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-- la capacità di risparmiare (64 per cento, +28 per cento rispetto alla rilevazione del 2010); -- la capacità di pianificazione a lungo termine (53 per cento, +18 per cento nel 2011); -- la capacità di gestire il consumo presente e il consumo futuro (51 per cento, +26 per cento nel 2011). Cresce, inoltre, l'obiettivo formativo di sviluppare la capacità di prevedere i rischi e le incertezze del mercato (+28 per cento). Al fine di raggiungere gli obiettivi sopra indicati i soggetti attuatori di iniziative di financial education dichiarano di essersi limitati a fornire ai partecipanti (82 per cento) nozioni economiche e finanziarie di base, accompagnate, nel 53 per cento dei casi, anche da informazioni volte a favorire una migliore comprensione dei principali prodotti/servizi finanziari. Dall'indagine del 2011, traspare la necessità che i programmi formativi si occupino maggiormente dello sviluppo della consapevolezza nei percorsi di scelta economica e finanziaria degli utenti e facciano chiarezza su: -- le scelte di investimento e risparmio; -- i problemi contingenti. L'indagine rileva, inoltre, che i contenuti non sono veicolati attraverso una metodologia particolarmente innovativa, ma i dati raccolti ci raccontano di un panorama composto da iniziative realizzate prevalentemente in maniera tradizionale, che rilevano una tendenza (trasversale a tutti i soggetti) alla tradizione e alla mancanza di differenziazione nell'approccio ai diversi target. Il 94 per cento degli intervistati, infatti, ha preferito erogare i contenuti attraverso la modalità delle lezioni/incontri in presenza, con percentuali stabili rispetto alla rilevazione del 2010 (97 per cento). Il 42 per cento ha accompagnato gli incontri con la distribuzione di dispense didattiche e materiale informativo. In questo caso, è possibile rilevare una forte e positiva riduzione rispetto al 2009, quando ben il 62 per cento dei partecipanti si limitava alla distribuzione di materiale didattico. Solamente il 9 per cento (+2 per cento rispetto al 2010) ha utilizzato le lezioni a distanza veicolandole on line, mentre l'8 per cento dei soggetti indagati ha utilizzato lo strumento del gioco di ruolo, il cui uso è calato dell'8 per cento. Più semplice dell'individuazione e della progettazione di una modalità didattica innovativa ed efficace, sembra essere la graduale sostituzione di strumenti tradizionali con una selezione degli stessi più integrata e variegata. I soggetti coinvolti, pur in un contesto generale che continua a mancare di indirizzi e modelli chiari, e che denota scarsa esperienza internazionale, mostrano un maggiore impegno nell'impostazione di attività di monitoraggio dell'efficacia degli interventi realizzati, sia in termini di rilevamento delle criticità, sia nell'ottica di monitoraggio dei risultati formativi. Nel 2011 sembra però manifestarsi una maggiore attenzione verso le attività di monitoraggio delle iniziative: il 69 per cento dei soggetti intervistati, infatti, ne ha realizzato a margine della propria iniziativa, contro il 41 per cento dell'anno precedente, utilizzando lo strumento del questionario nei test di valutazione di inizio corso e fine corso. Da segnalare la crescita, invece, rispetto al 2010, dell'uso di test /esercitazioni/giochi, che raggiungono una quota dell'11 per cento, e delle attività di verifica finale dei contenuti appresi, realizzate prevalentemente attraverso giochi, simulazioni, partecipazioni a concorsi, business plan, attività laboratoriali di vario genere. Le attività di monitoraggio realizzate dai soggetti erogatori di iniziative di educazione finanziaria hanno evidenziato una forte criticità legata ai limitati risultati in termini di sviluppo del business e il raggiungimento dei seguenti obiettivi: -- aiutare i consumatori ad aumentare la propria consapevolezza nelle scelte finanziarie e di risparmio; -- rafforzare la propria reputazione; -- migliorare la capacità del target coinvolto di valutare diverse offerte, prodotti e strumenti di risparmio; -- migliorare l'attitudine al risparmio del target di riferimento. Per nulla critici gli altri punti indagati, ovvero: scarsa partecipazione e coinvolgimento del target di riferimento, difficoltà dei partecipanti nella comprensione dei contenuti, scarsa partecipazione delle scuole sui territori di riferimento, basso coinvolgimento dei docenti. Parte IV -- La cittadinanza economica: un programma educativo per il futuro dell'Italia I dati raccolti e le esperienze internazionali dimostrano che un progetto di sperimentazione educativa volto allo sviluppo della cittadinanza economica in Italia dovrebbe rivolgersi ai cittadini giovani in età scolare, con obiettivi generali di accrescimento di capacità, conoscenze e competenze, e agli adulti, che presentano esigenze concrete, legate a contesti di vita reali, con obiettivi specifici e contestualizzati che li rendano capaci di prendere decisioni consapevoli e di operare all'interno del proprio ambiente economico. La progettazione del programma di educazione alla cittadinanza economica dovrebbe tener conto di quattro princìpi fondamentali: -- l'ergonomicità rispetto alle esigenze dei destinatari, specie per gli adulti; -- l'integrazione fra gli strumenti didattici per rendere più accessibili i contenuti dell'educazione; -- la capacità di stabilizzare l'apprendimento nel tempo, rendendolo continuo e costante e legato alle esigenze quotidiane; -- la creazione di un buon sistema di monitoraggio dell'efficacia formativa dei programmi che offra informazioni utili a valutarne l'efficacia formativa stessa, non solo rilevando il numero di nozioni apprese dai partecipanti, ma anche raccogliendo i dati necessari a studiare le oscillazioni del livello di conoscenza delle persone coinvolte e la loro curva di apprendimento, e che renda possibili eventuali azioni migliorative e correttive in termini di rispondenza fra la coerenza delle soluzioni sviluppate e la motivazione e i bisogni dei partecipanti. Perché i giovani? Per avere futuri adulti in grado di prendere decisioni consapevoli e con le competenze adeguate per operare all'interno del proprio ambiente economico è necessario che: l'educazione alla cittadinanza economica diventi parte integrante dei curricula scolastici, nell'ambito dell'insegnamento di «Cittadinanza e Costituzione», e si sviluppino programmi che non solo interessino alcune fasce di età o alcuni gruppi di giovani, ma che educhino i ragazzi a partire dalle scuole primarie. Perché gli adulti? Gli adulti hanno bisogni educativi legati alla loro esperienza di vita e, quindi, più contestualizzati. Dispongono di poco tempo da dedicare all'attività formativa e sono spesso vittime di un fenomeno di sovra considerazione delle loro capacità. È un gruppo generalmente difficile da coinvolgere, poiché ha meno predisposizione all'apprendimento, specie se questo è legato a temi generici, e rari punti di aggregazione. Da qui la necessità di realizzare: -- una sperimentazione volta alla definizione di un programma educativo di cittadinanza economica che diventi parte integrante dei percorsi di qualificazione professionale a favore delle fasce deboli, altrimenti escluse dal mercato del lavoro (donne, giovani in cerca di prima occupazione, anziani); -- linee di indirizzo per la definizione di contenuti, tempi e modalità di erogazione degli interventi formativi rivolti agli adulti ed erogati da soggetti privati.