[pronunce]

Tale disciplina legislativa regionale sarebbe conforme agli indirizzi delle più recenti leggi di riforma dell'amministrazione approvate dallo Stato - si richiamano, a tale proposito, l'art. 2, comma l, del d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29; l'art. 13, comma 1, della legge 15 marzo 1997, n. 59, che ha aggiunto un comma 4-bis all'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400; l'art. 4, comma 4, del d.lgs. 30 luglio 1999, n. 300 - tendenti non soltanto a "delegificare" la materia dell'ordinamento degli uffici della pubblica amministrazione, ma a sottrarre gran parte di essa alla disciplina degli stessi regolamenti e ad attribuirla invece ad atti di organizzazione, anche generali, ma non normativi, di competenza del complesso Governo-pubblica amministrazione. Né sarebbe sostenibile la tesi - prospettata dall'Avvocatura per eccepire l'inammissibilità del ricorso - secondo cui sarebbe insindacabile la qualificazione giuridica di un atto (come, nel caso di specie, la qualificazione del decreto del presidente della giunta nel senso di una sua pretesa natura regolamentare) che la Corte dei conti abbia effettuato nell'esercizio dei suoi poteri di controllo. Al contrario, proprio il giudizio per conflitto di attribuzione - costituendo l'istituto di chiusura del sistema delle garanzie costituzionali in ordine al riparto di competenze fra Stato e Regioni (e fra poteri) - sarebbe la sede propria per lo svolgimento di un sindacato sull'uso di quel potere qualificatorio, quando il cattivo esercizio di quel potere si risolva in una lesione di attribuzioni costituzionali. Contrariamente a quanto sostenuto dall'Avvocatura, gli artt. 3 e 6 dello statuto speciale sarebbero violati, giacché la Corte dei conti, pretendendo di trattare il decreto in questione come un regolamento di competenza del consiglio, da un lato lederebbe le attribuzioni amministrative della giunta, e dall'altro si porrebbe in contrapposizione con la diversa qualificazione che di quell'atto ha dato la legge regionale. Né potrebbe sostenersi che la deliberazione della Corte dei conti che ha dato luogo al conflitto sarebbe conforme agli artt. 27 e 34 dello statuto, là dove richiederebbe (secondo l'Avvocatura) la puntuale applicazione di quegli articoli. Si tratterebbe, difatti, di un'obiezione tautologica, poiché darebbe per acquisito ciò che invece è contestato dal ricorso e costituisce la principale questione di merito oggetto del conflitto. Nel ribadire la natura non regolamentare del decreto in esame, la Regione ne espone il contenuto, osservando che esso consiste in determinazioni puntuali riguardanti l'organizzazione di singole strutture burocratiche. Il carattere non normativo del decreto sarebbe confermato dal fatto che in esso difetterebbe il requisito della innovatività. Ciò non soltanto perché le disposizioni contenute nel decreto, anziché innovare le norme preesistenti, si limiterebbero ad applicarle (come in genere tutti gli atti amministrativi di organizzazione); ma più specificamente perché i decreti del presidente della giunta previsti dagli articoli 13, comma 2, 14, e 71, commi 4 e 5, della legge regionale n. 31 del 1998 intervengono in una materia (quella della istituzione e ridefinizione dei servizi e delle posizioni dirigenziali di "staff") che quella stessa legge avrebbe ormai "deregolamentato", attribuendola ad atti amministrativi di organizzazione e consentendo ad essi di sostituire la loro disciplina a quella eventualmente già disposta in passato da disposizioni regolamentari.1. - La Regione autonoma della Sardegna solleva conflitto di attribuzioni nei confronti dello Stato in relazione alla delibera n. 14/2000 in data 28-29 giugno 2000 della Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Sardegna. Con tale delibera l'organo di controllo, esaminato il decreto del presidente della giunta regionale 13 gennaio 2000, n. 4, recante la ridefinizione dei servizi in cui si articolano le direzioni generali della presidenza della giunta e degli assessorati, la costituzione delle posizioni dirigenziali di "staff", con definizione delle loro competenze, e la determinazione del contingente numerico dei dirigenti ispettori, ha ritenuto che si tratti di un atto "avente natura regolamentare", e come tale ne ha accertato l'assoggettamento al controllo di legittimità sugli atti amministrativi; e ne ha dichiarato la "inefficacia allo stato degli atti" in mancanza della dimostrazione dell'intervenuta approvazione da parte del consiglio regionale, cui spetta, ai sensi dell'art. 27 dello statuto speciale, la competenza ad adottare i regolamenti. A parere della Corte dei conti, infatti, il decreto del presidente della giunta, previsto dall'art. 13, comma 2, della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31, ai fini della istituzione, modificazione o soppressione dei servizi, dovrebbe intendersi come adempimento della sola prima fase del procedimento di formazione del regolamento, a cui dovrebbe fare seguito la seconda fase, consistente nell'approvazione da parte del consiglio regionale. In sostanza il decreto del presidente della giunta n. 4 del 13 gennaio 2000 non dovrebbe considerarsi come atto mirante direttamente a stabilire la disciplina organizzativa in esso definita, ma come proposta indirizzata al consiglio regionale, la cui approvazione soltanto sarebbe idonea a conferire efficacia a detta disciplina: per questo esso dovrebbe essere ritenuto, secondo la Corte dei conti, inefficace "allo stato degli atti", in quanto non (ancora) approvato dal consiglio. La Regione contesta il carattere regolamentare dell'atto in questione e l'interpretazione della legge regionale n. 31 del 1998 adottata dall'organo di controllo, sostenendo che tale legge ha demandato la istituzione dei servizi ad un atto di organizzazione a carattere non normativo. Lamenta pertanto la violazione, ad opera della delibera impugnata, delle norme dello statuto speciale in forza delle quali la Regione ha competenza legislativa esclusiva e competenza amministrativa in materia di ordinamento degli uffici regionali e di stato giuridico ed economico del personale (artt. 3, lettera a, e 6), il consiglio regionale esercita le funzioni legislative e regolamentari attribuite alla regione (art. 27), il presidente della giunta e la giunta regionale sono organi esecutivi della regione (art. 34), e le modificazioni dello statuto (quale quella che si avrebbe accogliendo la tesi della Corte dei conti, con la estensione della competenza del Consiglio dai regolamenti agli atti amministrativi generali) possono intervenire solo con le procedure ivi previste (art. 54); nonché la violazione dell'art. 5 delle norme di attuazione di cui al d.P.R. 16 gennaio 1978, n. 21 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Sardegna concernente il controllo sugli atti della Regione), come sostituito dall'art. 1 del d.lgs.