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Può depositare il testo del suo intervento affinché sia pubblicato in Allegato al Resoconto della seduta odierna. (Applausi) . È iscritto a parlare il senatore Barboni. Ne ha facoltà. BARBONI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, debbo dire che, almeno per quanto si può notare oggi, l'atteggiamento intorno al disegno di legge in esame è in parte cambiato. Finora, infatti, chiunque osava soltanto adombrare qualche dubbio, anche legittimo, sul contenuto di alcuni articoli, come minimo veniva identificato come un oscurantista o, nella peggiore delle ipotesi, come un omofobo, con tanto di registrazione delle proprie opinioni e trasmissione sui social. In questi mesi tale percorso ha accomunato anche altre persone: penso - per esempio - all'onorevole Mantovano, che ha osato commentare in un libro l'articolato del disegno di legge Zan, valutando anche le criticità; libro che è dovuto sparire dagli scaffali delle librerie. Miglior sorte nei commenti - come ricordava prima anche il presidente Ostellari - non è toccata alla Segreteria di Stato della Santa Sede, che ha semplicemente fatto il proprio dovere: essendo uno Stato concordatario, ha semplicemente ricordato che alcune previsioni normative del disegno di legge, a suo parere, andavano a violare i Patti concordatari. In questi mesi abbiamo, quindi, vissuto una sorta di clima da caccia alle streghe, condito anche da affermazioni almeno strane (Applausi) . Qualcuno ha anche detto che il disegno di legge in discussione salva delle vite. Ebbene, se un disegno di legge salva delle vite, evidentemente vi deve essere un buco normativo; se vi è un buco normativo, anche se vi è la possibilità di salvare una sola vita, ancorché in potenza e non in atto, va colmato con la decretazione d'urgenza. Io credo che se in tutto questo periodo - quattordici mesi di Governo giallo rosso con tantissimi decreti - non si è ritenuto di intervenire sulla materia, forse è perché, probabilmente, questo provvedimento non salva delle vite, come detto da qualcuno. Allora, se questo provvedimento non salva delle vite, ma forse tutela dei diritti, io credo vi sia in questo momento un problema più importante nel Paese, quello della crisi economica. Viviamo una pandemia e vi siamo ancora pienamente all'interno. Viviamo la crisi economica post pandemica: credo che questa sia la priorità dell'azione di Governo. Ad ogni buon conto, già vi sono norme in materia che tutelano le situazioni che sono poi ulteriormente precisate dall'articolato di legge. Pertanto, non essendovi un vulnus , non essendovi una vacatio legis , possono continuare a essere vigenti le norme esistenti. Poiché non vi è urgenza, compito nostro è rivendicare la titolarità dell'azione parlamentare. Dall'inizio della legislatura le Camere sono state trasformate in una sorta di organi per la decretazione d'urgenza con monocameralismo fiduciario. Finché si affrontavano gli argomenti discussi all'inizio, potevano sorgere dei dubbi. Durante la crisi pandemica, invece, credo che questo modo di procedere sia stato un atto dovuto. Di fronte ai disegni di legge e perlomeno sugli atti di iniziativa parlamentare, però, recuperiamo la nostra funzione. La nostra funzione consta semplicemente nell'enunciare le criticità del testo. Allora, sulle criticità del testo, va sicuramente citato l'articolo 4, che va modificato, per lasciare la possibilità alle persone di esprimere liberamente le proprie opinioni. Cito un esempio che deriva da un'intervista dell'onorevole Zan. A domanda di un giornalista se, all'atto dell'approvazione della legge recante il suo nome, si avrebbe avuto comunque diritto di ritenere che un uomo che si dichiara donna non sia donna e se, con una simile legge, dirlo in televisione sarebbe stato considerato istigazione all'odio, l'onorevole Zan ha risposto di no, ma resta un atteggiamento di non rispetto e, in ogni caso, decide il giudice. A mio avviso, la balcanizzazione giudiziaria delle idee e della libertà di espressione è qualcosa da evitare. Altra questione è quella legata all'articolo 7, comma 3, con il quale si tenta, per via surrettizia, di introdurre la cultura gender nelle scuole. (Applausi) . Nella scuola di uno Stato laico e concordatario come il nostro, nel quale l'ora di religione diventa facoltativa e dove, giustamente, si può anche aprire a una istruzione che prepari le future generazioni a un mondo multietnico e multilaterale, ritengo sia utile e importante affrontare tutti i temi. Questi temi, però, vanno concordati inevitabilmente col criterio della paideia dei nostri ragazzi e con le famiglie. Introdurli surrettiziamente nella giornata contro le discriminazioni è un punto da rivedere. (Applausi) . In ultima analisi, noi, come forza politica, come Forza Italia, abbiamo sempre manifestato al nostro interno, anche durante il dibattito svolto, differenti opinioni e differenti sensibilità. In ogni caso, noi siamo una forza politica aperta al confronto e al dialogo. Quindi, raccogliamo l'invito di alcuni colleghi della maggioranza che siedono dall'altra parte dell'Emiciclo a sedersi intorno a un tavolo e a trovare una formulazione di legge che non aumenti i reati, che assicuri i diritti e li tuteli, ma che garantisca le libertà di tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, Antonio ha sedici anni ed è stato ripetutamente umiliato dai suoi coetanei perché gay. Anche a Cosmo e Max hanno incendiato l'auto e sono stati vittime di attenzioni omofobe. Paola è trans ed è stata insultata in un bar a Pavia nell'indifferenza dei clienti. Giulio è un ragazzino di tredici anni che ha letto scritte omofobe nella propria scuola. Antonio, Cosimo, Max, Paola e Giulio sono solo alcune delle persone vittime di reati d'odio, vittime di omolesbobitransfobia. Non sono solo nomi: sono persone che hanno diritto di avere strumenti di tutela. Potrebbero essere i nostri figli, potrebbero essere i nostri amici, potrebbero essere i nostri parenti e lo sono in molti casi. Ed è proprio da questo aspetto umano che dobbiamo partire per capire che ampliare la fattispecie dei reati d'odio anche alle discriminazioni omofobe e transfobiche è semplicemente giusto. L'Italia, nella classifica della Rainbow Europe map, è al ventitreesimo posto su ventisette Paesi, nella stima che tutti gli anni si fa rispetto all'adeguatezza del sistema legislativo alle politiche adottate per evitare fenomeni d'odio. Anche Eurobarometro conferma che, tra i Paesi avanzati, siamo davvero agli ultimi posti. Non siamo ancora in grado di accettare che omosessuali ed eterosessuali abbiano realmente gli stessi diritti e le stesse libertà e possano vivere realmente liberi dalla paura. I dati ce lo confermano: abbiamo ancora un grossissimo lavoro da fare - e bisognerebbe farlo a partire da quest'Aula - per assorbire l'arretratezza culturale ancora dilagante nel Paese.