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la promozione della lingua e cultura italiana nel mondo rappresenta un collante per le comunità di connazionali residenti all'estero e un volano economico per il sistema Paese tutto, particolarmente utile nell'attuale fase di rilancio post pandemico; a sostegno dell'impianto di promozione culturale è stato costituito, nel 2017, il fondo per la promozione della lingua e della cultura italiana all'estero, dotato di 150 milioni di euro in un quadriennio, che, con la legge di bilancio per il 2021 (30 dicembre 2020, n. 178), è stato rifinanziato per il prossimo triennio, con una dotazione complessiva di 132 milioni di euro e stabilizzato a partire dal 2024; la conoscenza della lingua italiana viene promossa anche attraverso il prezioso canale dei corsi di lingua gestiti dagli enti promotori. Gli enti gestori patiscono ormai da diversi anni ritardi nell'erogazione dei finanziamenti che spettano loro ex capitolo 3153 del bilancio del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; il ritardo nelle anticipazioni, che espone gli enti a gravosi impegni bancari, la difficoltà di assumere impegni pluriennali con le autorità scolastiche locali per i corsi integrati, la non completa erogazione dei saldi agli enti dell'emisfero australe per il passato anno scolastico e il ritardo nelle assegnazioni di personale docente all'estero arrivano a compromettere la tenuta delle attività e la stessa sopravvivenza degli enti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda promuovere azioni urgenti per corrispondere rapidamente agli enti promotori i finanziamenti derivanti dal capitolo 3153 della tabella 6 del bilancio del Ministero. Atto n. 3-02896 NASTRI Ai Ministri dello sviluppo economico e della transizione ecologica Premesso che: la grave crisi energetica attuale potrebbe arrecare danni difficilmente rimediabili, se non irreversibili, alla nostra economia; i costi stratosferici raggiunti in bolletta del gas e dell'energia elettrica deterioreranno inevitabilmente la vita sociale, economica e imprenditoriale e ciò è dovuto principalmente a causa dei prezzi al di fuori da ogni valore ragionevolmente accettabile, stabiliti dalle società che importano gas naturale in Italia; in merito all'importazione di gas il decreto legislativo n. 164 del 2000 prevede all'articolo 3 delle specifiche disposizioni in merito a tale attività. In particolare, si prevede che l'attività di importazione di gas naturale relativa a contratti di durata superiore ad un anno, effettuata attraverso i punti di entrata della rete nazionale dei gasdotti a mezzo di gasdotti o di terminali di rigassificazione di GNL, o a mezzo di carri bombolai o di autocisterne di gas naturale liquefatto, è soggetta ad autorizzazione del Ministero dello sviluppo economico, rilasciata in base a criteri obbiettivi e non discriminatori pubblicati ai sensi dell'articolo 29, comma 1. Il rilascio dell'autorizzazione è subordinato al possesso, nei soggetti richiedenti, dei seguenti requisiti: a) capacità tecniche e finanziarie adeguate al progetto di importazione; b) idonee informazioni e garanzie circa la provenienza del gas naturale; c) affidabilità dell'approvvigionamento, degli impianti di coltivazione e del sistema di trasporto. Nell'ambito della domanda di autorizzazione all'importazione devono essere indicati gli Stati dove il gas naturale è stato prodotto. Nel caso di acquisto presso un punto di scambio fisico ( hub ) estero deve essere indicata la composizione media della provenienza del gas naturale dai vari Paesi di produzione. L'attività di importazione si intende autorizzata ove il diniego, fondato su motivi obbiettivi e non discriminatori, non sia stato espresso entro 3 mesi dalla richiesta. Il diniego è comunicato, con la relativa motivazione, al richiedente, all'Autorità per l'energia elettrica e il gas e all'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Del provvedimento di diniego è data informazione alla Commissione delle Comunità europee; considerato che: il sistema nazionale del gas è alimentato prevalentemente con gas prodotto in Paesi stranieri importato per mezzo di gasdotti internazionali o trasportato via mare in forma liquefatta come GNL e importato tramite terminali di rigassificazione; la normativa nazionale pone in capo al Ministro dello sviluppo economico e, a seguito della rimodulazione delle competenze effettuate con il decreto-legge n. 22 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55 del 2021, in capo al Ministero della transizione ecologica il compito di autorizzare le attività di importazione di gas; pertanto in capo ai Ministeri verte la responsabilità di valutare la congruità degli approvvigionamenti e le relative autorizzazioni; appare evidente all'interrogante come l'attuale stato di crisi dell'approvvigionamento energetico europeo, ed italiano in particolare, non combaci con le aspettative delineate nei primi 3 considerando della direttiva (UE) 2019/692 relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale secondo cui: "(1) Il mercato interno del gas naturale, la cui realizzazione in tutta l'Unione è progressivamente in atto dal 1999, ha lo scopo di offrire a tutti i clienti finali dell'Unione, privati o imprese, una reale libertà di scelta, creare nuove opportunità commerciali, condizioni di concorrenza eque, prezzi competitivi, segnali di investimenti efficienti e più elevati livelli di servizio, contribuendo anche alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla sostenibilità. (2) Le direttive 2003/55/CE e 2009/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio hanno contribuito in modo significativo alla realizzazione del mercato interno del gas naturale. (3) La presente direttiva è intesa ad affrontare gli ostacoli al completamento del mercato interno del gas naturale derivanti dalla non applicazione delle norme del mercato dell'Unione ai gasdotti di trasporto da e verso i paesi terzi. Le modifiche introdotte dalla presente direttiva mirano ad assicurare che le norme applicabili ai gasdotti di trasporto che collegano due o più Stati membri siano applicabili all'interno dell'Unione anche ai gasdotti di trasporto che collegano l'Unione con i paesi terzi. In tal modo sarà assicurata la coerenza del quadro giuridico all'interno dell'Unione, evitando allo stesso tempo di distorcere la concorrenza nel mercato interno dell'energia dell'Unione e di avere ripercussioni negative sulla sicurezza dell'approvvigionamento. Sarà inoltre migliorata la trasparenza e la certezza del diritto per gli operatori del mercato, in particolare gli investitori nelle infrastrutture del gas e gli utenti del sistema, quanto alle norme applicabili"; è evidente che, a differenza degli intenti appena delineati, la caotica gestione dei gasdotti, lo stato di confusione strategica e normativa, la mancanza di programmazione, unita alla mancanza di unità di intenti europea nel settore dell'importazione del gas, hanno determinato una debole e tardiva risposta nei confronti della crisi energetica in atto, si chiede di sapere: quale sia attualmente l'elenco delle aziende che importano gas e il Paese di provenienza, e quali siano i prezzi di importazione praticati negli ultimi sei mesi dalle aziende;