[ddlpres]

La cultura di riferimento di questo disegno di legge parte da quel « fare assieme » che gli amici del movimento « Le Parole ritrovate » ci hanno un po’ trasmesso, nella valorizzazione del sapere esperienziale di operatori, utenti e familiari, nel convincimento che tutti siamo portatori di risorse e nel credere nella dimensione del cambiamento sempre possibile che è diventato il nostro riferimento ideale, anche nei meandri più bui della malattia mentale. Si può dire tutto questo, si può dire che fare le cose assieme è importante e bello e lì fermarsi. Oppure si può crederci e comportarsi di conseguenza. In questo modo il disagio psichico ritrova posto e dignità nel quotidiano di tutti noi, in una comunità in cui ciascuno è un po’ più responsabile per tutti.. 1 (Finalità) 1 La presente legge, in continuità e in coerenza con i princìpi della legge 13 maggio 1978, n. 180, e del progetto obiettivo « Tutela salute mentale 1998-2000 » di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 22 novembre 1999, nonché nel reciproco rispetto delle competenze statali e regionali persegue le seguenti finalità: a garantire, con continuità nel tempo, l'attuazione di un percorso di cura complessivo e integrato volto al miglioramento della qualità dell'assistenza alla malattia mentale, attraverso l'erogazione di prestazioni efficaci, appropriate, sicure e centrate sull'utente; b definire linee guida volte ad assicurare un'organizzazione degli interventi e delle prestazioni che metta al centro l'utente e i familiari e valorizzi il loro sapere esperienziale; c riconoscere valore fondamentale alla promozione di percorsi di cura fondati sulla condivisione tra utenti, familiari e operatori; d riconoscere valore fondamentale al reinserimento abitativo, lavorativo e sociale dell'utente e dei familiari; e definire i principali strumenti deputati al governo della salute mentale; f ridefinire gli indirizzi in materia di personale, di qualità e di formazione nel settore della salute mentale. 2 (Obiettivi) 1 Il Servizio sanitario nazionale e le regioni, nel rispetto delle finalità di cui all'articolo 1, in raccordo tra loro, perseguono i seguenti obiettivi: a promuovere e sviluppare nell'utente e nei familiari la fiducia e la speranza nelle relazioni con gli operatori e nelle prestazioni erogate ai fini del buon esito del percorso di cura; b coinvolgere concretamente gli utenti e i familiari nei percorsi di cura e promuoverne la partecipazione attiva negli organismi deputati alla programmazione, all'attuazione e alla verifica degli interventi in tema di salute mentale. 3 (Definizione delle linee guida) 1 Il Ministro della salute, di concerto con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e con la Consulta nazionale di cui all'articolo 15 della presente legge, definisce, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della medesima legge, anche ai fini della predisposizione di un nuovo piano nazionale per la salute mentale, linee guida volte a indicare a livello nazionale: a i requisiti minimi di qualità dei luoghi ove si erogano le prestazioni di salute mentale, tenendo conto della loro ubicazione, del loro arredamento, della facilità di accesso ad essi nonché della sicurezza dei medesimi luoghi e degli operatori che ivi prestano la loro attività; b i requisiti per la valutazione annuale della qualità delle prestazioni erogate con particolare riferimento alla prima accoglienza, al sostegno ai familiari, alla condivisione dei percorsi di cura, alla risposta alle situazioni di crisi, alla continuità dell'assistenza, alle problematiche relative alla situazione abitativa e lavorativa e alle opinioni degli utenti e dei familiari sulla qualità delle prestazioni loro erogate; c le modalità di coinvolgimento degli utenti e dei familiari. 4 (Dipartimento di salute mentale) 1 Il Dipartimento di salute mentale, in conformità al progetto obiettivo « Tutela salute mentale 1998-2000 » di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 22 novembre 1999, è l'unità organizzativa fondamentale, istituita presso ogni Azienda sanitaria locale, che coordina e assicura, direttamente o indirettamente, tutti gli interventi di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione, integrazione sociale ed educazione sanitaria alle persone di età superiore a 16 anni affette da disturbi mentali. 2 Le regioni, nell'ambito della propria autonomia organizzativa, assicurano che ciascun Dipartimento di salute mentale sia dotato di personale almeno nei seguenti profili professionali: medico psichiatra, psicologo, infermiere, assistente sociale, educatore professionale, terapista della riabilitazione psichiatrica, operatore socio-assistenziale e personale amministrativo. 3 Il Dipartimento di salute mentale attiva, in base al principio di sussidiarietà e per l'attuazione delle finalità di cui alla presente legge, ogni forma di collaborazione con i soggetti e con gli organismi che si occupano o sono comunque coinvolti nelle problematiche relative alla salute mentale, quali i servizi socio-sanitari, gli enti locali, le scuole, il terzo settore, le organizzazioni di volontariato costituite anche da utenti e da familiari, nonché le associazioni di rappresentanza dei settori sociale e culturale. 4 Il Ministro della salute, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, predispone un piano di riorganizzazione dei dipartimenti di salute mentale nell'ambito del nuovo piano nazionale per la salute mentale di cui all'articolo 3, in conformità alle disposizioni della presente legge. 5 (Utenti e familiari esperti) 1 Il Servizio sanitario nazionale riconosce il valore del sapere esperienziale degli utenti e dei familiari e ne valorizza e promuove l'impiego nell'ambito delle prestazioni erogate dai dipartimenti di salute mentale. 2 Il Ministro della salute con proprio decreto, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, definisce, in via sperimentale, modelli operativi che prevedano la partecipazione attiva degli utenti e dei familiari nell'ambito dei dipartimenti di salute mentale secondo le pratiche consolidate del supporto tra pari. 3 Per gli utenti e i familiari che partecipano alla sperimentazione di cui al comma 2, le regioni organizzano corsi di formazione finalizzati alla valorizzazione del loro sapere esperienziale e a fornire le necessarie conoscenze sull'organizzazione dei dipartimenti di salute mentale. 4 Gli utenti e i familiari che partecipano con esito positivo alla sperimentazione sono denominati utenti e familiari esperti (UFE). 5 Gli UFE, sulla base degli indirizzi definiti dai dipartimenti di salute mentale, condividono il loro sapere esperienziale con gli altri utenti e familiari assistiti dai medesimi dipartimenti, collaborando, altresì, con gli operatori al fine di promuovere un atteggiamento di fiducia e di speranza nei riguardi dei trattamenti e delle prestazioni erogati, nonché di garantire il ruolo centrale degli utenti nei rispettivi percorsi di cura.