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C'è poi la digitalizzazione, con l'obiettivo specifico del processo telematico, ed è in arrivo la giustizia tributaria (provvedimento assegnato alle Commissioni 2 a e 6 a ), che è un punto nodale, come ha sempre ricordato il senatore Caliendo, perché, se non leviamo di mezzo tutti i processi che ha la Corte di cassazione, non andiamo da nessuna parte in termini di riduzione dei tempi. Questo è il quadro, e chiudo con questo argomento. Un quadro che non viene dal nulla, ma da risoluzioni votate dal Parlamento e che si sono tradotte, grazie soprattutto al Governo Draghi, nel PNRR e in una serie di riforme che stiamo facendo. Certo, quando si fanno le riforme tutte insieme, queste non accontentano mai nessuno; ma sarebbe strano il contrario. I migliori accordi, come diciamo noi avvocati, si fanno quando tutte le parti escono scontente dal tavolo e questo è un po' quanto stiamo venendo. Ma non dobbiamo dimenticare da dove venivamo. Abbiamo aperto la legislatura all'insegna del disprezzo più totale per le garanzie costituzionali di base; abbiamo aperto la legislatura con lo "spazza corrotti", con il fine processo mai, che, sebbene siano state in parte corrette, già adesso si capisce che non hanno concluso assolutamente niente (vi dico la sincera verità). Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,47) ( Segue MODENA). Grazie al cambio di passo nell'ambito del Governo e anche al fatto che il Presidente della Repubblica ha stimolato più volte il Parlamento da questo punto di vista, si è cercato di imboccare una direzione diversa. Alcuni colleghi hanno ricordato alcuni aspetti positivi con riferimento a questa normativa. Personalmente ritengo che l'articolo 13 sia uno di quelli più rilevanti; mi riferisco alle modifiche in materia di progetti organizzativi delle procure, che consentono al Parlamento di dare delle indicazioni specifiche e dei criteri generali con riferimento alle notizie di reato da trattare con precedenza, in ragione del numero complessivo degli affari da trattare. Queste, secondo me, sono innovazioni rilevanti, perché molto spesso, nei piani organizzativi fatti a livello territoriale dalle procure e dai presidenti dei tribunali, non sempre c'è un'oculatezza gestionale e organizzativa e ciò è alla base di tutta una serie di problematiche. Sicuramente è una legge delega importante, perché prevede la possibilità di dare principi e criteri direttivi per quanto attiene agli incarichi; mi riferisco alle tabelle organizzative, che sono il vero punto centrale dell'organizzazione e degli incarichi. È sicuramente importante il fatto che si affrontino vecchi totem , cioè i fuori ruolo oppure, per esempio, le nomine a pacchetto. In sostanza, non è la nostra riforma, come molte altre forze politiche hanno detto. Se l'avessimo fatta in un regime diverso a livello di maggioranza e minoranza, sicuramente sarebbe stata una riforma diversa. Ma è una direzione giusta, una direzione esatta, per la quale ci siamo impegnati su un doppio fronte: nel momento in cui abbiamo firmato il PNRR e nel momento in cui abbiamo applaudito, nel modo che tutti ricordiamo, il presidente Mattarella quando ci ha detto che questa norma doveva essere fatta. Desidero soffermarmi brevemente sulla terza questione. Mi accorgo, con una vena di tristezza perché non è una cosa che mi dà grande soddisfazione, che nel corso degli anni il campo dei garantisti si è andato ad ampliare. Prima eravamo solo noi di Forza Italia, che abbiamo avuto un Presidente perennemente sotto attacco della magistratura, il quale ha detto cose che oggi ho sentito ripetere in quest'Assemblea e che è andato avanti con una forza e una determinazione straordinarie. Si sono poi man mano unite tante altre forze politiche e persone che hanno dovuto provare sulla loro pelle cosa significa una carriera politica stroncata da un'azione giudiziaria leggermente avventata. Non voglio dire che abbiamo un primato da questo punto di vista, perché sarebbe scorretto in questa fase, ma penso che se si fosse ascoltato di più il presidente Silvio Berlusconi nel momento in cui faceva delle battaglie per il Paese, oggi saremmo forse un pezzo avanti in ciò che oggi affrontiamo. (Applausi) . Consentitemi di dirlo - chiaramente non mi rivolgo a nessuno dei presenti - perché lo penso sempre quando ascolto la necessità di cambiare i rapporti tra la politica e la giustizia. Ci sono state tanta strada e forse anche delle orecchie molto sorde. Per questo riteniamo oggi che si sia imboccata una strada equilibrata che può portare a dei miglioramenti. Per tale ragione, abbiamo collaborato e pensiamo che il provvedimento vada licenziato al più presto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, fa un po' specie discutere oggi della riforma dell'ordinamento giudiziario e del funzionamento del Consiglio superiore della magistratura a firma dell'ex ministro Bonafede, in quanto durante il Governo Conte II questo percorso si è bloccato. Con questa delega abbiamo - o, meglio, avevamo - la possibilità di mettere un paletto e un punto fermo nel percorso di riforma democratica di questo Paese. Partiamo dalla riforma dell'ordinamento giudiziario. Perché dobbiamo riformare l'ordinamento giudiziario? È evidente: se qualcosa non va bene, va riformato. C'è ancora qualcuno che, opponendosi a determinati passaggi di riforma, sostiene che le cose tutto sommato vanno bene e che bisogna semplicemente limarne alcune. Noi diciamo, invece, che le cose non vanno per niente bene. Ci sono evidenti errori, lungaggini e distorsioni nel mondo della giustizia. Ci sono dei passaggi che vanno contro il diritto e noi, come patria del diritto, abbiamo il dovere di eliminare errori, lungaggini e distorsioni. Abbiamo approvato la riforma del processo penale e la riforma del processo civile perché ce lo chiedeva l'Europa per allinearci alle richieste del PNRR, ma anche - l'ho già detto e lo ripeto - perché non eravamo e non siamo in grado di reggere l'inefficienza della macchina della giustizia così come oggi è improntata. Qual è la morale di questi passaggi di riforma che abbiamo affrontato fino ad oggi? Abbiamo varato delle riforme - questo è evidente - e credo che siamo arrivati vicino alla meta, ma ci è mancata un'ultima iarda. Ci è mancata nel processo penale, ci è mancata nel processo civile e credo ci manchi anche in questa riforma. Logiche di equilibrio, di Governo e di bilanciamento di poteri, non necessariamente costituzionali, hanno portato a riforme o "riformine". Non metto minimamente in dubbio l'impegno e la volontà del ministro Cartabia - purtroppo non è qui presente oggi, ma ci sarà domani - che vanno comunque ricordati: ha portato infatti in Assemblea una serie di provvedimenti che il suo predecessore e l'allora presidente del Consiglio Conte non sono riusciti a portare e di questo dobbiamo comunque dare atto. Non possiamo però nemmeno tacere il fatto che eravamo - e lo siamo ancora - in un momento in cui si poteva e, aggiungo, si doveva fare di più. Qui passiamo all'altro punto fondamentale del provvedimento in esame, che è l'analisi del CSM e delle regole che fanno funzionare questo organo.