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La revisione del sistema sanzionatorio è divenuta altresì ineludibile per la forte refrattarietà degli allevatori di galline ovaiole ad adeguare i propri allevamenti ai requisiti imposti dalla normativa europea, in quanto hanno ritenuto economicamente più vantaggioso non provvedere a tale adeguamento, esponendosi al rischio di pagamento della sanzione amministrativa dall’importo attualmente modesto, peraltro ulteriormente dimezzabile attraverso il pagamento in forma ridotta, che investire nella sostituzione delle gabbie non conformi. In base alla normativa vigente, infatti, l’allevatore che, sanzionato per non aver adeguato il proprio allevamento, rinuncia ad impugnare il verbale di accertamento e paga entro sessanta giorni dalla contestazione, usufruisce della possibilità di pagare la sanzione amministrativa pecuniaria in forma ridotta. A ciò si aggiunge l’ulteriore beneficio che la «reiterazione» della violazione non sia considerata quale «recidiva», punibile con sanzioni amministrative pecuniarie dagli importi maggiorati, evitando, così, anche l’applicazione della «temibile» sanzione accessoria della sospensione dell’attività (articolo 7, comma 3, del decreto legislativo n. 267 del 2003 e articoli 8- bis , quinto comma, e 16 della legge n. 689 del 1981). Le carenze dell’attuale sistema sanzionatorio hanno prodotto quale ulteriore effetto negativo quello della concorrenza sleale a scapito degli allevatori che hanno investito per adeguare i propri impianti. Nel nuovo assetto sanzionatorio si è intervenuti sui limiti edittali delle sanzioni amministrative pecuniarie, raddoppiandoli in coerenza con quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di benessere animale per violazioni omogenee e di pari offensività e tenuto conto del vantaggio patrimoniale che l’infrazione arreca al proprietario/detentore; viene previsto il divieto di esercizio dell’attività negli allevamenti che utilizzano gabbie vietate dal 1º gennaio 2012 e in quelli che operano in assenza della prescritta registrazione; è introdotta la sospensione temporanea da uno a tre mesi in presenza della ripetizione della medesima violazione anche in caso di pagamento in forma ridotta delle sanzioni comminate in precedenza; è prevista la revoca della registrazione in caso di violazione del divieto e della sospensione temporanea di esercizio dell’attività di allevamento. Dal presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri né minori entrate a carico della finanza pubblica dal momento che le Amministrazioni interessate provvedono all’adempimento dei compiti derivanti dalla sua attuazione con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Al contrario, la previsione di un importo maggiore delle sanzioni pecuniarie amministrative comporterà un maggiore gettito di entrata per la finanza pubblica. L’articolo 16 è volto ad attuare le disposizioni del regolamento (UE) n. 528/2012, in materia di biocidi. La norma ha l’obiettivo di garantire la piena applicabilità del regolamento medesimo, considerato che a partire dal 1º settembre 2013 la direttiva 98/8/CE in materia dei biocidi non troverà più applicazione, e con essa la normativa nazionale di recepimento, recata dal decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 174. L’inapplicabilità del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 174, comporterebbe un vuoto normativo in materia di controlli, di autorità competente e di iter autorizzativi. Contestualmente, le tariffe attualmente previste dal decreto ministeriale 16 aprile 2004, concernente «Determinazione delle tariffe relative al programma di revisione ed all’immissione in commercio di biocidi», non saranno più applicabili, con la conseguenza che, in assenza di un nuovo decreto che disciplini le tariffe previste per i servizi contemplati dalla nuova normativa, il Ministero della salute sarebbe costretto ad adottare provvedimenti autorizzativi senza alcuna retribuzione. I primi due commi individuano il Ministero della salute, quale autorità competente, come titolare dell’attuazione degli adempimenti connessi al regolamento; i successivi tre commi, nella stessa ottica, prevedono l’adozione di decreti ministeriali per stabilire le tariffe di cui all’articolo 80 del regolamento e le relative modalità di versamento, in base al principio di copertura del costo effettivo del servizio, da aggiornare ogni tre anni, la disciplina dei controlli sul mercato e la disciplina dell’ iter dei provvedimenti autorizzativi da parte del Ministero della salute. La norma non comporta oneri finanziari aggiuntivi per l’erario. L’articolo 17 è teso a fornire al Ministero della salute gli strumenti necessari al fine di adeguare la normativa nazionale in materia di cosmetici al regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009. La norma si rende necessaria in quanto a decorrere della piena applicabilità del regolamento medesimo la direttiva 76/768/CE, che attualmente disciplina a livello europeo la materia dei cosmetici, non troverà più applicazione, e con essa la normativa di recepimento, di cui alla legge 11 ottobre 1986, n. 713. L’inapplicabilità di tale legge comporterebbe un vuoto normativo in materia di controlli e di autorità competente. I primi due commi dell’articolo 17 del presente disegno di legge individuano dunque il Ministero della salute, quale autorità competente, come titolare dell’attuazione degli adempimenti connessi al regolamento. Il terzo e il quarto comma disciplinano la ripartizione delle competenze tra Ministero della salute ed enti territoriali. Il quinto comma prevede l’adozione di un decreto ministeriale per la regolamentazione dei controlli sul mercato, mentre il sesto comma prevede analogo provvedimento per la disciplina degli adempimenti in materia di vigilanza e sorveglianza. La norma non comporta oneri finanziari aggiuntivi per l’erario. L’inserimento di tale articolo nel presente disegno di legge si giustifica ai sensi dell’articolo 30, comma 3, lettera c) , della legge n. 234 del 2012 (disposizioni necessarie per dare attuazione o per assicurare l’applicazione degli atti dell’Unione europea). L’articolo 18 è una disposizione particolare, che non comporta oneri né finanziari né amministrativi, relativa all’etichettatura dei prodotti alimentari, con cui si intende chiarire che qualora una sostanza allergenica sia già indicata nella denominazione di vendita del prodotto (ad esempio «latte in polvere») non è necessario che essa sia riportata anche nella relativa etichetta. Tale azione di chiarimento normativo, condotta attraverso la modifica del decreto legislativo n. 109 del 1992, di attuazione delle direttive 89/395/CEE e 89/396/CEE concernenti l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari, è conforme a quanto richiesto dalla Commissione europea nell’ambito della procedura di infrazione 2009/4583. L’inserimento di tale articolo nel presente disegno di legge si giustifica ai sensi dell’articolo 30, comma 3, lettera c) , della legge n. 234 del 2012 (disposizioni necessarie per dare attuazione o per assicurare l’applicazione degli atti dell’Unione europea).