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Si tratta, quindi, di un decreto-legge fatto di restrizioni, lacci, vincoli, lacciuoli e restrizioni su ricerca e sviluppo. Non credo serva spendere parole e tempo per dire quanto fosse inopportuno restringere il credito d'imposta su ricerca e sviluppo. Do invece una nota di merito e di fiducia a questo Governo (perché, come ho detto, la nostra opposizione vuole essere costruttiva) per quanto riguarda l'articolo 9: in materia di giochi e di ludopatia siete stati bravi, avete rotto un muro di omertà, ve ne do atto. Mi auguro però che siate coerenti con quello che avete detto e scritto e che sappiate da oggi in poi, da qui all'autunno, dare veramente il la ad una stagione di chiarimento su questo tema, su questi interessi spesso occulti che si annidano verso chiunque cerchi di scoperchiare il sistema della ludopatia e dei giochi. Noi abbiamo nel nostro Gruppo il senatore Zaffini che in Umbria è stato abile estensore della legge contro la ludopatia, quindi siamo a disposizione. Abbiamo presentato in Senato un disegno di legge che vi invitiamo a calendarizzare e a discutere insieme a noi. Passando poi alla parte finale sul piano fiscale, anche in questo caso da dottore commercialista appena è stato emanato il decreto-legge avevo avuto un po' di soddisfazione, perché finalmente si affrontavano i temi dello split payment, del redditometro e dello spesometro; poi però leggendo i contenuti mi sono accorto che sul redditometro non è stato fatto altro che un richiamo all'Istat, senza peraltro modificare nulla e che per quanto riguarda lo spesometro si è solamente trattato di un cambio di scadenze. Per quanto riguarda soprattutto lo split payment, avviandomi alla conclusione, lo avete concesso a noi professionisti e non a quell'impresa che invece, in crisi di liquidità, aveva davvero bisogno della sua abolizione. Mi riferisco soprattutto a quelle piccole imprese in cronica crisi di liquidità, proprio per il credito IVA che hanno a causa dello split payment. In conclusione, diciamo no a un decreto-legge che per noi favorirà il lavoro nero, farà forse piacere a qualche sindacalista e a qualcuno che ancora ragiona nell'ottica veterocomunista degli anni Settanta; diciamo no ad un decreto-legge che, annullando il lavoro, sarà sicuramente propedeutico al reddito di cittadinanza; ad un decreto-legge che in sostanza si ispira al motto: meno impresa e più assistenzialismo. Tuttavia, poiché noi crediamo sempre nella buona fede di tutti, auspichiamo di vedervi nei prossimi mesi con delle variazioni al testo in discussione e con delle proposte che siano più vicine all'impresa, al lavoro e a tutti i cittadini. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, autorevoli colleghi, innanzitutto permettetemi di fare una segnalazione importante anche alla Presidenza, oltre che al Governo, sulla umiliazione che ha subito il Senato in queste ore. Il Senato ha un nuovo Regolamento che permette di far procedere velocemente l' iter dei provvedimenti in Assemblea, ma con il presupposto che tali provvedimenti possano essere discussi, analizzati e che vi possa essere un confronto serio e produttivo all'interno della Commissione. (Applausi dal Gruppo PD) . Voi lo avete impedito, avete impedito la discussione! Per quale motivo, signor Ministro (perché l'ordine sarà arrivato sicuramente da lei)? Per non fare tardi stasera? Per anticipare di qualche ora le vacanze dei colleghi o per quale motivo? Probabilmente per non voler ascoltare le proposte di tutte le opposizioni. Questo è stato - mi permetta, signor Ministro - un grave errore da parte vostra e da parte di tutta la maggioranza. Io credo che l'atteggiamento che abbiamo dimostrato in Aula meritasse ben altro. Voi avete fatto peggio che mettere la fiducia, perché voi sì che avete messo il bavaglio alle opposizioni. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi permetta, signor Vice Presidente del Consiglio, mi deve togliere una curiosità: vorrei sapere qual è il nesso logico che accomuna un testo pasticciato, pieno di norme incongrue come il decreto-legge che stiamo votando, con il termine «dignità». Sfido chiunque a trovare, all'interno di questo testo complicato e farraginoso, qualcosa di degno: non c'è niente di degno. Siete stati ottimisti, ad esempio, nelle tabelle che voi stessi avete prospettato quando avete parlato di 80.000 posti di lavoro per difetto che il Paese avrebbe perso. (Applausi dal Gruppo PD) . Forse sono 100.000, alcuni colleghi delle altre forze di opposizione sostengono che saranno 130.000. È una cosa mai vista nella storia della Repubblica: si fa addirittura un decreto-legge, si chiede l'urgenza per far perdere posti di lavoro al nostro Paese e voi parlate di dignità? (Applausi dal Gruppo PD) . Ci siamo chiesti come sia possibile. Tra l'altro lo hanno spiegato molto bene - credo - le associazioni imprenditoriali di tutto il Nord produttivo, una terra che dovrebbe interessare particolarmente a una forza importante della maggioranza, la Lega. Imbastiamo anche contro di loro, contro i rappresentanti di questa associazione delle imprese e degli imprenditori una bella macchina del fango social come quella che avete organizzato contro il professor Burioni sui vaccini? (Applausi dal Gruppo PD) . È questo il modo in cui si fa politica? Io credo che gli imprenditori meritino di essere ascoltati. Dopo l'approvazione di questo provvedimento, succederanno due cose: la prima è che aumenterà il turnover , per non rischiare il contenzioso con il ripristino che voi avete voluto delle causali; la seconda è che, come abbiamo detto, aumenterà la disoccupazione. Le parole sono molto importanti, signor Ministro, e quindi bisogna averne rispetto. Voi non lo potete chiamare decreto dignità, perché questo è proprio il decreto della disoccupazione, così andrebbe chiamato. (Applausi dal Gruppo PD) . La nostra visione, signor Ministro, era diversa, magari più complessa e anche più difficile da comprendere, da trasmettere e da comunicare ai nostri concittadini. Parlava di scuola-lavoro, di un percorso formativo che preparasse in maniera adeguata anche all'ingresso nel mondo del lavoro; parlava di incentivi all'investimento per le imprese, in particolare agli investimenti tecnologici e basati sull'innovazione, parlava di agevolazioni per il lavoro a tempo indeterminato; parlava di garanzie crescenti per il lavoro e per i lavoratori. Avete messo in piedi, invece, un meccanismo infernale che rischia di legare le mani alle imprese, con la conseguenza ovvia di aumentare la disoccupazione e il ricorso al lavoro nero: questo avete fatto. (Applausi dal Gruppo PD) . Dovevate concentrarvi sulla questione centrale della competitività del Paese, con politiche industriali serie e condivise.