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Signor Presidente, la norma che stiamo per approvare rende stabile la deroga all'articolo 4 del decreto legislativo n. 175 del 2016, che fissa le regole entro le quali si muovono le partecipazioni societarie degli enti pubblici. Già la normativa vigente prevedeva, in situazioni puntuali nelle quali gli enti pubblici dimostrassero la strategicità della partecipazione in determinate società e la coerenza con la missione della società, il mantenimento in essere di questo tipo di partecipazioni. Proprio alla luce di ciò, com'è stato detto anche nella relazione introduttiva, esiste in Italia una serie di situazioni (come quelle delle centrali del latte di Brescia e di Roma e delle ex centrali del latte di Torino e di Firenze, che poi sono diventate Centrale del latte d'Italia, con Pistoia e con altre realtà) che stanno lì a dimostrare questo tipo di attività. Il tema delle centrali del latte nasce all'inizio del secolo scorso e poi ha un ritorno di fiamma negli anni Cinquanta, a causa della necessità di far incontrare due importanti attenzioni da riservare al territorio: da una parte, la fornitura di latte di qualità garantita e certificata alle comunità che vivono nelle grandi città, soprattutto dopo la Prima e la Seconda guerra mondiale e, dall'altra, la necessità di aiutare una filiera che nelle campagne faticava a trovare una struttura stabile e ad avere risposte adeguate in termini di un ritorno economico che incentivasse la produzione del latte perché se ne ravvisava l'esigenza. Questo quadro è enormemente cambiato. Infatti, con i mercati globalizzati, la situazione complessiva delle città nell'approvvigionamento alimentare non è più quella dei due dopoguerra. Quei problemi comunque rimangono: continuiamo ad avere un settore lattiero-caseario che denota ciclicamente pesanti situazioni di crisi (l'ultima, quella del settore ovicaprino, che abbiamo visto riportata da tutti gli organi di comunicazione, credo sia impressa in modo abbastanza forte nelle nostre menti); inoltre, continuiamo ad avvertire l'esigenza di una maggiore trasparenza e di controlli più precisi per tutti i prodotti che, in molti casi, vengono importati da diverse parti del mondo, anche da contesti produttivi nei quali i meccanismi di controllo e di certificazione della qualità, della salubrità e della sicurezza alimentare quantomeno non sono comparabili con quelli nazionali. Credo che queste tematiche, come già hanno sottolineato i colleghi, dovranno essere oggetto di una riflessione approfondita con ulteriori provvedimenti. Ad esempio, credo che dovremmo ragionare su un'analisi a livello nazionale dei punti di entrata dei prodotti alimentari, che in Italia sono una sessantina, mentre in altri Paesi del Nord Europa sono circa tre, cinque o sette. Non ha molto senso che, in situazioni economiche analoghe, l'Italia abbiamo sessanta punti di entrata dei prodotti, e quindi altrettanti luoghi dove devono essere controllate la qualità, la salubrità e la sicurezza della merce che entra, mentre altri Paesi più razionalmente hanno deciso che al loro interno quegli stessi prodotti entrino da tre, cinque o sette punti. Credo pertanto che il tema si porrà alla nostra attenzione, come necessità di assicurare piena trasparenza a tutto ciò che riguarda la qualità, la quantità e la provenienza dei prodotti alimentari che poi vengono utilizzati come base per la trasformazione di prodotti nel nostro Paese, cosa che ad oggi non è ancora vigente. Al contempo, tutto il tema della filiera lattiero-casearia richiederà un'attenta riflessione per evitare che si creino nuovamente le condizioni di crisi di settori che, purtroppo, troppo ciclicamente stanno venendo fuori, rischiando di minare un comparto importante sia per il ruolo economico che riveste, sia in quanto presidio territoriale in ambiti e contesti che, senza quel tipo di presenza zootecnica, probabilmente andrebbero verso una desertificazione del controllo e della gestione del territorio. Il provvedimento in esame fa un'operazione puntuale, dicendo sostanzialmente che questo tipo di attività economica deroga per legge, senza più dover dimostrare i requisiti cui faceva riferimento l'articolo 4, alla norma generale del decreto legislativo n. 175 del 2016. Da questo punto di vista, non ci sentiamo di dire che non sia necessario, ma continuiamo a essere convinti che avrebbe dovuto essere affrontato in un quadro generale. Per tale ragione, il nostro non sarà un voto contrario; ci asterremo sul provvedimento, con la speranza - come già hanno detto altri colleghi - che si crei quanto prima lo spazio di un ragionamento per approfondire la tematica, sul doppio fronte della tutela dei consumatori e del mondo produttivo, per formulare un provvedimento, se possibile in tempi brevi, più coordinato e completo, che affronti il tema nel suo complesso. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI e del senatore Trentacoste) . BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, la proposta che oggi approveremo in via definitiva è volta a superare - com'è stato detto anche in precedenza - la procedura stabilita dal testo unico sulle società partecipate, meglio conosciuta come la famosa legge Madia. Infatti, il testo unico stabiliva il divieto per le amministrazioni pubbliche di acquisire e mantenere le partecipazioni in società che abbiano come oggetto sociale la produzione di beni e servizi, salvo che per talune eccezioni, in considerazione degli interessi pubblici coinvolti dalle attività condotte nella tipologia di partecipazione. Con la proposta oggi al nostro esame escludiamo da tale divieto il settore lattiero-caseario, in pratica le centrali del latte, promuovendo possibili future partecipazioni. Il fondamento di questa iniziativa legislativa - voluta, lo ricordo, dal Gruppo Lega-Salvini Premier della Camera, guidato dall'onorevole Riccardo Molinari, colui che sostanzialmente per primo ha firmato la proposta - è il riconoscimento del ruolo di presidio in ambito di controllo degli alimenti e sanitario svolto dalle centrali del latte, che si sono distinte negli anni per la capacità d'innovazione e la sensibilità verso le nuove tecnologie, e - muovendo dalla necessità di mantenere inalterato il patrimonio di storia, tradizioni, qualità e innovazione - la restituzione alle pubbliche amministrazioni delle funzioni di garanzia e controllo sulla filiera lattiero-casearia (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , venuta meno a seguito dell'approvazione del testo unico sulle società partecipate. La filiera lattiero-casearia - lo ricordiamo - ha un importante rilievo economico e sociale per il nostro Paese, in quanto ha un indotto che dà lavoro a oltre 100.000 operatori tra produttori e trasformatori. La trasformazione del latte è un settore strategico per il nostro Paese e rappresenta un importante bacino di ricchezza e di occupazione per i territori locali. Ricordo che siamo importatori di latte e non siamo autosufficienti nella produzione: per questo, è ancor più strategico presidiare il settore. La filiera del latte e il made in Italy , infatti, rappresentano da sempre una garanzia per il consumatore.