[pronunce]

Secondo la Regione Veneto, non risulterebbe che nel descritto ambito di intervento normativo sia inclusa la predeterminazione delle modalità mediante le quali la Regione Friuli-Venezia Giulia e la stessa Regione Veneto dovranno ripartire le linee interregionali. D'altro canto, il decreto legislativo in argomento è stato adottato nel quadro della procedura stabilita dal citato art. 65 dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia che, ai fini dell'approvazione del decreto legislativo di attuazione, richiede la previa consultazione di una Commissione paritetica composta da sei membri, di cui tre nominati dal Governo e tre dal Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia. Conseguentemente, nessun rappresentante della Regione Veneto è stato coinvolto nei lavori preparatori che hanno condotto alla promulgazione del decreto legislativo, né la stessa Regione Veneto è stata sentita al riguardo. La norma contenuta nell'art. 9, comma 7, del d.lgs. n. 111 del 2004 sarebbe pertanto viziata per eccesso di delega, in violazione dell'art. 76 della Costituzione, e ciò in quanto l'art. 65 dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia non consentirebbe al legislatore statale delegato di formulare norme che non siano strettamente connesse e circoscritte all'attuazione dello statuto stesso, in conformità ai principî costituzionali che garantiscono e tutelano l'autonomia, anche statutaria, di tutti gli Enti regionali, implicitamente vietando che l'attuazione del singolo statuto possa incidere su questioni di portata ultraregionale. Il d.lgs. n. 111 del 2004, dunque, avrebbe dovuto fare esclusivo riferimento alla viabilità ferroviaria regionale del Friuli-Venezia Giulia, senza poter in alcun modo disciplinare questioni che coinvolgono anche la confinante Regione Veneto. L'introduzione di una norma quale quella contestata, la quale delinea speciali prescrizioni condizionanti l'organizzazione dei servizi ferroviari, che interessano il Veneto – di fatto comprimendo la rispettiva autonomia regionale – appare altresì discriminatoria perché lo Stato, inserendosi nei rapporti tra la Regione Veneto e la Regione Friuli-Venezia Giulia, ha accolto le istanze espresse da quest'ultima (appositamente sentita in proposito) senza coinvolgere attivamente la Regione Veneto e soddisfacendo, perciò, esclusivamente gli interessi della prima (attribuendole, di fatto, tutti i servizi interregionali) a detrimento di quelli della seconda, in spregio altresì al principio di ragionevolezza. Ed infatti, da una parte, il criterio di ripartizione viaggiatore/chilometro non rappresenta adeguatamente l'effettivo servizio erogato dal momento che alla maggiore lunghezza della tratta in territorio friulano non corrisponde il reale utilizzo del mezzo in termini di residenza degli utenti; dall'altra, anche il criterio delle coincidenze penalizza la Regione Veneto a tutto vantaggio della Regione Friuli-Venezia Giulia, dal momento che, proprio per garantire la massima efficienza del servizio e per corrispondere alle richieste della stessa Regione Friuli-Venezia Giulia, la Regione Veneto si è positivamente adoperata nel corso degli ultimi anni affinché la programmazione oraria dei servizi regionali e interregionali avvenisse sulla base delle coincidenze nei principali nodi con il servizio passeggeri di lunga percorrenza, sicché tutti i treni regionali, diretti e interregionali si presentano al nodo ferroviario di Mestre-Venezia in coincidenza con i treni di lunga percorrenza. Viene poi denunciata la contestuale violazione del riparto di funzioni tra Stato e Regioni delineato dal novellato art. 117 della Costituzione, il quale, con riferimento alla materia dei trasporti, ha riservato alla potestà legislativa (concorrente) dello Stato la sola disciplina delle «grandi reti», dovendosi intendere i restanti settori inclusi nella residuale potestà legislativa esclusiva regionale, con la conseguenza che, relativamente alle «grandi reti di trasporto», l'intervento legislativo statale, riferendosi ad un ambito di legislazione concorrente, consiste, a mente del terzo comma dell'art. 117 Cost., nella «determinazione dei principî fondamentali» che orientano e delimitano la legislazione regionale. Per il resto, la materia dei trasporti – eccettuata dunque la disciplina delle grandi reti – è assoggettata alla disciplina legislativa regionale, la quale non trova altro vincolo che quello derivante dal rispetto della Costituzione, dell'ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali, con la conseguente incostituzionalità, sotto il dedotto profilo, della norma contenuta nell'art. 9, comma 7, del d.lgs. n. 111 del 2004, che vincola le Regioni interessate a seguire due criteri per regolamentare le linee ferroviarie interregionali, ovverosia, in alternativa: la prevalenza dei viaggiatori per chilometro sulle origini/destinazioni esclusivamente dell'utenza ferroviaria interregionale, ovvero l'esistenza di coincidenze nel nodo di Mestre-Venezia con ulteriori treni di lunga percorrenza. Apparirebbe infatti evidente che il legislatore statale si sia ingerito nel merito di scelte di dettaglio riservate alla potestà legislativa regionale. Secondo la ricorrente, inoltre, i contenuti del d.lgs. n. 111 del 2004 sono stati concertati – nel quadro del particolare iter procedimentale disciplinato dall'art. 65 dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia – tra quest'ultima e lo Stato, senza coinvolgere in alcun modo la Regione Veneto, con violazione non solo del riparto di funzioni, ma anche del principio di sussidiarietà, secondo il quale i pubblici poteri devono essere esercitati ad un livello di governo il più prossimo possibile ai cittadini utenti, ammettendosi l'intervento dei livelli superiori di governo nei soli casi di inerzia da parte di quelli inferiori. Ed invero, lo Stato si è determinato nel senso di concordare con uno solo (Regione Friuli-Venezia Giulia) degli Enti interessati dai servizi interregionali in oggetto le concrete modalità per gestire questi ultimi, estraniando la Regione Veneto. Sarebbe altresì violato il principio di leale collaborazione con le Regioni, che imporrebbe allo Stato, in materie caratterizzate da competenza regionale primaria, di raggiungere un'intesa con la Regione, senza neppure limitarsi alla semplice informazione o consultazione. Al contrario, il legislatore ha posto la Regione Veneto di fronte ad una scelta compiuta, che disciplina nel dettaglio le modalità di ripartizione delle linee interregionali, imponendo, in via alternativa, l'adozione dei criteri della prevalenza dei passeggeri ovvero dell'esistenza di coincidenze privando di significato e di concreta rilevanza l'«intesa tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e le citate Regioni» nell'ambito della quale, secondo lo stesso art. 9, comma 7, dovrebbero essere adottate le scelte attinenti alla ripartizione dei servizi interregionali. È infatti evidente che i contenuti essenziali delle scelte da effettuare nell'ambito di tale intesa sono stati già predeterminati dalla stessa norma in commento. In altri termini, il legislatore ha già individuato i servizi di trasporto ferroviario che saranno attribuiti al Veneto, sottraendo le rispettive determinazioni alla concertazione tra gli enti direttamente interessati. 2.