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gli asintomatici che, nel giro di qualche giorno, svilupperanno poi i sintomi, i cosiddetti pre-sintomatici, ovvero quelli nella fase di incubazione, e questi presenterebbero invece una più alta carica virale con una conseguente maggiore probabilità di essere contagiosi; i paucisintomatici, ovvero soggetti che presentano sintomi lievissimi e che possono passare inosservati, con una carica virale ancora diversa probabilmente più elevata; i "non più sintomatici" quelli che sono guariti e che, dopo due tamponi negativi, tornano ad avere positività, ma che hanno probabilmente carica virale bassissima o addirittura nulla e non sono in grado di trasmettere l'infezione; per Bassetti bisognerebbe quindi concentrarsi sulla "quantità" di virus presente sul tampone o su altro materiale testato, facendo in sostanza un esame sia qualitativo che quantitativo del virus perché solo così si potrebbe stabilire la soglia sopra la quale si è contagiosi oppure no, e non limitarsi a verificare se uno è positivo o negativo; a pochi giorni dal divampare del dibattito, sono state diffuse le nuove linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sulla certificazione della guarigione dal COVID-19; esse prevedono che bastino tre giorni senza sintomi (inclusi febbre e problemi respiratori) per il rilascio dall'isolamento dei pazienti che hanno contratto l'infezione da nuovo coronavirus; «I criteri aggiornati», ha specificato l'OMS, «riflettono i recenti risultati secondo cui i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi per il virus SarsCoV2 mediante tampone RT-PCR per molte settimane. Nonostante questo risultato positivo del test, è improbabile che siano infettivi e pertanto che siano in grado di trasmettere il virus a un'altra persona»; al riguardo il Ministro in indirizzo, in una lettera al CTS, scriveva: «Le nuove linee guida dell'Oms relative alla modalità di certificazione della guarigione segnano un cambiamento che può incidere significativamente sulle disposizioni finora adottate e vigenti nel nostro Paese. Chiedo di poter affrontare il delicato tema nel CTS, fermo restando il principio di massima precauzione che ci ha guidato finora»; nei giorni scorsi il Governo è tornato ad adottare misure restrittive a causa dell'innalzamento dell'indice di contagio che, tuttavia, presenta una percentuale altissima di soggetti asintomatici, più del 27 per cento dei contagiati, sempre che siano attendibili i risultati dell'indagine epidemiologica condotta, si chiede di sapere se, con riferimento al dibattito sulla contagiosità degli asintomatici come delineatosi anche alla luce delle nuove Linee guida dell'OMS sul rilascio dall'isolamento dei pazienti che hanno contratto l'infezione, il Ministro in indirizzo abbia acquisito il parere ufficiale del CTS e se non intenda comunque richiedere al Comitato un dettagliato parere, basato sulle evidenze scientifiche disponibili, circa il livello di contagiosità e la carica virale dei cosiddetti pazienti asintomatici. Atto n. 4-04045 DE BONIS Ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale, dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: il giornale "Il Mattino" del 2 settembre 2020 ha riportato un articolo-inchiesta riguardante l'ennesima sperequazione che si è consumata tra Nord e Sud Italia; a proposito dei fondi da destinare ai Comuni nel periodo contrassegnato dalla pandemia si evince che le città del Meridione sono sempre le più mortificate. Infatti, la chiusura delle scuole ha portato un bonus netto per i Comuni che forniscono servizi di mensa scolastica a supporto del tempo pieno e, in fase di distribuzione dei fondi si è scoperto il divario: a Verona, ad esempio, sono andati 3 milioni di euro e a Messina, solo 50.000 euro; in particolare, Messina conta 230.000 abitanti e Verona 260.000 e la finalità del fondo è la medesima: garantire ai messinesi e ai veronesi, come ai cittadini di tutti gli altri comuni italiani, di beneficiare dei servizi fondamentali nonostante la crisi della pandemia. Ma, al momento di ripartire la somma, a Verona sono stati assegnati 3.293.000 euro e a Messina 54.000 euro: milioni di euro contro migliaia; in merito al bonus sulle mense chiuse vi è un allegato del Ministero dell'interno con il riparto di 3 miliardi di euro fra tutti i Comuni italiani più le unioni di Comuni e le Comunità montane. Nell'allegato l'elenco comunale non segue alcun ordine logico: inizia con Cinquefrondi, paese dell'Aspromonte, e finisce con Trani, in Puglia. Il primo Comune campano in lista è Benevento, preceduto da Agrigento e seguito da Thiesi, che è in provincia di Sassari: insomma un ordine sparso che sembra fatto a posta per non essere compreso; il decreto-legge n. 34 del 2020 (cosiddetto decreto rilancio), come convertito, all'articolo 106, rubricato "Fondo per l'esercizio delle funzioni fondamentali degli enti locali", precisa che "sono individuati criteri e modalità di riparto tra gli enti di ciascun comparto del fondo di cui al presente articolo sulla base degli effetti dell'emergenza Covid -19 sui fabbisogni di spesa e sulle minori entrate, al netto delle minori spese"; a definire i criteri vi è un apposito tavolo tecnico presso il Ministero dell'economia e delle finanze con tre esperti nominati dagli enti locali (uno per i Comuni, uno per le Città metropolitane e uno per le Province). Il tavolo ha prodotto a fine luglio un documento di 40 pagine in cui in sostanza si afferma che le minori entrate (imposte, multe e così via) sono stimate in quasi 5 miliardi di euro mentre quanto alle minori spese per la "forte incertezza del contesto" non si considerano i risparmi nei servizi scolastici e nella raccolta dei rifiuti. Quindi i Comuni hanno concordato, con il consenso dei Ministeri dell'economia e dell'interno, che del risparmio dovuto alla chiusura per 4 mesi delle scuole, con la sospensione per esempio del servizio di mensa e del trasporto scolastico, non si tiene conto; considerato che: la legge stanziava 3 miliardi di euro e aggiungere o togliere una voce dalla formula non sposta un euro: restano 3 miliardi da assegnare ai Comuni. Peraltro le perdite di entrate accertate superano quella cifra. A cambiare, con la "regola" dei servizi scolastici, è la distribuzione della somma fra i territori: il tempo pieno a scuola infatti è una delle cose più sperequate in Italia. Nella primaria (le elementari) è una realtà per il 58 per cento degli alunni del Lazio, il 57 del Piemonte, il 54 per cento della Lombardia. Ma nel Mezzogiorno i valori si riducono alla metà se non a un quarto: in Campania il servizio è garantito solo al 22 per cento degli iscritti, in Puglia al 19, in Sicilia al 12 per cento. Secondo l'interrogante si tratta di una vera vergogna nazionale che non andava certo corretta con il fondo da 3 miliardi di euro; tuttavia la chiusura delle scuole ha portato un bonus netto per i Comuni che forniscono servizi di mensa scolastica a supporto del tempo pieno, di cui per legge sarebbe stato obbligatorio tener conto, almeno in parte: