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Era un piano regolatore che voleva fare ordine tra le reti che armano e arredano il sottosuolo, che conducono normali erogazioni di servizi tradizionali (acqua, elettricità e quant'altro serve alla civiltà e al funzionamento delle città). Ma basterebbe il Piano regolatore del sottosuolo del 2012 della Regione Lombardia per metterci al riparo da aggressioni e penetrazioni per via informatica e cibernetica? Assolutamente no. E allora il legislatore fa ricorso alla risorsa normativa. Cosa dice la risorsa normativa? Semplifichiamo e rendiamolo comprensibile e dicibile anche per chi non fa parte di quest'Assemblea: la norma che stiamo votando contempla un approfondimento e un rafforzamento dell'attività istruttoria nel dire sì o no a chi vuole fare investimento informatico, telematico o di cibernetica nel suolo dell'Europa e nel suolo dell'Italia. Qual è lo strumento straordinario di questa procedura rafforzata istruttoria? Il veto. All'articolo 4- bis del decreto-legge istruito alla Camera compare l'istituto del veto. In un luogo di dialogica politica e di dialogica parlamentare si pone allora la seguente domanda: è il caso di prevedere il veto come istituto per mettere al sicuro il confine nazionale dell'Europa rispetto agli investimenti della tecnologia? Certo che sì, perché può accadere il contrario della crescita economica con un uso maldestro della tecnologia. Nel 1999 Massimo Cacciari e un altro bravo intellettuale esperto nel pensiero filosofico, Emanuele Severino, ragionarono chiedendosi se la tecnologia, spinta all'estremo, porti soltanto del bene o addirittura porti il suo contrario. Mi ricordo che Cacciari, con un ragionamento implacabile, mise in evidenza che la tecnologia deve conoscere dei limiti. Qui noi stabiliamo dei limiti laddove viene messa a rischio la sicurezza nazionale. C'è un'altra domanda: chi è che stabilirà il limite e il veto, se è a rischio la sicurezza nazionale? Palazzo Chigi, la Presidenza del Consiglio dei ministri, con una procedura che è connotata dall'avvertimento del momento eccezionale. Gianfranco Miglio (non so dove sedeva) di sicuro avrà parlato, nei suoi interventi, del valore del momento eccezionale quando entra in campo lo Stato. E il momento eccezionale di cui deve avere consapevolezza lo Stato chi è che lo svela? Palazzo Chigi. E in base a quale legge? In origine in base alla legge n. 400 del 1988, che venne pensata da un altro senatore illustre, Andrea Manzella (che di sicuro frequenta e conosce il mio collega Zanda). Manzella, nel riordino della Presidenza del Consiglio, precisò qual era il punto nevralgico dello Stato, laddove c'è il rischio, il pericolo. Ma anche Cossiga fece una riflessione: in caso di guerra, dove si attiva l'avvertimento? Noi abbiamo quindi una norma che razionalizza questo aspetto. E rispetto ad esso che può fare il Parlamento, se è serio? Sviluppare la sicurezza e la consapevolezza nell'attivazione dell'informativa. Questo c'è, perché la Commissione parlamentare competente viene informata a un ritmo periodico, ogni trenta giorni, così come c'è il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. Dentro questa cornice, allora - e mi avvio alla conclusione - serviva questa legge? Questa è la domanda di fondo; se fossimo in un colloquio tra privati la definiremmo la «domanda etica». Serviva questa norma? Certo che sì. Serviva in questo momento? Certo che sì, perché ci sono operatori internazionali nelle lontananze che possono mettere a rischio la sicurezza nazionale. Dentro questa cornice, allora, invito a votare sì (anche se a fare la dichiarazione di voto sarà il senatore Collina, più competente di me anche sul piano tecnologico). Serve però anche trovare un punto di convergenza, come dovrebbero fare i Parlamenti tutte le volte che si parla di sicurezza nazionale. Certo, il Muro di Berlino non ci avrebbe aiutato, in questo caso, a garantire la sicurezza nazionale. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Grimani. Congratulazioni). Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti e i docenti dell'Istituto d'istruzione superiore «Pertini-Falcone», di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1570 URSO (FdI) . Signor Presidente, intervengo in questa sede sul provvedimento in esame ritenendolo non solo importante, ma fondamentale - e lo sottolineo - per lo sviluppo economico, la competitività del sistema Paese, la sicurezza e quindi la sovranità nazionale. Il provvedimento, in maniera un po' confusa, completa un iter iniziato il 7 giugno dell'anno scorso - data che non cito a caso - quando, come primo atto del Governo Conte I, fu deciso di applicare la golden power sulla Retelit, argomento di cronaca di questi giorni e ovviamente anche di polemiche politiche. Il primo provvedimento del Governo, il giorno dopo aver giurato, quando ancora il Presidente del Consiglio era in viaggio istituzionale all'estero, è stato l'applicazione della golden power . La cito perché fa parte di questo provvedimento e nel Governo Conte I prima e nel Governo Conte II poi la golden power - o meglio, l'esercizio e la legislazione ad essa inerenti - è più volte modificata in maniera confusa e abborracciata. E quando viene modificata in maniera evidente sul piano politico (e mi rivolgo a quest'Assemblea)? Con il decreto-legge emanato in maniera affrettata, quando il Presidente del Partito comunista cinese - che è anche Presidente dello Stato cinese - giunge in Italia per firmare gli accordi sulla Via della seta. In quel momento - e non a caso - vengono estese la golden power - poi riproposta in questo provvedimento - alla tecnologia 5G e soprattutto la possibilità d'intervento sulle acquisizioni societarie - cioè sulla composizione delle aziende, come fatto con Retelit - che, non a caso, viene estesa anche agli strumenti e ai sistemi, cioè alla tecnologia che verrebbe utilizzata. Anche questo Governo Conte II nasce peraltro con un provvedimento preso in occasione del suo primo Consiglio dei Ministri, inerente proprio alla golden power e al perimetro di sicurezza nazionale, cioè il provvedimento di cui oggi parliamo. Perché ritengo che esso sia non solo importante, ma fondamentale (e lo ribadisco a quest'Assemblea)? Perché interconnette tre questioni (in quanto l'una potrebbe inficiare l'altra): lo sviluppo tecnologico (del digitale e quindi della sicurezza digitale); la competitività globale; la sovranità e la sicurezza nazionale. Siamo in presenza di una quarta rivoluzione industriale. Ricordo che le rivoluzioni industriali hanno modificato negli ultimi secoli gli assetti globali e la gerarchia delle Nazioni. La prima rivoluzione globale del 1784 pone Londra capitale del mondo: in quel periodo venne sviluppata la macchina a vapore; da lì nasce il marxismo, il capitalismo e quant'altro ancora. La seconda rivoluzione globale sul piano industriale risale al 1870 ed io la localizzerei - spero siate d'accordo - a Boston, laddove viene individuata la catena di montaggio, che sposta gli assetti planetari.