[pronunce]

– Il conflitto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con la ordinanza n. 53 del 2006, depositata il 10 febbraio 2006. 3. – Il ricorso introduttivo del presente giudizio, unitamente alla citata ordinanza, è stato notificato il 21 febbraio 2006 e depositato presso la cancelleria di questa Corte il 2 marzo 2006. 4. – Con atto depositato l'11 marzo 2006, si è costituita la Camera dei deputati, che ha eccepito la inammissibilità del ricorso, per carenza di una puntuale descrizione delle dichiarazioni rese dal deputato Bossi extra moenia e ritenute prive di nesso funzionale con atti parlamentari. Il Tribunale ricorrente si sarebbe, infatti, limitato ad estrapolare alcune frasi pronunciate dal predetto deputato senza nemmeno riportare l'atto di citazione in giudizio dello stesso: ciò che renderebbe impossibile l'accertamento dello stesso thema decidendum e le ragioni del conflitto. Nel merito, la difesa della Camera dei deputati conclude per il rigetto del ricorso, ritenendo sussistente una connessione funzionale, anche se non materiale, tra le dichiarazioni di cui si tratta e la politica parlamentare, ferma restando la irrilevanza della generica attività politica svolta dal deputato. Nella specie, ad avviso della difesa della Camera, le dichiarazioni espresse extra moenia dal deputato Bossi si inserivano in pieno nella politica parlamentare, ed anzi riproducevano opinioni espresse in atti tipici di funzione. Dette dichiarazioni erano successive al dibattito che, il 20 marzo 2002, si era svolto alla Camera sull'omicidio del prof. Biagi. Ma, soprattutto, è in alcuni successivi interventi e interrogazioni di numerosi parlamentari – alcuni dei quali appartenenti allo stesso gruppo parlamentare del deputato Bossi – che la questione da lui posta nelle sue dichiarazioni extra moenia, quella, cioè, della connessione terrorismo-questione sociale e delle relative responsabilità, sarebbe messa particolarmente in luce. Né varrebbe opporre che detti atti tipici provenissero da parlamentari diversi dal deputato Bossi. Al riguardo, la difesa della Camera sollecita una revisione dell'orientamento della Corte costituzionale contrario alla estensione della insindacabilità alle dichiarazioni rese extra moenia da un deputato e riproduttive di atti tipici compiuti da altri parlamentari. 5. – Nel giudizio innanzi alla Corte sono intervenuti la C.G.I.L. e Sergio Cofferati, i quali hanno preliminarmente sottolineato l'ammissibilità del loro intervento, in quanto soggetti offesi dalle dichiarazioni in questione, richiamando la giurisprudenza costituzionale in materia di insindacabilità dei consiglieri regionali e di immunità del Presidente della Repubblica; e, nel merito, hanno concluso per la non spettanza alla Camera dei deputati del potere di dichiarare la insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Bossi, ritenendo insufficiente a radicare il nesso funzionale necessario allo scopo l'argomento della centralità assunta nel dibattito politico-parlamentare dall'episodio tragico dell'assassinio di Marco Biagi. Si rileva al riguardo, nell'atto di intervento, che né in epoca precedente, né successivamente alle dichiarazioni rese extra moenia dal deputato di cui si tratta, lo stesso ha reso in Parlamento alcuna dichiarazione neanche lontanamente assimilabile a quanto gli viene contestato nel giudizio civile dal quale ha tratto origine il conflitto. Si aggiunge, infine, che l'orientamento della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo è consolidato nel senso della contrarietà ad una eccessiva latitudine applicativa della insindacabilità parlamentare, come dimostrato, da ultimo, dalla sentenza del 6 dicembre 2005, nel caso Ielo c. Italia. 6. – Nella imminenza della pubblica udienza, la difesa della Camera dei deputati e quella della C.G.I.L. e di Sergio Cofferati hanno depositato memoria. La prima insiste nella eccezione di inammissibilità per la non compiuta descrizione delle dichiarazioni in contestazione e per la omessa indicazione della data in cui le stesse sarebbero state rilasciate. Nel merito, ribadisce le conclusioni già assunte, e richiama una serie di interventi in Parlamento e di interrogazioni sul tema della responsabilità politica di chi avrebbe alimentato un clima di scontro nel Paese. La seconda ribadisce, in punto di ammissibilità del ricorso, la identificabilità dell'oggetto del medesimo, in considerazione della indicazione, in esso inserita, del contenuto delle doglianze della parte attrice nel processo civile da cui trae origine il conflitto, nonché della testata e della data di pubblicazione della intervista contestata. Nel merito, insiste per la non spettanza alla Camera dei deputati del potere di deliberare la insindacabilità delle dichiarazioni del deputato di cui si tratta, tenuto conto che il contenuto degli atti tipici richiamati dalla stessa a sostegno della legittimità della delibera adottata – oltre al fatto di risalire ad altri deputati, pur se appartenenti al medesimo gruppo parlamentare del deputato Bossi – non è affatto assimilabile all'accusa a Sergio Cofferati e alla C.G.I.L. di essere i mandanti morali dell'omicidio del prof. Biagi.1. – Il Tribunale di Roma, in composizione monocratica, ha sollevato conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato in relazione alla deliberazione adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 30 luglio 2003 (Doc. IV-quater, n. 55), con la quale è stato dichiarato che le opinioni espresse dal deputato Umberto Bossi, in ordine alle quali la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (C.G.I.L.) e Sergio Cofferati hanno promosso azione civile di risarcimento dei danni pendente innanzi allo stesso giudice, ritenendole lesive del loro onore e della loro reputazione, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e sono, pertanto, insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. – Con ordinanza n. 53 del 2006, questa Corte ha dichiarato, in sede di prima e sommaria delibazione, ammissibile il conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, riservando espressamente alla fase del merito, nel contraddittorio delle parti, ogni ulteriore decisione, anche relativa all'ammissibilità del ricorso. 3. – Preliminarmente deve essere dichiarato ammissibile l'intervento spiegato nel presente giudizio dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro e da Sergio Cofferati. Anche se di regola, nei giudizi per conflitto di attribuzione non è ammesso l'intervento di soggetti diversi da quelli legittimati a promuovere il conflitto e a resistervi, tuttavia può verificarsi che l'oggetto del conflitto sia tale da coinvolgere in modo immediato e diretto, situazioni soggettive di terzi il cui pregiudizio o la cui salvaguardia dipendono imprescindibilmente dall'esito del conflitto. In tali casi questa Corte ritiene ammissibile l'intervento di soggetti che sarebbero incisi, senza possibilità di far valere le loro ragioni, dall'esito del giudizio relativo al conflitto (sentenze n. 195 del 2007, n. 386 del 2005 e n. 154 del 2004). È questa la situazione che si riscontra nel presente giudizio, in quanto il suo oggetto incide sulla definitiva affermazione o negazione dello stesso diritto delle parti intervenienti di agire nel giudizio comune. 4. – Il ricorso è inammissibile.