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tutti in Commissione hanno detto che la previsione dei tre giorni, così come formulata, è pericolosa, perché mina l'efficacia delle indagini, rischia la vittimizzazione secondaria della donna, tocca la sua vulnerabilità, nega la specializzazione, che è assolutamente necessaria. Potremo intasare procure e uffici giudiziari senza avere la possibilità di trattare il fenomeno così come chiediamo. Qual è l'esigenza di mantenere questo impianto senza fermarsi minimamente? Qualcuno ha detto che siamo di fronte a un rischio di regressione culturale. Qualche editorialista ha affermato che oggi non è un buon momento per essere femmina. Io voglio sperare che non sia così, ma sento profondo il rischio che purtroppo questa sia una drammatica verità, perché linguaggi, stereotipi e pregiudizi, profondamente radicati, oggi purtroppo appartengono anche a un pezzo di ceto politico. Io vi dico: vi prego, rispetto a questo, di fermarvi, perché non ci sarà alcun provvedimento e norma del codice penale o di procedura penale che potranno mettervi mano, se il contesto culturale di regressione, pregiudizi, stereotipi che offre un modello di sperequazione tra uomini e donne, di relazione tra uomini e donne, resta quello che abbiamo. Se con le parole voi sostanzialmente sarete lontani dai fatti, il provvedimento in esame non servirà a nulla e addirittura rischierà di essere pericoloso e dannoso per le donne vittime di violenza. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ostellari. Ne ha facoltà. OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, rappresentanti del Governo, oggi discutiamo di questo provvedimento perché dobbiamo dare una risposta a tutte quelle donne (adulte, giovani, minori) che sono più vulnerabili, che soffrono e hanno bisogno di essere difese. Per questo siamo qui. Sugli strumenti per farlo possiamo anche non essere del tutto d'accordo, possiamo confrontarci, possiamo accendere il dibattito e anche alzare i toni. Una risposta, però, la dobbiamo dare. E ognuno di noi deve assumersi oggi la responsabilità di dare quella risposta alle persone coinvolte, senza alcuna perplessità. Se non sono garantite la salute, l'integrità fisica e psichica e la dignità della donna, è fallito infatti il nostro ruolo di parlamentari, di cittadini e - permettetemelo - di uomini. Quella di oggi può essere una data storica, perché può essere la giornata in cui lo Stato smette di assistere inerme alle tragedie e ai drammi e inizia a esercitare in pieno le sue prerogative; giornata nella quale affermiamo con il voto che i sacrifici di troppe donne non sono stati del tutto vani. Per questo vi invito a spegnere la fiamma della polemica e magari a dire di sì, invece di dire sempre no; a fare in modo che da domani per le donne la vita sia un po' più facile e un po' più serena e lo sia soprattutto per quelle donne che vivono nella paura, troppo spesso peraltro generata da parte di mani conosciute; donne che sono oggetto di minacce, che subiscono frustrazioni e violenze, che vedono la loro immagine violentata da uomini senza scrupoli, da uomini - lo dico da uomo - di cui mi vergogno. Siamo purtroppo eredi di una storia di enormi condizionamenti, come ci ricordava San Giovanni Paolo II in una sua mirabile lettera; condizionamenti che in tutti i tempi e in ogni latitudine hanno reso difficile il cammino della donna, hanno travisato le sue prerogative e l'hanno non di rado emarginata e persino ridotta in schiavitù, impedendole di essere fino in fondo se stessa e contemporaneamente impoverendo l'intera umanità della ricchezza che solo lei può donare. Non sono bastati e non basteranno i dibattiti, le manifestazioni e nemmeno le leggi per cancellare questi condizionamenti; da soli non bastano e non basteranno la testimonianza, l'educazione, il coraggio. Ma di certo non può mancare il nostro voto - ecco la risposta di cui abbiamo bisogno - il voto a un provvedimento che è nato su iniziativa del Governo, specialmente dei ministri Bongiorno e Bonafede, e ha trovato l'ampia collaborazione di molte forze politiche di maggioranza e opposizione e il sostegno di fondazioni, di associazioni, di gruppi che si occupano della lotta contro il femminicidio, contro lo sfruttamento e la violenza, contro i matrimoni forzati, contro il revenge porn e che voglio ringraziare anche per l'opera di sostegno e assistenza che compiono ogni giorno. Colleghe e colleghi, ai mostri di cui le cronache giornalistiche ci restituiscono i ritratti non possiamo risparmiare nulla. Facciamo in modo che la forza dello Stato impedisca le loro perverse azioni. Con questo provvedimento inaspriamo le pene per i reati di violenza sessuale; introduciamo i delitti di revenge porn e di sfregio del volto, quest'ultimo punito con quattordici anni di reclusione. Finalmente inauguriamo una corsia preferenziale per chi soffre nel silenzio - questa è la vera novità - che porterà quindi le persone offese a essere ascoltate subito entro tre giorni. Altro che fuoco di paglia! Impediamo che si celebrino matrimoni precoci e forzati, stretti con l'inganno e la sopraffazione: al riguardo ringrazio il ministro Stefani, presente oggi in Aula, per la battaglia che ha portato avanti per prima anche nella scorsa legislatura. Dopo aver votato non dimentichiamoci di quello che dovremmo fare domani. Non dimentichiamoci di ascoltare, vigilare, educare, cercare di prevenire e reprimere. Non permettiamo che passino altri anni prima che lo Stato si accorga che qualcosa non va. Oggi intanto possiamo fornire strumenti anche agli operatori dello Stato, strumenti migliori per aiutare chi soffre. Facciamolo con convinzione, senza polemiche strumentali. È questa una guerra non contro qualcuno, ma a difesa di chi soffre. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Minuto. Ne ha facoltà. MINUTO (FI-BP) . Signor Presidente, la prima cosa che ho pensato quando ho letto le disposizioni del disegno di legge in esame è stata ricollegare le norme in esso contenute a fatti che conoscevo della cronaca del mio territorio. Allora la domanda che mi sono posta è se queste nuove norme avrebbero potuto o potrebbero evitare quegli episodi finiti nelle pagine nere dei quotidiani e dei telegiornali. È difficile dare un'opinione univoca, una risposta certa, ma sicuramente queste norme rappresentano un ulteriore passo verso la più opportuna identificazione delle norme penali nel rito penale di tali fattispecie odiosissime in danno alle donne, ma soprattutto alle ragazze. Le donne sono sempre più spesso il soggetto più debole: facile da colpire e difficile da difendere. Pertanto, una sempre migliore puntualizzazione dell'apparato sanzionatorio penale probabilmente non farà diminuire i reati, ma potrà aiutare le vittime a tutelarsi meglio. Serve un enorme passo culturale in avanti e - se volete - in alto, che valorizzi la donna come soggetto sempre più indispensabile alla crescita della nostra società.