[pronunce]

che, quanto alle censure sollevate in riferimento all'art. 24 Cost., il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene non pertinenti i "precedenti" di questa Corte richiamati dal rimettente e, comunque, generica la prospettazione della violazione del diritto di difesa, con conseguente inammissibilità, prima ancora dell'infondatezza, della relativa questione, così come di quella sollevata in riferimento all'art. 111 Cost., non essendo chiaro quale sia il meccanismo che configurerebbe per il contribuente la «trappola» menzionata nell'ordinanza di rimessione; che in una successiva memoria, il Presidente del Consiglio dei ministri ha insistito nelle rassegnate conclusioni. Considerato che nel corso di un procedimento di reclamo avverso il decreto presidenziale inaudita altera parte, emesso ai sensi dell'art. 27, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), con cui è stata dichiarata l'inammissibilità del ricorso per tardiva costituzione del ricorrente, la Commissione tributaria provinciale di Genova, con l'ordinanza in epigrafe indicata, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 22 e 27 del medesimo d.lgs. n. 546 del 1992, per violazione degli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione; che, in base alle disposizioni censurate, il ricorrente, entro trenta giorni dalla proposizione del ricorso, a pena d'inammissibilità, si costituisce in giudizio depositando nella segreteria della commissione tributaria adita, o trasmettendo a mezzo posta, il ricorso notificato, consegnato o spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale (art. 22, comma1, primo periodo); l'inammissibilità del ricorso è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, anche se la parte resistente si costituisce regolarmente (art. 22, comma 2); infine, il presidente della sezione, scaduti i termini per la costituzione in giudizio delle parti, esamina preliminarmente il ricorso e ne dichiara l'inammissibilità nei casi espressamente previsti, se manifesta (art. 27, comma 1); che, secondo il rimettente, le questioni sarebbero rilevanti, in quanto, in base alle disposizioni censurate, il reclamo sarebbe infondato e il ricorso inammissibile e, d'altronde, sarebbe esclusa la possibilità di un'interpretazione costituzionalmente orientata delle menzionate disposizioni, in considerazione del loro chiaro tenore letterale; che, nel merito, le questioni sarebbero non manifestamente infondate, innanzitutto in relazione all'art. 3 Cost., sotto il profilo della irragionevole disparità di trattamento tra il ricorrente nel giudizio tributario e l'attore nel processo civile, il quale, ai sensi dell'art. 171, secondo comma, del codice di procedura civile, nell'ipotesi di mancata costituzione in giudizio nel termine a lui assegnato e di costituzione tempestiva del convenuto, ha facoltà di costituirsi tardivamente fino alla prima udienza; che è inoltre dedotta la lesione dell'art. 24 Cost., per violazione del diritto di difesa, in quanto, in assenza di un apprezzabile ritardo nel processo di accertamento e di riscossione dei tributi, la tutela dell'interesse fiscale non potrebbe privare il contribuente del diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri interessi; che sarebbero infine violati i principi del «giusto processo» introdotti dall'art. 111 Cost. «non essendo ammissibile che il processo, strumento di attuazione della tutela giurisdizionale, costituisca per il contribuente una "trappola", capace di sopprimere quel diritto di agire in giudizio in funzione dell'esercizio del quale esso è stato concepito, in una situazione in cui l'inerzia del ricorrente non è segno univoco di perdita dell'interesse all'azione»; che, in via preliminare, l'eccezione di inammissibilità per difetto di rilevanza sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato in ragione del fatto che il ricorrente non si fosse costituito in prima udienza, bensì nella segreteria della commissione tributaria, deve essere rigettata poiché oggetto delle questioni in esame è proprio la facoltà di costituirsi in udienza, preclusa alla luce del vigente assetto normativo, il quale consente la declaratoria di inammissibilità in limine litis ai sensi dell'art. 27 del d.lgs. n. 546 del 1992; che, difatti, il rimettente mira a eliminare la sanzione dell'inammissibilità del ricorso in caso di tardiva costituzione del ricorrente, allorché la parte resistente si sia costituita e, conseguentemente, a precludere la declaratoria di inammissibilità in sede di esame preliminare del ricorso ai sensi dell'art. 27 del d.lgs. n. 546 del 1992; che, secondo il rimettente, per effetto del rinvio operato dall'art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992, in caso di accoglimento delle questioni, diverrebbe applicabile il regime previsto dall'art. 171, secondo comma, cod. proc. civ. , prospettato come tertium comparationis; che, così delimitato il petitum, nel merito, le questioni sono manifestamente infondate; che, com'è noto, il legislatore gode di ampia discrezionalità nella conformazione degli istituti processuali, fermo restando il limite della manifesta irragionevolezza (ex plurimis, sentenze n. 45 del 2019; n. 225, n. 77 e n. 45 del 2018); che, in particolare, questa Corte ha più volte chiarito «che non esiste un principio costituzionale di necessaria uniformità tra i diversi tipi di processo (ex plurimis sentenze n. 165 e n. 18 del 2000, n. 82 del 1996; ordinanza n. 217 del 2000), e, più specificatamente, un principio di uniformità del processo tributario e di quello civile (tra le altre, ordinanze n. 316 del 2008, n. 303 del 2002, n. 330 e n. 329 del 2000, n. 8 del 1999)» (sentenza n. 199 del 2017); che, con riferimento all'art. 3 Cost., è affermazione costante quella per cui la giurisdizione tributaria, rispetto a quella civile ed amministrativa, conserva una sua specificità (ex multis sentenze n. 165 del 2000 e n. 53 del 1998), correlata sia alla configurazione del processo tributario come processo impugnatorio, sia al rapporto sostanziale oggetto del giudizio, rapporto «che attiene alla fondamentale ed imprescindibile esigenza dello Stato di reperire i mezzi per l'esercizio delle sue funzioni attraverso l'attività dell'Amministrazione finanziaria, la quale ha il potere-dovere di provvedere, con atti autoritativi, all'accertamento ed alla pronta riscossione dei tributi» (sentenza n. 53 del 1998); che, alla luce di tali premesse e in relazione, specificamente, all'asserita lesione del principio di eguaglianza, con riferimento al tertium comparationis dedotto nell'odierno giudizio (art. 171 cod. proc .