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Già i dati normativi attuali, la Corte costituzionale con sentenza n. 221 del 2015 in materia di rettificazione giudiziale dell'attribuzione del sesso ha affermato che il diritto all'identità di genere è elemento costitutivo del diritto all'identità personale, rientrante a pieno titolo nell'ambito dei diritti fondamentali della persona. Nello stesso senso la Corte si esprime con la sentenza n. 180 del 2017, nella quale ribadisce che va ancora una volta rilevato come l'aspirazione del singolo alla corrispondenza del sesso attribuitogli nei registri anagrafici al momento della nascita con quello soggettivamente percepito e vissuto costituisca senz'altro un'espressione del diritto al riconoscimento dell'identità di genere. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12) ( Segue MARILOTTI). Com'è arrivato il giudice delle leggi a tutto ciò? Con la solita invasione di campo della giurisdizione nei confronti del Parlamento? Non sembra proprio. Le Corti dicono questo partendo proprio dalla parola «genere», che è già presente nelle varie leggi e decreti vigenti da vari anni nel nostro ordinamento, come la legge elettorale per la Camera e il decreto-legge n. 93 del 2013. Nulla di più facile, quindi, che la parola «genere» sia accettata nella mediazione cui il senatore Salvini accennava, senza che il collega Pillon battesse ciglio, e una giurisprudenza coerente in pochi anni approdi ad applicare la legge Mancino anche all'identità di genere. Perché quindi tanto chiasso? Non è che sul rimandare o meno alla Camera il provvedimento si stanno per caso giocando partite, prove di tipo muscolare all'interno della maggioranza? Per concludere, sono assolutamente convinto che il disegno di legge Zan sia un provvedimento di civiltà, che ci aiuta a vivere in una società inclusiva, tollerante, rispettosa dei diritti di tutti, al di là e oltre i gruppi identitari che compongono la nostra variegata società. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intanto non posso fare a meno di notare che, a seguito della totale inerzia del Governo, almeno per quanto siamo stati informati, rispetto alla nota verbale della Segreteria di Stato della Santa Sede e alle lettere formali da parte della Chiesa apostolica in Italia e della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, in Italia stiamo andando avanti nell'illegalità, perché ci sono norme e documenti che sono diventati legge, come per l'appunto il Concordato, previsto dall'articolo 7 della Costituzione, e due delle Intese previste dall'articolo 8 della Costituzione, e vi sono dei passi formali previsti da quei Trattati, firmati dal Capo del Governo, che restano totalmente ignorati. Il Senato non è stato per nulla informato e tocca al Governo trattare queste cose, perché è il Governo che firma documenti di questo tipo ed è al Governo ovviamente, non al Senato, che si è rivolta la Segreteria di Stato della Santa Sede, nonché le due Chiese che ho menzionato, perché il Capo del Governo è la controparte dell'Intesa. Detto questo, sulla questione dei diritti e delle discriminazioni delle persone omosessuali, transessuali e le altre che con sigle sempre più lunghe vengono menzionate a questo proposito, ricordo - e l'hanno detto diversi colleghi di Forza Italia, della Lega e di Fratelli d'Italia - che ci sono molti Paesi del mondo che classificano gli atti omosessuali come reati e parecchi di questi prevedono anche la pena di morte per atti omosessuali. Ma di questi, a quanto pare, non interessa a nessuno di quella parte dell'Assemblea che vuole il disegno di legge Zan a tutti i costi, presto, subito e senza cambiare una virgola. (Applausi) . A loro non interessa. Quando, poche settimane fa, è venuto il Ministro degli esteri iraniano in Italia, ho fatto dei comunicati e sono andato in piazza con la resistenza iraniana a dimostrare contro questo signore di un regime che esegue migliaia di sentenze di morte all'anno, che discrimina in modo gravissimo le donne, che finanzia il terrorismo e quant'altro, e che ha una legge piuttosto articolata sugli atti omosessuali. In essa intanto è prevista e praticata - non è prevista in teoria - la pena di morte, con una curiosa classificazione per gli atti omosessuali a seconda - così dice la legge iraniana - che la persona sia attiva o passiva. La persona attiva prende "solo" 70 frustate le prime tre volte e la quarta volta la pena di morte; per la persona passiva è prevista la pena di morte subito. E se la persona passiva è di fede islamica e la persona attiva non è islamica, c'è subito la pena di morte anche per la persona attiva. Diciamo che c'è una vasta articolazione. Ma anche di questo non interessa nulla; anzi, è stato ricevuto e non risulta dai resoconti ufficiali che il Ministro degli affari esteri abbia detto alcunché riguardo a queste "piccole" violazioni delle persone omosessuali che ci sono in Iran (piccole nel senso che le ammazzano e di conseguenza dopo non sono più discriminate). Però su questo non ho visto nessuno, ma neanche uno, né sentito dei sostenitori del disegno di legge Zan preoccuparsene. (Applausi) . Ma veniamo a quanto previsto nel disegno di legge in discussione. Voglio soffermarmi in particolare sull'articolo 8, che è stato un po' trascurato. L'articolo 8 dice che l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR) - non mi risulta che l'omosessualità sia una razza, può essere tante cose ma non una razza - elabora una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all'orientamento sessuale e l'identità di genere, consultate le amministrazioni locali e - guarda caso - le associazioni LGBT (gli altri non interessano). Qualcuno si chiederà chissà come sarà questa strategia; approviamo la legge e poi vediamo come sarà. Ma questa strategia già c'è ed è stata approvata addirittura alla fine del 2013 ed è pubblicata da allora sul sito dell'UNAR, che non è un'associazione privata, bensì un ufficio del Dipartimento delle pari opportunità, che è un dipartimento della Presidenza del Consiglio. Ed eccolo qui: quello che ho in mano è il documento che contiene la Strategia nazionale LGBT dell'UNAR. Su questo ho presentato un'interrogazione, fin da quando sono venuto a sapere di questo documento e del suo contenuto (nei primi mesi del 2014), ma non mi è mai stato risposto, e all'epoca facevo parte della maggioranza di Governo, così come ad oggi ne faccio parte. Anche in questa legislatura ho presentato al Ministro competente un'interrogazione per sapere se intendeva mantenere queste cose, ma non mi ha risposto e sono ampiamente passati i termini previsti dal Regolamento del Senato. Non penso proprio che in questi otto anni il contenuto possa essersi addolcito; semmai, viene accresciuto. Tanto è vero che il disegno di legge Scalfarotto della scorsa legislatura contro l'omofobia e quant'altro adesso è stato definito discriminatorio perché non include l'identità di genere; pertanto, semmai, questo documento sarà ulteriormente rafforzato. Cosa c'è in questo documento? C'è tantissimo: