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Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a , alla 10 a , alla 11 a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 166); risoluzione n. 2312 - L'impatto sociale dell'economia della piattaforma. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a , alla 10 a , alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 167); risoluzione n. 2313 - Il ruolo dell'istruzione nell'era digitale: dai "nativi digitali" ai "cittadini digitali". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 7 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 168); risoluzione n. 2314 - L'educazione ai media nel nuovo ambiente mediatico. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a , alla 7 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 169); risoluzione n. 2315 - La riforma dell'Interpol e le procedure di estradizione: rafforzare la fiducia contrastando gli abusi. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 170). Mozioni Atto n. 1-00216 SALVINI Matteo ROMEO ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BERGESIO BORGHESI BORGONZONI BOSSI Simone BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDIANI CANDURA CANTU' CASOLATI CENTINAIO CORTI DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT FUSCO GRASSI IWOBI LUCIDI LUNESU MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI PELLEGRINI Emanuele PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO PISANI Pietro PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RIVOLTA RUFA SAPONARA SAVIANE SBRANA SIRI STEFANI TOSATO URRARO VALLARDI VESCOVI ZULIANI - Il Senato, premesso che: Josip Broz, meglio conosciuto come Tito, presidente della Repubblica socialista federale di Jugoslavia dal 1953 al 1980, anno della sua morte, nel corso della sua lunga esperienza politica si è macchiato di vari crimini, in particolare la sua figura è legata alla tragedia delle foibe, profonde cavità naturali tipiche della Venezia Giulia che vennero utilizzate, nel corso della Seconda guerra mondiale e nel dopoguerra, per occultare le vittime uccise dai partigiani jugoslavi; le vittime furono, secondo le stime più attendibili, circa 5.000, prevalentemente italiani; con la legge 30 marzo 2004, n. 92, è stato istituito il 10 febbraio quale "giorno del ricordo", con l'obiettivo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale; in occasione della ricorrenza odierna, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rilasciato una dichiarazione, nella quale ha evidenziato che il giorno del ricordo contribuisce a farci rivivere "una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata: le terribili sofferenze che gli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono costretti a subire sotto l'occupazione dei comunisti jugoslavi. Queste terre, con i loro abitanti, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, conobbero la triste e dura sorte di passare, senza interruzioni, dalla dittatura del nazifascismo a quella del comunismo"; la feroce dittatura, ricorda il presidente Mattarella, scatenò "una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole"; secondo il Capo dello Stato "La persecuzione, gli eccidi efferati di massa - culminati, ma non esauriti, nella cupa tragedia delle Foibe - l'esodo forzato degli italiani dell'Istria della Venezia Giulia e della Dalmazia fanno parte a pieno titolo della storia del nostro Paese e dell'Europa. Si trattò di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono - per superficialità o per calcolo - il dovuto rilievo. Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi che conobbero nella loro Madrepatria, accanto a grandi solidarietà, anche comportamenti non isolati di incomprensione, indifferenza e persino di odiosa ostilità"; nel nostro Paese esistono purtroppo delle "piccole sacche di deprecabile negazionismo militante. Ma oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell'indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi. Questi ci insegnano che l'odio la vendetta, la discriminazione, a qualunque titolo esercitati, germinano solo altro odio e violenza"; già in passato un'autorevole presa di posizione sul tema è stata fatta dal Presidente emerito Giorgio Napolitano, il quale nel 2007, nel corso del suo primo settennato, in occasione della cerimonia dedicata alle vittime delle foibe ha consegnato una medaglia d'oro ed un diploma ai parenti di 30 italiani uccisi nell'ambito della persecuzione etnica scatenata dalle milizie titine tra Trieste e Fiume alla fine della seconda guerra mondiale; in quella circostanza, il presidente Napolitano aveva evidenziato come non si possa tacere, assumendoci la responsabilità di aver negato o teso ad ignorare la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica il dramma del popolo giuliano-dalmata, una tragedia rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali; con legge 3 marzo 1951, n. 178, è stato istituito l'ordine "Al Merito della Repubblica italiana" e sono state disciplinate le modalità del conferimento e dell'uso delle onorificenze; l'ordine, destinato a dare una particolare attestazione a coloro che abbiano speciali benemerenze verso la nazione, vede al suo vertice il Presidente della Repubblica ed è retto da un consiglio composto da un cancelliere, che lo presiede, e da altri dieci componenti; il cancelliere e gli altri componenti del consiglio dell'ordine sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, restano in carica sei anni e non possono essere confermati alla scadenza; l'ordine si compone di cinque classi: cavalieri di gran croce, grandi ufficiali, commendatori, ufficiali e cavalieri, ma per altissime benemerenze può essere eccezionalmente conferita ai cavalieri di gran croce la decorazione di gran cordone;