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Quando, però, ciononostante, ci troviamo di fronte a qualcosa che risulta poco chiaro, come nel caso del collegio elettorale di Modena, in cui evidentemente ci sono state delle irregolarità durante le operazioni di scrutinio, l'attenzione necessita di particolare serietà. Non parliamo ovviamente di malafede, ma piuttosto di errori, ancorché piuttosto eclatanti, compiuti dai componenti del seggio elettorale. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari propone all'Assemblea del Senato la delibera di annullamento dell'elezione del senatore Edoardo Patriarca. Mi sia permessa, innanzitutto, una nota di profonda stima per un collega che, con serietà e dedizione, ha affrontato il proprio incarico in quest'Aula. La serietà è occorsa anche durante la seduta della Giunta, già ricordata, del 16 luglio, in cui non si è voluto rinviare la seduta, provocando così al collega, senatore Patriarca, un danno grave in quanto egli è stato lasciato privo del proprio diritto di difesa in assenza giustificata del proprio legale. La Giunta ha espresso il proprio parere, rigettando la richiesta della revisione per campione delle schede valide con motivazioni pretestuose. Io mi sentirei di chiedere allora con forza a questa Assemblea di procedere per la necessaria revisione di tutte le schede elettorali del collegio uninominale di Modena, nel rispetto della democrazia e nel rispetto dei cittadini che ancora credono nelle elezioni per poter esprimersi in piena libertà, confidando nelle istituzioni e nello Stato. Cerchiamo di non venir meno a questa loro fiducia. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, affrontiamo questa discussione così importante avendo dovuto subire solo pochi istanti fa - non solo noi senatori del Partito Democratico, ma questa Assemblea intera e tutti i cittadini - una violazione senza precedenti del dettato costituzionale. Noi lo consideriamo un precedente pericolosissimo. È avvenuto nella votazione, qualche minuto fa, sul caso dei seggi in Sicilia, per la protervia di un accordo di potere tra MoVimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega, che ha portato a calpestare una norma che nella sua chiarezza non ha bisogno di interpretazioni, ma che va solo rispettata: il dettato dell'articolo 57 della nostra Costituzione, che è stato richiamato oggi da noi del Partito Democratico, più volte, continuamente, in quest'Aula, che dice che il Senato della Repubblica è eletto a base regionale. Contravvenendo a questo precetto, che è alla base della costituzionalità della legge elettorale, voi avete violato la Costituzione in modo smaccato e oltraggioso e tradito la volontà popolare, macchiandovi di un colpevole abuso di potere e lo fate per un accordo consociativo, dettato da una sommatoria di interessi di parte che qui diventano un gigantesco conflitto di interessi, in sfregio alla Costituzione, ingannando elettori e cittadini. Noi pensiamo, Presidente, che quello che è avvenuto getti un'ombra pesante anche sul provvedimento che stiamo affrontando adesso sul collegio di Modena. Non reiterate questo inganno anche nel caso che stiamo affrontando e che riguarda il collega Patriarca, uno dei senatori più importanti del nostro Gruppo, ma anche di questa Assemblea, che ha saputo trasfondere in quest'Aula il suo impegno sociale, la sua lotta contro le diseguaglianze, a favore dei più deboli, di chi non ha voce. Evitiamo che l'annullamento della sua elezione dia luogo ad un nuovo arbitrio. Noi abbiamo preso atto di una serie di irregolarità emerse nelle operazioni di scrutinio, errori che certo mettono in dubbio il complesso dello svolgimento del voto e per questo, colleghi, noi abbiamo chiesto con forza la revisione di tutte le schede del collegio e incomprensibilmente non solo viene detto no a questo, ma viene detto no anche allo strumento della verifica a campione, pure più volte utilizzato. Presidente, colleghi, noi lo chiediamo perché la differenza di voti è di sole, pochissime manciate e di fronte a scarti e differenze così minimali è obbligatorio un riconteggio, non possono esserci ambiguità, non possono esserci omissioni: va fugato ogni dubbio che invece voi contribuite ad alimentare con i vostri no. Le irregolarità dimostrano che nei seggi ci sono stati errori dovuti ad un'interpretazione errata e per questo serve la revisione che vi chiediamo. In più - ed è stato detto - questo provvedimento è per noi inficiato da un vulnus nel diritto di difesa del senatore Patriarca davanti alla Giunta delle elezioni, perché di fatto gli è stata preclusa la possibilità di avvalersi della difesa del suo avvocato, come invece è prescritto dai Regolamenti, una violazione delle prerogative del senatore Patriarca tanto più inammissibile di fronte ad una decisione così importante per gli equilibri non solo di questa Assemblea, ma della nostra democrazia parlamentare e della nostra democrazia in assoluto. Questa, colleghi, è una decisione che certamente riguarda il senatore Patriarca, il cui contributo è per quest'Assemblea un grandissimo valore aggiunto, ma riguarda il rispetto per i cittadini e per la volontà popolare e guai, colleghi, se nel voto barattaste, come fatto già in Giunta, per interessi di partito o di parte quello che deve essere invece il rispetto per quest'Assemblea, per la verità, per i cittadini e la sovranità popolare. Per questo vi chiediamo di respingere questo documento che riteniamo pieno di ombre e di ingiustizie (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Falco) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, mi trovo avvantaggiato a intervenire rispetto a questo dibattito perché interventi autorevoli hanno facilitato le dimensioni della questione. Io desidero contribuire mettendo in evidenza qualche altro elemento. Si è detto del valore del collega, di Edoardo Patriarca, e anche di come questa operazione per la quale c'è stata delibera in Giunta ha conosciuto tre quarti di istruttoria in quella sede; tre quarti di istruttoria che noi dovremmo completare attraverso questo ulteriore confronto dialogico che noi dovremmo tenere in Aula, evitando esattamente quell'atteggiamento di appartenenza, di parte, di interessi particulari, che nei fatti negano il rispetto dello specifico della materia. Il senatore avvocato Cucca e anche altri colleghi intervenuti hanno anche acceso una luce importante rispetto al fatto nuovo che è accaduto, cioè l'ordinanza a sezioni unite della Cassazione del 7 luglio 2019, n. 18256 e che noi non invochiamo in termini strapazzati rispetto al dibattito: è una ordinanza che risolve il 51 per cento delle questioni di cui noi ci stiamo occupando, poiché precisa cosa deve fare, cosa deve essere, qual è il raggio di azione, qual è la qualificazione del lavoro di un organo di giustizia domestica. Noi parliamo di autodichia, di una giustizia interna corporis (che vuol dire che sopra di sé non ha nulla), ma questo chiama in causa un supplemento di qualità del lavoro. La giustizia domestica non significa giustizia addomesticata: la giustizia domestica evoca davvero un supplemento di terzietà, imparzialità.