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Nei suoi racconti si apprende di una vita normale, l'apertura di un ristorante, la scrittura di libri e la collaborazione con riviste, come nulla fosse, signor Presidente. Meno male che sono arrivati Bolsonaro in Brasile e Matteo Salvini in Italia, che finalmente hanno permesso di riportarlo nel nostro Paese e consegnarlo alla giustizia. Caro Presidente, mi avvio a concludere con una riflessione. L'ammissione degli omicidi da parte di Battisti non può che farci pensare a quegli intellettuali, scrittori, giornalisti, esponenti della sinistra radical chic che in tutto questo tempo si sono ostinati a difendere Cesare Battisti senza se e senza ma, come se fosse un perseguitato o la vittima di una persecuzione politica. E invece no, signor Presidente: era solo una persona che fuggiva dalle proprie responsabilità e dalla giustizia. Il problema di costoro è se il ministro Salvini indossi o no la giacca delle Forze dell'ordine e non se un assassino sia assicurato alla giustizia. Concludo con un invito a questa sinistra: continuate così; state sempre dalla parte sbagliata e sarete per noi una grandissima soddisfazione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per ricordare in quest'Aula la figura di Ernesto Buondonno, scomparso pochi giorni fa a Fermo. Egli fu protagonista, a livello locale e nazionale, di quella rivoluzione culturale, prima ancora che nella medicina e nella psichiatra, guidata dalle idee e dalle azioni di Franco Basaglia. Fu una rivoluzione certamente nel nostro Paese, ma, per il suo impatto, anche a livello internazionale. Ernesto Buondonno arrivò a Fermo, da giovane psichiatra, per lavorare nell'ospedale psichiatrico, quello che un tempo veniva chiamato manicomio. Negli anni Cinquanta, quando arrivò nel nostro Paese, la diagnosi della malattia mentale equivaleva a una vera e propria sentenza di morte e nei manicomi c'erano contenzione, isolamento e privazione della libertà. L'idea era quella di reprimere e sedare, oltre che controllare, nonché nascondere al resto della città e della società coloro che sperimentavano una malattia così angosciosa e dolorosa. Signor Presidente, il manicomio era l'emblema di una logica sociale volta anche all'annientamento del diverso. Ernesto Buondonno, con Franco Basaglia e tantissimi altri psichiatri, fu invece protagonista di un altro modello di psichiatria, quella che poi è stata chiamata psichiatria democratica, e delle lotte per trasformare i manicomi in comunità terapeutiche e, soprattutto, per superare i pregiudizi e lo stigma e abbattere i muri. Nel 1974 egli fu protagonista dell'apertura del manicomio, qualche anno prima della cosiddetta legge Basaglia, che nel 1978 sarà un passo enorme in avanti per il nostro Stato di diritto contro la segregazione e l'emarginazione sociale e a favore di cure improntate al recupero delle storie personali dei malati, al dialogo e alla comprensione. Signor Presidente, ricordando oggi le vicende di Ernesto Buondonno e Franco Basaglia, voglio anche ricordare l'importanza dello Stato di diritto in un tempo, come il nostro, in cui il Governo di MoVimento 5 Stelle e Lega attacca a più riprese i diritti, anche costituzionali, riconosciuti nel nostro Paese. Voglio rendere omaggio a quegli uomini che, ridando dignità e cittadinanza a coloro che erano considerati reietti dal mondo, al punto di dover essere nascosti agli occhi del resto della società, hanno dato alla nostra democrazia e al nostro Paese quel rispetto e quei diritti di cui oggi ci fregiamo e per cui siamo conosciuti in tutto il mondo. (Applausi dal Gruppo PD) . LANNUTTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, vorrei portare all'attenzione dell'Assemblea e anche del Governo, nella speranza possa rispondere alle interrogazioni depositate, notizie di pratiche illegali poste in atto da UBI Banca, i cui vertici sono a giudizio per gravissimi reati a seguito di circostanziate denunce inoltrate a partire dal 2012 da Adusbef e da un ex parlamentare, Presidente dei piccoli azionisti di UBI, Giorgio Jannone. Questo processo va avanti grazie alla costanza e alla tenacia di alcuni magistrati, come il pubblico ministero Fabio Pelosi, e dagli ufficiali della Guardia di finanza, tutti trasferiti perché non dovevano indagare su quel sepolcro imbiancato. Si tratta di fatti gravissimi che vengono censurati e oscurati e nel cui processo, purtroppo, la Banca d'Italia neppure si è costituita parte civile. IWBank, l'istituto online del gruppo UBI, tra il 7 maggio 2008 e il 14 maggio 2014 avrebbe effettuato transazioni senza controlli antiriciclaggio per la notevole somma di 1.000 miliardi di euro - ripeto, 1.000 miliardi - senza le adeguate verifiche sulla titolarità effettiva delle somme movimentate su 104.000 dei 140.000 conti e con esami incompleti sugli altri 36.000. Il buco negli accertamenti obbligatori ha riguardato 49 milioni di operazioni su titoli e strumenti finanziari. Per quelle vicende, il pm di Milano Elio Ramondini lunedì scorso, 25 marzo, nel processo con rito abbreviato davanti al giudice per le udienze preliminari del tribunale Cristina Mannocci, ha chiesto la condanna a due anni e sei mesi per ciascuno dei 14 indagati nel procedimento in cui sono imputati anche in base alla legge n. 231 sulla responsabilità degli enti. Per questi gravissimi comportamenti, signor Presidente, ieri Bankitalia in tarda serata, solo dopo una decina di anni dall'inizio delle violazioni, ha diramato un comunicato in cui rende nota la decisione del direttorio dello scorso 8 marzo con cui è stata comminata al gruppo UBI la sanzione di 1,2 milioni per violazione delle normative antiriciclaggio. Sollecito quindi il Governo a rispondere sulla vicenda descritta e sulla direttiva europea sull'onorabilità dei banchieri, in applicazione della direttiva europea 2013/36 del 26 giugno 2013, che fa decadere dalla carica l'amministratore semplicemente indagato in vista dell'assemblea di UBI del 12 aprile (fra qualche giorno) i cui accordi prevedono il rinnovo di Victor Massiah alla carica di amministratore delegato e di Roberto Nicastro, ex presidente del fondo che con 3,6 miliardi salvò le quattro banche, regalando a UBI tre delle quattro banche. Un fatto molto importante riguarda Assogestioni, la società dei fondi che non ha presentato per protesta alcun candidato. Concludo, signor Presidente, auspicando interventi drastici a tutela del risparmio, ritenendo gravissimi questi comportamenti, come ad esempio il rinvio dell'udienza in prossimità della prescrizione per i reati di truffa ed altri gravissimi reati a carico dei banchieri di Arezzo, che hanno azzerato i risparmiatori di Banca Etruria, dove ci fu purtroppo il suicidio di Luigino D'Angelo. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE .