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Sono eliminati i desueti poteri di sospensione e di annullamento da parte del delegato governativo e del Ministro dell'economia e delle finanze delle delibere dell'assemblea e del Consiglio superiore, già limitati alle decisione estranee alle funzioni SEBC dalla normativa sulla convergenza legale (articolo 3, comma 3, del decreto legislativo n. 43 del 1998) ed oggi del tutto incompatibili con i principi di autonomia e indipendenza della banca centrale. Il comma 5 prevede l'adeguamento dello Statuto della Banca d’Italia con le modalità previste nel nostro ordinamento (si veda il decreto legislativo n. 43 del 1998, articolo 10, comma 2). Sono esplicitati alcuni criteri direttivi; tra l'altro si legittima l'inserimento nel nuovo Statuto di previsioni che assicurino un adeguato lasso di tempo per la dismissione delle partecipazioni in eccesso rispetto al limite di legge e che mantengano adeguati presidi della indipendenza patrimoniale e finanziaria della Banca, in relazione ai compiti attribuiti dallo Statuto del SEBC e dalla normativa nazionale. Verrà anche abrogata la clausola di gradimento oggi presente nello Statuto (articolo 3, secondo comma) che prevede l'autorizzazione del Consiglio superiore per il trasferimento delle quote, introducendo una mera verifica dell'appartenenza dell'acquirente alle categorie elencate nell'articolo 4, comma 4, nonché del rispetto dei limiti partecipativi. L'ultimo comma dell'articolo 6 prevede, coerentemente con la creazione di un mercato delle partecipazioni al capitale di Banca d'Italia e al fine di favorire effettivamente gli scambi, che, a decorrere dall'esercizio in corso alla data di entrata in vigore della disposizione, le quote di partecipazione al capitale di Banca d'Italia debbano essere collocate tra le attività destinate alla negoziazione, quindi nel portafoglio di trading , allo stesso valore di iscrizione che avevano nel precedente portafoglio (se diverso). Salvo per quanto riguarda la classificazione delle quote di partecipazione in Banca d'Italia, che è stabilita dalla presente disposizione, viene poi chiarito espressamente che restano in vigore a regime i principi contabili internazionali anche per la redazione dei bilanci individuali. In merito all’articolo 7 è da considerare che le lettere e-bis) ed e-ter) dell'articolo 15 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 luglio 2013, n. 112, prevedono entrambe, a copertura rispettivamente dell'articolo 5, commi 3 e 3- bis , e dell'articolo 8 del medesimo decreto-legge n. 91 del 2013, incrementi delle aliquote di accisa relative alla birra, ai prodotti alcolici intermedi e all'alcole etilico, ulteriori rispetto a quelli già indicati nel precedente articolo 14, comma 2 del medesimo decreto. Occorre anche evidenziare che gli aumenti delle aliquote di accisa disposti dal citato articolo 14, comma 2, sono stati nel frattempo superati dagli incrementi stabiliti, sui medesimi prodotti alcolici, dall'articolo 25 del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128. Ciò premesso, al fine di rendere attuabile il disposto delle menzionate lettere e-bis) ed e-ter) del predetto articolo 15, risulta necessario prevedere, con il comma 1 dell’articolo 7, lo strumento al quale demandare la statuizione degli incrementi dell'accisa in questione, provvedendo a chiarire che gli stessi andranno calcolati tenendo conto degli aumenti, nel frattempo intervenuti, ad opera dall'articolo 25 del menzionato decreto-legge n. 104 del 2013. In tale contesto si stabilisce anche che gli aumenti debbano essere statuiti con una determinazione del Direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, che dovrà essere emanata entro il 31 dicembre 2013 e pubblicata sul sito internet della medesima Agenzia. L’articolo 8 reca le norme di copertura finanziaria del provvedimento. L’articolo 9 dispone l’entrata in vigore delle disposizioni contenute nel decreto il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .. Art. 1. 1. È convertito in legge il decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, recante disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia. 2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. TITOLO I DISPOSIZIONI FISCALI ED IN MATERIA DI IMMOBILI PUBBLICI Articolo 1. (Abolizione della seconda rata dell'IMU) 1. Per l'anno 2013, fermo restando quanto previsto dal comma 5, non è dovuta la seconda rata dell'imposta municipale propria di cui all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, per: a) gli immobili di cui all'articolo 1, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 21 maggio 2013, n. 54, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2013, n. 85; b) gli immobili di cui all'articolo 4, comma 12- quinquies del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44; c) gli immobili di cui all'articolo 2, comma 5, del decreto-legge del 31 agosto 2013, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124; d) i terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, di cui all'articolo 13, comma 5, del decreto-legge n. 201 del 2011, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola; e) i fabbricati rurali ad uso strumentale di cui all'articolo 13, comma 8, del decreto-legge n. 201 del 2011. 2. L'agevolazione di cui al comma 1 non si applica per i terreni agricoli, e per i fabbricati rurali diversi rispettivamente, da quelli di cui alla lettere d) ed e) del comma 1 del presente articolo. 3. Fermo restando quanto disposto dai commi 5 e 6, al fine di assicurare ai comuni il ristoro del minor gettito dell'imposta municipale propria di cui al comma 1 dell'articolo 13 del decreto legge n. 201 del 2011, derivante dalla disposizione recata dal comma 1 del presente articolo, è stanziato un aumento di risorse di euro 2.164.048.210,99 per l'anno 2013, di cui euro 2.076.989.249,53 riferiti ai comuni delle Regioni a statuto ordinario, della Regione siciliana e della Regione Sardegna ed euro 87.058.961,46 riferiti ai comuni delle regioni a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta e delle province autonome di Trento e di Bolzano. 4.