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la libertà di autodeterminarsi, di autogestire addirittura il contenzioso e di entrare in una logica che negli ambienti anglosassoni è presente da decenni, da sempre, cioè l'ottica del win-win . Quando c'è un contenzioso, quando c'è una discussione, entrambe le parti devono uscire vincenti. Non bisogna partire dal presupposto - che è tipicamente italiano - che, quando c'è un processo, c'è una parte che vince e ce n'è una che perde. All'interno del mondo del diritto civile, del diritto commerciale, ma non solo, dobbiamo agire - e lo deve fare il Ministero, anche attraverso un'opera di convincimento di tutte le categorie professionali - sul piano culturale; dobbiamo tornare a parlare con i cittadini per far capire che andare in tribunale non assicura una vittoria e non assicura che vincere una causa consenta poi di avere davvero ragione. Purtroppo è così. L'ottica della mediazione, invece, è diversa; è un'ottica cui noi crediamo fortemente. Chiediamo davvero che, nei provvedimenti che il Governo dovrà adottare successivamente, si incida particolarmente sulla base delle indicazioni che abbiamo fissato tramite la fase emendativa e la fase di discussione. Arriviamo al punto nevralgico, quello che ci ha occupato per più tempo: il processo civile ordinario. Durante una seduta in Commissione ho avuto modo di intervenire proprio su questo punto, rivolgendomi al Governo - in particolare al sottosegretario Macina - e sollevando non dubbi ma alcune osservazioni. Credo che questa norma non sia sicuramente la migliore; lo dico tranquillamente: secondo me non è la migliore. Tuttavia parto dal presupposto contenuto in una frase che il ministro Cartabia aveva formulato in una riunione che era stata fatta: il processo civile, che è un momento centrale della vita sociale ed economica di questo Paese, oggi è un malato grave e, come tale, deve essere curato con una terapia importante. Probabilmente il testo oggi in approvazione è quella necessaria cura importante. Come ho già detto, mi auguro che nel prosieguo non si debba tornare su riformulazioni e rimodulazioni di norme che magari, nel concreto, non riescono ad ottenere un'efficacia reale; comunque ci credo, perché ci abbiamo lavorato assieme. Il lavoro che cercheremo di fare porterà avanti il dialogo e la discussione che abbiamo iniziato in Commissione. Proseguirà il lavoro in particolare sul processo e ricordo un principio che è stato richiamato, rifacendomi all'Unione delle camere civili: non dobbiamo barattare il diritto con la celerità e l'economicità perché ce lo chiede l'Europa. Noi dobbiamo ribadire il principio secondo cui i diritti che si salvaguardano con queste riforme sono un baluardo da tutelare. Ci sarebbero molte altre cose da dire perché il provvedimento è complesso. Penso, come è stato già detto, al tribunale della famiglia e alla parte relativa all'esecuzione. Mi limito a ringraziare ancora le relatrici, tutti i membri della Commissione e il presidente Ostellari perché è anche grazie a lui se siamo riusciti a dare una direzione. Ringrazio davvero tutti coloro che nella fase emendativa, che è stata molto complessa e articolata, ci hanno aiutato fornendoci un elemento in più di discussione e confronto che magari non è stato accolto, però se ne è discusso. Sono stati approvati degli ordini del giorno che, secondo me, contribuiranno a dare una svolta alla giustizia civile. Dobbiamo però continuare a lavorare e questo è solo il punto di partenza. Il nostro Gruppo è qui, pronto a monitorare, controllare e rimboccarsi le maniche quando necessario. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la ringrazio per avermi consentito di posporre il mio intervento per partecipare alla conferenza stampa del collega Ferro su una questione molto importante riguardante i tumori testa-collo, motivo per cui ci tenevo a essere presente. Stiamo discutendo della riforma del processo civile e, come mia consuetudine, desidero rivolgere un ringraziamento a chi ci ha messo la faccia, l'impegno, il sudore, il cervello e il cuore, lavorando tanto nei mesi passati. Partiamo da lontano perché tutto inizia nel gennaio 2020, per poi proseguire con un'accelerazione imposta in modo forte dal ministro Cartabia attraverso l'istituzione della cosiddetta Commissione Luiso presso l'ufficio legislativo del suo Ministero, che - è inutile dirlo - ha contribuito fortemente a dare un impulso chiaro, forte ed evidente al fine di ottenere nel più breve tempo possibile un risultato. Quel lavoro si è inserito in una prima proposta iniziale del Governo precedente, ma anche nel disegno di legge sottoscritto, insieme ad altri, dal collega Caliendo, seduto al mio fianco e di cui mi onoro di essere amico e collega, che aveva introdotto, insieme ad altri firmatari, la questione. Da allora sono passati alcuni mesi. Abbiamo approvato il Piano nazionale di ripresa e resilienza e questa riforma risponde certamente a una delle questioni più volte sollecitate dal Consiglio d'Europa all'Italia che, con la realizzazione, la messa in opera e l'attuazione del Piano è diventato non urgente, ma necessario adottare nel più breve tempo possibile. Ringrazio quindi i componenti della Commissione giustizia e, in particolare, le tre relatrici. Mi perdonino le altre signore, ma rivolgo un affettuoso ringraziamento alla mia amica e collega Modena per il cuore, la volontà e l'impegno che ci ha messo. Diciamocelo francamente: eravamo indietro. Parlo da avvocato civilista, pentito per una ragione semplice. Quando mi laureai, mio padre (che era un penalista e quindi io sono figlio d'arte) mi disse di fare ciò che desideravo. Io ritenni che non ero idoneo per fare l'avvocato penalista e scelsi il civile. Sbagliai, perché dovevo scegliere l'amministrativo. Lo dico adesso perché dovevo fare l'amministrativista: non solo perché mi piaceva tutto ciò che riguarda la pubblica amministrazione, ma perché le procedure legate al diritto amministrativo, quindi tutto ciò che comporta la giustizia amministrativa, funzionano, e devo ammettere che anche nel periodo di pandemia hanno funzionato bene, meglio della giustizia civile e di quella penale. Perché sono "pentito" di aver scelto di fare l'avvocato civilista? A parte che non paga nessuno (questo è un altro problema del civile), ma il punto è un altro: purtroppo la lentezza incredibile del nostro processo civile di fatto nega la giustizia, non dà la possibilità di dare risposte chiare, forti e impegnative ai clienti e non c'è la possibilità di dire che da noi chi ha bisogno di giustizia la trova, perché non è così. È questo il motivo per il quale molte imprese, che magari verrebbero ad investire nel nostro Paese, non lo fanno, perché il sistema della giustizia civile non funziona. Ed è questa la ragione per la quale il Consiglio europeo ha più volte sollecitato il nostro Paese a ridurre i tempi della giustizia, a renderli più spediti, più efficaci e più efficienti, in ogni grado di giudizio. Quindi, non solo nel primo grado, che è il vero problema della giustizia civile italiana, ma anche nel secondo e nel terzo. È chiaro che dei passi in avanti nei mesi passati ci sono stati.