[resaula]

«Il dovere più pregnante del giornalista e caposaldo del diritto di cronaca è il dovere di verità, considerato sia dalla legge n. 69/1963 che dalla stessa Carta dei Doveri quale "obbligo inderogabile". Gli organi di informazione sono l'anello di congiunzione tra il fatto e la collettività. Essi consentono alla collettività l'esercizio di quella sovranità che secondo l'art. 1 Cost. "appartiene al popolo". Un'informazione che occulta o distorce la realtà dei fatti impedisce alla collettività un consapevole esercizio della sovranità»; sulla pubblicazione relativa alla "Deontologia del giornalista" sul sito "difesa dell'informazione" si legge: «la Carta dei doveri pone l'accento sulla "responsabilità del giornalista verso i cittadini", specificando che tale responsabilità non può dal giornalista essere subordinata "ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell'editore, del Governo o di altri organismi dello Stato". Il giornalista deve avere una relazione esclusiva, diretta e immediata con la collettività. È un dovere strumentale allo stesso dovere di verità, poiché l'asservimento della funzione giornalistica all'interesse "particolare", per definizione diverso da quello generale, costringe il giornalista a modulare l'informazione. Strettamente collegate all'esigenza di autonomia e di credibilità del giornalista sono quelle norme che lo vogliono estraneo ad iniziative di carattere pubblicitario. Innanzitutto, sottolineando il diritto dei cittadini "di ricevere un'informazione corretta, sempre distinta dai messaggi pubblicitari". La norma è la diretta conseguenza di quanto stabilito dal decreto legislativo 25 gennaio 1992 n. 74, attuativo delle direttive europee in materia di pubblicità ingannevole. In particolare, l'art. 1, comma 2°, stabilisce che "La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta"; e l'art. 4, comma 1°, la vuole "chiaramente riconoscibile come tale" e, con specifico riferimento alla pubblicità a mezzo stampa, "distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico, con modalità grafiche di evidente percezione". In pratica, va scongiurato il rischio di commistione tra pubblicità e informazione»; considerato che: come si legge sulla Carta dei doveri dell'informazione economica, «Il giornalista riferisce correttamente, cioè senza alterazioni e omissioni che ne alterino il vero significato, le informazioni di cui dispone, soprattutto se già diffuse dalle agenzie di stampa o comunque di dominio pubblico. L'obbligo sussiste anche quando la notizia riguardi il suo editore o il referente politico o economico dell'organo di stampa. Non si può subordinare in alcun caso al profitto personale o di terzi le informazioni economiche e finanziarie di cui si sia venuti a conoscenza nell'ambito della propria attività professionale né si può turbare l'andamento del mercato diffondendo fatti o circostanze utili ai propri interessi. Il giornalista non può scrivere articoli che contengano valutazioni relative ad azioni o altri strumenti finanziari sul cui andamento borsistico abbia in qualunque modo un interesse finanziario, né può vendere o acquisire titoli di cui si stia occupando professionalmente nell'ambito suddetto o debba occuparsene a breve termine. Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, regali, facilitazioni o prebende da privati o enti pubblici che possano condizionare il suo lavoro e la sua autonomia o ledere la sua credibilità e dignità professionale»; "la Repubblica tv", del gruppo "L'Espresso" dell'editore Carlo De Benedetti, il 20 giugno 2018 ha messo in rete 5 servizi giornalistici di Giulia Destefanis che a giudizio dell'interrogante sono integralmente 5 spot pubblicitari di Banca Intesa senza nessuna componente giornalistica. Durano ognuno un paio di minuti senza interruzioni, commenti e senza neppure una domanda iniziale: sono chiaramente finalizzate a fare propaganda di un'iniziativa commerciale denominata "Obiettivo protezione"; a giudizio dell'interrogante, dopo crac e dissesti bancari che hanno rovinato la vita ad almeno 500.000 famiglie solo negli ultimi 24 mesi, il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, dopo aver appellato i risparmiatori come "analfabeti funzionali", ha tentato di esonerare le pesanti responsabilità sue, dei banchieri e delle autorità vigilanti, imponendo un piano di educazione finanziaria denominato "Edufin", affidando il ruolo di "educatori", agli stessi "cattivi maestri", si chiede di sapere: se si ritenga che la continua, persistente violazione delle norme stabilite dal decreto legislativo n. 74 del 1992, attuativo della direttiva (CEE) n. 450/84 in materia di pubblicità ingannevole, non debba essere sanzionata dagli ordini professionali dei giornalisti, a giudizio dell'interrogante purtroppo assenti; se il Governo ritenga opportuno attivarsi, per quanto di competenza, al fine di rafforzare le sanzioni in merito alla pubblicità, che deve essere chiaramente riconoscibile come tale, distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico, con modalità di evidente percezione, scongiurando il rischio di commistione con l'informazione di stampa e televisione; se non sia arrivato il tempo, date le continue violazioni a codici deontologici, alla Carta dei doveri del giornalista, alla legge istitutiva dell'ordine n. 69 del 1963, promuovere norme stringenti per dare soluzione al fenomeno di commistione tra corruzione e libertà di informazione. Atto n. 4-00299 DE POLI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione Premesso che: a seguito della sentenza n. 37/15 della Corte costituzionale, che interveniva in una vicenda giudiziaria iniziata nel 2011 quando il TAR Lazio, su ricorso proposto da Dirpubblica (federazione del pubblico impiego), dichiarando l'invalidità di tutte le nomine dirigenziali effettuate senza l'esperimento di un regolare concorso, l'Agenzia delle entrate revocava circa 800 posizioni dirigenziali e affidava ad interim gli uffici rimasti senza guida ai pochi dirigenti di ruolo, delegando poi, per i singoli atti, i funzionari demansionati che assumevano di fatto " responsabilità dirigenziali" senza alcun riconoscimento economico; sono pendenti circa 500 ricorsi contro tale disposizione, ravvisando la violazione della direttiva 1999/70/CE del Consiglio dell'Unione europea, relativa all'accordo quadro tra CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato; il Ministro pro tempore dell'economia e delle finanze è stato già interpellato dall'interrogante sulla contestata questione con l'atto di sindacato ispettivo 4-04331 pubblicato il 22 luglio 2015, si chiede di sapere quale sia l'opinione dei Ministri in indirizzo in merito alla possibilità di indire un corso- concorso da parte della Scuola nazionale dell'amministrazione al fine di valorizzare l'esperienza professionale acquisita dai tanti funzionari che negli anni hanno svolto un delicato lavoro, garantendo loro un giusto compenso e consentendo la piena funzionalità dell'Agenzia delle entrate. Atto n. 4-00300 GASPARRI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: