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-- per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell'articolo 3 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380. In tuti gli altri casi, per interventi da realizzare in aree soggette a vincolo paesaggistico ambientale non è consentito il rilascio del titolo edilizio senza aver ottenuto preventivamente l'autorizzazione paesaggistica. Tale divieto è confortato anche da diverse sentenze del Consiglio di Stato (sentenza della sezione VI n. 1472 del 26 marzo 2014, e n. 2806 del 30 maggio 2014). Per inquadrare il problema e pervenire ad una soluzione che tenga conto dell'eccezionalità degli eventi e della situazione creata da un evento sismico senza precedenti per territorio e popolazione coinvolta dal terremoto del Centro Italia 2016-2017, è bene ricordare che i titoli abilitativi all'attività edilizia sono disciplinati dal titolo II della parte I (articoli 6-23) del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 e sono rappresentati dal permesso di costruire, dalla denuncia di inizio attività (DIA) e dalla cosiddetta super DIA nonché dalla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) introdotta nel corso della XVI legislatura. Il testo unico edilizia prevede altresì alcune fattispecie di attività edilizia libera. Gli eventi del 2016 e 2017 sono stati di carattere eccezionale e hanno richiesto e richiedono ancora interventi legislativi di pari portata. Il decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, «convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229 recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016, al fine di fronteggiare l'emergenza straordinaria ha messo in campo una serie di strumenti procedurali e finanziari per rendere il più possibile efficiente e rapida la fase di emergenza e la successiva e complessa fase della ricostruzione. La gravità degli eventi, il numero delle vittime, quello dei comuni colpiti, i danni economici e al mondo produttivo, al patrimonio edilizio e artistico hanno chiesto e continueranno ad esigere adeguate risposte per ricostruire territori ed economie. In particolare, per favorire la ricostruzione privata ma soprattutto per fronteggiare l'emergenza abitativa e consentire il rientro nelle unità immobiliari con danni lievi, sono state predisposte una serie di misure di immediata esecuzione; infatti, all'articolo 8 del citato decreto-legge n. 189 del 2016, sono state definite le procedure per avviare i lavori di riparazione e ripristino, previo accertamento dei danni e del nesso di causalità con il sisma nonché le modalità per le richieste dei contributi. La ratio della norma consente di rendere il più possibile celeri i procedimenti amministrativi relativi agli interventi da realizzare, avviando i lavori nel rispetto di tutte le normative vigenti di settore, con particolare riferimento a quelle in materia edilizia, di sicurezza e sismica. Il sisma ha provocato danni tali da richiedere ancor oggi particolari interventi di contrasto e l'esercizio di poteri straordinari, e quindi anche nuove disposizioni necessarie ad evitare che il formalismo possa prevaricare sull'emergenza o che si perda di vista il valore della coesione sociale e della necessità di lasciare ancorate le popolazioni colpite dal sisma ai territori di origine. Oltre al profilo urbanistico e paesaggistico, in sostanza, il problema va affrontato anche sotto quello della coesione sociale, in una situazione in cui l'emergenza è ancora in atto. In tale contesto di emergenza si colloca perciò la necessità di procedere con un ulteriore intervento legislativo che, accanto a tutte le misure già adottate per l'emergenza abitativa e per evitare il completo spopolamento di territori e dei borghi che costituiscono un patrimonio straordinario, non renda esecutivi i procedimenti sanzionatori a carico di chi, nella disperazione, ha proceduto a costruirsi un alloggio senza avviare o completare l' iter amministrativo di autorizzazione. Tali interventi sono stati realizzati, per dotarsi di unità alloggiative proprie, senza attendere le soluzioni abitative offerte dalla Protezione civile. Si tratta di unità abitative (le cosiddette «casette») di modeste dimensioni per un'utenza debole e fragile, soprattutto popolazione anziana, che non vuole lasciare la propria terra e la propria casa. Tutto ciò premesso, la ratio del presente disegno di legge è quella di evitare, a determinate condizioni, a coloro che hanno costruito entro una data certa, dopo il 24 agosto 2016 ed entro il 24 agosto 2017 (dodici mesi dopo il primo evento sismico) una casa di civile abitazione in area soggetta a tutela paesaggistica, senza aver atteso il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, l'abbattimento dell'edificio nelle more della verifica di compatibilità paesaggistica. La condizione necessaria e inderogabile è che l'opera deve essere conforme alle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, rispettare le altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia e, in particolare, le norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, nonchè quelle relative all'efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico, oltre che ovviamente essere compatibile con i vincoli paesaggistico--ambientali. Un'altra condizione necessaria e inderogabile è che tale realizzazione, nel momento di conclusione dei lavori di ricostruzione dell'immobile di proprietà danneggiato o distrutto dal sisma, venga rimosso qualora non sussistano, secondo il piano urbanistico, le potenzialità edificatorie e la capienza volumetrica derivanti dal lotto su cui è stato realizzato. A tal fine deve essere sottoscritto un atto d'obbligo convenzionale con i relativi impegni. Le condizioni per la richiesta dell'accertamento di compatibilità paesaggistica ex post , che il presente disegno di legge individua sono le seguenti: 1. il richiedente, deve essere proprietario, comproprietario o detentore a qualsiasi legittimo titolo dell'immobile dichiarato inagibile a seguito degli eventi sismici che hanno colpito Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio dal 24 agosto 2016; 2. il richiedente deve essere proprietario o comproprietario dell'area da edificare ovvero parente entro il terzo grado; 3. il proprietario o almeno uno dei comproprietari deve risultare residente alla data del 24 agosto 2016, in uno dei comuni individuati negli Allegati 1, 2 e 2- bis del decreto-legge n. 189 del 2016; 4. il nuovo edificio deve essere effettivamente abitato dal proprietario, comproprietario o in comodato d'uso da un parente o affine entro il terzo grado; 5. il proprietario, comproprietario o comodatario che utilizza l'edificio non deve essere proprietario di altra unità abitabile ad uso residenziale in un comune diverso da uno di quelli di cui agli Allegati 1, 2 e 2- bis al decreto-legge n. 189 del 2016; 6.