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Modifiche al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge nasce dalla necessità di rendere più efficace la normativa contenuta nel testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL), in materia di scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso. L'istituto, introdotto nel nostro ordinamento dal decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 luglio 1991, n. 221, e attualmente disciplinato dagli articoli da 143 a 146 del TUEL, rappresenta una misura di carattere straordinario e sanzionatorio, che incide in maniera rilevante sull'autonomia degli enti locali. In particolare, secondo quanto previsto dall'articolo 143 del TUEL, lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, al termine di un complesso procedimento di accertamento, effettuato dal prefetto competente per territorio, attraverso un'apposita commissione di indagine. Presupposto dello scioglimento è la sussistenza di elementi concreti, univoci e rilevanti su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso da parte degli amministratori locali, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da incidere negativamente sulla funzionalità degli organi elettivi. Per giungere allo scioglimento, però, non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente o disposte misure di prevenzione, dal momento che appare sufficiente l'emersione di una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata. Gli indizi così raccolti devono poi essere documentati, concordanti tra loro e davvero indicativi dell'influenza della criminalità organizzata sull'amministrazione. Tale disposizione normativa, quindi, modificata dapprima con la legge 15 luglio 2009, n. 94, e da ultimo con il decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, definisce una misura finalizzata a combattere l'invasività del fenomeno nei territori interessati per lo più di carattere straordinario, perché rappresenta una decisione delicatissima, che incide sull'autonomia degli enti locali, sospendendo la normale dialettica democratica e interrompendo il rapporto tra corpo elettorale e consiglio comunale. L'approfondimento relativo al modo in cui si è data attuazione alla normativa vigente, allora, rappresenta la condizione essenziale della presente proposta di modifica, anche in relazione alle concrete misure di risanamento adottate dalle commissioni straordinarie e dalle amministrazioni democraticamente elette nel periodo successivo a quello commissariale, in modo da chiarire le tappe del processo di pieno ripristino della legalità nei differenti contesti. Del resto, analizzando i dati più recenti sullo scioglimento per infiltrazione mafiosa, indicati nella relazione del Ministro dell'interno al Parlamento sull'attività della direzione investigativa antimafia, relativa al secondo semestre del 2017, i casi concreti registrati sono più di cento e per lo più concentrati nel Sud Italia. Ecco perché oggigiorno l'impatto del provvedimento di scioglimento nella vita amministrativa degli enti locali non risulta più essere nei fatti un fenomeno raro o poco frequente, ma anzi assume una vera e propria connotazione strutturale. La consapevolezza della complessità di un simile argomento e la necessaria sintesi tra i due diversi aspetti dell'intervento statale, e cioè la funzione repressiva da un lato e quella di ripristino della legalità dall'altro, suggeriscono la necessità di prospettare un'ipotesi di miglioramento della normativa vigente che possa mediare e trovare un punto di equilibrio in tutte le situazioni in cui la misura interdittiva, con i suoi gravi effetti sulla capacità decisionale dell'ente e, al contempo, la sua totale assenza, dalla quale potrebbe invece discendere il rischio di infiltrazioni e condizionamenti criminali anche per la stessa comunità rappresentata, risulterebbe egualmente sproporzionata. Al profilo problematico del frequente uso dello scioglimento degli enti locali, particolarmente diffuso in Campania, Calabria o Puglia, si aggiunge una seconda aggravante, ovvero il mancato ripristino della legalità nei territori malamente amministrati a causa dei legami mafiosi con la pubblica amministrazione. In altri termini, non sempre è possibile riprendere l'ordinario regime legale nelle amministrazioni sciolte per mafia e ne sono palesi dimostrazioni i commissariamenti reiterati più volte, soprattutto nelle terre di origine delle più grandi consorterie criminali attive nel Paese. In quest'ottica, allora, l'articolo 143 del TUEL risulta non più attuale e coerente con il vigente assetto degli enti locali, anche alla luce dei dettami costituzionali. Nel complesso, il disegno di legge punta a dare più efficacia e coerenza alla normativa in questione, rendendo più graduale, articolato e meno automatico lo scioglimento dell'ente e, al contempo, rafforzando i poteri dei commissari degli enti ormai sciolti e le sanzioni a carico degli amministratori coinvolti, nell'ottica di un rinnovamento amministrativo politico e culturale della comunità colpita dal provvedimento. Il disegno di legge è composto da sei articoli. L'articolo 1 istituisce una commissione permanente presso ogni prefettura con il compito di valutare le motivazioni fornite dai dirigenti in relazione agli atti amministrativi, finanziari o tecnici segnalati poiché di sospetta legittimità. L'articolo 2 apporta una serie di modifiche all'articolo 143 del TUEL, concernente lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso. In particolare, si incide sulla composizione della commissione d'indagine nominata dal prefetto, competente a verificare gli elementi di collegamento degli amministratori locali con la criminalità di tipo mafioso o similare, si prevede altresì la nomina di un commissario straordinario se a seguito delle conclusioni della commissione d'indagine emergono elementi, ancorché rilevanti ai fini dello scioglimento dell'ente, tali da escludere ogni ipotesi o profilo di responsabilità degli amministratori politici del consiglio e, infine, si introduce il divieto di rielezione nel successivo turno di elezioni amministrative degli amministratori locali alla cui condotta sia direttamente imputabile l'insorgere delle cause che hanno poi portato al decreto di scioglimento. L'articolo 3 concerne il ruolo dei commissari straordinari per gli enti locali i cui consigli sono stati sciolti per infiltrazioni o condizionamenti di tipo mafioso, della commissione straordinaria per la gestione di tale ente e del comitato di sostegno e monitoraggio, istituito presso il Ministero dell'interno allo scopo di vigilare il ripristino della gestione ordinaria.