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Istituzione dell'Autorità garante per la promozione e la protezione dei diritti umani. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge, volto a istituire l'Autorità garante per la promozione e la protezione dei diritti umani, costituisce un tassello fondamentale per l'adeguamento dell'ordinamento italiano al diritto dell'Unione europea, alle convenzioni del Consiglio d'Europa ratificate dall'Italia, nonché alle norme internazionali generalmente riconosciute, attuando quanto richiesto agli Stati membri dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), in materia di tutela e promozione dei diritti umani, dalla risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite 48/134 del 20 dicembre 1993. Nel 1978, su richiesta dell'Assemblea generale (ai sensi della risoluzione 32/123 del 16 dicembre 1977), la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite organizzò a Ginevra il primo Seminario sulle istituzioni nazionali e locali per la promozione e la protezione dei diritti umani, in cui furono elaborate delle linee guida, fatte proprie dall'Assemblea generale con la risoluzione 33/46 del 14 dicembre 1978. Tali linee guida vennero successivamente sviluppate a Parigi nel corso del Seminario internazionale promosso nel 1991 dalla stessa Commissione. In tale sede furono, altresì, adottati i cosiddetti Princìpi di Parigi, che presentano un'esposizione sistematica dei criteri che dovrebbero informare la creazione di istituzioni nazionali e locali per la protezione dei diritti umani, sia in termini strutturali sia in termini funzionali. Questi princìpi hanno costituito il presupposto per la redazione della risoluzione 48/134 dell'Assemblea generale, che recepisce anche le conclusioni della Conferenza di Vienna sui diritti umani, del luglio 1993. In particolare, il punto 36 della parte I della Dichiarazione e programma di azione della Conferenza (« Dichiarazione di Vienna ») recita: « La Conferenza mondiale sui diritti umani ribadisce il ruolo importante e costruttivo giocato dalle istituzioni nazionali per la promozione e la tutela dei diritti umani, particolarmente attraverso la loro capacità di fornire consulenza alle autorità competenti, il loro ruolo nella riparazione delle violazioni dei diritti umani, nella diffusione dell'informazione sui diritti umani e nell'educazione ai diritti umani. ». In ambito internazionale si è poi concordato che le istituzioni preposte, a livello statale, alla tutela dei diritti umani avrebbero dovuto essere individuate nella Commissione nazionale per i diritti umani oppure nel Difensore civico nazionale, organo collegiale il primo e prevalentemente monocratico il secondo. La Conferenza di Vienna ha poi incoraggiato la costituzione e il rafforzamento di tali istituzioni nazionali, nel rispetto del diritto di ogni Stato di scegliere la struttura politico-istituzionale che meglio risponde alle sue particolari necessità. Tali istituzioni sono state successivamente e concordemente individuate nell'ambito delle Nazioni Unite, del Consiglio d'Europa, dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e dell'Unione europea e si sono dimostrate strumenti importanti nell'attuazione dei diritti fondamentali, consentendo alle vittime di avere migliori possibilità di accedere a strumenti di protezione legale. Inoltre, la Dichiarazione di Vienna ha suggerito agli Stati membri di istituire detti organi con atto legislativo o costituzionale, precisando che i loro componenti devono essere espressi, in via di principio, non dall'esecutivo ma da organi parlamentari. L'Italia, inoltre, con la ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (legge 9 novembre 2012, n. 195), si era impegnata a creare entro un anno i meccanismi nazionali indipendenti di controllo previsti all'articolo 17 del Protocollo. Infine va ricordato che l'Italia nel 2015 è stata oggetto della verifica periodica concernente i diritti umani da parte del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, dalla quale sono scaturite ventitré raccomandazioni, tutte accettate dall'Italia, che esortavano il nostro Paese a procedere con l'istituzione di un organismo nazionale indipendente in applicazione della citata risoluzione ONU 48/134 del 1993. L'Italia ha fino ad oggi disatteso tali impegni internazionali. Il nostro Paese non ha, infatti, ancora provveduto a dare compiuta realizzazione alla Dichiarazione di Vienna ed ha sinora disatteso anche la raccomandazione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, di cui è membro, che la invitava, a conclusione della « Revisione periodica universale » del 2010, a dotarsi di un'autorità indipendente per la promozione e la tutela dei diritti umani. Da ultimo, l'Italia è stata ancora una volta richiamata, attraverso le Osservazioni conclusive adottate nel marzo 2017 dallo Human Rights Committee delle Nazioni Unite, in relazione al sesto rapporto periodico sull'applicazione da parte del nostro Paese dei diritti civili e politici, per non aver risposto in modo soddisfacente alle sollecitazioni in ordine all'istituzione di un organismo nazionale di tutela dei diritti umani. Questo disegno di legge ordinaria ha lo scopo di introdurre da subito nel nostro ordinamento giuridico un'autorità nazionale indipendente avente le caratteristiche e le prerogative funzionali e di autonomia richieste dalla risoluzione e dai numerosi atti internazionali richiamati. La prospettiva di più lungo periodo è però quella del riconoscimento di una tale Autorità quale organo costituzionale, attraverso un disegno di legge di revisione costituzionale, che verrà presentato dopo l'istituzione con legge ordinaria dell'Autorità garante per la promozione e la protezione dei diritti umani. Non si vuole, infatti, ritardare ulteriormente la creazione di una istituzione nazionale a tutela dei diritti umani, come imporrebbe il lungo percorso di approvazione di una legge di revisione costituzionale. Intanto si propone di istituire e di rendere operativo un organo nazionale di garanzia dei diritti umani sul modello delle Autorità indipendenti, già presente nel nostro ordinamento giuridico. Successivamente si aprirà la discussione sul riconoscimento costituzionale di un tale organo di garanzia, come suggerito nella Dichiarazione di Vienna, nella prospettiva di dotare l'istituzione nazionale di poteri di iniziativa, impulso e monitoraggio sulla legislazione e di funzioni di supporto alla tutela giurisdizionale nelle ipotesi di grave lesione dei diritti umani. L'articolo 1 del disegno di legge istituisce l'Autorità garante per la promozione e la protezione dei diritti umani, con sede a Roma, dotandola di autonomia a livello amministrativo, finanziario, organizzativo e contabile. Per quanto concerne la denominazione dell'organo, essa non risponde ai suggerimenti della risoluzione in quanto il termine « Commissione » nell'ordinamento italiano rinvia solitamente ad articolazioni di natura parlamentare. Pertanto, al fine di evidenziare la sua indipendenza anche sotto il profilo nominalistico si è ritenuto di optare per il termine « Autorità », considerato che tradizionalmente il ruolo di tali organi è quello di tutelare gli interessi pubblici e della collettività non solo in specifici settori economici, ma anche in ambiti aventi grande rilevanza sociale.