[pronunce]

Né rileverebbe la circostanza che il ricorrente, con il transito nei ruoli dirigenziali, non abbia perso la indennità nella misura percepita in precedenza, in quanto il mancato adeguamento della stessa alle nuove funzioni e responsabilità legate alla qualifica dirigenziale acquisita si porrebbe in ogni caso in contrasto con gli artt. 3 e 36 Cost. Da ultimo, il TAR Lazio precisa di avere individuato la disposizione oggetto di censura nell'art. 4, comma 1, della legge n. 356 del 2000, in quanto tale previsione riguarda le «estensioni normative per il personale dirigente» delle indennità stabilite per il personale non dirigente della Polizia di Stato dal decreto del Presidente della Repubblica di recepimento dell'accordo sindacale antecedente a quello recepito dal d.P.R. n. 51 del 2009, e che l'intervento additivo richiesto è «a rime obbligate», in quanto l'indennità di cui si auspica l'estensione è stata stabilita in misura corrispondente a quella percepita dal personale dell'Arma dei carabinieri in servizio presso il GIS, la quale, a sua volta, è determinata, anche per i ruoli dirigenziali, secondo la Tabella I allegata alla legge n. 78 del 1983. 1.5.- Il rimettente rivolge poi censure anche all'art. 45, comma 30, del d.lgs. n. 95 del 2017, nella parte in cui non prevede che dal 1° ottobre 2018 - data di decorrenza di detta disposizione - l'indennità di impiego di cui all'art. 9 del d.P.R. n. 51 del 2009 si applica anche al personale dirigenziale del NOCS della Polizia di Stato. Tale mancata previsione contrasterebbe con l'art. 3 Cost., in quanto «cristallizza e conferma la disparità di trattamento tra i dirigenti dei GIS e quell[i] dei NOCS», pur in presenza di un quadro normativo che richiede l'omogeneità tra i trattamenti dei dirigenti dei gruppi di intervento speciali delle due Forze di polizia che hanno le stesse abilitazioni, competenze e funzioni e sono destinati a operare nelle medesime condizioni di rischio. Secondo il giudice a quo, la formulazione di tale ulteriore quesito non determina l'inammissibilità della prima questione, «ma costituirebbe al più (in caso di accoglimento della prima questione), un motivo di "irrilevanza sopravvenuta" (o, se si vuole, di "improcedibilità") della seconda questione di illegittimità costituzionale». 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e comunque manifestamente infondate. L'interveniente, richiamando la giurisprudenza di questa Corte, osserva che il regime del personale militare di pubblica sicurezza non è omogeneo a quello del personale civile del medesimo comparto, posto che l'impiego militare si distingue da quello alle dipendenze della Polizia di Stato, per una forte compenetrazione tra i profili ordinamentali e la disciplina del rapporto di servizio (vengono citate la sentenza n. 33 del 2023 e l'ordinanza n. 36 del 2023). Da ciò, ad avviso della difesa dello Stato, deriverebbe che l'aggiornamento dell'art. 4, comma 1, della legge n. 356 del 2000, auspicato dal rimettente, non potrebbe essere operato da questa Corte, ma dovrebbe essere effettuato mediante un intervento normativo espressivo della discrezionalità del legislatore, il quale soltanto può operare un bilanciamento tra le varie esigenze nel quadro della politica economica generale e delle concrete disponibilità finanziarie (sono richiamate le sentenze n. 241 del 1996 e n. 226 del 1993). 3.- Si è costituito in giudizio anche G. G., parte ricorrente nel procedimento principale, svolgendo considerazioni di segno adesivo alle censure di illegittimità costituzionale formulate dal giudice rimettente. 3.1.- Con memoria depositata il 10 maggio 2024, G. G. ha confermato le conclusioni svolte nell'atto di costituzione corroborandole con ulteriori argomentazioni. Il ricorrente contesta l'affermazione dell'Avvocatura generale dello Stato secondo cui l'elemento di discrimine tra le categorie professionali poste a raffronto risiederebbe nella titolarità, in capo ai soli dirigenti del GIS, del brevetto di incursore. Viene, quindi, evidenziato nella memoria che tale brevetto consente di conseguire la corrispondente indennità sia agli ufficiali, sia ai sottufficiali dei corpi militari e, in forza del d.P.R. n. 254 del 1999, della stessa Polizia di Stato. Si aggiunge che il riconoscimento dell'indennità ex art. 9 del d.P.R. n. 51 del 2009 si basa sulla sostanziale assimilabilità dei componenti del NOCS al personale del GIS, sia con riferimento alle funzioni espletate, sia con riguardo alla specifica qualificazione che, per il GIS, è collegata al brevetto di incursore e per il NOCS è correlata al corrispondente titolo abilitativo, nonché allo speciale addestramento cui sono sottoposti gli operatori di entrambi i reparti in comparazione. L'identità tra i componenti del GIS e quelli del NOCS - fa notare la parte - trae conferma anche dalla coincidenza dell'ammontare della indennità ex art. 9 del d.P.R. n. 51 del 2009 rispetto a quello dell'omologo beneficio spettante ai carabinieri del GIS. Né l'esclusione dei dirigenti del Nucleo operativo centrale di sicurezza dalla fruizione della indennità in esame potrebbe ritenersi espressiva della discrezionalità del legislatore, avuto riguardo alla identità delle funzioni svolte dalle categorie di dipendenti in comparazione. La mancanza di una normativa che equipari i dirigenti appartenenti ai due reparti speciali - osserva G. G. - determina una disparità di trattamento che solo l'intervento di questa Corte può risolvere modificando l'art. 4 della legge n. 356 del 2000 oppure includendo l'indennità ex art. 9 del d.P.R. n. 51 del 2009 tra le attribuzioni economiche elencate all'art. 45, comma 30, del d.lgs. n. 95 del 2017.