[pronunce]

che, su tali basi, il rimettente – non senza richiamare la sentenza della Corte n. 27 del 2005, nonché i principi di cui agli artt. 3 e 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale) – ha concluso per l'accoglimento della questione sollevata; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato; che la difesa erariale deduce, in via preliminare, «l'irrilevanza della questione sollevata in relazione all'art. 171, commi 1 e 2» del codice della strada; che, difatti, tali disposizioni «prevedono l'obbligo di indossare il casco e comminano la sanzione pecuniaria principale in caso di inosservanza», rimanendo, pertanto, estranea al loro contenuto precettivo ogni determinazione in riferimento al ciclomotore, con la conseguenza, quindi, che nel caso di specie – sottolinea la difesa erariale – la «sola disposizione astrattamente rilevante potrebbe essere l'art. 213, comma 2-sexies, che prevede la confisca obbligatoria» proprio nel caso in cui ricorra taluna delle infrazioni di cui agli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171 del medesimo codice della strada; che, tuttavia, anche la questione avente ad oggetto l'art. 213, comma 2-sexies, si presenta «irrilevante», sebbene «sotto un diverso profilo»; che, invero, il proprietario del ciclomotore confiscato, che ha promosso il giudizio a quo, risulta del tutto estraneo all'infrazione in relazione alla quale la confisca è stata disposta, giacché egli non era alla guida del mezzo (che, oltretutto, «circolava contro la sua volontà»), non essendo, inoltre, elevata a suo carico la contestazione relativa al mancato uso del casco protettivo, infrazione accertata nei confronti di un terzo trasportato; che da ciò consegue, secondo la difesa dello Stato, l'irrilevanza anche della questione di legittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, e ciò in quanto «il giudice non spiega per quale motivo ritenga di dover confermare la confisca», sebbene sembri ritenere provato il fatto della circolazione del veicolo contro la volontà del proprietario, circostanza idonea – ai sensi dell'art. 191, comma 1, del codice della strada – ad escludere l'applicazione, nei confronti del proprietario del veicolo, non solo della sanzione pecuniaria comminata per l'infrazione accertata, ma anche di quella accessoria prevista dal predetto art. 213, comma 2-sexies; che a identica conclusione, d'altra parte, questa Corte dovrebbe pervenire – osserva ancora l'Avvocatura generale dello Stato – qualora reputi, in alternativa, che il giudice a quo non abbia chiarito se debba ritenersi provato «il fatto che il veicolo circolava contro la volontà del proprietario», giacché, in questo caso, difetterebbe un'adeguata motivazione sull'incidenza, rispetto al giudizio principale, del prospettato dubbio di costituzionalità; che, infine, sempre con riferimento al dedotto difetto di rilevanza della questione, la difesa erariale evidenzia come nell'ordinanza di rimessione si affermi, «senza alcuna motivazione», che la previsione di cui all'art. 213, comma 6, del codice della strada (secondo cui la sanzione della confisca «non si applica se il veicolo appartiene a persone estranee alla violazione amministrativa e l'uso può essere consentito mediante autorizzazione amministrativa») «sarebbe derogata dal comma 2-sexies del medesimo articolo»; che, in subordine, l'Avvocatura generale dello Stato deduce l'infondatezza della questione sollevata sulla base dei seguenti rilievi; che la confisca è rivolta a sottrarre la disponibilità di ciclomotori e motoveicoli a coloro i quali, mostrandosi indifferenti all'obbligo di indossare il casco protettivo, realizzano, con il proprio contegno, «una causa di incremento del pericolo di lesioni craniche da circolazione di motocicli», sicché – sottolinea la difesa erariale – anche «il proprietario che autorizzi o tolleri l'uso del motociclo da parte di soggetti che non rispettano l'obbligo in questione» è ragionevolmente sottoposto, dal censurato art. 213, comma 2-sexies, a tale sanzione; che, pertanto, l'applicazione della sanzione de qua trova – in questo ultimo caso – la sua ragion d'essere nella circostanza che il proprietario del veicolo «ha accettato di concorrere all'incremento complessivo del rischio da circolazione e, contemporaneamente, ha rinunciato ad esercitare un controllo personale e diretto sul comportamento del conducente», di talché, quella ipotizzabile nei suoi confronti, non è un'ipotesi di responsabilità per fatto altrui, bensì di «autorietà mediata»; che nessuna violazione del principio di eguaglianza, poi, può essere ravvisata nel caso di specie; che, difatti, è priva di fondamento la censura che tende a stigmatizzare il fatto che la confisca obbligatoria «non sia prevista per violazioni stradali che il giudice rimettente considera più gravi sotto il profilo degli interessi protetti», atteso che la legittimità costituzionale di una sanzione va riconosciuta «qualora sussista una ragionevole coerenza tra la sua misura ed entità e gli interessi protetti dal precetto di cui la sanzione è presidio»; che, nella specie, prosegue la difesa erariale, «la prevenzione del rischio individuale e sociale da trauma cranico, specifico e peculiare della circolazione motociclistica, rende ragione sufficiente di una misura intesa a togliere la disponibilità del mezzo specifico della creazione di tale rischio»; che tali rilievi, inoltre, valgono a fugare l'ulteriore dubbio relativo alla violazione dell'art. 3 della Costituzione, dimostrando come, nell'applicazione della sanzione de qua, «non abbia alcun rilievo il valore dei motocicli confiscati», giacché attraverso detta sanzione non si «tende a colpire il patrimonio del responsabile, bensì a rimuovere una causa di incremento del rischio di cui si è detto»; che, infine, si esclude l'esistenza di un contrasto tra le norme impugnate e gli artt. 24 e 111 della Costituzione conseguente al «carattere rigido» di tale sanzione, essendo quella della confisca obbligatoria una «sanzione ampiamente nota all'ordinamento penale e sanzionatorio amministrativo», giustificata dalla «necessità di eliminare le cause materiali di potenziali, ulteriori, lesioni dell'interesse protetto»; che con le altre citate ordinanze (r.o. nn. 49, 125 e 141 del 2006) il medesimo Giudice di pace di Torre Annunziata ha sollevato pressoché identiche questioni di legittimità costituzionale; che, in particolare, nel primo di tali provvedimenti di rimessione (r.o. n. 49 del 2006), il giudice a quo deduce, in punto di fatto, di dover decidere dell'opposizione proposta avverso un verbale con cui si contesta, al ricorrente, la violazione dell'art. 171, commi 1 e 2, del codice della strada;