[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 12, comma 11, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, promosso dal Tribunale di Sondrio nel procedimento vertente tra A.O. e l'INPS ed altra, con ordinanza del 28 aprile 2011, iscritta al n. 228 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 46, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visti l'atto di costituzione dell'INPS nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri e di F.M.; udito nella camera di consiglio del 13 febbraio 2013 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo. Ritenuto che il Tribunale di Sondrio, in funzione di giudice del lavoro, con ordinanza del 28 aprile 2011 ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24, primo comma, 102, e 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (d'ora in avanti, CEDU), questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 12, comma 11, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122; che il rimettente premette di essere chiamato a pronunciare nei giudizi riuniti nn. 8, 55, 141 e 193 del 2010, aventi ad oggetto le opposizioni proposte dalla sig.ra A.O. nei confronti dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (d'ora in avanti INPS) e della S.C.C.I. s.p.a., avverso quattro cartelle di pagamento concernenti contributi previdenziali della gestione commercianti, alla quale la ricorrente era stata iscritta d'ufficio dal detto Istituto, in forza delle risultanze di un verbale di accertamento del 15 ottobre 2008; che - prosegue il giudice di merito - l'opponente, iscritta alla gestione separata in ragione della propria attività di amministratore unico della società "La Magnifica Terra" s.r.l., esercente attività di agenzia di viaggi e turismo, ha sostenuto la illegittimità della propria iscrizione anche alla gestione commercianti, sia per il difetto dei presupposti legittimanti, sia per il divieto di duplicazione dell'obbligazione contributiva di cui all'art.1, comma 208, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica); che l'opponente ha chiesto, in via principale, l'accertamento dell'infondatezza delle pretese contributive dell'INPS e, in via subordinata, la declaratoria dell'illegittimità della predetta duplice iscrizione e della correlativa duplicazione contributiva; che gli opposti si sono costituiti nel giudizio a quo chiedendo il rigetto delle avverse domande; che il giudice a quo aggiunge di ritenere provata la sussistenza dei requisiti per l'iscrizione della sig.ra A.O. alla gestione commercianti, operata d'ufficio dall'INPS, nonché la prevalenza dell'attività lavorativa da essa espletata nella società rispetto a quella di amministratore; che, ad avviso del rimettente, quanto ai presupposti per l'iscrizione della ricorrente alla gestione commercianti, la prova dell'organizzazione della società "La Magnifica Terra" s.r.l. prevalentemente con il lavoro della sig.ra A.O. nonché dello svolgimento del lavoro aziendale da parte di quest'ultima, con caratteri di stabilità e prevalenza rispetto all'attività prestata da altri soggetti al suo interno, si evince dalle dichiarazioni rese e sottoscritte dalla stessa ricorrente agli ispettori dell'INPS in data 16 settembre 2008 e dalle risultanze del verbale di accertamento dell'INPS del 15 ottobre 2008; che la prova del possesso della licenza commerciale da parte dell'opponente si desume direttamente dal verbale di accertamento del 15 ottobre 2008; che, ad avviso del rimettente, mentre, ai sensi dell'art. 1, comma 208, della legge n. 662 del 1996, come interpretato dalla Corte di cassazione, sezioni unite civili, nella sentenza del 12 febbraio 2010, n. 3240, nella fattispecie in esame si sarebbe applicato il criterio della «unicità» dell'iscrizione, in ragione della prevalenza dell'attività commerciale rispetto a quella di amministratore, invece ai sensi dell'art. 12, comma 11, del d.l. n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, norma dichiaratamente interpretativa e, dunque, retroattiva, sarebbe operativa la «doppia iscrizione», poiché «la regola della prevalenza ex art. 1, co. 208, cit. , non si può applicare all'attività di lavoro autonomo inerente alla Gestione separata (comma 11, secondo alinea), potendosi applicare soltanto in relazione a più attività autonome "esercitate in forma d'impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti" (comma 11, primo alinea)»; che, in punto di rilevanza, il rimettente osserva che, mentre dall'applicazione dell'art. 1, comma 208, della legge n. 662 del 1996, come interpretato dalla Corte di cassazione, a sezioni unite, da ultimo nella sentenza n. 3240 del 2010, sarebbe conseguito il rigetto della domanda principale e l'accoglimento di quella subordinata della ricorrente, l'applicazione della norma dichiaratamente interpretativa e, dunque, retroattiva, di cui all'art. 12, comma 11, del d.l. n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, determinerebbe il rigetto di entrambe le domande della ricorrente medesima; che, in punto di non manifesta infondatezza, il rimettente dubita della legittimità costituzionale della norma censurata, in riferimento agli artt. 3, 24, primo comma, 102, 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, CEDU; che, in particolare, il giudice a quo deduce la violazione dell'art. 3 Cost., sotto il profilo del principio generale di ragionevolezza delle norme, dell'art. 24, primo comma, Cost., con riguardo all'effettività del diritto dei cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi, dell'art. 102 Cost., quanto all'integrità delle attribuzioni costituzionali dell'autorità giudiziaria; che, infatti, la norma censurata sarebbe stata emanata in assenza dei presupposti individuati dalla giurisprudenza costituzionale (ex plurimis: