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Si tratta di un panetto di decreti che tenta di dare risposte tempestive alle attività che sono state chiuse con i DPCM e con le ordinanze. Quando parliamo di attività chiuse, lo facciamo con grandissimo rispetto, perché è una parola assolutamente forte, che ha ricadute drammatiche. Lo diciamo sapendo che l'equilibrio tra salute ed economia è sempre molto difficile e che, ancora una volta, ha dovuto avere la priorità la salute. Sappiamo benissimo, però, che coloro che hanno chiuso le attività non possono essere né contenti, né soddisfatti, né sentirsi ristorati dai pochi ristori che sono stati messi loro a disposizione. Dal punto di vista tecnico, questo panetto di provvedimenti è molto semplice nei contenuti, perché ripropone norme che abbiamo già visto in tutti i decreti approvati quest'anno, dalla cassa integrazione guadagni (CIG), agli indennizzi, al fondo perduto, al credito d'imposta per gli affitti: abbiamo solo cercato, in questo momento, di portarle a terra più velocemente. Per fortuna, finalmente, le procedure dell'Agenzia delle entrate e soprattutto dell'INPS in questo momento sono funzionanti e quindi le risorse sono arrivate o stanno per arrivare. Per questo ringrazio del lavoro fattivo i sottosegretari Guerra e Castaldi, i relatori Marino e Presutto e tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione, che hanno lavorato molto e con grandissima pazienza sul provvedimento in esame. Nonostante però il clima umano e relazionale molto buono, qua dobbiamo anche dirci una cosa molto vera: questa procedura di conversione complessa, dovuta alla stratificazione del panetto dei decreti e alla loro tempistica che ci ha fatto utilizzare un metodo FIFO ( first in first out ) quasi fossimo in un magazzino aziendale, probabilmente non ha agevolato il lavoro parlamentare. Uso apposta questo gergo aziendale un po' forte per un'Aula parlamentare. Forse negli ultimi anni, ma ancora di più in quello corrente ci siamo trasformati in un magazzino che riceve i decreti-legge come pacchi e li manda in Gazzetta Ufficiale quasi come li ha ricevuti. Penso che, per quanto il periodo sia difficile, il Parlamento non possa cedere così la propria potestà legislativa, né rinunciare alla propria vocazione, a dare gli indirizzi al Governo e a confermare di volta in volta, come faremo stasera, la fiducia al Governo. È una questione istituzionale importantissima e nemmeno in una fase grave di Covid come questa possiamo trasformarci in un governatorato; non lo possiamo fare. Dal 2021 questo rapporto sbilanciato tra Governo e Parlamento deve cambiare, come pure l'approccio politico del Parlamento, che vuole scegliere i progetti del recovery plan e del Next generation Italia, cosa fare sul green , sul digitale, per la parità e per l'integrazione sociale. Nessun altro può deciderlo, se non il Parlamento, che ha la potestà di dare l'indirizzo. Vogliamo animare i tavoli della riforma fiscale, della pubblica amministrazione (che come abbiamo visto, è drammaticamente necessaria) e anche della giustizia. È necessario tornare a far sì che le scuole facciano le scuole in questo Paese, ma ancor più prioritario è l'indirizzo che il Parlamento vuole dare al Governo rispetto al piano vaccinale. Questo diventa veramente dirimente. Abbiamo sentito ieri le parole chiarissime di Draghi, il quale ha detto che la sostenibilità dell'enorme debito che abbiamo fatto quest'anno passa per la crescita e per la realizzazione dei progetti del Next generation. Questo vuol dire che dobbiamo istantaneamente mettere in campo il piano vaccinale, come stanno facendo in altre parti del mondo. Per crescere dobbiamo tornare a lavorare e non possiamo più insistere in questa coazione a ripetere tra chiusure e ristori; non possiamo più permettercelo, assolutamente. In Gran Bretagna stanno vaccinando 5.000 persone al giorno. L'altro giorno Biden negli Stati Uniti ha annunciato 100 milioni di vaccinazioni in cento giorni. La Germania il 23 dicembre, dopo l'ok della European medicines agency (EMA) inizierà a vaccinare. E noi? Ancora ristori e lockdown , ristori e lockdown ? Non è accettabile; questo è un compito molto forte che affidiamo al Governo, un indirizzo molto forte che il Parlamento vuole dargli. Ci apprestiamo a convertire questo decreto-legge con l'ennesima rinuncia alla potestà legislativa. Ci sono ovviamente alcune misure importanti e purtroppo, necessarie, nonché alcuni suggerimenti che sono stati trasformati in norma e che erano molto attesi, soprattutto dal mondo imprenditoriale. Tra questi voglio ricordare il rinvio dei versamenti delle imposte, cercando di mettere a fuoco una cosa. L'altro giorno ho sentito un intervento piuttosto interessante circa la complessità di approvazione. Sembra un po' un cubo di Rubik: a seconda dei colori, i professionisti devono capire chi paga, quando e come. E qui voglio parlare del ruolo dei professionisti, in particolare dei commercialisti. Abbiamo una classe dirigente altamente titolata, che quest'anno ha visto svilire il proprio ruolo a facchino fiscale. E ha visto questo downgrade nonostante non abbia ricevuto alcun ristoro e senza nemmeno il diritto di ammalarsi. Abbiamo proposto un emendamento per tutti i professionisti, che prevede la possibilità di una sospensione senza sanzione degli adempimenti, qualora sia certificato che si sono ammalati di Covid e il loro studio necessariamente sia andato in quarantena. Ci è stato risposto di no, naturalmente dai tecnici ministeriali, che lavorano in smart working e sono super garantiti. A me queste risposte preoccupano molto, perché dimostrano l'incapacità di conoscere le difficoltà del Paese e la mancata riconoscenza del reciproco valore e della sinergia che può portare l'Italia fuori da questo momento difficile. Altro provvedimento piuttosto interessante è la sospensione dei versamenti contributivi, delle ritenute alla fonte e dell'IVA (anche nel caso delle ritenute alla fonte, i professionisti sono esclusi, non sia mai che vengano considerati anche loro). Questa complessità del cubo di Rubik si è ripetuta però anche nel provvedimento in esame. Voglio dirlo come monito pro futuro ; non vorrei che quest'attitudine alla complessità venisse poi applicata anche alla futura riforma fiscale. Questo nome di riforma alla tedesca, tanto puntuale quanto astrusa, non vorrei prendesse le mosse anch'esso da un nuovo cubo di Rubik, rispetto al quale avremmo idee un po' diverse. Nonostante tutte queste difficoltà e questo momento così drammatico, rispetto al quale bisogna fare un passo avanti, abbiamo investito in questo decreto 18 miliardi, cinque dei quali serviranno a fare ciò che moltissimi all'opposizione e nel Paese chiedevano, ossia il quadrimestre bianco: chiunque avrà perdite di fatturato consistenti vedrà trasformare i rinvii dei versamenti fiscali in sospensione ed esenzione. Nonostante gli annunci di molti, quindi, questo Governo ha fatto il quadrimestre bianco. Ciò che preme molto di più è ciò che dovremo fare a gennaio, il decreto-legge ristori cinque. Il decreto-legge in esame non ha dato le risposte che tutti ci aspettavamo neanche sotto il profilo dei ristori, quindi servirà un altro profilo di ristori prima di ripartire, per rafforzare le misure esistenti, colmare gli Ateco delle attività che sono state escluse e introdurre formule perequative. Ci sono attività stagionali che nel fondo perduto aprile su aprile ovviamente non possono essere soddisfatte.