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Infatti, le VEPA o sistemi VEPA sono per definizione "vetrate scorrevoli a scomparsa e amovibili, per la riduzione delle dispersioni termiche e il risparmio energetico. E per la messa in sicurezza e la fruizione di balconi, verande, terrazze e portici inutilizzati". Circa 4.000 aziende Assvepa, 5.000 del Consorzio Twin System, 10.000 dell'ANCE, 7.000 di Confartigianato Impresa, 3.000 aziende autonome, attendono di poter finalmente e liberamente installare le Vepa, e coì assumere, produrre reddito, pagare le tasse e permettere a milioni di famiglie italiane di dare un bel taglio al "caro bolletta", senza incidere sull'erario; come è stato ampiamente e statisticamente dimostrato nei Paesi del nord Europa, che da molti anni incoraggiano e incentivano l'utilizzo di questi "sistemi intelligenti che hanno cambiato il volto dell'architettura e dell'edilizia moderna", le VEPA permettono di imprimere un formidabile impulso economico in un momento di grave difficoltà sociale, innescando un circolo virtuoso economico e "sostenibile", l'assunzione di nuova mano d'opera e la creazione di tantissimi nuovi posti di lavoro, evitando ulteriore cementificazione e impermeabilizzazione del suolo, in controtendenza rispetto all'agognata e tanto decantata transizione ecologica. Il primo firmatario ha presentato emendamenti, purtroppo bocciati, per semplificare e fornire la corretta interpretazione del Regolamento Edilizio Tipo, l'ultimo in ordine di tempo all'art. 33 del decreto-legge 9 agosto 2022, n.115, recante misure urgenti in materia di energia, si chiede di sapere: se il Governo, nella terribile fase di economia di guerra che ha messo in ginocchio famiglie ed imprese a causa del "caro energia", non abbia il dovere di impedire lo spreco di risorse, di energia, di denaro e l'inquinamento atmosferico, appoggiando e pubblicizzando alternative intelligenti a costo zero come l'utilizzo delle VEPA, anche inserendone la voce nel "Glossario Edilizia Libera" attualizzandolo, per offrire alle comunità l'agognato risparmio delle vetrate panoramiche; se la drammatica crisi energetica generata dal conflitto tra Russia e Ucraina, con l'impennata del prezzo del gas e dell'elettricità, che ha visto decuplicare i costi delle bollette per famiglie ed imprese, letteralmente "alla canna del gas", oltre alle ripercussioni economiche sull'inflazione arrivata a sfondare l'8 per cento, l'aumento del costo della vita e la paventata chiusura di floride attività imprenditoriali, che potrebbe portare ad un razionamento con una previsione di inverno al gelo, non induca il Governo ad attuare la famigerata transizione ecologica, anche col sistema VEPA. Atto n. 4-07403 LANNUTTI ANGRISANI Luisa SBRANA Rosellina Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: nella tempesta perfetta generata dalle sanzioni "boomerang" alla Russia a causa della guerra con l'Ucraina, le cui ricadute su economia italiana, consumatori, famiglie ed imprese sono così devastanti da generare allarme sociale, si inserisce la problematica legata al " superbonus" e al blocco della cessione dei crediti, formidabile strumento che ha contribuito alla crescita del PIL, purtroppo inviso al "governo dei migliori", forse a causa delle errate informazioni ricevute su presunte truffe, che non hanno mai superato la fisiologica statistica; molte voci si sono levate contro il blocco della cessione dei crediti: dai progressisti, che denunciano la probabile insolvenza sui progetti già fatti, che mette a rischio migliaia di studi e società, come evidenzia l'Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria OICE, dopo la stretta del sistema bancario di questi ultimi giorni e le notizie di esaurimento del plafond di 37 miliardi destinato ai crediti del superbonus , con il Coordinatore del Gruppo di Lavoro OICE superbonus che rincara la dose sul protrarsi dell'attuale posizione delle banche. Se è vero che le imprese rischiano il fallimento, i professionisti e le società d'ingegneria stanno molto peggio perché le progettazioni sono propedeutiche alla valutazione di congruità degli advisors delle banche. A sua volta anche quest'attività è propedeutica alla decisione di acquisto dei crediti, pertanto i progetti sono stati fatti e ora le banche non acquistano più crediti, se i cantieri non partono, i progettisti non hanno neanche il diritto al credito d'imposta per i compensi del proprio lavoro già svolto. Si fa fatica solo a pensare all'ipotesi di chiedere il denaro ai condomini. Qui si sta parlando di un elevatissimo rischio di insolvenza per alcuni miliardi di euro per il solo settore professionale, con conseguenze devastanti proprio per questi studi e professionisti che nei prossimi anni dovrebbero essere pronti per le sfide del PNRR; un recente rapporto del Centro studi di CNA (Confederazione Artigiani), dopo aver analizzato lo stop del mercato dei crediti legati al superbonus , ha ipotizzato numeri allarmanti: sarebbero 33.000 le imprese artigiane a rischio fallimento, con la perdita di 150.000 posti di lavoro nella filiera delle costruzioni, a causa della mancata conversione in denaro di quasi 2,6 miliardi di crediti, equivalente ad uno sconto in fattura ogni sei, rimasto bloccato al passaggio successivo; il 47,2 per cento circa delle imprese, avrebbe dichiarato di non trovare soggetti disposti ad acquisire i crediti, mentre il 34,4 per cento lamenta tempi di accettazione dei documenti contrattuali eccessivamente lunghi. Per la cessione dei crediti, le imprese della filiera si sono rivolte principalmente alle banche (63,7 per cento), a seguire Poste Italiane (22,6 per cento), poi società di intermediazione finanziaria (5,1 per cento); la conseguenza è appunto l'enorme crisi di liquidità e la difficoltà ad onorare i pagamenti: tra il campione delle imprese intervistate, è emerso che il 45,9 per cento non ha pagato i propri fornitori, il 30,6 per cento non sta pagando tasse e imposte, il 21,1 per cento non riesce a pagare salari e stipendi. Guardando al futuro, c'è pessimismo: il 68,4 per cento delle imprese vede concretizzarsi la possibilità della sospensione dei cantieri già avviati, il 90,3 per cento addirittura del mancato avvio di nuovi cantieri, mentre il 48,6 per cento parla addirittura di rischio fallimento; considerato che gli effetti positivi su PIL ed economia, nonostante alcuni organi di stampa, che appaiono agli interroganti genuflessi al Presidente del Consiglio, affermino il contrario, sono inconfutabili. Nomisma, società di consulenza strategica aziendale, ha calcolato che dai 38,7 miliardi di euro investiti (che hanno comportato un aumento di occupazione nel settore delle costruzioni per un totale di 634.000 occupati), il ritorno economico sarà di 124,8 miliardi di euro, con un moltiplicatore superiore a 3 volte, che produrrà un gettito fiscale certamente superiore al mancato gettito iniziale, dovuto alla circolazione dei crediti d'imposta. Dai dati Nomisma emerge che la misura ha generato un valore pari al 7,5 per cento del PIL.