[pronunce]

che, al riguardo, la Provincia autonoma sostiene che il predetto comma 28, nonostante la clausola di salvaguardia contenuta nel suo terzo periodo, applica anche alla ricorrente misure di contenimento della spesa, in violazione dell'art. 79 dello statuto speciale e, in subordine sussisterebbe comunque lesione dell'art. 117, terzo comma, Cost., perché le disposizioni contenute nella norma impugnata non hanno natura di principi fondamentali, non lasciando alcun margine di manovra alla Provincia; che la difesa provinciale aggiunge che la limitata clausola di salvaguardia di cui al terzo periodo dell'art. 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010 non solo non vale a far salva la legittimità costituzionale della disposizione in relazione alla Provincia, ma è ulteriormente illegittima in quanto, non comprendendo gli enti locali, implica la diretta applicazione a tali enti dei limiti posti dal comma 28 stesso; che, anche sotto questo profilo, tale norma sarebbe dunque illegittima per violazione dell'art. 79, comma 3, secondo e terzo periodo, del d.P.R. n. 670 del 1972, poiché sono direttamente applicate agli enti provinciali (tranne gli «enti sanitari») ed agli enti locali misure di contenimento della spesa; in secondo luogo (e in subordine), sussisterebbe eccesso dai limiti della potestà legislativa statale in materia di coordinamento della finanza pubblica e finanza locale, in quanto la disposizione pone un limite rigido ad una voce specifica di spesa; in terzo luogo, sarebbe leso l'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, poiché l'art. 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010 costituirebbe norma direttamente applicativa in materia di finanza locale, di competenza provinciale ai sensi dell'art. 80, comma 1, dello statuto speciale; che la Provincia autonoma di Trento aggiunge che sussisterebbe invasione della specifica competenza ad essa assegnata dall'art. 17, comma 3, del d.lgs. n. 268 del 1992, il quale stabilisce che «nel rispetto delle competenze regionali in materia di ordinamento dei Comuni, le Province disciplinano con legge i criteri per assicurare un equilibrato sviluppo della finanza comunale, ivi compresi i limiti all'assunzione di personale, le modalità di ricorso all'indebitamento, nonché le procedure per l'attività contrattuale»; che la ricorrente impugna anche l'art. 9, comma 29, del decreto-legge n. 78 del 2010, il quale stabilisce che «le società non quotate, inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'ISTAT ai sensi del comma 3 dell'art. 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, controllate direttamente o indirettamente dalle amministrazioni pubbliche, adeguano le loro politiche assunzionali alle disposizioni previste nel presente articolo»; che la difesa della Provincia, premesso che la norma da ultimo menzionata si rivolge anche a società pubbliche dell'ordinamento provinciale e introduce limiti finanziari diretti al sistema amministrativo provinciale e limiti indiretti all'autonomia finanziaria della Provincia e degli enti locali provinciali, sostiene che essa sarebbe illegittima: per violazione dell'art. 79 del d.P.R. n. 670 del 1972, poiché comporta la diretta applicazione di misure di contenimento della spesa alla Provincia ed agli enti provinciali; per lesione dell'autonomia organizzativa e finanziaria della Provincia e degli enti locali; per eccesso dai limiti della potestà legislativa statale in materia di coordinamento della finanza pubblica e finanza locale, in quanto la disposizione pone un limite rigido ad una voce specifica di spesa; per contrasto con l'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, trattandosi di norma direttamente applicativa in materie di competenza provinciale, quali l'organizzazione provinciale e la finanza locale; che nel giudizio di legittimità costituzionale si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per il rigetto del ricorso; che, preliminarmente la difesa dello Stato eccepisce la tardività del ricorso proposto contro norme già contenute nel decreto-legge n. 78 del 2010, non modificate in sede di conversione e, quindi, in ipotesi immediatamente lesive; che, nel merito, il Presidente del Consiglio dei ministri afferma che il predetto decreto-legge è stato adottato nel pieno di una grave crisi economica internazionale, al fine di assicurare la stabilità finanziaria del Paese nella sua interezza e le disposizioni in esso contenute, pertanto, devono essere esaminate nel loro complesso, poiché ognuna sorregge le altre al fine di raggiungere le finalità di stabilizzazione e di rilancio economico ed esse trovano fondamento nei principi fondamentali della solidarietà politica, economica e sociale (art. 2 Cost.), dell'uguaglianza economica e sociale (art. 3, secondo comma, Cost.), dell'unitarietà della Repubblica (art. 5 Cost.) e della responsabilità internazionale dello Stato (art. 10 Cost.), nonché in quelli correlati del concorso di tutti alle spese pubbliche (art. 53 Cost.), della pari dignità (art. 114 Cost.), del fondo perequativo (art. 119 Cost.), della tutela dell'unità giuridica ed economica (art. 120 Cost.) e degli altri doveri espressi dagli articoli da 41 a 47, 52 e 54 della Costituzione; che l'Avvocatura generale dello Stato sostiene che erroneamente la ricorrente ha affermato che, per essa, l'unico modo per concorrere alla tutela del patto di stabilità sarebbe la stipulazione dell'accordo previsto dall'art. 79, comma 3, dello statuto speciale, disposizione che invece si riferisce alle misure amministrative da adottare per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, non a quelle legislative, regolate dal successivo comma 4 dello stesso art. 79; che la difesa dello Stato aggiunge che la modifica dell'art. 79 del d.P.R. n. 670 del 1972 introdotta dalla legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2010), afferisce principalmente all'attuazione del federalismo fiscale, sulla base di quanto stabilito dall'art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione), concernente il concorso degli enti ad autonomia speciale al perseguimento degli obiettivi di perequazione e solidarietà, mentre le misure di contenimento della spesa pubblica previste dal decreto-legge n. 78 del 2010 sono rivolte a fronteggiare la contingente situazione di crisi economico-finanziaria e l'esclusione della loro applicabilità agli enti ad autonomia speciale pregiudicherebbe il conseguimento degli obiettivi del predetto decreto-legge; che, inoltre, ad avviso del resistente, in situazioni di straordinaria necessità ed urgenza, potrebbe derogarsi anche alle procedure statutarie in ragione dell'esigenza di salvaguardare la salus rei publicae e in applicazione dei principi costituzionali fondamentali della solidarietà economica e sociale, dell'unità della Repubblica e della responsabilità internazionale dello Stato;