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Legge quadro in materia di riassetto e valorizzazione delle attività cinematografiche e audiovisive, finanziamento e regime fiscale. Istituzione del Centro nazionale del cinema e delle espressioni audiovisive. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge intende corrispondere, attraverso un sistema normativo organico, all'esigenza di promuovere e valorizzare il patrimonio culturale al quale contribuisce, nel nostro Paese, l'industria cinematografica e audiovisiva. Si tratta di un'esigenza presente da tempo nell'ambito parlamentare, accompagnata, già nelle scorse legislature, da proposte legislative e da un confronto politico che ha coinvolto i rappresentanti e gli operatori del settore. Nella XVI Legislatura, la VII Commissione permanente del Senato della Repubblica ha condotto un'interessante indagine conoscitiva in materia, da cui sono emerse indicazioni utili, tanto per l'elaborazione di nuove strategie pubbliche di intervento, quanto per l'introduzione di strumenti normativi finalizzati allo sviluppo del sistema produttivo del cinema e dell'audiovisivo in un settore strategico di crescita civile, culturale ed economica dell'Italia. Infatti, sollecitare l’iniziativa pubblica e investire in questa direzione significherebbe attivare una leva essenziale non solo per il rilancio di un comparto industriale di grande rilievo, ma anche per riaffermare la qualità con cui l'identità culturale italiana è in grado di rappresentarsi in ambito internazionale. Il cinema è sempre stato un veicolo che ha promosso il genio e la vitalità espressiva italiana nel mondo, diffondendo la ricchezza del nostro paesaggio, le bellezze artistiche, l'artigianato, la produzione alimentare, in sintesi, «il made in Italy »: buoni motivi perché esso torni ad essere fattore di attrazione e, quindi, di valorizzazione e crescita del nostro patrimonio. L'ambizione di questo disegno di legge è dunque quella di delineare, attraverso il passaggio parlamentare, una cornice normativa nella quale sappiano riconoscersi ed operare tutti i soggetti che contribuiscono ad animare l'industria cinematografica ed audiovisiva, dagli sceneggiatori ai registi, dai produttori agli esercenti, dai distributori agli esportatori, dai documentaristi ai creatori di cartoni animati, da coloro che si occupano della conservazione e del restauro del patrimonio alle industrie tecniche, alle scuole di cinema e alle associazioni culturali cinematografiche. Si tratta di indicare loro una missione comune alla quale lo Stato, per primo, intende partecipare offrendo regole certe e risorse che liberino competenze e capacità. È indubbio che questo settore sia stato penalizzato, nel tempo, da scelte mancate o da occasioni perdute, con conseguenti ritardi e difficoltà in un mercato che, al contempo, è divenuto globale. Devono essere risolte le questioni che riguardano la posizione dominante delle emittenti televisive nei confronti dei produttori, dei distributori e degli esercenti indipendenti, così come maggiori tutele devono essere garantite a tutti i soggetti interessati, attraverso appositi registri del cinema e dell'audiovisivo. Risulta infatti indispensabile mirare, da un lato, alla massima coesione fra tutti gli operatori del settore -- cui dovranno essere attribuite risorse certe e costanti nel tempo, attraverso un sistema di finanziamento sostenuto da un «prelievo di scopo» -- e, dall'altro, ad obblighi di investimento certificato da parte delle televisioni. Specifiche sanzioni devono essere previste in caso di mancato adempimento degli obblighi ed effettivamente applicate al fine di dare efficacia alle norme. Devono quindi essere affrontati i rapporti tra il cinema e l'audiovisivo con i nuovi media, le lotte alla contraffazione e alla pirateria e la formazione del pubblico. Quest'ultima, in particolare, dovrà avvenire introducendo un'educazione all'immagine sin dalla prima infanzia, in modo da fornire ai giovani un'istruzione più ricca e in grado di far comprendere il linguaggio dell'audiovisivo. In tale direzione, devono essere considerati strategici anche gli investimenti per la modernizzazione delle sale e la liberalizzazione dei circuiti. Lo sviluppo tecnologico e la diffusione di nuovi media , la rete internet e i sistemi di comunicazione di nuova concezione espongono il cinema ad un rischio concreto di marginalizzazione nella distribuzione delle opere. Queste e altre ragioni sono all'origine di una condizione di crisi complessiva del settore, che si riflette su tutto il territorio e sul Mezzogiorno in particolare, che si trova oggi depauperato di sedi di distribuzione che, in molti casi, hanno rappresentato un'opportunità di socializzazione e un'offerta culturale e occupazionale per le relative comunità. Di fronte a questo stato di cose, la legislazione italiana non è stata in grado di sostenere una politica pubblica coerente. Il settore «cinema» è regolato da un complesso di leggi, alcune delle quali risalgono al 1965. L'impianto legislativo attuale è confuso, frammentato e privo di una visione generale in chiave di sviluppo e che indichi il ruolo del cinema per rappresentare l'identità italiana. Le competenze sono attribuite a diversi soggetti, come la direzione generale cinema del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la Fondazione centro sperimentale di cinematografia, la Cineteca nazionale, la Scuola nazionale di cinema, il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero dell'interno, la Polizia postale, il Ministro per gli affari regionali, la Conferenza unificata, il Ministero dell’economia e delle finanze, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, la Società italiana degli autori e degli editori (SIAE), senza un effettivo ed efficace collegamento che realizzi una politica pubblica coerente di settore. I film di produzione italiana ed europea sono sempre meno presenti nelle programmazioni delle emittenti televisive generaliste, che tendono -- nonostante gli obblighi di investimento previsti prima dalla legge 30 aprile 1998, n. 122 e, successivamente, dal testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 -- a favorire la trasmissione dei programmi di intrattenimento, delle fiction e delle produzioni cinematografiche statunitensi. Oltre allo Stato, le principali fonti di finanziamento per il cinema sono costituite dagli investimenti di RAI (Rai Cinema) e Mediaset (Medusa). Inoltre, la piattaforma di diffusione satellitare -- rappresentata in Italia unicamente da Sky -- non ha, a legislazione vigente, alcun obbligo stabilito per legge di investimento nella cinematografia nazionale ed europea, al contrario di quanto accade per le emittenti televisive hertziane e generaliste. Un altro fattore che incide in maniera decisiva sulla possibilità e la capacità dei produttori cinematografici e audiovisivi italiani di emanciparsi dalla loro attuale dipendenza economica ed editoriale dalle emittenti televisive nazionali è l'esistenza di un mercato che da un lato vede un'offerta produttiva realizzata da un numero elevato di attori economici e, dall'altro, conta un numero assai ristretto di possibili acquirenti, rappresentati dai broadcaster . La posizione dominante in cui operano le emittenti televisive, che sono generalmente integrate con strutture di produzione interne alle proprie aziende o con società dello stesso gruppo e con società di distribuzione cinematografica, limita, di fatto, la possibilità di accesso al mercato da parte delle imprese di produzione e di distribuzione indipendenti. Questo fenomeno è reso chiarissimo dalla scarsa forza contrattuale espressa dai produttori italiani proprio nelle contrattazioni che riguardano la cessione dei diritti di sfruttamento delle opere;