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Lo dico ai colleghi senatori: senza queste misure, come già dimostrano i dati di importantissimi istituti economici di valutazione della nostra economia e delle ricadute della pandemia, probabilmente avremmo perso 2 punti in più del PIL. Senza le nostre misure avremmo creato un milione e mezzo in più di disoccupati; senza le nostre misure probabilmente oggi non avremmo nel nostro sistema Paese una capacità di dare resilienza e tenuta al sistema produttivo, industriale ed economico. Senza le nostre misure probabilmente avremmo lasciato al passato una contrapposizione tra lavoro e capitale che oggi è molto meno evidente nel nostro Paese. C'è una consapevolezza in più che lavoro e capitale si tengono, che gli investimenti sulle nuove dinamiche economiche saranno fondamentali per costruire una competitività sui segmenti dell'innovazione, della ricerca, della digitalizzazione, dell'ambiente e della green economy . È un pezzo di strada importante. Credo altresì che i 100 miliardi di indebitamento netto, che hanno cambiato i saldi della finanza pubblica in questo Paese, che determineranno nel 2020 una ricaduta che nessuno poteva prevedere prima dello shock pandemico, dobbiamo sempre di più affiancarli ad una nuova e straordinaria opportunità che è quella di progettare una nuova dinamica sociale ed economica nel Paese, finalizzata a costruire competitività e crescita su una nuova concezione di competitività e crescita. Ciò riguarda anche e soprattutto la pubblica amministrazione. Dobbiamo essere bravi allora ad individuare stazioni appaltanti adeguate, perché non basta dire di assumere, ma dobbiamo sapere dove, come, con quale finalità e con quale obiettivo. Non è ovviamente la stagione per produrre spesa non produttiva, ma la stagione di una spesa produttiva per produrre ricadute economiche concrete che generino occupazione e crescita. Dobbiamo legarla quindi ad obiettivi concreti per costruire un nuovo volto della pubblica amministrazione, attraverso ricadute economiche che dobbiamo certificare e determinare in relazione alle azioni intraprese. Credo che questi nodi strutturali che ci troviamo ad affrontare oggi trovino nel nuovo volto dell'Europa la prima risposta. Credo che lo spazio per chi aveva come avversario l'Europa, per chi immaginava di fare da solo si è azzerato, non c'è terreno di gioco per una competizione interna, per un isolamento del nostro Paese in una condizione di solitudine. Il nuovo volto dell'Europa è la più grande opportunità che abbiamo di fronte per costruire una nuova crescita economica. Certo, alla parola riforme oggi dobbiamo dare il significato di un investimento per il futuro delle generazioni, soprattutto per i più giovani, che hanno bisogno di uno Stato che funzioni, di una pubblica amministrazione che abbia al proprio interno generazioni adeguate a poter produrre innovazione, velocità e sviluppo. Questi elementi, che mi portano a dichiarare il voto favorevole del Partito Democratico, sono la lettura politica più opportuna per dire che il Governo ha svolto in questa fase pandemica un lavoro prezioso nell'interesse del Paese, ha anticipato misure difficili, si è assunto una grande responsabilità, ma ha anche contribuito a dare all'Europa un nuovo volto e una nuova opportunità per i giovani. (Applausi). PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevole Vice Ministro, colleghe e colleghi, il rendiconto generale dello Stato è l'atto più giusto e dovrebbe essere anche quello più importante perché ci dice qual è stata la realtà dell'anno precedente e ci permette un giudizio politico su quella che era stata la promessa dell'anno precedente. La promessa si chiama bilancio di previsione, il rendiconto è il mantenimento o meno della promessa, sotto l'aspetto contabile che si manifesta con la parte dei residui. Permettetemi una considerazione; il rendiconto è anche un passaggio in avanti verso il raggiungimento dell'obiettivo che si dava la legge n. 196 del 2009, arrivare cioè al giusto equilibrio tra quelle che erano le previsioni di competenza. Dico, anche per i colleghi che non si occupano della materia, che le previsioni di competenza permettevano di scrivere entrate liberamente, mentre la citata legge ha cominciato man mano a inserire vincoli? stabilendo che la competenza deve essere rapportata comunque alle disponibilità di cassa. Questo è un passaggio verso una modernizzazione del nostro sistema contabile che trova la sua manifestazione anche tramite l'indicazione che ci viene dalla legge n. 196 del 2009, indicando le destinazioni, le responsabilità e quindi la natura delle spese, oltre che delle entrate. Quindi un affiancamento dei due modelli di contabilità. Cosa emerge da questo consuntivo? Emerge un dato di fondo: nel nostro Paese nel 2019 abbiamo avuto il 48,7 per cento del prodotto interno lordo rappresentato dallo Stato. Quindi quasi il 50 per cento della nostra economia è il bilancio allargato dello Stato: questo è un dato molto significativo. Dall'altra parte, c'è una percentuale che ci fa sorridere: 134,8 per cento del rapporto debito-PIL. Discutevamo un anno fa, o anche solo sei mesi or sono, sui decimali di punto; oggi ragioniamo su due punti in più, due punti in meno rispetto al 160 per cento. Quindi un cambiamento epocale, con le conseguenze, come è stato detto anche negli interventi che mi hanno preceduto, che questo ha sull'assestamento e avrà sui bilanci futuri. Cosa emerge ancora? Ad esempio, emerge un dato per il giudizio politico: maggiori entrate e minore spese, il che contabilmente, dalla lettura di un bilancio, dovrebbe essere un dato molto positivo. Ma diamo anche la lettura politica: queste maggiori entrate quali sono state? Sono probabilmente eccezionali: parlo del condono-rottamazione, certamente. Ma le minori spese, che sono rilevanti (praticamente di 35 miliardi) rapportate agli equilibri che avevamo, manifestano purtroppo il grande problema del nostro Paese: l'incapacità di spendere e politicamente l'incapacità del Governo di spendere. Il Governo ha promesso per il 2019 un'azione che - ahimè - non ha mantenuto. Questa è una delle motivazioni del nostro voto contrario rispetto a questo dato. L'altro elemento che possiamo individuare, e che giustamente dovrebbe portarci a fare un'analisi compiuta del sistema, è il fatto che il consuntivo ci permette di fare anche un raffronto tra le missioni e le spese; e ci permette altresì, rispetto alle strutture burocratiche che sovente governano più del potere politico, di toglierci dalla frase: «abbiamo sempre fatto così». Pensiamo alla sanità, che è una delle voci di maggiore rilevanza: il 2019 si chiude con 122,8 miliardi. Quanto alle altre grandi voci, cito la previdenza: 84 miliardi. È un tema che va affrontato: voi lo affronterete da maggioranza e noi da opposizione; voi potete avere una posizione e noi possiamo averne un'altra, ma la questione dell'equilibrio va posta, e ciò va fatto in un sistema contributivo, quindi recuperando tutte quelle fasce di nuove attività e di tipo di lavoro moderno che non rientrano in quelli che sono gli schemi ordinari. Questo vale per tutte le altre missioni, ad esempio l'istruzione: l'istruzione scolastica costa quasi 50 miliardi (49,3 miliardi).