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Disciplina dell'accreditamento delle scuole di musica e disposizioni per la valorizzazione e l'integrazione delle medesime nel sistema nazionale di istruzione. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge intende valorizzare il lavoro svolto dalle molte agenzie educative diffuse e distribuite in tutto il territorio nazionale che offrono adeguate opportunità e occasioni di studio musicale. L'educazione musicale e la pratica strumentale sono momenti fondamentali nei processi di formazione della persona. La moderna pedagogia ha messo in luce i diversi aspetti cognitivi, psico-motori, emotivi, culturali e sociali coinvolti nella pratica musicale. Ciò è stato diffusamente compreso da milioni di famiglie italiane che, spesso con sforzi economici importanti, offrono ai propri figli la possibilità di avvicinarsi alla musica e allo studio di uno strumento. I dati relativi al settore, infatti, indicano un'importante diffusione della pratica musicale tra i bambini, i ragazzi, i giovani e nella formazione permanente degli adulti, che si svolge nei contesti più diversi: nelle scuole civiche, nelle piccole e grandi associazioni musicali, nelle scuole bandistiche oltre all'insegnamento privato. Ciò è segno di un'esigenza crescente e ormai paragonabile all'interesse rivolto alla pratica sportiva. Recentemente in Emilia-Romagna e in Toscana sono state effettuate due indagini statistiche che hanno evidenziato la capillare presenza delle scuole di musica nel territorio. Questi sono i dati più significativi che emergono dall'indagine nelle due regioni: 750 scuole, 70.000 studenti, 5.800 insegnanti. Nel curricolo scolastico l'educazione all'espressione musicale è presente a partire dalla scuola dell'infanzia nella quale è sempre più richiesto, da parte degli educatori, l'intervento di specialisti in questa disciplina; lo stesso accade nella scuola primaria, in cui la presenza di personale esperto e specificamente qualificato a fianco dei docenti è ritenuta un indispensabile sostegno alla didattica musicale concepita non solo come attività ricreativa ma come materia da comprendere, approfondire e praticare con regolarità. Nell'ordine e nei gradi scolastici successivi, in cui sono previsti ore e docenti dedicati, l'educazione musicale dovrebbe costantemente rinnovarsi e approfondirsi dando ai ragazzi la possibilità di suonare e di cantare per meglio capire la grammatica della musica attraverso l'esperienza diretta, che dovrebbe essere anche di approccio individuale, magari attraverso lo studio di uno strumento, e di coinvolgimento attivo e creativo in attività di gruppo proposte con regolarità. Le scuole di musica intendono essere una risorsa per le scuole pubbliche di ogni ordine e grado, le quali potranno utilizzare professionalità utili al raggiungimento degli obiettivi didattici preposti. Nel rispetto delle autonomie di entrambe le istituzioni, l'intervento delle scuole di musica dovrà configurarsi come attività extra-curricolare. Lo studio musicale in Italia, anche con il recente processo di riforma dei conservatori e con l'istituzione dei licei musicali, si è sviluppato separatamente dagli altri filoni formativi da cui è rimasto distaccato non solo «fisicamente» e logisticamente, ma anche dal punto di vista dei contenuti e dello sviluppo metodologico. Si è così assistito al sorgere di una serie di luoghi indipendenti e non comunicanti nei quali è organizzata l'esperienza musicale ed è progettato lo studio della musica. L'Italia proviene, inoltre, da una situazione di grande debolezza riguardo all'istruzione musicale e alla cultura musicale diffusa: era, infatti, fino alla riforma della ex scuola media attuata alla fine degli anni Sessanta, uno dei sette unici Paesi fra i 75 aderenti al Bureau International d'Education che non contemplavano affatto lo studio della musica nella scuola. L'istituzione recente dei licei musicali, da un lato, è da salutare quale importante novità nel panorama scolastico nazionale, ma, dall'altro, sancisce un'ennesima separazione della musica dagli altri campi del sapere costringendola ancora una volta in un ambito specialistico e riservato, non integrato con il curricolo generale dei percorsi di studio. Si riproduce così il fraintendimento generalizzato che da sempre assegna la cura della formazione musicale esclusivamente ai conservatori e alle accademie nazionali, ovvero a istituzioni che hanno finalità prevalentemente professionali e che non possono far fronte ai bisogni di una cultura musicale diffusa e per tutti. L'assenza di un'educazione musicale fattivamente presente nelle scuole dell'obbligo ha prodotto il sorgere di una miriade di esperienze esterne basate su modelli di organizzazione diversi e anche molto distanti tra loro nella concezione fondante: scuole civiche, associazioni senza scopo di lucro, fondazioni e cooperative, quasi tutte operanti con le modalità previste dal cosiddetto «terzo settore» oppure configurate come realtà dichiaratamente private. Questo fenomeno, che attesta un'importante esigenza sociale, necessita di un riordino e di un riconoscimento della sua valenza educativa in una dimensione culturale ben più significativa. Per tale fine il presente disegno di legge, all'articolo 1, riconosce la necessità di valorizzare le scuole di musica avendo, soprattutto, riguardo: alle esperienze di altri Paesi dell'Unione europea; alle esigenze di sviluppo e di integrazione della società multiculturale; al raggiungimento di un pieno diritto dei disabili alle opportunità di formazione musicale; alla promozione e alla diffusione della musica; alla previsione di costituire un sistema nazionale di orchestre e di cori giovanili. L'articolo 2 prevede che lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano riconoscano la funzione formativa delle scuole di musica anche favorendone l'integrazione nei sistemi regionali e delle province autonome. L'articolo 3 prevede i requisiti per l'accreditamento delle scuole di musica stabilendo, in particolare, che esse dispongano di personale qualificato e di adeguate strutture, che garantiscano un percorso formativo differenziato in base alle attitudini degli allievi, che propongano attività laboratoriali, che documentino costantemente l'intera attività didattica e che siano in possesso di uno statuto o di un regolamento che stabiliscano l'organizzazione interna. L'articolo 4 interviene sulla copertura finanziaria stabilendo che agli eventuali oneri derivanti dall'attuazione della legge provvedano le regioni e le province autonome.. Art. 1. (Finalità) 1. La presente legge, nell'ambito delle finalità generali di educazione e di formazione della persona nonché di promozione e sviluppo della cultura, prevede disposizioni per la valorizzazione delle scuole di musica, intese come enti senza fini di lucro volti alla promozione e alla diffusione della cultura della sensibilità musicale e delle pratiche musicali nonché per la realizzazione di un sistema garantito da criteri di qualità. Tali finalità sono realizzate anche mediante la collaborazione delle scuole di musica con il sistema nazionale di istruzione e con l'adeguata valutazione dei crediti formativi, ai sensi dell'articolo 12 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, e dei percorsi didattici svolti nelle medesime scuole di musica. 2. Le finalità di cui al comma 1 sono perseguite avendo riguardo anche: