[pronunce]

Le Regioni continuano a essere titolari dei poteri di programmazione e, ove previsti, di gestione nel loro ambito; le Province conservano integre le proprie competenze. La sola “innovazione” introdotta dalla legge consiste nel fatto che quel patrimonio di conoscenze che le Province stesse possiedono o acquisiscono nel quotidiano esercizio delle funzioni loro proprie, quali ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti urbani, viene impiegato anche per soddisfare le esigenze cui è preordinata l'istituzione dell'osservatorio nazionale. Si trae conferma di ciò se si considera che la disposizione denunciata richiede che l'attività di supporto alle funzioni di monitoraggio, di programmazione e di controllo spettanti all'osservatorio nazionale venga svolta dalle Province “senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica”. Tale espressione non va intesa, come suppone la ricorrente, nel senso che le Province siano gravate di nuove incombenze senza la conseguente provvista dei mezzi per farvi fronte, ma sta a significare che ad esse non sono imposti oneri finanziari addizionali rispetto a quelli cui sono gia tenute in forza della legislazione vigente. In un quadro di cooperazione con lo Stato, la disposizione impugnata esige che i dati acquisiti dalle Province nell'esercizio delle loro funzioni, con i mezzi e col personale di cui sono già dotate, siano posti a disposizione dello Stato ai fini del monitoraggio, della vigilanza e della programmazione sul piano nazionale. L'art. 10, comma 5, lungi dall'incidere sulle competenze riservate alla Regione dall'art. 19 del d.lgs. n. 22 del 1997, non esclude che per il miglior esercizio delle stesse possa essere istituito un osservatorio su base regionale, come appunto ha ritenuto di fare la Regione Veneto con la legge regionale n. 3 del 2000. Sarebbe d'altronde pienamente compatibile con l'istituzione di osservatori provinciali una disciplina regionale che prevedesse forme di raccordo con i compiti ad essi devoluti, secondo uno schema al quale la ricorrente ha già mostrato di ispirarsi, giacché la menzionata legge regionale, all'art. 5, valorizza l'attività di collaborazione con gli enti locali per l'organizzazione e l'elaborazione della “banca dati regionale”. In conclusione, non è pertinente il richiamo che la ricorrente fa all'art. 117 Cost. per sostenere che non compete allo Stato porre una disciplina di dettaglio quale sarebbe quella del denunciato art. 10, comma 5, della legge n. 93 del 2001. Ferma l'esclusiva riserva allo Stato dell'istituzione dell'osservatorio nazionale, nella presente fattispecie non viene posta alcuna disciplina di dettaglio ma, sulla premessa del naturale esercizio da parte delle Province delle competenze ad esse attribuite dalla legge e dell'osservanza del principio di leale collaborazione, si fa gravare sulle Province medesime il solo onere di consentire anche a livello nazionale l'utilizzazione dei dati di conoscenza raccolti in ambito locale. Del resto, se l'istituzione di organismi tecnici deputati a svolgere attività di raccolta ed elaborazione dati non comporta, di per sé, la lesione delle attribuzioni costituzionali delle Regioni (sentenze n. 412 e n. 356 del 1994), a maggior ragione non viola quelle attribuzioni una disposizione che si limiti a porre a carico delle Province la trasmissione di dati già rilevati nell'esercizio dei compiti ad esse devoluti dalla ricordata legislazione in materia. Di qui pure l'inconferenza del richiamo all'art. 118, primo comma, Cost., evocato dalla ricorrente a sostegno del secondo motivo di censura. 4. - Inammissibile è infine il motivo di censura con cui si denuncia la violazione dell'art. 97, primo comma, Cost., atteso che esso, per come prospettato, riguarda la valutazione della scelta legislativa in termini di efficienza ed economicità, rendendo così palese l'estraneità della doglianza all'oggetto del giudizio di legittimità costituzionale promovibile dalla Regione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 10, comma 5, della legge 23 marzo 2001, n. 93 (Disposizioni in campo ambientale), sollevata, in riferimento agli articoli 117, primo comma, e 118, primo comma, della Costituzione, dalla Regione Veneto con il ricorso indicato in epigrafe; 2) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dello stesso articolo 10, comma 5, della legge 23 marzo 2001, n. 93, sollevata, in riferimento all'articolo 97, primo comma, della Costituzione, dalla Regione Veneto con il medesimo ricorso. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Carlo MEZZANOTTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 marzo 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA