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l'art. 32, commi 21 e 22, del decreto-legge n. 269 del 2003, nel testo risultante dalla conversione, con modificazioni, operata dalla legge n. 326 del 2003), in riferimento agli artt. 117 e 119 della Costituzione, nonché al principio di leale collaborazione, in quanto la materia da esso disciplinata rientrerebbe nella potestà legislativa residuale della Regione (materia del “turismo”). La ricorrente, peraltro, ritiene che, anche qualora dette disposizioni rientrassero nell'ambito della legislazione concorrente (“governo del territorio”), non di meno sarebbero lesive della propria competenza, in quanto stabiliscono norme di dettaglio e non “principi fondamentali” della materia. Inoltre, la ricorrente rileva che la disciplina censurata non sarebbe frutto di un'intesa tra Stato e Regione. In conclusione, secondo la Regione Puglia, la normativa statale impugnata sottrarrebbe illegittimamente alla Regione stessa la possibilità di determinare, attraverso lo strumento legislativo, “un'autonoma risorsa finanziaria, comunque attratta nella sfera regionale attraverso il dominio legislativo della materia”. 1.3. - La Regione Emilia-Romagna, con due ricorsi in via principale, di analogo tenore, notificati il 23 gennaio 2004 e il 24 febbraio 2004, depositati i successivi 29 gennaio (reg. ric. n. 13 del 2004) e 4 marzo (reg. ric. n. 33 del 2004) , ha impugnato l'art. 32, commi 21 e 22, della legge n. 326 del 2003 (recte: l'art. 32, commi 21 e 22, del decreto-legge n. 269 del 2003, nel testo risultante dalla conversione, con modificazioni, operata dalla legge n. 326 del 2003), nonché l'art. 2, comma 53, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2004), che ha sostituito l'art. 32, comma 22, del citato decreto-legge n. 269 del 2003, sostenendo che la predetta normativa sarebbe lesiva dell'art. 117 della Costituzione (materia del “turismo”), del principio di leale collaborazione, del principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione, del principio di certezza del diritto, nonché del generale canone di ragionevolezza delle leggi. La Regione ricorrente pone in evidenza che l'esorbitante aumento del canone di concessione (quadruplicazione del canone stesso) di beni del demanio marittimo per finalità turistico-ricreative determinerebbe un'ingiustificata discriminazione tra gli imprenditori turistici e le altre categorie di imprenditori che hanno in uso beni demaniali per finalità non turistiche, comprimerebbe le risorse degli imprenditori turistici, impedendo loro di intraprendere gli investimenti necessari per restare competitivi e comprometterebbe l'azione di promozione, di programmazione e di sviluppo in materia turistica propria della Regione, rendendo impossibile l'aggiornamento dei propri diritti di imposta, attualmente disciplinati dalla legge della Regione Emilia-Romagna 31 maggio 2002, n. 9 (Disciplina dell'esercizio delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo e di zone di mare territoriale), attraverso i quali vengono finanziate le funzioni amministrative in materia turistica, in larga parte delegate agli enti locali. Infine, il censurato aumento del canone sarebbe stato previsto senza sottoporlo all'esame della Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. 2. - Data la sostanziale identità delle censure prospettate, i cinque ricorsi possono essere riuniti per essere trattati congiuntamente e decisi con unica sentenza. 3. - Prima di esaminare le eccezioni avanzate in via preliminare dalla difesa erariale, vanno dichiarati inammissibili i ricorsi della Regione Campania, in quanto il richiamo dei parametri costituzionali non è accompagnato da alcuna motivazione. 3.1 - Quanto al ricorso della Regione Puglia, occorre inoltre rilevare che non c'è piena corrispondenza tra detto ricorso e la delibera di impugnazione adottata dalla Giunta regionale. Infatti, mentre il ricorso impugna i commi 21 e 22 dell'art. 32 del decreto-legge n. 269 del 2003, nel testo risultante dalla legge di conversione n. 326 del 2003, la deliberazione della Giunta fa riferimento all'art. 2, comma 53, della legge n. 350 del 2003, con il quale è stato sostituito il comma 22 dell'art. 32 del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito nella legge n. 326 del 2003. Da ciò consegue che la deliberazione della Giunta della Regione Puglia non è idonea a fondare il ricorso regionale con riferimento al comma 21 del citato art. 32, in quanto in essa non menzionato. Deve invece rilevarsi che rientra nella previsione della deliberazione della Giunta regionale l'impugnazione del comma 22 dello stesso articolo 32, poiché l'art. 2, comma 53, della legge n. 350 del 2003 riproduce esattamente il predetto comma 22, talché l'impugnazione di quest'ultimo può senz'altro ritenersi sorretta dalla deliberazione di Giunta in questione. 3.2. - Quanto alle eccezioni sollevate in via preliminare, va osservato quanto segue. 3.3. - Deve anzitutto essere disattesa l'eccezione di tardività del ricorso, sollevata dalla difesa erariale, nel presupposto che la Regione Puglia avrebbe dovuto impugnare l'art. 32, commi 21 e 22, del decreto-legge n. 269 del 2003 e non la legge di conversione n. 326 del 2003. Al riguardo, deve essere ricordato che secondo il costante indirizzo di questa Corte (sentenza n. 25 del 1996) non è tardivo il ricorso proposto in termini contro la legge di conversione, la quale riproduca la disciplina del decreto-legge. 3.4. - Va parimenti disattesa l'eccezione, avanzata dall'Avvocatura generale dello Stato, di mancanza di oggetto, riferita alla questione proposta dalla Regione Puglia in relazione al comma 22. Infatti, se è vero che l'art. 2, comma 53, della legge n. 350 del 2003 ha sostituito la disposizione censurata nel ricorso, è altrettanto vero che ne ha sostanzialmente riprodotto il contenuto, sicché, in forza del principio di effettività della tutela delle parti nei giudizi in via d'azione, la questione deve ritenersi trasferita sulla nuova norma (sentenze n. 533 del 2002, n. 63 del 2000 e ordinanza n. 137 del 2004). 3.5. - Merita invece accoglimento l'eccezione di inammissibilità, mossa dalla difesa erariale relativamente alla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione Puglia, in riferimento all'art. 119 della Costituzione, avente ad oggetto l'art. 32, commi 21 e 22, del decreto-legge n. 269 del 2003, nel testo risultante dalla legge di conversione n. 326 del 2003.