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Atto n. 3-02120 DE PETRIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: a causa della diffusione del COVID-19, per garantire la tutela della salute pubblica ed evitare le criticità a carico del sistema ospedaliero, già duramente messo in crisi dall'elevato numero di ricoveri e di accertamenti, il Governo, attraverso il più recente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, ha individuato per ogni regione tre zone di rischio: gialla (rischio medio), arancione (rischio medio-alto) e rosso (rischio alto); nelle zone arancioni (attualmente Basilicata, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia e Umbria) è fatto divieto di spostarsi al di fuori del comune di residenza, "ad eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di studio o di salute o per svolgere attività o usufruire di servizi non disponibili nel proprio Comune (per esempio andare all'ufficio postale o a fare la spesa, se non ci sono tali uffici o punti vendita nel proprio Comune)", come cita il sito istituzionale del Governo; nelle zone rosse (Abruzzo, Calabria, Campania, Lombardia, Piemonte, Provincia autonoma di Bolzano, Toscana e Valle d'Aosta) "è vietato ogni spostamento, sia nello stesso comune che verso comuni limitrofi (inclusi quelli dell'area gialla o arancione), ad eccezione degli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità (per esempio l'acquisto di beni necessari) o motivi di salute"; sempre nel sito istituzionale del Governo l'attività venatoria, nelle zone arancioni, è possibile solo all'interno del comune di residenza, mentre è totalmente vietata nelle zone rosse; nonostante tali misure, atte a tutelare la salute di tutti i cittadini in un momento emergenziale quale quello attuale, siano ormai ben chiare e ampiamente diffuse, alcune Regioni stanno avanzando richieste ai prefetti locali per consentire la caccia in forma collettiva al cinghiale, adducendo motivazioni quali la necessità di controllo numerico della specie. In alcuni casi, come quello della Regione Marche, prefetti, in contrapposizione e in contrasto a quanto prestabilito, hanno autorizzato le braccate al cinghiale, con libera mobilità in tutto il territorio regionale; giova ricordare che la caccia esercitata in ogni sua forma rappresenta pura attività ludico-ricreativa. La gestione faunistica, ivi compreso un eventuale ricorso ad abbattimenti finalizzato al controllo numerico, esula totalmente dall'attività venatoria e deve essere esercitata ai sensi delle disposizioni dell'art. 19 della legge n. 157 del 1992 sulla tutela della fauna e la regolamentazione dell'attività venatoria, che individua le figure autorizzate ad intervenire e le modalità; la caccia in collettiva nella braccata, girata e battuta, assolutamente non selettive e quindi del tutto ingiustificabili con il pretesto della riduzione del numero degli animali, rappresenta solo attività venatoria ludica e a carattere ordinario, e quindi priva di ogni scientificità e necessità, e crea inevitabilmente assembramenti. Le squadre di cacciatori sono composte da 20, 40 e anche 60 persone, che si riuniscono ed esercitano appunto collettivamente tale attività, lasciando solo alla responsabilità "personale" l'uso della mascherina e il rispetto delle distanze di sicurezza; le operazioni necessarie allo svolgimento della caccia collettiva al cinghiale dal punto di vista tecnico non consentono certo il rispetto delle distanze di sicurezza, basti pensare al trasporto del capo ucciso, del peso superiore ad un quintale, per il quale sono necessarie più persone per sollevare l'animale, o alla macellazione ed eviscerazione degli esemplari, attività che viene svolta senza garanzie di igiene e senza opportuni e capillari controlli; occorre altresì rilevare che la maggior parte dei cacciatori ha un'età superiore ai 65 anni, il che li espone ad elevato rischio di contagio. Inoltre, sarebbe molto elevata la possibilità di diffondere il virus tra familiari, parenti e amici, e in generale alla comunità; considerato che: tutti i cittadini italiani sono chiamati a grandi rinunce e sacrifici, dal punto di vista sia professionale che personale, rinunciando a tutte le attività non considerate necessarie e attenendosi alle restrizioni imposte dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; l'autorizzazione a svolgere liberamente una attività puramente ludica e ricreativa qual è la caccia, la quale non rappresenta in alcun modo un'attività finalizzata al controllo delle specie, attività regolamentata e ben definita dall'art. 19 della legge n. 157 del 1992 ed esercitabile non dai cacciatori, ma da specifiche figure pubbliche, crea un ingiustificabile privilegio a beneficio di una classe di cittadini i quali, a differenza di escursionisti solitari, cercatori di funghi, o semplici turisti, possono muoversi liberamente nel territorio senza restrizione alcuna per esercitare il proprio hobby , si chiede di sapere: se siano note le sempre più diffuse situazioni di deregulation rispetto alle prescrizioni del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, che si stanno verificando nel nostro Paese; se non si ritenga necessario e urgente intervenire con adeguate misure a tutela della salute di tutti, compresa quella di coloro che esigono di praticare l'attività venatoria anche nelle condizioni di emergenza sanitaria attuale; se, in particolare, non si ritenga di intervenire presso i prefetti per informarli dei termini del problema e per ribadire i divieti di attività venatoria, prioritariamente nella forma della braccata, che rappresenta la forma di più alto e incontrollabile assembramento venatorio; se non si voglia richiamare le amministrazioni locali al rispetto della legge nazionale n. 157 del 1992, in particolare dell'articolo 19; se non si ritenga che il richiamo alle comuni responsabilità e alle rinunce non rappresenti un segnale importante per indicare alla pubblica opinione che non possono essere accette categorie di cittadini di serie A, a cui viene permessa un'attività ludica nonostante la sua pericolosità sotto il profilo sanitario della diffusione del COVID-19, e cittadini di serie B. Atto n. 3-02121 VITALI Al Ministro dell'interno Premesso che: il SAP (Sindacato autonomo di Polizia) lamenta da tempo la mancanza di interventi mirati a fronteggiare concretamente la criminalità sul territorio di Brindisi; le forze di polizia hanno scarse risorse umane ed economiche a disposizione e si adoperano con difficoltà per prevenire e reprimere i reati nella città e nella sua provincia; gli ultimi avvenimenti delittuosi hanno destato forti preoccupazioni tra i cittadini; nessun intervento è stato fatto per potenziare il personale della Questura, dei commissariati distaccati, della Polizia di frontiera, stradale, ferroviaria e postale; dopo aver segnalato le problematiche ed il grido d'allarme del sindacato, proseguono le richieste di garanzie funzionali per il personale delle forze dell'ordine, sottolineando la necessità di protocolli operativi che indichino esattamente il range di operatività al fine di rispettare e far rispettare le leggi, si chiede di sapere: