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nel territorio dell'Unione europea dal comparto della mobilità veicolare vengono immesse nell'ambiente circa un quarto (25,5 per cento) delle emissioni totali di gas serra, di sostanze inquinanti e polveri sottili, le quali sarebbero responsabili di circa 400.000 morti premature all'anno per patologie collegate al contatto, soprattutto per inalazione, con tali emissioni; nel territorio dell'Italia circa il 61 per cento del totale degli spostamenti della popolazione, principalmente per il tragitto tra casa e lavoro o tra casa e scuola, andata e ritorno, avviene usando un veicolo privato con motore a combustione interna, mentre solo circa il 16 per cento si sposta usando mezzi pubblici o autobus aziendali, e solo il 4 per cento usa la bicicletta; la ricerca scientifica intitolata "Countdown on health and climate change", pubblicata sulla rivista "The Lancet", ha messo in evidenza che in Italia nel 2016 sono stati registrati 45.600 decessi precoci dovuti alle polveri sottili Pm 2.5, ponendo il nostro Paese primo in Europa ed undicesimo al mondo per questo tipo di mortalità; la conformazione geofisica dell'Italia e le condizioni meteoclimatiche sono d'impedimento alla dispersione delle emissioni inquinanti nell'atmosfera, in particolare nella zona della pianura Padana, l'area più industrializzata e densamente popolata del Paese e, purtroppo, una delle più inquinate d'Europa, come rilevato dai satelliti europei della missione Copernicus Sentinel 5-P; la Commissione europea ha avviato due procedure di infrazione nei confronti del nostro Paese per la non corretta applicazione della direttiva 2008/50/CE, per i superamenti continui e di lungo periodo dei valori limite delle polveri sottili Pm10 e del biossido di azoto e, qualora dette procedure dovessero arrivare a sentenze di condanna, vi sarebbero multe da pagare di notevole entità, nonché la possibile riduzione dei fondi strutturali per l'Italia; i dati riportati mettono in evidenza l'urgente necessità di modificare nella popolazione le modalità e le abitudini di spostamento attraverso lo sviluppo di strumenti di mobilità alternativi ed efficienti, affinché l'utilizzo del veicolo privato con motore a scoppio sia progressivamente ritenuto meno conveniente ed attraente, al fine di abbassare quanto più possibile i livelli di emissioni inquinanti; in tale contesto diventa sempre più importante il cosiddetto mobility management , o gestione della domanda di mobilità delle persone, ossia uno strumento chiave per arrivare ad una mobilità collettiva sostenibile, che consenta di condividere obiettivi di utilizzo efficiente delle risorse e di incrementare l'efficacia degli interventi nel settore dei trasporti; per gestire il mobility management è necessaria una figura professionale specializzata, ossia il mobility manager , che abbia capacità di comprendere e condividere i principi della mobilità sostenibile, conoscenza degli obiettivi della propria attività, conosca il contesto territoriale in cui deve agire, l'area urbana, il target sociale a cui si rivolge, i comportamenti delle persone, gli indirizzi e le normative di riferimento; considerato che: gli indirizzi e le normative di riferimento che riguardano il mobility management si sviluppano su vari livelli, da quello europeo a quello nazionale fino a quello degli enti locali; a livello europeo i libri bianchi dei trasporti, il libro verde per la mobilità urbana, il piano di azione, il patto di Amsterdam hanno generato le linee di indirizzo delle politiche dei trasporti in ambito urbano per la mobilità dei cittadini e delle cose; le politiche dei trasporti e delle città sono integrate con altre politiche, quali: sviluppo locale, tutela dell'ambiente, coesione locale, salute, sicurezza stradale, economia circolare; il decreto del Ministero dell'ambiente (di concerto con i Ministeri dei trasporti, dei lavori pubblici e della sanità) 27 marzo 1998, recante "Mobilità sostenibile nelle aree urbane" (cosiddetto decreto Ronchi) ha introdotto e disciplinato per la prima volta in Italia la figura professionale del responsabile della mobilità aziendale ( mobility manager ), e collegato attività di gestione ( management ), per le unità locali con più di 300 dipendenti e per le imprese con più di 800 addetti ubicate nei Comuni, specificati al comma 1 dell'art. 2 del decreto; il decreto del Ministero dell'ambiente e tutela del territorio 20 dicembre 2000 ha successivamente introdotto la figura professionale del responsabile di area a capo della struttura di supporto e coordinamento dei singoli responsabili della mobilità aziendale e ne ha definito gli ambiti di competenza, al fine di promuovere la realizzazione di interventi di organizzazione e gestione della domanda di mobilità, delle persone e delle merci, finalizzati alla riduzione strutturale e permanente dell'impatto ambientale derivante dal traffico nelle aree urbane e metropolitane, tramite l'attuazione di politiche radicali di mobilità sostenibile; la legge 28 dicembre 2015, n. 221, recante "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", ha previsto all'art. 5, comma 2, un programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola (cosiddetto PSCS, piano spostamenti casa-scuola) e casa-lavoro (cosiddetto PSCL, piano spostamenti casa-lavoro); i mobility manager di area devono agire in sinergia con i singoli mobility manager di unità locali e aziende, affinché siano sviluppati piani della mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro con modalità omogenee, che rendano confrontabili ed analizzabili i piani tra Comuni ovvero tra aree metropolitane, considerando anche la loro necessaria integrazione con i PUMS, piani urbani della mobilità sostenibile, si chiede di sapere quali iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo al fine di verificare lo stato di applicazione della normativa in materia di mobility management sul territorio nazionale, accertare l'effettiva presenza di mobility manager nelle unità locali con più di 300 dipendenti e nelle imprese con più di 800 addetti, nonché controllare l'operato dei mobility manager di area mediante rilevazioni sull'eventuale riduzione delle emissioni inquinanti e dell'impatto ambientale dovuto alla circolazione veicolare nelle aree di loro competenza, come previsto dal citato art. 1, comma 1, del decreto ministeriale 20 dicembre 2000. Atto n. 4-02803 DE PETRIS Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: l'ex teleposto dell'Aeronautica militare di monte Vico a Lacco Ameno (Napoli) rappresenta per le sue caratteristiche storiche, ambientali e paesaggistiche un bene pubblico di assoluto valore che merita un progetto di recupero e valorizzazione nell'interesse della comunità locale e dei restanti comuni dell'isola d'Ischia; nel 1986, con deliberazione del circolo della "Lega per l'ambiente-isola d'Ischia" è stato inserito nel programma delle "passeggiate ecologiche" regionali la passeggiata su monte Vico per il recupero dei locali demaniali ivi esistenti, da destinare, d'intesa con il dipartimento di meteorologia dell'istituto tecnico nautico di Forio, a "centro di formazione ambientale e raccolta dati meteorologici", con invito al sindaco di Lacco Ameno di dare il patrocinio dell'ente.