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Disposizioni in materia di università. Onorevoli Senatori. -- Il decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca è il primo provvedimento che -- seguito ai decreti attuativi della cosiddetta riforma Gelmini -- abbia voluto affrontare, se pur non in modo sistematico, alcuni temi circostanziati e considerati urgenti entro l'alveo della disciplina in oggetto. L' iter parlamentare della conversione di questo decreto-legge è stato notevolmente rallentato nel corso del primo passaggio alla Camera dei deputati cosicché, una volta giunto in Senato, sono stati discussi solo alcuni ordini del giorno, nella consapevolezza che una qualsiasi modifica emendativa al testo proveniente dalla Camera avrebbe comportato un passaggio ulteriore e quindi l'inevitabile decadenza del decreto per l'ormai ravvicinata scadenza dei termini. Durante la discussione in Senato sono emersi vari temi che non erano stati affrontati in dettaglio alla Camera e sui quali i Gruppi parlamentari, nell'impossibilità di emendare il testo, si sono espressi con degli ordini del giorno. Si è pensato, pertanto, di raccogliere in un unico disegno di legge tutti quegli aspetti trattati in Senato e in massima parte corrispondenti agli ordini del giorno accolti dal Governo, che, ugualmente urgenti ed essenziali così come riconosciuto nel passaggio del decreto-legge al Senato, sono sfuggiti a causa dei tempi molto ristretti del dibattito parlamentare a ridosso della data di scadenza. Con questo disegno di legge, quindi, il Parlamento, oltre a sollevare le tematiche scaturite dal dibattito in Senato, intende richiamare il Governo agli impegni che esso stesso ha preso in Aula durante le sessioni dedicate al «decreto Istruzione», con particolare riferimento al mondo dell'università e della ricerca. L'articolo 1 (recependo l'ordine del giorno G2.102, accolto come raccomandazione) intende rimodulare, certificandolo, il rapporto percentuale tra il gettito complessivo del finanziamento ordinario annuale erogato dallo Stato e la contribuzione studentesca, adottando -- rispetto a quest'ultima -- criteri di equità, solidarietà e progressività in relazione alle condizioni economiche del nucleo familiare di appartenenza. L'articolo 2 (sulla base dell'impegno al Governo richiesto dall'ordine del giorno G22.102), considerando anomalo che strutture interne e decisive per il funzionamento delle università come i dipartimenti, che si occupano tanto della ricerca quanto della didattica, non siano considerati ufficialmente alla stregua di un organo di ateneo, stabilisce che i dipartimenti siano formalmente riconosciuti, disponendo sia circa il mandato della carica dei direttori di dipartimento, sia circa l'eleggibilità dei componenti dei consigli di amministrazione delle università. L'articolo 3 (accogliendo l'impegno al Governo dell'ordine del giorno G22.101/testo 2) dispone nuove modalità per la designazione dei membri facenti parte del comitato di selezione del consiglio direttivo dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR). Il comma 1 dell'articolo 22, del decreto-legge n. 104 del 2013, infatti, novellando l'articolo 2, comma 140, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, dispone che i componenti dell'organo direttivo dell'ANVUR sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, formulata sulla base di un elenco di persone, definito da un comitato di selezione, che rimane valido per un anno. Dispone, altresì, che la durata del mandato in questione sia di quattro anni, anche per i componenti eventualmente nominati in sostituzione di quelli cessati dalla carica. Al regolamento che disciplina la struttura e il funzionamento dell'ANVUR spetterà la definizione dei requisiti e delle «modalità della nomina»; pertanto i componenti del consiglio direttivo dell'ANVUR sono scelti da una lista di nomi specificamente predisposta da un comitato di selezione; il Ministro dell'istruzione, dell’università e della ricerca ha quindi l'ultima parola sulla loro nomina, esponendo potenzialmente la scelta a criteri diversi dalla meritocrazia e professionalità. L'articolo 4 (recependo l'impegno al Governo dell'ordine del giorno G23.100/testo 2), mira a sanare una spiacevole situazione verificatasi nell'attribuzione delle quote di spesa annua per il personale, nella forma dei cosiddetti punti organico, relativa all'anno 2013, di cui al decreto ministeriale 9 agosto 2013, n. 713. In tale decreto, all'articolo 2, comma 1, punto b) , è stata effettuata una rinormalizzazione delle quote di punti organico che ha stravolto il calcolo originario effettuato nel punto a) del medesimo comma sulla base dell'articolo 7 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49. Come risultato di questa normalizzazione, ben 21 università «virtuose», cioè soddisfacenti i criteri previsti nel punto c) , comma 1 , articolo 7, del citato decreto legislativo n. 49 del 2012 (indicatore spese di personale inferiore all’80 per cento), si sono viste decurtare le assegnazioni di spesa, vanificando così del tutto lo spirito meritocratico che il legislatore ha voluto dare nello stabilire i criteri di assegnazione. Tutta la vicenda ha assunto la connotazione di una vera e propria discriminazione su base della tassazione studentesca applicata, in quanto molte delle 21 università colpite ingiustamente dal citato decreto ministeriale n. 713 del 2013 presentano un valore dell'indebitamento nella norma a causa del basso livello di tale tassazione. In assenza di manovre correttive, dunque, si potrebbe configurare un incentivo per le università ad evitare provvedimenti di riduzione delle tasse studentesche per non incorrere nel meccanismo sanzionatorio subito a causa del decreto ministeriale n. 713 del 2013, con gravi ripercussioni sul diritto allo studio. L'articolo proposto ha una quadruplice funzione, e nella fattispecie: si generalizza il riferimento alla percentuale del turn-over perché il testo era ancorato alla vecchia percentuale (20 per cento) mentre ora nuovi riferimenti normativi sono intervenuti su questa percentuale (ad esempio per il 2014 dal 20 al 50 per cento con il «decreto del fare») e auspicabilmente altre ne interverranno in futuro per aumentare tale limite; per le università virtuose si stabilisce che le quote devono essere ricomprese in una forbice tale che queste non abbiano mai una percentuale di turn-over sotto quella stabilita a livello nazionale; si stabilisce che eventuali ripartizioni o rinormalizzazioni come quelle effettuate all'articolo 2, comma 1, punto b) , del decreto ministeriale n. 713 del 2013 non generino le penalizzazioni di università che rispettano i parametri dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 49 del 2012; si stabilisce una norma transitoria compensative per le 20 università «virtuose» che sono state penalizzate dal decreto ministeriale n. 713 del 2012;