[pronunce]

che la partecipazione effettiva delle Regioni alla fase di approvazione, come prevede l'art. 2, comma 1, del decreto impugnato, priverebbe di fondamento la censura relativa al potere sostitutivo conferito al Governo nell'ipotesi di dissenso della Regione interessata, tanto più che la fattispecie sarebbe perfettamente conforme allo schema di esercizio del potere sostitutivo delineato nell'art. 120, comma secondo, della Costituzione, venendo in questione opere che, per la loro indubitabile rilevanza strategica, sarebbero in grado di incidere sull'unità economica del Paese; che, in ordine all'ammissibilità di una normativa statale di dettaglio, ovviamente cedevole, in materia di potestà concorrente, la difesa del Presidente del Consiglio rileva che ciò risponderebbe «ad una esigenza imprescindibile, in applicazione del principio di continuità, quando non vi sia alcuna altra norma applicabile alla fattispecie»; che, relativamente alle censure che investono la previsione della nomina governativa di un commissario straordinario che vigili sull'andamento delle opere e l'attribuzione ad esso del potere di adottare i provvedimenti necessari alla tempestiva esecuzione dell'opera, la difesa erariale replica che la procedura ha luogo solo per le opere di interesse internazionale o interregionale e che comunque è previsto che siano sentiti i Presidenti delle Regioni coinvolte; che, infine, rispetto alla violazione del principio di leale collaborazione, fondata sul fatto che il Governo non avrebbe recepito nel decreto impugnato gli emendamenti proposti in sede di Conferenza unificata, l'Avvocatura dello Stato osserva che la Conferenza si sarebbe limitata a formulare l'auspicio dell'accoglimento dei propri emendamenti e inoltre che l'impegno assunto in sede di Conferenza unificata non sarebbe comunque un elemento giuridicamente rilevante ai fini della valutazione del parametro cui commisurare la legittimità costituzionale della norma censurata; che, in prossimità dell'udienza pubblica del 25 marzo 2003, la difesa della Regione Lombardia ha presentato un'istanza di rinvio della trattazione della causa, che è stata fissata per la discussione nell'udienza pubblica del 6 maggio 2003; che in data 23 aprile 2003 la ricorrente ha depositato ampia documentazione dalla quale risulta che essa in data 11 aprile 2003 ha siglato un'intesa generale quadro con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per dare attuazione sia alla legge 21 dicembre 2001, n. 443, sia al decreto legislativo n. 190 del 2002; che è stata altresì depositata una copia della deliberazione n. VII/12734 della Giunta della Regione Lombardia in data 16 aprile 2003, nella quale, considerato che, con decreto della Giunta regionale n. 12677 del 10 aprile 2003, è stato approvato lo schema d'intesa generale quadro tra il Governo nazionale e la Regione, si prende atto «dell'intervenuta cessazione della materia del contendere» e contestualmente si autorizza il difensore della Regione «a perfezionare gli atti necessari all'abbandono della controversia»; che in data 5 maggio 2003 la Regione Lombardia ha depositato atto di rinuncia al ricorso, completo di accettazione da parte dell'Avvocatura generale dello Stato. Considerato che, ai sensi dell'articolo 25 delle norme integrative per i giudizi dinanzi a questa Corte, la rinuncia al ricorso, qualora sia accettata da tutte le parti, estingue il processo.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara estinto il processo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 giugno 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Carlo MEZZANOTTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 luglio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA