[ddlpres]

Né si possono, sull'altro fronte, passare sotto silenzio le prassi delle «manette» in pubblico e degli «avvisi di garanzia» annunciati a mezzo stampa, prassi che hanno prodotto sensibili effetti sul sistema politico e sull'opinione pubblica; i conflitti tra componenti dell'ordine giudiziario e la classe politica, negli ultimi anni, passano per il moltiplicarsi di interventi pubblici da parte di magistrati su questioni di stretta pertinenza del potere legislativo o del potere esecutivo. La Commissione parlamentare di inchiesta, che si propone di istituire, non potrà entrare in alcun modo nel merito di responsabilità specifiche concernenti l'esercizio della funzione giudiziaria. Non si tratta, infatti, di fare il processo ai magistrati, ma di comprendere le ragioni del cattivo funzionamento della giustizia e di individuare le opportune misure di cui il legislatore può farsi carico al riguardo.. Art. 1. (Istituzione della Commissione) 1. È istituita una Commissione parlamentare di inchiesta, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, sulle stato dell'amministrazione della giustizia in Italia, al fine di segnalare alle Camere l’opportunità di adottare apposite iniziative legislative, anche costituzionali e di revisione costituzionale, in materia di ordinamento giudiziario, nonché di adottare misure organizzative e strumentali relative al funzionamento dell'organizzazione della giustizia civile, penale ed amministrativa. Art. 2. (Compiti) 1. La Commissione esamina lo stato dell'amministrazione della giustizia, con particolare riguardo: a) ai tempi dei procedimenti giurisdizionali civili, penali, amministrativi, militari e contabili; b) alle modalità di funzionamento degli uffici giudiziari responsabili dei procedimenti di cui alla lettera a) , compreso l'ufficio del pubblico ministero; c) alla complessiva efficienza degli uffici di cui alla lettera b) , con particolare riferimento alla patologia costituita dalla sequenza di atto introduttivo emulatorio, tattiche defatigatorie endoprocessuali e atto giurisdizionale conclusivo di tipo dismissivo in mero rito; d) alla correttezza della interpretazione della legge nei procedimenti di cui alla lettera a) ed alle misure idonee a rafforzare il principio di nomofilachia; e) alle cause e ragioni del gran numero di detenuti in attesa di giudizio ed al possibile abuso della custodia cautelare come mezzo per alterare il principio della parità delle armi tra le parti processuali, anche in riferimento al maggiore incentivo che determina all'applicazione della pena su richiesta delle parti ed in generale all'utilizzo degli strumenti deflattivi del processo ordinario che necessitano della richiesta dell'indagato; f) all'esito dei processi penali in relazione alle contestazioni iniziali incrociando, nella patologia di cui alla lettera c) , i dati derivanti dalla determinazione delle priorità nella formazione dei ruoli d'udienza (con particolare riguardo all’applicazione delle seguenti disposizioni: articolo 227 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, articolo 132- bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale ed articolo 2-ter del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125) per comprendere in quanti casi la sostanziale elisione del principio di obbligatorietà dell'azione penale, così conseguita, abbia contribuito a prevenire l'abuso dello strumento processuale; g) all'uso dei chiamanti in correità in relazione alla lettera f) ed al rapporto tra gestione dei cosiddetti collaboratori di giustizia e riscontro della veridicità delle loro dichiarazioni nella sede dibattimentale; h) all'uso dei mezzi d'informazione come mezzo di ricerca della prova ed al punto di equilibrio che va ricercato tra la violazione del segreto delle indagini preliminari e l'esigenza di scardinare situazioni di condizionamento omertoso ambientale proprio delle associazioni di tipo mafioso; i) al conflitto di interessi tra il prendere parte all'istruttoria di un atto amministrativo, come appartenenti ai gabinetti o agli uffici legislativi dei Ministeri emananti, e l'appartenenza ai collegi investiti di funzioni giurisdizionali sui medesimi atti amministrativi. 2. La Commissione ha, inoltre, il compito di formulare proposte al fine di contrastare fenomeni di violazione dei principi dello Stato di diritto, del giusto processo, della presunzione di innocenza, dell'osservanza dei diritti della difesa e di tutela delle vittime di illegalità, come riconosciuti dai principi costituzionali e dalle convenzioni europee e internazionali, con particolare riguardo alle seguenti ipotesi: a) sovrapposizione e proliferazione di processi sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia tra il 1992 ed il 1993, in ambito penale; b) rispetto delle prescrizioni dettate dalla Corte europea dei diritti dell'uomo in tema di occupazione acquisitiva, in ambito civile ed amministrativo. 3. La Commissione valuta, nel rispetto delle relative competenze, l'attività degli organi giudiziari, del Consiglio superiore della magistratura e degli organi di autogoverno delle altre magistrature, del Ministero della giustizia e della polizia giudiziaria. 4. La Commissione non può emettere giudizi sull'esercizio delle funzioni giudiziarie e sulle attività di singoli magistrati. Peraltro, qualora nel corso dell'inchiesta venga a conoscenza di fatti che possono costituire reato o illecito disciplinare, a norma delle disposizioni vigenti, nel primo caso, riferisce all'autorità giudiziaria competente e, nel secondo, può riferire, in relazione alla fattispecie, al Ministro della giustizia o al Consiglio superiore della magistratura o al competente organo di autogoverno, per le conseguenti decisioni. Art. 3. (Composizione della Commissione) 1. La Commissione è composta da venti senatori e da venti deputati nominati, rispettivamente, dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, e in modo che sia assicurata, comunque, la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo costituito in almeno un ramo del Parlamento. 2. I Presidenti delle Camere assicurano che non facciano parte della Commissione deputati o senatori che a qualunque titolo abbiano preso parte alle vicende processuali rientranti negli ambiti contemplati dal comma 2 dell'articolo 2. 3. Il presidente della Commissione è nominato d’intesa dai Presidenti delle Camere ed è scelto al di fuori dei componenti della Commissione stessa. La Commissione elegge al suo interno due vicepresidenti e due segretari. 4. In caso di parità nelle votazioni della Commissione, prevale il voto del presidente. Art. 4. (Organizzazione interna) 1. L'attività e il funzionamento della Commissione sono disciplinati da un regolamento interno approvato dalla Commissione stessa nella seduta successiva a quella in cui si è proceduto alla costituzione dell'ufficio di presidenza. Art. 5. (Acquisizione di atti e documenti) 1. La Commissione procede, nell'espletamento dei suoi compiti, con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. 2. Per i segreti di Stato, d'ufficio, professionale e bancario si applicano le norme vigenti in materia. 3.