[pronunce]

che, inoltre, l'interveniente afferma che «rientrano nella sfera di discrezionalità del legislatore le scelte di politica criminale volte a delineare in termini più rigorosi il regime processuale di taluni reati, compreso il particolare regime del reato concorsuale», sicché la disposizione censurata non solo sarebbe «legittima estrinsecazione d'una opzione di politica criminale operata dal legislatore», ma costituirebbe, altresì, «necessitata e coerente proiezione logica del generale paradigma sanzionatorio di tipo causale accolto nel nostro ordinamento per l'incriminazione delle condotte concorsuali»; che ciò troverebbe conferma nell'art. 187 cod. pen. , ai sensi del quale, in caso di reato concorsuale, i condannati sono obbligati in solido al risarcimento del danno, nonché nella giurisprudenza della Corte di cassazione (è citata la sentenza della sezione sesta penale, 14 luglio 2021, n. 31249, secondo cui, in tema di confisca per equivalente disposta in relazione al reato di corruzione, trova applicazione «il principio solidaristico che implica l'imputazione dell'intera azione e del conseguente effetto in capo a ciascun concorrente», sicché, quando il profitto illecito abbia perso la sua «individualità storica», la confisca e il sequestro preventivo ad essa finalizzato possono interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti «anche per l'intera entità del profitto accertato», con il solo limite che «l'espropriazione non può essere duplicata o comunque eccedere nel quantum l'ammontare complessivo dello stesso»). Considerato che, con ordinanza del 23 luglio 2021, il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Firenze ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 444, comma 1-ter, del codice di procedura penale, denunciandone il contrasto con l'art. 3 della Costituzione, «nella parte in cui impone, come condizione di ammissibilità della domanda di patteggiamento, l'integrale restituzione del prezzo o del profitto del reato anche per il caso in cui un concorrente nel reato abbia ricevuto a tale titolo una quota parte soltanto del tutto o nulla in concreto e, di contro, non prevede che per il caso di concorso di persone nel reato ogni concorrente sia tenuto, ai fini della condizione di procedibilità dell'istanza di patteggiamento, a restituire solo la quota parte effettivamente conseguita, ovvero ne sia esentato per il caso in cui non abbia conseguito nulla»; che la questione è manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza; che, nel decidere dell'ammissibilità di una questione sollevata in via incidentale, questa Corte «è chiamata a verificare se il giudice a quo abbia fornito elementi sufficienti per valutare la necessaria applicazione della disposizione censurata nel percorso argomentativo che conduce alla decisione del giudizio principale. Tale accertamento presuppone una motivazione non implausibile sulla sussistenza di un rapporto di strumentalità e di pregiudizialità tra la risoluzione del dubbio di legittimità costituzionale e la decisione della controversia oggetto del giudizio principale (ex plurimis, sentenza n. 50 del 2014 e ordinanza n. 282 del 1998)» (sentenza n. 249 del 2021); che, alla luce degli elementi forniti dal giudice a quo nell'ordinanza di rimessione, tale rapporto di strumentalità e di pregiudizialità non è in alcun modo dimostrato, risultando anzi che l'eventuale pronuncia di accoglimento di questa Corte non avrebbe alcuna incidenza sul giudizio principale; che, infatti, la disposizione censurata - introdotta dall'art. 6, comma 1, della legge 27 maggio 2015, n. 69 (Disposizioni in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, di associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio) - condiziona l'ammissibilità della richiesta di patteggiamento, in relazione a numerosi delitti contro la pubblica amministrazione, alla «restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato»; che tra le norme incriminatrici ivi espressamente richiamate non compare però l'art. 321 del codice penale, che estende al privato corruttore le pene previste a carico dei pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio dagli artt. 318, primo comma, 319, 319-bis, 319-ter e 320 in relazione agli stessi artt. 318, primo comma, e 319 cod. pen. ; che a tale mancato richiamo non può ovviarsi in via interpretativa, anche alla luce del confronto tra la disposizione in questa sede censurata e altre disposizioni che contengono altri elenchi di reati contro la pubblica amministrazione analoghi a quello ivi contenuto, elenchi che oggi contemplano - invece - l'art. 321 cod. pen. ; che tra tali disposizioni viene anzitutto in considerazione l'art. 322-quater cod. pen. , introdotto dalla medesima legge n. 69 del 2015, che prevede un obbligo di «riparazione pecuniaria» a carico degli autori di reati contro la pubblica amministrazione, tra i quali non erano in origine inclusi i delitti di corruzione attiva di cui all'art. 321 cod. pen. ; che la legge 9 gennaio 2019, n. 3 (Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici) ha tuttavia modificato l'art. 322-quater cod. pen. , inserendo espressamente l'art. 321 cod. pen. nell'elenco dei reati che danno luogo all'obbligo di riparazione pecuniaria; che, in secondo luogo, viene in considerazione l'art. 165, quarto comma, cod. pen. , parimenti introdotto dalla legge n. 69 del 2015, che subordina la sospensione condizionale della pena al pagamento della riparazione pecuniaria di cui al menzionato art. 322-quater cod. pen. in riferimento a una serie di reati contro la pubblica amministrazione, tra i quali inizialmente non comparivano i delitti di corruzione attiva di cui all'art. 321 cod. pen. ; che, anche in questo caso, la legge n. 3 del 2019 è intervenuta a integrare l'elenco di reati ai quali si applica l'art. 165, quarto comma, cod. pen. , inserendovi l'art. 321 cod. pen. ; che, in terzo luogo, la stessa legge n. 3 del 2019 ha inserito nell'art. 444 cod. proc. pen. un nuovo comma 3-bis, che prevede che la richiesta di patteggiamento possa essere subordinata all'esenzione dalle pene accessorie o alla sospensione condizionale delle stesse in relazione a una serie di reati contro la pubblica amministrazione, includendovi espressamente quelli di corruzione attiva di cui all'art. 321 cod. pen. ; che il raffronto tra il censurato art. 444, comma 1-ter, cod. proc. pen. e le altre disposizioni menzionate - l'ultima delle quali collocata nel medesimo art. 444 cod. proc. pen. - evidenzia la consapevole scelta del legislatore del 2015 prima, e di quello del 2019 poi, di modulare diversamente l'ambito di applicazione delle disposizioni citate, estendendo solo alle ultime tre il richiamo all'art. 321 cod. pen. ,