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risulta all'interrogante che il 26 maggio 2021, in un articolo di Mario Di Caro apparso sull'edizione palermitana de "la Repubblica" ("Siracusa accende il suo teatro per ritrovare il tesoretto da 36 milioni" su "palermo.repubblica"), a margine della notizia del riavvio delle tradizionali rappresentazioni delle tragedie antiche nel teatro greco di Siracusa, sia stata annunciata la costruzione, in un altro settore del Parco archeologico della Neapolis, quello della Latomia del Paradiso, di un "nuovo palco" che "sarà una struttura da duemila posti"; il 28 maggio, Marina De Michele ha commentato la novità sul portale web "La Civetta di Minerva" firmando un testo molto ben documentato, dal titolo "Parco della Neapolis: presto l'ArcheoDisney" sul sito "lacivettapress") in cui deplora l'avvenuto "stravolgimento e snaturalizzazione" di un'area alberata antistante la Grotta del Salnitro, una delle maggiori cavità aperte nel colle Temenite, proprio in funzione della costruzione in legno descritta dal Di Caro; considerato che: come ricordato dalla giornalista, l'alterazione dello stato originario dei luoghi sarebbe avvenuta nel corso delle periodiche attività di ripulitura e di sistemazione della vegetazione del parco, fin qui incontaminata ed anzi oggetto, negli anni, di studi molto accurati che ne hanno esaltata la varietà e l'importanza, studi il cui precipitato è una Carta degli interventi atta a definire in dettaglio la tipologia delle manutenzioni necessarie per rispettare al contempo i valori monumentali, ma anche quelli naturalistici compresenti nel Parco, che si estende per 240.000 metri quadri; ne discende anche il dubbio che il taglio degli alberi di agrumi e di altre piante effettuato davanti alla prefata grotta (naturale), iniziativa che ha spezzato violentemente il legame tra monumento e contesto, possa essere stato deciso ed eseguito senza la prescritta autorizzazione paesaggistica; la De Michele inquadra l'operazione in quel sistematico fraintendimento del concetto di valorizzazione che, allontanandolo dal significato di incremento della conoscenza attribuitogli nel Codice dei beni culturali e del paesaggio (l'articolo 9 della Costituzione non conosce il verbo "valorizzare"), ne fa un sinonimo di commercializzazione e in suo nome ammette ogni genere di privatizzazione dei servizi legati ai beni culturali di proprietà pubblica, con conseguente moltiplicazione e aumento di cubatura degli immobili a ciò destinati, interni e limitrofi al Parco, nonché, alla lunga, la loro stessa mercificazione; quanto detto sembra accadere sotto lo sguardo compiaciuto del neo-direttore, l'architetto Carlo Staffile, che s'intesta orgoglioso la "riqualificazione", e gli occhi distratti del neo-soprintendente, l'arch. Salvatore Martinez, commissario straordinario del Parco Archeologico di Siracusa in luogo del previsto, ma inesistente, Comitato tecnico scientifico, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, poiché il cosiddetto "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio" è stato adottato come legge di tutela anche dalla Regione Siciliana, davanti a ripetute e proterve violazioni della normativa nazionale come quelle verificatesi a Siracusa nel Parco della Neapolis, dove l'alterazione dell'integrità del sito è indiscutibile, non ritenga di dovere intervenire presso il Governo perché, come richiesto anche nell'atto di sindacato ispettivo 3-02557, pubblicato il 27 maggio 2021, eserciti il potere sostitutivo previsto dall'articolo 120 della Costituzione nei confronti della Regione e, ristabilita l'unitarietà giuridica del sistema di tutela sul territorio nazionale, e garantisca la cura istituzionale del patrimonio culturale di tutto il Paese, Sicilia compresa. Atto n. 3-02606 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: nel comune di Avellino, nei pressi del torrente "Fenestrelle", sorge in posizione isolata lungo la via omonima l'antica chiesa di San Leonardo, monumento di particolare pregio storico-artistico e un tempo fulcro religioso borgo medievale extra civitatem che recava lo stesso nome, completamente sventrato negli anni '80 a seguito dei disastrosi interventi di rinnovamento urbanistico post sisma, attuati in concomitanza con la fallimentare costruzione del complesso noto come "Mercatone"; l'edificio religioso, posizionato lungo l'antica via Salernitana a pochi metri dalla chiesa di Sant'Antonio abate e dalla fontana di Grimoaldo, fu costruito tra il 1114 e il 1133 e fu annesso a un monastero benedettino dipendente dalla prestigiosa badia di Cava dei Tirreni; come documentato nel volume II della "Storia illustrata di Avellino e dell'Irpinia", con la relativa scheda curata da Giuseppe Muollo, funzionario della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Avellino e Salerno, la grangia di San Leonardo di Avellino acquisì nei secoli notevole prestigio e importanza, potendo gestire, attraverso lasciti e donazioni, terre, vigneti e numerosi mulini nel fondovalle; il complesso monastico, raffigurato nell'opera a stampa di Giovanni Battista Pacicchelli agli inizi del XVIII secolo, fu completamente distrutto dal terremoto del 1732: successivamente, grazie all'impegno finanziario di alcuni notabili irpini (il canonico Domenico Bernabeo, Nicola di Ruberto e Domenico Nevola), fu ricostruita solo la chiesa, consacrata nel 1736; danneggiato dal sisma del 1980 e escluso da qualsiasi intervento di consolidamento o ristrutturazione, l'immobile è oggi in condizioni fatiscenti e di gravissimo degrado strutturale, con rischi di crollo: soffocato dai rifiuti e dalla vegetazione infestante, l'edifico di culto mostra numerose lesioni lungo la facciata e sui fianchi, cornicioni e intonaci cadenti, mentre la copertura lignea (a falde inclinate e manto di coppi) appare dalle foto aeree dissestata e a tratti divelta, esponendo la struttura sottostante a continue infiltrazioni di acqua piovana; senza interventi di restauro o manutenzione da 40 anni, la chiesa è stata dunque insipientemente abbandonata all'incuria e versa in stato di rovina tra il disinteresse e l'acquiescenza delle istituzioni. Quell'irripetibile testimonianza di storia, architettura e arte rischia, infatti, di andare perduta per sempre anche a causa delle colpevoli inadempienze dell'amministrazione dei beni culturali che, nell'ambito dei propri compiti di vigilanza e conservazione, avrebbe dovuto adottare già da tempo ogni misura necessaria per la sua salvaguardia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto sopra e possa riferire quali attività ispettive abbia condotto, negli anni, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Avellino e Salerno per vigilare e valutare periodicamente lo stato di conservazione della chiesa avellinese di San Leonardo, le sue condizioni strutturali e le criticità, nonché verificare eventuali sottrazioni del patrimonio mobile a quella afferente;