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non siamo un incidente - Sassoli ripeteva sovente - «ma figli e nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l'antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia. Se siamo europei è anche perché siamo innamorati dei nostri Paesi». Questi i principi che hanno guidato la sua Presidenza del Parlamento europeo in uno dei momenti più critici della storia. Con Sassoli perdiamo un sincero democratico, un antifascista convinto che credeva, come crediamo noi, in un nuovo modello sociale che investe sui beni comuni come la salute, l'istruzione e l'ambiente, e che promuove la giustizia e l'uguaglianza. Sassoli prima dell'impegno politico è stato un giornalista, un grande giornalista del servizio pubblico, ed anche dal banco più alto del Parlamento europeo ha continuato a ricordare il valore prezioso dell'informazione e del lavoro dei giornalisti, ammonendo sempre sui rischi che incombono sulle nostre democrazie quando la libertà di informazione viene compressa o messa a rischio. Creando trasparenza - ha scritto David - il giornalismo permette agli elettori di prendere decisioni informate. «Proteggere e sostenere i giornalisti è nell'interesse vitale delle società democratiche»: un insegnamento che dovrebbe mobilitare le nostre coscienze per rimuovere tutte quelle anomalie che anche in Italia turbano la libertà di stampa, dai conflitti d'interesse alle intimidazioni ai giornalisti, cui assistiamo ogni giorno anche con il proliferare dell'aberrante fenomeno delle liti e, insieme, con le insistenti minacce. Ma Sassoli è stato soprattutto - e per questo oggi mi piace ricordarlo - un politico di rara sensibilità istituzionale. Il suo mandato di Presidente del Parlamento europeo stava per scadere e lui, in un mondo in cui si sgomita per conservare rendite e posizioni di potere, aveva deciso di passare il testimone. «Il fronte europeista rischierebbe di dividersi e sarebbe andare contro la mia storia, le nostre convinzioni, le nostre battaglie. Non posso permetterlo», aveva per tempo annunciato. Questo profondo senso del dovere, che in Sassoli porta a mettere da parte il punto di vista e l'interesse personale per privilegiare ciò che serve al buon funzionamento delle istituzioni e del bene comune, interpella tutti noi oggi, come rappresentanti delle Istituzioni alle prese con il dovere di fronteggiare, governare, risolvere insieme le emergenze nelle quali i cittadini sono immersi. Ci interpella tutti su cosa è necessario per il bene dei cittadini e per mettere in sicurezza il Paese, che ha bisogno di stabilità e di una guida sicura, per assicurare le quali sono indispensabili tutte le risorse più preziose di cui la Repubblica dispone - come David sembra dirci adesso, in quest'Aula e tra questi banchi - anche a costo di sacrificare interessi e sensibilità personali che spingerebbero a scelte o disimpegni che, per quanto motivati e nobili, questo Paese non si può permettere. «Il periodo del Natale» - dicevi, caro David, nel tuo videomessaggio in occasione delle ultime feste - «è il periodo della nascita della speranza, e la speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo contro tutte le ingiustizie». Davanti al grido di dolore che sale ogni giorno dai nostri concittadini e fratelli, da ogni angolo delle nostre città e comunità, del Continente, del mondo intero; davanti allo strazio di disperati che migrano e trovano sul loro cammino quei muri che alziamo ai nostri confini, nella voglia che ci lasci di combattere tutte le ingiustizie, ricorderemo il tuo augurio, l'augurio alla tua e alla nostra speranza, perché sia Natale ogni giorno nei nostri cuori e nel nostro impegno politico. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, professor Mario Draghi. Ne ha facoltà. DRAGHI, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, i primi ricordi che mi vengono in mente di David Sassoli sono il suo garbo, la sua umanità, il suo altruismo, la passione per la professione giornalistica che lo ha reso uno dei volti più noti e amati fra tutti gli italiani, lo spirito civico e la capacità di ascolto che lo hanno guidato nel suo percorso politico e lo hanno fatto rispettare, tanto dai compagni di partito, quanto dagli avversari. Ma, a nome del Governo e mio personale, voglio ricordare Sassoli soprattutto come italiano e protagonista al servizio dell'Europa, delle sue istituzioni, dei suoi cittadini. Da Presidente del Parlamento europeo la sua rara capacità di combinare idealismo e mediazione lo ha reso protagonista di uno dei periodi più difficili della storia recente; una voce attenta e autorevole a difesa dei valori europei e dei diritti dei più deboli. Nei discorsi Sassoli ha disegnato la sua Europa, rappresentativa, efficace, solidale. Per Sassoli le istituzioni europee devono prima di tutto essere - sono le sue parole - vicine ai cittadini e progredire con il dialogo e il confronto. È il Parlamento il luogo di questo dialogo, di questo confronto; è in Parlamento che l'Europa cresce e si rafforza ed è in Parlamento che si promuove - di nuovo le sue parole - la democrazia, il multilateralismo, la cooperazione di fronte alla tentazione del populismo e dell'autoritarismo, soprattutto durante una crisi sanitaria ed economica come quella che ancora stiamo vivendo. Sassoli voleva un'Europa capace di raggiungere risultati, anche immediati, di proteggere i suoi cittadini, di promuovere il loro benessere, di aiutarli a costruire il proprio futuro. Sassoli non ha mai smesso di rivendicare i risultati conseguiti in questi anni, dall'accordo sulla Brexit alle misure ambiziose a difesa dell'ambiente, alla lotta comune alla pandemia, alla creazione del programma Next generation EU e alla stesura dei Piani nazionali di ripresa e resilienza. «Uno sforzo di programmazione straordinario» - lo ha definito - «al quale deve seguire un'attuazione molto attenta nel rispetto delle priorità che abbiamo concordato insieme». Per Sassoli questi sforzi debbono avere come vero obiettivo la costruzione di un'Europa sociale, attenta alle esigenze dei lavoratori e dei più deboli. «Il progetto europeo che vogliamo costruire - ha detto - deve concentrarsi sulla lotta alla povertà e sulla riduzione delle diseguaglianze, deve occuparsi della dignità delle persone, come dei migranti che cercano di arrivare in Europa e verso cui l'Unione europea deve mettere in campo politiche comuni che non lascino soli i Paesi di frontiera». «I valori a noi cari non sono indistruttibili», ci ha ricordato Sassoli in un suo discorso recente. Nella sua vita David li ha custoditi, difesi, promossi. Ora tocca a tutti noi continuare a farlo. (Applausi) . PRESIDENTE. Ringrazio il presidente Draghi e tutti coloro che sono intervenuti. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino al 18 gennaio. Nella seduta di oggi saranno discusse le ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri. L'ordine del giorno della seduta di domani prevede la discussione fino alla sua conclusione del decreto-legge sul green pass rafforzato. A tal fine, la seduta non prevede orario di chiusura.