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Sappiamo che questo sta accadendo esclusivamente con gli esami di maturità, ma l'anno prossimo ci si presentano soluzioni di tale tenore: doppi turni; scuola anche il sabato; giustamente, le 33 ore di lezione in più per l'educazione civica (ben venga per tutti noi nelle scuole); sappiamo che ci sarà un misto fritto di didattica a distanza e in presenza; sappiamo della volontà di accorpare le aule - così ci si dice - anche a fronte della possibilità di reclutare spazi all'esterno delle scuole, grazie ad alleanze con gli enti locali; di cosa sarà la scuola, però, nulla ci viene detto in concreto. Sappiamo, peraltro, che esiste una cecità ostinata, con lo sguardo incrociato, una sorta di ostilità strutturale con cui il Governo guarda alla scuola parificata. Durante l'esperienza del lockdown , c'è stato un bombardamento culturale televisivo, rispetto a questa didattica, nel quale tutte le sere ci dicevano quanto erano bravi i nostri insegnanti e ricca la loro fantasia e quanto erano bravi i nostri studenti, ma oggi sappiamo che l'eccellenza è stata raggiunta da un numero minimale di scuole. La descrizione a tappeto che si sta facendo rivela invece una sindrome ex post , che riguarda la gran parte delle scuole e dei ragazzi e ha colpito gli adolescenti e i bambini dopo questo periodo di segregazione. Di questo non si dice nulla. Oggi, quindi, approviamo un provvedimento che non solo è superato, ma nemmeno ha una prospettiva di futuro: è come se non avessimo appreso la lezione. La stessa cosa accade per un altro ambito che pure voglio segnalare, quello della ripresa economica. Ci si dice tutte le sere in televisione che, ad esempio, la cassa integrazione ormai è stata raggiunta, che tutti ce l'hanno ed è minimo il numero delle persone che non vi si trovano: invito chiunque però a fare una passeggiata negli esercizi commerciali dei dintorni, dalla gelateria, al negozio di scarpe, al ristorante, per constatare di persona che non è vero. Sembra ci sia un ostruzionismo deciso nei confronti delle persone a noi più prossime, che lavorano intorno a noi, non hanno ricevuto la cassa integrazione e sono in gravi difficoltà economiche. Con tutta la sequenza delle scritte «Affittasi», sui negozi qui intorno perché non riapriranno, ci chiediamo dove sia questa schizofrenia assoluta tra l'annuncio, il disegno di legge presentato oggi e la realtà. La politica guarda davvero la realtà? Ha ancora la capacità di osservare ciò che accade o, nel chiuso delle sue stanze, dei suoi Stati generali, dei gabinetti e dei cerchi magici, si racconta una storia che non è quella vera di ciò che succede fuori? Ci sarà un momento in cui, tutti insieme, scopriremo che il re è nudo e quello che ci è stato detto non corrisponde alla realtà. Peraltro ci si chiede di votare questo provvedimento, una norma che è superata e non fa nemmeno ammenda degli errori fatti, perché semplicemente propone soluzioni che sono già in contrasto e in contraddizione con il criterio di realtà. Terzo punto (come si dice in gergo: terzo, ma non terzo): abbiamo vissuto tutti all'interno di un sistema di delega di responsabilità, che non veniva concessa, com'è naturale nel sistema di una Repubblica parlamentare, per diritto strutturale alle Assemblee del Parlamento, ma spostata all'esterno, in nome di una competenza tecnico-scientifica in campo sanitario ed economico, che avrebbe dovuto garantire migliori decisioni e più efficaci proposte al Paese. Sappiamo di vivere giorno per giorno, nel contesto della contraddizione sistematica, non solo tra i virologi: non so se i colleghi ci hanno fatto caso, ma ormai in televisione non scrivono più il titolo «virologo», perché ha avuto luogo un tale abuso di posizione, che era diventato veramente insopportabile assistere a queste contrarietà, per cui perlomeno i sottopancia hanno cambiato termine. Viviamo con queste idee: guanti sì; no, molto meglio lavarsi le mani che indossare i guanti; mascherine sì, ma dal 1° luglio no; distanza di due metri; no, di un metro. Viviamo in un apparato di regole a contraddizione sistematica, su cui abbiamo costruito il sistema dei paletti, degli ostacoli e della prevenzione chiamiamola pure così. In questo documento non c'è nulla di chiaro né sappiamo il prossimo cosa dirà. Viviamo in un momento in cui il Paese è consegnato all'incertezza: delle scuole, perché i genitori non sanno cosa succederà; del lavoro, perché le persone non sanno né se avranno la cassa integrazione, né se potranno tornare a lavorare in un tempo ragionevolmente breve. Lo dico scherzando, perché anche questa è un'esperienza che ognuno di noi può fare, ma l'unica certezza sono i monopattini. È piacevolissimo vedere i bambini che ci giocano qui intorno, perché, essendo una zona protetta, in cui non è consentito l'attraversamento alle macchine, diventa un luogo sicuro. Oggi votiamo una norma che non ha più senso di esistere e non abbiamo nemmeno la possibilità di dire che, seppure aveva i suoi limiti, la prossima proposta normativa che esamineremo, quella sì, è chiara, ha fatto ammenda e risolve i problemi. Ecco, questa è la vera crisi che viviamo: non è soltanto da coronavirus, da Covid-19, ma da strutturale confusione mentale, da cui non si vede l'uscita. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, questo Governo, del quale naturalmente sono assenti i Ministri, che non vediamo mai: vogliono lavorare ad agosto, ma non sono in Aula nemmeno a giugno né c'erano ad aprile o a maggio... (Applausi). PRESIDENTE. Il Governo è rappresentato, senatore Bergesio. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . È una vergogna! Questo Governo non solo non riesce a stare al passo coi tempi che viviamo, ma si muove costantemente e perennemente in ritardo. Lo dimostra la discussione odierna: discutiamo e poi voteremo su un decreto-legge urgente, denominato «ripartenze», approvato dal Consiglio dei ministri del 16 maggio, quasi un mese e mezzo fa, ossia un'era geologica per quanto riguarda la storia sanitaria del Covid-19. Tale decreto-legge era stato scritto per fronteggiare la fine dell'emergenza pandemica, che noi della Lega avevamo letto in senso ancora esageratamente restrittivo, con largo anticipo; oggi si rivela per quello che pone: una molteplicità di problemi giuridici, in cui è complicato districarsi e le aziende, le imprese, le famiglie e tutte le istituzioni faticano a muoversi a causa dei troppi lacci e lacciuoli. È stato definito dagli organi di informazione un pannicello caldo, che non è riuscito a tamponare una situazione emergenziale, perdendo di vista completamente la drammaticità della situazione economica, che purtroppo è destinata ad aggravarsi quando, il prossimo settembre, salterà il blocco dei licenziamenti e finiranno le misure messe in campo a tutela dei lavoratori, cioè la cassa integrazione.