[pronunce]

Considerato che il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, dubita, in riferimento agli artt. 3 e 51, comma primo, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 18, n. 3, comma secondo, periodi quarto e quinto, della legge della Regione siciliana 9 maggio 1969, n. 14 (Elezione dei Consigli delle Province regionali), e successive modificazioni, introdotte dall'articolo 14, comma secondo, della legge regionale 1° settembre 1993, n. 26 (Nuove norme per l'elezione con suffragio popolare del presidente della provincia regionale. Norme per l'elezione dei consigli delle province regionali, per la composizione ed il funzionamento degli organi di amministrazione di detti enti. Norme modificative ed integrative al T.U. approvato con D.Lgs. P.Reg. 20 agosto 1960, n. 3, ed alla legge regionale 26 agosto 1992, n. 7), nella parte in cui «dispone l'assegnazione dei seggi residuati non secondo la graduatoria delle liste in funzione del miglior quoziente ed in ragione della disponibilità dei seggi per collegio, ma partendo dai collegi “con popolazione legale meno numerosa” e passando via via agli altri in ordine crescente di popolazione»; che, preliminarmente, deve dichiararsi l'inammissibilità dell'intervento del sig. Giuseppe Lucchese in quanto parte in giudizio diverso da quello a quo , e pertanto non legittimato ad intervenire secondo la costante giurisprudenza di questa Corte; che la questione deve essere dichiarata manifestamente infondata, non essendo condivisibile quanto, in punto di merito, il giudice a quo sostiene al fine di superare le ragioni in base alle quali questa Corte si è pronunciata, dichiarandone la manifesta inammissibilità, su analoga questione con ordinanza n. 361 del 2004; che non può concordarsi con la tesi prospettata dal giudice rimettente – secondo la quale l'assegnazione dei seggi residui dovrebbe avvenire attribuendoli, per ciascuna lista, ai candidati che hanno conseguito il maggior quoziente «se vi è disponibilità di seggi nel collegio relativo a tale miglior quoziente» – assumendo che essa sarebbe costituzionalmente necessitata, in quanto solo questa, e non anche quella accolta dal legislatore regionale, sarebbe idonea a contemperare «le fondamentali esigenze di rispettare il valore proporzionale e di salvaguardare la rappresentanza territoriale»; che né l'una né l'altra esigenza sono, in realtà, soddisfatte in misura maggiore di quanto faccia la vigente legge regionale, in primo luogo perché il quoziente ottenuto da una lista in un collegio è comparabile con quelli ottenuti dalle altre liste nel medesimo collegio, e non anche con quelli ottenuti dalla medesima lista in altri collegi, ed in secondo luogo perché, ove non vi sia capienza di seggi in un collegio, in quanto attribuiti a liste con quozienti più elevati, il candidato della lista pretermessa verrebbe pur sempre escluso, anche se il quoziente da lui ottenuto fosse maggiore di quello del candidato della medesima lista che, tuttavia, concorra in un collegio nel quale vi sia capienza di seggi; che, conclusivamente, l'esigenza di «salvaguardare la rappresentanza territoriale» nell'attribuzione dei seggi residui rende inevitabile la possibilità che tale attribuzione avvenga a vantaggio di un candidato che abbia conseguito un quoziente minore di altro candidato della medesima lista concorrente in altro collegio; che la soluzione prescelta dal legislatore regionale con la norma impugnata non può, conseguentemente, ritenersi irragionevole, così come deve escludersi - in ragione di quanto si è detto circa la non comparabilità dei quozienti ottenuti in diversi collegi - che, essa violi il principio di uguaglianza, sancito dall'art. 51, comma primo, Cost., per l'accesso alle cariche elettive.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 18, n. 3, comma secondo, periodi quarto e quinto, della legge della Regione siciliana 9 maggio 1969, n. 14 (Elezione dei Consigli delle Province regionali), sollevate, in riferimento agli articoli 3 e 51, comma primo, della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 luglio 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 luglio 2006. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA