[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), promosso con ordinanza del 13 marzo 2003 dal Giudice di pace di Bobbio, iscritta al n. 610 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 35, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 12 maggio 2004 il Giudice relatore Carlo Mezzanotte. Ritenuto che, nel corso di un giudizio a carico di un soggetto imputato del reato di cui all'art. 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), per avere guidato, in data 15 agosto 2002, un'autovettura in condizioni di alterazione fisica e psichica correlata con l'uso di sostanze stupefacenti, positivamente accertato presso una struttura sanitaria pubblica, il Giudice di pace di Bobbio ha sollevato, in riferimento agli artt. 25, secondo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del predetto art. 187, nella parte in cui sanziona penalmente la condotta di chi si pone alla guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti senza prevedere alcun limite oltre il quale il soggetto possa essere considerato in stato di alterazione fisica e psichica; che il remittente, premesso che il reato previsto dalla disposizione censurata è un reato di pericolo concreto, chiaramente individuabile nella circolazione di un autoveicolo condotto da soggetto in stato psico-fisico non ottimale, osserva che la norma non vieta di guidare “dopo avere usato stupefacenti”, ma assoggetta a sanzione penale la condotta di chi si metta alla guida in uno stato di alterazione indotto dall'uso di sostanze stupefacenti; che, peraltro, mentre le disposizioni di cui all'art. 186 del medesimo codice e all'art. 379 del relativo regolamento di esecuzione consentono di individuare la soglia oltre la quale un conducente possa essere ritenuto in stato di ebbrezza per l'uso di bevande alcoliche, sicché il conducente stesso è posto in grado di conoscere il precetto la cui violazione fa scattare l'applicazione della sanzione penale, altrettanto non può dirsi per quanto riguarda la condotta prevista e punita dall'art. 187, commi 1 e 4; che per tale condotta, infatti, né le disposizioni legislative né quelle regolamentari prevedono il limite oltre il quale il soggetto che abbia assunto sostanze stupefacenti possa ritenersi in stato di alterazione fisica e psichica; che del resto, ad avviso del remittente, all'accertamento della sussistenza della fattispecie di cui all'art. 187 non potrebbe procedersi, analogamente a quanto si ritiene possibile per l'accertamento dello stato di ebbrezza da bevande alcoliche, attraverso il riscontro di una determinata sintomatologia, quale l'alitosi, la lentezza nella parola e nei movimenti e altre manifestazioni del genere, che sulla base di canoni scientifici comunemente noti possono sopperire alla mancanza di una concreta rilevazione con l'etilometro; che, invece, nel caso di cui all'art. 187 del d.lgs. n. 285 del 1992, non essendo predeterminato per legge alcun limite, non potrebbe attribuirsi rilievo a sintomi quali quelli innanzi descritti; che, soggiunge il remittente, la indeterminatezza della fattispecie di guida in stato di alterazione psico-fisica da uso di sostanze stupefacenti risulterebbe dalle successive modificazioni della disposizione incriminatrice introdotte dal d.lgs. 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), il quale ha sostituito il comma 2 statuendo che “gli accertamenti sono effettuati con strumenti e modalità stabiliti dal regolamento, ai fini della determinazione delle quantità, indicate in conformità alle previsioni dello stesso regolamento”; che tuttavia, non essendo stato ancora adottato il regolamento, destinato comunque ad entrare in vigore dal 1° gennaio 2003, la disposizione denunciata, nella formulazione applicabile al caso di specie, sarebbe costituzionalmente illegittima in riferimento sia all'art. 25, secondo comma, Cost., sotto il profilo della indeterminatezza della fattispecie penale, sia all'art. 27, secondo comma, Cost., per violazione del principio della personalità della responsabilità penale, il quale presuppone la sussistenza della colpa dell'autore della condotta assoggettata a sanzione penale e, conseguentemente, la determinatezza e la conoscibilità del precetto penale; che, conclude il giudice a quo, dall'eventuale accoglimento della questione non deriverebbe lo svuotamento del contenuto dell'art. 187, posto che, mentre il precetto penale richiede chiarezza e determinatezza, nulla vieterebbe, sotto il profilo dell'illecito amministrativo, l'adozione di provvedimenti quali la sospensione o il ritiro della patente di guida, ben potendo l'autorità di pubblica sicurezza, a fini di incolumità pubblica, inibire la guida a chi faccia uso di stupefacenti per ridurre i rischi in via preventiva; che è intervenuto nel presente giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto, in via preliminare, la restituzione degli atti al giudice a quo per nuova valutazione della rilevanza a seguito delle intervenute modifiche della disposizione censurata, e, in subordine, che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata; che, rileva la difesa erariale, successivamente all'ordinanza di rimessione il legislatore ha nuovamente regolato la materia con il decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214, con il quale è stato sostituito integralmente il testo dell'art. 187 del codice della strada ed è stata disposta l'abrogazione delle modificazioni introdotte dall'art. 14 del d.lgs. 15 gennaio 2002, n. 9, che faceva riferimento, per gli accertamenti finalizzati alla verifica delle condizioni di applicabilità della norma sanzionatoria, a “strumenti e modalità stabiliti dal regolamento ai fini della determinazione delle quantità”; che, pertanto, poiché le norme censurate sono state sostituite con una diversa normativa di dettaglio, evidentemente finalizzata, tra l'altro, ad eliminare possibili profili di indeterminatezza che si potevano cogliere, in astratto, nella precedente disciplina alla quale si riferisce l'ordinanza di rimessione, si renderebbe opportuna la restituzione degli atti al remittente per una nuova valutazione della rilevanza della questione;