[pronunce]

Essa, inoltre, lederebbe l'art. 3 Cost., per disparità di trattamento rispetto ad altre categorie di lavoratori, che sarebbero in tal modo ingiustificatamente «stabilizzati», perché esclusi dalla norma in contestazione, e l'art. 97 Cost., per violazione delle modalità di accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni. Il ricorrente conclude chiedendo che l'adìta Corte «voglia dichiarare illegittimo e quindi annullare l'articolo 10, comma 4, della legge della Regione Basilicata n. 31 del 24 dicembre 2008». 6. - La Regione Basilicata si è costituita nel giudizio di legittimità costituzionale ed ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. 6.1. - Circa l'eccepita inammissibilità del ricorso, la resistente deduce che nelle conclusioni del ricorso il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto impropriamente la dichiarazione dell'illegittimità dell'art. 10, comma 4, della legge reg. Basilicata n. 31 del 2008. 6.2. - La difesa regionale sostiene, poi, che erroneamente il ricorrente afferma che l'art. 1 della legge reg. Basilicata n. 10 del 2010 avrebbe ampliato l'àmbito della stabilizzazione oltre i limiti stabiliti dalla normativa previgente. Infatti, l'art. 33, comma 2, della legge della Regione Basilicata 7 agosto 2009, n. 27 (Assestamento del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2009 e del bilancio pluriennale per il triennio 2009/2011), mai impugnato dal Governo, aveva disposto che « Il comma 1 dell'art. 14 della legge regionale 24 dicembre 2008, n. 31 è sostituito con: "1. La Regione Basilicata, in armonia con quanto previsto dai commi 550 e 551 dell'art. 2, legge 24 dicembre 2007, n. 244, promuove la stabilizzazione dei lavoratori impegnati in attività socialmente utili (ASU) di cui alle lettere b) e c), comma 3, art. 2 della legge regionale 19 gennaio 2005, n. 2, nella disponibilità dei Comuni e degli enti pubblici utilizzatori da almeno tre anni e promuove altresì la stabilizzazione dei lavoratori ex LSU rivenienti dalla platea regionale LSU che hanno avuto contratti di Co. Co. Co. per la durata di 60 mesi con pubbliche amministrazioni dal 2001 al 2008 o in essere"». Pertanto, l'àmbito soggettivo di applicazione riguardante i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa provenienti dalla platea dei lavoratori socialmente utili riconosciuti dai vari livelli istituzionali non è stato variato dall'art. 1 della legge reg. Basilicata n. 10 del 2010. La Regione aggiunge che non sussiste alcuna violazione di principi in materia di coordinamento della finanza pubblica, poiché l'onere finanziario delle stabilizzazioni in oggetto grava in massima parte sulle risorse regionali e solo marginalmente sulla finanza locale, con conseguente salvaguardia del patto di stabilità. Quanto alla pretesa violazione dell'art. 3 Cost., la difesa regionale ne eccepisce l'inammissibilità, per genericità della sua formulazione, e l'infondatezza, perché una reale disparità si sarebbe realizzata nell'ipotesi in cui non fosse stata attuata l'equiparazione di tutti i soggetti appartenenti alla platea regionale dei lavoratori socialmente utili ed in possesso dei requisiti soggettivi richiesti. 7. - In prossimità dell'udienza pubblica il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memorie. 7.1. - Con memoria depositata il 21 dicembre 2010 i1 Presidente del Consiglio dei ministri ha insistito per l'accoglimento del ricorso iscritto al n. 50 del registro ricorsi dell'anno 2010, volto ad ottenere la dichiarazione dell'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma l, e dall'allegata Appendice A al Piano di Indirizzo Energetico Ambientale (P.I.E.A.R.), punti 2.1.2.1, 2.2.2. e 2.2.3.1. , nonché dell'art. 7, comma 1, lettera c), limitatamente al punto 25, della legge della Regione Basilicata 19 gennaio 2010, n. l, norme tutte impugnate per violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., nonché dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.. 7.2. - In primo luogo, la difesa dello Stato ha ribadito il contrasto dell'art. 7, comma 1, lettera c), limitatamente al punto 25, con la legislazione statale, che dispone la necessità di valutazione d'impatto ambientale in ogni caso (d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, All. III alla Parte II, punto c-bis). In particolare, la violazione della norma interposta, in una delle materie riservate alla legislazione esclusiva dello Stato (art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.), renderebbe palese l'illegittimità della norma sulla base dei principi affermati dalla Corte, secondo cui la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema è materia di legislazione esclusiva dello Stato (ex multis, sentenza n. 278 del 2010) e la Regione viola la Costituzione quando, in materia, si pone contro la norma interposta (ex multis, sentenza n. 325 del 2010), a fortiori se in un ambito di legislazione esclusiva. Né varrebbe l'obiezione, formulata dalla Regione resistente, che la verifica dell'impatto ambientale per gli impianti di potenza inferiore alle soglie previste sarebbe stata "effettuata a monte", perché l'argomento non toglierebbe il fatto di avere la Regione legiferato in materia di esclusiva competenza statale, per di più in violazione di norme statali preesistenti. 7.3. - Quanto, poi, alle norme regionali contenute nell'appendice A al P.I.E.A.R., punti 2.1.2.1. , 2.2.2.. 2.2.3.1 - norme che fanno parte integrante della legge reg. Basilicata n. 1 del 2010 in virtù dell'art. l, comma l, di essa -, secondo la difesa dello Stato è costituzionalmente illegittimo che esse pongano vincoli aprioristici in relazione a determinati impianti nelle aree Natura 2000, ignorando del tutto le possibilità alternative offerte dalla legge statale. Ed infatti, l'art. 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, di attuazione della direttiva 92/43/CEE, dispone una complessa procedura di verifica delle compatibilità ambientali, che va eseguita caso per caso con l'intervento dello Stato. Sicché, la norma statale esclude che possano negarsi a priori determinati interventi in alcune aree. Anche stavolta, dunque, la Regione Basilicata avrebbe legiferato in materia ambientale prescindendo dalla disciplina statale di origine comunitaria. Ciò in violazione patente dell'art. 117, primo e secondo comma, lettera s), Cost., posto che nessuna Regione potrebbe, in via di principio, escludere una parte del proprio territorio dalle regole proprie della disciplina costituzionale e così, nella specie, dalle regole della legislazione statale esclusiva (cfr., ad esempio, la sentenza della Corte costituzionale n. 331 del 2010).