[pronunce]

fatti, questi ultimi, che l'art. 4, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 7 del 2016 assoggetta a una mera sanzione pecuniaria civile. 3.- Le due ordinanze di rimessione sollevano questioni strutturalmente analoghe, relative al regime sanzionatorio dei fatti di deturpamento e imbrattamento di cose altrui delineato da due distinti commi del medesimo articolo del codice penale. I relativi giudizi vanno quindi riuniti per essere definiti con un'unica decisione. 4.- Ciò posto, la questione sollevata dal Tribunale ordinario di Milano è inammissibile. 4.1.- Il Tribunale ambrosiano lamenta, nella sostanza, che la fattispecie del deturpamento e imbrattamento di beni immobili e di mezzi di trasporto, pubblici o privati, prevista dal (primo periodo del) secondo comma dell'art. 639 cod. pen. (quale risultante per effetto delle modifiche operate dall'art. 3, comma 3, lettera b, della legge 15 luglio 2009, n. 94, recante «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»), non abbia formato oggetto di un intervento di parziale depenalizzazione - o, per meglio dire, di parziale degradazione in "illecito punitivo civile" - omologo a quello attuato dal d.lgs. n. 7 del 2016 sulla fattispecie, finitima e più grave, del danneggiamento (art. 635 cod. pen.). L'intervento cui fa riferimento il rimettente si colloca nell'ambito del complesso di misure intese a deflazionare il sistema penale, adottate in attuazione delle deleghe legislative conferite dalla legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili). Per il conseguimento dell'obiettivo si è fatto ricorso, nell'occasione, a due distinti strumenti. Il primo è quello - tradizionale - della depenalizzazione, cioè della trasformazione di un insieme di reati in illeciti amministrativi: operazione compiuta, in specie, con il decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 8 (Disposizioni in materia di depenalizzazione, a norma dell'articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67). Il secondo strumento - del tutto innovativo - è invece quello dell'abrogazione di alcuni reati, con contemporanea sottoposizione dei corrispondenti fatti a sanzioni pecuniarie civili a carattere punitivo, che si aggiungono all'obbligo delle restituzioni e del risarcimento del danno secondo le leggi civili. Tra le figure criminose interessate (peraltro, in modo parziale) da questo secondo intervento - operato dal d.lgs. n. 7 del 2016 - figura anche il delitto di danneggiamento, previsto dall'art. 635 cod. pen. Il giudice a quo muove, a tal riguardo, dall'assunto che l'art. 2, comma 1, lettera l), del d.lgs. n. 7 del 2016, riscrivendo la norma incriminatrice ora citata, avrebbe limitato la rilevanza penale del danneggiamento di cose mobili o immobili altrui ai soli casi in cui il fatto sia commesso con violenza alla persona o con minaccia, ovvero in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, o del delitto previsto dall'art. 331 cod. pen. In assenza di tali condizioni, le condotte di danneggiamento resterebbero soggette - secondo il rimettente - a una semplice sanzione pecuniaria civile. Ciò, in virtù di quanto disposto dall'art. 4, comma 1, lettera c), del medesimo decreto legislativo, secondo il quale soggiace alla sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila chi - con dolo (art. 3, comma 1, del d.lgs. n. 7 del 2016) - «distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui, al di fuori dei casi di cui agli articoli 635, 635-bis, 635-ter, 635-quater e 635-quinquies del codice penale». Sulla base di tale premessa, il giudice a quo reputa quindi palesemente irragionevole che l'art. 639, secondo comma, cod. pen. - lasciato immutato dalla novella - continui a configurare come delitto, punito con la reclusione da uno a sei mesi o con la multa da euro trecento a euro mille, il deturpamento o imbrattamento di beni immobili o di mezzi di trasporto, pubblici o privati, ancorché realizzato senza violenza alla persona o minaccia e in assenza delle altre condizioni precedentemente indicate. Alla luce della clausola di riserva che figura nell'incipit dell'art. 639 cod. pen. («fuori dei casi preveduti dall'articolo 635»), la fattispecie del deturpamento e imbrattamento si connoterebbe, infatti, come sussidiaria rispetto a quella del danneggiamento, collocandosi in uno stadio anteriore lungo la linea di progressione dell'offesa del medesimo bene giuridico. Secondo un consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità, il reato di danneggiamento si distingue, in effetti, da quello di deturpamento o imbrattamento perché, mentre il primo produce una modificazione della cosa altrui, che ne diminuisce in modo apprezzabile il valore o ne impedisce anche parzialmente l'uso, rendendo così necessario un intervento ripristinatorio dell'essenza e della funzionalità della cosa stessa, il secondo determina solo un'alterazione temporanea e superficiale della res, il cui aspetto originario, quale che sia la spesa da affrontare, resta, comunque sia, facilmente reintegrabile (ex plurimis, tra le ultime, Corte di cassazione, sezione seconda penale, sentenza 3 febbraio-3 marzo 2016, n. 8826; sezione quinta penale, sentenza 21 maggio-19 settembre 2014, n. 38574). Sarebbe, di conseguenza, apertamente contrario al canone della ragionevolezza che le condotte di deturpamento e imbrattamento restino represse con sanzioni penali, quando i corrispondenti fatti di danneggiamento - latori di un'offesa più grave - vengono sanzionati solo sul piano civile. Di qui la richiesta, rivolta a questa Corte, di una pronuncia sostitutiva, che surroghi le sanzioni penali previste dalla norma censurata - quante volte si discuta di fatto commesso senza violenza alla persona o minaccia e in difetto delle altre condizioni a queste assimilate - con la sanzione pecuniaria civile prevista per il danneggiamento non costituente reato. 4.2.- L'assunto "di partenza" del rimettente - riguardo all'attuale perimetro di rilevanza penale del danneggiamento - si rivela, tuttavia, inesatto, in quanto frutto di una lettura incompleta del nuovo testo dell'art. 635 cod. pen. In ossequio alle indicazioni della legge di delegazione (art. 2, comma 3, lettera a, numero 5, della legge n. 67 del 2014), il d.lgs. n. 7 del 2016 ha, infatti, espunto dal novero dei fatti penalmente significativi solo quelli che integravano il vecchio delitto di danneggiamento semplice, previsto dal primo comma del previgente art. 635 cod. pen.