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Sono ammessi alla garanzia del fondo i finanziamenti erogati a giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni destinati alle medesime finalità (formazione oppure avvio di attività professionale o imprenditoriale) alle quali è vincolato l'accesso alla Dote alla maggiore età del titolare. I due strumenti sono tra loro indipendenti e possono essere utilizzati cumulativamente, per di più con beneficio rafforzato. Infatti, nel caso in cui il giovane intenda investire, in tutto o in parte, il capitale maturato nella Dote nel medesimo progetto formativo, professionale o imprenditoriale per il quale richiede il finanziamento al sistema creditizio, la prestazione di garanzie si intende riconosciuta nella misura del 100 per cento per la quota corrispondente all'importo del capitale già investito della Dote, a fronte dell'80 per cento della garanzia riconosciuta in via generale. Tra i finanziamenti ammessi alla garanzia del fondo sono inoltre previsti quelli erogati ai lavoratori a progetto, che non risultino assicurati presso altre forme obbligatorie, per esigenze di sostegno al reddito connesse all'intermittenza o alla discontinuità dell'attività lavorativa. L'altro aspetto innovativo dello strumento proposto è costituito dall'applicazione della prestazione di garanzia, a valere sul fondo, anche all'emissione, da parte dei soggetti finanziatori, di prodotti finanziari destinati al risparmio delle famiglie, con tassi di rendimento vincolati e confrontabili a quelli dei titoli di debito pubblico, finalizzati alla raccolta di risorse da destinare a loro volta al finanziamento di progetti d'investimento presentati da giovani, così da attivare -- anche per questa via -- un flusso virtuoso di risorse circolante tra le famiglie e il sistema produttivo e tra la generazione dei padri e quella dei figli. Il capo II del disegno di legge è dedicato ad un altro dei temi sui quali oggi si misura la difficoltà per i giovani di emanciparsi dalle famiglie di origine: l'accesso alla casa. La prima delle misure proposte è in diretta continuità con le politiche avviate dal governo Prodi nella XV legislatura, che per la prima volta hanno introdotto nell'ordinamento un regime di agevolazioni fiscali ad hoc per i giovani locatari. L'ultima legge finanziaria del Governo Prodi (legge 24 dicembre 2007, n. 244) ha infatti estesamente modificato la disciplina fiscale vigente in materia di canoni di locazione, prevedendo -- tra l'altro -- che ai giovani di età compresa fra i 20 e i 30 anni, che stipulano un contratto di locazione regolarmente registrato per l'unità immobiliare da destinare a propria abitazione principale, spetti per i primi tre anni una detrazione pari a euro 495,80, se il loro reddito complessivo non supera euro 15.493,71. Tale misura, che pure ha avuto il rilevante merito di riconoscere uno status fiscale differenziato ai giovani che accedono al mercato degli affitti, non ha potuto raggiungere una platea sufficientemente ampia di giovani lavoratori, anche a causa dell'entità della detrazione e del limite di reddito per accedervi. Si propone dunque di ricalibrare ed ampliare tale agevolazione, stabilendo in 600 euro la detrazione ammessa per i primi cinque anni di locazione e portando a 25.000 euro il limite di reddito per poter godere del beneficio. Anche questo rafforzamento del regime d'incentivi rischia tuttavia di non essere sufficiente ad incrementare significativamente l'accessibilità dei giovani alla casa. Se i proprietari non sono adeguatamente incentivati a mettere sul mercato degli affitti le abitazioni libere, e in particolare a privilegiare la locazione ai giovani, nessuna misura di sostegno al pagamento dei canoni di affitto può in sé bastare. È per questo che si propone l'introduzione della cosiddetta «cedolare secca» per i redditi da locazione ai giovani. Si stabilisce, in particolare, che il canone relativo ai contratti di locazione stipulati da giovani di età compresa fra i 19 e i 35 anni, con redditi annui fino a 25.000 euro, per unità immobiliari da adibire ad abitazione principale, possa essere assoggettato, su decisione del locatore, ad un'imposta, operata nella forma della cedolare secca, sostitutiva dell'IRPEF e delle relative addizionali, nonché delle imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione, in ragione di un'aliquota rispettivamente del 20 e del 18 per cento, a seconda che si tratti di canoni liberi e concordati. In tal modo, l'introduzione di una tassazione forfetaria dei redditi da locazione, evidentemente associata ad una riduzione del grado di progressività del sistema impositivo, può trovare un'adeguata giustificazione sociale nelle specifiche finalità di promozione delle giovani generazioni, senza detrimento per l'effettività del principio costituzionale di cui all'articolo 53, secondo comma, della Costituzione. Infine, uno strumento ad hoc è destinato a sostenere i giovani nell'acquisto della prima casa. Si propone, in particolare, la costituzione di un Fondo destinato alla prestazione di garanzie sui contratti di mutuo per l'acquisto della prima casa, se stipulati da giovani fino a 35 anni di età, con redditi entro i 25.000 euro annui, secondo i contenuti di un'apposita convenzione tra l'Associazione bancaria italiana (ABI) e il Ministero dell'economia e delle finanze. L'altro asse strategico del «Piano nazionale per l'autonomia e la libertà delle nuove generazioni» è costituito dalle misure in materia di diritto allo studio, di cui al capo III del disegno di legge. A questo proposito si propone, innanzitutto, l'abrogazione della norma della cosiddetta «legge Gelmini» (legge 30 dicembre 2010, n. 240) che ha istituito e disciplinato, senza peraltro allocarvi risorse, il «Fondo per il merito»: uno strumento che, negando il rapporto tra il merito e le condizioni economiche di partenza, appare manifestamente lesivo del principio sancito dall'articolo 34, terzo e quarto comma, della Costituzione, secondo cui i «capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Si propone dunque di recuperare pienamente lo spirito della norma costituzionale, prevedendo l'assegnazione annuale, con bando nazionale, di un cospicuo numero di borse di studio per l'iscrizione e la frequenza di corsi universitari di laurea, di laurea magistrale e di dottorato di ricerca. Le borse di studio sono riservate a studenti meritevoli, con priorità per gli appartenenti alle famiglie meno abbienti, che frequentano rispettivamente l'ultimo anno della scuola secondaria, di un corso di laurea o di un corso di laurea magistrale. Il numero e il contenuto economico di tali borse è rimesso ad uno strumento programmatorio centrale istituito ad hoc : il «Programma nazionale per il diritto allo studio universitario», da adottare su base triennale con decreto emanato dal Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, sentiti le Commissioni parlamentari competenti, il Consiglio universitario nazionale (CUN) e l’Osservatorio nazionale per il diritto allo studio universitario.