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Da trentina, ma soprattutto da ladina, non posso non ricordare l'importante pensiero di Alcide De Gasperi promotore dell'Accordo De Gasperi-Gruber, i cui principi fondamentali si basano sul rispetto della diversità linguistica come concetto di convivenza tra i popoli, principi alla base della costruzione della stessa unità dell'Europa, che si fonda sul rispetto delle diversità culturali dei relativi Stati membri, radicate nella grande ricchezza linguistica. Riprendo le parole dell'arcivescovo di Trento Lauro Tisi: Maria Romana De Gasperi è scomparsa nei giorni in cui cannoni rimbombano vicini; forse è una ferita troppo grande da sopportare, dopo aver condiviso da vicino il sogno dei Padri fondatori di un'Europa unita e in pace. Concludo volgendo un pensiero di riconoscenza per le sue testimonianze e i suoi racconti, che ci hanno permesso di conoscere Alcide De Gasperi da una prospettiva non solo politica, ma anche di uomo e soprattutto di padre: in una delle tante testimonianze, forse la più tenera, ci parlava di un papà che non raccontava le favole a sua figlia prima di andare a dormire, ma il Vangelo; oggi possiamo dire che quel Vangelo soprattutto lo viveva. È stato quindi un grande uomo, che ha saputo crescere una grande donna. Ciao Maria Romana, che la terra ti sia lieve. (Applausi). PRESIDENTE . Abbiamo così concluso gli interventi che hanno doverosamente ricordato Maria Romana De Gasperi. Discussione del disegno di legge: Doc 2562 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2562, già approvato dalla Camera dei deputati. Chiedo al presidente delle Commissioni riunite 3 a e 4 a , senatrice Pinotti, di riferire sui lavori delle Commissioni. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, nonostante le migliori intenzioni delle Commissioni affari esteri e difesa, che hanno provato anche oggi pomeriggio a riunirsi, dopo il parere della Commissione bilancio, che è arrivato pochi minuti prima dell'inizio della seduta dell'Assemblea, siamo riusciti a prenderne atto come Commissioni, ma non abbiamo potuto concludere l'esame del provvedimento e quindi votare il mandato al relatore a riferire in Aula. PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dalla senatrice Pinotti, il disegno di legge n. 2562, non essendosi concluso l'esame nelle Commissioni riunite, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento. Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, intervenendo su un provvedimento molto rilevante i cui contenuti verranno analizzati e ben evidenziati in questa discussione generale, vorrei svolgere soltanto qualche considerazione di carattere politico. Mi ha molto colpito il dibattito che si è svolto ieri nelle Commissioni riunite affari esteri e difesa. Un collega senatore ha sostenuto - e mi scuso per la sintesi - che, in fondo, per un Paese come l'Italia l'armamento non può avere effetti di deterrenza, perché oggi l'unica deterrenza che conta è quella nucleare. Questa dichiarazione mi ha sorpreso, non tanto per il suo contenuto (perché il peso della deterrenza nucleare non può certo essere messo in discussione), quanto perché mi sono parsi sottostimati il rilievo e il peso della guerra in Ucraina e le modalità con cui si sta combattendo da più di un mese. È il coraggio degli ucraini che, con i loro armamenti tradizionali, ha impedito che la Russia occupasse in ventiquattr'ore l'intero Paese. Gli armamenti nucleari sono la deterrenza che ferma il mondo davanti ai rischi di una terza guerra mondiale, ma sono il coraggio, le armi tradizionali e le nuove tecnologie il deterrente nei confronti di quegli Stati canaglia che vogliono aggredire e invadere Nazioni libere. Questa è la ragione per la quale l'Italia, quasi all'unanimità, approva la nostra partecipazione all'invio di armamenti destinati alla resistenza ucraina. Un altro collega senatore, sempre ieri in Commissione, intervenendo sull'ordine del giorno che invita il Governo a dar seguito all'impegno italiano a stanziare il 2 per cento del bilancio per il comparto della difesa, ha chiesto di riflettere su quali siano le ragioni ultime per le quali l'Italia deve o non deve rafforzare il suo sistema di difesa e con la massima urgenza possibile. Questa questione è di grande importanza perché è vitale per noi conoscere le ragioni di fondo delle nostre decisioni. Non voglio intervenire anch'io sul dibattito politico delle ultime ore, sul voto della Camera dei deputati sul 2 per cento con il concorso di tutta la maggioranza, e nemmeno sull'onore della Repubblica messo alla prova quando si discute se e come mantenere gli impegni sottoscritti da tutti i Governi che si sono succeduti almeno negli ultimi quindici anni. Sono questioni importanti, così come è importante conservare sempre la memoria del passato recente e quello meno recente. Ma oggi il punto centrale è un altro: qual è la regione strategica per la quale l'Italia deve potenziare il suo armamento difensivo ed anche contribuire ad armare la resistenza ucraina? E qual è l'urgenza? Perché i nostri impegni con la NATO debbono essere onorati subito e non, secondo un noto costume italiano, rinviati? La forza dirompente dell'invasione armata dell'Ucraina da parte della Russia di Putin segna un taglio netto tra un prima e un dopo, nella storia dell'Europa del nostro tempo e conseguentemente nella storia del mondo. Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, i confini di un grandissimo Paese europeo democratico sono stati violati dalle forze armate di una grande potenza confinante, con una forza infinitamente maggiore e con il dichiarato obiettivo di assoggettarlo in tutto o in parte. Ma la gravità dell'invasione dell'Ucraina, già pesantissima di per se stessa, va inquadrata in un contesto più vasto, che ne segna la vera natura e il livello di gravità. L'Ucraina segue interventi armati della Russia di Putin, gravi e illegali, in Cecenia, in Georgia e in Siria; segue l'annessione della Crimea e il riconoscimento unilaterale dell'indipendenza di due province ucraine del Donbass, ma segue anche numerosi avvelenamenti di oppositori del regime russo, l'uccisione o il carcere per tanti giornalisti liberi, la chiusura di giornali, televisioni e network informativi indipendenti, per non dire delle interferenze tecnologiche nelle elezioni di diverse democrazie occidentali. Questo è il contesto che qualifica l'aggressione russa all'Ucraina e che va valutato attentamente per comprendere bene i rischi che sta correndo l'Europa occidentale. L'Unione europea, gli Stati Uniti e la NATO, non solo hanno considerato l'invasione russa un atto di guerra e una violazione del diritto internazionale ingiustificati, gravissimi e intollerabili, ma anche un chiaro indice di una brutale politica di aggressione messa in atto da un potere assoluto che oggi governa una grande potenza come la Russia.