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Questa è un'innovazione veramente di portata storica, che l'ex articolo 13 del disegno di legge, ora diventato articolo 16 del testo proposto dalla Commissione, si propone di sistematizzare, agganciandola a rilevanza essenziale degli adempimenti contrattuali e di cui va dato al Governo il solenne riconoscimento di avere co-pensato e recepito le proposte del legislativo, ritengo con sufficiente possibilità di successo, consapevoli che è un primo passo e che andrà ulteriormente affinato, sia sul versante della parità pubblico-privato e del socio-sanitario, sia su altri possibili utilizzi della tessera sanitaria, tra cui evitare la ripetitività delle ricette, chiunque sia il prescrittore abilitato, o eventuali futuri green pass , posto che i dati vaccinali devono essere tutti caricati nell'anagrafe in tempo reale. (Applausi) . Le nuove regole, infatti, consentiranno di valorizzare la prevenzione e la marginalizzazione delle inappropriatezze prescrittive ed erogative. Il che ci consentirà di affrontare, con una spesa sostenibile, problematiche che altrimenti sarebbero insopportabili per il carico complessivo dei bisogni emergenti e dei costi della ricerca e dell'innovazione. Questo, oltre a generare risparmi, consentirà di evitare innumerevoli perdite di tempo ai cittadini assistiti. Dopo tantissime ore di lavoro, siamo arrivati ad una riformulazione dell'articolo 13, come dicevo prima, ricondotto all'articolo 16 del provvedimento in discussione, che va in questa direzione, andando ad aggiornare ed evolvere le regole dell'accreditamento prima e della contrattualizzazione poi, ricomprendendo la sanità integrativa e complementare per quello che effettivamente serve e vale. (Applausi). Questo lavoro, promosso dalla Lega, ma sostenuto da tutte le forze politiche - opposizione compresa - che ringrazio, a dimostrazione che, quando sono in ballo gli interessi delle future generazioni, anche l'opposizione è costruttiva, possiamo davvero sostenere valga da solo l'intera legislatura (Applausi) , perché la pandemia ci ha insegnato quanto sia indispensabile avere una sanità che funziona. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fede. FEDE (M5S) .Signor Presidente, membri del Governo, colleghi e colleghe, oggi arriviamo a concludere questo percorso del decreto concorrenza e devo dire che parlare per ultimo mi lascia una grossa responsabilità, ma anche molte perplessità su tante cose che ho sentito e che sinceramente penso che lasceranno sbigottiti gli italiani, come hanno lasciato sbigottito me. Focalizziamoci soprattutto, nell'ambito di questo disegno di legge sulla concorrenza, sull'aspetto che ha fatto sì che questa decisione di protraesse fino all'ultimo istante, fino ad oggi, che non possiamo negare sia stata la questione dei balneari. Il disegno di legge tratta di tanti temi importantissimi per la nostra vita e per quella della nostra Nazione, ma quello dei balneari è stato l'argomento che più ci ha portati a discutere e a confrontarci. Dobbiamo quindi spiegarlo bene, perché la direttiva Bolkestein, da cui tutta la vicenda ha origine, risale al 2006. Questa Europa viene descritta spesso come matrigna, cattiva, non adeguata, un'Europa di cui peraltro facciamo parte da qualche decennio, da oltre sessant'anni. La domanda allora è: quando ci si lamenta che l'Italia non è stata capita per la sua morfologia e per le sue differenze, cos'ha fatto, in settant'anni, chi stava lì a rappresentarla? (Applausi). Se stavano lì e non hanno spiegato cos'è l'Italia - chiaramente nessuno di noi è andato in spiaggia in Germania, in Belgio, in Olanda, ma tutta l'Europa è venuta nelle nostre spiagge - allora gli italiani si domandano perché non siano state rappresentate questa unicità e questa bellezza della nostra Nazione e perché non siano state valorizzate. Questo se lo domandano in primis gli italiani. Come ricordava Caio Tito al Senato romano qualche millennio fa, verba volant, scripta manent , quindi quello che conta non sono le chiacchiere, le cronache fatte in quest'Aula, sui giornali o nel dibattito, ma gli atti ufficiali, che portano nomi e cognomi. È importante ricordarlo, perché questa maledetta direttiva Bolkestein non è stata calata, ma qualcuno l'ha attuata in Italia nel 2010. Siccome non voglio passare per polemico o per persona non precisa, do lettura dei nomi che firmano la direttiva Bolkestein: Berlusconi (presidente del Consiglio dei ministri), Ronchi (ministro per le politiche europee), Scajola (ministro dello sviluppo economico), Alfano (ministro della giustizia), Maroni (ministro dell'interno), Frattini (ministro degli affari esteri), Tremonti (ministro dell'economia e delle finanze), Brunetta (ministro per la pubblica amministrazione), Calderoli (ministro per la semplificazione normativa), Brambilla (ministro per il turismo) e aggiungo anche che c'era un giovane ministro per la gioventù, Giorgia Meloni. (Applausi) . Oggi ho sentito tante storie, tante chiacchiere e tanta ipocrisia da persone che si stracciano le vesti, ma sono quelle che quest'atto lo hanno firmato. Una cosa è certa, perché poi le considerazioni le lascio a noi: in quegli anni, solo un partito non c'era, il MoVimento 5 Stelle. Qualcuno c'era sotto mentite spoglie con altro nome, ma non basta cambiarsi il nome per cambiare identità. Persone che stanno qui dentro da trent'anni potevano fare tutto quello che oggi hanno raccontato agli italiani e non lo hanno fatto. Quindi le chiacchiere stanno a zero, letteralmente, e questa cosa bisogna dirla, perché poi alle chiacchiere qualcuno crede, come quegli strani discorsi che si fanno d'estate, magari a ferragosto, a mezzanotte, con un bicchiere di mojito in mano, per cui si perde un po' la concentrazione e si rischia di straparlare. Purtroppo a queste chiacchiere i primi che hanno creduto sono stati i concessionari demaniali: persone che, sì, hanno pagato una cifra bassissima, ma hanno pagato quello che, è stato chiesto dallo Stato. Quando si parla di una categoria e di un regime di concorrenza, non ce lo deve chiedere l'Europa; dev'essere l'Italia a saper valorizzare il proprio patrimonio. Quando penso che, delle 30.000 concessioni, oltre il 70-80 per cento paga una quota minima (2.500 euro), significa - lo ricordiamo agli italiani - 200 euro al mese di canone per lavorare (Applausi) - perché questo fanno gli imprenditori - sulle spiagge più belle non d'Italia, ma del mondo: l'Italia infatti, comunque la girate (tra Sicilia, Marche, Emilia-Romagna o Toscana), è un Paese meraviglioso, che tutti ci invidiano. E noi questo capitale lo abbiamo ceduto a chi legittimamente lo ha preso, ci ha lavorato, lo ha valorizzato - di questo li dobbiamo anche ringraziare, perché se le nostre spiagge sono più belle è grazie al lavoro di queste persone - ma ci siamo dimenticati di fare l'adeguamento dei costi. Abbiamo chiesto loro solamente 200 euro e ce li hanno dati: se andiamo in ristorante e ci offrono un'aragosta a 3 euro, non è che diciamo: