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non evidenziavano prospettive di riduzione delle vittime della pandemia e imponevano, quindi, un intervento restrittivo in vista di un periodo, quello natalizio, che avrebbe potuto esporre la popolazione a maggiori rischi. Si tratta di un provvedimento quindi che rientrava - e rientra, perché lo stiamo convertendo oggi - dentro una strategia complessiva che ha avuto la sua coerenza in questi mesi; una strategia di rigore, con misure di contenimento che hanno espresso la prudenza necessaria rispetto alla contagiosità, alla pericolosità del virus e alle sue conseguenze sulla tenuta del nostro Servizio sanitario nazionale, che tuttavia ha dimostrato in questi mesi una capacità di resilienza e adattamento ad un evento senza precedenti, mostrando la sua forza e la sua vitalità grazie anche ad investimenti straordinariamente inediti per oltre 12 miliardi di euro. In quel particolare contesto sono stati emanati due decreti, che poi con un emendamento del Governo sono stati inseriti nel decreto-legge 18 dicembre 2020, n. 172, che andiamo a convertire: il decreto-legge n. 58 che ha esteso il limite massimo di vigenza dei DPCM attuativi delle norme emergenziali, portandolo da trenta a cinquanta giorni e prevedendo i divieti che abbiamo conosciuto nel periodo dal 21 dicembre al 6 gennaio circa gli spostamenti tra Regioni, ad eccezione degli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. Vi è poi il decreto del 18 dicembre che ha introdotto invece ulteriori restrizioni del periodo dal 21 dicembre al 6 gennaio, prevedendo anche delle misure di ristoro per le attività che effettuavano somministrazione di cibi e bevande, alle quali veniva in quei giorni comunicato, con un preavviso molto breve, l'obbligo di chiusura per ridurre la possibilità di contagio. Il provvedimento contiene l'aspetto importante dei ristori, che non hanno risolto i problemi di attività che purtroppo in una fase positiva - come sarebbe stata quella natalizia - hanno visto chiudere le loro attività con l'impossibilità di poter avere gli introiti sperati. Sono stati stanziati 455 milioni per il 2020, 190 per il 2021. Si tratta di un provvedimento sul quale Italia Viva ha fatto uno sforzo importante per garantirne l'entità e soprattutto la celerità, che in alcuni casi però non c'è stata, determinando problemi importanti per quanto riguarda la sopravvivenza delle attività. La soluzione del problema che molte attività e tante lavoratrici e lavoratori hanno avuto dalla situazione che stiamo vivendo deve essere per noi obiettivo futuro. Il provvedimento, oltre avere nel suo cuore il tema dei ristori, ha sicuramente un aspetto molto importante, che è quello della revisione dei criteri per l'individuazione degli scenari di rischio, ovvero i criteri che hanno determinato l'assegnazione dei colori alle Regioni, che sono ancora al centro dell'attenzione dei cittadini perché regolano la vita di tutti in queste ore. Sono colori che - come abbiamo visto - caratterizzano la vita quotidiana degli ultimi giorni e, con un'ordinanza del Ministero della salute, a partire da quella emanata l'8 gennaio, regolano le possibilità di circolazione e di vita pubblica dei cittadini. Il provvedimento prevede poi un altro aspetto importante, che è quello dell'organizzazione della didattica, ovvero la ripresa dell'attività in presenza per il 50 per cento degli studenti a partire dall'11 gennaio. Questo è un tema cruciale. Abbiamo visto come tale data in molte Regioni non è stata rispettata per scelta delle Regioni stesse. Dobbiamo dire che ciò ha determinato delle difficoltà in più per le famiglie, che così hanno visto aggiungersi alle tante preoccupazioni anche quella di dover gestire sia organizzativamente che emotivamente i ragazzi chiusi in casa dietro a un computer . La scuola deve essere la priorità assoluta nell'impegno del Governo e per tutte le istituzioni del nostro Paese. Dobbiamo uscire dal dibattito sterile circa il fatto se la didattica a distanza sia quello una cosa buona e dobbiamo lavorare invece per avvicinare quanto più possibile il diritto di ogni ragazza e ragazzo a un'istruzione piena, stabile e in sicurezza. Tra l'altro, per fare questo, abbiamo necessità di rendere maggiormente chiari i dati sui contagi nella scuola, che sono stati chiesti nei mesi scorsi al CTS e ancora devono giungere all'attenzione del Parlamento. Credo che questi dati siano importanti perché servono a fare chiarezza, a far sì che le valutazioni siano fondate sull'evidenza, sulla trasparenza e sulla intelligibilità dei dati stessi. Credo che nelle ultime settimane le misure di restrizione abbiano raggiunto l'obiettivo di limitare il diffondersi del contagio, ma non dobbiamo abbassare la guardia: i dati che ancora negli ultimi giorni sono per certi versi negativi, soprattutto in alcune Regioni, confermano che le scelte fatte per il periodo natalizio sono state giuste perché, se fossero state meno rigorose, probabilmente i dati oggi sarebbero stati più negativi. Credo che il nostro impegno debba essere quello di migliorare i provvedimenti, così come è avvenuto il provvedimento in esame, con le modifiche introdotte alla Camera. Credo che ci sia bisogno, però, di ricostruire un clima - come tante volte nei dibattiti attinenti ai provvedimenti relativi al Covid - di maggiore concordia nella diversità delle posizioni e delle collocazioni politiche. È giusto fare critiche costruttive, ne abbiamo fatte tante anche noi di Italia Viva - ci mancherebbe altro, vediamo anche la situazione di questi giorni nel rapporto con il Governo - ma è chiaro che non si può avere come obiettivo quello di cavalcare il malessere degli italiani. Questa pandemia la supereremo se tutti insieme remeremo dalla stessa parte. Avremo di fronte a noi mesi di complessità notevole, così come in tutta Europa. Basta vedere i dati che hanno riguardato nelle ultime settimane la situazione in Inghilterra, dove sono al terzo lockdown , o in Germania, dove fino a dieci giorni fa si contavano ancora 1.000 morti al giorno, per dire come questo sia un problema di carattere mondiale e che non avrebbe senso affrontarlo in una logica di contrapposizione politica all'interno del nostro Parlamento e Paese. Credo, quindi, che non bisogna soffiare sul fuoco; non bisogna accarezzare populisticamente l'idea di mollare la linea del rigore. Vi è la responsabilità di fare scelte anche non popolari per tutelare la salute dei nostri cittadini e quindi è stato giusto nel decreto ribadire, al netto della facile ironia di qualcuno, il modello per fasce differenziate che ricordavo prima (rosse, arancioni e gialle). Ed è giusto ancora di più fare uno sforzo per rendere più chiare, trasparenti e intelligibili le scelte, facendo ogni sforzo per consentire il massimo possibile di programmazione alle famiglie, alle imprese e ai cittadini in generale. Credo che, stante il momento così complesso, si dovrà poi pian piano archiviare questa fase di decretazione ravvicinata. In Parlamento noi siamo di fatto impegnati a convertire progressivamente decreti-legge il cui contenuto normativo centrale riguarda l'emergenza epidemiologica. Credo che dovremo superare questa fase e aprirne una nuova di programmazione più ordinata, a partire da quella riguardante le vaccinazioni. Soprattutto, però, sul versante delle misure economiche dovremo passare da un meccanismo di sussidio e assistenza a un percorso progressivo di rilancio e ripresa della nostra economia. (Applausi) .