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si tratta di vite troncate e infanzie rubate, vittime di una strage continua, spesso consumata tra le mura domestiche per mano dei genitori o di altri familiari o conoscenti, negli ambienti che dovrebbero garantire sicurezza e da parte di quegli adulti che dovrebbero essere figure di riferimento e fiducia; la violenza estrema si manifesta negli infanticidi: dal 2000 al 2017 (e il 2018 è ancora fuori dal computo) sono stati 447 i bambini uccisi tra le mura domestiche: secondo i dati Istat, dal 2006 al 2017, in Italia sono stati uccisi 34 neonati, mentre dalle stime del Ministero dell'interno risulta che negli ultimi due anni gli omicidi volontari di cui sono stati vittime minori sono 36, e precisamente 21 nel 2017 e 15 nel 2018; nel decennio compreso tra il 2004 e il 2014 i bambini uccisi dai genitori o in ambito familiare sono stati circa 245, come ha certificato l'associazione "Meter"; dopo la violenza estrema che comprende la morte, il primo "gorgo" di violenza minorile è quello dell'abuso sessuale intrafamiliare che avviene in famiglia nel 90 per cento dei casi. E non in modo occasionale ma in modo abituale. Oltre alle conseguenze psicopatologiche spesso insanabili, l'incesto sottrae il diritto alla dignità e annienta il diritto alla libertà di conservare i ricordi d'infanzia, anzi, condiziona tutto il resto della vita a combatterli e a cancellarli; come registrano le indagini di Cesvi e Telefono Azzurro, il numero delle vittime in crescita ha raggiunto la cifra di oltre 5.000 casi nel 2014, con un incremento del 97 per cento negli ultimi 5 anni e soprattutto è sul corpo delle bambine che si consumano i reati di sfruttamento e violenza sessuale, con percentuali che oscillano tra il 78 e l'85 per cento, a seconda delle fonti; questi dati non sono che la "punta dell' iceberg "; molti abusi sommersi non vengono mai denunciati, perché riguardano adulti nei quali i bambini ripongono fiducia, abbassando così le difese, trovandosi così in condizione di maggiore "fragilità" affettiva. L'orco è al tempo stesso l'adulto di riferimento. E anche per questo tacciono, per paura, o per vergogna di colpe non loro. Sentimenti che non trovano parole per essere detti. Per questo uno dei nodi più rilevanti riguarda proprio le modalità di ascolto del minore, sia nella fase di individuazione precoce, sia nelle fasi processuali; preoccupanti sono in ogni caso tutti i dati delle violenze sessuali: secondo l'"Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia", le vittime di tali abusi (per l'84 per cento femmine) sono aumentate del 18 per cento rispetto al 2016. Gli atti sessuali con minorenni sono cresciuti del 13 per cento e le vittime sono ragazze nell'80 per cento dei casi; la corruzione di minorenni (ovvero il compiere atti sessuali in presenza di bambini sotto i 14 anni) è aumentata del 24 per cento, e il 78 per cento delle vittime sono bambine; la violenza sessuale aggravata (nella cui fattispecie ricadono diverse aggravanti, tra cui l'età inferiore ai 14 anni) è in aumento dell'8 per cento, e l'83 per cento delle vittime sono ragazze o bambine; nel 2017, ogni 72 ore circa si è verificato un caso di abuso sessuale su minore, in 4 casi su 10 la vittima ha meno di 10 anni, con una prevalenza di bambine (71,7 per cento), come è emerso nel corso del convegno "Abuso sessuale e pedofilia: conoscere il fenomeno per rompere il silenzio", organizzato da "SOS - il Telefono Azzurro" onlus in occasione della giornata nazionale contro la pedofilia e pedopornografia; i dati del 2017 mostrano un quadro sostanzialmente stabile rispetto al 2016 e al 2015, ma si tratta di un fenomeno fortemente sottostimato, del quale è difficile fornire una fotografia strettamente realistica. Basta pensare che una vittima su 3 tace per paura, per vergogna o senso di colpa, e molti denunciano troppo tempo dopo, anche a 20 o 30 anni dall'accaduto; se si osservano, dunque, i dati che emergono dalle principali indagini in materia di maltrattamenti il quadro è drammatico: secondo l'ultima Indagine nazionale sul maltrattamento citata, curata da Terre des hommes e Cismai e presentata nell'ottobre 2018, emerge che: a) in Italia c'è stato un aumento record nel 2017 delle piccole vittime di maltrattamenti e violenza: 5.788, l'8 per cento in più dell'anno precedente, il 43 per cento in più rispetto a 10 anni fa, quando erano 4.061; b) il reato che miete il maggior numero di vittime tra i minori è il maltrattamento in famiglia: trattandosi di casi che hanno richiesto l'intervento delle forze dell'ordine è agghiacciante la cifra di 1.723 bambini in un solo anno; anche la prostituzione minorile rappresenta un'emergenza sociale globale, un dramma diffuso a livello mondiale, non limitato a realtà di estrema povertà o a paesi sottosviluppati, ma che interessa diffusamente anche Stati socialmente avanzati; sono moltissimi i minorenni sfruttati sessualmente che restano invisibili alle autorità e agli operatori sociali. Il fenomeno è strettamente connesso alla tratta di bambini, soprattutto minorenni stranieri non accompagnati che, nell'80 per cento dei casi, vengono sfruttati sessualmente. In Italia, quello della tratta e dello sfruttamento dei minori resta un fenomeno per lo più sommerso. Nel corso del 2017, secondo i dati del Dipartimento per le pari opportunità, nell'ambito della piattaforma nazionale anti-tratta, le vittime minorenni inserite in programmi di protezione sono state complessivamente 200 (quasi il doppio rispetto all'anno precedente, 111 vittime), di cui la quasi totalità (196) sono ragazze. un ulteriore allarme viene dall'aumento dell'adescamento tramite la rete on line , dove il 52 per cento usa chat con sconosciuti e il 30 per cento accetta di incontrarli. Nelle centinaia di siti pediofili, circolano scene di sesso (prevalentemente violento) con bambini e bambine. Le vittime degli adescamenti on line , il cosiddetto child grooming , appartengono a fasce d'età sempre più basse, tra i 10 e i 12 anni. Ragazzi seguiti dagli adescatori nei profili web con pretesti fasulli ma con l'obiettivo di attrarli nella propria rete. Nel " Pedo deep web " ci sono più di 1.700 social network e oltre 25.000 siti internet pedopornografici, con un giro d'affari delle lobby pedofile di portata mondiale; è in forte crescita il numero dei minori vittime di reati legati alla pedopornografia: 57 per cento in più per la detenzione di materiale pornografico (per l'86 per cento femmine) e 10 per cento in più per la loro produzione, che coinvolge per l'84 per cento bambine e ragazze; la minaccia crescente sembra arrivare proprio dal web e dalle nuove tecnologie, che offrono ai predatori delle rete la possibilità di celarsi dietro l'anonimato o una falsa identità, a danno di bambini e adolescenti, dando origine a nuove forme di abuso: