[pronunce]

che il rimettente deduce preliminarmente, in punto di fatto, di essere investito dell'opposizione proposta – avverso un verbale di contestazione di infrazione stradale comportante il sequestro del mezzo in vista della successiva confisca – dal proprietario di un veicolo a due ruote sanzionato per aver condotto il mezzo senza l'uso del casco protettivo; che, ciò premesso, il giudice a quo assume che il citato articolo sarebbe «contrario agli artt. 3 (principio di uguaglianza) e 27 (principio della responsabilità penale personale) della Costituzione», oltre che ai principi «di ragionevolezza e proporzionalità della sanzione»; che, in particolare, si evidenzia come, in presenza di violazioni analoghe, la sanzione accessoria della confisca sia prevista «soltanto quando la violazione sia commessa per l'utilizzo di un ciclomotore» e non pure di un altro veicolo; che, del pari, l'art. 3 Cost. risulterebbe violato «per l'incongruità tra la sanzione principale, piuttosto modesta e la sanzione accessoria eccessivamente penalizzante»; che, infine, la norma censurata contrasterebbe anche con l'art. 42 Cost., «il quale tutela la proprietà privata ammettendo l'espropriazione solo in presenza di motivi di interesse generale», tale, invece, non essendo «il mancato uso del casco»; che anche i Giudici di pace di Afragola (r.o. n. 376 del 2007), Foggia (r.o. n. 520 del 2007), Melfi (r.o. n. 597 del 2007) e Piove di Sacco (r.o. n. 640 del 2007), hanno, del pari, sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies del d.lgs. n. 285 del 1992, limitandosi, peraltro, il secondo dei rimettenti ad ipotizzare il contrasto con l'art. 3 della Costituzione, nonché, l'ultimo di essi, anche con l'art. 27 Cost., nessuno dei giudici a quibus provvedendo, invece, né a descrivere le fattispecie oggetto dei giudizi principali, né a motivare le ragioni della non manifesta infondatezza e della rilevanza della questione sollevata; che è intervenuto in ciascun giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato; che la difesa dello Stato – eccepita, in via preliminare, l'inammissibilità delle questioni, in quanto prive di motivazione sulla rilevanza e non manifesta infondatezza (eccezione specificamente riproposta, con un ulteriore memoria, per la questione sollevata dal rimettente foggiano) – assume che i dubbi di costituzionalità sollevati dai rimettenti sarebbero «irrilevanti» per la definizione dei giudizi pendenti innanzi ad essi; che, difatti, i giudici a quibus non avrebbero chiarito se, nei casi oggetto dei giudizi principali, risulti provato «il fatto che il veicolo circolava contro la volontà del proprietario», giacché, ricorrendo detta ipotesi, difetterebbe un'adeguata motivazione sull'influenza dei prospettati dubbi di costituzionalità; che, in subordine, l'Avvocatura generale dello Stato deduce l'infondatezza delle questioni sollevate; che, a suo dire, la confisca è rivolta a sottrarre la disponibilità di ciclomotori e motoveicoli a coloro i quali, mostrandosi indifferenti all'obbligo di indossare il casco protettivo, realizzano, con il proprio contegno, «una causa di incremento del pericolo di lesioni craniche da circolazione di motocicli», sicché – sottolinea la difesa erariale – anche «il proprietario che autorizzi o tolleri l'uso del motociclo da parte di soggetti che non rispettano l'obbligo in questione» è ragionevolmente sottoposto, da censurato art. 213, comma 2-sexies, a tale sanzione; che l'applicazione di tale sanzione troverebbe, dunque, la sua ragion d'essere nella circostanza che il proprietario del veicolo «ha accettato di concorrere all'incremento complessivo del rischio da circolazione e, contemporaneamente, ha rinunciato ad esercitare un controllo personale e diretto sul comportamento del conducente», di talché, quella ipotizzabile nei suoi confronti, non è un'ipotesi di responsabilità per fatto altrui; che nessuna violazione del principio di eguaglianza, poi, potrebbe essere ravvisata nel caso di specie, essendo priva di fondamento, in particolare, la censura che tende a stigmatizzare il fatto che la confisca obbligatoria «non sia prevista per violazioni stradali che il giudice rimettente considera più gravi sotto il profilo degli interessi protetti», atteso che la legittimità costituzionale di una sanzione va riconosciuta «qualora sussista una ragionevole coerenza tra la sua misura ed entità e gli interessi protetti dal precetto di cui la sanzione è presidio»; che nella specie, prosegue la difesa erariale, «la prevenzione del rischio individuale e sociale da trauma cranico, specifico e peculiare della circolazione motociclistica, rende ragione sufficiente di una misura intesa a togliere la disponibilità del mezzo specifico della creazione di tale rischio»; che tali rilievi, inoltre, varrebbero a fugare l'ulteriore dubbio relativo alla violazione dell'art. 3 della Costituzione, dimostrando come nell'applicazione della sanzione de qua «non abbia alcun rilievo il valore dei motocicli confiscati», giacché attraverso di essa non si «tende a colpire il patrimonio del responsabile, bensì a rimuovere una causa di incremento del rischio di cui si è detto». Considerato che i Giudici di pace di Notaresco, Cervignano del Friuli e Catanzaro hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale – in riferimento, nel complesso, agli artt. 2, 3, 27, 16 e 42 della Costituzione – dell'art. 213, comma 2-sexies (comma introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo originario risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada); che anche i Giudici di pace di Afragola, Foggia, Melfi e Piove di Sacco hanno, del pari, sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies, del d.lgs. n. 285 del 1992, limitandosi, peraltro, il secondo dei rimettenti ad ipotizzare il contrasto con l'art. 3 della Costituzione, nonché, l'ultimo di essi, anche con l'art. 27 Cost.; che, preliminarmente, deve essere disposta la riunione dei giudizi, atteso che la loro identità di oggetto ne giustifica l'unitaria trattazione ai fini di un'unica decisione; che tutte le questioni sono manifestamente inammissibili, ancorché per ragioni differenti;