[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 218, comma 5, e 186, comma 5, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), promossi con ordinanze del 29 gennaio 2002, del 6 e dell'8 novembre 2001, dell'11 marzo e del 3 aprile 2002 dal Giudice di pace di Osimo rispettivamente iscritte al n. 189 e ai nn. da 509 a 512 del registro ordinanze 2002 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 18 e 47, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 aprile 2003 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che, nel corso di giudizio di opposizione a verbale del Comando Stazione dei Carabinieri di Loreto, per violazione dell'art. 186, commi 1, 2, 4, 5, 6, del codice della strada, per guida in stato di ebbrezza e per rifiuto dell'accertamento di tale stato, promosso da Coscia Antonio, il Giudice di pace di Osimo, che aveva provveduto alla sospensione del provvedimento impugnato, ha sollevato, con ordinanza del 29 gennaio 2002, questione di legittimità costituzionale degli artt. 218, comma 5, in via diretta, e dell'art. 186, comma 5, in via indiretta, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), per violazione degli artt. 3, 25 e 111 della Costituzione; che il giudice a quo ha riferito che, a detta dell'opponente, la contravvenzione era stata elevata quando lo stesso era addormentato all'interno della propria autovettura, mentre la Prefettura di Ancona, costituitasi nel giudizio di opposizione, aveva replicato che il veicolo si trovava fermo ad un incrocio, in modo da creare intralcio alla circolazione, e che il Coscia si trovava in evidente stato di ebbrezza; che l'opponente aveva ribadito in causa di non trovarsi comunque in atto di guida, che non vi era stato alcun incidente, che non era stata rilevata alterazione al tasso alcoolemico (che egli non aveva certo rifiutato, non essendogli stato tale esame nemmeno proposto); che, riguardo all'irrogazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida, il Giudice di pace di Osimo ha rilevato che, ritenuta l'ammissibilità dell'opposizione alla sanzione accessoria della sospensione della patente di guida, comminata al ricorrente con provvedimento prefettizio, non è prevista la sospensione del procedimento di opposizione con riferimento alla sanzione accessoria, in assenza del rapporto di pregiudizialità o connessione con il reato di guida in stato di ebbrezza; che ulteriori possibilità di sospensione fondate sull'art. 20, secondo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (che prevede l'impossibilità di applicare sanzioni amministrative accessorie finché è pendente il giudizio di opposizione) e sull'art. 186, comma 2, cod. str. (che legittima l'applicazione della sanzione accessoria solo ad avvenuto accertamento del reato) “non sono esenti da possibili dubbi di legittimità costituzionale”, emergendo dall'ordinamento un favor per l'opposizione ai provvedimenti di sospensione della patente, anche a seguito della sentenza n. 31 del 1996 della Corte costituzionale; che gli artt. 218 e 186 cod. str. contrastano con gli artt. 3, 25 e 111 della Costituzione, i quali garantiscono, rispettivamente, l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, la precostituzione per legge del giudice naturale, e l'attuazione della giurisdizione mediante il giusto processo, requisiti che non si rinvengono - neppure sotto il profilo della ragionevolezza - nelle disposizioni legislative citate, che creano irragionevole disparità di trattamento tra i cittadini, a seconda che siano giudicati da una delle due autorità giudiziarie individuate ai sensi della prima o della seconda delle due disposizioni; che, con riguardo al rifiuto dell'accertamento dello stato di ebbrezza, il giudice a quo ritiene che i commi 5 e 6 dell'art. 186 contrasterebbero con gli artt. 3, 25 e 111 Cost., perché nelle ipotesi in cui non è stato possibile effettuare l'accertamento alcoolimetrico per rifiuto dell'interessato, non sarebbe applicabile la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida, con evidente disparità di trattamento tra chi si sottopone e chi rifiuta l'accertamento, anche ai fini del concreto accertamento della configurazione del reato di cui all'art. 186 cod. str. , restando irrilevante che il rifiuto comporti la configurabilità di una distinta ipotesi di reato, posto che comunque con il rifiuto il contravventore eviterebbe la sospensione della patente; che il rimettente ha sollevato la questione di legittimità costituzionale degli artt. 218, comma 5, e 186, comma 5, cod. str. , nella parte in cui rispettivamente non prevedono che l'opposizione avverso il provvedimento di sospensione della patente di guida non può essere proposta nei casi in cui la predetta sanzione sia prevista come accessoria ad un illecito sanzionato penalmente e che nel caso di rifiuto dell'interessato di sottoporsi all'accertamento alcoolimetrico, siano sufficienti i dati sintomatici riguardanti il comportamento del soggetto interessato; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità e comunque per la manifesta infondatezza delle questioni, per non avere il rimettente tenuto conto della natura cautelare che caratterizza la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida e che giustifica la sua immediata applicazione; e del fatto che il rifiuto del conducente di sottoporsi alla prova alcoolimetrica non esclude la sussistenza del reato di guida in stato di ebbrezza; che nel corso di giudizio di opposizione a due verbali della Polizia stradale di Macerata, per violazione degli artt. 142, comma 9, e 186, comma 2, del codice della strada, per guida in stato di ebbrezza e per rifiuto dell'accertamento di tale stato, promosso da Piangerelli Giancarlo, il Giudice di pace di Osimo, che aveva provveduto alla sospensione del provvedimento impugnato (relativamente alla violazione dell'art. 142), con ordinanza del 6 novembre 2001, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 218, comma 5, in via diretta, e dell'art. 186, comma 5, in via indiretta, del d. lgs. 30 aprile 1992, n. 285, per violazione degli artt. 3, 25 e 111 Cost.; che il giudice a quo ha riferito che, a detta dell'opponente, la violazione dei limiti di velocità era stata resa necessaria da motivi di urgenza (essendo il contravventore medico), e che riguardo all'ebbrezza, le apparecchiature erano da ritenere inidonee e malfunzionanti;