[pronunce]

prevede l'effettiva volontà del fatto concreto, per cui si tratterebbe di «due posizioni diverse della volontà» (la prima «al momento della possibilità», la seconda «nel momento della sua attuazione»); che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile e comunque infondata. Considerato che il Tribunale rimettente dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 111 Cost., degli artt. 85, 88, 89 e 90 del codice penale, assumendo che le norme impugnate poggerebbero, quanto alla nozione di infermità mentale, su una base scientifica incontrovertibilmente erronea o, comunque, talmente indeterminata da non consentire al giudice un'interpretazione ed un'applicazione razionali; che — a prescindere da ogni altro rilievo, segnatamente quanto alla circostanza, dedotta dall'Avvocatura dello Stato, che la pronuncia ablativa “a tutto campo” invocata dal giudice a quo si traduce in un intervento “di sistema”, i cui effetti si estenderebbero al di là della stessa disciplina dell'infermità di mente (la definizione dell'imputabilità, offerta dall'art. 85 cod. pen. , costituisce infatti la base della regolamentazione di ulteriori categorie di soggetti totalmente o parzialmente «irresponsabili», a cominciare dai minori) — è dirimente la considerazione che il rimettente, per sua stessa affermazione, formula il quesito di costituzionalità prima ancora di aver accertato se l'imputato fosse concretamente affetto, al momento del fatto, da un qualche disturbo mentale: e — più in particolare — prima ancora di aver stabilito se l'imputato fosse affetto da un tipo di disturbo a fronte del quale venga effettivamente in rilievo la razionalità del vigente trattamento penalistico del vizio di mente, nei termini denunciati; che la rilevanza della questione nel giudizio a quo risulta, dunque, puramente ipotetica ed eventuale: essa rimarrebbe difatti esclusa non soltanto qualora si acclarasse che al momento del fatto l'imputato non aveva ancora manifestato disturbi psichici di sorta; ma anche qualora, all'opposto, venisse accertata una patologia mentale indiscutibilmente riconducibile al novero delle infermità che, de iure condito, escludono o diminuiscono l'imputabilità; che la doglianza che fonda il quesito è, difatti, nella sostanza, una doglianza di inadeguatezza “per difetto” della vigente disciplina: il rimettente non contesta, cioè, che sia corretto sottrarre a responsabilità penale il soggetto affetto dalle più conclamate forme di patologia mentale, ma reputa piuttosto ingiustificata la radicale esclusione dal novero delle infermità rilevanti — sancita, a suo avviso, dai correnti indirizzi giurisprudenziali in materia — di altri tipi di disturbo, quali le nevrosi e i disturbi della personalità; che dalla narrazione contenuta nell'ordinanza di rimessione emerge, peraltro, come in data successiva ai fatti oggetto di giudizio l'imputato abbia manifestato disturbi (anche) a carattere psicotico: e lo stesso giudice a quo non esita del resto ad affermare che, alla stregua della documentazione acquisita, «l'imputato, nel periodo successivo al tragico incidente, era malato di mente»; che la questione deve essere dichiarata, pertanto, manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 85, 88, 89 e 90 del codice penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Ancona, sezione distaccata di Fabriano, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 29 novembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 dicembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA