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Di tali questioni ed esigenze il Governo è pienamente consapevole; l'intervento normativo che abbiamo in animo non può che essere multidimensionale e quindi riguardare l'architettura istituzionale, i poteri e le risorse. Questo intervento dovrà certamente allineare Roma ad altre capitali, tutte invariabilmente munite di statuti e poteri peculiari. In questa prospettiva, abbiamo istituito nel corso delle settimane presso il Ministero una commissione, presieduta dal professor Marini, con il compito di analizzare gli scenari di riforma dell'ordinamento di Roma Capitale, a partire dal lavoro svolto dalle Camere sulle proposte di iniziativa parlamentare. Su questo tema auspico e confido che ci possa essere una convergenza importante con il lavoro che il Parlamento sta facendo, in particolare la Commissione affari costituzionali della Camera, dove il lavoro è a uno stadio abbastanza avanzato (ho anche avuto un'interlocuzione con il presidente Brescia). Il senso di questa commissione - lo voglio precisare - non è certamente quello di sostituire o scavalcare l'attività parlamentare; essa anzi aspira ad affiancarla e supportarla, con l'intento di facilitare la necessaria sintesi fra le diverse posizioni, per addivenire in tempi rapidi alla soluzione tecnicamente più adeguata per andare incontro alle esigenze di Roma e alla questione che viene posta. La commissione sta lavorando alacremente, facendo sintesi di iniziative molteplici di riforma costituzionale, ma anche di riforma ordinaria presenti in Parlamento, e della preziosa istruttoria già svolta attraverso molteplici audizioni dalla I Commissione della Camera. Vi è una sostanziale condivisione dei punti centrali di un intervento riformatore, che non può non riguardare, anche in attuazione dell'articolo 114 della Costituzione, i poteri e gli ambiti materiali delle funzioni di Roma Capitale, i meccanismi e le sedi di collaborazione istituzionale tra i diversi livelli di governo, il ruolo dei municipi, le forme e le modalità di attribuzione delle risorse. La commissione si è data un termine; entro fine mese mi auguro di essere in grado di illustrare le conclusioni e quindi la proposta di riforma della governance della Capitale. Il clima di concordia e la determinazione della I Commissione della Camera legittimano un ragionevole ottimismo sul prosieguo. Il Governo, nel rispetto delle prerogative delle Camere, monitorerà gli sviluppi dei lavori, auspicando una definizione la più celere possibile e riservandosi ovviamente di valutare ogni ulteriore iniziativa che possa accelerare l' iter della riforma e ampliarne gli orizzonti. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Vecchis, per due minuti. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, mi devo scusare, ho commesso un errore: la legge costituzionale che ho citato prima è del 18 ottobre 2001, non del 2021, come erroneamente ho detto. Sarà la fretta di arrivare a ottobre, per liberare Roma dalla malagestione degli ultimi anni. (Applausi) . Mi scusi, ma Roma va liberata, quindi mi sono portato avanti con i tempi; perdonatemi, ma Roma merita veramente un'altra gestione amministrativa. Tornando all'interrogazione, sono molto soddisfatto, perché il nostro sogno è quello di portare a Roma l'Agenzia della cultura europea. Roma deve diventare, anche se lo è moralmente, la capitale della cultura europea. Il Giubileo del 2025 credo sia anche l'occasione giusta per rilanciarla non solo sotto l'aspetto economico, ma anche sul fronte del turismo, anche religioso, visto che Roma è anche la capitale del cristianesimo e del cattolicesimo. Saremo al suo fianco per portare avanti questo progetto, perché Roma merita molto di più; Roma è molto di più. (Applausi) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno MAGORNO (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAGORNO (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi senatori, signori del Governo, le immagini divulgate relative all'incidente della funivia Stresa-Mottarone lasciano senza fiato e fanno davvero male, soprattutto ai familiari delle 14 vittime, che non ci sono più. La tragedia dello scorso 23 maggio ha sconvolto tutti e ora quelle stesse vittime sono ulteriormente oggetto di uno sciacallaggio giornalistico che calpesta la loro memoria e offende la profonda sofferenza dei loro cari. Il diritto di cronaca non può entrare nel dolore delle persone. Quello a cui stiamo assistendo è un tipo di giornalismo macabro e spregiudicato, che oltrepassa ogni limite e ogni logica. Il vero giornalismo è tutt'altro. I veri giornalisti sono coloro che informano i cittadini, senza toni forti, speculazioni e strumentalizzazioni. Il sensazionalismo e il gossip della notizia a tutti i costi non sono giornalismo, ma soltanto un modo alternativo di fare spettacolo, un vero e proprio circo mediatico, cinico e crudele, che manca totalmente di rispetto, di buonsenso e di sensibilità. Su quanto accaduto ho presentato un'interrogazione parlamentare insieme al presidente del mio Gruppo, senatore Faraone. Occorre però subito una seria e radicale riforma del servizio pubblico: solo così si può garantire ai cittadini un'informazione degna di questo nome. Intanto, chi ha trasmesso le immagini di quei drammatici momenti si vergogni e chieda scusa. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'Associazione nazionale vittime delle marocchinate è un sodalizio senza scopo di lucro composto da liberi giornalisti, ricercatori, storici e scrittori che da anni studiano specifiche vicende accadute nel periodo 1943-1944 in Sicilia, Campania, Lazio e Toscana, dove uomini e donne subirono violenze inenarrabili da parte delle truppe coloniali francesi, i cosiddetti goumier . La tragedia nazionale è passata alla storia con il termine marocchinate, che qualcuno ancora non conosce o non vuole riconoscere. L'intento dell'associazione è proprio promuovere il ricordo della storia, perché vengano condannati tutti gli errori e orrori e perché non si ripetano mai più. È purtroppo evidente che il libero lavoro degli storici venga considerato come un fastidioso e inopportuno impegno, perché ha connotazione politica. Il termine marocchinate non è inteso come razzista: era già in uso nel 1946, per cui già la sola parola non deve turbare la sensibilità ipocrita e ignorante. Così, venerdì 11 giugno 2021, a Milano, nell'aula consiliare comunale, l'associazione aveva organizzato uno dei tanti convegni dal titolo «Marocchinate: la storia nascosta», condotto alla presenza non di politici, ma di Emiliano Ciotti, presidente dell'Associazione vittime delle marocchinate, di Alessandra Colla, scrittrice e storica, e del moderatore Lorenzo Cafarchio, delle Edizioni Altaforte. Il sindaco Sala, con un post sui social , ha definito l'incontro pubblico come inutilmente provocatorio. «La storia è una cosa seria: