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La Francia ha accettato di restituire ai loro discendenti i resti del Liempichún Sakamata, un tehuelche che costituiva la collezione del museo dell'Uomo di Parigi, dove è stato esposto fino al 2009; sempre in Francia, il Musée du quai Branly di Parigi ha restituito venti teste di maori a Te Papa, il museo nazionale neozelandese di Wellington; il Museo etnologico di Berlino nel 2020 ha restituito alla Nuova Zelanda due teste maori mummificate e tatuate, conosciute come toi moko , rimaste lontane dalla loro terra di origine rispettivamente una dal 1879 e l'altra dal 1905; in Australia, il Tasmanian museum a distanza di molti anni nel 1976 ha concesso la sepoltura dello scheletro della donna nota come Truganini; infine, in Germania, a distanza di un secolo, sono stati consegnati alla Namibia i resti di venti dei loro connazionali periti tra il 1904 e il 1905 durante la rivoluzione del popolo Herero contro le autorità dominatrici tedesche che sfociò nel sangue: primo genocidio del XX secolo autorizzato dall'allora generale tedesco Lothar von Trohta. Dopo il massacro, circa 300 teschi dei namibiani furono trasferiti a Berlino per esperimenti scientifici; è dovere dello Stato, delle istituzioni politiche e culturali, tenere nella dovuta considerazione la sensibilità di interi territori che, ancora oggi, devono a malincuore tollerare le assurde teorie lombrosiane, che oltretutto alimentano un sentimento divisivo e per niente riconciliante; non ci può essere nazione senza memoria, unità senza riconoscimento dei propri errori, impegna il Governo: 1) ad assumere tutte le iniziative possibili affinché il museo sia chiuso, oppure, in subordine, sia aggiornata la sua missione o denominazione e nelle singole sale emerga con chiarezza l'inattendibilità delle teorie dell'atavismo criminale e l'erroneità del metodo scientifico adoperato da Lombroso; 2) ancora in subordine, a valutare la possibilità che in luogo del museo Lombroso venga ospitato il vero museo di antropologia ed etnografia, il quale esponeva anche preziosi manufatti egizi prima della chiusura al pubblico, avvenuta nel 1984 in quanto il palazzo che attualmente lo ospita non risponde più ai criteri di sicurezza. Va evidenziato, infatti, che l'università di Torino ha preferito puntare sul museo Lombroso invece che sulla riqualificazione di un museo costruito secondo i criteri scientifici adottati dalla Società italiana di antropologia ed etnologia (società dalla quale Lombroso venne radiato nel 1882); 3) a restituire le spoglie trattenute nel museo all'amministrazione comunale di Napoli, per il suo valore simbolico e per aver già espresso nel 2013 il Consiglio comunale di Torino questa volontà, affinché siano sottoposte ad una legittima, etica e cristiana sepoltura, sostituendole, eventualmente, con spoglie fittizie; 4) a modificare la toponomastica dell'intera nazione che reca il nome di Lombroso e, qualora il Governo senta l'esigenza di confrontarsi preventivamente con la comunità scientifica, a far sì che ciò non avvenga attraverso la selezione di un "comitato di saggi" di nomina politica, ma avvenga attraverso un convegno aperto a tutti gli studiosi nazionali e internazionali che abbiano pubblicato scritti significativi sull'opera complessiva di Lombroso: il tema è di grande attualità e di grande peso politico e merita attenzione al massimo standard scientifico possibile. Interrogazioni Atto n. 3-02623 CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BOLDRINI D'ALFONSO D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI LAUS MIRABELLI NANNICINI PINOTTI PITTELLA ROJC ROSSOMANDO STEFANO VATTUONE VERDUCCI GIACOBBE Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 15 giugno 2021 il Parlamento ungherese ha approvato, su iniziativa del Governo presieduto da Viktor Orban, una legge che impedisce di informare i minori, con qualsiasi mezzo e qualsiasi modalità, sulle diverse manifestazioni dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere; la legge approvata, che ricalca quella in vigore dal 2013 in alcune regioni della Federazione russa, maschera dietro l'ipocrita intento di tutelare l'integrità morale dei più giovani la sostanziale volontà di marginalizzare le soggettività LGBT+, rendendole del tutto assenti dallo spazio pubblico e dal dibattito culturale nel Paese; la legge approvata rischia di avere un impatto molto forte sulla salute psichica delle persone giovani e giovanissime che, in età minore, sperimentino un orientamento sessuale e un'identità di genere diversi da quelle che il Governo e il Parlamento ritengono, con ogni evidenza, gli unici meritevoli di protezione in quanto "normali" e conformi a morale; inoltre, per effetto di questa legge, si finirà per impedire qualunque iniziativa di formazione nelle scuole, qualunque progetto rivolto all'inclusione, al riconoscimento e al rispetto delle soggettività LGBT+ che sia destinato a persone giovani e giovanissime con la conseguenza, pesantissima, di legittimare forme di esclusione, bullismo, discriminazione e violenza; infine, la stessa programmazione televisiva e la distribuzione cinematografica di opere che, in qualunque forma, rappresentino l'omosessualità e le transidentità dovranno essere rese non accessibili ai minorenni; considerato che: si tratta di una legge che viola in modo pesante una serie di libertà fondamentali, tra cui quella di educazione, ma anche la libertà di manifestazione del pensiero, così come le libertà culturali fino a intaccare il diritto alla salute psichica e la libertà personale delle persone LGBT+; allo stesso tempo, si tratta di una legge che viola il principio di eguaglianza e che mette a repentaglio la stessa qualità della vita e della convivenza democratica; la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, la costruzione di una società fondata sulla pari dignità di ogni persona, il contrasto alle discriminazioni e alla violenza motivata dalle condizioni personali rappresentano pilastri della convivenza politica nello spazio pubblico europeo, come risulta in modo chiarissimo dai trattati istitutivi dell'Unione; la Corte europea dei diritti dell'uomo, pronunciandosi (nella sentenza Bayev del 2017) sulla legge russa cui l'Ungheria si è ispirata, ne ha denunciato il carattere radicalmente incompatibile con i principi che dovrebbero guidare gli Stati membri del Consiglio d'Europa nella difesa dei diritti e dell'eguaglianza di tutte le persone; considerato altresì che: la legge recentemente approvata dal Parlamento ungherese si inscrive in un quadro di forte compressione delle garanzie costituzionali poste a tutela delle minoranze e di grande sofferenza per lo Stato di diritto in Ungheria; il Parlamento europeo, con risoluzione dell'11 marzo 2021, ha proclamato l'Unione europea "zona di libertà per le persone LGBTIQ", si chiede di sapere: quali iniziative intenda assumere il Governo italiano, nell'ambito delle relazioni bilaterali con l'Ungheria, per esprimere la forte preoccupazione del nostro Paese per la deriva intollerabile che la tutela dei diritti e dell'uguaglianza sta assumendo in Ungheria;