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Così l'insegnamento del sistema metrico deve appunto essere elemento di concretezza e non di astratta artificiosità va quindi compiuto con la massima rispondenza alla effettiva pratica della vita. Dovranno essere banditi, ad esempio, quei multipli di unità di misura che, come il miriametro e il miriagrammo, non vengono usati mai o quasi mai in pratica. Si darà invece rilievo alle misure di valore, a quelle non decimali del tempo ed anche a talune misure locali, pur limitandosi a semplicissime esercitazioni. Si riduca al minimo o si sopprima del tutto l'uso per le riduzioni della famosa "scala" coi suoi gradini: è essenziale che l'alunno sappia, per esperienza e per ragionamento, e non per operazione meccanica, che ad esempio cinque metri equivalgono a cinquecento centimetri o che tre chilometri equivalgono a tremilametri. Si evitino quindi i virtuosismi inutili e, di regola, si evitino le riduzioni dirette da multipli a sottomultipli delle unità di misura e viceversa. Anche in questo campo si seguirà una bene intesa gradualità, riservando ad esempio il secondo anno del ciclo le misure di superficie ed all'ultimo anno le misure di volume. Alla fine del ciclo didattico, l'alunno dovrà possedere in modo organico e completo la tecnica delle quattro operazioni sui numeri interi e decimali (non oltre i millesimi): perciò l'insegnante potrà proporre anche svariati esercizi di calcolo, pure non sostenuti da problemi. Ricordi ad ogni modo che in mancanza di meglio è preferibile far eseguire operazioni a titolo «di esercizio anziché proporre problemi artificiosi, astrusi, non rispondenti a realtà la particolare si raccomanda di dare grande importanza al calcolo meritale, anche con procedimenti di approssimazione. Il possesso della tavola pitagorica dovrà essere sicuro e completo alla fine dei primo anno del ciclo. Per dare una sicura gradualità allo studio delle operazioni aritmetiche si raccomanda di rinviare al secondo anno del ciclo la divisione col divisore di due cifre e le operazioni sui numeri decimali. Non si muoveranno in alcun modo, in questo ciclo, introdurre operazioni sulle frazioni: ci si limiterà a dare l'intuizione di frazione a fini pratici. Per la geometria l'alunno verrà condotto in via naturale a riconoscere le principali figure piane e solide: ciò attraverso il disegno e le più evidenti proprietà, mai attraverso la definizione, spesso non compresa, sempre dannoso sforzo mnemonico. Non si facciano recitare a memoria regole di misura: basta che l'alunno le sappia applicare praticamente. Ciò si limiti a semplici calcoli di perimetri (poligoni, circonferenze del cerchio), di aree (rettangolo, quadrato, triangolo, cerchio, un cenno appena sui poligoni regolari), del volume del parallelepipedo rettangolo e del cubo. Sarà bene riservare all'ultimo anno del ciclo i calcoli riguardanti il cerchio. Si evitino i problemi inversi, quando, essi non sorgano da una pratica necessità e non presentino una evidente eseguibilità. Tanto nel campo dell'aritmetica quanto In quello della geometria, sarà utile abituare gli alunni stessi a proporre e - formulare problemi pratici ricavati dalla propria esperienza. LINGUA MATERNA L'apprendimento della lingua può in questo ciclo didattico soddisfare in modo più intrinseco le sue finalità formative, nello quali buon senso e buon gusto convergono come esigenze dominanti. Si fa quindi esplicita raccomandazione, nella scelta delle letture, di evitare e combattere il futile, il brutto e il retorico. Per conseguire questa finalità, l'insegnante Incoraggerà i fanciulli a letture adatte a ciascuno di essi, di libri, di giornali, mirando ad ottenere che le fonti di cultura degli anni di scuola non si riducano ai soli manuali scolastici e che nel fanciulli sorga uno schietto e durevole amore per la lettura, Di conseguenza, dovrà essere dedicato ogni sforzo a costituire ed arricchire le biblioteche di classe. L'insegnante eserciterà i fanciulli nella lettura a prima vista e a viva voce, nella lettura individuale silenziosa, nella lettura espressiva, nella conversazione, nella drammatizzazione, nella recitazione a memoria di brevi prose e poesie di autentico valore, nella partecipazione a scene dialogate l'insegnamento deve curare che gli alunni abbiano ben compreso tutte le parole dei brani che sono oggetto di lettura o di recitazione: È anche consigliabile che l'alunno partecipi attivamente a spettacoli di burattini e assista a rappresentazioni teatrali opportunamente scelte. Tutto questa attività sono strettamente connesse all'espressione scritta, per la quale si consigliano libere composizioni possibilmente su argomenti scelti dagli stessi alunni relazioni su osservazioni, esperienze e ricerche personali, letture fatte. Possono rientrare in queste attività espressiva la corrispondenza interscolastica, la redazione del giornalino scolastico (frutto della collaborazione di tutti gli alunni singolarmente o a gruppi), per la preparazione di brevi monografie su argomenti scelti dagli alunni stessi e la stesura di scene dialogate. È anche necessario che l'insegnante eserciti la scolaresca nell'arte non facile di ascoltare la parola altrui: perciò offrirà esempi di espressiva lettura di brani antologici e, a puntate, di una opera narrativa unitaria di riconosciuto valore e li abiturerà; a seguire adatte radiotrasmissioni previa opportuna preparazione. L'insegnante sappia cogliere sempre le occasioni di esercizio alla retta pronuncia. Affinchè i fanciulli arricchiscano e sappiano ordinare il loro patrimonio linguistico, è pure necessario che siano stimolati a scoprire nella lingua viva sinonimi, analogie, etimologie, famiglie di parole, frasi idiomatiche: esercizio che può fornire occasione a ricerche personali o per gruppi, alla redazione e all'ordinamento di appositi schedari. Sarà curata anche la consultazione del vocabolario e di elenchi alfabetici. Si eviti che i fanciulli confondano i modi del dialetto coi modi della lingua; perciò si cercherà ogni occasione per disabituarli dagli idiotismi e dai solecismi. Nella didattica della lingua, ai fini della sincerità dell'espressione, l'insegnante tenga presente che una persona dimostra tanto meglio la sua padronanza di linguaggio, ossia di raziocinio e di gusto, quanto più scrive come parla e parla come scriverebbe. La revisione dei compiti deve risolversi in in appello alla capacità di autocorrezione dei fanciulli in forma di collaborazione. Un insegnamento grammaticale che sia fine a se stesso, con regole, definizioni, appositi e artificiosi esercizi di analisi, è assolutamente da bandire in questo ciclo di ancora episodiche scoperte e acquisizioni. Anche in questo campo occorre procedere con naturalezza, avviando nei primi due anni del ciclo al concreto e pratico riconoscimento delle parti del di scorso e delle loro flessioni o finzioni, ma fissando in modo più particolare l'attenzione sulla flessione dei verbi nell'ultimo anno del ciclo. Tali esperienze devono sempre scaturire dal vivo della lingua e non devono mai turbare i felici momenti estetici offerti dalla lettura di prose e poesie.