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Le discriminazioni, nei confronti della parentela, in buona parte rimasero, come dimostrato da successive sentenze della Corte di cassazione, tese a valutare se, ai fini successori, due fratelli naturali fossero o meno tali (con decisione finale sostanzialmente negativa). La riforma del 1975 attende, su questi e su altri punti, di essere completata. Essa costituì un passo avanti enorme, sulla strada della modernizzazione del diritto di famiglia, ma non una soluzione definitiva. Per molti aspetti, le spinte evolutive furono frenate da altre tendenze e non raggiunsero il proprio compimento (ad esempio, la riforma intendeva abolire in ogni suo aspetto la colpa nelle separazioni, ma, dopo tale abrogazione, la colpa fu indirettamente reintrodotta con l'istituto dell'addebito). Se la riforma fosse stata pienamente realizzata nel 1975, dopo trentaquattro anni essa dovrebbe essere certamente aggiornata, in virtù delle spinte ed esigenze e delle nuove questioni emerse nel sociale. Il problema, tuttavia, prima ancora che l'aggiornamento, riguarda il completamento della riforma. La parità tra i coniugi e, soprattutto, la parità tra i figli, attendono ancora di essere attuate. Nel nostro ordinamento sopravvivono, per figli nati dentro e fuori il matrimonio, due complessi di norme diverse (!), che comportano differenti forme di accertamento dello stato di nascita, diverse regole, diversi diritti e differenti tribunali per giudicarli (!). La riforma del 1975 non sarà completa finché il suo spirito non verrà del tutto realizzato, ponendo fine a tali discriminazioni. 3) I diritti negati Cambiare il diritto di famiglia non significa solo por fine ad anacronismi e riportare al 2009 questa normativa, ma, soprattutto, vuol dire far cessare la negazione di diritti, riconosciuti dalla Costituzione. Oltre ai diritti dei figli nati fuori del matrimonio, i quali, per effetto dell'articolo 3 della Carta costituzionale, non possono essere discriminati, ve ne sono altri, tra cui, in primo luogo, i diritti delle «coppie di fatto» e delle coppie composte da persone dello stesso sesso. Le «coppie di fatto», come con terminologia negativa è attualmente definito questo tipo di unioni, trovano tutela nella fondamentale previsione costituzionale contenuta nell'articolo 2 («La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità»), mentre per le coppie dello stesso sesso deve essere ricordata la previsione di cui al successivo (ugualmente inserito tra i princìpi fondamentali della Costituzione e perciò prevalente su qualsiasi altra disposizione) articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Attualmente, le coppie di fatto costituiscono, per il diritto, un'entità «fantasma», non regolata e perciò non esistente, con grave lesione, prima ancora che dei diritti concreti, della dignità di coloro i quali vivono tale situazione. Le coppie costituite da persone dello stesso sesso si trovano ugualmente prive di riconoscimento e diritti e rappresentano, nella nostra società, l'eterno ritorno della volontà di discriminazione, la quale sembra sempre rinascere, nei confronti di vecchie o nuove «categorie», nonostante gli sforzi fatti per superarla e le lezioni della storia. 4) L'Europa Un'altra ragione per realizzare con urgenza la riforma del diritto di famiglia viene dall'Europa. Se non ve ne fossero altre, già essa basterebbe per giustificarla. A fronte di evidenti sforzi, effettuati in altri settori del diritto, per rendere le normative italiane, nel rispetto dell'autonomia di ogni Paese, aderenti ai principi dell'UE (allo scopo di realizzare, sotto tutti i profili, l'unione), nel campo del diritto di famiglia la tendenza è opposta. La legislazione italiana, in tema di divorzio, mediazione familiare, filiazione e procreazione assistita, unioni libere, adozioni ed altro, se ne discosta e la distanza tende ad aumentare. Gli esempi sono molteplici e clamorosi. In tema di adozioni, ad esempio, pur avendo l'Italia ratificato trattati che imponevano il riconoscimento della possibilità dei single di adottare (possibilità che già nel diritto di Giustiniano, per influenza dell'imperatrice Teodora, era riconosciuta alle donne), il principio non è stato attuato nel nostro ordinamento. L'adozione consentita ai single è infatti limitata ad ipotesi marginali e ad essa sono attribuiti effetti diversi e minori, rispetto all'adozione operata da una coppia. L'elenco dei Paesi occidentali, i quali hanno regolamentato le unioni diverse dal matrimonio, non è soltanto lungo, ma onnicomprensivo. Solo l'Italia resta esclusa. Allo stesso modo, è difficile trovare legislazioni analoghe a quella italiana, come essa era prima dell'intervento riparatore della Consulta, in materia di procreazione assistita o, come vorrebbero attuali proposte di legge, in tema di testamento biologico. È opportuno comprendere che, su tali temi, l'Italia è isolata ed è lontana dall'Europa. Ciò deve indurre a riflettere e, ove si creda nel patrimonio di valori laici che costituiscono la base delle democrazie europee e dell'evoluzione del pensiero del novecento, ad impegnarsi perché la distanza venga, quanto meno, ridotta. 5) La Conferenza del 12 maggio L'opportunità di avviare il progetto di riforma del diritto di famiglia è sorta nel corso dell'incontro di studiosi di differenti discipline, per la Conferenza sull'amore civile, tenutasi a Roma il 12 maggio 2008. In tale occasione è nata l'idea di trasformare la conferenza in un tavolo di lavoro permanente, ove le diverse competenze (di diritto civile, penale, comparato ed internazionale, di medicina e genetica, di filosofia, psicologia e sociologia) potessero aver modo di lavorare insieme, per redigere un progetto di riforma globale del libro primo del codice civile idoneo a trasformare «il diritto della tradizione» in «diritto della ragione», rendendosi capaci di ipotizzare un diritto adeguato alle esigenze ed alle aspirazioni degli uomini e delle donne del nostro tempo, libero da ogni influenza confessionale o ideologica ed ispirato ai valori della Carta costituzionale. Il progetto qui presentato costituisce la realizzazione di tale idea ed il frutto del lavoro di studiosi ed associazioni, accompagnato dai suggerimenti di persone direttamente coinvolte nelle problematiche considerate. 6) La laicità dello Stato Idea ispiratrice del lavoro è il concetto di laicità dello Stato. Ogni concezione ideologica o religiosa merita il massimo rispetto, ma altrettanto rispetto è dovuto alla libertà dei cittadini. I princìpi che animano religioni o ideologie possono influenzare la vita delle persone, ma non devono essere imposti per legge a coloro i quali non li condividono. Portare avanti, con coerenza, tale idea significa fornire un contributo acché l'intera società delle nazioni divenga meno teocratica e pluralistica e sia rispettosa della libertà e dei diritti dei cittadini.