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Il secondo procedimento disciplinare ha avuto origine dal fatto che l'agente, in più occasioni, utilizzando canali di comunicazione idonei a rendere conoscibile il proprio pensiero a una pluralità indefinita di persone, aveva reso dichiarazioni e posto in essere condotte che sono risultate in contrasto con i doveri degli appartenenti alla Polizia di Stato, nonché lesive del dovere di fedeltà alle istituzioni e dell'inderogabile rispetto della Costituzione e delle leggi. Nello specifico, le affermazioni riconducibili al medesimo, dallo stesso scritte, pronunciate o costituenti condivisione del pensiero di altri, sono state pubblicate sulla pagina Facebook della segreteria provinciale di Caserta dell'organizzazione sindacale in questione. Anche per tali condotte, ritenute di evidente disvalore disciplinare, il questore di Caserta, il 4 maggio scorso, ha avviato un procedimento disciplinare. In considerazione della carica sindacale rivestita dall'agente in questione, il questore di Caserta ha provveduto ad effettuare le comunicazioni all'amministrazione centrale, che poi ha informato l'organizzazione sindacale di appartenenza, ai sensi dell'articolo 32, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 395 del 1995. Sotto il profilo tecnico-giuridico va anche rilevato che, ai fini dell'avvio dei procedimenti disciplinari, a nulla rileva il fatto che il dipendente fosse sospeso per inadempimento dell'obbligo vaccinale previsto dalla normativa anti-Covid, in quanto tale forma di sospensione dell'attività lavorativa non estingue il rapporto di lavoro e, dunque, non impedisce l'esercizio della potestà disciplinare nei confronti del dipendente. Per quanto concerne, infine, l'estensione e l'esatto contenuto delle guarentigie sindacali previste dall'articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica n. 164, nonché il loro rapporto con l'esercizio del diritto di critica... (Il microfono si disattiva automaticamente) ... le valutazioni verranno rimesse al titolare della potestà disciplinare. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Granato, per due minuti. GRANATO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr. SMART-IdV) . Signora Ministra, non sono soddisfatta della risposta ricevuta. Quello che lei ha detto testimonia chiaramente che viene esercitata una censura riguardo alla libera attività sindacale di rappresentanti di associazioni che sono tutelate dalla legge. Quindi quello che sta avvenendo è gravissimo, perché di fatto questo significa che un rappresentante sindacale non può neanche criticare le leggi a tutela degli interessi dei lavoratori che sta difendendo. Tutto ciò significa che un rappresentante delle Forze dell'ordine non ha diritto a tutela sindacale, di fatto. Qualora venisse confermata la richiesta di destituzione per Antonio Porto, sarebbe un atto secondo me gravissimo che metterebbe veramente la pietra tombale su uno Stato di diritto in cui credevamo di vivere, ma evidentemente oggi non è più così. PRESIDENTE . Ringrazio la cortesia del ministro Cartabia di aver atteso che rientrasse in Aula la senatrice D'Angelo, che ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03438 sulla riforma dei procedimenti giudiziari in materia di diritti delle persone e delle famiglie, per tre minuti. D'ANGELO (M5S) . Signor Presidente, vorrei chiedere scusa ai rappresentanti del Governo e i colleghi, purtroppo però dovevo terminare di svolgere un intervento, per questo ho tardato. La legge n. 206 del 2021 contiene, tra l'altro, la delega al Governo sulle misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie. Questo ambito del diritto reclamava da tempo una riforma ampia e organica che prevedesse l'unificazione in una sola autorità di riferimento delle competenze oggi sparse tra i diversi soggetti giurisdizionali coinvolti (tribunale ordinario, tribunale per i minorenni, giudice tutelare); regole processuali uniformi che facessero ordine in una babele di procedimenti diversi l'uno dall'altro; una effettiva specializzazione di tutti i soggetti che vi operano, dalla magistratura all'avvocatura, passando per i servizi sociali e i consulenti esperti. Già la commissione Luiso, che ha elaborato le proposte di riforma, aveva sottolineato come nella normativa vigente i procedimenti in materia di persone, minorenni e famiglie fossero caratterizzati da un'elevata frammentazione e da discipline diversificate, a discapito della parità di trattamento e di orientamenti interpretativi non uniformi. Proprio nelle norme del diritto processuale della famiglia ci sono novità che rappresentano un'importante superamento di disposizioni e orientamenti non più attuali, come non è più attuale l'idea di una famiglia che sia un'isola che il mare del diritto deve solo lambire: una visione legata al passato e che aveva un senso subito dopo la stagione dei totalitarismi, ma che oggi invece rischierebbe di consolidare gli squilibri sociali, lasciando in mano al più forte le dinamiche familiari. L'atteso assetto nuovo delineato dalla legge delega prende in considerazione una famiglia in cui le componenti fragili, quindi il minore e il coniuge più debole, sono titolari di veri e propri diritti soggettivi e le regole processuali sono coerenti con i principi del giusto processo; consegue l'obiettivo di massima celerità della risposta, sottesa alla necessità di tutela delle relazioni personali e familiari; risponde altresì al bisogno di specializzazione e di attenta valutazione del caso concreto, nonché alla possibilità di riesame e revisione, ove concorra, da parte di un organo superiore collegiale. Ora, ritenuto appunto che il tribunale unico della famiglia, altamente specializzato, ha l'obiettivo di assicurare orientamenti interpretativi uniformi, assicurando anche maggiore prevedibilità delle decisioni, proprio la prevedibilità dell'esito dei procedimenti potrà ridurre il contenzioso. Quindi, come auspicato da più parti e anche dal Consiglio nazionale forense, risulta ormai più che urgente... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. È abbastanza chiaro il tenore dell'interrogazione. Il ministro della giustizia, professoressa Cartabia, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CARTABIA, ministro della giustizia . Signor Presidente, ringrazio la senatrice D'Angelo per aver portato di nuovo l'attenzione su una delle riforme della giustizia che sono state approvate nel corso dello scorso anno. Mi chiedeva in particolare su tempi e risorse per attuare una riforma che persegue gli obiettivi che lei ha ricordato. Nella delega è previsto che i decreti legislativi di attuazione debbano essere adottati entro un anno dall'entrata in vigore. L'entrata in vigore della legge delega era il 24 dicembre 2021, perciò il tempo utile sarà fino al 24 dicembre 2022. Tuttavia posso già da subito dire che il lavoro è stato avviato immediatamente dopo l'approvazione della legge delega, con la costituzione di gruppi di lavoro per l'attuazione, con un mio decreto del 14 gennaio 2022. I gruppi di lavoro hanno già ultimato il loro lavoro, che adesso è passato all'ufficio legislativo per il coordinamento, la revisione del testo, il drafting finale e la redazione di tutte le relative relazioni di accompagnamento.