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L'idea era: «Siamo in una condizione di tale sfarinamento politico per cui, per decenza, ci rendiamo conto che potreste legittimamente occupare l'Aula della Commissione e piantare una grana infinita; apprezziamo il fatto che, per senso civico e senso della responsabilità nazionale, che tutti quanti pur essendo all'opposizione ci siamo caricati in spalla, non lo fate e quindi parliamo informalmente degli emendamenti». Benissimo, abbiamo apprezzato il gesto. Bel gesto ma risultati nulli, davvero purtroppo quasi nulli anche se il sottosegretario scuote la testa. Ho fatto una statistica occhio, ma poi sarò preciso: il 98 per cento dei nostri emendamenti sono stati respinti, qualcuno è stato trasformato in ordine giorno, che è, come dire, una pacca sulle spalle, qualcuno è stato accettato, sicuramente non i più importanti. Tra quelli respinti ci sono tutti gli emendamenti che abbiamo presentato in tema di scuole paritarie. Insomma, per dirla francamente colleghi, la scuola è una, il sistema scolastico è uno. Capisco che qualcuno all'interno di questa maggioranza abbia un furore ideologico per cui tutto quello che è privato è male, tutto quello che non è pubblico e gestito dal pubblico è male e vada spazzato via. È un'idea sbagliata, è un'idea fuori dal tempo, che si scontra con l'evidenza della realtà. È un'idea che si scontra con i principi costituzionali che garantiscono la libertà educativa e si scontra con una legge che nel 2000 - ormai esattamente venti anni fa - ha stabilito che la scuola italiana è una e all'interno di quell'unica scuola italiana ci sono a pieno titolo anche le paritarie. Non lo fate perché ci credete, fatelo per intelligenza politica, fatelo per calcolo economico e finanziario, fatevi carico del bilancio pubblico. Ogni studente italiano costa mediamente allo Stato più o meno 6.000 euro. Per ogni studente delle scuole paritarie lo Stato riversa a vario titolo circa 750 euro. C'è una differenza di 5.250 euro. Per ogni studente che dalle scuole paritarie si sposterà alla scuola statale, lo Stato dovrà spendere 5.250 euro. Se è vero quel che si dice, cioè quel che si stima, e che purtroppo è ragionevole che sia vero, cioè che la crisi economica indurrà migliaia di famiglie a ritirare i propri figli dalle scuole paritarie per iscriverli alle scuole statali per evitare di sobbarcarsi la retta, questo vuol dire miliardi in più a carico dello Stato e vuol dire anche far collassare un sistema già di per sé prossimo al collasso. Parliamo di "classi pollaio" non a caso. I 173 euro che sono stati destinati alle scuole paritarie fanno francamente ridere; è poco più di quello che è stato destinato all'acquisto di monopattini elettrici, che capisco che vengano prodotti in Cina, quindi possono avere qualche appeal per qualcuno di voi, ma non metterei i monopattini elettrici sullo stesso piano del destino di 866.000 studenti delle scuole paritarie . (Applausi). È per questo che credo che sia corretto, non sia un'esagerazione polemica parlare di una Caporetto; è la Caporetto della scuola, è la Caporetto della politica più in generale. È senz'altro la Caporetto del ministro Lucia Azzolina, che è stata subornata, bypassata, scavalcata. Ad un certo punto ci si è resi conto che manca di quelle qualità basilari che sono l'essenza della politica: la capacità di mediazione. Di questo tentativo di mediazione si è arrogato il premier Conte con esiti francamente discutibili, ma di fatto è stata esautorata. Ci sono altri illustri esempi all'interno del MoVimento 5 Stelle di ministri politicamente incapaci, per usare un'espressione di Benedetto Croce; non credo quindi che questo avrà un impatto sulla sua carriera. Temo, anzi purtroppo sono sicuro, che questo avrà un impatto sulla carriera scolastica dei nostri figli, dei nostri nipoti e di quella che sarà la classe dirigente di domani: un impatto quindi sul futuro della Nazione. Ed è per questo che parlare di una Caporetto non credo sia esagerato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Auddino. Ne ha facoltà. AUDDINO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando parliamo della scuola ci poniamo le domande fondamentali: qual è la scuola che vogliamo difendere? Cosa vogliono gli insegnanti? Abbiamo capito che cosa significa fare scuola nel terzo millennio? Che cosa si aspettano da noi le famiglie? E abbiamo sottolineato abbastanza che l'istruzione è l'unica vera garanzia di libertà? Colleghi, tutto parte dalla scuola. Tutti noi abbiamo fatto esperienza nella scuola, chi da allievi, chi da genitori e qualcuno - come chi vi parla - da insegnante. La scuola ha affrontato tre mesi difficilissimi con grande capacità di adattamento. La didattica a distanza non potrà mai sostituire quella in presenza, ma ha consentito di garantire il diritto allo studio previsto e sancito dalla Costituzione in questo periodo di crisi senza precedenti. (Applausi) . Questo lo ricordo all'opposizione, o almeno a quella che è rimasta in Aula. Grazie agli sforzi compiuti siamo riusciti a salvare l'anno scolastico per gli studenti di ogni ordine e grado. È stato congelato per quest'anno il meccanismo dei debiti della scuola superiore di secondo grado: anche questo abbiamo fatto. A settembre sarà possibile recuperare gli apprendimenti; ciò che non è stato appreso potrà essere recuperato all'inizio del prossimo anno. Non si poteva fare scelta migliore. Ma non abbiamo finito: solo per quest'anno scolastico, per l'ammissione alla maturità vengono derogati alcuni criteri di ammissione validi fino allo scorso anno e che ovviamente torneranno validi dal prossimo anno. Cosa dovevamo fare di più? In questi anni alla scuola pubblica sono spesso mancate le aule (è vero) e sono spesso mancati gli insegnanti (certo), ma non si può far ricadere sulle spalle di questo Governo quanto non si è fatto in questi decenni. (Applausi) . Sapete perché? Lo dico da insegnante: la scuola non è mai stata una voce di investimento seria nei programmi dei Governi passati, come non lo è stata la sanità, sempre oggetto di tagli indiscriminati, come se non ci sarebbe dovuto essere mai un domani su cui investire in salute e istruzione. Questo è il Governo che invece investe - eccome - in sanità e istruzione. L'emergenza del Covid offre ora tutti noi un motivo ulteriore di riflessione fondamentale su sanità e scuola. Non perdiamo questa occasione, cari colleghi: le spese per sanità e scuola siano allora liberate dai vincoli di bilancio per sempre. Lavoriamo tutti per questo obiettivo europeo, lavoriamoci insieme. Avremo un'Europa e una Italia migliori. Avremo tutto da guadagnarci. Inoltre, sanità e istruzione tornino a una gestione centralizzata in capo ai rispettivi Ministeri: anche su questo dobbiamo aprire una discussione nazionale. È una questione di equità nazionale, perché questo è quello che tutti noi adesso siamo chiamati a rappresentare, maggioranza e opposizione.