[pronunce]

- Per quanto attiene alle questioni riguardanti il comma 2 dell'art. 56 della citata legge provinciale n. 2 del 2009, la resistente afferma che il ius superveniens ha chiarito che detto comma si è sempre riferito esclusivamente alla restituzione delle somme indebitamente riscosse dal servizio pubblico e non anche alla determinazione della tariffa (come invece affermato dal ricorrente). Rileva che in ogni caso, anche a ritenere che la disposizione censurata, nel suo testo originario, si riferisse altresí alla determinazione della tariffa da parte della Giunta provinciale, la materia del contendere sarebbe cessata, sul punto, perché detto ius superveniens avrebbe abrogato in parte qua la disposizione, prima ancora che questa fosse stata mai applicata. La resistente sottolinea, poi, che la già dedotta inapplicabilità alla Provincia autonoma di Trento del servizio idrico integrato è confermata dal decreto del Ministro dell'ambiente 30 settembre 2009 - attuativo del comma 4 dell'art. 8-sexies del decreto-legge n. 208 del 2008 -, il quale menziona istituti e soggetti non riferibili al servizio idrico gestito direttamente dalla Provincia («piano d'ambito»; «autorità d'ambito»; «Comuni» quali gestori del servizio). 5. - Con ulteriore memoria depositata il 26 ottobre 2010 ed espressamente riferita soltanto al giudizio di cui al ricorso n. 35 del 2009, la resistente Provincia autonoma, con riguardo alla censurata modificazione dell'aliquota speciale dell'IRAP (comma 2 dell'art. 3 della legge provinciale n. 2 del 2009), osserva che: a) il ricorrente ha abbandonato la tesi secondo cui la Provincia - prima dell'entrata in vigore di una legge cornice destinata a fissare i limiti di cui all'art. 1, comma 43, della legge n. 244 del 2007 - non avrebbe potuto modificare le aliquote dell'IRAP, neppure per il periodo successivo al 1° gennaio 2010; b) la nuova tesi prospettata dall'Avvocatura generale dello Stato, secondo cui l'illegittimità della censurata disposizione è cronologicamente limitata al periodo anteriore all'intervenuta regionalizzazione del tributo, è parimenti infondata, per la triplice ragione che: b.1.) con decorrenza dal 1° gennaio 2009 (e, quindi, prima della suddetta "regionalizzazione" decorrente dal 1° gennaio 2010) l'IRAP è già divenuta un tributo proprio della Provincia, per effetto del non impugnato art. 18, comma 1, della legge provinciale n. 16 del 2008, con il quale è stata istituita l'imposta provinciale sulle attività produttive (IPAP), espressamente assoggettata alle medesime regole dell'IRAP «fino all'avvenuta individuazione delle regole fondamentali per assicurare il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario»; b.2.) la disposizione censurata prevede che la modificazione delle aliquote abbia efficacia solo dopo il 1° gennaio 2010, data fissata dalla legge statale per la regionalizzazione dell'IRAP; b.3. ) comunque, anche prima del 2009 e del 2010, gli artt. 16, commi 1 e 3, e 45, comma 1, del d.lgs. n. 446 del 1997, avrebbero consentito alla Provincia di modificare l'aliquota speciale dell'IRAP; c) la competenza statutaria a provvedere sul tributo è individuabile nell'art. 73, comma 1-bis, dello statuto speciale, entrato in vigore il 1° gennaio 2010; d) la sentenza della Corte costituzionale n. 216 del 2009, richiamata dalla difesa dello Stato, non è pertinente, perché con essa è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale di una legge regionale che incideva sulla base imponibile dell'IRAP, cioè su un elemento che - a differenza delle aliquote - l'art. 1, comma 43, della legge n. 244 del 2007 espressamente sottrae alle modifiche regionali. La stessa Provincia, con riguardo alla censurata normativa provinciale in tema di attuazione dell'art. 8-sexies del decreto-legge n. 208 del 2008 (comma 1 dell'art. 56 della legge provinciale n. 2 del 2009), osserva che: a) la sentenza della Corte costituzionale n. 412 del 1994, che riconosce alla Provincia la competenza in ordine al servizio idrico integrato, pur riguardando il sistema costituzionale anteriore alla riforma del TitoloV della Parte II della Costituzione, si attaglia anche al caso di specie, perché detta riforma non ha prodotto l'effetto di ridurre la preesistente sfera di autonomia della Provincia (come si desume dall'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3); b) dopo la modifica introdotta dall'art. 22 della legge provinciale n. 19 del 2009, è evidente che la disposizione censurata si riferisce esclusivamente alla restituzione agli utenti delle somme indebitamente riscosse dal servizio pubblico (comma 2 dell'art. 8-sexies); c) tale restituzione non attiene alla determinazione della tariffa (cioè ad una materia riservata alla legislazione statale), ma ad aspetti gestionali rientranti nella materia «servizi pubblici locali», di competenza legislativa esclusiva della Provincia autonoma. 6. - Con ricorso notificato il 1° marzo 2010, depositato l'8 marzo successivo ed iscritto al n. 37 del registro ricorsi del 2010, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni principali di legittimità costituzionale: a) dell'art. 20, comma 1, lettera a), della legge della predetta Provincia autonoma 28 dicembre 2009, n. 19 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2010 e pluriennale 2010-2012 della Provincia autonoma di Trento - legge finanziaria provinciale 2010) [rectius: del comma 2 dell'art. 3 della legge della suddetta Provincia autonoma n. 2 del 2009, quale modificato dal comma 1, lettera a), dell'art. 20 della legge della Provincia autonoma di Trento n. 19 del 2009]; b) dell'art. 45, comma 5, della medesima legge provinciale n. 19 del 2009. La difesa dello Stato deduce che tali disposizioni violano, rispettivamente: a) gli artt. 8 e 9 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), nonché l'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione; b) gli artt. 8 e 9 del suddetto statuto, nonché l'art. 117, secondo comma, «lettera i)» [recte: «lettera l)»], Cost. 6.1. - Il censurato comma 1, lettera a), dell'art. 20 della legge della Provincia autonoma di Trento n. 19 del 2009 ha modificato il comma 2 - oggetto del ricorso n. 35 del 2009 - dell'art. 3 della legge della stessa Provincia autonoma n. 2 del 2009.