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Introduzione del principio della separazione tra le banche commerciali e le banche d'affari. Onorevoli Senatori. -- La perdurante crisi economica e finanziaria che il Paese sta fronteggiando già da diversi anni ci impone di riflettere sulle origini di questa situazione e di porre rimedio alle cause strutturali di essa. Tra queste vi sono sicuramente le disfunzioni del sistema bancario-finanziario, non solo a livello italiano, ma internazionale. Negli ultimi anni, infatti, si è alimentato un acceso dibattito a livello mondiale sulla necessità di riformare questo sistema, al fine di tutelare le attività finanziarie di deposito e di credito relative all'economia reale, differenziandole da quelle legate all'investimento e alla speculazione sui mercati internazionali. È noto, infatti, che la pesante crisi attuale deriva da una bolla speculativa che si è ripercossa sull'economia reale, nella totale indifferenza degli organi di vigilanza nazionali e internazionali che, anzi, hanno contribuito ad accrescere la crisi e a perpetuarla attraverso un altro odioso meccanismo, quello dei salvataggi di Stato. In questo modo i cittadini si sono trovati a pagare due volte, da correntisti e da contribuenti, per operazioni finanziarie ad alto rischio in cui non avevano assolutamente parte. A ciò si aggiunge un'ulteriore beffa: la crescente difficoltà di accesso al credito per risparmiatori e piccole e medie imprese, che si accompagna all'aumento esponenziale di pignoramenti a causa del mancato pagamento delle rate di mutui e di altri tipi di prestiti. La problematica è ormai oggetto di discussione in tutto il mondo, anche oltreoceano, da dove la bolla speculativa è partita. Alcuni illustri esponenti della politica e della finanza si sono già espressi sul tema, come Sandy Weill, fautore dell'abrogazione della legge Glass-Steagall, che prevedeva la separazione bancaria, che alcuni mesi fa non ha avuto eccessive remore ad ammettere lo sbaglio compiuto tanto da auspicare il ritorno ad una separazione netta e completa tra le banche d'affari e quelle commerciali. Come Paul Volcker, ora consigliere del Presidente Barack Obama per la ripresa economica, che è stato a lungo a capo della Federal Reserve , ai tempi in cui Ronald Reagan lanciava il paradigma neoliberista, fondato su deregolamentazione della finanza, alti tassi d'interesse e dollaro forte, o come Christine Lagarde, ex ministro delle finanze di Sarkozy, attuale direttore generale del Fondo monetario internazionale, i quali concordano che la funzione che le banche svolgono è da considerarsi come un bene pubblico: non può essere lasciato al funzionamento del mercato e richiedono un intervento pubblico per assicurare credito all'economia, regolamentare il settore, ridurre i rischi. Negli Stati Uniti, come in molti altri Paesi economicamente avanzati, si sta da tempo discutendo sulla necessità di reintrodurre i princìpi del Glass-Steagall Act , legge voluta da Franklin Delano Roosevelt all'indomani della più imponente crisi mondiale del secolo scorso, quella del 1929. Come contromisura alla crisi imperante, il Presidente Roosevelt decise infatti di introdurre il principio di separazione tra le attività bancarie tradizionali (raccolta del risparmio, credito destinato alle attività economiche reali) e quelle di investimento, in modo che l'eventuale fallimento dell'attività speculativa non si ripercuotesse sui risparmiatori. I princìpi del Glass-Steagall Act , però, sono stati progressivamente smantellati nel corso degli anni '90 sia negli Stati Uniti che in Europa. In Italia ciò è avvenuto a partire dal testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993 -- che ha legalizzato la commistione delle attività -- fino alla «legge Draghi» del 1998 (testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998) con cui, abolite le specializzazioni, le banche sono diventate banche universali, ovvero autorizzate a fare qualsiasi tipo di attività finanziaria. Oggi diversi Paesi dell'Unione europea stanno cominciando a reintrodurre princìpi simili a quelli del Glass-Steagall Act per tutelare i propri cittadini. Francia e Germania sono già intervenute in materia, seppur in maniera tuttora poco efficace, mentre l'Inghilterra sta vagliando un altro tipo di intervento. Le norme recentemente introdotte a livello europeo appaiono inadeguate e, secondo alcuni osservatori, risentono di un'eccessiva influenza da parte dell'industria finanziaria, che mantiene la possibilità di supportare l'attività di investimento con il settore commerciale. Infatti, introducendo la separazione delle attività e mantenendo al tempo stesso l'istituto della banca universale si lascia la porta aperta alla commistione tra i due settori. La riprova di ciò sta nel fatto che la nuova normativa europea prevede il ricorso al cosiddetto «meccanismo di bail-in » -- l'autosalvataggio da parte dell'istituto in crisi, anche attraverso il prelievo forzoso -- nel caso di fallimento di una banca universale considerata «sistemica», anteponendo così la «stabilità del sistema» alla protezione del risparmio. Si giunge perfino a stabilire che i debiti speculativi -- tra cui si inseriscono a pieno titolo quelli prodotti dai contratti derivati finanziari -- godano della protezione nella liquidazione se ciò è necessario ai fini della stabilità del sistema. Detto in altri termini: viene garantito il pagamento dei derivati, compresi i cosiddetti «prodotti tossici», se si ritiene che ciò sia necessario a mantenere la stabilità del sistema, anche in danno del risparmiatore. Tutto ciò rappresenta esattamente il contrario del principio stabilito storicamente con il Glass-Steagall Act e successivamente acquisito in tutte le legislazioni civili. Anche in Italia il dibattito è in corso, tanto che ad oggi sono stati presentati ai due rami del Parlamento vari progetti di legge, tutti volti a delegare il Governo a riformare l'ordinamento bancario italiano al fine di introdurre per legge una netta separazione tra banche commerciali e banche d'affari, di tutelare i risparmiatori da investimenti ad alto rischio e, al tempo stesso, di contenere il fenomeno dei salvataggi di Stato nei confronti di istituti bancari che abbiano messo a repentaglio il proprio capitale proprio a causa di investimenti rischiosi. Con la presente proposta di legge alle Camere, che riprende ed integra la proposta della regione Toscana, la regione Abruzzo vuole dare il proprio contributo in ordine al dibattito che si sta svolgendo, non solo a livello nazionale ma anche europeo e mondiale, sulla separazione tra banche commerciali e banche d'affari al fine di tutelare le attività finanziarie di deposito e di credito inerenti l'economia reale e differenziarle da quelle legate all'investimento e alla speculazione sui mercati finanziari nazionali e internazionali. Il presente disegno di legge indica con chiarezza i due tipi di istituti e vieta ogni commistione, non consentendo alcuno spazio di manovra a chi vive della speculazione nei mercati finanziari, perché erige una muraglia netta, che permetterà di proteggere l'economia reale e produttiva dai meccanismi che ci hanno portato alla grave crisi finanziaria degli ultimi anni, completamente slegati dalle attività di quasi tutte le imprese e le famiglie italiane.