[pronunce]

Considerato che le sei ordinanze di rimessione sollevano - in riferimento a parametri costituzionali e con argomenti in larga parte coincidenti tra loro - questioni di costituzionalità relative alla disciplina dell'incompatibilità del giudice penale, sotto lo specifico profilo della funzione di trattazione dell'udienza preliminare, e che pertanto i relativi giudizi possono essere riuniti e decisi con unica pronuncia; che i rimettenti dubitano, in riferimento al principio di uguaglianza (art. 3 della Costituzione), al diritto di difesa (art. 24) e al principio di imparzialità del giudice (art. 111), della legittimità costituzionale dell'art. 34 cod. proc. pen. [r.o. n. 336, n. 386, n. 456 e n. 513 del 2002; ovvero dei commi 1 e 2 (r.o. n. 333 del 2002) o dei commi 2 e 2-bis (r.o. n. 246 del 2002) del medesimo art. 34] nella parte in cui non prevede, per il giudice che abbia esercitato la funzione di trattazione dell'udienza preliminare, l'incompatibilità a svolgere nuovamente la medesima funzione nel corso dello stesso procedimento penale, nei confronti del medesimo imputato e per lo stesso fatto storico (a) a seguito della dichiarazione di nullità del decreto che dispone il giudizio o dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare da parte del giudice dibattimentale (r.o. n. 333, n. 336, n. 386, n. 456 e n. 513 del 2002) , ovvero (b) a seguito di una nuova richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero dopo che, all'esito della precedente udienza preliminare, lo stesso giudice abbia disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero, avendo ravvisato un fatto diverso da quello contestato nell'imputazione (r.o. n. 246 del 2002); che, chiamata a decidere una questione di costituzionalità dell'art. 34 cod. proc. pen. , sollevata in quanto esso non considerava quale ipotesi di incompatibilità del giudice quella della ripetizione della trattazione dell'udienza preliminare da parte dello stesso magistrato (nella specie: a seguito di dichiarazione di nullità del decreto che dispone il giudizio), questa Corte, nella sentenza n. 335 del 2002, ha rilevato come, a seguito delle innovazioni legislative ricordate dai rimettenti (legge n. 479 del 1999), l'incremento quantitativo e qualitativo dei poteri riconosciuti al giudice e alle parti e, corrispondentemente, l'ampiezza delle valutazioni e del contenuto delle decisioni che lo stesso giudice è chiamato a prendere all'esito dell'udienza preliminare, abbiano determinato il venir meno di quei caratteri di sommarietà, propri di una decisione orientata esclusivamente allo svolgimento del processo, che in precedenza connotavano detta sede; che, alla stregua di tali rilievi, la menzionata pronuncia ha concluso nel senso che l'udienza preliminare è divenuta un momento di «giudizio» e che pertanto, ove ne sussistano gli ulteriori presupposti, essa rientra nelle previsioni dell'art. 34 cod. proc. pen. che dispongono l'incompatibilità del giudice che abbia già giudicato sulla medesima res iudicanda; che la conclusione che precede (v. altresì, in termini sostanzialmente corrispondenti, la sentenza n. 224 del 2001 e le ordinanze n. 367 e n. 490 del 2002) è dunque idonea a ricomprendere nel raggio d'azione dell'istituto dell'incompatibilità la funzione di trattazione dell'udienza preliminare, indipendentemente dalla specifica causa che di volta in volta abbia determinato le reiterazione di detta funzione in capo allo stesso giudice-persona fisica, nell'ambito dello stesso procedimento e in relazione alla medesima res iudicanda; che di conseguenza, spettando ai giudici rimettenti trarre le conseguenze del principio sopra richiamato in rapporto alle singole e specifiche situazioni processuali che essi prospettano, le questioni sollevate devono essere dichiarate manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 34 del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Lecce, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Roma, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Modena, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Pinerolo e dalla Corte di cassazione, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 luglio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Gustavo ZAGREBELSKY, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA