[pronunce]

dall'implausibilità delle conclusioni del Collegio rimettente sulla sussistenza dei presupposti per la legittima instaurazione del giudizio principale, specie dell'interesse ad agire in capo alle società ricorrenti, deriverebbe il difetto di rilevanza delle questioni. Non rappresenterebbe un ostacolo a questa soluzione il fatto che sia stata adottata la sentenza non definitiva n. 8067 del 2020, dato che - ritenendo altrimenti - ogni giudice a quo potrebbe sottrarsi alla verifica di plausibilità sull'esistenza dei presupposti dell'azione processuale con l'affiancamento di una sentenza parziale all'ordinanza di rimessione. I teatri ricorrenti non potrebbero considerarsi afferenti al medesimo settore in cui opera l'Eliseo, né concorrenti nell'offerta degli stessi servizi: l'essere un teatro di rilevante interesse culturale, infatti, comporterebbe oneri assai più gravosi e una diversa organizzazione dell'attività e del tipo di offerta culturale. Per operare nello stesso settore concorrenziale - si sostiene - non basterebbe essere ubicati nella stessa città. A dire della stessa difesa, il Teatro Sistina potrebbe considerare «suoi veri "concorrenti" [...] il Teatro Brancaccio oppure il Teatro Olimpico, non certo il Teatro Eliseo, che offre una programmazione teatrale completamente differente!». Il Collegio rimettente avrebbe, dunque, dovuto escludere che i ricorrenti potessero vantare un interesse concreto, diretto e attuale a contestare la concessione della sovvenzione all'Eliseo; le questioni di legittimità costituzionale, pertanto, sarebbero palesemente irrilevanti. Per altro verso, si deduce la non fondatezza di tutte le questioni, a partire da quella riferita all'art. 3 Cost. Si dovrebbero, in tesi, riprendere le considerazioni svolte per suffragare l'assenza di un interesse ad agire in capo alle società ricorrenti: esse non opererebbero nello stesso settore dell'Eliseo, e sarebbe, dunque, da escludere in radice l'esistenza del vizio di disparità di trattamento, dato che «non si verific[herebbe] una discriminazione perché non vi [sarebbe] parità di condizioni». Come già esposto, l'Eliseo e i Teatri ricorrenti non avrebbero la stessa qualificazione; non sarebbero assoggettati al medesimo regime giuridico; non offrirebbero una programmazione assimilabile e non si rivolgerebbero al medesimo «bacino di utenti». Peraltro, la giurisprudenza amministrativa affermerebbe che le imprese che operano nel medesimo mercato sono quelle che offrono alle stesse condizioni servizi interscambiabili (sono citate le sentenze Consiglio di Stato, sezione sesta, 15 luglio 2019, n. 4990 e 27 aprile 2020, n. 2674): tali circostanze non si verificherebbero nel caso in esame. Con riguardo all'assenza di motivazioni dell'intervento normativo, la difesa dell'Eliseo pone in evidenza come l'eventuale inadeguatezza della motivazione esplicitata dal legislatore non possa ritenersi causa immediata di illegittimità costituzionale, come affermato nella sentenza di questa Corte n. 168 del 2020. Sarebbero chiari gli interessi pubblici sottesi all'intervento, i quali giustificherebbero la scelta legislativa di concedere un contributo aggiuntivo speciale all'Eliseo, in qualità di teatro storico romano e di rilevante interesse culturale. Per comprendere tali interessi, sarebbe sufficiente leggere la disposizione censurata, per la quale il sostegno è finalizzato alla continuità dell'offerta teatrale e alla celebrazione del centenario. Sarebbe stato sovrabbondante, quindi, ripetere le ragioni della scelta in una premessa o nella relazione di accompagnamento. Il contributo finanziario s'inserirebbe, infatti, «nella logica di tutti i contributi straordinari ex lege, dei quali è piena ogni legge finanziaria e (ora) di bilancio, contributi che sono praticamente sempre legati a eventi contingenti e ad attività straordinarie [...]. In quanto accaduto nella vicenda di cui ci si occupa, insomma, non [vi sarebbe] nulla di particolare e di diverso rispetto a quanto avviene costantemente nell'attività legislativa». Con il sostegno finanziario, oltre ad arricchire la programmazione, il beneficiario avrebbe posto in essere numerose iniziative, a partire dalla valorizzazione del patrimonio dell'Eliseo (con il riordino dell'archivio di interesse storico, soggetto a tutela della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio) sino all'instaurazione di una fruttuosa collaborazione con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che avrebbe consentito di organizzare manifestazioni che coinvolgessero le giovani generazioni e in specie le scuole. Tutte iniziative, queste, di indubbio interesse generale e che non sarebbe stato possibile realizzare senza il contributo statale censurato. La difesa dell'Eliseo sostiene, inoltre, la non fondatezza delle censure riferite agli artt. 9 e 33 Cost. Tali censure sarebbero meramente ancillari rispetto alla dedotta violazione dell'art.3 Cost. Se, infatti, venisse meno la premessa secondo cui la sovvenzione in esame è discriminatoria, si comprenderebbe che le disposizioni censurate, viceversa, promuovono la cultura e l'arte, impedendo la chiusura di un importante teatro. Non fondata sarebbe anche la censura riferita all'art. 97 Cost. Le leggi-provvedimento non sarebbero di per sé costituzionalmente illegittime, se non quando il procedimento amministrativo sia imposto direttamente dalla Costituzione. In particolare, secondo la recente decisione di questa Corte n. 116 del 2020 - si afferma - tali leggi dovrebbero sì sottoporsi a scrutinio stretto di costituzionalità, ma non dovrebbero, a priori, ritenersi contrarie alla Costituzione. In conclusione, l'Eliseo deduce la non fondatezza della censura ex art. 41 Cost., la quale sarebbe intimamente connessa a quella riferita all'art. 3 Cost. Una volta verificato che i soggetti interessati dalla vicenda non agiscono nello stesso mercato, si dovrebbe escludere la violazione del principio di libera concorrenza. Quanto detto sarebbe pianamente desumibile dalle norme vigenti: l'art. 3 del d.m. 1° luglio 2014 indicherebbe l'esistenza dell'"ambito teatro", il quale sarebbe suddiviso in diversi "settori". In "settori" distinti, per l'appunto, sarebbero collocati l'Eliseo, da un lato, e i Teatri ricorrenti nel giudizio a quo, dall'altro lato. L'appartenenza all'uno o agli altri "settori" segnerebbe - e troverebbe ragione in - profonde differenze tra gli ambiti di attività, sia sul piano dell'organizzazione dell'attività, sia sul piano dell'offerta culturale. 5.- Il 5 aprile 2022, la difesa dei Teatri Quirino e Ambra Jovinelli ha depositato memoria. Contesta, in primo luogo, che sussista l'inammissibilità, per originario difetto d'interesse al ricorso nel giudizio amministrativo, dedotta dall'Eliseo. Sarebbe difatti chiaro l'interesse a ripristinare le condizioni di concorrenza e pluralismo nel settore delle attività teatrali, che poteva essere perseguito solo tramite l'impugnazione degli atti esecutivi del censurato art. 22, comma 8.