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Nessuno chiedendo di intervenire, la PRESIDENTE , appurata la presenza del numero legale, pone, quindi, ai voti il mandato al relatore Airola a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge in titolo, con la richiesta di essere autorizzato allo svolgimento della relazione orale. La Commissione approva. IN SEDE CONSULTIVA A.S. 2426 decreto-legge n. 146, recante misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili DDL 2426 Conversione in legge del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, recante misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili (Parere alle Commissioni 6 a e 11 a riunite. Esame. Parere favorevole) Il senatore AIMI ( FIBP-UDC ), relatore, illustra il disegno di legge in titolo, sul quale la Commissione è chiamata a rendere un parere, per i profili di competenza, alle Commissioni riunite 6ª e 11ª. Il decreto legge in esame, composto di 18 articoli, è finalizzato ad introdurre misure urgenti in materia economica e fiscale (articoli 1-7) - fra cui l'estensione del termine delle cartelle di pagamento (articolo 2), l'estensione della rateizzazione per i piani di dilazione (articolo 3) e alcune misure in materia di riscossione locale (articolo 5, comma 6) -, a tutela del lavoro (articoli 8-13), incluse norme per la mobilità del personale nelle pubbliche amministrazioni (articolo 12), e infine misure per esigenze indifferibili (articoli 14-17), come quelle relative al risarcimento di eventi alluvionali avvenuti in anni recenti (articolo 17, comma 2). Per quanto concerne la competenza della Commissione, aspetti di interesse si rinvengono in relazione all'articolo 14, commi 1-4, che reca disposizioni urgenti per l'adempimento di obblighi internazionali e per la liquidazione degli enti dipendenti dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Più in dettaglio, l'articolo 14, comma 1, prevede l'erogazione, dal 2021 in poi, di un contributo finanziario addizionale a favore della Repubblica di San Marino per garantire la continuità delle trasmissioni della San Marino RTV S.p. A.. Il contributo addizionale - ad integrazione del contributo già previsto dall'Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra l'Italia e San Marino del 2008, ratificato dal nostro Paese con la legge n. 164 del 2015 - è pari a 2.019.431 euro per l'anno 2021, a 1.613.431 euro per l'anno 2022, a 1.651.431 euro per l'anno 2023, a 1.702.431 euro per l'anno 2024, a 1.769.431 euro per l'anno 2025 e a 1.839.431 euro a decorrere dall'anno 2026. Questo contributo addizionale serve a compensare i maggiori costi derivanti dallo spegnimento, nell'interesse dello Stato italiano, del canale 51 (CH51), ed al non uso di altre frequenze (CH 7, 26, 30, 12B e 12C) nelle more della legge di ratifica di un nuovo Accordo di collaborazione in materia radio-televisiva che sarà stipulato fra la Repubblica italiana e la Repubblica di San Marino nell'ambito della realizzazione del Piano di azione per il 5G. L'esigenza di rinegoziare l'Accordo in essere deriva dall'intervenuta necessità di ridefinire l'assetto delle frequenze radio-televisive per consentire la realizzazione del 5G in Italia: in tale contesto il canale 51, il cui uso su parte del territorio italiano è stato riconosciuto alla Repubblica di San Marino nell'ambito dell'Accordo attuale, dovrà essere improrogabilmente spento da quest'ultima entro l'ultimo trimestre 2021, per consentire allo Stato italiano di dedicare le relative frequenze al nuovo sistema 5G nel rispetto delle scadenze previste. L'erogazione del contributo addizionale è condizionata all'effettiva messa a disposizione, entro il 31 dicembre 2021, a favore dell'Italia di detti canali, assegnati alla Repubblica di San Marino ai sensi dell'Accordo di Ginevra 2006 dell'Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU), l'Agenzia specializzata delle Nazioni Unite che tratta le questioni relative alle tecnologie della comunicazione e dell'informazione. L'articolo 14, comma 2 del provvedimento in esame, autorizza una spesa di euro 0,2 milioni per l'anno 2021 e di euro 1,5 milioni per l'anno 2022 per gli adempimenti della Presidenza italiana del Consiglio d'Europa (dal 17 novembre 2021 al maggio 2022), in attuazione degli obblighi internazionali contratti con l'adesione italiana allo Statuto della predetta organizzazione, ratificato dal nostro Paese ai sensi della legge n. 433 del 1949. In particolare la disposizione permette di sostenere le spese di ospitalità delle delegazioni, di comunicazione e di organizzazione di eventi legate al semestre di Presidenza. L'articolo 14, comma 3, stabilisce le coperture finanziarie per gli oneri derivanti dai commi 1 e 2, pari complessivamente a 2.219.431 euro per l'anno 2021, 3.113.431 euro per l'anno 2022, e 1.839.431 euro a decorrere dall'anno 2023, disponendo che si provveda mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Infine, l'articolo 14, comma 4, trasferisce al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale i debiti derivanti da rapporti di lavoro, anche atipici o occasionali, con l'Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente (IsIAO), in liquidazione coatta amministrativa. Con la disposizione si avvia a definitiva conclusione il procedimento di liquidazione coatta dell'IsIAO, che ha avuto inizio nel novembre 2011 a seguito dell'adozione del decreto interministeriale che ha preso atto dello stato d'insolvenza dell'ente, con uno stato passivo accertato superiore a 5 milioni, a fronte di un attivo modesto, attualmente pari a 287.904 euro. Si ricorda che per effetto del DPCM 25 maggio 2021, il personale a tempo indeterminato dell'Istituto è transitato nei ruoli di altre amministrazioni pubbliche: 18 dipendenti sono transitati nei ruoli del MAECI, 1 in quelli del Ministero della difesa e 1 in quelli dell'INPS. Nessuno di essi, compresi tre dipendenti cessati per raggiunti limiti di età e un'altra dimessasi spontaneamente, ha percepito finora alcun trattamento di fine rapporto.