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Per avere la democrazia diretta, la Svizzera su 8 milioni di abitanti ha niente meno che 200 deputati, gli stessi cui vogliamo portare l'Italia, che ha però una popolazione di 60 milioni di persone. Ripeto, la Svizzera con poco più di 8 milioni di abitanti ha 200 deputati; noi proponiamo per l'Italia, con 60 milioni di abitanti, solo 200 deputati. È evidente che non stiamo andando dunque verso la democrazia partecipata; stiamo andando controcorrente, verso la verticalizzazione in atto dagli anni '70, senza quindi alcun cambiamento. Si dice che questa riforma porterà un risparmio, ma, come è stato detto, sarà un risparmio dello 0,01 per cento della spesa dello Stato e, mi dispiace dirlo, 500 milioni di euro sulla spesa totale non sono molti. In ogni caso, poiché il dimezzamento e il contenimento della spesa sono doverosi, senza andare a toccare la Costituzione, sarebbe bastato tagliare gli stipendi dei parlamentari e anche i rimborsi spesa, cosa che avremmo potuto fare con una legge ordinaria e avremmo avuto lo stesso risparmio. Si parla di efficienza, anche se io non credo che sia data da un minor numero di parlamentari. Noi tutti lavoriamo nelle Commissioni: ci sono 14 Commissioni permanenti, alle quali si aggiungono le Commissioni monocamerali e bicamerali d'inchiesta, le Commissioni speciali. Ciò comporta per tutti noi un lavoro immane e seguire tutte le questioni e, quindi, non solo i provvedimenti legislativi - perché non si tratta solo di questi - è gravoso. Ridurre il numero e distribuirlo per le 14 Commissioni permanenti più quelle bicamerali sarà un'impresa, se non vogliamo cambiare la nostra forma di Stato. Poi c'è il problema dei senatori a vita, che sono stati portati da otto a cinque, ma la percentuale si alza da 1,6 a 2,4 per cento, quando il 3 per cento è la soglia per entrare in Parlamento. Potremmo, quindi, dire che saremmo in presenza di un piccolo partito del Presidente. Ciò che vedo contrapporsi è il rafforzamento dell'Esecutivo con la democrazia diretta, il confronto tra la rappresentanza democratica diretta e il verticismo, che già verifichiamo tutti i giorni con i decreti-legge in sovrabbondanza, le richieste di fiducia e con il bicameralismo negato. Ci dobbiamo chiedere prima di tutto che tipo di Paese vogliamo essere prima di prendere decisioni anche tecniche perché, dietro ogni decisioni tecnica, c'è una visione politica e del Parlamento che vogliamo. Vogliamo andare verso una maggiore rappresentanza e, quindi, una democrazia diretta o un sistema verticistico di gestione del potere? PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lonardo. Ne ha facoltà. LONARDO (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, non credo proprio - lo dirò senza reticenze, né alcuna ipocrisia - che la riduzione del numero dei parlamentari rappresenti la risposta alla crisi del Parlamento e risolva i problemi del suo precario rapporto con l'opinione pubblica. Si ritiene davvero che il taglio sarà in grado di migliorare la qualità e l'efficienza del dibattito parlamentare e dell' iter di approvazione delle leggi? Se volevate dare l'idea di un risparmio, bastava trovare misure alternative di risparmio. Se è la somma che fa il totale, così come ci ricorda il grande Totò, questa era la strada più semplice e lineare da seguire. Il numero dei nostri eletti è pari a quello delle altre democrazie europee e, invece, avremo collegi enormi che aumenteranno le spese elettorali dei candidati e allargheranno la distanza fisica tra eletto ed elettori. Voi, con questa legge, non andrete a ridurre solo il numero dei parlamentari, ma anche a ridurre ruoli e funzioni del Parlamento, che man mano sta diventando l'eco dell'autoritarismo del Governo. Non è solo questo che lascia perplessi; è soprattutto il principio di proporzionalità tra le Regioni grandi e le piccole e nessuno mi convincerà del contrario, anche se qualcuno vuole farlo. La vostra ghigliottina porterà le Regioni con il minor numero di abitanti a vedere calare la loro già ridotta rappresentanza parlamentare, portando contrasti all'interno del territorio. Questa riforma indebolisce, dunque, la rappresentanza politica territoriale aumentando il distacco dai cittadini, ma soprattutto andrà a rafforzare la rappresentanza partitica e poi penalizzerà le forze politiche di minoranza, con grave alterazione dei principi democratici. Viene alterata altresì - qualcuno lo ha già accennato e io lo voglio rimarcare - l'elezione del Capo dello Stato perché alla riduzione dei parlamentari corrisponde un diverso peso dei delegati regionali. Insomma, siamo in presenza di una forzatura democratica inaccettabile e lesiva di una serie di prerogative costituzionali. Dico no, quindi, difendendo le prerogative di realtà piccole come la mia, che saranno rese periferiche e marginali. Questa che conclamate non è efficienza ma deficienza democratica e costituzionale. L'ipocrisia poteva portarmi a far finta di nulla, ma a furia di non vedere non ci stiamo rendendo conto che ogni giorno assistiamo alla perdita di dignità di questo Parlamento. Il Parlamento sta morendo e non è questo il modo di farlo ritornare in vita. Se i Padri costituenti, cui è stato fatto riferimento in quest'Aula da parte di più colleghi, fecero questa scelta, voleva significare che avevano in testa un'idea di democrazia dove ci fosse affetto e riconoscibilità nel territorio con i propri rappresentanti, quasi un contatto fisico, un'idea democratica di ascolto dei bisogni. Con l'approvazione della riforma all'ordine del giorno ci sarà un parlamentare ogni 150.000 abitanti: da gambe all'aria questo contagio democratico. A voi però non interessa, tanto per una buona parte di voi c'è la piattaforma Rousseau che sostituisce la democrazia. Voi rappresentate il populismo che distilla dosi di finto cambiamento. Io per la mia storia sono, come diceva il grande Aldo Moro, conservatrice, voglio cioè conservare intatte le ragioni della democrazia e della libertà e se siamo di più a farlo quelle ragioni avranno la possibilità di resistere alle intemperie che di tanto in tanto calano sulle democrazie. Pertanto sono qui a dire no, anche perché era stata chiesta da parte di Forza Italia un'apertura di credito che per la vostra assurdità non c'è stata; il confronto manca e questa non è democrazia. Io, invece, difendo la democrazia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, oggi quest'Assemblea discute una riforma epocale, evidentemente nell'interesse del MoVimento 5 Stelle e a quanto pare anche del partito della Lega (un tempo Lega Nord), che in passato predicava ben altre riforme: è nata con lo scopo del cosiddetto federalismo, ha abbandonato queste idee e oggi insegue il MoVimento 5 Stelle, il suo partner di Governo, in una lotta verso chi la dice più grossa sulla vicinanza - lo dico in modo molto sintetico - alla pancia della gente, agli istinti più immediati, qualcuno direbbe più belluini cioè più ferali, ma non è così. Vi è infatti una convinzione: