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Interventi per il rafforzamento del capitale sociale degli istituti bancari capogruppo mediante azioni speciali di categoria definite «azioni stabilità lavoro». Onorevoli Senatori. -- Quando veniva posto sotto osservazione e studiato lo sviluppo patologico del sistema finanziario si è rilevato che la crisi iniziata nel 2007 – tuttora in corso – ha avuto tra le sue concause l'invenzione e diffusione su larghissima scala di prodotti finanziari di estrema complessità. La creazione di denaro mediante derivati per mano del sistema finanziario ha determinato un singolare ed insolito salto qualitativo e quantitativo grazie alla cartolarizzazione in massa del debito da parte di banche ed enti. Proiettandoci in una dimensione economica globale il «finanzcapitalismo» -- anche attraverso una complessa e variegata strumentazione -- ha inciso gravemente sull'economia reale del nostro Paese accentuando i fenomeni della crisi del debito e della delocalizzazione. In considerazione della natura banco-centrica del sistema italiano, con il presente disegno di legge si intende intervenire in un’ottica di revisione del cosiddetto «capitalismo finanziario» contemporaneo – e, indirettamente, dello shareholder’s value , quale suo architrave ideologico –, dell'«economia informale» e del «lavoro informale», questi ultimi fattori dirompenti di crisi in termini d'impresa/societari e di relazioni industriali/dell'organizzazione del lavoro. È, pertanto, vivo l'interesse: (1) a contrastare «(un) individualismo rozzo che ha preso piede nella nostra società come in tutte le società europee, [...] (e che) deriva anche dal fatto che le collettività, le comunità, i gruppi che in qualche modo sono pezzi di classi sociali a vari livelli di formazione, sono praticamente scomparsi» (Zygmunt Baumann, 1998) e (2) a realizzare il più ampio recupero dell'autonomia privata proprio attraverso un legame di lungo periodo tra impresa e lavoro. Date queste premesse, con un approccio multidisciplinare (da quello societario, a quello del lavoro e fiscale) si guarda all'intero comparto bancario, focalizzando l'attenzione sul sistema binario delle banche spa (società per azioni) e delle cooperative, id est banche popolari e BCC (banche di credito cooperativo), nelle quali è comunque presente un determinato tasso di mutualità (anche quando non prevalente). Negli istituti in forma cooperativa, dove il capitale non svolge alcuna funzione di comando, il voto capitario (una testa-un voto) ed il limite alla portabilità delle deleghe, il tetto al possesso azionario, la «porta aperta» ed il gradimento, costituiscono le regole su cui si fonda la cosiddetta democrazia societaria. Qui la mutualità può spiegare e fare vivere aspetti caratteristici delle cooperative di lavoro (dipendenti) e di consumo (clienti). Per questa ragione la cooperativa bancaria rappresenta l' habitat naturale dove il lavoro in tanto è parte, in quanto è essenza dell'impresa. Diversamente nelle società per azioni -- caratterizzate da un fine che potrebbe definirsi «egoistico», nel senso che il guadagno ottenuto dalla società non viene da essa acquisito, né viene devoluto a terzi, bensì risulta destinato ai soci -- è assorbente lo scopo lucrativo in senso stretto o scopo speculativo, ovvero la distribuzione ai soci di un utile, quale eccedenza dei ricavi rispetto ai costi, in proporzione all'investimento di ciascun socio. Non per questo, però, in detta sede si rileva l'importanza della posizione dell'azionista lavoratore della spa, nella sua particolare posizione che lo lega da un vincolo di dipendenza ed affezione alla società. In ragione di ciò si intende introdurre una disciplina il più possibile omogenea, rivolta all'intero comparto bancario (dalle banche cooperative alle banche spa) prendendo in considerazione misure di rafforzamento del capitale sociale degli istituti bancari che si basano su un intervento/investimento stabile, alias di lungo periodo, e garantito. Capace di introitare/iniettare liquidità dal lavoro e per il lavoro, anche nell'ottica di un patto inter-generazionale del mondo del lavoro per l'impresa bancaria (dalla sua organizzazione nelle relazioni industriali alla sua operatività in senso stretto). Di qui l'impulso e l'innesto per uscire dall'attuale empasse economica con un progetto che mira ad un «capitalismo sostenibile» che fa proprie le esigenze del lavoro orientandole in opportunità di crescita e sviluppo della e nella impresa. Per un capitalismo sociale di mercato capace di sviluppare elementi propri o di derivazione mutualistica. Una nuova frontiera che tocca le relazioni industriali, coinvolgendo le strutture sindacali nazionali in un'ottica e in un programma che lega capitale/ management e lavoro/sindacato. Prendendo in considerazione la posizione degli azionisti-lavoratori delle banche spa e dei soci-lavoratori delle banche cooperative si procede valutando come rendere possibile una loro partecipazione al capitale dell'impresa mirando: (a.) ad abbattere ogni possibilità di «rischio» sull'investimento, (b.) a stabilizzare certi assetti partecipativi, (c.) a rendere più solida la società per azioni o la società cooperativa emittente, (d.) a creare un ulteriore strumento di garanzia per i lavoratori «in uscita», (e.) a realizzare un patto inter-generazionale tra lavoratori («in entrata» ed «in uscita»), (f.) ad introdurre meccanismi incentivanti per le società e gli azionisti o soci lavoratori in termini di agevolazioni fiscali. Il tutto con l'obiettivo di invertire il trend nei diversi settori economici (dai mercati finanziari al lavoro). Analizzando la posizione degli azionisti-lavoratori della spa e quella dei soci-lavoratori della cooperativa bancaria, con il presente disegno di legge si propone di introdurre un'azione speciale di categoria -- definita «azione stabilità lavoro» – dedicata agli istituti di credito capogruppo/ holding che puntano a stabilizzare gli assetti partecipativi dei lavoratori. Fornendo a questi ultimi non già azioni a favore dei prestatori di lavoro, ma, per l'appunto, azioni di categoria che vengono dagli stessi accantonate sulla base di specifiche poste erogate dall'azienda in forma liquida, destinate unicamente all'acquisto delle «azioni stabilità lavoro» detenute da una società controllata a ciò incaricata. In altri termini, la società bancaria-capogruppo, in base alla contrattazione integrativa aziendale (CIA), potrà destinare specifiche poste/buste paga al lordo d'imposta al lavoratore per un piano di accumulo di azioni speciali di categoria, il cui valore non è soggetto a variazioni di mercato, essendo detta speciale categoria collocata fuori mercato ed essendo dotata per legge di un valore nominale-reale non soggetto a variazione. La società bancaria controllante, la società controllata, come pure il fondo gestore del piano di accumulo delle azioni speciali di categoria non saranno soggette ad alcuna tassazione diretta e/o indiretta nel praticare questa particolare operazione di rafforzamento sul capitale sociale degli istituti bancari. L’esclusione riguarda i vari passaggi dell'operazione societaria intragruppo relativi: