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Sarà poi la fonte regolamentare, nella sua autonomia, a disciplinare le modalità di esercizio di questa funzione e le forme di pubblicità delle audizioni. Entrambi i fattori, in sostanza, mirano a rendere praticabile ed efficace il meccanismo del sorteggio, nell'ambito di un bacino più selezionato di candidati, lasciando al Parlamento una sorta di potere di veto qualora dall'audizione emerga l'inidoneità o l'inadeguatezza del candidato a ricoprire la carica di consigliere di amministrazione della RAI. La fase di audizioni dei candidati non potrà comunque protrarsi oltre il termine di trenta giorni dal suo avvio. Decorso il termine, il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto, procede comunque a nominare consiglieri di amministrazione i candidati sorteggiati. Nel medesimo decreto, il Ministro ha facoltà di indicare il presidente. Qualora non eserciti tale facoltà, il presidente è scelto con apposita delibera del consiglio di amministrazione. L'obiettivo del disegno di legge è quello di limitare al massimo grado l'influenza del Governo -- che attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze è azionista pressoché totalitario della RAI sulla struttura e sulle attività del servizio pubblico radiotelevisivo. In primo luogo, si tratta di una scelta più aderente alle costanti raccomandazioni del Consiglio d'Europa in materia e alla giurisprudenza della Corte costituzionale, che da ultimo nella sentenza n. 69 del 2009 ha richiamato con forza il principio (a sua volta affermato nella storica pronuncia n. 225 del 1974) secondo il quale è indispensabile che gli organi direttivi della RAI non siano «direttamente o indirettamente espressione, esclusiva o preponderante del potere esecutivo». In secondo luogo, la ricerca di una separazione effettiva fra potere esecutivo e concessionaria pubblica è ancor più necessaria oggi, alla luce dei dati quantitativi diffusi dall'AGCOM e dall'Osservatorio di Pavia nell'ultimo anno, i quali attestano una straordinaria quanto inedita presenza dei membri del Governo, in particolare del Presidente del Consiglio dei ministri, nell'informazione diffusa dai telegiornali del servizio pubblico. Per ribadire, dunque, che la RAI appartiene formalmente al potere esecutivo, ma sostanzialmente alla collettività, l'articolo 2 del disegno di legge prevede che «Il Ministero dell'economia e delle finanze esercita le sue attribuzioni quale socio di maggioranza della RAI-Radiotelevisione Spa con la massima trasparenza e nell'esclusivo interesse degli utenti del servizio pubblico generale radiotelevisivo». Analogamente, sempre al fine di tutelare i consiglieri di amministrazione dalle eventuali pressioni del potere esecutivo, l'articolo 49 -bis, comma 12 del testo unico, introdotto dall'articolo 3 della proposta di legge stabilisce che le azioni di revoca degli amministratori debbano essere disposte dall'assemblea degli azionisti in conformità al parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti, espresso con la maggioranza dei due terzi dei componenti. Per i consiglieri e per il presidente del consiglio di amministrazione è previsto un regime di rigida incompatibilità con qualsiasi incarico pubblico o privato, nonché con l'esistenza di un qualsiasi interesse nelle imprese operanti nei settori della comunicazione, dell'audiovisivo, della pubblicità o in qualunque altro settore relativo alla fornitura e alla somministrazione di beni e servizi alla RAI o alle società collegate. L'articolo 3 riguarda in modo specifico la governance dell'azienda, nel tentativo di avvicinare maggiormente la concessionaria pubblica al modello della società per azioni delineato dal codice civile. Resta comunque viva la necessità di mantenere alcune deroghe al modello stesso, proprio in virtù della peculiare funzione democratica che la RAI è chiamata a svolgere. Attualmente, com'è noto, la struttura aziendale della RAI delineata nel testo unico si discosta significativamente dal modello di società per azioni tipizzato dal codice civile, presentando qualche elemento di confusione nella ripartizione delle competenze fra consiglio di amministrazione e direttore generale, le due figure portanti del governo dell'azienda. Al direttore generale, nominato d'intesa dall'assemblea e dal consiglio di amministrazione, sono infatti attribuiti poteri estesi, per certi versi ancora più penetranti rispetto a quelli di un amministratore delegato. Allo stesso tempo, tuttavia, non essendo un amministratore, egli deve contrattare continuamente le decisioni con il consiglio di amministrazione affinché siano da questo condivise. Dall'altro lato, il consiglio di amministrazione è chiamato ad approvare una molteplicità di atti ma allo stesso tempo non esercita una reale gestione aziendale, in virtù dei poteri ampi che lo statuto conferisce al direttore generale. Il quinto aspetto qualificante del disegno di legge è costituito dalla trasformazione del consiglio di amministrazione in un organo non soltanto di gestione, ma anche di indirizzo strategico della società, in relazione alle seguenti finalità: a) sviluppo del prodotto audiovisivo nazionale sul mercato estero; b) sviluppo tecnologico della RAI, ormai improcrastinabile dinanzi alla crescente fruizione dei contenuti attraverso la banda larga mobile e fissa; c) accrescimento della qualità della programmazione. Si tratta, in sostanza, dei tre ambiti oggetto delle linee-guida sul contenuto degli ulteriori obblighi del servizio pubblico radiotelevisivo che l'AGCOM, prima di ciascun rinnovo triennale del contratto di servizio, è tenuta a dettare ai sensi dell'articolo 45, comma 4, del testo unico. Non a caso, la proposta di legge stabilisce che il consiglio di amministrazione svolge tale funzione di indirizzo strategico «coerentemente con le linee-guida (...) e con le disposizioni del Contratto di servizio». Si è cercato, dunque, di creare una simmetria o, più correttamente, di mettere a sistema le linee-guida dettate dall'AGCOM, l'indirizzo strategico concretamente perseguito dal consiglio di amministrazione e le competenze dei consiglieri attraverso la tripartizione economico-giuridica, creativo-editoriale e tecnico-scientifica. La soluzione proposta è dunque quella di mantenere in capo al consiglio di amministrazione la funzione di indirizzo strategico, che in numerosi altri progetti di legge in materia è trasferita ad altri organismi: Consiglio degli utenti, Fondazione ad hoc , Consiglio di sorveglianza tipico del cosiddetto modello duale delle società per azioni (articoli da 2409 -octies a 2409 -quinquiesdecies del codice civile). Alla luce dell'attuale quadro normativo e istituzionale, occorre scongiurare la superfetazione degli organi di governo del servizio pubblico radiotelevisivo. I citati organismi, infatti, sono proposti in linea teorica come organi-diaframma, come strumenti a garanzia dell'indipendenza del servizio pubblico dal potere politico, ma nella pratica rischiano di subire le stesse influenze, di riprodurre le stesse distorsioni a cui assistiamo da molto tempo.