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La formulazione, assistita da una sanzione meramente amministrativa, spesso rende l'obbligo di fatto inattuato da parte delle imprese. Il comma 2 dell'articolo 9 della legge n. 257 del 1992 fa riferimento ai compiti di vigilanza delle ASL in ordine al « rispetto dei limiti di concentrazione di cui all'articolo 3, comma 1 », e al loro compito di predisporre « relazioni annuali sulle condizioni dei lavoratori esposti, che trasmettono alle competenti regioni e province autonome di Trento e di Bolzano e al Ministero della salute ». Anche a questo riguardo, v'è da prendere atto che si tratta di adempimenti non applicati sistematicamente. La lettera d) del comma 1 dell'articolo 1 del presente disegno di legge prevede l'inserimento degli articoli 9 -bis , 9 -ter, 9 -quater e 9 -quinquies alla legge n. 257 del 1992, realizzando così una serie coordinata di interventi e misure in materia ambientale, amministrativa, urbanistica e fiscale in favore dei privati e delle imprese, al fine di incentivare e accelerare la rimozione dell'amianto dai numerosi siti di proprietà privata presenti sul territorio nazionale. Si intende così congiungere l'interesse pubblico alla bonifica totale dall'amianto, quale espressione urgente della tutela dell'ambiente, all'iniziativa economica privata e alla funzione sociale della proprietà in linea con gli articoli 9, 32, 41 e 42 della Costituzione. La linea di intervento normativo muove dalla considerazione che molti siti di proprietà privata, per avviare la rimozione dell'amianto ivi presente, necessitano di costi tanto alti da collocare quel bene – una volta sostenuti i costi della bonifica – fuori dal mercato immobiliare e tali da farne preferire l'abbandono totale o parziale, con la conseguente permanente nociva dispersione delle fibre in atmosfera. Ciò avviene soprattutto nelle aree industriali dismesse per le quali il mercato immobiliare, per quella specifica destinazione d'uso, comunque non presenta una domanda sufficiente a giustificare i costi di bonifica, con il risultato di un ristagno delle transazioni. Il risultato è soprattutto quello di un impedimento (economico e amministrativo) ormai pluridecennale delle ristrutturazioni e relative bonifiche, con la conseguenza della permanente presenza di siti privati con amianto che mettono a repentaglio l'ambiente e la salute della collettività. Pertanto, l'articolato dispiega una specifica strategia, mediante un asse normativo costituito da progetti finanziati pubblicamente, « accordi di programma », varianti urbanistiche, detraibilità fiscale, previa creazione di discariche regionali. Gli accordi di programma aventi ad oggetto l'adozione di progetti di recupero di edifici, aree o siti, disciplinano gli interventi agevolativi, l'attività integrata e coordinata con gli enti locali e con i soggetti pubblici e privati, nonché le modalità di esecuzione degli interventi e la verifica dello stato di attuazione e del rispetto delle condizioni fissate. Tali progetti per i primi tre anni sono adeguatamente sostenuti da un apposito Fondo per la riconversione e la riqualificazione degli immobili e delle aree industriali dismesse. Gli « accordi di programma », una volta approvati dalla regione e ratificati dal consiglio comunale, hanno la valenza di una variante urbanistica. In tal modo l'iniziativa privata è stimolata a ripensare la ristrutturazione, il recupero degli edifici o di aree con la presenza di amianto, anche grazie alla possibilità di un mutamento della destinazione d'uso, salvo riservare una quota non inferiore al 20 per cento degli edifici a utilizzo pubblico, a servizi di interesse pubblico o a edilizia residenziale sociale. A fronte di tale intrapresa è riconosciuta ai contribuenti che possiedono o detengono l'immobile sul quale sono effettuati gli interventi di bonifica dall'amianto, una detrazione d'imposta pari al 50 per cento delle spese documentate. Al fine di concorrere alla salvaguardia della salute e dell'ambiente, è attribuito anche ai titolari di reddito d'impresa, che effettuino interventi di bonifica dall'amianto su beni e strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, un credito d'imposta pari al 50 per cento delle spese sostenute. Tra i costi alti, talune volte proibitivi, per bonificare dall'amianto un edificio, incidono notevolmente quelli relativi allo smaltimento dell'amianto dovuti alla rarità di discariche presenti sul territorio nazionale e, spesso, al conseguente trasporto all'estero dei materiali da smaltire. Un'incentivazione economica e fiscale, uno snellimento amministrativo, al fine della rimozione dell'amianto, coerentemente comporta la possibilità di uno smaltimento di prossimità che consenta di evitare lunghi trasporti internazionali (costosi e non monitorati da alcun controllo effettivo) o ancor peggio il conferimento in discariche abusive talune volte gestite dal crimine organizzato. Parallelamente, pertanto, la fattibilità degli accordi di programma, è condizionata dalla previa individuazione, da parte di ciascuna regione, di aree destinate a discariche idonee a ricevere materiali contenenti amianto entro il 31 dicembre 2020, con effettivo avviamento delle stesse entro il 31 dicembre 2021. In breve, il cerchio dell'intervento normativo con progetti, accordi, incentivi, rimozione dell'amianto non può che chiudersi con la necessaria istituzione di nuove discariche. La lettera e) del comma 1 dell'articolo 1 sostituisce integralmente l'articolo 12 della legge n. 57 del 1992 il quale prevede una serie di adempimenti a carico della ASL volti a rimuovere l'amianto e a tutelare l'ambiente. Dinnanzi ad una formulazione poco puntuale e chiara, i compiti a carico delle ASL previsti dalla norma restano nuovamente spesso inattuati ed è per questo che si rende indispensabile modulare diversamente gli obblighi, il regime sanzionatorio e la vigilanza ispettiva. La formulazione dell'articolo 12 della legge n. 257 del 1992 risulta, infatti, carente e finisce per pesare sulla protezione dei lavoratori contro l'amianto e contro gli infortuni. Il comma 1 dell'articolo 12 della legge n. 257 del 1992 prevede a carico delle Aziende sanitarie locali (ASL) il compito di effettuare « l'analisi del rivestimento degli edifici di cui all'articolo 10, comma 2, lettera l) » e, dunque, degli « edifici nei quali siano presenti materiali o prodotti contenenti amianto libero o in matrice friabile, con priorità per gli edifici pubblici, per i locali aperti al pubblico o di utilizzazione collettiva e per i blocchi di appartamenti », « avvalendosi anche del personale degli uffici tecnici erariali e degli uffici tecnici degli enti locali ». Tale compito in realtà trova scarso riscontro nella realtà operativa delle ASL.