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il ministro Sergio Costa, lo scorso 24 ottobre, intervenendo al IX congresso di Federparchi, ha annunciato di aver individuato risorse per "1,8 milioni di euro per 55 nuove assunzioni di figure tecniche mancanti nei parchi nazionali", ovvero veterinari, biologi e geologi; nonostante le dichiarazioni rassicuranti del Ministro, dopo 8 mesi dall'annuncio dello sblocco delle assunzioni per i parchi nazionali, 18 di questi ultimi risulterebbero ancora privi delle professionalità dei medici veterinari, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'assenza dei medici veterinari nell'organico in pianta stabile della grande maggioranza dei parchi nazionali; se i fondi del Ministero, annunciati lo scorso ottobre e pari a 1,8 milioni di euro, siano stati effettivamente stanziati e se si riferiscano ad assunzioni di varia natura, o se invece si tratti di assunzioni specifiche per dotare tutti i parchi nazionali di medici veterinari; se ritenga opportuno stanziare ulteriori fondi a sostegno dei parchi nazionali, affinché abbiano un organico adeguato, con particolare riferimento ai medici veterinari. Atto n. 3-01055 VITALI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Atto n. 3-01056 BATTISTONI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Atto n. 3-01057 NUGNES LA MURA DE PETRIS FATTORI ALDERISI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per il Sud Premesso che: nell'area dell'attuale sito di interesse nazionale di Bagnoli-Coroglio fin dai primi anni del '900 si è individuata un'area di sviluppo industriale altamente impattante per la salute e l'ambiente, un'intensa attività incentrata sulla produzione di acciaio tramite la società Ilva-ltalsider e sulla produzione di cemento e amianto tramite le società Eternit e Cementir; le produzioni di acciaio, di cemento, di amianto, sviluppatesi nel corso del 1900, erano foriere di un alto tasso d'inquinamento del sottosuolo, del suolo, dell'aria, dei fondali marini e del mare; a seguito della chiusura, nel 1994, dello stabilimento Italsider, a causa di accordi con l'Europa su le quote di produzione dei Paesi afferenti alla comunità economica, hanno avuto inizio le controverse e note vicende giudiziarie inerenti alla dismissione e alla bonifica; com'è noto la magistratura ha recentemente (aprile 2013) dichiarato la bonifica effettuata nell'area ex industriale realizzata a mezzo della Bagnoli SpA, già Bagnoli Futura, causa di "un disastro ambientale"; il il 6 ottobre 2017 il processo ha visto, in primo grado, la condanna di molti soggetti, anche pubblici; nel 2014 il Governo Renzi nel decreto-legge n. 133 del 2014, "sblocca Italia", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014, ha inserito l'art. 33 che definisce il comprensorio Bagnoli-Coroglio "un'area di rilevante interesse nazionale" attribuendo ad un commissario ed ad un ente attuatore (Invitalia) la bonifica del SIN e la rigenerazione urbana delle aree, si chiede di sapere: perché i Ministri in indirizzo non abbiano ritenuto opportuno attivarsi al fine di rivedere le disposizioni di cui all'art. 33 del decreto-legge n. 133 del 2014, che individua nel comprensorio Bagnoli-Coroglio "un'area di rilevante interesse nazionale" attribuendo ad un commissario ed ad un ente attuatore (Invitalia) la bonifica del SIN e la rigenerazione urbana delle aree, il trasferimento delle aree, nonché il procedimento di formazione, approvazione e attuazione del programma di riqualificazione ambientale e di rigenerazione urbana, contro cui il Movimento 5 stelle, di cui gli stessi Ministri sono espressione politica, si era aspramente opposto nella XVII Legislatura; considerato che l'area flegrea è inserita nella zona rossa per rischio vulcanico, come stabilito dal piano nazionale di emergenza per i Campi Flegrei, e che Bagnoli, nel piano di emergenza vulcanica, è parte centrale della zona rossa flegrea (in allerta gialla), quali valutazioni abbiano ritenuto di fare in merito all'approvazione del Programma di risanamento ambientale e di rigenerazione urbana che prevede 1.798.000 metri cubi di nuove cubature, di cui 198.000 residenziali, oltre 200.000, di conservazione del borgo di Coroglio, senza calcolare le sottocubature per servizi, vista l'inedificabilità per civile abitazione in zona rossa vesuviana (non in allerta) di cui alla legge regionale n. 21 del 2003, e se si sia valutato l'impatto urbanistico di tale dimensione volumetrica in un'area già così densamente urbanizzata, visto che il rischio vulcanico è connesso alla possibilità di invasione di flussi piroclastici distruttivi, e che l'evacuazione preventiva della popolazione è l'unico modo per garantire la sicurezza dei cittadini. In una situazione simile è evidente che non si possono realizzare nuovi edifici per ospitare nuovi residenti che incrementerebbero il rischio e la difficoltà consecutiva dell'evacuazione; se alla luce del recente dissequestro del 13 luglio 2019 dei terreni del SIN da parte della III Sezione della Corte di appello di Napoli, quando si presuma che partirà la bonifica, se saranno rivisti l'ordine e le tempistiche del crono-programma degli interventi, se si abbia contezza dei costi complessivi e delle coperture; secondo quale criterio si sia deciso di iniziare con il procedere alla rimozione dell'amianto interrato, per soli 2 metri superficiali, considerato che esso non è biodisponibile e, quindi, non percola in falda ed è nocivo solo in fibre disperse nell'aria se rimosso, con conseguente aggravi economici, ambientali e della gestione (scavo e movimentazione, ricerca nuova discarica a deposito); considerato che la fonte dell'inquinamento è a monte, ossia proviene da terra, e defluisce verso il mare, secondo quale criterio si sia deciso di bonificare prima a mare e poi a terra; come si intenda procedere per i terreni non di proprietà di Invitalia, ma della Cementir, per la dismissione degli impianti, la demolizione e la bonifica dei terreni; se si provvederà con la Regione a stabilire l'inizio dei lavori per la realizzazione dei collettamenti fognari previsti e a carico della Regione prima di dare inizio alla bonifica a mare; se nella realizzazione del parco urbano di Bagnoli nell'area Italsider sarà rispettata la volontà popolare di bonificare la spiaggia e renderla pubblica con il ritiro di tutte le concessioni date ai privati (e confermate per altri 15 anni dall'attuale Governo), che ha visto nel 2012 la raccolta di 14.000 firme in due mesi per "Una Spiaggia Per Tutti" con l'approvazione di una delibera del Consiglio comunale di Napoli; inoltre, che cosa si prevede per il futuro dell'area protetta di Nisida, attualmente sede di un importante centro per la giustizia minorile; ed ancora se veramente si pensi di realizzare il porto turistico nello specchio d'acqua antistante alla spiaggia da ripristinare alla balneazione;