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E noi abbiamo tanto bisogno, viceversa, di una politica solida, adulta, responsabile. Testo integrale della dichiarazione di voto della senatrice Boldrini sul disegno di legge n. 2488 Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, mentre discutiamo questo decreto sulla proroga dello stato di emergenza da Covid, siamo già in una fase nuova della pandemia, meno virulenta, come ha ieri detto il ministro della salute Speranza. È necessario però, fino al nuovo termine dell'emergenza, usare ancora prudenza, rispettando comunque le norme di sicurezza che conosciamo ormai da tempo fino alla fine dell'emergenza. Se siamo riusciti ad arrivare fin qui, alle riaperture anche se ancora parziali, se registriamo meno ricoveri negli ospedali sia nei reparti Covid che nelle terapie intensive, è perché tutto il sistema istituzionale ha saputo misurarsi con i tempi repentini del Covid e delle sue varianti e lo abbiamo fatto come Paese considerato all'avanguardia. È vero sono stati convertiti molti decreti in legge, che abbiamo cercato di coordinare tra loro anche se con difficoltà interpretativa da parte dei cittadini, ma abbiamo ottenuto il risultato più sperato, l'abbassamento dei contagi. Per questo plaudo a quel 90 per cento di cittadini che ha fatto il vaccino e rispettato le regole con grande responsabilità; per incentivare gli altri a vaccinarsi dico che le conseguenze del Covid sono ben peggiori per chi non si vaccina, anche per i bambini, a dispetto di quel che dice qualche politico. Da questa pandemia dobbiamo cogliere, e se non lo facessimo saremmo davvero miopi e avremmo sprecato un'opportunità, due messaggi. Il primo messaggio è che bisogna prevenire e programmare; il Sistema sanitario nazionale ha lavorato sempre in stato di emergenza, sopportando un lavoro sovrumano con poco personale e con strutture inadeguate per una pandemia. Per questo dobbiamo investire di più in sanità nei prossimi anni, ma in maniera strutturale, con più fondi, più personale e più formazione e per questo non basteranno i fondi del PNRR e quelli messi quest'anno nella legge di bilancio. Il secondo messaggio è che dobbiamo investire sulla scuola e sulla ricerca. Ringrazio i presidi italiani che si sono destreggiati con grande responsabilità in una giungla di circolari, riuscendo a tenere aperte le scuole e a garantire il diritto allo studio in presenza ai nostri ragazzi, sapendo bene quanto è importante cercare di riportare alla normalità la vita degli studenti. I rapporti interpersonali vissuti in presenza sono necessari per il loro sviluppo e la loro crescita. Sappiamo quanto hanno sofferto gli adolescenti, soprattutto dal punto di vista psicologico, nel periodo in cui hanno fruito delle lezioni in DAD. Servono inoltre più fondi per la ricerca e stabilizzare i nostri ricercatori affinché non scappino all'estero a cercare un lavoro che garantisca loro un futuro migliore perché nel nostro Paese non riescono ad averlo. Sarebbe un danno enorme perdere tanti giovani, la professione più innovativa del nostro Paese. Mi preme inoltre sottolineare la centralità del Parlamento, richiamata anche dal Presidente Mattarella il giorno del suo insediamento, che viene confermata con questo decreto, modificato con emendamenti approvati in Commissione, anche con lunghe discussioni, ma che hanno migliorato il testo che così contiene la visione dei territori per il tramite dei parlamentari. Spero proprio che, data la situazione pandemica in miglioramento, non si ricorra più alla decretazione, anche perché i tempi necessari alla conversione in legge renderebbe anacronistici i contenuti perché già superati da altre norme entrate in vigore successivamente. Come PD abbiamo sempre dimostrato responsabilità e sostegno al Governo Draghi e continueremo a farlo in un rapporto che deve essere però di reciproca fiducia. Annuncio pertanto il voto favorevole del Partito Democratico. Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Ruotolo sul disegno di legge n. 2488 Presidente, governo, colleghe e colleghi, vorrei iniziare questo mio intervento riprendendo i titoli dei giornali di oggi riassunti in queste poche parole: i l mondo vuole riaprire. Vuole al più presto uscire dalla fase di emergenza. Nei paesi a noi vicini c'è chi, come i l primo ministro britannico, annuncia che dal 21 febbraio non ci sarà più l'isolamento per i positivi e chi, come noi, a giorni toglierà la mascherina all'aperto. Ma proprio questa è la fase in cui non si deve sbagliare. Un passo troppo lungo può metterci in difficoltà. Non c'è dubbio che nell'arco di pochi giorni, di poche settimane, contagi e decessi, ricoveri nei reparti e nelle terapie intensive, potranno essere gestiti senza stress. Tutti gli indicatori ce lo dicono. La curva dei contagi scende, le dimissioni dagli ospedali superano le nuove entrate anche se contiamo ancora un numero elevato di vittime. L'Oms ricorda che non siamo ancora fuori dalla pandemia. Vorremmo esserne usciti ma non lo siamo ancora. E la fondazione Gimbe sottolinea che nell'ultima settimana sono calati i contagi ma non è calato i l numero dei decessi da Covid. Siamo a 150 mila morti dall'inizio della pandemia. Oggi, in Italia ci sono ancora 7 milioni di persone non hanno ricevuto la prima dose del vaccino anti-Covid. Sette milioni. Per l'Unione Europea è troppo presto considerare il Covid-19 un virus endemico, siamo ancora in pandemia. C'è una scadenza che è stata sempre presente nei lavori della prima commissione che ha affrontato questo decreto e che è riuscita anche a migliorarlo: lo stato di emergenza fino al 31 marzo. Tutto fa pensare che non sarà prorogato ma ci vuole ancora prudenza e cautela. lo penso che ancora una volta la politica debba tener conto delle indicazioni della comunità scientifica. E giusto ribadirlo in questa sede: noi stiamo con la scienza. Colleghi e colleghe i sacrifici di oggi vanno considerati come un investimento per il domani, per la ripartenza. Aspettiamo, senza ansia e senza passi falsi, i prossimi giorni che saranno decisivi. La variante Omicron non è scomparsa ancora. Se sapremo gestire bene questa fase potremo lasciare alle nostre spalle la pandemia. È giunto il momento di riflettere insieme sulla necessità di procedere ad una riforma della sanità. Se abbiamo retto, anche se con un bilancio drammatico di vittime, è perché abbiamo potuto contare sulla sanità pubblica nonostante i tagli e la penalizzazione della medicina territoriale. Il Parlamento e i governi presieduti dai presidenti Conte e Draghi in questi mesi hanno capito l'importanza di rilanciare la sanità pubblica, fatta di eccellenze ospedaliere ma anche di medicina territoriale, investendo nel personale e nella ricerca scientifica. Oggi dobbiamo sforzarci di dare organicità e affrontare i nodi non risolti per fare un salto di qualità. Dobbiamo avere la capacità cioè di andare oltre l'attuale quadro e proporre sintesi rispetto alle posizioni delle diverse componenti e lobby del ondo sanitario. Per trovarci preparati alle nuove sfide che i cambiamenti climatici e l'inquinamento ambientale del pianeta ci i porranno. Ecco, colleghe e colleghi, i l dover convertire in legge un decreto pensato e approvato in un'altra fase della pandemia sembra stridere con la realtà di oggi. Metà dicembre e vigilia di Natale: la situazione epidemica stava peggiorando rapidamente.