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Signor Presidente, come senatore di Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali annuncio il voto favorevole sul disegno di legge in esame. La direzione di marcia è proprio quella giusta. Il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire segna il superamento della fase più drammatica che ha vissuto il nostro Paese con l'emergenza Covid-19. Sono più di 165.000 le vittime in due anni. Spesso ci dimentichiamo, nelle polemiche, negli interventi, il costo della pandemia: più di 165.000 vittime. Abbiamo vissuto momenti drammatici che non dimenticheremo più. È giusto essere ottimisti, colleghe e colleghi, ma - attenzione - il coronavirus non è scomparso: ci sono 967.000 persone attualmente contagiate e gli ospedali ospitano ancora pazienti da Covid-19. Certo, dobbiamo guardare al futuro con più ottimismo. Non è una semplice influenza quella che circola e non dobbiamo considerarla tale. Il caldo estivo ci darà una mano, ma dobbiamo essere preparati per l'autunno, quando le temperature caleranno e dovremo essere pronti a intervenire, se la curva dei contagi dovesse risalire. Con l'approvazione di questo provvedimento decretiamo la cessazione dello stato di emergenza. Si alleggeriscono le restrizioni e si passa dalla gestione emergenziale a quella ordinaria. Siamo dunque in una fase nuova. È decaduto il Comitato tecnico scientifico e già da alcune settimane è scomparso il super greenpass quasi dovunque. Ce ne siamo accorti anche noi, qui al Senato, che all'ingresso non dobbiamo più presentare la carta verde. Le mascherine non sono più obbligatorie in diverse situazioni, in altre sono ancora necessarie. Ho ascoltato gli interventi che mi hanno preceduto su questa situazione, che certamente non è semplice da gestire; ma da qui a dire che ci sia una strategia del bavaglio mi sembra eccessivo. Al contrario, sono rimasto colpito dall'intervento della collega Granato e non ho ascoltato nessuno degli intervenuti successivamente che abbia sottolineato la gravità delle sue affermazioni, quando dice che 40.000 persone in Europa sono morte per i vaccini. No: i vaccini ci hanno salvato la vita, migliaia di vite. È procurato allarme quello della collega Granato. Sono ventotto i mesi dello stato di emergenza. È andato via anche il generale Figliuolo, ma ne è stato promosso un altro come direttore dell'unità per il completamento della campagna vaccinale e per l'adozione di altre misure di contrasto alla pandemia. Della campagna vaccinale parlerò dopo. Questo in conversione, quindi, è una sorta di decreto-legge ponte che aiuta a passare da una situazione di emergenza a una situazione ordinaria, che tiene in considerazione il fatto che il virus circola ancora e anche in maniera molto significativa. L'indice di trasmissione è ancora a doppia cifra e, quindi, occorre continuare a mantenere un alto livello di attenzione. Se dopo due anni possiamo dire che il peggio finalmente è alle spalle, lo dobbiamo a diversi fattori: intanto lo dobbiamo ai risultati ottenuti dalla campagna vaccinale, che ha consentito di avere un tasso di vaccinazione tra i più alti a livello internazionale e di piegare la curva dei contagi nel nostro Paese. Finora sono state somministrate oltre 135 milioni di dosi di vaccino anti-Covid. In secondo luogo, se stiamo uscendo dalla pandemia, è anche merito dell'efficacia dei tanti provvedimenti di legge emanati dal nostro Governo e dal Parlamento. La direzione di marcia è stata quella giusta. Senza soluzione di continuità, in tutto questo lungo periodo, le misure adottate hanno consentito di rispondere e di adattare, di volta in volta, la normativa al variare dell'andamento del contagio da Covid-19. In effetti, l'attività legislativa si è dovuta piegare e adattare a un andamento non prevedibile e nemmeno conosciuto. Se stiamo uscendo dall'emergenza, poi, lo si deve al senso di responsabilità praticamente della totalità degli italiani. È proprio in ragione dell'alta percentuale delle vaccinazioni se abbiamo avuto positivi effetti sulle ospedalizzazioni e sulle terapie intensive. Se oggi è possibile discutere di un decreto ripartenze è perché oltre il 90 per cento degli italiani si è vaccinato. È da apprezzare la scelta di progressività nella riapertura, sia nella dismissione delle mascherine, sia anche per il termine delle misure di restrizione, così come per l'utilizzo del green pass . Sono possibili nuovi varianti in autunno, quindi è giusto essere prudenti. Prima di concludere, però, vorrei tornare sul tema della campagna vaccinale. Signori rappresentanti del Governo, colleghi e colleghe, siamo un esempio virtuoso a livello internazionale per la somministrazione delle prime tre dosi, ma abbiamo un problema serio per le quarte dosi da somministrare ai fragili sopra i sessant'anni, agli anziani e a chi è ospite nei presidi residenziali per anziani. La campagna procede a rilento. Risponde solo il 10 per cento dei convocati: meno del 4 per cento in Calabria, Sicilia, Sardegna, Basilicata e Puglia; sotto il 10 per cento in Molise, Marche, Campania e Abruzzo. Non ci siamo, perché, come ha affermato il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli in una intervista dell'altro giorno, il virus si riorganizza con nuove varianti. Se vi sarà bisogno di ulteriori dosi in autunno e per quali categorie, lo si vedrà nel corso dei prossimi mesi. Liberi sì, ma con cautela, augurandoci di lasciarci per sempre alle spalle questa emergenza. La pandemia ha aumentato le diseguaglianze economiche e sociali. Siamo più volte intervenuti per sostenere famiglie e imprese. Non ci siamo ancora, mentre incombe all'orizzonte la crisi economica provocata dalla guerra in Ucraina, con la quale già iniziamo a fare i conti. In conclusione, colleghe e colleghi, annuncio il voto favorevole alla questione di fiducia posta dal Governo da parte dei senatori del Gruppo Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali. (Applausi) . IORI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, il nostro Paese sta uscendo da una delle peggiori crisi del dopoguerra. Con il decreto-legge al nostro esame ci avviamo a concludere la pagina delle misure emergenziali e predisponiamo l'auspicato ritorno alla normalità, dopo due lunghissimi anni che hanno segnato la vita di tutti noi. Abbiamo vissuto esperienze di trasformazioni sociali e relazionali, isolamento, paure, lutti e insicurezze, che hanno interrogato profondamente i nostri vissuti e soprattutto hanno segnato la vita emotiva dei nostri ragazzi nella fase dell'isolamento e del lockdown , facendo comprendere a tutti l'importanza della presenza a scuola, dell'apertura, delle relazioni. Ora, dopo questa fase terribile, in primo luogo dobbiamo ringraziare in particolare tutto il personale sanitario, che in questi lunghissimi mesi ha dato una straordinaria prova di spirito di servizio, anche a rischio della propria vita.