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Da una rogatoria disposta in Lussemburgo, è stato appena scoperto che la signora Descalzi era fino al 2014 la proprietaria di una società lussemburghese, la Cardon Investments SA, che controlla una serie di società chiamate Petro Service, tra cui la Petro Service Congo, che dal 2012 al 2017 è stata fornitrice di Eni Congo, a cui ha affittato navi e prestato servizi per un valore di 104,8 milioni di dollari. Dunque la compagnia petrolifera di cui Descalzi è ai vertici avrebbe affidato lavori per molti milioni di dollari a società della moglie di Descalzi; secondo i documenti arrivati in risposta alla rogatoria chiesta in Lussemburgo dai pubblici ministeri Fabio De Pasquale, Sergio Spadaro e Paolo Storari, però, la Cardon Investments è stata venduta l'8 aprile 2014 dalla signora Ingoba. Il compratore è Alexander Haly, uomo d'affari nato nel Regno Unito ma basato a Montecarlo. Sei giorni dopo la vendita, il 14 aprile 2014, il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Matteo Renzi indicava Descalzi come amministratore delegato di Eni, incarico che assumeva il 9 maggio 2014; secondo quanto scritto dai magistrati: «Lo schema corruttivo ha visto come protagonisti Eni da una parte e agenti pubblici congolesi dall'altra. Eni a partire dal 2013 ottiene il rinnovo delle concessioni petrolifere, trasferendo quote di partecipazione nei permessi di esplorazione a società offshore dietro le quali si celano pubblici ufficiali congolesi, direttamente o indirettamente collegati al presidente Nguesso. E, per di più, nelle transazioni illecite è stata individuata anche una sorta di retrocessione di una parte della tangente al corruttore», (cioè a Eni). Prima di questa vicenda, i Panama Papers avevano raccontato che Petro Service Congo era domiciliata a Point Noire, capitale economica del Paese africano, presso la casella postale Bp 4801. La stessa dove era domiciliata la Elengui Ltd, società offshore basata nelle isole Vergini Britanniche di proprietà di Madò; a proposito di questi fatti, Marcegaglia, presidente Eni, avrebbe mentito, rispondendo in assemblea a delle domande di Re: Common (l'associazione che da anni fa inchieste e campagne contro la corruzione e la distruzione dell'ambiente). Nell'assemblea del 2017 Marcegaglia avrebbe infatti detto che «non esistono in Congo, a oggi, legami contrattuali di Eni con la società Petro Service» (che invece ha prestato servizi per 104,8 milioni di dollari in 5 anni). In quella del 2018, interrogata sulla casella postale comune tra Petro Service ed Elengui, avrebbe risposto: «Per quanto risulta a Eni, essendo in Congo limitato il numero di caselle postali disponibili, la stessa casella postale viene assegnata a numerose persone e/o società»; secondo le carte dell'inchiesta francese, Marie Magdalena Descalzi sarebbe titolare della African Beer Investment Ltd, registrata alle Mauritius, in società con Julienne Sassou Nguesso, una delle fi- glie del presidente del Congo, e con Hubert Pendino, considerato il gestore dei tesori del dittatore africano, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di tali eventi ad avviso dell'interrogante scandalosi, che minano la credibilità internazionale Eni; se abbia conoscenza di altri eventi corruttivi praticati dall'Eni nel mondo e se abbia intenzione di tollerare ancora campagne diffamatorie contro membri del consiglio di amministrazione Eni che si battono per la correttezza e la trasparenza societaria, come accaduto alla Litvack ed a Zingales; se abbia intenzione di intervenire per mettere fine ai conflitti d'interesse palesatisi all'interno del consiglio d'amministrazione dell'Eni; se ritenga Claudio Descalzi ancora meritevole di ricoprire la carica al vertice Eni, oppure abbia il dovere di rimuoverlo; se ritenga che Emma Marcegaglia debba ancora occupare la funzione di presidente dell'Eni, o non sia arrivato il tempo di destituirla; se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento, che potrebbero profilare violazioni di leggi vigenti. Atto n. 4-01054 PACIFICO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno Premesso che: le forze dell'ordine in questi ultimi anni hanno portato alla luce e denunciato migliaia di casi di cittadini extracomunitari ultrasessantacinquenni che, essendosi ricongiunti con familiari attraverso false residenze, avrebbero percepito fraudolentemente assegni sociali concessi dall'Inps dell'ammontare di circa 580 euro mensili; dalle indagini condotte dalle forze di polizia, è emerso che molti di questi "anziani", una volta ottenuto il beneficio assistenziale, fanno rientro nel proprio Paese, dove trasferiscono le somme di denaro, accreditate dall'Inps, sul conto corrente cointestato con i familiari, utilizzando le agenzie di money transfer o altre soluzioni; a parere dell'interrogante la truffa penalizza il nostro Paese, anche per una fuga di capitali. Si percepiscono somme di denaro non dovute che vengono spese all'estero; risulta all'interrogante che in Italia, dei 4.700.000 stranieri con regolare permesso di soggiorno, il 7 per cento risulta avere più di 65 anni, quindi beneficiario dell'assegno Inps; dalle indagini è emerso, altresì, che per ogni operazione effettuata risulterebbe che il 60 per cento della platea beneficiaria dell'assegno sociale non risulta risiedere stabilmente nel nostro Paese, come previsto dalla legge; pertanto, anche con previsioni ottimistiche, almeno 25.000 extracomunitari ricevono assegni sociali dall'Inps, pur non avendone i requisiti, che tradotto in esborso per lo Stato sarebbero circa 163 milioni di euro all'anno; considerato che: è di questi giorni la notizia di un'operazione del comando provinciale della Guardia di finanza di Latina, che ha individuato una frode ai danni del bilancio dello Stato, per complessivi 340.000 euro, realizzata attraverso l'indebita percezione della prestazione assistenziale dell'assegno sociale ("news-24" del 19 dicembre 2018); in particolare, le indagini hanno portato alla luce la posizione irregolare di 36 soggetti di diverse nazionalità, che hanno beneficiato indebitamente dell'assegno sociale, pur non essendo da tempo più residenti nel territorio nazionale, fruendo della vigente normativa che prevede l'erogazione di un contributo, pari a 453 euro per 13 mensilità, a soggetti extracomunitari, che abbiano compiuto i 66 anni e 7 mesi di età e siano, soprattutto, residenti o siano muniti di permesso di soggiorno, in via continuativa da almeno 10 anni, sul territorio nazionale, si chiede di sapere: quali misure i Ministri indirizzo intendano adottare per rafforzare i controlli sul territorio nazionale, al fine di accertare le false residenze dichiarate; se i controlli effettuati dalle sedi di rappresentanza diplomatica italiane possano accertare l'effettiva migrazione o l'eventuale rientro dei cittadini stranieri beneficiari in Italia del contributo dell'Inps;