[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 2 e 46 della legge della Regione Umbria 18 febbraio 2004, n. 1, recante «Norme per l'attività edilizia», promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 23 aprile 2004, depositato in cancelleria il 29 successivo ed iscritto al n. 49 del registro ricorsi 2004. Visto l'atto di costituzione della Regione Umbria; udito nell'udienza pubblica del 16 novembre 2004 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato dello Stato Ignazio Francesco Caramazza per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Giovanni Tarantini per la Regione Umbria. Ritenuto che, con ricorso notificato il 23 aprile 2004 e depositato il successivo 29 aprile, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato gli articoli 2 e 46 della legge della Regione Umbria 18 febbraio 2004, n. 1 (Norme per l'attività edilizia); che il ricorrente evidenzia come l'art. 2 citato preveda che «a seguito dell'entrata in vigore della presente legge cessa nella Regione Umbria la diretta operatività delle norme statali di dettaglio in materia edilizia, ivi comprese quelle che non trovano una corrispondente disciplina nella normativa regionale»; che i commi 4 e 5 dell'art. 46, invece, dispongono che fino all'entrata in vigore della legge regionale in materia di vigilanza sull'attività urbanistico–edilizia, di responsabilità e di sanzioni, prevista nel comma 2 del medesimo articolo, i Comuni sospendano “ogni determinazione circa la conclusione dei procedimenti relativi alla definizione degli illeciti edilizi in conseguenza del condono edilizio”, fatta salva comunque la facoltà degli interessati di presentare le “domande di sanatoria” ai sensi dell'art. 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 24 novembre 2003, n. 326, a tutela delle proprie “posizioni giuridiche”; che, secondo il ricorrente, la normativa impugnata violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettere l) e s), della Costituzione, in quanto inciderebbe sulle materie dell'“ordinamento penale” e della “tutela dell'ambiente”, affidate alla competenza esclusiva dello Stato, poiché, pur riconoscendo implicitamente la competenza statale a dettare norme in materia di condono edilizio, frapporrebbe ostacoli alla loro applicazione; che le disposizioni in questione violerebbero anche l'art. 3 della Costituzione, in quanto introdurrebbero «disuguaglianze non legittimate dal riconoscimento in Costituzione delle autonomie regionali», le quali non potrebbero «condurre a discipline differenziate nell'ambito delle materie riservate allo Stato»; che a risultare violato sarebbe anche l'art. 81 della Costituzione, in quanto la disapplicazione nel territorio di una Regione delle disposizioni statali in materia di condono edilizio determinerebbe una concreta ingerenza nella formazione del bilancio annuale dello Stato, e quindi una lesione dell'autonomia finanziaria di quest'ultimo; che sarebbe violato, inoltre, l'art. 119 della Costituzione, sia perché la disciplina impugnata comprimerebbe la competenza statale concernente il “coordinamento della finanza pubblica e dei sistemi tributari”, sia a causa della pretesa incidenza delle norme oggetto del giudizio sull'«essenziale dovere costituzionale dello Stato» di «assicurare a se stesso e agli enti a finanza derivata le risorse occorrenti»; che le disposizioni legislative impugnate violerebbero altresì l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in quanto inciderebbero sulla determinazione dei principî fondamentali in materia di “governo del territorio”; che il ricorrente rileva, inoltre, la violazione dell'art. 5 e dell'art. 127 della Costituzione, dal momento che ai legislatori regionali non potrebbe essere consentito “di produrre norme demolitorie e di reazione”, rispetto alle norme statali, quali sarebbero quelle in questa sede impugnate in relazione alla disciplina statale del condono edilizio; che, infatti, tali iniziative potrebbero “pregiudicare l'unità della Repubblica”, dovendo piuttosto la Regione reagire con i mezzi che l'ordinamento costituzionale predispone specificamente e cioè mediante la impugnazione delle leggi statali contestate dinanzi alla Corte costituzionale; che il ricorrente evidenzia, in particolare, come la lettera a) del comma 3 dell'impugnato art. 46 – secondo cui la legge regionale prevista dal comma 2 del medesimo articolo deve perseguire l'obiettivo della “tutela assoluta delle risorse ambientali” – contrasterebbe con l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, in quanto spetterebbe «solo al Parlamento nazionale stabilire in quali casi la tutela debba essere assoluta»; che, infine, nel ricorso si lamenta altresì la violazione degli articoli 51 e 134 della Costituzione, senza offrire però, al riguardo, alcuna motivazione; che in data 18 maggio 2004 la Regione Umbria si è costituita in giudizio depositando una memoria nella quale conclude per la inammissibilità e comunque per la manifesta infondatezza delle censure proposte con il ricorso statale; che la resistente, in relazione alle censure concernenti gli articoli 5 e 127 della Costituzione, osserva come sarebbe errato l'elemento dal quale prende le mosse l'argomentazione del ricorrente, individuabile nella pretesa spettanza statale della competenza in materia di condono edilizio e nella esclusione di ogni competenza regionale al riguardo; che, secondo la difesa della Regione, tale conclusione non potrebbe derivare dalla competenza statale in tema di “ordinamento penale” o di “coordinamento della finanza pubblica”, né dalla competenza statale concernente il “governo del territorio”, poiché quest'ultima viene comunque limitata dalla Costituzione alla semplice posizione di principî fondamentali, nel cui ambito non potrebbe essere ricompresa la normativa de qua; che, in relazione alla presunta violazione del principio di eguaglianza, a causa della differenziazione delle discipline regionali nella materia in questione, la Regione rileva che proprio l'impossibilità di ricondurre interamente il condono edilizio alla competenza statale dimostrerebbe l'infondatezza della censura; che anche il rilievo concernente la esclusiva competenza statale sulla “tutela assoluta” delle risorse ambientali sarebbe infondato, in quanto i contestati commi 2 e 3 dell'art. 46 concernerebbero una legge futura, e come tali, non produrrebbero “alcun effetto sulla disciplina normativa vigente”, non potendo del resto costituire di per sé attribuzione di competenze ulteriori rispetto a quelle riconducibili ai commi terzo e quarto dell'art. 117 della Costituzione; che tali disposizioni, limitandosi ad indicare finalità da perseguire e oggetti da regolare, pur sempre nel rispetto dei principî contenuti nel d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. “Testo A”), non sarebbero idonee a determinare una lesione attuale dei parametri indicati nel ricorso;