[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito dell'ordinanza n. 3108 del 24 febbraio 2001 della Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento della protezione civile, recante "Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza idrica nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo e Trapani", promosso con ricorso della Regione Siciliana notificato il 27 aprile 2001, depositato in Cancelleria l'8 maggio successivo ed iscritto al n. 15 del registro conflitti 2001. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 3 dicembre 2002 il Giudice relatore Piero Alberto Capotosti; uditi gli avvocati Giovanni Pitruzzella e Giovanni Lo Bue per la Regione Siciliana e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La Regione Sicilia, con ricorso notificato il 27 aprile 2001, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri in relazione all'ordinanza del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri del 24 febbraio 2001, n. 3108, recante &laquo;Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza idrica nelle Province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo e Trapani&raquo; , emanata dal Ministro dell'interno delegato per il coordinamento della protezione civile, impugnata in riferimento agli artt. 14, lettere a), g) ed i), 32, 33, 34 e 36 dello statuto della Regione Siciliana (r.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455, recante &laquo;Approvazione dello Statuto della Regione siciliana&raquo;), all'art. 3 del d.P.R. 1° dicembre 1961, n. 1825 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia di demanio e patrimonio), all'art. 2 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria) nonchè all'art. 5 della Costituzione ed ai principi di leale collaborazione e di sussidiarietà. 2. - La Regione premette che il Ministro dell'interno, in considerazione del grave stato di emergenza idrica verificatosi in Sicilia, in data 31 marzo 2000, adottava l'ordinanza n. 3052, recante &laquo;Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza idrica nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo e Trapani&raquo; , con la quale nominava come commissario delegato per la realizzazione delle azioni e degli interventi necessari il Presidente della Regione (art. 1), il quale avrebbe dovuto agire secondo modalità che comprendevano momenti di raccordo con le strutture delle amministrazioni statali interessate, in particolare con il Dipartimento della protezione civile. Successivamente, in data 24 febbraio 2001, ancora in considerazione dell'emergenza idrica in Sicilia, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 novembre 1999, prorogato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 dicembre 2000, il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio adottava, senza consultare la Regione, l'ordinanza n. 3108 contenente &laquo;Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza idrica nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo e Trapani&raquo; , con la quale veniva nominato quale commissario delegato per l'attuazione degli interventi necessari a fronteggiare l'emergenza il generale Iucci. 3 - La ricorrente sostiene che l'atto impugnato violerebbe, in primo luogo, l'art. 14, lettere a), g) ed i), dello statuto della Regione Sicilia, ledendo la competenza regionale in materia di "acque pubbliche", di "lavori pubblici" e di "agricoltura e foreste", in quanto lo stato di emergenza idrica, per quanto grave, non coinvolgerebbe l'interesse nazionale - "che solo potrebbe giustificare un intervento diretto delle autorità centrali" nelle predette materie - ma avrebbe "un rilievo meramente regionale", anzi "infraregionale, concernendo soltanto le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo e Trapani". In tutti i casi richiamati, secondo la ricorrente, l'ordinanza impugnata determinerebbe una menomazione delle competenze della Regione Siciliana che non sarebbe giustificabile neppure sulla base della dichiarazione dello stato di emergenza ex art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 (Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile). La Regione deduce, inoltre, che l'ordinanza impugnata violerebbe anche gli artt. 32, 33 e 34 dello statuto speciale, nonchè l'art. 3 del d.P.R. n. 1825 del 1961 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia di demanio e patrimonio), incidendo sulle acque pubbliche, annoverate fra i beni demaniali assegnati alla Regione, la cui disciplina è integralmente riservata alla competenza della medesima Regione. Secondo la ricorrente, l'ordinanza impugnata sarebbe altresì lesiva dell'autonomia finanziaria regionale di cui all'art. 36 dello statuto regionale ed all'art. 3 del d.P.R. n. 1074 del 1965, in quanto individuerebbe la copertura finanziaria degli interventi realizzati dal commissario delegato in una fonte (i fondi comunitari 2000/2006) "la cui disponibilità spetta senza ombra di dubbio alla Regione". La Regione sostiene, inoltre, che l'atto impugnato si porrebbe in contrasto con l'art. 5 della Costituzione, con il principio di leale collaborazione tra i diversi livelli territoriali di governo e con il principio di sussidiarietà. In particolare, la ricorrente ritiene che l'atto impugnato sarebbe lesivo del principio di leale collaborazione, in quanto adottato senza consultare preventivamente la Regione in ordine sia al suo contenuto, sia all'identificazione della persona del commissario, omettendo altresì di prevedere "raccordi operativi tra il commissario delegato e l'amministrazione regionale". Tale violazione del principio di collaborazione sarebbe, inoltre, resa più grave dalla considerazione delle speciali condizioni di autonomia che caratterizzano la Regione Siciliana. Secondo la ricorrente, la sostituzione del livello di governo regionale con un livello meno vicino agli interessi oggetto dell'intervento vulnererebbe anche il principio di sussidiarietà che è alla base del "conferimento" di funzioni agli enti locali (art. 4, comma 3, della legge 15 marzo 1997, n. 59 e decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112) e che costituisce - sebbene allora non contemplato da norme di rango costituzionale - un principio fondamentale informatore dei rapporti fra i diversi livelli territoriali di governo. 4 - Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale, nell'atto di costituzione e nella memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile o sia respinto perchè infondato.