[pronunce]

che - in sede di promulgazione del suddetto disegno di legge, con la legge della Regione siciliana 28 gennaio 2014, n. 5 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2014. Legge di stabilità regionale) - sono state omesse le disposizioni oggetto della presente impugnazione. Considerato che, con la sentenza n. 255 del 2014, sopravvenuta alla proposizione del ricorso, questa Corte, riconoscendo che «il peculiare controllo di costituzionalità delle leggi [...] della Regione siciliana - strutturalmente preventivo - è caratterizzato da un minor grado di garanzia dell'autonomia rispetto a quello previsto dall'art. 127 Cost.», ha ritenuto - in applicazione dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), ove si introduce la «clausola di maggior favore» ai fini della più estesa garanzia delle autonomie speciali - che anche alla Regione siciliana debba essere esteso il sistema di impugnativa successiva delle leggi regionali e ha pertanto dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 31, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), come sostituito dall'art. 9, comma l, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), limitatamente alle parole «Ferma restando la particolare forma di controllo delle leggi prevista dallo statuto speciale della Regione siciliana»; che, in conseguenza di tale pronuncia, non sono più operanti le norme statutarie relative alle competenze del Commissario dello Stato nella procedura di controllo delle leggi siciliane, e, in particolare, gli artt. 27, 28, 29 e 30 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2; che l'estensione alla Regione siciliana del controllo successivo di legittimità costituzionale impedisce che il presente giudizio possa avere seguito (anche agli effetti di una pronuncia di cessazione della materia del contendere per mancata promulgazione delle disposizioni impugnate), non essendo più previsto che questa Corte eserciti il suo sindacato sulla delibera legislativa regionale prima che sia stata promulgata e pubblicata e, quindi, sia divenuta legge in senso proprio; che, pertanto, deve dichiararsi in limine l'improcedibilità del ricorso (ordinanze n. 123, n. 111 e n. 105 del 2015).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara improcedibile il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Giancarlo CORAGGIO, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 luglio 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI