[pronunce]

Assume inoltre che il rimettente avrebbe recepito acriticamente le difese della ricorrente Giada Bet in giudizio. Nel merito deduce l'infondatezza della questione. Nella memoria, in particolare, si osserva che la legge delega n. 288 del 1998 è intervenuta in un contesto normativo in cui l'organizzazione e l'esercizio delle scommesse era già affidabile in concessione a terzi (art. 3, comma 229, della legge n. 549 del 1995), in base a emanande norme regolamentari; lo stesso art. 3 della citata legge n. 549 del 1995, al comma 230, prevedeva già che il Ministero delle finanze stabilisse le quote di prelievo, da ricavare dall'introito lordo delle scommesse, e da destinare al CONI, al netto dell'imposta e delle spese di gestione. La quota di prelievo, dunque, è una parte del prezzo pagato per la scommessa, che, depurata dell'imposta e dell'aggio per il concessionario, costituisce il provento di spettanza dell'organismo riservatario dell'attività in concessione. La legge delega, dunque, non ha potuto far altro che condividere e fare propria l'evoluzione legislativa, stabilendo come criteri direttivi il «mantenimento complessivo del gettito» (art. 1, comma 1, lettera o) e «la possibilità di stabilire un'aliquota percentuale differenziata, commisurata all'entità del prelievo riferito alle scommesse» (art. 1, comma 2, lettera d). Con riguardo alla determinazione legislativa dell'imposta (art. 23 Cost.), si osserva che, alla luce della giurisprudenza costituzionale, è sufficiente che la legge stabilisca il limite massimo dell'imposta (sono citate le sentenze n. 301 del 2006, n. 105 del 2003, n. 257 del 1982, n. 15 del 1964). Nella fattispecie è facilmente identificabile l'importo massimo dell'imposta, che deriva dall'applicazione dell'aliquota prevista dalla legge sul gettito complessivo delle scommesse: risulta evidente che essendo comunque la base imponibile in concreto (la quota di prelievo lorda) minore, l'imposta sarà – variabile sì in base al mutare della quota di prelievo in proporzione alla difficoltà della scommessa, ma – comunque minore di quella misura massima. Con riguardo alla previsione dei soggetti d'imposta (art. 76 Cost.), si rileva che la gestione da parte di concessionari era già prevista al momento della legge delega, dall'art. 3, comma 229, della legge n. 549 del 1995. Con riguardo alla dedotta violazione del principio di capacità contributiva (art. 53 Cost.), rileva l'Avvocatura che il concessionario non può lamentare l'imposizione scissa da una propria entrata, perché l'imposta e l'aggio del concessionario, nelle scommesse al totalizzatore, vengono autonomamente calcolati dalla quota lorda di prelievo e da essa prelevati.1. – La Commissione tributaria provinciale di Pistoia dubita della legittimità costituzionale: a) dell'art. 4, comma 1, lettera b), numero 2, del decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504 (Riordino dell'imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 3 agosto 1998, n. 288), nel testo all'epoca vigente (2001), nella parte in cui calcola l'imposta unica sulle scommesse applicando un'aliquota nominale ad una base, quella relativa alla quota di prelievo spettante al CONI, non risultante da un atto avente forza di legge, per violazione dell'art. 23 Cost., per il fatto che viene affidato ad un organo amministrativo la determinazione dell'aliquota effettiva; b) dell'art. 1, comma 2, della legge 3 agosto 1998, n. 288 (Delega al Governo per la revisione della disciplina concernente l'imposta sugli spettacoli e l'imposta unica di cui alla 1egge 22 dicembre 1951, n. 1379), nella parte in cui rimette il calcolo dell'imposta unica sulle scommesse ad un atto non avente forza di legge, per violazione degli artt. 23 e 76 Cost., risultando indeterminata la delega relativa alla fissazione dell'aliquota per il calcolo dell'imposta unica sulle scommesse; c) dell'intero d.lgs. n. 504 del 1998, in quanto individua un soggetto passivo in materia di imposta sulle scommesse diverso da quello previsto dalla normativa precedente, così istituendo una nuova imposta e non semplicemente riordinando la precedente, come stabilito dalla legge di delega n. 288 del 1998, ed eccedendo perciò i limiti della delega, in violazione dell'art. 76 Cost.; d) dell'art. 4, comma 1, lettera b), numero 2, del d.lgs. n. 504 del 1998, nonché dell'art. 1, comma 2, della legge n. 288 del 1998, nella parte in cui determinano l'ammontare dell'imposta unica sulle scommesse in base a formule e parametri fissati allo scopo di provvedere il CONI delle necessarie risorse finanziarie, e svincolano l'imposta dalla capacità contributiva dei soggetti passivi, in violazione dell'art. 53 Cost. 2. – Le molteplici eccezioni di inammissibilità delle questioni sollevate dalla difesa erariale non sono fondate. Al fine del rigetto delle stesse è sufficiente rilevare: – che non sussiste la dedotta insufficienza della descrizione della fattispecie oggetto del giudizio principale, potendo la stessa ricavarsi dalla lettura dell'ordinanza; – che le modifiche legislative intervenute anteriormente al deposito dell'ordinanza, che hanno mutato le aliquote da applicare alla quota di prelievo, ai fini del calcolo dell'imposta unica sulle scommesse, non sono applicabili alla controversia e non hanno fatto venire meno la rilevanza della questione; – che l'affermazione secondo cui il giudice a quo, in riferimento alle censure parametrate all'art. 76 della Costituzione, si sarebbe limitato a riportare le allegazioni della ricorrente nel giudizio principale, senza alcuna propria valutazione, è smentita dal fatto che la Commissione tributaria, proponendo la relativa censura ha, implicitamente, ma necessariamente, fatto proprie le argomentazioni di parte; – che nessuna contraddittorietà o incoerenza deriva dal fatto che sono denunciati sia una singola disposizione del d.lgs. n. 504 del 1998 (art. 4, comma 1, lettera b, numero 2), sia l'intero decreto legislativo, dal momento che, malgrado la denuncia, nel dispositivo, dell'incostituzionalità dell'intera legge, in realtà, nella motivazione è censurata l'incostituzionalità del solo articolo 3 dello stesso decreto legislativo. 3. – La questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, lettera b), numero 2, del d.lgs. n. 504 del 1998 non è fondata.