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Tutela della salute e dell'ambiente da emissioni di impianti di trasmissione radiotelevisiva e di telefonia mobile. Onorevoli Senatori. -- Continua a generare preoccupazione e contestazioni il proliferare di impianti (di vario genere), su tutto il territorio nazionale, che emettono onde elettromagnetiche e che danno origine al cosiddetto « elettrosmog ». Se anche l'installazione programmata (di recente a Niscemi, in provincia di Caltanisetta) di mega-radar militari continua a suscitare paure e proteste, i più recenti studi scientifici (quelli realmente indipendenti) in materia di telefonia mobile non mancano di segnalare la necessità di attenzione e precauzioni sempre maggiori, a tutela soprattutto delle persone più deboli e sensibili. Sono passati ormai più di dieci anni dall'approvazione della legge 22 febbraio 2001, n. 36, recante legge-quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Il tempo decorso e l'esperienza maturata, soprattutto sulla base delle nuove e più recenti ricerche scientifiche, consentono ora di effettuare un primo bilancio, che tenga conto da una parte dei principi sanciti da quella legge e dall'altra della realtà di ogni giorno. Realtà che vede spesso scontrarsi nelle nostre città e nei nostri quartieri (oltre che nelle aule giudiziarie penali, civili e amministrative) gruppi e associazioni di cittadini con i rappresentanti soprattutto delle società-gestori dei sistemi di telefonia mobile. Scontri sociali che spesso coinvolgono anche i pubblici amministratori comunali e che alle volte sono sfociati in problemi di ordine pubblico. Il fatto è che la sensibilità sociale per tale genere di questioni è talmente mutata negli ultimi dieci anni, di pari passo con il vertiginoso cambiare della tecnologia, che si impone un rigoroso bilancio della situazione, alla luce della quale appare necessario introdurre una serie di correzioni e di interventi normativi. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una enorme crescita sia del numero che della intensità delle fonti di inquinamento elettromagnetico. I nostri territori hanno subito un preoccupante e disordinato proliferare di impianti è di antenne. Oltre che un progressivo e serio danno per il paesaggio, vediamo che tra la popolazione si diffonde sempre più il timore che l'esposizione continuativa ai campi elettromagnetici possa recare danno alla salute. Se mantiene la sua validità l'impostazione concettuale della legge n. 36 del 2001, con il suo riferimento ai princìpi di prevenzione e di precauzione, qualche problema ha creato l'interpretazione delle norme relative alle competenze comunali. E ben vero che l'articolo 8, comma 6, della legge 36 del 2001, attribuisce esplicitamente ai comuni una competenza anche nell'ottica precauzionale della minimizzazione del rischio. Però la citazione normativa letterale è talmente striminzita, da aver dato adito in molte occasioni a fraintendimenti ovvero ad interpretazioni fuorvianti o comunque riduttive. Per contro, in virtù di recenti e significative (ma soprattutto indipendenti) indagini scientifiche, il quadro degli effetti a breve e a lungo termine dei campi elettromagnetici sulla salute umana si è fatto e continua a farsi sempre più preoccupante. L'Agenzia internazionale per le ricerche sul cancro di Lione, dopo aver rivisto più di un centinaio di ricerche epidemiologiche con risultati statisticamente significativi, ha riconosciuto che nelle esposizioni residenziali ELF (campi elettrici e residenziali a bassa frequenza) un incremento di leucemia infantile si verifica al di sopra di 0,3-0,4 microtesta. Nello stesso periodo l'ISPESL e l'Istituto superiore di sanità hanno segnalato la possibilità che le esposizioni residenziali ELF siano associate ad altri tipi di tumore del bambino e dell'adulto, così come ad alcune patologie neurodegenerative invalidanti. Ancora più di recente una revisione degli studi a livello anche internazionale effettuata nell'ambito degli approfondimenti in corso presso la comunità veneziana ha dato contezza di una sempre maggiore attenzione e preoccupazione per gli effetti negativi dei campi elettromagnetici. Questi seri (anche se parziali) elementi di valutazione erano già presenti nel 2001, tanto da indurre il legislatore ad enunciare ampiamente il principio di precauzione, già presente nell'articolo 191 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e nel regolamento di cui al decreto del Ministro dell’ambiente 10 settembre 1998, n. 381, tanto nella legge quadro n. 36 del 2001 quanto nei decreti attuativi dell'8 luglio 2003. Contemporaneamente, sempre nell'ottica del principio di precauzione, il legislatore, assegnò, ancora attraverso la legge-quadro n. 36 del 2001, alle regioni, alle province e ai comuni alcune specifiche competenze in materia di individuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per telefonia mobile, degli impianti radioelettrici e degli impianti per radiodiffusione. Già nel corso dell' iter legislativo della legge quadro n. 36 del 2001, l'allora presidente della Commissione VIII della Camera dei deputati, nel corso della seduta del 30 gennaio 2001, evidenziò che quanto previsto dal comma 6 dell'articolo 8 avrebbe potuto dare luogo ad incertezze interpretative in merito alle competenze attribuite ai comuni e propose di chiarire che rappresentava una potestà primaria dei comuni la definizione delle questioni connesse alla localizzazione ed alla costruzione degli impianti negli ambiti territoriali di competenza. Alle regioni sarebbe invece spettato il compito di definire aspetti di carattere generale e le modalità in funzione degli obiettivi da conseguire. Una tale preoccupazione rivela oggi, a distanza di oltre dieci anni, tutta la sua fondatezza. In mancanza di una precisazione legislativa, a conferma dello spirito originario della legge, si fa sempre più presente e concreto il rischio che si consolidi quell'orientamento giurisprudenziale (fortunatamente non unanime) che disattende l'articolo 8, comma 6, della legge-quadro n. 36 del 2001, il quale prevedeva esplicitamente la potestà regolamentare in capo ai comuni in materia di individuazione dei criteri localizzativi degli impianti, non solo a fini urbanistici, ma anche per «minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici». Risulta quindi necessario ribadire e meglio specificare il significato della norma che stabilisce che i comuni possono adottare norme regolamentari «per la minimizzazione delle esposizioni». Tale indicazione assume particolare valore ove si consideri che sul territorio esistono siti che, per ragioni sia oggettive che soggettive, devono considerarsi bisognevoli di particolare tutela. È chiaro il riferimento, ad esempio, ai luoghi in cui si trovano fasce di popolazione più deboli, gli ospedali, i luoghi di cura, gli asili, le scuole, i parchi frequentati in genere da bambini. Né d'altra parte va sottaciuta la necessità di tutelare da obbrobri estetici luoghi d'arte o paesaggi e bellezze naturali. Proprio in quest'ottica si inserisce il presente disegno di legge, volto a consentire all'ente territoriale locale che per definizione è più vicino ai cittadini (il comune) il massimo della tutela e il minimo dell'esposizione a rischi per la salute, con particolare riferimento alle fasce più deboli della popolazione.. Art. 1.