[pronunce]

che la possibilità riconosciuta al convenuto proprietario di ottenere il rigetto della domanda possessoria con eccezione nell'ambito di quel giudizio sarebbe di per sé sufficiente a soddisfare l'esigenza ispiratrice della pronuncia n. 25 del 1992, laddove il consentire l'azione petitoria autonoma per bloccare la decisione possessoria pare dipendere dalla sola preoccupazione - ammettendo eccezioni petitorie in ambito possessorio - di indurre modifiche alle regole sulla competenza; che la diversa esigenza di economia processuale sarebbe invece applicabile a tutte le possibili interferenze possessorio-petitorio, a prescindere dalla previsione di un pregiudizio, tanto più che in prosieguo di tempo, con l'abolizione della figura del pretore, e la concentrazione delle controversie davanti al giudice unico del tribunale, l'eccezione petitoria rimarrebbe nell'ambito della competenza di questo giudice; che il rimettente ritiene, conclusivamente, di non poter risolvere la questione in via interpretativa, atteso il tenore letterale dell'art. 705 cod. proc. civ. , l'autorevole motivazione della Corte costituzionale, l'orientamento della Corte di cassazione; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che chiede dichiararsi l'inammissibilità o la manifesta infondatezza della questione. Considerato che il Tribunale di Grosseto, in pendenza di un giudizio introdotto con ricorso ex art. 700 del codice di procedura civile e con il quale si chiede la sospensione dell'esecuzione di un provvedimento possessorio, adottato in altro procedimento, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 705, primo comma, del codice di procedura civile, nel testo risultante dalla sentenza n. 25 del 1992 della Corte costituzionale, là dove consente la proposizione del giudizio petitorio prima della definizione della controversia possessoria e della esecuzione della decisione nel caso che ne derivi o possa derivarne un pregiudizio irreparabile per il convenuto, anziché limitarsi a consentire la deducibilità delle ragioni petitorie davanti al giudice del possessorio al solo fine di chiedere la reiezione della domanda possessoria, per violazione dell'art. 3 della Costituzione, per ingiustificato trattamento di favore rispetto alla generalità dei convenuti proprietari nei cui confronti non sia ravvisabile il pregiudizio; che questa Corte, con la sentenza n. 25 del 1992, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 705, comma primo, cod. proc. civ. , nella parte in cui subordinava la proposizione del giudizio petitorio alla definizione della controversia possessoria e all'esecuzione della decisione, nel caso che ne derivi o possa derivarne un pregiudizio irreparabile al convenuto, sulla base del rilievo della non coerenza - e perciò del contrasto col principio di razionalità di cui all'art. 3 Cost. - dell'assolutezza del divieto di invocare il proprio diritto che l'art. 705 cod. proc. civ. imponeva al convenuto, impedendogli non solo la proposizione di eccezioni ex iure proprio nello stesso processo possessorio, ma anche, fino a quando il processo non fosse conchiuso e la decisione eseguita, la proposizione di un separato giudizio petitorio davanti al giudice competente; che la stessa decisione ha poi osservato che la norma impugnata non tiene conto che, secondo la ratio sottesa ai procedimenti regolati dagli artt. 703 e seguenti cod. proc. civ. , l'autonomia è bilanciata, e quindi limitata, dalla condizione che il pregiudizio arrecato al convenuto possa essere riparato mediante un altro giudizio, con la conseguenza che, in materia immobiliare, l'esecuzione del provvedimento possessorio arreca un danno irreparabile quando lo spoglio si concreta nella costruzione di un manufatto, sicché l'onere di eseguire la decisione prima di proporre il giudizio petitorio costringe il convenuto a distruggere un'opera che, come risulterà dal successivo giudizio petitorio, aveva il diritto di costruire, ravvisando, in ciò la violazione del principio di cui all'art. 3 della Costituzione; che nella specie, il giudice rimettente, in presenza di una situazione legittimante la deroga al divieto di cumulo del petitorio con il possessorio, chiede che sia affermata l'esclusione della proponibilità del giudizio petitorio in via autonoma anche nei casi di pregiudizio o di pericolo di pregiudizio irreparabile, denunciando una irragionevole diversità di trattamento “rispetto alla generalità delle ipotesi in cui, paradossalmente, l'atto di spoglio risulti di minore gravità”; che la questione proposta è manifestamente infondata dal momento che con la stessa il giudice rimettente, da un lato, prospetta la violazione dell'art. 3 della Costituzione proprio a seguito della pronuncia di questa Corte n. 25 del 1992, che ha posto un ragionevole limite al generale divieto della domanda petitoria nel giudizio possessorio e, dall'altro, chiedendo che in quest'ultimo giudizio la tutela del proprietario si realizzi attraverso il ricorso alla eccezione petitoria e sia affermata la proponibilità del petitorio come eccezione e non a mezzo di una azione autonoma, non pone una questione di costituzionalità, ma di interpretazione della normativa, devoluta al giudice del rapporto processuale. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza delle questione di legittimità costituzionale dell'art. 705 del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Grosseto con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta il 13 luglio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 luglio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA