[pronunce]

Piemonte n. 27 del 2016, in riferimento agli artt. 102 e 117, secondo comma, lettera s), Cost. Con sentenza non definitiva 20 novembre 2017, n. 1235, il TAR Piemonte ha, infine, respinto i motivi del ricorso estranei alle questioni di legittimità costituzionale poi sollevate con l'ordinanza di rimessione del 23 novembre 2017. 2.2.- Fatte tali premesse, in punto di rilevanza il giudice a quo evidenzia che entrambe le deliberazioni impugnate, nell'escludere numerose specie dall'elenco di quelle che possono essere oggetto di prelievo venatorio, si fondano sui divieti di caccia posti dalle norme denunciate: le questioni di legittimità costituzionale avrebbero, pertanto, natura pregiudiziale ai fini della decisione da assumere nel processo principale, dal momento che esse in sostanza coincidono con le censure mosse nei confronti dei provvedimenti gravati. 2.3.- In ordine alla non manifesta infondatezza, il rimettente osserva che, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, tanto l'individuazione dei contenuti minimi della sfera sottoposta a protezione - e, quindi, nel caso in esame le specie non cacciabili - quanto l'elencazione delle possibili eccezioni - e, quindi, nel caso in esame le specie cacciabili - investirebbero un interesse unitario proprio della comunità nazionale e sarebbero, pertanto, affidate allo Stato, la cui normativa sarebbe inderogabile da parte della legislazione regionale. Rammentato il rilievo attribuito dal legislatore statale alle linee guida e ai pareri dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) al fine di garantire l'osservanza di livelli minimi e uniformi di protezione ambientale, il giudice a quo, richiamando la giurisprudenza di questa Corte, sostiene che, pur costituendo la caccia materia affidata alla competenza legislativa residuale delle Regioni (art. 117, quarto comma, Cost.), il disposto dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. imporrebbe comunque il rispetto, da parte della legislazione regionale, delle regole minime uniformi dettate dallo Stato a tutela dell'ambiente nella legge n. 157 del 1992. In particolare, nel caso in esame, l'art. 18 della legge appena menzionata individua puntualmente le specie cacciabili e i periodi di caccia per ciascuna di esse, attribuendo alle Regioni soltanto il potere di modificare tali periodi e di predisporre il calendario venatorio, previo parere dell'ISPRA. Le norme censurate, vietando la caccia a numerose specie di animali, introducono, invece, una disciplina più restrittiva in assenza di una legge dello Stato che contempli siffatta possibilità: esse lederebbero, conseguentemente, l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. Sotto altro profilo, il rimettente ravvisa il vulnus al testé citato parametro costituzionale nella violazione del principio - desumibile dall'art. 18, commi 2 e 4, della legge n. 157 del 1992 ed enunciato nella sentenza n. 20 del 2012, di cui sono richiamati ampi passaggi motivazionali - secondo cui il calendario venatorio deve essere approvato necessariamente mediante atto amministrativo, non potendo essere adottato con legge. Questo principio sarebbe, del resto, confermato dal rilievo che, secondo quanto previsto dal comma 3 dell'art. 18 della legge appena menzionata, al livello statale, la possibilità di modificare l'elenco delle specie cacciabili è affidata a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. L'art. 1, comma 1, della legge reg. Piemonte n. 27 del 2016 si porrebbe in contrasto anche con l'art. 102, primo comma, Cost. La disposizione censurata, infatti, stabilisce il divieto di cacciare diverse specie di uccelli ed è stata approvata nel corso del giudizio pendente dinanzi al TAR Piemonte, dopo che, proprio in conseguenza dell'omessa inclusione della maggior parte delle medesime specie nell'elenco di quelle cacciabili, era stata sospesa, in sede cautelare, l'efficacia del calendario venatorio approvato con delib. Giunta reg. Piemonte n. 21-3140 del 2016 per la stagione 2016-2017: ad avviso del rimettente, pertanto, tale intervento normativo si connoterebbe quale vera e propria legge-provvedimento e sarebbe «potenzialmente idoneo ad intaccare la separazione dei poteri e la riserva di giurisdizione prevista dall'art. 102 Cost., da intendersi quale divieto per il legislatore di incidere intenzionalmente su concrete fattispecie sub iudice, secondo l'autorevole insegnamento della Corte (sent. n. 525 del 2000)». Infine, il TAR Piemonte dubita della legittimità costituzionale di entrambe le norme denunciate in riferimento all'art. 117, primo comma, Cost., in relazione al considerando n. 32 della decisione n. 1600/2002/CE e agli artt. 114 e 193 del TFUE. Le disposizioni oggetto dell'odierno scrutinio contrasterebbero con i principi del diritto europeo in materia ambientale - che imporrebbero, prima dell'adozione di misure di maggior tutela della fauna, l'obbligo di un'accurata istruttoria e di motivazione - segnatamente per essere state approvate in assenza, appunto, di «un'adeguata istruttoria tecnico-scientifica e senza richiedere il parere dell'ISPRA». In particolare, il giudice a quo richiama, anzitutto, il considerando n. 32 della decisione n. 1600/2002/CE, secondo cui «[...] l'attività legislativa in campo ambientale deve fondarsi sulla migliore valutazione scientifica ed economica disponibile e sulla conoscenza dello stato dell'ambiente e delle tendenze in atto, secondo quanto stabilito dall'art. 174 del Trattato». Quindi, gli artt. 114 e 193 del TFUE, dai quali deriverebbe che gli Stati membri possono «incrementare il livello di tutela ambientale previsto dalle norme comunitarie» a condizione che le misure più restrittive siano non discriminatorie, adeguatamente motivate e supportate da dati scientifici ulteriori e documentati. Il principio, desumibile da tali norme, per cui le decisioni normative o amministrative devono essere precedute dall'attività istruttoria, con il coinvolgimento di organismi indipendenti e riconosciuti dalla comunità scientifica, sarebbe stato affermato anche dalla giurisprudenza sovranazionale. 3.- Si è costituita in giudizio la Regione Piemonte, chiedendo la declaratoria d'inammissibilità o il rigetto delle questioni. 3.1.- L'eccezione d'inammissibilità investe, in particolare, le censure attinenti alla violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. ed è basata su un duplice rilievo critico. Sotto un aspetto, non si comprenderebbe se il giudice rimettente reputi che le Regioni non possano comunque adottare provvedimenti derogatori della disciplina statale ovvero se ad esse sia solo consentito, in sede di approvazione del calendario venatorio, modificare i periodi di prelievo: di qui l'eccepita inammissibilità delle questioni per asserita oscurità della motivazione dell'ordinanza sul punto.