[pronunce]

che nel procedimento per decreto, ove venga proposta opposizione, il contraddittorio tra accusa e difesa si esplica da quel momento in modo pieno, con le medesime modalità e garanzie previste nel procedimento ordinario, in un contesto in cui la notificazione del decreto viene a svolgere la mera funzione di informazione dei motivi dell'accusa; che il decreto penale, al di là della denominazione formale di "decreto di condanna", costituisce dunque una sorta di decisione "preliminare", destinata ad essere posta nel nulla in caso di opposizione ed a trasformarsi in pronuncia definitiva di condanna solo nel caso in cui l'imputato, non opponendosi, vi presti acquiescenza; che in tale logica si iscrive il rilievo centrale che assume la peculiare disciplina della notificazione del decreto penale, finalizzata a renderne effettiva la conoscenza ed a consentire quindi l'instaurazione del contraddittorio tra accusa e difesa, posto che, a differenza di quanto previsto in via generale dall'art. 159, comma 1, cod. proc. pen. (notificazione dell'atto all'imputato irreperibile mediante consegna al difensore), l'art. 460, comma 4, cod. proc. pen. stabilisce che, se non è possibile eseguire la notificazione per irreperibilità dell'imputato, il giudice revoca il decreto e restituisce gli atti al pubblico ministero; che la garanzia rappresentata da un regime della notificazione ancorato all'effettiva conoscenza del decreto è stata rafforzata da questa Corte con la sentenza n. 504 del 2000, che ha esteso la previsione della revoca del decreto e della restituzione degli atti al pubblico ministero anche al caso in cui non sia possibile eseguire la notificazione nel domicilio dichiarato a norma dell'art. 161 cod. proc. pen. ; che, al fine di assicurare l'assistenza della difesa tecnica all'imputato che deve operare la scelta tra proporre opposizione o accettare la condanna per decreto, l'art. 460, comma 3, cod. proc. pen. , così come sostituito dalla legge 6 marzo 2001, n. 60, prevede inoltre che copia del decreto sia notificata anche al difensore d'ufficio o al difensore di fiducia eventualmente nominato; che, a fronte delle cautele predisposte per rendere effettiva la conoscenza del decreto e per porre l'imputato nelle condizioni di operare una scelta consapevole tra l'opposizione e l'acquiescenza al decreto, l'omessa previsione di un avviso all'indagato prima della notificazione del decreto penale non si traduce in un sacrificio, costituzionalmente rilevante, del diritto al contraddittorio, che l'imputato potrà pienamente esercitare ove decida di proporre opposizione; che la questione deve pertanto essere dichiarata manifestamente infondata in relazione a tutti i parametri evocati dai rimettenti. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 459 del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 24 e 111 della Costituzione, dai Tribunali di Avellino e di Torre Annunziata, nonché degli artt. 459 e 460 del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Marsala, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 gennaio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 gennaio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA