[resaula]

Concludo questo mio breve intervento citando un passo del canto VI del Purgatorio del divino poeta, che, a proposito dell'occupazione dei popoli nordici sull'Italia, ebbe a dire: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello». (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, esprimo, a nome del gruppo Partito Democratico, apprezzamento per il decreto-legge oggi in discussione e che andremo a votare. Si tratta, senza ombra di dubbio, di un provvedimento utile all'Italia, a Genova e alla Liguria. Utile all'Italia, perché è importante avere un sistema creditizio in equilibrio, che non generi crisi. È utile a Genova e alla Liguria, perché Banca Carige è un primario attore di quel territorio. Si tratta di un decreto-legge che salva i correntisti e i loro risparmi; di un decreto che salva le imprese alle quali Banca Carige presta denaro; di un decreto che salva i lavoratori, non solo di Carige, ma anche delle aziende clienti di Banca Carige. Il provvedimento contiene due opzioni diverse per il futuro della banca. La garanzia per le passività di nuova emissione, prevista dall'articolo 1 del decreto Carige, ma prevista anche dall'articolo 1 del decreto per la tutela del risparmio fatto dal Governo Gentiloni Silveri, e la ricapitalizzazione prudenziale, prevista dall'articolo 12 del decreto Carige in discussione, ma prevista anche, in forma identica, dall'articolo 13 del decreto-legge per la tutela del risparmio fatto dal Governo Gentiloni Silveri. Le due opzioni di intervento hanno una diversa temporalità. La garanzia dello Stato prestata per le nuove emissioni obbligazionarie ci dice che, giustamente, è prioritaria la ricerca di una soluzione di mercato per la gestione dei problemi di Carige. Si tratta di un importante e forte messaggio che viene dato al Paese. Nessuno pensi che lo Stato possa correre a "mettere le pezze" dove altri hanno commesso degli errori. Certo, l'importanza di vedere tutelato il sistema creditizio impone allo Stato di intervenire con misure di aiuto ma, in prima battuta, questo aiuto si traduce in un sostegno all'iniziativa privata. Non si tratta di sostituirsi al privato. Quindi, al momento non c'è nessuna nazionalizzazione in cantiere. La seconda opzione prevista dal decreto-legge (anzi, dai decreti-legge, visto che in maniera identica negli ultimi due anni ci si è occupati di crisi bancarie), quella della ricapitalizzazione prudenziale, non è affatto in contrasto con la soluzione privilegiata di mercato. Si tratta, anche in questo caso, di un messaggio chiaro, inviato a quanti sono interessati ad acquisire Carige, perché non si può negoziare all'infinito e giocare al tira e molla per contrattare sul prezzo di vendita. Per l'eventuale ricapitalizzazione statale, sappiamo tutti bene che sarebbe necessaria l'autorizzazione dell'Unione europea, perché l'eventuale intervento non si deve configurare come aiuto dello Stato vietato dalle norme europee. Proprio questa mattina, la commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager, durante la sua audizione in Senato, ha affermato che le leggi contro gli aiuti di Stato esistono per dare sostegno alle banche, consentendo di mantenere la stabilità finanziaria, ma che l'altro obiettivo è fare in modo che la concorrenza fra le banche sia equa e che i contribuenti non finiscano per pagare un conto troppo salato. Un principio difeso in più di cinquecento casi in Europa, ha detto la Commissaria europea. Dovendo quindi tenere aperta la porta per un intervento che necessiterebbe del beneplacito europeo, ed essendo chiaro che si tratta di un'eventualità che potrebbe, però, rendersi necessaria per dare corso alle positive ragioni a sostegno del decreto-legge che richiamavo in apertura di questo intervento, dovendo quindi tenere aperta questa porta, mi permetto, signor Presidente, di dare un suggerimento alla maggioranza. Non andate in guerra - mi sia consentita questa espressione - contro gli alleati europei. Sono inutili le visite a soggetti che sono fomentatori di folle; sono inutili gli insulti gratuiti presentati a istituzioni europee e a rappresentanti istituzionali europei; sono inutili i servizi giornalistici trasmessi dalla TV pubblica, che rendono indegna la televisione di Stato rispetto al ruolo che ha svolto a livello europeo e internazionale (Applausi dal Gruppo PD) . Sono attacchi autolesionisti. Dovremmo invece ricercare alleanze e non fratture con i partner europei, perché quando avremo bisogno di sostegno e di aiuto, nel momento in cui si dovesse verificare tale situazione, non dovremo trovarci nella condizione di ricevere sberle da chi è stato insultato da rappresentanti della maggioranza. In questi anni il Partito Democratico ha fatto molto per tutelare il sistema creditizio, quindi i risparmiatori, i lavoratori e le imprese. La riforma delle banche popolari così come l'autoriforma del credito cooperativo hanno risposto all'esigenza strategica di consolidare la solidità patrimoniale del sistema creditizio proprio per poter meglio far fronte alle crisi sistemiche. Le crisi bancarie subentrate negli anni scorsi sono quindi state affrontate nell'ambito di questa strategia e anche la crisi di Carige è stata affrontata proprio con le medesime finalità e i medesimi presupposti. Pertanto, il decreto-legge Carige si pone in totale continuità con le politiche sviluppate dai Governi del PD sulle crisi bancarie e sul sistema del credito. Abbiamo lo stesso identico quadro normativo, perché il decreto-legge Carige e quello sulle crisi bancarie sono esattamente identici; abbiamo la stessa direzione strategica, quella cioè di favorire le aggregazioni e le acquisizioni che rafforzino la solidità patrimoniale del sistema creditizio, la tenuta patrimoniale stessa e la capacità di smaltire le sofferenze. Abbiamo addirittura la stessa identica previsione di un possibile bail in , per quanto non auspicato ovviamente. Tuttavia l'articolo 20 del decreto-legge Carige, usando le stesse parole dell'articolo 22 del cosiddetto decreto-legge Gentiloni Silveri, stabilisce che la ricapitalizzazione da parte dello Stato, cioè l'eventuale nazionalizzazione, potrà intervenire solo dopo l'applicazione di misure di ripartizione degli oneri, con l'obiettivo di contenere il ricorso a fondi pubblici. Come è noto, attraverso il bail in sono chiamati a pagare gli azionisti e gli obbligazionisti privilegiati delle banche e non la collettività con la fiscalità generale. Così, l'articolo 20 del decreto-legge stabilisce alcune misure da adottare prima della ricapitalizzazione statale, cioè della nazionalizzazione, tra cui la conversione in azioni ordinarie delle azioni risparmio. In sostanza si degrada di uno scalino l'azione di risparmio che era stata acquistata dal risparmiatore in borsa, facendogli perdere i connessi vantaggi patrimoniali e aumentando invece di un gradino il rischio di azzeramento totale in caso di risoluzione della banca. Se ciò non bastasse, vengono convertite in azioni ordinarie anche le obbligazioni subordinate. Si tratta del cosiddetto burden sharing , una delle misure di bail in previste dalla normativa.