[pronunce]

Nel giudizio pendente davanti al ricorrente, l'attrice ha chiesto il risarcimento dei danni, asseritamente subiti in conseguenza di un articolo, a firma del convenuto, pubblicato sul settimanale Panorama il 22 ottobre 2002, con il titolo «Pressione bassa ed udienze infinite» – riguardante il processo d'appello nei confronti di Giulio Andreotti, all'epoca in corso a Palermo, in cui la medesima attrice sosteneva il ruolo di pubblico ministero d'udienza insieme ad altro magistrato – nel cui contesto si faceva riferimento ad un'abnorme dilatazione dei tempi processuali conseguente a mere esigenze personali e di salute della stessa e ad un errore in cui sarebbe incorsa nel richiamare l'appartenenza politica di un soggetto tra i molti implicati nel processo. Il Tribunale deduce, in sintesi, l'insussistenza dei presupposti della affermata insindacabilità, in assenza di un nesso funzionale tra queste dichiarazioni rese extra moenia ed alcun atto parlamentare tipico avente ad oggetto i fatti su cui verte il giudizio. 2. – Preliminarmente, deve essere confermata l'ammissibilità del conflitto sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già ritenuto da questa Corte nell'ordinanza n. 337 del 2004. Costituisce, poi, principio consolidato nella giurisprudenza costituzionale quello secondo cui, riguardo ai conflitti proposti da una autorità giudiziaria, non ha rilievo il fatto che l'atto introduttivo abbia, anziché la forma del ricorso, quella dell'ordinanza, qualora, come nella specie, possieda tutti i requisiti di sostanza necessari per un valido ricorso (da ultimo, sentenze n. 335 e n. 314 del 2006). 3. – Nel merito, il ricorso è fondato. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, per l'esistenza di un nesso funzionale tra le dichiarazioni rese da un parlamentare al di fuori della sede istituzionale e l'espletamento delle sue funzioni di membro del Parlamento, è necessario che tali dichiarazioni possano essere identificate come espressione dell'esercizio di attività parlamentari (cfr. sentenze n. 10 e n. 11 del 2000), ed il compito di questa Corte è limitato alla verifica dell'esistenza di tale nesso (sentenze n. 335, n. 329 e n. 317 del 2006). Nel caso in esame, né la delibera di insindacabilità né la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato contengono alcun riferimento ad atti tipici compiuti dal parlamentare sul tema oggetto del pubblicato articolo. La relazione della Giunta (cui fa rinvio la delibera di insindacabilità) – sottolineato «ancora una volta che, data l'evoluzione che la figura del politico-parlamentare ha subito e continua a subire, non sembra nello spirito del principio costituzionale restringere le prerogative di insindacabilità esclusivamente alle discussioni che si tengono all'interno delle Aule e che siano intimamente connesse alla funzione stessa» – ritiene che «il mandato elettorale […] si esplica in tutte quelle occasioni nelle quali il parlamentare raggiunge il cittadino ed illustra la propria posizione anche, e forse tanto più, quando questo avvenga al di fuori dei luoghi deputati all'attività legislativa in senso stretto e si esplichi invece nei mezzi di informazione, negli organi di stampa e in televisione». E conclude nel senso che, anche nella specie, sia ravvisabile l'insindacabilità trattandosi «di opinioni espresse nel quadro di quelle attività che, nel loro complesso, possono ritenersi facenti parte dell'attività parlamentare, dal momento che si tratta dell'estrinsecazione, in un organo di stampa, della posizione di un senatore in relazione a rilevanti fatti pubblici». Ma – secondo la giurisprudenza di questa Corte – il mero riferimento all'attività parlamentare o comunque all'inerenza a temi di rilievo generale (pur anche dibattuti in Parlamento), entro cui le dichiarazioni si possano collocare, non vale in sé a connotarle quali espressive della funzione, ove esse, non costituendo la sostanziale riproduzione di specifiche opinioni manifestate dal parlamentare nell'esercizio delle proprie attribuzioni, siano non già il riflesso del peculiare contributo che ciascun deputato e ciascun senatore apporta alla vita parlamentare mediante le proprie opinioni e i propri voti (come tale coperto dall'insindacabilità, a garanzia delle prerogative delle Camere e non di un «privilegio personale […] conseguente alla mera “qualità” di parlamentare»: sentenza n. 120 del 2004), ma un'ulteriore e diversa articolazione di siffatto contributo, elaborata ed offerta alla pubblica opinione nell'esercizio della libera manifestazione del pensiero assicurata a tutti dall'art. 21 della Costituzione (sentenze n. 329 e n. 317 del 2006 e n. 51 del 2002). In tale prospettiva, va anche disatteso l'assunto del Senato, secondo cui «l'attività di parlamentare e giornalista, dalla quale ha avuto origine l'articolo de quo, [può] essere considerata ormai come parte della più ampia attività (rectius, funzione) di politico ed espressione – per quanto atipica – del relativo ruolo istituzionale»: questa Corte ha, infatti, già ritenuto in sé irrilevante (al fine d'affermare la sussistenza dei presupposti dell'insindacabilità) la qualifica rivestita dal membro del Parlamento rispetto all'esercizio di diritti o di doveri che, in quanto spettanti a tutti i cittadini, non richiedono l'intermediazione della rappresentanza parlamentare (cfr. , sentenze n. 329 e n. 286 del 2006). Le dichiarazioni contenute nell'articolo di stampa a firma del parlamentare non rientrano, pertanto, nell'esercizio della sua specifica funzione e non sono garantite dall'insindacabilità. Conseguentemente, l'impugnata delibera del Senato della Repubblica ha violato l'art. 68, primo comma, della Costituzione, ledendo con ciò le attribuzioni dell'autorità giudiziaria ricorrente, e deve essere annullata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spettava al Senato della Repubblica affermare che i fatti oggetto del processo civile, proposto dalla dottoressa Anna Maria Leone contro il senatore Raffaele (Lino) Jannuzzi e pendente davanti al Tribunale di Milano, sezione I civile, in composizione monocratica, concernono opinioni espresse da quest'ultimo nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione ; annulla, per l'effetto, la delibera di insindacabilità adottata dal Senato della Repubblica nella seduta del 23 luglio 2003 (doc. IV-quater, n. 13). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 novembre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente e Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 novembre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA