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Il monumento ha però sofferto la dicotomia con lo spazio in cui è allocato per la costruzione abusiva, nel 1969, di capannoni ad uso industriale-artigianale realizzati nonostante il vincolo del 30 dicembre 1974, "dichiarazione di notevole interesse pubblico del porto e dei litorali prospicienti il Castello Angioino, in Comune di Barletta", e le disposizioni dell'art. 33 della legge n. 47 del 1985 circa le opere non suscettibili di sanatoria, e condonati (con pratica avviata nel 1985) nel 2005 e nel 2018, con il riesame della destinazione d'uso e il rilascio del permesso di costruzione (si legga: "Approfondimento sul Con-DONO del supermercato presso il Castello di Barletta - virtutem forma decorat" su "picweb"); dal titolo edilizio deriva la recente licenza del Comune (23 dicembre 2020) e di tutti gli altri enti aventi titolo alla costruzione di un supermercato della catena "Lidl", con annesso parcheggio, provvedimenti che la sezione locale di "Italia Nostra" ha inteso impugnare al Tribunale amministrativo regionale (come si legge su "la Repubblica", edizione di Bari, del 25 aprile 2021); alla colpevole assenza, protratta nel tempo, di una visione unitaria del bene (dove il monumento, valore primario, è inseparabile dall'ambiente in cui è inserito), inderogabilmente sancita dai vincoli fissati nel 1974, si attribuisce valore di prassi e la stessa è persino rivendicata in nome del rispetto delle normative dalla dirigente ad interim della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, architetto Maria Piccarreta, come si legge in un comunicato stampa ben poco meditato, al pari del procedimento istruttorio e autorizzativo; la nota dichiara le autorizzazioni rilasciate "nel pieno rispetto della tutela diretta e di rispetto del Castello e di tutte le norme ed in particolare del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio". Prosegue poi nel tentativo di "ricostruzione della realtà degli accadimenti" descrivendo "un'area fortemente degradata" per l'insistere di "edifici industriali abbandonati da molti anni, recintati da una muratura fatiscente" e in confronto ai quali, si intuisce, il nuovo supermercato è considerato comunque un progresso; è un'offesa alla collettività, che dal 1956 confida nel decreto ministeriale che "riconosce il valore storico e artistico del Castello svevo di Barletta, prossimo all'area di intervento e prescrive il 'divieto di eseguire opere che possano danneggiare la luce o la prospettiva, o comunque possano alterare le condizioni di ambiente e di decoro del Castello svevo", leggere che "L'autorizzazione della Soprintendenza è il risultato di una puntuale istruttoria considerato il progetto proposto e il contesto storico e architettonico, nonché paesaggistico"; il decreto ministeriale è stato violato, in realtà, poiché l'area del futuro supermercato non è "in prossimità" ma contigua al fossato del castello; lo spirito con cui la Soprintendenza guarda alla sua riqualificazione, di fatto identificando la fascia di rispetto con il solo fossato, sembra tuttavia essere la mera creazione di uno spazio per il bivacco dei turisti; quanto alla doverosa prescrizione di "assistenza archeologica continuativa, considerata la rilevanza dell'area", lascia sconcertati la chiosa: "Tali indagini non hanno rilevato alcuna presenza archeologica", poiché le fa presumere le verifiche già concluse senza che se ne comprenda l'oggetto: demolizione e rimozione delle macerie o scavi per le fondazioni o sondaggi nelle aree non edificate e forse stratigraficamente ancora integre. Non risulta inoltre che, a seguito di dette indagini, la Soprintendenza abbia aperto con l'amministrazione locale alcun dibattito, né sollevato osservazioni sull'opportunità di un progetto che prosegue e rafforza il processo di svilimento del castello innescato dagli interventi edilizi abusivi e dal loro successivo condono; sconcertante è poi la conclusione stizzita del comunicato stampa: "La Soprintendenza attuerà quanto previsto dalla normativa vigente per censurare quanto affermato sugli organi di stampa e mediatici. Col presente comunicato rigetta tutte le affermazioni diffamatorie rivolte nei propri confronti e fuorvianti per l'opinione pubblica"; considerato che: l'autorizzazione concessa dal Comune alla Lidl contrasta con l'operazione di ricucitura tra la città e il mare avviata nel 2014 grazie alla dismissione e smantellamento dei serbatoi di ENI ubicati parimenti in via Cafiero (tra il fossato, piazza Marina e l'area portuale), per i quali fu rilasciato un titolo edilizio per lavori di decommissioning . A quell'autorizzazione del Comune per gli interventi su immobili soggetti a tutela paesaggistica si giunse con un articolato percorso, comprensivo dei pareri favorevoli espressi dalla commissione locale per il paesaggio e dalla Soprintendenza (si legga: "Al via smantellamento serbatoi Eni a Barletta" su "lagazzettadelmezzogiorno"); nello stesso grande progetto è rientrata, ad ottobre 2020, la demolizione dei silos granari costruiti nel 1972 nel porto, inattivi dal 2018 per danni strutturali, operazione che ha consentito di recuperare una superficie di 2.000 metri quadri da trasformare nell'ottica di una riqualificazione dello scalo marittimo per finalità turistiche (si legga: "Addio ai silos di Barletta, le immagini prima della demolizione" su "barlettaviva"); da anni, inoltre, si lavora sulla possibilità di rendere zona a traffico limitato l'area compresa tra piazza Marina, la cattedrale e il castello. Pochi giorni fa, in fine, sempre per recuperare la visuale verso il mare, è stato abbattuto, in via Mura del Carmine, un impianto dell'acquedotto pugliese costruito nel 1973 in prossimità delle mura e dismesso da tempo (si veda: "Abbattuto ex impianto di Acquedotto Pugliese sulle Mura del Carmine" su "barlettalive"); dopo interventi così significativi nel lento percorso di riqualificazione di questa parte della superficie urbana di Barletta, la Soprintendenza non sembra essersi resa conto di quanto la costruzione di un supermercato con parcheggio nello stesso areale infici l'intero progetto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto sopra e se sia in grado di spiegare perché a Barletta sia stata consentita una palese violazione del dettato costituzionale secondo il quale la Repubblica "Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione" (art. 9), che è uno dei principi immodificabili su cui si fonda l'ordinamento dello Stato; se non convenga che un dirigente ministeriale non dovrebbe "censurare" le rimostranze dell'opinione pubblica, sia perché è al servizio dello Stato sia per il genuino desiderio della collettività di co-progettare, assumendosi responsabilità dirette in materia di valorizzazione del patrimonio culturale laddove, come nel caso di specie, non veda garantiti i propri interessi;