[pronunce]

Secondo l'INPS, una disparità di trattamento si realizzerebbe, quindi, ove fosse accolta la questione sottoposta all'esame di questa Corte, ponendosi le basi per applicare una differente disciplina per i soggetti che possono cumulare periodi assicurativi in più gestioni speciali. 4. - Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'infondatezza della questione. La difesa erariale osserva anzitutto che attraverso la norma dell'art. 16 della legge n. 233 del 1990 il legislatore ha voluto introdurre la possibilità, in alternativa alla ricongiunzione onerosa, di utilizzare una diversa modalità di calcolo, fondata sulla somma delle quote di pensione, imputabili alle singole gestioni, ognuna delle quali calcolata secondo i criteri vigenti presso ciascuna di esse. Resta ferma, dunque, la facoltà per i lavoratori autonomi che abbiano contributi in più gestioni di valersi delle disposizioni in tema di ricongiunzione onerosa, che permette il trasferimento dei contributi da una gestione all'altra, accentrando così presso un'unica gestione i vari periodi di assicurazione (art. 16, comma 3, della legge n. 233 del 1990). Il richiamo esplicito alla facoltà di ricongiunzione onerosa porta ad escludere che chi si avvale di essa, sopportandone l'onere, abbia poi un calcolo della prestazione con le stesse modalità previste in base al cumulo gratuito. D'altra parte, come sottolineato dalla Corte di cassazione nella sentenza n. 1891 del 2000, il meccanismo introdotto dalla legge n. 233 del 1990 è determinato dall'esigenza di non far ricadere su ogni gestione un onere più gravoso rispetto a quello che si sarebbe realizzato in assenza di cumulo. Secondo la difesa erariale, la legge n. 233 del 1990 ha voluto introdurre un meccanismo che preveda il cumulo dei periodi assicurativi, senza però introdurre alterazioni del meccanismo di calcolo, secondo il sistema retributivo, della quota dovuta da ogni singola gestione, proprio al fine di preservare gli equilibri finanziari delle gestioni speciali. La difesa erariale richiama, infine, alcuni passaggi della sentenza di questa Corte n. 198 del 2002, con la quale è stata dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 16 della legge n. 233 del 1990, con riferimento agli artt. 2, 3, 35 e 38. In particolare, ai fini della richiesta dichiarazione di infondatezza della questione ora all'esame di questa Corte rileverebbero le seguenti affermazioni contenute nella richiamata sentenza: a) la totalizzazione dei periodi contributivi versati in diverse gestioni previdenziali non ha nel nostro ordinamento un carattere generale; b) in contrario non può invocarsi la sentenza n. 61 del 1999 di questa Corte che ha sì enucleato il principio della totalizzazione, ma delimitandone chiaramente l'operatività al caso in cui l'assicurato non abbia maturato il diritto ad un trattamento pensionistico in alcuna delle gestioni nelle quali è, o è stato, iscritto; c) in senso diverso non può nemmeno valere il richiamo all'art. 42, lettera a, del Trattato CE, alla normativa comunitaria di attuazione (regolamento n. 1408 del 1971 e successive modifiche) e alla giurisprudenza comunitaria (Corte di giustizia, 24 settembre 1998, in causa 132/96); d) rientra nella discrezionalità del legislatore la scelta circa l'estensione del principio della totalizzazione al di là dell'ipotesi contemplata nella sentenza n. 61 del 1999; e) questa Corte, per il dovuto rispetto della discrezionalità legislativa, non può introdurre una nuova ipotesi di totalizzazione, ai fini della misurazione della pensione, anche in considerazione del fatto che il principio costituzionale della adeguatezza della prestazione pensionistica è comunque soddisfatto dalla presenza, nella normativa vigente (art. 5 della legge 12 agosto 1962, n. 1338), di uno strumento costituito dalla pensione supplementare, idoneo ad assicurare - all'atto del pensionamento - l'utilizzo di tutti i periodi, anche brevi, coperti da contribuzione. 5. - In prossimità della camera di consiglio la parte ricorrente nel giudizio a quo ha presentato una memoria nella quale insiste per l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Genova. Nella predetta memoria si osserva, anzitutto, in relazione all'intervento dell'Avvocatura generale dello Stato, che la ricongiunzione onerosa di periodi contributivi prevista dalla legge n. 29 del 1979 non sarebbe contemplata per il soggetto “transitato” soltanto in due gestioni INPS del lavoro autonomo (come gestione commercianti e gestione artigiani). L'art. 1 della legge n. 29 del 1979, come riconosciuto nella circolare del Ministero del lavoro del 20 ottobre 1979, n. 77, riguarderebbe, infatti, la diversa ipotesi di ricongiunzione di periodi di lavoro autonomo nel fondo pensioni lavoratori dipendenti, mentre l'art. 2 della medesima legge riguarderebbe la ricongiunzione di periodi di lavoro autonomo in gestioni diverse dal fondo pensioni lavoratori dipendenti. Essa sarebbe tuttavia possibile non nell'ambito delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi curate dall'INPS ma solo riguardo a gestioni di lavoro dipendente alternative rispetto al fondo pensioni lavoratori dipendenti. La difesa del ricorrente nel giudizio a quo sottolinea inoltre che la sentenza n. 198 del 2002 di questa Corte, richiamata dalla Avvocatura generale dello Stato, riguarderebbe fattispecie completamente diversa da quella oggetto del presente esame, avendo ad oggetto l'istanza di “totalizzazione” dei contributi versati all'ENPALS con quelli versati alla gestione speciale commercianti dell'INPS. Nel caso ora all'esame di questa Corte, riguardante le gestioni commercianti e artigiani, vi sarebbe, diversamente dall'ipotesi considerata nella sentenza n. 198 del 2002, identità di settore (autonomo), contribuzioni sostanzialmente identiche per le due gestioni, prestazioni pensionistiche anch'esse sostanzialmente identiche a parità di contribuzioni per artigiani e commercianti salvo nel solo caso di iscrizione in tempi successivi alle due gestioni. Nel caso de quo si avrebbe una decurtazione di pensione superiore al 100%, conseguente all'applicazione della norma censurata, che appare irrazionale e ingiustificata in quanto creatrice di macroscopica sperequazione nel trattamento pensionistico rispetto ai soggetti sempre iscritti alla medesima gestione. Con riferimento alla memoria di costituzione in giudizio dell'INPS, la difesa del ricorrente nel giudizio a quo osserva anzitutto che l'eccezione di inammissibilità sarebbe del tutto pretestuosa, in quanto il riferimento contenuto nel testo dell'ordinanza pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale alla lettera b) dell'art. 16, comma 1, della legge n. 233 del 1990 sarebbe frutto di un mero errore materiale, che non osta all'individuazione della norma viziata.