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Per questi motivi, poiché abbiamo avuto diversi soggetti intercettati e nel corso di quelle intercettazioni è stato in maniera indiretta ascoltato il senatore Cesaro, abbiamo preso soltanto quelle che verosimilmente erano assolutamente casuali, ma con un criterio di verosimiglianza che è molto vicino alla certezza. Infatti, la prima intercettazione è sicuramente casuale; e se un'altra telefonata è dell'indomani, è evidente che non c'è stato il tempo di verificare l'identità del soggetto che dialoga. Mentre, della corposa richiesta formulata dal giudice per le indagini preliminari, abbiamo escluso tutte quelle per le quali sicuramente chi ascoltava era a conoscenza dell'identità del dialogante o comunque avrebbe avuto la possibilità di conoscerne l'identità. Per questi motivi, abbiamo deliberato di concedere l'autorizzazione all'utilizzo di sei intercettazioni, ossia quelle del 21 e del 22 ottobre 2016, captate sull'utenza e a bordo dell'autovettura di Luigi Vergara, nonché le intercettazioni del 1° dicembre 2016, a bordo dell'auto di Francesco Di Spirito, ed inoltre quella del 27 giugno 2017 - come vedete, c'è sempre un lasso di tempo notevole - sull'utenza di Francesco Di Lorenzo. Abbiamo quindi ritenuto di negare l'autorizzazione per tutte le altre intercettazioni. PRESIDENTE . Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore della proposta del relatore, del resto abbiamo votato a favore anche in Giunta, perché riteniamo equilibrata e fondata la proposta del senatore Cucca. In sostanza si tratta di autorizzare soltanto sei delle 21 conversazioni intercettate, perché soltanto su queste vi è la prova che si tratta davvero di intercettazioni casuali, occasionate da circostanze che gli inquirenti non potevano prevedere al momento in cui le hanno effettuate. Per tutte le altre 15 c'è invece la ragionevole certezza che, in realtà, nel momento in cui sono state effettuate, gli inquirenti erano già perfettamente in grado di sapere che stavano ascoltando le conversazioni di un parlamentare, in violazione della Costituzione. Per queste ragioni esprimeremo un voto favorevole. ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, colleghi, intervengo su questo specifico caso e anticipo che le argomentazioni di questa dichiarazione di voto valgono, per relationem , anche per il caso seguente. Come è stato ben esposto, in entrambi i casi la Giunta e ora l'Assemblea del Senato esercitano pienamente il ruolo loro attribuito, volto cioè ad individuare se, come e quando sono utilizzabili intercettazioni ottenute indirettamente. Abbiamo esattamente esercitato questo ruolo, valutando la casualità dell'intercettazione ed escludendo dall'utilizzazione quelle comunicazioni in cui ormai era chiaro l'obiettivo dell'indagine. Quindi, il nostro voto sarà convintamente favorevole, cogliendo così un'altra occasione per ribadire una valutazione necessaria, seria e obbligatoria su quello che è, nasce e deve rimanere null'altro che un mezzo di prova, niente di più e niente di meno. Penso che l'esercizio di questo ruolo, per il Parlamento, sia importante e coinvolga importanti prerogative, ma sia anche un esercizio dentro le regole del codice di procedura penale e, naturalmente, della Costituzione. PAROLI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAROLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, noi riteniamo invece, con grande rispetto per il senatore Cucca, che è ben consapevole della mia stima, che la Giunta nel suo complesso abbia deciso, con una relazione corretta, di seguire un iter e una prassi che sono effettivamente ormai consuetudine dei lavori della Giunta e dell'Assemblea. Anche di fronte a una relazione corretta, riteniamo però che l'applicazione pedissequa della prassi parlamentare non ci aiuti a interpretare correttamente le prerogative inerenti l'articolo 68 della Costituzione. Ruberò pochi minuti, ma è importante che l'Assemblea e i colleghi senatori pongano questo tema al centro della propria attenzione, perché è come se ci trovassimo di fronte ad una situazione per cui, come si usa dire in termini medici, l'operazione è riuscita, ma il paziente è morto. Dobbiamo essere consapevoli che le intercettazioni indirette sono prassi solo in Italia. All'estero non esistono assolutamente questo istituto e questa consuetudine. I parlamentari non sono intercettabili senza l'autorizzazione della Camera cui appartengono: punto e basta. Questo è un caso limite, ma, effettivamente, la stessa fattispecie si può estendere ed applicare, non a tutti i casi, ma a tanti casi. Dobbiamo essere consapevoli che il dettato costituzionale viene aggirato. Noi non possiamo far finta di nulla. È vero che la Corte costituzionale, in un'evoluzione della propria giurisprudenza, ha introdotto questo meccanismo, ma è anche vero che, nell'ultima significativa decisione della Corte, del 2013, laddove si trattava di intervenire in quello che è stato definito il caso "trattativa Stato-mafia", che vedeva coinvolto l'onorevole Napolitano, nella figura di Presidente della Repubblica, e l'onorevole Mancino, in quel caso intercettabile poiché non più parlamentare, in quel caso la Corte ha dato come indicazione, non solo la non utilizzabilità delle intercettazioni per quanto riguardava il presidente della Repubblica Napolitano, ma anche delle stesse intercettazioni, poiché intervenute con Napolitano, dell'ex onorevole Mancino. In più, in quella decisione, la Corte ordinava la distruzione di tutti i tabulati e quindi di tutte le intercettazioni. Questa era l'applicazione corretta dell'articolo 68 estesa al Presidente della Repubblica. Colleghi, dobbiamo anche essere coscienti del fatto che il Presidente della Repubblica non ha una tutela con prerogative all'interno della Costituzione, mentre i parlamentari sì. Quindi, in questo caso, chi dovesse obiettare che si trattava del Presidente della Repubblica, deve essere anche consapevole che la tutela al Presidente della Repubblica si desume, si evince, è una conseguenza. In sostanza, stiamo autorizzando, qui come in altre situazioni, intercettazioni indirette, che non dovrebbero avere casa, che non dovrebbero esistere. Quando viene intercettato un parlamentare, l'intercettazione non è utilizzabile: punto e basta. In particolare, bene ha detto il collega Cucca: è consuetudine fare in modo che, se l'intercettazione indiretta si ritiene casuale, allora può essere utilizzata. Si autorizza la prima intercettazione, la prima richiesta, e si negano le altre. Il caso del collega Cesaro è un caso limite, anche perché le intercettazioni casuali in questa fattispecie sono intercettazioni su ben tre utenze diverse. Colleghi, credo che la casualità in questo caso proprio non esista.