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nella nota, inoltre, si afferma che "la circolare n. 3663/6113 del 23 ottobre 2015 esclude, per ovvi motivi legati alla particolare tipologia dei detenuti iscritti al circuito A.S. la possibilità di adottare la custodia aperta presso le sezioni dedicate al circuito dell'alta sicurezza"; nel cosiddetto circuito di alta sicurezza sono ristretti detenuti molto pericolosi, responsabili di gravi delitti e per la maggior parte legati alla criminalità organizzata e che per tale motivo era stata esclusa per tali circuiti la "custodia aperta", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente del fatto che negli istituti penitenziari che attuano la "custodia aperta" i detenuti siano liberi di circolare nei bracci del carcere dalle ore 8.00 di mattina alle ore 20.00 di sera, senza la presenza fisica, nei suddetti bracci, di personale di Polizia penitenziaria, determinando, di fatto, un controllo da parte dei detenuti sulle suddette strutture almeno nel periodo diurno; se ritenga opportuno continuare a lasciare per non meno di 12 ore al giorno nelle mani dei detenuti appartenenti alla criminalità organizzata parti consistenti del sistema penitenziario e cioè, come riporta la nota citata, parti di ben 13 diversi istituti di pena dove sarebbero collocati detenuti "in alta sicurezza"; se non ritenga di disporre l'immediato ripristino delle regole di sicurezza e trattamentali previste per tutte le strutture in cui sono ristretti detenuti del circuito di alta sicurezza; se non ritenga che quello che l'interrogante reputa un evidente negligente lassismo ed il mancato rispetto delle norme che presiedono al trattamento dei detenuti in alta sicurezza sia stato alla base delle sanguinose e coordinate rivolte scoppiate contemporaneamente in molte carceri; se gli istituti in cui i detenuti in regime di alta sicurezza venivano lasciati in "custodia aperta" siano stati interessati dalle rivolte scoppiate durante gli ultimi mesi; se intenda riportare ordine e sicurezza nelle strutture carcerarie italiane, abolendo la "custodia aperta" in tutte le suddette strutture, a giudizio dell'interrogante visti i pessimi risultati in termini di pericolosità ed insicurezza che ha determinato questo regime, che non può essere considerato estraneo o ininfluente rispetto sia all'aumento esponenziale del tasso di violenza carcerario, sia alle ultime rivolte scoppiate nelle carceri che hanno causato 14 morti, oltre 70 evasioni e danni per decine di milioni di euro; quali provvedimenti intenda adottare nei confronti delle direzioni degli istituti che avrebbero violato le regole previste per il regime di alta sicurezza. Atto n. 4-03677 DAL MAS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: secondo alcuni studi, solo tra il 2007 e il 2017, lo Stato italiano avrebbe speso ben 10 miliardi e 650 milioni di euro nei ripetuti tentativi di salvare Alitalia e di preservarne l'italianità; dal 2017 ad oggi, la somma è salita, con i vari prestiti ponte concessi e con l'ultimo intervento da 3 miliardi di euro contenuto nel cosiddetto decreto "rilancio"; il dossier , recentemente varato dal Governo italiano, che prevede di irrorare 3 miliardi di euro di capitale iniziale per avviare il nuovo corso, è approdato a Bruxelles, dove i tempi di valutazione potrebbero non essere brevi. La commissaria UE alla concorrenza, Margrethe Vestager, avrebbe infatti fatto intendere che un semplice affitto di rami d'azienda dall'amministrazione straordinaria alla newco non sarebbe sufficiente per garantire la discontinuità, condizione essenziale affinché i 3 miliardi di euro non vengano considerati come aiuti di Stato; del futuro di Alitalia non v'è quindi ancora certezza, mentre resta chiaro come il traffico aereo sia fondamentale per lo sviluppo economico; è quindi necessario che la nuova Alitalia contribuisca al ripristino dei livelli di traffico aerei pre COVID-19 al fine di far ripartire sia il mercato interno dei voli che quello internazionale; a preoccupare, in particolare, nelle ultime settimane sono state le voci inerenti ad un possibile disimpegno di Alitalia dallo scalo di Trieste, tanto che negli ultimi giorni è stato annunciato il "congelamento" delle trattative tra la compagnia e la società che gestisce l'aeroporto; l'importante aeroporto del Friuli-Venezia Giulia, fondamentale per i collegamenti dell'intera penisola con l'Europa centrale e per la presenza nella città giuliana della sede delle assicurazioni Generali, non può essere penalizzato dalla difficile situazione del vettore italiano; è necessario verificare che la gestione commissariale di Alitalia, così come della futura newco , non penalizzi i collegamenti dell'aeroporto a Ronchi dei Legionari con il resto della penisola, collegamenti che risultano essenziali per garantire il rilancio economico nell'era post COVID-19, si chiede di sapere: se corrisponda al vero che Alitalia sarebbe intenzionata a ridurre i voli in partenza e in arrivo dall'aeroporto di Trieste; come il Ministro in indirizzo sia intenzionato ad operare affinché tale eventualità sia scongiurata. Atto n. 4-03678 GRANATO Al Ministro dell'interno Premesso che: un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 13 giugno 2020 a firma di Lucio Musolino riporta la vicenda delle pesanti intimidazioni che la giornalista Rai Erika Crispo avrebbe subito a seguito di un servizio fatto per il telegiornale regionale della Calabria sulla gestione di una struttura comunale di Rende (Cosenza), attualmente affidata alla società "Parco Acquatico 4.0»", da parte di Antonio Vivacqua responsabile tecnico della stessa società; a seguito dei filmati "andati in onda sul tg regionale e sui social", si legge, "in cui il figlio di un assessore, in pieno 'lockdown', ha festeggiato indisturbato consumando un aperitivo a bordo piscina con la fidanzata", Erika Crispo è andata sul posto "per verificare le condizioni del Parco Acquatico" accompagnata dal responsabile tecnico Vivacqua, riscontrando anomalie di gestione, mancanza di licenze "oltre ai dipendenti e i fornitori non pagati da mesi". Il servizio si chiude "con l'intervista al sindaco di Rende Marcello Manna che, però alle domande della Crispo risponde solo con un generico 'Stiamo facendo delle verifiche. È stato sollecitato l'amministratore'"; subito dopo la messa in onda del servizio sul telegiornale regionale Rai della Calabria "la giornalista è stata raggiunta telefonicamente da Vivacqua che l'ha minacciata di morte, come si può sentire nell'audio incorporato nel citato articolo; a seguito di queste pesanti minacce, secondo l'autore dell'articolo, "Crispo ha sporto denuncia ai carabinieri e la Procura di Cosenza ha avviato le indagini", ha ricevuto inoltre la "solidarietà dell'Usigrai, del sindacato giornalisti della Calabria e dell'unione cronisti regionale", si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per garantire l'incolumità e la sicurezza personale della giornalista Erika Crispo. Atto n. 4-03679 NENCINI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: