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Peraltro, il matrimonio egualitario non reca alcun pregiudizio alle famiglie eterosessuali fondate sul matrimonio, ma paradossalmente si rivela una scelta tanto innovativa quanto conservatrice che rafforza l'istituto matrimoniale, come strumento in grado di promuovere l'uguaglianza e la valorizzazione della persona, come è stato in passato quando si è affermata la libertà di scelta del coniuge, la parità tra i coniugi o quando è stato eliminato il divieto di celebrare matrimoni interrazziali. La differenza tra forme familiari e anche genitoriali non deve basarsi su logiche di contrapposizione e reciproca esclusione, ma su possibili dinamiche di integrazione e convivenza, che si basi su una cultura delle differenze che guardi alla pluralità come valore, ricchezza, opportunità, e non come minaccia, disordine, crisi. Tale orientamento pone le premesse non solo per rendere meno « preoccupanti » i contesti genitoriali diversi da quelli tradizionali, ma per individuarne, invece, i punti di forza. In questa prospettiva, dunque, la famiglia e la genitorialità omosessuale rappresentano, rispettivamente, una delle possibili composizioni del sistema familiare e una delle possibili espressioni della genitorialità, al pari di tutte le altre, inclusa quella basata sulla consequenzialità tra matrimonio e eterosessualità dei partner , matrimonio e capacità genitoriale. Ciò che definisce la famiglia sono infatti le relazioni e gli affetti: famiglia è quella in cui le relazioni offrono sicurezza, cura, contenimento, protezione, sostegno, supporto, adeguati processi educativi e di sviluppo. Ciò è stato riconosciuto dalla giurisprudenza, a partire almeno dalla fondamentale sentenza n. 601 del 2013 della prima sezione civile della Corte di cassazione, la quale ha escluso ogni rilevanza dell'orientamento sessuale in relazione alla valutazione dell'idoneità di una persona all'esercizio delle funzioni genitoriali, con la significativa affermazione che ogni contraria posizione in merito sarebbe segno di un inaccettabile pregiudizio. Già a partire dal 2014 – e in particolare da una storica sentenza del 30 luglio 2014 del tribunale per i minorenni di Roma – è stata riconosciuta la possibilità di disporre, nell'esclusivo interesse del minore, l'adozione in casi particolare da parte del secondo genitore dello stesso sesso ai sensi dell'articolo 44, lettera d), della legge 4 maggio 1983, n. 184. Di nuovo, si tratta di una decisione intervenuta ben prima dell'entrata in vigore della legge n. 76 del 2016. Tale orientamento della giurisprudenza di merito è stato confermato dalla Corte di cassazione, con la fondamentale sentenza n. 12962 del 2016. Sempre nel 2016, con la sentenza n. 19599, la prima sezione civile della Corte di cassazione ha affermato la piena compatibilità con l'ordine pubblico internazionale della trascrizione nei registri dello stato civile italiano di un atto di nascita formato all'estero e recante l'indicazione di due madri. Tutto questo è avvenuto nel silenzio del legislatore. E sempre nel silenzio del legislatore, a partire dal 2018, numerosi sindaci e sindache hanno iniziato a formare atti di nascita di minori nati in Italia indicando entrambe le loro madri, in attuazione del principio di responsabilità procreativa desumibile dagli articoli 8 e 9 della legge n. 40 del 2004. Una prassi molto significativa, che – pur avendo trovato appoggio nella giurisprudenza delle Corti inferiori – non è stata confermata dalla Corte di cassazione a partire da due sentenze della primavera del 2020 (la n. 7668 e la n. 8029). Ancor più significativamente, nel 2021 è intervenuta la Corte costituzionale che – con le due sentenze n. 32 e 33 – ha formulato un severo monito al legislatore, invitandolo a disciplinare la condizione delle bambine e dei bambini con genitori dello stesso sesso, assicurando riconoscimento e protezione al loro status filiationis conformemente alla loro concreta esperienza di vita: le due mamme o i due papà che ogni giorno si prendono cura di quel bambino o di quella bambina, in altri termini, devono essere riconosciuti anche giuridicamente come tali, ad esclusiva tutela dell'interesse del minore e per allineare l'esperienza giuridica alla vita delle persone. Con il presente disegno di legge si dà ascolto a tale monito, affermando la pari dignità di tutte le famiglie ed eliminando le discriminazioni ancora esistenti ai danni delle famiglie cui danno vita coppie di persone dello stesso sesso. Per questo, trovano finalmente riconoscimento e tutela anche i legami parentali delle bambine e dei bambini con genitori dello stesso sesso, a beneficio loro e dell'intera società. L'articolo 1 enuncia le finalità della legge, affermando che essa disciplina il diritto alla vita familiare delle coppie formate da persone dello stesso sesso e lo stato giuridico dei figli nati a seguito dell'applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita, nonché l'accesso all'adozione e alla procreazione medicalmente assistita per le persone di stato libero. L'articolo 2 modifica alcune disposizioni del codice civile al fine di adeguarle all'apertura del matrimonio in senso egualitario. In particolare, le parole: « marito e moglie » sono sostituite con la parola: « coniuge ». Merita ricordare che la parola coniuge, al singolare o al plurale, è utilizzata già numerose volte nei predetti codici e ricorre molto più frequentemente delle parole « marito e moglie » e che, in ogni caso, l'estensione dell'accesso al matrimonio alle coppie formate da persone dello stesso sesso non impedirà l'utilizzo di tali termini, opportunamente declinandoli secondo la composizione della coppia. La sostituzione con la parola « coniugi » delle parole « marito e moglie » nelle disposizioni del codice civile ha dunque l'unica finalità di adeguare la formulazione delle medesime disposizioni, al fine di renderle applicabili anche alle coppie coniugate formate da persone dello stesso sesso. L'articolo 3 reca misure volte a modificare la legge 19 febbraio 2004, n. 40, prevedendo, tra l'altro, che il ricorso alla procreazione medicalmente assistita sia consentito altresì quando la condizione di sterilità o di infertilità di coppia derivi dalla coincidenza di sesso nella coppia formata da due donne o quando sia manifestata la volontà della donna di stato libero di accedere individualmente alla procreazione medicalmente assistita, e che, all'articolo 5, le parole: « coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi » siano sostituite dalle parole: « le coppie formate da persone di sesso diverso ovvero da due donne, in età potenzialmente fertile, entrambe maggiorenni e viventi nonché la donna di stato libero maggiorenne e in età potenzialmente fertile »;