[resaula]

b) fornire definizioni chiare e illustrare le principali caratteristiche del prodotto e in ogni caso inserire l'obbligo di indicare il Paese di origine, per il miele e per i prodotti dell'apicoltura, come miele monoflorale e millefiori, propoli, pappa reale, cera d'api, polline in grani, pane d'api e veleno d'api, come peraltro già richiesto in testi già approvati dallo stesso Parlamento europeo; c) esaminare attentamente, conformemente al disposto del regolamento (UE) 2016/1036, del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2016, l'importazione massiccia di miele cinese e, in particolare, a controllare le operazioni delle aziende che esportano miele di origine cinese e a valutarne la qualità, il volume e i prezzi di vendita sul mercato del miele dell'Unione; d) la possibilità, anche nel caso del miele e degli altri prodotti apistici, analogamente ad alcuni prodotti a base di carne o lattiero-caseari, per gli Stati membri di richiedere l'indicazione obbligatoria dell'origine del miele; e) un programma di informazione e promozione "multipaese" sul miele europeo rivolto al mercato interno, che metta in risalto gli standard di produzione europei e italiani, anche con una specifica dotazione nel quadro del programma di lavoro annuale di promozione della Commissione; f) l'istituzione di un osservatorio europeo del mercato del miele, per rendere il mercato del miele nell'Unione europea più trasparente, attraverso il monitoraggio economico del settore (prezzi, produzione, stock , importazioni ed esportazioni intra ed extra comunitarie, monitoraggio del prezzo lungo tutta la filiera), con informazioni pertinenti, regolari e affidabili e con la partecipazione dei diversi operatori della catena di commercializzazione; g) di orientare maggiormente su qualità ed origine del prodotto, i piani nazionali di campionatura obbligatoria del miele, incrementando la capacità e il ventaglio dei controlli e delle analisi condotte dagli Stati membri, indirizzandoli in misura maggiore all'individuazione e al contrasto di frodi e adulterazione; h) l'attivazione di campagne di informazione e promozione sulle proprietà nutritive e sui benefici per la salute derivanti dal consumo di miele, anche attivando l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) a formulare indicazioni sulle qualità e sulla salubrità del miele, con particolare attenzione al contenuto di microelementi ed enzimi; 5) per sostenere le particolari criticità della stagione, a prevedere: a) non solo in riferimento all'emergenza da COVID-19, ma soprattutto alla crisi che ha colpito il settore apistico già a partire dagli anni 2018 e 2019, un piano di interventi puntuali (microcredito, abbattimento delle commissioni di garanzia, contributi in conto interessi, o accesso a finanziamenti agevolati con garanzie pubbliche, congelamento o dilazione dei pagamenti dei contributi agricoli e di tutti i tributi riguardanti l'apicoltura) soprattutto per le aziende che dall'apicoltura traggono una importante quota del loro sostentamento economico, con riferimento alla riduzione di reddito degli ultimi anni in rapporto ai precedenti, e alla riduzione delle rese produttive in rapporto alle medie rilevate negli anni dall'Osservatorio nazionale miele e da ISMEA; b) forme di sostegno volte a favorire il progressivo adattamento delle tecniche di allevamento delle api ai cambiamenti climatici, in un'ottica di concreto sostegno e valorizzazione del comparto apistico in chiave ecosostenibile; c) incentivi alla creazione di polizze assicurative o fondi mutualistici con contributo pubblico nazionale ed europeo anche per indennizzo dei danni da mancata produzione per il settore; d) il massimo impegno nel raggiungimento delle finalità della legge 24 dicembre 2004, n. 313, per la disciplina dell'apicoltura, anche attraverso un aggiornamento del documento programmatico di cui all'articolo 5, anche con attenzione alla tutela e alla salvaguardia dell'ape autoctona italiana (sottospecie ligustica e sicula o siciliana) e delle popolazioni di api autoctone tipiche o delle zone di confine; e) ad attivare forme di verifica e controllo sulla cera d'api importata dalla Cina, alla luce del regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulle specie esotiche invasive, e dei regolamenti sulla salute degli animali e delle piante, regolamento (UE) 2016/429 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, regolamento (UE) 2016/2031 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2016, rispettivamente, per i rischi di potenziale contaminazione, con possibili conseguenze sulla salute delle api; f) un approfondimento scientifico e una conseguente forte presa di posizione, ispirati al principio di precauzione, in vista della revisione delle autorizzazioni per l'uso in agricoltura e in ambiente aperto, di prodotti a base di principi attivi potenzialmente pericolosi per le api (flupyradifurone, sulfoxaflor, glifosato, eccetera); g) il miglioramento, il potenziamento e la strutturazione dei controlli in campo a seguito di segnalazione di avvelenamenti di api; h) l'istituzione di una task force operativa interministeriale a tutela del patrimonio apistico nazionale contro predatori o nemici di origine aliena; 6) per il sostegno al mercato del miele nazionale, a prevedere: a) il rafforzamento all'interno della filiera delle procedure di tracciabilità per permettere di avere un'identificazione chiara e immediata dell'origine anche del prodotto sfuso contenuto nei fusti di miele o di altri contenitori, utilizzato nell'intera filiera; b) in ogni caso, il rafforzamento nazionale puntuale e organico del controllo sui mieli importati; c) l'avvio di campagne promozionali ma soprattutto comunicativo-informative su caratteristiche e distiguibilità del miele italiano; 7) per adeguare e semplificare la normativa per l'apicoltura, a prevedere: a) l'adeguamento del regime fiscale della pappa reale italiana addivenendo a un chiarimento normativo per la pappa reale, che pur essendo a tutti gli effetti un prodotto agricolo, come da legge n. 313 del 2004 che disciplina l'apicoltura, non viene poi però trattata come tale a fini fiscali, non essendo, infatti, compresa nella prima parte della tabella A del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (disciplina dell'IVA), nella quale sono elencati tutti i prodotti agricoli per la cui cessione, effettuata dai produttori agricoli, si applicano per l'IVA le cosiddette aliquote ridotte o a compensazione forfettaria, che ne preveda l'inserimento; b) sburocratizzazione delle procedure per la vendita e la cessione al dettaglio di prodotti agricoli presso sede aziendale come già avviene per i produttori agricoli che cedono in campo i propri prodotti.