[pronunce]

Osserva, inoltre, l'Avvocatura dello Stato che l'impugnata nota dell'Agenzia delle entrate, «tenendo contabilmente separato il prelievo “riscosso in Sicilia”, lascia impregiudicata la questione relativa alla spettanza sia dell'attribuzione sia dell'entrata per cui si discute». In forza di tali considerazioni, sempre ad avviso dell'Avvocatura, il ricorso dovrebbe essere ritenuto privo di oggetto o dovrebbe, comunque, dichiararsi cessata la materia del contendere. L'Avvocatura generale ribadisce, altresì, che il prelievo erariale unico non è un tributo sostitutivo dell'imposta sugli intrattenimenti, ma «un provento delle attività di gioco», e cioè «un “provento” di attività […] imprenditoriali» svolte dallo Stato attraverso la rete telematica. Rileva, infine, che lo statuto di autonomia e le relative norme di attuazione non garantiscono alla Sicilia «una “invarianza” quantitativa degli introiti da tributi “deliberati” dallo Stato».1. – La Regione Siciliana ha proposto ricorso per conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione: a) al decreto del Direttore generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato emesso in data 30 dicembre 2003 (Modalità di versamento del prelievo unico erariale dovuto ai sensi dell'art. 39, comma 13, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, per gli apparecchi e congegni di cui all'art. 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni); b) alla nota dell'Agenzia delle entrate - Direzione centrale amministrazione emessa in data 13 febbraio 2004, n. 2004/29102 (Istituzione codici tributo per il versamento del prelievo erariale unico sugli apparecchi e congegni di gioco di cui all'art. 110, comma 6, del regio decreto n. 773/1931, previsto dall'art. 39, comma 13, del decreto-legge n. 269/2003). Asserisce la ricorrente che i provvedimenti impugnati, nel prevedere l'imputazione delle somme derivanti dalla riscossione del prelievo erariale unico sugli apparecchi e congegni di gioco ad un capitolo del bilancio statale riferito esclusivamente allo Stato, sottrarrebbero tali importi alla Regione, in violazione dell'art. 36 dello statuto della Regione Siciliana e dell'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria). 2. – Si deve preliminarmente rilevare, in relazione all'impugnazione della citata nota dell'Agenzia delle entrate, l'ammissibilità di un conflitto costituzionale di attribuzione avente ad oggetto un atto di tale Agenzia, emesso nell'esercizio delle funzioni pubbliche concernenti le entrate tributarie erariali in precedenza attribuite al Dipartimento delle entrate del Ministero delle finanze e connessi uffici. Questa Corte, infatti, con le sentenze n. 288 del 2004 e nn. 72 e 73 del 2005, ha ritenuto ammissibile tale tipo di conflitto, in ragione delle indicate funzioni, e della collocazione dell'Agenzia delle entrate nell'ambito del sistema ordinamentale statale. Sempre in via preliminare, deve essere respinta l'eccezione formulata dalla difesa erariale circa l'inammissibilità del ricorso per la mancanza della richiesta di dichiarazione di non spettanza allo Stato del gettito del prelievo erariale unico. Tale richiesta si desume agevolmente, infatti, dalla rivendicazione di detto gettito alla Regione, espressamente avanzata nel ricorso stesso (sulla possibilità di desumere la richiesta di non spettanza da altri elementi del ricorso, v., ex multis, sentenze n. 28 del 2005 e n. 521 del 2002). Ancora in via preliminare, deve essere parimenti respinta l'eccezione di inammissibilità fondata sulla considerazione che la Regione non ha proposto ricorso in via principale avverso l'art. 39 del decreto-legge n. 269 del 2003, ma si è limitata a proporre conflitto avverso atti amministrativi che sarebbero meramente applicativi di tale norma. Infatti, quest'ultima, contrariamente a quanto sostenuto dall'Avvocatura generale dello Stato, nulla prevede circa la destinazione del gettito del prelievo erariale unico, e pertanto la Regione non avrebbe avuto interesse a censurarla. Deve essere poi respinta l'eccezione di cessazione della materia del contendere per il venir meno dell'efficacia dell'impugnato decreto del Direttore generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, per effetto dell'art. 7 del decreto direttoriale 8 aprile 2004 (Termini e modalità di assolvimento del prelievo erariale unico sugli apparecchi e congegni da intrattenimento di cui all'art. 110, comma 6, del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). Tale ultimo articolo, infatti, dispone che il venir meno dell'efficacia del decreto ha effetto dal 13 aprile 2004. Poiché pertanto, per il periodo anteriore, permane l'efficacia del decreto direttoriale impugnato, non sono venute meno le ragioni del conflitto. 3. – Va rilevato, ai fini della valutazione dell'ammissibilità del conflitto di attribuzione, che la ricorrente muove dalla premessa, contestata dalla difesa erariale, che il prelievo erariale unico, oggetto degli atti impugnati, abbia la natura di “entrata tributaria erariale”, indicata tra le condizioni richieste per attribuirne il gettito alla Regione Siciliana dall'art. 2, primo comma, del d.P.R. n. 1074 del 1965, secondo cui «spettano alla Regione siciliana [...] tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'àmbito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate». Tale premessa deve essere condivisa. Anche a prescindere dalla denominazione di “tributo” riservata al predetto prelievo erariale unico dai provvedimenti impugnati, la natura di “entrata tributaria erariale” del medesimo si desume, infatti, in modo univoco dalla sua disciplina positiva e dalla sua derivazione dall'imposta sugli intrattenimenti.