[pronunce]

10.1.- La difesa dello Stato, in relazione al ricorso proposto dalla Regione Puglia, ne eccepisce l'inammissibilità nella parte in cui solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 10 della legge n. 124 del 2015. A suo avviso, le norme della legge delega possono e devono essere impugnate dalla Regione nell'osservanza del termine dell'art. 39 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), qualora il loro contenuto sia sufficientemente determinato e tale da ledere le competenze regionali, requisiti che connoterebbero la suindicata norma. Nel merito, il resistente sostiene che le camere di commercio, in virtù dell'art. 1 della legge n. 580 del 1993 e dei principi enunciati da questa Corte nella sentenza n. 29 del 2016, sono enti pubblici dotati di autonomia funzionale che svolgono, sulla base del principio di sussidiarietà, funzioni generali per il sistema delle imprese, curandone lo sviluppo nell'ambito delle autonomie locali, sulla base di rapporti convenzionali con le Regioni e con lo Stato. La loro organizzazione e la disciplina relativa al funzionamento delle stesse rientrerebbe nella competenza legislativa esclusiva dello Stato ex art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., come sarebbe dimostrato dalla circostanza che l'attribuzione della competenza legislativa esclusiva in materia di «ordinamento delle camere di commercio» alla Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol ha richiesto una specifica previsione in tal senso (artt. 4, numero 8, e 16 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, recante «Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige»). La riorganizzazione delle camere di commercio realizzata dal d.lgs. n. 219 del 2016 non avrebbe comunque inciso sulle preesistenti competenze delle Regioni, in quanto avrebbe riguardato esclusivamente una fase successiva, diversa da quella concernente l'organizzazione e le regole di funzionamento. Inoltre, alle camere di commercio sono attribuiti compiti che devono essere disciplinati in modo omogeneo in ambito nazionale - in particolare, anche le materie oggetto degli artt. 3 e 4 del d.lgs. n. 219 del 2016 - con conseguente prevalenza della competenza statale. Ad identica conclusione dovrebbe pervenirsi quanto alla disciplina recata dall'art. 4, comma 6, del d.lgs. n. 219 del 2016, in quanto riconducibile alla materia del coordinamento informativo, statistico e informatico, come sarebbe desumibile dalla sentenza n. 251 del 2016. Infine, la disciplina delle camere di commercio concernerebbe, almeno sotto alcuni aspetti rilevanti, la materia della concorrenza (art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.), esplicantesi attraverso la tenuta e l'aggiornamento del registro delle imprese. 10.1.1.- La censura concernente l'art. 1, comma 1, lettera r), punto i), del d.lgs. n. 219 del 2016, che ha sostituito il comma 10 dell'art. 18 della legge n. 580 del 1993, sarebbe infondata, poiché l'attuale formulazione di quest'ultima disposizione garantisce l'uniforme disciplina dell'aumento del diritto annuale camerale su tutto il territorio nazionale, collegandola alla valutazione ministeriale della rilevanza dell'interesse del programma o progetto, nel quadro delle politiche strategiche nazionali, tenendo conto della prevalenza della competenza statale, allo scopo appunto di garantire una disciplina omogenea in ambito nazionale. 10.1.2.- Non fondate sarebbero altresì le censure aventi ad oggetto gli artt. 3 e 4 del d.lgs. n. 219 del 2016, che riguardano aspetti riconducibili alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, siccome inerenti a profili ordinamentali e informatici che esigono una disciplina omogenea stabilita a livello centrale. In particolare, in riferimento al citato art. 4, comma 6, tale conclusione sarebbe confortata dalla sentenza n. 251 del 2016, la quale ha escluso l'illegittimità di una norma di contenuto omologo a quella in esame (art. 1, comma 1, lettere b, c, g, della legge n 124 del 2015). Peraltro, sotto alcuni profili, la disciplina delle camere di commercio è riconducibile alla materia «tutela della concorrenza» (art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.), che si esplica anche mediante la tenuta e l'aggiornamento del registro delle imprese ed un'opportuna perequazione tra i diversi organismi camerali, utilizzando il meccanismo del diritto annuale e dei diritti di segreteria. 10.1.3.- Relativamente alla censura di violazione del termine di esercizio della delega, la difesa dello Stato deduce che l'avverbio «successivamente» utilizzato nell'art. 10, comma 2, della legge n. 124 del 2015 «determina un ordine procedimentale, a rilevanza meramente interna» e non escludeva la possibilità di richiedere contestualmente i prescritti pareri, con riserva di rimettere alle Camere quelli formulati da Conferenza unificata e Consiglio di Stato. Diversamente, sarebbe svuotata di contenuto la possibilità della proroga, per il caso in cui il termine di sessanta giorni concesso alle Camere fosse scaduto negli ultimi trenta giorni dei dodici mesi per l'approvazione del decreto legislativo. Nelle specie, è pacifico che le Camere hanno formulato il prescritto parere dopo avere ricevuto quello espresso da Conferenza unificata e Consiglio di Stato, con conseguente irrilevanza della contemporanea richiesta dei pareri. Dirimente nel senso dell'osservanza del termine di esercizio della delega e dell'operatività dei presupposti della proroga è la constatazione che lo schema di decreto legislativo è stato inviato al Consiglio di Stato il 26 agosto 2016, e cioè prima del 28 agosto 2016, così da determinare l'operatività della proroga. 10.1.4.- La censura concernente l'art. 3, comma 4, del d.lgs. n. 219 del 2016 non sarebbe fondata, poiché l'invocata autonomia sarebbe stata rispettata, dato che la norma prevede che la proposta di rideterminazione delle circoscrizioni deve essere formulata da Unioncamere e deve essere sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. La deduzione concernente la sottrazione dell'atto di rideterminazione delle circoscrizioni territoriali al controllo di questa Corte deve poi tenere conto del fatto che la norma stabilisce criteri e modalità di determinazione dei contenuti della proposta di riorganizzazione e prevede un procedimento rispettoso delle autonomie coinvolte e del principio di leale collaborazione. Peraltro, la Conferenza unificata, nel parere sullo schema di decreto legislativo, dà atto di avere visionato la nota del Ministero dello sviluppo economico diramata in data 28 settembre 2016 (prot. N. CSR 4291 P-4.23.2.12) ,