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chiudere l'Ilva e stabilire, quindi, il loro monopolio produttivo anche in Italia e in Europa. Avevamo la possibilità, certo: non si è fatto. (Richiami del Presidente). L'immagine che si dà del Paese è drammatica e non soltanto perché fugge una multinazionale denunciando le inadempienze del Governo, che non riguardano solo lo scudo penale: la multinazionale indiana, come tutte le multinazionali che vorrebbero investire in questo Paese, è rimasta sconcertata da quanto accaduto in questi sedici mesi. È ovvio che fuggono o non investono in questo Paese. Ma, oltre a ciò, chi investirà mai più in futuro in questo Paese, dopo che la multinazionale indiana ci avrà portato davanti al tribunale internazionale per gli impegni non mantenuti? Chiunque vinca, l'immagine e la dignità del Paese saranno calpestate; e quello diventerà davvero un dramma nazionale. Noi ci siamo. Diteci in quale direzione e andiamo insieme. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Aimi) . PRESIDENTE. Ho lasciato concludere il suo intervento, che mi sembrava fosse un peccato interrompere, ma le ho concesso un minuto in più che darò anche ad altri, nella stessa situazione, se necessario. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, intendo confermare da subito la fiducia del Partito Democratico e mia nel lavoro del ministro Patuanelli. Analogamente, pur nelle diverse responsabilità, intendo ribadire la nostra fiducia al presidente Conte, che si sta adoperando, insieme a tutto il Governo, per disinnescare una gravissima crisi. Una crisi che non riguarda solo Taranto, ma che investe l'intero Paese. Una crisi che immaginavamo superata e che, invece, torna drammaticamente di attualità. In questo senso, l'informativa di oggi sulla situazione dell'ex Ilva in questa sede deve servire a rimuovere dal dibattito politico, dal tavolo di confronto, anche parlamentare, tutti - e sottolineo tutti - gli alibi che rischiano di continuare a condizionare le sorti della più grande acciaieria d'Europa, che è strategica per il nostro Paese, come ha ribadito lei oggi, signor Ministro. Per questo dobbiamo ringraziarla per la sua disponibilità immediata a riferire all'Assemblea e ad ascoltare i nostri interventi. Questo è il tempo di sgomberare il campo da ogni alibi, a partire da quelli paradossalmente più pericolosi, ovvero quelli politici. Oggi dobbiamo ancorarci a un approccio di serietà, che riguardi tutti, anche queste Aule, non solo chi è al Governo, ma tutti, per cominciare a scrivere, possibilmente insieme, una pagina nuova, che magari inquadri anche una norma che difenda chi decide di venire a fare investimenti in Italia. Una norma che per noi senatori del PD deve essere di carattere generale e non riguardare soltanto la drammatica crisi dell'ex Ilva, che affrontiamo, anzi riaffrontiamo in questi giorni. Una norma che resti tale nel tempo, a garanzia di serietà del sistema-Paese; serietà che investe tutti, non solo chi è al Governo in un dato momento storico. Chi oggi fa lo show sul tema dello scudo penale è la stessa persona che, giusto pochi giorni fa, ne ha votato la cancellazione, senza preoccuparsi o prevedere, diversamente da quanto abbiamo fatto noi del Partito Democratico, garanzie per il diritto al lavoro e alla salute dei cittadini di Taranto. In questo diverso approccio si palesa, ancora una volta, la differenza sostanziale tra quanto avete votato voi della Lega qualche giorno fa e quanto abbiamo votato noi in quest'Assemblea appena una settimana fa. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si tratta di un passaggio significativo; non è di poco conto per chi ha cultura parlamentare. Abbiamo chiesto e ottenuto l'impegno di tutto il Governo, siglato nell'accoglimento di un ordine del giorno strutturato, a garantire, tra le altre cose, la permanenza dell'attività produttiva del complesso siderurgico di Taranto in tempi rapidi e mediante azione opportuna. Pertanto oggi, per onestà e serietà, chi continua a battere la grancassa con ipocrite speculazioni, perché alla continua ricerca di speculare sul consenso, farebbe meglio a tacere. Infatti, proprio il capitano Salvini, solo per fare l'esempio più evidente, oggi è senza scudo e non è nemmeno in Aula, tanto per cambiare. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ho solo detto che non è in Aula, credo sia un fatto evidente a tutti. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Senatore Stefano, si rivolga alla Presidenza. Invito i colleghi a consentire al senatore Stefano di concludere l'intervento. Prego, senatore Stefano. STEFANO (PD) . Dico questo perché, sempre per stare agli alibi, per come confermato pochi minuti fa dal ministro Patuanelli, lo scudo legale non è più tale. Non è più questo il tema sul tavolo di questa crisi; non lo è più dal momento in cui la sua riofferta non copre esuberi per 5.000 unità richiesti da ArcelorMittal. Di fronte a questo stato di cose, un Paese serio, una Repubblica adulta deve serrare le file e cementarle con una condivisione tra Governo e Parlamento per riconoscere che siamo di fronte a una terribile responsabilità che investe una questione di interesse nazionale. Infatti, parlare di Ilva e di Taranto, oggi come ieri, significa parlare dell'intero Paese. Non c'è quindi tempo, né spazio perché il presente e il futuro di Ilva, il presente e il futuro di Taranto, il presente e il futuro della produzione di acciaio in Italia possano essere usati come un Gratta e Vinci del consenso elettorale, o - peggio - diventare il terreno di sperimentazione di visioni ideologiche che sono irriducibili nemici di una scelta che deve essere razionale, ma anche politica. Sappiamo tutti che l'Ilva ha una lunga e complessa storia, le cui radici affondano in un'idea di sviluppo sbagliata, perché incapace di tenere insieme crescita, ambiente e salute. Una storia lunga che, purtroppo, non ha investito solo Taranto, ma che trova proprio in quello stabilimento e in quella città le anomalie che noi siamo chiamati a rimuovere, guardando avanti e non rivendicando posizioni strumentali al consenso mediatico di oggi. In questo senso, l'avanzamento nella ricerca e le nuove tecnologie già oggi ci consentono di accompagnare un nuovo corso a questa realtà e di cambiare un destino che non possiamo scrivere ancora sulle polveri rosse dei parchi minerari (e che, proprio per questo, vogliamo si continuino a coprire). Noi siamo chiamati oggi a fare i conti con questa realtà, che ci obbliga a prendere le misure di cosa significa Ilva e cosa comporta la sua chiusura. Infatti, a poco più di quarantott'ore ore dai terribili dati dello Svimez, che parlano di un Sud già in recessione economica e sempre più lontano dalle locomotive del Paese, significherebbe rinunciare a un investimento di oltre 4 miliardi di euro in un territorio che ha bisogno di attività e iniziative; significherebbe dilatare la cogenza della bonifica ambientale a tempi e termini indeterminati e che ora però sono già in corso;