[resaula]

non si ravvede, quindi, come sia possibile esercitare legittimamente ruoli di tale rilevanza pubblica e poi non poter ricoprire, neppure a livello locale, ruoli di dirigenza nei partiti, nelle associazioni e nelle organizzazioni politiche, quantomeno in quelle che siano partecipi della democrazia e i cui dottrina e statuto non siano incompatibili con i doveri del giuramento prestato e con i principi costituzionali e generali dell'ordinamento; il legislatore non ha mai disciplinato la materia oggetto di riserva di legge ex art. 98 della Costituzione e, di fatto, l'orientamento maggiormente praticato è quello della sentenza n. 5485/2017 del Consiglio di Stato, che ha escluso che sia possibile per il militare prendere parte, a livello dirigenziale, alla vita interna di partiti, associazioni e organizzazioni politiche, pur essendogli possibile candidarsi e di ricoprire incarichi elettivi; secondo questo orientamento, quindi, il militare può aderire ma non assumere, nell'ambito di una formazione partitica, alcuna carica statutaria, neppure di carattere onorario, nemmeno locale, a tutela indiretta del principio di neutralità, per quanto non manchino, nella letteratura dei singoli casi, anche inedite altre letture, sia degli addebiti sollevati dalle amministrazioni, sia pure delle pronunce dei tribunali amministrativi; a giudizio dell'interpellante, non sarebbe affatto compromesso il principio di neutralità, nell'esercizio del servizio, del militare che assumesse una carica interna ad un partito o associazione politica, considerato che egli si può comunque iscrivere a tali organizzazioni e, attraverso di loro, essere eletto nelle assemblee elettive, si chiede di sapere se si intenda prendere un provvedimento che possa fare complessivamente chiarezza, al fine di evitare il frequente contenzioso fra le amministrazioni ministeriali e gli appartenenti alle forze armate, militari e di polizia, che aderendo ad un partito o organizzazione politica, intendano assumere un incarico al loro interno, vieppiù se lo stesso è di mero livello comunale, territoriale o locale. Interrogazioni Atto n. 3-02658 MIRABELLI Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: l'articolo 40 -quater del decreto-legge n. 41 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 69 del 2021, ha previsto la proroga della sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, prevista dal decreto-legge n. 18 del 2020: a) fino al 30 settembre 2021, con effetto esclusivamente per i provvedimenti adottati dal 28 febbraio al 30 settembre 2020, per mancato pagamento del canone alle scadenze (sfratto per morosità); b) fino al 31 dicembre 2021, con effetto per i soli provvedimenti, adottati dal 1° ottobre 2020 al 30 giugno 2021, contenenti l'ingiunzione di rilasciare l'immobile venduto, adottati dal giudice dell'esecuzione ai sensi dell'articolo 586, comma 2, del codice di procedura civile, relativamente ad immobili pignorati abitati dal debitore esecutato e dai suoi familiari; dalla sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili risultano, pertanto, esclusi numerosi provvedimenti di rilascio pendenti che riguardano non meno di 80.000 famiglie, gran parte delle quali si trovavano, già all'atto dell'originaria pronuncia del magistrato, in situazioni di grave difficoltà economica, sociale, sanitaria, ulteriormente aggravata a seguito della sopravvenuta crisi pandemica. In moltissimi casi si tratta, quindi, di una situazione di morosità incolpevole come prevista dal decreto-legge n. 102 del 2013; considerato che: le misure di sostegno e contributo economico previste dal decreto-legge n. 102 del 2013 risultano al momento attuale di problematica e complessa attuazione in quanto l'annualità 2021 non risulta ancora ripartita tra le Regioni; in analoga situazione si trova il contributo per il sostegno alla locazione, previsto dall'articolo 11 della legge n. 431 del 1998, anche in questo caso per mancato riparto dell'annualità 2021; il contributo ai locatori che riducono l'affitto, previsto originariamente dal decreto-legge n. 137 del 2020, confermato successivamente dal decreto-legge n. 41 del 2021, con appositi fondi gestiti dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, risulta ancora in attesa di un provvedimento dell'Agenzia delle entrate che ne definisca i criteri di attribuzione; rilevato che: l'utilizzo delle nuove risorse e dei fondi messi a disposizione da tali provvedimenti stenta a decollare, allontanando l'obiettivo di incidere in modo efficace sulla grave emergenza degli sfratti per morosità, sia in rapporto a procedure già nella fase finale esecutiva sia riguardo a procedure di merito e non ancora definite con ordinanza, in corso presso i tribunali con spiccata tendenza ad un forte aumento dei casi interessati; anche per le annualità pregresse e già ripartite dei fondi previsti per il sostegno alla locazione e per la morosità incolpevole si sono riscontrate, a vari livelli, difficoltà e ritardi nelle procedure attuative da parte di Regioni e Comuni; i dati di individuazione delle dimensioni e caratteristiche del fenomeno della morosità incolpevole sono carenti in quanto il processo di monitoraggio previsto dal decreto del Ministero delle infrastrutture 12 agosto 2020, i cui risultati dovevano essere acquisiti e resi pubblici entro la data del 31 dicembre 2021, a tutt'oggi non risulta concluso. Pertanto, il riparto e l'ammissione ai contributi, anche direttamente al locatore che non ha ricevuto i canoni di locazione dovuti, risulta non propriamente effettuato con grave pregiudizio per le famiglie coinvolte e in difficoltà per il pagamento del canone; tenuto conto che: l'imminente ripresa delle esecuzioni forzate degli sfratti con utilizzo del personale di forza pubblica prefigura un concreto rischio di tensione sociale connessa alla situazione di famiglie che non potranno ottenere adeguate sistemazioni di alloggio alternative, sia pubbliche sia sul mercato privato che attualmente risulta attestato su livelli di canoni richiesti elevati e non compatibili con le condizioni economiche di tali famiglie; in questa situazione allarmante sono necessarie azioni concrete e coordinate tra tutti i livelli istituzionali e i soggetti interessati (Governo, anche attraverso le prefetture, Regioni, Comuni, tribunali, istituti autonomi per le case popolari comunque denominati, agenzie comunali per le locazioni), al fine di consentire un reale accompagnamento delle famiglie verso una nuova situazione di alloggio abitativo; il decreto del Ministero delle infrastrutture 30 marzo 2016 ha previsto all'articolo 6 il ricorso a misure di graduazione programmata della forza pubblica introducendo modalità di rapporto e coordinamento tra Comuni e Uffici territoriali del Governo per "le valutazioni funzionali all'adozione delle misure di graduazione programmata dell'intervento della forza pubblica nell'esecuzione dei provvedimenti di sfratto";