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«Lanciata (...) la prima missione europea diretta verso Mercurio, il pianeta (...) più vicino al Sole, con temperature estreme, ancora pieno di misteri e cruciale per sottoporre la teoria della relatività (...) all'esame più severo che abbia mai affrontato». A bordo sono assemblati i quattro moduli della missione, destinati ad attraversare insieme il Sistema solare per sette anni, per separarsi una volta arrivati nell'orbita di Mercurio. Tale missione vede l'Italia in prima fila, con l'Agenzia spaziale italiana, l'Istituto nazionale di astrofisica e l'Università La Sapienza di Roma. Inoltre, la Thales Alenia Space ha realizzato alcuni sistemi del modulo europeo, tra i quali il controllo termico: una vera e propria sfida tecnologica, date le enormi escursioni termiche del pianeta. Bepi Colombo ci farà conoscere le caratteristiche fisiche della superficie di Mercurio, la struttura e composizione interna e verificherà importanti predizioni della teoria della relatività generale. Voglio esprimere il mio ringraziamento agli artefici di questo splendido successo della ricerca scientifica italiana e dell'industria italiana, che con notevole impegno e grandi sacrifici, durati oltre un decennio, hanno dato lustro all'Italia. (Applausi dal Gruppo M5S) . BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei portare il Parlamento a conoscenza dei fatti avvenuti negli ultimi giorni e relativi alla discarica Le Crete ad Orvieto. Si tratta di una discarica balzata agli onori della cronaca nel 2003, in piena emergenza rifiuti nella Campania di Bassolino: avrebbe dovuto ricevere 20.000 tonnellate e ne ricevette 90.000. Ne seguì un processo sulla presunta presenza nella discarica di rifiuti e materiali che ovviamente non dovevano essere lì e ci fu la prescrizione. Rimangono forti dubbi, anche per gli elevati livelli di mercurio presenti nel fiume Paglia, che si vorrebbero giustificare con la presenza di miniere di cinabro nella zona. Ricordo che la Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, nella precedente legislatura, ha rivolto un'indagine proprio alla discarica Le Crete. Proprio tre anni fa - ne festeggiamo oggi il compleanno, perché era il 23 ottobre del 2015 - i consiglieri regionali della Lega Fiorini e Mancini richiesero l'utilizzo del georadar da parte dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPA) per poter verificare quello che c'era nella discarica. Sono passati tre anni e questa mozione, nel 2016, è stata approvata all'unanimità dall'intero Consiglio regionale. Ebbene, nei giorni scorsi all'ARPA, che chiedeva la possibilità di intervenire, l'Acea, che è il gestore dell'impianto, con una dotta risposta di 8 pagine ha chiuso le porte, dicendo che, dato che va tutto bene e non c'è nulla da verificare, non c'è bisogno di utilizzare il georadar. PRESIDENTE. La invito a concludere. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Dato che, come diceva qualcuno, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, vorremmo che l'Acea ci smentisse, aprisse le porte e permettesse l'utilizzo del georadar nella discarica di Orvieto, per fugare finalmente qualsiasi dubbio e per non vederci costretti noi, in sede di Commissione bicamerale d'inchiesta sugli ecoreati, a chiedere di riaprire il fascicolo, per poter utilizzare lo strumento e mettere in tranquillità e sicurezza l'intera comunità; comunità che peraltro, per la bellezza di quel territorio, non dovrebbe neanche avere una discarica e che dovrebbe avere piuttosto la certezza che lì dentro non ci sta niente di ciò che noi tutti auspichiamo non debba essere trovato. MORRA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MORRA (M5S) . Signor Presidente, vorrei semplicemente rincuorare i calabresi, i meridionali tutti e gli italiani a maggior ragione, perché oggi si è conclusa positivamente una vicenda, che è durata anche troppo. Per una quindicina d'anni circa, un imprenditore della Piana di Gioia Tauro è stato particolarmente vessato da 'ndrangheta ma anche - mi spiace dirlo - da banche, tant'è che è stato protagonista di una vicenda in cui è stato riconosciuto vittima di usura bancaria. Egli, ahimè, lavora e produce con la protezione dell'Esercito italiano, avendo la famiglia altrove perché in quei territori non si poteva vivere. Tuttavia, oggi lo Stato, - mi piace dirlo - il Governo, anche soprattutto per merito del Ministero dello sviluppo economico, e quindi grazie a Luigi Di Maio, ha fatto sì che si realizzasse un accordo transattivo con cui MPS ha riconosciuto la fondatezza dei rilievi del gruppo De Masi. Si è così conclusa una vicenda tristissima, dando anche speranza a una Regione che potrà contare su un gruppo che, grazie al ristoro di queste risorse finora sempre negate, ha già preso l'impegno non soltanto di conservare la produzione, ma anche di implementarla. Quindi, il segnale che voglio far arrivare al di fuori di questa Assemblea è che qualcosa, grazie a questo Governo, si può fare. Bisogna insistere perché ce la possiamo fare. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Zuliani) . RAMPI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, per suo tramite le chiedo un intervento della Presidenza di questo Senato, seconda carica dello Stato, su un tema fondamentale, quello del pluralismo dell'informazione. Abbiamo ascoltato le parole di un Sottosegretario preposto a questo tema che, di fronte a una platea plaudente, ha annunciato la volontà di tagliare le risorse per il pluralismo dell'informazione. Questo purtroppo nel Novecento è successo, ovvero che si intervenisse davanti a platee plaudenti per chiudere, per mettere a tacere le piccole voci, le voci libere, le voci indipendenti. Quel Sottosegretario nasce esattamente con l'obiettivo contrario, e cioè di sostenere quell'industria. Nella scorsa legislatura abbiamo votato a larghissima maggioranza - anche recependo emendamenti della persona che oggi svolge il ruolo di Sottosegretario - una nuova legge sul pluralismo dell'informazione. Le informazioni che oggi circolano su questo sono del tutto prive di fondamento, parlano di un passato che non esiste più. Oggi noi abbiamo risorse solo per intervenire su editori puri, liberi e su piccoli editori, sulle tante piccole voci locali. Spero, allora, che, per fare cassa, per fare propaganda, per un fraintendimento e - non vorrei dirlo perché non faccio processi alle intenzioni - per mettere a tacere qualcuno, quindi un'informazione libera, non si faccia un danno alla struttura tradizionale di qualsiasi democrazia liberale in qualsiasi momento della storia. Sto parlando dell'indipendenza della magistratura, del potere politico, esecutivo e giudiziario e dell'informazione libera.