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una legge delega di origine parlamentare, proposta dal Partito Democratico sia alla Camera sia al Senato, sulla quale hanno lavorato due Governi diversi (anche se la Ministra è la stessa) e che poi è stata votata da maggioranza e opposizione qui al Senato, quasi all'unanimità e con nessun voto contrario. Ricordo la cornice solo per sottolineare che l'assegno temporaneo si chiama sì temporaneo, ma non è un bonus tra tanti e non è un bonus passeggero: è l'anticipo e il trampolino verso una riforma di sistema che dovrà rendere il nostro fisco e i trasferimenti monetari del nostro welfare più forti e generosi nel sostenere natalità e genitorialità. Si tratta di una riforma importante per contrastare l'inverno demografico in cui il nostro Paese è calato da decenni. Non c'è una statistica economica del mercato del lavoro o della sostenibilità del welfare che non sia imputabile in chiave negativa a tale inverno demografico, per questo abbiamo bisogno di un fisco e di un welfare più generosi per le famiglie con figli. È una riforma importante anche per superare le iniquità del sistema precedente, soprattutto quelle orizzontali e verticali rispetto ad alcune categorie, a partire da lavoratrici e lavoratori autonomi e incapienti. È anche importante che questa riforma - lo sottolineo di nuovo - sia stata votata all'unanimità, perché questo mette al riparo le misure di contrasto all'inverno demografico dall'instabilità politica e dalla volatilità delle maggioranze parlamentari di turno. È quanto avvenuto in altri Paesi come la Francia, dove politiche di svolta e di contrasto al declino demografico sono state portate avanti grazie all'accordo di tutte le forze politiche. Proprio perché l'assegno unico e universale è una riforma di sistema, era ed è necessario farla bene e con i tempi giusti. Quindi è bene che parta dal 2022, ma era altresì necessario usare le risorse del 2021 e dare subito un segnale di intervento. Per questo mi associo al ringraziamento e all'apprezzamento per il lavoro su questo provvedimento svolto dal Governo, dalla ministra Bonetti e dal Parlamento, a partire dal relatore, il collega Laus, e dalla presidente Matrisciano. Negli stretti vincoli temporali e finanziari in cui si muoveva questo intervento, si è fatto il possibile per usare le risorse del 2021 partendo da due platee, autonomi e incapienti, che erano anche quelle maggiormente svantaggiate dal sistema precedente. È stata la scelta giusta, ma ora ogni sforzo deve concentrarsi sull'assegno unico e universale a regime, di cui l'assegno temporaneo rappresenta un ponte, ma non deve rappresentare una fotocopia. Ci sono molti nodi ancora da sciogliere e non era possibile farlo, con questi tempi e con queste risorse, ma andrà fatto con i decreti legislativi, spiegando a maggior ragione che l'assegno temporaneo è soltanto un ponte verso qualcosa di diverso per non generare aspettative acquisite a cui non saremo in grado di rispondere. I nodi a mio avviso sono soprattutto due. Innanzitutto, ribadire l'universalità dell'intervento. Universale non deve essere solo l'aggettivo del nome dell'assegno a regime, ma deve essere la cifra della filosofia della misura che vedrà la luce nel 2022. Un universalismo selettivo, giustamente, ma con una selettività temperata, che faccia capire che l'assegno unico e universale non è una misura di contrasto alla povertà (ce ne sono altre ed è bene che l'assegno le rafforzi, per contrastare la povertà minorile), perché in questo caso stiamo parlando di una misura di sostegno alla genitorialità e alla natalità, che deve raggiungere un pezzo ampio e generalizzato della popolazione italiana e dei ceti medi. Questo è il primo nodo da sciogliere. Il secondo nodo riguarda l'occupazione femminile. Dobbiamo fare in modo che a regime l'assegno non scoraggi l'occupazione femminile. Sappiamo che i trasferimenti monetari portano sempre con sé un disincentivo all'offerta di lavoro, soprattutto di chi ha redditi bassi - e purtroppo in Italia questo spesso ancora riguarda giovani e donne - ma l'assegno può essere disegnato per ridurre gli effetti disincentivanti, soprattutto sull'occupazione femminile. Infatti, laddove le donne lavorano di più, si fanno anche più figli. (Applausi) . Questi due obiettivi hanno bisogno di sciogliere due questioni: come usiamo l'ISEE nell'assegno unico universale e se le risorse che abbiamo a disposizione sono sufficienti o hanno bisogno di un pit stop con la legge di bilancio. Sull'ISEE penso che dovremmo usare tutti i gradi di flessibilità che la legge delega contiene sull'impiego delle sottocomponenti, per ridurre l'eccessiva progressività dell'assegno temporaneo, per attenuare alcuni vincoli patrimoniali, che potrebbero lasciare fuori una parte dei ceti medi, e per rendere la misura veramente universale. Sempre sull'ISEE, sarà importante - e avevamo presentato un emendamento su questo, che è stato trasformato in ordine del giorno, accolto dal Governo - ragionare su come rendere meno forte il peso del reddito del secondo percettore di reddito all'interno del nucleo familiare per favorirne l'occupazione, dato che in molti casi ancora vuol dire occupazione femminile. Il secondo nodo sono le risorse: dobbiamo capire se sono sufficienti. Probabilmente, se vogliamo fare una misura veramente universale e ridurre la progressività eccessiva dell'assegno ponte, abbiamo bisogno di altre risorse. Abbiamo bisogno di almeno due miliardi di euro affinché l'assegno unico e universale non raggiunga solo autonomi e incapienti, ma dia una risposta vera anche al lavoro dipendente e ai ceti medi. L'ultimo punto - e chiudo - è che, come ricordava la collega Fedeli, l'assegno unico e universale rappresenta una riforma importante solo e fintanto che è inserita in una strategia complessiva di sostegno alla genitorialità, alla natalità e all'occupazione femminile. Questo vuol dire soprattutto due cose. In primo luogo, infrastrutture sociali: valutiamo positivamente i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma preoccupiamoci anche dei costi di gestione legati a quegli investimenti e delle risorse umane da valorizzare per realizzare una rete forte di servizi educativi destinati all'infanzia e al sostegno alla genitorialità. In secondo luogo, è necessario passare da politiche di conciliazione a politiche di condivisione, affinché la scelta di andare incontro al desiderio di avere figli, che di solito si fa in due, non ricada solo sulle donne, né solo su di loro ricada il problema di conciliare vita e lavoro. (Applausi) . Questo vuol dire ripensare il nostro sistema di congedi, immaginare istituti come il part-time di coppia agevolato, fare vere politiche di condivisione. Per questi motivi e dentro questa cornice, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico su questa importante misura. (Applausi) . LAFORGIA (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, mi unisco anch'io ai ringraziamenti che sono stati ampiamente formulati dai colleghi che mi hanno preceduto verso il relatore, senatore Laus, la Presidente della Commissione, e la Ministra che ha seguito l' iter del provvedimento al nostro esame che noi voteremo con convinzione.