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Questo per sottolineare che non si tratta di introdurre un nuovo insegnamento, ma andava al contrario indicata una modalità per renderlo maggiormente efficace, adattandola alle esigenze attuali. Anche in ambito europeo la Commissione europea dal 2016 ha adottato una serie di comunicazioni volte a rafforzare l'identità europea grazie all'istruzione e alla cultura. Dal rapporto «Educazione alla cittadinanza a scuola» del 2017, comparando 42 sistemi educativi, emerge che in ben 20 sistemi la materia rappresenta una disciplina separata ed obbligatoria. Sul piano ordinamentale in Italia, dunque, la materia non ha ottenuto (e con questo disegno di legge non si supera questo limite) quell'autonomia scientifica che le spetterebbe ed è diventata invece un'appendice dell'insegnamento della storia, confinata spesso in uno spazio didattico tanto limitato da risultare inefficace nei suoi compiti, sia di istruzione che di educazione. È un mio auspicio, al contrario, che la Carta costituzionale venga sistematicamente insegnata e analizzata nelle scuole italiane di tutti gli ordini e gradi per offrire ai giovani un quadro di riferimento indispensabile per costruire il loro futuro di cittadini, i quali devono sentirsi orgogliosamente parte integrante, attiva e solidale della comunità nazionale, con una coscienza critica rivolta alle grandi sfide poste dalla contemporaneità, senza paure: coscienze oggi sin troppo facilmente manipolabili, anche per la diffusione dell'uso dei social e delle reti di comunicazione di massa. Ieri abbiamo ripetuto tante volte in Assemblea che la sovranità appartiene al popolo. Su questo principio si fonda la nostra democrazia e per questo è fondamentale porre le basi per una cittadinanza consapevole del ruolo assegnatole dalla nostra Costituzione repubblicana. Non ritengo che un insegnamento trasversale e non autonomo, con un coordinatore che dovrebbe riportare a sintesi frammenti di insegnamento che voi della maggioranza proponete, senza un'autonoma valutazione finale e senza una chiara definizione della materia di insegnamento per trentatré ore annue, possa conseguire tale risultato. Per tale ragione la mia proposta di legge non prevedeva un insegnamento trasversale, ma un monte ore autonomo per un autonomo insegnamento e per consentire agli studenti l'acquisizione di nozioni giuridiche sui valori, sui diritti e sui doveri su cui si basa la nostra convivenza civile. Rispetto che è alla base della legalità in ogni territorio e in ogni comunità ; legalità che è garanzia di quella sicurezza che voi propagandate, ma che di fatto non perseguite. Se studiare la storia che ha accompagnato la nascita e lo sviluppo della nostra democrazia e delle nostre istituzioni è fondamentale, irrinunciabile è l'insegnamento e la conoscenza dei diritti e dei doveri quale fondamento del vivere comune. Gli insegnanti ci sono; lo abbiamo sottolineato anche in Commissione. Gli insegnanti ci sono già e stanno aspettando di essere impiegati. Sono i 4.000 docenti presenti nelle scuole, già docenti ordinari, laureati in scienze giuridiche ed economiche, già pagati. Quindi la nostra è una proposta di invarianza finanziaria; basterebbe redistribuire uniformemente 4.000 docenti per avere un docente di diritto in ogni istituto superiore. La democrazia - lo abbiamo vissuto ieri - è una conquista, ma non è data né scontata, va manutenuta e tutelata costruendo cittadinanza per preparare anche classi dirigenti onorevoli che con competenze e disciplina assolvano domani al compito di servire lealmente il Paese nell'interesse generale. Eviteremmo così di avere rappresentanti del popolo disponibili ad approvare, come ieri abbiamo fatto, provvedimenti illegittimi e anticostituzionali. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi piacerebbe che ogni studente con l'educazione alla Costituzione possa sentirsi parte di una comunità da rappresentare con orgoglio, a cui dare il proprio contributo personale per la crescita economica, sociale e culturale del Paese e recuperare così fiducia e stima nelle nostre preziose istituzioni democratiche. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, signori colleghi, signor Sottosegretario, la nostra valutazione - parola chiave del provvedimento al nostro esame e del mio intervento - è che siamo di fronte ad un'occasione persa. Ci siamo confrontati con il collega Romeo, che è anche un collega di territorio, e non abbiamo condiviso un punto. Capisco la preoccupazione di arrivare pronti per l'inizio dell'anno scolastico con un provvedimento; la capisco sinceramente e credo che ancora una volta, anche in questo caso, il Gruppo del Partito Democratico sia riuscito a tenere insieme due esigenze: svolgere il proprio ruolo di forza politica temporaneamente all'opposizione, che mette in luce con chiarezza un'altra visione del Paese; farlo però con serietà, senza ostruzionismo e senza far perdere tempo al Paese. Tuttavia, nel Senato della Repubblica, nonostante le competenze che ha ciascun componente il provvedimento è passato per una pura questione formale. Siamo oggi all'inizio del mese di agosto, in qualche ora approveremo il provvedimento e nessun contributo dei colleghi senatori e delle colleghe senatrici, non dico dell'opposizione, ma neppure della maggioranza, potrà entrare a far parte del progetto di legge. Secondo noi questo è un errore politico, perché l'iniziativa sull'insegnamento d'educazione civica nasce da un fronte trasversale: nasce dal territorio, per impulso di cittadini, di amministratori locali, di docenti e comporta una straordinaria riflessione. Infatti, se non vogliamo semplicemente inserire un dossier in un fascicolo, in un cassetto, magari alzare la bandiera e appendere alla giacca di qualche collega parlamentare (segnatamente deputato, che è anche un caro amico) la medaglietta per il risultato di aver approvato un provvedimento e basta, ma vogliamo capire come nel 2019 davvero si riescono a compiere queste due azioni straordinarie contenute nelle due parole «educazione civica», occorre riuscire a far emergere sempre più nei ragazzi il senso di appartenenza a una comunità e lo sviluppo di un'attitudine al civismo, alla civiltà. Vi domando e mi domando: abbiamo un problema di civiltà oggi, in questo Paese? Abbiamo un problema di civiltà in Occidente oggi? Lo abbiamo o no? Siamo davvero convinti che con due norme, con alcune meravigliose, bellissime dichiarazioni di intenti contenute in qualche articolo, noi da domani mattina o - come sta molto a cuore al collega Romeo - dal 1°, dal 15, dal 18 o dal 19 settembre - avremo risolto questo problema? Io credo di no. Questa era l'occasione oggettiva per coinvolgere studiosi e persone che sulla pedagogia investono il proprio tempo e per provare a capire come possiamo fare nel 2019, utilizzando ad esempio le tecnologie, le forme del gioco e del divertimento come strumenti di apprendimento, per innescare nei ragazzi un cambiamento culturale;