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Queste possibilità, che già esistono nel nostro ordinamento, vanno giustamente potenziate e valorizzate, come indica la relazione. Così come mi piace vedere che si invita il Governo a sostenere lo sviluppo dell'idrogeno verde, cioè quello prodotto da fonti rinnovabili, in un'ottica realistica dove l'idrogeno prodotto dal metano (il cosiddetto idrogeno blu), che non può ovviamente essere vietato e che sappiamo bene essere oggi il 95 per cento dell'idrogeno prodotto da processi industriali, dovrà essere abbandonato nel tempo (non si può chiudere da un giorno all'altro). La cosa importante, il concetto che il Parlamento qui ribadisce, è che gli impegni finanziari relativi al potenziamento dell'idrogeno verde vedono le somme indirizzate solo per lo sviluppo di quella fonte energetica, e cioè dell'idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. In quelle schede tecniche mi piace vedere che si indica anche un obiettivo di potenza installata da elettrolizzatori, per i quali è prevista quella che viene definita una gigafactory . Ben venga, purché sia frutto delle conoscenze e delle professionalità nazionali, ovviamente non lasciando che un obiettivo così ambizioso possa rimanere nella disponibilità di società straniere, perché sarebbe veramente un peccato. C'è un obiettivo, al 2030, di 5 gigawatt di potenza installata, e ciò non è male, considerando che l'Europa identifica in 40 gigawatt complessivi, entro il 2030, la potenza da impiegare per la produzione di idrogeno da fonti rinnovabili. Quello che forse manca è un obiettivo intermedio, quello che l'Europa identifica, nel 2024, come 6 gigawatt. Sarebbe bene che l'Italia identificasse anche quell'obiettivo intermedio. Infine, il ministro Cingolani si muove indubbiamente su questa linea nel momento in cui riconosce che l'idrogeno è un treno internazionale dal quale non possiamo chiamarci fuori, in prospettiva, come vettore di energia assolutamente pulito. Quindi, il finale di questa storia - come anche il Ministro stesso ci ricorda e come pure nella relazione è indicato - è che occorrerà, per poter correre, veramente un'azione decisa su semplificazione e permessi, e cioè incidere a livello normativo e regolamentare per far sì che... (Il microfono si disattiva automaticamente). Signor Presidente, sto terminando. Se fosse possibile, vorrei concludere il mio intervento. PRESIDENTE. Certo, senatore Buccarella. Le avevo già concesso un minuto in più per lasciarla concludere. BUCCARELLA (Misto) . La ringrazio, signor Presidente. Sulla semplificazione del permitting , occorrerà produrre molta più energia elettrica da impianti eolici - sono previsti anche quelli off-shore - e da impianti fotovoltaici, con le hydrogen valley previste nella versione attuale del PNRR, per poter raggiungere quegli obiettivi ambiziosi a cui dobbiamo tendere tutti. Al momento, ripeto che continueremo a vigilare e a coordinarci con il Governo affinché questi obiettivi siano rispettati e, se possibile, anche migliorati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, sul Piano nazionale di ripresa e resilienza intervengo sulla missione 2, rivoluzione verde e transizione ecologica. Per la Lega è importante che, oltre all'obiettivo principale della neutralità climatica, si punti a come ridurre la dipendenza energetica del Paese troppo alta; a come ridurre il costo delle bollette, le più alte in Europa; a come ridurre l'inquinamento dell'area del bacino padano; a come tutelare le nostre filiere nazionali. Il Piano, che il Governo Conte ci ha lasciato pieno di lacune, deve essere rivisto anche per essere coerente con il Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC), che deve essere anch'esso aggiornato con target più sfidanti rispetto ai vigenti, che, peraltro, abbiamo già difficoltà a raggiungere. Sulle rinnovabili, in Italia lo sviluppo non va bene. I dati pubblicati ieri registrano, nel 2020, un calo delle installazioni del 35 per cento rispetto al 2019: e non è solo colpa del Covid-19. Da qui al 2030 dovremmo installare ogni anno nuovi 5 gigawatt. Invece, andiamo a una velocità da lumache inferiore del 20 per cento a quanto dovremmo. Le aste DM FER1 per gli incentivi sono un fallimento e il confronto con la Spagna è impietoso. Se aspettiamo le rinnovabili, di questo passo altro che idrogeno verde: non riusciremo nemmeno a spegnere le centrali a carbone al 2025. Occorre, soprattutto, rimuovere gli ostacoli per chi vuole investire, semplificando gli iter autorizzativi, intervenendo anche sui procedimenti di VIA e sull'azione di interdizione operata dalle sovrintendenze. Sull'idrogeno, in tanti sostengono che l'Italia sia pronta a questa sfida. Io ho tante perplessità. Ci sono forze politiche, a partire dai 5 Stelle, che vogliono solo quello verde, ma questo avrà un ruolo importante solo nel lungo termine. Che piaccia o no, sarà il gas a esercitare il ruolo di accompagnamento alla transizione ecologica. È dunque stucchevole la contrapposizione in atto su quale idrogeno sostenere a breve (verde, blu, rosa o grigio). Se vi è consapevolezza che l'idrogeno è importante per la decarbonizzazione, allora, in attesa che maturi la tecnologia, è sbagliato assumere una scelta unidirezionale. Oggi infatti l'idrogeno verde non è competitivo. Hai voglia a parlare di idrogeno per il rilancio dell'Ilva: ne risulterebbe un aumento spropositato del costo dell'acciaio, devastante dal punto di vista competitivo rispetto a quello turco-cinese. Manca ancora una strategia italiana su questo vettore energetico: non si è ancora deciso dove produrlo, come trasportarlo, da parte di chi e come utilizzarlo, visto che non c'è ancora un mercato. Inoltre, per idrogeno verde c'è carenza di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili: non abbiamo i kilowattora verdi per gli obiettivi del PNIEC, figuriamoci per l'idrogeno. L'Italia non ha l'eolico della Germania e il nucleare della Francia. Per l'efficientamento energetico c'è ancora tanto da fare e, sul superbonus, al momento di super esistono solo i problemi, i superproblemi, creati da una misura tanto sbandierata quanto complicata, che non sta dando quello shock atteso dal settore edilizio. È assolutamente necessaria una proroga, almeno al 2023, diversamente non parte più nessuno, figuriamoci i condomini. Serve assolutamente una semplificazione, almeno per risolvere il problema delle difformità edilizie. Per la mobilità sostenibile non possiamo pensare solo all'elettrico, che - lo sottolineo - inquina anch'esso nel suo ciclo di vita, a partire dalle batterie, oggi per il 70 per cento cinesi.