[pronunce]

IV-ter, n. 4-A), con la quale i predetti comportamenti e le dichiarazioni del deputato sono stati ritenuti insindacabili, il ricorrente ne ha chiesto l'annullamento, giacché la stessa risulterebbe adottata in difetto dei presupposti per l'applicazione della garanzia di cui all'art 68, primo comma, della Carta Costituzionale, presentandosi, pertanto, lesiva della «sfera di attribuzione dell'ordine giudiziario». 2.- Il presente conflitto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con ordinanza n. 105 del 2005, ritualmente notificata – unitamente all'atto introduttivo del giudizio – alla Camera dei deputati e tempestivamente depositata. 3.- La Camera dei deputati si è costituita in giudizio, eccependo che «il ricorso è da ritenersi inammissibile e comunque improcedibile, in quanto non risultano riportate in modo congruo ed adeguato le frasi che dovrebbero costituire oggetto del conflitto», ciò che renderebbe carente la «prospettazione del thema decidendum». In particolare, secondo la Camera dei deputati, «il ricorrente ha inteso sottoporre al giudizio della Corte tre gruppi di opinioni facenti parte di un unico contesto argomentativo», ed esattamente, «il primo riguardante la “copertina” della trasmissione (elaborata da tale sig. Martinez, coautore della trasmissione e imputato nel medesimo procedimento penale)»; il secondo concernente le dichiarazioni rese dal parlamentare e «rivolte a censurare il trattamento ingiustificatamente favorevole che, ad avviso del medesimo deputato, avrebbe ricevuto in sede giornalistica un saggio redatto dal dott. Davigo»; il terzo, infine, consistente nel rimprovero al magistrato «di aver tenuto una determinata condotta ai danni dell'avv. Taormina, ospite della trasmissione». Orbene, secondo la difesa della resistente, poiché il ricorrente non ha provveduto – per ciascuno di tali gruppi di opinioni – ad una puntuale indicazione delle dichiarazioni extraparlamentari addebitate al predetto deputato, essendo state alcune di esse «sostituite dalla libera e soggettiva rielaborazione da parte del giudice ricorrente», l'atto introduttivo del presente giudizio non sarebbe idoneo «a prospettare correttamente i termini della controversia», con conseguente violazione dell'art. 26 delle norme integrative per i giudizi davanti la Corte costituzionale. 4.- Tale eccezione è fondata, nei limiti di seguito precisati. 4.1.- Secondo la costante giurisprudenza costituzionale, affinché questa Corte «possa accertare la sostanziale identità» tra le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare e gli atti di funzione dallo stesso posti in essere, «il ricorrente ha l'onere di riportare nell'atto introduttivo del giudizio le espressioni ritenute offensive» (così, testualmente, la sentenza n. 52 del 2007; in senso conforme, tra le altre, le sentenze n. 236 del 2007, n. 383 e n. 336 del 2006), essendosi anche precisato – tra l'altro proprio con riferimento ad una fattispecie relativa a dichiarazioni extraparlamentari rese nel corso di una trasmissione televisiva – che non è consentita la sostituzione di quelle espressioni «con una libera rielaborazione ad opera dell'autorità giudiziaria ricorrente», in quanto, così operando, si realizza una «impropria sovrapposizione tra l'oggettiva rilevanza delle opinioni espresse dal deputato (…) e l'interpretazione soggettiva che ne è stata data, che interferisce con l'accertamento del nesso funzionale tra le frasi pronunciate (…) e gli eventuali atti parlamentari tipici di cui le frasi stesse potrebbero essere la divulgazione esterna» (così, testualmente, la sentenza n. 79 del 2005; in senso conforme, anche la sentenza n. 383 del 2006). 4.2.- Orbene, l'evenienza testé descritta ricorre per il primo e per il terzo gruppo di opinioni espresse dal deputato nel corso della trasmissione televisiva del 26 giugno 1998. Ed invero, quanto al primo, dalla lettura del ricorso – in ragione anche della mancata riproduzione, al suo interno, del testo integrale del capo di imputazione elevato a carico del predetto deputato – non è dato esattamente comprendere se il parlamentare risponda del reato ex art. 595 del codice penale in qualità di responsabile della trasmissione (e quale concorrente con il vignettista), per aver «esposto» il disegno, oppure soltanto per le frasi con le quali lo ha commentato, ovvero per entrambe tali condotte. Tale incertezza si traduce in un profilo di inammissibilità della censura, in ragione dell'impossibilità di distinguere le condotte integranti l'ipotesi di diffamazione addebitabili all'uno o all'altro dei due coimputati, e cioè il deputato ed il disegnatore, rendendo così impossibile, per il primo, la verifica – da parte di questa Corte – circa l'esistenza di un qualche nesso funzionale con sue attività parlamentari (si veda, in tal senso, la sentenza n. 87 del 2002). Analogamente, deve ritenersi inammissibile la censura concernente il terzo episodio, quello relativo all'incarico che sarebbe stato dato al sottufficiale della Guardia di Finanza, dal momento che non viene riprodotta alcuna affermazione o dichiarazione direttamente riferibile al deputato, mentre il ricorrente si è limitato ad una soggettiva rielaborazione dell'episodio. 4.3.- Ciò premesso, deve tuttavia chiarirsi come i vizi sopra precisati non siano destinati a riverberarsi – come invece ipotizza la Camera dei deputati, in ragione della «sostanziale unitarietà del contesto argomentativo» che connoterebbe tutte le dichiarazioni per le quali è giudizio – «sugli altri punti relativi alla descrizione del fatto» che ha dato luogo al conflitto. In tali condizioni, pertanto, la declaratoria di inammissibilità dell'intero ricorso si presenterebbe come soluzione eccessiva rispetto allo scopo cui mira la già ricordata previsione normativa, che impone al ricorrente nel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato «l'esposizione sommaria delle ragioni di conflitto», scopo che resta, difatti, pur sempre quello di permettere alla Corte «l'accertamento del nesso funzionale tra le frasi pronunciate (…) e gli eventuali atti parlamentari tipici di cui le frasi stesse potrebbero essere la divulgazione esterna » (così la sentenza n. 79 del 2005). Orbene, siffatto accertamento, nella specie, risulta possibile per la seconda delle tre condotte del parlamentare (la sola che risulti compiutamente e chiaramente descritta nel ricorso). 5.- Così ridefinito il thema decidendum del conflitto, il ricorso deve ritenersi fondato limitatamente a quanto sopra precisato.