[pronunce]

Quanto al rilievo del Tribunale, che la mancanza di qualsivoglia connessione con la funzione parlamentare può ragionevolmente trarsi anche dal fatto che «le opinioni espresse dallo Sgarbi sono state pronunciate nel corso di una trasmissione televisiva che non era, in alcun modo, destinata a scopi di divulgazione di attività o iniziative parlamentari», esso, secondo la Camera, porterebbe ad estromettere dalla garanzia della insindacabilità «tutte le opinioni diffuse, non solo tramite il mezzo televisivo, sibbene mediante qualunque altro mezzo che non assolva in via istituzionale ad un fine di divulgazione delle attività parlamentari». Esclusione questa che sarebbe smentita, non solo dal dato testuale ricavabile dall'art. 68 della Costituzione posto a fronte dell'espressa limitazione della insindacabilità alle opinioni e ai voti dati «nelle Camere» contemplata dall'art. 51 dello Statuto albertino, ma dalla stessa giurisprudenza costituzionale: in termini espliciti, nelle sentenze n. 11 del 2000 e n. 417 del 1999 , e, implicitamente, in tutte le decisioni nelle quali la Corte, esaminando fatti di divulgazione analoghi, ha operato lo scrutinio sulla ricorrenza della insindacabilità «alla stregua della ratio consueta, vale a dire della riconducibilità delle opinioni espresse all'attività politico-parlamentare», così mostrando inequivocabilmente di ritenere che tale collegamento non può essere «infranto ut sic né dall'uso del mezzo televisivo, né tantomeno dal ruolo di conduttore della trasmissione che potesse rivestire il parlamentare interessato». In conclusione, ad avviso della resistente, «l'appartenenza delle dichiarazioni in oggetto al campo della insindacabilità appare nella specie di particolare evidenza, pure a voler muovere dai criteri più restrittivi in punto di collegamento tra le dichiarazioni esterne e gli atti parlamentari tipici. Sicché (...) respingere in un simile caso il principio costituzionale della insindacabilità significherebbe in definitiva privarlo di ogni concreta attitudine (...) a garantire anche le opinioni dei parlamentari rese extra moenia». 1.4. - Il Tribunale di Caltanissetta, tramite il proprio difensore, ha depositato in data 25 giugno 2001 una memoria, nella quale si ribadiscono le prospettazioni del ricorso e si insiste per l'accoglimento del conflitto, sottolineandosi come almeno le dichiarazioni rilasciate dall'on. Sgarbi il 14 ottobre 1995 e quelle diffuse il 17 ottobre 1995 siano precedenti agli atti parlamentari sui quali la Camera fonda la propria deliberazione d'insindacabilità. Non si tratterebbe, pertanto, di dichiarazioni riproduttive di opinioni già espresse in sede parlamentare. Ferme le precedenti richieste, in via subordinata, si chiede che la Corte affermi che non spetta alla Camera dei deputati deliberare l'insindacabilità, a norma dell'art. 68 della Costituzione, quantomeno di tali dichiarazioni, e annulli per l'effetto la delibera nelle parti che ad esse si riferisce. 1.5. - Anche la Camera dei deputati ha depositato, in data 26 giugno 2001, una memoria difensiva, nella quale riepiloga e ribadisce le precedenti deduzioni. 1.6. - In prossimità dell'udienza del 9 luglio 2002 il ricorrente ha depositato una ulteriore memoria nella quale, dopo aver richiamato integralmente le considerazioni svolte nel ricorso e nella propria precedente memoria, ricorda la più recente giurisprudenza costituzionale (sentenze n. 207, n. 51 e n. 50 del 2002; n. 289 del 2001), secondo la quale l'immunità prevista dall'art. 68, primo comma, della Costituzione può essere riconosciuta solo in presenza di un nesso funzionale tra l'attività svolta in qualità di parlamentare e quella oggetto del sindacato giurisdizionale. In particolare, rileva il Tribunale di Caltanissetta, non è sufficiente la «semplice comunanza di argomenti», né la riconducibilità delle dichiarazioni «a un medesimo contesto politico», richiedendosi che l'opinione espressa dal membro di una delle Camere costituisca «espressione di attività parlamentare», circostanza che si verifica allorché tra le due dichiarazioni vi sia «sostanziale corrispondenza di significati». La difesa del Tribunale di Caltanissetta richiama inoltre la giurisprudenza statunitense e tedesca in materia di insindacabilità dei parlamentari per le opinioni espresse, giurisprudenza che - ad avviso del ricorrente - sarebbe orientata, al pari di quella della Corte costituzionale, in senso restrittivo, mentre il Parlamento italiano manifesterebbe la tendenza ad estendere eccessivamente l'immunità dei propri membri, al punto da snaturare la funzione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Nel caso in esame le dichiarazioni dell'on. Sgarbi, rese nella veste di conduttore televisivo, e in particolare quelle del 14 e del 17 ottobre 1995, sono precedenti a quelle espresse in sede parlamentare e, prive di contenuto politico, si risolverebbero in «mera denigrazione» e «insulto personale» nei confronti del dott. Matassa. 1.7. - La Camera dei deputati ha a sua volta depositato una memoria, nella quale ribadisce le argomentazioni svolte nell'atto di costituzione, deduce che la richiesta subordinata del Tribunale, formulata nella memoria, costituisce un inammissibile mutamento del petitum e, nel merito, richiama la giurisprudenza costituzionale che afferma ricorrere la «sostanziale contestualità» anche quando gli atti tipici siano svolti nei giorni immediatamente successivi alle dichiarazioni (sentenza n. 10 del 2000), ricordando inoltre che una applicazione meccanica del criterio della contestualità finirebbe per affidare «alle variabili del calendario dei lavori parlamentari» l'operatività della garanzia costituzionale. 2.1. - Il Tribunale di Caltanissetta, I sezione penale, con ordinanza del 7 aprile 2000, pronunciata nel corso di un giudizio penale nei confronti del deputato Vittorio Sgarbi, ha promosso ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla deliberazione di insindacabilità adottata dall'Assemblea il 16 novembre 1999 (atti Camera, doc. IV-quater, n. 87) ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il Tribunale premette che dinanzi a esso è pendente un giudizio nel quale l'onorevole Vittorio Sgarbi è imputato del reato di diffamazione aggravata per avere, nel corso della trasmissione televisiva «Sgarbi quotidiani» del 13 aprile 1999, diffusa dall'emittente «Canale 5», offeso la reputazione di Lorenzo Matassa, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, affermando, nel contesto della lettura del quotidiano «La Repubblica» del 10 aprile 1999, che dava notizia dell'emissione di un'ordinanza municipale di divieto di sosta in corrispondenza dell'edificio nel quale Lorenzo Matassa aveva festeggiato il proprio compleanno: (a) che quest'ultimo nella sua attività professionale non avrebbe fatto nient'altro che perseguitare i benemeriti della cultura; (b) che, invece di lavorare, passerebbe il tempo a scrivere inutili denunce e querele;