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Si introduce un allargamento dei casi di non punibilità per particolare tenuità del fatto. E si interviene nell'appello, introducendo dei filtri reali e soprattutto un principio fondamentale, che ha visto Forza Italia quale prima forza politica ad affermare con la legge Pecorella, di cui noi rivendichiamo la bontà e la finalità, il principio della non appellabilità delle sentenze di proscioglimento di primo grado con formula piena. (Applausi) . Qui si introduce finalmente la possibilità per il legislatore, in questo caso per il Governo attraverso il decreto legislativo, di introdurre la non appellabilità della sentenza di proscioglimento per i reati puniti con pena pecuniaria o pena alternativa pecuniaria. È già qualcosa; è già un prendere atto che quelle sentenze della Corte costituzionale, che chiaramente risentivano di un principio, sono state superate. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,02) ( Segue DAL MAS). Concludo il mio intervento - come diceva stamattina la collega Modena, della quale non posso che condividere l'augurio - ritenendo sia il momento di dire che abbiamo superato una fase drammatica di questa legislatura, iniziata con il furore giustizialista, traducendosi in una serie di norme che abbiamo conosciuto. Emblematico lo spazzacorrotti, emblematica quella festicciola, organizzata da qualcuno, dove si diceva di aver fatto giustizia. In realtà, avete fatto ingiustizia nei confronti delle persone normali. Avete fatto ingiustizia nei confronti delle persone offese. (Applausi) . Io ho un solo dubbio. Non mi innamoro molto delle formule e non credo nella giustizia riparativa. Ritengo di difficile applicazione il concetto di giustizia riparativa. Dovremmo capire fino a che punto possiamo riparare un male subito e un male inferto e al riguardo ho dei dubbi. Non vorrei fare citazioni... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Senatore Dal Mas, la invito a concludere. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, sono evidentemente delle situazioni così gravi e dei torti così profondi che giammai potranno essere risarciti. Ma riconosco che c'è uno sforzo nell'introdurre questo principio. VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare sull'ordine dei lavori. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, stiamo discutendo di una riforma che possiamo definire epocale. PRESIDENTE. Senatore Vitali, siamo in fase di discussione generale. Qual è la sua richiesta sull'ordine dei lavori? VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vorrei chiedere la presenza in Aula del ministro Cartabia. Visto che non abbiamo discusso di nulla qui nell'Aula del Senato, avremmo piacere a far ascoltare le nostre proposte al Ministro. PRESIDENTE. Senatore Vitali, tecnicamente il Governo è rappresentato. La sua sottolineatura è giusta e lecita, ma comunque il Governo è rappresentato. AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, come richiamato dal vicepresidente Rossomando precedentemente, invito ai colleghi a essere presenti al dibattito animato nel merito di questa riforma. PRESIDENTE. Senatore Airola, questo è compito della Presidenza. Lei interviene sull'ordine dei lavori per quale motivo? AIROLA (M5S) . In questa discussione stiamo affrontando - come detto più volte - un argomento che ai più, ai cittadini che ascoltano da fuori, non è chiaro. Ora, se questa riforma sarà compresa e - magari non oggi, ma domani - perfettibile, dipenderà da quanto noi saremo presenti sul merito delle norme. PRESIDENTE. È un invito che la Presidenza fa suo. È iscritta a parlare la senatrice La Mura. Ne ha facoltà. LA MURA (Misto) . Signor Presidente, colleghi, ancora una volta il legislatore può solo ossequiosamente approvare le norme scritte dall'Esecutivo, senza alcuna possibilità di esercitare le funzioni che gli sono riconosciute dalla Costituzione e che vengono esercitate in nome del popolo e dei cittadini. Il provvedimento è arrivato blindato alla Camera e qui al Senato la Commissione giustizia non ha avuto il tempo di esaminare i numerosissimi emendamenti presentati dai parlamentari: nessun confronto, nessuna possibilità di modificare il testo, nessuna democrazia. E questa volta non ci sono le esigenze di necessità e urgenza che hanno giustificato, negli ultimi mesi, le limitazioni al dibattito parlamentare. Non siamo di fronte ad un decreto-legge, ma ad un disegno di legge che vuole riformare il processo penale, una materia che a che fare con le libertà fondamentali e che richiede più che mai ponderazione e confronto. La riforma Cartabia incide su principi fondamentali del processo penale: il principio di oralità e di obbligatorietà dell'azione penale. Questa riforma presenta criticità gravissime, almeno per quanto mi riguarda (poi siamo in Parlamento e ognuno ha le proprie opinioni), e sono proprio gli addetti ai lavori, i magistrati, a dirlo; a partire da Gratteri, che ha dichiarato che questa è la peggiore riforma di tutte e che se fossero in vita Falcone e Borsellino salterebbero dalla sedia leggendo il termine improcedibilità. Nino Di Matteo ha parlato di «mortificazione dei diritti delle parti offese» e di un «diffuso senso di sfiducia dei cittadini verso la giustizia». Anche la mia collega Granato ne ha parlato e ha fatto degli esempi qualche minuto fa. Ritengo che questa riforma voglia risolvere i problemi della giustizia legittimando le attuali carenze del sistema. I processi sono lunghi? Benissimo, li eliminiamo. Non ci sono gli strumenti necessari per garantire i diritti degli imputati? Eliminiamo i diritti, ovviamente. A queste criticità Sinistra Italiana ha tentato di porre rimedio attraverso approfondite elaborazioni e numerosi emendamenti, presentati da me e dalle colleghe Doriana Sarli, Paola Nugnes ed Elena Fattori, oltre ad un ordine del giorno, presentato sia alla Camera che al Senato, che impegnava il Governo ad assicurare la proroga del termine del giudizio di impugnazione senza limiti di tempo per il reato di disastro ambientale, introdotto nel 2015 e previsto dall'articolo 452- quater del codice penale. (Applausi) . Infatti, con questa riforma della giustizia i criminali che avvelenano l'ambiente non saranno puniti. Una criticità inammissibile, che rischia di rendere vani i seppur pochi passi in avanti fatti finora dalla normativa relativa al disastro ambientale. Infatti, tra i reati gravi per cui è consentita la proroga mancano i reati ambientali, che - come la storia italiana dimostra - necessitano di processi giudiziari lunghi e molto complessi. La riforma Cartabia rischia di regalare l'impunità a chi distrugge i territori avvelenando chi li abita. (Applausi) . Va infatti ricordato che l'inquinamento ambientale non si ferma con la via del processo, come avviene ad esempio con i delitti. Una persona la uccidi una volta, l'ambiente lo uccidi ogni giorno. Quindi, non sono reati circoscritti nel tempo ed è giusto non fissare limiti di tempo per i relativi processi.