[pronunce]

L'erroneità di tale assunto interpretativo risulta evidente dall'esame del quadro normativo di riferimento, dal quale si desume che, contrariamente a quanto dedotto dalla ricorrente, il legislatore delegante, nel dare attuazione all'art. 119, quinto comma, Cost. nei confronti delle autonomie speciali, ha rinunciato - pur non essendo a ciò vincolato dal dettato del citato comma dell'art. 119 - a porre una disciplina unilaterale. Ha preferito infatti, nella sua discrezionalità, regolare la materia mediante il rinvio a norme da determinarsi attraverso le particolari procedure legislative previste per l'attuazione degli statuti speciali. Per giungere a tale conclusione è necessario procedere ad un più approfondito esame dell'indicato quadro normativo. 2.1.- Occorre innanzitutto sottolineare che l'applicazione agli enti ad autonomia differenziata dell'art. 16 della legge di delega - concernente, come si è visto, gli interventi di cui al quinto comma dell'articolo 119 Cost., oggetto del decreto impugnato - è esclusa dal comma 2 dell'art. 1 della stessa legge. Esso, infatti, stabilisce espressamente - come riconosciuto da questa Corte nella sentenza n. 201 del 2010 - il principio generale che «Alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano si applicano, in conformità con gli statuti, esclusivamente le disposizioni di cui agli articoli 15, 22 e 27». L'inapplicabilità a tali enti di detto articolo 16 comporta, quindi, che il suo comma 1-bis (efficace dal 18 giugno 2011), nel disporre che i predetti interventi perequativo-solidaristici «sono riferiti a tutti gli enti territoriali per i quali ricorrano i requisiti di cui all'articolo 119, quinto comma, della Costituzione», non amplia la sfera di efficacia soggettiva attribuita dal richiamato comma 2 dell'art. 1 all'intero art. 16, il quale, quindi, continua a riferirsi nel suo complesso esclusivamente alle Regioni a statuto ordinario ed agli enti territoriali in esse compresi. 2.2.- Per gli enti ad autonomia differenziata deve invece ritenersi applicabile - quanto ai suddetti interventi previsti dal quinto comma dell'articolo 119 Cost. - l'art. 27 della legge di delegazione, come espressamente stabilito dal comma 2 dell'art. 1 della medesima legge. Detto art. 27, nel riferirsi espressamente ed esclusivamente - come affermato anche nella sua rubrica - alle «regioni a statuto speciale e [...] province autonome», dispone, in particolare, che: a) gli enti ad autonomia differenziata, «nel rispetto degli statuti speciali, concorrono al conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà ed all'esercizio dei diritti e doveri da essi derivanti [...] secondo criteri e modalità stabiliti da norme di attuazione dei rispettivi statuti, da definire, con le procedure previste dagli statuti medesimi [...]» (comma 1); b) alle norme di attuazione statutaria è affidata la disciplina delle «specifiche modalità attraverso le quali lo Stato assicura il conseguimento degli obiettivi costituzionali di perequazione e solidarietà per le regioni a statuto speciale i cui livelli di reddito pro capite siano inferiori alla media nazionale» (comma 2, secondo periodo). Non è dubbio che l'ampia formulazione di tale articolo («interventi» diretti a perseguire «obiettivi di perequazione e di solidarietà») consente di ricomprendere in essa anche le misure perequativo-solidaristiche previste dal quinto comma dell'art. 119 Cost. («risorse aggiuntive» e «interventi speciali»), che integrano, come precisato da questa Corte, interventi straordinari, aggiuntivi e diretti a garantire i servizi indispensabili alla tutela di diritti fondamentali (sentenze n. 45 del 2008, n. 105 del 2007, n. 451 del 2006, n. 222 del 2005, n. 49 e n. 16 del 2004). Ne consegue che, applicandosi nei confronti degli enti ad autonomia differenziata solo l'art. 27 e non anche l'art. 16 della legge di delegazione, l'impugnato decreto, al pari di tale art. 16 di cui costituisce attuazione, si riferisce alle sole Regioni ad autonomia ordinaria e non ha efficacia nei confronti della ricorrente Regione a statuto speciale. Ne consegue altresí che, in forza della scelta discrezionale operata dal legislatore statale attraverso l'art. 27, gli interventi di cui al quinto comma dell'art. 119 Cost. sono riservati, per quanto attiene alla Regione siciliana, alle procedure paritetiche di attuazione statutaria previste dall'art. 43 dello statuto siciliano. 2.3.- Diversamente da quanto affermato dalle parti, il decreto legislativo impugnato non trova applicazione nei confronti delle Regioni a statuto speciale neppure per gli interventi di perequazione infrastrutturale (ai quali espressamente si riferisce il comma 2 dell'art. 1 del medesimo decreto legislativo). Infatti l'art. 27 riguarda tutte le misure di perequazione solidaristica, e, quindi, anche gli interventi di perequazione infrastrutturale. Non osta a tale conclusione il disposto dell'art. 22 della legge di delegazione, riguardante specificamente la perequazione infrastrutturale, il quale, pur essendo applicabile - per espressa statuizione del ricordato comma 2 dell'art. 1 della medesima legge - agli enti ad autonomia differenziata, non prevede alcuna riserva di competenza alle norme di attuazione degli statuti speciali. Occorre precisare, in proposito, che l'art. 22 (composto da due commi), in realtà, è applicabile a detti enti non nella sua interezza - come potrebbe far erroneamente ritenere il generico richiamo, contenuto nel comma 2 dell'art. 1, alle «disposizioni di cui agli articoli [...] 22 [...]» -, ma limitatamente al comma 1, perché il comma 2 si riferisce non agli enti medesimi, ma alle Regioni a statuto ordinario ed agli enti locali esistenti nel territorio di queste. Infatti, quest'ultimo comma 2, nello stabilire alcuni criteri di individuazione degli interventi «finalizzati agli obiettivi di cui all'articolo 119, quinto comma, della Costituzione» in relazione al «recupero del deficit infrastrutturale», precisa che tali criteri operano «nella fase transitoria di cui agli articoli 20 e 21», cioè nella fase transitoria prevista per le Regioni e per gli enti locali da due articoli della legge di delegazione che, in base al piú volte menzionato comma 2 dell'art. 1, non sono applicabili agli enti ad autonomia differenziata. Ne consegue che l'unica disposizione dell'art. 22 riguardante questi ultimi enti è il comma 1, il quale non tocca, però, la disciplina sostanziale delle misure di cui al quinto comma dell'art. 119 Cost., ma si limita a porre alcuni criteri procedurali per la loro applicazione.