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Disposizioni in materia di abolizione del canone di abbonamento alle radioaudizioni e alla televisione. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge intende abrogare le norme che impongono il pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni e alla televisione, nonché della relativa tassa di concessione governativa. La normativa vigente, emanata nel lontano 1938 (regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880), con l'approvazione del codice postale e delle telecomunicazioni nel 1936 (regio decreto 27 febbraio 1936, n. 645), includeva il servizio radiotelevisivo nei servizi di esclusiva competenza dello Stato. Dimensione ribadita nel successivo testo unico in materia postale del 1973 (decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156). La Corte costituzionale con sentenza n. 225 del 1974 dichiarava l'incostituzionalità del vigente regime di monopolio pubblico. Il canone di abbonamento alla RAI, istituito come si è detto nel lontano 1938 è diventato una vera e propria tassa di possesso sulla televisione presupponendo il dominio dell'etere da parte dello Stato. Si tratta di un balzello antiquato e iniquo che non ha alcun motivo di esistere anche in virtù del maggiore pluralismo indotto dall'ingresso sul mercato di nuovi editori e dall'apporto delle nuove tecnologie (DIT, DDT, DVbh, TV satellitare, ADSL, WI-FI, cavo e analogico). L'Istituto nazionale di statistica stima che in Italia sono cinque milioni le famiglie che non pagano l'abbonamento della RAI: si tratta di un quarto degli utenti. Il canone è quindi un'imposta ingiusta, territorialmente e socialmente. Territorialmente, perché mentre nel Nord del Paese l'evasione si attesta al massimo al 5 per cento, nel meridione il mancato pagamento oscilla tra il 30 e il 50 per cento. È un'imposta socialmente ingiustificata perché colpisce indiscriminatamente, indipendentemente dal reddito, dall'età e dall'utilizzo, e in particolar modo le fasce più deboli della popolazione. Il pagamento del canone di abbonamento è stato istituito dal citato regio decreto-legge n. 246 del 1938 quando ancora non esisteva la televisione. Esso è ora dovuto per la semplice detenzione di uno o più apparecchi televisivi, indipendentemente dai programmi ricevuti. La Corte costituzionale, nel 2002, ha riconosciuto la sua natura sostanziale d'imposta, per cui la legittimità dell'imposizione è fondata sul presupposto della capacità contributiva e non sulla possibilità dell'utente di usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo al cui finanziamento il canone è destinato. Quindi il canone di abbonamento è da riconoscere in forza della mera detenzione di un apparecchio televisivo, indipendentemente dall'utilizzo che ne sia fatto o delle trasmissioni seguite o dal fatto che, per motivi orografici, non sia possibile ricevere uno o più canali della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo. Per l'abbonato che non intenda o non possa, per qualsiasi ragione, ricevere il segnale, ma continui a detenere l'apparecchio televisivo, il Comando generale della guardia di finanza ha evidenziato che: 1) l'attività di suggellamento dei congegni televisivi è una misura finalizzata ad esentare i soggetti tenuti al pagamento del canone. Si tratta, quindi, di una particolare procedura che è adottata su formale richiesta degli utenti che non intendono più corrispondere il canone di abbonamento, pur continuando a detenere l'apparecchio radiotelevisivo, però senza utilizzarlo. In tali casi, la disdetta dell'abbonamento è comunicata «all'Agenzia delle entrate - Ufficio Torino 1 - SAT Sportello Abbonamenti TV - Casella postale 22 - 10121 Torino», specificando che l'utente intende far suggellare il proprio televisore ed allegando a tale fine una ricevuta di versamento di 5,16 euro a titolo di rimborso spese; 2) l'Amministrazione finanziaria, qualora non vi provveda direttamente, può interessare i reparti del Corpo della guardia di finanza che procedono materialmente ad eseguire le operazioni presso i soggetti interessati. Ne deriva che in forza di legge, coloro che hanno esercitato il diritto di regolare disdetta del canone nei confronti dello Stato contraggono un solo obbligo: mettere a disposizione dei funzionari del citato Corpo l'apparecchio televisivo per l'operazione di suggellamento. Purtroppo, la realtà dei fatti e dei comportamenti del concessionario pubblico è ben diversa e profondamente lesiva dei diritti del cittadino-utente. La RAI, per la riscossione, la gestione del canone e il recupero della morosità, ha sottoscritto una convenzione con l'Amministrazione finanziaria e, in particolare, con la ricordata Agenzia delle entrate SAT. A sua volta l'Agenzia subappalta tali compiti a una concessionaria. A coloro che hanno cambiato residenza o domicilio o che non hanno mai sottoscritto un abbonamento alla RAI o che hanno effettuato regolare disdetta del canone può capitare di imbattersi in falsi «ispettori» della RAI che, in modo subdolo e disonesto, tentano di far firmare un impegno alla sottoscrizione di un nuovo abbonamento alla RAI. Infatti, sono numerose le segnalazioni di comportamenti illegittimi da parte dei cosiddetti «ispettori» incaricati dalla RAI alla mera consegna dei bollettini postali per nuovi abbonamenti. Questa sorta di venditori «porta a porta» si sono dimostrati disponibili ad utilizzare qualsiasi inganno pur di incassare qualche abbonamento in più, come testimoniato da numerose interrogazioni presentate alla Camera. Si tratta di atti di grave inciviltà, di vero e proprio raggiro dei cittadini. In proposito, la RAI ha ufficialmente dichiarato che: «sia in sede di istruzione e formazione, sia in sede contrattuale, la RAI vincola gli "ispettori" (si tratta di incaricati con contratto di agenzia) a tenere un comportamenti irreprensibile in particolare per quanto riguarda la corretta esposizione della normativa di legge relativa agli abbonamenti televisivi. La RAI attraverso le sue strutture, sia centrali che regionali, vigila costantemente sul loro operato, adottando, ogni qual volta ne venga a conoscenza e sia necessario, tutti i provvedimenti idonei a prevenire e reprimere comportamenti non conformi ai princìpi sopra richiamati». Purtroppo, quella della RAI è una vigilanza solo di facciata, poiché ufficialmente ha dichiarato che: «in particolare, per quanto riguarda i presunti accertamenti nei confronti di utenti che hanno dato regolare disdetta per suggellamento, le linee guida della RAI non prevedono alcun accertamento nei confronti di coloro che hanno dato comunicazione della suddetta disdetta. Potrebbe essersi verificato in alcuni casi -- ma il comportamento è del tutto legittimo -- che da parte di alcuni incaricati sia stato rivolto l'invito all'utente a stipulare un nuovo abbonamento rinunciando al suggellamento: in ogni caso mai a copertura del periodo compreso tra la richiesta di suggellamento medesima e la visita effettuata». Quindi chi ha fatto regolare disdetta non avrebbe nulla da temere.