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di conseguenza, la Presidenza del Consiglio dei ministri è tenuta a rimborsare le banche, ma può rivalersi su Democratici di Sinistra ovvero l'associazione, fondatrice poi nel 2007 insieme alla Margherita del Partito democratico, che dal 1988 si è accollata l'esposizione contratta dal quotidiano, si chiede di sapere se la Presidenza del Consiglio dei ministri intenda effettivamente rivalersi sul Partito democratico per i rimborsi erogati alle banche creditrici, al fine di evitare che debiti contratti dal giornale "l'Unità" ricadano sull'intera collettività. Atto n. 4-02165 PAROLI GALLONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: in data 11 settembre 2018, è stato presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-00518 con il quale si poneva all'attenzione la necessità di rendere chiarezza sui criteri specifici riguardanti l'istituto dell' end of waste (cessazione della qualifica di rifiuto). Nella risposta fornita dal sottosegretario Gava il 13 dicembre 2018, presso la 13a Commissione permanente (Territorio, ambiente e beni ambientali) del Senato, si faceva presente che si stava lavorando "alla predisposizione di un intervento normativo per disciplinare le modalità attraverso cui istituire meccanismi per la cessazione della qualifica di rifiuto 'caso per caso'"; il 15 maggio 2019, il Ministro ha emanato il primo decreto " end of waste " per riciclare i pannolini: un passo importante per lo sviluppo dell'economia circolare, ma non sufficiente per ridare slancio ad un settore che abbraccia molteplici ambiti; l'obiettivo principale dell'istituto dell' end of waste è quello di generare percorsi virtuosi di transizione verso l'economia circolare, la quale ha, tra i suoi obiettivi fondamentali, l'incentivazione alla sostituzione di materie prime vergini con materie provenienti da filiere di recupero. Nel contesto dell'economia circolare, l'istituto deve trovare massima diffusione poiché rappresenta una misura concreta per realizzare, secondo i principi del diritto europeo, la "società del riciclo e recupero"; al fine di promuovere il riciclo dei rifiuti e l'uso efficiente delle risorse con la conseguente riduzione dell'uso delle discariche e dei termovalorizzatori, obiettivo che rientra tra le finalità delle direttive europee e delle leggi nazionali in materia di rifiuti, la determinazione dei criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto assume importanza centrale; nel nostro Paese vi sono molti settori produttivi che beneficerebbero di un'efficace e puntuale normativa che regolamenti finalmente la "qualifica di fine rifiuto" ossia il momento in cui un rifiuto cessa di essere tale, e che consenta che un residuo di lavorazione sia gestibile come sottoprodotto; la normativa attuale è poco chiara e lascia spazio a varie interpretazioni, e l'imprenditore corre quindi il rischio di essere accusato di traffico illecito di rifiuti; va infine ricordato che la raccolta differenziata sul tessile sarà obbligatoria nel 2024 (come da direttiva quadro sui rifiuti 2018/851/UE approvata dal Parlamento europeo ed entrata in vigore nel 2018); l'articolo 1, comma 19, del decreto-legge n. 32 del 2019, recante "Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55 del 2019, ha novellato il comma 3 dell'articolo 184- ter del codice dell'ambiente di cui al decreto legislativo n. 152 del 2016, prevedendo una disciplina transitoria dei criteri per la cessazione di rifiuto, in attesa di quelli definitivi, con la conseguenza di peggiorare il quadro normativo e vincolare le Regioni ad adeguarsi ad una norma ormai obsoleta come quella del decreto ministeriale 5 febbraio 1998 (cosiddetto decreto Ronchi) ormai superato da nuove discipline in sede europea e soprattutto da un progresso tecnologico che ha radicalmente cambiato il sistema dello smaltimento dei rifiuti; in questo quadro le Regioni non solo non potranno rilasciare nuove autorizzazioni, ma nella maggior parte dei casi saranno costrette a revocare quelle già in essere con ricadute negative in termini economici e di inquinamento; da fonti di stampa, si apprende che la situazione è molto critica. Solo nella provincia di Brescia le aziende penalizzate dalla necessaria revisione delle concessioni oggi sarebbero 120; le conseguenze ambientali che il territorio lombardo potrebbe subire sarebbero molto gravi in quanto rischierebbero di finire in discarica ulteriori 2,5 milioni di tonnellate all'anno di rifiuti che oggi vengono recuperati, soprattutto nel campo edilizio; la modifica sta destando forte preoccupazione tra gli imprenditori che paventano il rischio della graduale chiusura degli impianti, con conseguente perdita di posti di lavoro e interruzione di processi di riciclo, con aumento di conferimento in discarica o inceneritori di rifiuti oggi riciclati, oltre al blocco di molti nuovi investimenti; ulteriore fonte inquietudine tra le aziende del settore riguarda il drastico rallentamento dello sviluppo e della ricerca di nuove tecnologie, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente dell'attuale situazione che stanno vivendo le aziende del settore, in particolare quelle del bresciano, una delle province più colpite dalla normativa vigente; se non ritenga di valutare attentamente le gravi conseguenze ambientali che potrebbe subire il territorio lombardo che rischierebbe di conferire in discarica ulteriori 2,5 milioni di tonnellate all'anno di rifiuti che oggi vengono recuperati, soprattutto nel campo edilizio; se non ritenga di adoperarsi per quanto di sua competenza affinché, attraverso iniziative normative urgenti, siano definiti in modo chiaro e inequivocabile i criteri per l'applicazione uniforme a livello nazionale ed europeo dei processi per la cessazione della qualifica di rifiuto al fine di favorire lo sviluppo dell'economia circolare e garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana, agevolando al contempo l'utilizzo accorto e razionale delle risorse naturali. Atto n. 4-02166 PERGREFFI CAMPARI FAGGI CORTI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: dall'ultimo report elaborato dall'Ufficio per il programma di Governo, di cui all'articolo 25 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° ottobre 2012, si evince che, alla data del 31 luglio 2019, gravano in capo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ben 52 provvedimenti di attuazione di disposizioni legislativi ancora da adottare; i 52 decreti attuativi di competenza del Ministero riguardano misure (previste in norma primaria) di assoluto rilievo nell'ambito dell'attività legislativa, tra cui spiccano (in ordine cronologico): 1) i decreti ministeriali attuativi delle norme in materia di navigazione interna (di cui al decreto legislativo 7 settembre 2018, n. 114), con particolare riferimento per le disposizioni relative al certificato europeo della navigazione interna;