[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 15, comma 2, e 17, commi 2 e 3, del d.P.R. 15 luglio 1988, n. 574 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di uso della lingua tedesca e della lingua ladina nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e nei procedimenti giudiziari), modificati rispettivamente dagli artt. 2 e 4 del decreto legislativo 29 maggio 2001, n. 283 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige concernenti modifiche e integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574, in materia di processo penale e di processo civile, nonché in materia di assegnazioni di sedi notarili, e in materia di redazione in doppia lingua delle etichette e degli stampati illustrativi dei farmaci), promosso con ordinanza del 30 gennaio 2004 dal Tribunale di Bolzano – sezione distaccata di Merano, nel procedimento penale a carico di S.E., iscritta al n. 65 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 9, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di costituzione di S.E. e di N.C., nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 26 settembre 2006 il Giudice relatore Gaetano Silvestri; uditi l'avvocato Francesco Coran per S.E. e l'avvocato dello Stato Raffaele Tamiozzo per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che il Tribunale di Bolzano – sezione distaccata di Merano, in composizione monocratica – con ordinanza del 30 gennaio 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 15, comma 2, e 17, commi 2 e 3 [con erronea indicazione nel dispositivo dei commi 1 e 2], del decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di uso della lingua tedesca e della lingua ladina nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e nei procedimenti giudiziari), come modificati dagli artt. 2 e 4 del decreto legislativo 29 maggio 2001, n. 283 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige concernenti modifiche e integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574, in materia di processo penale e processo civile, nonché in materia di assegnazione di sedi notarili, e in materia di redazione in doppia lingua delle etichette e degli stampati illustrativi dei farmaci), in riferimento agli artt. 6, 24 e 97 della Costituzione; che nel giudizio a quo, secondo quanto riferito dal rimettente, si procede per delitto di calunnia a carico di un cittadino di madre lingua tedesca, il quale, con dichiarazione resa in data 4 ottobre 2000, ha scelto di essere processato in lingua italiana, avendo nominato difensore di fiducia anche un legale di madre lingua italiana; che, in applicazione delle disposizioni impugnate, la scelta compiuta dall'imputato impone la celebrazione del processo in lingua italiana, sebbene anche la parte civile, oltre alla quasi totalità delle persone indicate come testi, appartengano al gruppo linguistico tedesco, con l'ulteriore conseguenza della necessaria presenza di un interprete per la traduzione contestuale, al fine di garantire alle parti ed ai testi di esprimersi nella lingua madre, ed assicurare altresì, a tutti gli interessati, la comprensione del processo; che, a parere del rimettente, la predetta normativa, là dove rimette alla volontà dell'imputato la scelta della lingua del processo, senza tenere conto del gruppo linguistico cui l'imputato stesso appartiene, conduce a risultati incongrui sotto il profilo della effettività della tutela della minoranza linguistica, tutte le volte in cui – come nel caso di specie – la scelta dell'imputato discenda dalla circostanza che il difensore di fiducia non abbia conoscenza della lingua tedesca; che, in tali casi, i diritti della minoranza linguistica risulterebbero sacrificati alle sole esigenze del difensore di fiducia dell'imputato, posto che tutta l'attività di traduzione degli atti processuali sarebbe finalizzata non già alla tutela del cittadino appartenente alla minoranza linguistica, bensì a sopperire alla mancata conoscenza della lingua madre dell'imputato da parte del predetto difensore, con l'ulteriore vulnus al diritto di difesa, in quanto l'imputato sarebbe processato in una lingua diversa dalla propria; che, inoltre, il giudice a quo evidenzia come il criterio soggettivo adottato dal legislatore contrasti anche con la previsione contenuta nell'art. 16, comma 2, del d.P.R. n. 574 del 1988 – come modificato dall'art. 3 del d.lgs. n. 283 del 2001 –, la quale consente al difensore di fiducia di esprimersi nella sua lingua madre, disponendo che le eccezioni e le difese siano tradotte nella lingua del processo; che, secondo il rimettente, tale previsione presupporrebbe la conoscenza «quanto meno passiva», da parte del difensore di fiducia, della madrelingua del suo assistito, tale da permettergli di approntare una difesa adeguata, fermo restando l'obbligo di usare la lingua delle parti e dei testi all'atto dell'escussione avvalendosi dell'interprete; che, infine, la situazione delineata violerebbe il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, atteso che le carenze linguistiche della difesa di fiducia verrebbero colmate a spese dello Stato, con riferimento sia all'onere derivante dall'attività dell'interprete sia alla maggiore durata del processo; che il giudice a quo, pertanto, sollecita la sostituzione del criterio soggettivo, nel quale la scelta della lingua del processo si rivela strumentale alle esigenze «personalissime» della difesa, con quello oggettivo, ancorato al gruppo linguistico di appartenenza dell'imputato, in applicazione del concetto di «lingua presunta», già recepito dall'art. 100, terzo comma, del d.P.R. n. 670 del 1972 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), per disciplinare l'ipotesi in cui l'imputato non effettui alcuna scelta, nonché dall'art. 18-ter del decreto del Presidente della Repubblica n. 574 del 1988, per la nomina del difensore d'ufficio o del sostituto del difensore, ai sensi dell'art. 97, comma 4, cod. proc. pen. ; che il rimettente giudica la questione rilevante osservando come, nel caso di accoglimento della questione, il giudizio principale dovrebbe essere celebrato in lingua tedesca, essendo questa la lingua delle parti e dei testi, mentre il difensore di fiducia di madrelingua italiana – al quale l'art. 16, comma 2, del d.P.R. n. 574 del 1988, garantisce la possibilità di esprimersi nella sua lingua – potrebbe seguire lo svolgimento del processo facendosi assistere da un interprete, a spese dell'imputato;