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Si prevede inoltre, alla lettera n) , l’estensione dell’assicurazione contro gli infortuni domestici di cui alla 3 dicembre 1999, n. 493, anche alle persone titolari di altre forme di tutela sociale obbligatoria che comunque svolgano le attività in essa previste. L’attuale negazione di questa possibilità, infatti, mortifica il ruolo professionale comunque duplice della donna «casalinga part time » che, assicurata per l’attività lavorativa svolta al di fuori del contesto domestico, rimane priva di tutele per gli infortuni legati alla gestione della casa e della famiglia. Sempre in quest’ottica di progressivo ampliamento, la lettera t) mira a superare il legame dell’assicurazione al lavoro nella casa, inteso come luogo fisico di svolgimento delle attività tutelate, per estendere la protezione assicurativa a tutte le attività comunque connesse con la cura della famiglia e la gestione domestica indipendentemente dal luogo di svolgimento. La donna sarà così giustamente tutelata anche nell’accompagnare un figlio a scuola, nel fare la spesa, nello svolgere le normali mansioni quotidiane all’esterno dell’abitazione. Le lettere da z) a dd) sono, invece, dedicate ad un altro profilo essenziale della tutela assicurativa, relativo al reinserimento professionale della vittima di un incidente sul lavoro o malattia professionale. In questo àmbito, il Governo è delegato a riordinare la materia con specifica attenzione alle differenze di genere, valorizzando la formazione di base e le potenzialità manifestate dalle donne, superando ogni forma di delimitazione dell’area di indirizzo della formazione al femminile, incentivandone lo svolgimento sul posto di lavoro, con particolare attenzione, per le donne infortunate, alla diversità del ruolo rivestito nell’àmbito lavorativo. Anche per il raggiungimento di questi obiettivi si valorizza l’apporto che può essere fornito dagli enti bilaterali e dalle associazioni nazionali di invalidi del lavoro, che potranno gestire servizi e monitorare la qualità ed efficacia dei percorsi di formazione e reinserimento, fermo restando che responsabile diretto nei confronti degli aventi diritto per questi interventi rimane l’assicuratore che deve garantirli nell’ambito del più ampio diritto all’indennizzo e in un’ottica di presa in carico «globale» della donna infortunata. In conclusione, si precisa che, nello spirito di eguaglianza che anima le linee guida del Parlamento europeo per un linguaggio neutro dal punto di vista del genere, adottate il 19 maggio 2008, nell’articolato ricorre costantemente il termine «persone» comprendendo così donne e uomini quali soggetti di riferimento, anche se l’iniziativa legislativa guarda in primo luogo alle donne che, sia sul posto di lavoro che in ambiente domestico, sono occupate con sicura prevalenza, nonché esposte a rischio e a esigenza di tutela assolutamente peculiari.. Art. 1. 1. In attuazione dell’articolo 3 della Costituzione il Governo è delegato ad adottare, in un’ottica di tutela delle specificità di genere, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per la revisione del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, per l’integrazione delle disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni in àmbito domestico di cui al capo III della legge 3 dicembre 1999, n. 493, nonché per il riordino e la razionalizzazione delle disposizioni in materia di reinserimento delle vittime di infortuni sul lavoro e di malattie professionali, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) garantire le cure sanitarie e riabilitative necessarie ed utili nel rispetto della specificità delle esigenze dei soggetti infortunati o tecnopatici; b) garantire un’assistenza protesica adeguata alla rilevanza e all’incidenza delle conseguenze dell’infortunio sul lavoro sullo svolgimento dell’attività lavorativa nella sua molteplicità di espressioni; c) garantire il diritto a prestazioni di assistenza psicologica in relazione al rilievo e all’incidenza delle conseguenze dell’infortunio sul lavoro o della malattia professionale sulla vita di relazione, sullo stato di benessere psico-fisico e sulle relazioni affettive; d) valutare i requisiti di indennizzabilità dell’evento lesivo sulla base della specificità dell’attività lavorativa; e) modificare e integrare le tabelle di valutazione del danno biologico e patrimoniale in relazione alla rilevanza, all’incidenza e alla specificità delle conseguenze dell’infortunio professionale sulla vita di relazione, sullo stato di benessere psico-fisico e sulle relazioni affettive; f) considerare, nella determinazione dell’indennizzo, la particolare condizione del genitore di figli di età inferiore ai tre anni, prevedendo una specifica integrazione della rendita ad esso spettante; g) prevedere l’estensione delle prestazioni assistenziali dovute dall’assicuratore in considerazione della specificità della condizione del soggetto infortunato, anche al fine di facilitare il suo reinserimento negli àmbiti lavorativo e familiare; h) prevedere forme di finanziamento di progetti per la presa in carico dei soggetti infortunati e disabili da parte di equipe multidisciplinari promosse dall’assicuratore al fine di sostenere le stesse durante il percorso di reinserimento negli ambiti lavorativo e familiare; i) prevedere, nell’ambito delle finalità di cui alla lettera h) , modalità di verifica degli effetti, con l’avanzare dell’età, delle conseguenze dell’infortunio o della malattia professionale sullo svolgimento dell’attività professionale e familiare, anche al fine del superamento delle incompatibilità fra trattamenti risarcitori e trattamenti per invalidità; l) prevedere il pieno allineamento delle percentuali di rendita spettanti ai superstiti di infortunati sul lavoro a quelle previste dalla assicurazione generale obbligatoria, superando così una disparità di trattamento a danno di soggetti titolari di un diritto al risarcimento di un danno affettivo ed economico; m) prevedere che gli istituti assicuratori si avvalgano della collaborazione degli enti bilaterali e dell’associazione di infortunati e invalidi del lavoro maggiormente rappresentativa per la concreta erogazione dei servizi, con particolare attenzione a quelli di maggiore impatto sulla vita familiare, in termini di diretta assistenza alla persona, anche domiciliare, da erogare nel quadro di programmi di azione, definiti dalle strutture dei predetti istituti; n) prevedere la costituzione di un Centro per il monitoraggio della tutela di genere per i rischi professionali, presieduto dalla consigliera o dal consigliere nazionale per le pari opportunità e composto da rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori e delle imprese maggiormente rappresentative, nonché da rappresentanti dell’associazione di infortunati e invalidi del lavoro maggiormente rappresentativa;