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L'esigenza di uno strumento come il reddito di cittadinanza trova le sue basi nella Costituzione italiana agli articoli 3 e 38, nei quali si ritiene necessario l'intervento dello Stato nel rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini. Si stabilisce il diritto al mantenimento e all'assistenza sociale dei poveri, degli indigenti e dei disoccupati. L'articolo 14 del pilastro europeo dei diritti sociali stabilisce chiaramente il diritto al reddito minimo per garantire una vita dignitosa e ritiene utile combinare tale reddito minimo con incentivi all'integrazione nel mercato del lavoro. In periodi di crisi, come quella che ha colpito gran parte dell'Europa dal 2009 in poi, strumenti come il reddito minimo sono necessari per stabilizzare o almeno compensare il ciclo negativo, sostenere i consumi, la domanda aggregata e quindi l'economia, evitando anche e soprattutto l'esplosione della povertà. Questo però è ciò che è accaduto in quanto, in base ai dati Eurostat del 2016, l'Italia risulta essere il nono Paese per livelli di povertà e questo prima dei trasferimenti sociali (il che indica che c'è in partenza un grave squilibrio del nostro sistema economico in termini sociali) la sua posizione peggiora infatti dopo i trasferimenti, raggiungendo il settimo posto, ad indicare una bassa efficienza del nostro sistema sociale, appunto a causa dell'assenza di uno strumento di ultima istanza sociale quale il reddito di cittadinanza. Nel 2017 l'Istat ha stimato in Italia una povertà assoluta di 1,778 milioni di famiglie: parliamo di 5,058 milioni di individui, un numero enorme. Questo indice di povertà ha continuato a crescere in maniera costante dal 2014, perché due lunghe recessioni hanno danneggiato il tessuto sociale del Paese. Il reddito di cittadinanza doveva essere istituito già da tempo, ma così non è stato. (Applausi dal Gruppo M5S) . Il vecchio sistema probabilmente ha fallito: è questo che stiamo cercando di capire. In questo Paese non è mai stata data la giusta importanza al lavoro, ai lavoratori e alle famiglie, tutti temi di cui ci si è occupati solo marginalmente o durante le campagne elettorali. Il primo dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, collegato all'attuazione di tutti gli altri, è sconfiggere la povertà. Ciò significa che agire con strumenti di contrasto alla povertà, come il reddito di cittadinanza, è indispensabile per realizzare gli altri 16 obiettivi di sostenibilità, tra cui figurano una stabilità economica e la riduzione delle disuguaglianze. La bontà della nostra misura è confermata anche dall'indicatore BES, ossia dall'indicatore del benessere equo e sostenibile. Perdonatemi, io non parlerò del PIL perché il PIL non ci ha mai fatto sapere nulla della povertà che continua ad aumentare in Italia. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Rufa) . Non dice nulla del benessere dei cittadini, mentre qui stiamo parlando di persone. Che cosa dice il BES? Ci dice che il reddito di cittadinanza e quota 100, che è l'altro pilastro della nostra riforma, sono strumenti ad elevato potenziale di aumento del reddito pro capite , in grado di ridurre le disuguaglianze arginando la povertà assoluta. Sono state dette cose assurde: si è parlato di una manovra per i furbi, per gli scansafatiche. Io non riesco tranquillamente a vedere sul divano chi un momento prima sta cercando tra i rifiuti per trovare qualcosa da portare in tavola e queste cose le abbiamo viste tutti. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Rufa) . Provate a dirlo poi a una famiglia che stenta ad arrivare a fine mese perché magari tutti e due i genitori sono disoccupati. Bisogna avere il coraggio, perché è molto facile parlare di furbetti dietro una telecamera o dietro uno schermo. Provate a dirlo in faccia a queste persone guardandole negli occhi. C'è un'altra cosa che abbiamo sentito: le vacanze dei poveri. Avete mai pensato alla preoccupante differenza tra lo stato di salute di chi ha un lavoro e quello di chi invece è disoccupato? Una ricerca dell'Istat del 2017 riporta che il 9 per cento dei disoccupati con un'età fra i trentacinque e i sessantaquattro anni soffre di disturbi di depressione o ansia cronica grave, un valore che sale al 10,8 per cento fra gli inattivi, mentre per i loro coetanei occupati si ferma al 3,5 per cento. Questo è un dato preoccupante, quindi uscite dal vostro guscio e guardate la realtà, confrontatevi con la gente, ascoltatela (Applausi dal Gruppo M5S) . Noi siamo continuamente nelle piazze, tutti i sabati e tutte le domeniche, perché siamo cittadini tra i cittadini, perché li ascoltiamo, ascoltiamo il territorio. Parliamo quindi di benessere non di ben-avere o di profitto, perché noi facciamo riferimento a persone, individui che necessitano di cura; parliamo di cittadini che hanno dei diritti, come il diritto ad un lavoro e ad avere politiche attive efficaci ed efficienti. Papa Francesco ha detto che non devono esserci poveri e non c'è peggior povertà di quella che non ci permette di guadagnarci il pane, che ci priva della dignità del lavoro. Con questa straordinaria manovra (perché è straordinaria) noi non regaliamo alcuna illusione; noi offriamo un'opportunità ai dimenticati, a chi non è raccomandato, a coloro che vogliono vivere - e hanno il diritto di farlo - dignitosamente, perché nessuno deve restare indietro. (Applausi dal Gruppo M5S. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Catalfo. CATALFO, relatrice . Signor Presidente, cercherò di riassumere e di rispondere agli interventi dei senatori che mi hanno preceduto. Sono state dette diverse cose, come ad esempio che il decreto-legge in discussione è un'ondata demagogica, che il nostro provvedimento è confuso, che gli altri Paesi non lo hanno messo in atto come stiamo facendo noi, che non prevede controlli efficienti né un percorso reale di inclusione; cercherò pertanto di rispondere nel merito a tutte queste osservazioni. Sicuramente non è un provvedimento legato al contesto elettorale e la dimostrazione è che il MoVimento 5 Stelle sin dall'inizio, quindi dal primo ingresso in Parlamento circa sei anni fa, ha proposto e aveva anche nel programma per le elezioni politiche il reddito di cittadinanza. Non solo lo ha proposto, ma lo ha portato avanti per cinque anni malgrado fosse all'opposizione. È chiaro che il primo punto del programma alle elezioni politiche del 2013 e del 2018 diventa uno dei primi punti da portare avanti con urgenza per questa maggioranza e per questo Governo. Parlo di urgenza perché il dato di fatto inconfutabile è che in Italia ci sono 5 milioni di persone in povertà, 1,7 milioni di famiglie e bambini in povertà; una povertà che è aumentata nel corso degli anni e che quindi le politiche messe in atto dai precedenti Governi non sono riuscite a contrastare: una povertà che certamente influisce non solo sulla vita dei cittadini italiani, ma anche sulla vita delle imprese, sul benessere del Paese, sul PIL. Quello in esame è quindi un provvedimento necessario e urgente.