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sull'isola di Ischia siamo ancora in regime di emergenza; non si intravede assolutamente un percorso di luce che possa far uscire dal tunnel quelle popolazioni che purtroppo lo scorso 21 agosto hanno avuto danneggiata in maniera irreparabile e persa la propria casa. In questi giorni e in queste settimane, sapendo che sarebbe approdato all'esame dell'Assemblea il decreto-legge ora in discussione, il Gruppo di Forza Italia ha lavorato intensamente, elaborando proposte serie volte, da un lato, a equiparare i Comuni danneggiati dell'isola d'Ischia agli altri Comuni dell'Italia centrale, stabilendo anche per i primi una serie di norme che agevolano e prorogano determinati tributi, dall'altro, a creare le condizioni giuste per dare una risposta concreta al problema della ricostruzione in un territorio particolarmente complesso come quello dell'isola d'Ischia, in cui vige il vincolo paesaggistico ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497. Abbiamo lavorato dal punto di vista tecnico e abbiamo proposto una serie di emendamenti che danno risposte e soluzioni a questi temi. Tantissime delle circa 2.000 abitazioni danneggiate in maniera irreparabile sono state costruite venti anni fa; su di esse pende istanza di sanatoria edilizia rispetto alle leggi dello Stato e non hanno avuto ancora concessione in sanatoria. Si tratta di un tema che questo Parlamento e questo Governo devono concretamente prendere in considerazione, se, come dicono, vogliono rappresentare la discontinuità rispetto al passato. In Commissione, come diceva prima il Presidente nel suo intervento, si è lavorato senza demagogia con tutti i Gruppi, stabilendo che questo pacchetto di emendamenti sarebbe stato ritirato per far sì che il Governo e gli uffici dei Ministeri avessero più tempo per poterlo esaminare in maniera compiuta e poter riproporre tutto alla Camera per dare risposte concrete a queste comunità a tutt'oggi soffrono ancora. Ci auguriamo, come Gruppo di Forza Italia, che i partiti, la maggioranza e il Governo sappiano rispettare gli impegni, sappiano analizzare e dare delle risposte certe a quelli che, come ho detto prima, sono i bisogni di comunità che vivono un momento di estrema difficoltà. Noi, come movimento politico, quando abbiamo avuto la responsabilità di guidare il Paese, abbiamo dimostrato che a problemi normali si possono e si devono dare risposte normali ma che, rispetto a eventi straordinari, c'è bisogno di risposte straordinarie. Lo ha fatto il Governo del presidente Berlusconi, come si diceva prima, con il terremoto di L'Aquila. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ebbene, rubo solamente altri trenta secondi della vostra attenzione per dire che c'è anche un altro terremoto che potrebbe in maniera irreparabile abbattersi sull'intera Regione Campania. A molti verrà l'orticaria quando esprimerò questo concetto. Parlo dell'applicabilità del famoso terzo condono edilizio, la famosa legge n. 326 del 2003. Una legge dello Stato che trova applicazione in tutto il territorio nazionale tranne che in Campania. Io invito i rappresentanti del Governo, invito i partiti che formano questa maggioranza di Governo, invito in modo particolare la Lega, che con noi ha condiviso il programma elettorale con il quale ci siamo presentati alle elezioni del 4 marzo, a essere discontinui rispetto ai Governi del passato, anche rispetto ai Governi del centrodestra che non hanno saputo precedentemente dare una risposta compiuta a questo problema. Altrimenti, infatti, la Campania potrebbe trovarsi presto travolta da un nuovo terremoto. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Di Girolamo. Ne ha facoltà. DI GIROLAMO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, membri del Governo, ci apprestiamo a convertire un decreto-legge in aiuto alle popolazioni colpite dai terremoti che nell'ultimo decennio hanno interessato la nostra penisola. Si tratta di un atto urgente che prevede prevalentemente proroghe a scadenze imminenti, scadenze che non possono maturare prima del superamento dello stato di emergenza. Il Centro Italia è ancora oggi soggetto a smottamenti, iniziati nove anni fa, in quella notte del 6 aprile che ha segnato la distruzione economica e sociale di un intero territorio, quello di L'Aquila e dei Comuni limitrofi. Vero è che la ricostruzione è partita, ma altrettanto vero è che essa procede a passi lenti, talmente lenti da far sentire quei cittadini soli ed abbandonati al loro dolore, dolore che rappresenta una grande ferita per l'Italia intera; dolore per la perdita di una parte del loro vissuto; dolore per la perdita di proprietà non ancora loro restituite; ferite aperte e che mai si rimargineranno per la perdita del bene più prezioso, quello dall'affetto dei propri cari venuti a mancare sotto un cumulo di macerie. Oltre trecento vittime e ottantamila sfollati avuti anche con il crollo di strutture pubbliche, come la casa dello studente e parti dell'ospedale e dell'università. Sento l'obbligo di menzionare in questa sede la distruzione dei sogni di ben 2.914 persone in Irpinia, nel lontano, ma non troppo, 1980. Il terremoto più devastante che ha comportato per la prima volta l'introduzione di interventi urgenti e dalla cui esperienza è nata l'imponente macchina della Protezione civile di cui oggi l'Italia è dotata. Ventisette furono le vittime del sisma in Emilia-Romagna mentre se ne contano 299 nel più recente, che ha interessato le Regioni Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. Ogni qualvolta si verifica un tragico evento sismico, emerge una preoccupante impreparazione del Paese, nonostante siano note da tempo le criticità legate alle aree a maggior rischio. Oggi ereditiamo una drammatica condizione del patrimonio edilizio scolastico che, dai dati in nostro possesso e che verranno integrati al prossimo 31 agosto, per l'80 per cento non risulta adeguato alla normativa sismica vigente. Perché oggi ci troviamo a gestire una simile circostanza? Perché i nostri figli continuano a frequentare scuole insicure esponendo la loro vita a gravi rischi, come accadde a San Giuliano di Puglia? (Applausi dal Gruppo M5S) . La ricostruzione è legata al palo: è inutile negarlo. Ci sono ancora tanti nodi burocratici da sciogliere per velocizzare i processi di ricostruzione, mentre le popolazioni interessate continuano a versare in condizioni di difficoltà economica e di sfiducia nei confronti delle istituzioni. Qualcosa è stato fatto, già, ma c'è ancora molto da fare e bisogna capire dove è fondamentale intervenire per essere davvero risolutivi, evitare sperperi e indirizzare il denaro pubblico verso la sicurezza e la prevenzione, al fine di rendere agli abitanti di questi luoghi la loro dignità. Nonostante l'ottimo lavoro svolto dal relatore Patuanelli e dalla Commissione speciale, alla quale è stato assegnato l'urgente disegno di legge n. 435, è stato purtroppo impossibile affrontare accuratamente tutte le problematiche e poter proporre emendamenti al decreto-legge, per migliorare le attuali condizioni in cui si trovano i cittadini terremotati.