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Permettetemi di dire che questo comportamento - e mi rivolgo alla rappresentante del Governo e ai rappresentanti della maggioranza - non è rispettoso verso la democrazia parlamentare che noi vogliamo tutelare in ogni giorno della nostra attività. Detto questo - e mi sembrava importante ribadirlo - approfitto della valenza e del significato di una discussione generale per inquadrare il tema del PNRR e del fondone complementare. Vogliamo farlo innanzitutto perché solamente se saremo in grado di garantire le condizioni migliori per l'efficienza e l'efficacia dei provvedimenti, potremo dare al nostro Paese delle prospettive di seria e stabile ripresa. Come Fratelli d'Italia abbiamo detto più volte, colleghi, quanto sia importante poter unire in un unico progetto i fondi europei, i fondi del PNRR e quelli del fondone complementare, quindi i fondi puramente italiani, a tutti gli investimenti del sessennio 2021-2026. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che se sul fronte PNRR-fondone parliamo di circa 235-240 miliardi, altrettanti miliardi di investimento vengono destinati normalmente in Italia ad interventi pubblici. Dovremmo riuscire quindi, in questi sei anni, a garantire a tutti gli investimenti pubblici - e aggiungo anche a quelli privati - quella semplificazione che tra l'altro ci è richiesta da tempo, ricordiamocelo, dall'Europa e da tutti gli operatori pubblici e privati, perché su questo tema c'è concordia assoluta fra i manager pubblici, i nostri amministratori e i nostri imprenditori. La richiesta è di semplificare, di porre fine a un'epoca che ha visto il nostro Paese caratterizzato solamente per il sospetto, per il giustizialismo, per la cultura di incriminare chiunque avesse la voglia e il coraggio di fare e soprattutto il coraggio, talvolta, di accorciare le procedure. Se vogliamo garantire al sistema Paese una efficacia davvero totale, dobbiamo semplificare ovunque. È questo il messaggio principale che intendo dare su questo argomento. Quando poi parliamo dei due concetti, delle due soluzioni che rappresentano il cuore dei provvedimenti che interessano questo fondone, ovvero il superbonus del 110 per cento da una parte e la Transizione 4.0 dall'altra, ritengo che si sarebbero dovuti tenere in considerazione, come ha detto il senatore Calandrini, i nostri emendamenti, con i quali proponevamo, come ve lo sta proponendo l'intera classe imprenditoriale del Paese (credo che citare l'ANCE dovrebbe essere un'ovvietà), di prorogare al 2023 integralmente il superbonus del 110 per cento. Voi, invece, rispondete con un semplice rinvio alla legge di bilancio, che - lo ricordo per i non addetti - arriverà a fine anno, mentre un'impresa o un condominio hanno bisogno di organizzarsi per poter fare interventi di questo tipo, quindi la proroga doveva essere immediata, anzi era già in ritardo, avreste dovuto farla già prima. Avete quindi disatteso una richiesta non ideologica, non di parte, ma di buonsenso, che veniva dalle imprese, dagli utilizzatori, da coloro che devono utilizzare, per il bene del Paese, il superbonus 110 per cento. Anche con riguardo alla Transizione 4.0 apriamo un tema importante, che interessa quelle imprese tecnologiche che devono portare il Paese verso la sostenibilità del proprio sistema produttivo. Siamo tutti d'accordo che si tratti di un'iniziativa interessante ed importante. Anche su questo, permettetemi una chiosa. Prima di tutto, vorrei chiedere al Governo di capire meglio dal Ministero dello sviluppo economico le ragioni, veramente indecifrabili e incomprensibili per chi fa impresa, del fatto che la cosiddetta fondazione Neatech starebbe per cambiare nome in fondazione Medical. Al di là dei nomi, questo vuol dire, signori della maggioranza e signori del Governo, che nell'ambito di questo percorso si rischia di vanificare le attese di molte imprese italiane nel settore delle startup. Quello che voglio dire è che su questi temi abbiamo bisogno di assoluta chiarezza, di dare risposte al nostro Paese. Concludo con un altro aspetto fondamentale, quello della cessione dei crediti di imposta. Anche su questo Fratelli d'Italia ha preparato un'interrogazione. Dobbiamo sostenere la trasferibilità dei crediti d'imposta: è inaccettabile, signori, che Eurostat voglia condizionare, per la Transizione 4.0, la cessione dei crediti d'imposta, considerandoli come crediti pagabili. I crediti di imposta (il 110 per cento o il credito di imposta della transizione 4.0) non sono pagabili; sono crediti di imposta che riducono semplicemente, nel momento in cui vengono utilizzati, cioè nei cinque anni, le entrate fiscali dello Stato, a fronte di retroazioni fiscali ben più importanti, che sviluppano l'economia. Non è quindi ammissibile che il Governo accetti passivamente questa classificazione. Dobbiamo dare impulso alla cessione dei crediti di imposta; dobbiamo dare impulso alla moneta fiscale, perché è uno strumento che si sta dimostrando fondamentale per la promozione dell'innovazione, della Transizione 4.0, del superbonus. Per concludere, signor Presidente, mi permetta di condividere le preoccupazioni e le sollecitazioni della neo presidente di Assonime, Patrizia Greco, che ha detto chiaramente quanto ho cercato di dire io nel mio intervento: non vanifichiamo la riuscita del PNRR e del fondone, quindi implementiamo davvero la riforma fiscale, per la quale abbiamo lavorato nelle Commissioni seste congiunte anche la scorsa notte, e ricapitalizziamo le imprese. Serve un quadro unitario e più coraggio, perché davvero i soldi che investiamo nel nostro Paese possano garantirci quello sviluppo necessario affinché possiamo uscire finalmente da questa difficile situazione di crisi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, siccome condivido la relazione di maggioranza portata in Assemblea dalle senatrici Rivolta e Conzatti, mi soffermerò rapidamente su un aspetto che è rimasto decisamente in ombra, quando parliamo di Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si tratta di un investimento mastodontico ed è risaputo che richiede al contempo rapidità, trasparenza e coinvolgimento. Si è giustamente lavorato sul lato della semplificazione, però ci si è dimenticati di lavorare per generare un rapporto più equilibrato tra organi dello Stato. La gestione del recovery fund è destinata, infatti, a riscrivere i rapporti tra Governo e Parlamento ed è destinata, a sua volta, a rivisitare i rapporti all'interno del Governo, prevedendo un'evidente centralizzazione attorno al Presidente del Consiglio dei ministri. È una sorta di ritorno al tempo delle piramidi, dove alla verticalizzazione del potere corrisponde una base decisamente più larga e quindi meno coinvolta. La marginalizzazione del Parlamento, signor Presidente e Governo, ha una causa legata alla riduzione del numero dei parlamentari. Sappiamo già oggi che il Senato avrà difficoltà a lavorare al meglio in questa condizione, salvo che divenga una Camera diversa da quella che è, ossia una Camera di solo controllo o una Camera delle autonomie. Sappiamo anche che questa condizione non è raggiungibile nel corso di questa legislatura.