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Per questi motivi è sorta l'esigenza di prorogare, con un atto normativo primario, l'efficacia delle disposizioni dei decreti-legge n. 19 e n. 33 del 2020. Oggi si impone però anche una riflessione comune e aggiuntiva, e lo dico per il bene del nostro Paese: troppe volte si è sentito gridare contro lo Stato e contro le misure contenitive del virus, che avrebbero strozzato le libertà individuali e di impresa per una semplice smania o addirittura per un piano di controllo da parte dello Stato. Grida e polemiche miseramente naufragate: senza misure preventive e contenitive il virus ancora sussiste, ancora è pericoloso, ancora fa paura e può scatenare una nuova ondata di contagi, con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Non possiamo contrapporre il ragionamento economico al tema della gestione della sicurezza sanitaria, anche perché abbiamo visto come in altri Paesi queste scelte abbiano prodotto risultati negativi. In questo senso la riapertura delle scuole in sicurezza e l'avvio delle attività didattiche hanno rappresentato un evento fondamentale per la ripresa della vita sociale e democratica del Paese. Con le scuole aperte, riparte una delle istituzioni più importanti della Repubblica, il luogo della conoscenza, dell'educazione, della relazione tra generazioni. Consentitemi di dire che non giova a questo obiettivo il fatto che la scuola abbia finito per configurarsi come il bersaglio perfetto nelle settimane scorse, aprendo così il fianco a pesanti e insopportabili strumentalizzazioni. Se prevarrà, come noi chiediamo, una gestione partecipata a tutti i livelli, da quello ministeriale a quello territoriale scolastico, anche le difficoltà che man mano si presenteranno potranno essere superate. Restano da affrontare le sfide per il futuro, per una strategia complessiva di maggiore valore, a cominciare dal rilanciare un servizio sanitario pubblico equo ed universalistico, che rappresenta una conquista sociale irrinunciabile per i cittadini, con investimenti mirati negli ospedali, per il personale, per la ricerca. Non solo è necessario un sistema universalistico fortemente governato dal pubblico, ma anche un riorientamento sostanziale verso la sanità pubblica e l'assistenza primaria. Abbiamo davanti altri mesi molto impegnativi. Abbiamo qualche preoccupazione, perché il periodo più favorevole al contenimento sta per concludersi. L'arrivo dell'autunno e la ripresa delle attività più socializzanti possono metterci in una condizione più difficile. Queste sono le preoccupazioni, ma non serve cavalcare paure e allarmismi, e nemmeno negare l'esigenza di avere prudenza, di evitare rischi e soprattutto di evitare e scongiurare quello che abbiamo già provato: questo è il compito dello Stato, questo è il compito delle istituzioni tutte. Ritengo pertanto che nel complesso le proroghe disposte dal decreto-legge in conversione correlate, come già ricordato, alla proroga dello stato di emergenza sono necessarie per fare in modo che il Paese sia pronto ad affrontare un eventuale nuovo picco di contagi. Noi voteremo a favore quindi di questo provvedimento, perché abbiamo il dovere di coniugare diritti fondamentali: istruzione, sicurezza, salute. Dobbiamo assicurare la ripresa delle attività economiche e la riconversione ecologica del nostro Paese, tornando ad essere competitivi, rendendo solida quella crescita occupazionale che stiamo intravedendo e utilizzando al meglio le potenzialità del recovery fund . (Applausi). PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, il Partito Democratico voterà a favore della conversione del decreto-legge n. 83 del 2020, in uno spirito di piena condivisione della filosofia che ha ispirato il provvedimento in esame e in generale l'azione di contrasto alla pandemia, che si è prodotta nel nostro Paese dalla fine di gennaio, quando è stato dichiarato lo stato di emergenza, con la prima delibera del Consiglio dei ministri, fino ad oggi. Ringrazio molto i colleghi che hanno sentito la necessità di stigmatizzare la pratica dell'allarmismo, del catastrofismo e del cavalcamento irresponsabile delle paure. Ritengo che questa prassi sia sbagliata, al pari di quella che rappresenta l'altra faccia del problema presente nel nostro Paese, caratterizzato da un dibattito inquinato dalla faziosità: la sottovalutazione del pericolo. C'è infatti un filo sottile, ma evidente, che collega il negazionismo al catastrofismo e spesso vediamo che le stesse forze politiche non si fanno mancare nessuno dei due, ma sono, a giorni alterni, vicine o propense a coccolare i negazionisti oppure i profeti di sventure (che per fortuna non si realizzano) e i profeti dell'incompetenza, dell'incapacità e dei fallimenti del Governo (che mai si sono verificati dal 31 gennaio ad oggi). Penso che un approccio basato sull'equilibrio, sulla ponderazione, sulla flessibilità e sul rigore sia un approccio giusto oggi, come lo è stato in passato e penso che anche il dibattito sull'utilità di prorogare lo stato di emergenza sia stato spesso venato da uno spirito polemico fazioso e da alcune controversie gratuite. Certamente oggi la situazione è meno grave dei mesi di marzo ed aprile, però non possiamo dire che siano scomparsi i pericoli. Ci sono ancora molti rischi dei quali dobbiamo tenere conto e serve ancora una grande prudenza, che si riflette nella necessità di dotarci di una apparato decisionale, che possa seguire anche vie non ordinarie, per l'appunto da stato di emergenza. È esclusivamente questa la ragione per cui si propone una proroga e si è fatta una proroga, con la deliberazione del Consiglio dei ministri del 29 luglio, "coperta" dal decreto-legge emanato il 30 luglio scorso, quindi il giorno successivo. Non mi sento di condividere nemmeno le critiche che sono state rivolte alla maggioranza e al Governo per il metodo che si è seguito durante questa emergenza. Credo che sia stato un metodo corretto e che non ci sia mai stata nessuna volontà di non tener conto e di scavalcare il Parlamento. Abbiamo ad un certo punto ravvisato, nella conversione di un decreto-legge, l'opportunità di mettere nero su bianco la necessità che il Governo venisse con puntualità a rendicontare i risultati della propria azione e i propri intendimenti alle Camere. Da quel momento ciò è puntualmente avvenuto e continuerà ad avvenire, permettendo di arricchire la discussione che si svolge tra di noi, nei vertici delle nostre istituzioni, e di attivare un confronto tra maggioranza e minoranza e tra Governo e Parlamento, che sicuramente ha dato dei risultati importanti, quando lo si è voluto praticare senza faziosità e senza settarismi. Mi pare anche che ci siano state delle prove che siamo riusciti, come Paese, grazie al senso di responsabilità dei cittadini, delle famiglie e delle imprese (ad esempio, grazie alla grande dedizione al lavoro della comunità degli insegnanti e dei dirigenti scolastici del Paese), a superare in maniera efficace, senza traumi e senza sbandamenti e senza che avvenisse nessuno di quei disastri e di quelle situazioni di caos che per giorni e giorni abbiamo visto pronosticare sulla stampa in televisione.