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Disposizioni in materia di autorecupero del patrimonio immobiliare. Onorevoli Senatori. -- Uno dei tanti paradossi del nostro Paese è l'enorme disponibilità di immobili abbandonati o incompiuti con sempre più cittadini in crisi, spesso costretti a dormire in alloggi di fortuna. Una condizione che aumenta la povertà, riducendo le libertà dei cittadini. Sul diritto alla casa si sono giocati molti equilibri politici in Italia dal boom economico in poi, si è scientificamente scelto di incentivare la distruzione del territorio, cavalcando i piani regolatori, imponendo modelli urbanistici invivibili o facendo scomparire quelli tradizionali allo scopo di spingere il settore edilizio e la crescita. É così che l'Italia di oggi è un enorme «cimitero» di immobili abbandonati, ve ne sono migliaia nei centri storici delle città di provincia, centinaia nei quartieri periferici delle metropoli, spesso abbandonati, occupati o divenuti merce per un mercato nero che nega il diritto ad avere un'abitazione per concederla piuttosto ad altre persone in difficoltà, disposte a pagare o a scavalcare anche chi ha più diritto, pur di avere un tetto su cui costruire il proprio futuro. Le riforme del mercato del lavoro che si sono succedute hanno favorito il diffondersi del precariato, i cui devastanti effetti hanno fatto sì che la stragrande maggioranza dei giovani non possa accedere al mercato immobiliare o garantire la continuità nei pagamenti dei canoni di locazione. La generazione dei trentenni e quarantenni è costretta, in ragione dei bassi salari e dell'aumento del caro vita, ad abitare con i propri cari senza un'adeguata prospettiva di emancipazione economica e sociale. É la prima volta, dai tempi del boom economico, che una generazione non riesce a migliorare le proprie condizioni di vita rispetto a quella precedente, anzi vede progressivamente ridursi garanzie e qualità della vita, in una spirale di precarietà e insicurezza economica. Si assiste alla crescita della povertà, sempre più pervasiva nelle relazioni sociali ed economiche, che interessa centinaia di migliaia di persone in questo Paese. Se una dimora dignitosa ha sempre rappresentato un bisogno primario da soddisfare, le trasformazioni del tessuto economico fanno emergere un altro problema: quello dell'abbandono degli immobili, soprattutto nei centri storici delle città di provincia, nei comuni montani, nelle aree decentrate, nelle isole, ma anche nelle metropoli. La repentina trasformazione urbanistica dagli anni Sessanta in poi, ha prodotto una cesura culturale e geografica con i centri storici italiani. Ciò ha provocato l'abbandono, la svendita, il crollo, la morte di molte aree un tempo vitali. Lo Stato riconosce che questo fenomeno costituisce una vera e propria «emergenza permanente», una patologica devianza che compromette le nostre economie locali, tarpa le ali ai centri storici, che nella stragrande maggioranza dei casi non riescono a valorizzare il turismo a scapito di altre aree, con enormi perdite economiche e conseguente ulteriore abbandono. È, dunque, il momento di affrontare queste due esigenze al di fuori della logica emergenziale. A tal fine il presente disegno di legge prevede importanti strumenti per affrontare il diritto all'abitazione e l'abbandono degli immobili. Il disegno di legge, istituendo il Fondo nazionale per l'autorecupero, permette la creazione dei gruppi di autorecupero, ovvero associazioni tra cittadini che hanno bisogno di un'abitazione, i quali, con il supporto del comune in cui è sito l'immobile abbandonato, possono prestare il proprio lavoro per il recupero di un immobile, ottenendo un comodato d'uso di 18 anni sulle unità abitative ristrutturate. Se i gruppi di autorecupero si occupano di prestare il proprio lavoro per recuperare l'immobile, lo Stato si occuperà di fornire i fondi per l'acquisto dei materiali, per i lavori speciali, come ad esempio la messa in sicurezza dell'immobile, se necessaria, e per tutto ciò che occorre per il completamento del recupero. Ai proprietari dell'immobile si offre, invece, l'opportunità di poter ristrutturare gratuitamente il proprio immobile abbandonato, e di ritrovarsi con un immobile in pieno stato di conservazione trascorso il periodo di comodato, evitando così di dover affrontare personalmente le spese per la ristrutturazione o la messa in sicurezza, come previsto dalla normativa vigente. Nell'insieme, il provvedimento reca una serie di norme per favorire la diffusione dell'autorecupero, rivitalizzando così i quartieri abbandonati e recuperando una parte preponderante del patrimonio edilizio italiano, rispondendo in maniera efficace all'esigenza di offrire un'abitazione a tutti i cittadini, anche a quelli che hanno subìto la precarizzazione forzata, i licenziamenti in età lavorativa avanzata, le truffe degli enti creditizi, gli infortuni sul lavoro e tutte le altre condizioni che hanno impedito di soddisfare i bisogni primari dell'individuo, senza consumare un metro quadro di superficie in più rispetto ad oggi. Con riferimento all'autorecupero è importante rilevare come nel nostro ordinamento giuridico manchi un quadro normativo che in maniera compiuta ed organica definisca regole, modalità e strumenti dell'edificazione in autocostruzione, indi in autorecupero. Questo vuoto legislativo sino ad oggi ha semplicemente impedito di trasformare le «esperienze» che si sono andate comunque realizzando nel nostro come in altri Paesi, anche in tempi recenti, in concrete realtà. Non sono mancate, infatti, regioni che hanno deciso di muovere i primi passi con progetti sperimentali di autorecupero e autocostruzione, come il Lazio (1998), l'Umbria che ha supportato dal 2001 il Programma di autocostruzione «Un tetto per tutti», al quale sono seguiti negli anni successivi interventi sperimentali in Emilia-Romagna (2003), Toscana (2005), Lombardia (2005), ma anche esperienze estere, come la pratica dell'autocostruzione del comune di Marinaleda in Spagna e l'autorecupero del centro storico de l'Avana a Cuba. É comunque evidente che, nel rispetto delle competenze regionali e comunali in materia urbanistica, solo un quadro normativo nazionale potrebbe consentire di portare a sistema le esperienze in corso e promuovere l'autorecupero come pratica che può contribuire a risolvere il problema della casa, pur in presenza di una forte crisi economica e di esigue risorse pubbliche. Il concetto su cui si basa l'autorecupero trae nome e filosofia dalla «partecipazione in gruppo» dei beneficiari. Per questo, materia centrale e fondante di ogni progetto è la composizione del gruppo di soci e la sua formazione in termini di know how associativo e tecnico, mirata ad una efficace economia d'insieme del progetto. L'autorecupero è una soluzione in grado di sviluppare una molteplicità di valenze; si configura come strumento per la formazione di mano d'opera, incremento delle opportunità di impiego e come contributo alla maturazione di potenziali gruppi sociali. A ciò occorre aggiungere che lo strumento dell'autorecupero consente di ridurre la sequenza di deleghe e mediazioni che caratterizzano il ciclo della ristrutturazione nei nostri contesti ed il costo complessivo dell'intervento.