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Basta consultare i quotidiani locali, dei territori nei quali viviamo, la stampa nazionale e quella specializzata per vedere che i titoli di prima pagina non parlano di crescita. Scrivono che sta per chiudere l'ILVA a Taranto, grazie a questo decreto crescita. Le fisime mentali e il giustizialismo di qualcuno stanno portando alla chiusura di una delle più importanti imprese nazionali. Peraltro, il danno sarà non solo la chiusura dell'ILVA, ma anche la definitiva perdita della faccia del Paese di fronte agli investitori esteri: gli accordi presi da un Governo con le imprese vengono tranquillamente rinnegati dopo pochi anni da un altro Governo. Questa non è serietà, cari colleghi. Inseguite un giustizialismo di facciata, che vi fa comodo in campagna elettorale, per il quale siete pronti a far perdere la faccia al Paese, a far chiudere una fabbrica, a farci considerare delle banderuole dagli investitori esteri. Questa è la realtà, cari colleghi. Non lo dice solo un giornale, magari quello di Confindustria, ma lo dicono anche i quotidiani di territorio, lo dicono tutti: Confindustria, le imprese, le associazioni di categoria, i piccoli imprenditori. È così che volete fare crescita? Ho notato che nel decreto crescita vi siete occupati delle lampade votive dei cimiteri; ho notato tante cose interessanti, sicuramente utili. Non vorrei fare ironia e preferisco concentrarmi sui contenuti. Abbiamo cercato di aiutarvi, come sempre. Cari colleghi, con riferimento all'articolo 10, relativo all'ecobonus, in sede di Commissioni riunite finanze e industria, ho detto al Presidente della Commissione industria che, se c'era una norma che forse poteva rappresentare un elemento incentivante la crescita, era proprio l'articolo 10 sull'ecobonus, che consente al consumatore finale di chiedere direttamente all'impresa di scontargli il credito d'imposta che lo Stato concede. Si tratta di una bella misura, perché quel cittadino probabilmente potrà spendere qualcosa in più, sapendo di poter ricevere immediatamente un beneficio. Tuttavia, cari colleghi, nemmeno in questo caso avete saputo agire bene: se si voleva che quell'articolo avesse concreta attuazione, occorreva almeno permettere che il credito d'imposta potesse essere ceduto non solamente a un fornitore, che molto probabilmente non ha interesse a recuperarlo, ma anche a quelle società finanziarie che si occupano di cessione di crediti, alle banche. Noi di Fratelli d'Italia, che sempre cerchiamo di proporre più che di demolire, abbiamo presentato degli emendamenti - ovviamente non discussi: la prassi ormai è di non discutere più nulla in Commissione, perché il Governo fa tutto - e un ordine del giorno. Abbiamo suggerito almeno di utilizzare i confidi o Cassa depositi e prestiti, per dare garanzie, tramite gli istituti di credito, ai fornitori e alle piccole imprese artigianali, affinché possano scontare il credito d'imposta avendo la liquidità necessaria. Invece così non è stato fatto e, di conseguenza, siamo in una condizione in cui si rischia solamente di avvantaggiare quelle grandi realtà imprenditoriali che hanno una capacità finanziaria più importante, e di creare problemi a quegli artigiani e a quelle piccole imprese che non trovano finanza per poter anticipare al consumatore quel credito d'imposta. Avete quindi danneggiato la piccola e media impresa italiana. Altro che crescita! Posso proseguire. L'articolo 23 è quello degli NPL, quello dell'avvocato in mutande che ha dialogato con il nostro Presidente del Consiglio, e dico «nostro» perché è dell'intero Paese. Il senatore Lannutti lo ha detto prima, ma avrei piacere che il collega Lannutti, che peraltro stimo, sapesse tradurre in atti concreti e non solo in buone intenzioni, visto che è in maggioranza, le sue posizioni. Fratelli d'Italia, tramite un disegno di legge a prima firma del senatore Urso, ha chiaramente posto le condizioni per far risalire dalla situazione gravosa in cui si trovano oltre 1,2 milioni di italiani che oggi, grazie al problema degli NPL, dei loro crediti che sono stati svenduti alle società multinazionali, sono bloccati, tenuti sotto capestro e non possono portare accrescimento e utilità al resto della popolazione e dell'economia. Ebbene, cosa fa il Governo del cambiamento sugli NPL? Cosa fanno gli amici 5 Stelle, senatore Lannutti? Fanno nell'articolo 23 una norma che avvantaggia quelle multifinanziarie internazionali che lucrano sulla cessione degli NPL. Voi non vi siete preoccupati del debitore italiano, del povero cittadino artigiano che viene vessato da questa situazione, ma vi siete preoccupati della multinazionale che investe sugli NPL. Questa è realtà, non sono considerazioni politiche: sono considerazioni oggettive. Cerco di concludere per non perdere ulteriore tempo. Fratelli d'Italia la strada ve l'ha sempre indicata. Fratelli d'Italia è coerente con la fiducia nel Paese e, quindi, vi aveva detto chiaramente, se vogliamo parlare di crescita, di avere il coraggio di dare risposte concrete. Se vogliamo andare in Europa ad alzare la voce - come noi siamo d'accordo di fare, perché Bruxelles non ci deve dettare l'agenda - dobbiamo però aver fatto i compiti a casa nostra. Crescita vuol dire flat tax . È un anno che la nostra proposta di legge giace depositata in Parlamento. E allora che si facciano la flat tax e gli investimenti, ma mi pare che sulla TAV, sulla TAP, sulla TRIV (trivelle e oleodotti) risposte non ne arrivino. Pensate davvero di poter andare in Europa a testa alta e rivendicare le ragioni certe del nostro Paese nel momento in cui su questi grandi temi non siete in grado da oltre un anno di dare delle risposte? Alla luce di tutto ciò, voglio significare la posizione di Fratelli d'Italia e chiedo al Presidente un ulteriore minuto per poter concludere. La posizione di Fratelli d'Italia, con le critiche oggettive e forti che rivolge a questo Governo, vuole però ancora aprire un credito nei suoi confronti, anche perché sappiamo che in queste settimane sono in corso trattative tra il nostro Paese e l'Europa. Non vogliamo che l'Europa veda una maggioranza assolutamente abbandonata e, quindi, noi non voteremo contro e ci asterremo su questo provvedimento (Commenti dal Gruppo PD) , con un ennesimo atto di fiducia in una maggioranza che invitiamo però con forza a cambiare radicalmente passo. Amici della Lega, abbiamo un programma comune, e lo abbiamo fatto in campagna elettorale un anno fa: cercate di realizzarlo, altrimenti diamo la parola agli elettori e torniamo in queste Aule parlamentari con un programma chiaro, definito e concreto. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . BELLANOVA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BELLANOVA (PD) . Signor Presidente, in origine era il decreto crescita e investimenti, poi è rimasto solo il decreto crescita, senza investimenti perché, in base alla relazione tecnica, vi siete accorti che con i vostri provvedimenti, se va bene, l'Italia crescerà nel 2019 dello 0,1 per cento. Quello che c'è in questo decreto-legge e che brilla è esattamente ciò che manca: