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Nel disegno di legge, inoltre, si sostituisce il comma 79 della legge n. 107 del 2015 con la possibilità che, a decorrere dall'anno scolastico 2019-2020, per la copertura dei posti dell'istituzione scolastica i docenti di ruolo siano assegnati prioritariamente sui posti comuni e di sostegno, vacanti e disponibili, ma anche con la possibilità che il dirigente scolastico possa utilizzare i docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati. Ciò ci dice - ahimè - che la scuola è in grande sofferenza. Ci chiediamo anche perché non avete ascoltato in tutto questo anno e mezzo le continue richieste che abbiamo fatto per le stabilizzazioni. L'anno scorso rimasero 32.217 cattedre non assegnate; quest'anno si viaggia su 58.627 assunzioni promesse dal ministro Bussetti, ma si prevede che oltre la metà andrà a vuoto per mancanza di candidati. Le graduatorie sono esaurite, soprattutto nelle discipline scientifiche. Pensate che a Torino, Milano e Roma sono esauriti completamente gli elenchi di chi può insegnare matematica. Come vedete, l'anno prossimo la situazione tenderà ancor più ad aggravarsi. La scuola vivrà una vera e propria condizione di emergenza con oltre 150.000 cattedre e oltre 24.000 posti ATA scoperti. Ciò renderà difficilissimo garantire il diritto allo studio degli studenti. Per questo continueremo a chiedere quanto domandato nella scorsa legislatura e nella corrente: un consistente piano di assunzione di docenti per coprire gli oltre 150.000 posti liberi; una fase transitoria in cui stabilizzare il lavoro dei docenti già abilitati o con tre anni di servizio; misure che risolvano in modo chiaro e definitivo i problemi generati dalla vertenza dei diplomati magistrali; la stabilizzazione nell'organico di diritto dei 56.000 posti autorizzati tra organico di fatto e deroghe su sostegno su cui la scuola deve contare con continuità e, soprattutto, appropriate misure volte a garantire a tutte le Regioni del Sud organici adeguati con l'obiettivo, quindi, di diffondere sempre di più il modello pedagogico-organizzativo del tempo pieno. I diritti degli alunni si fondano sulla professionalità e la passione dei docenti e di tutti coloro che lavorano nella scuola, ma passione e professionalità sono alimentate da regole certe, serenità di clima e continuità didattica, raggiungibile attraverso l'eliminazione del precariato e non certo attraverso la corsa dei dirigenti ad accaparrarsi i docenti ritenuti migliori. Per questo abbiamo sempre osteggiato la chiamata diretta e quindi abbiamo partecipato al lavoro per la modifica di questa parte della legge n. 107 del 2015. Si parta quindi dalla considerazione che le scuole, per poter funzionare bene, hanno bisogno di poche e semplici cose: stabilità, motivazione e formazione del personale, risorse certe e scuole belle e sicure. Se non ci fosse stata l'ostinazione a riferirsi al livello regionale dei ruoli, avremmo potuto anche esprimere un voto favorevole. Per tutti questi motivi annunciamo invece il nostro voto di astensione, ma abbiamo voluto consegnare all'Assemblea, al Sottosegretario e ai membri della Commissione tutte le nostre preoccupazioni per il futuro della scuola sia per quanto riguarda - ahimè - il quadro dell'autonomia differenziata sia per quanto riguarda, nell'immediato, il problema - che credo di aver ben delineato nei numeri - della situazione di crisi in ordine al reperimento del personale della scuola per l'inizio dell'anno scolastico. Spero che il Governo e la maggioranza ripensino fortemente il sistema di autonomia differenziata che stanno ideando e che soprattutto si avvii una nuova stagione di stabilizzazione per porre fine al precariato nella scuola. (Applausi dal Gruppo Misto) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, il Gruppo Fratello d'Italia voterà a favore dell'abolizione della chiamata diretta, perché essa ha minato fortemente il principio della libertà di insegnamento tutelato dalla Costituzione. Si torna dunque alla titolarità su scuola e si aboliscono gli ambiti territoriali. Lo riteniamo positivo, perché in questo modo si supera un aspetto della legge n. 107 del 2015, la cosiddetta legge sulla buona scuola, che ha rappresentato una delle riforme sbagliate del Governo Renzi. Il Governo del cambiamento si era impegnato in maniera esplicita nel suo contratto a smantellare la legge sulla buona scuola, cosa che abbiamo accolto con parziale soddisfazione. Purtroppo dobbiamo registrare che, dopo oltre un anno di lavoro del Governo, raccogliamo soltanto risultati parziali, come avviene oggi. La scuola italiana versa infatti in condizioni di emergenza, per le scelte sbagliate del passato e per una presenza molto forte del precariato. Il Gruppo Fratelli d'Italia ha cercato di dare sempre contributi positivi sugli aspetti contenuti nel nostro programma, tentando di cogliere ogni occasione, in ogni provvedimento che ne desse la possibilità. Purtroppo le nostre iniziative ‑ dobbiamo dire anche questo ‑ sono rimaste troppo spesso lettera morta, quindi oggi di quel progetto di superamento della buona scuola raccogliamo soltanto questo frutto. Riteniamo che la buona scuola debba essere completamente abolita, ma, oltre all'abolizione della chiamata diretta, si sarebbe dovuto intervenire su un'altra serie di aspetti molto importanti, come il fenomeno delle "classi pollaio", le graduatorie a titolo per l'insegnamento e il precariato, in particolare nella scuola dell'infanzia e primaria. Si sarebbe dovuta dedicare maggiore attenzione agli studenti diversamente abili, alla formazione continua dei docenti, alla lotta alla dispersione scolastica. Si sarebbe dovuto rivedere in maniera netta il sistema dell'alternanza scuola‑lavoro. Si sarebbe dovuto puntare sulla questione che riguarda l'edilizia scolastica. Ci sono problemi molto seri sull'intero territorio nazionale, in particolare per le scuole medie superiori, dopo la distruzione delle Province, per effetto di un'altra riforma sbagliatissima, la riforma Delrio, che siamo tutti consapevoli di dover superare. Mi sembra però che, al di là degli annunci, si sia fatto poco o nulla per ritornare a un livello istituzionale delle Province che dia risposte reali alle funzioni fondamentali che esse ancora hanno e, tra queste, c'è certamente quella dell'edilizia scolastica. Ribadisco ciò perché certamente nessuno di noi vuole piangere tragedie annunciate. I nostri ragazzi, attraverso la scuola, sperimentano la presenza dello Stato nella vita dei cittadini proprio nel momento in cui formano le proprie coscienze. I ragazzi devono avere ambienti decorosi, altrimenti è poi difficile per gli insegnanti spiegare e far comprendere la presenza dello Stato. Rispetto a ciò che voi avete previsto nel contratto di Governo, noi ci permettiamo di sostenere anche la necessità di un concreto sistema di orientamento universitario e al lavoro. Come abbiamo riferito al Ministro in occasione dell'audizione a Commissioni congiunte, chiediamo azioni che siano finalizzate a restituire autorevolezza al corpo docente, che rappresenta un altro elemento della crisi fortemente avvertita nel mondo della scuola.