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L'articolo 5 detta altresì disposizioni in materia di sorveglianza epidemiologica, di prevenzione e contrasto al randagismo e di fauna selvatica, nonché indicazioni per lo sviluppo di azioni maggiormente integrate per valorizzare il potenziale positivo dell'interazione tra persone e animali. In particolare, quanto alla prevenzione e al contrasto del randagismo si prevede che le regioni, nell'ambito del piano regionale integrato della sanità pubblica, adottino un programma mirato a ridimensionare il fenomeno. Il randagismo infatti è ancora molto presente in Italia e per tale ragione si provvede a fornire un quadro di indirizzo per l'adozione di concrete iniziative di marginalizzazione, che si andranno a completare con misure legislative anche di carattere penale di contrasto dell'abbandono, muovendo dalla consapevolezza che gli animali rappresentano oggi una vera risorsa per la collettività. È innegabile ad esempio il benessere che gli animali da compagnia possono favorire per le persone più vulnerabili grazie alla forte relazione che essi riescono ad instaurare con l'animale. Le regioni sono dunque chiamate ad adottare specifici interventi per la promozione di competenze da parte del personale addetto all'addestramento di animali da compagnia per anziani, disabili e per la pet-therapy , nonché alla formazione dei medici chiamati a operare seguendo le linee guida nazionali sulle attività assistite con animali con animali a salvaguardia della salute e delle persone. L'articolo 6 detta disposizioni in materia di farmaco-sorveglianza in ambito veterinario, al fine di rafforzare le buone pratiche per il corretto impiego dei farmaci, attraverso il coinvolgimento di tutte le autorità a vari livelli interessate nella fase del controllo. Per tale ragione, nel quadro degli indirizzi specifici del PPV, si prevede che le regioni verifichino la corretta attuazione della recente normativa in materia di tracciabilità del medicinale veterinario, vigilando, in particolare, sul rispetto degli adempimenti derivanti dall'adozione della ricetta elettronica veterinaria. Inoltre, sulla base della definizione di indicatori di consumo atti a paragonarne l'impiego nelle diverse specie e realtà produttive, le regioni sono chiamate a individuare ulteriori aree critiche e, di conseguenza, nel rispetto del benessere e della salute degli animali, interventi di contrasto all'impiego irrazionale di farmaci. Nel capo III si affronta la tematica delle specializzazioni veterinarie. Le attuali modalità di reclutamento dei medici veterinari dei dipartimenti veterinari e degli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZS), condizionate dalle restrizioni in essere sul turn over del personale del SSN in combinato disposto con la rigidità dei tetti di spesa storicizzati, presentano come principale criticità quella dell'inserimento in organico del nuovo personale solo a seguito della messa a riposo di dirigenti a fine carriera, determinando in tal modo una discontinuità di competenze e conoscenze che rappresenta un danno indiretto allo stesso SSN. Allo stesso tempo, il mancato riconoscimento della formazione specialistica veterinaria da parte del SSN non facilita la formazione teorico-pratica degli specializzandi che si trovano ad operare in assenza di riconoscimento economico delle loro prestazioni operative all'interno del sistema sanitario pubblico. Una delle modalità di risoluzione di questa significativa criticità sarebbe quella di prevedere un adeguato ricambio generazionale tramite un più stretto rapporto di collaborazione nella formazione tra strutture universitarie e strutture veterinarie pubbliche con il coinvolgimento dello specializzando, sin dal primo anno e con la mediazione di un tutor aziendale, nelle attività svolte da veterinari ufficiali, in analogia con quanto avviene già nell'ambito della medicina umana, onde superare la discontinuità di competenze e conoscenze sopra richiamata. Al contempo, con tale soluzione, si avrebbe un impatto positivo sull'efficacia della formazione specialistica veterinaria collocata in un sistema formativo maggiormente integrato e con un più stretto legame tra preparazione teorica e pratica. Parallelamente dunque a quanto promosso per le specialità mediche, si afferma l'ineludibilità di prevedere che anche la medicina veterinaria nelle sue varie articolazioni, con pari dignità legislativa, sia interessata al nuovo percorso di formazione operativa, considerata l'importanza delle relative attività nella prevenzione e promozione della salute e la conseguente necessità di assicurare i migliori e compiuti processi di formazione e le conoscenze professionali dell'intera filiera di programmazione, indirizzo, coordinamento e gestione delle attività di sanità pubblica veterinaria. Di qui la necessità di agire in integrazione, innovazione e sviluppo dei contratti di formazione specialistica veterinaria valorizzando, in collaborazione con l'università, il ruolo degli IZS, già definiti dalla normativa vigente quali enti di formazione e didattica nell'ambito della sicurezza degli alimenti e della sanità animale, dove i medici veterinari specializzandi possono svolgere parte della formazione, ai sensi del decreto legislativo 28 giugno 2012, n. 106, e valorizzando al contempo anche il ruolo dei dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie, nei quali gli specializzandi già compiono parte del tirocinio pratico e presso i quali deve essere implementata la formazione sul campo mediante una piena programmazione delle azioni formative pratiche nei piani di studio delle attività specialistiche veterinarie. A tal fine, nel merito, l'articolo 7 prevede che il Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, d'intesa con le regioni e le province autonome, individui le scuole di specializzazione per i medici veterinari di sanità pubblica e il contingente di specializzandi veterinari necessari al fabbisogno delle aree disciplinari di sanità animale, di igiene degli alimenti di origine animale e di igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche. L'articolo 8 indica che tali contratti vengano inseriti nei programmi obiettivo di competitività regionale e occupazione, quali progetti finalizzati agli obiettivi sopra citati e in collegamento con le attività di formazione specialistica veterinaria erogata dalle università. Prevede inoltre che questi siano conteggiati in sovrannumero rispetto alla spesa per il personale già autorizzata e nel limite indicato dalle regioni. In particolare, secondo quanto disposto dal comma 2 dell'articolo 8, il Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, è tenuto a stipulare, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, protocolli d'intesa con le regioni e le università atti a disciplinare le specifiche del modulo formativo, il numero di crediti, l'inquadramento economico, le modalità di frequenza del corso, lo svolgimento della parte teorica presso la sede universitaria e della parte prevalentemente pratica presso le aziende sanitarie locali e gli IZS, valorizzandone le sinergie in punto di collaborazione tecnico-scientifica e in chiave di multidisciplinarietà sul campo. L'articolo 9 prevede la figura del tutor senior , sotto la cui guida si svolge la formazione pratica degli specializzandi assunti con i contratti di formazione specialistica. Questi sono individuati tra i dirigenti degli IZS e dei dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie locali con almeno cinque anni di anzianità di servizio, che, su base volontaria, al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento, decidano di trattenersi in servizio, con lo scopo prevalente di attività di formazione nelle strutture accreditate.