[pronunce]

Ad avviso della difesa dello Stato, l'ordinanza di rimessione risulterebbe carente nella motivazione sulla rilevanza della questione, perché non esaminerebbe la possibilità di riconsiderare l'ordinanza custodiale per verificare se la motivazione, pur esistente in senso grafico, sia o meno del tutto carente in termini di gravità indiziaria, risolvendosi in clausole di stile. Il Tribunale rimettente tenterebbe così di ottenere un avallo interpretativo da parte del Giudice delle leggi rispetto a «un esito decisorio (preclusione del giudice del riesame di vagliare la nullità, per difetto di motivazione, dell'ordinanza genetica), senza farsi carico di verificare la possibilità, alla luce del principio di diritto e del potere-dovere integrativo imposto ex art. 309 c.p.p., di annullare nuovamente l'ordinanza genetica che sia carente di motivazione», così da superare i dubbi di costituzionalità. Con riferimento al parametro di cui all'art. 3 Cost., l'opzione ermeneutica della Corte di cassazione non sarebbe irragionevole, in quanto si giustificherebbe con la peculiarità del procedimento di riesame. La sua configurazione come una valutazione ex novo, autonoma e a cognizione piena della questione cautelare, in cui la dichiarazione di nullità dell'ordinanza impositiva per difetto di motivazione può avvenire «solo in casi di extrema ratio», eviterebbe disparità di trattamento tra fattispecie sostanzialmente analoghe. Seguendo l'impostazione del rimettente infatti, a parità di situazioni gravemente indiziarie nei confronti di più persone, l'esito del riesame finirebbe per dipendere dalle caratteristiche della motivazione del provvedimento coercitivo. Inoltre non sarebbe ravvisabile la denunciata compromissione del diritto di difesa della persona sottoposta a coercizione personale, posto che l'art. 24, secondo comma, Cost., attribuendo carattere di inviolabilità al diritto di difesa «in ogni stato e grado del procedimento» non si tradurrebbe in un «diritto indiscriminato ad impugnare». Il legislatore avrebbe previsto un sistema di impugnazioni che garantisce all'imputato e al suo difensore il pieno esercizio del diritto di difesa nei confronti dell'ordinanza cautelare personale, con la possibilità di proporre la richiesta di riesame, anche nel merito, ai sensi dell'art. 309 cod. proc. pen. , e, successivamente, il ricorso per cassazione contro la decisione del tribunale del riesame, oppure, direttamente, il ricorso per cassazione per saltum, per violazione di legge. 3.- Il Tribunale ordinario di Brescia, sezione del riesame, con ordinanza del 14 novembre 2013 (r.o. n. 30 del 2014) , ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 309, comma 9, cod. proc. pen. , «nella parte in cui esclude che il Tribunale del riesame possa annullare l'ordinanza cautelare nelle ipotesi di nullità per difetto di motivazione sui gravi indizi di colpevolezza di cui all'art. 292 comma 2 lett. c) c.p.p.». Il Tribunale rimettente riferisce che, in seguito all'annullamento con rinvio da parte della Corte di cassazione delle ordinanze pronunciate l'11 e il 18 dicembre 2012, è investito delle richieste di riesame presentate dagli indagati avverso l'ordinanza del 23 novembre 2012, con la quale il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Brescia aveva applicato nei loro confronti la misura cautelare della custodia in carcere. Il Tribunale del riesame, con le due ordinanze indicate, aveva dichiarato la nullità dell'ordinanza cautelare perché priva di una valida motivazione, rilevando che il giudice per le indagini preliminari si era limitato a trasporre integralmente, nel provvedimento coercitivo, la comunicazione della polizia giudiziaria e la richiesta del pubblico ministero, «senza compiere alcuna selezione né vaglio critico del ponderoso materiale informativo raccolto nel corso delle indagini». Come ricorda l'ordinanza di rimessione, in seguito al ricorso del pubblico ministero, la Corte di cassazione, con sentenza n. 41829 del 27 settembre 2013, aveva annullato con rinvio le due ordinanze impugnate, affermando che al tribunale del riesame è precluso «l'annullamento del provvedimento custodiale che sia carente di motivazione (con specifico riguardo all'ordinanza gravata, per difetto dei soli requisiti legali di cui all'art. 292 comma 2 lett. c) c.p.p.), a meno che detta carenza non si risolva eccezionalmente in una mancanza di motivazione in senso grafico o in un impiego di mere clausole di stile che non consentano di "individuare le esigenze cautelari il cui soddisfacimento si persegue"». Secondo la Corte di cassazione, l'ordinamento processuale, a fronte delle nullità comminate per omessa motivazione dei provvedimenti, riserverebbe, di regola, solo al giudice di legittimità il potere di pronunciare il relativo annullamento. Ciò posto, il Tribunale rimettente premette di essere legittimato, in sede di giudizio di rinvio, a sollevare questione di legittimità costituzionale della norma da applicare, perché, essendo vincolato al principio di diritto stabilito dalla Corte di cassazione, non potrebbe effettuarne un'interpretazione diversa, conforme alla Costituzione. In particolare, nel caso in esame, la rigorosa statuizione della Corte di cassazione precluderebbe al giudice del rinvio la possibilità di dichiarare nuovamente la nullità dell'ordinanza cautelare per difetto di motivazione, ma la sua interpretazione dell'art. 309, comma 9, cod. proc. pen. , in riferimento all'art. 292, comma 2, lettera c), cod. proc. pen. , darebbe luogo a dubbi di costituzionalità, in relazione agli artt. 3 e 24 Cost. L'esclusione del potere del tribunale del riesame di sindacare la legittimità dell'ordinanza cautelare e di dichiararne la nullità, ove sia priva di una valida motivazione sui gravi indizi di colpevolezza, potrebbe comportare «una grave ed ingiustificata compromissione del diritto di difesa proprio del soggetto in regime di coercizione». Questi, infatti, sarebbe obbligato, in mancanza di altri strumenti processuali di tutela, a dedurre tale nullità attraverso il ricorso per cassazione per saltum, previsto dall'art. 311, comma 2, cod. proc. pen. , e ciò determinerebbe «incongrui pregiudizi» alla parte interessata che, per il rapporto di alternatività di tale mezzo d'impugnazione rispetto al riesame, sarebbe costretta a rinunciare al vaglio del provvedimento da parte del tribunale del riesame e al relativo procedimento caratterizzato da termini accentuatamente acceleratori. La norma impugnata, inoltre, darebbe luogo a una situazione in contrasto con l'art. 3 Cost., perché determinerebbe un'ingiustificata difformità dell'ordinanza cautelare nulla per vizio di motivazione rispetto «ad altre fattispecie di nullità del medesimo titolo coercitivo», derivanti, ad esempio, dalla mancanza della richiesta cautelare da parte del pubblico ministero o dall'applicazione della misura per un reato sanzionato con pena inferiore ai limiti edittali di cui all'art. 280 cod. proc. pen.