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Che questa che stiamo inaugurando possa essere veramente una stagione di rinnovamento per la nostra Regione e una opportunità di recupero del gap che ci tiene in un limbo dal quale abbiamo un disperato ed urgente bisogno di uscire. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, il decreto-legge in esame è una sorta di provvedimento bicefalo, in cui una parte non ha niente a che vedere con l'altra. Il primo passaggio, quello che riguarda la Regione Calabria, mette assolutamente a nudo come in Italia ci sia già un regionalismo differenziato. Non c'è bisogno di invocare i provvedimenti sulle autonomie di alcune Regioni per poter toccare con mano come la Calabria si trovi in una situazione di oggettiva, reale, concreta, misurabile discriminazione. Consentitemi di dire che lo stato di disagio e di sofferenza in cui versa la sanità in Calabria è veramente sorprendente per un romano: in una città come Roma in cui le università "La Sapienza", "Tor Vergata" e "Cattolica" sono governate da calabresi (e sto parlando di strutture di eccellenza nella loro complessità organizzativa e gestionale), ci si chiede perché nella Calabria stessa non debba essere possibile organizzare e gestire le cose correttamente, lasciando la sanità in mano ai calabresi; mi chiedo perché occorra spostarsi dalla Calabria per dare prova dell'eccellenza calabrese e non sia possibile invece esprimere lì la qualità, la competenza e la capacità sotto il profilo scientifico, organizzativo e gestionale. Faccio riferimento al fatto che due rettori e un preside delle università sopra citate sono medici. Evidentemente ci deve essere qualcosa, un disagio profondo che attraversa questa Regione e che non permette ai talenti di brillare lì dove sono, di mostrare davvero di che cosa sono capaci. Ma il decreto-legge oggi in discussione non aiuta i calabresi che restano in Calabria. Non li aiuta sotto il profilo della sanità e ne voglio dare una piccolissima conferma parlando di alcuni degli emendamenti che sono stati respinti e che in realtà avevano come unico obiettivo quello di tutelare la salute anche dei cittadini calabresi, mettendoli concretamente nelle condizioni di accedere ai livelli essenziali di assistenza, rendendo quindi operativo un loro diritto. Quello che accade è che i livelli essenziali di assistenza, i famosi LEA, sono un diritto di tutti i cittadini, anche dei calabresi, peccato però che in Calabria si tratti di diritti non esigibili: è come se un sottile maleficio impedisse alle persone di godere di ciò di cui hanno diritto. Tuttavia il decreto-legge in esame, così intensamente voluto, nasce da una volontà - lasciatemelo dire - perversa di controllo, di andare a cercare ciò che non funziona per sanzionarlo e poi spostarlo in termini di responsabilità dalla gestione ordinaria a quella straordinaria. Questo perché la cultura del sospetto, una sorta di giustizialismo, fa sì che tutta la sanità calabrese venga letta in chiave di corruzione (una corruzione dei processi, delle strutture, delle persone) e quindi non si creda veramente che c'è una volontà profonda di emergere e di restituire ai propri concittadini ciò a cui hanno diritto. Ma la seconda parte di questo decreto-legge non è meno grave. È stato già detto dai colleghi e denunciato da diversi di loro quello che io chiamo un vero e proprio scippo, o - se volete - una mano rampante in campo altrui. Sotto il nome di decreto Calabria ci sono tutta una serie di disposizioni (gli ultimi articoli) che caratterizzano una situazione di scippo gravissimo alla responsabilità delle università nei processi di formazione di quelle figure straordinarie rappresentate dai medici, che si tratti sia di medici specialisti in varie branche, sia di medici di medicina generale. Né gli uni, né gli altri sono trattati bene. Sapete qual è la peggiore offesa che si fa a queste persone? Un soggetto viene legittimamente riconosciuto come non competente, in quanto non ha completato il proprio iter di specializzazione, e gli viene data quella responsabilità che è stata invece negata ai colleghi che, soltanto un anno prima, si sono specializzati o hanno conseguito il titolo di medico di medicina generale. Noi abbiamo avuto un'emorragia, una migrazione di lusso. Sono andati all'estero, nelle più diverse università (Stati Uniti, Inghilterra, ma anche Paesi in via di sviluppo), giovani specialisti italiani brillantissimi, determinati, coraggiosi e con un forte senso anche dell'avventura e della capacità di assunzione del rischio. Se ne sono andati perché in Italia non trovavano lavoro. Nel nostro Paese veniva detto loro che, a causa del blocco del turnover , non potevano essere assunti e, se per caso trovavano lavoro, era al di sotto delle loro competenze. Un giovane specializzato già da qualche anno in chirurgia si trova a fare le cosiddette guardie, privato della possibilità di esprimere le proprie competenze a causa di ruoli e funzioni che, seppur necessari, certamente non richiedono quel livello di studio, sacrificio e competenza che egli ha. A queste persone abbiamo chiuso la porta in faccia. Alcune sono rimaste sottooccupate, mentre altre, forse più avventurose, sono andate all'estero. A queste persone si dice: non vi abbiamo voluto, ma non vi preoccupate, noi scherzavamo. Adesso ai più giovani diamo la possibilità di concorrere ed essere stabilizzati prima ancora che abbiano finito il loro percorso formativo. Saranno a carico del Sistema sanitario nazionale, ma nulla si dice di quelle borse di studio che avremo risparmiato. Infatti, se il giovane deve fare ancora diciotto mesi di specializzazione e sarà pagato dal Sistema sanitario nazionale, dove andranno a finire questi diciotto mesi di borsa di studio? Nemmeno si ha la fantasia creativa di inventare nuove borse per loro. Ci troveremo davanti a un grande tradimento per i pazienti. Il paziente oggi si chiederà: ma il medico che mi assiste ha terminato la sua specializzazione, o no? Fino a che punto è un medico credibile, a cui mi posso affidare? Avremo così contribuito a moltiplicare la cultura del sospetto. Concludo, signor Presidente, ringraziando il Governo, nelle persone dei rappresentanti presenti in Aula, per aver accolto un ordine del giorno - ripeto, lo avete accolto voi - che sostanzialmente dice: signori, vogliamo più borse di studio per gli specializzandi, vogliamo assumere prima gli specializzati e vogliamo in ogni caso costruire una cultura per cui, durante gli anni della formazione specialistica, gli studenti possano raggiungere davvero il massimo livello possibile. Vi ringrazio - ripeto - per averlo accolto. Adesso spero che se ne faccia qualcosa e non rimanga solo un pezzo di carta. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Auddino. Ne ha facoltà. AUDDINO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, il decreto-legge oggi all'esame di quest'Assemblea, in fase di conversione, è un provvedimento molto atteso, che reca delle misure emergenziali per il servizio sanitario della mia Regione, la mia amata Calabria. È noto a tutti come la sanità calabrese sia allo sbando.