[pronunce]

7.- In ordine al presupposto della non manifesta infondatezza, il giudice a quo ha denunciato la portata innovativa e non interpretativa della norma impugnata poiché essa è intervenuta su disposizioni aventi ad oggetto la disciplina della indennità da lavoro festivo e avrebbe introdotto una disposizione nuova, relativa alla modalità per il calcolo del lavoro straordinario, non ricavabile in alcun modo dalla lettura del testo originario. 8.- Il carattere dichiaratamente retroattivo della previsione, derivante dal suo autoqualificarsi norma interpretativa, comporterebbe, ad avviso del giudice a quo, la violazione dell'art. 3 Cost. poiché la portata retroattiva di una norma, quando non sia riconducibile alla natura interpretativa di essa, deve essere sorretta da un'adeguata indicazione di motivi imperativi di interesse generale che ne giustifichino l'adozione. 9.- Nella specie il motivo imperativo di interesse generale non può essere ricondotto, secondo l'ordinanza di rimessione, alla mera volontà di evitare un ingente esborso per le casse pubbliche, derivante dall'esito sfavorevole per la pubblica amministrazione del contenzioso in base all'orientamento espresso dal Consiglio di Stato, così che l'effetto retroattivo della disposizione, che opera una consistente limitazione del diritto alla retribuzione equa e proporzionata, tutelato a livello costituzionale dall'art. 36 Cost., risulta privo di ragionevole ed adeguata giustificazione. 10.- Un ulteriore profilo di illegittimità è stato individuato dal giudice a quo nella violazione dell'art. 6 della CEDU le cui disposizioni, nell'interpretazione loro attribuita dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, integrano, per costante giurisprudenza costituzionale, il parametro costituzionale espresso dall'art. 117, primo comma, nella parte in cui impone al legislatore di conformarsi ai vincoli derivanti dagli obblighi internazionali. 11.- In particolare, tale obbligo non sarebbe stato rispettato poiché i principi di preminenza del diritto e del processo equo, consacrati nell'art. 6 della CEDU e alla cui logica risponde la preclusione ad adottare norme retroattive idonee a condizionare le situazioni processuali in corso, possono essere incisi solo in presenza di ragioni imperative di interesse generale che risultano assenti nella fattispecie all'esame. 12.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato deducendo l'infondatezza della questione e la legittimità della norma impugnata, la cui adozione sarebbe ragionevole poiché volta a dirimere il dibattito sviluppatosi in seno alla giurisprudenza amministrativa tra quella di primo grado e quella di secondo grado nel senso innanzi indicato. 13.- La natura interpretativa della norma in questione, d'altronde, sarebbe confermata, a parere della difesa statale, dal tenore letterale dell'art. 10 del d.P.R. n. 170 del 2007 (norma generale per il personale di tutte le Forze di polizia), che, nel caso di attività lavorativa prestata in giorno destinato al riposo settimanale ovvero nel festivo infrasettimanale, mantiene fermo il diritto al recupero e precisa che l'indennità da corrispondere al lavoratore compensa la sola ordinaria prestazione di lavoro giornaliero. Quest'ultimo riferimento renderebbe controversa la questione della modalità di calcolo dell'orario di lavoro per il riconoscimento del diritto al pagamento della retribuzione per il lavoro straordinario. La disposizione censurata sarebbe, dunque, opportunamente intervenuta per chiarire il dettato normativo, operando, peraltro, in maniera coerente con la restante regolamentazione della materia e, in particolare, con la previsione dell'art. 11 della legge n. 395 del 1990. Quest'ultimo, infatti, con riferimento al personale del Corpo di polizia penitenziaria distingue il monte orario settimanale, specificamente menzionato al comma 1 e ripartito in turnazioni giornaliere, dall'attività che dà diritto al compenso per lavoro straordinario che, al comma 2, viene individuata in quella prestata "in eccedenza all'orario" da intendersi riferito ad un orario diverso da quello menzionato al comma 1 e coincidente con quello di servizio giornaliero. 14.- Altresì infondati, a parere dell'Avvocatura generale dello Stato, sarebbero i profili relativi all'art. 36 Cost., dovendo l'equità e la proporzione della retribuzione essere valutate globalmente, e all'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 6 della CEDU, essendosi registrato un notevole contrasto nell'ambito della giurisprudenza amministrativa, il cui orientamento non è affatto consolidato, che legittima l'intervento normativo effettuato per dirimere l'incertezza interpretativa senza interferire nell'amministrazione della giustizia salvaguardata dall'irretrattabilità dei giudicati già formatisi.1.- Il Consiglio di Stato, con l'ordinanza indicata in epigrafe, dubita, in riferimento agli artt. 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (d'ora in avanti «CEDU»), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848, della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 476, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2014). Detta norma dispone che l'art. 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2007, n. 170, recante «Recepimento dell'accordo sindacale e del provvedimento di concertazione per il personale non dirigente delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare - quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007», e l'art. 11, comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 2002, n. 163, recante «Recepimento dello schema di concertazione per le Forze armate relativo al quadriennio normativo 2002-2005 ed al biennio economico 2002-2003», che recepiscono gli accordi sindacali di due successivi quadrienni relativi al personale delle forze di polizia «si interpretano nel senso che la prestazione lavorativa resa nel giorno destinato al riposo settimanale o nel festivo infrasettimanale non dà diritto a retribuzione a titolo di lavoro straordinario se non per le ore eccedenti l'ordinario turno di servizio giornaliero. Sono fatti salvi gli effetti delle sentenze passate in giudicato alla data di entrata in vigore della presente legge». Le norme regolamentari, di origine contrattuale, cui si riferisce la suddetta disposizione di interpretazione autentica prevedono con identica formulazione che «Fermo restando il diritto al recupero, al personale che per sopravvenute inderogabili esigenze di servizio sia chiamato dall'amministrazione a prestare servizio nel giorno destinato al riposo settimanale o nel festivo infrasettimanale è corrisposta un'indennità di &#8364;