[ddlpres]

La prima modifica (lettera a) ) concerne l'inserimento – all'articolo 32- quater del codice penale, tra le ipotesi delittuose per la cui condanna è prevista l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione – della fattispecie di cui all'articolo 423- bis , primo comma, del codice penale, con la conseguenza che la condanna per il reato di incendio boschivo doloso, qualora commesso in danno o a vantaggio di un'attività imprenditoriale o comunque in relazione ad essa, comporta l'applicazione della pena accessoria di cui all'articolo 32- quater del codice penale. La disposizione assume particolare rilievo in relazione alla cosiddetta « fida di pascolo » con la quale gli enti territoriali dispongono, dietro pagamento di un corrispettivo, il godimento in natura di terreni demaniali per il pascolo. La previsione del citato articolo 423- bis avrà, quindi, tra i suoi effetti quello di escludere dalle procedure di concessione dei terreni i soggetti resisi responsabili di incendi boschivi dolosi. La seconda modifica (lettera b) ) aggiunge all'articolo 423- bis del codice penale, dopo il quarto comma, una aggravante ad effetto speciale, che comporta la pena della reclusione da sette a dodici anni, nell'ipotesi in cui la fattispecie delittuosa di cui al primo comma dell'articolo 423- bis medesimo sia commessa con « abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti allo svolgimento di servizi nell'ambito della prevenzione e della lotta attiva contro gli incendi boschivi ». Al tempo stesso, con l'innesto di due ulteriori commi nel medesimo articolo, onde incentivare collaborazioni premiali che hanno dato buona prova in altri settori del diritto penale, si introducono due attenuanti ad effetto speciale volte a favorire la messa in sicurezza e il ripristino dei luoghi, nonché la collaborazione ai fini dell'accertamento del reato e delle responsabilità, sul modello del « ravvedimento operoso » previsto per i reati ambientali dall'articolo 452- decies del codice penale: una prima attenuante (nuovo sesto comma dell'articolo 423- bis del codice penale) consente di diminuire dalla metà a due terzi le pene previste per il reato di incendio boschivo in favore di colui che « si adopera per evitare che l'attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori, ovvero, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, provvede concretamente alla messa in sicurezza e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi », salvo che ricorra l'aggravante del quinto comma (ossia che il reato sia stato commesso con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti allo svolgimento di servizi nell'ambito della prevenzione e della lotta attiva contro gli incedi boschivi); una seconda attenuante (nuovo settimo comma dell'articolo 423- bis del codice penale) prevede invece – senza preclusioni soggettive – la diminuzione da un terzo alla metà nei confronti di colui che « aiuta concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella ricostruzione del fatto, nell'individuazione degli autori o nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti ». La terza modifica (lettera c) ) introduce l'articolo 423- ter , recante « Pene accessorie », con cui si prevede l'applicazione della pena accessoria dell'estinzione del rapporto di lavoro o di impiego nei confronti del dipendente di amministrazioni o enti pubblici o enti a prevalente partecipazione pubblica nell'ipotesi di condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a due anni per il delitto di cui all'articolo 423- bis , primo comma, del codice penale. Altra pena accessoria che viene introdotta – nell'ipotesi di condanna per il reato di cui all'articolo 423- bis , primo comma, del codice penale – è l'interdizione da cinque a dieci anni dall'assunzione di incarichi o dallo svolgimento di servizi nell'ambito della lotta attiva contro gli incedi boschivi. Viene previsto, altresì, l'inserimento dell'articolo 423- quater , rubricato « Confisca », con il quale si estendono alle condanne per incendio boschivo doloso le disposizioni in materia di confisca obbligatoria e per equivalente previste per i reati ambientali. Più specificamente, si prevede che, nell'ipotesi di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per il delitto previsto dall'articolo 423 -bis , primo comma, sia sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato e delle cose che sono servite a commettere il reato, salvo che appartengano a persone estranee al reato, e sempre che l'imputato non abbia efficacemente provveduto al ripristino dello stato dei luoghi. Qualora sia stata disposta la confisca dei beni ed essa non sia possibile, il giudice individua beni di valore equivalente di cui il condannato abbia anche indirettamente o per interposta persona la disponibilità e ne ordina la confisca. I beni confiscati e i loro eventuali proventi sono messi nella disponibilità della pubblica amministrazione competente e vincolati all'uso per il ripristino dei luoghi. Articolo 7 L'articolo 7 contiene due disposizioni urgenti necessarie per il mantenimento e il rafforzamento della capacità operativa del Servizio nazionale della protezione civile e per l'accelerazione delle attività di protezione civile per la previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi. Si interviene, in particolare, per riallineare alle previsioni dell'articolo 19 del codice della protezione civile, di cui al decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, il procedimento di partecipazione e sostegno all'attività svolta in tema di rischio sismico dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) da parte del Dipartimento della protezione civile, in previsione dell'imminente scadenza dell'accordo-quadro vigente, individuando idonee forme di copertura finanziaria che assicurino uno stabile contributo all'attuazione dei diversi interventi. Viene, inoltre, consentita la proroga o il rinnovo, fino al 31 ottobre 2023, dei contratti a tempo determinato volti a potenziare la capacità di gestione degli interventi in materia di contrasto al dissesto idrogeologico, anche nell'ambito del Piano nazionale ripresa resilienza (PNRR), delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e del Dipartimento della protezione civile, nei limiti numerici e di oneri attualmente definiti, utilizzando le disponibilità economiche residue, superando l'originaria e imminente scadenza del 31 dicembre prossimo. Comma 1