[pronunce]

- La questione di legittimità costituzionale sottoposta in via principale dalla Regione Veneto all'esame della Corte riguarda l'art. 2, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 11 novembre 1999, n. 463 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di demanio idrico, di opere idrauliche e di concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, produzione e distribuzione di energia elettrica). La questione è proposta sotto il profilo che la norma denunciata, nel porre una equipollenza tra il piano generale per l'utilizzazione delle acque pubbliche - previsto dall'art. 14 dello statuto speciale (d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 recante "Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale del Trentino-Alto Adige") e stabilito d'intesa tra i rappresentanti dello Stato e della Provincia autonoma - e il piano di bacino di rilievo nazionale, violerebbe: l'art. 76, della Costituzione, in quanto introdurrebbe disposizioni che non hanno natura accessoria e funzionale rispetto allo statuto speciale, con distorsioni inammissibili; gli artt. 76, sotto un ulteriore profilo, e 3, 115, 116, 117 e 123 della Costituzione, per violazione dei principi generali concernenti l'autonomia statutaria, legislativa ed amministrativa della Regione Veneto; l'art. 10, da intendersi art. 11, della Costituzione (v. sentenza n. 85 del 1999) con richiamo al d.lgs. 11 maggio 1999, n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernenti il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato da nitrati provenienti da fonti agricole). 2. - Preliminarmente deve essere chiarito che ambedue le Province autonome di Trento e di Bolzano hanno pieno titolo a stare in giudizio, indipendentemente dalla notifica del ricorso (effettuato solo nei riguardi della Provincia di Trento), in quanto la questione di legittimità costituzionale (proposta in via di azione) ha per oggetto una norma di attuazione dello statuto speciale riguardante specificatamente attribuzioni costituzionalmente garantite alle stesse Province autonome (v. sentenza n. 178 del 1996 e ordinanza n. 277 del 1997) e coinvolgente il regime delle acque e la partecipazione al bacino idrografico di rilievo nazionale dell'Adige (Veneto, Trentino-Alto Adige), che interessa anche il territorio della Provincia di Bolzano e non solo quello di Trento con il bacino del Brenta-Bacchiglione (v. art. 14, comma 1, della legge 18 maggio 1989, n. 183 e sentenza n. 85 del 1990). In realtà nei giudizi di legittimità costituzionale in via di azione contro norme di attuazione dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige, che coinvolgano interessi giuridicamente rilevanti della Provincia autonoma e la sfera di sua competenza (nella specie acque pubbliche e profili connessi), le Province autonome non possono essere considerate estranee. Esse sono legittimate a stare in giudizio avanti alla Corte, tenuto conto della speciale procedura paritetica prevista dall'art. 107 dello statuto speciale (v. ordinanza n. 277 del 1997). Né può farsi questione della mancanza di notifica del ricorso ad una Provincia, in quanto la stessa Provincia si è costituita ed ha svolto le proprie difese, senza alcuna contestazione delle altre parti, per cui risulta superfluo ogni profilo di integrazione del contraddittorio, soprattutto tenuto conto del carattere dei procedimenti, della natura delle funzioni affidate alla Corte costituzionale nel sistema delle garanzie costituzionali e delle differenze esistenti rispetto ai processi aventi ad oggetto conflitti intersubbiettivi di interessi (v. sentenza n. 13 del 1960). 3. - Quanto alle eccezioni di inammissibilità deve essere ritenuta la fondatezza delle eccezioni proposte relativamente ai profili attinenti alla violazione degli artt. 76, 11 e 123 della Costituzione. Innanzitutto per l'art. 76 della Costituzione vi è una estraneità all'ambito tipico ed esclusivo del sindacato costituzionale di una norma di legge statale promosso con ricorso diretto della Regione (o Provincia), quando non vi sia un coinvolgimento di principi o criteri di delega volti a salvaguardare le competenze regionali (o provinciali) (sentenze n. 87 del 1996; n. 272 del 1988). Per di più le norme di attuazione dello statuto speciale non possono essere inquadrate nell'istituto della delega legislativa, di modo che "il richiamo alla disciplina dell'art. 76 della Costituzione non appare appropriato", essendo sicuramente al di fuori della delega legislativa, in quanto norme statutarie, di rango costituzionale, attribuiscono poteri legislativi al Governo, che li esercita nel contesto di particolari procedure caratterizzate dalla partecipazione della Regione (e Provincia) a statuto speciale (sentenza n. 160 del 1985). Anche l'art. 11 della Costituzione non può essere invocato, neppure sotto il profilo di un contrasto con il d.lgs. n. 152 del 1999 e con i principi comunitari, in quanto è del tutto generico ed inconsistente un collegamento tra la norma impugnata e gli obblighi comunitari. D'altro canto la contestazione della Regione Veneto, in questa sede, può riguardare solo la tutela delle sue attribuzioni costituzionalmente garantite, ed è pertanto ammissibile solo nei limiti in cui si incentra sulla mancata partecipazione paritaria della stessa Regione. Invece gli anzidetti profili non trovano alcuno specifico collegamento nella esposizione del terzo motivo del ricorso basato sulla violazione dell'art. 11 della Costituzione, e che come tale è inammissibile. Egualmente generico è il richiamo nei motivi del ricorso all'art. 123 della Costituzione, che riguarda il contenuto e la formazione dello statuto, profili del tutto estranei alla norma in contestazione e alle specificazioni sviluppate nel ricorso. 4. - Passando all'esame dei residui motivi deve, preliminarmente, essere rilevato che le norme di attuazione dello statuto speciale si basano su un potere attribuito dalla norma costituzionale in via permanente e stabile (sentenza n. 212 del 1984; v. anche sentenza n. 160 del 1985), la cui competenza ha "carattere riservato e separato rispetto a quella esercitabile dalle ordinarie leggi della Repubblica" (sentenza n. 213 del 1998; n. 137 del 1998; n. 85 del 1990; n. 160 del 1985; n. 212 del 1984; n. 237 del 1983; e n. 180 del 1980) e pertanto prevalgono, nell'ambito della loro competenza, sulle stesse leggi ordinarie, con possibilità, quindi, di derogarvi, negli anzidetti limiti (sentenza n. 213 del 1998; n. 212 del 1984; n. 151 del 1972).