[ddlpres]

Misure e strumenti per la rigenerazione urbana. Onorevoli Senatori . – La sfida ai cambiamenti climatici, i recenti e sempre più frequenti eventi sismici e non ultima l'attuale pandemia dovuta al Coronavirus (COVID-19) hanno decretato una nuova consapevolezza della nostra fragilità. Si impone una decisa accelerazione verso una nuova cultura della sostenibilità e una revisione dei nostri modelli economici, sociali e ambientali. Secondo i dati dell'Organizzazione delle nazioni unite (ONU), il settore delle costruzioni (e le relative filiere edilizia e immobiliare) non è soltanto il più grande settore industriale in termini economici, ma anche in termini di utilizzo di risorse e impatti sull'ambiente, visto che consuma nel mondo più del 40 per cento dell'energia primaria complessiva, il 40 per cento delle materie prime e il 13 per cento dell'acqua potabile. Inoltre, il 39 per cento delle emissioni di anidride carbonica (CO 2 ) globali vengono dall'ambiente costruito e, in particolare, dagli edifici. Considerato che in Italia oltre il 74 per cento degli edifici residenziali è stato costruito prima del 1980, e che oltre il 70 per cento di questi è in classe energetica molto bassa, recuperare questo immenso patrimonio immobiliare in chiave sostenibile significa risparmiare suolo e tagliare le emissioni di carbonio che si avrebbero costruendo da zero. Va considerato al contempo che in un corretto approccio alla rigenerazione urbana dobbiamo preservare anche il valore storico-testimoniale e culturale di edifici e borghi storici che rappresentano un patrimonio identitario inestimabile, che tutto il mondo ci invidia. Rigenerare questi luoghi fragili nel rispetto dei valori e delle identità è indispensabile non solo per raggiungere gli obiettivi per il clima, ma anche per la rinascita delle aree interne e dei territori montani, come già previsto dalla strategia della Green economy e dalla legge sui piccoli comuni. Non è più possibile attendere. Bisogna affrontare una profonda trasformazione dell'approccio urbano, riconsegnando alla pianificazione la prerogativa di scienza sociale, alla base della tutela della comunità e del bene comune; bisogna ripartire dalla filiera edilizia e immobiliare finalizzata alla realizzazione di un ambiente costruito che sia sempre più resiliente, sostenibile e salubre e, a tal fine, è necessario siglare un nuovo grande patto sociale che abbia un duplice impegno, per il quale allo Stato competa mettere in atto tutti gli strumenti legislativi, normativi e finanziari per semplificare e snellire gli strumenti di pianificazione adeguandoli alle nuove esigenze, nonché garantendo qualità e tempi amministrativi rapidi, certi e adeguate risorse agli attori di mercato, cui compete fornire qualità progettuale, professionalità e garanzie per una trasformazione del patrimonio edilizio in direzione di una sostenibilità misurata e certificata secondo le migliori pratiche e i migliori strumenti nazionali e internazionali. In questa ottica il presente disegno di legge, in attuazione degli articoli 9, 41, 42, 44 e 117, terzo comma, della Costituzione e della Convenzione europea del paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 e ratificata ai sensi della legge 9 gennaio 2006, n. 14, e degli articoli 11 e 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nell'ambito della normativa nazionale in materia di governo del territorio, al fine di garantire la tutela dell'ambiente, del paesaggio, la sovranità agroalimentare e la salvaguardia delle funzioni ecosistemiche del suolo, individua nella rigenerazione urbana lo strumento fondamentale di trasformazione, sviluppo e governo del territorio senza consumo di suolo (consumo che in Italia non conosce sosta), al fine di preservare un bene comune essenziale che fornisce una serie di servizi ecosistemici irrinunciabili, come definiti dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), per la tutela della biodiversità (un quarto di tutta la biodiversità del pianeta è contenuta nel suolo, miliardi di microorganismi che concorrono alla genesi e alla fertilità dei suoli: una risorsa finita non rinnovabile e per questo preziosa almeno al pari dell'acqua, dell'aria e del sole), per la qualità dell'aria tramite la cattura della CO 2 , per la mitigazione del clima, per il drenaggio e l'immagazzinamento delle acque, per l'autonomia agroalimentare. Il testo presentato si suddivide in quattro capi così definiti: Capo I: Finalità e definizioni; Capo II: Programma di rigenerazione urbana e strumenti di intervento; Capo III: Misure per la rigenerazione urbana; Capo IV: Disposizioni finali. Nel primo capo si definiscono le finalità della rigenerazione urbana sotto il profilo urbanistico, tecnologico, ma anche socio-economico, di recupero del tessuto urbano degradato, quale strumento di governo del territorio senza ulteriore consumo di suolo; sono recate alcune definizioni, tra le quali quella di rigenerazione urbana e di pareggio di bilancio non economico dei servizi ecosistemici come strumento innovativo di una perequazione qualitativa e non solo quantitativa. Il capo II reca il programma di rigenerazione urbana, compreso quello negli agglomerati urbani di valore storico. La capacità insediativa viene soddisfatta tramite il riuso e la rigenerazione urbana, ossia il recupero e la ristrutturazione del patrimonio immobiliare esistente inutilizzato e la riurbanizzazione delle aree dismesse. Viene introdotto il principio secondo cui, qualora il comune non possa soddisfare le proprie esigenze insediative tramite il riuso è comunque introdotto l'obbligo del pareggio di bilancio non economico dei servizi ecosistemici. Sono inoltre specificati gli strumenti messi in atto per facilitare e sostenere le attività di ristrutturazione edilizia e di ristrutturazione urbanistica finalizzati alla rottamazione del patrimonio immobiliare edilizio soprattutto degli anni '60, '70 e '80, che presentano criticità dal punto di vista della qualità architettonica, della sicurezza sismica e della dispersione energetica, al fine di recuperare le aree urbane più degradate e prevenire ulteriore consumo di suolo. Il terzo capo è incentrato sulla creazione di un fondo nazionale per la rigenerazione urbana, sulle misure di incentivazione fiscale e sulla delega al Governo per definire benefici statali per le piccole e medie imprese in aree periferiche o comunque degradate e per la stabilizzazione di bonus edilizi, sul programma di rigenerazione urbana previsto a livello di pianificazione comunale generale e attuato nel piano di recupero sulla base della banca dati del riuso del patrimonio immobiliare esistente e delle aree dismesse da riutilizzare, che persegue l'obiettivo di soddisfare le esigenze insediative e infrastrutturali tramite il riuso, il recupero, la ristrutturazione, la sostituzione, il costruire sul costruito, la rigenerazione.