[pronunce]

Una conferma di ciò starebbe nel fatto che, mentre l'art. 1 del d.P.R. 6 gennaio 1978, n. 58 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige in materia di previdenza e assicurazioni sociali), assegna alla Regione Trentino-Alto Adige, nell'esercizio delle attribuzioni di cui all'art. 6 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670, la facoltà di integrare la legislazione dello Stato e di costituire appositi istituti autonomi o di agevolarne l'istituzione «in materia di protezione dei lavoratori sia dipendenti che autonomi, nei casi di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria e maternità», e, cioè nella materia della previdenza sociale obbligatoria strettamente intesa, lo statuto riserva invece la materia dell'«assistenza sociale» alla potestà legislativa esclusiva delle Province autonome, come più volte ribadito dalla Corte costituzionale (sentenze n. 106 del 2005, n. 236 del 2003, n. 520 del 2000, n. 355 del 1992, nn. 75 e 36 del 1992, n. 532 del 1988, n. 139 del 1985 e n. 250 del 1974). La Provincia autonoma di Bolzano, pur ricordando che la più recente giurisprudenza costituzionale ha ricondotto alla materia della «previdenza sociale» di cui all'art. 117, comma secondo, lettera o), Cost. una disciplina statale analoga a quella oggi impugnata (sentenza n. 287 del 2004, ribadita, con riguardo ad una fattispecie diversa, dalla sentenza n. 423 del 2004), nondimeno osserva che si tratta di pronunce emesse nel quadro normativo novellato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, la quale non altera, in base all'art. 10 del medesimo testo legislativo, l'assetto delle attribuzioni costituzionalmente garantite alla Provincia autonoma di Bolzano dallo statuto speciale del Trentino-Alto Adige. Ciò che sarebbe implicitamente confermato dall'art. 4, comma 1, del decreto ministeriale 28 novembre 2003 (Disposizioni attuative dell'art. 21 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 novembre 2003, n. 326, in merito alla corresponsione dell'assegno per ogni figlio secondo od ulteriore per ordine di nascita) il quale, in attuazione della disciplina legislativa oggetto della sentenza n. 287 del 2004, precisa che «l'assegno pari ad € 1.000 è concesso ed erogato, per gli aventi diritto residenti nei comuni delle province autonome di Trento e di Bolzano, dalle province medesime secondo le norme dei rispettivi statuti». Osserva, infine, la ricorrente che se le norme di attuazione dello statuto per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di assistenza e beneficenza pubblica attribuiscono alle Province autonome competenza esclusiva anche in materia di pensioni ed assegni a carattere continuativo in favore dei ciechi civili, dei sordomuti e degli invalidi civili (art. 4 del d.P.R. 28 marzo 1975, n. 469, recante «Norme di attuazione dello statuto per la regione Trentino-Alto Adige in materia di assistenza e beneficenza pubblica»), a maggior ragione devono essere ricondotte alla previsione statutaria dell'art. 8, numero 25), le provvidenze disciplinate dalle norme impugnate delle quali, pertanto, è disposta e disciplinata illegittimamente la concessione anche ai nuclei familiari residenti in Provincia di Bolzano, senza prevedere alcun coinvolgimento degli organi e degli uffici provinciali. Ritiene peraltro la provincia che, anche ove fosse attuato il principio della leale collaborazione, esso andrebbe armonizzato con quello sancito dall'art. 4, comma 3, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266, il quale prevede che, «fermo restando quanto disposto dallo statuto speciale e dalle relative norme di attuazione, nelle materie di cui al comma 1 le amministrazioni statali, comprese quelle autonome, e gli enti dipendenti dallo Stato non possono disporre spese né concedere, direttamente o indirettamente, finanziamenti o contributi per attività nell'ambito del territorio regionale o provinciale», e pone pertanto il divieto dei vincoli di destinazione delle risorse previste da fondi statali, coerentemente con il principio che vieta trasferimenti finanziari dallo Stato agli enti territoriali con vincolo di destinazione nelle materia di competenza regionale e provinciale, ribadito in più occasioni dalla giurisprudenza costituzionale (sentenze nn. 16 e 423 del 2004 e n. 370 del 2003,). 1.2. – Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale osserva che l'erogazione di un assegno una tantum per la nascita di un figlio è riconducibile, secondo l'insegnamento della Corte costituzionale (sentenza n. 287 del 2004), ad un intervento in materia di «previdenza sociale» (assegnata dall'art. 117, comma secondo, lettera o, Cost., alla competenza legislativa esclusiva dello Stato); sicché non rileva, ai fini dell'applicazione dell'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, nessuna delle previsioni statutarie che attribuiscono alla provincia autonoma potestà legislativa in materia di assistenza e beneficenza pubblica. 2. – Con tre distinti ricorsi (nn. 35, 36 e 39 del 2006), le Regioni Piemonte, Campania ed Emilia-Romagna promuovono giudizio di legittimità costituzionale di numerose disposizioni della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006), tra cui l'articolo 1, commi 330. 2.1. – In particolare, la Regione Piemonte, con ricorso notificato il 24 marzo 2006 (n. 35 del 2006), censura l'istituzione, presso lo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, del fondo per la realizzazione di interventi volti a sostegno delle famiglie e della solidarietà per lo sviluppo socio-economico, ritenendolo in contrasto con gli articoli 117, comma quarto, 118, 119 e 120 Cost. La ricorrente ritiene, infatti, che la creazione di un fondo diretto ad interventi gestiti esclusivamente da un organo statale invada la competenza legislativa esclusiva della Regione in materia di politiche sociali, soggiungendo che vi sarebbe una concreta limitazione degli ordinari finanziamenti destinati alle attività programmate dall'ente regionale, essendo stati contestualmente ridotti in modo considerevole i trasferimenti finanziari da parte dello Stato sul Fondo nazionale delle politiche sociali, cosicché si sarebbe verificato un effetto di sostituzione del nuovo fondo all'attività regionale in materia, con conseguente lesione delle prerogative degli enti regionali nelle loro funzioni e nelle corrispondenti risorse finanziarie. La Regione Piemonte ritiene inoltre che la norma impugnata violi il principio di leale collaborazione, non avendo previsto nessuna forma di partecipazione degli enti regionali all'individuazione, alla programmazione ed all'attuazione degli interventi finanziati con il fondo in questione. 2.1.1.