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Noi riteniamo che si debba diminuire il numero dei parlamentari, ma non perché il numero attuale sia uno scandalo, bensì perché lo riteniamo più funzionale a una democrazia efficiente, dove si possano individuare le singole responsabilità di come vota ciascun parlamentare. Certo che se i parlamentari non votano, non c'è alcun problema di individuarli: se succede come per la scorsa legge di bilancio, quando non si è votato se non per il voto finale, non c'è bisogno né di 300, né di 600, né di 2.000. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi vogliamo una democrazia efficiente, ma soprattutto una democrazia; c'è invece chi vuole una democrazia che costi poco e che se non è democrazia è meglio ancora. Noi non siamo su quel lato lì. Continuando con i paragoni, in questi giorni ho sentito, tra il divertito e l'inorridito, l'autorevole vice presidente del Consiglio fare il paragone con i numeri della Cina. Vedo però che il tempo a mia disposizione è già terminato, pertanto parlerò della Cina nel prossimo intervento. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Pinotti) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.101, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.102. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, questo emendamento affronta lo spinoso problema, toccato ieri dal relatore in sede di replica, degli italiani eletti all'estero, o meglio dei cittadini italiani residenti all'estero, tema disciplinato da una legge costituzionale, che io non ho votato perché non è stata approvata in una legislatura in cui ero membro del Parlamento, e da una legge ordinaria, che anche io a suo tempo, in una legislatura in cui invece facevo parte di questo Senato non ho votato. Comunque nella Costituzione è scritto che gli italiani all'estero hanno diritto al voto, quindi non si può far finta, non modificando quella parte, che gli "stranieri" (come qualcuno li ha definiti) non possano votare: i nostri connazionali residenti all'estero hanno diritto di votare perché sono italiani. Questo afferma la Costituzione italiana, anche prima della riforma avvenuta una ventina di anni fa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il relatore ha citato il principio del no taxation without representation , che però dice esattamente l'opposto. Dice che non puoi tassare qualcuno senza dargli il diritto di rappresentanza; non dice il contrario, ossia che non puoi avere rappresentanza se non paghi le tasse, perché se così fosse, se il principio fosse interpretato nel senso che se non paghi le tasse in Italia non hai diritto di votare, allora bisognerebbe tornare a prima della legge cosiddetta Tremaglia che ha agevolato il voto degli italiani all'estero. Bisognerebbe azzerare il voto degli italiani all'estero: se il principio è che se non paghi le tasse non puoi votare, anche se questi partono da chissà dove, magari dalla Svizzera o dall'Australia per venire a votare in Italia, non dovrebbero poter votare lo stesso, quando è sempre stato possibile. Per la verità solo dal 1948, perché prima non si poteva. Vogliamo ritornare a prima del 1948? Credo di no, ma forse qualcuno lo vorrebbe. Riteniamo dunque che non possano essere passate sotto silenzio le argomentazioni proposte dai colleghi eletti dagli italiani all'estero, i quali peraltro qualche tassa la pagano. Cosa dovremmo scrivere, allora? Dovremmo fare un allegato alla legge sul reddito di cittadinanza, perché se tu non solo non paghi le tasse, ma addirittura percepisci un reddito dallo Stato, dovresti essere privato del diritto di voto. Se c'è questa coerenza, allora mi aspetto di trovare un emendamento che dice: se prendi il reddito di cittadinanza, non hai più diritto di voto. Certo, cesserebbe il meccanismo del voto di scambio insito in quella norma, però si rispetterebbe il principio enunciato dal relatore del no taxation no representation . (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.102, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.103. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, qualche giorno fa il vice presidente del Consiglio, l'onorevole Luigi Di Maio, ha fatto un paragone davvero molto interessante con la Cina e ha detto che, se la Cina avesse lo stesso rapporto parlamentari-abitanti dell'Italia, il suo parlamento si dovrebbe riunire nel palazzetto dello sport o qualcosa del genere. È vero: la Cina ha una trentina di volte gli abitanti dell'Italia, per cui avrebbe esigenze diverse. Però, se adottiamo lo stesso principio, dovremmo anche ricordare che, se avessimo lo stesso rapporto cittadini-parlamentari della Svezia, il nostro Parlamento dovrebbe essere formato da 2.000 componenti. Noi non riteniamo che dovrebbe essere composto da 2.000 parlamentari, ma forse l'onorevole Di Maio sì, perché se va bene il rapporto dell'Italia con la Cina, allora va bene anche tra l'Italia e la Svezia. Se adottiamo gli stessi parametri del Lussemburgo, dovremmo avere 7.000 parlamentari; quelli di Malta 10.000 parlamentari. Allora non facciamo paragoni azzardati; ma non parlo di numeri, perché la cosa straordinaria e veramente molto interessante, purtroppo inquietante, del paragone del ministro Di Maio è che ha dimenticato un piccolo dettaglio: in Cina il Parlamento non c'è, questo è il problema. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non c'è, perché la gente non ha diritto di voto, non c'è libertà religiosa e non c'è libertà di associazione sindacale. È questo il modello che si vuole proporre? Altro che numeri, qui il problema è: c'è o non c'è la democrazia? Qui si vuol far credere che ridurre il numero dei parlamentari sia una buona cosa in sé e dunque il modello cinese è: zero parlamentari per un miliardo e mezzo di persone. Siccome lo zero non è moltiplicabile, lo stesso numero è quello dell'Italia ed è quello che succede quando viene impedito al Parlamento di votare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.103, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) .