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si ritiene, dunque, che sia importante avere chiara la nozione di causa che sottende la definizione di "causa di morte" al fine di comprendere appieno il significato dei dati epidemiologici che vengono forniti dal Ministero, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso e urgente avviare gli opportuni accertamenti e fornire, per il tramite di una circolare, delle indicazioni urgenti che individuino chiari e precisi criteri sulla cui base definire un decesso come dovuto a causa del COVID-19. Atto n. 4-05388 SIRI ZULIANI CANDURA MONTANI PELLEGRINI Emanuele DORIA PIANASSO BAGNAI LUNESU PISANI Pietro LUCIDI FERRERO RICCARDI ALESSANDRINI Al Ministro della salute Premesso che: la pandemia da COVID-19, causata dal nuovo virus SARS-CoV-2, ha portato allo sviluppo di una vasta gamma di test diagnostici fondati sulla metodica della RT-PCR, comunemente denominati " test molecolari". Sulla base di tale metodo il campione viene analizzato attraverso metodi molecolari di real-time RT-PCR (reverse transcription-polymerase chain reaction) per l'amplificazione dei geni virali maggiormente espressi durante l'infezione; tali test diagnostici presentano delle problematiche in termini di affidabilità, in quanto il loro risultato è basato sul numero di cicli (replicazioni) che vengono impiegati per rilevare il virus; diversi recenti studi scientifici hanno proposto una limitazione della soglia dei cicli (ct) non maggiore di 30. In particolare, in un articolo pubblicato sul "Clinical infectious diseases (IDSA)", una delle riviste più note nel campo delle malattie infettive e della microbiologia, è stato riportato che con cicli superiori a 25 i pazienti non possono essere ritenuti contagiosi; in uno studio posto in essere dalla FIND (Foundation for innovative new diagnostics), la più autorevole organizzazione di valutazione degli strumenti diagnostici, presa come riferimento anche dallo stesso Istituto superiore di sanità italiano, è emerso che la media dei tamponi analizzati utilizza una media di 35 cicli; con l'amplificazione del numero dei cicli il risultato diventa incerto, segnalando tracce di RNA virale ormai residuali e inattive, trattandosi di presenza di virus talmente debole da non essere più infettivo; la maggioranza dei tamponi analizzata in Italia che utilizzano la metodica della RT-PRC prevedono un numero di replicazioni superiore a 35, soglia al di sopra del quale deve ritenersi che l'affidabilità del tampone sia molto ridotta, essendoci, così, il rischio che possano essere individuati come positivi anche soggetti che in realtà sono falsi positivi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale problematicità relativa ai dispositivi diagnostici che utilizzano la metodica della RT-PCR per rilevare il virus; se intenda intervenire adottando un protocollo, o altro strumento idoneo, affinché si faccia chiarezza sul punto e si assicuri la veridicità e la chiarezza delle risultanze dei test diagnostici che utilizzano la metodica RT-PCR, stabilendo, sulla base delle comprovate evidenze scientifiche, una soglia massima di cicli PCR. Atto n. 4-05389 DE FALCO Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell'interno Premesso che: le sempre più frequenti tragedie nel Mediterraneo evidenziano, come ha denunciato nei giorni scorsi il portavoce dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni "un sistema di pattugliamento in mare chiaramente insufficiente", mancando un vero coordinamento SAR (Search and rescue) nei tratti di mare più pericolosi mentre gli assetti navali istituzionali sono stati ritirati e le organizzazioni non governative vengono ostacolate in ogni modo. In tal senso, lo strumento preferito è il fermo amministrativo disposto dalle Capitanerie di porto, quale conseguenza delle ispezioni denominate Port State control (PSC), controlli dello Stato di approdo; questo tipo di ispezioni è utilizzato per accertare che le navi mercantili e da passeggeri rispettino gli standard di sicurezza della navigazione stabilite dalle regole internazionali a tutela della sicurezza della navigazione, dell'ambiente marino e del lavoro marittimo, stabiliti dalle convenzioni internazionali (Solas, Marpol, CLM, STCW). Dal maggio 2020 la Guardia costiera italiana ha cominciato ad ispezionare anche le navi delle organizzazioni non governative. Ma queste unità navali, e solo queste, non sono visitate in base alla categoria cui appartengono (nave da traffico, petroliera, Ro-Ro, eccetera) ma rispetto alla funzione che svolgono in occasione degli eventuali soccorsi marittimi. Si tratta, a parere dell'interrogante, di una "strategia in due tempi": sulla base della categoria della nave viene deciso di effettuare un PSC, che, come detto, è un controllo limitato alle navi commerciali. Successivamente, però, vengono richiesti requisiti di natura completamente diversa rispetto a quelli previsti per le "normali" navi commerciali corrispondenti e che non vengono più calcolati sulla base del numero delle persone normalmente a bordo, ma anche delle persone eventualmente soccorse in mare, che, sino al maggio 2020, come previsto dalle norme della convenzione Solas non erano prese in considerazione tra le persone presenti in eccesso, dovendosi prima di ogni cosa porre la tutela della vita umana davanti a qualsiasi altra considerazione; ora, invece, ma solo per le navi delle organizzazioni non governative, i naufraghi sono considerati "passeggeri" e questo per un presunto carattere "sistematico" delle operazioni di salvataggio condotte dalle organizzazioni stesse. A parere dell'interrogante, ci si trova di fronte ad una decisione che non ha alcun fondamento legale, dato che, tra l'altro, non esiste alcuna categoria "navi di salvataggio", che non siano, ovviamene, le stesse unità della Guardia costiera, nonostante quanto affermato lo scorso anno dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che giustificava le nuove procedure come conseguenza "dell'avvenuta verifica della sistematicità con cui venivano condotte le operazioni di soccorso con navi che non erano certificate per l'attività Sar svolta"; l'ex ministro De Micheli ha giustificato la stretta amministrativa basandosi sulla raccomandazione UE 2020/1365 con cui la Commissione europea ha chiesto che le navi di soggetti privati che fanno ricerca e soccorso "siano adeguatamente registrate ed equipaggiate in modo da soddisfare i pertinenti requisiti sanitari e di sicurezza associati a tale attività". Si deve, però, osservare che non solo la raccomandazione, che non è un atto giuridico vincolante, riconosce comunque l'importanza delle organizzazioni non governative nel contribuire "in misura significativa a salvare persone in mare", ma che essa è stata pubblicata il l 23 settembre 2020, quando 5 degli 8 fermi amministrativi erano già stati disposti; si osserva, inoltre, che su richiesta italiana molti Stati europei hanno "adottato azioni correttive, certificando le unità per le attività svolte". Tra questi Stati si annovera la Spagna, di cui batte bandiera "Open Arms", la quale, però, il 17 marzo 2021 ha subito un nuovo fermo amministrativo, stavolta a causa di una "normale" ispezione relativa alle navi commerciali anche se non organizzazione non governativa. Resta il fatto che ancora una volta Open Arms è stata bloccata;