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in data 1° giugno 2020 è stato chiuso al transito il viadotto "Montoro", al chilometro 24,250 del raccordo Terni-Orte, ovvero della superstrada 675 "umbro-laziale", a 4 corsie, che appartiene al tracciato europeo E45. La decisione è stata assunta dall'ANAS a seguito di un controllo di routine sul viadotto e ad un'ispezione effettuata tramite un drone; da quanto si è appreso, nella testa della pila verticale si sarebbe spostata la trave di sinistra e si reggerebbe solo su uno spigolo, si chiede di sapere: quali siano il quadro preciso della situazione in ordine allo stato del viadotto, le ipotesi progettuali e di lavoro per la rimessa in pristino, le tempistiche e le ipotesi per agevolare i percorsi alternativi; se sia disponibile la documentazione in merito. Atto n. 3-01653 CASTELLONE MORONESE GIANNUZZI ANGRISANI DI MICCO PRESUTTO MAUTONE VACCARO GAUDIANO PUGLIA SANTILLO DE LUCIA RICCIARDI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il comune di Giugliano in Campania (Napoli), terza città della regione, comune non capoluogo di provincia più vasto e popoloso d'Italia, localizzato nella "terra dei fuochi" ovvero nella zona compresa tra l'area a nord di Napoli e la città di Caserta, è caratterizzato da una situazione ambientale estremamente compromessa a causa dell'opera di eco-camorre, che, attraverso un'attività iniziata già a partire dalla seconda metà degli anni '80 del secolo scorso, fino al 2004, hanno smaltito illegalmente 30.700 tonnellate di rifiuti tossici e speciali, spesso incendiati, come accertato anche nella relazione del 2017 della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; sul territorio giuglianese insistono circa 40 discariche (tra abusive e non), molte delle quali non bonificate o non messe in sicurezza, e numerosi siti di stoccaggio provvisorio di rifiuti; a Taverna del Re, frazione di Giugliano, sono depositate circa 7 milioni di ecoballe, che occupano una superficie equivalente a più di 300 campi di calcio, ad oggi non ancora sottoposte a processo di caratterizzazione; il consulente tecnico d'ufficio per conto della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, per il processo n. 15968/08, innanzi al pubblico ministero aveva denunciato un vero e proprio disastro ambientale nell'area giuglianese, sussistendo i presupposti di cui all'art. 434 del codice penale. Secondo quanto dichiarato, coesistono infatti tutti i fattori che determinano la fattispecie di reato di disastro ambientale, ossia: 1) notevole ampiezza dell'inquinamento in termini di spazio contaminato; 2) durata temporale dell'azione di contaminazione; 3) danno (o pericolo di danno) ambientale di eccezionale gravità, non necessariamente irreversibile; 4) danno non riparabile con normali opere tecniche di bonifica; 5) coinvolgimento (anche potenziale) di un numero elevato di persone; con le delibere n. 418 e n. 419 del 27 luglio 2016, la Giunta regionale della Campania ha modificato il piano regionale per la gestione dei rifiuti ed il piano di smaltimento delle ecoballe; nel 2016 la Regione aveva bandito una prima gara per lo smaltimento di una partita di 789.000 tonnellate di ecoballe: 8 lotti, valore complessivo 118 milioni di euro. A ottobre 2019 risultavano rimosse soltanto 60.000 tonnellate, mentre dai dati ricavati da comunicazioni regionali del 28 gennaio 2020 risulta smaltito solo il 9,6 per cento delle ecoballe in deposito rendendo evidente l'impossibilità di attuare il cronoprogramma definito per il totale smaltimento delle balle e fissato a 6 anni; con l'art. 36- bis , comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, venivano modificate le disposizioni normative per definire i siti classificati di interesse nazionale (SIN); con il decreto ministeriale 11 gennaio 2013 sono stati esclusi dall'elenco dei SIN il litorale domitio flegreo e l'agro aversano, in cui è compresa l'area di Giugliano in Campania, comportando il ritorno della competenza in capo alla Regione, secondo le norme vigenti per i siti non di interesse nazionale; il sito relativo alle aree di Giugliano in Campania è stato definito con una prima perimetrazione fatta dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare denominandola "area vasta", area nella quale "i dati esistenti inducono a ritenere che la situazione ambientale sia particolarmente compromessa, a causa della presenza contemporanea, in porzioni di territorio relativamente limitate, di più siti inquinati e/o potenzialmente inquinati, ed estesa con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3891 del 4 agosto 2010; con tale ordinanza sono state affidate le opere di bonifica e messa in sicurezza delle discariche comprese nell'area vasta di Giugliano e Masseria del Pozzo al commissario Mario Pasquale De Biase, che ha ricoperto questo ruolo dal 2010 a fine 2019; in data 26 novembre 2010, con ordinanza n. 58, il commissario De Biase ha approvato il programma operativo di dettaglio degli interventi e delle tempistiche previste per la loro realizzazione secondo quanto riportato di seguito: a) completamento, anche per stralci funzionali, del "piano di caratterizzazione della cosiddetta Area Vasta in località Masseria del Pozzo-Schiavi in Giugliano in Campania", redatto dall'Arpa Campania, e approvato con decreto direttoriale prot. n. 4557/QdV/DI/B del 6 maggio 2008 dal Ministero; b) individuazione degli interventi urgenti ed indifferibili, immediatamente attuabili, di messa in sicurezza delle aree, progettazione, gare, esecuzione dei lavori; c) eventuali interventi di bonifica che si rendessero necessari a valle della caratterizzazione; considerato che: il 15 luglio 2019 i lavori sulla discarica Resit sono stati ultimati: con 6 milioni di euro, la discarica è stata messa in sicurezza; la discarica sita in località Masseria del Pozzo e la discarica della Novambiente Srl risultano da completare; il programma di riqualificazione dell'area denominata San Giuseppiello ha avuto inizio nell'ottobre 2015 ed è stato portato a compimento nel 2018; considerato infine che: alla scadenza del commissariamento, il 16 dicembre 2019, è subentrata nella gestione la Regione Campania; la gestione commissariale presenta un disavanzo di 19 milioni di euro (da contabilità speciale) per le bonifiche, che ora però andrà a carico della Banca d'Italia e dunque, a seguire, delle casse della Regione; lo stato incompleto delle bonifiche e i contenziosi in corso per gli espropri effettuati ai terreni della camorra sono un elemento preoccupante e dovrebbero costituire un campanello d'allarme per una probabile vanificazione del lavoro finora svolto;