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Quando chiediamo nuove risorse a tutti i livelli, incominciamo a capire quanti soldi ci servono, se sono pianificati, se ci sono dei progetti e a cosa devono servire. Poi, sulla base di quello, andiamo a vedere dove andare a cercare. Questo è il primo passo, piuttosto che prendere tutto e poi, eventualmente, capire come andare a spendere. (Applausi). Per quanto concerne i vaccini, è assolutamente giusto che si sviluppi il vaccino, ma non dimentichiamo altre terapie: la terapia del plasma che - come è stato sottolineato in più di un'occasione - ha ottenuto ottimi successi, e magari l'utilizzo anche dei farmaci. I vaccini, anziché pensare solo a distribuirli in grandissime quantità, cerchiamo di renderli più sicuri possibili, così almeno vediamo di fare un bellissimo servizio a tutta la comunità. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà. *QUAGLIARIELLO (FIBP-UDC) . Signor Ministro, lei oggi ci ha detto di voler inaugurare - con il suo intervento - una nuova fase nei rapporti tra Governo e Parlamento, e ci ha anche detto di non voler smarrire la memoria, ovviamente riferendosi a fatti ben più importanti di quelli a cui farò riferimento io. Mi consenta, tuttavia, di mettere in collegamento queste sue due affermazioni. Veniamo da un periodo nel quale si è andati avanti a colpi di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, atti con i quali, con l'avallo di un decreto-legge iniziale, sono state via via varate pesantissime restrizioni imposte per contrastare l'epidemia e lo si è fatto con uno strumento giuridico inadeguato. Infatti, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non è atto di normazione che ha forza di legge, di normazione primaria, ma è un atto di normazione secondaria che dovrebbe essere utilizzato solo per dettagliare - dal punto di vista attuativo - fonti normative primarie. Così, invece, non è stato. Con il Presidente del Consiglio dei ministri abbiamo limitato libertà costituzionali e, dal punto di vista comunicativo, abbiamo a tal punto stravolto la gerarchia delle fonti che abbiamo fatto assurgere a fonti normative perfino le FAQ pubblicate sul sito della Presidenza del Consiglio. Non dico tutto ciò per una rivendicazione fine a se stessa, ma perché, signor Ministro, se veramente vogliamo cambiare passo, dobbiamo obbligatoriamente andare su un'altra strada. E a me pare che questo suo intervento coincida con altri atti del Governo che, invece, riproducono la strada vecchia, quasi che, appunto, il lupo perda il pelo ma non il vizio. All'inizio di questa settimana abbiamo appreso le conclusioni della cosiddetta task force Colao, forse la madre di tutte le task force che come cavallette hanno invaso a un certo punto la nostra vita istituzionale. Le abbiamo udite in televisione e le abbiamo lette sui giornali. Ma queste conclusioni quando verranno portate a conoscenza del Parlamento? Saranno discusse in questa sede oppure quel consesso che era stato investito di grandissimi poteri, e che dal punto di vista mediatico doveva divenire quasi salvifico, oggi può essere degradato a qualcosa di inutile? Signor Ministro, lei lo sa, in un altro momento ho avuto la responsabilità di una task force . Sono venuto qui in Parlamento, ho chiesto il permesso e soprattutto ho preteso che le conclusioni fossero portate davanti al Parlamento e dal Parlamento discusse. Oggi leggo di una professoressa, Mazzucato, che non ha firmato quelle conclusioni, dicendo di essere impegnata in un'altra mission - parola bellissima - con una fantastica squadra di giovani. Ma il Parlamento può sapere, di grazia, qual è questa mission e di quale squadra stiamo parlando? Signor Ministro, mi scusi, ma stiamo partendo con la fase 3: non le sembra che sarebbe stata un'occasione da non perdere per creare una triangolazione tra categorie economiche, Governo e Parlamento, aprendo qui una serie di audizioni, da concludere con una sessione dedicata ai problemi economici che caratterizzano la nostra Repubblica in un momento drammatico, anziché convocare, all'interno di una villa romana, stati generali che ancora non abbiamo capito cosa sono e dei quali non si conosce ancora il programma, non si sa chi vi farà parte né chi vi parlerà e cosa verrà determinato? Si tratta di un altro modo per mettere da parte il Parlamento, che è un qualcosa al quale, signor Ministro, per cultura e tradizione lei tiene assai più di me. La centralità del Parlamento è per lei assai più importante. Una volta, quando avevo un altro ruolo rispetto a lei, le consigliai un libro, «La rifondazione dell'Europa borghese» di Charles Maier, in cui si spiega che ci sono momenti di ripartenza nei quali le istituzioni rappresentative devono essere messe da parte e compresse per necessità. Ciò aveva garantito la stabilizzazione dopo la Prima guerra mondiale, quella degli anni Venti, e la stessa dinamica era stata riproposta dopo la Seconda guerra mondiale. Se ci fosse tale consapevolezza, sarebbe già qualcosa di confortante. L'impressione, signor Ministro, è che tutto questo sia invece il frutto di approssimazione e - me lo lasci dire, non a lei - anche di non conoscenza o, se preferisce, di ignoranza. Visto che è stato delegato dal Presidente del Consiglio e che ha buoni studi, per favore glielo riferisca. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Ministro, la ringrazio in maniera particolare per la parte conclusiva del suo discorso, perché in questa fase di convivenza con il virus, che dev'essere caratterizzata da strategie di tipo sanitario capaci di prevenire e contenere la diffusione dei contagi nelle nuove condizioni di normalità di vita alle quali il Paese sta finalmente tornando, non dobbiamo dimenticare quella che lei ha definito la strategia delle riforme. È quella infatti che in futuro ci consentirà finalmente di affrontare in maniera diversa eventuali nuove emergenze come questa, che tutti ci auguriamo non ci siano, ma che non possiamo escludere. Queste strategie - come ha detto lei - devono rientrare in una stagione di riforme. Finalmente abbiamo risorse a disposizione per la sanità che non vedevamo da tantissimi anni, sempre a far fronte a tagli, riduzioni e contrazioni. Adesso invece abbiamo a disposizione grandi cifre e, quindi, non dobbiamo sprecare quest'enorme occasione. Tra le riforme che vorremmo affrontare - e ci auguriamo di poterlo fare nei prossimi mesi qui in Parlamento - vorrei citargliene qualcuna. Per esempio, per noi è importante parlare di una riforma strutturale del 118, il nostro numero di emergenza, e di quei primi soldati mandati in battaglia che in molti casi sono stati la nostra avanguardia nei confronti del virus, che dovrebbero finalmente diventare parte strutturale e integrata del nostro Sistema sanitario nazionale (non come sono ora, quasi un corpo estraneo, come spesso una mia collega ama definirli). Non dobbiamo dimenticare, in questa stagione di riforme, i malati cronici e non autosufficienti, i disabili gravi che molto hanno sofferto in questo periodo perché, come ha detto lei, ci siamo concentrati sull'affrontare il SARS-Cov-2 e i malati affetti da questo virus, trascurando tutte le altre patologie e chiudendo le varie attività ambulatoriali.