[pronunce]

– Quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo ritiene che la norma censurata arrechi un vulnus al principio di uguaglianza sancito dall'art. 3, comma primo, Cost. e, comunque, al principio di ragionevolezza, in relazione all'art. 97, comma primo, Cost., in quanto non troverebbe «giustificazione l'omessa previsione della deroga alla regola sulla competenza per territorio – prevista in riferimento a coloro che promuovono il pignoramento di crediti nei confronti degli Enti ed Istituti esercenti forme di previdenza ed assistenza obbligatoria organizzati su base territoriale – in riferimento all'intervento proposto dai creditori di detti enti nel processo esecutivo per espropriazione di crediti», tenuto conto, per un verso, del fatto che a fronte «di situazioni coincidenti in ordine all'individuazione dell'articolazione territoriale dell'ente su cui ricade la spesa (due creditori dello stesso ente di previdenza e assistenza obbligatoria organizzato su base territoriale, muniti di titoli esecutivi emessi dallo stesso ufficio giudiziario), lo scopo di tutelare l'ente, al cui perseguimento è volto il comma 1-bis dell'art. 14 del decreto-legge n. 669 del 1996, viene soddisfatto soltanto in riferimento al creditore che faccia valere la propria pretesa instaurando il processo esecutivo con il pignoramento di crediti, mentre non lo è in riferimento al creditore che intervenga in una procedura per espropriazione di crediti promossa davanti ad un tribunale diverso da quello presso il quale quello stesso creditore avrebbe dovuto promuovere il pignoramento» e, considerato, per altro verso, che, anche nel caso dell'unico creditore che utilizzi uno stesso titolo esecutivo, l'applicazione o meno della disciplina di tutela degli enti ed istituti di previdenza ed assistenza risulta rimessa alla mera scelta processuale (pignoramento o intervento) di questi. Il Tribunale rimettente ritiene pertanto che, in tal modo, rimarrebbe frustrato lo scopo perseguito dal legislatore – col radicare la competenza nel luogo di formazione del titolo giudiziale – di consentire all'ente la razionale ed efficiente gestione delle proprie risorse finanziarie, evitando che la spesa sia sostenuta da articolazioni diverse da quella territorialmente competente rispetto ai soggetti interessati, e collegato alla più ampia finalità – assicurata dal comma 1 e dal primo periodo del comma 1-bis, dello stesso articolo 14 cit. con la previsione di un termine dilatorio per la notifica del precetto e per l'esercizio dell'azione esecutiva, e con l'obbligo di notificare a pena di nullità gli atti introduttivi del giudizio di cognizione, nonché quelli di precetto, di pignoramento e di sequestro presso la struttura territoriale dell'ente pubblico nella cui circoscrizione risiedono i soggetti privati interessati, indicandone compiutamente i dati anagrafici – di consentire agli enti pubblici debitori di completare, nella sede territoriale che ha in carico il rapporto, le procedure di pagamento senza aggravi di spese derivanti dal processo esecutivo. Il giudice a quo ravvisa, inoltre, un contrasto della disposizione in esame anche con l'art. 3, comma primo, Cost., in riferimento all'art. 24, commi primo e secondo, Cost., tenuto conto che proprio l'esigenza dell'ente previdenziale articolato su base territoriale, di valutare rapidamente la posizione del soggetto interessato e la fondatezza della pretesa esecutiva, rende più facile l'esercizio del diritto di difesa il quale, invece, risulterebbe ingiustificatamente ostacolato ogni volta che il creditore ritenga di spiegare intervento in una espropriazione presso terzi promossa innanzi ad un giudice diverso da quello territorialmente individuato dall'art. 14, comma 1-bis, in esame. 2. – È intervenuto nel giudizio, con la rappresentanza dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri il quale ha concluso per la infondatezza della questione, osservando che la disposizione denunciata, nel realizzare un ragionevole contemperamento tra le disposizioni sulla contabilità pubblica e quelle processuali, va interpretata sul piano sistematico nel senso per cui essa, più che introdurre una specifica competenza territoriale, si limiterebbe a chiarire la portata dell'art. 26, primo comma, cod. proc. civ. «nel senso che individua il luogo dove si trovano le cose mobili ex art. 513 cod. proc. civ. , con conseguente necessità dell'incardinazione dell'esecuzione presso il giudice di quel luogo». Pertanto, ad avviso del deducente, siccome quello intervenuto è un creditore esecutante al pari del procedente – per cui, se è già pendente un'espropriazione mobiliare, può intervenire presso il giudice del luogo dove si trovano le cose mobili – e siccome le norme sulla contabilità degli enti pubblici e previdenziali precludono che vi sia identità tra le somme depositate presso le diverse sedi territoriali degli istituti debitori, l'interveniente è tenuto ad individuare il giusto luogo della cosa da apprendere per poi rivolgersi al giudice competente ratione loci per il pignoramento dei crediti; cosicché, inserendosi in un processo esecutivo promosso presso un ufficio giudiziario diverso da quello sito nel circondario presso la cui sede principale è iniziata l'esecuzione, egli dovrebbe soggiacere alle stesse preclusioni stabilite dalla norma in esame per il creditore procedente. Alla luce di tali considerazioni, ritiene il Presidente del Consiglio che la norma, perseguendo lo scopo di evitare il blocco dell'attività amministrativa, si collochi nel solco di altre disposizioni che la Corte ha ritenuto realizzino un ragionevole contemperamento dell'interesse particolare del singolo a convertire il proprio diritto di credito con l'interesse generale ad una ordinata gestione delle risorse finanziarie pubbliche (sentenza n. 142 del 1998). Del pari, infondata sarebbe la censura parametrata al principio di eguaglianza, tenuto conto della diversità di natura e di disciplina degli enti a sede unica e di quelli organizzati su base territoriale, nonché quella articolata per violazione del diritto di difesa, essendo del tutto ragionevole che nel luogo in cui si è formato “il titolo esecutivo giudiziale, ivi si discuta della legittimità della pretesa esercitata” e, comunque, mostrando il giudice rimettente di aver già scelto una interpretazione costituzionalmente orientata e di volerne conseguire attraverso l'odierno giudizio una mera conferma. Infine, risulterebbe incongruente, ad avviso del Presidente del Consiglio, anche il parametro dell'art. 97 Cost., tenuto conto che la disposizione denunciata, fissando un particolare foro ratione loci giustificato dalle peculiari regole di contabilità e di tesoreria applicabili agli enti connotati da articolazioni territoriali, non pregiudicherebbe ma piuttosto realizzerebbe il buon andamento della pubblica amministrazione senza incidere in alcun modo sulla sua imparzialità. 3.