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Gli accertamenti sanitari hanno poi rilevato un'infezione da SARS-CoV-2; le autorità sanitarie hanno confermato inoltre come alcuni operatori degli allevamenti avessero manifestato sintomi compatibili con la malattia COVID-19. Al fine di evitare ogni ulteriore possibile rischio di diffusione del virus, gli allevamenti sono stati isolati (senza possibilità di movimentazione degli animali o dei reflui). Nonostante questi primi interventi, in data 9 maggio la medesima situazione si è verificata in altri due allevamenti di visoni; il 19 maggio il Ministro dell'agricoltura olandese, in una nota scritta, riferiva al Parlamento di come le ricerche condotte avessero rilevato che, per almeno uno dei lavoratori positivi al COVID-19, il ceppo del virus fosse lo stesso individuato nei visoni. È dunque ipotizzabile che proprio l'animale sia stato la fonte dell'infezione; considerato che: quanto accaduto in Olanda sarebbe il primo esempio noto del passaggio del virus SARS-CoV-2 da animale a uomo in Europa; in Italia sono ancora presenti 13 allevamenti di visoni, prevalentemente dislocati proprio nelle regioni più duramente colpite dalla pandemia di COVID-19: 7 allevamenti in Lombardia (nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona), 3 allevamenti in Veneto (nelle province di Padova e Venezia), 2 allevamenti in Emilia-Romagna (nelle province di Forlì-Cesena e Ravenna) ed un allevamento in Abruzzo (provincia de L'Aquila). In Italia il numero di visoni allevati è compreso tra i 100 e i 150.000; il ciclo di allevamento del visone solitamente comincia con le nascite dei cuccioli tra fine aprile ed inizio maggio: già oggi, dunque, gli allevamenti registrano la massima capienza, con migliaia di animali stabulati con sistema intensivo; per quanto gli allevatori possano rispettare le normative vigenti, sono di palese evidenza le numerose criticità delle modalità di stabulazione dei visoni in funzione delle esigenze etologiche di questi animali selvatici. Il visone è un animale acquatico e un abile corridore sulla terra ferma dove, solitario e non in branco, occupa sino a 4 chilometri di territorio. I visoni in allevamento vivono invece a migliaia (anche 20-30.000 animali per impianto), a stretto contatto tra di loro e senza alcuna possibilità di riparo, non hanno alcuna possibilità di nuotare, e l'unico mondo che conoscono è fatto da una gabbia in rete metallica delle dimensioni di 2.550 centimetri quadrati (circa 36 per 70 centimetri e alta 45); nel 2001 dal comitato scientifico per la salute e il benessere animale della Commissione europea nel report "The welfare of animals kept for fur production" classificò le condizioni di detenzione degli animali "da pelliccia" negli allevamenti europei come "gravemente lesive del benessere animale"; l'OIE ha confermato che l'infezione degli animali con SARS-CoV-2 soddisfa i criteri di "malattia emergente". Pertanto, qualsiasi caso di infezione di animali con SARS-CoV-2 deve essere segnalata all'OIE in conformità al codice sanitario per gli animali terrestri e includere informazioni sulle specie, test diagnostici e informazioni epidemiologiche pertinenti; in Europa l'allevamento di animali "da pelliccia" è un'attività in declino e sempre più Paesi stanno adottando provvedimenti normativi restrittivi o divieti assoluti: Regno Unito, dal 2000; Danimarca, dal 2009 vietate le volpi; Austria, 2004; Olanda, dal 2024; Croazia, 2017; Slovenia, 2013; Repubblica ceca, 2019; Lussemburgo, 2018; Belgio, dal 2023. In Spagna dal 2007 non è più possibile avviare nuovi allevamenti. In Germania dal 2022 entreranno in vigore standard minimi strutturali per assicurare un migliore trattamento degli animali che, di fatto, hanno giù portato alla chiusura di tutti gli allevamenti esistenti. In Svezia è stata approvata la dismissione di allevamenti di cincillà e volpi. Il divieto è già stato approvato anche da altri 5 Stati non membri della UE: Repubblica di Macedonia (2014), Serbia (2019), Bosnia ed Erzegovina (dal 2029), così come in Norvegia (dal 2025) e Svizzera. Persino l'Olanda, che fino a qualche anno fa era il terzo Paese al mondo produttore di pelli di visone, con oltre 5 milioni di animali allevati all'anno, ha approvato a dicembre 2012 il divieto di allevamento di animali "da pelliccia" che sarà vigente dal 2024; l'Italia il decreto legislativo n. 146 del 2001 dispone, in modo controverso, che i visoni (unica specie allevata nei 18 allevamenti italiani) debbano essere stabulati con sistema intensivo e confinati in gabbie della misura minima prima citata, si chiede di sapere: come si intenda agire al fine di verificare urgentemente e prevenire l'eventuale diffusione del virus SARS-CoV-2 negli allevamenti di visoni presenti in Italia; quali altre azioni si intenda assumere per vietare l'allevamento di animali selvatici allo scopo di produrre pellicce, come già fatto da altri Paesi europei. Atto n. 4-03555 DE PETRIS Al Ministro della salute Premesso che: il 19 marzo 2020 la ASL Roma 6, a causa dell'emergenza COVID-19, ha chiuso il punto nascita degli ospedali riuniti di Anzio e Nettuno, dirottando tale servizio al nuovo ospedale "dei Castelli" nel comune di Ariccia; il reparto ostetricia e pediatria degli ospedali riuniti di Anzio e Nettuno era già a rischio di chiusura nel mese di settembre 2019: grazie alla risonanza mediatica e alla convocazione di un Consiglio comunale congiunto dei Comuni di Anzio e Nettuno, la ASL RM6 ha mantenuto il reparto funzionante, stipulando una convenzione con dei pediatri del "Bambin Gesù"; al momento il reparto dispone di due pediatri, in luogo dei 6 necessari per coprire i turni di servizio, ed il concorso per assumerli risulta al momento bloccato. Alle richieste di chiarimenti, la ASL non risponde né in merito alle procedure concorsuali né circa la data di riapertura del reparto; si segnala come i due comuni contino circa 120.000 abitanti, che raddoppiano durante il periodo estivo; in questi ultimi mesi, coincidenti con la chiusura del punto nascita, le donne sono state costrette a recarsi ad Aprilia in una clinica privata, accreditata, per partorire i propri bambini. La clinica, tuttavia, non dispone di un reparto di pediatria; in caso di emergenza, dunque, il neonato dovrebbe essere portato con urgenza in un altro ospedale, tra cui il nuovo ospedale dei Castelli, che ha registrato molti contagi da COVID-19 tra il personale medico-infermieristico e che dista oltre 30 chilometri. Tale ospedale è tra l'altro raggiungibile solo dalla via Nettunense, nota per la sua pericolosità; la distanza e il tempo necessario a raggiungere i punti nascita rappresentano dunque un serio pericolo per le partorienti e per i nascituri;