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da ciò emerge con tutta evidenza che l'iniziativa editoriale sia in deficit e, a tutt'oggi, il pareggio di bilancio è previsto, del tutto ottimisticamente, non prima del 2021: pertanto altre centinaia di migliaia di euro, se non milioni di euro, degli avvocati italiani verranno bruciati in questa avventura imprenditoriale condotta da un ente pubblico, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e se ritenga conforme al quadro normativo vigente che un ente pubblico non economico, nonché organo giurisdizionale di secondo grado, possa essere anche editore, ed impiegare ad oltranza fondi pubblici in una perigliosa iniziativa giornalistica ed imprenditoriale che genera continue perdite. Atto n. 4-02519 LONARDO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: ogni anno, il test d'ammissione alle facoltà di Medicina e Odontoiatria è l'argomento di maggiore attenzione fra i liceali intenzionati ad intraprendere il cammino per diventare medici; in passato la facoltà di Medicina era prerogativa dei ceti più elevati della popolazione: fino al 1923 potevano accedervi soltanto coloro che avevano frequentato il liceo classico; dopo quella data furono ammessi anche quelli dello scientifico; il grande passo fu fatto l'11 dicembre 1969, quando l'ingresso alla facoltà venne garantito a tutti i possessori di un diploma di maturità. Tuttavia l'accesso libero aveva provocato, negli anni, un aumento spropositato del numero di medici rispetto alla richiesta effettiva di personale; la situazione cambiò nella seconda metà degli anni '80, quando l'Unione europea pose l'accento sulla necessità di assicurare, in tutti i Paesi membri, un certo standard qualitativo dell'istruzione universitaria; la risposta spontanea di alcuni atenei alle direttive europee fu proprio l'introduzione di un test d'ingresso e, quindi, del numero chiuso, tramite decreti rettoriali. Infatti, troppi studenti iscritti alla stessa facoltà non garantivano che i laureati trovassero facilmente un posto di lavoro e ciò abbassava le statistiche riguardanti la qualità della formazione offerta dagli atenei italiani; la prima decisione ufficiale si ebbe nel 1987, quando il decreto elaborato dal ministro Ortensio Zecchino stabiliva l'introduzione del numero chiuso per buona parte delle facoltà a carattere scientifico (ma anche per altre, ad esempio Architettura), in relazione alla capacità delle strutture di ospitare gli studenti, alla disponibilità dei professori e alla possibilità di svolgere laboratori e lezioni didattiche a piccoli gruppi; il decreto ministeriale 2 agosto 1999, n. 264, stabilì le norme in materia di accessi ai corsi universitari, dopo gli iniziali dubbi sulla sua costituzionalità. Da allora il test ha subito una serie di cambiamenti, ma non è mai stato abolito; nei prossimi 10 anni ci sarà un numero sensibile di pensionamenti tra i medici che non rappresenterebbe un dato allarmante se ci fossero nuovi medici a sostituirli. Stando ai dati Ansa, in Italia nei prossimi 5 anni verranno a mancare 45.000 medici per via dei pensionamenti. Il problema riguarda sia i medici di famiglia sia i medici del Servizio sanitario nazionale: nel 2028 saranno andati in pensione 33.392 medici di base e 47.284 medici ospedalieri, per un totale di 80.676 persone; il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Consulcesi, network legale che da oltre 20 anni tutela anche i diritti degli aspiranti medici, ammettendo alla facoltà di Medicina e chirurgia circa 250 studenti; il ricorso accolto è la conferma delle tesi che il numero dei posti indicati dagli atenei è di gran lunga inferiore alla loro effettiva capacità ricettiva e che bisogna fronteggiare la carenza dei medici in Italia, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare, e con quali strumenti di iniziativa legislativa intenda intervenire, al fine di rivedere il sistema del numero chiuso presso le facoltà di Medicina italiane. Atto n. 4-02520 IWOBI CANDURA VESCOVI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: in data 5 settembre 2019 Luigi Di Maio ha prestato giuramento come ministro della Repubblica incaricato degli affari esteri e della cooperazione internazionale; durante la prima uscita pubblica in veste di titolare della Farnesina, Di Maio dichiarava a mezzo stampa: "la politica estera, che sarà una componente essenziale dell'azione di questo Governo, avrà come obiettivo prioritario l'interesse nazionale. (...) La politica estera è uno strumento insostituibile nell'attuale contesto globale, sempre più complesso, mutevole e competitivo, in cui le azioni della diplomazia contribuiscono a rispondere a interrogativi concreti e hanno ripercussioni immediate sul benessere quotidiano dei cittadini"; data l'importanza che il nuovo ministro riponeva nella politica estera del nuovo Esecutivo, Di Maio avrebbe assunto otto persone nel suo staff , spendendo oltre 700.000 euro l'anno di stipendi, una cifra che risulta superiore a quella impegnata dal ministro pro tempore Alfano e tre volte superiore a quella spesa dal ministro pro tempore Enzo Moavero Milanesi, come riferito da diverse fonti di stampa; conseguentemente, Di Maio ha ritenuto prioritario trasferire la delega del commercio internazionale, precedentemente attribuita al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; considerato che: da organi di stampa, si apprende che il ministro Di Maio non parteciperà alla riunione dei Ministri degli esteri del G20, in programma dal 22 al 23 novembre a Nagoya in Giappone, a causa di impegni politici in Italia; in rappresentanza italiana ci sarà il viceministro Del Re, si chiede di sapere per quale motivo il Ministro in indirizzo non rappresenterà l'Italia in uno dei principali consessi internazionali, e se ritenga opportuna, se confermata, tale scelta, alla luce del delicato quadro geopolitico ed economico mondiale. Atto n. 4-02521 AGOSTINELLI Ai Ministri per la pubblica amministrazione e dell'interno Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: si è appreso da fonti stampa che l'indagine della Procura di Ancona sugli appalti del Comune di Ancona, denominata "Ghost Jobs", avrebbe portato all'arresto di 5 persone con 30 indagati tra i quali assessori e dirigenti comunali: un'inchiesta di 3.247 pagine, contenenti centinaia di intercettazioni ambientali e telefoniche, alla quale ha lavorato fattivamente la squadra di polizia giudiziaria della Polizia municipale anconitana, coordinata dal maggiore Marco Caglioti; nel momento in cui servirebbero investigatori esperti per analizzare tutte le carte, il team del maggiore Caglioti è stato smembrato con trasferimenti di personale (è rimasto solo un addetto) e lo stesso Caglioti è stato sospeso per un procedimento disciplinare che solo apparentemente non avrebbe nulla a che vedere con l'indagine, ma che sembra invece strettamente connesso; inoltre, la sede di lavoro della squadra di polizia giudiziaria è stata trasferita in un altro immobile, dove mancano luce e bagno, quindi impraticabile per svolgere il lavoro;