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Si tratta di un problema di fondo che si inquadra in un criterio che è alla base di questa riforma, concernente l'utilizzazione delle competenze acquisite sul campo. Questo concetto è stato coniugato ed elaborato, ma non ha avuto sempre la stessa applicazione (per questo ringrazio la collega Modena). Anche in questa riforma, come spiegherò, per un emendamento dichiarato inammissibile, vi è certamente un qualcosa che contraddice la stessa logica. Badate, per me non è la prima volta. Io ho predisposto 19 disegni di legge prima di entrare in Parlamento e, grazie a Dio, sono stati tutti approvati senza alcuna modifica (nemmeno una virgola), forse perché nelle passate legislature c'era una maggiore attenzione: si discuteva e, prima di arrivare all'approvazione, c'era una riflessione e tutti intervenivano anche con modifiche. Ricordo addirittura che c'erano alcuni rappresentanti della Coldiretti, che erano effettivamente dei coltivatori e che in materia di giustizia, una volta capito qual era il problema, intervenivano anche in Aula. Vi era infatti una diversa partecipazione, non come adesso in cui c'è una scarsa presenza durante la discussione generale. Io do molta importanza alla discussione generale, anche in Commissione, perché in sua assenza non c'è la capacità di valutare i problemi. Nel provvedimento in esame c'è anche un altro aspetto. Non è una novità, ma è un principio in cui ho sempre creduto e che ho richiamato anche l'altro giorno nella dichiarazione di voto sul nuovo ordinamento giudiziario. Che cosa prevede la norma di cui all'articolo 41? L'introduzione di un osservatorio del processo civile e di un osservatorio del processo penale, appena approvati; anzi, sono appena state approvate le deleghe, ma non sono ancora stati emanati i provvedimenti e già si organizza il sistema di valutazione. Signor Presidente, lei mi insegna che talvolta, secondo la vulgata vigente, se una legge che prevede una riforma importante è stata approvata in una legislatura, non ci si può tornare dopo un anno, ma si aspetta la legislatura successiva: è uno degli errori fondamentali del nostro modo di operare, perché proprio nei primi momenti di applicazione di una riforma si vedono le inefficienze, le situazioni che non consentono di raggiungere quegli obiettivi che la riforma si proponeva. Quindi la norma al nostro esame finalmente prevede che una struttura stabile potrà dare delle indicazioni specifiche; guarda caso, parla proprio delle due deleghe che sono state approvate in questa legislatura. È questa la logica. Se invece si ritiene di piantare la bandierina, allora abbiamo approvato questa legge e non c'è più necessità di modifica. Questa era l'assurdità. Chi ragiona in termini di partito e di bandierine, non potrà mai cogliere quello che era e resta il fondamento di questa legge. Per poterne avere cognizione vi leggo due punti. All'articolo 1 si dice che si tende «alla definizione di nuovi profili professionali individuati dalla contrattazione collettiva, con particolare riguardo all'insieme di conoscenze, competenze, capacità del personale da assumere anche per sostenere la transizione digitale». All'articolo 10, come in altri, si supera una di quelle logiche burocratiche che hanno accompagnato il nostro Paese per cent'anni. Mi riferisco a quella parte dell'articolo 10 che stabilisce che fino al 31 dicembre 2026, in deroga al divieto di attribuire incarichi retribuiti ai lavoratori collocati in quiescenza, possono essere attribuiti incarichi a chi è in pensione. Questa è una grande soluzione perché risponde a un principio: abbiamo necessità di valorizzare chi ha conquistato sul campo competenze, conoscenze, capacità di realizzare modelli di riforma tali da garantire il successo. Il presidente Parrini ora non è presente in Aula, ma devo dire che sono rimasto scandalizzato dalla inammissibilità dell'emendamento 7.10, che avevo proposto; probabilmente è stato dichiarato inammissibile perché - così mi auguro - non l'hanno capito i Presidenti delle Commissioni competenti e anche il Presidente del Senato. Non si comprende altrimenti il perché dell'inammissibilità. Lo dico molto brevemente. Del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, ero relatore insieme alla collega Valente e uno dei Presidenti di Commissione coinvolti era il collega Parrini. Riuscimmo ad approvare, con la sollecitazione, l'accordo e l'intervenuta riformulazione da parte del Ministero della funzione pubblica, un emendamento che diceva che «una quota non superiore al 15 per cento è altresì riservata al personale di cui al periodo precedente, in servizio a tempo indeterminato, che abbia ricoperto o ricopra l'incarico di livello dirigenziale di cui all'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2011, n. 165». In quella norma, che era sempre del PNRR, veniva già enunciato il principio di utilizzazione di persone che avevano maturato esperienza e dato prova sul campo e si era addirittura precisato che vi era un'attività che doveva essere svolta da persone che avevano tutte le caratteristiche per poterlo fare, in quanto avevano una responsabilità che avevano assolto. Ebbene, poiché il decreto è stato approvato con l'accordo di tutti i Ministeri ed è diventato legge, con un emendamento presentato dal sottoscritto e dal senatore Vitali, ma che è stato presentato anche da altri Gruppi, veniva individuata una applicazione di quella norma diventata legge. Non farlo, signor Presidente, avrebbe significato non dare mai attuazione a quella norma, che sarebbe rimasta solo scritta. La misura che avevamo proposto era del tutto analoga alla disciplina prevista dall'articolo 28 del decreto legislativo n. 165 del 2001, salvo che per la percentuale di riserva. Trattandosi, però, di una disposizione rivolta al personale che aveva già fatto il concorso e aveva dimostrato sul campo di avere la capacità di assolvere ai compiti attribuitagli dalla legge, viene spontaneo domandarsi a chi giovi impedire che personale già a tempo indeterminato possa partecipare ad un concorso - perché era previsto un concorso - mentre si era sparsa la voce che l'emendamento fosse incostituzionale. Ebbene, sono andato a controllare, perché sono stato molto attento, ed era previsto uno specifico concorso, quindi si trattava di utilizzare persone che avevano una competenza e con il concorso si sarebbe potuta superare la questione. La domanda è a chi giova e qual è la finalità, se non un problema burocratico, la volontà di qualcuno che ha preferito dimostrare che conta. A me dispiace moltissimo, perché non mi riferisco a nessuno dei tre che ho citato, ma deve essere arrivata dall'esterno qualche indicazione e la fretta non ha consentito di approfondire la questione, che contraddice quanto è già scritto negli altri articoli, come ho detto prima. Se la finalità era avere quelle persone, non vedo perché non sia stata data la possibilità di farlo. Oggi avremmo persone che svolgono funzioni dirigenziali ai sensi dell'articolo 19, comma 6, e invece smetteranno di svolgere quella funzione con le competenze che il PNRR richiedeva. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) .