[pronunce]

, nella parte in cui limita la determinazione dei soggetti passivamente legittimati nell'azione per dichiarazione giudiziale di paternità, in caso di morte del genitore, esclusivamente ai suoi eredi e non anche agli eredi degli eredi, senza ammettere la possibilità della nomina di un curatore speciale nominato dal giudice, si pone in contrasto con il principio di cui all'art. 3 Cost., poiché determina una disparità di trattamento, generale ed in linea di principio e senza alcuna possibilità di diversa valutazione, rispetto a fattispecie simili (quale appunto l'azione di disconoscimento di paternità); e reca altresì vulnus al principio di cui all'art. 24 Cost., in quanto pone limiti alla possibilità di far valere in giudizio il riconoscimento della paternità o maternità naturale, che è, per di più, azione imprescrittibile (art. 270, primo comma, cod.civ. ) ; che la scelta del legislatore di non prevedere in linea di principio la possibilità della nomina di un curatore speciale per l'instaurazione del giudizio di riconoscimento di paternità naturale, con la possibilità dunque per il giudice competente di valutare le specificità della fattispecie, e di prevedere invece la medesima nomina per l'azione di disconoscimento della paternità, può porsi in contrasto con i richiamati princípi costituzionali; che, inoltre, recenti e radicali pronunzie della Corte costituzionale in materia di tutela del riconoscimento della paternità naturale (sentenza 10 febbraio 2006, n. 50, che ha caducato la norma di cui all'art. 274 cod.civ. ) , si pongono esattamente in questa direzione; che non vi è alcun dubbio sulla sussistenza del requisito della rilevanza poiché il giudizio a quo ha proprio per oggetto la domanda di nomina di un curatore speciale ex art. 276 cod. civ. , che non potrebbe essere accolta alla stregua dell'attuale formulazione della normativa di riferimento; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che, in un primo momento, ha concluso per l'infondatezza della questione e, successivamente, ha dichiarato di rinunciare all'intervento. Considerato che il Tribunale di Milano dubita della legittimità costituzionale dell'art. 276, primo comma, del codice civile, nella parte in cui non prevede la possibilità della nomina di un curatore speciale nei cui confronti promuovere l'azione per la dichiarazione giudiziale della paternità o della maternità naturale in caso di premorienza sia dei presunti padre o madre sia degli eredi, per violazione dell'art. 3 della Costituzione, poiché determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla disciplina dell'azione per il disconoscimento della paternità o della maternità, che, all'art. 247 cod. civ. , prevede invece la possibilità per il giudice di nominare un curatore in caso di morte del presunto padre o della presunta madre; nonché dell'art. 24 della Costituzione, in quanto limiterebbe al figlio naturale la possibilità di agire per il riconoscimento della paternità o della maternità naturale, in contrasto con l'imprescrittibilità dell'azione prevista dall'art. 270 cod. civ. ; che il giudice a quo, dopo avere premesso che lo stesso Tribunale di Milano ha dichiarato, con sentenza, l'inammissibilità dell'azione di dichiarazione giudiziale di paternità per carenza di legittimazione passiva dei soggetti convenuti, si è limitato ad affermare, apoditticamente, la rilevanza della questione, senza motivare in ordine alla persistenza del proprio potere decisorio a séguito della pronuncia di inammissibilità dell'azione, emessa fra le stesse parti, costituente giudicato rilevabile d'ufficio (Corte di cassazione, sentenza 16 gennaio 2004, n. 630); che, peraltro, anche ad ammettere la sussistenza di tale potere in capo al giudice a quo, neppure è motivata l'applicabilità alla fattispecie dell'eventuale auspicata pronuncia di incostituzionalità, in presenza di una sentenza che ha individuato i legittimati passivi dell'azione di cui all'art. 269 cod. civ. nel presunto genitore o, in mancanza di lui, nei suoi eredi diretti; che tali carenze di motivazione sulla rilevanza rendono manifestamente inammissibile la questione sollevata. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 276, primo comma, del codice civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Milano, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA