[pronunce]

Quanto, poi, alla lamentata discriminazione tra i contribuenti residenti nella Regione Marche, assoggettati all'addizionale regionale all'IRPEF secondo le aliquote censurate, rispetto ai contribuenti residenti in altre Regioni, assoggettati ad addizionali regionali di minore importo e comunque sulla base di una sola aliquota, l'ente territoriale oppone che l'eccepita differenza di prelievo tra contribuenti residenti in diverse regioni non discende dalla legge regionale impugnata, ma dalla previsione della legge statale di una diversa determinazione dell'aliquota rimessa alle Regioni, ed è comunque legittimata dai princípi di coordinamento della finanza nazionale e locale di cui agli artt. 117, 118 e 119 Cost., senza alcuna violazione del principio di uguaglianza, «posto che la diversa misura di un gettito regionale corrisponde alle diverse scelte delle regioni in materia di finanza pubblica (e quindi di spesa), talché riguarda residenti diversamente serviti, assistiti e tutelati e quindi in situazioni diseguali». Per le stesse ragioni non sussisterebbe alcuna violazione degli evocati princípi costituzionali della libertà di circolazione e di soggiorno e della libertà di iniziativa economica, perché l'eventuale ostacolo alla libertà di circolazione o di iniziativa economica derivante da un'addizionale regionale all'IRPEF comparativamente maggiore rispetto a quella di altre regioni deriverebbe non già dalla progressività delle aliquote previste dalla tabella A annessa alla denunciata legge regionale, ma dalla differenziabilità delle aliquote fra le diverse regioni e perciò, in primo luogo, «dalla legge statale» e, in secondo luogo, dalle concrete «scelte di politica economica regionale (livello di spesa e quindi di servizio, assistenza e tutela da parte dell'ente pubblico regionale), costituenti anch'esse fattori incentivanti o disincentivanti dell'insediamento in un territorio». L'ente territoriale, inoltre, rileva che «la progressività dell'addizionale comporta l'applicazione dell'aliquota massima soltanto sull'ultimo scaglione di reddito e che la proporzionalità dell'addizionale, al contrario, comporta l'applicazione dell'unica aliquota sull'intero reddito», con la conseguenza che «la progressività rispetto alla proporzionalità non conduce ad un'imposizione maggiore, bensí ad un'imposizione maggiore sui redditi più elevati e ad una inferiore sui redditi più contenuti». Lo stesso ente, infine, sostiene che – contrariamente all'assunto del rimettente – il termine «aliquota», al singolare, utilizzato dal legislatore nell'art. 50, comma 3, del d.lgs. n. 446 del 1997, non esclude la facoltà per le Regioni di fissare una pluralità di aliquote per l'addizionale regionale all'IRPEF, sia perché l'uso del singolare si spiega con la tecnica espositiva adottata dal legislatore, il quale, nel primo periodo del comma, fissa una «aliquota» di compartecipazione valida in assenza di diversa determinazione regionale (necessariamente unica) e, nel secondo periodo, ne consente la maggiorazione; sia perché l'attribuzione del potere di maggiorazione dell'addizionale, in assenza di specificazioni, implica la discrezionalità dell'esercizio di tale potere e, quindi, consente anche di stabilire maggiorazioni diverse per casi diversi, ad esempio secondo aliquote progressive per scaglioni di reddito; sia perché altre volte il legislatore utilizza, in materia, il termine «aliquote», al plurale (come nell'art. 3, comma 1, lettera a), della legge statale n. 289 del 2002). 3. – Si è costituito anche il contribuente Amilcare Brugni, chiedendo l'accoglimento della sollevata questione e sostanzialmente riproponendo, a sostegno di tale conclusione, le stesse argomentazioni prospettate dal giudice rimettente. 4.– Con memoria depositata nell'imminenza della pubblica udienza, la Regione Marche eccepisce l'inammissibilità delle deduzioni del contribuente, perché in queste «è […] stata omessa la pagina 9, nella quale […] dovrebbero essere esposte le ragioni a sostegno» della avversata tesi dell'illegittimità costituzionale delle disposizioni denunciate. Tale omissione, comportando la violazione dei princípi del contraddittorio concernenti la posizione di parità delle parti di fronte al giudice (ai sensi dell'art. 111 Cost.), si risolverebbe in una ragione di inammissibilità, come sarebbe desumibile, secondo la Regione, dalle numerose pronunce della Corte di cassazione in merito all'inammissibilità di atti processuali privi di una o più pagine. Nel merito, l'ente territoriale ribadisce le proprie precedenti osservazioni e rileva che «la questione che ci occupa è comunque venuta meno a partire dal 1° gennaio 2005», perché l'art. 17 della legge della Regione Marche «approvata il 4 ottobre 2005» (rectius: legge della Regione Marche 11 ottobre 2005, n. 24, recante «Assestamento del bilancio 2005», pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Marche del 14 ottobre 2005, n. 89), ha sostituito l'art. 39 della legge regionale n. 29 del 2004 con un nuovo testo, per effetto del quale l'addizionale regionale all'IRPEF è rideterminata, «a decorrere dall'anno 2005», nella seguente misura: aliquota dello 0,9 %, per un reddito fino ad € 15.500,00; dell'1,2 %, per un reddito superiore a tale importo e fino ad € 31.000,00; dell'1,4 %, per un reddito superiore a tale importo. 5. – Anche il contribuente ha depositato, in prossimità dell'udienza, una memoria, con la quale ribadisce ed argomenta ulteriormente le già formulate conclusioni. 5.1. – In relazione alla prima questione, la parte privata insiste nell'affermare l'illegittimità dell'addizionale all'IRPEF, in quanto determinata dalla Regione Marche, per l'anno 2003, in misura eccedente i limiti fissati dall'art. 50, comma 3, secondo periodo, del decreto legislativo n. 446 del 1997. Al riguardo osserva: a) che la denunciata legge regionale, approvata nel 2001, poteva superare i suddetti limiti solo per l'anno 2002, sulla base della legge statale che consentiva tale deroga esclusivamente per quell'anno e non per gli anni successivi (art. 4, comma 3-bis, del decreto-legge n. 347 del 2001, convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge n. 405 del 2001);