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Secondo i dati disponibili ad oggi risultano ricollocati dall'Italia in altri stati dell'Unione europea solo 12.722 richiedenti asilo sui 34.953 previsti. Un terzo di quello che dovevamo aver ricollocato. E molto altro ci sarebbe da dire, soprattutto su chi recentemente non ha perso occasione per farci la morale. Quanto meno abbiano il buon senso di tacere! (Applausi dal Gruppo L-SP) . Il Trattato di Dublino, nato prima come Convenzione tra Stati e poi divenuto Regolamento in un'epoca diversa rispetto a quella odierna, non è più adeguato a far fronte alle attuali esigenze. Parlare della posizione favorevole che la Lega espresse al tempo nei confronti del trattato, quando la situazione geopolitica e sociale era totalmente differente, è parlare a sproposito. Infatti, il principio del Paese di primo approdo era stato concepito come criterio responsabilizzante per i Paesi europei, affinché presidiassero adeguatamente i loro confini. Oggi, invece, i confini ce li avete fatti abolire. (Applausi dal Gruppo L-SP) . L'esiguità dei flussi migratori lo esigeva. Ma ora le forti pressioni sui nostri confini marittimi (e su quelli degli altri Paesi mediterranei) impongono una completa revisione di tale sistema: revisione che impone il rafforzamento e il presidio dei confini comuni. Molti esponenti dell'opposizione rivendicano di aver portato avanti negli anni passati una linea simile a quella presentata dal Governo. Dunque, mi permetto di concludere con un concetto molto semplice: i buoni propositi diventano azioni concrete soltanto se vengono realizzati. Ed è molto più probabile che il problema strutturale del flusso migratorio dal Nord Africa all'Italia venga risolto da un Governo che anche in sede europea risponde solamente alla volontà popolare, alla volontà degli italiani, anziché da un Governo di servi abituati a dire signorsì agli altri Paesi europei. (Applausi dal Gruppo L-SP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, il Consiglio europeo ha tra gli altri temi in esame quello del bilancio pluriennale dell'Unione europea. Si tratta di una programmazione che va dal 2021 al 2027 e che pure verrà marginalmente affrontata in un'agenda ricca di altri punti. Si tratta di 1.135 miliardi di euro di stanziamenti pari all'1,11 per cento del reddito nazionale lordo dell'Unione europea a 27 membri nei sette anni. Ed è utile ricordare che l'Italia è uno dei cosiddetti contributori netti del bilancio europeo. Questo significa che versa alle casse di Bruxelles più di quanto poi riceva attraverso i vari fondi comunitari per le Regioni, la ricerca, lo sviluppo, i migranti e tutte le altre politiche comunitarie. Questo deve essere sempre un particolare che va rammentato ai partner europei, soprattutto quelli che in questi anni hanno beneficiato dell'adesione dell'Italia al progetto europeo. Nel 2016, ultimo anno per cui abbiamo i dati, l'Italia ha versato nelle casse di Bruxelles 13,393 miliardi di euro. Nel 2015 erano stati 14,691 miliardi; nel 2014 14,594 miliardi e nel 2013 - cifra record - di 15,748 miliardi. Per quanto riguarda i miliardi che l'Italia riceve a sua volta dall'Europa, la media si aggira sugli 11,5 miliardi. Nel 2016 sono stati 11,592 miliardi; nel 2015 12,338; nel 2014 10,695 e nel 2013 - di nuovo anno record - 12,554 miliardi di euro. Il «saldo» è stato, insomma, sempre ed effettivamente negativo in questi anni rispettivamente di 1,8; 2,35; 3,9 e 3,2 miliardi, per una media di 2,8 miliardi. Secondo la Relazione che la Corte dei conti ha riservato ai «Rapporti finanziari con l'Unione europea e l'utilizzazione dei Fondi comunitari» nel periodo 2010-2016 il contributo complessivo netto italiano all'Europa è stato il quarto, dopo Germania, Regno Unito e Francia, mentre solo una parte delle risorse ricevute dal nostro Paese è arrivata effettivamente sui nostri territori. Ho fatto queste premesse con un po' di numeri proprio per dare un ritratto del rapporto che vincola l'Italia all'Europa, dalla quale riceviamo soprattutto, ogni anno, centinaia di disposizioni da recepire nel nostro ordinamento attraverso apposite leggi o magari inserite nei meandri dei vari decreti. Nell'ambito della nuova programmazione 2021-2027 noi di Forza Italia temiamo che l'Italia possa subire una nuova forte penalizzazione, soprattutto in conseguenza dei tagli previsti dall'Unione ai fondi per l'agricoltura e al Fondo di coesione. Queste riduzioni, in attesa di capirne esattamente l'entità, non possono certo essere compensate dai maggiori contributi destinati all'immigrazione, di cui pure si parla, che non andrebbero a coprire che una piccola parte di quei maggiori oneri. Proprio sui temi importanti come le risorse per l'agricoltura e la pesca e i fondi di coesione bisognerà agire per tutelare l'interesse nazionale al tavolo del Consiglio: alcune stime parlano infatti di tagli alle Regioni dal Fondo di coesione in termini reali che sfioreranno il 10 per cento. Vi è poi l'allarme relativo a uno dei criteri di distribuzione delle somme - e cioè il PIL pro capite delle Regioni - che potrebbe penalizzare sensibilmente alcune Regioni a discapito di altre che, appunto, hanno un PIL sotto il 75 per cento della media europea. Anche per i tagli ai fondi per l'agricoltura la situazione appare ben più critica di quanto non dicano i dati diffusi dalla Commissione. Il taglio per gli agricoltori del made in Italy si potrebbe tradurre in circa 20 miliardi complessivi per il settore nel periodo della nuova programmazione. A pagare le conseguenze di questa Europa che cambia marcia saranno le politiche agricole e quelle di coesione e, di conseguenza, potrebbero essere sensibilmente ridotti i fondi destinati agli enti territoriali, alle piccole e medie imprese e ai giovani. In questo ambito bisognerà stare attenti che anche la montagna, le zone di confine e le loro peculiari problematiche non abbiano a subire ulteriori penalizzazioni. In alcune Regioni si devono affrontare i più svariati problemi, come quelli dell'agricoltura di montagna o la questione dei grandi carnivori. A tal proposito sottolineo che la Convenzione delle Alpi, trattato territoriale internazionale tra i Paesi alpini e l'Unione europea, rappresenta la volontà di equilibrare le necessità e le esigenze dell'uomo con lo sviluppo sostenibile e la tutela dell'ambiente naturale. Ci sono poi i più recenti progetti Life WolfAlps e Life Ursus, promossi dall'Unione europea, atti a salvaguardare due specie protette ursus arctos e canis lupus , che purtroppo negli ultimi periodi stanno minacciando i nostri alpeggi che sono una grande risorsa fondamentale per la cura del territorio montano con un importante risvolto anche nel settore turistico di montagna. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice. TESTOR (FI-BP) . Sì, Presidente.