[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 204-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214, promosso con le ordinanze del 1° dicembre 2003 del Giudice di pace di Trebisacce, del 14 novembre 2003 del Giudice di pace di Civitavecchia, sezione distaccata di Fiumicino, del 3 febbraio 2004 del Giudice di pace di Vigevano, del 27 novembre 2003 del Giudice di Pace di Gragnano, del 23 febbraio 2004 del Giudice di pace di Santadi, del 27 gennaio 2004 del Giudice di pace di Adria, dell'8 e 29 gennaio 2004 del Giudice di pace di Mileto, del 13 gennaio 2004 del Giudice di pace di Gallarate, del 24 e del 18 novembre 2003 del Giudice di pace di Torre Annunziata, del 24 novembre 2003 del Giudice di pace di Pescina, del 19 gennaio, del 2 e del 4 febbraio 2004 del Giudice di pace di Agrigento, del 7, del 20 e del 29 gennaio e del 23 febbraio 2004 del Giudice di pace di Cairo Montenotte, del 22 gennaio 2004 del Giudice di pace di Lanciano, del 30 gennaio 2004 del Giudice di pace di Oderzo, del 2 febbraio 2004 del Giudice di pace di Benevento, del 3 febbraio 2004 del Giudice di pace di Cairo Montenotte, 20 gennaio 2004 del Giudice di pace di Como, del 2 febbraio 2004 del Giudice di pace di Maniago, del 26 febbraio 2004 del Giudice di pace di Lanciano e del 9 febbraio 2004 del Giudice di pace di Catania, rispettivamente iscritte ai numeri 293, 294, da 301 a 304, da 308 a 320, 326, 327, da 423 a 428 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, nn. 16, 17 e 21, prima serie speciale, dell'anno 2004. Udito nella camera di consiglio del 29 settembre 2004 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che i Giudici di pace meglio indicati in epigrafe hanno, tutti, sollevato questione di legittimità costituzionale – adducendo, complessivamente, la violazione degli artt. 2, 3, 24, 25, 111 e 113 della Costituzione – dell'art. 204-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214; che la quasi totalità dei rimettenti – con l'eccezione dei Giudici di pace di Trebisacce (r.o. n. 293 del 2004), Vigevano (r.o. n. 301 del 2004), Adria (r.o. n. 304 del 2004) e Torre Annunziata (r.o. n. 311 del 2004) – censurano specificamente il comma 3 dell'art. 204-bis del d.lgs. n. 285 del 1992, ovvero il medesimo articolo di legge «nella parte in cui prevede che all'atto del deposito del ricorso» – proposto avverso il verbale di contestazione della infrazione alle regole della circolazione stradale – «il ricorrente debba versare presso la Cancelleria del Giudice di Pace, a pena di inammissibilità del ricorso, una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione irrogata»; che, tuttavia, anche i giudici a quibus sopra meglio individuati, pur investendo con la propria iniziativa un inesistente art. 204-bis della già menzionata legge 1° agosto 2003, n. 214, intendono egualmente censurare, in realtà, sempre il comma 3 dell'art. 204-bis del d.lgs. n. 285 del 1992; che, quanto ai parametri evocati dai diversi rimettenti, gli stessi concordano nel dubitare della legittimità costituzionale della norma suddetta per contrasto con gli artt. 3 e 24 della Carta fondamentale; che, difatti, tutti i Giudici di pace, seppur con diverse argomentazioni, ritengono che la previsione normativa in questione, nel subordinare l'ammissibilità del ricorso giurisdizionale all'adempimento dell'onere economico consistente nel versamento di una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta dall'organo accertatore, discrimini i soggetti ricorrenti in relazione alle loro differenti condizioni economiche, in particolare precludendo (o comunque rendendo difficoltoso) l'accesso alla tutela giurisdizionale ai soggetti privi di adeguati mezzi economici; che i rimettenti, inoltre, espressamente affermano (o comunque lasciano intendere) che l'evenienza da ultimo descritta non è esclusa dalla possibilità per i soggetti non abbienti di presentare il ricorso amministrativo al prefetto (che non prevede il previo versamento della cauzione), giacché, se così fosse, dovrebbe allora concludersi che il ricorso all'autorità giudiziaria sia un mezzo di tutela riservato esclusivamente ai soggetti economicamente agiati; che in tutte le ordinanze di rimessione è ipotizzata anche la violazione dell'art. 24 della Costituzione, in base al rilievo che la prestazione imposta dalla norma impugnata ostacoli l'esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale (per di più proprio in un settore caratterizzato, come non mancano di rilevare numerosi tra i giudici a quibus, dal fatto di non addossare alcun onere, né economico né tecnico, al cittadino), eliminando (o comunque comprimendo) la tutela per i non abbienti, e rivelando così come la finalità della riforma posta in essere dal legislatore del 2003 sia esclusivamente quella di creare un forte deterrente alla presentazione dei ricorsi al giudice di pace; che i Giudici di pace di Trebisacce (r.o. n. 293 del 2004), Civitavecchia, sezione distaccata di Fiumicino (r.o. n. 294 del 2004), Gragnano (r.o. n. 302 del 2004), Mileto (r.o. nn . 308 e 309 del 2004), Gallarate (r.o. n. 310 del 2004), Torre Annunziata (r.o. n. 312 del 2004), Agrigento (r.o. n. 316 del 2004) e Lanciano (r.o. n. 326 del 2004) ipotizzano un contrasto anche con l'art. 2 della Costituzione;