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Il 40 per cento dei figli nasce da genitori non coniugati. In tale contesto, l'espressione « famiglia » deve essere declinata al plurale per essere rappresentativa della realtà. Questi dati confermano che l'evoluzione delle forme familiari è stata spontanea e che la lunga opposizione a ogni forma di regolamentazione delle unioni omosessuali non è stata affatto correlata, come retoricamente si sosteneva, alla difesa della famiglia e della natalità, che peraltro riflette nelle sue dinamiche problemi economici generali e i ritardi accumulati nel nostro Paese sul welfare pro family , non certo la più o meno grande rigidità e esclusività dell'istituto matrimoniale. Fino a che non vi è stata anche in Italia una regolamentazione delle unioni tra persone dello stesso sesso, non vi è stata neppure in campo statistico un'attenzione per le relative organizzazioni familiari. Le coppie same sex non furono rilevate dal censimento del 2001, perché ritenute non conferenti per le finalità della raccolta e perché – si disse – sarebbe mancata, nel regolamento di esecuzione del censimento, un'autorizzazione ad hoc per il trattamento di dati ritenuti sensibili. Nel corso del censimento 2011, invece, i dati relativi alle coppie same sex sono stati finalmente censiti, nonostante un intervento del Garante per la protezione dei dati personali abbia impedito che nel questionario ci fosse un esplicito riferimento alla convivenza in coppia formata da persone dello stesso sesso. Dopo l'approvazione della legge 20 maggio 2016, n. 76, un'indagine dell'ISTAT e dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR), condotta tra 21.000 persone omosessuali o bisessuali che nel 2020 vivevano (o avevano vissuto) in un'unione civile, offre una prima più precisa rappresentazione delle caratteristiche di questa forma familiare. Si tratta per la quasi totalità di cittadini italiani, una chiara maggioranza di uomini (66,9 per cento), una quota rilevante di persone di età matura (il 43,6 per cento ha 50 anni e oltre) e una più diffusa concentrazione nel Nord del Paese (61,2 per cento). Le caratteristiche socio-culturali ed economiche sono anch'esse peculiari. Le persone coinvolte nell'indagine presentano un livello di istruzione piuttosto elevato: il 38,8 per cento ha conseguito almeno la laurea, con una quota leggermente più alta tra le donne (39,4 per cento), contro un valore pari al 15,3 per cento per il complesso della popolazione. Nel complesso – sette su dieci – giudicano buona la propria condizione economica. È ragionevole ritenere che le persone impegnate in un'unione civile formalizzata non siano rappresentative della generalità delle coppie same sex , anche conviventi. La stessa pubblicizzazione dell'unione implica una capacità di tenuta dei partners rispetto a forme di discriminazione esplicita o di discredito personale e quindi è correlata a buone condizioni di istruzione, reddito e alla vita in contesti sociali e personali con più alto grado di tolleranza. Da questo punto di vista, la trasformazione in senso egualitario dell'istituto matrimoniale, rappresenterebbe un messaggio potente anche nel senso del riconoscimento sociale delle famiglie omosessuali. Il presente disegno di legge intende rendere il matrimonio accessibile anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso, nel solco di una mutata coscienza sociale e, soprattutto, dei principi della Costituzione, che affermano l'uguaglianza e la pari dignità, il divieto di discriminazione e la promozione e la tutela dei diritti fondamentali della persona in tutte le formazioni sociali in cui svolge la sua personalità. È importante sottolineare che questa diversità di trattamento giuridico è stabilita unicamente in base a una caratteristica personale, qual è l'orientamento sessuale, che l'articolo 3 della Costituzione impedisce di prendere come elemento di discriminazione normativa tra le persone. Non operare questa apertura avrebbe il significato di tollerare il pregiudizio e la discriminazione in relazione ad un diritto, quello di sposarsi, che la Costituzione e le convenzioni internazionali inseriscono tra quelli fondamentali. La libertà di contrarre matrimonio costituisce un diritto fondamentale della persona nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948 (articolo 16), nella Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali firmata a Roma il 4 novembre 1950, resa esecutiva dalla legge 4 agosto 1955, n. 848 (articolo 12) e nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 12 dicembre 2009 (articolo 9). Sul punto la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, se da una parte ha ritenuto che l'articolo 12 della Convenzione non impone agli Stati contraenti l'obbligo di concedere l'accesso al matrimonio alle coppie omosessuali, dall'altra ha affermato che, in conformità con il carattere di « strumento vivente » della Convenzione, il diritto al matrimonio previsto dall'articolo 12 non poteva essere limitato in qualsiasi circostanza al matrimonio tra due persone di sesso opposto. In ordine alla capacità genitoriale delle persone omosessuali, la giurisprudenza ha fatto notevoli passi avanti, orientando legislazioni che, in materia di adozione, hanno aperto a discipline che prescindono ampiamente dall'orientamento sessuale dei partner . Le preoccupazioni che in genere vengono espresse rispetto ai figli riguardano la paura che i genitori omosessuali possano condizionarne l'orientamento sessuale o pregiudicarne un sano sviluppo emotivo e relazionale, anche a causa dello stigma che colpisce le loro famiglie. Si tratta di timori e paure che non hanno basi empiriche, dal momento che tutte le ricerche condotte a livello internazionale sui figli cresciuti in famiglie omogenitoriali hanno sempre accertato che non esistono differenze significative tra loro e i figli cresciuti da coppie eterosessuali. Gli studi condotti comparativamente su nuclei familiari con genitori omosessuali ed eterosessuali dimostrano che l'orientamento sessuale dei genitori non ha conseguenze disfunzionali sul processo di crescita. Non vi sono differenze statisticamente rilevanti in termini di benessere fisico e mentale, risultati scolastici, incidenza di disturbi psicologici e comportanti devianti. La qualità del processo di crescita riflette complessivamente la qualità delle relazioni familiari. Molto rilevante è inoltre che non esistono differenze significative neppure rispetto all'orientamento sessuale e a identità e comportamenti di genere. Non esiste dunque alcuna ragione per non equiparare le famiglie composte da persone dello stesso sesso a quelle composte da persone di sesso diverso, in ordine al diritto all'adozione. Per portare alla piena uguaglianza di tutte le persone, al di là dell'orientamento sessuale, di fronte alla legge e, nello specifico, al diritto di famiglia, una volta assicurato l'accesso al diritto al matrimonio per le coppie composte da persone dello stesso sesso, non ha senso prevedere la permanenza di una regolamentazione speciale per le sole unioni omosessuali.