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Col terzo Governo in tre anni (non so se ve ne rendete conto), dato che lo stesso Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali del primo Governo non aveva potuto ottenere quel Ministero, che era stato concesso a un ex Ministro dello sviluppo economico per dargli una soddisfazione, avete ricreato il Ministero del turismo. Non ci siamo! Non potete utilizzare le istituzioni a vostro piacimento! Non ci siamo, non potete asservire lo Stato alle logiche degli interessi politici o personali. Non ci siamo, ancorché nell'originario riordino di questo Governo c'era una indicazione politica che condividiamo, laddove in questa sede il presidente del Consiglio Draghi, che ha subito tutto questo, aveva giustamente detto che bisognava puntare sul digitale e sull'ecologia intesa come energia verde - e noi ci siamo su questa strada - quindi è stato creato il Ministero della transizione ecologica. Lo avete creato snaturandolo, perché nel momento stesso in cui lo avete istituito avete dovuto spezzare il potere del Ministero dello sviluppo economico per interessi politici e avete addirittura trasferito al Ministero della transizione ecologica alcuni aspetti energetici che nulla hanno a che fare con quel Dicastero. Tutto ciò è talmente artificioso che per sopperire create alcune cabine di regia, determinando ancora confusione istituzionale. Così non va, non può andare anche laddove c'era una visione giusta, come sul digitale. Però non basta cambiare nome al Ministero dell'innovazione per farne il traino della nuova economia del Paese, così come non basta accorpare l'energia al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per farne davvero un Ministero della transizione ecologica. Non ci siamo. Ci dispiace per il Paese, ma la destra italiana sa che deve agire in questo Parlamento e in questo tempo per salvaguardare le istituzioni, il bilanciamento dei Poteri e le regole democratiche che purtroppo, con la dimostrazione odierna, calpestate. (Applausi) . VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, personalmente mi limiterò a toccare solo alcuni temi che ho sentito durante questo dibattito, perché credo che il decreto-legge in esame sollevi dei punti a cui è giusto dare una risposta ed è giusto farlo anche quando - e credo sia questo il caso - un provvedimento arriva con un sostegno parlamentare e nella maggioranza molto ampio, a cui il Partito Democratico ha dato un contributo che oggi ribadiamo con convinzione. Innanzitutto vorrei parlare del tema della legittimità di un decreto-legge con questo contenuto. C'è stato chi lo ha detto anche prima di me, ma io lo voglio veramente ribadire. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 15,30) ( Segue VALENTE). Non c'è alcun dubbio sul fatto che ogni Governo ha il diritto - direi addirittura il dovere - di modellare l'organizzazione dell'Esecutivo sulla base del suo piano di programma, quel programma che ha ricevuto la fiducia del Parlamento. Questo chiaramente non vuol dire fare e disfare tutto ogni volta e, d'altra parte, non sarebbe questo il caso. Ma è evidente che ciascun Governo ha la comprensibile esigenza di darsi una struttura ministeriale e amministrativa coerente col proprio indirizzo politico, sempre muovendosi all'interno della cornice stabilita dalla legge n. 400 del 1988, che è e resta il faro ordinamentale di questo campo. È chiaro però che un progetto politico deve trovare supporto in una struttura e per questo la struttura deve poter avere una sua determinata flessibilità. C'è poi una seconda questione, alla quale tengo di più, in questa fase così particolare come quella che stiamo attraversando. Abbiamo concluso poche settimane fa un dibattito fondamentale sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, in cui abbiamo fornito, ciascuno secondo le proprie legittime proposte, suggerimenti per utilizzare al meglio la grande mole di risorse che potremmo avere a disposizione grazie al Piano europeo di sostegno. Ecco, in quella discussione, tutti, in maniera condivisa, abbiamo riconosciuto che transizione digitale e transizione ecologica sono due assi strategici su cui si costruirà il futuro del nostro Paese. Io aggiungo che, se questo è vero, non è però scontato che quelle stesse trasformazioni siano di per sé eque, inclusive e democratiche. I cambiamenti che abbiamo all'orizzonte, a partire - per esempio - dalle misure contro il cambiamento climatico, produrranno effetti sui cittadini e sulle famiglie; effetti che hanno bisogno di essere governati, altrimenti il rischio è che impattino in maniera profondamente disuguale e iniqua sui cittadini. Ma se è vero quello su cui tutti abbiamo concordato nel dibattito sulla relazione del PNRR, allora oggi con questo decreto noi possiamo - io dico dobbiamo - essere conseguenti e coerenti, poiché quelle erano scelte di indirizzo politico; oggi invece diventano i palinsesti concreti e materiali per mettere in campo quella precisazione di Governo. Le due scelte fondamentali di questo decreto - da un lato, quindi, Ministero per la transizione ecologica e, dall'altro, Ministero per la transizione digitale - credo siano esattamente la coerente e logica prosecuzione di quelle prospettive su cui ci sono stati un dibattito e una condivisione prima nelle Commissioni e poi qui in Aula. Aggiungo poi un elemento che mi pare degno di nota: c'è stato chi ha sollevato qualche perplessità sul fatto che dietro il nuovo assetto del Ministero per la transizione ecologica ci sia un impianto ideologico che metterebbe in contrasto tutela dell'ambiente e sviluppo economico del Paese. Su questo tema dovremmo tutti ricordarci che questioni simili vennero sollevate in maniera trasversale quando fu istituito nel 1986 il Ministero dell'ambiente. E abbiamo visto negli anni successivi che quei rischi non solo non c'erano, ma erano addirittura esagerati, e l'esperienza ha dimostrato che non è stato affatto un ostacolo il Ministero, così inteso, allo sviluppo economico e industriale del Paese, ma è stato una sua preziosa risorsa. Aggiungerei che si tratta anche di una garanzia, soprattutto dal punto di vista dei rapporti con le Regioni, perché la presenza di un Ministero dell'ambiente al tavolo del Consiglio dei ministri ha portato a impegnative leggi regionali, che, violando l'articolo 117 della Costituzione, andavano contro una moderna tutela dell'ambiente. Se guardiamo all'oggi c'è ancora di più: le scelte compiute dal decreto in esame in fatto di competenze e di funzioni di questo Ministero, a partire naturalmente dall'ambito delle politiche energetiche e minerarie, sono la premessa affinché esso diventi un punto di riferimento per orientare tutte le politiche verso un obiettivo di sostenibilità che deve essere nazionale e che si muove in un contesto globale. In questo non c'è alcuna matrice ideologica, non c'è alcuna contropartita offerta per tenere insieme la maggioranza, cose che pure ho sentito. C'è invece la volontà concreta di raggiungere un obiettivo, da cui passerà verosimilmente la modernizzazione del nostro Paese. Lo stesso direi che vale per il Ministero per la transizione digitale, che avrà un ruolo di coordinamento importante su azioni di riforma che - come ben sappiamo - dovranno necessariamente essere trasversali.