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anzi è una misura di libertà, come più volte è stato già detto in Aula, perché ha agevolato l'espressione di libertà individuali e la ripresa di molte attività sociali e lavorative, che possono essere esercitate con un maggiore grado di tutela della salute (non in sicurezza assoluta, ma sicuramente con un maggiore grado di tutela). Si consente infatti una maggiore possibilità di movimento rispetto a un divieto assoluto e indiscriminato, che peraltro sarebbe ingiusto e ingiustificabile. È stato anche affermato da taluni che il Governo preferisce l'estensione del green pass piuttosto che imporre l'obbligo vaccinale per sfuggire alle responsabilità derivanti da eventuali danni causati dal vaccino; ciò è sbagliato, non è corretto, non è vero. Esiste una copiosa giurisprudenza costituzionale che riconosce l'obbligo di indennizzo a carico dello Stato in caso di danni all'integrità psicofisica derivanti da vaccinazione, non solo obbligatoria, ma anche raccomandata. Condivido comunque una preoccupazione, quella espressa dal Comitato nazionale per la bioetica, quando afferma che il pass Covid-19 deve essere mantenuto in vigore per il tempo strettamente necessario, in modo proporzionato e temporaneo, introducendo le garanzie necessarie per impedirne abusi, e che non deve costituire la premessa per misure automatiche più ampie e definitive o per altre forme di tracciamento, profilazione o sorveglianza. Ogni misura di restrizione e di condizionamento delle libertà individuali, basata sulle condizioni di salute, che si estendesse oltre il termine indicato deve essere considerata eticamente e giuridicamente inaccettabile. Negli ultimi trenta giorni, secondo il report dell'Istituto superiore di sanità, il tasso di ricoveri in terapia intensiva fra gli over 80 con il ciclo vaccinale completato è stato ben tredici volte più basso rispetto ai non vaccinati. In alcune Regioni, tra esse la Sicilia (dalla quale provengo), oltre l'80 per cento dei ricoveri nei reparti di terapia intensiva Covid è costituito da soggetti non vaccinati. Questi sono dati dimostrati e che dimostrano a loro volta che è stato raggiunto l'obiettivo di una forte riduzione del rischio di morte e di malattia importante da SARS-CoV-2 nelle persone vaccinate rispetto a quelle non vaccinate. Quindi, a mio e a nostro parere, è necessario - come è già stato detto dal collega Mautone e da altri - che si prosegua con una costante ed efficace campagna di informazione, al fine di dissipare dubbi e paure sui vaccini, di spiegare e di persuadere le persone, evitando, nei limiti del possibile, di obbligarle. La comunicazione dei dati e dei risultati e il loro monitoraggio devono essere - concordo con quanti hanno già espresso questo concetto - trasparenti, corretti, chiari e comprensibili. Ciò specie in considerazione della ridondanza di informazioni provenienti da più parti, purtroppo talvolta anche da qualcuno di noi, da qualche personaggio politico che sembra muoversi più sulla base di un mero calcolo elettorale, che per finalità di sanità pubblica. Ciò è ancor meno accettabile soprattutto in un momento storico come quello attuale e specie quando si tratta di temi e argomenti scientifici per i quali contano solo i fatti e le evidenze e le chiacchiere stanno a zero. Come già detto dal collega Mautone, per quanto riguarda l'ipotesi di un obbligo vaccinale collettivo, concordando con quanto affermato dal nostro presidente Conte, riteniamo che esso sia da considerarsi come ultima risorsa ed extrema ratio nel caso in cui non si raggiungesse la soglia dell'immunità di comunità, mettendo a repentaglio il bene della collettività. Da medico che crede nella scienza, nella prevenzione, nell'efficacia dei vaccini e nella medicina basata sull'evidenza (quella stessa medicina che ha già permesso di sconfiggere malattie come poliomielite e vaiolo), penso che la rapidità con cui si è riusciti a preparare il vaccino per la Covid-19 sia stata un enorme progresso scientifico che di certo ha posto diversi interrogativi. Tuttavia, è da riconoscere che non esisteva un'opzione alternativa altrettanto efficace per contenere le gravi conseguenze della diffusione di un virus che si era già rivelato mortale per la specie umana. Concludo affermando che in questo contesto fare il vaccino è doveroso e, come ha dichiarato il santo Padre, è anche un atto di amore perché - non dimentichiamolo mai - l'amore è anche sociale e politico. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, affrontiamo oggi un argomento che tiene banco da settimane, se non mesi (forse, a questo punto, da più di un anno), il quale prende le mosse dalla questione del coronavirus. Da quando - mi riferisco al famoso 31 gennaio e, poi, all'esplosione massima il 7 marzo dell'anno scorso, con l'adozione dei provvedimenti legislativi di interdizione della libertà personale e altro - si è iniziato a parlare di questa problematica, a viverla quotidianamente e a piangere i nostri morti, si è puntato tutto sul vaccino. Tutti, indistintamente, fummo alla ricerca di una vaccinazione immediata, rapida, giusta e competente. Le case farmaceutiche (che ovviamente lo fanno di mestiere, ma alcune hanno rinunciato anche ai proventi della commercializzazione e si sono accontentate dei costi industriali) hanno guardato alla realizzazione del vaccino per offrire alla comunità un'opportunità. La campagna vaccinale è poi partita. Tra l'altro abbiamo criticato la gestione del precedente commissario. Il Governo Draghi è stato importante e Forza Italia ha presentato il nuovo piano vaccinale. Figliuolo, nominato nuovo commissario, ha fatto un buon lavoro e la Protezione civile ha rivisto la propria organizzazione. È evidente che una volta che ci siamo vaccinati, bisogna che lo si sappia e sia evidenziato. Come si fa a farlo saperlo? Oggi la tecnologia ci offre tante opportunità, con gli smartphone e tutta una serie di sistemi che ci consentono nella quotidianità di dimostrare facilmente e immediatamente che siamo vaccinati. Su questo ci si deve dividere politicamente? Io ritengo assolutamente di no per due motivi: anzitutto, in assoluto, per la salute pubblica e per la difesa della vita umana e, in secondo luogo, per la difesa economica del Paese. Sono veramente basito. Non sono mai favorevole alle cose obbligatorie, in quanto sono per la scelta. Faccio un esempio, anche se forse aderisce poco. Sono stato sindaco per tanti anni e, pur non essendo favorevole ai parcheggi a pagamento, ritengo che per chi vuole parcheggiare vicino ai negozi debba essere previsto il pagamento così da consentire il ricambio delle auto. Però alle porte della città avevo fatto i parcheggi gratuiti: si poteva tranquillamente parcheggiare fuori e poi ci si faceva una passeggiata per arrivare in centro. Questo cosa vuol dire? Che se si vuole un servizio è giusto essere obbligati a fare qualcosa per ottenerlo, in quel caso pagare il parcheggio. Il vaccino non deve essere obbligatorio, ma deve essere obbligatorio - quindi noi condividiamo la norma e speriamo che sia allargata - per accedere a determinati spazi o a determinati locali, per la salvaguardia di chi ci va e di chi ci lavora e del mantenimento economico di quell'impresa.