[pronunce]

Quale ulteriore conferma della compatibilità costituzionale della disciplina regionale impugnata, la difesa segnala come il citato art. 12-bis, comma 4, sarebbe del tutto sovrapponibile all'art. 16, dodicesimo comma, secondo periodo, della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica) ai sensi del quale, ove lo strumento attuativo di piani urbanistici comporti variante allo strumento sovraordinato, la valutazione ambientale strategica e la verifica di assoggettabilità sono comunque limitate agli aspetti che non sono stati oggetto di valutazione sui piani sovraordinati. Si richiama, infine, il contenuto dell'art. 23 della legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 1998 il quale, ai fini della formazione delle varianti al PRG, rimette ad apposita deliberazione del Consiglio regionale la determinazione di adeguati rapporti qualitativi e/o quantitativi tra gli abitanti insediati e da insediare (ivi compresi quelli fluttuanti per ragioni di turismo) e gli spazi da riservare ai servizi locali, tenuto conto degli indirizzi forniti dal piano territoriale paesistico. Alla luce di tale quadro normativo di settore, la difesa regionale sottolinea che la puntuale individuazione dei vincoli procedurali e, soprattutto, sostanziali «alle eventuali varianti al PRG, osti in radice alla possibilità di introdurre, in sede esecutiva, soluzioni capaci di alterare gli impatti ambientali e paesaggistici già scrutinati nella fase di approvazione degli strumenti urbanistici generali». 7.- La Regione autonoma resistente ritiene parimenti non fondata la questione relativa all'art. 9 della legge reg. Valle d'Aosta n. 5 del 2018, che, nel sostituire l'art. 16 della legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 1998, vi prevede al comma 1 che «[l]e varianti non sostanziali al PRG non sono sottoposte a verifica di assoggettabilità a VAS»). Si richiamano le «ragioni di ordine letterale e sistematico» esposte a proposito della prima questione e si aggiunge che in senso convergente deporrebbe «la stessa configurazione normativa di siffatte modifiche», che l'art. 14, comma 1, lettera d), della legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 1998 definisce come «le modifiche al PRG non rientranti nelle categorie di cui alle lettere a), b) e c)». Si tratterebbe, quindi, di «ipotesi di natura assolutamente "residuale" rispetto a quelle tipizzate», in quanto ulteriori e non rientranti né nelle «varianti sostanziali generali» (art. 14, comma 1, lettera a), né nelle «varianti sostanziali parziali» (art. 14, comma 1, lettera b), né nelle «modifiche non costituenti variante» (art. 14, comma 1, lettera c). La sistematica contenuta nella citata disposizione attesterebbe come la fattispecie delle varianti non sostanziali non potrebbe, «per definizione, generare mutamenti significativi alle determinazioni urbanistiche e ambientali assunte in occasione della predisposizione degli strumenti generali». A ulteriore esclusione della fondatezza della censura, si rileva che «anche per le "varianti non sostanziali", in quanto espressamente qualificate, comunque, come "varianti"», dovrebbe trovare applicazione l'art. 12-bis, comma 4, della legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 1998, con la conseguenza che, contrariamente a quanto asserito dal ricorrente, una simile fattispecie rientrerebbe «"negli altri casi" (ai quali sono riconducibili, senz'altro, le varianti, anche non sostanziali, al PRG)» per i quali «la VAS e la verifica di assoggettabilità dei piani urbanistici di dettaglio sono comunque limitate agli aspetti che non siano già stati oggetto di valutazione nelle procedure effettuate sulle varianti al PRG sovraordinate». 8.- Riguardo alla censura relativa all'art. 17 della legge reg. Valle d'Aosta n. 5 del 2018, la difesa regionale ne argomenta la infondatezza, affermando in primo luogo che l'impostazione del ricorrente non terrebbe in debito conto la titolarità in capo alla Regione di una potestà legislativa primaria in tema di «urbanistica, piani regolatori per zone di particolare importanza turistica» (art. 2, lettera g, dello statuto speciale) e di «industria alberghiera, turismo e tutela del paesaggio» (art. 2, lettera q, dello statuto speciale), la quale - diversamente dalla competenza concorrente in materia di «governo del territorio» - deve essere esercitata «[i]n armonia con la Costituzione e i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali [...]». Il ricorrente sarebbe quindi incorso in un «errore prospettico», comprovato dalla giurisprudenza costituzionale sull'interpretazione dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante «Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione» (si richiama la sentenza n. 51 del 2006). Nella fattispecie non potrebbe, quindi, venire in rilievo «il sistema di distribuzione delle attribuzioni normative tra Stato e Regioni, scaturito dalla l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3», poiché le competenze legislative primarie spettanti alla Regione autonoma a norma dell'art. 2, lettere g) e q) dello statuto speciale risponderebbero «a limiti meno stringenti rispetto all'omologa potestà concorrente invocata nell'atto introduttivo del presente giudizio». La prospettazione del ricorrente, del resto, disconoscerebbe la clausola dell'art. 2, comma 2, del t.u. edilizia, secondo cui «[l]e regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano esercitano la propria potestà legislativa esclusiva, nel rispetto e nei limiti degli statuti di autonomia e delle relative norme di attuazione». Si evidenzia, inoltre, che la norma oggetto di impugnativa prefigurerebbe «limitati interventi di edificazione ed infrastrutturazione», alcuni dei quali (gli accessi, le pavimentazioni e gli arredi sulle aree libere pertinenziali: art. 52, comma 2, lettera j, numero 1, della legge reg. Valle d'Aosta n. 11 del 1998) identici a quelli che, nel restante territorio nazionale, ricadono nella sfera della cosiddetta attività edilizia libera. In ogni caso, si tratterebbe piuttosto di interventi «funzionali alla riqualificazione e rivitalizzazione delle aree territoriali di tipo A, puntualmente perimetrate e strettamente delimitate sul margine dell'edificio storico, quale consolidatosi nel corso del tempo». La resistente contesta, infine, che il vincolo gravante sulla potestà regionale sia «da ricondurre ad esigenze di tutela di valori che si riflettono nel limite delle "grandi riforme"», in quanto connesse con l'istanza di protezione ambientale.