[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 284 (Riordino della Cassa depositi e prestiti, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59), e dell'art. 9, comma 2, del decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica del 19 dicembre 2000 (Condizioni generali di emissione di buoni postali fruttiferi ed emissione di due nuove serie di buoni), promosso con ordinanza del 5 settembre 2002 dal Tribunale di Napoli nel procedimento civile vertente tra Aliperti Rosa e il Ministero del tesoro ed altri, iscritta al n. 568 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 2, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di costituzione di Aliperti Rosa, delle Poste italiane S.p. A. nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 14 ottobre 2003 il Giudice relatore Annibale Marini; uditi gli avvocati Giorgio Cianfoni per Aliperti Rosa, Gustavo Minervini per Poste italiane S.p. A. e l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza depositata il 5 settembre 2002, il Tribunale di Napoli ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 43, 47 e 97 della Costituzione, questione incidentale di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 284 (Riordino della Cassa depositi e prestiti, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59), e dell'art. 9, comma 2, del decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica del 19 dicembre 2000 (Condizioni generali di emissione di buoni postali fruttiferi ed emissione di due nuove serie di buoni), nella parte in cui, pur disponendo la abrogazione dell'art. 173 del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), stabiliscono che i rapporti già in essere al momento di detta abrogazione continuano ad essere regolati dalla previgente normativa. Premette il rimettente che, nel giudizio a quo, l'attrice - titolare di buoni postali fruttiferi ventennali sottoscritti nel 1982 - ha, nell'ottobre del 1997, convenuto in giudizio il Ministro del tesoro, il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni e l'Ente Poste (ora Poste Italiane S.p. A.) chiedendo dichiararsi il proprio diritto a percepire gli interessi maturati nella misura indicata al momento dell'emissione, e riportata sul retro dei suddetti buoni postali, anziché in quella, minore, risultante dalla unilaterale modifica dei tassi intervenuta con il decreto del Ministro del tesoro 13 giugno 1986, emanato di concerto con il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni (Modificazione dei saggi d'interesse sui libretti e sui buoni postali di risparmio). Espone ancora lo stesso giudice che il potere del Ministro del tesoro, di concerto con quello delle poste e delle telecomunicazioni, di modificare il tasso di interesse anche con riferimento a serie di buoni postali già emesse, oltre che a quelle di nuova emissione, deriva dall'art. 173 del d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156. Ritenendo siffatta disciplina, a fronte di quella prevista per analoghi servizi offerti dal sistema bancario, lesiva del principio di eguaglianza in danno degli utenti delle Poste, riferisce il medesimo rimettente di avere sollevato, con ordinanza del 16 luglio 1999, questione di legittimità costituzionale della norma suddetta, in riferimento agli artt. 3, 43, 47 e 97 Cost., nella parte in cui appunto consente l'estensione della variazione del tasso d'interesse anche alle serie di buoni postali fruttiferi precedentemente emesse, senza che di tale variazione vi sia previsione e sottoscrizione per accettazione del titolare dei buoni e senza che la stessa sia comunicata al medesimo titolare onde consentirgli il tempestivo esercizio del diritto di recesso. La questione veniva definita con l'ordinanza n. 47 del 2001, con la quale la Corte disponeva la restituzione degli atti al giudice a quo affinché - essendo intervenuto, successivamente alla ordinanza di rimessione, il decreto legislativo n. 284 del 1999, che, all'art. 7, comma 3, espressamente abroga la norma impugnata - valutasse, alla luce di tale jus superveniens, la perdurante rilevanza della questione stessa. Tutto ciò premesso, il rimettente osserva che il citato art. 7, comma 3, del decreto legislativo n. 284 del 1999, pur abrogando l'art. 173 del d.P.R. n. 156 del 1973 a far data dalla entrata in vigore del decreti che stabiliscono le nuove caratteristiche dei buoni postali fruttiferi, dispone tuttavia che «i rapporti già in essere alla data di entrata in vigore dei medesimi decreti continuano ad essere regolati dalle norme anteriori», in tal modo tenendo ferma, a suo avviso, l'applicabilità del suddetto art. 173 alla fattispecie dedotta in giudizio. Ritiene il medesimo rimettente che tale ultima previsione - ribadita dall'art. 9, comma 2, del d.m. 19 dicembre 2000 - presenti i medesimi vizi di legittimità costituzionale già riferibili all'art. 173 del d.P.R. n. 156 del 1973, avendo oltretutto aggravato la disparità di trattamento, lesiva del principio di eguaglianza, tra vecchi e nuovi risparmiatori. 2.- Rosa Aliperti, attrice dinanzi al Tribunale di Napoli, si è costituita in giudizio sostenendo la fondatezza della questione sollevata dal rimettente. Ad avviso della parte, infatti, la norma impugnata (e, con essa, quella contenuta nell'art. 9 del d.m. 19 dicembre 2000) sarebbe illegittima quanto meno nella parte in cui non limita la «ultrattività» dell'art. 173 del codice postale ai soli rapporti sorti successivamente alla emanazione del d.m. 13 giugno 1986. 3.- Si è altresì costituita in giudizio la convenuta S.p. A. Poste Italiane, succeduta all'ente Poste, preliminarmente eccependo l'inammissibilità della questione relativa all'art. 9 del d.m. 19 dicembre 2000, trattandosi di norma di rango non legislativo. Nel merito, quanto all'art. 7, comma 3, del decreto legislativo n. 284 del 1999, la parte assume che la norma sarebbe sostanzialmente priva di autonoma portata precettiva, limitandosi a ribadire il principio già espresso dall'art. 11 delle disposizioni sulla legge in generale, secondo cui la legge non dispone che per l'avvenire. Principio che, ancorché non assistito da garanzia costituzionale al di fuori della materia penale, comunque rappresenterebbe - secondo la giurisprudenza di questa Corte - fondamentale valore di civiltà giuridica.