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Purtroppo - e mi riferisco al Presidente di Commissione - rileggendo le relazioni tecniche ad alcuni emendamenti di puro carattere ordinamentale, ho potuto rilevare - certamente è una mia opinione personale, che esprimo comunque come Vice Presidente di Commissione - un eccessivo e forse anche discutibile rigorismo discrezionale, che non ha valutato e tenuto in debito conto le urgenze determinate dal periodo che stiamo vivendo di forte e aggravata crisi economica, rendendo il decreto-legge insufficiente sotto vari punti di vista, che non stiamo qui a discutere, perché sono stati ben esplicitati negli interventi della discussione generale di ieri, che ne hanno evidenziato con chiarezza le criticità. Tuttavia ci è stato rappresentato un lavoro del Governo su un imminente decreto oggetto dell'odierno Consiglio dei ministri, che dovrebbe riguardare in modo quasi esclusivo proroghe di alcuni termini che rientrano nella materia degli emendamenti esclusi e che quindi dovrebbe accogliere molte delle istanze rimaste inevase. Si tratta - lo ripeto - di richieste avanzate dai cittadini e dalle imprese, di cui siamo i legittimi rappresentanti, proprio sulla base della nostra democrazia costituzionale, ritenendo - ne siamo sicuri - che questo nuovo decreto non lasci - come accaduto per quello di oggi - solo l'amaro in bocca. Pertanto, solo sulla base della fiducia confermata al Governo Draghi e per il rispetto del lavoro svolto, durante l'esame di questo decreto-legge, dal sottosegretario Teresa Bellanova, sempre presente in Commissione a dare il giusto supporto, con collaborazione e aperto confronto, e del lavoro svolto da tutti i colleghi; confidando nell'azione e concreta di interventi validi e fondamentali, in un settore così importante e strategico come quello dei trasporti; e augurandoci che, usciti dalla fase dei provvedimenti di emergenza, noi parlamentari e la Commissione cui appartengo possiamo finalmente svolgere in modo esaustivo e incisivo il nostro ruolo di rappresentanti dei cittadini, ma ancor più di legislatori (che è la nostra funzione principale in Parlamento, sempre e comunque); tenendo conto di questa fiducia, dichiaro il voto favorevole a nome di Italia Viva - P.S.I. (Applausi) . RUSPANDINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, questo decreto-legge è stato chiamato impropriamente "decreto Venezia". Esso in realtà tocca argomenti che hanno grande rilevanza pratica: mi riferisco all'articolo 1, nel quale si parla delle disposizioni in materia di collegamento marittimo in regime di servizio pubblico con le isole maggiori e minori, e all'articolo 2, che reca disposizioni e misure urgenti in materia di documento unico di circolazione. Nella disciplina del trasporto marittimo, in particolare, la priorità per Fratelli d'Italia è che sia garantito con continuità il servizio di trasporto con la Sardegna, la Sicilia e le isole Tremiti. Si tratta di collegamenti di interesse nazionale, la cui continuità è essenziale per garantire il diritto alla libertà di movimento dei cittadini. Questo vale sia per le tratte restituite al libero mercato, in quanto ritenute contendibili da diversi operatori marittimi, sia per quelle a regime di servizio pubblico, per le quali hanno preso avvio le procedure di gara. Signor Presidente, sono proprio queste procedure che ci preoccupano, perché secondo molti operatori contengono clausole suscettibili di essere impugnate. Abbiamo timore per i tempi e soprattutto temiamo che queste circostanze possano ripercuotersi sul servizio offerto ai cittadini. Fratelli d'Italia sarà vigile e attenta su tali aspetti. Porre a gara un servizio di continuità territoriale non è un gioco politico da sfruttare elettoralmente; i servizi di continuità territoriale sono essenziali. Faremo attenzione affinché la magistratura e la Commissione europea non possano rallentare alcuni meccanismi, com'è già successo in passato, se chiamate a intervenire. Indispensabile è l'attenzione che chiediamo alla tutela del lavoro e dei lavoratori del settore, già abbastanza gravati dalla crisi. L'articolo 2, che cita la proroga del documento unico, in realtà avrebbe dovuto affrontare seriamente l'emergenza, che coinvolge un numero elevatissimo di giovani, che non riescono a ottenere in tempi ragionevoli la patente di guida indispensabile per il lavoro, la Carta di qualificazione del conducente (CQC) su tutte. Appare infatti assurdo, quanto irragionevole, che a causa di questa problematicità moltissime aziende che hanno bisogno di lavoratori con determinate patenti non stiano assumendo. Moltissime società sono alla ricerca di lavoratori muniti di patenti superiori e ci sono tante persone che materialmente non riescono a conseguire le certificazioni richieste. Ci sono, per esempio, aziende impegnate nella raccolta di rifiuti urbani, che noi di Fratelli d'Italia abbiamo contattato e con le quali abbiamo provato a interagire, che chiedono di rivedere tutta la normativa vigente. Già da qualche anno abbiamo provato a chiederlo in Commissione, ma purtroppo, ricollegandomi a quanto detto da autorevoli colleghi della maggioranza, il ruolo delle Commissioni è svilito e i senatori non sono stati messi in condizione di poter operare come avrebbero voluto. In particolare, le società dei servizi di igiene ambientale incontrano grandi difficoltà nella ricerca di personale munito di patenti superiori. Rispetto al 2010 si sono ridotti addirittura del 48 per cento i candidati al conseguimento di patente C, per una serie di fattori (alti costi, bassissima percentuale di candidati che superano l'esame e tempi molto lunghi per il conseguimento). Abbiamo proposto in via emendativa, esclusivamente per i veicoli da adibire al servizio di raccolta urbana, di estendere ai possessori di patente B la possibilità di guidare questi veicoli di massa alla fine non superiori alle sette tonnellate e ciò per favorire un rilancio dell'economia, per consentire in qualche modo a queste aziende di poter assumere in maniera più facile in un momento di grande crisi. Ci è stato risposto che questo emendamento non era ammissibile, come se fosse invece ammissibile che lo Stato paralizzi l'offerta di lavoro in un momento così critico per la nostra economia. Ci sono poi casi incredibili di tanti cittadini che versano soldi al Ministero per sostenere due prove d'esame (quiz e guida) da svolgere entro sei mesi e che, a causa delle chiusure del Governo e della carenze di personale ormai endemica nelle motorizzazioni, non riescono a concludere in tempo il percorso semestrale previsto. Quindi si iscrivono, ma lo Stato purtroppo non li mette in condizioni di sostenere l'esame e perdono addirittura i soldi. Il caos delle motorizzazioni - sappiamo benissimo che gli uffici preposti non riesco nemmeno a smaltire gli arretrati - è ai limiti dello scandalo. Avremmo voluto contribuire a mettere un po' di ordine nel caos, ma lo svuotamento del nostro ruolo nelle Commissioni non ce lo ha oggettivamente consentito. Infine, rispetto all'articolo 3 in cui si parla di Venezia, basterebbero le parole di un poeta per spiegare la nostra posizione: «(...) le stelle sbiadiscono di invidia vedendo emergere dalla nebbia gli incanti di Venezia». Questa bellezza dobbiamo preservarla e sarebbe stato facile farlo.