[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 15, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), e successive modificazioni e dell'art. 2, comma 48, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), promosso con ordinanza del 13 maggio 2005 dalla Commissione tributaria provinciale di Ragusa, nella controversia vertente tra la s.r.l. CISA e l'Agenzia delle Entrate – Ufficio di Ragusa, iscritta al n. 525 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 44, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'8 marzo 2006 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che, con ordinanza depositata il 13 maggio 2005, la Commissione tributaria provinciale di Ragusa, nel corso di un giudizio promosso dalla s.r.l. CISA nei confronti dell'Agenzia delle entrate avverso un avviso di accertamento concernente l'IVA, l'IRPEG e l'IRAP dell'anno di imposta 1998, ha sollevato – in riferimento all'art. 3 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 15 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), e 2, comma 48, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), nella parte in cui non prevede che la «sospensione» dei termini di impugnazione sino al 19 aprile 2004 sia applicabile con riguardo anche ai ricorsi avverso gli avvisi di accertamento concernenti periodi d'imposta anteriori al 2002, notificati dopo il 1° gennaio 2003 e che traggono origine da processi verbali di constatazione anteriori al 1° gennaio 2003; che il giudice a quo premette: a) che l'impugnato avviso di accertamento, relativo all'anno di imposta 1998 e notificato alla suddetta società il 31 dicembre 2003, trae origine da un processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di finanza e consegnato all'interessata il 19 dicembre 1999; b) che il ricorso avverso detto avviso risulta proposto dalla contribuente oltre sessanta giorni dalla data di notificazione dell'atto impugnato e, quindi, oltre il termine stabilito, a pena di inammissibilità, dall'art. 21 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413); c) che a tale avviso di accertamento non è applicabile la «sospensione» sino al 19 aprile 2004 dei termini per proporre ricorso, prevista dalle norme censurate esclusivamente con riguardo agli avvisi di accertamento relativi a periodi d'imposta anteriori al 2002 e per i quali non sono ancora spirati i termini per la proposizione del ricorso alla data del 1° gennaio 2003, nonché con riguardo agli avvisi di accertamento relativi al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2002 e per i quali non sono ancora spirati i termini per la proposizione del ricorso alla data del 1° gennaio 2004; d) che la stessa società ricorrente ammette di aver tardivamente proposto il ricorso e adduce a propria giustificazione – nel richiedere al giudice, in forza dell'art. 10 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), di non applicare quella che definisce la «sanzione» dell'inammissibilità – di aver errato sulla portata e sull'àmbito di applicazione delle norme riguardanti la sospensione dei termini di impugnazione dell'avviso di accertamento, a causa delle obiettive condizioni di incertezza determinate dal «caotico» susseguirsi di non chiare disposizioni di legge modificative dell' art. 15 della legge n. 289 del 2002; che il giudice a quo, prima di giungere alla conclusione della pronuncia di inammissibilità del ricorso, da lui ritenuta conseguenza necessaria delle suddette premesse, denuncia l'illegittimità costituzionale del «combinato disposto» delle norme censurate, nella parte in cui non prevede che la «sospensione» sino al 19 aprile 2004 dei termini di impugnazione sia applicabile anche al caso dei ricorsi proposti – come nella specie – avverso gli avvisi di accertamento concernenti periodi d'imposta anteriori al 2002, notificati dopo il 1° gennaio 2003 e che traggono origine da processi verbali di constatazione anteriori al 1° gennaio 2003; che infatti, secondo il rimettente, la disciplina stabilita dalle suddette disposizioni comporterebbe, in contrasto con l'evocato parametro costituzionale, una «ingiustificata – ed anzi contraddittoria – disparità di trattamento» tra due fattispecie da lui ritenute suscettibili entrambe di definizione agevolata, e cioè tra (a) la fattispecie portata al suo esame, per la quale non è prevista dalle norme censurate alcuna sospensione dei termini per l'impugnazione dell'avviso di accertamento, e (b) la fattispecie (considerata analoga) costituita da un avviso di accertamento relativo allo stesso anno d'imposta (nella specie, il 1998) ed i cui termini di impugnazione non erano ancora spirati alla data del 1° gennaio 2003, per la quale è invece prevista la «sospensione» sino al 19 aprile 2004 del termine di impugnazione dell'avviso; che, in punto di rilevanza, la suddetta Commissione tributaria provinciale afferma di non poter procedere nell'esame del merito del ricorso della contribuente, se non viene prima risolta la sollevata questione di legittimità costituzionale, che incide sull'ammissibilità del ricorso stesso; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile ovvero infondata, perché, contrariamente a quanto asserito dal rimettente, alla fattispecie oggetto del giudizio a quo non è applicabile la definizione fiscale agevolata di cui alle norme censurate, a nulla rilevando che prima della notifica dell'avviso fosse suscettibile di definizione il relativo processo verbale di constatazione; che pertanto, ad avviso della difesa erariale, non sussiste la denunciata disparità di trattamento perché la diversità delle fattispecie prese in considerazione dal rimettente giustifica la differenza di disciplina.