[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 141, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), promosso con ordinanza del 14 maggio 2004 dal Giudice di pace di Isernia nel procedimento civile vertente tra Valvona Pasquale contro la Prefettura di Isernia, iscritta al n. 715 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 38, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto d'intervento nonché del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 20 aprile 2005 il Giudice relatore Paolo Maddalena. Ritenuto che il Giudice di pace di Isernia, con ordinanza del 14 maggio 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 141, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), “nella parte in cui non è previsto alcun criterio legale di riferimento per la configurabilità dell'infrazione amministrativamente sanzionata dal comma ottavo dello stesso articolo”; che il remittente è chiamato a pronunciarsi in un giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione emessa dal Prefetto di Isernia nei confronti di un conducente di motoveicolo, al quale è stata ascritta la violazione del citato art. 141, comma 3, del codice della strada, per aver omesso – secondo il verbale redatto dagli agenti accertatori – “di regolare adeguatamente la velocità in modo da non costituire pericolo nell'attraversamento di un centro abitato fiancheggiato da edifici”; che, ad avviso del giudice a quo, la disposizione denunciata subordinerebbe l'accertamento dell'infrazione “alla mera valutazione soggettiva del verbalizzante, senza alcun parametro legale di riferimento circa la valutazione del comportamento di guida tenuto dal conducente”, così da configurarsi come norma “a trama aperta”, indeterminata quanto al presupposto della pretesa sanzionatoria, giacché questo prescinderebbe dall'esistenza di una segnaletica stradale, che dovrebbe invece essere l'unico “parametro valutativo circa la legittimità o meno del comportamento dell'utente”; che, argomenta ancora il remittente, il censurato comma 3 dell'art. 141, essendo carente nella “predeterminazione di specifici criteri di comportamento idonei a costituire di volta in volta la fattispecie sanzionabile”, contrasterebbe dunque: a) con l'art. 3 Cost., “poiché l'estrema discrezionalità offerta all'agente di ritenere, in un dato contesto temporale e geografico, se la condotta del conducente costituisca o meno infrazione sanzionabile, anche a prescindere dall'esistenza – e del rispetto – di una segnaletica stradale, provoca un'inevitabile discriminazione tra gli utenti che tengano un identico comportamento di guida, lasciando alla mera valutazione soggettiva del verbalizzante l'individuazione del contravventore ed il conseguente destinatario della pretesa sanzionatoria”; b) con l'art. 97, comma primo, Cost., in riferimento ai principi del buon andamento e dell'imparzialità dell'azione amministrativa, giacché “la configurabilità di un comportamento sanzionabile” sarebbe rimessa “all'arbitrio dei pubblici funzionari”; c) con l'art. 24, secondo comma, Cost., comprimendo oltremodo il diritto di difesa per l'impossibilità del ricorrente di fornire prova contraria in suo favore e, segnatamente, di superare “la presunzione di legittimità ed il valore probatorio del verbale di accertamento dichiarando o facendo dichiarare da testimoni che la sua condotta era in effetti congrua, ovvero di aver adeguatamente regolato la velocità, avuto riguardo alle caratteristiche dei luoghi, del carico del veicolo e di ogni altra circostanza di qualsiasi natura nell'attraversare centri abitati o comunque tratti di strada fiancheggiata da edifici”; che, quanto alla rilevanza della questione, il giudice a quo, escludendo di poter far ricorso al giudizio di equità e, comunque, di poter “emettere una decisione totalmente avulsa da ogni parametro legale di riferimento”, tale da sostituire all'arbitrio della pubblica amministrazione quello del giudice, sostiene che, proprio per la evidenziata configurazione della disposizione denunciata, il ricorso in opposizione dell'interessato dovrebbe essere respinto; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'infondatezza della questione; che, secondo la difesa erariale, il denunciato art. 141, comma 3, del d.lgs. n. 285 del 1992, introdurrebbe il principio secondo cui, anche in mancanza di specifica segnaletica stradale, il conducente “deve riferire la velocità di marcia a condizioni obiettive, in concreto percepibili con l'uso dei normali criteri di attenzione, prudenza e diligenza”, e ciò in forza delle superiori esigenze di sicurezza della circolazione; che, pertanto, rileva ancora l'Avvocatura, la disposizione censurata configurerebbe un illecito amministrativo di pericolo a forma libera, integrando il precetto con parametri – quali: caratteristiche del veicolo, della strada, del traffico, etc. – assunti dalla comune esperienza, “fornendo all'agente accertatore le chiavi di valutazione dei comportamenti posti in essere dagli utenti”; che, conclude l'Avvocatura dello Stato, proprio in forza di tali principi la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto manifestamente infondata analoga questione di costituzionalità prospettata, in riferimento agli artt. 24 e 25 Cost., avverso il comma 1 dello stesso art. 141 del nuovo codice della strada. Considerato che il Giudice di pace di Isernia dubita, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97, primo comma, Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 141, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), “nella parte in cui non è previsto alcun criterio legale di riferimento per la configurabilità dell'infrazione amministrativamente sanzionata dal comma ottavo dello stesso articolo”; che il remittente muove dalla premessa che la norma denunciata sarebbe priva di specifici criteri di determinazione della condotta oggetto di sanzione, giacché il precetto non terrebbe in alcun conto l'esistenza di una segnaletica stradale, quale unico parametro idoneo a valutare “la legittimità o meno del comportamento dell'utente”; che, pertanto, sempre secondo la prospettazione del giudice a quo, ciò comporterebbe la lesione dei parametri evocati, in considerazione del fatto che la stessa configurabilità del comportamento sanzionabile sarebbe rimessa al mero arbitrio dell'agente accertatore dell'infrazione, ciò che renderebbe, altresì, impossibile l'esercizio della difesa in giudizio da parte dell'interessato, non potendo questi fornire prova contraria rispetto a quanto riportato nel verbale di accertamento, assistito dalla presunzione di legittimità;