[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2000, n. 394 (Interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura), convertito, con modificazioni, in legge 28 febbraio 2001, n. 24, promossi con ordinanze emesse il 26 giugno 2001 dal Tribunale di Brindisi - sezione distaccata di Fasano, il 4 agosto 2001 dal Tribunale di S. Angelo dei Lombardi e il 3 maggio 2001 dal Tribunale di Castrovillari, rispettivamente iscritte ai nn. 813 e 879 del registro ordinanze 2001 ed al n. 161 del registro ordinanze 2002 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 41 e 43, prima serie speciale, dell'anno 2001 e n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2002. Visti gli atti di costituzione di IntesaBCI Gestione Crediti s.p.a. e Banca Popolare di Lodi soc. coop. a r.l. nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 ottobre 2002 il Giudice relatore Annibale Marini. Ritenuto che il Tribunale di Brindisi, sezione distaccata di Fasano, - nel corso di un giudizio avente, tra l'altro, ad oggetto la questione di nullità della clausola di interessi, in misura divenuta superiore al cosiddetto tasso soglia, contenuta in un contratto di finanziamento stipulato nel 1988 - con ordinanza del 26 giugno 2001, depositata il 9 luglio 2001, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2000, n. 394 (Interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura), convertito, con modificazioni, in legge 28 febbraio 2001, n. 24, secondo il quale, ai fini dell'applicazione dell'art. 1815, secondo comma, del codice civile, l'usurarietà degli interessi va valutata esclusivamente al momento della pattuizione; che, ad avviso del rimettente, la norma censurata - che, nonostante la dichiarata natura interpretativa, avrebbe in realtà innovato il sistema legislativo, abrogando la fattispecie di usura consistente nel farsi dare, anziché promettere, interessi usurari - sarebbe irragionevole e contraddittoria, e perciò in contrasto con l'art. 3 della Costituzione, sotto svariati profili, atteso che: 1) lascerebbe intatta la rilevanza penale del farsi dare «altri vantaggi usurari»; 2) conserverebbe comunque rilevanza penale alla dazione di interessi usurari ai fini della prescrizione del reato; 3) determinerebbe disparità di trattamento tra creditori, quanto alla sanzione di nullità della clausola di interessi, in ragione del momento in cui la clausola è stata stipulata; 4) cancellerebbe la più efficace delle sanzioni privatistiche dell'usura; 5) determinerebbe disparità di trattamento con riguardo a quei contratti di finanziamento «nei quali il tasso di interesse è soggetto allo jus variandi, da parte della banca, che non rientra nella "promessa" dell'interesse usurario né nella "dazione" ma è il risultato di un unilaterale potere, riconosciuto al mutuante, di modificare il tasso di interesse in epoca successiva alla pattuizione anche, in ipotesi, superando il limite del c.d. tasso soglia»; che la medesima norma violerebbe, inoltre, il diritto di difesa, tutelato dall'art. 24 della Costituzione, compromettendo il legittimo affidamento sulla certezza delle situazioni giuridiche in capo a coloro i quali abbiano agito in giudizio per far dichiarare la nullità di clausole «obiettivamente in contrasto con le norme imperative dettate dalla l. 108/96»; che si è costituita in giudizio la s.p.a. IntesaBCI Gestione Crediti, convenuta nel giudizio a quo, concludendo per la manifesta inammissibilità o manifesta infondatezza o, in subordine, per l'inammissibilità o l'infondatezza della questione; che il Tribunale di S. Angelo dei Lombardi - nel corso di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo - con ordinanza emessa il 4 agosto 2001, depositata il 6 settembre 2001, ha sollevato questione di legittimità costituzionale della stessa norma, in riferimento agli artt. 3, 24, 41, secondo e terzo comma, e 47, primo comma, della Costituzione, nonché, in via subordinata, in riferimento ai soli artt. 3 e 24 della Costituzione, con specifico riguardo agli interessi moratori; che la norma impugnata - ad avviso del rimettente - si porrebbe in contrasto con il principio di eguaglianza per l'irrazionale disparità di trattamento tra mutuatari, a seconda che il contratto sia stato stipulato prima o dopo l'entrata in vigore della legge n. 108 del 1996, essendo solo nel secondo caso valutabile l'usurarietà del tasso di interesse con riferimento al cosiddetto tasso soglia; che la medesima norma violerebbe inoltre l'art. 24 della Costituzione in quanto - secondo il medesimo rimettente - nel caso di contratti stipulati prima dell'entrata in vigore della legge n. 108 del 1996, resterebbe precluso al giudice qualsiasi tipo di valutazione in ordine alla usurarietà del tasso di interesse, stante l'intervenuta abrogazione della previgente disciplina; che sarebbe altresì violato l'art. 41, secondo e terzo comma, della Costituzione a causa della mancata valutazione, nell'intervento legislativo, dei fini sociali rispetto ai quali l'attività economica privata non può porsi in contrasto, dell'«orientamento giuridico comunitario» a tutela del consumatore e delle stesse finalità della legge n. 108 del 1996 e dell'art. 1469-bis, numero 6, del codice civile (recte: art. 1469-bis, terzo comma, numero 6, cod. civ.); che per le medesime ragioni la norma, «prescindendo da una razionale, giusta, adeguata, coordinata disciplina del credito», si porrebbe, altresì, in contrasto con l'art. 47 della Costituzione; che comunque, in via subordinata, la medesima norma si porrebbe in contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione relativamente agli interessi moratori, «perché l'obbligo del loro pagamento comunque sorge nel momento della mancata restituzione del denaro dato in prestito e la loro usurarietà non può che essere valutata che in relazione a tale momento»; che si è costituita in giudizio la Banca Popolare di Lodi soc. coop. a r.l., creditrice opposta nel giudizio a quo, concludendo per la manifesta inammissibilità o manifesta infondatezza o, in subordine, per l'inammissibilità o l'infondatezza della questione;