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a difendere sempre i cittadini e il Paese, in questo caso da chi, sfruttando l'onda emotiva di una guerra in corso, cercava di perseguire interessi che poco hanno a che vedere con la sicurezza del Paese e tanto, invece, hanno a che vedere con i profitti dell'industria militare. Per la difesa del Paese non occorre investire adesso 12 miliardi di euro senza aver prima razionalizzato, ottimizzato, efficientato i tanti fondi che già investiamo in difesa. Non mi stanco mai di ricordare che l'Europa attualmente spende per la difesa 230 miliardi di dollari l'anno, cioè quattro volte più della Cina e poco meno della Russia. A cosa serve investire altre risorse se non ottimizziamo la spesa che già sosteniamo? E lo dico soprattutto se si considera - come mi sembra di sentire da tutte le altre forze politiche - che l'obiettivo deve essere quello di una difesa comune europea ed eventualmente di una emissione di debito comune europeo per finanziare detti costi. Mi lasci, Presidente, esprimere anche soddisfazione per le parole di ieri del ministro Guerini che, dopo aver detto che doveva essere raggiunto il 2 per cento del PIL in spese per la difesa entro il 2024, oggi parla invece di un aumento graduale e progressivo, eventualmente entro il 2028. (Applausi) , venendo quindi incontro alle nostre richieste di gradualità e sostenibilità nel raggiungimento di questi obiettivi, che non possono prescindere dall'attuale mutato scenario socio-economico. Veniamo ora al provvedimento in esame, il decreto-legge Ucraina, che prevede una serie di misure a supporto dei settori più colpiti da questa guerra, a supporto dei nostri imprenditori, che hanno rapporti commerciali con l'Ucraina e la Russia, e soprattutto a supporto dell'Ucraina, tra cui anche l'invio di armi ed equipaggiamenti militari, per consentire al popolo ucraino l'esercizio del diritto di legittima difesa, sancito dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. È chiaro, Presidente, che la scelta di inviare armi è stata per noi sofferta, soprattutto per motivi etici, che fanno appello alla coscienza personale di ognuno di noi. Ma non abbiamo ignorato quell'esigenza morale a non voltarsi dall'altra parte, a non lasciare solo il popolo ucraino aggredito dalla Russia di Putin. A questo si aggiunge anche la riflessione strategica di innegabile fondatezza -soprattutto alla luce degli sviluppi militari - che, senza il supporto concreto, anche militare, che l'Europa ha fornito dal primo giorno di questo conflitto, probabilmente la resistenza ucraina non sarebbe stata in grado di fermare l'avanzata militare della Russia, costringendola a mollare la presa su Kiev per ripiegare su obiettivi militari più limitati. Senza questa resistenza, probabilmente, i russi avrebbero ottenuto sul campo successi militari tali da trasformare il tavolo delle trattative in un tavolo di resa. D'altro canto però, signora Presidente, siamo preoccupati per il rischio che tutte queste armi finiscano nelle mani sbagliate, com'è già accaduto in Afghanistan o nei Balcani. Il MoVimento 5 Stelle chiede allora al Governo di vigilare con attenzione sulle modalità di consegna e sugli effettivi destinatari finali di queste forniture, cercando per quanto possibile di tracciarle, proprio per scongiurare che le armi vadano nelle mani sbagliate. C'è poi l'aspetto più importante di questo provvedimento, quello umanitario, a sostegno dell'accoglienza e dell'invio di aiuti umanitari alla popolazione ucraina. Sono più di 80.000 i rifugiati arrivati nel nostro Paese. Noi riteniamo che vada rafforzata la rete di solidarietà che si è attivata in Italia e per questo abbiamo depositato, sia in Parlamento, nei Consigli regionali e comunali, una mozione finalizzata proprio a supportare la rete di solidarietà, che chiede di istituire un fondo a sostegno dei Comuni e delle associazioni del terzo settore che sono impegnate nell'accoglienza e nell'assistenza. Si tratta di una mozione che chiede di risolvere l'emergenza abitativa in corso e di garantire concreto supporto sanitario e psicologico, soprattutto ai più fragili, agli anziani e ai bambini, che sono le prime vittime della guerra. Abbiamo anche ottenuto - come ripetuto dai miei colleghi in Aula - l'impegno del Governo a farsi carico totalmente di tutte le spese per i minori non accompagnati. Vanno anche favoriti i ricongiungimenti familiari e vanno semplificate tutte le procedure burocratiche per l'accoglienza dei cittadini ucraini, soprattutto degli anziani e dei più fragili. Signora Presidente, sappiamo che ci aspettano settimane difficili e auspichiamo con forza che si possa tornare quanto prima a parlare di pace. Oggi voteremo convintamente a favore di questo provvedimento, su cui la fiducia non è mai stata messa in discussione, né tantomeno sono in discussione la nostra fiducia al Governo o la certezza che l'Europa e la NATO vadano sempre difese e rafforzate. (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo gentilmente di abbassare il tono della voce. Prego, senatrice. CASTELLONE (M5S) . Mi lasci dire, signora Presidente, che è davvero triste sentir definire populista chi sta dicendo che non possiamo rischiare di sottrarre risorse a settori che sono in ginocchio e a riforme che questo Paese doveva fare un decennio fa per investire in armi. Noi oggi allora voteremo con convinzione a favore del disegno di legge in esame, andando avanti con lo spirito costruttivo che ci ha sempre contraddistinto, avendo chiare quali sono le priorità per i cittadini e per il Paese. (Applausi) . DESSI' (Misto-PC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. DESSI' (Misto-PC) . Signora Presidente, se a qualcuno è sembrata spropositata la veemenza con cui alcuni giornalisti ed editorialisti italiani o tanti partiti hanno attaccato il movimento pacifista o semplicemente chi criticava la scelta del Governo italiano di inviare armi all'Ucraina, la risposta - almeno in parte - potrebbe essere la famosa frase tipica del giornalismo investigativo « follow the money », vale a dire «segui il denaro», ripetuta spesso dal compianto giudice Falcone. Pensiamo alla più famosa famiglia italiana, gli Agnelli-Elkann, che oggi può tranquillamente produrre auto o scarpe, avere una squadra di calcio, controllare il gruppo Gedi e, nello specifico, dodici quotidiani, otto periodici, quattro emittenti radiofoniche e ventitré testate digitali e contemporaneamente, attraverso il consorzio OTO Melara, essere capofila nell'industria nazionale degli armamenti terrestri, che produce blindati Centauro II e, attraverso la partecipazione in Rolls Royce, nel programma Tempest, aerei da caccia. Soldi, soldi, soldi e sempre soldi. Nel 2019 i fatturati delle prime 25 aziende al mondo del settore hanno toccato quota 400 miliardi di dollari, in crescita, e naturalmente la politica non può far finta di niente.