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Siamo in ritardo rispetto a noi stessi di venticinque anni, perché venticinque anni fa abbiamo già detto che i crimini d'odio per motivi di razza, etnia, nazionalità e religione dovessero essere contrastati. Oggi siamo a un passo da un altro grande risultato che non possiamo assolutamente mancare. Siamo in ritardo anche rispetto all'Europa: ventidue Paesi su ventisette hanno già adottato normative specifiche. Basta leggere i nostri ottimi dossier parlamentari per rendersi conto di quanto siamo in ritardo. L'Italia non può davvero permettersi di perdere altro tempo, infrangendo la nostra civiltà su contrapposizioni che giudico anacronistiche o, peggio, su tattiche partitiche e parlamentari, sulla pelle di chi ogni giorno viene picchiato, discriminato, vilipeso e offeso. Non è consentito avere dubbi sui diritti inviolabili dell'uomo. Serve una legge a cui ci si possa appellare. Per questo Italia Viva ha votato «sì» alla Camera, ha votato «sì» in Commissione giustizia del Senato, ha votato «sì» in quest'Aula per difendere questi principi da assurde pregiudiziali di costituzionalità. Non abbiamo alcun dubbio che l'unica risposta possibile a una legge che condanni omofobia e transfobia sia sì. Personalmente non ho neppure alcuna difficoltà ad approvare questo testo di legge. Prendo però atto che anche i senatori che non credono alle fake news che abbiamo sentito in quest'Aula e fuori, che questo disegno di legge sia un attacco alla famiglia tradizionale, che parli di utero in affitto o metta limiti alla libertà, anche se sono onesti intellettualmente, hanno però dei dubbi, alcune perplessità rispetto ad alcuni aspetti critici del testo. Se questi senatori sono disponibili a lavorare per approvare un testo migliore, allora noi tutti dobbiamo dare loro la disponibilità di un confronto vero. Non capisco e non ho mai capito chi dice «o questo testo o nessun testo». Lo dico dalla posizione di chi questo testo lo voterebbe e lo voterà. Non lo capisco. È per questo che tre giorni fa ho accolto con grande favore l'inedita nuova posizione espressa dal segretario del Partito Democratico rispetto all'apertura di una mediazione. Peccato che un'altra parte del Partito Democratico non abbia seguito la linea di partito e, infatti, ieri la posizione è mutata e ora non c'è alcun accordo. Siamo in Aula, a poche ore dal voto, senza un accordo. Non capisco chi preferisce issare bandiere piuttosto che dare risposte reali alle persone che hanno bisogno. (Applausi) . Mi rivolgo di più al Partito Democratico, perché chi può di più deve fare di più. Italia Viva, da sempre, da luglio, da prima, è stata aperta alla mediazione e ha costruito delle ipotesi, delle proposte sulle quali ragionare, sugli articoli più controversi, i primi. Abbiamo proposto di tornare al disegno di legge Scalfarotto, definendo reati tutte le azioni di omofobia e transfobia, perché siamo convinti che in questo modo qualsiasi reato, commesso da chiunque verso chiunque, tuteli di più, ampli la fattispecie delle tutele, senza escludere nessuno. Sull'articolo 4 non abbiamo pregiudizi. Siamo convinti di ciò che ci hanno detto autorevoli costituzionalisti. Ma l'articolo 4 è stato modificato alla Camera dal centrodestra; se ora lo stesso centrodestra vuole tornare sui propri passi e modificarlo o toglierlo, nulla osta. Rispetto alla scuola, credo - e lo dico non solo su questo, ma anche in tema di violenza di genere - che la scuola possa fare molto. In questo caso può fare molto per ricordare il 17 maggio del 1990 (non altre date), quando l'OMS ha depennato l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali: è una giornata che deve essere ricordata. Io penso che la scuola possa fare molto anche nell'insegnare il rispetto: il rispetto: verso le donne, verso i disabili, verso gli LGBTQI+, comunque ciascuno voglia sentirsi; verso chi ha una razza, un'etnia, una nazionalità, una religione diverse. La scuola deve insegnare questo e noi l'abbiamo già deciso in quest'Aula nel 2015, con la buona scuola. Questo testo lo ribadisce e non aggiunge altro. Tuttavia, se noi vogliamo dire che è altrettanto meritevole rispettare l'autonomia scolastica, lo possiamo fare, lo dobbiamo fare. Italia Viva è da sempre in prima linea. Ci sono dei parlamentari che la scorsa legislatura hanno avuto l'onore di volere e votare la legge sulle unioni civili. Oggi noi vorremmo davvero mettere al sicuro anche una legge contro l'omotransfobia. (Applausi) . Se diciamo che vogliamo mediare e poi non apriamo al confronto; se riempiamo le piazze ma abbiamo un'Aula di voti vuoti, avremmo reso un pessimo servizio a tutte le vittime dei crimini d'odio. E avremmo reso un pessimo servizio anche alla politica, perché la politica - almeno quella che piace a me - è dialogare, è costruire aperture, è approvare leggi; lo facciamo su tutte le leggi, da quella di bilancio a quelle sull'ambiente, mediando, trovando delle soluzioni. E tanto più dobbiamo farlo quando in ballo ci sono le persone. Dobbiamo farlo anche per un altro messaggio. L'Italia ha bisogno di essere pacificata. Approvare una legge assieme serve non solo ad avere una legge, ma anche a fare in modo che tutto il Paese sappia che deve riconoscere l'altro da sé e che deve rispettarlo per come è. I nostri ragazzi più giovani, i nostri figli adolescenti a casa ci chiedono di non deluderli, di poter guardare a una politica ascoltabile, che permetta loro di avere un sogno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà. *QUAGLIARIELLO (Misto-IeC) . Signor Presidente, colleghi senatori, potremmo occupare sessioni intere dei lavori dell'Assemblea per argomentare il fatto che il presente dibattito possa apparire un po' lunare, o comunque intempestivo, alla luce delle difficoltà che il Paese sta attraversando: divisivo in un momento nel quale forze politiche così eterogenee sono impegnate in uno sforzo comune di unità nazionale; ultroneo in quanto il nostro ordinamento già prevede strumenti di tutela e sanzione a fronte di comportamenti lesivi di diritti altrui. Ma non lo faremo. Potremmo spiegare come, da liberali, siamo contro la segmentazione delle persone in categorie, perché ogni individuo merita protezione in quanto tale; perché continuare a procedere per leggi speciali non fa altro che creare ghettizzazione e suggerire "diversità"; perché applicare principi validi per tutti di volta in volta a questa o a quella tipologia di persone, magari usandone qualcuna strumentalmente come foglia di fico, farà sì che ci sarà sempre qualcuno che si sentirà escluso. Ma non lo faremo.