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Il decreto-legge n. 104 del 2020, il cosiddetto decreto agosto, contiene delle misure che, come tutti sappiamo, sono a sostegno dell'economia e sono necessarie a seguito della pandemia, che ha coinvolto il Paese. Il documento, nella sua versione originale, è composto da 115 articoli e da oltre 100 pagine, che però non hanno molto a che fare con la precedente "madre di tutte le riforme" e cioè il decreto semplificazioni. Il decreto in esame utilizza gli ulteriori 25 miliardi di euro di scostamento di bilancio, che il Parlamento ha autorizzato con una votazione definitiva il 29 luglio di quest'anno, che si sommano ai 20 miliardi di euro del decreto cura Italia e ai 55 miliardi di euro del decreto rilancio. In totale, dallo scoppio dell'emergenza Covid, il Parlamento ha autorizzato un indebitamento di 100 miliardi di euro, nel 2020, di 31 miliardi di euro, nel 2021 e di 35,6 miliardi di euro, nel 2022. Ci troviamo in presenza di un decreto-legge che, come abbiamo detto nel confronto avvenuto in Commissione, è l'esatta fotocopia dei decreti-legge precedenti: si interviene per tamponare l'emergenza immediata, come è giusto che sia, ma senza avere una vera prospettiva di rilancio del Paese e senza investimenti tali da assicurare una visione futura al sistema Paese. Il decreto agosto definisce misure che incidono per 28 miliardi di euro in termini di indebitamento netto. Si tratta di maggiori spese pari a 19,2 miliardi di euro, mentre le minori entrate sono pari a 8,7 miliardi. Le risorse reperite a copertura sono pari a 2,4 miliardi di euro di minori spese e maggiori entrate per soli 630 milioni. Il provvedimento agisce fondamentalmente su dieci direttive diverse, anche se le maggiori risorse sono assorbite da interventi sul lavoro (per quasi 10 miliardi di euro di saldo netto da finanziare), sul sistema fiscale (6 miliardi), sulle Regioni e sui Comuni (5,8 miliardi), sul sostegno all'economia (5,6 miliardi), sull'emergenza (634 milioni), sulla salute (478 milioni), sulla scuola (400 milioni), sul sisma (15 milioni) e su disposizioni finali (212 milioni). Accanto ad alcune misure positive, alcune delle quali apertamente ispirate da proposte dell'opposizione precedentemente bocciate dal Governo, non trovano spazio le esigenze di famiglie e imprese. Tra le misure necessarie, la prima è contenuta all'articolo 1, che proroga di ulteriori nove settimane la cassa integrazione Covid-19, da usufruire in un periodo compreso tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020. Il datore di lavoro che chiede la proroga di ulteriori nove settimane è tenuto a versare un contributo straordinario, un'addizionale calcolata in base al fatturato del primo semestre, rispetto allo stesso periodo del 2019. Per quanto riguarda il turismo, va sottolineato che siamo in presenza di uno dei settori più colpiti dall'emergenza. Questo disegno di legge poteva essere l'occasione per eliminare una misura che si è rivelata inutile, come il bonus vacanze: è stato evidente dall'estate appena trascorsa che il bonus non ha trovato apprezzamento, né presso i turisti, né presso le strutture ricettive; dei 2,4 miliardi di euro stanziati ad oggi è stato utilizzato solo l'8 per cento. Pertanto, appurato questo fallimento, sarebbe stato opportuno accogliere le richieste delle associazioni di settore, che auspicavano una revisione della misura sostituita con l'istituzione di un fondo ad hoc da destinare alle aziende in crisi. Una menzione merita anche l'articolo 57, destinato agli interventi per gli eventi sismici. Ho sentito il collega Errani parlare di questo aspetto, legato fondamentalmente alle assunzioni che si sarebbero dovute fare. Ma per quanto riguarda questo tema, oltre alla norma, servono risorse, collega; invece purtroppo ogni volta sentiamo rimandare le questioni legate agli eventi sismici. Per quelle zone, per quei territori, per il Centro Italia, questo è un problema molto serio. Anche la scuola non è stata trattata a sufficienza. Nel decreto agosto è disposto un incremento di risorse per la scuola di appena 70 milioni di euro; si tratta di risorse che, pur sommandosi ai precedenti 300 milioni, rischiano di non essere sufficienti per avere un sereno anno scolastico. Il decreto agosto resta parziale e pertanto non è sufficiente. Grava su di esso la necessità di un'ulteriore mole di decreti attuativi per rendere efficaci le misure, che altrimenti rischiano di rimanere solo sulla carta. La Corte dei conti stima che la prima versione del decreto-legge, al netto degli emendamenti, richieda almeno 28 decreti attuativi. Nella maggior parte dei casi (19 di essi), non è prevista una data di scadenza per l'emanazione degli stessi. I decreti attuativi da emanare vanno ad accodarsi ad altri mai emanati e facenti capo agli altri decreti-legge convertiti in legge nei mesi scorsi, da quando è scoppiata l'emergenza. In totale, su 252 decreti attuativi da emanare, ne mancano all'appello ancora 181. Tutto questo si traduce in risorse bloccate. In definitiva, in questo provvedimento manca l'immediatezza e si perde tutto nei meandri della burocrazia. Signor Presidente, voglio sottolineare come noi dell'opposizione abbiamo tentato, attraverso alcuni emendamenti, di bloccare misure che a nostro avviso non sono legittimate a trovarsi all'interno di questo testo. Mi riferisco, in particolare, a quelle disposte dall'articolo 11 «Misure a sostegno dello sviluppo e dell'occupazione dell'Arsenale militare di Taranto», che autorizzano l'assunzione di 315 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato, con un costo di circa 13 milioni di euro per il 2020-2022, in una Regione, la Puglia, che è andata da poco al voto. Un'altra misura del ministro Franceschini riguarda una dotazione di 4 milioni di euro per il 2020 e 16 milioni di euro per il 2021 per incarichi di collaborazione fino a 40.000 euro ciascuno, per un totale di ben 500 collaborazioni. Cito, ancora, tra le varie misure, la dotazione di 75.000 euro per consulenze al Ministero dell'economia e delle finanze per il riassetto del gruppo SACE. Chiudo con l'ultima "chicca", riguardante un emendamento approvato dalla Commissione bilancio avente a oggetto la Casa internazionale delle donne, su cui c'è stata una battaglia - e devo riconoscerlo voi colleghi siete stati molto bravi in questa fase a far passare la misura, senza che noi quasi ce ne accorgessimo - per estinguere il debito che l'istituto ha con Roma Capitale. Per la Casa internazionale delle donne sono quindi stati stanziati 900.000 euro. Complimenti alla maggioranza, che dopo i tanti tentativi dei mesi scorsi è riuscita a far passare questa misura. Mi fa piacere che il collega Errani rida di questa cosa. Nel provvedimento in esame mancano, in qualsiasi contesto, interventi per garantire investimenti infrastrutturali, liquidità alle imprese e sostegni concreti alle famiglie. Il mantra del Governo è rinviare: