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Altra marchiana violazione è quella inserita nella seduta del 20 giugno presso la Camera dei deputati, dove si è fatto passare per mero drafting una questione ben più rilevante come il cosiddetto emendamento Sud, che di fatto ha sottratto la gestione delle risorse 2021-2027 al Ministro per il Sud e per la coesione. Infine, va decisamente denunciata la consuetudine di trasformare il nostro ordinamento bicamerale in ordinamento monocamerale. Infatti, questa maggioranza, approfittando di numeri più ampi alla Camera dei deputati, presenta lì tutti i decreti-legge, che arrivano in Senato con tempi contingentati e tali da non permettere alcun serio esame, in violazione dell'articolo 70 della Costituzione. In definitiva, la consuetudo contra legem da parte di questo legislatore di produrre decreti-legge in contrasto con sentenze della Corte, con dettami costituzionali e disposizioni legislative indebolisce la credibilità degli organi legislativi, dei loro componenti e del valore della forza delle leggi e della Costituzione. Desta infine perplessità che un decreto-legge formalmente viziato possa essere emanato e successivamente convertito. Per questi motivi noi insistiamo nella pregiudiziale di costituzionalità presentata. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . CALIENDO (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, io sono arrivato un po' in ritardo, quando l'illustrazione della questione pregiudiziale era già iniziata, e mi meraviglio del fatto che non sia presente il Governo. Stiamo discutendo di un disegno di legge e il Governo è assente. Mi rimetto alla sua decisione. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD e della senatrice De Petris) . PRESIDENTE . Sospendo brevemente la seduta in attesa di verificare se il Governo sarà presente o meno in Aula. (La seduta, sospesa alle ore 16,16, è ripresa alle ore 16,17) . Il Governo è presente in Aula e possiamo procedere. Ha facoltà di parlare il senatore D'Alfonso per illustrare la questione pregiudiziale QP2. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, io non avrei manifestato meraviglia laddove avessi riscontrato l'assenza del Governo, perché una delle caratteristiche del decreto-legge in esame è che svela una forma di odio nei confronti del Senato. Dico questo solo a giudicare dal lasso di tempo che è stato investito dalla Camera dei deputati, alla quale è stato anche consentito di condurre un'idonea attività istruttoria: su sessanta giorni, quarantacinque giorni abbondanti sono stati riservati alla Camera dei deputati, mentre al Senato della Repubblica, materialmente, da quando la documentazione ci è pervenuta, io ho contato, in termini di tempo idoneo di lavoro, grosso modo sessanta ore. Noi siamo davanti all'illustrazione di una questione pregiudiziale non solo perché a volte accade che le opposizioni facciano ricorso a questo strumento, ma in questo caso c'è davvero bisogno di organizzare l'espressione di un pre-giudizio per cercare di ritrovare lo spazio di un giudizio di merito. Siamo in un momento in cui il quadro economico italiano è caratterizzato dagli elementi riferiti per esempio all'Istat che, fotografando la realtà, ci svela come i numeri della nostra economia reale ci dicono ad alta voce che la pressione fiscale è aumentata rispetto all'anno scorso, che nei fatti la produttività industriale manifesta difficoltà, così come la capacità di collocare forza lavoro; aumentano gli inoccupati, diminuisce la quantità dell'energia elettrica industriale che viene domandata e utilizzata, così come il numero dei trasporti eccezionali riferiti alla produzione industriale; aumenta il numero delle ore della cassa integrazione. All'interno di questo quadro, il Governo del Paese, vincolato anche da contratti molto promettenti, di sicuro doveva mettere in campo un provvedimento necessitato e urgente capace di produrre crescita. Sul piano della denominazione abbiamo una consistenza cartacea che parla di crescita, ma nei fatti il decreto-legge in discussione non ha neanche le caratteristiche per essere concepito, sul piano dell'ordinamento, come decreto-legge. Non ha capacità di effettività nel tempo immediato che ci serve, perché rinvia i suoi effetti nel futuro, per la sua efficacia dà luogo alla richiesta di circa 45 provvedimenti attuativi ed è nei fatti un decreto-legge bazar, altro che omnibus : al suo interno c'è tutto e il contrario di tutto. Siamo davvero davanti alla difficoltà, anche per gli organi di verifica e di rilettura, di giudicare come idoneo e coerente il prodotto di questo decreto-legge per l'eccessiva eterogeneità. La sentenza della Corte costituzionale del 2012 è implacabile. Ciononostante si va avanti e noi mettiamo in evidenza come questo decreto crescita soltanto di denominazione, dentro di sé, per esempio, porta un riconoscimento oggettivo di errori fatti nell'immediato passato. Pensate, ad esempio, alla legge di bilancio e all'opera di negazione contenuta in tale legge rispetto a strumenti fondamentali dell'economia reale, quando, cioè, avete messo nel dimenticatoio, soffocandolo, lo strumento del superammortamento. Nella legge di bilancio lo avete scansato come strumento, adesso lo riutilizzate. Questo non significa fare sì che poi la macchina dello Stato, l'ordinamento, l'economia reale sappiano con immediatezza rimettersi in cammino perché l'ordinamento tributario e fiscale ha bisogno di trovare pacificazione, normalità di funzionamento, non questo strapazzamento normativo, su e giù, prima demolire per poi ricostruire. È successo anche con l'istituto della cosiddetta mini-Ires così come è successo per quanto riguarda la patent box e altri strumenti provenienti dal passato che voi avete voluto portare ad una specie di sepoltura per poi riportarli in vita. Che modo è di governare la cosa pubblica, quando si procede così? Nel decreto-legge al nostro esame, per esempio, cercate di affrontare i temi delle città in sofferenza finanziaria, che sono in predissesto o dissesto e cercate di affrontare la grande questione capitolare di Roma. L'errore non è l'attenzione su Roma o su altri comuni come Catania che vengono da questo affanno, da questa difficoltà finanziaria; è l'approvvigionamento finanziario che è sbagliato. Non si possono togliere le risorse dall'economia innovativa, dall'economia competitiva, dall'economia 4.0 che tanto serve all'Italia per vincere la sfida internazionale, per utilizzarle per far sì che una città o l'altra possano ripartire. Servono prodotti omogenei riferiti alle città che devono svolgere il proprio ruolo. Per Roma serve una legge speciale, recuperando lo spirito che attivò Legnini da sottosegretario al Ministero dell'economia e delle finanze delegato a questo, o anche il lavoro che ha provato ad impostare Calenda, o anche quello che ha balbettato il vice premier Di Maio quando, per mezz'ora, si è interessato ai temi di Roma. Serve una legge che faciliti il suo funzionamento come città capitale dello Stato, com'e è accaduto a Berlino - dove una legge c'è e funziona - o a Bruxelles, o a Londra. Non si tolgono risorse da settori vitali dall'economia per cercare di provare a tamponare. Un altro errore gigantesco è quello che è stato fatto sul grande nodo di Alitalia.