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Per governare l'Italia non bastano buoni titoli ai decreti se non si dispone di un progetto per il futuro. Oggi parlate di crescita, una narrazione pensata dalle agenzie di comunicazione ma che si scontra frontalmente con la realtà e le reali ricadute di questi provvedimenti. Oggi, ad esempio, mentre parlate di crescita, l'Istat certifica, nel primo trimestre dell'anno, l'unica crescita reale che purtroppo è quella dell'aumento delle tasse per le famiglie e le imprese, mentre il Paese è parcheggiato in recessione e, cosa ancora più grave, senza progetti per il lavoro e lo sviluppo economico. Infatti, senza attrarre investimenti industriali non si genera lavoro, senza un equilibrato controllo sulle politiche e sul debito non si garantisce solidità e credibilità al nostro Paese nella dimensione europea. Com'era evidente fin dalla legge di bilancio, liberare il blocco delle addizionali Irpef per gli enti territoriali insieme ad altri provvedimenti errati, avrebbe certamente determinato questo effetto. Lo abbiamo denunciato più volte nella discussione di bilancio: liberare il blocco delle addizionali Irpef nella dimensione territoriale avrebbe prodotto un inevitabile incremento della pressione fiscale. Il risultato è che, dopo un anno, siamo al 38 per cento della pressione fiscale, ai massimi, al top dal 2015. Ma tutte le nostre sollecitazioni e proposte, ovviamente, sono state rifiutate, nell'ideologia stravagante di una volontà di fare opposizione al passato senza tener conto del presente e del futuro dell'economia e della società del nostro Paese. Volendomi soffermare prevalentemente sui provvedimenti che producono ricadute sulle Regioni e sugli enti territoriali, non possiamo non rilevare anche in questo contesto l'avvio di nuove iniziative forti nella comunicazione, ma come sempre deboli, inutili e in molti casi perfino dannose nell'attuazione. Senza un progetto per riformare le istituzioni a partire dagli enti territoriali, non si va da nessuna parte. Con provvedimenti estemporanei si mettono pezze, ma non si individua il futuro. In un Paese normale, la capitale ne è il volto intero e, pur nella dimensione territoriale, determina l'immagine della Nazione: ecco perché l'articolo 38, il cosiddetto salva Roma, che affronta i debiti degli enti locali, sembra una camomilla calda per curare una malattia grave. Serviva una legge speciale per Roma Capitale: questo era il modo serio per affrontare il futuro del nostro Paese, non all'interno di un provvedimento omnibus . Altro non è che uno spostamento del costo del debito da una gestione commissariale allo Stato italiano, senza misure strutturali per bloccarne l'incremento né per generare le risorse di cassa necessarie per un miglior funzionamento dei servizi. Serve e serviva una capacità di Governo, che nel Comune di Roma appare insufficiente e inadeguata ad affrontare la complessità di una capitale tra le più importanti e preziose al mondo. D'altronde, se servono otto mesi per riaprire una stazione della metropolitana, è evidente che non occorrono parole aggiuntive per determinare lo stato di crisi e degrado nel quale versa la nostra Capitale. PRESIDENTE. La ringrazio, è già andato un minuto oltre, senatore Manca. MANCA (PD). Finisco, signor Presidente. Non disponete di un disegno per riconnettere gli enti locali alle Province e alle Regioni. Occorre cambiare strada: il costo del fallimento delle vostre politiche economiche a consuntivo, doppio un anno di Governo, è enorme e purtroppo si scarica sugli italiani. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FI-BP) . Signor Presidente, signor Vice Ministro, cari colleghi, se sarà posta la questione di fiducia, com'è prevedibile, Forza Italia evidentemente esprimerà voto contrario. Dato che in un argomento come il decreto-legge sulla crescita c'entra tutto quello che riguarda l'economia del Paese, prima ho sentito parlare di gestione delle acque. Ogni tanto bisogna dire quello che si pensa e che pensano tanti amministratori locali, anche se non tutti, nella differenziazione politica: credo che la strada intrapresa sia l'inizio della sovietizzazione del sistema, per cui cominciamo dalle acque e torniamo al pubblico e al deficit. Premesso che l'acqua è pubblica, com'è di tutta evidenza, la gestione va fatta in altro modo. Si è detto da parte di diverse forze politiche che si tratta di un decretone omnibus : a mio avviso, è un duemila o un tremila proroghe e un italiano medio che legge un provvedimento di questo tipo pensa che ci sia semplificazione. Forse lo si può fare in modo diverso: ci sono momenti e stagioni della politica in cui occorre intervenire su molti provvedimenti. È vero, la crescita - il decreto-legge è stato intitolato così - è il problema di questi mesi, rispetto al PIL e perciò rispetto al deficit 2019 e, in previsione, 2020. Il secondo grande problema è il debito: non lo accenniamo, lo diamo per scontato, ne parla qualche giornale. Il terzo è il federalismo differenziato: ne abbiamo parlato stamattina in Commissione, è attuale, ma può essere una bomba in grado di scardinare il sistema. Penso che in economia i numeri non siano una variabile indipendente o un optional , perciò, se parliamo di pagare i debiti commerciali della pubblica amministrazione con i mini-BOT (poi lo smentiamo e lo riaffermiamo il giorno dopo), parliamo chiaramente di debito che non è stato contabilizzato prima per un disguido, per una norma che non torna nel sistema della contabilità pubblica; ma se paghiamo con i mini-BOT nel giro di uno, due o tre mesi, mini-BOT poi usati per pagare eventualmente contributi e tasse, questi vanno a debito e bisogna fronteggiarli. Se fosse così facile e nessuno intervenisse a dire che non si può fare tutto a debito, ci candideremmo tutti a Presidente del Consiglio o Ministro dell'economia. Sarebbe troppo facile: promettiamo di più (e in parte è stato fatto). Ora, qualcuno, prima o dopo, interverrà per fermare questo sistema. Nel bilancio pubblico occorre una visione d'insieme: tutto il quadro del bilancio, i saldi. Io resto dell'idea che il bilancio dello Stato possa essere trasposto in un foglio A4, perché per macrosaldi, macrospese e macroricavi si può vedere dove si può andare attraverso alcune scelte, che vengono sempre rinviate per il sistema della politica in generale e, in particolare, della politica degli ultimi mesi. Ci vuole anche una prospettiva temporale: gli annunci per il 2023 possono avere un effetto psicologico, ma non hanno un effetto pratico. C'è poi l'importante questione del rapporto di ogni tipo di scelta economica con l'Europa, che ha iniziato la procedura di infrazione. Come tanti politici di maggioranza, spero tutti, penso che i commissari sconfitti fruiscano di una procedura iperburocratica per cui restano in carica per diversi mesi, a mio avviso, a fare danni. Su questi si può alzare tranquillamente la voce, ma forse conviene lavorare di diplomazia all'interno della struttura dell'Europa, eventualmente cercando alleanze con altri Stati. C'è poi un rapporto del decreto-legge crescita con il DEF che è stato approvato nelle settimane scorse, sempre per i saldi: