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Evidenzia che l'indennità dei sindaci e degli amministratori locali è interamente assoggettata a tassazione sul reddito, quindi, a differenza di quanto accade per le cariche regionali adottate come riferimento, cui sono corrisposte sia voci indennitarie, tassate, sia voci di rimborso, non tassate, l'importo che viene a determinarsi è da intendersi come lordo. Per fare alcuni esempi concreti, se oggi un sindaco di un Comune fino a 3.000 abitanti percepisce 1.659,38 lordi per dodici mensilità (a seguito dell'incremento disposto, per questi soli Comuni, dal decreto-legge n. 8 del 2017) e un sindaco di un Comune fino a 5.000 abitanti percepisce 1.952,21 lordi, a seguito della riparametrazione proposta la retribuzione sarà pari, per entrambi, a 2.800 euro lordi. Per i Comuni da 10.001 e 30.000 abitanti si passerebbe dagli attuali 2.788,87 euro a 3.920 euro. Per i sindaci dei Comuni capoluogo di provincia l'indennità viene fissata, indipendentemente dalla popolazione, a 10.080 euro lordi, mentre per i Comuni capoluogo di Regione si prevedono 12.420 euro lordi. Da notare che, secondo la disciplina attuale, il sindaco di un Comune superiore ai 500.000 abitanti percepisce 7.018,65 lordi mensili. L'articolo 2 quantifica i maggiori oneri in 220 milioni di euro annui, e vi provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo di riserva per le spese impreviste di cui all'articolo 28 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Anche il disegno di legge n. 2266, d'iniziativa del senatore La Russa, condivide lo spirito e le finalità del testo già illustrato e interviene del pari sull'articolo 82 del testo unico degli enti locali. Se ne differenzia invece per i parametri utilizzati per incrementare l'indennità dei sindaci. Da un lato, propone l'introduzione di un criterio di equiparazione tra le indennità spettanti ai sindaci delle città metropolitane e quelle dei membri del Parlamento. Dall'altro, prevede un incremento generalizzato, nella misura del 20 per cento, delle indennità spettanti ai sindaci degli altri Comuni italiani. L'articolo 1 modifica l'articolo 82 del TUEL nel senso appena indicato. L'articolo 2 ha ad oggetto la copertura finanziaria e istituisce, presso il Ministero dell'intero, un fondo con una dotazione di 10 milioni di euro annui. Alla luce dell'identità di oggetto, propone di esaminare congiuntamente i due disegni di legge. La Commissione conviene. Il senatore AUGUSSORI ( L-SP-PSd'Az ) segnala che anche il Gruppo della Lega, che peraltro ha sollecitato la calendarizzazione dei provvedimenti su tale argomento prima dell'estate, ha presentato, in materia, il disegno di legge n. 2361. Tuttavia, il testo è ancora all'esame del Servizio per la qualità degli atti normativi. Chiede pertanto che l'esame non prosegua prima della congiunzione di tale proposta. Il PRESIDENTE assicura che, data l'importanza della materia, sulla quale peraltro vi è un'attenzione trasversale di tutti i Gruppi, si provvederà alla congiunzione dell'esame di ulteriori disegni di legge, non appena questi saranno assegnati alla Commissione. Ovviamente, qualora dovessero svolgersi eventuali audizioni, queste riguarderebbero tutti i disegni di legge presentati sul medesimo argomento. Nel ritenere necessario lo svolgimento di un ciclo di audizioni informali, propone di fissare un termine per l'indicazione dei nominativi di soggetti da audire per le ore 10 di lunedì 13 settembre. La Commissione conviene. Il seguito della discussione congiunta è quindi rinviato. (2185) Modifica disciplina Corte dei conti DDL 2185 Modifiche alla disciplina relativa alla Corte dei conti a tutela del corretto riavvio del Paese (Discussione e rinvio) Il relatore BRESSA ( Aut (SVP-PATT, UV) ) riferisce sul disegno di legge in titolo, sottolineando che è stato sottoscritto da senatori appartenenti a cinque diversi Gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, ed è finalizzato a sviluppare la funzione consultiva della Corte dei conti, a razionalizzare il controllo preventivo e a rafforzare il controllo concomitante sugli atti di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Inoltre, intervenendo indirettamente anche sul tema della responsabilità amministrativo-contabile di funzionari e amministratori, la proposta intende creare i presupposti per l'adozione di atti legittimi, in modo da favorire il buon andamento della pubblica amministrazione e ridurre così il fenomeno della "paura della firma", che sempre più spesso finisce per rallentare il buon andamento delle amministrazioni. Si sofferma, quindi, sul merito del disegno di legge, che si compone di quattro articoli. L'articolo 1 prevede che le sezioni riunite della Corte dei conti in sede consultiva, a richiesta delle amministrazioni centrali e degli altri organismi di diritto pubblico nazionali, rendano pareri nelle materie di contabilità pubblica, su fattispecie di valore complessivo non inferiore a un milione di euro, e assicurino la funzione nomofilattica sull'esercizio della funzione consultiva da parte delle sezioni regionali di controllo. Prevede altresì che, a richiesta dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e delle Regioni, analoghi pareri siano resi anche dalle sezioni regionali di controllo. Lo stesso articolo inoltre esclude, in ogni caso, la gravità della colpa per gli atti gestionali pienamente conformi ai pareri resi. L'articolo 2 apporta alcune modifiche all'articolo 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20 in materia di controllo preventivo della Corte dei conti. Innanzitutto, si propone di aggiornare la definizione dell'articolo 3, comma 1, lettera g), della legge novellata, per estendere il controllo preventivo di legittimità a tutti i contratti di appalto delle amministrazioni dello Stato, siano essi di lavori, servizi o forniture, se di importo superiore alle soglie previste dall'articolo 35 del codice dei contratti pubblici. Vengono poi inseriti tre commi aggiuntivi allo stesso articolo della legge n. 20 del 1994. Il primo dimezza i termini per il controllo preventivo sui contratti delle amministrazioni dello Stato, prevede che questi abbiano carattere perentorio e che la procedura di controllo, qualora non si addivenga alla registrazione del provvedimento, deve essere conclusa con una specifica deliberazione.