[pronunce]

Sostiene infine che in materia di indennità di buonuscita, non diversamente che nella materia pensionistica, la correlazione tra prestazione e contribuzione, e quindi anche l'eventuale discrasia tra misura della prestazione e base di calcolo della contribuzione, rientra nei discrezionali poteri di scelta del legislatore, almeno tutte le volte in cui la prestazione non è automaticamente pari alla somma delle contribuzioni. 4.- Costituitosi a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, anche il Presidente del Consiglio dei ministri, eccepisce l'inammissibilità o comunque la manifesta infondatezza del ricorso. Deduce in particolare che nell'ordinanza di rimessione non viene indicata la data di collocamento a riposo dei singoli ricorrenti, di modo che non è possibile verificare se le norme censurate siano o meno pertinenti al caso da decidere, e ciò tanto più che beneficiari della legge 29 gennaio 1994, n. 87, sono solo coloro che sono andati in pensione in data successiva al 30 novembre 1984. Sostiene poi che andrebbe appurato se non sia intervenuta e se non sia stata eccepita la prescrizione quinquennale, perché anche in questo caso la sollevata questione di legittimità costituzionale sarebbe irrilevante ai fini del decidere. Nel merito rileva che le argomentazioni svolte dal Tribunale non tengono conto del fatto che, pur dopo la privatizzazione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle Ferrovie, il trattamento economico corrisposto al momento del loro collocamento a riposo ha continuato ad essere soggetto ad una particolare disciplina, ex art. 21 della legge n. 210 del 1985, di guisa che il ragionamento sviluppato nell'ordinanza di rimessione non ha senso ove non vengano sollevati dubbi sulla legittimità anche di quest'ultima norma. Ricorda che l'iscrizione ope legis dei ricorrenti all'Opafs ha comportato dei vantaggi e che gli eventuali risvolti negativi del trattamento di cui essi usufruiscono non possono essere disgiunti da quelli positivi, come del resto ripetutamente evidenziato dalla stessa Corte costituzionale. Osserva infine che non si può giudicare della legittimità di un trattamento prendendo in considerazione un solo elemento di calcolo, quale nella fattispecie l'asserita violazione della corrispondenza tra la contribuzione versata e la prestazione ricevuta, segnalando che in ogni caso l'Opafs riscuote un contributo calcolato su una base imponibile inferiore a quella sulla quale eroga poi la prestazione. 5.- In prossimità dell'udienza, Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. ha depositato una memoria nella quale ribadisce le ragioni per le quali la questione deve essere dichiarata infondata. 6.- All'udienza del 25 febbraio 2003 gli avv.ti Tosi per R.F.I. s.p.a., Zotta per l'Avvocatura dello Stato e Nardino per Bedulli hanno insistito nelle rispettive conclusioni e argomentazioni.1.- Il Tribunale di Brescia dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, lettera b) e dell'art. 2 della legge 29 gennaio 1994, n. 87 nonché degli artt. 14 e 36 della legge 14 dicembre 1973, n. 829 in quanto il diritto vivente - che prevede l'erogazione, in sede di indennità di buonuscita, del 48% (e cioè dell'80% del 60%) dell'i.i.s., a fronte di una ritenuta contributiva sul 60% della medesima i.i.s. - sarebbe in contrasto con l'art. 3 (in relazione agli artt. 36 e 38) Cost. nella parte in cui conduce all'attribuzione in favore dei lavoratori delle Ferrovie dello Stato dell'indennità di buonuscita comprensiva del solo 48% dell'i.i.s. - e ciò analogamente a quanto previsto per altre categorie di lavoratori cui si applica l'art. 1, comma 1, lettera b) della legge n. 87 del 1994 - sebbene solo i lavoratori delle Ferrovie dello Stato siano assoggettati ad una ritenuta sull'intero 60% dell'i.i.s., e non sul solo 48% (80% del 60%) percepito. 2.- La questione non è fondata. 2.1.- La legge n. 87 del 1994 costituisce il tentativo del legislatore di ottemperare a quanto questa Corte - prendendo atto, da un lato, della natura di retribuzione differita progressivamente assunta dall'indennità di buonuscita e, dall'altro lato, del venir meno degli elementi (esenzione da ritenuta fiscale: artt. 46 e 48 del d.P.R. n. 557 del 1973; esenzione da contribuzione previdenziale: artt. 22 della legge n. 160 del 1973; impignorabilità: sentenza n. 115 del 1990 di questa Corte) che giustificavano l'estraneità dell'i.i.s. rispetto alla retribuzione - ha statuito con la sentenza 19 maggio 1993, n. 243, dichiarando “costituzionalmente illegittime le norme che escludono l'indennità integrativa speciale dalla retribuzione da assumere alla base del calcolo per la determinazione dell'indennità di buonuscita spettante al personale civile e militare dello Stato”. Con la medesima sentenza questa Corte - preso atto che “l'indennità di buonuscita e l'indennità di fine servizio del parastato sono calcolate sulla base dell'ultima retribuzione (che è, di regola, la più alta) mentre il trattamento di fine rapporto si determina sulla base delle retribuzioni concretamente percepite durante il servizio” - ha precisato che “la dichiarazione di illegittimità costituzionale delle norme che non prevedono meccanismi di computo dell'indennità integrativa speciale nei trattamenti di fine rapporto comporta l'obbligo del legislatore di provvedere e di reperire le necessarie risorse finanziarie … per l'impostazione e la formulazione di scelte globali della politica di bilancio”, e che occorrevano “meccanismi legislativi di computo dell'indennità integrativa speciale secondo criteri di equilibrio, di compensazione e di omogeneizzazione dei trattamenti di fine rapporto che devono essere stabiliti dal legislatore”. 2.2.- La legge 29 gennaio 1994, n. 87, ha pertanto previsto che l'i.i.s. “viene computata nella base di calcolo della indennità di buonuscita”, ma che ciò avviene (lettera a) nella misura del 30% per i dipendenti degli enti pubblici non economici di cui alla legge n. 70 del 1975 e (lettera b) nella misura del 60% di quella in godimento alla data della cessazione del servizio per i dipendenti delle altre pubbliche amministrazioni. 2.3.- Investita di una serie di questioni di legittimità costituzionale questa Corte - nel dichiarare infondata quella principale relativa (art. 4 della legge n. 87 del 1994) all'estinzione ex officio, con compensazione delle spese, dei giudizi pendenti aventi ad oggetto la computabilità dell'i.i.s. nell'indennità di buonuscita - ha ricordato di aver affidato al legislatore “modi e tempi di un adeguato computo dell'indennità” e concluso che “avuto riguardo alla complessità del programma, alla molteplicità delle finalità e quindi all'ampiezza dell'intervento e dell'onere finanziario richiesti, deve giudicarsi la legge n. 87 del 1994 come una risposta adeguata oltre che sufficientemente tempestiva rispetto a quanto da questa Corte ritenuto non eludibile da parte del legislatore” (sentenza n. 103 del 1995).