[massime]

Reati e pene - Reato di abuso di informazioni privilegiate ('insider trading') - Asserita genericità del requisito dell’idoneità dell’informazione privilegiata ad influenzare “sensibilmente” il prezzo di strumenti finanziari - Denunciata lesione del principio di determinatezza della fattispecie incriminatrice o, in alternativa, vizio di eccesso di delega - Carattere ancipite della questione ed errata individuazione della norma della legge di delegazione - Manifesta inammissibilità delle questioni.. Sono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 180 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, in riferimento all’art. 76 della Costituzione, nella parte in cui commina, per il delitto di abuso di informazioni privilegiate, una pena superiore a quella indicata dalla legge delega 6 febbraio 1996, n. 52, o, in alternativa, dell’art. 3, comma 1, lettera c), ultima parte, della legge 6 febbraio 1996, n. 52, in riferimento agli artt. 25, secondo comma, e 76 della Costituzione, nella parte in cui stabilisce l’entità della pena che il legislatore delegato avrebbe dovuto comminare per le violazioni omogenee e di pari offensività rispetto a quelle già disciplinate da leggi vigenti, tra le quali rientra il reato di ‘insider trading’. In primo luogo, infatti, il quesito è prospettato in forma di alternatività fra due distinte soluzioni, per cui, alla stregua della costante giurisprudenza costituzionale, è di per sé inammissibile; in secondo luogo, la questione di costituzionalità prospettata poggia su una erronea premessa normativa e si risolve, quanto alla prima delle censure formulate in via alternativa, in una errata individuazione della norma della legge di delegazione, alla cui stregua dovrebbe essere verificato il supposto vizio di eccesso di delega e, quanto alla seconda censura, nella impugnazione di una norma in conferente. - Sulla inammissibilità di questioni prospettate in modo ancipite, v. sentenze citate nn. 128, 159 e 299/2003.