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il decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante "Disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131- bis , 391- bis , 391- ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale", ha, fra l'altro, inasprito la disciplina delle comunicazioni abusive dei detenuti con l'esterno, prevedendo: l'innalzamento delle pene già previste per chi agevoli la comunicazione con l'esterno di detenuti sottoposti al regime 41 -bis dell'ordinamento penitenziario (l'originaria pena da 1 a 4 anni viene ora portata da 2 a 6 anni di reclusione) e per le medesime condotte poste in essere da un pubblico ufficiale o da un avvocato, ora punite con la reclusione da 3 a 7 anni (in precedenza la cornice edittale era da 2 a 6 anni); la pena da 2 a 6 anni anche per il detenuto in 41 -bis che comunichi con altri in elusione delle prescrizioni imposte; l'introduzione del nuovo art. 391 -ter del codice penale ("Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti") che prevede che sia punito con la pena della reclusione da 1 a 4 anni (o da 2 a 5 anni se si tratta di pubblico ufficiale o un avvocato) chi procuri a un detenuto (anche non in regime di 41 -bis ) un telefonino o un qualunque dispositivo idoneo ad effettuare comunicazioni o, più semplicemente, consenta l'uso indebito di tali strumenti o, ancora, introduca in un istituto penitenziario uno dei predetti strumenti al fine renderlo disponibile a una persona detenuta. La pena della reclusione da 1 a 4 anni, salvo che il fatto costituisca un più grave reato, si applicherà anche al detenuto che indebitamente riceve o utilizza tali strumenti, fino ad oggi soggetto ad un mero illecito disciplinare; il medesimo decreto è anche intervenuto sulla disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, prevedendo: che il Garante nazionale eserciti anche i seguenti ruoli: organo esclusivo di reclamo per le condizioni di trattenimento dei migranti, cui i migranti possono presentare istanza; national preventing mechanism per conto della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, con i relativi poteri di accesso; che il Garante in carica alla data di entrata in vigore del decreto sia prorogato per un periodo di due anni oltre la scadenza naturale, in deroga alle previsioni del decreto-legge n. 146 del 2013, in base a cui la durata massima era di cinque anni non prorogabili, per cui l'attuale Garante sarebbe andato in scadenza a febbraio 2021, essendo stato nominato dal Governo pro tempore Renzi a febbraio 2016; il 3 novembre, il Garante nazionale, appena prorogato, ha messo in discussione una delle principali novità del decreto, ossia il reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti e la reclusione prevista per il reato medesimo, sia per chi consente l'indebito accesso, sia per chi ne usufruisce; il Garante ha dichiarato, a mezzo stampa, che "Per quanto riguarda la norma, rivolta a tutti i detenuti, che introduce misure contrasto all'introduzione dei cellulari in carcere... Propongo di cancellarla dal decreto e di posporla a quando l'amministrazione sarà in grado di fornire strumenti per facilitare la comunicazione tra detenuti e loro familiari" (Public Policy/Agi - Roma, del 3 novembre 2020); in particolare, nella relazione depositata durante l'audizione in I Commissione permanente (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) alla Camera, si legge: "La risposta all'uso illecito di strumenti di comunicazione va cercata...innanzitutto nell'estensione e nella concreta praticabilità dell'uso lecito". Il Garante ha quindi proposto di "rinviare il disposto dell'orticolo 9 che introduce nel codice penale la fattispecie di reato dell'accesso indebito o dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti. Il provvedimento sarà riconsiderato quando l'Amministrazione competente avrà provveduto compiutamente ad assicurare alla popolazione detenuta gli strumenti e le modalità di comunicazione necessarie alle lecite esigenze di contatto con i riferimenti esterni. Per quanto attiene al trattamento sanzionatorio stabilito per la nuova fattispecie di reato, inoltre, valgono le stesse perplessità in ordine al criterio di proporzionalità tra condotta incriminata e pena, già rappresentate per le modifiche introdotte nell'articolo 391-bis del codice penale, ancorché, in questo caso, i termini edittali consentano le definizioni alternative della responsabilità e della pena", si chiede di sapere cosa abbia spinto il Ministro in indirizzo a prorogare l'incarico del Garante oltre i termini previsti dalla legge istitutiva del suo ufficio ed in deroga alla stessa, posto che, come primo atto, il neo prorogato Garante ha ritenuto di chiedere il ritiro della norma voluta dal Ministro medesimo che introduce il reato di "Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti", esprimendo perplessità anche in ordine al regime sanzionatorio previsto per il reato medesimo. Atto n. 4-04601 ZAFFINI CALANDRINI DE CARLO LA PIETRA GARNERO SANTANCHE' RAUTI URSO Al Ministro della giustizia Premesso che: gli agenti di Polizia penitenziaria operano da anni in emergenza a causa della cronica carenza di organico, del sovraffollamento degli istituti e degli episodi quotidiani di aggressioni, anche violente, che negli ultimi mesi si sono intensificate a causa dell'emergenza sanitaria da COVID-19, che ha ulteriormente esasperato il clima all'interno delle strutture di detenzione; l'implementazione delle piante organiche degli istituti è urgente e non più rinviabile, posto che la consistenza numerica dei detenuti è tale da non poter essere contenuta, in caso di disordini, dal già risicato organico in forze nei penitenziari. Non sfuggirà che, se venisse meno il baluardo della sicurezza, il rischio di vedere riversati in strada centinaia, se non migliaia, di detenuti diverrebbe altamente probabile; attualmente la dotazione organica complessiva è ferma a 41.595 unità con un gap di almeno 4.000 unità che si è determinato a partire dal decreto ministeriale 2 ottobre 2017, tutt'oggi in vigore, che determinò un taglio di circa 4.000 unità in recepimento della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante "Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche" (cosiddetta Legge Madia) e del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, recante "Disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di polizia, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche";