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Loro hanno detto di non volersi armare, nella consapevolezza di avere di fronte persone che potrebbero essere - e se sono armati lo sono sicuramente - pronti alla reazione, oltre ad essere molto più capaci di utilizzare le armi rispetto al privato che, è vero, vuole solo difendere la propria abitazione ma con i rischi di cui ho parlato in precedenza. Mi auguro quindi che, nel corso di questa serata, quando andremo a votare gli emendamenti avremo un po' di buon senso e riporteremo questo provvedimento nei giusti canoni che dovrebbero essere imposti anche dall'andamento di tutto il lavoro che abbiamo svolto in Commissione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia . La ringrazio, Presidente, ma non intendo svolgere alcun intervento in replica. PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, con l'emendamento 1.1, a mia prima firma, chiedo la soppressione dell'articolo 1. Ho già speso molti argomenti nella relazione di minoranza e nella replica. Ci tengo però a precisare che dobbiamo stare attenti a questo articolo perché, una volta eliminata la valutazione della proporzionalità tra aggressione e difesa, come nel caso della detenzione domiciliare già introdotta nel 2006, essa fatalmente emerge attraverso l'altro requisito fondamentale della scriminante della necessità difensiva. Dobbiamo allora ribadire che non c'è alcuna difesa di ladri, rapinatori o malviventi, ma in uno Stato di diritto, quando muore una persona, sia essa un ladro o un onest'uomo, sono sempre necessari un'indagine e un processo per ricostruire la realtà storica dell'accaduto. Solo a quel punto entrano in gioco le norme scriminanti, dopo che un giudice ha accertato la legalità della modalità della condotta posta in essere sia come reazione, che come aggressione. Quanto poi al fatto di dire che il problema è stabilire il diritto di difesa, l'unico diritto di difesa è quello di difendersi nel processo e l'esercizio di qualsiasi diritto nel nostro sistema va bilanciato con quello degli altri diritti: lo dice la nostra Costituzione. Esiste un diritto di difendere la propria incolumità correttamente ed esiste un diritto di valutare le condizioni di forza e di violenza. Dobbiamo sempre tener presente il brocardo latino vim vi repellere licet . Per questo proponiamo la soppressione di tale articolo, perché in questo modo si mantiene il testo del 2006, la cosiddetta legittima difesa domiciliare, già esistente e funzionante, applicata dei magistrati ed estesa anche alle attività commerciali e imprenditoriali. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, mi limiterò ad illustrare solo due emendamenti per non tediare ulteriormente i colleghi visto che delle altre proposte emendative ho già parlato nel corso della discussione generale. L'emendamento 1.205, innanzitutto, fa riferimento al comma 1, lettera c) dell'articolo 1 in cui si parla di violenza o minaccia di uso di armi. Con l'emendamento si chiede di sostituire quanto scritto nel testo al fine di precisare che deve trattarsi di violenza alle persone o sulle cose ed è una specificazione necessaria perché, senza di essa, si lascia decidere all'interprete il tipo di violenza e nei confronti di chi. Si aggiunge inoltre che «in tali casi la legittima difesa si presume ed è esclusa la sussistenza del reato, anche colposo». Infatti dobbiamo intenderci - questa è una discussione che faremo poi sull'articolo 2 - e non dobbiamo confonderci. Qualcuno mi ha detto che esiste la possibilità di intervenire in ambito civile se vi è stata una decisione in ambito penale di insufficienza di prove o meglio quella che una volta era l'insufficienza di prove. Ma quando sul penale l'assoluzione è con formula piena, come nel caso di specie, non esiste una responsabilità colposa o civile, come vedremo per l'articolo 2. Essere contrari ad un emendamento del genere significa non aver capito quello che c'è scritto. Infatti quello che avete scritto, e che io condivido, corrisponde né più e né meno a ciò che si esplicita con questo emendamento. Per essere sempre più chiari, dal momento che la riforma del 2006 non portò alcuna conseguenza per l'interpretazione giurisprudenziale, con l'emendamento 1.23 si stabilisce che «l'onere di provare l'insussistenza della scriminante è a carico della pubblica accusa». All'epoca facevo il magistrato e rientravo, avendo qualche dubbio di interpretazione, tra quelli che criticavano la riforma del 2006 di Forza Italia perché tale normativa lasciava spazio all'interprete per capovolgere il significato della norma stessa. Che cosa si valeva fare con quella riforma? Non è chi invoca la legittima difesa che deve provare la condizione: basta che dica quali sono le motivazioni per cui ha agito in legittima difesa e che queste rientrano in quelle previste dalla norma, poi sta alla pubblica accusa provare che il caso non rientra nella norma. Se è una scriminante (questa è la valutazione della giurisprudenza, ed è corretta), se noi non arriviamo a dire che questa norma afferma un principio nuovo ciò vuol dire né più e né meno non aver cambiato alcunché: è sempre la povera vittima che dovrà farsi carico delle spese legali per provare gli elementi di fatto che giustificano l'applicazione della legittima difesa. Se riteniamo allora di fare questo, se non accoglierete una ipotesi di correzione che mi sembra più che evidente, veramente ci aggrapperemo alle due espressioni sempre usate dal relatore, sperando che Dio ce la mandi buona, perché poi il nostro Gruppo voterà comunque a favore dell'articolo 1. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, credo che questo disegno di legge, alla fine, purtroppo non sarà risolutivo dei problemi che investono l'Italia e coloro che vengono magari assaliti anche all'interno della propria abitazione perché riguarderà una nicchia: coloro che magari sono possessori di armi e sappiamo che il numero di costoro è esiguo, è una strettissima minoranza. Però esso è importante, ed è già stato anticipato il nostro voto, per la percezione sociale che l'approvazione di questa legge porterà nel Paese e quindi gli emendamenti che abbiamo presentato - mi riferisco in particolare all'1.203 che è a mia prima firma - sono stati elaborati per togliere spazio all'ambiguità che esiste molto spesso nell'interpretazione da parte della magistratura. Questo testo, per fortuna, porta chiarimento ma non possiamo dire la stessa cosa della norma precedente e conosciamo le conseguenze negative che sono capitate nelle aule giudiziarie dove, tra l'altro, abbiamo avuto sentenze a macchia di leopardo. Per lo stesso comportamento sono stati assolti coloro che commettevano il "reato" in presenza di una causa scriminante simile a quella precedente che è relativa al uso legittimo delle armi da parte delle Forze di polizia. Quindi mi soffermo nella evidenziazione che noi abbiamo chiarito al comma 1: