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l'articolo 47 del citato testo unico, nel prevedere la possibilità per i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti di nominare assessori anche al di fuori di componenti del Consiglio, dispone che questi abbiano i requisiti di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di consiglieri. Sembra quindi chiara la conseguenza che, ai sensi dell'articolo 65, la carica di assessore esterno è incompatibile con quella di consigliere di altro comune, proprio per evitare il cumulo degli incarichi, previsto dalla norma citata; la prima sezione del Consiglio di Stato, nell'individuare l'anomali dell'attuale condizione normativa, ha espresso l'auspicio di una riforma della disposizione che vada nel senso che "le uguali conseguenze regolino situazioni caratterizzate dallo stesso profilo sostanziale", cioè dell'estensione dell'incompatibilità anche al caso di persona che sia contemporaneamente assessore in un comune e consigliere in un altro; secondo quanto risulta all'interrogante l'assessore vicesindaco di Guidonia Montecelio (Roma), terza città del Lazio per popolazione, occupa, dal 17 aprile 2019, anche la carica di consigliere comunale nel Comune di Bronte (Catania) (19.000 abitanti) all'insaputa della maggioranza degli amministratori del Comune laziale, esclusi il sindaco e il capogruppo; organi di stampa, ripercorrendo la vicenda, sottolineano che il segretario generale aveva sostenuto l'incompatibilità del doppio incarico fornendo 10 giorni per produrre osservazioni prima di rimettere la decisione al voto del Consiglio comunale. Non si conoscono le osservazioni prodotte, ma è chiaro che non si sia proceduto ad un diritto di opzione per uno dei due incarichi; il senso etico del rispetto delle istituzioni, al di là di quanto stabilito in materia di incompatibilità dall'ordinamento giuridico, esige che gli incarichi pubblici di tale importanza, come quello di assessore in un comune con quasi 100.000 abitanti, siano svolti in forma esclusiva, proprio per garantire un operato pieno nel rispetto della cittadinanza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, nell'ambito delle proprie competenze, approfondire il caso sollevato in premessa, garantendo trasparenza sulle motivazioni che hanno spinto l'amministrazione comunale a sottacere l'intera vicenda alla maggioranza dei componenti della Giunta e del Consiglio e che hanno portato alla decisione di non rimettere al voto del Consiglio comunale la sussistenza di incompatibilità. Atto n. 4-02293 PAPATHEU Al Ministro dell'interno Premesso che: nella notte tra l'11 e il 12 ottobre 2019 in Sicilia, a Leonforte (Enna), un attentato incendiario è stato commesso ai danni del vicesindaco, Nino Ginardi, un giovane amministratore di 32 anni a cui è stata conferita, tra l'altro, dal sindaco una delega speciale alla legalità; un assessore stimato e da sempre attivamente impegnato, in politica e nella società civile, a difesa delle Istituzioni e nel contrasto della criminalità comune e organizzata; tale grave episodio è un atto vile ed inqualificabile da condannare con fermezza; pochi giorni prima dell'attentato, alcuni vandali avevano danneggiato l'auto di un altro esponente della Giunta di Leonforte, l'assessore Federico Pioppo. In un breve arco di tempo si sono, quindi, registrati due inquietanti fatti di cronaca, sui quali stanno indagando le autorità preposte, che rappresentano un allarmante segnale nei confronti di onesti rappresentanti politici del Comune di Leonforte; si riscontra in tale contesto un clima di crescente tensione nel quale è costretto ad operare chi amministra la cosa pubblica nella località ennese, e si evidenzia al contempo la legittima preoccupazione da parte della comunità locale e degli onesti cittadini di questa località di circa 11.000 abitanti; a fronte di questi fatti si ritiene debbano essere adottate efficaci azioni volte al contrasto di tali atti di violenza e a prevenire il ripetersi di altre simili intimidazioni ed attentati alla pubblica e privata incolumità, si chiede di sapere quali urgenti misure il Ministro in indirizzo intenda porre in essere a seguito dei gravi fatti esposti e se ritenga opportuno rafforzare le misure di sicurezza e di controllo del territorio nel Comune di Leonforte con il dispiegamento di ulteriori risorse umane e logistiche. Atto n. 4-02294 PAPATHEU Al Ministro dell'interno Premesso che: la notte del 20 agosto 2019 è giunta in Italia, a Lampedusa, una imbarcazione della Ong spagnola "Open Arms" con 134 migranti; cinque Paesi dell'Unione europea promisero, a seguito di tale sbarco, di accogliere subito 110 persone: come reso noto il 21 agosto da Tover Ernst, una portavoce della Commissione europea, presero impegni a farsi carico dei migranti Spagna, Francia, Germania, Lussemburgo e Portogallo, i quali avrebbero inviato ciascuno "le proprie squadre ad intervistare i migranti e portare avanti i controlli necessari". "La Commissione farà del suo meglio per sostenere e dare un contributo, in modo da garantire che il processo avvenga in tempi il più possibile rapidi", aggiunse la portavoce, asserendo inoltre che "per la fase del trasporto e del ricollocamento" sarebbero occorsi "più di un paio di giorni"; trascorsi due mesi da quello sbarco, secondo un'inchiesta giornalistica trasmessa il 10 ottobre dal programma tv "Dritto e Rovescio" su questa vicenda, e dal titolo "La finta ridistribuzione dei migranti", si sarebbero verificati gravi fatti e quell'impegno non è stato mantenuto; all' hot spot di Pozzallo si registrerebbe ancora adesso la presenza di circa 85 migranti della Open Arms; nell'ambito di tale inchiesta giornalistica, il 19 settembre scorso sono stati richiesti dei dati alla Prefettura di Ragusa sui migranti Open Arms presenti a Pozzallo e il 24 settembre il capo di Gabinetto ha fatto sapere che la richiesta è stata inoltrata al Ministero dell'interno, che in data 26 settembre ha comunicato che: "Sono presenti presso quel centro 161 migranti". Questa è stata la (non) risposta, generica e senza i numeri precisi richiesti; in seguito ad una richiesta di chiarimenti del 30 settembre, 48 ore più tardi la Prefettura di Ragusa ha fatto sapere "che al momento non riesce possibile, per motivi di sicurezza, fornire dati più dettagliati, essendo tuttora in corso le procedure di ricollocamento". Dunque, si evidenzia l'espressione "per motivi di sicurezza"; intervistato sul caso, non ha fornito risposte certe e non ha fatto chiarezza sui fatti nemmeno il sottosegretario di Stato all'Interno, Carlo Sibilia;