[ddlpres]

Il progetto di revisione della parte seconda della Costituzione elaborato in quell'occasione, all'articolo 125, ultimo comma, stabiliva, infatti, che i magistrati ordinari e amministrativi non potessero partecipare alle competizioni elettorali nella regione in cui avessero esercitato le loro funzioni negli ultimi cinque anni, né essere assegnati per i successivi cinque anni a sedi comprese nelle regioni nel cui territorio fossero stati candidati o eletti. Il contenuto della disposizione, soprattutto nella parte riguardante il regime delle incompatibilità, era stato esaminato nel suo complesso e nelle sue correlazioni sistematiche e istituzionali in modo molto approfondito, sia dal Comitato sul sistema delle garanzie sia dalla citata Commissione parlamentare, ottenendo un ampio consenso in quanto la tematica era strettamente connessa ad altre importanti disposizioni del testo costituzionale, in particolare a quelle relative all'autonomia e all'indipendenza della magistratura e all'unità funzionale della giurisdizione, e, più in generale, a quella della divisione dei poteri. La disciplina attuale, invece, non risolve il vero problema della presenza in Parlamento di soggetti che dopo l'elezione continuano a fare parte dell'ordine giudiziario e non elimina la possibilità che soggetti appartenenti al potere giudiziario operino nell'ambito del potere legislativo. Il contatto dei magistrati con la politica ne compromette irrimediabilmente quella posizione di imparzialità che costituisce la principale garanzia dei diritti dei cittadini. E la ragionevole aspettativa dei cittadini di un'integrale separazione di responsabilità tra i diversi centri del pluralismo istituzionale e politico, condizione indispensabile per il corretto funzionamento di un ordinamento democratico, è indiscutibilmente compromessa dalla presenza di magistrati in Parlamento. L'unico rimedio per evitare gli inconvenienti evidenziati non può allora che essere quello di esigere l'abbandono dell'ordine giudiziario da parte del magistrato che intenda partecipare alla competizione elettorale. Ed è proprio ciò che il presente disegno di legge intende stabilire apportando le necessarie modificazioni al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957. Da un lato, quindi, si introduce l'ineleggibilità assoluta dei magistrati alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, anche di quelli assegnati alle magistrature superiori, con obbligo di dimissioni non meno di due anni prima della candidatura alle elezioni politiche e decadenza dalla carica; dall'altro lato, si dispone l'espressa abrogazione dell'articolo 8 del citato testo unico recante disposizioni sull'incompatibilità tra la funzione di magistrato e la posizione di candidato. Si prevede inoltre, per ovvie ragioni di opportunità e al fine di impedire effetti di condizionamento sull'elettorato, che il magistrato che chiede il collocamento a riposo per raggiunti limiti di età non possa comunque candidarsi alle cariche elettive per un periodo di tre anni. Se approvata, la nuova disciplina recata dal presente disegno di legge potrebbe essere idonea a ripristinare i confini tra il potere giudiziario e il potere politico e legislativo.. Art. 1. 1. All'articolo 7, primo comma, del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, è aggiunta, in fine, la seguente lettera: « h- bis) i magistrati, compresi quelli in servizio presso le giurisdizioni superiori, nonché, per un periodo di tre anni, quelli che hanno chiesto il collocamento a riposo per raggiunti limiti di età». Art. 2. 1. All'articolo 7, terzo comma, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, dopo le parole: «di cui al primo» sono inserite le seguenti: «comma, salvo quella di cui alla lettera h- bis),». Art. 3. 1. Dopo il terzo comma dell'articolo 7 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, è inserito il seguente: «La causa di ineleggibilità di cui al primo comma, lettera h- bis), non ha effetto se le funzioni esercitate sono cessate almeno due anni prima della data di accettazione della candidatura». Art. 4. 1. All'articolo 7, quarto comma, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, dopo le parole: «nei casi previsti alle lettere a) , b) e c) del primo comma» sono inserite le seguenti: «, nonché alla lettera h- bis) del medesimo comma, per i magistrati in servizio attivo,». Art. 5. 1. All'articolo 7, quinto comma, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «del primo comma, nonché alla lettera h- bis) del medesimo comma, per i magistrati in servizio attivo». Art. 6. 1. L'articolo 8 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, è abrogato.