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Cara senatrice Malpezzi, siamo capaci anche noi di leggere, ci creda sulla parola, ma siamo capaci di farlo anche in inglese e, lo ribadisco, le consiglio caldamente di leggere «What are they teaching our children?». Sono sicuro che conosca molto bene l'inglese, ma siccome è un po' ostico, la invito a leggere un testo molto più italiano, le linee guida della Regione Lazio, che sono state precipitosamente ritirate, nelle quali c'era scritto che è buona prassi assecondare i ragazzi nella transizione, ovviamente fin dalla più tenera età, e addirittura garantire la carriera alias . Non so se sapete in quest'Aula cosa sia, ma ve lo spiego io: vuol dire che un bambino di una qualunque età, dai due anni in su, arriva a scuola e dice di essere Simone, ma di sentirsi Simona, quel giorno. Da quel momento in poi, la maestra, i compagni e la preside, tutti, la devono chiamare Simona e relazionarsi con lei come se fosse tale e deve andare nel bagno delle donne. Questa vi sembra una cosa normale? Vi sembra una cosa giusta? (Applausi. Commenti) . Benissimo. Siccome giustamente voi ammettete che questa è una cosa giusta e la rivendicate come tale e ci saranno ovviamente le pubblicazioni che verranno utilizzate nelle scuole per insegnare il gender ; avremo la storia del principe sul pisello, la storia della gatta con gli stivali. È tutto qui: «Fiabe d'altro genere». Vi invito a leggere questo libricino, che sarà sicuramente utilizzato, insieme a molti altri che non ho portato in Aula. E visto che pensate che sia assolutamente giusto tutto ciò, vi invito a leggere le parole dei genitori tedeschi che sono stati arrestati per aver rifiutato di portare i loro figli a scuola perché quel giorno c'era la lezione di gender . Hanno tenuto i figli a casa e sono stati arrestati per questo. A voi che siete i laicisti e i paladini della laicità dello Stato chiedo una cosa: poiché l'ora di religione è a scelta, mentre l'ora di gender sarà obbligatoria con questo disegno di legge, dov'è la libertà di scelta dei genitori? Dov'è la libertà di educazione prevista dall'articolo 30 della Costituzione? (Applausi) . Come sempre, ci sono due bei pesi e due belle misure. Quando una cosa fa comodo alla sinistra, allora bisogna imporre al popolo bue e ignorante; quando, invece, una cosa fa comodo a un altro orientamento che non è quello di sinistra, allora diventa assolutamente facoltativa perché dobbiamo rispettare... e così via. Visto che parliamo di cultura, vi invito anche a leggere il libro «Same-sex parenting research» di Walter Schumm. È una ricerca molto interessante, pubblicata ovviamente in lingua inglese perché in Italia queste cose non sono messe in circolazione (e certamente non da Feltrinelli), nella quale si spiega quali sono i risultati quando si fanno crescere i bambini con due mamme o con due papà. La cosa carina che mi vengono a dire è che comunque è meglio piuttosto che stare in orfanatrofio. I bambini, poveretti, crescono anche in quel modo, ma noi dobbiamo cercare il meglio, soprattutto per quei bambini che sono stati così sfortunati da avere perso la loro mamma e il loro papà. Il meglio significa costruire le condizioni perché trovino una coppia, mamma e papà, che il più possibile assomigli alla coppia che è stata tolta loro dalla natura, dal caso o da una disgrazia. Noi, invece, andiamo a sostituire e, quindi, aumentiamo il danno e usiamo persone già di per sé sfortunate per fare esperimenti sociali; e poi scopriamo che questi esperimenti sociali falliscono, ma non si può dire perché chiunque dica che i bambini crescono meglio con la mamma e con il papà piuttosto che con due papà o con due mamme - che, tradotto, vuol dire orfani di mamma o di papà, a seconda del caso - è omofobo e intollerante e gli diamo anche un anno e mezzo di galera per stare sicuri. Non è con la galera che si risolvono queste cose, ma con l'attenzione, la cura, la delicatezza, ma anche con l'onestà intellettuale di dire che il papà è maschio, la mamma è femmina, che genitore uno e genitore due non è giustizia sociale, non è equità, non è rispetto. (Applausi) . Prima dobbiamo rispettare i bambini; poi rispettiamo gli adulti. Vengono prima i diritti dei bambini e poi i desideri o i capricci - ci sono anche quelli - degli adulti. Questa norma di fatto ci pone in una condizione molto pericolosa perché va a costruire una nuova umanità in cui tutto sarà famiglia perché, a quel punto, due uomini saranno famiglia e due donne saranno famiglia. A quel punto, perché non tre o quattro? Sarebbe discriminatorio e, quindi, tutto sarà famiglia e niente più sarà famiglia. Non esiste una società che sia sopravvissuta alla distruzione della famiglia. Non esiste. Non so cosa accadrà in questa Aula. I numeri di oggi fanno molto ben sperare che tanti colleghi abbiano compreso che c'è una preoccupazione che va giustamente assecondata, ma che, d'altro canto, però, non si può ignorare una pericolosa deriva ideologica. Se tutto diventa famiglia e, quindi, niente più è famiglia, la società diventa un coacervo di individui e non più di persone. Arrivo alla conclusione del mio ragionamento non senza avervi segnalato un ultimo libro. Si tratta di un report che è stato presentato al Senato due settimane fa sulle violazioni delle libertà fondamentali causate dalle leggi sulla omotransfobia. Sono tutti casi estremamente concreti, documentati, in cui si evince come il pericolo che leggi simili al disegno di legge Zan si trasformino in un una sorta di boomerang per la libertà civile, per la libertà di educazione, per la libertà di pensiero, per la libertà di parola, per la libertà di culto sia assolutamente concreto. C'è una simpatica storia, che ho pubblicato anche sul mio canale, che racconta di un signore transessuale, un maschio, che ha chiesto di entrare in un convento di clarisse in Belgio. Sembra una barzelletta, invece è una storia vera. Questo signore si è sentito discriminato e d'altronde l'unico motivo per cui sono state rifiutate la sua iscrizione e la sua adesione a questo convento di clarisse è che era un maschio; quindi oggettivamente è stato discriminato in base al suo sesso. C'è anche un altro caso di una signora alla quale è stato negato l'ingresso in un seminario cattolico e l'unica ragione per cui è stata esclusa è che era femmina e non c'è un'altra ragione; quindi, è vero, è stata discriminata in base alla sua identità sessuale. Ma siamo convinti che sia tutto uguale, sia tutto identico, sia tutto allo stesso livello, sia tutto possibile? Siamo convinti che qualunque tipo di scelta, sulla base di una visione antropologica fondata sulla naturalità della differenza maschile e femminile o - volendo fare il Pillon a tutti i costi - una visione fondata sulla propria fede religiosa non abbia più libertà di essere definita, raccontata, vissuta e non abbia più la libertà di diventare anche una tradizione, un modo di vivere la società? Io sono convinto che questo sia il più grande errore che noi possiamo fare.