[pronunce]

Con riguardo all'art. 16, comma 3, la ricorrente premette che lo Stato non ha ancora provveduto a conferire piena attuazione all'art. 8 dello statuto, che ha rideterminato le forme di compartecipazione della Regione Sardegna ai tributi erariali. Il contributo richiesto appare perciò lesivo, secondo la ricorrente, dell'art. 8 dello statuto e del principio di leale collaborazione, non potendo lo Stato operare accantonamenti prima di avere adempiuto ai propri obblighi. Sarebbero poi lesi l'art. 119, quinto comma, Cost. e l'art. 6 dello statuto, perché il contributo richiesto impedirebbe alla Regione di finanziare e porre in essere le funzioni pubbliche di cui è titolare. Infine la natura temporalmente indeterminata del contributo sarebbe in contrasto con l'autonomia finanziaria regionale garantita dall'art. 119 Cost. e dall'art. 7 dello statuto. Quanto all'art. 16, comma 4, del d.l. n. 95 del 2012, la ricorrente osserva che esso ha carattere peggiorativo riguardo alle modalità di partecipazione della Regione al patto di stabilità. La previsione secondo cui le misure indicate dalla norma impugnata si applicano ove l'accordo tra Stato e Regioni non sia raggiunto entro il 31 luglio violerebbe il principio di leale collaborazione per un duplice profilo. Anzitutto, il termine del 31 luglio sarebbe «sostanzialmente impossibile da rispettare», posto che il d.l. n. 95 del 2012 è stato pubblicato solo il 6 luglio e la legge di conversione il 14 agosto. In secondo luogo, tale termine sarebbe perentorio, anche perché posteriore al termine del 31 marzo 2012, entro il quale la Regione deve inviare la proposta di intesa. Ma la perentorietà non si concilierebbe con il principio dell'accordo, cui sono ispirati i rapporti finanziari tra Stato ed autonomie speciali. La ricorrente impugna inoltre l'art. 24-bis del d.l. n. 95 del 2012, evidenziando che la norma, nella parte in cui afferma la diretta applicabilità dell'art. 16, comma 3, alle autonomie speciali, è affetta dai medesimi vizi denunciati rispetto a quest'ultima disposizione. 12.- Con un secondo ricorso notificato il 26 febbraio 2013 e depositato l'8 marzo 2013 (reg. ric. n. 41 del 2013) , la Regione autonoma Sardegna ha promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 118, della legge n. 228 del 2012, in riferimento agli artt. 3, 117 e 119 Cost., agli artt. 3, 4, 5, 6, 7 e 8 della legge costituzionale n. 3 del 1948 e al principio di leale collaborazione. Approfondendo le censure già rivolte verso l'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, la ricorrente denuncia anzitutto la violazione del metodo dell'accordo nel disciplinare i rapporti finanziari con lo Stato, come imposto dagli artt. 117 e 119 Cost., dagli artt. 7 e 8 dello statuto e dal principio di leale collaborazione. Vengono poi riproposte le censure già mosse verso l'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, sottolineando che il pregiudizio relativo al corretto esercizio delle funzioni amministrative della Regione determina la violazione degli artt. 3, 4, 5 e 6 dello statuto. Infine, la ricorrente reputa particolarmente "odioso" nei sui confronti l'accantonamento delle compartecipazioni sui tributi erariali, poiché l'art. 8 dello statuto continuerebbe a non ricevere applicazione da parte dello Stato, come questa Corte avrebbe già affermato con le sentenze n. 99 e n. 118 del 2012. Sarebbe perciò manifestamente irragionevole e contraddittorio (art. 3 Cost.) imporre un ulteriore sacrificio alle finanze regionali, mentre si nega alla Regione di elevare il livello delle spese in ragione dell'incremento delle compartecipazioni assicurato dall'art. 8 dello statuto. 13.- Con un terzo ricorso notificato il 5 agosto 2013 e depositato il 12 agosto 2013 (reg. ric. n. 80 del 2013) , la Regione autonoma Sardegna ha impugnato, tra le altre disposizioni, l'art. 11, comma 8, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35 (Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 giugno 2013, n. 64, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 119 Cost., in combinato disposto con l'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, agli artt. 7 e 8 dello statuto e al principio di leale collaborazione. La norma impugnata modifica l'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, stabilendo che, in alternativa all'accantonamento delle compartecipazioni regionali ai tributi erariali, la Regione può concordare con il Ministero per la coesione territoriale ed il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che le somme siano trattenute dalle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione. La ricorrente reputa che tale previsione aggravi il vizio già contenuto nell'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, perché il Fondo, disciplinato dall'art. 2 e seguenti del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88 (Disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione di squilibri economici e sociali, a norma dell'articolo 16 della legge 5 maggio 2009, n. 42), conferisce attuazione al principio di perequazione territoriale fissato dall'art. 119, quinto comma, Cost. Tale Fondo non potrebbe venire «depauperato in ragione di un contributo di finanza pubblica illegittimo», anche in forza dell'art. 8, comma 1, lettera l), dello statuto, che annovera tra le entrate regionali i contributi straordinari dello Stato per particolari piani di opere pubbliche. La Regione ribadisce, poi, le censure già svolte nel precedente ricorso (reg. ric. n. 160 del 2012) a proposito dell'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, anche con riferimento alla violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., perché la norma eccederebbe i limiti dei principi di coordinamento della finanza pubblica. 14.- Con ricorso notificato il 13 ottobre 2012 e depositato il 23 ottobre 2012 (reg. ric. n. 170 del 2012) ,