[pronunce]

Quanto al merito del conflitto, l'Avvocatura dello Stato contesta che la censura afferente alla soggezione delle scuole della Provincia di Bolzano alla disciplina statale in materia di documentazione amministrativa possa considerarsi generica, risultando essa accompagnata da un «chiaro e specifico riferimento alla normativa» (in particolare, al d.P.R. n. 445 del 2000). Contrariamente a quanto mostra di ritenere la Provincia, inoltre, il carattere statale delle scuole della Provincia di Bolzano, espressamente affermato dall'art. 3 del d.P.R. n. 89 del 1983, e l'apposizione dell'emblema della Repubblica italiana risulterebbero «indissolubilmente legati da un nesso logico-giuridico». Lo stemma concorrerebbe, infatti, ad identificare il titolo scolastico che, in ragione del valore legale attribuitogli dal legislatore nazionale, è richiesto per l'accesso ai livelli più elevati di istruzione ovvero al mondo del lavoro, dimostrando che il soggetto che ha provveduto a formarlo era a ciò legittimato e che, prima di rilasciare il documento, ha verificato l'avvenuto raggiungimento di un determinato livello di competenze. Di qui l'obbligo di mantenere l'emblema della Repubblica italiana sui titoli di studio e sulle certificazioni, trattandosi di requisito non solo formale, ma funzionale al conseguimento degli effetti legali, quale il riconoscimento del titolo su tutto il territorio nazionale e in ambito comunitario. Tale conclusione risulterebbe in linea con l'affermazione della giurisprudenza costituzionale, per cui l'esigenza di garantire un trattamento scolastico in condizioni di eguaglianza a tutti i cittadini, quale obbligo dello Stato scaturente dal secondo comma dell'art. 33 Cost., «è indubbiamente connessa al riconoscimento del valore legale dei titoli di studi, diretti ad attestare la preparazione culturale e professionale del loro titolare» (sentenza n. 290 del 1994). Nel «complesso intrecciarsi», quanto alla disciplina dell'istruzione, di norme generali, principi fondamentali e potestà concorrente (sentenza n. 13 del 2004), la predetta conclusione sarebbe, altresì, coerente con l'assetto delineato dal terzo comma dell'art. 117 Cost., «rispettandone l'impostazione strutturale e la dinamica delle relazioni tra enti». 4. - Anche la Provincia autonoma di Bolzano ha depositato memoria illustrativa, con la quale ha ribadito quanto già dedotto con l'atto costitutivo sia in ordine ai profili di inammissibilità che alla infondatezza del ricorso. La Provincia precisa, peraltro, di non avere mai voluto «eliminare» l'emblema della Repubblica italiana dai modelli di attestati, diplomi e certificazioni delle scuole secondarie della Provincia. Con la deliberazione impugnata la Giunta provinciale avrebbe inteso, per contro, soltanto adattare i predetti modelli alle nuove prescrizioni dettate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nei mesi compresi tra il novembre 2008 e il marzo 2009; prescrizioni relative, in particolare, al cosiddetto certificato integrativo, che accompagna il diploma di qualifica professionale e nel quale sono evidenziati i dettagli del profilo professionale relativi al corso seguito dallo studente (introdotto con nota del Direttore generale prot. n. 11660 del 6 novembre 2008); al nuovo modello di diploma di licenza del primo ciclo di istruzione, con valutazione complessiva in decimi dell'esame conclusivo (approvato con d.m. 24 febbraio 2009, n. 22); nonché alle modifiche dei modelli di diploma e di certificazioni integrative per i corsi di istruzione secondaria di secondo grado, disposte con d.m. 3 marzo 2009, n. 26, al fine di renderli conformi a quanto stabilito dalla legge 11 gennaio 2007, n. 1 (Disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università), riguardo all'attribuzione del punteggio alle diverse prove d'esame e del credito scolastico. Tramite la deliberazione censurata la Giunta provinciale avrebbe inteso, inoltre, adeguare i modelli al nuovo «corporate design» dell'amministrazione provinciale, introdotto al fine di rendere uniformi gli emblemi utilizzati dai vari uffici della Provincia e facilitare l'accesso degli istituti scolastici agli stessi. In tale occasione, per un «errore tecnico», l'emblema della Provincia sarebbe stato posto lungo l'intera testata dei modelli e non, invece, come in precedenza, accanto all'emblema della Repubblica italiana. Accortasi dell'errore, la Giunta, con la deliberazione n. 1388 del 25 maggio 2009 - adottata, quindi, solo sei giorni dopo la pubblicazione della deliberazione impugnata - ha immediatamente modificato i formulari approvati e reintrodotto i modelli recanti entrambi gli emblemi, ripristinando la testata da sempre in vigore. L'inesistenza di una volontà di «eliminare» l'emblema della Repubblica italiana emergerebbe anche dalla semplice lettura della deliberazione impugnata, che non contiene alcuna manifestazione di volontà in tal senso. I modelli oggetto di censura, d'altro canto, non hanno mai trovato concreta applicazione. Alla luce di tali considerazioni, la resistente chiede quindi che la Corte dichiari cessata la materia del contendere, insistendo, in via subordinata, nelle richieste di declaratoria della inammissibilità o dell'infondatezza del ricorso per le ragioni già esposte nell'atto di costituzione.1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti della Provincia autonoma di Bolzano in relazione alla deliberazione della Giunta provinciale n. 1034 del 14 aprile 2009, recante approvazione dei nuovi modelli degli attestati, dei diplomi e delle certificazioni per le scuole secondarie di primo e secondo grado. Il ricorrente nega che spetti alla Provincia autonoma di Bolzano eliminare dagli attestati, diplomi e certificazioni per le scuole secondarie di primo e secondo grado l'emblema della Repubblica italiana, mantenendo solo quello della Provincia autonoma. Si asserisce che la deliberazione sarebbe lesiva degli articoli 33 e 117 della Costituzione, nonché del principio di leale collaborazione ai sensi degli artt. 117 e 118 Cost., ma si argomenta soprattutto che la Giunta provinciale avrebbe esorbitato dalle competenze statutarie di cui all'art. 9, numero 2, in riferimento agli artt. 5 e 16, del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), e all'art. 1 delle norme di attuazione di cui al d.P.R. 10 febbraio 1983, n. 89 (Approvazione del testo unificato dei decreti del Presidente della Repubblica 20 gennaio 1973, n. 116 e 4 dicembre 1981, n. 761, concernenti norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige in materia di ordinamento scolastico in provincia di Bolzano), invadendo le competenze statali in materia di istruzione.