[pronunce]

n. 502 del 1992, compreso l'evocato art. 15, comma 7, che imporrebbe «solo di rispettare la disciplina e i requisiti di accesso indicati nei DPR nn. 483 e 484 del 1997 a prescindere da chi quei concorsi si trovi a gestire», mentre le altre norme interposte indicate dal ricorrente, contenute nel d.P.R. n. 483 del 1997 e nel d.P.R. n. 220 del 2001, sarebbero inidonee a esprimere principi fondamentali, avendo natura regolamentare. 2.2.2.- Quanto all'art. 2, comma 1, lettera b), impugnato nella parte in cui introduce il comma 2-sexies dell'art. 3 della legge reg. Puglia n. 29 del 2017, la Regione eccepisce, preliminarmente, il difetto di interesse del ricorrente, poiché la Giunta regionale non avrebbe esercitato, entro il previsto termine di trenta giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione, la facoltà di «attribuire tutte le competenze di cui al comma 2 ter, diversamente dall'A.Re. S.S. [...], anche a una delle sei direzioni strategiche, purché nella dimensione unitaria e per tutte le competenze previste». Inoltre, le censure sarebbero inammissibili, oltre che per la già eccepita genericità della motivazione, anche per l'inconferenza dei parametri costituzionali e interposti evocati. La difesa statale si sarebbe limitata a richiamare le «medesime criticità» concernenti le altre disposizioni dell'impugnato art. 2 della legge reg. Puglia n. 16 del 2024, ma tali criticità non potrebbero riferirsi al comma 2-sexies, prevedendo quest'ultimo l'attribuzione delle competenze in materia di reclutamento del personale proprio a una azienda sanitaria locale già esistente sul territorio. 2.3.- L'inconferenza dei parametri costituzionali e interposti evocati è eccepita anche con riferimento alle procedure di autorizzazione - all'esercizio e di accreditamento istituzionale - delle strutture sanitarie e socio-sanitarie, in quanto la competenza ad adottare questi atti apparterrebbe alle regioni e non alle aziende sanitarie, ai sensi degli artt. 8 e seguenti del d.lgs. n. 502 del 1992. Nel merito, la disposizione dovrebbe interpretarsi, in ogni caso, nel senso che le competenze attribuite all'AReSS attengono, come già detto, solo alla preliminare fase istruttoria, lasciando alla Regione Puglia la competenza ad adottare i provvedimenti finali. 2.4.- Infine, anche la censura di violazione della competenza legislativa concorrente dello Stato nella materia «coordinamento della finanza pubblica» sarebbe inammissibile per inconferenza dei parametri costituzionali e interposti evocati, oltre che per assertività. Mancherebbe, infatti, ogni dimostrazione del pregiudizio arrecato dall'art. 2 della legge reg. Puglia n. 16 del 2024 al conseguimento degli obiettivi di risparmio previsti dal piano di rientro dal disavanzo sanitario cui è soggetta la Regione, in contrasto con l'art. 2, commi 80 e 95, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)». Nel merito, la disposizione impugnata avrebbe comunque natura ordinamentale, essendo diretta a garantire, nell'ambito della programmazione delle attività di prevenzione, una efficace ed efficiente organizzazione delle risorse sia umane, sia strumentali. Le sue previsioni avrebbero dunque carattere organizzativo, da attuare senza ulteriori oneri, «tanto è vero che la legge è neutra sotto il profilo finanziario e non reca alcuna previsione di variazioni di bilancio». Non sarebbe ravvisabile, pertanto, alcun pregiudizio agli obiettivi di risparmio previsti dal piano di rientro. 3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria illustrativa il 4 novembre 2024, contestando l'eccezione preliminare di inammissibilità delle questioni e replicando, nel merito, alle difese della Regione. 3.1.- Quanto all'asserita inammissibilità, il ricorso non sarebbe genericamente motivato, raggiungendo la soglia minima di chiarezza e di completezza che consente l'esame nel merito. Di ciò sarebbe prova il fatto che la Regione ha svolto ampie deduzioni difensive per sostenere la non fondatezza delle questioni. 3.2.- Nel merito, quanto alla gestione del personale, i commi 1 e 1-bis dell'art. 3 del d.lgs. n. 502 del 1992, insieme ai successivi commi 6 e 7, traccerebbero un quadro normativo che riserva i poteri gestionali in senso proprio alle sole figure apicali delle aziende sanitarie, quali il direttore generale, il direttore amministrativo e il direttore sanitario. Inoltre, disposizioni come l'art. 15, comma 6, dello stesso d.lgs. n. 502 del 1992 attribuirebbero ai dirigenti con incarico di struttura complessa funzioni di direzione e di organizzazione da attuarsi anche mediante direttive al personale. In un simile contesto, i poteri di gestione del personale non potrebbero essere affidati «ad un ente esterno al perimetro sanitario». 3.2.1.- Quanto alle procedure di reclutamento del personale, le norme di natura regolamentare contenute nel d.P.R. n. 483 del 1997, richiamato dall'art. 15, comma 7, del d.lgs. n. 502 del 1992, completerebbero la normativa statale primaria in ambiti squisitamente tecnici, potendosi perciò ascrivere, là dove prevedono che gli atti relativi a tali procedure siano adottati dai competenti organi delle aziende sanitarie, all'area dei principi fondamentali della materia «tutela della salute». Inoltre, non si potrebbe negare che l'attività di espletamento e di organizzazione dei concorsi - cui si limiterebbero, secondo la Regione, le competenze attribuite all'AReSS - sia strumentale alla qualità delle prestazioni che saranno in futuro erogate dal SSR. In caso contrario, «si perverrebbe alla paradossale conclusione» per cui l'organizzazione e l'espletamento delle procedure selettive sarebbero irrilevanti «rispetto al fine della selezione dei migliori ; selezione [...] che - appunto - costituisce lo strumento per eccellenza dell'erogazione qualitativamente ottimale delle prestazioni». 3.2.2.- Quanto all'accreditamento istituzionale, il ricorrente osserva che - in forza dell'art. 8-octies del d.lgs. n. 502 del 1992 e delle intese Stato-regioni che ne costituiscono attuazione - «il processo di verifica periodico e sistematico dei requisiti oggettivi per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie [viene] svolto, secondo principi di indipendenza, imparzialità, riproducibilità e trasparenza, da un organismo esterno, denominato Organismo Tecnicamente Accreditante (OTA)». Struttura, quest'ultima, caratterizzata dall'essere «un soggetto autonomo e indipendente rispetto alla struttura regionale che concede l'accreditamento»: da qui, «il segnalato rischio di compromettere la necessaria garanzia di terzietà che deve connotare l'esercizio delle attività di verifica e di valutazione circa il possesso dei requisiti di sicurezza e di qualità».