[pronunce]

, ben può dubitarsi della conformità agli artt. 111, 24 e 3 Cost. della norma che, nel diritto vivente, rende improcedibile l'opposizione a decreto ingiuntivo iscritta a ruolo oltre cinque giorni dalla notificazione; che la contrarietà al principio del giusto processo «regolato dalla legge» (art. 111 Cost.) si coglie nella creazione, per via giurisprudenziale, di una sanzione d'improcedibilità dell'opposizione che l'art. 647, primo comma (seconda ipotesi), cod. proc. civ. , commina soltanto per il caso di mancata costituzione dell'opponente, ma non per quello di costituzione tardiva, specialmente se si considera che l'opposizione a decreto ingiuntivo instaura pur sempre un processo di primo grado, in cui l'ipotesi di tardiva iscrizione a ruolo di una causa non è sanzionata dall'improcedibilità; che la disciplina appare altresì in contrasto anche con il diritto ad un equo vaglio giurisdizionale, cui ogni persona ha diritto ai sensi dell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, ratificata con legge 4 agosto 1955, n. 848, che verrebbe a mancare ove si voglia che dal mancato rispetto del termine di soli cinque giorni derivino effetti irreversibili - anche quando l'assegnazione di termine a comparire dimidiato ex art. 645 cod. proc. civ. non sia stata frutto di consapevole scelta - se poi la sentenza di definizione di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, ove ne manchi la notificazione, divenga irrevocabile solo con il decorso del termine di un anno (oltre al periodo di sospensione feriale); che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità e, comunque, per la manifesta infondatezza della questione, posto che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Monza, cui l'attuale rimettente si richiama, è stata dichiarata inammissibile dalla Corte costituzionale, per omessa motivazione sulla circostanza che la dimidiazione del termine a comparire sia stata effettivamente inconsapevole; che, nel merito, non risultano prospettate - osserva la difesa erariale -argomentazioni nuove o diverse rispetto a quelle già esaminate e disattese dalla giurisprudenza costituzionale che ha dichiarato la questione manifestamente infondata. Considerato che il Tribunale ordinario di Messina dubita della legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 645, secondo comma, 647 e 165, primo comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui prevede, secondo il diritto vivente, che l'opposizione a decreto ingiuntivo è improcedibile se iscritta a ruolo dopo il termine dimidiato di cinque giorni, allorché l'opponente abbia assegnato, anche involontariamente, all'opposto un termine inferiore a quello previsto dall'art. 163-bis cod. proc. civ. , per violazione degli artt. 111, 24 e 3 della Costituzione, nonché dell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo; che la questione proposta è manifestamente inammissibile per una molteplicità di ragioni; che, anzitutto, l'ordinanza è carente nella motivazione in ordine al contrasto con taluni dei parametri costituzionali rilevati; che l'art. 3 Cost. è invocato nella motivazione dell'ordinanza, senza che tale parametro sia richiamato nel dispositivo; che l'eventuale disparità di trattamento, con riguardo alla sanzione dell'improcedibilità per tardiva costituzione, è solo intuibile nel riferimento, che compare nella motivazione dell'ordinanza, alla mancata costituzione e alla tardiva iscrizione della causa a ruolo nel processo di primo grado, senza però che la motivazione sia adeguatamente sviluppata come discriminazione tra soggetti in posizioni processuali diverse (il che si risolve in carente motivazione sulla non manifesta infondatezza: ordinanze n. 191 del 2009, n. 114 del 2007 e n. 39 del 2005); che neppure la violazione dell'art. 24 Cost. è argomentata, dal momento che l'ordinanza richiama solo i principi del giusto processo, sicché il dubbio finisce per confluire nell'art. 111 Cost., sia per la creazione, da parte del diritto vivente, di una regola pregiudizievole per le parti, quella dell'improcedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo per tardiva costituzione, sia per l'assenza «di un adeguato vaglio giurisdizionale cui ogni persona ha diritto ai sensi dell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo»; che se dai principi del giusto processo discende il diritto ad un «equo vaglio giurisprudenziale», ciò non toglie che il processo debba esser governato, per esigenze di certezza e ragionevole durata, da scansioni temporali, il cui mancato rispetto va assoggettato alla sanzione della decadenza dal compimento di determinate attività (sentenze n. 11 del 2008 e n. 462 del 2006); che, sul punto, nulla dice il rimettente, anche solo per verificare la ragionevolezza della sanzione di improcedibilità dell'opposizione per tardiva costituzione dell'opponente, rispetto all'esigenza di certezza e di contenimento dei tempi processuali, sicché, anche in tal caso, si profila la manifesta inammissibilità per carente motivazione sulla non manifesta infondatezza, perché l'invocazione della disciplina dell'irrevocabilità della sentenza resa in esito al giudizio di opposizione, solo per decorso del termine annuale, investe un ordine di questioni, relativo alla stabilità delle decisioni rese dal giudice, che è diverso dalle sanzioni processuali per tardivo compimento di attività, per non dire che anche in tal caso vi è un termine di decadenza dall'impugnazione, che può essere più ristretto ove la sentenza sia stata notificata; che l'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo non costituisce disposizione da potere invocare come parametro al fine di affermare l'incostituzionalità delle norme denunciate, dal momento che la stessa costituisce solo norma interposta al fine di accertare la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., non invocato dal giudice a quo. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 645, secondo comma, ultima frase, 647 e 165, primo comma, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione e all'art. 6 della Convenzione dei diritti dell'uomo, dal Tribunale ordinario di Messina, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 aprile 2010. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 maggio 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA