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Non dobbiamo concentrarci solo sull'incrocio fra domanda e offerta, che sicuramente è una delle attività più importanti dei centri per l'impiego, ma dobbiamo farci venire nuove idee, alcune le abbiamo già scritte nella proposta sul reddito di cittadinanza: all'interno dei centri per l'impiego si può creare lavoro, si possono far incontrare le persone e capire quali sono le loro attitudini, le loro competenze, le loro specialità. Facciamole incontrare, diamo degli incentivi, troviamo le persone adatte e con le capacità per creare impresa all'interno dei centri per l'impiego. Ce la possiamo fare e dobbiamo veramente puntare su questo. Allo stesso tempo, c'è una Nazione che - scusate - è stata troppo trascurata in questi ultimi anni. Ci sono centri abbandonati, risorse naturali da sfruttare, un patrimonio artistico che è stato abbandonato e su questo dobbiamo fare veramente molto e perché non cercare di farlo coinvolgendo, magari, queste persone che stanno cercando lavoro? Dobbiamo concentrarci su questo. Vorrei, però, tornare su un altro argomento. Prima vi ho parlato di banche e di aziende che sono in difficoltà perché non riescono ad accedere al credito. Ebbene, siamo in questa situazione per diversi motivi, uno fra tutti sono le normative europee che via via, anno dopo anno, si sono fatte più stringenti. Ho letto, un'ora fa, una buona notizia: sembra che la BCE stia accettando dei compromessi. Sui famosi decreti non riscossi, sulle famose sofferenze, sui famosi NPL, la BCE ha detto: forse i Paesi con giustizia più lenta possono avere più anni per poter incassare queste sofferenze. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . È un buon risultato il fatto che qualcuno in Europa finalmente si stia dedicando a questo, perché per cinque anni non è stato fatto nulla in Europa! Dobbiamo dare una mano ai nostri rappresentanti in Europa, far loro capire che devono stringere rapporti con gli altri Paesi, trovare degli alleati per andare a battere i pugni sul tavolo in modo adeguato, per farci capire e far capire che il nostro sistema giudiziario e bancario e la nostra pubblica amministrazione non sono all'altezza di poter fare fuori - permettetemi questa parola - dall'oggi al domani tutte le sofferenze che le nostre banche hanno in pancia. Se puntiamo su quello, le banche continueranno a vendere queste sofferenze al 10, 12 o 15 per cento e arriveranno - in realtà sono già arrivati - gli investitori istituzionali internazionali che comprano a queste cifre e chi ci rimette? Non ci rimettono solo i proprietari che, vedendo il proprio credito venduto al 10 per cento, dovranno restituire il 100 per cento alla banca, ma le stesse banche, che vendono al 10 e penalizzano anche i loro azionisti, perché il 90 per cento lo deve mettere la banca. Quindi alla fine non ci guadagna nessuno, se non la speculazione. Questa è la preghiera che rivolgo al Governo: concentriamoci; troviamo anche in questo caso sistemi alternativi. Sappiamo che è stato approvato, purtroppo, due anni fa, un decreto che velocizza le aste giudiziarie; su questo abbiamo scritto qualcosa nel contratto, ma si potrebbe fare qualcosa in più. Cerchiamo degli accorgimenti per dare un po' più di tempo alle famiglie e alle aziende per riuscire a cercare di recuperare questo debito che hanno nei confronti delle banche. Dall'altra parte, cerchiamo un'ancora di salvataggio: perché non pensare a un fondo che dia una mano a queste persone nel momento in cui sono debitori incolpevoli? Pensiamo a un fondo che possa rifinanziare queste persone. Andremmo a vantaggio non solo dei cittadini e delle imprese, ma anche del sistema bancario. Ci serve attuare cose del genere. Presidente, non mi dilungo. È importante concentrarsi sulle misure a costo zero, facciamo qualcosa per il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Comunico ai colleghi che sono pervenute alla Presidenza e sono in distribuzione le proposte di risoluzione n. 1, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, n. 2, presentata dai senatori Romeo e Patuanelli, n. 3, presentata dal senatore Bertacco e da altri senatori, n. 4, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, e n. 5, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori. Ha facoltà di parlare il relatore. BAGNAI, relatore . Signor Presidente, in questa breve replica vorrei partire da un appunto metodologico. Viene rimproverato al Governo, sostenuto dalla maggioranza alla quale io appartengo, di non avere presentato il suo DEF. Mi chiedo come questo potesse essere tecnicamente possibile: se il Governo uscente avesse proposto uno scenario programmatico nel suo DEF, forse sarebbe stato possibile discuterlo in Commissione speciale e, forse, saremmo arrivati qui con dei contenuti. Voglio ricordare che il Governo che si è formato è il risultato di un processo di mediazione politica che ha preso molto tempo per motivi che conosciamo e che non è il caso qui di ricordare. Un processo di mediazione politica tra due forze che inizialmente non pensavano di andare al Governo insieme e che avevano dei punti di dissidio anche molto importanti, ma che, con spirito costruttivo e con senso responsabilità, apprezzandosi nel dialogo stabilito e imparando a conoscersi, sono finalmente giunti a una proposta. Anche questo, ovviamente, ha impedito che arrivassero con un DEF in tasca da sottrarre a quello del Governo e metterlo al suo posto per discuterlo in Aula. Questa cosa non era tecnicamente possibile. Rientra nelle normali strategie tattiche parlamentari rimproverarcela, però adesso vorremmo andare avanti. E per andare avanti, vorrei dire che non mi sembra che discutere il tendenziale, cioè quello che c'è nel DEF, sia allarmare il Paese: in realtà, è dare un segnale di vero cambiamento, cioè uscire dalla logica dei Governi negli ultimi anni, la logica degli annunci, per passare a una logica di realismo. Vorrei ricordare che nel suo DEF di esordio, quello del 2014, il Governo uscente aveva promesso per gli anni successivi una crescita all'1,38 per cento in virtù dei provvedimenti che si proponeva di adottare. La crescita, invece, è stata dello 0,85 per cento, quasi mezzo punto in meno. Ecco, dobbiamo fare i conti con la realtà. Mi ha anche colpito l'osservazione secondo la quale l'Italia è un Paese strano perché è un Paese nel quale si litiga sui dati. Sui dati si litiga, perché ogni tanto vengono presentati in modo sottilmente strumentale. Che cosa voglio dire? Semplicemente, pensiamo alla simpatica fake news - oggi si direbbe così - del milione dei posti di lavoro, che in qualche modo accomuna, seppure in tempi diversi, i due principali partiti della nostra attuale opposizione. (Applausi dai Gruppi LS-P e M5S). Nella versione 2.0, cioè quella che chiamiamo la versione renziana, questa fake news si basa su un punto dirimente, cioè sull'uso di un criterio non esattamente adeguato per la misura dell'occupazione: le posizioni lavorative anziché le ore lavorate.