[pronunce]

2) nel merito, che, poiché l'ICI «è un'imposta "reale" che colpisce quindi il bene, occorre pertanto avere presente sempre il requisito "oggettivo" cosicché se si ritiene che per il bene "abitazione principale" vi sia la necessità di applicare non solo la detrazione ma anche l'aliquota agevolata e che nel concetto di abitazione principale vanno ricompresi anche gli immobili regolarmente assegnati di proprietà dell'ATER», detta aliquota agevolata si dovrà applicare anche a questi ultimi immobili, «rispondendo [anch'essi] alla medesima finalità pubblica», come è confermato anche dalla circostanza - che costituisce «un'utile chiave interpretativa del problema» - che l'art. 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 (Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, ha escluso dall'ICI sia l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale sia gli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP, assimilando le due categorie di beni proprio in ragione della comune destinazione ad abitazione principale; che la medesima Commissione tributaria premette, in punto di diritto, che: a) l'art. 6 del d.lgs. n. 504 del 1992, nell'attribuire ai Comuni il potere di stabilire l'aliquota dell'ICI in misura non inferiore al 4 per mille e non superiore al 7 per mille e di diversificarla e agevolarla nei casi previsti, lasciava ferme, al comma 4 - prima dell'abrogazione di quest'ultimo ad opera dell'art. 1, comma 3, del decreto-legge n. 93 del 2008 - le disposizioni dell'art. 4, comma 1, del decreto-legge n. 437 del 1996, in forza delle quali i Comuni «possono deliberare una aliquota ridotta, comunque non inferiore al 4 per mille, in favore delle persone fisiche soggetti passivi [...], residenti nel comune, per le unità immobiliari direttamente adibite ad abitazione principale»; b) l'art. 8 del medesimo d.lgs. n. 504 del 1992 prevede una detrazione dall'ICI «dovuta per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo», previsione applicabile, ai sensi del comma 4 dello stesso articolo, anche «agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari»; c) per effetto del «combinato disposto» dei suddetti artt. 6 e 8 del d.lgs. n. 504 del 1992, «gli istituti autonomi per le case popolari [...] possono applicare solamente la detrazione prevista dall'articolo 8» del d.lgs. n. 504 del 1992, secondo quanto espressamente previsto dal comma 4 di detto articolo, mentre, in mancanza di una analoga previsione espressa, «non possono applicare l'aliquota ridotta, prevista dall'art. 6, lasciata invece alla discrezionalità del Comune»; che, sulla base di tali premesse, in punto di non manifesta infondatezza della questione, il giudice rimettente afferma che la disposizione denunciata, nel conferire «facoltà al Comune di deliberare le aliquote da applicare alle unità immobiliari senza disporre che debba riservarsi lo stesso trattamento fiscale per le unità immobiliari concesse dagli istituti autonomi popolari adibite ad abitazione principale dagli assegnatari alla pari degli altri cittadini che si trovano nelle medesime condizioni», víola gli artt. 3 e 53 della Costituzione ed i princípi di ragionevolezza, razionalità e non contraddizione; che, in particolare, secondo il giudice rimettente, «là dove i Comuni non disciplinino autonomamente, come previsto dal citato articolo 6 [del d.lgs. n. 504 del 1992], un'aliquota agevolata anche per gli alloggi assegnati dagli istituti autonomi per le case popolari ed utilizzati dagli assegnatari come abitazione principale», si determina una ingiustificata disparità di trattamento fiscale tra i «cittadini che utilizzano la propria unità immobiliare come abitazione principale», i quali beneficiano dell'aliquota ridotta dell'imposta, ed i «cittadini assegnatari di alloggi popolari che utilizzano l'immobile come abitazione principale», i quali, invece, non ne possono beneficiare; che, sempre ad avviso del giudice a quo, detta disparità di trattamento fiscale «è tanto più macroscopica ove si consideri che gli assegnatari di alloggi economico-popolari sono soggetti con minore capacità contributiva e che, quindi, dovrebbero essere avvantaggiati rispetto alla collettività mentre, al contrario vengono penalizzati perché pur trovandosi nelle medesime condizioni di soggetti che utilizzano l'unità immobiliare come abitazione principale non possono usufruire dell'aliquota agevolata ICI»; che il rimettente afferma, infine, che la questione sollevata è rilevante ai fini della definizione del giudizio del quale è investito; che è intervenuto nel giudizio di costituzionalità il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata; che, secondo la difesa del Presidente del Consiglio dei ministri, la questione sollevata è «palesemente infondata» perché il rimettente «incorre in un equivoco di fondo circa l'individuazione del soggetto passivo d'imposta», che, in relazione agli immobili assegnati in locazione dagli IACP, non è l'assegnatario, ma lo IACP, titolare del diritto di proprietà sugli stessi; che questa considerazione è sufficiente a dimostrare la palese infondatezza della questione sollevata, atteso che la violazione dei parametri invocati è prospettata dal rimettente ponendo a raffronto il trattamento fiscale riservato ai «cittadini» che possiedono unità immobiliari direttamente adibite ad abitazione principale, i quali sono soggetti passivi dell'ICI, e il trattamento riservato agli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica, che non sono soggetti passivi dell'ICI e rispetto ai quali, pertanto, «è irrilevante che [...] siano soggetti con minore capacità contributiva rispetto al resto della collettività»; che, «inquadrata correttamente la questione», la disposizione censurata è comunque - sempre secondo l'Avvocatura generale dello Stato - palesemente esente dai vizi di costituzionalità denunciati; che, quanto al parametro di cui all'art. 3 Cost., la parte pubblica evidenzia che, ai sensi della legge della Regione Veneto 9 marzo 1995, n. 10 (Norme per il riordinamento degli enti di edilizia residenziale pubblica) - che ha trasformato gli Istituti autonomi per le case popolari in Aziende territoriali per l'edilizia residenziale - le ATER sono «enti pubblici economici dotati di personalità giuridica e di autonomia organizzativa, patrimoniale e contabile» (art. 2), in grado, in quanto tali, di «operare sul libero mercato con criteri di economicità»; che, considerata tale natura delle ATER, il legislatore, non comprendendole tra i soggetti che possono usufruire dell'aliquota agevolata di cui all'art. 6 del d.lgs.