[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale della legge della Regione Sardegna del 9 agosto 2002, n. 14 (Nuove norme in materia di qualificazione delle imprese per la parte-cipazione agli appalti di lavori pubblici che si svolgono nell'ambito territoriale regionale), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 16 ottobre 2002, depositato in cancelleria il 22 successivo ed iscritto al n. 78 del registro 2002. Visto l'atto di costituzione della Regione Sardegna; udito nell'udienza pubblica del 30 novembre 2004 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro; uditi l'avvocato dello Stato Glauco Nori per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Sergio Panunzio per la Regione Sardegna.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso depositato il 22 ottobre 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto a questa Corte di dichiarare l'illegittimità della legge della Regione Sardegna 9 agosto 2002, n. 14 (Nuove norme in materia di qualificazione delle imprese per la partecipazione agli appalti di lavori pubblici che si svolgono nell'ambito territoriale regionale) in relazione all'art. 117 primo e secondo comma, lettera e) della Costituzione per indebita invasione della propria sfera di competenza legislativa esclusiva in materia di concorrenza e per violazione delle norme comunitarie in tema di qualificazione delle imprese. La disciplina legislativa sarebbe invalida perché sostanzialmente riproduttiva di un regolamento della Regione adottato dal suo Presidente con decreto n. 1/L del 9 marzo 2001 e annullato dal TAR con la sentenza n. 892/2002, la quale ha affermato che non vi è dubbio che la problematica relativa alla qualificazione delle imprese rientri nella materia, di esclusiva competenza statale, della regolamentazione della concorrenza. Invero le direttive comunitarie che hanno regolato nel dettaglio i meccanismi di aggiudicazione negli appalti pubblici trovano la propria giustificazione nella necessità di evitare comportamenti discriminatori in uno dei settori d'attività economica di maggiore impatto, quale quello dei contratti delle pubbliche amministrazioni. L'obiettivo della disciplina, secondo la difesa erariale, è anticoncorrenziale, perché consisterebbe nel favorire le imprese sarde nell'aggiudicazione degli appalti che si svolgono nella Regione Sardegna. Infatti, secondo l'art. 1 della legge, i committenti e i concedenti devono richiedere ai partecipanti la qualificazione nelle forme previste dalla legge; in caso contrario l'intero procedimento sarà invalido. La qualificazione è attribuita da un'apposita commissione permanente (art. 3) il cui provvedimento positivo comporta l'iscrizione in un apposito casellario, definito “Albo regionale degli appaltatori”. In tale maniera la Regione Sardegna avrebbe derogato al sistema di qualificazione unico per tutti gli esecutori a qualsiasi titolo di lavori pubblici previsto dall'art. 8, comma secondo, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 (Legge quadro in materia di lavori pubblici), attuato con il d.P.R 25 gennaio 2000, n. 34 (Regolamento recante istituzione del sistema di qualificazione per gli esecutori di lavori pubblici, ai sensi dell'art. 8 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e successive modificazioni). La legge regionale sarebbe in contrasto con l'art. 6 della direttiva 93/37/CEE che dispone che «le amministrazioni aggiudicatici non possono esigere condizioni diverse da quelle previste agli artt. 26 e 27 allorché domandano informazioni sulle condizioni di carattere economico e tecnico che esse esigono dagli imprenditori per la loro selezione»; sarebbe altresì in conflitto con le norme del Trattato dell'Unione (artt. 49-55) che disciplinano la libertà di servizi. Con riferimento a queste ultime norme l'art. 8 della legge n. 109 del 1994 dispone che, anche dopo l'entrata in vigore del sistema unico di qualificazione, le imprese dei Paesi appartenenti alla Comunità europea possono essere tenute a presentare solo le certificazioni conformi alle normative vigenti nei rispettivi paesi; la legge impugnata invece, prevedendo un sistema di qualificazione di applicazione generale, senza eccezioni, che richiede, tra l'altro, l'iscrizione alla Camera di commercio (art. 9, lett. f), è incorsa in un palese violazione della normativa comunitaria. La disciplina impugnata determinerebbe una compartimentazione del mercato costituito dagli appalti pubblici della Regione Sardegna, favorendo le imprese appartenenti a quest'ultima Regione, perché mentre un'impresa che operi all'interno della sola Sardegna dovrebbe sottoporsi ad un solo procedimento di qualificazione, un'altra che agisca su tutto il territorio nazionale ne dovrebbe affrontare diversi andando incontro ad oneri economici e di tempo che la porrebbero in condizioni di sfavore, tenuto anche conto della necessità di provvedere alle “variazioni” (art. 29) e con l'eventualità di essere sottoposta alla “revisione generale” (art. 32), con tutti gli oneri conseguenti. 2. – Nel giudizio si è costituito il Presidente della Regione Sardegna, con il ministero dell'Avvocatura della Regione, che assume l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso. Afferma la Regione che la disciplina legislativa regionale differisce da quella statale sostanzialmente solo per il fatto che mentre quest'ultima affida l'accertamento della qualificazione delle imprese a soggetti privati (la “società organismi di attestazione”, SOA), la prima lo affida ad una struttura pubblica, una commissione permanente costituita presso l'assessorato regionale dei lavori pubblici (art. 3 della legge reg. n. 14 del 2002) , che permette alle imprese di ottenere la qualificazione a costi assai più bassi di quelli che devono essere sostenuti presso le SOA, avendo queste ultime scopo di lucro. Secondo la Regione, il sistema di qualificazione sardo è aperto a tutte le imprese italiane o straniere, senza che vi sia alcun collegamento fra l'impresa e la Regione Sardegna (diversamente dal caso della legge della Regione Valle d'Aosta, di cui alla sentenza n. 207 del 2001) ed è alternativo, ma non sostitutivo rispetto al sistema statale di qualificazione attraverso le SOA: un'impresa può partecipare ad appalti di lavori pubblici regionali sia presentando la particolare qualificazione ottenuta in base alla legge sarda, sia quella ottenuta attraverso le SOA Il carattere alternativo della qualificazione regionale sarebbe testimoniato dal fatto che in tutte le gare di appalto bandite dalla Sardegna sono state ammesse le imprese prive della qualificazione regionale ma dotate di quella statale. Tale carattere alternativo sarebbe inoltre chiaramente espresso dalla legge regionale impugnata, che, al primo comma dell'art. 2, stabilisce che la qualificazione disciplinata da tale legge è "condizione sufficiente", ma non anche necessaria, potendo dunque andar bene anche la qualificazione statale.