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È parso ormai abbastanza chiaro che il decreto- legge in esame - è un copia e incolla di quelli della scorsa legislatura, come dirò in sede più politica, in occasione della mia dichiarazione di voto - oggi viene votato trasversalmente dalla Camera e dal Senato, cosa che riesco anche a comprendere. Nessuno ha voluto di fatto emendare questo decreto-legge. Fratelli d'Italia non è d'accordo su questa passiva acquiescenza, ma vorrebbe cercare, almeno in alcuni particolari, di portarvi un contributo costruttivo. Mi rivolgo allora soprattutto alle forze politiche più affini a noi, come la Lega, ma anche al MoVimento 5 Stelle. Proprio per cercare di comprendere al meglio quello spirito critico che vi ha mosso soprattutto nella precedente legislatura, amici a cinque stelle, abbiamo tratto ispirazione da alcuni vostri emendamenti ai precedenti decreti della XVII legislatura, e quindi anche dalle vostre critiche e proposte, che abbiamo cercato di porre anche nel decreto-legge in esame. Vogliamo quindi vedere come risponderete a questo, perché chiediamo risposte maggiori, anche se il decreto ovviamente - come hanno significato i colleghi che mi hanno preceduto - deve mantenere un sistema bancario e tutelare i risparmiatori, i dipendenti e la forza lavoro dell'azienda bancaria in questione. Parliamo innanzi tutto dei grandi debitori insolventi: perché non accogliete il nostro emendamento che vuole avere informazioni più chiare sui principali responsabili del dissesto di questa banca? Tra essi ovviamente vi sono coloro che hanno concesso il credito troppo facilmente, e quindi alcuni manager della banca, ma anche coloro che hanno maggiormente beneficiato del dissesto, tenendo sostanzialmente nelle proprie tasche i soldi, milioni di euro a danno della collettività. Questo emendamento rispecchiava la posizione del MoVimento 5 Stelle quando era all'opposizione: vorrei vedere se, anche oggi che siete maggioranza, rimarrete coerenti con quanto dicevate, colleghi M5S, approvando l'emendamento di Fratelli d'Italia. Sempre nel merito e nella tecnicità di questo mio intervento, che cosa vogliamo dire del fatto che il pubblico andrà a salvare e a beneficiare un'azienda privata, una banca, ma poi verrà mantenuta libertà nei compensi dei manager e dei dipendenti? Qualche misura che valga a contingentare i bonus , i compensi e gli extra compensi dei manager , magari tenendo conto della linea del pubblico impiego, avrebbe allora un senso nel momento in cui si chiede alla mano pubblica di intervenire in questo contesto. Anche qui, amici a cinque stelle, vi sfido sulla coerenza con il vostro passato. Di NPL abbiamo e avete parlato. Si tratta di un tema sul quale dovremmo riflettere, soprattutto sul loro sistema. Cosa vogliamo dire? Noi di Fratelli d'Italia chiediamo che su questo sistema venga fatta chiarezza, che non vengano utilizzati per politiche di bilancio né svenduti per poi arricchire qualche gruppo finanziario. Soprattutto, sempre a proposito di NPL, proponiamo anche un emendamento nel semplice interesse del debitore onesto perché, se ci sono stati - e sicuramente ci saranno - debitori che hanno profittato di questa situazione, ci sono - ahimè - purtroppo i piccoli debitori, quelli onesti, che hanno tratto non certo vantaggio, ma, anzi, nocumento. Nel momento in cui vengono ceduti gli NPL a prezzi stracciati, noi chiediamo allora che per le piccole imprese e per i cittadini sia possibile riacquistarli, con una piccola integrazione, dal cessionario. È un'esigenza di onestà e di chiarezza nei confronti dei nostri piccoli imprenditori e dei nostri cittadini risparmiatori, che vedono invece spesso lucrare alle proprie spalle, per poi ritrovarsi la necessità di pagare interamente quel debito che la banca ha ceduto all'8, al 10, al 12 per cento del suo valore. Arrivo all'ultimo aspetto della catena caratterizzante gli oltre 30 emendamenti che il Gruppo Fratelli d'Italia propone sul provvedimento al nostro esame. Parliamo - ad esempio - della deducibilità fiscale delle perdite per coloro che sono stati coinvolti nei dissesti delle banche: mi riferisco soprattutto alle imprese. Al riguardo vi è un emendamento che ha valore trasversale; abbiamo imprese che hanno in pancia azioni di banche a valore pieno che non possono dedurre fiscalmente fino a che non verrà concluso il processo di liquidazione coatta amministrativa. Perché non cerchiamo di apportare al provvedimento qualcosa che permetta alle imprese, già sofferenti per questa situazione, almeno di recuperare fiscalmente la perdita dovuta all'azzeramento de facto della loro quota in quelle banche? Su tali aspetti, punti ed emendamenti chiediamo ai colleghi del Senato, alle forze politiche e, soprattutto, al MoVimento 5 Stelle di essere coerenti con quanto detto e proposto nella XVII legislatura. Vi aspetto al varco. Voglio vedervi respingere gli emendamenti che rispecchiano la vostra posizione nella scorsa legislatura. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, vorrei essere utile alla riflessione dell'Assemblea, aiutandomi con la citazione dell'ultimo sforzo editoriale del ministro Savona, ministro in carica, candidato alla Presidenza della Consob; un candidato discusso, probabilmente non discutibile. Il testo che ci offre ha per titolo «Una politeia per un'Europa diversa, più forte e più equa». Dovremmo avere la pazienza, la forza e l'intelligenza di trovare anche in tema di questioni bancarie e in merito al decreto-legge l'anima, la sua politeia. Sempre avendo riguardo allo sforzo un po' difficoltoso che ha messo in campo Savona - è stato da lui prodotto e poi ricomperato dal Ministero con una generosità particolare rispetto allo sforzo editoriale - voglio provare a realizzare uno sforzo senza oneri per la riflessione dell'Assemblea. Vorrei allora soffermarmi su alcune domande: serviva il decreto-legge Carige? In quali termini? Serviva esattamente in questo momento? C'è un'alternativa? Ci sono stati dei precedenti? Si dovrebbe produrre una risposta onesta a queste domande, che non sia da incendio della ragione. Sul tema delle banche, cari colleghi, abbiamo assistito e patito all'incendio della ragione, soprattutto nell'ultima legislatura, quella prima dell'attuale, per la quale avrei voluto essere presente, perché il poter dire adesso su questo argomento, se avessi potuto contare sull'esperienza da spettatore, sull'incendio della ragione dell'ultima legislatura, sarei stato di sicuro più efficace, più convincente, più capace anche di comunicazione immaginifica. Ora non voglio realizzare l'incendio della ragione. Voglio dire che non c'era altra iniziativa che quella che è stata assunta. È per questo che i Gruppi parlamentari voteranno, per la maggior parte, a favore, totalmente convergenti salvo alcuni distinguo, che però produrranno un voto di responsabilità. Sappiamo infatti che Banca Carige non è esattamente un elemento di abbellimento della città di Genova: