[pronunce]

Il che renderebbe ancora più evidente l'incongruenza di un sistema che sottrae, invece, a tale libera determinazione la perseguibilità dell'inottemperanza al provvedimento del giudice, reso anche nel medesimo ambito, che stabilisce meri obblighi pecuniari. Da ultimo, anche il raffronto con il delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare, previsto dall'art. 570 cod. pen. - dal quale quello in esame riprende la risposta punitiva - evidenzierebbe irrazionali dissimmetrie. Verrebbero in rilievo, al riguardo, le considerazioni sulla cui base la sesta sezione penale della Corte di cassazione, in una sentenza del 2004, aveva ritenuto, in via interpretativa, che il reato di cui all'art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970 mutuasse dall'art. 570 cod. pen. anche il regime di procedibilità. A sostegno dell'assunto si era, in particolare, osservato come la sostituzione della perseguibilità d'ufficio con la procedibilità a querela di parte - operata dal legislatore, salve alcune eccezioni, rispetto al delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare con l'art. 90 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale) - rispondesse all'idea che quel regime, «nella attuale realtà storica e giuridica della famiglia, si atteggia come limite all'intervento coercitivo statale all'interno dei rapporti familiari, segnando una svolta che si indirizza verso la privatizzazione del diritto di famiglia» (Corte di cassazione, sezione sesta, sentenza 2 marzo-7 maggio 2004, n. 21673). Ancorché la predetta soluzione interpretativa non abbia - giustamente, secondo il rimettente - trovato seguito nella giurisprudenza di legittimità più recente, venendo disattesa anche dalle sezioni unite, gli «argomenti di sistema» svolti a suo supporto resterebbero comunque pienamente validi. Essi risulterebbero, anzi, rafforzati nel momento in cui si ritenga - come hanno fatto le sezioni unite - che il regime sanzionatorio richiamato dall'art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970 sia quello previsto dal primo comma dell'art. 570 cod. pen. , posto che a quel regime sanzionatorio il legislatore ha raccordato la procedibilità a querela. Ne segue che ove il coniuge, in costanza del vincolo del matrimonio, si sottragga agli obblighi di assistenza materiale verso i figli - senza far mancare radicalmente loro i mezzi di sussistenza (ipotesi che, nel caso di figli minori, rientrerebbe nella previsione dell'art. 570, secondo comma, numero 2, cod. pen.) - la sua condotta illecita resta perseguibile a querela. Di contro, se a violare detti obblighi di assistenza è il coniuge divorziato, omettendo di versare l'assegno stabilito dal giudice civile, si procede d'ufficio. Tale distonia non potrebbe essere giustificata con il rilievo che il coniuge divorziato viola con il suo comportamento un provvedimento giurisdizionale, giacché per la violazione dei provvedimenti giurisdizionali - attinenti pure alla famiglia e «ad aspetti anche più seri e rilevanti» - la procedibilità è sempre rimessa alla volontà privata. 2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata. La difesa dello Stato rileva come la Corte costituzionale, con l'ordinanza n. 423 del 1999, abbia già dichiarato manifestamente inammissibile una questione di legittimità analoga, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 29 Cost. Relativamente all'art. 3 Cost. - unico parametro invocato dall'odierno rimettente - la Corte ha in particolare rilevato che la questione prospettata coglieva, «nelle situazioni poste a raffronto, solamente l'aspetto della diversa procedibilità del reato, senza considerare altri elementi di diversità della disciplina, relativi anche alle condotte penalmente sanzionate, rispettivamente, dall'art.12-sexies della legge n. 898 del 1970 e dall'art. 570 cod. pen.». Sicché - come già affermato dalla Corte stessa in precedenti occasioni (sentenza n. 325 del 1995, ordinanza n. 209 del 1997) - «l'intervento richiesto non renderebbe omogenee le discipline poste a raffronto, ma [...] toccherebbe esclusivamente uno degli elementi che diversificano le fattispecie considerate». Tali rilievi, riferiti al delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare, sarebbero estensibili, secondo la Presidenza del Consiglio, anche alle ulteriori figure criminose evocate dall'odierno rimettente come tertia comparationis.1.- Il Tribunale ordinario di Verona dubita della legittimità costituzionale dell'art. 12-sexies della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), aggiunto dall'art. 21 della legge 6 marzo 1987, n. 74 (Nuove norme sulla disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), nella parte in cui - nel disporre che «Al coniuge che si sottrae all'obbligo di corresponsione dell'assegno dovuto a norma degli articoli 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste dall'art. 570 del codice penale» - non stabilisce, per tale reato, la procedibilità a querela. La norma censurata violerebbe, in parte qua, l'art. 3 della Costituzione, determinando irragionevoli disparità di trattamento di situazioni analoghe. La sperequazione denunciata emergerebbe, anzitutto, dal raffronto con l'ipotesi disciplinata dall'art. 388, secondo comma, cod. pen. , che punisce la mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice concernente l'affidamento di minori, compreso, quindi, il provvedimento reso in sede di divorzio: reato - secondo il rimettente - più grave tanto sul piano degli interessi tutelati, quanto su quello della condotta, quanto ancora in rapporto al trattamento sanzionatorio, e in relazione al quale è, nondimeno, prevista la perseguibilità a querela. Una discrasia analoga si riscontrerebbe, altresì, rispetto al reato di inosservanza degli ordini di protezione contro gli abusi familiari, delineato dall'art. 6 della legge 4 aprile 2001, n. 154 (Misure contro la violenza nelle relazioni familiari): figura criminosa posta anch'essa a presidio di interessi di maggior rilievo. Verrebbe in considerazione, da ultimo, il delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare, previsto all'art. 570 cod. pen. In base a tale disposizione, il coniuge che, in costanza di matrimonio, si sottrae agli obblighi di assistenza materiale verso i figli, senza far mancare loro radicalmente i mezzi di sussistenza, è perseguibile a querela; di contro, se a violare detti obblighi è il coniuge divorziato, omettendo di versare l'assegno, si procede - ingiustificatamente - d'ufficio.