[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 1° giugno 1993, n. 29 (Disciplina dell'aucupio), promosso con ordinanza emessa il 20 novembre 1998 dal Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia sul ricorso proposto dall'Associazione italiana per il World Wildlife Found Italia-Fondo mondiale per la natura contro la Regione Friuli-Venezia Giulia ed altri, iscritta al n. 503 del registro ordinanze 1999 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 40, 1ª serie speciale, dell'anno 1999. Visti gli atti di costituzione dell'Associazione italiana per il Wwf-Fondo mondiale per la natura e dell'Associazione Friulana Migratoristi nonché l'atto di intervento della Regione Friuli-Venezia Giulia; Udito nell'udienza pubblica del 6 marzo 2001 il giudice relatore Piero Alberto Capotosti; Uditi l'avvocato Claudio Chiola per l'Associazione Friulana Migratoristi e l'avvocato Gino Marzi per la Regione Friuli-Venezia Giulia.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia, con ordinanza del 20 novembre 1998, ha sollevato, in riferimento agli artt. 4, numero 3), e 6 (recte: numero 3) dello statuto regionale ed all'art. 4 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 10 giugno 1993, n. 29 (Disciplina dell'aucupio). 2. - Nel giudizio principale l'Associazione italiana per il World Wildlife Found Italia-Fondo mondiale per la natura (di seguito, Wwf) ha chiesto che il Tribunale amministrativo regionale, previa sospensione, annulli i decreti del Presidente della Giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia con i quali, rispettivamente in data 4 agosto 1995 ed 8 ottobre 1998, è stato approvato il regolamento di esecuzione della legge regionale n. 29 del 1993 ed è stato fissato il numero massimo di uccelli catturabili, nonché il decreto dell'assessore regionale all'agricoltura, alla caccia e alla pesca del 7 ottobre 1998, recante il calendario dell'attività di cattura degli uccelli ai sensi dell'art. 5 di quest'ultima legge. Il Tribunale amministrativo regionale deduce che l'attività di cattura degli uccelli da utilizzare come richiami vivi per l'esercizio venatorio da appostamento rientra nella materia della caccia, attribuita alla competenza legislativa di tipo esclusivo della Regione Friuli-Venezia Giulia, consentita in via di deroga dalle norme comunitarie e dalla legislazione statale, ed impugna l'art. 3 della legge regionale n. 29 del 1993 nella parte in cui dispone che le amministrazioni provinciali provvedono alla gestione degli impianti di cattura anziché mediante personale dipendente dalle province, affidandone la gestione in concessione, "con precedenza", "ai soggetti già titolari di autorizzazione all'esercizio della cattura di uccelli", ai sensi delle leggi regionali 24 luglio 1969, n. 17 e 8 maggio 1978, n. 39, ed inoltre a coloro che, "precedentemente all'entrata in vigore" della legge regionale n. 29 del 1993, hanno esercitato l'attività di cattura in base ad autorizzazioni rilasciate ai sensi della legislazione regionale, ovvero che hanno frequentato corsi organizzati dalle amministrazioni provinciali, d'intesa con l'Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS), superando il relativo esame finale, secondo le modalità previste dal regolamento di esecuzione. La norma, ad avviso del giudice a quo, violerebbe l'art. 4, numero 3), dello statuto regionale, ponendosi in contrasto con l'art. 4, comma 3, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, il quale stabilisce che la gestione di detti impianti deve essere effettuata esclusivamente da parte di "personale provinciale" qualificato e giudicato idoneo dall'INFS. Il collegio premette, inoltre, d'avere accolto provvisoriamente la domanda cautelare sino all'esito della decisione da parte della Corte e - in punto di rilevanza - sostiene che, poiché sia il regolamento di esecuzione della legge regionale n. 29 del 1993, sia gli altri due atti impugnati si fondano sulla norma indubbiata, della quale costituiscono attuazione, la questione sarebbe pregiudiziale rispetto all'esame delle censure svolte con il ricorso. 2.1. - Secondo il Tribunale amministrativo regionale, la questione sarebbe altresì "non manifestamente infondata, con riferimento agli artt. 1 e 36" della legge n. 157 del 1992. L'art. 1, ult. cit. , dispone che la fauna selvatica è tutelata "nell'interesse della comunità nazionale", costituendo la sua conservazione un limite all'esercizio della facoltà venatoria ed alla competenza legislativa regionale. Nel caso in esame, puntualizza l'ordinanza, verrebbe in rilievo non tanto l'art. 1, comma 3, della legge n. 157 del 1992, bensì l'art. 36, comma 7, della medesima legge, il quale impone alle regioni a statuto speciale di adeguare entro un determinato termine "la propria legislazione ai principi ed alle norme, stabiliti dalla presente legge, nei limiti della Costituzione e dei rispettivi statuti". La legge n. 157 del 1992, ad avviso del giudice a quo, "si propone come paradigma dell'interesse nazionale della tutela della fauna selvatica che la legislazione regionale, anche esclusiva, in materia di caccia non può compromettere" e la locuzione dell'art. 36, comma 7, cit. , andrebbe interpretata come prescrittiva per la competenza legislativa regionale di un limite "costituito da tutte le norme della legge n. 157 del 1992, in quanto espressione" di detto interesse nazionale, che risulterebbe leso dalla norma impugnata. Secondo il Tribunale amministrativo regionale, l'art. 4 della legge n. 157 del 1992, disponendo che la gestione degli impianti di cattura deve essere riservata a personale dipendente dalle province e che detto personale deve essere giudicato idoneo dall'INFS, sarebbe infatti strumentale rispetto agli scopi di garantire l'imparzialità della relativa attività e l'interesse alla protezione della fauna, realizzando un corretto bilanciamento tra gli interessi in conflitto. Ad avviso del collegio, la tutela di detto interesse nazionale sarebbe garantita esclusivamente dalla gestione degli impianti di cattura con le modalità fissate dall'art. 4 della legge n. 157 del 1992.