[resaula]

l'interrogante rileva altresì che, secondo quanto evidenziano le motivazioni del ricorso, se è vero che la Cassa centrale banca, come capogruppo di livello nazionale, è sottoposta alla vigilanza esclusiva della Banca centrale europea, le due casse rurali (essendo società con sede e attività nella regione trentina) ricadono in realtà sotto la competenza della Provincia, per quanto riguarda la vigilanza del settore del credito cooperativo; a tal fine, a giudizio dell'interrogante, se l'esito dell' iter giudiziario fosse favorevole alla Provincia, senza l'autorizzazione, mancherebbe un elemento fondamentale per rendere giuridicamente valida la fusione; l'interrogante rileva ancora che il percorso legislativo modificatosi negli ultimi anni in materia di riforma delle banche di credito cooperativo è stato alquanto complesso e articolato, anche in relazione alla vigilanza e alle prerogative riconosciute alle Province autonome, nonché dallo statuto di autonomia, che nel caso di questa vicenda sembrerebbero non essere state rispettate; al riguardo, la decisione di presentare un ricorso al Tribunale di Trento da parte della Provincia trentina (che segue quello inoltrato come esposto da quasi 400 soci della cassa rurale di Lavis) conferma la necessità di chiarire quale sia la cornice giuridica esatta entro la quale le competenze provinciali in materia di vigilanza sul sistema bancario regionale siano effettivamente idonee, anche al fine di tutelare il sistema del credito cooperativo trentino e i risparmiatori coinvolti; la necessità di porre in essere ogni delucidazione, al fine di stabilire la complessa questione dell'incorporazione della cassa rurale di Lavis-Mezzocorona-Valle di Cembra nella cassa rurale di Trento, avvenuta a seguito della deliberazione dell'assemblea straordinaria dei soci il 22 novembre, risulta pertanto a giudizio dell'interrogante urgente ed indifferibile in relazione alla decisione di riconoscere ogni fondatezza delle competenze della Provincia nel processo di autorizzazione della fusione tra le due casse rurali; a tal fine appare evidente, a parere dell'interrogante, come la vicenda desti dubbi e perplessità, in relazione ai possibili danni allo statuto dell'autonomia provinciale e regionale, così come desta sconcerto l'atteggiamento della Banca centrale europea, che non ha adeguatamente osservato le prerogative costituzionali dell'autonomia trentina, oltre all'atteggiamento silente dimostrato dalla stessa Banca d'Italia sull'episodio, che induce, a giudizio dell'interrogante, forte disorientamento sull'attività di vigilanza e sul ruolo che svolge nel Paese; al riguardo, secondo quanto risulta da documenti in possesso dell'interrogante ed elaborati dalla stessa Banca d'Italia, secondo le norme vigenti in materia di poteri delle Regioni e delle Province a statuto speciale sulle banche di credito cooperativo, appaiono fondati i rischi di un giudizio di legittimità costituzionale per lesione delle prerogative, loro riconosciute sulle banche regionali degli istituti di autonomia, confermando pertanto i dubbi e le perplessità evidenziate dalla Provincia di Trento; a giudizio dell'interrogante, non si comprende il comportamento da parte della stessa Banca d'Italia in merito alla vicenda esposta, in relazione al mancato intervento finalizzato a diffidare ogni tentativo di fusione da parte delle banche di credito cooperativo trentine, presenti nella regione a statuto speciale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; se risulti che l'atto di stipula della fusione delle casse rurali sia avvenuto nel rispetto della normativa vigente in materia e in osservanza delle prerogative riconosciute alla Provincia di Trento; in caso negativo, quali iniziative di competenza intendano intraprendere, al fine di tutelare ogni prerogativa in merito alle competenze proprie dell'autonomia della Provincia trentina, nell'ambito della decisione delle casse rurali di fondersi a partire dal 1° gennaio 2020; se corrisponda al vero che entrambe le casse rurali, essendo società con sede, filiali e attività con sede in Trentino, ricadono sotto la competenza della Provincia per quanto riguarda la vigilanza del settore del credito cooperativo; in caso affermativo, quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere, al fine di annullare la fusione tra le due casse rurali, in quanto mancherebbe un elemento fondamentale per rendere tale processo giuridicamente valido, oltre alla mancata osservanza dei principi costituzionali, nei riguardi del sistema del credito cooperativo; quali valutazioni intendano, infine, esprimere nell'ambito dell'attività di vigilanza della Banca d'Italia in merito alla vicenda esposta. Atto n. 2-00054 SALVINI Matteo ROMEO CENTINAIO BERGESIO VALLARDI SBRANA ARRIGONI BAGNAI BORGHESI BORGONZONI BOSSI Simone BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDIANI CANDURA CASOLATI CORTI DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT FUSCO GRASSI IWOBI LUNESU MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI PELLEGRINI Emanuele PEPE PIANASSO PILLON PIROVANO PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RIVOLTA RUFA SAPONARA SAVIANE STEFANI TOSATO URRARO VESCOVI ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: da notizie di stampa si apprende come gli Stati Uniti si stiano preparando a colpire nuovamente il " made in Italy " con l'introduzione di nuovi dazi a danno dell'agroalimentare italiano; nell'elenco pubblicato sul sito del Dipartimento del tesoro americano sono circa 93 i prodotti italiani ad essere stati interessati dalla prima ondata di dazi, in vigore dal 18 ottobre 2019, che ha colpito principalmente il settore lattiero-caseario; quest'ultimo rappresenta circa il 14,5 per cento dei prodotti alimentari venduti negli Usa; con la revisione delle liste, secondo la regola "del carosello", nuovi prodotti agroalimentari simbolo del made in Italy , quali vino ed olio d'oliva, potrebbero essere sottoposti a dazi, segnando un'ulteriore contrazione delle esportazioni italiane, per una perdita di circa 2 miliardi di euro; secondo le analisi svolte dalla Banca d'Italia, i soli dazi già oggi in vigore determinano un danno complessivo per il nostro Paese di circa 400 milioni di euro; soltanto il parmigiano costa oggi negli Usa circa 45 dollari al chilo. In prospettiva la perdita potenziale di posizioni sul mercato americano è quindi valutabile nell'ordine del 10-15 per cento; l'Italia è un Paese di riferimento importante per gli Usa, un drastico calo delle esportazioni avrebbe serie ricadute sulla stessa economia americana, con conseguenze negative per il commercio, la ristorazione ed il turismo. Gli stessi importatori americani hanno infatti sostenuto diverse petizioni contro l'imposizione di nuovi dazi sul vino e sull'olio di oliva; gli Stati Uniti sono la prima destinazione delle vendite di vino italiano, per un totale di circa 1,5 miliardi di euro, mentre l'olio di oliva assicura alle nostre esportazioni un ulteriore contributo di circa 400 milioni di euro all'anno.