[pronunce]

Ciò tra l'altro comporta - in sintonia con il carattere semplificato del procedimento - che non opera la ragione di astensione di cui all'art. 51, primo comma, numero 4), del codice di procedura civile, che preclude al giudice che ha conosciuto della causa «in altro grado del processo» di decidere o di partecipare alla decisione (in tal senso, con riferimento ad altro procedimento di opposizione a struttura bifasica, la sentenza n. 78 del 2015 di questa Corte). 3.1.&#8210; Quanto poi alla monocraticità del giudice dell'opposizione, c'è da considerare che il censurato art. 15 è inserito tra le disposizioni che disciplinano le controversie regolate dal rito sommario di cognizione di cui al Capo III, che accorpa plurimi modelli processuali (articoli da 14 a 30), ai quali si applicano anche le disposizioni comuni alle controversie disciplinate dal rito sommario di cognizione, richiamate dal precedente art. 3. In particolare, rileva, da una parte, il comma 2 dell'articolo da ultimo citato, che detta una regola generale sulla collegialità del giudice dell'impugnazione quando la causa è giudicata in primo grado in composizione collegiale, prescrivendo espressamente che il presidente del «collegio» designa il giudice relatore. Ma plausibilmente il giudice rimettente esclude un'interpretazione estensiva di tale regola anche alla fattispecie al suo esame. È vero, infatti, che nell'opposizione ex art. 15 censurato non è individuabile una vera e propria "impugnazione", bensì una fase dell'unico giudizio di primo grado. D'altra parte, la collegialità del giudice dell'opposizione è talora prevista nei singoli procedimenti speciali regolati dal rito sommario di cognizione, tra cui il giudizio di opposizione alla liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato (art. 14, comma 1, del d.lgs. n. 150 del 2011). Invece, l'art. 15 citato, pur avendo una struttura simile a quella dell'art. 14, non prevede la collegialità. Anzi, come già ricordato, l'art. 170 del t.u. nella sua originaria formulazione prescriveva all'opposto la monocraticità del giudice dell'opposizione. Questa prescrizione e quella del termine di venti giorni per proporre l'opposizione sono state abrogate, in parte qua, con la riformulazione dell'art. 170, che più non le contiene. Ma - anche se, per il termine, si è ritenuto applicabile alla "opposizione" ex art. 15, con interpretazione estensiva, proprio quello previsto per l'"impugnazione" vera e propria (sentenza n. 106 del 2016) - analoga interpretazione estensiva non è praticabile, quanto alla composizione del giudice dell'opposizione, non potendosi ricavare a contrario una regola opposta a quella della generale monocraticità, prima prevista dall'art. 170 t.u. , non essendo ciò compatibile con il rinvio che lo stesso art. 170 fa all'art. 15 del d. lgs. n. 150 del 2011. Disposizione questa che - come plausibilmente ritiene il giudice rimettente - contiene una regola specifica e più puntuale: il ricorso è proposto al capo dell'ufficio giudiziario - presidente del tribunale o presidente della corte d'appello &#8210; cui appartiene il magistrato che ha emesso il provvedimento impugnato (art. 15, comma 2). Da ciò il giudice rimettente, in sintonia con la giurisprudenza di legittimità, desume una competenza funzionale, che significa, in particolare, generale monocraticità del giudice dell'opposizione in un'ottica di semplificazione del procedimento. 4.&#8210; In questo complesso e articolato quadro normativo , in continua evoluzione, finora esaminato, si collocano le questioni di legittimità costituzionale sollevate dall'ordinanza di rimessione, che sono inammissibili in riferimento a entrambi i parametri evocati dal giudice rimettente. 4.1.&#8210; Con riferimento all'art. 3 Cost., deve considerarsi, come si è sopra evidenziato, che la disciplina normativa dei provvedimenti, specie quelli di revoca, in tema di patrocinio a spese dello Stato, è storicamente connotata da lacune e attraversata da discrasie che l'intervento del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia non è riuscito a superare completamente. In questo contesto si collocano anche le questioni sollevate dal rimettente, ossia la singolare attribuzione - a opera dell'art. 15 del d.lgs. n. 150 del 2011 che, sotto tale profilo, detta una regola speciale rispetto a quanto previsto per i procedimenti sommari di cognizione semplificati dall'art. 3 dello stesso decreto in ordine alla necessaria collegialità del giudice dell'impugnazione &#8210; a un giudice monocratico della cognizione su opposizioni contro provvedimenti, aventi natura giurisdizionale, pronunciati da un giudice in composizione collegiale; questione che, tuttavia, non può essere risolta da questa Corte, poiché implica, proprio in ragione del descritto contesto normativo, valutazioni sistematiche rientranti nella discrezionalità del legislatore, discrezionalità che è peraltro particolarmente ampia in materia processuale (ex plurimis, sentenza n. 45 del 2019; ordinanza n. 273 del 2019). Anche recentemente questa Corte (ordinanza n. 3 del 2020) ha ribadito che «la giurisprudenza costituzionale ha in più occasioni ricondotto l'istituto del patrocinio a spese dello Stato nell'alveo della disciplina processuale (sentenza n. 81 del 2017; ordinanze n. 122 del 2016 e n. 270 del 2012), nella cui conformazione il legislatore gode di ampia discrezionalità, con il solo limite della manifesta irragionevolezza o arbitrarietà delle scelte adottate (ex plurimis, sentenza n. 97 del 2019)». E, proprio con riferimento alla disciplina della revoca del decreto di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, questa Corte (sentenza n. 47 del 2020) ha ritenuto «inammissibili questioni rispetto alle quali si chiede una pronuncia connotata da un cospicuo tasso di manipolatività (sentenze n. 219 del 2019, n. 23 del 2016 e n. 277 del 2014; ordinanze n. 254 e n. 122 del 2016)». Insomma, questa Corte non può sostituirsi al legislatore in tali valutazioni discrezionali, tanto più che un intervento additivo come quello auspicato dal giudice rimettente rischierebbe di creare non secondarie disarmonie applicative. Occorre considerare, infatti, che la problematica non riguarda i soli provvedimenti emessi dai giudici civili in composizione collegiale.