[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 5-bis, comma 10, della legge della Regione Lombardia 3 aprile 2000, n. 22 (Disciplina delle vendite straordinarie e disposizioni in materia di orari degli esercizi commerciali), e dell'articolo 103, comma 13, della legge della Regione Lombardia 2 febbraio 2010, n. 6 (Testo unico delle leggi regionali in materia di commercio e fiere), promosso dal Consiglio di Stato nei giudizi riuniti tra il Comune di Erbusco ed altra e Le Porte Franche s.c. a r.l. ed altri, con ordinanza del 29 novembre 2011, iscritta al n. 65 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visto l'atto di costituzione della Le Porte Franche s.c. a r.l. ed altri; udito nell'udienza pubblica del 23 aprile 2013 il Giudice relatore Paolo Grossi; uditi gli avvocati Ettore Ribolzi e Mariano Protto per Le Porte Franche s.c. a r.l. ed altri. Ritenuto che, nel corso di più giudizi riuniti di appello avverso sentenze del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia - che avevano accolto le impugnazioni proposte da operatori di due centri polifunzionali e commerciali (ubicati rispettivamente nei territori dei Comuni di Erbusco e Corte Franca) riguardo ai provvedimenti con i quali i Comuni competenti avevano negato l'autorizzazione all'apertura generalizzata degli esercizi nei giorni festivi, in ragione della non inclusione del territorio di detti Comuni nel novero degli «àmbiti territoriali a forte attrattività» per i quali è invece prevista la deroga al generale divieto di apertura festiva e domenicale -, il Consiglio di Stato, con ordinanza emessa il 29 novembre 2011, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24, 41, 97, 103, 113 e 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 5-bis, comma 10, della legge della Regione Lombardia 3 aprile 2000, n. 22 (Disciplina delle vendite straordinarie e disposizioni in materia di orari degli esercizi commerciali), riprodotto dall'articolo 103, comma 13, della legge della Regione Lombardia 2 febbraio 2010, n. 6 (Testo unico delle leggi regionali in materia di commercio e fiere), anch'esso censurato; che - rilevato che i territori di entrambi i Comuni interessati erano stati originariamente qualificati «ad economia prevalentemente turistica», e quindi ammessi a godere della deroga all'obbligo di chiusura domenicale prevista dall'art. 12 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59) - il rimettente osserva che la Regione Lombardia, con la legge regionale 28 febbraio 2007, n. 30 (Normativa in materia di orari degli esercizi commerciali), ha modificato la legge regionale n. 22 del 2000, eliminando ogni riferimento, nella regolamentazione delle aperture domenicali, ai Comuni ad economia prevalentemente turistica e limitando le deroghe (sempre consentite agli esercizi commerciali di vendita al dettaglio in sede fissa aventi superficie fino a 250 metri quadrati) ai soli «àmbiti territoriali a forte attrattività», così definiti in modo puntuale dal censurato comma 10 dell'art. 5-bis con un elenco che comprende, alla lettera b), i «Comuni rivieraschi dei laghi lombardi di cui all'allegato A della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio)»; che la norma in questione, peraltro, è stata abrogata dall'art. 155, comma 1, lettera f), della legge regionale 2 febbraio 2010, n. 6 (Testo unico delle leggi regionali in materia di commercio e fiere), ed è stata integralmente trasfusa nell'art. 103 di detta ultima legge, il cui comma 13 disciplina appunto le aperture degli esercizi ubicati nei territori dei Comuni a forte attrattività; che - dedotta l'impossibilità di seguire l'interpretazione costituzionalmente orientata attribuita dal giudice di primo grado alle norme censurate, e sottolineato il carattere puntuale e tassativo della individuazione dei territori per i quali è consentita, in via generale, l'apertura al pubblico nelle giornate domenicali e festive - il rimettente ritiene che le norme censurate suscitino dubbi di costituzionalità, «nella parte in cui fissa[no] un elenco tassativo che non lascia spazio all'individuazione amministrativa di ulteriori situazioni qualificate», così escludendo l'operatività nei Comuni in causa dalla deroga all'obbligo di chiusura festiva degli esercizi in questione; che, in particolare, il rimettente rimarca la diversità della odierna tematica rispetto a quella su cui è intervenuta la sentenza di questa Corte n. 288 del 2010 (allora riguardante il regime generale delle aperture domenicali e festive, rimessa alla discrezionalità del Comune interessato, nel rispetti della competenza regionale in materia di commercio), osservando che la normativa regionale qui impugnata, ponendosi in linea di discontinuità rispetto alla legge nazionale che demandava ad un'indagine amministrativa concreta l'individuazione dei Comuni ad economia prevalentemente turistica esonerati dalla regola della chiusura domenicale e festiva, ha sostituito la nozione statale dei Comuni ad economia prevalente turistica con quella degli ambiti territoriali a forte attrattività, accedendo ad una aprioristica tipizzazione legislativa; che, da ciò, il rimettente deduce la violazione: a) degli artt. 3 e 97 Cost., poiché - una volta sancito, a livello nazionale come in campo regionale, il principio secondo cui gli esercizi commerciali operanti in bacini territoriali caratterizzati da una speciale attrattività debbono godere dell'esenzione dalla generale regola della chiusura festiva onde corrispondere alla più intensa domanda di mercato - è illogica e foriera di immotivate sperequazioni la fissazione (con una legge-provvedimento) di una presunzione juris et de jure, che finisce per vincolare il potere sindacale di fissazione del calendario di apertura degli esercizi commerciali e, soprattutto, per sostituirsi alle statuizioni provvedimentali previste dall'art. 12 del decreto legislativo n. 114 del 1998, senza il supporto di una specifica istruttoria finalizzata ad analizzare le realtà territoriali e ad effettuare una ponderazione comparativa di interessi in relazione a criteri orientativi previamente definiti; b) degli artt. 24, 103 e 113 Cost., in quanto l'invasione legislativa della sfera amministrativa si riflette negativamente sulla tutela giurisdizionale delle posizioni soggettive incise;