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Gli effetti delle mutazioni del clima potrebbero avere effetti devastanti, come purtroppo stiamo vedendo con le tragedie anche degli ultimi giorni. C'è il rischio concreto di estinzione per almeno una specie di api su dieci, senza dimenticare che, di riflesso, andrebbero a scomparire anche alcune specie di fiori: un vero e proprio disastro, dunque. Così come un disastro rischia di verificarsi anche per il miele italiano. Sappiamo che questa pregiata produzione, infatti, non riesce a soddisfare la richiesta interna. Dall'altro lato, invece, c'è una grande produzione in Cina. Attenzione, però: si tratta non di una produzione di qualità, ma di una vera e propria contraffazione generata dall'uomo, che si è letteralmente sostituito in alcune delle fasi produttive, quali ad esempio la deumidificazione e la maturazione, determinando una alterazione del naturale equilibrio di produzione del miele, anche attraverso l'impiego di quantità di sciroppo di zucchero superiori al consentito, contravvenendo alle norme europee in termini. Tutto questo si traduce in una notevole perdita delle proprietà nutrizionali del prodotto: situazione che, allo stesso tempo, comporta possibili rischi per la salute dei consumatori. Ovviamente, a farne le spese, in questo contesto, sono anche gli apicoltori italiani, il cui lavoro e la cui storia di antiche tradizioni hanno permesso di realizzare, nel corso del tempo, miele di ottima qualità. Per evitare, allora, che tutto questo possa accadere, è necessario recepire i punti delle mozioni ed è necessario fare opera di controllo sui territori e opera di sensibilizzazione nelle scuole. È doveroso, insomma, da parte di tutti noi, tutelare gli oltre 60.000 apicoltori italiani e il loro lavoro. In questo senso, il Gruppo Italia Viva-P.S.I. darà il suo contributo anche oggi nella approvazione delle diverse mozioni. (Applausi) . DE CARLO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, mi corre l'obbligo, innanzitutto, fare qualche precisazione, sotto il profilo del metodo, circa la risoluzione cui accennava prima il collega La Pietra, votata da tutta la Commissione ma mai arrivata in Aula, quella relativa appunto alle api. Essa fa il paio con quella sulla fauna selvatica che, con altrettanta pigrizia, quest'Aula ha dimenticato di trattare, tanto che continuiamo a vedere cinghiali che trottolano, razzolano per questa città, chiudendo spesso anche il ciclo dei rifiuti, nel senso che quello che dovrebbero fare le amministrazioni comunali di Roma, in questa città lo fanno brillantemente i cinghiali. E li abbiamo visti, nell'ultima loro apparizione, addirittura sulla spiaggia di San Felice al Circeo, dove giustamente, dopo tanti mesi lavoro, in inverno-autunno, e primavera-autunno, nell'ambito del ciclo dei rifiuti, si concedono giustamente la loro vacanza, tant'è che abbiamo visto un video dove addirittura stanno sopra le sdraio. L'inerzia nel trattare questo tema, quindi, ha portato questa città ad essere quasi una barzelletta sotto il profilo della vita del cinghiale. Non vorremmo, però, che capitasse la stessa cosa con le api. Signor Presidente, chi ci vede da fuori potrebbe dire: ma cosa fate? Con tutti i problemi che abbiamo oggi, vi preoccupate e parlate di insetti tanto apparentemente insignificante come le api? In realtà, l'ape fa oggi esattamente quello che noi dovremmo fare in campo agroalimentare. Grazie alle api, infatti, oggi esistono le produzioni, l'impollinazione e quindi la maggiore produzione, che è quella di cui oggi abbiamo bisogno. Nel brevissimo periodo dovremo sfamare una popolazione mondiale sempre in costante crescita e non possiamo farlo a prescindere dall'esistenza degli animali impollinatori. Quindi, non è un caso che ci si occupi del tema. L'ape è un po' in antitesi con le politiche che l'Unione europea vorrebbe mettere in campo, e cioè quelle del farm to fork , che mirano a ridurre la produzione del pianeta. L'ape, invece, fa una cosa esattamente contraria: da migliaia di anni contribuisce ad aumentare la produzione. E solo per questo dovremmo oggi discutere del tema: prendere la filosofia dell'ape e contrapporla alla filosofia degli ecologisti da salotto che non si preoccupano della produzione, perché tanto loro saranno destinati probabilmente a mangiare cibi sintetici. Siccome noi non ci arrendiamo a questo, stiamo volutamente ed egoisticamente dalla parte dell'ape. Come se non bastasse, l'ape è anche il simbolo di un mondo sostenibile. Colleghi, era il 2008 quando il collega Balboni - me lo ricordava prima - poneva già al centro dell'agenda politica, con un'interrogazione, il problema delle api e della sostenibilità dell'ambiente per la vita dell'ape, a testimonianza di come non solo lui fosse ecologista all'avanguardia, ma lo era già questo movimento che, da sempre attento a questi temi, pone questioni e soluzioni diverse dalla demagogia, ma molto più vicine alla praticità che tutti dovremmo avere. Come ha ricordato ancora il collega La Pietra, come comparto agricolo abbiamo inteso già assolvere a tanti impegni che oggi sono stati inseriti anche all'interno della nostra mozione, facendo in modo che ogni consiglio comunale, ogni ente o istituzione possa legittimamente deliberare a favore di una maggiore sensibilità rispetto al tema delle api attraverso delibere che abbiamo preparato e fatto votare da tanti Comuni. Parlo di quelli del Veneto che sono stati davvero tanti, e qualche Comune avanguardista come San Pietro Mussolino con il sindaco Tasso ha addirittura posto le api al centro di un progetto di rivitalizzazione stessa del Comune, attraverso tutta una serie di tematiche di interesse apistico che fanno di quello un Comune importante. Ma non è solo questo. Crediamo che attraverso le api salveremo questo pianeta, e lo faremo nella maniera più semplice, quella dei conservatori, cercando cioè di conservare quello che i nostri padri ci hanno lasciato per consegnare ai nostri figli un mondo migliore. (Applausi) . TARICCO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, colleghi, siamo qui a parlare della salvaguardia dell'apicoltura italiana sicuramente perché quello apistico è un comparto importante; stiamo parlando di oltre 1,5 milioni di alveari, in parte stanziali, in parte nomadi. Stiamo parlando di una produzione importante, o meglio: sarebbe stata importante se in questi anni non avesse avuto - a causa di condizioni climatiche avverse - un crollo, visto che è una produzione che mediamente si attestava oltre le 20.000 tonnellate e che l'anno scorso si è ridotta a poco più della metà. Stiamo parlando di un settore importante anche perché le api sono sostanzialmente un'antenna della qualità ambientale nella quale siamo chiamati a vivere. Quindi, siamo qui a discutere del futuro delle aziende del settore apistico; parliamo del futuro del campo ortofrutticolo e orticolo, perché le api e gli altri impollinatori sono fondamentali per poter garantire la continuità di queste produzioni, e in una qualche misura siamo qui a parlare del futuro della natura e del contesto nel quale viviamo.