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L'Europa è il luogo in cui bisogna affrontare le sfide dell'oggi sulla crescita, sulla sostenibilità, sugli impatti ambientali positivi, sulle interconnessioni, sulle necessarie politiche per incrementare ricerca e sviluppo e guardare esattamente alle sfide del futuro, come diceva nel suo intervento anche la senatrice Ginetti, che sono il tema fondamentale per non isolare l'Italia in Europa e per non isolare l'Europa, attraverso il nostro comportamento, dentro le sfide globali. La legge europea rappresenta perciò, dal nostro punto di vista, un appuntamento importante, perché da essa passano anche le innovazioni che possono portare un futuro positivo alle persone: donne, giovani, famiglie, imprese e enti pubblici del nostro Paese. Penso ad esempio al riconoscimento delle qualifiche professionali, agli incentivi per gli impianti di biomasse, biogas e bioliquidi, dai quali derivano migliaia di posti di lavoro; all'individuazione dell'autorità competente in materia di dispositivi medici e diagnostici in vitro ; penso soprattutto alla certezza e alla rapidità dei pagamenti alle imprese che effettuano opere pubbliche per le amministrazioni locali e centrali; penso al contributo alla riduzione delle emissioni dei gas serra. Il disegno di legge europeo dimostra in realtà che grazie all'Europa alle sue istituzioni si possono davvero difendere, aiutare e sostenere gli interessi nazionali. Al pari essenziale sarebbe l'altro disegno di legge, quello relativo alla legge di delegazione europea, che giace inspiegabilmente in Commissione da mesi, senza riuscire a compiere un ben che minimo passo avanti nella Commissione politiche dell'Unione europea: simbolo anche questo, dal mio punto di vista, dell'evidente noncuranza con cui questa maggioranza e il Governo ritengono di poter trattare l'Unione europea come fosse altro da noi, tutt'altro da noi. Invece la legge europea, come la legge di delegazione europea, sono parte di dossier importanti e finali di un procedimento che parte da lontano e in cui il Parlamento è coinvolto, a più riprese, nell'espressione di un parere sulla sussidiarietà e proporzionalità anche - insisto su questo - nella fase ascendente, cioè nell'incorporazione nel diritto nazionale della legislazione europea. Per questo, ciò che valutiamo non è solo il contenuto di questo disegno di legge, ma anche una valutazione politica a tutto tondo, che coinvolge il Governo e la sua maggioranza, anche nel modo con cui ci presentano qui il disegno di legge. È utile far notare come si giunge a votare in quest'Aula in terza lettura questo disegno di legge europeo - lo voglio sottolineare - in concomitanza con l'esame del DEF, come è successo in prima lettura. Si era, allora, in piena sessione di bilancio. Ci sarebbe da ricordare come allora, nello scorso dicembre, la mancanza di un dialogo costruttivo, in particolare con la Commissione europea, abbia determinato livelli di scontro mai sperimentati in passato, con la bocciatura del progetto di legge di bilancio, che ha costretto l'Esecutivo italiano a modificare in extremis il testo per evitare l'apertura della procedura di infrazione per debito eccessivo. Una fase di tale conflittualità che ha alimentato nel nostro Paese sfiducia e clima di profonda incertezza: clima che si ripresenta oggi, purtroppo, non migliorato. Nel Country Report del 2019, la Commissione europea ha ribadito forti preoccupazioni sulla situazione dell'Italia, la quale presenta squilibri economici eccessivi che unitamente al debito alto, alla protratta scarsa produttività e allo scarso sostegno agli investimenti e al lavoro, implicano rischi con rilevanza, oltre che nazionale, anche transnazionale. È un rischio oggettivo di contagio e di difficoltà nei rapporti con i Paesi europei. Oggi, come allora, in fase di esame di questo DEF, l'Italia rappresenta oggettivamente l'anello debole dell'Europa e ogni misura introdotta da allora, nonostante i roboanti annunci dell'Esecutivo, ha un impatto negativo su deficit , debito pubblico e potenziale di crescita economica del Paese. Ancora oggi, a distanza di mesi, quello che avrebbe dovuto essere un problema politico affrontato e superato (penso alla Brexit, che resta sul tavolo), lo si affronta con un decreto-legge che tenta di tamponare un'emergenza, ovvero la possibile uscita del Regno Unito dalla Unione europea senza un accordo. Il che creerebbe, non solo all'Europa, ma anche all'Italia e allo stesso Regno Unito, indicibili difficoltà, non solo economiche. Questo è il risultato di quando si pensa di governare un Paese guardando all'Unione europea, all'Europa e alle sue istituzioni esattamente come nemici, anziché come luoghi in cui costruire politiche utili, coordinate e armonizzate nell'interesse dei nostri cittadini. Oggi, come allora, d'altronde, come Partito Democratico noi ci asterremo in sede di voto finale, con le motivazioni che in parte ho cercato di dare in questo intervento e che prima ha dato la collega Ginetti, esattamente per risottolineare l'ambiguità, il ritardo, la contraddittorietà che il Governo italiano ha e continua ad avere nei confronti delle politiche europee, delle sedi istituzionali europee, del confronto necessario di relazione con gli altri Paesi comunitari. Come si è detto, il Governo avrebbe avuto un compito semplice: adeguare con velocità, appropriatezza e presenza, proprio per condividerlo al meglio, il nostro ordinamento alle norme europee, che, peraltro, vengono condivise in quella sede, la quale continuerà purtroppo, con questo Governo, ad essere qualcosa di lontano e di dannoso per il nostro Paese, se non sceglieremo insieme di innovare le politiche europee. Ma per innovarle, bisogna esserci e non continuare a pensare di delegittimare le sedi europee, le politiche europee e i nostri possibili alleati in Europa. Vale per le politiche migratorie, vale per le politiche di crescita. Per questo, nonostante quello che ho detto, ci asterremo e non voteremo contro questo disegno di legge. (Applausi dal Gruppo PD) . BONFRISCO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONFRISCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, illustri colleghi, rappresentanti del Governo, io ho avuto un momento di perplessità e mi sono rivolta ad alcuni colleghi più esperti di me e anche al Governo, per chiedere se la legge europea di cui stiamo parlando e che stiamo approvando in questa giornata, sia la legge europea di un'Europa immaginaria, che ho sentito descrivere in quest'Aula da più interventi, o se, invece, sia la legge europea 2018, che doveva sanare le settantaquattro procedure di infrazione aperte dall'Unione europea nei confronti del nostro Paese. E infatti di questo si tratta, non di altro. Non c'è la procedura d'infrazione per l'eccesso di deficit, né perché i Ministri non vanno in Europa: c'erano 74 procedure d'infrazione accumulate dai precedenti Governi negli anni precedenti al 2018, che in questa legge europea dovevano essere sanate.