[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 64, comma 2, della legge della Regione Lombardia 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), come sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera d), della legge della Regione Lombardia 27 dicembre 2005, n. 20, recante Modifiche alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), in materia di recupero abitativo dei sottotetti esistenti, promosso dal Tribunale di Brescia nel procedimento vertente tra F.I. e G.G. ed altri con ordinanza del 22 febbraio 2010, iscritta al n. 342 del registro ordinanze 2010 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 45, prima serie speciale, dell'anno 2010. Visto l'atto di intervento della Regione Lombardia; udito nella camera di consiglio del 20 aprile 2011 il Giudice relatore Sabino Cassese.. Ritenuto che il Tribunale ordinario di Brescia, sezione terza civile, con ordinanza del 22 febbraio 2010 (reg. ord. n. 342 del 2010) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 64, comma 2, della legge della Regione Lombardia 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), come modificata dalla legge della Regione Lombardia 27 dicembre 2005, n. 20 (Modifiche alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 "Legge per il governo del territorio", in materia di recupero abitativo dei sottotetti esistenti), in relazione agli artt. 2, 3, 42 e 117, commi secondo, lettera l), e terzo, della Costituzione; che l'art. 64 della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2005 disciplina gli interventi edilizi finalizzati al recupero volumetrico dei sottotetti, prevedendo, al comma 2, che tale recupero «è classificato come ristrutturazione edilizia ai sensi dell'articolo 27, comma 1, lettera d)» della medesima legge regionale e che esso «non richiede preliminare adozione ed approvazione di piano attuativo ed è ammesso anche in deroga ai limiti ed alle prescrizioni degli strumenti di pianificazione comunale vigenti ed adottati, ad eccezione del reperimento di spazi per parcheggi pertinenziali secondo quanto disposto dal comma 3» del medesimo art. 64; che il giudice a quo premette di essere stato investito di un giudizio avente a oggetto un reclamo proposto da F.I. avverso l'ordinanza emanata in data 17 novembre 2009 dal Tribunale di Brescia ex art. 1170 del codice civile e 703 del codice di procedura civile, con la quale, in accoglimento di un'azione di manutenzione promossa da G.G., E.G., M.B. e L.M., è stata ordinata la demolizione di una porzione dell'ultimo piano della casa di abitazione di F.I. «onde assicurare il rispetto del distacco di mt. 10,00 tra sopralzo e fabbricato dei ricorrenti»; che il tribunale rimettente rileva che è incontestato che il sopralzo realizzato dal reclamante, pur rispettando la distanza civilistica di metri tre dall'edificio confinante, violi la disposizione in tema di distanze fissata dall'art. 76 delle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore generale vigente nel comune di Brescia, che, sul punto, recepisce il disposto dell'art. 9 del decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi, da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765); che, inoltre, precisa il giudice a quo, il manufatto in contestazione integra un'ipotesi di recupero a fini abitativi di preesistente sottotetto ed è stato realizzato in conformità a quanto prescritto dagli artt. 63 e 64 della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2005, come modificati dalla legge regionale n. 20 del 2005; che, preliminarmente, il giudice riporta che la prima questione oggetto del contendere, sollevata dal reclamante, è se l'art. 64, comma 2, della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2005 intendesse, o meno, derogare alle disposizioni dettate in materia di distanze, dal momento che il reclamante è risultato soccombente nell'azione di manutenzione svolta dal proprietario confinante in quanto, secondo il giudice di prima istanza, «il riferimento alla legislazione regionale in tema di recupero dei sottotetti» deve «considerarsi ininfluente»; che il giudice a quo contesta tale interpretazione adeguatrice dell'art. 64, comma 2, della legge censurata, in quanto il «senso letterale» della disposizione sarebbe quello «di escludere l'assoggettamento degli interventi di recupero alla pianificazione esecutiva, e di ammetterli anche in deroga ai limiti ed alle prescrizioni non solo degli strumenti urbanistici generali, ma anche di quelli attuativi, tranne che per gli spazi destinati a parcheggi»; che questa interpretazione troverebbe conferma, ad avviso del giudice rimettente, nel fatto che «i limiti e le prescrizioni degli strumenti di pianificazione comunali» altro non sarebbero che i cosiddetti standards urbanistici e che l'intenzione del legislatore regionale sarebbe poi resa evidente dalla scelta di ricondurre gli interventi di recupero dei sottotetti, in quanto di «ristrutturazione edilizia», a tutte le norme applicabili a detta categoria di opere, e non quindi a quelle applicabili alle nuove costruzioni, tra le quali figurano le norme sulle distanze; che, dunque, la disposizione dell'art. 64, comma 2, della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2005 (come sostituito dall'art. 1 della legge della Regione Lombardia n. 20 del 2005) non potrebbe essere interpretata in modo costituzionalmente orientato, cioè nel senso di ritenere che essa non abbia inteso derogare alla normativa statale sulle distanze, donde la rilevanza della questione di costituzionalità della norma censurata, la cui applicazione sarebbe necessaria per «accertare la lesione lamentata dal proprietario confinante, e dunque pronunciarsi sulla relativa domanda di tutela»; che, in punto di non manifesta infondatezza, il giudice rimettente osserva che l'art. 64, comma 2, della legge della Regione Lombardia n. 12 del 2005 sarebbe, innanzitutto, in contrasto con le norme fondamentali dettate in materia di distanze dal d.m. n. 1444 del 1968, il cui art. 9, ultimo comma, dispone che «sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate nei precedenti commi, nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche»;