[pronunce]

La severità della giurisprudenza di questa Corte relativa ai requisiti di ammissibilità dei conflitti di attribuzione non potrebbe ritenersi mitigata, secondo la Camera, neppure dalla più recente sentenza n. 421 del 2002, perché in quella pronuncia si è precisato che il ricorrente aveva, comunque, formulato un'esplicita richiesta di annullamento della delibera di insindacabilità, richiesta che invece manca nel caso attuale, unitamente a quella di non spettanza; ne deriva, secondo la Camera, che l'ordinanza dell'Autorità giudiziaria si risolve in una sorta di «astratta richiesta di parere al Giudice costituzionale». 3.2. — Nel merito, il ricorso dovrebbe essere respinto. Premette, innanzitutto, la difesa della Camera che l'intervista rilasciata dal dott. Almerighi, e dalla quale scaturisce l'intera vicenda, fu oggetto di specifica discussione parlamentare, come emerge dall'intervento del deputato Marino nel corso della seduta del 2 novembre 1998. La resistente rileva che l'on. Maiolo ha sempre e costantemente tenuto al centro della propria attività politica e parlamentare la questione del rispetto dei reciproci confini tra giurisdizione e politica, come risulterebbe da una serie di atti di funzione. A tale proposito la Camera richiama l'interrogazione presentata in data 10 dicembre 1997, nella quale la deputata lamentava l'indebito rapporto del Procuratore della Repubblica di Palermo, dott. Giancarlo Caselli, con l'allora Presidente del Consiglio dei ministri in relazione ad una vicenda già nota al Ministro della giustizia; l'interpellanza del 16 dicembre 1998, nella quale la deputata contestava un'indebita interferenza dei magistrati della Procura della Repubblica di Milano con l'attività legislativa del Parlamento; ed infine l'interpellanza del 9 novembre 1999 con la quale l'on. Maiolo, in riferimento alle dimissioni presentate dal Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Cagliari, dott. Francesco Pintus, criticava con vigore l'operato di certi magistrati, ritenuti responsabili di determinare correnti di opinione tali da influenzare la stessa vita politica. Dai predetti documenti dovrebbe dedursi, secondo la difesa, che il comportamento che l'on. Maiolo ha contestato al dott. Almerighi è sostanzialmente il medesimo da lei censurato negli atti di funzione; non vi sarebbe, quindi, soltanto «una mera coincidenza di contesto politico», bensì una «vera e propria identità di contenuti tra le opinioni manifestate intra ed extra moenia», con conseguente applicabilità della prerogativa di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione. Sostiene a questo proposito la Camera dei deputati che non avrebbe alcuna importanza, ai fini della soluzione del presente conflitto, il fatto che le opinioni manifestate in aula siano state materialmente esternate da un diverso parlamentare, perché, una volta accertata l'identità di contenuto sostanziale, l'ammissione di un sindacato sulle dichiarazioni “esterne” si tradurrebbe, comunque, in un sindacato su quelle “interne”, il che è in contrasto col dettato costituzionale. Parimenti irrilevante sarebbe che taluni degli atti di funzione sopra richiamati siano successivi alla manifestazione delle opinioni, da parte della deputata, fuori del contesto parlamentare. Anche prescindendo dal fatto che l'interrogazione del 10 dicembre 1997 è precedente, la difesa della Camera dei deputati rileva che nella sentenza n. 10 del 2000 di questa Corte non si fa alcuna differenza tra atti successivi ed atti precedenti alle dichiarazioni avvenute extra moenia, perché ciò che conta è la corretta comprensione del concetto di contestualità. Deve ritenersi contestuale, a questi fini, «l'atto tipico che sia intervenuto in un momento non separato da una soluzione di continuità da quello delle dichiarazioni rese extra moenia»; e poiché, nella specie, le critiche dell'on. Maiolo nei confronti dell'intromissione da parte dei magistrati nella vita politica non sono mai venute meno, ne consegue che tutti gli atti di funzione richiamati dovrebbero essere considerati contestuali. La difesa della Camera si sofferma, a questo punto, sul contenuto della denuncia avanzata nei confronti del dott. Almerighi, negando che in questa vi sia un quid pluris – costituito da un'imputazione di responsabilità nei confronti di uno specifico magistrato – rispetto al contenuto degli atti di funzione citati. Al riguardo la memoria osserva che la giurisprudenza di questa Corte richiede che vi sia una «corrispondenza sostanziale di significato» tra le opinioni manifestate in sede parlamentare e quelle manifestate all'esterno; nel caso di specie, essendo l'intervista rilasciata dal Giudice Almerighi di contenuto integralmente politico, anche la risposta della parlamentare si connota per i medesimi caratteri. Nelle esternazioni dell'on. Maiolo manca, secondo la difesa, quella valenza di carattere esclusivamente personale che ha indotto in altra circostanza questa Corte a negare l'esistenza del nesso funzionale (sentenza n. 421 del 2002). Allo scopo di decidere se sussista o meno tale nesso, in altre parole, ciò che conta è la sostanza delle affermazioni valutata nel suo contesto, tenendo conto della politicità delle affermazioni stesse; la critica alla presunta invasione di campo da parte del dott. Almerighi si colloca, dunque, sullo stesso piano delle numerose critiche avanzate nei confronti di altri magistrati e della magistratura nel suo complesso. E ciò sarebbe confermato dall'intervento tenuto dall'on. Maiolo alla Camera nel corso della seduta del 15 luglio 1999, dal quale si evince che la denuncia sporta nei confronti del magistrato romano altro non era se non la continuazione, fuori del Parlamento, della costante azione svolta in difesa delle prerogative della Camera dei deputati e del potere esecutivo nei confronti di asserite ingerenze da parte dell'ordine giudiziario. L'evoluzione della giurisprudenza costituzionale sulla prerogativa dell'insindacabilità, del resto, anche dopo la svolta impressa dalle citate sentenze n. 10 e n. 11 del 2000, va letta nel senso che non può considerarsi coperta dall'art. 68, primo comma, Cost. la semplice attività politica del parlamentare; tuttavia, altro è l'attività “politica” pura e semplice, altro è la “politica parlamentare”. Se è vero che non tutto quello che è oggetto di dibattito politico lo è anche di discussione in Parlamento, è pur vero che non vi è alcun privilegio nel riconoscere copertura costituzionale alle dichiarazioni connesse a quelle rese nel contesto parlamentare. A questo proposito, la difesa della Camera divide le opinioni manifestate fuori del Parlamento in tre categorie: quelle del tutto estranee alla sfera della politica; quelle connesse alla sfera politica, ma estranee alla politica parlamentare; quelle, infine, connesse alla politica parlamentare. È chiaro che queste ultime debbono godere della prerogativa dell'insindacabilità, indipendentemente dal luogo ove vengono manifestate; una volta riconosciuto il principio per cui le opinioni dei parlamentari sono tutelate anche se manifestate extra moenia, il discrimine fra ciò che può e ciò che non può essere tutelato risiede necessariamente nella oggettiva connessione tra le opinioni ed il contenuto della politica parlamentare.