[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito della nota del Direttore generale del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica del 31 maggio 2000, prot. n. 306633, concernente "Legge 23 dicembre 1998, n. 461. Decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153. Atto di indirizzo 5 agosto 1999. Modifiche statutarie della Fondazione Banco di Sicilia", promosso con ricorso della regione siciliana, notificato il 27 luglio 2000, depositato in cancelleria il 3 agosto 2000 ed iscritto al n. 34 del registro conflitti 2000. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 3 luglio 2001 il giudice relatore Riccardo Chieppa; Uditi gli avvocati Giovanni Carapezza Figlia e Giovanni Lo Bue per la regione siciliana e l'avvocato dello Stato Gabriella Palmieri per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La regione siciliana, con ricorso notificato il 27 luglio 2000 e depositato il 3 agosto 2000, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione alla nota del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica - dipartimento del tesoro - Direzione IV, prot. n. 306633 del 31 maggio 2000, avente ad oggetto "legge 23 dicembre 1998, n. 461. Decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153. Atto di indirizzo 5 agosto 1999. Modifiche statutarie della fondazione Banco di Sicilia". Premette la regione ricorrente che il Presidente della regione, preso atto del procedimento approvativo dello statuto della fondazione Banco di Sicilia da parte del Ministero del tesoro, ha espresso "l'intendimento della regione siciliana di avvalersi delle previsioni dell'art. 4 del d.P.R. 27 giugno 1952, n. 1133". L'autorità statale, di contro, ha respinto tale richiesta in considerazione della circostanza che la Fondazione in questione non può essere più ricompresa tra gli enti bancari, né può trovare applicazione la richiamata sentenza della Corte costituzionale (sentenza n. 163 del 1995), giacché la Fondazione stessa non detiene più alcuna partecipazione di controllo nella società conferitaria e, quindi, ha definitivamente perso l'originaria caratterizzazione bancaria. La regione ricorrente assume, con un unico ed articolato motivo, la violazione di norme statutarie, in particolare gli artt. 17, lettera e) e 20 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della regione siciliana), nonché dell'art. 4 del d.P.R. 27 giugno 1952, n. 1133 (Norme di attuazione dello statuto siciliano in materia di credito e risparmio), che integra il parametro di costituzionalità in qualità di norma interposta. Assume, in sostanza, la regione ricorrente, che le norme statutarie e, in particolare, il citato art. 4 delle norme di attuazione, operano una precisa attribuzione di competenza regionale in materia di credito e risparmio. A differenza di quanto affermato nella nota impugnata, anche alla luce del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153 (Disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti di cui all'art. 11, comma 1, del d.lgs. 20 novembre 1990, n. 356 e disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria a norma dell'art. 1 della legge 23 dicembre 1998, n. 461) gli enti di credito e, in particolare, la Fondazione Banco di Sicilia, fino a quando mantengono una partecipazione di controllo nella società bancaria conferitaria, conservano la natura di enti creditizi. In proposito viene richiamata la giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 163 del 1995). Peraltro, aggiunge la ricorrente, la norma attributiva di tale competenza all'Autorità centrale non può ritenersi prevalente sulle puntuali disposizioni di attuazione dello statuto, le quali, come ha avuto modo di affermare la stessa Corte (sentenza n. 30 del 1959) si pongono ad un livello "diverso e superiore" rispetto alla legislazione ordinaria. La ricorrente precisa, inoltre, che proprio la individuazione del Ministero del tesoro, quale Autorità di vigilanza, dimostra la permanenza, in capo agli enti che hanno effettuato il conferimento dell'azienda bancaria (decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356 recante "Disposizioni per la ristrutturazione e per la disciplina del gruppo creditizio"), di un pregnante carattere bancario. Sottolinea, in proposito, che anche la semplice gestione delle partecipazioni non di controllo nelle società conferitarie può assumere rilievo, così come è possibile una potestà di controllo sulla società conferitaria anche al di fuori delle ipotesi di cui all'art. 6 del d.lgs. n. 153 del 1999. Evidenzia la ricorrente, che l'atto impugnato può costituire la base del conflitto, giacché esso costituisce manifestazione di volontà in ordine all'affermazione di una competenza statale ed alla correlata negazione di una competenza regionale, con la conseguente menomazione di attribuzioni costituzionalmente garantite, a nulla rilevando che non sia stata sollevata questione di legittimità costituzionale in via principale della norma interessata (art. 10 del d.lgs. n. 153 del 1999) , ben potendosi ritenere che fosse tuttora vigente il meccanismo di collaborazione costituito dall'intesa. Conclude la regione siciliana, osservando che la nota impugnata esprime valutazioni discrezionali e, come tali, non idonee a salvaguardare la certezza dell'esercizio delle competenze proprie della Regione stessa. 2. - Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, con il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato, il quale conclude per la infondatezza del ricorso. In particolare, si sottolinea, la norma di attuazione invocata dalla ricorrente (art. 4 del d.P.R. n. 1133 del 1952) non può trovare applicazione nel caso specifico, atteso che tale disposizione si riferisce esclusivamente ad enti di natura bancaria, caratteristica che la Fondazione Banco di Sicilia non ha più, come non detiene più la partecipazione di controllo nella società conferitaria. Ed invero, assume l'Autorità resistente, il nuovo assetto normativo introdotto dalla legge 23 dicembre 1998, n. 461 e dal decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, definisce la natura giuridico-istituzionale e le specifiche finalità delle fondazioni ex bancarie, dando ad esse una configurazione che le sottrae dalla sfera di attrazione delle aziende di credito. Aggiunge, infine, che la competenza dell'Autorità centrale risponde al fine di consentire la dismissione delle partecipazioni di controllo nelle banche conferitarie. Infatti, una volta dismesso il controllo, le fondazioni saranno sottoposte alla vigilanza di una nuova autorità di controllo sulle persone giuridiche di cui al Titolo II del libro primo del codice civile.1.