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Ecco perché in Commissione abbiamo sostenuto come Gruppo gli emendamenti che provenivano anche da altre forze politiche - il senatore Caliendo ha presentato una proposta emendativa anche in questo senso - che prevedevano la punibilità sia che ci fosse l'accordo con un soggetto intraneus - così come previsto attualmente - sia che ci fosse l'accordo anche con un soggetto extraneus , ma che utilizzasse le modalità di cui all'articolo 416- bis . Ciò comporterebbe una chiarezza legislativa che non darebbe più adito a difficoltà interpretative. Riprendo un'altra considerazione già fatta da altri colleghi: la lotta alla mafia - lo dico al senatore Giarrusso, che legittimamente ha detto che loro sono coloro i quali vogliono continuare la battaglia di Falcone... (Il senatore Giarrusso si siede ai banchi del Governo). FARAONE (PD) . Giarrusso, non sei il Governo! PRESIDENTE. Senatore Giarrusso, per cortesia. (Il senator Giarrusso torna al suo posto). La ringrazio, molto cortese. Prego, senatore Stancanelli. STANCANELLI (FdI) . Collega Giarrusso, io credo al fatto che lei voglia continuare quella battaglia, ma le voglio dire che in questa Aula ci sono tanti e tanti colleghi, appartenenti ai più disparati Gruppi politici, che non hanno nulla da imparare anche dalla sua capacità di essere antimafioso. Glielo posso dire tranquillamente; poi, dai miei banchi possiamo fare lezioni su questo. Ecco perché, alla luce di queste considerazioni, auspico che la maggioranza, melius re perpensa , accetti la possibilità di migliorare il testo con la previsione di entrambe le fattispecie, per come sopra argomentato: sia l'accordo sia le condizioni previste dal 416 -bis . Allo stesso modo, va valutato attentamente il terzo comma, laddove si prevede che la pena venga aumentata del 50 per cento per il promissario che è stato eletto. Io penso che il reato vada perseguito indipendentemente dall'elezione, né certamente l'elezione comporta un aumento della difficoltà di commissione del reato. E se l'elezione non avvenisse immediatamente ma in corso di legislatura, quale norma dovremmo applicare per l'eletto? E se è già stato condannato? PRESIDENTE. Senatore, concluda. Non ho lasciato ulteriore spazio a nessuno, la avviso. STANCANELLI (FdI) . Faccio le ultime considerazioni. Sono convinto - e mi rivolgo in questo caso al relatore - che, così come è stato attento in Commissione avendo accolto nostri suggerimenti, anche in questa occasione voglia, alla luce anche delle richieste che sono state fatte da altri Gruppi... PRESIDENTE. Senatore, le lascio ancora dieci secondi. STANCANELLI (FdI) . Meglio riflettere un po' di più che approvare una legge che poi non raggiunga i risultati che tutti auspichiamo. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, relatore, francamente quando Giarrusso è arrivato in Commissione con questa "leggina" mi sono chiesta cosa mai c'entrasse: avevamo appena avviato l' iter del disegno di legge sulla legittima difesa. Lui, chiotto chiotto - lo avete visto com'è - è arrivato e ha cominciato a fare una serie di pressioni sul Presidente perché bisognava mettere quel provvedimento all'ordine del giorno. Non si facevano le audizioni - forse su questo aveva ragione il collega Grasso: avremmo dovuto approfondire alcuni aspetti - e il disegno di legge stava lì, sulle nostre teste, come un pappagallo simpatico, diciamo così. (Commenti del senatore Endrizzi). Insomma, ombreggiava sopra di noi. A un certo punto mi sono chiesta da dove venisse fuori quel provvedimento. E da dove poteva venire fuori? Veniva fuori dal contratto di Governo, naturalmente - ma ne manca un pezzo, collega Giarrusso, che secondo me lo rende un po' monco; ne parleremo - e poi naturalmente dalla necessità di accompagnare l'arrivo in Aula del disegno di legge sulla legittima difesa, cosa voluta e apprezzata ovviamente anche dai banchi del centrodestra, con una norma, di stampo un po' più pentastellato, orientata alla lotta alla mafia. Ho fornito tale ricostruzione, che chiaramente nasce da un'opinione di carattere politico, perché vorrei rimarcare due aspetti in questa chiacchierata sulla normativa. La prima questione è che nel contratto di Governo voi avete scritto che il contrasto al voto di scambio politico-mafioso deve essere fatto con tutti i mezzi, normativi e amministrativi. A nostro avviso, però, manca la parte dell'amministrazione, cioè della parte concreta, esecutiva, perché la modifica della norma porta dei dubbi interpretativi (che io citerò rapidamente, perché come sapete come Capogruppo in Commissione abbiamo il senatore Caliendo, che è imbattibile dal punto di vista delle spiegazioni tecniche, quindi non oso neanche entrare in quelle questioni particolari). Manca sicuramente tutta la parte operativa; noi possiamo anche fare una buona norma, ma sono riforme con la caratteristica di essere a costo zero cui però non si danno delle gambe. Vi è poi un altro aspetto che vorrei sottolineare, come ho fatto prima. Mi riferisco a questo modo di procedere a compartimenti stagni, per cui se si approva una questione che attiene magari più specificamente al programma della Lega (e quindi tra l'altro di centrodestra), deve essere accompagnato da una proposta fatta dal MoVimento 5 Stelle, quindi sostanzialmente in questi due giorni di discussione abbiamo Pillon contro Giarrusso (poi faccia lei, signor relatore). Quali sono i nostri dubbi sul disegno di legge in discussione? La perplessità maggiore, come hanno detto tutti i colleghi, riguarda il concetto della consapevolezza. Sappiamo bene come spesso è trattato il dolo, il concetto di consapevolezza e per questo giustamente il tema è stato dibattuto in Commissione e sono stati riproposti degli emendamenti. Vi è poi la questione, che affronteremo, dell'emendamento del relatore, riguardante la pena maggiore o minore a seconda che un soggetto sia stato eletto. Su questo vi invito a riflettere, perché, oltre alle valutazioni giustamente fatte dal collega Mangialavori e riprese dal collega Damiani nel suo intervento, mi chiedo come possiamo pesare una pena a seconda che l'elezione sia raggiunta o no. Ho capito che il principio democratico è un concetto che probabilmente voi avete rielaborato e non lo discuto (ognuno fa la sua strada), ma siamo forse di fronte al raggiungimento di un risultato? Si tratta di un'obbligazione di risultato, in base alla quale si decide se tenere o no una persona in carcere per un tot numero di anni? Vi invito quindi a riflettere con riferimento alla questione relativa all'emendamento presentato in questo senso, perché può essere quantomeno bizzarro. Poi potremmo avere qualcuno che magari arriva primo dei non eletti, un candidato che è sopra di lui in lista decade e allora a questo punto cosa facciamo, raddoppiamo la pena? Si tratta oggettivamente di una soluzione pasticciata, perché alla fine la politica non si fa solo dagli scranni istituzionali ma in mille altri luoghi.