[resaula]

Come ulteriore misura, il Ministero dell'interno ha già provveduto a distribuire le risorse dei due fondi istituiti con il decreto-legge n. 18 del 2020, cioè 70 milioni di euro per il concorso al finanziamento delle spese di sanificazione degli uffici e dei mezzi degli enti locali e 10 milioni per l'erogazione dei compensi per lavoro straordinario, svolto dal personale delle polizie locali. Inoltre, in attuazione del cosiddetto decreto rilancio - il decreto-legge n. 34 del 2020 - il 29 maggio è stato disposto il pagamento in favore di Comuni, Province e Città metropolitane del 30 per cento delle quote loro spettanti del fondo finalizzato ad assicurare le risorse per l'espletamento delle funzioni fondamentali, al quale sono attribuiti complessivamente 3,5 miliardi per l'anno 2020. È stato poi disposto, in data 28 maggio, il pagamento in favore dei Comuni più colpiti dall'epidemia - parliamo di Brescia, Bergamo, Lodi, Cremona e Piacenza - delle risorse disponibili sullo specifico fondo, per un totale di 200 milioni di euro. Infine, nell'ambito di una più ampia strategia, volta ad assicurare agli enti territoriali maggiori risorse e flessibilità d'intervento, presso il Ministero dell'interno sono stati istituti tre fondi, con risorse complessive pari a circa 300 milioni di euro per il ristoro delle minori entrate a titolo sofferte dai Comuni. I relativi decreti attuativi sono in corso di perfezionamento. Come ricordato, proprio martedì scorso ho tenuto un incontro in videoconferenza con i sindaci delle Città metropolitane: il lungo e costruttivo confronto ha consentito di analizzare alcune questioni segnalate dai sindaci, relative alla sicurezza dei territori e alle difficoltà economiche sopra evidenziate. Ho condiviso l'esigenza manifestata dai sindaci di rafforzare i controlli nei quartieri della movida , sottolineando la necessità di proseguire in stretta collaborazione con le autonomie locali. La previsione dell'inefficacia delle ordinanze adottate dai sindaci in contrasto con le misure statali e regionali va letta in un'ottica di necessaria armonizzazione delle iniziative adottate: si tratta di misure evidentemente contingenti, destinate a venir meno alla fine della fase emergenziale. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Comincini, per due minuti. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Ministro, la ringrazio per la risposta che ci ha dato. Certamente, l'impegno del suo Ministero e il suo in particolare sono da apprezzare, perché è percepibile lo sforzo che si sta facendo. Al tempo stesso, anche per il ruolo che ha precedentemente svolto come prefetto, conosce bene l'importanza del ruolo giocato dai sindaci sul territorio. Oggi non abbiamo più solo una questione legata all'assetto finanziario, che rischia di saltare per le ragioni che abbiamo trattato in quest'interrogazione, ma ci sono anche dinamiche sociali che diventano pesanti. Nel momento in cui una serie di attività non dovesse ripartire, il Comune con il suo bilancio avrebbe certamente un contraccolpo finanziario per le mancate entrate derivanti dall'IMU, dalla Tari e da una serie di altri tributi, ma, al tempo stesso, si genererebbe un problema di carattere sociale, perché, come ben sa, città che risultano non essere più vive diventano meno sicure. Lo sforzo che quindi Governo e Parlamento devono fare insieme dev'essere massimo, non solo per una questione limitatamente finanziaria, ma proprio per una ragione legata alla vivibilità delle nostre città, che, se vivibili e vive, sono di certo più sicure. Su questo, la incoraggiamo a intraprendere il dialogo con i sindaci, anche metropolitani, per trovare insieme i giusti punti di equilibrio per favorire sia gli adeguati assetti di bilancio, sia le misure che permettono alle nostre città di tornare a essere vive, quindi sicure. PRESIDENTE . Il senatore Fazzolari ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01672 sulla gestione dell'immigrazione a partire dagli accordi di Malta del 2019, per tre minuti. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, il 23 settembre 2019 si è tenuto a Malta un vertice tra i Ministri dell'interno di Francia, Germania, Italia, Malta e Finlandia (che aveva la Presidenza di turno dell'Unione europea) e l'allora commissario europeo per le migrazioni. Scopo dell'incontro era trovare una soluzione condivisa per la gestione degli sbarchi nel Mediterraneo centrale. L'opinione pubblica conosce bene il famoso accordo di Malta, perché il Governo e le forze di maggioranza gli diedero grande pubblicità, sostenendo che finalmente il problema degli sbarchi di immigrati illegali in Italia fosse stato risolto: il presidente del Consiglio Conte parlò di un passo storico; lei, ministro Lamorgese, dichiarò che da quel giorno l'Italia non sarebbe stata più sola; fu detto che, grazie all'accordo di Malta, tutti i migranti sbarcati in Italia e a Malta sarebbero stati ridistribuiti tra gli altri Stati membri dell'Unione europea. Fratelli d'Italia fin da subito fece notare che l'accordo di Malta, come interpretato dal Governo italiano, era destinato a fallire in partenza, perché in ogni sede formale e informale gli Stati membri avevano detto e ripetuto che un eventuale accordo di redistribuzione avrebbe riguardato solo i veri rifugiati e non anche i migranti economici, concetto ribadito, tra gli altri, anche dal presidente francese Macron. I numeri ufficiali dicono che solo una piccola parte di chi sbarca in Italia ha diritto alla protezione internazionale secondo la Convenzione di Ginevra o a quella sussidiaria dell'Unione europea (circa il 15 per cento, secondo le statistiche del Viminale). Era difficile quindi pretendere di far passare in Europa un accordo che di fatto trasformava l'Italia nella porta d'accesso per qualsiasi immigrato irregolare, che poi sarebbe stato comodamente redistribuito tra gli altri Stati membri. L'accordo di Malta, infatti, in nove mesi non è mai stato neppure inserito all'ordine del giorno del Consiglio europeo. Nel frattempo, però, gli sbarchi illegali in Italia sono continuati: dalla firma dell'accordo di Malta, su 11.800 irregolari sbarcati, ne sono stati redistribuiti in Europa appena 464 (cioè solamente il 3,9 per cento o, se preferite, il 96 per cento di quanti sono sbarcati in Italia è rimasto nel nostro Paese). Di fronte a queste evidenze, Fratelli d'Italia chiede al Governo se abbia preso atto del palese fallimento degli accordi di Malta e quali iniziative urgenti intenda adottare per assicurare il contrasto all'immigrazione clandestina sul nostro territorio. PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, consigliere di Stato Lamorgese, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. LAMORGESE, ministro dell'interno . Signor Presidente, onorevoli senatori, gli onorevoli interroganti, nel far riferimento alla dichiarazione congiunta d'intenti di Malta del 23 settembre scorso, chiedono di conoscere quali siano le misure che il Governo intende adottare in materia di contrasto all'immigrazione clandestina. In primo luogo, ritengo necessario evidenziare che l'accordo di Malta ha costituito una tappa fondamentale per un maggior coinvolgimento dell'Europa nella gestione del fenomeno migratorio.