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Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.0.3000/4, presentato dalla senatrice Bellanova e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.0.3000. ROMANI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMANI (FI-BP) . Signor Presidente, non so se l'Assemblea, un po' distratta e un po' disattenta, si stia rendendo conto della portata storica dell'emendamento in esame. Stiamo parlando infatti della riforma completa dell'infrastruttura digitale del Paese. L'emendamento in questione introduce, nel codice delle comunicazioni elettroniche, all'articolo 50- bis , il comma 5- bis che consente all'Autorità di «indicare uno schema di eventuale aggregazione volontaria dei beni relativi alle reti di accesso appartenenti a diversi operatori in un soggetto giuridico non verticalmente integrato e wholesale, » - chiedo al Governo di indicare in italiano tale termine, che il codice delle comunicazioni traduce con l'espressione «vendita all'ingrosso», che mi sembra molto più semplice - «appartenente a una proprietà diversa o sotto controllo di terzi indipendenti». Nella seconda parte di tale emendamento prevede che l'Autorità determini «adeguati meccanismi incentivanti di remunerazione del capitale investito». Ciò vuol dire che stiamo parlando di scorporo della rete Telecom; vuol dire che si fa un'unica società - un unico veicolo pubblico-privato, suppongo - che diventerà proprietario della più grande infrastruttura digitale del Paese. Si tratta di un problema e di un dilemma sul quale questo Paese e i Governi che hanno preceduto quello attuale si sono dibattuti senza trovare una soluzione. Penso sia un problema sul quale valga la pena che quantomeno la Commissione industria faccia un approfondimento. Mi dicono che in Commissione bilancio non se ne sia parlato: l'emendamento è passato come se fosse una proposta qualunque. Stiamo parlando di qualcosa che coinvolge decine di migliaia di lavoratori e decine di miliardi di debito della Telecom Italia, oggi TIM, cioè l'ex monopolista (una volta si chiamava incumbent ); si sta parlando della più grande infrastruttura digitale che il nostro Paese si appresta a varare. Si parla di un impegno che uno dei Governi precedenti, per la precisione nel 2015, prese nei confronti dell'Europa: l'impegno a digitalizzare il Paese. Digitalizzare il Paese vuol dire raggiungere l'85 per cento della popolazione italiana con una infrastruttura digitale di 100 megabit; con lo stesso impegno si prevedeva inoltre di raggiungere il 100 per cento del Paese con 30 megabit. Con questo impegno si intendeva superare quel digital divide che da sempre ha afflitto il nostro Paese. Io non sono contrario al fatto che una volta tanto si risolva in sede normativa un problema di questo rilievo; mi sorprende però che lo si risolva con un emendamento al decreto fiscale; mi sorprende che si faccia un emendamento di questo tipo senza fare i conti con quello che accadrà. Un esempio che vale per tutti: TIM oggi ha debiti per 28 miliardi, ha un EBITDA di 6 miliardi all'anno (quindi teoricamente sarebbe in grado di diminuire il debito), vanta decine e decine di migliaia di collaboratori. Se quanto è previsto nell'emendamento si dovesse verificare, ciò vuol dire che TIM dovrebbe rinunciare a una parte del debito a favore della rete che si va a costruire, vuol dire che 30.000 dipendenti di TIM dovrebbero essere destinati a qualcosa di diverso o essere utilizzati nell'ambito della rete che verrà prodotta, vuol dire che Open Fiber (anche questo non è scritto), che è di proprietà guarda caso tendenzialmente pubblica (ovvero è partecipata dalla Cassa depositi e prestiti, come in parte lo è TIM), dovrebbe produrre quella capacità tecnologica di cui è capace. (Richiami del Presidente). Signor Presidente, devo terminare? Ho finito il tempo? PRESIDENTE. Non doveva neanche cominciare, senatore Romani; quindi concluda e procediamo al voto. ROMANI (FI-BP) . Approfitto allora della sua cortesia e della gentilezza dell'Assemblea. Vorrei solamente dire all'Assemblea che questo è un problema così enorme che mi sembra francamente riduttivo che lo si possa risolvere con un emendamento al decreto fiscale. Chiedo a quest'Assemblea di porre attenzione a quello che accadrà dopo che questo emendamento sarà stato approvato; chiedo alla Commissione industria di approfondire l'argomento, perché parliamo di decine di miliardi di euro, parliamo di decine di migliaia di lavoratori e parliamo della più importante infrastruttura di questo Paese, ovvero quella digitale. Spero che qualcuno in questa Aula mi abbia ascoltato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . D'ALFONSO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola, perché questo è un tema di un tale coinvolgimento strategico che non possiamo non rimanerne coinvolti, anche a seguito delle parole del parlamentare di Forza Italia che ha parlato testé. È una questione di tale centralità per la modernità del nostro Paese e per la sfida competitiva dell'Italia, anche nel quadro europeo, che noi siamo interessati a incoraggiare il tema, la scelta di riorganizzazione, la resa univoca della rete digitale dell'Italia per l'Europa. Ma è curiosa e non è all'altezza della sfida la modalità con la quale siamo arrivati a prendere questa iniziativa e ad assumere questa potenziale decisione. C'è da definire la par condicio di accesso all'infrastruttura e occorre fare in modo che il diritto alla concorrenza caratterizzi l'utilizzo dell'infrastruttura. Noi siamo convinti che l'infrastruttura digitale rappresenti il futuro della sfida, non solo in Italia. Questo significa competitività per le imprese, per i territori, il superamento anche delle distanze che fino ad oggi hanno messo in difficoltà le città e anche l'intrapresa di chi vuole creare ricchezza dal punto di vista dell'economia. Ma quello che non va bene è che il sito normativo del decreto-legge fiscale è diventato tutto e il contrario di tutto. Noi in Commissione abbiamo molto incoraggiato la riflessione su questo punto. Abbiamo detto di scegliere un sedime normativo dedicato per valutare l'impatto non solo sul piano economico, ma l'impatto normativo riguardante tutti i siti che vengono coinvolti da questa rivoluzione strategica e digitale. Per questa ragione ci siamo astenuti in Commissione, nella speranza che in Aula ci fosse un soprassalto di univocità di lettura. Ci asteniamo anche in questa sede e diamo valore alle parole venute dal Gruppo Forza Italia, attraverso il parlamentare che è intervenuto, e speriamo che Governo e Commissione competente si ritrovino. (Commenti dal Gruppo FI-BP) . Parlamentare significa senatore e, in questo caso, meritevole di diritto di parlare. Noi abbiamo bisogno di far sì che la Commissione competente dica, si pronunci e garantisca. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.0.3000, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) .