[pronunce]

Osserva peraltro il giudice a quo che la statuizione richiamata da ultimo non appare condivisibile quanto al principio della necessaria instaurazione di un contraddittorio tra lo Stato ed il curatore che ha prestato la propria opera, per l'inapplicabilità dell'art. 146 del t. u. n. 115 del 2002, trattandosi di una spesa definitiva a carico dello Stato stesso e che, anche accedendo all'interpretazione della Corte di cassazione sopra ricordata, la disparità di trattamento tra il curatore di un fallimento revocato e di uno privo di fondi non verrebbe meno per l'aggravio processuale a carico del primo, derivante dalla necessità di promuovere un giudizio di cognizione ordinaria contro lo Stato.1. – Il Tribunale di Roma, sezione fallimentare, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 146, comma 3, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, Testo A), nella parte in cui non include tra le spese anticipate dall'Erario – in caso di revoca del fallimento e in assenza di responsabilità per la precedente dichiarazione di fallimento del creditore ricorrente o del soggetto già dichiarato fallito – le spese e gli onorari del curatore, per violazione dell'art. 3 della Costituzione, per la disparità di trattamento tra il curatore fallimentare di una procedura fallimentare priva di attivo (che verrebbe retribuito in virtù della sentenza n. 174 del 2006, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dello stesso art. 146, comma 3, del d.P.R. n. 115 del 2002, nella parte in cui non prevede che sono spese anticipate dall'Erario «le spese ed onorari» spettanti al curatore) e il curatore di una procedura revocata (che non verrebbe retribuito), nonché tra il curatore e gli altri ausiliari, pur valendo per tutti il principio dell'onerosità dell'attività svolta, per essere l'attività del curatore di una procedura fallimentare poi revocata di pubblico interesse e per dovere egli rendere il conto della stessa attività, con l'eventuale connessa sua responsabilità. 2. – La questione è inammissibile per essere stata sollevata in sede di ricorso, non notificato ad alcuno, proposto da soggetto che ha svolto funzione di curatore in procedimento fallimentare revocato con sentenza non impugnata, con il quale si chiede che le spese e gli onorari spettanti al curatore siano posti a carico dell'Erario. Qualora la procedura fallimentare non sia più in corso, infatti, la predetta domanda deve essere proposta non con un procedimento camerale non contenzioso, come è avvenuto nella specie, ma attraverso l'instaurazione di un giudizio contenzioso, nel rispetto del principio del contraddittorio (Cassazione, 25 maggio 2006, n. 12411). L'interpretazione contenuta nella pronuncia della Corte di legittimità è stata implausibilmente disattesa dal giudice remittente quanto al «principio della necessaria instaurazione di un contraddittorio tra lo Stato ed il curatore che ha prestato la propria opera, per l'inapplicabilità dell'art. 146 T.U. n. 115 del 2002, trattandosi di una spesa definitiva a carico dello Stato stesso», senza tenere conto dell'autonomia del giudizio per la liquidazione delle spese e degli onorari a favore del curatore, una volta che la procedura fallimentare è conclusa, e del fatto che la domanda di condanna deve essere necessariamente proposta nei confronti del preteso legittimato passivo. La questione pertanto è inammissibile, dal momento che l'eventuale pronuncia di accoglimento della stessa sarebbe irrilevante nel giudizio a quo, destinato a concludersi con una declaratoria di improponibilità della domanda.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 146, comma 3, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, Testo A), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Roma, sezione fallimentare, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 febbraio 2009. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 febbraio 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA