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il ragazzo viene prelevato e portato al pronto soccorso, dove i sanitari vogliono sottoporlo a un tampone per il COVID e lo avvertono che sarà sottoposto a TSO (trattamento sanitario obbligatorio). A questo punto il diciottenne, inizialmente tranquillissimo, comincia ad agitarsi e si oppone fermamente, ma il tampone gli viene somministrato ugualmente mentre più persone lo tengono, e si procede al TSO. Viene quindi trasferito nel reparto psichiatrico dell'ospedale "Muraglia" di Pesaro, dove gli viene sequestrato il telefono. Viene rilasciato dopo 5 giorni; dopo essere uscito dal reparto, il diciottenne ha raccontato che gli sarebbero stati somministrati due calmanti contro la sua volontà. Ha anche confermato che la sua protesta andava avanti da diversi giorni, ma di aver sempre tenuto un comportamento pacifico; considerato che: gran parte del corpo docente ritiene il provvedimento eccessivo, perché il ragazzo in classe è sempre stato corretto ed educato, anche se fermo nelle sue posizioni. Inoltre il TSO resta per sempre una macchia incancellabile, una sorta di stigma associato alla malattia mentale, che conduce a un totale discredito e ad una completa svalutazione della persona che lo subisce; dal canto suo, il sindaco di Fano ha dichiarato che la sua sottoscrizione del TSO è stata solamente un atto dovuto e che si tratta di una "vicenda delicata che merita di essere affrontata, seguita e gestita nelle sedi più idonee con umanità e competenza", inoltre avrebbe sostenuto che ci sarebbe stato qualcuno che ha sobillato il ragazzo; i genitori hanno dichiarato che in famiglia il ragazzo non ha mai avuto atteggiamenti violenti di nessun tipo; anche sui social network il caso ha suscitato accese reazioni in tutta Italia, ed è iniziato a circolare su "Twitter" l' hastag "FatemiUnTSO", accompagnato nella maggior parte dei casi da messaggi che denunciavano la misura adottata nei confronti del ragazzo di Fano come sproporzionata o peggio; un pedagogista ha scritto su uno dei principali quotidiani nazionali che si tratta di un caso senza precedenti nell'ordinamento italiano: "Il rischio reale è che venga così introdotta, nell'ordinamento scolastico, la possibilità per ogni alunno di poter subire, in caso di opposizione, una costrizione che lo porta a una contenzione per cause puramente comportamentali, senza che questo abbia attinenza con motivi veramente patologici o di violenza"; secondo Telefono Viola, un'associazione di Roma specializzata nella denuncia degli abusi legati ai trattamenti sanitari psichiatrici: "Oggi, a 43 anni dall'abolizione dei manicomi, di fronte a questo caso (come nei molti che l'hanno preceduto) dobbiamo drammaticamente constatare come l'azione di controllo sociale della psichiatria continua ad imperversare, arrivando persino ad entrare nelle scuole, psichiatrizzando ragazzi che manifestano atteggiamenti 'non conformi'. Questo episodio conferma quanto sia diffuso il rischio di leggere i comportamenti degli studenti e delle studentesse con la lente deformante della diagnosi clinica"; anche lo psichiatra Alessandro Meluzzi ha ampiamente commentato la vicenda, affermando tra l'altro: "Si tratta a mio giudizio di un gravissimo abuso che penso presenti anche dei rilievi penali. Siamo nell'ambito dell'uso politico, sociologico, ideologico e comportamentale del Tso che il nostro ordinamento prevede per casi molto più gravi, ovvero situazioni che potrebbero mettere a rischio la vita del paziente o quella degli altri. Ora mi pare evidente che nel caso specifico nessuna di queste fattispecie si configuri concretamente. Mi auguro che qualcuno ne risponda, ad iniziare dai miei colleghi che hanno avvallato un simile provvedimento"; atteso che: la normativa (artt. 33, 34 e 35 della legge n. 833 del 1978) stabilisce che sia possibile ricorrere al TSO per malattia mentale in regime di ricovero ospedaliero, solo se sussistano determinate condizioni, tra le quali la presenza di una "malattia mentale" e di alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici; lo studente di Fano non è persona affetta da "malattia mentale", salvo considerare una manifestazione di dissenso rispetto a un obbligo imposto dal Governo (quello di indossare una mascherina) e delle opinioni dissenzienti un "sintomo" di malattia mentale e di disturbo delirante; sarebbe da approfondire il ruolo passivo del sindaco di Fano, che ha firmato un'ordinanza di TSO per malattia mentale nei confronti di un giovane studente che stava manifestando un dissenso di natura politica. Così come il ruolo della preside dell'istituto ove studia il ragazzo, per comprendere come si possa arrivare a chiedere l'intervento in una scuola della Polizia di Stato, in assenza di reati consumati o tentati; inoltre vi è la "salute" dello studente, elemento che il sindaco che ha disposto il TSO, i due medici che lo hanno proposto e la preside che ha chiamato la Polizia non hanno affatto considerato, così come non hanno valutato le conseguenze che questa brutta esperienza potrebbe produrre sulla mente del ragazzo, al quale, peraltro, sono stati iniettati due calmanti, contro la sua volontà, che lo hanno intontito per un giorno e, sempre contro la sua volontà, gli è stato fatto il tampone ; desta particolare preoccupazione il ricorso ad un TSO per malattia mentale, che appare essere stato eseguito non solo in assenza dei presupposti normativi che lo legittimano, ma per una finalità, che all'interrogante appare di tipo "politico", consistente nel contrastare una forma di dissenso e di protesta rispetto all'uso della mascherina, si chiede di sapere: se ai Ministri in indirizzo risulti per quale motivo il sindaco di Fano abbia emanato il provvedimento di attivazione del TSO senza che sussistessero contemporaneamente le tre condizioni necessarie , ovvero: necessità e urgenza non differibile, intervento dei sanitari che viene rifiutato dal soggetto, impossibilità di adottare tempestive misure extra ospedaliere; per quale motivo non si sia optato per il trattamento sanitario al di fuori del contesto ospedaliero (TSO extra ospedaliero), a domicilio con attivazione di visite domiciliari, al fine di incidere meno negativamente sulla vita del ragazzo, visto che il TSO deve essere considerato come un'eventualità del tutto eccezionale, attivabile solo dopo che tutti i tentativi di ottenere un consenso del paziente siano falliti, ma questi tentativi alternativi pare che non siano stati esperiti; per quale motivo i medici abbiano deciso per una misura così estrema, visto che il soggetto non stava mettendo nell'immediato a rischio la sua vita o quella di altri; quale sia l'opinione dei Ministri riguardo al comportamento della dirigente scolastica che, anziché scegliere una soluzione di cauta mediazione, avrebbe deciso di chiamare direttamente le forze di polizia, dimostrando così scarse doti di equilibrio nella gestione delle situazioni delicate, compito che un dirigente scolastico dovrebbe saper fronteggiare, e se per questo motivo non si ritenga di approfondire eventuali responsabilità attivando le procedure idonee. Atto n. 4-05473 MONTANI CANDIANI Al Ministro dell'interno Premesso che: