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La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che la seduta di domani avrà inizio con il seguito della discussione del disegno di legge in materia di contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità, approvato dalla Camera dei deputati. Successivamente si proseguirà nella discussione del decreto-legge sugli incendi boschivi. La seduta, quindi, verrà sospesa dalle ore 14 fino al termine della Conferenza dei Capigruppo, che è già convocata dalle ore 16 presumibilmente fino alle ore 17. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 27 ottobre 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 27 ottobre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 20,32) . Testo integrale dell'intervento della senatrice Papatheu nella discussione generale del disegno di legge n. 2381 Presidente, onorevoli colleghi, mi preme innanzitutto ringraziare i colleghi che hanno tutti convintamente lavorato al disegno di legge incendi boschivi e con loro relatori e Governo per arrivare a un testo che, oggi all'esame dell'Aula, intende offrire una risposta migliore in termini di prevenzione e contrasto ai drammatici incendi boschivi, ma certo non esaustiva vista la decretazione d'urgenza. Colleghi, si chiude la peggiore stagione degli incendi in Italia da 30 anni a questa parte, ovvero 12 per cento del patrimonio forestale nazionale e sono quasi 159.000 gli ettari di bosco andati a fuoco in Italia dall' inizio dell'anno. Non tutti forse sanno che il patrimonio forestale italiano è tra i più importanti d'Europa per ampiezza e varietà di specie, un'immensa ricchezza per l'ambiente e l'economia, per l'equilibrio del territorio, per la conservazione della biodiversità e del paesaggio. I boschi, inoltre, come sapete sono l' habitat naturale di molte specie animali e vegetali. Un costo drammatico che l'Italia è stata costretta ad affrontare perché è mancata l'opera di prevenzione nei boschi che, a causa dell'incuria e dell'abbandono, sono diventati infatti vere giungle ingovernabili. Abbiamo assistito inerti all'inarrestabile avanzata della foresta che senza alcun controllo si è impossessata dei terreni incolti e domina ormai più di un terzo della superficie nazionale con una densità che la rende del tutto impenetrabile ai necessari interventi di manutenzione, difesa e sorveglianza. È praticamente raddoppiata rispetto all'Unità d'Italia la superficie coperta da boschi che oggi interessa 11 milioni di ettari. Da siciliana la prima cosa che mi viene in mente è che tanti terreni sono rimasti abbandonati per effetto della chiusura delle aziende agricole, ovvero senza un agricoltore che possa gestirli. Per difendere il bosco italiano basterebbe creare le condizioni affinché si contrasti l'allontanamento dalle campagne e si valorizzino quelle funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli. Abbiamo tutti letto dai vari articoli dei giornali che le cause si possono riassumere in cinque punti. 1) Condizioni meteorologiche; e già vi dico che questo è un prerequisito degli incendi e con quanto ascoltato durante questi anni le Regioni del Mediterraneo saranno più esposte a fenomeni di riscaldamento con maggiori riduzioni delle precipitazioni nella primavera e con maggiori ondate di caldo in estate quindi: incendi potenzialmente più rapidi intensi e dl larghe dimensioni. 2) Incendiari volontari e no. E rari piromani perché è una malattia molto rara ma si tratta piuttosto di comportamenti dolosi di una moltitudine di soggetti: pastori in cerca di pascoli più ricchi e "puliti" incendiari con motivazioni vendicative, operai forestali stagionali in cerca di future opportunità di impiego, cacciatori interessati a controllare e concentrare le aree di rifugio della selvaggina, raccoglitori di prodotti selvatici. Ma la causa prevalente sono i comportamenti colposi collegati a noncuranza, negligenza, imperizia e sottovalutazione del rischio. Nell'Europa meridionale quasi il 70 per cento degli incendi sono legati a bruciature di residui vegetali e al desiderio di rigenerare e rendere più produttivi i pascoli. 3) Prevenzione e spegnimento. Una scarsa attenzione alla prevenzione attiva degli incendi è la terza causa: alla prevenzione viene data una minor attenzione rispetto al ripristino. La prevenzione può essere indiretta o diretta. Per prevenzione indiretta si intendono pratiche quali la scelta delle specie appropriate, la realizzazione di diradamenti e di interventi di pulizia del sottobosco, interventi che hanno anche una importanza fondamentale per aumentare la resistenza e la resilienza delle formazioni forestali. Prevenzione diretta significa realizzazione e manutenzione di fasce tagliafuoco, riduzione del materiale combustibile, pulizia delle fasce laterali delle strade e di quelle sottostanti le linee di comunicazione. Nel considerare l'antitesi prevenzione-spegnimento degli incendi non vanno trascurate le differenze in termini di investimento economico delle due opzioni: la prima interessa soprattutto i piccoli operatori del mondo rurale, il secondo coinvolge soggetti esterni al settore forestale e in particolare l'area del business connessa alla flotta aerea e ai sistemi di monitoraggio, settori fortemente legati all'industria militare. 4) La foresta abbandonata di cui abbiamo già abbondantemente discusso ma che forse ha bisogno di un cambiamento di paradigma di riferimento nella politica forestale dal "vietare per proteggere e ricostruire il patrimonio" a "gestire il patrimonio, valorizzandolo anche economicamente per ridurre i costi della sua tutela" visto che il settore è condizionato da una cultura che è quella dell'Italia della fine dell'Ottocento quando il Paese si era dotato di una rigida normativa di vincolo dei territori boscati e di una forza di polizia specializzata nella tutela delle risorse forestali. D'altronde negli ultimi cinquant'anni la superficie forestale si è raddoppiata. 5) Un problema di governance quinto e ultimo fattore: legato alla Legge Madia di riforma della pubblica amministrazione, e in particolare dal decreto legislativo 177/2016 che ha ridefinito le istituzioni che operano nel settore forestale a livello centrale ed è stata fatta la scelta di militarizzare il Corpo forestale dello stato (CFS) inglobando gran parte dei componenti nell'Arma dei carabinieri. Le competenze risultano divise tra Regioni, Vigili del fuoco, Protezione civile e Carabinieri forestali. La riforma inoltre delle competenze definita dal decreto rende necessarie nuove convenzioni tra Regioni e Vigili del fuoco i quali, tuttavia, in molte Regioni dovrebbero ereditare le competenze negli interventi pur avendo problemi organizzativi e di personale. Il rischio che vada sempre peggio. In tutto questo le Regioni del sud hanno pagato il prezzo più alto ma la Sicilia di più: