[pronunce]

1.3.4.- La disposizione censurata, interpretata secondo il diritto vivente, violerebbe altresì il principio di parità tra accusa e difesa, sancito dall'art. 111, secondo comma, Cost. Infatti, l'obbligo di procedere a istruzione dibattimentale nel secondo grado di un giudizio abbreviato altererebbe irragionevolmente «la simmetria tra il diritto dell'imputato a beneficiare, in ogni caso, della riduzione di un terzo della pena, da un lato, e la facoltà del rappresentante della pubblica accusa a utilizzare le prove assunte e "cartolarizzate" nelle indagini preliminari (con la già acquisita pregnanza accusatoria), dall'altro». 1.3.5.- Rileva, infine, la Corte d'appello rimettente che, in tutti i casi nei quali la prova rinnovata consista nell'esame della persona offesa, la disposizione censurata contrasterebbe con l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione alla direttiva 2012/29/UE, trasposta nell'ordinamento italiano con il decreto legislativo 15 dicembre 2015, n. 212 (Attuazione della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI). Ritiene in particolare il giudice a quo che l'obbligo di ulteriore audizione della persona offesa imposto dalla disposizione censurata si ponga in contrasto con l'art. 20 di tale direttiva, ove si prescrive che il numero delle audizioni della vittima sia limitato al minimo. 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni sollevate siano rigettate in quanto infondate. 2.1.- Insussistente sarebbe, anzitutto, l'asserita violazione del principio di ragionevole durata del processo. L'allungamento dei tempi processuali conseguente all'obbligatoria rinnovazione dell'istruzione dibattimentale non potrebbe infatti essere ritenuta irragionevole, dal momento che tale rinnovazione dovrebbe viceversa ritenersi imposta dall'esigenza di tutelare il principio del "giusto processo" sotteso all'intero art. 111 Cost. e a sua volta direttamente collegato alla presunzione di innocenza enunciata dall'art. 27 Cost. Come affermato dalla Corte di cassazione, sezioni unite penali, sentenza 14 aprile 2017, n. 18620, infatti, il ragionevole dubbio sulla colpevolezza dell'imputato, ingenerato dal contrasto tra la sentenza assolutoria emessa all'esito di un giudizio svoltosi nelle forme del rito abbreviato e la potenziale revisione del giudizio liberatorio da parte del giudice di appello, sarebbe superabile solo mediante il ricorso al «metodo migliore per la formazione della prova» e, dunque, mediante l'esame diretto delle fonti dichiarative. 2.2.- Né l'incostituzionalità della disposizione censurata potrebbe essere fatta discendere dall'art. 111, quinto comma, Cost., secondo il quale «la legge regola i casi in cui la formazione della prova non avviene in contraddittorio». Tale previsione, infatti, non imporrebbe affatto che nelle ipotesi in cui il giudizio sia stato definito in primo grado allo stato degli atti, per rinuncia al dibattimento da parte dell'imputato, anche il giudizio di appello debba avere natura cartolare. 2.3.- Quanto poi all'asserito contrasto con il principio della parità tra le parti, la rinnovazione della istruttoria dibattimentale in appello, lungi dall'alterare irragionevolmente la simmetria tra il diritto dell'imputato a beneficiare della riduzione di pena e la facoltà del pubblico ministero di utilizzare gli elementi probatori raccolti nelle indagini, si rivelerebbe assolutamente ragionevole alla stregua dei principi del giusto processo e della presunzione di non colpevolezza. 2.4.- Infine, del tutto inconsistente sarebbe anche il dedotto contrasto con la direttiva 2012/29/UE, ove si consideri che è la stessa direttiva a fare espressamente salvi «i diritti della difesa», alla garanzia dei quali sarebbe «palesemente preordinata la previsione della necessità che - a seguito dell'assoluzione in primo grado, anche all'esito di un giudizio svoltosi con il rito abbreviato, per vincere la presunzione di non colpevolezza - venga recuperata l'oralità e l'immediatezza nella formazione della prova». 3.- Con memoria depositata in data 27 febbraio 2019, l'Avvocatura generale dello Stato ha insistito sull'infondatezza dei dubbi di legittimità costituzionale formulati dalla Corte d'appello di Trento, ribadendo le considerazioni già svolte nell'atto di intervento e osservando come il giudice rimettente avrebbe del tutto omesso di considerare il peculiare bilanciamento posto in essere dal legislatore con il d.lgs. n. 212 del 2015, con cui è stato introdotto il comma 1-bis dell'art. 190-bis cod. proc. pen. , il quale ammette l'esame delle persone offese che versino in condizioni di particolare vulnerabilità «solo se riguarda fatti o circostanze diversi da quelli oggetto delle precedenti dichiarazioni ovvero se il giudice o taluna delle parti lo ritengano necessario sulla base di specifiche esigenze».1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, la Corte d'appello di Trento ha sollevato - con riferimento all'art. 111, secondo e quinto comma, e all'art. 117, comma primo, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 20 della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 603, comma 3-bis, del codice di procedura penale, come introdotto dall'art. 1, comma 58, della legge 23 giugno 2017, n. 103 (Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario), nella parte in cui tale disposizione, così come interpretata dal diritto vivente, nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento per motivi attinenti alla valutazione della prova dichiarativa, obbliga il giudice a disporre la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale anche in caso di giudizio di primo grado celebrato nelle forme del rito abbreviato, e pertanto definito in quella sede «allo stato degli atti» ai sensi degli artt. 438 e seguenti cod. proc. pen. 2.- Ai fini della valutazione dell'ammissibilità e della fondatezza delle questioni prospettate, è opportuna una sintetica ricapitolazione del quadro normativo e giurisprudenziale che fa da sfondo alle questioni medesime.