[pronunce]

a) degli stabilimenti di produzione dei prodotti destinati ad alimentazione particolare e dei prodotti fitosanitari; b) dei macelli, dei mercati ittici e stabilimenti dove si allevano animali o pesci, nonché dei laboratori di trasformazione e delle altre strutture di interesse veterinario che fabbricano o trattano prodotti destinati all'esportazione; c) dei laboratori". Ha poi inserito un comma 3-ter - la disposizione qui impugnata - ai sensi del quale "l'esercizio delle funzioni di cui ai commi 3 e 3-bis è regolato sulla base di modalità definite con apposito accordo da approvare in Conferenza Stato-regioni, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281". Tale ultimo comma fu aggiunto, come si è prima ricordato (sopra, n. 11), al testo già oggetto di intesa nella Conferenza Stato-regioni, che conteneva solo il comma 3-bis a seguito dell'intesa integrativa raggiunta nella seduta della Conferenza del 1° luglio 1999, su specifica richiesta delle regioni. Esso non può intendersi nel senso che subordini all'accordo con il Governo in Conferenza Stato-regioni l'esercizio delle funzioni di verifica di conformità conferite alle Regioni dall'art. 115, comma 2, lettera c), del d.lgs. n. 112: comma, quest'ultimo, che non è infatti richiamato dal comma 3-ter. Piuttosto deve intendersi, nonostante la formulazione non perspicua, nel senso che sulla base dell'accordo, e quindi con la partecipazione decisionale delle regioni nella Conferenza, sono disciplinate le modalità di esercizio delle funzioni di verifica di conformità attribuite alla competenza degli organi centrali dal comma 3-bis, mentre il richiamo anche al comma 3 si spiega per il fatto che è in tale comma, già presente nel testo originario del decreto, che si rinviava espressamente ad un decreto integrativo la individuazione dei compiti da conservare allo Stato in questa materia. L'accordo fra Governo e regioni dovrà dunque concernere la individuazione degli "aspetti della salute di rilievo nazionale" che delimitano le funzioni di verifica di conformità attribuite allo Stato, e la determinazione delle modalità di esercizio di tali funzioni statali in quanto interferenti con le funzioni di verifica che, nella stessa materia, sono attribuite alle regioni: ferma restando, evidentemente, la possibilità per lo Stato di intervenire anche in quest'ultimo ambito, con gli strumenti a sua disposizione, quale l'eventuale esercizio, ove previsto, della funzione di indirizzo e coordinamento a tutela di interessi unitari. 33. - L'ultimo motivo del secondo ricorso investe l'art. 6 del d.lgs. n. 443 del 1999, che aggiunge all'art. 40, comma 1, del decreto base - ove si individuano le funzioni e i compiti conservati allo Stato in materia di fiere e mercati e di commercio - la lettera f), concernente "l'attività regolamentare in materia di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e di commercio dei pubblici esercizi, d'intesa con le regioni". La ricorrente lamenta la violazione degli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione, in quanto si vincolerebbe l'attività normativa e amministrativa delle regioni all'osservanza di norme regolamentari statali, il che sarebbe precluso sia che si consideri la materia in questione oggetto di competenza propria delle regioni, sia che la si consideri materia delegata. 34. - La questione è fondata. La materia di cui si discute - somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e commercio dei pubblici esercizi - non rientra nell'ambito delle competenze costituzionalmente proprie delle regioni. Ancorché, infatti, l'art. 41 del medesimo d.lgs. n. 112 del 1998, al comma 1, lettera d), disponga il trasferimento alle regioni delle "competenze già delegate ai sensi dell'articolo 52, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977 n. 616", e fra queste rientrino quelle relative "ai pubblici esercizi di vendita e consumo di alimenti e bevande" (lettera a di detto art. 52, primo comma), sta di fatto che l'art. 39 dello stesso decreto legislativo n. 112 tiene distinte le funzioni amministrative relative alla materia "fiere e mercati", rientrante nell'elenco dell'art. 117 della Costituzione, da quelle relative alla materia - estranea invece a detto elenco - del "commercio", nel cui ambito sono espressamente comprese, fra l'altro, "l'attività di somministrazione al pubblico di bevande e alimenti" e "l'attività di commercio dei pubblici esercizi" (cfr. sentenza n. 205 del 2001). Non trattandosi di materia di competenza propria delle regioni, non sarebbe di per sé costituzionalmente illegittima la previsione di un esercizio da parte dello Stato della potestà di emanare regolamenti di esecuzione della legge statale (cfr. legge 25 agosto 1991, n. 287, il cui art. 12 prevede l'emanazione di un regolamento interministeriale di esecuzione, che non risulta ancora emanato). Tuttavia, nella specie, occorre tener conto che la legge di delega (art. 2 della legge di delega n. 59 del 1997, richiamato espressamente dall'art. 2, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998) - riprendendo una clausola generale già presente nell'art. 7, primo comma, del d.P.R. n. 616 del 1977 - stabilisce in via generale che nelle materie diverse da quelle di competenza propria delle regioni, ma oggetto di conferimenti di funzioni amministrative alle stesse, "spetta alle regioni il potere di emanare norme attuative ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, della Costituzione" (comma 1, seconda parte); e che "in ogni caso, la disciplina della organizzazione e dello svolgimento delle funzioni e dei compiti amministrativi conferiti (...) è disposta, secondo le rispettive competenze e nell'ambito della rispettiva potestà normativa, dalle regioni e dagli enti locali" (comma 2). Con tale previsione generale di attribuzione alle regioni di una potestà normativa di attuazione della legislazione statale contrasta la riserva allo Stato, non già di singoli compiti esclusi dal conferimento, bensì, genericamente, della "potestà regolamentare" (benché da esercitarsi "d'intesa con le regioni"), in una singola materia o submateria - quella dei pubblici esercizi di vendita e consumo di alimenti e bevande - compresa fra quelle in cui vi è conferimento di funzioni amministrative alle regioni (art. 41, comma 2, lettera a, del d.lgs. n. 112 del 1998), ancorché non rientrante fra quelle elencate nell'art. 117 della Costituzione. Non si tratterebbe infatti di una potestà destinata ad esplicarsi in ordine ad aspetti della materia rimasti alla competenza dello Stato (cfr. sentenza n. 159 del 2001), ma di una generale potestà normativa diretta a integrare e specificare la disciplina della legislazione statale - cioè a darvi attuazione - proprio nella materia oggetto di conferimento alle regioni: dunque di una funzione normativa di attuazione coincidente con quella che, in base alla legge di delega, è attribuita a queste ultime.