[pronunce]

che, in primo luogo, il giudice rimettente – sulla base del duplice presupposto che «in materia fiscale gli interventi interpretativi […] Non sono ispirati […] alla esigenza di realizzare la certezza del diritto, ma soltanto a garantire gli interessi di una delle parti in causa», e che, nel caso di specie, non è facile «distinguere l'amministrazione finanziaria, parte in causa, dal legislatore, posto che la norma interpretativa è stata approvata con decreto-legge del Governo, convertito in una legge, la cui approvazione è stata condizionata dal voto di fiducia al Governo» – denuncia la violazione: a) dell'art. 102 Cost., perché «la giurisdizione deve essere esercitata dai giudici, non da un Legislatore d'urgenza che faccia pendere la bilancia della giustizia in proprio favore con una legge pretesamente interpretativa di quella che i giudici debbono applicare»; b) dell'art. 111 Cost., perché «il processo – qualsiasi processo – è regolamentato sulla base della parità delle parti in causa di fronte alla legge e al giudice, con ovvia impossibilità per ciascuna delle parti di intervenire in proprio favore sulla legge stessa da applicare»; c) dell'art. 97 Cost., perché «Neppure la pubblica amministrazione può farsi giustizia da sola, e meno che mai con questi mezzi» (cioè con leggi di interpretazione autentica volte a predeterminare l'esito delle controversie di cui essa stessa è parte); che, in secondo luogo, il rimettente denuncia sia «l'insostenibile parificazione fiscale» fra «aree con edificabilità concreta e reale» ed «aree con edificabilità “astratta” e meramente virtuale», parificazione che ridonda in una lesione dell'art. 3 Cost., sia la violazione del principio di capacità contributiva (art. 53 Cost.); che la Commissione tributaria provinciale precisa, al riguardo, che le disposizioni denunciate violano l'art. 53 Cost., perché «il necessario presupposto di legittimità di un tributo [è] una capacità contributiva non meramente ipotetica e virtuale (spesso un flatus vocis amministrativo, cui nulla segue), ma caratterizzata da una ragionevole certezza»; che, in terzo luogo, il rimettente – sul presupposto che la legge n. 212 del 2000 è caratterizzata da una «normatività rafforzata» o da una «superiore efficacia», che «rischia di restare priva di precisi contorni specie nel contrasto, sempre più frequente, fra lo statuto e le leggi tributarie successive» – denuncia la violazione dell'art. 3 della legge n. 212 del 2000, il quale, stabilendo il principio dell'irretroattività delle leggi fiscali, vieta interpretazioni autentiche, che sono «ovviamente retroattive»; che il medesimo giudice afferma, infine, che le questioni sono rilevanti, perché, nell'àmbito dei giudizi di impugnazione dei menzionati avvisi di accertamento, deve decidere sulla richiesta di sospensione cautelare degli avvisi e, pertanto, deve fare applicazione delle disposizioni denunciate, al fine della «valutazione pregiudiziale del fumus boni iuris»; che il rimettente ha, pertanto, sospeso l'efficacia degli atti impugnati solo «fino all'esito del giudizio di costituzionalità»; che, anche in questi giudizi (r.o. n. 836 del 2007 e n. 33 del 2008), è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o infondate; che la difesa erariale eccepisce l'inammissibilità delle questioni, sia perché la mancata descrizione della fattispecie da parte del giudice rimettente rende impossibile valutare la rilevanza delle questioni medesime, sia perché, quanto al giudizio principale in cui è stata emessa l'ordinanza r.o. n. 836 del 2007, le norme denunciate, anche ove avessero natura innovativa (come affermato dal rimettente in detta ordinanza, secondo l'Avvocatura generale) e non interpretativa, si applicherebbero quantomeno dalla data della loro entrata in vigore e, quindi, anteriormente alla data di inizio del giudizio a quo (avente ad oggetto «ricorsi riuniti iniziati nel maggio 2007»); che, nel merito, la medesima difesa erariale afferma che le questioni sono infondate, perché: a) le denunciate disposizioni hanno natura autenticamente interpretativa, rendendo obbligatorio un significato tra quelli astrattamente attribuibili alle disposizioni interpretate; b) non è dubbio che uno strumento urbanistico in itinere conferisce al terreno da esso qualificato come edificabile un valore ben superiore a quello precedente; che, al riguardo, l'Avvocatura generale dello Stato aggiunge – nel solo atto di intervento relativo al giudizio di costituzionalità promosso con l'ordinanza r.o. n. 836 del 2007 – che, nel caso di «ritiro del piano» attributivo della qualifica di area fabbricabile, v'è comunque un sistema di rimborsi a favore degli interessati e, perciò, nemmeno sotto tale profilo vi è una lesione degli evocati parametri costituzionali. Considerato che la Commissione tributaria regionale del Lazio (r.o. n. 775 del 2007) – in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, «nonché» ai princípi di ragionevolezza, razionalità e non contraddizione – e la Commissione tributaria provinciale di Ancona (r.o. n. 836 del 2007 e n. 33 del 2008) – in riferimento agli artt. 3, 53, 97, 102 e 111 della Costituzione, nonché, nella sola ordinanza r.o. n. 33 del 2008, all'art. 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in tema di statuto dei diritti del contribuente) – dubitano della legittimità degli artt. 11-quaterdecies, comma 16, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248, e 36, comma 2, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, legge 4 agosto 2006, n. 248; che, in ragione dell'identità delle norme denunciate e della parziale coincidenza delle censure proposte, i giudizi di legittimità costituzionale debbono essere riuniti per essere congiuntamente decisi;