[pronunce]

- Le censure sono da reputare solo in parte fondate, secondo quanto appresso si dirà. Prima di affrontarne il merito giova richiamare, sia pure in breve sintesi, scopi e contenuto della disciplina censurata, ricordando che le menzionate disposizioni si collocano nel più ampio contesto normativo originato, per un verso, dalle riforme amministrativa e di bilancio intervenute da qualche tempo, e, per l'altro, dall'adeguamento ai principi dell'ordinamento comunitario, orientati a potenziare azioni di sviluppo armonioso della comunità, attraverso la realizzazione della coesione economica e sociale. Con riferimento ai processi di modernizzazione delle pubbliche amministrazioni, va considerato il trasferimento dal centro al territorio delle politiche di sviluppo e delle relative risorse, che ha comportato un ulteriore potenziamento del ruolo delle regioni e delle province autonome, cui già competeva - secondo quanto rilevato dalla Corte - "di somministrare la maggior parte delle utilità individuali e collettive destinate a soddisfare i bisogni sociali" (sentenza n. 29 del 1995). A ciò ha fatto riscontro l'esigenza non solo dell'introduzione, in forma generalizzata, di tipologie di controllo dell'economicita/efficienza dell'azione amministrativa e dell'efficacia dei servizi erogati, ma anche di qualificate competenze tecniche per la definizione dei programmi, come pure per le analisi di opportunità e fattibilità. Inoltre, in relazione al processo di integrazione comunitaria, va tenuto conto dell'impulso dato alla politica regionale dal trattato sull'Unione europea, come, da ultimo, modificato dal trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997 (ratificato ed eseguito con legge 16 giugno 1998, n. 209). A tale materia, il trattato stesso dedica, nell'ambito della parte III (Politiche della comunita), l'apposito titolo XVII relativo, per l'appunto, alla "coesione economica e sociale", contenente cinque articoli (158-162), i quali prevedono una specifica azione comunitaria mirata "a ridurre il divario tra le diverse regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite o insulari". A loro volta, i regolamenti, sulla base di tali previsioni, disciplinano il cofinanziamento europeo attraverso i fondi strutturali (da ultimo regolamento CE 1260/1999 del Consiglio, punti 43-59 dei consideranda e artt. 34-44), conferendo particolare rilevanza alle azioni di sorveglianza, controllo finanziario e valutazione degli investimenti pubblici, rimesse agli Stati membri, per assicurare la realizzazione effettiva degli impegni presi nel quadro degli obiettivi come sopra definiti. Anche in ragione della testé ricordata disciplina comunitaria, le disposizioni denunciate contemplano l'apprestamento di una rete di risorse metodologiche e informative, preordinata alla valutazione (ex ante in itinere ed ex post) dell'affidabilità delle politiche pubbliche di investimento e del razionale impiego delle risorse progettuali e finanziarie, onde pervenire, mercé anche le azioni di monitoraggio svolte in sede locale, all'unitaria ricomposizione del quadro generale degli interventi pubblici. Più in particolare, il comma 1 dell'art. 1 della legge n. 144 del 1999 prevede che le amministrazioni centrali e regionali, previa intesa con la conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, istituiscano propri nuclei, ai quali viene attribuita - in raccordo fra di loro e con il nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica - la funzione di supporto tecnico, nelle fasi di programmazione, valutazione, attuazione e verifica degli interventi di ogni singola amministrazione; e ciò al fine di realizzare maggiore qualità ed efficienza dei processi concernenti le politiche di sviluppo. I predetti nuclei, integrandosi con il sistema statistico nazionale e operando in collegamento con gli uffici di statistica costituiti presso le varie amministrazioni (comma 1), svolgono, ai sensi del comma 2, "funzioni tecniche a forte contenuto di specializzazione", relative all'attività di assistenza e di supporto tecnico per le fasi di programmazione, formulazione e valutazione di documenti di programma, per le analisi di opportunità e fattibilità, di valutazione ex ante dei progetti, con particolare riferimento al profilo della qualità ambientale e della sostenibilità dello sviluppo (lettera a), nonché all'attività "volta alla graduale estensione delle tecniche proprie dei fondi strutturali all'insieme dei programmi e dei progetti attuati a livello territoriale, con riferimento alle fasi di programmazione, valutazione, monitoraggio e verifica" (lettera c). In base a quanto previsto dal comma 3, l'attività di costituzione dei nuclei di valutazione è riservata, sotto il profilo amministrativo, organizzativo e funzionale, alle singole amministrazioni, le quali debbono tener conto delle strutture similari già esistenti, evitando duplicazioni ed elaborando un programma di attuazione comprensivo delle connesse attività di formazione e aggiornamento. È rimesso, poi, ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentita la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano (comma 4), il compito di indicare le caratteristiche organizzative comuni dei nuclei di valutazione, ivi comprese la spettanza di compensi agli eventuali componenti estranei alla pubblica amministrazione, nonché le modalità e i criteri per la formulazione e la realizzazione dei programmi di attuazione. Sempre allo scopo di realizzare maggiore qualità ed efficienza del processo di programmazione delle politiche di sviluppo, è affidato, infine, alle regioni e alle province autonome, alla luce di criteri indicati dal CIPE, sentita la conferenza permanente, il compito "di suddividere il rispettivo territorio in Sistemi locali del lavoro, individuando tra questi i distretti economico-produttivi, sulla base di una metodologia e di indicatori elaborati dall'Istituto nazionale di statistica" (comma 9). 3. - Tanto premesso sulle finalità generali e sul contenuto della disciplina in esame, non fondata è, anzitutto, la censura che investe, nel loro insieme, i commi 1 e 2, lettere a) e c), del predetto art. 1. Le denunciate disposizioni sono, infatti, rivolte - più che a conformare strutture e procedimenti, secondo modelli uniformi che possano reputarsi vincolanti per la provincia ricorrente - ad enunciare principi di organizzazione, riconducibili alle esigenze della necessaria valutazione tecnico-economica delle decisioni concernenti gli investimenti e del monitoraggio su scala nazionale degli stessi, in vista della creazione di un quadro coordinato ed unitario, in raccordo anche con la disciplina dei fondi comunitari e con le relative tecniche di programmazione, valutazione, monitoraggio e verifica. Come la stessa ricorrente non manca di riconoscere, si tratta, pertanto, di norme fondamentali delle riforme economico-sociali che, essendo volte a realizzare una complessiva e profonda innovazione normativa in un settore che assume importanza nazionale, sono suscettibili, come tali, di condizionare, per pacifica giurisprudenza di questa Corte, anche la legislazione esclusiva delle regioni e province autonome (sentenza n. 4 del 2000).