[pronunce]

Né sarebbe praticabile una via alternativa alla questione di legittimità costituzionale, ritenendo sufficiente, ai fini del vaglio incidentale sulla pericolosità del de cuius, il «materiale istruttorio» raccolto, in contraddittorio, nell'ambito di un procedimento già svoltosi nei confronti del proposto, poi deceduto, per reati dai quali sia possibile desumere la sua qualità di indiziato ai sensi dell'art. 1 della legge n. 575 del 1965: tale soluzione, «soprattutto nelle ipotesi, come quella in esame, in cui non si sia formato un accertamento di merito sulla pericolosità del soggetto, non appare soddisfacente proprio sotto il profilo del diritto di difesa e del principio del contraddittorio e della parità delle armi, sanciti dagli articoli 24 e 111 della Costituzione». La soluzione prospettata, infatti, prescinde dalla «possibilità che il soggetto nei cui confronti si formula pur sempre un giudizio di pericolosità (ma anche di disponibilità, sproporzione ed illecita provenienza dei beni) si difenda sul punto in quella che è la sede propria dell'accertamento», ossia nel procedimento di prevenzione instaurato dopo la morte e in relazione alle sue finalità specifiche. L'esigenza di difesa non sarebbe adeguatamente soddisfatta dall'instaurazione del contraddittorio con i successori a titolo universale o particolare, apparendo la norma censurata dettata più al fine di consentire l'instaurazione del procedimento, che non a quello di assicurare un valido ed effettivo contraddittorio su ciascuna delle valutazioni demandate al giudice. Ad avviso del rimettente, infatti, «mal si comprende come potrebbero i successori difendersi efficacemente (e non ricoprire soltanto un ruolo formale di parte processuale) su vicende che hanno coinvolto il loro ascendente e delle quali potrebbero non essere a conoscenza». In secondo luogo, «non appare convincente utilizzare, in assenza di reale contraddittorio, gli esiti probatori di un diverso procedimento, svoltosi in costanza di vita del soggetto, nel giudizio di prevenzione instaurato post mortem»: osserva al riguardo il rimettente che nel processo penale è possibile acquisire e valutare, entro i limiti dell'art. 192 cod. proc. pen. , le sentenze irrevocabili rese in altro giudizio e i verbali di prove di altro procedimento penale, ma ciò avviene «nell'ambito di due giudizi omogenei» e l'acquisizione e l'utilizzabilità sono valutate nel pieno contraddittorio tra le parti e, quindi, nel rispetto dei diritti di difesa e del principio del contraddittorio e del giusto processo. 2.- È intervenuto nel giudizio di costituzionalità il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto la declaratoria di infondatezza della questione, osservando che con il principio dell'applicazione disgiunta delle misure di prevenzione introdotto dal decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125 e successivamente rafforzato dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, il legislatore ha riconosciuto la reciproca autonomia tra misure di prevenzione personali e patrimoniali: di conseguenza, «il sopravvenuto decesso del prevenuto - una volta che siano rimasti accertati i due presupposti della pericolosità qualificata e dell'indimostrata provenienza legittima dei beni oggetto di confisca - non fa venir meno la misura patrimoniale che risponde all'esigenza di scongiurare il rischio che i suddetti beni, lasciati nella libera disponibilità degli eredi, possano divenire fonte potenziale di ulteriori attività illecite». Richiamata la sentenza delle sezioni unite della Corte di cassazione n. 18 del 1996, l'Avvocatura dello Stato rileva che il nuovo assetto della prevenzione patrimoniale disciplinato dal legislatore del 2008 e del 2009 non è lesivo del principio del giusto processo, in quanto, nel caso in cui la misura venga proposta entro cinque anni dal decesso del de cuius, consente l'instaurazione del contraddittorio nei confronti dei suoi successori a titolo universale o particolare, che potranno far valere nel processo di prevenzione gli eventuali elementi di difesa volti a contestare la sussistenza dei requisiti necessari per l'adozione della confisca (sproporzione tra reddito e investimenti realizzati, illegittima provenienza dei beni). Circa i profili di presunta incompatibilità della norma censurata con i princìpi fissati dalla giurisprudenza della Corte EDU richiamata dal rimettente, l'Avvocatura dello Stato osserva che le motivate scelte di politica criminale del legislatore del 2008 e del 2009 non incidono sui diritti di libertà (relativi alle misure di prevenzione personale), ma sul diritto di proprietà e di iniziativa economica, che possono essere sacrificati nell'interesse delle esigenze di sicurezza e dell'utilità generale (art. 41, secondo comma, Cost.), nonché della funzione sociale della proprietà (art. 42, secondo comma, Cost.). Tali scelte rientrerebbero pertanto nell'ambito della discrezionalità riservata al legislatore e risulterebbero «supportate dall'esigenza di sottrarre i patrimoni accumulati illecitamente alla disponibilità dei soggetti che non possono dimostrarne la legittima provenienza», come ha chiarito la giurisprudenza della Corte di cassazione. 3.- Con successiva memoria illustrativa, l'Avvocatura generale dello Stato ha insistito per il rigetto della questione di legittimità costituzionale. Ricostruito il contesto normativo alla base della questione stessa, l'Avvocatura dello Stato rileva che i più recenti innesti normativi sono stati operati all'esito di «un diuturno e costante confronto con "il diritto vivente" nell'intento di recepire le opzioni ermeneutiche, costituzionalmente orientate, fornite a più riprese dalla Suprema Corte e dalla Corte costituzionale». La soluzione di rendere l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniale indipendente da quella delle misure personali sarebbe sintomatica di un nuovo modo di intendere l'intervento ablativo patrimoniale, basato sulla «intrinseca pericolosità dei beni utilizzabili per la proliferazione del fenomeno mafioso più che sulla pericolosità sociale di un determinato soggetto (in sintonia, del resto, con la funzione sociale della proprietà sancita dall'art. 42 della Costituzione)»: si tratterebbe dunque di un'opzione di politica criminale non opinabile in sede di giudizio di costituzionalità. Secondo l'Avvocatura dello Stato, inoltre, al superamento della pregiudizialità delle misure preventive personali rispetto all'applicazione delle misure patrimoniali consegue la "sopravvivenza" della confisca alla morte del sottoposto, una volta che siano stati accertati i presupposti previsti dalla legge, secondo l'orientamento accolto dalla Corte di cassazione e condiviso dalla sentenza n. 335 del 1996 della Corte costituzionale. Il nostro legislatore avrebbe introdotto nell'ordinamento un'ipotesi di "confisca antimafia" di portata allargata rispetto al tradizionale istituto della confisca, nella quale non viene più sottratto uno specifico bene, provento di uno specifico reato, bensì tutti i beni che si ritengono di origine illecita per il loro valore sproporzionato rispetto al reddito di chi ne dispone: