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Disposizioni per la conoscenza e la promozione della dieta mediterranea nelle istituzioni scolastiche d'ogni ordine e grado. Onorevoli Senatori. – Sono stati oltre 250.000 i bambini della scuola primaria coinvolti nella terza indagine condotta nell'ambito dell'iniziativa internazionale Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI). Alla rilevazione, svoltasi durante l'anno scolastico 2012-2013, hanno partecipato diciannove Paesi della regione europea dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), tra cui l'Italia che ha potuto contribuire grazie ai dati raccolti dal sistema di sorveglianza in età pediatrica « OKkio alla Salute » del Centro nazionale di prevenzione e controllo delle malattie (CCM) del Ministero della salute. Tale rilevazione è stata coordinata dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (CNAPPS) dell'Istituto superiore di sanità (ISS). Tutte le nazioni aderenti a COSI hanno misurato il peso e la statura di un campione rappresentativo di bambini di 6-9 anni di età, utilizzando un protocollo comune. Diciassette tra questi Paesi hanno inoltre raccolto dati sull'ambiente scolastico mentre undici, somministrando un questionario alla famiglia, hanno fornito dati sulle abitudini alimentari e sui livelli di attività fisica dei bambini, sulle caratteristiche socioeconomiche delle famiglie e sulle condizioni di co-morbidità associate all'obesità. Dai risultati dell'indagine emerge che la prevalenza del sovrappeso varia dal 18 per cento al 52 per cento nei maschi e dal 13 per cento al 43 per cento nelle femmine, mentre la prevalenza dell'obesità dal 6 per cento al 28 per cento tra i bambini e dal 4 per cento al 20 per cento tra le bambine, sulla base delle curve di crescita WHO. Inoltre i dati suggeriscono un gradiente Nord-Sud, con preponderanza più alta di sovrappeso e obesità nei Paesi dell'Europa meridionale. Ma anche, nelle nazioni che hanno raccolto dati su più d'una fascia di età, la prevalenza di eccesso ponderale denota una tendenza ad aumentare con il crescere dell'età. In sintesi la terza indagine ha così potuto raccogliere informazioni anche sulle abitudini alimentari e sull'attività fisica, aspetti strettamente legati allo squilibrio energetico, tanto che può portare i bambini a diventare in sovrappeso e obesi. L'obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, che determina gravi danni per la salute ed è causata da abitudini e stili di vita scorretti come, nella maggior parte dei casi, un'alimentazione ipercalorica coniugata con un ridotto dispendio energetico a causa di inattività fisica. L'obesità è quindi una condizione ampiamente prevenibile, benché rappresenti uno tra i principali problemi di salute pubblica a livello mondiale, sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento non solo nei Paesi occidentali ma anche in quelli a basso-medio reddito, sia perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, disturbi cardiovascolari e tumori. Si stima che il 44 per cento dei casi di diabete tipo 2, il 23 per cento dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41 per cento di alcuni tumori siano attribuibili a problematiche legate all'obesità e al sovrappeso. Per vie generali sovrappeso e obesità rappresentano il quinto più importante fattore di rischio per mortalità a livello globale, e si calcola che i decessi attribuibili a tali cause siano almeno 2,8 milioni per anno nel mondo. L'indice di massa corporea IMC ( body mass index BMI) è il parametro più ampiamente utilizzato per definire le condizioni di sovrappeso-obesità, ed è costituito dal valore numerico che si ottiene dividendo il peso (espresso in chilogrammi) per il quadrato dell'altezza (espressa in metri). Le definizioni dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sono rispettivamente: sovrappeso = IMC da uguale o superiore a 25 fino a 29,99; obesità = IMC uguale o superiore a 30. Tuttavia l'IMC, nonostante resti un riferimento in gran parte affidabile, dà un'informazione per taluni aspetti incompleta, dal momento che non fornisce informazioni sulla distribuzione del grasso nell'organismo e non distingue tra massa grassa e massa magra; Secondo dati certificati dall'OMS, la prevalenza dell'obesità a livello globale è raddoppiata dal 1980 a oggi; nel 2008 si contavano oltre 1,4 miliardi di adulti in sovrappeso (il 35 per cento della popolazione mondiale); di questi oltre 200 milioni di uomini e oltre 300 milioni di donne erano obesi (l'11 per cento della popolazione mondiale). Nel frattempo, ed è un dato che desta non poco allarme, il problema ha ormai iniziato a interessare anche le fasce più giovani della popolazione: si stima che nel 2011 ci fossero nel mondo oltre 40 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni in sovrappeso. In Italia, il sistema di monitoraggio « OKkio alla Salute » (raccolta dei dati antropometrici e sugli stili di vita dei bambini della terza classe primaria, che corrisponde pertanto a 8-9 anni) ha riportato che ben il 22,9 per cento dei bambini in questa fascia di età è in sovrappeso e l'11,1 per cento in condizioni di obesità (dati relativi all'anno 2010). Il progetto Hbsc-Italia (Health Behaviour in School-aged Children-Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare), uno studio multicentrico internazionale cui aderisce anche l'Italia, con l'obiettivo di approfondire le conoscenze sulla salute dei ragazzi di 11, 13 e 15 anni, nel 2010 ha evidenziato che la frequenza dei ragazzi in sovrappeso e obesi è più elevata negli undicenni (29,3 per cento nei maschi e 19,5 per cento nelle femmine), che nei quindicenni (25,6 per cento nei maschi e 12,3 per cento nelle femmine). Questo dato è particolarmente preoccupante, in quanto indica che il fenomeno obesità è in espansione e colpisce più frequentemente le generazioni più giovani. Secondo i dati raccolti nel 2010 dal sistema di sorveglianza Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia (Passi), in Italia il 32 per cento degli adulti è sovrappeso, mentre l'11 per cento è obeso. In totale, oltre quattro adulti su dieci (42 per cento) sono cioè in eccesso ponderale in Italia. Data la rilevante e non rinunciabile funzione svolta dalla scuola nel promuovere la salute dei bambini e nel favorire abitudini di vita sane, l'indagine COSI 2012-2013 ha raccolto anche dati su aspetti dell'ambiente scolastico relativi all'alimentazione e all'attività fisica. I Paesi partecipanti hanno mostrato grandi differenze per quanto riguarda l'accessibilità a cibi sani. La durata media delle lezioni di educazione fisica a settimana varia in un arco da 62 a 187 minuti e in alcuni Paesi non tutte le scuole garantiscono almeno un'ora di educazione fisica a settimana. Infine, la percentuale di scuole che ha introdotto iniziative o progetti dedicati agli stili di vita sani varia da Paese a Paese e va dal 57 per cento a oltre il 90 per cento.