[pronunce]

Con memoria del 30 gennaio 2020 la Regione Veneto ha insistito nelle proprie conclusioni, precisando che l'allenamento e addestramento dei falchi è autorizzato dalla legge censurata per tutto l'anno, ma con l'espresso divieto di cattura di fauna selvatica; sarà dunque cura del falconiere non compiere atti illeciti, che riceverebbero il previsto trattamento sanzionatorio. In ogni caso, la natura opportunista del rapace, che predilige prede menomate, e il fatto che esso cacci solo quando ha fame, consentirebbero un addestramento di mero volo, utile a conservare l'animale in perfette condizioni di salute. 11.- Con memoria del 4 febbraio 2020 la difesa dello Stato ha insistito nel ricorso precisando, quanto alla prima delle disposizioni impugnate, che la sentenza di questa Corte n. 468 del 1999 aveva ritenuto legittima la previgente previsione se interpretata nel senso che è vietata l'attività di addestramento dei falchi nei periodi di caccia chiusa, sotto pena di applicazione delle relative sanzioni. La modifica della legge reg. Veneto n. 2 del 2000, ad opera della legge regionale impugnata, impedirebbe di attribuire ultrattività alla pronuncia, in quanto riferita al testo normativo precedente. In ogni caso, la natura generica ed indeterminata del divieto di cattura di fauna selvatica, contenuto nella novella, indurrebbe a ritenere che il falconiere, autorizzato all'addestramento per tutto l'anno, non possa essere ritenuto responsabile per eventuali comportamenti aggressivi dell'animale, che determinino episodi di predazione durante il periodo in cui è vietato l'abbattimento della fauna selvatica. 12.- Quanto alla seconda disposizione impugnata, l'Avvocatura dello Stato, con memoria del 17 febbraio 2020, rilevato che le modifiche ad opera della legge della Regione Veneto 28 giugno 2019, n. 24 (Legge regionale di adeguamento ordinamentale 2018 in materia di tartuficoltura, usi civici, agricoltura, caccia, commercio e piccole e medie imprese), che ha escluso l'attuazione dei piani di abbattimento delle attività di controllo della fauna selvatica delegabili ai falconieri registrati, hanno determinato il venir meno dell'interesse al ricorso e che la norma impugnata non ha trovato "medio tempore" applicazione, ha presentato rinuncia parziale al ricorso, deliberata dal Consiglio dei ministri il 6 febbraio 2020, limitatamente all'impugnativa dell'art. 1, comma 1, lettera c), della legge reg. Veneto n. 6 del 2019, accettata in udienza da parte della difesa della Regione Veneto.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato l'art. 1, comma 1, lettere b) e c), della legge della Regione Veneto 8 febbraio 2019, n. 6 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 20 gennaio 2000, n. 2 "Addestramento e allenamento dei falchi per l'esercizio venatorio"), in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, e in relazione agli artt. 13, 18 e 19, comma 2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio). 2.- La prima delle disposizioni impugnate consente l'allenamento e l'addestramento del falco durante tutto l'anno, con divieto di cattura di fauna selvatica, ma senza divieto di predazione e, secondo la difesa dello Stato, sarebbe in contrasto con le disposizioni statali che autorizzano l'esercizio dell'attività venatoria solo in determinati periodi dell'anno, al fine di salvaguardare la consistenza della fauna selvatica e di garantire la tutela dell'ambiente. 3.- Quanto all'altra previsione normativa censurata, l'art. 1, comma 1, lettera c), della legge reg. Veneto n. 6 del 2019, che prevedeva che la Regione potesse avvalersi dei falconieri registrati per svolgere l'attività di controllo della fauna selvatica, tra cui rientra l'attuazione dei piani di abbattimento, il Presidente del Consiglio dei ministri ne ha denunciato il contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in relazione all'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, che individua, in maniera tassativa, i soggetti abilitati all'attuazione dei piani di abbattimento, senza includervi i cacciatori, alla cui categoria appartengono i falconieri. Su tale seconda questione è intervenuta la rinuncia dell'Avvocatura a seguito della sopravvenuta legge della Regione Veneto 28 giugno 2019, n. 24 (Legge regionale di adeguamento ordinamentale 2018 in materia di tartuficoltura, usi civici, agricoltura, caccia, commercio e piccole e medie imprese), con accettazione in udienza da parte della difesa della Regione Veneto; pertanto, con riferimento alla citata disposizione, va dichiarata l'estinzione del processo ai sensi dell'art. 23 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale (sentenze n. 107 del 2017 e n. 189 del 2016; ordinanze n. 224 e n. 204 del 2017). 4.- Il giudizio deve proseguire in riferimento alla questione relativa all'art. 1, comma 1, lettera b), della legge reg. Veneto n. 6 del 2019, che autorizza l'allenamento e l'addestramento del falco per tutto l'anno, con divieto di cattura della fauna selvatica limitatamente ai periodi e laddove non è previsto l'abbattimento, nelle zone di cui all'art. 18, comma 1, della legge della Regione Veneto 9 dicembre 1993, n. 50 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio). 5.- La questione è fondata. 6.- La norma è stata censurata per contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in relazione agli artt. 13 e 18 della legge n. 157 del 1992, poiché l'autorizzazione all'addestramento del falco, senza limiti temporali e spaziali e senza la specifica previsione del divieto di predazione, ma solo quello di cattura, non offrirebbe adeguate garanzie di rispetto della normativa nazionale, quanto alle specie cacciabili e ai periodi di caccia. Il ricorso fonda le censure sulla base della giurisprudenza di questa Corte secondo la quale: «La normativa regionale deve garantire il rispetto dei livelli minimi uniformi posti dal legislatore nazionale in materia ambientale. Questa Corte, infatti, ha più volte ribadito che la materia dell'ambiente è una "materia traversale" poiché "sullo stesso oggetto insistono interessi diversi: quello alla conservazione dell'ambiente e quelli inerenti alle sue utilizzazioni [...]. In questi casi, la disciplina unitaria di tutela del bene complessivo ambiente, rimessa in via esclusiva allo Stato, viene a prevalere su quella dettata dalle Regioni o dalle Province autonome, in materia di competenza propria, che riguardano l'utilizzazione dell'ambiente, e, quindi, altri interessi" (sentenza n. 104 del 2008, con richiamo a sentenza n. 378 del 2007)» (sentenza n. 74 del 2017).