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D'altro canto, è stato riferito anche da un membro della maggioranza - mi riferisco in particolare al presidente Parrini - che, nella discussione sul decreto-legge sicurezza al tempo del precedente Governo - ha definito il Vice Ministro dell'epoca, cioè l'attuale ministro degli esteri Di Maio, uno che «non conta nulla». Anche in questo caso, cito il resoconto stenografico. Considerato che non ho moltissimo tempo, vorrei mettere alcuni membri della maggioranza di fronte ad alcune posizioni che sono cambiate radicalmente. Ricordo quando qualcuno, a proposito dell'intervento sui decreti-legge sicurezza e sicurezza- bis , diceva: «Per colpa di questa sinistra, salottiera e spensierata, si è venuta a creare una situazione insostenibile»; «il vuoto pneumatico è esattamente il vuoto lasciato dalla vostra politica, il vuoto in cui l'illegalità ha prosperato. Per non parlare delle vergognose e disumane condizioni in cui chi dice di avere a cuore gli immigrati li ha costretti a vivere come bestie in gabbia». Questa era la senatrice Maiorino in merito a... (Il microfono si disattiva automaticamente). Mi avvio a concludere, signor Presidente. PRESIDENTE. Prosegua; intanto, stiamo verificando una cosa importante. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Grazie signor Presidente; vedo che il mio intervento non è così importante, come pure la discussione in Parlamento, evidentemente. Ne prendo atto. A questo punto, termino non tanto con un richiamo alla fantapolitica che evidentemente questa maggioranza continua a portare avanti, quanto chiedendovi rispetto non per il popolo italiano, perché tanto abbiamo visto anche con queste norme che non ce l'avete, ma, ad esempio, per persone come Andrej, che ha avuto l'asilo politico ed è scappato dalla cortina di ferro. Vi chiedo di fare qualcosa per... PRESIDENTE. Deve concludere il suo intervento, senatore. È già andato più quaranta secondi oltre il tempo previsto. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Visto e considerato che non ho tempo... PRESIDENTE. Non è colpa mia. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . ...vi chiedo di mettervi una mano sulla coscienza. Lasciate perdere questo decreto-legge, perché farà più a male a voi che a tutto il popolo italiano. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, riprendo un discorso che ho già iniziato quasi due anni fa in quest'Aula. Parlare di immigrazione presuppone una nuova disciplina dell'ingresso legale nel nostro Paese. Devo dare atto alla relatrice, senatrice Valente, che nel suo intervento ha sostenuto la necessità di integrazione delle norme che si vanno ad approvare oggi e che vedranno il mio voto contrario. Devo apprezzare il suo intervento, anche se credo che bisogna tutti calibrare una nuova figura di parlamentare, perché negli ultimi tempi non abbiamo più uno scontro di visioni ideologico di idee, né un confronto di argomentazioni ma la necessità di alcuni di portare avanti e affermare la propria idea come l'unica possibile. Badate, anche la modalità di partecipazione al dibattito parlamentare ha un suo significato di pregnanza democratica. Nel 2008-2011, con l'ultimo Governo Berlusconi, non ho mai verificato la possibilità di porre la questione di fiducia prima della discussione generale: non si riteneva possibile. Nelle ultime due legislature abbiamo assistito anche a questo, compreso l'attuale provvedimento. Non c'è una regola scritta, ma la regola è che non si può prescindere dal confronto, se in esso si crede e se si ritiene che la nostra funzione non sia quella di affermare le idee del proprio gruppo, ma di verificare la possibilità di incontro tra quelle del proprio gruppo e degli altri, per trovare quella soluzione giusta che nei trattati di diritto costituzionale è indicata come il compromesso tra le opposte esigenze e le diverse posizioni. Un compromesso alto, non un inciucio, non una realizzazione della funzione parlamentare. Ebbene, credo vada fatto forse un corso di diritto parlamentare e di partecipazione alla vita democratica del nostro Paese. (Applausi). Altrimenti, non è assolutamente possibile vivere in un sistema parlamentare. Sono stato anch'io vittima, qualche mese fa, in quanto Presidente della Commissione contenziosa: vi era qualche Gruppo che non voleva che quella Commissione decidesse; come se ci fosse la possibilità che la funzione giurisdizionale sia svolta secondo le proprie idee politiche. È la negazione del diritto. Lo Stato di diritto è posto a fondamento della distribuzione del nuovo aiuto che l'Europa darà ai Paesi che hanno lo Stato di diritto, che significa che la funzione giurisdizionale non può mai essere succube o condizionata dalle proprie idee politiche. Se fosse così, sarebbe la fine del mondo. Nel momento in cui cioè un giudice, che svolge la funzione giurisdizionale, prescinde da questa verità, sta alterando il rapporto istituzionale tra legislativo e giudiziario. Ciò è gravissimo. Non ho risposto, neanche quando hanno messo in giro una falsità, dicendo che ci eravamo riuniti di notte. Avevamo fatto una seduta dalle 15 del pomeriggio alle 21,30 della sera, per quasi nove ore. Bisognava dire in quel momento che non era così. Sapete che rispondo sempre e faccio dichiarazioni immediate, ma in quel momento ricoprivo la funzione di giudice e non di senatore. Non riuscite a capire la differenza che deve esistere tra la propria visione politica e l'interesse generale, il fondamento dello Stato di diritto. Come fate allora a non rendervi conto che parlare di immigrazione significa definire anzitutto qual è il sistema che garantisce l'accesso legale al nostro Paese? La cosiddetta Bossi-Fini non lo è: non funziona, va corretta e riscritta, perché dobbiamo tener conto oggi di una nuova situazione dei flussi migratori, che deriva anche dall'attuale pandemia. Disuguaglianze sociali non indifferenti si stanno realizzando non solo nei Paesi dell'Africa, ma anche del Sud Europa; cittadini che erano poveri diventano più poveri. Occorre allora riequilibrare non attraverso bacchette magiche, ma attraverso la realizzazione di un'idea, discutendo come realizzarla. Forse, dal 2008 al 2011, ci siamo illusi di aver risolto il problema. Certamente era corretta la linea adottata dal nostro Stato con gli investimenti fatti nel centro dell'Africa e in Nigeria e con la realizzazione in Libia della famosa autostrada. Bisognava creare lì infatti necessità di occupazione e possibilità di crescita per ridurre la forza del flusso migratorio verso il nostro Paese, la porta dell'Europa. Quindi, con questa consapevolezza, dovremmo pensare a una legge dell'ingresso legale, che non significa nient'altro che verificare la possibilità di accoglimento, perché, al di là di della reale possibilità di accoglimento, non può esserci un ingresso legale. Non è questione di dare aiuto; l'aiuto si dà sul posto, collaborando perché ci sia un'iniziativa anche europea, oltre che dell'Italia, affinché si realizzino lì le condizioni minime di esistenza. Nello stesso tempo, dobbiamo realizzare un rapporto a livello europeo. La distribuzione nel nostro Paese ne presuppone una anche tra gli Stati europei degli effetti dell'immigrazione.