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Estensione delle prestazioni dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta, agli specialisti ambulatoriali e ai professionisti della continuità assistenziale nei casi accertati di infezione da COVID-19 in occasione di lavoro. Onorevoli senatori. – Secondo il triste elenco riportato dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO) sono ben 53 i medici di medici generale deceduti nel corso dell'epidemia da COVID-19 alla data del 6 maggio 2020. Il Servizio sanitario nazionale del nostro Paese sta affrontando in modo straordinario una prova difficilissima – come riconosciuto dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità – grazie all'impegno strenuo, allo spirito di sacrificio e all'abnegazione di medici, infermieri e di tutti gli operatori sanitari che stanno lavorando senza sosta negli ospedali, e grazie ai medici di medicina generale che, senza risparmiarsi e in condizioni durissime, cercano di dare risposta e aiuto ai cittadini. Sono professionisti che lavorano mettendo quotidianamente a rischio la propria salute e la propria vita. I medici di medicina generale rappresentano un punto di riferimento per milioni di cittadini, lavorano sul territorio a contatto con i pazienti, e proprio per le modalità di svolgimento del loro lavoro sono quotidianamente esposti al rischio di un contagio da COVID-19. Questi medici, così come i pediatri di libera scelta, gli specialisti ambulatoriali e i professionisti della continuità assistenziale, non beneficiano della copertura assicurativa dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL). Il 16 aprile scorso, l'Ente nazionale di previdenza e di assistenza dei medici e degli odontoiatri, la FNOMCeO, la Federazione italiana medici di medicina generale e l'INAIL hanno deciso di costituire un gruppo di lavoro per studiare un rafforzamento delle tutele garantite ai medici, attualmente impegnati nella gestione dell'emergenza sanitaria da COVID-19. Il presidente dell'INAIL, Franco Bettoni, nel giorno della pubblicazione della circolare che fornisce indicazioni in merito alle prestazioni garantite agli assicurati INAIL contagiati nell'ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell'attività lavorativa (la circolare n. 13 del 2020) ha sottolineato come l'emergenza Coronavirus abbia « riportato in primo piano la necessità di garantire le stesse tutele ai milioni di lavoratori che non sono assicurati con l'INAIL e non possono quindi accedere a rendite e indennizzi in caso di contagio ». Per il presidente dell'Istituto, infatti, « la recente estensione ai riders è solo il primo passo di un ampliamento della platea dei nostri assicurati, che dovrà includere le professioni che si collocano a metà strada tra subordinazione e autonomia, che oggi sono molto più vulnerabili di fronte alla minaccia del virus ». Come chiarito dalla circolare, l'ambito della tutela INAIL riguarda innanzitutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio, aggravato fino a diventare specifico, considerata l'alta probabilità che questi lavoratori vengano a contatto con il virus . Lo stesso principio si applica anche ad altre categorie che operano in costante contatto con l'utenza, come i lavoratori impiegati in front-office e alla cassa, gli addetti alle vendite e i banconisti, il personale non sanitario degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizia, e gli operatori del trasporto infermi. A maggior ragione, l'ambito della tutela INAIL dovrebbe essere riconosciuto ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta, agli specialisti ambulatoriali e ai professionisti della continuità assistenziale che, per le modalità di svolgimento del loro lavoro, che comporta un costante e continuativo impegno a contatto con i pazienti, ogni giorno rischiano la propria vita a causa della particolare contagiosità e virulenza del Coronavirus . La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9913 del 13 maggio 2016, ha ribadito i princìpi che devono essere seguiti nel determinare la riconducibilità all'« occasione di lavoro » dell'infortunio occorso al lavoratore. In particolare, secondo la Corte, affinché l'infortunio sia indennizzabile da parte dell'INAIL, non è necessario che sia avvenuto nell'espletamento delle mansioni tipiche disimpegnate dal lavoratore essendo sufficiente, a tal fine, anche che lo stesso sia avvenuto durante lo svolgimento di attività strumentali o accessorie. Sia la dottrina che la giurisprudenza di legittimità riconoscono il significato normativo estensivo dell'espressione « occasione di lavoro ». Essa comprende tutte le condizioni temporali, topografiche e ambientali in cui l'attività produttiva si svolge e nelle quali è imminente il rischio di danno per il lavoratore, sia che tale danno provenga dallo stesso apparato produttivo e sia che dipenda da situazioni proprie e ineludibili del lavoratore. Nel ritenere doveroso tutelare i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, agli specialisti ambulatoriali e ai professionisti della continuità assistenziale, il presente disegno di legge prevede che, a decorrere dal 23 febbraio 2020 e fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, nei casi accertati di infezioni da COVID-19 in occasione di lavoro, le prestazioni INAIL siano erogate anche ai suddetti soggetti.. 1 1 In considerazione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, caratterizzata da particolare contagiosità a causa della virulenza dell'agente patogeno, e delle modalità di svolgimento del lavoro dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali e dei professionisti della continuità assistenziale che, per la loro peculiarità, comportano l'esposizione dei suddetti soggetti al rischio di un contagio da COVID-19, a decorrere dal 23 febbraio 2020 e fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, nei casi accertati di infezioni da COVID-19 in occasione di lavoro, le prestazioni dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro sono erogate anche ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta, agli specialisti ambulatoriali e ai professionisti della continuità assistenziale. 2 Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge si provvede a carico del Servizio sanitario regionale competente, fermo restando il rispetto dell'equilibrio economico e finanziario dello stesso.