[pronunce]

17 ottobre 2007, ma anche una modifica indiretta e surrettizia, al di fuori delle forme consentite dalla legge, al calendario venatorio previsto dall'art. 18 della legge n. 157 del 1992, con la conseguente violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali» di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. e del principio del buon andamento dell'amministrazione posto dall'art. 97 Cost. 2.- Con atto depositato il 4 settembre 2020, la Regione Liguria si è costituita in giudizio, chiedendo che si dichiari l'inammissibilità o la non fondatezza delle questioni di costituzionalità promosse con il ricorso. 2.1.- La Regione sostiene, in primo luogo, l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, della legge reg. Liguria n. 9 del 2020, sulla base dell'assunto che la disposizione impugnata non si riferirebbe al consenso del proprietario o conduttore del fondo necessario ai fini dell'installazione degli appostamenti temporanei per la caccia, incidendo esclusivamente sul consenso del titolare del terreno il cui venir meno determina l'obbligo del cacciatore di procedere alla rimozione dei materiali utilizzati per la realizzazione degli appostamenti temporanei. In altri termini, ad avviso della difesa regionale, la norma impugnata, presumendo la permanenza del consenso in assenza di un atto di formale diniego del proprietario, non inciderebbe sulle facoltà dominicali attribuite dall'art. 832 cod. civ. , senza pertanto violare in alcun modo la competenza legislativa riservata allo Stato nella materia «ordinamento civile» dall'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. 2.2.- In relazione alle censure rivolte dal Presidente del Consiglio dei ministri nei confronti dell'art. 6 della legge reg. Liguria n. 9 del 2020, la Regione ne sostiene l'inammissibilità o, comunque, l'infondatezza, rilevando, preliminarmente, «che la disciplina in argomento non è riferita alla materia della tutela del paesaggio». La parte resistente evidenzia, in proposito, che l'art. 35 della legge reg. Liguria n. 4 del 1999 stabilisce, al comma 1, che «[n]ei terreni sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici, ogni movimento di terreno nonché qualsiasi attività che comporti mutamento di destinazione ovvero trasformazione nell'uso dei boschi e dei terreni nudi e saldi è soggetta ad autorizzazione e subordinata alle modalità esecutive prescritte», prevedendo poi, al comma 2, che «[i]n deroga a quanto prescritto al comma 1, in caso di movimenti di terreno di modesta rilevanza» l'interessato possa essere ammesso ad una procedura abilitativa semplificata. Così ricostruita la disciplina in cui si inserisce la norma impugnata, la Regione sostiene che quest'ultima, limitandosi semplicemente ad ampliare l'elenco degli interventi che il comma 4 dell'art. 35 della legge reg. Liguria n. 4 del 1999 esonera totalmente dalle autorizzazioni richieste ai fini della tutela dell'assetto idrogeologico dei terreni, non inciderebbe, sotto alcun profilo, sulla normativa statale di tutela del paesaggio, senza pertanto violare, come invece ritenuto dal ricorrente, gli artt. 9, 117, commi secondo, lettere m) ed s), e sesto, Cost. 2.3.- Con riferimento al terzo motivo di ricorso, avente ad oggetto l'art. 9 della legge reg. Liguria n. 9 del 2020, la difesa regionale contesta che la norma impugnata, consentendo, nel mese di gennaio, l'effettuazione nelle zone di protezione speciale (ZPS) di due giornate di caccia settimanali a scelta del cacciatore, si ponga realmente in contrasto con quanto stabilito dall'art. 5, comma 1, lettera a), del d.m. 17 ottobre 2007, determinando altresì una surrettizia modifica del calendario venatorio in violazione dell'art. 18, commi 2 e 4, della legge n. 157 del 1992. Ciò in quanto le giornate di caccia settimanali assegnate a ciascun cacciatore, anche se non prefissate dal calendario venatorio, rimarrebbero, comunque, soltanto due, senza quindi determinare un effettivo abbassamento del livello di tutela assicurato dalla disciplina statale. La possibilità, inoltre, di svolgere l'attività venatoria in un arco temporale più ampio consentirebbe, inoltre, ad avviso della Regione Liguria, di ridurre la pressione sul territorio. Per queste ragioni, ad avviso della parte resistente, la questione di costituzionalità promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri dovrebbe, anche in questo caso, ritenersi non fondata, sia sotto il profilo della ritenuta violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali» di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., sia sotto quello della paventata lesione del principio di buon andamento dell'amministrazione di cui all'art. 97 Cost. 3.- Nelle memorie depositate in prossimità dell'udienza pubblica le parti hanno ribadito le argomentazioni già illustrate negli atti di causa, insistendo per l'accoglimento delle conclusioni ivi rispettivamente formulate.1.- Con il ricorso indicato in epigrafe (reg. ric. n. 65 del 2020) , il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso, in riferimento agli artt. 9, 97, 117, commi secondo, lettere l), m) ed s), e sesto, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 1, 6 e 9 della legge della Regione Liguria 19 maggio 2020, n. 9 (Disposizioni di adeguamento della normativa regionale). 1.1.- La Regione Liguria si è costituita in giudizio chiedendo che si dichiari l'inammissibilità o la non fondatezza delle questioni di costituzionalità promosse con il ricorso. 1.2.- Le disposizioni impugnate hanno differenti oggetti e sono censurate in riferimento a diversi parametri costituzionali. Si procede pertanto all'esame separato delle singole questioni proposte. 2.- In primo luogo, è impugnato l'art. 2, comma 1, della legge reg. Liguria n. 9 del 2020 che ha aggiunto, nella parte finale dell'art. 29, comma 13, della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio), un ulteriore periodo ai sensi del quale «[i]l consenso si intende validamente accordato nel caso in cui non esiste un formale diniego».