[pronunce]

che la legge n. 319 del 1980, optando per un sistema che non riproponesse la sperequazione della precedente normativa, ha mantenuto solo in via residuale il criterio della commisurazione a tempo per la liquidazione degli onorari del consulente (art. 4) e stabilito, altresì, per gli ausiliari della cui opera quest'ultimo si sia avvalso, che il relativo compenso debba essere determinato, in via principale, sulla base delle tariffe giudiziarie previste dalla legge (art. 7, terzo comma); che il rimettente muove dall'erroneo presupposto che le tariffe giudiziarie non siano opponibili all'ausiliario, senza avvertire che il sistema introdotto dal legislatore, in luogo di quello precedente, ha voluto assumere dette tariffe come criterio di valutazione della prestazione resa dall'ausiliario stesso; e ciò, anche, in virtù della natura di munus publicum che caratterizza l'incarico assegnato al consulente, del quale l'ausiliario non può ignorare l'esistenza, e che, inevitabilmente, finisce per riflettersi anche sul rapporto tra l'ausiliario e il consulente; che, alla luce di quanto detto, vanno considerati infondati i dubbi sollevati dal rimettente, con la proposizione dell'incidente di costituzionalità, in vista della reintroduzione di quel sistema di remunerazione degli ausiliari dei consulenti, già previsto dalla legge n. 1426 del 1956, che il legislatore, con la disposizione denunciata, ha inteso, per le motivazioni dianzi esposte, del tutto ragionevolmente superare; che, pertanto, la questione deve reputarsi manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, terzo comma, della legge 8 luglio 1980, n. 319 (Compensi spettanti ai periti, ai consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite a richiesta dell'autorità giudiziaria), sollevata, in relazione all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Velletri, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 aprile 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Vari Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 22 aprile 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola