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L'Accordo riproduce pressoché integralmente la decisione quadro sul MAE quanto al campo di applicazione (articolo 3, paragrafo 1), alla procedura di consegna (articoli 12-33), nonché alle ridotte e tassative ipotesi nelle quali l'autorità giudiziaria competente può rifiutare l'esecuzione di un mandato di arresto o richiedere che lo Stato emittente fornisca particolari garanzie (articoli 4, 5 e 8). La nuova procedura di consegna tra i due Stati nordici e gli Stati membri dell'Unione europea mantiene tuttavia alcuni aspetti propri della disciplina convenzionale. L'innovatività della nuova forma di cooperazione è infatti mitigata dalla possibilità, subordinata alla volontà dei singoli Stati, di attribuire ancora rilievo ad alcuni dei principi propri del sistema classico di estradizione, quali il requisito della doppia incriminabilità (articolo 3, paragrafi 2-4), le limitazioni alla consegna in relazione ai reati politici (articolo 6), le limitazioni alla consegna dei cittadini dello Stato richiesto (articolo 7), i poteri riconosciuti all'Esecutivo (articolo 9, paragrafo 2). Per quanto attiene poi al profilo della consegna dei cittadini, l'Accordo prevede che l'esecuzione non possa essere rifiutata solo per il fatto che la persona ricercata sia un cittadino dello Stato di esecuzione e attribuisce altresì rilevanza, ai fini della decisione sull'ordinamento in cui potrà essere eseguita la pena, al luogo di residenza e dimora del ricercato. Tuttavia dispone al contempo che gli Stati membri potranno fare una dichiarazione attestante che i propri cittadini non saranno consegnati o che la consegna sarà autorizzata soltanto a talune specifiche condizioni (e, in tal caso, gli altri Stati potranno applicare la condizione di reciprocità). In data 23 gennaio 2015 il Ministero della giustizia della Norvegia, con nota formale, rilevato che l'Italia non aveva ancora recepito l'Accordo con la Norvegia e l'Islanda, ha chiesto informazioni in merito allo stato delle procedure interne di attuazione. Ad oggi l'Accordo in esame non è stato ancora recepito, tanto che il Consiglio dell'Unione europea, in data 16 luglio 2018, ha evidenziato l'inadempimento italiano, chiedendo di trasmettere, prima possibile, le proprie dichiarazioni e notificazioni al fine di rendere pienamente esecutivo l'Accordo nelle relazioni di cooperazione giudiziaria internazionale. Il testo in esame si compone di un solo articolo e prevede l'aggiunta di due commi all'articolo 4 della legge 22 aprile 2005, n. 69. In particolare, il comma 4- bis chiarisce espressamente che le disposizioni della legge n. 69 del 2005 costituiscono attuazione dell'Accordo tra l'Unione europea e la Repubblica d'Islanda e il Regno di Norvegia, fatto a Vienna il 28 giugno 2006, relativo alla procedura di consegna tra gli Stati membri dell'Unione europea e l'Islanda e la Norvegia, e si applicano nei limiti in cui le disposizioni dell'Accordo non siano incompatibili con i principi dell'ordinamento costituzionale in tema di diritti e libertà fondamentali, compreso il diritto al giusto processo. Il comma 4- ter prevede che i riferimenti al «mandato d'arresto europeo» e allo «Stato membro», contenuti nella legge n. 69 del 2005 devono intendersi, nell'ambito della procedura di consegna con l'Islanda o la Norvegia, al «mandato di arresto» che costituisce l'oggetto dell'Accordo di cui al comma 4- bis e alla Repubblica d'Islanda o al Regno di Norvegia. Il capo III reca disposizioni in materia di trasporti. L'articolo 5 attiene ai requisiti previsti per gli esaminatori di patenti di guida diverse dalla patente per gli autoveicoli (patente B). Il punto 2.2, lettera a) , dell'allegato IV della direttiva 2006/126/CE stabilisce che l'esaminatore di guida deve, tra gli altri requisiti, essere titolare della categoria corrispondente a quella per cui svolge l'attività di esaminatore e che si può prescindere dal possesso di tale requisito a condizione che l'esaminatore sia in possesso di adeguata formazione professionale. Detta direttiva è stata recepita con il decreto legislativo 18 aprile 2011, n. 59, che, in materia di qualificazione degli esaminatori, non ha previsto anche il riconoscimento di adeguate formazioni professionali. A quasi cinque anni dall'entrata in vigore del summenzionato decreto n. 59 del 2011, si è avvertita la necessità di valorizzare le formazioni professionali di almeno una quota di dipendenti che devono abilitarsi alla funzione di esaminatore. Il blocco del turn-over , ormai ventennale, ha impedito al Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di assumere nuovo personale per sostituire i funzionari andati in quiescenza o dimessi; di conseguenza le uniche risorse che hanno implementato l'organico del Dipartimento sono funzionari provenienti da enti disciolti, ovvero in mobilità da altre Amministrazioni. Spesso tali funzionari, pur avendo alta professionalità tecnica, non sono in possesso delle patenti di guida delle categorie utili per condurre motocicli, autocarri, autotreni, autoarticolati e autobus e, a causa anche dell'età superiore a 40 anni, non sono motivati a conseguire tali categorie. Di conseguenza detti funzionari non possono essere ammessi a frequentare i corsi per esaminatori e non possono essere adibiti a svolgere tale mansione. Al fine di non privarsi dell'apporto operativo delle risorse organiche in questione, necessarie per adempiere alle richieste di sedute d'esame dell'utenza, si rende necessario implementare il dettato del punto 2.2, lettera a) , dell'Allegato IV del decreto legislativo n. 59 del 2011, riconoscendo, come previsto dalla norma europea precedentemente citata, il valore della formazione professionale. La modifica parte dal presupposto che, per condurre i veicoli diversi dalle autovetture, è necessaria una salda conoscenza di nozioni teoriche e pratiche di fisica, di meccanica e di dinamica, che certamente sono possedute da chi è in possesso di laurea quinquennale in ingegneria. Il bagaglio culturale acquisito nel percorso di studi universitari di ingegnere, integrato con il corso di qualificazione iniziale che comunque devono obbligatoriamente frequentare i funzionari che intendono conseguire l'abilitazione di esaminatore, consente di avere ampie garanzie di competenza ed affidabilità allo svolgimento delle funzioni in argomento. Il capo IV reca disposizioni in materia di fiscalità.