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Atto n. 3-01368 LOMUTI RICCARDI VANIN SANTILLO LUPO LANNUTTI FENU BUCCARELLA DESSI' LANZI DI NICOLA NATURALE TRENTACOSTE PELLEGRINI Marco DI GIROLAMO FLORIDIA Al Ministro dell'istruzione Premesso che: nel mese di dicembre 2018, i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'istruzione, dell'università e della ricerca hanno firmato un protocollo d'intesa sull'educazione ambientale e lo sviluppo sostenibile nelle scuole, impegnandosi a collaborare nell'attuazione di un programma comune a favore delle scuole di ogni ordine e grado; con legge 20 agosto 2019, n. 92, entrata in vigore il 5 settembre 2019, è stato normato quanto previsto dal protocollo. A partire dall'anno scolastico 2020/2021, infatti, nelle scuole di ogni ordine e grado del sistema nazionale di istruzione sarà inserito l'insegnamento trasversale dell'educazione civica, che comprende anche l'educazione ambientale; il progetto "ecologista" prevede circa 33 ore all'anno dedicate alla sostenibilità, alla crisi climatica, al riscaldamento globale oltre ad altre materie tradizionali, come geografia, matematica e fisica, che saranno studiate in una nuova prospettiva legata allo sviluppo sostenibile; il Ministro pro tempore Lorenzo Fioramonti aveva individuato quali consulenti per la formazione degli insegnanti esperti internazionali: Jeffrey D. Sachs (direttore dell'Harvard institute for international development) e Kate Raworth (università di Oxford e Cambridge); tuttavia, da un comunicato dell'associazione nazionale presidi (ANP), si apprende che il presidente Antonello Giannelli e il chief service & stakeolder relations officer Eni Claudio Granata hanno stipulato una convenzione attraverso la quale Eni e ANP organizzeranno in tutta Italia dei seminari sulle tematiche ambientali per affiancare le scuole e formare i docenti alla sostenibilità ambientale. In pratica, secondo tale accordo, esperti di Eni formeranno i docenti italiani di ogni ordine e grado su quattro tematiche ecologiche: bonifiche ambientali, cambiamento climatico, efficienza energetica e rifiuti; considerato che: secondo il "Climate accountability institute" le maggiori compagnie petrolifere hanno sfruttato incessantemente le riserve mondiali di petrolio, gas e carbone e sono responsabili di oltre un terzo di tutte le emissioni di gas serra registrate in oltre mezzo secolo. In base ai risultati di questa ricerca, pubblicati dal quotidiano inglese "The Guardian", esse hanno causato direttamente e indirettamente oltre il 35 per cento di tutte le emissioni globali di anidride carbonica e metano dal 1965 al 2017; il 15 gennaio 2020, Eni è stata anche multata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato per pubblicità ingannevole sul diesel green e, anche se l'azienda ricorrerà al Tar, rimane il fatto che il suo core business è incompatibile con un programma di educazione ambientale nelle scuole. Anzi, sarebbe anche incompatibile con gli obiettivi che si è posta l'Italia nell'ambito degli accordi di Parigi. Sul punto si ritiene paradossale che il nostro Paese, possessore una quota azionaria superiore al 30 per cento, detenendo quindi un controllo effettivo della società (normato anche attraverso la cosiddetta golden share ), non decida di giocare un ruolo strategico nella transizione verso un'Italia a zero emissioni chiamando in causa proprio un'azienda di punta sulla quale ha un innegabile potere di indirizzo; la compagnia petrolifera è oggetto di diverse importanti inchieste nel nostro Paese. A breve, infatti, la settima sezione del Tribunale di Milano esprimerà il verdetto di primo grado di quello che viene definito il "processo del secolo" che vede Shell ed Eni quali aziende accusate di corruzione internazionale: si tratta del famoso caso "Opl 245" che ruota attorno ad una presunta tangente da 1,092 miliardi di dollari pagata dalle aziende agli uomini dell'allora presidente della Nigeria Goodluck Jonathan, per aggiudicarsi la licenza esplorativa di uno dei giacimenti di petrolio più promettenti del Paese; il 6 novembre 2017, presso il Tribunale di Potenza, ha preso il via la fase dibattimentale del processo "Petrolgate" dopo che il giudice dell'udienza preliminare aveva rinviato a giudizio 47 persone e 10 società, tra le quali Eni, nell'ambito dell'inchiesta del 2016 sulle estrazioni di petrolio in Basilicata. Tra gli imputati, risultano due ex responsabili del distretto meridionale Eni ed altri dipendenti della compagnia petrolifera. L'inchiesta riguarda lo smaltimento degli scarti di produzione del centro oli di Viggiano (Potenza) e i lavori per la realizzazione del centro oli della Total a Corleto Perticara (Potenza). L'attività di estrazione petrolifera produce ingenti quantitativi di metildietanolammina e glicole trietilenico, sostanze inquinanti pericolose, che venivano invece qualificate, scrive la Direzione distrettuale antimafia, in maniera del tutto arbitraria come rifiuti non pericolosi. Tutto ciò ha permesso ai dirigenti Eni di far smaltire ingenti quantità di reflui a costi notevolmente inferiori; il 28 ottobre 2019 è iniziato, sempre presso il Tribunale di Potenza, un altro procedimento a carico della compagnia Eni, con la pesante accusa di disastro ambientale. Secondo gli inquirenti, alcuni vertici della compagnia, pur avendo consapevolezza sin dal 2012 di un'importante perdita di greggio da uno dei serbatoi del centro oli di Viggiano, non avrebbero detto nulla né posto in essere le condotte necessarie ad evitare il disastro ambientale. Fatto accertato solo a febbraio 2017 e consistente nella compromissione della qualità delle acque superficiali e sotterranee all'interno e all'esterno del centro oli di Viggiano e ancora nella compromissione di suolo e sottosuolo. In 16 anni, in Basilicata, precisamente nella val d'Agri, sono stati contaminati 16.000 metri quadri su un'area di 180.000 metri quadrati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto; se, stanti le responsabilità non irrilevanti proprio sui temi che riguardano l'attività di insegnamento, come i cambiamenti climatici e i territori da bonificare, ritenga giustificata l'attività di Eni in un un ruolo chiave del percorso formativo o se invece tale compito non debba essere svolto da soggetti terzi, rappresentanti di interessi collettivi; quali eventuali azioni intenda porre in essere in merito. Atto n. 3-01369 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI SBRANA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: con decreto del direttore generale del personale del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali n. 2144 del 30 ottobre 2012 è stata approvata la graduatoria relativa all'ultimo concorso svolto per dirigenti amministrativi, il cui scorrimento può, ad oggi, essere effettuato fino al 30 settembre 2020; il Governo ha dichiarato che il ricorso allo scorrimento delle graduatorie riduce i costi legati allo svolgimento di concorsi, accelera i tempi del ricambio generazionale e tiene nel debito conto le legittime aspettative di tutti quei candidati che, dopo aver affrontato, e superato, le ardue prove di concorsi pubblici, si trovano ora in posizione di idonei nelle graduatorie;