[resaula]

Ho fatto questa premessa perché credo che oggi sia doveroso fare tra noi una riflessione. Ho sentito parlare molto, anche nell'ultimo intervento, di valori e di principi. Io vorrei fare, molto semplicemente, alcune osservazioni. Investiti dalla pandemia, noi ci siamo detti, tutti quanti insieme, che dovevamo imparare la lezione, che dovevamo affrontare l'emergenza Covid-19 con l'obiettivo di cambiare tutto. Dovevamo non solo cambiare la sanità, ma anche definire come mettere in campo politiche che avessero veramente a cuore la cura delle persone ed effettivamente una modalità diversa di scegliere gli investimenti nel nostro Paese. In corrispondenza della grave emergenza della pandemia, in corrispondenza anche con l'altra crisi, che tutti oggi continuano a dimenticare, che è l'emergenza dei cambiamenti climatici, ci siamo detti che dovevamo mettere in campo, tutti insieme, in un grande sforzo di cooperazione a livello internazionale, un'idea molto diversa del nostro modo di concepire l'economia e lo sviluppo, di come scegliere gli investimenti, perché questo era l'unico modo per assicurare un futuro di pace per l'umanità. Quello che è accaduto è certamente uno spartiacque. Sembriamo ripiombati indietro, non di dieci, venti o trent'anni, ma molto di più. Se andate a rivedere tutto il dibattito svolto sui vari decreti relativi all'emergenza Covid-19, avevamo giurato che non saremmo mai ritornati a come eravamo prima. Invece, stiamo tornando peggio di prima. Oggi l'aggressione e la guerra ci stanno riportando indietro. Io avverto anche una messa in discussione degli obiettivi che comunemente c'eravamo dati. Li sento rimessi in discussione nell'atteggiamento culturale e in quello politico. Proprio perché è accaduto quello che è accaduto - una aggressione violenta, non solo ingiustificabile, ma anche grave e pericolosa - proprio in virtù di quegli obiettivi e di quei principi contenuti nell'articolo 11 della nostra Costituzione, che bisogna leggere tutto e con il significato giusto, noi dovremmo oggi discutere di come il nostro Paese si mette in gioco, si mette a disposizione, per costruire un percorso di pace, un percorso per arrivare a una conferenza: ieri il senatore Errani evocava la Conferenza di Helsinki. Bisogna, dunque, discutere di come ci si rimette in cammino per garantire un percorso di sicurezza, a livello europeo e internazionale. Questa è la riflessione e la questione che noi oggi dovremmo affrontare con grande serietà. Il nostro Paese, in tutta la storia della Repubblica, ha avuto questo ruolo o ha provato a svolgere questo ruolo. Io devo dire, con estrema franchezza, che in tale situazione drammatica ho visto meno questa propensione da parte del nostro Paese. Credo sia nostro dovere mettersi in gioco, per costruire non solo un percorso di cessate il fuoco, che è la cosa più urgente, e di aiuto alle trattative, ma anche per costruire quelle che, una volta, erano considerate conferenze di pace, ma che siano comunque conferenze della sicurezza a livello europeo. Perché dico, invece, che nella discussione di questo decreto sono state fatte delle operazioni assolutamente sbagliate? Qui si accusa il MoVimento 5 Stelle di aver fatto un'operazione strumentale. Ora, io voglio dirlo con estrema franchezza: ma che senso aveva presentare alla Camera un ordine del giorno che metteva insieme la questione del decreto Ucraina con la questione delle armi e dell'aumento delle spese militari? Quella, sì, è una scelta assolutamente sbagliata, nei tempi nei modi. Come si vede, altri erano i luoghi in cui discutere della difesa comune europea, di come diamo il nostro apporto a un livello di cooperazione sapendo che, quando discutiamo di difesa comune europea, dobbiamo capire qual è la politica estera comune europea. È vero, infatti, che in questa situazione abbiamo reagito bene a livello unitario. Tuttavia, come il senatore Alfieri sa perfettamente, questo non è affatto scontato. Come non è affatto scontato che poi avremo una politica estera comune, perché prima viene la politica e poi si mettono in campo gli strumenti che devono garantire la sicurezza e la difesa comune. A mio avviso, queste sono le riflessioni da fare e non accusateci di essere delle anime belle: non è questo il punto. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,37) ( Segue DE PETRIS). Io però ho pensato davvero e seriamente - purtroppo mi devo pentire, insieme con tanti altri - che quanto ci è accaduto con il Covid - e ci riaccadrà se non cambiamo - fosse uno spartiacque dopo il quale ci saremmo finalmente impegnati tutti quanti per cambiare l'idea di Stato, cambiare l'idea di sanità, per spostare risorse per gli aiuti alle persone. Non mi piace, invece, l'idea di essere ripiombati in una discussione che vede non l'orizzonte di pace, ma soltanto alcune corse che non mi piacciono davvero e toni bellici. Peraltro, anche la discussione sulle armi non è stata certamente all'insegna di chi voleva davvero una politica di sicurezza e di pace per il mondo. (Applausi) . GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, l'andamento dei lavori parlamentari è stato alquanto contraddittorio, perché siamo passati da un incontro informale in videoconferenza con il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky, alla presenza di deputati e senatori, alla melina quasi da ostruzionismo parlamentare nelle Commissioni, e questo non è stato molto serio. Abbiamo visto che la Commissione bilancio, per vari impegni, ma forse anche per volontà di taluni, non ha espresso il suo parere e che le Commissioni esteri e difesa non hanno potuto completare il loro lavoro. Mi sembra che questo denoti scarsa serietà. Non credo che tutto ciò sia accaduto per il merito del decreto-legge, perché su di esso sono tutti d'accordo. Inoltre, ricordiamo anche all'opinione pubblica che il decreto-legge riguarda non armamenti o disarmo, ma la partecipazione del personale militare italiano a dispositivi della NATO, la cessione di materiali di armamento alle Forze armate ucraine e tutta una serie di procedure che dovremo integrare - perché i soldi non bastano - per l'assistenza e l'accoglienza dei profughi; in più vi sono altre vicende sulle quali non c'è contestazione. Abbiamo assistito a quelli che oggi il «Corriere della Sera» definisce i tentativi di sopravvivenza di un populismo in declino. Questo è successo. C'è stato un uso strumentale di questa discussione per alimentare altro e devo dire che tanto più forte è stato questo tentativo, quanto con le urla si voleva coprire quello che era successo alla Camera dei deputati. Cari colleghi, l'ordine del giorno, che nella sostanza è stato riproposto dalla senatrice Rauti, alla Camera è stato approvato - pensate un po' - con 391 voti a favore e 19 contro; tra i firmatari c'erano alcuni parlamentari del Gruppo MoVimento 5 Stelle: Rizzo, Di Sarno, D'Uva e Aresta e oggi Di Sarno in un'intervista sul «Corriere della Sera» conferma quella scelta. Quindi siate seri.