[pronunce]

A., sede di Milano, avverso gli avvisi di accertamento notificati dal comune di Ceto per il pagamento della TOSAP relativa all'anno 1996, anche la Commissione tributaria provinciale di Brescia ha sollevato questione di legittimità costituzionale del menzionato art. 47, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 507 del 1993, denunciandone il contrasto sia con l'art. 53 della Costituzione, sia con l'art. 76, primo comma, della Costituzione", in riferimento all'art. 4, comma 4, lettera b), numero 1), della legge 23 ottobre 1992, n. 421. Il rimettente sostiene, quanto alla non manifesta infondatezza, che, dovendo "uniformarsi alle direttive imposte" dall'art. 4, comma 4, della legge n. 421 del 1992, e, segnatamente, dai numeri 1 e 2, "il solo modo con il quale il legislatore delegato avrebbe assicurato il rispetto della soglia di aumento del 50 per cento della tassa, fino allora vigente, era quella di porre un limite specifico ai comuni nella determinazione delle nuove tariffe"; limite che "non è stato previsto nel decreto legislativo n. 507 del 1993". Il giudice a quo, nel rilevare, inoltre, che il comune di Ceto, con la sua inerzia, ha reso palese la volontà di non avvalersi delle previste agevolazioni, ritiene conclusivamente che la norma delegata consenta "effetti contributivi perversi, così violando gli artt. 53 e 76 della Costituzione". 6. - È intervenuto, in tutti i giudizi, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale, dopo aver concluso per l'inammissibilità o per l'infondatezza della sollevata questione, ha depositato, in prossimità della camera di consiglio, memorie illustrative con le quali ha chiesto che le sollevate questioni di costituzionalità vengano dichiarate manifestamente infondate. Secondo la parte pubblica intervenuta, la normativa delegata è attuativa dei principi dettati dalla delega, atteso che i due criteri del citato art. 4 "hanno diverso oggetto e ambito di applicabilità distinta in quanto sono volti a disciplinare due fattispecie diverse". Peraltro, osserva ancora la difesa erariale, "le prestazioni pecuniarie per l'occupazione del suolo" sono qualificate "tariffe", mentre "quelle per l'occupazione del sottosuolo e soprassuolo" vengono qualificate come "tasse", cosicché gli importi stabiliti dal citato art. 47 "rappresentano non già tariffe, ma misure minime e massime di tassazione, svincolate quindi dai criteri di cui al punto uno del comma 4 dell'art. 4 della legge delega". Del resto, la determinazione forfetaria della tassa che, di per sé, "è omnicomprensiva e sostanzialmente discrezionale nella determinazione dell'ammontare" non appare conciliabile, ad avviso dell'Avvocatura, con i predetti criteri, i quali comportano una tassazione più articolata, dovendosi tener conto dei limiti massimi di tariffa e dell'adeguamento delle tariffe medesime "ai parametri della rispondenza al beneficio economico ritraibile in relazione alla ripartizione dei comuni in non più di cinque classi". Pertanto, "il risultato censurato" è effetto diretto della stessa legge delega, la quale ha introdotto il criterio forfetario al fine di "compattare in un'unica determinazione della misura di tassazione più situazioni che nel caso di specie riguardano occupazioni del sottosuolo nei limiti di 1 Km." e ciò in base ad una scelta che attiene alla discrezionalità legislativa.1. - Con le ordinanze in epigrafe, la Commissione tributaria provinciale di Cagliari e la Commissione tributaria provinciale di Brescia dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 47, commi 1 e 2, del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507 (Revisione ed armonizzazione dell'imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni, della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni e delle province nonché della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a norma dell'art. 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il riordino della finanza locale), nella parte in cui stabilisce i criteri per la determinazione della tassa per l'occupazione, permanente, del sottosuolo e soprassuolo con condutture, cavi, impianti in genere ed altri manufatti destinati all'esercizio ed alla manutenzione delle reti di erogazione di pubblici servizi. Nel richiamare la disciplina posta dal legislatore delegante con l'art. 4, comma 4, lettera b), numero 1, della legge 23 ottobre 1992, n. 421 (Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale), i rimettenti assumono che la disposizione denunciata violi l'art. 76 della Costituzione. 2. - Ad avviso della Commissione tributaria provinciale di Cagliari, il legislatore delegato, nonostante che la menzionata norma della legge n. 421 del 1992 preveda criteri "di carattere generale, applicabili in ogni caso e per tutti i tipi di occupazione", avrebbe omesso, nella determinazione della predetta tassa, "di dividere i comuni in classi, di tenere conto del beneficio economico ritraibile e di rispettare il limite massimo della variazione in aumento del 50 per cento, rispetto alla tassazione precedentemente in vigore". Secondo il giudice rimettente, ove si escludesse la possibilità di ricavare dai menzionati criteri generali un vincolo rivolto al legislatore delegato in vista della disciplina della fattispecie qui in esame, ne discenderebbe l'incostituzionalità anche della legge di delega n. 421 del 1992, "per contrasto con il combinato disposto degli artt. 76, 23 e 53 della Costituzione, considerata la palese indeterminatezza della misura della tassa da applicare in materia coperta da riserva di legge". 3. - Analoga, ma più limitata censura è prospettata dalla Commissione tributaria provinciale di Brescia, la quale lamenta il mancato rispetto della soglia di aumento del 50 per cento della tassa, fino allora vigente, che apponeva "un limite specifico ai comuni nella determinazione delle nuove tariffe". Ciò comporterebbe, secondo quest'ultimo giudice, "effetti contributivi perversi", tali da porre le disposizioni denunciate in contrasto anche con l'art. 53 della Costituzione. 4. - Le ordinanze di rimessione denunciano le medesime disposizioni sotto analoghi o, comunque, connessi profili di censura, sicché i relativi giudizi vanno riuniti per essere definiti con un'unica decisione. 5. - Le censure volte a lamentare la violazione, da parte del legislatore delegato, degli artt. 76 e 53 della Costituzione sono, l'una non fondata, e l'altra inammissibile, dovendosi, peraltro, escludere che il sindacato rimesso alla Corte possa estendersi anche alla norma interposta di cui alla legge delega n. 421 del 1992, della cui legittimità la Commissione tributaria provinciale di Cagliari pare, invero, dubitare solo ipoteticamente, senza farne oggetto, stando al dispositivo dell'ordinanza, di specifica e diretta denuncia.