[resaula]

Quella generazione di bambini oggi presente ad Al Hol si sta radicalizzando. Se lei naviga su Internet , vedrà ragazzini e ragazzine, di età compresa tra gli otto e i dieci anni, che già incitano all'odio e alla guerra contro i Paesi occidentali. Di questo non parla nessuno, ma questo è il problema che noi abbiamo in termini di sicurezza. Se gli americani non hanno questo problema, i Paesi europei, invece, lo hanno. Quando gli americani si ritirano dalla frontiera siriano-turca, lasciano in mano ai curdi, già indeboliti dalla sconfitta politica e militare subita sul terreno, la custodia dei fighters - fra i quali ribadisco esserci moltissimi foreign fighters , molti inglesi, molti francesi, tedeschi e olandesi e, forse, anche qualche italiano - e di quei 75.000 loro congiunti e familiari, i quali si stanno organizzando in un campo, che non è di prigionia, ma di rifugiati. Sono presenti anche organizzazioni internazionali in quel campo, ma il suo ambiente è tipico della cultura del fondamentalismo islamico. Le chiedo, allora, quale ruolo possiamo svolgere. C'è, poi, una ultima annotazione rispetto a quello che è accaduto, e non casualmente, come ho cercato di dire prima. Il Governo siriano è partecipe di questo accordo. Il tanto deprecato e vituperato Governo siriano oggi sta difendendo i curdi dalla Turchia, perché sta pattugliando con la Russia il confine siriano turco e sta, in fondo, difendendo la propria comunità curdo-siriana dagli attacchi della Turchia, in base agli accordi di Astana e in base all'evocato accordo di Adana. Questo vuol dire che c'è stata, tendenzialmente - uso un avverbio - una riabilitazione del regime siriano, il quale sta partecipando a un processo di pace ; processo di pace che si sta svolgendo a Ginevra - e questo lei lo ha citato, signor Ministro - e che è solo siriano - grazie al cielo - con la delega a Pedersen, che mi pare una persona che si sta muovendo bene, dopo i tanti tentativi fatti da un italiano, da Staffan de Mistura - è un amico che saluto - che ha fatto un lavoro straordinario, ma non è riuscito nel suo intento perché non erano ancora maturi i tempi di una ricomposizione della società siriana. Oggi, i 150 del comitato costituzionale - 50 indicati dal Governo, 50 dalle opposizioni e 50 dalla società civile - cercheranno - il tempo, però, è lungo: Pedersen ha parlato di dodici mesi - di trovare un accordo sulla nuova forma costituzionale che - guarda caso - in base agli accordi dovrebbe risolvere anche il problema del Kurdistan siriano; essa dovrebbe infatti prevedere una Costituzione federale che consenta quell'autonomia che i curdi hanno sempre richiesto, non essendo loro consentito uno Stato autonomo; una formula simile a quella irachena nella quale il Kurdistan iracheno rimane nell'ambito dello Stato nazionale, indicando addirittura il Presidente della Repubblica iracheno, ma con larghissima autonomia anche - ad esempio - nello sfruttamento del petrolio. Ma a Ginevra c'è un altro problema. A causa della disattenzione di un Ministro di un Governo precedente di un paio d'anni fa - non lo cito - l'Italia non fa parte di quello che è stato chiamato lo small group . Dello small group fanno parte - guarda caso - gli Stati Uniti, la Francia, la Germania e la Gran Bretagna, ma non l'Italia. Le ricordo sommessamente che noi siamo, tra i Paesi del G7, quello più vicino alla Siria, con una proiezione e una vocazione mediterranea che dovrebbero consentirci di essere presenti in quello small group di cui fanno parte anche Egitto, Giordania e Arabia Saudita. Ciò vuol dire che, ancora una volta, solo l'Italia - questa volta non l'Europa - è esclusa da un processo di partecipazione e pace. Per fortuna so che la Farnesina, in questi mesi, ha indicato una persona che si occupa di Siria, che ieri si trovava a Ginevra e con la quale lei avrà parlato. So che sta lavorando, perché nelle prossime settimane e mesi l'Italia possa entrare a far parte di quel gruppo. Attenzione: non sto sovradimensionandone il ruolo. I siriani devono scrivere la loro Costituzione. La partecipazione della comunità internazionale è necessaria e obbligatoria, ma sarà una sostanziale ratifica del lavoro che verrà svolto in quella sede. Purtuttavia, ritengo che l'Italia, ancora una volta insieme all'Europa, debba avere la possibilità di partecipare più attivamente e fattivamente al processo di pacificazione e stabilizzazione, anche perché immediatamente dopo, Ministro, mi auguro che arriverà il tempo della ricostruzione. Parliamo di 500 miliardi di dollari per la ricostruzione di quello straordinario Paese e ricordo ancora molto sommessamente che noi, prima del 2011, e cioè prima di questa sciagurata guerra, eravamo il primo partner commerciale della Siria. Ministro, tralascio le battute sulla Turchia perché francamente lasciano il tempo che trovano: la Turchia interviene perché c'è un accordo internazionale. Capisco che ci si debba oggi giustamente e formalmente accanire sulla Turchia perché ha attaccato e invaso la Siria, entrando in una fascia di confine di 30 chilometri, e ha utilizzato le milizie più criminali che possano esistere. Non si fanno prigionieri in questa piccola guerra. I soldati siriani e curdi presi prigionieri vengono decapitati appena catturati. Assistiamo a fatti indecenti e immondi e i turchi sono responsabili della gestione di quelle milizie. Purtuttavia, non è più questo il problema. Oggi, il problema italiano è quale atteggiamento avere nei confronti della Siria. Lei sa, signor Ministro, che meno di un mese fa, insieme a una piccola delegazione, ho parlato con il presidente Bashar e il primo Ministro e ho cercato di capire quanto oggi il Governo e le autorità siriane possono essere in grado di intercettare le modifiche che in quella società sono obbligatoriamente avvenute dopo dieci anni di guerra. Penso che siano tendenzialmente inadeguate, ma proprio per la loro possibile inadeguatezza è necessaria la nostra partecipazione. E la nostra partecipazione si misura con la riapertura delle relazioni diplomatiche con il Governo siriano. Ma la possibilità di riapertura delle relazioni diplomatiche passa attraverso il blocco e l'abrogazione delle sanzioni. Il cardinale Pietro Parolin, nell'ultima Assemblea generale, dall'alto dell'esperienza della Chiesa cattolica - duemila anni di storia di cautela diplomatica - ha detto due cose fondamentali: in primo luogo, si devono abrogare le sanzioni e in secondo luogo: «dopo otto dolorosi anni di conflitto è necessario, davvero urgente, superare la stagnazione politica e avere il coraggio di cercare nuove strade di dialogo e nuove soluzioni con uno spirito di realismo». Sono le sue testuali parole che Parolin ha pronunciato davanti All'assemblea generale delle Nazioni Unite e ho l'impressione che sia questa una lezione che potremmo anche ascoltare come Paese Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, la prima domanda che ci dovremmo porre è se siamo o no soddisfatti della relazione di oggi del Ministro degli affari esteri.