[pronunce]

Quanto, poi, al successivo art. 79, viene ricordato che gli artt. 12, comma 1-bis, e 16, comma 2-bis, del d.l. n. 317 del 1999, convertito con legge n. 414 del 1999, sono diretti a scongiurare ogni possibile sovrapposizione dei benefici previsti dalla medesima legge statale rispetto ad analoghi benefici eventualmente previsti da leggi regionali, disponendo rispettivamente la mancata ammissione e la revoca dell'elargizione nelle ipotesi in cui lo stesso danno sia oggetto di risarcimento o rimborso a qualunque titolo da parte di amministrazioni pubbliche. Non sarebbe quindi consentito alla legislazione regionale - prosegue l'Avvocatura - la previsione di elargizioni di ulteriori benefici economici in aggiunta a quanto disposto dalla normativa statale, la quale, appunto, fisserebbe un limite del beneficio medesimo. Pertanto la disposizione regionale si porrebbe in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., oltre che con l'art. 97 Cost. proprio a causa della duplicazione di benefici a ristoro del medesimo danno. Con specifico riferimento all'eccezione di inammissibilità della Regione Lazio per la mancata contestuale impugnazione dell'art. 78 della medesima legge reg. Lazio n. 7 del 2018, infine, viene affermata la sua infondatezza in quanto oggetto di contestazione è proprio (e solo) il successivo art. 79. Ed infatti, non sono censurati gli interventi in favore delle vittime dell'estorsione previsti dalle norme regionali, rientrando, nella competenza della Regione, la realizzazione di interventi di sostegno di tale natura; è, «invece, oggetto di contestazione lo stanziamento di fondi in favore delle vittime di usura ed estorsione che si aggiungono alle provvidenze economiche previste dalla normativa statale, determinando quella "duplicazione" lesiva dell'art. 117, comma 2, lett. h), della Costituzione in materia di ordine pubblico e sicurezza». L'art. 79, dunque, prosegue il ricorrente, è «la norma correttamente censurata, perché recante la diposizione lesiva delle norme interposte, mentre la parificazione, ad altri effetti, delle vittime dell'usura alle vittime dell'estorsione non viola ex se precetti costituzionali». Viene in chiusura segnalato che la previsione dell'obbligo di comunicazione all'Ufficio di Governo competente non sarebbe idoneo a evitare la temuta duplicazione dei benefici, non essendo finalizzato alla revoca o preclusione di altre elargizioni.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale di alcune disposizioni della legge della Regione Lazio 22 ottobre 2018, n. 7 (Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo regionale) e, tra queste, degli artt. 20, comma 1, lettera g), 32, comma 1, lettera e), e 79, per violazione degli artt. 97 e 117, secondo comma, lettera h), della Costituzione. 2.- L'art. 20, comma 1, lettera g), della legge regionale impugnata, aggiungendo il comma 3-bis all'art. 42 della legge della Regione Lazio 7 dicembre 1990, n. 87 (Norme per la tutela del patrimonio ittico e per la disciplina dell'esercizio della pesca nelle acque interne del Lazio), prevede che il rilascio e il rinnovo della qualifica di guardia giurata ittica volontaria può essere riconosciuto a coloro che abbiano riportato condanne per «reati puniti con la sola pena pecuniaria». A parere del ricorrente esso violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., in materia di ordine pubblico e sicurezza, in relazione all'art. 31 del regio decreto 8 ottobre 1931, n. 1604 (Approvazione del testo unico delle leggi sulla pesca), il quale dispone che gli agenti giurati addetti alla sorveglianza sulla pesca nelle acque interne devono possedere i requisiti previsti dall'art. 138 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, recante «Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza» (da ora: TULPS) per le guardie particolari giurate, tra i quali vi è quello di «non avere riportato condanna per delitto». La norma gravata, nel consentire che la qualifica di guardia giurata possa essere rilasciata o rinnovata anche a chi ha riportato condanna a una pena pecuniaria, senza operare alcuna distinzione tra multa e ammenda, ammetterebbe anche chi sia stato condannato per un delitto. 3.- La questione è fondata. 4.- Va escluso al riguardo che sia risolutiva la possibilità - prospettata dalla Regione - di una lettura costituzionalmente orientata della disposizione. È pur vero che il comma 3-bis in questione afferma: «Fermo restando quanto previsto dall'articolo 138, primo comma, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) e successive modifiche», ma la perentoria affermazione che segue, secondo cui il rilascio e il rinnovo della qualifica di guardia giurata ittica volontaria non sono preclusi nei confronti di coloro che abbiano riportato condanne per reati puniti con la sola pena pecuniaria, oltre ad essere ragione di ingiustificata incertezza, comporta una novazione della fonte, con intrusione negli ambiti di competenza esclusiva statale, che costituisce di per sé causa di illegittimità della norma regionale (ex plurimis, sentenze n. 110 del 2018, n. 40 del 2017, n. 234 e n. 195 del 2015, n. 35 del 2011 e n. 26 del 2005). 5.- Ne consegue l'illegittimità costituzionale dell'art. 20, comma 1, lettera g), della legge reg. Lazio n. 7 del 2018. 6.- Altra norma impugnata è l'art. 32, comma 1, lettera e), della medesima legge regionale, che sostituisce l'art. 17 della legge della Regione Lazio 29 novembre 2006, n. 21, recante «Disciplina dello svolgimento delle attività di somministrazione di alimenti e bevande. Modifiche alla L.R. 6 agosto 1999, n. 14 (Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la realizzazione del decentramento amministrativo) e alla L.R. 18 novembre 1999, n. 33 (Disciplina relativa al settore del commercio) e successive modifiche». 6.1.- Oggetto delle censure è in particolare il comma 3 dell'articolo sostituito, nella parte in cui dispone che il Comune può, con ordinanza, prevedere limiti e condizioni agli orari di apertura e chiusura dei pubblici esercizi, per gravi e urgenti motivi relativi all'ordine pubblico e alla sicurezza.