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Il comma 3 dell'articolo 1 dispone che, sulla base della rendicontazione degli oneri sostenuti e della valutazione degli oneri ancora da sostenere entro la fine del corrente anno per il reddito di cittadinanza e il trattamento di quota 100, comunicata entro il 15 settembre 2019 dall'INPS al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al Ministero dell'economia e delle finanze, con delibera del Consiglio dei Ministri e su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, i predetti accantonamenti siano confermati o resi disponibili per l'esercizio in corso. Infine, il comma 4 dell'articolo 1 abroga le attuali disposizioni previste all'articolo 1, comma 257, terzo e quarto periodo, della legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio 2019) e all'articolo 12, comma 11, del citato decreto-legge n. 4 del 2019, che reggono le procedure per l'accertamento e la destinazione di eventuali economie relative alle risorse per il reddito di cittadinanza e per il trattamento di pensione anticipata quota 100 agli appositi fondi del bilancio dello Stato destinati a tali trattamenti, con finalità di compensazione fra i due predetti fondi e anche ai fini della destinazione delle risorse eccedenti ai centri per l'impiego, per il potenziamento dei medesimi. Nel corso dell'esame in Commissione del provvedimento, il Governo ha messo a disposizione dei senatori una nota della Ragioneria generale dello Stato recante alcuni elementi informativi sul testo del provvedimento, anche alla luce dei quesiti posti nel corso del dibattito, al fine di chiarire che la valutazione di un miglioramento di 1,5 miliardi di euro per l'anno 2019 in termini di indebitamento netto e fabbisogno rispetto alle previsioni del DEF tiene conto di quanto già scontato in sede DEF 2019 in merito alla progressiva attuazione delle misure in argomento, delle domande pervenute e in particolare anche di quelle prevedibili fino alla fine dell'anno, nonché dei relativi accoglimenti ed erogazioni, e dell' iter amministrativo di attuazione delle misure in esame. La medesima nota conferma la possibilità di conseguire, rispetto a quanto già previsto nel DEF 2019, economie complessive di circa 1,5 miliardi di euro, ivi inclusi i possibili effetti in termini di maggiori entrate contributive derivanti da una non piena attuazione degli incentivi contributivi di cui all'articolo 8 del decreto-legge n. 4 del 2019, per i quali sono ancora in fase di implementazione le relative procedure amministrative. Nel corso delle audizioni svoltesi nella giornata di ieri, sono emersi ulteriori elementi a conferma della congruità delle stime alla base del provvedimento in esame. L'Ufficio parlamentare di bilancio, nel corso dell'audizione nelle Commissioni bilancio di Camera e Senato, ha evidenziato che degli 1,5 miliardi di euro accantonati, 1,3 miliardi di euro appartengono all'unità di voto Fondi di riserva e speciali del bilancio del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF). La legge di bilancio 2019 ha stanziato 5,4 miliardi di euro su tale unità di voto, disponendo contestualmente accantonamenti sulla stessa per 450 milioni di euro (nell'ambito dei 2 miliardi di euro di accantonamenti complessivi che l'assestamento ha definitivamente trasformato in riduzioni). Delle risorse iniziali, 3,5 miliardi di euro afferiscono ai fondi speciali per la riassegnazione dei residui passivi perenti (1,5 miliardi di euro su quello di parte corrente, 2 miliardi di euro su quello di parte capitale); le restanti risorse sono appostate principalmente sul fondo per le spese obbligatorie (0,9 miliardi di euro) e sul fondo per le spese impreviste (0,4 miliardi di euro). L'assestamento, rendendo effettivo il taglio di 450 milioni di euro prospettato dalla legge di bilancio, ha ridotto di 150 milioni di euro le risorse destinate alla reiscrizione in bilancio di residui perenti di conto capitale, di 50 milioni di euro di quelle di parte corrente e di 130 milioni di euro e 120 milioni di euro, rispettivamente, il fondo di riserva per le spese obbligatorie e quello per le spese impreviste. Il pacchetto determina, dunque, per il 2019 un miglioramento dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche pari a 7,6 miliardi di euro, con una riduzione del livello di deficit dal 2,4 per cento del PIL, previsto dal DEF di aprile, all'1,9 per cento. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,33) ( Segue ACCOTO, relatrice ). Con riferimento alle rassicurazioni richieste in merito all'effettivo importo dei risparmi di spesa derivanti derivati dal minor utilizzo delle risorse iscritte nel bilancio dello Stato per l'attuazione del reddito di cittadinanza e di quota 100, l'INPS, in sede di audizione, ha fornito dati rassicuranti relativi ai due istituti. Nello specifico, con riferimento alle domande in quota 100 pervenute dall'entrata in vigore della disposizione fino al 30 giugno, i dati riportati dall'INPS evidenziano una dinamica stazionaria del fenomeno nel corso dell'ultimo trimestre, dopo l'impennata allo stock inziale, che ha dunque consentito una consistente revisione delle rispettive voci di spesa. Allo stesso modo, sulla base delle attività di monitoraggio svolte sulle domande presentate fino a maggio, distintamente su reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza, è stato desunto l'importo speso e accantonato per l'anno 2019 per le prestazioni in pagamento. Come ha ribadito il ministro Tria nel corso dell'audizione, le misure adottate con il provvedimento in esame e con l'assestamento di bilancio 2019 «hanno consentito di rafforzare la credibilità nazionale e la fiducia nel Paese senza operare riduzioni alla spesa programmata. È stata così evitata una procedura per deficit eccessivo e, con essa, la richiesta di misure restrittive di politica di bilancio che sarebbero state controproducenti per l'economia». (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame si è reso necessario per consentire di rafforzare la credibilità nazionale senza operare riduzioni alla spesa programmata. Nell'ottica del miglioramento dei saldi di finanza pubblica si sono voluti salvaguardare i risparmi attesi nel 2019, derivanti dal minor utilizzo delle risorse destinate all'attuazione delle due misure cardine del bilancio 2019: quota 100 e reddito di cittadinanza. È stata così evitata una procedura per deficit eccessivo che l'Europa voleva avviare nei confronti dell'Italia sulla base dei risultati del consuntivo 2018. Parliamo quindi di disavanzi eccessivi e di violazione della regola del debito riferiti agli anni 2017-2018. Ma questo nostro Governo quando ha cominciato ad operare? La prima manovra di fine 2018 non può che aver sortito i suoi primi effetti a partire dal secondo trimestre 2019, quindi gli effetti praticamente si iniziano a sentire adesso.