[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, della legge 29 gennaio 1994, n. 87 (Norme relative al computo dell'indennità integrativa speciale nella determinazione della buonuscita dei pubblici dipendenti), promosso dal Consiglio di Stato in sede di parere sul ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da G. V. contro l'INPDAP - Gestione autonoma ENPAS di Salerno, con ordinanza del 27 marzo 2002, iscritta al n. 141 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 13, prima serie speciale, dell'anno 2003. Udito nella camera di consiglio del 25 febbraio 2004 il Giudice relatore Francesco Amirante.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.-- La seconda sezione del Consiglio di Stato, in sede di emissione del parere sul ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da una ex dipendente dell'amministrazione della pubblica istruzione avverso il provvedimento, emesso dall'INPDAP di Salerno, con il quale le era stato negato il diritto al computo dell'indennità integrativa speciale nell'indennità di buonuscita, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, della legge 29 gennaio 1994, n. 87 (Norme relative al computo dell'indennità integrativa speciale nella determinazione della buonuscita dei pubblici dipendenti). Preliminarmente, il remittente esamina e risolve in senso affermativo il problema relativo alla propria legittimazione a sollevare questioni incidentali di legittimità costituzionale in sede di espressione del parere di cui all'art. 11 del d.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199, ossia in una sede non formalmente giurisdizionale. Al riguardo viene, in primo luogo, richiamata la sentenza del 16 ottobre 1997 della Corte di giustizia delle Comunità europee (cause riunite da C-69/96 a C-79/96) - alla quale si è uniformato il successivo parere 19 maggio 1999, n. 650/96, di altra sezione del medesimo Consiglio remittente - secondo cui il Consiglio di Stato in sede di emissione di parere su ricorso straordinario al Presidente della Repubblica costituisce una giurisdizione nazionale ai sensi dell'art. 177 (ora art. 234) del Trattato CE. Nella relativa motivazione, condivisa dall'ordinanza di rimessione, la Corte di giustizia ha precisato che, anche nella suddetta sede consultiva, il Consiglio di Stato riveste i caratteri necessari e sufficienti per essere definito organo giurisdizionale (origine legale, carattere permanente, indipendenza, obbligatorietà del suo intervento, procedura ispirata al principio del contraddittorio ed applicazione di norme giuridiche per la risoluzione delle questioni) ed ha, altresì, posto l'accento sul carattere alternativo che, nell'ordinamento interno, è attribuito al ricorso straordinario al Presidente della Repubblica rispetto al ricorso giurisdizionale. Il Consiglio di Stato, dopo aver rilevato che le affermazioni della Corte di giustizia CE, oltre ad essere particolarmente autorevoli, sono forse addirittura vincolanti, in virtù dell'idoneità di siffatte pronunce «ad introdurre norme giuridiche prevalenti nel diritto interno», richiama a supporto della sua tesi anche la sentenza n. 226 del 1976 di questa Corte, con la quale si ritenne la Corte dei conti legittimata a sollevare questioni incidentali di legittimità costituzionale pure nell'esercizio delle funzioni di controllo di legittimità degli atti del Governo. Secondo il remittente, le argomentazioni contenute in tale sentenza sono perfettamente adattabili alla particolare attività consultiva svolta dal Consiglio di Stato nella procedura di decisione dei ricorsi straordinari al Capo dello Stato. Infatti anche tale attività si caratterizza per una serie di elementi che depongono nel senso del suo carattere giurisdizionale, in quanto essa: a) è svolta da magistrati che offrono garanzie di imparzialità ed indipendenza; b) si risolve in una valutazione di conformità degli atti impugnati rispetto alle norme di diritto oggettivo; c) si conclude con pareri che hanno contenuto decisorio, perchè, oltre ad essere immodificabili dalla sezione che li ha emessi ed insindacabili in altra sede - se non nei limiti dell'impugnazione da parte del controinteressato pretermesso, la quale, però, si atteggia come una vera e propria opposizione di terzo - sono altresì obbligatoriamente notificati ai controinteressati e comunicati o notificati all'organo che ha emanato l'atto e al Ministro competente, nel rispetto del principio del contraddittorio. La natura sostanzialmente decisoria dei pareri stessi troverebbe ulteriore conferma sia nell'art. 15 del d.P.R. n. 1199 del 1971 (in base al quale i decreti presidenziali che decidono i ricorsi straordinari sono impugnabili per revocazione ai sensi dell'art. 395 cod.proc.civ. ), sia nella innovativa giurisprudenza dello stesso Consiglio di Stato che ha ritenuto utilizzabile il giudizio di ottemperanza anche per ottenere l'esecuzione dei decreti presidenziali che decidono i ricorsi straordinari di cui si tratta. 2.-- Per quel che riguarda il merito della questione, il Consiglio di Stato precisa, in primo luogo, che la ricorrente, collocata a riposo il 31 agosto 1992, non ha ottenuto la riliquidazione dell'indennità di buonuscita per non aver presentato la relativa domanda entro il termine perentorio del 30 settembre 1994 stabilito dal censurato art. 3, comma 2, della legge n. 87 del 1994. La suddetta previsione di un termine rigido, coincidente con una data predeterminata, anziché di un termine mobile decorrente dalla comunicazione dell'onere di presentazione della domanda, appare al remittente in evidente contrasto con gli invocati parametri costituzionali per ragioni analoghe a quelle che hanno indotto questa Corte a dichiarare, con la sentenza n. 111 del 1998, l'illegittimità costituzionale dell'art. 75, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, relativo al processo tributario, nella parte in cui fissava al 28 febbraio 1994 il termine entro il quale doveva essere presentata, pena l'estinzione del giudizio, domanda di trattazione delle cause pendenti presso la disciolta Commissione tributaria centrale, anziché prevedere un termine decorrente dalla data di ricezione, da parte degli interessati, dell'avviso dell'onere di proposizione dell'istanza di trattazione del giudizio (o, in alternativa, del ricorso per cassazione). Lo stesso Consiglio di Stato, pur avvertendo la diversità tra la norma allora scrutinata e quella attualmente impugnata, ritiene che tale diversità «perda consistenza» a fronte della previsione, comune ad entrambi i casi, della facoltà delle parti di non avvalersi dell'assistenza tecnica di un difensore.