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Ci si propone in particolare di avviare quella riconversione del comparto edilizio, da più parti auspicata, ma non ancora concretizzata, verso gli interventi rivolti al recupero e al rinnovo del patrimonio edilizio, alla riqualificazione urbanistica e al completamento delle aree già parzialmente urbanizzate. A questo fine l'articolato stabilisce che gli interventi previsti dai titoli abilitativi edilizi debbano essere concentrati, in prima istanza per un livello non inferiore al 50 per cento, nelle aree già urbanizzate o parzialmente urbanizzate ed assegna alle regioni il compito di definire le modalità procedurali per la perimetrazione di tali aree e per incrementare progressivamente tale percentuale di concentrazione, nel decennio successivo, fino al 90 per cento. Sono fatti salvi gli interventi di recupero e ristrutturazione edilizia, le opere pubbliche e gli interventi concernenti le energie rinnovabili e la conduzione dell'agricoltura per i quali non vige tale limitazione. L'articolo istituisce inoltre un contributo aggiuntivo per il rilascio del permesso di costruire, commisurato all'eventuale consumo di suolo e determinato nella misura minima pari a tre volte la somma derivante dagli oneri di urbanizzazione e dal costo di costruzione. Saranno le regioni a definire in dettaglio, con propri atti, le relative modalità di applicazione, ferma restando la destinazione dei relativi proventi per opere di riqualificazione urbanistica e ambientale. Il disegno di legge riprende inoltre una disposizione contenuta del disegno di legge approvato dal Governo Monti, nella XVI legislatura, riguardante la tutela dei terreni e dei fabbricati agricoli per i quali sono stati erogati aiuti di Stato o aiuti comunitari, per i quali si prescrive il divieto di cambio di destinazione d'uso per dieci anni dall'ultima erogazione e le relative sanzioni. Il comma 8 dell'articolo introduce invece una modificazione nel Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, inserendo nelle disposizioni generali per la progettazione il fondamentale criterio di prevedere il minore consumo di suolo possibile, valutando in via prioritaria le alternative progettuali che consentano di non variare la destinazione d'uso delle superfici agricole. L'articolo 4 interviene nel merito della destinazione dei proventi derivanti ai comuni dai titoli abilitativi edilizi, stabilendo che debbano essere destinati esclusivamente alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, al risanamento di complessi edilizi compresi nei centri storici, a interventi di riqualificazione dell'ambiente e del paesaggio e di messa in sicurezza del territorio. L'articolo 5 riguarda le disposizioni necessarie ad avviare un efficace monitoraggio dell'andamento del consumo del suolo. A tal fine si prevede l'istituzione di un apposito Comitato con la partecipazione dei Ministeri interessati, dell'ISTAT e delle regioni che avrà il compito di redigere, entro il 31 dicembre di ogni anno, un rapporto sul consumo di suolo in ambito nazionale, avvalendosi, fra l'altro, dei dati e del sistema cartografico di controllo provenienti dal «Registro nazionale del suolo», appositamente istituito presso l'ISTAT. Il contenimento del consumo di suolo, non può comunque essere affidato alle sole misure urbanistiche di vincolo e dissuasione. È evidente che occorre agire anche sul fronte del rilancio e del recupero delle attività agricole che costituiscono tutt'ora l'unica alternativa, nel quadro degli usi economici, agli impieghi che determinano il consumo irrimediabile dei suoli. È per questo che il disegno di legge si propone, con l'articolo 6, di prevenire il dissesto idrogeologico e il degrado dei paesaggi rurali, favorendo il reinsediamento di attività agricole, a cominciare da quelle condotte dai giovani imprenditori A tal fine viene istituito un regime di particolare favore fiscale per i giovani agricoltori che si insediano ed avviano l'attività d'impresa entro tre anni dalla data di entrata in vigore della legge, con una tassazione forfettaria del reddito prodotto e l'esenzione totale dall'IRAP. Il comma 4 dell'articolo è finalizzato invece ad introdurre una agevolazione per gli interventi, promossi da soggetti privati, per la tutela e la riqualificazione del paesaggio rurale. È prevista l'integrale deducibilità dal reddito imponibile a fini IRPEF e IRES delle spese effettuate per la realizzazione di interventi di recupero ambientale e paesaggistico, approvati dagli enti locali. Si tratta di una misura innovativa che intende facilitare l'investimento privato in opere di miglioramento ambientale, laddove le imprese possono trarre proprio dal rapporto con le qualità territoriali le ragioni fondanti del proprio sviluppo. L'articolo 6 prevede inoltre misure di carattere fiscale rivolte a disincentivare la presenza di patrimonio immobiliare sfitto ed inutilizzato e favorire invece fiscalmente l'attività edile rivolta al recupero edilizio e l'attività agricola, qualora condotta da coltivatori diretti o imprenditori agricoli a titolo principale. Saranno i comuni ad agire in tal senso, modificando le aliquote dell'imposta municipale propria, anche in deroga ai limiti di cui all'articolo 13, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Gli articoli 7, 8, e 9 sono destinati ad introdurre misure specifiche di tutela e valorizzazione per tre pratiche tradizionali di grande valore storico per l'agricoltura mediterranea, che rivestono un ruolo primario nella tutela del suolo e nella conservazione dei paesaggi tipici: l'olivicoltura, la viticoltura e il pascolo di alta quota. Per quanto concerne la coltura dell'ulivo si intendono salvaguardare in primo luogo (articolo 7) quei complessi arborei che rivestono particolare interesse dal punto di vista botanico, paesaggistico o di tutela dell'assetto idrogeologico ed arginare il fenomeno dell'espianto e del commercio degli ulivi secolari. Si tratta di interventi che depauperano del loro patrimonio ambientale aree consistenti della Puglia, della Toscana e di altre regioni, rivolti a fornire a vivai e giardini privati piante di eccezionali qualità estetiche, in gran parte destinate a deperire in breve tempo. Un censimento degli esemplari e delle aree interessate effettuato dalle regioni consentirà di vietare, con sanzioni adeguate, il danneggiamento, l'espianto e il commercio delle piante tutelate, mentre gli esercizi florovivaistici dovranno esibire, a richiesta degli organi di controllo idonea documentazione atta a risalire all'origine. Il nostro Paese presenta una grande varietà di vitigni autoctoni e forme tradizionali di viticoltura di eccezionale valenza agronomica ed ambientale, come la viticoltura «eroica» dei versanti montani, la viticoltura isolana e quella praticata sulle terrazze costiere. Per tutelare questo patrimonio l'articolo 8 propone che le regioni provvedano a censire sul territorio di rispettiva competenza le aree viticole di interesse storico e ambientale, ad introdurre eventuali disposizioni specifiche per il recupero e la corretta conduzione colturale e a promuovere convenzioni con gli imprenditori agricoli per la gestione delle aree.