[pronunce]

Il ricorrente avrebbe mancato di considerare che la disposizione impugnata «è riconducibile alla materia di competenza legislativa primaria "urbanistica e piani regolatori" ex art. 8, n. 5 dello Statuto speciale di autonomia», con ciò trascurando di spiegare perché il legislatore provinciale non avrebbe potuto recepire, tra gli istituti giuridici propri dell'ordinamento provinciale nella materia dell'urbanistica, lo strumento di semplificazione così introdotto. Nel merito, la questione sarebbe comunque non fondata. La SCIA indicata dalla norma provinciale impugnata non integrerebbe affatto un titolo abilitativo differente da quello previsto dalla norma statale interposta. Mentre quest'ultima si riferisce, con la locuzione «procedura abilitativa semplificata» (PAS), al «tipo di procedimento amministrativo nell'ambito del quale è presentata la dichiarazione dell'istante accompagnata dall'attestazione di conformità urbanistica», il termine «SCIA», utilizzato dall'art. 5 della legge prov. Trento n. 4 del 2022, «indica la tipologia di atto che il richiedente è tenuto a presentare per la realizzazione dell'intervento edilizio nell'ambito della procedura semplificata». In altri termini, il legislatore provinciale avrebbe recepito la PAS utilizzando il termine «SCIA», ma mantenendo le medesime scansioni procedimentali previste dall'art. 6 del d.lgs. n. 28 del 2011 (in particolare, il termine di 30 giorni entro il quale il comune è chiamato a pronunciarsi). Simile impostazione risulterebbe coerente con la normativa statale di riferimento che individua proprio nella SCIA il titolo abilitativo per la costruzione, l'esercizio e la modifica degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, con potenza inferiore a determinate soglie. 2.3.- Anche la terza questione, concernente gli interventi di edilizia libera senza autorizzazione paesaggistica, di cui all'art. 7, commi 1, 2 e 3, della legge prov. Trento n. 4 del 2022, sarebbe, nel complesso, non fondata. Premessa un'eccezione di inammissibilità riguardante solo la questione sul comma 3 dell'art. 7 (in quanto l'esonero dall'autorizzazione paesaggistica - osserva la resistente - sarebbe previsto solo dai commi 1 e 2, il comma 3 limitandosi a introdurre criteri per l'inserimento degli impianti nei centri storici, senza che alcuna censura, nel ricorso, abbia raggiunto tale specifica previsione), nel merito la resistente sostiene l'erroneità del presupposto di partenza del ricorso, secondo cui i beni indicati dall'art. 136, comma 1, lettere b) e c), del d.lgs. n. 42 del 2004 non troverebbero tutela quali «beni ambientali» nell'ambito dell'ordinamento provinciale. Al contrario, detti beni - in esito a un quadro riepilogativo della legislazione provinciale - risulterebbero «tutelati quali beni ambientali nell'ambito dell'ordinamento provinciale». Di conseguenza, grazie alla clausola di salvezza di cui all'ultimo periodo dell'art. 7, comma 1, della legge prov. Trento n. 4 del 2022, il legislatore provinciale avrebbe inteso «tenere ferma l'autorizzazione paesaggistica per gli interventi riguardanti i beni ambientali individuati ex art. 65 della legge prov. Trento n. 15 del 2015 e, dunque, riguardanti tutti i beni predetti», rimanendo sulla stessa linea di quanto prevede l'art. 7-bis, comma 5, del d.lgs. n. 28 del 2011. Le due discipline, quella provinciale e quella statale, sarebbero pertanto «equivalenti, pur nella diversità degli istituti giuridici previsti dai due ordinamenti in materia di tutela del paesaggio», e l'una costituirebbe l'adattamento dell'altra nell'ordinamento provinciale. Il legislatore provinciale, peraltro, avrebbe anche provveduto a recepire - con apposite modifiche apportate alla legge prov. Trento n. 15 del 2015, «condivise con le competenti strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri» - la disciplina della procedura autorizzatoria semplificata di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 (Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata), e ciò mediante le previsioni della legge della Provincia autonoma di Trento 15 marzo 2018, n. 5 (Modificazioni della legge provinciale sull'attività amministrativa 1992, della legge provinciale per il governo del territorio 2015 e disposizione in materia di autorizzazione integrata ambientale), e della legge della Provincia autonoma di Trento 3 agosto 2018, n. 15 (Assestamento del bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2018 - 2020). Ciò, pur nella consapevolezza che, a mente dell'art. 2, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), le previsioni del d.P.R. n. 31 del 2017, in quanto non aventi rango legislativo, non potrebbero essere considerate norme fondamentali di riforma economico-sociale, atte - come tali - a configurare un limite per la legislazione provinciale. In ogni caso - precisa la resistente - le competenze legislative primarie in materia di urbanistica e tutela del paesaggio, di cui all'art. 8, numeri 5) e 6), dello statuto speciale di autonomia, e alle quali sarebbero da ricondurre le norme impugnate, non sarebbero venute meno a fronte del titolo di competenza legislativa statale esclusiva di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.; tanto ciò vero che questa Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 131, comma 3, del d.lgs. n. 42 del 2004 «nella parte in cui include le Province autonome di Trento e di Bolzano tra gli enti territoriali soggetti al limite della potestà legislativa esclusiva statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione» (è citata la sentenza n. 226 del 2009). Del resto il legislatore provinciale, di fronte alle norme di grande riforma economico-sociale recate dal cod. beni culturali, «ha dovuto tenere conto del sistema giuridico provinciale di tutela del paesaggio», adattandovi quelle norme ma non potendo menzionare espressamente le aree e i beni contemplati dall'art. 136, comma 1, lettere b) e c), del d.lgs. n. 42 del 2004, che non trovano, nell'ambito della pianificazione urbanistica provinciale, i riferimenti necessari ad identificarli immediatamente.