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c) l'omissione, da parte dell'interessato, della comunicazione al Consiglio superiore della magistratura della possibile sussistenza di una delle cause di incompatibilità di cui all'articolo 84- septies quando non sia stata pronunziata la decadenza; d) il tenere comportamenti che, a causa dei rapporti comunque esistenti con i soggetti coinvolti nel procedimento ovvero a causa di avvenute interferenze, costituiscano violazione del dovere di imparzialità; e) il perseguimento di fini diversi da quelli di giustizia; f) il reiterato o grave ritardo nel compimento degli atti relativi all'esercizio delle funzioni; g) la scarsa laboriosità, se abituale; h) la grave o abituale violazione del dovere di riservatezza; i) l'uso della qualità di magistrato al fine di conseguire vantaggi ingiusti; l) l'aver posto in essere comportamenti individuati dall'articolo 3 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, in quanto applicabile alla magistratura onoraria ai sensi dell'articolo 84- duodecies , con ulteriore esclusione delle lettere e), g), h) e i) del predetto articolo 3, comma 1. Si applica, invece, la sanzione della revoca dell'incarico per: a) i comportamenti che, violando i doveri di cui all'articolo 84- decies , arrecano grave e ingiusto danno o indebito vantaggio a una delle parti; b) l'uso della qualità di magistrato al fine di conseguire vantaggi ingiusti, se abituale e grave; c) i comportamenti posti in essere in violazione dell'articolo 3, comma 1, lettere e), g), h) ed i), del citato decreto legislativo n. 109 del 2006; d) il magistrato onorario che incorre nella interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici in seguito a condanna penale, o che incorre in una condanna a pena detentiva per delitto non colposo non inferiore a un anno la cui esecuzione non sia stata sospesa, ai sensi degli articoli 163 e 164 del codice penale, o per la quale sia intervenuto provvedimento di revoca della sospensione ai sensi dell'articolo 168 dello stesso codice. L'articolo 84- septiesdecies disciplina la titolarità della azione disciplinare ed i termini di decadenza per l'esercizio della stessa, prevedendo che entro un anno dalla notizia di un fatto avente rilievo disciplinare il presidente della corte di appello per i giudici onorari ed il procuratore generale della Repubblica presso la stessa corte per i sostituti procuratori onorari, a pena di decadenza, promuove l'azione disciplinare procedendo alla contestazione dell'illecito disciplinare sulla base della informativa di cui all'articolo 84- octiesdecies , comma 4, o delle notizie delle quali abbiano avuto conoscenza a seguito dell'assunzione di sommarie informazioni, o del ricevimento della comunicazione di cui all'articolo 2, comma 1, lettera dd) , del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, o di segnalazione del Ministro della giustizia. La notizia dell'illecito è da considerare circostanziata quando contiene tutti gli elementi costitutivi di una fattispecie disciplinare. In difetto di tali elementi, l'informazione non costituisce notizia di rilievo disciplinare ed è inidonea a far decorrere il termine di decadenza. La contestazione dell'illecito disciplinare deve contenere tutti gli elementi necessari alla corretta individuazione del fatto e della norma disciplinare violata. L'incolpato può chiedere di essere sentito personalmente e può depositare entro trenta giorni dalla contestazione una propria memoria difensiva; ha diritto, nel medesimo termine, di accedere agli atti del procedimento e di estrarne copia. Il presidente della corte di appello o il procuratore generale formula la proposta e la comunica al consiglio giudiziario e all'incolpato che può chiedere di essere sentito da tale organo facendosi assistere da un collega o da un avvocato e può depositare memorie fino a cinque giorni prima della seduta del consiglio giudiziario in cui è trattato il procedimento. Ha inoltre diritto di presentare al Consiglio superiore della magistratura le sue osservazioni avverso la proposta del consiglio giudiziario entro venti giorni dal ricevimento della comunicazione della trasmissione della relativa delibera al Consiglio superiore della magistratura. La decisione del Consiglio superiore della magistratura è adottata a pena di decadenza, entro diciotto mesi dalla data di promuovimento dell'azione disciplinare. L'articolo 84- octiesdecies disciplina l'istituto della sospensione cautelare del magistrato onorario prevedendo che, su richiesta del presidente della corte di appello o del procuratore generale della Repubblica presso la stessa corte, il Consiglio superiore della magistratura sospenda dalle funzioni il magistrato onorario sottoposto a procedimento penale, nei cui confronti sia stata adottata una misura cautelare personale. La sospensione permane sino alla sentenza di non luogo a procedere non più soggetta ad impugnazione o alla sentenza irrevocabile di proscioglimento. La sospensione è revocata, anche d’ufficio, dal Consiglio superiore della magistratura, allorché la misura cautelare è revocata per carenza di gravi indizi di colpevolezza. Negli altri casi di revoca o di cessazione degli effetti della misura cautelare, la sospensione può essere revocata. Quando il magistrato onorario è sottoposto a procedimento penale per delitto non colposo punibile, anche in via alternativa, con pena detentiva, o quando al medesimo possono essere ascritti fatti rilevanti sotto il profilo disciplinare che, per la loro gravità, siano incompatibili con l'esercizio delle funzioni e possano comportare l'applicazione della sanzione della revoca dell'incarico, il presidente della corte di appello ed il procuratore generale presso la stessa corte possono chiedere al Consiglio superiore della magistratura la sospensione cautelare dalle funzioni del magistrato onorario anche prima dell’inizio del procedimento disciplinare. È stato, in ogni caso, previsto che la sospensione cautelare connessa a illeciti disciplinari possa essere revocata dal Consiglio superiore della magistratura in qualsiasi momento, anche d'ufficio. Nel capo II del disegno di legge si prevede l'istituzione del tribunale ordinario di primo grado, ufficio unico nel quale vengono a concentrarsi tutte le controversie civili e penali di primo grado, con esclusione del contenzioso già devoluto ai tribunali per i minorenni ed ai tribunali di sorveglianza. All'articolo 2, si è previsto che a decorrere dal 31 dicembre 2014 gli uffici del giudice di pace siano trasformati in articolazioni del tribunale ordinario di primo grado e le relative competenze siano trasferite ai tribunali ordinari di primo grado nel cui circondario sono insediati, con le seguenti modalità, restando, tuttavia, fermo quanto previsto dall'articolo 6 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 267: