[pronunce]

quale improprio strumento di impugnazione di una decisione dell'organo superiore cui non intende adeguarsi, con effetti distorsivi del sistema, atteso che la definitività della pronunzia dell'organo di appello verrebbe fatta dipendere non già dall'esercizio del diritto di impugnazione delle parti, ma dalla proposizione o meno di un "reclamo", nella forma del conflitto, da parte del giudice di grado inferiore; che, quanto alla pretesa violazione dell'art. 111, secondo comma, della Costituzione e del principio della durata ragionevole del processo in esso sancito, va evidenziato come le argomentazioni del rimettente muovano da una ritenuta funzione acceleratoria dello strumento processuale del conflitto che presuppone, evidentemente, la fondatezza nel merito del conflitto stesso; ma poiché la fondatezza del conflitto è insuscettibile di essere stabilita a priori, la asserita funzione acceleratoria si risolverebbe nel suo contrario ove il conflitto fosse respinto, traducendosi tale evenienza in un allungamento e non già in un risparmio di tempi processuali; che, pertanto, la questione di legittimità costituzionale deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge il marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 28, comma 2, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli articoli 101 e 111 della Costituzione dal tribunale di Terni con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma nella sede della Corte costituzionale, palazzo della Consulta il 5 febbraio 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Flick Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 14 febbraio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola