[pronunce]

Considerato che il Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi dubita della legittimità costituzionale degli artt. 181, 307 e 309 del codice di procedura civile - nella parte in cui prevedono che, se nessuna delle parti compare all'udienza, il giudice fissa una udienza successiva di cui il cancelliere dà comunicazione alle parti costituite, che se nessuna delle parti compare alla nuova udienza, il giudice dispone la cancellazione della causa dal ruolo, e che l'estinzione della causa avviene trascorso un anno dal provvedimento che dispone la cancellazione - per violazione dell'art. 111, secondo comma, della Costituzione, poiché tali disposizioni danno luogo ad adempimenti che non assicurano la ragionevole durata del singolo processo e dei processi civili in genere; che le questioni sollevate dalle ordinanze di rimessione sono identiche e che i relativi giudizi vanno quindi riuniti per essere decisi con unico provvedimento; che le questioni concernenti l'art. 307 cod. proc. civ. sono manifestamente inammissibili per difetto di rilevanza nei giudizi a quibus, poiché dalle stesse ordinanze di rimessione risulta che nei processi davanti al giudice rimettente non vengono in rilievo né il termine di riassunzione della causa dopo la sua cancellazione dal ruolo, né l'estinzione del processo per inattività delle parti, ma esclusivamente la necessità di fissare una nuova udienza a seguito della mancata comparizione delle stesse davanti al giudice; che, riguardo alle questioni sollevate in relazione agli artt. 181 e 309 cod. proc. civ. , questa Corte, con le ordinanze n. 32 del 2001 e n. 137 del 2002, ha già affermato che il legislatore, anche dopo l'introduzione in Costituzione del nuovo testo dell'art. 111, continua a disporre di un'ampia discrezionalità in materia processuale, e che «l'esigenza di garantire la maggior celerità possibile dei processi deve tendere ad una durata degli stessi che sia, appunto, “ragionevole” in considerazione anche delle altre tutele costituzionali in materia, primo fra tutti il diritto delle parti di agire e difendersi in giudizio garantito dall'art. 24 Cost.» (cfr. anche le ordinanze n. 204 del 2001 e n. 309 del 2001); che questa Corte ha altresì ripetutamente affermato che doglianze, quali quelle prospettate dal giudice a quo con le ordinanze in esame, che si appuntano su inconvenienti che concernono aspetti organizzativi della giustizia, non toccano profili di legittimità costituzionale (ordinanze n. 7 del 1997, n. 32 del 2001, n. 408 del 2001); che le questioni sollevate riguardo agli artt. 181 e 309 cod. proc. civ. sono quindi manifestamente infondate sotto ogni profilo. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 307 del codice di procedura civile sollevate, in riferimento all'art. 111, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi con le ordinanze in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 181 e 309 del codice di procedura civile, sollevate, in riferimento all'art. 111, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 novembre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Fernanda CONTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 dicembre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA