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Particolarmente significativo in questo decreto-legge n. 105 - apro una parentesi, Presidente - è, a mio parere, l'articolo 4 -bis , la norma che ripristina la possibilità di accesso, su tutto il territorio nazionale, per i familiari e visitatori muniti della certificazione verde Covid-19, alle RSA, Residenze sanitarie assistenziali, alle strutture di lungodegenza e riabilitativa, alle strutture residenziali per anziani. Le direzioni sanitarie devono ovviamente garantire la visita da parte dei familiari e la possibilità di prestare assistenza quotidiana nel caso in cui la persona ospitata sia non autosufficiente. Mi sembra una misura che va nella giusta direzione di supporto psicologico e affettivo, e tutti noi conosciamo la valenza fondamentale di ciò per le persone anziane. Tutto questo necessariamente nel rispetto della sicurezza dei degenti, che purtroppo hanno già dato inopinatamente un triste contributo in termini di sofferenze e di vite umane. Forte deve essere, a mio avviso, l'attenzione al rispetto del green pass in tutte le situazioni previste; è una misura preventiva necessaria per preservare la salute di tutti. Non è ovviamente la panacea e non potrebbe esserlo. A tal proposito, e concludo, signor Presidente, anche da medico voglio fare un'osservazione rispetto a quanto ho sentito anche in quest'Aula e affermato da alcuni secondo cui anche il soggetto vaccinato può essere portatore del virus e, malgrado ciò, non è tenuto a fare il tampone per poter usufruire del green pass. Ebbene, è scientificamente dimostrato - e questo è legato a tutti gli studi immunologici - che la percentuale di tali soggetti è estremamente bassa e rappresenta più l'eccezione che la regola. I meccanismi immunologici sono tali che limitano fortemente questa possibilità rispetto agli individui non vaccinati, i quali continuano a eliminare il virus per molti giorni dopo il contagio. Non servono slogan o prese di posizione assunte per mera propaganda politica o per allargare i consensi. Occorre attenersi ai dati scientifici e rispettare le decisioni condivise politicamente. Questa è la strada maestra per uscire da questa crisi globale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, l'unica critica che mi sento di muovere al green pass è il nome: si poteva qualificarlo diversamente, senza ricorrere per l'ennesima volta a un'inutile anglicismo. Detto questo, si tratta con tutta evidenza di uno strumento di libertà che ci consente di riappropriarci delle nostre vite nei luoghi che ci competono: le scuole, le università, i ristoranti, gli alberghi. Non a caso è uno strumento apprezzato da tutte le organizzazioni datoriali, perché consente a chi lavora di riprendere a lavorare. Questo è; il resto sono chiacchiere. Vedo che chi si oppone invoca il modello britannico. Sì, è vero, il premier britannico Boris Johnson ha evitato di introdurre questa misura, che pure aveva valutato come necessaria, ma l'Italia non è il Regno Unito. Per ragioni culturali nel mondo anglosassone il privato della persona ha un valore superiore rispetto a quello che ha nel nostro mondo, tant'è che persino l'idea di girare con un documento di identità in tasca è inconcepibile per un inglese, mentre per noi è norma di legge. Poi banalmente contano i numeri. Nel Regno Unito l'82 per cento della popolazione superiore ai sedici anni è stata vaccinata; il 90 per cento ha già ricevuto la prima dose - noi siamo al 67 per cento - ed è per questo che nel Regno Unito possono evitare di applicare la norma del green pass . Questo, però, non convince i critici o gli scettici. Mi fa piacere notare che in un Paese in cui la cultura liberale è sempre stata drammaticamente minoritaria si siano risvegliati tutti liberali: ex comunisti, fascisti, populisti, tutti invocano il verbo liberale (Applausi) , contrapponendolo alle norme in vigore per il green pass e, addirittura, all'utilizzo dei vaccini. Temo che non sia una conversione sincera e forse bisognerebbe mettersi d'accordo su che cosa si intende per liberalismo. Mi riferisco all'interpretazione che ne diede un gigante della scienza giuridica come Nicola Matteucci, il cui nome mi fa piacere che risuoni per un attimo in quest'Aula. Matteucci ricordava sempre che la cultura liberale non ha nulla a che vedere con i dogmi, men che meno con le ideologie; è un metodo, diceva Matteucci, un metodo che si adatta a una realtà che è in continua e sistematica evoluzione, ma che ha dei punti fermi, come la libertà della persona, per esempio, e non esiste libertà più delicata ed essenziale della libertà dalla malattia e dalla morte e il green pass con tutta evidenza è uno strumento che riduce il rischio di ammalarsi di Covid e, di conseguenza, il rischio di morirne. Questo è, e il realismo forse è l'elemento che più caratterizza il pensiero liberale, quel realismo che induce tutti i politici, di tutti i partiti che svolgono funzioni di governo locale o regionale, ad accettare il green pass e a considerarlo essenziale. Non ci sono alternative. Il resto è demagogia, banale e volgare demagogia. Signor Presidente, mi rivolgo a lei e, attraverso lei, al Collegio dei Questori per un'osservazione, sempre nella chiave del realismo, che credo debba essere l'unica cifra che deve guidare le nostre scelte. Io, anche contro la mia convenienza personale, ho sempre difeso la funzione del Parlamento, le prerogative dei parlamentari. Mi rendo conto che una materia del genere tocca diritti e poteri costituzionalmente garantiti, tuttavia ritengo opportuno, in un certo senso doveroso e persino utile per convincere chi resiste all'idea del green pass, che le restrizioni e le norme legate all'obbligo del green pass che ci accingiamo a imporre al mondo del lavoro privato e pubblico venissero applicate anche in quest'Aula. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pisani Giuseppe. Ne ha facoltà. PISANI Giuseppe (M5S) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire in discussione per esporre alcune considerazioni personali in merito al decreto-legge in discussione e sulla campagna vaccinale. Ritengo che l'azione del Governo dovrebbe basarsi su un patto di fiducia reciproca tra lo Stato e il cittadino, soprattutto in tema di salute. Lo Stato da una parte, tramite la sanità pubblica, deve offrire gratuitamente cura e prevenzione delle malattie, congiuntamente però a un'informazione corretta sui benefici e sui rischi delle pratiche mediche. Ai cittadini spetta accettare l'offerta, memori, tutti i cittadini, che, come citato nell'articolo 32 della nostra Costituzione, la salute viene tutelata dalla Repubblica come fondamentale diritto dei cittadini, nell'interesse della collettività. Questo è un passaggio molto importante, perché significa che la salute dovrebbe essere tutelata anche tenendo in considerazione il bene e l'interesse della collettività. Pertanto, nessun cittadino dovrebbe sottrarsi al compito di garantire tale interesse della collettività, perché, se tutti abbiamo il diritto a cure gratuite, tutti dovremmo sentire anche il dovere di garantire l'interesse e il bene della collettività. (Applausi) . Ritengo che il green pass non sia affatto un obbligo surrettizio, assolutamente;