[resaula]

Se cancellassimo un'imposta fiscale per tutti o se dessimo un ristoro a tutti andando a cancellare un'imposta a chi non ha perso reddito o magari lo ha guadagnato (ci sono infatti settori che, a seguito della pandemia, hanno evidentemente aumentato la loro capacità produttiva, come, ad esempio, i produttori di mascherine), se andassimo dunque a ristorare settori non colpiti, è come se prendessimo risorse da tutti i cittadini italiani, magari anche da quelli in difficoltà per darle a non ne ha assolutamente bisogno. Questa sarebbe un'ingiustizia drammatica, in un momento di crisi come questo. Allora, andare ad individuare puntualmente, con le dovute misure e con le variazioni legate alla chiusura e all'apertura delle diverse aree, chi ristorare e come è un tema maledettamente complesso. Su questo esercizio si sono sicuramente concentrati i componenti del Governo: è qui presente la sottosegretaria Guerra, che a ciò ha dedicato forse più di qualche giorno e qualche ora, insieme a molti altri colleghi, in particolare quelli della Commissione bilancio, che in tutte queste settimane hanno tentato puntualmente di correggere e di migliorare il provvedimento. È una fatica ed è molto più facile proporre di cancellare le imposte e riconoscere i ristori a tutti, però agendo come stiamo tentando di fare compiremo così un atto di giustizia, tentando di arrivare a chi ha bisogno. Per quello che posso dire e per la mia competenza specifica, in particolare in materia di cultura, devo riconoscere al provvedimento in esame - è questo il senso del mio intervento odierno - il raggiungimento di un risultato veramente importante. Dall'inizio di questa pandemia, infatti, si è messo mano ad un settore difficilissimo, come quello dei lavoratori e delle imprese del settore della cultura. Si tratta di un settore difficilissimo, perché è disordinato, privo di una normativa specifica e di grandi strumenti di welfare , pieno di irregolarità normative, di ingiustizie e di "buchi"; ebbene, per questo settore si è cercato, progressivamente, di trovare il modo di coprire tutte queste persone, tutti questi lavoratori. Non dobbiamo pensare tanto e solo agli artisti e men che meno agli artisti famosi, che certamente non sono il problema; il problema sono quelle migliaia di tecnici e di operatori che lavorano, ad esempio, nel campo della grafica o della promozione. Mi riferisco cioè all'ecosistema dei lavori della cultura, che è un ecosistema complesso, articolato, variegato e che contiene in sé un elemento di disordine non riordinabile. E tuttavia a tutte queste persone, a tutte queste donne e a tutti questi uomini per la prima volta è stato riconosciuto appieno il loro essere lavoratori e non persone che si divertono a fare qualche cosa nella vita. Si è cercato e si è riuscito non solo di far avere loro delle risorse a copertura dei periodi non lavorati, perché ovviamente sono tra i più colpiti, ma anche - e con questo intervento sono stati fatti passi in avanti veramente molto importanti - di recuperare progressivamente tutti coloro che erano stati esclusi dai provvedimenti dei mesi precedenti. C'erano infatti dei contrasti normativi evidenti: se ad esempio risultava che un lavoratore del settore aveva lavorato per qualche giornata (perché appunto si possono incrociare lavori diversi) costui rischiava di perdere tutta la copertura del provvedimento per mesi. Su tutto ciò si è intervenuto e noi oggi lo dobbiamo riconoscere, così come sono stati potenziati dei fondi che sono nella disposizione del Ministero e che stanno andando puntualmente a coprire questo e quel settore che veniva escluso. Siamo soddisfatti? Ho sentito esattamente questa parola nei discorsi precedenti. È chiaro che non siamo soddisfatti. Anzitutto la soddisfazione è un sentimento che non ha niente a che vedere con la situazione in cui siamo, perché questa non è una situazione in cui si può essere soddisfatti. Ma soprattutto gli obiettivi che dobbiamo raggiungere sono ancora tanti e c'è tanta fatica. In questo settore noi pensiamo che riusciremo a raggiungere l'obiettivo completo solo quando avremo approvato le norme che abbiamo provato a chiamare statuto degli artisti, cioè lo statuto dei lavoratori del settore. Però non possiamo non riconoscere che, rispetto al punto in cui eravamo, alle normative vigenti e alla fatica anche economica, ma non solo economica, c'è una sensibilità e un'attenzione da parte di questo Governo e c'è una fatica da parte del Parlamento nel cercare di trovare tutte le modalità per intervenire e per arrivare a tutti e a ciascuno. Signor Presidente, io credo che in questa discussione generale sia importante dare questo tipo di messaggio. Tutti noi parlamentari riceviamo messaggi, email , messaggi su WhatsApp, telefonate e incontriamo persone per la strada; alcuni di loro ci spiegano la loro situazione, il loro dramma, le loro preoccupazioni; ci raccontano cosa è accaduto in questi mesi e ci chiedono di capire cosa succederà in quelli a venire. Penso agli amici che lavorano nel campo dello spettacolo viaggiante, che sono tra le categorie più in difficoltà e per i quali abbiamo previsto degli interventi economici, ma che hanno bisogno di molto altro, perché sono in una situazione particolarissima; si tratta infatti di persone che vivono lungo le strade del loro mestiere e che hanno i bambini e le bambine che vanno a scuola in posti diversi. Penso inoltre agli ambulanti e a chi lavora nelle fiere. Insomma, ci sono tante persone preoccupate e in difficoltà; a tutte queste persone noi dobbiamo scegliere che messaggio dare e lo dobbiamo scegliere in maniera corale. Dobbiamo dire loro che il Parlamento italiano sta lavorando insieme; infatti molte delle misure che avevo proposto sono state approvate attraverso emendamenti a prima firma di colleghi dell'opposizione. Io questa la considero una cosa positiva; avevamo posto entrambi alcuni problemi e giustamente si è scelto di accogliere le istanze che vengono dalle opposizioni. Allora quale messaggio vogliamo mandare? Vogliamo dire loro che stiamo cercando di risolvere i problemi tutti insieme o vogliamo ogni volta spaventarli, allarmarli e dire che qui nessuno si sta occupando di loro? Io credo che questa seconda scelta non faccia il bene né della maggioranza, né dell'opposizione, ma faccia danno alla politica e faccia danno anche a un'oggettiva constatazione di realtà: tutti noi qui stiamo compiendo uno sforzo enorme, dallo scorso mese di febbraio, per cercare di occuparci faticosamente di tutto e di tutti. E così proseguiremo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, dico la verità, sono entrato in quest'Aula due anni e mezzo fa, dopo l'esperienza di amministratore locale ed ho sempre guardato con grande ammirazione il ruolo del Parlamento. Dopo due anni e mezzo, mi chiedo spesso dove siamo. Me lo chiedo per la dignità del ruolo del parlamentare e del Parlamento: quale ruolo hanno queste Assemblee, la Camera e il Senato. Abbiamo approvato la riduzione del numero dei parlamentari, ma se le cose dovessero continuare così, probabilmente avremmo potuto anche esagerare: a questo punto, avrei fatto la proposta di chiudere tutto, che poi era quello che aveva in testa una parte di questa maggioranza: un voto, una persona; tutti a casa, ma chi se ne frega.