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Io credo, cari colleghi, alla luce del dibattito, che per certi versi è stato acceso, anche con esternazioni non proprio consone né all'Aula del Senato né a quelle delle Commissioni, che questo decreto, che dobbiamo convertire perché in scadenza, sia la via giusta per uscire dall'attuale situazione e capire cosa si debba fare nel caso in cui si riproponga. È un percorso che avrà il suo fil rouge e che, nel caso, potrebbe essere ripreso, perché avremo già capito come si deve agire. Io ringrazio davvero per il lavoro compiuto tutte le Commissioni che se ne sono occupate. Ringrazio soprattutto i colleghi della Camera, che hanno posto, rafforzandoli, determinati temi e hanno migliorato alcuni altri punti. Ad esempio, ritorno a parlare dei medici di medicina generale. Vi è un rafforzamento anche per coloro i quali si apprestano a fare questo tipo di attività, con deroghe che speriamo poi possano terminare, perché noi vorremmo ritornare, anche da questo punto di vista, alla normalità. Io mi auguro - è doveroso dirlo - che, per quanto riguarda il Sistema sanitario nazionale, capiremo finalmente che quelli sono investimenti nel personale. Non sono costi, ma sono un investimento nell'ambito della salute dei nostri cittadini; un monito anche per i prossimi provvedimenti. Cerchiamo di tenere in considerazione anche il seguente punto: tutto quello che stiamo costruendo in questo momento per uscire dalla pandemia, e anche per avere una visione più allargata di quello che sarà il Servizio sanitario nazionale, senza un rafforzamento anche economico faremo fatica a vederlo. PRESIDENTE . Il relatore, senatore Garruti, e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2604, di conversione del decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, nel testo delle Commissioni riunite, identico a quello approvato dalla Camera dei deputati. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 24, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati. Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nel ringraziare tutti i miei colleghi, sottolineo che non è certamente mia intenzione far perdere tempo all'Assemblea. Avrei dovuto intervenire nella giornata di ieri in sede di discussione generale, ma gli impegni di questi giorni non mi hanno consentito di farlo. Quindi, cerco velocemente di recuperare durante la discussione sulla fiducia. Questo è un decreto che va verso la normalità e che ha come titolo "Superamento delle misure di contrasto alla pandemia a seguito della cessazione dello stato di emergenza": è di per sé una buona notizia e di questo siamo assolutamente contenti, come lo siamo anche di votare un decreto che va in tale direzione. Il senso del mio intervento è che ci auguriamo di non essere accusati di lesa maestà se ci permettiamo di dire che comunque si è persa un'occasione. Questa poteva essere l'occasione giusta, alla luce della cessazione dello stato di emergenza, di fare un quadro di misure chiare e precise, di disposizioni precise da mantenere ancora sul tema della pandemia. Purtroppo constatiamo che in determinati casi si è prodotto un po' di caos. Ad esempio, sulla questione delle mascherine c'è un po' di incertezza - possiamo dirlo - sull'utilizzo: sì alla mascherina se il luogo di lavoro è pubblico, mentre è invece raccomandata se il luogo è privato, come se ci fosse una differenza e come se il virus colpisse da una parte piuttosto che dall'altra; sì alla mascherina nelle mense aziendali e del lavoro pubblico, no alle mascherine nei ristoranti; sì alla mascherina in una struttura sportiva al chiuso come il Palaeur o il Forum di Assago, anche se c'è un distanziamento, no alla mascherina in uno stadio con 70.000 persone tutte schiacciate, assembrate senza alcun distanziamento. Insomma, sono misure che lasciano quantomeno un po' di discussione. Si dice no alla mascherina per i bambini fino a sei anni, ma da sei anni in su sì alla mascherina; sui voli con licenza italiana dovremmo mettere la mascherina, mentre sugli altri voli europei no: anche qui qualche domanda bisognerebbe porsi. In classe - parlo delle scuole - la mascherina si mantiene, ma poi gli stessi bambini escono, vanno al centro sportivo, al bar, giocano insieme, si abbracciano - com'è giusto che sia - fanno tutti i loro giochi e la mascherina non è prevista. Insomma, la logica di tali scelte onestamente è un po' tutta da comprendere. In alcuni casi possiamo dire che ci sono anche situazioni al limite del ridicolo, come - ad esempio - quello che succederà sugli aerei, alla luce anche delle scelte prese dall'Agenzia europea per la sicurezza. Direi che sarà abbastanza particolare. Il ministro Speranza ci ha detto che comunque decide la scienza: non sono scelte politiche, ma decide la scienza. Ma, quando un gruppo di genitori e di associazioni ha mandato una richiesta formale al Ministero per capire se esiste uno studio che metta in evidenza rischi e benefici sulla questione legata alle mascherine imposte dai sei anni in su, è arrivata addirittura una risposta scritta da parte del direttore generale della prevenzione del Ministero della salute, il quale ha detto che il Ministero non è in possesso di alcuno studio. Allora la domanda è la seguente: certe scelte tecniche - come le chiama il Ministro - sono figlie della scienza o della propaganda venduta come scienza? (Applausi) . In questo caos sull'utilizzo della mascherina, nell'incertezza cosa fa una persona? Capita spesso anche a me: quando entro in un posto mi chiedo se devo o meno indossarla, come al supermercato o all'aeroporto. Nell'incertezza metto la mascherina, giustamente anche per evitare di incappare in qualche violazione delle regole o anche semplicemente perché temo che la gente magari mi guardi male. Questo è quello che un po' succede. Quindi la domanda è: questo caos è figlio della negligenza, delle difficoltà operative, della burocrazia del Covid, come qualcuno la chiama, oppure è una strategia precisa per abituarci al bavaglio? Sono queste le risposte che bisogna dare. Noi abbiamo sempre sostenuto le scelte che sono state fatte dal Governo e lo ringraziamo per tutto il lavoro che ha svolto.