[pronunce]

in secondo luogo, perché tale idoneità lesiva, in effetti, non sussiste, trattandosi di disposizione che introduce una modificazione meramente formale, che lascia immutato il significato della precedente formulazione del comma 2 dell'art. 3 della citata legge provinciale n. 2 del 2009 (in tema di inammissibilità per carenza di idoneità lesiva, menziona le sentenze della Corte costituzionale n. 235 del 2009, punti 7 e 11; n. 169, punto 10, n. 141 e n. 88 del 2007; n. 334 del 2006); in terzo luogo, perché il ricorrente, come nel ricorso n. 35 del 2009, chiede la dichiarazione di illegittimità costituzionale della disposizione impugnata anche in relazione al periodo d'imposta in cui l'IRAP (in forza dell'art. 43, comma 1, della legge n. 244 del 2007) è divenuta «tributo proprio» della Regione e, quindi, per un periodo non preso in considerazione dalla delibera del Consiglio dei ministri posta a base del ricorso. Nel merito, la Provincia autonoma si riporta alle considerazioni ed alle conclusioni già espresse nel giudizio di cui al ricorso n. 35 del 2009. 7.2. - Con riguardo alle questioni concernenti il comma 5 dell'art. 45 della medesima legge provinciale n. 19 del 2009, la resistente ne eccepisce preliminarmente l'inammissibilità per tre motivi: in primo luogo, per contraddittorietà della prospettazione della causa petendi, perché il ricorrente prospetta contemporaneamente e senza vicolo di subordinazione due censure tra loro incompatibili e cioè, da un lato, la violazione dell'art. 133 del d.lgs. n. 163 del 2006, quale norma fondamentale di riforma economico-sociale (censura che presuppone la violazione dei limiti di una competenza propria della Provincia, come - ad esempio - quella prevista dall'art. 8, numero 17, dello statuto d'autonomia in materia di lavori pubblici di interesse provinciale, che, secondo quanto precisato nella sentenza n. 45 del 2010 della Corte costituzionale, va riconosciuta nel quadro dei soli limiti statutari, senza applicazione del nuovo Titolo V della Parte II della Costituzione), e, dall'altro, l'invasione della competenza legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento civile (censura che presuppone, invece, l'esclusione di una competenza propria della Provincia); in secondo luogo, perché il ricorrente deduce il contrasto della normativa provinciale impugnata con quella statale evocata come parametro interposto, ma non indica in che cosa consista tale contrasto; in terzo luogo, perché il medesimo ricorrente, nel dedurre la violazione - da parte del legislatore provinciale - della norma statale di riforma economico-sociale, non precisa la materia di competenza provinciale limitata da detta norma statale, ma menziona solo genericamente gli artt. 8 e 9 dello statuto speciale. Nel merito, la Provincia autonoma deduce l'infondatezza della censura, perché la disposizione impugnata non detta alcuna disciplina autonoma della revisione dei prezzi, ma si limita a dichiarare applicabili le disposizioni statali in materia e, pertanto, non si pone in alcun modo in contrasto con l'art. 133 del d.lgs. n. 163 del 2006. La resistente aggiunge che, in proposito, non è conferente il richiamo della sentenza della Corte costituzionale n. 477 del 2006, la quale riguarda la diversa ipotesi di una disciplina provinciale della revisione dei prezzi effettivamente difforme rispetto a quella prevista dalla legge statale. La Provincia autonoma, infine, pur rilevando che nel ricorso non viene censurata la "riproduzione" nella legge provinciale del contenuto di leggi statali e che, pertanto, tale profilo non potrebbe essere esaminato dalla Corte, osserva comunque, «per tuziorismo», che la disposizione impugnata non realizza, in realtà, alcuna novazione della fonte normativa, perché si limita a dichiarare applicabili le norme statali in quanto tali e non in quanto leggi provinciali dello stesso contenuto di quelle statali. 8. - La discussione del ricorso n. 35 del 2009, fissata per l'udienza del 13 aprile 2010, veniva rinviata a nuovo ruolo. Successivamente veniva fissata la discussione in pubblica udienza sia del ricorso n. 35 del 2009 sia di quello n. 37 del 2010.1. - Con i ricorsi n. 35 del 2009 e n. 37 del 2010, il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso diverse questioni di legittimità costituzionale di alcune disposizioni di legge della Provincia autonoma di Trento riguardanti, in àmbito provinciale: 1) la variazione dell'aliquota speciale dell'IRAP applicabile ai soggetti operanti nel settore dell'agricoltura ed alle cooperative della piccola pesca e loro consorzi (ricorsi n. 35 del 2009 e n. 37 del 2010); 2) la determinazione, da parte della Giunta provinciale, delle quote di tariffa del servizio idrico integrato riferite al servizio di depurazione e dei criteri per il loro eventuale rimborso (ricorso n. 35 del 2009); 3) la disciplina della revisione dei prezzi nei contratti di appalto pubblici (ricorso n. 37 del 2010). La sostanziale identità delle censure prospettate nei due ricorsi nei confronti delle analoghe disposizioni di legge provinciale relative alla variazione della suddetta aliquota speciale dell'IRAP rende opportuno riunire i giudizi, perché questi possano essere congiuntamente trattati e decisi. 2. - La prima questione promossa dallo Stato con i due ricorsi ha ad oggetto l'art. 3, comma 2, della legge della Provincia autonoma di Trento 28 marzo 2009, n. 2 (Disposizioni per l'assestamento del bilancio annuale 2009 e pluriennale 2009-2011 della Provincia Autonoma di Trento - legge finanziaria di assestamento 2009), sia nella versione originaria (ricorso n. 35 del 2009) che in quella vigente, cioè quale modificata dall'art. 20, comma 1, lettera a), della legge della predetta Provincia 28 dicembre 2009, n. 19, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2010 e pluriennale 2010-2012 della Provincia autonoma di Trento - legge finanziaria provinciale 2010» (ricorso n. 37 del 2010). Il comma censurato stabilisce che «L'aliquota IRAP determinata secondo quanto disposto dall'articolo 6, comma 2, della legge provinciale 31 dicembre 2001, n. 11» (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2002 e pluriennale 2002-2004 della Provincia autonoma di Trento - legge finanziaria), è prorogata «per il» (versione originaria) ovvero «fino al» (versione vigente) periodo d'imposta «in corso al 1° gennaio dell'anno successivo a quello fissato dall'art. 1, comma 43, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e dalle relative proroghe previste con legge statale». La portata precettiva del comma censurato, in ordine all'aliquota applicabile ed al periodo d'imposta al quale si riferisce, è precisata, dunque, attraverso i richiami alla legge provinciale n. 11 del 2001 ed alla legge statale n. 244 del 2007.