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Mi devo limitare per questioni di tempo (altrimenti ci sarebbe da parlare anche per ventiquattro ore) o, questi due punti per affermare che quello al nostro esame è un provvedimento grossolano che va collegato alle altre riforme della Cartabia, quale la riforma del processo penale, come un tentativo di piegare la magistratura alla politica di turno, violando così il principio sacro, costituzionale, che vuole la magistratura libera e indipendente. Onorevoli colleghi, questa è la democrazia in questo momento. Questo è quello che il Parlamento dimostra al popolo italiano in ginocchio, affamato, degradato e venduto all'Europa. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghe e colleghi, affronto questa discussione con una vena di rammarico. Noi di Italia Viva abbiamo fortemente voluto il Governo Draghi: è un fatto notorio; abbiamo sostenuto il Governo Draghi, fatto altrettanto notorio, e continuiamo a sostenere il Governo Draghi anche oggi in questa sede. Sono, però, rammaricato e dispiaciuto. Italia Viva ha cercato di portare avanti delle proposte, con un dialogo che fosse costruttivo; di portare avanti una riforma che cogliesse nel segno; di portare avanti alcune proposte che sicuramente avrebbero potuto incidere sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura, quindi portando una ventata di novità nella magistratura in genere. Abbiamo portato queste proposte per dare una risposta concreta e decisiva a questo Governo Draghi, nel quale oggettivamente crediamo, ma non abbiamo avuto alcuna soddisfazione. Nella sostanza, non c'è stato possibile incidere in alcun modo. I nostri emendamenti hanno ricevuto parere negativo; pur se qualche volta abbiamo sentito dire che erano condivisibili, non andavano bene. Poi mi riferirò anche a qualcuno degli aspetti che riescono a connotare in maniera assolutamente sintomatica questa riforma. La nostra responsabilità oggi l'abbiamo confermata. Oggi abbiamo ritirato tutti gli emendamenti che avevamo proposto. Erano i più numerosi: mi pare fossero circa 86, ma non ricordo con precisione. Li abbiamo ritirati per un senso di responsabilità e anche - devo dire - per il rispetto che dobbiamo al presidente Draghi, per quello che ha fatto già per il nostro Paese, per quello che sta continuando a fare e, sono certo, per quello che farà in un momento tra l'altro di una difficoltà estrema sotto tutti i profili, considerate le contingenze che si stanno presentando in continuazione. Abbiamo manifestato questo senso di responsabilità anche per ossequio al presidente Mattarella che, anche in occasione del suo reinsediamento, ha chiesto con forza di procedere all'approvazione di questa riforma, considerata la grandissima difficoltà nella quale il Consiglio superiore della magistratura ha operato negli ultimi anni, come è stato richiamato da tanti colleghi che mi hanno preceduto. È doveroso dire però una cosa in questa sede perché rimanga agli atti, perché un domani noi possiamo dire che ve l'avevamo detto, perché domani possiamo richiamare gli errori che noi stiamo evidenziando da quando ormai è stata introdotta questa riforma, che viene chiamata riforma Cartabia, ma che io oggettivamente ho difficoltà a definire così per il rispetto che devo alla ministra Cartabia e per la stima che nutro nei suoi confronti. Ho difficoltà a chiamarla Cartabia perché questa è semplicemente la riscrittura di quello che era stato proposto, con qualche correzione e qualche modifica apportata a quella che era la cosiddetta riforma Bonafede. Eppure ciò è strano due volte perché ci hanno messo fretta, non potevamo perdere tempo per l'incalzare delle elezioni per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura. Questo però lo sapevamo da un anno e mezzo. Eppure, nonostante questo, si è cercato di abbreviare e accorciare i tempi, incaricando la cosiddetta commissione Luciani. Cosa ha fatto il professor Luciani? Non sono io che debbo dirlo, ma è un fatto notorio. Il professore è una persona di assoluto valore e stimabile. Tale commissione, voluta dalla ministra Cartabia, è arrivata ad alcune conclusioni assolutamente straordinarie. Mi domando perché l'ha voluta la ministra Cartabia se poi tutte le conclusioni sono state disattese e si è ripreso in mano semplicemente quello che era il testo, riveduto e corretto, con qualche passata di bianco, che però si scrosta molto facilmente, rispetto a quella che era del mai rimpianto ministro Bonafede. Si è detto che questa riforma avrebbe dovuto ristabilire un equilibrio anche fra i poteri dello Stato. Le riforme in tema di giustizia, come abbiamo ripetuto mille volte, non devono mai essere punitive, ma soprattutto non devono mai cedere alle suggestioni. La delicatezza dei temi che trattiamo ha indotto taluno ad introdurre elementi di confusione e devo dire che, proprio poco fa, mi è parso che l'orologio di qualche collega si sia fermato al 2018 e non si sia accorto di quello che è capitato in Italia anche nel corso delle ultime elezioni. La smetterei con i toni trionfalistici e accusatori; non è stata Italia Viva a mistificare la realtà e non lo sarà mai. Chi mistifica la realtà, anche in tempi recenti, sono coloro che si sono pronunciati ripetutamente a ogni piè sospinto, anche con il referendum (visto che è stato citato poco fa) sulla riforma di una delle esigenze cautelari che è cosa diversa dalla custodia cautelare. Si è detto che con quel referendum si voleva abolire la custodia cautelare. Ho ascoltato tantissime sciocchezze, mi piange però il cuore che vengano dette in quest'Aula, se non altro per la sua sacralità e per il rispetto che dovremmo averne anche fra noi. Dovremmo smetterla con questo modo di fare e cercare di lavorare tutti quanti insieme per conseguire un risultato che sia utile. Ho paura che questa riforma di utile avrà davvero poco. Vedete, infatti, la politica anche di fronte al potere giudiziario non può mai arretrare, deve dare un'impronta, deve collaborare per costruire e creare percorsi nuovi. In molte circostanze, da parte nostra che rappresentiamo il potere legislativo, è stata chiesta una collaborazione in questo senso. È successo infatti che la magistratura stessa ha ovviato rispetto all'incapacità della politica di dare risposte e talvolta lo ha fatto con circolari raccolte anche nel provvedimento al nostro esame. Non abbiamo fatto altro allora che introdurre nella nostra legislazione il contenuto di alcune circolari che erano del CSM. Mi riferisco, per esempio, al tema dell'organizzazione giudiziaria in materia di tabelle; mi riferisco ai temi in materia di conferma degli incarichi direttivi e in materia di valutazione della professionalità. Questo è un tema molto dibattuto, per esempio; si è discusso molto sul perché si debba mantenere il vecchio sistema, ma non voglio introdurre questo argomento perché ci sarebbe davvero tantissimo da dire e il tempo, purtroppo, è sempre tiranno. Valutando quello che è stato fatto con questa riforma, non si può sostenere qualcosa di diverso rispetto al fatto che questa non è una riforma con la "R" maiuscola, come pretendiamo di farla passare. È una mini riforma, ma soprattutto è una riforma totalmente inutile. Questa è la verità vera.