[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 3, della legge della Regione Puglia 4 agosto 1999, n. 24 (Principi e direttive per l'esercizio delle competenze regionali in materia di commercio), promossi con ordinanze emesse il 13 gennaio 2000 dal Tribunale amministrativo regionale della Puglia, il 28 gennaio 2000 dal Consiglio di Stato e il 20 gennaio 2000 (due ordinanze) dal Tribunale amministrativo regionale della Puglia, rispettivamente iscritte al n. 122, n. 185, n. 259 e n. 339 del registro ordinanze 2000 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 13, n. 18, n. 22 e n. 26, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visti gli atti di costituzione della CO.DIR. s.r.l. , della GEN.IM. s.r.l. , della Italia Generali Costruzioni s.r.l., nonché gli atti di intervento della Regione Puglia; Udito nell'udienza pubblica del 6 febbraio 2001 il giudice relatore Carlo Mezzanotte; Uditi gli avvocati Luigi Volpe per la CO.DIR. s.r.l., Gennaro Notarnicola per la GEN.IM. s.r.l. e Felice Lo Russo per la Italia Generali Costruzioni s.r.l.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con tre ordinanze di identico contenuto, emesse in altrettanti giudizi introdotti con ricorsi di tre società che avevano presentato richiesta di autorizzazione alla apertura di grandi strutture di vendita in data anteriore al 16 gennaio 1998, sulla base della normativa allora vigente, il Tribunale amministrativo regionale della Puglia, sede di Bari, solleva, in riferimento agli articoli 3, 10 (recte: 11), 41, 97 e 117 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 3, della legge della Regione Puglia 4 agosto 1999, n. 24 (Principi e direttive per l'esercizio delle competenze regionali in materia di commercio), il quale dispone che la Regione non dia seguito all'esame delle domande di autorizzazione all'apertura di grandi strutture di vendita presentate secondo la vecchia legge regionale 2 maggio 1995, n. 32 e corredate a norma alla data del 16 gennaio 1998. Ad avviso del Tribunale amministrativo regionale remittente, sarebbe evidente il contrasto tra tale disposizione e l'articolo 117 della Costituzione, in riferimento all'articolo 25, comma 5, del decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 114 (Riforma della disciplina relativa al commercio, a norma dell'art. 4, comma 4, della legge 15 marzo 1999, n. 59), il quale stabilisce che "Le domande di rilascio delle autorizzazioni previste dagli articoli 26 e 27 della legge 11 giugno 1971, n. 426, già trasmesse alla Giunta regionale per il prescritto nulla-osta alla data del 16 gennaio 1998 e corredate a norma, secondo attestazione del responsabile del procedimento, sono esaminate e decise con provvedimento espresso entro centottanta giorni dalla suddetta data". La disposizione regionale, secondo il remittente, violerebbe anche l'articolo 41 della Costituzione, perché disconoscerebbe il diritto di libertà economica in assenza delle esigenze di utilità sociale che sole potrebbero giustificare il diniego generalizzato del rilascio delle autorizzazioni commerciali, e l'articolo 97 della Costituzione, perché il principio di buon andamento della pubblica amministrazione postulerebbe la continuità e la effettività dell'esercizio dei pubblici poteri e non anche l'arbitrario non esercizio dei poteri stessi. Ed ancora, ad avviso del giudice a quo la disposizione censurata violerebbe l'articolo 3 della Costituzione sotto il profilo della disparità di trattamento tra gli imprenditori che volessero operare nel settore in Puglia e quelli che intendessero svolgere la medesima attività in Regioni nelle quali non esiste il blocco, nonché tra gli operatori economici che già hanno ottenuto il nulla-osta e gli altri ai quali l'autorizzazione è preclusa. Infine, secondo il remittente, la disposizione in questione sarebbe in contrasto col principio comunitario di libera prestazione dei servizi e violerebbe perciò l'articolo 10 (recte: 11) della Costituzione. 2. - Si sono costituite in giudizio le società ricorrenti nei processi principali. 2.1. - La società CO.DIR. s.r.l. sostiene l'illegittimità costituzionale della norma censurata rilevando che la stessa, retroattivamente incidendo su rapporti giuridici già regolati dalla normativa statale, sacrificherebbe irragionevolmente le posizioni di chi aveva fatto domanda di autorizzazione commerciale trasmessa alla Giunta regionale entro il 16 gennaio 1998. Ad avviso della parte privata, la disposizione regionale impugnata violerebbe anche l'articolo 41 della Costituzione, perché stabilirebbe la definitiva improcedibilità di una serie di domande già presentate, impedendo nella sostanza l'iniziativa economica privata. Convincenti indicazioni a supporto della violazione degli articoli 117 e 41 della Costituzione da parte della norma impugnata potrebbero evincersi, secondo la parte privata, da recenti pronunce dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato relative alla legislazione regionale attuativa del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114, nelle quali si è sottolineata l'esigenza che la legislazione regionale sia coerente con gli obiettivi di liberalizzazione e di apertura alla concorrenza e al mercato perseguiti dalla riforma e si è censurato il "blocco" delle autorizzazioni previsto dalla Regione Lombardia con un progetto di legge in materia. Con argomentazioni analoghe a quelle sviluppate nelle ordinanze di rimessione, la parte privata prospetta infine la violazione, da parte dell'articolo 1, comma 3, della legge della Regione Puglia 4 agosto 1999, n. 24, degli articoli 10 (recte: 11), 3, 97 e 117 della Costituzione. 2.2. - Nella propria memoria, la società GEN.IM. s.r.l. deduce l'illegittimità della norma censurata innanzitutto per il contrasto con l'articolo 117 della Costituzione, in riferimento all'articolo 25 del decreto legislativo n. 114 del 1998: evidente sarebbe l'intento perseguito di vanificare la disposizione statale a completamento di un disegno volto a porre nel nulla tutte le iniziative in materia di grande distribuzione. Oltre che l'articolo 117 della Costituzione, la disposizione regionale, secondo la parte privata, violerebbe anche l'articolo 3, per l'ingiustificata disparità di trattamento che si determinerebbe in danno degli operatori le cui domande sono state trasmesse alla Regione Puglia entro il 16 gennaio 1998; l'articolo 41 della Costituzione, per l'ostacolo posto alla libertà di iniziativa economica privata senza che sussistano fini di utilità sociale che lo giustifichino; l'articolo 10 (recte: 11) della Costituzione, in relazione al principio comunitario di libera prestazione dei servizi; il principio di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, di cui all'articolo 97 della Costituzione. 2.3.