[pronunce]

Ad avviso della ricorrente, risulterebbe, peraltro, preferibile questa seconda e più ampia lettura (che impedirebbe di esaminare anche i primi tre motivi del ricorso incidentale). Dovrebbe ritenersi, infatti, dirimente - rispetto alle contrarie indicazioni pure ricavabili dalla relazione della Giunta per le autorizzazioni - la circostanza che l'Assemblea sia stata comunque chiamata, in termini generali, ad esprimersi sui «fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-quater, n. 1» nei confronti dell'on. Bossi: procedimento che - a fronte del mancato passaggio in giudicato della sentenza di secondo grado - investe anche le dichiarazioni riportate da quotidiani diversi da «La Padania». Su tale presupposto, la Corte ricorrente propone, quindi, in via principale, conflitto di attribuzione nei confronti della delibera di insindacabilità, intesa come riferita a tutte le dichiarazioni oggetto del giudizio civile. In subordine, e per l'ipotesi in cui si dovesse, invece, optare per una interpretazione di segno restrittivo, solleva conflitto nei confronti della medesima deliberazione, intesa come attinente alle sole dichiarazioni riportate su «La Padania». Quanto a tali ultime dichiarazioni, la Corte rileva come il quotidiano «La Padania» del 24 maggio 2001, sotto il titolo «La sinistra ordina: Bossi in galera» - dopo aver premesso che «L'onorevole Umberto Bossi è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa) per "vilipendio alla bandiera", in seguito alle parole pronunciate nel luglio '97 in un comizio nel comasco» - riportasse dichiarazioni dello stesso on. Bossi del seguente tenore: «È un attacco al governo [...] ed è incivile che un magistrato perda il tempo, pagato dai contribuenti, per fare un processo basato su reati di opinione e il codice Rocco [...] il Paese ha voltato pagina, c'è una nuova maggioranza e un governo, la giustizia è un obiettivo disastro, eppure una certa magistratura non perde l'attitudine di occuparsi di politica in momenti "particolari". Intanto l'84 per cento dei reati (compresi scippi, rapine, furti e omicidi) rimane impunito. C'è solo da ridere di fronte a queste notizie, per non mettersi a piangere». In un successivo articolo, pubblicato il 25 maggio 2001 dal medesimo quotidiano, si affermava, altresì: «Il carroccio si mobilita dopo la condanna al segretario federale. Basta coi giudici del codice Rocco. La condanna a un anno e quattro mesi a Umberto Bossi per vilipendio alla bandiera è un altro esempio di giustizia politica contro la Lega. "Non è possibile che due magistrati in cerca di pubblicità (il PM Claudio Galoppi e il giudice Paola Braggion) possono ricorrere alle norme fasciste del codice Rocco per colpire deliberatamente la libertà di espressione - così reagisce ancora il segretario federale -. Intervenga il Consiglio Superiore della Magistratura e si decida a sanzionare quei magistrati che continuano ad usare norme fasciste sui reati di opinione, norme già cancellate nella coscienza democratica del popolo. È passato quasi un secolo dal codice Rocco, il regime fascista è stato sconfitto, è tornata la democrazia eppure c'è chi ancora usa questi relitti giuridici per scegliere e colpire gli avversari politici della sinistra. Uno scandalo intollerabile"». Al riguardo, la ricorrente rileva come, in ordine all'applicabilità della guarentigia offerta dall'art. 68, primo comma, Cost. ad opinioni espresse dal membro del Parlamento extra moenia, la giurisprudenza costituzionale abbia da tempo adottato il criterio del nesso funzionale con l'attività parlamentare: criterio che postula il concorso di un legame temporale tra quest'ultima e l'attività esterna e di un elemento contenutistico, rappresentato dalla sostanziale corrispondenza di significato tra le opinioni espresse nell'esercizio di funzioni parlamentari e le dichiarazioni esterne. Nella specie, non ricorrerebbe né l'uno né l'altro requisito. L'attività parlamentare rilevante è stata, infatti, individuata dalla relazione della Giunta per le autorizzazioni nella battaglia parlamentare per il federalismo amministrativo e fiscale, condotta dalla Lega Nord già nel corso della XIIIa legislatura, nonché nella sua opposizione al disegno di legge sull'esposizione della bandiera, poi divenuto la legge 5 febbraio 1998, n. 22 (Disposizioni generali sull'uso della bandiera della Repubblica italiana e di quella dell'Unione europea). In sede di discussione sulla proposta di insindacabilità, si è fatto riferimento, altresì, alle reiterate critiche espresse dall'on. Bossi nei confronti della magistratura, con riferimento agli specifici fatti oggetto del giudizio. Mancherebbe, tuttavia, il legame temporale, giacché le espressioni esterne risulterebbero di alcuni anni successive alle posizioni manifestate in ambito parlamentare. Ma non sussisterebbe neppure la sostanziale corrispondenza di significato tra le espressioni esterne e tali posizioni - comunque evocate senza individuare specifici atti di esercizio della funzione - essendo ravvisabile, al più, una mera comunanza di contesto politico. Il «fulcro» della reazione dell'on. Bossi alla condanna inflittagli starebbe, infatti, nell'accusa rivolta al magistrato, da un lato, di aver voluto «mettersi in mostra»; dall'altro, «d'essersi fatto strumento di una sorta di messa in discussione della vittoria elettorale conseguita anche dalla Lega, dando così dimostrazione [...] di propensione a far impiego di strumenti giuridici, anche obsoleti, per fini politici». Le medesime considerazioni varrebbero, secondo la ricorrente, anche in rapporto alle dichiarazioni - di tenore complessivamente equivalente - pubblicate su altri quotidiani del 24 maggio 2001 e parimenti riprodotte nel ricorso. 2.- Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 332 del 2009. 3.- Si è costituita la Camera dei deputati, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. In via preliminare, la Camera eccepisce l'inammissibilità del ricorso per indeterminatezza e genericità del suo oggetto. La ricorrente avrebbe, infatti, impugnato alternativamente la delibera di insindacabilità in due diversi significati - ossia come riferita a tutte le dichiarazioni dell'on. Bossi, ovvero soltanto a quelle riportate sul quotidiano «La Padania» - venendo meno, con ciò, all'onere di esatta identificazione della materia del conflitto. Quanto al merito - premesso che, alla luce delle inequivoche affermazioni del relatore in Assemblea, on. Gava, la delibera impugnata riguarderebbe, in realtà, le sole dichiarazioni rilasciate al quotidiano «La Padania» - la difesa della Camera dei deputati assume che tali dichiarazioni costituirebbero legittima espressione di critica politica nei confronti della permanenza, all'interno del nostro sistema giuridico, dei reati di opinione e, in particolare, dei reati di vilipendio. Esse si iscriverebbero, in specie, nel quadro della battaglia politica condotta dalla Lega Nord - formazione della quale l'on.