[pronunce]

I versamenti posti a carico dei predetti soggetti sono indicati dal legislatore come effettuati "a titolo di acconto delle imposte dovute su tali trattamenti", con un sistema di recupero attraverso il metodo di "crediti di imposta" a percentuale. È previsto che tale sistema venga utilizzato, in via ordinaria, a partire dal 1° gennaio 2000: ciò fino a concorrenza del 9,78 per cento di detti trattamenti, ovvero, se superiore, fino alla percentuale corrispondente al rapporto tra crediti di imposta residui a tale data e T.F.R. residui risultanti alla stessa data. È altresì previsto il recupero tramite il credito di imposta anche prima di tale ultima data - fin dal 1° gennaio 1997 per l'anticipo calcolato sul T.F.R. maturato al 31 dicembre 1996 e dal 1° gennaio 1998 per l'anticipo successivo - purché il credito di imposta superi il 12 per cento dei trattamenti residui. 5. - La verifica della legittimità costituzionale della normativa denunciata sotto il profilo della violazione degli articoli 3 e 53 della Costituzione deve partire dalla considerazione che il "contribuente" nella fase dell'anticipazione (ciò che interessa in questa sede, trattandosi di controversia originata dalla richiesta di rimborso da parte di datore di lavoro) deve essere considerato il datore di lavoro. Il riferimento al sostituto di imposta e all'ammontare dei T.F.R. "maturati" ad una certa data serve solo per individuare i soggetti tenuti al pagamento dell'imposta straordinaria ed a determinarne l'importo in relazione agli stessi T.F.R. maturati, nonché a garantire il sistema del recupero dell'imposta con un meccanismo che entra a regime attraverso i crediti di imposta da utilizzarsi all'atto della effettiva corresponsione dei T.F.R. a cominciare dal 1° gennaio 2000 (salvo talune eccezioni con anticipo, rispetto a tale data). In realtà si tratta di una previsione di contribuzione tributaria straordinaria, con esclusione di ogni carattere periodico o continuativo (per una volta soltanto: ripartita negli anni 1996 e 1997), che, dal punto di vista giuridico ed economico, grava esclusivamente sul datore di lavoro, essendo denaro dello stesso imprenditore accantonato a fronte di futuri oneri. Infatti, la capacità contributiva non presuppone l'esistenza necessariamente di un reddito o di un reddito nuovo, ma è sufficiente che vi sia un collegamento tra prestazione imposta e presupposti economici presi in considerazione, in termini di forza e consistenza economica dei contribuenti o di loro disponibilità monetarie attuali, quali indici concreti di situazione economica degli stessi contribuenti. Le quote di accantonamento del T.F.R. (sia meramente contabili, come passivo iscritto in bilancio, o reali) rappresentano, comunque, una disponibilità per il datore di lavoro, come forma di autofinanziamento, indicativo di capacità contributiva. È irrilevante - ai fini della presente questione - se l'accantonamento del T.F.R. sia stato investito o meno e se, a sua volta, produca autonomo reddito per l'imprenditore; allo stesso modo resta ugualmente fuori campo, in questa fase di anticipazione, la posizione del lavoratore, in quanto l'anticipo di imposta da parte del datore di lavoro non comporta una corresponsione anticipata del T.F.R.; il lavoratore, infatti, rimane completamente estraneo ed indifferente rispetto alla suddetta operazione tributaria. Del resto deve essere sottolineata l'essenzialità della disponibilità delle somme costituenti accantonamento T.F.R., in quanto vengono escluse dalla imposizione le somme già erogate ai lavoratori a titolo di anticipazione e quelle destinate alle forme pensionistiche complementari, che determinano di fatto una riduzione dell'autofinanziamento per i datori di lavoro, con eventuali costi aggiuntivi. In realtà, per capacità contributiva, deve intendersi l'idoneità soggettiva alla obbligazione di imposta, deducibile dal presupposto economico, al quale la prestazione è collegata (sentenze n. 62 del 1977; n. 92 del 1972), ossia l'esistenza di causa giustificativa del prelievo sulla base di indici concretamente rivelatori (sentenza n. 201 del 1975). Pertanto non appare manifestamente irragionevole la scelta del legislatore di considerare come indice di capacità contributiva, legata alla struttura della imposta - ciò in relazione anche alla entità delle aliquote - la disponibilità da parte del datore di lavoro delle somme corrispondenti ai T.F.R. maturati ad una certa data: il collegamento tra imposizione e disponibilità del T.F.R. non è palesemente arbitrario. Ciò - si noti - ai fini di un'imposizione tributaria straordinaria, con aliquote fisse in ogni caso notevolmente inferiori alla tassazione definitiva dei T.F.R., con contenuto economico di mero anticipo forzoso a carico dei datori di lavoro, destinato ad essere, in un periodo relativamente breve, recuperato con rivalutazione annuale (identica a quella del T.F.R.). Infatti, è previsto un minore versamento da parte dei datori di lavoro (questa volta con piena corrispondenza alla figura tributaria di sostituti di imposta) per ritenute dovute sui T.F.R. corrisposte ai lavoratori. Il recupero delle somme anticipate dai datori di lavoro avviene in base a previsione regolata fin dall'inizio dalla legge, attraverso un meccanismo di credito di imposta calcolato, per ogni anno al 31 dicembre, fino a concorrenza del 9,78 per cento degli importi dei detti trattamenti ovvero, se superiore, alla percentuale del rapporto tra credito di imposta residuo e T.F.R. "risultanti alla stessa data". Deve, inoltre, essere sottolineato, anche ai fini della ragionevolezza della scelta del legislatore, che trattasi di imposizione (v. premesse e artt. 1 e 14 del d.l. n. 79 del 1997) esclusivamente "finalizzata all'adeguamento dei conti pubblici ai parametri previsti dal Trattato di Maastricht" (v. ordinanza n. 341 del 2000 a proposito del coevo contributo per l'Europa). 6. - Quanto alla pretesa violazione del principio di eguaglianza, in quanto non tutti i datori di lavoro sarebbero tenuti ai versamenti è sufficiente, ai fini della infondatezza, rilevare che tutti i soggetti (aventi una determinata dimensione occupazionale: oltre cinque dipendenti) che svolgono attività di impresa, compresi gli enti pubblici economici, nonché coloro che esercitano arti e professioni, sono tenuti al versamento tributario. Sono invece escluse, con una scelta non irragionevole, le amministrazioni pubbliche (individuate dall'art. 1 del d.l. 3 febbraio 1993, n. 29) in relazione alle diversità di configurazione (ancorché sempre con natura di retribuzione differita con funzione previdenziale) e di finanziamento della indennità di buonuscita o di fine rapporto per i dipendenti delle anzidette amministrazioni ed alla finalità di riequilibrare i bilanci pubblici e contenere il disavanzo pubblico, rispetto alla quale sarebbe stata contraddittoria ed illogica una inclusione degli enti pubblici non economici. Restano da considerare le differenze circa l'ambito della imposizione e circa la percentuale impositiva. In particolare, è rispettivamente prevista una fascia di esenzione (fino a cinque dipendenti) ed una variabilità della percentuale impositiva in funzione del numero di dipendenti: