[ddlpres]

Infine la norma dispone una deroga a quanto previsto dall'articolo 3, comma 8, del decreto legislativo n. 118 del 2011, prevedendo che la procedura di cui all'articolo 141, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 (nomina di un commissario e scioglimento del consiglio comunale) si applichi soltanto in caso di mancata deliberazione del riaccertamento straordinario dei residui al 1º gennaio 2015 entro il 15 giugno 2015. Le modifiche di cui al comma 2 mirano ad assicurare una maggiore sostenibilità nel passaggio al nuovo regime contabile recato dal decreto legislativo n. 118 del 2011, modificato dal decreto legislativo n. 126 del 2014 e dalla legge n. 190 del 2014, legge di stabilità 2015. Tali modifiche risolvono la disparità di trattamento tra gli enti che hanno partecipato alla sperimentazione negli anni dal 2012 al 2014, con particolare riferimento al periodo di ammortamento degli eventuali disavanzi determinati dal riaccertamento straordinario dei residui. Il comma 3 prevede che, nell'esercizio 2015, gli enti che hanno partecipato alla sperimentazione possono utilizzare i proventi derivanti dalle alienazioni patrimoniali per la copertura del fondo crediti di dubbia esigibilità di parte corrente, per un importo non superiore alla differenza tra l'accantonamento stanziato in bilancio per il fondo e quello che avrebbero stanziato se non avessero partecipato alla sperimentazione. Il comma 4 è volto a soddisfare l'esigenza di trovare forme di copertura degli investimenti ulteriori rispetto a quelle indicate nel decreto legislativo n. 267 del 2000. Infatti, per consentire l'effettiva armonizzazione delle registrazioni contabili con le regioni da indicare nei princìpi contabili, è necessaria la modifica al testo unico che consenta anche agli enti locali la possibilità di utilizzare le soluzioni che saranno assunte negli appositi successivi decreti modificativi dei principi contabili di cui al decreto legislativo n. 118 del 2011. Il comma 5 prevede che gli enti sperimentatori ai sensi dell'articolo 78 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, che nel corso del 2013 o del 2014 hanno presentato la richiesta di adesione alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale ai sensi dell'articolo 243- bis del decreto legislativo n. 267 del 2000, possono ripianare la quota di disavanzo derivante dalla revisione straordinaria dei residui effettuata ai sensi del comma 8, lettera e) , dell'articolo 243- bis del decreto legislativo n. 267 del 2000, secondo le modalità previste dall'articolo 3, comma 17, del decreto legislativo n. 118 del 2011 e, a tal fine, hanno facoltà di rimodulare il piano di riequilibrio finanziario pluriennale. Il comma 6 prevede che gli enti destinatari delle anticipazioni di liquidità, a valere sul fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili di cui all'articolo 1 del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, e successive modificazioni, utilizzano la quota accantonata nel risultato di amministrazione a seguito dell'acquisizione delle erogazioni, ai fini dell'accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità nel risultato di amministrazione. L’articolo 3, in considerazione dei tempi necessari per l'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di riparto del fondo di solidarietà comunale e della circostanza che i comuni potranno incassare il gettito dell'IMU non prima di giugno di ogni anno, prevede di sopperire alla predetta carenza momentanea di liquidità attraverso un'anticipazione annuale, dall'anno 2016, in favore dei comuni appartenenti alle regioni a statuto ordinario e alla regione Sicilia e alla regione Sardegna, di un importo pari all'8 per cento delle risorse di riferimento per ciascun comune risultanti dai dati pubblicati sul sito internet del Ministero dell'interno alla data del 16 settembre 2014. Entro il 1º giugno di ciascun anno il Ministero dell'interno comunica all'Agenzia delle entrate l'ammontare da recuperare nei confronti dei singoli comuni. L'Agenzia delle entrate procede a trattenere le relative somme, per i comuni interessati, dall'imposta municipale propria riscossa tramite il sistema del versamento unificato. Gli importi recuperati dall'Agenzia delle entrate sono versati ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato entro il 15 luglio di ciascun anno, ai fini della riassegnazione per il reintegro del Fondo di solidarietà comunale nel medesimo anno. I commi 3 e 4 prevedono ulteriori disposizioni concernenti il riparto del Fondo di solidarietà comunale 2015. Il comma 3 è diretto ad attenuare, per il primo anno di applicazione, il comma 380- quater dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che prevede che il 20 per cento dell'importo attribuito a titolo di Fondo di solidarietà comunale di cui al comma 380- ter è accantonato per essere redistribuito tra i comuni delle regioni a statuto ordinario tenendo conto delle capacità fiscali e dei fabbisogni standard approvati dalla Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale, entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello di riferimento. L'attenuazione del criterio è essenziale al fine di definire una perequazione graduale soprattutto per quei comuni che presentano una capacità fiscale superiore ai propri fabbisogni standard e che sono tenuti a ulteriori versamenti ai sensi della lettera d) del comma 380- ter della legge n. 228 del 2012. La mitigazione del target perequativo si fonda anche sulla considerazione delle difficoltà finanziarie dei comuni a seguito dei tagli di consistenti risorse disposti per il 2015 dalla legge n. 190 del 2014. La norma pertanto chiarisce innanzitutto che la redistribuzione della quota del 20 per cento accantonata ai fini perequativi è effettuata sulla base della differenza tra le capacità fiscale e i fabbisogni standard . Inoltre, limitatamente all'anno 2015, viene disposto che l'ammontare complessivo della capacità fiscale dei comuni delle regioni a statuto ordinario è determinata in misura pari all'ammontare complessivo delle risorse nette spettanti ai comuni in questione a titolo di IMU e di TASI, ad aliquota standard , nonché a titolo di Fondo di solidarietà comunale netto per l'anno 2015. Detto importo corrisponde al 45,8 per cento dell'ammontare complessivo della capacità fiscale. Il comma 4 sancisce il riparto della riduzione di 1.200 milioni di euro prevista dalla legge di stabilità 2015, per cui la misura della riduzione nei confronti dei singoli comuni delle regioni a statuto ordinario e della Regione siciliana e della regione Sardegna è determinata in misura proporzionale alle risorse complessive, individuate dalla somma algebrica dei seguenti elementi: a) gettito relativo all'anno 2014 dell'imposta municipale propria di competenza comunale ad aliquota base comunicato dal Ministero dell'economia e delle finanze, al netto della quota di alimentazione del Fondo di solidarietà comunale per l'anno 2014;