[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2000, n. 394 (Interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura), promosso con ordinanza emessa il 30 dicembre 2000 dal Tribunale di Benevento, iscritta al n. 153 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 10, 1a serie speciale, dell'anno 2001, nonché nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2000, n. 394, convertito, con modificazioni, in legge 28 febbraio 2001, n. 24, promossi con ordinanze emesse il 4 maggio 2001 dal Tribunale di Benevento e il 27 giugno 2001 dal Tribunale di Taranto, rispettivamente iscritte ai numeri 587 e 703 del registro ordinanze 2001 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 33 e 38, 1ª serie speciale, dell'anno 2001 e nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 28 febbraio 2001, n. 24 (Conversione in legge, con modificazioni, del dcereto-legge 29 dicembre 2000, n. 394, concernente interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura), promosso con ordinanza emessa il 18 marzo 2001 dal Tribunale di Trento, iscritta al n. 369 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti gli atti di costituzione di Scialpi Stefano, della Cassa rurale ed artigiana-Banca di credito cooperativo del Sannio-Calvi s.c. a r.l., del Mediocredito Trentino-Alto Adige s.p.a. e della Banca nazionale del lavoro s.p.a. nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 4 dicembre 2001 il giudice relatore Annibale Marini; Uditi gli avvocati Antonio Tanza e Bruno Inzitari per Scialpi Stefano, l'avvocato Antonio Baldassarre per la Cassa rurale ed artigiana-Banca di credito cooperativo del Sannio-Calvi s.c. a r.l., per Mediocredito Trentino-Alto Adige s.p.a. e per la Banca nazionale del lavoro s.p.a. e l'avvocato dello Stato Giorgio D'Amato per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 30 dicembre 2000, depositata il 2 gennaio 2001, il Tribunale di Benevento - nel corso di un procedimento di opposizione ad un decreto ingiuntivo emesso, in favore di un istituto di credito, per un credito derivante, a titolo di capitale ed interessi, da un contratto di mutuo stipulato in data 4 agosto 1994 - ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 47 e 77 della Costituzione, "questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge 28 dicembre 2000" [recte: decreto-legge 29 dicembre 2000, n. 394 (Interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura)]. Espone il rimettente, in punto di rilevanza della questione, di essere chiamato a decidere su un'istanza di sospensione della provvisoria esecuzione, fondata sull'eccezione di nullità sopravvenuta, ex art. 1815, secondo comma, del codice civile, della pattuizione relativa agli interessi, alla stregua dell'indirizzo giurisprudenziale espresso dalla Corte di cassazione nella sentenza 17 novembre 2000, n. 14899. Aggiunge che, se non fosse intervenuta la norma impugnata - secondo la quale, ai fini dell'applicazione dell'art. 1815, secondo comma, del codice civile, l'usurarietà degli interessi va valutata esclusivamente al momento della pattuizione - egli si sarebbe senz'altro adeguato, nelle decisioni sull'istanza degli opponenti e più in generale sulla successiva istruzione della causa, all'opposto principio di diritto sancito nella suddetta sentenza. Ciò posto, deduce nel merito che il citato art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 394 del 2000 sarebbe innanzitutto lesivo dell'art. 3 della Costituzione "in quanto ( ..... ) contraddittoriamente ed irragionevolmente riserva un ingiustificato trattamento di favore per le banche e gli altri enti creditizi che abbiano commesso usura a danno di coloro che in passato, indiscriminatamente sia prima sia dopo il marzo 1996, hanno contratto mutui alle condizioni dettate dal cartello bancario, i quali non possono più avvalersi delle disposizioni della legge n. 108/1996 e quindi della nullità delle clausole con le quali sono stati convenuti interessi usurari e consequenzialmente del disposto di cui agli artt. 1339 e 1815, comma 2, del codice civile". Ulteriore lesione del principio costituzionale di eguaglianza deriverebbe poi dalla efficacia retroattiva della norma, solo apparentemente di interpretazione autentica ma in realtà innovativa e contrastante con l'interpretazione della legge n. 108 del 1996 pacificamente accolta in giurisprudenza, così da costituire una sanatoria di rapporti di mutuo obiettivamente usurari. Per gli stessi motivi risulterebbe altresì violato l'art. 24 della Costituzione, restando leso il diritto alla tutela giurisdizionale di coloro i quali si sono opposti alle pretese degli istituti di credito "in base al diritto vigente all'epoca della domanda". La norma denunciata si porrebbe inoltre in contrasto con l'art. 47 della Costituzione, non tutelando il risparmio bensì l'interesse dei banchieri ed ostacolando l'accesso al credito ed alla proprietà della casa di abitazione, nonché con l'art. 77 della Costituzione per carenza assoluta dei presupposti di necessità ed urgenza giustificativi dell'emanazione dei decreti-legge. 1.1. - Si è costituita in giudizio la Cassa rurale ed artigiana-Banca di credito cooperativo del Sannio-Calvi s.c. a r.l., concludendo per "la manifesta inammissibilità e/o manifesta infondatezza e, in subordine, l'inammissibilità e/o infondatezza della questione". In una memoria depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica la parte deduce - a sostegno dell'eccezione di inammissibilità della questione - che le censure che il rimettente muove alla norma impugnata non si riferirebbero in realtà all'interpretazione autentica dell'art. 1815, secondo comma, codice civile - essendo già precedentemente evidente il riferimento di tale norma al solo momento della pattuizione di interessi - ma riguarderebbero esclusivamente gli effetti della norma stessa sulla diversa disposizione di cui all'art. 644 del codice penale, di cui il medesimo giudice non sarebbe chiamato a fare applicazione, nemmeno in via incidentale.