[pronunce]

in secondo luogo, che, in ogni caso, sempre in virtù del principio di leale collaborazione, idonee forme di coinvolgimento delle Regioni avrebbero dovuto essere previste anche nell’ipotesi in cui la disciplina in questione fosse riconducibile alla potestà legislativa esclusiva dello Stato; in terzo luogo, che la reintroduzione degli istituti tecnici e di quelli professionali ed il loro inserimento nel sistema dell’istruzione secondaria superiore (operate dai commi 1 e 1-bis dell’art. 13 della legge n. 40 del 2007 senza alcun coinvolgimento delle Regioni) abbia determinato una lesione delle prerogative regionali da parte delle disposizioni impugnate, dal momento che l’esigenza di sopprimere tali istituti e di sostituirli con i licei tecnologici e quelli scientifici sarebbe derivata dalla modifica dell’assetto costituzionale del 2001 e dalla conseguente distinzione, alla quale il legislatore del 2005 si era pienamente adeguato, tra la materia dell’istruzione e quella dell’istruzione e formazione professionale; in quarto luogo, che i commi 1-bis, 1-ter e 1-quater avrebbero disciplinato nel dettaglio la materia, violando, pertanto, l’art. 117, terzo comma, Cost.; infine, che l’attribuzione al Ministro competente di un potere regolamentare in tema di programmazione della rete scolastica avrebbe invaso la competenza regionale nell’adozione di atti normativi secondari, consentendo allo Stato di elaborare una disciplina di dettaglio in materia ricadente nell’art. 117, terzo comma, Cost.; che, con il ricorso n. 29 del 2007, la Regione Lombardia ha lamentato, in primo luogo, che le disposizioni impugnate avrebbero mirato a riscrivere in modo illegittimo l’intera struttura del secondo ciclo dell’istruzione; in secondo luogo, che lo Stato avrebbe sostituito il sistema dei licei con quello dell’istruzione secondaria superiore, comprensivo anche degli istituti tecnici e di quelli professionali, riappropriandosi illegittimamente di settori ricadenti in materia ormai riservata alla potestà legislativa esclusiva delle Regioni; in terzo luogo, che il censurato art. 13, comma 2, avrebbe invaso in modo illegittimo, attraverso la costituzione dei «poli tecnico-professionali», la materia dell’istruzione e formazione tecnica superiore, nella quale la disciplina statale precedente aveva attribuito alle Regioni un ruolo centrale e alla legge statale solo la definizione di requisiti minimi per i diversi percorsi; in quarto luogo, che l’art. 13, comma 3, nonché i commi 4, 5, 6, 6-bis, 7 e 8, applicativi del primo, violerebbero il principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost., in quanto le agevolazioni fiscali in essi previste sarebbero relative ad erogazioni liberali a favore dei soli istituti scolastici statali di ogni ordine e grado, con esclusione delle strutture di formazione professionale regionali; in quinto luogo, che i commi 1, 1-bis, 1-ter, 1-quater, 1-quinquies, 1-sexies, 2, 3, 8, 8-bis e 8-ter dello stesso art. 13 sarebbero illegittimi per eccesso di potere legislativo in relazione alla violazione degli artt. 3 e 70 Cost., dal momento che il legislatore statale avrebbe introdotto nell’ordinamento elementi di illogicità, incoerenza e palese contraddittorietà con i precedenti interventi legislativi statali; infine, che i commi 1, 1-bis, 1-ter, 1-quater, 1-quinquies, 1-sexies, 2, 3, 8, 8-bis e 8-ter del medesimo articolo avrebbero violato anche l’art. 77, secondo comma, Cost., per l’assenza dei presupposti di necessità e urgenza necessari per l’emanazione di un decreto-legge; che, nei giudizi promossi dalla Regione Veneto e dalla Regione Lombardia, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, con memorie di analogo contenuto, eccependo, preliminarmente, l’inammissibilità delle censure prospettate dalla Regione Lombardia in riferimento agli artt. 3, 70, 97 e 77, secondo comma, Cost., in quanto esse non riguardano lesioni dirette delle competenze regionali, e sostenendo, nel merito, che l’indicazione delle finalità di ciascuna scuola è espressiva della competenza statale in materia di norme generali sull’istruzione, non sussistendo, dunque, nella specie, alcuna violazione della Costituzione, dal momento che la disciplina impugnata ricade nella competenza legislativa esclusiva del legislatore statale ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettere m) ed n), Cost.; che, con il conflitto di attribuzione sollevato con ricorso n. 7 del 2007, la Regione Lombardia, nel chiedere l’annullamento degli atti censurati, adottati in attuazione delle disposizioni legislative impugnate con il ricorso n. 29 del 2007, ha sostenuto, in primo luogo, che il decreto ministeriale e la relativa nota sarebbero stati emanati violando, da un lato, il riparto costituzionale previsto dagli artt. 117 e 118 Cost. in materia di istruzione e, dall’altro, i principi di buon andamento dell’amministrazione (art. 97 Cost.) e di leale collaborazione (art. 120 Cost.), non essendo state coinvolte le Regioni in un settore di loro esclusiva competenza o, al più, di competenza concorrente; in secondo luogo, che gli atti presupposti a quelli oggetto di conflitto – art. 1, commi 605, lettera f), e 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007), e art. 13 del decreto-legge n. 7 del 2007 – sarebbero costituzionalmente illegittimi, per contrasto con gli artt. 70, 76, 117 e 118 Cost.; in terzo luogo, che gli atti oggetto di conflitto sarebbero affetti anche da vizi di illogicità e contraddittorietà, non sussistendo, in particolare, le ragioni di urgenza per l’adozione degli stessi; la Regione Lombardia, infine, ha presentato domanda di sospensione degli atti impugnati; che il Presidente del Consiglio dei ministri, costituitosi in giudizio con atto depositato in data 9 agosto 2007, sostenendo la sussistenza delle ragioni di urgenza nell’adozione dei provvedimenti di attuazione di disposizioni di legge statali in materia e la piena competenza dello Stato nell’adozione degli stessi, ha insistito per la dichiarazione di inammissibilità o di infondatezza del conflitto e per il rigetto della domanda di sospensione degli atti impugnati, perché priva dei presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora; che, con il ricorso n. 43 del 2007, il Presidente del Consiglio dei ministri ha lamentato che la legge della Regione Lombardia n. 19 del 2007, disciplinando in modo articolato e dettagliato il sistema di istruzione e formazione professionale regionale, avrebbe invaso le competenze statali in materia di istruzione;