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In considerazione della natura dell'impedimento all'esecuzione dell'espulsione – calamità eccezionale e contingente – il permesso di soggiorno in parola ha una durata di sei mesi e, pur consentendo lo svolgimento di attività lavorativa, non è prorogabile né convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Resta fermo quanto disposto dall'articolo 20 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, che prevede le misure di protezione temporanea in occasione di conflitti, disastri naturali e altri eventi di particolare gravità. La lettera q) del comma 1 prevede, con finalità premiale e di integrazione sociale, il rilascio di un permesso di soggiorno per lo straniero che compie atti di particolare valore civile, mutuando l'espressione dall'articolo 3 della legge 2 gennaio 1958, n. 13, recante norme per la concessione di ricompense al valore civile. Per esigenze di equa e uniforme valutazione degli atti compiuti, ed in considerazione della vasta eco a livello nazionale che tali episodi possono produrre, si è ritenuto di demandare al Ministro dell'interno, su proposta del prefetto competente per territorio, la potestà di autorizzare il rilascio del permesso di soggiorno per valore civile, fatte salve controindicazioni soggettive derivanti dalla sussistenza della pericolosità dello straniero per l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato, valutata ai sensi dell'articolo 5, comma 5- bis , del testo unico in materia di immigrazione. Detto permesso di soggiorno, rilasciato dal questore, ha durata biennale ed è convertibile in permesso per motivi di lavoro. Le ulteriori disposizioni del comma 1 (lettere a) , b) , numeri 1) e 3), c), d), l), m), n), o) e p) ) recano disposizioni di coordinamento con l'abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari come istituto di carattere generale e adeguano la disciplina del testo unico in materia di immigrazione alle nuove ipotesi di permessi speciali, con particolare riguardo alla disciplina dell'accordo di integrazione, del reato di immigrazione illegale e del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo. Le lettere e), f) e i) intervengono sulla disciplina dei permessi di soggiorno già previsti dal testo unico in materia di immigrazione per le vittime di tratta, di violenza domestica e di sfruttamento lavorativo per dettare le necessarie disposizioni di coordinamento con la nuova disciplina, conservando a queste ipotesi, derivanti da norme europee o internazionali, le facoltà già assicurate dalla disciplina vigente. Il comma 2 dell'articolo 1, alla lettera a) , elimina la possibilità per le Commissioni territoriali di valutare la sussistenza dei «gravi motivi di carattere umanitario», circoscrivendo l'attività delle Commissioni al riconoscimento della protezione internazionale. Si fa salvo, tuttavia, il potere-dovere delle Commissioni territoriali di valutare l'eventuale sussistenza dei presupposti del principio di non refoulement , in coerenza con il quadro ordinamentale vigente, che demanda alle citate Commissioni il compito di esaminare le singole situazioni dei richiedenti asilo, prendendo in considerazione ogni aspetto della posizione individuale del richiedente, e individuando i profili di rischio in cui il medesimo incorrerebbe in caso di esecuzione del provvedimento di espulsione. La lettera b) del medesimo comma 2 dell'articolo 1 specifica che il rito individuato dall'articolo 35- bis del decreto legislativo n. 25 del 2008 – come modificato dal decreto-legge n. 13 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 46 del 2017 – per le controversie avverso i provvedimenti adottati dalle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale si applica anche nei casi di mancato riconoscimento della protezione speciale di cui alla precedente lettera a) . Il comma 3 dell'articolo 1 modifica il decreto-legge n. 13 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 46 del 2017, sulla competenza delle sezioni giudiziarie specializzate in materia di protezione internazionale, anche in questo caso al fine di coordinare le relative disposizioni con l'abrogazione intervenuta al comma 1 e con la nuova tipizzazione dei casi speciali di permesso di soggiorno riconducibili ad esigenze di carattere umanitario. In particolare, il numero 1) della lettera a) del comma 3 reca una disposizione di coordinamento con quella di cui alla lettera b) del precedente comma 2. La lettera a) , numero 2), attribuisce alla competenza delle sezioni specializzate le controversie in materia di diniego della «protezione speciale» proposta dalle Commissioni territoriali quando valutano la sussistenza del divieto di refoulement ai sensi dell'articoli 32, comma 3, del decreto legislativo n. 25 del 2008 sul riconoscimento della protezione internazionale e dell'articolo 19, commi 1 e 1.1, del testo unico in materia di immigrazione di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998. La lettera a) , numero 3), attribuisce alla competenza delle medesime sezioni specializzate le nuove ipotesi tipizzate di casi speciali di permesso di soggiorno (per calamità, per cure mediche) e le ipotesi, già previste dal testo unico in materia di immigrazione, di permesso di soggiorno per vittime di tratta, di violenza domestica e di grave sfruttamento lavorativo, riconducibili ad esigenze umanitarie e discendenti da obblighi europei o internazionali. La lettera b) del comma 3 reca una disposizione di coordinamento con quella di cui alla lettera b) del comma 2. Il comma 5 individua nel rito sommario di cognizione il rito applicale innanzi alle sezioni specializzate per le controversie in materia di diniego o revoca dei permessi di soggiorno. Il ricorso può essere proposto entro trenta giorni dalla notificazione, ovvero sessanta, se il ricorrente risiede all'estero. Quando è presentata istanza di sospensiva, il giudice decide entro cinque giorni. L'ordinanza che definisce il giudizio non è appellabile. Il termine per proporre ricorso in Cassazione è fissato in trenta giorni. La Cassazione decide sull'impugnazione entro sei mesi dal deposito del ricorso. Sono mutuate dal rito previsto specificamente per le controversie in materia di protezione internazionale le disposizioni sulla trattazione di queste controversie in via di urgenza e sulla non applicabilità della sospensione feriale dei termini processuali. Il comma 6 abroga i riferimenti al permesso di soggiorno per motivi umanitari dal regolamento di attuazione del testo unico in materia di immigrazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999. Il comma 7 sopprime ogni riferimento al permesso di soggiorno per motivi umanitari dal regolamento di attuazione del decreto legislativo n. 25 del 2008 sulle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale. I commi 8 e 9 prevedono una disciplina transitoria. In particolare, il comma 8 reca una disposizione transitoria relativa ai permessi di soggiorno per motivi umanitari in corso di validità al momento dell'entrata in vigore del decreto che alla scadenza potranno essere rinnovati, previa valutazione delle Commissioni competenti, purché sussistano i presupposti previsti dalle nuove norme.