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In queste disposizioni, improntate a criteri di massima semplicità, si è concentrata tutta la regolamentazione della fase centrale del processo tributario. Si sottolinea l'abolizione di tutti i riti abbreviati, non essendosi più fatto riferimento ai cosiddetti procedimenti presidenziali (previsti dagli articoli 27 e 28 del decreto legislativo n. 546 del 1992), che non hanno dato grandi risultati sul piano operativo e funzionale, e si è anche abolita l'alternativa fra trattazione in camera di consiglio e trattazione in pubblica udienza (oggi risultante dagli articoli 33 e 34 del decreto legislativo n. 546 del 1992), optandosi per un unico metodo di trattazione in pubblica udienza, che appare maggiormente rispettoso dei principi costituzionali e che viene ormai comunemente seguito nella pratica. Il titolo III, «Della decisione della causa», è formato da sei articoli, ripartiti in due capi (rispettivamente dedicati alla «Sentenza» e alla «Pubblicazione, comunicazione e notificazione della sentenza») nei quali è disciplinata la fase decisoria del processo. Viene completata e omogeneizzata la disciplina dispersa nell'attuale decreto legislativo n. 546 del 1992, accorpando in un contesto sistematicamente organizzato tutto quanto attiene alla formazione, al contenuto e alla tipologia delle sentenze, nonché alla loro pubblicazione, comunicazione e notificazione. Il titolo IV, «Sospensione, interruzione ed estinzione del processo», è composto di quattordici disposizioni, ripartite in quattro capi, riguardanti progressivamente «La sospensione del processo» (capo I), «L'interruzione del processo» (capo II), «Disposizioni comuni sulla sospensione e interruzione del processo» (capo III), «L'estinzione del processo» (capo IV), con i quali è stata revisionata la disciplina dei tre istituti, solitamente (anche se impropriamente) incasellati nella categoria delle «vicende anomale del processo» (che ha sostituito la vecchia, ma forse più appropriata, formula dei cosiddetti incidenti del processo). Le disposizioni di questo capo formano ora una disciplina completa e adeguata alle peculiarità del processo tributario. Si segnalano, in particolare, la norma appositamente dedicata alla «sospensione del processo a seguito di querela di falso» (articolo 68), che sopperisce ad un vuoto normativo per il processo tributario, molto avvertito nella pratica, la diversificata disciplina delle varie forme di interruzione e dei relativi effetti, l'esaustiva regolamentazione delle molteplici tipologie di estinzione del processo (per rinuncia al ricorso, per inattività delle parti, per cessazione della materia del contendere). Ovviamente, nel dettare questa disciplina, si è tenuto conto dell'abolizione del rito presidenziale, privilegiando, per i provvedimenti di sospensione e d'interruzione del processo, la forma dell'ordinanza collegiale (articolo 75) e prevedendo invece per ogni pronuncia di estinzione la forma della sentenza (articolo 81), che consente l'ingresso agli ordinari mezzi d'impugnazione. 5. Il terzo libro «Le impugnazioni» si compone di ventiquattro articoli, suddivisi in quattro titoli, riguardanti, in progressione, «Le impugnazioni in generale», «L'appello», «Il giudizio davanti alla Sezione tributaria della Corte di cassazione», «La revocazione». Il titolo I, «Le impugnazioni in generale», è costituito da tre soli articoli, nei quali si fissano le regole fondamentali, sui mezzi d'impugnazione (articolo 82), sui termini per impugnare le sentenze (articolo 83) e sulle norme applicabili (articolo 84), così da ben circoscrivere la disciplina del sistema delle impugnazioni del processo tributario rispetto a quella generalmente contenuta nel codice di procedura civile, evidenziandone i tratti di conformità e le peculiarità differenziali. Il titolo II, «L'appello», in dodici articoli, contiene una disciplina dell'istituto, redatta sulla falsariga di quella oggi vigente, ma arricchita da un'attenta individuazione di tutti i profili di particolarità rispetto alle regole contenute nel codice di procedura civile, oggetto di recenti modifiche, che mal si adattano al processo tributario, dove l'appello ha un ruolo di essenziale rilievo per l'attuazione del giusto processo, consentendo, attraverso un moderato allentamento delle preclusioni processualcivilistiche, pur nel mantenuto rigore delle forme, di rimediare a lacune verificatesi nel giudizio di primo grado, molte anche attribuibili ai giudici o ai difensori. La disciplina approntata, nonostante l'inevitabile tecnicismo delle tematiche che ne fanno parte (appello incidentale, devoluzione di questioni ed eccezioni non specificamente riproposte, nuove domande, nuove eccezioni, nuove prove, rimessione della causa dal secondo al primo grado), si presenta ora in forme lineari così da poter essere rispettate ed osservate da tutti gli operatori con maggiore facilità. Il titolo III, «Il giudizio davanti alla Sezione tributaria della Corte di cassazione», è formato da tre disposizioni (articoli 97, 98 e 99) che presentano aspetti sicuramente innovativi, mirando a risolvere l'attuale situazione di «crisi» in cui versa il terzo grado di giudizio in materia. L'istituzione della Sezione tributaria della Corte di cassazione, avvenuta sulla base di un provvedimento tabellare del Presidente della Corte, ha segnato un grande progresso e ha assicurato, nei primi anni, che la funzione di nomofilachia si potesse sviluppare appieno, giudicando la Corte tributi ancora vigenti ed oggetto delle decisioni dei giudici di merito. Il numero delle impugnazioni, pur essendo inferiore a quelle del civile, riversandosi sulla stessa sezione ha determinato un arretrato che ha inciso sul circolo virtuoso richiamato. Perciò si è prevista l'istituzione per legge presso la Corte di cassazione di una Sezione incaricata esclusivamente della trattazione delle controversie tributarie. Si è cioè fatto ricorso ad una norma dal medesimo contenuto di quella con la quale fu istituita la Sezione lavoro e si è previsto che, per i cinque anni successivi a quello di entrata in vigore della legge siano destinati a tale Sezione quarantacinque magistrati, in modo da consentire l'eliminazione dell'arretrato. Nel corso della discussione generale in Commissione è stata convintamente sostenuta dalla quasi totalità della Commissione la bontà di tale opzione, che accelera la soluzione della crisi e garantisce per il futuro – con un numero di magistrati adeguato e alla trattazione e alla decisione dei ricorsi, che, in considerazione delle attuali pendenze, diminuiranno –, la formazione di una nomofilachia mirata in grado di eliminare i contrasti di decisione e di costituire linee di indirizzo idonee a scoraggiare inutili accessi al giudizio di legittimità. Un'opzione rispetto a quella proposta dal Governo, anche in mancanza di approvazione del presente disegno di legge, e introdotta dai commi da 961 a 981 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, che hanno previsto la figura degli ausiliari presso la Sezione tributaria e di cui con l'articolo 125 del presente disegno di legge si propone l'abrogazione.