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Si tratta di un lavoro che stiamo facendo in piena sintonia con le Regioni. Fornisco però questi numeri perché dobbiamo avere chiara la tendenza: in Italia, nel momento più difficile, ci sono stati oltre 4.000 posti letto impegnati da persone a causa del Covid. Oggi, che siamo a 323, è chiaro che siamo messi molto meglio rispetto ai mesi più difficili, ma non dobbiamo assolutamente far finta di non vedere che c'è un'altra verità, in quanto durante i mesi d'estate eravamo a 30 posti occupati in terapia intensiva, mentre oggi siamo a 323. Questo significa che abbiamo una situazione che in questo momento è sostenibile, ma c'è una tendenza che va analizzata con la massima attenzione, la quale ci richiede un atteggiamento di grande prudenza e maturità. Tra l'altro, una novità importante di questa diversa stagione del Covid, di questa fase di seconda ondata dentro cui tutta l'Europa evidentemente si trova, è l'età delle persone contagiate. Uno degli elementi del minore impatto del Covid sulle strutture sanitarie ha che fare con l'età mediana delle persone che sono contagiate. In questo momento in Italia l'età mediana è di quarantuno anni. Nella fase più difficile, che è quella che abbiamo vissuto all'inizio della primavera, l'età mediana era tra i sessantacinque e i settant'anni e, in qualche giorno, aveva addirittura superato i settant'anni. È chiaro che questo è un punto di differenza fondamentale perché il Covid non ha lo stesso effetto, in termini di ricaduta e di peso sulla pressione sanitaria, sulle persone di età più giovane rispetto a chi, invece, ha qualche anno in più. Tuttavia, anche da questo punto di vista vi segnalo una tendenza: nel mese di agosto l'età mediana era arrivata a trentuno anni, mentre ora siamo a quarantuno anni. Quindi, anche sul piano dell'età mediana anagrafica, la tendenza delle ultime settimane è di una crescita comunque significativa che va osservata con grande attenzione. Non vi è dubbio che in queste ore - soprattutto da qui ai prossimi mesi autunnali e invernali, che sono non facili (mi ci soffermerò alla fine) - abbiamo bisogno di tenere l'attenzione più alta possibile soprattutto sui soggetti fragili, ma è evidente che dentro le relazioni intrafamiliari è molto facile che anche dalle generazioni più giovani il virus possa trasferirsi a quelle meno giovani. Ancora, in queste ore stiamo ponendo la massima attenzione possibile sulle scuole e sulla sfida che il Paese sta affrontando della riapertura delle scuole. Tra l'altro, in quest'Aula in più occasioni un tema credo condiviso tra maggioranza e opposizione è stato quello della necessità di un'attenzione particolare sulle questioni della scuola e di una loro riapertura in sicurezza. Penso che sia stata una scelta importante e giustissima quella di far ripartire le scuole, ma è evidente che abbiamo bisogno di un monitoraggio che sia il più accorto possibile. È chiaro che non abbiamo trascorso un tempo sufficiente per esprimere un giudizio definitivo e compiuto. Com'è noto le scuole, in una parte maggioritaria del Paese, hanno riaperto il 14 settembre, ma in un'altra parte significativa hanno riaperto soltanto nell'ultima decade di settembre. I primi dati che ricaviamo e le prime analisi che ci arrivano in modo particolare dall'Istituto superiore di sanità mostrano una sostanziale tenuta del mondo della scuola. Non è la scuola in questo momento il luogo più problematico sul piano del trasferimento e della diffusione del contagio. Permettetemi in questa sede di esprimere un sentimento di gratitudine per il lavoro straordinario, in un clima difficilissimo e inedito per tutti, che è stato fatto in modo particolare dagli insegnanti, dai presidi, dal personale scolastico e anche dalle famiglie e dai genitori che si trovano a dover affrontare problemi inediti, senza precedenti. (Applausi) . Nessuno ha la bacchetta magica, nessuno pensa di avere la perfezione in mano. È chiaro che siamo di fronte alla gestione di un problema nuovo ed enorme, ma posso dire che in queste primissime settimane i segnali sono incoraggianti e mostrano una tenuta del mondo della scuola su cui dobbiamo continuare ad investire il più possibile. Lo ribadisco solo un istante: la mia personale opinione è che la sfida più strategica è e sarà sempre quella di una relazione organica, compiuta, strutturata e non episodica tra il Servizio sanitario nazionale e il sistema scolastico: una relazione che è esistita nella storia del nostro Paese, ma che poi purtroppo ci siamo lasciati alle spalle e che dobbiamo assolutamente provare a recuperare. Ancora, stiamo lavorando per rafforzare la nostra capacità di testing , perché è un'arma decisiva nella fase che stiamo attraversando. L'ultima volta che sono stato in quest'Aula avevo annunciato che eravamo riusciti a superare la soglia dei 100.000 tamponi al giorno. Era circa un mese fa e oggi posso dire (è un dato che ormai conoscete tutti) che abbiamo superato nella passata settimana la soglia dei 120.000 tamponi al giorno. Sono numeri importanti che segnalano uno sforzo che stiamo mettendo in piedi, ma dobbiamo ancora insistere, perché la capacità di testing e di tracciamento è un'arma importante che il Paese ha in questa fase di transizione difficile. Abbiamo, tra l'altro, iniziato ad usare - com'è noto - non solo i test classici, quelli del gold standard per la diagnosi che sono i test molecolari sull'RNA, ma abbiamo iniziato ad usare, con la mia ordinanza del 13 agosto negli aeroporti e con l'ultima circolare del Ministero della salute anche fuori dagli aeroporti, dove c'è particolare necessità di essere rapidi (penso esattamente alle scuole e ai luoghi della formazione), anche i test antigenici. L'esperienza negli aeroporti è stata positiva e ci ha dato segnali incoraggianti sull'affidabilità di questo tipo di test e quindi l'opinione del Governo, soprattutto dei nostri scienziati, è che possiamo farne un utilizzo più diffuso. Questo è importante, perché la rapidità di risposta è un grande tema che dobbiamo necessariamente affrontare. La scienza evolve e oggi ci dà strumenti che qualche mese fa non avevamo. Il nostro auspicio è che tra qualche settimana ci dia strumenti ancora più evoluti, ancora più fini e più capaci di rispondere alle nostre esigenze. Per esempio, sul piano del testing il mio auspicio è che si possa, in un tempo congruo chiaramente e nel rispetto di tutte le procedure formali vigenti, arrivare anche ad un utilizzo dei test salivari significativo. I test salivari possono essere importanti perché è evidente che hanno una modalità esecutiva meno invasiva, a differenza del tampone che ha comunque una modalità abbastanza invasiva. Il test salivare da questo punto di vista può essere particolarmente utile, in modo particolare per le fasce anagrafiche relative ai più piccoli. Io sono convinto - lo ribadisco ancora in quest'Aula - che la scienza ci darà risultati importanti nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. C'è un lavoro senza precedenti della comunità scientifica internazionale a tutti i livelli. L'Agenzia europea per i medicinali (EMA) pochi giorni fa annunciato - e questa è senz'altro una buona notizia - di aver iniziato formalmente la fase di validazione del primo vaccino anticovid.