[pronunce]

il pagamento di tale indennità sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, in particolare delle provvigioni che l'agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti». Il petitum avanzato in via principale dal rimettente è volto a sostituire la previsione della sufficienza di una sola di tali condizioni con quella del contestuale concorso delle stesse, così come previsto dalla direttiva n. 86/653/CEE. Nella ricostruzione del fatto, tuttavia, il rimettente non va oltre il richiamo di quanto esposto nell'atto di citazione, vale a dire che «ricorre nella fattispecie almeno una delle condizioni alternativamente richieste dall'articolo 1751 del codice civile». Viene così omessa qualunque indicazione circa la sussistenza, nel caso di specie, di entrambe le condizioni ovvero di una sola di esse e specificamente di quale; un'indicazione, invece, necessaria per l'accertamento della rilevanza. Infatti, laddove ricorressero sia l'una, sia l'altra, la censurata divergenza tra la disposizione della direttiva e quella della norma interna che l'ha recepita sarebbe irrilevante. Viceversa, la rilevanza della questione di legittimità costituzionale potrebbe essere effettivamente riconosciuta laddove si fosse in presenza di una soltanto delle due condizioni. Ma anche in questo caso è essenziale che sia esplicitato qual è la condizione esistente e in quali termini, poiché può ben accadere che la sussistenza dell'una comporti per necessità la presenza anche dell'altra. Ed invero, ancorché le due condizioni siano previste distintamente, il tenore testuale della seconda parte del primo comma dell'art. 1751 cod. civ. , ed il richiamo all'equità in essa contenuto, impone di tenere conto, ai fini del riconoscimento del diritto all'indennità, «di tutte le circostanze del caso, in particolare delle provvigioni che l'agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti». Siffatta specificazione («tali clienti») non può che essere riferita ai clienti indicati nella condizione precedente (ossia a quelli apportati dall'agente, ovvero a quelli esistenti, con i quali l'agente abbia sensibilmente sviluppato gli affari). In questa prospettiva, la sussistenza dei requisiti previsti nella seconda parte della disposizione in esame implica, sul piano logico, la sussistenza dei requisiti della stessa prima parte. Le condizioni necessarie ai fini dell'indennità, ancorché previste separatamente, risulterebbero quindi logicamente e ontologicamente connesse. Se fosse questa la fattispecie oggetto del giudizio a quo, neppure in questo caso rileverebbe la previsione della sufficienza di ciascuna delle due condizioni, poiché dovrebbero ritenersi entrambe contestualmente soddisfatte e la questione di legittimità costituzionale, come formulata dal giudice a quo, sarebbe irrilevante. Viceversa, la questione di legittimità costituzionale potrebbe, in ipotesi, ritenersi rilevante solo nel caso in cui il credito per l'indennità di cessazione del rapporto traesse fondamento in circostanze, pur sempre valutabili in sede equitativa, ma diverse dalla perdita di provvigioni con i clienti indicati nella prima parte della disposizione. Solo in questa ipotesi, infatti, assumerebbe rilievo lo scostamento del contenuto normativo della disposizione interna rispetto al parametro imposto dalla direttiva europea. L'incompleta descrizione della fattispecie oggetto del giudizio principale costituisce, quindi, un difetto della motivazione, tale da precludere l'apprezzamento della rilevanza, e determina, pertanto, l'inammissibilità della questione sollevata, in via principale, dal Tribunale ordinario di Foggia. 2.2.- In via subordinata, viene sottoposta a questa Corte, come distinta questione di legittimità costituzionale, quella che - su premesse peraltro identiche alla precedente - si conclude con un diverso petitum. L'identità delle premesse comporta, peraltro, che le ragioni dell'inammissibilità si estendano anche a questa seconda questione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1751, primo comma, del codice civile, nel testo sostituito dall'art. 4 del decreto legislativo 10 settembre 1991, n. 303 (Attuazione della direttiva 86/653/CEE relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, a norma dell'art. 15 della legge 29 dicembre 1990, n. 428 - Legge comunitaria 1990), sollevata, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Foggia, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 aprile 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Giuliano AMATO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 maggio 2016. Il Cancelliere F.to: Roberto MILANA