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Sono raccomandate forme più moderne e agili di raccolta delle firme, in linea con quanto dovrà essere ratificato anche dall'Italia per l'Iniziativa dei cittadini europei (ICE). Occorre consentire la firma sia cartacea che elettronica. Ci vorranno, inoltre, dei regolamenti più chiari e impegnativi per lo Stato sul diritto all'informazione del cittadino durante la campagna referendaria. Per quanto riguarda gli strumenti di iniziativa e referendari, nel futuro sistema integrato di democrazia rappresentativa e diretta quelli preferiti saranno l'iniziativa popolare e il referendum confermativo. Nella nostra proposta di legge costituzionale non abbiamo abolito il referendum abrogativo. Non perché ci fosse tanto caro o perché fosse così importante, ma perché fa parte della memoria storica degli italiani degli ultimi 37 anni, perché è una pratica entrata nelle abitudini politiche e forse anche perché l'Italia ha molte leggi che aspettano solo di essere abrogate. Alcune ragioni per togliere il quorum. 1. I sostenitori del «no» vincono facilmente poiché hanno a disposizione due mezzi di persuasione: la campagna per il «no» (dispendiosa) e quella per l'astensionismo (più economica) per fare in modo che il « quorum » non venga raggiunto e il referendum venga invalidato. Con l'abolizione del quorum l'astensione peserebbe -- in egual misura -- sia per i favorevoli che per i contrari e avrebbe funzione di delega. 2. I sostenitori del «sì» partono già svantaggiati considerando che i referendum originano (normalmente) dall'insorgenza dei cittadini verso una decisione degli amministratori e che questi ultimi hanno maggiore disponibilità di denaro, tempo, interessi, capacità e attenzioni mediatiche per perorare la loro causa, il quorum rappresenta un ulteriore ostacolo all'espressione dei cittadini. 3. È un bastone tra le ruote della democrazia in quanto permette ai detentori del potere di tutelarsi dal controllo dei cittadini invalidando i loro processi decisionali. 4. Causa meno dibattito e meno informazione poiché costringe i sostenitori del «sì» o del «no» a veicolare i propri sforzi al superamento -- o al non superamento -- del quorum , relegando in secondo piano la possibilità di un approfondimento della tematica trattata e lo stimolo dell'impegno civico. 5. È un premio a chi non partecipa. Considerando che l'incitazione all'astensionismo è un'arma a favore dei sostenitori del «no», coloro che impegnano il proprio tempo, energie e volontà per informarsi sul tema del quesito referendario vengono penalizzati se il referendum viene invalidato da cittadini astenuti che non hanno impegnato nessuna energia in merito. 6. Il voto è segreto ma, considerando l'alto numero di «sì» nei referendum passati, ci sono buone probabilità di supporre che un votante possa essere identificato come un elettore del «sì». L'eliminazione del quorum vedrebbe drasticamente l'innalzarsi della percentuale del «no» con conseguente diminuzione delle probabilità di capire quale voto esprima l'elettore. 7. Causa l'allontanamento delle persone dal voto, mentre l'abolizione del quorum , rendendo valida qualsiasi procedura decisionale, stimola i cittadini a presentarsi alle urne, sia per revocare una decisione degli amministratori, sia per sostenerla. 8. Non viene applicato in maniera equa, in quanto non è presente nei processi elettorali. Infatti se fosse presente il quorum anche nelle elezioni, molte sarebbero state invalidate. 9. I cittadini non vogliono il quorum quando sono loro stessi a richiedere gli strumenti democratici. Quando invece tali strumenti sono concessi dagli amministratori questi si tutelano creando vincoli aggiuntivi, come il quorum . 10. I cittadini valgono quanto gli eletti. Ai referendum il risultato minimo di partecipazione è stato del 23 per cento, cioè di circa 10 milioni di persone. Vale di più la decisione presa da un migliaio di persone elette o quella di dieci milioni di persone che spontaneamente si recano alle urne? Considerazioni sui singoli articoli Art. 50. (Petizione) . L'articolo 50 della Costituzione prevede attualmente che i cittadini possano chiedere alle Camere provvedimenti legislativi o portare all'attenzione delle autorità una necessità di ordine generale per ottenere una risposta dalle Camere stesse. È una delle forme costituzionali previste per l'espressione della volontà dei cittadini non eletti. Benché sia un diritto e uno strumento di democrazia diretta dei cittadini sovrani, dopo 63 anni dalla nascita della Costituzione italiana, l'articolo 50 non è ancora stato regolamentato con relativa legge attuativa. Dunque, l'esercizio di tale diritto costituzionale, non prevedendo un tempo di risposta, è di fatto privo di valore, reso inefficace o addirittura negato. Si è pensato così di definire il tempo, tre mesi dalla data di presentazione, entro il quale il ricevente debba fornire risposta, ed estendere la partecipazione ai cittadini con età maggiore di sedici anni. Art. 67. (Mandato e revoca) . L'articolo 67 attualmente in vigore della Costituzione si occupa del mandato dei membri del Parlamento. Proponiamo di aggiungere l'introduzione dello strumento della revoca. La revoca (recall nei Paesi di lingua inglese) è lo strumento democratico che permette agli elettori di allontanare e di sostituire un amministratore eletto. Essa è presente negli Stati Uniti d'America (USA) a livello locale e statale, in Venezuela a tutti i livelli, in Bolivia a tutti i livelli, in Canada, nella provincia del British Columbia, in Svizzera, a livello cantonale dove è prevista solo la revoca collettiva dell'intero Parlamento o Governo cantonale, in Argentina a livello provinciale. La maggioranza degli Stati degli USA -- almeno 36 -- permette la revoca a livello locale, 18 su 50 la permettono a livello statale. La revoca richiede una petizione, ossia una domanda fatta per iscritto accompagnata da una raccolta di un definito numero di firme. Questo numero è generalmente più elevato di quello necessario per far partire un'iniziativa o un referendum . La revoca è stata usata anche nei confronti dei Governatori e ha avuto successo due volte: nel 1921 quando fu revocato il Governatore del North Dakota Lynn J. Franzier e nel 2003, quando il Governatore della California Gray Davis fu revocato all'inizio del suo secondo mandato. Sono stati revocati sindaci di molte città tra cui Seattle, Atlantic City e Omaha. Spesso viene usata nei confronti dei consiglieri comunali (ad esempio tre nel 1985 a Honolulu) e dei consigli scolastici. Come esempio di quanto venga utilizzato lo strumento, solo nel 1987 i cittadini del Nebraska hanno iniziato la revoca contro 66 eletti, con 25 iniziative di revoca, che hanno portato all'allontanamento di 16 di essi dalla loro carica. Fino al 1989 si sono tenute negli USA dalle 4.000 alle 5.000 votazioni di revoca. Studiando queste votazioni si è visto che circa il 50 per cento riesce ad ottenere la rimozione di almeno qualcuno degli eletti e circa un terzo delle campagne di revoca è contro più di una persona. Inoltre si è visto che la revoca non è lo strumento di una parte politica: viene utilizzata con la stessa frequenza contro eletti di tutti gli schieramenti.