[pronunce]

n. 178 del 2012, l'Avvocatura generale evidenzia che le tabelle di equiparazione tengono conto dei dati oggettivi riferibili a ciascun dipendente militare. Tra questi, la suddivisione in gradi risponde ad un principio immanente ad ogni organizzazione militarmente ordinata, in quanto funzionale alla determinazione dell'ordine gerarchico, pur non individuando ambiti funzionali precisi assimilabili a quelli previsti per il personale civile. Non esisterebbe - secondo l'Avvocatura - una declinazione normativa o regolamentare delle mansioni che competono a ciascun grado o a ciascuna categoria, il che non renderebbe possibile nemmeno astrattamente l'individuazione di ambiti funzionali omogenei per il personale militare e civile dell'Associazione. Inoltre, nel corso dell'adozione del d.P.C.m. 26 marzo 2016 si è accertata l'impossibilità di prendere in considerazione, quale criterio per l'equiparazione, le mansioni precedentemente svolte dal personale oggetto di riorganizzazione, a causa di una estrema diversità e disomogeneità dei servizi ai quali, nell'ambito delle numerose attività riconducibili alla Croce Rossa, vengono adibiti militari di pari grado. Ciò premesso, l'Avvocatura ricorda comunque che nell'ordinamento militare lo svolgimento di mansioni diverse o superiori rispetto a quelle previste per il grado rivestito non comporta né il passaggio, né l'automatica progressione al grado superiore, conseguendone che lo svolgimento di mansioni diverse da quelle astrattamente imposte ad un dato grado non assumerebbe alcuna rilevanza ai fini del collocamento effettuato al momento del transito. 9.- Con memoria depositata il 7 febbraio 2019, i ricorrenti del giudizio principale, riproponendo in parte argomenti già esposti, hanno inteso replicare all'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri, insistendo per la fondatezza delle questioni sollevate. 9.1.- Ad avviso delle parti, la consapevolezza del Parlamento circa la situazione di dissesto economico-finanziario della CRI non giustificherebbe l'intervento disposto dal Governo, bensì avvalorerebbe le ragioni dell'ordinanza di rimessione, sostenute dai ricorrenti. Afferma la difesa dei ricorrenti che, «qualora il Parlamento, conscio della difficile situazione economica dell'Associazione Italiana della Croce Rossa, avesse inteso disporre la privatizzazione dell'ente pubblico, [...] lo avrebbe chiaramente disposto con la legge di delega». 9.2.- Viene contestata, altresì, la fondatezza delle argomentazioni utilizzate dall'Avvocatura generale dello Stato per dimostrare la continuità, da parte della neoistituita Associazione di diritto privato, delle funzioni tradizionalmente attribuite alla CRI. I riferimenti ad una adeguata gestione delle calamità che hanno colpito l'Italia negli ultimi anni non sarebbero - secondo la memoria - completi ed esaurienti. Fino all'ottobre del 2018, infatti, tali emergenze sono state gestite dall'Ente strumentale alla CRI (oggi in liquidazione coatta amministrativa), il quale avrebbe beneficiato di un contingente di 300 unità formato dal personale del Corpo militare, che, però, dal 1° ottobre 2018 ha cessato la sua esistenza per effetto del d.lgs. n. 178 del 2012. I componenti del Corpo militare sono quindi cessati dal servizio attivo e collocati in congedo, destinati all'impiego in altre amministrazioni pubbliche e non più a disposizione per future situazioni emergenziali. Queste ultime, se nazionali, potranno comunque beneficiare di mezzi e personale della Protezione civile o dei Vigili del Fuoco; in campo internazionale, al contrario, resteranno del tutto senza ausilio le Forze armate. 10.- In data 12 febbraio 2019, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato una memoria, insistendo per l'inammissibilità o comunque per l'infondatezza delle questioni sollevate. 10.1.- Preliminarmente, la difesa del Presidente del Consiglio dei ministri eccepisce la tardività dell'intervento ad adiuvandum, depositato in data 12 dicembre 2017 da David Ambrosini e altre centoquindici persone. Osserva, inoltre, che l'intervento di Massimo Cipullo e altri, depositato il 30 ottobre 2017, è parimenti inammissibile, considerato che nell'atto non si fa riferimento alla partecipazione di costoro al giudizio principale, né appare sussistere un interesse qualificato che consenta loro di intervenire nel giudizio incidentale. 10.2.- Sempre in via preliminare, l'Avvocatura generale eccepisce la carenza della rilevanza in riferimento alla «questione di costituzionalità dell'intero decreto legislativo» di riorganizzazione della Croce Rossa. In particolare, osserva come l'ordinanza di rimessione impugni l'intero testo del d.lgs. n. 178 del 2012, tralasciando il contenuto dell'impugnativa del giudizio principale. Quest'ultimo, infatti, ha un oggetto circoscritto alla legittimità dei criteri per l'equiparazione del personale (già) appartenente al Corpo militare a quello civile; a questi fini non assumerebbe quindi rilievo l'intero testo legislativo impugnato, né, specificamente, rileverebbe la norma che dispone la privatizzazione della CRI. Il giudice a quo sarebbe chiamato a dare applicazione alle sole norme concernenti il personale dipendente e queste ultime, «pur essendo contenute nel medesimo testo legislativo, costituiscono [...] una componente concettualmente e giuridicamente autonoma e distinta». In tal senso, l'Avvocatura esclude che il decreto legislativo, oggetto della censura, «presenti quell'omogeneità di contenuto che, sola, consente, secondo la giurisprudenza [costituzionale], di sollevare questione di legittimità costituzionale dell'intero corpus normativo». 10.3.- Un ulteriore profilo di inammissibilità discenderebbe dal carattere perplesso della questione concernente la violazione dell'art. 76 Cost.: da un lato, infatti, il rimettente lamenta l'assenza di non meglio definite garanzie di continuità per l'assolvimento dei compiti istituzionali; dall'altro lato, si duole della circostanza che la delega non potesse estendersi ad interventi di tipo soppressivo dell'Ente e all'istituzione di una nuova entità, in forma associativa e di natura privata. 10.4.- Nel merito delle questioni, l'Avvocatura generale dello Stato si sofferma, dapprima, sulle censure rivolte all'«intero» d.lgs. n. 178 del 2012 (ad eccezione dell'art. 7), per affrontare, poi, le eccezioni di incostituzionalità degli artt. 5 e 6 della medesima norma. 10.5.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene innanzitutto infondata la tesi - prospettata dal Tribunale rimettente - secondo cui il d.lgs. nella sua interezza avrebbe violato l'art. 76 Cost., in ragione dell'intervento soppressivo dell'ente pubblico. Analogamente al passato, la riforma in esame non avrebbe previsto alcuna soppressione dell'Associazione italiana della Croce Rossa, operante sin dal 1864: «ben diversamente - e molto più semplicemente, - è stato stabilito il solo venir meno della personalità di diritto pubblico ed il contestuale acquisto di quella di diritto privato».