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Disposizioni per lo sviluppo evolutivo del sistema di prevenzione, protezione e tutela della salute mentale dalla preadolescenza all'età geriatrica. Onorevoli Senatori . – La considerazione, suffragata dal recente documento sulla salute mentale prodotto in occasione del G20, che i disturbi mentali e più in generale le vulnerabilità in materia di salute mentale rinvengano tra i suoi più importanti determinanti aspetti dei contesti sociale, economico ed ambientale, impone un cambio di paradigma tale per cui, parallelamente ad uno sforzo per il potenziamento della rete di offerta in prevenzione e aggiornamento dei servizi, sia fondamentale mettere in atto politiche di intervento che coinvolgano e integrino diversi sistemi e settori, che includono non solo la sanità ma anche quelli dell'istruzione, della ricerca, del welfare , della giustizia e del mercato del lavoro. La tragedia della pandemia da COVID-19, come sottolinea l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha acuito i bisogni e quindi si rende necessaria una riflessione per rilanciare nel nostro Paese l'attenzione ai bisogni crescenti di salute mentale e la necessità che il legislatore intervenga con misure di incisivo rafforzamento del sistema di tutela in chiave predittiva e proattiva. La stessa World Health Assembly , riunitasi a maggio 2021, nel riconoscere la necessità di un riordino dei servizi di salute mentale, anche incrementando la capacità di diagnosi precoce da coniugare con l'offerta di trattamenti efficaci, ha approvato il piano d'azione globale per la salute mentale 2013-2030, che necessita di verifiche implementative almeno triennali in ordine alle diverse opzioni di attuazione del piano sviluppando gli indicatori per valutarne conformità, sostenibilità e stato di avanzamento. Per quanto riguarda l'Italia, la pandemia, al pari degli altri Paesi, è stato un momento di crisi che ha imposto un focus di attenzione ad oltre quarant'anni dalla riforma della innovativa legge 13 maggio 1978, n. 180, e del processo di relativa deistituzionalizzazione, che tuttora costituisce un esempio per le altre Nazioni, agendo non solo per corrispondere ai bisogni di cura ma anche di supporto al lavoro e di inclusione sociale. Il riscontro di esiti migliori nei disturbi mentali gravi, come ad esempio la schizofrenia, in Paesi meno industrializzati e a minore reddito pro capite dove vi sono reti sociali più ampie e solide intorno ai pazienti e alle loro famiglie e maggiore facilità di reinserimento in ruoli lavorativi utili e a basso stress , suggerisce che una risposta intersettoriale effettivamente integrata, vale a dire di concreto supporto per la salute mentale con politiche e azioni che riguardino la protezione sociale e il lavoro possono essere la scelta strategica vincente. Infine, come indicato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sul tema dell'impatto della pandemia sulla salute mentale della popolazione generale, questo approccio integrato fra diversi settori dovrebbe anche prevedere l'introduzione di incisivi programmi di prevenzione e promozione della salute mentale nelle scuole e nei luoghi di lavoro particolarmente colpiti dalla pandemia, programmi che prima della pandemia sono stati solo debolmente integrati nelle politiche sociali e del lavoro e nelle politiche giovanili nel quadro di una più ampia strategia di evoluzione dei piano dell'offerta formativa con linee di attività preventive e di intervento precoce di educazione e promozione verso stili di vita sani, rendendo attrattive corrette abitudini alimentari e sviluppando capacità critiche negli studenti verso i comportamenti di consumo di bevande, alimenti e sostanze che possano generare nocumento alla salute fisica o psichica oppure, ancora, stati di dipendenza patologica. Occorre, dunque, investire in modo mirato non solo immaginando un incremento delle risorse determinate e assegnate incidenti sul livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale e dovendoci misurare con una inespandibilità della spesa sanitaria nazionale oltre quanto previsto nel recente Documento di economia e finanza che tiene conto delle crescenti esigenze statistico epidemiologiche di essere rivista al rialzo portandola al 2026 a quasi 140 miliardi di euro. Ovviamente da indicizzare attualizzandoli in ragione dell'andamento congiunturale e della curva inflazionistica, ma agendo virtuosamente in tutti i segmenti della medicina sì da liberare risorse da finalizzare specificamente secondo princìpi di appropriatezza e congruenza anche alla prevenzione e tutela predittiva della salute mentale puntando su soluzioni innovative e inclusive in tutte le età dell'individuo in chiave di autentica salvaguardia di (aggiornati) livelli essenziali di assistenza neuropsichiatrica e psichiatrica e di sostenibilità nel futuro: si tratta di una riprogettazione globale di una sanità il cui mantra è investire per dare di più costando di meno. Come detto in precedenza, le problematiche relative al disagio mentale, alle dipendenze patologiche da sostanze e ad altre psico-patologie ad esse correlate si sono amplificate durante l'emergenza epidemiologica da COVID-19. Sappiamo che per dipendenza patologica da sostanze s'intende la condizione di subordinazione del benessere psicofisico di un individuo all'assunzione più o meno regolare di una sostanza esogena, con specifici effetti farmacologici, prevalentemente psicotropi, talora dannosi per il sistema nervoso o l'organismo nel suo insieme. Sino ad oggi, in Italia i gravi problemi sanitari, psicologici e sociali connessi e conseguenti all'abuso alcolico non hanno avuto sufficiente attenzione, in ambito istituzionale, né adeguate risposte in ambito assistenziale. Mentre l'improvvisa diffusione, avvenuta negli anni Settanta e Ottanta, dell'uso di sostanze stupefacenti e l'allarme sociale che n'è derivato, hanno portato alla strutturazione di servizi specifici per il trattamento delle tossicodipendenze (SerT) con il testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, scarso rilievo è stato dato, nell'ordinamento normativo, all'alcoldipendenza. Negli ultimi anni l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha indicato nell'abuso di bevande alcoliche un problema prioritario di sanità pubblica per i costi sociali che comporta, in quanto fattore di rischio per gravi patologie organiche (epatopatie, cirrosi, eccetera); per gravi psicopatologie della sfera affettiva e cognitiva (depressione, suicidio, delirium , demenza, eccetera); per gravi disturbi del comportamento sociale e sessuale (aggressività e violenze, soprattutto nell'ambito della famiglia); nonché per i numerosi e gravi incidenti stradali e sul lavoro, connessi all'abuso, anche solo occasionale, delle bevande alcoliche. Di recente, l'uso d'alcol si è diffuso tra gli adolescenti ed i giovani. L'OMS ha segnalato l'abbassarsi dell'età dei primi abusi alcolici al di sotto dei dodici-tredici anni d'età, con una percentuale di bevitori all'età di circa diciott'anni quasi sovrapponibile a quella dell'età adulta; un'elevata incidenza di patologie traumatiche alcol-correlate, nella fascia d'età tra i diciotto e i venticinque anni, nonché l'aumento dell'incidenza dell'abuso contemporaneo o concomitante di alcolici e di altre droghe, nella cosiddetta poli-tossicodipendenza.