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È altrettanto importante individuare il corretto processo decisionale per l'impiego di tali capacità. Sono questi due aspetti molto importanti e determinanti, perché si tratta di cedere sovranità nazionale e questa è la ragione per cui la Commissione difesa, attraverso la presidente Pinotti, ha chiesto più volte di svolgere una discussione in Aula. Rivolgo qui un ulteriore appello alla presidente Alberti Casellati affinché questa discussione, viste l'urgenza e la delicatezza del tema, arrivi al più presto in Aula. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente del Consiglio, noi della componente Europeisti al Centro ci riconosciamo pienamente nell'indirizzo che ci ha fornito circa la posizione che il Governo terrà sul dossier all'ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo. Sulla situazione in Ucraina, con un Paese e una popolazione sconvolti dalla folle e ingiustificabile aggressione russa e ai quali va ribadita tutta la nostra solidarietà, condividiamo le impegnative promesse contenute nel suo intervento ieri a Montecitorio, a margine dell'intervento via video del presidente Zelensky. Riteniamo che quanto richiesto dal presidente Zelensky oggi al Parlamento giapponese sul rinforzato embargo energetico alla Russia, nella misura del possibile per noi italiani, non debba essere escluso dalla prossima discussione a Bruxelles. Come ebbi a dire a quest'Assemblea già lo scorso 15 dicembre, l'economia russa era già piuttosto debole ed ora è in fortissima crisi; dunque, colpire la loro di gran lunga prevalente fonte economica potrebbe essere strumentale proprio a una più rapida soluzione della guerra, che è l'obiettivo cui tutti aneliamo. Circa le altre questioni, il rapporto predisposto dal Servizio studi del Parlamento le riporta e analizza esaustivamente e invitiamo alla lettura tutti gli interessati (l'abbiamo reso disponibile all'uopo sul nostro sito, europeisti.org). Sono 36 pagine fitte di informazioni, attività, riferimenti legislativi ed eventi in corso, che valgono a dare l'immagine migliore di quanto noi Europeisti sosteniamo con passione, ossia che l'Europa c'è, per nostra fortuna. Se ne deduce che quello dei prossimi giorni sarà un Consiglio europeo decisivo per l'avanzamento comune sui temi dell'energia, della sicurezza e della difesa, delle questioni economiche e dell'industria. In tema di energia, il riferimento è all'implementazione della Dichiarazione di Versailles, cioè precipuamente all'esigenza di ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas, petrolio e carbone russi (il piano cosiddetto RePower EU), di continuare a garantire il pacchetto "Pronti per il 55", ossia la riduzione del 55 per cento delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030, e di rispondere al persistente incremento dei prezzi con interventi sia di breve sia di medio termine: subito, con l'introduzione di contributi specifici per le categorie più a rischio e il differimento delle bollette; subito dopo, con l'accelerazione verso la transizione all'energia pulita. Pur essendo liberali, riteniamo che, date le specifiche ed emergenziali circostanze, oggi sia possibile un intervento statale nella fissazione dei prezzi al dettaglio da parte dei fornitori. In tema di sicurezza e difesa, l'approvazione definitiva di una versione aggiornata della bussola strategica, che noi abbiamo presentato con un evento al Senato già lo scorso 16 novembre, vale a rafforzare le capacità di difesa dell'Unione europea nel comparto cibernetico, dell' intelligence , dello spazio, della sicurezza marittima e del controllo degli armamenti. Molto importanti sono le sinergie in ricerca e sviluppo tra settore pubblico e privato. Di importanza strategica riteniamo il nuovo polo per l'innovazione che verrà deciso in seno all'Agenzia europea della difesa e il procurement condiviso di armamenti militari mediante agevolazioni fiscali: vi sono già 23 bandi in corso in 15 categorie, che valgono 1,2 miliardi di euro. Sulle questioni economiche, il riferimento è alla riduzione delle dipendenze strategiche dell'Unione europea in quattro aree: le materie prime critiche, la salute, i prodotti alimentari e il digitale. È prevista l'implementazione di programmi di grande rilevanza dell'Unione europea. Sull'industria, l'obiettivo è il sostegno alla duplice transizione, ecologica e digitale, attraverso le quattro dimensioni complementari della sostenibilità ambientale, con l'implementazione del cosiddetto green deal e della produttività, attraverso il rafforzamento del mercato unico, della solidità delle catene di approvvigionamento e dell'equità, con l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, tema su cui l'Unione europea è leader nel mondo. Non c'è tempo per parlare di altre cose, ma mi si permetta di concludere in questo modo. Colleghi, Presidente, è ormai ovvio a tutti - o dovrebbe esserlo - che solo una dimensione europea può permettere al nostro Paese di agire in un contesto globale come quello che abbiamo di fronte. In ogni ambito - economico, commerciale, finanziario, politico, diplomatico, sociale o culturale - la garanzia del nostro sviluppo è insita nel nostro essere parte integrante di un progetto europeo sempre più unito. Come diciamo sempre noi Europeisti, non è una scelta fideistica, bensì è nel nostro interesse. Buon lavoro dunque, presidente Draghi, nella tutela e promozione a Bruxelles degli interessi dell'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, presidente Draghi, il 40 per cento dei nostri connazionali si pone una domanda, perché il popolo ucraino non si arrende: non riesce a spiegarselo. È una domanda molto semplice, Presidente, e, con tutta la complessità del caso, proverò a rispondere in modo semplice. I nostri amici ucraini non vivono di ricordi o di memorie, né di racconti, perché hanno ben presente la consapevolezza di cosa significhi vivere sotto un regime autoritario, non democratico. Da trent'anni hanno la fortuna di vivere in un regime liberale e democratico, l'unico che consente di garantire a ciascuno di loro la pace e la prosperità. Ecco perché gli ucraini non si arrendono. Bisognerebbe andare a ritroso nel tempo per capire da cosa deriva questa loro voglia di resistere all'invasore. Torniamo a dieci anni fa circa, nel 2013, alla rivolta di Majdan: novantadue giorni di barricate contro un loro presidente, Janukovyč, che era stato eletto per accelerare il processo di democratizzazione di quel Paese e che a un certo punto non solo lo ha bloccato, ma ha deciso di tornare sotto la sfera di influenza russa. Lì è cominciata la rivoluzione e la ribellione di quel popolo. Quel Capo di Governo, a differenza di Zelensky, è scappato, è dovuto fuggire. Qui non stiamo difendendo un capo di governo, ma stiamo aiutando e difendendo un popolo, che in quarantotto ore, se non fosse d'accordo con il suo leader , lo farebbe fuori. Questa è l'unica vera verità. Noi purtroppo ci siamo dimenticati dei racconti dei nostri padri e dei nostri nonni, di cosa significhi vivere sotto un regime autoritario. Dopo quell'evento, signor Presidente, la Russia ha invaso e si è annessa la Crimea.