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Dobbiamo immaginare che una sana zootecnia – ispirata anche ai principi di benessere animale – condiziona positivamente la qualità dei prodotti destinati al consumo umano ed è proprio per questo che, intendendo valorizzare l'evoluzione della scienza e lo sviluppo delle nuove tecnologie, si intende promuovere l'applicazione del principio di precauzione di cui all'articolo 7 comma 2 del regolamento (UE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2002 in chiave preventiva e proattiva, tenuto conto del regolamento (UE) 2019/1381, sulla trasparenza e la sostenibilità dell'analisi del rischio dell'Unione nella filiera alimentare. Evoluzione normo-ordinamentale che, nel privilegiare precauzionalmente la tutela della salute, in un Paese come il nostro dove c'è una certa diffidenza per l'innovazione artificiale in campo alimentare, riteniamo possa essere di proficuo contributo a sensibilizzare e acculturare su sani stili di vita. Ciò muovendo dal presupposto che dobbiamo imparare a vedere nelle nuove tecnologie l'opportunità per cambiare paradigma rispetto agli errori del passato. Ma proprio perché dobbiamo farlo e perché di nuovi prodotti e di nuove tecnologie di processo trattasi, dobbiamo far sì che, già dalla pre-serie destinata a pochissimi e a costi elevatissimi sia prevista una maggior attenzione a tutti i rischi endogeni ed esogeni a tutela della salute, individuale e collettiva, non solo nella produzione ma soprattutto nell'utilizzo. Per essere ancora più inequivoci: la visione normativa che ci ispira è di non permettere che possa entrare sul mercato un nuovo prodotto se non vi è un'oggettivizzata e documentata evidenza scientifica di prevenzione di ogni possibile rischio, posto che il produttore dovrebbe non solo dimostrare di avere a cuore la sicurezza degli addetti che lo realizzano, ma soprattutto la salute di chi lo andrà utilizzare. Da qui la centralità della prevenzione e dei controlli in tutta la filiera con una sanità veterinaria con la giusta autorevolezza dettata dall'esperienza e dai risultati. Il sistema della veterinaria in genere risente di una decrescita delle competenze e delle professionalità veterinarie disponibili per l'appropriata gestione degli allevamenti, anche in punto di indicazioni comunitarie, specie nelle aree interne in materia di benessere animale, di corretta gestione dei piani di profilassi e di adeguata gestione dei farmaci. Tale difficoltà nelle aree interne e disagiate è da mettere in relazione con la rarefazione degli allevamenti e delle insoddisfacenti remunerazioni sia degli allevatori che dei veterinari. Questo determina la scarsa possibilità per le aree più disagiate di avere adeguati servizi veterinari aziendali e, di conseguenza, di poter pienamente valorizzare il potenziale produttivo di quei territori anche in una logica di sostenibilità ambientale, a cui consegue una scarsa competitività dei prodotti finiti. In questo contesto, a supporto delle aree interne e disagiate e della loro capacità di valorizzare la presenza umana e quella degli allevamenti, con questa iniziativa si promuove altresì la realizzazione di forme di integrazione pubblico-privata dei servizi veterinari aziendali, al pari di quanto avviene nel caso delle farmacie poste in zone a bassa densità abitativa e rurali. Altro tema di crescente interesse in materia di sanità animale, dovuto all'invecchiamento della popolazione e alle crescenti fragilità, attiene all'interazione tra persone e animali da compagnia e alle loro possibili implicazioni positive. Sulla base di tali considerazioni il presente disegno di legge, che si compone di undici articoli, ha la finalità di implementare misure di sicurezza alimentare e nutrizionale, costruendo e affermando un nesso comprovato tra la provenienza, l'affidabilità e la reputazione dei sistemi di controllo e vigilanza e la qualità dell'alimento ottenuto nell'ambito delle procedure operative sottoposte a più attente verifiche da parte dei sistemi di controllo e i suoi positivi effetti sulla salute. Tale finalità, ai sensi dell'articolo 1, è perseguita attraverso: la revisione del sistema dei controlli incentrata su criteri sostanziali, attuabili anche grazie all'alta e continua formazione del personale addetto e allo sviluppo di piattaforme informatiche multifunzionali; l'istituzione di un sistema di valutazione della prestazione secondo criteri che ne determinino livelli adeguati ai più alti standard di conformità; la promozione di opportunità di reclutamento del personale per sopperire alle carenze di medici veterinari specialisti, mediante contratti di formazione altamente professionalizzanti e in un percorso di piena riqualificazione della figura del medico specialistico veterinario. Nel capo II, l'articolo 2, comma 1, individua nel Piano nazionale della prevenzione veterinaria (PPV) lo strumento di programmazione nazionale che determina gli obiettivi della sanità pubblica veterinaria e gli interventi di prevenzione, controllo e vigilanza definiti quali LEA. Il Piano, di durata quinquennale, è adottato su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, con l'intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. I commi da 7 a 15 disciplinano i criteri per la determinazione della valutazione di alta qualità, sicurezza ed elevata affidabilità nelle tecniche adottate nelle varie fasi della filiera, ivi incluso il packaging degli alimenti (a tutela delle informazioni rese ai consumatori sulla conservabilità degli alimenti immessi al consumo), inteso quale tecnica di confezionamento idonea a salvaguardare l'ottimale conservazione degli alimenti medesimi. L'istituzione del sistema di valutazione è demandata a un'apposita convenzione stipulata tra il Ministero della salute e il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste con un soggetto, pubblico o privato, che abbia un'esperienza pluriennale nei processi di valutazione del merito, riconosciuto in ambito europeo ed internazionale secondo requisiti novellati in norma. Inoltre, per sviluppare buone pratiche all'interno delle filiere agroalimentari, viene istituito presso il Ministero dell'agricoltura e della sovranità alimentare e delle foreste un fondo denominato « Eccellenze Italia », con una dotazione finanziaria di 100 milioni a decorrere dall'anno 2025 al fine di generare interventi di natura premiale in favore degli operatori della filiera a seguito di positiva valutazione. Infine, al fine di sostenere le micro, piccole e medie imprese, operanti nelle filiere agroalimentari, con particolare riferimento a quelle situate nelle aree interne e disagiate, nel raggiungimento dei livelli minimi degli standard di conformità circa la qualità e la sicurezza degli alimenti, intesi come condizioni di partenza per l'accesso al sistema di valutazione, viene riconosciuta una quota di 50 milioni di euro all'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) per la concessione di garanzie destinate ad imprese agricole, allevamenti, della pesca e dell'acquacoltura, situate nelle aree interne e disagiate, che attuino iniziative finalizzate, anche mediante lo sviluppo di tecnologie innovative al miglioramento della sicurezza e della qualità dei prodotti. Gli articoli 3 e 4 dettano norme finalizzate a monitorare l'attuazione del Piano, nonché ad individuare un'azione di supporto al sistema dei controlli ufficiali, ai sensi del regolamento (UE) 2017/625 e successiva decretazione.