[pronunce]

In relazione a tale norma del 1994 non potrebbe condividersi, ad avviso della ricorrente, la tesi dell'Avvocatura secondo la quale essa sarebbe legittima solo in quanto del decreto luogotenenziale pre-costituzionale “richiama disposizioni espresse recepite dallo Statuto”. Osserva ancora la Regione che la disposizione impugnata apparirebbe anomala, in quanto attributiva di funzioni all'organo individuale presidente della commissione di coordinamento, mentre le sole competenze da esso sinora svolte, e cioè il controllo preventivo di legittimità sugli atti legislativi della Regione, sono state soppresse a seguito della riforma dell'art. 127 della Costituzione, realizzata dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. La Regione esclude poi che la delega, già conferita al Presidente della Regione stessa, in materia di riconoscimento delle persone giuridiche private possa configurarsi come “libera”, in quanto, trattandosi di funzioni attribuite in generale ai prefetti, nella Valle, dove le funzioni prefettizie sono attribuite al Presidente della Regione, anche tali competenze non possono che essere attribuite a quell'organo, sicché, “anche rispetto ad una competenza delegata”, essa Regione potrebbe lamentare la invasione della propria sfera di autonomia e difenderla proponendo conflitto (viene richiamata, in proposito, la sentenza n. 559 del 1988). Né, conclude la Regione, avrebbe alcun rilievo, ai fini dell'ammissibilità del conflitto, che la lamentata violazione delle attribuzioni regionali sia stata realizzata attraverso un regolamento di delegificazione, in quanto, se tali atti normativi non possono incidere sulle leggi regionali in vigore (viene citata la sentenza n. 376 del 2002), a fortiori essi non potrebbero legittimamente incidere sulle attribuzioni regionali risultanti da norme di rilievo costituzionale.1.- La Regione Valle d'Aosta ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione all'articolo 10 del d.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361 (Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private e di approvazione delle modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto - n. 17 dell'allegato 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59), e precisamente al comma 1 del medesimo articolo, nella parte in cui prevede che i compiti spettanti, in base alle disposizioni dello stesso regolamento, al prefetto e alle prefetture si intendono riferiti, per la Regione Valle d'Aosta, al Presidente della commissione di coordinamento e al suo ufficio. L'atto in questione è un regolamento “di delegificazione”, emanato sulla base dell'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, nel quadro della perseguita semplificazione dei procedimenti amministrativi. Sostituendo la procedura già prevista dagli articoli 12 e seguenti del codice civile e dalle disposizioni di attuazione del medesimo, il regolamento stabilisce che le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento determinato dall'iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture. La domanda di riconoscimento è presentata alla prefettura, e il prefetto provvede all'iscrizione nel registro delle persone giuridiche (art. 1). Le funzioni amministrative già attribuite all'autorità governativa dal codice civile sono esercitate dalle prefetture, ovvero dalle Regioni e dalle Province autonome per quanto riguarda il riconoscimento delle persone giuridiche private operanti nelle materie attribuite alla loro competenza e le cui finalità statutarie si esauriscono nell'ambito di una sola Regione (artt. 5 e 7). La Regione ricorrente lamenta che, attribuendo, per il suo territorio (con l'art. 10, comma 1, del regolamento), al Presidente del comitato di coordinamento, rappresentante del Ministero dell'interno, anziché al Presidente della Regione, i compiti spettanti al prefetto in base alle disposizioni del regolamento in questione, e così reintroducendo “surrettiziamente” la figura del prefetto in Valle d'Aosta, soppressa fin dal 1945, si siano violate le norme statutarie che definiscono i rapporti fra Stato e Regione e le norme di attuazione statutaria e di trasferimento di funzioni alla Regione, e, in specie, l'art. 4, primo comma, del d.lgs.lgt. 7 settembre 1945, n. 545 (Ordinamento amministrativo della Valle d'Aosta), ai cui sensi al Presidente del Consiglio della Valle (ora al Presidente della Regione) “spettano tutte le attribuzioni che le leggi vigenti conferiscono al prefetto, in quanto non rientrino nella competenza del Consiglio della Valle”: disposizione, quest'ultima, cui l'art. 1 del d.lgs. 22 aprile 1994, n. 320 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d'Aosta) conferisce uno speciale status, stabilendo che essa possa essere modificata solo con il procedimento previsto per l'emanazione delle norme di attuazione statutaria dall'art. 48-bis dello statuto, aggiunto dall'art. 3 della legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2, e cioè con decreto legislativo elaborato da una commissione paritetica e sottoposto al parere del Consiglio regionale. 2.- Deve essere preliminarmente chiarito che nel presente giudizio non sono in discussione le funzioni amministrative in materia di riconoscimento delle persone giuridiche private operanti nelle materie di competenza regionale e nell'ambito di una sola Regione. Tali funzioni furono delegate alla Regione Valle d'Aosta con l'art. 42 della legge 16 maggio 1978, n. 196 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Valle d'Aosta), in corrispondenza con l'analoga delega conferita alle Regioni ordinarie dall'art. 14 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616; la delega alla Regione valdostana fu poi ribadita e precisata con l'art 12 del d.P.R. 22 febbraio 1982, n. 182 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d'Aosta per la estensione alla regione delle disposizioni del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 e della normativa relativa agli enti soppressi con l'art. 1-bis del d.l. 18 agosto 1978, n. 481, convertito nella legge 21 ottobre 1978, n. 641). In proposito l'impugnato d.P.R. n. 361 del 2000 non innova, limitandosi a coordinare le competenze delegate alle Regioni con la nuova disciplina del riconoscimento ivi disposta (articolo 7). Le funzioni di cui è controversia sono invece quelle riguardanti il riconoscimento delle persone giuridiche private “ultraregionali”, funzioni che prima erano, di massima, di competenza dell'autorità governativa centrale, e ora sono state decentrate alla competenza dei prefetti e delle prefetture (oggi degli uffici territoriali del Governo), appunto in forza del regolamento in esame. Competenze la cui titolarità e il cui esercizio fanno dunque capo, nel restante territorio nazionale, all'autorità amministrativa statale.