[pronunce]

dall'altro, rileva che il giudice a quo non ha chiarito le ragioni della soppressione dei subalterni in questione - e in particolare se essa abbia riguardato soltanto i dati catastali ovvero se sia conseguita ad una vera e propria soppressione materiale dei fabbricati -, né ha precisato se la società cooperativa agricola ricorrente in riassunzione abbia effettivamente presentato, in relazione agli immobili in questione, la domanda di annotazione della ruralità ai sensi dell'art. 7, comma 2-bis, del d.l. n. 70 del 2011, come convertito, e se questa sia stata respinta. 2.5.1.- La prima eccezione è destituita di fondamento, posto che - contrariamente a quanto assume la difesa statale - il rimettente ha esaminato la disciplina dell'annotazione e ne ha escluso l'operatività nel caso sottoposto al suo esame, in ragione della intervenuta soppressione delle particelle oggetto della richiesta annotazione. 2.5.2.- Quanto alla seconda, deve osservarsi che entrambi i fatti di cui l'interveniente lamenta l'omessa deduzione risultano, al contrario, descritti in modo esaustivo nell'ordinanza di rimessione, avendo la CTR chiarito che «[n]el corso del processo si riscontrava un ridimensionamento della pretesa comunale a quattro dei sei fabbricati in quanto, dagli atti di causa, emergeva l'annotazione della ruralità per due di essi, mentre per gli altri quattro, pur in presenza dell'istanza di cui al D.L. ex art. 7, comma 2-bis del D.L. 70/2011, non risultava alcuna annotazione, dato che detti fabbricati, a tale data, non erano più censiti nel catasto dei fabbricati rurali, in seguito a un frazionamento che aveva originato altri subalterni». 3.- La difesa dello Stato imputa ancora al rimettente di avere omesso di riferire se fosse stata presentata la domanda di annotazione della ruralità dei fabbricati interessati dal frazionamento e, in caso affermativo, di precisarne l'esito, e se, avverso lo stesso, fosse stata proposta tempestiva impugnazione dinanzi alla CTP. 3.1.- Il rilievo dell'Avvocatura involge il tema - peraltro non esplicitamente evocato nell'atto di intervento - della possibilità per la CTR, chiamata a decidere sull'impugnazione di avvisi di accertamento per mancato versamento dell'ICI, di conoscere della questione catastale relativa alla ruralità dei fabbricati gravati dal tributo, sulla quale si innestano le censure di illegittimità costituzionale in scrutinio. 3.1.1.- Occorre, al riguardo, rammentare che, a norma dell'art. 2, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'articolo 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), le controversie concernenti le operazioni catastali, pur appartenendo alla giurisdizione tributaria ed essendo soggette, in forza di quanto previsto dall'art. 19, comma 1, lettera f), del citato d.lgs. n. 546 del 1992, alle medesime forme del contenzioso tributario, sono dotate, rispetto a quest'ultimo, di spiccata autonomia, sia sul piano oggettivo, concernendo specificamente gli atti relativi alle operazioni catastali, sia su quello soggettivo, vertendo tra il proprietario dell'immobile e l'Agenzia delle entrate - Ufficio provinciale del territorio, senza che l'ente impositore sia parte del rapporto controverso. 3.1.1.1.- Tra il giudizio relativo alle operazioni catastali e quello concernente la pretesa impositiva intercorre, tuttavia, un vincolo di pregiudizialità-dipendenza in senso tecnico, in forza del quale il secondo processo deve essere sospeso ai sensi dell'art. 295 del codice di procedura civile fino alla definizione del primo con autorità di giudicato (ex multis, Corte di cassazione, sezione quinta civile, sentenza 9 ottobre 2019, n. 25250). 3.1.2.- Coerente con tali premesse ermeneutiche è il principio, enunciato dalle sezioni unite civili della Corte di cassazione nella citata sentenza n. 18565 del 2009, secondo cui l'accertamento dei requisiti della ruralità in difformità all'attribuita categoria catastale non può essere compiuto incidentalmente dal giudice tributario che sia stato investito dell'impugnazione dell'avviso di accertamento relativo all'ICI o della domanda di rimborso di tale tributo. Ciò in quanto, rispetto alla pretesa fiscale concretamente opposta, il classamento costituisce l'atto presupposto, alla cui cognizione da parte del giudice investito dell'accertamento dell'imposta osta «il carattere impugnatorio del processo tributario, avente un oggetto circoscritto agli atti che scandiscono le varie fasi del rapporto di imposta» (Corte di cassazione, sezione quinta civile , sentenza 27 marzo 2019, n. 8534). 3.1.3.- Sulla scorta di tali enunciazioni consolidate - e cristallizzate nel principio di diritto dettato dalla Corte di cassazione nel giudizio a quo -, il Collegio rimettente non può che limitarsi al riscontro dell'esistenza e dell'efficacia del provvedimento di classamento sul quale si fonda la pretesa impositiva opposta. Ciò in quanto dovrebbe essere ad esso preclusa la cognizione sulle questioni afferenti al procedimento catastale, tra le quali rientra, evidentemente, anche il quesito sul quale si innesta l'odierno incidente di legittimità costituzionale. Tale questione rientrerebbe, infatti, nella competenza del giudice tributario eventualmente investito dell'impugnazione, ai sensi dell'art. 19, comma 1, lettera f), del d.lgs. n. 546 del 1992, del diniego tacito di annotazione ex art. 13, comma 14-bis, del d.l. n. 201 del 2011, come convertito (Corte di cassazione, sezione sesta civile, ordinanza 13 febbraio 2015, n. 3001), o comunque del classamento non modificato dall'amministrazione finanziaria, nonostante la richiesta di riconoscimento della ruralità. 3.2.- Ritiene, tuttavia, questa Corte che nella fattispecie in esame la mancata applicazione delle regole sulla cognizione del giudice tributario sopra richiamate non incida sulla rilevanza delle sollevate questioni. Va, infatti, evidenziato che il giudice rimettente, rivolgendo le proprie censure alla disciplina sull'annotazione della ruralità, come interpretata alla stregua del principio di diritto enunciato ai sensi dell'art. 384 cod. proc. civ. , ha inteso contestare la validità costituzionale della stessa ricostruzione che ne è alla base, secondo la quale il giudice investito dell'accertamento della sussistenza dell'obbligo di versamento dell'ICI deve limitarsi a prendere atto dell'oggettiva classificazione catastale del fabbricato, in quanto è onere del contribuente che invochi l'esenzione dall'imposta impugnare l'atto di classamento, rimanendovi altrimenti assoggettato. La CTR afferma motivatamente di dubitare della conformità a Costituzione della normativa, cui inerisce il richiamato punto di diritto, che esclude la propria competenza a compiere direttamente l'accertamento della ruralità anche nella specifica ipotesi in cui l'annotazione in catasto di tale destinazione funzionale sarebbe resa impossibile dalla soppressione della particella gravata dal tributo.