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Misure per la tutela dei segni distintivi caratterizzanti eventi, società aventi fini di lucro e non, società sportive, federazioni ed enti sportivi, Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) per il contrasto del fenomeno dell' ambush marketing. Onorevoli Senatori. -- L’espressione ambush marketing – letteralmente traducibile come «pubblicità d’imboscata» – è stata coniata dall’esperto di marketing statunitense Jerry Welsh agli inizi degli anni Ottanta, con esclusivo riferimento allo sfruttamento, da parte degli operatori economici, degli spazi commerciali non coperti dai programmi pubblicitari sviluppati da imprese concorrenti in qualità di sponsor ufficiali di eventi sportivi. Solo in seguito l'espressione è stata fatta propria dalla dottrina giuridica ed economica, fino ad indicare ogni pratica il cui scopo fosse quello di associare abusivamente l'immagine di un'impresa ad un evento sportivo allo scopo di sfruttarne l'impatto mediatico, in assenza di corrispettivo e del consenso degli organizzatori. La fortuna di tali pratiche «parassitarie» risiede nella capacità di inserirsi nelle maglie della tutela riconosciuta agli organizzatori e agli sponsor ufficiali delle manifestazioni. Il fenomeno dell' ambush marketing, pregiudicando il ritorno economico e d'immagine da parte degli sponsor legittimi, produce diffidenze e allontana molte aziende del mercato delle sponsorizzazioni, sottraendo in tal modo importanti e, in molti casi determinanti risorse economiche, all'organizzazione di eventi di varia natura, tra cui anche quelli sportivi. Il legislatore italiano -- come quello di altri Paesi europei -- ha già mostrato in passato non soltanto la consapevolezza dell'esistenza e della pericolosità dell' ambush marketing per gli organizzatori degli eventi e per i loro partner commerciali (e, dunque, per il valore economico complessivo degli eventi stessi), ma anche la propria volontà di contrastare il fenomeno approntando discipline ad hoc per singoli eventi sportivi. Tale approccio «caso-per-caso» ha consentito di bypassare le difficoltà tecnico-giuridiche connesse all'elaborazione di una normativa organica e di ampia portata in materia, ma ha anche manifestato tutti i limiti di un metodo casistico disorganico. Attualmente l'unico riferimento presente nella legislazione italiana al fenomeno dell' ambush marketing è rinvenibile nell'articolo 3, comma 2, della legge 17 agosto 2005, n. 167, in merito alle misure per la tutela del simbolo olimpico in relazione allo svolgimento dei Giochi invernali di Torino del 2006. Nella fattispecie veniva sancito che «è vietato intraprendere attività parallele a quelle esercitate da enti economici o non economici, autorizzate dai soggetti organizzatori dell'evento sportivo, al fine di ricavarne un profitto economico». La legge in questione non è più in vigore per via della previsione stessa all'articolo 2, comma 4, secondo cui «i divieti di cui alla presente legge cessano di avere effetto il 31 dicembre 2006». Ad ogni modo l'impatto di tale legge sulle politiche di contrasto del fenomeno dell' ambush marketing è risultato soddisfacente, avendo permesso la tutela degli sponsor ufficiali e i relativi marchi, e avendo potuto garantire una regolare concorrenza a salvaguardia del mercato che si sviluppa intorno all'evento. Un tentativo normativo sul punto era stato avanzato nella XVI legislatura con la presentazione alla Camera dei deputati del disegno di legge a prima firma Lolli (atto Camera n. 1620), recante disposizioni per la tutela dei segni distintivi delle società sportive, enti e federazioni, e per la disciplina della loro utilizzazione commerciale e delle sponsorizzazioni sportive, che però non è riuscito a completare l' iter parlamentare per divenire legge prima della scadenza della legislatura. Appare dunque essenziale oggi un intervento normativo specifico volto a disciplinare la materia e a sanzionare gli abusi, come peraltro segnalato recentemente dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive istituito presso il Ministero dell'interno. Numerosi Paesi nel mondo hanno adottato nei loro ordinamenti disposizioni in tal senso: il Canada con l' Olimpic Act del 1976, gli Stati Uniti con l' Amateur Sport Act del 1978 e successivamente con il Trademark Counterfeiting Act del 1984, il Portogallo con il decreto-legge n. 193 del 2008 in merito a sanzioni incentrate sulla repressione amministrativa dell'illecito di ambush marketing, la Cina con la legge n. 345 del 2002. Anche l'Unione europea è intervenuta in materia con la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, volta a sanzionare le pratiche commerciali sleali fra imprese e consumatori nel mercato interno, recepita nell'ordinamento italiano con il decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 146, e con la direttiva 2006/114/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, sulla pubblicità ingannevole e comparativa. Non c'è bisogno di tornare molto indietro nel tempo per trovare esempi storici del fenomeno di ambush marketing : ai Giochi della XXIX Olimpiade di Pechino del 2008 l'atleta cinese Li Ning, ultimo tedoforo con il delicato incarico di accendere la fiamma olimpica, diede volontariamente risalto e pubblicità alla propria azienda di abbigliamento, la Li Ning Company Limited , la quale invece non aveva stipulato alcun accordo ufficiale di sponsorizzazione con gli organizzatori dell'evento. Più recentemente, durante il Campionato mondiale di calcio del 2010 in Sudafrica, nella partita Olanda-Danimarca del 15 giugno 2010, un gruppo di trentasei ragazze ha cercato di sponsorizzare una nota marca di birra, in palese violazione delle norme FIFA sull'esclusiva commerciale, in base alle quali era stato stipulato un preciso accordo di sponsorizzazione con una marca concorrente. Infine, l'approssimarsi dell'esposizione universale «Expo Milano 2015» rende quanto mai attuale e urgente la disciplina della materia con una fonte di rango primaria: lo scorso 30 aprile 2013 è infatti scaduto il termine per emanare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri volto ad individuare misure di tutela dei segni distintivi di Expo 2015 Spa, che comunque -- come nel caso della suddetta legge per i Giochi invernali di Torino 2006 -- avrebbe sempre efficacia limitata ad un termine, fissato per il 31 dicembre 2015. Per questi motivi, il presente disegno di legge intende dunque introdurre nell'ordinamento italiano una disciplina organica per contrastare e reprimere il fenomeno dell' ambush marketing e per assicurare un'ampia e adeguata tutela ai legittimi diritti degli organizzatori degli eventi. 1. Le varie tipologie di ambush marketing Vi sono tre diverse categorie di ambush marketing : diretto, indiretto e incidentale. Nella prima categoria, quella dell' ambush marketing diretto, è possibile distinguere quattro tipologie: a) l' ambushing predatorio, consistente in false rivendicazioni di sponsorizzazione ufficiale da parte di un non- sponsor (cosiddetto ambusher ) e false smentite da parte di un non- sponsor relative all'accordo di sponsorizzazione ufficiale stipulato da un concorrente sul mercato, in ogni caso azioni con l'intento di confondere i consumatori e guadagnare quote di mercato rispetto alla concorrenza dello sponsor ufficiale;