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avete portato a Palazzo Chigi un portavoce (Casalino) che guadagna più del Presidente del Consiglio (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Nugnes) ; proprio in queste ore avete cacciato dal Ministero dello sviluppo economico un professionista di primo piano (Castano) - che da undici anni segue le vertenze di crisi delle aziende italiane - per mettere al suo posto il vice capo di gabinetto Sorial, che è un trombato alle elezioni del 4 marzo (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Mallegni). Queste cose il Paese le deve sapere e non potete continuare a nascondervi dietro a slogan e spot . Siamo disponibili a partecipare a un percorso di riforma, ma in maniera seria. Saremo dentro questo percorso se il Parlamento affronterà il tema della riforma in maniera compiuta e organica, altrimenti non saremo disponibili a partecipare a uno spot poco più che elettorale, che non aggiungerà nulla al rafforzamento del ruolo centrale del Parlamento e della democrazia rappresentativa nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Mallegni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, colleghi, che il nostro Paese abbia bisogno di riforme istituzionali e costituzionali è sotto gli occhi di tutti. A dire il vero anche i nostri Padri costituenti lo avevano presente, tanto che alcuni di loro, nello scrivere una Costituzione meravigliosa e fondamentale, che ha retto la nostra democrazia per tutti questi decenni, dal momento dell'uscita dal buio della dittatura del Novecento, hanno ribadito fin dal principio che ci sarebbe comunque stata la necessità di rimettere mano alla Costituzione stessa. In particolare, alcuni di loro individuarono già il tragitto e i temi in cui proporre tali cambiamenti, come ad esempio la questione delle due Camere con le stesse identiche funzioni. Allora era infatti stato creato un unicum - che è tale anche oggi - tra i sistemi istituzionali dei Paesi occidentali. Nel nostro Paese c'è dunque bisogno di riforme costituzionali, istituzionali, economiche e sociali. C'è bisogno di una vera lotta nei confronti delle corporazioni, che oggettivamente sono in parte parassitarie e mirano ad un'autotutela, che confligge con l'interesse generale del Paese e quindi dei cittadini. C'è bisogno di una cultura riformista, cosciente del fatto che per mantenere alti i valori e i diritti delle persone lo Stato e tutte le organizzazioni devono incessantemente riformarsi, perché uno Stato che rimane identico a se stesso nega, paradossalmente, proprio i valori che vuole assecondare, proteggere e far emergere. Dunque, la cultura della riforma e anche della modifica della Costituzione è nel DNA dei riformisti e democratici del nostro Paese ed è anche nel DNA dei democratici e riformisti a livello europeo. Per questo motivo, colleghi, il Partito Democratico non è stato fermo, ma ha proposto anche negli ultimi anni una riforma costituzionale molto dibattuta, che non ha avuto il voto della maggioranza degli italiani, ma che ha avuto il coraggio di prendere il "toro per le corna". Certamente, pur con tutti i suoi difetti (tutto è perfettibile in questo mondo), ha avuto il coraggio di proporre al Paese un cambiamento di sistema. Le forze di maggioranza dell'attuale Parlamento si sono scagliate contro quella riforma e hanno vinto quella battaglia, ma rischiano di perdere la guerra nei confronti di ciò di cui parlavo prima, ovvero della necessità di una riforma strutturale del nostro Paese. Esse propongono infatti vie di fuga più facili, demagogiche e propagandiste, tra cui quella del taglio del numero dei parlamentari. Occorre fare attenzione: la riduzione dei numero dei parlamentari era anche nella riforma proposta dal Partito Democratico, che crede fortemente ci debba essere una ricalibratura tra il numero dei parlamentari e i compiti ad essi assegnati. Dunque, il Partito Democratico non è contrario, ma è anzi favorevole ad una prospettiva che vada in questa direzione. Il tema di fondo, però, è quello che dicevo prima, ovvero la capacità di inserire questa operazione all'interno di una visione generale. Il secondo tema che pone con grande enfasi la maggioranza, ovvero i colleghi del MoVimento 5 Stelle e della Lega, è quello del referendum . Occorre però fare attenzione, perché il taglio dei costi e quindi l'efficienza, e dunque l'efficacia, di un sistema sono questioni importanti per ogni organizzazione e anche per le democrazie parlamentari. Se però la questione è solamente quella del taglio dei costi, si rischia di prendere una sonora sberla, proprio nella direzione di negare il risultato che si pensa di raggiungere. Se la democrazia ha dei costi, e al controllo di questi costi noi tutti dobbiamo essere attenti e ligi, è del tutto evidente che l'assenza di democrazia e dunque la demagogia (per usare categorie classiche) ha dei costi ben maggiori; è questo esattamente il rischio che corre il Parlamento. Tra l'altro, colleghi, sarebbe interessante vedere quali sono i costi scaricati sui cittadini da parte di questo Governo, con i balletti sulla richiestadi impeachment del presidente Mattarella per tradimento della Costituzione di pochi mesi fa, e la legge di bilancio, che scarica sulle tasse degli italiani e sul debito pubblico delle future generazioni miliardi e miliardi di euro. Questi sono costi veri per la democrazia, a cui gli italiani chiederanno risposta. La questione del referendum è una questione importante; noi riteniamo che sia un istituto assolutamente da consolidare e non lo vediamo opposto alla questione della democrazia parlamentare. Esso è anzi un istituto che arricchisce, che rafforza, che affianca, che coinvolge in maniera significativa, quando viene giustamente esercitato. È evidente però che, se il referendum diventa la via di fuga per l'incapacità del Parlamento di decidere e di assumersi le proprie responsabilità, esso rappresenta un problema. Quando il referendum diventa una via di fuga perché i parlamentari non hanno la competenza e la capacità di approfondire le questioni e la capacità politica di assumersi le responsabilità e di arrivare alle sintesi, questo diventa un problema. Magari il referendum si indirà su una piattaforma online (perché no?) e magari si tratterà di una piattaforma privata, dove si racconta che uno vale uno e invece l'uno controlla i molti, perché è questo ciò che avviene nella logica delle cose, questo è il destino già scritto in questa demagogia. Attenzione, colleghi, perché ogni sistema velatamente autoritario inizia sempre dalla delegittimazione del Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo racconta la storia del Novecento e questo racconta la storia contemporanea, basta vedere Maduro; ma evidentemente a qualcuno in quest'Aula Maduro sta simpatico, come si evince dalle dichiarazioni pubbliche anche del vice premier Di Maio. Attenzione ancora una volta, colleghi, perché il cosiddetto sentire generale, come insegna la storia, trova sempre un generale che lo interpreta; la democrazia invece è la capacità di sfuggire alle semplificazioni e di dare risposte reali ed efficaci.