[pronunce]

che nei giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata essendo analoga a quella sollevata dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Milano, recante il numero 487 del registro ordinanze del 2003, al cui atto di intervento si riporta. Considerato che il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Milano e il Tribunale di Pistoia (quest'ultimo con cinque ordinanze di identico contenuto) hanno sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione (parametro quest'ultimo evocato solo dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Milano), questioni di legittimità costituzionale dell'art. 438, commi 3 e 5, del codice di procedura penale (il comma 5 è richiamato solo dal Tribunale di Pistoia), nella parte in cui non prevede che la facoltà di richiedere il giudizio abbreviato possa essere esercitata anche dal difensore dell'imputato irreperibile non munito di procura speciale; che, avendo tutte le ordinanze per oggetto le medesime questioni, deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che il Tribunale di Pistoia precisa in tutte le ordinanze che la richiesta di giudizio abbreviato è stata respinta in quanto il difensore dell'imputato irreperibile era privo della procura speciale prevista dall'art. 438, comma 3, cod. proc. pen. ; che le questioni devono pertanto essere dichiarate manifestamente inammissibili per difetto di rilevanza, avendo il rimettente già fatto applicazione della disposizione censurata (v., tra le tante, ordinanze numeri 213 del 2004, 215 del 2003, 264 del 2002); che il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Milano rileva che la scelta di riservare la richiesta di giudizio abbreviato solo all'imputato o ad un suo procuratore speciale trovava originariamente giustificazione nella peculiare disciplina di questo rito alternativo, caratterizzato dall'essere un giudizio allo stato degli atti, che comportava la rinuncia al diritto alla prova e al contraddittorio; che, a seguito delle profonde modifiche apportate dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479 - per l'accesso al rito non è più richiesto il consenso del pubblico ministero, all'imputato è riconosciuta la facoltà di condizionare la richiesta ad una integrazione probatoria, il giudice ha il potere di assumere, anche d'ufficio, gli elementi necessari ai fini della decisione - il rimettente ritiene che la disciplina censurata si ponga in contrasto con l'art. 3 Cost. per disparità di trattamento tra l'imputato presente, o che ha rilasciato procura speciale, e quello irreperibile; con l'art. 24 Cost. per violazione del diritto di difesa dell'imputato irreperibile; con l'art. 111 Cost. perché l'avere escluso la facoltà del difensore di presentare la richiesta «equivarrebbe a frustrare proprio la preparazione della difesa nel senso precisato dal disposto di cui al comma terzo dell'art. 111 Cost.»; che, in via generale, va rilevato che la richiesta del rito abbreviato - giudizio che consente di definire il procedimento utilizzando come prova il risultato della attività di indagine compiuta unilateralmente dalle parti - rientra tra gli atti così detti personalissimi, che il legislatore ha riservato in via esclusiva all'imputato, in quanto determina effetti particolarmente incisivi sulla sfera giuridica del soggetto, sia sul terreno sostanziale che su quello processuale; che tale scelta è stata operata dal legislatore anche con riferimento a situazioni affini a quella oggetto della presente questione di costituzionalità, quali l'applicazione della pena su richiesta (art. 446 cod. proc. pen.) e la rinuncia all'udienza preliminare (art. 419, comma 5, cod. proc. pen.), nonché in relazione ad altre iniziative processuali che parimenti determinano effetti particolarmente incisivi per il richiedente (v. artt. 38, 46, 315, 589, 625-bis, 645 cod. proc. pen.); che questa Corte, chiamata a pronunciarsi sull'art. 446, comma 3, cod. proc. pen. , nella parte in cui non consente al difensore dell'imputato irreperibile non munito di procura speciale di presentare richiesta di applicazione della pena, ha ritenuto infondate le censure di illegittimità costituzionale in relazione agli artt. 3 e 24 Cost., affermando che «si tratta di un istituto la cui scelta determina una non reversibile disposizione di fondamentali diritti», e che la concorrente attribuzione al difensore della richiesta di patteggiamento potrebbe determinare scelte tali da compromettere irrimediabilmente la posizione dell'imputato; che analoghe considerazioni valgono per la disciplina del giudizio abbreviato, che allo stesso modo prevede che la volontà dell'imputato di richiedere il rito sia espressa personalmente o per mezzo di procuratore speciale, posto che anche in tale ipotesi la scelta determina una non reversibile disposizione di diritti fondamentali; che in particolare, anche dopo le modifiche introdotte dalla legge n. 479 del 1999, carattere essenziale di tale rito continua ad essere l'utilizzazione probatoria degli atti assunti unilateralmente nel corso delle indagini preliminari (v. sentenza n. 115 del 2001); che in quest'ottica non è senza rilievo che anche all'eventuale integrazione probatoria, chiesta dall'imputato o disposta d'ufficio dal giudice, debba procedersi con le forme previste dall'art. 422, commi 2, 3 e 4, cod. proc. pen. , e non alla stregua delle regole dettate per il dibattimento, sicché l'imputato rinuncia comunque alla garanzia della formazione della prova in contraddittorio; che la richiesta di giudizio abbreviato può inoltre comportare la rinuncia ad essere giudicato dall'organo collegiale, e di regola implica la sottoposizione al giudizio del giudice dell'udienza preliminare; che il rito abbreviato continua perciò a costituire un modello alternativo al dibattimento che, da un lato, si fonda sull'intero materiale raccolto nel corso delle indagini preliminari e, dall'altro, consente una limitata acquisizione di elementi meramente integrativi, sì da mantenere la configurazione di rito 'a prova contratta' (v. ordinanza n. 182 del 2001); che i caratteri di fondo del giudizio abbreviato non sono contraddetti dalla maggiore incidenza riservata alle investigazioni difensive dalla legge 7 dicembre 2000, n. 397, in quanto anche tali atti possono essere utilizzati nel corso del giudizio abbreviato al pari degli atti raccolti dal pubblico ministero nel corso delle indagini preliminari; che non è pertanto privo di ragionevolezza che il legislatore, nel modificare l'istituto del giudizio abbreviato, abbia mantenuto la precedente disciplina secondo cui l'imputato deve manifestare personalmente, ovvero a mezzo di procuratore speciale, la volontà di accedere a tale rito. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .