[pronunce]

che anche la questione sollevata dallo stesso giudice di pace di Trento con l'ordinanza iscritta al n. 254 del 2001 è manifestamente inammissibile, non avendo in questo caso il giudice a quo adeguatamente descritto la fattispecie concreta soggetta al suo esame e non essendo perciò possibile alcun controllo da parte di questa Corte in ordine alla rilevanza della questione nel giudizio a quo; che manifestamente inammissibili risultano essere le questioni sollevate dal giudice di pace di Bologna con l'ordinanza iscritta al n. 131 r.o. del 2001 riguardo all'art. 214, commi 2 e 6, del d.lgs. n. 285 del 1992, poiché dalla stessa ordinanza di rimessione risulta che nessuna questione viene proposta in giudizio in ordine alla sospensione del provvedimento amministrativo impugnato e che nessuna contestazione risulta esservi sulle spese di trasporto e custodia del veicolo; che manifestamente inammissibile risulta ancora essere la questione sollevata dal giudice di pace di Pistoia con l'ordinanza iscritta al n. 253 r.o. del 2001 poiché - a prescindere dall'omessa indicazione del parametro costituzionale invocato, individuabile in via interpretativa nell'art. 3 della Costituzione - l'ordinanza non contiene alcuna motivazione in ordine alla rilevanza della questione nel giudizio a quo; che manifestamente infondate risultano essere tutte le altre questioni sollevate dai giudici a quibus per le ragioni sotto addotte; che, come questa Corte ha costantemente affermato (sentenze n. 217 del 1996 e n. 313 del 1995, ordinanze n. 190 del 1997 e n. 33 del 2001), l'individuazione delle condotte punibili e delle relative sanzioni, siano esse penali o amministrative, rientra nella più ampia discrezionalità legislativa, non spettando alla Corte rimodulare le scelte punitive del legislatore né stabilire la misura delle sanzioni; che la sanzione amministrativa accessoria del fermo del veicolo condotto da persona la cui patente di guida è scaduta non è né sproporzionata né irragionevole, perseguendo essa la finalità, comune al sistema sanzionatorio del codice della strada, di contrastare in modo effettivo ed immediato le condotte potenzialmente pericolose (ord. n. 33 del 2001 cit.), mentre l'ininfluenza dell'estinzione della sanzione pecuniaria principale a seguito di intervenuto pagamento sulla durata della sanzione accessoria, prevista in via generale dall'art. 202 del codice della strada, tende anch'essa a raggiungere il predetto scopo; che nessuna comparazione può essere fatta, ai fini dello scrutinio di legittimità costituzionale della disposizione impugnata, fra le sanzioni stabilite per la guida con patente scaduta di validità e quelle che gli artt. 116, 128 e 186 Cod. strada prevedono, rispettivamente, per la guida senza patente, per la guida senza aver sostenuto gli esami medici prescritti e per la conduzione di veicoli in stato di ebbrezza, trattandosi di condotte diverse per le quali la legge prevede, ragionevolmente, conseguenze diverse; che perciò le questioni sollevate dai Giudici di pace di Trento, Bologna, Legnago e Pistoia sono manifestamente inammissibili o manifestamente infondate sotto ogni profilo. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), sollevate, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal giudice di pace di Trento e dal giudice di pace di Pistoia con le ordinanze in epigrafe; Dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 214, commi 2 e 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione, dal giudice di pace di Bologna con l'ordinanza in epigrafe; Dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 25 della Costituzione, dal giudice di pace di Bologna e dal giudice di pace di Legnago con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 aprile 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 24 aprile 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola