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Le prime devono essere vietate in tutti gli Stati membri: tra queste richiama in particolare i tempi di pagamento massimi per i prodotti alimentari deperibili; l'annullamento degli ordini senza un preavviso sufficiente; la modifica unilaterale del contratto; l'imposizione al fornitore del pagamento per la merce invenduta o sprecata dall'acquirente. Illustra poi il secondo tipo di pratiche, che è vietato, se non sono concordate "in termini chiari ed univoci" al momento della conclusione dell'accordo di fornitura: la restituzione dell'invenduto al fornitore; il pagamento di un corrispettivo da parte del fornitore all'acquirente per l'immagazzinamento, l'esposizione o l'inserimento in listino dei prodotti di un fornitore; il pagamento di un corrispettivo da parte del fornitore all'acquirente per i costi di promozione o di commercializzazione. L'articolo 4 obbliga gli Stati membri a designare un'autorità pubblica incaricata di far rispettare i divieti di pratiche commerciali sleali a livello nazionale. In proposito, ricorda che in Italia l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha tra i suoi compiti quello della vigilanza sui rapporti contrattuali nella filiera agro-alimentare, ai sensi del citato articolo 62 del decreto-legge n. 1 del 2012. L'articolo 5 prevede che un fornitore può presentare una denuncia all'autorità di contrasto dello Stato membro in cui è stabilito l'acquirente sospettato di avere attuato una pratica commerciale vietata. La denuncia può essere presentata anche dalle organizzazioni di produttori o dalle associazioni di organizzazioni di produttori. È poi fissata la procedura per la tutela della riservatezza del denunciante e per la motivazione di eventuali decisioni negative da parte dell'autorità di contrasto. L'articolo 6 disciplina i poteri delle autorità di contrasto: avviare indagini di propria iniziativa o a seguito di una denuncia, raccogliere informazioni, porre fine a una violazione, imporre sanzioni e pubblicare le decisioni adottate onde conseguire un effetto deterrente. L'articolo 7 regola la cooperazione tra le autorità di contrasto nelle indagini che presentano una dimensione transfrontaliera. L'articolo 8 precisa che gli Stati membri possono prevedere ulteriori norme nazionali per combattere le pratiche commerciali sleali, oltre il livello minimo garantito dall'Unione, a condizione che esse siano compatibili con quelle relative al mercato interno. L'articolo 9 stabilisce gli obblighi di rendicontazione degli Stati membri, le cui modalità sono specificate da un atto di esecuzione adottato dalla Commissione europea. L'articolo 10 disciplina la relativa procedura di comitato che assiste la Commissione al riguardo. L'articolo 11 prevede che la Commissione europea svolga una valutazione non prima di tre anni dall'applicazione della presente direttiva e che rediga una relazione intermedia sullo stato del recepimento della direttiva stessa entro sei mesi. L'articolo 12 stabilisce le disposizioni per il recepimento della direttiva. L'articolo 13 riguarda la data di entrata in vigore della direttiva, mentre l'articolo 14 stabilisce che gli Stati membri sono i destinatari della direttiva. Fa infine presente che la proposta di direttiva in esame è corredata della prescritta relazione del Governo. Essa esprime una valutazione complessivamente positiva sulla proposta, che consente di mantenere quasi tutti gli elementi previsti dalle norme italiane vigenti, si evidenziano però alcuni aspetti da migliorare, soprattutto per quanto riguarda alcune definizioni ritenute troppo ristrette e/o generiche, laddove le norme italiane appaiono più precise e complete. Ad esempio la necessità di allargare l'applicazione a tutti i prodotti agricoli e non solo a quelli alimentari, nonché a tutti i fornitori ed acquirenti della filiera a prescindere dalle dimensioni, di definire in maniera più compiuta le nozioni di "pratiche commerciali sleali" e di "prodotti deperibili". Segnala poi che le Commissioni riunite X e XIII della Camera dei deputati hanno adottato una risoluzione sulla proposta in esame lo scorso 26 settembre 2018. Per quanto riguarda invece l' iter presso l'Unione europea ricorda che, dopo la fase in Commissione agricoltura, la proposta di direttiva è ora all'esame dell'Assemblea del Parlamento europeo. Nella sessione plenaria del 22-25 ottobre dovrebbe aver luogo il voto per conferire al relatore De Castro il mandato ad avviare i negoziati con la Commissione e il Consiglio (i cosiddetti "triloghi") e approvare il testo definitivo, possibilmente entro la fine dell'anno. Nel merito, ritiene che la Commissione possa formulare una risoluzione sulla proposta di direttiva in esame a partire da quella già approvata dalla Camera dei deputati, che ha svolto un ampio lavoro di approfondimento, arricchendola eventualmente con ulteriori segnalazioni e osservazioni. Richiama in particolare la questione dei metodi di risoluzione alternativa delle controversie in materia di pratiche commerciali sleali che, anche in base alla sua esperienza professionale di avvocato, sono una valida alternativa agli ordinari rimedi giurisdizionali, che hanno spesso tempi troppo lunghi e oneri eccessivi per gli operatori. Si dichiara quindi disponibile a recepire eventuali indicazioni da parte dei colleghi. Si apre il dibattito. Il senatore LA PIETRA ( FdI ) chiede chiarimenti sui tempi a disposizione della Commissione per formulare la propria risoluzione, in relazione alle scadenze dell' iter della proposta presso le istituzioni dell'Unione europea. La relatrice ABATE ( M5S ) ritiene che la Commissione dovrebbe esprimere la propria risoluzione in un tempo breve, al fine di trasmettere il documento in tempo utile per contribuire al dibattito in sede europea. Il senatore TARICCO ( PD ) ricorda che, come già segnalato dalla relatrice, entro la fine della prossima settimana il Parlamento europeo dovrebbe definire il testo della proposta di direttiva e conferire mandato al relatore per l'avvio dei negoziati con il Consiglio e la Commissione europea ("triloghi"). Di conseguenza, la Commissione dovrebbe essere in grado di formulare una risoluzione già entro la fine della prossima settimana, se intendesse esprimersi prima che il Parlamento europeo abbia formalizzato la propria posizione. In alternativa, anche dopo tale termine, la risoluzione della Commissione potrebbe comunque valere come atto di indirizzo al Governo italiano ai fini della posizione negoziale da tenere in sede europea. Il senatore DE BONIS ( M5S ) sottolinea l'importanza della proposta di direttiva in esame, che affronta una questione molto sentita dai piccoli produttori agricoli, che soffrono pesantemente le pratiche sleali nel rapporto commerciale con gli altri operatori della filiera alimentare, in particolare la grande distribuzione e la distribuzione organizzata. Peraltro, la proposta non include una serie di pratiche sleali che sono invece espressamente richiamate e sanzionate dall'ordinamento italiano con l'articolo 62 del decreto-legge n. 1 del 2012, anche se poi tale norma non è riuscita concretamente a tutelare gli operatori. Cita in particolare il fenomeno delle vendite sottocosto, che sta danneggiando molti operatori agricoli. Propone, pertanto, di svolgere un adeguato approfondimento di tali tematiche, ad esempio con l'audizione dell'Autorità Antitrust, e di inserire uno specifico richiamo nella risoluzione della Commissione.