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In particolare, l’ articolo 8 prevede, al comma 1 , l’integrazione degli stanziamenti previsti per l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, come determinati dalla legge di stabilità 2016 (legge n. 208 del 2015), per iniziative di cooperazione volte a migliorare le condizioni di vita della popolazione e dei rifugiati e a sostenere la ricostruzione civile in Afghanistan, Burkina Faso, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Iraq, Libia, Mali, Niger, Myanmar, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Yemen e, in relazione all'assistenza dei rifugiati, dei Paesi ad essi limitrofi. Per fronteggiare l’emergenza migratoria, che ha acquisito un rilievo centrale nell’agenda della comunità internazionale e che vede l’Italia tra i Paesi più esposti, parte dei fondi richiesti potranno servire a fornire contributi ad iniziative europee ed internazionali in tema di migrazioni e sviluppo, tra cui il trust fund europeo istituito dal vertice UE-Africa dell’11-12 novembre 2015 a La Valletta. In Afghanistan si realizzeranno iniziative per dar seguito agli impegni di mantenimento del livello di cooperazione allo sviluppo assunti dall’Italia nelle Conferenze internazionali di Bonn e Tokyo e di Londra. Il consolidamento degli impegni della comunità internazionale nei confronti dell’Afghanistan è un elemento centrale del Mutual Accountability Framework concordato nella conferenza di Tokyo (luglio 2012) e ribadito nel corso del Senior Officials Meeting del 4-5 settembre 2015 a Kabul. Ad esso sono legate le prospettive dell’Afghanistan di una stabilizzazione successiva al ritiro di ISAF ( International Security Assistance Force ), come richiesto dal nuovo Governo del Presidente Ghani. L’attuale fase di non autosufficienza delle finanze pubbliche afghane richiede infatti un aiuto esterno per sostenere l’autorità del Governo legittimo e lo sviluppo socio-economico della popolazione. A Tokyo, la Comunità dei donatori e il Governo afghano hanno assunto una serie di impegni reciproci volti a favorire la transizione verso una maggior sostenibilità del bilancio afghano. In particolare, la comunità internazionale ha assunto l’impegno di canalizzare una quota crescente dei contributi attraverso il bilancio (almeno il 50 per cento) e di allineare almeno l'80 per cento dei finanziamenti ai programmi nazionali afgani. Ciò allo scopo di favorire la sostenibilità e promuovere un miglioramento della capacità delle Autorità locali. Per questo motivo è importante sostenere tale investimento sia in termini finanziari (principalmente attraverso l’ Afghanistan Reconstruction Trust Fund e i programmi nazionali afghani) che in termini di assistenza tecnica e monitoraggio. Nelle proposte formulate si è tenuto conto dei settori prioritari indicati dall’accordo di partenariato firmato nel gennaio del 2012 ( governance/rule of law , infrastrutture, sviluppo rurale/agricoltura) e degli ambiti trasversali e settori di impegno citati dall’accordo ( gender , sanità, patrimonio culturale). L’impegno italiano troverà concreta attuazione anche sul piano bilaterale mediante contributi al Governo afghano per programmi di sviluppo rurale; e ancora mediante contributi agli Organismi internazionali, tra i quali l’UNDP ( United Nations Development Programme ) per programmi di governance e a tutela dei diritti delle donne, UNOPS ( United Nations Office for Project Services ), per l’interconnessione della rete di trasporti del Paese, UNESCO ( United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization ), per la tutela del patrimonio culturale afghano. Permane nel Paese l’esigenza di poter assicurare continuità agli interventi umanitari in corso (il 90 per cento dei quali realizzati nella città di Herat) e garantire il supporto umanitario alle fasce deboli della popolazione. In Pakistan , le iniziative di cooperazione riguarderanno prevalentemente il settore dello sviluppo rurale e sociale, dove si concentrano le condizioni di povertà, nonché di forti carenze di servizi di base e approvvigionamento energetico. Verrà data particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili, in particolare gli sfollati a causa delle operazioni militari nel Waziristan e delle inondazioni che hanno recentemente colpito il Paese. I fondi richiesti saranno utilizzati per attività di capacity building a favore delle istituzioni locali, per migliorarne le capacità di prevenire e mitigare gli effetti delle catastrofi naturali. In Myanmar si prevede di realizzare interventi per il rafforzamento delle capacità delle istituzioni locali nella programmazione di politiche di sviluppo socio-economico nei settori rurale, dei servizi di base, del sostegno al settore privato e del patrimonio culturale (in cui l’Italia vanta competenze internazionalmente riconosciute), con il contributo degli attori italiani di cooperazione nel Paese (organizzazioni non governative-ONG e università). In Iraq , si intende proseguire e rafforzare l’azione a sostegno della risposta alla crisi umanitaria provocata dal conflitto scatenato da Daesh e all’esodo di sfollati in altre regioni del Paese, specie nel Kurdistan iracheno. In tale regione si opererà attraverso le Agenzie ONU più impegnate sul terreno (come l’UNICEF - United Nations Children’s Fund , il PAM e l’UNHCR - United Nations Refugee Agency ), e ci si avvarrà dell’apporto delle università e della cooperazione decentrata italiane, per il rafforzamento delle istituzioni locali e della loro capacità di rispondere alle esigenze della popolazione sfollata e di quella ospitante, in particolare nel settore sanitario. Sul canale bilaterale, sono previste attività in continuità con gli interventi avviati nel corso del 2015, le quali si si rivolgeranno prioritariamente alle categorie più vulnerabili della popolazione civile (donne, anziani, bambini e disabili). La loro attuazione verrà affidata alle numerose ONG italiane operanti nei tre Distretti della regione curda, in particolare nell’area di Erbil. Sul canale multilaterale, l’azione sarà indirizzata ai settori indicati negli appelli lanciati dalle Agenzie ONU e dalla Croce rossa internazionale, principalmente quelli della sicurezza alimentare, della sanità, della protezione dei rifugiati e dell’assistenza all’infanzia. Si proseguirà inoltre l’azione di tutela del patrimonio culturale iracheno, imprescindibile fattore identitario di una convivenza multietnica e multi-religiosa. In Siria e nei Paesi limitrofi si sosterranno iniziative complementari e sinergiche a quelle promosse nell’ambito del settore dell’agricoltura e sicurezza alimentare ( Working Group on Economic Recovery and Development of the Group of Friends of the Syrian People-GFSP ), di cui l’Italia è capofila, e interventi degli organismi internazionali nei settori dell’accesso ai servizi di base, della protezione dei minori e della parità di genere, nonché delle attività generatrici di reddito e del sostegno alle comunità ospitanti. Si intende inoltre assicurare la partecipazione italiana a fondi fiduciari regionali per la crisi siriana, in particolare il Syria Recovery Trust Fund (SRTF) e il Trust Fund europeo per la crisi siriana (EUTF), di cui l’Italia è co-fondatore e « permanent co-chair » e che è arrivato a gestire, a fine 2015, finanziamenti per quasi 500 milioni di euro.