[pronunce]

che, ad avviso del giudice rimettente, la disposizione censurata violerebbe «il principio di indipendenza interna del giudice, che risulta strettamente connesso alla garanzia costituzionale del giudice naturale precostituito per legge, la quale viene richiamata ad escludere l'attività discrezionale all'interno della magistratura da parte dei capi degli uffici giudiziari», e, inoltre, l'assenza di criteri oggettivi e predeterminati per l'assegnazione degli affari, a causa di una carenza strutturale del sistema, renderebbe in concreto impossibile la verifica ex post della loro osservanza, in quanto vi sarebbe un problema di «effettività» della garanzia del giudice naturale precostituito per legge, intesa come reale possibilità di far valere le eventuali violazioni dei criteri per l'assegnazione degli affari; che l'art. 11, comma 7, ultimo periodo, della legge n. 15 del 2009, infine, sarebbe illegittimo anche sotto il profilo della violazione del principio di eguaglianza, assumendo a tertium comparationis il comma 1-bis dell'art. 5 della legge 21 luglio 2000, n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa), introdotto dall'art. 42, comma 1, lettera a), della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile), nella parte in cui prevede che i ricorsi sono assegnati dai presidenti delle sezioni giurisdizionali regionali ai giudici unici delle pensioni secondo criteri predeterminati, perché vi sarebbe una situazione di irragionevole disparità di trattamento tra i giudici che compongono le sezioni riunite e i giudici che prestano servizio presso le sezioni giurisdizionali regionali: i primi, in assenza di criteri oggettivi e predeterminati, possono essere chiamati ad libitum dal Presidente della Corte dei conti a comporre i collegi, senza che questi debba rendere conto dei criteri in concreto seguiti al Consiglio di presidenza; che, quanto alla rilevanza della questione sollevata, il giudice rimettente sottolinea che il Collegio delle sezioni riunite che ha emesso la decisione n. 1/2010 è stato presieduto dal Presidente della Corte dei conti e la decisione è destinata a dispiegare efficacia vincolante per ciò che riguarda la soluzione data alla questione di massima, in quanto, anche a voler considerare applicabile la modifica introdotta dall'art. 42, comma 2, della legge n. 69 del 2009 all'art. 1, comma 7, del decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453 (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19, che riguarda più propriamente i casi nei quali la questione è stata deferita dal Presidente della Corte dei conti, «il giudice rimettente non può limitarsi a riproporre le medesime argomentazioni giuridiche che sono state ritenute non fondate dalle Sezioni riunite con la sentenza nella quale hanno statuito il punto di diritto non condiviso dal medesimo, e, comunque, la giurisprudenza contabile è costante nell'affermare che le decisioni delle SS.RR. hanno valore vincolante per il giudice a quo (cfr. SS.RR. n. 5/QM/2008, n. 9/QM/2007, n. 25/QM/1999, n. 2/QM/1999, n. 5/QM/1998)»; che, con atto depositato presso la cancelleria di questa Corte il 22 novembre 2011, si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo l'inammissibilità e la non fondatezza della questione; che, innanzitutto, la difesa dello Stato lamenta l'inammissibilità della questione per la sua irrilevanza, perché, nel dubitare della legittimità costituzionale delle norme concernenti la nomina del Presidente della Corte dei conti e l'individuazione e la composizione nominativa delle sezioni riunite, il giudice rimettente avrebbe erroneamente ritenuto che «qualora fosse dichiarata l'illegittimità costituzionale delle disposizioni denunciate, verrebbe meno il valore vincolante, per la definizione del giudizio di merito, della decisione n. 1/QM del 2010 sulla questione di massima dallo stesso proposta»; che la questione sarebbe quindi inammissibile perché mirerebbe «ad esonerare il rimettente dalla necessità di conformarsi a una pronuncia giurisdizionale con funzione nomofilattica che il giudice a quo non condivide con la giustificazione di un vulnus, in realtà insussistente, alla sua indipendenza e autonomia» e il giudice rimettente punterebbe a introdurre nella controversia pensionistica una questione che sul giudizio non ha diretta e immediata attinenza, né potrebbe in alcun modo condizionare la decisione di merito del giudizio pensionistico a quo; che, in aggiunta, le motivazioni addotte dal giudice rimettente non riuscirebbero a evidenziare il rapporto di strumentalità necessaria che deve esservi tra questione di costituzionalità e decisione della controversia, talché sarebbe riscontrabile «un difetto di motivazione in ordine alla rilevanza, in quanto il giudizio principale potrebbe essere definito indipendentemente dalla decisione sulla questione di legittimità costituzionale»; che nel merito, secondo la difesa dello Stato, la questione sarebbe comunque infondata, in quanto, in primo luogo, la disposizione concernente la nomina del Presidente della Corte dei conti tenderebbe «a bilanciare il ruolo del Consiglio di presidenza con quello del Governo al fine di evitare sia la dipendenza dei giudici dal potere politico, quanto la chiusura degli stessi in "casta" autoreferenziale», e, in secondo luogo, il principio del giudice naturale non sarebbe violato in quanto la nomina dei suoi componenti avviene all'inizio di ogni anno e non in vista delle singole controversie e sempre sentito il Consiglio di presidenza, né sarebbe leso il principio della predeterminazione del giudice perché, ad inizio anno, il Presidente della Corte, sentito il Consiglio, emana apposita delibera indicante i criteri oggettivi e soggettivi per l'individuazione dei componenti delle sezioni riunite. Considerato che la Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, con ordinanza del 20 giugno 2011 (reg. ord. n. 238 del 2011) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge 21 luglio 2000, n. 202 (Disposizioni in materia di nomina del Presidente della Corte dei conti), in riferimento agli articoli 100, terzo comma, e 101 della Costituzione, e dell'articolo 11, comma 7, ultimo periodo, della legge 4 marzo 2009, n. 15 (Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti), in riferimento agli articoli 3, 25 e 101 Cost.;