[pronunce]

Molise n. 14 del 2010 per violazione degli artt. 3, 24, primo comma, 111, secondo comma, 113, secondo comma, e 117, settimo comma, Cost. 2.- Si è costituito nel giudizio I.L., ricorrente nel giudizio principale, chiedendo che la Corte costituzionale «Voglia [...], ritenuta fondata, con riferimento alle norme ad ai principi costituzionali innanzi richiamati (sub n. 2) [cioè per violazione «dei principi di generalità e astrattezza», degli artt. 97, 98 e 117 Cost., nonché «delle garanzie costituzionali poste a tutela di ogni rapporto di lavoro»], la questione di legittimità costituzionale rimessa dal giudice a quo, dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'art. 2 della legge della Regione Molise del 21.07.2012 n. 14». 2.1.- La parte costituita premette, in punto di fatto, di avere adíto il Tribunale di Campobasso, in funzione di giudice del lavoro, in quanto, mentre era in servizio come Segretario generale del Consiglio regionale della Regione Molise, «si era visto risolvere il contratto individuale di lavoro stipulato il 12.03.2007 con durata di cinque anni prevista dall'art. 2 di tale contratto». Egli aveva perciò chiesto all'adíto Tribunale, tra l'altro, di dichiarare «l'obbligo della Regione Molise di corrispondere al ricorrente la retribuzione e tutte le connesse indennità spettantigli in virtù del contratto individuale di lavoro stipulato il 12.03.2007 fino alla data della sua cessazione così come fissata dall'art. 2» e, «in via del tutto subordinata», di ritenere non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, unico comma, secondo periodo, della legge reg. Molise n. 14 del 2010, «per violazione dei principi di generalità ed astrattezza, per violazione degli artt. 117, 97 e 98 della Costituzione e per violazione delle garanzie costituzionali poste a tutela di ogni rapporto di lavoro, richiamando in proposito i principi contenuti nella giurisprudenza dell'Ecc.ma Corte costituzionale (per es., Corte cost., Sent. nn. 103 e 104 del 23.03.2007)». 2.2.- Tanto premesso, la parte costituita dichiara di fare «proprie le ragioni esposte nella [...] ordinanza emessa dal Giudice a quo». 3.- In prossimità della pubblica udienza, la parte privata ha depositato una memoria nella quale riafferma quanto dedotto nel proprio atto di intervento e rinnova le conclusioni in esso rassegnate, evidenziando, ulteriormente, quanto segue. 3.1.- Quanto alla rilevanza della questione, I.L., ribadito che la norma impugnata ha disposto la revoca dell'incarico di Segretario generale del Consiglio regionale della Regione Molise, da lui ricoperto in virtù del contratto individuale di lavoro stipulato il 12 marzo 2007 per una durata di cinque anni, nonché la risoluzione dello stesso contratto e precisato che, «quindi, si era visto attribuire da parte della Giunta Regionale [...] l'incarico di Direttore dell'Agenzia Molise Lavoro fino al 06.06.2011 e, cioè, per la durata corrispondente al periodo di preavviso di cui all'art. 31 del C.C.N.L. del 10.04.2010 relativo al predetto contratto di durata quinquennale risolto per legge», afferma che «la determinazione ed il riconoscimento della durata del periodo per il quale [...] aveva ed ha diritto alla retribuzione contrattuale dovutagli dalla Regione Molise in forza dell'unico contratto stipulato dalle parti non può non dipendere dalla norma regionale che ha autoritativamente ed unilateralmente risolto tale contratto individuale di lavoro e revocato il relativo incarico di Segretario generale del Consiglio Regionale del Molise». 3.2.- Quanto al merito, la parte privata, dopo avere manifestato l'intenzione di «approfondire» le argomentazioni sviluppate nell'ordinanza di rimessione, sostiene che la norma impugnata, prevedendo, «esclusivamente per l'esponente, la cessazione immediata, automatica e ad personam dall'incarico conferitogli in virtù di un regolare e legittimo contratto individuale di lavoro», violerebbe: a) gli artt. 97 e 98 Cost., i quali non consentono «alla Pubblica amministrazione di recedere liberamente ed arbitrariamente dal rapporto» di lavoro dirigenziale in quanto lo stesso, «anche se caratterizzato dalla temporaneità del relativo incarico, deve essere sempre connotato da specifiche garanzie, le quali presuppongono che esso sia disciplinato e regolato in modo da assicurare, da un lato, la tendenziale continuità dell'azione amministrativa e, dall'altro, la possibilità per il dirigente di esercitare tutti i diritti spettantigli, compresi quelli di tutelare e difendere la propria situazione giuridica soggettiva e la propria funzione all'interno e nel rispetto di un giusto procedimento» (sono citate, a sostegno di tali assunti, le sentenze della Corte costituzionale n. 103 del 2007 e n. 193 del 2002); b) «il principio [...] di uguaglianza [...] di cui all'art. 3 Costituzione, in quanto nei confronti del solo esponente è stata emanata una disposizione di legge ad hoc, con violazione dell'ulteriore principio della generalità ed astrattezza delle leggi, per di più determinante un trattamento differenziato sia sul piano sostanziale che su quello della tutela dei propri diritti, nonché privo di ogni ragionevolezza ed in assenza di qualsivoglia ragione idonea a giustificarlo»; c) «la garanzia [...] della tutela dei propri diritti ed interessi legittimi di cui all'art. 24 Costituzione, in quanto [...] è stato negato al dirigente l'esercizio del diritto di difesa, impedendogli di ricorrere alla tutela giurisdizionale, con l'aggravante di aver determinato una situazione di sostanziale disparità di trattamento ad esclusivo vantaggio e favore dell'Amministrazione Regionale datore di lavoro»; d) «il principio del giusto processo di cui al 2° comma dell'art. 111 Costituzione, in quanto mediante la norma regionale impugnata è stato [...] negato al ricorrente il contraddittorio con la propria controparte davanti al giudice terzo e imparziale»; e) «il principio costituzionale della sottoposizione alla legge dell'attività dei pubblici poteri di cui all'art. 113 Costituzione, [...] che riserva [...] al giudice di dirimere le controversie tra i cittadini e la pubblica amministrazione quando si tratti di situazioni giuridiche soggettive riconducibili a diritti o anche ad interessi legittimi»; f) «il riparto di competenze fra Stato e Regioni di cui all'art. 117, 2° comma, lett. l) Costituzione, in quanto la norma regionale censurata ha finito per interferire con la legislazione esclusiva riservata allo Stato in materia di giurisdizione, di ordinamento civile e di giustizia amministrativa, avendo inciso anche sul regime giuridico del rapporto di lavoro dirigenziale e della relativa responsabilità amministrativa, nonché leso la loro necessaria uniformità su tutto il territorio nazionale (cfr. sul punto, Corte Cost. sent. n. 17 del 05.02.2014 e sent. n. 19 del 10.02.2014) ,