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particolarmente inspiegabile la situazione che riguarda il Brasile, che certamente ha avuto dati terribili di contagio e vittime, ma che oggi, vista l'entrata dell'Europa nella seconda fase di crescita del contagio, non presenta più rilevanti differenze per quel che riguarda le condizioni rispetto ai maggiori i Paesi europei, in particolare per il numero di casi; si tenga a mente che il Governo italiano ha consentito alle coppie binazionali aventi partner negli USA e in India (rispettivamente, 1° e 2° Paese al mondo per numero di casi COVID) di ricongiungersi, escludendoli dalla citata lista F; risulta, quindi, difficile comprendere la motivazione di un diverso trattamento per quel che riguarda il Brasile, Paese che si trova oggi in situazione ben diversa non solo dagli Stati Uniti e dall'India, ma anche, ad esempio, dalla Francia, che risulta avere il doppio dei casi rispetto al Brasile, il quale pure ha una popolazione di 210.000.000 di abitanti, cioè il triplo circa dei francesi; inoltre, le compagnie aeree impongono l'esibizione di un tampone effettuato 72 ore prima dell'imbarco, associato poi ad un nuovo tampone allo sbarco ed al successivo isolamento fiduciario (a spese dei soggetti interessati); quanto esposto rende difficilmente comprensibile la distinzione fatta nei confronti del Brasile, e di cittadini che non possono essere ancora a lungo tenuti separati senza motivo dai loro compagni di vita; si tenga presente che quanto esposto non può valere, comunque, solo per coloro che sono formalmente sposati, o comunque in stato di convivenza di diritto, ma anche per coloro che possono dimostrare con, ad esempio, un atto notorio, con allegate prove (testimonianza fotografiche, o altro), che si tratta di un rapporto tendenzialmente stabile e di lunga durata, come d'altronde, già avviene in Germania; la stessa Commissione europea già lo scorso 7 agosto ha esortato gli Stati membri a consentire l'ingresso nell'Unione europea ai partner extra UE non sposati di cittadini e residenti europei, esentandoli dalle restrizioni di viaggio che riguardano alcuni Paesi; il portavoce della Commissione ha sottolineato come fosse permesso agli Stati membri di consentire l'ingresso nell'Ue ai partner non sposati, ma con relazioni documentate, se scelgono di farlo, ma pochi Stati membri hanno deciso di concedere questa opzione. La Commissione non ha specificato quali Paesi abbiano preso questa decisione, ma, purtroppo, tra essi è sicuramente presente anche l'Italia; si tenga a mente che il diritto al ricongiungimento è previsto sulla base degli articoli 2(2) e 3(2) della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, mentre l'articolo 8 della CEDU, la Convezione europea dei diritti dell'uomo, garantisce ai propri cittadini il diritto al rispetto della vita privata e familiare; d'altra parte, il doppio controllo del tampone e della quarantena assicurano, a parere degli interroganti, un adeguato controllo, che è poi lo stesso che vale per gli italiani che tornano da quei Paesi e non si spiega, quindi, perché ciò non valga per coloro che, legati affettivamente a cittadini italiani, intendano tornare nel nostro Paese; sulla questione è stata lanciata una campagna sui social media denominata "L'amore non è turismo" per invitare i governi a permettere alle coppie non sposate separate da divieti di viaggio di riunirsi, si chiede di sapere: se ai Ministri in indirizzo consti quanto esposto e se sì quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere, per contemperare il dovere di garantire la salute pubblica con il diritto di consentire il ricongiungimento di persone regolarmente residenti in Italia e il cui rapporto stabile può essere dimostrato facilmente, e che da troppo tempo sono separate a dispetto della loro volontà; se, in particolare i Ministri, una volta riconosciuta la incontestabilità del diritto dei cittadini italiani a ritrovarsi con i propri congiunti, come già riconosciuto ai cittadini italiani con partner in Italia, convengano di applicare a detti soggetti, pure se provenienti da Paesi collocati nella lista F, lo stesso protocollo di sicurezza adottato per l'ingresso dei partner provenienti dalla lista E, che pur includendo i Paesi con più casi COVID al mondo, non ha determinato in alcun modo problematiche di ordine sanitario ed epidemiologico. Atto n. 4-04604 BOSSI Simone IWOBI LUCIDI VESCOVI CANDURA PELLEGRINI Emanuele PERGREFFI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: uno studio di un gruppo di ricercatori dell'Università di Milano avrebbe riscontrato tracce di coronavirus su un tampone effettuato il 5 dicembre 2019 a un bambino milanese, ammalatosi il 21 novembre 2019; tale notizia è stata ripresa dalla TV di Stato cinese, la CCTV, e dai diversi media di regime come il "Global Times" e il "National Business Daily"; il Global Times, media organico del Partito Comunista Cinese, chiede addirittura di inserire la Lombardia nell'indagine dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sulle origini della pandemia, al pari di Wuhan e dello Hubei; considerato che: la Repubblica popolare cinese sta attuando da mesi una strategia comunicativa che mira a scrollarsi di dosso l'immagine di "Paese zero" dell'attuale pandemia, tramite una massiccia campagna di propaganda; ha tentato di affibbiare la responsabilità agli Stati Uniti, accusati da diversi organi istituzionali cinesi di aver portato il virus in Cina nell'ottobre 2019 durante i Giochi mondiali militari di Wuhan, o di aver creato il COVID-19 come arma batteriologica contro la Cina stessa; stessa tattica adottata anche nei confronti della Spagna, accusata dalle istituzioni sanitarie cinesi, di essere il luogo di origine del virus , a causa di uno studio indipendente pubblicato a Barcellona sul presunto ritrovamento di tracce di coronavirus nelle acque spagnole che risalirebbero al 2019; a seguito della pubblicazione di un articolo di autori italiani dell'Istituto Tumori di Milano riguardanti uno studio sulla presenza di anticorpi del coronavirus in campioni di sangue raccolti tra i mesi di settembre e febbraio del 2019, non ancora validato da nessuna autorità scientifica, organi istituzionali cinesi hanno iniziato una massiccia propaganda volta a catalogare l'Italia come epicentro della pandemia da COVID-19; gli attacchi all'Italia sono stati reiterati: il "Quotidiano del Popolo", organo di stampa del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) nell'edizione del 17 novembre 2020 scrive : "Un nuovo rapporto rilasciato da un'istituzione medica italiana mostra che la prima ondata del nuovo coronavirus non è stata introdotta dalla Cina. Il virus è apparso nella regione italiana all'inizio del settembre 2019"; il portavoce del Ministero degli esteri cinese ha diramato una nota nella quale evidenzia la possibile ipotesi dell'origine italiana del virus : "L'analisi delle acque reflue italiane avevano dimostrato la presenza del coronavirus a Milano e Torino suggerendo che la fonte originale del nuovo coronavirus non fosse la Cina. La Cina non ha avuto alcuna epidemia sino a gennaio del 2020 mentre l'Italia ha rilevato la presenza del virus già l'inizio di dicembre. Non è solo l'Italia ma anche la Spagna e la Francia.