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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro (n. 1402). Onorevoli Senatori. -- L'istituzione di una nuova Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e sull'uccisione di Aldo Moro è un atto significativo e qualificante che permetterà di integrare il lavoro di precedenti Commissioni d’inchiesta alla luce della nuova normativa sul segreto e sulle procedure di declassificazione e delle recenti disponibilità archivistiche offerte soprattutto dai Paesi dell'Europa orientale. Dal punto di vista istituzionale ci siamo impegnati come Senato affinché l'iniziativa avesse un carattere bicamerale e si occupasse di approfondire sia il tema delle omissioni e delle negligenze interne sia quello delle ingerenze straniere che hanno caratterizzato quei tragici giorni. Questo disegno di legge non vuole costituire un'azione contro qualcuno, ma rappresenta un dovere politico e civile che avvertiamo nei riguardi della comunità nazionale che ancora ci chiede di approfondire le nostre conoscenze su una questione che ha segnato così tragicamente la storia della Repubblica italiana e ne ha condizionato gli sviluppi futuri. Il testo ora all'esame dell'Assemblea non presenta modifiche rispetto al disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati. La Commissione affari costituzionali, infatti, non vi ha apportato modifiche durante l'esame in sede referente. È prevista l'istituzione di una Commissione di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro. L'articolo 1 attribuisce alla Commissione il compito di accertare sia nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti Commissioni parlamentari di inchiesta che si sono occupate della strage di Via Fani, del sequestro e dell'assassinio di Aldo Moro, sia eventuali responsabilità su tali fatti riconducibili ad apparati, strutture e organizzazioni comunque denominati ovvero a persone a essi appartenenti o appartenute. Ai sensi dell'articolo 2, i lavori della Commissione devono essere conclusi entro ventiquattro mesi dalla sua costituzione con la presentazione di una relazione sulle risultanze delle indagini ed eventualmente di relazioni di minoranza. L'articolo 3 prevede che la Commissione sia composta da trenta senatori e trenta deputati, scelti dai rispettivi Presidenti in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo. La Commissione è convocata entro dieci giorni dalla nomina dei componenti per la costituzione dell'ufficio di presidenza, composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari ed eletto a scrutinio segreto. Il presidente deve essere eletto con la maggioranza assoluta dei componenti della Commissione, altrimenti si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. È eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità di voti è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età. Per l'elezione, rispettivamente, dei due vicepresidenti e dei due segretari, ciascun componente della Commissione scrive sulla propria scheda un solo nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti si procede come per il presidente. Tale procedura trova applicazione anche nel caso di elezioni suppletive. L'articolo 4 prevede l'applicazione degli articoli 366 (rifiuto di uffici legalmente dovuti) e 372 (falsa testimonianza) del codice penale per le audizioni a testimonianza che si svolgono davanti alla Commissione, ferme restando le competenze dell'autorità giudiziaria. In tema di segreto, viene estesa alla Commissione la disciplina sul segreto professionale (articolo 200 del codice di procedura penale) e bancario. Per quanto riguarda il segreto di Stato, si prevede l'applicazione della legge 3 agosto 2007, n. 124, che dispone, tra l'altro, l'inopponibilità del segreto di Stato per fatti di terrorismo o eversivi dell'ordine costituzionale. È esclusa l'opponibilità del segreto d'ufficio (articolo 201 del codice di procedura penale) per i fatti rientranti nei compiti della Commissione. Infine, è fatta salva l'opponibilità del segreto fra difensore e parte processuale, precisando -- con il richiamo dell'articolo 203 del codice di procedura penale -- che il personale dipendente dai Servizi di sicurezza non è tenuto a rivelare alla Commissione i nomi dei propri informatori. L'articolo 5 richiama quanto già previsto dall'articolo 82 della Costituzione in merito alla possibilità per la Commissione di procedere alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. A questo riguardo, la proposta di legge introduce una limitazione a questi poteri. Analogamente a quanto previsto dalle leggi istitutive delle Commissioni d'inchiesta «antimafia» a partire dal 2006, si precisa che la Commissione non può adottare provvedimenti con riguardo alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e delle altre forme di comunicazione, né limitazioni della libertà personale, ad eccezione dell'accompagnamento coattivo dei testimoni di cui all'articolo 133 del codice di procedura penale. La norma richiamata prevede che il giudice possa ordinare l'accompagnamento coattivo del testimone, del perito, della persona sottoposta all'esame del perito diversa dall'imputato, del consulente tecnico, dell'interprete o del custode di cose sequestrate, regolarmente citati o convocati, se omettono senza un legittimo impedimento di comparire nel luogo, nel giorno e nell’ora stabiliti. Il giudice può, inoltre, condannarli, con ordinanza, al pagamento di una somma da euro 51 a euro 516 a favore della cassa delle ammende nonché alle spese alle quali la mancata comparizione ha dato causa. I commi da 3 a 8 dell'articolo 5 recano la disciplina della richiesta di atti e documenti. Con riferimento alla trasmissione di atti e documenti da parte dell'autorità giudiziaria è prevista la possibilità di ottenere tali atti dall'autorità giudiziaria anche in deroga all'obbligo del segreto delle indagini preliminari (articolo 329 del codice di procedura penale). L'autorità giudiziaria può ritardare la trasmissione di copia degli atti e documenti richiesti soltanto per ragioni di natura istruttoria, emettendo un decreto motivato che ha efficacia per sei mesi e che può essere rinnovato. Quando tali ragioni vengono meno, l'autorità giudiziaria provvede a trasmettere quanto richiesto. Si precisa che il decreto perde la propria efficacia e non può essere rinnovato, una volta che siano chiuse le indagini preliminari. È inoltre previsto il potere della Commissione di stabilire gli atti e i documenti che non dovranno essere divulgati, fermo restando che la Commissione garantisce la segretezza degli atti eventualmente coperti da segreto. Per quanto riguarda gli atti assoggettati al vincolo del segreto funzionale da parte di altre commissioni di inchiesta, il segreto non può essere opposto alla Commissione. Viene previsto come di consueto il vincolo del segreto per i componenti della Commissione, i funzionari e tutti i soggetti che, per ragioni d'ufficio o di servizio, ne vengono a conoscenza; analogamente è sanzionata la diffusione anche parziale di tali atti e documenti.