[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli articoli 23, quinto comma, 24, primo comma, e 17-bis, secondo comma, del regio decreto 22 gennaio 1934 n. 37 (Norme integrative e di attuazione del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, sull'ordinamento della professione di avvocato e di procuratore), come novellato dal decreto-legge 21 maggio 2003, n. 112 (Modifiche urgenti alla disciplina degli esami di abilitazione alla professione forense), convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2003, n. 180, promossi con due ordinanze del 4 gennaio 2005 dal Tribunale amministrativo regionale dell'Emilia Romagna sui ricorsi proposti rispettivamente da Alessandra Nannini e da Caterina Jacchia contro il Ministero della Giustizia iscritte ai nn. 241 e 293 del registro ordinanze 2005 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 19 e 23, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'11 gennaio 2006 il Giudice relatore Luigi Mazzella. Ritenuto che con due ordinanze emesse in data 4 gennaio 2005, di contenuto sostanzialmente analogo, il Tribunale amministrativo regionale dell'Emilia-Romagna ha sollevato d'ufficio questione di legittimità costituzionale degli artt. 23, quinto comma, 24, primo comma e 17-bis, secondo comma, del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37 (Norme integrative e di attuazione del regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578, sull'ordinamento della professione di avvocato e di procuratore) come novellato dal decreto-legge 21 maggio 2003, n. 112 (Modifiche urgenti alla disciplina degli esami di abilitazione alla professione forense) convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2003, n. 180, relativi alla procedura di valutazione delle prove di esame per l'abilitazione alla professione di avvocato; che il rimettente riferisce di essere stato investito della decisione con distinti ricorsi promossi da due candidate alla sessione del dicembre 2003 degli esami di abilitazione alla professione forense presso la Corte d'appello di Bologna, le quali in sede di valutazione delle prove scritte avevano riportato delle votazioni inferiori al complessivo punteggio di 90, venendo conseguentemente escluse dalla prova orale; che ambedue le ricorrenti avevano denunciato la mancanza di motivazione del voto attribuito dalla commissione agli atti giudiziari redatti in materia civile e penale e la conseguente impossibilità di ricostruire l'iter logico seguito nell'attribuzione del punteggio negativo; che secondo il TAR la normativa di riferimento consentirebbe alla commissione di attribuire esclusivamente un punteggio numerico per ciascuna prova scritta; che tale tesi troverebbe conferma sia nella prassi amministrativa espressa dalle circolari del 10 luglio 2000, prot. n. 7/2901300212678/Ue e del 12 luglio 2001, prot. n. 7/19471V 2001 della Direzione generale degli affari civili e delle libere professioni, indirizzate alle commissioni esaminatrici, sia nella consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato, il quale, decidendo questa tipologia di controversie con sentenze redatte in forma semplificata ai sensi dell'art. 9 della legge 21 luglio 2000 n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa), mostra di ritenere manifestamente infondata ogni censura diretta a contestare la mancata motivazione della commissione esaminatrice nell'attribuzione di un punteggio; che, a giudizio del rimettente, la questione prospettata sarebbe rilevante nel giudizio a quo e non manifestamente infondata in quanto la disciplina in tema di correzione e valutazione degli elaborati scritti degli esami per l'abilitazione alla professione forense, recentemente introdotta dal d.l. del 2003, n. 112, convertito in legge n. 180 del 2003, così come interpretata dal Consiglio di Stato, contrasta con gli articoli 3, 97 e 98 della Costituzione, apparendo irragionevole che la commissione giudicatrice non debba giustificare la concreta applicazione dei criteri che per legge devono essere predeterminati nella valutazione del singolo elaborato, attraverso l'indicazione degli specifici parametri tenuti presenti nell'attribuzione del punteggio; che, secondo il TAR, la predetta normativa sarebbe in contrasto con l'art. 3 della Costituzione, comportando una disparità di trattamento rispetto alla diversa disciplina dettata per i concorsi pubblici dall'art. 9 del d. P. R. 9 maggio 1994, n. 487 (Regolamento recante norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi) e dall'art. 9, comma 3, del d. P. R. 27 marzo 2001, n. 220 (Regolamento recante disciplina concorsuale del personale non dirigenziale del Servizio sanitario nazionale); che la normativa impugnata contrasterebbe altresì con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, sancito dagli articoli 97 e 98 della Costituzione, in ragione del carattere pubblico della professione forense, considerata come estrinsecazione di un pubblico servizio; che infine la normativa impugnata violerebbe gli artt. 24 e 113 della Costituzione, per la compressione del diritto di difesa del candidato ingiustamente valutato, dato che, come ormai chiarito dalla prevalente giurisprudenza, il sindacato del giudice amministrativo sull'attività della pubblica amministrazione investe anche le manifestazioni di discrezionalità tecnica, quali quelle che si traducono nel giudizio di idoneità espresso da una commissione esaminatrice, del quale deve potersi controllare la ragionevolezza, logicità e coerenza. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale dell'Emilia-Romagna, con due ordinanze di analogo contenuto, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli articoli 23, quinto comma, 24, primo comma, e 17-bis, secondo comma, del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37 (Norme integrative e di attuazione del regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578, sull'ordinamento della professione di avvocato e di procuratore) come novellato dal d.l. 21 maggio 2003, n. 112 (Modifiche urgenti alla disciplina degli esami di abilitazione alla professione forense), convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2003, n. 180; che i giudizi, aventi ad oggetto la stessa norma, vanno riuniti e decisi con unica pronuncia;