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La regione Piemonte ha riconosciuto l'importanza della propria lingua storica, con l'approvazione della legge regionale 10 aprile 1990, n. 26, recante tutela, valorizzazione e promozione della conoscenza dell'originale patrimonio linguistico del Piemonte, modificata successivamente dalla legge regionale 17 giugno 1997, n. 37, e da diversi ordini del giorno del consiglio regionale nella VI legislatura (n. 799 del 18 giugno 1998, n. 812 del 7 luglio 1998 e n. 1077 del 12 ottobre 1999). Anche a livello europeo il piemontese è stato riconosciuto tra le lingue minoritarie europee (non dialetti) nella raccomandazione n. 928 del 1981 e nella risoluzione del 16 ottobre 1981 dell'Assemblea del Consiglio d'Europa, nonché dall'UNESCO. Lo Stato italiano non ha ritenuto di valorizzare e di riconoscere il piemontese tra le lingue regionali e minoritarie legalmente riconosciute. Contro questa decisione, il presidente della regione Enzo Ghigo e il consiglio regionale del Piemonte hanno protestato ufficialmente con il Governo. A livello regionale esiste ora una Consulta per la lingua piemontese, che riunisce oltre venti associazioni culturali che si occupano del recupero e della formazione dei quadri scolastici per il futuro insegnamento nelle scuole. Il mancato riconoscimento da parte dello Stato italiano impedisce, però, un'azione più incisiva da parte dei comuni e delle comunità anche in campo internazionale. La lingua emiliana e quella romagnola, parlate nella regione Emilia-Romagna, sono anch'esse classificate dallo Stato italiano come dialetti (semplici varietà) dell'italiano-toscano, quindi non suscettibili di riconoscimento come lingue distinte. Il citato studio promosso dall'UNESCO « Red Book for Endangered Languages » del professor Tapani Salminen riconosce l'emiliano come lingua gallo-romanza e non italo-romanza. Fra l'altro, secondo l'UNESCO, la lingua è parlata pure nello Stato di San Marino. Lo stesso riconoscimento viene da Ethnologue che parla dell'emiliano e del romagnolo come « structurally separated language from Italian » ovvero «lingua strutturalmente separata dall'italiano». Per il romagnolo, in particolare, un altro importante riconoscimento viene da Meic Stevens, che lo indica come idioma distinto dall'italiano e facente parte della sottofamiglia emiliano-romagnola. La regione Emilia-Romagna, nel 1994, ha emanato una legge che, pur denominando queste lingue «dialetti» (legge 7 novembre 1994, n. 45, recante tutela e valorizzazione dei dialetti dell'Emilia-Romagna), prevede anche la possibilità di finanziare iniziative scolastiche. Data la distinzione pseudo-linguistica operata dallo Stato italiano, però, il termine «dialetti», introdotto nel testo della legge regionale, impedisce un successivo passo in avanti verso un riconoscimento ufficiale. Una delle obiezioni che sono mosse contro il riconoscimento dell'emiliano è che esistono diverse varianti (dialetti) e non una lingua standard scritta. Coloro che muovono questa obiezione confondono la causa con l'effetto: tutte le lingue non standardizzate mancano, proprio, di una forma standard . Questa arriva, appunto, in seguito a un riconoscimento ufficiale che rende possibile e necessario lo sviluppo di una forma standard . Il sardo, per esempio, già riconosciuto da anni a livello europeo e in via di riconoscimento a livello ufficiale italiano, non ha ancora una forma scritta standardizzata e presenta invece molte varianti locali: esattamente come tutte le lingue che non hanno ancora subìto l'azione livellatrice e omologatrice di una politica linguistica centralizzata. È la stessa situazione dell'emiliano o di altre lingue regionali, ancora non riconosciute ufficialmente e relegate, dal punto di vista legislativo e psicologico, nel «ghetto di Stato» dei dialetti. Nella regione Emilia-Romagna in questi anni si è notato un rifiorire di iniziative musicali e anche culturali che hanno come tema le parlate di questa regione. Esistono anche gruppi musicali di giovani. Riguardo all'insegnamento scolastico, purtroppo non ancora diffuso, è da segnalare un positivo esperimento, fatto nell'anno scolastico 1979-80 dal direttore didattico Gastone Tamagnini presso la scuola media statale «M. Buonarotti» di Fabbrico, in provincia di Reggio Emilia. In quest'intervento sperimentale, agli alunni furono insegnate per due mesi la cultura e la lingua del posto. Esperimenti altrettanto positivi dell'utilizzo della lingua romagnola nelle scuole sono stati avviati nella scuola elementare «Martiri Fantini» di Cervia (Ravenna) dalle professoresse Claudia Benedetti e Fabiana Giunchi. A livello televisivo, trasmissioni quotidiane in lingua emiliana nelle varianti reggiana e bolognese sono trasmesse dalle due emittenti locali private Teletricolore (l' Almanacco di Auro Franzoni) e Sesta rete (Notiziari Bulgnais) . Il dizionario tascabile di lingua bolognese-emiliana di Luigi Lepri e Daniele Vitali, pubblicato nel 1999 dalla casa editrice Vallardi, ha venduto in poche settimane diverse migliaia di copie e ora è pronta una seconda ristampa. Un successo che la dice lunga sull'interesse pubblico, sulla riscoperta e sulla valorizzazione, proiettata nel futuro, delle proprie radici. Il citato studio dell'UNESCO « Red Book of Endangered Languages » riconosce anche al lombardo lo status di lingua, appartenente al ceppo gallo-romanzo. Ed è il lombardo, e non l'italiano-toscano, che è parlato da oltre 300.000 persone nel Canton Ticino (Svizzera) e anche in alcune vallate del Trentino, confinanti con la Lombardia, secondo il medesimo studio dell'UNESCO e Ethnologue . In generale, tutte le parlate lombarde «sono molto differenti dall'italiano standard » e secondo Ethnologue «i parlanti possono essere senza problemi bilingui». Nel Canton Ticino, le amministrazioni locali del Cantone da tempo attuano una politica di valorizzazione della parlata lombarda che, purtroppo, non viene emulata dalla regione Lombardia. Sono numerose le trasmissioni sulle emittenti locali, soprattutto nella fascia montana e pedemontana, di musica popolare in lingua lombarda, di teatro e di intrattenimento in generale. Molti sono anche i festival di musica popolare, tra cui il più prestigioso è il capodanno celtico che si celebra nel fine settimana del Samonios al Castello sforzesco di Milano. Su internet sono presenti diverse iniziative di privati e di associazioni in favore del lombardo nelle sue varianti linguistiche. Il ligure, classificato come lingua gallo-romanza dal citato studio promosso dall'UNESCO « Red Book for Endangered Languages », da Ethnologue e dall'università Sabhal Mor Outaig, è parlato in una sua variante (il monegasco) anche nel Principato di Monaco e nei territori francesi confinanti con la Liguria. Le associazioni culturali e alcuni gruppi musicali hanno intrapreso numerose iniziative per il recupero di questa lingua, a cui manca oggi una forma standard scritta. Anche il ligure è considerato dallo Stato italiano un dialetto e non una lingua regionale, e in quanto tale viene discriminato.