[pronunce]

che il giudice a quo osserva, tuttavia, di non avere alcuna competenza in ordine al trasferimento del detenuto, potendo egli disporlo, o negarlo, solo per motivi di giustizia, ossia per il compimento di atti del processo, ai sensi dell'art. 42, comma 1, della legge n. 354 del 1975 e dell'art. 85 del d.P.R. 30 giugno 2000, n. 230 (Regolamento recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà); che, alla luce di quanto osservato, ritenendo di trovarsi «nell'impossibilità - a normativa vigente - di adottare un provvedimento che consenta di bilanciare e conciliare le ragioni cautelari sottese alla custodia del M., con le esigenze di tutela dei suoi figli minori», il giudice a quo rileva «un contrasto tra l'ordinamento giuridico interno e la norma costituzionale» sotto plurimi profili; che il rimettente solleva, quindi, anzitutto, questione di legittimità costituzionale dell'art. 275, commi 4 e 4-bis, cod. proc. pen. , per violazione dell'art. 117 Cost., in relazione agli artt. 3, commi 1 e 2, 4 e 6, comma 2, della Convenzione sui diritti del fanciullo, nella parte in cui non prevede il divieto della custodia cautelare in carcere dell'imputato genitore di prole minorenne, quando dallo stato di detenzione, anche in relazione al luogo di esecuzione ed alle difficoltà che ciò comporta sul mantenimento delle relazioni familiari, possa derivare un rilevante pregiudizio alla salute, all'incolumità o all'equilibrato sviluppo del minore; che l'art. 275, comma 4, cod. proc. pen. è censurato anche per violazione dell'art. 3 Cost., in quanto prevederebbe un'irragionevole disparità di trattamento tra situazioni asseritamente uguali, vietando l'applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti del padre di minore di anni sei in caso di impossibilità a prestare dette cure da parte dell'altro genitore, e non anche nel caso in cui la salute del minore e il suo equilibrato sviluppo siano direttamente pregiudicate dalla custodia cautelare in carcere del genitore o dalle modalità di esecuzione della custodia carceraria in luogo non vicino a quello di residenza della sua famiglia; che, in subordine rispetto alle precedenti questioni di legittimità costituzionale, il rimettente censura l'art. 299, comma 4-ter, cod. proc. pen. - ancora per violazione dell'art. 117 Cost., in relazione agli artt. 3, commi 1 e 2, 4 e 6, comma 2, della citata Convenzione sui diritti del fanciullo - in quanto tale disposizione, che disciplina gli accertamenti che il giudice può disporre sull'imputato, non prevede che il giudice possa ordinare una perizia anche in ordine agli effetti della detenzione del genitore sulla salute e sull'incolumità del figlio minore e sul suo equilibrato sviluppo; che il giudice a quo solleva, inoltre, «in subordine», questione di legittimità costituzionale, ancora per violazione dell'art. 117 Cost., in relazione agli artt. 3, commi 1 e 2, 4 e 6, comma 2, della Convenzione sui diritti del fanciullo, dell'art. 42, comma 1, della legge n. 354 del 1975, nella parte in cui non include, tra le esigenze di giustizia che legittimano il potere di disporre il trasferimento dell'imputato, quelle relative alla risoluzione di rilevanti problemi alla salute, all'incolumità o all'equilibrato sviluppo del figlio minorenne dell'imputato detenuto, derivanti dalla sua detenzione in luogo non vicino a quello di residenza della sua famiglia, nonché dell'art. 42, comma 2, della medesima legge, nella parte in cui consente il trasferimento dell'imputato in luoghi di detenzione non prossimi a quelli di residenza della famiglia, anche in presenza di figli minori; che, ad avviso del rimettente, la rilevanza delle questioni prospettate sarebbe manifesta, in quanto, in assenza di una pronuncia di accoglimento della Corte costituzionale, egli sarebbe obbligato a rigettare l'istanza presentata dal difensore di M. M., in ragione del grado delle esigenze cautelari e al titolo di reato per cui il detenuto si trova soggetto alla misura della custodia cautelare in carcere, tanto più che quest'ultimo risulta aver già violato la misura degli arresti domiciliari precedentemente concessa e che proprio per tale ragione egli si trova ora ristretto in carcere; che ciò comporta - ad avviso del giudice a quo - il promovimento di un'ulteriore questione di legittimità costituzionale, avente ad oggetto l'art. 276, comma 1-ter, cod. proc. pen. , ancora per violazione dell'art. 117 Cost., in relazione agli artt. 3, commi 1 e 2, 4 e 6, comma 2, della Convenzione sui diritti del fanciullo, in quanto la disposizione censurata impone la revoca della misura degli arresti domiciliari e impedisce che tale ultima misura possa essere nuovamente concessa, anche nel caso in cui essa sia stata violata da un soggetto la cui prole sarebbe danneggiata dalla detenzione carceraria del genitore; che il Presidente del Consiglio di ministri non è intervenuto in giudizio. Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Lecce ha sollevato, in riferimento all'art. 117 della Costituzione, in relazione agli artt. 3, commi 1 e 2, 4 e 6, comma 2, della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 275, commi 4 e 4-bis, 276, comma 1-ter, e 299, comma 4-ter, del codice di procedura penale, nonchè dell'art. 42, commi 1 e 2, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà); che l'art. 275, comma 4, cod. proc. pen. è censurato anche per violazione dell'art. 3 Cost.; che il rimettente riferisce di essere chiamato a decidere su un'istanza di concessione degli arresti domiciliari presentata, ai sensi dell'art. 275, comma 4, cod. proc. pen. , dal difensore di M. M., già condannato dal medesimo giudice, in data 23 giugno 2016, all'esito di giudizio abbreviato, alla pena di quattordici anni di reclusione per i reati «relativi alla direzione di un'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, e reati fine»; che l'istanza è presentata sul presupposto che la convivente di M. M. non sia in grado di prendersi cura dei loro figli, a causa dei suoi impegni di lavoro; che il rimettente, al fine di poter valutare le conseguenze della detenzione del genitore sullo stato di salute della figlia minore, solleva plurime questioni di legittimità costituzionale;