[pronunce]

L'art. 117 elenca la materia del coordinamento della finanza pubblica tra quelle oggetto della competenza concorrente delle Regioni, sicché spetta allo Stato fissare i principi fondamentali, mentre l'art. 119 della Costituzione in materia di autonomia finanziaria di entrata e di spesa delle Regioni fa salvi i principi di coordinamento della finanza pubblica. Tuttavia, la norma impugnata non si limiterebbe a stabilire i principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica, ma prevederebbe un coordinamento operativo del Ministero sugli enti locali e sulle Regioni ed un controllo sui dati finanziari, essendo altresì lesiva delle attribuzioni regionali la fissazione con un decreto ministeriale del contenuto e delle modalità del previsto coordinamento. Al riguardo la ricorrente ricorda che già nel vigore del precedente testo costituzionale la Corte ha più volte affermato che non è consentito allo Stato, con decreti ministeriali, interferire nell'esercizio di competenze regionali costituzionalmente garantite. Ad avviso della Regione, inoltre, il comma 2 dell'art. 41, là dove prevede che gli enti locali e le Regioni possono convertire i mutui contratti dopo il 31 dicembre 1996 anche con la rinegoziazione dei medesimi, detterebbe una norma irragionevole, non essendo «dato comprendere il senso del limite temporale», e si porrebbe in contrasto con l'art. 119 della Costituzione, in quanto preclude il minor onere finanziario che questa rinegoziazione comporterebbe, per l'avvenuta diminuzione dei tassi di interesse. La Regione Campania (reg. ric. n. 21 del 2002) ritiene che l'art. 41 violi l'art. 119 della Costituzione ed il principio di leale collaborazione, stabilendo vincoli all'attività e alle iniziative della Regione nell'esercizio della autonomia finanziaria costituzionalmente ad essa garantita, che non sarebbero «in linea con i contenuti necessari e le possibili alternative di scelta coerenti con la detta autonomia». Ad avviso della ricorrente, il nuovo impianto costituzionale imporrebbe una disciplina dei rapporti finanziari Stato-Regione-enti locali differente da quella stabilita dalla norma in esame, tenuto conto che l'autonomia di entrata e di spesa consente a Regioni, province, comuni e città metropolitane di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. La norma censurata, sotto la formula del coordinamento dell'accesso al mercato dei capitali, finirebbe invece per affidare all'autorità statale un forte potere di controllo e di incidenza sulle scelte che spettano a detti enti. Inoltre, il rinvio a un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze per la disciplina del coordinamento operativo realizzerebbe un arretramento rispetto al previgente assetto in tema di modalità di realizzazione del coordinamento finanziario, che era riservato alle leggi dello Stato conformative dell'autonomia. La lesione della norma costituzionale non sarebbe esclusa dal ruolo, marginale, attribuito alla Conferenza unificata, che deve essere soltanto "sentita" nella fase di determinazione delle modalità del coordinamento, in violazione anche del principio di leale collaborazione. La Regione Emilia-Romagna (reg. ric. n. 23 del 2002) impugna il comma 1 del citato art. 41, nella parte in cui attribuisce «ad un singolo Ministro un potere di coordinamento addirittura innominato», prevedendo che «i contenuti del coordinamento, insieme alle modalità, sono unilateralmente stabiliti dallo stesso Ministro, con atto unilaterale di natura sostanzialmente regolamentare». Ad avviso della ricorrente, già anteriormente alla riforma del Titolo V della Costituzione, il potere di coordinamento doveva essere esercitato, secondo la giurisprudenza costituzionale, dal Governo nella sua collegialità, mentre l'art. 8, comma 1, della legge 15 marzo 1997, n. 59, in attuazione del principio di leale cooperazione, aveva stabilito la necessità della previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni. Nel nuovo ordinamento non sarebbe più ammessa la funzione di indirizzo e coordinamento in via amministrativa; in ogni caso, anche volendola ritenere ammissibile in materia di coordinamento della finanza pubblica, sarebbe illegittima la previsione del suo esercizio da parte di un singolo Ministro come anche l'attribuzione al Ministro di un potere normativo. La Regione Umbria (reg. ric. n. 24 del 2002) censura l'art. 41, comma 1, sotto gli stessi profili e con argomentazioni pressoché identiche a quelle svolte dalla Regione Emilia-Romagna. 5.- La difesa erariale - in riferimento al ricorso della Regione Marche - conclude per l'infondatezza delle censure, in quanto l'art. 41, commi 1 e 2, recherebbe norme di principio in tema di indebitamento pubblico delle Regioni, in linea con il principio dell'armonizzazione dei bilanci pubblici e del coordinamento della finanza pubblica (articoli 117, terzo comma, e 119, ultimo comma, della Costituzione). Con riguardo al ricorso della Regione Toscana, l'Avvocatura osserva che l'art. 117 della Costituzione comprende la materia del coordinamento della finanza pubblica tra quelle di competenza regionale concorrente, sicché lo Stato può fissare i principi fondamentali, mentre l'art. 119 della Costituzione, pur con riferimento all'autonomia finanziaria di entrata e di spesa delle Regioni, fa salvi i principi di coordinamento della finanza pubblica. In riferimento al ricorso della Regione Campania, la difesa erariale deduce, inoltre, che l'art. 41 della legge n. 448 del 2001 è volto a garantire un coordinamento tra i diversi indirizzi di finanza locale, che presuppone e non impedisce l'esplicarsi dell'autonomia dell'ente locale. Queste argomentazioni sono sostanzialmente riprodotte nell'atto difensivo depositato in relazione ai ricorsi delle Regioni Emilia-Romagna ed Umbria. 6.- In prossimità dell'udienza, tutte le Regioni ricorrenti hanno depositato memorie illustrative. La Regione Marche ribadisce che l'art. 41 della legge n. 448 del 2001, nella parte in cui prevede un coordinamento del Ministero dell'economia e delle finanze nella regolazione dell'accesso al mercato dei capitali da parte degli enti territoriali, interverrebbe in un settore non attribuito alla competenza legislativa dello Stato, non essendo riconducibile a materie comprese negli elenchi di cui al secondo ed al terzo comma dell'art. 117 della Costituzione. Pertanto, esso sarebbe lesivo della sfera di competenza legislativa residuale riconosciuta e garantita alle Regioni dal quarto comma dell'art. 117 della Costituzione In ogni caso, la norma andrebbe al di là della semplice enucleazione di "principi fondamentali", cui il legislatore regionale deve uniformarsi nelle materie di competenza concorrente, giacché contiene norme direttamente operative e dalla stringente portata prescrittiva. In particolare, la norma impugnata disciplinerebbe con previsioni di dettaglio l'indebitamento degli enti territoriali, che costituisce una componente dell'autonomia finanziaria degli enti locali. In base all'art. 119, secondo comma, della Costituzione, essi esercitano la propria autonomia finanziaria secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica che l'art. 117, terzo comma, della Costituzione attribuisce alla competenza concorrente di Stato e Regioni.