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l'Italia ha vissuto anni di piombo e terrorismo, stragi impunite e misteri irrisolti, sui quali in molti casi aleggiava l'ombra della massoneria. In particolare della loggia "Propaganda Due", guidata dal grande maestro Licio Gelli; allo stesso modo, da una pluralità di fonti, provenienti da inchieste parlamentari (Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2, IX Legislatura; Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, XI Legislatura) e da atti processuali, anche recenti, affiorano vicende legate a fenomeni di condizionamento dell'azione dei pubblici poteri; grande oppositore delle trame massoniche è stato il giudice istruttore Ferdinando Imposimato. Magistrato, avvocato, presidente onorario aggiunto della suprema Corte di cassazione, ha vissuto da testimone e protagonista fatti criminosi e processi tra i più importanti, e clamorosi, della storia italiana. Si è occupato della lotta alla mafia, alla camorra e al terrorismo. È stato il giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro nel 1978, l'attentato al papa Giovanni Paolo II del 1981, l'omicidio del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Vittorio Bachelet, e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. Si è occupato della difesa dei diritti umani, del caso di Michele Sindona e di 70 sequestri di persona, nel periodo più drammatico e sanguinoso della storia d'Italia. È stato in prima linea contro il crimine organizzato, contro la banda della Magliana, contro la mafia e la camorra, tanto che nel 1984 il settimanale francese "Le Point" lo ha definito "uomo dell'anno"; dopo la morte del dirigente del Monte dei Paschi di Siena, David Rossi, Imposimato tornò a mettere in guardia sul grave pericolo delle associazioni segrete e a ribadire la necessità e l'urgenza di una legge per impedire a chi esercita pubbliche funzioni (dalla magistratura alla RAI, dalla Banca d'Italia alla Consob, all'Autorità garante della concorrenza e del mercato e alle altre autorità indipendenti, dai ministeri alle forze armate, di Polizia e all'Arma dei Carabinieri) di essere affiliato ad associazioni segrete che contrastano con la Costituzione e i pubblici interessi. Una legge che sancisca l'incompatibilità tra lo svolgimento di una funzione pubblica e l'appartenenza ad associazioni segrete, che occultano la loro esistenza, le loro finalità e attività sociali, e che potrebbero svolgere attività diretta o indiretta per interferire sull'esercizio delle funzioni di amministrazioni pubbliche, di enti pubblici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale; recenti inchieste giudiziarie confermano la validità delle storiche intuizioni di un altro magistrato, Agostino Cordova, il primo giudice a istruire un maxi processo alla 'ndrangheta nel 1992. Cordova, allora procuratore di Palmi (Reggio Calabria), tentò con questa inchiesta di districarsi tra gli intrecci tessuti dalle logge massoniche. Tra molte difficoltà, raccolse materiale che gli sarebbe servito a dimostrare l'esistenza di un rapporto vincolante tra 'ndrangheta e politica, e dove "la massoneria appare come il tessuto connettivo per la gestione del potere. Un fenomeno che è sempre stato ignorato o sottovalutato". Il procuratore riuscì a porre sotto sequestro il computer del Grande oriente d'Italia contenente l'archivio elettronico di tutte le logge massoniche italiane. Un lavoro enorme, inedito fino ad allora e sottovalutato per molti anni a venire. L'inchiesta si allargò al punto da produrre 800 faldoni e sottoporre a indagine più di 70 persone. La maxi inchiesta di Cordova coinvolse influenti personaggi dell'imprenditoria, della finanza, della politica e della stessa magistratura, anche non strettamente calabrese. Furono trovate tracce di alcuni grossi scandali, come quello legato al traffico di rifiuti tossici, del commercio illegale di armi, degli appalti, fino ad arrivare a sospettare di un traffico di uranio con l'ex Unione sovietica; negli anni '90, in Italia, furono così indagati 146 massoni per mafia e reati politici, 83 dei quali accusati anche di riciclaggio. Fra gli iscritti alle logge figuravano però anche diversi poliziotti e carabinieri, accusati da Cordova di impedire le indagini; dopo circa due anni di indagini, nel 1994, l'inchiesta "Mani segrete" fu sottratta a Cordova e trasferita alla Procura di Roma, dove fu messa da parte fino al 3 luglio 2000, quando il giudice per le indagini preliminari Augusta Iannini accolse la richiesta di archiviazione dell'inchiesta, dichiarando il "non luogo a procedere nell'azione penale per 64 indagati ritenuti appartenenti alla massoneria". Tra le varie accuse mosse ad Agostino Cordova c'è anche quella di aver raccolto una documentazione definita abnorme. In altre parole, di aver lavorato troppo; considerato altresì che: moltissime inchieste, anche recenti, continuano a dimostrare che la massoneria è collusa con le mafie e con la politica e, dunque, con uomini che rappresentano lo Stato. E la massoneria resta quella che era già ai tempi di Giangiacomo Ciaccio Montalto "un convitato di pietra", che oggi tocca tutti gli ambienti, basta leggere i verbali di decine di indagini. Quel Ciaccio Montalto che, già 40 anni fa, aveva intuito i rapporti tra mafia e logge segrete nel trapanese. Intuizioni che aveva avuto anche un altro magistrato, il giudice istruttore di Trento, Carlo Palermo, poi diventato sostituto procuratore di Trapani dopo l'uccisione di Ciaccio Montalto, ammazzato a soli 42 anni da un commando mafioso il 25 gennaio 1983. Appena due anni dopo, il 2 aprile 1985, toccherà proprio a Palermo subire, in contrada Pizzolungo, ad appena 5 chilometri dal luogo dove venne trucidato il collega Ciaccio Montalto, un attentato con un'autobomba, dove trovarono la morte Barbara Rizzo Asta e i suoi due figli gemelli di sei anni, Salvatore e Giuseppe Asta; ancora oggi, a distanza di 40 anni dalla scoperta della P2 e dalle inchieste portate avanti da magistrati coraggiosi come Imposimato, Cordova, e ancor prima Ciaccio Montalto e Palermo, si assiste a eventi criminosi in cui la massoneria è ancora evidente anello di collegamento tra coloro che detengono il potere all'interno delle istituzioni e la mafia, e nelle quale i "fratelli" fanno la loro comparsa, o direttamente sugli scenari, o ancora come ombre. Nell'ultima indagine trapanese su logge segrete, denominata "Artemisia", un pool di giovani magistrati ha scoperto che politici e colletti bianchi locali hanno fondato una loro loggia massonica, con tanto di tempio massonico in un palazzo di Castelvetrano, guidata da un ex deputato regionale siciliano, il medico Giovanni Lo Sciuto, lo stesso che anni prima aveva fatto parte della Commissione antimafia regionale, proprio mentre la DIA sottolineava in un'informativa i suoi rapporti d'affari con la famiglia dei mafiosi Messina Denaro di Castelvetrano, quei Messina Denaro cui appartiene il super latitante più ricercato.