[pronunce]

che, secondo la difesa erariale, le questioni proposte sarebbero inammissibili, dato che l'atto introduttivo contiene un'esposizione solo sommaria della vicenda processuale e non indica perché le disposizioni vigenti, nella parte in cui dovrebbero essere integrate, sarebbero rilevanti per la definizione del giudizio ed avrebbero recato un concreto nocumento all'imputato; che, sempre a parere dell'Avvocatura dello Stato, le questioni sarebbero comunque infondate, anche alla luce delle precedenti decisioni di questa Corte in merito all'art. 20 del d.lgs. n. 274 del 2000 (ordinanze n. 86 del 2005, numeri 10 e 11 del 2004, n. 231 del 2003): la mancanza di avviso circa la rilevanza di condotte riparatorie sarebbe giustificata, in particolare, dalla possibilità di formulare una richiesta di rinvio del dibattimento in una sede, quella della prima udienza, nella quale l'imputato è necessariamente assistito da un difensore; la discrezionalità riservata al giudice circa l'accoglimento della richiesta, d'altra parte, sarebbe necessaria per controllare eventuali tattiche dilatorie e per garantire che il rinvio venga accordato solo a fronte di situazioni di effettivo svantaggio per l'interessato; che il Giudice di pace di Albano Laziale, con ordinanza del 23 novembre 2004, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 20 del citato d.lgs. n. 274 del 2000, nella parte in cui non prevede, a pena di nullità, che la citazione a giudizio avanti al giudice di pace debba contenere l'avviso per l'imputato della possibilità di determinare l'estinzione del reato, secondo le disposizioni dell'art. 35 dello stesso d.lgs. n. 274 del 2000, mediante condotte riparatorie antecedenti all'udienza di comparizione; che la questione sarebbe non manifestamente infondata, secondo il rimettente, in quanto la mancanza di una comunicazione concernente le possibili condotte riparatorie potrebbe «nei fatti» impedire all'imputato di attivarsi per conseguire l'estinzione del reato; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito nel giudizio con atto depositato il 31 maggio 2005; che, secondo la difesa erariale, la questione sarebbe inammissibile, quanto alla violazione degli artt. 3 e 111 Cost., per assoluto difetto di motivazione in punto di non manifesta infondatezza, e sarebbe infondata, riguardo al preteso contrasto con l'art. 24 Cost., posto che l'imputato il quale abbia ignorato l'opportunità di determinare l'estinzione del reato mediante condotta riparatoria ben potrebbe ottenere in apertura dell'udienza, «anche dietro doverosa informazione del giudice», un differimento del giudizio finalizzato alla riparazione del danno; che il Giudice di pace di Tropea – con tre ordinanze di identico tenore, deliberate in altrettanti giudizi il 1° dicembre 2004 (r.o. nn. 299 e 300 del 2005) e il 28 febbraio 2005 (r.o. n. 298 del 2005) – ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 21 (recte: dell'art. 20) del citato d.lgs. n. 274 del 2000, nella parte in cui non prevede, a pena di nullità, che la citazione a giudizio avanti al giudice di pace debba contenere l'avviso per l'imputato della possibilità di determinare l'estinzione del reato, secondo le disposizioni dell'art. 35 dello stesso d.lgs. n. 274 del 2000, mediante condotte riparatorie antecedenti all'udienza di comparizione; che, secondo il rimettente, la mancanza dell'avviso de quo «determina una palese violazione dei principi costituzionali», posto che l'imputato non viene reso edotto di una facoltà che «deve essere esercitata prima dell'udienza di comparizione», e della quale sarebbe necessaria una preventiva conoscenza anche e solo affinché l'interessato possa predisporre una giustificazione ed una richiesta utili ad ottenere il rinvio del dibattimento, così da riparare utilmente il danno pur dopo la celebrazione della prima udienza; che il Giudice di pace di Vibo Valentia, con ordinanza del 4 ottobre 2004, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 20 del citato d.lgs. n. 274 del 2000, nella parte in cui non prevede, a pena di nullità, che la citazione a giudizio avanti al giudice di pace debba contenere l'avviso per l'imputato della possibilità di determinare l'estinzione del reato, secondo le disposizioni del successivo art. 35, mediante condotte riparatorie antecedenti all'udienza di comparizione; che la norma impugnata, secondo il rimettente, «limita il diritto di difesa dell'imputato in violazione dei principi costituzionali di cui agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, tenuto conto inoltre che non è obbligo del giudice facultare l'imputato con idonea informazione in udienza»; che il Giudice di pace di Porto Torres, con ordinanza del 4 luglio 2005, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 20 del citato d.lgs. n. 274 del 2000, nella parte in cui non prevede, a pena di nullità, che la citazione a giudizio avanti al giudice di pace debba contenere l'avviso per l'imputato della possibilità di determinare l'estinzione del reato, secondo le disposizioni del successivo art. 35, mediante condotte riparatorie antecedenti all'udienza di comparizione; che il rimettente, nel richiamare la questione proposta in una memoria difensiva (il cui testo non è riprodotto nell'ordinanza), enuncia solo come detta questione riguardi «norme rilevanti per la decisione finale» e come ricorrano, a suo avviso, «i presupposti» previsti dall'art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con atto depositato in data 8 novembre 2005; che, a parere dell'Avvocatura, la questione sarebbe manifestamente inammissibile, per l'assoluta carenza di indicazioni sulla vicenda processuale cui si riferisce, e per l'omessa motivazione in punto di non manifesta infondatezza dei dubbi di costituzionalità prospettati dalla difesa della parte privata; che il Giudice di pace di Trieste, con ordinanza depositata il 22 luglio 2005, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 20 del citato d.lgs. n. 274 del 2000, nella parte in cui non prevede, a pena di nullità, che la citazione a giudizio avanti al giudice di pace debba contenere l'avviso per l'imputato della possibilità di determinare l'estinzione del reato, secondo le disposizioni del successivo art. 35, mediante condotte riparatorie antecedenti all'udienza di comparizione;