[resaula]

si emettono titoli che avrebbero come garanzia dei mutui, ma il rischio viene trasferito ai sottoscrittori finali delle obbligazioni, che potranno non vedere il rimborso degli interessi o comunque del capitale a scadenza nel momento in cui non vi fosse una effettiva riscossione dei mutui. Francamente, credo che una politica in base alla quale, da una parte, si va a raccontare che si difendono i risparmiatori e, dall'altra, si mette in piedi un sistema in cui invece il risparmiatore rischia di trovarsi il prodotto prefabbricato dalla propria banca, con la certificazione delle tre B (per quanto articolata, annessa e connessa) che alla fine ricasca sul vecchietto di turno che non sa bene dove andare a investire qualcosa, non sia in linea con quanto detto e proclamato in tutte le salse da questo Governo del cambiamento. Non discuto il fatto che le banche siano piene di questa roba perché la gente non paga, ma discuto il fatto che non si può avere una testa bifronte: da un lato prevedere un fondo di garanzia e dire che i risparmiatori truffati devono essere ripagati e, dall'altro, mettere in circolazione strumenti che possono consentire il perpetuarsi di questa impostazione. Tenete conto che la società civile, quella che chiamereste semplicemente il popolo, avveduto e che un po' conosce i meccanismi, si rende perfettamente conto che questa roba entra in circolo con tutta una serie di conseguenze che possono essere negative per i singoli. In conclusione, credo che ci voglia un po' più di chiarezza di idee, con riferimento alla questione del 5G, e un poco più di coerenza con riferimento alla tutela dei risparmiatori. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, il decreto-legge sulla Brexit, che disciplina servizi bancari, finanziari ed assicurativi in caso di recesso del Regno Unito dall'Unione europea in assenza di un accordo, vede il Partito Democratico sostanzialmente d'accordo con le misure di salvaguardia in relazione ad alcuni settori problematici conseguenti al possibile recesso del Regno Unito dall'Unione europea senza un deal predefinito. Il decreto-legge interviene, tra le altre cose, con una serie di garanzie per le attività degli operatori del Regno Unito attivi in Italia e per quelli italiani attivi nel Regno Unito. Riteniamo che si tratti di una norma ordinamentale, che consente all'ordinamento giuridico italiano di funzionare, permettendo di continuare a lavorare, a studiare, a investire, a farsi curare, in sostanza ad operare, sia agli italiani presenti nel Regno Unito, sia ai sudditi di Sua Maestà britannica che si trovano nel nostro Paese: tutto ciò in conseguenza della rottura della concordia comunitaria scaturita dall'uscita del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dal sistema dell'Unione europea. Le norme puntano sostanzialmente a permettere a banche britanniche, imprese di investimento e istituti di moneta elettronica, che operano mediante succursali del Regno Unito, di continuare la propria attività in Italia anche durante il periodo transitorio, che il decreto-legge prevede in diciotto mesi, previa notifica alle autorità competenti tre giorni prima della data della Brexit. Le banche britanniche, che svolgono attività di raccolta del risparmio, non possono concludere nuovi contratti o rinnovare quelli esistenti. Per le banche che partecipano alle aste dei titoli di Stato non è invece richiesta la notifica, ad eccezione dell'attività di raccolta del risparmio. Per poter continuare ad operare in Italia, anche dopo il periodo transitorio, o costituire un intermediario italiano, questi soggetti dovranno presentare un'apposita domanda entro sei mesi dall'avvio della transizione. Nel decreto-legge si rafforza inoltre il golden power sulla tecnologia 5G, anche dopo le polemiche seguite agli accordi con la Cina sulla nuova Via della Seta. La rete 5G è una struttura portante delle nostre infrastrutture digitali ed era quindi fondamentale e importante intervenire in questo ambito. Soprattutto a seguito degli accordi che si sono sviluppati con la Cina, il Governo ha deciso di inserire queste norme accanto a quelle preponderanti sulla Brexit. Con questa scelta l'operatore o gli operatori di telecomunicazione che vorranno acquisire le reti 5G dovranno comunicarlo preventivamente alla Presidenza del Consiglio dei ministri con un certo anticipo, affinché poi il Governo possa decidere se esercitare il veto sull'operazione oppure imporre specifiche prescrizioni. Credo che sia quanto mai importante - ed era anche fondamentale farlo in maniera celere dopo l'accordo con la Cina - andare a normare questi delicati aspetti. Il decreto-legge in discussione regola anche le prestazioni sanitarie in caso di no deal per i cittadini britannici. Il testo prevede che, a condizione di reciprocità con i cittadini italiani, per quei soggetti si deve applicare fino a tutto il 2020 il regolamento europeo n. 883 del 2004 per le prestazioni sanitarie e sociali. Il decreto-legge prevede che le banche del Regno Unito, le imprese di investimento e gli istituti di moneta elettronica britannici operino in conformità alle disposizioni in materia bancaria e finanziaria, e siano loro applicabili dal giorno antecedente la Brexit. Questa previsione vale fermo restando quanto previsto dal decreto per il periodo transitorio. Una volta rilasciata l'autorizzazione, gli operatori potranno operare in via definitiva secondo quanto previsto dalle disposizioni nazionali applicabili, fermo restando quanto previsto per le istanze autorizzative per le banche e le imprese di investimento aventi sede nel Regno Unito e abilitate alla partecipazione alle aste di titoli di Stato, per i quali non è richiesta la presentazione della notifica, salvo che per continuare ad esercitare l'attività di raccolta del risparmio. Le banche e le imprese di investimento del Regno Unito che alla data del recesso prestano servizi e attività di investimento, con o senza servizi accessori, sul territorio italiano in regime di libera prestazione di servizi, possono continuare a svolgere in Italia le stesse attività solamente nei confronti delle controparti qualificate e dei clienti professionali. Il decreto-legge stabilisce anche che deve svolgersi entro quindici giorni dalla Brexit l'obbligo di comunicare ai clienti, nonché agli altri soggetti con cui intrattengono rapporti nella prestazione dei servizi alle autorità competenti, le iniziative adottate per garantire l'ordinata cessazione dell'attività da parte di quei soggetti del Regno Unito che operano nel territorio italiano e che per il decreto-legge dovranno appunto interrompere le proprie azioni in Italia entro la data della Brexit. Si tratta degli istituti di pagamento del Regno Unito, dei gestori dei fondi del Regno Unito, degli OICR, nonché degli istituti di moneta elettronica che operano sul territorio italiano in regime di libera prestazione dei servizi o tramite agenti o soggetti convenzionati, così come le banche e le imprese di investimento del Regno Unito che prestano servizi di investimento in regime di libera prestazione a favore dei clienti al dettaglio. Sono ammesse dopo la Brexit le operazioni per la chiusura dei rapporti già in essere, ma nel più breve tempo possibile e comunque non oltre il termine massimo di sei mesi dalla data di recesso, con l'osservanza dei termini di preavviso per lo scioglimento dei contratti.