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Riconoscimento giuridico dell'Istituto nazionale Ferruccio Parri. Rete degli istituti della storia della Resistenza e dell'età contemporanea. Onorevoli Senatori . – L'Istituto nazionale Ferruccio Parri rappresenta la continuità ideale e materiale con l'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (INSMLI), fondato nel 1949 da Ferruccio Parri e da un gruppo di intellettuali di diverso orientamento politico e culturale, protagonisti della Resistenza italiana. Nel 1947 essi avevano dato vita a tre istituti, a Torino, Genova e Milano, con l'obiettivo di raccogliere e preservare la documentazione dell'esperienza resistenziale. Nel 1948 il Consiglio superiore degli archivi di Stato decise di affidare ai tre istituti le carte del movimento di Liberazione. Sulla scorta di quella decisione Ferruccio Parri si fece promotore della nascita, a Milano, dell'Istituto nazionale, al fine di fornire un'impronta unitaria e coordinata a questo compito. La funzione assegnata all'INSMLI era l'esito del riconoscimento politico e militare che il movimento di Liberazione aveva ottenuto dallo Stato, in quanto movimento armato operante nei territori del Nord occupati. Infatti, con gli accordi di Roma del dicembre 1944, il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI) era stato riconosciuto come unico organo politico legittimato a combattere gli occupanti tedeschi e i fascisti della Repubblica sociale italiana (RSI) attraverso le formazioni partigiane organizzate nel Corpo volontari della libertà (CVL). Con la legge 16 gennaio 1967, n. 3 (Riconoscimento giuridico dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione), firmata dal Presidente del Consiglio dei ministri Aldo Moro, e promulgata dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, il riconoscimento della funzione svolta dagli istituti storici della Resistenza trovò formale riconoscimento nel quadro normativo dello Stato italiano il quale si fece carico di assegnare, attingendo dai propri organici, una parte del personale necessario al funzionamento dell'Istituto nazionale e della rete di istituti ad esso collegati, impegnandosi nel contempo a prevedere il sostegno finanziario alle attività svolte. A distanza di circa 40 anni, la legge n. 3 del 1967 fu abrogata dal decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212, un provvedimento che avrebbe dovuto perseguire l'obiettivo di eliminare leggi obsolete o superate da successive disposizioni normative, ma che al contrario, nel caso degli istituti storici della Resistenza, colpì una realtà viva e necessaria, per di più in espansione e in continuo aggiornamento metodologico e tematico. In quel momento, infatti, l'INSMLI non solo era partecipe di un vivace dibattito storiografico e culturale di rango nazionale e internazionale ma coordinava una rete di più di sessanta istituti distribuiti sul territorio nazionale. Questa evidenza non fu, tuttavia, sufficiente a mantenere in vita la normativa che ne sanciva il riconoscimento giuridico da parte dello Stato. L'abrogazione si collocava, in realtà, nel contesto di una temperie culturale di sostanziale indifferenza, quando non di aperta ostilità, nei confronti della discriminante « antifascista » sulla quale si erano fondati l'unità nella Resistenza e il patto politico e istituzionale dal quale scaturì la Costituzione. Patto in cui si riconoscevano le diverse culture politiche animatrici dei grandi partiti di massa, i quali saranno gli strumenti per la costruzione e l'organizzazione della democrazia repubblicana post bellica. Letta in questa chiave la cancellazione del riconoscimento giuridico degli istituti storici della Resistenza, lungi dall'essere una mera operazione formale, assume, al contrario, il tratto ben più profondo di un vulnus inferto alla radice storica che lega indissolubilmente la nazione, nella sua connotazione democratica e repubblicana, alla vicenda unitaria e plurale che aveva animato la guerra partigiana e nutrito il patto costituzionale. Una ferita anche morale, incisa sui già rilevanti problemi legati alle difficoltà della finanza pubblica, acuite dalla crisi finanziaria internazionale iniziata nel 2008. A partire da allora le attività dell'INSMLI hanno sofferto, e tutt'ora soffrono, delle difficoltà che hanno investito nel nostro paese una parte rilevante del mondo della cultura e della ricerca. Difficoltà che solo molto parzialmente hanno potuto essere attenuate dagli interventi della finanza pubblica locale e regionale, anch'essa colpita duramente da consistenti tagli di risorse. Tutto ciò non poteva non avere conseguenze negative, tanto sul versante della ricerca quanto su quello della didattica e delle attività di servizio, quali l'aggiornamento e l'apertura delle biblioteche e degli archivi. Nonostante questo complicato scenario, la realtà degli istituti storici della Resistenza ha continuato a svilupparsi e ad aggiornarsi, consolidando la struttura « reticolare », che costituisce, certamente, un tratto di originalità e ricchezza da preservare. Al maggio 2017 risale l'ultima rilevante trasformazione dell'Istituto nazionale, da quel momento intitolato al suo fondatore Ferruccio Parri e configurato secondo l'articolazione a rete che ne connota l'insediamento sul territorio nazionale « Istituto nazionale Ferruccio Parri. Rete degli istituti per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea » è, dunque, l'attuale denominazione dell'istituzione culturale per la quale, con il presente disegno di legge, si propone il riconoscimento giuridico, nonché il conseguente sostegno da parte dello Stato italiano. La Rete dell'Istituto nazionale Ferruccio Parri raccoglie gli istituti storici della Resistenza presenti sul territorio nazionale e comprende, inoltre, altre tipologie di istituzioni operanti nell'ambito della conservazione e della valorizzazione della memoria collegata alle vicende del fascismo, dell'antifascismo, della Resistenza, della deportazione, della Shoah e, in senso più ampio, della storia dell'età contemporanea e delle sue connessioni con i diversi ambiti territoriali. Nel suo rinnovato profilo l'Istituto nazionale Ferruccio Parri rende esplicito il riferimento, oltre che alla Resistenza, all'intero campo della storia contemporanea, confermando e assumendo sul piano metodologico la necessità di collocare l'esperienza della guerra e della Resistenza nel quadro più ampio della storia del Novecento. Complessivamente si può affermare che il lavoro degli istituti aderenti alla Rete costituisce ormai, nel suo insieme, una voce autorevole e insostituibile nel campo del dibattito storiografico. Non meno rilevante è la funzione che gli istituti della Rete hanno assunto nel campo della didattica e della stessa formazione dei docenti. Una funzione già presente dai primi anni di attività che nel corso degli anni si è affinata promuovendo un imponente lavoro di innovazione, indispensabile per valorizzare al meglio le nuove acquisizioni scientifiche, cogliendo le enormi potenzialità offerte dal web , così come dalle nuove tecnologie, sia per l'attività di formazione dei docenti sia per le offerte didattiche rivolte alla platea dei discenti. Gli archivi e le biblioteche dell'Istituto nazionale Ferruccio Parri e degli istituti della Rete costituiscono il primario elemento qualificante di un'istituzione di ricerca.