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Bene ha fatto il Ministro a ricordare l'episodio del Tocai, quando nel nostro Paese fu vietato l'utilizzo del nome. Ciò che però infastidisce me e, credo, in base a quanto abbiamo sentito, tutti i colleghi è il fatto di ritrovarci ancora una volta in quest'Aula a lamentare ciò che potrebbe essere un pericoloso precedente a danno del made in Italy . C'è chi pensa che non esistano rischi di confusione tra Prosecco e Prošek . Non penso sia così. Semmai, non esistono rischi di confusione per gli intenditori di Prosecco, ma pensate a un consumatore che si affaccia per la prima volta sulla miriade di vini in commercio: abituato probabilmente al vino che generalmente in Italia, come direbbero le nonne, si usa in cucina, ma con il quale non si brinda, avendo spesso sentito parlare di Prosecco, decide di andare al supermercato e provare il Prošek , più economico e dal nome quasi simile. Si ritroverà a bere un vino fermo e non proverà l'esperienza delle nostre pregiate bollicine, che da sempre accompagnano i momenti belli e da ricordare; di fatto, berrà un passito dolce, che nulla ha a che fare con le caratteristiche secche del nostro Prosecco italiano; per lui quello sarà semplicemente Prosecco, indipendentemente dal fatto che alla fine apprezzerà o no il prodotto. Il ragionamento, però, indigna ancora di più perché porterebbe ingenti danni per i nostri produttori che guidano le esportazioni. Non credo di sbagliare quando dico che, se la richiesta croata dovesse essere accolta, ci troveremmo di fronte, come hanno detto già i miei colleghi, a un vero e proprio fenomeno di italian sounding legalizzato dall'Europa. Tutto ciò sarebbe inaccettabile, visto e considerato che l' italian sounding genera un giro di business ai danni dei produttori italiani da 100 miliardi l'anno. Cosa accadrà dopo il Prošek ? Daremo man forte a prodotti come il Parmsan o la salsa Pomarola? Assolutamente no: ecco perché il Prošek è un precedente da evitare. Cosa c'è da fare? Sicuramente continuare a parlarne, signor Ministro: il dibattito non deve mai affievolirsi. Inoltre, in sede europea bisogna presentare un ricorso completo di tutte le nostre obiezioni motivate, al fine di far comprendere alla Commissione come dietro alla semplicità di un nome ruotino reputazioni e introiti di un settore traino del PIL italiano. È altresì fondamentale cercare di far capire che, quando si parla di prodotti italiani, non bisogna farlo con leggerezza; bisogna piuttosto agire su un fronte comune a livello europeo, al fine di tutelare un comparto, quello dell'agroalimentare italiano, che anche durante la pandemia ha permesso di portare sulle tavole di tutti i cittadini europei, e non solo, prodotti di eccellenza e con altissimi standard qualitativi. Per questo siamo sempre grati ai nostri imprenditori. Forza Italia c'è, è al fianco suo e degli imprenditori. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio per l'opportunità che ci viene data di intervenire sul tema tramite questa informativa il ministro Patuanelli e il sottosegretario Centinaio, che sono in Aula quest'oggi, nonché il mio capogruppo Massimiliano Romeo e la Conferenza dei Capigruppo, perché la settimana scorsa abbiamo sollevato questo problema e siamo riusciti a venire subito in Aula per affrontare questo importantissimo tema. Desidero ringraziare anche i colleghi senatori intervenuti prima di me, perché siamo tutti uniti in un'unica direzione: la difesa dell'eccellenza italiana nel mondo e del Prosecco dagli attacchi di questa iniziativa della Croazia che, tramite la Comunità europea, sembra voler registrare la denominazione del Pro š ek. Questo non ci va assolutamente bene, perché nei nostri territori abbiamo investito parecchio e dietro la bottiglia di Prosecco ci sono una storia, un grande lavoro e tantissime aziende: abbiamo una quantità di produttori veramente notevole anche solo nel Nord Est (parlo di Veneto e Friuli); abbiamo 11.500 aziende che lavorano tutte nel settore del Prosecco in 23.000 ettari, con una superficie media di due ettari per ogni azienda; abbiamo giovani che lavorano in questo settore ed è una cosa molto piacevole e innovativa avere giovani che si riavvicinano alla terra e che credono nel futuro del loro territorio. (Applausi) . Mi permetto, signor Presidente, di mostrarle una bottiglia di Prosecco. PRESIDENTE. Senatore Vallardi, per cortesia, tolga la bottiglia: sa di non poterla esibire in Aula; lo conosciamo tutti, è patrimonio dell'UNESCO, quindi non abbiamo bisogno di esibirlo. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Lo so, signor Presidente, e la ringrazio per questo. So che anche lei arriva da una delle nove Province autorizzate a produrre il Prosecco, quella di Padova, quindi conosco il suo attaccamento al territorio. (Applausi) . Si tratta della Provincia di Padova, nonché di quelle di Treviso, Belluno, Pordenone, Gorizia, Udine, Trieste, Venezia e Vicenza. Il Prosecco è una risorsa per il nostro territorio e ha permesso agli agricoltori anche di risollevarsi economicamente, oltre a essere un'eccellenza del made in Italy . I numeri del prosecco sono eccezionali ne abbiamo visto una continua crescita. I numeri del Prosecco ci permettono - me lo conceda - anche la tutela dell'ambiente. Ciò ha fatto sì che le colline del Prosecco di Valdobbiadene e Conegliano, come giustamente diceva lei - e la ringrazio di questo a nome di tutti i colleghi, perché veramente si conferma che siamo sul pezzo - siano state riconosciute patrimonio dell'UNESCO. C'era l'allora ministro e oggi sottosegretario Centinaio; c'era il nostro governatore Luca Zaia, che e si è impegnato moltissimo per il riconoscimento delle colline del Prosecco come patrimonio dell'UNESCO. (Applausi) . Credo che si tratti sicuramente di un fiore all'occhiello dell'italianità nel mondo. L'UNESCO riconosce le nostre colline patrimonio dell'umanità, alla fine questa è la sostanza, ma poi vediamo che la Commissione europea - lo abbiamo sentito questa mattina - fa in modo che sia possibile depositare una domanda di protezione della menzione tradizionale Prošek. Ringrazio il ministro Patuanelli per il fatto che stiamo tutti lavorando nella stessa direzione. Lo ringrazio anche - l'ho già detto e lo ripeto oggi - per la tempestività con la quale è venuto in Aula. Lo ringrazio, altresì, perché sembra che siamo effettivamente sul pezzo, almeno dal punto di vista giuridico e legislativo. Sono però un po' preoccupato, perché non so che cosa stiano facendo effettivamente i croati con il commissario europeo Janusz Wojciechowski: arrivare infatti a conoscere la notizia nel momento in cui è pubblicata vuol dire che stanno lavorando da un po' di tempo sulla questione. Vengo dalla provincia di Treviso e, come sa benissimo anche il ministro Patuanelli, che è friulano, i nostri territori sono rimati scottati in passato.