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È proprio perché provengo da un percorso accademico che sono appassionato del metodo e sono appassionato, quindi, anche del Regolamento. Le questioni di metodo, le questioni di Regolamento, non sono oziose perché ci dovremmo ricordare tutti che il Regolamento e in generale le regole esistono per tutelare i più deboli perché i più forti si tutelano da soli. Questa è la filosofia con la quale mi regolo, per esempio, all'interno della mia Commissione, quindi sono un po' addolorato che il collega Di Nicola, che ha avuto modo di apprezzare l'equilibrio della mia Commissione, veda come un fatto negativo che in questa sede ci si appelli al Regolamento e se ne richieda il rispetto. Non penso che i cittadini siano urtati da questo atteggiamento. Credo che quello che urti cittadini sia il risultato delle politiche di austerità che sono poi la causa dei fatti che il senatore Di Nicola giustamente censura, ad esempio il degrado degli edifici scolastici. Bene, però se siamo contro quel tipo di atteggiamento, vorrei capire come ci si può credibilmente porre contro questo atteggiamento quando si appartiene ad un MoVimento il cui capo politico auspicava, nel 2013, che la Germania invadesse l'Italia, una metafora che stava ad indicare che nella Germania, la patria delle politiche di austerità, il MoVimento vedeva un riferimento ideologico valido. Che le cose stessero così lo abbiamo visto anche a luglio, quando il MoVimento ha votato per la von der Leyen. Allora, noi vogliamo capire una cosa: volete che le scuole crollino o volete che le scuole non crollino? Perché se volete che le scuole non crollino forse non dovreste andare in Europa a votare per chi ha condannato l'Italia a delle regole di austerità che poi adesso si propone di non applicare in casa propria. Questo è il punto e questo è anche, come ormai è ampiamente chiaro e come è stato ricordato da tutti, il motivo della crisi. Quindi io, in qualche modo, mi associo alle parole del capogruppo Molinari che alla Camera si è espresso in modo veemente ma tutto sommato espressivo, dicendo che avete portato il degrado nella politica italiana. Fate fare anche a noi un po' di opposizione. Su quei banchi siete andati tante volte anche voi, adesso ci andiamo noi e, in più, abbiamo anche degli argomenti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . CRUCIOLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (M5S) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per fatto personale perché, mentre pochi istanti fa, andava in scena la sterile e cialtronesca occupazione dei banchi del Governo da parte dei colleghi della Lega, sono stato avvicinato dal collega, Questore per giunta, della Lega, il quale mi ha intimato con fare minaccioso e provocatorio di consegnargli il cellulare, ritenendo erroneamente che io stessi filmando la gazzarra che stavano inscenando in questo luogo istituzionale. Ebbene, signor Presidente, questi atteggiamenti intimidatori con me non attaccano. Però io voglio censurare il fatto accaduto affinché questo non si ripeta più, chiedendole anche di visionare il filmato (perché tutto ciò è avvenuto qui alla presenza di colleghi), e affinché il senatore Questore venga censurato e non commenta più questi fatti. (Applausi dal Gruppo M5S) . ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, a parte il fatto che ritengo bizzarro da parte del collega, senatore Crucioli, chiedere di intervenire per fatto personale su una vicenda che è accaduta durante la sospensione dei lavori dell'Assemblea, io sono stato invitato dal collega questore De Poli ad avvicinarmi al senatore Crucioli, che in quel momento da qualche secondo aveva la telecamera ad altezza del viso, probabilmente per filmare quanto stava accadendo in Aula, ripeto, a lavori sospesi. Io non ho chiesto al senatore Crucioli di consegnarmi il cellulare. Gli ho semplicemente detto di spegnerlo, qualora stesse riprendendo. Ha abbassato il cellulare, dopo qualche secondo l'ha riportato ancora all'altezza del viso, quasi a riprendere con un filmato il sottoscritto che nel frattempo stava interloquendo. Lui stesso aveva detto: «io ho in mano il cellulare perché sto cercando di capire una spaccatura del vetro sul display ». L'ho invitato a ruotare il display verso la mia parte, non l'ha fatto. Mi sono recato al suo fianco e, in quell'occasione, il senatore Crucioli si è rivolto al sottoscritto con delle gravi minacce nei miei confronti - lo ripeto - con ipotesi di esercizio della forza non in Aula ma in corridoio. Questo è quanto accaduto durante - ripeto - la sospensione dei lavori dell'Assemblea. Ci tenevo a ribadire questa cosa: non volevo intervenire, ma visto che il senatore Crucioli è intervenuto per fatto personale, ho ritenuto opportuno dire quello che è realmente accaduto, ribadendo il fatto che io non ho chiesto di avere la consegna del suo cellulare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, anch'io intervengo per fatto personale visto che sono stato oggetto di citazione, di insulti, di strumentalizzazioni, a cui risponderò ispirandomi al mio segretario Salvini, in maniera evangelica; non coi bacioni, per amor del cielo, perché non è nella mia consuetudine mandare i bacioni, ma con una citazione dal «Vangelo secondo Luca». Disse il Signore: «"prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte". E, uscito, pianse amaramente». Oggi mi sono sentito rinnegato per la prima volta e non vorrei arrivare né alla seconda né alla terza. Piango per essere stato rinnegato, ma soprattutto piango perché, dopo che si è impedito, come noi avremmo voluto, di consentire al popolo di tornare al voto e di esprimere il voto, oggi si è impedito al Parlamento di esprimere il proprio voto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Io sarò pure quello che si arrampica sui Regolamenti, ma nessuno ha avuto il coraggio di dire perché non si è votato. Se c'è una maggioranza, una proposta la si respinge. Non si è votato e non la si è respinta perché di mercoledì pomeriggio i signori senatori in Senato non c'erano, e quei signori senatori lo stipendio lo hanno preso anche quest'oggi, quindi avrebbero dovuto esserci fino alle ore 20 o fino al termine della seduta. Qualcuno ha preferito prendere il trolley e andarsene a casa alle ore 13.15 di mercoledì? Sono problemi suoi. Quando qui dentro si deve votare non ci si può nascondere dietro «il Regolamento ha detto, il Regolamento ha fatto». O ci sei e voti o - mi spiace per te - stai tradendo il mandato che ti hanno dato i tuoi elettori. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . ZANDA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà.