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Il programma per l'ammodernamento, rinnovamento e potenziamento della capacità nazionale di difesa aerea e missilistica, nella più ampia cornice del sistema NATO di Difesa Aerea e Missilistica integrata, prevede l'introduzione della tecnologia " New Generation " nei sistemi in inventario, l'adeguamento del parco missili Aster , il completamento della 6ª batteria SAMP/T in carico all'Esercito e l'acquisizione della dotazione di 5 batterie SAMP/T a protezione degli assetti dell'Aeronautica Militare. Il programma ha un fabbisogno complessivo stimato di 3,05 miliardi, di cui risulta finanziata una tranche per un totale di 2,37 miliardi di euro distribuiti in 15 anni. Per il programma per l'acquisizione di radar per sistemi di difesa aerea (FSAS/PAAMS), volto in particolare all'acquisizione di radar per la sorveglianza e l'ingaggio, quali sensori organici alle batterie contraeree (SAMP/T) dell'Esercito Italiano e alle unità navali della Marina Militare dotate dei sistemi di difesa aerea FSAF/PAAMS con capacità incrementate grazie all'introduzione dei missili B1-NT attualmente in fase di sviluppo, il documento stima un fabbisogno complessivo pari a 840 milioni di euro. Il programma finalizzato al rinnovamento delle unità navali della linea Cacciatorpediniere tramite l'acquisizione di due nuove unità, è volto a garantire di preservare la capacità anti-aerea imbarcata, incrementandola in chiave di difesa dalla minaccia dei missili balistici. Per tale programma è previsto un finanziamento sul bilancio del Ministero della Difesa per 1,49 miliardi, finalizzato allo svolgimento degli studi preliminari di de‐risking e all'avvio della fase acquisitiva (rispetto a un fabbisogno complessivo stimato in 2,7 miliardi). Per la partecipazione dell'Italia ad un programma di sviluppo e acquisizione di un nuovo Sistema di combattimento per la Fanteria, attraverso l'acquisizione di un "sistema di sistemi" (famiglia di piattaforme) per la fanteria pesante, incentrato su una piattaforma combat e una serie di piattaforme di supporto, la scheda prospetta un profilo programmatico di stanziamenti totali per 2,14 miliardi di euro distribuiti in 14 anni, che rappresentano una tranche rispetto al fabbisogno complessivo attualmente in corso di definizione. La terza parte del documento è dedicata all'analisi delle principali voci di spesa del comparto difesa. La dotazione complessiva del comparto per il 2021 ammonta a 24.583,2 milioni di euro, pari all'1,41 per cento del PIL. Le assegnazioni per il 2022 e per il 2023, invece, ammontano rispettivamente a 25.164,7 e a 23.493 milioni di euro e, riferite ai corrispondenti valori di PIL previsionale, denotano un rapporto pari a 1,37 per cento nel 2022 e 1,23 per cento nel 2023. Come negli anni scorsi, inoltre, il documento reca la comparazione (nell'arco temporale compreso tra il 2008 e il 2021), tra il bilancio della Difesa, formalmente inteso, e il "Bilancio Integrato", comprendente anche le risorse esterne al Dicastero, attestate nello stato di previsione della spesa del Ministero dello Sviluppo Economico (settore investimento), e del MEF (partecipazione dell'Italia alle missioni militari internazionali). L'andamento dei fondi della Difesa, in termini di risorse iscritte a bilancio ordinario, stanziamenti di missioni internazionali e finanziamenti del MiSE, ha registrato nell'ultimo decennio un andamento altalenante, ma comunque in crescita, passando dal valore di 23.655,6 milioni di euro del 2008 all'importo di circa 28.287,3 milioni di euro del 2021. Un'ulteriore tabella pone altresì in rilievo come le spese finali del Ministero della difesa autorizzate per il 2021 dall'ultima legge di bilancio, pari a 24.583,2 milioni di euro, rappresentino, in termini di competenza, circa il 3 per cento delle spese finali del bilancio dello Stato. Per quanto attiene all'articolazione del bilancio per funzioni, nel 2021 la spesa totale risulta in aumento e così ripartita: alla "funzione difesa" viene attribuita una dotazione di 16.809 milioni di euro (in aumento risposto ai 15.323,4 milioni del 2020), alla "funzione sicurezza del territorio" sono assegnati 7.209,4 milioni (rispetto ai 7.054,9 milioni del 2020), e alle "funzioni esterne" sono attribuiti 156,1 milioni (in calo, rispetto ai 161,7 milioni del 2020). Ulteriori 408,7 milioni di euro (in aumento rispetto ai 401,8 milioni dello scorso anno) sono poi assegnati per le pensioni provvisorie del personale in ausiliaria. Particolare rilevanza assume la cosiddetta "funzione difesa", che comprende tutte le spese necessarie all'assolvimento dei compiti istituzionali dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, nonché dell'area interforze e della struttura amministrativa e tecnico-industriale del Dicastero. Tale spesa è tradizionalmente suddivisa nelle voci relative al personale, all'esercizio e all'investimento. Le risorse globali assegnate alla Funzione difesa, come già rilevato, ammontano a 16.809 milioni di euro (rispetto ai 15.323,4 milioni di euro dello scorso anno), suddivise in: a) 10.488,4 milioni di euro per il personale (che rappresentano il 62,4 per cento del totale, in lieve aumento rispetto al 2020); b) 2.284 milioni di euro per l'esercizio (rispetto ai 2.146,8 del 2020) (che rappresentano il 13,6 per cento del totale, con un incremento del 6,4 per cento rispetto al 2020); c) 4.036,6 milioni di euro per l'investimento (che rappresentano il 24,1 per cento del totale e che registra un rilevante incremento, del 43,6 per cento, rispetto al 2020). Un paragrafo specifico, dedicato al personale della Difesa, offre una sintesi ricognitiva dei provvedimenti normativi che, nel corso degli anni, sono stati adottati per attuare una riduzione delle dotazioni organiche, e avviare il passaggio da un modello di Forze Armate basato sulla coscrizione obbligatoria e che - all'inizio degli anni 2000 - annoverava circa 300.000 unità complessive di personale, ad un modello di Forze Armate composto esclusivamente di professionisti e limitato alla misura di 150.000 unità (ai sensi delle leggi n. 135 e n. 244 del 2012) da realizzarsi entro il 2024. Il paragrafo rimarca come questo processo determinerà, nei prossimi anni, una riduzione effettiva delle consistenze del personale, che passeranno da 167.252 unità nel 2020 a 167.057 nel 2021 e, ancora, da 166.484 nel 2022 a 165.529 nel 2023. Peraltro viene specificato come sia in corso di valutazione un processo di riforma del modello di Difesa, a partire da principi che puntano - tra gli altri - ad incrementare la percentuale di personale relativamente giovane all'interno delle Forze armate per il mantenimento in efficienza della componente operativa.