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Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e alla legge 6 maggio 2015, n. 52. Onorevoli Senatori. -- Stabilità politica e capacità decisionale sono due elementi connaturati al concetto di «governabilità», intesa come la possibilità di governare insita in un ordinamento costituzionale. In tal senso, con capacità decisionale si intende la capacità del sistema di produrre decisioni, traducendo la quantità di potere di cui si dispone in qualità dell'azione di governo della società. In questo contesto i meccanismi elettorali fungono da «filtri» che consentono di selezionare le domande politiche provenienti dai molteplici portatori di interessi che caratterizzano la società. La legge elettorale può, dunque, essere considerata l'anello di congiunzione tra rappresentanza e governabilità, garantendo la possibilità di trasformare la volontà collettiva in seggi parlamentari. Il sistema elettorale di qualsiasi società che voglia definirsi democratica e insieme liberale deve necessariamente attenersi a una serie di principi di matrice costituzionale. Tra questi particolare menzione meritano il principio del minore sacrificio possibile per la rappresentanza, che si invera, ad esempio, con soglie di sbarramento contenute, o il principio della massima eguaglianza possibile degli effetti del voto, con un premio di maggioranza che scatta solo se una maggioranza significativa si è realmente manifestata a favore di una certa soluzione di governo. Altrettanto importante è il principio della massima possibile libertà dell'elettore nella scelta dei suoi rappresentanti territoriali e il principio della massima possibile prevedibilità degli effetti del voto e, dunque, l'assenza di pluricandidature. Scopo del presente disegno di legge, che si compone di due articoli, è quello di rafforzare la portata di alcuni di questi principi apportando i necessari correttivi alla legge 6 maggio 2015, n. 52, e al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957. Nello specifico, l'articolato introduce l'eliminazione del capolista, la cui presenza pone un limite indiretto alla facoltà di scelta da parte degli elettori, nonché la possibilità per il capolista di poter essere incluso in liste con il medesimo contrassegno, in una o più circoscrizioni, fino ad un massimo di dieci collegi plurinominali. Si provvede inoltre all'eliminazione delle soglie di sbarramento vigenti, in quanto il premio di maggioranza previsto già garantisce un margine di seggi alla lista che ha ottenuto almeno il 40 per cento dei voti, tale da assicurare la governabilità del sistema. La presenza delle soglie di sbarramento, pertanto, determinerebbe una compressione eccessiva del diritto di rappresentanza degli elettori. Si provvede, infine, a modificare i criteri regolanti lo svolgimento del ballottaggio, in particolare prevedendo che, nel caso in cui al primo turno nessuna lista superi la soglia del 40 per cento, si proceda a un secondo turno di ballottaggio fra le prime due liste ammesso che la somma dei loro voti raggiunga o superi la soglia del 70 per cento dei voti validi; in caso contrario, il ballottaggio si terrebbe tra le prime tre liste. Difatti un meccanismo di ballottaggio tra sole due liste, come quello attualmente in vigore, mal si attaglia al sistema italiano, tipicamente multipartitico.. 1 (Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361) 1 Al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 4, comma 2, le parole: «e il nominativo del candidato capolista» sono soppresse; b all'articolo 18- bis , il comma 3 è sostituito dal seguente: « 3 . Ogni lista, all'atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati presentati secondo un ordine numerico. La lista è formata da un numero di candidati pari almeno alla metà del numero dei seggi assegnati al collegio plurinominale e non superiore al numero dei seggi assegnati al collegio plurinominale. A pena di inammissibilità, nel complesso delle candidature circoscrizionali di ciascuna lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 50 per cento, con arrotondamento all'unità superiore, e nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali i candidati sono collocati in lista secondo un ordine alternato di genere. »; c all'articolo 19, comma 1, le parole: «e un candidato può essere incluso in liste con il medesimo contrassegno, in una o più circoscrizioni, solo se capolista e fino ad un massimo di dieci collegi plurinominali» sono soppresse; d l'articolo 31 è sostituito dal seguente: «Art. 31. 1 . Le schede sono di carta consistente, sono fornite a cura del Ministero dell'interno con le caratteristiche essenziali del modello descritto nelle tabelle A- bis e A- ter allegate al presente testo unico e, secondo le disposizioni di cui all'articolo 24, riproducono in fac simile i contrassegni di tutte le liste regolarmente presentate inseriti al centro di appositi rettangoli. 2 . Sulle schede l'ordine delle liste è stabilito con sorteggio secondo le disposizioni di cui all'articolo 24. I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri tre. A destra del contrassegno sono riportate due linee orizzontali per l'espressione, rispettivamente, della prima e della seconda preferenza. 3 . In caso di svolgimento del ballottaggio, nella scheda unica nazionale sono riprodotti in rettangoli distinti i contrassegni delle liste ammesse al ballottaggio. L'ordine delle liste ammesse al ballottaggio è stabilito con sorteggio da effettuare presso l'Ufficio centrale nazionale.»; e all'articolo 59- bis , i commi 1 e 5 sono abrogati; f all'articolo 77, comma 1, numero 6), le parole: «, ai fini di cui all'articolo 83, comma 1, numero 3),» sono soppresse; g l'articolo 83 è sostituito dal seguente: «Art 83. -- 1. L'Ufficio centrale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli Uffici centrali circoscrizionali, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente: 1) determina la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali conseguite nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno; 2) individua la lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale; 3) procede al riparto dei seggi tra le liste in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse. A tale fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali di ciascuna lista per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista per tale quoziente.