[sommcomm]

L'articolo 3 pone una clausola di invarianza finanziaria, secondo cui la legge non deve comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, dovendo le amministrazioni interessate provvedere agli adempimenti previsti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili e a legislazione vigente. L'Atto Senato n. 1193, a prima firma della senatrice Rauti, si muove nello stesso ambito e ha finalità simili. Anche in questo caso l'intento è contrastare atti e fenomeni di prevaricazione e violenza tra militari - ivi inclusi i fenomeni del cosiddetto "nonnismo" - , commessi spesso, ma non esclusivamente, a danno del personale di sesso femminile, attualmente attribuiti alla giurisdizione ordinaria. In questo caso il disegno di legge, composto di un solo articolo, introduce, 6 articoli aggiuntivi, sempre dopo l'articolo 229 del Codice penale militare di pace. Sono configurate quattro nuove fattispecie di reato. Tre sono analoghe al disegno di legge n. 1478, ovvero violenza sessuale (articolo 229- ter ), violenza sessuale di gruppo (articolo 229- quater ) e atti persecutori (articolo 229- sexies ). Non si prevede il reato (militare) di molestie sessuali ma quello di violenza privata (articolo 229- bis ). Nei casi di violenza sessuale, singola o di gruppo, il disegno di legge in esame contempla anche le pene accessorie della degradazione e della rimozione (articolo 229- quinquies ). Il testo definisce altresì le condizioni di punibilità (articolo 229- septies ), stabilendo che le disposizioni del capo del Codice penale militare di pace relativo ai reati contro la persona si applichino se il fatto è commesso per cause inerenti al servizio o alla disciplina militare, alla presenza di militari riuniti per servizio o da militare che si trovi in servizio o in luogo militare. Il relatore per la 2ª Commissione, senatore GRASSO ( Misto-LeU ), prima di illustrare la parte di competenza dei disegni di legge in titolo (che prevedono ambedue l'introduzione nel codice penale militare di pace di una serie di reati sessuali), ricorda che secondo l'articolo 103 della Costituzione la giustizia militare ha competenza esclusivamente sui reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate. Nella realtà dell'attuale diritto positivo la competenza della Magistratura militare copre una minima parte dei reati militari commessi da militari; in questa minima, e mortificante, parte non è dato rinvenire alcun criterio di coerenza e ragionevolezza. Dunque, un intervento sui reati lesivi della sfera sessuale in ambito militare, oltre che colmare una evidente e grave lacuna normativa, ha il merito di riequilibrare una parte di tale incomprensibile incoerenza normativa. La disciplina normativa sui reati lesivi della sfera sessuale in ambito militare  al pari di tutti gli altri settori della legislazione penale militare  deve tenere conto (come ha costantemente, più volte indicato la Corte costituzionale) che nei reati militari è sempre insita un'offesa al servizio e alla disciplina militare. Dunque, anche i reati sessuali commessi "da militari tra i militari" e commessi "da militari nell'esercizio delle loro specifiche e speciali funzioni" al pari degli altri reati militari si inquadrano in questo speciale e importante contesto, che tiene conto del particolare ruolo, del particolare ambito, delle particolari attività e delle particolari (vitali) finalità istituzionali delle Forze armate. Le condotte criminose incidenti sulla sfera sessuale del militare  al pari di ogni altra violazione della legge penale militare che incida sulla persona del militare  devono prevedere la tutela di due fondamentali interessi. Da un lato, quello della persona del militare e la salvaguardia della sua integrità fisica e morale. Dall'altro, non va trascurata anche la speciale lesione di un bene pubblico (militare) che si determina con la consumazione di questi reati, giacché essi sono suscettibili di recare specifici pregiudizi anche per la Forza armata. Nel dettaglio, l'Atto Senato n. 1193 consta di un solo articolo che inserisce, nel codice penale militare di pace, sei nuove disposizioni (articoli da 229- bis a 229- septies ). L'articolo 229- bis disciplina il reato di violenza privata che consiste nel fatto del militare che, con violenza o minaccia, costringe altro militare a fare, tollerare od omettere qualche cosa. Il delitto è punito con la reclusione militare fino a quattro anni. La pena prevista è aumentata se la violenza o la minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più militari riuniti, o con scritto anonimo o in modo simbolico. Come emerge dalla relazione illustrativa del disegno di legge la previsione in esame si sostanzia in una sorta di "militarizzazione" del reato di violenza privata al fine di sanzionare condotte riconducibili ad atti di "nonnismo". L'articolo 229- ter , mutuando il contenuto degli articoli 609- bis e 609- ter del codice penale, introduce nel codice penale militare di pace e disciplina il reato di violenza sessuale. In particolare la disposizione punisce (con la reclusione da cinque a dieci anni) come reato: il fatto del militare che, in luogo militare, con violenza o minaccia o mediante abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti allo stato di militare, costringe altro militarea compiere o subire atti sessuali (primo comma); il fatto del militare che induce altro militare a compiere o subire atti sessuali traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona (secondo comma). Il terzo comma dell'articolo 229- ter prevede poi una serie di circostanze aggravanti. In particolare si prevede che la pena per i fatti di cui sopra è quella della reclusione da sei a dodici anni se gli stessi sono commessi: avvalendosi di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa; da persona travisata o che simuli la qualità di superiore gerarchico; su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale; nei confronti di una donna in stato di gravidanza; nei confronti di persona della quale il colpevole sia coniuge, anche separato o divorziato, ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza. L'ultimo comma dell'articolo 229- ter prevede una specifica circostante attenuante che consente nei casi di minore gravità una riduzione della pena da applicare nella misura non eccedente un terzo. L'articolo 229- quater, mutuando il contenuto dell'articolo 609- octies del codice penale,disciplina il reato di violenza sessuale di gruppo. La disposizione sanziona con la pena della reclusione da sei a dodici anni, il militare che in luogo militare e in concorso con altri militari commette nei confronti di altro militare atti di violenza sessuale di gruppo, come previsti dall'articolo 609- octies , primo comma del codice penale. La disposizione prevede una serie di circostanze aggravanti ed attenuanti. In particolare: la pena è aumentata (fino ad un terzo) se concorre taluna delle circostanze previste dal terzo comma dell'articolo 229- ter ;