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C'è chi in questi giorni si è chiesto come mai - per esempio - stranamente, il più controverso degli ordini del giorno in discussione sia stato proposto non dalla maggioranza, bensì da quella che si definisce, millantando la realtà, unica forza di opposizione. È giusto ricordare chi è Guido Crosetto, parlamentare di questa legislatura, che si è dimesso per andare a fare il presidente di Aiad. Non è conosciutissima come organizzazione: è la Federazione, membro di Confindustria, in rappresentanza delle aziende italiane per l'aerospazio, la difesa e la sicurezza. Questa è la definizione tratta dal sito: «Accoglie nel proprio ambito la quasi totalità delle imprese nazionali, ad alta tecnologia, che esercitano attività di progettazione, produzione, ricerca e servizi nei comparti: aerospaziale civile e militare, comparto navale e terrestre militare e dei sistemi elettronici ad essi ricollegabili. L'Aiad mantiene stretti e costanti rapporti con organi e istituzioni nazionali, internazionali o in ambito NATO al fine di promuovere, rappresentare e garantire gli interessi dell'industria che essa rappresenta»; interessi, signora Presidente, che sono soldi, come dicevamo prima. Il vicepresidente è un ex parlamentare del PD, Andrea Manciulli, che naturalmente non è il solo democratico innamorato delle armi. Abbiamo sentito nei giorni scorsi l'ex leader Massimo D'Alema favoleggiare al telefono con i suoi amici provvigioni milionarie sulla vendita di strumenti e di armi da guerra. Lui però ormai è vecchio, è stato rottamato; il nuovo è Alessandro Profumo, l'amministratore delegato di Leonardo, ex Monte dei Paschi di Siena e Unicredit, nominato dai Governi Renzi e Gentiloni nella scorsa legislatura e dal ministro Padoan, che ha preso il suo posto in banca: un giro di giostra tra amici, come si direbbe. Lo stesso vale per la Fondazione Med-Or, nata sempre su iniziativa di Leonardo, che ha come presidente l'ex ministro del PD e delegato ai Servizi segreti Marco Minniti. Insomma, intorno al mondo delle armi c'è spazio per tutti e - per non fare torto a nessuno - è giusto ricordare che in Leonardo lavora anche il fratello del ministro Giorgetti, Francesco, dirigente nel settore elicotteri, e da poco è stato assunto il figlio ormai cinquantenne del sottosegretario Tabacci; insomma, un'assunzione per merito, ne siamo sicuri. Per i "tengo famiglia" in Italia c'è sempre spazio, o aerospazio - se mi consente la battuta, signora Presidente - e non fa nulla se questa smania militarista provocherà morti, soprattutto innocenti, e trascinerà l'Italia, in qualità di Nazione cobelligerante, in una crisi economica e di sistema senza precedenti. Concludo, signora Presidente, perché le guerre non le fanno solo i fabbricanti d'armi e i commessi viaggiatori che le vendono, ma anche le persone come voi, le famiglie come la vostra, che vogliono, vogliono, vogliono e non si accontentano mai. (Applausi) . Le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini e i braccialetti, le pellicce e tutti i c... costano molto e, per procurarseli, qualcuno bisogna depredare. Lo diceva Alberto Sordi in un famoso film, "Finché c'è guerra c'è speranza", ed era il 1974. Sono passati quarant'anni, ma non abbiamo imparato niente. Ci avete fregato anche stavolta. (Applausi) . LANNUTTI (Misto-IdV) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. LANNUTTI (Misto-IdV) . Signora Presidente, l'incubo di un conflitto atomico è tornato a incombere sull'umanità, dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Sono 90 i milioni di morti, nel caso di una guerra nucleare che non avrebbe vincitori: è la spaventosa simulazione del Program on science and global security (SGS) dell'Università americana di Princeton. Noi ripudiamo la guerra: ho sentito dire anche in quest'Aula. Peccato che poi si ubbidisce, come tanti soldatini, alla dottrina USA-NATO, quella dei famigerati esportatori di democrazia nel mondo con le bombe, che in ducentoquarantasei anni dall'inizio della loro esistenza, nel 1776, sono stati in guerra perenne per ducentoventisei anni, dalle prime guerre d'indipendenza a quelle con gli indiani nativi americani, cacciati con ignominia dalle loro terre, fino al Vietnam, l'Iraq, la Siria e l'Afghanistan. Chiunque si differenzia dal pensiero unico, che non ammette critiche, viene accusato di essere un fiancheggiatore di Putin, come accaduto in questi giorni bui perfino al direttore di "Avvenire", Andrea Tarquini, accusato dal giornalista Rampini del "Corriere della sera", testualmente: «Sei uno dei tanti che lavorano per Putin». Non è così. Nessuno di noi fa il tifo per i dittatori, neppure quelli ammantati dalla patina apparente della democrazia, quei dittatori finanziari che ci sono stati imposti. Rivendico però di tifare per la diplomazia e trattative che portino alla pace. Da laici facciamo nostri gli accorati appelli di Papa Francesco. Ha detto che è una pazzia l'aumento della spesa per le armi al 2 per cento e che si è vergognato: questo ha detto ed è stato perfino censurato dal TG1. Da un sondaggio recente emerge che oggi quasi il 73 per cento degli intervistati non è d'accordo con la decisione del Governo Draghi sull'aumento delle spese militari. Basta questo dato per dire che il Governo e i media embedded arruolati dai guerrafondai non rappresentano gli interessi degli italiani, costretti a pagare gli alti costi delle sanzioni alla Russia e le politiche restrittive dei loro calpestati diritti. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Lannutti. LANNUTTI (Misto-IdV) . Signor Presidente, concludo con delle parole di Bertrand Russell: «La guerra non stabilisce chi ha ragione, ma solo chi sopravvive». Mi auguro prevalga la ragione sull'immane follia della guerra che non avrebbe vincitori, soprattutto la terza guerra. (Applausi) . PARAGONE (Misto-IpI-PVU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. PARAGONE (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, da una parte c'è il Paese aggressore e, dall'altra, il Paese aggredito ed è un fatto. Poi c'è un altro fatto: al primo inviamo soldi freschi ogni giorno come controprestazione per la vendita quotidiana di quel 40 per cento di gas che ci serve. Al secondo mandiamo armi per resistere all'offensiva russa alimentata con i soldi che diamo ai russi perché compriamo il gas russo. Ve ne siete resi conto? Se davvero fosse trasparente e coerente, il Governo dovrebbe interrompere l'acquisto del gas russo ora e adesso, ma non lo può fare, perché negli ultimi decenni con Putin abbiamo fatto affari noi, la Germania e l'Europa. Questo è un fatto. Dite che volete la pace. Bene: se i fatti stanno in questi termini essenziali, non c'è altro modus operandi che insistere con il tavolo di mediazione ed essere credibili;