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Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, passiamo alla votazione dell'emendamento 1.9000 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge n. 1662, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, ministra Cartabia, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, oggi stiamo parlando di una riforma epocale del processo civile, della quale si è parlato tanto, ma che non si è mai riusciti a concretizzare. Certo, in tutti i provvedimenti che hanno l'ambizione di riformare una materia così complessa ci sono elementi che convincono e altri meno. Come ho già detto nella relazione, per me le parti migliori riguardano il diritto processuale della famiglia, dall'istituzione del tribunale per la famiglia al rito unificato per figli nati fuori o all'interno del matrimonio, alla possibilità per il giudice di emanare provvedimenti inaudita altera parte prima dell'udienza di comparizione delle parti. Qui davvero ci sono novità che rappresentano un superamento di disposizioni e orientamenti non più attuali. Non più attuale è l'idea che la famiglia sia un'isola che il mare del diritto deve solo lambire. Se questa visione di stampo cattolico-liberale aveva un senso subito dopo la stagione dei totalitarismi, oggi, invece, rischia di consolidare squilibri sociali che si manifestano anche nei nuclei familiari, lasciando le dinamiche all'interno della famiglia in mano al più forte. Per questo è un bene il punto che consente, anche in costanza di matrimonio, a uno solo dei coniugi di rivolgersi al giudice per risolvere una controversia. Pensiamo alle casalinghe che hanno rinunciato a un lavoro retribuito per occuparsi della famiglia, che sono in totale dipendenza economica e che adesso potranno far valere i loro diritti davanti a un giudice. Importante è anche l'obbligo di esibizione delle ultime tre dichiarazioni dei redditi e della documentazione sui propri beni mobili e immobili nei procedimenti in cui vengono trattate questioni di mantenimento. Spero che il legislatore delegato formulerà sanzioni incisive per chi non adempie al suo dovere o fornisce una documentazione non veritiera. Si tratta di una disposizione importantissima in un sistema in cui un coniuge non ha nemmeno il diritto di sapere quanto guadagna e possiede l'altro. Poi, nei casi di violenza, vengono giustamente abbreviati i termini processuali: le vittime non possono essere indotte a fare una mediazione e, in caso di gravi indizi, scattano le misure di protezione. Rilevante è la disposizione che fa sì che gli episodi di violenza abbiano una ricaduta sui diritti di visita dei genitori violenti; in particolare, se il figlio rifiuta di incontrare il genitore violento, il giudice sarà tenuto ad ascoltarlo con urgenza, per accertare se le ragioni del rifiuto stiano nell'aver assistito a episodi di violenza. In questo modo, si supera finalmente la concezione tale per cui è meglio un genitore violento che nessun genitore, che purtroppo è stato un orientamento tenace della nostra giurisprudenza. Tengo ad evidenziare anche le norme a tutela dei padri separati: se lamentano forme di preclusione nel rapporto con i figli, è previsto un tempestivo intervento del giudice, che, una volta accertato il fatto, potrà fissare sanzioni pecuniarie per ogni giorno di mancato rispetto della disposizione. Con tutti questi punti, si innesca davvero una piccola rivoluzione copernicana e infatti le reazioni degli esperti del diritto di famiglia sono tutto sommato positive. Certo, non manca qualche preoccupazione, soprattutto sulle preclusioni che possono compromettere il diritto di difesa, che è il punto che anch'io vedo molto critico, soprattutto nella nuova struttura del processo di cognizione: invece di migliorare alcuni aspetti di un rito che - tutto sommato - funzionava bene, togliendo ad esempio alcune memorie o facendo per iscritto alcune udienze, si è voluto ribaltare tutto, con un sistema di preclusioni per le parti e i loro avvocati, ma non per i giudici. In realtà, tutti sappiamo che i giudici talvolta fissano un'udienza a mesi di distanza dall'altra: a cosa servono loro preclusioni così rigide per le parti? Su questo punto si è proprio presa la strada sbagliata. Già oggi uno dei problemi del sistema italiano è che la forma conta più della sostanza. Con questa riforma si aggraverà il problema e in futuro non si discuterà più su chi ha ragione e su chi ha torto, ma su chi ha rispettato i termini e chi no e i tribunali saranno intasati da istanze di rimessione in termini. Sono scettica anche sullo spostare i compiti dell'ordinamento giuridico a istituzioni private, a maggior ragione nel caso di mediatori che non sono neppure giuristi. Mi chiedo come faccia un non giurista a intervenire su complicate questioni giuridiche. Spero, naturalmente, di essere smentita dai fatti, perché abbiamo bisogno di una giustizia più veloce, a condizione, però, che non faccia venir meno il principio di uguaglianza davanti alla legge, che tuteli tutte le parti e riaffermi così l'alto valore del nostro ordinamento agli occhi dei cittadini. È con questi auspici che annuncio il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie. (Applausi) . CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, signora Ministra, signora Sottosegretaria, colleghe e colleghi, ci apprestiamo a votare ancora una volta la riforma del processo civile, che - l'ho già detto la scorsa settimana - è un primo pilastro che si inserisce in un ampio progetto di riforma. Sono stato un po' criticato perché avrei usato toni enfatici, la settimana scorsa, nel parlare di questa riforma. Probabilmente ho parlato più con il cuore che con la testa, ma l'ho fatto con la consapevolezza, per l'amore che porto per la mia professione, che stiamo davvero approvando una riforma straordinaria. Che piaccia o meno, sicuramente non è perfetta - tutti i provvedimenti legislativi non possono esserlo - ed è sicuramente perfettibile, ma un dato certo ed incontrovertibile è che oggi stiamo facendo ciò che da tantissimo tempo si provava a fare, ma nessuno ci era mai riuscito prima. Sono qui alla seconda legislatura e già dalla scorsa, quando sono arrivato in Senato, si parlava di una riforma del processo civile. Ora, in pochi mesi, invece, abbiamo dimostrato che le cose, quando si vuole, si possono fare e si può arrivare al risultato che stiamo ottenendo, portando cioè a termine un fatto che sicuramente costituisce una svolta, per la quale ho usato il termine «epocale» e lo uso ancora, perché impone a tutti gli operatori della giustizia un cambio di passo e di mentalità ed è una cosa estremamente importante, che sicuramente consentirà di raggiungere gli obiettivi che questa riforma si propone.