[pronunce]

1.3.- Da ultimo, il ricorrente afferma che la norma regionale in esame è altresì lesiva dell'art. 117, primo comma, Cost., in quanto contrasta con le previsioni di cui all'art. 9, paragrafo 2, della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, firmata a Strasburgo il 13 novembre 1987, ratificata e resa esecutiva con legge 4 novembre 2010, n. 201, secondo cui non possono applicarsi trattamenti o procedimenti per elevare il livello naturale delle prestazioni degli animali qualora ciò possa mettere a repentaglio la salute e il benessere degli animali stessi, durante le gare od in ogni altro momento. Ciò in quanto, ad avviso della difesa statale, la modalità di svolgimento delle manifestazioni in oggetto resa possibile dalla disposizione impugnata non è idonea a prevenire il rischio di scivolamenti e di altri pregiudizi alla salute ed al benessere degli animali, e in tal modo «concretizza la violazione del principio sancito nella suddetta Convenzione europea», con conseguente lesione dei vincoli derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea. 2.- La Regione Molise si è costituita in giudizio con atto depositato il 24 maggio 2019, chiedendo di dichiarare inammissibile il ricorso per genericità delle censure e, nel merito, di dichiarare infondate le questioni. 2.1.- Preliminarmente la resistente afferma che «dall'analisi della normativa di riferimento, non sembra che il legislatore regionale abbia perpetrato violazioni tali da provocare censure di illegittimità costituzionale», e deduce che il Presidente del Consiglio dei ministri «formula censure generiche che non rivelano tangibilmente in cosa si traduca il supposto contrasto e non specificano le ragioni dei dubbi di legittimità costituzionale; non basta un'apodittica affermazione di violazione di norme della Costituzione per spiegare e dimostrare l'effettiva presenza dell'ipotizzato contrasto». 2.2.- Nel merito la Regione rappresenta che, nella materia in esame, «l'unica fonte di rango primario è la legge 4 novembre 2010 n. 201, recante "Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia" fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno». In particolare, l'art. 9 della predetta convenzione prevede: al paragrafo 1, che «[g]li animali da compagnia non possono essere utilizzati per pubblicità, spettacoli, esposizioni, competizioni o manifestazione analoghe a meno che: a) l'organizzatore non abbia provveduto a creare le condizioni necessarie per un trattamento di tali animali che sia conforme con i requisiti dell'articolo 4 paragrafo 2 e che b) la loro salute ed il loro benessere non siano messi a repentaglio»; al paragrafo 2, che «[n]essuna sostanza deve essere somministrata ad un animale da compagnia, nessun trattamento deve essergli applicato, né alcun procedimento utilizzato per elevare o diminuire il livello naturale delle sue prestazioni: a) nel corso di competizioni; b) in qualsiasi altro momento, qualora ciò possa mettere a repentaglio la salute ed il benessere dell'animale». Il paragrafo 2 dell'art. 4 stabilisce: «[o]gni persona che tenga un animale da compagnia o se ne occupi, deve provvedere alla sua installazione e fornirgli cure ed attenzione, tenendo conto dei suoi bisogni etologici secondo la sua specie e la sua razza ed in particolare: a) rifornirlo in quantità sufficiente di cibo e di acqua di sua convenienza; b) procurargli adeguate possibilità di esercizio; c) prendere tutti i ragionevoli provvedimenti per impedire che fugga». Senonché, secondo la resistente, dall'analisi di tali disposizioni, in caso di competizioni e manifestazioni che coinvolgono animali (nella fattispecie, equidi o altri ungulati), «non si evince alcun obbligo di intervenire esclusivamente sul sito ove si svolge l'evento, mediante copertura del percorso della manifestazione con materiale idoneo ad attutire i colpi degli zoccoli degli animali sul terreno asfaltato o cementato». Assume la Regione che «[a]llo scopo di non mettere a repentaglio la salute ed il benessere dell'animale ed, a fortiori, l'incolumità pubblica in generale è possibile anche utilizzare accorgimenti cautelativi direttamente sugli equidi, mediante ferratura idonea ad attutire i colpi degli zoccoli ed evitare il rischio di scivolamento; ormai esistono in commercio ferrature antiscivolo, estremamente versatili ed adatte per attività su asfalto, pietra e sanpietrini, marmo ed anche terreno sdrucciolevole». In proposito, la difesa regionale afferma che «nella specie, non può non tenersi conto della ricerca tecnologica e dell'applicazione di buone pratiche nello specifico settore, per mezzo delle quali non solo viene favorito il miglioramento delle condizioni dell'animale, ma è possibile anche coniugare le tradizioni plurisecolari con il progresso», e che il rispetto dei principi sanciti nella Convenzione può essere garantito anche tramite particolari accorgimenti sugli animali e deduce che «se lo scopo è quello di evitare, in generale, sofferenze agli animali ed, in particolare, il rischio di scivolamento con potenziale nocumento per gli astanti, esistono soluzioni tecniche in grado di assicurarne il raggiungimento», e che, a tal fine, «la previsione del cambio degli animali ulteriormente preserva gli stessi da stress e garantisce loro salute e benessere, nonché in ultima analisi, sicurezza per la pubblica incolumità». 2.3.- La difesa regionale prosegue affermando che «[l]e altre fonti citate dal ricorrente non possono considerarsi, di per se stesse, adeguato parametro normativo per il vaglio di legittimità costituzionale», e che l'ordinanza del Ministro della salute del 21 luglio 2011, «qualificata "contingibile e urgente", è una fonte di rango secondario, il cui utilizzo, peraltro, deve essere giustificato dalla presenza di un pericolo irreparabile ed imminente per la pubblica incolumità, non altrimenti fronteggiabile con i mezzi ordinari apprestati dall'ordinamento». Secondo la Regione, infatti, «ai sensi dell'art. 32 l. 23 dicembre 1978 n. 833, ai fini della legittimità dell'esercizio dei poteri extra ordinem esercitati in materia di tutela della sanità pubblica, oltre alla verifica dell'esistenza di uno stato di pericolo pendente, occorre il mancato intervento dell'autorità istituzionalmente competente, giustificandosi l'adozione della misura straordinaria solo nelle more dell'intervento di quest'ultima autorità».