[pronunce]

n. 152 del 2006 per violazione degli artt. 76, 117 e 118 della Costituzione. La ragione del contrasto con tali precetti costituzionali risiederebbe nel fatto che la norma non prevede più la competenza delle Regioni a delimitare i propri bacini idrografici, ad attivare la costituzione di comitati per i bacini di rilievo regionale e di rilievo interregionale ed a stabilire le modalità di consultazione di enti, organismi, associazioni e privati interessati, in ordine alla redazione dei piani di bacino [funzioni previste dal previgente art. 10, comma 1, lettere a) e h), della legge n. 183 del 1989], nonostante che la legge n. 308 del 2004 prescrivesse il rispetto delle attribuzioni di cui le Regioni e gli enti locali erano già titolari ai sensi della normativa vigente. La questione non è fondata. La mancata previsione, nel d.lgs. n. 152 del 2006, delle competenze regionali sopra ricordate è l'inevitabile conseguenza della modifica del sistema di pianificazione in materia di difesa del suolo e tutela delle acque introdotta dal d.lgs. n. 152 medesimo e, soprattutto, della modificazione dell'ambito territoriale cui si riferiscono gli strumenti di pianificazione. Una volta che, in conformità – come si dirà (infra, n. 13.1) – con la normativa comunitaria, il precedente sistema di ripartizione del territorio nazionale in bacini idrografici di rilievo nazionale, interregionale e regionale, è stato sostituito dalla ripartizione per distretti idrografici, non è più ragionevole l'attribuzione alle Regioni delle competenze che la Regione Calabria vorrebbe fossero mantenute nell'art. 61 d.lgs. n. 152 del 2006. Tale considerazione consente di escludere, oltre alla sussistenza, nella fattispecie, della lesione delle attribuzioni regionali garantite dagli artt. 117 e 118 Cost., anche quella della violazione dell'art. 76 della Costituzione. Richiamando quanto detto a proposito della corretta interpretazione del generalissimo criterio enunciato all'inizio del comma 8 dell'art. 1 della legge n. 308 del 2004 (supra, n. 4), la fattispecie costituisce un'ipotesi di riallocazione al livello centrale di funzioni attribuite alle Regioni dal d.lgs. n. 112 del 1998 imposta dalla necessità di assicurarne l'esercizio unitario e coordinato. 12. – Le Regioni Toscana e Marche censurano l'art. 61, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006 laddove stabilisce che le Regioni «per la parte di propria competenza, dispongono la redazione e provvedono all'approvazione e all'esecuzione dei progetti, degli interventi e delle opere da realizzare nei distretti idrografici, istituendo, ove occorra, gestioni comuni» (lettera d), e «provvedono, per la parte di propria competenza, all'organizzazione e al funzionamento del servizio di polizia idraulica ed a quelli per la gestione e la manutenzione delle opere e degli impianti e la conservazione dei beni» (lettera e). Ad avviso delle ricorrenti, tali disposizioni violerebbero gli artt. 76 e 117 Cost., perché il d.lgs. n. 112 del 1998 aveva trasferito alle Regioni tutte le funzioni relative alla progettazione, realizzazione e gestione delle opere idrauliche di qualsiasi natura, ai compiti di polizia idraulica e di pronto intervento e alla polizia delle acque e l'art. 1, comma 8, della legge di delega n. 308 del 2004 imponeva il rispetto delle attribuzioni regionali come definite dal d.lgs. n. 112 del 1998. Le questioni non sono fondate. Le disposizioni impugnate non hanno effetti lesivi sulle attribuzioni regionali. Come reso evidente dall'utilizzo dell'espressione «per le parti di propria competenza», la norma non sottrae, né aggiunge alcunché alle attribuzioni delle Regioni. 13. – Tutte le Regioni ricorrenti propongono questioni aventi ad oggetto gli artt. 63 e 64 del d.lgs. n. 152 del 2006. L'art. 63, disciplina l'Autorità di bacino distrettuale, disponendo che, in ciascun distretto idrografico di cui all'articolo 64, è istituita l'Autorità di bacino distrettuale, ente pubblico non economico, ed enumerandone gli organi e le funzioni rispettive. L'art. 64, invece, suddivide il territorio nazionale in otto distretti idrografici. 13.1. – Le due norme attuano, pertanto, una riorganizzazione del sistema delle autorità di bacino. In precedenza, ai sensi dell'art. 13 della legge 18 maggio 1989, n. 183 (Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo), l'intero territorio nazionale era ripartito in bacini idrografici che potevano essere di tre tipi: bacini di rilievo nazionale, bacini di rilievo interregionale e bacini di rilievo regionale. La legge individuava 11 bacini di rilievo nazionale (art. 14) e 18 bacini di rilievo interregionale (art. 15); i bacini di rilievo regionale erano quelli non ricompresi nelle altre due categorie (art. 16). Nei bacini di rilievo nazionale era istituita l'Autorità di bacino (art. 12), anche se, a tal fine, alcuni bacini erano raggruppati sotto un'unica Autorità (art. 14, comma 2). Nei bacini di rilievo interregionale, le Regioni definivano d'intesa la formazione del comitato istituzionale di bacino e del comitato tecnico (art. 15, comma 3). L'art. 64 del d.lgs. n. 152 del 2006, individuando otto distretti idrografici, procede all'accorpamento dei precedenti bacini nazionali, interregionali e regionali. Un'analoga riorganizzazione interessa automaticamente anche le Autorità di bacino, proprio perché l'art. 63 istituisce in ciascun distretto un'unica Autorità di bacino. Tale riorganizzazione è stata attuata in coerenza con la normativa comunitaria (che il legislatore delegato doveva rispettare, ai sensi dell'art. 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004). Infatti, la direttiva 2000/60/CE, istitutiva di «un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque», all'art. 2, definisce «bacino idrografico» il «territorio nel quale scorrono tutte le acque superficiali attraverso una serie di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al mare in un'unica foce», «sottobacino» il «territorio nel quale scorrono tutte le acque superficiali attraverso una serie di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare in un punto specifico di un corso d'acqua» e «distretto idrografico» la «area di terra e di mare, costituita da uno o più bacini idrografici limitrofi e dalle rispettive acque sotterranee e costiere» e stabilisce che quest'ultimo è «la principale unità per la gestione dei bacini idrografici». All'interno di ciascun distretto deve essere individuata l'autorità competente per l'applicazione della direttiva (art. 3, comma 2) e l'elenco di tali autorità deve essere fornito alla Commissione europea (art. 3, comma 8);