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negli anni immediatamente precedenti al 2014, il 31,75 per cento delle azioni della SITAF era dell'ANAS, il 10,65 per cento della società finanziaria del Comune di Torino denominata FCT Holding, l'8,69 per cento della Provincia di Torino, per un totale di 51,09 per cento in mano pubblica; il restante 48,91 per cento era di società del gruppo Gavio, e altri privati; le acquisizioni da soggetti pubblici da parte di quelli privati erano sempre avvenute senza gara pubblica; con delibera di Giunta del 30 settembre 2014, n. 4356, il Comune di Torino, in ottemperanza all'articolo 3, commi 27 e 29, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), si determinò nel dismettere la propria partecipazione in quanto società esercente "attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessaria per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali", come definita dal comma 27; tale dismissione veniva attuata mediante procedura negoziata di vendita in favore di ANAS SpA onde far conseguire a questa, grazie ad analoga procedura parallela da parte della Provincia di Torino nel frattempo ridenominata Città metropolitana, la maggioranza assoluta; il Consiglio di Stato, con sentenza pubblicata il 28 ottobre 2019, ha dichiarato nulla la citata delibera comunale e l'inefficacia della cessione azionaria dal Comune di Torino a ANAS SpA e ha ordinato al Comune stesso, "previa l'adozione delle formalità necessarie, di indire una procedura ad evidenza pubblica per la dismissione delle relative partecipazioni", procedura non seguita nella citata cessione; nell'articolo "Un'alleanza tra gli enti locali per il futuro delle autostrade" del 17 dicembre 2019 del quotidiano "La Stampa" si riferisce che la Città metropolitana di Torino accetterebbe l'offerta di acquisto delle proprie azioni in SITAF formulata da Astm, società del gruppo Gavio, in cambio di un pacchetto di azioni della nuova società che, in caso di vittoria della gara pubblica, gestirà il sistema tangenziale e la Torino-Piacenza, accordo che scatterebbe solo in caso di vittoria nella suddetta gara; in tale nuova società la Provincia avrebbe diritto a un membro del consiglio di amministrazione, un sindaco effettivo e uno supplente; le azioni oggi della Città metropolitana sarebbero valutate 16 milioni di euro, cifra che lascia perplessi per l'8,69 per cento di una società, che nel solo 2017 ha avuto un margine operativo lordo di 86,5 milioni; sarebbe poi in programma un ulteriore passaggio riguardante il Comune di Torino; se questa manovra fosse completata, il 31,75 per cento di SITAF posseduto da ANAS, oggi incorporata nelle Ferrovie dello Stato, verrebbe fortemente svalutato essendo condannato per sempre a una posizione di minoranza, nonostante l'infrastruttura in concessione sia stata costruita in gran parte con fondi pubblici, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che la prospettazione dell'ingresso di Comune e Città metropolitana di Torino in una società privata partecipante alla gara pubblica per la concessione della Rete Ativa e della Torino-Piacenza non turbi l'andamento della gara stessa, tanto più che il gruppo Gavio non ha neppure superato la prequalifica e partecipa gravato di una pesante riserva. Atto n. 3-01355 CASTELLONE MARINELLO PISANI Giuseppe PIRRO ENDRIZZI DE LUCIA ANGRISANI Al Ministro della salute Premesso che: il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 (codice del terzo settore), al comma 2 dell'articolo 17 inquadra giuridicamente la figura di volontario: "Il volontario è una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà"; ben definisce la prestazione volontaria come personale e assolutamente spontanea, dunque scevra da indicazioni o richieste di terzi, e implica il tassativo divieto di percezione di ogni forma di retribuzione per l'attività svolta, analogamente al divieto consequenziale, per qualunque soggetto terzo, di elargire retribuzione in ogni forma per qualsivoglia attività di volontariato; in virtù della norma si consente unicamente il rimborso delle spese sostenute per esercitare attività di volontariato, laddove esse siano documentate e comunque rispondenti ai criteri ed entro i limiti stabiliti dall'ente, escludendo in ogni caso il rimborso spese di tipo forfetario; ove le spese si quantifichino entro i 10 euro giornalieri o per un totale di 150 euro mensili, e solo in tal casi, il rimborso viene elargito in presenza di autocertificazione, redatta in piena e personale responsabilità; si evince dunque che la figura e l'attività del volontario non sono compatibili con lavori di tipo subordinato o autonomi né con altre prestazioni di lavoro retribuito con l'ente di cui il volontario è socio o associato e tramite il quale svolge la propria attività di volontariato, la quale sempre si colloca come prestazione definita da un assoluto canone di gratuità; considerato che: sono numerose le segnalazioni degli operatori del servizio di emergenza e urgenza (SEU) territoriale 118 circa un'anomala attività di volontariato in talune associazioni affidatarie in convenzione di postazione del SEU; il nostro Paese non è nuovo a tali anomale attività; basti citare lo scalpore sollevato da un servizio andato in onda il 10 aprile 2016 sul canale televisivo "Italia 1", nel corso del programma "Le Iene", che già allora denunciava l'esistenza di intere organizzazioni di volontariato fittizie operanti in ambito sanitario. In seguito a quel servizio, si rese noto un sistema ben collaudato di contratti anomali tra ARES 118 e società esterne, dove il volontariato si trasformava a tutti gli effetti in lavoro in nero, legalizzato da fantomatici rimborsi; le segnalazioni denunciano diverse modalità di rimborsi fittizi e un ricorso ai volontari che sopperisca alla mancanza di organico e che dunque diventi funzionale alla copertura dei turni di servizio degli infermieri, con orari di lavoro di 24-36 ore consecutive, per un ammontare di rimborsi per 170 euro mensili; oppure un ammontare di 200 ore, senza copertura assicurativa e, talvolta, con assenza di iscrizione all'OPI (ordine professioni infermieristiche), a fronte di rimborsi spese forfettari che in molti casi rappresentano l'unica fonte di sostentamento di interi nuclei familiari, delineando un quadro di sfruttamento illegale;