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L'articolo 14 regola l'ipotesi di applicazione della procedura partecipativa nei procedimenti di separazione personale, cessazione degli effetti civili del matrimonio e scioglimento del matrimonio nei casi di cui all'articolo 3, numero 2), lettera b) , della legge 1º dicembre 1970, n. 898, ovvero di modifica delle condizioni di separazione o divorzio, anche in presenza di figli minori, o tra genitori non coniugati per la regolamentazione dei loro rapporti nell'interesse dei figli, al fine di cercare una soluzione consensuale. In tali ipotesi è previsto che laddove il ricorso congiuntamente sottoscritto dalle parti e dai rispettivi difensori riporti il contenuto dell'accordo raggiunto tra gli stessi a seguito della procedura partecipativa, il presidente del tribunale, senza disporre la comparizione dei coniugi dinanzi a sé, visto il parere del pubblico ministero, relaziona in camera di consiglio al tribunale, che provvede con decreto all'omologazione dell'accordo. Qualora l'accordo risulti in contrasto con l'interesse dei figli, il tribunale convoca le parti e i loro difensori, chiedendo chiarimenti sulla procedura partecipativa, indicando eventualmente le modificazioni da adottare nell'interesse dei figli, e in caso di inidonea soluzione può rifiutare l'omologazione. Questa modalità, che elimina l'udienza presidenziale qualora sia stata seguita la procedura partecipativa, impone ai legali delle parti l'obbligo di esperire preliminarmente il tentativo per la loro riconciliazione, dandone atto nell'accordo che verrà poi sottoscritto dalle parti stesse e dai rispettivi difensori, che sotto la loro responsabilità professionale certificheranno l'autenticità delle firme e attesteranno che il contenuto dell'accordo corrisponde alla volontà espressa dalle parti. Tale innovata previsione normativa consegue alla notoria constatazione che il tentativo di conciliazione, da esperirsi da parte del presidente sia in sede di separazione che di divorzio, da tempo ha assunto il solo significato di un passaggio burocratico d'obbligo privo di sostanziale contenuto e che non ha mai registrato il benché minimo dato di successo. L'eliminazione dell'udienza di comparizione delle parti dinanzi al presidente, qualora sia stata seguita la procedura partecipativa, consente anche di ottenere benefici risultati in termini di riduzione dei tempi processuali, delle spese del procedimento e dell'attività giudiziaria, che conseguentemente potrà procedere con tempi più celeri alla trattazione dei procedimenti contenziosi. L'articolo 15 regola gli effetti della procedura sull'interruzione e sospensione dei termini di prescrizione e di decadenza. L'articolo 16 regola gli obblighi per le parti e per i difensori relativi alla tutela della riservatezza della procedura. L'articolo 17 disciplina, in simmetria con l'ipotesi di mediazione delegata prevista nel decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, l'invito del giudice ad avviare una procedura partecipativa di negoziazione. La particolarità, con evidenti intenti deflattivi, consiste nella circostanza che tale invito deve essere adeguatamente motivato e potrà essere rivolto dal giudice solo dopo che le parti hanno adeguatamente svolto le loro difese, allorquando sono definiti il thema decidendum ed il thema probandum . L'ordinanza costituirà pertanto per le parti un concreto indirizzo per trovare una ragionevole soluzione transattiva. L'articolo 18 regola gli onorari dovuti dalle parti. L'articolo 19 afferma il principio che la procedura partecipativa di negoziazione si applica anche per procedimenti arbitrali. L'articolo 20 disciplina le ipotesi di patrocinio a spese dello Stato, introducendo il principio che alla parte che si trova nelle condizioni per l'ammissione al patrocinio, ai sensi dell'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni, può essere concesso il beneficio del patrocinio a spese dello Stato anche per l'assistenza di un avvocato svolta nel corso della procedura partecipativa di negoziazione, purché conclusasi con un accordo omologato. L'articolo 21 prevede che per gli accordi raggiunti per mezzo della procedura partecipativa si applicano alle parti gli stessi benefìci fiscali previsti per la mediazione dell'articolo 20 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28. L'attestazione, ai fini dei benefìci sulle imposte sui redditi, è rilasciata dai legali indicati nell'accordo. L'articolo 22 prevede l'obbligo per gli ordini degli avvocati di organizzare per i loro iscritti corsi di formazione riguardanti le procedure di negoziazione e di mediazione e le relative tecniche di gestione del conflitto e di interazione comunicativa, nonché di diffondere l'utilizzo tra gli iscritti della procedura di cui alla presente legge. L'articolo 23 concerne le disposizioni antiriciclaggio e novella l'articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, prevedendo che l'obbligo di segnalazione di operazioni sospette non si applica anche alle procedure partecipative di negoziazione, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso. L'articolo 24 introduce l'obbligo di comunicazione al Ministero della giustizia dei decreti di omologazione emessi ai sensi della presente legge per monitorarne il funzionamento e l'efficacia deflattiva. L'articolo 25 differisce l'entrata in vigore per consentire un'adeguata pubblicizzazione della nuova procedura.. Art. 1. (Convenzione di procedura partecipativa assistita da un avvocato) 1. La convenzione di procedura partecipativa di negoziazione assistita da un avvocato, di seguito denominata «convenzione», è un accordo mediante il quale le parti in conflitto che non hanno ancora adìto per la controversia un giudice o un arbitro convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole il conflitto e la controversia tramite l'assistenza dei propri legali. 2. Gli avvocati designati si adoperano affinché le parti raggiungano un accordo amichevole di definizione della controversia nel loro interesse. 3. È dovere deontologico per gli avvocati informare il proprio cliente, all'atto del conferimento di incarico, della possibilità di ricorrere alla procedura partecipativa. 4. Il ricorso alla convenzione può essere pattuito anche come clausola contrattuale purché preveda i requisiti di cui all'articolo 4 e quelli per la nomina dell'avvocato negoziatore. 5. Gli avvocati designati, se autorizzati dalle parti, possono ricorrere all'ausilio di un terzo, consulente tecnico o avvocato esperto nella materia oggetto della controversia, mediatore designato da un organismo di mediazione ovvero, nei casi previsti dall'articolo 14, all'ausilio di un mediatore familiare abilitato. Art. 2. (Durata e proroga del termine di scadenza) 1. La convenzione è conclusa per un periodo di tempo determinato dalle parti, comunque non inferiore ad un mese e non superiore a quattro mesi. 2. Le parti, di comune accordo, possono prorogare il termine concordato per una sola volta e fino al massimo di ulteriori quattro mesi. Art. 3.