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l'articolo non viola alcun parametro costituzionale, limitandosi a disciplinare, in coerenza con la normativa statale in materia di ambiente e di tutela della concorrenza, aspetti che pertengono al governo del territorio, per ciò che attiene all'uso del territorio stesso e alla localizzazione di impianti o attività, essendo detta materia riconducibile "all'insieme delle norme che consentono di identificare e graduare gli interessi in base ai quali possono essere regolati gli usi ammissibili del territorio" (Corte costituzionale, sentenza n. 383/2005); la differenziazione tariffaria contenuta nell'articolo 38, comma 2, della legge regionale n. 1 del 2020 è, infatti, complementare alla disposizione richiamata: se, da un lato, la realizzazione di altri impianti sarebbe destinata a rispondere ad un'offerta esogena, dall'altro una mancata differenziazione tariffaria, con riferimento a questa specifica tipologia di rifiuti (rifiuti speciali non pericolosi) genererebbe, come già avvenuto negli ultimi anni, un significativo disequilibrio tra i volumi di rifiuti conferiti prodotti nel territorio e in altre regioni, mettendo a rischio la capacità degli impianti stessi, in termini di capacità recettiva, di garantire agli operatori regionali lo smaltimento nell'impianto più vicino al luogo di produzione; per quanto attiene all'importo della tariffa, occorre premettere che la modificazione contenuta nell'articolo 38, comma 2, della legge regionale n. 1 del 2020 è rispettosa della normativa statale e, in particolare, dei criteri determinativi fissati dall'articolo 3, comma 29, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), atteso che le voci tariffarie interessate dalle modificazioni devono intendersi riferite al conferimento di rifiuti speciali non pericolosi, in relazione ai quali il richiamato articolo 3, comma 29, della legge n. 549 del 1995 prevede un importo massimo di 0,02582 per chilogrammo, cui si è attenuto il legislatore regionale; tenuto conto, infine, che: l'apertura della discarica privata per inerti speciali, denominata "Chalamy", ha creato preoccupazione tra i cittadini residenti nei comuni di Issogne, Champdepraz e in tutta la popolazione valdostana, per l'impatto che potrebbe avere sulla salute e sull'ambiente in una zona che si trova ai piedi del Parco naturale del Mont Avic; l'area è delimitata ad ovest dal torrente Chalamy e a est dalla Dora Baltea, un'area venutasi a formare nel corso degli anni dai depositi del torrente "Chalamy" e su cui vigono i vincoli più restrittivi del punto di vista idrogeologico; un comitato di cittadini valdostani si è fatto promotore di una petizione che ha raccolto 13.000 firme e che chiede di impedire l'apertura della discarica "Chalamy" nel Comune di Issogne; la Regione Valle d'Aosta ha operato per cercare di accogliere le istanze dei cittadini, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, non intendano aprire un confronto con la Regione Valle d'Aosta, che si è già costituita innanzi alla Corte costituzionale, per verificare la compatibilità delle citate leggi con la normativa nazionale; se non intendano rivalutare l'impugnazione delle leggi esposte in premessa. Atto n. 4-03561 VANIN MORONESE LANNUTTI PRESUTTO ENDRIZZI PAVANELLI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della salute Premesso che: l'emergenza COVID-19 ha portato con sé la necessità di dover gestire il servizio del trasporto pubblico locale nel rispetto dei protocolli sanitari e di sicurezza, adottati a livello statale e regionale; nella città di Venezia, per la sua particolarità unica al mondo, questo servizio appare essenziale, non solo con riferimento al trasporto su gomma o rotaia, ma anche con riferimento al trasporto marittimo per collegare la città alle isole; l'Azienda del Consorzio trasporti veneziano (ACTV) ha il compito di garantire la mobilità delle persone nel territorio del Comune di Venezia come gestore esclusivo del servizio pubblico essenziale di interesse generale universale, qual è il trasporto pubblico locale e non può, in ragione della natura essenziale ed universale del servizio, esimersi dall'erogazione di livelli adeguati, come da accordo contrattuale; la cittadinanza lamenta continui tagli alle corse e ai servizi, nonché l'assenza di rispetto e di verifica delle condizioni minime di sicurezza durante i trasporti (distanza sociale, uso di mascherine). I quotidiani locali riportano notizie della rabbia e delle proteste dei veneziani e mestrini, scatenate dai tagli alle linee dei vaporetti, autobus e tram segnalando, in particolare, la penalizzazione delle isole, i disagi per i passeggeri di Malcontenta, la diminuzione delle corse per l'ospedale, l'insufficienza delle corse in corrispondenza dell'inizio e della fine dei turni di lavoro; la funzionalità del servizio è stata ridotta al 70 per cento, per arrivare ad oggi a superare il 50 per cento, rispetto alla media normale, aumentando così di fatto il rischio sovraffollamento; l'ACTV, dal canto suo, lamenta difficoltà finanziarie che, oltre a mettere in cassa integrazione i dipendenti, la costringono a tagliare i servizi, in particolare per l'assenza dei numerosi turisti che prima della pandemia affollavano la città. La società chiede inoltre l'intervento del Governo e l'erogazione di contributi per garantire il servizio; ritenuto che: la creazione dell'Azienda veneziana della mobilità SpA (AVM), quale holding voluta dall'amministrazione comunale coinvolta nello "scandalo Mose", all'interno della quale è stata fatta confluire ACTV, è ritenuta, come si apprende anche da notizie di stampa, l'origine dei disagi dei trasporti che oggi si registrano, considerato che AVM decide il budget complessivo, destinando le risorse, a proprio piacimento, alle diverse realtà che la compongono, compresa, ad esempio, Ve.la. SpA, sottraendo così preziose risorse ai servizi essenziali; ACTV è divenuta così una sorta di "gallina dalle uova d'oro", i cui preziosi introiti sarebbero stati destinati a coprire altre esigenze, il tutto a scapito degli utenti, dei lavoratori e delle condizioni di sicurezza di tutti; considerato che: a parere degli interroganti sarebbe opportuno chiarire la situazione economica e verificare se le risorse che ACTV ha a disposizione siano sufficienti a garantire un servizio adeguato alle necessità. Invero, i cittadini veneziani contribuiscono, sia attraverso i trasferimenti statali, che provengono dalla fiscalità generale pagata dai residenti nel Comune di Venezia, che attraverso l'acquisto di biglietti o abbonamenti pagati dai residenti e dai pendolari; alcuni articoli apparsi sulla stampa locale hanno denunciato che i tagli ai servizi non sarebbero giustificati, in quanto ACTV ha già incassato nel 2019 dalla Regione 41,5 milioni per il trasporto acqueo e 41 milioni per i bus di terraferma, ragion per cui la drastica riduzione delle corse e dei servizi stessi rappresenterebbe una evidente inadempienza contrattuale ("La Nuova di Venezia e Mestre" del 26 maggio 2020);