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ad oggi la SOGIN è costata più di 4 miliardi di euro, pur avendo nominalmente completato solo il 30 per cento dei lavori previsti e senza nemmeno aver messo in sicurezza i più problematici rifiuti pregressi, né aver iniziato lo smantellamento delle parti nucleari degli impianti. Eppure le stime iniziali per l'intero decommissioning prevedevano un costo complessivo di 3,6 miliardi di euro, che nell'ultima revisione di giugno 2020 sono saliti a poco meno di 8; inoltre il piano industriale del 2017 ha rinviato il brown field al 2036, ma dei lavori che quel piano prevedeva per il primo quadriennio (2018-2021) ne sono stati eseguiti poco meno della metà, e in particolare nel biennio 2020-2021 (quello sotto l'attuale gestione) appena il 40 per cento, a riprova che la situazione va persino peggiorando; il ministro Cingolani ha avuto modo di illustrare la vicenda in una serie di importanti dibattiti parlamentari e, a partire da maggio 2021, ha condotto una dettagliata istruttoria, avvalendosi di tutti gli organi ufficiali di controllo disponibili (incluso l'Ispettorato per la sicurezza nucleare, e il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri). Tale attività istruttoria ha evidenziato gravi criticità, spesso omesse nelle comunicazioni ufficiali dei vertici indirizzati ai Ministeri azionista e vigilante, con ciò ostacolando l'adozione di efficaci misure correttive. Da qui la decisione, concordata con l'azionista Ministero dell'economia, e comunicata dallo stesso ministro in una seduta di question time alla Camera dei deputati in data 19 gennaio 2022, relativa alle iniziative in ordine all'individuazione del deposito nazionale per il combustibile nucleare irraggiato e i rifiuti radioattivi, di commissariare SOGIN; si evidenziano brevemente alcune gravi criticità e disfunzionalità relative alla gestione di SOGIN per le quali il Ministro ha dichiarato la necessità di procedere al commissariamento: il decommissioning delle centrali che continua a procedere molto a rilento, con uno slittamento dell'obiettivo finale. Infatti, al 31 dicembre 2021 risulta raggiunto il 35,5 per cento dello smantellamento dei siti e l'estrema lentezza si evince confrontando gli obiettivi fissati con le soglie di avanzamento raggiunte; la mancata attuazione del progetto "Cemex", che riguarda lo smaltimento dei rifiuti radioattivi nell'impianto di Saluggia, dove sono stati allocati 270.000 litri di rifiuti radioattivi liquidi acidi stoccati in serbatoi in acciaio costruiti negli anni '60, con il pericolo di sversamento di una parte di tali liquidi nell'ambiente circostante e i relativi ingentissimi danni ambientali che ne potrebbero derivare; la necessità di fare chiarezza sulla correttezza delle rendicontazioni ad ARERA circa i contratti per il Deposito nazionale, sulle quali sono in corso indagini della Guardia di finanza; l'incapacità dopo una investimento di 4,2 miliardi in 23 anni di completare quasi il 70 per cento dello smantellamento delle centrali nucleari, con un miliardo speso di soli stipendi per dirigenti e personale; non si può non constatare, come del resto ha fatto il ministro Cingolani nel corso del question time citato, che "nel corso degli ultimi anni si sono verificate alcune disfunzionalità che pongono dei dubbi sull'effettiva capacità di Sogin di rispettare gli impegni che è stata chiamata ad assolvere"; la società molto semplicemente non è stata in grado di garantire il raggiungimento degli obiettivi complessivi e a ciò si aggiunga che gli attuali organi societari sono al centro di una serie di vicende opache sulle quali occorrerebbe fare davvero chiarezza; le inefficienze e i ritardi accumulati, non solo nelle precedenti, ma anche durante questa gestione di SOGIN, richiedono un intervento immediato dei Ministeri competenti, poiché si tratta di portare a termine un compito molto importante che riguarda la messa in sicurezza delle scorie nucleari, la tutela dell'ambiente e, soprattutto, la salute dei cittadini; purtroppo, i fatti mostrano una società mal gestita e incapace di eseguire il compito fondamentale che le venne assegnato vent' anni fa, e per questo urgentemente bisognosa, come a ragione ha più volte sostenuto il ministro Cingolani, di un intervento straordinario di profondo riordino, si chiede di sapere, alla luce di quanto evidenziato in premessa, se non si ritenga necessario procedere immediatamente all'annunciato commissariamento di SOGIN. Atto n. 4-06772 AIMI CRAXI GASPARRI GALLIANI PAGANO CALIENDO BINETTI PAPATHEU BARBONI RIZZOTTI PEROSINO SICLARI DE SIANO CESARO BERARDI VONO Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: a seguito delle manifestazioni del luglio 2021, nella Repubblica di Cuba più di 800 persone sono state arrestate per aver partecipato alle proteste contro il Governo; le proteste erano sorte per la carenza di cibo, la continua interruzione della rete elettrica e un generale aumento dei prezzi dovuto alla crisi economica; a seguito degli arresti, era intervenuta tempestivamente la voce dell'Unione europea attraverso Peter Stano, portavoce dell'alto rappresentate UE Josep Borrell, il quale chiedeva alle autorità cubane di rilasciare i prigionieri politici; attualmente gli imputati sono sotto processo in diversi tribunali dello Stato e rischiano fino a 30 anni di reclusione; nelle ultime settimane circa 20 persone hanno ricevuto condanne tra i 12 e i 30 anni, in relazione alla partecipazione alle manifestazioni; la severità delle pene appare frutto di processi spesso viziati, di carattere politico, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza si intenda avviare sul piano diplomatico al fine di chiedere il rilascio dei prigionieri politici a Cuba; se, per quanto di competenza, si intenda acquisire dati e documentazioni in relazione al mancato rispetto dei diritti umani, nell'ambito dello svolgimento dei processi ai prigionieri politici e durante il periodo della loro detenzione a Cuba; se si intenda convocare d'urgenza l'ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia al fine di ottenere spiegazioni ed esigere garanzie sul rispetto dei diritti degli imputati; se si intenda richiedere in ambito europeo l'applicazione di sanzioni per quanto sta accadendo a Cuba. Atto n. 4-06773 DE BONIS Ai Ministri della cultura e per la pubblica amministrazione Premesso che: nella Capitale europea della Cultura 2019 i presidi culturali più importanti, quali la biblioteca provinciale "Tommaso Stigliani" e l'Archivio di Stato di Matera, vivono una fase critica legata al reperimento di una sede, di risorse e di personale; l'Archivio di Stato di Matera rischia addirittura la chiusura, in quanto la proprietà dell'immobile, dove ha sede attualmente, non ha inteso rinnovare il contratto, ed ha avviato una procedura di sfratto, non ancora esecutivo, perché trattasi evidentemente di un ufficio pubblico "essenziale" con un indiscusso interesse pubblico e fondamentale per una città a forte vocazione culturale, dalle profonde radici storiche;