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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 126 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente LA RUSSA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,04). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge: Doc 1354 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. 1354, già approvato dalla Camera dei deputati. Ha facoltà di parlare il senatore Vitali per illustrare la questione pregiudiziale QP1. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, verrebbe da dire: «Siamo alle solite, Calimero», citando un'antica pubblicità televisiva. Infatti, il decreto-legge in esame è stato approvato dalla Camera dei deputati con numerose modifiche che disciplinano settori tematici tra loro eterogenei. L'effetto omnibus del testo e la farraginosità di numerosi articoli di non immediata applicazione rischiano di avere un impatto negativo sull'obiettivo originario che questo decreto-legge voleva raggiungere, cioè far crescere il PIL, sia pure dello 0,1 per cento. Ci troviamo infatti di fronte al solito rinvio a decreti attuativi dei quali abbiamo perso le tracce, né il Governo ha ripreso a rispettare l'obbligo di informare il Parlamento sullo stato di emanazione dei decreti attuativi. L'ultima volta che mi sono messo a contare i decreti attuativi in sospeso sono arrivato a più di duecento. Non sappiamo oggi a quanto ammontano i decreti attuativi che il Governo deve emanare. Non è la prima volta che vi segnaliamo che l'eterogeneità delle materie in un decreto-legge finisce per depauperare le prerogative legislative del Parlamento, abusando di fatto della decretazione d'urgenza. La sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012 ha ritenuto illegittimo il decreto-legge il cui contenuto sia privo del vincolo dell'omogeneità. Meriteremmo un premio per l'ostinazione con la quale cerchiamo di portarvi sulla retta via legislativa e voi una sanzione doppia per la reiterata recidiva con la quale bypassate le norme costituzionali. Non vi è chi non veda la necessità del Governo di realizzare il proprio programma e di rendere operative con immediatezza alcune decisioni, ma, di contro, questa esigenza non può prevalere sulla natura peculiare del decreto-legge e le storture di questo provvedimento sono ravvisabili già nel suo titolo vago, generico e tale da non comprenderne lo specifico ambito di applicazione. È vostra consuetudine ritenere che l'inserimento nel titolo del termine «urgenti» sia motivo sufficiente per rendere emanabile un decreto-legge, mentre, violando la Costituzione, avete reso la decretazione d'urgenza un modo ordinario di legiferare. A ciò si aggiunga che avete violato le esigenze di stabilità, certezza e semplificazione della legislazione. Va inoltre considerato come la Corte costituzionale più volte abbia ricondotto le disposizioni volte ad accelerare il processo di circolazione della conoscenza ed accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese a materie spettanti alla competenza legislativa concorrente delle Regioni. Ciò posto, l'attrazione al centro delle funzioni amministrative mediante la chiamata in sussidiarietà richiede che l'intervento legislativo preveda forme di leale collaborazione con le Regioni. Gli articoli 28 e 29 di questo provvedimento disattendono tali previsioni. Per essere chiari, l'articolo 28 prevede l'introduzione di semplificazioni per la definizione dei patti territoriali e dei contratti d'area, con l'intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni invece che in sede di Conferenza unificata, come pure in sede di audizione da più parti era stato richiesto. L'articolo 29, che riguarda le nuove imprese a tasso zero, le smart start e le digital transformation , al comma 3 demanda a decreti del Ministro dello sviluppo economico la revisione degli incentivi per le attività imprenditoriali, senza alcun coinvolgimento delle autonomie locali. Per non parlare degli articoli dall'1 al 22, comprendenti numerosi articoli aggiuntivi inseriti dalla Camera dei deputati, i quali, pur concernenti disposizioni riconducibili alla materia fiscale, affrontano questioni tra loro diverse. Non solo, ma a seguito di modifiche introdotte nell'altro ramo del Parlamento è anche difficile rinvenire quel soddisfacimento del principio di necessità e urgenza proprio del decreto-legge. Non voglio fare la disamina di tutti gli articoli, perché questo è demandato alla discussione nel merito, però è necessario segnalare come rimangano irrisolte problematiche di notevole portata, come la questione di Alitalia, contenuta nell'articolo 37. Infatti, al di là di una generica autorizzazione per il MEF ad entrare nel capitale della compagnia, cancellando al contempo il termine per la restituzione del prestito ponte di 900 milioni, di cui 650 milioni coperti con un aggravio sulle bollette elettriche, è facile immaginare come tale espediente sarà ritenuto aiuto di Stato dall'Unione europea. E che dire dell'articolo 38, che doveva contribuire a chiudere definitivamente la gestione commissariale del Comune di Roma? Anche qui, in maniera poco elegante e trasparente, con emendamenti inseriti in prima lettura, si sono favorite solo sei città, a discapito di tutte le altre.