[pronunce]

che, inoltre, il Tribunale rimettente ritiene la norma impugnata «perfettamente applicabile al caso dei ricorrenti, proprio perché norma speciale rispetto ai più generali principi di diritto richiamati dai ricorrenti nella memoria autorizzata (art. 2909 c.c.)», nonché «direttamente rilevante per la questione oggetto di giudizio [...] poiché espressamente contiene una clausola di salvaguardia rispetto ai trattamenti migliori in godimento [...] e disciplina proprio i rapporti dei lettori madre lingua»; che, tuttavia, il giudice rimettente non indica le ragioni per le quali la disposizione censurata, nel prevedere l'estinzione dei giudizi pendenti «in materia», debba applicarsi al giudizio principale, né chiarisce quale rapporto sussista tra l'eventuale estinzione del giudizio medesimo e le pretese sostanziali vantate dai ricorrenti, aspetto tanto più rilevante in quanto la difesa dello Stato afferma che «la norma in esame ha disposto l'estinzione dei giudizi in corso solo a seguito, e in ragione, del pieno riconoscimento a favore degli ex lettori di madrelingua straniera del bene della vita al quale i medesimi aspirano con la proposizione del contenzioso» (ordinanza n. 38 del 2012); che, dunque, la questione sollevata è manifestamente inammissibile per insufficiente descrizione della fattispecie concreta, che impedisce a questa Corte di verificare l'effettiva riconducibilità della vicenda oggetto del giudizio principale alla disciplina dettata dalla disposizione censurata dal Tribunale rimettente, precludendo la verifica dell'asserita rilevanza della questione, nonché per carenza di motivazione in merito alla applicabilità della norma censurata al giudizio principale, in quanto il Tribunale rimettente non individua con esattezza né la pretesa sostanziale fatta valere in giudizio dal ricorrente, né la correlazione esistente tra tale pretesa e la norma censurata (ex plurimis, ordinanze n. 93, n. 84 e n. 38 del 2012). Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, commi 1 e 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 26, comma 3, ultimo periodo, della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario), sollevata, in riferimento agli articoli 3, primo comma, 24, primo e secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Potenza, sezione civile - giudice del lavoro, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 maggio 2013. F.to: Franco GALLO, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 maggio 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI