[resaula]

Per giustificare la proposta approvata dalla Giunta, il relatore si è richiamato al principio della sovranità popolare, richiamato dall'articolo 1 della nostra Costituzione, che imporrebbe di far eleggere comunque un candidato del MoVimento 5 Stelle presentatosi e non eletto in una Regione diversa dalla Sicilia. È bene ricordare che lo stesso articolo 1 della Costituzione italiana afferma che «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», e quindi coerentemente con gli altri principi costituzionali che vengono in evidenza e, cioè, sia con il principio di territorialità, che esige che in Sicilia siano eletti i seggi previsti ad essi spettanti, sia con quello attinente all'elezione su base regionale per cui con i voti dei siciliani non possono essere eletti i candidati di altre circoscrizioni regionali. Il problema del seggio senatoriale vacante, dunque, riguarda gli elettori siciliani e non la suprema volontà popolare indebitamente richiamata dal relatore, che vorrebbe i voti utilizzati per eleggere un candidato in un'altra Regione, in palese violazione della Costituzione italiana. Vorrei infine soffermarmi su un aspetto fondamentale. L'interpretazione data dalla maggioranza in Giunta della legge elettorale del Senato, per permettere di attribuire in Umbria il seggio assegnato alla Sicilia, renderebbe la legge elettorale chiaramente incostituzionale per violazione dell'articolo 57 della Costituzione, come è stato già ricordato. Per tali ragioni il Partito Democratico considera la soluzione prospettata dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari assolutamente illegittima per violazione della legge elettorale e incostituzionale per violazione del principio contenuto nell'articolo 57 della Costituzione, che richiede che il Senato sia eletto su base regionale. L'articolo 57, comma 1, della Costituzione impone, infatti, la base regionale per l'elezione del Senato e implica che il livello di aggiudicazione dei seggi sia solo e soltanto quello regionale, senza alcuna possibilità di traslazione dei seggi vacanti da una circoscrizione regionale a un'altra. Non a caso, del resto, nella storia repubblicana la legge elettorale del Senato non ha mai previsto, né si sono mai verificate ipotesi di slittamento di seggi da una circoscrizione regionale ad un'altra. Riteniamo pertanto che un voto politico palesemente in contrasto con la Costituzione, espresso in Assemblea, sia un precedente pericoloso e una minaccia per l'ordinamento democratico del Paese. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,24) ( Segue GINETTI). Benché infatti la Giunta abbia il potere di risolvere queste situazioni e sia di propria competenza decidere sull'assegnazione dei seggi, ciò non può che essere fatto in piena legittimità e, quindi, nel rispetto delle norme elettorali e soprattutto della Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, devo affermare - come già detto dal senatore Malan nella sua relazione - che il tema è molto semplice. L'articolo 57 della Costituzione è assolutamente chiaro, sia al primo che al quarto comma. L'interpretazione data, utilizzando una norma per la Camera dei deputati, è assolutamente inutilizzabile ed estranea. È chiaro che la situazione è molto complicata, ma scegliere la strada, quella più evidentemente incostituzionale, di arrivare all'indicazione di un nuovo senatore, è quanto di più sbagliato possiamo fare; peraltro, essa propone - come ho ascoltato durante l'illustrazione della relazione, che ho anche letto con attenzione - un certo tema. Stiamo decidendo di aprire un precedente molto critico, perché consapevolmente l'Assemblea è chiamata a esprimersi su una scelta chiaramente e manifestatamente incostituzionale, senza che vi sia un margine di interpretazione - spero di essere inteso quando dico questo - che ci consenta di trovare una motivazione. La relazione di minoranza del presidente Grasso è - da questo punto di vista - molto chiara. Tra le tre possibilità che noi abbiamo (assegnare il seggio a un altro partito; assegnare il seggio a un'altra Regione; non assegnare il seggio), la meno critica e frontale nei confronti del tema costituzionale di cui stiamo discutendo - non dico quella che risolve il problema - è certamente quella di prendere atto - come è stato fatto alla Camera dei deputati - avendo altre norme e un altro dettato costituzionale, di non assegnare il seggio, per una scelta originaria del MoVimento 5 Stelle. Stiamo facendo questo dibattito tra un gruppo autorevolissimo, ma ristretto di senatori. A me, sinceramente, colpisce - lo dico anche alla Presidenza - che si arrivi fin qui. Capisco la necessità del MoVimento 5 Stelle di avere il seggio; lo posso capire da un punto di vista politico, ma poi c'è un limite. Quella che sto ponendo non è una questione politica che attiene al MoVimento 5 Stelle o alla maggioranza: si tratta di una questione costituzionale. Ma ce la sentiamo davvero di aprire un siffatto precedente? Questo è il tema. Io penso che sia un errore grave e serio. Oggi siamo di fronte a questa discussione. Faremo una tale scelta? Domani potremo trovarci di fronte a un'altra discussione, al merito di un altro tema. Procederemo così, visto che abbiamo già fatto un frontale di questo tipo, con un articolo non interpretabile - insisto - della Costituzione? Vorrei pensare e sperare che nell'Assemblea vi sia la possibilità di fare la distinzione che vi sto proponendo tra i legittimi interessi di una forza politica e un tema così significativo di carattere istituzionale e costituzionale. Non vedo altra possibilità, non si può sfuggire da tale questione, che è così chiara. Operando in questo modo, noi sappiamo che si fa una scelta che è del tutto, chiaramente e in modo limpido, incostituzionale. Si tratta di un precedente che - a nostro parere - sarebbe molto grave e che il Senato non dovrebbe consentire. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, mi trovo avvantaggiato nel parlare dopo i colleghi che hanno già illustrato, perché mi hanno dato elementi ulteriori per rendere dicibile la mia meraviglia e per superare poi alcune difficoltà che mai pensavo di poter trovare, rappresentando la mia Regione al Senato della Repubblica e arrivando a occuparmi anche della questione della quale si è detto, continuerò a dire e penso che diranno anche altri miei colleghi. Noi stiamo parlando di quella che si chiama la rappresentatività parlamentare, che è di più, molto di più della rappresentanza. Come diceva un grande maestro di dottrina dello Stato, di dottrine politiche e di scienza della politica, Gianfranco Miglio, la rappresentatività parlamentare rende possibile la presenza degli assenti. Cito Gianfranco Miglio, che non è l'ultimo vice direttore de "l'Unità", ma è un fine dicitore, apprezzato elaboratore e pensatore, credo riconosciuto come tale da grande parte di chi ha vinto e anche da grande parte di chi oggi è assente. Se allora la questione è la rappresentatività parlamentare, come si può pensare di giocare con la serietà di questa garanzia costituzionale?