[pronunce]

In conclusione, la ricorrente osserva come la difesa statale pretenda di far valere, nei confronti della Provincia autonoma di Trento, vincoli derivanti non già dallo statuto di autonomia bensì dalle norme del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, in violazione del disposto dell'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001, il quale consente l'applicazione del Titolo V alle autonomie speciali solo in quanto più favorevole rispetto alle norme statutarie. 4.- Con memoria depositata in data 31 gennaio 2012, l'Avvocatura generale dello Stato ribadisce le difese svolte nell'atto di costituzione ed insiste per il rigetto del ricorso. 4.1.- Gli artt. 5 e 6 del d.lgs. n. 28 del 2011 sarebbero riconducibili alla materia dell'"energia", di competenza concorrente, in quanto costituirebbero la «naturale evoluzione» dell'art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003. In alternativa, sempre secondo la difesa statale, le predette disposizioni dovrebbero essere ascritte alla materia dei «livelli essenziali delle prestazioni amministrative», in quanto configurano il procedimento, da applicarsi uniformemente su tutto il territorio nazionale, per conseguire l'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio degli impianti di energia da fonti rinnovabili. La disciplina statale oggetto di impugnazione non riguarderebbe dunque i profili sostanziali dell'impatto ambientale ovvero paesaggistico degli impianti, ma soltanto l'iter procedurale da seguire ai fini dell'autorizzazione, sul presupposto che siano rispettate le normative poste a tutela dell'ambiente e del paesaggio. 4.2.- Quanto all'applicazione delle linee guida alla Provincia autonoma, la difesa statale ribadisce l'eccezione di inammissibilità dell'impugnazione, in ragione della partecipazione della Provincia autonoma di Trento alla Conferenza unificata che ne ha preceduto l'approvazione. Dal verbale della seduta dell'8 luglio 2010 si evincerebbe, infatti, che la ricorrente non intendeva negare l'applicabilità delle linee guida nel suo territorio, avendo semplicemente chiesto che fosse inserita una clausola di salvaguardia delle competenze statutarie in relazione alle disposizioni contenute nei punti 1.2. , 17.1. e 17.2. A conferma di quanto esposto, la difesa statale sottolinea che la sentenza n. 275 del 2011 della Corte costituzionale ha accolto parzialmente il conflitto proposto dalla ricorrente, annullando i punti 1.2. e 17.1. delle linee guida, e facendo salva, per il resto, l'applicazione delle stesse linee guida nei confronti della Provincia autonoma. L'impugnazione odierna, per la parte in cui riguarda l'applicabilità delle linee guida, risulterebbe dunque inammissibile, perché contraria all'oggetto del precedente conflitto di attribuzioni e al contenuto della sentenza n. 275 del 2011. Sarebbe comunque evidente, secondo l'Avvocatura generale dello Stato, l'infondatezza della pretesa della ricorrente di sottrarsi all'applicazione delle linee guida oltre i limiti segnati dalla richiamata sentenza. 4.3.- In riferimento alle censure prospettate nei confronti dell'art. 15, commi 3 e 4, primo periodo, del d.lgs. n. 28 del 2011, la difesa statale ribadisce che le disposizioni ivi contenute sarebbero qualificabili come norme generali sull'istruzione e sui livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, e dunque rientrerebbero nella competenza esclusiva statale prevista dall'art. 117, secondo comma, lettere m) ed n), Cost. 5.- In data 17 ottobre 2012, la difesa provinciale ha depositato ulteriore memoria di replica alle argomentazioni svolte dalla difesa dello Stato. 5.1.- La ricorrente contesta che le disposizioni contenute negli artt. 5 e 6 del d.lgs. n. 28 del 2011 siano riconducibili ai livelli essenziali delle prestazioni, giacché tale inquadramento, a fronte della natura prevalentemente amministrativa delle norme dettate dalle Regioni, finirebbe per svuotare di contenuto l'autonomia legislativa regionale. Più specificamente, poi, il parametro indicato risulterebbe inapplicabile alle autonomie speciali, nei casi in cui da esso derivi la compressione delle prerogative statutarie. A parere della stessa ricorrente, le disposizioni in esame, e le norme da esse richiamate, costituiscono «un insieme complesso di disposizioni, in larga misura dettagliate», tale da non poter essere in alcun modo riconducibile ai livelli essenziali, come sarebbe confermato dall'art. 5, comma 1, il quale rinvia alle «disposizioni delle Regioni», in tal modo smentendo quell'esigenza di assoluta uniformità ex adverso prospettata. Del resto, la giurisprudenza costituzionale ha riconosciuto all'art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003 natura di principio fondamentale della materia "energia", senza mai ricondurlo ai livelli essenziali delle prestazioni. Quanto poi alla presunta neutralità del procedimento autorizzatorio, tale da escluderne l'attinenza con la materia sostanziale, e dunque anche con il profilo della tutela del paesaggio, la ricorrente si limita ad osservare che ogni materia comprende, necessariamente, non solo le norme sostanziali ma anche le relative norme procedurali, e che pertanto il procedimento non può essere considerato materia autonoma (sono richiamate le sentenze della Corte costituzionale n. 401 del 2007 e n. 465 del 1991). 5.2.- Con riferimento alle linee guida, la difesa provinciale ribadisce che, in sede di Conferenza unificata, la Provincia autonoma di Trento aveva chiesto di inserire la clausola di salvaguardia ed alcuni emendamenti, in quanto si opponeva all'applicazione delle linee guida nel proprio territorio, sicché non si sarebbe verificata alcuna acquiescenza, e difatti la relativa eccezione, già proposta in sede di conflitto, è stata respinta dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 275 del 2011. Nel merito, la pronuncia citata, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa statale, avrebbe individuato nelle sole esigenze generali di produzione minima di energia da fonti rinnovabili, connesse alla tutela dell'ambiente, i limiti entro i quali le linee guida vincolano anche le Province autonome. Da questa lettura della sentenza n. 275 del 2011 discenderebbe, come conseguenza necessitata, l'illegittimità costituzionale dell'art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 28 del 2011, che genericamente fa rinvio alle «modalità procedimentali» e alle «condizioni» previste dal d.m. 10 settembre 2010. 5.3.- Con riguardo alla impugnazione dell'art. 15, commi 3 e 4, primo periodo, del d.lgs. n. 28 del 2011, la difesa provinciale rinvia alle argomentazioni esposte nella propria precedente memoria, in assenza di nuove deduzioni da parte dell'Avvocatura generale dello Stato rispetto a quanto già prospettato nell'atto di intervento.