[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 34 e 35, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), nel testo previgente alla legge 21 luglio 2000, n. 205, promossi con ordinanze del 14 maggio 2003 dal Tribunale di Vallo della Lucania, del 26 marzo, dell'11 e del 18 giugno e del 2 luglio 2003 dal Tribunale di Messina, del 18 agosto 2003 dal Giudice istruttore del Tribunale di Aosta, del 12 giugno 2003 dal Tribunale di Messina, del 2 aprile 2003 dal Tribunale di Bolzano, del 1° ottobre 2003 dal Tribunale di Vallo della Lucania e del 7 gennaio 2002 dal Tribunale di Teramo, sezione distaccata di Atri, rispettivamente iscritte ai nn. 611, 621, 740, 741, 754, 818, 878, 1064 e 1142 del registro ordinanze 2003 ed al n. 435 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 35, 38, 42, 44 e 50, prima serie speciale, dell'anno 2003, n. 2, prima serie speciale, dell'anno 2004 e nella edizione straordinaria del 3 giugno 2004. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 1° dicembre 2004 il Giudice relatore Romano Vaccarella. Ritenuto che il Tribunale di Vallo della Lucania, con due ordinanze di contenuto pressoché identico, l'una del 14 maggio 2003 (r.o. n. 611 del 2003) e l'altra del 1° ottobre 2003 (r.o. n. 1142 del 2003), ha sollevato, in relazione all'art. 76 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59) per eccesso rispetto alla delega conferita dall'art. 11, comma 4, lettera g), della legge 15 marzo 1997, n. 59, nella parte in cui, in materia di edilizia e di urbanistica, non si limita ad estendere alle controversie inerenti a diritti patrimoniali consequenziali la giurisdizione di legittimità o esclusiva già spettante al giudice amministrativo, ma istituisce una nuova figura di giurisdizione esclusiva e piena con riferimento all'intero ambito delle controversie aventi ad oggetto atti, provvedimenti e comportamenti delle amministrazioni pubbliche; che la prima ordinanza (r.o. n. 611 del 2003) è stata pronunciata nel corso di un giudizio promosso, con atto di citazione notificato il 12 febbraio 1999, da Antonio Cavaliere nei confronti dell'ANAS (Azienda nazionale autonoma delle strade) per ottenerne la condanna all'immediato rilascio, previa restituzione in pristino, di un fondo che, inizialmente autorizzata ad occupare in via d'urgenza dal Prefetto di Salerno, la convenuta aveva continuato a detenere pur dopo la scadenza del decreto di occupazione, senza che la procedura ablativa venisse mai completata; che la seconda ordinanza (r.o. n. 1142 del 2003) è stata pronunciata in una causa intentata, con atto di citazione notificato il 5 dicembre 2000, da Antonio Fasolino nei confronti del Comune di Celle di Bulgheria per la condanna di quest'ultimo al pagamento dell'indennità per occupazione illegittima ed al risarcimento dei danni ulteriori, derivanti dall'avvenuta scadenza del termine di cinque anni, originariamente fissato per il completamento dei lavori e delle espropriazioni relativi ad un fondo di proprietà del ricorrente temporaneamente occupato dal convenuto, senza che la procedura ablativa venisse portata a termine e senza che alcuna somma gli venisse corrisposta; che, ad avviso del rimettente, la questione sarebbe rilevante in virtù del fatto che le domande sono state proposte quando era in vigore l'art. 34 del d.lgs. n. 80 del 1998 – norma che devolve «alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie aventi per oggetto gli atti, i provvedimenti e i comportamenti di amministrazioni pubbliche in materia urbanistica ed edilizia», ricordando in particolare, nell'ordinanza n. 1142 del 2003, che la disposizione, nella lettura datane dalla Corte di cassazione, abbraccia la totalità degli aspetti dell'uso del territorio, nessuno escluso (Cass. 11 febbraio 2003, n. 2061) – e che, quindi, a norma dell'art. 25 (rectius: 5) del codice di procedura civile «la giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda e non hanno rilevanza rispetto ad esse i mutamenti della legge e dello stato medesimo»; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo dichiara di condividere quanto già considerato dalla Corte di cassazione con sentenza (rectius: ordinanza) del 25 maggio 2000 n. 43, nella quale ha ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità dell'art. 34 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, in relazione all'art. 76 Cost., per eccesso rispetto alla delega conferita dall'art. 11, comma 4, lettera g), della legge n. 59 del 1997, «nella parte in cui sottrae al giudice ordinario e devolve alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le cause su diritti soggettivi connessi a comportamenti materiali della pubblica amministrazione in procedure espropriative finalizzate alla gestione del territorio», con ciò non limitandosi «ad estendere alle controversie inerenti ai diritti patrimoniali consequenziali la giurisdizione di legittimità o esclusiva già spettante al giudice amministrativo», ma, in eccesso rispetto ai limiti della legge delega, istituendo «una nuova figura di giurisdizione, esclusiva e piena, con riferimento all'intero ambito delle controversie aventi per oggetto atti, provvedimenti o comportamenti delle amministrazioni pubbliche»; che in entrambi i giudizi è intervenuto, con la rappresentanza dall'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri, il quale ha dedotto l'inammissibilità della questione proposta, considerando come il rimettente non abbia affatto preso in considerazione la diversa opzione interpretativa secondo cui l'art. 7 della successiva legge 21 luglio 2000, n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa), sostituendo il testo dell'art. 34 (nonché degli artt. 33 e 35) all'interno del d.lgs.