[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 212, lettera b), numero 2), della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2010), che aggiunge il comma 6-bis all'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), promossi dal Giudice di pace di Fasano con ordinanza del 4 giugno 2010 e dal Giudice di pace di Nola con ordinanza del 6 settembre 2010, iscritte ai nn. 143 e 211 del registro ordinanze 2011 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 28 e 44, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 15 febbraio 2012 il Giudice relatore Luigi Mazzella.. Ritenuto che, nel corso di un giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, il Giudice di pace di Fasano, con ordinanza iscritta al n. 143 del registro ordinanze dell'anno 2011, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 212, lettera b), numero 2), della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2010), che ha introdotto il comma 6-bis nell'art. 10 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), disponendo che «nei procedimenti di cui all'articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, gli atti del processo sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, nonché delle spese forfetizzate secondo l'importo fissato all'articolo 30 del presente testo unico»; che il rimettente deduce che il giudizio a quo è stato promosso da O.O. che ha impugnato il verbale con il quale i Carabinieri della Compagnia di Fasano gli avevano contestato la violazione dell'art. 172, commi 1 e 10, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada); che, ad avviso del Giudice di pace di Fasano, la norma denunziata violerebbe l'art. 111 Cost., che stabilisce il principio secondo cui la giurisdizione si attua mediante il giusto processo, il quale non potrebbe svolgersi se l'esercizio del diritto di difesa non sia scevro da ogni limitazione anche di ordine economico; che, al riguardo, il giudice a quo ricorda che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, in ordine agli incombenti posti a carico di coloro che richiedono la tutela giurisdizionale dei propri diritti, occorre distinguere tra gli oneri razionalmente collegati alla pretesa dedotta in giudizio, allo scopo di assicurare al processo uno svolgimento meglio conforme alla sua funzione, e quelli che tendono, invece, alla soddisfazione di interessi estranei alle finalità predette, precludendo od ostacolando gravemente l'esperimento della tutela giurisdizionale, e che pertanto incorrono nella sanzione della incostituzionalità; nella fattispecie, ad avviso del rimettente, l'obbligo del versamento del contributo unificato non assolve allo scopo di assicurare al procedimento uno svolgimento conforme alla sua funzione, apparendo introdotto, invece, al fine di restringere il campo dei possibili ricorrenti avverso provvedimenti amministrativi che irrogano sanzioni amministrative; che il Giudice di pace di Fasano sostiene altresì che sarebbero violati l'art. 3 Cost., perché l'esborso del contributo unificato lede il principio di eguaglianza tra i cittadini, ponendo un limite economico all'esercizio dell'azione per i cittadini meno abbienti, e l'art. 24 Cost., «che garantisce l'inviolabilità ed il pieno diritto di difesa e di azione»; che, quanto alla rilevanza della questione di legittimità costituzionale, il giudice a quo afferma che essa sussisterebbe, «atteso che l'applicazione della norma assoggettata ad eccezione, comporterebbe il pronunciamento nel merito con ogni determinazione anche in ordine alle spese e competenze del giudizio»; che nel giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale chiede che la questione sia dichiarata manifestamente inammissibile e comunque manifestamente non fondata; che, ad avviso dell'interveniente, la questione sarebbe inammissibile per difetto di rilevanza, poiché la pronunzia sulle spese processuali non presuppone, come dedotto dal rimettente, l'applicazione della norma censurata, ma solamente l'accertamento dell'avvenuto esborso delle somme e la loro qualificazione come spese processuali e, nella fattispecie, poiché il pagamento del contributo unificato è imposto dalla legge, il giudice non potrebbe comunque escluderne la ripetizione a favore della parte vittoriosa nel merito; che l'Avvocatura generale dello Stato sostiene, poi, che la questione sarebbe anche manifestamente infondata, poiché il contributo unificato consiste in una prestazione economica richiesta per la fruizione concreta del servizio assicurato dall'amministrazione della giustizia ed è specificamente finalizzato al finanziamento dei costi sostenuti per l'espletamento di tale servizio e perciò ad assicurare al processo uno svolgimento meglio conforme alla sua funzione; inoltre il suo mancato pagamento non si traduce in una preclusione o un ostacolo all'esperimento della tutela giurisdizionale, non derivando da esso né l'inammissibilità, né l'improcedibilità dell'azione giudiziaria; che, nel corso di un giudizio promosso da A.S. contro il Comune di Nola, il Giudice di pace di Nola, con ordinanza iscritta al n. 211 del registro ordinanze dell'anno 2011, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. e dell'art. 23, decimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 212, della legge n. 191 del 2009, nella parte in cui introduce il comma 6-bis nell'art. 10 del d.P.R. n. 115 del 2002; che il rimettente sostiene che la norma censurata, imponendo il pagamento del contributo unico unificato nei procedimenti di opposizione a sanzioni amministrative, si pone in contrasto con l'art. 23, decimo comma, della legge n. 689 del 1981, il quale prevede l'esenzione da tasse e imposte per gli atti di tali giudizi;