[pronunce]

n. 41 del 2020, il Presidente del Consiglio dei ministri impugna, sempre in riferimento all'art. 3 Cost., le modifiche introdotte all'art. 4, comma 3, della legge reg. Liguria n. 30 del 2019, dall'art. 24, comma 3, della legge reg. Liguria n. 1 del 2020, che ha parzialmente ridefinito la descritta disciplina intertemporale. 7.3.1.- Tale ultima disposizione, pur sopprimendo il richiamo all'approvazione dell'eventuale programma integrato di intervento, lascerebbe inalterata «la previsione dell'applicabilità delle disposizioni regionali anche ai locali, alle pertinenze e agli immobili per i quali sia stato già conseguito il titolo edilizio abilitativo». 7.3.2.- Il ricorrente prospetta la violazione dell'art. 3 Cost., sulla base del rilievo che la disposizione impugnata, nell'estendere la deroga «con valenza retroattiva agli immobili già abilitati», lederebbe l'affidamento che la collettività ripone nella «certezza dei rapporti». Anche in questo caso, sarebbero sacrificate «le posizioni dei controinteressati che si sono determinati sulla base dell'assetto normativo previgente» e non si riscontrerebbe «un'adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza». 7.4.- La Regione Liguria, nella memoria di costituzione e nella memoria illustrativa depositata in prossimità dell'udienza, ha eccepito in linea preliminare l'improcedibilità del ricorso proposto con riguardo all'originaria versione dell'art. 4, comma 3, della legge reg. Liguria n. 30 del 2019 , e ha comunque chiesto di dichiararlo inammissibile o infondato. 7.4.1.- La disposizione impugnata sarebbe stata sostituita a «pochissimi giorni» di distanza dalla sua entrata in vigore e si potrebbe dunque ipotizzare che non abbia nel frattempo ricevuto «concreta applicazione». Di qui l'improcedibilità del ricorso. 7.4.2.- Il motivo di ricorso sarebbe comunque inammissibile e infondato. La disciplina in esame si applicherebbe esclusivamente agli immobili «legittimamente assentiti» e non determinerebbe, pertanto, alcun effetto di regolarizzazione «di interventi edilizi abusivamente realizzati». 7.5.- Quanto all'impugnazione dell'art. 4, comma 3, della legge reg. Liguria n. 30 del 2019, nella versione oggi vigente, la parte resistente, sia nella memoria di costituzione sia nella memoria illustrativa, ha chiesto di dichiararla inammissibile o comunque infondata. 7.5.1.- Il motivo di ricorso sarebbe inammissibile, in quanto formulato in termini meramente assertivi. Il ricorrente, difatti, non avrebbe illustrato le ragioni che inducono a escludere la portata satisfattiva dello ius superveniens e a ravvisare una lesione dell'affidamento dei controinteressati. 7.5.2.- Nel merito, esso sarebbe comunque infondato, in quanto la disposizione, anche nella versione modificata, si riferirebbe ai soli immobili «legittimamente assentiti». 8.- Con il ricorso di cui al reg. ric. n. 41 del 2020, il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso, in riferimento agli artt. 9 e 117, secondo comma, lettera s), Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, lettera b), della legge reg. Liguria n. 1 del 2020. 8.1.- Nel sostituire l'art. 12, comma 2, della legge della Regione Liguria 5 aprile 2012, n. 10 (Disciplina per l'esercizio delle attività produttive e riordino dello sportello unico), la disposizione impugnata consente la realizzazione degli interventi di ampliamento degli insediamenti produttivi destinati ad attività artigianali, industriali e agrituristiche, ad alberghi tradizionali, a strutture turistico ricettive e ad attività socio-assistenziali e commerciali in deroga alla disciplina dei piani urbanistici e territoriali vigenti e/o in salvaguardia. È fatto salvo il rispetto degli standard urbanistici, della necessaria dotazione di parcheggi e delle opere di urbanizzazione. 8.2.- Il ricorrente denuncia, in primo luogo, il contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., per l'invasione della «sfera di potestà legislativa dello Stato in materia di tutela dei beni culturali e del paesaggio, come esercitata con gli articoli 20 e 21 del Codice di settore, e con le norme dello stesso Codice che impongono la pianificazione congiunta (artt. 135, 143 e 145)». Con riguardo a «interventi modificativi - addirittura di sostituzione edilizia -», la disposizione impugnata sancirebbe una «deroga generalizzata agli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, anche se operanti in salvaguardia», in mancanza «di prescrizioni che impongano comunque il rispetto delle norme contenute nella Parte II del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, o in ogni caso del piano paesaggistico sovraordinato». Nel consentire «in modo generalizzato (ed indiscriminato) sull'intero territorio regionale l'ampliamento dei complessi immobiliari, e quindi anche di quelli sottoposti a vincolo», la previsione impugnata svuoterebbe la funzione del Piano paesaggistico, chiamato a «dettare, per ciascuna area tutelata, le prescrizioni del caso, le trasformazioni compatibili e quelle vietate, nonché le condizioni delle eventuali trasformazioni», nell'ambito di una pianificazione congiunta tra lo Stato e le Regioni. Sarebbe violato anche l'art. 9 Cost., «che attribuisce allo Stato la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico». Ad avviso del ricorrente, l'esecuzione di lavori «in deroga generalizzata agli strumenti di pianificazione, e senza il contestuale limite del rispetto delle norme statali», recherebbe un «potenziale pregiudizio» ai «beni tutelati (soprattutto quelli di interesse culturale)» interessati da tali lavori. 8.3.- La Regione Liguria, nella memoria di costituzione e nella memoria illustrativa depositata in prossimità dell'udienza, ha chiesto di dichiarare le questioni inammissibili o comunque infondate. 8.3.1.- In linea preliminare, la parte resistente ha evidenziato che la disposizione impugnata non modifica i presupposti degli interventi di ampliamento, disciplinati dall'art. 12, comma 1, della legge reg. Liguria n. 10 del 2012, ma si prefigge unicamente di adeguare la normativa regionale al nuovo procedimento unico. Il profilo di illegittimità costituzionale non risiederebbe nella previsione impugnata e la questione sarebbe, pertanto, inammissibile. 8.3.2.- Nel merito, le questioni non sarebbero fondate. L'impugnato art. 8, comma 1, lettera b), della legge reg. Liguria n. 1 del 2020 non contemplerebbe alcuna deroga alla «disciplina statale posta a presidio dei beni soggetti a tutela» e farebbe salva anche l'applicazione del Piano territoriale di coordinamento paesistico regionale, che rappresenta - fino all'approvazione del Piano paesaggistico - l'atto di pianificazione preordinato alla tutela del paesaggio.