[pronunce]

che, infatti, né dall'una, né dall'altra risulta se gli imputati siano stranieri muniti di permesso di soggiorno o se non siano, invece, titolari di carta di soggiorno o clandestini; che entrambi i remittenti affermano come indiscutibile l'inquadramento della misura in oggetto tra le pene accessorie, pur in assenza di giurisprudenza sul punto, senza tener conto, ai fini della sua qualificazione, della assoggettabilità ad essa soltanto di una categoria – cittadini extracomunitari muniti di permesso di soggiorno – tra la generalità dei soggetti potenzialmente autori dei reati che ne comportano l'applicazione; che, mentre il Tribunale di Lecce si limita ad affermare apoditticamente di non poter «definire il processo indipendentemente dalla risoluzione della questione», il Tribunale di Taranto, contraddittoriamente, da un lato afferma la rilevanza della questione, dall'altro prospetta l'ipotesi di non dover fare applicazione della norma censurata e indica il questore quale organo deputato a disporre ed eseguire le misure di revoca del permesso di soggiorno e di accompagnamento dello straniero alla frontiera; che, pertanto, la questione in entrambe le ordinanze di rimessione non è sorretta da congrua e corretta motivazione riguardo alla sua rilevanza nei giudizi di merito e va, quindi, dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 26, comma 7-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), sollevata, in riferimento agli artt. 1, 2, 3, 4, 27, 35 e 113 della Costituzione, dal Tribunale di Lecce e dal Tribunale di Taranto, sezione distaccata di Manduria, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 2 maggio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 maggio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA