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Disposizioni in materia di recupero del credito per conto di terzi. Onorevoli Senatori. -- Il comparto dei servizi per la tutela del credito per conto terzi è una realtà imprenditoriale che ha avuto in Italia una forte crescita negli ultimi anni. La definizione «servizi per la tutela del credito» racchiude in sé l'attività di recupero crediti per conto terzi e quelle attività e servizi connesse e strumentali, svolte dalle aziende del settore, che tuttora sono ricondotte alla disciplina prevista dal TULPS del 1931 per le agenzie di affari. Oggi, le imprese di servizi per la tutela del credito non possono essere considerate più semplicemente delle agenzie di affari, ma tenuto conto della importante realtà imprenditoriale che rappresentano, devono essere disciplinate come aziende e meritano una moderna normativa per l'importante contributo che danno al buon andamento dell'economia e per il ruolo di garanzia che svolgono sul funzionamento dei tribunali e degli uffici del giudice di pace, preservandoli da un rilevante numero di contenziosi che, viceversa, potrebbero definitivamente comprometterne l'attività già oggi in difficoltà. Attualmente il controllo del settore del recupero del credito è demandato al Ministero dell'interno che alla luce degli articoli 115-120 del TULPS prevede per le aziende del comparto una serie di adempimenti antiquati ed inadatti per un efficace e veloce controllo dell'attività. Le uniche modifiche ricevute, dal lontano 1931, si sono concretizzate esclusivamente nell'emanazione di diverse circolari ministeriali di cui: 1) la prima in ordine temporale fu la più nota agli addetti ai lavori: circolare del Ministero dell'interno n. 559/C.22103.12025(1) del 2 luglio 1996 (cosiddetta circolare «Masone», dall'allora Capo della polizia che la emanò) che tra l'altro sancì la limitazione territoriale della licenza di polizia ex articolo 115 TULPS, all'interno della provincia ove era stata rilasciata. Avverso tale circolare numerosi furono i ricorsi ai TAR contro quanto era stato esitato in via regolamentare e l'Unione europea aprì persino un formale procedimento d'infrazione contro l'Italia per l'illegittimità dei limiti territoriali imposti dalla «Masone». Lo stesso si concluse con la sentenza di condanna dell'Italia, del 18 luglio 2007, da parte della prima sezione della Corte di giustizia europea (causa C-134/05 -- Commissione europea c/o Repubblica italiana); 2) in seguito le medesime considerazioni della Corte di giustizia europea furono poi recepite prima dalla circolare del Ministero dell'interno n. 557/PAS/11858.12015(1) del 2 gennaio 2008 e successivamente dall'articolo 4 del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008, n. 101, che portò alla modifica dell'articolo 115 del TULPS, ampliando l'efficacia territoriale della licenza a livello nazionale; 3) infine, tra le ultime modifiche, riportiamo quelle richiamate nella circolare del Ministero dell'interno n. 557/PAS/6909/12015 del 10 gennaio 2011 a tutt'oggi in vigore e che hanno per oggetto: -- validità della licenza: la licenza rilasciata dalla Questura di una provincia è stata considerata senza limiti territoriali; -- obbligo di una sede operativa per lo svolgimento dell'attività : pur permanendo l'obbligo di una sede operativa, la licenza ha valore anche fuori dalla stessa; -- onere di affissione delle tabelle con tariffa delle relative mercedi ex articolo 120 TULPS: può essere assolto anche con l'esibizione o comunicazione al Committente della licenza e delle relative prescrizioni; -- obblighi del titolare della licenza: obbligo di detenere il registro delle operazioni ex articolo 120 TULPS, anche con modalità informatiche, nonché obbligo di comunicare l'elenco dei propri agenti; -- utilizzo dei dati personali : nel rispetto della privacy i dati acquisiti inerenti i debitori devono essere utilizzati esclusivamente per l'attività di recupero. Tali modifiche, in quanto tese a disciplinare solo dettagli marginali senza definire in modo univoco le modalità ed i limiti dell'attività di recupero, non hanno apportato alcun beneficio tangibile al settore del recupero del credito che rimane ancora privo di una disciplina che sia organica e contestualizzata alla situazione attuale in cui viviamo, ben diversa da quella disciplinata dal legislatore nel lontano 1931. Solo negli ultimi anni, si è cercato di porre rimedio alle carenze delle attuali norme sul recupero del credito attraverso alcuni interventi legislativi, non collegati tra loro (dalla normativa sulla privacy alla normativa antiriciclaggio) con effetti ovviamente discutibili. Tra queste, possiamo citare la circolare del Garante sulla privacy del 30 novembre 2005, che, nell'ottica di un miglioramento dei rapporti tra creditori e debitori, ha posto le basi, nonché ha specificato i limiti di liceità ed ammissibilità delle attività di recupero e tutela del credito. Tale norma però da sola non è sufficiente essendo presenti ancora evidenti lacune normative nel comparto del recupero crediti. Le conseguenze di tale situazione sono facilmente riscontrabili sul mercato attuale dove accade che l'attività in parola venga svolta da soggetti diversi dalle agenzie autorizzate con licenza. Realtà operative di altri comparti ( contact center , agenti di commercio, eccetera), privi di autorizzazione, che operano in modo non controllato, non professionale ed a condizioni economiche non congrue danneggiando così la clientela ed i consumatori/debitori. Inoltre, non è mai stata disciplinata dal legislatore in modo organico la formazione degli operatori del settore, che rappresentano i reali attori della partita, i quali mettendo in contatto il creditore ed il debitore, fungono da veri e propri mediatori che grazie alla loro professionalità permettono la riconciliazione attraverso la negoziazione tra le parti. Non sussistendo, però, obblighi formativi è rimesso alla volontà delle singole società aderenti al comparto la creazione e gestione di percorsi formativi per gli operatori così che possano offrire un servizio qualitativamente all'altezza e rispettoso delle norme vigenti, attività che purtroppo, molto spesso, viene trascurata non valorizzando la risorsa umana all'interno dell'azienda. Infatti, sempre in ambito di percorsi formativi ed obblighi di certificazione delle attività di addestramento effettivamente svolte, è palese come non possa essere esaustivo il percorso proposto in questi anni da realtà rappresentate dalle associazioni di categoria, limitato per la maggior parte dei casi a singole giornate formative con contenuti solo accennati e quindi privi di un vero approfondimento, necessario affinché la teoria appresa possa essere realmente applicata dagli addetti al comparto. Anche le certificazioni di conseguimento degli attestati rilasciati a seguito delle prove di compilazione dei questionari, sempre nelle giornate formative, non sono di per sé garanzia di conoscenza della materia o di capacità di instaurare una corretta relazione con il debitore, limitandosi ad un mero esercizio mnemonico.