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– le due liste di specie esotiche invasive vegetali ed animali di rilevanza unionale, rispettivamente del 13 luglio 2016, «Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1141 della Commissione del 13 luglio 2016 che adotta un elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale in applicazione del regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio», e del 12 luglio 2017, «Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1263 della Commissione del 12 luglio 2017 che aggiorna l'elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale istituito dal regolamento d'esecuzione (UE) 2016/1141 in applicazione del regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio», non sono state modificate né è stata adottata una terza lista; – l'elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza nazionale di cui all'articolo 5 del decreto legislativo n. 230 del 2017 non è stato adottato. La proroga si rende necessaria per applicare al meglio e con efficacia il regolamento (UE) n. 1143/2014 e il decreto legislativo n. 230 del 2017: sia il regolamento che il decreto, infatti, hanno l'obiettivo di salvaguardare la biodiversità dall'introduzione di specie esotiche in grado di insediarsi nell'ecosistema a danno delle specie vegetali ed animali già presenti. Di conseguenza, è necessario prevenire il rilascio di esemplari delle predette specie esotiche in natura e garantire che la detenzione degli esemplari già presenti nel territorio nazionale avvenga secondo modalità tali da garantire l'isolamento di essi dall'ambiente circostante. La disposizione di cui agli articoli 31 del regolamento e 27 del decreto legislativo riguarda essenzialmente i proprietari di animali, come, ad esempio, la Trachemys scripta (cosiddetta tartaruga palustre), che sono detenuti in casa in condizioni di sicurezza per l'ambiente e che non rappresentano un pericolo per l'ecosistema, ammesso che la detenzione rimanga in capo ai proprietari e non siano rilasciati nell'ambiente. Occorre, inoltre, sottolineare che la conoscenza delle nuove disposizioni normative non sembra ancora ben diffusa tra i proprietari degli animali da compagnia (a fronte di un elevato numero presunto di esemplari detenuti, il Ministero ha ricevuto un basso numero di denunce) e che non sono ancora stati realizzate o individuate le strutture (pubbliche o private) alle quali gli esemplari possono essere consegnati ai sensi dei commi 1 e 5 dell'articolo 27. Pertanto, stante la sanzione prevista all'articolo 25, comma 4, lettera d) , del decreto legislativo n. 230 del 2017, è necessario incentivare la detenzione consapevole degli animali da compagnia, che rappresenta una modalità efficiente di applicare la normativa europea e nazionale, consentendo di prevenire abbandoni in natura e di salvaguardare la biodiversità. Di conseguenza, con la norma all'esame ci si prefigge di consentire ai proprietari di animali da compagnia di denunciare la detenzione degli esemplari sino al 31 agosto 2019 (al fine di detenerli legalmente). La norma risulta necessaria in quanto il numero di denunce circa il possesso di esemplari di specie esotiche invasive fino ad oggi pervenute ammonta a circa 1.000 a fronte di una stima di esemplari valutata fino a 100.000 unità, ragion per cui si propone la proroga del termine di presentazione delle denunce; inoltre, la proposta in esame riveste carattere di urgenza in quanto il termine ultimo per le denunce al Ministero scadrà il 13 agosto 2018. La disposizione non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, né nuove attività a carico delle amministrazioni interessate o l'aggravamento di attività già svolte a legislazione vigente. Art. 4. – (Proroga di termini in materia di infrastrutture). Comma 1. – Proroga di termini in materia di programmi di edilizia scolastica. Si prevede la proroga al 31 dicembre 2019 del termine del 30 settembre 2018 fissato dall'articolo 1, comma 165, quarto periodo, della legge 13 luglio 2015, n. 107, come modificato, da ultimo, dall'articolo 1, comma 1143, lettera b) , della legge 27 dicembre 2017, n. 205 ; termine entro cui il CIPE deve individuare le modalità di impiego delle economie derivanti dai definanziamenti dei programmi di edilizia scolastica, di cui alla legge 27 dicembre 2002, n. 289, da effettuare ai sensi del medesimo comma 165. Per dare attuazione alle disposizioni sopra riportate, il CIPE necessita di acquisire da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, titolare dei programmi di edilizia scolastica in argomento, l'entità dei definanziamenti ai sensi del predetto comma 165, nonché da parte delle competenti regioni un'intesa sulla nuova programmazione. Si segnala che l'articolo 1, comma 165, settimo periodo, della legge 13 luglio 2015, n. 107, prevede analoga procedura per il programma di edilizia scolastica di cui alle delibere CIPE n. 32 del 2010 e n. 6 del 2012, ma non fissa alcun termine per l'individuazione delle modalità di impiego delle economie derivanti dai definanziamenti. A causa della difficoltà di individuazione degli interventi da finanziare da parte delle regioni, che sono impegnate nella redazione della programmazione nazionale triennale 2018-2020 relativa all'edilizia scolastica, si rileva che sono ancora in corso le attività necessarie alla definitiva individuazione degli interventi da finanziare. Inoltre, si rappresenta che le somme da recuperare, derivanti dai definanziamenti degli interventi finanziati dalle delibere CIPE n. 32 del 2010 e n. 6 del 2012, in parte dovranno essere recuperati dagli enti ai quali è stato erogato il 45 per cento dell'importo totale del finanziamento in forma di anticipazione. Pertanto, considerate le lunghe tempistiche necessarie all'individuazione degli interventi da finanziare, non risulta possibile definire tale programmazione entro la data del 30 settembre 2018. Comma 2. – Proroga di termini in materia di salvamento acquatico. Il comma 2 prevede un'ulteriore proroga del termine a partire dal quale si applica il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 29 luglio 2016, n. 206, recante il regolamento in materia di norme per l'individuazione dei soggetti autorizzati alla tenuta dei corsi di formazione al salvamento in acque marittime, acque interne e piscine e al rilascio delle abilitazioni all'esercizio dell'attività di assistente bagnante, con conseguente medesima proroga delle autorizzazioni all'esercizio di attività di formazione e concessione per lo svolgimento delle attività di salvamento acquatico, rilasciate entro il 31 dicembre 2011. Tale proroga si rende necessaria in ragione delle criticità emerse a seguito dell'ampliamento della competenza dell'Autorità marittima anche alle procedure per il rilascio del brevetto per piscine ed acque interne e delle conseguenti ripercussioni sull'organizzazione complessiva dei servizi assicurati dagli uffici territoriali del Corpo. Comma 3. –