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il 24 maggio l'advisory group del Centers for disease control and prevention (CDC) ha affermato che i dati che provengono dal vaccine adverse event reporting system (VAERS), che si basano sull'analisi di ciascuna cartella clinica, dimostrerebbero che la percentuale di casi di miocardite e pericardite nei vaccinati tra i 16 e 24 anni è più alta di quella che ci si potrebbe aspettare; è necessario, dunque, valutare il rapporto tra rischio e beneficio, dal momento che il rischio dei bambini con buone condizioni di salute di ammalarsi è bassissimo, e un rischio anche minimo di avere effetti indesiderati a causa del vaccino deve essere opportunamente valutato, attraverso una chiara acquisizione dei dati in ordine alle complicanze gravi e ai postumi invalidanti nelle medesime fasce di età, ponendole a confronto con i dati epidemiologici in ordine ai decessi tra la popolazione 0-19 anni; l'ingegner A. Tsiang dell'Environmental health trust (EHS) statunitense ha stimato i tassi di mortalità legati ai due vaccini anti COVID usati negli USA (Pfizer e Moderna) tramite un attento confronto, possibile grazie al database pubblico VAERS, con i tassi di mortalità riscontrati nella vaccinazione antinfluenzale 2019-2020, che sono risultati essere di circa 100 volte più bassi; i morti negli USA segnalati al VAERS nella campagna antinfluenzale 2019-2020 sono stati circa 45 su 170 milioni di vaccinati, l'incidenza è stata, dunque, dello 0,000026 per cento, pari a circa 0,26 morti per milione di dosi. I morti segnalati in relazione ai vaccini anti COVID negli USA sono stati, dal 14 dicembre 2020 al 19 febbraio 2021 (circa 2 mesi), 966 su 41.977.401 dosi somministrate, l'incidenza è stata, dunque, dello 0,0023 per cento, pari a circa 23 casi per milione di dosi. I morti in eccesso prodotti dai 2 vaccini anti COVID Pfizer e Moderna sono, dunque, stimabili in (23,0 meno 0,26 cioè 23 morti per milione di dosi somministrate. Sulla base di tali dati si è in grado di stimare il rapporto tra rischi e benefici per le varie classi di età; il tasso di mortalità da infezione COVID negli USA è stato, secondo i CDC di Atlanta, dello 0,003 per cento per la fascia di età 0-19 anni, e dello 0,02 per cento per la fascia di età 20-49 anni. Quindi, il rapporto tra rischi e benefici nel sottoporsi ai vaccini sembra essere maggiore solo per le persone di età, verosimilmente, superiore ai 25 anni. Per le persone con un'età minore di questa, i rischi connessi al vaccino e al COVID-19 sembrano essere praticamente equivalenti, e ciò dovrebbe essere un aspetto da valutare con attenzione, anche in considerazione del fatto che nessuno conosce gli effetti a medio e lungo termine dei vaccini anti COVID, somministrati per la prima volta. Peraltro il meccanismo dell'mRNA (quello utilizzato dai prodotti di Pfizer e Moderna) non è mai stato usato prima nei vaccini, e quindi si è dinanzi a un inedito assoluto; sulla base di tali dati, il 25 marzo, in un articolo per la fondazione "Hume" si è stimato a 25 anni di età quello che si potrebbe chiamare il punto di break even tra rischi e benefici: sotto i 25 anni, insomma, i rischi sembrano superare i benefici; i vaccini devono essere somministrati solo se i benefici superano i rischi, tenendo in considerazione, in particolare, che circa il 96 per cento dei morti per COVID in Italia è costituito da soggetti aventi oltre i 60 anni di età, fatta eccezione di un'esigua percentuale costituita da individui fragili di ogni classe di età (ad esempio gli immunodepressi, eccetera); dinanzi a tutte queste incognite, ci si deve interrogare sull'opportunità di estendere la vaccinazione anche alla popolazione non a rischio, esponendo a rischi potenzialmente significativi, e ad oggi del tutto imprevedibili considerato che sono vaccini sperimentali, chi realisticamente non corre alcun pericolo mortale per il COVID, come i bambini e gli adolescenti, impegna il Governo ad impostare la campagna vaccinale per coloro che hanno un'età al di sotto dei 25 anni sulla base del principio della massima precauzione e del principio della massima cautela, fornendo a tutti i giovani una corretta e puntuale informazione in ordine al rapporto tra rischi e benefici, interrompendo, nell'immediato, la campagna vaccinale per tutti coloro che hanno un'età inferiore a 16 anni. Atto n. 1-00391 DE BONIS DE FALCO FANTETTI LONARDO LA MURA GRANATO ANGRISANI BUCCARELLA CORRADO - Il Senato, premesso che: Cesare Lombroso, nato a Verona nel 1835 e morto a Torino nel 1909, psichiatra e antropologo, è considerato il padre della criminologia moderna, nonostante già la scienza a lui contemporanea, oltre che quella postuma, avesse dichiarato infondate tutte le sue teorie definendole pseudoscientifiche; a Torino insegnò medicina legale e igiene pubblica. Il suo lavoro fu intenso, diventò membro della Società freniatrica italiana da poco fondata, arricchì i laboratori universitari di nuova strumentazione e fondò quel laboratorio di medicina legale e di psichiatria sperimentale che in breve lo rese celebre in tutto il mondo; Lombroso creò a Torino una nuova disciplina, l'antropologia criminale, sostenendo che i delinquenti sono portatori di tratti somatici distintivi. Nel 1898 fondò un museo di psichiatria e criminologia, appunto il museo Cesare Lombroso, la cui inaugurazione, però, non riuscì a vedere perché morì nel 1909. La direzione del museo passò quindi al genero di Lombroso, Mario Carrara. Nel 1932 il museo fu chiuso, e le teorie "positiviste" respinte; la collezione è rimasta in stato di abbandono per mancanza di fondi per decenni, fino al 1985, quando dopo una mostra presso la Mole Antonelliana nasce l'idea di sottoscrivere un appello per il museo Lombroso, firmato da diversi intellettuali e studiosi di varie città italiane, rivolto agli amministratori piemontesi e all'università, per la salvaguardia del patrimonio lombrosiano. Nel 2009 il museo è stato riaperto e la collezione ha trovato la sua nuova sede presso il palazzo degli Istituti anatomici di via Pietro Giuria, in un allestimento permanente e aperto al pubblico; considerato che: il museo, oggi di proprietà dell'università di Torino, contiene circa 700 crani e poco meno di 200 cervelli umani. La gran parte di questi "reperti anatomici" fu raccolta personalmente dallo stesso Lombroso che all'epoca era medico militare al seguito dell'esercito piemontese inviato nell'ex Regno delle Due Sicilie per reprimere le rivolte scatenate dopo l'annessione al regno Sardo; il museo rappresenta la più grande "fossa comune" di meridionali esistente al mondo, dato che vi sono contenuti i crani di uomini ritenuti delinquenti. Lombroso si basava infatti sulla tesi "dell'uomo delinquente nato o atavico", il delinquente per natura, individuo che recherebbe nella struttura fisica i caratteri degenerativi che lo differenziano dall'uomo "normale".