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Inoltre per i manufatti di interesse storico-monumentale di età medioevale, moderna e contemporanea, di cui alla Parte II del Codice dei beni culturali, sono consentiti esclusivamente gli interventi di manutenzione ordinaria, di manutenzione straordinaria e gli interventi di restauro e di risanamento conservativo; la suddetta disciplina di tutela riguarda tutti i centri storici del Lazio, ma, paradossalmente, esclude dalla sua applicazione il centro storico di Roma, nonostante esso includa un patrimonio paesaggistico di assoluto rilievo, unico al mondo. Il comma 15 del citato art. 43 rimanda infatti al Piano di gestione dell'area del centro storico di Roma, inserita nella lista del Patrimonio Unesco, ai sensi della Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale", firmata a Parigi il 10 novembre 1972 e ratificata con legge 6 aprile 1977, n. 184; il citato Piano di gestione UNESCO per il centro storico di Roma è stato approvato dal commissario straordinario di Roma Capitale, con i poteri dell'Assemblea capitolina, con deliberazione n. 62 del 2016, ma non ha introdotto alcuna effettiva tutela per il centro storico della Capitale in quanto, per la sua natura giuridica, tale Piano non può esercitare alcuna tutela cogente, né fornire prescrizioni vincolanti; con la proposta di deliberazione consiliare n. 26 del 4 gennaio 2019, la Giunta regionale ha trasmesso la versione aggiornata del PTPR al Consiglio regionale del Lazio per la sua approvazione definitiva; il PTPR predisposto per l'approvazione conferma l'assenza di una reale tutela per il centro storico di Roma, in quanto l'art. 43, comma 17, delle norme tecniche ribadisce che "non si applicano le disposizioni sostanziali e procedurali di cui al presente articolo all'insediamento urbano storico, sito Unesco, centro storico di Roma. L'applicazione di specifiche prescrizioni di tutela da definirsi, in relazione alla particolarità del sito, congiuntamente da Regione e Ministero, decorre dalla loro individuazione con le relative forme di pubblicità, rimandando pertanto ad una data indefinita l'entrata in vigore di prescrizioni vincolanti"; l'assenza di una tutela paesaggistica effettivamente vigente espone il centro storico di Roma ad interventi edilizi impropri, che possono arrecare grave danno alla sua conformazione storica e non consente agli organismi locali del Ministero di esercitare a pieno le proprie funzioni di indirizzo e di controllo, si chiede di sapere: quali opportune ed urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché il PTPR approvato in via definitiva dalla Regione Lazio sottoponga ad idonea salvaguardia paesaggistica il centro storico di Roma; quali opportune ed urgenti iniziative intenda assumere affinché la tutela paesaggistica sia estesa non solo alle aree interne alle mura del centro storico monumentale, come individuato negli elaborati prescrittivi Tav. A 24 e Tav. B 24 del PTPR, ma anche agli ambiti della città storica localizzati al di fuori delle mura, con particolare riferimento all'edilizia puntiforme Otto-Novecentesca, di notevole pregio architettonico, costituita dai villini e dalla città giardino, localizzati nei quartieri limitrofi alle mura aureliane. Atto n. 4-02006 DE PETRIS Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il decreto VIA del Ministero dell'ambiente, protocollo n. 5 del 9 gennaio 2008 (numero parere 966 del 24 luglio 2007) approvò "l'adeguamento della darsena di levante a terminal contenitori mediante colmata e conseguenti opere di collegamento nel Comune di Napoli per la costruzione del nuovo Terminale Contenitori di Napoli Levante"; l'opera risulta oggi in via di ultimazione, ma già è tangibile un notevole impatto sociale e ambientale sulla vita della città di Napoli e soprattutto della sua periferia orientale; fra le misure previste dal decreto, vi è un "piano finalizzato alla riforestazione (…) di territori della Regione Campania per l'assorbimento di carbonio in linea con gli obiettivi del Piano nazionale di riduzione di gas serra, in adempimento al protocollo di Kyoto" e specifiche misure per la mitigazione dell'impatto ambientale e il costante monitoraggio in particolare della "cassa di colmata", che contiene rifiuti altamente tossici; la realizzazione dell'imponente infrastruttura insiste peraltro nell'ambito del sito di interesse nazionale di Napoli Orientale, individuato dall'art. 1, comma 4, della legge n. 426 del 1998, e perimetrato con ordinanza commissariale del 29 dicembre 1999 del sindaco di Napoli, nelle funzioni di commissario delegato per gli interventi di cui alle ordinanze del Ministero dell'interno n. 2509/97 e successive, d'intesa con il Ministero dell'ambiente, un'area molto vasta di oltre 800 ettari che comprende circa 500 aziende di diversa dimensione, anche dismesse, aree residenziali, strutture ad usi sociali ed appezzamenti agricoli, suddivise in quattro grandi sub -aree, oggetto di un "Accordo di Programma per la Definizione degli Interventi di Messa in Sicurezza e Bonifica delle aree comprese nel SIN di Napoli Orientale", sottoscritto nel novembre 2007 tra Ministero dell'ambiente, commissario di Governo per l'emergenza bonifiche e tutela delle acque nella Regione Campania, Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Napoli ed Autorità portuale di Napoli. Tale accordo prevedeva, tra l'altro, che ARPAC ed ISPRA procedessero alla definizione dei valori di fondo nei suoli per gli elementi inorganici che, sulla base dell'elaborazione dei dati, per Berillio, Stagno e Vanadio, relativamente a terreno di riporto e a sabbie miste a pomici, risultano tutti al di sopra dei limiti tabellari; l'Unione europea non ha finora stanziato fondi per la bonifica della zona Sin Napoli Orientale, pur avendo ricevuto una richiesta nel 2013 da parte delle istituzioni interessate, poiché nel 2016 l'autorità di gestione del programma operativo Campania 2007-2013 del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) ha scritto alla Commissione, ritirando il grande progetto riqualificazione urbana area portuale Napoli Est; la competenza in materia di approvazione dei progetti di bonifica, ai sensi dell'articolo 242 del decreto legislativo n. 152 del 2006, spetta al Ministero dell'ambiente; considerato inoltre che: il Ministero per i beni e le attività culturali ha espressamente richiamato "l'attenzione sulla presenza, dello storico Fortino di Vigliena e dell'edificio della Cirio sottoposto anch'esso a tutela ai sensi del decreto legislativo n. 42/2004"; su richiesta proprio del Ministero per i beni e le attività culturali l'Autorità portuale si impegnò, mediante documentazione integrativa (prot. di arrivo del 15 ottobre 2007 n. 28788), "a cofinanziare gli interventi di restauro del Fortino di Vigliena sulla scorta di un progetto della Soprintendenza ai BAP e PSAE di Napoli e Provincia", impegni che però risultano alle associazioni di cittadini dell'area interessata ampiamente disattesi, si chiede di sapere: