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il miele è il terzo prodotto più adulterato al mondo e che tale adulterazione causa notevoli danni agli apicoltori italiani ed europei, ed espone i consumatori anche a rischi per la salute; l'articolo 2, paragrafo 4, lettera a), secondo comma, della direttiva sul miele, modificata dalla direttiva 2014/63/UE, stabilisce che, qualora il miele sia originario di più Stati membri o paesi terzi, l'indicazione obbligatoria dei paesi di origine può essere sostituita da una delle seguenti indicazioni, a seconda del caso: "miscela di mieli originari dell'UE", "miscela di mieli non originari dell'UE" o "miscela di mieli originari e non originari dell'UE", e che l'indicazione "miscela di mieli originari e non originari dell'UE" non fornisce informazioni sufficienti ai consumatori, e considerando inoltre che numerose imprese di confezionamento e di distribuzione di miele utilizzano questo tipo di indicazione allo scopo di omettere i reali paesi d'origine e la quantità di miele proveniente da diversi paesi, dal momento che gli acquirenti, sempre più consapevoli, sono diffidenti riguardo ai prodotti alimentari provenienti da alcuni paesi; molti grandi produttori di miele come gli Stati Uniti, il Canada, l'Argentina o il Messico hanno introdotto obblighi di etichettatura del miele molto più rigorosi rispetto alle norme semplificate dell'UE, e che pertanto offrono garanzie molto migliori di quelle dell'Unione per quanto riguarda le informazioni necessarie da fornire ai consumatori; sulla base delle normative vigenti l'Unione Europea, gli Stati membri e l'Italia dovrebbero garantire che tutti i mieli importati anche provenienti da Paesi terzi siano conformi alla definizione di miele nell'UE, e quindi sicuramente incrementare e meglio finalizzare i controlli su prodotto importato. Valutato che: un ruolo importante nell'alterazione delle regole del mercato mondiale del miele, con nefasti effetti su quello nazionale, sarebbe connesso alla disponibilità di ingenti quantità di prodotto proveniente da Paesi extra UE, spesso adulterato con sistemi sofisticati (sciroppi di riso) e difficilmente identificabile come tale ai controlli attualmente in vigore o realizzato con procedimenti industriali di disidratazione, in totale contrasto con la direttiva comunitaria sul miele e con il Codex Alimentarius ; in un contesto generale di grande fluttuazione unitaria e generale delle rese, l'unico paese che non ha manifestato flessioni nella produzione risulterebbe la Cina, con inspiegabili incrementi produttivi non giustificati da analoga crescita del numero di alveari allevati. Questo Paese, principale esportatore mondiale di miele, registra un costante incremento delle capacità produttive accompagnato da una costante stabilità del potenziale teorico. Dal 2013, le importazioni in Unione europea provenienti dalla Cina ammontano mediamente a 80.000 tonnellate l'anno e sono state in costante crescita negli ultimi anni; nel 2019 risulterebbe che il prezzo del miele cinese sia sceso ulteriormente a 1,24 /kg. La sola analisi del prezzo all'importazione può fornire una prima indicazione relativa alla qualità, e motiva più che fondati sospetti. A titolo di esempio, sul mercato interno cinese il miele risulterebbe venduto a un prezzo compreso tra 9,02 e 36,09 /kg mentre il prezzo d'esportazione del miele destinato all'Ue risulta appunto compreso tra 0,90 e 2,71 /kg. Una tale differenza di prezzo autorizza a supporre anche a possibili procedure quanto meno non trasparenti; in Cina, risulterebbe diffusa la prassi di raccogliere miele immaturo, con alto contenuto di acqua, che sarebbe poi conferito a "fabbriche del miele" che provvederebbero a lavorarlo, filtrarlo e deumidificarlo. Tale processo industriale sostituirebbe, di fatto, il processo di maturazione delle api, e priverebbe il prodotto ottenuto di componenti caratteristiche del miele. La modalità cinese di produzione di miele definita dagli standard della Repubblica Popolare della Cina (GB 16740-2014, 2015), che nulla dicono sull'impossibilità di aggiungere o estrarre sostanze dal miele da destinare al mercato o sulla maturazione nei favi dell'alveare, prefigurerebbe produzioni non sempre conformi né al Codex Alimentarius (1981), né alla direttiva 2001/110/CE che individua il miele come sostanza dolce naturale prodotta dalle Apis mellifera, e proibisce l'aggiunta di qualsivoglia ingrediente, congiuntamente alla eliminazione di qualunque componente specifica del miele, conformemente appunto alla norma Codex Alimentarus per il miele (Codex Stan 12-1981); saremmo quindi in presenza di importazioni di prodotto che potrebbe essere definito "miele" secondo la normativa cinese, ma non secondo quella europea e secondo la definizione del Codex Alimentarius . Tutto ciò premesso, considerato e valutato, impegna il Governo: in sede di definizione e di attuazione della PAC: - a promuove una visione rispettosa ed orientata alla salvaguardia e protezione degli impollinatori e alla promozione del loro ruolo vitale per l'agricoltura e l'ambiente; - in particolare nel I pilastro, dare risalto alle misure favorevoli alle api e agli impollinatori previste dalla condizionalità: "Buone condizioni agricole e ambientali" (GAEC) e i "Requisiti di gestione obbligatori" (SMR), assicurando la loro corretta applicazione ; - prevedendo "pacchetti" di misure di sostegno agli impollinatori e alle buone pratiche, per gli agricoltori che attivano innovativi e specifici interventi e colture di interesse per gli impollinatori. Le misure dovrebbero includere anche la diversificazione delle colture, l'impegno reciproco tra apicoltori e agricoltori, anche prevedendo misure più attente e rispettose verso le api e i pronubi, e incentivi alla coltivazione di piante di interesse nettarifero e/o pollinifero e l'inserimento di infrastrutture ecologiche (siepi, stagni, aiuole, strisce di fiori, colture e/o prati permanenti ad alto valore ecologico, bosco); - in merito al II pilastro prevedere: - misure agroambientali e climatiche (AECM) incentrate sui sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente, tecnologie di precisione, agricoltura biologica e lotta integrata, energie rinnovabili; - azioni di informazione e formazione degli esperti dei Servizi di consulenza agricola (FAS), sulle esigenze e sui pericoli in cui incorrono gli impollinatori, al fine di poter fornire la migliore consulenza possibile agli agricoltori per la tutela degli impollinatori e per la salvaguardia della biodiversità anche prevedendo che queste azioni siano nel PAN a supporto dei provvedimenti della futura PAC; - incentivi agli investimenti in tecniche non dannose per api e impollinatori (tecniche dropleg, robot autonomi invece di erbicidi, big data, sensori RFID, feromoni, immagini satellitari, agricoltura di precisione, ecc); - azioni per accrescere la conoscenza e per l'innovazione in agricoltura (AKIS) al fine di migliorare le pratiche e la cooperazione in agricoltura, tra coltivatori/allevatori e apicoltori.