[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 55 del regio decreto 29 giugno 1939, n. 1127 (Testo delle disposizioni legislative in materia di brevetti per invenzioni industriali), promosso con ordinanza emessa il 2 marzo 2001 dalla Commissione dei ricorsi contro i provvedimenti dell'Ufficio italiano brevetti e marchi sul ricorso proposto da Franco Prinari, iscritta al n. 816 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 41, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 10 aprile 2002 il giudice relatore Franco Bile.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 2 marzo 2001, la Commissione dei ricorsi contro i provvedimenti dell'Ufficio italiano brevetti e marchi ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 9 e 35 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 55 del regio decreto 29 giugno 1939, n. 1127 (Testo delle disposizioni legislative in materia di brevetti per invenzioni industriali), in quanto la previsione, in esso contenuta, della sanzione della decadenza dal brevetto per invenzione industriale per il mancato pagamento, entro sei mesi dalla scadenza, della tassa annuale dovuta, sarebbe in contrasto con la tutela dello sviluppo della ricerca scientifica e tecnica e del diritto al lavoro, nonché irragionevole, per non essere proporzionata alla gravità della violazione ed all'esigenza di tutela dell'interesse protetto. La questione è stata sollevata nel corso del giudizio di impugnazione introdotto da Franco Prinari avverso il provvedimento del 16 dicembre 1998, con il quale l'Ufficio italiano brevetti e marchi ha dichiarato la sua decadenza dal brevetto rilasciatogli il 27 gennaio 1992, relativamente ad un'invenzione indicata con il titolo "servocambio fluidodinamico". In ordine alla vicenda oggetto di giudizio la rimettente riferisce che l'ufficio aveva dichiarato la decadenza dal brevetto, con provvedimento del 16 dicembre 1998, nel presupposto dell'omesso pagamento della tassa della quarta e quinta annualità, rispettivamente per il 1991 ed il 1992; che il Prinari aveva impugnato il provvedimento e ne aveva dedotto l'illegittimità per carenza di motivazione ed insussistenza del preteso inadempimento delle due annualità; che nelle conclusioni il ricorrente aveva chiesto anche sollevarsi questione di legittimità costituzionale dell'art. 55 cit. nella parte in cui non prevederebbe un formale atto di diffida per la regolarizzazione preventivo alla decadenza. La rimettente - ritenuta la tempestività del ricorso - rileva che nel merito esso non apparirebbe fondato ed il provvedimento sarebbe legittimo, giacché effettivamente non sarebbe stato provato dal ricorrente il pagamento delle due annualità per il 1991 ed il 1992. 2. - La rimettente argomenta, quindi, la non manifesta infondatezza della sollevata questione, osservando che la sanzione della decadenza non sarebbe funzionale alla tutela dell'interesse erariale al prelievo sulle concessioni governative ed anzi lo penalizzerebbe, in conseguenza della perdita delle annualità della tassa di mantenimento per la durata ventennale, che altrimenti avrebbe la privativa. In realtà la decadenza avrebbe una diversa finalità, alla stregua delle seguenti considerazioni: a) nel quadro della garanzia costituzionale della libertà di iniziativa economica privata (art. 41 Cost.), le privative industriali si presenterebbero "come regimi eccezionali dell'impresa, in quanto sottraggono temporaneamente alla concorrenza .. le produzioni tecnicamente innovative" dando luogo ad un "privilegio" per il titolare; b) tanto giustificherebbe l'imposizione al medesimo di particolari oneri e la previsione della sanzione della perdita del privilegio per il caso della loro inosservanza: il pagamento delle annualità di mantenimento sarebbe appunto uno di tali oneri; un altro sarebbe l'attuazione tempestiva e continuata dell'invenzione brevettata. Tuttavia, pur individuata nei suddetti termini la funzione della decadenza per mancato pagamento delle annualità, tale sanzione sembra alla rimettente eccessivamente rigorosa, in quanto la previsione di oneri per la conservazione delle privative a garanzia della libertà di iniziativa economica dovrebbe avvenire in modo compatibile con gli altri valori costituzionali che il brevetto intende promuovere. Tra questi vi sarebbe quello della tutela del lavoro "in tutte le sue forme ed applicazioni" ex art. 35 della Costituzione e quello dello "sviluppo della ricerca scientifica e tecnica", posto che non potrebbe dubitarsi che l'attribuzione a chi innova o investe risorse economiche nell'innovazione della riserva del suo sfruttamento economico temporaneo "stimoli il lavoro intellettuale di ricerca applicata all'innovazione tecnica, quanto la destinazione di risorse all'innovazione". Sotto tale profilo, secondo la rimettente, la decadenza dal brevetto per mancato pagamento di un tributo, come la tassa di concessione governativa, sarebbe "una sanzione sovradimensionata rispetto all'inadempimento dell'obbligazione" in questione, che potrebbe sanzionarsi con una soprattassa o penalità. Inoltre, risulterebbe di dubbia razionalità, "nella prospettiva del principio di parità di trattamento, da intendersi come principio di proporzionalità della regola alla realtà regolata (art. 3 della Costituzione)". Invero, la restituzione al regime di libera concorrenza dello sfruttamento imprenditoriale della innovazione ed il disconoscimento degli interessi ad una remunerazione del lavoro creativo e degli investimenti dell'inventore, provocati dalla decadenza, sembrerebbero "risalire ad una illegalità (il mancato pagamento di una tassa) che con la costituzione economica ha poco o nulla a che fare" apparendo la regolarità del versamento del tributo funzionale ad interessi di gettito dell'amministrazione e non già ad "interessi correlati all'assetto, concorrenziale o monopolistico, del mercato e al contributo che l'assetto prescelto può dare alla crescita tecnologica del Paese". L'irragionevolezza della sanzione della decadenza sarebbe, inoltre, ben più evidente, ove si consideri: