[pronunce]

che, poi, la Corte ha ribadito quanto affermato nella sentenza n. 164 del 1983, cioè che «la scelta della struttura del processo si risolve comunque in un problema di scelta legislativa, come tale rimesso al legislatore ordinario, il quale può razionalmente prescindere dallo schema tradizionale sulla base di specifiche valutazioni di politica criminale, senza che ciò incida affatto sul diritto di difesa che ben potrà essere esercitato nel dibattimento in tutta la sua pienezza»; che, con riferimento alla violazione dell'art. 111 Cost. la Corte, nella sentenza n. 229 del 2010, ha affermato che la disposizione censurata, alla luce delle argomentazioni esposte e qui riassunte, non reca alcun vulnus al principio del giusto processo; che, infine, il rimettente non adduce elementi nuovi idonei a superare il convincimento qui richiamato, sicché vanno ribadite le argomentazioni svolte nella sentenza da ultimo citata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 449, comma 4, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli articoli 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Taranto, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta il 29 novembre 2010. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 3 dicembre 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA