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Disciplina delle imprese culturali e creative. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è incentrato sul tema della cultura e della creatività. Tema la cui rilevanza è oggettiva per la realizzazione di una crescita sostenibile intelligente. Le imprese creative sono imprese che hanno le loro origini nella creatività, nel talento e nella maestria di quegli individui che attraverso la produzione e lo sfruttamento delle proprietà intellettuali, hanno il potenziale per creare posti di lavoro e benessere. Innanzitutto, per definizione, sono imprese culturali e creative tutte le imprese o i soggetti passivi di imposta in Italia che abbiano, quale oggetto sociale, in via prevalente o esclusiva, l'ideazione, la creazione, la produzione, lo sviluppo, la diffusione, la conservazione, la ricerca e la valorizzazione o la gestione di prodotti culturali, intesi quali beni, servizi e opere dell'ingegno inerenti alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, alle arti applicate, allo spettacolo dal vivo, al teatro, alla cinematografia e all'audiovisivo, agli archivi, alle biblioteche e ai musei, nonché al patrimonio culturale e ai processi di innovazione ad esso collegati. Quando si parla di imprese culturali e creative si fa riferimento all'artigianato artistico, al design e alle arti visive, settori importanti per l'economia italiana, capaci di muovere investimenti e di creare lavoro e che includono sia le arti come la danza, la musica, il cinema, sia ambiti legati alla realizzazione di prodotti come l'artigianato artistico, il design , la moda. Piccoli laboratori e imprese con un patrimonio di tecniche, conoscenze e competenze ricchissimo e ad elevata specializzazione, che realizzano pezzi unici, di importante valore estetico. Tra gli studi sul settore si ricorda quello elaborato da Confartigianato, che a fine 2019 ne ha pubblicato uno dedicato all'artigianato artistico italiano. I dati risalgono ai primi tre mesi dello stesso anno e indicano che, nel nostro Paese, ci sono circa 288.300 imprese di artigianato artistico, dove lavorano circa 801.000 artigiani specializzati. Gli ambiti di attività principali includono la trasformazione alimentare, il settore tessile, la lavorazione artigianale di legno e metalli, ed ogni regione può citare decine di esempi come la lavorazione del legno in Val Gardena, l'arte della pelletteria fiorentina, le ceramiche di Vietri. Si tratta di competenze e conoscenze che a volte si perpetuano di generazione in generazione e si evolvono nel tempo grazie ai più giovani. Tale aspetto interessante è affrontato anche dalla Carta internazionale dell'artigianato artistico che sottolinea il valore tradizionale e la rilevanza storica delle produzioni artigiane e che, inoltre, mette in luce il loro collegamento con altri settori e con la loro capacità di innovare, anche attraverso le nuove tecnologie. L'evoluzione, la collaborazione, l'avvento del digitale sono elementi che trovano spazio anche in altre imprese culturali e creative, come ad esempio le arti performative quali tutte le forme artistiche in cui l'esibizione avviene davanti a un pubblico: teatro, danza e circo, per esempio; come pure nelle arti visive, ovvero quelle discipline artistiche che hanno come risultato un oggetto visibile, nelle quali rientrano la scultura, la pittura, l'architettura, la fotografia, ma anche le gallerie e i musei nei quali le opere sono esposte. Il musical , il cinema, il teatro sono solo alcuni esempi di imprese culturali e creative caratterizzate dalla capacità di integrarsi e collaborare tra loro, così come il web , le nuove tecnologie digitali avanzate, le strumentazioni all'avanguardia che hanno fatto nascere forme d'arte nuove e sempre più integrate. A tale riguardo, si ricorda lo studio elaborato dalla Commissione europea nel 2019 in merito all'impatto del settore culturale e creativo sull'occupazione in Europa, pari a 12,5 milioni di persone; in termini di PIL, il 4,2 per cento su base europea. In Italia i dati pre-pandemia mostrano che il nostro Paese supera queste cifre, con dati che si attestano al 6,1 per cento del PIL già nel 2019. Le cifre più recenti, ovviamente, risentono dell'effetto della crisi da Covid-19 sul settore e per tale motivo c'è bisogno di incoraggiare i professionisti delle imprese culturali e creative a integrare le proprie competenze per proporre nuovi prodotti culturali. In particolare le tendenze del momento sono incentrate su proposte capaci di stimolare l'intervento del pubblico in modo più diretto, prodotti diffusi attraverso le piattaforme digitali e interventi che coinvolgano comunità e territori. In Italia c'è un settore delle imprese culturali e creative in cui viene riconosciuta l'eccellenza a livello mondiale, ovvero il comparto del lusso: design di alta gamma e moda; ambiti trainanti per l'economia italiana, soprattutto per quanto riguarda le esportazioni. Il settore delle imprese creative è vasto e complesso, in esse vi è ingegno, passione e creatività umana. Si tratta di un settore proiettato verso il futuro, con una straordinaria capacità di cogliere il potenziale dell'innovazione e della contaminazione tra competenze. Il presente disegno di legge, che intende rispondere a tale esigenza, è suddiviso in 7 articoli. L'articolo 1 reca l'oggetto e la finalità della legge che è volta a favorire la crescita e lo sviluppo delle imprese culturali e creative. Si tratta di una qualifica che possono acquisire tutti gli enti privati, comprese le onlus , inclusi quelli costituiti nelle forme di cui al libro V del codice civile, in possesso dei seguenti requisiti: avere per oggetto sociale ed esercitare, in via prevalente o esclusiva, attività di ideazione, creazione, produzione, sviluppo, diffusione, conservazione, ricerca e valorizzazione o gestione di prodotti culturali, intesi quali beni, servizi e opere dell'ingegno inerenti alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, alle arti applicate, allo spettacolo dal vivo, al teatro, alla cinematografia e all'audiovisivo, agli archivi, alle biblioteche e ai musei, nonché al patrimonio culturale e ai processi di innovazione ad esso collegati, alla progettazione di design e di architettura, nonché alla direzione artistica in genere, o alla organizzazione di eventi di cui alle attività sopra descritte, nonché avere sede in Italia, in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in uno degli Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo, purché sia soggetto passivo di imposta in Italia. L'articolo 2 reca le disposizioni relative ad una sezione speciale del registro delle imprese, di cui all'articolo 2188 del codice civile, istituita dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, nella quale tali imprese culturali e creative sono iscritte. Le Camere di commercio trasmettono annualmente al Ministero della cultura l'elenco delle imprese culturali e creative iscritte nell'apposita sezione se possiedono i requisiti di cui all'articolo 1. Il possesso dei requisiti di cui all'articolo 1 è attestato mediante autocertificazione prodotta dal rappresentante legale dell'impresa e depositata presso l'ufficio del registro delle imprese. Quest'ultimo deposita altresì, presso l'ufficio del registro delle imprese entro il 31 gennaio di ogni anno, una relazione concernente le attività svolte nell'anno precedente per il perseguimento delle finalità di cui all'articolo 1.