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ha come punto centrale l'aggiornamento della normativa che richiamavo, a partire dal decreto-legge n. 19, che ha tipizzato le misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica e ha definito in modo migliore il rapporto tra Stato e Regioni, conferendo alla Presidenza del Consiglio il coordinamento e dando la possibilità alle Regioni di adottare solo provvedimenti più restrittivi e non ampliativi rispetto a quelli messi in campo dal Governo. Nelle settimane successive, la normativa ha visto talune modifiche, anche in relazione al cambiamento del quadro epidemiologico. Purtroppo, parliamo già al passato perché i dati e le varie situazioni di oggi nel Paese ci hanno fatto ritornare oggettivamente indietro, molto vicini alla situazione di marzo. È giusto, però, fare una cronologia degli atti normativi. Il decreto-legge n. 33, il secondo decreto, emanato nella fase 2, ha determinato la possibilità di vedere dei passi avanti nel rapporto tra Stato e Regioni, con la possibilità per le Regioni di emanare norme tese ad aprire maggiormente il Paese, sentito il Ministro della salute. Quelle norme erano un passo avanti che tenevano conto del quadro epidemiologico che migliorava. Oggi, chiaramente, questo decreto-legge ha imposto un salto di qualità, e non tanto perché ha ridefinito i termini dello stato di emergenza, o meglio ha adeguato la normativa all'allungamento dei termini dello stato di emergenza, quanto perché ha riportato le lancette indietro rispetto all'attività delle Regioni. Oggi le Regioni possono assolutamente emanare provvedimenti più restrittivi ma non più ampliativi, se non nell'ambito delle previsioni contenute nei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e d'intesa con il Ministro della salute, e quindi non più solo attraverso una informativa ma esclusivamente con l'intesa del Ministero. Oggi, quindi, ci troviamo ad approvare un provvedimento che proroga tutti i contenuti di primaria importanza che erano all'interno dei decreti precedenti, a partire dal cura Italia che ha definito il quadro delle iniziative che il Governo ha inteso prendere e che il Parlamento ha confermato per la lotta all'emergenza epidemiologica, e quindi a partire dagli incarichi che potranno essere attribuiti fino al 31 dicembre per il personale a tempo indeterminato delle professioni sanitarie, per proseguire con tutti i provvedimenti tesi a incrementare le dotazioni di posti letto delle terapie intensive e nelle unità operative; tutte le iniziative volte a permettere alle Regioni e alle Province autonome di istituire le Unità speciali di continuità assistenziale; le iniziative straordinarie rivolte alla possibile produzione in deroga alle disposizioni di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale, nonché quelle di solidarietà che all'inizio il decreto cura Italia aveva previsto per i familiari dei medici, del personale infermieristico e degli operatori sanitari e che successivamente sono state estese a tutti gli esercenti le professioni sanitarie. Il decreto-legge al nostro esame era quindi necessario per evitare che tutte le normative fin qui approvate diventassero inapplicabili per scadenza dei termini e soprattutto per mantenere alta l'attenzione in un Paese in cui, purtroppo, i dati odierni ci mettono di fronte a difficoltà oggettive. Dovremmo tener conto di questo anche nel confronto politico. Lo abbiamo detto spesso nel corso delle ultime settimane, per evitare una contrapposizione perenne e continua sul tema della pandemia, non vedendo gli sforzi che vengono fatti dal Governo per contrastare questa situazione, e prendere coscienza insieme che ne usciremo soltanto attraverso un'assunzione di responsabilità comune e non attraverso un rimbalzo di responsabilità. In questo senso credo che i provvedimenti al nostro esame servono e serviranno per consentire al Paese di uscire progressivamente dall'emergenza. Avremo poi di fronte a noi una vera sfida, non solo di carattere sanitario, che non termina in queste settimane e neanche nei prossimi mesi. Dovremo giocare la partita del vaccino, che mi auguro sia più prossimo possibile, che comunque porterà a un confronto politico importante perché sarà la luce che ci permetterà di uscire dal tunnel . E soprattutto dovremo prepararci a sostenere il Paese perché le contrapposizioni avvengono sui provvedimenti anche di carattere economico. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 19,05) ( Segue GRIMANI). Adesso avremo le partite dei decreti ristori che porteranno a dividerci e ad aprire conflittualità. Il tema è, però, pensare a ciò che sarà il Paese di domani, quando termineranno non solo i provvedimenti come i decreti ristori, ma anche tutte le iniziative di carattere economico che gli hanno consentito di resistere. Mi riferisco ai quattro pilastri: la cassa integrazione, il blocco dei licenziamenti, la moratoria dei mutui (ha riguardato 3 milioni di persone per 300 miliardi), le garanzie dello Stato sui crediti bancari (110 miliardi per un milione e mezzo di aziende). Quando questo architrave pubblico, che ha sostenuto l'economia, al di là delle polemiche che ci possiamo rimbalzare dalla mattina alla sera, verrà meno, come classe politica dirigente di questo Paese avremo l'onere di trovare le soluzioni per consentire al nostro territorio di venir fuori dalla crisi. E, quindi, dovremo rifiutare una discussione e un dibattito di corto respiro e concentrarci, invece, sulla lotta all'emergenza che l'epidemia determina nel Paese e sul pensare - il Governo lo sta facendo; la maggioranza vuole farlo e siamo consapevoli che lo farà anche l'opposizione - a come ricostruirlo, a partire dagli aiuti europei; aiuti che non ho dimenticato perché sono centrali nel dibattito e saranno l'architrave che dovrà reggere la rinascita del Paese con il recovery plan e i 209 miliardi che nei prossimi anni consentiranno all'Italia di costruire la sua identità. Per questo Italia Viva parteciperà a questa battaglia con convinzione. Insieme a questo Parlamento, vorremo scrivere una pagina di rilancio e rinascita del Paese, soprattutto stando vicini alle persone che sono più in difficoltà. Credo che con un buon impegno e determinazione potremo farcela e, quindi, confermiamo il nostro impegno in una prospettiva di lungo termine, ma anche sostenendo e votando la conversione in legge del decreto-legge n. 125. ( Applausi ). CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, siamo chiamati - come ha detto il collega prima di me - a votare il decreto-legge n. 125, che fondamentalmente proroga lo stato di emergenza al 31 gennaio del prossimo anno, quasi come se fosse un atto dovuto o un obbligo. Chiaramente la salute è un valore ed è, anzi, la condizione stessa della vita di ognuno di noi. Presidente, è però in ballo un problema molto serio: l'emergenza è diventata l'unica giustificazione delle scelte che il Governo ha compiuto finora. Abbiamo definito da tempo lo stato di emergenza, ma ci troviamo sempre impreparati a ogni emergenza che arriva. Oggi stiamo pagando le scelte che non abbiamo fatto ieri e domani pagheremo con un nuovo lockdown le scelte che non stiamo compiendo oggi. È una pandemia. PRESIDENTE.