[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4, commi 18 e 19, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), promosso con ricorso della Regione Emilia-Romagna, notificato il 24 febbraio 2004, depositato in cancelleria il 4 marzo 2004 ed iscritto al n. 33 del registro ricorsi 2004. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 22 febbraio 2005 il Giudice relatore Paolo Maddalena; uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna e l'avvocato dello Stato Sergio Laporta per il Presidente del consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La Regione Emilia-Romagna, con ricorso notificato il 24 febbraio 2004, depositato il 4 marzo 2004 ed iscritto al n. 33 del registro ricorsi del 2004, ha proposto questione di legittimità costituzionale di numerose disposizioni della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), e, tra queste, delle disposizioni di cui all'art. 4, commi 18 e 19. 1.1. - L'art. 4, comma 18, della legge n. 350 del 2003 prevede che le risorse alle quali si riferisce l'articolo 67, comma 1, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2002), nonché quelle relative agli interventi di cui all'articolo 11 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138 (Interventi urgenti in materia tributaria, di privatizzazioni, di contenimento della spesa farmaceutica e per il sostegno dell'economia anche nelle aree svantaggiate), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, accertate al 31 dicembre di ogni anno, sono trasferite sullo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali, anche ai fini dell'attuazione dell'articolo 66 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), relativo al sostegno della filiera agroalimentare. Il successivo comma 19 dispone che “nei limiti delle risorse rese disponibili di cui al comma 18, e in base alle specifiche assegnazioni determinate annualmente ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera f), della legge 5 agosto 1978, n. 468 (Riforma di alcune norme di contabilità generale dello Stato in materia di bilancio), e successive modificazioni, il Ministro delle politiche agricole e forestali sottopone all'approvazione del CIPE nuovi contratti di programma nei settori agricolo e della pesca”. 1.2. - È da precisare che l'art. 67, comma 1, della legge n. 448 del 2001, richiamato dal comma 18, prevede un riutilizzo di risorse finanziarie ancora disponibili, stabilendo che “i finanziamenti revocati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) ad iniziative di programmazione negoziata nel settore agroalimentare e della pesca sono assegnati al finanziamento di nuovi patti territoriali e contratti di programma riguardanti il settore medesimo”, mentre l'art. 11 del decreto-legge n. 138 del 2002, anch'esso richiamato dal comma 18, disciplina contributi per gli investimenti in agricoltura. 1.3. - La Regione Emilia-Romagna sostiene che le disposizioni impugnate, nel prevedere una gestione centrale di risorse destinate al finanziamento di iniziative nelle materie dell'agricoltura e della pesca, violerebbero gli articoli 117, 118 e 119 della Costituzione, in quanto interverrebbero nelle materie di competenza regionale dell'agricoltura e della pesca e non realizzerebbero il finanziamento integrale delle funzioni ordinarie delle Regioni. La ricorrente sostiene, altresì, che le norme impugnate violerebbero i parametri indicati, ove pure fosse ravvisabile l'esercizio di una competenza sussidiaria da parte dello Stato, dato che non viene prevista la necessaria intesa delle Regioni interessate ai fini dell'approvazione dei contratti di programma. 1.4. - La Regione Emilia-Romagna richiama la sentenza n. 14 del 2004 di questa Corte, la quale ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale proposta, in riferimento ai medesimi parametri, in relazione all'art. 67 della legge n. 448 del 2001. La stessa sottolinea, in particolare, che la citata sentenza ha ricondotto la disciplina dell'art. 67, comma 1, della legge n. 448 del 2001 alle funzioni legislative statali di cui alla lettera e) dell'art. 117, secondo comma, della Costituzione, e segnatamente alla tutela della concorrenza, nel presupposto che i contratti di programma e i patti territoriali in questione si riferiscono all'intero territorio nazionale, diversamente da quanto dispongono i commi 18 e 19 dell'art. 4 sopra citato, i quali non fanno alcun riferimento ad un essenziale “rilievo nazionale” delle iniziative di cui si discute. 2. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito contestando genericamente il ricorso, di cui ha chiesto il rigetto, ed ha rinviato ad una successiva memoria lo sviluppo delle proprie argomentazioni difensive. 3. - In prossimità dell'udienza pubblica del 22 febbraio 2005 la Regione Emilia-Romagna ha depositato una memoria, nella quale ribadisce le argomentazioni già svolte nel ricorso. La Regione richiama, inoltre, le sentenze n. 320 del 2004 e n. 51 del 2005 di questa Corte, sottolineando come le stesse abbiano escluso la legittimità di un intervento finanziario statale in materie di competenza legislativa regionale, poiché “ciò equivarrebbe a riconoscere allo Stato potestà legislative e amministrative sganciate dal sistema costituzionale di riparto delle rispettive competenze”. 4. - In prossimità dell'udienza pubblica anche il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria, nella quale chiede che sia dichiarata l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso. 4.1. - L'Avvocatura sostiene, anzitutto, che il comma 18 dell'art. 4 della legge n. 350 del 2003 avrebbe natura “soltanto” contabile, limitandosi a prevedere un trasferimento allo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole delle risorse finanziarie che, al 31 dicembre di ogni anno, risultino non utilizzate e rese disponibili in seguito a revoca di iniziative di programmazione negoziata nei settori agroalimentare e della pesca. Detta disposizione contabile, a dire del resistente, sarebbe “innocua” per la Regione, dato che il trasferimento delle risorse da uno ad altro stato di previsione del bilancio dello Stato non produrrebbe effetti sulla disciplina sostanziale degli interventi.