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E allora mi rivolgo al Governo perché consideri l'opportunità di promuovere un maggiore coordinamento tra le molte norme che si sono succedute in questi mesi, spesso in aggiunta e non in forma di novella di norme precedenti, penso soprattutto in materia di certificazioni verdi. Abbiamo l'occasione di farlo. Dopo questo decreto, nelle prossime settimane la 1 a Commissione ne esaminerà altri due sempre sull'emergenza sanitaria e un terzo è in conversione alla Camera. Allora io propongo questo: usiamo questa occasione per compiere una razionalizzazione, che traduca le norme sul green pass in modifiche al decreto che ne contiene la gran parte della disciplina. Indichi il Governo il modo, le possibilità sono diverse, ma tenendo presente che si tratterebbe di un servizio ai cittadini per una maggiore trasparenza e accessibilità a un mare magnum di norme che incidono sulla loro vita. Sarebbe un investimento concreto che tutti noi faremmo per rafforzare la qualità del rapporto tra Stato, classe politica e società. Lo dico anche perché oggi, di fronte ad un'impennata senza precedenti di contagi, ad indicarci la strada da imboccare ci sono i milioni di italiani che in questi mesi hanno scelto di vaccinarsi. E la strada è esattamente quella offerta dalla tutela della salute collettiva e dell'economia, con tutti gli strumenti necessari e oggi possibili, compresa l'estensione dell'obbligo vaccinale, che alla luce dei dati è ormai una scelta matura. Su questo voglio sottolineare un punto, che riguarda gli indennizzi a carico dello Stato che già accompagnano l'obbligo, ma che secondo noi possono diventare una garanzia ulteriore, quando ci siano danni irreversibili riconducibili al vaccino, da introdurre anche in mancanza dell'obbligo. Su questo c'è stata e continuerà ad esserci una battaglia politica, nostra ma condivisa da altre forze politiche, una battaglia che non è in difesa, né mina in alcun modo la sicurezza dei vaccini, ma vuole offrire ai cittadini una tutela e un impegno in più, per rafforzare il patto tra Stato e collettività in nome della salute pubblica e, aggiungo, anche a dimostrazione che lo Stato crede fortemente nella campagna vaccinale. Per questo è stato votato un ordine del giorno che impegna il Governo a dare risposte quando avrà stimato con più certezza le coperture necessarie. Lo abbiamo detto tante volte ma non ci stanchiamo di ripeterlo. La fase che stiamo attraversando è diversa dal passato, sia perché dobbiamo contrastare il virus senza tornare alle chiusure totali, sia perché abbiamo la necessità di tenere a freno i ricoveri e la tenuta degli ospedali senza mettere in pericolo la ripresa, e tenendo insieme diritto alla salute e alla sicurezza e il pieno diritto all'istruzione in presenza. Bene quindi le parole usate ieri dal Presidente del Consiglio: è necessaria estrema cautela, ma insieme la capacità di minimizzare gli effetti economici e sociali, soprattutto sui più giovani. Non è una sfida di portata minore rispetto a quella affrontata nei mesi scorsi e per questo sarebbe auspicabile che tutte le forze che hanno sostenuto questo Governo lascino da parte le indecisioni, o peggio i tatticismi, e confermino invece con chiarezza il senso di responsabilità e la coesione che si è vista nell'ultimo anno. Noi del Partito democratico ci siamo e ci saremo. Inoltre, davanti a noi ci sono sfide enormi, che comprendono non solo la gestione della pandemia, ma anche l'attuazione del PNRR e di riforme che sono da programmare adesso senza dilazioni di cui ci pentiremmo, fino alla riforma del Patto di stabilità su cui l'Europa è attesa nei prossimi mesi. Il Partito democratico ha chiarissimo che questo è l'orizzonte che ci aspetta nel nuovo anno e che non è il tempo di mettere davanti l'interesse di parte rispetto a quello del Paese. In tutti questi mesi, sia in Parlamento, sia nell'attività di Governo abbiamo sempre sostenuto un atteggiamento di precauzione e di prudenza. Ma soprattutto abbiamo sempre ritenuto che le scelte più difficili, in alcuni casi drammatiche, ma necessarie, richiedevano la capacità di contemperare diritti diversi, e di far convivere interessi diversi senza lasciarsi andare a speculazioni di bassa leva, magari soltanto per un punto percentuale in più nei sondaggi. Questa bussola noi del Partito democratico l'abbiamo impugnata due anni fa e da allora non l'abbiamo più perduta. Al contrario di chi invece vuole chiudere o aprire a giorni alterni, a seconda di cosa conviene sul momento. La nostra linea è chiara: soltanto un Paese che è sicuro da punto di vista sanitario è anche un Paese che riparte e riparte per davvero. Non verremo meno ai nostri doveri. È per questo che rinnoviamo la fiducia al Governo su questo decreto. Siamo convinti che questo sia il modo migliore per essere all'altezza del momento. Per restituire ai nostri figli un Paese più sicuro dal punto di vista della salute, più forte e più giusto per quanto riguarda lo sviluppo economico e la coesione sociale. Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Augussori sul disegno di legge n. 2463 Siamo chiamati a convertire in legge l'ennesimo decreto del Governo che ha introdotto misure d'urgenza relativamente alla pandemia Covid. Lo facciamo ancora una volta, adoperandoci nello sforzo di attraversare il tunnel spazio-temporale che separa l'oggi dal momento in cui il Consiglio dei ministri ha deciso che queste norme fossero la necessità impellente ed improrogabile da mettere in atto a metà novembre. Se pensiamo all'oggi questi articoli non possono essere declinati che al trapassato remoto... lontani nel tempo, seppur in un lasso di meno di due mesi sia teoricamente breve, e soprattutto superati dai successivi decreti, tre per l'esattezza, con cui è stato ridisegnato il quadro d'insieme che regola la vita dei nostri cittadini. Vediamo in dettaglio quali siano queste norme: per completezza del ciclo vaccinale si intende che sia effettuata anche la terza dose; la categoria dei sanitari, unica sino ad allora soggetta all'obbligo, deve integrare con la suddetta terza dose; viene introdotto l'obbligo al personale scolastico, alle Forze dell'ordine e a quello del circuito penitenziario. Si arrivò cosi a comprendere nell'obbligo circa 3 milioni di cittadini, oggi siamo già oltre i 30 milioni. Venne ridotta la validità del green pass da vaccino da dodici a nove mesi, ora siamo scesi a sei. Venne previsto, allora tutte le Regioni erano in zona bianca, l'utilizzo del 2G alle zone gialle e arancioni, più ulteriori norme di contorno sui controlli e sulla campagna di informazione. Tutti temi che allora ottenevano spazio a nove colonne sui giornali, creando grande dibattito, ma che rivalutate ora appaiono come acqua tiepida e grigie formalità burocratiche. Solo una norma prevista dai nove articoli, il sesto per esattezza, è degna di attenzione ancor oggi. È la norma transitoria, poi prorogata, che prevedeva che a cavallo delle festività natalizie anche nelle zone bianche venissero applicate le nuove norme previste per le zone gialle. Di fatto il Governo sconfessava e smentiva se stesso gettando alle ortiche quello che di positivo era stato costruito con la logica premiale/punitiva delle Regioni colorate.