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Signor Presidente, ringrazio veramente gli onorevoli interroganti, perché è un tema molto complicato e purtroppo i tempi delle risposte non consentono un ragionamento profondo. Cercherò comunque di dare qualche elemento. Il dossier Autostrade per l'Italia si può leggere da tante prospettive. Rispondo - perché correttamente la domanda è posta in questi termini - dal punto di vista industriale. Io credo che in uno Stato liberale come il nostro, in un'economia liberale come la nostra, sia lo Stato a fare regole, lasciando che gli imprenditori giochino sul tavolo delle regole, certe e uguali per tutti. Questo è l'obiettivo che questo Governo ha. Ciò considerato, siamo in un momento di grande complessità, come è evidente, dal punto di vista economico e industriale. È chiaro che in questo momento lo Stato deve essere anche guida di quelle filiere e di quegli asset industriali fondamentali per il Paese, proteggendo le filiere che funzionano. Soprattutto deve consentire al nostro tessuto produttivo di fare quel necessario salto di innovazione, tecnologizzazione e digitalizzazione. In questo lo Stato deve essere una guida importante, anche attraverso le grandi aziende partecipate dallo Stato. Come molti sanno, le grandi partecipate sono a disposizione non del Governo, ma in generale del sistema Paese, per guidare questo percorso così complicato. Nel merito degli asset infrastrutturali, credo che Cassa depositi e prestiti, attraverso CDP Reti, rivesta un ruolo molto importante; ce l'ha già, essendo di fatto il riferimento di Terna, ad esempio per la parte elettrica, di Snam, per la parte gas, di ENI, per la parte oil & gas , e di Leonardo, per altri asset importanti della nostra economia. La parte di infrastrutture materiali come quella autostradale è un asset strategico e importante; può essere un vantaggio per lo Stato essere presente, soprattutto perché quello non è un mercato concorrenziale. Parlo della mia città: quando esco da Trieste non posso scegliere tra quattro o cinque autostrade, ne scelgo una. Poi, i servizi autostradali possono essere oggetto, magari, di concorrenza di mercato, ma per la rete infrastrutturale possiamo fare un parallelismo con Terna, che gestisce la parte materiale del trasporto di energia elettrica e rispetto alla quale non vi sono alternative. Credo, quindi, che possa essere un asset importante, in cui lo Stato può rappresentare una guida; certamente avrà alcune capacità, che sono quelle di guidare meglio le necessarie manutenzioni e implementazioni dei nostri sistemi di trasporto. Se consideriamo la questione proprio da un punto di vista industriale, si tratta di un'operazione fondamentale per il nostro Paese. Altrettanto sarà fondamentale la presenza dello Stato nella gestione della rete unica per la digitalizzazione del Paese; in parte c'è già, attraverso Open Fiber, di cui Cassa depositi e prestiti è già, assieme ad Enel, azionista di riferimento. Credo che in questo momento storico sia necessario che lo Stato investa in alcune infrastrutture: quella autostradale è una di quelle, a nostro avviso, fondamentali. Pertanto, al di là di tutti gli altri punti di vista, sotto i quali si può vedere il dossier ASPI, credo che dal punto di vista industriale sia proprio giusto e intelligente per lo Stato investire. Faccio presente, peraltro, che è difficile pensare di mettere a rischio il capitale di risparmio degli italiani con un'operazione come quella che è stata fatta. Basta guardare l' earnings before interest, taxes, depreciation and amortization (EBITDA) di Aspi degli ultimi dieci anni per rendersi conto che è difficile pensare di andare in perdita in quel business . (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Pichetto Fratin, per due minuti. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Stimato Ministro, lei sa che lo «stimato» non è solo formale, ma purtroppo al limite ha deviato citando le EBITDA degli ultimi anni, ma non degli ultimi sei mesi e quindi si è un po' contraddetto. Non posso certo dichiararmi soddisfatto della sua risposta, peraltro anche per il percorso degli ultimi due anni in cui ha affrontato la questione e avviato questo percorso di statalizzazione. Anzi, a nostro avviso rischia di creare sfiducia in Italia, dichiarando la nascita di un nuovo sistema di partecipazione statale, dopo aver faticato tanto a smantellarlo ed evitando di metterci i soldi degli italiani. Noi abbiamo il grande timore che faccia fuggire dall'Italia molti investitori per le modalità con cui è stata avviata, non tanto per la gestione che valuteremo. Gli investimenti in Italia - lei sa bene - sono attualmente stimati intorno ai 400 miliardi. Quindi, è una fonte importante per il nostro Paese, così come - so che non le compete la questione - il risparmio postale che sta diventando un bancomat per questo Governo. E ancora si continua a dichiarare la revoca eventuale delle concessioni. Finisco sulla questione Benetton, ma che vada a verbale: non compete a lei l'azione, ma l'ipercomunicazione del Governo dei tre giorni precedenti ha depresso le quotazioni del titolo, per poi nella notte procedere a un cambio di rotta e far salire ieri il titolo a un + 26,5. È proprio tutto regolare? Si può sapere chi ha comprato e chi ha venduto in questi due giorni? È turbativa di mercato? Vorrei che fosse messo a verbale, perché chi deve se ne occupi. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Rojc ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01783 sui programmi di sviluppo della difesa sostenuti dall'Italia in ambito europeo, per tre minuti. ROJC (PD) Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, anche se in ambito europeo l'attenzione è sempre polarizzata dalla contrapposizione rigore versus flessibilità, non c'è dubbio che la questione legata alla difesa e alla sicurezza sia uno dei punti più delicati dell'agenda dell'Unione europea. Il dato positivo è che in questi ultimi anni abbiamo assistito a una netta accelerazione dell'integrazione della difesa europea. Su altri temi il progetto europeo ha difficoltà a darsi dei correttivi, mentre diversi fattori, tra cui conflitti e cambiamenti geopolitici che l'Europa sta affrontando, hanno determinato un attivismo del tutto inedito sulla difesa. È necessario rafforzare la cooperazione militare e di sicurezza fra i Paesi dell'Unione e creare delle capacità comuni: una questione di rilevanza assoluta che nel contesto di oggi riguarda l'autonomia strategica dell'Unione come attore nello scenario geopolitico internazionale e nella competizione economica e tecnologica globale. Ovviamente l'Italia è il centro di questa dinamica, perché è al centro dell'area del Mediterraneo, uno dei fulcri mondiali di instabilità. Inoltre, perché è Paese a forte vocazione europeista e perché abbiamo un sistema industriale di primo livello di eccellenza assoluta. In tale quadro hanno una funzione essenziale i programmi destinati ad essere finanziati nell'ambito del Fondo europeo della difesa nel quadro del bilancio pluriennale europeo di prossimo perfezionamento. Per quanto riguarda la cooperazione strutturata permanente, su un totale di quarantasei progetti l'Italia è capofila in nove progetti e partecipa ad altri sedici: si tratta di progetti strategici, tra i quali ha una valenza particolare quello del sostegno militare in caso di catastrofi, emergenze civili e pandemie.