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A differenza della misura introdotta dal Governo, la soluzione proposta dal Movimento 5 Stelle rappresenta una vera e propria manovra finanziaria che ha il pregio sia di individuare in maniera specifica i beneficiari della misura di sostegno, sia di reimmettere risorse nel circuito commerciale del nostro Paese, offrendo, oltre al sostegno economico, la concreta possibilità di tornare a fare parte della società e del mondo del lavoro nel pieno rispetto dei princìpi solennemente sanciti dalla Carta costituzionale e come con successo sperimentato in alcune realtà locali amministrate dal Movimento 5 Stelle, come ad esempio il comune di Livorno. Auspichiamo inoltre che la sommatoria degli interventi e delle somme erogate ai soggetti in stato di bisogno non comporti l'affievolimento della volontà di «darsi da fare» o non diventi una scusa per non impegnarsi nel lavoro. In altre parole che la misura si riduca, malgrado le dichiarazioni di intenti, ad un mera estensione monetaria della misura del SIA già sperimentata negli scorsi anni con esiti alquanto discutibili. Al riguardo riteniamo opportuno e necessario che venga ipotizzato -- come peraltro previsto nella nostra proposta di reddito di cittadinanza -- di condizionare in maniera precisa e dettagliata il riconoscimento del beneficio in modo tale che nella fase di non occupazione dei soggetti presi in carico sia assicurata -- per il tramite degli enti locali o dei CPI -- la partecipazione a reali misure attive di sostegno per incoraggiare l'inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro, quali persorcorsi di formazione e riqualificazione professionale, ricerca attiva del lavoro, percorsi di accompagnamento all'inserimento lavorativo. Preme ricordare ancora una volta che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea definisce il reddito minimo come un diritto sociale fondamentale, destinato a fungere da strumento di protezione della dignità della persona e della sua «possibilità di partecipare pienamente alla vita sociale, culturale e politica». Oltretutto la piena partecipazione alla vita sociale è richiesta come obiettivo da garantire dall'articolo 3 della Costituzione. É necessario pertanto rilanciare con forza l'ormai irrimandabile necessità dell'inserimento di un reddito di cittadinanza condizionato alla soglia di povertà per una lotta alle diseguaglianze, evitando d'ora in avanti che si utilizzi il tema della lotta alla povertà in maniera propagandistica, utilizzando altre misure surrogate, diverse nei contenuti e nelle finalità e soprattutto di scarsa efficacia. L'unico elemento positivo di questo provvedimento è che con esso finalmente si affronta un dibattito istituzionale sull'emergenza povertà, ma ci chiediamo se siamo dinanzi ad un piccolo passo in avanti nella lotta alla povertà oppure se si tratta dell'ennesimo provvedimento di propaganda elettorale, come purtroppo il Governo ci ha abituato sino ad ora. Catalfo , relatrice di minoranza.