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Modifiche alla parte II della Costituzione in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato e attribuzione delle competenze legislative loro spettanti. Onorevoli Senatori. -- Il dibattito sulla riforma del bicameralismo, del Governo in Parlamento, del numero dei parlamentari, accompagnato dalla formulazione di proposte di revisione del ruolo e delle competenze di ciascuna Camera, ha segnato un significativo passaggio procedurale nelle precedenti legislature. Il superamento del bicameralismo perfetto, che rappresenta l'aspetto centrale della riforma costituzionale, non è un problema nuovo: il superamento del procedimento legislativo in base al quale le due Camere esercitano le medesime funzioni è uno dei temi che quasi tutte le proposte di riforma degli ultimi trent'anni hanno ritenuto di dover affrontare. Infatti, risultano oggi poco comprensibili a chiunque i motivi di un procedimento legislativo che prevede almeno due passaggi parlamentari in assenza di qualsiasi apprezzabile differenza nella composizione, nel funzionamento o nel corpo elettorale delle due Camere. Il meccanismo della navette è così noto da non richiedere alcuna spiegazione in ordine agli effetti di rallentamento ed inutile complicazione dell'attività delle Camere. Inoltre, giova sottolineare che la legge costituzionale è un atto normativo adottato dal Parlamento con una procedura più complessa rispetto a quella prevista per le leggi ordinarie. L'articolo 138 della Costituzione prevede che le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali siano approvate da ciascun ramo del Parlamento con due distinte deliberazioni, tra le quali devono intercorrere almeno tre mesi; nella seconda deliberazione di ciascuna camera, per l'approvazione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. L'articolo 72 della Costituzione nel testo vigente prevede che la procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera/Senato è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale, cioè si esclude che i progetti di legge costituzionale possano essere approvati dalle Commissioni parlamentari in sede deliberante. La modalità descritta è complessa ma si è ritenuta sempre necessaria in quanto la Carta costituzionale delinea la struttura dello Stato e i principi sui quali si fonda il rapporto Cittadini-Stato: è la pietra d'angolo alle cui disposizioni nessuna legge può sottrarsi ad una valutazione (incostituzionalità di una legge, o di una norma, e sua abrogazione). Nel legiferare dovrebbe essere sempre rispettato il principio che scrivere una norma è un atto di grande responsabilità perché incide sulle vite delle persone, dei cittadini. Non poche volte assistiamo all'approvazione di leggi che destano perplessità e talvolta anche forte preoccupazione. Il cittadino non è critico per i tempi del legiferare ma per la qualità degli interventi normativi, per il loro impatto negativo sulla collettività e per il mal utilizzo di denaro pubblico. È, a seconda dei casi e dei momenti, preoccupato, arrabbiato o indignato, per il fatto che numerose disposizioni paiono o conservare e rafforzare lo status economico alto di una parte ristretta della società o non considerare ciò che provocheranno una volta che verranno applicate: ed è inutile negare che vi sono norme che causano veri e propri disastri, allarmanti se valutati in termini di coesione sociale. Ora, in questa riforma del Parlamento non vorremo che il tutto fosse una sofisticata rielaborazione del panem et circenses , cioè offriamo qualche cosa ai cittadini affinché riacquistino fiducia in coloro che li rappresentano, per fare vedere che si intende risparmiare. Non vorremo che si trattasse solamente di un'operazione di facciata all'insegna del minimo cambiamento per non cambiare nulla. La Camera dei deputati ed il Governo hanno individuato una possibile soluzione a questa minor fiducia dei cittadini mantenendo i 630 parlamentari della Camera e proponendo una riorganizzazione del Senato della Repubblica, trasformandola in una specie di Conferenza delle regioni senza peraltro sopprimere la Conferenza Stato-regioni, in forza della quale i senatori del proposto Senato delle Autonomie avranno due luoghi di riferimento decisionale. Si pone inoltre il quesito se con un sistema fortemente maggioritario, con un ampio premio di maggioranza e con una sola Camera politica, vi possa essere il rischio di una riduzione degli spazi di democrazia diretta, ed anche se l'affidare ad un'unica Camera temi molto delicati che toccano profondamente la vita dei cittadini possa produrre leggi soggette a revisione ad ogni legislatura, a seconda delle maggioranze. Il progetto in questione, inoltre, moltiplica funzioni e impegni di Presidenti della regione e sindaci impegnati primariamente nella gestione del territorio. Risultato: gli amministratori locali o rischierebbero di essere distratti dal loro impegno primario, o potrebbero dedicare solo poche ore, al massimo un giorno alla settimana, al loro lavoro in Senato. Un limite strutturale che trasformerebbe un Senato siffatto in un albergo istituzionale ad ore e, conseguentemente, in un ente inutile. Senza contare che i costi delle trasferte settimanali a Roma peserebbero ugualmente sulla comunità come quelli degli attuali senatori. Il presente disegno di legge di riforma costituzionale intende offrire uno spunto di confronto sulla Carta costituzionale, la cui esigenza di riforma è oramai unanimemente condivisa. I punti salienti riguardano: la riduzione del numero dei parlamentari; la soppressione della circoscrizione estero; un procedimento legislativo più snello e veloce; la modifica del rapporto di fiducia tra il Governo e la Camera competente sulle diverse materie. La riforma mantiene inalterate le istituzioni di garanzia dell'ordinamento costituzionale. Il Presidente della Repubblica rimane il supremo garante dell'equilibrio fra i poteri, intervenendo nella fase di scioglimento delle Camere, di promulgazione delle leggi e di emanazione degli atti aventi valore di legge e dei regolamenti. Anzi, il suo ruolo di «custode» sarà destinato ad accentuarsi a seguito dell'apertura della rappresentanza parlamentare alle istanze degli enti territoriali. Non vengono modificati composizione e funzionamento della Corte costituzionale. L'articolo 1 modifica il terzo comma dell'articolo 48 della Costituzione, demandando alla legge i requisiti e le modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero. L'articolo 2 sostituisce l'articolo 56 della Costituzione, riducendo il numero dei deputati da seicentotrenta a quattrocento. Ciò comporta istituzioni più snelle e riduzione dei costi della politica. L'articolo 3 sostituisce l'articolo 57, disciplinando composizione e modalità costitutive del Senato della Repubblica. Il numero dei senatori è ridotto da trecentoquindici a duecento. La ripartizione dei seggi tra le regioni dovrà avvenire in maniera proporzionale in base alla popolazione delle regioni, prendendo come riferimento i dati dell'ultimo censimento generale ed utilizzando il sistema dei quozienti interi e dei più alti resti. Nessuna regione potrà avere un numero di senatori inferiore a sette (salvo il Molise -- due senatori -- e la Valle d'Aosta -- un senatore).