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Peraltro, a seguito di successive modifiche apportate al decreto legislativo citato (da ultimo, dal decreto legislativo n. 162 del 2011) la Commissione europea ha verificato nuovamente la non compatibilità tra la normativa comunitaria in materia di VIA e quella italiana di recepimento ed ha emesso una nota di messa in mora complementare (lettera della Commissione europea C(2912) 951 del 27 febbraio 2012). In particolare, la Commissione ha ritenuto che sussiste una incompatibilità tra il codice dell’ambiente e l’articolo 4, paragrafi 2 e 3, della direttiva 85/337/CEE. Il paragrafo 2 dell’articolo 4, più specificamente, prevede che gli Stati membri debbano determinare se sottoporre o meno a VIA una serie di progetti (elencati nell’allegato II della direttiva) o conducendo un esame caso per caso oppure fissando delle soglie e/o dei criteri. La Corte di giustizia europea ha statuito che, attraverso la fissazione di tali soglie o criteri, gli Stati membri hanno la facoltà di definire in maniera generale ed astratta quali progetti, rientranti nell’allegato II, debbano essere assoggettati a procedura di VIA. Tuttavia nel fissare le soglie gli Stati hanno l’obbligo di prendere in considerazione i criteri dettati dall’allegato III della direttiva (come previsto dall’articolo 4, paragrafo 3, della direttiva VIA). Le soglie fissate dalla normativa italiana, eccepisce la Commissione, prendono in considerazione solo alcuni di tali criteri (in particolare la «dimensione del progetto» e le «zone classificate o protette dalla legislazione degli Stati membri») ignorando gli altri che, ad avviso della Commissione, «non possono considerarsi assorbiti automaticamente nella semplice fissazione di una soglia dimensionale». Per quanto concerne i progetti di competenza regionale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, l’articolo 6, comma 9, del decreto legislativo n. 152 del 2006 riconosce alle regioni e alle province autonome la facoltà di definire, per determinate tipologie progettuali o aree predeterminate e sulla base dell’allegato V del decreto (che riproduce i criteri di cui all’allegato III della direttiva), un incremento (nella misura massima del 30 per cento) o un decremento delle soglie per la verifica di assoggettabilità, così come stabilite dall’allegato IV (che elenca i progetti da sottoporre a verifica di assoggettabilità da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano). Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono, altresì, determinare criteri o condizioni di esclusione dalla verifica di assoggettabilità. Peraltro esse hanno la facoltà e non l’obbligo di modificare le soglie previste in sede statale e di fissare criteri o condizioni di esclusione dalla sottoposizione alla procedura di verifica di assoggettabilità, con la conseguenza che non sussiste alcuna garanzia che le soglie fissate dal decreto legislativo n. 152 del 2006, in maniera non conforme alla direttiva VIA, vengano modificate dalle regioni e dalle province autonome. Con l’articolo in esame, si intende rispondere alle osservazioni della Commissione europea e, conseguentemente, sanare la procedura di infrazione 2009/2086, prevedendo l’emanazione, con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza Stato-Regioni, di linee guida statali finalizzate all’individuazione dei criteri e delle soglie per l’assoggettamento alla procedura di cui all’articolo 20 del decreto legislativo n. 152 del 2006, sulla base dei criteri di cui all’allegato V del medesimo decreto legislativo (che traspone l’allegato III della direttiva). Tali linee guida dovranno, in particolare, prevedere le caratteristiche dei progetti, la loro localizzazione e le caratteristiche dell’impatto potenziale dei medesimi progetti. Sulla base di tali linee guida, entro il termine di tre mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto ministeriale, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono predisporre criteri e soglie per l’assoggettamento dei progetti di cui all’allegato IV del decreto legislativo n. 152 del 2006 alla procedura di verifica di assoggettabilità disciplinata dall’articolo 20 dello stesso decreto. Trascorso inutilmente tale ultimo termine, tutti i progetti rientranti nelle tipologie in esame sono sottoposti alla verifica di assoggettabilità senza previsione di soglie. Inoltre, qualora tali tipologie di progetti non ricadano all’interno di aree naturali protette, le regioni e le province autonome, entro sei mesi dall’adozione delle linee guida statali e nel rispetto dei criteri indicati nelle stesse, possono dettare criteri o condizioni di esclusione dalla verifica di assoggettabilità per specifiche categorie progettuali o per particolari situazioni ambientali o territoriali: il tutto, previa motivazione. L’articolo 25 reca modifiche alla normativa nazionale in materia di acque prevista dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, al fine di superare le contestazioni per mancato o non corretto recepimento della direttiva 2000/60/CE formulate dalla Commissione europea nell’ambito della procedura d’infrazione 2007/4680, allo stadio di parere motivato ex articolo 258 del TFUE. In particolare le modifiche apportate al predetto decreto legislativo propongono le seguenti disposizioni correttive ed integrative: -- la modifica di cui alla lettera a) si rende necessaria al fine di attuare il corretto recepimento della direttiva sulle sostanze prioritarie, anche alla luce della linea guida europea sull’inventario, pubblicata in data successiva, che circoscrive l’inventario alle sole sostanze della lista di priorità, sulla base delle quali viene definito lo stato chimico dei corpi idrici, escludendo gli altri inquinanti. In tal modo si assicura un corretto recepimento della norma comunitaria garantendo una comparabilità dei dati a livello europeo, semplificando il compito degli enti territoriali incaricati di redigere l’inventario; -- la modifica di cui alla lettera b) si rende necessaria al fine di recepire correttamente l’articolo 3, paragrafo 4, della direttiva 91/676/CEE nell’ambito della parte III del decreto legislativo n. 152 del 2006, mancante nell’attuale disposizione normativa, prevedendo l’obbligo per le regioni del riesame, con cadenza quadriennale, delle zone vulnerabili designate e della loro eventuale revisione sulla base dei risultati del monitoraggio delle acque; -- la modifica di cui alla lettera c) si rende necessaria al fine di recepire nella normativa nazionale le disposizioni di cui al paragrafo 7 dell’articolo 5 della direttiva 91/676/CEE che prevedono ogni quattro anni un riesame ed una eventuale revisione dei programmi di azione; -- la modifica di cui alla lettera d) si rende necessaria per rendere esplicito l’obbligo da parte delle regioni di comunicare al Ministero dell’ambiente gli esiti del riesame periodico (da effettuarsi ogni quattro anni) delle designazioni delle zone vulnerabili e dei programmi di azione, oltre che gli eventuali nuovi programmi di azione istituiti. Tali informazioni sono necessarie al fine della predisposizione della relazione periodica di cui all’articolo 10 della direttiva 91/676/CEE, e per gli adempimenti di cui al paragrafo 3 dell’articolo 12 della stessa direttiva;