[pronunce]

) della revocabilità dell'ipoteca costituita nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, grazie alla disposizione dell'art. 67, terzo comma, della legge fall. In tal modo, la normativa vigente - opina il rimettente - finisce per pregiudicare gli altri creditori, prestandosi «ad essere strumento di frode», come sarebbe avvenuto nel caso in esame, in cui la somma erogata, presa in prestito allo scopo dichiarato di effettuare lavori di ristrutturazione, poi è stata impiegata ad altri fini. 1.4.- Il giudice rimettente, pertanto, conclude nel senso che il “meccanismo combinato” dell'art. 38 del d.lgs. n. 385 del 1993 e dell'art. 67 della legge fall. sarebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., poiché, senza alcuna giustificazione razionale, «crea una disparità di trattamento tra la banca che faccia figurare il proprio credito come avente natura fondiaria e gli altri creditori del fallimento»; e ciò sotto due profili: a) in quanto la prima norma «non prevede che la qualifica di mutuo fondiario sia vincolata alla esecuzione di opere fondiarie e non prevede alcun meccanismo di controllo sull'effettivo modo di utilizzo dell'importo mutuato»; b) in quanto la seconda norma «non prevede che l'opponibilità al fallimento della ipoteca fondiaria costituita entro l'anno prima della dichiarazione di fallimento sia subordinata allo effettivo utilizzo della somma mutuata a opere di natura fondiaria». 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, per chiedere che la questione sia dichiarata infondata. La difesa erariale osserva che la normativa vigente, contrariamente a quanto lamentato dal giudice a quo, consente di impedire che sia esentata da revocatoria l'ipoteca iscritta a garanzia di un credito fondiario, quando la somma erogata non sia impiegata per le finalità dichiarate al momento della stipulazione del finanziamento. Infatti, qualora si alleghi e si dimostri che lo strumento contrattuale è servito alle parti per eludere una norma imperativa («quale va qualificata quella fondamentale della legge fallimentare che prevede la par condicio creditorum»), il contratto sarà nullo per illiceità della causa; sicché non c'è alcun bisogno di una norma «che garantisca la possibilità di provare che la somma mutuata sia stata effettivamente destinata a scopi fondiari». 3.1.- Si è costituita la Banca Popolare dell'Alto Adige, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, comunque, infondata. 3.2.- In prossimità dell'udienza la Banca Popolare dell'Alto Adige ha depositato memoria, nella quale illustra gli argomenti che giustificano le conclusioni di cui sopra. 3.2.1.- La deducente - premesso che il nuovo testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, definendo il credito fondiario come quello che «ha per oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili», ha sussunto sotto tale nozione anche il “credito edilizio”, che nel precedente regime rispondeva al modello del “mutuo di scopo” - rileva che il giudice a quo, con la prima delle addizioni da lui chieste, vorrebbe introdurre la rilevanza dello scopo per tutto il “credito fondiario”, come ora definito dallo stesso art. 38, non già, tuttavia, per una ragione che riguarda tale credito in sé considerato, ma solo al fine di sottrarre il medesimo credito all'esenzione dalla revocatoria fallimentare, prevista dall'art. 67, terzo comma, della legge fall. , che, infatti, viene coinvolto nella eccezione di incostituzionalità. La deducente osserva, in proposito, che, anche se fosse dichiarata incostituzionale tale norma, il credito fondiario resterebbe parimenti esentato dalla revocatoria fallimentare in virtù dell'art. 39, comma 4, del d.lgs. n. 385 del 1993 (non censurato dal rimettente), il quale stabilisce: «Le ipoteche a garanzia dei finanziamenti non sono soggette a revocatoria fallimentare quando siano state iscritte dieci giorni prima della pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento. L'art. 67 della legge fallimentare non si applica ai pagamenti effettuati dal debitore a fronte di crediti fondiari». Per altro verso, la banca deducente osserva che, anche se l'addizione richiesta portasse a configurare il credito fondiario come “mutuo di scopo”, non per questo il credito della banca e la relativa garanzia ipotecaria potrebbero essere esclusi dal passivo del fallimento: infatti, ove il mutuatario si rendesse inadempiente al vincolo di destinazione del finanziamento, impiegando la somma mutuata per finalità diverse dalla esecuzione di opere edilizie (come sarebbe avvenuto nel caso di specie), la violazione dell'obbligo contrattuale legittimerebbe la banca mutuante a chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento, ma non potrebbe ritorcersi contro la stessa parte adempiente, rendendo revocabile l'ipoteca; sicché non si produrrebbe alcun effetto sullo stato passivo del fallimento del mutuatario, poiché la banca dovrebbe pur sempre essere ammessa al passivo quale creditore privilegiato in forza della prelazione ipotecaria. Sostiene, inoltre, la banca deducente il carattere “interpretativo” della questione, sotto un duplice profilo: sia perché la qualificazione del credito fondiario come “mutuo di scopo” implica soltanto una questione di interpretazione della relativa disciplina, e non già un vero e proprio dubbio di costituzionalità; sia perché, fondandosi l'asserita violazione dell'art. 3 Cost. su una possibile collusione fraudolenta tra il mutuatario e la banca mutuante («che faccia figurare il proprio credito come avente natura fondiaria»), le leggi vigenti già prevedono tutti i mezzi possibili per prevenire e reprimere eventuali accordi fraudolenti fra le parti, sia in campo civile (azione di simulazione, azione di nullità per frode alla legge) sia in campo penale (ricorso abusivo al credito, bancarotta preferenziale), e, pertanto, consentono al giudice, ove raggiunga la prova della frode, di escludere dal passivo fallimentare la garanzia ipotecaria costituita illegittimamente. Infine, l'inammissibilità della questione sarebbe evidente per il carattere “legislativo” delle addizioni richieste dal giudice rimettente, il quale, da un lato, mirando ad attribuire rilevanza giuridica allo scopo della singola operazione di finanziamento, fa valere un'opzione di valore diametralmente opposta alla scelta operata dal legislatore, e, dall'altro lato, non tiene conto che le modalità applicative della rilevanza dello scopo dell'operazione di finanziamento sono molteplici ed esigono scelte che comportano una “riscrittura” della nozione di “credito fondiario”, rispetto a quella oggi contenuta nell'art. 38 del d.lgs. n. 385 del 1993, nonché, consequenzialmente, la modifica o il riaggiustamento di diverse norme, oltre a quelle impugnate; il che esula dai poteri della Corte costituzionale.