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In sostanza, il decreto-legge, come integrato dal Parlamento, va in aiuto delle persone, crea nuove opportunità per la ricostruzione e lo sviluppo economico delle aree del sisma e mette a disposizione strumenti utili per aiutare le istituzioni, a partire dai Comuni, a fronteggiare l'emergenza. L'impegno di tutti deve essere quello di mettere in campo altre risorse e altri strumenti per uscire dall'emergenza e ridare speranza alle persone colpite dal sisma. (Applausi dai Gruppi PD e M5S) . PRESIDENTE. I relatori di minoranza, senatori Pazzaglini e Cangini, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Pazzaglini. PAZZAGLINI, relatore di minoranza . Signor Presidente, da senatore rappresentante di una delle Regioni più colpite in assoluto, che da sola ha il doppio dei danni delle altre tre Regioni messe insieme, da amico e parente di terremotati, da proprietario di una casa che è ancora in zona rossa, avrei apprezzato più di chiunque altro che l'entusiasmo del collega Mirabelli fosse fondato e che quanto ha poc'anzi detto avesse trovato riscontro nella realtà. Purtroppo non riesco a dichiararmi altrettanto soddisfatto, sia per quanto c'è nel decreto-legge e anche e soprattutto per quello che non c'è. Poi è vero che il Gruppo Lega, alla Camera, non ha espresso un voto contrario ma di astensione, ma ciò è stato determinato dal fatto che anche se ci fosse stato un solo comma di un solo articolo favorevole alle popolazioni terremotate, il nostro senso di responsabilità ci avrebbe impedito di pronunciarci contro. Quindi vorrei che questo fatto, vero, di cui rivendichiamo la natura positiva e propositiva, non venga strumentalizzato per sostenere una tesi che non ha alcun riscontro nella pratica. Tutto quanto ho appena evidenziato lo abbiamo potuto riscontrare anche nelle audizioni che si sono tenute sia alla Camera che al Senato, in questa sede in numero limitato ma per importanza e per qualità delle stesse, e soprattutto per le problematiche evidenziate, non meno importanti di quelle tenutesi alla Camera. Tra chi abbiamo audito ci sono i rappresentanti delle professioni tecniche. Riporto subito una dichiarazione dell'ingegner Conti, che si è dichiarato particolarmente insoddisfatto di questo decreto per tutte le problematiche che non ha risolto, ma anche per qualche problematica nuova che ha creato. In sintonia con l'ingegner Conti, seppur separatamente da lui, il sindaco di Norcia, coordinatore dei sindaci del cratere per l'ANCI, ha dichiarato la stessa insoddisfazione sia per quanto contenuto nel decreto-legge, ad esempio i programmi straordinari di ricostruzione che, a suo dire, peggiorano la situazione attuale (tesi ribadita in termini diversi, ma con la stessa sostanza, anche dall'ingegnere Spuri, responsabile dell'Ufficio speciale ricostruzione per la Regione Marche), ma anche per quanto non è disciplinato, quindi di nuovo per quello che manca. Nello specifico, tutti hanno evidenziato l'impossibilità di modificare le sagome degli edifici da ricostruire. Questa è una problematica che ha due conseguenze: una sostanziale, per il fatto che comunque, non andando a modificare la sagoma, si rischia di dover ricostruire con problematiche legate appunto a tipologie di edificio che in questo momento non sarebbero più autorizzabili; sia perché, non consentendo la modifica della sagoma, si dovrebbero replicare anche gli errori, quelli che spesso venivano definiti "ecomostri", che per fortuna nelle nostre zone sono numericamente molto limitati. Comunque quegli immobili, realizzati negli anni Settanta, anni in cui evidentemente c'era meno sensibilità rispetto ad oggi, dovrebbero essere ricostruiti identici a come erano prima. È evidente che è un assurdo: spendiamo soldi pubblici per fare questo, anziché migliorare l'esistente e la qualità architettonica dell'edificato, rendendola più coerente con aree di alto pregio. Non dimentichiamo che molti di questi Comuni sono all'interno di parchi nazionali, sono riconosciuti tra i borghi più belli d'Italia, hanno la bandiera arancione del Touring Club e comunque hanno il pregio di essere spesso borghi medioevali. Noi replichiamo situazioni di spregio che avremmo potuto risolvere ricostruendo; ricordo che spesso si tratta di edifici che sono stati addirittura demoliti e li facciamo rifare come erano. Sempre in tema di problemi non risolti, evidenzio tre tipologie di problematiche diverse, che però nella ricostruzione avranno pari rilevanza: quella degli edifici collabenti, per cui si crea addirittura il paradosso che fuori dal cratere si può intervenire e all'interno al cratere no; quella delle pertinenze, che inspiegabilmente non sono finanziate (non riesco a capire perché, se ho costruito un garage separato dall'abitazione principale ed è stato danneggiato dal terremoto, non lo possa ricostruire); infine, quella degli edifici danneggiati dal sisma del 1997, per cui c'è ancora una graduatoria di ammissibilità a finanziamento, evidentemente non esaurita, per cui il terremoto e lo sciame sismico del 2016 hanno aggravato la situazione ma noi non consentiamo l'ammissibilità a finanziamento. Ulteriore problema contenuto nel decreto-legge è quello relativo all'esproprio delle aree SAE: le aree SAE sono state realizzate in emergenza con l'obiettivo di ripristinare lo stato dei luoghi una volta finita l'emergenza. È per questo che si è proceduto non con esproprio, ma con occupazione. Trasferire adesso la proprietà delle aree SAE e quindi delle soluzioni abitative su di esse realizzate ai Comuni, significa caricare i Comuni di un onere che sarà impossibile fronteggiare. Quindi il Governo con questo provvedimento si toglie un problema per trasferirlo sulle spalle dei Comuni. Non è la prima volta che si opera in tal senso, perché l'ultima ordinanza di Protezione Civile relativa ai terremotati (l'ordinanza n. 614) che va a disciplinare il CAS (Contributo di autonoma sistemazione) praticamente fa la stessa identica cosa: il Governo si toglie l'onere, parzialmente o per intero, del CAS e lo carica per intero sulle spalle dei terremotati. Ma di questo dirò meglio dopo. Il responsabile dell'Ufficio speciale ricostruzione Marche, l'ingegnere Spuri, evidenzia che questo decreto creerà problemi per le opere pubbliche, per l'edilizia privata e per il personale. Ci ha fornito un dato, secondo me molto significativo, per comprendere come si stia procedendo male riguardo alla ricostruzione: al momento sono state ultimate solo 75 opere pubbliche, che per valore rappresentano l'uno per cento del totale. In più di tre anni, che avrebbero dovuto essere quelli per impostare il modo in cui affrontare il terremoto, quelli in cui c'era più voglia di fare, più voglia di fare presto e bene, in cui si doveva essere tutti più stimolati ad accelerare i tempi, si è realizzato solo l'uno per cento delle opere pubbliche. Si è evidenziato un ulteriore dato: per realizzare un'opera pubblica da un milione di euro ci vogliono quattro anni. Quattro anni per un'opera pubblica banale è un'enormità, se consideriamo che ci saranno interventi anche da alcune decine di milioni di euro.