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Ma perché un imprenditore si dovrebbe indebitare, quando chi ha deciso di chiudere (giustamente) è stato lo Stato? Perché un imprenditore si deve indebitare, deve chiedere soldi in prestito, quando lo Stato ha deciso di chiudere per un'emergenza? Avete voluto andare avanti da soli: complimenti. Avete voluto mettere unicamente la vostra firma: allora, che gli italiani sappiano bene di chi sono le responsabilità. Sottolineo che noi non vogliamo essere corresponsabili del disastro che state procurando, da un punto di vista economico, alla nostra Nazione. (Applausi dai Gruppi FdI, FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. Deve accomodarsi nella postazione alla mia destra, a uno dei microfoni liberi. Eventualmente evitiamo il primo, al quale si era già accomodata la senatrice. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, credo che un po' di polemica sia ammissibile, ma sul contenuto. Che ci sia un voto di fiducia o che non ci sia per me è irrilevante; mi interessa ciò che c'è in questo decreto-legge. Vorrei parafrasare ciò che scrisse Lewis Carroll in un suo romanzo: i decreti che abbiamo fatto sono sempre buoni, i prossimi saranno buoni, ma il decreto presente non lo è mai. Le cose migliori sono sempre rimandate al prossimo provvedimento, ma ogni volta è sempre il prossimo, nel presente istante non è mai. Vediamo allora cosa c'è in questo decreto-legge, ma soprattutto cosa non c'è. Si capisce che 25 miliardi di euro, quando c'è una crisi economica così grave, non sono niente, non sono neanche i fichi secchi al matrimonio: è proprio l'acqua del rubinetto. In particolare, ho notato che in questo provvedimento non c'è la percezione di come è segmentato il sistema produttivo italiano. Sto ragionando dalla parte delle imprese, non da quella degli utenti dei servizi e degli acquirenti dei beni. Si ragiona come se in Italia vi fosse o la grande impresa o il sistema finanziario. Ad esempio, ci si è accorti solo di recente che la cassa integrazione dovrebbe essere estesa anche alle imprese che hanno un solo dipendente: il barista che ha un dipendente, che sta a casa e lo deve pagare. Ci sono tuttavia dei settori per i quali i beni che non sono stati acquistati in questo periodo non sono recuperabili. Quando riaprirà, le persone che non sono andate al bar per sessanta giorni non chiederanno di consumare in una volta sessanta caffè o sessanta cornetti. Non lo faranno, sempre che, naturalmente, la gente abbia tutta questa voglia di ripresentarsi, con le stesse precise abitudini di prima. Questo vale per tutta una serie di beni di questo tipo, ad esempio nella ristorazione, ma anche per alcune classi di beni durevoli, come, per esempio, l'abbigliamento: qualcuno poteva voler comprare un abbigliamento invernale o primaverile un mese fa e sicuramente adesso non lo comprerà. Di conseguenza, tutti questi beni, che sono comunque durevoli, non si sa che fine faranno; sono stati prodotti, ma non si sa che fine faranno. Invece alcuni beni durevoli, come lavatrici, televisori ed elettrodomestici, possono essere inviati e quindi possono essere ripetibili. Allo stesso modo, prendiamo in considerazione il comparto della produzione agricola. I cereali sono un bene che non ha un problema di produzione: sono semine programmate e non ci sono problemi. Ma tutto il comparto dell'ortofrutta? Voi capite che, nel momento in cui manca un acquirente fondamentale come la ristorazione, il sistema delle semine e della produzione deve cambiare. È vero che la gente mangia a casa, ma il livello e la quantità dei prodotti che vengono scartati dalla ristorazione, per l'esigenza di dover presentare prodotti con una certa qualità, sono molto più elevati e la produzione tiene conto di questo. Adesso, in primo luogo, le persone che devono seminare le orticole non sanno cosa seminare perché non hanno idea di come evolverà il mercato interno e quindi se seminare per l'interno o seminare per l'esportazione e, in secondo luogo, non ce l'avete neanche voi. Mi dispiace, ma è così, perché se sento dire che in Italia bisogna pensare all' export e alla competitività, vi chiedo se capite che c'è da ricostruire un mercato interno e una struttura dei consumi interni, che non sappiamo neanche come sarà. Non lo sappiamo perché, se da un lato le imprese hanno un problema, perché hanno delle cose da pagare e quelle piccole non hanno i soldi per farlo, allo stesso modo gli acquirenti di beni e servizi non hanno i soldi in tasca e stanno erodendo il risparmio. Sappiamo che ogni volta che si va nel post crisi la prima cosa che si fa è la ricostituzione del risparmio e quindi non abbiamo assolutamente la certezza - anzi, la statistica dice il contrario - che il mercato dei consumi interni riesploderà di colpo e cioè che l'italiano avrà tutta questa voglia di ricominciare a spendere e tanto. Attenzione a non concentrarsi solamente sul terzo della popolazione, costituito da dipendenti pubblici o della grande impresa, che hanno uno stipendio assicurato, dimenticando il resto, che invece non è in questa condizione, non sta producendo reddito e, di conseguenza, ha una difficoltà nella sussistenza. È per questo che non sono 600 euro al mese che possono costituire una risposta. La risposta è un sano helicopter money , come era stato proposto in un mio emendamento e come dovrebbe fare uno Stato sovrano, con una moneta sovrana, per il quale la produzione di moneta, come fanno anche le banche private con la moneta scritturale, così come è stato proposto in altre nazioni, in cui questa potestà monetaria esiste, non è un problema. Un'altra cosa importante da dire nel poco tempo che mi è rimasto è relativa ai finanziamenti che si considera di dare alle imprese, sia nel decreto-legge in esame, che nel prossimo decreto liquidità. Guardate che, in un periodo come questo, in cui siamo alla fine di un ciclo economico, in un periodo in cui l'economia si era fermata, la soluzione non è quella di indebitare ulteriormente qualcuno per pagare debiti in scadenza, oppure altre cose come i canoni. Mi riferisco, ad esempio, al pagamento dei canoni di locazione di tutte le attività, come la ristorazione o i bar. Queste persone devono pagare degli affitti. Voi proponete una moratoria per i canoni dovuti ad esempio per i leasing dei beni strumentali agli enti finanziari, ma per le altre cose ci si ritrova spiazzati e disperati. Se io ho un bar e l'ho dovuto chiudere, devo comunque pagare un canone d'affitto: questa cosa non viene assolutamente considerata. Perché poi ci tenete tanto ad assicurare il finanziamento alle imprese in questi termini? Secondo me per un solo motivo, ovvero perché avete bisogno di salvaguardare le entrate tributarie, che è una cosa doverosa, perché in questo sistema, nel quale non possiamo toccare il cambio e non abbiamo la possibilità di battere moneta, le entrate tributarie sono da salvaguardare per lo Stato italiano. Basterebbe dirlo, allora. Avete bisogno che le imprese siano in condizione di pagare tutte quelle tasse che si pagano, a prescindere dal fatto che sia generato fatturato e utile, perché ci sono, ahimè, tasse che si pagano così. Qui è interessante fare due considerazioni veloci. In primo luogo vediamo quant'è la caduta del PIL per il mese di marzo.