[pronunce]

per i terreni, invece, l'allegazione del certificato di destinazione urbanistica non ostacola la disponibilità del terreno derivante da lottizzazione abusiva, dal momento che la strumentalità della contrattazione alla consumazione del reato di lottizzazione abusiva non è riconoscibile in re ipsa, ma solo a posteriori, all'esito del controllo operato dal sindaco - cui deve essere trasmessa copia dell'atto ricevuto o autenticato dal notaio entro 30 giorni dalla registrazione - a seguito dell'ordinanza di sospensione delle opere, che comporta il divieto per i proprietari di disporre delle aree e delle opere mediante atto fra vivi; che la norma non può essere interpretata in via estensiva o analogica, ostandovi il disposto dell'art. 1423 cod. civ. , che non consente la convalida del negozio nullo al di fuori delle ipotesi previste in via eccezionale; che la soluzione della questione di legittimità costituzionale è rilevante ai fini della decisione, in quanto l'applicazione della norma denunciata comporta l'imputabilità disciplinare del notaio nel giudizio de quo; mentre, diversamente, la manipolazione additiva della norma, nel senso della rilevanza di una conferma postuma dell'atto, corredata da certificato valido, comporterebbe l'esenzione da responsabilità; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità e comunque per l'infondatezza della questione. Considerato che il Tribunale di Potenza ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 18 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie), là dove non prevede che gli atti fra vivi aventi ad oggetto diritti reali riguardanti terreni, ai quali non sia stato allegato un valido certificato di destinazione urbanistica, possano esser confermati mediante un atto redatto nella stessa forma del precedente cui sia allegato un certificato contenente le prescrizioni urbanistiche riguardanti le aree, relativamente al giorno in cui è stato stipulato l'atto da confermare, deducendo la violazione dell'art. 3 della Costituzione per disparità di trattamento e violazione dei canoni di logicità e ragionevolezza, nel raffronto con gli atti fra vivi riguardanti fabbricati, per i quali tale conferma è invece ammissibile; che il rimettente non dà atto di una conferma postuma, ad immagine di quanto previsto dagli artt. 17 e 40 della legge n. 47 del 1985, ma assume solo che l'allegazione del certificato scaduto di validità era addebitabile a mero errore dei collaboratori del professionista, dal momento che questi era già in possesso, al momento del rogito, di un nuovo certificato di destinazione urbanistica, che sarebbe stato valido al momento del rogito; che l'eventuale dichiarazione di incostituzionalità della norma, nel senso voluto dal rimettente, non avrebbe alcuna influenza nel giudizio a quo, dal momento che, chiamato a decidere sull'infrazione disciplinare, il Tribunale, date le premesse sopra esposte, non potrebbe che condannare il notaio per l'infrazione disciplinare, prendendo atto che non vi è stata alcuna conferma negoziale postuma; che la questione proposta è, quindi, manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionalità dell'art. 18 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Potenza con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 luglio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 luglio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA