[resaula]

Voglio cogliere l'occasione per ricordare che anche le battaglie sulla legalizzazione non servono a nulla. Si dice che così si sconfigge il crimine: colleghi, per la criminalità, i proventi delle cosiddette droghe leggere rappresentano una quota minimale dei loro profitti. I soldi li fanno con l'eroina, con la cocaina, con le droghe chimiche. Anche se si legalizzassero le cosiddette droghe leggere - termine che io non accetto - andremmo a scalfire una piccola percentuale e siccome di quella piccola percentuale tre quarti dei consumatori - ahimè - sono minorenni, ai quali non si potrebbe somministrare la droga legale (in teoria, nemmeno le sigarette potrebbero comprare dal tabaccaio senza dimostrare di essere maggiorenni), noi non scalfiremmo in alcun modo i proventi della criminalità, come ha spiegato Gratteri, un importante procuratore della Repubblica, che ha combattuto e combatte il narcotraffico. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La mozione ci consente di ridiscutere di tutte queste cose. Ovviamente condivido le parti dispositive della mozione, che parlano del decreto ministeriale per definire i livelli massimi di residui di THC (tetraidrocannabinolo), per evitare una cultura minimalista del negozio della porta accanto. Se quella light la vendono sotto casa, non farà poi tanto male: questo è il messaggio che passa. Poi che sia light o meno light , che il principio attivo sia in una certa quantità (anche il Consiglio superiore della sanità, come ho ricordato, è intervenuto criticamente su quella light ), si rischia comunque di avere una assuefazione. Dico anche al Governo di occuparsi della Conferenza nazionale, del dipartimento messo in sonno e anche di un'informazione corretta sui pericoli delle droghe e sostenere le comunità terapeutiche, perché noi che siamo contro la legalizzazione delle droghe siamo, non a caso, i più grandi sostenitori di chi recupera i tossicodipendenti, ai quali non va data droga legale ( cannabis light o non so che cosa) ma va data un'alternativa di vita, senza andare in carcere. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Se poi oggi quelle comunità, laiche o religiose, di varia natura e tipo, sono state contrastate, è inutile lamentarsi che non c'è chi tende una mano, perché nei SERT, con tutto il rispetto per gli operatori pubblici, danno un po' di metadone, non danno un aiuto. Questa mozione, che introduce alcune considerazioni giuste sul THC, sull'uso e sull'abuso della canapa, sul tema della cannabis light , su negozi e negozietti, credo che sia un'occasione per invitare il Governo (le mozioni sono anche atti d'indirizzo) a riprendere una forte iniziativa. Vanno bene gli annunci di una proposta di legge e le interviste periodiche, ma serve una politica tutti i giorni contro le dipendenze, per dare messaggi corretti, per educare le persone. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Diversamente, stiamo qui a parlare di educazione alimentare, di cultura vegana, e poi dell'autodistruzione delle persone attraverso le droghe non ce ne si occupa. Ben venga quindi la nostra mozione, con le sue proposte concrete, ma soprattutto come momento di riflessione del Parlamento per combattere le droghe, tutte le droghe, con la solidarietà, con la vita, con l'educazione. Lo spaccio va represso, ma la dipendenza va contrastata con valori e un'educazione sana. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, già oggi la normativa vigente prevede regole molto stringenti per quello che riguarda l'utilizzo della canapa e la sua commercializzazione. Il commercio delle infiorescenze (e in genere dei prodotti derivanti dalla canapa) deve ritenersi consentito se il contenuto di THC non supera il limite dello 0,6 per cento, fissato dall'articolo 4 della legge n. 242 del 2016 in riferimento alla coltivazione della canapa. Ad oggi, superato tale limite, il prodotto è soggetto alla disciplina dettata dal decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990 e, avendo natura di sostanza stupefacente, non può essere commercializzato. In particolare la III sezione penale della Cassazione lo scorso 6 dicembre 2018 ha confermato che la legge n. 242 del 2016 consente la commercializzazione dei prodotti della coltivazione della canapa ma a tre condizioni. La prima è che deve trattarsi di una delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo europeo delle varietà delle specie di piante agricole, che si caratterizzano per il basso dosaggio di THC. La seconda condizione è che la percentuale di THC presente nella canapa non deve essere superiore allo 0,2 per cento. La terza è che la coltivazione deve essere finalizzata alla realizzazione di una serie di prodotti espressamente e tassativamente indicati nella stessa legge. Va detto che, allo stato attuale, la cannabis light (intesa come infiorescenze) e i prodotti da essa derivati non dispongono di una norma specifica che obblighi le infiorescenze e i prodotti derivati a rispettare criteri di sicurezza e qualità se consumati ad uso umano. Pur rispettando il limite dello 0,2 per cento (o 0,6 per cento) di THC, infatti, questi prodotti non godono di una normativa ad hoc per la realizzazione di prodotti destinati al consumo umano, né rientrano nella categoria degli integratori o degli alimenti, la cui liceità o meno non è chiara ed è lasciata ad interpretazioni personali e restrittive. Ecco perché questi prodotti ricorrono all' escamotage dell'uso tecnico o collezionistico per giustificarne la vendita, indipendentemente dal contenuto in metalli pesanti, pesticidi, aflatossine, muffe e batteri, anche se di fatto il consumatore a casa è libero di fumarla, vaporizzarla, utilizzarla come ingrediente alimentare o per preparare estratti. Rischi concreti per la salute ci sono. E gli estratti da infiorescenza, è indubbio, consentono di ottenere prodotti finali che, da uno 0,6 per cento di partenza nel fiore, possono arrivare a contenere il 2, il 3, il 4 e fino al 5 per cento di THC nell'estratto finito, a seconda della quantità di infiorescenza e del metodo di estrazione utilizzato. Qui però evidenzio e voglio porre l'attenzione sul fatto che non viene centrato il cuore del problema, cioè la possibilità dell'uso terapeutico della cannabis . Purtroppo, nel sapere comune, si tende ad unificare delle realtà che niente hanno a che vedere l'una con l'altra. La cannabis terapeutica o medica - settore che andrebbe incentivato - nulla ha a che vedere con la canapa della legge n. 242 del 2016, per diversità di genetica, di tecniche di coltivazione, di contenuto in THC e CBD e per gli stessi controlli obbligatori di un farmaco industriale. In Italia, la cannabis medica è stata autorizzata come sostanza da utilizzare nelle preparazioni galeniche eseguite in farmacia dal 2013; in seguito, nel 2015, ne è stata normata la produzione, la vendita e la distribuzione.