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In particolare, con riguardo alla necessità di integrare e disciplinare più concretamente l'operatività dell'articolo 5 della legge n.158 del 2017 circa la tutela del patrimonio culturale e architettonico, e alla luce del combinato disposto degli articoli 10, 11, 12, 13 del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, con l'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, e l'articolo 31 del testo unico sull'edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, rubricato « Interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali » occorre, nello specifico, valutare dunque la possibilità per la pubblica amministrazione, in caso di inerzia del privato nell'ottemperare agli obblighi di legge, di acquisire la proprietà del bene costruito in difformità della legge. In altri termini affiancare alla previsione generica dell'articolo 5 della legge n. 158 del 2017 un ulteriore disposizione legislativa, più circostanziata e puntuale che fornisca concretamente ai comuni, in tutti quei casi in cui si è in presenza di beni mobili o immobili, anche di proprietà privata, dichiarati di interesse storico o culturale dalle competenti soprintendenze, di uno strumento legislativo che possa permettere all'amministrazione di sollecitare i privati ed, extrema ratio , di acquisire e ripristinare i beni salvo poi predisporne una nuova funzionalizzazione restituendoli così alla comunità. Con il comma 4 dell'articolo 5 novellato si interviene, infine, sul comma 3 dell'articolo 71 del codice del Terzo settore. Gli enti locali sono sprovvisti di un regolamento che disciplini gli oneri concessori, tanto che – in caso di concessione in comodato di beni mobili o immobili – ciascun comune si regola autonomamente e come ritiene opportuno. Con la modifica in oggetto non si esclude la corresponsione di un onere concessorio, rendendone tuttavia possibile, per via indiretta, una forte riduzione, che deve essere valutata sia come agevolazione per gli enti del Terzo settore che intendono tutelare un bene in stato di abbandono con gli interventi necessari a salvaguardia e tutela, e per la manutenzione della sua funzionalità, sia per i benefici che deriverebbero dalla riconsegna alla pubblica fruizione di un bene culturale.. 1 1 Alla legge 6 ottobre 2017, n. 158, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 1, comma 2, primo periodo, le parole: « 5.000 abitanti », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: « 3.000 abitanti »; b l'articolo 5 è sostituito dal seguente: « Art. 5. – (Misure per il contrasto dell'abbandono di immobili nei piccoli comuni) – 1. I piccoli comuni, anche avvalendosi delle risorse di cui all'articolo 3, comma 1, possono adottare misure volte all'acquisizione e alla riqualificazione di immobili al fine di contrastarne l'abbandono, con particolare riferimento a: a) terreni, per prevenire le cause dei fenomeni di dissesto idrogeologico e la perdita di biodiversità, nonché assicurare l'esecuzione delle operazioni di gestione sostenibile del bosco, anche di tipo naturalistico, o la bonifica dei terreni agricoli e forestali e la regimazione delle acque, compresi gli interventi di miglioramento naturalistico e ripristino ambientale; b) edifici in stato di abbandono o degrado, anche allo scopo di prevenire crolli o comunque situazioni di pericolo. 2. Al fine di preservare il patrimonio architettonico, artistico e culturale del proprio territorio, i piccoli comuni, per gli immobili qualificati dalle competenti autorità come edifici di particolare pregio storico o culturale di cui agli articoli 10, 11, 12, 13 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, possono avviare, attraverso gli uffici competenti, procedure per la rilevazione e il monitoraggio di tali strutture con cadenza triennale, evidenziandone stato di conservazione e condizioni di sicurezza sia per la conservazione degli immobili medesimi sia per la pubblica incolumità o, in mancanza di tale preesistente classificazione di interesse, incoraggiarne e sollecitarne d'ufficio, la valutazione di interesse storico culturale presso le competenti autorità di soprintendenza. 3. Le procedure di intervento finalizzate alla manutenzione, al restauro, all'efficientamento o all'eventuale ripristino delle strutture, vengono adottate e poste in atto in base alle seguenti modalità: a) il dirigente o il responsabile dell'ufficio comunale cosi come individuato dalla ripartizione delle competenze secondo l'autonomia funzionale della municipalità, accertata la necessità di manutenzione dell'edificio di interesse storico si adopera per sollecitare, da parte della proprietà, i necessari interventi di manutenzione del bene fornendo un termine non inferiore ai tre mesi e non superiore ai dodici mesi, per l'opportuna manutenzione e ripristino delle strutture; b) qualora la proprietà dell'immobile non provvede alla ripresa e salvaguardia degli immobili in decadimento nei termini prescritti, permanendo le condizioni di pericolosità o abbandono dell'immobile, il bene e l'area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, possono essere acquisiti di diritto e gratuitamente al patrimonio del comune per la realizzazione degli interventi di ripristino della struttura. L'area acquisita per la realizzazione dell'intervento di ripristino non può comunque essere superiore a cinque volte la complessiva superficie utile dell'immobile da ripristinare; c) l'accertamento dell'inottemperanza all'ingiunzione di ripristino e manutenzione, nel termine di cui alla lettera a) , previa notifica all'interessato, costituisce titolo per l'immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari, che deve essere eseguita gratuitamente; d) l'autorità competente, constatata l'inottemperanza, irroga una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra 1.000 e 10.000 euro, salva l'applicazione di analoghe misure e sanzioni previste dalla normativa vigente. La sanzione è commisurata in modo direttamente proporzionale alla valutazione del pregiudizio subìto dal bene a causa dell'incuria e alla classificazione della sua pregevolezza o interesse storico-culturale. La mancata o tardiva emanazione del provvedimento sanzionatorio, fatte salve le responsabilità penali, costituisce elemento di valutazione della performance individuale nonché di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente; e) i proventi delle sanzioni di cui alla lettera d) spettano al comune e sono destinati esclusivamente alla rimessione in pristino degli immobili di interesse storico-culturale danneggiati e all'acquisizione e attrezzatura di aree destinate a verde pubblico;