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Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi, di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, in materia di servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, riduzione e abolizione del canone di abbonamento e disciplina della società concessionaria del servizio pubblico. Onorevoli Senatori. – Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una radicale trasformazione dell'offerta televisiva, con centinaia di nuovi canali e nuove piattaforme per la fruizione di contenuti multimediali di intrattenimento. In questo mutato contesto, in continua evoluzione, è necessario ripensare al ruolo che la televisione pubblica deve svolgere, alla sua missione e alle sue specifiche modalità di funzionamento. Considerando il servizio radiofonico, televisivo e multimediale fra i servizi pubblici, è necessario partire dalla definizione dell'oggetto del servizio, qualificandolo e riconoscendone la giusta importanza, per poi arrivare a delineare i compiti specifici del soggetto erogatore. La legge 8 giugno 1990, n. 142, definiva quali servizi pubblici quelli aventi « per oggetto beni e attività rivolti a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali ». Sebbene esista una definizione univoca del concetto di servizio pubblico, è necessario considerare anche le specificità di quello radiotelevisivo e multimediale, che deve rispondere in primo luogo ai requisiti di pluralismo, completezza e imparzialità. Per far sì che l'offerta della concessionaria pubblica mantenga la propria identità, è necessario intervenire con delle modifiche puntuali alla normativa vigente in materia, recata dal testo unico dei servizi di media audiovisivi, di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, allontanando la RAI-Radiotelevisione italiana Spa dalla mera logica di mercato secondo cui l' audience è formata da consumatori più che da cittadini utenti. L'articolo 1 ha quindi l'ambizione di definire univocamente che cosa si intende per servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, individuando i generi di programmi di interesse pubblico, che costituiscono l'oggetto del servizio pubblico. Viene inoltre previsto un canale interamente dedicato alla trasmissione di programmi e rubriche di promozione culturale, nel quale non possono essere trasmessi spot pubblicitari o televendite di alcun tipo, perché finanziato unicamente con il canone attualmente pagato dai cittadini o attraverso la fiscalità generale successivamente all'abolizione del canone prevista dal presente disegno di legge. Con l'obiettivo di rendere immediatamente riconoscibili per i telespettatori i programmi che rispondono ai requisiti dei generi del servizio pubblico, è previsto l'inserimento di una specifica dicitura all'inizio, alla fine e nel corso di ciascuna trasmissione, e sarà fornita tempestiva informazione all'utenza, anche tramite internet e televideo, sugli orari e i contenuti della programmazione di servizio pubblico. Gli articoli 2 e 3 intervengono sulla definizione dei compiti del servizio pubblico, sottolineando quanto il pluralismo informativo e le diversità culturali delle comunità territoriali debbano essere valorizzati attraverso la riscoperta delle lingue regionali e di tutto il patrimonio teatrale, cinematografico e musicale che fa capo alle tradizioni locali e che può dare risalto agli artisti del passato, ma anche ai giovani artisti contemporanei. Se in origine la televisione pubblica ha avuto il compito fondamentale di avvicinare i cittadini alla lingua italiana e ad un'idea condivisa di società, oggi è importante che svolga anche un nuovo ruolo: quello di tutelare e valorizzare le identità, la storia e la bellezza dei territori che compongono il nostro Paese. Secondo questo spirito, è stata prevista l'articolazione della società concessionaria in una o più sedi nazionali e in sedi per ciascuna regione, al fine di garantire l'autonomia decisionale in merito alla programmazione del palinsesto regionale. L'articolo 4 interviene sul finanziamento del servizio pubblico. La RAI-Radiotelevisione italiana Spa attualmente beneficia delle entrate derivanti dal canone di abbonamento pagato dai cittadini e delle entrate derivanti da pubblicità e sponsor . La contabilità separata, prevista dalla vigente disposizione normativa, è assolutamente fondamentale per assicurare la trasparenza e la responsabilità nell'utilizzo del finanziamento pubblico, ma non è sufficiente. Gli utenti hanno diritto di avere accesso a un'informazione chiara in merito alla gestione delle entrate e pertanto il presente disegno di legge prevede una pubblicazione annuale del rendiconto delle attività finanziate con contributi pubblici. Il pagamento del canone RAI risulta oggi anacronistico e ingiusto, in quanto è dovuto per la semplice detenzione di apparecchi atti o adattabili a ricevere un segnale. Per questi motivi, anche in previsione dell'avanzamento della tecnologia e dell'inevitabile passaggio di canali sulla piattaforma web , è prevista una progressiva riduzione del canone con un taglio a cadenza annuale del 20 per cento rispetto all'importo oggi previsto, fino al suo totale azzeramento in cinque anni. Il fabbisogno finanziario per la gestione della fornitura del servizio pubblico è coperto attraverso la revisione del sistema delle imposte indirette, nonché dai proventi derivanti dalla pubblicità televisiva. Inoltre, a proposito del canone, viene previsto fin da subito che, laddove sussista ancora oggi l'impossibilità di accesso alla rete o l'impossibilità di fruizione del servizio da parte degli utenti per motivi estranei alla propria volontà, il pagamento del canone di abbonamento non è dovuto. L'articolo 5 riorganizza la governance della RAI-Radiotelevisione italiana Spa. Si prevede innanzitutto un'estensione della durata temporale della concessione fino a dodici anni per dare continuità e certezza. Con lo stesso spirito, si estende a cinque anni il mandato dei membri del consiglio di amministrazione che non potranno ricoprire tale incarico per più di due mandati consecutivi. Il Consiglio d'amministrazione sarà composto da sette membri: il presidente e l'amministratore delegato saranno nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previo parere favorevole della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi; quattro membri saranno eletti dalla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi con una maggioranza dei due terzi; un membro sarà designato dall'assemblea dei dipendenti della RAI. L'ultimo articolo prevede, in un'ottica di contenimento dei costi e di garanzia sulle responsabilità editoriali, che non si possa esternalizzare più del 30 per cento delle produzioni, organizzazioni e realizzazioni di trasmissioni. Il presente disegno di legge si propone l'ambizioso obiettivo di intervenire con modifiche puntuali per una riforma strutturale dell'azienda RAI-Radiotelevisione italiana Spa che garantisca l'effettiva fruizione da parte della cittadinanza di un servizio pubblico di qualità.. Art. 1. (Definizione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale) 1. Nel titolo VIII del testo unico dei servizi di media audiovisivi, di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, di seguito denominato « testo unico », all'articolo 59 è premesso il seguente: « Art. 58- bis. – (Servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale) – 1 .