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infatti, sulla base dei recenti dati statistici sloveni è comprovato che neppure conteggiando la gratuità dell'alloggio e dei buoni pasto si può raggiungere l'indice di povertà sloveno che ad oggi risulta fissato dall'Istituto sloveno di statistica (STAT) a 7,628 euro per 12 mesi cioè 635,67 euro mensili, mentre il Ministero degli affari sociali sloveno (MDDSZ) lo indica nella cifra di 617 euro al mese, rispetto ai 296 euro al mese fissati per la borsa ai cittadini italiani; di ciò vi è evidenza nei siti istituzionali dei due enti citati; peraltro, da indagini condotte on line risulta che il riferimento ai " benefit " di cui godrebbero i borsisti italiani è a giudizio dell'interrogante del tutto risibile e dissimulatorio della disparità di trattamento: anzitutto l'indicato importo di 200 euro quale conteggiato per la gratuità dell'alloggio appare del tutto eccessivo come da rinvio alla tabella degli importi delle stanze presso lo studentato di Lubiana (Studentki Dom Ljubljana), dove sono in realtà indicati due ben diversi prezzi delle stanze: il primo è una sorta di prezzo di mercato applicato a studenti stranieri, il secondo una sorta di prezzo sovvenzionato sulla base di bando fondato su condizioni economiche; visto che: in alcun modo si dice se ai borsisti sia assicurata una stanza singola, se pure si considera una stanza singola si può vedere che i prezzi di mercato solo in alcuni casi raggiungono i circa 200 euro, diversamente per i prezzi sovvenzionati ci si ferma attorno ai 90-100 euro; ancora, circa i buoni pasto indicati per un importo di 50 euro al mese, occorre precisare che il sistema sloveno dei buoni pasto per gli studenti non funziona come i consueti buoni pasto comunemente intesi a favore dei dipendenti di enti pubblici o privati che consentono di acquistare pasti in locali convenzionati: al contrario, gli stessi studenti sloveni comprano dei buoni pasto che consentono "solo" di avere uno sconto in mense e locali convenzionati: quindi si tratta di una sorta di marketing con un pagamento a monte dei buoni stessi a giudizio dell'interrogante peraltro retaggio nel periodo socialista jugoslavo; ancora, e particolarmente, nulla la risposta dice in ordine alla necessità di rivedere l'accordo culturale sul principio di reciprocità, evidente vulnus dell'accordo siglato dal Governo D'Alema nel marzo 2000 con il Ministro pro tempore Lamberto Dini: da ciò la necessità che il Ministro in indirizzo si adoperi per rivedere tale accordo affinché sia fondato sulla più stretta reciprocità di condizione di trattamento economico dei borsisti nonché per l'effetto un incremento dell'importo della borsa attualmente fissato all'esiguo importo di 296 euro, visto anche il corrispondente importo di 900 euro erogato ai cittadini stranieri, tra cui anche gli sloveni, non potendo ritenere un tale iato di costo derivato dalla differenza della situazione di vita tra Italia e Slovenia; alla luce della risposta fornita emergono ulteriori pacifici elementi che appaiono ledere il principio di reciprocità che connota tale accordo culturale bilaterale italo-sloveno a svantaggio della posizione dei cittadini italiani ed in ultima analisi in violazione del contenuto stesso dell'accordo diplomatico sottoscritto e ratificato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti richiamati; se intenda assumere ogni iniziativa di competenza al fine d'intraprendere la revisione dell'accordo culturale ad oggi vigente con la Repubblica di Slovenia affinché sia fondato sul rispetto del più stretto principio di reciprocità e parità di trattamento tra studenti e ricercatori italiani e sloveni al fine delle reciproche provvidenze erogate dai due Stati, onde superare l'attuale sistema che di fatto configura una pacifica disparità di trattamento in danno dei cittadini italiani da parte slovena a fronte di un risibile importo della borsa e di addotti connessi " benefit " per l'alloggio ed i pasti che, in realtà, risultano del tutto inconsistenti, erogando ai borsisti un importo financo inferiore all'indice di povertà sloveno. Atto n. 4-00855 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: la Regione Campania ha disposto, a partire dal 1° gennaio 2019, la disattivazione dei punti nascita dell'ospedale "Luigi Curto" di Polla e di quello "dell'Immacolata" di Sapri (Salerno); per entrambi non è stata accolta la richiesta di deroga di chiusura per tutti i punti nascita che fanno registrare meno di 500 parti all'anno; nel 2015 Governo e Regioni concordarono di iniziare a chiudere i punti nascita in cui non venissero al mondo più di 500 neonati all'anno; dal dossier redatto all'epoca dal Comitato percorso nascita nazionale del Ministero della salute la Campania uscì fortemente penalizzata facendo contare ben 19 strutture sotto la soglia minima, tra cui gli ospedali di Polla e Sapri, ma anche quello di Vallo della Lucania; vi è stata la richiesta di deroga da parte della Regione Campania allo stesso Comitato che, dopo una serie di valutazioni, si è espresso in merito alla prossima disattivazione dei punti nascita di Polla e Sapri; ad inizio 2018, nel nuovo piano sanitario approvato dalla Regione, pare che venissero salvaguardati importanti servizi, compresa la deroga alla chiusura dei punti nascita, ma ad oggi il decreto regionale parla chiaro e prevede la disattivazione del servizio a partire dal nuovo anno, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo grave fatto che sta generando indignazione nelle popolazioni residenti nel Vallo di Diano e del golfo di Policastro; se ritenga che i punti nascita di Polla e Sapri vadano tutelati per la particolare condizione geografica della parte sud della provincia di Salerno. Atto n. 4-00856 ANGRISANI PUGLIA PRESUTTO MATRISCIANO GAUDIANO RICCIARDI FEDE MAUTONE DI MICCO CASTELLONE DE LUCIA LA MURA ORTOLANI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la pubblica amministrazione Premesso che secondo quanto risulta agli interroganti: il comune di Castel San Giorgio (Salerno) ha indetto una procedura di avviamento a selezione, ai sensi dell'art. 16 della legge n. 56 del 1987, al fine di reperire, per il tramite del centro per l'impiego (C.P.I.), 10 unità lavorative da adibire allo svolgimento dei servizi ecologici; le procedure di avviamento a selezione prevedono una fase procedurale gestita dal centro per l'impiego volta alla raccolta delle candidature e alla formulazione della graduatoria, secondo alcuni parametri: l'anzianità di disoccupazione, il carico familiare e l'età anagrafica e, pertanto, finalizzata ad individuare i soggetti che maggiormente necessitano di occupazione in relazione alle proprie condizioni; la seconda fase della procedura è demandata al singolo ente richiedente i lavoratori, che deve sottoporli, secondo l'ordine di graduatoria, ad una prova pratica di idoneità, non avente natura comparativa, cui segue l'assunzione;