[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari), convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e dell'art. 18 del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83 (Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132, promosso dal Tribunale amministrativo regionale per le Marche, nel procedimento vertente tra H. A. e Presidente del Consiglio dei ministri ed altri, con ordinanza del 19 novembre 2015, iscritta al n. 84 del registro ordinanze 2016 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2016. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 5 ottobre 2016 il Giudice relatore Silvana Sciarra. Ritenuto che, con ordinanza 19 novembre 2015, il Tribunale amministrativo regionale per le Marche ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, dell'art. 1, comma 3, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari), convertito con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 11 agosto 2014, n. 114, nonché dell'art. 18 del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83 (Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria), convertito con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2015, n. 132; che il rimettente espone di doversi pronunciare sul ricorso proposto da un avvocato dello Stato avverso il provvedimento di collocamento a riposo, preannunciato dall'Avvocatura dello Stato nella nota del 22 giugno 2015, alla data del 23 dicembre 2015 per raggiunti limiti di età, per effetto dell'abrogazione dell'art. 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 (Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell'articolo 3 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), che disciplinava l'istituto del trattenimento in servizio, ad opera dell'art. 1, comma 1, del d.l. n. 90 del 2014; che il medesimo rimettente precisa che il ricorrente, sulla scia di quanto già disposto dal TAR per l'Emilia-Romagna, su analoga questione, proponeva questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, del d.l. n. 90 del 2014, nella parte in cui, a seguito della legge di conversione, ha escluso il beneficio del trattenimento in servizio fino al 31 dicembre 2015, riconosciuto ai magistrati, per gli avvocati dello Stato, e dell'art. 18, comma 1, del d.l. n. 83 del 2015, nella parte in cui non ha esteso anche agli avvocati dello Stato, oltre che ai magistrati, il differimento degli effetti del già citato art. 1, comma 3, sino al 31 dicembre 2016; che il TAR Marche ritiene tale questione, anzitutto, rilevante nel giudizio pendente dinanzi a sé, in quanto le richiamate disposizioni costituirebbero il presupposto normativo su cui si fonda il provvedimento impugnato; la ritiene anche non manifestamente infondata in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost.; che, ad avviso del giudice a quo, la scelta del legislatore di escludere la possibilità del trattenimento in servizio sino alla data del 31 dicembre 2016 per la categoria degli avvocati dello Stato, date le obiettive difficoltà di effettuare un ricambio generazionale in tempi rapidi, sarebbe sbilanciata e sproporzionata e non si farebbe carico delle ripercussioni negative che potrebbero derivare dal negato trattenimento sul principio del buon andamento dell'amministrazione; che, peraltro, non sarebbe ragionevole l'esclusione degli avvocati dello Stato dai destinatari delle disposizioni censurate, in base alle quali è consentita la permanenza in servizio dei magistrati ordinari sino alla data del 31 dicembre 2016 e dei magistrati contabili sino alla conclusione della procedura concorsuale in atto (e comunque non oltre la data del 30 giugno 2016), dettate dall'intento di garantire i tempi tecnici necessari all'ordinato e graduale conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi nonché all'espletamento delle procedure di reclutamento e, al contempo, alla funzionalità degli uffici giudiziari; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che la Corte dichiari inammissibile o comunque infondata la questione sollevata dal TAR Marche; che, in linea preliminare, la difesa statale ha eccepito l'inammissibilità della questione per omessa motivazione sulla rilevanza, in quanto il giudice rimettente non avrebbe preso in considerazione l'eccezione di inammissibilità del ricorso principale formulata dall'amministrazione per omessa impugnazione del provvedimento di rigetto dell'istanza di trattenimento in servizio, cui aveva fatto seguito la nota di comunicazione al ricorrente della data del suo collocamento a riposo, oggetto di impugnazione; che, quanto al merito, l'Avvocatura generale dello Stato sostiene che la censura di ingiustificata disparità di trattamento a danno degli avvocati dello Stato sarebbe priva di fondamento per la diversità delle situazioni poste a raffronto, considerato che il legislatore ha individuato le ragioni della proroga del trattenimento in servizio per i magistrati dei vari ordini nella necessità di salvaguardare la funzionalità degli uffici giudiziari, in cui gli avvocati dello Stato non sono incardinati; che egualmente infondata sarebbe - sempre ad avviso della difesa statale - la censura di violazione dell'art. 97 Cost. sotto il profilo del canone di buon andamento ed efficienza dell'amministrazione, dal momento che le disposizioni censurate sarebbero atte a favorire una più razionale utilizzazione dei dipendenti pubblici, oltre che il contenimento della spesa pubblica e il ricambio generazionale del personale, esigenze tali da giustificare anche il carattere non graduale della disciplina transitoria; che l'Avvocatura generale dello Stato, con memoria depositata successivamente all'atto di intervento, ha anche ricordato che, nel merito, le medesime questioni ora proposte sono state già esaminate e dichiarate non fondate da questa Corte con la sentenza n. 133 del 2016.