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Metto ai voti la proposta volta ad inserire nell'ordine del giorno della seduta odierna il disegno di legge sul distacco dei Comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla Regione Marche e aggregazione alla Regione Emilia-Romagna, avanzata dai senatori Bernini e Arrigoni. Non è approvata. Dispongo la controprova. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Non è approvata . Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all'Assemblea. Discussione e approvazione dalla sede redigente del disegno di legge: Doc 1110 Modifica all'articolo 4 del testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, concernente le partecipazioni in società operanti nel settore lattiero-caseario Deputato MOLINARI ed altri. - (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 1110, già approvato dalla Camera dei deputati. Ilrelatore, senatore Vallardi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. VALLARDI, relatore . Signor Presidente, colleghi senatori, il disegno di legge in titolo, recante modifica all'articolo 4 del testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, è già stato approvato dalla Camera dei deputati e si compone di un unico articolo, quindi è un testo molto semplice, stringente ma sicuramente utile. Esso è volto ad aggiungere un nuovo comma all'articolo 4 del decreto legislativo del 19 agosto 2016, n. 175 (testo unico sulle società partecipate), molto meglio conosciuto come legge Madia. Si rammenta che l'articolo 4 prevede il divieto per le amministrazioni pubbliche di costituire, anche indirettamente, società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, nonché di acquisire o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società. Il provvedimento in esame aggiunge un nuovo comma 9- quater per prevedere che tale divieto non si applichi alla costituzione, né all'acquisizione o al mantenimento di partecipazioni in società aventi a oggetto sociale prevalente la produzione, il trattamento, la lavorazione e l'immissione in commercio del latte, in qualsiasi modo trattato, e dei prodotti lattiero-caseari. Ai sensi del comma 9, è attribuita al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, qualora ricorrano taluni presupposti, la facoltà di deliberare l'esclusione (totale o parziale) dell'applicazione delle disposizioni del medesimo articolo a specifiche società a partecipazione pubblica. La competenza dei Presidenti di Regione e delle Province autonome è circoscritta alle società partecipate dall'ente territoriale di appartenenza. I provvedimenti eventualmente assunti sono trasmessi alle Camere e, nel caso di deliberazioni dei Presidenti di Regione o delle Province autonome, anche alla Corte dei conti e alla struttura del Ministero dell'economia e delle finanze preposta all'attività di indirizzo, controllo e monitoraggio sull'attuazione del Testo unico. Si ricorda che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 31 ottobre 2017 la Centrale del latte di Brescia è stata autorizzata a derogare all'obbligo di dismissioni. Veniva quindi riconosciuto il ruolo di presidio in ambito sanitario e controllo degli alimenti svolto dalla Centrale del latte di Brescia. Come dato di cronaca e momento di riflessione sul provvedimento in esame, desidero rilevare che, a oggi, risultano partecipate da soggetti pubblici (in particolare da enti locali) le seguenti centrali del latte: Centrale del latte di Brescia (già menzionata); Centrale del latte di Alessandria e Asti; Centrale del latte di Roma; Centrale del latte d'Italia (società per azioni quotata in borsa, che ha raggruppato la Centrale del latte di Torino con quelle di Firenze, Pistoia e Livorno). Ho così concluso e auguro una buona discussione sul provvedimento in esame. (Applausi del senatore Rufa). PRESIDENTE . Poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire e poiché il disegno di legge, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, si compone del solo articolo 1, passiamo alla votazione finale. MAGORNO (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAGORNO (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, nella seduta del 16 luglio scorso la Commissione agricoltura e produzione agroalimentare ha approvato senza modificazioni il disegno di legge che modifica l'articolo 4 del testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, concernente le partecipazioni in società operanti nel settore lattiero-caseario. Va detto su questo provvedimento si è consumata un'operazione di maquillage . Il latte costituisce per la Lega un tema che scotta. Sin dalle vicende legate alle quote latte abbiamo visto che sul latte la Lega ha un interesse elettorale, una mira espansionistica in termini di consenso che punta non alla qualità e alle regole del settore, ma solo al consolidamento della propria posizione in termini elettorali. È chiaro che, come formulato, il testo del provvedimento non risolve i problemi del prezzo alla fonte del latte e forse è questo il vero problema alla base della preoccupazione dei produttori. In questi mesi abbiamo visto la crisi del sistema, che avrebbe dovuto indurre il legislatore ad intervenire con maggiore forza, con incisività; invece, dopo le proteste della Sardegna, il tema sembra essere stato silenziato. I produttori conoscono bene la questione e sanno che è ancora potenzialmente esplosiva. Il combinato disposto tra regole comunitarie, criticità del sistema, assenza di politiche di settore determina incertezze, difficoltà nel portare avanti questo tipo di attività. C'è stata una parziale risposta all'emergenza, ma non si sono affrontate in maniera strutturale le ragioni di quel latte versato per strada. Lo dico perché solo definendo il quadro strutturale del settore noi possiamo inquadrare anche il merito del problema di questo provvedimento. Questa modifica, che sembra solo di diritto societario, in fondo incide anche sulle diseconomie che rendono duratura la crisi del settore lattiero-caseario. È un testo che non affronta come dovrebbe le diverse situazioni delle diverse centrali del latte sul territorio nazionale, a cui, invece, si dà una stessa risposta, peraltro negativa, al ribasso, confondendo carrozzoni (che ci sono) con enti gestiti in modo virtuoso. Dovrebbe essere fatta invece una doverosa distinzione. Brescia, ad esempio, non ha avuto la necessità di derogare alla norma nota come legge Madia. Infatti, se si dimostra di avere i conti in ordine e di avere un progetto e se c'è una funzione pubblica capace, non si hanno difficoltà ad attenersi a quella legge.