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Penso all'estensione dei codici Ateco interessati dall'articolo 7, all'esenzione dal pagamento dell'IMU per gli immobili inagibili nelle zone terremotate, alla rimessione in termini, alla rottamazione, al saldo e stralcio e a tanti altri emendamenti molto specifici, ma molto attesi da tante categorie di cittadini e di imprese. Noi avremmo voluto, signor Presidente, modificare molto di più, anche gli articoli 16 e 28, che peraltro sono stati riscritti dal Governo con un decreto-legge intervenuto successivamente al sostegni- ter ; non è stato possibile, perché non sono arrivati i pareri sui subemendamenti, tranne uno, ed è un peccato. Tuttavia, un ordine del giorno organico, come è stato ricordato, ha raccolto tante proposte della maggioranza, condivise anche dai Gruppi di opposizione, che noi consegniamo al Governo, impegnandolo nei confronti di tematiche importanti, molto sentite dai cittadini e dalle imprese, che meritano di essere raccolte e concretizzate nei provvedimenti in arrivo. Come già detto dalla senatrice Conzatti e dal senatore Damiani, il provvedimento in esame nasce oggettivamente in una fase molto diversa, precedente alla guerra. Il tema a fine gennaio era sostenere le attività economiche penalizzate dalle restrizioni anti-Covid e affrontare i primi aumenti dei prezzi dell'energia; la guerra ha cambiato tutto e l'accelerazione indotta da eventi di portata storica che hanno sconvolto l'Europa e il mondo apre una fase drammaticamente nuova e deve portarci a ripensare tante nostre strategie, tante nostre scelte. In questi mesi il Governo ha messo in campo interventi importanti e molte risorse per fronteggiare l'aumento dei prezzi energetici, come ha ricordato anche oggi il ministro Cingolani: 16 miliardi di euro per finanziare tanti interventi, molti dei quali contenuti nel decreto-legge sostegni- ter , dall'annullamento degli oneri di sistema, al potenziamento dei bonus sociali, elettrico e gas, al credito d'imposta per gli energivori, al meccanismo di compensazione a due vie per i produttori di energie da fonti rinnovabili. Ma dal 24 febbraio l'invasione russa dell'Ucraina ha segnato una nettissima discontinuità e la crisi energetica, che già prima dovevamo fronteggiare, oggi ha assunto una valenza di sicurezza nazionale. L'obiettivo di sostenere le famiglie e le imprese - che rimane e, anzi, si intensifica - deve andare di pari passo con gli obiettivi dell'indipendenza energetica dell'Italia e dell'Europa, del nostro affrancamento dalle forniture di gas naturale, dell'accelerazione del processo di decarbonizzazione e di sviluppo delle fonti rinnovabili. La decarbonizzazione, che è fondamentale per contrastare il cambiamento climatico, si deve intrecciare con le misure da mettere in campo per fronteggiare l'emergenza. Tutto questo richiede un salto di scala nelle politiche del Governo. Ne abbiamo parlato giusto questa mattina, nel dibattito sulle comunicazioni del ministro Cingolani, e ne abbiamo parlato nel corso della discussione parlamentare sul decreto-legge sostegni- ter . Noi ci auguriamo che le proposte di cui si è discusso in Commissione bilancio e, da ultimo, questa mattina in Assemblea, vengano raccolte dal Governo e tradotte in tempi brevi, anzi brevissimi, perché la sofferenza delle famiglie e delle imprese è reale, molto severa e merita risposte in provvedimenti concreti, che siano all'altezza dell'emergenza senza precedenti che l'Europa e l'Italia sono chiamate a fronteggiare. (Applausi) . PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore Calandrini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. CALANDRINI, relatore di minoranza . Signor Presidente, mi unisco ai ringraziamenti dei relatori di maggioranza al presidente Pesco, che devo dire ha sempre usato molta attenzione, nel lavoro della Commissione bilancio, nei riguardi di questo decreto-legge. Mi si consenta, però, di dire anche che per l'ennesima volta ci troviamo a discutere un decreto-legge che vedrà l'intervento di una sola Camera, pertanto ci troviamo davanti ad un monocameralismo di fatto e all'ennesimo voto di fiducia. È un dato di fatto che non possiamo sottacere. Hanno ragione i relatori quando dicono che questo decreto di fatto è superato dagli eventi, ma voglio ricordare che il provvedimento era già insufficiente e superato anche prima del 27 gennaio e prima del conflitto tra la Russia e l'Ucraina. Su questo dobbiamo essere onesti intellettualmente. Fornirò alcuni numeri che dimostreranno che questo decreto era già superato quando è stato emanato dal Consiglio dei ministri. Si tratta di un testo caratterizzato da misure blande ed insufficienti. Tra gli interventi che voglio ricordare, all'articolo 1, che reca misure di sostegno per le attività chiuse (fra cui le discoteche), viene destinato un fondo di appena 20 milioni di euro, aumentato lievemente con gli emendamenti al decreto, che sono spiccioli se consideriamo che questo comparto ha cessato la propria attività praticamente da quasi due anni, riaprendo con limitazioni solo nei mesi estivi e brevemente prima dell'ultima ondata di pandemia, che le ha viste restare chiuse fino ad un mese fa. Il settore calcola perdite pari a 1,2 miliardi di euro e ha visto decine e centinaia di imprese arrendersi, chiudendo le proprie attività. Bastano questi numeri a comprendere perché le risorse siano completamente insufficienti. Un altro settore in ginocchio è il turismo, a cui l'articolo 4 destina un incremento di 100 milioni di euro nel Fondo nazionale del turismo, che è stato istituito con l'ultima legge di bilancio. Tale fondo era dotato di 280 milioni di euro, oggi ne conta 100 in più (quindi 380), una dotazione che dalla categoria è stata definita largamente insufficiente. Infatti, affinché le risorse fossero almeno sufficienti, avrebbero dovuto essere quantomeno raddoppiate. Lo stesso discorso vale per il fondo da 200 milioni per il rilancio delle attività economiche e di commercio al dettaglio, anche questa una cifra largamente insufficiente per aiutare un settore che registra ancora un ammanco di 1,7 miliardi di euro per tornare ai livelli pre-pandemia. Su questi scenari, di certo preoccupanti, aleggia l'ombra del caro bollette, di cui hanno parlato già i colleghi relatori, contrastato minimamente con le misure contenute in questo decreto-legge. Le statistiche ci dicono oggi che il prezzo del gas è aumentato di oltre il 600 per cento rispetto al 2020, similmente ha fatto il prezzo dell'energia elettrica e al netto di questo il provvedimento che esaminiamo si limita a concedere agevolazioni alle imprese energivore, anche queste insufficienti, dando invece benefici limitati a tante piccole e medie imprese che pure risentiranno del caro energia. Manca, a nostro parere, in questo decreto, una visione strutturale per risolvere il problema, perché serve un intervento imponente da parte dell'Europa; dobbiamo ragionare in termini di scostamenti e questo Governo ancora non è convinto, non ne parla e il presidente Draghi continua a nicchiare su questo aspetto.