[pronunce]

Sarebbe infine violato l'art. 117, primo comma, Cost., in ragione del conflitto della disposizione censurata anche con l'art. 49, paragrafo 3, CDFUE, che vieta l'inflizione di pene sproporzionate rispetto al reato. 3.3.- A fronte dei denunciati vulnera costituzionali, il rimettente auspica un intervento di questa Corte che allinei il tasso minimo di ragguaglio tra pena detentiva e pena pecuniaria, da applicarsi ai sensi dell'art. 53, secondo comma, della legge n. 689 del 1981, al tasso minimo previsto dall'art. 459, comma 1-bis, cod. proc. pen. per la sostituzione della pena detentiva nel procedimento per decreto penale di condanna (75 euro per un giorno di pena detentiva). Tale disposizione, diversa ma non disomogenea rispetto a quella censurata - in quanto ad essa accomunata dalla previsione di una «"forbice" di "valori sanzionatori"» funzionale a «consentire il migliore adeguamento del trattamento sanzionatorio al fatto di reato e alle caratteristiche personologiche del reo» - offrirebbe un preciso punto di riferimento, in grado di orientare l'intervento di questa Corte verso una soluzione non arbitraria, idonea a eliminare o comunque ridurre la manifesta irragionevolezza denunciata dal rimettente, sulla falsariga di quanto già avvenuto nelle sentenze n. 236 del 2016 e n. 40 del 2019. Una simile soluzione non eliderebbe «la natura di favore» del tasso di ragguaglio tra pena detentiva e pena pecuniaria previsto dall'art. 459, comma 1-bis, cod. proc. pen. per il solo procedimento per decreto, rispetto al tasso di ragguaglio applicabile in via ordinaria ai sensi dell'art. 53, secondo comma, della legge n. 689 del 1981. L'intervento auspicato inciderebbe infatti sul solo valore minimo del criterio di conversione, che diverrebbe di 75 euro in entrambe le ipotesi, mentre la misura massima del tasso di ragguaglio rimarrebbe differenziata, e segnatamente pari a 225 euro per un giorno di pena detentiva ai sensi dell'art. 459, comma 1-bis, cod. proc. pen. , e a 2500 euro ai sensi dell'art. 53, secondo comma, della legge n. 689 del 1981. 3.4.- In via subordinata, il giudice a quo chiede a questa Corte un intervento additivo sull'art. 53, secondo comma, della legge n. 689 del 1981, che ripristini nella disposizione il richiamo all'art. 133-bis cod. pen. , espunto dall'art. 4 della legge n. 134 del 2003. La reintroduzione del criterio di adeguamento della pena pecuniaria minima di cui all'art. 133-bis cod. pen. consentirebbe di ridurre l'importo delle pene pecuniarie sostitutive, ove «economicamente troppo gravose, sproporzionate rispetto alle condotte ascritte al reo, stridenti rispetto alle esigenze di finalismo rieducativo e tali da comportare disparità di trattamento tra imputati abbienti e non». La rilevanza della questione subordinata deriverebbe dall'incidenza sull'individuazione del trattamento sanzionatorio da applicare all'imputato nel giudizio a quo, laddove la questione sollevata in via principale fosse giudicata infondata, e, dunque, l'istanza di patteggiamento avanzata dall'imputato non potesse essere accolta. 3.5.- Poiché il monito espresso nella sentenza n. 15 del 2020 sarebbe rimasto inascoltato, non avendo il legislatore provveduto a modificare l'art. 53, secondo comma, della legge n. 689 del 1981, questa Corte sarebbe ora «obbligata a intervenire» (è citata la sentenza n. 179 del 2017), al fine di evitare «trattamenti sanzionatori "generalmente avvertiti come iniqui"» (è citata la sentenza n. 207 del 2017). 4.- Anche in questo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili. 4.1.- L'interveniente, previa dettagliata disamina del quadro normativo di riferimento e delle plurime modifiche legislative del tasso di ragguaglio tra pena detentiva e pena pecuniaria previsto dall'art. 135 cod. pen. - sovente accompagnate da un parallelo aumento dell'importo delle pene pecuniarie -, osserva che questa Corte, nella sentenza n. 214 del 2014, ha dichiarato inammissibile una questione di legittimità costituzionale degli artt. 135 cod. pen. e 53, secondo comma, della legge n. 689 del 1981, volta a conseguire una modificazione del tasso di ragguaglio di 250 euro per un giorno di pena detentiva, sul rilievo che l'allora rimettente, in assenza di una soluzione costituzionalmente obbligata, invocava un intervento sostitutivo della disciplina sottoposta a scrutinio, da ritenersi di esclusiva spettanza del legislatore. Anche l'odierna ordinanza di rimessione proporrebbe una soluzione interpretativa ritenuta dal giudice a quo più opportuna, ma non costituzionalmente imposta, trascurando che le valutazioni di dosimetria sanzionatoria sono di esclusiva pertinenza del legislatore, come del resto confermato dalle sentenze n. 40 del 2019, n. 233 e n. 222 del 2018 e n. 148 del 2016 di questa Corte. 4.2.- In ogni caso, le questioni sarebbero inammissibili per inesatta e/o incompleta identificazione della norma oggetto di censura e contraddittorietà del petitum formulato dal rimettente, che mirerebbe a reintrodurre nel testo dell'art. 53, secondo comma, della legge n. 689 del 1981 il richiamo all'art. 133-bis cod. pen. , senza però censurare anche l'art. 4 della legge n. 134 del 2003, che tale riferimento ha espunto. Poiché l'esito ripristinatorio avuto di mira dal giudice a quo presupporrebbe la previa declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 4 della legge n. 134 del 2003, la questione, ancorché «in astratto [...] non manifestamente infondata», sarebbe inammissibile per parziale aberratio ictus, avendo il rimettente omesso di censurare anche tale ulteriore disposizione.1.- Con ordinanza del 5 ottobre 2020, iscritta al n. 177 del r.o. 2020, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Ravenna ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 53, secondo comma, della legge 24 novembre 1981 n. 689 (Modifiche al sistema penale), «nella parte in cui [...] prevede che, nel determinare l'ammontare della pena pecuniaria in sostituzione della pena detentiva di durata sino a sei mesi, il giudice individui il valore giornaliero al quale può essere assoggettato l'imputato, da moltiplicare per i giorni di pena detentiva, in un valore [...] che non può essere inferiore alla somma indicata dall'art. 135 c.p., pari a euro 250,00, anziché fare applicazione dei criteri di ragguaglio di cui all'art. 459, co.