[pronunce]

che, sempre secondo l'Avvocatura, il criterio con cui il giudice di merito deve vagliare la manifesta infondatezza della questione di giurisdizione non può che essere la valutazione dei precedenti delle sezioni unite della Corte regolatrice che, per le controversie relative alle opposizioni alle cartelle esattoriali proposte sul rilievo che l'immobile oggetto di imposizione da parte dei consorzi non riceve i benefici della bonifica, ha sempre affermato la giurisdizione del giudice ordinario; che la Commissione tributaria provinciale di Piacenza avrebbe perciò dovuto sospendere il giudizio, non spettandole alcun altro potere né sulla decisione in tema di giurisdizione, né sul merito della controversia, con la conseguente inammissibilità della questione sollevata; che ad avviso dell'Avvocatura la questione è anche infondata, non sussistendo violazione dell'art. 3 Cost., né quanto alla ragionevolezza, data la peculiare connotazione dei consorzi di bonifica, né quanto all'eguaglianza; che, quanto alla asserita violazione degli artt. 111 e 113 Cost., osserva l'Avvocatura che detti parametri sono sforniti di qualsivoglia motivazione, mentre per la violazione dell'art. 24 Cost., spetta al legislatore stabilire le forme e i modi della tutela giurisdizionale; che nel giudizio di legittimità costituzionale si è costituito il ricorrente nel giudizio a quo osservando preliminarmente che la questione sollevata è rilevante nel giudizio in corso davanti alla Commissione rimettente; che la parte rileva che in tanto il processo di merito può essere sospeso a seguito della proposizione del ricorso per regolamento di giurisdizione, in quanto il giudice ritenga l'istanza corretta nelle forme e non manifestamente infondata nel suo contenuto; che, ad avviso della parte, la questione di legittimità costituzionale proposta ha carattere pregiudiziale rispetto a tale verifica e quindi il giudice a quo, pur in pendenza del regolamento di giurisdizione davanti alle sezioni unite della Corte di cassazione, ha correttamente soprasseduto sino all'esito del giudizio di costituzionalità sulla pronuncia di sospensione del giudizio; che la parte privata ritiene che la questione, oltre che ammissibile, sia anche fondata nel merito per eccesso di delega da parte del legislatore delegato; che la legge n. 413 del 1991 ha fissato, anziché dei precetti, dei criteri direttivi e che la conferma di ciò starebbe nel fatto, pur in assenza di specifica delega sul punto, che il legislatore delegato ha devoluto al giudice tributario le controversie concernenti le sanzioni amministrative e gli interessi nella materia di cui all'art. 30, comma 1, della legge, mentre il legislatore delegato ha disatteso il criterio direttivo relativo ai "tributi locali", escludendo dal novero degli stessi i contributi consortili; che la mancata devoluzione al giudice tributario delle controversie in tema di contributi di bonifica viola anche l'art. 3 Cost. perché sottopone a un trattamento ingiustificatamente diverso prestazioni ontologicamente identiche quali i tributi locali ed i contributi di bonifica; che anche le altre censure mosse dalla Commissione tributaria di Piacenza sono, ad avviso della difesa del ricorrente nel giudizio a quo fondate, atteso che la possibilità di difesa del cittadino davanti al tribunale ordinario sarebbe ridotta per effetto delle differenze tra le due procedure, civile e tributaria; che in prossimità dell'udienza la parte privata ha depositato una memoria con la quale ha chiesto alla Corte, preso atto dello ius superveniens rappresentato dall'entrata in vigore dell'art. 12 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato legge finanziaria 2002), modificativo dell'art. 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, di voler restituire gli atti al giudice a quo per una nuova valutazione della rilevanza della questione; che anche il Consorzio convenuto nel giudizio a quo si è costituito nel presente giudizio di legittimità costituzionale, chiedendo alla Corte di dichiarare le questioni sollevate inammissibili o, in subordine, infondate; che preliminarmente la parte ritiene che la questione sia irrilevante nel giudizio a quo appuntandosi sulla stessa norma su cui è chiamata a decidere la Corte di cassazione a sezioni unite, e non il giudice rimettente del quale è esclusa la legittimazione; che la questione sarebbe inammissibile perché sollevata da un giudice irritualmente adito, perché del tutto carente di giurisdizione; che, sempre ad avviso della parte, la questione sarebbe, oltre che inammissibile, infondata, non sussistendo violazione degli artt. 76 e 77 Cost., poiché il criterio indicato dall'art. 30 legge n. 413 del 1991 sarebbe un criterio cogente nella individuazione dei tributi per i quali sussiste la giurisdizione del giudice tributario, mentre la disposizione impugnata avrebbe ripreso l'elencazione già contenuta nell'art. 1 del d.P.R. n. 636 del 1972; che un'altra ragione di infondatezza della questione, secondo la parte costituita, dovrebbe individuarsi nel fatto che il legislatore delegante non ha inteso assegnare alla giurisdizione tributaria "tutte" le controversie comunque aventi ad oggetto tributi di ogni genere e specie, molte essendo quelle che rientrano nelle attribuzioni della autorità giudiziaria ordinaria in forza dell'art. 9 cod. proc. civ. ; che, come rileva ancora la parte privata, i consorzi di bonifica non rientrano nella categoria degli enti locali di cui agli artt. 118 e 130 Cost. e che, per diritto vivente, i contributi di bonifica non sono compresi tra i tributi comunali e locali, come da orientamento assolutamente consolidato della Corte di cassazione e come implicitamente ritenuto anche dalla Corte, con la sentenza n. 26 del 1998; che, sempre ad avviso della difesa del Consorzio, la questione è infondata anche riguardo all'ultimo profilo esaminato dal giudice a quo quello relativo alla violazione degli artt. 3, 24, 111 e 113 Cost., non essendo la scelta del legislatore in grado di comprimere il diritto delle parti di accedere alla tutela giurisdizionale, ed essendo al contrario il maggior tecnicismo del processo ordinario una garanzia a favore del cittadino. Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Piacenza dubita della legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), per violazione degli artt. 3, 76 e 77 della Costituzione, nella parte in cui, disattendendo i criteri direttivi di cui all'art. 30 della legge delega n. 413 del 1991, non attribuisce alla giurisdizione del giudice tributario la cognizione delle controversie relative ai contributi di bonifica di cui al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici); che lo stesso giudice dubita altresì della legittimità costituzionale del medesimo art. 2 del d.lgs.