[pronunce]

che, in effetti, il giudice a quo – che pure fa mostra d'essere a conoscenza che, relativamente alla questione in esame, «si è tentato da parte di taluni di effettuare una sorta di analogia […] equiparando la qualificazione di esecutività con quella di efficacia» – si limita apoditticamente ad affermare l'impraticabilità di tale diversa interpretazione, che, a suo dire, «appare non soddisfacente perché dettata sostanzialmente dall'esigenza di colmare una lacuna e riparare una disparità evidente tra i decreti che quantificano il contributo di mantenimento emessi dal tribunale per i minorenni in favore dei figli di genitori non coniugati e l'esecutività dei provvedimenti analoghi assunti dal tribunale civile ordinario per i figli di genitori coniugati»; che, così motivando – anche a prescindere dall'evidente paralogismo da cui pare affetta la radicale negazione (contrastante con quanto disposto dall'art. 12, secondo comma, delle disposizioni sulla legge in generale) della possibilità in materia civile del ricorso all'analogia per colmare una lacuna normativa – il rimettente, non solo non sperimenta egli stesso la possibilità di pervenire ad una doverosa interpretazione costituzionalmente conforme della norma censurata, ma neppure contesta, in maniera sufficientemente argomentata, la diversa lettura che ne hanno dato altri giudici minorili (si vedano Tribunale per i minorenni di Milano, decreto 14 dicembre 2007, Tribunale per i minorenni di Bologna, decreto 2 aprile 2008, Tribunale per i minorenni di Catania, decreto 23 maggio 2008, Tribunale per i minorenni di Venezia, decreto 16 luglio 2008), i quali, chiamati a decidere in merito alla problematica de qua, hanno accolto la soluzione ermeneutica che attribuisce efficacia di titolo esecutivo ai provvedimenti a contenuto patrimoniale a favore dei figli naturali pronunciati dai competenti tribunali per i minorenni; che, di conseguenza, la questione è manifestamente inammissibile (in tal senso, da ultimo, ordinanze n. 244, n. 171 e n. 155 del 2009). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, ultimo comma, della legge 8 febbraio 2006, n. 54 (Disposizioni in materia di separazione e affidamento condiviso dei figli), sollevata – in riferimento agli artt. 3, 25 e 111 della Costituzione – dal Presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 novembre 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 novembre 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA