[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 62, comma 1, lettera a), della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), promossi con ordinanze depositate il 27 giugno 2008 dalla Commissione tributaria provinciale di Cagliari in controversie vertenti tra diversi contribuenti e l'Agenzia delle entrate, iscritte ai numeri da 422 a 425 del registro ordinanze 2008 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 54, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 aprile 2009 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che, con quattro ordinanze di analogo contenuto depositate il 27 giugno 2008 ed emesse in giudizi promossi da alcuni contribuenti nei confronti dell'Agenzia delle entrate, la Commissione tributaria provinciale di Cagliari ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 97 della Costituzione, identica questione di legittimità costituzionale dell'articolo 62, comma 1, lettera a), della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), il quale fissa il 28 febbraio 2003 come termine ultimo, «a pena di decadenza dal contributo», per l'invio dei dati occorrenti per la ricognizione degli investimenti realizzati da parte dei soggetti che hanno conseguito automaticamente, prima dell'8 luglio 2002, il contributo, nella forma di credito di imposta, per gli investimenti nelle aree svantaggiate di cui all'art. 8 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2001); che, secondo quanto riferito dal rimettente, nei giudizi a quibus i contribuenti hanno impugnato i provvedimenti di avviso di recupero di crediti d'imposta emessi dall'Agenzia delle entrate a séguito della «decadenza dal diritto all'utilizzo del credito d'imposta ai sensi dell'art. 8 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, […] a causa del mancato invio della documentazione telematica» imposto dalla norma denunciata; che il giudice a quo afferma di avere già esaminato in precedenti giudizi la fattispecie di contribuenti che, avendo utilizzato un credito d'imposta ai sensi dell'art. 8 della legge n. 388 del 2000, non avevano poi trasmesso i dati necessari all'amministrazione per la corretta verifica dell'utilizzo, come imposto dalla disposizione censurata, e di avere interpretato tale ultima disposizione, nel senso dell'inapplicabilità della decadenza ivi prevista; che lo stesso rimettente ritiene che – a séguito dell'ordinanza della Corte costituzionale n. 124 del 2006, la quale ha dichiarato manifestamente inammissibili o manifestamente infondate alcune questioni di legittimità costituzionale relative al citato art. 62, comma 1, lettera a), della legge n. 289 del 2002 – deve escludersi che la norma censurata «possa essere oggetto di interpretazione adeguatrice»; che, a detta del giudice a quo, sussistono pertanto profili di illegittimità costituzionale della norma in questione diversi da quelli che sono stati già oggetto del giudizio della Corte; che, in particolare, il rimettente sostiene che la disposizione denunciata víola l'art. 3 Cost., perché «assoggetta alla stessa sanzione situazioni nelle quali il contribuente ha posto in essere un adempimento dalla valenza esclusivamente formale ed altre nelle quali il contribuente ha indebitamente usufruito dell'agevolazione in parola», e l'art. 97 Cost., perché «deroga alla disciplina generale dettata dagli artt. 2, 5 e 6 della legge 27 luglio 2000, n. 212, statuto del contribuente»; che, quanto alla prima censura, lo stesso rimettente osserva che la sanzione della decadenza non è proporzionata alla violazione dell'obbligo di invio dei dati occorrenti per la ricognizione degli investimenti realizzati e che il legislatore ha irragionevolmente «trattato in maniera identica situazioni ben differenti sul piano sostanziale», perché: a) appare ragionevole che il contribuente che ha già usufruito dell'agevolazione «faccia legittimo affidamento nella conclusione degli adempimenti a suo carico, ed attenda eventuali iniziative di controllo dell'amministrazione finanziaria, omettendo quindi di acquisire ulteriori informazioni circa nuovi adempimenti a suo carico»; b) la legge non ha disciplinato «il procedimento di applicazione della sanzione, prevedendo una preventiva fase di contestazione nella quale al contribuente sia data la possibilità di porre rimedio all'omissione, fornendo i dati richiesti»; c) l'omissione avrebbe potuto essere sanzionata «con l'applicazione di una sanzione amministrativa, eventualmente di importo proporzionale all'importo del beneficio utilizzato»; d) «il legislatore ha invece sanzionato allo stesso modo i comportamenti di quanti abbiano utilizzato il beneficio in assenza dei necessari presupposti e di quanti abbiano solo omesso la trasmissione dei dati»; che, quanto alla dedotta violazione dell'art. 97 Cost., il rimettente afferma che «i principi di chiarezza e trasparenza delle disposizioni tributarie, informazioni del contribuente, conoscenza degli atti e semplificazione, dettati dagli artt. 2, 5 e 6 della legge 27 luglio 2000, n. 212, statuto del contribuente, sono stati derogati in una situazione nella quale proprio il piccolo contribuente aveva una particolare difficoltà a conoscere la volontà del legislatore»; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata; che, secondo la difesa erariale: a) la norma censurata non può essere considerata intrinsecamente irragionevole, perché contempera l'interesse del singolo a conservare il contributo già acquisito con l'interesse dell'amministrazione a tenere sotto controllo gli effetti dell'applicazione della disciplina agevolativa; b) la legittimità costituzionale della norma non può essere valutata alla luce della legge n. 212 del 2000, che «non esprime principi di rilevanza costituzionale»; c) il rimettente, non chiarendo se i crediti di imposta oggetto dei giudizi a quibus siano già stati utilizzati dai contribuenti, impedisce di verificare se i rapporti tributari dedotti in giudizio siano esauriti o ancora in essere.