[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 727, comma 5-bis e 729, cod. proc. pen. , come modificati dagli artt. 12 e 13 della legge 5 ottobre 2001, n. 367 (Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra Italia e Svizzera che completa la convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959 e ne agevola l'applicazione, fatto a Roma il 10 settembre 1998, nonché conseguenti modifiche al codice penale ed al codice di procedura penale), nonché dell'art. 18 della stessa legge, promosso con ordinanza emessa il 7 novembre 2001 dal Tribunale di Roma nel procedimento penale a carico di T. J., iscritta al n. 974 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, 1ª serie speciale, dell'anno 2002. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri. Udito nella camera di consiglio del 22 maggio 2002 il giudice relatore Piero Alberto Capotosti. Ritenuto che, con ordinanza emessa il 7 novembre 2001, il Tribunale di Roma ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 10 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale: a) dell'art. 729 [recte: art. 729, comma 1] cod. proc. pen. , come modificato dall'articolo 13 della legge 5 ottobre 2001, n. 367 (Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra Italia e Svizzera che completa la convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959 e ne agevola l'applicazione, fatto a Roma il 10 settembre 1998, nonché conseguenti modifiche al codice penale ed al codice di procedura penale), nella parte in cui stabilisce l'inutilizzabilità degli atti acquisiti o trasmessi in "violazione delle norme di cui all'art. 696, comma 1, c.p.p. riguardanti l'acquisizione o la trasmissione di documenti o di altri mezzi di prova a seguito di rogatoria"; b) dell'art. 727, comma 5-bis e 729 [recte: art. 729, comma 1 e 1-bis,] cod. proc. pen. , come modificati dagli articoli 12 e 13 della legge 5 ottobre 2001, n. 367, nella parte in cui prevedono l'inutilizzabilità soltanto degli atti prodotti dal pubblico ministero acquisiti o assunti mediante rogatoria internazionale mancanti di certificazione o, comunque, senza l'osservanza della disciplina processuale italiana, e non anche di ogni atto prodotto dall'imputato; c) dell'art. 18 della legge 5 ottobre 2001, n. 367, nella parte in cui, "in deroga al principio del tempus regit actum ha esteso l'applicabilità delle nuove norme ai processi in corso"; d) del "combinato disposto" degli articoli 12, 13 e 18 della legge 5 ottobre 2001, n. 367; che la questione di legittimità costituzionale è stata sollevata nel corso di un procedimento penale relativo ad un'imputazione di traffico e ricettazione di reperti archeologici, fondata sull'esito di perquisizioni compiute all'estero ed in particolare sul sequestro di reperti rinvenuti nel corso di scavi clandestini eseguiti in Italia, nonché di documenti trasmessi, "in copia priva di certificazione di autenticità", dalla competente autorità giudiziaria della Repubblica federale tedesca in esecuzione di rogatorie internazionali; che i documenti - precisa il giudice a quo - sono stati "dichiarati utilizzabili" all'udienza del 9 maggio 2000 ed inseriti, ex art. 431, lettera d), cod. proc. pen. , nel fascicolo per il dibattimento, ma che, nella successiva udienza del 15 ottobre 2001, tenuto conto della nuova disciplina in tema di utilizzabilità degli atti acquisiti mediante rogatoria internazionale e della disposizione transitoria la quale estende le nuove regole anche agli atti già acquisiti al dibattimento, il pubblico ministero ha eccepito l'illegittimità costituzionale delle norme introdotte dalla legge 5 ottobre 2001, n. 367, nella parte in cui vietano l'utilizzabilità di documenti trasmessi dallo Stato richiesto senza la specifica certificazione di autenticità; che tali documenti, secondo il giudice rimettente, sarebbero "inutilizzabili" ai fini della decisione per le seguenti ragioni: a) l'art. 3, comma 3, della convenzione di Strasburgo del 20 aprile 1959 ratificata dall'Italia con legge 23 febbraio 1961, n. 215 (Ratifica ed esecuzione della convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale firmata a Strasburgo il 20 aprile 1959), prevede che lo Stato richiesto è tenuto a trasmettere a quello richiedente "semplici copie o fotocopie dei fascicoli o documenti richiesti munite di certificazioni di conformità"; b) l'art. 696, comma 1, cod. proc. pen. , nel testo modificato dall'art. 9 della legge n. 367 del 2001, richiamando tra le fonti di diritto internazionale dirette a disciplinare la cooperazione giudiziaria la predetta convenzione di Strasburgo, imporrebbe "l'osservanza anche dell'art. 3, comma 3, in conformità al suo enunciato testuale"; c) quest'ultimo precetto sarebbe richiamato espressamente dall'art. 729, comma 1, cod. proc. pen. , nel testo modificato dall'art. 13 della legge n. 367 del 2001, nella parte in cui prevede per qualsiasi violazione delle norme di cui all'art. 696, comma 1, cod. proc. pen. , la sanzione processuale dell'inutilizzabilità ai fini della decisione; d) l'art. 18 della legge 5 ottobre 2001, n. 367, avrebbe esteso l'applicabilità delle nuove norme ai processi in corso, prevedendo l'inutilizzabilità ai fini della decisione di documenti trasmessi dallo Stato richiesto prima dell'entrata in vigore della novella senza la specifica attestazione di autenticità, anche se già acquisiti al fascicolo del dibattimento; che, così interpretato, il "combinato disposto" degli artt. 12, 13 e 18 della legge in esame non sarebbe conforme - secondo l'ordinanza di rimessione - al "canone generale di ragionevolezza"; inoltre, l'art. 13, cit. , sarebbe in contrasto con una "consuetudine internazionale invalsa nell'applicazione" del citato art. 3 della convenzione di Strasburgo, violando così indirettamente l'art. 10 della Costituzione; gli artt. 12 e 13, cit. , sarebbero in contrasto sia con il principio del contraddittorio in condizioni di parità tra le parti, sia con quello della ragionevole durata del processo ed infine l'art. 18, cit. , oltre ad essere contrastante con quest'ultimo principio, non sarebbe conforme, in quanto deroga al canone del tempus regit actum a criteri di ragionevolezza;