[pronunce]

che tale disposizione recepisce la costante giurisprudenza di questa Corte in merito all'ammissibilità dell'intervento nei giudizi in via incidentale di soggetti diversi dalle parti del giudizio a quo, dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Presidente della Giunta regionale (ex plurimis, ordinanza letta all'udienza del 4 giugno 2019, allegata alla sentenza n. 206 del 2019, e ordinanza letta all'udienza del 18 giugno 2019, allegata alla sentenza n. 173 del 2019; ordinanza n. 204 del 2019); che, in base a tale giurisprudenza, l'incidenza sulla posizione soggettiva dell'interveniente deve derivare dall'immediato effetto che tale pronuncia produce sul rapporto sostanziale oggetto del giudizio a quo (ex plurimis, ordinanza letta all'udienza del 22 ottobre 2019, allegata alla sentenza n. 253 del 2019); che, rispetto all'istanza ora all'esame, non è pertanto sufficiente a legittimare l'intervento la posizione di rappresentanza istituzionale degli interessi della professione giornalistica rivestita dal CNOG; che tale posizione era stata valorizzata, invero, da alcune ormai risalenti decisioni di questa Corte a fondamento dell'ammissibilità dell'intervento in giudizio, rispettivamente, della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (sentenza n. 456 del 1993) e del Consiglio nazionale forense (sentenza n. 171 del 1996), ma è stata in seguito sempre giudicata di per sé inidonea a legittimare l'intervento di ordini professionali (ordinanza letta all'udienza del 18 giugno 2019, allegata alla sentenza n. 173 del 2019; ordinanza n. 156 del 2013; ordinanza letta all'udienza del 23 ottobre 2012, allegata alla sentenza n. 272 del 2012, tutte riferite allo stesso Consiglio nazionale forense); che tale soluzione deve essere oggi ribadita, tanto più a fronte della recente introduzione dell'art. 4-ter delle Norme integrative, che consente alle formazioni sociali senza scopo di lucro e ai soggetti istituzionali «portatori di interessi collettivi o diffusi attinenti alla questione di costituzionalità» di presentare alla Corte un'opinione scritta in qualità di amici curiae; che neppure valgono ex se a legittimare l'intervento le funzioni di autogoverno e promozione del miglioramento, aggiornamento e perfezionamento della professione giornalistica svolte dal CNOG, né - ancora - il suo generico interesse a «veder eliminata la menomazione di un diritto fondamentale derivante da una norma incostituzionale che si riferisce alla sua "sfera di competenza"», in difetto di un nesso qualificato con lo specifico rapporto sostanziale dedotto nel giudizio a quo, che solo può legittimare l'intervento del terzo (si vedano, a contrariis, la sentenza n. 180 del 2018, che ammette l'intervento dell'Unione camere penali italiane in quanto autrice del codice di autoregolamentazione che veniva in rilievo nel giudizio a quo; l'ordinanza letta all'udienza del 22 settembre 2015, allegata all'ordinanza n. 200 del 2015, che ammette l'intervento dell'Ordine degli avvocati di Pinerolo perché dall'accoglimento della questione dipendeva la stessa sopravvivenza di quell'ordine provinciale, destinato ad essere soppresso unitamente al Tribunale ordinario di Pinerolo; nonché l'ordinanza letta all'udienza del 25 novembre 2003, allegata all'ordinanza n. 50 del 2004, che ammette l'intervento del Comitato olimpico nazionale italiano, dal momento che la norma oggetto del giudizio di costituzionalità disponeva la destinazione allo stesso CONI di aliquote dell'imposta unica sulle scommesse); che, tuttavia, un nesso con lo specifico rapporto giuridico dedotto in giudizio sussiste, nella specie, in relazione alla competenza disciplinare attribuita al CNOG dalla legge 3 febbraio 1963, n. 69 (Ordinamento della professione di giornalista); che, infatti, l'art. 20, primo comma, lettera d), di tale legge attribuisce al CNOG la competenza a decidere sui ricorsi in materia disciplinare; che, d'altra parte, l'art. 39 della legge n. 69 del 1963 dispone che le condanne penali comportanti l'interdizione dai pubblici uffici determinano ipso iure la cancellazione o la sospensione del giornalista dall'albo, mentre in ogni altro caso di condanna penale è previsto che il CNOG inizi l'azione disciplinare, ove sussistano le condizioni di cui al successivo art. 48, primo comma (e cioè ove il fatto offenda il decoro e la dignità professionali, ovvero comprometta la reputazione del giornalista o la dignità dell'ordine); che, pertanto, dall'eventuale condanna penale e dalla sua gravità, a carico del giornalista e del direttore responsabile imputati nel procedimento a quo, deriverebbero specifiche conseguenze in ordine all'avvio dell'azione disciplinare nei confronti degli imputati P. N. e A. S.; che per tale ragione l'intervento in giudizio del CNOG deve ritenersi ammissibile; che, conseguentemente, il CNOG deve essere autorizzato a prendere visione e trarre copia degli atti processuali del presente giudizio. Visto l'art. 4-bis delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara ammissibile l'intervento in giudizio del Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti; autorizza il Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti a prendere visione e trarre copia degli atti processuali del presente giudizio. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 febbraio 2020. F.to: Marta CARTABIA, Presidente Francesco VIGANÒ, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 febbraio 2020. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA