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La legge delega ha accolto questa richiesta, che spezzerà quell'insano legame che qualcuno avrebbe voluto mantenere tra i soggetti che suggeriscono - e, a volte, dispongono - l'inserimento dei minori nelle comunità o nelle case famiglia e coloro che gestiscono le stesse comunità e le stesse case famiglia, spesso ricavando dalla gestione importantissime somme di denaro. Chiudiamo finalmente l'era di Bibbiano (Applausi) , del business dei bambini strappati ai loro genitori, delle accuse false, della strumentalizzazione del dolore e della sofferenza dei bambini in condizioni di disagio. Chiudiamo finalmente l'era dei giudici onorari onnipotenti: soggetti che, privi di un'adeguata preparazione giuridica, fino ad oggi gestivano le sorti di decine e decine di bambini. Chiudiamo l'era degli psicologi che decidevano discrezionalmente della vita dei minori, in spregio alle regole del giusto processo. Più che apprezzabile è il punto di equilibrio del testo in materia di violenza e di violenza assistita. Le esigenze di tutela della vittima sono infatti conciliate con quella di difesa del presunto abusante o aggressore, nel rispetto del principio di non colpevolezza che qualcuno tra i nostri colleghi avrebbe voluto cancellare, non tenendo presente che in determinate situazioni le accuse di violenza possono essere formulate anche o solo a fini strumentali. Accogliendo molti degli emendamenti proposti da Forza Italia, è stato creato uno schema molto ben scandito, che manda finalmente in soffitta il cosiddetto rito camerale, responsabile molto spesso dei tempi infiniti dei giudizi familiari. Il giudice dovrà fissare la prima udienza in cui saranno assunti provvedimenti provvisori al massimo entro novanta giorni dal deposito del ricorso e, qualora non dovesse farlo, il suo inadempimento peserà sulla valutazione della professionalità ai fini dell'avanzamento di carriera. Si tratta di una previsione di fatto unica nel suo genere, che fa ben comprendere come finalmente sia stata recepita l'importanza della giustizia per le persone, per i minorenni e per le famiglie. Far attendere le famiglie significa mortificare il loro superiore interesse, che riserva ai bambini meritevoli di essere tutelati sopra ogni cosa la qualità massima. Infine, la legge regolamenta in maniera precisa il ruolo del curatore speciale del minore. Finalmente i bambini coinvolti avranno una loro voce: è una novità importantissima, che valorizza la funzione sociale dell'avvocato chiamato a rappresentare il minore nel giudizio. Siamo chiamati dare il via a una rivoluzione copernicana, che ribalta finalmente la prospettiva: non avremo più uno Stato padrone che allontana i figli dai loro genitori, separa, giudica e spesso sbaglia, che ha ingrassato clientele e favorito illegalità. (Applausi) . Avremo un sistema che responsabilizza chi è chiamato ad occuparsi dei bambini, la nostra risorsa più preziosa e delicata ed il nostro futuro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ostellari. Ne ha facoltà. OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi abbiamo parlato anche del lavoro che è stato fatto per questo importante provvedimento, e rinnovo il mio ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato; lo faccio anche nella mia veste di Presidente di Commissione. Sappiamo benissimo quante giornate abbiamo passato a discutere su un provvedimento importante per questo Paese, per gli italiani e per una serie di indicazioni e di criteri utili per una riforma che servirà per ripartire. È questo l'obiettivo e il traguardo che tutti dobbiamo raggiungere. Ricordo che lo abbiamo raggiunto anche grazie al lavoro dell'opposizione, che per molti versi si è confrontata con noi e in molti emendamenti si è adeguata alla richiesta della maggioranza, che quindi ha lavorato esclusivamente con l'obiettivo di realizzare la riforma migliore. Questo era quello che chiedevamo anche all'epoca del secondo Governo Conte di fronte all'ipotesi di portare all'esame dell'Assemblea quel primo disegno di legge delega, che mancava di molti presupposti che oggi invece sono contenuti in questo provvedimento. Il lavoro che convintamente abbiamo fatto all'interno di questa compagine, di questa nuova maggioranza, è quello che avete potuto vedere e verificare nelle proposte che sono oggi al nostro esame e che mi auguro siano definitive. Da Presidente di Commissione, ma anche da parlamentare e da italiano non accetto che qualcuno remi contro. Qui tutti dobbiamo cercare di raggiungere l'obiettivo e mi rivolgo anche a chi oggi ha ricordato ancora che non ci sarebbero i pareri della Ragioneria; signor presidente Pesco, siamo qui tutti per aiutarla, per cercare di arrivare all'obiettivo, quindi ci dica se c'è qualcosa che non va e noi siamo qui per aiutare anche lei e raggiungere insieme quel traguardo che tutto il Paese ci chiede di raggiungere. (Applausi) . C'è bisogno di raggiungere questo traguardo perché purtroppo il nostro Paese, anche negli ultimi interventi, lavori, studi europei soprattutto su input della Commissione europea, è sempre stato collocato a uno degli ultimi posti per la lentezza e la cronica mancanza di organico nel nostro sistema giudiziario. Recentemente, un articolo dell'8 luglio 2021 ha posto il nostro Paese all'ultimo posto rispetto al pronunciamento di sentenze civili definitive; troppi anni dividono l'inizio di un procedimento, di una domanda, dalla sua fine: occorrono 531 giorni per una sentenza di primo grado e in questo campo siamo al penultimo posto in Europa, (ultima è la Grecia con 637 giorni); per arrivare a una sentenza di appello occorrono in totale 791 giorni. Questi dati sono preoccupanti e, se li raffrontiamo con quelli di altri Paesi esteri, notiamo che in Germania occorrono 192 giorni, in Francia 300 giorni circa, nel regno Unito 210. Per questo gli altri Paesi sono più competitivi di noi ed è per questo che serve una riforma di questo tipo. Oggi dobbiamo accelerare e certamente non attendere o creare problemi anche tra Commissioni. Dobbiamo accelerare perché se dobbiamo raggiungere quell'obiettivo dobbiamo cambiare marcia e spingere sull'acceleratore, non solo perché ce lo chiede il PNRR, ma ce lo chiedono le imprese, gli italiani, ce lo chiedono quelli che giornalmente lavorano nel mondo della giustizia. La lentezza causa perdite nell'economia: giustizia ed economia sono legate tra di loro. (Applausi) . I ritardi ovviamente sono misurabili con i numeri e su tali ritardi dobbiamo ragionare. Una giustizia civile più rapida, rispetto a quella che è stata misurata da studi recenti, vale 18 miliardi di euro l'anno e sicuramente oggi il dato è molto più elevato. Una ripresa di questo tipo, con una velocità maggiore e un maggiore aumento del PIL, incide anche sul lavoro, con una crescita dell'occupazione che è stata misurata e che si stima del 3 per cento. Se la giustizia funziona meglio, la nostra economia funziona meglio, si alza il PIL e, di conseguenza, il tasso di occupazione del Paese. Tutto questo va letto anche al contrario, chiedendoci dunque quali danni abbia provocato la lentezza del Paese. Da questo punto di vista, è stato quantificato un blocco degli investimenti esteri, pari a 170 miliardi di euro, che non sono arrivati nel nostro Paese, perché non è considerato credibile.