[pronunce]

1.2.- In punto di rilevanza, la Corte di cassazione osserva che, avuto riguardo alle ore settimanali lavorate dalla parte privata (9 ore settimanali per 52 settimane nell'anno 1995 e per 26 settimane nell'anno 1996) e alla retribuzione riscossa da quest'ultima (nel 1995 la somma complessiva di lire 5.777.000 e nel 1996 la somma di lire 3.777.000), qualora si adottasse un sistema di riparametrazione su base oraria (analogo a quello di cui all'art. 1, comma 4, dell'art. 1 del decreto-legge n. 338 del 1989) della retribuzione minima utile per l'accreditamento del contributo settimanale, si potrebbe riconoscere alla ricorrente, già in relazione al 1995, un'anzianità contributiva (52 contributi settimanali) tale da garantirle l'accesso al trattamento previdenziale (lire 250.580:40 pari a retribuzione oraria di lire 6.265 che, moltiplicata per le 9 ore di servizio settimanali prestate equivalgono a lire 56.380, quale retribuzione settimanale minima, soglia superata dalla retribuzione settimanale effettivamente percepita complessiva di lire 111.096,15). Diversamente, come effettuato dall'INPS, in applicazione dell'art. 7, secondo comma, del d.l. citato, essendo la retribuzione settimanale percepita dalla ricorrente (lire 5.777.000, 52 contributi pari a lire 111.096,15 settimanali) inferiore al minimo stabilito dal comma 1 del medesimo articolo (lire 250.580 pari al 40 per cento della pensione minima mensile a carico del Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti, per l'anno 1995 pari a lire 626.450), le potrebbero essere accreditati solo un numero proporzionale di contributi settimanali (nel caso di specie 37). 1.3.- Quanto alla non manifesta infondatezza, la rimettente ritiene che la norma censurata, nel determinare un'unica soglia minima retributiva settimanale per l'accesso all'indennità di natura previdenziale con riguardo sia ai lavoratori a tempo pieno che a quelli a tempo parziale, comporta un ingiustificato elemento di discriminazione a danno di questi ultimi per i quali è maggiore la possibilità di non raggiungere tale soglia minima, dato il minore orario praticato. La Corte di cassazione sottolinea che l'irragionevole probabile discriminazione (eguale trattamento di situazioni diseguali) dei lavoratori a tempo parziale nei confronti di quelli a tempo pieno nell'accesso ai mezzi predisposti dallo Stato per fare fronte alle esigenze di vita nascenti da uno stato di disoccupazione involontaria, non è eliminata - ma solo in parte attenuata - dalla previsione della indennità di disoccupazione, a requisiti ridotti, ai sensi dell'art. 7, comma 3, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86 (Norme in materia previdenziale, di occupazione giovanile e di mercato del lavoro, nonché per il potenziamento del sistema informatico del Ministero del lavoro e della previdenza sociale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 20 maggio 1988, n. 160, che, sebbene applicabile anche al lavoro part-time, appare ispirata ad «esigenze di tutela del reddito di lavoratori impiegati in lavori temporanei e precari, espressivi di fenomeni di sub-occupazione» diverse da quelle riferibili al lavoro a tempo parziale, divenuto normale in quanto scelto per consentire il soddisfacimento anche di altre esigenze di studio e di vita. Alla luce delle suddette argomentazioni, la Corte di cassazione ritiene rilevante e non manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3 e 38 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 7 del d.l. n. 463 del 1983, nei sensi sopra indicati. 2.- Con memoria depositata in data 18 febbraio 2011 si è costituito in giudizio l'INPS, chiedendo che la sollevata questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile e, comunque, non fondata. 2.1.- Sotto il profilo della manifesta inammissibilità, l'INPS rileva che la soluzione prospettata nell'ordinanza di rimessione non sarebbe "a rime obbligate" ovvero costituzionalmente necessitata, rientrando nella piena discrezionalità del legislatore la possibilità di prevedere la determinazione di un requisito contributivo minimo ai fini dell'accesso alle tutele previdenziali (è citata la sentenza n. 28 del 1984), nonché il connesso regime della determinazione di una soglia minima di retribuzione settimanale per l'attribuzione di un corrispondente contributo settimanale utile al fine di mantenere l'equilibrio generale del sistema delle gestioni previdenziali, pensionistiche e non, nel rispetto del limite delle risorse disponibili (è citata la sentenza n. 316 del 2010) e del principio di solidarietà generale di cui all'art. 2 Cost. Al riguardo, l'INPS sottolinea che, se del caso, «le esigenze (di opportunità ispirate ad una maggiore equità) evidenziate dal rimettente, possono trovare la sede idonea alla loro realizzazione nell'attività del legislatore e non già nel giudizio di legittimità costituzionale» (è citata la sentenza n. 461 del 2000). A sostegno della eccepita inammissibilità, l'INPS sottolinea come, nell'ordinanza di rimessione, la Corte di cassazione abbia, da un lato, escluso la possibilità di una applicazione analogica della norma di cui all'art. 1, comma 4, del d.l. n. 338 del 1989, anche in sede di calcolo della retribuzione utile per l'accredito dei contributi settimanali nel settore del contratto di lavoro a tempo parziale e, dall'altro, concluso nel senso della adottabilità di un sistema di riparametrazione della retribuzione minima per l'accreditamento del contributo settimanale simile a quello di cui al citato art. 1, comma 4. 2.2.- Nel merito, l'INPS deduce l'infondatezza della sollevata questione di legittimità costituzionale. 2.3.- In particolare, in ordine alla dedotta illegittimità costituzionale della norma censurata in riferimento all'art. 3 Cost., l'INPS osserva che occorre distinguere i requisiti per l'accesso alla prestazione (an), dai criteri per determinare l'ammontare (quantum). L'ammontare della retribuzione e della connessa contribuzione incide sulla determinazione del quantum della prestazione previdenziale, costituito da una percentuale della retribuzione medesima. L'art. 7, primo comma, prima frase, secondo e terzo comma, del d.l. n. 463 del 1983, pone la regola per l'accertamento dell'an delle prestazioni, indicando le modalità di raggiungimento del requisito contributivo, applicabile a tutti i lavoratori dipendenti. L'INPS evidenzia come la norma de qua stabilisca il quomodo dell'attribuzione dei contributi settimanali utili: a) in via principale e piena al primo comma, e b) in via sussidiaria e proporzionale al secondo comma.