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PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, l'Atto Senato 2201 concerne la conversione del decreto-legge n. 42 del 2021, che disciplina la sicurezza alimentare. Già il titolo dovrebbe far capire che si tratta di una fattispecie di estrema rilevanza per il settore di interesse, l'agroalimentare italiano, perché la sicurezza alimentare è un tema che da noi è molto sentito, ma in altri Paesi evidentemente no. Non credo serva essere patriottici per considerare l'Italia uno dei Paesi in cui si mangia meglio al mondo e dove si producono alcuni tra i migliori prodotti, di qualità superiore in assoluto in ambito alimentare. Questo avviene sia perché il prodotto di base è di qualità molto elevata, sia perché i nostri artigiani, a mio avviso, meriterebbero il titolo di maestri per la capacità di lavorare le materie prime, ma anche perché i prodotti vengono controllati. Ciò, a mio avviso, introduce un elemento fondamentale nella filiera, che spesso invece in altri Paesi viene poco o affatto considerato. Al riguardo ho anche un'esperienza personale. Ricordo che, da sindaco, mi trovai con un allevatore che aveva due capi contagiati dall'anemia infettiva equina, per cui emanai un provvedimento restrittivo, che mi insegnò una cosa molto importante: che a parole sono tutti a favore della sicurezza alimentare e tutti vorrebbero che fosse un elemento imprescindibile nella produzione dei nostri prodotti tipici; poi però, nei fatti, non tutti sono disposti a comportarsi coerentemente con questa enunciazione. (Applausi) . Ricordo, sempre parlando per esperienza diretta, che l'allevatore, anziché adeguarsi al mio provvedimento, tentò di ribellarsi in ogni modo e addirittura arrivò a chiamare «Le Iene». Potete immaginare quante centinaia di email ricevetti in Comune dopo il servizio delle «Iene». Rispondevo a tutti con tre semplicissime righe: ma per la vostra tavola o per quella dei vostri figli preferireste che arrivasse una bistecca controllata o non controllata? Questo tacitò il 95 per cento delle proteste. Rimase un residuale 5 per cento di persone che rispondevano che non mangiavano carne e che quindi non si interessavano di questi controlli, ma la saggezza popolare indica tale comportamento con il detto secondo il quale è facile prendere gli schiaffi con la faccia degli altri (in realtà, quello popolare è leggermente diverso e questa è la versione edulcorata, per rispettare il decoro e la dignità dell'Assemblea, ma credo che abbiamo capito molto chiaramente il concetto). È fondamentale rispettare le normative nazionali, che probabilmente sono le più evolute al mondo, in termini di controllo. Questo incide, sì, sul prezzo finale del prodotto; al riguardo potrei ricordare che l'Europa (quell'Europa che ci fa discutere se mangiare insetti o annacquare il vino) però consente parallelamente l'importazione di miele prodotto in Cina, che ha un costo di produzione di 1,24 euro, quando in realtà credo che in Italia non si potrebbe realizzare un prodotto analogo nemmeno spendendo il triplo; si tratta della stessa Europa che vorrebbe vietare ai nostri anziani di produrre direttamente per l'autoconsumo negli orti e che però consente l'importazione di prodotti che nella loro filiera non hanno alcun tipo di controllo relativamente non solo alla loro qualità, ma anche alla loro sicurezza. Mi riferisco alla carica microbica e a prodotti che, in termini di condizioni igienico-sanitarie, non hanno nemmeno i requisiti minimi per essere immessi nel circolo dell'alimentazione e della vendita. Mi riferisco a tutte quelle verifiche che diamo per scontate, perché implicite nel nostro sistema, ma che scontate non sono e che purtroppo rischiano non solo di inficiare un settore che è già pesantemente danneggiato, per tutte le contraffazioni alimentari e per il falso made in Italy , ma anche di penalizzare direttamente i nostri produttori, che naturalmente tendono ad adeguarsi, invece, a queste prerogative. Come dicevo prima, voglio porre l'accento su quanto disciplinato direttamente nel provvedimento e, per evitare di dimenticare qualcosa, leggo testualmente quanto previsto all'articolo 1 del decreto-legge, che di fatto impedisce l'abrogazione dell'apparato sanzionatorio riguardo all'igiene e alle sostanze alimentari. A tal riguardo, degna di mantenimento è la legge n. 283 del 1962 che, all'articolo 5, vieta espressamente l'impiego, la vendita o la somministrazione di sostanze alimentari e bevande che siano state private anche in parte dei propri elementi nutritivi o mescolate a sostanze di qualità inferiore o comunque trattate, oppure in cattivo stato di conservazione, o con cariche microbiche superiori al limite stabilito, oppure con l'aggiunta di additivi non autorizzati. In sostanza, si tratta dell'essenza dei nostri prodotti che rischiava di essere minacciata - appunto - dall'abrogazione di un testo che, a mio avviso, dovrebbe essere alla base di ogni produzione di qualità mondiale, ma che di fatto in altri Paesi del mondo non si riscontra, facendo sì che le nostre tavole fossero raggiunte da prodotti di qualità estremamente inferiore a quella a cui siamo abituati. Inoltre, i nostri produttori si potevano trovare di fronte a una concorrenza sleale come quella che evidentemente rappresenta chi riesce a realizzare il prodotto finale senza nessuna delle condizioni a cui invece dobbiamo sottostare noi, evidentemente andando a creare un danno per la nostra economia. Ritengo giusto, quindi, che all'articolo 6 rimanga la previsione di una rilevanza anche penale relativamente a queste fattispecie, perché sappiamo bene che la sanzione amministrativa già di per sé non sarebbe un deterrente sufficiente, poi in molti casi sarebbe anche difficile da applicare. Pertanto, la rilevanza penale per chi minaccia la sicurezza alimentare delle nostre tavole, a mio avviso, è un obiettivo che va perseguito ed è il motivo per cui, anticipando anche la nostra dichiarazione di voto, preannuncio che il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione è favorevole alla conversione del decreto-legge in esame. A mio avviso, anche se non ne ha parlato nessuno dei colleghi, altrettanto fondamentale è l'articolo 12 della legge n. 283 del 1962, che vieta l'introduzione nel territorio della Repubblica di sostanze alimentari non rispondenti ai requisiti prescritti. Infatti, occorre non solo sanzionare chi eventualmente introduce questi alimenti da noi, non rispondendo a quelle caratteristiche fondamentali, ma anche evitare l'introduzione di tali prodotti, perché solo questo garantisce il nostro sistema produttivo e agroalimentare (Applausi) . Ho visto che tutti i colleghi sono stati più veloci nei loro interventi; avevo altri spunti, ma li lascio a riflessioni future. Avendo anticipato il voto favorevole del Gruppo, vorrei concludere con un aspetto che forse qualcuno potrà considerare secondario, ma che, a mio avviso, è fondamentale: