[pronunce]

che il giudice a quo è investito dell'esame di un ricorso presentato dal proprietario di un veicolo alla cui guida lo stesso era stato colto con patente di guida scaduta; che, secondo il rimettente, il decreto legislativo n. 507 del 1999, avendo inasprito le sanzioni per la guida con patente scaduta di validità, ed avendo previsto il fermo amministrativo del veicolo per la durata fissa di due mesi, ha comminato una sanzione eccessiva rispetto ad altre ipotesi di illecito disciplinate dal medesimo codice, come per la guida senza patente; che da ciò, secondo il giudice di pace di Brescia, deriva una "manifesta ingiustizia", dal momento che non è prevista la riduzione della durata del fermo neppure quando il contravventore ha successivamente regolarizzato la propria posizione; che, osserva ancora il giudice a quo, la sanzione sarebbe "abnorme" perché essa si applica indiscriminatamente e nella stessa misura sia quando il proprietario ha la disponibilità di altri veicoli, e può quindi continuare a circolare, sia quando egli è privo di risorse economiche e di altri mezzi, con un unico trattamento sanzionatorio per cittadini che si trovano in posizione diversa; che è intervenuta, per il Presidente del Consiglio dei ministri, l'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto alla Corte di dichiarare la questione manifestamente infondata, rilevando che, contrariamente a quanto opinato dal giudice a quo, per l'ipotesi di guida senza aver conseguito la patente è prevista (oltre ad una più pesante sanzione pecuniaria) la sanzione del fermo del veicolo per tre mesi e richiamando le precedenti ordinanze della Corte. Considerato che tutti i giudici rimettenti sollevano, sotto profili in parte coincidenti e in alcuni casi del tutto identici, questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel testo modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205) e di alcune altre disposizioni dello stesso decreto legislativo ad esso connesse, e che per tale motivo tutte le questioni possono essere riunite per essere decise con unico provvedimento; che questa Corte ha già scrutinato diverse questioni di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, cod. strada, affermando (cfr. , fra le ultime, le ordinanze n. 33 del 2001, n. 278 del 2001 e n. 282 del 2001) che l'art. 27 della Costituzione si riferisce alle "pene" e non alle sanzioni amministrative, con la conseguenza che sono manifestamente infondate le questioni sollevate dai giudici di pace di Legnago, Bologna, Isola della Scala e Cairo Montenotte in relazione a detto parametro; che, per ciò che concerne la violazione dell'art. 25 Cost. sotto il profilo del principio di legalità, invocata dagli stessi giudici di pace sopra citati, questa Corte ha già stabilito che "la responsabilità del proprietario di un veicolo per le violazioni commesse da chi si trovi alla guida costituisce, nel sistema delle sanzioni amministrative previste per le violazioni delle norme relative alla circolazione stradale, un principio di ordine generale che, nel caso del fermo amministrativo, trova conferma nell'art. 214, comma 1-bis, cod. strada, secondo cui solo quando risulti evidente che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la volontà del proprietario il mezzo deve essere immediatamente a questi restituito" (ordinanza n. 33 del 2001); che per gli stessi motivi sono manifestamente infondate le questioni sollevate dai giudici di pace di Legnago ed Isola della Scala riguardanti l'art. 136, comma 7, del d.lgs. n. 285 del 1992 cit. , in riferimento anche qui agli artt. 25, secondo comma, e 27 della Costituzione, per la guida di veicolo da parte di persona munita di patente straniera scaduta di validità; che anche la questione sollevata dal giudice di pace di Recco, in riferimento all'art. 3 Cost. in relazione ai principi di ragionevolezza e proporzionalità delle sanzioni, risulta essere manifestamente infondata; che questa Corte ha infatti costantemente affermato che "la determinazione delle condotte punibili e delle relative sanzioni, siano esse penali o amministrative, rientra nella più ampia discrezionalità legislativa", non spettando alla Corte "rimodulare le scelte punitive del legislatore né stabilire la quantificazione delle sanzioni" (sentenze n. 217 del 1996 e n. 313 del 1995 e ordinanza n. 190 del 1997), stabilendo inoltre che "la sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo condotto da persona la cui patente di guida sia scaduta, anche nel caso in cui lo stesso appartenga a persona diversa dall'autore della violazione - esclusa l'ipotesi che la circolazione sia avvenuta contro la volontà del proprietario - non risulta essere né sproporzionata né irragionevole, essendo coerente con la finalità, perseguita in generale dal sistema sanzionatorio del codice della strada, di dare una risposta effettiva ed immediata alle condotte potenzialmente pericolose" (ordinanza n. 33 del 2001); che per gli stessi motivi è infondata anche la questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice di pace di Caltanissetta per il caso in cui il fermo venga disposto per un veicolo alla cui guida venga colto il proprietario dello stesso con patente scaduta; che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice di pace di Rimini è manifestamente inammissibile, avendo il rimettente omesso qualsiasi descrizione della fattispecie concreta sottoposta al suo esame ed essendosi limitato a richiamare "altro giudizio sulla medesima fattispecie promosso dal giudice di pace di Caldaro", senza motivare né sulla rilevanza né sulla non manifesta infondatezza della questione; che il giudice di pace di Cairo Montenotte, pur non avendo indicato quale parametro di illegittimità costituzionale l'art. 3 Cost., nella motivazione dell'ordinanza si è riferito anche alla ritenuta irragionevolezza della sanzione ed alla violazione del principio di eguaglianza, indicando quale tertium comparationis le sanzioni previste per la guida senza patente dall'art. 116 cod. strada; che tale questione è manifestamente infondata, avendo la Corte già affermato che "non sussiste la violazione del principio costituzionale di eguaglianza ... essendo la sanzione pecuniaria prevista per la guida senza patente ben maggiore di quella stabilita per la guida con patente scaduta di validità ed essendo inoltre, anche per quella ipotesi, prevista la sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo, per la durata di mesi tre anziché due" (ordinanza n. 278 del 2001); che per la medesima ragione è manifestamente infondata anche la questione di legittimità sollevata dal giudice di pace di Brescia, sempre sull'art. 126, comma 7, cod. strada, per violazione dell'art. 3, primo comma, Cost.; che le questioni sollevate dai giudici di pace rimettenti risultano perciò manifestamente infondate o manifestamente inammissibili sotto ogni profilo.