[resaula]

considerato che, per quanto risulta agli interroganti: dal contesto della citata delibera comunale non risultano approvati dal competente Consiglio comunale di Anzio: l'elenco degli utenti, il piano di spesa ed il piano di ripartizione di quest'ultima, come tassativamente stabilito dall'articolo 2 del decreto-legge luogotenenziale 1° settembre 1918, n. 1446, e dall'articolo 21 del testo unico citato. Inoltre, non esiste traccia dell'omologazione da parte del prefetto della stessa deliberazione comunale, nonostante il chiaro disposto dell'ultimo comma del citato articolo 21 del testo unico, espressamente richiamato nella deliberazione comunale. Lo stesso Comune di Anzio, a chi chiede delucidazioni sulla liceità di tali "tributi", risponderebbe di non essere a conoscenza di questi ruoli e se gli stessi siano dovuti, implicitamente ammettendo di non esercitare alcun controllo. Ciò, però, non gli evita di elargire, mediante convenzione approvata solo con delibera di Giunta, un contributo annuale che varia dagli 85.000 ai 180.000 euro; da più di 50 anni il consorzio incasserebbe da cittadini proprietari di immobili, prime e seconde case, ignari o consapevoli, erroneamente definiti associati, somme di danaro, che verrebbero, secondo la versione di parte, utilizzate per effettuare la manutenzione delle strade. Al riguardo vengono emesse cartelle di pagamento per oneri consortili aventi tributo 0810; le cartelle esattoriali riportano importi che comprendono spese non meglio identificate ed emesse direttamente dalle organizzazioni consortili, contrariamente a quanto sancito dal decreto-legge luogotenenziale n. 1446 del 1918, affidando la loro riscossione direttamente ad Equitalia, ora Agenzia delle entrate-riscossione. Tale processo, compresa la preventiva verifica dei bilanci del consorzio, dovrebbe invece essere di assoluta pertinenza del Comune di riferimento; i cittadini coinvolti, riuniti in comitato, contestano l'utilizzo improprio del tributo 0810 da parte dei consorzi, dal momento che soltanto i Comuni potrebbero ricorrere a tale forma di riscossione; osservano, altresì, che i consorzi obbligatori stradali, qualora fossero realmente costituiti e riconosciuti (e questo non sarebbe il caso), non sono assolutamente definibili come enti impositori, poiché hanno natura pubblicistica e non pubblica; a rafforzare ulteriormente la natura non pubblica del consorzio è in seguito intervenuta la sentenza del TAR Lazio n. 1653/1997, che ha nuovamente ribadito la sua natura privatistica; considerato inoltre che, a parere degli interroganti: si viola il principio dell'uguaglianza territoriale, in quanto solo chi ha delle proprietà nell'area consortile è costretto a pagare, oltre alle normali tasse, anche un'ulteriore quota con cadenza annuale. Inoltre, è sconosciuto il metodo di formulazione dell'importo delle cartelle esattoriali e chi ne controlli la correttezza; il consorzio non risulterebbe legalmente costituito; la denominazione "consorzio di Lavinio S. Olivo e S. Anastasio" è inesistente. L'unico ente consortile legalmente costituito è il "consorzio di Lavinio S. Olivo" con sede a Roma, consorzio volontario che nasceva nel 1950 dall'unione di tre cooperative con scopi di lottizzazione del territorio, e a tale attività fu attribuita la sua partita IVA; i destinatari delle cartelle esattoriali inviate da Equitalia, ora Agenzia delle entrate-riscossione, per conto del consorzio, subiscono di fatto lo status di "consorziati coatti", non esistendo documenti che stabiliscano il pagamento di una tassa, a seguito dell'acquisto di un immobile o terreno, ad un ente che è stato dichiarato di diritto privato e volontario e che nel corso degli anni ha autonomamente cambiato denominazione e confini e che, inoltre, non è sottoposto a nessun tipo di controllo. È utile sottolineare che negli anni sono stati ripetutamente richiesti, da molti consorziati, senza alcuna risposta, i documenti che dimostrino la giustezza dell'imposizione e come quest'ultima venisse formulata. A tal proposito si richiama quanto disposto dall'art. 23 della Costituzione, che stabilisce che "Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge"; il consorzio ed Equitalia, pur a conoscenza dell'evidenziata situazione, perseverano nell'invio di cartelle esattoriali; considerato infine che risulta agli interroganti che verrebbero applicati, in maniera casuale e dopo diversi mesi dall'emissione dell'ultima cartella, alcuni "fermi amministrativi" senza che sia comunicata l'avvenuta effettuazione agli interessati, creando, in tal modo, uno stato d'animo di prostrazione perché il cittadino, soggetto a tale incertezza e limitazione della propria libertà personale, si sente vessato, minacciato e privato della propria autonomia e tranquillità. Ciò risulterà, a parere degli interroganti, ancor più dirompente in futuro alla luce dei rafforzati poteri impositivi attribuiti all'Agenzia delle entrate-riscossione, si chiede di sapere: se un ente, la cui natura pubblica è disconosciuta direttamente o indirettamente, possa imporre, a giudizio degli interroganti in maniera impropria, il tributo 0810, utilizzando la collaborazione e di conseguenza le procedure esecutive e coercitive dell'Agenzia delle entrate, senza che nessuno eserciti il benché minimo controllo sui suoi atti e, addirittura, senza che si conosca come vengano formati i ruoli di cui si impone il pagamento; se i Ministri in indirizzo intendano attivarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, affinché sia chiarito a chi sia devoluto il controllo di un ente come il consorzio di Lavinio S. Olivo e S. Anastasio, in considerazione del fatto che sia la Prefettura di Roma, che la Regione Lazio, che il Comune di Anzio non eserciterebbero di fatto alcun tipo controllo su di esso; se considerino legittimo che il Comune di Anzio stipuli con deliberazione di Giunta convenzioni che comportano l'erogazione di cospicui contributi al consorzio in questione. Atto n. 4-01208 DE BONIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il comune di Pomarico (Matera) il 29 gennaio 2019 è stato colpito da un vasto movimento franoso che ha interessato una parte rilevante del centro storico; nessuna persona, per fortuna, è rimasta coinvolta nel crollo di alcune abitazioni. Le case, già precedentemente sgomberate, sono venute giù in seguito alla frana che ne aveva compromesso la stabilità; la zona interessata, a valle di corso Vittorio Emanuele, era transennata e, secondo i tecnici del Comune e i Vigili del fuoco, il movimento franoso era in atto da qualche tempo, complici le piogge insistenti cadute nella zona e lo scivolamento della sezione di terreno interessato, che sarebbe stato accelerato dalle condizioni meteorologiche; nella nota del Comune si legge che "Il fronte della frana ha una larghezza di cento metri ed una profondità di trenta e si estende per centinaia di metri sino al canale Pezzillo";