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PRESIDENTE . La senatrice Ricciardi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02699 sulla quota dei fondi del PNRR destinata al Mezzogiorno, per tre minuti. RICCIARDI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, onorevole Ministro, il PNRR stabilisce che al Sud andrà il 40 per cento dei fondi territorializzabili, ossia circa 82 miliardi. L'abbiamo detto poc'anzi. Tuttavia, in data 6 luglio «Il Mattino» ha pubblicato un articolo a firma del professor Gianfranco Viesti in cui si quantifica in 35 miliardi gli importi effettivi previsti per il Mezzogiorno dal recovery fund e questa quota è pari al 16 per cento dell'intera dotazione. Il professor Viesti ritiene che, sommando gli stanziamenti di ciascuna delle linee di intervento destinate al Meridione, risultano impegnati soltanto 22 miliardi di euro, anche se è altamente probabile che almeno altri 13 miliardi di euro saranno poi spesi nel Mezzogiorno e, in particolare, in alcune linee di intervento si trova una precisa indicazione della localizzazione territoriale della spesa, mentre in molte altre no. Questo non significa affatto che al Sud andranno solo 35 miliardi di euro, ma che solo questi sono garantiti con certezza. Infine, relativamente alle risorse non territorializzabili, nell'articolo di stampa ci si chiede dove andranno a finire le risorse, assolutamente maggioritarie, per le quali non vi è una allocazione territoriale predefinita, sostenendo che molto probabilmente finiranno in parte dove l'economia è più forte e ci sarà maggior "tiraggio" delle misure. In parte, conclude l'articolo, l'esito dipenderà dai contenuti delle norme attuative di riparto che verranno stabilite dai vari Ministeri che hanno la responsabilità e, in parte rilevante, dipenderà però dall'esito dei bandi che essi predisporranno, proprio per allocare su base competitiva le risorse tra i diversi beneficiari e, ancora, dai criteri che sempre i Ministeri definiranno per questi bandi. Quindi, signor Ministro, le chiedo se quanto riportato dalla stampa corrisponde al vero, se effettivamente risultano presenti nelle singole misure di spesa appena 35,3 miliardi di euro per il Sud, che ripeto sono pari al 16 per cento degli stanziamenti totali, quali siano i motivi per cui solo in alcune linee di intervento del Piano sia presente una precisa indicazione della localizzazione territoriale della spesa, quali siano le modalità attraverso cui verranno stabiliti i riparti delle risorse prive di una allocazione territoriale predefinita e, infine, se riguardo alle risorse non territorializzabili, intenda istituire sistemi di monitoraggio e informazione ai cittadini ( open data ) sui contenuti delle norme attuative di riparto e sui criteri di riparto previsti dai bandi, al fine di garantire il rispetto dell'equità territoriale. PRESIDENTE. Il ministro per il Sud e la coesione territoriale, onorevole Carfagna, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CARFAGNA, ministro per il Sud e la coesione territoriale . Signor Presidente, ringrazio la senatrice Ricciardi e colgo l'occasione per fare una precisazione: i regolamenti con cui sono state erogate le risorse europee del dispositivo di ripresa e resilienza, a differenza dei fondi strutturali, non prevedevano e non prevedono alcun vincolo di destinazione regionale. Quindi, quando si dice che la Commissione europea ha imposto agli Stati dei parametri quantitativi da rispettare, si dice un'inesattezza. La Commissione chiede agli Stati membri di colmare i divari territoriali e la scelta del Governo, fin dalla fase di definizione del PNRR, è stata proprio quella di garantire che una parte rilevante e definita delle risorse fosse destinata al Sud, nella consapevolezza che l'obiettivo prioritario da realizzare fosse proprio quello di ridurre i divari territoriali, ma anche, naturalmente, di genere e generazionali. Quindi l'obiettivo solo trasversale del Piano, come era definito nella precedente versione del lavoro la riduzione del divario territoriale, è diventato un obiettivo centrale. La quota Sud del Piano e del fondo complementare è stata resa esplicita attraverso un lavoro puntuale e trasparente, a cui ho già fatto riferimento nel corso della precedente risposta, condotto con il MEF e tutte le amministrazioni centrali, grazie al quale siamo riusciti a calcolare il riparto territoriale per ogni singola linea di intervento delle sei missioni del Piano, con un lavoro così credibile e attendibile, che è stato ritenuto tale dalla Commissione europea, che lo ha incluso nella relazione di accompagnamento al parere favorevole espresso nei confronti del nostro piano. È evidente che le linee di intervento sono tra loro estremamente eterogenee. Ci sono interventi infrastrutturali definiti e geograficamente collocati, per i quali il riparto è immediato, soprattutto ad una prima lettura semplificata. Ci sono misure ad assorbimento come il superbonus, per i quali addirittura abbiamo usato criteri di riparto molto prudenziali, sulla base dei dati storici. Per esempio, per il superbonus si è stimato appena il 9 per cento al Sud, non tenendo nemmeno conto degli interventi di semplificazione, che potranno migliorare l'attrattività, introdotti nel decreto-legge semplificazioni. Ci sono infine misure a bando, per le quali si sono usati calcoli di riparto basati sulle esigenze, sui fabbisogni, sui divari e sulla capacità progettuale. Sui bandi si concentra l'attenzione del Governo. Come ho già detto prima, stiamo per inserire nel decreto-legge governance una disposizione per fissare normativamente il vincolo di riparto territoriale degli investimenti, a garanzia della percentuale del 40 per cento. L'assegnazione delle risorse sarà accompagnata da un monitoraggio puntuale dell'effettiva localizzazione degli interventi, svolto al massimo livello dalla cabina di regia, deputata insieme alla struttura centrale tecnica e a quella di missione presso il MEF, alle funzioni di verifica e controllo della destinazione territoriale. In caso di scostamento è prevista l'adozione di misure compensative e correttive. Quindi le risorse ci sono e ci sono anche gli strumenti per garantirne la corretta allocazione territoriale. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Ricciardi, per due minuti. RICCIARDI (M5S) . Onorevole Ministro, la ringrazio per la risposta, che ha permesso di chiarire qualche punto. Tuttavia io non mi ritengo completamente soddisfatta, anche alla luce di alcune sue dichiarazioni che ha fatto a mezzo stampa, in cui ha definito lo studio del professor Viesti un approccio tra l'ideologico e il ragionieristico. Tutelare l'equità territoriale vuol dire rispettare la Costituzione e non ideologizzare. Il Parlamento esige proprio una quantificazione ben precisa dell'allocazione territoriale degli importi del PNRR. La mia interrogazione verte su una sola parola: certezza. Analizzando le 187 misure previste dal PNRR e dal fondo complementare, soltanto 61 prevedono certezza e precisano la quantificazione degli investimenti nel Sud. Laddove poi - come ha detto lei - non c'è indirizzo di allocazione territoriale, il reparto verrà effettuato soprattutto tramite la pubblicazione dei bandi; per questo motivo bisognerà prestare la massima attenzione a tutti quegli indicatori e a tutti quei criteri che troppo spesso hanno favorito soltanto alcuni contesti territoriali.