[pronunce]

Da tale premessa entrambi i rimettenti deducono che, non sussistendo alcuna incertezza interpretativa, il legislatore del 2001 avrebbe, in realtà, imposto alla norma interpretata non già un significato in essa comunque rinvenibile, bensì un significato ad essa totalmente estraneo; sicché la retroattività attribuita alla (innovativa) interpretazione così imposta minerebbe la certezza dei rapporti giuridici sulla quale i cittadini debbono poter contare e si risolverebbe in una indebita interferenza, imponendone una definizione in senso opposto a quello consentito dalla norma interpretata, nelle numerose controversie delle quali è già investita l'autorità giudiziaria. Peraltro, la norma autenticamente interpretata sarebbe irragionevole e contraddittoria, in quanto essa impone di giungere - osserva il Tribunale di Vallo della Lucania - «alla paradossale conclusione che la normativa diretta alla repressione dell'abusivismo nell'ambito del trasporto di cose per conto terzi prevede la necessità dell'indicazione dei requisiti idonei a scoraggiare l'abusivismo solo quando le parti abbiano adottato la forma scritta, di per sé già maggiormente idonea a tutelare gli interessi delle parti, mentre, nella diversa ipotesi in cui il contratto sia stato concluso solo oralmente, nessun requisito e nessuna forma devono considerarsi previsti a pena di nullità del contratto». 3.- Preliminarmente, deve dichiararsi l'inammissibilità degli interventi spiegati dai sigg. Franca Piga, Salvatore Fronteddu e Francesca Sestu, nonché dalla F.A.I. - Federazione degli Autotrasportatori Italiani - e dalla Confartigianato trasporti, in quanto non erano parti in alcuno dei giudizi a quibus (da ultimo, sentenza n. 470 del 2002). 4.- Occorre rilevare, sempre in via preliminare, che entrambe le ordinanze prospettano la questione di legittimità costituzionale esclusivamente sotto il profilo della portata retroattiva della norma; in particolare, il Tribunale di Vallo della Lucania - nonostante lamenti l'irrazionalità della norma nel passo sopra trascritto - precisa espressamente che «la questione posta non investe l'efficacia futura della normativa in esame (perché) il dubbio di legittimità costituzionale nasce in relazione alla efficacia retroattiva di essa». Il principio della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato impone, pertanto, di valutare la legittimità costituzionale della norma denunciata esclusivamente sotto il profilo della sua efficacia retroattiva. 5.- La questione non è fondata. La premessa, da cui muovono entrambi i rimettenti, della assoluta univocità dell'interpretazione consentita dalla lettera e dalla ratio dell'art. 26, ultimo comma, legge n. 298 del 1974 (come modificato dall'art. 1 del d.l. n. 82 del 1993) non è condivisibile: non lo è in fatto, dal momento che la tesi della necessità, a pena di nullità, della forma scritta del contratto de quo è certamente prevalente nella giurisprudenza di merito, ma, altrettanto certamente, numerose sono le pronunce (anche del giudice di legittimità: cfr. Cass. 6 giugno 2002 n. 8256) che quella tesi prevalente contrastano; né lo è ove si consideri la ratio, dal momento che la sanzione della nullità avrebbe abnormemente colpito il contratto, anche se stipulato con vettore iscritto all'albo, per un vizio di forma non correlato ad una reale esigenza di tutela (neanche) della controparte contrattuale. In altre parole, la ratio (repressione dell'abusivismo) che si afferma sottesa alla norma interpretata implica un eccesso del mezzo (nullità per difetto di forma e di indicazione di taluni dati) rispetto al fine perseguito; del che offre conferma, sul piano normativo, il medesimo art. 26, comma secondo, della legge n. 298 del 1974 (introdotto, si noti, dal medesimo art. 1 del d.l. n. 82 del 1993) che prevede, a carico del committente, una sanzione pecuniaria correlata all'effettivo affidamento del trasporto ad un vettore “abusivo” ed offrono conferma, sul piano fattuale, le vicende da cui scaturisce il presente giudizio che vedono incontestata l'iscrizione al relativo albo degli autotrasportatori alle cui pretese è stata opposta la nullità del contratto. Ne discende l'infondatezza delle censure - aventi come parametro gli artt. 101, 102 e 104 Cost. - volte a contestare il ricorso del legislatore ad una legge di interpretazione autentica ed a dedurne una illegittima interferenza nei giudizi pendenti con compressione del potere decisorio del giudice: questa Corte ha più volte statuito che il legislatore ha il potere di precisare il significato di norme al fine di vincolare - purché la portata retroattiva non violi altri principi costituzionali - il significato loro ascrivibile ad una tra le possibili varianti di senso del testo originario. Essendo certo che, nel caso di specie, ad un indirizzo prevalente se ne contrapponeva un altro, consistente anche se minoritario, fondato proprio sull'eccesso rappresentato dallo strumento della nullità del contratto rispetto al fine perseguito e quindi, in ultima analisi, fondato sulla ratio della norma, deve escludersi l'illegittimità costituzionale di una norma di interpretazione autentica volta ad imporre, tra le opzioni possibili, anche nei giudizi pendenti la non essenzialità della forma scritta ai fini della validità del contratto di autotrasporto di cose per conto di terzi. Altrettanto infondata è la questione sotto il profilo - riconducibile alla pretesa violazione degli artt. 3 e 24 Cost. - che la norma interpretativa inciderebbe sulla certezza dei rapporti giuridici danneggiando chi aveva fatto legittimo affidamento sulla nullità del contratto concluso oralmente; non può non rilevarsi - in primo luogo e decisivamente - che quello denunciato è un effetto insito nel fenomeno dell'interpretazione autentica, ma deve anche aggiungersi, con riguardo al caso di specie, che appare improponibile un tale argomento a tutela di chi, pur avendo concluso il contratto con vettore iscritto all'albo, pretende di sottrarsi alle conseguenti obbligazioni assumendo di aver fatto affidamento (e cioè, scientemente) su un difetto di forma del contratto stesso.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale, dell'art. 3 del decreto-legge 3 luglio 2001 n. 256 (Interventi urgenti nel settore dei trasporti), convertito, con modificazioni, dalla legge 20 agosto 2001 n. 334, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 101, 102, 104 Cost., dai Tribunali di Vallo della Lucania e di Genova con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 gennaio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 febbraio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA