[ddlpres]

Istituzione di un Fondo di solidarietà per le vittime dei crimini violenti. Onorevoli Senatori. -- Il sistema processuale italiano, ripensato con la riforma del 1988 è stato caratterizzato da un’attenzione alle esigenze della persona offesa dal reato, riservando ad essa facoltà e diritti in ogni stadio della procedura, tanto da dedicare alla «persona offesa dal reato» un intero titolo, il VI del libro I, significativamente inserito tra quelli relativi ai soggetti del procedimento. Nonostante le intenzioni del legislatore oggi, però, la vittima del reato è di fatto un soggetto privo di rappresentatività etero ed endoprocessuale, in quanto non adeguatamente sostenuta in ambito giudiziario in tema di supporto psicologico e di assistenza. La legislazione del nostro Paese, soprattutto a partire dalla fine degli anni Settanta, registra numerosi interventi legislativi contenenti misure e forme di assistenza, sostegno e informazione a favore di alcune vittime di specifici illeciti, come in particolare terrorismo e criminalità organizzata, o di vittime definibili «qualificate» in ragione della riconducibilità della lesione subita all'espletamento di funzioni istituzionali da parte dei dipendenti pubblici, come le cosiddette vittime del dovere. Purtuttavia è necessario evidenziare che il Consiglio europeo, nella riunione svoltasi il 15 e 16 ottobre 1999 a Tampere, ha determinato l'istituzione di norme minime per proteggere le vittime della criminalità, soprattutto per quanto riguarda l'accesso alla giustizia e al risarcimento dei danni e con la successiva decisione quadro 2001/220/GAI del Consiglio, del 15 marzo 2001, relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale, viene sancito un profondo cambiamento culturale, che assegna alle vittime un ruolo più attivo e centrale nell'ambito del procedimento penale e riconosce loro diritti e bisogni, garantendone dignità e rispetto. Anche la direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, nel ripercorrere il medesimo indirizzo, prevede che ciascuno Stato membro realizzi un sistema nazionale che assicuri un giusto ed adeguato risarcimento alle vittime di reati. La Corte di giustizia della Comunità europea il 29 novembre 2007, (Quinta sezione, Causa C-112/07, Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana) ha condannato, però, l'Italia per inadempimento in ragione della «mancata adozione, entro il termine previsto, delle disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/80/CE, relativa all'indennizzo delle vittime di reato» relativamente alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla predetta direttiva, che imponeva a tutti gli Stati membri di prevedere nella rispettiva legislazione nazionale un sistema di indennizzo delle vittime di reati violenti. Ciò a significare, che ad oggi, non solo l'Italia non si è adoperata per adottare quelle misure minime previste dalla direttiva succitata, ma che la percezione sociale delle vittime dei reati è attualmente nulla o scarsa. Questo è il risultato di un processo complesso, ma le sue conseguenze sono assai gravi. Occorre invece consapevolmente considerare che ogni reato, determina, nei confronti di chi lo subisce, un impatto di tipo traumatico di forza variabile che provoca delle reazioni di diversa misura ma che certamente possono diventare invalidanti e pervasive nella vita della vittima. Diviene molto difficile, talvolta impossibile, superare completamente le sofferenze psicologiche e morali indotte da un atto criminoso, senza contare i problemi materiali -- primi fra tutti quelli economici -- che spesso si manifestano e che contribuiscono ad aggravare il cosiddetto «danno secondario» determinando un clima di diffidenza e di distacco nei confronti delle istituzioni, percepite come lontane e indifferenti e la cui manifestazione più evidente è la sfiducia nei confronti dello Stato che finisce per rendere ancora più vulnerabili le vittime stesse. Subire poi un reato violento, quale un abuso sessuale, ovvero la perdita di un congiunto in relazione alla commissione di un grave reato, rende le stesse vittime fragili ed impotenti con un gran bisogno di protezione e di soddisfacimento dell'azione riparatrice del danno arrecato. La riparazione del danno si realizza infatti, solo in parte con la soddisfazione in ambito processuale dovuta ad un’azione risarcitoria del danno patrimoniale e non patrimoniale conseguente alla condanna del reo. È quindi indispensabile promuovere un generale mutamento nella percezione delle vittime dei reati per una visione culturale solidaristica e condivisa. Occorre, poi, all'interno del procedimento penale, restituire centralità alla vittima del reato. Tale percorso giuridico, dovrà essenzialmente farsi carico di una riforma dell'articolo 111 della Costituzione nel quale si dovrà destinare alla vittima, cosi come è per il reo, una autonoma posizione processuale. È pertanto auspicabile l'adozione di un sistema che offra immediato riparo all'offesa subita, indennizzando la vittima in maniera equa ed adeguata. Ciò muove dall'assunto riferibile alle oggettive difficoltà incontrate dalle vittime nell'ottenere riparazione al danno subito in conseguenza del reato e questo in quanto, sovente, l'autore del reato non dispone delle risorse finanziarie necessarie ovvero perché non sempre è possibile identificarlo o perché la vittima non può sopportare il peso aggiuntivo delle spese legali per l'azione del recupero delle somme deliberate nella sentenza di condanna. Avviene, quindi, che la vittima del reato rimane, pur in presenza di una sentenza che statuisce il risarcimento del danno, non soddisfatta economicamente. Con il presente disegne di legge si intende immediatamente realizzare un percorso che, così come osservato dall'Unione europea, realizzi una piena centralità processuale della vittima. Grazie infatti all'istituzione di un Fondo di solidarietà, le vittime dei crimini violenti possono ricevere un'assistenza di natura economica nei casi in cui l'autore di quel reato non sia stato identificato ovvero non sussistano ragioni che rendano indispensabile, in assenza di altre fonti, un contributo equitativo da parte dello Stato. Al fine di evitare strumentalizzazioni e dispersioni di denaro, si è ritenuto opportuno consentire il ricorso al Fondo a determinate categorie di soggetti, ancorando l'esercizio del relativo diritto a condizioni processualmente certe. L'ambito di applicabilità è pertanto circoscritto a quei reati che destano oggi maggiore allarme sociale, quali : l'omicidio di cui all'articolo 575 del codice penale o omicidio aggravato, di cui agli articoli 576 e 577 del medesimo codice, l'omicidio preterintenzionale, di cui agli articoli 584 e 585 del codice penale, la violenza sessuale, la violenza sessuale aggravata, gli atti sessuali con minorenne, la violenza sessuale di gruppo, di cui agli articoli 609- bis, 609- ter, 609- quater, e 609- octies del codice penale; il sequestro di persona a scopo di estorsione, di cui all'articolo 630 del codice penale quando dal sequestro deriva la morte del sequestrato.