[resaula]

Si tratta di una legge pasticciata che reca in sé un ulteriore elemento di gravità, ovvero quello di essere stata scritta guardando a una sola delle parti in causa - i consumatori - quasi che le imprese siano considerate sempre in malafede e, quindi, non solo non meritevoli di tutela in quello che dovrebbe essere un rapporto tra due parti, ma - addirittura - da penalizzare in ogni caso. Il tutto all'interno di un provvedimento che, come al solito, ci arriva blindato dalla maggioranza, che sembra averlo scritto non pensando al fatto che il diritto di uno Stato civile si fonda sull'equità, ma - al contrario - avendo come faro una forma di odio sociale di stampo neogiacobino nei confronti di chi fa impresa (il tema del giacobinismo lo riprenderemo spesso, a partire dall'autonomia o dalla volontà di centralizzazione in assoluto). Il testo è, infatti, chiaramente squilibrato, come dicevamo, a sfavore dei grandi rischi per le imprese. Che dire, per esempio, di una class action che possa venire promossa da un solo individuo o dalle associazioni senza mandato? Che dire del fatto che sia possibile aderire a mano a mano all'azione secondo il parere dei singoli consumatori o il parere discrezionale del giudice? Cosa dobbiamo pensare del fatto che una quota del risarcimento vada come elemento premiale agli avvocati e alle associazioni che hanno sostenuto l'azione, come se non bastasse già la condanna? E poi per quale ragione e in nome di quale merito particolari? Per tacere del fatto che le spese debbano essere anticipate dal convenuto come se, decisa la procedibilità dell'azione, esso dovesse essere già per ciò stesso colpevole. E per quale ragione si è ignorata la raccomandazione europea sull'affidabilità anche economica delle associazioni di tutela dei consumatori e la raccomandazione a porre dei filtri rigidi già nella legge perché vengano ammesse solo quelle qualificate ed affidabili? Ma soprattutto, perché sul capo delle imprese deve pendere una spada di Damocle senza che a loro venga offerta alcuna garanzia? La proposta che siamo chiamati a votare oggi si dilunga minuziosamente nel precisare obblighi, oneri e sanzioni per l'impresa che sia soccombente e si dimentica completamente del fatto che essa possa, al contrario, uscire vittoriosa dall'azione per non avere le responsabilità che chi ha promosso l'azione ha inteso contestarle. E allora, dove sono le sanzioni per l'attore qualora l'azione venga proposta e propagandata basandosi su elementi privi di fondamento, sperando di venire tacitati con una somma pagata magari solo per evitare un'ingiusta pubblicità negativa? Dove è l'obbligo di prevedere il deposito da parte dell'attore di idonee garanzie atte a coprire i costi del procedimento sostenuti dall'impresa in caso di vittoria? O è sempre l'impresa a dover pagare, anche quando ha ragione, anche quando vince? E dove sono gli strumenti per compensare l'azienda dall'eventuale cattiva pubblicità che ne dovesse derivare in caso di vittoria? Sono passati molti anni e, ahimè, anch'io ho molti anni e quindi ricordo bene il caso dell'olio di semi vari Topazio, ritenuto erroneamente cancerogeno dalla magistratura sulla base di presunzioni semplici che poi si risolsero in nulla in sede giudiziaria, ma misero in ginocchio la società Chiari e Forti, che finì per passare in mano straniera. Vedete, noi siamo assolutamente favorevoli alla tutela dei consumatori, siamo noi stessi consumatori, ma siamo favorevoli in ogni modo e luogo in cui essa sia legittima, fondata su norme di buon diritto, che vedano entrambe le parti, consumatori e imprese, attori alla pari in sede giudiziale. Noi saremo sempre dalla parte della giustizia giusta, della giustizia equa, della giustizia equilibrata. Anzi, non solo siamo favorevoli, ma in un quadro normativo certo, privo di arbitrarietà, in cui questa proposta fosse equilibrata e giuridicamente coerente, siamo addirittura favorevoli ad affrontare il tema del danno punitivo, altro motivo di godimento di questo Governo alla Camera, nei confronti di quelle imprese che dovessero dolosamente e consapevolmente produrre in danno dei consumatori allo scopo di accrescere il proprio profitto in maniera ingiusta. Noi preferiamo, però, l'idea di un danno punitivo che a me piace definire "temperato", nel senso che sanzioni l'impresa che agisca dolosamente senza che, per questo fatto, chi sia già stato risarcito del danno effettivamente subìto debba vedersi premiato per effetto di una condotta industriale criminosa altrui. Quello a cui pensiamo è un danno punitivo che vada sì assegnato, ma seguendo la sua funzione, che in fondo deve essere educativa (chi agisce dolosamente per procurarsi più profitto viene colpito duramente proprio lì dove gli fa più male, sul profitto, appunto), che venga destinato non ai danneggiati, ma alla collettività nel suo insieme tramite un idoneo provvedimento del giudice, affinché da un male comunque nasca un bene. Certo è la nostra posizione, certo ne avremmo discusso volentieri insieme alle molte proposte correttive. Da ultimo, ancora una riflessione: leggi come questa fanno scappare dal Paese gli imprenditori italiani e di sicuro non attraggono gli investitori stranieri, perché gli imprenditori per loro natura hanno l'esigenza di programmare la loro attività e non sono spaventati tanto dal costo del lavoro o dalla pressione fiscale troppo elevati, che di sicuro piacere non fanno, ma da un quadro normativo, giuridico e di azione della pubblica amministrazione confuso e troppo spesso arbitrario che, nella migliore delle ipotesi, li mortifica e di certo li spaventa. A poco serve saccheggiare i depositi postali, i risparmi degli italiani presso la Cassa depositi e prestiti per finanziare improbabili leggi sulle start up , se poi a colpi di leggi che considerano ancora l'imprenditore come il padrone di marxiana memoria e la società e il Parlamento qualcosa da guardare con gli occhi e i preconcetti di una visione che non si può non considerare neogiacobina, si creano le condizioni per la fuga. Tale posizione è aggravata dal fatto che si pretende di usare sempre la parola "popolo" come una specie di coperta di Linus utile a coprire qualsiasi arbitrio e qualsiasi errore. O norme come quella che arriva al voto oggi, scritta male, che come ho detto spaventa gli imprenditori. Insomma, questo provvedimento non ci piace. Non è equo, non è equilibrato. È fatto male, promosso ancor peggio e porterà, secondo noi, ulteriore confusione e danni al Paese. Per questo, a nome di Forza Italia, con voce fuori dal coro, ma, credeteci, con voce sincera e coerente, per amore dell'Italia e dei cittadini tutti (un amore che non prevede inutili piaggerie), dichiaro il voto di astensione di Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . RICCARDI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RICCARDI (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, il disegno di legge oggi in esame al Senato si pone quale obiettivo primario il rafforzamento e l'ampliamento dell'azione di classe, originariamente introdotta nel nostro ordinamento dall'articolo 140- bis del codice del consumo.