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Signor Ministro, come ha ricordato il senatore Taricco, in questa vicenda c'è latente un grave errore di induzione del consumatore, perché l'idea che si possa prendere un vino che assomiglia al nostro è contro il livello istitutivo delle nostre denominazioni europee. Nel nostro disciplinare c'è anche - lo ricordo, anche se sicuramente loro lo sapranno - la caratteristica del vino fermo, quindi nella denominazione di origine controllata (DOC) del Prosecco non c'è solo il frizzante, ma c'è anche un disciplinare che prevede il vino fermo, allora come la mettiamo? In secondo luogo, io vengo dall'Est veronese dove c'è una denominazione che si chiama Soave e identifica un paese, quello di Soave. Pertanto non può esserci nel mondo qualcun altro che brevetta o deposita un marchio con quel nome, perché veramente faremmo dei disastri assolutamente incalcolabili. Questa richiesta della Croazia dell'iscrizione nelle DOC del Prosecco sta già creando, secondo i dati ufficiali del consorzio del Prosecco, gravi danni in termini di esportazione: già oggi questa situazione sta creando un danno nella nostra prima eccellenza di esportazione nell'ambito dell'agroalimentare. L'autorizzazione al Prošek creerebbe un precedente pericoloso: considerate che i nostri principali alleati in questa battaglia saranno i francesi dello Champagne e gli spagnoli, perché si introduce un vulnus veramente pericoloso. È in pericolo la credibilità europea anche nei confronti dei Paesi terzi, specialmente nel mercato americano dove, anche se il Prosecco è il primo in termini di fatturato, la penetrazione commerciale non è ancora forte. Si tratta, quindi, di una battaglia importante che son certo troverà l'appoggio incondizionato e convinto di tutte le forze politiche del nostro Paese. Non molliamo. Non ipotizziamo una subordinata, nel senso di accettare il Prošek solamente come vino dolce da dessert, perché introduce un vulnus veramente pericoloso per i furbastri che nel mondo ci sono dappertutto. Diciamo no. Signor Ministro, lei ha detto che il Governo c'è tutto, dica al presidente Draghi che su questa questione non si può arretrare di un centimetro; dobbiamo tenere una posizione ferma perché, anche dal punto di vista bilancistico, abbiamo già dato col Tokaji , quindi non c'è bisogno di venir attaccati un'altra volta su questo. Già oggi ci sono risultati negativi nelle vendite, specialmente nel mercato nordamericano. Io non so come saranno le procedure, ma a qualsiasi livello di negoziazione su questa questione, signor Ministro, signor Sottosegretario, signori del Governo, va posta una difesa della nostra bandiera. Andiamo avanti, non molliamo e sicuramente avrete l'appoggio incondizionato di tutto il Parlamento e anche di Forza Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, desidero ringraziare il signor Ministro e signor Sottosegretario per essere oggi in Aula perché, come diceva il Ministro e come è stato detto poc'anzi dai colleghi che mi hanno preceduto, questa è una battaglia di tutti e la dobbiamo vincere in maniera trasversale. Come giustamente il Ministro diceva nella sua informativa, in questo momento la Commissione europea ha deciso di procedere solo con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale per il riconoscimento del Prošek . Sebbene la parola Prošek sia molto simile allo spumante italiano prosecco poi non ci sono somiglianze tra i prodotti, né per il metodo di produzione, né per lo stile, né per le uve utilizzate. Non c'è alcuna relazione neanche tra le origini dei due nomi. Il Prošek, lo sappiamo, è un vino tradizionalmente dolce, da dessert , proveniente dalla zona meridionale della Dalmazia. Si tratta, quindi, di un prodotto completamente differente dal Prosecco italiano che, invece, è fiore all'occhiello della produzione vitivinicola italiana, che abbraccia due Regioni, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia, nove Province e tre denominazioni d'origine: Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene e Asolo Prosecco Doc, per una produzione complessiva che ha superato 600 milioni di bottiglie, dopo aver incassato, nel 2019, l'importante riconoscimento dell'Unesco per le colline del Prosecco. La Cia di Treviso ha sottolineato in queste settimane come i grandi risultati conseguiti dalle denominazioni di Prosecco, ottenuti proprio grazie al duro lavoro e alla determinazione di generazioni di viticoltori, siano oggi in grave pericolo. Si sta assistendo a una gravissima violazione dell'identità di una comunità e di un territorio che si riconosce in una produzione enologica di grande eccellenza. Per questo, come senatrice di Italia Viva, soprattutto per il legame che ho con il mio territorio, con il Veneto, sento particolarmente vicino l'appello delle associazioni di categoria affinché ci si adoperi, in ogni sede e tavolo, per tutelare le nostre produzioni agroalimentari. Desidero qui, in Senato, esprimere un ringraziamento per il lavoro svolto da tutte le associazioni di categoria, a livello provinciale, regionale e nazionale, perché è a fianco dei consorzi e dei produttori che dobbiamo stare tutti uniti, a difendere le nostre produzioni agroalimentari e tutelare un intero comparto che tanto valore sta portando all'Italia e ai nostri territori. Ci troviamo ancora in una fase prodromica della vicenda, ma per questo occorre, in tempi rapidi, fare fronte compatto, tutti quanti, per un'opposizione adeguata ed efficace. In questo senso, mi fa ben sperare ciò che lei, signor Ministro, ha già detto, nelle scorse settimane, ma soprattutto nel suo intervento di oggi: il lavoro fatto dalle associazioni di categoria deve trovare una sponda robusta nelle istituzioni e nel Governo per poter ottenere dei risultati apprezzabili. Dobbiamo fare quadrato per salvaguardare un'eccellenza del nostro Paese. Io non voglio citare, perché l'ha fatto già lei, le recenti decisioni della Corte di giustizia europea, ma la decisione della Commissione europea, questa sì, ci lascia alquanto perplessi. Noi dobbiamo difendere i nostri prodotti. Non sarà un percorso facile né semplice, perché il Prošek non è una banale imitazione delle più ben note bollicine venete e friulane. Ha una storia alle sue spalle, certamente, ma la convivenza tra i due prodotti è sostanzialmente impensabile. Ha ricordato bene anche lei cosa tale convivenza genera sui mercati internazionali. Parliamo di una bollicina italiana che oggi supera le 620 milioni di bottiglie, con un fatturato complessivo di 2,4 miliardi, di cui il 78 per cento all'estero. Anche per questo la decisione della Commissione europea è un precedente pericoloso, che rischia di indebolire la stessa Unione europea nei rapporti internazionali e sui negoziati per gli accordi di scambio, dove, lo voglio sottolineare in quest'Aula, occorre tutelare la denominazione dai falsi. In particolare, credo occorra insistere sull'aspetto della confusione che si potrebbe generare, dato che è proprio il consumatore che fa la differenza nel successo di un prodotto. Qui non possiamo permetterci errori. Non è sufficiente leggere le etichette o notare le differenze di luogo o di produzione, perché è molto semplice che una parola assonante diventi molto rapidamente identitaria nell'immaginario collettivo.