[pronunce]

– Il Tribunale di Roma ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato avverso la delibera adottata il 30 giugno 2004 (Doc. IV-ter, n. 5), con la quale il Senato della Repubblica ha statuito che le dichiarazioni oggetto del processo civile, instaurato da quarantuno magistrati con funzioni di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli nei confronti del senatore Emiddio Novi, concernono opinioni espresse da quest'ultimo nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Nel giudizio pendente dinanzi al Tribunale, gli attori hanno chiesto, tra l'altro, il risarcimento dei danni asseritamente subiti in conseguenza di un articolo, a firma del convenuto senatore, pubblicato nel quotidiano «Roma» il 7 febbraio 2002, con il titolo «Il palazzo brucia e c'è chi pensa a spargere veleni». Secondo il Tribunale, le affermazioni contenute nell'articolo del sen. Novi – secondo cui i magistrati di Napoli erano arrivati a non incriminare ovvero ad assolvere non meglio specificati camorristi per evitare di dover indagare anche certi imprenditori legati ai partiti di sinistra – configurano «gravissime accuse alla magistratura napoletana sia inquirente che giudicante che non trovano alcun riscontro in nessuno dei passi di atti parlamentari che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha addotto a fondamento del proprio giudizio d'insindacabilità» e, «quantomeno in riferimento all'opinione […] espressa in ordine all'asserito mancato perseguimento penale da parte dei magistrati napoletani di alcuni camorristi asseritamente legati a non meglio precisati imprenditori vicini ai partiti di sinistra», non sono espressione di funzioni parlamentari e non sono, pertanto, insindacabili. 2. – In via preliminare, va confermata l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi e oggettivi, come già ritenuto da questa Corte con l'ordinanza n. 320 del 2006. 3. – Nel merito, il ricorso è infondato. 3.1 – Va ribadita la costante giurisprudenza di questa Corte, secondo cui, per la sussistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni rese da un parlamentare all'esterno e l'esercizio da parte sua di un'attività parlamentare, è necessario che ricorrano contemporaneamente due elementi: il legame temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna, di modo che questa abbia una finalità divulgativa della prima (sentenze numeri 416, 347, 317 e 260 del 2006); la sostanziale corrispondenza di significato – ancorché non testuale – tra opinioni espresse nell'esercizio di funzioni parlamentari e atti esterni, non essendo sufficiente né una mera comunanza di argomenti o di contesto politico cui esse possano riferirsi (sentenze n. 221 del 2006 e n. 176 del 2005), né una generica omogeneità (sentenza n. 335 del 2006), né tantomeno una mera unità tematica (sentenza n. 164 del 2005). 3.2. – Occorre, dunque, verificare l'esistenza del legame temporale ed accertare se l'attività esterna sia caratterizzata da una sostanziale corrispondenza di significato con l'attività parlamentare. Uno stretto legame temporale sussiste tra l'articolo di stampa del 7 febbraio 2002 e due interventi in Aula (del 5 e 21 dicembre 2001), tre interpellanze (n. 2-00104 del 19 dicembre 2001 e nn. 2-00122 e 2-00123 del 25 gennaio 2002) e una interrogazione (n. 4-01264 del 24 gennaio 2002) del parlamentare. Vi è, inoltre, sostanziale corrispondenza di significato tra gli orientamenti manifestati in tali atti e il contenuto di detto articolo di stampa. Con argomentazioni sostanzialmente coincidenti con quelle contenute nell'articolo a sua firma, relative alle accuse di inettitudine e di opportunismo politico rivolte ad alcuni settori della magistratura napoletana, il sen. Novi, nell'interpellanza n. 2-00123 del 25 gennaio 2002, nell'intervento in Aula del 21 dicembre 2001 e nell'interpellanza n. 2-00104 del 19 dicembre 2001, denunciava, da un lato, la grave situazione organizzativa in cui versava la Procura circondariale di Napoli, oppressa da un enorme arretrato dovuto alla lamentata inefficienza di alcuni settori della magistratura inquirente; dall'altro, «l'insofferenza» mostrata dai «sostituti dell'ex Procura circondariale ad adeguarsi alle regole» e strumentalizzata «dalle correnti di MD, dei Verdi e dei Ghibellini», al fine di determinare una condizione di incompatibilità ambientale nei confronti del procuratore capo Agostino Cordova. Inoltre, il parlamentare chiedeva al Ministro della giustizia se fosse a conoscenza di questo «autentico sfascio provocato in alcuni uffici giudiziari del Tribunale di Napoli da gestioni incompetenti e dall'insufficiente impegno dei magistrati che, per coprire precedenti e censurabili comportamenti professionali, ritengono di assicurarsi una sorta di protezione correntizia aderendo a quelle componenti che possono contare sul sostegno della maggioranza del CSM». Sostanzialmente coincidenti con le esternazioni relative al denunciato «assedio» della Procura della Repubblica da parte della «sinistra giudiziaria» appaiono le dichiarazioni del parlamentare (intervento in Aula del 5 dicembre 2001 e interpellanza n. 2-00104 del 19 dicembre 2001), in cui egli riferiva che cinque giudici per le indagini preliminari di Napoli avevano stilato una circolare destinata ai colleghi nell'intento di dissuaderli dall'accogliere le istanze di intercettazione richieste dalla Procura nei confronti di un indagato, leader dei «No global». Anche le affermazioni, secondo cui la magistratura partenopea avrebbe ideato un sistema di controllo e azzeramento delle inchieste, deviando e insabbiando le indagini sui rapporti tra sinistra imprenditrice e camorra, possono ritenersi esternazioni divulgative delle opinioni espresse in sede parlamentare. Infatti, nell'interpellanza n. 2-00122 del 25 gennaio 2002, veniva descritto il funzionamento dell'assegnazione dei fascicoli come condizionato dalla «sinistra», che intendeva tenere sotto controllo, mediante giudici per le indagini preliminari politicizzati, l'intera gestione delle indagini sui reati contro la pubblica amministrazione; e, nell'interpellanza n. 2-00104 del 19 dicembre 2001, si denunciava che le sezioni giurisdizionali competenti per i reati contro la pubblica amministrazione sarebbero state monopolizzate «da magistrati che militano nella corrente di magistratura democratica». Infine, possono ritenersi esternazioni divulgative le critiche rivolte dal parlamentare alla magistratura napoletana, relative alla complessa vicenda – denunciata nella interrogazione a risposta scritta n. 4-01264 del 24 gennaio 2002 – concernente le rivelazioni fatte da un pentito in ordine ad affari conclusi tra una cosca camorristica e la giunta di sinistra nel Comune di Portici e alle non adeguate indagini condotte dalla Procura nazionale antimafia e dalla Direzione investigativa antimafia. In conclusione, le dichiarazioni rese all'esterno dal sen.