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È una legge delega che contiene una serie di indicazioni precise, ad esempio, in riferimento al processo penale telematico e al malfunzionamento dello stesso. Vorrei ricordare che i penalisti e le camere penali tante volte sono intervenuti su questo tema, perché un processo che sia ben fatto, ai giorni d'oggi non può prescindere da tutte quelle misure che riguardano la digitalizzazione, che velocizzano e semplificano di per sé le procedure. Questa delega è completa da questo punto di vista e prende in esame i vari aspetti che devono essere messi in evidenza. C'è anche un altro concetto importantissimo. Penso al passato (non voglio dire gli anni perché andavo all'università, ma parliamo di parecchio tempo fa), alla famosa udienza, che oggi è diventata solo un'udienza filtro relativa al rinvio a giudizio, che doveva servire a mettere dei punti con riferimento all'andamento del processo. Oggi, con il principio della ragionevole previsione della condanna, si torna a quell'orientamento perché sia attuato, non perché ci si trovi di fronte semplicemente a un passacarte, per intenderci, o a un copia-incolla, bensì a un'analisi più seria su cui basare la volontà di rinviare o meno a giudizio una persona. Altrettanto importante è la parte - su cui ha insistito molto il Ministro, e credo sia giusto che l'Assemblea lo ricordi - che riguarda la giustizia riparativa, perché è senza dubbio un modello innovativo e per certi aspetti forse anche complesso culturalmente, però, siccome il mondo dei reati è ampio e vario, quando parliamo di una "risoluzione" che la vittima e l'autore del reato vanno a individuare, dobbiamo considerare che è una forma avanzata di regolazione dei rapporti nell'ambito del diritto penale. Credo pure che con i decreti legislativi riguardanti questa parte delle riforme - sottolineo che si tratta di una parte, perché naturalmente, come sappiamo, c'è un quadro estremamente più complesso - abbiamo la certezza, o meglio la tranquillità della fine di un periodo. Quando ho cominciato a leggere le prime dichiarazioni del Ministro e del Sottosegretario riguardanti il disegno di legge delega al nostro esame, mi sono detta che questo periodo è finito o comunque che si sta instradando un momento diverso. Chi ha memoria ricorderà che, con l'avvio dell'attuale legislatura, si pensava che magari, tolta di mezzo la conflittualità in particolare tra Forza Italia e la magistratura, si sarebbe risolto tutto. Invece questa legislatura ha dimostrato esattamente l'opposto: la conflittualità è stata altissima e, per certi aspetti, possiamo tranquillamente dire che la magistratura è implosa; è emersa una serie di problematiche e una serie di veli è stata squarciata. Tutto questo ci dà ragione, anche se in ritardo, ma il punto fondamentale è che si è cambiata la strada o comunque si è cercato di farlo, immaginando che l'imputato, di un reato semplice o di un reato complesso, non sia un soggetto da bruciare sulla pubblica piazza, per dare gioia a chi viene a vedere il rogo, ma è una persona che dallo Stato deve avere un processo giusto, equo, razionale e, soprattutto, di ragionevole durata. Questo per me è stato un momento di importante svolta e mi auguro che il Paese, che ha finalmente la possibilità di instradarsi su questa strada, che è quantomeno razionale e posta nell'alveo nella Costituzione, non la abbandoni e continui a seguire questo tipo di indicazione. Questa è infatti civiltà giuridica: il resto non è tanto e semplicemente giustizialismo, ma un politico della giustizia, che è una fase che mi auguro, per me stessa, per voi tutti e per le generazioni a venire, sia terminata o comunque stia per terminare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, nel dibattito politico sentiamo spesso dire che la finalità principale della legge delega per la riforma del processo penale è quella di rispondere a un'esplicita richiesta, rivolta all'Italia da parte dell'Unione europea, ossia quella di risolvere il fondamentale problema dell'eccessiva durata dei giudizi, che poi sappiamo si risolve sempre in denegata giustizia, e ciò al fine di rendere il Paese più appetibile agli investitori e favorire così la ripresa economica. In realtà questa è una riforma che ci chiedono prima di tutto i cittadini, che ormai da vent'anni assistono ad un lento declino del sistema giustizia, svuotato di ogni risorsa e al collasso, con processi troppo lenti e troppo numerosi, come provano le 1.202 condanne inflitte ad oggi all'Italia dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, per la violazione del principio della ragionevole durata del processo. Le lungaggini sono sempre un gravissimo danno per la vittima, che ha legittimamente diritto al risarcimento, ma anche per l'imputato, che non può essere assolto dopo venti o trenta anni, ma - attenzione! - neanche condannato, essendo ipotizzabile che, in un ampio arco di tempo, vi sia stato un cambiamento della sua personalità. Ecco allora che con il Governo precedente, il Conte II, ma anche con l'attuale abbiamo cercato di risolvere il malfunzionamento del sistema giustizia sul lato penale, anche in questo caso con un enorme piano di assunzioni ordinarie, per circa 21 milioni, a cui si aggiungono quelle straordinarie, per 18 milioni. Ma le risorse non bastano per riformare la giustizia. Occorre anche un nuovo modo di intendere l'organizzazione degli uffici giudiziari e la stessa giustizia: non più tutto il carico di lavoro sul singolo magistrato o sul collegio, ma sullo staff del magistrato, con l'istituzione dell'ufficio del processo. Il magistrato non lavora più da solo, ma si avvale del contributo di diverse professionalità, sia tecniche che giuridiche, grazie a risorse giovani e fresche. Da qui l'avvio, proprio in questi giorni, del piano di assunzioni per l'ufficio del processo. Questa legge delega ha previsto anche una disciplina organica del nuovo istituto della giustizia riparativa: un nuovo e concreto modo di concepire una risposta alla giustizia, nell'interesse della vittima e del reo, un vero e proprio atto di civiltà sociale e giuridica. È prevista nella legge delega la possibilità di accedere ai programmi di giustizia riparativa in ogni stato e grado del procedimento e persino durante l'esecuzione della pena, senza preclusioni in relazione alla fattispecie di reato e alla sua gravità. Abbiamo previsto anche un nuovo concetto di familiare della vittima, che da oggi non sarà più solo il coniuge, ma anche la parte di un'unione civile, i parenti in linea retta (i fratelli e le sorelle) e le persone a carico della vittima. A questo proposito vorrei ricordare anche un ordine del giorno a mia prima firma, recepito da tutta la Commissione proprio ieri sera, affinché tutti i programmi di giustizia riparativa siano gratuiti. Riguardo invece all'esigenza di accelerare il processo penale, la legge delega prevede un rafforzamento dei riti alternativi (patteggiamento, giudizio abbreviato), al fine di renderli sempre più appetibili, con un effetto deflattivo sul rito dibattimentale.