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Il comma 3, onde garantire nel modo migliore lo svolgimento delle prove in condizioni di sicurezza in relazione all'emergenza epidemiologica stabilisce che l'accesso ai locali deputati allo svolgimento delle prove d'esame è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19, di cui all'articolo 9, comma 2, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87, e che la mancata esibizione da parte dei candidati al personale addetto ai controlli delle suddette certificazioni costituisce motivo di esclusione dall'esame. Il comma 4 stabilisce che le linee generali da seguire per la formulazione dei quesiti da porre nella prima prova orale e per la valutazione dei candidati, in modo da garantire l'omogeneità e la coerenza dei criteri di esame, siano stabilite con decreto direttoriale del Ministero della giustizia, sentita la commissione centrale costituita ai sensi del decreto legge 21 maggio 2003, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2003, n. 180, (e non dunque, a differenza di quanto previsto per la sessione 2020, dalla sola commissione centrale). Gli ultimi due commi contengono disposizioni finanziarie. Art. 7. – (Incremento della dotazione del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo) L'incremento della dotazione finanziaria del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo per le esigenze del Sistema di accoglienza e integrazione (SAI, già SIPROIMI), attivato dal Ministero dell'interno ai sensi dell'articolo 1- sexies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, come modificato, da ultimo, dall'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 173, si rende necessario per far fronte alle esigenze di accoglienza derivanti dal previsto afflusso di un ingente numero di richiedenti asilo, in ragione della situazione politica determinatasi in Afghanistan, ancora in corso di evoluzione. La platea dei beneficiari delle prestazioni rese nell'ambito del SAI è venuta ad ampliarsi per effetto della novella introdotta dall'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n, 173, che ha reintrodotto la possibilità di accoglienza nel Sistema dei richiedenti protezione internazionale e ha ampliato le categorie dei beneficiari, nei limiti dei posti disponibili. Si stima in via speditiva la necessità di approntare un numero di posti aggiuntivi nel SAI, destinato sia ai richiedenti asilo sia ai possessori di status di protezione internazionale e maggiormente rispondente alle esigenze di accoglienza dei nuclei familiari, per complessivi 3.000 posti, nell'ambito dei progetti SAI già avviati. Per tale ragione, con la disposizione di cui al comma 1 s'intende rafforzare il sistema nazionale di accoglienza, attraverso l'ampliamento della disponibilità di posti nell'ambito del SAI, per 3.000 unità, e la conseguente integrazione delle risorse disponibili sul Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, al fine di assicurare la continuità e la piena funzionalità dei servizi di accoglienza erogati nell'ambito del sistema, tenuto altresì conto dell'urgenza di disporre di un maggior numero di posti da destinare ai cittadini afghani richiedenti asilo il cui arrivo è previsto nel restante periodo del corrente anno. Il comma 2 detta le disposizioni necessarie ad assicurare la copertura finanziaria della norma. Art. 8. – (Disposizioni a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia) L'articolo in esame dà attuazione, con norma primaria, agli impegni assunti nell'ambito del Protocollo d'intesa siglato in Trieste il 13 luglio 2020, tra i Ministeri dell'interno e dell'università e della ricerca, l'Agenzia del demanio, la regione Friuli Venezia Giulia, l'Università degli studi di Trieste e alcune associazioni rappresentative della minoranza linguistica slovena, per la restituzione alla comunità slovena dell'immobile sito in Trieste, Via Filzi, già Narodni Dom, di proprietà dell'Università degli studi di Trieste, che attualmente ospita la Scuola di studi in lingue moderne per interpreti e traduttori. Rispetto ad un primo contenuto normativo indicato dall'articolo 1 del Protocollo – sul quale si sono sviluppate interlocuzioni anche con il Ministero dell'economia e delle finanze che ne hanno conclusivamente evidenziato profili di onerosità non risolvibili in via compensativa – l'operazione declinata dalla disposizione coglie comunque gli impegni contenuti nell'atto convenzionale ed amplia la portata dell'intervento normativo e dei suoi destinatari, nell'ottica del potenziamento infrastrutturale degli immobili oggetto di alienazione o concessione in uso oggetto dell'operazione. Il comma 1 interviene, con la tecnica della novella, sull'articolo 19 della legge 23 febbraio 2001, n. 38, recante « Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia ». In particolare l'articolo 19, modificato dalla norma in esame, reca la disciplina concernente la restituzione di alcuni beni immobili tra la regione Friuli Venezia Giulia e l'Università degli studi di Trieste, anche salvaguardando, in tali spazi, la presenza di istituzioni culturali e scientifiche di lingua slovena. Nel dettaglio: la lettera a) sostituisce il comma 1 del citato articolo 19, modificando la disposizione in ottica di coordinamento normativo rispetto al nuovo comma 1- bis (vedasi infra ) che dispone il trasferimento in proprietà del Narodni Dom, sito in via Filzi, alla comunità linguistica slovena; vengono dunque eliminati i riferimenti all'edificio di via Filzi, in Trieste, già Narodmi Dom, in considerazione del trasferimento dello stesso, disposto dal nuovo comma 1- bis , alla « Fondazione Narodni Dom », costituita dall'Unione culturale economica slovena – SKGZ e dalla Confederazione delle organizzazioni slovene – SSO. Viene invece mantenuta la previsione secondo la quale la casa di cultura Narodni Dom di Trieste – situata nel rione San Giovanni, costituita da edificio e accessori, di proprietà della regione Friuli Venezia Giulia, è utilizzata, a titolo gratuito, per le attività di istituzioni culturali e scientifiche di lingua slovena e che nell'edificio sito in Gorizia, Corso Verdi, già Trgovski dom, trovano sede istituzioni culturali e scientifiche sia di lingua slovena (a partire dalla Narodna in studijska Knjiznica – Biblioteca degli studi di Trieste) sia di lingua italiana, compatibilmente con le funzioni attualmente ospitate nei medesimi edifici, previa intesa tra la regione e il Ministero dell'economia e delle finanze. La previa intesa con la regione salvaguarda il coinvolgimento dell'ente territoriale nelle interlocuzioni con la minoranza linguistica, considerato il ruolo che allo stesso è riconosciuto dalla legge di tutela.