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Disposizioni in materia di salario minimo. Onorevoli Senatori . – La nostra Carta costituzionale ha previsto all'articolo 36 che « il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa ». In forza di tali norme, la magistratura è intervenuta negli anni a supporto della contrattazione sindacale maggiormente rappresentativa, applicandone i minimi ogni qualvolta differenti accordi collettivi o individuali violassero la sufficienza della retribuzione. Tale sistema ha retto sin quando non è iniziata la stagione delle riforme del mercato del lavoro. A ogni normativa di frantumazione della catena della produzione (facilitando il ricorso ad appalti e subappalti) e di precarizzazione del lavoro (riducendo così sempre più il tempo di sostituzione dei lavoratori) l'intensità del lavoro è aumentata (le ore lavorate pro capite in Italia sono maggiori di quelle della Francia o della Germania), mentre la produttività (che dipende dal progresso tecnico, dall'organizzazione e dalla capacità d'innovazione) è diminuita. La produttività italiana è stata al passo con quella francese e tedesca fino alla fine degli anni '70, in modo solo apparentemente contraddittorio, quindi, fino al termine di una lunga stagione di lotte politiche e sindacali. Dai primi '80 è iniziato un rallentamento, peggiorato nella seconda metà degli anni '90 fino a diventare una vera e propria stasi a partire dai primi anni 2000. Da quel momento la produttività è praticamente invariata in Italia. Le continue controriforme del mercato del lavoro hanno condotto dunque a un duplice, ma connesso, esito: a lavoro aumentato, in termini orari, corrisponde un ristagno della quota di prodotto interno lordo (PIL) per ora lavorata e una diminuzione del valore delle retribuzioni reali. Malgrado il nostro Paese vanti una copertura dei contratti collettivi molto alta, ci sono milioni di persone che, pur lavorando, sono povere; dai dati dell'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) relativi al 2019 emerge che oltre 4 milioni di lavoratrici e lavoratori percepiscono un salario lordo orario inferiore ai 9 euro e oltre 2 milioni non superano gli 8 euro lordi l'ora arrivando a retribuzioni inferiori ai 6 euro. Milioni di lavoratrici e lavoratori percepiscono quindi una retribuzione mensile che non garantisce una vita dignitosa, neppure a chi lavora a tempo pieno e indeterminato. È evidente dunque che la contrattazione nazionale, compresa quella sottoscritta dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, non riesce da sola a garantire il precetto dell'articolo 36 della Costituzione, per cui un intervento legislativo sul salario minimo a sostegno e non in sostituzione del contratto nazionale diventa ineludibile. L'intervento legislativo che qui si propone tiene conto dell'importanza della contrattazione, ma anche dei suoi limiti, individuando una paga base oraria minima, indicizzata in riferimento all'Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell'Unione europea (IPCA), al di sotto della quale nessun trattamento retributivo possa scendere. All'articolo 1 si precisa come tale importo, tenendo conto dei parametri internazionali richiamati anche dalla direttiva (UE) 2022/2041 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 ottobre 2022, relativa ai salari minimi adeguati nell'Unione europea, non può essere inferiore alle 10 euro lorde l'ora e, come la stessa direttiva richiede, deve essere soggetto a rivalutazione periodica. Questo valore minimo per i livelli più bassi dell'inquadramento contrattuale (con un meccanismo di indicizzazione) rappresenta il minimo costituzionale incomprimibile e inderogabile affinché sia garantita al lavoratore una retribuzione « in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa » e corrisponde al principio di adeguatezza richiamato nel titolo della citata direttiva europea relativa ai salari minimi. La retribuzione contrattuale, così come individuata dalla presente legge, corrisponde al principio di proporzionalità ex articolo 36 della Costituzione con le caratteristiche e le peculiarità proprie della contrattazione, con l'unico limite di un valore minimo orario, uguale per tutte e tutti, e sotto il quale non si può scendere. Insomma, una proposta di legge che rende effettivo il diritto del lavoratore a una retribuzione adeguata e dignitosa, in coerenza con quanto richiesto dal legislatore europeo, anche grazie alla maggior tutela giudiziaria e amministrativa che deriverebbe dall'intervento legislativo sul salario. L'obbligo che sorge in capo al datore di lavoro di retribuire i propri dipendenti o al committente, rispetto ai propri collaboratori, con importi non inferiori a quello previsto dalla proposta di legge costituisce un effetto scoraggiante al ricorso alla compressione salariale come unico strumento per garantire margini di profitto e, al contempo, spinge l'Italia a investire su un circuito alto del valore, a recuperare efficienza e produttività, e al contempo avvia un percorso di risanamento degli istituti di welfare penalizzati dal crollo delle retribuzioni e di sostegno ai consumi interni. Infatti, l'individuazione del salario spettante al lavoratore, attraverso appunto il parametro definito nell'articolo 1, comma 1, facilita tanto il lavoratore sottopagato che tali istituti nel recupero delle differenze retributive e contributive, avendo a disposizione anche la tutela amministrativa oltre che una più efficace tutela giudiziaria. L'ultrattività della vigenza contrattuale prevista al comma 4 dell'articolo 1 della proposta di legge impedisce la disapplicazione del contratto nazionale per la parte economica nelle more del suo rinnovo. L'articolo 2 prevede un meccanismo automatico di rivalutazione dell'importo minimo orario, basato sulla variazione dell'IPCA. L'articolo 3 estende l'applicazione delle tutele previste dalla presente legge ai rapporti di collaborazione come definiti al comma 1. All'articolo 4, infine, sono previste le sanzioni amministrative pecuniarie direttamente proporzionali al periodo di effettivo lavoro, salvo il diritto al risarcimento di danni ulteriori. Sotto il profilo sanzionatorio si prevede, negli ultimi due commi, nei confronti del contravventore alle previsioni della legge anche l'esclusione, per la durata di tre anni, dalla partecipazione a gare pubbliche d'appalto di opere o di servizi, dalla concessione di agevolazioni finanziarie, creditizie o contributive e da finanziamenti pubblici di qualunque genere, e l'impossibilità per lo stesso di apporre termini alla durata dei contratti di lavoro subordinato. La violazione di tale prescrizione porterebbe alla trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato.. Art. 1. (Definizione) 1. Ogni lavoratore di cui all'articolo 2094 del codice civile, in conformità all'articolo 36, primo comma, della Costituzione ha diritto, con riferimento alla paga base oraria, a un trattamento economico minimo orario non inferiore a 10 euro lordi l'ora. 2.