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L'articolo 10 della nostra Costituzione non stabilisce la possibilità di sottoporre la nostra normativa nazionale, la nostra Costituzione, alla normativa europea. E, ancora, il consigliere Carlo Deodato, il presidente emerito della Corte costituzionale Paolo Maddalena e tutti quelli che hanno una onestà intellettuale. Tutto questo per la banalità che la nostra Costituzione, che continuiamo a definire la più bella del mondo, all'articolo 1 dice che «La sovranità appartiene al popolo». Se la sovranità appartiene al popolo, solamente queste Assemblee parlamentari hanno la possibilità di decidere e di emettere norme vincolanti per il popolo. Sembra quasi che non abbiamo la contezza di ciò che sta succedendo, un po' come i violinisti sul Titanic. Nel 2010 la popolarità dell'Unione europea era al 74 per cento in Italia; nel 2018 è crollata al 38 per cento. Nel frattempo, il Regno Unito ha abbandonato l'Unione europea e in tutta l'Europa la popolarità dell'Unione europea ha toccato i suoi minimi: che qualcosa non vada, ce lo dovremmo chiedere tutti. Il presidente Calderoli, poc'anzi, voleva far notare una cosa oggettivamente simpatica: questa Assemblea ha normato riguardo le materie fecali (all'articolo 17 della legge europea), perché l'Unione europea stabilisce pure come dobbiamo trattare le materie fecali; ma nella stessa Unione europea ognuno, invece, si fa la politica estera come vuole. Quindi, se a un certo punto la Francia decide di bombardare la Libia, va bene, perché non c'è un vincolo europeo che impedisca di muovere guerra contro gli interessi di un altro Stato membro dell'Unione europea; in compenso, ci dicono se le materie fecali le dobbiamo trattare come rifiuti oppure no. (Applausi dal Gruppo FdI) . Cosa sosteniamo allora? Fratelli d'Italia vuole ricondurre il rapporto tra Italia e Unione europea a quello immaginato addirittura dai nostri Padri costituenti e che qualunque sovranista riconosce. Quindi, che non ci può essere nessun automatismo di imposizione della normativa europea sulla normativa italiana e che debba sempre prevalere l'interesse nazionale. Lo abbiamo formalizzato con le riforme costituzionali degli articoli che ho citato, il 97, il 117 e il 119, e anche oggi, nella proposta di risoluzione che abbiamo presentato e che ho appreso con piacere che il Governo recepirà come emendamento alla proposta di risoluzione della maggioranza. Chiediamo che d'ora in poi, oltre a valutare l'impatto della legge europea sulla normativa italiana, venga introdotto anche un principio molto caro all'attuale maggioranza parlamentare e di Governo, cioè la valutazione di impatto e lo studio dei costi e dei benefici, perché noi annualmente approviamo legge europea e poi scopriamo che questa ha conseguenze molto gravi per la nostra normativa, per i cittadini e per le imprese. Siamo felici se il Governo confermerà di voler recepire il nostro emendamento 1.7 alla proposta di risoluzione n.1, con il quale chiediamo di riportare su un giusto piano il rapporto tra le fonti comunitarie e quelle nazionali, restituendo al Parlamento, che rappresenta il popolo sovrano, la titolarità del pieno potere legislativo, oggi sottomesso ai vincoli dell'ordinamento europeo, impropriamente ritenuto superiore e preminente rispetto alla Costituzione. Spero che tutti comprendano l'importanza dell'emendamento che abbiamo presentato. Nonostante questo, noi non voteremo a favore del provvedimento; avremmo votato contro la legge europea, ma con il recepimento di questo emendamento, dichiariamo il nostro voto di astensione, augurandoci che questa innovazione, fondamentale per la nostra nazione, abbia poi effettivamente seguito. (Applausi dal Gruppo FdI) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD). Signor Presidente, noi del Partito Democratico ci asterremo, con le motivazioni che sono già state annunciate dalla collega Ginetti, soprattutto per il profilo di ambiguità che il Governo italiano ha nei confronti delle politiche europee e delle istituzioni comunitarie. Penso che la legge europea sia un momento importante, non di sottomissione del Parlamento nazionale alle istituzioni europee, ma di verifica dell'incorporazione nel diritto nazionale della legislazione europea. La legge comunitaria va sempre accompagnata alla considerazione delle novità introdotte dal Trattato di Lisbona, che ha dato ai Parlamenti nazionali la facoltà di intervenire sui profili della proporzionalità e della sussidiarietà. Allora si pensò che questo dovesse essere una sorta di grimaldello in mano ai Parlamenti nazionali, per ostacolare l'attività europea; invece si è verificato essere una leva importante di coinvolgimento. Noi lo sappiamo. Il Presidente della Commissione politiche dell'Unione europea e la Commissione stessa sanno quanto lavoro stiamo facendo per esprimere i pareri su tutti i provvedimenti e credo sia necessario un potenziamento sia del Dipartimento per le politiche europee, sia della Commissione politiche dell'Unione europea. Lo dico da una posizione di opposizione, ma sono assolutamente convinto che sia utile che la Commissione faccia il suo lavoro e possa dare risposta a quei due principi. Ma la legge comunitaria è anche l'occasione per una discussione sui temi politici. Qui abbiamo di fronte a noi due grandi temi, che devono ricevere una maggiore attenzione da parte di questo consesso. Il primo tema, che sembra essere quasi rimasto nel dimenticatoio, è la Brexit. Si sta consumando una realtà assai diversa da quella che avevano immaginato i sostenitori della Brexit. Ricordate il sorriso beffardo di Nigel Farage, quando diceva che con la Brexit i britannici avrebbero recuperato tutta la loro autonomia e libertà, assicurando a se stessi e ai loro figli sorti magnifiche e progressive? Dovremmo confrontare quel sorriso e quella arroganza alla realtà cruda che oggi presenta ai britannici un accordo per il quale se va bene, se lo accettano, se lo votano in Parlamento, avranno un'unione doganale che durerà per vari decenni. Mi domando quali vantaggi ha avuto il popolo britannico dalla Brexit. (Applausi dal Gruppo PD) . Lo dico perché errare è umano, ma perseverare è diabolico. Lo dico ancora a chi parla o ha parlato nel passato di Grexit o a chi ha parlato finanche di Italexit: attenzione a misurare le parole, perché quando poi si cavalcano battaglie e si stuzzicano l'emozione e i sentimenti delle persone, si possono portare i propri cittadini verso il burrone. L'altro tema è la legge di bilancio. Vedo che ora c'è, almeno nei toni e nelle forme, una maggiore levità, una maggiore leggerezza, ma nei mesi scorsi abbiamo assistito ad un atteggiamento di contrasto durissimo del Governo italiano, attraverso una proposta di bilancio che creava notevoli problemi e preoccupazioni, agli italiani innanzitutto, per lo sforamento del deficit e soprattutto per le conseguenze sul debito. Noi non ci possiamo permettere che si apra una procedura di infrazione sul debito, che è cosa diversa dalla procedura di infrazione sul deficit. Colleghe senatrici e colleghi senatori, attenzione a questo passaggio cruciale: