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Le mafie dispongono di cash , di liquidità, prestano soldi a tassi usurai, cercano di riciclare i denari sporchi, acquisendo aziende in difficoltà, e ci proveranno con gli appalti pubblici. Fare presto, sì, ma assicurare i controlli di legalità. Il buio può tornare, ci dicono investigatori e magistrati. Capisco il malessere dei colleghi e delle colleghe dell'opposizione. Anche noi sentiamo il bisogno di un confronto parlamentare più articolato, in grado, cioè, di entrare nel dettaglio delle questioni, anche al fine di garantire la certezza del diritto in un momento di grave crisi per il Paese. Tutti abbiamo sperato nella temporaneità limitata della sospensione delle libertà personali. Da questo punto di vista, c'è bisogno di una sorta di vigilanza democratica, al fine di non far sopravvivere all'emergenza le regole emergenziali. Sarebbe profondamente sbagliato elaborare una legge di rango costituzionale sulla gestione delle emergenze. Piuttosto si pone il problema che abbiamo affrontato, per esempio, in Commissione affari costituzionali, quello di una Commissione parlamentare bicamerale che si attivi nei momenti emergenziali, quando il Governo emette provvedimenti d'urgenza, e che si riunisca ad horas e che dica la sua. Mi avvio alle conclusioni: dobbiamo farcela, dobbiamo ripartire, dobbiamo ridurre le diseguaglianze sociali e dare dignità agli ultimi, agli invisibili. Abbiamo un altro dovere, quello di dare speranza e fiducia nel futuro. Lo dobbiamo a quei milioni di italiani che in questo momento stanno soffrendo, non c'è il piatto a tavola, c'è la crisi. Per questo motivo annuncio il voto favorevole dei senatori di Liberi e Uguali e di altri senatori, come il sottoscritto, del Gruppo Misto sul disegno di legge al nostro esame. (Applausi) . PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con molta attenzione la discussione generale e le dichiarazioni di voto precedenti. Devo dire che il primo bisogno che avverto è parlare dei contenuti del provvedimento che è alla nostra attenzione. Questa esigenza, infatti, mi è parsa largamente ignorata in gran parte del dibattito che abbiamo svolto. Si è parlato di tutto, spesso saltando di palo in frasca, trasformando più volte la discussione stessa in una recita a soggetto, affastellando argomenti estranei al decreto-legge n. 33 che pure oggi ci accingiamo, in prima lettura, a convertire in legge, e non facendo quelle riflessioni che, a mio avviso, sono invece necessarie di fronte ad un provvedimento di questo tipo. Il decreto-legge al nostro esame, approvato il 16 maggio scorso, interveniva su norme che erano state deliberate il 25 marzo (con un precedente decreto-legge, il n. 19) e sostanzialmente segnava il nostro ingresso nella fase 2 con un allentamento di alcune limitazioni. Cessavano le limitazioni per la circolazione interna alle Regioni dal 18 maggio, tra Regioni dal 3 giugno e dalla stessa data è stata disposta la fine del divieto di spostamento da e per l'estero; si è inoltre ribadito il divieto di assembramento e si è ribadita la facoltà dei sindaci di chiudere le aree pubbliche laddove si fosse ravvisato impossibile garantire il rispetto delle distanze di sicurezza. Questo provvedimento, quindi, forniva una straordinaria occasione per fare una valutazione di come ci si è trovati ad elaborare le norme in un periodo senza precedenti nella nostra storia recente e anche una valutazione sulla prova di responsabilità e di civismo che grandissima parte della popolazione italiana ha dato di fronte a limitazioni così pesanti. Mi dispiace che fino ad ora tale riflessione, tranne che in pochi interventi, non sia avvenuta. Devo dire che ho rilevato anche scarsa memoria in tante parole che soprattutto le opposizioni hanno pronunciato, anche abbandonandosi a facezie e corbellerie che lascerei fuori da discussioni così serie ed a battute che non hanno fatto ridere nessuno (ho visto anche che chi le ha pronunciate era in difficoltà a ridere della propria battuta e in seguito, magari, darò qualche dettaglio in merito). Oggi noi siamo in una situazione che è descritta dai dati che sono stati diffusi ieri: il 23 giugno ci sono stati 122 nuovi contagi e 18 decessi. Ciò vuol dire che non siamo più nella fase acuta dell'emergenza, vuol dire che il rischio epidemiologico si sta riducendo, al di là dei contrastanti pareri delle personalità che vengono interpellate in merito. Ma non penso sia nostro diritto dimenticare che veniamo da una situazione in cui, alla fine di marzo, quindi non più tardi di tre mesi fa, i ricoverati nei reparti Covid erano 30.000 (e crescevano di 500 al giorno), i ricoverati in terapia intensiva erano 4.000 (e crescevano di 50 al giorno), i morti crescevano di svariate centinaia ogni giorno e i nuovi contagi in quella fase, quella in cui è stato emanato il decreto n. 19, crescevano di quasi 2.000 unità al giorno. Noi veniamo da una situazione di questo tipo e abbiamo dovuto prendere provvedimenti che andassero nella direzione di contenere il rischio di una situazione siffatta. I nostri atti sono stati allora oscuri? Non credo che siano stati oscuri; certamente è stato un processo decisionale difficile, preso in una situazione complessa, ed è stato articolato proprio perché la situazione da affrontare era complessa. I nostri provvedimenti sono nati già vecchi? Non mi pare. Credo che la discussione su come si deve legiferare in emergenza sia attualissima. Sono stati troppi? Non mi sembra. Abbiamo risposto alle necessità che c'erano e il sottosegretario Castaldi molto opportunamente ha ricordato il numero dei provvedimenti che in altri Paesi sono stati assunti. Abbiamo avuto atteggiamenti, come è stato detto, da primi della classe? Non credo proprio, perché penso che in circostanze che non hanno eguali e non hanno precedenti nella storia di un Paese, come quelle che abbiamo vissuto, non si debba assolutamente assumere atteggiamenti da primi della classe, ma si debba mostrare molta umiltà, perché in situazioni del genere tutti noi possiamo sbagliare. Credo che la discussione parlamentare serva anche per mettere a fuoco pacatamente alcuni limiti che possono esserci stati e collaborare tutti insieme affinché, se dovesse verificarsi nuovamente una situazione di emergenza, gli errori siano di meno e le lacune che si sono palesate possano non esserci in una prossima occasione. Non penso allora che sia giusto, come è stato detto, parlare di scarico delle responsabilità sulle Regioni e sugli enti locali: non c'è stato. Si è cercato in circostanze molto difficili di collaborare il più possibile e quando ci è parso che qualcuno andasse oggettivamente fuori dal seminato - con decisioni che non rivendicherei, come ha fatto invece il senatore Pepe nella discussione generale - siamo intervenuti, ma l'intervento è stato un' extrema ratio , perché veramente si stava andando in contrasto con le indicazioni elementari del buon senso. Abbiamo - come ha detto la senatrice Fregolent - ingessato l'Italia? Non accettiamo questa critica; noi abbiamo preso le misure che servivano per salvaguardare la salute dei cittadini, non abbiamo ingessato proprio nessuno.