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Il PRESIDENTE , in considerazione della particolare rilevanza dei disegni di legge costituzionale in esame, avvisa che la discussione generale proseguirà già nel corso della seduta odierna, con la possibilità, eventualmente, di integrare l'intervento già svolto. Il senatore BRESSA ( Aut (SVP-PATT, UV) ) ribadisce che la proposta di riduzione del numero dei parlamentari deve essere valutata in un quadro più complessivo, in modo da tenere conto degli effetti distorsivi che potrebbero determinarsi sul procedimento legislativo e sulla riduzione della rappresentanza politica. A suo avviso, infatti, occorrerebbe al contempo riflettere sulla opportunità di modificare l'assetto del sistema bicamerale. Inoltre, bisognerebbe intervenire anche sulla disciplina elettorale vigente, ma non nel senso indicato dal disegno di legge n. 881 , che si limita a prevedere un numero di collegi uninominali pari a tre ottavi del totale dei seggi da eleggere nelle circoscrizioni. In questo modo, infatti, si rischia di rendere fortemente disomogenei i collegi elettorali. Peraltro, tale norma contrasterebbe con gli impegni contenuti nel pacchetto di misure a favore delle popolazioni altoatesine e recepiti nelle norme di attuazione dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige, che assegnano alla Provincia di Bolzano tre seggi al Senato, per garantire l'elezione di rappresentanti delle minoranze linguistiche, in particolare quello di lingua italiana. Pertanto, conferma il proprio orientamento contrario sui disegni di legge costituzionale in esame. Il senatore PAGANO ( FI-BP ), riservandosi di valutare la proposta di testo unificato del relatore, sottolinea che, nel corso delle audizioni degli esperti, sono state rilevate da più parti le criticità derivanti da una riduzione lineare del numero dei parlamentari. A suo avviso, quindi, si dovrebbe tenere conto degli effetti connessi a tale importante modifica costituzionale, in particolare con riferimento alla rappresentanza democratica. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) ritiene condivisibile la scelta di operare una modifica puntuale della Costituzione, intervenendo solo sul numero dei parlamentari, ma al contempo si dovrebbe rivedere anche la disciplina elettorale, evitando che si determinino i numerosi effetti distorsivi segnalati nel corso delle audizioni e del dibattito. Ricorda, infatti, che la modifica prospettata potrebbe compromettere il funzionamento delle Camere, incidere negativamente sul principio di rappresentatività e sulla tutela delle minoranze linguistiche nel Trentino-Alto Adige, nonché ampliare eccessivamente il peso dei grandi elettori regionali, rispetto ai senatori, in sede di elezione del Presidente della Repubblica. Auspica, pertanto, che tali criticità siano risolte nel testo unificato del relatore. In ogni caso, sottolinea che l'impatto della riduzione del numero dei parlamentari dovrà essere valutato anche alla luce della proposta di adeguamento della legge elettorale vigente, come previsto dal disegno di legge n. 881 , il cui iter procede parallelamente a quello dei disegni di legge costituzionale in esame. Infatti, la determinazione dei collegi uninominali in rapporto a un numero inferiore di parlamentari determinerà un eccessivo ampliamento della loro estensione, con conseguenti effetti negativi sulla conoscibilità dei candidati. Peraltro, la presenza di soglie di sbarramento implicite, connesse al sistema elettorale misto, limiterebbe il pluralismo della rappresentanza democratica. A suo avviso, tali proposte non farebbero altro che aggravare il progressivo allontanamento dei cittadini dalla politica, che invece si dichiara di voler contrastare. Il senatore GRASSI ( M5S ) non ravvisa alcun rischio per il sistema di democrazia rappresentativa, considerato che, in base alla variazione proposta, il numero di parlamentari sarà comunque commisurato a quello previsto in altri Paesi membri dell'Unione europea. Ritiene, inoltre, che la previsione di organismi parlamentari più snelli consenta un recupero di efficienza e credibilità. In questo modo, si potrebbe invertire il progressivo spostamento dell'equilibrio tra poteri istituzionali a favore dell'Esecutivo registrato negli ultimi anni, anche a causa del ricorso eccessivo allo strumento della decretazione d'urgenza. Il senatore GARRUTI ( M5S ) riconosce che la riduzione del 36,5 per cento del numero dei parlamentari comporterà un aumento proporzionale dell'ampiezza dei collegi elettorali. Tuttavia, ritiene che questo sia un fattore positivo, in quanto ciò consentirebbe di eleggere rappresentanti di più alto profilo, meno influenzabili da interessi locali e particolaristici. Ritiene, inoltre, preferibile lasciare immutato il numero di delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica: qualora il loro numero fosse ridotto da tre a due, infatti, con l'elezione di un rappresentante di maggioranza e uno di minoranza, si finirebbe per annullare il peso politico della loro presenza. In questo modo, si riconoscerebbe alle Regioni una maggiore incisività, in rapporto agli spazi di autonomia che gli enti territoriali stanno progressivamente acquisendo. Con riferimento a Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, invita a considerare che le minoranze linguistiche potrebbero comunque eleggere i loro rappresentanti nei collegi plurinominali. Il senatore FERRARI ( PD ) sottolinea che la mera riduzione del numero dei parlamentari, se non inserita in un disegno riformatore più organico, finisce per diminuire la rappresentatività, in rapporto alla popolazione, e incide negativamente sul funzionamento degli organi parlamentari. Ciò determina, indirettamente, uno spostamento dell'equilibrio istituzionale a favore del Governo, in contraddizione con le posizioni sostenute da una parte della maggioranza nella scorsa legislatura. D'altro canto, nota che, anche riguardo alla concorrenza dei diversi livelli istituzionali nel processo decisionale, risulta attenuato il progetto di valorizzazione delle autonomie regionali. A suo avviso, i disegni di legge costituzionale in esame, dall'indubbia finalità propagandistica, perseguono altresì l'obiettivo di svilire la democrazia liberale, depotenziando il Parlamento nei confronti dell'Esecutivo. Risulterebbe così più agevole rafforzare l'identità dello Stato-nazione, pur in un contesto globalizzato. Il senatore COLLINA ( PD ) sottolinea che il progetto di riforma costituzionale portato avanti dal Partito Democratico nella scorsa legislatura puntava a una modernizzazione dell'architettura istituzionale del Paese, completando un dibattito avviato fin dagli anni Ottanta, con la Commissione Bozzi. Fra l'altro, si tendeva a razionalizzare i rapporti tra Stato e Regioni, intervenendo sulle materie di legislazione concorrente. Tuttavia, come è noto, il disegno di legge costituzionale, sebbene approvato dal Parlamento, non ha superato il referendum popolare, probabilmente per la complessità e ampiezza della modifica costituzionale proposta. I disegni di legge costituzionale in esame, invece, si limitano apparentemente a ridurre il numero dei parlamentari, ma - come è emerso dalle audizioni e dal dibattito in corso - determinano altresì una serie di effetti negativi indiretti, tra cui la riduzione della rappresentanza democratica e lo squilibrio della composizione del collegio per l'elezione del Presidente della Repubblica.