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Non mi sembra che questo decreto-legge risponda a tale logica e questo è grave, perché coinvolge anche cittadini che non hanno ancora l'età per esprimere un voto e una preferenza, motivo per cui questo decreto-legge avrebbe dovuto assumere un significato particolare. Tale particolare significato si traduce in un esempio per chi si deve completamente rimettere alle scelte degli adulti, ma che ci sta a guardare e subirà le conseguenze di quest'anno scolastico. Concludo, signor Presidente, dicendo che il Ministro, per quello che riguarda noi del Gruppo Lega, riceve una grave insufficienza per il suo primo decreto, per le correzioni in blu e in rosso. I quiz non l'hanno premiata. Le consigliamo anche di andare a lezione e le diciamo molto chiaramente che con questo decreto-legge ha perso una grandissima opportunità. (Applausi). PRESIDENTE . Senatrice Saponara, non l'ho voluta interrompere, però mi corre l'obbligo di sottolineare, per così dire, anche per il futuro, l'inopportunità di definire rappresentanti del Parlamento come scudieri di un qualsivoglia Ministro. (Applausi). Non l'ho interrotta, ma mi corre l'obbligo precisarlo, per la dignità di quest'Assemblea: lo farei - e ovviamente lo farò - con chiunque parli dai banchi dei senatori. (Commenti). È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, sinceramente non si sa da dove partire per mettere in sequenza gli elementi che andranno presumibilmente a tratteggiare quella che passerà alla storia come una Caporetto della scuola pubblica italiana, e ai colleghi del MoVimento 5 Stelle dico che quando si parla di «scuola pubblica» si intende anche la scuola paritaria; qualcuno fa finta di non saperlo, qualcuno ho l'impressione che non lo sappia davvero. Vorrei poi rassicurare il sottosegretario Malpezzi dicendo che eviterò di fare la cronaca di quello che abbiamo visto (che voi umani non potete neanche immaginare) in questi ultimi giorni e in queste ultime notti dei lavori della 7 a Commissione di questo ramo del Parlamento: un conflitto aperto e senza quartiere all'interno della maggioranza, anche all'interno dei partiti della maggioranza, un vivace profluvio di emendamenti poi ritirati, oppure accantonati, o cambiati e stravolti (nel senso che diventavano il contrario di quello che erano fino a un attimo prima), litigi, tensioni, conflitti; tutto per non farsi carico dei bisogni degli studenti italiani ed eventualmente delle loro famiglie, ma per cercare di catturare il consenso di qualcuna delle tante categorie di cui si compone il mondo della scuola. Temo però che non ci siate riusciti, perché se aveste avuto l'obiettivo degli studenti più che dei docenti forse sareste riusciti anche ad accontentare i docenti. In questa maniera ho l'impressione che tanta è stata la contraddittorietà dell'azione di Governo su questo tema, evidentemente così delicato, che difficilmente potrà tornarvi utile dal punto di vista elettorale. Pertanto partirò constatando quanto è stato fatto o quanto non è stato fatto per gli studenti, per i ragazzi che frequentano le nostre scuole. Intanto tutta questa storia è cominciata con una grande incertezza, quella sulla chiusura: si chiude, non si chiude, come si chiude, quando si chiude. Sì è chiuso improvvisamente; improvvisamente è stata comunicata la chiusura delle scuole, letteralmente dalla sera alla mattina, mettendo così le famiglie nelle condizioni di non sapere come provvedere alla loro quotidianità. La stessa incertezza è un danno, provoca danni e, soprattutto in un'epoca così fragile come quella che viviamo, caratterizza il grande interrogativo su quando e come aprirà la scuola. Alcuni Paesi a noi vicini si stanno organizzando; alcuni hanno già aperto, altri stanno ragionando se e come aprire. Mi riferisco alla Francia, alla Germania, al Regno Unito, alla Danimarca, all'Olanda, alla Svizzera; sono tanti, colleghi, e non hanno avuto un atteggiamento remissivo, passivo, di fronte a quello che evidentemente è un enorme problema di salute pubblica, cioè la pandemia di Covid-19. Noi, invece, ci siamo chiusi in noi stessi, abbiamo chiuso le scuole e non diamo alcuna indicazione, non azzardiamo alcuna ipotesi su come eventualmente riaprirle. Sappiamo che nella seconda metà di settembre ci saranno le elezioni regionali e comunali, sconsideratamente accorpate al referendum costituzionale, perché anticipare il più possibile quella data elettorale rientra evidentemente nell'interesse dei partiti di maggioranza, ma non sappiamo se e quando le scuole riapriranno. Non è stato fatto nulla per i 300.000 studenti disabili che sono stati abbandonati a loro stessi; non è stato fatto nulla per garantire l'assistenza a chi ha bisogno di essere seguito e frequenta il mondo della scuola; non è stato fatto nulla in realtà per colmare quell'immenso vuoto formativo che purtroppo credo caratterizzerà questa generazione, dal momento che il problema si protrae e che le soluzioni non si intravedono. La didattica a distanza, per carità, era una soluzione emergenziale, ma non è andata come ci è stato raccontato dal ministro Azzollina. Io spero che non sia vero quanto ci è stato mostrato dal rapporto di Cittadinanzattiva, per cui il 52 per cento degli studenti ha avuto accesso alla didattica a distanza, perché vuol dire il 48 per cento non vi ha avuto accesso. Se così fosse, sarebbe una catastrofe e non solo un evidente e grande problema. Su questo vorrei mettere in guardia quest'Assemblea del Parlamento, anche se speravo nella presenza del Ministro; mi auguro che qualcuno riferisca, in ogni caso ho depositato un'interrogazione parlamentare al riguardo, che spero avrà una risposta chiara da parte del Ministro. Ho letto nei giorni scorsi un'intervista del professor Giulio Ceppi, uno stimato architetto, docente del Politecnico di Milano, che fa parte del comitato scientifico istituito presso il Ministero dell'istruzione e quindi non parla a caso, quello che dice si immagina rientri in una visione comune di quel comitato scientifico e di quel Ministero. Egli ha candidamente dichiarato che tutto quanto sta accadendo in termini di digitalizzazione, di mancata presenza fisica degli studenti nelle scuole e nelle classi, sarà la norma per il futuro. Non è come io credevo, come noi credevamo, un'emergenza, un modo per superare dignitosamente un problema immenso: è proprio un obiettivo. Lui parla di «scuola ibrida». Ora, colleghi, se qualcuno ha intenzione di stravolgere il senso dell'istruzione ed eliminare il luogo fisico della scuola, considerandolo un disvalore, vi prego fermatevi, quantomeno parliamo e quantomeno cercate di impedire che altri parlino al posto del Parlamento di un tema così delicato. Se il Ministro ha delle idee al riguardo, lo dica, ma induca al silenzio chi in questo caso parla per lei. Abbiamo presentato molti emendamenti, quasi tutti ci sono stati respinti, anche se devo dire il gesto è stato carino, grazioso. Abbiamo apprezzato il gesto di incontrarci e parlare: sono stati presenti i Sottosegretari e i tecnici all'istruzione, persone squisite e molto competenti. Abbiamo sicuramente imparato qualcosa.