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Oggi almeno non ho sentito sostenere l'idea secondo la quale si ricorreva alla proroga dell'emergenza per evitare la crisi di Governo. Questo mi ha fatto piacere, perché è un passo in avanti da parte vostra, che io apprezzo, nella maturazione di un ragionamento diverso. Dopodiché, c'è un altro problema. Perché si arriva allo stato di emergenza? Su questo, in tempo di pace, secondo me, sarebbe giusto ragionare, perché tutto l'impianto legislativo di questo Paese rispetto alla funzione della Protezione civile, alle modalità di organizzazione, è legato a questa procedura, ma non è in discussione la libertà dei cittadini. Oggi non stiamo parlando di lockdown , non stiamo parlando di messa in discussione di questi elementi, stiamo cercando di trovare il modo migliore per evitare che si oscilli, come è accaduto ad agosto, tra la sottovalutazione e il panico. A metà tra i due c'è il Governo e c'è la capacità di gestire la situazione. I numeri, i dati, l'individuazione dei focolai ci dicono che stiamo gestendo il fenomeno e questo è il messaggio che confido tutto il Parlamento voglia dare e che nessuno voglia dire il contrario. Dopodiché, anch'io penso che bisogna fare qualche passo in avanti. In primo luogo, il Ministro ha detto giustamente che bisogna rafforzare il coordinamento con le Regioni. Qui, Ministro, c'è un problema: non si può una volta dire che le Regioni possono semplicemente e solo restringere le norme, la volta dopo che le possono anche ampliare e poi di nuovo che le possono restringere. È arrivato il momento di stabilire con concretezza e chiarezza qual è il rapporto tra Stato e Regioni e chiarire che la gestione della pandemia deve essere veramente coordinata, perché, al di là di chi fa il primo della classe, con un'intervista o un post , c'è il problema di assicurare certezza ai cittadini. L'ho già sottolineato nell'intervento, sempre su questo tema, nel dibattito precedente. Ministro, ritengo si debba decidere che, dopo la discussione, dopo il dibattito, dopo la riflessione del comitato scientifico, nel rispetto dell'autonomia scientifica, la scelta su questa o quella questione però debba essere una, non ci può essere ulteriore discussione, almeno per quanto riguarda la presa di posizione del Governo e del Ministero. Ci sono poi delle scelte strategiche, lo abbiamo già detto, a partire dalla questione delle liste d'attesa; i colleghi l'hanno posta: giusto, giustissimo, anzi anch'io sono preoccupato. Ci si sta lavorando, perché, colleghi, sapete che sui posti letto di terapia intensiva e sulla territoriale c'è un lavoro in corso - non è che ci sono solo dichiarazioni - coordinato dal Ministero competente in rapporto stretto con le Regioni. Signor Ministro, sono preoccupato anche perché, se la questione delle liste d'attesa è affrontata semplicemente con l'esternalizzazione e senza un progetto complessivo di riorganizzazione del sistema sanitario in questo senso e dei servizi, il rischio è che si vada ad una esternalizzazione strategica e definitiva; da questo punto di vista, sarebbe un problema. Il secondo problema che le sottopongo è il seguente. Ho letto un'intervista interessante del professor Garattini. Lei, signor Ministro, il suo Ministero e il Governo vi siete mossi benissimo sulla questione del vaccino, però è chiaro che c'è un problema più ampio nel rapporto tra le grandi imprese farmaceutiche, le forme attraverso cui si definiscono i cosiddetti farmaci innovativi e la funzione di EMA. C'è bisogno di un progetto europeo, se vogliamo gestire questa situazione. Diciamocelo: la ragione per cui non abbiamo ancora un vaccino rispetto alla Sars, che fa parte della famiglia del Covid, è semplicemente perché il ragionamento sul valore aggiunto rispetto alla ricerca non faceva tornare i conti. Guardate che questo è un enorme problema. Negli Stati Uniti del presidente Trump - così evito di essere frainteso - si sta ragionando in modo strategico su questo punto, e credo che l'Europa lo debba affrontare al più presto; diversamente, ci troveremo di fronte a delle sorprese rispetto al processo di innovazione strategica che ha la farmacologia nel mondo. (Applausi). VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, sono sincera: avrei sperato di iniziare questo mio intervento dicendo che qualche settimana fa, quando abbiamo affrontato questa stessa discussione, ci eravamo sbagliati; che le nostre previsioni, come qualcuno diceva in quest'Aula, erano eccessive e che, al di là della buona o della cattiva fede, sicuramente il quadro che prospettavamo era molto lontano dalla realtà. Questa mattina, al di là delle notizie apparse sulla stampa, le parole sobrie, rigorose, responsabili e serie del ministro Speranza, a nome di questo Governo, credo che inchiodino tutti noi a una difficile e amara verità. Lo dico rispondendo innanzitutto al senatore Romeo, che, tentando in qualche modo di fare un parallelo tra questa fase e quella del periodo più acuto del lockdown , ha detto che sostanzialmente, se paragoniamo il numero dei contagiati ai tamponi, non siamo poi in una fase così drammatica come invece viene descritta. Questo se ho interpretato bene le sue parole, senatore Romeo. Penso che le parole del ministro Speranza - e le abbiamo ascoltate tutti - abbiano in realtà detto ben altra verità, ovvero che sicuramente non siamo nella situazione di marzo-aprile - è sotto gli occhi di tutti - e ci auguriamo di non arrivarci di nuovo. Il tema è che da marzo ad aprile, grazie anche alle misure adottate, al senso di responsabilità, al sacrificio abnorme delle nostre strutture, del Servizio sanitario nazionale, dei nostri operatori, degli italiani che hanno risposto bene, quella curva aveva iniziato a piegarsi e a luglio e agosto avevamo raggiunto livelli di contagio e di occupazione dei posti in terapia intensiva sostanzialmente molto bassi. Da quel momento la curva ha iniziato nuovamente a salire ed eccolo il dato preoccupante: non si tratta del confronto tra questo momento e i mesi di marzo e aprile, ma tra questo momento e i mesi di luglio e agosto. È a quel periodo che dobbiamo fare riferimento per dirci di fare attenzione: non è allarme, ma è sicuramente allerta. Da qui dunque il senso delle parole, pronunciate con pacatezza, ma anche con fermezza, con le quali da parte del Ministro e del Governo si viene a chiedere in questo momento al Parlamento di prorogare lo stato di emergenza. I dati che ci ha raccontato il ministro Speranza fotografano una realtà diversa da quella degli altri Paesi e diversa da quella che potrebbe essere; sono dati che ci impongono soprattutto una grande responsabilità, perché proprio in questo momento non possiamo sbagliare. È allora evidente che ci si sarebbe aspettati anzitutto collaborazione - lo dico con pacatezza anch'io, ci provo - perché credo che esistano fasi e fasi e che forse, di fronte a un passaggio storico come quello che stiamo vivendo, si potevano auspicare toni lontani dalla propaganda. Ho sentito dire in quest'Aula di non cavalcare le paure da chi delle paure di questo Paese ha fatto uno strumento di propaganda da anni. (Applausi) . Li abbiamo superati ieri quei decreti. Forse ci vorrebbe un po' di onestà intellettuale nel non venirci a dire che cavalchiamo le paure, al di là del fatto che, a dire la verità, non si capisce poi nemmeno a quale scopo.