[pronunce]

– Con ordinanza del 16 dicembre 2004, la Corte d'appello di Ancona – in una controversia tra un'azienda agricola e l'INPS, pendente in grado d'appello contro la pronuncia di primo grado che aveva riconosciuto la cumulabilità dei benefici in esame – ha sollevato questione incidentale di legittimità costituzionale della medesima norma. Secondo la Corte rimettente, il legislatore, pur potendo emanare norme interpretative, come tali provviste di efficacia retroattiva, tuttavia non deve violare il principio di ragionevolezza o altri precetti costituzionalmente garantiti. In particolare, non può utilizzare tale potere per mascherare norme effettivamente innovative dotate di efficacia retroattiva, in quanto così facendo la legge interpretativa tradirebbe la funzione che le è propria. Né la retroattività di una disposizione legislativa può trasmodare in un regolamento irrazionale ed arbitrariamente incidere sulle situazioni sostanziali poste in essere da leggi precedenti, frustrando così anche l'affidamento del cittadino nella sicurezza pubblica, che costituisce elemento fondamentale ed indispensabile dello Stato di diritto. La legge interpretativa viola poi – secondo la Corte rimettente – gli artt. 101, 102 e 104 della Costituzione, quando sia intenzionalmente diretta ad incidere sui giudizi in corso, o quando, oltrepassando i limiti di ragionevolezza, definisca interpretativa una norma avente invece natura innovativa. 3.1. – Si è costituita la parte privata (Azienda agricola Saltarelli Giuseppe e Migiani Pasquale) aderendo alle argomentazioni dell'ordinanza di rimessione e chiedendo la declaratoria di illegittimità costituzionale della disposizione censurata. Si è costituito l'INPS ed è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'inammissibilità o l'infondatezza della sollevata questione di costituzionalità, con argomentazioni analoghe a quelle esposte in riferimento ai precedenti giudizi incidentali. 4. – Con ordinanza del 9 settembre 2004, il Tribunale di Catanzaro, in una controversia pendente tra un'azienda agricola e l'INPS, ha sollevato la medesima questione. Ricostruito il quadro normativo e richiamato la citata sentenza n. 14227 del 2000 della Corte di cassazione, il rimettente osserva che il ricorso a norme di interpretazione autentica da parte del legislatore è costituzionalmente compatibile solo quando la scelta imposta dalla legge rientri tra le possibili varianti di senso del testo originario, con ciò vincolando un significato ascrivibile alla norma anteriore. Nella specie, invece, l'interpretazione operata dal legislatore non era riscontrabile in alcun modo nel dato normativo preesistente. Sia il tenore letterale delle norme, sia la loro ratio, inducevano a ritenere la piena cumulabilità dei benefici previdenziali. Sono così violati il principio di ragionevolezza ed uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione, nonché quello dell'affidamento legittimamente sorto nei soggetti destinatari del beneficio previdenziale. 4.1. – Si è costituito l'INPS concludendo per l'inammissibilità o l'infondatezza della sollevata questione di costituzionalità, con argomentazioni analoghe a quelle già esposte in riferimento ai precedenti giudizi incidentali. 5. – In prossimità dell'udienza, l'Azienda agricola Saltarelli e Migiani, la società Storiche Cantine Radda in Chianti e l'INPS hanno presentato memorie insistendo nelle conclusioni già rassegnate.1. – La questione di legittimità costituzionale proposta dai giudici indicati in epigrafe riguarda l'art. 44, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 24 novembre 2003, n. 326, secondo il quale l'art. 9, comma 6, della legge 11 marzo 1988, n. 67, si interpreta nel senso che le agevolazioni di cui al comma quinto del medesimo art. 9, come sostituito dall'art. 11 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, non sono cumulabili con i benefici di cui al comma 1 dell'art. 14 della legge 1° marzo 1986, n. 64, e al comma 6 dell'art. 1 del decreto-legge 30 dicembre 1987, n. 536, convertito con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n. 48. I rimettenti sospettano la violazione degli artt. 3, 72, 101, 102, 104 e 108 della Costituzione, ritenendo che la disposizione censurata, pur qualificandosi come norma di interpretazione autentica, abbia in realtà un contenuto innovativo e comporti la revoca, con efficacia retroattiva, del cumulo dei citati benefici, già ammesso dalla giurisprudenza di legittimità. In particolare, deducono l'intrinseca irragionevolezza della norma, la cui retroattività trasmoda in una disciplina arbitrariamente lesiva di situazioni sostanziali sorte in conformità alle leggi allora vigenti, violando l'affidamento nella stabilità dell'ordinamento e interferendo illegittimamente sull'attività della giurisprudenza, orientata invece nel senso della cumulabilità. 2. – I quattro giudizi, riguardando la stessa norma di legge, devono essere riuniti. 3. – La questione non è fondata. La norma censurata, dichiaratamente di interpretazione autentica, regola il rapporto tra distinti benefici: a) lo sgravio contributivo in favore delle imprese agricole del Mezzogiorno, consistente in una riduzione dell'aliquota per il calcolo dei contributi agricoli unificati, previsto dall'art. 14 della legge n. 64 del 1986, modificato dal quinto comma dell'art. 1 del decreto-legge n. 536 del 1987, convertito dalla legge n. 48 del 1988, e poi ulteriormente modificato; b) la fiscalizzazione del contributo di malattia per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, mediante una riduzione, in cifra fissa per ogni dipendente, riconosciuta in favore delle imprese agricole dal sesto comma del medesimo art. 1 del citato decreto-legge; c) lo sgravio contributivo, consistente in una riduzione dell'aliquota dei contributi previdenziali ed assistenziali previsto, in favore delle imprese agricole site in territori montani o in “zone agricole svantaggiate”, dal quinto comma dell'art. 9 della legge n. 67 del 1988. Il problema del concorso dei primi due benefici è stato espressamente risolto dal medesimo sesto comma dell'art. 1 del decreto-legge n. 536 del 1987, il quale – disponendo che dalla fiscalizzazione del contributo di malattia (sopra, sub b) «sono esclusi i datori di lavoro del settore agricolo operanti nei territori di cui all'art. 1 del testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno» (sopra, sub a) – pone un chiaro divieto di cumulo.