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sei pagine di risultati raggiunti da uno che pensavate avesse scelto il settore del turismo semplicemente per un capriccio; e il tutto in soli otto mesi, cari colleghi. PRESIDENTE. Senatore Centinaio, la invito a concludere. Le ho già concesso un minuto in più. CENTINAIO (L-SP-PSd'Az) . Vogliamo dire la cosa che ci interessa di più: non è tutta sbagliata questa scelta. Una cosa giusta il nuovo Governo l'ha fatta finalmente: mettere un potenziale Sottosegretario che di turismo ci capisce e questo glielo riconosciamo. Speriamo però che il ministro Franceschini lasci lavorare il Sottosegretario per il turismo. Speriamo che il buon Dario si faccia da parte finalmente e pensi a fare le sue cose, anziché occuparsi del settore del turismo. Se così sarà, colleghi, saremo disponibili a collaborare, e non per quella maggioranza improvvisata e veramente fuori luogo nel nostro Paese, ma per il settore del turismo e soprattutto per coloro che ci lavorano, che in questo momento si stanno mettendo le mani nei capelli per un Governo che lascia veramente tanto a desiderare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PAGANO (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge in conversione quest'oggi, così come quello votato l'anno scorso, desta forti perplessità. Il rappresentante del Governo mi guarda attonita, ma in realtà, più o meno un anno fa, votò contro l'allora riordino dei Ministeri. Un collega più anziano di me - in termini non anagrafici ma parlamentari - mi ha detto che provvedimenti del genere di solito hanno origine all'inizio della legislatura, perché un Governo fa le sue modifiche, introduce, stacca e aggiunge Dicasteri o parte di essi, e poi si avvia la legislatura. Com'è noto a tutti noi, però, non siamo all'inizio della legislatura: siamo ormai... (Commenti del senatore Vitali) . C'è qualcuno che pensa che siamo già in prossimità della fine. Vedo che qualche altro collega sorride, ma lo scopriremo nei prossimi mesi. Sta di fatto però che oggi, caro senatore Fazzone, appare tutto sommato tardivo il provvedimento in esame; forse è stato proprio lei a dirmi questo. Ebbene, io credo che ci stiamo parlando un po' addosso. C'è il rischio che sostanzialmente questo provvedimento verrà approvato anche questa sera; ma, prima che la burocrazia e gli uffici ministeriali aderiscano alle modifiche che i vari Ministri con le loro richieste hanno in esso calato, passerà del tempo e magari, quando tutto sarà concluso, forse questa legislatura già non ci sarà più. Credo che sia giusto comunque dire che il Gruppo Forza Italia non condivide la scelta fatta, così come non condivise le scelte di allora. In questo provvedimento si torna a staccare il settore del turismo dal comparto dell'agricoltura, per riproporlo al fianco dei beni culturali e ambientali. Ebbene, a proposito di questo noi fummo, come Forza Italia, in disaccordo allora e lo siamo anche oggi, perché - oggi come allora - riteniamo che il settore del turismo necessiti di un Dicastero a sé stante, così come decise il Governo Berlusconi anni fa. È noto, soprattutto ai più esperti in materia di turismo, che il settore conta quasi 42 miliardi spesi dai 61 milioni di viaggiatori stranieri in Italia, con un trend di oltre il 6 per cento; oltre il 57 per cento è rappresentato dal turismo culturale. Questo è un Paese che in teoria potrebbe vivere solo di turismo, se solo chi lo governa lo comprendesse fino in fondo. Eppure, ciò non accade. C'è stata la proposta di una nostra collega, la senatrice Tiraboschi, di mettere insieme anche il cosiddetto made in Italy , perché è giusto che, quando si parla di turismo, si parli solo di accoglienza dei turisti stranieri nel nostro Paese, ma anche di tutto ciò che è il brand made in Italy , ciò che l'Italia riesce a esprimere in termini di eccellenza nei settori agroalimentare, della moda, del design e in tanti altri, dove effettivamente l'Italia primeggia a livello planetario. Per questa ragione noi pensiamo che, anche in questo caso, il provvedimento in esame sia sbagliato. Fu sbagliato quello di allora, che collegava il turismo all'agricoltura, ed è sbagliato quello oggi in esame, perché non si dà un'autonomia di gestione a questo settore. Passando ad altri articoli del decreto-legge, pensiamo a quanto viene richiesto dall'attuale Ministro degli esteri, che certo non conoscerà la lingua inglese, ma pensa di migliorare la situazione della nostra diplomazia collocando il commercio estero nell'ambito delle competenze del Ministero degli affari esteri, tema già ampiamente affrontato. Tutto ciò che è impresa italiana, rivolto soprattutto al mercato straniero, è sempre stato gestito in modo indipendente e autonomo attraverso l'Istituto per il commercio estero e altri istituti ad esso comunque collegati, che hanno sempre perfettamente funzionato, parallelamente alla diplomazia italiana, con uffici separati e con propri dipendenti in piena autonomia, così come ha ampiamente spiegato nel corso della discussione generale il collega Raffaele Fantetti, grande esperto del settore, che ringrazio per essere intervenuto con grande competenza e conoscenza e dal quale abbiamo solo da imparare, provenendo dalla City di Londra e quindi conoscitore di tutto ciò che ha a che vedere con il nostro mercato straniero. Ebbene, non si capisce per quali benedette ragioni, improvvisamente, la diplomazia italiana si debba occupare anche di commercio estero. Facciamo quindi dei passi indietro, probabilmente creiamo dei problemi a un settore che invece è fondamentale, essendo il nostro export centrale per l'economia nazionale. E tutto questo avviene perché a un certo punto al nostro Gigino nazionale viene in mente di fare ciò, forse perché ritiene che il Ministero degli affari esteri possa gestire in modo maggiore un settore che ha sempre avuto una vita autonoma e indipendente rispetto alla diplomazia, se calato al suo interno. Francamente, proprio in un momento come quello attuale in cui gli Stati Uniti di Donald Trump hanno deciso di scatenare una vera e propria guerra commerciale, imponendo dazi a prodotti per noi fondamentali - cito il parmigiano reggiano, e non solo - che hanno colpito pesantemente il nostro comparto agroalimentare, appare ancor più folle spostare la competenza del commercio estero nell'ambito del Ministero degli affari esteri. Affidare questo settore a diplomatici è quantomeno inconferente e certamente non utile a ottenere ciò di cui invece i nostri produttori - e ovviamente non mi riferisco solo al settore agroalimentare - hanno necessità. Noi abbiamo bisogno di gente esperta. Credo che tutti sappiate che i nostri uffici dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane sono sparsi in tutto il mondo; abbiamo persone altamente qualificate che agiscono indipendentemente dalla diplomazia italiana, perché conoscono le filiere commerciali e soprattutto i sistemi e i canali migliori per introdurre i nostri prodotti. Ma ciò non andava bene;