[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 165, primo comma, 645, secondo comma, e 647 del codice di procedura civile, promosso dal Tribunale ordinario di Napoli nel procedimento vertente tra l'Asl Napoli 1 e l'Istituto Diagnostico V.P. s.r.l., con ordinanza del 4 gennaio 2011, iscritta al n. 169 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 13 febbraio 2013 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo. Ritenuto che il Tribunale ordinario di Napoli, con ordinanza del 21 dicembre 2010, depositata il 4 gennaio 2011 (r.o. n. 169 del 2012), ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111, secondo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale degli articoli 165, 645, secondo comma, e 647 del codice di procedura civile «nella parte in cui fanno gravare sull'opponente a decreto ingiuntivo l'onere di costituirsi in un termine eccessivamente breve, che sarebbe irragionevole dal momento che all'osservanza di tale onere non consegue la celere definizione della controversia, tenuto conto dei maggiori termini minimi di comparizione introdotti con l'art. 21 lett. g) l. 28 dicembre 2005, n. 263, nonché del fatto che solo nel caso di assegnazione del termine minimo a comparire sussiste la necessità di coordinare i tempi di costituzione dell'opponente e dell'opposto, e che i soggetti del processo (opponente e opposto) sarebbero, irrazionalmente, posti in una posizione di disuguaglianza processuale»; che - come il rimettente riferisce - 1) con atto di citazione notificato in data 20 gennaio 2006 la Asl Napoli 1 aveva proposto opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 8306/05 emesso in favore dell'Istituto Diagnostico V.P. s.r.l.; 2) che l'opponente si era costituita in giudizio il 27 gennaio 2006 (entro sette giorni dalla notifica), indicando quale data dell'udienza il 4 luglio 2006; 3) che, all'udienza del 7 dicembre 2010, l'opposta aveva eccepito l'improcedibilità dell'opposizione alla luce della sentenza della Corte di cassazione, resa a sezioni unite, in data 9 settembre 2010, n. 19246; che, nell'ordinanza di rimessione, il giudice a quo richiama la sentenza ora citata, nella quale si ribadisce il legame tra i termini di comparizione e i termini di costituzione, sancito dall'art. 165, primo comma, cod. proc. civ. , si afferma che nell'opposizione a decreto ingiuntivo i termini di costituzione dell'opponente e dell'opposto sono automaticamente ridotti alla metà in caso di effettiva assegnazione all'opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale, ma si precisa pure che tale effetto automatico è conseguenza del solo fatto che l'opposizione sia stata proposta, in quanto l'art. 645 cod. proc. civ. prevede che, in ogni caso di opposizione, i termini a comparire siano ridotti a metà; che, pertanto, il rimettente dubita della legittimità costituzionale degli artt. 165, 645, secondo comma, e 647 cod. proc. civ. , come interpretati dal «diritto vivente», costituito dalla menzionata sentenza delle sezioni unite, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., sotto il profilo del diritto di difesa, del principio del contraddittorio, del principio di uguaglianza e del giusto processo, correlati alla riduzione a metà del termine di costituzione dell'opponente e alla improcedibilità in caso di omessa o tardiva costituzione di quest'ultimo; che, in punto di rilevanza, il rimettente osserva come dall'accoglimento della sollevata questione dipenda l'accoglimento della domanda nel giudizio principale; che, in punto di non manifesta infondatezza, ad avviso del giudice a quo gli artt. 165, 645, secondo comma, e 647 cod. proc. civ. violerebbero gli artt. 3, 24 e 111, secondo comma, Cost. in quanto, secondo l'interpretazione suddetta, farebbero gravare sull'opponente l'onere di costituirsi in un termine: 1) in sé eccessivamente breve (contrasto con l'art. 24 Cost.); 2) irragionevole, dato che, anche assolvendo a tale obbligo, non ne conseguirebbe la celere definizione della controversia o, quanto meno, della fase iniziale della stessa, tenuto conto dei maggiori termini di comparizione introdotti dall'art. 21, lettera g) [recte: art. 2, comma 1, lettera g)] della legge 28 dicembre 2005, n. 263 (Interventi correttivi alle modifiche in materia processuale civile introdotte con il decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, nonché ulteriori modifiche al codice di procedura civile e alle relative disposizioni di attuazione, al regolamento di cui al regio decreto 17 agosto 1907, n. 642, al codice civile, alla legge 21 gennaio 1994, n. 53, e disposizioni in tema di diritto alla pensione di reversibilità del coniuge divorziato) (contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost.); 3) irragionevole, in quanto solo in caso di assegnazione di un termine minimo a comparire sussisterebbe la necessità di coordinare i tempi di costituzione dell'opponente e dell'opposto (contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost.); 4) eccessivamente breve rispetto a quello di controparte, ponendo irrazionalmente i soggetti del processo in una posizione di disuguaglianza processuale (contrasto con l'art. 111, secondo comma, Cost.); che, ulteriormente argomentando su quest'ultimo profilo, il rimettente osserva come, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l'automatica riduzione a metà del termine di costituzione dell'opponente, correlata all'abbreviazione (volontaria o conseguenza di un mero errore) dei termini di comparizione, costituirebbe un onere processuale, a carico del medesimo opponente, sproporzionato rispetto alle facoltà concesse all'opposto e non garantirebbe la spedita definizione dell'intera lite o, quanto meno, della fase iniziale di essa, che è già garantita dalla facoltà di emettere, ai sensi dell'art. 648 cod. proc. civ. , l'ordinanza di provvisoria esecuzione non modificabile e non impugnabile neanche con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. (Corte di cassazione, sentenza sezione terza civile, 10 luglio 1990, n. 7200; sentenza sezione prima, 2 marzo 1990, n. 1645); che il Tribunale rimettente rileva, altresì, come, mentre la facoltà dell'opponente di avvalersi del termine dimidiato a comparire trova la sua ratio nell'interesse dell'intimato di conseguire alla prima udienza la revoca della provvisoria esecuzione, già concessa, ai sensi dell'art. 642 cod. proc. civ.