[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 13, commi 3 e 3-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall'art. 12, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), e dell'art. 14, comma 5-ter, dello stesso d.lgs. n. 286 del 1998, aggiunto dall'art. 13, comma 1, della legge n. 189 del 2002 e poi sostituito dall'art. 1, comma 5-bis, del decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito, con modificazioni, nella legge 12 novembre 2004, n. 271, promossi dal Tribunale di Bari con ordinanza dell'8 febbraio 2006 e dal Tribunale di Castrovillari con ordinanze dell'11 aprile e del 6 ottobre 2006, rispettivamente iscritte al n. 412 del registro ordinanze 2006 ed ai nn. 251 e 256 del registro ordinanze 2007 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, prima serie speciale, dell'anno 2006 e nella edizione straordinaria del 26 aprile 2007. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 19 novembre 2008 il Giudice relatore Gaetano Silvestri. Ritenuto che il Tribunale di Bari, in composizione monocratica, con ordinanza dell'8 febbraio 2006, ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, commi 3 e 3-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall'art. 12, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), nella parte in cui non consente al giudice della convalida dell'arresto di negare il rilascio del nulla osta all'espulsione del cittadino straniero sottoposto a procedimento penale «per esigenze difensive»; che, con la medesima ordinanza, il Tribunale di Bari ha sollevato inoltre – in riferimento agli artt. 24 e 25 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, aggiunto dall'art. 13, comma 1, della legge n. 189 del 2002 e poi sostituito dall'art. 1, comma 5-bis, del decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito, con modificazioni, nella legge 12 novembre 2004, n. 271, nella parte in cui punisce lo straniero che «senza giustificato motivo» si trattiene nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanamento impartito dal questore ai sensi del comma 5-bis del medesimo articolo; che il rimettente riferisce di aver convalidato, in data 8 marzo 2003, l'arresto di una straniera imputata del reato di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, contestualmente disponendone la liberazione, e di aver sollevato, senza provvedere sulla richiesta di rilascio del nulla osta all'espulsione, una questione di legittimità costituzionale – identica a quella oggi riproposta – riguardo all'art. 13, commi 3 e 3-bis, dello stesso testo unico in materia di immigrazione; che detta questione è stata definita con pronuncia di restituzione degli atti (ordinanza n. 371 del 2005), in ragione dei sopravvenuti mutamenti del quadro normativo prodotti dalla sentenza n. 223 del 2004 della Corte costituzionale e dal successivo decreto-legge n. 241 del 2004; che il rimettente, dopo aver posto a raffronto la disciplina previgente e quella risultante a seguito delle indicate modifiche, ritiene che queste ultime non abbiano incidenza sulla rilevanza della questione; che, in particolare, il Tribunale evidenzia come la descrizione della condotta incriminata, contenuta nel censurato art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, non risulti modificata, essendo rimasta indeterminata nella parte in cui non specifica i «giustificati motivi» che rendono legittimo il trattenimento dello straniero colpito da ordine di allontanamento del questore; che inoltre, avuto riguardo alle modifiche intervenute sulle disposizioni di carattere processuale, immediatamente applicabili nel giudizio a quo, sarebbe rimasto inalterato l'automatismo che impone il rilascio del nulla osta all'esito del giudizio di convalida dell'arresto, nei casi di liberazione dell'arrestato, quando non ricorrano le inderogabili esigenze processuali indicate dal medesimo art. 13, comma 3-bis, tra le quali non figurano le esigenze di difesa dell'imputato; che, pertanto, a parere del rimettente, anche la questione sollevata con riferimento all'art. 13, commi 3 e 3-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, sarebbe tuttora rilevante, «non essendosi provveduto al rilascio del nulla osta dopo la liberazione dell'arrestata in presenza della sollevata eccezione»; che il giudice a quo richiama le ragioni del già prospettato contrasto tra le norme sottoposte a scrutinio e i parametri evocati, a partire dalla carenza di effettività del diritto di difesa, che conseguirebbe al rilascio «obbligato» del nulla osta, giacchè - una volta eseguita l'espulsione dello straniero - lo scambio di informazioni tra imputato e difensore sarebbe ostacolato, quando non annullato, «dalle difficoltà di comunicazione a distanza e dalle reciproche difficoltà di comprensione della lingua»; che, in particolare, non varrebbe quale garanzia effettiva del diritto di difesa, secondo il rimettente, la previsione contenuta nell'art. 17 del d.lgs. n. 286 del 1998, che consente all'imputato di rientrare in Italia per prendere parte al procedimento che lo riguarda, e ciò in quanto il rientro è subordinato ad autorizzazioni amministrative «non coordinabili con le scadenze processuali e che comunque comportano oneri economici spesso non sostenibili dall'imputato»; che, inoltre, il Tribunale osserva come, a seguito delle modifiche apportate dalla legge n. 271 del 2004, alla previsione incriminatrice contenuta nell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs.