[pronunce]

n. 153) della cui natura il controllo della società bancaria, o anche solo la partecipazione al suo capitale, non è più elemento caratterizzante. Con questa trasformazione, muta la collocazione nel riparto materiale delle competenze legislative tracciato dall'art. 117 della Costituzione». 4.4. – La sentenza n. 300 del 2003 prende, quindi, atto dell'avvenuto consolidamento del processo legislativo statale di profonda modifica di questo settore, e, alla luce di tali atti normativi, constata che si è realizzata la scissione tra il sistema delle fondazioni e quello degli istituti creditizi. La suddetta modifica legislativa comporta che le fondazioni bancarie rientrano non più nell'ambito della materia del credito, «ma in quella dell'“ordinamento civile”, comprendente la disciplina delle persone giuridiche di diritto privato che l'art. 117, secondo comma, della Costituzione assegna alla competenza legislativa esclusiva dello Stato». Presupposto necessario per ritenere che le fondazioni siano collocabili nell'ambito di competenza legislativa delle Regioni è che esse e le loro attività «rientrino in una nozione, per quanto lata sia, di pubblica amministrazione in senso soggettivo e oggettivo. Dopo il d.lgs. n. 153, questo presupposto [precisa la sentenza n. 300 del 2003] non è più sostenibile». 5. – Tale conclusione, formulata con riferimento a questioni di legittimità costituzionale sollevate da Regioni a statuto ordinario, vale anche per il presente conflitto. Non vengono, infatti, a mutare le ragioni di fondo che hanno ispirato detta decisione, vale a dire l'attrazione della disciplina delle fondazioni nell'ambito dell'“ordinamento civile” a seguito di una riforma economico-sociale che, in base alle norme statutarie e di attuazione dello statuto innanzi citate, costituisce un limite – in questo caso assoluto – all'esercizio della potestà legislativa regionale e provinciale. Non essendovi potestà legislativa, ne deriva, per il ricordato principio del parallelismo, l'impossibilità da parte della Provincia di rivendicare, come necessitata conseguenza delle competenze riconosciutele dalle norme statutarie, l'attribuzione delle correlate funzioni amministrative. 6.1. – Nelle memorie successive alla presentazione del ricorso, la Provincia autonoma sottolinea con particolare forza la circostanza che l'art. 25 del d.lgs. n. 153 del 1999, al comma 3-bis, detta una particolare disciplina nei confronti delle «fondazioni […] con sedi operative prevalentemente in regioni a statuto speciale» (qual è la Fondazione Cassa di risparmio di Bolzano). In particolare, non si applicano a tali fondazioni: a) i commi 1 e 2 dell'art. 25; b) il comma 3 dell'art. 12; c) il comma 1 dell'art. 6 «limitatamente alle partecipazioni di controllo nelle società bancarie conferitarie»; d) il termine previsto nell'art. 13; infine: e) il termine di cui all'art. 12, comma 4, è prorogato di sette anni. È quindi necessario esaminare analiticamente questa particolare disciplina. Quanto previsto al punto a) comporta che non si applica il limite cronologico di cui al suddetto art. 25 oltre il quale è inibito alle fondazioni di detenere partecipazioni di controllo nelle società bancarie conferitarie o in società diverse rispetto a quelle che svolgono imprese strumentali. Quanto previsto al punto b) comporta che anche dopo il 31 dicembre 2005 la fondazione continua a fruire delle agevolazioni previste in quanto ente non commerciale anche se è in possesso della partecipazione di controllo nella società bancaria conferitaria. Quanto previsto al punto c) rende possibile, in via generale e senza limiti di tempo, la partecipazione di controllo, cui si è già fatto riferimento sub a). Quanto previsto al punto d) esclude che vi sia un termine per fruire di un regime tributario agevolato per le «plusvalenze derivanti dal trasferimento delle azioni detenute nella società bancaria conferitaria». Anche le deroghe di cui al punto e) riguardano benefici di carattere tributario, conseguenti alla titolarità di diritti reali su immobili, che vengono mantenuti fino al settimo anno dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 153 del 1999. Si tratta di una serie di disposizioni che, per l'aspetto che interessa la presente questione, rendono possibile, nel caso di «fondazioni […] con sedi operative prevalentemente in Regioni a statuto speciale», il mantenimento di uno stretto legame tra la fondazione stessa e l'istituto bancario conferitario. 6.2. – Questo insieme di norme derogatorie non muta, però, la natura dei due soggetti derivati dallo scorporo della precedente Cassa di risparmio. Anche le fondazioni destinatarie di questa specifica normativa soggiacciono, infatti, alla disciplina prevista dal comma 1 dell'art. 2 e dal comma 2 dell'art. 3 del decreto legislativo n. 153 del 1999. Tali disposizioni, volte a regolamentare il «Regime civilistico delle fondazioni» prevedono che: «Le fondazioni sono persone giuridiche private senza fine di lucro, dotate di piena autonomia statutaria e gestionale. Perseguono esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico secondo quanto previsto dai rispettivi statuti» (art. 2, comma 1) e che: «Non sono consentiti alle fondazioni l'esercizio di funzioni creditizie; è esclusa altresì qualsiasi forma di finanziamento, di erogazione o, comunque, di sovvenzione, diretti o indiretti, ad enti con fini di lucro o in favore di imprese di qualsiasi natura, con eccezione delle imprese strumentali, delle imprese sociali e delle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, e successive modificazioni» (art. 3, comma 2). La possibilità da parte di queste specifiche fondazioni di detenere partecipazioni di controllo nelle società creditizie conferitarie non ne modifica, quindi, la natura di persone giuridiche private, come tali rientranti nell'ambito dell'ordinamento civile. 6.3. – Si tratta del resto di una conclusione cui la citata sentenza n. 300 del 2003 è chiaramente pervenuta, quando afferma che «Ciò che conta ormai, in definitiva, ai fini della determinazione della portata da assegnare al riparto delle competenze legislative delineato dall'art. 117, secondo e terzo comma, della Costituzione, è la qualificazione degli enti in questione quali fondazioni-persone giuridiche private, data dall'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 153 del 1999, più volte citato, indipendentemente dall'eventuale perdurare di loro coinvolgimenti in partecipazioni bancarie che la legge ancora consenta per ragioni particolari, accanto all'esercizio prioritario delle proprie funzioni finalizzate al perseguimento degli scopi di utilità sociale e di sviluppo economico, secondo le previsioni dei loro statuti». Si consideri, poi, che la citata sentenza espressamente richiama «le modifiche apportate ai commi 1 e 3-bis dello stesso articolo 25, a opera del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 212», per sottolinearne la irrilevanza rispetto alle conclusioni cui si deve pervenire in base «alla decisione legislativa di separare gli enti medesimi dal sistema creditizio». 7.1.