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Disposizioni in materia di trattamento ai superstiti La pensione di reversibilità, come è noto, risulta essere solo una parte percentuale della pensione diretta del defunto; l'articolo 1, comma 41, della legge 8 agosto 1995, n. 335, inoltre, stabilisce la riduzione dell'importo, già tagliato a monte, della pensione ai superstiti, nella misura del 25, 40 o 50 per cento, qualora il reddito del superstite (che non faccia parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili) superi, rispettivamente, tre, quattro o cinque volte il trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. L'importo della pensione di reversibilità viene pertanto ulteriormente penalizzato e, nel caso di una riduzione del 50 per cento, diventa una quota molto meno significativa dell'originario trattamento pensionistico. La proposta contenuta nel presente articolo discende dal principio inconfutabile che la prestazione ai superstiti è il trattamento pensionistico spettante al de cuius trasmesso al superstite e, come tale, deve conservare, oltre che le caratteristiche di prestazione previdenziale, il rispetto di tutte le norme che disciplinano la pensione diretta. Si intende pertanto ricondurre la prestazione previdenziale ai superstiti alla normativa relativa al cumulo vigente per le altre prestazioni derivanti da versamenti contributivi, e, se più favorevole, mantenendo ed applicando, in caso di presenza di redditi da lavoro, la tabella F, prevista dall'articolo 1, comma 41, della legge 8 agosto 1995, n. 335. L'istituzione della prestazione pensionistica ai superstiti, introdotta dal regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, comportò, a seguito di calcoli attuariali, un aumento della contribuzione da versare sia a carico dei lavoratori che dei datori di lavoro. Anche attualmente, parte della contribuzione versata diretta a finanziare le prestazioni pensionistiche è indicata come «assicurazione IVS», ossia a copertura dell'assicurazione per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti. Questo dimostra come la pensione di reversibilità, dovendo essere stabilita con le «aliquote della pensione già liquidata o che sarebbe spettata all'assicurato», non sia altro che la continuità della pensione «diretta» trasferita, secondo le percentuali stabilite di volta in volta, al superstite beneficiario. La presente proposta, prevedendo l'incumulabilità con i redditi da lavoro fino a quando non vi sarà una eliminazione delle attuali disposizioni contrarie alla piena cumulabilità con i trattamenti pensionistici, prende in considerazione la situazione del superstite che mantiene lo status di lavoratore. Infatti il reddito che deriva dal rapporto di lavoro può subire variazioni per aumenti stabiliti da contratti, meritocrazia ed altro, mentre il reddito da pensione, anche per la mancata applicazione dell'inflazione sull'intero importo, con il passare degli anni perde l'iniziale potere d'acquisto. Articolo 4 -- Delega per la rivalutazione delle pensioni d'annata Con la legge 30 aprile 1969, n. 153, gli aumenti pensionistici con decorrenza 10 gennaio di ciascun anno furono collegati alle variazioni percentuali dell'indice del costo della vita calcolato dall'Istat ai fini della scala mobile della retribuzione dei lavoratori dell'industria. La perequazione operava con cadenza trimestrale (con effetto dal 1º maggio, 1º agosto, 1º novembre e 1º febbraio) ogni anno. Con la legge 3 giugno 1975, n. 160, venne modificato il congegno di perequazione automatica determinando variazioni uniformi per tutte le pensioni, con la conseguenza di un appiattimento dei trattamenti pensionistici poiché la quota calcolata in misura uguale per tutte le pensioni ebbe sempre maggior incidenza. Un'altra pesante penalizzazione fu introdotta dalla legge 27 febbraio 1978, n. 41, che limitò l'applicazione della variazione percentuale all'80 per cento del massimale retributivo pensionabile di ciascun anno. Tale limitazione assunse sempre maggior rilevanza nei confronti delle pensioni erogate da istituti diversi dall'Inps in quanto riferite a retribuzioni più elevate. Con l'abolizione della quota fissa e con il ritorno al sistema percentuale dell'aumento con ripartizione in fasce secondo il reddito venne introdotta una ulteriore penalizzazione che si trascina dal 1983 ai giorni nostri, sia pure corretta attraverso modifiche delle fasce intervenute a seguito di nuove leggi. Analizzando i trattamenti liquidati in passato, si ha la certezza che questi nel corso del tempo abbiano perso o meglio ridotto il loro potere di acquisto di circa un 4-5 per cento ogni anno. Molteplici i motivi del deprezzamento, tra i più ricorrenti sono: la longevità, elevatasi da 12 a oltre 20 anni come durata media del pensionamento; il mancato recupero dell'inflazione reale ed effettiva; il progressivo scostamento tra reddito di lavoro dipendente e reddito di pensione, dovuto al mancato aggancio alla dinamica salariale. Poiché gli interventi più drastici si riferiscono al periodo 1992-1995, sono le pensioni con decorrenza precedente al 1992 quelle che hanno subito il danno maggiore. Peraltro, un'azione calibrata sul lordo non produce lo stesso effetto sul netto. Occorre quindi intervenire non solo sulla «perequazione», ma anche sul carico fiscale alleggerendo la pensione di una certa misura percentuale che tenga conto degli obiettivi di recupero del potere di acquisto perso. La misura potrebbe essere modulata in funzione dell'importo del reddito di pensione, dell'età e della decorrenza della pensione per tener conto del danno subito dalle pensioni più anziane. Nella tabella B si trascrive una recente valutazione dell'Inps sui trattamenti previdenziali considerati «d'annata», riferita ai pensionati con decorrenza non inferiore a 10 anni fino alle classi di importo mensile di 5.000 euro. Articolo 5 -- Copertura finanziaria Non è possibile determinare l'ammontare degli oneri derivanti dalla nuova legge finché la proposta non venga approvata e, comunque, simile calcolo sono in grado di farlo soltanto gli esperti della Ragioneria generale dello Stato. Pertanto ci si è limitati a indicare le fonti del reddito di più agevole produzione in quanto frutto di transazioni commerciali molto remunerative. Altra fonte di finanziamento può venire dalla riduzione dei costi della politica e infine, per un giusto richiamo alla solidarietà sociale, attraverso un ritocco dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori.. Art. 1. (Rilevazione dell'indice annuo dei prezzi al consumo per la perequazione automatica delle pensioni) 1. Per assicurare il mantenimento nel tempo del potere di acquisto di qualsiasi trattamento pensionistico, è istituito un «paniere» di indici di prezzi al consumo dedicato esclusivamente ai calcoli per la perequazione automatica delle pensioni su base annua, da rilevare e aggiornare a cura dell'Istituto nazionale di statistica. 2. Con regolamento interministeriale, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri di acquisizione degli indici al paniere di cui al comma 1 e i procedimenti per la metodologia di raccolta dei relativi dati. Art. 2. (Disposizioni in materia di perequazione automatica) 1.