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ci sono i diritti di coloro che ritengono che per affrontare questo modello di caccia si possano utilizzare modelli già sperimentati, come la caccia con i cani, e di coloro che dicono che il modello reale è soltanto quello del rapporto uomo-animale attraverso lo strumento della carabina o di altra arma. Sullo sfondo di tutto il dibattito ci sono i diritti degli animali. Noi abbiamo approvato, poco tempo fa, in quest'Aula, addirittura una modifica della nostra Costituzione, facendo spazio al riconoscimento dell'ambiente e implicitamente al riconoscimento dei diritti degli animali. Ma quando si parla di animali si può parlare davvero di loro diritti, posto che al concetto di diritto deve sempre corrispondere il concetto di dovere? O non si deve parlare più semplicemente di un processo di tutela che noi dobbiamo avere nei confronti degli animali, e quindi di una relazione di cura che ne custodisca, entro certi limiti, le loro esigenze, per esempio l'esigenza di nutrirsi, l'esigenza di vivere? Nel caso specifico, conoscendo la velocità di riproduzione di questi animali, bisogna tener conto anche dell'esigenza delle scrofe che custodiscono i piccoli e, quindi, si preoccupano che questi abbiano a loro volta da mangiare. Sappiamo che il più pericoloso tra tutti questi animali è proprio la scrofa nel momento in cui percepisce la condizione di rischio per i suoi piccoli, per cui esiste il diritto di un animale a custodire i propri piccoli. Come si fa a tenere insieme i diritti degli animali sani - posto che si voglia parlare di diritti - rispetto ai presunti diritti degli animali malati? Ci sono i diritti degli animali infettati o gli animali infettati possono andare incontro solo all'eliminazione? Tutto questo ha costituito più di quanto non possa sembrare l'oggetto sistematico dei nostri incontri, delle audizioni che sono state tenute, del dibattito che è stato svolto sugli emendamenti, del dibattito che c'è stato in discussione generale. Quindi, ci sono i diritti degli allevatori che intendono offrire un prodotto sul mercato, un prodotto alimentare di sicura qualità, con una sicura capacità di difendere una qualità che tocca la salute dell'uomo; poi ci sono i diritti di coloro che hanno le loro terre vicine a dove ci sono i branchi di cinghiali, perché i cinghiali affamati fanno saltare recinzioni e si infilano sotto il terreno. Possono queste persone rivendicare i loro diritti, e come possono rivendicare il diritto al loro spazio vitale, che è il diritto anche alla sicurezza intorno a loro? Ci sono poi i diritti che deve esercitare la medicina veterinaria dal centro e dai piani regionali, non a caso il primo articolo è tutto centrato su di essi e sulla responsabilità delle Regioni a garantire il diritto alla salute, collettivamente inteso. Insisto poi sul fatto che il più insidioso degli argomenti è quello che tocca il punto chiave volto a determinare se ci sono diritti degli animali, come si declinano e se esista un concetto di diritto sganciato da un concetto di dovere. È evidente che io non posso con gli animali affrontare il tema del loro dovere, se non tutelandomi in qualche modo. Tutti noi conosciamo una serie di episodi che si sono verificati anche nella città di Roma. Nel corso della precedente Giunta avevamo visto che generalmente i cinghiali arrivavano e si concentravano intorno ai cassonetti, dove potevano trovare residui di viveri e, a volte, avevano anche la forza e la potenza di capovolgerli con tutta la situazione di disordine e caos che poi ne derivava. Abbiamo visto pochi giorni in un punto della città di Roma una scrofa che, in mezzo alla strada, ha allattato tutti i suoi piccoli cinghiali, suscitando perfino, nella situazione di rischio, quella dimensione di simpatia umana che sempre si trova quando qualcuno si prende cura di soggetti, in quel caso soggetti più fragili. Pochissimi giorni fa è stato trovato un cinghiale tranquillo, addormentato in un giardino, in una zona della città che non si può sicuramente definire degradata, posto che si trattava della zona di Vigna Clara, che rientra tra i quartieri bene della città. Il cinghiale dormiva, sono state chiamate le Forze dell'ordine, qualcuno è intervenuto e lo ha addormentato. Possiamo dire che si è cercato di intervenire con la maggiore cura possibile. Una volta però che questo animale è stato addormentato e portato via, è stato ucciso. Ciò ha sollevato, a tutto campo, una tensione incredibile. Questo animale aveva diritto a essere rimesso in cattività? Aveva diritto a tornare nella zona del centro a spaventare o comunque a sollevare qualunque tipo di tensione e di preoccupazione ci fosse? Credo che, se dal punto di vista economico, il provvedimento pone una serie di interrogativi molti precisi e, se dal punto di vista sanitario, forse pone il più semplice di tutti gli interrogativi perché l'animale infetto, in quanto tale, va eliminato, dal punto di vista antropologico è invece una provocazione positiva a ragionare sul fatto se noi dobbiamo considerare i loro diritti, la relazione di tutela, i nostri diritti, come ci dobbiamo muovere e come esso va interpretato. È infatti la prima volta, dopo che abbiamo approvato la modifica della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente, che ci troviamo davanti a un tema che a me piace considerare antropologico di altissimo valore, perché indirettamente tocca anche tutto il tema del rapporto tra animali e ricerca scientifica. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto desidero ringraziare il senatore Bergesio e la senatrice Biti per il lavoro compiuto assieme a tutti i membri della Commissione, i rispettivi Presidenti e il ministro Patuanelli per l'attenzione prestata all'importante provvedimento oggi al nostro esame. I membri delle Commissioni hanno lavorato in modo fattivo e costruttivo riconoscendo il grave rischio che stiamo correndo. Come noto, a far data dal 7 gennaio ultimo scorso, è stata rilevata sul territorio italiano la presenza della peste suina africana del cinghiale nelle Province limitrofe di Genova e di Alessandria. Siamo consapevoli dei dettagli della malattia, già ampiamenti descritti dai relatori e dai colleghi che mi hanno preceduto. I casi riscontrati erano concentrati nella zona ricompresa tra le due autostrade A25 e A7, ma recentemente stiamo assistendo al ritrovamento di carcasse positive oltre questo perimetro: segno che le autostrade non rappresentano un ostacolo alla movimentazione dei cinghiali, con conseguente diffusione della malattia. Questo ci impone una riflessione sulla necessità di approvare velocemente il provvedimento in esame, affinché le risorse giungano tempestivamente alle Regioni: basti pensare che siamo già ad aprile. Si tratta di interventi urgenti, finalizzati ad impedire la circolazione dei cinghiali entro la prossima estate. Tra poco, infatti, avrà inizio la stagione dei parti, con un raddoppio della numerosità dei cinghiali e conseguentemente, a partire dal prossimo mese di giugno, l'infezione potrebbe subire una significativa accelerazione determinata dai nuovi nati. Per questo motivo il provvedimento in discussione è urgente.