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In concreto, si tratterebbe di emanare un bando, volto al finanziamento, ogni anno per cinque anni, di almeno 10-15 progetti, da 20 milioni di euro l'uno, sulla base di una valutazione aperta, competitiva e trasparente. Guardate che l'ordine di grandezza economico non è troppo dissimile da quanto ha fatto la Germania nel promuovere il programma della sua strategia di eccellenza. Non ha creato nuovi enti, ma ha aperto bandi e ha messo in competizione gli enti esistenti. Nella prima fase, per gli anni 2006-2011, prevedeva infatti un investimento di 1,9 miliardi di euro e nella seconda fase, per gli anni 2012-2017, visto l'esito positivo, ha messo in gioco 2,7 miliardi di euro. Si potrebbe veramente fare così. Inoltre, adesso è forse giunto il momento di consentire l'accesso alle nuove risorse, assegnate sempre su base competitiva, a tutti i ricercatori, a qualsiasi ente appartengano, a prescindere quindi dagli steccati amministrativi di provenienza: già questa sarebbe una riforma semplice e rivoluzionaria. Innovare non significa per forza costruire da zero. L'innovazione più coraggiosa risiede spesso in un cambio di paradigma nella gestione delle risorse, in una riforma che serve a valorizzare ricchezze ed eccellenze sconosciute o sottovalutate. La competitività del Paese passa anche da un rilancio omogeneo degli investimenti in ricerca pubblica, umanistica e scientifica, e da procedure aperte e trasparenti, libere e competitive. In conclusione, consapevole che il PNRR alla nostra attenzione è ancora in via di definizione, non posso che esprimere il mio giudizio positivo sul documento che il Senato sta licenziando, soprattutto quando afferma esplicitamente che debba essere prevista - e qui cito il documento - «una analisi preliminare dei bisogni, laddove nuove strutture», i centri di ricerca, «vadano ad integrare un contesto preesistente, così come si ritiene necessaria la definizione di criteri principi e metodi relativi alla gestione degli affidamenti, nonché l'individuazione del soggetto preposto alla selezione dei progetti da finanziare». Si tratta di indicazioni frutto di una ragionevolezza, che dovrebbe presiedere alla definizione di ogni politica pubblica e che mi auguro sentitamente che il Governo vorrà impegnarsi a recepire, affinché il nostro Paese possa beneficiare appieno, per il presente e per il futuro, della competizione ad armi pari tra le migliori idee, da qualunque parte d'Italia provengano. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, il nostro Paese avrà a disposizione 209 miliardi di euro, a seguito della terribile pandemia che ancora stiamo vivendo. Si tratta di una risposta storica della Commissione europea alla crisi sanitaria, economica e sociale. Come ricordava molto bene il senatore Stefano, relatore del documento in esame e presidente della Commissione politiche dell'Unione europea - colgo l'occasione per ringraziare i due Presidenti, che hanno fatto un lavoro immane e straordinario, anche di messa in comune e di coordinamento delle Commissioni competenti -, lo strumento finanziario si chiama Next generation EU non a caso, perché le politiche attuative dovranno essere in funzione del beneficio delle nuove generazioni. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha in sé questo obiettivo grande e ci consegna una enorme responsabilità. Alla sanità saranno destinati 20 miliardi, ancora insufficienti per gli obiettivi che ci poniamo; a mio avviso, dobbiamo investire tali risorse mossi da una voce che, in cuor nostro, dovrà sempre dirci: mai più un sistema sanitario così impreparato alla pandemia, con sovraffollamento negli ospedali, con l'aver trascurato e penalizzato i pazienti di altre patologie (cardiopatici, malati di cancro, neurologici, pazienti affetti da malattie rare, che ancora oggi sono penalizzati), con una terra di nessuno sui territori e con una differenziazione così forte tra Regioni che stiamo vedendo e constatando anche nella campagna vaccinale, con lungaggini della nostra burocrazia. Ebbene, signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, il nostro «mai più» deve trasformarsi in una rivoluzione della sanità, che deve prevedere al centro una sanità territoriale in cui non ci sia più un deserto tra medico di base ed ospedale. Il medico di base dovrebbe essere un primario territoriale in grado di mettere insieme équipe multidisciplinari, specialisti sul territorio e continuità con gli ospedali. Occorre una sanità territoriale in grado di assistere a domicilio soprattutto gli anziani, i non autosufficienti, i pazienti cronici; una sanità di prevenzione con stili di vita corretti, di modo che i nostri giovani di oggi invecchieranno meglio; una sanità che metta al centro salute e ambiente: le parole del presidente Pesco sono state molto significative in questo senso. Quanto più ci prendiamo cura dell'ambiente, più ci prendiamo cura della nostra salute. È necessaria una sanità di prossimità che abbia strumenti decenti, degni di un Paese del mondo contemporaneo; una sanità di telemedicina, di digitalizzazione, che usi l'intelligenza artificiale in tutto il territorio nazionale. Il nostro Paese eccelle per esperienze di qualità, ma la sfida deve essere quella di far sì che tutto il territorio nazionale comprenda queste innovazioni importanti. Ripeto, la digitalizzazione, le cure personalizzate, al fine certamente di salvare vite umane e vivere meglio, ma anche per spendere meno risorse nel futuro. E sottolineo l'importanza della presa in carico dei pazienti, in un continuum assistenziale di cui tanto discutiamo nella Commissione che mi onoro di presiedere nell'ambito di un affare assegnato sulla medicina territoriale (che spero nelle prossime settimane arriverà a conclusione affinché venga offerto all'intero Senato il nostro contributo). Ebbene, nell'attuale PNRR ci sono questi propositi, ma dobbiamo metterci ragione, anima e cuore per trasformare il nostro Sistema sanitario, per prepararci anche ad eventuali altre epidemie con proposte concrete, visione e progetti, come dicevano i nostri relatori. Un minuscolo virus ci ha dimostrato che se va in ginocchio la sanità, immediatamente va in crisi l'economia, il lavoro e la nostra intrinseca umanità, che è fatta di relazione con l'altro da sé, che ci è negato in questo momento, soprattutto per i nostri ragazzi e le nostre ragazze. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è la nostra sfida politica, etica e direi esistenziale. Aspettiamo che il Governo venga a discutere i progetti concreti con il Parlamento, perché è essenziale che noi rappresentanti della Nazione, come recita la nostra Costituzione, possiamo dare il dovuto contributo al citato Piano nazionale di resilienza, con le sue risorse. Noi politici dobbiamo essere in questo momento un tutt'uno con la cittadinanza. A noi classe politica di questo tempo, come a tutti cittadini del mondo, è toccata questa terribile epidemia; dobbiamo essere all'altezza della nostra responsabilità e solo insieme potremo farlo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice La Mura. Ne ha facoltà. LA MURA (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho atteso molto questo momento di discussione e confronto sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ci impegna dallo scorso settembre 2020 e ci impegnerà nei prossimi anni.