[pronunce]

che il giudice a quibus - acquisiti i necessari pareri e fissata l'udienza di comparizione delle parti - pur riscontrata la assenza degli elementi ostativi di cui ai numeri da 1) a 6) dell'art. 142 del regio decreto n. 267 del 1942, rilevava che, essendo la esdebitazione richiesta riferibile ad un fallimento chiuso sin dal 2003, essa non poteva essere riconosciuta, impedendolo il combinato disposto dei commi 1 e 2 dell'art. 19 del d.lgs. n. 169 del 2007; che dall'esame della detta disposizione emerge, infatti, che l'istituto in questione è applicabile alle procedure concorsuali pendenti alla data di entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 e non anche a quelle a tale data già definite; che ciò, ad avviso del rimettente, determina il dubbio di costituzionalità sia in riferimento al principio di eguaglianza che a quello di ragionevolezza; che, al riguardo, il Tribunale ordinario di Lucca osserva come lo spirito della riforma del diritto fallimentare sia nel senso di espungere dal sistema gran parte degli elementi punitivi in precedenza ad esso connessi, inserendo, anzi, in esso dei profili di carattere premiale in favore del fallito che abbia tenuto una condotta meritevole e che uno di essi sia proprio costituito dalla esdebitazione la quale, in presenza delle specifiche condotte indicate all'art. 142 regio decreto n. 267 del 1942, «discende, quale automatico effetto, dell'avvenuta chiusura del fallimento»; che questo effetto, a cagione della previsione contenuta negli artt. 19 e 22 del d.lgs. n. 169 del 2007, sia escluso con riferimento alle procedure non più pendenti alla data di entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006, in base ad un «puro dato di fatto estraneo alla condotta del fallito e, quindi, del tutto accidentale», viene ritenuto dal rimettente «contrastante con il principio di uguaglianza, appalesandosi del tutto irragionevole»; che il rimettente conclude ribadendo che la descritta limitazione dell'accesso alla esdebitazione, nei confronti di persone che ne avrebbero potuto godere, e senza che ciò sia giustificato dalla necessità di tutelare altri interessi costituzionalmente rilevanti ovvero sia dovuto a fatti o condotte ascrivibili al fallito, risulta irragionevole e non giustificata; che è intervenuto in giudizio, con riferimento alle due ordinanze di rimessione del Tribunale ordinario di Lucca, il Presidente del Consiglio dei ministri, sempre rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, chiedendo in base alle stesse argomentazioni già svolte riguardo alle altre due ordinanze sopra ricordate, che esse siano dichiarate infondate; che, infine, con ordinanza depositata in data 17 aprile 2009, il Tribunale ordinario di Alessandria ha sollevato, con riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 19 e 22, comma 4, del d.lgs. n. 169 del 2007, in quanto non prevedono la applicazione delle disposizioni in tema di esdebitazione anche alle procedure di fallimento chiuse prima della entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006; che il rimettente riferisce di essere chiamato a decidere sulla istanza di esdebitazione presentata da persona il cui fallimento, dichiarato nel 1993, era stato chiuso con decreto del 17 aprile 2002; che, osservato che la questione è rilevante nel giudizio a quo, il cui ricorso introduttivo, vigendo la attuale legislazione, dovrebbe essere dichiarato inammissibile, là dove il medesimo sarebbe suscettibile di esame nel merito nel caso di accoglimento dell'incidente di legittimità costituzionale, il Tribunale ordinario di Alessandria ritiene che le disposizioni censurate, emanate nel chiaro intento di eliminare la inapplicabilità della normativa in materia di esdebitazione alle procedure aperte prima del 16 luglio 2006, realizzino, però, una più manifesta disparità di trattamento, posto che ad esse consegue che quanti sono stati dichiarati falliti prima della predetta data sono ammessi alla esdebitazione solo se alla medesima data la relativa procedura era ancora pendente; che, aggiunge il rimettente, le finalità della introduzione della esdebitazione sono duplici: da una parte premiare il debitore collaborativo, dall'altra incentivare la celere ripresa della attività produttiva; che, rispetto a dette finalità, ad avviso del giudice a quo, sarebbe incongrua la esclusione o la ammissione a beneficio in funzione della chiusura o meno della procedura alla predetta data; che, in particolare, quanto alla prima, si ha persino l'effetto paradossale di pregiudicare il debitore che, con la sua condotta collaborativa, abbia consentito una più celere definizione della procedura fallimentare, tale da consentirne la chiusura prima del 16 luglio 2006, mentre, quanto alla seconda, sarebbe controproducente non consentire di godere della agevolazione a chi sia da più tempo rientrato in bonis; che le disposizione censurate sarebbero comunque prive di ragionevolezza in quanto, rispetto a due soggetti dichiarati falliti nello stesso tempo, riserva, senza alcuna giustificazione, un trattamento deteriore a quello la cui procedura, svoltasi con maggiore celerità, si è chiusa prima del 16 luglio 2006, laddove l'interesse pubblico è, invece, quello di definire rapidamente le procedure concorsuali; che nel giudizio di legittimità costituzionale scaturito dalla ordinanza il cui contenuto è stato ora riferito, non è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri. Considerato che, con cinque ordinanze, emesse rispettivamente dal Tribunale ordinario Tolmezzo, da quello di Udine, da quello di Lucca, in due occasioni, e da quello di Alessandria, i predetti giudici dubitano - tutti in riferimento all'art. 3 della Costituzione e solo il Tribunale ordinario di Udine anche in riferimento all'art. 24 della Costituzione - della legittimità costituzionale degli artt. 19 e 22 del decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonché al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80); che, ad avviso dei rimettenti, sia pure con motivazioni non perfettamente coincidenti ma sostanzialmente omogenee, le due disposizioni sopraindicate violerebbero l'art. 3 Cost., in quanto, fermi restando i requisiti e le altre condizioni indicate dall'art. 142 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa), escludono dalla possibilità di godere del beneficio della esdebitazione i falliti per i quali sia intervenuto provvedimento di chiusura del fallimento prima del 16 luglio 2006, data di entrata in vigore del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'art. 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80);