[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 208, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006), promosso con ordinanza del 28 marzo 2008 dal Tribunale di Siena nel procedimento civile vertente tra Costantino Alberto e l'INAIL, iscritta al n. 222 del registro ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 30, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visti gli atti di costituzione di Costantino Alberto e dell'INAIL, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 13 gennaio 2009 il Giudice relatore Luigi Mazzella; uditi l'avvocato Maurizio Cinelli per Alberto Costantino, gli avvocati Michel Martone e Mattia Persiani per l'INAIL e l'avvocato dello Stato Maria Letizia Guida per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Nel corso di un giudizio promosso dall'avv. Alberto Costantino nei confronti dell'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), per il riconoscimento di differenze retributive, il Tribunale di Siena, in funzione di giudice del lavoro, con ordinanza del 28 marzo 2008, ha sollevato questione di legittimità costituzionale – in riferimento agli articoli 2, 3 e 39 della Costituzione – dell'art. 1, comma 208, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006), secondo cui «Le somme finalizzate alla corresponsione di compensi professionali comunque dovuti al personale dell'avvocatura interna delle amministrazioni pubbliche sulla base di specifiche disposizioni contrattuali sono da considerare comprensive degli oneri riflessi a carico del datore di lavoro». Secondo il rimettente, detta disposizione, prevedendo che i compensi comunque corrisposti al personale dell'avvocatura interna delle amministrazioni pubbliche debbano considerarsi “al lordo” degli oneri contributivi a carico del datore di lavoro, violerebbe il principio di solidarietà di cui agli articoli 2 e 3 Cost., in quanto l'intervento di contenimento della spesa pubblica operato dalla norma censurata colpirebbe, irragionevolmente, soltanto una ristretta cerchia di pubblici dipendenti, come gli avvocati interni delle amministrazioni pubbliche, e non il restante personale della medesima amministrazione. La norma censurata, oltre a sottoporre irragionevolmente alla medesima imposizione voci del tutto diverse della retribuzione (contemplate dal regolamento INAIL del 25 settembre 2003), comprime la sfera riservata alla contrattazione collettiva cui appartiene la disciplina del trattamento economico dei dipendenti pubblici privatizzati, in coerenza con l'art. 69 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), in tal modo determinando una violazione dell'articolo 39 Cost. In concreto – osserva il giudice a quo - l'Istituto convenuto sin dal primo quadrimestre dell'anno 2006, avrebbe illegittimamente operato una trattenuta, commisurata all'aliquota del 31,113% (composta per il 22,020% da contributi INPS, per lo 0,093% da contributi ENPDEP, per lo 0,5% da contributi INAIL, e per l'8,5% dall'IRAP), con conseguente decurtazione del complessivo “trattamento retributivo” già goduto dal ricorrente (composto dallo stipendio tabellare e da onorari legali e compensi professionali degli avvocati). Premessa la “pacifica” natura retributiva di tali quote, e l'entità del prelievo retributivo contestato dal ricorrente, rileva il giudice a quo che la norma censurata, per una conclamata esigenza di contenimento della spesa pubblica, ha introdotto una deroga all'art. 2115 del codice civile, che prevede, in via di principio, per l'imprenditore ed il prestatore di lavoro l'obbligo di contribuzione, in parti uguali, alle istituzioni di previdenza ed assistenza, salvo diverse disposizioni di legge. 2. – Si è costituito in giudizio il ricorrente il quale ha invocato l'accoglimento della questione sollevata dal Tribunale di Siena. 3. – Si è pure costituito l'INAIL il quale ha concluso per la manifesta inammissibilità o infondatezza della questione. Secondo l'Istituto la norma censurata incide sul complesso meccanismo retributivo operante all'interno dell'Avvocatura delle amministrazioni pubbliche, e, in particolare, sulla componente variabile della retribuzione aggiuntiva rispetto alla retribuzione “tabellare” corrisposta in ragione dei procedimenti conclusisi favorevolmente per l'amministrazione. Nel caso di specie tali compensi (professionali, o “propine”), distribuiti quadrimestralmente tra gli avvocati dell'ente secondo quote distinte in ragione dell'anzianità di servizio, vengono attinti da un fondo alimentato sia dal 100% delle competenze effettivamente riscosse dall'INAIL e già poste a carico delle controparti per effetto di sentenza, ordinanza, decreto, rinuncia o transazione, sia dal 50% delle competenze professionali che si sarebbero liquidate nei confronti del soccombente in caso di transazioni dopo sentenza favorevole, o di pronunciata compensazione delle spese, per i giudizi nei quali l'amministrazione non sia rimasta soccombente e che si siano conclusi con sentenze passate in giudicato. Prima dell'entrata in vigore della norma censurata, l'INAIL sosteneva gli oneri “riflessi” previdenziali (quota di contributi a carico del datore di lavoro) e fiscali in relazione a tutte le componenti della retribuzione degli avvocati, ivi comprese le “propine”. Su queste ultime, pertanto, gli avvocati dell'Istituto sostenevano soltanto gli oneri contributivi diretti, corrispondenti alla quota di contribuzione a carico del lavoratore. Osserva l'Istituto che per effetto di questo sistema, si è assistito, per anni, ad un “deragliamento” di una quota del bilancio dell'ente previdenziale dai suoi fini istituzionali, dal momento che tale quota andava, in parte ad alimentare la posizione previdenziale di alcuni suoi dipendenti, in parte a fronteggiare i gravosi riflessi fiscali dell'erogazione di consistenti compensi aggiuntivi. A fronte di questa situazione, la norma in esame ha introdotto, nell'ottica di un contenimento della spesa pubblica, una traslazione del peso previdenziale dal datore di lavoro al lavoratore, con il risultato che l'Istituto, una volta entrata in vigore la norma impugnata, ha iniziato a trattenere, oltre agli oneri previdenziali posti a carico del lavoratore (oneri diretti), anche quelli posti a carico del datore di lavoro (oneri “riflessi”). Premesso quanto sopra, l'INAIL eccepisce anzitutto la manifesta inammissibilità della questione non avendo il rimettente cercato di fornire una interpretazione costituzionalmente coerente della disposizione censurata.