[pronunce]

Benché l'unità non escluda affatto l'autonomia, è appunto solo in termini di autonomia che l'art. 114 Cost. fa riferimento alle Regioni, mentre la sovranità - cui fa riferimento l'art. 1, comma 1, della legge in questione - "è un valore fondante della Repubblica unitaria che nessuna riforma può cambiare senza distruggere l'identità stessa dell'Italia". Nemmeno vengono in rilievo, nel caso, i dubbi su tale nozione esaminati nella sentenza n. 365 del 2007, allorché la Corte si soffermò sulle caratteristiche che possono connotare le entità territoriali componenti di uno Stato federale, a causa della loro preesistente qualità sovrana. Nella stessa occasione, d'altra parte, la Corte confermò che, nella propria struttura essenziale, la sovranità dello Stato non è stata scalfita né dall'integrazione sovranazionale, né dall'affermazione del regionalismo. 5.4.- La violazione della sovranità è denunciata anche in relazione all'art. 4 (recte: all'art. 3) della legge reg. Veneto n. 16 del 2014, giacché "dall'unità ed indivisibilità della Repubblica discende l'attribuzione esclusiva ai suoi organi del potere di rappresentare in sede internazionale i diritti e gli interessi di tutti i cittadini". La volontà di una parte del popolo di cercare una tutela speciale e distinta in ambito internazionale, "scavalcando gli organi di governo del proprio Paese", equivarrebbe, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, a una volontà di separazione. 5.5.- Da ultimo, il ricorso censura, per violazione del vigente art. 81, comma terzo, Cost., l'art. 4 della legge reg. n. 16 del 2014, il quale prevede la copertura degli oneri per l'attuazione della legge stessa, quantificati in 14 milioni di euro, mediante entrate «provenienti da erogazioni liberali e donazioni da parte di cittadini ed imprese», introitate all'unità previsionale di base (UPB) E0147 del bilancio 2014 («Altri introiti»). Tale copertura non corrisponderebbe ad alcuna delle modalità di cui all'art. 17, comma 1, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Legge di contabilità e finanza pubblica) e avrebbe carattere non certo, ma puramente ipotetico. Lo stanziamento di cui alla citata UPB sarebbe peraltro incapiente. 6.- Il Presidente della Giunta regionale, previa autorizzazione della stessa, si è costituito in giudizio con atto depositato (in copia trasmessa via fax e dichiarata conforme all'originale) il 2 ottobre 2014 e (in originale) il 9 ottobre 2014, chiedendo che le questioni siano rigettate. 6.1.- Secondo la difesa regionale, la consultazione prevista nella legge in questione non sarebbe altro che "un sondaggio formalizzato", i cui esiti sono imprevedibili, che interroga gli elettori veneti "circa la scelta oppure no dell'indipendenza". Il legislatore regionale porrebbe "su un piano di assoluta parità chi è favorevole oppure no". Il senso dell'iniziativa sarebbe proprio quello di stimolare una informata e libera manifestazione del pensiero, garantita dall'art. 21 Cost., da parte di cittadini i quali, peraltro, siano disposti a sobbarcarsi i relativi oneri. La legge reg. Veneto n. 16 del 2014 costituirebbe l'epilogo di una lunga serie di iniziative, risalenti all'unificazione d'Italia, orientate nel senso dell'autonomismo, come adeguamento delle strutture pubbliche alla molteplicità delle condizioni del Paese, del vero e proprio separatismo, o comunque della contrapposizione politica all'autorità centrale. Ricordato come, anche di recente, analoghe iniziative di consultazione popolare abbiano suscitato reazioni differenti in diversi ordinamenti europei, la difesa regionale sostiene che solo ragioni ideologiche potrebbero portare a negare la legittimità di consultazioni come quella oggetto della legge impugnata. 6.2.- Sottolineata l'assenza di precedenti specifici e di disposizioni costituzionali esplicite, la difesa regionale invita la Corte ad adottare, nella lettura dell'art. 5 Cost., un'impostazione ispirata al ruolo della persona nella sua concretezza e soggettività storica. Proprio la persona dovrebbe essere considerata come "dato costitutivo presupposto dall'iniziativa tradottasi nella legge regionale n. 16/2014": la consultazione ivi prevista andrebbe concepita come una manifestazione di pensiero da parte di coloro che vi parteciperanno; essa sarebbe tutelata dall'art. 21 Cost., non interferirebbe affatto con le prerogative del Parlamento, né rappresenterebbe di per sé - nell'incertezza sull'esito del referendum, rispetto alle cui alternative la Regione è, come detto, neutrale - un atto di separazione del Veneto. 6.3.- Pertanto, non sarebbe violato l'art. 138 Cost., considerato che la consultazione in questione sarebbe una mera manifestazione del pensiero degli elettori, né l'art. 5 Cost., giacché "il puro e semplice, eventuale dissenso, rispetto a quel che è codificato a proposito dell'unità e dell'indivisibilità della Repubblica, è inidoneo a produrre anche la più tenue delle alterazioni dell'ordine costituzionale". Per lo stesso motivo, la sovranità dello Stato non sarebbe intaccata, né l'art. 114 Cost. violato. Quanto all'art. 81 Cost., il finanziamento delle spese previste non sarebbe riversato sulla Regione: "[s]e privati e imprese non elargiranno alcunché, tutto si tradurrà in un nulla di fatto". 6.4.- A tale ultimo proposito, con riguardo alla censura statale incentrata sul carattere puramente ipotetico della copertura finanziaria, la difesa ribatte che, se così fosse e se, in mancanza delle previste elargizioni, la legge regionale fosse destinata a rimanere un "flatus vocis", non si sarebbe concretizzata alcuna violazione effettiva della Costituzione e, pertanto, il ricorso risulterebbe inammissibile. 7.- Con atto depositato il 2 ottobre 2014, è intervenuta nel giudizio la associazione "Indipendenza Veneta", affermando di avere quale propria finalità istituzionale la creazione "di una nuova entità statuale, la nuova Repubblica Veneta", e di avere dato impulso politico alla legge regionale in questione. 8.- Con memoria depositata il 3 aprile 2015, il Presidente del Consiglio dei ministri ha eccepito l'inammissibilità dell'intervento della predetta associazione, riportandosi alla giurisprudenza costituzionale relativa all'intervento dei terzi nel giudizio di legittimità costituzionale in via principale. Il Presidente del Consiglio ha inoltre ribadito gli argomenti esposti nel ricorso, sottolineando che, come risulta dai precedenti, il referendum previsto nella legge regionale in questione è cosa diversa da una libera manifestazione del pensiero dei cittadini: si tratterebbe, invece, della "promozione da parte dell'Ente regionale di un'iniziativa formalizzata in un testo di legge mirante a dissolvere l'unità del Paese ed a negare la sovranità dello Stato per rivendicarla a se stessa".