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Secondo fonti riconducibili alle imprese stesse, questo mercato vale in Italia circa 2 miliardi di euro e, nelle previsioni, impiegherà migliaia di persone. Il problema dell'inquadramento dei lavoratori della gig economy è, come si è visto, globale. Negli Stati Uniti i processi citati incardinati contro Uber , con l'obiettivo di far luce sulle condizioni di lavoro degli autisti e di stabilire se siano lavoratori autonomi o no, hanno fatto molto notizia. Nell'estate del 2016, a Londra hanno scioperato i lavoratori di Deliveroo e UberEats , per contrastare il tentativo delle aziende di passare da una retribuzione oraria a una paga a cottimo. Le stesse ragioni sono alla base delle proteste dei lavoratori di Foodora Italia . Inizialmente hanno avviato un contenzioso sulle biciclette, che i lavoratori sono tenuti a fornire a proprie spese, facendosi carico anche della manutenzione dei mezzi. Lo stesso avviene per smartphone e costi telefonici. Successivamente il contenzioso è stato esteso al passaggio da una retribuzione oraria di 5,40 euro a una retribuzione a cottimo (2,70 euro per consegna), che l'azienda ha introdotto per tutti i neoassunti, fino a estenderla progressivamente all'intera forza lavoro. Infine, i lavoratori hanno messo in discussione il tipo di contratto: i fattorini e i promoter (ossia coloro che si occupano di fare pubblicità all'azienda) che lavorano per Foodora Italia non sono dipendenti ma risultano essere liberi professionisti assunti con un contratto di collaborazione coordinata. Non hanno quindi alcun diritto a ferie, copertura per infortuni o malattie pagate. In risposta alla vertenza aperta dai lavoratori, gli amministratori di Foodora Italia hanno comunicato la disponibilità a colloqui individuali, escludendo a priori qualsiasi possibilità di rappresentanza collettiva, con ciò ponendosi fuori da ogni volontà di instaurare corrette relazioni industriali. Inoltre, pochi giorni dopo la protesta tenuta a Torino a inizio ottobre, La Stampa ha dato notizia che due promoter della società sono state « licenziate » per aver solidarizzato con la mobilitazione. Il licenziamento, di fatto istantaneo, è avvenuto bloccando loro l'accesso alla app tramite la quale si organizzano i turni di lavoro, senza alcuna formalizzazione e nessuna possibilità di tutelare i loro diritti, tra i quali anche quello di mettere in atto una vertenza per migliorare le proprie condizioni di lavoro. In quest'attività lavorativa, che si colloca in una zona grigia tra il lavoro da freelance e quello da dipendente, gli elementi di subordinazione sono numerosi, come il fatto di essere tenuti a indossare un'uniforme aziendale, di avere un orario concordato, molto spesso turni stabiliti (anche se in svariati casi si è liberi di dare o meno la propria disponibilità), un luogo prefissato di partenza per le consegne, un compenso stabilito unilateralmente dalla piattaforma, un rapporto di lavoro spesso continuativo, senza trascurare l'elemento del controllo a distanza operato mediante la geolocalizzazione costante e in tempo reale dell'operatore. Tutti questi elementi evidenziano che i lavoratori sono sottoposti a una organizzazione del lavoro stabilita dall'azienda. Non solo: il rischio è tutto schiacciato sulle spalle dei lavoratori, che investono sul proprio mezzo, la bicicletta, sul proprio smartphone e sul loro stesso tempo. Pagano di tasca propria le riparazioni e la telefonia e fanno i conti con eventuali infortuni, malattie, guasti o perturbazioni climatiche senza alcuna tutela. Certo, le piattaforme della gig economy italiana hanno diversi modelli di organizzazione del lavoro, di inquadramento contrattuale, di elargizione del compenso, di durata e recesso del rapporto di lavoro. Se alcune riconoscono un compenso orario fisso, altre corrispondono un compenso a consegna, ossia a cottimo. Le forme contrattuali più diffuse sono la co.co.co. e la collaborazione autonoma occasionale con ritenuta d'acconto, che presentano differenze sensibili per quanto riguarda il piano fiscale, previdenziale e assicurativo. In ogni caso, tutti i contratti sanciscono la natura autonoma del rapporto di lavoro, con clausole ispirate alle Independent contractor clauses della gig economy anglosassone. Foodora , in particolare, è a tutti gli effetti un'azienda come molte altre, che offre un servizio di consegna a domicilio. Il suo servizio di consegna on demand attualmente coinvolge dieci Paesi e più di trentasei città. Le sue fortune sono legate alla capacità di essere una grande piazza commerciale, una vetrina ampia che attira molti esercenti e incontra anche la necessità di chi non ha bisogno di visibilità ma non vuole avere a che fare con fattorini e pony express locali. La società ha aumentato i propri ordini del 75 per cento ogni mese, proprio perché questo mix sembra cogliere le esigenze di tanti. Inoltre, a differenza del caso Uber , non esistono portatori di interessi tanto forti (come i taxisti) da opporsi a tale escalation . Tuttavia, in questo come negli altri casi, le effettive modalità di esecuzione della prestazione spesso smentiscono la sua definizione formale. In particolare, ciò avviene nel caso delle piattaforme che prevedono un sistema di turni predeterminato e/o il log-in esclusivamente in alcuni luoghi ( hotspot ) precisi. Per questo una delle strade per regolamentare la gig economy è quella della riqualificazione del rapporto fra piattaforma e prestatori del servizio. Il presente disegno di legge interviene, pertanto, sulla base di quanto premesso, proprio per definire l'indispensabile inquadramento dei lavoratori per riconoscere diritti e tutele che già oggi sarebbe possibile riconoscere, ma che invece vengono negati ai lavoratori della gig economy . Innanzitutto, si intende restituire dignità al lavoro e contrastare l'idea, che pure è stata espressa, che l'attività di fattorino sia « un'opportunità per andare in bici, guadagnando anche un piccolo stipendio », negando il rispetto della professionalità, la responsabilità e la fatica fisica che questo e altri lavori richiedono. Inoltre, si intende contrastare l'ultraprecarietà di un lavoro con un livello di retribuzione troppo basso per permettere a un lavoratore di sopravvivere lavorando esclusivamente per Foodora (lo stipendio difficilmente supera i 4-500 euro al mese). Come già avvenuto a Londra nel caso di UberEats , all'inizio dell'attività le imprese utilizzano un compenso orario. Ma il sistema di consegne a domicilio sul modello di Foodora o Deliveroo utilizza il meccanismo dell'algoritmo per gestire la fluttuazione della domanda: si basa sull'avere a disposizione una forza lavoro flessibile, che può venire mobilizzata o smobilizzata a seconda della domanda dei consumatori. La decisione delle imprese di passare a un sistema di compensi stabilito a prestazione piuttosto che a ora permette alle piattaforme di esternalizzare totalmente il rischio e i costi dei potenziali tempi morti o di bassa domanda sui lavoratori stessi, operando dunque una stretta al ribasso sui costi del lavoro. Infine, il disegno di legge intende impedire che siano aggirate molte delle regolamentazioni previste dai contratti collettivi, come le tutele in caso di malattia. Il presente disegno di legge alle Camere non comporta nuovi o maggiori oneri finanziari per il bilancio regionale.. 1 (Finalità)