[pronunce]

Secondo il rimettente, tale deteriore trattamento non avrebbe giustificazione alcuna, atteso che le menzionate categorie di lavoratori sarebbero «sostanzialmente omogenee» in quanto «partecipano dei medesimi elementi (rapporto di lavoro e tempo indeterminato) e sono esposte ai medesimi rischi di interruzione involontaria dell'impiego (in particolare il recesso datoriale)», distinguendosi solo per la natura dell'attività svolta. Non vi sarebbero quindi ragioni - sempre ad avviso del giudice a quo - «per concedere soltanto ad una categoria l'indennità di disoccupazione, laddove il dipendente appartenente all'altra categoria abbia maturato tutti i presupposti che la legge (D.L. n. 1827/1935 art. 73 e seg. e successive modificazioni) prevede per l'indennità di disoccupazione ordinaria». 1.3.3.- Secondo il Tribunale rimettente, la disposizione impugnata contrasterebbe, infine, con l'art. 38, secondo comma, Cost., «nel momento in cui» impedisce al lavoratore dipendente agricolo a tempo indeterminato di «godere di un sostegno» quando involontariamente si trovi senza lavoro. L'art. 32, primo comma, della legge n. 264 del 1949, non prevedrebbe i «mezzi adeguati alle [...] esigenze di vita» del detto lavoratore, ai quali fa riferimento l'invocato parametro costituzionale, in particolare, «laddove la cessazione del rapporto di lavoro intervenga in un periodo che annulla i presupposti per la concessione dell'indennità di disoccupazione agricola». Il Tribunale ordinario di Potenza afferma conclusivamente che «la non estensione della disciplina prevista per la concessione dell'indennità di disoccupazione ordinaria alle ipotesi di lavoro subordinato agricolo a tempo indeterminato conduce ad annullare il sostegno per il lavoratore involontariamente cessato dal lavoro». 2.- Si è costituito nel giudizio di legittimità costituzionale il ricorrente nel giudizio principale, chiedendo alla Corte di dichiarare le questioni fondate. Nel richiamare quanto esposto nell'ordinanza di rimessione, la parte costituita afferma anzitutto che l'art. 32, primo comma, lettera a), della legge n. 264 del 1949, non dettando una disciplina differenziata delle diverse situazioni dei lavoratori agricoli a tempo determinato e dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato, creerebbe «una non ragionevole disuguaglianza sostanziale tra cittadini davanti alla legge», violando sia l'art. 3 Cost. sia l'art. 38, secondo comma, Cost.; ciò in quanto, applicando detta disposizione, la parte costituita, essendo stata licenziata il 31 dicembre 2012, «avrebbe diritto a 0 (zero) giornate di disoccupazione». Sotto un secondo profilo, la difesa della parte costituita afferma che, poiché l'art. 38, secondo comma, Cost., «prefigura una sorta di nucleo minimo di tutela da riconoscersi universalmente» con riguardo a provvidenze destinate al sostentamento e alla salvaguardia di condizioni di vita accettabili della persona, qualsiasi discrimine fra cittadini circa il godimento delle stesse sarebbe in contrasto con il principio di non discriminazione di cui all'art. 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848. Il fatto che le due categorie di lavoratori a tempo indeterminato agricoli e non agricoli, ancorché «sostanzialmente omogenee», in quanto si distinguono solo per la natura dell'attività svolta, ricevano tutele previdenziali contro la disoccupazione involontaria diverse assumerebbe, quindi, il carattere di una discriminazione irragionevole. 3.- Si è costituito nel giudizio l'INPS, resistente nel processo principale, chiedendo che le questioni sollevate siano dichiarate inammissibili o infondate. 3.1.- L'Istituto costituito precisa anzitutto, in punto di fatto, di essere stato convenuto nel giudizio a quo, con ricorso depositato nella cancelleria del Tribunale ordinario di Potenza il 29 agosto 2013, da N. T., il quale, nell'atto introduttivo del giudizio, esponeva: di avere lavorato presso una società in qualità di salariato agricolo fisso, cioè di operaio agricolo a tempo indeterminato, e di essere stato licenziato a decorrere dal 1° gennaio 2013; di avere presentato all'INPS, presso la sede di Potenza, il 7 gennaio 2013, la domanda amministrativa diretta a ottenere l'indennità ordinaria di disoccupazione «(non agricola)»; che l'INPS aveva rigettato tale domanda per difetto dei requisiti previsti dalla legge, in particolare, di quello «dei 52 contributi settimanali non agricoli nel biennio precedente la data di licenziamento», in quanto risultavano accreditati soltanto contributi versati come lavoratore agricolo; di avere poi presentato all'INPS, presso la sede competente, il 18 marzo 2013, un'ulteriore domanda amministrativa diretta a ottenere l'indennità di disoccupazione agricola; che l'INPS aveva rigettato anche tale domanda «per difetto di giornate indennizzabili», in quanto il richiedente «aveva lavorato per l'intero anno di riferimento, cioè l'anno precedente fino al 31 dicembre 2012». L'INPS aggiunge che il ricorrente nel giudizio a quo, nel proprio ricorso, chiedeva all'adito Tribunale di accogliere queste conclusioni: «1) in via principale, dichiarare il diritto del ricorrente al trattamento ordinario di disoccupazione per l'anno 2013 nella misura e nella durata corrispondente a quella di tutti i lavoratori a tempo indeterminato, con condanna dell'INPS al pagamento dei relativi ratei oltre interessi; 2) in via meramente gradata e subordinata, sospendere il presente giudizio dichiarando non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell'art. 32, comma 1°, lett. a, legge n° 264 del 29.04.1949 e successive modificazioni, nella parte in cui richiede per la corresponsione dell'indennità di disoccupazione per i lavoratori agricoli a tempo indeterminato un accredito complessivo di 102 contributi giornalieri nell'anno in cui è richiesta l'indennità e nell'anno precedente (assimilandone, ope legis, la disciplina agli operari agricoli a tempo determinato) in relazione agli artt. 3 e 38 della Costituzione». 3.2.- Dopo avere illustrato il contesto normativo nel quale le questioni proposte si inquadrano, nonché le caratteristiche dell'indennità ordinaria di disoccupazione prevista per i lavoratori subordinati agricoli, la difesa dell'INPS prospetta tre ragioni di inammissibilità delle questioni sollevate. 3.2.1.- Queste sarebbero inammissibili, in primo luogo, per l'indeterminatezza e l'ambiguità del petitum, poiché, da un lato, l'ordinanza di rimessione non indica se alla Corte costituzionale sia richiesta una pronuncia che cancelli la norma censurata o una pronuncia additiva, dai contenuti, peraltro, non chiariti;