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(Accertamento non giurisdizionale) L'articolo 6 è volto a sottolineare i doveri di accertamento in capo al datore di lavoro, il quale evidentemente non potrà mai dedurre la propria estraneità ai fatti, qualora ne sia stato informato dalla vittima, dai colleghi o dalle rappresentanze sindacali. Articolo 7. (Nullità degli atti posti in essere in conseguenza o a fini di mobbing ) L'articolo 7 rappresenta uno sviluppo del principio affermato dall'articolo 15 della legge 20 maggio 1970, n. 300, al fine di rendere ben edotto il lavoratore ed il datore di lavoro dei rispettivi diritti ed obblighi. Articolo 8 (Prevenzione ed informazione) L'articolo 8 rafforza e ribadisce gli obblighi del datore di lavoro, anche ai fini dell'articolo 2, lettera b), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e dell'articolo 28 del medesimo decreto legislativo.. 1 (Definizioni e ambito di applicazione) 1 Ai fini della presente legge costituisce mobbing in danno del dipendente la continuazione di atti di molestia, vessazione o persecuzione, che ha lo scopo di incidere sui diritti o sulla dignità del lavoratore, o alterarne la salute fisica o mentale, o mettere in pericolo il suo futuro professionale. 2 Nessun dipendente può essere penalizzato, sanzionato, licenziato o discriminato, direttamente o indirettamente, in particolare per quanto riguarda retribuzione, formazione, riclassificazione, assegnazione, qualifica, classificazione o promozione professionale, trasferimento o rinnovo del contratto per aver subito, o rifiutato di subire, gli atti definiti nel comma 1 o per aver reso testimonianza di tali azioni o averle segnalate al datore di lavoro. 3 La presente legge si applica a tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, a tempo indeterminato o a termine, inclusi i rapporti di lavoro previsti all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. 4 La presente legge si applica anche ai dipendenti dei partiti politici, nonché delle associazioni regolate dall'articolo 36 del codice civile. 2 (Tutela giudiziaria) 1 Le controversie aventi ad oggetto le ipotesi di cui all'articolo 1 della presente legge sono disciplinate a norma del libro II, titolo IV, del codice di procedura civile. 2 Nel caso di rapporti di lavoro previsti all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il giudizio deve essere introdotto dinanzi al tribunale amministrativo regionale competente per territorio. 3 (Onere della prova) 1 Il dipendente interessato espone i fatti che suggeriscono l'esistenza di vessazione o persecuzione ai fini dell'articolo 1 e ne fornisce la prova. 2 In presenza di tali elementi, spetta al convenuto provare che le sue azioni non costituiscono vessazione o persecuzione e sono giustificate da fattori oggettivi, non riconducibili ad un disegno persecutorio. 4 (Risarcimento del danno e inosservanza dell'ordine del giudice) 1 Il datore di lavoro che non dia immediata esecuzione all'ordine di far cessare la condotta vessatoria emesso dal giudice con sentenza o in sede di procedimento d'urgenza è condannato al pagamento, in favore del ricorrente, dell'importo di euro 100 per ogni giornata dell'inadempimento, in aggiunta al risarcimento dell'eventuale maggior danno, patrimoniale e non patrimoniale, subito dal lavoratore. 2 Nei casi in cui la pubblicità della decisione di merito possa contribuire a riparare il danno, il giudice con la sentenza può, su istanza di parte, ordinare che il provvedimento sia pubblicato a cura e spese del soccombente, mediante inserzione per estratto in uno o più organi di stampa di cui almeno uno a diffusione nazionale. 5 (Responsabilità disciplinare) 1 A coloro che pongono in essere gli atti e i comportamenti di cui all'articolo 1 si applicano le sanzioni disciplinari previste dal contratto collettivo applicabile, salva eventuale ulteriore responsabilità civile o penale. 2 Responsabilità analoga a quella di cui al comma 1 grava su chi consapevolmente denuncia inesistenti atti o comportamenti riconducibili all'articolo 1, al solo fine di trarne un vantaggio. 6 (Accertamento non giurisdizionale) 1 Qualora gli atti e i comportamenti di cui all'articolo l siano portati a conoscenza del datore di lavoro, anche tramite rappresentanze sindacali, il datore di lavoro ha l'obbligo di verificare la fondatezza dei fatti e di prendere i provvedimenti necessari per il loro superamento, ai sensi dell'articolo 28 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. 7 (Nullità degli atti posti in essere in conseguenza o a fini di mobbing ) 1 Sono nulli gli atti e le decisioni del lavoratore o del datore di lavoro riconducibili a violenza o persecuzione psicologica come definiti nell'articolo 1 che si riferiscano, rispettivamente, alle dimissioni o al licenziamento, nonché alle variazioni delle qualifiche, o delle funzioni o delle attribuzioni, o delle mansioni, o degli incarichi. 2 Sono altresì nulli i trasferimenti in altre sedi o in differenti aree del medesimo sistema lavorativo posti in essere in relazione o nell'ambito di violenza o persecuzione psicologica. 8 (Prevenzione ed informazione) 1 Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i datori di lavoro pubblici e privati: a adottano, in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e con il medico competente, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza, le misure organizzative e gestionali necessarie ai fini della prevenzione delle situazioni di violenza o persecuzione psicologica in occasione di lavoro, ivi comprese apposite regole di comportamento; ne richiedono l'osservanza da parte dei singoli lavoratori e permettono ai lavoratori di verificarne l'applicazione mediante il rappresentante per la sicurezza; b prendono, in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e con il medico competente, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza, per il caso di individuata situazione di violenza o persecuzione psicologica in occasione di lavoro, appropriati provvedimenti al fine di garantirne la pronta cessazione; c assicurano che ciascun lavoratore e rappresentante per la sicurezza riceva una formazione specifica e adeguata in ordine ai rischi relativi alle situazioni di violenza o persecuzione psicologica in occasione di lavoro e alle misure adottate per la prevenzione di tali situazioni. 2 I lavoratori osservano le misure organizzative e gestionali adottate dal datore di lavoro ai fini della prevenzione delle situazioni di violenza o persecuzione psicologica in occasione di lavoro.