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Atto n. 3-00995 LAFORGIA Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: la cosiddetta "pensione commercianti" spetta, su richiesta, ai commercianti che chiudono l'attività prima dell'età pensionabile, accompagnandoli, quindi, alla pensione vera e propria; sono necessari determinati requisiti: 62 anni di età per gli uomini e 57 anni per le donne, iscrizione da almeno 5 anni alla gestione commercianti INPS, chiusura definitiva dell'attività con riconsegna autorizzazione e cancellazione dal registro della Camera di Commercio. Possono beneficiarne: i titolari e coadiutori di attività al minuto in sede fissa, anche abbinata a somministrazione di alimenti e bevande, i titolari e coadiutori di attività su aree pubbliche, anche in forma itinerante; i titolari e coadiutori di attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, gli agenti e rappresentanti di commercio (non i loro coadiutori); l'indennizzo, pari alla pensione minima di categoria (513 euro al mese), è riconosciuto dal mese successivo a quello di presentazione della domanda e fino alla decorrenza della pensione. Le domande presentate nel 2019 con i modelli precedenti alla nuova norma sono comunque valide e non devono essere ripresentate; l'indennizzo commercianti, previsto dalla legge n. 207 del 1996 e ripristinato in maniera strutturale dalla manovra di bilancio (legge n. 145 del 2018) a partire dal 2019, prevede un paletto, che scatena la protesta degli aspiranti percettori della prestazione, poiché restano fuori dalla misura di welfare coloro che hanno chiuso l'attività fra il 2017 e il 2018; il nodo del dibattito è l'interpretazione della circolare INPS (la n. 77/2019) rispetto al testo di legge, perché prevede che possano utilizzare la misura «coloro che cessano l'attività a decorrere dal 1° gennaio 2019»; il testo della legge specifica che l'indennizzo è previsto «a decorrere dal primo gennaio 2019», senza esplicitare eventuali retroattività; la misura inizialmente temporanea, infatti, è stata via via prorogata nel corso degli anni per interrompersi a fine 2016 (nel 2017 non c'è stata la proroga), mentre la legge di bilancio per il 2019 (comma 283, dell'art. 1 della legge n. 145 del 2018) ha reso l'indennizzo definitivo, ma partire dal 2019; restano, quindi, fuori coloro che non hanno chiuso l'attività nel biennio precedente; al momento si applica per le chiusure del 2019 con le procedure indicate dall'INPS nel documento di prassi; considerato che la richiesta è evidentemente quella di prevedere esplicitamente il diritto all'indennizzo per rottamazione della licenza per coloro che hanno chiuso nel 2017 e nel 2018, si chiede di sapere come i Ministri in indirizzo intendano sanare il problema nei confronti di persone che, come altre, hanno chiuso la propria attività, ma che avendolo fatto nell'arco di tempo 2017 e 2018, non godono degli stessi diritti di coloro che hanno chiuso negli anni precedenti o successivi. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00981 PARRINI Al Ministro dell'interno Premesso che: con una lettera del 2 luglio 2019 indirizzata al Ministro in indirizzo, il Sindacato italiano appartenenti Polizia (SIAP) ha denunciato il ritardo con il quale sono remunerati gli straordinari, rientranti in apposite contabilità suppletive, sottolineando come l'ultimo pagamento delle ore di straordinario eccedenti il "monte ore" risalga al mese di dicembre 2017 e come dal mese di gennaio 2018 il personale sia ancora in attesa del pagamento dovuto; il SIAP ha evidenziato come "per far fronte all'enorme mole di lavoro che la Polizia di Stato deve quotidianamente affrontare, il personale sia costretto ad impieghi in servizio che vanno ben oltre l'orario d'obbligo giornaliero. Un impiego continuo in regime di lavoro straordinario che spesso sfora sia il budget mensile a disposizione degli Uffici di polizia e quello massimo mensile ad personam consentito dalle normative vigenti"; anche il Sindacato italiano lavoratori di Polizia della Cgil (SILP), il 26 giugno, ha inviato una lettera al Ministro con la quale, per l'ennesima volta, ha denunciato "gli inaccettabili ritardi nel pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario rese dal personale della Polizia di Stato oltre il monte ore assegnato agli Uffici/Reparti, ovvero oltre le canoniche 55 ore pro capite, a decorrere dal mese di febbraio 2018", affermando che una soluzione non è più procrastinabile; il SILP afferma come non sia più "tollerabile che a un operatore di Polizia da una parte lo si obblighi - per legge - a prestare attività lavorativa oltre l'orario ordinario di servizio, senza possibilità di esimersi, dall'altra non si provveda mensilmente al pagamento di quanto dovuto. Non va sottaciuto come tale vicenda rischia di minare la serenità, anche economica, di chi è chiamato ad operare giorno e notte per garantire l'ordine e la sicurezza pubblica dei cittadini, oggi più di ieri, atteso il particolare momento in cui l'Italia si trova, dove allerta terrorismo e emergenza immigrazione comportano un impiego straordinario di donne e uomini in divisa"; premesso inoltre che: l'articolo 33 del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132 (cosiddetto decreto-legge sicurezza), ha previsto che "Al fine di garantire le esigenze di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, a decorrere dall'esercizio finanziario 2018, per il pagamento dei compensi per prestazioni di lavoro straordinario svolte dagli appartenenti alle Forze di polizia, (...) è autorizzata, a valere sulle disponibilità degli stanziamenti di bilancio, la spesa per un ulteriore importo di 38.091.560 euro"; nonostante le ripetute dichiarazioni con le quali il Ministro in indirizzo manifesta, quasi quotidianamente, la sua vicinanza alle forze dell'ordine, sono passati ben 17 mesi dall'ultimo pagamento degli straordinari; non basta indossare l'uniforme delle forze dell'ordine per rispettare e garantire i loro diritti, si chiede di sapere: quali siano le ragioni che hanno portato al ritardo nel pagamento delle ore di straordinario; quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di sanare la situazione. Atto n. 3-00982 DE PETRIS DE FALCO ERRANI LAFORGIA GRASSO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: la nave di bandiera olandese "Sea Watch 3" il 12 giugno 2019 ha soccorso 53 persone in mare a 47 miglia dalla Libia; la Convenzione di Amburgo del 1979 prevede l'obbligo di prestare soccorso ai naufraghi e di farli sbarcare nel primo "posto sicuro ( place of safety )" in cui sussista rispetto dei diritti umani e sia il più prossimo geograficamente rispetto al "punto nave" nel quale sia stato effettuato il salvataggio;