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A nostro avviso, questo avrebbe consentito di dare davvero piena, celere e trasparente attuazione al piano straordinario dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2 e avrebbe consentito a una struttura, già pronta e implementata come da necessità, di far fronte meglio, prima e con minori costi, a tutte quelle esigenze di supporto, raccordo e comunicazione che l'articolo 3 del provvedimento in esame prevede in capo alla istituenda piattaforma informativa nazionale. Mi auguro che tale piattaforma operi in modo snello ed efficace e non solo porti al raggiungimento della verifica delle dosi e dei materiali necessari per effettuare le operazioni di vaccinazione, ma possa essere anche efficacemente utilizzata per semplificare la parte burocratica, che rallenta le operazioni di vaccinazione. In particolare, auspico che, al momento della prenotazione on line , diventi possibile compilare già il consenso informato e il modulo di anamnesi medica, che attualmente sono compilati su moduli cartacei quando ci si presenta per la vaccinazione, con conseguente rallentamento delle operazioni. È chiaro a tutti che la realtà che viviamo deve suggerirci di preparare e strutturare le nostre istituzioni in modo che nessuna eventuale criticità futura possa trovarci vulnerabili e impreparati come accaduto per la pandemia che stiamo affrontando. È necessario un cambio di marcia. I primi passi sono stati mossi nella direzione tracciata dal presidente Draghi nel suo discorso alle Camere, con la sostituzione operata ai vertici della Protezione civile e della struttura commissariale di emergenza. Ma non possiamo fermarci qui: dobbiamo analizzare gli errori fatti in precedenza e capire che cosa poteva essere fatto meglio, al fine di riuscire a riemergere più velocemente possibile dallo stato emergenziale. Proprio in questa direzione auspico che si muovano le prossime decisioni in materia, perché, se vogliamo far ripartire l'economia, riaprire le attività, permettere agli studenti di frequentare le lezioni non più a distanza, ma dal vivo, dobbiamo prevenire i possibili sviluppi pandemici e giocare in anticipo. A questo riguardo, mi viene in mente il test di rilevamento salivare. È di questi giorni la notizia che ricercatori del laboratorio LABION dell'IRCSS-Fondazione Don Gnocchi, in collaborazione con il laboratorio MIND, guidato dalla professoressa Enza Messina, del Dipartimento di informatica sistemistica e comunicazione dell'università di Milano Bicocca, hanno condotto una ricerca che ha portato alla messa a punto di un esame diagnostico per rilevare la presenza del Covid-19 nella saliva dei pazienti: un esame rapido, sicuro, per nulla invasivo, che, grazie a una innovativa tecnica in ambito clinico, è in grado di dare un risultato altamente sensibile e specifico entro pochi minuti e di rivelare anche la gravità della patologia respiratoria intercorsa e il tempo trascorso dall'infezione. La possibilità di effettuare test efficaci in poco tempo permetterebbe di eseguire facilmente un numero rilevante di esami e avere dati sull'evoluzione epidemiologica giornaliera, con la conseguente capacità di adottare strategie di contenimento in modo tempestivo e senza ritardo. Inoltre, si avrebbero delle implementazioni della capacità di tracciamento e individuazione iniziale di possibili focolai, ambito nel quale - purtroppo - fino a oggi abbiamo avuto problemi con le conseguenti recrudescenze a tutti noi note. Una maggiore efficienza nella tracciabilità ci permetterebbe anche di monitorare costantemente il diffondersi delle varianti e individuare più velocemente eventuali nuove forme, con la conseguente possibilità di adottare in anticipo le migliori strategie preventive di cura. A questo riguardo, ho apprezzato che il nuovo Governo si sia prontamente attivato anche per individuare sul nostro territorio le imprese che siano immediatamente in grado di produrre i vaccini già in commercio o che, nel breve periodo, siano in grado di attrezzarsi per la produzione. Personalmente auspico che, pur rispettando gli impegni già presi a livello europeo per la distribuzione dei vaccini, nell'ambito delle strategie preventive si possano vagliare anche strade similari a quelle intraprese da Austria e Danimarca per lo sviluppo di vaccini di seconda generazione capaci di resistere alle varianti del Covid-19. Signor Presidente, mi accingo a concludere facendo mia una frase di Martin Luther King, con l'auspicio che possa aiutare noi tutti nel trovare l'audacia necessaria per riemergere dalla difficoltà che ci ha travolti: «Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno». Per il bene dell'Italia e dei suoi cittadini servono coraggio per affrontare il presente e visione per scrivere il futuro. Il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione c'è, coraggioso, audace e fiero di fare la propria parte. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Presidente, desidero premettere che trovo inutili tutte le critiche strumentali che vengono fatte agli strumenti dei DPCM e dei cosiddetti decreti Covid che si susseguono, perché il disgraziato anno passato non ci ha messo nelle condizioni di poter valutare in maniera serena le cose da fare, con la conseguenza che qualunque decisione ha sicuramente penalizzato alcuni settori o punti di vista. C'è però un ambito su cui da più di un anno rivolgo la mia attenzione con una certa sofferenza ed è quello della scuola. La scuola non è entrata a sufficienza da subito, ma neanche successivamente, nel dibattito parlamentare per le sue particolarissime esigenze e per l'investimento che avremmo dovuto fare, che non si riduce al numero di mascherine o banchi, ma richiede un'attenzione anche di tipo socio-psicologico. Prendo atto che nel DPCM che entrerà in vigore il prossimo 6 marzo la linea di una maggiore centralizzazione delle decisioni che era stata richiesta non è stata perseguita, nonostante la verifica di dati di disuguaglianza territoriali gravissimi che sono venuti in evidenza anche nel rapporto di Save the Children. Certo, si dice che i criteri a cui i governatori dovranno attenersi per prendere decisioni sulle possibili chiusure e per la didattica a distanza nelle aree ad alto rischio dovranno essere rigidi. Tuttavia, in definitiva, si lascia in mano ai governatori - e sembra anche ai sindaci - la possibilità di assumere decisioni localistiche. Ho sentito che anche i dirigenti scolastici avranno una certa libertà di scelta, ma così non deve essere perché il diritto all'istruzione è sancito dalla Costituzione e deve essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Ma questo non è stato. Chiaramente siamo tutti coscienti - è superfluo anche ripeterlo - che la sicurezza sanitaria è al primo posto, però è indubbio che si vedano chiare contraddizioni. Ricordo ad esempio che la scuola è stata la prima a essere chiusa. Nel 2020 le scuole sono state chiuse tre mesi prima e i giorni di scuola persi sono stati miliardi. Abbiamo però anche una disparità nelle scelte che sono state fatte e, benché sia chiaro a tutti che al Nord la situazione della pandemia abbia colpito più duramente, in quei territori abbiamo una frequenza scolastica più sicura, certa e costante; infatti, se contiamo a Milano centododici giorni di scuola, a Bari invece solo quarantotto, a Reggio Calabria trentacinque e a Napoli quarantadue.