[pronunce]

l'art. 111, quarto comma, Cost., che impone la revisione dei confini tra il diritto alla formazione in contraddittorio della prova ed il diritto al silenzio del dichiarante erga alios nel senso che alla maggiore espansione ed alla più intensa tutela del primo dovrebbe corrispondere inevitabilmente la riduzione della facoltà di non rispondere, gli artt. 3, 25, 111 e 112, in quanto una volta operatasi la scelta di rendere dichiarazioni coinvolgenti la responsabilità di altri, il successivo esercizio del diritto al silenzio confligerebbe con il diritto dell'accusato al confronto dialettico nella formazione della prova e determinerebbe l'irragionevole ed inaccettabile sacrificio dei principi del libero convincimento del giudice, della funzione conoscitiva del processo, dell'indefettibilità della giurisdizione e della obbligatorietà dell'azione penale; che è intervenuto nei giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo, con riferimento alla questione sollevata con ordinanza n. 561 del 2001, la restituzione degli atti al giudice rimettente alla luce delle modifiche recate alle norme censurate dalla legge n. 63 del 2001, e una declaratoria di inammissibilità o di infondatezza per le altre questioni. Considerato che identica è la sostanza delle questioni, che concernono tutte il diritto al silenzio riconosciuto alle persone imputate o giudicate in un procedimento connesso che abbiano in precedenza reso dichiarazioni eteroaccusatorie, in relazione al regime di acquisizione e utilizzazione in dibattimento delle precedenti dichiarazioni, per cui deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che successivamente alle ordinanze di rimessione è intervenuta la legge 1 marzo 2001, n. 63 (Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di formazione e di valutazione della prova in attuazione della legge costituzionale di riforma dell'art. 111 della Costituzione), che ha profondamente inciso sulla disciplina del diritto al silenzio e della formazione della prova in dibattimento, da un lato modificando gli artt. 64, 197 e 210 cod. proc. pen. e inserendo l'art. 197-bis cod. proc. pen. - che individua le ipotesi in cui le persone imputate o giudicate in un procedimento connesso o per reato collegato assumono l'ufficio di testimone -, dall'altro intervenendo sugli artt. 500, 513 e 526 cod. proc. pen; che di conseguenza, essendo mutati le norme censurate e il contesto complessivo della disciplina di riferimento, gli atti devono essere restituiti ai giudici rimettenti, perché verifichino se le questioni siano tuttora rilevanti.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Foggia, al Tribunale di Milano e al Tribunale di Siracusa. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 dicembre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in Cancelleria il 21 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola