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Ci raccomandiamo pertanto che la montagna non partorisca il topolino del mini assegno e neanche una cambiale e che si sostenga davvero la gioia di avere una continuità. (Applausi) . NANNICINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, ministra Bonetti, rappresentanti del Governo, Piacenza, Arezzo e Lecce: nel 2020 è come se questi tre Comuni fossero spariti in un colpo per via di un saldo demografico negativo di 300.000 persone. Certo, per colpa della pandemia e del conto terribile di morti che si è portata con sé, ma anche per colpa di un calo delle nascite che da noi è stato maggiore che in altri Paesi. Un calo della natalità che non nasce certo nel 2020, ma viene da lontano. Sono anni che inanelliamo record negativi anno dopo anno nelle nascite. Sono decenni che il nostro Paese vive in un inverno demografico; un inverno demografico che ha effetti negativi su tutto, sulla crescita, sul lavoro, sulla sostenibilità del nostro stato sociale. Le tendenze demografiche non si invertono in un giorno e rispondono a mutamenti di lungo periodo, ma anche le scelte politiche hanno un peso e scegliere di non fare niente è una scelta. La scelta che la politica italiana ha seguito per decenni: accettare passivamente i costi di questi mutamenti. Nella metà degli anni Novanta Italia e Francia avevano due popolazioni uguali, oggi la Francia ha 7 milioni di abitanti in più, in gran parte attribuibili a un diverso livello di fecondità e non è frutto del caso, ma di una strategia di unità nazionale, sostenuta da tutte le forze politiche, per un pacchetto complessivo fatto di sostegno economico, congedi e servizi per l'infanzia. Una strategia per rimuovere gli ostacoli al desiderio di avere figli. Sì, questo è il punto; rimuovere gli ostacoli rispetto a un desiderio e a una libertà. Sono partito da questi dati e dal caso della Francia per due motivi. Il primo è per sottolineare che l'assegno unico e universale è una riforma importante e un cambio di passo per la politica italiana; non è un bonus categoriale che si aggiunge agli altri, ma una riforma complessiva che vuole superare troppe iniquità esistenti tra lavoro dipendente e lavoro autonomo e tra redditi alti e redditi bassi che non beneficiano delle detrazioni. Il secondo motivo è che non hanno senso le polemiche sul merito originario di questa proposta di fronte alle sfide enormi, ancora tutte aperte, che dovremo affrontare insieme. Dico questo senza nascondere la soddisfazione e l'orgoglio del Partito Democratico per aver inserito la misura dell'assegno unico nel programma elettorale del 2018 (lo ha ricordato anche il senatore Renzi, riconoscendo il lavoro comune fatto in quegli anni), mettendolo al centro di una strategia complessiva di contrasto alla denatalità e di sostegno all'occupazione femminile. Mentre altri facevano proposte mirabolanti, difficilmente attuabili e mai attuate, noi mettevano al centro della nostra proposta politica l'assegno unico e una strategia di sostegno alla natalità e all'occupazione femminile, in quanto nei Paesi dove le donne lavorano di più, si fanno più figli. Una volta approvata da tutti, questa riforma sarà di tutti. In politica non c'è copyright , ma ci sono - questi sì - il coraggio e la coerenza delle scelte. Per questo, il Partito Democratico sarà un guardiano di questa riforma e protagonista, insieme alle altre forze politiche e al Governo, di proposte che la inseriscano in una strategia complessiva e più ampia. Da domani avremo due nemici: la superficialità e l'autocompiacimento di chi dovesse accontentarsi di approvare una legge delega con una bella filosofia di riforma, senza dedicare anima, corpo e risorse finanziarie per farla bene nei decreti attuativi e accompagnarla con altre misure altrettanto necessarie. Ministra Bonetti, servono 3 scelte politiche: disciplinare bene lo strumento dell'assegno nei decreti attuativi; investire su infrastrutture sociali per l'infanzia; attuare vere politiche per la condivisione delle esigenze di cura dentro la famiglia e delle scelte lavorative. Quanto alla prima scelta politica, l'assegno unico e universale va fatto bene nei decreti, tenendo presenti 3 criticità. Nel passaggio alla Camera dei deputati, cambiando il testo originario della riforma, è stato reintrodotto l'ISEE come strumento per selezionare la platea dei beneficiari. Occorre però fare attenzione perché rischiamo di svantaggiare alcune categorie rispetto agli strumenti esistenti (come detrazioni e assegno al nucleo familiare) e l'occupazione femminile. Per questo motivo, nell'attuazione della riforma sarà importante guardare non solo all'ISEE, ma anche alle componenti reddituali alle sotto-componenti di questo indicatore. Quanto alla seconda criticità, dobbiamo stare attenti a dosare bene i correttivi perché nessuno ne esca svantaggiato, altrimenti l'idea di un cambio di passo della politica e che il sostegno ai figli a carico sia più generoso potrebbe risentirne. Dobbiamo stare attenti affinché gli italiani residenti all'estero non siano svantaggiati dalla soppressione di alcuni istituti e dobbiamo calibrare bene la sovrapposizione con il reddito di cittadinanza per migliorare la scala di equivalenza, dare un sostegno vero alle famiglie povere con minori e contrastare la povertà minorile. Quanto alla terza criticità, abbiamo bisogno di più risorse. Serve un miliardo di euro - forse 2 - perché nessuno ci rimetta davvero e occorrono due miliardi per eliminare i contributi dei datori di lavoro all'assegno al nucleo familiare, come prevede la delega. Dobbiamo lavorare perché queste risorse ci siano nella fase dei decreti attuativi e nella legge di bilancio per fare entrambe le cose. Quanto alla seconda scelta politica, occorre investire in infrastrutture per l'infanzia, ad esempio adottando il piano dell'Alleanza per l'infanzia, al fine di rafforzare i servizi educativi e scolastici per le bambine e i bambini di età compresa tra zero e sei anni. La terza scelta politica riguarda la necessità di vere politiche della condivisione. Abbiamo bisogno di passare da una logica di conciliazione, basata sul retropensiero per cui sono sempre e solo le donne a dover conciliare vita e lavoro, a politiche di condivisione delle esigenze di cura dei figli e della carriera lavorativa all'interno di tutte le famiglie. Servono congedi di paternità obbligatori paritari, servono congedi facoltativi più generosi e usati da entrambi all'interno della coppia, serve un part time agevolato di coppia, servono aiuti alle imprese per accompagnarle nel grande sforzo di flessibilità che sarà richiesto da questo shock di sostegno alla genitorialità.