[pronunce]

Inoltre, con riferimento al principio di leale collaborazione, anche a prescindere dalla evidenziata genericità delle doglianze, deve porsi in evidenza come la disposizione censurata assicuri, invece, un adeguato coinvolgimento delle autonomie locali, sia pure nella fase attuativa delle riduzioni da imputare a ciascuna Provincia. Peraltro, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, «l'esercizio dell'attività legislativa sfugge alla applicazione di tale principio (ex plurimis, sentenze n. 372 e n. 222 del 2008, n. 401 del 2007)» (sentenza n. 121 del 2013). Ad analoghe conclusioni si deve pervenire in ordine all'affermazione secondo cui la norma impugnata introdurrebbe un intervento sostitutivo dello Stato fuori dei casi previsti dall'art. 8 della legge n. 131 del 2003, e attraverso "un mero decreto ministeriale". Anche in tal caso la censura si rivela del tutto generica in quanto la ricorrente trascura di argomentare circa la presunta configurabilità, nel caso di specie, di un intervento sostitutivo dello Stato. Per quanto concerne, infine, la violazione dell'art. 119 Cost., come già rilevato, la Regione afferma che la riduzione delle risorse finanziarie, destinate al fondo sperimentale di riequilibrio ed al fondo perequativo, violerebbe l'autonomia finanziaria degli enti locali, in quanto da detti interventi riduttivi conseguirebbe l'impossibilità, per le Province, di far fronte alle proprie attribuzioni. Al riguardo, ferma restando la genericità della motivazione sottesa alla censura, deve osservarsi che questa Corte ha più volte affermato che, qualora le Regioni deducano l'illegittimità di norme che prevedono la riduzione dei trasferimenti erariali, debbono dimostrare che tale riduzione determini l'insufficienza dei mezzi finanziari per l'adempimento dei propri compiti (ex plurimis, sentenze n. 121 del 2013, n. 246 del 2012, n. 27 del 2010 e n. 145 del 2008). La Regione, infatti, non fornisce prova del presupposto della censura, del fatto, cioè, che il taglio delle risorse destinate ai fondi provinciali abbia determinato una riduzione dell'autonomia finanziaria tale da compromettere lo svolgimento delle funzioni delle Province; la ricorrente si limita ad affermare che l'intervenuta riduzione incide sull'autonomia finanziaria, ma non si sofferma su alcun elemento utile a dimostrare che le dette Province, per effetto di tali interventi, non potranno assolvere in modo adeguato le proprie funzioni. 6.- Del pari inammissibili sono le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 8, del d.l. n. 95 del 2012, promosse in riferimento agli artt. 5, 97, 117, secondo comma, lettera p), quarto e sesto comma, 118 e 119 Cost., e al principio di leale collaborazione. Anche nel caso di specie, in relazione agli artt. 5 e 97 Cost., la ricorrente non ha motivato in ordine alla ridondanza delle lamentate violazioni sul riparto di competenze; le censure su tali punti sono formulate in termini generici. Come sopra rilevato, detta carenza motivazionale, secondo il costante orientamento di questa Corte, determina l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale. Con riferimento alla violazione degli artt. 117, secondo comma, lettera p), quarto e sesto comma, 118 e 119 Cost., si deve rilevare come la Regione si sia limitata soltanto ad indicare detto parametro, omettendo di motivare in ordine all'asserita lesione dello stesso da parte della disposizione censurata. In considerazione, poi, della genericità dei termini in cui è stata formulata, del pari inammissibile deve ritenersi la questione di legittimità costituzionale promossa in riferimento alla violazione del principio di leale collaborazione, in quanto la ricorrente si è limitata a sostenere che l'intesa prevista dalla disposizione in esame interverrebbe in una fase meramente esecutiva di disposizioni di dettaglio in cui sarebbero già precisati in modo vincolante gli stringenti parametri di virtuosità per la determinazione della dotazione organica degli enti locali. Peraltro, a prescindere dal rilevato profilo di genericità, deve osservarsi come l'argomentazione sottesa alla censura risulti smentita dal dato letterale della norma, in quanto l'intesa non interviene affatto in una fase in cui i detti parametri sono già stati determinati, ma è prevista proprio al fine della loro determinazione. Infine, con riferimento alla censura mossa in relazione all'adozione del criterio prioritario del rapporto tra dipendenti e popolazione residente per determinare le dotazioni organiche degli enti locali, si deve rilevare che l'assunto della ricorrente, secondo cui con il detto criterio «si prescinde dalle funzioni e si penalizzano i Comuni più piccoli, al di là di ogni diversa considerazione sulla efficienza e la "virtuosità"», non soltanto è formulato in termini meramente assiomatici, ma neppure chiarisce quale pertinenza sussista tra l'assunto medesimo e i parametri costituzionali enunciati. Di qui un ulteriore profilo di inammissibilità.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separate pronunzie la decisione sull'impugnazione delle ulteriori disposizioni contenute nel decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135; 1) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 7, del d.l. n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, nel testo sostituito dall'art. 8, comma 2, lettere a) e b), del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 dicembre 2012, n. 213, dall'art. 1, comma 121, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013), dall'art. 10, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, (Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 giugno 2013, n. 64, promosse, per violazione degli artt. 5, 117, secondo comma, lettera p), quarto e sesto comma, 118 e 119 della Costituzione e del principio di leale collaborazione, dalla Regione Piemonte, con il ricorso indicato in epigrafe;