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l'aumento dell'imposta obbligava, tra gli altri, anche i venditori (ovvero coloro che "procedono alla fatturazione dell'energia elettrica ai consumatori finali") rientrando tra i soggetti obbligati ai sensi dell'articolo 53 del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative (detto testo unico sulle accise); tale addizionale, tuttavia, è stata abrogata a decorrere dal 1° gennaio 2012, "al fine di coordinare le disposizioni tributarie nazionali applicate al consumo di energia elettrica con quanto disposto dall'articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 2008/118/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa al regime generale delle accise e che abroga la direttiva 92/12/CEE"; il contrasto nei confronti del diritto comunitario, inoltre, è stato confermato anche da importanti pronunce della Corte di cassazione (si vedano le sentenze n. 3233 dell'11 febbraio 2020; n. 15198 del 4 giugno 2019; n. 27099 del 23 ottobre 2019 e n. 27101 del 23 ottobre 2019); la stessa Corte ha quindi sancito l'illegittimità dell'addizionale, nonché la relativa rimborsabilità a favore dei consumatori finali, che l'abbiano a suo tempo versata, ed il loro diritto ad agire davanti al giudice civile per la ripetizione dell'indebito avverso i fornitori, non essendo invece legittimati a richiedere il rimborso direttamente allo Stato o alle pubbliche amministrazioni coinvolte, soggetti formalmente estranei al rapporto di imposta; i soggetti venditori, nondimeno, secondo quanto stabilito dalla medesima Corte, avrebbero la possibilità di chiedere il rimborso allo Stato solo nel momento in cui fosse passata in giudicato la sentenza che riconoscesse al cliente la ripetizione dell'indebito; la situazione venutasi conseguentemente a creare, evidentemente, desta profonde preoccupazioni: da una parte, infatti, i consumatori finali non hanno modo presentare richiesta di rimborso di fronte allo Stato, dovendo agire invece avverso i venditori. Dall'altra parte, i fornitori medesimi, al fine di rivalersi sullo Stato, dovrebbero attendere il passaggio in giudicato della sentenza di condanna nei loro confronti, fermo restando il loro obbligo riguardante l'anticipo ai consumatori delle somme versate; considerato che: emergono chiaramente le gravi e plurime criticità che potrebbero comportare ingenti costi non solo a carico dei fornitori, ma anche e soprattutto a carico della collettività; se è vero, infatti, che sarebbero innanzitutto i venditori a dover far fronte all'anticipazione delle somme versate ai clienti (esponendosi contestualmente al rischio di non riuscire a garantire una così ingente liquidità nel breve periodo, e di conseguenza al rischio di fallimento), è altrettanto vero che il sistema della giustizia verrebbe allo stesso tempo gravato da un'enorme mole di contenziosi e procedimenti avviati proprio dagli operatori, al fine di rivalersi nei confronti dello Stato o delle pubbliche amministrazioni coinvolte; senza affrontare il tema legato ai creditori delle aziende venditrici di energia e a tutto il comparto interessato, nonché all'indotto complessivo che verrebbe inevitabilmente coinvolto, sia in termini di tempestività dei pagamenti sia in termini di corretto e regolare svolgimento dei lavori attualmente in atto, è indubbio che una siffatta esternalità negativa avrebbe riverberi anche nei confronti dei cittadini, non solo intesi come consumatori finali del mercato dell'energia (si pensi ai rischi di aumento delle bollette derivante dall'aggravio dei costi di gestione) ma anche come cittadini, in considerazione dell'intasamento di un sistema giudiziario che, già oggi, risulta non essere competitivo in termini di rapidità del contenzioso rispetto ai partner europei, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto al fine di stanziare le risorse necessarie a garantire i rimborsi ai consumatori finali delle addizionali già versate e al fine di risolvere la preoccupante situazione di impasse attualmente creatasi e tutelare altresì consumatori ed operatori del mercato elettrico; se, in alternativa, non ritenga plausibile ed opportuno adottare interventi normativi ad hoc volti ad individuare una soluzione giuridica in via interpretativa che consenta la soddisfazione delle legittime e corrette richieste di rimborso avanzate dai clienti e la contestuale salvaguardia degli operatori del comparto energetico. Atto n. 4-06034 DE POLI Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: l'Autorità di bacino distrettuale delle Alpi orientali, nell'ambito delle proprie funzioni di coordinamento delle attività di pianificazione, ha redatto i due progetti di aggiornamento dei piani di gestione delle acque e del rischio di alluvioni (PGRA) per il prossimo ciclo di gestione 2021-2027; i due progetti sono stati sottoposti, con esito positivo, alla conferenza istituzionale permanente nella seduta del 29 dicembre 2020, consultabili in formato digitale sul sito istituzionale; l'esigenza di assicurare il rispetto delle scadenze fissate dalle direttive e il coordinamento con gli annessi procedimenti di valutazione ambientale strategica, impone di dare immediato avvio alla fase di consultazione pubblica ai sensi dell'articolo 66, comma 7, del decreto legislativo n. 152 del 2006; le rilevanti ricadute sul territorio e sulla gestione della pianificazione che l'aggiornamento del PGRA comporterà esigono di affrontare attentamente le disposizioni e gli effetti di concerto con le amministrazioni comunali; considerato che è stato avviato un tavolo di concertazione tra l'autorità di bacino distrettuale delle Alpi orientali, le amministrazioni comunali, gli enti locali e i professionisti del settore, prevedendo un incontro a cui con ogni probabilità seguiranno altri, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi indispensabile la partecipazione di ANCI Veneto agli incontri inerenti al tavolo di lavoro che valuterà le osservazioni ai due progetti di aggiornamento dei piani di gestione delle acque e del rischio di alluvioni per il prossimo ciclo di gestione 2021-2027, al fine di consentire agli enti locali una partecipazione costruttiva che evidenzi le problematiche e ponga l'attenzione sulle possibili soluzioni di intervento a garanzia della sicurezza idraulica e della salvaguardia delle potenzialità dei piani urbanistici già in essere. Atto n. 4-06035 NENCINI Al Ministro della giustizia Premesso che: l'art. 684 del Codice di procedura penale prevede che: "1. Il tribunale di sorveglianza provvede in ordine al differimento dell'esecuzione delle pene detentive e delle sanzioni sostitutive della semidetenzione e della libertà controllata nei casi previsti dagli articoli 146 e 147 del codice penale, salvo quello previsto dall'articolo 147 comma 1 numero 1 del codice penale, nel quale provvede il ministro di grazia e giustizia. Il tribunale ordina, quando occorre, la liberazione del detenuto e adotta gli altri provvedimenti conseguenti. 2.