[massime]

Espropriazione per pubblica utilità - Espropriazione di aree fabbricabili - Riduzione dell’indennità dovuta ad un importo corrispondente al valore dichiarato dall’espropriato ai fini impositivi - Prospettata disparità di trattamento tra i soggetti proprietari anche in relazione alla diversità tra aree fabbricabili e agricole e lamentata incongruità dell’indennizzo espropriativo - Questione già oggetto di esame - Assenza di motivi ulteriori - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 42 della Costituzione, nella parte in cui prevede che, in caso di espropriazione di area fabbricabile, l'indennità è ridotta ad un importo pari al valore indicato nell'ultima dichiarazione o denuncia presentata dall'espropriato ai fini dell'applicazione dell'imposta qualora il valore dichiarato risulti inferiore all'indennità di espropriazione determinata secondo i criteri stabiliti dalle disposizioni vigenti. Infatti la questione è già stata dichiarata non fondata, risultando il meccanismo di aggancio (limitativo) tra indennità di esproprio e valore dichiarato in sede di ICI tutt'altro che manifestamente irragionevole o palesemente arbitrario, anche con riferimento alla sua applicabilità alle sole aree fabbricabili e non anche a quelle agricole, di natura non omogenea alle prime. - V. citate sentenza di non fondatezza n. 351/2000, nonché ordinanza di manifesta infondatezza n. 539/2000.