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Mentre, nel suo schema consueto, la giurisdizione civile affida alle parti, in quanto portatrici di diritti soggettivi, sia la richiesta dell'intervento giudiziario, sia la prospettazione e la dimostrazione della realtà portata in giudizio, nei procedimenti riguardanti i minori e gli incapaci il giudice non può essere condizionato nell'accertamento della verità dall'iniziativa di una parte e non può essere legato, nella ricostruzione della situazione, ai contributi probatori offerti dalle parti, ma può e deve accertare la reale situazione con ogni strumento utile di cui ritenga opportuno avvalersi. Si prevede il potere d'ufficio del giudice di compiere tutti gli atti istruttori necessari per l'accertamento dei fatti per cui si procede nei procedimenti a tutela dei minori e soggetti incapaci. Tale principio introdotto dalla legge delega non contrasta con la tutela dei diritti di difesa. La Corte costituzionale ha, infatti, riconosciuto che la regola del diritto di difesa non preclude la possibilità che la disciplina si conformi alle specifiche caratteristiche della struttura dei singoli procedimenti «purché ne vengano assicurati lo scopo e la funzione cioè la garanzia del contraddittorio in modo che sia escluso ogni ostacolo a far valere le ragioni delle parti» (Corte costituzionale, sentenza n. 46 dell'8-18 marzo 1957 e n. 122 del 15-18 aprile 1996). In ordine alla natura di tale procedimento si potrebbe aderire alla tesi espressa dalla Corte di cassazione nella sentenza a sezioni unite del 19 giugno 1996, n. 5629, secondo cui si tratterebbe di «procedimenti a contenuto oggettivo», caratterizzati dal rilievo riconosciuto ai poteri del giudice in quanto tendenti a soddisfare non solo interessi privati, ma anche un interesse pubblico e superindividuale (articoli 2 e 3 della Costituzione in relazione al principio di solidarietà ed al dovere di rimozione degli ostacoli che impediscono la parità sostanziale ed articolo 31 della Costituzione in relazione alla protezione dell'infanzia e della gioventù). L'articolo 1, comma 5, reca la clausola di invarianza finanziaria. Si dispone che dall'attuazione della presente legge e dei decreti legislativi da essa previsti non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Infatti, l'articolo 2, comma 1, lettera m) , prevede che il servizio prestato dai componenti delle commissioni tecniche consultive abbiano natura esclusivamente onoraria e che ai medesimi spetti un compenso determinato con le medesime modalità già previste per l'espletamento dell'incarico di esperto del tribunale per i minorenni, in quanto compatibili. L'articolo 3 reca i princìpi e i criteri direttivi dei decreti legislativi per l'uniformazione e la razionalizzazione dei procedimenti in materia di famiglia, di minore e stato e capacità della persona.. Art. 1. (Delega al Governo) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro della giustizia, uno o più decreti legislativi al fine di istituire le sezioni specializzate in materia di persone e di famiglia presso i tribunali e le corti d'appello. 2. Con i decreti legislativi di cui al comma 1 si provvede altresì al necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti. 3. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1 sono trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perché su di essi venga espresso il parere delle Commissioni parlamentari competenti, entro il termine di trenta giorni dalla data della ricezione; decorso tale termine, i decreti sono adottati anche in mancanza del parere. Qualora detto termine venga a scadere nei trenta giorni antecedenti allo spirare del termine previsto al comma 1, ovvero successivamente, la scadenza di quest'ultimo è prorogata di sessanta giorni. 4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare disposizioni correttive e integrative, nel rispetto dei princìpi e dei criteri direttivi di cui alla presente legge e con la procedura di cui al comma 3. 5. Dall'attuazione della presente legge e dei decreti legislativi da essa previsti non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Art. 2. (Princìpi e criteri direttivi generali per l'istituzione delle sezioni specializzate in materia di persone e di famiglia presso i tribunali e le corti d'appello) 1. I decreti legislativi di cui all'articolo 1, comma 1, istituiscono le sezioni specializzate in materia di persone e di famiglia presso i tribunali e le corti d'appello nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) istituire una sezione specializzata in materia di persone e di famiglia presso ogni tribunale e presso ogni corte d'appello, tenuto conto della nuova distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, in attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148, di conversione in legge del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138; b) trasferire alle sezioni specializzate di cui alla lettera a) le competenze giurisdizionali civili e le competenze amministrative in materia di famiglia, di minori, di stato e capacità della persona, e di stato civile attualmente attribuite al tribunale per i minorenni, al giudice tutelare e ai tribunali ordinari; c) prevedere che i magistrati assegnati alle sezioni specializzate di cui alla lettera a) siano incaricati della trattazione dei soli affari di cui alla lettera b) ; d) prevedere che le sezioni specializzate di cui alla lettera a) siano composte esclusivamente da giudici togati e che ai fini dell'individuazione dei magistrati da designare per comporre le sezioni specializzate sia riconosciuta preferenza ai magistrati che abbiano svolto per almeno due anni funzioni di presidente o di giudice nei procedimenti in materia di famiglia, di giudice tutelare o funzioni di presidente o di giudice del tribunale per i minorenni; e) prevedere che l'organico delle sezioni specializzate di cui alla lettera a) sia determinato con uno o più decreti del Ministro della giustizia, sentito il Consiglio superiore della magistratura; f) prevedere l'istituzione di un gruppo di lavoro specializzato per la famiglia e le persone presso le procure della Repubblica; g) disciplinare le modalità con le quali le sezioni specializzate di cui alla lettera a) e i gruppi di lavoro specializzati presso le procure della Repubblica di cui alla lettera f) si avvalgono dell'opera e della collaborazione dei servizi istituiti o promossi dalla pubblica amministrazione centrale e periferica ed in particolare degli uffici di servizio sociale, del Servizio sanitario nazionale, dei servizi scolastici, degli specialisti, degli istituti e degli organismi dipendenti dal Ministero della giustizia o con questo convenzionati; h) prevedere che la Scuola superiore della magistratura, di cui al decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26, curi la formazione specialistica e l'aggiornamento dei magistrati addetti agli uffici indicati nelle lettere a) e f) ;