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Inoltre, il disegno di riforma si fa carico di un'esigenza di sistema che la revisione operata nel 2001 ha lasciato inevasa, prevedendo che nelle materie di potestà concorrente e residuale lo Stato possa intervenire con una disciplina uniforme al solo scopo di garantire l'unità giuridica ed economica della Repubblica e la realizzazione di equivalenti condizioni di vita nel territorio nazionale. Si tratta di una «clausola di supremazia» la cui formulazione, pur ispirandosi a quella della Legge fondamentale tedesca, trova saldi riferimenti positivi nell'attuale testo costituzionale (in particolare: articoli 3, secondo comma; 117, secondo comma, lettera m) ; 120, secondo comma). Tale clausola risponde all'esigenza di dotare lo Stato, che, in qualità di ente esponenziale della collettività nazionale, rappresenta il garante di ultima istanza dei diritti dei cittadini, di un potere di intervento legislativo eccezionale e con alcune caratteristiche distintive ben evidenti rispetto alle altre «prestazioni d'unità» e, in particolare, al potere di determinazione dei princìpi fondamentali della materia di cui all'ultimo periodo dell'articolo 117, terzo comma: si tratta di un potere per un verso più ampio di quest'ultimo, poiché la nuova norma legittima eventualmente anche una disciplina esaustiva e di dettaglio, ma per altro verso più circoscritto, poiché limitato nei fini e non esercitabile con la stessa discrezionalità tipica dei princìpi fondamentali che rispondono a fondamentali scelte di politica pubblica. Il che favorisce, a ben vedere, una più rigorosa interpretazione della potestà statale di individuazione dei princìpi fondamentali medesimi, specie sotto il profilo della proporzionalità delle norme che li esprimono. Inoltre, la norma si riferisce anche alle materie di potestà residuale, costituendo un punto di «chiusura» del sistema e razionalizzando altresì la possibilità di «invasione» di quest'ambito di potestà regionale. Questo nuovo potere riconosciuto allo Stato è tuttavia esercitabile mediante una procedura attenta a garantire uno spazio decisionale forte (benché recessivo) alla camera rappresentativa delle autonomie: esso è infatti attivabile dalla Camera dei deputati solo con il voto favorevole del Senato; se questo si pronuncia a sfavore, la Camera può decidere di intervenire ugualmente a tutela dei supremi interessi garantiti dalla norma costituzionale, ma può farlo soltanto se la deliberazione è assunta con il consenso dei tre quinti dei presenti. Maggioranza, quest'ultima, che viene elevata ai tre quinti dei componenti nel caso in cui la clausola di supremazia venga applicata entro l'ambito della potestà legislativa residuale. Infine, il problema, da tempo dibattuto, dell'inadeguatezza delle dimensioni di alcune Regioni a statuto ordinario viene affrontato mediante l'accorpamento dell'Umbria alle Marche, del Molise all'Abruzzo e della Basilicata alla Puglia (cfr. nuovo articolo 131 Cost.). Alla luce di quanto illustrato, quindi, l'approvazione di questa riforma costituzionale non è solo una possibilità ed è molto più di una opportunità: è una risposta obbligata per quanti credono e vogliono rafforzare la nostra democrazia.. I MODIFICHE AL TITOLO I DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE 1 (Abolizione del bicameralismo paritario) 1 All’articolo 55 della Costituzione, dopo il primo comma, sono inseriti i seguenti: «La Camera dei deputati esercita le funzioni di indirizzo politico, legislativa e di controllo. Accorda e revoca la fiducia al Governo. Il Senato della Repubblica rappresenta le autonomie territoriali, funzionali e sociali del Paese. Esercita la funzione di controllo e, nei casi e nei limiti previsti dalla Costituzione, quella legislativa. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi dell’Unione europea, assicurando in tal caso il raccordo con le autonomie territoriali. Secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolge attività di verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato e di valutazione dell’impatto, anche territoriale, delle politiche pubbliche». 2 (Camera dei deputati) 1 L’articolo 56 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 56. -- La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto, con modalità che favoriscono l’equilibrio nella rappresentanza tra i sessi, la rappresentatività degli eletti e la formazione della maggioranza parlamentare. Il numero dei deputati è di cinquecento, dieci dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per quattrocentonovanta e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti». 3 (Riforma del Senato della Repubblica) 1 L’articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 57. -- Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale. In ogni Regione è costituito un collegio di elettori formato dal presidente e dai consiglieri della medesima, da cinque componenti designati, tra i propri membri, dalla Giunta regionale, nonché da un numero di sindaci e consiglieri comunali della Regione, pari a quello dei consiglieri regionali, designato dal Consiglio delle autonomie locali o, in mancanza, da analogo organo di raccordo individuato nello Statuto. Il numero dei senatori elettivi è di duecento. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a cinque; la Valle d’Aosta ne ha uno. La ripartizione dei seggi tra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti». 4 (Elezione dei senatori) 1 L’articolo 58 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 58. -- In ogni Regione, i senatori ad essa spettanti sono eletti dal collegio di cui all’articolo 57, successivamente all’elezione del Consiglio regionale, tra il sessantesimo e il novantesimo giorno successivo alla proclamazione dei consiglieri eletti. Sono eleggibili a senatori i cittadini che hanno compiuto il trentacinquesimo anno di età ed esercitano, nella Regione di elezione, le funzioni di consigliere regionale, membro della Giunta regionale, sindaco o consigliere comunale. Sono altresì eleggibili esponenti delle autonomie funzionali e sociali, operanti nella Regione di elezione, individuati con una legge organica, la quale stabilisce le norme per l’elezione dei senatori, garantendo che ciascuna lista di candidati sia composta per un terzo da consiglieri e membri della Giunta regionale, per un terzo da sindaci e consiglieri comunali, per un terzo da esponenti delle autonomie funzionali e sociali». 5 (Senatori nominati e di diritto) 1 All’articolo 59 della Costituzione, il secondo comma è sostituito dai seguenti: