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Signor Presidente, io voglio, invece, dare ragione dei motivi che, secondo noi, sostanziano la necessità - e rimarco il termine «necessità» - di un esame più approfondito del provvedimento. Queste motivazioni sono contenute nella relazione, molto accurata, che il senatore Grassi ha svolto poco fa. Io mi limiterò a sottolineare alcune parti della sua relazione. La prima: è un provvedimento delicatissimo. È un provvedimento controverso, come fu controversa anche la richiesta, fatta a suo tempo, molti anni fa. Diceva il senatore Grassi che i referendum si sono svolti nel giugno del 2007, quindi più di dodici anni fa e quindi davvero un'era fa dal punto di vista politico e sociale, anche in virtù delle trasformazioni velocissime che caratterizzano questi anni. È un provvedimento delicato perché riscrive i confini di due Province e di due Regioni in maniera avulsa da quella che è una riforma complessiva e ragionata, che abbia anche il rango di una vera e propria riforma costituzionale o parlamentare. Naturalmente, so bene - lo dico con il massimo del rispetto verso quell'esito referendario - che questo procedimento è figlio dell'articolo 132 della nostra Costituzione, ma il tema, così come è stato rimarcato, è proprio questo: se quei referendum , già allora molto controversi, che già allora, più di dodici anni fa, nel giugno 2007, passarono per una manciata di voti, in uno dei due Comuni per poco più del 50 per cento, abbiano ancora oggi una validità, nel momento in cui - questo è il terzo punto che voglio evidenziare, come è stato fatto dal relatore - è mutato senza dubbio il contesto politico. Prima del 2007 c'era stato il passaggio di alcuni Comuni della Valmarecchia verso la Provincia di Rimini e le argomentazioni alla base di quel passaggio, in questi anni, sono state in larga parte contraddette. Sono mutati la condizione sociale, il corpo elettorale, ed anche la composizione sociale dei nostri territori. C'è un elemento, in aggiunta a questo: l'articolo 132 prevede che ci sia l'espressione di entrambi i Consigli regionali, quindi non, in questo caso, del Governo, che è espressione di una maggioranza che ha un colore politico, ma di un Consiglio regionale che rappresenta tutte le forze politiche, l'interezza del corpo elettorale di una Regione, a prescindere dalle parti politiche. L'Assemblea legislativa della Regione Marche ha espresso un parere nettamente negativo a questo distacco per le motivazioni che prima ho accennato in titolo e che adesso, per stare a quanto detto prima, non voglio riassumere nel dettaglio. Queste sono le motivazioni, colleghi, per le quali noi chiediamo che ci possa essere un approfondimento, che la discussione possa riavviarsi e che possa anche continuare quel lavoro - sicuramente di questo do atto al relatore, al Presidente e a tutti i membri della 1 a Commissione - che ha visto un importante percorso di audizioni a fronte del quale, però, c'è stata invece una mancanza nel dibattito politico in Commissione. Voglio ricordare al relatore e ai componenti della Commissione che in quella Commissione, a un certo punto, si è deciso di forzare quel dibattito, di non avere i tempi necessari ad esperire tutte le argomentazioni emerse dal ciclo di audizioni di un provvedimento così delicato e controverso, così impattante dal punto di vista degli standard occupazionali, dei servizi essenziali sanitari e scolastici, dal punto di vista dello sviluppo economico e della crescita complessiva di entrambi i territori, perché si è deciso di procedere, ad esempio, senza che la Commissione avesse cognizione di causa del parere della Commissione bilancio, che è arrivato solo successivamente, signor Presidente. Quella forzatura, la mancanza di quel parere che rappresenta un elemento fondamentale di merito nel dibattito in Commissione, è certamente una questione sostanziale, il quinto punto che io porto per sostenere la richiesta che noi facciamo perché si possa invece affrontare in Aula questo provvedimento solo dopo averlo affrontato in maniera esauriente all'interno della Commissione. Per questo, Presidente, chiediamo il rinvio in Commissione a norma di Regolamento. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Avverto che sulla questione sospensiva si svolgerà una discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, con la richiesta di ritorno in Commissione del disegno di legge di distacco dei due Comuni dalle Marche e loro aggregazione all'Emilia-Romagna, avanzata dal collega Verducci con motivi pretestuosi, si certifica oggi la presa in giro da parte della maggioranza nei confronti delle comunità di Sassofeltrio e di Montecopiolo (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . Quei cittadini oggi vengono ulteriormente beffati dopo il rinvio dello scorso 25 settembre. Quello che sta succedendo è evidente a tutti: ai colleghi Croatti e Coltorti, che il primo di agosto si erano precipitati in tribuna a rassicurare i sindaci dei due Comuni e i rappresentanti del comitato per il distacco, vorrei dire che il MoVimento 5 Stelle subisce il ricatto del Partito Democratico (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) ; anzi, deve sottostare ai giochetti e ai capricci di un parlamentare del Partito Democratico marchigiano che oggi è membro del Governo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Viene così umiliata la volontà popolare espressa nel lontano giugno 2007 dalle due comunità, con il referendum che si è tenuto ai sensi dell'articolo 132, comma secondo, della Costituzione, che ha visto una grandissima partecipazione e ha registrato l'84 per cento di voti per il distacco. Peraltro, tale volontà è stata riconfermata anche lo scorso giugno dai due consigli comunali chiamati a esprimersi proprio per un ordine del giorno presentato dal collega Calderoli in Commissione affari costituzionali. Collega Verducci, le condizioni non sono cambiate: i cittadini di questi due Comuni vogliono accedere in Provincia di Rimini ai servizi scolastici e alle cure che le amministrazioni marchigiane del Partito Democratico non sono mai state in grado di garantire, incapaci di colmare vuoti per oltre dodici anni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . A dodici anni dal referendum la richiesta di un rinvio sine die in Commissione è un gesto arrogante e prepotente. Se il motivo è il fatto che in quei due paesi girano delle petizioni, rilevo che i cittadini di quelle realtà sostengono che quelle petizioni sono farlocche e viene loro estorta la firma; peraltro, tali petizioni sono state denunciate anche alla procura della Repubblica. A chi dice - come anche il senatore De Bertoldi lo scorso 25 settembre - che il referendum si è tenuto dodici anni fa ed è vecchio, io rispondo con quanto afferma la Corte costituzionale: l' iter è composto di due fasi, quella consultiva che si è tenuta dodici anni fa, e poi quella parlamentare in cui Camera e Senato hanno l'obbligo di esprimersi in ordine a quel referendum . Ripeto quindi che per la Lega la volontà popolare è sacra.