[resaula]

Voglio ricordare, per chi lo avesse dimenticato, cosa accadeva in quel periodo. L'Europa ci voltava le spalle. Era sorda alle richieste dell'Italia, che non voleva sottrarsi all'obbligo di ricevere e di assistere alcuni extracomunitari, ma voleva che questo onere fosse distribuito equamente all'interno di tutto il Continente. L'Europa non sentiva. Malta metteva in atto atteggiamenti ostruzionistici per evitare di ricorrere al soccorso degli immigrati all'interno delle proprie acque territoriali. E nessuno diceva niente. Gli altri Paesi si rifiutavano di ricevere quote di migranti, non soltanto della Gregoretti, ma di tutti i migranti che in quel periodo sbarcavano sulle coste dell'Adriatico. Nel nostro Paese vi sono 650.000 extracomunitari irregolari, che costano 4 miliardi di euro alle casse del nostro Paese, che ha una disoccupazione superiore alle percentuali europee! (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Commenti del senatore Mirabelli) . C'è una crisi economica enorme, ma queste non sono ragioni sufficienti per legittimare un Ministro dell'interno a procedere in maniera tale, per sensibilizzare gli altri partner europei, senza far venir meno l'assistenza e la cura degli extracomunitari. Per concludere, signor Presidente, sono curioso di sapere e di vedere come voteranno i colleghi del MoVimento 5 Stelle, che nel 2018 fecero interventi appassionati e accorati a difesa del comportamento dello stesso Ministro dell'interno. Allora c'era un interesse di parte per mantenere il Governo, non vi era una scelta volontaria, libera. Voglio anche rivolgermi al senatore Renzi, del quale abbiamo appreso l'ingresso - meglio tardi che mai - nel club dei garantisti. Egli, su «La Stampa», dice che questo procedimento è "una cazzata", ma poiché Salvini chiede di essere processato, noi lo accontenteremo. (Commenti del senatore Mirabelli). Io rispetto, e non condivido, la scelta del senatore Salvini. Siamo qui per difendere l'istituzione. Noi siamo qui per difendere le prerogative di uno Stato di diritto. Noi siamo qui per tutelare le scelte politiche di un Esecutivo, che ieri era rappresentato dal ministro Salvini, che oggi è rappresentato dalla ministra Lamorgese, che domani sarà rappresentato da un Ministro grillino o del Partito Democratico. Pertanto io vi chiedo: abbiate rispetto delle istituzioni. Dimostriamo rispetto per noi stessi, per i cittadini e votiamo no alla richiesta del tribunale dei ministri di Catania. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, L-SP-PSd'Az e FdI. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE.È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (IV-PSI) . Signor Presidente, non spetta a quest'Assemblea processare l'ex ministro, collega, senatore Salvini. Spetta a questa Assemblea valutare se concedere l'autorizzazione affinché l'eventuale responsabilità penale dell'ex ministro Salvini venga accertata nel processo con tutte le garanzie che il nostro ordinamento garantisce e prevede. Noi naturalmente auspichiamo al collega che possa nel processo dimostrare la sua innocenza. Da parte nostra, il giudizio politico sul suo operato e sul suo Governo è già stato dato. Infatti, quest'Assemblea oggi, ai sensi dell'articolo 9 della citata legge costituzionale n. 1 del 1989, dovrà verificare se l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio delle funzioni di Governo. La Corte costituzionale ha avuto occasione di chiarire il significato e la portata di questa disposizione. In particolare, in alcune sentenze rese dal 2012, la Corte ha precisato che anche le norme sull'autorizzazione a procedere per i reati ministeriali, come tutte quelle che prevedono forme di immunità dall'esercizio della giurisdizione, «introducendo una deroga eccezionale al generale principio di uguaglianza (...) sono comunque soggette a stretta interpretazione» e «gli spazi della discrezionalità politica trovano i loro confini nei princìpi di natura giuridica posti dall'ordinamento, tanto a livello costituzionale quanto a livello legislativo; e quando il legislatore predetermina canoni di legalità, ad essi la politica deve attenersi». In sostanza, il Senato oggi è chiamato a verificare la sussistenza di interessi giustificativi della condotta contestata dal tribunale dei ministri in ordine al reato di sequestro di persona al fine di "paralizzare" - se questo termine può essere utilizzato - la pretesa punitiva dello Stato, cioè circostanze esimenti che possano eliminare l'antigiuridicità dei fatti altrimenti qualificabili come reati: casi di esonero della responsabilità dunque riferibili direttamente o indirettamente a valori tutelati dalla Costituzione che giustificano la compressione e il sacrificio di altri diritti costituzionalmente protetti; nel caso di specie la libertà personale e la libertà di mobilità e circolazione dei migranti. Tuttavia, l'individuazione di tali presupposti giustificativi, al fine di poter negare l'autorizzazione a procedere, non possono risultare generici e indeterminati ai fini della formulazione della motivazione. La motivazione non può essere generica, carenza che, insieme alla mancanza della maggioranza qualificata del voto, potrebbe costituire un vizio del procedimento di formazione della delibera stessa. Pertanto, riconducendoci al principio di legalità a cui dovrebbe chiamarci lo Stato di diritto e il nostro sistema democratico, c'è sembrato opportuno in sede di Giunta chiedere al Presidente, relatore, un'integrazione istruttoria al fine di identificare effettivamente l'esistenza o meno di questi interessi preminenti a tutela dei quali il ministro Salvini avrebbe agito, riconducibili quindi all'articolo 9 e utilizzabili come scriminanti, non potendoli, Presidente, identificare nella più generica motivazione addotta dall'ex Ministro, cioè di «tutela della sicurezza dello Stato» legata in via generale e generica all'accesso di migranti, come se solo l'accesso dei migranti possa costituire in sé una minaccia alla sicurezza dello Stato. Inoltre, a nulla sembrano rilevare le osservazioni, nella stessa memoria dell'ex ministro Salvini, in riferimento alla trattativa portata avanti in sede europea con i Paesi membri ai fini del ricollocamento di naufraghi migranti. Non dimentichiamo che non si tratta soltanto di migranti, che entrano in modo irregolare nel Paese, ma che sono naufraghi migranti, sottoposti quindi alla disciplina di norme e convenzioni internazionali e di norme interne attuative di convenzioni internazionali. In particolare, lo sbarco dei naufraghi non avrebbe compromesso l'esito di tale trattativa e negoziazione per il ricollocamento, né l'avrebbe impedita, né tantomeno avrebbe inciso sull'applicazione della normativa della convenzione di Dublino per l'individuazione del Paese di primo ingresso, valutato che sin dal trasbordo sulla nave Gregoretti dei migranti naufraghi e dall'attracco in acque territoriali, la condizione di presenza nel nostro territorio si era già realizzata. Il trattenimento a bordo della Gregoretti è quindi un caso diverso da quello della nave Diciotti.