[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge della Regione Siciliana 12 novembre 1996, n. 41 (Disposizioni in materia di permessi, indennità ed incarichi negli enti locali. Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali concernenti le elezioni di organi degli enti locali, il Comitato regionale di controllo, il personale dell'Amministrazione regionale e degli enti locali. Abrogazione di norme), e dell'art. 12 della legge della Regione Siciliana 20 giugno 1997, n. 19 (Criteri per le nomine e designazioni di competenza regionale di cui all'articolo 1 della legge regionale 28 marzo 1995, n. 22. Funzionamento della Commissione paritetica - articolo 43 dello Statuto Siciliano -. Prima applicazione della legge 23 ottobre 1992, n. 421. Disposizioni in materia di indennità e permessi negli enti locali. Modifiche alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29), promosso con ordinanza del 19 febbraio 2003 dal Tribunale di Termini Imerese, iscritta al n. 386 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 26, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di intervento della Regione Siciliana; udito nella camera di consiglio del 7 aprile 2004 il Giudice relatore Valerio Onida. Ritenuto che, con ordinanza emessa il 19 febbraio 2003, pervenuta a questa Corte il 14 maggio 2003, il Tribunale di Termini Imerese ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 51 della Costituzione, dell'art. 3 della legge della Regione Siciliana 12 novembre 1996, n. 41, e dell'art. 12 della legge della Regione Siciliana 20 giugno 1997, n. 19; che la controversia introdotta davanti al giudice a quo riguarda il diritto di un assessore comunale di un Comune di 28.000 abitanti a godere, nel periodo di tempo compreso fra il luglio 1995 e il settembre 1997, del raddoppio dell'indennità di carica in seguito al suo collocamento in aspettativa non retribuita; che la prima delle disposizioni impugnate stabilisce testualmente che “i benefici previsti dall'articolo 3 della legge 27 dicembre 1985, n. 816, recepita dalla legge regionale 24 giugno 1986, n. 31, sono estesi agli amministratori locali di Comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti”; che il richiamato art. 3 della legge statale n. 816 del 1985 (Aspettative, permessi e indennità degli amministratori locali) prevede, al primo comma, che ai sindaci di tutti i Comuni sia corrisposta un'indennità nei limiti previsti, per ciascuna classe di popolazione del Comune, dalla tabella A allegata alla legge, e, al secondo comma, che detti limiti “sono raddoppiati per i sindaci dei Comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti che svolgano attività lavorativa non dipendente o che, quali lavoratori dipendenti, siano collocati in aspettativa non retribuita”; che la legge n. 816 del 1985, ai sensi dell'art. 1 della legge regionale siciliana 24 giugno 1986, n. 31 (Norme per l'applicazione nella Regione siciliana della legge 27 dicembre 1985, n. 816, concernente aspettative, permessi e indennità degli amministratori locali. Determinazione delle misure dei compensi per i componenti delle commissioni provinciali di controllo. Norme in materia di ineleggibilità e incompatibilità per i consiglieri comunali, provinciali e di quartiere), si applica anche nel territorio della Regione, con alcune modifiche ed integrazioni, che per quanto riguarda il contenuto del citato art. 3 si limitano alla inclusione nella prima fascia di Comuni di tutti quelli con popolazione fino a 5.000 abitanti, laddove la legge statale distingue due fasce, con popolazione fino a 3.000 e fino a 5.000 abitanti; che la seconda delle disposizioni impugnate dispone che “i benefici previsti dagli articoli 3 e 4 della legge 27 dicembre 1985, n. 816, come recepiti dalla legge regionale 24 giugno 1986, n. 31, e successive modifiche ed integrazioni, si possono applicare anche ai Presidenti dei Consigli comunali ed agli assessori dei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti”; che l'art. 4 della legge n. 816 del 1985 riguarda il diritto dei lavoratori dipendenti eletti, fra l'altro, nei consigli comunali o provinciali e nelle giunte municipali o provinciali di godere di permessi retribuiti per l'espletamento del mandato; che il remittente interpreta l'art. 3 della legge regionale n. 41 del 1996 nel senso che esso estenda anche agli assessori, e non solo ai sindaci, di tutti i Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti il beneficio del raddoppio dell'indennità nel caso siano lavoratori autonomi o dipendenti collocati in aspettativa non retribuita; che, secondo il giudice a quo, tale estensione del beneficio del raddoppio agli assessori dei Comuni con meno di 10.000 abitanti - mentre esso è previsto, dall'art. 5 della legge statale n. 816 del 1985, applicato anche in Sicilia, per gli assessori dei soli Comuni con più di 50.000 abitanti - privilegia ingiustificatamente gli assessori dei Comuni minori rispetto a quelli di maggiori dimensioni, cioè con più di 10.000 ma meno di 50.000 abitanti, ai quali detto beneficio non è riconosciuto; che pertanto il legislatore regionale, equiparando gli assessori dei soli Comuni con meno di 10.000 abitanti a quelli (che già godevano del beneficio) dei Comuni con più di 50.000 abitanti, sarebbe incorso in un vizio di eccesso di potere legislativo, per la irragionevole disparità di trattamento fra gli amministratori dei Comuni più piccoli e quelli degli altri Comuni con popolazione inferiore alla soglia di 50.000 abitanti stabilita dalla legge statale, esclusi dal beneficio; che la norma impugnata contrasterebbe perciò con l'art. 3, nonché con l'art. 51 della Costituzione, posto che la possibilità di usufruire di detto beneficio costituisce una garanzia di accesso alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, così da consentire anche ai meno abbienti di esercitare il diritto all'elettorato passivo;