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Colleghi della Lega, quando si parla di definanziare, quando si parla di tassare le pensioni del ceto medio, cioè di chi ha lavorato, prodotto e pagato i contributi, quando si parla di rimodulare bonus e detrazioni fiscali, si parla di nuove tasse per le imprese, per le famiglie e per i cittadini, oltre a quelle già conteggiate nella manovra della Camera. Lì abbiamo calcolato 5 miliardi in più di tasse per le imprese; con quelle che qui dobbiamo dedurre, da quanto già annunciato, andiamo ben oltre. Questa è una manovra che tassa chi produce, che tassa chi ha prodotto, scippando della propria pensione chi ha pagato i contributi, che tassa l'Italia che lavora per fare cosa? Appena un decimo delle risorse è destinato agli investimenti. Sapete quanto avete destinato alla ricerca, al futuro? 64 milioni di euro. Sapete quanto avete destinato all'università? 54 milioni di euro. È una manovra finta, inesistente, fatta sulle spalle del futuro degli italiani, solo per dispensare promesse elettorali. Ciò che conta per voi è che sia in vigore per aprile. Perché per aprile? Perché inizia la campagna elettorale. E che cosa leggiamo sui giornali? Che i due Vice Premier sono convinti, non dai numeri, ma dai sondaggi: guardate solo ai sondaggi e alla campagna elettorale, svendendo il Paese. PRESIDENTE. Concluda, per favore, senatore Urso. URSO (FdI) . Signor Primo Ministro, non avete abolito la povertà, non avete abolito la corruzione, non avete abolito la mafia: avete abolito la verità. Fate un decreto in cui abolite la verità. D'altra parte questa manovra, nella sua inesistenza, per quel poco che fa, tassando chi produce e cercando di distribuire qualcosa a chi non lavora - e lo dico misurando le parole - è la prima manovra comunista della storia d'Italia. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP. Commenti dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Senatore, deve chiudere, per cortesia. URSO (FdI) . Ripeto, è la prima manovra comunista della storia d'Italia e, come tale, finirà per abolire la verità. Ma la verità non può essere abolita: si ritorce contro tutti e contro l'Italia e la recessione che è alle porte è tutt'altro che espansione, significa decrescita triste e infelice. Dobbiamo cambiare: rispetto alla Caporetto che si è profilata, bisogna il prima possibile fare una linea del Piave. (C ommenti dal Gruppo M5S). Dobbiamo farlo per la necessità del Paese, dobbiamo farlo per il futuro del Paese. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrari. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, ogni falsità è una maschera e, per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre a distinguerla dal volto. Per la prima volta, signor Presidente del Consiglio, per quanto lei si sforzi, lei qui è nudo, senza la maschera. (Applausi dal Gruppo PD) . Lei è qui, peraltro, perché noi l'abbiamo obbligata a venire. L'abbiamo obbligata a rispettare il Parlamento italiano, l'unico luogo deputato ad approvare la legge di bilancio. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Lonardo) . Lo sa che giorno è oggi, presidente Conte? Oggi è il 19 dicembre: questo significa che, per ben due mesi, il Parlamento non ha visto nemmeno una riga della legge di bilancio, non ne ha approvato neanche mezzo articolo. Riavvolgiamo allora il nastro di questa pellicola, che - ahimè - non vincerà alcun premio. Era il 28 settembre quando il suo vice presidente Luigi Di Maio si affacciava dal balcone di Palazzo Chigi, con la faccia stravolta, per festeggiare l'intesa raggiunta sulla manovra al 2,4 per cento del PIL. Di Maio la definì la «manovra del popolo», che per la prima volta nella storia di questo Paese avrebbe cancellato la povertà grazie al reddito di cittadinanza (per il quale c'erano 10 miliardi di euro). Per Salvini, l'altro suo vice presidente, era la «manovra del cambiamento», con tasse diminuite al 15 per cento per più di un milione di lavoratori e diritto alla pensione per almeno 400.000 persone. Le parole d'ordine erano tutte contro l'Europa. Di Maio, forte della sua arroganza politica, disse addirittura: «Il 2,4 non si tocca, altrimenti faremo cadere il Governo». Lei, presidente Conte, ricorda che cosa è accaduto dal giorno dopo? È successo che i mercati sono impazziti, che lo spread è schizzato alle stelle superando costantemente quota 300 punti base. Lo ricorda, Presidente? Mi permetta quindi una domanda, forse ingenua: chi paga i danni che avete prodotto in quei giorni di follia allo stato puro? (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP). Perché avete ingaggiato un braccio di ferro con l'Europa intestardendovi su dei valori che non potevate permettervi e sapevate di non potervi permettere? L'avete voluta definire «manovra del popolo»: preciso. Mai più precisi, signor Presidente: è proprio la manovra del popolo, perché mai come oggi è proprio il popolo a pagare. (Applausi dal Gruppo PD). Ha il coraggio di dire agli italiani che, nel bel mezzo di questa vostra irresponsabile recita, ci sono 50.000 posti di lavoro in meno in questo Paese? Che stiamo pagando un miliardo e mezzo in più di interessi sul debito e che sono aumentati di conseguenza i mutui per le imprese e le famiglie? Ha il coraggio di dire che la produzione industriale è calata e che l'Italia tende alla decrescita? Ecco, mentre accadeva tutto ciò in questi mesi, voi siete passati dalla guerra all'Europa al cappello in mano. È successa una cosa incredibile: dai Diktat fortissimi e feroci contro l'Europa, siete finiti a farvi scrivere la manovra, virgole comprese, da quelli che chiamavate i tecnocrati di Bruxelles. Avete avviato una prima lettura alla Camera completamente falsa, un testo ancorato ancora al 2,4 per cento che, dal giorno successivo all'approvazione a Montecitorio, è diventato carta straccia. Poi siete venuti a balbettare al Senato. Bruxelles non vi aveva ancora corretto il compitino e intanto i giorni passavano e voi non sapevate cosa dire di fronte ad un ritardo che aveva e che ha dell'incredibile. È letteralmente la prima volta che la legge più importante dello Stato ha una natura completamente extraparlamentare e viene scritta riga per riga dall'istituzione europea; è la prima volta. Altro che sovranisti, altro che mai arretrare, presidente Conte! (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Floris e Giro) . È così vero, guarda caso, che i due vice presidenti Salvini e Di Maio oggi non sono al suo fianco in questa informativa cruciale per la storia di questo Paese. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP). Ed ora eccoci qui. Ieri la nostra richiesta, del Partito Democratico e delle opposizioni, l'ha costretta a rivedere la sua agenda, ed a venire in quest'Aula, a venire in Parlamento.