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La discussione ha sottolineato ampiamente la natura tecnica e temporanea del provvedimento, il cui oggetto ha comunque un significato rilevante proprio nel merito, della discussione odierna in vista della costruzione effettiva e quindi dell'implementazione dell'assegno unico. Il provvedimento infatti interviene nelle more dell'attuazione della legge 1° aprile 2021, n. 46, che delega il Governo a costruire lo strumento dell'assegno unico che abbiamo votato in quest'Aula, su cui abbiamo ampiamente dibattuto e su cui torneremo naturalmente in fase di implementazione. È un provvedimento importante in sé perché rappresenta una sorta di stress test proprio in vista del percorso di implementazione di quella riforma, per il merito e per il significato in sé, perché rappresenta uno strumento destinato a famiglie con figli minori che non hanno diritto agli assegni per il nucleo familiare. Stiamo parlando quindi di categorie che diventano destinatarie di questa misura e che altrimenti non lo sarebbero. Da questo punto di vista ha ragione chi mi ha preceduto: è difficile dividere il giudizio e la valutazione sul provvedimento, che abbiamo definito ponte, temporaneo, dalla valutazione complessiva del processo di riforma di cui stiamo parlando. In questo senso faccio tre brevissime considerazioni. In primo luogo, si è parlato di un tratto che io penso debba informare l'intera cornice delle politiche di welfare che mettiamo in campo, cioè quello universalistico. Con il provvedimento al nostro esame diamo un contributo ad aumentare di qualche grado proprio il tratto di universalismo degli strumenti che oggi sono presenti e che sono a nostra disposizione, perché l'assegno temporaneo amplia la platea dei beneficiari, includendo categorie che altrimenti non sarebbero state destinatarie di una misura così importante. Penso ai lavoratori autonomi, ai disoccupati di lungo periodo e agli incapienti. A proposito della prima categoria che ho citato, dico, con qualche elemento di onestà intellettuale, che forse, negli anni, anche se adesso abbiamo recuperato ampiamente, si tratta di una categoria che abbiamo trascurato dal punto di vista di un'attenzione che invece andava tenuta alta e che oggi non possiamo più non porre, tanto più alla luce di quello che è accaduto in questi mesi. Abbiamo scoperto una cosa che avremmo dovuto sapere già prima, e cioè che molti di questi lavoratori, cosiddetti autonomi, fanno parte di un insieme molto grande e segmentato, di cui fanno parte lavoratori che sono in buone condizioni, ma ci sono anche molti lavoratori che, se mi è consentito, Presidente, potrei definire con una qualche forzatura, una sorta di neo proletariato. Rischiamo cioè di misurarci con persone che, nonostante il lavoro che naturalmente hanno messo in campo con la ragione del proprio talento, non riescono a sostenere se stesse e i propri cari e, quindi, a far sì che quel lavoro produca un salario dignitoso. Stiamo parlando di una difficoltà vera, reale, di condizioni materiali, di persone che abbiamo scoperto in pandemia molto più fragili di quanto non immaginavamo. Da questo punto di vista aumentare l'universalità di strumenti come quelli che stiamo mettendo in campo, includendo anche categorie di questo genere, va nella direzione giusta, disegna la prospettiva di un mondo del lavoro non segmentato, dove non ci sono lavoratori di serie A o di serie B, lavoratori che godono di sistemi di protezione e quelli che non hanno simili benefici. Quindi, insieme all'universalità, mi sembra un tratto positivo, quello dell'unicità. È stato già sottolineato. Mi riferisco alla possibilità di dar vita a una sorta di asciugatura degli strumenti esistenti perché dentro la pluralità degli strumenti spesso si nascondono elementi di discriminazione e disuguaglianze tra i lavoratori. Se aggiungiamo al tratto dell'universalità anche quello dell'unicità, a maggior ragione facciamo un passo nella direzione giusta. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,30) ( Segue LAFORGIA). In secondo luogo, si è parlato delle famiglie, del tema della genitorialità e della natalità. La discussione ci porterebbe molto lontano. Il mondo nel quale viviamo - non parlo del nostro Paese - non soffre di un problema di natalità, ma del suo opposto. Tuttavia, i cosiddetti i Paesi avanzati si misurano oggettivamente con un tema: mettere soprattutto i più giovani nelle condizioni di potersi crearsi una famiglia e dentro quella famiglia realizzare il sogno di avere dei figli e di mantenerli materialmente. Con questo tema ci dobbiamo misurare. Da questo punto di vista, l'assegno temporaneo e l'assegno unico che verrà costruito rappresentano un elemento molto importante - hanno ragione alcuni colleghi che mi hanno preceduto - solo a patto che siano un pezzo di una strategia complessiva. Lo diceva molto bene la collega Fedeli in discussione generale. Dobbiamo ragionare in termini di sistema e non dobbiamo innamorarci di formule che sono molto affascinanti nella loro proiezione pubblica, ma che, quando vengono precipitati nella loro implementazione, risolvono molto poco dei problemi che sollevano. L'assegno unico, infatti, non risolve il tema dei giovani e dell'emancipazione delle donne. È un tassello di una strategia complessiva che va messa in campo. Si è parlato della parità salariale e io aggiungo la condizione materiale delle persone dipende anche dal set di beni pubblici che lo Stato è in grado di garantire alle donne e agli uomini. Quel pezzo che si aggiunge al reddito che quelle donne e quegli uomini riescono a produrre con il loro lavoro fa effettivamente la differenza. È un fatto di condizioni materiali, ma anche di possibilità di continuare a svolgere la propria esistenza con dignità. Infine, ci sono le criticità; le ha sottolineate anche il relatore nella sua relazione. Non entro negli aspetti più tecnici perché ci sarebbe molto da parlarne. C'è un elemento di accentuazione della misura per famiglie con almeno tre figli. Presidente, per il suo tramite lo dico al senatore Pillon: in questo caso non c'è il tema che lui sottolineava; semmai c'è il tema contrario, che deriva dal fatto che non si capisce perché non si debba ammettere che ci siano effettivamente economie di scala - scusate l'espressione - tra avere una famiglia con due figli e averne una con tre. Quel rapporto in qualche modo andrà regolato, altrimenti non si capisce se la misura è pronatalista o se effettivamente si occupa del fatto che le famiglie più numerose siano più a rischio povertà. In ogni caso, bisogna porre attenzione su questo tema e sul tema della soglia di esclusione, che rischia di essere molto diversa e molto più alta rispetto a quella prevista per l'assegno per i lavoratori dipendenti. Chiudo in una sola battuta con l'unica nota polemica del mio intervento: smettiamola di attaccare il reddito di cittadinanza e, soprattutto, di costruire una correlazione che non esiste e che non è significativa tra le misure di sostegno al reddito e il presunto disincentivo che queste misure creerebbero alla ricerca del posto del lavoro. (Applausi) . Non c'è nessuno in questo Paese che vuole poltrire sul divano aspettando un sussidio pubblico. Semmai ci sono donne e uomini che vogliono avere un lavoro dignitoso, e per trovare i lavoratori che non si trovano - mettiamo da parte anche questa discussione pubblica molto stucchevole - basta pagarli di più e in modo più dignitoso. (Applausi) . Quindi, semmai c'è un tema salariale.