[pronunce]

La Regione aggiunge che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 34 del 2004, ha ammesso che si possa ragionevolmente derogare ai princípi costituzionali in presenza di peculiari situazioni giustificatrici e nell'esercizio di una discrezionalità finalizzata a garantire il buon andamento della pubblica amministrazione. Nella fattispecie il legislatore avrebbe perseguito appunto tale buon andamento, individuando nel contratto collettivo dei giornalisti una garanzia di indipendenza e libertà di tali professionisti che altrimenti verrebbe meno ove il loro status fosse subordinato alla medesima fonte contrattuale del comparto delle autonomie locali. Né potrebbe ritenersi violato il principio secondo cui la regolazione mediante contratti individuali e collettivi dei rapporti di lavoro nelle pubbliche amministrazioni costituisce una norma di riforma economico-sociale che si impone a qualsiasi tipo di potestà legislativa della Regione Sicilia, poiché le norme censurate richiamano pur sempre una fonte contrattuale collettiva. Infine, a parere della Regione, le disposizioni sospettate di illegittimità costituzionale sono intervenute nella fase transitoria della costituzione degli uffici stampa e pertanto dovrebbero essere considerate legittime sulla base dello stesso art. 2 della legge n. 421 del 1992 evocato dal rimettente, norma che contempla la necessità di prevedere una fase transitoria idonea ad assicurare la graduale sostituzione del regime all'epoca in vigore nel settore pubblico con quello previsto nello stesso art. 2. 4. – In prossimità dell'udienza di discussione, la Regione Sicilia ha depositato memoria con la quale, oltre a richiamare le argomentazioni già svolte nell'atto di intervento, deduce che le norme censurate rispondono ad un'esigenza di disciplina dello stato giuridico ed economico degli addetti agli uffici stampa degli enti locali oggetto di un apposito protocollo d'intesa stipulato il 16 aprile 2003 fra la Conferenza dei Presidenti dell'Assemblea Siciliana, dei Consigli regionali e delle Province autonome, la Federazione nazionale della stampa italiana e l'Associazione italiana della comunicazione pubblica istituzionale. In quel protocollo d'intesa le parti avrebbero convenuto di applicare il contratto nazionale di lavoro dei giornalisti ai dipendenti degli uffici stampa iscritti all'ordine dei giornalisti, in maniera da favorire una omogenea realtà professionale e retributiva all'interno di tutte le Regioni e le Province autonome.1. – Il Tribunale di Marsala ha sollevato questioni di legittimità costituzionale: dell'art. 58, comma 1, della legge della Regione Sicilia 18 maggio 1996, n. 33 (Interventi urgenti per l'economia. Norme in materia di Impresa, Agricoltura, Artigianato, Lavoro, Turismo e Pesca. Disposizioni su altre materie, modifiche ed abrogazioni di norme), come modificato dall'art. 28, comma 1, della legge della Regione Sicilia 15 gennaio 1999, n. 4 (Integrazione del fondo per i comuni di cui all'articolo 11 della legge regionale 30 marzo 1998, n. 5. Realizzazione di progetti di utilità collettiva. Disposizioni finanziarie), e dall'art. 111, comma 1, della legge della Regione Sicilia 28 dicembre 2004, n. 17 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2005), nella parte in cui prevede «l'istituzione di uffici stampa di cui faranno parte giornalisti a cui si applica il contratto nazionale di lavoro giornalistico nella sua interezza»; dell'art. 16, comma 2, della legge della Regione Sicilia 17 marzo 2000, n. 8 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2000), nella parte in cui stabilisce che «ai componenti degli uffici stampa si attribuisce la qualifica ed il trattamento contrattuale di capo servizio»; dell'art. 127, comma 2, della legge della Regione Sicilia 26 marzo 2002, n. 2 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2002), nella parte in cui dispone che «in sede di prima applicazione ai giornalisti componenti gli uffici stampa già esistenti presso gli enti di cui all'art. 1 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 10, è attribuita la qualifica ed il trattamento contrattuale di redattore capo, in applicazione del contratto nazionale di lavoro giornalistico ed in sintonia con l'art. 72 della legge regionale 29 ottobre 1985, n. 41». Il rimettente ritiene che le disposizioni censurate si pongono in contrasto con la norma fondamentale di riforma economico-sociale della Repubblica espressa dall'art. 1, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), e dall'art. 2, comma 1, lettera a), della legge 23 ottobre 1992, n. 421 (Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale), secondo cui la regolazione mediante contratti individuali e collettivi costituisce il metodo di disciplina dei rapporti di lavoro nel settore pubblico. Inoltre, ad avviso del giudice a quo, le norme impugnate violerebbero i princípi fondamentali, applicabili ai sensi dell'art. 117 Cost. anche alle Regioni a statuto speciale nei limiti e nel rispetto degli statuti e delle relative norme di attuazione, espressi dal combinato disposto degli artt. 9 e 10 della legge 7 giugno 2000, n. 150 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni), secondo il quale i profili professionali degli addetti agli uffici stampa debbono essere individuati e regolamentati dalla contrattazione collettiva senza che dall'attuazione di tale previsione possano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. – In via preliminare la Regione Sicilia deduce che il rimettente, nell'affermare che le disposizioni censurate contrasterebbero con norme statali alle quali attribuisce natura di leggi di grande riforma economico-sociale, omette inammissibilmente di indicare i motivi che impedirebbero di assumere, quale parametro costituzionale, l'art. 14, lettera o), del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, che attribuisce alla Regione competenza legislativa esclusiva in materia di «regime degli enti locali». 2.1. – L'eccezione non è fondata. È vero che il rimettente ha indicato solamente le norme statali dal cui combinato disposto discenderebbe la norma fondamentale di riforma economico-sociale con la quale quelle disposizioni confliggerebbero, ma è anche vero che, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, la questione di legittimità costituzionale è ammissibile quando il parametro costituzionale, seppur non menzionato, sia comunque chiaramente desumibile dal testo dell'ordinanza di rimessione (si vedano, ad esempio, le sentenze n. 305 del 1994 e n. 115 del 1993).