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è la presa di coscienza di quanto sia difficile governare e mediare su interessi divergenti. E allora, signor Presidente, per quanto riguarda l'opposizione, io penso che in questi sette mesi l'opposizione abbia avuto un atteggiamento quasi sempre costruttivo e leale, ponendo al centro del dibattito politico gli interessi del Paese. Abbiamo votato ben due scostamenti, signor Vice Ministro, con l'impegno - mantenuto in parte o mantenuto per nulla - che il Governo avrebbe aperto un dialogo serio, non con un appello alla responsabilità, perché con la responsabilità non si costruisce un Paese o un progetto politico; con la responsabilità è possibile cavarsela con un voto. Eppure, signor Vice Ministro, non è arrivato nulla. Per l'ennesima volta siamo qui costretti a fare i conti e a chiederci se dobbiamo svolgere un ruolo nella commedia teatrale in cui viviamo: voi portate a noi lo scostamento e noi dobbiamo dibattere se sia il caso di dire al Paese che sono fatti della maggioranza oppure - come io mi auguro per la cultura che mi rappresenta, e ha detto bene la senatrice Conzatti - del popolarismo europeo, se al centro ci devono essere come bussola gli interessi del Paese. Io credo che questo Governo abbia fatto delle cose intelligenti e sagge e delle cose sbagliate. Il ministro Gualtieri l'ha detto anche in televisione, facendo ammenda di alcune negligenze che erano state sottolineate dall'opposizione, in un modo garbato e a bassa voce, come chiedeva il collega dei 5 Stelle. Anche i toni cambiano e questo è importante. Eppure, non c'è stato alcun accoglimento delle nostre preoccupazioni. Guardate che il bazooka dei 400 miliardi non potrà essere attivato; non a caso ne è stato attivato appena il 20 per cento sugli investimenti. Dicevamo che molte imprese non ce l'avrebbero fatta se non avessero avuto immediata liquidità; e tante stanno chiudendo. Certamente il crollo del PIL del 9 o del 10 per cento è la dimostrazione dell'entità del dramma che stiamo vivendo e non solo della capacità o no di rispondere al dramma che purtroppo stiamo ancora vivendo. Eppure il Governo non ha accolto le nostre preoccupazioni. Noi avevamo parlato di soldi direttamente alle imprese e invece si è dovuta elaborare tutta una strategia che ha comportato per molte aziende la chiusura o il fallimento. Sulla cassa integrazione io non sono uno che finge e si nasconde dietro il dito, perché abbiamo parlato di oltre un miliardo di ore di cassa integrazione in un arco di tempo di due mesi, qualcosa di folle; 11 milioni di italiani l'hanno riscossa, quindi io non ho problemi a dire bravi per certi versi, ma non possiamo limitarci e darci la pacca sulla spalla per averla data a 11 milioni di persone, fregandocene se l'altro milione non l'ha avuta. Io penso che manchi sempre quel pezzo in più che magari possiamo aggiungere alla dinamica di gestione di questa pandemia. Abbiamo dato suggerimenti sulla cassa integrazione, dicendo che era un meccanismo molto complesso, per cui i vari passaggi avrebbero comportato il fatto che molte famiglie e molti lavoratori non l'avrebbero potuta riscuotere; a tutt'oggi ci sono 40.000-50.000 persone che aspettano ancora la cosiddetta rata del mese di aprile e non possiamo far finta che non esistano. Sono numeri importanti perché stiamo incidendo sulla carne viva del Paese. Pertanto, quando noi chiediamo collaborazione non intendiamo che si debba chiudere una cerniera e diventare tutti insieme un'unica cosa, ma che in un momento drammatico come questo anche l'opposizione, che rappresenta la maggioranza o la minoranza del Paese (chi se ne importa), possa offrire il suo punto di vista sulla scorta del suo bagaglio formativo, culturale e valoriale. Eppure non lo avete accettato, nonostante molti dell'opposizione abbiano mostrato senso di responsabilità non per far sopravvivere il Governo, perché noi rimaniamo alleati del Paese e non del Governo; lo dice qualcuno che non ha votato per il primo Governo Conte, né il reddito di cittadinanza, né per il secondo Governo Conte, e che quindi è nudo rispetto a qualunque scellerato sospetto; rivendico in quest'Aula il diritto di chiedere a chi governa e ha la responsabilità del Paese di non trincerarsi ulteriormente. Non credo infatti che la NADEF sia solo un libro dei sogni, però certamente lascia dei punti interrogativi. Fino ad oggi tante delle norme approvate, come si suol dire, non sono atterrate per le difficoltà burocratiche. Come pensate di superarle, soprattutto oggi che non avete la maggioranza del governo dei territori? Signor Presidente, mi rivolgo a lei in quanto carica istituzionale, per chiedere se non sia arrivato il momento che questo Paese si sieda un attimo, ragioni e apra un tavolo serio. Io non mi permetto di commentare quello che ha fatto il presidente Conte a Villa Pamphili, la sfilata e così via, perché è giusto incontrarsi, parlare, dialogare. È possibile che si apra un dialogo con le rappresentanze sindacali e produttive del Paese e non si apra un dialogo serio con l'opposizione? Che modo di ragionare è questo? presidente Monti, io non sono uno di quelli che dice che quanto è accaduto nel 2012 è stato uno schifo, è tutta colpa sua, perché la verità e l'onestà trionferanno sempre nella vita lunga della politica, pertanto non mi nascondo. Tuttavia, signor Presidente, bisogna dirsi che quello spirito oggi non c'è. Non c'è quella cultura politica che permetta di poter dire a due terzi del Parlamento che stiamo condividendo un percorso comune in un momento drammatico, con il rischio che vi sia un ritorno della pandemia, quindi di eventuali lockdown, che non mi auguro; di certo, però, non sono tra quanti ritengono che avete cancellato la libertà del Paese, perché francamente bisogna essere seri; non è che si cancella la libertà per poter gestire e governare un territorio, ma lo si fa perché c'è un'emergenza sanitaria che in questo momento è prevalente rispetto alle libertà individuali. Io sono al di fuori di queste polemiche e mi sento anche un po' un pesce fuor d'acqua, però date almeno ragione a chi vi chiede questo, perché se non lo farete è ovvio che tutti quanti continueremo a commettere un errore per il Paese. Qui stiamo indebitando per 120 miliardi le future generazioni, i nostri figli, e come pensate di farlo da soli, senza il coinvolgimento dei padri o delle madri che si siedono dall'altra parte dell'Emiciclo? Fate anche voi uno sforzo, non solo dialettico o comunicativo, per uscire dai vostri recinti. Con tonalità diverse, noi stiamo chiedendo questo, niente di più, signor Presidente. Io mi auguro che il disegno di legge di bilancio che arriverà nei prossimi giorni sia un'occasione per aprire un tavolo serio nell'interesse del Paese, non della sopravvivenza di questo Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in apertura della discussione sulla Nota di aggiornamento al DEF vorrei sottolineare che essa si inserisce in un quadro complessivo: