[pronunce]

Pertanto, gli amici curiae ritengono che la legge della Regione Toscana oggetto di impugnazione abbia dato attuazione alla suddetta legge n. 160 del 2019, garantendo la salvaguardia retributiva dei lavoratori, con effetto fino all'attuazione dell'art. 18-bis del CCNL del comparto Funzioni locali 2016-2018, mediante l'adozione di una contrattazione collettiva di raccordo per applicare il CCNL del comparto Funzioni locali al personale che godeva del trattamento economico e giuridico dei giornalisti. Il Presidente della Corte costituzionale, rilevata la conformità dell'opinione ai criteri previsti dal citato art. 4-ter delle Norme integrative, l'ha ammessa con decreto del 26 aprile 2021. 7.- Con successiva memoria la Regione Toscana ha fatto presente che, con delibera della Giunta regionale 2 novembre 2020, n. 1348 e con decreto della Direzione organizzazione e sistemi informativi 19 novembre 2020, n. 19053, sono state dettate le modalità attuative della legge regionale impugnata ed è stata sospesa l'applicazione dell'art. 3 della legge reg. Toscana n. 69 del 2020, rinviando ad un momento successivo alla definizione delle questioni di legittimità costituzionale la quantificazione delle risorse del Fondo per il trattamento accessorio del personale, anche in vista del consuntivo per l'anno 2020 delle risorse della contrattazione integrativa del personale non dirigente del comparto Funzioni locali. In ogni caso, la Regione ha riaffermato che l'impugnato art. 3 è volto a garantire la copertura del trattamento economico accessorio dei dipendenti giornalisti, senza incremento di spesa e nel rispetto dei limiti di cui all'art. 23, comma 2, del d.lgs. n. 75 del 2017 di invarianza della spesa per il trattamento accessorio. 7.1.- Inoltre, dopo aver riferito le vicende della contrattazione collettiva in atto, la Regione ha ribadito gli argomenti spesi nella memoria di costituzione, precisando che le norme impugnate sono state determinate da esigenze di natura organizzativa, per garantire l'ordinata prosecuzione delle attività istituzionali degli uffici stampa, in attuazione del principio di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione di cui all'art. 97 Cost. e, a supporto delle proprie argomentazioni, ha citato la sentenza della Corte costituzionale n. 128 del 2020 e il principio del divieto di reformatio in peius del diritto quesito del lavoratore alla percezione del trattamento economico. 8.- Con ulteriore memoria anche la difesa dello Stato ha ribadito le proprie argomentazioni, sottolineando che la Regione ha introdotto un'autonoma ed esaustiva disciplina dell'inquadramento e del trattamento economico del personale giornalistico, così sostituendosi, seppure in via transitoria, alla fonte negoziale, in deroga al principio di riserva della contrattazione collettiva. Infatti, l'art. 1, comma 160, della legge n. 160 del 2019 sarebbe finalizzato solo a fornire indicazioni per il mantenimento del trattamento economico in godimento, ove più favorevole, per mezzo del riconoscimento di un assegno ad personam al personale giornalista, fermo restando il rinvio alla disciplina contrattuale per definire le modalità del suo riassorbimento. 9.- Quanto al secondo motivo di impugnazione, la difesa statale insiste per il suo accoglimento poiché la Regione Toscana oltre ad aver determinato, in luogo della contrattazione collettiva, le modalità di costituzione e appostamento delle risorse nel Fondo risorse decentrate, avrebbe esorbitato dai limiti di cui all'art. 23, comma 2, del d.lgs. n. 75 del 2017.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato gli artt. 1, commi 1, 2, 3 e 5; 3; e 8 della legge della Regione Toscana 24 luglio 2020, n. 69 (Inquadramento del personale giornalista assunto a tempo indeterminato. Modifiche alla l.r. 43/2006 e alla l.r. 9/2011), in riferimento agli artt. 3, 81 e 97, primo comma, Cost. e all'art. 117, commi secondo, lettera l), e terzo, della Costituzione, in relazione agli artt. 1, 2 e 40 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), all'art. 9 della legge 7 giugno 2000, n. 150 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni), e all'art. 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, recante «Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a), e 2, lettere b), c), d) ed e) e 17, comma 1, lettere a), c), e), f), g), h), l), m), n), o), q), r), s) e z), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche». 1.1.- Gli artt. 1, commi 1, 2, 3 e 5, e 8 della legge regionale impugnata prevedono l'inquadramento del personale giornalista del ruolo unico regionale, in servizio a tempo indeterminato presso l'Agenzia di informazione degli organi di governo della Regione e presso l'Ufficio stampa del Consiglio regionale, nella categoria D del Contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) del comparto Funzioni locali e attribuiscono a tale personale un assegno ad personam riassorbibile per la remunerazione delle differenze retributive con il trattamento economico più favorevole attualmente in godimento; le suddette disposizioni rinviano ad una apposita deliberazione della Giunta regionale per la loro attuazione, compresa la definizione delle tabelle di equiparazione e limitano la loro efficacia fino alla sottoscrizione del contratto integrativo successivo al CCNL del comparto Funzioni locali per il triennio 2016-2018. 1.2.- Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri con la legge regionale impugnata la Regione Toscana avrebbe invaso la sfera di competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile di cui all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. e avrebbe violato la riserva di contrattazione collettiva per la disciplina del trattamento economico e giuridico del personale pubblico e il suo inquadramento, posta dal d.lgs. n. 165 del 2001, con ciò determinando sia la disparità di trattamento degli addetti stampa agli uffici istituzionali della Regione Toscana, rispetto al restante personale pubblico, sia un illegittimo aumento della spesa pubblica. 2.- La difesa regionale ha evidenziato l'urgenza di colmare il vuoto normativo conseguente all'indifferibile abrogazione della legge regionale che prevedeva l'applicazione del contratto collettivo giornalistico e la necessità di una normativa regionale che recepisse quanto disposto dalla legge statale e dalla contrattazione collettiva nell'ambito del proprio ordinamento.