[ddlpres]

Per questo è doveroso che proprio il nostro Paese, in stretto coordinamento con le altre grandi nazioni mediterranee dell'Unione europea, dalla Spagna alla Francia e alla Grecia, assuma sempre più un ruolo trainante verso l'Egitto, la Turchia, la Libia e tutti gli altri Paesi, sia arabi che balcanici, affacciati sul Mare nostrum . La democratizzazione e lo sviluppo socio-economico in alcuni Paesi hanno avuto esiti sostanzialmente positivi, ma la situazione complessiva di instabilità dell'area si è andata accentuando, anche in relazione al deterioramento della situazione nei Balcani e nel Medio Oriente. Il fondamentalismo ha prodotto fenomeni di terrorismo non solo a livello locale, ma anche a livello mondiale. La pressione demografica interna ai Paesi rivieraschi, cui si è aggiunta la spinta dell'area sub-sahariana, ha fatto riesplodere le correnti di immigrazione non controllata. Infine, il progresso socio-economico, per quanto apprezzabile in alcuni Paesi anche in relazione ai numerosi accordi di cooperazione bilaterale e multilaterale conseguenti alla Conferenza euro-mediterranea dei Ministri degli affari esteri tenutasi a Barcellona il 27-28 novembre 1995, non ha prodotto nell'intera area effetti tali da incidere positivamente sulla situazione complessiva. Tutti questi fattori negativi concorrenti all'instabilità cronica dell'area avevano attratto l'attenzione dei Paesi della sponda nord del Mediterraneo e dell'allora Comunità europea al punto tale che, fino alla fine degli anni Ottanta, al problema del Mediterraneo e allo sviluppo dei Paesi rivieraschi veniva attribuito carattere prioritario. La caduta del muro di Berlino e lo scioglimento del Patto di Varsavia spostarono l'attenzione sui problemi dell'allargamento verso est della Comunità europea divenuta nel frattempo Unione europea, con il conseguente dirottamento verso questi Paesi di consistenti risorse in precedenza destinate alla cooperazione con i Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo. La propensione ad aiutare in termini di bilateralità il Mediterraneo e a investire in esso si sono sviluppate in funzione della vicinanza dei vari Paesi a questa regione. Solo per citare due casi estremi, la Svezia, nel periodo 1993-1994, investiva nel Mediterraneo l'1,1 per cento delle sue risorse rispetto all'11,2 per cento investito nei Paesi dell'Europa centro-orientale. L'Italia, invece, investiva nel Mediterraneo il 24,6 per cento a fronte del 7,8 per cento nei Paesi dell'est. I fattori geopolitici citati si intrecciano con fattori di carattere ambientale dalle cui dinamiche deriva una situazione di particolare complessità, tanto più che non tutti i Paesi attuano politiche omogenee e coerenti con l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile. Tali fattori, che pur presentano differenze spesso sostanziali tra le diverse aree del Mediterraneo, sono i seguenti: incremento demografico, che ha provocato in cinquanta anni quasi il raddoppio della popolazione, concentrata prevalentemente nelle zone costiere; inquinamento da scarichi industriali (sono numerose le aziende che operano con tecnologie obsolete) e da smaltimento dei rifiuti, soprattutto nelle aree costiere in corrispondenza dei grandi agglomerati urbani; inurbamento di una consistente parte della popolazione rurale, che ha provocato una crescita abnorme delle aree urbanizzate ; incremento dei trasporti marittimi, specie petroliferi, che creano zone ad alto rischio in corrispondenza delle rotte obbligate e delle aree di accesso ai porti; utilizzo crescente di energia, proprio in funzione dell'accelerazione dello sviluppo da parte dei Paesi della sponda meridionale, con conseguente inquinamento atmosferico; crescita dell'utilizzo dell'acqua, in contrasto con la riduzione delle riserve idriche provocata dalla diminuzione delle precipitazioni; cambiamenti climatici che, presumibilmente, provocheranno nella regione mediterranea e del Mar Nero l'aumento del livello del mare, l'accelerazione dell'erosione costiera e l'intrusione dell'acqua marina nell'acqua di sottosuolo, negli estuari e nei sistemi fluviali. Occorre sostenere quindi un partenariato globale euro-mediterraneo-Mar Nero per uno sviluppo sostenibile, economico, sociale e ambientale, al fine di trasformare questo bacino in uno spazio comune di pace, di stabilità e di prosperità attraverso il rafforzamento del dialogo politico e sulla sicurezza. Il nostro Paese deve dotarsi di conseguenza di uno strumento che concretizzi, in sintonia con la politica estera in materia di ambiente e sviluppo, la componente ambientale e territoriale nel processo di dialogo e di costituzione di riferimenti sociali ed economici nell'area euro-mediterranea. Il finanziamento previsto dal presente disegno di legge è dedicato pertanto a sostenere l'istituzione di un Osservatorio euro-mediterraneo-Mar Nero per promuovere l'informazione e la partecipazione alle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale. L'Osservatorio dovrà svolgere attività di promozione della ricerca e favorire lo scambio di pratiche di sostenibilità attraverso un nuovo uso dell'informazione (nel senso lato del termine) e lo sviluppo di meccanismi di coinvolgimento delle comunità locali. L'Osservatorio sarà uno strumento concreto per l'attuazione operativa di quanto definito nell'ambito delle decisioni sancite dal Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, tenutosi a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002, per le azioni relative al partenariato per lo sviluppo sostenibile. Il disegno di legge si prefigge anche di sostenere le iniziative che si sono svolte dal 2005, Anno internazionale dedicato al Mediterraneo e alla revisione e all'aggiornamento del Protocollo di Barcellona, sancito dalla Conferenza ministeriale euro-mediterranea tenutasi a L'Aja il 29-30 novembre 2004. Una quota parte del contributo previsto dal presente disegno di legge sarà destinata dall'Osservatorio alla costituzione di un fondo di garanzia per sostenere progetti di microimprenditorialità sociale a carattere internazionale, favorendo così la cooperazione economica tra l'Italia e i Paesi della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo-Mar Nero, in cooperazione con il Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito di cui all'articolo 2, commi 185 e seguenti, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. L'Osservatorio mette concretamente in atto quanto richiamato dalla Dichiarazione di Roma per l'Unione mediterranea, approvata dai Governi italiano, francese e spagnolo il 20 dicembre 2007, che così recita: «Il valore aggiunto dell'Unione per il Mediterraneo consisterà innanzitutto nell'impulso politico che saprà imprimere alla cooperazione mediterranea e alla mobilitazione delle società civili, delle imprese, degli enti locali, delle associazioni e delle ONG».. 1 1 Per attuare le finalità previste dall'articolo 1, comma 1124, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, la Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà nel Mediterraneo-Mar Nero ONLUS (FISPMED), provvede all'istituzione dell'Osservatorio euro-mediterraneo – Mar Nero sull'informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale per il rafforzamento della cooperazione regionale e dei processi di pace, di seguito denominato «Osservatorio».