[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 149 della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), promosso con ordinanza emessa il 5 novembre 1999 dalla Corte di cassazione, sezioni unite civili, nel procedimento civile sul ricorso proposto dal Consiglio notarile dei distretti riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola contro Alessandra Del Balzo ed altro, iscritta al n. 194 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 19, 1a serie speciale, dell'anno 2000. Visto l'atto di costituzione di Alessandra Del Balzo; Udito nell'udienza pubblica del 5 giugno 2001 il giudice relatore Fernando Santosuosso. Ritenuto che, investita del giudizio sul ricorso proposto dal Consiglio notarile locale avverso una sentenza del tribunale di Napoli che aveva annullato il provvedimento del medesimo Consiglio con il quale era stata applicata a un notaio, all'esito del correlativo procedimento, la sanzione disciplinare della censura, la Corte di cassazione, sezioni unite civili - sull'eccezione del difetto di legittimazione a ricorrere del Consiglio notarile, formulata dal notaio resistente nel medesimo giudizio - ha sollevato, con ordinanza del 5 novembre 1999, questione di legittimità costituzionale dell'art. 149 della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione; che, secondo quanto premette il giudice rimettente, il procedimento di applicazione delle "pene disciplinari" notarili è diversificato in ragione delle sanzioni, in quanto l'applicazione di quelle minori (l'avvertimento e la censura) è devoluta al Consiglio notarile e la relativa decisione, appellabile dinanzi al tribunale del luogo, è poi ricorribile in Cassazione a norma dell'art. 111 della Costituzione (artt. 148 e 149 della legge n. 89 del 1913), mentre l'applicazione di quelle più gravi (l'ammenda, la sospensione e la destituzione) spetta al tribunale civile, la cui pronuncia è soggetta a impugnazione davanti alla Corte d'appello e poi a ricorso in Cassazione, per incompetenza, violazione o falsa applicazione della legge (artt. 151-155 della legge n. 89 del 1913); restando a parte l'ipotesi della sanzione minore applicabile nei confronti di un membro del Consiglio notarile, che è disposta dal Presidente del tribunale con decreto soggetto a reclamo davanti allo stesso tribunale e, quindi, a ricorso per Cassazione (art. 150 della citata legge n. 89); che, relativamente alla fase giurisdizionale di tali procedimenti, conseguente ai provvedimenti del Consiglio notarile, è insorto un contrasto, nell'ambito della giurisprudenza di legittimità, circa la qualità di parte necessaria rivestita dal Consiglio notarile locale, avendolo ammesso alcune decisioni e negato altre; ciò che ha appunto determinato l'assegnazione del ricorso in questione alle sezioni unite della Corte rimettente; che, secondo il giudice a quo il Consiglio notarile locale, pur essendo un organo amministrativo, non potrebbe, alla stregua della legislazione vigente, essere considerato parte necessaria del giudizio di impugnazione, giacché gli artt. 148 e seguenti della legge notarile del 1913 individuano quali soggetti legittimati all'impugnativa solo il pubblico ministero e il notaio incolpato, con ciò implicitamente escludendo il Consiglio; e a tale conclusione si perverrebbe anche sulla base dell'art. 158, quinto comma, della stessa legge, che, per il Ministero della giustizia e per il Consiglio notarile, impone solo la "comunicazione" del provvedimento giurisdizionale in materia disciplinare, cioè una semplice informativa, non una notificazione, quale è invece stabilita in favore delle parti del rapporto processuale; che tale disciplina troverebbe fondamento e ratio nella particolare natura giuridica della figura del notaio, considerata dall'ordinamento per un verso assimilabile a quella del libero professionista e per un altro equivalente a quella del pubblico ufficiale; ciò che darebbe ragione altresì del ruolo svolto in questa materia dal pubblico ministero, il quale fungerebbe (art. 152) da titolare esclusivo dell'azione disciplinare diretta all'applicazione delle sanzioni più gravi; che l'opposto indirizzo interpretativo, secondo cui dovrebbe essere riconosciuta al Consiglio notarile, organo amministrativo, la possibilità d'impugnare i provvedimenti in materia disciplinare, non potrebbe del resto essere seguito, mancando nella legge professionale relativa ai notai una disposizione sulla cui base si possa giustificare l'attribuzione allo stesso Consiglio della veste di parte, sul tipo dell'art. 54 del d.P.R. 5 aprile 1950, n. 221 (Approvazione del regolamento per la esecuzione del decreto legislativo 13 settembre 1946, n. 233, sulla ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell'esercizio delle professioni stesse), o dell'art. 7 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642 (Regolamento per la procedura dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato); norme, queste, che dispongono la notifica del ricorso anche alle autorità che hanno emanato il provvedimento impugnato; che proprio la previsione da ultimo citata sarebbe espressione di un principio di necessaria partecipazione dell'organo amministrativo al giudizio di impugnazione relativo al provvedimento da esso adottato; un principio, ribadito da diverse leggi in materia di giurisdizione amministrativa (art. 36, secondo comma, del regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054; art. 21, primo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034), che, in forza di espresse disposizioni o in via interpretativa, varrebbe in tutto l'ambito della "giurisdizione professionale", a cominciare da quello dell'avvocatura (ordinanza della Corte costituzionale n. 183 del 1999), ma che non potrebbe tuttavia essere esteso all'ordinamento notarile, sia per l'argomento letterale ostativo sopra esposto sia per la disomogeneità delle discipline poste a confronto; che, pertanto, il giudice rimettente solleva la questione di legittimità costituzionale relativamente all'art. 149 della legge notarile, là dove questa disposizione non prevede che anche il Consiglio notarile sia parte del rapporto processuale in materia disciplinare, in relazione agli artt. 3 e 24 della Costituzione, ritenendo violati i "canoni della ragionevolezza e dell'effettivo esercizio del diritto di difesa"; un dubbio, si aggiunge nell'ordinanza di rimessione, che potrebbe investire in via conseguenziale anche gli artt. 150, 152, 154, 155 e 156 della legge notarile del 1913, relativi agli altri due tipi di procedimento giurisdizionale riguardanti l'applicazione delle sanzioni disciplinari notarili, anch'essi caratterizzati dalla non completezza del rapporto processuale, in ragione dell'assenza del Consiglio notarile locale;