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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio nazionale. Onorevoli Senatori. – Com'è noto il territorio italiano presenta caratteristiche di elevato rischio idrogeologico, anche a causa dei processi di antropizzazione incontrollata che hanno danneggiato il naturale equilibrio degli ecosistemi e del territorio, soprattutto a partire dalla metà del XX secolo. L'Italia, secondo i dati dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), è uno dei Paesi europei maggiormente interessati da fenomeni franosi: gli ultimi dati contano infatti 620.808 frane nel corso del solo 2017, che hanno interessato un'area di 23.700 km 2 , pari al 7,9 per cento del territorio nazionale. Per ciò che concerne le alluvioni, le aree a pericolosità idraulica elevata in Italia risultano pari a 12.405 km 2 , le aree a pericolosità media ammontano a 25.398 km 2 , quelle a pericolosità bassa (scenario massimo atteso) a 32.961 km 2 . Le regioni con i valori più elevati di superficie a pericolosità idraulica media, sulla base dei dati forniti dalle Autorità di bacino distrettuali, risultano essere Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto. Sono attualmente nove le regioni con il 100 per cento di comuni a rischio idrogeologico: Valle D'Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria; a queste si aggiungono l'Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la provincia di Trento con percentuali tra il 90 per cento e il 100 per cento. Il 91 per cento dei comuni italiani sono abitati da oltre 3 milioni di nuclei familiari che vivono in territori classificati ad alta pericolosità. Quasi il 4 per cento degli edifici italiani (oltre 550.000) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9 per cento (oltre 1 milione) in zone alluvionabili nello scenario medio (ovvero alluvionabili per eventi che si verificano in media ogni 100-200 anni). Anche il patrimonio culturale è esposto a rischi elevati: i dati dell'ISPRA infatti individuano nelle aree franabili quasi 38.000 beni, oltre 11.000 dei quali ubicati in zone a pericolosità da frana elevata e molto elevata, mentre sfiorano la cifra di 40.000 i monumenti a rischio inondazione nello scenario a scarsa probabilità di accadimento o relativo a eventi estremi. Alcune delle cause che hanno contribuito nel tempo a peggiorare il rischio idrogeologico del nostro Paese sono ascrivibili alle opere di urbanizzazione estrema in contrasto con i vincoli previsti dalle norme in materia, alla mancata manutenzione dei fiumi, al disboscamento e in generale ad ogni azione contraria al rispetto del territorio. Per ridurre il rischio che si verifichino fenomeni franosi e alluvionali, quindi, è estremamente importante gestire il territorio in modo corretto, attraverso un'attenta pianificazione ambientale che tenga in considerazione il cambiamento climatico in atto e il mutamento dell'assetto dell'intero territorio nazionale, compresi gli indicatori di rischio riguardanti popolazione, famiglie, edifici e opere infrastrutturali. Gli eventi calamitosi avvenuti nel corso degli ultimi anni e quelli meteorologici intensi, verificatisi anche durante i mesi appena passati, rappresentano la conferma di come le politiche relative al cambiamento climatico necessitino di essere rafforzate, in particolare sotto il profilo della prevenzione per la messa in sicurezza del territorio, della difesa del suolo, della realizzazione di sistemi di protezione, attraverso un coordinamento di tutti i soggetti coinvolti, a livello centrale e periferico, al fine di evitare il ripetersi di eventi tragici, derivanti dalla devastazione dei territori. I fenomeni drammatici connessi al dissesto idrogeologico provocato dall'azione dell'uomo hanno un costo elevatissimo, principalmente in termini di perdita di vite umane cui fanno seguito gli interventi economici per fronteggiare le emergenze da parte dello Stato e degli enti pubblici, stimati in circa 3 miliardi l'anno. Per le argomentazioni esposte, con il presente disegno di legge si prevede l'istituzione di una Commissione i 'inchiesta sulla attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio nazionale. Il disegno di legge è composto da 7 articoli. L'articolo 1 reca l'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, per la durata della XVIII legislatura. Il comma 2 dello stesso articolo individua i compiti della Commissione, mentre il comma 3 dispone circa le relazioni periodiche della Commissione, che comunque ha facoltà di informare le Camere ogni qualvolta ne ravvisi la necessità. L'articolo 2 disciplina la composizione della Commissione bicamerale. L'articolo 3 definisce i poteri e i limiti della Commissione nello svolgimento delle sue funzioni, conformemente ai princìpi costituzionali. L'articolo 4 stabilisce che la Commissione può acquisire le copie di atti o documenti relativi a procedimenti o inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, inerenti all'oggetto dell'inchiesta. L'articolo 5 dispone l'obbligo di segreto per i componenti della Commissione, i funzionari e il personale addetti alla Commissione stessa e ogni altra persona che collabora con essa o compie o concorre a compiere atti d'inchiesta oppure ne viene a conoscenza per ragioni d'ufficio o di servizio. L'articolo 6 reca la disciplina per l'organizzazione interna della Commissione. L'articolo 7 fissa l'entrata in vigore della legge.. 1 (Istituzione e compiti della Commissione) 1 È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, per la durata della XVIII legislatura, una Commissione parlamentare di inchiesta sulla attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio nazionale, di seguito denominata « Commissione ». 2 La Commissione ha il compito di: a analizzare le modalità di attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio nazionale; b verificare l'andamento del monitoraggio territoriale, effettuato dai soggetti e dalle autorità preposte ai fini della valutazione e della prevenzione dei rischi geologici e idrogeologici e di qualsiasi altra forma di calamità naturale; c verificare lo stato di applicazione della normativa vigente in materia di messa in sicurezza del territorio nazionale e di difesa del suolo, con particolare riferimento alla realizzazione e all'attuazione degli strumenti di pianificazione, e individuarne le carenze e le inadeguatezze, anche valutando a tal fine gli eventuali effetti in termini di minore efficacia conseguente all'evoluzione e alle modifiche della normativa e dei diversi soggetti di volta in volta competenti; d accertare l'adeguatezza e l'efficacia della legislazione regionale di attuazione della normativa nazionale; e accertare l'impatto dell'azione degli enti locali nella programmazione degli usi del territorio, nella difesa del suolo e nella tutela dell'ambiente, con riferimento ai rischi derivanti dallo stato di dissesto idrogeologico;