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Modifiche alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, in materia di accesso alla professione forense e all'esercizio della professione. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge promuove la riforma dell'esame di Stato per l'abilitazione alla professione forense. In molti Paesi – per esempio in Spagna e negli Stati Uniti – è previsto l'accesso alla professione forense con modalità più rapide e oggettive, diversamente da quel che accade in Italia, dove le modalità d'esame discendono ancora da un regio decreto del 1933 (il regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36). Questo determina una situazione di grave iniquità e discriminazione nei confronti dei giovani aspiranti avvocati italiani, che nel nostro Paese accedono alla professione in età ben più avanzata rispetto agli altri colleghi europei ed extra -comunitari, avendo così meno possibilità di esprimersi e di eccellere nel mercato del lavoro. Una riforma dell'esame di Stato è ormai assolutamente urgente: non solo perché anche a questi giovani laureati va applicato il principio della libera circolazione dei servizi in Europa (una delle quattro libertà su cui si basa il Mercato europeo comune), ma anche perché, soprattutto nel progetto di ricostruzione del Paese dopo la cessazione della pandemia da COVID-19, è fondamentale che i giovani possano dare il loro prezioso contributo e ci sia il giusto ricambio generazionale della classe dirigente. Appare inoltre particolarmente evidente che non ci sia la volontà di applicare la legge n. 247 del 2012, con la quale già all'epoca si voleva attualizzare l'esame di Stato in oggetto, giacché anche nel 2019 c'è stato un ulteriore rinvio della riforma sino al 2022. È giunto dunque il momento di prendere provvedimenti seri e di dare esaustiva risposta alla necessità di rendere di nuovo efficace e meritocratica la selezione dell'esame di Stato, ormai troppo vecchio per adempiere ai suoi compiti. Questo disegno di legge si propone di disciplinare, salvaguardando i fondamentali princìpi di cui all'articolo 3 ed all'articolo 33 della Costituzione, l'accesso alla professione forense con nuove modalità. Garantisce il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto, seguendo l'evoluzione dei rapporti sociali avvenuta in questi ottantasette anni (dal 1933 ad oggi), a causa della quale è diventato necessario e urgente riformare il suddetto esame. Considerando ora i contenuti salienti del disegno di legge, esso reca modifiche alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, che disciplina lo svolgimento della professione forense. L'articolo 1, che novella la citata legge n. 247 del 2012, attraverso la sostituzione degli articoli 46, 47, 48 e 49, stabilisce che all'esame di Stato di abilitazione all'esercizio della professione di avvocato sono ammessi i possessori della laurea in giurisprudenza conseguita ai sensi dell'ordinamento previgente e che questo consista in un tirocinio pratico e in una prova scritta. Vengono stabiliti altresì i contenuti e le modalità di svolgimento del tirocinio, a carattere continuativo della durata di diciotto mesi. Vengono disciplinati, sulla base di quanto già previsto, le nomine delle commissioni e delle sottocommissioni d'esame ed il loro funzionamento. Le modifiche intervengono, inoltre, sulla disciplina della prova d'esame, così articolata: a) un test da 90 quesiti a risposta multipla, da svolgersi in un'unica giornata con correzione rapida attraverso correttore ottico; b) banca dati da 5.000 quesiti giuridico-deontologici; c) nessuna prova orale; d) due sessioni d'esame ogni anno. È previsto che dopo la conclusione dell'esame di abilitazione con risultato positivo, la corte di appello rilasci il certificato per l'iscrizione nell'albo degli avvocati e che il suddetto conservi efficacia ai fini dell'iscrizione negli albi. L'articolo 2 reca disposizioni transitorie e finali che risolvono la problematica dell'ingorgo che, a causa della pandemia, si sta creando relativamente alla correzione degli elaborati 2019 e alla prosecuzione degli esami orali 2018, oltre che alla materiale impossibilità di svolgere l'esame 2020 con le attuali procedure: a) per coloro che devono ancora sostenere gli orali 2018 è garantita la prosecuzione della fase orale, per via telematica, disciplinata dalla previgente normativa; b) per coloro che hanno sostenuto gli scritti nell'anno 2019 sono ammessi de plano alla fase orale, in via telematica, disciplinata dalla previgente normativa.. 1 (Modifiche alla legge 31 dicembre 2012, n. 247) 1 Alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, sono apportate le seguenti modificazioni: a l'articolo 9 è sostituito dal seguente: « Art. 9. – (Specializzazioni) – 1. Gli avvocati possono ottenere e indicare il titolo di specialista secondo le modalità stabilite, nel rispetto delle previsioni del presente articolo, con regolamento adottato dal Ministro della giustizia previo parere del CNF, ai sensi dell'articolo 1. 2. Il titolo di specialista si può conseguire all'esito positivo di percorsi formativi almeno biennali. 3. I percorsi formativi per il conseguimento del titolo di specialista, di cui al comma 1, sono organizzati presso le facoltà di giurisprudenza convenzionate con il CNF e con i consigli degli ordini territoriali. All'attuazione del presente comma le università provvedono nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 4. Il conseguimento del titolo di specialista per comprovata esperienza professionale maturata nel settore oggetto di specializzazione è riservato agli avvocati che abbiano maturato un'anzianità di iscrizione all'albo degli avvocati, ininterrottamente e senza sospensioni, di almeno sette anni e che dimostrino di avere esercitato in modo assiduo, prevalente e continuativo attività professionale in uno dei settori di specializzazione previsti dal regolamento di cui al comma 1. 5. L'attribuzione del titolo di specialista sulla base della valutazione della partecipazione ai corsi relativi ai percorsi formativi nonché dei titoli ai fini della valutazione della comprovata esperienza professionale spetta in via esclusiva al CNF. Il regolamento di cui al comma 1 stabilisce i criteri in base ai quali valutare l'esercizio assiduo, prevalente e continuativo di attività professionale in uno dei settori di specializzazione. 6. Il CNF revoca il titolo di specialista nei casi previsti dal regolamento di cui al comma 1. 7. Il conseguimento del titolo di specialista non comporta limitazione all'esercizio dell'attività professionale. 8. Gli avvocati docenti universitari di ruolo in materie giuridiche e coloro che, alla data di entrata in vigore della presente disposizione, abbiano conseguito titoli specialistici universitari possono indicare il relativo titolo. 9. Coloro che conseguono l'abilitazione professionale successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione devono frequentare un corso di specializzazione tra quelli indicati dal regolamento di cui al comma 1 »; b l'articolo 41 è abrogato; c l'articolo 46 è sostituito dal seguente: « Art. 46.