[pronunce]

e sotto un ulteriore profilo, per la «difformità radicale di posizione» che viene a realizzarsi tra gli stessi imputati del reato di falsa testimonianza in relazione al «casuale andamento del procedimento nel quale hanno reso la testimonianza, rispetto al procedimento nel quale sono accusati»; che, inoltre, la disciplina censurata si porrebbe in contrasto con l'art. 24, secondo comma, Cost., in quanto, potendo la condanna del testimone intervenire prima che nel giudizio in cui è stata resa la falsa testimonianza sia decorso il termine previsto per effettuare la ritrattazione, risulterebbe leso il diritto di difesa dell'imputato, il quale si vedrebbe preclusa la possibilità di utilizzare tutti gli strumenti ed istituti sostanziali e processuali idonei ad evitare la condanna; che, infine, sarebbe violato l'art. 110 [recte: 111] Cost., in quanto il possibile condizionamento della libertà di autodeterminazione del testimone comprometterebbe l'affidabilità della decisione e, dunque, «la natura "giusta" del processo»; che le questioni sarebbero, altresì, rilevanti, giacché nel caso di loro accoglimento dovrebbe disporsi l'immediata sospensione del giudizio a quo, in luogo della deliberazione finale cui invece il rimettente è tenuto in forza dell'attuale disciplina; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o, in subordine, infondate; che, ad avviso della difesa dell'interveniente, il quesito del giudice a quo è posto in forma alternativa «tra due distinte soluzioni» e, come tale, risulta non suscettibile di scrutinio, posto che il rimettente richiede alla Corte costituzionale una pronuncia additiva che consenta al giudice di applicare la sospensione della immediata procedibilità anche all'ipotesi di reato di cui all'art. 372 cod. pen. , caducando tale ultima disposizione nella parte in cui non contempla tale meccanismo, «ovvero» di dichiarare costituzionalmente illegittimo l'art. 371-bis cod. pen. , nella parte in cui non estende il regime della sospensione della procedibilità stabilito per le dichiarazioni rese al pubblico ministero anche al reato di falsa testimonianza; che, in ogni caso, nel merito le questioni sarebbero infondate, non avendo il rimettente considerato che, ai fini della esclusione della punibilità per il reato di falsa testimonianza, la ritrattazione della dichiarazione può essere effettuata anche nel processo penale avente ad oggetto l'accertamento del reato in questione, purché intervenga prima della pronuncia della sentenza civile definitiva, anche se non irrevocabile. Considerato che il Tribunale ordinario di Verona ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 110 [recte: 111] della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale «dell'art. 372 c.p., nella parte in cui non contiene una disposizione identica a quella dettata dal comma 2 dell'art. 371-bis c.p. o, in alternativa, [...] dell'art. 371-bis, comma 2, c.p., nella parte in cui non si applica anche ai reati di cui all'art. 372 c.p.», dolendosi del fatto che, mentre il secondo comma dell'art. 371-bis del codice penale dispone che, in caso di false dichiarazioni rese al pubblico ministero, il relativo procedimento penale rimane sospeso fino a quando non sia definito con sentenza di primo grado (oppure con archiviazione o con sentenza di non luogo a procedere) il procedimento nel quale le false dichiarazioni sono state rese, analoga previsione non è contemplata per l'ipotesi di imputazione di falsa testimonianza (art. 372 cod. pen.); che l'eccezione di inammissibilità delle questioni formulata dall'Avvocatura generale dello Stato è fondata; che - a prescindere da ogni possibile rilievo in ordine alla reale equiparabilità delle due fattispecie incriminatrici sotto il profilo considerato - le questioni sono formulate in modo ancipite; che il giudice a quo, per rimediare ai vulnera denunciati, chiede infatti a questa Corte, in forma alternativa, l'innesto sulla norma sostanziale che punisce la falsa testimonianza di una previsione omologa a quella del secondo comma dell'art. 371-bis cod. pen. , oppure un intervento additivo su quest'ultima disposizione, inteso ad estenderne l'ambito applicativo, oltre che alle dichiarazioni false rese dalla persona informata sui fatti al pubblico ministero, anche alle dichiarazioni false rese dal testimone al giudice; che tale modalità di formulazione del petitum - formalmente espressa nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione - vale a rendere le questioni manifestamente inammissibili, poiché le due soluzioni vengono prospettate in rapporto di alternatività irrisoluta ed in assenza di un rapporto di subordinazione, ciò che devolverebbe a questa Corte l'impropria competenza di scegliere tra esse (ex plurimis, sentenze n. 22 del 2016, n. 248 e n. 198 del 2014; ordinanze n. 18 e n. 4 del 2016). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 1, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 371-bis, secondo comma, e dell'art. 372 del codice penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 111 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Verona con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 marzo 2017. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 maggio 2017. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA