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Noi siamo convinti che le regole di un consesso che voglia realmente dirsi civile e democratico debbano essere funzionalizzate al perseguimento di un benessere collettivo che renda dignità alla vita di ciascun cittadino. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Questa china di povertà, vecchie e nuove, di marginalità e sofferenze che avanzano nella società contemporanea stanno minando i presupposti di una pacifica convivenza civile e sostanziano una percezione negativa di tutti i livelli di governo e delle stesse istituzioni, fino a compromettere il sogno di una costruzione europea fondata sui popoli e sulle Regioni e non sulle burocrazie e le regole finanziarie. L'integrazione che serve sarà possibile solo in un contesto di ritrovata fiducia che dipende da politiche espansive in grado di creare nuova ricchezza da redistribuire equamente. Su queste basi va avviata una rinegoziazione profonda dei vincoli di bilancio e delle politiche macroeconomiche europee. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Confidiamo nell'azione annunciata dal Governo in questo senso che dovrà liberare risorse per ricucire il Paese sia geograficamente che socialmente. Noi sardisti e leghisti insieme a questo dedicheremo ogni energia e tutto l'impegno in questa legislatura che si apre. Io personalmente lo farò con un particolare riguardo per la mia piccola patria, la Sardegna, che sconta da troppo tempo inascoltata il peso e le diseconomie derivanti dalla sua condizione di insularità che acuisce inesorabilmente ogni effetto negativo patito dal Paese nel suo complesso. Ma noi sardi abbiamo una tenacia ancestrale, dimostrata anche un secolo fa nelle trincee del Carso e del Monte Zebio, quando, per contribuire a disegnare i confini del Paese attuale, abbiamo pagato il più grande tributo di sangue della Grande Guerra. Come segretario del Partito sardo d'azione, fondato dai combattenti reduci della gloriosa Brigata Sassari, porterò nell'umile consapevolezza dei miei tanti limiti, quella tenacia sulle trincee di oggi: la disoccupazione, la disuguaglianza e la sofferenza di tutto un popolo. (Applausi dal Gruppo L-SP e della senatrice Gaudiano. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi senatori, vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea su una proposta presente e prioritaria nel programma del mio Gruppo politico, Forza Italia, e contemplata anche nella risoluzione al DEF che a breve depositeremo, cioè l'impegno del Governo all'attuazione di un grande piano strategico per il Sud, finalmente svincolato da logiche assistenzialiste e fondato sugli incentivi alla libera iniziativa economica. Credito, politiche fiscali e infrastrutturali, investimenti sono gli interventi capaci di creare un contesto che possa rendere il Mezzogiorno attrattivo. In tale direzione, uno strumento di impatto molto incisivo può essere rappresentato dalla cosiddetta clausola del 34 per cento - cioè la previsione di un livello di spesa ordinaria in conto capitale da destinare al Sud proporzionale alla popolazione residente; anzi, Forza Italia nella sua proposta aumenta questa percentuale e vuole portarla al 45 per cento. La Svimez ha voluto stimare retrospettivamente quanto avrebbe inciso, negli anni della crisi, l'applicazione di questa clausola del 34 per cento: la perdita di prodotto e occupazione sarebbe stata dimezzata e il saldo sarebbe stato positivo per l'intero Paese. Il ministro Lezzi ha confermato nei giorni scorsi di voler dare attuazione al provvedimento attraverso contributi dei singoli Ministeri interessati: l'auspicio è che finalmente si possa passare dalle buone intenzioni ai fatti e tramutare in realtà le nostre proposte. Occorre guardare al Sud oggi con occhi nuovi, non come un problema in cerca di soluzione ma come un'opportunità per il rapido recupero dell'economia nazionale e continentale. È un dato che il Sud stia crescendo molto più del Nord. Nel 2016 ha consolidato la ripresa con una crescita dell'1 per cento del PIL superiore al resto del Paese. Soprattutto l'industria manifatturiera sta crescendo negli ultimi anni, anche il doppio rispetto a quella del Nord Italia. L'obiettivo della politica economica dovrebbe essere oggi l'accelerazione del tasso di crescita. Per proseguire su questa strada virtuosa occorre evitare però alcune misure: l'attivazione delle clausole di salvaguardia dell'IVA per circa 15 miliardi di euro nel 2018 avrebbe un impatto fortemente negativo sull'economia meridionale, perché i nuclei familiari al Sud hanno livelli di reddito bassi. Non solo il reddito è mediamente più basso ma, essendo il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno di circa 30 punti percentuali più basso rispetto a quello del Centro-Nord, anche la possibilità di avere un secondo reddito in famiglia per integrare il primo è molto scarsa. È allora evidente che misure come il reddito di cittadinanza sono solo una sorta di palliativo con cui temporeggiare, più che risolvere i problemi, se il Governo non dovesse intervenire con forza e ad ampio raggio sulle questioni del lavoro, incidendo sulle dinamiche strutturali. Il Sud cresce nonostante il trend decrescente della redistribuzione operata dalla finanza pubblica per il Mezzogiorno, in calo, dai primi anni Duemila, di più del 10 per cento. Non va poi affatto trascurata l'interdipendenza che c'è oggi tra Nord e Sud, soprattutto nei flussi commerciali. La domanda interna del Sud, data dalla somma di consumi e investimenti, attiva circa il 14 per cento del PIL del Centro Nord, quasi 180 miliardi. Per ogni 10 euro che dal Centro Nord affluiscono al Sud sotto forma di residui fiscali, 4 euro fanno il percorso inverso sotto forma di domanda di beni e servizi. Puntare sul Mezzogiorno significa poter contare sulla spinta del motore interno dello sviluppo e dare più forza all'intero Paese: c'è dunque urgente necessità di investimenti pubblici e privati e di lavoro. L'altra nota dolente riguardante il Sud è il credito. Nel Sud il denaro costa di più e l'accesso su richiesta è di gran lunga inferiore rispetto al resto del Paese. Basti considerare la differenza che c'è tra depositi e impieghi: il Sud nel 2016 ha un deficit di impieghi rispetto ai depositi di 5 miliardi di euro, a fronte di un surplus centro-settentrionale di oltre 800 miliardi di euro, segno che qualcosa non funziona. L'accesso al denaro va quindi reso più possibile e meno costoso. Un ruolo essenziale in questo ambito possono avere le banche di credito cooperativo e le casse rurali, per favorire la nascita di progetti di impresa giovanile nelle Regioni del Mezzogiorno. Più di 63 miliardi di euro di impieghi e 53 miliardi di euro di depositi sono numeri che rappresentano un riferimento prezioso per il tessuto imprenditoriale. Anche le banche popolari svolgono oggi un ruolo capillare di sviluppo sul territorio. Occorre ripensare il Mezzogiorno avendo come orizzonte il Mediterraneo, perché il Mediterraneo significa logistica, scambi commerciali, filiere agroalimentari, grandi infrastrutture, appalti e opere pubbliche. Il Mezzogiorno è una piattaforma logistica di primo ordine.