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Nell'auspicare una scuola che insegni per davvero a leggere si esige che da essa escano ragazzi che ragionino con la propria testa, giacché saper leggere è ben anche aver imparato a misurare i limiti del proprio sapere e ad esercitare l'arte di documentarsi. Analogamente saper scrivere vale saper mettere ordine nelle proprie idee, saper esporre correttamente le proprie ragioni. Quanto a far di conto, nel nostro secolo, che è il secolo delle organizzazioni e delle statistiche, è chiaro che una persona è tanto più libera quanto più sa misurare e commisurarsi. Non ci si dissimula l'importanza e la gravità del compito affidato al maestro. Nessuno, dopo di lui, potrà forse riparare ad una mancata formazione essenziale, e in questo senso elementare, degli alunni che le famiglie e la Patria gli affidano. Ed è pur vero che il grado di civiltà di una Nazione si misura soprattutto dalla cultura di base del suo popolo. PROGRAMMI PER IL PRIMO CICLO DIDATTICO L'insegnante, fin dall'inizio orienti la sua azione educativa a promuovere la formazione integrale della personalità dello alunno attraverso l'educazione religiosa, morale, civile, fisica e le altre forme di attività spirituali e pratiche corrispondenti agli interessi, ai gradi, ai modi dell'apprendere e del conoscere propri dell'età. Nell'assolvere questo compito, l'insegnante faccia leva sulle tendenze costitutive dell'alunno, guidandolo ad osservare, riflettere, esprimersi, senza alcune, preoccupazione di ripartire nelle tradizionali materie le attività scolastiche e il contenuto dell'insegnamento. Si proporrà invece di ottenere dall'alunno la partecipazione quanto più possibile spontanea e impegnativa alla ricerca e alla conquista individuale di quelle esperienze, cognizioni, abilità, che nel loro complesso concorrono appunto alla formazione integrale della personalità in questo stadio dello sviluppo. Anche l'accenno alla distinzione fra attività di osservazione, riflessione, espressione va tenuto presente a titolo puramente indicativo e pratico, in quanto nessuna di esse si compie isolatamente. Così, dopo aver stimolato lo spirito di osservazione del fanciullo, dirigendo la sua attenzione su oggetti e fatti della più elementare esperienza e dell'ambiente locale, l'insegnante lo condurrà, mediante conversazioni, indagini personali, osservazioni più attente, a riflettere su quei medesimi oggetti e fatti, perché parlino più suggestivamente alla, sua naturale sete di conoscere, e lo avvierà ad esprimere nelle più varie forme, con spontaneo processo spirituale, i risultati delle sue personali conquiste. L'insegnamento religioso sia considerato come fondamento e coronamento di tutta l'opera educativa. La vita scolastica abbia quotidianamente inizio con la preghiera, che è elevazione dell'animo a Dio, seguita dalla esecuzione di un breve canto religioso, o dall'ascolto di un semplice brano di musica sacra. Nel corso del ciclo l'insegnante terrà facili conversazioni sul Segno della croce, sulle principali preghiere apprese (Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre, preghiera dell'Angelo Custode, preghiera per i Defunti), su fatti del Vecchio Testamento ed episodi della vita di Gesù desunti dal Vangelo. (Nello svolgimento di tale programma si tenga presente la "Guida di insegnamento religioso per le scuole elementari", pubblicata dalla Commissione superiore ecclesiastica per la revisione dei testi di religione). Contemporaneamente si avvii il fanciullo alla pratica acquisizione delle fondamentali abitudini in rapporto alla vita morale, al comportamento civile e sociale e all'igiene, nella famiglia, nella scuola, in pubblico; si colgano tutte le occasioni per l'educazione del sentimento, degli affetti e della volontà, anche a mezzo di incarichi di fiducia, di piccoli servigi, per educare al senso della responsabilità personale e della solidarietà umana. In ogni giornata scolastica trovino adeguato ed opportuno posto, possibilmente all'aperto, giochi ed esercizi che, mentre giovino ai fini dell'educazione alla socievolezza, valgano a sveltire ed a correggere i movimenti e consentano al fanciullo di esprimersi gioiosamente in canti e ritmi rivolti all'armonico sviluppo delle attitudini fisiche e morali. L'esplorazione dell'ambiente non abbia carattere nozionistico, ma muova dall'interesse occasionale spontaneo del fanciullo per sollecitarlo e guidarlo alla diretta osservazione del mondo circostante, nei due inseparabili aspetti di tempo e di luogo. Si dia modo perciò all'alunno di formarsi un'idea intuitiva della successione delle generazioni (coetanei, giovani, adulti, vecchi) fra le persone di sua conoscenza, delle divisioni dell'anno (ricorrenze religiose, civili, ecc.), dei mutamenti e delle trasformazioni delle cose (vicenda delle stagioni e suoi riflessi sulle coltivazioni e sul lavoro umano; materie e strumenti di lavoro, mezzi di trasporto, servizi pubblici, ecc.). Si utilizzino la escursioni nei dintorni, si incoraggino raccolte e collezioni. Si guidi in particolare l'alunno ad osservare attentamente qualche animale e pianta del luogo per fargli scoprire le caratteristiche fondamentali della vita animale e vegetale il fanciullo comincerà così a considerare le vitali necessità dell'uomo e il suo lavoro per procacciarsi alimenti, indumenti asilo Bell'ordinata convivenza sociale. Con questa graduale scoperta del mondo degli uomini e delle cose, l'insegnante desti e chiarisca nel fanciullo il senso, in lui già presente, della bellezza e dell'armonia del Creato. La conoscenza del numero, poi, parte dalle attività di gioco e dal bisogno di osservare e di fare del fanciullo, e si svolga per lenti gradi di sviluppo. L'insegnante addestri l'alunno nella numerazione progressiva e regressiva, nella scomposizione e ricomposizione del numeri, nei relativi esercizi intuitivi e pratici di riunire, togliere, replicare, distribuire: attività che sono alla base delle quattro operazioni. È opportuno che in un primo tempo non si oltrepassi Il 10 e che si giunga al 20 alla fine del primo anno del ciclo. I calcoli pratici sulle quattro operazioni verranno compiuti dapprima solo oralmente, poi anche per iscritto. Soltanto nel secondo anno si passerà, di decina in decina, all'ambito numerico compreso entro il 100, continuando a dare la dovuta importanza al calcolo mentale. L'apprendimento della tavola pitagorica sia una conquista intuitiva e costruttiva; pertanto il suo spedito e sicuro uso mnemonico sarà rinviato al ciclo successivo. Si cerchi di evitare alcune operazioni scritte meno facili, quali la sottrazione che richieda il cosiddetto prestito, la addizione con più di tre addendi, la divisione che lasci il resto. Naturalmente nella divisione ci si limiterà al divisore di una sola cifra. L'occasione ad eseguire operazioni verrà, prevalentemente data da facilissimi quesiti tratti dalla vita pratica e dai giochi infantili: quesiti che richiedano una sola operazione. Dall'osservazione degli oggetti più comuni si farà derivare la conoscenza intuitiva di qualche solido geometrico e di qualche figura piana, possibilmente intesa come limite del solido.