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Signor Presidente, ci apprestiamo a mettere ai voti uno dei provvedimenti più importanti per la Nazione dal dopoguerra in poi e, nel bene e nel male, in questo nefasto 2020, dominato da un nemico invisibile, il coronavirus o Covid-19, con gravi impatti, a livello sanitario, economico e sociale. Tali provvedimenti, se gestiti con lungimiranza, avrebbero gettato le basi per una radicale, profonda, vera e possibile ripartenza per il nostro Paese, slegata da un altro virus, quello della burocrazia, della lentezza e della mancanza di una visione strategica. Solo per citarne alcuni: sono stati votati un decreto rilancio, ma il rilancio non c'è stato, e un decreto semplificazioni (che, a mio modo di vedere, avrebbe dovuto essere il più importante), ma la semplificazione non c'è stata. Basta chiederlo al mondo fuori da qui, che ci osserva, composto da italiani, persone, lavoratori e imprenditori. Ora siamo qui a discutere e votare il decreto ristori, inesorabilmente inefficace, perché lascerà ancora fuori molte categorie, segnalate dalla Lega e dal centrodestra, ma non prese in considerazione da un presuntuoso e vanitoso Capo del Governo, deciso ad annientare i provvedimenti fortemente voluti dalla allora componente di Governo, la Lega, con il suo uomo più potente e forte, Matteo Salvini. È una battaglia navale perversa, il cui obiettivo è affondare: la flat tax è stata affondata; e il decreto sicurezza? Sarà affondato anche quello? Sarà il voto delle prossime ore a dirlo. La forte volontà di affondare Matteo Salvini, con ogni strumento e ogni mezzo, è poi sotto gli occhi di tutti, ma non ce la farete: non ve lo permetteremo. (Applausi) . Basti pensare che, nel corso delle audizioni, le categorie alle quali ho chiesto personalmente se fossero favorevoli all'anno bianco fiscale hanno risposto tutte di sì. Sarebbe stato un modello di semplificazione, nessuno avrebbe dovuto fare richiesta. Sarebbe stato un modello di ristoro, perché avrebbe coinvolto tutti. Avrebbe avuto le coperture, se non fossero state scialacquate in quelle che alcuni chiamano marchette, ma che io, per non offendere nessuno, chiamerò "pacchette", quelle sulle spalle. L'anno bianco fiscale però arriva dalla Lega, da Matteo Salvini, e il presuntuoso e vanitoso l'ha stroncato sul nascere. Concludo il mio intervento portando un esempio dell'efficacia di questo Governo (che definisco "esemplare", ovviamente con un mio commento ironico). Dopo aver sentito l'intervento del collega Comincini in merito alle misure contenute nel decreto ristori relativamente alle donne vittime di violenza, vi faccio un esempio dell'efficacia e della rapidità di questo Governo. Nel corso dell'esame della scorsa legge di bilancio, è stato votato e inserito un disegno di legge, sotto forma di emendamento, che - lo ripeto per l'ennesima volta - era frutto del lavoro della Lega e del MoVimento 5 Stelle e introduceva l'obbligo di esposizione del numero antiviolenza 1522. Inserito in legge di bilancio, votato e approvato, tale provvedimento vede ancora, a un anno di distanza, la sua mancata applicazione, eppure si prevedeva, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, la definizione di un cartello entro sessanta giorni. Allora siamo fermi qui, dopo un anno, per definire un cartello, quello del numero antiviolenza 1522, che avrebbe potuto essere preparato anche dall'ultimo dei funzionari della Presidenza del Consiglio dei ministri. (Applausi) . Rilancio dunque l'appello e chiedo al rappresentante del Governo di portare avanti queste istanze, che non sono mie personali, né della Lega, ma di tutto il Parlamento, che ha votato una norma che va incontro alle donne vittime di violenza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà. RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, (se ce ne sarà ancora uno: oggi comunque c'è e mi sembra sia stata anche riconosciuta grande collaborazione durante la fase di esame in Commissione), colleghi, penso che tutti ricordiamo la legge di bilancio del 2018. Fu una grande battaglia, nel corso della quale la Lega in primis , insieme all'allora alleato di Governo, cercò in tutti i modi di fare ciò che riteneva importante, ovvero riuscire ad approvare uno scostamento, oltre a quello consentito, necessario a far ripartire il Paese e a dargli slancio. Tutti ricordiamo com'è andata, ovvero che non ci fu consentito, se non per una piccolissima parte, per fare alcune cose che avevamo scritto nel nostro contratto di Governo. Era evidente infatti che per la Germania, la Francia e per altri Paesi dell'Unione europea la linea di galleggiamento entro la quale doveva stare l'Italia era posizionata esattamente un centimetro sotto il nostro naso, anche per evitare che potessimo migliorarci, visto che siamo sicuramente più bravi degli altri. Così, con una piccola pressione del dito, ci avrebbero potuto mettere sott'acqua, quando lo avessero voluto. C'è stato poi il cambio di Governo (sul fatto che sia stato giusto o sbagliato ognuno avrà le sue posizioni) e, un pochino dopo, è arrivata la sciagura del Covid, a significare che le disgrazie non vengono mai da sole. A quel punto, c'è stato il via libera a un fiume di denaro, scostamento dopo scostamento (parliamo infatti di 108 miliardi di euro), decreto dopo decreto e recovery dopo recovery . Si tratta di miliardi di euro che, con ogni probabilità, in ogni altro Paese del mondo (come stanno dimostrando alcuni in modo particolare), avrebbero dato la possibilità di mettere in sicurezza l'economia nella fase iniziale della pandemia e di cercare di programmare il futuro. Era infatti evidente che ci sarebbe stata una seconda ondata, con le conseguenti ripercussioni e con grosse difficoltà per tutto il mondo produttivo, legato sia al lavoro dipendente, sia alla piccola, media e grande impresa. Invece ora abbiamo un Paese in ginocchio, che probabilmente non è soddisfatto, ad esempio perché il 25 per cento delle perdite complessive riguarda le piccole e medie imprese, 350.000 delle quali sono a rischio chiusura, o i costi fissi per il ristoratore di una media città sono pari a circa 25.000 euro, mentre noi abbiamo dato loro le briciole. Evidentemente, quindi, nessuno è contento. Siete comunque sempre stati in grado di giustificare queste cose, ma non credo sia così. È poi evidente che non c'è alcuna dimostrazione della capacità di programmare, visto che oggi siamo qui a votare un provvedimento che riguarda i decreti ristori uno, due, tre e quattro (potrei dirlo anche alla Santillo, in latino: "unis" , bis , tris , eccetera). Siamo però in una situazione che denota mancanza di programmazione, perché prima abbiamo chiuso, poi riaperto, poi, in previsione della chiusura, ristorato. Poi però vi siete accorti - perché vi abbiamo detto che era così - di aver dimenticato l'umano mondo, e allora avete deciso di fare un secondo decreto.