[pronunce]

che il rimettente ritiene che le modifiche introdotte dal decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, e dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479, e l'espresso riconoscimento dei principi della imparzialità e terzietà del giudice nell'art. 111 Cost. impongano un riesame della questione, pur essendo consapevole che secondo la giurisprudenza di questa Corte la mera conoscenza degli atti del procedimento, non accompagnata da una valutazione di merito, non è causa di pregiudizio per l'imparzialità del giudice; che le innovazioni normative menzionate dal rimettente non sono tali da suggerire conclusioni diverse; che, infatti, non assume in proposito alcun rilievo la riduzione delle ipotesi - che pure continuano ad avere non trascurabile incidenza - in cui il giudice del dibattimento è abilitato a pronunciare sentenza di applicazione della pena e, quindi, a prendere conoscenza del fascicolo del pubblico ministero; che la soppressione dell'esposizione introduttiva del pubblico ministero non trova ragione nell'esigenza di salvaguardare l'imparzialità del giudice, ma risponde all'intento di tutelare la parità tra le parti; che il comma 2-bis dell'art. 34 cod. proc. pen. si riferisce a specifiche ipotesi di incompatibilità tra le funzioni del giudice per le indagini preliminari e quelle del giudice dell'udienza preliminare o del giudizio, mentre le situazioni escluse ex art. 34, comma 2-ter, cod. proc. pen. non sono sorrette da una ratio comune e non possono costituire un idoneo elemento di raffronto (v. ordinanza n. 406 del 2002); che, d'altro canto, con riferimento all'art. 111, secondo comma, Cost., questa Corte ha avuto anche di recente occasione di ricordare che l'espressa enunciazione dei principi della terzietà e della imparzialità del giudice non rappresenta una innovazione sostanziale rispetto ai principi del giusto processo già desumibili dagli artt. 3 e 24 Cost. e dalla interpretazione che ne è stata data nella giurisprudenza costituzionale (v. ordinanze n. 54 del 2003 e n. 112 del 2001); che questa Corte ha inoltre ribadito che la mera conoscenza degli atti, non accompagnata da una valutazione contenutistica, di merito, sui risultati delle indagini, non è causa di pregiudizio per l'imparzialità del giudice (ordinanza n. 101 del 2002), e ha affermato che la causa di astensione di cui alla lettera h) del comma 1 dell'art. 36 cod. proc. pen. ha una sfera di applicazione che comprende anche le ipotesi in cui il pregiudizio alla terzietà del giudice derivi da funzioni esercitate in un diverso procedimento (sentenza n. 113 del 2000) e che può essere ricusato il giudice che abbia espresso in altro procedimento una valutazione di merito sullo stesso fatto nei confronti del medesimo soggetto (sentenza n. 283 del 2000), sì che, ove nel pronunciare sentenza di applicazione della pena il giudice compia una valutazione di merito in ordine alla responsabilità di altro soggetto che poi si trova a dover giudicare, il giudice stesso sarebbe tenuto ad astenersi e sarebbe comunque ricusabile; che la questione va pertanto dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento all'art. 111 della Costituzione, dal Tribunale militare della Spezia, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 giugno 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 18 giugno 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA