[resaula]

a distanza di soli due mesi dalla pubblicazione di quella graduatoria, l'articolo 261 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto "decreto rilancio") stabilisce che "per fronteggiare le crescenti richieste d'intervento in tutti i contesti di propria competenza, nonché con riferimento alle complesse iniziative in atto per la gestione dell'emergenza sanitaria", alle facoltà assunzionali del Dipartimento della Protezione civile si aggiunga una dotazione di altri 30 posti di categoria A-F1 con "specializzazione di tipo tecnico", per i quali la Presidenza del Consiglio dei ministri potrà quindi "indire procedure di reclutamento e ad assumere a tempo indeterminato, tramite concorso pubblico ovvero utilizzo di graduatorie vigenti di concorsi pubblici"; per fronteggiare le crescenti richieste di intervento del Dipartimento è abbastanza evidente che serve prima di tutto personale già dotato di esperienza nella gestione e nel coordinamento di emergenze, che è rintracciabile proprio all'interno del Dipartimento, e in particolare nella graduatoria della selezione appena conclusasi per l'inquadramento in area A-F1, che ha costituito una regolare prova concorsuale per la categoria A; non si vede come si possa affrontare con criteri di urgenza (stante l'utilizzo del decreto-legge) una complessa emergenza sanitaria, come quella attuale, introducendo esclusivamente nuovo personale asseritamente in possesso di una imprecisata "specializzazione tecnica", quando tutto il personale del Dipartimento della Protezione civile appartiene già, per definizione, a un ruolo speciale "tecnico-amministrativo" appositamente istituito per soddisfare ogni tipo di esigenza di intervento (art. 9 -ter, comma 1, del decreto legislativo n. 303 del 1999); inoltre, si segnala che per l'assunzione di 30 unità, il decreto-legge ha dovuto prevedere una dotazione finanziaria di spesa per gli oneri assunzionali ammontante ad euro 1.166.608 per l'anno 2020 e a euro 1.999.899 a decorrere dall'anno 2021, mentre facendo ricorso alla progressione in area A-F1 del personale interno idoneo, e che svolge de facto le mansioni richieste in qualsiasi contesto emergenziale, la spesa si conterrebbe nel limite trascurabile di circa 1.500 euro; giova precisare da ultimo che a causa dei consistenti pensionamenti in corso, le unità di personale di cat. A, attualmente 343, con i prossimi pensionamenti scenderanno entro l'anno a un totale di 328 unità, con una differenza negativa rispetto alla pianta organica di 73 unità con conseguente considerevole diminuzione della spesa, si chiede di sapere se, in ottemperanza all'attuale normativa, anche al fine di rispondere con maggiore tempestività alle crescenti richieste di intervento e al contempo valorizzare compiutamente le professionalità tecniche e amministrative interne, nel rispetto del principio di economicità della pubblica amministrazione, non si ritenga opportuno intervenire attraverso un'apposita modifica di quanto stabilito dall'articolo 261 del decreto-legge n. 34 del 2020, volta a incrementare da 30 a 51 il numero dei posti da rendere disponibili nella categoria A-F1, così da consentire il passaggio di categoria al personale già risultato idoneo e permettere alla Struttura dipartimentale di avvalersi da subito di personale già formato e in grado di assicurare la copertura di una fascia professionale attualmente sguarnita e in procinto di svuotarsi ancora di più nei prossimi mesi. Atto n. 3-01705 LANZI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il comparto ippico conta circa 2.000 impiegati diretti e indiretti negli ippodromi italiani, numero che viene elevato a circa 30.000 addetti se si considera l'intero indotto. L'ippica ha un valore storicamente riconosciuto dallo Stato italiano e il settore beneficia di finanziamenti diretti per circa 180 milioni annui; il 16 aprile 2020 il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Teresa Bellanova, nel corso di una seduta informativa presso la Camera dei deputati, ha dichiarato : "Riguardo al settore ippico, segnalo lo sforzo del Ministero per accelerare i pagamenti dei premi. Inoltre, è stato firmato il decreto per le anticipazioni pari al 40 per cento delle sovvenzioni del 2020. Auspico che la filiera torni alla normalità il prima possibile e con tutte le condizioni di sicurezza, riprendendo quanto prima le attività degli ippodromi, anche se a porte chiuse"; come anticipato nel suddetto intervento, il Ministro ha firmato il decreto ministeriale 6 maggio 2020, n. 4701, recante i principi per la determinazione e l'erogazione di sovvenzioni da assegnare alle società di corse riconosciute, che è stato inviato ai competenti organi di controllo per l'acquisizione del relativo visto di registrazione; risulta all'interrogante che il Ministero in indirizzo abbia inviato più volte alle società di corse gestori di tutti gli ippodromi italiani più versioni degli accordi contrattuali; solo in data 9 maggio 2020 detti accordi sono stati sottoscritti e rinviati. Nonostante ciò, alla data odierna, nulla è stato comunicato ai suddetti ippodromi circa la reale approvazione e registrazione di tali accordi da parte degli organi di controllo e pertanto a tutt'oggi le società di corse stanno svolgendo la loro attività a porte chiuse, per via della pandemia, senza un regolare e valido rapporto contrattuale; a causa delle mancate erogazioni degli anticipi del 40 per cento della media delle sovvenzioni statali degli ultimi 3 anni, le società di corsa si trovano nella gravissima situazione di mancanza della liquidità necessaria al normale funzionamento aziendale ed organizzativo. Tale ritardo porta alla ragionevole preoccupazione che anche il saldo delle sovvenzioni relative all'anno 2020 che ancora deve essere quantificato e che probabilmente avrà uno slittamento con la conseguente perdita dello stanziamento di bilancio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda fornire una data precisa relativa all'erogazione degli anticipi del 40 per cento delle sovvenzioni statali al comparto ippico in grave carenza di liquidità, nonché rassicurare circa gli accordi contrattuali tra il Dicastero e le società di corse. Atto n. 3-01706 PEROSINO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Atto n. 3-01707 FEDELI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il TAR Toscana (sezione prima), con sentenza pubblicata in data 1° giugno 2020 in relazione al ricorso dell'Associazione culturale islamica di Pisa contro il Comune di Pisa e il Ministero per i beni e le attività culturali, ha riconosciuto le ragioni di detta Associazione, segnalando in particolare la necessità di rispettare, oltre alla libertà di culto quale diritto fondamentale garantito dalla nostra Costituzione, anche l'art. 10 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, l'art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali e rilevando puntualmente come, invece, Comune e Soprintendenza competente si fossero mossi in violazione di detti principi;