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il 22 marzo l'ambasciatore italiano a Giakarta Benedetto Latteri si è recato in carcere, per la prima ed ultima volta, ma non ha ascoltato le legittime istanze di Di Santo, e, anzi, lo avrebbe accusato di essere responsabile della rapina compiuta ai danni di Principe Nerini e, a detta di Di Santo stesso, Latteri avrebbe aggiunto che: "l'unico modo di uscire da questa situazione è quella di pagare al Nerini i soldi che ha chiesto"; l'ambasciatore italiano, inoltre, pur essendo venuto a conoscenza delle violenze e delle minacce subite da Di Santo, non ha ritenuto di richiedere alcun accertamento, neppure medico, né di segnalare i fatti alle autorità competenti; la situazione di Nicola Di Santo è sempre più preoccupante e la sua salute, minata da mesi di carcere duro, di malnutrizione e di mancate cure mediche, mentre né il legale italiano, né la famiglia riescono ad ottenere alcun atto ufficiale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta, e, in particolare, dell'inazione dell'intera struttura diplomatica italiana in Indonesia nei confronti di un cittadino italiano che sembra essere stato abbandonato senza protezione, provvedendo a richiamare la struttura diplomatica al proprio dovere; quali urgenti iniziative intenda intraprendere per impedire che la vicenda sfoci in tragedia, riportando subito in Italia Nicola Di Santo. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06936 LEONE Al Ministro della giustizia Premesso che: R.L., 25 anni residente a Livorno, è madre di due figli minori, Y.K. di 6 anni e R.M.K. di 4 anni. L'11 giugno 2015 i servizi sociali di Livorno segnalavano all'autorità un'"inadeguatezza" del contesto familiare nel quale si trovava a vivere la figlia Y., a seguito della quale la Procura della Repubblica minorile di Firenze, in data 16 giugno 2015, ha inoltrato un ricorso ex art. 333 del codice civile all'autorità giudiziaria chiedendo la limitazione dei diritti genitoriali e l'affidamento della minore ai servizi sociali di Livorno con il collocamento della signora in un contesto protetto assieme alla piccola Y.. Con ordinanza del Tribunale per i minorenni di Firenze del 4 aprile 2017 la bambina è stata quindi affidata ai servizi sociali di Livorno e, dopo appena un mese, ovvero al momento della nascita del fratellino, lo stesso procedimento è stato attuato anche al secondo figlio della signora, in seguito a una comunicazione del 25 maggio 2017 dei servizi sociali di Livorno. Con successiva ordinanza provvisoria del 9 giugno 2017, il Tribunale per i minorenni ha disposto l'allontanamento della donna dalla comunità, presso la quale era ospitata assieme ai sui figli, a causa di un suo presunto comportamento inadeguato; il 20 giugno 2017, i due bambini sono stati inseriti nella comunità di accoglienza "Casa dei piccoli". Da quel momento e per ben sei mesi i genitori non hanno potuto vedere i loro figli. Il 3 luglio 2017 i genitori della signora hanno inoltrato al Tribunale per i minorenni un ricorso ai sensi dell'art. 333 del codice civile con il quale si dichiaravano disponibili all'affidamento dei nipoti chiedendo, in via subordinata, il mantenimento dell'affido dei bambini, con collocamento dei minori presso la residenza dei richiedenti. Il Tribunale ha rigettato l'istanza ed anzi, con provvedimento del 19 marzo 2018, ha aperto la procedura n. 9/2018 per la dichiarazione dello stato di adottabilità dei due bambini e nel corso della procedura è stata disposta anche idonea consulenza tecnica d'ufficio in merito alla valutazione della capacità genitoriale della signora e del marito, il signor A.K.; dopo aver acquisito anche il parere della consulenza tecnica, in data 14 giugno 2019, il Tribunale per i minorenni ha emesso la sentenza n. 75/2019 con la quale veniva dichiarato lo stato di adottabilità di due bambini e veniva disposta la sospensione dei diritti inerenti alla genitorialità, la nomina del tutore provvisorio dei minori e curatore speciale e veniva disposta la sospensione immediata degli incontri tra i genitori naturali e i minori. I due genitori, il 17 luglio 2019, hanno fatto ricorso alla Corte d'appello di Firenze, sezione minorenni, contro tale decisione. Hanno proposto ricorso in appello avverso la sentenza n. 75/2019 anche i genitori della signora L.. Pertanto, i due ricorsi venivano riuniti in un unico procedimento (n. 476/2019 RG) dalla Corte d'appello di Firenze, sezione minorenni, la quale, dopo aver disposto nuova consulenza tecnica d'ufficio, ha emesso la sentenza n. 1069/2020 di rigetto dei ricorsi proposti, confermando la sentenza n. 75/2019 del Tribunale per i minorenni di Firenze; considerato che la vicenda della signora L. nasce dopo una lite tra lei e il marito, avvenuta sotto casa il 12 settembre 2015, che ha determinato l'intervento dei Carabinieri di Livorno. Nella segnalazione dei due appuntati è scritto: "La donna altresì confermava i continui litigi tra loro, ma negava, almeno per la vicenda odierna, che il marito l'avesse picchiata rifiutando pertanto l'intervento del "118". Visto che sia la L. che la figlia non presentavano segni di percosse e la bimba stava dormendo tranquillamente, i due giovani venivano invitati a tenere un comportamento più civile, anche e soprattutto per il bene della loro neonata"; considerato inoltre che: alla signora è stato impedito ogni tipo di rapporto con il secondogenito che, di fatto, le è stato tolto fin dalla nascita. Il distacco tra lei e i due bambini è avvenuto in seguito alle valutazioni dei servizi sociali, in modo del tutto repentino e senza alcuna motivazione o ragione grave, dal momento che inizialmente non erano stati riconosciuti comportamenti di "abbandono" dei figli, ma solo "inidoneità", "inadeguatezza" con "scarsi margini di recupero"; nella relazione (REG. 476/2019) della consulenza tecnica d'ufficio del 30 marzo 2020, disposta dalla Corte d'appello di Firenze, la consulente riferisce di essere venuta a conoscenza dal padre, prima, e dai genitori affidatari dei due bambini, poi, che il bambino si chiamava ora Filippo per decisione di un'operatrice della struttura che ospitava i due minori. I genitori affidatari hanno precisato che "non è stata loro intenzione cambiare il nome sui documenti, hanno ricevuto la documentazione con inserito il nome Filippo, si sono solo attenuti a quanto ricevuto". Peraltro nella stessa relazione la genitrice affidataria racconta che la piccola le avrebbe detto: "Lo sai che il mio babbo e la mia mamma vecchia ed i miei nonni vecchi e Checco sono in cielo... me lo ha detto un tato"; gli allontanamenti si basano per lo più sulle relazioni dei servizi sociali, di cui i giudici non possono non tenere conto. Le statistiche, seppur molto parziali, rivelano però che circa il 20 per cento degli allontanamenti coatti, e il successivo affidamento a strutture di accoglienza o famiglie affidatarie, è motivato da assenza dei genitori, maltrattamenti o abusi.