[pronunce]

Friuli-Venezia Giulia n. 2 del 2015, troverebbero giustificazione alla stregua dei rilievi operati dalla Corte dei conti in sede di parificazione del rendiconto regionale relativo all'esercizio finanziario 2013, occasione in cui sarebbe stata definita problematica e critica la sostenibilità dell'onere per gli assegni vitalizi, prospettandosi l'urgenza dell'adozione di misure di contenimento. Queste ultime, peraltro, corrisponderebbero all'ordine del giorno «Linee guida sull'istituto dell'assegno vitalizio», adottato dalla Conferenza delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, riunita in assemblea plenaria il 10 ottobre 2014, e troverebbero conforto nella successiva previsione del ricalcolo degli assegni vitalizi regionali con metodo contributivo a opera dell'art. 1, commi 965, 966 e 967, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021). Le misure di riduzione disposte, peraltro, non potrebbero considerarsi imprevedibili, poiché la vantaggiosità del regime avrebbe dovuto rendere i beneficiari consapevoli della possibilità di una rimodulazione del trattamento vitalizio da parte del legislatore. Quanto alla proporzionalità dell'intervento, la Regione evidenzia come la riduzione prevista sia minima per gli importi più bassi - lasciandone esenti gli assegni fino a euro 1.500 lordi mensili -aumenti progressivamente in ragione dell'entità del beneficio e, malgrado le proroghe, sia stata comunque temporanea, fino a cessare a seguito del ricalcolo con metodo contributivo disposto dalla legge reg. Friuli-Venezia Giulia n. 8 del 2019. Parimenti prive di fondamento sarebbero le censure formulate in riferimento agli artt. 3 e 53 Cost., per erroneità del presupposto interpretativo. Le riduzioni disposte, infatti, non costituirebbero un prelievo fiscale, bensì una misura di razionalizzazione della spesa, volta a riequilibrare complessivamente il sistema e da tenere distinta dai contributi di solidarietà. Infine, quanto all'ultimo ordine di censure, sarebbe anch'esso privo di fondamento, perché gli artt. 48, 51, 64, 66, 67, 68 e 69 Cost. riguarderebbero esclusivamente i membri del Parlamento e non anche i Consigli regionali e i loro componenti, i cui vitalizi non sarebbero costituzionalmente necessari alla stregua dei parametri evocati. 4.- Si sono costituiti in giudizio D. B. B., G. C., U. D. M. e R. D., parti del giudizio a quo, chiedendo l'accoglimento delle questioni sollevate e rinviando lo svolgimento dei propri argomenti difensivi a successiva memoria. 5.- Con memoria illustrativa depositata in prossimità dell'udienza la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha offerto ulteriori argomenti a sostegno dell'inammissibilità e, comunque, della non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate. Anzitutto, ha eccepito l'irrilevanza di quelle afferenti alla Tabella B richiamata dal censurato art. 3, in quanto nessuno degli attori percepirebbe, unitamente al trattamento regionale, anche un assegno da parte del Parlamento europeo. Ha inoltre ribadito l'inammissibilità delle censure per l'intrinseca contraddittorietà della qualificazione, come riduzione e come tributo, della misura prevista, segnalando anche l'incertezza derivante dalla contemporanea evocazione degli artt. 23 e 53 Cost.; ha rimarcato la giustificazione della sua introduzione, alla luce delle ragioni che l'hanno determinata; ha nuovamente evidenziato la non retroattività dell'intervento, nonché la prevedibilità, la proporzionalità e la temporaneità dello stesso. Nel merito, la Regione ha ribadito la fisiologica modificabilità dei trattamenti in considerazione e la finalità non tributaria della riduzione che li ha riguardati. 6.- Anche le parti private hanno depositato memoria illustrativa in prossimità dell'udienza, svolgendo argomenti a sostegno dell'accoglimento delle questioni sollevate. A loro avviso, le misure riduttive adottate avrebbero violato i principi di affidamento e di certezza del diritto, in quanto, trattandosi di un intervento privo di ragionevolezza, imprevedibile, sproporzionato e incidente su un assetto consolidato, ne difetterebbero i requisiti di legittimità. Anzitutto, la prevista riduzione non sarebbe assistita da un'esplicita e specifica motivazione che consenta di ritenerla giustificata, senza che al riguardo possano soccorrere le ragioni addotte dalla Regione e dallo stesso legislatore, il quale farebbe riferimento esclusivamente a una generica esigenza di contenimento dei costi, di per sé inidonea a sostenere interventi riduttivi su trattamenti in corso di erogazione. Peraltro, nel silenzio della legge in ordine alla destinazione dei risparmi, bisognerebbe ritenere che essi siano stati destinati al bilancio dello Stato, ai sensi dell'art. 1, comma 487, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)», e non a ridurre le spese relative alla rappresentanza politica regionale. In secondo luogo, l'intervento inciderebbe su un assetto consolidato, sia quanto a requisiti di maturazione del diritto al trattamento, sia quanto a percezione dell'assegno. Inoltre, difetterebbe il requisito della proporzionalità, perché l'intervento, afferente a trattamenti di natura previdenziale e relativo a una ridottissima platea di soggetti, sarebbe foriero di un risparmio di scarso ammontare a fronte di percentuali di incidenza molto significative, producendo un effetto deteriore permanente - in quanto confluito nella successiva rideterminazione degli assegni con il metodo contributivo - amplificato dal cumulo con quello derivante da precedenti interventi riduttivi, dipendenti dalla decurtazione dell'indennità parlamentare costituente la base di calcolo del trattamento regionale o rappresentati dal blocco della rivalutazione dell'assegno. Infine, la riduzione sarebbe giunta inaspettatamente, in quanto la normativa di settore, pur nella sua evoluzione, avrebbe sempre fatto salvi gli assetti giuridici precedentemente maturati, alimentando il convincimento circa la loro stabilità, da ultimo suffragato dall'art. 2, comma 1, lettera m), del d.l. n. 174 del 2012, come convertito, che, nell'incentivare una riduzione dei vitalizi regionali, avrebbe fatto salvi quelli in corso di erogazione. Proprio in ragione di tale ultimo rilievo, la normativa censurata contrasterebbe anche con l'art. 117, terzo comma, Cost., in relazione alla disposizione statale da ultimo citata.