[pronunce]

Riguardo alla pretesa inammissibilità delle censure fondate sull'art. 3 Cost., relativamente al comma 5 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, la ricorrente rammenta d'aver evocato una lunga serie di parametri posti a protezione della sua autonomia (anche) finanziaria, e ricorda che la giurisprudenza costituzionale ammette il riferimento a parametri «intimamente connessi» a quelli che presidiano le competenze e le prerogative regionali. 5.2.- Nel merito, l'argomento per il quale la norma impugnata varrebbe a compensare un preteso precedente squilibrio in danno delle Regioni a statuto ordinario costituirebbe la conferma che le norme attuali sono squilibrate in danno delle Regioni speciali. D'altra parte, la ragionevolezza della sperequazione non potrebbe essere misurata in una logica di «regressus ad infinitum», pena la sostanziale insindacabilità delle disposizioni assunte. La Regione Sardegna nega rilevanza, poi, alla procedura negoziale - prevista dall'art. 1, comma 132, della legge n. 220 del 2010 - per la definizione del patto di stabilità territoriale. La Corte costituzionale avrebbe infatti già chiarito come detta procedura debba comunque svilupparsi entro l'ambito finanziario definito, tra l'altro, dalla normativa censurata (è citata la sentenza n. 118 del 2012). Infine, osservando che il Presidente del Consiglio non avrebbe obiettato agli ulteriori ed essenziali argomenti posti a sostegno della questione promossa, la ricorrente richiama nuovamente detti argomenti, nei termini sopra sintetizzati. 5.3.- La Regione Sardegna procede quindi all'esame dei rilievi mossi alle censure concernenti i commi 2, 2-bis, 2-ter, 2-quater e 17-bis del citato art. 20, nel contempo analizzando le variazioni introdotte dall'art. 30 della legge 12 novembre 2011, n. 183 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2012). Anzitutto, il comma 4 dell'art. 30 ha abrogato una delle norme impugnate, il comma 2-ter dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, con l'effetto di eliminare finanche il meccanismo di correzione, previsto nella norma abrogata, cui il Presidente del consiglio aveva fatto riferimento per sostenere la ragionevolezza complessiva della disciplina censurata. Le modifiche recate al comma 3 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011 - per mezzo dell'art. 30, comma 2, della legge n. 183 del 2011 - sarebbero irrilevanti per le Regioni a statuto speciale, in quanto prevederebbero riduzioni del contributo richiesto solo in favore di altri enti territoriali. Priva di rilevanza sarebbe anche l'intervenuta modifica del comma 2 dell'art. 20 citato (ad opera dell'art. 30, comma 3, lettera a, della legge n. 183 del 2011), con la conseguente riduzione da quattro a due delle classi di merito istituite in punto di «virtuosità» degli enti territoriali. La ricorrente, infatti, ha inteso escludere in radice la legittimità di una comparazione con altre Regioni nel contesto della mancata attuazione del testo novellato dell'art. 8 del proprio statuto. Ancor più irrilevanti sarebbero le ulteriori modifiche recate alle norme impugnate. Nel merito, la Regione Sardegna afferma di condividere l'«interpretazione conforme a Costituzione», desumibile dall'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri, secondo cui le procedure valutative in questione, ed in particolare il criterio di prioritaria convergenza tra spesa storica e costi e fabbisogni standard, non sarebbero applicabili alle Regioni a statuto speciale. Tuttavia solo l'accoglimento delle questioni sollevate darebbe certezza agli interpreti e sarebbe integralmente satisfattivo, alla luce del principio - asseritamente enunciato dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 118 e n. 99 del 2012 - per il quale la Sardegna non potrebbe essere coinvolta nel patto di stabilità fino a quando non sia data piena attuazione all'art. 8 del suo statuto. In particolare, con la citata sentenza n. 118 del 2012, sarebbe stata stabilita la necessità di considerare l'attuale vigenza della norma statutaria sulle entrate regionali nella procedura negoziale concernente il patto di stabilità territoriale, non potendo rimanere «indipendenti e non coordinati, nel suo ambito, i profili della spesa e quelli dell'entrata». La stessa Corte costituzionale, con la sentenza n. 99 del 2012, pure citata, avrebbe inoltre smentito l'assunto della parte resistente, secondo cui l'attuazione del testo novellato dell'art. 8 dello statuto richiederebbe necessariamente l'intervento legislativo dello Stato: infatti, sarebbe stato riconosciuto il diritto della Regione Sardegna di redigere il proprio bilancio preventivo in base alle previsioni della norma statutaria, la cui attuazione non richiederebbe affatto la procedura regolata dall'art. 56 dello statuto medesimo (cioè mediante specifiche norme di attuazione). 6.- Con ricorso notificato il 15 novembre 2011 e depositato il successivo 22 novembre (reg. ric. n. 139 del 2011) , la Regione Friuli-Venezia Giulia ha promosso questioni di legittimità costituzionale di alcune disposizioni del d.l. n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 148 del 2011, e, tra queste, dell'art. 1, comma 8, per violazione degli artt. 116 e 119 Cost., degli artt. 48 e 49 della legge cost. n. 1 del 1963 e del principio di leale collaborazione. 6.1.- La ricorrente evidenzia come il comma 5 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011 avesse posto a carico delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, in termini di fabbisogno e di indebitamento netto, un onere di 1.000 milioni di euro per il 2013 e di 2.000 milioni a decorrere dal 2014. Per effetto delle modifiche recate dalla norma impugnata, gli oneri sono stati anticipati al 2012 e fissati in 2.000 milioni di euro. Secondo la difesa regionale, l'impatto effettivo della normativa impugnata sulla sua autonomia finanziaria e sulle risorse disponibili per lo svolgimento delle funzioni istituzionali può essere compreso solo rilevando come gli oneri relativi si aggiungano a quelli già imposti nel corso del 2010. A norma dell'art. 14, comma 1, lettera b), del d.l. n. 78 del 2010, le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano sono state chiamate a concorrere alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2011-2013, in «termini di fabbisogno e indebitamento netto», per 500 milioni di euro per l'anno 2011 e 1.000 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2012.