[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 6, commi 4 e 5, lettera b), e 14, comma 3, lettera b), della legge della Regione Marche 17 giugno 2008, n. 14 (Norme per l'edilizia sostenibile), promosso dal Tribunale amministrativo regionale per le Marche nel procedimento vertente tra la Federazione regionale degli ingegneri delle Marche ed altri e la Regione Marche con ordinanza dell'11 febbraio 2011, iscritta al n. 170 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visti gli atti di costituzione del Consiglio nazionale degli ingegneri e della Regione Marche; udito nell'udienza pubblica del 20 marzo 2012 il Giudice relatore Paolo Grossi; uditi gli avvocati Giovanni Pellegrino per il Consiglio nazionale degli ingegneri e Stefano Grassi per la Regione Marche.. Ritenuto che - nel corso di un giudizio promosso dalla Federazione regionale degli ingegneri delle Marche e dagli Ordini degli ingegneri delle relative Province per l'annullamento della delibera della Giunta regionale delle Marche del 18 ottobre 2010, n. 1494 (Art. 14 comma 3 lett. b della L.R. 14/2008 - Norme per l'edilizia sostenibile - Sistema e procedure per la certificazione energetica e ambientale degli edifici di cui all'art. 6 comma 5 - Sostituzione D.G.R. 1141/2009), il Tribunale amministrativo regionale per le Marche, con ordinanza emessa l'11 febbraio 2011, ha sollevato, in riferimento all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli articoli 6, commi 4 e 5, lettera b), e 14, comma 3, lettera b), della legge della Regione Marche 17 giugno 2008, n. 14 (Norme per l'edilizia sostenibile), «nella parte in cui, istituendo un sistema regionale di accreditamento per l'abilitazione al rilascio delle certificazioni di sostenibilità energetico-ambientale, crea, nella sostanza, una nuova figura professionale non prevista dai principi fondamentali stabiliti dallo Stato»; che, preliminarmente, il giudice a quo - rigettata una eccezione di tardività del ricorso «perlomeno limitatamente ai motivi attraverso cui si contesta la legittimità costituzionale» dei menzionati articoli, «che costituiscono il presupposto giuridico del provvedimento impugnato e che lo vizierebbero per illegittimità derivata qualora l'eccezione di incostituzionalità dovesse risultare fondata» e ritenute inammissibili le censure volte a contestare la legittimità per vizi propri della delibera impugnata, in assenza «di un concreto interesse ad agire poiché, in caso di loro fondatezza, riprenderebbe vigore il sistema di accreditamento precedente di cui alla delibera di GR n. 1141/2009 contenente, peraltro, requisiti di accreditamento più gravosi e quindi penalizzanti per i professionisti rappresentati dagli ordini qui ricorrenti» - «esclude l'esigenza di disporre l'invocata misura cautelare di sospensione del provvedimento impugnato»; che per il Tar, «sotto il profilo del merito», «assume invece rilevanza la dedotta questione di incostituzionalità delle norme poste a fondamento del provvedimento impugnato»; che infatti il rimettente rileva che la previsione dei censurati commi 4 e 5, lettera b), dell'art. 6 - secondo cui il certificato volontario di sostenibilità energetico-ambientale degli edifici (che ricomprende in sé la certificazione energetica obbligatoria di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, recante «Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia») è rilasciato da un professionista accreditato, demandando alla Giunta regionale la definizione del sistema di accreditamento dei soggetti abilitati al rilascio - comporta che l'iscrizione nel predetto sistema di accreditamento costituisce la condizione necessaria per ottenere l'abilitazione, senza la quale nessun professionista, iscritto negli attuali albi professionali, potrebbe rilasciare la certificazione in esame; che però, in tal modo, la creazione di una nuova figura professionale (definibile certificatore energetico-ambientale), distinta, per requisiti abilitanti, dalle tradizionali figure professionali che operano in materia edilizia (ingegneri, architetti, geometri, periti industriali, ecc.) e non prevista dalla legislazione statale vigente in materia di professioni tecniche, lede l'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, trattandosi di materia («professioni») soggetta a legislazione concorrente, rispetto alla quale (come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza costituzionale) è riservata allo Stato l'individuazione di nuove figure professionali e la disciplina dei relativi profili e titoli abilitanti, nonché l'istituzione di un registro professionale e la previsione delle condizioni per l'iscrizione ad esso, prescindendosi dalla circostanza che tale iscrizione si caratterizzi o meno per essere necessaria ai fini dello svolgimento delle attività cui l'elenco fa riferimento; che si è costituito il Presidente della Giunta della Regione Marche (resistente nel giudizio a quo), il quale - sottolineato in fatto che nel giudizio a quo erano state sollevate numerose censure di illegittimità della delibera ivi impugnata per contrasto con il quadro normativo nazionale vigente e con lo stesso art. 117, terzo comma, Cost. e che l'ordinanza di rimessione è stata emessa in sede di trattazione della domanda cautelare di sospensione dell'efficacia della delibera medesima (rigettata dal rimettente) - conclude per la declaratoria di inammissibilità o, comunque, di non fondatezza della sollevata questione; che quanto ai profili di inammissibilità, il resistente ne deduce il difetto assoluto di rilevanza in ragione del fatto che il Tar: a) trovandosi a giudicare in sede cautelare sulla sola istanza di sospensione della delibera impugnata dai ricorrenti, si è già espressamente pronunciato nel senso del rigetto della medesima, con ciò esaurendo la propria potestas iudicandi (tant'è che l'ordinanza di rimessione è stata impugnata in parte qua davanti al Consiglio di Stato che l'ha riformata, ordinando la fissazione dell'udienza di merito davanti al Tribunale di primo grado); b) ha ritenuto «l'assenza di un concreto interesse ad agire» dei ricorrenti «per vizi propri» del provvedimento impugnato (perché riprenderebbe vigore la precedente delibera, non impugnata e più sfavorevole), ma non ha fornito alcuna argomentazione circa l'asserita sussistenza dell'interesse al ricorso limitatamente ai motivi di censura prospettati dai ricorrenti in via subordinata e concernenti l'illegittimità derivata del provvedimento impugnato per l'incostituzionalità delle norme di legge che ne avrebbero costituito il fondamento;