici; la crescita dell'Italia passerà necessariamente attraverso nuovi e massicci investimenti nel capitale costituito da giovani, studiosi, innovatori, che nelle università dovranno trovare un legame strategico, uno snodo centrale di dialogo tra il mondo della ricerca e la società che la circonda, fatta di imprese, territori, pubbliche amministrazioni, che insieme possono concorrere a uno sviluppo solido e governato; tuttavia, come noto e come più volte rilevato anche in autorevoli pubblicazioni internazionali, la ricerca italiana è in sofferenza. Uno dei problemi emersi negli ultimi anni è l'aumento esponenziale della condizione di precarietà dei ricercatori. Il nostro Paese forma ricercatori di alto livello, che il sistema sottodimensionato non riesce ad assorbire nei ruoli pubblici, a causa soprattutto dei vincoli di bilancio e dell'assenza di un piano di reclutamento programmato, stabile e certo. La rapida evoluzione socio-economica fa già immaginare, per la prossima decade, un enorme cambiamento nel mondo del lavoro, che necessiterà di figure professionali altamente qualificate e che dovranno essere formate. Tale esigenza deve rappresentare una spinta per arrestare l'emorragia verso l'estero di tanti, troppi giovani ricercatori, che in Italia non trovano una prospettiva alla propria carriera né validi accessi ai fondi; sono notizie di questi giorni le statistiche di "AlmaLaurea" che confermano purtroppo il trend della "fuga dei cervelli". Solo nell'ultimo triennio 2016-2018 si è tentata un'inversione di rotta, attraverso l'adozione di politiche specifiche e investimenti rinnovati volti a recuperare un divario iniziato con la legge 30 dicembre 2010, n. 240, e con i drastici tagli di finanziamento al comparto adottati congiuntamente alla riforma.