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Si chiarisce, inoltre, il nesso di connessione del lavoro o dell'opera prestata con le tutte le fasi relative all'organizzazione, alla realizzazione e alla messa in scena di spettacoli, rappresentazioni ed esibizioni dal vivo la cui natura creativa, culturale e artistica legittima il riconoscimento del regime agevolato dell'IVA; al numero 2) è modificato il numero 123), esplicitando le diverse tipologie di spettacolo, rappresentazione ed esibizione la cui natura, indipendentemente dai modi e dalle forme di rappresentazione, esecuzione o esibizione e dai modi e dalle forme della fruizione, è evidentemente creativa, culturale e artistica, al pari di quanto previsto dalla normativa vigente per gli spettacoli teatrali, la lirica, il balletto e altro. L'articolo 9 (commi 1 e 2) stabilisce che gli enti del Terzo settore costituiti e disciplinati dal codice del Terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, possono, come gli altri soggetti di diritto privato, chiedere il riconoscimento della qualifica di live club , di piccolo teatro di prossimità o di quartiere o di centro culturale ibrido di prossimità nel rispetto delle norme stabilite dalla legge per l'ottenimento di tali qualifiche. I benefìci derivanti dal riconoscimento delle suddette qualifiche non sono alternativi a quelli riconosciuti agli enti del Terzo settore in applicazione della specifica disciplina stabilita dal citato codice. Ai fini del riconoscimento delle qualifiche di live club , di piccolo teatro di prossimità o di quartiere o di centro culturale ibrido di prossimità, gli enti del Terzo settore interessati devono prevedere esplicitamente nell'oggetto del proprio atto costitutivo e del proprio statuto la produzione, la promozione, la diffusione, la fruizione, l'accesso e lo scambio di beni e servizi creativi, culturali, artistici e sociali, con particolare attenzione allo spettacolo e alle rappresentazioni dal vivo. Anche gli enti del Terzo settore devono, inoltre, svolgere le suddette attività in via prevalente e ai fini della quantificazione dei costi relativi e connessi, direttamente e indirettamente, allo svolgimento delle attività definite dalla legge; inoltre può essere valorizzato il costo del lavoro nella misura corrispondente alle prestazioni di lavoro volontario di coloro che risultano regolarmente iscritti negli appositi registri dei volontari entro limite di 5.000 euro per ciascun volontario nel corso di un anno solare. Il comma 3 modifica l'articolo 5 del codice di cui al decreto legislativo n. 117 del 2017, stabilendo esplicitamente che la produzione, la promozione, la diffusione, la fruizione, l'accesso e lo scambio di beni e servizi creativi, culturali, artistici e sociali, con particolare attenzione allo spettacolo e alle rappresentazioni dal vivo, rientrano nel novero delle attività di interesse generale svolte dagli enti del Terzo settore. Le attività di interesse generale sono individuate, infatti, dal citato articolo 5 e costituiscono, insieme all'assenza di fini di lucro, uno degli elementi che concorrono a definire l'identità di un ente del Terzo settore. Fatta eccezione per le imprese sociali di inserimento lavorativo, un ente non profit può appartenere al Terzo settore solo se esercita in via principale o esclusiva un'attività di interesse generale. È perciò necessario integrare, modificandolo, il citato articolo 5 in ordine allo svolgimento effettivo da parte del sistema non profit di attività che rientrano tra le principali missioni realizzate e che, anche a prescindere dal riconoscimento delle qualifiche disciplinate dalla legge, una considerevole parte del mondo del volontariato svolge per la produzione, la diffusione e la fruizione della creatività e della cultura nei territori e nelle comunità. Il comma 4 prevede che le attività di live club , di piccolo teatro di prossimità o di quartiere o di centro culturale ibrido di prossimità svolte dagli enti del Terzo settore possono essere oggetto della co-progettazione, della co-programmazione nonché delle procedure di accreditamento di cui all'articolo 55 del codice di cui al decreto legislativo n. 117 del 2017. In tali casi, le pubbliche amministrazioni possono prevedere, tra l'altro, procedure semplificate e agevolate per l'affidamento o la concessione di spazi o immobili di loro proprietà agli enti del Terzo settore e determinare una durata minima di sei anni dell'affidamento o della concessione dei suddetti spazi o immobili. La norma stabilita si conforma a quanto previsto dalle « Linee guida sul rapporto tra pubbliche amministrazioni ed enti del Terzo settore negli articoli 55-57 del decreto legislativo n. 117 del 2017 » di cui al decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali 31 marzo 2021, n. 72, e costituisce un importante punto di riferimento per le pubbliche amministrazioni per la semplificazione delle procedure riguardanti l'affidamento o la concessione di immobili o spazi di propria appartenenza. Nelle citate Linee guida si sottolinea, tra l'altro, che: « Secondo la Corte costituzionale, si tratta di “una delle più significative attuazioni del principio di sussidiarietà orizzontale valorizzato dall'art. 118, quarto comma, Cost.”, un originale canale di “amministrazione condivisa”, alternativo a quello del profitto e del mercato, scandito “per la prima volta in termini generali [come] una vera e propria procedimentalizzazione dell'azione sussidiaria” » e che « Il Codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 24 aprile 2016, n. 50, (in avanti anche solo “CCP”) infatti, muove dal generale presupposto che i soggetti privati debbano concorrere, fra loro, per acquisire la qualità di controparte contrattuale della P.A. ai fini della conclusione di un contratto pubblico per l'affidamento o la concessione di un servizio. Al contrario, il CTS muove dalla considerazione che le finalità perseguite dagli ETS siano fra loro omogenee (finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale) e distinte da quella lucrativa e che le loro attività siano convergenti con quelle svolte dalla Pubblica Amministrazione (attività di interesse generale): ne discende, quindi, la non automatica applicabilità di schemi che prevedano la competizione e lo scambio sinallagmatico, e la necessità di prevederne altri che partano da tale carattere genetico degli ETS. In tal modo, l'amministrazione pubblica sarà posta in grado di scegliere, in base alle concrete situazioni, lo schema procedimentale preferibile, assumendo come criterio-guida la necessità di assicurare il “coinvolgimento attivo” degli ETS. La citata sentenza n. 131 del 2020 identifica nell'art. 55 CTS la definizione di “un procedimento complesso espressione di un diverso rapporto tra il pubblico ed il privato sociale, non fondato semplicemente su un rapporto sinallagmatico” ». L'articolo 10 istituisce un credito d'imposta per il sostegno dei progetti e delle attività artistiche, culturali e creative attinenti direttamente alla programmazione, alla messa in scena e all'allestimento di spettacoli, rappresentazioni ed esibizioni dal vivo realizzati dai live club , dai piccoli teatri di prossimità o di quartiere e dai centri culturali ibridi di prossimità che operano senza finalità di lucro.