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si ipotizzano i reati di diffusione colposa di epidemia e violazione delle norme per la sicurezza sul lavoro, con conseguenze sia sui dipendenti, sia sugli utenti; oggi arrivano richieste disperate da parte di parenti e amici dei ricoverati nelle case di cura per anziani lombarde sui social e sulla stampa. Questi, ormai da settimane, non hanno più informazioni sui loro parenti; considerato che: Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, l'associazione di categoria che mette insieme circa 400 case di riposo lombarde, in un'intervista a "Il Quotidiano del Sud" fa un'accusa precisa, tirando in ballo le responsabilità dell'assessore alla Sanità e del presidente della Regione: "Dipendiamo per un buon 30% dai finanziamenti della Regione, logico che molti abbiano paura di perderli. Non parlano (riferendosi a colleghi) e io li capisco, Ma noi, che facciamo parte del Terzo settore e siamo non profit , certe cose dobbiamo dirle: i nostri ospiti hanno una media di 80 anni, sono persone con pluripatologie. Come potevamo attrezzarci per prendere in carico malati spostati dagli altri ospedali per liberare posti-letto? Ci chiedevano di prendere pazienti a bassa intensità Covid e altri ai quali non era stato fatto alcun tampone. Il virus si stava già diffondendo. Stavamo per barricarci nelle nostre strutture, le visite dei parenti erano già state vietate". Secondo Degani questa "mattanza" è stata tenuta segreta, separata dalla contabilità quotidiana della Protezione civile; sempre secondo Degani, la delibera della Giunta lombarda (la numero XI/2906, 8 marzo 2020) chiedeva alle ATS, le aziende territoriali della sanità, di individuare nelle case di riposo dedicate agli anziani strutture autonome per assistere pazienti COVID-19 a bassa intensità; il presidente di Uneba spiega: "Dopo la delibera abbiamo chiesto chiarimenti, maggior parte delle nostre strutture non hanno dato seguito alla richiesta della regione. Ma c'è chi l'ha fatto e poi si è pentito. Come potevamo accettare malati ai quali non era stato fatto alcun tampone né prima né dopo? Senza dire, che il nostro personale sarebbe stato comunque a rischio. Si sono infettati medici e sanitari in strutture molto più attrezzate della nostra. Non ci hanno dato i dispositivi di protezione ma volevano darci i malati… insomma"; considerato altresì che: tutto questo non sarebbe venuto fuori se il direttore sanitario di una Casa di riposo milanese, intervistato da Irene Benassi durante la trasmissione "Agorà", su RAI 3, non avesse accennato alla "strana" richiesta della giunta lombarda; in molte case di riposo lombarde, in base a quanto risulta agli interroganti, ancora si aspettano le mascherine, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti e come intendano intervenire perché si faccia chiarezza sulla vicenda e si indaghi su quali provvedimenti abbiano messo in atto, con documenti ufficiali e presa di responsabilità, ATS e il sindaco di Mediglia a fronte della prima comunicazione del giorno 14 marzo, in cui si afferma e conferma la presenza di 4 casi positivi al virus COVID-19; se, per quanto di loro competenza, intendano intervenire per individuare le precise responsabilità di chi ha tenuto aperte alle visite le strutture, nonostante il contagio appurato e senza che il personale operante all'interno utilizzasse DPI e protezioni indispensabili che invece veniva richiesto di indossare ai parenti degli ospiti; nonché per quale motivo la ATS abbia deciso di non eseguire tamponi e non provvedere all'immediata sanificazione della struttura e consegna di tutti i presidi DPI di protezione individuale a tutto il personale, corredandolo di precise istruzioni comportamentali rispetto alla gestione degli ospiti infetti e dei non infetti, e per quale motivo gli anziani non contagiati non siano stati messi in sicurezza per difenderli dal contagio e perché la stessa cosa non sia stata fatta con tutti coloro che sono venuti a contatto con loro; se vogliano intervenire affinché venga pubblicato l'elenco, a fronte della documentazione in possesso alla RSA, alla ATS, al Sindaco di Mediglia e all'assessorato regionale, di quante persone siano state contattate e messe in isolamento o sottoposte a tampone tra i 105 dipendenti, i 74 parenti, e altro personale che sia transitato presso la struttura; se intendano intervenire, nei limiti delle loro competenze, affinché si provveda al trasferimento immediato in luogo protetto di tutti gli anziani che possono ancora salvarsi prima che si giunga ad una completa e totale perdita delle persone ricoverate e dei loro contatti più stretti. Atto n. 3-01484 NUGNES CORRADO DE LUCIA DE PETRIS FATTORI NOCERINO Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: in base a quanto risulta agli interroganti, in Campania si stanno costruendo tre ospedali prefabbricati per fronteggiare l'emergenza Coronavirus. Saranno allestiti a Napoli presso l'Ospedale del Mare, a Caserta presso l'Ospedale San Sebastiano e a Salerno presso l'Ospedale Ruggi d'Aragona. Come ha chiarito il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, serviranno per permettere ai campani di superare la fase più critica; da quanto appreso dai mezzi di informazione, e in particolare da un servizio giornalistico della testata "Fanpage" a firma di Antonio Musella, gli ospedali prefabbricati sono costati oltre 12 milioni di euro, ma saranno a pieno regime solo dopo il periodo di picco del contagio da COVID-19 indicato dal presidente De Luca; nei giorni scorsi c'è stata la posa della prima pietra per la struttura che sorgerà negli spazi dell'Ospedale del Mare, un complesso che garantirà 70 posti di terapia intensiva. Complessivamente le tre strutture forniranno alla Regione Campania un totale di 120 posti di terapia intensiva, come ha sottolineato lo stesso De Luca. Le postazioni sono strategiche per fronteggiare la pandemia da Coronavirus, si tratta dei posti letto per i pazienti che devono essere intubati, i più gravi che presentano sintomi critici che possono portare alla morte. Attualmente, a quanto sostiene il Presidente, la Campania ha 335 posti tra terapia intensiva e sub intensiva. Dopo l'avvio del cantiere, sono iniziati ad arrivare i primi moduli della struttura in costruzione all'Ospedale del Mare; sembra che per essere operativi gli ospedali prefabbricati necessitino di almeno tre settimane di lavori, quindi la piena attivazione sarà garantita solo per la fine del mese di aprile; secondo la tabella cronologica fornita dalla Regione Campania, il picco del contagio da COVID-19 in regione ci sarà alla metà di aprile. In buona sostanza, gli ospedali prefabbricati non serviranno nella fase più acuta dell'emergenza; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: ad aggiudicarsi i lavori per i tre ospedali prefabbricati di Napoli, Caserta e Salerno è stata la stessa ditta, la MED (Manufacturing Engineering & Development) di Maserà di Padova, in Veneto, che ha vinto la gara indetta dalla Soresa lo scorso 19 marzo. L'azienda ha sbaragliato rivali di tutto rispetto, come la Brancaccio Costruzioni e il Consorzio Integra, legato alla Lega delle Cooperative;