[pronunce]

e deduce che tale limite all'attribuzione del premio frustrerebbe la volontà degli elettori e non darebbe rilievo alle scelte da essi operate nel secondo turno di elezione, con elevato rischio di ingovernabilità dell'ente locale; che nel giudizio di costituzionalità si è costituito, con i litisconsorti, Antonio Felice Grosso, candidato consigliere comunale non eletto, del raggruppamento di liste opposto a quello collegato al candidato eletto sindaco, concludendo, anche con successiva memoria, per la manifesta infondatezza delle questioni di costituzionalità; che si sono costituiti il Comune di Pescara ed il sindaco D'Alfonso con due distinte memorie, sostanzialmente analoghe, concludendo per l'infondatezza delle questioni, in quanto le norme censurate sono suscettibili di interpretazione costituzionalmente conforme, e chiedendo, solo in via subordinata, la declaratoria della loro illegittimità costituzionale; che si è costituito Michele Di Marco, eletto come ventesimo consigliere comunale del raggruppamento di liste collegate al candidato eletto sindaco, concludendo, anche con successiva memoria, per l'incostituzionalità delle disposizioni impugnate; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'infondatezza della questione. Considerato che la questione di legittimità costituzionale del comma 10 dell'art. 73 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), proposta in riferimento all'art. 97 della Costituzione e relativa ai presupposti di applicabilità del premio di maggioranza, è manifestamente inammissibile; che infatti essa – a parte le ragioni che già hanno indotto questa Corte a ritenere infondata una questione analoga (sentenza n. 107 del 1996) – difetta di rilevanza, in quanto oggetto del giudizio a quo, come risulta dall'ordinanza di rimessione, non è la mancata applicazione del premio nel caso di specie, circostanza pacifica e non contestata, bensì l'assegnazione dell'ultimo seggio del consiglio comunale, controvertendosi in particolare se esso spetti al raggruppamento di liste collegate al candidato eletto sindaco al ballottaggio o al raggruppamento opposto; che altrettanto deve dirsi per la questione di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, del comma 7 del medesimo art. 73, nella parte in cui esclude dall'assegnazione dei seggi consiliari le liste che al primo turno non abbiano superato il 3% dei voti validi e non appartengano a nessun gruppo di liste che lo abbia superato; che – allo scopo di interpretare la norma – il TAR evoca il contrasto esistente nella giurisprudenza amministrativa, la quale a volte ha affermato e altre volte ha negato la rilevanza (per la determinazione della cifra elettorale complessiva dei raggruppamenti di liste e la conseguente assegnazione dei seggi consiliari) dei collegamenti con candidati alla carica di sindaco dichiarati da liste siffatte, in occasione del ballottaggio; che il TAR, premesso di condividere l'orientamento giurisprudenziale che nega tale rilevanza, afferma poi che la norma così interpretata viola l'art. 3 della Costituzione, perché il principio di eguaglianza impone invece di tener conto (anche) dei collegamenti dichiarati solo per il ballottaggio, così come ritiene l'orientamento opposto; che in questo modo il TAR – consapevole dell'esistenza di due contrapposti indirizzi giurisprudenziali e convinto della maggiore plausibilità di uno di essi – chiede alla Corte una pronuncia di incostituzionalità cui conseguirebbe la stessa disciplina risultante dalla tesi interpretativa accolta dall'altro indirizzo, senza né verificare la possibilità di un'interpretazione costituzionalmente orientata, idonea a sottrarre la norma al contrasto con i parametri evocati, né (in alternativa) motivare sull'impossibilità di essa (cfr. ordinanza n. 107 del 2003).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 73, commi 7 e 10, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) sollevate, in riferimento agli articoli 3 e 97 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per l'Abruzzo, sezione distaccata di Pescara, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 settembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 settembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA