[pronunce]

né esso riuscirà a sostituire le disposizioni cedevoli del decreto legislativo n. 96 del 1999, se quest'ultimo è da intendere come effettivo riparto di compiti. Sarebbe inoltre violato, a detta della ricorrente, il carattere politico-rappresentativo dell'autonomia regionale (e, quindi, gli artt. 115, 117, 118, 121, 122 e 123 della Costituzione): un intervento sostitutivo di così ampia portata inciderebbe sul rapporto di rappresentanza politica, "inducendo nel corpo elettorale veneto la convinzione dell'inadempimento della Regione". A ritenere che il decreto legislativo n. 96 del 1999 non operi alcuna concreta attribuzione di compiti e funzioni, tale attribuzione essendo subordinata al trasferimento delle risorse, ancora più chiara risulterebbe la finalità del decreto di voler imputare alla Regione la mancata realizzazione del processo di decentramento amministrativo. L'art. 49 del decreto legislativo n. 96 del 1999, poi, stabilendo che le disposizioni contenute nel decreto medesimo si applicano a decorrere dal 1° luglio 1999, configurerebbe un eccesso di delega, in quanto non spetterebbe a un decreto legislativo disciplinare la propria entrata in vigore e la decorrenza dei propri termini, in assenza di una specifica disposizione abilitante: a ritenere il contrario, si consentirebbe al Governo di eludere il termine previsto. Tale illegittimità si estenderebbe al decreto legislativo nella sua interezza. Infine, la ricorrente ritiene che altri motivi di illegittimità costituzionale del decreto legislativo n. 96 del 1999 derivino dalla incostituzionalità della delega contenuta nell'art. 4, comma 5, della legge n. 59 del 1997, per cui chiede che la Corte sollevi di fronte a se stessa questione incidentale di costituzionalità: la Regione censura la stessa previsione di un potere sostitutivo statale in materia di conferimento di funzioni agli enti locali, ritenendo che il riferimento all'art. 118, primo e terzo comma, della Costituzione, non sia giustificazione sufficiente per una norma che comporta un grave vulnus all'autonomia politica regionale. In particolare, come la Corte costituzionale ha evidenziato nella sentenza n. 408 del 1998, la sostituzione dovrebbe essere circoscritta alle funzioni "di interesse esclusivamente locale", mentre l'art. 4, comma 5, menzionato, consentirebbe la sostituzione anche per funzioni diverse, con conseguente violazione degli artt. 117 e 118 della Costituzione. L'illegittimità della delega si estenderebbe a tutte quelle disposizioni del decreto legislativo che toccano materie regionali ai sensi dell'art. 117 della Costituzione (con esclusione degli artt. 4-10), spettando in tali materie alla Regione il compito di individuare quali funzioni, escluse quelle di interesse esclusivamente locale, debbano per loro natura essere esercitate a livello regionale, e quali invece vadano svolte per mezzo di delega. Il carattere cedevole del decreto impugnato non escluderebbe, secondo la Regione Veneto, un interesse regionale a ricorrere. Innanzitutto il decreto legislativo, presupponendo una omissione in realtà insussistente, sarebbe idoneo a incidere sull'autonomia politico-rappresentativa della Regione. Inoltre, se il decreto comportasse, come dovrebbe, una vera e propria attribuzione di funzioni, la Regione non sarebbe in condizione di rimuoverlo, perché la riallocazione reale ed efficace delle funzioni presuppone una disponibilità di risorse ancora mancante. 1.2. - Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. Con una successiva memoria l'Avvocatura dello Stato osserva che non sussiste, ai sensi dell'art. 4, comma 5, della legge n. 59 del 1997, alcun dovere per lo Stato di instaurare il contraddittorio con le Regioni inadempienti prima di utilizzare il potere sostitutivo, non essendo, ad esempio, prevista la previa diffida. Quanto alla violazione dei principi e criteri della delega, per la mancata differenziazione delle funzioni, la memoria rileva che spetta alla Regione tener conto della diversità delle situazioni; riguardo alla mancata adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'art. 7 della legge n. 59 del 1997, si afferma che "l'esatta individuazione della provvista finanziaria necessaria per l'esercizio delle funzioni conferite è operazione assai complessa", che "deve essere effettuata a Costituzione invariata, tenendo conto dei principi costituzionali di cui all'art. 81 della Costituzione". Secondo l'Avvocatura, l'adozione del decreto legislativo sostitutivo costituisce l'ineludibile adempimento di un obbligo legislativamente disciplinato e non già una indebita lesione dell'autonomia costituzionalmente garantita alle Regioni. Né l'art. 49 del decreto legislativo n. 96 del 1999 violerebbe l'art. 76 della Costituzione, essendo il decreto legislativo stato adottato in virtù delle modifiche apportate all'art. 4, comma 5, della legge n. 59 del 1997, dall'art. 1 della legge 16 giugno 1998, n. 191, e dall'art. 9 della legge 8 marzo 1999, n. 50. Infine, le censure rivolte contro la legge delega sarebbero inammissibili perché formulate in modo generico. 1.3. - Nel giudizio ha depositato, in data 22 ottobre 1999, atto di intervento la Provincia di Vicenza, sostenendo l'infondatezza delle questioni. La Provincia, che si ritiene "vittima da anni del centralismo regionale", sostiene di essere titolare di un interesse qualificato a intervenire in giudizio per difendere le funzioni che finalmente lo Stato le ha assegnato con il decreto legislativo impugnato. 1.4. - La Regione Veneto, in prossimità dell'udienza del 4 aprile 2000, ha depositato una memoria, ribadendo la necessità che, ai fini dell'adozione del decreto legislativo n. 96 del 1999, fossero sentite le Regioni inadempienti, e chiedendo alla Corte di svolgere il controllo di costituzionalità sulla corretta formazione del decreto legislativo, indipendentemente dall'attestazione, contenuta nel preambolo del medesimo, secondo la quale tale obbligo è stato adempiuto. La Regione si sofferma poi ampiamente sulle censure relative al mancato trasferimento delle risorse e all'art. 49 del decreto legislativo n. 96 del 1999, affermando che la legge di delega non abilitava il Governo a prevedere una decorrenza della disciplina diversa dalla normale vacatio legis. La memoria infine riafferma la illegittimità del decreto legislativo n. 96 del 1999 derivante dalla illegittimità della disposizione di delega, nella parte in cui questa non si limita a consentire la sostituzione alla Regione nel compito di trasferire le sole funzioni di interesse esclusivamente locale (come sarebbe costituzionalmente imposto dall'art. 118 della Costituzione), ma configura un potere sostitutivo relativo alla generalità dei compiti che non richiedono l'unitario esercizio a livello regionale. 1.5.