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Preme tuttavia rilevare come, al di là della valutazione dei singoli interventi, il decreto-legge, pur corposo, non colga l'occasione per avviare a soluzione strutturale le criticità che affliggono il comparto agricolo italiano. Il provvedimento in esame si concentrava originariamente su due Regioni, Puglia e Sardegna, dove rispettivamente i danni da gelate e xylella e la crisi del settore ovicaprino sono stati di entità tale da aver messo in crisi entrambe le economie regionali nella loro interezza. Mi rammarica è il fatto che al Senato non sia stato possibile migliorare ulteriormente il provvedimento nei suoi punti essenziali, perché tutti gli emendamenti presentati hanno purtroppo ricevuto parere contrario dal Governo. Diversamente, nell'altro ramo del Parlamento è stato possibile introdurre tante nuove disposizioni da dare al provvedimento stesso un aspetto di decreto-legge omnibus. Non posso perciò nascondere che permangono limiti e lacune rispetto a un comparto strategico che avrebbe meritato un'attenzione più capillare sui tutti i fronti aperti. Nonostante le modifiche apportate alla Camera, purtroppo non troviamo adeguate risposte alle emergenze accertate e conclamate, alcune delle quali del tutto ignorate nel provvedimento. Lo dico perché, pur senza nutrire alcun pregiudizio nei confronti di chi ha la responsabilità di Governo in questa materia, avrei sperato che il provvedimento in esame rispondesse alle tante promesse mediatiche fatte e ai tanti impegni assunti dagli esponenti del Governo. Da senatore meridionale, sono costretto a constatare con grande rammarico che si è trattato di una propaganda ingannevole e che un settore strategico come quello dell'agricoltura si trova relegato ai margini delle attività e delle scelte importanti del Governo. Ricordo che questo avrebbe dovuto essere il Governo del cambiamento, eppure, a distanza di un anno, non vedo misure valide per l'agricoltura e cambiamenti necessari a una sua evoluzione. Sulle gelate e sui danni alle imprese registriamo l'esclusione di diverse emergenze ma, se è stato varato un decreto-legge che reca nel titolo tale parola, non vi è dubbio che dovrebbe contenere misure per tutte quelle esistenti. Sono costretto a constatare che non ci sono risorse disponibili nei segmenti dell'agricoltura che pure hanno una rilevanza per la nostra economia: mi riferisco a comparti come quello cerealicolo, del pomodoro, dell'allevamento cunicolo e tanti altri. Non vi è una voce di attenzione a questi settori. Apro una parentesi importante sul grano duro d'importazione contenente glifosato, poiché è di questi giorni la notizia della condanna della Bayer negli Stati Uniti. Trattandosi di una sostanza potenzialmente cancerogena che non vede ancora misure di contrasto da parte del Governo, è urgente disporre l'intensificazione delle attività di controllo e monitoraggio, con specifico riferimento al traffico commerciale e alle connesse operazioni in tutte le infrastrutture portuali italiane, in particolare nei porti della Puglia e della Sicilia, dove sbarcano navi contenenti grano duro proveniente dall'estero con residui di glifosato (che troviamo nella pasta, nel pane, nei biscotti e negli altri derivati), dovuti all'impiego in preraccolta per favorire la maturazione artificiale, pratica vietata in Europa e in Italia a seguito di specifici provvedimenti che recepiscono il principio di precauzione. A tal proposito ho presentato un emendamento in materia di trasparenza nelle relazioni contrattuali nelle filiere agricole per garantire l'istituzione e il buon funzionamento delle commissioni uniche nazionali (CUN), oltre ad aver presentato anche un disegno di legge in merito (Atto Senato 1147). La CUN è uno strumento prezioso per la trasparenza nel libero mercato perché determina in modo equo il prezzo delle materie prime nazionali e a Foggia la si attende da anni per i produttori di grano duro. Si sta parlando in questi giorni di sperimentazioni sulla CUN, che però vanno bene forse per le filiere che poi non funzionano, perché gli industriali puntualmente trovano cavilli e non rispettano gli accordi, penalizzando il mondo agricolo. Eppure la maggioranza, che vantava di aver portato alla luce la legge istitutiva della CUN, continua a parlarne in termini futuri, nonostante la crisi passata e attuale. Per gli altri settori dell'agricoltura a cui non è stata rivolta attenzione, ci sono aree territoriali a partire dalla Basilicata, alla Calabria, alla Sicilia, all'Emilia-Romagna che non sono ricomprese nel dovuto riconoscimento dei danni che eventi calamitosi hanno determinato per il comparto agrumicolo od olivicolo (fra queste, la Regione Basilicata aveva fatto istanza nei termini prestabiliti dalla legge). Il capo III nel decreto, pur essendo dedicato a questo tema, risulta oggettivamente insufficiente. In realtà occorrerebbero interventi strutturali finalizzati a garantire ai produttori un prezzo del prodotto destinato alla trasformazione che sia remunerativo e soprattutto valorizzi l'elevata qualità a tutela della salute dei consumatori. Non può poi non essere prioritario, come abbiamo detto, rafforzare i controlli sulla qualità dei prodotti e delle derrate provenienti dall'estero. Nel decreto-legge non si affronta la grave asimmetria sulle coltivazioni ecosostenibili: solo il 2,9 per cento dei finanziamenti della PAC premia oggi il modello agricolo che abbatte l'impatto dei pesticidi, difende la fertilità del suolo, protegge il clima e la biodiversità e viene impiegato nel 15 per cento dei campi. Il fatto che l'agricoltura integrata e quella conservativa abbiano una quota di finanziamenti superiore alla biologica è un evidente paradosso. Pur nella consapevolezza che le misure approvate per il comparto olivicolo siano un primo passo importante per sostenere le imprese agricole, ritengo però che le risorse finanziarie avrebbero già dovuto essere implementate in passato. Un altro tema che mi sta a cuore riguarda le misure che si vogliono adottare per contrastare la xylella fastidiosa. In sostanza, viene disposta la distruzione delle piante contaminate e di qualunque altro materiale possa essere veicolo di diffusione di organismi nocivi, introducendo pesanti sanzioni per chi non si adegua alle disposizioni. Non si possono sanzionare gli agricoltori già ampiamente vessati e non si possono abbattere gli ulivi monumentali pugliesi: la mancanza di prove non è prova di mancanza. L'articolo 8 del decreto emergenze innescherà una pericolosa deriva ambientale, sanitaria e democratica. Permettere alle misure fitosanitarie ufficiali l'attuazione in deroga a ogni disposizione vigente significa bypassare la Costituzione, le leggi nazionali, regionali e, infine, le norme europee, come nel caso della Valutazione ambientale strategica (VAS). È gravissimo inoltre inserire le misure fitosanitarie di emergenza tra i progetti che possono eludere la valutazione ambientale strategica. Stiamo parlando di derogare a un'importante norma europea emanata al fine di prevedere l'esame degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente naturale e al fine di contribuire a uno sviluppo sostenibile del nostro Paese e dell'Unione europea tutta. Ci rendiamo conto di come stiamo legiferando?