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Magari quello non viene eletto, ma potrebbe finire nel Gabinetto di un Ministro o anche a fare il segretario o il portaborse di qualcuno, per cui può succedere comunque di tutto, non è l'unico parametro. Mi associo quindi ai colleghi del Gruppo che hanno chiesto una riflessione più approfondita su alcune questioni, ritenendo condivisibile l'appello che è stato fatto poco fa, anche se non ricordo in quale intervento: ci sono dei temi su cui tutte le forze politiche si devono ritrovare e la lotta alla mafia è uno di questi. È opportuno, dunque, che la normativa sia meditata con oculatezza, proprio perché deve raggiungere il risultato in termini concreti e, soprattutto, deve avere le gambe, cioè i mezzi, vale a dire la parte tecnica e amministrativa necessaria, altrimenti la lotta effettiva alla criminalità organizzata poi non è possibile. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, inizio questo mio intervento parafrasando il motto per cui il fine giustifica i mezzi: siamo in presenza di un fine che prescinde totalmente dai mezzi e rischia di travolgere il fine medesimo, e parliamo di un rischio concreto, per cui non si tratta di reato di pericolo ma di reato di evento. Quando si scrive una norma penale, in particolare una norma che riguarda reati di mafia, quindi una norma speciale, non ci si può avventurare mettendo sul piatto della propaganda il rischio del travolgimento e dell'inefficacia di una normativa. Il Parlamento di recente è intervenuto su un'emergenza, vale a dire il fatto che, senza l'inserimento del concetto di utilità, il reato del voto di scambio politico-mafioso rischiava di rimanere scritto solo sulla carta e di non produrre alcun risultato processuale. E qui c'è un punto, colleghi: è inutile che facciamo l'elenco di tutti i processi per mafia che si sono svolti, soprattutto al Nord: chi vi parla potrebbe far riferimento al processo Minotauro o ai processi in Lombardia. Elenchiamoli pure tutti, ma - mi chiedo - il problema è aprire molti fascicoli di indagini preliminari o arrivare ad una sentenza e all'efficacia del ruolo dello Stato? Abbiamo approvato una norma a stragrande maggioranza, affrontando il tema dell'utilità e dando finalmente uno strumento per perseguire questo tipo di reati. Come è stato rammentato già da alcuni colleghi, su questa norma si è consolidata una giurisprudenza che, nel suo consolidamento, ha dato rassicurazioni sul fatto che la norma funziona. Io sono molto preoccupata - e vorrei che lo fossimo tutti, anche chi propone la norma - per le criticità che via via emergono con urgenza, con maggior chiarezza e con molte sottolineature da più parti, criticità che vengono segnalate da associazioni che, a vario titolo, sono impegnate nel contrasto a tutte le mafie. Proviamo allora a riesaminarne qualcuna insieme, anche se su molte sono già intervenuti i colleghi che hanno parlato prima di me. Voglio ricordare anch'io che cosa vuol dire trasferire tutto sulla soggettività per la punibilità del fatto con modalità mafiose, così da rendere punibile soltanto - e sottolineo «soltanto», perché quella che andremo ad approvare è una norma restrittiva - il patto stretto con soggetti la cui appartenenza ad associazioni mafiose è nota. Non si tratta di un cambiamento di poco conto perché la prima norma, quella in vigore, riguarda l'oggettività, prescinde dall'appartenenza e, soprattutto, vuole colpire il turbamento delle libere elezioni, ritenendo che sia un disvalore e su quello si appunta. Ecco perché è il metodo mafioso che prescinde anche dalla diretta appartenenza ad essersi consolidato nella giurisprudenza. Trasferirlo su un piano soggettivo non è cosa di poco conto. Intanto, è una probatio diabolica e, quindi, torniamo ai famosi fascicoli di indagine, che forse non arrivano non dico al rinvio a giudizio ma neanche all'avviso di cui all'articolo 415- bis del codice di procedura penale. Sicuramente non superano il vaglio del giudizio ma, soprattutto, diventa tutto trasferito, affidato e circoscritto ai soggetti di appartenenza mafiosa, provata o non provata da una sentenza. Immaginiamo come ci si potrà difendere, allora, dicendo: «Non ero in grado di sapere che si trattava con un soggetto appartenente ad una associazione mafiosa». E cosa facciamo, poi, colleghi? Declamiamo che abbiamo fatto una bella norma che colpisce di più o ci cospargiamo il capo di cenere? Soprattutto, proprio perché la norma colpisce solo quei soggetti, tutto quel mondo grigio di cui abbiamo fatto l'elenco, che è il succo delle mafie moderne (c'è infatti un mondo grigio impalpabile che ruota attorno a questi mondi), rimane totalmente non colpito dalla norma, perché in virtù di essa deve trattarsi di un appartenente all'associazione mafiosa. Questo è un passo avanti? Per non parlare poi della successione delle leggi nel tempo nel caso venga ristretta una platea; io vorrei sapere, e lo chiedo a voi, che cosa accadrebbe ad alcune condanne fatte in base alla normativa vigente. Perché, a questo punto, c'è il rischio che si dica che c'è una norma meno restrittiva e che si vuole essere assolti dalla condanna appena riportata. Questo è un rischio che vogliamo accettare? Questo solo per dirne alcune. C'è poi la questione riguardante la sostituzione di un vocabolo ampiamente e consolidatamente usato nella tecnica giuridica dove, quando si dice che viene punito «chiunque», si intende coprire ogni tipo di condotta. Invece, qui non c'è più la sola parola «chiunque», che viene sostituita con la frase «chiunque accetta, direttamente o a mezzo di intermediari». Quindi, si fa una specificazione che, di nuovo, rischia un'indebita restrizione della fattispecie e che di nuovo mette a rischio processi già celebrati, ma che soprattutto, introduce, da un lato, una contraddizione introducendo dei rischi e, dall'altro invece del semplice «chiunque» introduce un riferimento all'ambito più circoscritto degli «intermediari». Infatti, vi sono un sacco di altri soggetti di quelle zone grigie che tutti vorremmo colpire e che non si possono identificare solo negli intermediari. Quindi, di nuovo stiamo allargando le maglie. Vengo ai profili di incostituzionalità. Quando nella norma si aggiunge «disponibilità a soddisfare gli interessi», indubbiamente si descrive un fenomeno che tutti vogliamo colpire. C'è, però, un particolare: che le norme penali non servono a descrivere un fenomeno: servono a punire delle condotte, e per questo motivo devono essere scritte bene. Non va assolutamente bene scrivere che si può punire chi è disponibile verso le esigenze e gli interessi dell'associazione mafiosa che, peraltro, nella norma attuale, con il concetto di utilità, rientrano ampliamente. Quindi, noi mettiamo a rischio di incostituzionalità una norma perché manca il principio di tassatività. Sull'equiparazione tra 416- bis e 416- ter a livello di pene, anche qua noto una certa approssimazione.