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Ringrazio altresì i colleghi per i loro interventi dai quali in effetti emerge il grande impegno della Commissione lavoro nella elaborazione del parere che è stato dato al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che si intreccia con il provvedimento al nostro esame. Infatti, oltre agli aiuti e al sostegno economico alle famiglie, viene fuori l'esigenza che alle risorse economiche si accompagni l'obiettivo di un grande potenziamento delle infrastrutture sociali e quindi dei servizi. Come rilevato dalla senatrice Fedeli, il gender gap si supera infatti a livello territoriale, ma anche in uno schema di sistema orizzontale, attraverso quindi politiche di sistema. Ringrazio ancora tutti i colleghi ed esprimo ancora l'augurio che con i decreti legislativi questo Parlamento possa incidere. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signora Presidente, ringrazio gli onorevoli senatori e senatrici che sono intervenuti in questo dibattito. Ci sono date che hanno segnato la storia del nostro Paese per quanto riguarda i provvedimenti relativi all'istituto familiare e alle politiche per la famiglia. Ne voglio qui ricordare due, anche perché hanno visto protagoniste donne che hanno segnato il cammino della nostra democrazia. Penso alla legge n. 1204 del 30 dicembre 1971, la legge per la tutela delle lavoratrici madri, proposta dall'onorevole Tina Anselmi; e poi l'importante riforma del diritto della famiglia, la legge n. 151 del 19 maggio del 1975, voluta fortemente da quattro parlamentari, tra le quali vorrei ricordare in particolare l'onorevole Nilde Iotti. Oggi questa Assemblea, con il voto che si accinge ad esprimere, segna un'altra data importante in questo cammino di compimento di quella scelta chiara e nitida nella nostra Costituzione di fare della famiglia il luogo - lo avete chiamato il perno - del compimento democratico e dello sviluppo del Paese. Lo facciamo in un momento nel quale questo è ancora più importante a causa dell'urgenza della storia, che ci ha costretti a condividere la drammaticità della pandemia, con i conseguenti effetti che hanno colpito le famiglie del nostro Paese e credo che dobbiamo ricordare con forza che ancora oggi siamo segnati dagli effetti economici e finanziari di tale periodo; e ora la guerra, in un'Europa che stava vivendo la pace, con le conseguenti crisi energetiche che stanno colpendo le famiglie insieme a tutto il sistema produttivo italiano. Lasciatemi ricordare l'impegno e la nostra solidarietà concreta a fianco delle famiglie del popolo ucraino, lacerate, spezzate per un'invasione ed una guerra che sta assumendo tratti di grave disumanità. (Applausi) . La giovane Nilde Iotti, di fronte all'Assemblea costituente, nella sua relazione diceva: «La famiglia si presenta ora più che mai come il nucleo primordiale su cui i cittadini e lo Stato possono e debbono poggiare per il rinnovamento materiale e morale della vita italiana e importanza fondamentale acquista la tutela da parte dello Stato dell'istituto familiare». Ebbene, noi abbiamo scelto di fare oggi di questa tutela non solo un impegno convintamente rinnovato, ma anche un investimento e lo abbiamo fatto scegliendo il family act come una delle riforme di accompagnamento del Piano nazionale di ripresa e di resilienza, una leva di sviluppo, ma soprattutto un'azione di riforma e di rinnovamento del Paese con un approccio sistemico, l'avete ricordato, e interconnesso. Vogliamo rimuovere e risolvere quelle fragilità che sono state ostacolo allo sviluppo del Paese. Penso al lavoro femminile, penso alla mancanza di prospettiva per i giovani, penso al tema della denatalità. Sono risposte che dobbiamo alle attese delle bambine e dei bambini, delle donne e degli uomini che meritano di vivere in un Paese in cui la loro libertà, le loro aspettative, le loro ambizioni possano trasformarsi in progetti di vita concreti che davvero concorrano al progresso dell'intera società. La crisi demografica è una grave fragilità del nostro sistema che sta togliendo prospettiva, fiducia, speranza a gran parte della popolazione e in particolare - dobbiamo ricordarlo - alle donne e ai giovani. Invertire questo declino significa restituire al Paese e alla nostra comunità la prospettiva del futuro e per farlo abbiamo inteso proporre una riforma integrata che restituisce prospettiva e risorse economiche alle famiglie con un principio universalistico chiaramente individuato nel primo articolo alla lettera a) , una riforma che investe e promuove le pari opportunità attraverso l'educazione e i servizi territoriali, una riforma dei congedi parentali che introduce un principio di piena condivisione dei carichi di cura famigliari e che estende il sostegno alla genitorialità a tutte le categorie di lavoratrici e di lavoratori. Una riforma che investe nel lavoro femminile, perché la maternità non deve essere più un costo, né personale, né per le imprese e per restituire alle donne quella libertà e quella dignità che il presidente Mattarella ci ha ricordato essere la dignità di non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità. È una riforma che investe nell'autonomia e nel protagonismo dei giovani, che significa formazione, lavoro, casa. Fatemi anche soffermare sul dibattito di oggi, che ha certificato un metodo attraverso il quale arriviamo all'approvazione di questo provvedimento di legge. Esso nasce da un disegno di legge governativo - ringrazio la senatrice Catalfo, qui presente, che con me lo aveva firmato - e si è poi arricchito in modo evidente nel dibattito parlamentare, con un contributo trasversale di ricomposizione di posizioni diverse. Per questo devo dire grazie al lavoro della Commissione presieduta dalla senatrice Matrisciano, che ha davvero portato oggi a un provvedimento... (Brusio) . PRESIDENTE . Colleghi, per cortesia, non fa onore a questa Assemblea, su un argomento così importante, il brusio (troppo generosamente lo definisco tale) che sta accompagnando l'intervento della Ministra, anche perché poi ciascun Gruppo sul tema della famiglia fa grandi petizioni. Quindi pregherei di consentire, in modo onorevole per questa Assemblea, di concludere questo intervento. Prego, signora Ministra, e mi scusi per l'interruzione da parte mia. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Grazie, Presidente. Mi soffermo sulla chiarezza con cui, come Governo, oggi ci presentiamo di fronte al Senato, consapevoli che questa riforma non deve avere l'identità di una sola parte politica, ma deve essere di tutti (e auspico che il voto ne dia rappresentanza), perché è una riforma di cui tutti noi ci dobbiamo rendere responsabili di fronte al Paese. È una riforma che deve essere di tutti perché è davvero per tutto il Paese, non per una parte; e non solo per il Paese di oggi, ma anche per quello di domani. Per questo ringrazio le opposizioni, che hanno lavorato con noi e con la maggioranza, sia nel dialogo alla Camera che nel lavoro in Commissione al Senato. Attraverso il voto su questo provvedimento proponiamo un metodo nuovo al Paese, il metodo della politica che, come diceva Tina Anselmi, è l'arte della mediazione, un'arte difficile, che richiede perspicacia, studio, applicazione, onestà, attenzione ai tempi e rispetto delle parole.