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Penso che il peso della responsabilità sia comune a tutti noi: provare ad immaginare un futuro, mai come in questo momento incerto, richiede un grande sforzo individuale e collettivo, localistico e globale, e ci impone inoltre di accettare allo stesso tempo una sfida per il futuro che implica la costruzione di un nuovo modo di vivere sulla nostra terra. Tutto questo nel bel mezzo di una pandemia. Il green new deal, il nuovo patto verde dell'Europa, e la strategia dell'Unione europea sulla biodiversità per il 2030 hanno evidenziato già prima della pandemia il profondo legame tra lo stato di salute degli ecosistemi naturali e la salute dell'uomo. Vorrei sintetizzare questo concetto: ogni uomo dovrebbe portare con sé un albero con il quale scambiare vicendevolmente ossigeno e anidride carbonica per vivere. In entrambe le strategie la Commissione europea esprime questo profondo e indissolubile legame con il concetto one health e a sua volta l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 2004 intendeva esprimere quest'idea come salute dell'uomo, dell'ambiente e degli animali. La domanda è se il Piano nazionale di ripresa e resilienza risponde alle richieste del recovery fund. A mio avviso non del tutto, perché mancano alcuni temi fondamentali per il nostro Paese; in mancanza di tempo, essendo questa una proposta di risoluzione di minoranza, ne posso citare solo due. La proposta del PNRR trascura completamente un tema fondamentale che riguarda tutte le missioni del Piano, ovvero la pianificazione dell'utilizzo dello spazio terrestre e marino che serve per la realizzazione delle infrastrutture da esso previste. Se non ci occuperemo al più presto di questo tema, creeremo conflitti sociali ed economici non facilmente gestibili. Oggi è il 31 marzo e il piano di utilizzo dello spazio marittimo avrebbe dovuto essere già operativo; senza di esso si rischia di danneggiare l'economia del mare. Temo che senza un piano condiviso con tutti i portatori di interesse rischieremo di favorire la transizione energetica a sfavore della pesca e del turismo. Lo spazio, però, ci serve anche per rigenerare il capitale naturale, il che significa tutelare la biodiversità degli ecosistemi naturali che sono alla base della nostra vita. Tutti abbiamo accettato di incrementare almeno del 30 per cento le aree protette terrestri e marine, ma non mi sembra di aver letto da nessuna parte come ottemperare a questo impegno. Questo ci riconduce ancora alla pianificazione. Le nicchie ecologiche di pregio che consentono la rigenerazione del capitale naturale vanno individuate come primo elemento e solo dopo si potrà decidere dove e cosa costruire. Nel PNRR ci si è dimenticati che l'Italia è una penisola con più di 8.500 chilometri di costa, aree protette marine, arcipelaghi, isole abitate, porti e che dunque il mare e l'economia blu sono elementi fondamentali per il nostro Paese che vanno tutelati e promossi. I cambiamenti climatici in primis porteranno all'innalzamento del livello del mare, quindi alla scomparsa di buona parte delle nostre coste, con danni umani ed economici enormi. Il recovery fund ci dà l'opportunità di colmare questa lacuna ed è per questo che esorto i colleghi a votare la proposta di risoluzione che offre un focus molto dettagliato sul tema del mare e dell'economia blu, oltre che sulla biodiversità, e delle fondamentali azioni per l'adattamento ai cambiamenti climatici. In conclusione, signor Presidente, vorrei chiedere la votazione per parti separate della proposta di risoluzione a mia prima firma, separando la votazione del petitum dalle premesse e dai considerando (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, il recovery plan riesaminato in questa settimana appare come un libro dei sogni, dove ognuno può leggere tra le righe fumose ciò che vuole e chiaramente esprimere anche i propri desideri, ma poi bisogna affrontare la realtà. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 16,59) ( Segue NASTRI). Noi sappiamo che il documento in esame arriva dal Governo Conte e purtroppo il nuovo Esecutivo deve anche portarlo avanti. Sappiamo perfettamente che ci sono stati errori da parte del Governo Conte. Finanche la Merkel, qualche giorno fa, ha fatto un passo indietro sul lockdown e ha chiesto scusa, perché lo stesso avrebbe creato davvero un grande disagio sia ai cittadini sia all'economia. Sappiamo che non basta soltanto parlare di recovery: servono soprattutto progetti e idee, ma non ne vediamo tante; ne vediamo soprattutto da parte degli italiani, che stanno partecipando a questo dibattito con grande stanchezza. Il Piano, come dicevo prima, è stato impostato dal Governo Conte; il Parlamento sta facendo un grande lavoro, soprattutto perché è un documento vecchio e superato, che non sarà presentato. Ecco perché noi di Fratelli d'Italia avremmo voluto un approccio completamente diverso e un pieno coinvolgimento del Parlamento, anche per presentare migliorie attraverso gli emendamenti. Per quanto concerne nello specifico gli aspetti concernenti l'ambiente, sicuramente un punto fondamentale sarebbe lavorare alla modifica del superbonus al 110 per cento, perché sappiamo che è uno strumento sicuramente importante a cui le famiglie e le aziende vorrebbero attingere. Purtroppo, però, la burocrazia limita molto in questo senso. Solo per fare esempi concreti, dei 6 miliardi di euro di detrazione previsti sono stati utilizzati solamente 340 milioni di euro in detrazione per finanziare soltanto 3.100 interventi in tutto il Paese. Sono certamente numeri molto bassi, mentre in teoria - lo ribadisco - questo strumento potrebbe comportare un effetto totale sull'economia di circa 21 miliardi di euro. Bisogna lavorare - è fondamentale ed è uno dei temi che ho affrontato in Commissione ambiente e che continuo a sottolineare - soprattutto a una semplificazione dei vari procedimenti amministrativi. Questa è una condizione prodromica al buon esito di tutte le iniziative volte a rilanciare l'economia. Un'altra proposta è l'estensione del superbonus 110 per cento anche ad altre tipologie di immobili oggi escluse. Penso soprattutto al turismo, quindi alle strutture ricettive e agli alberghi che in questo momento stanno soffrendo. Bisogna estendere e soprattutto concedere una proroga, anche perché quindici mesi sono effettivamente pochi. Imperdonabile - e concludo, Signor Presidente - è l'assenza in questo recovery plan delle politiche giovanili. Permettetemi di dire che hanno fatto sicuramente bene la Spagna, la Francia e anche il Portogallo: bisogna dare una prospettiva e un Governo deve avere anche lungimiranza nell'aiutare i nostri giovani. Questo non sarebbe un drammatico errore, ma una terribile occasione fallita, perché un Governo che non dà la possibilità ai giovani di rimanere in questo Paese di sicuro ha fallito completamente con le sue proposte. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, senatori rappresentanti del Governo, oggi siamo a un'altra tappa importante per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che andrà all'attenzione della Commissione europea dopo un ulteriore importantissimo passaggio in Parlamento, propedeutico all'arrivo dei fondi del famoso Next generation EU. In questo mio intervento mi occuperò della missione 6.