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In particolare, sul versante dei rapporti con la UE le norme in oggetto, oltre a confermare l'attuale funzione del Senato in ordine all’attività preparatoria delle decisioni europee, già disciplinata dal vigente regolamento del Senato e che viene ora costituzionalizzata, prevedono una partecipazione rafforzata del Senato delle Regioni in ordine a quelle decisioni che ineriscono ad atti normativi europei che ricadono nelle materie di competenza delle regioni, le cui modalità di esercizio dovranno essere disciplinate con legge bicamerale. In tal modo si intende istituire una specifica funzione del Senato delle Regioni modellata sulla falsariga di quella prevista dall'articolo 23 della legge fondamentale tedesca, il quale dispone che il Bundestag e i Länder , attraverso il Bundesrat , concorrano agli affari dell'Unione europea, prevedendo in particolare che il Bundesrat debba essere associato alla formazione della volontà della Federazione nella misura in cui il suo concorso sia richiesto sul piano interno per una misura analoga ovvero qualora i Länder siano competenti sul piano interno, specificando altresì che qualora in una sfera di competenze esclusive della Federazione siano toccati interessi dei Länder , oppure qualora la Federazione abbia ad altro titolo il diritto di legiferare, il Governo federale debba tenere conto della posizione del Bundesrat . A fianco di queste funzioni, che configurano un ruolo del Senato costruito anche guardando all'Europa, in particolare per quelle materie che attengono alla competenza regionale, l'ultimo periodo del nuovo terzo comma dell'articolo 55 della Costituzione attribuisce al Senato l'esercizio di ulteriori rilevanti funzioni di controllo dell'attività delle pubbliche amministrazioni e di verifica dell'attuazione delle leggi, sia statali che regionali, nonché di valutazione delle politiche pubbliche. Le predette funzioni, ancorché non connesse direttamente con il rapporto fiduciario, riservato come accennato alla sola Assemblea nazionale, rivestono naturalmente una peculiare valenza «politica» e non implicano, in tal senso, alcuna sovrapposizione con le competenze proprie di altri organi di rilievo costituzionale, quale ad esempio la Corte dei conti, né, ovviamente, precludono che le medesime attività, in quanto strumentali all'esercizio dell'iniziativa legislativa e della funzione di indirizzo politico, siano svolte anche dall’Assemblea nazionale. In particolare, quanto alle attività di verifica dell'attuazione delle leggi e di valutazione delle politiche pubbliche, la scelta operata in favore dell'attribuzione di queste funzioni al Senato si fonda sulla considerazione, evidenziata anche nella relazione finale della citata Commissione di esperti, di come -- nell'ambito di un nuovo impianto costituzionale nel quale il rapporto fiduciario è attribuito alla sola Assemblea nazionale -- al Senato debbano spettare, per il principio dei contrappesi costituzionali, poteri di controllo che non coinvolgano il rapporto fiduciario. I meccanismi di coesione politica sottesi al patto di maggioranza possono, infatti, rendere i poteri di controllo dell'Assemblea nazionale meno incisivi ed efficaci. Il Senato, dunque, proprio perché svincolato dal rapporto fiduciario, oltre a conservare il potere di inchiesta parlamentare e il sindacato ispettivo, potrebbe esercitare in modo sistematico la funzione di controllo parlamentare sull'attuazione delle leggi, anche di carattere regionale, nonché sviluppare le attività connesse alla valutazione delle politiche pubbliche. A tale ultimo riguardo, in conformità con quanto affermato nella predetta relazione, si ritiene che tra i compiti dei due rami del Parlamento, e in particolare del Senato, questa attività di valutazione dell'efficacia delle politiche, da realizzare attraverso lo sviluppo di metodologie di analisi dei costi/benefici e di apprezzamento della congruità delle azioni poste in essere dai pubblici poteri rispetto al conseguimento degli obiettivi, debba assumere uno specifico rilievo. Per quanto concerne, segnatamente, la composizione delle Camere, il disegno di legge, novellando gli articoli 56, 57, 58, 60, 61, 63 e 69 della Costituzione, prevede: a) la riduzione a 420 del numero dei deputati, in luogo degli attuali 630, con la soppressione della previsione dei 12 deputati eletti nella circoscrizione Estero, i cui seggi rimarrebbero solo al Senato e sarebbero nel complesso pari a 10; all’Assemblea nazionale si passerebbe pertanto dall'attuale criterio di un deputato ogni 95.000 abitanti ad un parametro assai virtuoso, anche rispetto agli standard europei, di un deputato ogni circa 142.000 abitanti; per l'elezione di tale Camera, cosi come per quella del Senato, pur con criteri parzialmente diversi, si precisano, inoltre, con norma costituzionale, i princìpi cui deve informarsi la legge elettorale, stabilendosi a tal fine che i deputati debbano essere eletti a suffragio universale e diretto con modalità che favoriscano l'equilibrio nella rappresentanza tra i sessi e la rappresentatività degli eletti, nonché la «stabilità dell'azione del Governo», locuzione quest'ultima identica a quella contenuta nel noto «ordine del giorno Perassi» formulato nel settembre del 1946 nel corso della discussione nella seconda sottocommissione della Commissione per la Costituzione; b) la riduzione del numero dei componenti del Senato, che sarebbe composto da 210 senatori elettivi (in luogo degli attuali 315), di cui 10 eletti nella circoscrizione Estero e i restanti eletti su base regionale, con modalità che favoriscano l'equilibrio nella rappresentanza tra i sessi e la rappresentatività territoriale degli eletti. A tale ultimo fine si prevede espressamente che i senatori siano eletti direttamente, con voto contestuale e collegato all'elezione dei Consigli regionali e delle province autonome. Conseguentemente alla riduzione del numero dei senatori, si prevede che nessuna regione possa avere un numero di senatori inferiore a quattro (in luogo dei sette attualmente previsti), fermo restando che il Molise ne ha due e la Valle d'Aosta uno. Le modalità di ripartizione dei seggi dei senatori elettivi tra le regioni non sono oggetto di modifica, rimanendo ancorate a un criterio proporzionale alla popolazione delle regioni; con apposita norma transitoria viene inoltre previsto, anche per evidenti ragioni di contenimento dei «costi della politica», che il numero massimo dei componenti dei Consigli di ciascuna regione e provincia autonoma, stabilito dalla legge, sia ridotto in misura pari al numero dei seggi dei senatori elettivi spettanti a ciascuna regione; c) la parificazione della soglia di età per l'elettorato attivo e passivo delle due Camere, che risulta fissata, rispettivamente, a 18 e 21 anni. Per favorire un più intenso raccordo con le autonomie regionali è previsto che ai membri elettivi del Senato si aggiungano, quali membri di diritto in ragione della loro carica, i Presidenti delle Giunte regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano. Nella medesima logica tesa a favorire la rappresentatività del Senato delle comunità territoriali si inserisce, come accennato, anche la previsione del novellato articolo 58, in base alla quale l'elezione dei senatori avviene contestualmente e in modo collegato all'elezione del Consiglio della rispettiva regione o provincia autonoma.