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Capo II – Disposizioni in materia di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare Articolo 8 (Disposizioni penali) L'intervento mira a introdurre in via d'urgenza un consistente aggravamento sanzionatorio per le condotte finalizzate alla realizzazione di reati in materia di immigrazione clandestina. Con il comma 1, lettera a ), si interviene sull'articolo 12 del testo unico sull'immigrazione, modificando le cornici edittali delle fattispecie previste dai commi 1 e 3, dei quali si innalzano di un anno i rispettivi limiti minimi e massimi di pena detentiva. Al comma 1, lettera b ), si introduce un nuovo articolo 12- bis, recante una nuova fattispecie di reato intitolata « Morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina », volta ad elidere il concorso del reato di cui al citato articolo 12 con la fattispecie codicistica di cui all'articolo 586 del codice penale ( Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto ). La condotta del reato riproduce quella ricavabile dal combinato disposto dei commi 1 e 3, lettere b ) e c ), dell'articolo 12, prevedendosi dunque il fatto di chi « in violazione delle disposizioni del presente testo unico, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, quando il trasporto o l'ingresso sono attuati con modalità tali da esporre le persone a pericolo per la loro vita o per la loro incolumità o sottoponendole a trattamento inumano o degradante ». A fronte di tale nucleo comune di condotta, si prevede, quale elemento aggiuntivo specializzante della fattispecie, la causazione non voluta di un evento in danno delle persone trasportate, o comunque oggetto dell'attività di immigrazione clandestina, prevedendosi le seguenti cornici sanzionatorie: reclusione da venti a trenta anni, se dal fatto deriva, quale conseguenza non voluta, la morte di più persone, oppure la morte di una o più persone e lesioni gravi o gravissime a una o più persone; reclusione da quindici a ventiquattro, se dal fatto deriva – sempre quale conseguenza non voluta – la morte di una singola persona; reclusione da dieci a venti anni, quando si verifichino lesioni gravi o gravissime a carico di una o di più persone. Trattandosi, all'evidenza, di una fattispecie autonoma di reato, si è reso necessario operare una serie di richiami – variamente modulati – alla disciplina dei reati già previsti dall'articolo 12. Così, il comma 3 della nuova disposizione richiama le (residue) aggravanti di cui all'articolo 12, comma 3, lettere a ), d ) ed e ), e la disciplina del relativo concorso (comma 3- bis ), nonché le ulteriori ipotesi circostanziali – ad effetto speciale – di cui all'articolo 12, comma 3- ter . Anche il successivo comma 4 ricalca, mutatis mutandis , il regime derogatorio del bilanciamento tra circostanze eterogenee già previsto dall'articolo 12, comma 3- quater . Con il comma 5 si completa la riproposizione delle ulteriori disposizioni sostanziali contenute nell'articolo 12. Di particolare rilievo, per l'interprete, la norma sulla giurisdizione inserita al comma 6 della nuova disposizione, con cui si è previsto che « Fermo quanto disposto dall'articolo 6 del codice penale, se la condotta è diretta a procurare l'ingresso illegale nel territorio dello Stato, il reato è punito secondo la legge italiana anche quando la morte o le lesioni si verificano al di fuori di tale territorio ». Si tratta di indicazione con cui si è inteso fugare ogni dubbio sul fatto che, ai fini della sussistenza della giurisdizione italiana, non assume rilievo la circostanza che l'evento della nuova fattispecie delittuosa si sia verificato al di fuori del territorio dello Stato italiano: ciò purché si tratti di condotte finalizzate a procurare l'ingresso illegale nel territorio italiano. In tale prospettiva, la previsione convalida altresì l'orientamento estensivo costantemente seguito in materia dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui « In tema di immigrazione clandestina, la giurisdizione nazionale è configurabile anche nel caso in cui il trasporto dei migranti, avvenuto in violazione dell'art. 12 del d.lgs. n. 286 del 1998 a bordo di una imbarcazione (nella specie, un gommone con oltre cento persone a bordo) priva di bandiera e, quindi, non appartenente ad alcuno Stato, secondo la previsione dell'art. 110 della Convenzione di Montego Bay delle Nazioni Unite sul diritto del mare, sia stato accertato in acque extraterritoriali ma, successivamente, nelle acque interne e sul territorio nazionale si siano verificati quale evento del reato l'ingresso e lo sbarco dei cittadini extracomunitari per l'intervento dei soccorritori, quale esito previsto e voluto a causa delle condizioni del natante, dell'eccessivo carico e delle condizioni del mare (sez. I, n. 18354 del 11/03/2014, P.M. in proc. Hamada, Rv. 262542, e n. 11165 del 22/12/2015, dep. 16/03/2016, Almagasbi, Rv. 266430, da ultimo richiamate da sez. 1, n. 31652 del 02/07/2021, dep. 13/08/2021, Jomaa Laamami Tarek, rv. 281623 – 02) ». Sempre in conseguenza della natura di fattispecie autonoma della nuova disposizione, il comma 2 della nuova norma provvede a farne menzione ai commi 1 e 1- bis dell'articolo 4- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà. Ad analoga finalità rispondono i commi 3 e 4, che attengono alle disposizioni di carattere processuale e intervengono, quindi, sugli articoli 51, comma 3- bis , e 407, comma 2, lettera a ), n. 7- bis , del codice di procedura penale. Articolo 9 (Disposizioni in materia di espulsione e ricorsi sul riconoscimento della protezione internazionale) Con la disposizione di cui al comma 1, che novella l'articolo 35- bis , comma 2, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, si vuole superare l'incertezza applicativa determinata dalla norma vigente in tema di presentazione del ricorso, laddove il richiedente « risieda all'estero ». A tale proposito, si è voluto circoscrivere l'ipotesi ai casi in cui la persona « si trovi in altro Paese terzo al momento della proposizione del ricorso ». Si riporta a un dato fattuale e non « anagrafico », peraltro molto spesso di difficile verifica, una previsione che, in tal caso, comporta l'allungamento dei termini di proposizione del ricorso da trenta a sessanta giorni.