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insomma che non ci sia malafede, non sia cioè né partigiana né prevenuta, prendendo a schiaffi la verità dei fatti, come spesso è successo. In fondo, il metodo mafioso resta per molti aspetti lo stesso che - udite, udite - nel 1876 delineò nelle pagine della sua famosa inchiesta Sidney Sonnino: «La mafia è una vasta unione di persone di ogni grado, di ogni professione, d'ogni specie, che senza aver nessun legame apparente, continuo e regolare, si trovano sempre unite per promuovere il reciproco interesse, astrazione fatta da qualunque considerazione di legge, di giustizia e di ordine pubblico». Noi vogliamo combattere questo metodo mafioso perché fuori dai nostri orizzonti e dai nostri valori religiosi, laici e culturali. Ecco quindi la ragione per la quale il Gruppo Forza Italia esprimerà convintamente un voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, rappresentanti del Governo, il Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle voterà a favore dell'approvazione del disegno di legge che prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. E lo fa convintamente, lo dico a tutti gli onorevoli colleghi senatori, a cominciare dal senatore Faraone, dal quale - sia chiaro - noi non accettiamo lezioni. (Applausi dal Gruppo M5S) . Tantomeno su temi delicati come quelli riguardanti la politica antimafia. Un voto convinto rappresentando la ricostituzione della Commissione, come ad ogni inizio di legislatura, uno dei momenti più alti dell'attività parlamentare, una costante della nostra vita politica istituzionale, giustificata purtroppo dal persistere della minaccia che la criminalità organizzata continua a rappresentare per la nostra democrazia, l'efficienza del sistema economico, la sicurezza e persino la sovranità e le prerogative dello stesso Stato democratico. Si può infatti, cari colleghi, parlare di sovranità senza controllare davvero il territorio? Si può parlare di sovranità dello Stato senza garantire la libera e trasparente competitività delle imprese in un mercato condizionato dall'afflusso di capitali sporchi e minacce alle imprese e agli imprenditori onesti? No, non si può. Così come non si può parlare di vera democrazia, di democrazia compiuta in un sistema politico nel quale il voto, caro onorevole Faraone, è ancora, soprattutto in Sicilia, pesantemente condizionato dalle manipolazioni delle mafie. Per questo l'attività della Commissione parlamentare, insieme alle indagini processuali portate avanti spesso a duro prezzo dalle forze di polizia e dalla magistratura, continua a restare un momento centrale nell'attività di contrasto dello Stato democratico verso un fenomeno che continua ad autoriprodursi e a crescere, assumendo aspetti ancora più inquietanti nei mercati globalizzati. Le misure previste nel disegno di legge che istituisce la Commissione sono particolarmente importanti e significative, perché, a partire dall'educazione civile all'antimafia, contengono disposizioni più penetranti per contrastare il fenomeno mafioso negli aspetti più terribili in cui si manifesta: sono gli aspetti finanziari che voi vedete e che, a cominciare dall'azzardo per arrivare fino ad altre attività, rendono sempre più problematica la lotta alla mafia. È una lotta che a questo punto diventa una sfida e che ci deve, appunto, portare a scendere in campo con la determinazione politica che serve per affrontare e cercare di debellare finalmente ed efficacemente il fenomeno. Violenza e controllo del territorio nelle zone di vocazione storica, come Sicilia Campania e Calabria, continuano certo a restare una caratteristica innegabile di queste associazioni criminali, ma quello che ci troviamo davanti ha ormai le dimensioni di quella che, in termini di invasività economica, non esito a definire - e faccio attenzione a quel che dico - come autentica mostruosità, soprattutto se proviamo a dimensionare l'entità del fenomeno. Secondo le stime più attendibili, la mafia avrebbe un fatturato pari a 150 miliardi l'anno, dato che, se preso per buono, come fa un giornalista valente come Gianni Dragoni, ci porta alla conclusione di essere di fronte a un'ipotetica holding , "Mafia Spa", classificabile di gran lunga come la prima società italiana per il giro d'affari: 40 miliardi di ricavi in più rispetto al primo gruppo italiano Exor per esempio, che ha al suo interno Fiat-Chrysler, Ferrari e tutte le altre cose che sapete, persino la Juventus. I ricavi di "Mafia SpA" sarebbero più del doppio di quelli dell'ENEL, quasi il triplo di quelli dell'ENI, 8 volte quelli di Telecom, 16 volte quelli di Luxottica, 15 volte quelli del gruppo che produce la Nutella, oppure 41 volte quelli di Mediaset, il gruppo televisivo controllato da Silvio Berlusconi. I profitti di "Mafia Spa", insomma, sono quasi 34 volte quelli della banca più ricca d'Italia che nel 2016 è stata Intesa Sanpaolo, o 40 volte quelli del gruppo ENEL, 50 volte le Assicurazioni Generali, 58 volte Telecom, 120 volte gli utili di Luxottica. "Mafia Spa" ha più utili di tutte le banche italiane. Questa è la dimensione del fenomeno e a questo punto dobbiamo continuare a chiederci dove finisce tutta questa immane massa di denaro. È una riflessione importante che dobbiamo fare e dà una dimensione dell'impegno delle Forze di polizia, ma anche dell'azione parlamentare. Da questo punto di vista dunque le nuove misure sono particolarmente efficaci, ma voglio ricordare che ancora più importante è l'azione di contrasto. Dobbiamo ricordarci di alcuni episodi che sono accaduti negli ultimi decenni e che danno una misura dell'impegno che dobbiamo mettere nel ripulire e rendere trasparenti gli apparati dello Stato che fanno antimafia o che dicono di farlo. È inutile qui ricordare il sacrificio di uomini della polizia, carabinieri e magistrati, a cominciare da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Onorevoli colleghi senatori, lo abbiamo ricordato nei giorni scorsi: che cosa diremmo oggi a Paolo Borsellino nel raccontargli che, nelle indagini sulla strage che hanno provocato la sua morte, una parte degli apparati di polizia ha messo in campo un falso pentito come Scarantino per depistare le indagini? Come faremmo a raccontargli tutto questo? Per ciò dobbiamo impegnarci e ripulire. Dobbiamo ricordare lo sforzo immane e l'eroismo degli agenti di polizia e dei magistrati che hanno agito ed agiscono, ma, come promessa, oggi, dopo le tante celebrazioni, ricordando Borsellino e tutti gli altri, diciamo che, se vogliamo essere credibili, dobbiamo andare a mettere mano anche in quegli apparati di polizia rispetto ai quali le sentenze hanno cominciato a raccontare qualcosa, ma ancora poco o niente si è fatto. (Applausi dal Gruppo M5S) . Passo ora a un punto più delicato degli apparati della sicurezza dello Stato, che dovrebbero, attraverso le operazioni di intelligence , fornire gli elementi per essere davvero efficaci.