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L'omogenitorialità viene supportata anche dal ChiId Welfare Leaguè of America , dal National Association or Social Workers, dal North American Council on Adoptable Children, dall'American Academy of pediatrics e dall' American Academy of Family Physicians . Analogamente, una relazione fatta dal Department of Justice (Canada) sullo Sviluppo delle abilità sociali dei bambini attraverso i vari tipi di famiglia del luglio 2006 e rilasciata successivamente dal Governo canadese nel maggio 2006, ha dichiarato che «la gran parte degli studi mostrano che i bambini che vivono con due madri e i bambini che vivono con un padre ed una madre hanno lo stesso livello di competenza sociale. Pochi studi suggeriscono che i bambini con madri lesbiche potrebbe avere una migliore competenza sociale, ancora meno studi dimostrano l'opposto, ma la maggior parte degli studi fallisce nel trovare qualsiasi differenza. Anche le ricerche condotte su bambini con due padri supportano queste conclusioni». Inoltre uno studio dell' American Civil Liberties Union sostiene che la maggior parte degli studi comparati sociologici indicano che i bambini cresciuti in famiglie omogenitoriali sono «relativamente normali». Quando si compara questi bambini con quelli di genitori eterosessuali, non si nota alcuna differenza «nelle valutazioni di popolarità, nell'adeguamento sociale, nei comportamenti di ruoli di genere, identità di genere, intelligenza, coscienza di sé, problemi emotivi, propensione al matrimonio e alla genitorialità, sviluppo morale, indipendenza, nelle funzioni del sé, nelle relazioni con gli oggetti o auto stima». Le paure, purtroppo, sono determinate solo da stereotipi culturali, rafforzati da ignoranza o da posizioni ideologiche, che vedono le persone omosessuali come predatori e potenzialmente dannosi per i bambini. Con il presente disegno di legge l'omogenitorialità e i figli di persone omosessuali trovano finalmente una regolamentazione, a beneficio loro e dell'intera società. Di seguito si illustra il contenuto degli articoli di cui si compone il disegno di legge. L'articolo 1 stabilisce che il matrimonio può essere contratto tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso, introducendo il principio che il matrimonio è egualitario, nei requisiti e negli effetti, indipendentemente dal sesso delle persone che lo contraggono. Simbolicamente, questo principio viene inserito in luogo dell'articolo 91 del codice civile che originariamente conteneva il divieto di contrarre matrimonio tra «razze» e nazionalità diverse, rifacendosi a leggi speciali in vigore fino al 1944. In base ad esse, infatti, veniva proibito «il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza» e, se celebrato, lo si dichiarava nullo. Invece, il matrimonio del cittadino italiano con persona di nazionalità straniera veniva subordinato al preventivo consenso del Ministero per l'interno, prevedendo, in caso di violazione della disposizione, la pena dell'arresto fino a tre mesi e l'ammenda fino a lire diecimila. L'articolo 2 modifica alcune disposizioni dei codici civile e di procedura civile al fine di adeguarle al principio del matrimonio egualitario. In particolare, sono sostituite le parole «marito e moglie» con quella di «coniuge». Merita ricordare che la parola coniuge, al singolare o al plurale, è utilizzata già numerose volte nei predetti codici e ricorre molto più frequentemente delle parole marito e moglie. Da un punto di vista sostanziale, l'articolo 2 interviene anche a modificare la disciplina del cognome dei coniugi e dei figli, modificando l'ordinamento dello stato civile. Nello specifico, i commi 1 e 2 sostituiscono le parole «in marito e in moglie» con «come coniugi» negli articoli 107, primo comma e 108, primo comma, che disciplinano, rispettivamente, la forma del matrimonio e l'inopponibilità di termini e condizioni alla dichiarazione degli sposi di prendersi come coniugi. Nell'articolo 108, inoltre, l'avverbio «rispettivamente», riferito al prendersi come marito e moglie, è sostituito con «reciprocamente», riferito ora al prendersi come coniugi. Il comma 3 modifica l'articolo 143 che disciplina i diritti e doveri reciproci dei coniugi, sostituendo al comma 1 dell'articolo le parole «il marito e la moglie» con «i coniugi, indipendentemente dal sesso,». I commi 4, 5, 6, 8 e 10 introducono una nuova disciplina dei cognomi, stabilendo che ogni persona abbia il doppio cognome. In tal modo i coniugi hanno la possibilità di scegliere di assumere un cognome comune al momento del matrimonio, abrogando la vecchia disposizione che impone alla sola moglie l'aggiunta al proprio del cognome del marito; e al contempo consente ad entrambi i genitori di trasmettere il cognome ai figli. La Corte costituzionale ha avuto modo di intervenire più volte in materia di cognome dei figli e, da ultimo nella decisione n. 61 del 2006, ha rilevato, che l'attribuzione ai figli, in ogni caso, del solo cognome paterno è retaggio di una concezione patriarcale, in grado di discriminare le madri e le donne. La scelta di modificare le regole sul, cognome nell'ambito della presente legge, quindi, opera nel senso di rendere più egualitario il matrimonio anche con riferimento al genere. In particolare, il comma 4 sostituisce l'articolo 143- bis del codice civile stabilendo che i coniugi, al momento del matrimonio, possono conservare ciascuno i propri cognomi o possono adottare un cognome comune della famiglia, formato dall'unione di un cognome dell'uno con un cognome dell'altro, disposti nell'ordine che essi sceglieranno. Tale regola consente ad ogni persona di avere sempre due cognomi. Il nuovo articolo 143- bis dispone, inoltre, che ciascuno dei coniugi conserva il cognome comune durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze e che si perda in caso di divorzio. Il comma 5 abroga l'articolo 156- bis del codice civile recante disposizioni in materia di divieto dell'utilizzo del cognome del marito da parte della moglie, nel corso della separazione, quando ne possa derivare un pregiudizio. Il comma 6 sostituisce l'articolo 33 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, recante il regolamento dello stato civile, che già conteneva disposizioni sul cognome. La nuova regola generale consente a tutti di avere un doppio cognome, tranne che la legge non disponga diversamente, come può darsi nel caso di persone che abbiano, già oggi, più di due cognomi. Il doppio cognome viene composto dall'unione di uno dei cognomi di ciascun genitore o dal cognome comune che i genitori hanno dato alla famiglia al momento del matrimonio. In questo modo ai figli è sempre trasmessa una parte del cognome di entrambi i genitori. Si stabilisce che l'ordine dei cognomi stabilito per il primo figlio è mantenuto anche per i successivi. Nel caso in cui i genitori abbiano trasmesso ai figli il cognome comune assunto con il matrimonio, si stabilisce che in caso di divorzio il cognome dei figli non subisca modifiche, mentre i genitori perdono il cognome comune. Viene inoltre previsto che le disposizioni in materia di cognome dei figli si applichino anche in caso di adozione o di figli di cui non si conoscano i genitori.