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Per carità, con l'Unione europea si deve negoziare, anche in maniera dialettica, dicendo le cose che non vanno, così come è stato fatto dai Governi a guida del Partito Democratico, negoziando flessibilità di bilancio in cambio di riforme strutturali e investimenti per dare ossigeno a famiglie e imprese nel breve periodo e rilanciare la crescita potenziale nel lungo. Tra l'altro, signor Ministro - lo dico per inciso - se vuole abolire i tanto vituperati bonus che non le piacciono, siete al Governo e siete i benvenuti. (Applausi dal Gruppo PD) . Il problema è che l'attuale Governo fa questo negoziato in un quadro disordinato, creando incertezza, riducendo la fiducia di famiglie e imprese e aiutando chi vuole scommettere contro l'Italia e, magari, chi tra un po' si vorrà prendere a saldi pezzetti di tessuto produttivo o bancario. Siete passati da toni bellicosi e proclami di guerra, con tanto di scarpe esibite sui tavoli e offese personali a chi rappresenta noi cittadini europei, alle suppliche un po' imbarazzanti affinché l'Unione europea bocci pure la manovra e applichi le sanzioni previste dai Trattati, ma tra un po' e non ora, non prima delle elezioni europee (Applausi dal Gruppo PD) ; come quegli studenti che, di fronte a una bocciatura, non se ne assumono la responsabilità e non si preoccupano di come rimediare guardando oltre, ma fuggono dalla realtà, la nascondono e supplicano di non dirlo ai genitori. (Applausi dal Gruppo PD) . Il vice presidente Salvini, in questa fuga dalla realtà, è arrivato a dire che la manovra non esiste finché non viene approvata dal Parlamento, come se non esistessero un iter di bilancio e documenti ufficiali in cui il Governo indica le proprie scelte al Paese e ai mercati e contratta in maniera ordinata con l'Unione europea. Tuttavia, il vero problema non è l'Unione europea ma la vostra manovra. Il problema non sono gli zero virgola e i numeretti della legge di bilancio, bensì gli zero, le priorità sbagliate e le soluzioni che non ci sono: zero crescita, zero lavoro di qualità, zero sostegno alle famiglie con figli, zero sostegno alla non autosufficienza, zero investimenti (investimenti veri, non trucchi contabili). Il vice presidente Di Maio, a chi gli chiedeva dei costi dello spread ha risposto che l'aumento dello spread non avrebbe comportato un costo, visto che si parlava di rendimenti a dieci anni. Non mi soffermo sulla castroneria economica (perché i costi dello spread purtroppo gli italiani li stanno già pagando), ma sulla visione politica che sta dietro a quella frase, come se la politica non si debba preoccupare di cosa succede tra dieci anni, del futuro del nostro Paese. Il futuro è la nostra vita, è il nostro benessere, è il Paese che lasceremo ai nostri figli (e ve lo dice qualcuno che, purtroppo, non ha figli). Il futuro è il motivo per cui si dovrebbe fare politica. Il futuro non è una discarica dove nascondere le scorie radioattive delle vostra incapacità di governo e delle vostre promesse irrealizzabili. Per la legge di bilancio individuate due priorità: il fantomatico reddito di cittadinanza e la pensione anticipata per tutti. Concludo dicendo che non individuate misure concrete neanche su queste due priorità. Fate dei fondi e tanti proclami sui giornali o su Facebook ma non ci sono le misure concrete. Create incertezza, create aspettative. Le risorse che sono in quei fondi non basteranno per fare tutto quello che state promettendo. Il problema non sono i numeretti di questa legge di bilancio. Il problema sono i vostri giochetti che mettono a repentaglio il benessere futuro delle italiane e degli italiani. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marsilio. Ne ha facoltà. MARSILIO (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, è oggettivamente imbarazzante la scena cui abbiamo assistito con il suo intervento perché mentre i tanti mister Hyde del suo Governo vanno nelle piazze a propagandare un atteggiamento molto muscolare nei confronti dell'Europa, uno sprezzo sovrano e dignitoso di ogni attacco ricevuto dalle istituzioni e dai mercati, e rassicurano la popolazione sul fatto che tra breve pioverà denaro nelle tasche di tutti gli italiani, a cominciare giustamente e solennemente dai più poveri, poi arriva qui il dottor Jekyll che ci dice che vi siete accorti che forse qualche allarme che era stato lanciato anche dalle opposizioni responsabili e patriottiche come Fratelli d'Italia era vero. Non siamo cioè nel paese di Bengodi, abbiamo un fardello pesante (tornerò anche su questo), è in atto una fase di recessione economica che sta colpendo l'Europa e il mondo, e l'Italia in questi decenni ha purtroppo sempre dimostrato che in tempi di recessione il suo PIL diminuisce più di quello di altri Paesi e quando invece siamo in tempi di vacche grasse, cioè in tempi di crescita economica, è il Paese che cresce meno. Quindi per quale ragione, nella Nota di aggiornamento al DEF avete avuto la presunzione di dire che, in previsione di una recessione in arrivo, l'Italia avrebbe non soltanto registrato una crescita economica ma anche una crescita veramente molto robusta tale da poter assorbire quest'anno un deficit ampio del 2,4 per cento? Era proprio, come dire, un'esercitazione accademica che se fosse riuscita sarebbe valsa il Premio Nobel per l'economia da qui ai prossimi dieci anni. La realtà, prima o poi, ci costringe a fare i conti. È vero che è in arrivo una recessione economica che inevitabilmente avrà un impatto sull'Italia, al di là della bontà del Governo e delle sue manovre, perché L'Italia sarà, sì, una grande economia ma è sempre troppo piccola di fronte all'economia globale per non dover subire le influenze di una recessione economica che coinvolge tutto il mondo e soprattutto il mondo occidentale e l'Europa di cui facciamo parte. È chiaro quindi che quando arriva una tempesta inevitabilmente noi ne subiamo le conseguenze, anche se avessimo il Governo migliore del mondo all'opera per contrastare questa influenza. Per di più, siamo di fronte anche ad un pesantissimo fardello del passato e a tale proposito devo riconoscere, Ministro, che lei è stato molto elegante, gliene va dato atto e non ha voluto fare polemica più di tanto con chi l'ha preceduto. Ha anche giustamente sottolineato che quando si va in Europa non serve a niente - ed anzi è addirittura dannoso e controproducente - mettersi a fare la bega interna e scaricare la responsabilità sulla parte politica che ha governato prima di chi in quel momento rappresenta l'Italia, perché quando si è all'estero si rappresenta il Paese, bisogna saperlo fare e quindi è giusto assumersi la responsabilità di tutta la storia del proprio Paese, della propria Nazione.