[ddlpres]

Testo unico dei diritti riconosciuti ai componenti di una unione di fatto. Onorevoli Senatori. -- Da tempo -- per lo meno della metà degli anni '80 -- si discute sulla necessità di introdurre nell'ordinamento italiano una legge che disciplini le cosiddette unioni di fatto. Quasi sempre la discussione trascura che i diritti già riconosciuti ai componenti di una coppia di fatto, per via di intervento legislativo o giurisprudenziale, sono numerosissimi: una disamina attenta e oggettiva fa scoprire, per esempio (si riprende una delle voci evocate con maggiore frequenza), che non vi è nessun ostacolo all'assistenza in qualunque struttura sanitaria del convivente nei confronti del proprio partner . Addirittura, quando il paziente non è in condizioni di decidere e in assenza di coniuge, in base a una legge del 1999, il convivente viene informato e può decidere un'operazione di trapianto di organo. Norme di parificazione del convivente al coniuge, derivanti dalla legge ordinaria o dalla giurisprudenza, sono previste in tema di assistenza da parte dei consultori, di interdizione e inabilitazione, di figli, di successione nella locazione e nell'assegnazione di un alloggio popolare; il partner di fatto ha titolo, a determinate condizioni, al risarcimento del danno subito dall'altro partner , e perfino la legislazione sulle vittime di mafia o terrorismo equipara il convivente al coniuge. Tutto ciò accade perché, a partire dagli anni '80, ogni qualvolta la legge ordinaria ha sancito un diritto per il coniuge, di regola lo ha previsto anche per il convivente. Questo modo di procedere è stato affiancato, in parallelo, da numerose sentenze della Corte costituzionale e della Corte di cassazione intervenute nella materia. E questo accade sia che la convivenza riguardi persone di sesso diverso sia che riguardi persone del medesimo sesso. Alla fine, è più facile elencare quello che resta ancora al di fuori da tale equiparazione: a) la riserva di legittima per la successione; b) la possibilità per i conviventi di adottare figli; c) una parte delle disposizioni penali e processualpenalistiche che toccano le relazioni familiari (se si considerano una per una, esse però non giustificano la costruzione di un modello alternativo di famiglia, bensì -- al più -- un più modesto intervento di estensione di garanzie e di tutele: ciò che viene fatto in questo testo unico); d) un regime pensionistico di reversibilità in favore del convivente. La premessa di questo testo è che, a differenza di quanto prevedono altri disegni di legge già in fase di avanzata discussione (si pensi al testo unificato predisposto per i numerosi disegni di legge in materia, cosiddetto «ddl Cirinnà», pendente in Commissione giustizia al Senato, che nella sostanza parifica il regime delle unioni civili a quello matrimoniale) , la tutela che l'articolo 29 della Costituzione riserva alla «famiglia come società naturale fondata sul matrimonio» è più specifica rispetto a quella che l'articolo 2 della stessa Carta fondamentale riserva alle «formazioni sociali intermedie», fra le quali la giurisprudenza colloca le convivenze. Il buon senso, il senso di realtà e la Costituzione non consentono di equiparare in tutto e per tutto istituti che pari non sono, come il matrimonio e l'unione di fatto. Lo scopo del presente disegno di legge, composto da 33 articoli suddivisi in 8 capi, è far emergere tutto ciò che l'ordinamento già prevede, esplicitamente o implicitamente, in tema di tutela dei diritti dei conviventi: il testo lo raccoglie e lo rende ordinato, fino a costituire un vero e proprio statuto della convivenza, sulla scorta di ciò che è già diritto vivente, o può diventarlo con leggeri aggiustamenti. Il dibattito sulle unioni civili sarà certamente meno ideologizzato se resterà ancorato ai testi in vigore e avrà piena consapevolezza del tanto che già esiste. 1. Collegamento con il regolamento anagrafico Ogni disposizione di questo testo unico contiene un espresso richiamo alla normativa vigente, che ovviamente non si riporta per intero, bensì solo per la parte che fa riferimento alle convivenze, e un espresso aggancio alla convivenza come definita dall'articolo 1. Con quattro deroghe: a) si afferma in esplicito il diritto all'assistenza del partner nelle strutture sanitarie, certamente contenuto nel sistema, come osservato sopra, ma non espresso in una norma di legge; b) in taluni articoli si interviene ex novo per estendere al convivente norme del codice penale e del codice di procedura penale riguardanti i rapporti fra l'imputato e gli stretti familiari; c) in altri articoli, quando la relazione di convivenza vale in quanto inserita in un ordine di preferenza che comprende altri familiari, si preferisce riportare l'intera sequela, per evitare confusioni; d) per alcuni specifici interventi legislativi -- per esempio, in tema di risarcimenti alle vittime dei reati -- si prevede un periodo più lungo di convivenza; si è ritenuto di lasciarlo inalterato perché risponde a logiche proprie di quel tipo di legislazione. Il punto di partenza, all'articolo 1, è l'aggancio del rapporto di convivenza al regolamento anagrafico: rimodulando gli articoli 1, 4, 6 e 13 del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223 -- dopo aver ribadito che «l'anagrafe della popolazione residente è la raccolta sistematica dell'insieme delle posizioni relative, fra le altre, ai componenti di una convivenza che hanno fissato nel comune la residenza», e che «l'anagrafe è costituita da schede individuali, di famiglia e di convivenza. In tali schede sono registrate le posizioni anagrafiche desunte dalle dichiarazioni degli interessati, dagli accertamenti d'ufficio e dalle comunicazioni degli uffici di stato civile» -- si fornisce la seguente definizione anagrafica di convivenza, adattando, tenuto conto degli effetti che produce, quella contenuta nel regolamento anagrafico: «per convivenza si intende l'unione fra due persone legate da stabili vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nel medesimo comune, insieme con i familiari di entrambi che condividano la dimora». Non è individuato il tempo minimo di coabitazione idoneo a qualificare la convivenza come «stabile», poiché ci si affida all'accertamento che è chiamato a svolgere ciascun comune sulla base di elementi di fatto, il cui apprezzamento non è preventivabile in modo eguale per tutti. Sono pienamente operative le disposizioni del regolamento anagrafico e delle norme secondarie a esso collegate, in ordine agli accertamenti della veridicità delle dichiarazioni rese. Al comma 7 si richiamano in proposito gli articoli da 51 a 56 del regolamento, riguardanti la vigilanza sulla corretta tenuta degli adempimenti anagrafici, anche per la parte delle dichiarazioni di convivenza e per la loro rispondenza al vero, con le relative sanzioni. I precedenti commi 5 e 6 descrivono i soggetti abilitati a rendere le dichiarazioni anagrafiche e il contenuto di queste. 2. Assistenza sanitaria e per i detenuti Le norme inserite nei capi successivi al I sono raccolte per voci.