[pronunce]

- Secondo il giudice a quo, gli argomenti svolti a conforto delle censure riferite agli artt. 3, 77 e 97 Cost. dimostrerebbero che la disposizione in esame reca vulnus anche gli artt. 101, secondo comma, 103 e 108 Cost., in quanto avrebbe inciso sulle funzioni attribuite ai giudici contabili. Il citato art. 44, comma 1, non ha, infatti, ad oggetto una proroga di termini; non costituisce una disposizione finanziaria; non «è idonea a individuare un presupposto comportamentale al quale può collegarsi logicamente e razionalmente la punibilità del comportamento trasgressivo nell'ambito di un meccanismo sanzionatorio»; non risulta strumentale a stabilire una disciplina della punibilità di determinate condotte in via transitoria e sino al 31 dicembre 2008. Siffatta norma, in quanto adottata successivamente al 19 novembre 2007 (data di notifica ai convenuti dell'invito a dedurre), avrebbe avuto quale unico effetto quello di limitare la responsabilità per la violazione dell'obbligo previsto dal citato art. 7, comma 1, prevedendo, non ragionevolmente, che questa è configurabile esclusivamente nel caso di rifiuto formale della risposta. In altri termini, la disposizione in questione, apparentemente diretta a limitare i casi di punibilità della violazione dell'obbligo di fornire i dati statistici, ma in realtà inidonea a permettere l'irrogazione della sanzione, non ragionevolmente coordinata con la nuova disciplina sanzionatoria introdotta dalla legge n. 244 del 2007, adottata in carenza dei presupposti della necessità ed urgenza e priva di ragionevole giustificazione, avrebbe avuto la sola finalità di escludere la punibilità di siffatta violazione in riferimento al testo originario del citato art. 7, comma 1, e con riguardo alle fattispecie perfezionatesi anteriormente all'entrata in vigore della riforma realizzata con detta legge. L'effetto della disposizione in esame sarebbe stato, quindi, di escludere l'illegittimità della condotta contestata ai convenuti nel giudizio principale, realizzando «una preordinata interferenza sulle funzioni della magistratura contabile, sottraendole una fattispecie di responsabilità amministrativa già sub judice». Ad avviso del rimettente, benché l'invito a dedurre si collochi in una fase precedente al giudizio, la garanzia costituzionale della giurisdizione contabile, nella quale rientra il diritto di azione del Procuratore, concernerebbe anche quella prevista dall'art. 17, comma 30-ter, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, in quanto necessariamente prodromica all'instaurazione del medesimo. Il giudice a quo dà, peraltro, atto sia che la giurisprudenza costituzionale ha ricondotto l'invito a dedurre ad una fase che precede l'accertamento della responsabilità, sia che, secondo la giurisprudenza della Corte dei conti, funzione di tale atto è quella di realizzare una «preliminare contestazione di fatti specifici ad un soggetto già indagato», rendendo possibile all'organo requirente uno sviluppo di più adeguate indagini. L'invito a dedurre costituisce, quindi, un atto strumentale all'acquisizione di ulteriori elementi, anche favorevoli al destinatario, in vista delle formulazione da parte dell'organo requirente delle proprie determinazioni, che non devono consistere nell'inizio dell'azione di responsabilità. Tuttavia, secondo il rimettente, la circostanza che tale fase «non presenti il carattere della univocità tipicamente connesso alla fase giudiziale» non escluderebbe che l'attività svolta al suo interno costituisca espressione di un potere-dovere che si articola nella fase giudiziale, come diritto alla azione, e nella fase preprocessuale come diritto a svolgere una compiuta istruttoria quale ineliminabile presupposto per l'eventuale incardinazione dell'azione. Pertanto, poiché il potere-dovere di azione del Procuratore comprende quello di accertare la sussistenza dei presupposti per l'esercizio dell'azione di responsabilità amministrativa, il principio che impedisce al legislatore di interferire nell'esercizio della funzione giurisdizionale concernerebbe anche la fase dell'accertamento della sussistenza degli elementi sufficienti ad integrare un'ipotesi di responsabilità amministrativa. 3. - Nel giudizio davanti a questa Corte si è costituita L.L.S., convenuta nel processo principale, eccependo l'inammissibilità e, comunque, l'infondatezza della questione ed esplicitando nella memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica gli argomenti a conforto di tale conclusione. La parte deduce che l'incongruità della disciplina concernente la violazione dell'obbligo in esame era stata posta all'attenzione del Presidente dell'ISTAT, del Consiglio di amministrazione e del Comitato per l'indirizzo ed il coordinamento dell'informazione statistica oltre un anno prima della proposizione dell'esposto che ha dato l'avvio all'istruttoria da parte del Procuratore. Inoltre, era stata esaminata nel corso di molteplici sedute del Consiglio di amministrazione e di detto Comitato (sintetizzate nella memoria) ed aveva costituito oggetto di un lavoro, trasmesso al Ministero della funzione pubblica, che preludeva alle modifiche realizzate dalla legge n. 244 del 2007 e dalla norma censurata, anche allo scopo di offrire tutela ai «soggetti deboli che già di per sé si fa fatica ad intercettare nelle ricerche». Secondo L.L.S., il citato art. 44, comma 1, costituirebbe una norma interpretativa ed il rimettente, nel censurarla in riferimento all'art. 77 Cost., non avrebbe considerato che la nuova formulazione dell'art. 7 del d.lgs. n. 322 del 1989 ha reso necessaria una disposizione regolamentare per identificare i casi di applicabilità della sanzione, imponendo di adottare con necessità ed urgenza le misure necessarie per evitare che ai cittadini fossero applicate sanzioni in contrasto con la ratio della nuova disciplina. A suo avviso, le censure svolte con riguardo agli artt. 3 e 97 Cost. non terrebbero conto del fatto che la norma in esame non mira a sottrarre i vertici dell'ISTAT al giudizio contabile (peraltro, neppure promosso alla data di emanazione del decreto-legge), ma è diretta a tutelare i soggetti esposti al rischio di subire un'iniqua sanzione e ad evitare che l'avvio di un numero spropositato di procedimenti sanzionatori aggravasse inutilmente l'attività dell'ISTAT. L'attendibilità del dato statistico non è, infatti, influenzata dal numero delle mancate risposte e per questa ragione organizzazioni scientifiche ed eminenti studiosi hanno accolto favorevolmente la norma censurata. Il rifiuto formale sarebbe, inoltre, soltanto quello privo di adeguata giustificazione, al quale non potrebbe essere assimilata la mera inerzia; il principio di eguaglianza era, poi, leso dalla pregressa disciplina, che rendeva applicabile la sanzione a soggetti i quali versavano in condizioni disagiate, deteriori rispetto agli altri destinatari dell'obbligo di fornire i dati statistici.