[pronunce]

In relazione a quest'ultimo punto, con la sentenza n. 17995 dell'8 agosto 2006 il giudice civile ha rigettato la domanda dell'attore sulla base della delibera di insindacabilità della Camera dei deputati. Quanto riportato, a parere della difesa regionale, confermerebbe l'idoneità dell'atto di citazione civile «ad aprire indebitamente il varco all'esercizio di una giurisdizione costituzionalmente vietata», in presenza della prerogativa di cui all'art. 122, quarto comma, Cost. 2.1. – Per quanto attiene al merito del conflitto, la Regione ritiene che sia sufficiente estendere al consigliere Bettin le conclusioni cui è pervenuta la Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati relativamente alle dichiarazioni rese dall'on. Zanella. A suo dire, infatti, tra le opinioni espresse dal consigliere regionale e dal parlamentare da ultimo citato vi sarebbe analogia nelle modalità di espressione, identità di «fatto ispiratore: l'articolo de L'Espresso» e di «presa di posizione in sede di divulgazione mediatica». Identici sono, inoltre, il tenore letterale e la ratio degli artt. 68, primo comma, e 122, quarto comma, Cost. Per le ragione suesposte la difesa regionale insiste nella richiesta dell'accoglimento delle conclusioni formulate nel ricorso. 3. – All'esito dell'udienza del 24 ottobre 2006 la Corte costituzionale ha disposto, con l'ordinanza n. 353 del 2006, che l'atto introduttivo del conflitto fosse notificato, a cura della ricorrente, al Tribunale di Roma in persona del suo Presidente, ai sensi dell'art. 27, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. 4. – La Regione Veneto ha notificato al Tribunale di Roma il ricorso e l'ordinanza n. 353 del 2006 in data 21 novembre 2006 e li ha depositati il successivo 7 dicembre.1. – Con ricorso notificato il 19 luglio 2005 e depositato il successivo 26 luglio, la Regione Veneto, in persona del Presidente pro tempore, ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione all'ordinanza di fissazione dell'udienza di trattazione, di cui al verbale del 5 luglio 2005, adottata dal giudice istruttore del Tribunale di Roma, sezione prima civile, nel giudizio per risarcimento dei danni subiti dal dott. Corrado Clini a seguito delle opinioni espresse dal consigliere regionale Gianfranco Bettin (r.g. n. 24632/05), per violazione dell'art. 122, quarto comma, e, «suo tramite», degli artt. 121 e 123 della Costituzione. 2. – Il ricorso è inammissibile. 2.1. – È stata impugnata l'ordinanza di fissazione dell'udienza di trattazione della causa per risarcimento danni di cui sopra, in quanto asseritamente lesiva della sfera di attribuzioni costituzionalmente protette della ricorrente Regione Veneto. Tale atto è stato adottato dal giudice istruttore nell'udienza di prima comparizione, tenutasi il 5 luglio 2005. Ai sensi dell'art. 180 del codice di procedura civile – nel testo in vigore alla suddetta data – il giudice era tenuto «in ogni caso» a fissare a data successiva la prima udienza di trattazione. Secondo la citata norma processuale, nella udienza di prima comparizione il giudice doveva limitarsi a verificare d'ufficio la regolarità del contraddittorio ed a pronunciare, ove occorrenti, i provvedimenti previsti dagli artt. 102, secondo comma, 164, 167, 182 e 291, primo comma, cod. proc. civ. Ogni determinazione in ordine alle eccezioni processuali e di merito proposte dal convenuto era riservata all'esito dell'udienza di trattazione. Quest'ultima si poneva pertanto, rispetto all'udienza di prima comparizione, in un rapporto di sequenza necessaria, ritenuta inderogabile, salvo consenso di tutte le parti, dalla giurisprudenza e dalla dottrina prevalenti. Poiché il giudice, in sede di prima comparizione, non avrebbe potuto assumere alcun provvedimento in ordine all'eccezione di insindacabilità, ai sensi dell'art. 122, quarto comma, Cost., proposta dal convenuto consigliere regionale, l'atto impugnato, con il quale il giudice stesso ha doverosamente fissato la data dell'udienza di trattazione, non è idoneo a produrre alcuna menomazione delle attribuzioni costituzionalmente garantite della Regione Veneto, a prescindere da ogni valutazione sulla fondatezza dell'eccezione medesima. Secondo il regime processuale vigente alla data dell'udienza di prima comparizione, quest'ultima era caratterizzata da una funzione meramente preparatoria rispetto alla trattazione in senso stretto della causa, essendo riservata all'udienza successiva l'adozione di provvedimenti astrattamente e potenzialmente lesivi della dedotta guarentigia di cui all'art. 122, quarto comma, Cost. e come tali suscettibili di essere presi in considerazione da questa Corte nell'ambito di un conflitto di attribuzione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il conflitto di attribuzione proposto dalla Regione Veneto nei confronti dello Stato, in relazione all'ordinanza di fissazione dell'udienza di trattazione adottata dal giudice istruttore del Tribunale di Roma, sezione prima civile, nel giudizio r.g. n. 24632/05, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 maggio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'1 giugno 2007. Il Cancelliere F.to: MELATTI