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Disposizioni per l'inclusione socio-lavorativa e l'abbattimento della recidiva delle persone sottoposte a provvedimenti limitativi o privativi della libertà personale emanati dall'autorità giudiziaria. Onorevoli Senatori . – Con il presente disegno di legge il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL) intende dare coerente attuazione al percorso avviato il 13 giugno 2023 con la sottoscrizione di un accordo interistituzionale con il Ministero della giustizia sul tema dell'impatto positivo che l'istruzione, la formazione e l'inserimento lavorativo delle persone sottoposte a provvedimenti limitativi o privativi della libertà personale possono avere al fine di ridurre la frequenza dei casi di recidiva. La presente iniziativa legislativa, presentata nell'esercizio delle attribuzioni conferite al CNEL dall'articolo 99, terzo comma, della Costituzione, recepisce gli esiti della giornata di lavoro « Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere. Dalle esperienze progettuali alle azioni di Sistema », promossa dal CNEL e svolta il 16 aprile 2024. In particolare, le risultanze dei gruppi di lavoro tematici hanno confermato come la riabilitazione delle persone detenute sia un obiettivo estremamente complesso nell'ambito delle politiche della giustizia, cui concorrono molteplici fattori (di contesto, legati alla persona, relativi all'esperienza detentiva). Nella progettazione e realizzazione di programmi e politiche pubbliche per la rieducazione e il reinserimento delle persone detenute è necessario tenere in considerazione almeno tre elementi di complessità che ne influenzano l'efficacia: la molteplicità delle questioni da affrontare, che richiede un impegno sistemico sulle necessità delle persone rilasciate dopo un periodo di detenzione; i problemi sociali in continua evoluzione e la necessità di sviluppare un impegno nel lungo periodo per portare a un reinserimento stabile; la complessa gestione della collaborazione tra l'amministrazione penitenziaria e soggetti esterni. Attraverso una rivisitazione complessiva dell'attuale quadro normativo e regolamentare in materia di ordinamento penitenziario si intende quindi concorrere alla strutturazione di una rete interistituzionale integrata in grado di: gestire il problema dell'inclusione lavorativa nella sua globalità sia in carcere sia nella fase successiva al rilascio; attrarre stabilmente risorse esterne capaci di garantire sia risorse economiche sia apporti di competenze; elaborare e realizzare interventi ad alto impatto su scala nazionale con il coinvolgimento di un numero significativo di detenuti. Il disegno di legge è dunque volto a offrire ai decisori pubblici strumenti giuridici idonei a migliorare, sul piano sia dell'efficacia sia dell'efficienza, l'attuale sistema di governance , agevolando al contempo l'elaborazione di una politica pubblica nazionale sul tema del lavoro in carcere in grado, da un lato, di supportare lo sviluppo delle migliori progettualità esistenti, e dall'altro di attivare progetti nei territori meno attrezzati, in coerenza con le specificità dei contesti e con il reale fabbisogno dell'utenza degli istituti di pena. Entrando nello specifico dell'articolato, il provvedimento interviene innanzitutto sulla struttura della legge 26 luglio 1975, n. 354, recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà, prevedendo all'articolo 1 del disegno di legge una serie di modifiche agli articoli, 20, 22, 24, 25- bis e 25- ter e 30 nonché l'integrale sostituzione degli articoli 74, 75, 77 e l'abrogazione dell'articolo 76. In particolare, con le modifiche proposte all'articolo 20, che disciplina il cosiddetto « lavoro penitenziario », si prevede l'applicazione del contratto collettivo nazionale, territoriale e aziendale stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative; si chiarisce che la commissione d'istituto prevista al comma 4 è presieduta dal direttore e si riunisce con cadenza bimestrale; a tale commissione è assegnato il compito di censire le competenze formative e professionali dei detenuti e, per garantire la partecipazione dei rappresentanti dei detenuti alle sue sedute, è previsto un sistema di sorteggio nel caso di assenza di eletti. Con le modifiche proposte all'articolo 22, che disciplina la remunerazione del cosiddetto « lavoro interno », viene superata la disparità nel trattamento economico dei detenuti lavoratori alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, oggi fissato « in misura pari ai due terzi del trattamento economico previsto dai contratti collettivi », equiparandolo al trattamento economico e normativo complessivo previsto dal contratto collettivo nazionale, territoriale e aziendale stipulato dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative, riferito al settore produttivo e all'area più direttamente connessi all'attività svolta. Analogamente, con le modifiche all'articolo 24 si prevede che l'impignorabilità della remunerazione dei condannati, oggi determinata in una quota pari ai tre quinti, sia equiparata alla regola generale sul pignoramento degli stipendi dei lavoratori, quindi elevata a quattro quinti. Con le modifiche all'articolo 25- bis , in materia di commissioni regionali per il lavoro penitenziario, si attualizza la previsione del comma 1 sostituendo il riferimento all'ANPAL con quello al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al quale sono state devolute le funzioni della soppressa agenzia, estendendo la partecipazione a rappresentanti delle organizzazioni sindacali, e attribuendo a esse ulteriori compiti finalizzati a promuovere le procedure di certificazione delle competenze formative e professionali censite dalle commissioni d'istituto. Con le modifiche all'articolo 25- ter , si introduce la possibilità per gli istituti penitenziari di stipulare convenzioni e protocolli di intesa con gli enti di patronato e con i centri di assistenza fiscale delle organizzazioni sindacali e degli enti del Terzo settore, al fine di assicurare l'erogazione dei servizi di assistenza all'espletamento delle pratiche per il conseguimento di prestazioni assistenziali e previdenziali e l'erogazione di servizi e interventi di politica attiva del lavoro. Con le modifiche all'articolo 30 si prevede la possibilità di concedere ai condannati e agli internati permessi per la partecipazione agli esami di Stato e all'esame di laurea, in aggiunta alle altre motivazioni già contemplate dalla norma, estendendo al contempo la possibilità di richiedere eccezionalmente permessi anche per eventi di particolare rilevanza familiare e sociale. Come anticipato, il disegno di legge prevede, inoltre, l'abrogazione dell'articolo 76 e l'integrale sostituzione degli articoli 74, 75 e 77, di fatto disapplicati a seguito dell'intervenuta modifica degli assetti e delle funzioni amministrative determinata dal decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e della modifica del titolo V della parte II della Costituzione, disposta dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.