[pronunce]

Sardegna n. 45 del 1989 è stato difatti inserito dalla legge della Regione autonoma della Sardegna 7 maggio 1993, n. 23 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante «Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale»), la quale ha introdotto una disciplina particolarmente rigorosa, rendendo del tutto inedificabili alcuni ambiti territoriali, e, al contempo, ha individuato le fattispecie escluse da detto vincolo. Tra queste sono stati inseriti anche gli interventi previsti dalla disposizione in esame, che sarebbe volta soltanto a chiarire che essi non sono ricompresi nel vincolo di intrasformabilità, ma non sarebbero ammessi nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico né si sottrarrebbero alla copianificazione. In definitiva, la disposizione in esame sarebbe volta a consentire che tali interventi non trovino ostacolo nelle previsioni legislative di cui all'articolo 10-bis, primo comma, della legge reg. Sardegna n. 45 del 1989. 2.3.- Peraltro, gli ambiti oggetto di tutela in base all'art. 10-bis della legge reg. Sardegna n. 45 del 1989 e i beni paesaggistici ai sensi dell'art. 142 del d.lgs. n. 42 del 2004 avrebbero caratteri differenti. La norma regionale, difatti, imporrebbe un vincolo assoluto che precluderebbe la trasformabilità e l'edificabilità delle aree interessate dal vincolo, impedendo ogni trasformazione degli ambiti oggetto di tutela. Diversamente, il codice dei beni culturali e del paesaggio valuterebbe la compatibilità delle trasformazioni con il contesto paesaggistico e con i valori che sottendono al vincolo, subordinandole al rilascio dell'autorizzazione di cui all'art. 146 del medesimo codice. La disciplina conseguente all'apposizione del vincolo e il connesso regime autorizzatorio non verrebbero, in definitiva, modificati dalla norma in esame. 2.4.- Analogamente, anche l'obbligo di pianificazione congiunta previsto dagli artt. 135 e 143 del cod. beni culturali non verrebbe meno in virtù della normativa in esame, che si limiterebbe a elencare gli interventi esclusi dal vincolo di inedificabilità e non quelli sottratti alla disciplina dei beni paesaggistici. D'altronde, norme analoghe (art. 5, comma 7, della legge della Regione autonoma della Sardegna 7 agosto 2009, n. 3, recante «Disposizioni urgenti nei settori economico e sociale», e art. 17, comma 1, lettera b, della legge della reg. Sardegna n. 8 del 2015), che hanno modificato l'art. 10-bis della legge reg. Sardegna n. 45 del 1989, non sarebbero state impugnate dal Presidente del Consiglio dei ministri sulla base del presupposto per cui non avrebbero potuto essere lesive dell'obbligo di copianificazione dei beni paesaggistici. 2.5.- Infine, l'art. 13, comma 1, della legge reg. Sardegna n. 11 del 2017 sarebbe in realtà conforme ai parametri evocati dal ricorrente, in quanto gli interventi ivi contemplati corrisponderebbero a quelli indicati negli allegati A e B del d.P.R. 13 febbraio 2017, n. 31 (Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata), volti a rendere maggiormente fruibile il bene paesaggistico, o inidonei ad arrecarvi un vulnus, in quanto caratterizzati o dal presupposto della mancanza di alterazione permanente e irreversibile dello stato dei luoghi ovvero da quello della facile rimozione delle strutture. D'altronde, anche la relazione illustrativa del menzionato d.P.R. n. 31 del 2017 delinea il rapporto tra gli artt. 149 e 146 del cod. beni culturali, chiarendo che un intervento può essere ritenuto rilevante in questo ambito solo quando può arrecare pregiudizio al bene paesaggistico, con la conseguenza che il sacrificio della proprietà e dell'iniziativa economica deve trovare un limite logico, ragionevole e proporzionato. In conclusione, la norma impugnata non potrebbe violare il principio di copianificazione, in quanto individuerebbe fattispecie insuscettibili di produrre modificazione dei beni paesaggistici che alterino i caratteri naturalistici e storico-morfologici tutelati dalla norma. 2.6.- Anche le censure attinenti all'art. 29, comma 1, lettera a), della medesima legge regionale sarebbero infondate, dal momento che l'intervento ivi contemplato sarebbe comunque soggetto al regime di cui all'art. 146 del cod. beni culturali. 2.7.- In relazione agli artt. 37 e 38 della legge reg. in esame che disciplinano, rispettivamente, le procedure per la permuta e l'alienazione dei terreni civici e per il trasferimento dei diritti di uso civico su altri terreni comunali, la Regione autonoma resistente chiarisce che l'adozione del decreto assessoriale di autorizzazione a disporre di detti beni è subordinata alla valutazione degli aspetti paesaggistici effettuata dalla Regione e dal Ministero in occasione dell'elaborazione congiunta del piano paesaggistico regionale o, in fase anticipata, attraverso singoli accordi di copianificazione, come richiesto da questa Corte nella sentenza n. 210 del 2014. Inoltre, la procedura delineata dalle suddette norme non limiterebbe l'attività congiunta al riconoscimento dell'assenza di valori paesaggistici determinati dall'uso civico, bensì «alla valutazione degli aspetti paesaggistici», come enunciato nella parte iniziale, che potrebbe portare a dettare apposite prescrizioni, ai sensi dell'art. 143, o a riproporre un vincolo paesaggistico e ambientale, ai sensi degli artt. 136 e ss. del d.lgs. n. 42 del 2004. Con riferimento all'asserito erroneo richiamo dell'art. 156, comma 1, cod. beni culturali, esso sarebbe in realtà coerente con la configurazione di un accordo di copianificazione quale anticipazione dell'adeguamento del piano paesaggistico regionale e con la conseguente riconducibilità all'intesa di cui all'art. 143, comma 2, del d.lgs. n. 42 del 2004, ivi richiamata. Infine, anche l'art. 39 impugnato dovrebbe essere interpretato nel senso di subordinare l'autorizzazione alla sdemanializzazione alla valutazione degli aspetti paesaggistici non necessariamente connessi all'esistenza dell'uso civico effettuata dalla Regione e dal Ministero in occasione dell'elaborazione congiunta del piano paesaggistico regionale o, in fase anticipata, attraverso singoli accordi di copianificazione. 3.&#8210; In prossimità dell'udienza pubblica la Regione autonoma della Sardegna ha depositato il parere del Ministero dei beni delle attività culturali e del turismo del 3 maggio 2018 reso, a sua richiesta, in merito alla portata applicativa della legge 20 novembre 2017, n. 168 (Norme in materia di domini collettivi).