[pronunce]

La ricorrente ricorda di avere già impugnato davanti alla Corte costituzionale (specificamente con i ricorsi n. 39 e n. 85 del 2012) l'art. 28, comma 3, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e l'art. 35, comma 4, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, entrambi relativi a un incremento del concorso regionale alla finanza pubblica, mediante il quale lo Stato, imponendo unilateralmente vincoli alla spesa regionale, avrebbe comportato un'ingiustificata riduzione delle risorse di cui la Regione siciliana può disporre per la copertura del proprio fabbisogno finanziario. La Regione siciliana sostiene che la norma impugnata riduce solo apparentemente la quota dovuta a titolo di concorso, destinando cioè gli stessi importi alla reintegrazione dei minori introiti comunali e provinciali, vulnerando in tal modo l'autonomia finanziaria regionale e confermando una riduzione delle disponibilità finanziarie incompatibile con le esigenze complessive della spesa regionale. Alla luce di quanto sostenuto, la ricorrente dichiara di proporre il presente ricorso anche per premunirsi dal rischio che, ove venisse dichiarata l'illegittimità dell'art. 28, comma 3, del decreto-legge n. 201 del 2011 e dell'art. 35, comma 4, del decreto-legge n. 1 del 2012, la Regione possa restare obbligata a reintegrare le disponibilità venute meno agli enti locali. In base alle predette valutazioni la ricorrente ritiene che il comma 10 dell'art. 4 del decreto-legge n. 16 del 2012 sia lesivo dell'art. 36 dello statuto e dell'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965. In subordine, il ricorso ribadisce, con argomentazioni pressoché identiche a quelle utilizzate in riferimento al comma 2 dell'art. 4 del decreto-legge n. 16 del 2012, che la norma impugnata lede anche l'art. 43 dello statuto. Il mancato coinvolgimento della Commissione paritetica, titolare, secondo la ricorrente, di una speciale funzione di partecipazione al procedimento legislativo, costituirebbe una violazione ancor più grave, a parere della Regione siciliana, considerata la mancanza di norme di attuazione nella materia della finanza locale alla quale attiene il comma impugnato che finirebbe così per attivare unilateralmente la competenza regionale in tale materia. Il comma 10 dell'art. 4 lederebbe, infine, il principio di leale collaborazione poiché non è stato assicurato il coinvolgimento della Regione siciliana, così come previsto dal già ricordato art. 27 della legge n. 42 del 2009. 5.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio con atto depositato nella cancelleria della Corte il 3 agosto 2012, chiedendo che le questioni prospettate nel ricorso siano dichiarate inammissibili e infondate. In primo luogo, per quanto riguarda il comma 2 dell'art. 4 del decreto-legge n. 16 del 2012, la difesa dello Stato ricorda che l'art. 60, comma 1, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), ha previsto la devoluzione alle Province del gettito dell'imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile, nel rispetto delle singole autonomie speciali. Il decreto ministeriale 14 dicembre 1998, n. 457 (Regolamento recante norme per l'attribuzione alle province ed ai comuni del gettito delle imposte sulle assicurazioni, ai sensi dell'articolo 60 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446) ha poi stabilito all'art. 5 che le disposizioni in esso contenute si applichino esclusivamente alle Province delle Regioni a statuto ordinario, mantenendo ferme le vigenti disposizioni relative all'attribuzione del gettito d'imposta per le autonomie speciali, fino a che queste ultime non intervengano ad attuare l'art. 60, comma 1, del decreto legislativo n. 446 del 1997. In seguito, l'art. 17, comma 1, del decreto legislativo n. 68 del 2011 ha stabilito che l'imposta in questione è divenuta tributo proprio delle Province, prevedendo poi, al comma 5, che dovevano essere determinate, in conformità con i relativi statuti e con le procedure stabilite dall'art. 27 della legge n. 42 del 2009, la decorrenza e le modalità di applicazione di tale disposizione per le Province ubicate nelle Regioni a statuto speciale e per le Province autonome. Il comma 5 dell'art. 17 del decreto legislativo n. 68 del 2011 è stato, infine, abrogato dall'art. 28, comma 11-bis, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Tale abrogazione, insieme al mancato richiamo nell'art. 17 del decreto legislativo n. 68 del 2011 della clausola di salvaguardia per le Regioni a statuto speciale, prevista invece dall'art. 60, comma 4, del decreto legislativo n. 446 del 1997, ha comportato l'applicazione su tutto il territorio nazionale della devoluzione del gettito alle Province. L'art. 4, comma 2, del decreto-legge n. 16 del 2012 si giustificherebbe proprio allo scopo di eliminare eventuali dubbi circa l'applicabilità delle disposizioni in argomento alle Province delle Regioni ad autonomia speciale. Alla luce della ricostruzione svolta, per quanto riguarda il comma 2 dell'art. 4 del decreto-legge n. 16 del 2012, il ricorso della Regione siciliana appare, secondo la difesa dello Stato, innanzitutto inammissibile per l'insussistenza di un interesse concreto e attuale a ricorrere. L'Avvocatura generale dello Stato evidenzia che la trasformazione del tributo, da erariale in proprio derivato delle Province, era già avvenuta tramite l'art. 17, comma 1, del decreto legislativo n. 68 del 2011 e che l'estensione a tutte le Province, comprese quelle delle Regioni a statuto speciale, delle nuove disposizioni sull'imposta si era già determinata all'atto dell'abrogazione del comma 5 dell'art. 17 da parte dell'art. 28, comma 11-bis, avverso il quale la Regione non ha promosso giudizio di legittimità costituzionale.