[pronunce]

che la Corte di cassazione, annullando sul punto la sentenza di appello impugnata, aveva ritenuto utilizzabili gli accertamenti tecnici «disposti dalla Procura della Repubblica per la individuazione di tracce del DNA sui prelievi che i CC, previa ispezione disposta dalla stessa Procura sui luoghi teatro del delitto, avevano effettuato il 5 novembre 2012»; che il giudice rimettente ritiene che a tali prelievi, per le loro particolari caratteristiche, dovrebbero applicarsi le garanzie stabilite dall'art. 360 cod. proc. pen. per gli accertamenti tecnici non ripetibili e ha sospettato di illegittimità costituzionale questa norma perché non lo prevede; che l'Avvocatura generale dello Stato ha eccepito l'inammissibilità della questione perché il giudice di rinvio deve uniformarsi «al principio di diritto espresso dalla Suprema Corte di Cassazione, [...] essendosi poi, tra l'altro, sul punto, [formato] anche giudicato interno»; che l'eccezione è priva di fondamento, perché, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, se è vero che il giudice di rinvio è tenuto ad applicare la norma nel senso indicato dalla Corte di cassazione, è anche vero che nel farne applicazione il giudice non può non essere legittimato ad eccepire l'illegittimità costituzionale, dato che la norma alla quale si riferisce il principio di diritto affermato dalla Corte di cassazione deve essere ulteriormente applicata nel giudizio di rinvio (sentenze n. 293 del 2013 e n. 204 del 2012); che nel caso in esame, a quanto si desume dall'ordinanza di rimessione, la Corte di cassazione, diversamente dal giudice di appello, ha ritenuto che il prelievo di materiale biologico costituisce un atto di indagine rimesso alla polizia giudiziaria, e non un accertamento tecnico non ripetibile, sicché non può negarsi che il giudice di rinvio, nel valutare tale atto, sia legittimato a sollevare la questione di legittimità costituzionale diretta a estendere ad esso le garanzie difensive previste dall'art. 360 cod. proc. pen. per gli accertamenti tecnici non ripetibili; che la questione è, nondimeno, manifestamente inammissibile per altre ragioni; che infatti, come ha rilevato l'Avvocatura generale dello Stato, «l'ordinanza di rimessione adduce solo, ma non allega, le circostanze sulla base delle quali ritenere rilevante la questione dedotta», perché contiene una carente descrizione della fattispecie, che non consente di verificare se e in che misura la questione di legittimità costituzionale sollevata sia effettivamente rilevante nel giudizio a quo; che, come si evince dall'ordinanza di rimessione, il prelievo del materiale biologico è avvenuto nel contesto di un'ispezione che, unitamente al prelievo, è stata svolta con «un atto ispettivo "a sorpresa" [...] proprio al fine di evitare l'alterazione delle tracce del reato», atto che, come ha riconosciuto il giudice rimettente, è avvenuto in applicazione dell'art. 364, comma 5, cod. proc. pen. ; che per le caratteristiche dell'ispezione e del contestuale prelievo non era necessario l'avviso al difensore, perciò il giudice rimettente avrebbe dovuto chiarire quale garanzia difensiva nella specie sarebbe mancata; che la lacunosità della descrizione della fattispecie e, correlativamente, dell'indicazione delle ragioni della rilevanza della questione di legittimità costituzionale ne comportano la manifesta inammissibilità; che inoltre il giudice rimettente non precisa quali garanzie difensive, previste dall'art. 360 cod. proc. pen. , andrebbero estese all'acquisizione del materiale biologico e, più in particolare, non chiarisce se l'estensione dovrebbe riguardare tutta la procedura regolata dall'art. 360 cod. proc. pen. , ivi compresa la parte relativa alla nomina del consulente tecnico, al conferimento dell'incarico e alla riserva, riconosciuta all'indagato, di promuovere incidente probatorio; che quindi il thema decidendum è indeterminato, dando luogo ad un'ulteriore ragione di manifesta inammissibilità della questione. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 360 del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 24 e 111 della Costituzione, dalla Corte d'assise d'appello di Roma, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 marzo 2016. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente e Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 maggio 2016. Il Cancelliere F.to: Roberto MILANA