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Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19. Onorevoli Senatori. – Il decreto-legge, composto da otto articoli, interviene in diversi ambiti introducendo misure che si rendono necessarie in relazione all'emergenza epidemiologica da COVID-19. Si introducono, in particolare, misure per il differimento dell'efficacia della riforma delle intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, in considerazione dell'emergenza sanitaria e della conseguente sospensione delle attività giudiziarie e delle attività di organizzazione degli uffici giudiziari funzionali alla piena attuazione della riforma stessa. Si interviene, inoltre, sulla disciplina dell'ordinamento penitenziario in materia di detenzione domiciliare e permessi nel caso di detenuti per condanne per i reati gravissimi di cui all'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater, del codice di procedura penale ovvero sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis del medesimo ordinamento (legge 26 luglio 1975, n. 354), prevedendo una interlocuzione consultiva ed ulteriori scambi informativi con i procuratori distrettuali o con il procuratore nazionale antimafia. Sono introdotte, inoltre, disposizioni urgenti di coordinamento e integrative della disciplina di cui all'articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020, sulla sospensione dei termini processuali. Sono previste ulteriori disposizioni urgenti integrative e di coordinamento in materia di giustizia amministrativa e contabile. Il provvedimento reca, altresì, misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta COVID-19, al solo fine di allertare le persone che siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi e tutelarne la salute. Articolo 1 – (Proroga del termine di entrata in vigore della disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni) Il decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 7, ha prorogato il termine di entrata in vigore della disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni e apportato modifiche alla medesima disciplina. Per effetto delle conseguenze negative sull'organizzazione giudiziaria del diffondersi della pandemia da COVID-19 si impone, dunque, lo spostamento del temine, originariamente fissato al 1° maggio prossimo, al 1° settembre 2020. La modifica opera sulla disposizione transitoria dell'articolo 9 del decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216 (articolo 1, comma 1). Sono apportate le conseguenti modifiche all'articolo 2 del citato decreto-legge n. 161 del 2019 (articolo 1, comma 2). Non si ritiene necessario differire l'applicazione della norma di cui al comma 6 dell'articolo 2 del decreto-legge n. 161 del 2019, che prevede che con decreto ministeriale siano fissate modalità e termini per il deposito telematico degli atti relativi alle intercettazioni, al fine di non precludere agli uffici presso i quali l'attività organizzativa è già in fase avanzata la possibilità di applicare le modalità semplificate di deposito anche prima del termine del 31 agosto 2020, e ciò proprio per agevolare la trasmissione telematica degli atti in costanza dell'emergenza. Articolo 2 – (Disposizioni urgenti in materia di detenzione domiciliare e permessi) L' articolo 2 reca modifiche urgenti all'ordinamento penitenziario in materia di detenzione domiciliare e permessi a detenuti per condanne per reati gravissimi o sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis del medesimo ordinamento penitenziario. Le modifiche all'articolo 30- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, intendono consentire ai procuratori distrettuali e al procuratore nazionale, rispettivamente, per i casi di detenuti per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater , del codice di procedura penale e dei detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario, di esprimere il loro parere, ai fini della decisione sul permesso richiesto, in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata ed alla pericolosità del detenuto. Ciò in ragione della specifica conoscenza che dette autorità possono avere anche del contesto familiare dei predetti detenuti. Il termine di ventiquattro ore previsto per l'espressione dei pareri è individuato in considerazione delle condizioni alle quali i permessi di cui all'articolo 30 dell'ordinamento penitenziario possono essere concessi; si è comunque previsto, in ragione delle medesime condizioni, che le autorità competenti possano concedere il permesso anche prima della scadenza del predetto termine, nel caso di motivata eccezionale urgenza. Si è inteso innovare, inoltre, il disposto del nono comma dell'articolo 30- bis dell'ordinamento penitenziario con l'introduzione dell'obbligo da parte del procuratore generale presso la corte d'appello di informare, una volta ricevuta la relazione trimestrale da parte delle autorità che hanno rilasciato i permessi, il procuratore distrettuale e il procuratore nazionale antimafia, qualora i suddetti permessi siano stati rilasciati, rispettivamente, ai detenuti per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater, del codice di procedura penale o ai detenuti sottoposti a regime di cui all'articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario. Il comma introdotto nell'articolo 47- ter dell'ordinamento penitenziario è volto a consentire la necessaria interlocuzione sui presupposti di un eventuale rinvio dell'esecuzione della pena in regime di detenzione domiciliare dei detenuti, condannati per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, comma 3- bis e 3- quater , del codice di procedura penale, o sottoposti al regime di cui all'articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario, del procuratore distrettuale ove ha sede il tribunale che ha emesso la sentenza e, nel caso in cui i detenuti siano sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario, anche del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Tale interlocuzione consente ai procuratori, i quali possono essere in possesso di maggiori elementi informativi legati al luogo ove l'istante ha manifestato la propria pericolosità sociale, di esprimere il loro parere in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata e alla pericolosità del detenuto. A quest'ultimo fine, si introduce l'obbligo, diversamente modulato in ragione dell'eventuale urgenza, per il tribunale di sorveglianza e per il magistrato di sorveglianza, di richiedere i suddetti pareri, senza pregiudizio comunque per la tempestività delle decisioni da assumere.