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Il Governo è stato accusato di mancanza di visione, ma credo che abbia avuto la visione migliore rispetto a una situazione molto incerta, difficile da prevedere. Dobbiamo tenere conto anche di un'altra cosa: le risposte che sono state date e che bisogna dare ai cittadini devono essere veloci ed efficaci, e questo all'interno di un'attività ordinaria dello Stato che, soprattutto in questo periodo, sta vedendo alla Camera la discussione del bilancio. Quindi c'è un combinato disposto di situazioni in cui - da un lato - abbiamo il bilancio e la programmazione del recovery plan e - dall'altro - misure di ristoro aventi una importanza strategica fondamentale. È vero: ci sarà il decreto ristori cinque ma - lo ripeto - è un'esigenza governativa, e del Parlamento in questo caso, tenere conto di variabili economiche che mutano in conseguenza di aspetti sanitari che stanno condizionando l'attività politica dello Stato in funzione delle esigenze del territorio. Ritengo però che non sia giusto dire che il Governo non abbia o non abbia avuto una visione. La visione c'è stata fin dal primo momento e continuerà ad esserci. Aggiungo che abbiamo lavorato, insieme al collega Marino, in tutte le varie fasi di questa trattativa che è stata soprattutto accompagnata, prima di entrare in Commissione, da un continuo confronto con le opposizioni. La collaborazione c'è stata, altrimenti questo provvedimento, che non serve alla maggioranza ma al Paese, oggi avrebbe avuto difficoltà nella sua discussione. Quindi, il senso di responsabilità che avete assunto e non avete voluto riconoscere nella sua interezza, ve lo riconosco. È un problema di unità nazionale rispetto un'emergenza che non ha colore politico, che non ha differenza geografica. (Applausi) . Oggi il Parlamento sta dando una risposta univoca alla Nazione ed è anche merito vostro. Io ve lo riconosco, in rappresentanza del MoVimento 5 Stelle. Poi le critiche fanno parte della dialettica politica, ma credetemi quando vi dico, da relatore del provvedimento al nostro esame di cui devo tutelare l'integrità, onore a voi. Oggi gli italiani vogliono non contrapposizioni politiche, ma risposte certe. (Applausi) . Noi, continuando con la stessa modalità di lavoro, con punti di vista differenti, secondo l'epistemologia del punto di vista vediamo la stessa cosa da punti diversi, ma è la stessa cosa. Ecco quindi che gli emendamenti servono a integrare il provvedimento. Qualcuno ieri ha detto che gli emendamenti migliori sono quelli presentati dal suo Gruppo. È certo che aiutare le imprese per la fornitura di energia elettrica o le Regioni non è un'idea sbagliata. Ve l'ho detto che avrei firmato anch'io emendamenti simili. Ma abbiamo gli affitti, abbiamo le RSA, abbiamo il potenziamento del Sistema sanitario, abbiamo la TOSAP e la COSAP e i relativi emendamenti non sono di secondo livello. Quindi, a chi ha usato ieri queste parole chiedo un esame di coscienza, perché sono tutti emendamenti che hanno una legittimità nazionale condivisibile. Oggi quest'Aula sta dando una risposta all'Italia veramente onorevole per tutti ed è anche merito del Governo e di tutte le rappresentanze politiche. Quello che faremo con il decreto ristori cinque è il recupero di quelle categorie che non potevamo accogliere per esigenze di natura finanziaria. PRESIDENTE. La invito a concludere. Le ricordo che ciascun relatore ha cinque minuti per replicare. PRESUTTO, relatore . Grazie, Presidente. Andremo a coprire la filiera e dopo ci sarà il recovery plan . Per il rilancio del Paese gli italiani vogliono certezze. Non vogliono contrapposizioni politiche. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Marino. MARINO, relatore . Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, signor Ministro, sottosegretari, dispiace avere cinque minuti di replica di fronte a un dibattito lungo e articolato, anche perché lo abbiamo seguito e, quindi, sarebbe una forma di rispetto poter replicare ai colleghi. Vorrei che questi quindici secondi non mi venissero computati, ma chiedo che nella prossima Conferenza dei Capigruppo si tenesse conto anche della divaricazione dei ruoli proprio in funzione del rispetto che si porta ai colleghi quando si ascoltano e si ritiene che, magari, si debba anche replicare. Dispiace che elementi di polemica, alcuni anche non proprio civili, abbiano travalicato quel necessario senso di comunità di cui ha bisogno il nostro Paese in questo momento e cui accennava molto bene collega il collega Presutto. Dispiace - come dissi in Commissione - che vi siano momenti in cui ci si dà del "tu" e momenti in cui ci si dà del "lei". Scherzando in maniera umoristica il collega di Bertoldi dice che ci sono anche momenti in cui ci si dà del "voi". Pensavo che l'accordo potesse farci ritornare a quel "tu" in maniera costruttiva, e invece alcuni hanno impostato il dialogo con un "lei" talora altezzoso, scostante e non proprio molto disponente. Nella prima illustrazione del provvedimento che avevo fatto in Commissione, avevo parlato di un work in progress che era - lo avevamo capito - il naturale sommarsi dei quattro provvedimenti in uno. Ebbene, già allora avevo parlato non di una bipartizione fra maggioranza e minoranza, ma di una di tripartizione che non è quella dello spirito delle leggi di Montesquieu, ma che è quella del rapporto fra Governo, maggioranza e minoranza. Pensavo ad una narrazione positiva cui dare seguito anche nel ristori cinque, perché questa è stata parte del dibattito che abbiamo sviluppato. In alcuni casi, invece, c'è stata una summa di critiche un po' ingenerose, nonostante i milioni fossero passati da 600 a 620 e in questa ripartizione vi fosse stata la divisione di 380 per l'opposizione e 240 per la maggioranza, che si capisce proprio nella logica della tripartizione e non nella logica complessiva, perché il Parlamento è una cosa e il Governo - che pur è appoggiato da una maggioranza - è una cosa diversa. Su quelle risorse a disposizione si sono dovute fare delle scelte che sono state dettate dalla velocità e dall'importanza, e cioè per una volta si è tenuto in considerazione insieme sia ciò che è urgente, sia ciò che è importante, che di solito sono due categorie dello spirito su cui si tende un po' a confondersi. Personalmente ho molto apprezzato la proposta avanzata nel dibattito generale del senatore Bergesio di 100 milioni per le filiere alimentari, come ho apprezzato quella della senatrice Cantù di 100 milioni per sostenere i bisogni dei sanitari o quella non quantificata della senatrice Nisini sui lavoratori fragili. Bisogna però fare delle scelte: la politica è anche assumersi la responsabilità delle scelte fatte e devo dire che anche noi della maggioranza avremmo potuto avanzare delle proposte su come spendere bene quei 380 milioni. La logica era quella della continuità prospettica, in un certo senso anche verso il futuro e verso il ristori cinque. La maggioranza ha fatto delle scelte, e alcune le ha già illustrate il senatore Presutto e non c'è il tempo di dire quello che di positivo si è fatto.