[resaula]

le esigenze della propaganda, la necessità di piazzare l'ennesima bandierina hanno fatto passare in secondo piano, non solo il rigore tecnico e la considerazione delle risultanze delle preziose audizioni di professionisti di altissimo livello, ma anche la vita delle donne e la loro sofferenza. Nulla di più lontano da quello che avrebbe dovuto fare una politica buona, ma sappiamo bene che questa maggioranza e questo Governo sono capaci soltanto di costruire consenso immediato, piccoli fuochi di paglia che hanno continuamente bisogno di essere alimentati da propaganda e armi di distrazione di massa. Ciò è avvenuto questa volta sulla pelle delle donne, a discapito di una loro tutela più efficace e rigorosa. Nemmeno questo tuttavia ci stupisce, onorevoli colleghi. Sono infiniti e continui gli esempi della scarsa o nulla considerazione che questo Governo e la sua maggioranza hanno della dignità femminile e della parità di genere. Basti pensare al disegno di legge in materia di affido condiviso, che ancora vede uniti MoVimento 5 Stelle e Lega nella promozione di un modello di famiglia nel quale la donna è subalterna. Basti ancora come esempio l'atteggiamento del Ministro dell'interno che, pur riempiendosi la bocca di parole pietose e condiscendenti, non si fa scrupolo di dare in pasto ai suoi follower ogni figura di donna libera, forte e svincolata da pressioni, lasciando che venga ricoperta di insulti violenti e sessisti. La violenza contro le donne si alimenta di un clima culturale che ha molto, troppo a che vedere con la deriva che sta prendendo il dibattito pubblico da un anno a questa parte, con l'uso crescente e incontrastato di un linguaggio di odio. Se la moderazione del linguaggio e il contrasto ad espressioni e azioni violente e sessiste non vengono dalla politica stessa, dai rappresentanti dei cittadini e dai membri del Governo, con quale credibilità possiamo approvare norme come quelle che sono in discussione? Per questi motivi, signor Presidente, colleghi e colleghe, non possiamo aderire all'impianto del disegno di legge in oggetto e sottoponiamo all'Assemblea i nostri rilievi e le nostre perplessità, insieme agli emendamenti non approvati in Commissione, che confidiamo possano essere d'aiuto alla discussione, con l'unico obiettivo di migliorare il disegno di legge rendendolo maggiormente aderente alle concrete esigenze di tutela delle donne vittime di violenza. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, la violenza sulle donne, secondo la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1993, consiste in qualsiasi atto di violenza di genere che provochi o possa provocare danni fisici, sessuali o psicologici alle donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia che si verifichi nella vita pubblica o privata. Applicando tale definizione, le Nazioni Unite hanno identificato una serie notevolissima di forme di violenza contro le donne con le quali la nostra società serve dover convivere: la violenza inflitta dai partner ; le pratiche tradizionali dannose, tra cui la mutilazione e il taglio genitale femminile; l'infanticidio femminile e la selezione sessuale prenatale; il matrimonio precoce; il matrimonio forzato; le violenze legate alla dote; i crimini contro le donne commessi per "onore"; il maltrattamento delle vedove; il femminicidio; la violenza sessuale da parte di non partner ; le molestie sessuali e le violenze nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni educative e nello sport; la tratta di donne. Il fenomeno con cui abbiamo a che fare è però di difficile misurazione nella realtà, perché è in larga parte sommerso. Molto spesso si attua tramite violenze all'interno della famiglia, più difficili da dichiarare e denunciare; situazioni in cui la donna si sente sola a dover affrontare un dramma che, se portato allo scoperto, sconvolgerebbe anche gli equilibri di vita di altre persone care. Come rilevato dall'Istat, data la complessità delle reazioni emotive e psicologiche che si sviluppano in seguito ad una violenza, sia essa episodica o continuata nel tempo, il sommerso relativo ai reati che la descrivono è molto elevato e per questo non è possibile limitarsi a considerare le fonti di natura amministrativa per la sua conoscenza, fatta eccezione per il dato sugli omicidi delle donne. In realtà, l'Istat, insieme al CNR, ha proseguito nell'identificazione di criteri di rilevamento di questo fenomeno e - come risulta da un'audizione svolta di recente in sede di Commissione d'inchiesta sul fenomeno del femminicidio - sta per pubblicare un rapporto molto specifico e comprensivo che servirà a inquadrare meglio il fenomeno. Per questo, l'Istat e il CNR vanno certamente lodati. In ambito europeo, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, la cosiddetta Convenzione Istanbul del 2011, definisce la violenza contro le donne basata sul genere come «qualsiasi violenza diretta contro una donna in quanto tale, o che colpisce le donne in modo sproporzionato». Da segnalare, infine, a livello internazionale il monitoraggio affidato al Grevio (Gruppo di esperti sulla violenza contro le donne del Consiglio d'Europa), per la valutazione dell'effettiva applicazione della Convenzione di Istanbul e l'impegno scientifico dell'EIGE (Istituto europeo per l'uguaglianza di genere), per l'individuazione da parte di entrambi di indicatori utili alla misurazione della violenza di genere nei Paesi europei. In Italia la cosiddetta legge sul femminicidio (legge n. 119 del 2013), disposta a seguito della ratifica della Convenzione di Istanbul, ha previsto l'adozione di un piano straordinario contro la violenza sessuale di genere, oltre a una serie di misure in campo penale. Il primo piano, di durata biennale, è stato adottato nel 2015 e finanziato con circa 40 milioni di euro, di cui però solo la metà è stata effettivamente poi impiegata. Nel 2018 sono stati finanziati 31 milioni. Il sottosegretario Spadafora, presente in Aula, ci ha appena aggiornato sul prossimo piano strategico, in via di approvazione definitiva, che dovrebbe cominciare a essere implementato a breve, e prevede 37 milioni di euro: una cifra in leggero aumento - e questo è positivo - divisa tra interventi specifici (7 milioni) e uno di carattere più generale di 30 milioni, sul quale il Governo relazionerà a breve. Il disegno di legge oggi all'esame del Senato riproduce, invece, il testo approvato dalla Camera lo scorso 3 aprile, emendando quello di iniziativa del Governo sul cosiddetto codice rosso. Viene previsto l'obbligo per il pubblico ministero di sentire entro tre giorni le vittime di presunti maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali, atti persecutori e reati collegati. Il testo dovrebbe essere approvato, quindi, senza modifiche per entrare in vigore prima dell'estate.