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in particolare, il parere fa rinvio alla nota del 6 luglio 2020, che costituisce parte integrante del medesimo documento, trasmessa dalla SIGO (Società italiana di ginecologia e ostetricia), nel quale si legge che "non esiste tuttavia la possibilità di prevedere quando l'effetto del mifepristone inizia e soprattutto di avere certezza dell'efficacia. Per tale motivo non è prevedibile la tempistica reale dell'aborto, che può variare significativamente sul piano della risposta individuale e anche in base ad altri fattori (...). Il tempo di efficacia può quindi variare significativamente da poche ora a qualche giorno", e che "la donna deve sapere che non è possibile stimare a priori il momento dell'espulsione dell'embrione"; proprio in considerazione di queste valutazioni del Consiglio superiore di sanità (contenute peraltro anche in tre precedenti pareri resi nelle sedute del 2004, 2005 e 2010 e confermate e ribadite da quest'ultimo), le precedenti linee di indirizzo del Ministero prevedevano il ricovero ordinario per tre giorni, al fine di garantire che l'aborto avvenisse in una struttura pubblica (come previsto dalla legge n. 194 del 1978) a garanzia e tutela della salute della donna; le nuove linee di indirizzo, dunque, pur in presenza di comprovati dei gravi elementi di incertezza, sia in ordine alle tempistiche che all'efficacia del trattamento farmacologico che vengono espressamente richiamati dal parere del Consiglio superiore di sanità, esplicitamente ed in diversi punti ammettono comunque la possibilità di abortire al di fuori delle strutture ospedaliere; si tratta, in particolare, di una possibilità prevista e ammessa, anzitutto, fra i criteri non clinici di accesso alla procedura, laddove si escludono le donne con "condizioni abitative troppo precarie, con impossibilità di raggiungere il Pronto Soccorso Ostetrico-Ginecologico entro 1 ora"; inoltre e analogamente, nella parte relativa alla procedura farmacologica, tra le prescrizioni relative: a) al primo giorno della procedura, laddove si prevede l'"invio a domicilio della paziente dopo 30 minuti dalla somministrazione del mifepristone"; b) al secondo giorno di procedura, laddove si specifica che "la donna è a domicilio"; c) tra le prescrizioni relative al terzo giorno, laddove, paradossalmente, trapela proprio la preoccupazione per la frequenza con cui l'espulsione si verificherà in ambiente domiciliare: "per ridurre i casi di espulsione a domicilio il protocollo prevede la somministrazione distanziata di 2-3 dosi di prostaglandine"; è utile ricordare come ai sensi e per gli effetti della legge n. 194 del 1978, costituisce reato (ed è dunque punibile ai sensi del successivo articolo 19) effettuare interventi IVG al di fuori di specifiche strutture del Sistema sanitario nazionale, elencate dall'articolo 8, e tra tali strutture non è previsto il domicilio della paziente; si evidenzia come la legge n. 194, relativamente alle strutture autorizzate a praticare l'interruzione di gravidanza non sia cambiata, mentre nell'ultimo parere del Consiglio superiore di sanità ammette che la fase espulsiva, che è la più delicata, potrà con le nuove indicazioni avvenire fuori dalla struttura sanitaria ed anche in strutture diverse da quelle indicate dalla legge, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo ritenga di poter conciliare la legge n. 194 del 1978 con le indicazioni contenute nelle nuove linee guida, che prevedono esplicitamente che l'aborto, nelle sue fasi più delicate, possa avvenire fuori dalle strutture sanitarie pubbliche citate espressamente dall'art. 8 della legge n. 194 ed in carenza di condizioni strutturali tali da garantire un'adeguata tutela per la salute delle donne; se, in ragione dei dubbi relativi alla compatibilità tra le nuove linee di indirizzo ministeriali con la normativa vigente, nonché e prioritariamente, dei profili di rischio per la salute delle donne connesse alla riconosciuta e accertata imprevedibilità delle tempistiche di efficacia dei trattamenti farmacologici oggetto delle medesime linee di indirizzo, non valuti l'opportunità di procedere al ritiro delle stesse linee guida. Interrogazioni Atto n. 3-01887 RUSSO AGOSTINELLI ANGRISANI CAMPAGNA CORRADO CROATTI DE LUCIA FLORIDIA GRANATO LA MURA LANZI LOREFICE MARILOTTI MARINELLO MATRISCIANO MONTEVECCHI NOCERINO ORTIS PUGLIA LANNUTTI MININNO ROMANO TRENTACOSTE VANIN Al Ministro della salute Premesso che: il fenomeno del randagismo in Sicilia e in tutto il sud Italia sta assumendo proporzioni insostenibili; tale fenomeno è da considerarsi una vera emergenza per la salute pubblica e la sicurezza e coinvolge fattori economici, culturali, burocratici, amministrativi; spesso il randagismo coinvolge la legalità, in quanto la gestione del fenomeno sfocia di frequente in pratiche illegali e malavitose (strutture private spesso al limite della decenza, combattimenti di animali, traffici illeciti); considerato che: il comma 329 dell'art. 1 della legge n. 160 del 2019 prevede che "Per le finalità previste dalla legge 14 agosto 1991, n. 281, è autorizzata la spesa di 1 milione di euro per l'anno 2020. Il 60 per cento delle risorse è destinato alle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna per la realizzazione di piani straordinari di prevenzione e controllo del randagismo"; il comma 453 dell'art.1 della stessa legge prevede che "Il Ministro della salute, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce le modalità per la promozione di campagne di informazione e sensibilizzazione per gli animali di affezione. Le iniziative di cui al periodo precedente sono volte a sensibilizzare e responsabilizzare la popolazione sul tema dell'abbandono degli animali d'affezione e delle adozioni e a produrre maggiore conoscenza sui vantaggi annessi alla sterilizzazione, identificazione e registrazione all'anagrafe degli animali d'affezione. A tal fine è autorizzata la spesa di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022"; rilevato che ad oggi non risulta emanato alcun atto normativo o amministrativo volto all'utilizzazione dei fondi, di cui ai commi 329 e 453 dell'art. 1 della legge n. 160 del 2019, si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine dell'utilizzazione delle somme di cui ai commi 329 e 453 dell'art. 1 della legge n. 160 del 2019. Atto n. 3-01888 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI SBRANA DE VECCHIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: nella Gazzetta Ufficiale n. 215 del 29 agosto 2020, è stato pubblicato il decreto 23 luglio 2020 che stabilisce i criteri per l'attuazione del fondo di 90 milioni di euro per le filiere in crisi, istituito ai sensi dell'articolo 222, comma 3, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34;