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L’articolo 21, riformulando l’articolo 30 del testo attualmente in vigore, prevede che, al posto dell’elezione di un presidente e di due vice presidenti da parte del consiglio regionale, nei primi trenta mesi di attività, il consiglio sia presieduto dal presidente del consiglio provinciale di Trento, mentre il presidente del consiglio provinciale di Bolzano esercita il ruolo di vice presidente; per il periodo successivo, il consiglio regionale è presieduto dal presidente del consiglio provinciale di Bolzano, mentre il presidente del consiglio provinciale di Trento esercita il ruolo di vice presidente. All’articolo 22, in virtù del nuovo assetto istituzionale della regione, si propone di modificare l’articolo 36 dello statuto del 1972 che disciplina la giunta regionale. Attualmente composta dal presidente della regione, che la presiede, da due vice presidenti e dagli assessori (effettivi e supplenti), a seguito della modifica operata con il presente disegno di legge costituzionale sarà presieduta a rotazione dai presidenti delle due province autonome. Il ruolo di vice presidente (uno e non più due) sarà esercitato dal presidente della provincia cui, in conseguenza dell’alternanza prevista per la presidenza, non spetta in quel periodo il ruolo di presidente. In caso di assenza o impedimento, il presidente viene sostituito dal vice presidente. L’elezione degli assessori (effettivi e supplenti), che avviene a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta, è facoltativa. In ogni caso, la composizione della giunta deve rispettare e rispecchiare il principio di rappresentanza paritaria delle due province, adeguandosi sempre alla consistenza dei gruppi linguistici (quali sono rappresentati nel consiglio della regione) e nel rispetto della «proporzionale etnica», con l’unica deroga della garanzia di rappresentanza del gruppo linguistico ladino nella giunta regionale. L’articolo 23 aggiunge un inciso alla fine dell’articolo 38 dello statuto del 1972, il quale disciplina l’ipotesi di revoca da parte del consiglio regionale del presidente della regione o degli assessori che non adempiano agli obblighi stabiliti dalla legge. In tal caso, si prevede che la presidenza sia assunta dal vice presidente o, in mancanza, da un membro del consiglio regionale eletto dal consiglio stesso. L’articolo 24 modifica l’articolo 44 attualmente in vigore in applicazione del principio di pariteticità. Si propone, infatti, che per le delibere della giunta regionale sia necessario il voto favorevole della maggioranza dei componenti di ciascuna provincia autonoma. L’articolo 25 riformula l’articolo 55 dello statuto vigente, al fine di recepire la modifica apportata dall’articolo 8 della legge costituzionale n. 3 del 2001 all’articolo 127 della Costituzione. La riformulazione in questione prevede l’abolizione del visto governativo sulle leggi regionali e provinciali e disciplina l’ipotesi di ricorso del Governo dinanzi alla Corte costituzionale, quando ritenga che una legge emanata dalla regione o dalla provincia autonoma ecceda la ripartizione di competenze sancita dalla Costituzione. L’articolo 26 introduce nell’articolo 62 dello statuto del 1972 due nuovi commi, con i quali estende, all’interno di entrambe le province, la rappresentanza dei tre principali gruppi linguistici (italiano, tedesco e ladino) presenti nel territorio agli organi di vertice degli enti locali intermedi e degli enti pubblici di rilevanza provinciale. La disposizione in esame si aggiunge a quella già recata dal vigente articolo 62 per i comuni della sola provincia di Bolzano. L’articolo 27 dispone la modifica dell’articolo 55 dello statuto del 1972 in materia di ordinamento del personale dei comuni. In virtù della modifica operata dagli articoli 4 e 8 del presente disegno di legge costituzionale, in merito alla nuova ripartizione delle competenze legislative a favore delle province, la competenza sull’ordinamento del personale dei comuni (seppur l’ordinamento rimane regolato dai comuni stessi) passa alla provincia, la quale stabilisce i relativi princìpi generali (di cui è fatta salva l’osservanza). L’articolo 28 dispone la modifica della rubrica del titolo V dello statuto del 1972, in materia di demanio e patrimonio della regione, delle province e, a seguito della novella introdotta dal presente disegno di legge costituzionale, dei comuni. Conseguentemente, gli articoli 29, 30 e 31, che modificano gli articoli 66, 67 e 68 dello statuto del 1972, dettano disposizioni in merito ai beni che compongono, rispettivamente, il demanio provinciale, il patrimonio indisponibile della regione e il patrimonio indisponibile della provincia. I comuni, ai sensi del nuovo articolo 68, hanno un proprio patrimonio, attribuito con legge provinciale secondo i princìpi generali determinati con legge dello Stato. L’articolo 32 modifica la rubrica del titolo VI dello statuto del 1972, il quale detta disposizioni in materia di finanza della regione e delle province, cui ora si aggiungono anche i comuni. Le disposizioni contenute all’interno del titolo VI rientrano tra quelle concordate in occasione del cosiddetto «Accordo di Milano», con cui nel 2009 si è operata una profonda trasformazione dell’ordinamento finanziario delle due province autonome. L’articolo 33, riformulando interamente l’articolo 69 del vigente statuto, recepisce gli effetti del nuovo assetto istituzionale operato con il presente disegno di legge costituzionale. Mentre, infatti, la formulazione attuale dell’articolo 69 dispone la devoluzione alla regione dei proventi delle imposte ipotecarie percette nel suo territorio e di una quota del gettito di talune entrate tributarie dello Stato (imposte sulle successioni e donazioni, imposta sul valore aggiunto e proventi del gioco del lotto), la riformulazione proposta stabilisce che siano le province a provvedere al finanziamento della regione. Sulla base dello stesso presupposto, l’articolo 34 modifica l’articolo 70 dello statuto del 1972, stabilendo che il provento dell’imposta erariale sull’energia elettrica, riscossa e consumata nei rispettivi territori, non è più solo «devoluto» alle province, ma «spetta» loro come conseguenza del capovolgimento del rapporto tra Stato e province autonome. All’articolo 35 poi, modificando l’articolo 71 dello statuto attualmente in vigore, si stabilisce che per le concessioni di grande derivazione di acque pubbliche esistenti nella provincia sia ora quest’ultima a cedere allo Stato un decimo dell’importo del canone annuale stabilito dalla legge provinciale. Anche in questo caso, si evincono gli effetti del nuovo assetto: le imposte non sono più versate allo Stato che riversa, a sua volta, alle province la quota loro spettante, essendo anzi queste ultime che, come dispone l’articolo 36 (modificando l’articolo 73 dello statuto del 1972), si assumono anche l’onere dell’amministrazione finanziaria locale e, quindi, anche le attribuzioni che oggi sono assunte dalle agenzie fiscali e dal Corpo della guardia di finanza, per poi versare allo Stato la quota ad esso spettante. Infine, sempre nell’ambito della nuova gestione della finanza locale, l’articolo 37 modifica l’articolo 75 dello statuto del 1972, definendo l’ammontare (stabilito in un decimo) delle quote di gettito di entrate tributarie che, percette dalle province nei rispettivi territori, sono attribuite allo Stato.