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Essa costituisce e rappresenta, ancora oggi, una tragedia ed un dolore mai rimosso nelle coscienze civili di tutti gli italiani e ha lasciato in tutti noi un segno indelebile ed indimenticabile. Le immagini della stazione ferroviaria di Bologna devastata, dei corpi dilaniati delle vittime, delle grida e dei lamenti dei feriti resteranno il simbolo dell'efferatezza e della violenza disumana del terrorismo e dell'attacco alla nostra democrazia. La risposta che lo Stato seppe dare all'eversione e al terrorismo assassino fu ferma e decisa. La matrice terroristica accertata dalle conclusioni giudiziarie mirava, nell'ottica di una strategia della violenza e delle stragi, a destabilizzare le istituzioni democratiche. Rimangono ancora alcune domande senza risposta. Occorre andare avanti e raggiungere la piena verità. È un atto di giustizia e rispetto dovuto sia alle vittime, che all'associazione dei familiari delle vittime, da sempre impegnata in tutti questi anni a combattere depistaggi e connivenze e denunciare complicità e silenzi. Il terrorismo, di qualunque matrice esso sia, si combatte e vince con unità e il contributo di tutti, nonché con rispetto e fedeltà ai valori della democrazia e dello spirito repubblicano che il nostro Paese ha sempre anteposto e rinsaldato come baluardo per sconfiggere i seminatori di morte e violenza. Signor Presidente, le azioni violente e le trame oscure ed eversive non potranno mai sconfiggere lo spirito democratico del nostro Paese e la coesione della nostra Repubblica. Un ricordo sentito e sofferto va alle vittime e una rinnovata solidarietà e vicinanza ai familiari delle stesse. Difendere con orgoglio lo spirito di libertà e democrazia del nostro Paese contro chi diffonde violenza, terrore e trame oscure costituisce uno degli assi portanti e cementanti della nostra collettività. (Applausi) . VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, in queste ore tutta l'Italia è rimasta sconvolta da quanto avvenuto a Civitanova Marche, dalle immagini di un uomo picchiato fino alla morte, un uomo ucciso con ferocia davanti a tutti i nostri occhi, perché tutti abbiamo visto e tutto si è compiuto ripreso dai video - spietati anch'essi - dei telefonini; un uomo senza difese, colpito ripetutamente, spinto a terra, con la testa fracassata e poi soffocato sull'asfalto. Alika è stato ucciso in pieno centro e in pieno giorno nel viale delle vetrine e del passeggio; è stato ucciso da una violenza senza tregua e senza senso; è stato ucciso per aver chiesto l'elemosina. Alika, che era claudicante, si appoggiava a una stampella e proprio quella stampella è stata utilizzata per colpirlo. In molti hanno assistito all'aggressione. C'è chi ha avvertito le Forze dell'ordine e di soccorso, ma è stato troppo tardi. Alika è morto perché solo ed emarginato. Chi l'ha ucciso con tanta ferocia era anch'egli solo ed emarginato. Alika è morto perché la paura e lo sgomento per quello che stava accadendo hanno paralizzato chi era presente e, con loro, un'intera città, un'intera società fragile e ripiegata sui propri egoismi, incapace di intervenire in tempo. Per questo, la morte di Alika ci chiama in causa tutti. Non è un fatto privato di cronaca, non riguarda solo lo strazio della sua sposa o l'incredulità del suo bambino, né solo il dolore e la rabbia della comunità nigeriana. L'omicidio di Alika riguarda tutti noi, il mondo e la società in cui vogliamo vivere. La cosa inaccettabile sarebbe rimuovere quello che è successo, non parlarne e fare finta di nulla. Serve invece una reazione civile che scuota le coscienze di ognuno. Abbiamo il dovere di chiederci perché è successo e di manifestare tutti insieme nel luogo dove Alika è stato ucciso e fare in modo che quel pezzo di strada, quel pezzo di città porti il suo nome, affinché a settembre i ragazzi delle scuole possano anch'essi deporre un fiore e dire: mai più alla violenza, all'indifferenza, alla paura e alle discriminazioni. Alika è morto da straniero, ma non era uno straniero. Era ed è un nuovo italiano, come la sua sposa e suo figlio Emmanuel, che è nato in Italia e studia in Italia. Signor Presidente, c'è un modo che abbiamo per onorare l'esistenza di Alika, il futuro di suo figlio e dei nostri figli ed è costruire una società aperta, solidale e inclusiva per tutti. (Applausi) . BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per interrompere un brutto ed antipatico silenzio. Il 7 e 8 maggio ha avuto luogo a Rimini l'adunata degli alpini. Nei giorni successivi è stato sollevato un gran polverone, in modo particolare dai giornali di sinistra, sollecitati anche dalla politica, con denunce per molestie e sembrava che avessero combinato chissà che cosa. Poi qualche settimana dopo il pubblico ministero chiede l'archiviazione e il presidente dell'Associazione nazionale alpini minaccia azioni legali. Ho voluto aspettare, ma oggi siamo ormai ad alcune settimane dall'accaduto e abbiamo capito adesso che quello sollevato allora dalle sinistre non era un polverone, ma era soltanto fango sinistrorso contro il Corpo degli alpini (Applausi) , contro migliaia di uomini che hanno dato un enorme contributo alla storia del nostro Paese, uomini che volontariamente hanno aiutato intere popolazioni nei momenti difficili - terremoti, alluvioni - sempre presenti, presenti ancora oggi in quasi tutte le sagre dei nostri paesi e che continueranno a farlo con cuore e altruismo. Ebbene, dopo alcune settimane che nessuno da sinistra ha avuto il coraggio e l'onore di chiedere scusa agli alpini per quello che hanno detto e quello che hanno fatto scrivere in quei giorni, oggi noi denunciamo questa vergogna passata inosservata. Non soltanto vogliamo essere al fianco degli alpini, ma ringraziarli per quello che hanno fatto e per quello che faranno e in questo momento particolare avremmo piacere, proprio perché ci sono le elezioni, in questa nuova Babilonia che si sta costruendo a sinistra, che anche loro capissero che gli alpini sono un soggetto utile nel nostro Paese, che vanno apprezzati ed incentivati per quello che fanno e che vanno anche aiutati per quello che hanno fatto e per le difficoltà che incontrano. Noi diciamo, cari amici, che in questo Paese serve qualche alpino in più e qualche parassita di sinistra in meno. Viva gli alpini. (Applausi) . BERARDI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERARDI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo in fine seduta per portare all'attenzione di tutti voi e soprattutto del Governo quanto sta accadendo nel mio territorio, la Maremma, flagellata da settimane di incendi: