[pronunce]

dell'allegato B2, punto 7q), il quale indica tra le tipologie progettuali da sottoporre a verifica di assoggettabilità provinciale gli «impianti di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi, con capacità complessiva superiore a 10/t al giorno, mediante operazioni di cui all'allegato C, lettere da R1 a R9, della parte quarta del d.lgs. n. 152 del 2006, ad esclusione degli impianti mobili per il recupero in loco dei rifiuti non pericolosi provenienti dalle attività di costruzione e demolizione», in contrasto con l'allegato IV, punto 7, lettera z.b), alla parte II del d.lgs. n. 152 del 2006, che non pone eccezioni di sorta in relazione alla predetta tipologia di impianti. 5.- Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna, infine, l'art. 5, comma 10, della medesima legge regionale n. 3 del 2012 per violazione degli artt. 9 e 117, secondo comma, lettera s), Cost., in quanto, stabilendo che «il provvedimento di VIA comprende l'autorizzazione paesaggistica di cui all'art. 146 del d.lgs. n. 42 del 2004, ove necessaria», si porrebbe in contrasto con quanto stabilito dal Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137) che, all'art. 146, attribuisce allo Stato una funzione di rilievo in sede di autorizzazione, che si estrinseca nell'espressione del parere vincolante ai fini del rilascio da parte del sovrintendente, funzione che nella norma regionale verrebbe eliminata. 6.- Si è costituita nel giudizio la Regione Marche, in persona del Presidente pro tempore, che ha chiesto, sia nell'atto di costituzione che nella memoria depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica, che sia dichiarata l'inammissibilità o, comunque, l'infondatezza delle censure prospettate nel ricorso. In particolare, con riferimento alle censure promosse per violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., la Regione, con riguardo all'art. 2, comma 1, lettera c), ed all'art. 3, comma 4, ne sostiene l'infondatezza, escludendo l'esistenza del contrasto con la normativa UE, alla luce di una corretta lettura delle disposizioni impugnate. Quanto all'art. 2, comma 1, lettera c), infatti la resistente sostiene che la definizione di progetto in esso contenuta sia astrattamente comprensiva di tutti i progetti che abbiano ad oggetto la realizzazione di impianti, opere o interventi di qualunque genere, tipo, dimensione e con qualunque finalità, destinazione o impatto potenziale; senza contare, poi, che ciò che rileverebbe, ai fini della conformità dell'ordinamento interno agli obblighi UE in materia di VIA, non sarebbe l'astratta definizione di "progetto" utilizzata dalla normativa in questione, bensì che di tutte le tipologie di progetti contemplate negli allegati I e II della direttiva in esame sia assicurata da parte degli Stati membri l'effettiva sottoposizione (senza eccezioni) alla procedura di VIA vera o propria o alla verifica di assoggettabilità a VIA ai sensi dell'art. 4, paragrafi 1 e 2. Quanto, invece, all'art. 3, comma 4, il legislatore regionale avrebbe previsto l'incremento del 30% delle soglie dimensionali di cui agli allegati B1 e B2 ai fini della sottoposizione dei progetti a verifica di assoggettabilità, nell'esercizio del potere conferitogli dall'art. 6, comma 9, del d.lgs. n. 152 del 2006 e senza trascurare gli altri elementi di valutazione indicati nell'allegato III alla parte II della citata direttiva UE. Tali elementi sarebbero adeguatamente rappresentati "a monte" delle certificazioni EMAS o ISO 14001 e della definizione/individuazione delle "aree produttive ecologicamente attrezzate" di cui all'art. 14 della legge della Regione Marche 23 febbraio 2005, n. 16 (Disciplina degli interventi di riqualificazione urbana e indirizzi per le aree produttive ecologicamente attrezzate). Con riguardo, poi, agli allegati A1, A2, B1 e B2 nel loro complesso ed agli artt. 8, comma 4, e 13, le censure prospettate sarebbero inammissibili o comunque infondate, posto che la Regione non ha una competenza costituzionalmente riconosciuta in materia e, con le disposizioni in questione, non avrebbe fatto altro che adeguarsi alla disciplina dettata dal legislatore statale, in ossequio a quanto stabilito dall'art. 35 del Codice dell'ambiente. Nella memoria depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica, la resistente rileva, poi, che la legge regionale 19 ottobre 2012, n. 30 (Individuazione delle aree non idonee all'installazione di impianti alimentati da biomasse o biogas e modifiche alla legge regionale 26 marzo 2012, n. 3 «Disciplina della procedura di valutazione di impatto ambientale»), ha provveduto ad introdurre modifiche sia all'art. 3 che all'allegato C della legge n. 3 del 2012, recanti l'esplicita previsione della necessità di tener conto, caso per caso ed indipendentemente dalle soglie dimensionali, di tutti i criteri di selezione dei progetti indicati nell'allegato III alla parte II della direttiva UE, come imposto dall'art. 4, paragrafo 3, della medesima. Pertanto, la Regione sostiene che, nella denegata ipotesi in cui la Corte non volesse accogliere le ragioni di inammissibilità e/o infondatezza delle censure indicate, già esposte nel ricorso introduttivo, con riferimento all'art. 3, comma 4, ed agli allegati, ricorrerebbero le condizioni per una dichiarazione di cessazione in parte qua della materia del contendere, tenuto conto che lo ius superveniens, oltre ad essere satisfattivo delle pretese del ricorrente in una parte (e cioè limitatamente ai progetti di cui agli allegati B1 e B2 da sottoporre a verifica di assoggettabilità), sarebbe "naturalmente retroattivo". Anche le censure proposte in relazione alla dedotta violazione della competenza statale esclusiva in materia di tutela dell'ambiente sarebbero, sostanzialmente, prive di fondamento. Alcune di esse sarebbero infondate perché sarebbe possibile una lettura delle disposizioni censurate conforme alla normativa statale di riferimento, complessivamente considerata: è il caso dell'art. 5, comma 1, lettera c) che avrebbe proprio il fine di assicurare, in concreto, il corretto adempimento dell'obbligo di unicità della consultazione del pubblico, essendo le specifiche modalità da esso prescritte funzionali a garantire la piena consapevolezza, da parte del pubblico, che tale consultazione avrà efficacia ai fini di entrambi i provvedimenti integrati nell'unico provvedimento di VIA; dell'allegato A1, punto n), che non avrebbe fatto altro che dare una rigorosa e fedele attuazione proprio della norma statale testualmente richiamata dal legislatore marchigiano e cioè dell'art. 10, comma 7, del d.lgs. n. 22 del 2010;