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Considerato l'intervento del collega Pagano, mi corre l'obbligo di dire che, ovviamente, il voto contrario sull'emendamento non inerisce al merito ma alla sua sostenibilità. Quello che non accettiamo è che in questa sede si venga a leggere una letterina, una dichiarazione riportata su un giornale, e non si prenda invece atto che in cinque mesi questo Governo, con la conversione del decreto n. 55, con il cosiddetto milleproroghe e con il decreto emergenze abbia risolto più problemi, ereditati dal precedente Governo, di quante cose abbiano fatto coloro che ci hanno preceduto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Gradiremmo quindi non avere titoli di giornale sui terremotati abbandonati. Per brevità non cito tutti i problemi già risolti, dalle piccole difformità alle sanatorie pendenti a tutti gli interventi che sono stati fatti nei precedenti provvedimenti già approvati. Ricordo anche, per completezza, che nel testo iniziale non erano previste 60 rate e già le 60 rate sono una conquista introdotta da questo Governo. Da ultimo, è stato citato il terremoto del 2009, ma ci si è dimenticati del caso del terremoto dell'Emilia, per il quale non erano 120 le rate, ma 60. Non si tratta solo di una miglioria, quindi, ma dell'allineamento ad un terremoto precedente. Infine, ricordo che c'è un ordine del giorno del Gruppo della Lega, ma che aveva anche l'adesione e il sostegno, ovviamente, del Gruppo MoVimento 5 Stelle, che auspicava la possibilità di valutare l'ulteriore aumento a 120 rate, compatibilmente con la sostenibilità del provvedimento. Non ci si può venire a dire, infatti, che bisogna seguire le indicazioni dell'Europa e stare attenti alle spese, e poi, dall'altra parte, proporre dei provvedimenti con dei costi notevoli, senza indicare come quei provvedimenti si intenda sostenerli sul piano economico. In conclusione, esprimo un voto contrario tecnico, ma di piena consapevolezza - già manifestata da prima con la presentazione di un ordine del giorno - di un problema che intendiamo tener presente e risolvere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MONTANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MONTANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere l'emendamento 20.0.200 (testo 2) a firma del presidente Pesco e del presidente Bottici, perché sorregge gli interessi delle famiglie che magari hanno avuto un decesso e vivono situazioni di difficoltà. Sicuramente non possiamo che condividere questo emendamento, quindi chiediamo di sottoscriverlo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Va bene, senatore Montani. Anche il senatore Lannutti ha aggiunto la propria firma a questo emendamento. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 20.0.18, che riguarda le disposizioni fiscali concernenti il patrimonio immobiliare inutilizzato. Soprattutto nelle grandi città, nelle aree metropolitane, vediamo ormai da molti anni che c'è un grande patrimonio invenduto, un patrimonio che viene completamente inutilizzato e non viene messo sul mercato dell'affitto. Con questo emendamento, quindi, proponiamo di dare la possibilità ai Comuni di elevare, anche di uno 0,2 per cento, il limite dell'aliquota dell'IMU, potendo così avere un introito. È anche un modo per indurre i proprietari (stiamo parlando di grandi proprietà immobiliari) a mettere gli immobili sul mercato dell'affitto. Stiamo parlando di cifre enormi: basti pensare che soltanto a Roma c'è un patrimonio immobiliare inutilizzato che si aggira intorno ad un cifra quasi superiore ai 200.000 immobili e appartamenti. Sarebbe giusto dare la possibilità ai Comuni, dopo cinque anni di inutilizzo, di elevare l'aliquota IMU di uno 0,2 per cento, per poter destinare poi i proventi derivanti dall'incremento dell'aliquota ad interventi rivolti alla riqualificazione del patrimonio pubblico esistente. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, l'articolo 20 è un articolo davvero pesante in questo decreto-legge, ragion per cui noi di Fratelli d'Italia, restando coerenti con la nostra proposizione costruttiva di un'opposizione che non vuole distruggere, che non vuole fare ostruzionismo ma che vuole proporre, nell'ottica di una crescita davvero felice (quella sì), abbiamo riproposto diversi elementi della nostra politica economica attraverso la presentazione di emendamenti all'articolo. I nostri emendamenti, signor Presidente, parlano delle zone logistiche semplificate per i porti del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto, per Venezia e per Trieste; benefici fiscali, appunto, mirati a creare nuovi investimenti. Abbiamo altresì presentato emendamenti relativi alla flat tax incrementale, quella che, amici della Lega, è stata una battaglia comune in campagna elettorale e di cui non vorrei vi foste dimenticati. Vi invito, quindi, nella manovra di bilancio a dare un segnale in questo senso. Nei nostri emendamenti abbiamo proposto la flat tax per i residenti all'estero, una misura che avrebbe favorito il rientro dall'estero di contribuenti che avrebbero portato imposte, da una parte, ricchezza e consumi, dall'altra, a tutto vantaggio del nostro PIL. Avevamo presentato emendamenti volti all'eliminazione di quella che era un'ingiusta gabella del populista Governo Monti, quella gabella che, dopo le tasse sugli yacht , aveva introdotto il superbollo sulle autovetture, che di fatto ha comportato la morte di un'intera area legata al commercio di autoveicoli, alla componentistica, ai meccanici, ai carrozzieri; che ha privato di un sogno i nostri giovani, i nostri cittadini che magari potevano utilizzare una macchina sportiva. Abbiamo, quindi, riproposto provvedimenti per i pensionati, per i cosiddetti pensionati al Sud modello Portogallo, quel modello che ha fatto recuperare al Portogallo un punto di PIL e che invece noi abbiamo beatamente ignorato. Se queste sono alcune proposte che Fratelli d'Italia ha presentato a questo decreto-legge omnibus - perché non possiamo più chiamarlo fiscale e su questo mi pare siamo tutti d'accordo - un altro elemento pilastro fondamentale dell'articolo 20 è il tema del credito. Mi sono già accalorato ieri nel corso della discussione generale, quando ho avuto modo di spiegare la nostra disapprovazione sul fatto che siamo dovuti retrocedere, per pressioni probabilmente più alte di noi, su un punto importante quale la protezione, la tutela del credito nazionale, e nella fattispecie dell'unica banca rimasta italiana, com'è ancora oggi il credito cooperativo. Tutto questo, però, forse mi fa pensare che magari una nota positiva, almeno per la maggioranza, ci possa essere, ovvero una convergenza che scorgo sui maggiori punti di questo decreto-legge omnibus tra la maggioranza grillo-leghista, da una parte, e il Partito Democratico, dall'altra. Amici miei, delle due l'una: