[pronunce]

Anche per tale doglianza (pure non pienamente corrispondente - sempre in tesi - ai motivi della relazione ministeriale) sarebbero evidenti l'insufficienza della motivazione, nonché la mancata ricostruzione del quadro normativo di riferimento (sono richiamate le sentenze n. 135 del·2017, n. 265 del 2016, n. l71, n. 82 e n. 60 del 2015 e l'ordinanza n. 86 del 2016). Si tratterebbe di una censura meramente assertiva, priva dell'indicazione del parametro interposto (si richiama la sentenza n. 239 del 2016). Né tale carenza potrebbe essere colmata dal riferimento al regolamento n. 852/2004/CE, inidoneo a fungere da normativa nazionale di riferimento.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso, in riferimento all'art 117, primo comma - in relazione al regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, «sull'igiene dei prodotti alimentari» -, secondo comma, lettera m), e terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge della Regione Calabria 7 novembre 2017, n. 41, recante «Disposizioni per agevolare l'uso dei locali di stagionatura tradizionali - modifiche alla legge regionale 23 febbraio 2004, n. 5 (Norme per l'individuazione dei prodotti a base di latte ritenuti storici e/o tradizionalmente fabbricati)». 1.1.- Tale disposizione - che aggiunge il comma 1-bis all'art. 2 della legge della Regione Calabria 23 febbraio 2004, n. 5 (Norme per l'individuazione dei prodotti a base di latte ritenuti storici e/o tradizionalmente fabbricati) - introduce talune prescrizioni concernenti le caratteristiche dei locali ove vengono effettuate la produzione e la stagionatura di prodotti a base di latte, ottenuti con attrezzature e metodologie tradizionali. In particolare, si prevede che tali locali possano avere «pareti geologicamente naturali», nonché «muri, pavimenti, soffitti e porte non lisci, non impermeabili, non resistenti, senza rivestimento chiaro o con composti di materiale inalterabile». Alcune indicazioni sono fornite anche per i dispositivi e gli utensili di lavoro, consentendosi l'utilizzo di materiali non resistenti alla corrosione e non facili da lavare e disinfettare. 2.- Secondo la difesa statale, la Regione Calabria avrebbe introdotto talune deroghe ai requisiti igienico­sanitari e strutturali prescritti dalla normativa comunitaria, eccedendo così le proprie competenze costituzionali. 2.1.- La disposizione impugnata, in primo luogo, contrasterebbe con il regolamento n. 852/2004/CE, ledendo così l'art. 117, primo comma, Cost. 2.2.- In secondo luogo, sarebbe violato l'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., poiché la tutela igienico-sanitaria degli alimenti dovrebbe essere ascritta alla determinazione dei livelli essenziali che devono essere assicurati sull'intero territorio nazionale, di competenza esclusiva delle Stato. 2.3.- Da ultimo, sussisterebbe un contrasto anche con l'art. 117, terzo comma, Cost., relativamente alla competenza statale a fissare i principi fondamentali in materia di «tutela della salute», perché il regolamento n. 852/2004/CE, stabilendo l'obiettivo di «conseguire un elevato livello di protezione della vita umana e della salute umana», consentirebbe solo alla legislazione statale la previsione di deroghe ai requisiti igienico-sanitari ivi previsti. 3.- In via preliminare, deve dichiararsi inammissibile la questione promossa in relazione all'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., poiché generica e carente di motivazione. La parte ricorrente, infatti, ascrive la tutela igienico-sanitaria degli alimenti anche a tale titolo di legittimazione statale, sulla base di generiche esigenze di uniformità da garantire sul territorio nazionale. Si tratta di affermazioni del tutto prive di un'adeguata motivazione in ordine alle specifiche ragioni che determinerebbero la violazione del parametro invocato. Adeguata motivazione che, come più volte sottolineato da questa Corte, costituisce un requisito imprescindibile, ancor più nei giudizi in via principale (ex plurimis, sentenze n. 192, n. 135 e n. 107 del 2017; n. 249 e n. 239 del 2016; n. 233, n. 218, n. 142 e n. 82 del 2015). 4.- Sempre in via preliminare, la difesa regionale osserva anche, senza addurre ragioni d'inammissibilità, bensì di disparità di trattamento, che non era stata oggetto d'impugnazione da parte del Governo un'analoga disposizione, contenuta all'art. 6 della legge della Regione Abruzzo 11 giugno 2008, n. 8 (Disposizioni per agevolare la trasformazione e la lavorazione di minimi quantitativi di prodotti agricoli). L'argomento è irrilevante. 5.- Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge reg. Calabria n. 41 del 2017, promosse in riferimento all'art. 117, primo comma - in relazione al regolamento n. 852/2004/CE - e terzo comma, Cost. 5.1.- L'art. 1 della legge reg. Calabria n. 41 del 2017 inserisce il comma 1-bis nell'art. 2 della legge reg. Calabria n. 5 del 2004, che disciplina i prodotti lattiero-caseari della Regione, che possono essere qualificati storici o tradizionali, individuati nell'apposito elenco regionale. In particolare, con tale disposizione si integra la disciplina dei locali di produzione, prevedendo che i locali possano avere anche pareti geologicamente naturali, muri, pavimenti, soffitti e porte non lisci, non impermeabili, non resistenti, senza rivestimento chiaro o non composti di materiale inalterabile, nonché che vi si possano usare dispositivi e utensili prodotti in materiale non resistente alla corrosione, non facili da lavare e disinfettare. Si tratta, pertanto, di una disposizione che, sebbene intervenga nel testo di una legge che si occupa della natura tradizionale di taluni alimenti, concerne aspetti più propriamente riconducibili all'igiene alimentare. Tale disciplina può essere ascritta alla materia della «tutela della salute», come già sottolineato da questa Corte (ex multis, sentenze n. 339 del 2007, n. 95 del 2005 e n. 162 del 2004), di competenza concorrente tra Stato e Regioni, sebbene le norme comunitarie, dettando principi e regole sui requisiti per la produzione e la vendita degli alimenti, abbiano notevolmente ristretto lo spazio d'intervento. Con particolare riferimento alle deroghe ai requisiti igienico-sanitari per i «prodotti tradizionali», già in vigenza della precedente disciplina comunitaria, attuata dal decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 155 (Attuazione della direttiva 93/43/CEE e della direttiva 96/3/CE concernente l'igiene dei prodotti alimentari), tale possibilità era consentita, seppure soltanto per talune categorie di alimenti.