[pronunce]

Dopo aver osservato che non è stata ancora emanata la legislazione statale ordinaria successiva alla legge costituzionale n. 3 del 2001, l'Avvocatura ritiene che debba farsi riferimento alla legge n. 948 del 1984, il cui art. 5 subordina la stipula di accordi di cooperazione transfrontaliera alla previa intesa col Governo, ed il cui art. 3 prevede la necessità della previa stipulazione, da parte dello Stato, di accordi bilaterali con gli Stati confinanti contenenti l'indicazione delle materie che possono formare oggetto degli accordi delle Regioni, ciò che risulta conforme al principio di leale collaborazione e di coerenza dell'azione regionale con gli indirizzi di politica estera dello Stato più volte sottolineati dalla stessa giurisprudenza costituzionale. Secondo la parte ricorrente l'accordo transfrontaliero impugnato violerebbe i limiti sostanziali e formali imposti all'esercizio del potere estero regionale, in quanto nello stesso vi è assoluta carenza di determinazione dell'oggetto, delle finalità e del campo di azione, il che crea una indefinita potenzialità di interferenza con le attribuzioni statali in materia, aggravata dalla mancata previsione di un termine di durata che rende l'atto, in modo inammissibile, a tempo indeterminato. Secondo il ricorso, difetta inoltre l'espressa previsione della materia dell'accordo, come legittimamente attribuita alla competenza regionale ai sensi dell'art. 117 Cost. e dell'art. 4 della legge n. 948 del 1984, ed è mancata la previa intesa con il Governo prevista dall'art. 5 della legge n. 948 del 1984, secondo un generale principio di subordinazione del potere estero spettante alle Regioni alla necessaria coerenza con gli indirizzi di politica estera dello Stato. Per tali motivi il Presidente del Consiglio dei ministri chiede alla Corte di dichiarare che l'accordo di cooperazione transfrontaliera de quo è lesivo delle attribuzioni statali e, di conseguenza, ne chiede l'annullamento. 2. - Si è costituita in giudizio la Provincia autonoma di Bolzano, chiedendo alla Corte di voler dichiarare inammissibile ed infondato il ricorso del Governo. Preliminarmente la Provincia autonoma eccepisce l'omessa indicazione, in ricorso, di un appropriato parametro costituzionale, dal momento che le uniche disposizioni che vengono indicate sono quelle di cui all'art. 117 Cost. ed in particolare quelle di cui al secondo comma. Rileva in proposito la resistente che la definizione delle sue attribuzioni non si trova nella Costituzione ma nelle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige di cui al testo unico approvato con il d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670, e che, secondo l'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, le norme della Costituzione novellate possono essere applicate ai fini della definizione delle attribuzioni spettanti allo Stato ed alle Province autonome solo per le parti in cui esse prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite. Quanto ai profili di merito, secondo la Provincia il ricorso è infondato dal momento che esso muove da una premessa sbagliata, poiché l'accordo in questione non rientra nell'ambito della cooperazione transfrontaliera disciplinata dalla convenzione di Madrid del 1980 e dalla legge di ratifica ed esecuzione n. 948 del 1984, ma costituisce espressa e puntuale attuazione di specifiche norme comunitarie e di un programma di iniziative che viene dettagliatamente disciplinato dalle stesse, che è stato predisposto dai rappresentanti dei Governi italiano ed austriaco e dalle sei regioni transfrontaliere interessate, e che è stato presentato dallo stesso Governo italiano alla Commissione, la quale lo ha infine approvato con la decisione del 23 novembre 2001. Da tale erroneo presupposto discende l'erroneità e l'infondatezza delle successive argomentazioni del ricorso, in particolare in ordine all'asserita mancata disciplina del funzionamento dell'autorità di gestione e dell'autorità di pagamento, che al contrario sono previste e regolate analiticamente dal diritto comunitario, in particolare dal regolamento CE n. 1260 del 1999. Del pari inconsistente è quindi l'argomento relativo alla mancata ratifica, da parte dell'Italia, del secondo protocollo addizionale della cooperazione transfrontaliera o all'applicabilità al caso di specie della disciplina costituzionale concernente il potere estero delle Regioni e delle Province autonome, profilo che nel caso in esame non viene in rilievo trattandosi di dare attuazione ad una disciplina comunitaria. Secondo la Provincia resistente, la censura del Presidente del Consiglio con la quale si lamenta una assoluta carenza di determinazione dell'oggetto, delle finalità e del possibile campo di applicazione dell'accordo oggetto del conflitto sarebbe difficilmente comprensibile, atteso che tutti gli elementi risultano con chiarezza dal testo e sono quelli indicati nella citata disciplina comunitaria ed in particolare nel programma Interreg III A; l'accordo, in altri termini, non fa che istituire le autorità di gestione e di pagamento, il comitato di pilotaggio, la segreteria tecnica, oltre a definire i rapporti tra i sei partners regionali e dette autorità, e ciò al fine di consentire l'applicazione del programma, e lo stesso è privo di un termine di efficacia poiché è un semplice strumento di esecuzione. Quanto alla asserita mancanza di un'espressa previsione di legge in materia di accordi ed intese della Provincia ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 117 Cost., secondo la resistente si tratta di una censura priva di fondamento, non venendo in rilievo nel caso in esame alcun potere estero dello Stato, ma solo l'esecuzione di una disciplina comunitaria direttamente applicabile senza bisogno di un ulteriore intervento legislativo che, oltretutto, avrebbe violato il principio che vieta al legislatore nazionale la riproduzione delle norme comunitarie regolamentari. Sempre secondo la Provincia di Bolzano, è del tutto priva di fondamento anche la censura relativa alla mancanza di una “previa intesa” col Governo, così come l'osservazione relativa alla pretesa mancata apposizione della data di sottoscrizione, visto che la firma è avvenuta a Bolzano il 15 gennaio 2002, come da formale ed anticipata comunicazione inviata dal Presidente della Provincia. In ogni caso, conclude la memoria, un'intesa con il Governo, almeno tacita, nella specie vi era stata, visto che i rappresentanti dello Stato e delle Regioni e della Provincia autonoma avevano concordemente redatto il programma poi sottoposto, dallo stesso Governo, all'approvazione della Commissione, senza bisogno di ulteriori intese preventive. 3. - Si è costituita in giudizio la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, chiedendo alla Corte di dichiarare il ricorso per conflitto di attribuzioni inammissibile e infondato e riservando le proprie difese ad una successiva memoria. 4. - Si è costituita in giudizio anche la Regione Veneto, che ha chiesto la reiezione del ricorso, osservando che la sottoscrizione dell'accordo impugnato non collide con alcuna disposizione normativa di rango costituzionale ovvero ordinario.