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il rischio di una seconda ondata era altamente prevedibile, e pertanto, con altrettanta solerzia, ci si aspettava dal Governo l'adozione di misure per creare le migliori condizioni ed arrivare preparati ad affrontare questa nuova sfida, anche con la definizione di protocolli e percorsi segnalati ed identificati per i malati COVID nelle strutture sanitarie, al fine di garantire la tutela della salute di tutti i malati e del personale medico, scongiurando il rischio di infezione; ad oggi la situazione si presenta ancora instabile e lontana dal fornire garanzia ai cittadini sul livello di preparazione delle strutture sanitarie e ospedaliere nell'accogliere e assistere l'elevato numero di pazienti e dei ricoveri atteso; già in occasione della prima crisi sanitaria e ospedaliera, il commissario straordinario Arcuri ha dimostrato scarsa capacità di intervento sulle urgenze, nonché una certa tendenza a scaricare le proprie responsabilità, come è stato per le accuse di ritardi sulla disponibilità dei DPI e tamponi, per i quali aveva individuato diversi responsabili, tra cui il suo predecessore, l'"organizzazione sostanzialmente federalista della sanità" e la poca disponibilità di reagenti a livello mondiale; oggi ci si trova di fronte alla carenza dei posti in terapia intensiva, per la quale il commissario straordinario Arcuri non si ritiene responsabile, accusando le Regioni di non aver realizzato tutti i posti previsti, sottolineando la mancanza di 1.600 posti per i quali "le risorse sono già nelle disponibilità delle singole regioni ma non ancora attive"; a queste affermazioni, molte regioni italiane, tra cui il Piemonte, hanno rigirato al mittente le accuse ricevute, colpevole a loro avviso dei mesi di ritardo nel decidere come gestire acquisti e interventi intesi ad aumentare i posti di rianimazione, avendo in tal modo rallentato tutto il processo; considerato che: solo il 26 ottobre scorso, ovvero a ben otto mesi dall'inizio dell'epidemia, è stata indetta dal commissario straordinario la gara con "procedura di massima urgenza per l'affidamento della fornitura di ambulanze ed auto mediche" dedicati ai trasferimenti secondari per pazienti COVID, con scadenza il 3 novembre, che consentirà di vedere qualche risultato concreto verosimilmente non prima dei primi mesi del prossimo anno; anche in questo caso, il commissario Arcuri ha dimostrato scarsa attitudine ad intervenire con fattiva urgenza, nonché l'incapacità nel gestire le emergenze, nonostante le previsioni, per le quali l'adeguamento delle strutture ospedaliere e sanitarie rappresenta una assoluta priorità, si chiede di sapere quale sia il motivo dei ritardi e delle mancanze descritte e come intenda il Governo intervenire per velocizzare tutte le procedure necessarie per garantire la migliore preparazione possibile per questa nuova fase emergenziale, assicurando tempestivo e opportuno intervento a tutti i malati e in completa sicurezza sanitaria, ed evitare che si creino le stesse condizioni della scorsa primavera, quando il Paese, in piena crisi si è trovata a corto di posti letto, dispositivi e strumenti essenziali ad affrontare e gestire l'emergenza. Atto n. 4-04339 PIARULLI DONNO PESCO ABATE TRENTACOSTE PRESUTTO LANNUTTI CROATTI GUIDOLIN ANGRISANI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, risulta agli interroganti: è stata inviata dalla Regione Puglia al Ministro in indirizzo una lettera, in relazione all'impianto di depurazione consortile che si sta ultimando in zona Specchiarica-Urmo, avente ad oggetto la richiesta di valutare specifica deroga alla Parte III, Allegato V del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Paragrafo 2, rubricato "Scarichi sul Suolo", in riferimento alle distanze dal più vicino corpo idrico superficiale, oltre il quale è permesso lo scarico sul suolo, in merito ai previsti scarichi degli impianti di depurazione di acque reflue urbane degli agglomerati di Nardò (Lecce), Porto Cesareo (Lecce), Sava (Taranto) e Manduria (Taranto); la disciplina degli scarichi costituisce una delle componenti principali della normativa per la tutela delle acque dall'inquinamento ed è regolamentata dal citato decreto legislativo n. 152 del 2006; nello specifico, l'articolo 103, comma 1, vieta lo scarico sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo. Lo stesso comma, alla lettera c) , prevede la possibilità di derogare al divieto generale per gli scarichi di acque reflue urbane e industriali per i quali sia accertata l'impossibilità tecnica o l'eccessiva onerosità, a fronte dei benefici ambientali conseguibili; considerato che: la vicenda è stata già in passato oggetto di numerose sollecitazioni istituzionali, di associazioni ambientali e di comitati cittadini, che hanno proposto soluzioni alternative allo scarico in mare, volte alla salvaguardia dell'ambiente e al recupero delle acque reflue da utilizzare per il ripristino della riserva idrica contrastando la desertificazione dei terreni; nello specifico, era stata prevista la delocalizzazione del depuratore lontano dalla costa, la riqualificazione delle strutture esistenti, la messa a norma e l'ampliamento del depuratore di Manduria, la costruzione a Sava dell'impianto citato in un'area già cementificata (dove anni fa furono avviati i lavori di realizzazione di un depuratore poi abbandonato in corso d'opera senza mai essere entrato in funzione), il collegamento dei tronchi fognari in parte al depuratore di Avetrana (Taranto) e in parte a quello di Maruggio (Taranto) con opportuni dimensionamenti, si chiede di sapere: quali misure intenda adottare il Ministro in indirizzo per fronteggiare l'emergenza ambientale descritta per i comuni coinvolti e per le aree marine connesse, al fine di tutelare le riserve naturali considerate protette e l'intero patrimonio marittimo pugliese; quali iniziative voglia promuovere al fine di risolvere l'annosa questione relativa alla depurazione delle acque costiere, perno fondamentale del turismo zonale e di un'ecologia sostenibile. Atto n. 4-04340 LANNUTTI PESCO BOTTO DI NICOLA LANZI GUIDOLIN MARINELLO MAUTONE GIANNUZZI RUSSO CORRADO NATURALE ROMANO MORONESE CASTELLONE LOMUTI ORTIS FEDE CIOFFI COLTORTI CORBETTA SANTILLO FENU DELL'OLIO GARRUTI AIROLA DESSI' GIROTTO EVANGELISTA TRENTACOSTE LICHERI GAUDIANO PAVANELLI MORRA PIRRO SANTANGELO LOREFICE CASTIELLO ENDRIZZI FERRARA VANIN CROATTI TONINELLI LEONE ACCOTO GALLICCHIO D'ANGELO Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: in 18 anni, il finanziamento del Sistema sanitario nazionale (SSN) è passato dal 7 per cento del prodotto interno lordo del 2001 al 6,6 per cento del 2019. In particolare, secondo i dati elaborati dalla Fondazione Gimbe negli anni 2010-2019 alla sanità pubblica sono stati sottratti oltre 37 miliardi di euro: