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Tale procedura può essere esperita dopo che siano andati falliti, o non sia stato possibile effettuare, i tentativi di bonario componimento con i proprietari dei fondi sul prezzo di vendita offerto, da valutarsi da parte degli uffici tecnici erariali competenti. Tuttavia la norma è oggetto di interpretazioni nella prassi piuttosto discutibili da parte dei comuni i quali, facendosi scudo dell'argomentazione secondo cui i contratti di locazione in corso possano rappresentare un valido strumento per ottenere la disponibilità dei suoli necessari alla realizzazione o all'aggiornamento tecnologico degli impianti, rifiutano di avviare il procedimento espropriativo nei fatti privilegiando l'interesse del privato a beneficiare di una rendita di posizione piuttosto che valutare, nel bilanciamento degli interessi, la prevalenza dell'interesse pubblico all'ottenimento di un servizio di telecomunicazioni efficiente a costi ragionevoli e soprattutto con coperture universali. Il presente disegno di legge si propone di intervenire sulla previsione contenuta nell'articolo 90 del codice delle comunicazioni elettroniche facendo chiarezza su una questione, sulla quale si è recentemente pronunciato il tribunale regionale di giustizia amministrativa per il Trentino-Alto Adige di Trento con la sentenza n. 228 del 19 ottobre 2018 – affermando la legittimità del provvedimento teso all'espropriazione ex articolo 90 del codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, per l'acquisizione in proprietà di un'area già in possesso della società di telefonia mobile, anche nel caso in cui l'impianto sia già stato realizzato e il contratto di locazione sia in corso, dato che l'interesse presidiato dalla norma consiste nella garanzia di stabilità dell'impianto stesso e nella certezza e produttività dell'investimento necessario alla sua realizzazione. Secondo la recente pronuncia il citato comma 3 dell'articolo 90 non deve essere inteso nel senso che essendo la procedura funzionale alla « acquisizione patrimoniale dei beni immobili necessari alla realizzazione degli impianti » esulino dal suo ambito di applicazione le procedure finalizzate all'acquisizione di immobili su cui insistono impianti già realizzati. Emblematico è il caso in cui il gestore per realizzare l'impianto abbia stipulato un contratto di locazione, alla scadenza del quale il proprietario dell'immobile si mostri indisponibile a rinnovarlo e non vi siano soluzioni alternative. Sempre secondo la recente pronuncia, un'interpretazione costituzionalmente orientata (con riferimento al principio di ragionevolezza di cui all'articolo 3 della Costituzione) della disposizione contenuta nel citato comma 3 dell'articolo 90 induce a ritenere che la stessa si applichi anche nel caso in cui si renda necessario acquisire un immobile su cui insista un impianto già realizzato. Risultano pertanto infondate le censure proposte dal proprietario del sito espropriato tese a dimostrare che il provvedimento di esproprio disposto dal comune sarebbe stato adottato senza considerare che l'area di cui trattasi già si trovava nella disponibilità dell'operatore in forza di un contratto di locazione valido ed efficace; sempre secondo la recente pronuncia la società richiedente l'espropriazione – quale concessionaria del servizio pubblico di telecomunicazioni – « deve garantire le “esigenze di stabilità, continuità, massima copertura, programmazione ed implementazione e dello sviluppo tecnologico nel tempo” proprie del servizio di telecomunicazioni. Pertanto una parte della giurisprudenza ha ritenuto che il contratto di locazione, essendo ontologicamente un contratto a termine, non può garantire le esigenze di stabilità, continuità massima copertura, programmazione della implementazione e dello sviluppo tecnologico nel tempo » del servizio di telecomunicazioni, rese ancor più pressanti dal cosiddetto Piano strategico per la banda ultra larga. Poiché il contratto di locazione è un tipico contratto di durata, che attribuisce soltanto un diritto personale di godimento, incompatibile con le suddette esigenze di stabilità e continuità del servizio, che solo un diritto reale sull'immobile può soddisfare, le indiscutibili esigenze di stabilità e continuità del servizio sono certamente meglio soddisfatte dall'acquisizione di un diritto reale sull'immobile, rispetto al diritto personale di godimento derivante dal contratto di locazione, come si è sopra detto. Tale sentenza quindi ha chiaramente affermato che il ricorso alla procedura di esproprio di cui all'articolo 90, comma 3, del codice di cui al decreto legislativo n. 259 del 2003 ben può essere utilizzata dal gestore, anche laddove si tratti di impianti già realizzati, essendo giustificata dall'obbligo di garantire la stabilità e la continuità del servizio; di talché non appare configurabile un abuso del diritto, né tantomeno un contrario legittimo affidamento della parte proprietaria dei siti. Alla luce di tali premesse l'intervento legislativo intende fare chiarezza sull'ambito applicativo dell'articolo 90, comma 3, del codice delle comunicazioni elettroniche, riformulando il comma stesso, dal momento che la norma si è rivelata, nella prassi, foriera di contrasti applicativi oltre che giurisprudenziali.. 1 1 Al comma 3 dell'articolo 90 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , anche nel caso in cui la disponibilità dei fondi sia stata in precedenza ottenuta in virtù di un contratto concessorio di un diritto personale di godimento ».