[resaula]

Quando indossiamo la toga, non pensiamo di indossare uno straccio o un pezzo di stoffa neri, ma abbiamo la consapevolezza che essa rappresenta qualcosa in cui i cittadini devono tornare a credere. Questo è il punto. (Applausi) . Chi ha speso la propria vita a inseguire questi ideali - mi permetto di dire sommessamente di essere uno di quelli - adesso ha un minimo di soddisfazione. Credo che potremmo davvero avviare un nuovo corso e dare un nuovo segnale al nostro Paese, rinnovando quella fiducia che troppo spesso è venuta a mancare. È impensabile che un processo per una divisione ereditaria duri trent'anni. A me è capitato tantissime volte che siano morti prima gli avvocati e si sia dovuto interrompere e che, poi, siano morte le parti e si sia interrotto nuovamente. Capita quattro, cinque, anche sei volte. È impensabile. Che fiducia possono avere i cittadini di fronte a un sistema di questo genere? Oggi le udienze di mero rinvio le stiamo mettendo in soffitta. Ho seguito processi in cui mi sono ritrovato a vedere fascicoli con quattro anni di meri rinvii. Ciò non sarà più possibile e vuol dire che stiamo davvero compiendo un passo epocale nell'efficientamento del sistema giustizia. Uno degli aspetti trainanti della riforma, verso cui esprimo un particolare apprezzamento, è la valorizzazione delle misure alternative di risoluzione delle controversie. Si tratta di strumenti dotati di grandissima potenzialità. È un dato di esperienza consolidata che le forme alternative di risoluzione dei conflitti producono effetti virtuosi, ma la loro concreta applicazione sarà in grado di superare questa potenzialità. Come ho detto in precedenza, questo è un tema veramente importante. Magari riprenderò alcuni argomenti in dichiarazione di voto e chiedo scusa se mi appassiono così tanto a questi temi, ma sono la mia vita. Ci credo davvero e parlo con il cuore. Oggi stiamo dando una prova davvero di grande interesse verso le esigenze dei cittadini. Torno a dire di essere orgoglioso e credo che lo siano tutti i colleghi presenti in quest'Aula. A nome mio e di Italia Viva-Partito Socialista Italiano esprimo l'appoggio pieno e incondizionato a quanto è stato fatto per questo procedimento e al proseguimento della strada intrapresa con l'avvio di questo Governo. Noi ci saremo, perché stiamo facendo cose buone. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, a me dispiace che una svolta tanto epocale, come quella richiamata dai tanti colleghi che mi hanno preceduto, non trovi la partecipazione dell'Assemblea del Senato. Siamo tra pochi intimi a discutere di tale svolta epocale e questo credo che sia un segnale del fatto che probabilmente tanto epocale, caro collega Cucca, non è. Come vede, infatti, pochi dei nostri colleghi hanno percepito l'importanza che lei attribuisce al dibattito che stiamo svolgendo. Ho partecipato ai lavori in Commissione, che sono stati concitati e molto confusi, con continue riformulazioni, delle quali a volte la maggioranza era a conoscenza (cioè tutti gli altri, tranne me), perché ne aveva discusso in separata sede, per cui dovevo appellarmi alla gentilezza di alcuni colleghi per avere almeno la conoscenza del testo che stavamo votando, perché molte volte non era nemmeno nella disponibilità della Commissione. Il lavoro è stato talmente concitato che alla fine lo stesso presidente Ostellari ieri ha dovuto chiedere un rinvio della discussione, perché ancora bisognava capire esattamente cosa si era votato. In certi casi, nemmeno si sapeva esattamente cosa si era votato ed è stato necessario un lavoro approfondito di drafting . Finalmente, oggi siamo giunti alla discussione del testo in Aula, che avviene tra pochi intimi e sulla quale incombe già la minaccia della quattordicesima fiducia del Governo dei migliori. Sembra infatti che un Governo composto dal 95 per cento dei componenti di quest'Assemblea non sia in grado di portare a compimento un provvedimento legislativo senza un confronto parlamentare, ma deve tacitarlo immediatamente con la fiducia, nonostante l'opposizione - su questo come su altri - abbia dimostrato tutta la sua disponibilità al dialogo e la sua collaborazione, al punto che sono stati presentati solo venti emendamenti, ma nemmeno questi ci volete fare discutere. Parlate di una svolta epocale, mentre a me sembrano l'ennesima compressione del confronto parlamentare e soprattutto, ancora una volta, una montagna che partorisce un topolino. Vedete, ho una domanda molto semplice, alla quale nessuno mi ha mai risposto (chissà, forse il Governo prima o poi si degnerà di rispondermi). Dite che la riforma del processo civile è davvero importante e che su di essa - come tutti sappiamo - si gioca l'interesse nazionale, perché non solo i fondi del PNRR ne sono condizionati ma, cosa ancora più importante - lo sappiamo molto bene - la lentezza della giustizia civile costa all'economia italiana qualche punto di PIL, qualche decina di miliardi, non proprio una cosa da poco. Allora, cari colleghi, se la riforma è così importante, come tutti dite, vorrei capire perché, su 200 miliardi del recovery fund , ne destiniamo soltanto 2,3 alla giustizia, cioè meno dell'1,5 per cento dell'ammontare complessivo. Se è così cruciale, qualcuno mi vuole spiegare perché gli dedichiamo risorse tanto misere? E la cosa più grave, cari colleghi, è che spendiamo queste risorse non per le riforme strutturali che ci chiede l'Europa, ma per l'ufficio del processo a tempo determinato. Sull'ufficio del processo ho sentito tutti i componenti della maggioranza spendere parole entusiaste; mi auguro che abbiano ragione, anche se i fatti finora purtroppo ci hanno dato torto. Così com'è congegnato, all'ufficio del processo andranno giovani laureati assunti a tempo determinato, destinati a rimanere in questo ruolo per due anni o poco più. Davvero credete che con questa soluzione accorceremo i tempi della giustizia civile del 40 per cento? Sappiamo tutti benissimo che il nodo cruciale è la decisione, cioè il momento in cui la causa viene posta in decisione. E lì, a meno che non vogliamo far scrivere le sentenze a chi non è giudice (cosa che sarebbe leggermente incostituzionale), i problemi non vengono comunque risolti e nemmeno affrontati, perché, per farlo davvero bisogna assumere giudici e cancellieri e potenziare il personale amministrativo; di tutto questo, però, c'è ben poco nella riforma epocale di cui parlate. Questa enfatizzazione dell'ufficio del processo mi sembra molto pericolosa. Aver puntato tutto sull'ufficio del processo mi sembra una scelta miope e pericolosa, cari colleghi. Spero di sbagliare, ma temo purtroppo che non sarà così. Stesso discorso vale per l'altro pilastro su cui si fonda questa riforma, cioè il potenziamento degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie. Sono d'accordo con l'idea di agevolare e di favorire la mediazione e la negoziazione assistita, per carità. Questo però non può essere un obbligo, che voi invece estendete ulteriormente.