[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 21, undicesimo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), introdotto dall'art. 3 della legge 21 luglio 2000, n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa), promosso dal Tribunale amministrativo regionale delle Marche nel procedimento vertente tra T. V. P. e l'Unione Nazionale Incremento Razze Equine (U.N.I.R.E.) con ordinanza del 4 dicembre 2008, iscritta al n. 78 del registro ordinanze 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 23 settembre 2009 il Giudice relatore Luigi Mazzella.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Nel corso di un giudizio promosso da T. V. P. contro l'Unione Nazionale Incremento Razze Equine (U.N.I.R.E.) per ottenere l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, di una decisione della Commissione di disciplina di prima istanza, il Tribunale amministrativo regionale delle Marche ha proposto, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 21, undicesimo comma, della legge 6 dicembre 1971 n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), nel testo introdotto dall'art 3 della legge 21 luglio 2000, n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa), nella parte in cui non prevede che, con l'ordinanza che accoglie la domanda cautelare, il giudice amministrativo possa provvedere in via provvisoria sulle spese del procedimento cautelare medesimo. Il rimettente afferma che la domanda di sospensione del provvedimento impugnato avanzata dalla parte privata deve essere accolta e che sussisterebbero le condizioni per la condanna dell'amministrazione resistente al pagamento delle spese di giudizio relative alla fase cautelare. Aggiunge che, però, la possibilità di pronuncia in ordine alle spese di tale fase è specificamente prevista dall'art. 21, undicesimo comma, della legge n. 1034 del 1971 per il solo caso di ordinanze che rigettino o dichiarino inammissibile la domanda cautelare proposta in primo grado, mentre nessuna analoga previsione è stabilita per il caso di accoglimento della medesima. Ad avviso del giudice a quo, siffatta mancata previsione contrasterebbe con gli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione. Infatti, la norma determinerebbe una palese diversità di trattamento tra la parte pubblica e quella privata (artt. 3 e 111, secondo comma, Cost.), tale da incidere sulla piena esplicazione del diritto di difesa di quest'ultima in ogni stato del procedimento, precludendo la possibilità stessa di chiedere la condanna dell'amministrazione al pagamento delle spese relative alla fase cautelare (art. 24, primo e secondo comma, Cost.). La questione di costituzionalità sarebbe, poi, rilevante, perché la sua risoluzione è pregiudiziale alla pronuncia sulle spese della fase cautelare medesima, onde «su tale specifico punto il giudizio va sospeso». Pertanto il TAR delle Marche ha accolto la domanda cautelare (e, per l'effetto, sospeso l'efficacia del provvedimento impugnato) e, contestualmente, ha sollevato la predetta questione di legittimità costituzionale dell'art. 21, undicesimo comma, della legge n. 1034 del 1971. 2. – È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che chiede che la questione sia dichiarata infondata. La difesa erariale afferma che l'art. 21, undicesimo comma, della legge n. 1034 del 1971 risponde al principio generale secondo il quale la pronuncia sulle spese è correlata alla chiusura del procedimento davanti al giudice, evenienza che, nella fase cautelare davanti al giudice amministrativo si verifica solamente nel caso in cui l'istanza di sospensione del provvedimento amministrativo impugnato sia respinta o dichiarata inammissibile, non anche quando essa sia accolta, perché in tal caso occorre sempre proseguire il giudizio di merito. Inoltre, dal chiaro disposto della norma impugnata, si desume – ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri – che la decisione sulle spese del procedimento cautelare costituisce una mera facoltà rimessa all'apprezzamento del collegio giudicante, che liquida le spese sempre in via provvisoria, tenendo poi conto di tale decisione nella sentenza di merito. L'Autorità interveniente nega che sussista la denunciata lesione dell'art. 3 Cost., sia perché le posizioni della parte privata e della parte pubblica non sono assimilabili, sia perché nella fase cautelare d'appello davanti al Consiglio di Stato – nella quale la pubblica amministrazione può assumere la posizione dell'appellante – alla parte pubblica è riservato lo stesso trattamento di quella privata. Neppure sarebbe ravvisabile un contrasto con l'art. 24, primo e secondo comma, Cost., perché la parte privata ben può chiedere ed ottenere la liquidazione delle spese relative alla fase cautelare all'esito del giudizio di merito, evento che, ai sensi dell'art. 21, decimo comma, della legge n. 1034 del 1971, può anche coincidere con la decisione cautelare. Quanto alla pretesa violazione dell'art. 111 Cost., l'Avvocatura generale dello Stato sostiene che il principio della parità delle parti enunciato nel secondo comma della predetta norma costituzionale non implica la necessità dell'assoluta identità di diritti e doveri delle parti processuali, ma va inteso come espressione del giusto equilibrio tra le parti stesse, equilibrio assicurato dalla norma censurata.1. – Il Tribunale amministrativo regionale delle Marche dubita, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 21, undicesimo comma, della legge 6 dicembre 1971 n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), nel testo introdotto dall'art 3 della legge 21 luglio 2000, n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa), secondo cui «Con l'ordinanza che rigetta la domanda cautelare o l'appello contro un'ordinanza cautelare ovvero li dichiara inammissibili o irricevibili, il giudice può provvedere in via provvisoria sulle spese del procedimento cautelare».