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Ebbene, Presidente, lei dovrebbe andare a riferire all'Europa non solo quello che questa anomala e discutibile maggioranza di Governo aggiusta nelle segrete stanze del potere per far proseguire a tutti i costi questo Governo che non rappresenta affatto il volere della Nazione, ma anche e soprattutto quello che il popolo italiano sovrano, sfiancato e messo in ginocchio da una pandemia prima, da un'assurda guerra nel cuore dell'Europa poi e da impietose e devastanti speculazioni della nera e oscura finanza, chiede: il popolo italiano, contrariamente a quello che il mero potere politico pone in essere, chiede che lo Stato italiano non invii più armi e armamenti letali all'Ucraina, anche perché non sappiamo in che mani queste armi andranno a finire, come ha ben spiegato il procuratore antimafia Gratteri. Possono essere messe in atto tutte quelle strategie politiche e diplomatiche per il cessate il fuoco; anzi, preciso che dovevano già essere state attuate, per evitare che il conflitto scoppiasse nel cuore dell'Europa. Negli eventi esiste sicuramente un "durante", esiste un "dopo", ma esiste anche un "prima" e anche lì bisognava agire. Tutto il tessuto produttivo della Nazione, quello vero, non quello delle banche e delle lobby , ma quello che produce e che distribuisce equamente la ricchezza, quello che ha ricostruito l'Italia nel Dopoguerra, cioè tutto il mondo delle piccole e medie imprese e soprattutto gli agricoltori e i pescatori, che in questo momento rappresento, che non ce la fanno più a sostenere i costi delle proprie imprese, chiedono che lei, presidente Draghi, vada in Europa e dica a gran voce, forte e chiaro, che si deve procedere con priorità e determinazione a cercare di attuare politiche per calmierare assolutamente il costo del gas e del petrolio, perché questo sembra veramente un gioco premeditato e assurdo per buttare fuori dall'economia tutte le piccole e medie imprese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, la Realpolitik , a ogni nostra recriminazione sui danni enormi e inconcepibili della guerra, ci risponde sistematicamente che si tratta di effetti collaterali: la morte, la distruzione ambientale, la fame a livello globale, che genera altri morti. Ma possiamo ben dire che anche la sicurezza internazionale a questo punto è considerata dal Governo un effetto collaterale e trascurabile, visto che né il Governo, né la sua maggioranza sembrano essere stati scalfiti dalle parole decisamente allarmanti del segretario generale dell'Interpol Stock, che ha denunciato come l'abnorme quantità di armi che circola in Ucraina stia già diventando oggetto di un traffico criminale, mafioso e forse terroristico. Le sue testuali parole sono state: «I criminali si stanno concentrando già adesso su queste armi. Anche le armi usate dai militari, le armi pesanti, saranno disponibili sul mercato criminale. I criminali di cui sto parlando operano a livello globale, quindi queste armi verranno scambiate tra i continenti». Tutto ciò che è trasportabile diventerà potenzialmente oggetto di traffico in Europa e oltre: non solo fucili e pistole, ma varie armi da guerra, compresi i missili portatili antiaereo e anticarro. Sembra che non ci dobbiamo neanche preoccupare del fatto che, tra le armi partite dagli arsenali di parecchi dei Paesi della NATO e che potremmo ritrovare sul nostro territorio, ci sono anche i famosissimi missili anticarro portatili Milan. I vecchi modelli di questi missili - ricordiamolo, Presidente - hanno un sistema di puntamento che contiene e rilascia torio, un metallo pesante altamente radioattivo e cancerogeno, di cui sono già pieni i poligoni NATO di Capo Teulada e Quirra in Sardegna, dove ne sono stati sparati a migliaia, con conseguenze devastanti, Presidente, per ambiente e salute. Proprio lo scorso 10 giugno è iniziato il processo per disastro ambientale dell'area del Capo, che vede imputate parecchie cariche dell'Esercito. Questi missili sono stati inviati in Ucraina ufficialmente dalla Francia, ma anche dall'Italia, sebbene qui da noi il Governo Draghi si trinceri dietro la linea del segreto di Stato (segreto all'italiana, però). Ciliegina sulla torta del Governo dei migliori, che non si vergogna di averci portato con altri sul baratro della distruzione socio-economica, politica, ambientale e alle porte della guerra nucleare, il 16 giugno, nella base militare di Ghedi, è stato consegnato in pompa magna, scortato da tre Tornado, il primo cacciabombardiere F-35A, capace di dispiegare bombe con testate nucleari, già presenti a Ghedi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signor presidente Draghi, questo è un Consiglio europeo decisamente importante, che segna la fine della Presidenza francese, con delle questioni che hanno a che fare con il futuro dell'Europa e anche con le emergenze che abbiamo davanti. Ci arriviamo, signor presidente Draghi, con un passaggio che fa in qualche modo la storia: quella fotografia a Kiev - sua, di Emmanuel Macron e di Olaf Scholz - dimostra che oggi non c'è più l'asse franco-tedesco, ma c'è un motore a tre - Italia, Francia e Germania - (Applausi) che, oltre a rallegrarci, ci riempie di responsabilità: penso non solo al Governo, ma a tutte le forze parlamentari. Siamo quindi consapevoli che questo passaggio e anche il voto di oggi interrogano e responsabilizzano tutti, parlamentari e Governo. Abbiamo il dovere di dare un mandato pieno a lei, signor Presidente del Consiglio, e dobbiamo farlo avendo in mente la credibilità del Paese. Spero e penso che ci dovremo arrivare votando una risoluzione con degli impegni precisi, perché è stato fatto un lavoro importante, che sarebbe sbagliato frustrare. Lo dico perché arriviamo a questo Consiglio europeo avendo fatto i compiti a casa e avendo mantenuto la compattezza del fronte occidentale e del fronte europeo. Quando dico «abbiamo», mi riferisco al sistema Italia, perché il nostro ruolo è stato fondamentale: siamo stati in prima linea nel definire il sistema delle sanzioni; siamo stati in prima linea nell'aiutare a costruire l'innalzamento dei dispositivi della NATO, con delle scelte importanti e, anche interrogando le nostre coscienze, abbiamo assunto una scelta chiara sul tipo di aiuti da dare al popolo ucraino, per esercitare la propria legittima difesa. L'abbiamo fatto non a cuor leggero, ma con la consapevolezza che stavamo dalla parte giusta, dalla parte delle democrazie liberali. Da questo punto di vista, penso sia necessario inaugurare una seconda fase, come avete in qualche modo fatto con quel viaggio. Oggi, anche nelle parole d'ordine e nella narrazione, si deve spostare l'attenzione sulla capacità di raddoppiare le iniziative diplomatiche per arrivare alla pace, al cessate il fuoco e alla possibilità di rilanciare i negoziati, ed essere protagonisti di due operazioni: da una parte, c'è il tema della diversificazione energetica, il price cap a livello europeo, una battaglia in cui tutto il Governo e lei, signor Presidente, siete in prima fila;