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sostiene il generale Haftar, che non è certo meno dittatoriale e più democratico di Gheddafi. Quanto poi alla politica migratoria, come nasconderci il comportamento inqualificabile - in questo caso sì - in violazione di elementari diritti umanitari che la Francia tiene a Ventimiglia, rimandando indietro addirittura i minori, facendoli qualificare maggiorenni, anche se sono ragazzini evidentemente di tredici, quattordici e quindici anni, oppure rimandando indietro i migranti togliendo loro le scarpe? Se l'Italia facesse cose del genere, che cosa succederebbe? (Applausi) . Arriverebbe l'ONU, se noi ci comportassimo come fa la Francia nei confronti dei migranti che tentano di passare il confine italo-francese. Allora, cari colleghi, noi votiamo no per tutte queste ragioni e soprattutto perché il vero bipolarismo che si sta affermando, non ancora in quest'Aula - che riflette numeri che non esistono più nella realtà - ma nel Paese fra gli italiani è quello tra un Partito Democratico subordinato agli interessi francesi e Fratelli d'Italia che, come dice Giorgia Meloni, è il vero e unico garante dell'interesse nazionale. (Applausi) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, nell'esprimere il voto favorevole del Partito Democratico può servire fare un po' di chiarezza su cosa voglia dire firmare un trattato per la cooperazione rafforzata. Vorrei rilevare che cooperazione rafforzata è diverso da cessione di sovranità. Sono due concetti differenti: in un trattato si può anche decidere di cedere sovranità ad un organismo sovranazionale che si pensa possa affrontare meglio alcune sfide. Non è però questo il caso. Qui si parla di cooperazione rafforzata. Ciò vuol dire che in alcuni ambiti noi decidiamo di consultarci maggiormente, di provare a prendere iniziative comuni e condivise. Tra Francia e Italia c'è una lunga tradizione, che va avanti da tempo. Lo voglio dire perché magari il collega che mi ha appena preceduto non ha esperienza di come funzionino i Consigli europei e le riunioni di preparazione del Coreper in cui siedono i rappresentanti permanenti. Storicamente Italia e Francia sono alla testa di una coalizione e di un'alleanza. Ce ne sono però altre; ci sono i Paesi frugali, i Paesi dell'Europa orientale, c'è chi affronta il tema del Mediterraneo orientale per arginare la Turchia. Francia e Italia molto spesso si trovano a discutere con la Germania, insieme, a volte, contro la Germania in alcune battaglie europee. Questo per riportare ad uno stato di realtà la discussione. Questo è il motivo per cui nel 2017, con l'allora presidente del Consiglio Gentiloni, si decise di provare a dare una cornice più definita ad una collaborazione che già di fatto era presente nei Consigli europei e nelle principali sedi internazionali e che non ha nulla a che vedere e a che fare con le politiche industriali, con il mercato e le acquisizioni. Qui si individuano alcuni punti precisi. Il rafforzamento della collaborazione si verifica quando si partecipa ai vertici internazionali e quando ci si incontra a discutere di tematiche di interesse comune, a partire dal rafforzamento dei vertici bilaterali che già ci sono e che purtroppo vennero interrotti nel passaggio 2018-2019 e nel rafforzamento della diplomazia parlamentare, utile a costruire un sentire comune. Alcune battaglie infatti, nei singoli Paesi, si affermano se si parlano i parlamentari delle diverse realtà. Non c'entra niente essere appartenenti ad un partito europeo o ad un altro. C'entra la possibilità di collaborare e di confrontarsi sulle grandi sfide. E allora per capire l'utilità della cooperazione rafforzata fra Italia e Francia basta vedere cosa è successo nel 2018-2019 quando non ci si parlava più, quando veniva messo in discussione il Governo francese, arrivando quasi ad una crisi diplomatica. La situazione si è poi ricucita, si è riaffermata la ragione di una collaborazione comune e proprio quella cooperazione rafforzata ha portato dei risultati in Europa. La difesa degli interessi nazionali del nostro Paese è passata cioè attraverso la ricucitura e l'alleanza con la Francia. Infatti, quando Conte andò a negoziare per la prima volta il PNRR, non era solo, ma insieme al leader francese e ad altri sette Paesi europei, frutto di una coalizione che era stata costruita con fatica, capitanata dalla cooperazione tra Italia e Francia che si sono portate dietro altri Paesi. Il PNRR nasce da lì e la Germania ha dovuto scegliere tra la collaborazione con l'Italia, la Francia e altri sette Paesi oppure i Paesi frugali. La Germania ha deciso di stare con Italia e Francia, che in qualche modo indicarono la strada, proprio il contrario di quello che avete detto voi prima, come vediamo anche su altri grandi temi. Non è un caso che la cooperazione rafforzata tra Italia e Francia ha portato per la prima volta a disattendere la dottrina Mitterand, a cambiare l'impostazione giuridica in quel Paese. Fu un atto politico di rottura rispetto alla storia precedente e Macron ha in qualche modo chiuso una fase e ne ha aperta un'altra grazie alla collaborazione positiva tra i due Governi e all'intesa fra due leader come Draghi e Macron. Non è un caso che, nonostante la magistratura, nella sua autonomia, avesse preso una decisione di un certo tipo, Macron non ha avuto problemi nel manifestare politicamente un'idea diversa. Penso che dentro quel clima si sia affermata anche la decisione della procura generale di impugnare la decisione della Corte di appello. (Applausi) . Ciò è dovuto alla collaborazione positiva fra Italia e Francia. Lo si è voluto fare in una serie di ambiti. Nel Trattato del Quirinale, ad esempio, si individuano degli ambiti preferenziali. Penso alla collaborazione sull'arco alpino. Certo, non nascondiamoci che vanno risolte alcune controversie che ci sono, richiamate nell'ordine del giorno della Lega. Sappiamo che non c'entra con questo Trattato, ma la collaborazione sull'arco alpino è decisiva e, purtroppo, abbiamo visto le tragedie che ha prima ricordato nel suo intervento il senatore Porta. Occorre combattere i cambiamenti climatici e affrontare insieme i temi della difesa, dell'ambiente e del territorio dell'arco alpino. Lo stesso dicasi per il Mediterraneo, che per noi è l'area geopolitica maledettamente più complicata. Sappiamo benissimo che possiamo avere avuto delle posizioni diverse rispetto alla Francia in passato, ma oggi è necessario lavorare insieme perché la Libia ci insegna che i vuoti, anche in politica internazionale, si riempiono. Turchia e Russia sono diventati i due grandi attori in Libia e noi abbiamo dovuto rincorrerli. Come abbiamo fatto a invertire un po' la rotta? Mettendo insieme Italia, Francia e Germania, che adesso non prendono decisioni diverse sulla Libia, ma si consultano fra loro. La cooperazione rafforzata serve a questo, ossia a rafforzare l'interesse nazionale. Alcuni grandi temi ormai non possono più essere affrontati con misure nazionali; se si vuole essere efficaci in tutte le aree di interesse del proprio Paese le questioni vanno affrontate, di volta in volta, su scale diverse, che possono essere quella europea oppure quella delle cooperazioni rafforzate.