[pronunce]

Nell'osservare che, in tal modo, viene riservato un trattamento deteriore a chi, punito con la pena pecuniaria, direttamente o a seguito di sostituzione della pena detentiva, ha posto in essere una condotta meno lesiva del bene protetto, o comunque tale da suscitare un minore allarme sociale, rispetto a quella posta in essere dal condannato a pena detentiva, sia pure sostituita con una sanzione sostitutiva, il magistrato di sorveglianza osserva ulteriormente che le trasgressioni della libertà controllata in cui è stata sostituita, ex art. 102 della legge n. 689 del 1981, l'originaria pena pecuniaria insoluta, possono determinare la conversione della sanzione sostitutiva non eseguita in pena detentiva, ai sensi dell'art. 108 della legge citata. Il rimettente denuncia, perciò, la disposizione dell'art. 101, comma 2, del decreto legislativo n. 507 del 1999, "nella parte in cui prevede che siano riscosse con l'osservanza delle norme sull'esecuzione delle pene pecuniarie le multe inflitte, direttamente od a seguito di sostituzione dell'originaria pena detentiva, con le sentenze di condanna" divenute irrevocabili prima dell'entrata in vigore del decreto legislativo n. 507 del 1999, non senza rilevare l'impossibilità di una interpretazione alternativa, costituzionalmente corretta, in quanto ciò condurrebbe alla necessità di riqualificare giuridicamente la pena criminale pecuniaria residua in pena amministrativa, o in sanzione dovuta per la Cassa ammende o in spese di giustizia, nonostante la diversa conclusione cui inducono gli argomenti già considerati al riguardo. 3. - Anche il magistrato di sorveglianza di Avellino ha sollevato, con ordinanza del 20 marzo 2000 (r.o. n. 422 del 2000), questione di legittimità costituzionale del menzionato art. 101, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507, per violazione degli artt. 3 e 13 della Costituzione, nella parte in cui tale disposizione, "nel fare riferimento alle norme sulla esecuzione delle pene pecuniarie, non esclude l'applicazione del capoverso dell'art. 660 cod. proc. pen. alle multe e alle ammende inflitte con sentenza o decreto penale divenuti irrevocabili ed emessi in relazione a violazioni depenalizzate dal medesimo decreto legislativo". 3.1. - Premette il rimettente che altro magistrato dell'ufficio di sorveglianza di Avellino, dopo aver convertito in libertà controllata la pena pecuniaria inflitta con un decreto penale del 28 ottobre 1991, per il reato di cui all'art. 87, comma 3, del codice della strada, aveva, successivamente, revocato il decreto di conversione, in ragione dell'avvenuta depenalizzazione del reato a seguito del decreto legislativo n. 507 del 1999. Dopo che anche il decreto penale di condanna era stato revocato dal giudice dell'esecuzione, gli atti erano stati trasmessi al rimettente dall'ufficio campione penale, con invito a procedere nuovamente alla conversione in libertà controllata della pena pecuniaria irrogata. Tanto premesso in punto di fatto, il giudice a quo ritiene, anzitutto, di dover ribadire "l'orientamento già implicitamente espresso", sulla nuova richiesta, "dal proprio ufficio con l'emanazione del provvedimento di revoca dell'ordinanza di conversione", nel senso che le relative norme non vadano applicate nel caso in esame. Tuttavia, poiché "dalla mancanza di una specifica indicazione del riferimento normativo non può farsi discendere una automatica esclusione dello stesso", reputa di dover sollevare questione di legittimità costituzionale della disposizione denunciata, nella parte in cui lascia "salva la possibilità che, in caso di insolvibilità del condannato, il magistrato di sorveglianza proceda alla conversione della pena pecuniaria rimasta insoluta in sanzione sostitutiva". 3.2. - Quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo ritiene violato, in primo luogo, l'art. 3 della Costituzione, per l'ingiusta disparità di trattamento determinato dalla sopravvivenza dell'istituto della conversione, nonostante l'intervenuta abolitio criminis tra coloro i quali sono stati condannati a pena detentiva per un reato depenalizzato e coloro i quali, per il medesimo reato, sono stati condannati a pena pecuniaria. I primi, infatti, possono ottenere dal giudice dell'esecuzione, a norma dell'art. 101 del decreto legislativo n. 507 del 1999, la revoca della sentenza o del decreto, "estinguendo così definitivamente il proprio debito con la giustizia", mentre i secondi non soltanto continueranno a rimanere gravati dall'adempimento della sanzione ma rischieranno di vedere trasformarsi tale sanzione pecuniaria, generalmente corrispondente ad una valutazione di minore gravità del fatto, "in pena detentiva proprio a seguito del meccanismo della conversione". Tale disparità di trattamento non può giustificarsi, ad avviso del rimettente, con il presupposto per la conversione, e cioè la violazione della prescrizione, essendo il reale elemento discriminatore costituito dalla "operatività del meccanismo della conversione, sul presupposto della salvezza della sanzione pecuniaria". Ad avviso del giudice a quo risulterebbe inciso, al tempo stesso, l'art. 13 della Costituzione, in quanto il condannato a pena pecuniaria si vedrebbe gravato, a seguito della conversione della pena pecuniaria in libertà controllata, da una serie di prescrizioni limitative della libertà personale, non giustificabili alla luce dell'avvenuta abolitio criminis. Oltretutto, poiché l'art. 100 del decreto legislativo n. 507 del 1999 ha previsto, per i fatti commessi anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto stesso, la sostituzione delle sanzioni penali con le sanzioni amministrative, purché il procedimento non sia stato definito con sentenza passata in giudicato, si determina, secondo il rimettente, una ulteriore disparità di trattamento tra coloro per i quali l'operatività della conversione deve ritenersi esclusa dalla natura amministrativa della sanzione applicabile, proprio in forza della predetta disposizione, e coloro i quali continuano a rimanere esposti alla conversione, in virtù della sanzione penale inflitta con sentenza già divenuta irrevocabile prima dell'entrata in vigore del citato decreto legislativo n. 507 del 1999. 4. - La disciplina transitoria contenuta nel decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507, forma oggetto di denuncia anche da parte del giudice dell'esecuzione del tribunale di Firenze, sezione distaccata di Empoli, il quale, con due ordinanze di analogo tenore (r.o. nn. 426 e 427 del 2000), emesse il 26 febbraio 2000, censura gli artt. 100 e 101, "nella parte in cui dispongono il pagamento delle multe e delle ammende inflitte con sentenze o decreti irrevocabili di condanna per reati depenalizzati" dal menzionato decreto legislativo, per violazione dell'art. 3 della Costituzione. 4.1.