[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 3-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come inserito dall'art. 12, comma 1, lettera b), della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), promossi con ordinanza dell'11 aprile 2005 dal Tribunale di Cagliari e con ordinanze del 22 febbraio, del 4 e del 21 aprile, del 19 maggio e del 12 aprile 2006 dal Tribunale di Castrovillari, rispettivamente iscritte al n. 329 del registro ordinanze 2005, ai nn. 309, 497 e 498 del registro ordinanze 2006 ed ai nn. 7 e 12 del registro ordinanze 2007, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 27, prima serie speciale, dell'anno 2005, nn. 37 e 46, prima serie speciale, dell'anno 2006 e n. 7, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 6 giugno 2007 il Giudice relatore Gaetano Silvestri. Ritenuto che il Tribunale di Cagliari in composizione monocratica, con ordinanza dell'11 aprile 2005, ha sollevato – in riferimento agli artt. 24, secondo comma, e 111, terzo comma, della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 3-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come inserito dall'art. 12, comma 1, lettera b), della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), nella parte in cui prevede che il giudice debba accordare il nulla osta all'espulsione dello straniero all'atto della convalida dell'arresto o del fermo, anziché all'esito del giudizio, o, quanto meno, nella parte in cui non prevede che il giudice possa negare detto nulla osta per assicurare all'imputato, nel suo nucleo essenziale, l'effettivo esercizio del diritto di difesa; che il Tribunale rimettente, in data 3 marzo 2005, ha convalidato l'arresto di uno straniero imputato del reato di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, contestualmente disponendone la scarcerazione, e, dopo l'introduzione del giudizio direttissimo, ha accordato il richiesto termine a difesa, con conseguente rinvio ad una successiva udienza per la celebrazione del dibattimento; che lo stesso Tribunale, in esordio della nuova udienza, si considera tenuto, per l'effetto combinato delle varie disposizioni in materia (cioè i commi 3, 3-bis e 3-sexies dell'art. 13 del citato testo unico in materia di immigrazione), a rilasciare il nulla osta per l'espulsione dell'imputato dal territorio dello Stato; che infatti tale nulla osta, a parere del rimettente, può essere negato dall'autorità giudiziaria solo in presenza di situazioni particolari (titolo del reato in contestazione, condizione detentiva dell'interessato, inderogabili esigenze processuali connesse all'accertamento della responsabilità di terzi od all'interesse della persona offesa), nessuna delle quali ricorrente nel caso di specie; che, secondo il Tribunale, il rilascio del nulla osta all'espulsione in esordio del processo comporta che l'imputato resti privo del tempo necessario per preparare la sua difesa, per interrogare o far interrogare persone latrici di dichiarazioni a suo carico, di procedere o far procedere all'acquisizione di elementi a suo favore; che non casualmente, sul piano generale, nei casi di espulsione dell'interessato il legislatore avrebbe optato per una rinuncia al processo penale, prescrivendo, quando ancora non sia stato adottato un provvedimento che dispone il giudizio, la pronuncia d'una sentenza di non luogo a procedere (comma 3-quater dell'art. 13 citato); che tale soluzione sarebbe per altro inefficace proprio riguardo ai reati in materia di immigrazione, posto che per molti tra essi la legge prescrive l'arresto obbligatorio ed il giudizio direttissimo, così comportando l'immediata instaurazione del processo e la conseguente preclusione della sentenza di non luogo a procedere; che i parametri costituzionali evocati, a parere del rimettente, impongono di consentire all'imputato «una effettiva relazione con il proprio difensore, prima e durante il processo», relazione di fatto esclusa in forza dei descritti automatismi; che la piena partecipazione al processo dell'imputato espulso non sarebbe assicurata, in particolare, attraverso la speciale autorizzazione a rientrare nel territorio dello Stato prevista dall'art. 17 del d.lgs. n. 286 del 1998, poiché i tempi del procedimento amministrativo di rilascio sarebbero comunque incompatibili con quelli, particolarmente ristretti, del giudizio direttissimo; che la norma censurata dovrebbe quindi essere dichiarata illegittima nella parte in cui non prevede che il nulla osta all'espulsione dell'imputato straniero sia rilasciato solo «all'esito del giudizio» o, «quanto meno», nella parte in cui non consente al giudice il diniego del nulla osta anche a fini di garanzia dell'esercizio effettivo del diritto di difesa; che la questione sarebbe rilevante nel giudizio a quo, secondo il Tribunale, perché dovrebbe necessariamente essere rilasciato il nulla osta all'espulsione e dovrebbe procedersi, al tempo stesso, alla celebrazione del giudizio direttissimo; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito nel giudizio con atto depositato il 26 luglio 2005, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che il Tribunale di Castrovillari in composizione monocratica – con ordinanze di analogo tenore deliberate rispettivamente il 22 febbraio 2006 (r.o. n. 309 del 2006), il 4 aprile 2006 (r.o. n. 497 del 2006), il 21 aprile 2006 (r.o. n. 498 del 2006), il 19 maggio 2006 (r.o. n. 7 del 2007) ed il 12 aprile 2006 (r.o. n. 12 del 2007) – ha sollevato in cinque distinti giudizi, con riferimento agli artt. 24 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 3-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, come inserito dall'art. 12, comma 1, lettera b) della legge n. 189 del 2002; che avanti al rimettente, in tutti i procedimenti a quibus, sono stati presentati cittadini stranieri imputati del reato di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs.