[pronunce]

- Si è costituito in entrambi i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo la reiezione dei ricorsi. L'Avvocatura rileva in primo luogo che il decreto impugnato è stato adottato nel rispetto delle garanzie autonomistiche riconosciute dall'art. 50, comma 8, lettera b), del d.lgs. n. 29 del 1993, successivamente all'acquisizione dell'intesa da parte della Conferenza unificata Stato-regioni e Stato-Città. Nel merito, la difesa erariale riconosce che l'art. 50, comma 16, del citato d.lgs. n. 29 , introduce un meccanismo di contrattazione per l'assistenza dell'ARAN che presuppone una adesione da parte delle province autonome, senza che ad esse venga comunque imposto un obbligo di corresponsione coattiva dei relativi contributi. Il decreto impugnato, pertanto, dovrebbe essere interpretato nel senso che esso si limita a prevedere in generale le modalità di corresponsione del contributo per il finanziamento dell'ARAN, nei limiti, come è ovvio, in cui esso è dovuto in base all'art. 50, comma 16, del d.lgs. n. 29 del 1993. E che questa sia l'interpretazione del decreto dovrebbe desumersi, ad avviso dell'Avvocatura, dal fatto che il Ministero del tesoro non avrebbe attivato il meccanismo impositivo nei confronti delle province stesse. L'Avvocatura conclude precisando che sono già state attivate le procedure necessarie per introdurre modifiche nell'impugnato decreto che meglio chiariscano la subordinazione dell'operatività dello stesso nei confronti delle province autonome alla concreta utilizzazione, da parte di queste, delle prestazioni dell'ARAN. 4. - In prossimità dell'udienza tutte le parti hanno depositato memorie. 4.1. - La provincia autonoma di Trento rileva che l'Avvocatura dello Stato, nell'atto di costituzione, ha sostanzialmente condiviso la ricostruzione del sistema operata nel ricorso, spingendosi a prospettare la possibilità di una interpretazione adeguatrice in forza della quale il decreto impugnato imporrebbe alle province autonome l'onere contributivo ivi previsto solo nel caso in cui queste si avvalgano concretamente dell'ARAN. Tuttavia, sostiene la provincia di Trento, tale interpretazione sembrerebbe non tener conto della lettera delle disposizioni censurate, dal momento che queste individuano espressamente le province autonome come destinatarie della disciplina in esse contenuta, senza fare eccezione per il caso in cui queste ultime non si avvalgano dell'ARAN. Il fatto poi che il Ministero del tesoro, come afferma l'Avvocatura, non avrebbe ancora fatto valere nei confronti delle province autonome il meccanismo impositivo previsto dal decreto impugnato, non farebbe in alcun modo venire meno l'oggetto e le ragioni del giudizio. Non a caso, del resto, conclude la provincia, i Ministri competenti avrebbero già acquisito l'intesa della Conferenza unificata su un decreto volto a modificare quello impugnato per rendere esplicito che le regioni a statuto speciale e le province autonome sono tenute a versare i contributi all'ARAN solo nel caso in cui si avvalgano dell'assistenza di quest'ultima. 4.2. - Anche la difesa della provincia autonoma di Bolzano prende atto della interpretazione in bonam partem prospettata dall'Avvocatura, pur rilevando che, a suo giudizio, il tenore letterale del decreto sembrerebbe difficilmente conciliabile con tale interpretazione. Del resto, prosegue la ricorrente, la stessa modifica del decreto impugnato proposta dai Ministri competenti renderebbe evidente come non vi sia spazio per l'interpretazione offerta dall'Avvocatura, sicché sarebbe del tutto irrilevante il fatto che il Ministero del tesoro non abbia ancora attivato nei confronti delle province autonome il meccanismo per il trattenimento degli importi per le contribuzioni non versate. 4.3. - L'Avvocatura dello Stato, con due memorie di identico contenuto, rappresenta in entrambi i giudizi che, come preannunciato nell'atto di costituzione, è ormai in via di perfezionamento la procedura di modifica del decreto impugnato per meglio chiarire la subordinazione della sua operatività nei confronti delle province autonome al concreto avvalimento, da parte delle medesime, dell'assistenza tecnica dell'ARAN. L'Avvocatura precisa che sullo schema del decreto modificativo è già intervenuta l'intesa in sede di Conferenza unificata.1. - Le province autonome di Trento e di Bolzano, con due distinti ricorsi, sollevano conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione al decreto del Ministro della funzione pubblica 18 ottobre 1999, concernente "Modalità di trasferimento dei contributi a favore dell'ARAN per il comparto sanità, ai sensi dell'art. 50, comma 8, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29". Il decreto ministeriale stabilisce che, a decorrere dal 1° gennaio 1999, tutte le amministrazioni del comparto "Personale del Servizio sanitario nazionale" devono contribuire al finanziamento dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), includendo anche le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano tra i soggetti obbligati al finanziamento (art. 2, comma 1) e autorizzando il Ministero del tesoro, in caso di inadempienza di queste, a trattenere gli importi relativi sulle somme ad esse spettanti a qualsiasi titolo (art. 2, comma 2). In relazione a tale disciplina, entrambe le ricorrenti deducono la violazione della propria autonomia finanziaria, garantita dal Titolo VI dello statuto di autonomia, approvato con d.P.R. 31o agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), e delle rispettive competenze legislative e amministrative in materia di ordinamento degli uffici provinciali e del personale, in materia di sanità e di stato giuridico ed economico del personale addetto alle istituzioni e enti sanitari, garantite dagli articoli 8, numero 1, 9, numero 10, e 16 dello statuto e dalle relative norme di attuazione, approvate con d.P.R. 28 marzo 1975, n. 474 (Norme di attuazione dello statuto per la regione Trentino-Alto Adige in materia di igiene e sanita), come modificato dall'art. 1 del d.lgs. 16 marzo 1992, n. 267 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti modifiche a norme di attuazione già emanate). Poiché i ricorsi hanno ad oggetto il medesimo atto, i relativi giudizi devono essere riuniti per essere decisi congiuntamente. 2. - I ricorsi sono fondati. Giova premettere che il decreto ministeriale impugnato, come si rileva anche dal suo preambolo, è stato adottato ai sensi dell'art. 50, commi 8 e 9, del d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421).