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1) che l' Antitrust convalidi l'argomentazione secondo cui è necessario riconoscere un'esclusiva e/o un sussidio per fornire quella parte di servizio; 2) che il soggetto esercente il servizio pubblico sia individuato attraverso gara. Gli enti di governo locale, individuati ai sensi dell'articolo 3- bis del decreto-legge n. 138 del 2011, autorizzano i servizi richiesti e, se del caso, dispongono le eventuali limitazioni agli stessi, in base ad un'analisi economica oggettiva e a criteri prestabiliti. Qualora l'ente locale intenda negare l'autorizzazione allo svolgimento da parte dei terzi di servizi anche in sovrapposizione a quelli gestiti dal concessionario del servizio pubblico, deve chiedere il parere preventivo dell'Autorità di regolazione dei trasporti che si esprime entro sessanta giorni. Per quanto riguarda i rifiuti, per rafforzare l'efficienza e le economie di scala vanno riorganizzati rapidamente gli Ambiti territoriali ottimali. Al fine di superare la disomogenea definizione degli ambiti sul territorio nazionale, dovuta anche all'inerzia di alcune Regioni, si propone dunque di modificare gli articoli 195 e 200 del decreto legislativo n. 152 del 2006 nel senso di attribuire allo Stato, previa intesa con le Regioni, il compito di individuare gli Ambiti territoriali ottimali (ATO) eventualmente anche su base sovraregionale, superando il riferimento ai criteri di ripartizione giuridico-amministrativa in favore di criteri di efficienza orientati al conseguimento di economie di scala e differenziazione. Inoltre si riduce il termine di durata dei contratti di servizio di cui all'articolo 203, comma 2, del decreto legislativo n. 152 del 2006, trasformando il termine di durata minima di 15 anni in termine di durata massima. L'articolo 14 interviene sulla sanità. Per le strutture sanitarie non convenzionate con il Servizio sanitario nazionale si elimina la verifica del fabbisogno di servizi sanitari, come attualmente previsto dall'articolo 8- ter del decreto legislativo n. 502 del 1992. Al fine di far venir meno gli aspetti discriminatori a danno delle imprese private che discendono dall'attuale configurazione del sistema di accreditamento, si abroga il comma 7 dell'articolo 8- quater , del decreto legislativo prima citato, che prevede il regime dell'accreditamento «in via provvisoria», per il tempo necessario alla verifica del volume di attività svolto e della qualità dei suoi risultati. L'articolo 15 riguarda invece i consumatori. Occorre infatti una tutela diretta contro le pratiche commerciali scorrette e la pubblicità ingannevole. Al riguardo, già esistono gli strumenti offerti dal Codice del consumo, ma la tutela va rafforzata. Al fine di rafforzare le garanzie a favore dei consumatori in termini di scelte di acquisto pienamente consapevoli, si inserisce all'articolo 35 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo), la seguente previsione: «Nei contratti tra imprese e consumatori che si concludono mediante adesione a condizioni generali di contratto o con la sottoscrizione di moduli, modelli e formulari, le clausole relative all'oggetto del contratto, al corrispettivo, alla durata ed all’eventuale rinnovo, alle condizioni e alle modalità di esercizio del recesso, all'esistenza e all'importo di eventuali penali, al contenuto e alle modalità di fruizione delle garanzie di legge e convenzionali e al foro competente, devono essere sempre indicate, sinteticamente e in modo chiaro e comprensibile, in un foglio informativo da sottoporre alla firma del consumatore a cui ne è rilasciata contestualmente copia. La portata e il significato delle predette clausole indiate nel foglio informativo non possono essere limitati o contraddetti da altre clausole in altre parti del contratto o in altro documento contrattuale». L'articolo 16 interviene sulle competenze dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato in alcuni settori, in particolare il miglioramento dell'efficacia del programma di clemenza, il calcolo del fatturato rilevante per l'obbligo di comunicazione, l'armonizzazione con la normativa comunitaria sulle intese, separazione societaria e aiuti di Stato. Prima di tutto si migliora l'efficacia del programma di clemenza integrando l'articolo 15 della legge n. 287 del 1990 e prevedendo che la concessione, con provvedimento dell'Autorità conclusivo dell'istruttoria, del beneficio dell'immunità dalla sanzione amministrativa ad un'impresa costituisce causa di non punibilità di chi, all'interno dell'impresa, abbia posto in essere un illecito penale riguardante i medesimi fatti che hanno condotto all'accertamento dell'intesa. Tale causa di non punibilità opera esclusivamente se al momento della presentazione all'Autorità della richiesta di immunità non fossero già in corso indagini penali ai sensi dell'articolo 330 del codice di procedura penale. La concessione dell'immunità da parte dell'Autorità ad un'impresa costituisce causa di non applicabilità delle sanzioni previste dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, a carico dell'impresa stessa laddove la relativa responsabilità amministrativa riguardi i medesimi fatti che hanno condotto all'accertamento dell'intesa. In tali casi, la concessione dell'immunità da parte dell'Autorità costituisce altresì causa di non punibilità di chi, all'interno dell'impresa, abbia posto in essere l'illecito penale da cui dipende la responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. Si prevede inoltre che l'impresa cui, con provvedimento dell'Autorità conclusivo di istruttoria, sia concessa l'immunità dalla sanzione amministrativa non è obbligata in solido agli altri autori dell'illecito al risarcimento del danno cagionato dall'illecito stesso oggetto della sua qualificata collaborazione e risponde solo in relazione alla parte del danno ad essa direttamente addebitabile. Nei confronti dei soggetti ai quali è contestata una violazione dell'articolo 2 della legge n. 287 del 1990 o dell'articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea con provvedimento di avvio dell'istruttoria, l'accesso alle dichiarazioni confessorie rese oralmente o per iscritto dai rappresentanti dell'impresa richiedente il trattamento favorevole è differito ai sensi dell'articolo 13, comma 10, del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1998, n. 217, fino all'invio della comunicazione delle risultanze istruttorie. Ricevuta la comunicazione delle risultanze istruttorie, i destinatari della medesima possono accedere alle dichiarazioni confessorie purché si impegnino a non copiare con qualsiasi mezzo meccanico od elettronico nessuna informazione ivi contenuta e ad utilizzare le informazioni contenute nella dichiarazione confessoria unicamente ai fini di procedimenti giudiziari o amministrativi per l'applicazione delle norme di concorrenza sulle quali verte il relativo procedimento amministrativo. Ai soggetti terzi, anche se intervenuti nel procedimento, non è accordato l'accesso alle dichiarazioni concessorie.