[ddlpres]

in tale senso, quindi, la natura dell'interesse tutelato non può rappresentare un discrimine ai fini della scelta fra sanzioni amministrative e sanzioni penali (sul punto concorda la dottrina: si veda Pasquale Cerbo, Le sanzioni amministrative, in Trattato di diritto amministrativo , Milano, 2003). Semmai il discorso va ribaltato. Le sanzioni amministrative non possono mai sostanziarsi in una restrizione delle libertà fondamentali del destinatario: in particolare le limitazioni alla libertà personale -- salvo casi eccezionali e temporalmente circoscritti -- richiedono un atto motivato dell'autorità giudiziaria (articolo 13 della Costituzione) e di conseguenza non possono mai essere imposte con un atto dell'amministrazione. La particolare rilevanza di alcuni beni giuridici (come appunto la libertà personale) ha fatto sì che le sanzioni atte ad incidere su di essi possano essere applicate solo da un giudice in esito ad un procedimento giurisdizionale caratterizzato da forti garanzie, quale appunto è il processo penale. Laddove il legislatore ha ritenuto opportuno prevedere una sanzione che possa incidere sulla libertà personale, nel bilanciamento dei diversi interessi in gioco (interesse protetto e libertà personale), ha dovuto necessariamente dare prevalenza alla garanzia rispetto all'effettività e all'immediatezza della pena. Nel caso delle sanzioni amministrative i beni giuridici dei trasgressori che possono essere incisi sono di natura essenzialmente patrimoniale (e comunque non investono mai la libertà personale). Nel bilanciamento fra interesse protetto dalla norma e bene del trasgressore inciso dalla sanzione, il legislatore ha potuto fare prevalere il primo: in tale modo è stato possibile adottare una soluzione meno garantistica, ma caratterizzata da maggiore effettività rispetto al ricorso al sistema penale (Corte costituzionale n. 86 del 2001, citata). Le sanzioni amministrative privilegiano -- a fronte di una minore garanzia per il sanzionato rispetto alla sanzione penale -- l'aspetto dell'effettività e dell'immediatezza della pena. È quindi errata la convinzione che la scelta del legislatore di trasformare alcuni illeciti da penali in amministrativi si connetta a una minore tutela dell'interesse protetto della norma: in questo senso la depenalizzazione si contraddistingue, a seguito di un bilanciamento degli interessi in gioco operato dal legislatore, per la prevalenza degli aspetti di effettività e immediatezza su quelli di garanzia. Perciò il ricorso al sistema sanzionatorio amministrativo in luogo di quello penale non implica affatto una minore tutela dell'interesse protetto dalle norme sulla caccia; anzi il sistema sanzionatorio amministrativo comporta -- a fronte della rinuncia della pena detentiva (che di fatto, per le ragioni esposte nel paragrafo precedente, non vengono mai applicate) -- una maggiore effettività nell'applicazione delle sanzioni. A conclusioni sostanzialmente analoghe si perviene ove si abbia riguardo alla normativa comunitaria. Anche laddove il legislatore nazionale è vincolato da una direttiva comunitaria a predisporre strumenti di tutela di certi interessi (come accade in materia comunitaria per effetto della direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici: si veda la direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979), il legislatore medesimo conserva una facoltà di scelta in ordine allo strumento giuridico più idoneo a garantire tale tutela: può quindi decidere secondo il suo prudente apprezzamento se ricorrere allo strumento sanzionatorio penale o amministrativo (si veda in proposito Corte di giustizia 8 luglio 1999, n. 186). Anche da questo punto di vista il legislatore non incontra alcun vincolo nella scelta, ma deve valutare discrezionalmente solo quale sia lo strumento più idoneo a perseguire gli interessi tutelati. A ben vedere quindi, laddove il sistema sanzionatorio amministrativo si rivela una soluzione più efficace ai fini della tutela di un certo interesse -- come accade in materia di caccia, per le ragioni che sono state esposte in precedenza -- la previsione di sanzioni amministrative è più conforme al diritto comunitario rispetto ad un sistema di sanzioni penali. 4.3. Gli ulteriori indici dell'effettività della sanzione amministrativa. La maggiore effettività dello strumento sanzionatorio amministrativo rispetto a quello penale -- oltre che dall'esperienza pratica -- è confermata anche da alcuni inequivocabili dati normativi. Innanzitutto per le violazioni amministrative è previsto un termine di prescrizione di cinque anni (articolo 28 della legge n. 689 del 1981): tale termine è più lungo di quello previsto per le contravvenzioni penali e inoltre decorre dalla data dell'accertamento e non da quella di commissione della violazione: di conseguenza è molto più difficile che un illecito amministrativo si prescriva e, di converso, molto più facile che esso venga sanzionato da parte dell'amministrazione rispetto a quanto accade per una contravvenzione penale. In secondo luogo per le sanzioni amministrative non è prevista alcuna forma di sospensione condizionale della pena che -- come visto -- di fatto paralizza la punibilità penale dei soggetti che si rendono responsabili dei reati contravvenzionali (come quelli in materia di caccia). Questi indubitabili vantaggi sul piano dell'effettività della sanzione non sono inficiati dalla (errata) convinzione che la sanzione amministrativa finisce per essere una pena eccessivamente esigua, in ragione della possibilità di effettuare il pagamento in misura ridotta ex articolo 16 della legge n. 689 del 1981 (nella misura di un terzo del massimo o, se più favorevole e ove previsto, del doppio del minimo). A parte il fatto che un istituto con tratti sostanzialmente analoghi esiste pure per le sanzioni penali (l'oblazione, appunto), nulla impedisce al legislatore della depenalizzazione di rafforzare l'effettività della sanzione pecuniaria con la previsione espressa dell'esclusione della facoltà di effettuare tale pagamento in misura ridotta: si tratta peraltro di un espediente normativo già sperimentato con buon successo in diversi sistemi sanzionatori in materia ambientale (le acque, l'elettrosmog eccetera). 4.4. L'assenza di uno stigma criminale correlato all'applicazione delle sanzioni amministrative. Il ricorso ad un sistema sanzionatorio amministrativo comporta anche un ulteriore vantaggio: condotte obiettivamente non gravissime -- pur se debitamente punite -- non vengono assoggettate ad un giudizio sociale eccessivamente squalificante, come accade con una condanna in sede penale o anche con il semplice inizio di un procedimento penale (sebbene questo si concluda poi con una pronuncia di proscioglimento). L'assoggettamento ad un procedimento penale di per sé non svolge affatto, per giunta, un ruolo di prevenzione speciale o generale (che è proprio solo delle sanzioni), ma finisce solo per marginalizzare socialmente l'autore della violazione rendendone difficile il reinserimento sociale in modo sproporzionato rispetto alla sostanziale esiguità della violazione commessa. A questo proposito è stato affermato che «nel corso di questo secolo la crisi della pena detentiva e del sistema carcerario si è ulteriormente aggravata in corrispondenza della spesso distorta operatività dei meccanismi della repressione penale della società: