[pronunce]

che la definizione del giudizio principale richiede che si stabilisca se l'art. 3, comma 2, della legge n. 218 del 1990 produca o no l'effetto di estendere alla Compagnia Valdostana delle Acque la speciale normativa originariamente prevista per l'ENEL, la quale testualmente esclude l'obbligo di versamento della contribuzione di malattia; che, posto che la norma censurata contiene l'interpretazione autentica, non del d.P.R. n. 145 del 1965, né dell'art. 3 della legge n. 218 del 1990, bensì dell'art. 6 della legge n. 138 del 1943, la Corte remittente avrebbe dovuto spiegare per quale motivo la sollevata questione di legittimità costituzionale sarebbe rilevante nel giudizio principale, poiché, quale che possa essere il giudizio di questa Corte in ordine alla legittimità costituzionale dell'art. 20 del decreto-legge n. 112 del 2008, se il giudice a quo dovesse ritenere che le prescrizioni del d.P.R. n. 145 del 1965 si applicano alla società ricorrente nel giudizio principale, la conclusione sarebbe, in ogni caso, l'accoglimento della pretesa restitutoria avanzata da quest'ultima senza necessità di fare applicazione dell'art. 6 della legge n. 138 del 1943 o dell'art. 20 del decreto-legge n. 112 del 2008; che la Corte d'appello di Torino si limita ad affermare che l'orientamento della giurisprudenza di legittimità (secondo cui l'art. 6 della legge n. 138 del 1943 si interpreta nel senso che l'erogazione del trattamento di malattia da parte dei datori di lavoro non esonera questi ultimi dall'obbligazione contributiva) si applica anche ai datori di lavoro che corrispondono ai propri dipendenti il trattamento di malattia in virtù di disposizioni legislative, ma una simile affermazione non spiega per quale motivo il d.P.R. n. 145 del 1965 non sarebbe applicabile alla Compagnia Valdostana delle Acque nella parte in cui esclude l'obbligo del datore di lavoro di versare la contribuzione di malattia; che le questioni di legittimità costituzionale sono dunque manifestamente inammissibili per insufficiente motivazione sulla rilevanza.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 20, comma 1, «secondo capoverso» [rectius: secondo periodo], del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 24, primo comma, della Costituzione, dalla Corte d'appello di Torino con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 gennaio 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 gennaio 2011. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA