[pronunce]

Infatti «[a]lla scadenza del termine di efficacia delle misure introdotte dal d.l. n. 35 del 2019 la situazione delle 5 Aziende sanitarie provinciali (ASP) era la seguente: due commissariate per infiltrazioni mafiose; quanto alle restanti tre, in una operava il commissario straordinario ex d.l. n. 35/2019 nominato con decreto ministeriale in assenza di intesa con la Regione (Vibo Valentia), in un'altra vi era il commissario straordinario ex d.l. n. 35/2019 nominato con decreto del Commissario ad acta (Cosenza), nella terza, infine, operava un direttore generale facente funzione anch'esso nominato dal Commissario ad acta (Crotone)». L'Avvocatura generale ricorda poi che già dal verbale redatto all'esito della riunione congiunta del 25 maggio 2020 del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e del Comitato permanente per la verifica dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) emergevano, in sintesi, «notevoli criticità con riferimento alla rete ospedaliera, alla rete perinatale, alla rete oncologica, all'assistenza territoriale, allo stato dei pagamenti delle aziende del Servizio sanitario della regione Calabria, alla gestione del personale, ai flussi informativi, alla contabilità analitica e al programma operativo per la gestione dell'emergenza da COVID-19». L'ulteriore aggravamento della situazione del SSR calabrese emergerebbe dal verbale redatto all'esito della riunione congiunta dell'8 e del 9 ottobre 2020 dei predetti Tavoli. In tale occasione sarebbero state sottolineate le gravi carenze in ordine ai bilanci aziendali degli enti del SSR, non solo stigmatizzando «la mancata adozione dei bilanci 2013-2017 della ASP di Reggio Calabria», ma anche rimarcando che, per «i bilanci 2018, ne è stata constatata l'adozione da parte di tutte le aziende sanitarie, escluse l'ASP di Cosenza e, di nuovo, l'ASP di Reggio Calabria» e che, per «quanto concerne la situazione dei bilanci relativi all'anno 2019, è stato possibile riscontrarne l'adozione solo da parte del direttore generale dell'AO di Cosenza». Sarebbe poi stato evidenziato il permanere: a) di un significativo disavanzo; b) della gravità dello stato dei pagamenti; c) dell'altrettanto grave situazione sanitaria con riferimento a diverse aree assistenziali («area della prevenzione», «assistenza ospedaliera», «rete oncologica», «rete laboratoristica», «liste d'attesa», «flussi informativi», «gestione della pandemia», «livelli essenziali di assistenza»). Questa situazione, dimostrando non solo che «non risultavano superate le criticità che avevano indotto all'adozione del d.l. n. 35/2019» ma che «la situazione si era ulteriormente aggravata», avrebbe reso necessario, ad avviso dell'Avvocatura generale, l'intervento normativo oggetto del presente giudizio, diretto a protrarre il «regime speciale» con misure ancora più «stringenti». 2.2.- Venendo ai singoli motivi di ricorso, il resistente innanzitutto esclude la dedotta violazione del giudicato costituzionale e, quindi, dell'art. 136 Cost. Premessa la riconducibilità delle norme impugnate alla competenza esclusiva statale in tema «di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale» e ai principi fondamentali della materia «coordinamento della finanza pubblica», l'Avvocatura generale, infatti, sostiene che il monito contenuto nella citata sentenza n. 233 del 2019 - a valutare attentamente l'efficacia delle misure introdotte con il d.l. n. 35 del 2019, come convertito - sarebbe stato puntualmente osservato, come dimostrato dalle riunioni dei menzionati Tavoli tecnici, i cui esiti negativi avrebbero concorso alla decisione di adottare il d.l. n. 150 del 2020. 2.3.- Infondato sarebbe altresì il secondo motivo di ricorso. Le disposizioni impugnate, infatti, costituirebbero legittima espressione del potere sostitutivo statale previsto dall'art. 120, secondo comma, Cost. e della competenza esclusiva ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., cui sarebbero estranei meccanismi di codecisione e forme pattizie di compartecipazione regionale. Né si potrebbe obiettare, come ipotizzato dalla Regione, che verrebbe nella specie in rilievo la competenza concorrente in materia di tutela della salute, perché questa Corte avrebbe ripetutamente affermato la necessità che le funzioni commissariali restino al riparo da ogni interferenza degli organi regionali. In quest'ottica, ricorda ancora l'Avvocatura generale, la giurisprudenza costituzionale avrebbe anche chiarito che l'autonomia legislativa concorrente delle Regioni può incontrare limiti alla luce degli obiettivi di contenimento della spesa pubblica propri dei piani di rientro, concordati, peraltro, con le Regioni stesse. Non solo, dunque, sarebbe insussistente la lamentata compromissione dell'autonomia regionale, ma non risulterebbe nemmeno violato il principio di leale collaborazione, il quale, in ogni caso, non rileverebbe nel sindacato di legittimità degli atti legislativi. D'altra parte, sottolinea in conclusione la difesa statale, il commissariamento della sanità calabrese non troverebbe origine e fondamento nelle disposizioni dettate dal d.l. n. 35 del 2019 o dal d.l. n. 150 del 2020, bensì nella normativa generale che disciplina i piani di rientro dal disavanzo sanitario e nell'accordo raggiunto, a suo tempo, tra lo Stato e la Regione, nonché nel perdurare delle ragioni a esso sottese. 2.4.- Quanto alle censure specificamente concernenti l'art. 1, comma 2, del d.l. n. 150 del 2020, che impone alla Regione di mettere a disposizione del commissario ad acta un contingente minimo di personale, la difesa statale eccepisce, in limine, l'inammissibilità, per difetto di ridondanza, della questione promossa in riferimento all'art. 81, terzo comma, Cost., in quanto la ricorrente non avrebbe chiarito in che termini l'asserito vulnus comporterebbe una menomazione delle sue competenze. Nel merito, il resistente osserva, da un lato, che la disposizione impugnata non comporterebbe effetti finanziari, come suffragato dalla relazione tecnica al d.l. n. 150 del 2020, e rispecchierebbe quanto già previsto dalla normativa generale sui piani di rientro. Dall'altro, che nella specie la necessità di stabilire la consistenza minima della dotazione di personale da mettere a disposizione della struttura commissariale sarebbe sorta a seguito della «mancata collaborazione degli apparati regionali all'espletamento delle funzioni commissariali», ciò che avrebbe «gravemente ostacolato le iniziative di risanamento promosse dal commissario ad acta che spesso si è trovato ad operare senza le risorse umane e materiali indispensabili all'attuazione del mandato governativo».