[pronunce]

che è infondata l'eccezione, sollevata dalla difesa regionale, di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale per omessa indicazione del parametro di costituzionalità, perché - contrariamente a quanto dedotto - la Commissione tributaria ha posto esplicitamente al centro delle censure il superamento dei limiti di cui all'art. 36 dello statuto speciale, evocando tale parametro sia nella parte motiva che nella parte conclusiva dell'ordinanza, contenente la definitiva formulazione della questione di legittimità costituzionale; che, d'altra parte, la Commissione tributaria, nel valutare il trattamento fiscale al quale deve ritenersi sottoposto un contributo regionale erogato nell'anno 2000, muove dal presupposto interpretativo che la norma regionale censurata, in quanto volta a precisare la natura giuridica dei contributi regionali di cui si tratta, rivestirebbe natura interpretativa e sarebbe dotata di efficacia retroattiva; che, sebbene il tenore letterale dell'art. 76 potrebbe prestarsi ad una lettura in chiave di retroattività (i contributi «sono da intendersi»), tuttavia nel caso in esame una tale efficacia retroattiva non deriva né da una specifica ed esplicita previsione del testo normativo, né dalla natura di interpretazione autentica della norma stessa; che, in particolare, la disposizione oggetto della pretesa interpretazione legislativa era chiara, non presentava ambiguità e non risulta che - in epoca antecedente alla introduzione della norma censurata - il trattamento fiscale dei contributi regionali avesse dato luogo a contrasti interpretativi, tali da giustificare un intervento del legislatore (sentenze n. 210 e n. 103 del 2013; n. 78 del 2012; tutte in tema di leggi che si qualificano di interpretazione autentica); che, prima dell'introduzione della normativa censurata, l'assimilazione dei contributi regionali previsti dalla legge n. 3 del 1998 alle borse di studio disciplinate dall'art. 4 della legge n. 476 del 1984 non era possibile, perché i contributi regionali in questione erano riconducibili alla categoria dei redditi assimilati ai redditi di lavoro dipendente ed erano, pertanto, soggetti ad IRPEF, alla luce della inequivoca disposizione dell'art. 47, comma 1, lettera c), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), e oggi dell'art. 50, comma 1, lettera c), del medesimo testo unico; che, pertanto, la norma introdotta dall'art. 76 della legge n. 17 del 2004 ha carattere innovativo, con riferimento al trattamento fiscale dei contributi regionali previsti dall'art. 2 della legge n. 3 del 1998 e deve conseguentemente ritenersi destinata ad esplicare i suoi effetti solo dalla sua entrata in vigore; che tale interpretazione della norma censurata in chiave di irretroattività appare conforme anche ai princípi della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), in quanto essi, sebbene non costituiscano - neppure come norme interposte - parametro idoneo a fondare il giudizio di legittimità costituzionale di leggi statali, forniscono tuttavia i criteri guida per il giudice nell'interpretazione delle norme tributarie, anche laddove le stesse promanino dalle Regioni ad autonomia differenziata (sentenze n. 216 e n. 41 del 2008); che, infatti, poiché l'art. 3 della legge n. 212 del 2000 ha codificato nella materia fiscale il principio generale di irretroattività delle leggi, già stabilito dall'art. 12 delle disposizioni sulla legge in generale, anche sotto questo profilo occorre escludere l'applicabilità della norma regionale censurata agli anni di imposta precedenti alla sua entrata in vigore; che, invero, nel caso posto all'attenzione della Commissione tributaria regionale, l'erogazione del contributo regionale risulta avvenuta nel 2000, e dunque in epoca antecedente all'entrata in vigore della legge della Regione siciliana n. 17 del 2004; che la mancata considerazione nell'ambito dell'ordinanza di rimessione dei profili sopra evidenziati si risolve nel difetto di una plausibile motivazione in ordine alla rilevanza della questione, con conseguente manifesta inammissibilità della stessa; che l'inammissibilità della questione preclude in questa occasione l'esame del merito delle censure e dei consistenti dubbi di costituzionalità sollevati dalla disposizione impugnata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, commi 1 e 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 76 della legge della Regione siciliana 28 dicembre 2004, n. 17 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2005), sollevata, in riferimento all'art. 36 del Regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello Statuto della Regione siciliana), con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 febbraio 2014. F.to: Gaetano SILVESTRI, Presidente Giuliano AMATO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 marzo 2014. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI