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Il procuratore generale di cui al comma 1 richiede alla corte di appello l'applicazione di una misura coercitiva per il trasferimento del condannato verso la Corte penale internazionale o uno Stato estero designato per l'esecuzione della pena. Contestualmente ha termine l'esecuzione della pena nel territorio dello Stato italiano. 3. La corte di appello provvede con proprio decreto alla consegna del condannato, senza ritardo, dopo aver ricevuto dal Ministro della giustizia la comunicazione del tempo, del luogo e delle modalità della consegna. Art. 111. (Principio di specialità) 1. La persona condannata che sconta nel territorio dello Stato italiano la pena irrogata dalla Corte penale internazionale non può essere sottoposta a restrizione della libertà personale in esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza né assoggettata ad altre misure restrittive della libertà personale per un fatto anteriore alla consegna, salvo che vi sia il consenso della stessa Corte penale internazionale. 2. Qualora nei confronti della persona che sconta nel territorio dello Stato italiano la pena irrogata dalla Corte penale internazionale debba essere eseguito un provvedimento restrittivo della libertà personale, il Ministro della giustizia, su richiesta dell'autorità giudiziaria, acquisisce il consenso della stessa Corte penale internazionale. 3. La persona indicata al comma 1 non può essere estradata ad uno Stato estero senza il consenso della Corte penale internazionale. Qualora uno Stato estero abbia richiesto l'estradizione di tale persona, il Ministro della giustizia acquisisce il consenso della Corte penale internazionale. Art. 112. (Modalità dell'esecuzione delle pene pecuniarie, della confisca e della riparazione) 1. Le pene pecuniarie sono eseguite secondo la legge italiana. 2. Per determinare la pena pecuniaria l'ammontare stabilito nella sentenza della Corte penale internazionale è convertito nel pari valore in euro al cambio del giorno in cui il riconoscimento è deliberato. 3. Quando la corte di appello pronuncia il riconoscimento ai fini dell'esecuzione di una confisca o di un provvedimento di riparazione ai sensi dell'articolo 75 dello Statuto, l'esecuzione è ordinata con la stessa sentenza di riconoscimento. 4. Qualora la Corte penale internazionale stabilisca con sentenza princìpi relativi alla riparazione ai sensi dell'articolo 75, comma 1, dello Statuto, senza ordinarne specifiche misure attuative e facendo rinvio alla funzione delle giurisdizioni nazionali, i princìpi affermati nella sentenza della Corte penale internazionale costituiscono parametri vincolanti per l'autorità giudiziaria nazionale. 5. Prima di presentare le proprie richieste alla corte di appello, il procuratore generale presso la stessa corte può procedere a indagini al fine di disporre il sequestro delle cose e dei beni indicati al comma 6. 6. La confisca è eseguita sulle cose che servirono o che furono destinate a commettere il delitto, sulle cose che ne sono il prodotto, il profitto, il prezzo o il compenso, ovvero, quando tale confisca non è possibile, sulle cose di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente, nonché, comunque, sulle somme di denaro, sui beni e sulle altre utilità di cui il reo non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito dichiarato ai fini delle imposte sui redditi o alla propria attività economica. 7. Le disposizioni del presente articolo non si applicano se le cose e i beni indicati al comma 6 appartengono a persona estranea al reato. 8. Le cose e i beni indicati al comma 6 sono comunque devoluti in conformità allo Statuto. Capo V DISPOSIZIONI VARIE Art. 113. (Richieste di assistenza da parte dell'autorità italiana) 1. Le rogatorie dei giudici e dei magistrati del pubblico ministero dirette, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, alla Corte penale internazionale per comunicazioni, notificazioni e per attività di acquisizione di elementi di accusa o di prove sono trasmesse al Ministro della giustizia, il quale provvede all'invio nelle forme previste dallo Statuto e dalla presente legge. Art. 114. (Collaborazione in materia di protezione di vittime, testimoni e loro congiunti) 1. Il Ministro della giustizia dà corso alle richieste di collaborazione che la Corte penale internazionale formula ai sensi dell'articolo 68 dello Statuto per la protezione di vittime, testimoni e loro congiunti, trasmettendo le stesse al Ministro dell'interno. 2. Nei confronti delle persone indicate al comma 1 si applicano le misure di protezione e di assistenza previste dalla legge. Art. 115. (Tutela di procedimenti in corso) 1. Nel caso in cui l'esecuzione di una richiesta di cooperazione proveniente dalla Corte penale internazionale possa pregiudicare indagini o procedimenti penali in corso nello Stato italiano, l'autorità giudiziaria competente ai sensi del presente titolo sospende l'esecuzione degli atti richiesti e ne informa il Ministro della giustizia. 2. Il Ministro della giustizia informa senza ritardo la Corte penale internazionale e assume le opportune iniziative, ai sensi dell'articolo 94 dello Statuto. Art. 116. (Applicazione delle norme del codice di procedura penale) 1. Per quanto non espressamente previsto dalla presente legge si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del libro XI del codice di procedura penale. Art. 117. (Candidature italiane alle cariche di giudice e di procuratore presso la Corte penale internazionale) 1. Il Ministro della giustizia provvede, con le procedure ritenute opportune, alla ricerca di candidati per le cariche di giudice, procuratore e cancelliere presso la Corte penale internazionale nell'ambito dei docenti universitari, dei magistrati e degli iscritti agli ordini e albi professionali. 2. Il Governo formula le candidature italiane dopo avere sentito il parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia di giustizia e di affari internazionali. Titolo VII DISPOSIZIONI FINALI Art. 118. (Abrogazioni e modifiche di disposizioni normative) 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge: a) l'articolo 85 del codice penale militare di guerra è abrogato; b) l'articolo 219 del codice penale militare di guerra è abrogato; c) al terzo comma dell'articolo 245 del codice penale militare di guerra, il numero 2 è abrogato; d) all'articolo 65 della legge di guerra, di cui al regio decreto 8 luglio 1938, n. 1415, le parole: «, salvoché esse possano essere ritenute solidalmente responsabili» sono soppresse; e) il quarto comma dell'articolo 99 della legge di guerra, di cui al regio decreto 8 luglio 1938, n. 1415, è abrogato; f) alla lettera d) del comma 1 dell'articolo 5 del codice di procedura penale, le parole: «, dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962» sono soppresse; g) la legge 9 ottobre 1967, n. 962, è abrogata.