[pronunce]

che, con atto depositato il 3 aprile 2015, si è costituita in giudizio la Provincia autonoma di Trento, chiedendo che le censure di illegittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili e, comunque, infondate; che, con atto depositato in data 7 aprile 2015, si sono costituite in giudizio l'Associazione protezione animali natura - Ente provinciale protezione animali e ambiente (PAN - EPPAA) e altra, chiedendo l'accoglimento delle proposte censure di illegittimità costituzionale; che, in data 2 novembre 2016, sia la Provincia autonoma di Trento che l'Associazione protezione animali natura - Ente provinciale protezione animali e ambiente (PAN - EPPAA) e altra, hanno depositato ulteriori memorie difensive, ribadendo e precisando le precedenti conclusioni; che, in data 29 maggio 2017, la Provincia autonoma di Trento ha depositato ulteriore memoria, in cui richiamando integralmente le proprie precedenti conclusioni, ha evidenziato l'avvenuta approvazione ed entrata in vigore del decreto legislativo 11 dicembre 2016, n. 239 (Norma di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige recante modifica del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279 in materia di prelievo venatorio). Considerato che il Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 24, comma 1, della legge della Provincia autonoma di Trento 9 dicembre 1991, n. 24 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia), e dell'art. 8, comma 1, della stessa legge prov. Trento n. 24 del 1991, in combinato disposto con l'art. 44, comma 1, della legge della Provincia autonoma di Trento 23 maggio 2007, n. 11 (Governo del territorio forestale e montano, dei corsi d'acqua e delle aree protette), in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, per la ritenuta violazione, rispettivamente, del principio cosiddetto della caccia di specializzazione, stabilito dall'art. 12, comma 5, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), e del divieto di caccia nei parchi sancito dall'art. 22, comma 6, della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette); che, nelle more del giudizio dinanzi a questa Corte, é stato emanato il decreto legislativo 11 dicembre 2016, n. 239 (Norma di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige recante modifica del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279 in materia di prelievo venatorio); che tale decreto, all'art. 1, stabilisce che: «1. Dopo il secondo comma dell'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 279 del 1974 sono aggiunti i seguenti: "Tenuto conto del regime riservistico, nel territorio provinciale non è necessario l'esercizio dell'opzione per una delle forme di caccia previste dalla normativa nazionale. La legge provinciale prevede che il prelievo di selezione degli ungulati appartenenti alle specie cacciabili avvenga sulla base di adeguati piani di abbattimento selettivi, sentito il parere dell'osservatorio faunistico provinciale, anche al di fuori dei periodi e degli orari stabiliti dalla normativa statale. La legge provinciale, nelle zone da essa previste, disciplina le condizioni, le modalità e le procedure con le quali può essere consentita ed esercitata l'attività venatoria all'interno dei parchi naturali istituiti dalla Provincia, in conformità alle vigenti direttive dell'Unione europea e alle convenzioni internazionali, tenendo conto del regime riservistico. "»; che, successivamente all'ordinanza di rimessione il quadro normativo di riferimento ha subito considerevoli modifiche in conseguenza dell'entrata in vigore del citato decreto legislativo n 239 del 2016; che, secondo la costante giurisprudenza costituzionale, deve essere ordinata la restituzione degli atti al giudice a quo, affinché questi proceda ad un rinnovato esame dei termini della questione, qualora all'ordinanza di rimessione sopravvenga una modificazione della norma costituzionale invocata come parametro di giudizio, ovvero della disposizione che integra il parametro costituzionale oppure qualora il quadro normativo subisca considerevoli modifiche, pur restando immutata la disposizione censurata (tra le tante, ordinanza n. 378 del 2008); che, pertanto, a fronte di tale ius superveniens, spetta al giudice rimettente la valutazione circa la perdurante rilevanza e non manifesta infondatezza delle questioni sollevate.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 giugno 2017. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Giulio PROSPERETTI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 luglio 2017. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA