[pronunce]

Nelle more dell'adozione del piano i titoli abilitativi di cui al comma 1 sono rilasciati sulla base delle norme vigenti prima della data di entrata in vigore della presente disposizione». L'abrogazione ha determinato la soppressione del piano - peraltro, mai concretamente adottato - delle aree disponibili per le attività minerarie. 4.1.- Le censure relative all'asserita violazione del riparto interno, tra Stato e regioni, delle competenze legislative assumono carattere pregiudiziale, sotto il profilo logico-giuridico, rispetto alle censure intese a denunciare la violazione dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario, che investono i contenuti delle scelte legislative concretamente operate (ex plurimis, sentenza n. 209 del 2013). Le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 240, lettera b), della legge n. 208 del 2015 in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., nonché al principio di leale collaborazione, non sono fondate. Secondo le ricorrenti, in base alla norma abrogata le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi sulla terraferma avrebbero potuto eseguirsi solo nelle aree individuate dal piano da adottarsi previa intesa con la Conferenza unificata quale momento di raccordo con le regioni, ora private di ogni interlocuzione. La censura è destituita di fondamento in quanto, abrogando l'art. 38, comma 1-bis, del d.l. n. 133 del 2014 e sopprimendo il piano delle aree ivi previsto, nonché la disciplina per la sua adozione ed il regime transitorio da applicarsi ai titoli minerari fino a tale momento, il legislatore statale ha sostanzialmente rinunciato all'attrazione in sussidiarietà - presidiata dai parametri evocati dalle ricorrenti - che la norma realizzava, presupposto per il coinvolgimento regionale attraverso l'intesa. D'altra parte, la disposizione censurata non ha prodotto l'effetto di estromettere le regioni da ogni decisione afferente alle attività minerarie sulla terraferma, atteso che, per il rilascio dei relativi titoli abilitativi, sia, in generale, l'art. 1, comma 7, lettera n), della legge n. 239 del 2004, sia, con specifico riguardo al titolo concessorio unico, l'art. 38, comma 6, lettera b), del d.l. n. 133 del 2014 richiedono l'intesa con la regione interessata. 4.2.- Le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 240, lettera b), della legge n. 208 del 2015, in riferimento all'artt. 117, primo comma, Cost. ed in relazione agli artt. 2, paragrafo 1, e 3, paragrafi 2 e 3, della direttiva n. 94/22/CE del 1994, non sono fondate. Diversamente da quanto dedotto dalle ricorrenti, dalle evocate disposizioni della citata direttiva non si evince affatto l'esistenza di un obbligo in capo allo Stato di preventiva pianificazione delle aree aperte alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi, di certo non esplicitamente affermato, nemmeno nei "considerando". In particolare, l'art. 2, paragrafo 1, della direttiva prevede che «Gli Stati membri mantengono il diritto di determinare, all'interno del loro territorio, le aree da rendere disponibili per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi». Sia che la disposizione si intenda nel senso che gli Stati membri sono liberi di stabilire dove consentire l'esercizio delle attività minerarie - «considerando che gli Stati membri hanno sovranità e diritti sovrani sulle risorse di idrocarburi che si trovano nel loro territorio» (IV considerando della direttiva n. 94/22/CE del 1994) - sia, a maggior ragione, che la si legga nel senso di riconoscere loro la facoltà di determinare preventivamente o meno le aree da rendere disponibili, la pianificazione non risulta implicitamente imposta dalla disposizione in considerazione. Peraltro, l'impiego del verbo «mantengono» dimostra che sul punto la direttiva non ha inteso alterare la situazione precedente, come si verificherebbe con l'introduzione dell'obbligo di pianificazione che le ricorrenti pretendono di ricondurre al suo intervento. Non depone nel senso da esse invocato nemmeno l'art. 3 della direttiva, il quale si occupa dei procedimenti autorizzatori. In particolare, il paragrafo 2 di detto articolo prevede che il procedimento sia avviato mediante avviso - frutto di iniziativa delle autorità competenti (lettera a) o di un soggetto («ente») che abbia presentato domanda (lettera b) - che indichi «l'area o le aree geografiche che sono o possono essere, in parte o interamente, oggetto di domanda». Tale previsione non implica necessariamente la precedente e generale determinazione delle aree disponibili per le attività minerarie, ammettendo che esse vengano identificate di volta in volta - d'altra parte, l'avviso potrebbe riguardare anche solo una singola area o una sua porzione - a seguito dell'autonoma iniziativa dell'amministrazione o della domanda dell'interessato, salvo comunque, in quest'ultimo caso, che lo Stato individui la zona interessata come disponibile per le attività minerarie in considerazione («fatto salvo l'articolo 2, paragrafo 1»). Indiretto avallo a quanto fin qui illustrato deriva dal paragrafo 3 del medesimo art. 3, il quale, nel disciplinare un procedimento autorizzatorio alternativo a quello del paragrafo 2, prevede sì, nei casi indicati dalle lettere a), b) e c), un'individuazione generale e preventiva delle aree disponibili per le quali manifestare interesse, disponendo la «pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee di un avviso» avente tale contenuto. Tuttavia, il rilievo che nella fattispecie vi sia una prescrizione espressa, viceversa non rinvenibile con riferimento a quelle contemplate dal paragrafo 2, e la circostanza che l'applicazione del paragrafo 3 sia rimessa all'intenzione in tal senso dello Stato membro - «Uno Stato membro che intenda applicare il presente paragrafo provvede [...] alla pubblicazione [...]» - dimostrano ulteriormente l'insussistenza dell'obbligo di pianificazione dedotto dalle ricorrenti. Sebbene la pianificazione appaia strumento capace di favorire il buon andamento dell'amministrazione, alla luce delle considerazioni svolte le disposizioni della direttiva evocate a parametro interposto non impongono un siffatto obbligo, con conseguente infondatezza delle questioni proposte. Gli argomenti illustrati impediscono l'insorgenza di dubbi circa la corretta esegesi della normativa europea, onde l'insussistenza degli estremi per un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia (sentenza n. 110 del 2015; ordinanze n. 207 del 2013 e n. 103 del 2008). 5.- L'art. 1, comma 240, lettera c), della legge n. 208 del 2015 ha sostituito l'art. 38, comma 5, del d.l.