[resaula]

in particolare, il CTS nel verbale n. 17 del 12 maggio 2021 a pagina 4 riportava: "da un'analisi pubblicata in data 23 Aprile 2021 da EMA relativa al rapporto benefici/potenziali rischi di trombosi in sedi inusuali associati a trombocitopenia nel contesto di diversi scenari di circolazione virale, risulta che, in una situazione come quella attuale italiana connotata da circolazione virale media (incidenza 400/100.000 persone), il numero di casi ogni 100.000 persone che sviluppano i fenomeni trombotici sopra menzionati, risulta pari a 1.1, mentre il numero di morti dovute a COVID-19 prevenibili è pari a 8 ogni 100.000 persone. In un contesto epidemiologico connotato da circolazione virale bassa (incidenza 55/100.000 persone), il numero di casi ogni 100.000 persone che sviluppano i fenomeni trombotici sopra menzionati, rimane, ovviamente, pari a 1.1, mentre il numero di morti dovute a COVID-19 prevenibili scende a 1"; tale dato è presentato in forma aggregata, ossia come se riguardasse l'intera popolazione vaccinabile escludendo qualsivoglia distinzione per fasce di età; a giudizio dell'interrogante la proposizione è tuttavia erronea poiché i dati forniti all'EMA dal Winton center corrispondenti alla suddetta casistica riguardano solamente la specifica fascia di età di persone fra i 50 e i 59 anni. Per la fascia di età fra i 20 e i 29 anni, invece, il dato corretto prevede che il rapporto tra rischi e benefici della somministrazione del vaccino AstraZeneca contempli 2 casi di coaguli di sangue ogni 100.000 giovani cui è somministrato a fronte dell'assenza di probabilità di morti da COVID-19 ogni 100.000 giovani; alla fine di maggio 2021 si avevano quindi tutti gli elementi per comprendere il corretto rapporto tra rischi e benefici del vaccino AstraZeneca in ordine alle diverse fasce di età della popolazione e la non opportunità di somministrarlo alla popolazione giovane; ciononostante è stato ammesso l'utilizzo del vaccino AstraZeneca anche nei soggetti più giovani permettendo, tra l'altro, alle Regioni di organizzare open day vaccinali su base volontaria per cittadini maggiorenni a partire dai 18 anni di età; la considerazione del dato aggregato senza distinzione di fascia di età, inoltre, appare continuare a sussistere in quanto l'AIFA a pagina 19 del "Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini COVID-19 Rapporto numero 9 - Periodo dal 27/12/2020 al 26/09/2021" scrive: "Alcuni eventi avversi continuano a essere molto rari, con un tasso di segnalazione stabile intorno a 2 casi di reazione anafilattica ogni milione di dosi somministrate e intorno a 1 caso ogni 1.000.000 di dosi somministrate per le neuropatie acute e subacute (fra cui la Sindrome di Guillain-Barrè), le trombosi venose intracraniche o in sede atipica con piastrinopenia (VITT) e la trombocitopenia idiopatica, che continuano a essere monitorate a livello nazionale ed europeo", si chiede di sapere: quale sia il motivo per cui è stato concesso alle Regioni di somministrare il vaccino AstraZeneca alle fasce di età fra i 18 e i 40 anni durante gli open day vaccinali; come sia stato possibile che il CTS abbia travisato i risultati ed i dati esposti dall'EMA in ordine al rapporto tra rischi e benefici della vaccinazione con AstraZeneca per la popolazione di età inferiore ai 40 anni; quali siano i dati relativi alle morti ed alle patologie, anche non gravi, nelle fasce di età fra i 18 e i 19 anni, fra 20 e i 29 anni e fra i 30 e i 39 anni della popolazione vaccinata con AstraZeneca per effetti correlati alla somministrazione; per quale ragione l'AIFA fornisca dati del rapporto tra rischi e benefici del vaccino AstraZeneca in maniera differente e disallineata rispetto alle altre agenzie regolatrici ed in particolare all'EMA. Atto n. 4-06313 CRUCIOLI Al Ministro della salute Premesso che: l'Istituto superiore di sanità emette periodicamente il bollettino dello stato epidemiologico del COVID-19; nel bollettino viene dedicata un'apposita sezione all'analisi dell'"Impatto delle vaccinazioni nel prevenire nuove infezioni, infezioni gravi e decessi", la quale è svolta in forma aggregata ossia prendendo in maniera unitaria i dati relativi al riscontro dell'infezione e le sue eventuali e successive conseguenze in relazione alle tre classi dei vaccinati, dei vaccinati con una sola dose e dei non vaccinati; considerato che: l'analisi compiuta prende in esame il numero di diagnosi positive al COVID-19 in relazione al numero assoluto della popolazione, apprezzando, in questo modo, vaccinati e non vaccinati come un unico insieme; non si è tenuto conto, né si è esaminata, dell'enorme differenza del numero dei tamponi effettuati dai non vaccinati rispetto a quello, logicamente molto più limitato, dei vaccinati; invero, il differente numero di tamponi effettuato dalle due platee di soggetti ha un'influenza dirimente al fine del calcolo dell'incidenza dei casi positivi tra vaccinati e i non vaccinati, poiché il maggior numero di positivi asintomatici (circa il 60 per cento del totale) tra i non vaccinati può essere conseguenza proprio dei maggiori controlli a cui tali soggetti devono sottoporsi per ottenere il green pass in scadenza ogni 48 ore dall'effettuazione del tampone; inoltre, nell'ambito dei non vaccinati vengono conteggiati anche coloro che, pur avendo fatto la prima dose di vaccino, hanno contratto il virus entro lo spazio temporale dei 14 giorni dalla somministrazione; in questo caso, però, non vi è certezza dei tempi di incubazione del virus e sviluppo degli anticorpi, ma ciononostante si aggrava, comunque, il computo dei soggetti non vaccinati che hanno contratto l'infezione; in presenza di tali incertezze, sarebbe risultato corretto espungere dal calcolo tali casi, non conteggiandoli, né tra i non vaccinati, né tra i vaccinati con prima dose; pertanto, per valutare correttamente l'incidenza dei positivi tra i vaccinati e quella fra i non vaccinati, il rapporto andrebbe calcolato sulla base del medesimo numero di tamponi effettuati prendendo in considerazione individualmente ognuna delle due diverse platee ed escludendo le persone per le quali è stata verificata la presenza del virus successivamente alla somministrazione della prima dose di vaccino, ma in pendenza dei 14 giorni dalla stessa, si chiede di sapere: per quale motivo le due differenti platee di soggetti non vaccinati e vaccinati non vengano considerate separatamente al fine del calcolo del numero di diagnosi positive al COVID-19, bensì conteggiate come un unico insieme; quale sia l'effettivo tasso di incidenza in relazione al numero di tamponi effettuato per ognuna delle singole platee considerate, ossia vaccinati a ciclo completo, vaccinati a ciclo incompleto e non vaccinati; se il calcolo unitario di vaccinati e non vaccinati sia in grado di falsare il dato relativo al numero di diagnosi positive al COVID-19 in relazione al numero assoluto della popolazione;