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È stato più volte stigmatizzato in questa sede, ma il monocameralismo è davvero disfunzionale e non rende neanche giustizia ai veri riformisti istituzionali che invece avrebbero voluto un Parlamento molto efficiente. Allora, da questo punto di vista, Presidente, anche immaginare una modifica dei regolamenti potrebbe essere molto importante da qui in avanti. I 75 miliardi sono stati accordati con il voto delle opposizioni, perché gli scostamenti sono stati votati all'unanimità, ma queste risorse sono state impiegate tenendo conto di alcune proposte e ignorandone altre. Tra tutte voglio ricordarne una, e cioè l'impossibilità da parte dei professionisti ordinistici di utilizzare il fondo perduto. Non lo dico relativamente alle risorse, perché sono professionisti abituati a fare del loro talento la risorsa per il futuro proprio e della propria famiglia. Ma penso che oggi l'Italia avrebbe bisogno di prendere ad esempio le persone che si impegnano, che studiano e danno risultati con merito. Sarebbe un esempio molto significativo. Per mettere a disposizione i 75 miliardi previsti, sono necessari moltissimi decreti attuativi, 200 tra cura Italia e rilancio. Naturalmente non faccio polemica su questo, ma si tratta di un'enorme sfida per la pubblica amministrazione italiana. È veramente il momento in cui la pubblica amministrazione può dimostrarsi partner delle imprese e delle famiglie. Da questo punto di vista, leggendo il decreto rilancio e vedendo la proroga fino al 31 dicembre del 2020 della possibilità di lavorare in smart working - che poi smart working non è, è un home working - risulta un modo strano per dimostrare la corresponsabilità tra pubblico e privato e forse, invece, è un modo per marcare ancora di più il solco che esiste tra garantiti e non garantiti. Purtuttavia, il decreto rilancio è fondamentale, di fondamentale importanza e di fondamentale impatto. Mi concentro sulla parte relativa all'economia e alle imprese. Sono state poste in essere misure fondamentali: dalla riduzione dell'IRAP all'abrogazione del saldo 2019 e del primo acconto 2020, il contributo a fondo perduto, il credito di imposta per i canoni delle locazioni commerciali, per i costi sostenuti per fiere poi non realizzatesi, gli incentivi per le startup, il virtuosissimo contributo per i dipendenti delle aziende in crisi che decidono di intraprendere una loro iniziativa portando avanti l' expertise di quella azienda. Moltissime risorse sono state anche destinate alla parte fiscale, e cito l'ampiamento della possibilità di compensazione: si è già compensato non in quota indebitamento netto, ma comunque si è già compensato, e sono state citate le sterilizzazioni delle clausole di salvaguardia IVA. Vi sono poi risorse molto importanti sul lavoro: oltre 18 miliardi di indennizzi e di cassa integrazione. Forse qui si poteva dare un'apertura. Se vogliamo parlare di lavoro in termini transitivi, dobbiamo parlare di chi lavora e di chi dà lavoro. Allora da questo punto di vista, forse il decreto avrebbe potuto iniziare a parlare di decontribuzioni, di riduzione ulteriore del cuneo fiscale, di rimodulazione delle aliquote, di incentivi per l'assunzione soprattutto per i più giovani e per le donne che si trovano particolarmente in difficoltà. Si farà con il prossimo scostamento e naturalmente con la riforma fiscale. Ulteriori risorse, pari a 2,7 miliardi, sono a favore del turismo. Ne erano stati annunciati 4, ma probabilmente ne serviranno molti di più, perché il turismo è uno dei settori portanti della nostra economia, che è più in crisi e recupererà più tardi. Il bonus vacanze, la riduzione della tassa occupazione del suolo pubblico, così da permettere a tutti i ristoratori di ospitare all'aperto, e il ristoro per i Comuni della tassa di soggiorno non introitata sono misure particolarmente virtuose. Sono 266 articoli ricchi di spunti molto interessanti. Qualcuno parla a questo punto di interventi a pioggia. A onor del vero, ancora non si intravede una strategia di politica industriale chiarissima, ma una terra economica arsa dal lockdown sanitario aveva bisogno di un moltissimi centimetri di pioggia. Anche in futuro, con una previsione del PIL negativo pari a oltre il 9 per cento, con il Fondo monetario internazionale che ha una visione ulteriormente allarmata, con l'indebitamento e la disoccupazione al 12 per cento, certamente bisogna immaginare di portare ulteriore acqua a questo territorio economico particolarmente arso. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,02) ( Segue CONZATTI). Qui entra in campo un ulteriore passo avanti. Noi naturalmente esprimeremo un voto favorevole alla fiducia apposta sul decreto rilancio e penso che chiunque dovrebbe in questo momento sentire la chiamata responsabilità a votare a favore del provvedimento, pur nella consapevolezza dei suoi limiti di metodo e di merito, essendo però perfettamente consapevole delle enormi difficoltà che stiamo affrontando rispetto a un Paese che già era enormemente in difficoltà; talvolta inefficiente, talvolta troppo burocratico e talvolta anche perso - come abbiamo visto ieri pomeriggio in Assemblea - in battaglie ideologico lessicali veramente irrilevanti per i problemi che dobbiamo affrontare qui e anche per i problemi che hanno i cittadini fuori. Italia Viva voterà sì al decreto rilancio e voterà sì ai prossimi passi importantissimi, piano nazionale delle riforme, in primis, perché esso è contemporaneamente una sfida che l'Italia non può più permettersi di non vincere e anche la condizione indispensabile per accedere a quei fondi del next generation EU di cui tanto si parla. Non è che, se non facciamo il piano delle riforme, non arrivano le risorse europee perché l'Europa è cattiva. No, semplicemente questi si chiamano fondi per le prossime generazioni; non si chiamano fondi da spandere e spendere in rivoli senza un progetto per il futuro. Quindi per noi stessi, per il nostro bene e per il futuro dei nostri figli, di cui tanto tutti parlano, dobbiamo fare questo passo assieme. Dobbiamo poi fare un altro passo dicendo sì alle ulteriori risorse europee sul lavoro, sulla sanità e naturalmente per le imprese. Possiamo anche lasciare perdere le sigle, se a qualcuno non piacciono, ma resta oggettivo che si tratta di prestiti a condizioni molto vantaggiose, che non chiedono condizionalità macroeconomiche all'Italia. Sono risorse necessarie, ma non sufficienti. Ciò che è indispensabile in questo momento è un'unità di intenti qui. Dobbiamo trovare un'unità di direzione in questa sede e assieme, anche mediando, assumere decisioni tempestive, facendo molte meno chiacchiere (se posso permettermi) e ponendo in essere fatti concludenti. Non ci sono scorciatoie in questo momento, non c'è nessuno che ci fa sconti. Le risorse per la cassa integrazione, per il reddito di cittadinanza, per il reddito di emergenza, per le indennità finiscono, perché sono fondi, in questo momento, a debito e il debito dell'Italia deve restare sostenibile. Ciò che resta da fare, allora, è rimboccarsi le maniche (come si dice da noi al Nord: « tasi e lavora »), quindi remare e lavorare, studiare e continuare a remare, facendo fatica per portare la nave Italia fuori dalle secche e possibilmente a veleggiare, magari anche meglio di come abbia fatto da sempre nella storia della Repubblica.