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Nei processi separativi e di disgregazione dei nuclei familiari, accade spesso che l' iter giudiziario possa assumere dei contorni patologici e di profonda sofferenza sia per i genitori che per i figli. Il mediatore familiare si fa carico di questa situazione, cercando con la propria professionalità di offrire agli individui che affrontano la crisi separativa, e con loro ai figli, un modo di governare il conflitto attraverso un criterio di autotutela, autoregolamentazione e responsabilità di cura. Ciò premesso, lo spirito che anima questo disegno di legge non è quello di spingere verso un'eccessiva, nonché generalizzata, degiurisdizionalizzazione del processo separativo; la giurisdizione e con essa le numerose figure ad elevata professionalità che operano nel settore, dai giudici agli avvocati, assolvono una fondamentale funzione di garanzia che è del tutto irrinunciabile. Pertanto, il presente disegno di legge non configura la mediazione familiare come procedimento sostitutivo o antagonistico al regolare iter legale; al contrario l'approccio che esso propone è basato proprio sulla ricerca della massima collaborazione tra mediatori familiari e operatori giuridici, attraverso procedure efficaci e nello stesso tempo agevoli per i soggetti interessati. Non si propone, quindi, l'eliminazione delle figure già esistenti a favore di un terzo arrivato ma, al contrario, una collaborazione virtuosa tra le varie forze che accompagnano e assistono la famiglia nella fase separativa. Il presente disegno di legge fa propria la linea interpretativa che colloca la mediazione familiare nell'ambito delle politiche sociali e, in concreto, nei servizi pubblici rivolti alle famiglie, attingendo così a competenze e funzioni di natura psico-sociale e psico-pedagogica. Tuttavia, come anticipato, si terrà sempre presente l'intervento del diritto e degli operatori giuridici in questo campo. La chiarificazione dei differenti ambiti e competenze, quelle relazionali e quelle giuridiche -- previa collocazione della mediazione familiare nell'area psico-sociale -- rafforza la prospettiva garantista per i soggetti interessati e costituisce una vera e propria risorsa per la genitorialità. In questo modo non occorre stabilire, come pure da alcuni proposto in passato, una prevalenza della figura del mediatore nell'elaborazione delle decisioni connesse alla separazione, né, all'opposto, sarebbe corretto prevedere una subordinazione dell'approccio relazionale a quello giudiziario. Visioni sbilanciate, in un verso come nell'altro, rischierebbero di far venir meno i requisiti di garanzia e tutela dei soggetti interessati. Relativamente alle modalità di attivazione della mediazione familiare, si ritiene importante evitare qualsiasi forma di automatismo o di prescrizione coatta della mediazione. Per tali motivi, il presente disegno di legge prevede che il rinvio alla mediazione familiare da parte del magistrato debba essere subordinato all'accordo delle parti e che non sussista per il mediatore l'obbligo di riferire al magistrato stesso. Il rispetto dei requisiti di volontarietà e riservatezza, recentemente recepito anche nella nuova disciplina francese, è condizione imprescindibile al fine di mantenere saldo il principio della autoresponsabilizzazione genitoriale e della tutela del minore. Il mediatore familiare assicura la garanzia del segreto professionale e la completa autonomia in ambito giudiziario e infine si adopera affinché i genitori elaborino in prima persona un programma di separazione il più funzionale possibile per sé e per i propri figli, in cui entrambi i genitori possano esercitare la comune responsabilità genitoriale. A tal fine, l'articolo 1 del presente disegno di legge, richiamando i princìpi costituzionali di cui agli articoli 2, 3, 29, 30 e 117 della Costituzione e le convenzioni internazionali, afferma che la Repubblica riconosce la funzione e la rilevanza della mediazione familiare, provvedendo a disciplinare la figura professionale dei soggetti che la attuano. L'articolo 2 definisce l'attività di mediazione familiare come il percorso che sostiene e facilita la riorganizzazione delle relazioni familiari e, in particolare, la condivisione della responsabilità genitoriale. L'articolo 3 definisce le funzioni del mediatore familiare. L'articolo 4 stabilisce i requisiti per l'esercizio dell'attività di mediatore. L'esercizio dell'attività di mediatore è disciplinata all'articolo 5, ove è chiarito come al mediatore nel corso dello svolgimento delle proprie funzioni sia vietato qualsiasi intervento di competenza esclusiva della professione forense e di quella psico-terapeutica. Inoltre il processo di mediazione è facoltativo. Il mediatore è tenuto all'obbligo di riservatezza e non può essere citato come testimone nel corso di procedimenti giudiziari. Qualora reputi che le regole della mediazione non siano state rispettate o qualora non sia in grado di garantire la necessaria imparzialità e neutralità, ha il dovere di astenersi. Infine al mediatore è vietato compiere qualsiasi intervento a favore di una delle due parti impegnate nel percorso di mediazione familiare. L'articolo 6 contiene disposizioni sulla costituzione e il funzionamento delle Associazioni professionali dei mediatori L'articolo 7 definisce le regole transitorie orientate al riconoscimento delle figure professionali che hanno sostenuto e superato nel passato corsi di formazione e master universitari che abbiano caratteristiche analoghe a quelle definite dalla presente legge. Per gli operatori delle strutture pubbliche che abbiano nel loro curriculum una dimostrata attività nel campo della mediazione familiare, si proporranno dei percorsi integrativi che conducano al riconoscimento del ruolo di mediatore familiare.. Art. 1. (Princìpi generali) 1. Nel rispetto degli articoli 2, 3, 29, 30 e 117 della Costituzione e al fine di dare attuazione all'articolo 13 della Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei fanciulli, fatta a Strasburgo il 25 gennaio 1996, ratificata ai sensi della legge 20 marzo 2003, n. 77, alla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, ed in applicazione delle nuove linee guida sulla giustizia a misura di bambino, adottate dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 17 novembre 2010, la Repubblica riconosce e promuove la mediazione familiare e disciplina la figura professionale del mediatore familiare, definendone i requisiti e le funzioni. Art. 2. (Definizione di mediazione familiare) 1. Per mediazione familiare si intende il percorso che sostiene e facilita la riorganizzazione delle relazioni familiari e, in particolare, la condivisione della responsabilità genitoriale finalizzate alla tutela dei figli in tutte le situazioni di conflittualità che li coinvolgono, alla luce del principio generale del superiore interesse del minore. Art. 3. (Funzioni del mediatore familiare) 1. Al fine di garantire l'effettività di quanto stabilito dagli articoli 1 e 2, è istituita la figura professionale del mediatore familiare, di seguito denominato «mediatore». Esso svolge le seguenti funzioni: