[pronunce]

c) ad altre condotte che, poste in essere al di fuori dell'ambito autostradale, sono sanzionate in maniera più blanda, ancorché «oggettivamente molto più gravi», quali il sorpasso in prossimità o in corrispondenza delle curve o dei dossi e in ogni altro caso di scarsa visibilità (art. 148, comma 10, cod. strada), ovvero in corrispondenza di intersezioni (art. 148, comma 12, cod. strada) oppure il circolare contromano in corrispondenza delle curve, dei raccordi convessi o in ogni altro caso di limitata visibilità (art. 143, comma 12, cod. strada). 1.4.- Il rimettente riconosce che questioni analoghe sono state dichiarate non fondate da questa Corte con la sentenza n. 373 del 1996 e l'ordinanza n. 58 del 1999. Ritiene tuttavia il giudice a quo di dover sollevare nuovamente la questione essendo nel frattempo mutato il quadro normativo, ed essendo venuta meno - in particolare - la graduabilità della sanzione accessoria. Infatti, l'art. 30, comma 2, della legge n. 120 del 2010, modificando il comma 22 dell'art. 176 cod. strada, ha sostituito la sanzione accessoria della sospensione della patente da 6 a 24 mesi con quella più gravosa della revoca della patente. 1.5.- Il giudice a quo dubita, infine, del possibile contrasto della previsione della revoca obbligatoria della patente altresì con i principi di presunzione di non colpevolezza di cui all'art. 27, secondo comma, Cost. e con il diritto di difesa di cui all'art. 24 Cost. Pur se dettato in materia penale, il principio di presunzione di non colpevolezza sarebbe infatti applicabile anche in relazione al caso in esame, dal momento che l'interessato subirebbe l'ablazione del permesso di guida «per un lunghissimo periodo, con sicura devastazione della situazione economica e familiare della persona»; pregiudizio che risulterebbe particolarmente grave per il ricorrente nel giudizio a quo, il quale svolge un'attività artigiana di giardinaggio e rischierebbe così di perdere «il proprio lavoro e la possibilità di sostenere la propria famiglia». Quanto al diritto di difesa, secondo il rimettente esso dovrebbe «estendersi fino all'estremo limite di potere ottenere un provvedimento di immediata sospensione avente durata fino all'esito definitivo del procedimento giudiziario». In altre parole, «la sanzione deve divenire efficace solamente una volta che sia accompagnata dalla mancata impugnazione e definitività e non gravare al contrario sul cittadino che si deve muovere celermente per ottenere una sospensiva che poi - all'esito del giudizio di primo grado - potrebbe essere revocata, salvo poi il ripristino in appello, perciò con i tempi ben lunghi che si possono immaginare». La revoca della patente dovrebbe, piuttosto, essere «subordinata al passaggio in giudicato della sentenza o alla definitività dell'atto amministrativo». 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate irrilevanti e, comunque, manifestamente infondate. 2.1.- L'interveniente, anzitutto, solleva «dubbi» sull'attualità della rilevanza della questione, dal momento che essa è stata sollevata dal giudice a quo con ordinanza risalente a circa sette anni prima della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, «l'eccessiva onerosità della sanzione della revoca della patente non può [...] valutarsi in astratto, dovendo piuttosto essere considerata, anche sotto il profilo dell'attualità della rilevanza, nel preciso contesto processuale di riferimento». 2.2.- Nel merito, l'interveniente ricorda che con svariate pronunce questa Corte ha ritenuto la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionali aventi a oggetto l'art. 176, comma 22, cod. strada, sollevate in riferimento all'art. 3 Cost. (sono richiamate le ordinanze n. 58 e n. 266 del 1999, n. 235 e n. 168 del 1998, n. 89, n. 190 e n. 422 del 1997). Il mutamento del quadro normativo segnalato dal rimettente, che ha determinato l'inasprimento e la non graduabilità della sanzione accessoria, non imporrebbe, secondo l'Avvocatura generale dello Stato, una diversa considerazione delle questioni. Nel prevedere la sanzione censurata, infatti, il legislatore avrebbe tenuto «ben presente la generale condizione di pericolosità su tutto il tratto autostradale, senza evidentemente compiere una distinzione tra tratti autostradali di maggiore o minore pericolosità: è l'intero tratto, delimitato dai cartelli di inizio e fine dell'autostrada, che costituisce motivo di allarme, posto che si tratta di luoghi ove è generalmente alta la velocità». Tale valutazione sarebbe stata ben presente a questa Corte allorché ha evidenziato che la condotta in esame sarebbe «idonea a determinare una situazione di gravissimo pericolo» (sentenza n. 373 del 1996), affermando che il legislatore «ha previsto un divieto assoluto che appare correlato alla regola della unidirezionalità obbligatoria della circolazione, non certo irragionevolmente imposta in qualunque punto dei tratti autostradali, proprio per le evidenti caratteristiche di questi rispetto alle strade comuni» (ordinanza n. 58 del 1999). Quanto alla diversità del trattamento sanzionatorio rispetto a fattispecie analoghe, l'interveniente richiama ancora l'ordinanza n. 58 del 1999, dove si è sottolineato come non spetti a questa Corte rimodulare le scelte punitive adottate dal legislatore nella sua sfera discrezionale, né stabilire la quantificazione delle sanzioni, il lamentato trattamento punitivo non potendo essere «comparato con quello non omogeneo previsto dallo stesso codice della strada per la violazione di altre diverse condotte». 2.3.- Infine, per quanto concerne le questioni sollevate in riferimento agli artt. 27, secondo comma, e 24 Cost., l'interveniente osserva anzitutto che la revoca della patente è atto «strumentalmente e teleologicamente teso a tutelare con immediatezza l'incolumità e l'ordine pubblico», impedendo la continuazione di un'attività pericolosa per la circolazione, e che proprio la natura e la finalità della misura ne escludono il contrasto con l'art. 27, secondo comma, Cost. D'altra parte, il conducente colpito dal provvedimento di revoca della patente potrebbe comunque attivare i rimedi previsti dall'ordinamento, la cui presenza esclude secondo l'interveniente che possa essere ravvisata una violazione dell'art. 24 Cost. Rileverebbe, in particolare, la previsione di cui all'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), nella versione applicabile ratione temporis nel giudizio a quo, secondo cui «l'opposizione non sospende l'esecuzione del procedimento, salvo che il giudice, concorrendo gravi motivi, disponga diversamente con ordinanza non impugnabile».1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe il Giudice di pace di Firenze ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 176, commi 1, lettera a), e 22, cod.