[pronunce]

Secondo la regione ricorrente, la disciplina introdotta dal decreto impugnato contrasterebbe con gli artt. 5, 76, 117 e 118 della Costituzione, in quanto escluderebbe ingiustificatamente le regioni da ogni partecipazione nei luoghi decisionali, nelle procedure e nei luoghi consultivi della SACE, nonché dalla regolamentazione e dalla gestione degli interventi di sostegno all'internazionalizzazione del sistema produttivo, in assenza o anche in violazione di principi e criteri direttivi stabiliti dalla legge delega 15 marzo 1997, n. 59. Il prospettato contrasto risulterebbe confermato, ad avviso della ricorrente, anche sulla base delle disposizioni del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che prevedono il conferimento alle regioni di funzioni e compiti inerenti al commercio con l'estero e, in particolare, inerenti alla concessione di agevolazioni e benefici di qualsiasi genere all'industria. 2. - Il ricorso è inammissibile. Va premesso che nella giurisprudenza della Corte costituzionale è costante l'affermazione che nei giudizi in via principale la questione di legittimità costituzionale deve essere definita nei suoi precisi termini e adeguatamente motivata, al fine di rendere possibile l'inequivoca determinazione dell'oggetto del giudizio e la verifica della fondatezza dei dubbi di costituzionalità sollevati, nonché della sussistenza in concreto dell'interesse a ricorrere (cfr. sentenze n. 264 del 1996, n. 261 del 1995, n. 150 del 1993, n. 49 del 1991). Ciò premesso, non può ritenersi che l'onere di definizione della questione e di relativa motivazione sia stato adeguatamente assolto nel ricorso introduttivo del presente giudizio, nel quale la Regione Lombardia ha impugnato, sostanzialmente sotto il profilo della generica carenza di partecipazione regionale agli organi ed agli interventi ivi previsti, l'intero testo del decreto legislativo n. 143 del 1998, senza però contestare in modo specifico singole disposizioni, neppure quelle di carattere più generale e tali da irradiare i propri eventuali vizi sul complessivo testo legislativo (sentenza n. 49 del 1991). Né può valere in tal senso la denuncia, peraltro da considerare a titolo esemplificativo, di un'unica disposizione - l'art. 4, comma 10, del decreto - proprio perché, riguardando tale disposizione un oggetto del tutto particolare, quale è la composizione del comitato consultivo della SACE, la prospettata censura non appare certo estensibile all'intero decreto, anche perché la stessa ricorrente espressamente afferma che "non è l'istituzione della SACE che la Regione Lombardia contesta al fine di un'eventuale frammentazione delle sue competenze fra regioni e province speciali". Una contestazione specifica, invece, sarebbe stata tanto più necessaria per un duplice ordine di considerazioni: perché il decreto impugnato non costituisce un corpo normativo unitario -recando disposizioni attinenti sia all'organizzazione ed al funzionamento della SACE (artt. 1-13), sia alla disciplina del finanziamento e dell'assicurazione dei crediti all'esportazione (artt. 14-19), sia alle misure per favorire l'internazionalizzazione delle imprese italiane (artt. 20-25) e perché l'art. 1, comma 3, lettera a), della legge n. 59 del 1997 esclude espressamente dal conferimento alle regioni le funzioni ed i compiti riconducibili al commercio estero. Proprio in ragione di tale eterogeneità di contenuti normativi del decreto impugnato e della riserva allo Stato della predetta materia, sulla regione ricorrente gravava in modo particolare l'onere di individuare con la massima precisione possibile norme e profili da sottoporre al vaglio della Corte, definendo così con esattezza il petitum anziché dolersi in maniera del tutto generica che "alle regioni non sia riconosciuta alcuna partecipazione nei luoghi decisionali, nelle procedure e nemmeno... nei luoghi consultivi del[la] SACE". Tanto più che la stessa ricorrente ritiene indubitabile che le funzioni che il medesimo Istituto è chiamato a svolgere abbiano rilievo unitario e che sia pertanto "opportuno che siano svolte, anche a tutela del sistema imprenditoriale italiano, da un soggetto unico ed unitario". La genericità delle doglianze, non consentendo di individuare esattamente quali e sotto quale specifico profilo sarebbero, nella specie, le competenze regionali violate, né quale sia l'interesse concreto della regione ricorrente, qualificato, nei giudizi in via principale, dalla finalità di ripristinare l'integrità delle proprie competenze lese da norme statali (ex plurimis, sentenze n. 171 del 1999, n. 244 del 1997, n. 25 del 1996), induce pertanto ad una pronuncia di inammissibilità del ricorso.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143 (Disposizioni in materia di commercio con l'estero, a norma dell'articolo 4, comma 4, lettera c) e dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59), sollevata, in riferimento agli articoli 5, 76, 117 e 118 della Costituzione, dalla Regione Lombardia con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 marzo 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Capotosti Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 10 aprile 2001.