[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 102, comma 2, del codice di procedura penale, promosso dal Tribunale ordinario di Lecce, nel procedimento a carico di R. S., con ordinanza del 22 luglio 2016, iscritta al n. 56 del registro ordinanze 2017 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2017. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 novembre 2017 il Giudice relatore Nicolò Zanon. Ritenuto che, con ordinanza del 22 luglio 2016 (r.o. n. 56 del 2017) , il Tribunale ordinario di Lecce ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 102, comma 2, del codice di procedura penale; che, secondo il rimettente, tale disposizione, nel riconoscere al difensore sostituto i diritti e i doveri del difensore sostituito, determinerebbe, «nella sua comune e dominante interpretazione giurisprudenziale», un irragionevole trattamento differenziato tra difensori sostituti; che, infatti, essa attribuirebbe al difensore sostituto nominato ai sensi dell'art. 97, comma 4, cod. proc. pen. il diritto alla liquidazione erariale - previsto espressamente per il difensore d'ufficio dagli artt. 116 e 117 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A)» - mentre non riconoscerebbe questo stesso diritto al difensore sostituto nominato per delega (art. 102, comma 1, cod. proc. pen.); che il giudice rimettente riferisce di essere chiamato a decidere su un'istanza di liquidazione dei compensi ai sensi dell'art. 117 del d.P.R. n. 115 del 2002 presentata dall'avvocato nominato sostituto d'ufficio del difensore di fiducia dell'imputato; che egli ritiene pregiudiziale la questione sollevata nell'ambito del pendente procedimento di liquidazione, «in quanto solo in virtù della summenzionata interpretazione [...] il difensore istante [...] andrebbe ritenuto legittimato ad avanzare la propria richiesta di liquidazione [...], dovendo in caso contrario la predetta richiesta dichiararsi inammissibile»; che il rimettente afferma che gli artt. 116 e 117 del d.P.R. n. 115 del 2002 attribuirebbero al difensore d'ufficio la facoltà di accedere alla liquidazione da parte dello Stato in determinati casi, mentre la giurisprudenza di legittimità consolidata (viene richiamata la sentenza della Corte di cassazione, sezione quarta penale, 10 aprile 2008, n. 17721) estenderebbe tale diritto al difensore sostituto d'ufficio, anche alla luce delle ordinanze n. 201 del 2015, n. 176 del 2006 e n. 8 del 2005 della Corte costituzionale; che simile conclusione si fonderebbe sul richiamo operato dall'art. 97, comma 4, cod. proc. pen. all'art. 102, comma 2, cod. proc. pen. , che, come ricordato, stabilisce che il sostituto esercita i diritti e assume i doveri del difensore; che il giudice rimettente ritiene che la disposizione censurata si applichi a due categorie di difensori sostituti, sia quello nominato d'ufficio ai sensi dell'art. 97, comma 4, cod. proc. pen. , sia quello delegato dal difensore ai sensi dell'art. 102, comma 1, cod. proc. pen. , mentre, secondo l'orientamento giurisprudenziale richiamato, la stessa previsione riconoscerebbe la liquidazione erariale solo al primo e non anche al secondo; che tale interpretazione sarebbe «alquanto contraddittoria, incoerente ed irragionevole», poiché in tal modo la disposizione censurata - pur riferendosi a due categorie di difensori sostituti - «opererebbe in concreto» solo per una di esse, escludendo quella dei difensori sostituti per delega, nei cui confronti l'art. 102 cod. proc. pen. «nella sua interezza» sarebbe invece «destinato ad operare ab origine ed in via primaria»; che proprio in ciò risiederebbe la manifesta irragionevolezza dell'interpretazione dominante, «contraria ai più comuni principi di logica e ragionevolezza, in quanto pretende di selezionare - violando la stessa lettera della legge [...] - i soggetti nei cui confronti applicare una determinata previsione [...], escludendone altri ivi espressamente indicati», con violazione dell'art. 3 Cost., ossia «del principio di non contraddizione di matrice aristotelica»; che il giudice a quo, successivamente, individua quella che definisce l'«unica possibile interpretazione dell'art. 102 co. 2 c.p.p. conforme a Costituzione, ed ancor prima a logica e ragionevolezza»; che, a suo avviso, la disposizione censurata andrebbe interpretata come applicabile a tutti i difensori sostituti (artt. 97, comma 4, e 102, comma 1, cod. proc. pen.), con specifico riferimento «a diritti e doveri di natura esclusivamente processuale e deontologica (e non patrimoniale o economica)»; che, per questi motivi, chiede alla Corte costituzionale di «prendere atto della manifesta irragionevolezza» dell'interpretazione estensiva dell'art. 102, comma 2, cod. proc. pen. e di dichiararne l'illegittimità costituzionale, «nella sua comune e dominante interpretazione giurisprudenziale (diritto vivente) secondo cui tra i diritti e doveri ivi menzionati sarebbero ricompresi anche diritti e doveri di natura patrimoniale ed economica, fra cui il diritto del difensore sostituto alla liquidazione erariale del proprio compenso»; che, con atto depositato il 16 maggio 2017, è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale venga dichiarata inammissibile e in subordine infondata; che l'Avvocatura generale dello Stato ricorda le precedenti decisioni con le quali la Corte costituzionale si è pronunciata su analoghe questioni sollevate dal medesimo giudice rimettente, dichiarandole manifestamente infondate o manifestamente inammissibili (ordinanze n. 201 del 2015, n. 191 del 2013 e n. 185 del 2012); che, quanto al merito, afferma che, con l'ordinanza n. 176 del 2006, la Corte costituzionale avrebbe già chiarito la portata applicativa della norma censurata, nel senso che al difensore sostituto d'ufficio si applicherebbero le previsioni di cui all'art. 102 cod. proc. pen. , compresa la disciplina sul patrocinio a spese dello Stato;