[pronunce]

- Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata, perché basata su un erroneo presupposto interpretativo. Secondo l'Avvocatura la situazione presa in esame dal rimettente sarebbe assolutamente estranea all'ambito di applicazione della sentenza n. 70 del 1996, in quanto quest'ultima deve intendersi riferita unicamente al caso in cui sia l'ufficio del pubblico ministero che aveva in precedenza esercitato l'azione penale, sia il giudice dell'udienza preliminare che aveva rinviato a giudizio l'imputato fossero incompetenti per territorio, poiché solo in questo caso si potrebbe determinare quel sacrificio del diritto di difesa dell'imputato che è alla base dell'intervento sostitutivo della Corte. Nel caso di specie dunque, a parere dell'Avvocatura, dovrebbe trovare applicazione la disciplina dettata dal testo originario dell'art. 23 cod. proc. pen. , e cioè la trasmissione degli atti al giudice competente. 2. - Con ordinanza del 10 novembre 1999 (r.o. n. 598 del 2000) il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Firenze ha sollevato, in relazione ad una fattispecie processuale simile alla precedente, analoga questione di legittimità costituzionale, riferita tuttavia al solo art. 23, comma 1, del codice di procedura penale, assumendone il contrasto con gli artt. 3, 98 (recte, 97), primo comma, e 101, secondo comma, della Costituzione. Per quanto concerne la non manifesta infondatezza della questione, il rimettente sottolinea come nel caso di procedimenti per delitti di cui all'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. , essendo la competenza del giudice per le indagini preliminari e per l'udienza preliminare fissata a livello distrettuale, la regressione del procedimento imposta dall'intervento della Corte costituzionale si risolva sostanzialmente nella ripetizione di una udienza già legittimamente svoltasi davanti al giudice naturale e nella quale le parti hanno potuto liberamente esercitare i propri diritti. La disciplina censurata violerebbe, a giudizio del rimettente, in primo luogo il principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.) in quanto impone una "ripetizione priva di valida ratio costituzionale". In secondo luogo, secondo il giudice a quo, qualunque significato si attribuisca alla nuova celebrazione dell'udienza - la si intenda, cioè, come una mera ripetizione della precedente o come svolgimento ex novo della stessa con attribuzione di pieni poteri al giudice - si vengono a determinare situazioni tali da ledere l'indipendenza del giudice, in contrasto con l'art. 101, secondo comma, Cost. Qualora si ritenesse che il giudice dell'udienza preliminare debba ripetere solo formalmente l'udienza, limitandosi "a riprodurre pedissequamente i provvedimenti già assunti", si avrebbe "un caso unico nell'ordinamento processuale di decisione vincolata", con l'ulteriore conseguenza che alle parti si dovrebbe negare la possibilità di esercitare ex novo diritti e facoltà già esercitati nella prima udienza preliminare. Diversamente, qualora si ritenesse che il giudice debba svolgere l'udienza preliminare con pienezza di poteri, l'attività giurisdizionale legittimamente svolta e i provvedimenti adottati in precedenza potrebbero venire travolti. In questo caso, precisa il giudice a quo, verrebbe lesa l'indipendenza del giudice della prima udienza preliminare, e quando, come nella specie, il procedimento regredisca per effetto di un annullamento della Corte di appello, il condizionamento si estenderebbe anche alle determinazioni assunte dal giudice di secondo grado, ben potendo il giudice chiamato a celebrare la nuova udienza emettere sentenze di non luogo a procedere relativamente a posizioni per le quali la Corte ha a suo tempo legittimamente disposto il rinvio a giudizio. Tutto ciò, sottolinea il rimettente, senza che vi sia stata in realtà alcuna violazione del principio del giudice naturale, violazione che è invece alla base della sentenza n. 70 del 1996. Nell'ordinanza si denuncia altresì il contrasto della disciplina censurata con l'art. 97, primo comma, della Costituzione, in quanto la ripetizione di una udienza già legittimamente celebrata, "senza alcuna necessità di salvaguardia di diritti e facoltà delle parti", sarebbe contraria al buon andamento degli uffici giudiziari.1. - Le questioni di legittimità costituzionale sottoposte all'esame della Corte hanno per oggetto gli artt. 23, comma 1, e 24, comma 1, del codice di procedura penale (quest'ultimo censurato solo dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Napoli), nella parte in cui, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 1996, impongono al giudice che nel dibattimento di primo grado dichiari la propria incompetenza per territorio, ovvero al giudice di appello che annulli la sentenza di primo grado per incompetenza territoriale, di trasmettere gli atti al pubblico ministero presso il giudice competente, anziché direttamente a quest'ultimo, anche quando si procede per delitti per i quali, a norma degli artt. 51, comma 3-bis e 328, comma 1-bis, cod. proc. pen. , le funzioni di pubblico ministero e di giudice per le indagini preliminari sono esercitate rispettivamente dall'ufficio del pubblico ministero e da un magistrato del tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente. Entrambi i rimettenti premettono che nei procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. la competenza territoriale del giudice per le indagini preliminari e dell'udienza preliminare è determinata a livello distrettuale, e rilevano che la regressione del procedimento imposta dalla sentenza n. 70 del 1996 della Corte costituzionale si risolverebbe in tale caso nella inutile ripetizione di una fase che si è già ritualmente svolta davanti al giudice naturale, ponendosi in contrasto con gli artt. 3, 101, secondo comma, 111, secondo comma (r.o. n. 493 del 2000), e 3, 101, secondo comma, 97, primo comma (r.o. 598 del 2000) della Costituzione. In sostanza, sia pure con varie argomentazioni, i rimettenti lamentano che in tale ipotesi la regressione consentirebbe agli imputati di usufruire irragionevolmente di una sorta di restituzione in termini, per il solo fatto che il giudice del dibattimento ha diversamente individuato la competenza per territorio; determinerebbe una lesione dei principî di indipendenza e di imparzialità del giudice chiamato nuovamente a celebrare l'udienza preliminare, in quanto condizionato dalle precedenti decisioni di altri giudici adottate all'esito di un procedimento immune da vizi; comporterebbe una irragionevole protrazione della durata del procedimento e sarebbe contraria al buon andamento degli uffici giudiziari. Poiché le questioni sono sostanzialmente identiche, deve essere disposta la riunione dei giudizi. 2. - Le questioni sono infondate. Gli artt. 23 e 24 cod. proc. pen.