[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 625, secondo comma, del codice penale, promosso dal Tribunale ordinario di Firenze, nel procedimento penale a carico di M. C., con ordinanza dell'11 gennaio 2021, iscritta al n. 83 del registro ordinanze 2021 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24, prima serie speciale, dell'anno 2021. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 1° dicembre 2021 il Giudice relatore Stefano Petitti; deliberato nella camera di consiglio del 2 dicembre 2021.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza dell'11 gennaio 2021 (reg. ord. n. 83 del 2021) , il Tribunale ordinario di Firenze ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 625, secondo comma, del codice penale, nella parte in cui stabilisce per il furto la pena della reclusione da tre a dieci anni e della multa da 206 euro a 1.549 euro, limitatamente alle parole «ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell'articolo 61» cod. pen. , o, in subordine, nella parte in cui prevede che la pena della reclusione minima sia pari a tre anni anziché a due anni ed un giorno, per contrasto con gli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione. 1.1.- Il giudice a quo ha premesso che all'imputato era stato contestato il reato di furto pluriaggravato ai sensi dell'art. 625, primo comma, numeri 4) e 8-bis), cod. pen. , e che si era proceduto nei suoi confronti con giudizio direttissimo e, a seguito di richiesta dell'imputato stesso, con giudizio abbreviato. Il pubblico ministero aveva concluso chiedendo la condanna dell'imputato a due anni di reclusione ed euro 200 di multa. L'ordinanza di rimessione riferisce che l'imputato, stando agli atti di indagine svolti dalla polizia giudiziaria, era stato arrestato in prossimità di una fermata della tramvia, giacché identificato, a seguito di perquisizione personale, come autore del furto di un portafoglio ai danni di un anziano passeggero del tram, il quale aveva dichiarato di essere stato derubato dello stesso oggetto che teneva riposto nella tasca della giacca. Il Tribunale di Firenze ravvisa la configurabilità dell'aggravante del fatto commesso con destrezza ex art. 625, primo comma, numero 4), cod. pen. , per la rapidità del gesto e l'abilità della condotta, nonché dell'aggravante ex art. 61, numero 5), cod. pen. , in ragione della minorata difesa della vittima del reato, persona anziana, che al momento della sottrazione era intento a scendere dal tram e dunque si trovava in condizioni di maggiore vulnerabilità. Nei confronti dell'imputato il giudice a quo specifica che ricorre altresì la contestata recidiva reiterata specifica infraquinquennale. Il rimettente esclude invece che siano ravvisabili tanto la circostanza aggravante dell'art. 625, primo comma, numero 8-bis), cod. pen. , non essendo stato il fatto commesso all'interno del mezzo di trasporto pubblico, quanto la circostanza attenuante ex art. 62, numero 4), cod. pen. , riferita al danno patrimoniale di speciale tenuità, come anche le circostanze attenuanti generiche, ex art. 62-bis cod. pen. 1.2.- Dovendo applicare la circostanza aggravante speciale di cui all'art. 625, primo comma, numero 4), cod. pen. e l'aggravante comune ex art. 61, numero 5), cod. pen. , oltre alla recidiva qualificata, senza che operi alcuna circostanza attenuante, il Tribunale di Firenze ritiene sussistente la rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 625, secondo comma, cod. pen. Riportati nell'ordinanza i diversi trattamenti sanzionatori disposti dall'art. 624 cod. pen. per il furto semplice (reclusione da sei mesi a tre anni e multa da 154 euro a 516 euro), nonché dal primo comma dell'art. 625 cod. pen. per l'ipotesi che ricorra una soltanto delle circostanze aggravanti ivi elencate (reclusione da due a sei anni e multa da 927 euro a 1.500 euro), e poi dal secondo comma del medesimo art. 625 per il caso in cui concorrano due o più delle circostanze prevedute dai numeri precedenti, ovvero se una di tali circostanze concorra con altra fra quelle indicate nell'art. 61 cod. pen. (reclusione da tre a dieci anni e multa da 206 euro a 1.549 euro), il rimettente osserva che la norma censurata dispone, in deroga al regime ordinario del concorso tra circostanze omogenee di cui all'art. 63 cod. pen. , una disciplina decisamente più severa. L'art. 63, terzo comma, cod. pen. , prescrive, infatti, che, quando la legge stabilisce una circostanza ad effetto speciale (tale, cioè, da importare un aumento o una diminuzione della pena superiore ad un terzo), l'aumento o la diminuzione per le altre circostanze non operano sulla pena ordinaria del reato, ma sulla pena stabilita per la circostanza anzidetta. Di conseguenza, ove non esistesse l'apposita previsione dell'art. 625, secondo comma, cod. pen. , alla pena stabilita per il furto aggravato da una circostanza speciale (reclusione da due a sei anni, oltre la multa) andrebbe applicato, ricorrendo altresì una circostanza aggravante comune, l'aumento fino ad un terzo, che però condurrebbe alla reclusione da due anni ed un giorno ad otto anni, limiti ben inferiori a quelli da tre a dieci anni sanciti dalla disposizione censurata. Nel caso in esame, il Tribunale di Firenze evidenzia che il fatto attribuito all'imputato risulta di gravità contenuta, essendo modesta la somma di denaro sottratta alla vittima, peraltro dalla stessa recuperata. A tale condotta si rivelerebbe perciò proporzionata, secondo il rimettente, la auspicata cornice edittale conseguente alla declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 625, secondo comma, cod. pen. La deroga apportata dalla norma censurata rispetto al regime ordinario del concorso tra circostanza ad effetto speciale e circostanza comune, delineato dall'art. 63, terzo comma, cod. pen. , comporta, secondo il Tribunale di Firenze, che, in forza di essa, «le circostanze aggravanti comuni di cui all'art. 61 c.p. diventano ad effetto speciale». 1.3.- Ad avviso del Tribunale, la norma censurata sarebbe lesiva dei precetti di cui agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost., sia per ciò che attiene alla proporzionalità intrinseca del trattamento sanzionatorio, sia sotto il più generale profilo del principio di uguaglianza. Innanzitutto, una pena compresa tra un minimo di tre anni ed un massimo di dieci anni di reclusione (oltre la multa) è intesa dal giudice a quo come eccessiva per un reato che offende soltanto il patrimonio, né può rivelarsi decisiva l'ampia cornice edittale, a fronte di una pena minima così elevata. La sanzione stabilita dall'art. 625, secondo comma, cod. pen.