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Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. PINOTTI, relatrice . Signor Presidente, l'Assemblea del Senato è chiamata oggi ad esaminare un disegno di legge importante e quindi pregherei i colleghi interessati a prestare attenzione e forse parlare un po' meno. Dico subito che il provvedimento è stato approvato dalla Camera all'unanimità e che anche la Commissione difesa ha concluso il suo esame con una votazione unanime del mandato al relatore. Prima di illustrare brevemente il contenuto del provvedimento, permettetemi di fare una premessa. Quando in Commissione difesa abbiamo iniziato l'esame del provvedimento, ci siamo subito resi conto di avere di fronte due scelte: la prima era quella di intervenire sul testo ampliando la sua portata e migliorando alcuni aspetti; la seconda era quella di non approvare modifiche per evitare che la seconda lettura della Camera, per una questione di tempi, mettesse a rischio l'approvazione in questa legislatura. La Commissione difesa ha deciso di prendere questa seconda strada, devo dire molto a malincuore, perché avremmo voluto intervenire e avevamo visto molti punti sui quali poteva essere necessario farlo. Il motivo per cui lo abbiamo fatto è perché ce lo hanno chiesto in maniera unitaria i vertici delle nostre Forze armate che abbiamo audito in Commissione. Abbiamo, insomma, voluto evitare, come si usa dire, che il meglio fosse nemico del bene. Questa scelta - ci tengo a precisarlo - è stata condivisa da tutti i Gruppi, anche dalle colleghe di Fratelli d'Italia che hanno responsabilmente deciso di ritirare gli emendamenti presentati. Le vicende politiche di queste settimane confortano me e tutti i colleghi di Commissione circa il fatto di aver fatto la scelta giusta: se avessimo introdotto delle modifiche, infatti, oggi non saremmo qui, il provvedimento non starebbe per diventare legge e nella prossima legislatura si sarebbe dovuto ricominciare tutto da capo. Avendo deciso di non intervenire sul disegno di legge, la Commissione ha voluto però lasciare traccia del suo lavoro, affidandolo a un ordine del giorno molto corposo a prima firma del presidente Gasparri, che immagino poi lo illustrerà, ma sottoscritto dai colleghi di tutti i Gruppi, che contiene - per così dire - un promemoria, un'agenda di lavoro sui temi della difesa che a questo punto passiamo al prossimo Parlamento e al Governo. Perché era così urgente approvare questa legge? Intanto perché è una legge importante per le Forze armate e quindi è una legge importante per il Paese, ma c'è una ragione in più, che deriva dal suo specifico contenuto: il fattore temporale è dirimente, perché uno degli aspetti più importanti del provvedimento è quello di allungare l'orizzonte temporale entro cui procedere alla riduzione graduale degli organici delle Forze armate da 190.000 a 150.000 spostandola dal 1° gennaio 2025 al 1° gennaio 2034. Senza una rapida approvazione della legge, quindi, le Forze armate avrebbero dovuto proseguire su un percorso di riduzione dei propri organici secondo quanto previsto dalla normativa vigente, cioè la legge n. 244 del 2012, cosiddetta legge Di Paola. Mi soffermo per un momento su questo punto. La legge Di Paola era stata approvata in una fase di forte sofferenza delle finanze pubbliche, in un contesto di generale riduzione dei costi delle amministrazioni pubbliche, spesso purtroppo con lo strumento dei tagli lineari. A questo proposito, permettetemi di aprire una parentesi: nessuna amministrazione pubblica ha previsto di procedere ad un taglio così forte (da 190.000 a 150.000, 40.000 per quanto riguarda i militari, più 10.000 per quanto riguarda i civili) per venire incontro a queste difficoltà. Vorrei che ce lo ricordassimo, perché a volte sulle spese della difesa poi subentrano una serie di discussioni, ma questo è un sacrificio che questa amministrazione ha fatto. Il problema è che dal 2012 ad oggi il mondo è cambiato e purtroppo non è cambiato in meglio dal punto di vista della sicurezza e non solo. C'è stata l'esigenza di rafforzare la sicurezza delle nostre città, da cui l'operazione "Strade sicure": ricordate gli attentati terroristici in tutte le capitali d'Europa, per cui abbiamo dovuto rafforzare moltissimo quell'operazione. C'è stato il Covid e tutti ricordiamo il contributo delle Forze armate nel contrasto alla pandemia e nella campagna di vaccinazione. E poi ci sono nuovi compiti per le funzioni proprie delle Forze armate. Dalla Siria alla Libia, al Sahel, al cosiddetto Mediterraneo allargato: è tutto un arco di crisi e di instabilità alle porte di casa. Poi ci sono anche le minacce ibride, a cominciare da quella cyber , che richiede professionalità nuove e il disegno di legge in esame si occupa anche di questo. Vi è anche un nuovo comando per lo spazio, che non c'era in passato. Da ultimo, l'aggressione della Russia all'Ucraina, che sta provocando la perdita di vite umane e le distruzioni con cui da troppi mesi siamo tutti abituati a convivere e che ha costretto la NATO che, com'è noto, non dispone di forze armate proprie, ma deve chiederle agli Stati membri, a rafforzare la sua presenza sul fronte orientale e sud orientale. Per inciso, la Commissione difesa, insieme ai colleghi della Camera, a fine giugno ha effettuato una breve missione a Costanza per visitare il contingente italiano, impegnato con gli Eurofighter in una delicatissima operazione di controllo dello spazio aereo. Colgo l'occasione per ricordare anche in Aula, considerato che quest'anno per la crisi di Governo il processo di approvazione si è concluso in Commissione, che non è un caso che le delibere delle missioni internazionali prevedono nuove missioni e un impegno accresciuto di personale militare, che arriva ad una consistenza massima di oltre 12.000 unità. Lo scenario globale sta cambiando in peggio e non si vede neanche il momento in cui riusciremo a invertire la rotta. Il provvedimento in esame non riguarda, però, solo il rinvio della tempistica di riduzione degli organici. Ci sono altri punti di grande rilievo e ne segnalo brevemente solo due. Il primo è la riforma del reclutamento. Non entro nel dettaglio degli aspetti tecnici. Dico solo che il nuovo sistema prevede una ferma iniziale di tre anni e una seconda ferma prefissata di altri tre anni. Ciò significa che, al massimo dopo sei anni ma generalmente già prima, i giovani che scelgono di intraprendere la carriera militare hanno la certezza di continuare questo percorso. Da un lato, quindi, la riforma contrasta quella situazione di prolungato precariato che purtroppo è presente anche nella carriera militare; dall'altro, assicura che l'investimento che lo Stato fa, nella formazione e nell'addestramento del personale, abbia un suo riscontro duraturo. L'ultimo aspetto del disegno di legge che voglio sottolineare è la delega al Governo per la revisione dello strumento militare. Cito solo tre aspetti: la ridefinizione della ripartizione delle dotazioni organiche tra le diverse Forze armate, fermo restando l'obiettivo delle 150.000 unità;