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Al fine di promuovere il rapporto diretto fra produttori e consumatori nel comparto agroalimentare e valorizzare la conoscenza delle tradizioni produttive locali, il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro delle politiche alimentari e forestali, acquisita l'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, un decreto legislativo rivolto all'istituzione dell'indicazione facoltativa di qualità denominata «Prodotto di fattoria», finalizzata ad agevolare nell'etichettatura la comunicazione delle proprietà dei prodotti agricoli e di prima trasformazione immessi in commercio direttamente al consumatore finale da parte dei soggetti di cui all'articolo 2135 del codice civile. 2 Il decreto legislativo di cui al comma 1 è adottato nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a consentire l'accesso all'indicazione facoltativa di qualità solo per i prodotti commercializzati all'interno della provincia in cui ha sede il luogo di coltivazione e prima trasformazione o ad una distanza non superiore a 70 chilometri di raggio dal luogo previsto per il loro consumo; b riservare l'indicazione facoltativa di qualità alla commercializzazione in vendita diretta, ivi compresi i mercati di cui al decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 20 novembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 29 dicembre 2007; c prevedere l'istituzione a cura delle regioni di un Albo dei soggetti abilitati all'utilizzo dell'indicazione facoltativa di qualità; d prevedere che l'utilizzo dell'indicazione facoltativa di qualità e del relativo contrassegno per l'etichettatura sia consentita a titolo gratuito; e prevedere le modalità di controllo e di coordinamento dei controlli fra gli organi preposti dello Stato e delle regioni, nonché le relative sanzioni in caso di inottemperanza alle disposizioni attuative dell'indicazione facoltativa di qualità. 3 I comuni possono riservare agli imprenditori agricoli esercenti la vendita diretta dei prodotti agricoli e di prima trasformazione di cui al comma 2, lettera a) , almeno il 20 per cento del totale dei posteggi nei mercati al dettaglio situati in aree pubbliche. 4 Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri né minori entrate a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono all'adempimento dei compiti derivanti dall'attuazione del decreto legislativo di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. 10 (Disposizioni per il contrasto del lavoro illegale in agricoltura) 1 Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le organizzazioni maggiormente rappresentative dei datori di lavoro e dei lavoratori in agricoltura, è istituita in via sperimentale per gli anni 2015 e 2016, presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), la «Rete del lavoro agricolo di qualità», di seguito denominata «Rete», quale supporto telematico rivolto a promuovere l'incontro fra domanda e offerta nel mercato del lavoro agricolo e a facilitare il contrasto del lavoro sommerso e illegale. 2 Alla Rete di cui al comma 1 possono iscriversi i datori di lavoro che assumono manodopera agricola, previa sottoscrizione di una dichiarazione di responsabilità in cui attestano di rispettare i contratti collettivi, la legislazione sociale e del lavoro, le disposizioni in materia di contribuzione previdenziale e assicurativa, nonché le normative sulla sicurezza, e i lavoratori che intendono reperire occupazione in agricoltura, con modalità di iscrizione da definire a cura della Commissione di cui all'articolo 9- sexies , comma 3, del decreto-legge 1º ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, cui è demandato il coordinamento della Rete. 3 A favore dei datori di lavoro iscritti alla Rete che effettuano assunzioni di lavoratori iscritti alla Rete stessa, è riconosciuto un credito d'imposta pari ad euro 2 per ogni giornata di lavoro, attestata dagli organi di controllo con le modalità definite nell'ambito della Commissione di cui all'articolo 9- sexies , comma 3, del decreto-legge 1º ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608. 4 Con il decreto di cui al comma 1 sono definite, nel rispetto delle disposizioni europee in materia di aiuti di Stato di cui al regolamento (UE) n. 1408/2013, della Commissione, del 18 dicembre 2013, le modalità di concessione del credito d'imposta di cui al comma 3, nel limite massimo di spesa di 25 milioni di euro all'anno per gli anni 2015 e 2016. Al relativo onere, pari a 25 milioni di euro per gli anni 2015 e 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per lo sviluppo e la coesione di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, come rideterminato dall'articolo 1, comma 6, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. 5 La Rete di cui al comma 1 si avvale per il suo funzionamento delle risorse umane e strumentali messe a disposizione dall'INPS, nell'ambito delle proprie risorse previste a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 6 Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome adeguano, qualora necessario, le proprie disposizioni in materia al fine di prevedere per i datori di lavoro beneficiari a qualsiasi titolo di fondi dell'Unione europea l'obbligo di presentare il documento unico di regolarità contributiva ai sensi della normativa vigente. 11 (Prevenzione e risarcimento dei danni da fauna selvatica) 1 Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome adeguano i piani faunistico-venatori di cui all'articolo 10 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, provvedendo all’individuazione nel territorio di propria competenza delle aree nelle quali, in relazione alla presenza o alla contiguità con aree naturali protette istituite ai sensi della legge 6 dicembre 1991, n. 394, o con zone caratterizzate dalla localizzazione di produzioni agricole particolarmente vulnerabili, è fatto divieto di allevare e introdurre la specie cinghiale (Sus scrofa) a fini venatori e di ripopolamento. 2 A decorrere dall'anno 2015 è istituito nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali un apposito Fondo specificamente riservato alla prevenzione e al risarcimento dei danni arrecati alla produzione agricola dalla fauna selvatica. 3