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CUCCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (PD) . Signor Presidente, cercherò di essere ancor più breve del collega che mi ha preceduto. Credo che nell'esame del provvedimento sia necessario riportare le vicende entro i corretti limiti. L'anno scorso, il 19 ottobre 2017, approvammo una legge delega per la riforma della disciplina della crisi d'impresa e dell'insolvenza, che entrò in vigore il successivo 14 novembre. In pratica, la legge prevedeva che il Governo, attraverso i decreti attuativi, formulasse una sostanza del codice del fallimento che mettesse ordine nella variegata materia che fino ad oggi ha regolato la crisi d'impresa. In sostanza, si trattava di un complesso organico, che racchiudesse tutte quante le procedure concorsuali che oggi sono regolate da una congerie di norme che evidentemente ingenerano confusione. Ulteriore obiettivo era anche uniformare l'ordinamento concorsuale italiano alle direttive europee, che imponevano l'adozione di procedure di composizione nelle crisi d'impresa fondate essenzialmente sul criterio della prevenzione della continuità aziendale. A questo ci si era attenuti, quando, nella scorsa legislatura, era stata approvata la legge delega. Oggi si porta all'esame del Parlamento un testo che sostanzialmente è un monoarticolo, oltre alla clausola d'invarianza finanziaria, nel quale di fatto si riapre tutta la materia. Perché dico questo? I decreti attuativi non erano stati emanati: come dicevo, la delega scadeva il 17 novembre 2018 e, di fatto, fino ad allora, non era stato emanato alcun decreto attuativo; soltanto, in maniera molto estemporanea, rapida e direi quasi rocambolesca, è stato emanato un decreto attuativo - l'atto di Governo n. 53, che è estremamente complesso - proprio nel giorno della scadenza della delega, come ha detto molto bene il collega Stancanelli. È da premettere che per il decreto attuativo i rami del Parlamento sono chiamati a dare il loro parere e, quindi, a formulare tutte le osservazioni necessarie, che sicuramente sono da fare anche in maniera critica su alcuni aspetti. Non comprendo, però, per quale motivo dobbiamo allargare le tempistiche addirittura di due anni, dando al Governo un'ulteriore delega per l'emanazione di un ulteriore decreto legislativo. A me pare che questo sia, sostanzialmente, espressione ancora una volta di quella spinta quasi maniacale a distruggere, a cancellare sostanzialmente tutto quello che era stato fatto nella scorsa legislatura, anche ciò che oggettivamente di buono era stato compiuto, consentendo al Governo, addirittura con un termine di due anni, di emanare ulteriori decreti attuativi, che dovrebbero in buona sostanza cancellare ciò che era stato fatto in precedenza. Non è una proroga, perché, se fosse stata tale, avremmo detto semplicemente che i termini stabiliti vengono prorogati di un certo lasso di tempo. No: qui si dà una delega che è molto più vasta e che di fatto consentirà al Governo di spazzare via tutto e di riscrivere tutto. Ovviamente il nostro voto su questo provvedimento non può che essere contrario, perché abbiamo ancora in discussione lo schema di decreto legislativo (atto del Governo n. 53). Io credo che, sulla base di quel provvedimento, avremmo potuto apportare tutte le modifiche necessarie, senza la necessità di conferire una delega assolutamente in bianco al Governo, perché possa spazzare tutto e iniziare da capo. Mi pare che la richiesta, venuta fuori anche dalle audizioni, sia invece quella di sbrigarci a regolamentare finalmente in maniera organica la materia della crisi di impresa. (Applausi dal Gruppo PD) . MODENA (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, il nostro Gruppo su questo provvedimento si asterrà, perché lo leggiamo come una sorta di delega in bianco su una materia estremamente delicata, che è praticamente il cuore dei problemi che ha oggi il Paese. Quando si dice che si vogliono tutelare i poveri, questi ultimi devono trovare una soluzione in questo schema di decreto, perché i poveri sono quelli che hanno avuto la casa pignorata a seguito di una fideiussione mal posta; i pareri sono tutti coloro che hanno subìto le conseguenze di una crisi che dura da dieci anni. Sono i professionisti, anche loro interessati a questo tipo di problematica; sono le imprese, che sono saltate per aria e non riescono ad avere soluzioni sulla base della normativa. Questo provvedimento è il cuore di tutto ciò. Il Governo aveva fatto delle scelte. La maggioranza, quando ha voluto compiere un salto con riferimento - ad esempio - alla delega sull'ordinamento penitenziario, ha fatto delle proroghe per altri, ma ha agito dando una tempistica, delle linee e dei criteri direttivi, per cui noi più o meno potevamo comprendere. Qui non c'è nulla su un settore che è delicatissimo. Il collega che ha parlato prima vi ha detto che si tratta di più di 300 articoli; è uno schema di decreto imponente e va esaminato per bene, cosa impossibile, perché sappiamo tutti che la priorità dell'anticorruzione fa passare questo provvedimento in secondo piano. Il provvedimento, allora, non verrà esaminato bene e abbiamo una delega in bianco; preghiamo i Gruppi, anche e soprattutto quelli di maggioranza, di esaminare con attenzione questa problematica, perché - come dicevo - è fondamentale per determinare il modo con cui le forze politiche vogliono risolvere quello che è accaduto in termini di crisi e povertà negli ultimi dieci anni. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, intervengo soltanto per replicare molto brevemente alle due questioni emerse, e cioè alla questione dell'eventuale delega in bianco e a quella dell'eccessivo arco temporale che viene dato. Per quanto riguarda il secondo punto, si tratta di un tempo massimo e sono certo che il Governo invece avrà la possibilità e la capacità di non utilizzare tutti i due anni di tempo previsti come termine per l'adozione delle disposizioni integrative e correttive. Stiamo parlando, infatti, esclusivamente della possibilità che Parlamento e Governo devono avere di apportare eventuali correttivi a una delega. Ma il dispositivo - lo cito testualmente - reca «nel rispetto dei principi e criteri direttivi» fissati dalla legge n. 155 del 2017, cioè dalla legge delega istitutiva. Non c'è, quindi, una volontà di avere una delega in bianco. Si tratta semplicemente della possibilità di apportare correttivi, anche in fase di applicazione della norma, che il Parlamento e il Governo devono avere su una materia così importante come quella della crisi d'impresa che stiamo affrontando. È solo questa la volontà dell'atto che stiamo esaminando. Per questa ragione voteremo a favore del provvedimento. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione. (Segue la votazione).