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Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.218, presentato dal senatore Ferrazzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 16.219, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, passiamo alla votazione. GALLONE (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, non ho ritirato questo emendamento, che si può dire sia il mio emendamento del cuore, perché rimanga sempre traccia di quella che dovrebbe essere la situazione ottimale nelle more del recepimento della Direttiva europea, che prevede l'emanazione dei decreti end of waste che passano dalle Regioni e dalle Province in capo allo Stato e che ancora faticano ad essere emanati. L'ho mantenuto nonostante sulla questione sia stato messo finalmente un tassello all'interno del provvedimento al nostro esame, sottoscritto da tutte le forze parlamentari. È quello che citava il collega Briziarelli nel suo intervento in discussione generale e che dovrebbe permettere almeno agli impianti già autorizzati di non essere bloccati dalla paradossale norma inserita nel cosiddetto sblocca cantieri, che prevedeva che gli impianti dovessero dimostrare di funzionare secondo i criteri di un decreto risalente al 1998, senza tener conto, quindi, delle innovazioni tecnologiche sopravvenute, e che per fortuna farà tirare un sospiro di sollievo alle Regioni e alla Regione Lombardia in particolare. Ciò non mi esime dal chiedere sempre di riprovarci e di fare in modo che nelle more del recepimento della direttiva, gli impianti, anche quelli non autorizzati che stanno aspettando i decreti per poter andare a smaltire rifiuti importanti, possano funzionare. Quando parlo di rifiuti importanti mi riferisco agli pneumatici, mi riferisco alla spazzatura della strada, mi riferisco al biometano: tutti rifiuti che oggi, senza le autorizzazioni, vanno a finire in discarica o negli inceneritori, le tanto vituperate discariche e inceneritori. Visto che l'Europa e il mondo ci chiedono che entro il 2030 il 70 o il 90 per cento dei rifiuti non vadano più in discarica o negli inceneritori ma che siano riciclati per realizzare finalmente la fine della transizione ed arrivare ad un'economia circolare completa, fino a che questo emendamento verrà respinto, questo importante passo non verrà compiuto. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.219, presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.400. FERRAZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, sono mesi che stiamo partecipando - diciamolo pure - a un indecente balletto sull' end of waste in questo Parlamento e anche a livello governativo. Ricordo perfettamente quando il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Costa, ormai mesi fa, disse che era un tema da affrontare e da risolvere in modo definitivo nel prossimo provvedimento utile. Ebbene, di provvedimenti utili ne sono già passati tre, siamo al quarto e nulla è stato fatto. Era stata comunicata nell'ultimo della serie, nel terzo dall'origine, il cosiddetto decreto sblocca cantieri, la risoluzione integrale della questione; ebbene, tutti gli operatori del settore ci hanno spiegato che se non abbiamo fatto loro del male con questo intervento, poco ci manca; certamente è stato del tutto ininfluente. Riepilogando, il Consiglio di Stato ha bloccato il rinnovo e le nuove autorizzazioni per tutte le aziende che operano in un settore così delicato e importante per l'economia e per la salute del nostro Paese; ha detto che bisogna adeguare la normativa nazionale: fatelo, facciamolo. A partire da lì siamo fermi al palo. Attenzione, signor Presidente, colleghi, perché stiamo parlando di questioni che hanno a che fare non solamente con l'economia circolare, coi posti di lavoro che si possono creare, con una green economy davvero applicata e non solo chiacchierata; stiamo parlando di questioni che afferiscono alla difesa dell'ambiente, alla salute pubblica e che, se non vengono affrontate, mettono in gioco la criminalità organizzata. Infatti, nelle cronache leggiamo quotidianamente di roghi, di incendi, di capannoni pieni di rifiuti urbani, ma spesso di rifiuti industriali pericolosi. Signor Presidente, se non interveniamo con radicalità su questo tema, non riusciremo a far compiere un minimo passo avanti al nostro Paese, anzi torniamo indietro. Si blocca in tal modo l'economia circolare; si perdono posti di lavoro, qualità della vita, dell'ambiente e la difesa della salute pubblica. Entrando nel merito della questione, si dice che se la direttiva europea viene lasciata alla totale agibilità delle Regioni crea problemi dal punto di vista della tenuta ambientale. Tuttavia, colleghi, io spero che chi lo sostiene abbia letto il testo, perché la direttiva europea dettaglia caso per caso le tipologie di rifiuto che possono essere considerate prodotto. Anzi, diciamo di più: è esattamente il pieno recepimento dell'articolo 6 della direttiva che configura una condizione nazionale uniforme su tutto il nostro territorio e quindi unitaria della questione di cui stiamo parlando. È l'assenza dell'applicazione della direttiva europea che crea confusione e che anzi sta creando paralisi. Tuttavia vi è di più, signor Presidente: mentre noi stiamo fermi si determina un impatto negativo sull'ambiente non solo per questioni che ho appena menzionato poc'anzi, ma perché nel momento in cui non si riconosce a determinati rifiuti la categoria di prodotto si è costretti a produrne di nuovi, con tutte le ricadute negative, per esempio dal punto di vista dell'energia consumata. Non bastano i pur necessari decreti attuativi, sbandierati un po' a casaccio perché il Governo ne ha emanati due su questioni puramente settoriali all'interno delle decine necessarie. Serve una normativa totalmente rinnovata, perché la gestione dei rifiuti non è ferma al 1998, all'ultima normativa nazionale, ma si è evoluta, come si è evoluto il mercato, il consumo e soprattutto la tecnologia, mentre noi siamo fermi al 1998 e da lì non riusciamo assolutamente a muoverci. Signor Presidente, reputo assolutamente necessario che l'Assemblea del Senato abbia il coraggio e la capacità di intervenire drasticamente. Come dicevo prima, ci avete provato con la manovra di bilancio: non ci siete riusciti. Ci avete provato col decreto semplificazioni: non ci siete riusciti. Ci avete provato col decreto sblocca cantieri: non ci siete riusciti. Oggi non ci riusciamo. Cosa dobbiamo aspettare per dare risposta a queste aziende? Io vengo dal Veneto, ma questa situazione si verifica dappertutto. Ci sono imprese nei nostri territori nazionali che, al di là di tutte le considerazioni cui ho appena accennato, non sanno dove mettere questi rifiuti.