[resaula]

C'era anche l'idea di rinforzare il meccanismo di salvataggio delle banche, il Fondo di risoluzione unico, ma sinceramente lo stiamo facendo con due spiccioli. Le risorse del Fondo di risoluzione unico, più quelle versate nel MES sono pari, insieme, a circa un quarto dei fondi che sono stati necessari per salvare le banche del Nord e del Sud fino al 2014. Di cosa stiamo parlando? Quando ci sarà una crisi, sarà necessario quello che c'è nei Paesi civili, ossia un intervento della Banca centrale. A cosa serva questo MES non si capisce. Ci raccontate che tutti lo vogliono, ma allora non si capisce perché non lo hanno recepito nei trattati. Insisto nel dire che, dal mio punto di vista, il MES è un momento di debolezza del progetto europeo. Ci sono problemi di metodo anche nel nostro Paese. Il mancato coinvolgimento del Parlamento deve terminare. Spero che lei, presidente Conte, si faccia latore al ministro Gualtieri del nostro desiderio di vederlo e ascoltarlo su quello che è successo nell'ultima riunione dell'Eurogruppo. Ciò deve terminare anche perché, senza coinvolgimento dei Parlamenti, la logica di pacchetto diventa fallimentare. E questo fallimento lo ha già dimostrato. Perché fallimentare? Sappiamo che i tre pezzi del pacchetto - la riforma del MES, l'EDIS e il BICC - viaggiano su velocità diverse e, in effetti, il risultato di questo approccio non può essere che uno. Se lo si prende sul serio, si blocca completamente il processo di riforma europea, aspettando che l'ultimo pezzo arrivi. E l'ultimo pezzo non arriverà mai, e non perché la Lega è cattiva ed euroscettica, ma per i nein dei nostri fieri alleati tedeschi. D'accordo? Se invece non lo si prende sul serio, si prendono delle fregature. La fregatura è già stata presa, perché i termini del dibattito, quando lei non c'era ma qualcuno nel dibattito c'era, erano ben diversi: avere un vero EDIS in cambio dell'adesione al MES. Una volta che avete ceduto sul MES, c'è stato un arretramento della posizione del nostro Paese. E ciò è tanto vero che adesso il dibattito è tra avere un meccanismo di assicurazione indebolito in cambio di ponderazione per il rischio dei titoli di Stato, che voi dite di non volere. Ma certo, chi direbbe di volere una cosa assurda e irrazionale? Nessuno. D'altra parte, dicevate anche - e avevate preso l'impegno di rifiutare - di non volere, all'interno del MES, condizionalità che limitassero la crescita. E invece ci sono. A questo proposito, sarebbe forse importante accendere una luce su qual è il reale stato del negoziato sull'EDIS, perché noi sappiamo vagamente che c'è stato un high level working group che ha lavorato. Non sappiamo chi ci fosse per l'Italia e non si rinviene negli atti parlamentari il momento in cui su un aspetto così importante, che voi stessi dite essere importante, questo qualcuno abbia preso, direttamente o indirettamente, un mandato a negoziare. Non è che, anche in questo caso, vi siete venduti - in termini figurati ovviamente - qualcosa e poi verrete a dirci: «Sì, ma sette mesi fa, settordici mesi fa è già stato tutto approvato e ora non si può più dire niente»? Questo metodo - lo avete capito - d'ora in avanti questo Parlamento non lo accetterà più (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), anche perché si è capito che, per promuovere un reale dibattito nelle sedi europee la subalternità, la quiescenza, le buone maniere, i toni pacati servono fino a un certo punto. Occorre anche andare lì e affermare le proprie ragioni con energia. Occorre anche appoggiarsi a un Parlamento che deve essere coinvolto, perché la forza dei Parlamenti nazionali è l'elemento che a sua volta dà forza ai vari negoziatori in Europa. Ma a questo scopo - mi duole ricordarglielo - gli italiani, appena sarà loro possibile farlo - credo molto presto - si rivolgeranno a Matteo Salvini. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lorefice. Ne ha facoltà. LOREFICE (M5S) . Signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, colleghi, nel Consiglio europeo che si apre domani a Bruxelles si dibatterà di vari temi, tra cui anche il MES. I Capi di Stato e di Governo degli Stati membri affronteranno importanti questioni per il nostro futuro, ossia dell'Unione europea. L'Europa deve decidere cosa fare da grande: se rimanere burattino di legno, astratta e scoordinata costruzione burocratica, o diventare un bambino in carne e ossa, matura e solidale comunità di popoli accomunati da secoli di storia che ci hanno insegnato che solo l'unione fa la forza e che insieme - ribadisco, insieme - si sopravvive e si cresce. Divisi, invece, perdiamo tutti. Sia chiaro: divisi perdiamo tutti. Oggi più che mai l'Europa deve essere forte e unita, in un momento storico caratterizzato da sfide geopolitiche tra attori internazionali come Cina e Stati Uniti. Se non stiamo attenti, verremo stritolati da questi grandissimi gruppi e, quindi, svegliamoci. L'Europa deve affrontare le sfide in modo compatto per non rischiare di diventare un vaso di coccio tra vasi di ferro. Ci riferiamo alla necessità di non indebolire gli investimenti comuni europei nei settori che per noi sono importanti: non solo il digitale, ma anche lo spazio e la difesa, che sono comparti industriali ed eccellenze nazionali che vanno difese a spada tratta. In quest'ottica è necessario costruire una cooperazione strategica anche tra Europa e Africa, vitale per promuovere sviluppo e stabilità nel Continente africano, anche al fine di contrastare le cause profonde dei flussi migratori che tanto hanno appassionato i colleghi, ma che ora evidentemente hanno abbandonato come tema. Occorre bloccare e fermare anche i disumani traffici illeciti di esseri umani. L'unità di intenti deve caratterizzare anche la pianificazione della strategia europea di lungo periodo in materia di cambiamenti climatici, cosa importantissima da non sottovalutare. Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del green new deal , che stanno molto a cuore al MoVimento 5 Stelle, è necessario non solo vincere le resistenze dei Paesi dell'Est Europa, ma anche ribadire il principio dello scorporo degli investimenti pubblici verdi dalle regole del patto di stabilità e crescita. Abbiamo questa necessità; abbiamo bisogno di maggiore coraggio e di maggiori investimenti in questo importantissimo comparto. Faccio un breve passaggio anche sulla questione della Brexit. Sappiamo che domani ci saranno le elezioni nel Regno Unito. Speriamo che vadano per il meglio e possano creare i presupposti politici per arrivare a un'uscita ordinata dall'Unione europea, che tuteli gli interessi dei nostri 700.000 cittadini residenti nel Regno Unito e delle nostre imprese che operano e commerciano oltremanica. Riteniamo importantissimo sostenere anche il lavoro della Commissione europea nella riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), in maniera tale da garantire la possibilità di introdurre meccanismi compensativi di tutela, a difesa anche del nostro tanto amato made in Italy . E ora veniamo al MES.