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in un periodo di guerra, come quello che si sta vivendo, con i supermercati che vengono assaliti per acquistare beni di prima necessità, come pane, pasta e farina, accade che tali prezzi aumentano sensibilmente, mentre il prezzo della materia prima, cioè il grano, non subisce nessun aumento; nell'ultima settimana i contratti esteri di grano con consegna a maggio hanno registrato un ulteriore aumento del 5,92 per cento, mentre la semola ha subito già un aumento del 10 per cento. I fornai di Altamura, che fino a poco tempo fa la pagavano 40 euro a quintale, la stanno adesso pagando 44 euro, con rincari settimanali; le associazioni di categoria non dicono, però, che il grano duro sulla piazza di Foggia e Altamura non ha subito alcuna variazione, rimanendo al prezzo di 30 euro. Non si capisce come mai si verifichi questo aumento delle semole, atteso l'aumento della produzione molitoria di circa l'80 per cento. È pur vero che la domanda è aumentata ma, in una congiuntura assimilabile a quella di una guerra, i prezzi dovrebbero essere calmierati dallo Stato. I maggiori volumi di produzione dei molini dovrebbero garantire una economia di scala, abbassando l'incidenza dei costi fissi, senza dunque la necessità di aumenti del prezzo. Al contrario dovrebbe esserci una riduzione del costo unitario della semola. Del resto, l'impennata del prezzo del grano avviene solo all'estero e produrrà i suoi effetti solo a maggio; non è possibile che vengano giustificate le anomalie di mercato con le decisioni della Russia, occorrerebbe invece un agire comune al fine di tutelare gli interessi dei produttori e dei consumatori; lo stesso presidente dei panificatori della Campania, Domenico Filosa, ha affermato che sulla filiera del grano c'è una "speculazione" e in particolare "si stanno verificando gravi atti di sciacallaggio nel settore della panificazione", che potrebbero costringere o all'aumento dei prezzi al pubblico o alla chiusura dei panifici; la Campania, con i suoi circa quattro mila panificatori, è il fulcro del mercato italiano, in quanto c'è il più alto consumo di pane e affini d'Italia. Occorre, dunque, evitare una crisi del pane in questo momento di emergenza Coronavirus, specie nelle aree a basso reddito, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, anzitutto per contrastare la speculazione in atto da parte dei molini nel mercato italiano, che sta causando l'aumento dei prezzi del pane e della pasta in un momento così difficile per la popolazione; se non ritenga di dover vigilare sulla grave situazione che riguarda le impennate dei prezzi, quale quello della semola, anomalo rispetto a quello del grano nazionale, anche attraverso il coinvolgimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM). Atto n. 4-03102 CIRIANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: tra le varie restrizioni alle attività disposte dal decreto cosiddetto «Io resto a casa» (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020) hanno generato confusione le indicazioni date dal Governo in merito alla possibilità, per le attività commerciali che vendono generi alimentari o beni di prima necessità, e che quindi rimangono aperte, di consentire ai clienti l'acquisto anche di beni diversi come, ad esempio, abbigliamento, calzature, articoli sportivi, articoli di cancelleria, giocattoli; la sezione web del sito del Governo dedicata proprio alle domande frequenti relative all'attuazione e interpretazione del decreto «Io resto a casa», esattamente su questa questione, riserva un apposito quesito, confermando, nella risposta fornita, il divieto di consentire la vendita di prodotti diversi «rispetto a quelli agricoli, alimentari o di prima necessità, elencati nelle categorie merceologiche espressamente indicate di cui all'allegato 1 al D.P.C.M. del 11 marzo 2020, per come comunque integrato dall'art. 1, comma 1, lettera f), del D.P.C.M. del 22 marzo 2020»; si aggiunge inoltre che, pertanto, «il responsabile di ogni attività commerciale, comunque denominata (ipermercato, supermercato, discount, minimercato, altri esercizi non specializzati di alimentari vari), può esercitare esclusivamente l'attività di vendita dei predetti generi merceologici ed è, comunque, tenuto a organizzare gli spazi in modo da precludere ai clienti l'accesso a scaffali o corsie in cui siano esposti beni diversi dai predetti. Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è consentita»; si tratta evidentemente di una questione molto sentita dalle famiglie, specie in relazione al divieto di acquisto di articoli di cancelleria, e al faticoso processo di continuità delle attività scolastiche mediante le piattaforme di didattica a distanza: una continuità che mal si concilia con il divieto di acquistare tali materiali, che risultano indispensabili e necessari allo svolgimento di queste attività e che comunque, in questa fase di grande difficoltà, in cui i bambini sono costretti all'interno delle abitazioni, assumono anche una ulteriore utilità, sotto forma di possibilità di intrattenimento e attività ludico-ricreative, cui i genitori possono ricorrere per dare in qualche modo opportunità di svago e creatività ai più piccoli; sul punto, peraltro, alcuni giorni fa, fonti stampa hanno riportato la notizia che, in risposta a un appello lanciato dal sindaco di Milano, il Governo avrebbe dato il proprio assenso alla vendita di articoli di cartoleria nei supermercati, assenso che però non risulta al momento essere stato formalizzato; infatti, al recepimento di tale istanza da parte del Governo, avrebbe dovuto far seguito proprio un aggiornamento della risposta del quesito citato, modificandola in senso permissivo e specificando espressamente che la vendita di tali articoli è invece consentita; ad oggi, però, tale rettifica non risulta adottata e l'indicazione data dal Governo sul sito web istituzionale permane la medesima, con conseguente aggravio del già elevato livello di confusione nella comunicazione istituzionale riservata agli esercenti attività commerciali e alle famiglie stesse, rispetto alla quale occorre fare chiarezza, si chiede di sapere se ed entro quale termine urgente si ritenga di poter fornire indicazioni chiare, ufficiali e precise in ordine alla possibilità per gli esercizi commerciali di consentire ai clienti l'acquisto dei materiali di cancelleria, anche mediante l'opportuno aggiornamento del relativo quesito sulla sezione del sito web istituzionale appositamente dedicata alle domande più frequenti dei cittadini. Atto n. 4-03103 DE VECCHIS Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: a Fiumicino un hotel sarebbe stato isolato ed è ora piantonato dall'Esercito, per la presenza di 32 persone di nazionalità indonesiana positive al virus COVID-19; le persone attualmente trattenute nell' hotel , sito nell'area di Parco Leonardo, sono attualmente 73, tutti indonesiani sbarcati da una nave da crociera Costa a Savona, che avrebbero dovuto prendere un volo dall'aeroporto "Leonardo da Vinci" per fare rientro in patria, ma sono rimasti bloccati per la negata autorizzazione da parte dell'Indonesia;