[pronunce]

La norma denunciata violerebbe infine l'art. 97, in quanto lederebbe il principio del buon andamento e di imparzialità dell'azione della pubblica amministrazione, sotto il profilo dell'introduzione di "una ingiustificata deroga a favore dello Stato al principio fondamentale di liquidazione dei debiti liquidi ed esigibili". 21. - Con l'ordinanza n. 717 r.o. del 2000, il tribunale amministrativo regionale del Lazio - in tre giudizi riuniti, con i quali alcuni dipendenti del Ministero della giustizia e del Ministero delle finanze avevano chiesto il riconoscimento degli interessi e della rivalutazione sulle somme loro corrisposte per effetto del reinquadramento ex legge n. 312 del 1980 - ha sollevato, richiamandone espressamente la motivazione, la medesima questione di legittimità costituzionale dell'art. 26, commi 4 e 5, della legge n. 448 del 1998, già proposta dall'ordinanza n. 631 del 1999. 22. - Nei giudizi di cui alle ordinanze nn. 378, 379, 423, 424, 542 e 717 è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, depositando memorie che hanno rinviato alle difese svolte nei giudizi già in precedenza fissati a ruolo, in particolare a quelli introdotti dalle ordinanze nn. 410 e 631 del 1999. 23. - Con riferimento ai giudizi già chiamati a ruolo all'udienza pubblica del 23 maggio 2000 ed alla camera di consiglio del 24 maggio 2000, in esito alle citate ordinanze istruttorie, il Presidente del Consiglio dei ministri ha fatto pervenire documentazione e all'esito tutti i giudizi sono stati chiamati a ruolo. 24. - Nell'imminenza dell'udienza pubblica, la parte privata del giudizio di cui all'ordinanza n. 631 del 1999, ha depositato una memoria, nella quale ha commentato e contestato le emergenze della documentazione fatta pervenire in risposta alle richieste formulate con l'ordinanza istruttoria. Ha, inoltre, richiamato la sentenza n. 459 del 2000 di questa Corte a sostegno dell'invocata natura retributiva degli interessi e della rivalutazione monetaria, per desumerne che le somme cui si riferisce il giudizio a quo sarebbero assistite "da una esplicita previsione costituzionale" sostenendo, altresì, che non ricorrerebbe, del resto, alcuna condizione che ne giustifichi un seppur parziale sacrificio (attraverso, ad esempio, particolari modalità di pagamento) non essendo credibile che dall'applicazione di un principio generalissimo, che riguarda tutti i lavoratori pubblici e privati, possa derivare danno per la collettività.1. - Tutte le ordinanze in epigrafe propongono la questione di legittimità costituzionale dell'art. 26, comma 4, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, secondo cui "Le somme corrisposte al personale del comparto ministeri per effetto dell'inquadramento definitivo nelle qualifiche funzionali ai sensi dell'art. 4, ottavo comma, della legge 11 luglio 1980, n. 312, e le somme liquidate sui trattamenti pensionistici in conseguenza dell'applicazione della sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 1991 non danno luogo ad interessi né a rivalutazione monetaria". La questione è proposta da taluni giudici in relazione alle somme corrisposte al personale del "comparto ministeri" e da altri in relazione a quelle liquidate in base alla sentenza citata. Fra le ordinanze del primo gruppo, alcune (nn. 631, 740 e 741 del 1999, 6 e 717 del 2000) impugnano anche il comma 5 dell'art. 26, secondo cui "Fatta salva l'esecuzione dei giudicati alla data di entrata in vigore della presente legge, le somme corrisposte in difformità da quanto disposto dal comma 4 sono considerate a titolo di acconto sui trattamenti economici e pensionistici in essere e recuperate con i futuri miglioramenti comunque spettanti sui trattamenti stessi". 2. - Le ordinanze relative al "comparto ministeri" sono state rese in giudizi intentati da dipendenti per ottenere interessi e rivalutazione su somme tardivamente percepite per inquadramento definitivo, ai sensi della legge n. 312 del 1980. Nei giudizi di cui alle ordinanze nn. 378 e 379 del 2000 si chiedeva anche il pagamento del capitale. Quanto ai parametri, l'ordinanza n. 631 del 1999 invoca gli artt. 3, 36 e 97 Cost.; altrettanto fa la n. 717 del 2000, con espressa limitazione al primo comma per gli artt. 36 e 97; le nn. 740 e 741 del 1999 enunciano soltanto l'art. 3; le nn. 440 e 747 del 1999, 378 e 379 del 2000 si riferiscono agli artt. 3, primo comma, e 36, primo comma; le nn. 650 del 1999, 423 e 424 del 2000 ritengono violati gli artt. 3 e 36; la n. 6 del 2000 evoca gli artt. 3, 35 e 36; tutte le altre deducono la congiunta violazione degli artt. 3, 24, 36, 97, 102, 103 e 113. Le motivazioni delle censure - fra le quali quella relativa all'art. 35 della Costituzione è priva di motivazione - possono così riassumersi: a) l'art. 3 della Costituzione è violato per irragionevole disparità di trattamento in danno dei dipendenti del "comparto ministeri" ravvisata: a1) da tutte le ordinanze, rispetto ad ogni altro creditore per causa di lavoro, cui interessi e rivalutazione competono come conseguenza normale dell'inadempimento; a2) da alcune ordinanze, anche rispetto agli altri dipendenti pubblici, che non subiscono la privazione degli accessori del credito; a3) da altre ordinanze, anche in base alla comparazione fra dipendenti genericamente interessati all'inquadramento e dipendenti che abbiano già ottenuto, prima della norma impugnata, un giudicato sul diritto agli accessori, fatto salvo dal comma 5; b) l'art. 36 è violato perché il diniego degli accessori, aventi natura retributiva, lede l'integrità e l'effettività della retribuzione; c) gli artt. 24, 102, 103 e 113 sono violati perché la norma impugnata, applicabile ai giudizi in corso, vanifica il diritto alla tutela giurisdizionale e interferisce nelle attribuzioni dei giudici; d) l'art. 97 è violato perché la norma contrasta con il principio di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione, consentendo di eludere i normali effetti del ritardo nella corresponsione di emolumenti. 3. - La questione relativa ai trattamenti pensionistici riliquidati a seguito della sentenza di questa Corte n. 1 del 1991 è stata proposta - in riferimento al solo comma 4 del citato art. 26 - da diverse ordinanze, per violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione (nn. 327 e 328 del 1999, 22 del 2000), o degli artt. 3 e 36 (n. 399 del 1999), o soltanto dell'art. 3, primo comma (n. 397 del 1999). Le motivazioni possono così riassumersi: a) l'art. 3 della Costituzione è violato: