[pronunce]

che, peraltro, il giudice rimettente reputa che tale regressione implichi, ai fini della rinnovazione dell’atto nullo, la ripetizione dell’intera udienza preliminare, anche nel caso in cui il vizio consista nella mancata o insufficiente o erronea indicazione del luogo di comparizione e, dunque, un aspetto formale ed estrinseco, ancorché indispensabile, rispetto al contenuto dispositivo del provvedimento, così determinando un ingiustificato aggravio dei tempi del processo e la violazione del principio della sua ragionevole durata; che l’asserita violazione di tale principio appare, tuttavia, la conseguenza di un fallace presupposto interpretativo, in quanto, da un lato, la censurata disposizione combinata non implica affatto che a tutte le ipotesi di declaratoria di nullità del decreto che dispone il giudizio debba necessariamente fare seguito una integrale ripetizione dell’udienza preliminare e, dall’altro, il giudice rimettente non valuta e non indica in concreto a quali eventuali ulteriori atti dell’udienza preliminare debba semmai comunicarsi la nullità; che, in particolare, non si è considerato come – a differenza di quanto era stabilito nel codice di procedura penale previgente, ove l’art. 189 eccezionalmente prevedeva l’estensione della nullità agli atti anteriori o contemporanei connessi con quello viziato – ora l’art. 185 cod. proc. pen. circoscriva tale effetto ai soli atti successivi che siano legati all’atto viziato da un rapporto di dipendenza causale e ne costituiscano, quindi, la conseguenza logica e giuridica; che, estendendosi la nullità derivata ai soli atti successivi e non anche a quelli antecedenti, la declaratoria di nullità del decreto che dispone il giudizio per mancanza o insufficiente indicazione del luogo della comparizione non può invalidare anche atti del procedimento precedenti a quello oggetto di tale declaratoria, sicché la regressione del processo all’udienza preliminare si realizza fino al momento e all’atto in cui il giudice di tale udienza, avendo già dichiarata chiusa la discussione delle parti, procede alla deliberazione; anzi, e più precisamente, alla sola parte di questa che, di seguito alla disposizione del giudizio e all’indicazione del giudice a questo competente, attiene alla precisa individuazione e indicazione «del luogo, del giorno e dell’ora della comparizione»; che, di conseguenza, una corretta lettura della disciplina oggetto di rimessione avrebbe dovuto condurre il giudice a quo a una valutazione affatto diversa, onde la questione sollevata va dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale della disposizione combinata degli artt. 429, comma 2, in relazione al comma 1, lettera f), dello stesso articolo, e 185, comma 3, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento all’art. 111, secondo comma, della Costituzione, dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Napoli con l’ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 2 dicembre 2009. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'11 dicembre 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA