[resaula]

Nel mio emendamento 5.15 ho semplicemente sostituito «possono» con «devono», vista l'urgenza che il consumo del suolo indiscriminato sta causando al nostro territorio, anche in termini di clima alterato e di aumento dell'inquinamento. Volendo approfittare ancora, ho aggiunto un altro comma b-bis) relativo alla banca dati del patrimonio immobiliare esistente non utilizzato e delle aree dismesse, che è esigenza primaria e non più derogabile per proseguire a costruire sul costruito. Gli emendamenti in questione sono tre e invito l'Assemblea, che stamattina ha discusso le mozioni relative ai cambiamenti climatici, a fare una riflessione sul fatto che derogare al decreto ministeriale n. 1444 del 1968 significa derogare ai diritti costituzionali, così come la narrativa ci insegna da oltre cinquant'anni. PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. SANTILLO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 5.5 (testo 2), 5.33, 5.0.3, 5.0.850, 5.0.851, 5.0.852 (testo 2) e 5.0.22 (testo 3), a condizione che sia introdotta la clausola di invarianza finanziaria della Commissione bilancio. Esprimo parere contrario su tutti gli altri emendamenti. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.1, identico agli emendamenti 5.2 e 5.3. MARTELLI (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, l'emendamento 5.1 è soppressivo dell'articolo per ragioni che sono state espresse egregiamente dalla collega Nugnes: un articolo di questo tipo, per il quale non c'è nessuna evidenza di necessità e urgenza, non doveva essere presente in un decreto-legge. Non solo; che cosa fa l'articolo 5 di pericoloso, oltre a tutte le cose che sono già state annunciate? Basta andare al primo comma, lettera a) che, parlando della facoltà delle Regioni di introdurre delle normative specifiche in materia urbanistica, afferma che le parole «possono prevedere» della normativa vigente sono sostituite dalla seguente: «introducono». In tal modo si dà facoltà alle Regioni di introdurre delle legislazioni che superano la normativa nazionale in materia di consumo e di rigenerazione del suolo e urbanistica. A tal proposito bisogna prima di tutto osservare che per quanto riguarda il consumo di suolo, in effetti, questo risulta coerente con una delle proposte che erano inserite negli impegni della mozione di maggioranza, in cui si parlava di misure per l'utilizzo responsabile del suolo, che è come dire di giocare con moderazione, oppure di bere il meno possibile. Considerato che ci sono dodici disegni di legge che parlano di azzeramento e di stop al consumo di suolo, sentir parlare di consumo ragionevole del territorio mi ricorda la pubblicità del gioco d'azzardo. Questa è la prima osservazione. La seconda è che non esiste ancora una nozione condivisa di rigenerazione urbana. Ci sono filoni che puntano il faro parlando di rigenerazione urbana e rigenerazione del tessuto urbanistico inteso come edificato e c'è un filone che invece parla di rigenerazione come visione della rigenerazione dal punto di vista dell'essere umano, che ricorda molto la divisione che c'è in questo momento relativamente al restauro: filologico, alla Viollett-le-Duc e restauro non restauro. Nel momento in cui non c'è una chiara definizione sulla quale appoggiarsi per parlare di rigenerazione urbana, la cosa più pericolosa che si può fare è metterci mano e dare facoltà alle Regioni di legiferare separatamente sulla materia. Queste due motivazioni, messe insieme, dovrebbero suggerire un minimo di prudenza perché non possiamo ragionare con l'idea che le Regioni siano tutte virtuose. Il principio è: non voglio sapere qual è lo spirito buono della legge, ma capire quali cose negative una legge ti permetterebbe di fare. Con tutta la buona volontà del mondo e visto cosa è successo a livelli di tessuto urbanistico nazionale, una legislazione di questo tipo è come far uscire tutti i buoi e poi andarli a cercare di notte. Secondo noi questo è un problema, che può diventare ancor più importante, e questo è il motivo per cui l'articolo 5 andrebbe espunto. (Applausi della senatrice Nugnes). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.1, presentato dai senatori Martelli e De Petris, identico agli emendamenti 5.2, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, e 5.3, presentato dal senatore Ferrazzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.4, per la parte ammissibile. FERRAZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, ho già avuto modo di spiegare dettagliatamente durante l'illustrazione della relazione di minoranza come l'articolo 5, che dovrebbe rilanciare il nostro Paese sulla rigenerazione urbana, sia invece del tutto vuoto. Sono rimasti il titolo e il primo comma dell'articolo 5, che spiega quello che l'articolo avrebbe dovuto fare; dopodiché il nulla del nulla, perché non c'è nessun nesso alcuno tra il titolo e l'articolato. E allora, Presidente, con l'emendamento 5.4 facciamo una cosa molto semplice: riempiamo l'articolo di contenuti. E lo facciamo con una visione complessiva, tenendo conto di due prerequisiti fondamentali per fare rigenerazione: l'equilibrio e la sostenibilità ambientale; l'equilibrio e la sostenibilità economica. Chi perde di vista uno di questi due elementi parla a vanvera perché nei Paesi in cui si fa rigenerazione c'è attenzione alla rigenerazione dal punto di vista ambientale, culturale e sociale e c'è l'incentivazione per poterla fare. La rigenerazione si fa infatti con fondi pubblici, ma si fa soprattutto attraverso investimenti privati. Il nostro emendamento va esattamente in questa direzione: grande attenzione all'ambiente, alla cultura, al risanamento, alla sicurezza urbana, creando contemporaneamente le condizioni affinché questi interventi si possano davvero fare. In sintesi c'è una definizione molto chiara di cosa intendiamo per rigenerazione urbana, di quelle che devono essere le risorse e le competenze, tra Stato, Regioni ed enti locali. Si definisce un concetto fondamentale, che è quello di interesse pubblico - i territori o le aree delle città che sono definite di interesse per la rigenerazione urbana sono cioè di interesse pubblico - e c'è la dichiarazione di pubblica utilità e di conseguenza si può intervenire anche secondo il codice degli espropri. Questo vale per singoli immobili, per complessi edilizi e per interi isolati ed è applicabile per ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica, rottamazione - ovvero quello che attualmente la normativa urbanistica chiama sostituzione edilizia, cioè abbattimento e ricostruzione - e adeguamento antisismico.