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Il Paese ha fatto delle riforme e pensavamo che ci fossero tutti gli anticorpi per contrastarli. Questo, purtroppo, non è stato vero, né nel sistema economico ci sono gli anticorpi per combattere alcune delle situazioni che si sono verificate. Occorre pertanto uno stimolo affinché si cambi punto di vista e si tenga conto del discrimine del 24 febbraio per fare in modo che i servizi segreti e di sicurezza siano sempre di più a supporto delle democrazie per tutelarle dal punto di vista sia militare, che economico. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, discutiamo oggi la relazione sulla sicurezza energetica nell'attuale fase di transizione ecologica. La relazione è stata elaborata e presentata dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica e ben illustrata dal presidente Urso, che ringraziamo insieme a tutta la squadra parlamentare. Si tratta - come già evidenziato - di un documento che indaga le ripercussioni sulla sicurezza italiana della transizione energetica, ovvero il processo di progressivo distacco dai combustibili fossili in favore delle fonti rinnovabili a zero emissioni di gas serra. È un tema che in questo momento, considerate le condizioni geopolitiche mutate, è totalmente da mettere in discussione. Dalla relazione del Presidente si apprende che «uno degli obiettivi principali da raggiungere è la diversificazione delle fonti energetiche e delle sedi di approvvigionamento» - un obiettivo necessario, a nostro avviso - «per superare o quanto meno attenuare lo stato di dipendenza rispetto ad altri Paesi». Ciò a maggior ragione in un momento come l'attuale che vede, da un lato, lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina e le conseguenti ripercussioni in Europa e nel nostro Paese, con l'Italia allo stato attuale estremamente dipendente dalla Russia per le forniture di gas naturale. «In tal senso,» - prosegue il rapporto - «la gamma delle risorse energetiche deve essere oggetto di un'attenta valutazione per avere una cornice ben definita delle opportunità e delle debolezze». Il Copasir si concentra in particolare sull'idroelettrico, quello che gli operatori - e noi con loro - definiscono oro blu, descritto nella relazione come «uno degli ambiti nei quali il nostro Paese presenta un notevole vantaggio competitivo». Noi invece rischiamo di perderlo o di regalarlo ad altri. Un'affermazione su tutte: un capitale industriale e tecnologico come l'idroelettrico, un vero e proprio asset strategico, dovrebbe essere preservato in termini di italianità, costruendo un sistema normativo che crei le condizioni per la giusta tutela, anche e soprattutto ai fini della sicurezza, come fanno altri Paesi europei, uno per tutti la Francia che - per esempio - ha spostato le gare per le concessioni addirittura al 2041 (mentre noi discutiamo). L'idroelettrico è una fonte energetica rinnovabile, quindi coerente con il percorso di transizione ecologica; è modulabile e può garantire importanti livelli di stoccaggio, andando così a migliorare la stabilità della rete elettrica e quindi la sicurezza. È una fonte energetica insostituibile ed è la più stabile tra le fonti rinnovabili, in grado di far ripartire il sistema elettrico nazionale in caso di blackout - e torniamo alla sicurezza - contribuendo significativamente al nostro sistema elettrico nazionale. In particolare - un particolare non da poco - non opera alcuna alterazione della risorsa idrica, restituendola intatta all'ambiente in quantità e qualità. Un'altra peculiarità fondamentale dell'idroelettrico - e torniamo al tema della sicurezza - è il rapporto con il territorio perché, sia dal punto di vista della tutela del territorio stesso che della crescita del tessuto economico, non è secondo a nessuno. Al momento, la quasi totalità degli impianti idroelettrici è gestita per fortuna da operatori italiani, in gran parte a controllo pubblico, e tale assetto va valutato dal punto di vista strategico prima di compiere scelte che in un contesto normativo disarmonico a livello europeo lo possano stravolgere. Ecco perché, nel merito della valutazione che il Comitato riporta nella relazione del disegno di legge sulla concorrenza, troviamo da parte del Copasir una nota critica rispetto alla possibile apertura delle gare per le concessioni idroelettriche a operatori esteri: ciò avverrebbe infatti in un regime di non reciprocità, poiché gli altri Paesi europei applicano invece un regime protezionistico in questo ambito. Secondo il Copasir, dunque, l'attuale disciplina legislativa italiana metterebbe a rischio il controllo di questo asset strategico per la sicurezza del sistema energetico e per l'autonomia energetica nazionale, consentendo la partecipazione alle nuove gare di società estere, con un conseguente indebolimento della posizione competitiva del sistema industriale italiano. Questo lo dice la relazione del Copasir, parlando - lo ripeto - di sicurezza energetica, e noi dobbiamo ascoltare con attenzione e rispondere con serietà, visto che abbiamo anche contribuito a scrivere questa relazione. Quindi facciamo nostra tale preoccupazione e per questo stiamo chiedendo al Governo di riconsiderare le proroghe per le gare sulle concessioni oltre il termine fissato al dicembre 2022, a fronte ovviamente di certificazione di investimenti, di opere di revamping , di innovazione degli impianti da parte degli operatori. L'idroelettrico deve rimanere italiano. Lo ripeto: l'idroelettrico deve rimanere italiano (Applausi) , prevedendo in ogni caso di prorogare comunque la disciplina golden power , considerando di metterla a regime e rendendola strutturale almeno per alcuni settori specifici, come ad esempio quello della tutela del sistema energetico. Parliamo di oltre 4.000 impianti in Italia, di circa 15.000 addetti, che assicurano circa il 20 per cento della produzione totale di energia elettrica e oltre il 40 per cento della produzione da fonte rinnovabile del Paese. Le numerose incertezze geopolitiche, connesse all'approvvigionamento di energia, a partire dal balzo dell'incremento dei prezzi del gas, ci impongono quindi di guardare all'idroelettrico con ancor maggiore attenzione e consapevolezza rispetto alla sua importanza e alla sua centralità. Per tale ragione, chiediamo anche che lo Stato affianchi le Regioni, che in questo campo emanano leggi e regolamenti, in caso di loro inerzia o difficoltà. Quindi oggi più che mai gli elementi di forza presenti nel nostro sistema energetico vanno difesi, protetti e valorizzati. È fondamentale che politica e Governo gli dedichino le giuste attenzioni e lo proteggano come merita. La relazione del Copasir parla anche delle potenzialità dell'energia nucleare e delle tecnologie più recenti, che ridurrebbero le scorie radioattive. In Italia - si legge nella relazione - sebbene non vi sia produzione di energia mediante l'utilizzo di centrali nucleari, la ricerca in questo settore non si è arrestata e ha consentito di stabilire importanti presidi sia nel campo scientifico sia in quello industriale. Ogni ipotesi di ordine applicativo resta legata però a valutazioni politiche. Noi siamo favorevoli all'inclusione delle tecnologie nucleari di quarta generazione nella tassonomia europea per gli investimenti sostenibili; non si può oggi dire no a prescindere, anche perché altrimenti, come al solito, andremmo a regalare e a svendere un know-how che è tutto italiano, per il quale non siamo secondi a nessuno.