[massime]

Parlamento - Intercettazioni "casuali" di conversazioni o comunicazioni di membri del Parlamento - Utilizzazione in procedimento penale nei confronti dello stesso parlamentare interessato subordinata all'autorizzazione della Camera di appartenenza - Eccezione di inammissibilità delle censure riferite ad alcuni parametri per asserita prospettazione in forma ipotetica - Reiezione.. Nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 6, commi 2, 3, 4, 5 e 6, della legge 20 giugno 2003, n. 140, impugnato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, secondo comma, 68, terzo comma, 102 e 104, primo comma, Cost., in quanto prevede l'obbligo per l'autorità giudiziaria di chiedere l'autorizzazione della Camera di appartenenza al fine di utilizzare le intercettazioni "casuali" di conversazioni o comunicazioni di membri del Parlamento, anche quando si tratti di utilizzazione nei confronti dello stesso parlamentare interessato, è infondata l'eccezione di inammissibilità formulata dalla difesa erariale e tesa a far valere il carattere solo ipotetico delle censure relative agli artt. 24, secondo comma, 102 e 104, primo comma, Cost. Infatti, i rimettenti, che non si dolgono della disciplina degli effetti del diniego di autorizzazione, ma della stessa previsione dell'obbligo di richiederla, hanno correttamente sollevato la questione prima di proporre la richiesta di autorizzazione: iniziativa, questa, che, presupponendo l'applicazione della norma censurata, avrebbe determinato l'esaurimento del loro potere decisorio sul punto.