[pronunce]

che l'Avvocatura dello Stato osserva poi che la questione sarebbe comunque manifestamente inammissibile, in quanto già oggetto di diverse pronunce della Corte costituzionale (ordinanze n. 441 del 2004, n. 491 e n. 460 del 2002), che ne ha ritenuto la manifesta infondatezza; che, inoltre, la decisione del giudice interviene all'esito dell'udienza camerale, ossia dopo che l'indagato e il suo difensore hanno avuto la possibilità di prendere visione di tutti gli atti depositati dal pubblico ministero unitamente alla richiesta di archiviazione e di interloquire, sicché gli ulteriori sviluppi del procedimento non sarebbero avulsi da un corredo garantistico; che l'ordine del giudice rappresenterebbe, infatti, un posterius che presuppone esaurito il momento difensivo o, comunque, cessate le condizioni legali del suo concretizzarsi: «la riapertura dello scenario procedimentale, per avvertire l'imputato circa attività già esperibili in opportuno contesto, allungherebbe inutilmente i tempi della giurisdizione penale», che deve assolvere alla sua funzione entro la «ragionevole durata» di cui al secondo comma dell'art. 111 Cost.; che, richiamata una pronuncia della Corte di cassazione (Cass. pen. , sez. V, 17 ottobre 2002, n. 38693), l'Avvocatura dello Stato osserva che, una volta ordinata la formulazione dell'imputazione, l'emissione e la notificazione dell'avviso di conclusione delle indagini perdono il loro significato essenziale, quello cioè di mettere l'indagato in condizioni di proporre integrazioni investigative idonee a dissuadere il pubblico ministero dal proposito manifestato di esercitare l'azione penale. Considerato che il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Taranto ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, dell'articolo 409 del codice di procedura penale nella parte in cui non prevede che, anche nel caso di formulazione dell'imputazione su ordine del giudice, in seguito al rigetto della richiesta di archiviazione, il pubblico ministero debba notificare alla persona sottoposta alle indagini l'avviso previsto dall'art. 415-bis cod. proc. pen. ; che, ai fini dell'ammissibilità della questione, deve ritenersi sufficiente la descrizione della fattispecie svolta nell'ordinanza di rimessione, anche se non offre indicazioni sull'iter procedimentale che ha condotto all'esercizio dell'azione penale e, in particolare, sullo svolgimento dell'udienza camerale prevista dall'art. 409 cod. proc. pen. e sulla partecipazione della persona sottoposta alle indagini; che, infatti, ai fini della verifica dell'applicabilità della norma censurata e della conseguente rilevanza della questione è sufficiente considerare che, come riferisce il giudice rimettente, in seguito all'ordinanza con la quale era stata ordinata la formulazione dell'imputazione ai sensi dell'art. 409, comma 5, cod. proc. pen. , il pubblico ministero aveva chiesto il rinvio a giudizio dell'imputato e che tale richiesta non era stata preceduta dalla notificazione dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari; che nell'ordinanza di rimessione il giudice ha richiamato anche l'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; che, come questa Corte ha rilevato, «l'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo non costituisce disposizione da potere invocare come parametro al fine di affermare l'incostituzionalità delle norme denunciate, dal momento che la stessa costituisce solo norma interposta al fine di accertare la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., non invocato dal giudice a quo» (ordinanza n. 163 del 2010); che, nel caso in esame, il riferimento all'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali risulta comunque finalizzato, come si desume anche dal dispositivo, non già a prospettare un'autonoma censura di illegittimità costituzionale, ma solo a rafforzare quella formulata con riguardo all'art. 111 Cost.; che questa Corte, con l'ordinanza n. 460 del 2002, ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 409, comma 5, 415-bis e 552, comma 2, cod. proc. pen. , censurato, in riferimento agli artt. 24, 101 e 112 Cost., nella parte in cui prevede che, nei reati a citazione diretta - in esito a richiesta di archiviazione, avanzata dal pubblico ministero oltre la scadenza dei termini di indagine e non accolta dal giudice per le indagini preliminari - il pubblico ministero, in seguito alla disposizione del giudice di formulare l'imputazione, debba provvedere a tale adempimento e alla successiva emissione del decreto che dispone il giudizio senza il previo invio, all'indagato, dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari di cui all'art. 415-bis cod. proc. pen. , per l'avvenuta scadenza del termine delle stesse; che l'ordinanza n. 460 del 2002 muove dal rilievo che «la funzione dell'avviso di cui al richiamato articolo 415-bis appare essere chiaramente quella di assicurare una fase di "contraddittorio" tra indagato e pubblico ministero, in ordine alla completezza delle indagini», e che, pertanto, l'espletamento di quella fase e la garanzia di uno specifico ius ad loquendum dell'indagato in tanto si giustificano, in quanto il pubblico ministero intenda coltivare una prospettiva di esercizio dell'azione penale; che, quando ricorre «una ipotesi di esercizio dell'azione penale conseguente all'ordine di formulare l'imputazione a seguito di richiesta di archiviazione non accolta, il contraddittorio sulla eventuale incompletezza delle indagini trova necessariamente sede nella udienza in camera di consiglio, che il giudice è tenuto a fissare ove la domanda di "inazione" del pubblico ministero non possa trovare accoglimento», sicché, tra l'altro, «nessuna lesione al diritto di difesa può prospettarsi in tale situazione, in quanto tale diritto è, nella specie, congruamente assicurato nella sede camerale che precede l'ordine di formulare l'imputazione»; che l'orientamento di questa Corte è stato poi confermato con l'ordinanza n. 491 del 2002 e, nuovamente, con l'ordinanza n. 441 del 2004, la quale ha ribadito che ove l'esercizio dell'azione penale consegua all'ordine del giudice di formulare l'imputazione, previsto dall'art. 409, comma 5, cod. proc. pen. , «il contraddittorio sulla eventuale incompletezza delle indagini si esplica necessariamente nell'udienza in camera di consiglio che, ai sensi del comma 2 dello stesso articolo, il giudice è tenuto a fissare ove non accolga la richiesta di archiviazione del pubblico ministero; (...) tale circostanza esclude dunque la configurabilità della violazione degli artt. 3 e 24 Cost., ventilata dal rimettente»; che il rimettente critica quest'ultima pronuncia, sottolineando che mentre nell'ipotesi di cui all'art. 409, comma 2, cod. proc. pen.