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alla fine dello scorso anno è stato adottato dall'Autorità di bacino distrettuale delle Alpi orientali (delibera della Conferenza istituzionale permanente n. 1 del 29 dicembre 2020) il progetto di piano di gestione delle acque - aggiornamento 2021-2027 di tale distretto idrografico, comprendente anche le acque della laguna di Venezia (di cui specificatamente si tratta al vol. 6, pag. 167-179, e al vol. 7, pag. 19 e 26-27) in conformità alla direttiva europea 2000/60/CE e all'art. 117 del testo unico ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006); successivamente tale piano è stato esaminato dalla commissione nazionale VAS (valutazione ambientale strategica) e con decreto direttoriale del Ministero della transizione ecologica n. 144 del 14 maggio 2021 è stato giudicato non assoggettabile alla procedura di VAS e procedibile per l'approvazione previa osservanza di alcune prescrizioni; il progetto di piano va sottoposto alla consultazione pubblica e dovrà essere approvato entro il 29 dicembre 2021 e per la laguna di Venezia esso costituisce adempimento al procedimento EU Pilot 9722/20/ENVI avviato dalla Commissione europea nei confronti dello Stato italiano (vedasi al riguardo al vol. 6, pag. 169); da pochi giorni, sulla pagina dedicata alle valutazioni ambientali del Ministero della transizione ecologica, si dà come "approvato" (codice procedura 2044) l'aggiornamento del piano per il recupero morfologico e ambientale della laguna di Venezia con riferimento ai singoli elaborati, richiesto dal Consiglio dei ministri il 15 marzo 2001 (quale aggiornamento del documento Interventi per il recupero morfologico. Progetto di massima approvato nel 1992) e predisposto nel 2011 dal magistrato alle acque di Venezia, sottoposto a scoping di VAS nel 2012, e poi completato, nel 2016, dal Provveditorato interregionale alle opere pubbliche del Triveneto (subentrato nelle funzioni del primo, soppresso ope legis ) e quindi sottoposto alle procedure di consultazione di VAS nel 2017; rilevato che: non si evince chi, come e quando, abbia effettivamente approvato detta revisione del piano morfologico e ambientale della laguna di Venezia, viste le procedure conclusive della valutazione ambientale strategica di cui agli articoli 15, 16 e 17 del testo unico ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006), tenendo conto in particolare della prescritta collaborazione tra autorità procedente e autorità competente per la messa a punto del piano ottemperando alle prescrizioni e indicazioni emerse nel percorso valutativo; non risulta chiara la corrispondenza, cioè le coerenti funzioni attribuite a detti piani: ovvero alle previsioni del piano-programma predisposto dal Provveditorato interregionale alle opere pubbliche e alle disposizioni pianificatorie proprie del piano dell'Autorità di bacino idrografico (rispetto alle direttive europee cui deve adempiere), posto che indubbiamente il piano di gestione delle acque (ora vigente nella formulazione per il periodo 2016-2021) ha natura sovraordinata; non appare, altresì, chiara la competenza del piano morfologico ambientale rispetto a possibili modifiche ovvero deroghe (ivi delineate) al vigente protocollo per il trattamento dei fanghi nella laguna dell'8 aprile 1993, incardinato nella legislazione speciale per Venezia e che regola semplicemente i possibili utilizzi dei sedimenti sui canali a seconda delle loro qualità; la legislazione speciale per Venezia non contempla normative specifiche per la gestione dei corpi idrici, fatta salva la generale competenza della commissione di salvaguardia per gli atti di pianificazione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se il piano morfologico e ambientale della laguna di Venezia sia stato approvato conformemente alle procedure di legge, che comportano una "collaborazione" tra autorità procedente e autorità competente per la messa a punto del piano stesso; se si intenda chiarire come si raccordino le competenze e le prerogative del piano morfologico con le competenze e le disposizioni per il medesimo ambito territoriale dettate dal piano di gestione delle acque vigente per il periodo 2016-2021 e nel relativo aggiornamento per il periodo 2021-2027. Atto n. 4-05848 VANIN ANASTASI TRENTACOSTE PRESUTTO Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: sono state portate all'attenzione della prima firmataria alcune informazioni e notizie in merito alla composizione delle commissioni giudicatrici per l'abilitazione scientifica nazionale per il reclutamento del personale docente universitario; risulterebbe, in particolare, che molte di tali commissioni avrebbero una composizione monogenere in violazione della normativa sulle pari opportunità, che da tempo ha riconosciuto l'importanza di una equilibrata composizione di genere delle commissioni di concorso; considerato che: il decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, recante "Regolamento recante norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi", all'art. 9, comma 2, ha precisato che "Almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso, salva motivata impossibilità, è riservato alle donne (? ) "; l'art. 57 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 riprendendo ulteriori disposizioni sul punto risalenti al 1993 (art. 61 del decreto legislativo n. 29 del 1993), al comma 1, ha disposto: "Le pubbliche amministrazioni, al fine di garantire pari opportunità tra uomini e donne per l'accesso al lavoro ed il trattamento sul lavoro: a) riservano alle donne, salva motivata impossibilità, almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso, fermo restando il principio di cui all'articolo 35, comma 3, lettera e)"; l'equilibrio di genere delle commissioni o comitati di selezione e valutazione è inoltre da tempo previsto anche a livello europeo (Raccomandazione della Commissione (2005/251/CE) 11 marzo 2005); considerato inoltre che l'art. 57 del decreto legislativo n. 165 del 2001 ha statuito di dare concretezza al principio di pari opportunità prevedendo, tra l'altro, la costituzione presso le pubbliche amministrazioni del "Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere per porre in essere le necessarie verifiche sulla corretta composizione delle commissioni giudicatrici nella procedura di abilitazione scientifica nazionale. Atto n. 4-05849 CORTI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il decreto-legge n. 4 del 2019 ha istituito il reddito di cittadinanza, un istituto che sulla base della normativa approvata avrebbe dovuto offrire a persone e nuclei familiari rientranti in determinati parametri un sussidio in denaro per il tempo necessario a trovare una nuova occupazione, a seguito della stipula del cosiddetto patto per il lavoro;