[pronunce]

Il giudizio per conflitto di attribuzione si articola in due distinte ed autonome fasi, entrambe rimesse alla iniziativa della parte interessata, destinate a concludersi la prima con la sommaria delibazione sulla ammissibilità del conflitto e la seconda con la decisione definitiva sul merito oltre che sulla ammissibilità. All'esito della prima fase, il ricorrente ha anzitutto l'onere di provvedere alla notificazione del ricorso e dell'ordinanza di ammissibilità, entro il termine da quest'ultima fissato. Termine che, come questa Corte ha avuto occasione di precisare, "è da osservarsi a pena di decadenza secondo quanto si rileva dal Regolamento di procedura dinanzi al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (in connessione con l'art. 36 del testo unico delle leggi sul Consiglio stesso, approvato con r.d. 26 giugno 1924, n. 1054), applicabile nei procedimenti davanti alla Corte costituzionale in virtù del richiamo di cui all'art. 22, legge n. 87 del 1953" (cfr. ordinanza n. 386 del 1985). Nella specie, il ricorso e l'ordinanza risultano notificati in data 12 luglio 2000 e quindi ben oltre la scadenza del termine di sessanta giorni fissato nell'ordinanza stessa. 4. - Non essendo stato rispettato il termine perentorio per la notificazione del ricorso e dell'ordinanza di ammissibilità non può, pertanto, procedersi allo svolgimento dell'ulteriore fase del giudizio.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara improcedibile il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato proposto dal tribunale di Monza nei confronti della Camera dei deputati con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 giugno 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Marini Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 22 giugno 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola