[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, commi terzo, quinto e sesto, del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402 (Contenimento della spesa previdenziale e adeguamento delle contribuzioni), convertito, con modificazioni, nella legge 26 settembre 1981, n. 537, promosso con ordinanza del 18 settembre 2003 dalla Corte di cassazione sul ricorso proposto da Paolo Pollice contro l'INPS, iscritta al n. 45 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 9, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di costituzione di Paolo Pollice e dell'INPS nonché l'atto d'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 7 giugno 2005 il Giudice relatore Paolo Maddalena; uditi l'avvocato Paolo Boer per Paolo Pollice e l'avvocato dello Stato Francesco Lettera per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. ¾ Con ordinanza emessa il 18 settembre 2003, la Corte di cassazione ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 38, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, commi terzo, quinto e sesto, del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402 (Contenimento della spesa previdenziale e adeguamento delle contribuzioni), convertito, con modificazioni, nella legge 26 settembre 1981, n. 537, «nella parte in cui, successivamente all'elevazione dei limiti della retribuzione pensionabile e all'entrata in vigore della normativa di cui all'art. 21 della legge 11 marzo 1988, n. 67, impedisce che, in sede di determinazione e aggiornamento periodico della retribuzione di riferimento per la prosecuzione contributiva volontaria, questa possa superare l'importo della retribuzione media corrispondente alla più elevata delle classi di contribuzione di cui alla tabella F allegata allo stesso decreto n. 402 del 1981 e il valore inerente al riferimento, nell'art. 2, comma quinto, al limite massimo di retribuzione pensionabile vigente nel periodo cui si riferisce il versamento». La vicenda da cui trae origine il giudizio a quo, come evidenzia il remittente, riguarda un assicurato che, cessato dal rapporto di lavoro nel giugno del 1988, è stato ammesso dall'INPS alla prosecuzione volontaria della contribuzione per raggiungere il requisito contributivo richiesto per la pensione di anzianità. A tal fine la contribuzione volontaria è stata calcolata in base all'art. 2 denunciato, applicando il valore dell'ultima classe di contribuzione di cui alla relativa tabella F, allegata al decreto-legge n. 402 del 1981, convertito, con modificazioni, nella legge n. 537 del 1981. Sicché, tenuto conto dei versamenti volontari effettuati (anni 3 e mesi 9) per raggiungere 35 anni di contribuzione, la retribuzione pensionabile è risultata inferiore di oltre 30 milioni alla retribuzione effettivamente fruita nel corso del rapporto di lavoro dipendente e, di conseguenza, anche la pensione liquidata è risultata notevolmente inferiore a quella che sarebbe spettata in base alla retribuzione media rivalutata del quinquennio antecedente la cessazione del rapporto. Di qui, le domande giudiziali avanzate dall'assicurato nei confronti dell'INPS – respinte nei precedenti gradi di giudizio – per ottenere la riliquidazione della pensione di anzianità con riferimento alla retribuzione effettiva, senza i limiti del massimale di cui alla predetta tabella F, e la condanna dell'Istituto al risarcimento del danno in misura pari alla differenza tra la pensione spettante e quella già liquidata. 1.1. ¾ Nel sollevare la questione, la Corte di cassazione muove dalla premessa che non possa accogliersi la tesi sostenuta dal ricorrente nel giudizio principale e cioè di ritenere operativa, anche ai fini della contribuzione volontaria, l'eliminazione del c.d. tetto pensionistico determinata dall'art. 21, comma 6, della legge 11 marzo 1988, n. 67 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 1988), il quale avrebbe, di conseguenza, abrogato tacitamente le disposizioni denunciate ovvero mutato la loro originaria funzione. La disciplina dettata dall'art. 2 del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito con modificazioni dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, prevede, al terzo comma, che «con decorrenza dal 1° aprile 1981 le aliquote a percentuale dei contributi volontari dovuti dai lavoratori già occupati alle dipendenze di terzi si applicano alle retribuzioni medie settimanali delle singole classi di retribuzioni di cui alla tabella F relativa alla contribuzione volontaria, allegata al presente decreto»; mentre il quinto comma dispone: «a decorrere dall'anno 1982 e con effetto dal 1° gennaio di ciascun anno le retribuzioni di cui al terzo comma sono aumentate nella stessa misura percentuale delle variazioni delle pensioni che si verificano in applicazione dell'art. 19 della legge 30 aprile 1969, n. 153, entro il limite massimo di retribuzione pensionabile vigente nel periodo cui si riferisce il versamento». Ad avviso del remittente, la predetta interpretazione sarebbe, dunque, contrastata irrimediabilmente dalla richiamata normativa, giacché essa si avvale di un sistema tabellare per l'individuazione della retribuzione media settimanale da utilizzare per il calcolo dei contributi e della retribuzione pensionabile e la prevista tabella F reca un numero limitato di classi di contribuzione, di cui l'ultima correla una determinata retribuzione “media” di riferimento a tutte le retribuzioni superiori a un determinato importo. Una tale conclusione verrebbe, poi, rafforzata dal fatto che il quinto comma dell'art. 2 censurato pone un limite alla rivalutazione annuale delle retribuzioni di cui al terzo comma del medesimo art. 2, confermando con ciò «l'intenzione del legislatore dell'epoca di assumere il c.d. tetto pensionistico in vigore come limite della contribuzione volontaria». Né, del resto, potrebbe indurre a diverso avviso la «corrispondenza, non casuale, tra i valori della quarantasettesima e ultima classe di detta tabella e quelli del c.d. tetto pensionistico». Peraltro, il giudice a quo sostiene che la disciplina di cui al denunciato art. 2 del decreto-legge n. 402 del 1981 sarebbe rimasta operativa sino all'entrata in vigore del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184 (Attuazione della delega conferita dall'articolo 1, comma 39, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in materia di ricongiunzione, di riscatto e di prosecuzione volontaria ai fini pensionistici), il cui art. 7, pur abbandonando il sistema tabellare anche ai fini del versamento dei contributi volontari, ha previsto, con disposizione transitoria (comma 8), la facoltà dei soggetti assegnatari dell'ultima classe vigente pro tempore di chiedere, entro un anno, l'assegnazione della retribuzione corrispondente a quella media percepita in costanza di rapporto di lavoro nell'anno precedente la data di decorrenza dell'autorizzazione alla prosecuzione volontaria. 1.2.