[pronunce]

che nel giudizio davanti a questa Corte si è costituito il Comune di Venezia, parte nel giudizio principale, eccependo, anche nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, l'inammissibilità e, comunque, l'infondatezza della questione; che, ad avviso del Comune, la questione di legittimità costituzionale sarebbe inammissibile, poiché il TAR, dopo avere ritenuto infondati i primi cinque motivi del ricorso, «anziché affermare l'infondatezza anche del sesto motivo di ricorso - evidentemente consequenziale rispetto ai primi cinque -», ha sollevato d'ufficio detta questione, senza avvedersi che «all'accoglimento del ricorso non osta affatto la norma di cui si discute, ma l'infondatezza delle censure esposte nel ricorso»; che, secondo la parte, la questione sarebbe infondata poiché, contrariamente a quanto sostenuto dal TAR, l'art. 3 del d.l. n. 223 del 2006, convertito dalla legge n. 248 del 2006 (interpretato alla luce della soppressione, ad opera dell'art. 11, comma 1, di detto decreto, delle sole commissioni istituite ai sensi dell'art. 6 della legge n. 287 del 1991, nonché del contenuto di alcune circolari e risoluzioni del Ministero dello sviluppo economico ed in virtù di un'esegesi costituzionalmente orientata) non avrebbe abrogato gli artt. 3 della legge n. 287 del 1991 e 2 della legge n. 25 del 1996, né escluso l'applicabilità degli atti di programmazione del settore in esame già emanati dagli enti locali, strumentali alla tutela di interessi pubblici, quali la conservazione e la salvaguardia del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico, la sicurezza urbana, il decoro urbanistico delle città, la tutela della salute; che, peraltro, la norma censurata concernerebbe la materia «commercio», spettante alla competenza residuale della Regione, e, comunque, avrebbe una incidenza marginale e temporalmente limitata sulla concorrenza, mirando ad evitare un vuoto di regolamentazione e «conseguenze non controllabili sul mercato e sugli assetti concorrenziali che la nuova disciplina ha inteso garantire», nonché a tutelare i citati interessi pubblici sino alla approvazione, da parte del Comune di Venezia, dei nuovi parametri e criteri per il rilascio delle autorizzazioni in esame, peraltro, già in corso di elaborazione; che, conclude il Comune, le censure riferite all'art. 41 Cost. sarebbero inammissibili, in quanto prive di motivazione e, comunque, sarebbero infondate, poiché il citato art. 38, comma 1, realizzerebbe, in via transitoria, un ragionevole bilanciamento di interessi, allo scopo di garantire la tutela di quelli riconducibili al secondo comma di detto parametro costituzionale; che nel giudizio è intervenuta la Regione Veneto, in persona del Presidente pro-tempore della Giunta regionale, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e comunque infondata; che, secondo l'interveniente, la questione sarebbe inammissibile, in quanto il TAR non ha sperimentato la possibilità di offrire un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma censurata, ritenendo, senza svolgere alcuna motivazione, che essa avrebbe convalidato e sanato l'avvenuta reintroduzione in via amministrativa, di criteri e parametri ispirati al contingentamento numerico dei pubblici esercizi nel settore in esame; che, ad avviso della Regione, il complesso delle disposizioni della legge regionale n. 29 del 2007 ed i relativi lavori preparatori dimostrerebbero, invece, che il citato art. 38, comma 1, consentirebbe ai Comuni «di continuare ad applicare parametri e criteri vigenti al momento dell'entrata in vigore della legge regionale da applicarsi, da parte dei comuni, in senso conforme alla legge 248 del 2006»; che, pertanto, la norma censurata «non legittima in alcun modo la reintroduzione del contingentamento numerico degli esercizi commerciali, né fornisce copertura normativa - come invece sostenuto dal TAR - a disposizioni comunali che si pongano in contrasto con le disposizioni statali e comunitarie a tutela della concorrenza» e, qualora ciò accada, «il giudice amministrativo deve dichiararne l'illegittimità, essendo evidente che l'art. 38, comma 1, della legge regionale 29 del 2007 non ha né convalidato né sanato disposizioni comunali illegittime», ma ha soltanto consentito un'attività programmatoria, entro i limiti consentiti dalle norme vigenti; che, secondo la Regione Veneto, la questione sarebbe stata sollevata sulla base di «una distorta interpretazione della norma, priva di qualsiasi argomentazione concreta a sostegno», il rimettente non avrebbe dimostrato «di aver compiuto quel doveroso tentativo di verificare la percorribilità di un iter interpretativo diverso» e, comunque, la norma censurata sarebbe conforme ai parametri costituzionali evocati, poiché non introduce limitazioni alla concorrenza, ma mira a «garantire che l'attività della somministrazione si svolga nel rispetto degli interessi pubblici della sostenibilità sociale e della tutela del territorio». Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, III sezione, dubita, in riferimento agli articoli 41 e 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'articolo 38, comma 1, della legge della Regione Veneto 21 settembre 2007, n. 29 (Disciplina dell'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande); che, preliminarmente, va rigettata l'eccezione di inammissibilità della questione per difetto di rilevanza, sollevata dal Comune di Venezia, dato che il TAR ha plausibilmente motivato in ordine alla sussistenza di tale requisito (tra le molte, sentenze n. 270 e n. 34 del 2010); che il rimettente, dopo avere delibato l'infondatezza dei primi cinque motivi del ricorso proposto nel giudizio principale, concernenti asseriti vizi del procedimento e della motivazione del provvedimento impugnato, ha, infatti, indicato che la parte attrice, con il sesto motivo, ha dedotto che il citato art. 38, comma 1, non permetterebbe di stabilire il criterio del contingentamento numerico delle autorizzazioni all'apertura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, previsto dall'ordinanza del Sindaco del Comune di Venezia del 20 luglio 2007, n. 384; che, secondo il TAR, la norma censurata avrebbe, invece, prodotto «l'effetto di convalidare» il provvedimento comunale e, quindi, è questa la disposizione da applicare nel giudizio principale, con conseguente rilevanza della questione di legittimità costituzionale della medesima;