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I numeri sono più alti rispetto a quelli della programmazione e ciò ha comportato la necessità di portare una parte di rifiuti in altre Regioni, contravvenendo anche a quelle che sono le linee normative del decreto legislativo n. 152 del 2006. Quindi, i problemi ci sono. Il futuro è quello di dover potenziare le dotazioni impiantistiche e di rivedere la qualità della raccolta differenziata per procedere veramente verso gli obiettivi di riduzione del conferimento in discarica, come prevedono i documenti dell'economia circolare in Europa, al 10 per cento nel 2030. Accanto a questa analisi, che nessuno nasconde di dover fare e che mostra, quindi, la necessità di impostare una rinnovata pianificazione regionale per raggiungere gli obiettivi di cui dicevo, c'è poi tutta la questione riguardante la provincia di Terni e, in particolar modo, l'analisi della situazione del sito di interesse nazionale Terni Papigno, uno dei 39 siti di interesse nazionale di tutta Italia. Tale sito mette in luce le criticità di un luogo caratterizzato dalla presenza di insediamenti industriali e, principalmente, dell'acciaieria, che, necessariamente, ha condizionato la vivibilità di questo territorio, che poi è il mio. Su questo, urge la necessità di mettere in campo le iniziative per la salvaguardia di questo territorio che, tra l'altro, è un territorio caratterizzato da una qualità naturalistica d'eccellenza. Proprio in quell'ambito insiste la cascata delle Marmore, che è uno dei principali siti naturalistici mondiali. In questo senso, lì va coniugato il rapporto tra la grande industria, che è il cuore pulsante della storia ternana, l'acciaieria, e il tema della sostenibilità ambientale e della vita dei cittadini, che assume rilevanza prioritaria in questa fase. L'attività dell'acciaieria è connessa anche alla presenza della discarica di Villa Valle, che ha una forte incidenza dal punto di vista ambientale; una discarica che insiste in quell'area di cui parlavo prima, che si è caratterizzata per la vicenda della galleria del Tescino, che ha determinato infiltrazioni di acqua contaminata proprio nella parte sottostante la discarica. C'è poi il tema delle scorie dell'acciaieria, che però può essere anche un tema di sviluppo, nel senso che l'acciaieria ha presentato un progetto, che è alla base dell'autorizzazione ambientale rinnovata nel 2019, di riduzione delle scorie prodotte, attraverso un riutilizzo delle stesse. C'è un progetto di 60 milioni di euro, che dovrebbe ridurre in cinque anni del 25 per cento la quantità delle scorie prodotte dalla lavorazione dell'acciaio. È un qualcosa su cui il territorio punta molto. Il progetto, che è stato affidato a una società finlandese, la Tapojarvi, ha visto un rallentamento per gli effetti del Covid-19, ma è un punto di partenza determinante di quel territorio. Questo per dire che questa relazione consente di avere una rappresentazione plastica della situazione umbra. Io ritengo che la vicenda delle inchieste giudiziarie, che in qualche modo è alla base dell'istituzione di questa Commissione, è ben trattata nella stessa relazione, dove si evidenzia che non esistono collegamenti con la criminalità organizzata. Questo non significa che il tema dei controlli sia stato trattato in maniera perfetta, perché poi, all'interno della relazione stessa, vi sono dei documenti che evidenziano tale aspetto, come anche la testimonianza del sostituto procuratore di Perugia, il quale ha detto che, comunque, l'attività di controllo doveva essere fatta con una maggiore pregnanza e con una maggiore attenzione. Alla luce dell'analisi che emerge dalla relazione, però, non si evidenziano collegamenti con la criminalità organizzata. Questo non significa che tutto va bene, ma sminuisce l'aspetto che attiene alla vicenda giudiziaria che, in qualche modo, è sullo sfondo della relazione. La Commissione d'inchiesta, infatti, nasce anche dalle vicende che hanno riguardato Gesenu, la società che gestiva lo smaltimento dei rifiuti a Perugia, e la vicenda della Val Nestore. Non c'è dubbio, però, che la base della nostra riflessione deve essere che la questione giudiziaria compete alle aule dei tribunali. L'autonomia della magistratura farà il suo corso e deciderà se i comportamenti sono stati o meno illeciti. Quello che deve fare la politica è utilizzare questi dati per costruire una pianificazione regionale e il Governo, in questo senso, può dare un impulso per quanto riguarda il ruolo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sulle questioni che gli competono. Non vi è dubbio, però, che la pianificazione e la programmazione della gestione del ciclo dei rifiuti spettino alla Regione, che nei prossimi mesi dovrà costruire un piano che tenga conto della situazione attuale e di quelli che devono essere gli obiettivi futuri. Credo che su questo la politica tutta debba essere pronta a fare una riflessione comune. Mi auguro che l'esito di questo dibattito produrrà una condivisione di un minimo di ragionamento che possa essere utile alla Regione Umbria per impostare le politiche sul ciclo dei rifiuti per i prossimi anni. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo è un momento estremamente importante per la mia Regione - l'Umbria - con un passaggio parlamentare per una relazione corposa, approfondita e strutturata in maniera molto puntuale. Farò un discorso generale non essendo membro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, ma semplicemente chiamato in causa come cittadino umbro. L'Umbria si caratterizzava e si caratterizza ancora per uno slogan che l'ha accompagnata per tanti anni, che è quello di «cuore verde d'Italia». L'Umbria è stata sempre una Regione particolare perché, pur essendo al centro della penisola e non avendo sbocco al mare, ha trovato in questa conformazione green naturale una collocazione ben precisa, che sta mantenendo anche in questo periodo e che, all'uscita - speriamo - dall'emergenza Covid è uno dei punti di forza sui quali l'Umbria sta puntando («Umbria cuore verde d'Italia» e «Umbria bella e sicura»). Questa grande attitudine alla tutela ambientale ha fatto sì che nei cittadini umbri ci sia una grande attenzione all'ambiente e alla natura che ci circonda. Dico questo perché - purtroppo - l'Umbria vanta un primato negativo, in quanto proprio dai nostri territori è partita la prima inchiesta sui rifiuti e sull'inquinamento. Era il lontano 2002 quando partì quella che è stata certificata come la prima inchiesta su un disastro ambientale, riguardante la cittadina di Trevi e lo sversamento di liquami velenosi nel fiume Clitunno. Questa è una storia negativa, però determinata - secondo me - dalla grande attenzione del popolo umbro verso la tutela della natura e delle risorse naturali. Nel corso degli ultimi anni abbiamo fatto un grande dibattito anche nelle Aule parlamentari e ciò che sta emergendo anche in questi giorni è sicuramente la necessità di un nuovo paradigma nella gestione dei rifiuti e dell'ambiente. Dico questo perché adesso ci troviamo probabilmente a un punto di svolta, anche per quanto riguarda la mia carriera di attivismo e politica. Noi parliamo di strategia rifiuti zero (la famosa zero waste ) ormai dal 2008 e forse anche da qualche anno prima.