[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 500, 511, comma 2, 511-bis, 514, 525 e 526 del codice di procedura penale, promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, dalla Corte d'appello di Roma con ordinanza in data 8 aprile 2003, dal Tribunale di Orvieto con ordinanza del 9 maggio 2003, dal Tribunale di Foggia con ordinanza del 28 giugno 2002, dal Tribunale della Spezia con ordinanza del 14 novembre 2003 e dal Tribunale di Roma con ordinanza del 6 novembre 2003, rispettivamente iscritte al n. 401, al n. 707 e al n. 900 del registro ordinanze 2003, al n. 117 e al n. 450 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 26, n. 37 e n. 45, prima serie speciale, dell'anno 2003, al n. 11, prima serie speciale, dell'anno 2004 e nella edizione straordinaria, prima serie speciale, del 3 giugno 2004. Visti l'atto di costituzione dell'imputato nel procedimento pendente davanti alla Corte d'appello di Roma (r.o. n. 401 del 2003), nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 17 novembre 2004 il Giudice relatore Guido Neppi Modona. Ritenuto che la Corte d'appello di Roma (r.o. n. 401 del 2003) ha sollevato, in riferimento all'art. 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 511, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui, «in caso di rinnovazione del dibattimento per mutamento della persona fisica del giudice, fa dipendere la possibilità di utilizzazione mediante lettura dell'attività istruttoria dibattimentale già compiuta dal consenso di ciascuna delle parti»; che il giudice rimettente premette: - che nel giudizio di primo grado, a seguito del mutamento del collegio, era stata disposta la rinnovazione del dibattimento; - che la difesa si era opposta alla lettura del verbale delle dichiarazioni rese da un teste davanti al giudice poi sostituito e ne aveva chiesto il 'nuovo' esame, senza peraltro «specificare su quali nuovi argomenti o temi di prova o con quali nuove domande si dovesse svolgere»; - che il Tribunale, pur respingendo la richiesta della difesa, aveva pronunciato la sentenza utilizzando nella motivazione anche le dichiarazioni rese dal testimone davanti al precedente giudice; che l'eccezione di nullità della sentenza di primo grado, prospettata dalla difesa per violazione dell'art. 525, comma 2, cod. proc. pen. , come interpretato dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione, doveva pertanto ritenersi fondata; che ad avviso del rimettente la disposizione censurata appare in contrasto con l'art. 111 Cost. e, segnatamente, con i principî di parità delle parti e di ragionevole durata del processo; che, in particolare, allorché la prova è stata assunta dal giudice poi sostituito nel pieno rispetto del principio del contraddittorio, i principî di oralità, di concentrazione, di immediatezza e di immutabilità del giudice risultano assicurati anche se la decisione viene poi adottata da giudici diversi da quelli davanti ai quali le prove sono state raccolte; che il consenso di ciascuna delle parti, necessario per evitare un 'nuovo' esame del teste, si atteggerebbe come una mera facoltà, come «una condizione meramente potestativa», che, proprio in quanto tale, contrasta con i principî di ragionevole durata del processo e di parità delle parti; che nel giudizio si è costituito l'imputato nel procedimento a quo, chiedendo il rigetto della questione di legittimità costituzionale prospettata dal giudice rimettente, e argomentando la richiesta con memoria depositata il 27 ottobre 2004; che il Tribunale di Orvieto (r.o. n. 707 del 2003) ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 500, 541 (recte: 511), 541-bis (recte: 511-bis), 514 e 525, comma 2, cod. proc. pen. , «nella parte in cui non prevedono che gli atti formatisi durante la conduzione del dibattimento da parte di un giudice (o collegio giudicante) in seguito mutato di composizione possano di nuovo essere acquisiti al dibattimento nei casi in cui questi vengano reputati irripetibili, sia in senso proprio che improprio», nonché nella parte in cui non prevedono che gli atti medesimi «possano essere usati per le contestazioni di cui all'art. 500 cod. proc. pen.»; che il giudice rimettente premette che «non essendo intervenuto accordo per l'acquisizione degli atti posti in essere alla presenza del precedente giudice […] ha ordinato la ripetizione di tutti gli atti travolti dalla nullità di cui all'art. 525, comma 2, cod. proc. pen.»; che, al riguardo, il giudice a quo rileva che le prove assunte da giudici diversi rispetto a quelli che concorrono alla deliberazione della sentenza sono in ogni caso inutilizzabili, anche se, in ipotesi, divenute irripetibili, e che pertanto le disposizioni censurate, nella parte in cui non consentono in nessun caso di acquisire e di utilizzare gli atti assunti davanti al diverso giudice, dettano una disciplina irragionevolmente differente rispetto a quella che regola l'utilizzabilità degli atti non ripetibili compiuti nella fase delle indagini; che la questione, prosegue il rimettente, si porrebbe negli stessi termini anche con riferimento ai casi in cui la prova acquisita nel dibattimento può essere 'nuovamente' assunta, ma in circostanze, tempi e modi necessariamente diversi rispetto a quelli della prima assunzione, in quanto «la perizia dialettica dell'interrogante» e «l'effetto sorpresa» possono indurre le persone interrogate a fornire risposte più genuine, anche senza considerare il decorso del tempo che può influire sui ricordi determinando dichiarazioni meno fedeli; che le censure vengono argomentate dal rimettente anche con riferimento alla asserita «inutilizzabilità degli atti de quibus ai fini della contestazione ai testimoni ex art. 500 cod. proc. pen.»; che le disposizioni impugnate sarebbero perciò in contrasto con l'art. 3 Cost., perché disciplinano in modo diverso situazioni sostanzialmente uguali, con l'art. 24 Cost., per la possibile compromissione del diritto di difesa, e con l'art. 111 Cost., per la violazione dei principî di parità delle parti e di ragionevole durata del processo; che il Tribunale di Foggia (r.o. n. 900 del 2003) ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 511, comma 2, 525 e 526 cod. proc. pen. ; che il giudice rimettente afferma la non manifesta infondatezza della questione per l'irragionevole diversità del regime della ripetizione delle prove orali già assunte nell'ipotesi di rinnovazione del dibattimento a causa del mutamento della persona del giudice monocratico o della composizione del giudice collegiale rispetto alla disciplina dei casi previsti dall'art. 190-bis cod. proc. pen.