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Invece devono ritornare ad essere pronunciate insieme all'interno dell'organizzazione aziendale e all'interno della piccola e media impresa, quella che ha fatto grande il nostro Paese. Questa impresa, è vero, ha anche qualche limite; questo va detto e lo dico da imprenditore. Noi spesso non pensiamo al ricambio generazionale e non abbiamo neanche una particolare cultura per gli strumenti finanziari. Invece questa cultura dovrebbe maturare, proprio perché non dobbiamo essere totalmente dipendenti dal credito, ma dobbiamo iniziare a pensare che la finanza può sostenere la produzione di ricchezza che noi generiamo all'interno delle nostre imprese. Cosa dovrebbe fare secondo me il Governo, insieme all'opposizione? Pensiamo a quello che è stato il successo delle olimpiadi: quando lavoriamo insieme sui grandi progetti siamo vincenti e dimostriamo che il nostro Paese è ambizioso, è grande e ce la può fare. Noi dobbiamo convintamente sostenere il made in Italy e le piccole e medie imprese; quelle che ho definito un anno fa, in un intervento che avevo fatto proprio sul turismo e il made in Italy , l'industria creativa italiana. Come le sosteniamo queste imprese? Le sosteniamo con le tecnologie, che dobbiamo sviluppare con un progetto Paese, perché la singola impresa non ce la fa. Vorrei dire a coloro che hanno sostenuto tantissimo il 4.0 che esso è superato: siamo già al 5.0. Va bene, abbiamo inserito di nuovo queste misure; però guardate che quelle misure andavano bene per le grandi imprese, non per le piccole e medie imprese. PRESIDENTE.Concluda, senatrice Tiraboschi. TIRABOSCHI (FI-BP) . Concludo con un'ultimissima riflessione: guardiamo all'Oriente, perché gli asiatici sono 4,5 miliardi, mentre gli americani sono solo 350 milioni. Il mercato al quale sta guardando la classe imprenditoriale è quindi quello là. È un mercato difficile da penetrare, ma è un mercato che possiamo penetrare se sosteniamo veramente e in maniera convinta ciò di cui si sta parlando da tanto tempo e su cui adesso si sta polemizzando: mi riferisco alla Belt and road initiative , dove altri Paesi (la Francia e la Germania) si sono insinuati e hanno cavalcato in silenzio (facendo i cavoli loro, per essere molto chiari). Adesso è il momento, visto questo rapporto privilegiato che abbiamo con la Cina (il fatto che il Premier cinese sia venuto qua ce lo dimostra)... PRESIDENTE. Concluda. TIRABOSCHI (FI-BP) . Concludo, Presidente. In una visione strategica, valutiamo questo mercato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, prima di passare al tema del mio intervento, che sarà l'articolo 24 sull'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia, vorrei solo far notare, proprio al livello matematico-statistico, che un decreto che parla di crescita e che, abbinato a un altro, promette una crescita dichiarata dello 0,1 per cento si chiama errore statistico, cioè è irrilevante: scrivere +0,1 o -0,1 per cento avrebbe avuto precisamente lo stesso significato. (Commenti della senatrice Matrisciano) . Ciò detto, la seconda osservazione riguarda la vicenda della privatizzazione o non privatizzazione dell'ente di irrigazione. La prima considerazione che va fatta per correggere alcune delle affermazioni fatte è che non è vero che non si possa fare concorrenza relativamente alla distribuzione dell'acqua perché il tubo è unico: gli stessi consorzi di irrigazione e bonifica lo fanno costantemente sulle opere di derivazione, di captazione e di adduzione stipulando quelle che si chiamano convenzioni di couso del manufatto: couso della traversa, couso delle paratoie, couso del canale stesso, couso della condotta chiusa, atteso che poi, ai fini idraulici, che sia un canale a pelo libero o che sia una condotta chiusa è del tutto irrilevante. L'altro esempio è relativo al flusso ordinato di elettroni nella condotta elettrica: nessun elettrone ha l'etichetta, eppure esiste una perfetta concorrenza per cui tanti gestori possono utilizzare la stessa infrastruttura, lo stesso condotto elettrico o elettrodotto. Pertanto, purtroppo neppure questo è vero, però io non voglio fare il professorino da quattro soldi che va a correggere quello che ha detto qualcun altro e poi quell'altro andrà correggere ciò che ho detto io. Vorrei far notare che tra tutto ciò che si poteva fare in sede di revisione della situazione dell'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia (EIPLI), si poteva per esempio prevedere una società totalmente in house, senza lo spezzatino che era stato fatto ai tempi, perché l'ente per i servizi che eroga doveva rimanere un ente unico, sottratto al singolo controllo delle Regioni. In secondo luogo doveva rimanere un ente di diritto pubblico, invece diventa una SpA, ricadente proprio nel libro V, titolo V, del codice civile, per il quale l'emendamento Daga prevedrebbe l'impossibilità da parte di soci privati di rilevare azioni del capitale di questa SpA; parlo di azioni e non di quote perché nel caso di una SpA si parla di azioni e non di quote. A tal proposito vorrei far notare che questo emendamento non esclude la possibilità di nuove emissioni azionarie, quindi che un altro soggetto possa entrare a far parte del capitale senza rilevare neanche un'azione in possesso degli azionisti previsti, che saranno le Regioni ( lo dico giusto per chiarire questo punto). Inoltre, se è pur vero che una SpA pubblica può non avere come unico scopo la remunerazione del capitale, faccio osservare che, come insegnano i professori di matematica, qualunque affermazione che chiamiamo proposizione o teorema per la quale si trova almeno un controesempio è destituita di fondamento, non vale niente, è fuffa. Di conseguenza, nel momento in cui trovo un controesempio che smonta l'affermazione precedente ho stabilito matematicamente che quell'affermazione diventa falsa: a Cassa depositi e prestiti, che ricade nella fattispecie considerata, è stata chiesta un'erogazione straordinaria di 959 milioni di euro a far valere dalle riserve, quindi in qualunque momento i partecipatori possono chiedere un dividendo straordinario, che posso chiamare come vogliono, e il principio per cui non si distribuisce utile viene a cadere. Ricordo che Banca d'Italia, che è un ente di diritto pubblico, ha utilizzato su mandato legislativo le sue riserve per rivalutare le quote, quindi in qualunque momento è possibile scavalcare questa norma. Per concludere, lo spirito dei quesiti referendari che parlavano di acqua pubblica faceva riferimento a due punti: il primo era abrogare la norma che consentiva di far entrare il privato nella gestione, il secondo era abolire la remunerazione del capitale. Nel momento in cui si crea la possibilità di remunerare il capitale perché si è costituita una SpA, si è violato materialmente uno dei due quesiti referendari che sono stati votati solo da 25 milioni di persone. Pertanto questa non è una privatizzazione, ma rappresenta una serie di portoni aperti all'ingresso del privato nella gestione.