[pronunce]

che rimarrebbe inoltre vulnerato il diritto di difesa, tutelato dall'art. 24 Cost., in considerazione del fatto che l'art. 17 del d.P.R. n. 602 del 1973 prevede un termine tassativo solo per rendere esecutivo il ruolo, atto interno dell'amministrazione, rispetto al quale il contribuente, finché non ne sia venuto a conoscenza, rimane indefinitamente privo della possibilità di difendersi, che diviene attuale solo con la notifica della cartella valevole anche come notificazione del ruolo ai sensi dell'art. 21, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413); che la Commissione rimettente ritiene rilevante la questione, in quanto la riscossione coattiva delle imposte di successione avviene a norma del d.P.R. n. 602 del 1973 (art. 67 del d.P.R. 19 marzo 1998, n. 43 recante “Adeguamento dell'ordinamento nazionale alle disposizioni del trattato istitutivo della Comunità europea in materia di politica monetaria e di sistema europeo delle banche centrali”); che è intervenuto, con la rappresentanza dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri il quale ha concluso per la manifesta inammissibilità o, comunque, per la manifesta infondatezza della questione, osservando, sotto il primo profilo, che non sarebbe stata compiutamente descritta la fattispecie sub judice, né congruamente motivata la rilevanza della questione, né, ancora, adeguatamente motivato il contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost.; non sarebbe stata tentata un'interpretazione adeguatrice della norma denunciata; sarebbe stata invocata una pronuncia additiva che, costituendo il frutto di una valutazione discrezionale, potrebbe conseguire esclusivamente da scelte del legislatore (il quale, infatti, è frattanto intervenuto con l'art. 1, comma 420 [rectius 417], della legge 30 dicembre 2004, n. 311 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2005”, che ha reintrodotto un termine perentorio per la notifica della cartella esattoriale); che, nel merito, l'Avvocatura osserva che, secondo il “diritto vivente” quale fissato dalla Corte di cassazione a sezioni unite nella sentenza 12 novembre 2004, n. 21498, la notificazione della cartella esattoriale entro un termine certo è necessaria solo ove l'iscrizione a ruolo costituisca l'atto con cui, per la prima volta, la pretesa ad una maggiore imposta viene resa nota al contribuente, il quale, fino ad allora, ignorava la pretesa dell'amministrazione nei suoi confronti; che le sezioni unite avrebbero, infatti, distinto tra iscrizioni a ruolo conseguenti a «rettifica cartolare o formale» (oggi previsti dall'art. 36-ter del d.P.R. n. 600 del 1973) ed iscrizioni a ruolo scaturenti da «controllo formale» (nei casi previsti dall'art. 36-bis), affermando che, solo in relazione alle prime, il contribuente avrebbe diritto alla notificazione della cartella esattoriale entro un termine perentorio, da identificarsi con quello generale di notificazione degli avvisi di accertamento stabilito dall'art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973, mentre, per le seconde, sarebbe sufficiente che, entro il termine di cui all'art. 17 del d.P.R. n. 602 del 1973, intervengano la pubblicazione e l'esecutorietà dei ruoli e non anche la notificazione della cartella esattoriale; che, con la sentenza sopra citata, le sezioni unite hanno individuato tale termine non nell'art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973 bensì nell'art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973 e per il solo caso in cui l'iscrizione a ruolo manifesti una pretesa impositiva fondata su una rettifica di quanto dichiarato dal contribuente; ragion per cui, in tal caso, dovrebbe essere confermato l'insegnamento, precedente l'ordinanza della Corte costituzionale n. 107 del 2003, secondo cui il termine a suo tempo stabilito dall'art. 25 cit. non era perentorio, come dimostrerebbe il nuovo testo dell'art. 25, risultante dalla modifica operata dall'art. 1, comma 417, lettera c), della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2005), nel quale, con effetto innovativo, è stato inserito, «a pena di decadenza», il termine del dodicesimo mese successivo a quello di consegna della cartella; che, con ordinanza del 16 febbraio 2004 [r.o. n. 516 del 2005] – pronunciata nel corso di un processo tributario, intrapreso da un contribuente per ottenere l'annullamento di una cartella esattoriale emessa dal concessionario del Servizio nazionale di riscossione delle entrate per la Provincia di Napoli per la riscossione di euro 687,92 a titolo di interessi e sanzioni pecuniarie conseguenti al tardivo versamento dell'acconto IRPEF e del contributo per il Servizio sanitario nazionale (cssn) relativi all'anno d'imposta 1996, riscontrati dal Centro di servizio di Salerno in sede di controllo, ex art. 36-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, della dichiarazione dei redditi presentata nel 1997 –, la Commissione tributaria provinciale di Napoli ha sollevato questione di legittimità costituzionale, per asserito contrasto con gli articoli 3 e 23 della Costituzione, dell'art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, come modificato dall'art. 1, comma 1, lettera b), del d.lgs. 27 aprile 2001, n. 193, «nella parte in cui non fissa un termine decadenziale per la notifica al contribuente della cartella recante il ruolo derivante dalla liquidazione effettuata ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973, delle imposte dovute in base alla dichiarazione dei redditi»; che, in punto di fatto, il giudice rimettente riferisce che il ricorrente ha eccepito il difetto di motivazione, la violazione di legge per intervenuta decadenza della cartella di pagamento, notificata il 26 marzo 2003 e, dunque, sia oltre il termine previsto dall'art. 9, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo) - che ha prorogato al 31 dicembre 2000 il termine di decadenza previsto dall'art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973 per il c.d. controllo formale – che oltre quello del 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, fissato dall'art. 43 del medesimo d.P.R., nel caso in cui si voglia considerare la cartella il frutto di un accertamento ordinario;