[pronunce]

L'obbligo di informazione imposto dall'allegato IV, punto 2, lettera g), non attiene alla politica estera dello Stato italiano, che ha fatto la propria scelta nel momento in cui ha imposto ai servizi tale obbligo di collaborazione con le competenti autorità degli Stati finitimi: non si vede inoltre la ragione per cui i rapporti tra la Regione colpita da incidente e la Regione straniera limitrofa debbano esser curati da organi statali.1 . – Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 13 febbraio 2004, ha chiesto dichiararsi l'illegittimità costituzionale dell'art. 10, comma 2, della legge della Regione Emilia-Romagna 17 dicembre 2003, n. 26 (Disposizioni in materia di pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostante pericolose), perché, disciplinando la predisposizione di “piani di emergenza esterni”, relativamente agli stabilimenti in cui si impiegano sostanze pericolose, al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti, ne attribuisce la competenza alle Province, in violazione dell'art. 117, secondo comma, lettere s) ed a), della Costituzione, per interferire nelle materie di legislazione statale esclusiva della tutela dell'ambiente e dei rapporti internazionali; dell'art. 117, terzo comma, Cost., per recare vulnus ai principî fondamentali stabiliti dalla legge dello Stato nella materia di competenza legislativa concorrente “sicurezza della popolazione”; dell'art. 118 Cost., per contrasto con i principi di sussidiarietà e adeguatezza, in applicazione dei quali la predisposizione dei piani di emergenza esterni è stata attribuita ad organo statale. Nell'ambito di una legge organica per la prevenzione degli incidenti rilevanti, la Regione non avrebbe tenuto conto dei limiti che incontra la sua potestà legislativa, sconfinando in una materia, quella ambientale, che è di legislazione esclusiva dello Stato, tanto più che l'art. 1 della citata legge regionale indica, quale finalità della normativa, la “tutela dell'ambiente”. La stessa legge, per espressa previsione dell'art. 1, è detta attuativa del d.lgs. 17 agosto 1999, n. 334 (Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose), e dunque ai principî di questo avrebbe dovuto attenersi, anche ove si consideri emanata nell'esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di sicurezza della popolazione. La fissazione delle linee guida del sistema di gestione della sicurezza è attribuita, dall'art. 7 del d.lgs. n. 334 del 1999, al Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'interno, della sanità e dell'industria, d'intesa con la Conferenza unificata. Trattandosi di linee guida da attuare sull'intero territorio nazionale, e vincolanti per enti e organi che di volta in volta sono chiamati ad intervenire, sostiene la difesa erariale che tale competenza non è toccata dal nuovo testo dell'art. 118 Cost. Con specifico riguardo ai piani di emergenza esterni, l'all. IV, punto 2, richiamato dal comma 2 dell'art. 20 del d.lgs. n. 334 del 1999, ne indica il contenuto minimo, specificando tra l'altro nome e funzione delle persone autorizzate ad attivare e dirigere le misure d'intervento, mezzi d'informazione tempestiva, misure di coordinamento delle risorse, mezzi per l'informazione della popolazione: operazioni che sono riferibili ad un territorio che può risultare più vasto di quello Provinciale o regionale, e quindi non possono essere svolte se non da chi ha competenza ultraregionale. Oltre al fatto che all'informazione dei servizi di emergenza di altri Stati membri, in caso di incidenti con potenziali conseguenze oltre frontiera può attendere solo lo Stato (art. 117, secondo comma, lett. a). Attribuendo la competenza della predisposizione del piano alla Provincia, la legge regionale avrebbe violato uno dei principî fondamentali della materia, stabilito dalla legge dello Stato. La Regione oppone che l'art. 69, comma 1, lettera p) del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) considera compiti di rilievo nazionale “le funzioni attualmente esercitate dallo Stato fino all'attuazione degli accordi di programma di cui all'art. 72”, con questo confermando che nella materia della tutela dagli incidenti le competenze amministrative sono fondamentalmente regionali e che l'art. 108 dello stesso d.lgs. attribuisce alle Regioni (comma 1, lettera a) la competenza relativa agli “indirizzi per la predisposizione dei piani Provinciali di emergenza in caso di eventi calamitosi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), della legge 225 del 1992”, e alle Province (comma 1, lett. b, n. 2) “la predisposizione dei piani Provinciali di emergenza sulla base degli indirizzi regionali” ; aggiungendo che l'art. 20 del d.lgs. n. 334 del 1999 resta in vigore fino all'attuazione dell'art. 72 del d.lgs. n. 112 del 1998. Questa norma, che specificamente contempla le attività a rischio di incidente rilevante, conferisce alle Regioni le funzioni amministrative relative alle industrie pericolose (comma 1), e la disciplina della materia ai fini del raccordo tra i soggetti incaricati dell'istruttoria e della garanzia della sicurezza del territorio e della popolazione (comma 2), precisando che il trasferimento avviene subordinatamente all'adozione della normativa di cui al comma 2, alla previa attivazione dell'Arpa, e a seguito di accordo di programma tra Stato e Regione per la verifica dei presupposti per lo svolgimento delle funzioni, nonché per le procedure di dichiarazione. Afferma la Regione che l'unica cosa che manca è l'accordo di programma, che però presuppone gli altri due elementi: la normativa regionale (la legge regionale n. 26 del 2003, appunto, in Emilia-Romagna) e l'istituzione dell'Arpa. In attesa dell'accordo di programma, che evidentemente non c'è ancora stato, e che quindi esclude che vi sia stata piena attuazione dell'art. 72, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998, la Regione ammette che la norma impugnata non sarebbe operativa, come del resto risulta dallo stesso art. 3, comma 3, della legge regionale Emilia-Romagna n. 26 del 2003, che condiziona al perfezionamento della procedura di cui all'art. 72, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998, l'operatività di una funzione a monte rispetto a quella concernente il piano di emergenza esterno, mentre dopo la sua attuazione non sarà più applicabile la norma statale. 2. – Il ricorso è infondato. 2.1. – Va, innanzitutto, rilevato che, contrariamente all'assunto del ricorrente, la tutela dell'ambiente, di cui alla lettera s) dell'art. 117, secondo comma, della Costituzione, si configura come una competenza statale sovente connessa e intrecciata inestricabilmente con altri interessi e competenze regionali concorrenti.