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Va bene l'analisi storica sui danni causati dal collateralismo che c'è sempre stato in Alitalia (lo citava prima il mio collega Perosino), ma attenzione: bisogna fare scelte di politica industriale precise e drastiche. Per far ciò, signor Sottosegretario, è necessario un piano nazionale dei trasporti attualizzato, puntuale e preciso, altrimenti non facciamo niente. Il sistema dell'intermodalità dev'essere disegnato e devono essere indicati obiettivi e risorse. Se facciamo un disegno organico - che allo stato non c'è - molto probabilmente ci riusciamo. Il collega Perosino ricordava il caso della Swiss Air, la compagnia di bandiera della Svizzera: dalla sera alla mattina, quando ci si accorse di essere fuori mercato, si decise un'operazione drastica e la si fece. Vi fu qualche sommossa, chiaramente, perché non può essere tutto impunito in quel Paese, ma la cosa si risolse. Cito Sabena NV, per chi l'avrà dimenticata, la compagnia di bandiera del Belgio, altra situazione importante. L'ultimo grande manager di Alitalia che ricordi si chiamava Domenico Cempella: lui sì che ci aveva visto giusto; fece un'alleanza con una compagnia omogenea, la KLM, con cui potevamo solo essere complementari, senza vassallaggio dell'una nei confronti dell'altra, ma fu mandato via. Quella era la strada giusta in passato. Oggi siamo fuori mercato: qualsiasi soluzione attuiamo, non porta alcun risultato concreto nel medio e lungo periodo; la politica dei trasporti dev'essere ridisegnata, in particolare di quello aereo. Nulla si dice nel decreto-legge né di quest'anno né delle prospettive a breve e medio periodo dell'Alitalia. Ci sono contratti di leasing che scadono e non vengono rinnovati, per una compagnia con 110 aerei, una decina dei quali utilizzati per i voli intercontinentali. Dove volete che andiamo, per essere competitivi con i grandi player internazionali, con dieci aerei, buona parte dei quali in leasing , che fanno le tratte intercontinentali? Lo chiedo a chi capisce di politica del trasporto aereo. Ci alleiamo con la Lufthansa, signor Sottosegretario, che ci ha fatto capire in tutte le lingue che non è interessata se non al traffico del Nord Italia, che è di prosecuzione e già viene alimentato, sugli hub di Francoforte e Monaco, da Milano Linate, Venezia, Torino, Bologna e dai principali aeroporti del Nord Italia? Non mi sembra neanche che Delta sia interessata all'Alitalia (signor Sottosegretario, la prego di prestare attenzione, almeno lei). Sulla politica dei trasporti della compagnia dovete dirci qualcosa, e mi dispiace che non ci sia il senatore D'Arienzo, altrimenti questa decretazione d'urgenza, al di là della legittimazione che avete voluto dare a questo modo di fare, sicuramente non ci porta da nessuna parte. Un sistema è competitivo quando è interconnesso e le varie modalità - trasporto aereo, ferroviario e marittimo - in un certo senso dialogano tra loro. Ne abbiamo di strada fare: noi da parte nostra, non faremo mancare il nostro contributo, ma navigando a vista come stiamo facendo, senza una rotta, una politica chiara e risposte concrete, anche l'incarico che avete voluto dare al commissario straordinario rischia di essere un fallimento annunciato. Non si potrà dire a noi dell'opposizione di non avervelo detto: è chiaro che se la politica del trasporto aereo - lo dico ai colleghi del PD - ce l'ha in mano la senatrice Lupo, tra gli altri (anche se il suo è un contributo), non andiamo molto lontano. Signori, è una politica troppo delicata per essere lasciata in mano a dilettanti. Buon lavoro. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, cari colleghi, il decreto che ci apprestiamo a convertire muove un primo passo importante nella direzione del risanamento di Alitalia, e non mi sentirete usare nessun'altra parola se non questa. Ne ho sentite di ogni genere, ma Alitalia merita rispetto e i suoi lavoratori meritano dignità. Di questo stiamo parlando, di un tentativo di risanamento. Vorrei precisare proprio questo, perché Alitalia rimane un vettore indispensabile per il Paese e un'azienda che comunque da oltre dieci anni è privata. Non mi va di rivangare il passato né di parlare di capitani più o meno coraggiosi: il coraggio ce lo dobbiamo mettere adesso, dopo aver sentito tante chiacchiere, per un sacco di tempo. È un'azienda privata che da tempo attraversa una profonda sofferenza, di cui conosciamo le cause: perdite di gestione, erosione patrimoniale, incapacità di realizzare investimenti adeguati nell'espansione, mancato rinnovo della flotta (questo è vero, l'ho sentito dire adesso: pochi aerei obsoleti e con un leasing troppo costoso), incapacità di espansione e aumento della concorrenza. Ragioniamo proprio sull'aumento esponenziale della concorrenza dei voli low cost , perché anche su questo ci dobbiamo interrogare. A questo punto, si arriva comunque ad un'insufficienza strutturale, derivata da mancati e inadeguati collegamenti ferroviari dai maggiori aeroporti. A voi sembra possibile che le più grandi città italiane non siano collegate con gli aeroporti di Fiumicino o Malpensa dall'Alta velocità? Sono pochissimi i treni ad alta velocità che arrivano a Fiumicino: su questo dovremmo pretendere un investimento dalle Ferrovie. Siamo davanti ad una crisi industriale e una crisi industriale di questo genere ha solo due alternative, non ci sono infingimenti. Mi dispiace per l'assenza del Ministro e mi ascolti signor Sottosegretario, anche se capisco che lo smartphone è importante per tutti: una crisi industriale di questa natura ha solo due soluzioni, il risanamento, con un grande intervento pubblico diretto e coraggioso, oppure la chiusura. Non mi sembra di aver sentito in alcun intervento l'ipotesi della chiusura, uno scenario cui non possiamo neanche lontanamente pensare e che non possiamo prendere in considerazione. Sarebbe un dramma, per i lavoratori e per il Paese e non possiamo permettercelo davanti ad altre gravi crisi industriali per le quali l'Italia soffre. L'unica possibilità è un intervento pubblico ampio, ragionato e approfondito: vanno resi sostenibili i vettori nazionali, garantiti e collegati, anche a lungo raggio. Se questo è il quadro, uno Stato responsabile che ispiri la propria azione politica alla sana cooperazione tra settore pubblico e privato, nel rispetto della Costituzione, non può rimanere fermo. Non stiamo parlando di nazionalizzare l'Alitalia, né di sprecare soldi pubblici, ma di uno Stato responsabile che interviene per arginare i danni fatti dai privati (abbiamo il coraggio di dirlo?) e mettere al riparo un assetto industriale fondamentale per questo Paese, assicurandone il risanamento e il rilancio. Ciò va fatto sostenendo gli investimenti necessari, ma anche e soprattutto tutelando il lavoro delle persone. La parola lavoro è presente nel primo articolo della nostra Costituzione: