[pronunce]

ed ha aggiunto che le competenze in materia di difesa del suolo da parte dello Stato «sono sicuramente tali da produrre effetti indiretti sulla materia del governo del territorio e dunque il loro esercizio richiede un cointeressamento delle Regioni che deve essere realizzato nella forma del parere della Conferenza unificata». Infine, la ricorrente osserva che, con specifico riferimento al risanamento delle situazioni di dissesto idrogeologico, la sentenza de qua ha stabilito che «Quanto al principio di leale collaborazione, la sua salvaguardia è assicurata dalla necessità del parere della Conferenza unificata per l'esercizio delle funzioni di programmazione e finanziamento, quale risulta a seguito della declaratoria di parziale illegittimità della lettera a) dello stesso art. 58, comma 3. Infatti, il parere sarà richiesto anche in caso di programmazione e finanziamento riguardanti la prevenzioni del rischio idrogeologico». Pertanto, ad avviso della Regione Toscana, alla luce dei suddetti principi la norma censurata è illegittima, non prevedendo per le Regioni alcun coinvolgimento, invece necessario per la corretta indicazione della priorità degli interventi proprio in virtù delle specifiche competenze regionali in merito alle caratteristiche del rispettivo territorio e allo stretto rapporto con gli enti locali. Anche qualora fossero addotte esigenze di sussidiarietà per la rilevanza degli interventi in questione ai fini della tutela della sicurezza dei cittadini, resterebbe pur sempre necessario prevedere un meccanismo partecipativo delle Regioni, a salvaguardia delle competenze di queste in materia di governo del territorio. La norma, invece, limita la partecipazione al Dipartimento della Protezione civile nazionale e alle autorità di bacino, di cui all'art. 63 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), cioè alle autorità dei bacini nazionali, che, però, non sono state costituite, sicché i piani straordinari introdotti dalla norma censurata saranno adottati dal Ministero dell'ambiente sentita la Protezione civile nazionale. Ad avviso della ricorrente, il dubbio sulla legittimità costituzionale della norma non appare superabile neppure alla luce della previsione contenuta nell'ultimo periodo di essa (che non si contesta). Infatti, tale disposizione delinea, in materia, un ruolo della Regione che può sottoscrivere un apposito accordo di programma, ma soltanto a fronte dell'impegno finanziario della Regione stessa nell'intervento di risanamento. La previsione normativa, a ben vedere, confermerebbe l'illegittimità costituzionale della prima parte contestata, perché consentirebbe alle Regioni di partecipare all'individuazione delle situazioni di dissesto idrogeologico da risanare solo qualora l'Amministrazione regionale proceda al cofinanziamento dell'intervento. Da quanto sopra deriverebbero il contrasto della norma censurata con gli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., nonché la violazione del principio di leale collaborazione e del principio di sussidiarietà. 2. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale con memoria depositata il 6 aprile 2010, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. La difesa dello Stato, premesso che l'art. 2, comma 191, della legge n. 191 del 2009 andrebbe letto insieme con i precedenti commi 189 e 190 (di cui sono riportati i disposti), sostiene che la norma censurata si colloca nell'ambito di un complesso di disposizioni che autorizzano il Ministro della difesa, al fine di reperire le risorse necessarie a soddisfare le esigenze infrastrutturali e alloggiative delle Forze armate attraverso la valorizzazione e l'alienazione degli immobili militari, a promuovere la costituzione di uno o più fondi comuni d'investimento immobiliare, d'intesa con i Comuni con i quali saranno sottoscritti accordi di programma per la valorizzazione di detti immobili. L'interveniente aggiunge che l'art. 2, comma 191, della legge n. 191 del 2009, come si pone in evidenza anche nel ricorso, è connesso all'art. 58 del d.l. n. 112 del 2008, il cui comma 2 è stato però dichiarato costituzionalmente illegittimo con la sentenza di questa Corte n. 340 del 2009, emessa pochi giorni dopo l'approvazione della legge n. 191 del 2009. Il venir meno dell'art. 58, comma 2, renderebbe «di fatto inefficace la disposizione impugnata». Andrebbe considerato, inoltre, che in tale materia è intervenuto il decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2 (Interventi urgenti concernenti enti locali), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 26 marzo 2010, n. 42 (Disposizioni per la funzionalità degli enti locali), e precisamente l'art. 4-decies di detta normativa, disposizione che «appare di indubbio rilievo in relazione ai motivi di ricorso, andando ad incidere sul complesso normativo sospettato di incostituzionalità». In ordine, poi, all'impugnazione dell'art. 2, comma 240, della legge n. 191 del 2009, la difesa dello Stato osserva che la disposizione destina ai piani straordinari, diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico, le risorse, già assegnate dalla delibera CIPE in data 6 novembre 2009, per interventi di risanamento ambientale, a valere sulle disponibilità del Fondo infrastrutture e del Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale. Tali risorse potranno essere utilizzate anche tramite accordi di programma, sottoscritti dalle Regioni interessate e dal Ministero dell'ambiente, con cui sarà definita la quota di cofinanziamento regionale destinata agli interventi di risanamento ambientale. La ricorrente lamenta il mancato coinvolgimento delle Regioni per l'individuazione delle situazioni di criticità idrogeologica presenti nei rispettivi territori e per la conseguente ammissione ai contributi destinati al risanamento. Ciò alla luce di quanto deciso dalla sentenza di questa Corte n. 232 del 2009, con la quale si è stabilito che le attività connesse agli interventi in tema di difesa del suolo possono avere impatto su materie di competenza regionale, onde sarebbe necessario un coinvolgimento delle Regioni, quanto meno nella forma dell'espressione del parere. Ad avviso della difesa dello Stato, però, va posto in rilievo che l'individuazione delle situazioni a più elevato rischio idrogeologico - rientrante nell'ambito della tutela dell'ambiente, di competenza esclusiva statale ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. - è attività preliminare rispetto agli interventi per la difesa del suolo coordinati dal Governo e per i quali è richiesto il parere delle Regioni. Tale attività non potrebbe che essere svolta a livello centrale, richiedendo l'individuazione di criteri uniformi di valutazione in ambito nazionale e basandosi su studi scientifici volti alla definizione delle condizioni di rischio e realizzati dalle competenti strutture statali.