[pronunce]

civ. , violerebbe l'art. 3, secondo comma, della Costituzione, sotto il profilo dell'«eccesso di potere legislativo», a causa della contraddizione intrinseca tra l'attuale disciplina del procedimento – non più caratterizzato da segretezza dell'indagine, quanto meno nella fase di legittimità, e suscettibile di reiterazione, sulla base di elementi ulteriori, senza alcun limite temporale – e la ratio originaria della norma, intesa a tutelare il convenuto da azioni temerarie o infondate; l'art. 3, primo comma, Cost., per la disparità di trattamento, quanto alle condizioni per l'accertamento dei rispettivi status, tra i figli di genitori coniugati e non coniugati; gli artt. 2, 30 e 24 Cost., per l'obiettivo effetto di ostacolo alla tutela di diritti fondamentali dei figli naturali che siffatto procedimento determinerebbe; nonché l'art. 111 Cost., sotto il profilo della irragionevole durata del processo. 2. – Questione analoga a quella all'odierno esame era già stata sottoposta nel corso della medesima controversia all'esame di questa Corte, la quale l'aveva dichiarata manifestamente inammissibile con ordinanza n. 169 del 2004. I rilievi che avevano dato luogo alla pronuncia di manifesta inammissibilità riguardavano, per un verso, l'avere omesso il giudice a quo ogni motivazione in ordine alla circostanza che nel corso del giudizio principale fosse già intervenuto un giudicato in punto di ammissibilità della domanda per effetto dell'avvenuta cassazione (Cass. n. 8342 del 1999) della ordinanza di sospensione del giudizio di merito, con conseguente, possibile irrilevanza della questione proposta; per l'altro, una carenza di motivazione, in punto di non manifesta infondatezza della questione, per la omessa considerazione della concorrente finalità della norma impugnata di tutela del minore, affidata al procedimento delibativo di cui all'art. 274 cod. civ. dalla sentenza della Corte n. 341 del 1990 , e ribadita dalla successiva sentenza n. 216 del 1997, con conseguente censura al rimettente di non aver individuato compiutamente la norma denunciata e le ragioni che la ispirano. Tali rilievi sono superati dalla nuova ordinanza. Infatti, la stessa precisa, quanto al primo aspetto, con motivazione non implausibile, che nessun giudicato è ravvisabile sulla ammissibilità dell'azione alla stregua della citata sentenza della Corte di cassazione n. 8342 del 1999, avuto riguardo al fatto che, con detta pronuncia, fu demandato al giudice di decidere egli stesso sulla proponibilità dell'azione, e che, pertanto, quella decisione configura solo un giudicato sulla competenza del giudice adito. Quanto all'altro profilo di inammissibilità cui fa riferimento la ordinanza di questa Corte n. 169 del 2004, relativo alla non compiuta individuazione della norma denunziata, la nuova ordinanza di rimessione precisa che la questione, sorta nel corso di un giudizio promosso ai sensi dell'art. 269 cod. civ. , investe solo la domanda proposta da maggiorenne. 3. – In via preliminare vanno esaminati i profili di inammissibilità evidenziati dai convenuti nel giudizio principale, costituitisi nel giudizio innanzi alla Corte. 3.1. – L'eccezione di giudicato sulla inammissibilità dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità, ravvisabile, secondo i predetti, nella sentenza della Corte di cassazione n. 9033 del 1997, con la quale fu dichiarata la nullità, per difetto di contraddittorio, del decreto di ammissibilità emesso dal Tribunale di Treviso, è infondata, in quanto detta sentenza – come, del resto, rilevato dal rimettente già nella prima ordinanza di rimessione – non ebbe affatto a rendere definitiva una statuizione di inammissibilità, essendosi, invece, limitata a rinviare al primo giudice, che già aveva ritenuto l'ammissibilità dell'azione, per la integrazione del contraddittorio. 3.2. – Parimenti infondata risulta la eccezione di inadeguata motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza, dal momento che tale motivazione, al contrario, è particolarmente articolata, con riguardo alla inidoneità del filtro apprestato dalla procedura di cui all'art. 274 cod. civ. e alle finalità per le quali era stato introdotto. 3.3. – Né appare meritevole di accoglimento la eccezione di irrilevanza della questione con riferimento alla circostanza che la Corte di cassazione, nella citata sentenza n. 8342 del 1999 – con la quale, nel decidere sul regolamento di competenza cui si è fatto riferimento, aveva affermato il principio che la parte istante, prima della pronuncia definitiva sull'ammissibilità, è priva del potere di chiedere l'accertamento giudiziale della filiazione naturale e che la domanda proposta deve essere dichiarata improponibile dal giudice della fase di merito – avrebbe già, nell'effettuare tale interpretazione dell'art. 274 cod. civ. , almeno implicitamente, compiuto un esame della conformità a Costituzione della stessa norma. Al riguardo va osservato che nel nostro sistema di garanzie costituzionali non è assolutamente ipotizzabile un giudicato sulla legittimità costituzionale di una norma. E ciò prescinde dalla valenza di principio vincolante dell'affermazione di cui si tratta nel caso di specie, in cui questa era stata compiuta con riguardo alla individuazione del giudice competente alla valutazione dell'ammissibilità dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità, in un caso in cui, per una complessa vicenda processuale, il giudizio di merito era iniziato prima del giudizio definitivo sull'ammissibilità e la Cassazione ne aveva ritenuto erronea la disposta sospensione. 3.4. – Si deduce, inoltre, la inammissibilità per irrilevanza della questione in considerazione della sopravvenuta sentenza delle Sezioni unite n. 21287 del 2005, con la quale, in sede di composizione di contrasto di giurisprudenza, si è esclusa la legittimazione passiva, nel giudizio per la dichiarazione giudiziale di paternità, degli eredi degli eredi del preteso padre naturale. Anche questa eccezione è infondata: la valutazione della mancanza di siffatta legittimazione in capo ai convenuti nel giudizio principale per effetto di una decisione del giudice della legittimità, adottata in altro giudizio, non rende ictu oculi inammissibile la questione proposta e, comunque, non assume alcun rilievo nella sede attuale. 3.5. – Parimenti irrilevante in questa sede è l'eccezione – sollevata con la memoria depositata nell'imminenza dell'udienza – di nullità del giudizio principale in quanto promosso innanzi ad un giudice incompetente, sollevata sulla base della considerazione che esso era stato incardinato innanzi al Tribunale di Treviso precedentemente alla sentenza della Corte di cassazione n. 2016 del 2001, con la quale, in sede di regolamento di competenza, era stata dichiarata la competenza del Tribunale di Roma, e, poi, era proseguito innanzi alla Corte di appello di Venezia, e, quindi, in Cassazione, nonostante la esplicita eccezione di incompetenza sollevata dai convenuti in seguito alla citata sentenza n. 2016 del 2001.