[pronunce]

qui il contratto di appalto del cui pagamento si chiede l'esecuzione forzata)», sia alle «responsabilità proprie dei funzionari degli enti pubblici in questione che qui vengono di fatto elise». Infine, ad avviso del giudice a quo, essa «seleziona - intervenendo nella capacità d'agire dell'ente e contrastando il principio di eguaglianza in capo ai creditori - tra i rapporti debitori dell'ente imponendo per alcuni di questi (quelli testualmente indicati dalla disposizione) privilegi non previsti dalla legge dello Stato, con ciò violando sia l'art. 3 che l'art. 117, secondo comma, lett. l), Cost.». 2.4.- In dettaglio, secondo il rimettente, il citato art. 1 violerebbe l'art. 117, secondo comma, lett. l), Cost., poiché prevede: «a) una nuova ipotesi di impignorabilità ex lege di talune tipologie di fondi; b) una rilevante deroga ai generali principi in tema di esecuzione forzata anche nei confronti delle amministrazioni pubbliche; c) un'innovativa ipotesi di nullità testuale ("rilevabile anche d'ufficio dal giudice")», in contrasto con il principio enunciato da questa Corte, in virtù del quale gli istituti dell'impignorabilità e dell'insequestrabilità attengono all'ordinamento processuale, materia spettante alla competenza legislativa esclusiva dello Stato (sentenza n. 18 del 2004). Peraltro, «a prescindere da questo - pur assorbente - profilo», la norma regionale violerebbe i principi di eguaglianza (sotto il profilo del rispetto della par condicio) e di ragionevolezza (stabilendo ingiustificatamente una diversa disciplina di situazioni omologhe) (art. 3 Cost.), in quanto sottrae all'esecuzione forzata talune assegnazioni di fondi, purché destinate ad un numero chiuso di finalità riconducibili allo svolgimento di funzioni essenziali e insopprimibili dell'ente di riferimento, prevedendo che a tal fine sia sufficiente una delibera consortile recante la dichiarazione di impignorabilità. Siffatta disposizione, in tal modo, realizzerebbe un'ingiustificata disparità di trattamento tra i creditori dei consorzi di bonifica (soggetti al citato regime di impignorabilità, privo di correttivi e condizioni limitative) ed i creditori delle aziende unità sanitarie locali e degli enti locali, per i quali (a seguito delle sentenze di questa Corte n. 285 del 1995; n. 69 del 1998 e n. 211 del 2003) l'impignorabilità è condizionata all'ulteriore circostanza dell'inesistenza di pagamenti «preferenziali» (ossia, effettuati dall'ente di riferimento in assenza di un determinato ordine cronologico). Secondo il Consiglio di Stato, i commi 1 e 2 dell'art. 1 in esame riprenderebbero altresì il contenuto essenziale (e, in larga misura, riprodurrebbero) dell'articolo 159 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), con particolare riguardo alle previsioni del comma 2. Pertanto, risulterebbe rilevante la sentenza di questa Corte n. 211 del 2003, che (richiamando, a sua volta, la sentenza n. 69 del 1998) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di detto art. 159, comma 2, poiché stabiliva un'irragionevole disparità di trattamento tra i creditori degli enti locali (assoggettati ad un regime di impignorabilità subordinato all'unica condizione della previa adozione di una delibera di quantificazione degli importi impignorabili) ed i creditori delle unità sanitarie locali (nei cui confronti, a seguito della sentenza di questa Corte n. 285 del 1995, il regime di impignorabilità operava con l'ulteriore condizione che, dopo l'adozione della delibera di quantificazione, non fossero stati emessi «mandati a titoli diversi da quelli vincolati, se non seguendo l'ordine cronologico delle fatture così come pervenute per il pagamento o, se non è prescritta fattura, dalla data di deliberazione di impegno da parte dell'ente»). Ad avviso del giudice a quo, il citato art. 1 prevedrebbe un regime di impignorabilità analogo a quello stabilito dall'art. 159 del d.lgs. 267 del 2000 ed avrebbe introdotto una nuova, ingiustificata ipotesi di disparità di trattamento tra i creditori degli enti locali e delle aziende unità sanitarie locali (AUSL) nei cui confronti, a seguito delle suindicate sentenze di questa Corte, sussiste «un comune regime di impignorabilità rafforzato quoad tutelam da un duplice ordine di condizioni», da un canto, ed i creditori dei consorzi di bonifica della Regione Puglia, dall'altro, «nei cui confronti opera un regime di impignorabilità assai meno tutelante e in tutto analogo a quello già dichiarato costituzionalmente illegittimo - nella sua declinazione nazionale - con la sentenza n. 211 del 2003».1.- Il Consiglio di Stato, sezione VI, con ordinanza del 26 settembre 2011, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, primo comma, 24, primo e secondo comma, 41, 98, primo e secondo comma, (recte: 97, primo e secondo comma) e 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge della Regione Puglia 10 ottobre 2003, n. 23 (Disposizioni urgenti in materia di Consorzi di bonifica e di personale forestale). 2.- Il citato art. l stabilisce: «1. A decorrere dall'esercizio finanziario 2003, le assegnazioni di fondi in favore dei Consorzi di bonifica ai sensi dell'articolo 16 della legge regionale 31 maggio 1980, n. 54 e successive modificazioni e integrazioni non sono soggette a esecuzione forzata, a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio dal giudice, purché vengano specificatamente destinate a: a) pagamento delle retribuzioni al personale dipendente e dei conseguenti oneri previdenziali per i tre mesi successivi; b) pagamento delle rate di mutui e di prestiti obbligazionari scadenti nel semestre in corso; c) espletamento di attività indispensabili a garantire il funzionamento tecnico degli impianti gestiti dai Consorzi. 2. A tal fine, la dichiarazione di impignorabilità deve essere formalizzata con deliberazione da adottarsi da parte degli organi di amministrazione del Consorzio a cadenza trimestrale, da notificarsi alla Ragioneria della Regione, al Tesoriere regionale e al Tesoriere dei Consorzi di bonifica. 3. Le disposizioni su richiamate trovano applicazione anche in presenza di procedure di esecuzione e di espropriazione forzata non definite alla data di entrata in vigore della presente legge». Secondo il rimettente, detta norma violerebbe anzitutto l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto: limita la responsabilità patrimoniale dei consorzi di bonifica, nonostante che, in virtù dell'art. 2740 del codice civile, «il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri» e che le limitazioni della responsabilità sono ammesse nei soli «casi stabiliti dalla legge», dovendo per questa intendersi esclusivamente la legge dello Stato;