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Per evitare altri crac e dissesti occorre riformare una vigilanza che non ha funzionato e che, oltre al danno, ha aggiunto la beffa di appellare i truffati quali "analfabeti funzionali" perché non sufficientemente esperti di prodotti finanziari truffaldini, proponendo l'educazione finanziaria come rimedio, alla stessa stregua di uno scippato vittima dello strappo o di un rapinato a mano armata, accusato di non avere la guardia del corpo, la licenza di porto d'armi o di non aver frequentato un corso di arti marziali. Occorre contrastare i cosiddetti intermediari vigilati per evitare di immettere sui mercati, dietro sistemi incentivanti, prodotti finanziari truffaldini e bond tossici piazzati agli ignari risparmiatori; evitare le porte girevoli tra vigilanti e vigilati per almeno sei anni; inasprire le norme penali per il reato di bancarotta; abrogare i premi e le buone uscite ai banchieri che hanno causato i crac ; perseguire le responsabilità di coloro che hanno lasciato i risparmiatori in balia di se stessi. Colleghi, dalle mie parti si dice «carta canta»: ho in mano un documento, datato 30 dicembre 2015, riservato, inviato al direttorio della Banca d'Italia, che attestava che al 31 ottobre 2015, ventuno giorni prima della risoluzione delle quattro banche, su 623 miliardi di bond , alcune obbligazioni subordinate, quindi soggette all'esproprio - come avvenuto qualche giorno dopo - erano in mano ai risparmiatori e solo il tre per cento ai fondi. Lo ripeto: solo il tre per cento ai fondi. Il dissesto di Banca Carige era stato scoperchiato dalla magistratura, con l'arresto del vice presidente dell'Associazione bancaria italiana Berneschi, l'ex amministratore di Carige Vita, Fernando Menconi, e altri cinque dirigenti che sottraevano ingenti somme attraverso le acquisizioni di immobili e partecipazioni societarie a prezzi gonfiati, accusati e processati anche per associazione a delinquere, riciclaggio, intestazione fittizia di beni ed esportazione illecita di denaro all'estero. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione, auspicando che oltre alla Commissione di inchiesta sulle banche, Governo e Parlamento approveranno riforme per impedire immunità e impunità per gli autori di crac e dissesti bancari (quantificati in 100 miliardi di euro, addossati alla povera gente e ai risparmiatori), con il vero e proprio dolo di Bankitalia, che, pur sapendo benissimo e da tempo dei titoli subordinati espropriabili in mano alle famiglie per il 46,1 per cento (ossia 31 miliardi di euro su 67), non ha fatto nulla per impedire la grande stangata a danno dei risparmiatori e delle famiglie. Signor Presidente, auspico che l'articolo 47 della Costituzione, che deve essere la stella polare per noi tutti e soprattutto per i risparmiatori e il popolo, venga non più tradita, ma rispettata. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore facente funzioni. BAGNAI, f. f. relatore . Signor Presidente, se mi consente, cambio postazione perché altrimenti devo reggere il microfono, che non funziona bene. PRESIDENTE. Prego, senatore Bagnai. BAGNAI, f. f. relatore. Signor Presidente, qui abbiamo una situazione più stabile, anziché quello slittamento che era un po' una sinistra metafora di quanto accadde al sistema bancario italiano dopo gli interventi di salvataggio di chi ci ha preceduto. Qui - ripeto - abbiamo una situazione più stabile. La discussione è stata molto interessante. L'ho seguita con grande partecipazione e prendendo appunti. Vorrei iniziare con una precisazione. Nella mia breve relazione non ho rilevato che non ci fosse necessità di illustrare il tema del decreto-legge in esame. Ho rilevato che mi sembrava non ci fosse un grande interesse. Mi sono permesso, da relatore (che deve essere una figura neutra), un piccolissimo accenno polemico, spiegando questo scarso interesse con il fatto che le vicende sono ampiamente note, o, almeno, così mi sembrava. Poi, in realtà, in ragione di alcuni aspetti emersi nella discussione generale, ho avuto la sensazione che qualche cosa di quello che ci riguarda oggi (soprattutto qualche dettaglio di quanto è stato evocato rispetto a vicende precedenti) meriti una puntualizzazione. Quindi, magari, mi permetterò di farla, sempre rivolgendomi a lei, signor Presidente, come il Regolamento mi chiede. Voglio anche dire che scuso il fatto che spesso in Assemblea non si è attenti a chi parla, perché c'è una cosa che fuori non si sa, ma che noi sappiamo. Mi riferisco al fatto che il nostro lavoro viene riassunto dai cittadini nella formula «fare leggi» (in questo caso, una legge di conversione di un decreto-legge). Tuttavia, forse tutti noi dovremmo fare uno sforzo maggiore per spiegare ai cittadini che le leggi che si adottano in Assemblea sono il risultato di una mediazione politica lunga e complessa, che richiede tempi, che spesso sono anche quelli dell'Assemblea stessa. Cioè, se qualche collega è in giro per l'Aula a parlare con qualche altro collega, non lo fa perché manca di rispetto a me, ma lo fa perché ha necessità di raggiungere un punto di caduta su qualche cosa di cui poi magari domani ci occuperemo. Questo lo dico anche perché, laddove qualcuno ci stia osservando, è importante che sappia che noi lavoriamo e che ci sono tanti modi di lavorare. Chiusa questa premessa metodologica - mi scuso se ha rubato tempo - entro nel merito. Devo dire che, anche se alcuni colleghi hanno rilevato che la discussione generale è un momento più tecnico della dichiarazione di voto (che è ovviamente un momento più politico), questa discussione ha avuto anche dei risvolti politici. Vorrei partire da uno di questi, che ha caratterizzato le nostre opposizioni in utroque , cioè l'opposizione di sinistra e l'opposizione di destra. Entrambe ci hanno rimproverato di non saperci comportare bene sui tavoli europei, di non saper tutelare le alleanze, in particolare perché noi avremmo insultato i nostri alleati. Ora, vorrei fare una considerazione molto serena. Chi ci ha preceduto è stato spesso - per usare un pallido eufemismo - addirittura ossequioso nei riguardi dei nostri cosiddetti alleati, che onestamente non si sa bene quali siano nel quadro europeo, dal momento che noi siamo una famiglia molto composita e che, a detta di storici importanti (penso a Jones, ma se ne potrebbero citare tanti), vede proprio nella sua diversità il segno e la causa del suo relativo successo rispetto ad altre aree del Pianeta. Quindi chi siano gli alleati, non lo so. Io, come tanti altri, ho assistito negli anni passati a uno strano fenomeno meteorologico su Roma, che è una pioggia di légions d'honneur ; e poi però assisto anche ad atteggiamenti abbastanza poco conseguenti con la nostra accondiscendenza verso i Diktat che provenivano dall'estero. Pensiamo adesso all'audizione del Commissario europeo Vestager, che qui è stata citata più volte, come segno della disponibilità e della maturità delle istituzioni europee, e della loro volontà di venirci incontro.