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restando a Crotone, sede della Soprintendenza per le province di Catanzaro e Crotone, se oggi quell'ufficio ha per la prima volta un proprio dirigente, invece che uno ad interim (l'ultimo è durato 4 mesi), e ciò può sembrare un progresso, è però preoccupante che la direzione generale da un lato catapulti un architetto digiuno sia di tutela sia di gestione nel cuore della Magna Grecia (dove peraltro un progetto da 60 milioni di euro, "Antica Kroton", interviene su tutto il patrimonio culturale pitagorico), dall'altro che sembri ignorare che, degli 8 dipendenti in servizio al momento della divisione da Cosenza, oggi ne restano 5, che ai primi dell'anno prossimo (2022) si ridurranno a 2; un simile paradosso è la prova che la replica in corso dell'esperimento tentato già un secolo fa, quando le soprintendenze specialistiche furono accorpate e poi di nuovo separate a distanza di una quindicina d'anni (si veda Massimo Casagrande "Soprintendenze Uniche: 1923 archeologia di un fallimento" su "Academia.edu"), si è rivelata peggiore dell'originale, e rischia di estinguere il Ministero, ma i vertici ancora rifiutano di prenderne atto e perseverano nell'errore, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, davanti a quanto esposto, che indica ad avviso degli interroganti il fallimento delle riforme da lui promosse, che hanno portato il sistema della tutela sull'orlo del baratro e svilito la valorizzazione a mercificazione, non avverta la necessità e l'urgenza di ripristinare il rapporto tra soprintendenze e musei e di tornare, quanto alle prime, ad un numero congruo di uffici specialistici. Atto n. 3-02959 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che, a causa di piogge abbondanti cadute di recente, si sia verificata una frana lungo una strada comunale distante circa 800 metri dal limite ovest dell'abitato di Teano (Caserta), che ricalca l'infrastruttura viaria basolata di epoca romana che collegava Teanum Sidicinum a Suessa , proseguendo poi verso Minturnae , oggi nota come "Via Adriana", in quanto si suppone sia stata restaurata durante il regno dell'imperatore Adriano; lo attesterebbero le due epigrafi reimpiegate nella base del campanile della Cattedrale di Teano ( Corpus Iscriptionum Latinarum , X 4782 e XII 3990), fortunosamente sfuggito ai bombardamenti del 1943, e una terza epigrafe conservata invece a Sessa Aurunca, dov'è menzionato un rifacimento della strada ad opera del municipio nello stesso anno di consolato di Adriano; considerato che: lungo il tracciato della "Via Adriana", e specialmente in località San Lieno, si conservano cospicui tratti dell'antica carreggiata stradale, rivestita con basole di pietra lavica (ricavate dalle colate del complesso vulcanico di Roccamonfina) tuttora generalmente in ottime condizioni di conservazione, parte ricoperte per proteggerle dal passaggio dei pesanti mezzi meccanici d'uso agricolo, parte perdute e sostituite da cemento o altro materiale incongruo; la frana richiamata, localizzata ad ovest della Cappella Micheletti, ha coinvolto il margine sinistro della carreggiata, causando la parziale fuoriuscita del nucleus (favorita dal venir meno del limite esterno di contenimento) e lo smottamento di alcuni lastroni del margine stradale nella scarpata sottostante, mentre quelli retrostanti, ancora in situ , sono ora ben visibili nella sezione venutasi a formare con il cedimento; valutato che nonostante il danno patito e l'indebolimento dell'infrastruttura, ad oggi il tratto della Via Adriana coinvolto nello smottamento non è stato chiuso al traffico veicolare pesante, con il rischio che, per le sollecitazioni dei mezzi meccanici e per eventuali nuove piogge, il fenomeno possa ripetersi e aggravarsi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto descritto e possa riferire, stante l'importanza storica, la conservazione ottimale e il pregiato contesto paesaggistico in cui l'arteria romana s'inserisce, quale sia lo status dei tratti superstiti originali della "Via Adriana", bene culturale meritevole, ove già non l'abbia, di tutela diretta da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento; se non ritenga di farsi portavoce presso il prefato ufficio territoriale di tutela dell'urgenza di sollecitare il Comune a mettere in sicurezza il tratto di strada franato e, per il futuro, di vietare il passaggio dei veicoli pesanti sulla sede stradale, senza trascurare l'opportunità di individuare un percorso alternativo per i mezzi agricoli, in modo da contemperare l'esigenza costituzionale di garantire la conservazione della "Via Adriana" con le esigenze degli agricoltori. Atto n. 3-02960 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nel centro storico di Teano (Caserta), la bella edicola incorniciata da stucchi che ospita una "Madonna con Bambino, san Paride e sant'Antonio", dipinta a tempera su ardesia dal foggiano Domenico Caldara (1814-1897), l'ultimo pittore della corte borbonica, versa oggi in condizioni così precarie da rendere improcrastinabile un intervento di restauro; l'edicola in sé, difatti, ricavata su commissione di Carmela Geremia Coronel nella facciata del palazzo di famiglia, sito tra piazza Umberto I e corso Vittorio Emanuele II, nel 1884, fu restaurata qualche anno fa a spese di un comitato cittadino e di imprenditori mecenati, previa autorizzazione dell'ufficio ministeriale competente; non così la tempera, fissata alla parete retrostante da staffe di ferro, molto danneggiata (specialmente nella parte inferiore della lastra): della figura di sant'Antonio rimangono la testa e qualche brandello del saio e delle mani, mentre san Paride ha perso la parte bassa del panneggio e anche del drago non c'è più traccia; considerato che: l'edicola è senza meno un bene di pertinenza del palazzo, dunque segue le sorti dell'immobile, tuttora di proprietà privata (eredi di Gaetano Zarone), ma l'indifferenza della proprietà nei confronti di quella e di un'opera pittorica di considerevole pregio artistico, cara alla cittadinanza anche per motivi devozionali, non può essere un alibi per l'immobilismo delle amministrazioni comunale e statale, tanto più in presenza di un'opinione pubblica sensibile e attenta qual è quella di Teano; l'art. 50, comma 1, del decreto legislativo n. 42 del 2004, codice dei beni culturali e del paesaggio, proibisce espressamente il distacco non autorizzato dalla Soprintendenza "di affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli ed altri elementi decorativi di edifici, esposti o non alla pubblica vista". L'inibizione si riferisce ad edifici pubblici e privati, vincolati o meno; non vieta però espressamente alcuna operazione incompatibile con la conservazione degli oggetti elencati che non sia il distacco, compreso qualsivoglia restauro maldestro.