[sommcomm]

- non ostativo sul testo dell'articolo 5 del testo e sugli emendamenti 5.36 (Papatheu), 5.37 (De Petris), 5.38 (De Petris), 5.39 (Faraone), 5.40 (Nugnes), 5.41 (Moronese), 5.42 (De Petris), 5.43 (Auddino), 5.44 (Gaudiano), 5.45 (De Petris), 5.46 (L'Abbate), 5.47 (Taricco), 5.48 (De Petris), 5.49 (Bergesio), 5.50 (La Pietra), 5.51 (Durnwalder), 5.52 (Pavanelli), 5.53 (Abate), 5.54 (Moronese), 5.55 (L'Abbate), 5.56 (L'Abbate), 5.57 (Bruzzone), 5.58 (Arrigoni), 5.59 (Mirabelli), 5.60 (L'Abbate), 5.61 (Bruzzone), 5.62 (Faraone), 5.63 (L'Abbate), 5.64 (Moronese), 5.65 (Abate), 5.66 (L'Abbate), 5.67 (Pavanelli), 5.68 (Gallone), 5.69 (Abate), 5.70 (Pavanelli) e 5.71 (Abate), ad esso riferiti; - non ostativo sul testo dell'articolo 6, comma 1, lettera a); - non ostativo sul testo dell'articolo 6, comma 1, lettera b), con la seguente osservazione: prestare la massima attenzione alle due circostanze attenuanti ad effetto speciale (nuovi sesto e settimo comma nella disposizione novellata), poiché si rischia di alterare l'equilibrio tra le parti del processo. Il medesimo parere non ostativo con osservazione si estende agli emendamenti 6.1 (Fenu), 6.4 (De Petris), 6.5 (Naturale), 6.6 (Taricco), 6.7 (La Pietra), 6.8 (Durnwalder), 6.9 (Bruzzone), 6.10 (L'Abbate), 6.11 (L'Abbate), 6.12 (L'Abbate), 6.13 (De Petris), 6.14 (Bruzzone), 6.15 (Gallone), 6.16 (Ferrazzi), 6.17 (De Petris) e 6.18 (De Petris), ad esso riferiti. - non ostativo sul testo dell'articolo 6, comma 1, lettera c) e sugli emendamenti 6.3 (De Petris), 6.19 (De Petris), 6.20 (Pavanelli), 6.21 (L'Abbate), 6.22 (Zaffini), 6.23 (Nugnes), 6.24 (Taricco), 6.25 (La Pietra), 6.26 (Durnwalder), 6.27 (Naturale), 6.28 (Gallone), 6.29 (L'Abbate) e 6.30 (De Petris), ad esso riferiti; - non ostativo sugli emendamenti 6.2, 6.31, 6.39, 6.0.1 nonché, nella misura in cui la Commissione di merito ritenga utile la previsione di un nuovo reato, gli emendamenti 6.32 (Nugnes), 6.33 (Gallone) e 6.34 (Nugnes); - ostativo sugli emendamenti 6.35 (De Petris), 6.36 (Gallone), 6.37 (Gallone) e 6.38 (Nugnes), ma soltanto perché fuoriescono dalla sedes materiae per affrontare temi attualmente oggetto della Commissione primaria della Commissione giustizia; - ostativo sugli emendamenti 6.40 (De Petris), 6.41 (De Petris), 6.42 (De Petris) e 6.35 (De Petris), ma solo perché affrontano il tema dell'estensione del nuovo istituto dell'improcedibilità per superamento dei termini di durata massima del giudizio di impugnazione, appena introdotto dall'articolo 2 della legge 27 settembre 2021, n. 134 ( Delega al Governo per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari), prima della sua stessa entrata in vigore (19 ottobre 2021). Sulla restante parte del disegno di legge e sugli altri emendamenti nulla da osservare, per quanto di competenza. Allegato SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAL RELATORE SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAL RELATORE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 2390 La Commissione, esaminato, per quanto di propria competenza, il disegno di legge in titolo, Considerando che: 1) come ricorda la relazione illustrativa, il disegno di legge intende ispirarsi alla delega contenuta nell'articolo 44 della legge n. 69 del 2009: si deve ricordare che in quell'occasione la delega legislativa attribuiva al giudice amministrativo il contenzioso in materia elettorale solo a titolo di giurisdizione esclusiva. Occorre allora dirimere la questione se vi sia, nel testo in esame, l'individuazione di quel fascio inestricabile di situazioni giuridiche soggettive che giustificano l'esplicita attribuzione della materia alla giurisdizione esclusiva. Si nota, anzitutto, che l'articolo 2, nell'introdurre l'articolo 128-bis, definisce il suo ambito di applicazione ("gli atti del procedimento elettorale preparatorio per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, concernenti i contrassegni, le liste, i candidati, i collegamenti, inclusi gli atti di accertamento dell'incandidabilità") in termini più ristretti rispetto alla parallela disposizione dell'articolo 129 del c.p.a. , valida tra l'altro per le elezioni al Parlamento europeo ("provvedimenti immediatamente lesivi del diritto del ricorrente a partecipare al procedimento elettorale preparatorio"): la discrasia non appare un buon indizio, in ordine alla necessità di fuoriuscire dal criterio di riparto del "doppio binario", che, come è noto, opera nelle controversie in materia di elezioni amministrative. Per esse, la giurisdizione è ripartita tra il giudice amministrativo e quello ordinario in relazione in rapporto, cioè, alla consistenza della situazione giuridica di diritto soggettivo o di interesse legittimo della quale si chiede la tutela, atteso che la giurisdizione amministrativa in materia di contenzioso elettorale non è esclusiva (Cassazione, sez. unite, ord. 20 ottobre 2016, n. 21262). Per conseguenza, sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie afferenti a questioni di ineleggibilità, decadenza ed incompatibilità dei candidati, perché concernenti diritti soggettivi di elettorato passivo, mentre appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo le questioni attinenti alla regolarità delle operazioni elettorali, in quanto relative a posizioni di interesse legittimo (v. D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 126). La stessa Corte costituzionale con la sentenza n. 204/2004, nel dichiarare la parziale illegittimità costituzionale degli artt. 33 e 34 del D. Lgs. n. 80/1998, ha ribadito il ruolo primario del criterio di riparto fondato sulla consistenza delle posizioni giuridiche azionate in giudizio, individuando l'esistenza di determinati limiti costituzionali alla discrezionalità del legislatore nell'individuazione delle materie oggetto di giurisdizione esclusiva.