[pronunce]

Trento n. 3 del 2020, sarebbe inammissibile, in primo luogo, perché totalmente priva di motivazione, in quanto l'Avvocatura si limiterebbe ad evocare un generico contrasto tra la disposizione impugnata e la normativa statale, ritenuta attuativa dell'art. 97 Cost., senza però procedere alla complessiva ricostruzione della disciplina di accesso agli incarichi dirigenziali, indispensabile per poter individuare gli esatti termini del contrasto con il parametro costituzionale evocato. La ormai costante giurisprudenza di questa Corte, invece, richiederebbe che i termini delle questioni di legittimità costituzionale siano ben identificati, dovendo il ricorrente individuare le disposizioni impugnate, i parametri evocati e le ragioni delle violazioni prospettate (sono richiamate dalla difesa provinciale, ex plurimis, le sentenze n. 143 e n. 106 del 2020, n. 232 del 2019, n. 152 del 2018 e n. 107 del 2017). 5.1.- Ulteriore ragione d'inammissibilità deriverebbe dal fatto che il motivo d'impugnazione risulterebbe contraddittorio e perplesso, in quanto pur essendo apparentemente fondato sulla violazione dell'art. 97 Cost., muterebbe poi contenuto per diventare censura di violazione di una norma fondamentale di riforma economico-sociale, consistente nel principio di uniformità dei criteri di accesso alle qualifiche dirigenziali posto dall'art. 2, comma l, lettera f), della legge n. 421 del 1992, per poi essere dedotto, nuovamente, come violazione dell'art. 97 Cost. 5.2.- La questione sarebbe, in ogni caso, non fondata, perché, ad avviso della difesa provinciale, la disposizione impugnata non violerebbe l'art. 97 Cost., ponendosi in contrasto con la disciplina dettata dal d.lgs. n. 165 del 2001 e con il citato principio di uniformità per l'accesso alle qualifiche dirigenziali di cui all'indicato art. 2, comma 1, lettera f), in quanto le previsioni degli artt. 28 e 28-bis del menzionato d.lgs. n. 165 del 2001, che regolamentano l'accesso alla qualifica di dirigente della prima e della seconda fascia, si applicherebbero solo alle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e agli enti pubblici non economici, mentre la disciplina delle modalità di accesso al lavoro pubblico provinciale, in quanto riconducibile alla materia dell'organizzazione amministrativa delle Regioni e degli enti pubblici regionali, spetterebbe alla competenza legislativa primaria della Provincia autonoma di Trento. Inoltre, la modifica introdotta, considerato che lo svolgimento del percorso formativo comporta un notevole investimento di risorse umane e strumentali, con relativa sottrazione dei dirigenti all'espletamento delle loro funzioni, sarebbe, ad avviso della difesa provinciale, perfettamente coerente con il principio di buon andamento dell'amministrazione di cui all'art. 97 Cost., in quanto solo così la Giunta provinciale avrebbe la possibilità di valutare se l'incarico da affidare richieda competenze ed abilità senz'altro esigibili dai candidati, ovvero se queste siano acquisibili solo avviando uno specifico percorso formativo e all'esito di una adeguata verifica finale. La difesa provinciale afferma, inoltre, che non può essere considerata espressione del principio di buon andamento dell'amministrazione di cui all'art. 97 Cost. l'adozione pedissequa della disciplina dello Stato in relazione alle procedure di reclutamento della dirigenza negli enti ad autonomia differenziata, in quanto ciò determinerebbe lo svuotamento dell'autonomia organizzativa ad essi riconosciuta, contraddicendo il contenuto dello stesso principio, che esige che la disciplina dell'organizzazione di un ente tenga conto delle sue specifiche caratteristiche dimensionali, strutturali e funzionali. 6.- Anche riguardo alla seconda questione, relativa all'art. 43, commi 1, 6 e 9, della legge prov. Trento n. 3 del 2020, la difesa della Provincia autonoma di Trento ne asserisce l'inammissibilità e la non fondatezza. 6.1.- Preliminarmente, la questione sarebbe inammissibile per genericità e difetto di motivazione, poiché la parte ricorrente avrebbe sostenuto il contrasto delle norme impugnate con la disposizione dell'art. 181, comma 3, del d.l. n. 34 del 2020, come convertito, senza individuare esattamente la norma statale che prevede il termine di rimozione delle opere amovibili ed affermando, comunque, in modo del tutto apodittico, la riconducibilità delle misure di semplificazione previste dall'art. 43 della legge prov. Trento n. 3 del 2020 a quelle stabilite dal citato art. 181, comma 3, del d.l. n. 34 del 2020. 6.2.- La questione sarebbe, in ogni caso, non fondata, in quanto, ad avviso della difesa provinciale, le disposizioni in esame sarebbero state impugnate dal Presidente del Consiglio dei ministri sull'erroneo presupposto che il termine del 31 dicembre 2021, fissato dal comma 1 dall'art. 43 della legge prov. Trento n. 3 del 2020, si ponga in contrasto con quello del 31 ottobre 2020, stabilito invece dall'art. 181, comma 3, del d.l. n. 34 del 2020, come convertito. La disposizione impugnata non stabilirebbe, infatti, misure di semplificazione riguardanti la disciplina di tutela dei beni culturali, limitandosi a derogare alle previsioni urbanistiche, al regolamento urbanistico-edilizio provinciale e ai regolamenti edilizi comunali, espressione della potestà legislativa primaria della Provincia autonoma in materia di «urbanistica e piani regolatori» ai sensi dell'art. 8, numero 5), dello statuto speciale. 6.2.1.- Con riferimento, invece, alle censure relative al comma 6 dello stesso art. 43, la Provincia autonoma di Trento eccepisce che la disposizione impugnata si limiterebbe ad introdurre una valutazione legislativa di non necessità delle autorizzazioni previste dagli artt. 21 e 106, comma 2-bis, del d.lgs. n. 42 del 2004 in un arco temporale definito (dall'entrata in vigore della legge fino al 31 dicembre 2021), nell'ambito di uno specifico procedimento (il procedimento semplificato di autorizzazione per l'installazione di plateatici e strutture leggere) e in favore di predeterminate tipologie di attività. Conseguentemente, le censure non sarebbero fondate in quanto la norma provinciale impugnata non comporterebbe una diminuzione della tutela dei beni culturali, limitandosi ad introdurre una valutazione generale e astratta di compatibilità con la tutela dei beni culturali relativa a specifiche fattispecie e per un tempo predeterminato. 6.2.2.- Con riferimento, invece, alla disposizione di cui al comma 9 dell'art. 43 della legge prov. Trento n. 3 del 2020, la resistente afferma che essa ha previsto un'ulteriore forma di semplificazione della procedura, in virtù della quale, nei casi in esame, l'autorizzazione preventiva prevista dagli artt. 21 e 106 del d.lgs. n. 42 del 2004 è sostituita da un controllo successivo a campione sulla compatibilità dell'installazione e della destinazione d'uso con la tutela dei beni culturali.