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in data 19 settembre 2016, a giudizio degli interroganti a fronte dell'inattività della Commissione, Adusbef presentava un esposto alla Procura della Repubblica di Milano, in merito alla cattiva gestione dei conti, probabilmente manipolati alla luce del rapporto tra costi e ricavi, copie vendute, che la Consob avrebbe il dovere di verificare con attenzione e rigore per una società quotata, che sembra abbia dissipato buona parte dei 250 milioni di euro dalla quotazione in borsa del gruppo "Il Sole-24 ore", rovinando in tal modo circa 27.000 malcapitati risparmiatori, dalla mala gestio di una primaria società editoriale, che sembra aver utilizzato il pubblico risparmio per tappare i buchi dell'allegra gestione e i mega stipendi dei direttori maestri nelle prediche sul rigore, facendo conseguire perdite superiori al 90 per cento dell'investimento iniziale; tale gestione potrebbe aver integrato i reati di manipolazione di mercato, falso in bilancio, false comunicazioni sociali, in violazione delle vigenti normative comunitarie recepite in Italia; per manipolazioni del mercato ( market abuse ), disciplinate dagli artt. 185 e 187- ter del testo unico della finanza (di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, e successive modificazioni e integrazioni) e art. 2637 (aggiotaggio) del codice civile, si intendono tutti quei comportamenti messi in atto su strumenti finanziari atti a mistificare in qualsiasi maniera la realtà. Più in dettaglio, costituiscono manipolazioni del mercato la diffusione di notizie, informazioni, voci o notizie false o fuorvianti che forniscano o siano suscettibili di fornire indicazioni false ovvero fuorvianti in merito agli strumenti finanziari e il porre in essere operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari; in data 11 ottobre 2016, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo d'indagine a "modello 45", cioè senza ipotesi di reato né indagati al momento, sulla situazione contabile del quotidiano economico a seguito dell'esposto che l'associazione di consumatori aveva presentato, in cui ipotizzava la falsità dei bilanci. Come si legge su un articolo pubblicato su l'"Huffington Post" del 19 ottobre 2016, per il quotidiano economico erano giorni molto difficili. «La vicenda è esplosa con l'approvazione dei conti semestrali che ha scoperchiato una situazione drammatica per le finanze del giornale e che ha portato alle dimissioni di cinque membri del cda e del presidente Giorgio Squinzi. A finire nell'occhio del ciclone è stato il direttore Roberto Napoletano, sfiduciato dalla stragrande maggioranza dei giornalisti del quotidiano e poi riconfermato dal cda». Secondo "il Fatto Quotidiano", nei 9 anni precedenti il quotidiano avrebbe accumulato "quasi un miliardo di perdite"; il 10 marzo 2017, l'inchiesta sul rosso di bilancio dell'editrice ha degli indagati. Come si legge su un articolo de "la Repubblica" dello stesso giorno, «La procura ha ordinato perquisizioni, già eseguite dal Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza, nei confronti di Benito Benedini, ex presidente del Gruppo editoriale, Donatella Treu, ex amministratore delegato, e Roberto Napoletano, direttore del quotidiano economico. Il fascicolo, assegnato al procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e al sostituto Gateano Ruta, è aperto per il reato di false comunicazioni sociali. Altri dirigenti del gruppo, e di società partner, sono indagati invece con l'accusa di appropriazione indebita. In questo secondo filone i fari si puntano sulla società Di Source Limited, che avrebbe "pompato" gli abbonamenti digitali, con indagati l'ex direttore dell'area digitale del gruppo, Stefano Quintarelli, (…) con suo fratello Giovanni, l'ex direttore finanziario, Massimo Arioli; l'ex direttore dell'area vendite, Alberti Biella; Filippo Beltramini, manager di una controllata di Di Source Limited, il commercialista Stefano Poretti. I giornalisti hanno annunciato dopo un'assemblea straordinaria uno sciopero che "si protrarrà fino alle dimissioni del direttore": 142 i favorevoli, solo 4 i no e 10 gli astenuti. L'ultima semestrale del Gruppo si è chiusa con un buco di 50 milioni. E il valore delle azioni è crollato a poco più di 30 centesimi, portando in sette anni a una perdita del 95 per cento del valore. Il sospetto - sollevato da più esposti, presentati dall'associazione di consumatori Adusbef e da alcuni giornalisti del Sole24Ore - è che almeno a partire dal 2012 i dati di diffusione del quotidiano siano stati gonfiati, di modo da falsare il mercato pubblicitario. In particolare, acquisti fittizi di oltre 100mila abbonamenti digitali sarebbero stati fatti da società in qualche modo riconducibili a manager ed ex manager del gruppo, fra cui l'anonima britannica Di Source Limited. Nei mesi scorsi, su indicazione dei pm, la guardia di finanza aveva acquisito documentazione dalla società di consulenza Kpmg, incaricata di certificare i bilanci del gruppo editoriale di Confindustria. Un'indagine parallela a quella della procura è stata aperta anche dalla Consob. Sempre nell'ambito dell'inchiesta, lo scorso novembre la procura di Milano ha sentito Mauro Bini, professore ordinario della Bocconi, incaricato per anni dal Gruppo 24 Ore di svolgere gli impairment test (la valutazione degli attivi). Secondo uno dei tre esposti presentati alla Consob dal giornalista Nicola Borzi, l'ultima perizia di Bini sul patrimonio dell'editrice "avrebbe dato un esito iniziale negativo, nel senso che avrebbe evidenziato una svalutazione patrimoniale nell'ordine dei 50 milioni, di dimensioni comunque tali da intaccare sensibilmente il patrimonio societario" e, per tenere nascosto il crollo patrimoniale, "esponenti di rilievo e dirigenti del gruppo avrebbero chiesto all'estensore o a terzi di rivedere i risultati di questa perizia in senso non pregiudizievole alla propria stabilità patrimoniale". Per quanto riguarda la contestazione dell'appropriazione indebita, il sospetto della procura è che i soci occulti di Di Source fingessero l'attività di distribuzione e promozione degli abbonamenti digitali, trattenendo come compenso importi per servizi che di fatto non fornivano. Fra questi, anche Airoli, Biella e Quintarelli che a vario titolo e in momenti diversi hanno ricoperto ruoli e cariche nel gruppo 24 Ore. Fra il 2013 e il 2015, i soci occulti avrebbero così intascato senza averne titolo 3 milioni di euro, in danno al Gruppo 24 Ore, che risulta parte lesa. Nell'inchiesta rientra anche la gestione delle copie cartacee del quotidiano di viale Monterosa. Una parte delle copie stampate ogni giorno sarebbe infatti stata inviata direttamente dalla tipografia al macero, per fare risultare alti i dati di tiratura e diffusione. Si tratta di migliaia di copie, stampate solo per "far numero" e non transitate nemmeno dal circuito delle edicole e degli abbonamenti. Ma sarebbe comunque un traffico marginale, rispetto al "trucco" contabile messo in atto per quanto riguarda le copie digitali»;