[pronunce]

A tal proposito, il rimettente ricorda le decisioni della Corte EDU in ordine alla difesa di ufficio secondo cui, mentre la nomina di un difensore di fiducia induce a ritenere una conoscenza del procedimento sufficientemente idonea a legittimare il prosieguo (è richiamata la decisione del 14 settembre 2006, Booker c. Italia), non altrettanto può dirsi qualora la difesa sia assicurata da un difensore di ufficio (sono evocate la sentenza del 12 giugno 2007, Pititto c. Italia, e la sentenza del 28 giugno del 1984, Campbell e Fell c. Regno Unito). Né, ad avviso del rimettente, potrebbe imputarsi al contumace, ignaro del processo nei suoi confronti, una negligenza per omissione di contattare il legale che gli è stato assegnato (sono richiamate la sentenza del 23 settembre 2004 Celik c. Turkia e la decisione del 2 settembre 2004 Kimmel c. Italia, relative a ipotesi in cui i ricorrenti erano a conoscenza della procedura e degli estremi del difensore). In conclusione, il rimettente osserva come il legislatore del 2014, nel mantenere ferma la rilevanza della conoscenza procedimentale derivante dalla elezione o dichiarazione di domicilio ai fini del prosieguo del processo, avrebbe fallito nel perseguimento della finalità di evitare processi nei confronti dei cosiddetti « fantasmi». Ciò perché «imputati di fatto ignari del processo a proprio carico nonché ubicati chissà dove, forse all'estero e forse anche deceduti - ma che anni prima hanno formalmente dichiarato o eletto domicilio - continuano ad essere processati, con una conseguente e continua produzione di titoli con possibilità di esecuzione assai dubbie». 2.- Con atto depositato in data 8 marzo 2016 è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo «il rigetto della questione sollevata dal giudice», in quanto le norme censurate risultano rispettose dei parametri di costituzionalità. La difesa dello Stato osserva come l'elezione di domicilio ai sensi degli artt. 161 e 162 cod. proc. pen. costituisca una manifestazione di volontà soggetta ad una specifica disciplina formale, la cui violazione determina la nullità della successiva notificazione eseguita presso il difensore domiciliatario, di guisa che l'eventualità che l'imputato non venga a conoscenza della celebrazione del processo è, in linea di massima, imputabile ad una negligenza dell'interessato. Nell'eventualità, infatti, in cui risulti che, per caso fortuito o forza maggiore, l'imputato non sia stato nella condizione di comunicare il mutamento del domicilio dichiarato o di quello eletto, l'art. 161, comma 4, cod. proc. pen. , stabilisce che la notificazione all'imputato non detenuto sia eseguita a norma degli artt. 157 e 159 cod. proc. pen. Inoltre, nel caso in cui l'imputato compaia e provi che la sua assenza sia stata determinata da incolpevole mancata conoscenza della celebrazione, è prevista la rimessione in termini a norma degli art. 420-bis, comma 4 e dell'art. 489 cod. proc. pen. Tale rimedio di tipo restitutorio, peraltro, precisa la difesa dello Stato, opera non solo nel corso del giudizio di primo grado, ma anche in appello (art. 604, comma 5-bis, cod. proc. pen.), nel giudizio di legittimità (art. 623, lettera b, cod. proc. pen. ) e anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza (art. 625-ter cod. proc. pen.). In tutti questi casi, dunque, le sentenze sono annullate e gli atti sono restituiti al giudice di primo grado, in tal modo assicurando all'imputato anche la possibilità di accedere a riti alternativi.1.- Il giudice monocratico del Tribunale ordinario di Asti, con ordinanza del 10 novembre 2015, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 21, 24, 111 e 117 della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 14 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici adottato a New York il 16 dicembre 1966, entrato in vigore il 23 marzo 1976, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881, e all'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n.848 (d'ora in avanti CEDU), questione di legittimità costituzionale degli artt. 161 e 163 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevedono la notifica personale dell'atto introduttivo del giudizio penale, «quantomeno» nell'ipotesi di elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio «nei termini indicati e argomentati nella parte motiva». Il rimettente reputa che le disposizioni censurate, nella parte in cui non prevedono la notifica personale all'imputato della vocatio in iudicium, «quantomeno» nell'ipotesi sopra specificata, sarebbero in contrasto, in primo luogo, con l'art. 3 Cost., sotto il profilo della violazione del principio di ragionevolezza. In particolare, l'art. 420-bis, comma 2, cod. proc. pen. , che «si riconnette» all'art. 161, comma 1, cod. proc. pen. , accomunerebbe fattispecie tra loro eterogenee e, cioè, il caso della notifica dell'atto introduttivo del giudizio al solo difensore di ufficio presso cui l'indagato ha eletto domicilio (ipotesi che recherebbe con sé una conoscenza del processo legale e fittizia) ed il caso in cui l'imputato assente abbia ricevuto personalmente la notificazione dell'avviso di udienza (ipotesi in cui sarebbe, invece, assicurato il massimo grado di garanzia). Ad avviso del giudice a quo, sarebbe configurabile anche la violazione dell'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6 CEDU, come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, ed all'art. 14 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, perché la notificazione effettuata soltanto al difensore di ufficio, presso cui l'imputato abbia eletto domicilio, non consentirebbe una cognizione effettiva dell'accusa, del giorno, del luogo e dell'ora del processo, e non permetterebbe di inferire, in caso di assenza dell'imputato, una sua rinuncia implicita a comparire per il legittimo prosieguo del processo. Sussisterebbe, poi, un contrasto anche con gli artt. 21 e 111 Cost., atteso che le informazioni fornite in sede di invito ad eleggere domicilio, in punto di formulazione dell'accusa e di coordinate spazio-temporali, risolvendosi nella mera indicazione dell'articolo di legge asseritamente violato «o poco più», non soddisferebbero «quella completa base giuridica e fattuale degli addebiti mossi» e non sarebbero, pertanto, idonee a legittimare l'inferenza di una volontaria rinuncia a comparire, non integrando, in tal modo, la «debita informazione di cui al diritto pretorio CEDU».