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Si tratta di una criticità atavica di tutto il nostro Paese - da Nord a Sud - ed è pertanto necessaria e urgente una rivoluzione culturale che ci porti a investire di più nella sicurezza e a metterla sempre al primo posto. È il momento di cambiare pagina e per farlo è necessario uno sforzo comune, senza incertezze e ulteriori ritardi. Facciamolo ricordando Serena, Hesam, Silvia, Alessandro, Amit, Tal, Tom, Barbara, Itshak, Vittorio, Elisabetta, Mattia, Angelo e Roberto: i loro sorrisi dolci e solari spenti troppo presto. Facciamolo pensando al piccolo Eitan, superstite della tragedia perché protetto dall'abbraccio del papà, un ultimo e meraviglioso gesto d'amore, una luce di speranza in questo momento di profondo dolore. (Applausi) . NASTRI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, è difficile prendere oggi la parola in quest'Aula per ricordare quanto accaduto domenica. Si tratta di una tragedia tremenda che lascia sgomenti. Chi, come me, conosce bene quel territorio, ha ancora più difficoltà a trovare le parole giuste: incredibile, impossibile, indescrivibile. Sembra di trovarsi dinanzi a un beffardo scherzo del destino. Dopo mesi e mesi di chiusure forzate e giornate trascorse relegati in casa a inventarsi giochi e passatempi per i propri bambini, finalmente ecco arrivare le prime belle giornate di primavera, come la domenica appena trascorsa. Quale occasione migliore, con un sole e un clima perfetti, per godere di uno dei panorami forse più belli e suggestivi del nostro Piemonte, il Mottarone? Una vetta che si erge a cavallo tra il maestoso Lago Maggiore, coronato anche delle Prealpi, e il pittoresco Lago d'Orta: lo scenario ideale per tornare lentamente alla normalità insieme e accanto ai propri ai propri cari. Probabilmente hanno pensato così Roberta e Angelo, due ragazzi che avevano scelto di trascorrere questa giornata speciale facendo una gita proprio nella Provincia azzurra. Domenica era il compleanno di lei, dottoressa impiegata presso l'ASL di Piacenza. Stiamo salendo in funivia: questo è il breve testo dell'ultimo messaggio inviato da Roberta alla sorella. Legata a loro, in uno strano e anche incomprensibile destino, una famiglia di origine israeliana residente oggi a Pavia: padre, madre, nonno e nonna con l'amato nipotino di sei anni. Tutti morti, tranne lui, il piccolo Eitan, l'unico sopravvissuto, portato in condizioni gravissime all'ospedale di Torino. Per essere riuscito a sopravvivere al terribile impatto è probabile che il padre, che era di corporatura robusta, abbia avvolto con un abbraccio suo figlio. Questa è la ricostruzione, ancora da convalidare, ma la più accreditata e credibile, diffusa dall'ospedale che sta lottando per la salvezza di questa piccola vita. Una vita, la sua, che sta tenendo anche l'Italia appesa a un filo, a una piccola ma tenace speranza. Tuttavia, questa beffarda e drammatica vicenda, accanto alla straziante conta dei morti ha anche i suoi salvati. Già, perché anche Dario, insegnante di Verbania e il figlio di sei anni, quasi coetaneo di Eitan, avrebbero dovuto essere appesi a quel filo, o meglio a quel cavo. Erano anche loro in fila per prendere posto nella cabina e poter raggiungere la vetta. Ma quello stesso destino ha voluto che, a causa delle restrizioni dovute al Covid-19, siano potuti salire nella cabina solo 15 persone e loro sarebbero stati in sovrannumero. Una fatalità che per loro però ha fatto la differenza tra la vita e la morte. Miracolati, come Dario ha detto, dal Covid, quello stesso Covid che, a causa dei lockdown e delle varie restrizioni, ha determinato una lunga interruzione della funzionalità dell'impianto di risalita rispetto al costante e regolare utilizzo consueto. Stando ferme a lungo nella ripartenza le superfici possono essere poco lubrificate, come accade nel motore delle automobili che restano a lungo inutilizzate; è quanto afferma Gianpaolo Rosati, professore del Politecnico di Milano. Nella mia personale visita al Mottarone, Presidente, e a Stresa sul luogo del disastro, nel pomeriggio di domenica, mi sono state prospettate molte ipotesi che sono tutte al vaglio della magistratura alla quale spetta chiaramente l'ultima parola sulle responsabilità. Tuttavia, delle grevi e ombrose ore trascorse in quei luoghi conserverò indelebile nella memoria alcuni sguardi: lo sguardo dei nostri amministratori provinciali Luigi e Damiano che vivono quotidianamente il territorio e che vacillavano anche al pensiero delle ripercussioni sull'economia a forte vocazione turistica di quelle terre di laghi e monti. Lo sguardo e gli occhi gonfi di lacrime del sindaco di Stresa che sente su di sé il peso della responsabilità di risollevare anime e cuori della sua comunità cittadina e infine lo sguardo di Tommaso, un nostro giovane consigliere comunale di Stresa, membro della locale squadra di protezione civile, che è stato tra i primi soccorritori a raggiungere il luogo del disastro e a vedere con i suoi occhi i corpi dentro quella cabina e quelli sbalzati fuori dalla stessa durante l'impatto. Quegli occhi, quegli sguardi, quelle lacrime, unite anche al lavoro instancabile di tutti i soccorritori ai quali va la gratitudine e l'orgoglio di quest'Aula, sono l'eredità più vera e sincera di un immane disastro dopo il quale, dopo aver appurato le responsabilità, abbiamo il dovere di ripartire. In conclusione, Presidente, ora è il momento del cordoglio e del doloroso silenzio, ma deve essere chiaro che le responsabilità vanno accertate e anche rapidamente. Un fatto di chiarezza sulla dinamica dell'incidente lo dobbiamo alle vittime, affinché il loro sacrificio imponga standard di sicurezza adeguati perché in futuro non si verifichino ancora eventi luttuosi come questo. (Applausi) . D'ARIENZO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Partito Democratico esprimo il sentito cordoglio e l'umana vicinanza nei confronti di tutte le famiglie che sono state coinvolte, degli amici e di chi conosceva coloro che non ce l'hanno fatta. Ringrazio anche tutti coloro che hanno prestato soccorso in quel difficile momento e che, ancora una volta, hanno dimostrato l'elevata professionalità del nostro Paese. È ovvio che in questa fase dobbiamo evitare l'emotività e la rabbia. Abbiamo il compito di valutare i fatti criticamente e poi di decidere. Da questo punto di vista, il nostro sostegno a tutti coloro che stanno operando in questa direzione - magistratura in primis - è pieno ed incondizionato. Bene anche che il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili abbia nominato una commissione d'inchiesta. Tutto va nella direzione dell'accertamento dei fatti e della verità. Siamo in presenza di due eventi concomitanti e incredibili, quali la rottura della fune traente e il malfunzionamento del freno, peraltro a fronte di un carico che certamente non era il massimo della portata stabilita.