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In tale spirito, l'Accordo evidenzia come le norme sulla protezione degli investimenti non possano essere interpretate come un impegno dei Governi a non modificare il proprio quadro normativo compresa l'attuazione delle norme sugli aiuti di Stato. Ai sensi dell'articolo 2.3, ciascuna Parte accorda agli investitori dell'altra Parte e agli investimenti disciplinati dall'intesa un trattamento non meno favorevole di quello accordato, in situazioni simili, ai propri investitori e ai propri investimenti per quanto concerne l'esecuzione, la gestione, la conduzione, il mantenimento, l'uso, lo sfruttamento e la vendita o altri atti di disposizione dei loro investimenti, e prevede espressamente le possibili deroghe a tale impegno. Possibili deroghe a tale previsione fondamentale, qualora esse debbano conseguire finalità di interesse pubblico, sono ammesse a condizione che esse non siano poste in essere in modo da costituire una discriminazione arbitraria o ingiustificata nei confronti degli investitori o degli investimenti dell'altra Parte o che non rappresentino una restrizione dissimulata degli investimenti. In base all'articolo 2.4 ciascuna Parte, nel proprio territorio, accorda agli investimenti dell'altra parte disciplinati dall'intesa un trattamento giusto ed equo garantendone la piena protezione e sicurezza. La formulazione ( wording) utilizzata intende qualificare chiaramente le obbligazioni della Parte « ospite » e fornisce una definizione specifica di quali aspettative l'investitore possa legittimamente vantare a ricevere un certo trattamento o a che la normativa rilevante non verrà modificata. In coerenza con l'articolo 2.3, l'articolo 2.5 accorda specifiche garanzie agli investitori i cui investimenti abbiano subito perdite a causa di guerre o altri conflitti armati, rivoluzioni, situazioni di emergenza nazionale, rivolte, insurrezioni o sommosse nel suo territorio. Anche in tali fattispecie, viene ribadito il diritto degli investitori a un trattamento non meno favorevole, in materia di restituzione, indennizzo, risarcimento o altre forme di liquidazione, di quello accordato dalla Parte « ospite » ai propri investitori o agli investitori di un Paese terzo, e comunque quello dei due più favorevole all'investitore interessato. L'articolo 2.6 dell'API prevede che nessuna Parte possa nazionalizzare o espropriare un investimento disciplinato dall'intesa, né direttamente né indirettamente mediante misure di effetto equivalente alla nazionalizzazione o all'espropriazione, eccetto nei casi in cui questa sia effettuata: nel pubblico interesse, nel rispetto del princìpio del giusto procedimento, su base non discriminatoria e dietro pagamento di un'indennità tempestiva, congrua ed effettiva in base all'equo valore di mercato dell'investimento espropriato. Ai sensi dell'articolo 2.7, le Parti assicurano che i trasferimenti relativi ad un investimento disciplinato dall'intesa (in particolare: conferimenti di capitale, utili, dividendi, plusvalenze e altri rendimenti, e proventi della vendita totale o parziale o della liquidazione totale o parziale dell'investimento disciplinato, redditi e altre remunerazioni del personale assunto all'estero) vengano effettuati senza restrizioni o ritardi in una valuta liberamente convertibile, fatto salvo il diritto di ogni Parte ad applicare in modo equo e non discriminatorio il proprio diritto in materie relative agli investimenti, quali il fallimento, l'insolvenza, la tutela dei diritti dei creditori, la sicurezza sociale, la fiscalità. Le misure di salvaguardia temporanee e restrittive sono specificamente disciplinate dalla disposizione con precise garanzie. Le misure di salvaguardia temporanee sono ammesse in circostanze eccezionali che causano o che rischiano di causare gravi difficoltà al funzionamento della politica economica e monetaria di una delle Parti. Inoltre, esse debbono essere strettamente necessarie, non possono configurare una discriminazione arbitraria o ingiustificata tra una parte e un Paese terzo in situazioni analoghe e la loro durata non può superare in nessun caso i sei mesi. Sono previsti obblighi di informazione e la definizione di precise tempistiche per la loro soppressione. Analogamente le misure restrittive sui trasferimenti connessi agli investimenti sono ammesse in casi di gravi difficoltà finanziarie relative alla bilancia dei pagamenti e alla posizione finanziaria esterna e devono rispettare specifiche condizioni. Esse non possono essere discriminatorie, devono avere durata limitata, assicurare la necessaria proporzionalità (« non vanno oltre quanto necessario per porre rimedio alla posizione relativa alla bilancia dei pagamenti e alla posizione finanziaria esterna »), in conformità alle condizioni dell'Organizzazione mondiale del commercio (di seguito « Accordo OMC ») e all'Accordo istitutivo del Fondo monetario internazionale. Sono infine previsti obblighi di notifica e consultazione in seno al Comitato dell'Accordo, per le valutazioni e le conclusioni sul caso di specie. Il riconoscimento della surrogazione è previsto dall'articolo 2.8 dell'Accordo, nel caso in cui una parte effettui un pagamento a favore di uno dei propri investitori in base a una garanzia, un contratto di assicurazione o una qualsiasi altra forma indennitaria da essi sottoscritti o concessi in relazione a un investimento. Capo III – Risoluzione delle controversie (Articoli 3.1-3.46) Sezione A – Risoluzione delle controversie tra gli investitori e le Parti (articoli 3.1-3.24) L'articolo 3.1 definisce l'ambito di applicazione della sezione alle controversie tra un ricorrente di una Parte e l'altra Parte, precisando che esse si riferiscono alla violazione delle disposizioni del capo 2, qualora abbiano causato danni o perdite al ricorrente o alla sua impresa stabilita in loco e formulando le definizioni applicabili. Ai sensi dell'articolo 3.2, qualsiasi controversia deve, per quanto possibile, essere risolta amichevolmente mediante negoziati (anche dopo l'avvio del procedimento di risoluzione delle controversie). Qualora il tentativo di risoluzione amichevole abbia esito negativo, viene previsto l'avvio della fase delle consultazioni tra le due Parti, disciplinato dall'articolo 3.3 che regola le modalità di presentazione della richiesta. In linea di principio, qualora il ricorrente non proceda alla domanda a norma dell'articolo 3.6 (presentazione della domanda al tribunale) entro 18 mesi dalla presentazione della richiesta di consultazioni, si intendono ritirate la richiesta di consultazioni e qualsiasi avviso dell'intenzione di promuovere il procedimento. In qualsiasi momento nell'ambito della controversia, le Parti possono concordare di fare ricorso alla mediazione, disciplinata dall'articolo 3.4. La disposizione precisa l'obiettivo di pervenire a una soluzione concordata entro 60 giorni dalla nomina del mediatore e richiama l'eventuale applicazione dell'Allegato 6 (Meccanismo di mediazione per le controversie tra gli investitori e le Parti) e l'applicazione dell'Allegato 7 (Codice di condotta dei membri del tribunale, del tribunale d'appello e dei mediatori). Qualora la controversia non possa essere risolta entro tre mesi dalla presentazione della richiesta di consultazioni, l'articolo 3.5 definisce le procedure che dovranno essere seguite dal ricorrente per la notifica dell'intenzione di promuovere il procedimento. Decorsi tre mesi dalla notifica, l'articolo 3.6 prevede che il ricorrente possa presentare la domanda al tribunale in applicazione di uno dei meccanismi di risoluzione delle controversie seguenti: