[pronunce]

Considerato che — come lo stesso giudice rimettente ricorda — questa Corte ha già escluso che le disposizioni impugnate si pongano in contrasto con gli artt. 3 e 112 della Costituzione, dichiarando manifestamente infondate questioni di legittimità costituzionale analoghe a quella odierna (cfr. ordinanza n. 259 del 2001; e, in riferimento al solo art. 3 Cost., ordinanza n. 304 del 2000); che, riguardo alla supposta violazione dell'art. 3 Cost., questa Corte ha in particolare rilevato che l'avere il legislatore — in adesione all'invito alla predisposizione di garanzie anche «tecniche» per l'effettuazione delle operazioni di intercettazione, formulato dalla Corte stessa con sentenza n. 34 del 1973 — privilegiato l'impiego degli apparati esistenti negli uffici giudiziari, dettando una disciplina volta a circoscrivere con apposite garanzie l'uso di impianti esterni, non può qualificarsi, in sé, come scelta arbitraria, avuto riguardo anche alla particolare invasività del mezzo nella sfera della segretezza e libertà delle comunicazioni costituzionalmente presidiata: e ciò proprio perché si tratta di una scelta finalizzata «ad evitare che gli organi deputati alla esecuzione delle operazioni di intercettazione ed al relativo ascolto» possano «operare controlli sul traffico telefonico al di fuori di una specifica e puntuale verifica da parte dell'autorità giudiziaria»; che, quanto al carattere 'anacronistico' impresso, in assunto, ad una simile giustificazione dall'evoluzione delle modalità tecniche di esecuzione delle intercettazioni — che l'odierna ordinanza di rimessione prospetta quale argomento nuovo — non è evidentemente compito di questa Corte 'inseguire' il «progresso tecnologico», valutando se esso renda necessario od opportuno un adeguamento, o addirittura il superamento delle originarie regole di cautela: trattandosi, al contrario, di valutazione istituzionalmente rimessa al legislatore; che, analogamente, rientra in un ragionevole ambito di discrezionalità legislativa — avuto riguardo alla pregnanza dei valori in gioco — stabilire se la violazione delle regole di cui si discute debba essere o meno equiparata, sul piano della sanzione processuale, alla carenza dell'autorizzazione e all'esecuzione delle intercettazioni al di fuori dei casi consentiti dalla legge; che con riguardo, infine, all'asserita violazione dell'art. 112 Cost., resta pienamente valida l'affermazione che le disposizioni censurate non incidono sull'obbligo del pubblico ministero di esercitare l'azione penale, ma si limitano a stabilire, «con finalità di salvaguardia di un valore di rango costituzionale», «le 'garanzie tecniche' di espletamento di un mezzo di ricerca della prova particolarmente invasivo» (cfr. ordinanza n. 259 del 2001); che la questione deve essere dichiarata, pertanto, manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 268, comma 3, e 271, comma 1, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 112 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 luglio 2004. Il Cancelliere F.to MELATTI