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Anche qui c'è la solita distinzione tra proprietà e gestione: l'acqua è un bene demaniale e la gestione viene distinta. No: se lo scopo è che sull'acqua non si deve fare profitto, cioè deve essere dichiarata bene privo di rilevanza economica come dicevamo tutti noi una volta, allora questo principio è totalmente violato ed è questa la cosa che va assolutamente rigettata e per la quale tutto il resto del decreto-legge, ovviamente, non va neanche più considerato, al di là della carta che ha impegnato, perché basta l'articolo 24 per dire che è irricevibile. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, prima di iniziare, dato che, giustamente, lei fa rispettare i tempi in maniera pedissequa, chiedo la possibilità di consegnare il testo integrale del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna. Gentili colleghi, crescita economica e infrastrutture: sono questi i due pilastri attorno ai quali il Governo e questa maggioranza hanno costruito la visione di un Paese. Una indicazione chiara di come la ripresa economica possa essere realmente attivata solo da un intervento incisivo su questi due ambiti. Il decreto cosiddetto sblocca cantieri è stato il primo passo. Ora è il momento di agire su una serie di elementi che comporteranno una crescita sostanziale in diversi ambiti e settori. Prima di tutto, la crescita economica non può essere divisa da quella industriale, da sempre motore della nostra economia. Ovviamente non ho citato a caso il decreto sblocca cantieri perché i due provvedimenti sono necessariamente due tasselli dello stesso mosaico. La ripresa industriale passa anche e soprattutto attraverso il rilancio delle grandi opere utili. Non serve solo questo, però. Un meccanismo, seppur ben oliato, ha bisogno di tutti gli ingranaggi per funzionare. Per questo, oggi, arriva in Senato il testo al nostro esame. Sono molti gli interventi a favore delle imprese italiane: proroga del superammortamento al 130 per cento per l'acquisto di beni strumentali materiali, revisione della mini-Ires e progressiva riduzione dell'aliquota nei prossimi anni, riduzione della pressione fiscale sulle imprese dotate di immobili strumentali grazie ad un incremento progressivo della percentuale deducibile dal reddito d'impresa e dal reddito professionale dell'Imu dovuta sui beni strumentali. Abbiamo bonus per l'efficientamento energetico, agevoliamo l'aggregazione tra le imprese, incrementiamo il fondo per le piccole e medie imprese. Potrei proseguire a lungo, ma preferisco soffermarmi di più su due norme a me care. Voglio fare, in questo intervento, un ringraziamento al Governo e al Ministero dello sviluppo economico perché ha recepito, in alcuni articoli di questo decreto-legge, alcune istanze e problematiche su cui lavoro dallo scorso anno. Tutto questo a testimonianza della grande utilità del nostro lavoro quotidiano di parlamentari, perché le buone idee e le proposte positive, in questa maggioranza, non hanno preclusioni preconcette. Il primo esempio in questo senso è contenuto in una piccola, ma incisiva norma sulla quale mi sono impegnato da tempo, presentando anche emendamenti nella scorsa legge di stabilità. Finalmente si introduce un credito di imposta per tutte quelle aziende italiane che vogliono partecipare a manifestazioni fieristiche extra UE. È un primo ma fondamentale passo su questo tema. Ora sarà necessario identificare, nella prossima legge di stabilità, altre risorse per incrementare il fondo destinato a questo incentivo. Allargare la platea delle aziende che riusciranno a beneficiarne è basilare: ricordo che l' export ha sorretto l'intera economia italiana negli anni della crisi e consente, tutt'oggi, la sopravvivenza di tante imprese. Costantemente in crescita, secondo i dati Istat raggiungerà la cifra di 540 miliardi nel 2021. Se guardo ai dati di un settore a me caro, quello dell'industria della ceramica, fiore all'occhiello del tessuto produttivo italiano, l'85 per cento del fatturato annuo deriva da esportazione. Proprio per questo la crescita di questo settore, come di altri, va supportata per permettere alle aziende italiane di imporsi in difficili mercati internazionali. È necessario fare quanto è in nostro potere per valorizzare e aiutare ad esprimere al meglio le potenzialità delle nostre eccellenze che vanno supportate con detrazioni e sostegno economico. Non solo: i nostri prodotti sono unici al mondo in tantissimi settori produttivi e troppo spesso, nel recente passato, abbiamo assistito a degli abusi se non a degli autentici atteggiamenti predatori. Con questo decreto-legge diamo il via alla prima concreta serie di misure mirate alla salvaguardia dei nostri marchi storici e al contrasto alle delocalizzazioni selvagge. Le aziende che realizzano prodotti o servizi in Italia in presenza di tutti i requisiti necessari potranno finalmente ottenere l'iscrizione del proprio marchio nel registro speciale dei marchi storici d'interesse nazionale. Tra l'altro, viene istituito il logo «Marchio storico d'interesse nazionale», che le imprese iscritte nel registro possono utilizzare per finalità commerciali, distributive e promozionali. In questo modo, ci sarà più prevenzione su chiusure, licenziamenti collettivi e delocalizzazioni. Nessuno potrà mantenere il marchio storico se il sito produttivo viene trasferito fuori dall'Italia e oltretutto l'azienda, in caso di chiusura per cessazione dell'attività o delocalizzazione, sarà obbligata a notificare al Mise tutte le informazioni relative al progetto aziendale, a individuare tutte le soluzioni possibili per tutelare i posti di lavoro. A tal proposito, poi, istituiamo un fondo per la tutela dei marchi storici d'interesse nazionale presso il Ministero dello sviluppo economico con una dotazione di 30 milioni. L'aspetto più importante di questo segmento del provvedimento, però, è sicuramente la battaglia per difendere dalle barbare imitazioni i prodotti che rendono l'Italia famosa nel mondo. Sempre più spesso, le imprese italiane per tutelarsi devono agire per via giudiziaria sostenendo imponenti costi, che a volte rendono difficile seguire questa strada. Per questo, per i consorzi nazionali e le organizzazioni collettive delle aziende che operano nei mercati esteri introduciamo un credito d'imposta pari al 50 per cento delle spese sostenute per la tutela legale dei propri prodotti, inclusi quelli agroalimentari. Certe volte il confine tra imitazione e contraffazione è sin troppo labile. Il caso del Parmesan, del resto, è noto a tutti e a noi emiliani in particolar modo. Per tale motivo, è un dovere difendere i prodotti che del made in Italy fanno la loro grandezza. È un anno che questa maggioranza viene dipinta a tinte fosche dagli scranni dei burocrati di Bruxelles. Lasciamo le parole a questi mestieranti della politica del rigore e rispondiamo con fatti concreti. Certo, sarebbe facile chinare il capo e allinearsi alle prescrizioni e ai Diktat europei, ma poi cosa diremmo ai tanti concittadini e alle imprese italiane che ci chiedono riforme per snellire le procedure, sburocratizzare la macchina pubblica e rilanciare il sistema Paese? La nostra ricetta quindi, per concludere, è la seguente: crescita valoriale, crescita industriale, crescita professionale e crescita del mercato del lavoro;