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Noti influencer amati dai giovani sono scesi in campo per sostenere questa legge. Naturalmente sono liberissimi di farlo, ma c'è da chiedersi il perché e quali siano gli obiettivi di tale campagna. Una cosa, però, è certa: come si conviene a una comunicazione rapida, non c'è approfondimento nei contenuti, ma un orchestrato sensazionalismo dal quale la politica dovrebbe prendere le distanze, anziché fare leva per raggiungere i propri obiettivi. Detto ciò, le parole di questi influencer vengono ascoltate da tutti con attenzione, anche da chi ha opinioni differenti, come me, ma mi piacerebbe che anche le parole della Santa Sede venissero ascoltate con analoga attenzione, se non altro perché incarna oltre duemila anni di storia e, quindi, le sue idee vanno ben oltre le contingenze dei tempi. (Applausi) . Invece, non è così: si guarda alla Santa Sede con un'ipocrita condivisione quando le posizioni coincidono con i sedicenti progressisti e improvvisamente la stessa istituzione torna a essere oscurantista quando esprime opinioni e idee differenti dalle loro. Non c'è intolleranza più pesante dei sedicenti seguaci, per dirla con le parole di Voltaire. Per inciso, la Santa Sede ha voluto porre formalmente all'attenzione del Governo il problema della libertà religiosa, della libertà educativa, della libertà di opinione. A proposito del disegno di legge Zan ha scritto il vaticanista Rusconi e, in particolare, gli articoli 1, 4, 7 e 8 vengono bocciati senza appello. Presidente, per Giacomo Leopardi nessuna qualità umana è più intollerabile dell'intolleranza e, se c'è un dato che caratterizza questo disegno di legge, è proprio l'intolleranza. (Applausi) . È intollerabile per chi ama sul serio le libertà. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urraro. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, il mio ringraziamento va ai colleghi del nostro Gruppo della Commissione giustizia, al presidente Ostellari per lo straordinario lavoro di sintesi che ha cercato di portare avanti fino alla fine, quando si stava anche addivenendo a una definizione limpida di un percorso giuridicamente molto chiaro e netto all'esito delle autorevoli audizioni che si stavano susseguendo. Dispiace poi per il cambio che vi è stato per arrivare alla discussione in Aula perché il disegno di legge in esame, lungi dall'essere uno strumento di tutela contro le discriminazioni, costituisce un pericoloso strumento di limitazione della manifestazione del pensiero in materia di sessualità, volendo di fatto imporre una visione antropologica alla base della teoria gender , che nega la dimensione sessuale dell'individuo. Quanto appena affermato si ricava dal fatto che il disegno di legge è formulato attorno a un concetto controverso di identità di genere, elemento alla base della teoria gender , al quale i promotori hanno più volte ribadito di non voler rinunciare, malgrado diverse criticità emerse anche nel confronto limitato in Commissione e ora pure in Aula e messe in evidenza anche da autorevole dottrina. Tra gli stessi sostenitori del disegno di legge n. 2005 ci sono state posizioni piuttosto critiche circa il riferimento all'identità di genere, termine considerato vago e indeterminato. Testualmente si legge: «l'indentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere (...), indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione». In quanto tale, è contraria ai principi di tassatività e sufficiente determinatezza alla base del nostro attuale ordinamento penale. È quindi plausibile ritenere che la genericità delle norme e la previsione della sanzione penale in caso di violazione determinerebbero come effetto quello di indurre le persone a evitare di manifestare in pubblico il proprio pensiero sul tema della sessualità e su tutte le questioni a esso relative. Si tratta di questioni come, ad esempio, l'adozione da parte di coppie omosessuali, la maternità surrogata o l'educazione dei minori nelle scuole, che necessitano - invece - di un confronto rispettoso e aperto, a tutela della società e delle sue componenti, soprattutto più giovani, per evitare che, in assenza di un dibattito, si radichino concezioni prive di fondamento scientifico e si impedisca la possibilità di aderire legittimamente a visioni della vita e dei rapporti diverse da quelle che si vorrebbe imporre attraverso l'esclusione del dialogo. Pertanto, per la vaghezza dei termini e per il ricorso allo strumento della sanzione penale, in questo caso inadeguato, il disegno di legge pone in serio pericolo la libertà di manifestazione del pensiero e, favorendo l'imposizione di fatto di un pensiero unico, si pone altresì in contrasto con il fondamentale principio pluralistico che costituisce l'architrave del carattere democratico del nostro ordinamento. Due presupposti posti alla base dello stesso - l'emergenza sociale e il presunto vuoto normativo - appaiono privi di fondamento. Gli stessi dati forniti dall'Oscad, l'osservatorio del Ministero dell'interno, dimostrano in maniera palese come l'argomento dell'emergenza sociale appaia strumentale, in quanto le stesse segnalazioni relative ai crimini di odio pervenute negli ultimi riguardano principalmente razza, etnia e religione e soltanto in minima percentuale l'orientamento sessuale, il che esclude che si possa parlare di un'emergenza sociale così come viene narrata. Dalla mera lettura del codice penale e dall'esame della giurisprudenza che si è susseguita nel corso degli anni circa i reati commessi in relazione all'orientamento sessuale delle vittime, risulta evidente che non vi sono neppure dei vuoti normativi rispetto a un quadro ordinamentale molto chiaro e compiuto. Nel nostro ordinamento sono già sanzionate le offese, le percosse e le violenze commesse ai danni di chiunque, di qualunque persona senza alcuna distinzione. Lo stesso codice penale prevede anche alcune aggravanti, come la minorata difesa e i motivi abietti e futili, che in ogni caso trovano applicazione anche nei casi di reati commessi in relazione all'orientamento sessuale della vittima. Il disegno di legge in esame, per come formulato, esclude o comunque ostacola il pubblico e legittimo confronto sociale sulle tematiche relative alla sessualità, pretendendo di imporre un pensiero dominante. Quanto detto porta a ritenere che, laddove il disegno di legge venisse approvato, vi sarebbero comunque delle ripercussioni e dei riflessi importanti in quanto la limitazione della libertà di manifestazione del pensiero potrebbe riguardare tutti gli ambiti in cui si svolge la vita sociale. L'ambito maggiormente colpito, come appare poi dal prosieguo della lettura degli articoli, sarebbe la scuola, ove la compressione della libertà di manifestazione del pensiero potrebbe produrre effetti negativi in tema di limitazione di libertà educativa dei genitori che, nel manifestare contrarietà a certi insegnamenti o attività, potrebbero essere ritenuti colpevoli. Limitazione della libertà di insegnamento: gli stessi insegnanti che manifestassero opinioni contrarie potrebbero essere accusati di discriminazione, anche con conseguenze sul piano strettamente e squisitamente professionale, oltreché giuridico. Grave pregiudizio per la formazione scolastica dei minori, che sarebbero privati di un ambiente aperto e pluralista, con una compressione delle capacità di critica e confronto di opinioni.