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Nel mio liceo avevo partecipato ad alcune riunioni, perché, come liceo classico "Giosuè Carducci" di Nola, avevamo partecipato a un certamen di latino e greco in Germania, pertanto avevamo una serie di raccordi con quelle realtà e conoscevamo quanto stava avvenendo e il grande desiderio di libertà di quei ragazzi. Sapere che si stesse sparando su quei giovani senza alcuna necessità e che si facessero intervenire i carrarmati era una tragedia. Allora non si sapeva ancora nulla di quanto accaduto nel mondo dell'Est e per quelli della mia età era una tragedia sapere quanto stava avvenendo. Grazie a Dio, la forza delle idee e della libertà si è imposta, creando anni dopo l'Unione europea, che era stata realizzata all'inizio, ma che restava un'Unione europea diversa dall'altra, quella dell'Europa dell'Est. Oggi speriamo di riuscire a realizzare i principi e i valori per cui si batterono quei ragazzi, che sono di tutta l'Europa. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, credo sia giusto ricordare l'invasione dell'Ungheria, che diede un colpo micidiale all'esperienza avviata da Imre Nagy e che avrebbe segnato, a mio parere, un aspetto di profonda novità. Allora il Partito Comunista prese una posizione sbagliata. Successivamente, partì il dibattito del 1956, con il XX congresso del Partito Comunista dell 'Unione sovietica (PCUS), e il Partito Comunista Italiano avviò una profonda revisione, che portò alla condanna dell'invasione della Cecoslovacchia e del successivo colpo di Stato in Polonia e alla famosa affermazione di Enrico Berlinguer sull'esaurimento della spinta propulsiva della rivoluzione d'ottobre. Non ho alcuna difficoltà a ricordarlo, perché nel 1956 avevo un anno, quindi di tale percorso e di queste affermazioni non ho memoria; posso ricordare però che in questi ultimi trent'anni mi sono ritrovato più volte a ragionare sull'esperienza di Imre Nagy, a condannare quell'invasione e anche a riflettere. Sono d'accordo con il collega Zanda, infatti: queste cose ci devono far riflettere su una vicenda storica, non per usare politicamente questo o quello contro quest'altro e quell'altro. La riflessione storica potrebbe servire per ragionare. Imre Nagy infatti non era un pericoloso liberale, dal punto di vista della loro esperienza, ma un comunista. Ci furono anche altre vicende, ma adesso non voglio perdere troppo tempo: vorrei dire però ai colleghi che hanno introdotto questo tema che non ho alcuna difficoltà - lo sottolineo con convinzione - e da questo punto di vista forse ci sarebbero spunti di riflessione storica molto interessanti per tutti. (Applausi) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno ANGRISANI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANGRISANI (Misto) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, il 25 ottobre 2005 un ragazzo di quattordici anni, Francesco Paolillo, perse la vita cadendo da un palazzo abbandonato, uno dei tanti inagibili a seguito dei danni causati dal terremoto del 1980. La tragedia si consumò in via De Meis, ora viale Carlo Miranda, nel quartiere Ponticelli a Napoli. Oggi, nel luogo in cui perse la vita Francesco sorge un cantiere in disuso, che sarebbe più opportuno definire una discarica, dove restano ancora in piedi i piloni e le fondamenta di quell'edificio dal quale cadde il piccolo Francesco. Francesco è un eroe dimenticato, perché, cari colleghi, dovete sapere che cadde mentre si arrampicava per aiutare un compagno di gioco, di poco più giovane, che non riusciva a scendere. Il degrado di questo luogo di dolore è uno schiaffo a tutta la comunità del quartiere Ponticelli, un'offesa alla memoria di Francesco e alla sua famiglia. Nel tempo si sono susseguite tante battaglie per la bonifica e la messa in sicurezza di questa zona. Tutto è andato al vento, come inascoltata è rimasta la forte volontà della famiglia, che chiede da tempo un segnale dalle istituzioni che onori il coraggio del loro piccolo angelo. In via Carlo Miranda il 3 agosto 2017 furono portati alla luce quintali di rifiuti; il 21 ottobre fu scoperta all'interno dell'area una postazione adibita al bracconaggio e al maltrattamento di volatili; il 14 ottobre 2021 è avvenuto l'ennesimo incendio nell'area, abbandonata al degrado, dove morì Francesco. A sedici anni dalla morte di Francesco niente è cambiato in viale Miranda a Ponticelli. L'area dove il quattordicenne perse la vita è rimasta insicura e inaccessibile a chiunque. Anche le giostre, costruite in memoria di Francesco, mai inaugurate, sono esempio di degrado e non un ricordo della sua morte. I bambini del quartiere sono costretti a giocare in una strada abbandonata e piena di pericoli, mentre si potrebbe riqualificare questo spazio e destinarlo a ospitare un parco giochi. Ponticelli, così come quasi tutta l'area Est di Napoli, è stata dimenticata dalle istituzioni, che non hanno mai risposto alle richieste di aiuto della famiglia. È dal 2005 che la famiglia di Francesco, in particolar modo il fratello, chiede che la sua morte non venga dimenticata e per far ciò non ci può essere miglior modo, colleghi e colleghe, che impegnarsi affinché quest'area della città di Napoli sia bonificata, messa in sicurezza e riqualificata, per poi essere intitolata al sacrificio di Francesco Paolillo. (Applausi) . QUARTO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUARTO (M5S) . Signor Presidente, il 30 ottobre, a Barletta, in una notte di movida , è stato assassinato per futili motivi il ventiquattrenne Claudio Lasala, brutalmente accoltellato da un diciottenne. Claudio era un giovane garbato e pieno di speranze, che studiava per entrare nelle Forze armate. Non oso pensare al dolore dei familiari, ai quali mi stringo. La coltellata - mortale, per Claudio - è stata inferta a tutta la comunità cittadina e non solo: è una coltellata alla nostra umanità e alla nostra sicurezza. Di colpo ci siamo sentiti prede inermi della prepotenza e della violenza gratuita, privati di rispetto, giustizia, dignità, fratellanza e bellezza, che sono il sangue dell'uomo. È mai possibile che un drink in un bar si trasformi nell'occasione per incontrare la morte? Possiamo mai tollerare la banalità del male? Penso anche alle coltellate, per fortuna non letali, inferte da un ragazzo all'inguine di un coetaneo, sempre per futili motivi, in una discoteca di Bisceglie. Mai potremo tollerare che vincano la paura e il silenzio! È per questo che oggi riporto in Senato il grido di dolore di una grande comunità, sana, operosa e solidale, che si ribella a ogni forma di violenza. È pur vero che la risposta dello Stato per azione prefettizia è stata immediata e forte, ma occorre mobilitarci tutti per debellare il male.