[pronunce]

che, secondo il Tribunale di Viterbo, anche l'art. 38, commi 7 e 8, della legge n. 448 del 2001 dà adito ad analoghi dubbi di costituzionalità in quanto comporterebbe l'ingiustificata disparità di trattamento (art. 3 Cost.) tra i pensionati nei confronti dei quali l'ente previdenziale abbia agito per il recupero dell'indebito prima dell'entrata in vigore della norma impugnata, con conseguente dichiarazione di non ripetibilità ai sensi della previgente disciplina, ed i pensionati nei confronti dei quali - a parità di ogni altra circostanza, ed in particolare dell'epoca di insorgenza dell'indebito, del reddito percepito superiore all'importo di euro 8.263,31 e dell'assenza di dolo - il recupero sia stato promosso dopo l'entrata in vigore della menzionata legge n. 448 del 2001, nel regime di limitata ripetibilità da quest'ultima previsto, con conseguente inadeguatezza della tutela previdenziale per i percettori dell'indebito (art. 38 Cost.); che si è costituito l'INPS concludendo per l'inammissibilità o l'infondatezza della sollevata questione di costituzionalità e rilevando in particolare la mancanza nell'ordinanza di rimessione di qualsiasi riferimento all'applicabilità del richiamato jus superveniens alla fattispecie esaminata dal Tribunale; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo parimenti per l'inammissibilità o l'infondatezza della questione; che con ordinanza del 10 aprile 2003 il Tribunale di Macerata, nel giudizio pendente, in sede di rinvio dopo la pronuncia della Corte di cassazione n. 6747 del 1999, tra l'INPS e Giovanni Panfini, avente ad oggetto la ripetizione di una prestazione pensionistica percepita indebitamente prima del 1° gennaio 1996, ha sollevato, con analoghe argomentazioni, la medesima questione di costituzionalità in riferimento agli stessi parametri dopo che gli atti gli erano stati parimenti restituiti da questa Corte con la citata ordinanza n. 249 del 2002, per riesame della rilevanza alla luce della menzionata sopravvenienza legislativa; che - secondo il Tribunale - era risultato che il Panfini aveva percepito nel 2000 un reddito superiore al limite di cui al comma 7 dell'art. 38 della legge n. 448 del 2001; che pertanto sussistevano i presupposti per la ripetibilità dell'indebito pensionistico, ma - ad avviso del rimettente - permanevano, anche in riferimento all'art. 38 della legge n. 448 del 2001, tutte le ragioni che avevano fondato il sospetto di illegittimità costituzionale dei commi 260 e 261 dell'art. 1 della legge n. 662 del 1996 nella precedente ordinanza di rimessione, stante la sostanziale identità delle due normative; che, secondo il rimettente, la disciplina censurata dell'indebito previdenziale è irragionevolmente diretta a colpire emolumenti pensionistici di assai modesto importo, garantiti dall'art. 38 Cost. per categorie di cittadini più deboli, i quali tuttavia risultano esposti alla ripetizione di un indebito maturato prima dell'entrata in vigore della disciplina medesima; che anche in questo giudizio l'INPS si è costituito concludendo per l'inammissibilità o l'infondatezza della sollevata questione di costituzionalità; che si è costituita anche la parte privata che ha concluso per l'accoglimento della questione di costituzionalità aderendo alle argomentazioni svolte dall'ordinanza di rimessione. Considerato che i due giudizi possono essere riuniti avendo ad oggetto la medesima disposizione (art. 38, commi 7 e 8, della legge 28 dicembre 2001, n. 448); che tale normativa prevede che nei confronti dei soggetti i quali hanno percepito indebitamente prestazioni pensionistiche o quote di prestazioni pensionistiche o trattamenti di famiglia, a carico dell'INPS, per periodi anteriori al 1° gennaio 2001, non si fa luogo al recupero dell'indebito qualora i soggetti medesimi siano percettori di un reddito personale imponibile ai fini dell'IRPEF per l'anno 2000 di importo pari o inferiore ad euro 8.263,31 e, ove invece tale soglia reddituale sia superata, non si fa luogo al recupero dell'indebito nei limiti di un quarto dell'importo riscosso; che con una disposizione analoga il precedente art. 1, commi 260 e 261, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, aveva stabilito che nei confronti dei soggetti che avevano percepito indebitamente prestazioni pensionistiche o quote di prestazioni pensionistiche o trattamenti di famiglia nonché rendite, anche se liquidate in capitale, a carico degli enti pubblici di previdenza obbligatoria, per periodi anteriori al 1° gennaio 1996, non si faceva luogo al recupero dell'indebito qualora i soggetti medesimi fossero percettori di un reddito personale imponibile ai fini dell'IRPEF per l'anno 1995 di importo pari o inferiore a lire 16.000.000 e parimenti, ove invece tale soglia reddituale fosse superata, il recupero dell'indebito avveniva nei limiti di un quarto dell'importo riscosso; che nei giudizi pendenti innanzi ai giudici rimettenti, concernenti entrambi fattispecie di indebiti pensionistici maturati prima del 1° gennaio 1996, sia l'una che l'altra disposizione sarebbero astrattamente idonee - secondo distinti ed attualmente contrastanti orientamenti della giurisprudenza di legittimità - a rendere parzialmente ripetibili le prestazioni previdenziali indebitamente erogate dall'INPS, sì da frapporsi entrambe all'applicabilità della disciplina a regime dell'indebito previdenziale, che i giudici rimettenti mirano ad applicare una volta rimossa la norma sospettata di incostituzionalità; che sulla rilevanza della sollevata questione di legittimità costituzionale incide il rapporto tra tali due disposizioni, atteso che di esse solo l'art. 38, commi 7 e 8, della legge n. 448 del 2001 è oggetto delle censure dei giudici rimettenti, onde diviene determinante l'applicabilità dell'una o dell'altra disciplina agli indebiti previdenziali insorti prima del 1° gennaio 1996; che entrambi i giudici rimettenti - limitandosi ad affermare, in termini meramente assertivi, l'applicabilità dell'art. 38, commi 7 e 8, della legge n. 448 del 2001, e non già dell'art. 1, commi 260 e 261, della legge n. 662 del 1996 - non affrontano motivatamente tale problema interpretativo, benché con la precedente citata ordinanza n. 249 del 2002 di restituzione degli atti questa Corte avesse precisato che la sopravvenienza legislativa, costituita dalla disposizione attualmente censurata, richiedesse una motivata “riconsiderazione della natura transitoria o meno degli effetti sulle ripetizioni di indebito pregresso”;