[pronunce]

che, sotto i profili evidenziati, la disposizione censurata si porrebbe dunque in contrasto tanto con l'art. 3 Cost., che «impone di trattare in modo identico situazioni identiche rispetto alla disciplina di riferimento», quanto con l'art. 27, terzo comma, Cost., che impone di salvaguardare la finalità di prevenzione generale e speciale della pena. Considerato che, con la questione di costituzionalità sollevata, il Tribunale di Milano invoca una pronuncia additiva, la quale inserisca nell'elenco delle esclusioni oggettive dall'indulto concesso dalla legge 31 luglio 2006, n. 241 (Concessione di indulto) una ulteriore fattispecie criminosa (quella di cui all'art. 648-ter del codice penale, ove concernente proventi della produzione o del traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope): pronuncia che avrebbe, quindi, l'effetto di sottrarre i condannati per tale reato – quale l'istante nel giudizio a quo – alla fruizione del beneficio, modificandone in senso deteriore il trattamento; che all'adozione di una simile pronuncia osta, tuttavia, l'art. 25, secondo comma, della Costituzione, che nell'enunciare il principio della riserva di legge in materia penale, impedisce alla Corte non soltanto di creare nuove fattispecie criminose o di estendere quelle esistenti a casi non previsti, ma anche di incidere in peius sulla risposta punitiva o su aspetti comunque inerenti alla punibilità (ex plurimis, con riferimento alle cause di estinzione del reato, sentenze n. 324 e n. 65 del 2008, n. 317 del 2000; e della pena, ordinanza n. 297 del 1997): e ciò fatta eccezione per l'ipotesi – che non ricorre tuttavia nella specie – in cui il sindacato verta sulle cosiddette norme penali di favore (sentenza n. 394 del 2006, ordinanza n. 164 del 2007); che, a tal riguardo, è in effetti ben vero che l'indulto rappresenta una causa di estinzione della pena con caratteristiche peculiari, trattandosi di provvedimento di clemenza che, in deroga alla disciplina generale, sottrae eccezionalmente gli autori di fatti previsti dalla legge come reato all'applicazione, in tutto o in parte, delle sanzioni per essi stabilite; che l'indulto del 2006 è stato varato, in particolare – secondo quanto emerge dai lavori parlamentari – al fine di far fronte ad una situazione di sovraffollamento degli istituti penitenziari divenuta, per vari fattori, insostenibile e reputata dal legislatore non superabile, nell'immediato, con interventi alternativi: situazione che – come pure si legge nei lavori parlamentari – rischiava di rendere lo Stato inadempiente nell'attuazione dei principi costituzionali attinenti all'esecuzione della pena, quali, in specie, il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità e la finalità rieducativa (art. 27, terzo comma, Cost.); che, in tale ottica, la legge n. 241 del 2006 ha quindi concesso un indulto di ampia portata, sia in rapporto alla misura della pena condonata (tre anni per le pene detentive e diecimila euro per quelle pecuniarie) che all'area di applicazione, la quale abbraccia tutti i reati commessi sino al 2 maggio 2006, senza che neppure operino le limitazioni soggettive previste dall'art. 151, ultimo comma, cod. pen. ; che, pertanto, rispetto ai fatti criminosi commessi fino alla data dianzi indicata, la condonabilità della pena, entro i limiti stabiliti dal provvedimento del clemenza, è venuta comunque ad assumere la valenza di una regola generale: regola rispetto alla quale le esclusioni oggettive previste dall'art. 1, comma 2, della legge n. 241 del 2006 – e, fra esse, quella espressa al numero 26), relativa al riciclaggio, di cui il rimettente vorrebbe ampliare la portata – si atteggiano come eccezioni; che resta dunque confermata l'impraticabilità dell'intervento additivo richiesto dal giudice a quo; che la questione va dichiarata, pertanto, manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge 31 luglio 2006, n. 241 (Concessione di indulto), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Milano con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'1 aprile 2009. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 aprile 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA