[pronunce]

Con le due ordinanze di cui si è in narrativa detto - e che, per l'identità del petitum, possono riunirsi per essere unitariamente esaminate e decise - il giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Viterbo, a seguito di restituzione degli atti (relativi alla prima delle due procedure a quibus), disposta da questa Corte per ius superveniens, con ordinanza n. 64 del 2017, ha riproposto la già sollevata questione di legittimità costituzionale degli artt. 548 e 549 del codice di procedura civile, come riformulati (rispettivamente) dai numeri 3) e 4), del comma 20 dell'art. 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013)», «anche tenendo conto delle modifiche», reputate non satisfattive, «introdotte dall'art. 13, comma 1, lettera m-ter, del D.L. 27 giugno 2015, n. 83, [convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2015, n. 132]», applicabili ai giudizi pendenti, «nella parte in cui stabiliscono le forme del nuovo procedimento per l'accertamento dell'obbligo del terzo pignorato in caso di "contestazioni" sulla sua dichiarazione, nell'ambito della procedura esecutiva di pignoramento presso terzi», per contrasto con gli artt. 2, 3, 24, commi primo e secondo, 81 e 111, commi primo, secondo, sesto e settimo, della Costituzione. 2.- Come chiaramente risulta dalla motivazione delle ordinanze di rimessione, il sospetto di incostituzionalità investe di fatto il solo art. 549 cod. proc. civ. , come da ultimo modificato, che attiene alla ipotesi di «[c]ontestata dichiarazione del terzo» (quale appunto ricorrente nei due procedimenti a quibus) e non anche il pure (solo formalmente) richiamato nuovo art. 548 cod. proc. civ. , che disciplina la diversa ipotesi in cui «il terzo non compare all'udienza stabilita», in ordine al quale la questione sollevata è, pertanto, manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza. 3.- Prima della attuale sua riformulazione (ad opera dell'art. 13, comma 1, lettera m-ter, del d.l. n. 83 del 2015, come convertito), l'art. 549 cod. proc. civ. , nel testo riscritto dall'art. 1, comma 20, numero 4, della legge n. 228 del 2012, disponeva che «[s]e sulla dichiarazione sorgono contestazioni, il giudice dell'esecuzione le risolve, compiuti i necessari accertamenti, con ordinanza. L'ordinanza produce effetti ai fini del procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione ed è impugnabile nelle forme e nei termini di cui all'articolo 617». 3.1.- Siffatta modifica dell'art. 549 cod. proc. civ. aveva appunto dato luogo alla precedente denuncia di illegittimità costituzionale da parte del giudice rimettente, secondo il quale - a differenza del precedente regime processuale, in cui l'eventuale contestazione del debito del terzo pignorato determinava la sospensione della procedura esecutiva, l'instaurazione di un giudizio a cognizione piena e l'accertamento con sentenza del credito del debitore nei confronti del terzo - il riscritto art. 549 "dequalificava" l'accertamento dell'obbligo del terzo a mero incidente di esecuzione, interno alla procedura esecutiva, da definirsi, dallo stesso giudice dell'esecuzione, in base ad un subprocedimento sommario, in cui sarebbero venute meno plurime forme di tutela del terzo pignorato. E ciò con riferimento, in particolare, alla mancanza di garanzie di un contradditorio effettivo e pieno; al difetto di indicazione dell'oggetto e del titolo della domanda azionabile nei suoi confronti; alla carenza di una specifica previsione sulla necessaria assistenza di un difensore nel suo interesse; alla mancanza di una strutturazione del giudizio di accertamento e della previsione di specifici poteri in capo al giudice dell'esecuzione; all'assenza di un'adeguata tutela impugnatoria. 4.- A seguito della novella del 2015, l'art. 549 cod. proc. civ. (intitolato appunto «Contestata dichiarazione del terzo») testualmente dispone ora che «[s]e sulla dichiarazione sorgono contestazioni o se a seguito della mancata dichiarazione del terzo non è possibile l'esatta identificazione del credito o dei beni del debitore in possesso del terzo, il giudice dell'esecuzione su istanza di parte, provvede con ordinanza, compiuti i necessari accertamenti nel contradditorio tra le parti e con il terzo. L'ordinanza produce effetti ai fini del procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione ed è impugnabile nelle forme e nei termini di cui all'articolo 617». Per effetto di tale ultima riscrittura, resta confermata la scelta di attribuire il potere di risolvere i contrasti, in relazione all'accertamento dell'obbligo del terzo o a problemi relativi all'individuazione dei crediti o dei beni del debitore in possesso del terzo, allo stesso giudice dell'esecuzione, che vi provvede mediante l'adozione di un'apposita ordinanza; ma detto giudice procede all'accertamento «su istanza di parte», deve essere comunque assicurato «il contradditorio tra le parti e con il terzo», e si fa espresso riferimento alla necessità di una «esatta identificazione del credito o dei beni del debitore in possesso del terzo». 4.1.- Le riferite modifiche, secondo il rimettente, non avrebbero però dissolto i dubbi di legittimità costituzionale, pur sempre derivanti dalla sommarietà del rito cui è affidata la risoluzione delle controversie relative alla negativa o contestata dichiarazione del terzo. In particolare, secondo detto giudice a quo, risulterebbero tuttora violati: a) gli artt. 24 e 111, primo comma, Cost., atteso che «il processo di accertamento dell'obbligo del terzo [...] appare talmente poco "regolato dalla legge" da essere totalmente rimesso alla elaborazione giurisprudenziale nei suoi aspetti fondamentali», dando «ampio spazio alla creatività dei singoli giudici dell'esecuzione nello stabilire sia quali accertamenti possano essere compiuti e quali no», con conseguente «compromissione dei diritti di difesa dei singoli, i quali non sono posti in condizione di conoscere preventivamente, in modo sufficientemente certo, la normativa applicabile al processo che li riguarda»; b) l'art. 111, secondo comma, Cost., poiché, in violazione del principio del contraddittorio, il procedimento non chiarirebbe «con quali modalità ed in quali termini e forme il terzo pignorato diventa parte del processo (se lo diventa)», non prevederebbe che il creditore procedente individui gli elementi costitutivi della domanda, né l'assistenza di un difensore tecnico per il terzo; c) l'art. 111, commi sesto e settimo, Cost., per la mancata previsione di una adeguata motivazione dell'ordinanza con cui il giudice dell'esecuzione è chiamato a provvedere e per l'omessa precisazione della sua natura e ricorribilità in cassazione; d) l'art. 2 Cost., per violazione del diritto fondamentale della persona ad un giusto processo;