[resaula]

L'articolo 21 circa la libertà di espressione, in ogni modo niente affatto minato da questa legge, come già chiarito da numerosi costituzionalisti, seppur importante, viene dopo, molto dopo gli articoli 2 e 3. Data l'importanza delle tematiche in oggetto, dunque, sarebbe stato un bel segnale avere maggiore condivisione da un lato e più mediazione dall'altro. Credo che abbia sbagliato chi, in una fase iniziale, quando il disegno di legge era alla Camera, ha scelto di tenersi fuori dal dibattito, talvolta usando anche atteggiamenti pretestuosi o argomentazioni palesemente inesatte; ma allo stesso modo credo oggi che sbagli chi si ostina in posizioni di chiusura a un ulteriore confronto, delegittimandone le finalità. Penso che si debba provare fino all'ultimo perché, comunque la si voglia mettere, un ultimo miglio possibile per un tentativo di incontro c'è ancora. Non sto dicendo che porterà a un risultato - questo non posso saperlo - ma so che è necessario provarci se davvero qui teniamo tutti ai diritti e non alle bandiere. Rivendico in Forza Italia un atteggiamento costruttivo, anche nel lavoro in Commissione già ai tempi della Camera; ma all'epoca, l'eccessiva polarizzazione delle parti, per cui non vi era stata l'apertura al dialogo che c'è stata qui, ha portato al lavoro che non è uscito bene: prova ne è quell'articolo 4 da noi voluto che forse è, secondo il mio parere, quello più critico della norma, più ridondante, più lacunoso e più insidioso. In questo ramo del Parlamento è cambiato qualcosa e finalmente sento anche meno nominare le statistiche a supporto di chi sostiene che si sta parlando di un non problema per il basso numero di casi di violenza specifica denunciati. Si sta iniziando a comprendere che tali dati non sono corretti, perché altri dati e statistiche ci dicono che, purtroppo, invece, il nostro Paese è messo molto male a livello di tolleranza e rispetto, come ho già detto. Ci dice, poi, la Polizia di Stato che i reati e le discriminazioni di questo tipo sono in aumento - scusate, mi manca l'aria - e rispondono a caratteristiche di under-reporting e under-recording per cui sembrano meno di quelli che in realtà sono. Per questo non sono rilevati dalle statistiche specifiche. L' under-reporting è la difficoltà della vittima nel denunciare l'aggressione subita per quello che è, per paura, vergogna e per tanti altri motivi, mentre l' under-recording risponde alle difficoltà, per gli organi di Polizia, di registrare il dato correttamente, anche qui per vari fattori, non ultimo perché manca la norma specifica in cui catalogarli. Quindi, è proprio necessario occuparsi di ampliare il perimetro dei crimini di odio, colmando un vuoto normativo. I crimini di odio sono crimini specifici; chi ne è vittima, lo è per quello che rappresenta con la sua identità di essere umano, non è una vittima per una casualità futile. Il motivo è legato all'essenza, alla dignità, alla libertà di esistere di quell'individuo e alla comunità che rappresenta. Il motivo è sostanza, è significante e infine, se si accetta che si sia dedicato il 604 -bis del codice penale per motivi che esulano dalla natura dell'individuo, suppongo che lo si possa accettare anche per questo. Va detto, poi, che alla vittima di umiliazione e discriminazione importa il giusto di sapere che vi sarà una pena più severa; ciò che è davvero importante è altro, ovvero vivere in una società adulta, matura, educata al rispetto. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 10,08) ( Segue MASINI). La società civile è a maggioranza consapevole; gli italiani si dicono favorevoli a una legge di questo genere (...) scusate... PRESIDENTE. Non si preoccupi, senatrice, prenda pure il tempo di cui ha bisogno. MASINI (FIBP-UDC) . Purtroppo sono arrivata all'ultimo secondo e mi manca l'aria perché ho fatto le scale. Va detto che alla vittima di umiliazione importa il giusto, quello che importa è una società educata al rispetto. La società civile è a maggioranza pronta e consapevole. Gli italiani infatti si dicono favorevoli ad una legge di questo genere, addirittura anche a questa, così com'è, pur con tutte le criticità, alcune oggettive, e i timori che sono stati trasmessi loro. Fra questi italiani favorevoli, dato che i numeri non sono opinioni, ci sono anche elettori di centro destra. Per il mio partito si parla del 48 per cento di favorevoli; saranno meno o di più il punto non è questo. Il punto per me è rispondere a chi voglia ritenere che una posizione come la mia non sia propria di un certo elettorato, perché invece lo è. Certo, ripeto, arrivare a un percorso più ampio e condiviso, limando alcune vaghezze, senza con ciò stravolgere l'impianto normativo, sarebbe auspicabile e l'atteggiamento di chiusura e solo forzatura non fa bene né ai diritti, né alla democrazia. So però che giunti a questo punto sarebbe grande la sconfitta di vedere ancora una volta morire un disegno di legge per il quale, in venticinque anni, tutte le volte che è stato tentato un iter legislativo, non è stato poi terminato ed è stato affossato in uno dei due rami del Parlamento. Venticinque anni che una comunità di persone è costretta a sentirsi figlia di uno Stato minore; venticinque anni in cui l'Italia indietreggia rispetto a posizioni di civiltà presenti negli altri Paesi a noi fratelli per cultura e livello democratico, dove leggi come queste sono state votate da Governi di tutti i colori politici. Quando capì di me, mia madre mi disse «ho paura per te»; tutti i genitori hanno paura per i propri figli, per il loro futuro, per la loro salute, per un incidente, per una casualità amara del destino, ma non tutti sono costretti ad avere paura per una società immatura, che ritiene che tuo figlio o tua figlia possano o debbano essere un soggetto più vulnerabile per quello che è. A voi tutti auguro di poter guardare negli occhi i vostri cari, quelli di oggi e quelli di domani, e anche quelli che un domani saranno diversi dai vostri desideri e poter dire loro «io, nel mio piccolo, ti ho protetto dalla paura». Ringrazio la mia capogruppo Anna Maria Bernini, i miei colleghi senatori e il mio partito Forza Italia per il rispetto che mi ha sempre dimostrato. (Applausi) . PRESIDENTE. Grazie, senatrice Masini, l'abbiamo ascoltata con molta attenzione. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo il disegno di legge Zan ha l'obiettivo di proteggere tutti, la comunità LGBT, le donne, gli uomini, i disabili, dai cosiddetti reati dell'odio, cioè l'istigazione a commettere atti violenti o discriminatori nei loro confronti.