[pronunce]

che, con ordinanza di cui è stata data lettura alla pubblica udienza del 25 settembre 2007 e che si allega alla presente decisione, la Corte ha ritenuto non ammissibile nel presente giudizio incidentale l'intervento spiegato dalla Provincia autonoma, non rivestendo questa la qualità di parte del giudizio a quo. Considerato che la Corte di appello di Trento – Sezione distaccata di Bolzano dubita, con riferimento agli artt. 116 della Costituzione e 8, n. 8, del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), della legittimità costituzionale dell'art. 35, comma 2, della legge 24 novembre 2000, n. 340 (Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione di procedimenti amministrativi – Legge di semplificazione 1999); che, in particolare, il giudice rimettente censura la detta disposizione legislativa in quanto essa, violando, a suo avviso, la peculiare competenza legislativa provinciale di cui all'art. 8, n. 8, del dPR n. 670 del 1972, prevede che chi intende proporre una domanda giudiziale relativa «all'ordinamento dei masi chiusi» è tenuto ad esperire il tentativo di conciliazione ai sensi dell'art. 46 della legge 3 maggio 1983, n. 203 (Norme sui contratti agrari); che, in ordine alla rilevanza della questione, il rimettente, osservato che talune delle domande introdotte nell'ambito del giudizio a quo – poiché concernenti l'«ordinamento dei masi chiusi» – avrebbero dovuto essere precedute dal tentativo di conciliazione e che questo non era stato proposto, assume che, se la disposizione censurata fosse ritenuta legittima, egli sarebbe tenuto a dichiarare l'improponibilità del giudizio a quo; che il rimettente, pur chiamato a decidere in grado di appello sulla domanda giudiziale formulata dagli attuali appellanti, non riferisce se il tema della improponibilità del giudizio per il mancato esperimento del tentativo di conciliazione era stato oggetto di esame e, quindi, di decisione da parte del giudice di primo grado né se il medesimo tema era stato devoluto, in quanto oggetto di gravame, di fronte al giudice di appello; che tale omissione, considerata altresì la mancanza di qualsivoglia riflessione da parte del rimettente in ordine alla assai dubbia possibilità di dichiarare ex officio la predetta causa di improponibilità della domanda giudiziale per la prima volta in grado di appello, si risolve in una carenza di motivazione in ordine alla rilevanza della prospettata questione di legittimità costituzionale che va, pertanto, dichiarata manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 35, comma 2, della legge 24 novembre 2000, n. 340 (Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione di procedimenti amministrativi – Legge di semplificazione 1999), sollevata, in riferimento all'art. 116 della Costituzione, nonché all'art. 8, n. 8, del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), dalla Corte di appello di Trento – Sezione distaccata di Bolzano, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 ottobre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 ottobre 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA Allegato: ordinanza letta all'udienza del 25 settembre 2007 ORDINANZA La corte, considerato che la Provincia autonoma di Bolzano non risulta avere rivestito la qualità di parte nel giudizio a quo; rilevato che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, nel giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale è inammissibile l'intervento del soggetto che non riveste la qualità di parte nel giudizio a quo, in conformità al principio, più volte affermato, della necessaria corrispondenza tra le parti del giudizio incidentale di costituzionalità con quelle costituite nel giudizio a quo; considerato che tale principio può essere eccezionalmente derogato nel caso in cui l'interesse di cui è titolare il soggetto, pur formalmente esterno al giudizio a quo, inerisce immediatamente al rapporto sostanziale, rispetto al quale un'eventuale pronuncia di accoglimento eserciterebbe una influenza diretta, tale da produrre un pregiudizio irrimediabile della posizione soggettiva fatta valere; che, in particolare in relazione alla Provincia autonoma di Bolzano, il predetto principio ha trovato eccezione anche quando la norma oggetto del giudizio incidentale di costituzionalità, adottata secondo la procedura speciale di cui all'art. 107 dello Statuto di autonomia, era volta a dare attuazione a disposizioni statutarie; osservato che nel presente caso le ricordate eccezionali ragioni derogatorie non ricorrono, non risultando che la Provincia possa essere incisa irrimediabilmente dalla decisione del presente giudizio e non essendo la norma impugnata stata oggetto della speciale procedura di cui all' art. 107 dello Statuto di autonomia regionale. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile l'intervento della Provincia autonoma di Bolzano. F.to: Franco BILE, Presidente