[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 8 della legge 11 agosto 1991, n. 266 (Legge-quadro sul volontariato), nonché dell'art. 27-bis dell'Allegato B al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 (Disciplina dell'imposta di bollo), promosso dalla Commissione tributaria regionale del Lazio nel procedimento vertente tra il Codacons - Coordinamento delle associazioni per la tutela dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori - ed il Ministero della giustizia, con ordinanza del 4 luglio 2013, iscritta al n. 249 del registro ordinanze 2013 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 47, prima serie speciale, dell'anno 2013. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 28 aprile 2015 il Giudice relatore Giuliano Amato; uditi gli avvocati Guglielmo Saporito, Raffaele Lupi e Carlo Rienzi per il Codacons, e l'avvocato dello Stato Barbara Tidore per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, con ordinanza depositata il 4 luglio 2013, la Commissione tributaria regionale del Lazio ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 53 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 8 della legge 11 agosto 1991, n. 266 (Legge-quadro sul volontariato), e dell'art. 27-bis dell'Allegato B al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 (Disciplina dell'imposta di bollo), nella parte in cui non prevedono, nell'ambito delle esenzioni dall'imposta di bollo, gli atti di natura giudiziale e processuale delle organizzazioni di volontariato; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo riferisce di essere chiamato a decidere in ordine all'appello proposto dal Codacons - Coordinamento delle associazioni per la tutela dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori (d'ora in avanti, «Codacons»), al fine di ottenere la riforma della sentenza della Commissione tributaria provinciale, con la quale è stato respinto il ricorso, proposto dallo stesso Codacons, avverso l'invito, emesso dal TAR del Lazio, al pagamento del contributo unificato previsto dall'art. 9 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A); che, a fondamento dell'impugnativa, la parte ricorrente ha dedotto di essere esente dall'obbligo di pagamento del contributo unificato per le controversie relative all'oggetto della propria attività istituzionale, in qualità di Onlus impegnata nella difesa degli interessi dei consumatori; che il giudice a quo osserva che l'art. 10 del d.P.R. n. 115 del 2002, nel prevedere alcuni regimi di esenzione dal contributo unificato, stabilisce che «Non è soggetto al contributo unificato il processo già esente, secondo previsione legislativa e senza limiti di competenza o di valore, dall'imposta di bollo o da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura [...]»; che, ai fini dell'applicazione dell'imposta di bollo, cui fa rinvio il citato art. 10, l'art. 27-bis dell'Allegato B al d.P.R. n. 642 del 1972 prevede l'esenzione dall'imposta stessa per gli «Atti, documenti, istanze, contratti nonché copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in essere o richiesti da organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) [...]»; che gli atti processuali non sono previsti dall'art. 27-bis nelle categorie di atti esenti dall'imposta di bollo e pertanto, ad avviso del giudice a quo, deve ritenersi che per le iscrizioni a ruolo richieste dal Codacons - ancorché nell'esercizio delle proprie attività istituzionali - il contributo unificato sia dovuto; che, secondo la prospettazione del giudice rimettente, la mancata previsione degli atti giudiziari e processuali tra quelli esenti dall'imposta di bollo e quindi dal contributo unificato, violerebbe in primo luogo l'art. 2 Cost., poiché sarebbe compromesso lo svolgimento dell'attività delle associazioni di volontariato, la quale è volta al conseguimento di finalità di carattere sociale, civile e culturale e costituisce la più diretta espressione del principio di solidarietà sociale; che, a questo riguardo, viene rilevato che il Codacons, nello svolgimento della propria attività istituzionale, persegue la tutela collettiva di intere categorie di consumatori - ivi inclusi quelli non partecipanti all'iniziativa, i quali rimangono liberi di attivarsi singolarmente - al fine di ripristinare la legalità, nell'interesse dell'intera categoria; che, pertanto, la mancata previsione dell'esenzione per le associazioni di volontariato impedirebbe loro di svolgere la propria funzione di rimuovere gli ostacoli, anche di natura economica, che i singoli possono incontrare nella tutela dei loro diritti; da ciò conseguirebbe la violazione del principio di uguaglianza formale e sostanziale previsto dall'art. 3 Cost., nonché del principio di adeguatezza della capacità contributiva recato dall'art. 53 Cost.; che ad avviso del rimettente, sarebbe altresì violato l'art. 24 Cost., poiché la mancata previsione dell'esenzione dal contributo unificato per le associazioni di volontariato ostacolerebbe l'accesso dei meno abbienti alla tutela giurisdizionale dei propri diritti; che viene denunciata, infine, la violazione dell'art. 97 Cost., poiché le disposizioni censurate comporterebbero un'azione amministrativa non adeguata e conveniente per il perseguimento del fine pubblico, determinando una discriminazione tra i soggetti privati coinvolti nel procedimento; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e comunque infondata; che, in via preliminare, l'Avvocatura generale dello Stato ha eccepito che la questione sarebbe inammissibile, poiché il giudice a quo - sebbene richieda un intervento additivo sull'art. 27-bis dell'Allegato B al d.P.R. n. 642 del 1972 - intende ottenere un ampliamento delle ipotesi di esenzione dal contributo unificato, previste dall'art. 10 del d.P.R. n. 115 del 2002, il quale tuttavia non forma oggetto della questione; che la difesa erariale ha inoltre eccepito il difetto di motivazione, sia in relazione alla rilevanza, sia in relazione alla non manifesta infondatezza della questione; che viene, altresì, eccepita l'inammissibilità della questione per avere il giudice a quo omesso di verificare la possibilità di pervenire, in via interpretativa, ad una soluzione conforme alla Costituzione;