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Introduzione del reato di tortura nel codice penale (n. 10). Onorevoli Senatori. -- La 2ª Commissione permanente ha lungamente esaminato i disegni di legge in materia di tortura e i lavori sono stati inizialmente svolti con il senatore Buemi che rivestiva il ruolo di relatore. Le sue dimissioni, formalizzate nella seduta del 10 settembre 2013, non impediscono comunque di affermare che il testo ha raggiunto un livello di definizione e precisione più che soddisfacente. Di tale risultato va dunque dato il giusto merito anche al relatore dimissionario. Con il testo proposto dalla Commissione si introducono gli articoli 613- bis e 613 -ter nel libro II, sotto il titolo XII, capo III, sezione III, del codice penale. Viene così disciplinata la fattispecie incriminatrice della condotta di tortura. La proposta all'Assemblea nasce dall'unificazione del disegno di legge n. 10, a prima firma del senatore Manconi, del disegno di legge n. 362, sottoscritto dal senatore Casson e da altri senatori, della proposta n. 388, d'iniziativa del senatore Barani, del disegno di legge n. 395, presentato dalla senatrice De Petris e dal senatore De Cristofaro, del disegno di legge n. 849, d’iniziativa dei senatori del Movimento 5 Stelle componenti della Commissione giustizia, ed infine, del disegno di legge n. 874, presentato dal senatore Torrisi. L'articolo 613- bis disciplina il delitto di tortura, mentre l'articolo 613- ter incrimina la condotta del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio che istiga altri alla commissione del fatto. Circa il tenore delle due fattispecie occorre svolgere alcune precisazioni circa i profili più delicati sui quali si è soffermata l'attenzione della Commissione. Innanzitutto, si è inteso introdurre un reato comune, come testimonia espressamente la possibilità che a commetterlo sia chiunque, senza che il soggetto attivo debba ricoprire una specifica qualifica. Un profilo di una qualche delicatezza concerne il requisito, ai fini dell’integrazione del reato, che siano compiuti più atti di violenza o di minaccia, ovvero plurimi trattamenti disumani o degradanti la dignità umana, oppure omissioni. Tale scelta in favore della pluralità di azioni materiali nasce dall'evidente necessità di evitare doppie incriminazioni, giacché ciascuno degli atti compiuti dal soggetto agente implica o può implicare la consumazione di un autonomo reato, quale, ad esempio, il delitto di lesioni personali. In altre parole, la Commissione ha avuto cura di evitare il più possibile casi di concorso apparente di reati. Tuttavia, va rilevato che in Commissione esisteva un orientamento parzialmente diverso, favorevole a prevedere l'integrazione del reato di tortura anche mediante un solo atto di minaccia o di violenza, ritenendosi che non si debba comunque far dipendere la sussistenza del reato dalla resistenza opposta dalla vittima e quindi dalla eventuale reiterazione della violenza. Non avendo questo indirizzo ottenuto il consenso della maggioranza dei commissari, si è convenuto sulla necessità di prevedere non solo che la lesione del bene giuridico tutelato debba compiersi con più atti, ma anche che ad essi seguano acute sofferenze fisiche o psichiche ai danni di una persona privata della libertà personale o affidata alla custodia, autorità, potestà, cura o assistenza del reo. Oltre a questi casi, l'articolo 613- bis può trovare applicazione anche qualora il soggetto passivo si trovi in una condizione di minorata difesa. Peraltro, un profilo di assoluto rilievo sul quale, probabilmente, si potrà effettuare un supplemento di valutazione, concerne l'indicazione espressa nell'articolo 613- bis che il delitto di tortura possa essere integrato anche mediante omissioni. Ora, si potrebbe convenire sul fatto che l'equiparazione tra condotta commissiva e omissiva sia comunque sempre stabilita dall'articolo 40 del codice penale. Forse si può ritenere che tale clausola meriti di essere mantenuta in quanto riferita ad una pluralità di omissioni, ma è auspicabile, in via generale, che si affronti il dibattito su questo punto senza prese di posizione eccessivamente rigide. Il secondo comma dell’articolo 613- bis prevede la circostanza aggravante qualora il fatto sia commesso da un pubblico ufficiale nell'esercizio delle funzioni ovvero da un incaricato di un pubblico servizio nell'esercizio del servizio stesso. Il terzo e il quarto comma del medesimo articolo disciplinano, infine, i casi in cui dal fatto derivino più gravi conseguenze quali appunto la lesione personale, nella sua variabile gravità, o la morte. Con riferimento all'articolo 613- ter, introdotto per punire l'istigazione a commettere tortura, va ribadito che la condotta è solo quella del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio, così che si è in presenza, a differenza dell'articolo 613- bis , di un reato proprio. La stessa pena della reclusione da sei mesi a tre anni si applica sia se l'istigazione non è accolta, sia qualora essa trovi accoglimento ma il delitto di tortura non sia in effetti commesso. L'articolo 2 del disegno di legge introduce modifiche all'articolo 191 del codice di procedura penale, statuendo che le dichiarazioni o le informazioni ottenute facendo ricorso al delitto di tortura non sono in alcun caso utilizzabili, salvo che contro le persone accusate del delitto medesimo e all'esclusivo fine di provarne la responsabilità penale. L'articolo 3 mira ad introdurre nel decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, una specifica causa di esclusione del respingimento, dell'espulsione o dell'estradizione di un individuo verso uno Stato nel quale costui rischi di essere sottoposto a tortura. Con la novella all’articolo 19 del citato decreto legislativo si intende introdurre un criterio al fine di valutare i fondati motivi necessari per ritenere che la persona rischi di essere sottoposta a tortura. Si dispone l'obbligo di tener conto dell'esistenza, nello Stato verso cui si realizzano l'espulsione, il respingimento o l'estradizione, di violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani. Da ultimo, l'articolo 4 esclude che possa essere riconosciuta l'immunità diplomatica ai cittadini stranieri sottoposti a procedimento penale o condannati per il reato di tortura in altro Paese o da un tribunale internazionale. Gli articoli 5 e 6, infine, disciplinano rispettivamente l’invarianza degli oneri e l’entrata in vigore del provvedimento. D’Ascola , relatore. Art. 1. (Introduzione degli articoli 613- bis e 613- ter del codice penale, concernenti i reati di tortura e di istigazione del pubblico ufficiale alla tortura) 1. Nel libro secondo, titolo XII, capo III, sezione III, del codice penale, dopo l'articolo 613 sono aggiunti i seguenti: «Art. 613- bis. - (Tortura).