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Ad esempio, a vent'anni dalla legge sulla parità scolastica, avreste potuto avviare una grande alleanza tra scuola statale e scuola paritaria, per ricostruire insieme e attualizzare il sistema dell'istruzione, stimolando l'una e l'altra a dare il meglio di sé, in una gara a fare meglio, in cui i vincitori sarebbero stati gli studenti, perché non ci può essere rilancio, se si uccide uno dei comparti importanti dell'istruzione. Oppure avreste potuto fornire in maniera omogenea gli strumenti didattici informatici a tutte le scuole d'Italia, introdurre il coding , un sistema di formazione degli insegnanti o la figura dello psicologo. Niente, un'altra occasione persa dal Governo in cui la trazione grillina condiziona ogni scelta: l'ha fatto prima e lo fa adesso, arrivando ad annichilire persino posizioni tradizionalmente imprescindibili del resto della maggioranza (come il PD o Italia Viva), di cui fa parte persino un ex Ministro dell'istruzione, la senatrice Fedeli, che fu capace di andare oltre le rigidità ideologiche, aprendo lei, dopo il ministro Berlinguer che sancì la parità scolastica vent'anni fa, il tavolo per studiare l'introduzione del costo standard per studente, che potrebbe cambiare e attuare finalmente quel sistema scolastico pubblico integrato oggi più che mai necessario alla possibilità di scelta delle famiglie. Allo stesso modo, un altro Ministro dell'istruzione del PD, il ministro Giannini, venne duramente contestato, sempre dal MoVimento 5 Stelle, quando osò ricordare che sostenere la scuola paritaria significa sostenere la scuola pubblica, in linea con il dettato costituzionale, per non parlare poi del già sottosegretario Toccafondi, che di questo tema, che adesso è ovviamente tutto ritirato e cancellato, fece proprio il senso del suo mandato di Governo. Tornando all'oggi, ci siamo insomma trovati, come nella migliore tradizione grillina al Governo, un Governo e una maggioranza che regalano pesci al posto di insegnare a pescare. La scuola è il Paese nel Paese. Si potrebbe dire: «Dimmi qual è il tuo modello di scuola e ti dirò che Paese sei» e voi volete chiudere la scuola in un recinto, come vorreste chiudere l'Italia in un recinto. Noi diciamo no, perché oggi la scuola, pilastro della crescita, rimane ancora il comparto più colpito e l'ultimo avamposto. Dal punto di vista procedurale, entrando sempre nel merito della questione pregiudiziale da noi avanzata, non ci meravigliamo più per il ritardo con il quale il Governo adotta provvedimenti che invece dovrebbero essere per loro natura urgenti, confermando ancora una volta una prassi inaccettabile per il bene del Paese già in tempi normali e intollerabile per il momento che stiamo vivendo. Se infatti dal punto di vista formale i tempi per la conversione del decreto-legge sono ad oggi regolari, dal punto di vista sostanziale stupisce che un decreto-legge ritenuto di assoluta urgenza e priorità, emanato l'8 aprile, ovvero più di un mese e mezzo fa - oggi siamo al 27 maggio e le scuole stanno per chiudere, nel senso che pur non essendo aperte, dovremmo essere vicini al momento dell'ultimo giorno di scuola - sia ancora al vaglio, in prima lettura, di un solo ramo del Parlamento, rendendo prassi consolidata di questo Governo un iter lungo e inutile in una delle due Camere, con fiducia incorporata, e l'assoluta compressione dei tempi della discussione nell'altro ramo. Le proposte avanzate dal Gruppo Forza Italia in Commissione istruzione pubblica, beni culturali andavano nella direzione di modificare in modo costruttivo alcune palesi carenze contenute nel decreto-legge. Tuttavia i suggerimenti costruttivi non sono stati accolti - mi avvio alla conclusione - denotando da parte del Governo un atteggiamento di annoiata sufficienza, scarsa considerazione, indisponibilità al confronto nel merito, perfino sulle azioni di supporto psicologico rivolte a studenti, docenti e famiglie per superare le difficoltà intervenute e persino su tutta una serie di proposte per gli studenti con disabilità. Avremmo voluto coadiuvare gli interventi in modo che non si limitassero solo a mettere una pezza, ma potessero costruire una nuova visione di Paese, partendo proprio dalla scuola. Nulla verrà accolto, tutto si ridurrà, come abbiamo detto, all'ennesimo voto di fiducia: si tratta però di una fiducia tutta vostra e tutta interna a quest'Assemblea, perché fuori, secondo me, le persone già cominciano a protestare. Però allora anche la responsabilità sarà tutta vostra e del Governo, chiuso nel bozzolo di un laicismo statalista e bigotto ai limiti dell'ortodossia. Il problema è che non andrete a sbattere solo voi, ma con voi andrà a sbattere tutto il Paese. Noi finché avremo fiato cercheremo di impedirvelo, perché l'Italia è il nostro Paese, il Paese che amiamo e che difenderemo a ogni costo. Per questo abbiamo presentato tale questione pregiudiziale a un provvedimento che, per come è stato costruito (forse sarebbe meglio dire raffazzonato), non dovrebbe vedere la luce. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, chiediamo pertanto di non procedere all'esame dell'Atto Senato 1774. (Applausi). PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice Saponara per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, il Gruppo Lega-Salvini Premier ha ritenuto, per una serie di motivazioni che andrò a spiegare, di presentare una questione pregiudiziale relativa al decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, che oggi dovrebbe essere in discussione in Assemblea per la sua conversione in legge e che reca nel suo titolo «misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato». Il decreto-legge, quindi, doveva definire la cornice generale della disciplina speciale relativa all'anno scolastico 2019-2020 per quanto riguarda la valutazione finale degli studenti di tutti gli ordini e gradi di scuola, nonché per l'ammissione degli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado alla classe successiva e, ancora, per l'eventuale integrazione e il recupero degli apprendimenti da parte dei medesimi studenti e per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione, vale a dire gli esami di terza media e di maturità. Tutto questo attraverso l'adozione di specifiche misure con ordinanza del Ministro dell'istruzione. Proprio per l'obiettivo perseguito dal decreto-legge, noi del Gruppo Lega, tra le diverse criticità in esso individuate, riteniamo di estrema gravità, invece, l'incertezza nella quale il Governo ha lasciato le famiglie, indicando nel testo l'eventuale ripresa delle lezioni in presenza entro la data del 18 maggio, soluzione assolutamente impensabile già dalla data di emanazione del decreto-legge. Non esiste, infatti, a tutt'oggi, nessuna indicazione... PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice, se la interrompo per un istante. Mi segnalano che stanno facendo foto nell'Aula. Sapete che ciò non è possibile.