[pronunce]

D'altro canto, l'assenza di regole poste dalla legge, ma soltanto dedotte in via di interpretazione adeguatrice all'art. 24 Cost., lascerebbe aperta la via a prassi applicative difformi per ogni giudice o ufficio giudiziario e ciò escluderebbe la possibilità "di sanzionare con la rimessione al primo giudice la violazione, in primo grado, di regole di garanzia per la difesa" e "di stabilire con certezza gli effetti della nullità di singoli atti". Poiché a seguito della novellazione dell'art. 111 della Costituzione il "giusto processo" non può che essere quello "regolato dalla legge" dovrebbe dubitarsi della legittimità costituzionale di un modello processuale, nel quale la decisione sui diritti, in un settore fondamentale dell'ordinamento, è emessa a seguito di un processo le cui cadenze sono affidate esclusivamente al giudice "tenuto bensì a garantire i fondamentali diritti delle parti, ma secondo modalità non predeterminate, e rimesse al suo apprezzamento": la previsione di una riserva di legge "in un contesto tanto delicato e rilevante" implicherebbe "la necessità che sia il legislatore a disciplinare le regole del procedimento". Queste complessive considerazioni vengono ritenute dal rimettente idonee a giustificare la prospettata questione di costituzionalità. 7.4. - In punto di rilevanza della questione, la rimettente, dopo avere assunto che a giustificarla potrebbe bastare il fatto che essa deve applicare la procedura ex artt. 336 cod. civ. e 737 e ss. cod. proc. civ. , ritiene di fornire indicazioni più specifiche con riferimento al caso concreto e rileva che il primo giudice ha fondato il suo provvedimento esclusivamente sulla relazione del servizio sociale, senza che "le parti" fossero informate della richiesta rivolta all'uopo al servizio sociale e senza che abbiano potuto prenderne visione e formulare rilievi e contestazioni. Tale secretazione dei documenti, peraltro, secondo il rimettente non sarebbe giustificata dalla procedura ex art. 737 e ss. ed avrebbe "errato sicuramente il [primo] giudice al riguardo" in quanto avrebbe violato "l'art. 76 disp. att. c.c." [rectius 76, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile], che consentirebbe il rilascio di copie di tutti gli atti contenuti nel fascicolo. Tuttavia, in un procedimento regolato nei tempi e nei modi dalla legge potrebbe essere previsto, "ad esempio" uno scambio di memorie prima della decisione, che nella specie "avrebbe potuto indirizzare il primo giudice ad un ripensamento e magari allo svolgimento di ulteriore attività istruttoria". Soggiunge, quindi, la rimettente: "Certo in questo grado, le parti, e in particolare la reclamante hanno potuto esaminare ogni documento in atti, ma in tutta la fase precedente non hanno potuto svolgere la loro difesa. E tuttavia non si potrebbe superare il vizio di una prima fase in cui non si è compiutamente realizzato il principio del contraddittorio (anche perché questa Corte non potrebbe per questo annullare la decisione e rimettere le parti stesse davanti al primo giudice) e comunque l'ampia discrezionalità caratterizza pure questo grado". Manifesta, quindi, sia la consapevolezza che il procedimento ordinario, anche dopo la riforma del 1990, non sarebbe idoneo a regolare controversie come quella al suo esame (ma, a ben vedere, anche quelle di separazione e di divorzio) e che, de iure condendo il legislatore potrebbe opportunamente coniugare l'esigenza di regole precise e predeterminate con quella di agilità e snellezza, funzionali ad un'efficace tutela del minore, sia la consapevolezza che l'eventuale accoglimento della questione comporterebbe un vuoto normativo. Ciononostante, ritiene che non possa non essere rimessa alla Corte la questione della permanenza di una procedura contrastante con l'art. 111 novellato.1. - I giudizi promossi dalle Corti di appello di Torino e di Genova riguardano entrambi questioni di legittimità costituzionale di norme sul procedimento camerale, in esito al quale il tribunale per i minorenni pronunzia provvedimenti ablativi o modificativi della potestà genitoriale; essi possono pertanto essere riuniti. 2. - La Corte d'appello di Torino propone varie questioni di legittimità costituzionale, divisibili in tre gruppi. 3. - Al primo gruppo appartiene anzitutto la questione concernente il combinato disposto degli artt. 739, secondo comma, e 136 del codice di procedura civile, nella parte in cui - secondo un asserito diritto vivente risultante dall'interpretazione accolta dal tribunale che ha deciso in primo grado - prevederebbe la comunicazione del decreto del tribunale con la forma abbreviata del biglietto di cancelleria, anziché la notificazione mediante consegna al destinatario di copia conforme all'originale nelle forme dell'art. 137 cod. proc. civ. Secondo il giudice rimettente, tale normativa viola l'art. 2 della Costituzione (il parametro è indicato solo in dispositivo, senza alcuna motivazione), l'art. 3, primo comma, della Costituzione (per irragionevolezza, in quanto dalla comunicazione del solo dispositivo decorre il termine di dieci giorni per proporre reclamo, in vista del quale il provvedimento dovrebbe essere conosciuto nella sua interezza; e per ingiustificata disparità di trattamento rispetto a situazioni sostanzialmente simili, come la notificazione integrale del decreto o della sentenza di adottabilità ex artt. 15, terzo comma, 16, secondo comma, e 17, terzo comma, della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori), l'art. 97, primo comma, della Costituzione (per lesione del principio del buon andamento dell'amministrazione), l'art. 24, secondo comma, della Costituzione (essendo il termine di dieci giorni per il reclamo tanto breve da ledere il diritto di difesa), l'art. 111, secondo comma, della Costituzione (per violazione del principio della parità delle parti, in quanto al P.M., a differenza che alla parte privata, il provvedimento è comunicato integralmente), l'art. 111, sesto comma, della Costituzione (in quanto la conoscenza del solo dispositivo, e non anche della motivazione, si spiega unicamente ove sia prevista, come per le sentenze, una successiva notifica a cura della parte più diligente). Anche la seconda questione del primo gruppo è prospettata - in riferimento agli stessi parametri - nei confronti del combinato disposto degli artt. 739, secondo comma, e 741 cod. proc. civ. , considerato nella parte in cui prevede che nei procedimenti camerali in esame il termine di dieci giorni per proporre reclamo decorra dalla comunicazione del decreto con la forma abbreviata del biglietto di cancelleria, anziché dalla notificazione nelle forme dell'art. 137 cod. proc. civ. 4. - Le due questioni - delle quali la seconda si pone rispetto alla prima in rapporto di dipendenza - possono essere esaminate congiuntamente. Esse sono inammissibili. La Corte di appello - pur dichiarando di considerare i procedimenti ablativi o modificativi della potestà genitoriale come "bilaterali o plurilaterali" e quindi soggetti all'art. 739, secondo comma, cod. proc. civ.