[pronunce]

Quanto alla violazione dell'art. 41 Cost., l'attuale regime non pregiudicherebbe la liberta&#768; di iniziativa economica dei tributaristi non iscritti agli ordini professionali, in quanto costoro sono abilitati allo svolgimento di una serie di altre rilevanti attivita&#768; in ambito fiscale. Il sistema vigente garantirebbe la tutela della concorrenza anche nell'ambito delle professioni ordinistiche, permettendo lo svolgimento dell'attivita&#768; consistente nel rilascio del visto di conformita&#768; agli iscritti a diversi ordini professionali (l'ordine dei consulenti del lavoro e l'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili). Quanto alla violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., le motivazioni che hanno indotto il legislatore a limitare ad alcune categorie il rilascio del visto giustificherebbe, per le ragioni già esposte, il superamento dei principi della direttiva europea relativa ai servizi nel mercato interno, che prevede la derogabilita&#768; dei suoi principi generali per soddisfare un'esigenza imperativa di pubblico interesse, sempre che la deroga sia proporzionale. 4.- Con atto depositato il 26 marzo 2024 è intervenuto in giudizio anche il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che ha concluso per la manifesta inammissibilità e, in subordine, per la non fondatezza delle questioni. Il Consiglio ha anche depositato una memoria il 15 maggio 2024. 5. - Anche M. N. e la LAPET hanno depositato il 15 maggio 2024 una memoria illustrativa, in cui contestano l'ammissibilità dell'intervento del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, richiamando la sentenza di questa Corte n. 307 del 2002. Contestano, altresì, l'eccezione di inammissibilità delle questioni per ambiguità del petitum, sollevata dall'interveniente, osservando che il risultato avuto di mira dal giudice a quo sarebbe quello di consentire anche ai professionisti non compresi nelle categorie di cui alle lettere a) e b), e individuati con riferimento alla lettera e), di apporre il visto di conformità. Nel merito, replicano alle deduzioni difensive del Presidente del Consiglio dei ministri e dell'interveniente, deducendo, riguardo alla violazione dell'art. 3 Cost., che l'irragionevolezza della disposizione denunciata deriverebbe in modo evidente dalla discriminazione dei professionisti "non ordinistici" indicati nella lettera e) rispetto a quelli rientranti nella lettera b), considerato che «questi ultimi sono professionisti non ordinistici al pari dei ricorrenti, perche&#769; non iscritti ad albi ma inseriti nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, in esito ad una semplice domanda e senza aver superato un esame abilitante». Quanto alla violazione dell'art. 117, primo comma, Cost. lamentano il contrasto con i seguenti ulteriori parametri interposti: artt. 3, paragrafo 3, e 5, paragrafi 1, 3 e 4, TUE; artt. 49 e 56 TFUE; art. 15 della direttiva 2006/123/CE; art. 59, paragrafo 9, della direttiva (UE) 2013/55 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 novembre 2013, recante modifica della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e del regolamento (UE) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno; artt. 1 e 7 della direttiva (UE) 2018/958 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 giugno 2018, relativa a un test della proporzionalità prima dell'adozione di una nuova regolamentazione delle professioni; artt. 15 e 16 CDFUE. 6.- L'intervento del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili è stato dichiarato inammissibile con ordinanza letta in udienza.1.- Il Consiglio di Stato, sezione settima, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 35, comma 3, del d.lgs. n. 241 del 1997, in riferimento agli artt. 3, 41 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione agli artt. 56 TFUE e 16 della direttiva 2006/123/CE. Tale disposizione è censurata nella parte in cui individua i soggetti abilitati al rilascio del visto di conformità sulle dichiarazioni dei redditi e dell'IVA nei professionisti incaricati della trasmissione in via telematica delle dichiarazioni di cui alle lettere a) e b) dell'art. 3, comma 3, del d.P.R. n. 322 del 1998, ossia «gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro» (lettera a) e «i soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria» (lettera b), e non li individua anche «negli altri soggetti indicati dallo stesso comma 3 e, in particolare, in quelli di cui alla lett. e)», ossia «gli altri incaricati individuati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze», tra i quali rientrano «coloro che esercitano abitualmente l'attivita&#768; di consulenza fiscale», in forza del d.m. 19 aprile 2001. Le questioni sono sollevate nel giudizio di appello avverso la sentenza del TAR Puglia che ha respinto il ricorso presentato da M. N., tributarista, e dalla LAPET, alla quale la prima è iscritta, per l'annullamento del provvedimento con cui l'Agenzia delle entrate le ha negato l'abilitazione al rilascio del visto di conformita&#768; sulle dichiarazioni dei redditi e dell'IVA, inviate dalla stessa all'amministrazione finanziaria. 1.1.- Secondo il rimettente, l'art. 35, comma 3, del d.lgs. n. 241 del 1997, nel riservare il rilascio del visto di conformità solo a taluni professionisti, violerebbe in primo luogo i principi di ragionevolezza e di non discriminazione di cui all'art. 3 Cost., in quanto l'ordinamento consente ai tributaristi, benché non iscritti in ordini o collegi, di operare come consulenti fiscali, di predisporre e trasmettere le dichiarazioni fiscali, nonché di trattare e conservare i dati contabili. Ne conseguirebbe una disparita&#768; di trattamento non giustificata, alla luce del riconoscimento delle professioni non organizzate in ordini o collegi di cui alla legge n. 4 del 2013, in base alla quale il controllo sull'esistenza dei requisiti di capacita&#768; e correttezza e sul rispetto della deontologia professionale risulta adeguatamente perseguibile attraverso strumenti privatistici, quali sono le associazioni professionali disciplinate all'art. 2 della stessa legge. In secondo luogo, sarebbe violato l'art. 41 Cost., in quanto dalla disposizione censurata deriverebbe l'effetto di limitare, per le categorie non comprese nella riserva ex lege, il libero esercizio dell'attivita&#768; professionale, incidendo negativamente sulla liberta&#768;