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Norme per la rigenerazione urbana. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge intende, nelle more della definizione di una normativa quadro in materia di uso responsabile del suolo, intervenire sulla riqualificazione del tessuto insediativo esistente, quale strumento per il miglioramento della qualità di vita dei cittadini, per fornire opportunità occupazionali ma anche come contributo concreto al raggiungimento dell'obiettivo di azzeramento del consumo del suolo. L'edificazione selvaggia e un uso sconsiderato del suolo sono fenomeni ormai diffusi che influenzano negativamente l'equilibrio del territorio, con conseguenze disastrose in termini di dissesto, di erosione e di desertificazione, che vengono alterati ed amplificati da fenomeni legati ai cambiamenti climatici, quali alluvioni intense e frequenti o siccità, andando a creare situazioni di squilibrio e di rischio per le risorse naturali, per i beni materiali e soprattutto per la salute e l'incolumità delle persone. Intorno alle grandi città è evidente un'urbanizzazione diffusa, dispersa e poco razionale, prevalentemente di scarsa qualità architettonica, che crea frammentazione del paesaggio, difficoltà in termini di accessibilità ai servizi e dispendio dei consumi energetici, mentre nelle aree metropolitane si assiste sempre più spesso a fenomeni di abbandono di capannoni ed ex aree industriali, con conseguenze evidenti di degrado urbanistico e sociale, che portano ad occupazione abusiva e problemi alla sicurezza urbana. È quanto mai necessario indirizzare la linea politica verso un nuovo modello di governo del territorio, orientato alla riqualificazione dell'esistente, al riutilizzo di siti dismessi e al recupero di aree degradate, piuttosto che allo sviluppo di nuovi siti edificati in aree verdi e suolo agricolo con conseguente perdita di suolo, in linea con quanto previsto dalle politiche dell'Unione europea di efficienza delle risorse e di incremento zero dell'occupazione netta di terreno al 2050. L'esperienza drammatica dovuta alla pandemia da COVID-19 ha portato molti a riflettere approfonditamente sull'importanza di ripensare realtà urbane e periurbane in chiave smart e green , arricchite quindi di spazi comuni e verdi fruibili in sicurezza dalla comunità, di migliorare la mobilità urbana, di incrementare la digitalizzazione dei servizi. Questa necessità è dimostrata anche dallo spopolamento che sta interessando molte delle nostre città e che sembra aver trovato nel dramma del COVID-19 un pretesto in più. Negli ultimi anni sono aumentati esempi positivi di iniziative regionali per la riduzione del consumo di suolo e la riqualificazione dell'esistente. Regioni come Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Liguria e la provincia autonoma di Trento hanno già approvato leggi che attribuiscono specifici compiti ai diversi enti coinvolti e incentivano il recupero degli edifici esistenti e delle aree già edificate da bonificare e riqualificare. A livello statale, in conformità al riparto delle competenze tra Stato e regioni in ambito di governo del territorio previsto dalla Costituzione, occorre prendere provvedimenti, leggi quadro, anche per uniformare le iniziative territoriali di sviluppo sostenibile a livello nazionale, trattando il territorio agricolo come un patrimonio unico da preservare. Riuso, rigenerazione, riqualificazione delle aree degradate, previo risanamento ambientale delle aree da bonificare, compensazione e perequazione urbanistica per eliminare la rigidità dei piani di governo del territorio e controllare l'espansione edilizia sono i concetti che occorre perseguire nell'ambito della pianificazione edificatoria, anche tenendo conto della diminuzione del tasso di crescita demografica che si registra negli ultimi anni. Siamo usciti dall'epoca dell'urbanistica dell'espansione ed entrati in quella dell'urbanistica della riqualificazione e del riuso del tessuto insediativo esistente, della qualità e della flessibilità urbanistica per accompagnare le mutevoli esigenze umane. Tuttavia, nel perseguire questi obiettivi non si deve bloccare l'attività edilizia, arrestare le trasformazioni territoriali e lo sviluppo delle infrastrutture necessarie al Paese; occorrono azioni sistematiche ed equilibrate, politiche organiche che rendano gli interventi di riqualificazione del patrimonio esistente non solo ambientalmente ma anche economicamente sostenibili, che tengano conto di tutti gli interessi coinvolti. La rigenerazione urbana, anche nel contesto europeo, è divenuta sinonimo di « sviluppo urbano sostenibile integrato » che può realizzarsi necessariamente mediante la compresenza di diversi interessi pubblici, talora eterogenei, ma in realtà reciprocamente collegati, tanto da generare, se attuati contestualmente in modo coordinato e sinergico, una serie di circoli virtuosi, tutti rivolti al medesimo fine della elevazione dei livelli di qualità della vita nelle comunità territoriali interessate e di tutela del territorio. Non si può intervenire quindi con azioni circoscritte e per compartimenti stagni ma è necessario individuare, in una visione ampia e complessa, i criteri e i principi di consumo del suolo, governo del territorio, legge urbanistica, strumenti di perequazione urbanistica e compensazione, impatto ambientale, informazione e partecipazione dei cittadini nel procedimento edilizio, intensificazione volumetrica delle città, opere pubbliche e riforma del codice degli appalti, riparto delle competenze tra Stato e regioni (titolo V della Costituzione). Ciò si ottiene attraverso procedimenti di perequazione urbanistica e di compensazione per trasferire volumi edilizi dalle aree di espansione al perimetro delle città consolidate. Si tratta di azioni che le regioni e i comuni dovranno intraprendere con leggi urbanistiche regionali, strumenti di pianificazione e regolamenti comunali, secondo le proprie competenze, sulla base di una legge statale che permetta un incremento delle volumetrie della città consolidata e il cambio della destinazione d'uso dei comparti di intervento. Rigenerazione vuole significare: riqualificazione, restauro, ristrutturazione e recupero degli spazi vuoti e delle aree dismesse delle città. Abbiamo realtà di piani regolatori comunali che presentano espansioni edilizie esagerate, spesso basati su speculazioni e non su effettive necessità data una crescita demografica quasi inesistente che non giustificano un'espansione edilizia. Il disegno di legge punta alla rigenerazione e al riuso delle aree e delle superfici post-industriali abbandonate e, a tale scopo, prevede incentivazioni finanziarie, sia per i comuni che per i privati cittadini, recuperando aree che spessissimo rappresentano importanti passività ambientali, fonti di contaminazione e accumulo di rifiuti, ricettacolo di degrado sociale e pericolo strutturale. Riteniamo che questa sia l'unica strada per garantire, senza penalizzare la nostra economia, un miglioramento della qualità della vita dei cittadini, più garanzia di tutela della loro salute e uno sviluppo ambientalmente sostenibile.