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È un decreto-legge scritto malamente, che a nostro parere non ha compreso qual è oggi la realtà del mondo del lavoro e che queste norme creano problemi, creano disoccupazione. Avremo una nuova stagione, una nuova fase di esodati, gli esodati prodotti dal decreto "indignità". È un decreto-legge che ha dimenticato - e noi lo abbiamo ribadito nel dibattito presso le Commissioni riunite 6ª e 11ª - quali sono le sacche di precarietà, quelle vere, che noi abbiamo proposto e riproposto in Commissione. Abbiamo ribadito quali sono i punti che a tutt'oggi nel mercato del lavoro creano precarietà. Abbiamo allora proposto il tema delle cooperative spurie, il tema delle false partite IVA, il tema del part-time edei riders , che non può essere risolto con un semplice post su Instagram di Di Maio insieme ai giovani. Abbiamo dunque indicato una soluzione concreta per il problema dei riders. Ecco, tutto questo non è presente nel testo che andremo a votare. Inoltre, signor Presidente, il testo non parla per esempio dei giovani, ne parla vagamente: è un testo che non tocca il tema dei giovani. È un testo che crea distrazione di massa, perché fa dimenticare che questo Paese in autunno probabilmente vedrà una contrazione del prodotto interno lordo: probabilmente avremo un Paese che avrà difficoltà a continuare quella ripresa che in questi anni abbiamo cercato di coltivare. Questo decreto-legge creerà problemi di disoccupazione. Per questo motivo, Presidente, continueremo a chiamare questo provvedimento decreto disoccupazione e, mi si consenta, decreto "indignità". (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93, comma 5 del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1) e dal senatore Marcucci e da altri senatori (QP2). (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . MATRISCIANO (M5S) . Signor Presidente, il mio sarà un intervento breve, finalizzato a portare all'attenzione dell'Aula il cuore e lo spirito del decreto dignità. Il testo del provvedimento, come licenziato dall'altro ramo del Parlamento, è stato potenziato nei suoi capitoli, conservandone ratio e spirito. La dignità è e rimane il cuore di questo intervento normativo. Signor Presidente, vorrei sottolineare il coraggio di questa maggioranza per aver voluto trattare in Parlamento, come prima misura, un intervento pensato per chi in questi anni ha sofferto di più la devastante crisi, prima finanziaria e poi economica e sociale, che ha colpito i cittadini e i lavoratori italiani. Questo provvedimento è il primo passo per invertire la rotta. Le politiche ultraliberiste portate avanti negli ultimi anni hanno impoverito il lavoro, al punto da renderlo instabile e precario. Non a caso, la norma in discussione oggi pone innanzitutto un argine all'uso distorto dei contratti di lavoro a tempo determinato da parte delle imprese. Un primo dato che vorrei rilevare è quello secondo cui nell'ultimo anno oltre il 90 per cento dei nuovi contratti in Italia è a termine; una forma di precarietà inaccettabile, a cui è necessario porre rimedio non solo per restituire stabilità e fiducia ai lavoratori, ma anche per agire direttamente sulla vita economica del Paese, in quanto un alto livello di precarietà non può che incidere negativamente sulla propensione ai consumi. Allo stesso modo, il provvedimento ha lo scopo di aiutare i giovani. Nel Paese in cui la disoccupazione giovanile supera il 30 per cento è inconcepibile non attribuire la massima priorità a questa emergenza. Nel decreto-legge che andiamo a discutere e a convertire in legge è stato inserito un intervento mirato per affrontare concretamente il problema, incentivando le imprese ad assumere con contratti di lavoro stabile subordinato a tempo indeterminato chi ha meno di trentacinque anni. Rispondiamo a chi dice che il decreto dignità va contro le imprese che gli imprenditori corretti, che sono tanti, non saranno danneggiati, ma sicuramente avranno linee guida molto più chiare nella stipula dei contratti a termine. Ricordo lo sgravio del 50 per cento sui contributi previdenziali per trentasei mesi per l'assunzione di giovani, che garantirà 62.400 posti a tempo indeterminato tra il 2019 e il 2020, e la restituzione dell'intero contributo addizionale in caso di trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, quindi l'1,4 per cento più lo 0,5 per cento. Ricordiamo che il limite delle proroghe non si applica alle start up innovative per i primi quattro anni dalla loro costituzione. Ci è stato chiesto perché ci siamo incaponiti contro il contratto a termine; rispondiamo che il nostro non è un accanimento contro il contratto di lavoro a tempo determinato o contro la somministrazione di lavoro a termine, ma una volontà di tutelare tutti quei lavoratori che in questi anni sono stati mortificati dall'abuso di queste tipologie contrattuali, che sono stati privati della possibilità di programmare più a lungo termine la propria vita, perché lasciati nell'incertezza di un posto di lavoro instabile. Ventiquattro mesi, di cui i primi dodici senza causale, sono un tempo più che congruo per poter anche effettuare la valutazione di una risorsa, nel caso in cui nel frattempo le condizioni aziendali prevedessero l'apertura di nuove posizioni a tempo indeterminato. Questo è un primo passo per restituire qualità e dignità al lavoro e garantire sicurezza e protezione a tutti i cittadini. È un primo tassello, ma è un tassello importante, anche perché, come rilevato da un recente sondaggio, è sostenuto dal parere favorevole del 73 per cento degli italiani. Concludendo, ci accingiamo ad approvare una legge che vuole sconfiggere le paure degli italiani e ridare loro dignità. Vogliamo cancellare lo spettro della precarietà, il timore di non avere più soldi, la complessità della burocrazia di Stato, la paura di non avere più lavoro, l'ansia di non poter scegliere un futuro. Abbiamo iniziato un cambiamento vero e reale, che non è più rinviabile. La direzione intrapresa è quella giusta e procediamo con determinazione per assicurare a tutti la garanzia e la tutela della dignità del lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carbone. Ne ha facoltà. CARBONE (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, intraprendere una battaglia ideologica contro il lavoro dipendente a tempo determinato va non solo contro la logica di un mercato del lavoro dove domanda e offerta si stanno bilanciando, ma anche contro una realtà che si scontra con i numeri. I numeri dicono che in Italia non esiste un'emergenza grave del lavoro a termine; anzi, è cresciuto, in contemporanea con la ripresa dell'economia, in modo fisiologico e in parallelo a quello a tempo indeterminato. Il primo provvedimento legislativo del nuovo Governo è più un manifesto elettorale che una riforma in grado di incidere sulla vita delle imprese e dei lavoratori, tanto che il suo obiettivo principale sembra quello di dare soddisfazione agli elettori del MoVimento 5 Stelle, ai quali si era promessa una guerra a tutto campo contro il precariato.