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Presidente, dico con molta chiarezza che è evidente a tutti che concedere il voto segreto su una votazione che, a nostro avviso, è di natura procedurale non è esattamente attinente a quanto previsto dall'articolo 113 per un motivo molto semplice. Lei ha praticamente detto che tutte le norme e tutti gli articoli contenuti nel disegno di legge Zan al nostro esame sono tutti attinenti alle materie previste dal comma 4 dell'articolo 113. Secondo lei, il disegno di legge in tutte le sue parti sarebbe stato sottoponibile in ogni votazione al voto segreto. Presidente, è evidente a tutti - credo anche a lei - che non è così. Non è un caso che l'articolo 113, proprio al comma 4- bis , parli della possibilità di richiesta di voto per parti separate proprio perché questo non può essere applicato tout court . Concedere, invece, il voto segreto sul non passaggio agli articoli, che quindi riguarda l'insieme della legge, perché il percorso della legge in Assemblea si interrompe bruscamente, è, a nostro avviso, improprio. Per la verità, la natura del voto non può sfuggire a nessuno. Il dibattito di oggi è stato, da questo punto di vista, assolutamente significativo e avrebbe non solo un impatto politico, ma segnerebbe anche la fine del percorso del disegno di legge. Concedere ed applicare il voto segreto è un atto procedurale, ma è stato volutamente presentato anche come atto politico. Concedendo il voto segreto, di fatto lei dà una possibilità che, a mio avviso, il Regolamento, stando alla lettera dell'articolo 113, non consente assolutamente. Lei sa, peraltro, Presidente, che ci sono stati dei precedenti, anche nella scorsa legislatura, in cui a seguito della richiesta del voto segreto sul non passaggio agli articoli, anche in quel caso su temi abbastanza sensibili, questo non è stato assolutamente concesso. Tra l'altro, aver scelto la modalità della richiesta ed avendo lei deciso, come ovviamente sua prerogativa, di concedere il voto segreto, a mio avviso è un ulteriore vulnus nel percorso di questo disegno di legge. Vorrei ricordare in modo molto chiaro quanto accaduto, perché adesso tutti sembrano colombe che volevano il dialogo, che volevano lavorare su una legge condivisa, che tutelasse tutti i cittadini, e fosse contro le discriminazioni. Abbiamo tutti dimenticato quello che è accaduto nell' iter in Commissione, che è stato un iter travagliato. (Applausi) . Di lì la richiesta e la decisione di portarlo in Aula. Adesso tutto è dimenticato, ma noi sappiamo esattamente che il percorso di questa legge, arrivata dalla Camera, è stato ostacolato in tutti i modi e anche quest'ultima richiesta è l'ennesimo tentativo di chiudere - questa volta del tutto - il percorso. Sappiamo perfettamente che oggi, anche se dichiarate tutti di essere disponibili a lavorare su questa disegno di legge, lo fate in totale malafede. Questa, infatti, è la storia di un percorso travagliato. (Applausi) . Questo era ciò che volevate. Quanto alla richiesta del voto segreto, penso che invece dovreste avere il coraggio di assumervi la vostre responsabilità davanti ai cittadini, de visu , facendovi individuare. (Applausi) . GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, si potrebbe intervenire - ma non è questa la fase - sul dato politico. Qui stiamo parlando del Regolamento, perché sul dato politico prima il senatore Calderoli ha ricordato uno scadenzario di fatti ed eventi che l'opinione pubblica deve valutare e quindi non farò perdere tempo all'Assemblea ricordando i passaggi che, in maniera puntuale, sono stati prima scanditi e che sono arrivati, Presidente e colleghi, fino a ieri sera, quando ho avuto modo di partecipare con la presidente Bernini ad un incontro politico, perché noi siamo anche dei politici che rappresentiamo pezzi di Paese, quindi non vi è nulla di male in un incontro come quello che si è tenuto ieri. Altri ne sono stati proposti dallo stesso primo firmatario della legge alla Camera, e trovo assolutamente normale, anzi direi doveroso il confronto politico. Qui poi ci troviamo in una sede formale, istituzionale di votazione, governata dal Regolamento, di cui stiamo parlando. Fino a ieri, francamente, le osservazioni che anche qui sono state fatte, alcune delle quali di natura politica, sia dal collega Zanda che dalla collega De Petris, non hanno trovato ascolto, perché la richiesta era di eliminare alcuni elementi. Poi anche Gruppi che sono assertori più convinti di noi del disegno di legge, e che forse anche su questa vicenda del voto hanno dichiarato di votare come coloro che sono già intervenuti, hanno chiesto un approfondimento in Commissione, come sappiamo tutti - ma non è questo il momento della discussione - sugli articoli 1, 4 e 7. Poiché non vogliamo che si dia un'immagine errata all'esterno, noi siamo favorevoli a una legge contro le discriminazioni, come abbiamo detto più volte e come oggi ha ripetuto nell'intervento conclusivo del nostro Gruppo la senatrice Ronzulli. Non abbiamo dubbi su questo: siamo un partito convinto. Noi discutiamo altre questioni che sono state introdotte nel disegno di legge in esame, lo sapete anche voi. Ieri sera, dopo la dichiarazione politica rilevante del segretario del Partito Democratico Letta, benché resa in uno studio televisivo (sappiamo più di altri che la televisione è una sede politica rilevante), speravamo che quello sforzo di cambiamento si concretizzasse. Così non è stato. Pertanto, perché se altri in sede politica non aprono, dall'altro lato si deve rinunciare alle garanzie che il Regolamento del Senato offre a quest'Assemblea? (Applausi). Non sto parlando di arbitrio o di forzatura. Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia ritiene giusta la sua decisione. Lo dico anche a colleghi esperti che hanno preso la parola. Senatore Zanda, il comma 4 dell'articolo 113 del Regolamento è molto chiaro e non sto qui a polemizzare ricordando voti segreti a cui si è fatto ricorso in altre vicende del nostro movimento politico. (Applausi) . Anche in quel caso le discussioni si faranno in sede di diritto parlamentare e di giurisprudenza, ormai la vicenda è andata. L'articolo 113 è molto chiaro e cita, senatore Zanda e colleghi, una serie di articoli della Costituzione che non starò qui a rileggere e che riguardano la famiglia, la libertà di pensiero e valori fondamentali. Tali questioni sono esplicitamente richiamate dal comma 4. Gli articoli 13, 14, 15, 16, eccetera della Costituzione (vi invito ad andare a leggerli, ma li conoscete, li conosciamo, è un nostro dovere) fanno parte dei principi fondamentali della libertà di pensiero, della famiglia, del diritto; questa serie di articoli della Costituzione richiamati dall'articolo 113 del Regolamento sono la base, il cuore della Costituzione della Repubblica italiana. Non a caso un elenco così dettagliato non si trova in altre parti del nostro Regolamento. Si afferma che - sto finendo, signor Presidente, so che lei spegne subito il microfono - il voto a scrutinio segreto può essere chiesto quando provvedimenti incidano su questi articoli. Il caso è palese.