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Disciplina dell'attività di rappresentanza di interessi particolari nelle relazioni istituzionali e presso i decisori pubblici. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge ha l'obiettivo di offrire una disciplina all'attività di relazioni istituzionali svolta dai soggetti portatori di interessi particolari nei confronti dei decisori pubblici per sollecitare e influenzare il processo decisionale in corso presso le istituzioni democratiche. L'esigenza di riconoscere e di regolare l'attività dei gruppi di pressione nei confronti delle istituzioni è penetrata a livelli diversi nel discorso pubblico del nostro Paese. Questo è accaduto per il progressivo venire meno di un sospetto diffuso verso l'azione dei portatori di interessi, anche grazie al pronunciamento della Corte costituzionale che nella sentenza n. 379 del 2004 ha riconosciuto che le azioni di influenza condotte verso i decisori pubblici non sono dirette a « espropriare dei loro poteri gli organi legislativi o ad ostacolare o a ritardare l'attività degli organi della pubblica amministrazione, ma mirano a migliorare ed a rendere più trasparenti le procedure di raccordo degli organismi rappresentativi con i soggetti più interessati dalle diverse politiche pubbliche ». Non sono, però, cambiati nel tempo soltanto gli orientamenti in sede di dottrina e di giurisprudenza. Infatti il sostanziale vuoto normativo che il nostro ordinamento sconta in materia è stato evidenziato sempre di più nel corso degli ultimi anni dal fatto che la democrazia, con le procedure e le prassi che le appartengono, è diventata nei fatti sempre più permeabile. Non ci si riferisce in primo luogo agli episodi distorsivi e perversi contro i quali ogni sistema deve agire con strumenti di vigilanza, e al limite di natura penale, efficaci e risoluti. Intendo invece un fenomeno più profondo e largo, che riguarda le risorse a cui oggi può attingere la vitalità democratica di un Paese. Conosciamo le difficoltà che vivono, da tempo, quelle che erano le cinghie di trasmissione tra politica e società, cioè i partiti, che sono stati insieme luoghi di mediazione, elaborazione e decisione. Oggi invece abbiamo di fronte l'esigenza di stimolare positivamente i luoghi della decisione democratica; abbiamo cioè il compito di stimolare i poteri pubblici, chi li rappresenta e li esercita nelle sedi istituzionali, a prove che costringano a esercitare al meglio, in modo trasparente e accessibile, la missione al servizio dei cittadini. Insieme a questo però abbiamo anche l'obbligo di favorire altre e diverse forme di emersione e di riconoscimento degli interessi presenti nella società. La contrapposizione tra efficienza decisionale e democrazia non è un dato di fatto immodificabile; così come non lo è la diffusa avversione verso le varie sedi della conciliazione. Per queste ragioni, la necessità di stabilire regole e procedure chiare entro cui possa svilupparsi l'azione di influenza dei portatori di interessi particolari è diventata non più rinviabile. Con una delibera dell'8 febbraio 2017, l'Ufficio di presidenza della Camera dei deputati, per quanto riguarda le sue sedi, ha adottato una disciplina per l'attività di rappresentanza di interessi in conformità con la regolamentazione approvata dalla Giunta per il regolamento. È stata innanzitutto fornita una definizione dell'attività istituzionale di rappresentanza di interessi. È stato poi istituito presso l'Ufficio di presidenza il Registro dei soggetti che professionalmente svolgono attività di rappresentanza, affidando al Collegio dei questori il compito di sovrintendervi per quanto riguarda le procedure di mantenimento e di aggiornamento. Si è trattato di un passo concreto, dopo che negli anni, in mancanza di una normativa nazionale, leggi regionali di regolamentazione del settore erano state in alcuni casi approvate, in altri proposte e discusse. Ad oggi, nei due rami del Parlamento sono stati diversi i progetti di legge depositati. Essi hanno mirato a disciplinare l'attività di rappresentanza di interessi presso le istituzioni e i decisori pubblici, con l'obiettivo di garantire la trasparenza dei processi decisionali e di allargare la partecipazione ad essi da parte dei portatori di interessi particolari. Nello specifico, gli aspetti regolati riguardano: i princìpi a cui si informa l'attività di rappresentanza di interessi; i requisiti per l'esercizio dell'attività, tra i quali l'obbligo di iscrizione al Registro pubblico dei rappresentanti di interessi particolari; l'individuazione dell'autorità a cui spetta il ruolo di ente di controllo per la tenuta del Registro e per le attività periodiche di aggiornamento ad esso collegate, oltre che l'elaborazione di un codice di condotta a cui devono attenersi gli iscritti al Registro; i diritti e i doveri degli iscritti al Registro; gli obblighi dei decisori pubblici per quanto riguarda la trasparenza dell'attività di relazioni istituzionali; infine, le disposizioni sanzionatorie. Questo disegno di legge ha l'obiettivo di fornire un ulteriore elemento di discussione al dibattito parlamentare, contribuendo a rappresentare la volontà del Parlamento di dare finalmente una disciplina alla materia. L'articolo 1 stabilisce che l'attività di relazioni istituzionali diretta alla rappresentanza di interessi ha l'obiettivo di concorrere alla formazione delle decisioni pubbliche nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni, ispirandosi ai principi di trasparenza e di conoscibilità dell'attività dei soggetti che influenzano i processi decisionali. L'articolo 2 fornisce le definizioni utilizzate nella normativa. Tra queste, rappresentanti di interessi sono definiti i soggetti che professionalmente rappresentano interessi leciti di rilevanza non generale presso i decisori pubblici su incarico di portatori di interessi, in maniera diretta o indiretta, con l'obiettivo di orientare processi decisionali in atto o di avviarne di nuovi. Decisori pubblici sono definiti coloro che, in virtù del loro ufficio pubblico, concorrono alle pubbliche decisioni. Si intende poi per attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi ogni attività, non avviata dai decisori pubblici, che risulti finalizzata alla rappresentanza di interessi, svolta professionalmente da persone, organizzazioni, enti, imprese, movimenti o società attraverso la presentazione di proposte, richieste, suggerimenti, studi, documenti, ricerche, analisi e qualsiasi altra iniziativa orale e scritta, anche trasmessa per via telematica, diretta a perseguire interessi leciti non generali nei confronti dei decisori pubblici. L'articolo 3 conferisce nuove funzioni all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), prevedendo che essa curi, pubblichi e aggiorni il Registro pubblico dei rappresentanti di interessi particolari presso i decisori pubblici, garantendo la trasparenza dei processi decisionali e del rapporto tra interessi privati e amministrazione pubblica. L'ANAC, inoltre, ha il compito di pubblicare i dati e le relazioni annuali ricevuti dai portatori di interessi e di trasmettere ai decisori pubblici l'elenco dei soggetti iscritti al Registro. L'Autorità redige e trasmette alle Camere, entro il 30 giugno, il rapporto annuale sulla verifica dell'attività svolta nell'anno precedente dagli iscritti al Registro.