[pronunce]

n. 502 del 1992, recando disposizioni di dettaglio in materia di poteri delle A.s.l. e delle aziende ospedaliere, sia nella parte concernente la stipula degli accordi di programma (art. 5-bis). Le ricorrenti, con le censure riferite all'art. 7 del d.lgs. n. 229 del 1999, hanno eccepito il vizio di eccesso di delega dell'art. 7-quinquies, comma 3 del d.lgs. n. 502 del 1992 [Regione Lombardia] e la lesività delle competenze regionali da parte delle disposizioni concernenti la regolamentazione del dipartimento di prevenzione, quale struttura operativa della A.s.l. (artt. 7-bis, 7-ter e 7-quinquies) [Regione Veneto]. Le Regioni Lombardia e Puglia, con le numerose censure aventi ad oggetto l'art. 8 del d.lgs. n. 229 del 1999, hanno, tra l'altro, eccepito l'illegittimità delle norme che subordinano la realizzazione delle strutture sanitarie e l'esercizio delle attività sanitarie all'autorizzazione prevista dall'art. 8-ter, nonché di quelle che (in particolare l'art. 8-bis, comma 3, e l'art. 8-ter, commi 4 e 5) ne regolamentano i requisiti minimi, strutturali, tecnologici e organizzativi, stabiliti con modalità che violerebbero principi e criteri direttivi della legge-delega. In particolare, in contrasto con la legge delega sarebbero: l'art. 8-quater, del d.lgs. n. 502 del 1992, in quanto recherebbe una disciplina in materia di accreditamento penalizzante delle strutture private; l'art. 8-quinquies, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 502 del 1992, in materia di accordi contrattuali, che non rinverrebbe fondamento nella legge-delega e violerebbe le competenze regionali nella materia sanitaria, così come la disciplina delle remunerazione delle prestazioni (art. 8-sexies del d.lgs. n. 502 del 1998) , mentre l'art. 8-septies del d.lgs. n. 502 del 1992, riguardante l'assistenza indiretta, sarebbe stato emanato in mancanza di delega. L'art. 9 del d.lgs. n. 229 del 1999, nella parte in cui ha modificato l'art. 9 del d.lgs. n. 502 del 1992, disciplinando l'ambito di applicazione dei fondi integrativi del S.s.n. , avrebbe stabilito una regolamentazione eccessivamente restrittiva. [Regioni Lombardia e Puglia]. L'art. 9-bis del d.lgs. n. 502 del 1992 recherebbe una disciplina dei programmi di sperimentazione gestionale lesiva delle competenze regionali [Regioni Lombardia e Veneto] e del principio di leale collaborazione, non essendo stati accolti gli emendamenti proposti dalla Conferenza dei Presidenti delle regioni e delle province autonome [Regione Lombardia]. Ad avviso delle Regioni Lombardia e Puglia, l'art. 13 del d.lgs. n. 229 del 1999, con specifico riferimento alle norme supra indicate (§§ 1.1 ed 1.2), sarebbe illegittimo sotto molteplici profili, in particolare, tra l'altro, nelle disposizioni le quali hanno stabilito che «la dirigenza sanitaria medica è collocata in un unico ruolo», eliminando i due pregressi livelli; hanno soppresso i rapporti di lavoro a tempo definito per i dirigenti medici; hanno fissato le caratteristiche del rapporto di lavoro dei dirigenti medici che svolgono attività libero-professionale extramuraria; hanno disciplinato il rapporto di lavoro esclusivo. L'art. 16 del d.lgs. n. 229 del 1999, nella parte in cui ha introdotto nel d.lgs. n. 502 del 1992 l'art. 19-bis, secondo la Regione Lombardia, sarebbe illegittimo, in quanto il Governo non avrebbe potuto costituire un apposito organismo deputato a definire i criteri in base ai quali le regioni identificano i soggetti abilitati alla verifica del possesso dei requisiti per l'accreditamento delle strutture pubbliche e private ed a valutare la realizzazione di siffatto modello. Gli artt. 19-ter e 19-quinquies del d.lgs. n. 502 del 1992 - introdotti dall'art. 16, del d.lgs. n. 229 del 1999 - sono stati impugnati in relazione all'art. 119 della Costituzione, in quanto la riforma realizzata con il d.lgs. n. 229 del 1999 produrrebbe effetti finanziari non controllabili, senza garantire che le maggiori spese derivanti dalla sua attuazione non ricadano sulle regioni. Infine, le Regioni Lombardia e Puglia hanno impugnato l'intero d.lgs. n. 229 del 1999, deducendo che sarebbe viziato da illegittimità costituzionale derivata dall'illegittimità della legge-delega n. 419 del 1998. 4. — La Provincia autonoma di Bolzano e la Provincia autonoma di Trento, in riferimento alle norme impugnate ed ai parametri invocati (indicati supra al § 1.4 ed al § 1.5), hanno dedotto di essere titolari di competenza legislativa di tipo esclusivo nelle materie “ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto” ed “addestramento e formazione professionale”, nonché di tipo concorrente in materia di “igiene e sanità, ivi compresa l'assistenza sanitaria ed ospedaliera”. Ad avviso della Provincia autonoma di Bolzano l'art. 16-quinquies del d.lgs. n. 502 del 1992, in contrasto con i parametri invocati, limiterebbe la sua competenza alla sola “organizzazione” ed “attivazione” dei corsi di formazione manageriale da essa disciplinati, vincolandola altresì ad un accordo con il Ministero della sanità, mentre il comma 3 violerebbe l'art. 5, comma 1, del d.P.R. n. 197 del 1980, in quanto rientrerebbe nelle proprie attribuzioni la materia degli esami di idoneità del personale sanitario, con l'unico limite di rispettare i “principi stabiliti dalle leggi statali”, i quali non potrebbero però essere contenuti in un decreto ministeriale. L'art. 8 del d.lgs. n. 229 del 1999, nella parte in cui ha introdotto nel d.lgs. n. 502 del 1992 l'art. 8-septies, secondo la Provincia autonoma di Trento, riguarderebbe una materia già disciplinata dalla legge provinciale 11 settembre 1998, n. 10 (art. 68, comma 2) e la fissazione del tetto massimo del rimborso costituirebbe una disposizione di dettaglio che, se applicabile alla Provincia, violerebbe l'art. 2 del d.P.R. n. 266 del 1992. 5. — Nel giudizio promosso dalla Regione Lombardia, avente ad oggetto le norme della legge n. 419 del 1998 si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate infondate. In linea generale, la difesa erariale ha sostenuto che la legge in esame recherebbe norme fondamentali di riforma economico-sociale e, tra l'altro, darebbe puntuale attuazione al principio che impone il coordinamento tra l'attività dello Stato e delle regioni.