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aggiungiamo 300 miliardi di euro e facciamo 290? Dei 2.500 miliardi di euro che diventano 2.800 miliardi, alla fine discutiamo tra 2.790 o 2.800? Non è questa una scelta. Le disponibilità di sovvenzioni, nel momento in cui scattano, non sono di competenza ma immediate, perché la Commissione paga - per capirci - nel giro di quaranta al massimo sessanta giorni, quindi in questo caso possono avere veramente un effetto se c'è la condizione e la capacità di un Governo - che l'Esecutivo attuale in questo momento non ha dimostrato - di agire. Comunque abbiamo un altro indicatore, che leggo numericamente positivo ma che dobbiamo leggere attentamente anche politicamente: abbiamo collocato dei BTP triennali a meno di zero e la collocazione BTP triennali a meno di zero significa che non c'è inflazione, che non si cresce, che non c'è pressione della domanda rispetto all'offerta e questo non è un bel segnale quando si parla di ripresa e di espansione. Da parte nostra ribadisco la più completa collaborazione come contributo di idee, ma naturalmente vorremmo una conseguente apertura da parte del Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Nel corposo documento che è all'esame del Parlamento e che oggi sarà sottoposto al voto, c'è meno di mezza paginetta sulle politiche familiari, tra l'altro da dividersi con le politiche sociali: politiche sociali e familiari. Ancora una volta si confondono due politiche, due azioni di Governo che in teoria andrebbero, al contrario, nettamente distinte perché un conto sono le politiche sociali, che riguardano la lotta alla povertà, l'inclusione sociale e altre mille cose, un altro sono le politiche familiari, che dovremmo cominciare a considerare come strategiche. Tutto il resto del documento, ricchissimo, corposissimo, con mille voci, non prende in esame il punto di vista fondamentale della prospettiva demografica. Ho sentito tante volte in quest'Aula richiamarsi alla prospettiva demografica, ma in questo documento ce n'è ben poca traccia. Cosa significa cominciare a guardare le cose con una prospettiva demografica? Significa cominciare a pensare che noi potremmo costruire anche le migliori infrastrutture, potremmo anche fare la migliore green economy , potremmo realizzare tutto l' empowerment femminile oppure arrivare alla perfezione delle politiche del lavoro, ma se non ci saranno più italiani perché non saranno più venuti al mondo bambini, tutto questo non servirà assolutamente a nulla. (Applausi) . Dobbiamo cominciare a entrare nell'ordine di idee che le politiche familiari non sono un accessorio, non sono qualche cosa da dimenticare o da lasciare per ultimo o su cui spendere due euro alla fine del conto giusto perché, altrimenti, qualcuno fa sentire la sua voce, ma sono le vere politiche strategiche del nostro Paese. Sono le vere politiche su cui concentrare tutta l'attenzione e tutte le risorse del nostro Paese, tutte le risorse possibili, perché, altrimenti, a breve non ci sarà più un Paese. Non voglio evocare nuovamente in quest'Aula i tassi di natalità desolanti: voi sapete che siamo in fondo alla lista, non dell'Europa, ma del mondo come tasso di natalità. Vorrei, invece, concentrarmi su un aspetto che questo pomeriggio pongo all'attenzione del Governo, sua, signor Presidente, e anche di tutti i colleghi. Noi abbiamo un gap significativo tra il tasso di figli desiderati dalle famiglie e il tasso di figli concretamente poi avuti. Si tratta di un gap significativo. Le famiglie vorrebbero almeno due o tre figli mentre, molto spesso, si ritrovano costrette, da ragioni economiche, dalle ragioni di accoglienza sociale della maternità e della paternità, a metterne al mondo uno solo. Quindi, se noi potessimo dare alle famiglie la possibilità di mettere al mondo i figli che vorrebbero già oggi mettere al mondo, senza alcuna ulteriore promozione se non semplicemente quella di aiutare le famiglie a fare quello che vorrebbero fare, noi avremmo una media di figli nati per ogni donna in età fertile che, anziché all'1,1 o 1,2, arriverebbe tranquillamente sopra l'1,5. Certo, siamo ancora lontani dal tasso di rinnovamento, che deve essere comunque superiore al 2; quindi, stiamo comunque parlando di una società in declino, ma almeno sarebbe un segnale concreto. Per fare tutto questo, però, è necessario cambiare la mentalità e io, di questo cambio di mentalità, nelle quattro righe striminzite presenti nella Nota di aggiornamento al DEF non trovo assolutamente nulla. Non c'è alcun cambio di mentalità. Si cerca, invece, ancora di applicare ricette vecchie, che hanno già dimostrato di non funzionare. Mi spiego meglio. Non possiamo pensare di dare speranza ai milioni di giovani che vorrebbero sposarsi oppure alle milioni di giovani famiglie che vorrebbero mettere al mondo nuovi figli semplicemente proponendo politiche di sussidio, che nascono dalla stessa sciagurata mentalità che pensa di risolvere i problemi dell'Italia con il reddito di cittadinanza. Non possiamo pensarla in questo modo. Dobbiamo investire su queste famiglie con una forma di fiscalità che finalmente sia premiale. Cerco di spiegarlo ancora più semplicemente: se noi tassiamo nell'ordine del 48 per cento il reddito dei due genitori e poi, graziosamente, restituiamo quattro soldi sotto forma di assegno oppure di sussidio, non stiamo dando affatto speranza alle famiglie. Anzi, stiamo sostanzialmente deprimendo la speranza di vita e la speranza familiare, ma stiamo anche deprimendo l'economia di questo Paese. Qual è invece la politica che la Lega sta proponendo da tempo e che, su questo punto, ha già dato prova di funzionare in alcuni ristretti ambiti in cui si è riusciti ad applicarla? La politica deve essere quella della no tax area . I carichi familiari non debbono cioè essere tassati, perché, se c'è un padre che ha un reddito di 50.000 euro l'anno ma ha tre figli, quel padre non deve veder tassato neppure un euro dal suo reddito, perché con 50.000 euro l'anno e tre figli, si fa fatica ad arrivare alla fine del mese. (Applausi) . E mi metto nei panni degli operai che, con molto meno di 50.000 euro all'anno e magari tre, quattro o cinque figli, riescono comunque a sbarcare il lunario. Veramente a loro va tutta la nostra stima, perché oggi mettere al mondo un figlio in Italia è un atto da eroi, è un atto eroico. Dicevo che bisogna uscire dalla mentalità del sussidio ed entrare finalmente nella mentalità della politica familiare di natura fiscale. Questo avrei voluto leggere nella Nota di aggiornamento al DEF e invece cosa trovo? Trovo il family act , trovo il piano strutturale integrato di politiche familiari, che in realtà non ha neppure un euro sopra. Quindi di cosa stiamo parlando? Di un sogno, di una pia illusione che tuttavia non vede spostato neanche un euro nelle previsioni di spesa. Questa volta non potrete nascondervi dietro alla solita fandonia del fatto che non ci sono soldi, perché - guarda un po' - i soldi questa volta ci sono, ci sono eccome.