[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 516, 517 e 519 del codice di procedura penale promosso, nell'ambito di un procedimento penale, dal Tribunale di Milano con ordinanza in data 11 novembre 2004, iscritta al n. 155 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 28 settembre 2005 il Giudice relatore Guido Neppi Modona. Ritenuto che il Tribunale di Milano ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 516, 517 e 519 del codice di procedura penale, «nella parte in cui non prevedono la facoltà, per l'imputato, di richiedere al giudice del dibattimento il rito abbreviato, relativamente al fatto diverso o reato concorrente, quando la nuova contestazione risulti tardivamente formulata dal pubblico ministero»; che il rimettente premette che alcuni degli imputati erano stati rinviati a giudizio per i reati previsti dall'art. 4, comma 1, lettere d) e f), del decreto-legge 10 luglio 1982, n. 429 (Norme per la repressione della evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e per agevolare la definizione delle pendenze in materia tributaria), convertito nella legge 7 agosto 1982, n. 516 (come sostituito dall'art. 6 del decreto-legge 16 marzo 1991, n. 83, convertito con modificazioni nella legge 15 maggio 1991, n. 154), e dagli artt. 223, commi primo e secondo, numeri 1 e 2, 216, comma primo, numeri 1 e 2, 219, comma primo e secondo, n. 1, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), e che il pubblico ministero, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, aveva provveduto, ai sensi degli artt. 516 e 517 cod. proc. pen. , alla «sintetica riformulazione delle imputazioni» a seguito delle modifiche normative introdotte dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205) e dal decreto legislativo 11 aprile 2002, n. 61 (Disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società commerciali, a norma dell'articolo 11 della legge 3 ottobre 2001, n. 366); che il difensore di uno degli imputati aveva eccepito l'illegittimità costituzionale degli artt. 516 e 517 cod. proc. pen. , nella parte in cui non consentono all'imputato di accedere al giudizio abbreviato in caso di «nuove contestazioni tardive» del pubblico ministero e aveva chiesto il rinvio dell'udienza al fine di munirsi della procura speciale per presentare, a seguito della modifica delle imputazioni, richiesta di giudizio abbreviato; che nell'udienza successiva l'imputato aveva formulato richiesta di giudizio abbreviato condizionata alla escussione del proprio consulente; che il rimettente fa propria l'eccezione di illegittimità costituzionale sollevata dalla difesa, salvo a precisarla nei termini di cui si dirà, ritenendo peraltro la questione rilevante solo in relazione alla posizione dell'imputato che ha formulato richiesta di giudizio abbreviato, e rileva che l'integrazione probatoria appare compatibile con le finalità di economia processuale proprie del rito e necessaria ai fini della decisione; che il rimettente precisa che nel decreto che dispone il giudizio erano contestate nel capo A) plurime violazioni dell'art. 4, comma 1, lettere d) [emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti] e f) [indicazione nella dichiarazione dei redditi ovvero nel bilancio o rendiconto ad essa allegato, di ricavi proventi od altri componenti positivi di reddito, ovvero spese od altri componenti negativi di reddito in misura diversa da quella effettiva], del decreto-legge n. 429 del 1982, convertito nella legge n. 516 del 1982; che il giudice a quo rileva peraltro che «dalla mera lettura delle singole condotte al tempo contestate […] si evince come il riferimento all'art. 4, comma 1, lettera f), appaia meramente declamato», essendo contestata nelle singole imputazioni solo la «condotta di emissione (ai nn. 1-12) ovvero utilizzazione (ai nn. 13-17) di fatture per operazioni inesistenti, senza alcuna contestazione del concreto successivo impiego di tale documentazione non genuina mediante inserimento nelle dichiarazioni dei redditi ovvero nei documenti ad essi allegati e finalizzati alla determinazione dell'imponibile fiscale»; che per effetto della nuova contestazione operata in udienza dal pubblico ministero il capo A) «subiva una integrale riscrittura in adeguamento allo ius superveniens» costituito dal decreto legislativo n. 74 del 2000, che all'art. 25 ha abrogato l'art. 4 del decreto-legge n. 429 del 1982; che, in particolare, «la pubblica accusa procedeva a suddividere in due tronconi l'originario ed unitario» capo di imputazione, all'interno dei quali venivano contestate nel nuovo capo A) le condotte di emissione di fatture per operazioni inesistenti, ora previste dall'art. 8 del decreto legislativo n. 74 del 2000, e nel nuovo capo B) le condotte di utilizzazione di cui all'attuale art. 2 del medesimo decreto, «integrate dalla contestazione dell'inserimento della documentazione fiscale asseritamente falsa nelle dichiarazioni annuali di imposta e dalla indicazione degli elementi passivi fittizi esposti in tal modo alla amministrazione finanziaria»; che inoltre nel decreto che dispone il giudizio erano contestati nell'originario capo B) «fatti di falsificazione di bilancio in qualità di amministratore della società fallita»; che in relazione a tali contestazioni il pubblico ministero, «adeguandosi alla modifica normativa» di cui all'art. 4 del decreto legislativo n. 61 del 2002, aveva inserito «un nuovo capo C» e completato «l'accusa individuando l'evento del dissesto della società fallita siccome eziologicamente connesso a quegli episodi di alterazione del bilancio già previamente descritti»; che il rimettente rileva che la nuova contestazione può ritenersi «tardivamente operata dall'organo della pubblica accusa» solo in relazione al reato di emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, su cui ha inciso il decreto legislativo n. 74 del 2000, entrato in vigore quando era ancora in corso l'udienza preliminare, ma non in riferimento al reato di bancarotta fraudolenta impropria, in quanto le modifiche normative riguardanti tale fattispecie erano intervenute nel corso del dibattimento; che in ossequio a quanto previsto dall'art. 423 cod. proc. pen.