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L'articolo 2, comma 3, attribuisce al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare i compiti in materia di contrasto al dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo e di sviluppo delle infrastrutture idriche esercitati, nel corso della precedente legislatura, mediante un'apposita Struttura di missione, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, a cui restano in ogni caso le funzioni di coordinamento interministeriale. La soppressione della Struttura di missione sul dissesto idrogeologico e del previsto concerto tra essa e il Ministero dell'ambiente, nonché con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nelle attività pianificatorie, istruttorie e di ripartizione delle risorse finanziare finalizzate alla realizzazione degli interventi per la mitigazione del dissesto idrogeologico, sottrae uno strumento essenziale per la pianificazione unitaria e la gestione degli investimenti finalizzati a tali scopi, nonché a fronteggiare le situazioni di criticità ambientale delle aree metropolitane interessate da fenomeni di esondazione e alluvione, nata proprio per accelerare gli interventi di mitigazione del rischio. La finalità della Struttura di missione era infatti quella di accelerare l'attuazione degli interventi in materia di dissesto idrogeologico e di sviluppo di infrastrutture idriche, tutti necessari - in particolare in tempo di forti mutamenti climatici, con i conseguenti devastanti eventi meteorologici che hanno colpito più volte e duramente il territorio italiano - alla tutela delle persone e dei beni dai rischi legati al dissesto idrogeologico. Non si riesce a comprendere dunque la ratio di questa soppressione, considerato che si trattava di una Struttura di missione efficiente, capace di effettuare un raccordo ed un coordinamento efficiente tra i diversi enti ed amministrazioni, «vicina» agli amministratori locali, che ha inoltre consentito il controllo sugli interventi svolti in un regime di assoluta trasparenza, nonché di dare una azione di stimolo, monitoraggio e supporto a tutti gli attori pubblici e privati coinvolti. Tale soppressione determinerà la dispersione di importanti competenze acquisite nel corso degli anni e risulta particolarmente preoccupante considerata l'importanza dell'efficienza e della rapidità degli interventi di prevenzione dal rischio idrogeologico. Con il medesimo articolo 2, comma 3, si stabilisce che gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nelle regioni del centro-nord previsti dalla legge di bilancio per il 2018 (articolo 1, comma 1074) vengano individuati nell'ambito di un programma nazionale approvato dal CIPE su proposta del Ministero dell'ambiente. Il comma 4 aggiunge, alle materie di competenza del Ministero dell'ambiente, le politiche di promozione per l'economia circolare e l'uso efficiente delle risorse, fatte salve le competenze del Ministero dello sviluppo economico, nonché il coordinamento delle misure di contrasto e contenimento del danno ambientale e di ripristino in sicurezza dei siti inquinati. Appaiono decisamente pericolose, nonché del tutto infruttuose, le disposizioni di cui all'articolo 3, comma 1, in materia di accorpamento delle funzioni relative alle persone con disabilità, anche con riferimento alle politiche per l'inclusione scolastica. Si tratta, infatti, di una materia ad oggi afferente alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, a quello del lavoro e delle politiche sociali o ancora al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con il chiaro intento di avere un approccio integrato, tra i diversi Dicasteri, in una materia di tale sensibilità. A tale riguardo si avrebbe, quindi, un pericoloso passo indietro rispetto all'impostazione ad oggi seguita, che ha posto al centro dell'attenzione di tutte le politiche statali, non la disabilità come problema, ma la persona come «soggetto» e non «oggetto» di cura. Un passaggio fondamentale che ha segnato un cambiamento culturale straordinario per le persone con disabilità e le loro famiglie. Le disposizioni in oggetto segnerebbero, pertanto, un pericoloso passo indietro, riconsegnando la disabilità alla semplice dimensione patologica. A quanto detto, si aggiunga che a seguito dell'approvazione delle predette disposizioni si verrebbe a determinare un vero e proprio caos normativo, nonché un rallentamento nell'erogazioni di risorse o nell'emanazioni di politiche in una materia di particolare delicatezza, con l'aggravante che il concerto si avrebbe con un Ministro privo di portafoglio, laddove non anche, nei casi in cui ad operare sia il Dipartimento per le politiche della famiglia, con un organo non retto da un Ministro. Infine, non può ritenersi condivisibile il riferimento alla famiglia al singolare. Sarebbe infatti più opportuno fare riferimento alla famiglia declinandola al plurale, al fine di ricomprendere i differenti nuclei familiari presenti nella realtà sociale. Per quanto riguarda l'articolo 4 il decreto prevede la soppressione del Dipartimento istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di svolgere le funzioni di indirizzo e coordinamento dell'azione strategica del Governo connesse al progetto «Casa Italia», affidando le relative funzioni alla Presidenza del Consiglio. La Struttura di missione «Casa Italia» era stata istituita nel settembre 2016 per dare attuazione al progetto di cura e valorizzazione del patrimonio abitativo del territorio e delle aree urbane, con il compito di definire una policy generale di messa in sicurezza del Paese. Non si capisce la ratio di questa soppressione considerato che si tratta di una Struttura di missione efficiente, «vicina» agli amministratori locali, che ha consentito il controllo sugli interventi svolti in un regime di assoluta trasparenza; anche in questo caso, è assai evidente il rischio che la dismissione della struttura specificatamente preposta agli interventi sull'edilizia scolastica provochi la dispersione di importanti competenze acquisite nel corso degli anni. L'articolo 4 prevede inoltre che la parte di risorse del Fondo da ripartire per accelerare le attività di ricostruzione a seguito degli eventi sismici del 2016 e 2017, specificatamente destinata al finanziamento delle verifiche di vulnerabilità degli edifici scolastici, confluisce nel Fondo unico per l'edilizia scolastica e può essere utilizzata (esclusivamente) per le verifiche di vulnerabilità degli edifici ricadenti nella zona sismica 1. Nonostante ciò che è scritto nella relazione illustrativa, risulta di tutta evidenza che la suddetta norma circoscrive l'ambito degli interventi per le verifiche di vulnerabilità degli edifici alla sola zona sismica 1, in palese e stridente contrasto con le politiche tanto annunciate di potenziamento di detti interventi, per i quali sono stati stanziati nella scorsa legislatura ben 10 miliardi di euro. Parrini, Malpezzi, Cerno e Zanda , relatori di minoranza.