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Colleghi, siete il Governo del cambiamento, ma il fatto che questa forma di Governo arranchi ogni ora è evidente a tutti noi. A questa situazione si è tentato innumerevoli volte di dare una risposta per cercare un nuovo assetto istituzionale e anche voi avete cominciato a fare delle scelte, rispondendo però a questo problema sostanziale rincorrendo un sentimento diffuso. C'è la crisi di rappresentanza? Dai addosso al ceto politico! Non so se produrrà consenso, ma certamente non mette in condizione questa democrazia di dare le risposte di cui ha bisogno il Paese. Credo che sia evidentissimo, anche nel lavoro che fate tutti i giorni col vostro Governo. Fate un intervento spot e lontano da un disegno compiuto, uno spezzettamento della Costituzione. A seconda dei momenti e delle fasi, infatti, tutti quelli che sono seduti qui, in rappresentanza di diversi schieramenti, hanno assunto una posizione favorevole alla riduzione del numero dei parlamentari. Qual è il problema? In che quadro avviene questa riduzione dei parlamentari, a proposito di democrazia rappresentativa? Il collega Quagliarello che stimo moltissimo ha detto: potremmo lavorare meglio sulle competenze. Senatore, il problema delle competenze è legato alla qualità della selezione della classe politica, che a sua volta è legata al modo in cui si organizza la politica. È chiaro che da questo punto di vista siamo in una situazione molto critica. Non sono affatto sicuro che con 200 senatori e 400 deputati si dia valorizzazione alla competenza. Secondo me non è sicuro neanche lei di questo aspetto. Qual è il punto che vi propongo? Con questo disegno di legge si allarga certamente la distanza tra eletti ed elettori, punto centrale della democrazia della rappresentanza. Peraltro, con la soglia di sbarramento materiale, con questa legge elettorale, avremo soglie di sbarramento del 10, 12 o 16 per cento a seconda delle condizioni territoriali. Obiettivamente da ciò dovrei capire che siete d'accordo su un'oggettiva riduzione del pluralismo politico, perché è inevitabile che con uno sbarramento di fatto che arriva a quelle percentuali, la dialettica tra opposizione e maggioranza andrà a ridursi, mentre il pluralismo è un elemento centrale del concetto di rappresentanza. Il risultato di tutto questo qual è? Alcuni colleghi prima hanno parlato del rapporto tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa. Il fatto che ci sia bisogno di intervenire su questo è fuori discussione. Bisogna costruire una nuova sintesi, ma non vedo il disegno. Ministro, approfitto della sua presenza. Non vedo il disegno. Vedo, anzi, la riduzione dei parlamentari. Il meccanismo del referendum propositivo - che per alcuni versi io condivido - nel merito ridurrà la possibilità legislativa del Parlamento in una condizione assolutamente permeabile alle lobby e ai poteri più forti, non al popolo. State costruendo una democrazia in nome del popolo ma, in verità, saranno i poteri più forti che diventeranno popolo. Non so come vi suoni questa affermazione, che sarà pure estremizzata, ma una qualche preoccupazione ve la dovrebbe sollevare. Del resto, se guardiamo alla pratica, perché questa Assemblea non funziona? Ma è evidente: perché la maggioranza non è mai d'accordo su nulla. Prima di fare un accordo si consumano tutti i tempi parlamentari e, quando si arriva in Commissione o in Aula, non si può far altro che spingere un bottone. Questa è la verità e lo sapete benissimo. Basti pensare a come è stata approvata la legge di bilancio, fatto storico in questo Paese. Non voglio riaprire quella ferita, ma sarei curioso di sapere quanti di noi sono riusciti a leggere il disegno di legge di bilancio in ventiquattr'ore, peraltro profondamente cambiato. È per questo che non funziona, perché c'è una crisi della politica. È una crisi politica. Voi del MoVimento 5 Stelle - lo dico con una battuta - avete, anche giustamente secondo me, posto il problema di un cambiamento radicale della politica e del lavoro delle istituzioni. Avete aperto la scatoletta di tonno, ma adesso state annegando nell'olio. Ci troviamo di fronte a una torsione preoccupante. Vorrei - dato che le narrazioni e i discorsi sono parole - riportarvi a un dato concreto sull'autonomia differenziata. Al di là di come la pensiate, colleghe e colleghi, sull'autonomia differenziata, che indiscutibilmente cambia in radice l'assetto istituzionale del Paese, questo Parlamento non ha avuto fino ad ora alcun elemento per fare delle valutazioni reali e di merito. Faccio notare, a proposito del referendum propositivo, che se passasse una legge sull'autonomia nei termini di cui si sta parlando - e forse, non lo so, non potremmo neppure emendarla - quella legge non potrà essere sottoposta nemmeno a referendum . Stiamo parlando di competenze legislative del Parlamento. Le Regioni che avranno quell'autonomia potranno legiferare senza alcun limite condiviso dal punto di vista della legislazione regionale. Io sono per l'autonomia, ma sono per un'autonomia in un impianto. Dobbiamo sapere come va a finire questa storia. Dobbiamo sapere come si realizza un equilibrio, perché la democrazia è fatta di pesi e contrappesi, di equilibri, di relazioni, di un impianto coerente, non di incursioni nella Costituzione, senza un disegno. A meno che il vostro disegno non sia narrare la democrazia diretta e sfumare la democrazia. Di questo sono molto preoccupato. Per questo motivo, vi chiedo di riflettere ancora per ragionare se non sia possibile costruire un altro percorso di riforma costituzionale. Forse potremmo trovare sintesi più serie e più qualificate, per dare qualità alla democrazia e alla rappresentanza. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la posizione di Fratelli d'Italia è sempre stata molto chiara. Noi siamo sempre stati a favore del taglio del numero dei parlamentari e ricordo a quest'Assemblea che su questo tema presentammo anche una nostra proposta di legge. Forse oggi qualcuno sarà deluso da Fratelli d'Italia, pensando che ci saremmo potuti sottrarre al voto su questa riforma e che avremmo potuto usare i nostri voti come merce di scambio per ottenere non so che cosa, ma non ci siamo mai posti questo problema. Il nostro Gruppo è convinto della necessità della riduzione del numero dei parlamentari, perché riteniamo che il nostro Parlamento sia tra i più popolosi d'Europa. Siamo sempre molto chiari e continuiamo a seguire il nostro credo e i nostri ideali. Tra poco Giorgia Meloni parteciperà a una conferenza stampa nella quale spiegherà esattamente le nostre posizioni. Di certo, però, dobbiamo dire che questa riforma è zoppa perché, con il taglio dei parlamentari, succederà che i collegi saranno molto più ampi, per cui ogni parlamentare avrà più elettori da rappresentare. A noi però le cose zoppe o storte non piacciono e abbiamo sempre sostenuto e continuiamo a sostenere che, di pari passo, per dare più equilibrio allo Stato e alla democrazia, avremmo dovuto prevedere anche l'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Questo purtroppo non è stato recepito, anche se non ne capiamo le motivazioni.