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Il conflitto in atto, infatti, rischia di far riemergere antichi conflitti interetnici per anni rimasti silenti nell'area; considerato, inoltre, che: come abitualmente accade, la guerra civile tra le forze federali e quelle regionali sta colpendo soprattutto la popolazione civile provocando una catastrofe umanitaria. A riprova di quanto esposto, si pensi all'ultimo report dell'UNOCHA, secondo il quale sono 5 milioni e 200.000 le persone che necessitano di derrate alimentari e 400.000 di queste vivono in condizioni di carestia; il report parla, inoltre, anche di 200.000 bambini privati in questi mesi di fondamentali vaccinazioni. Sono numeri che rendono la portata della catastrofe umanitaria in atto nel Paese etiope e destinati ad un inesorabile incremento visto il permanere delle ostilità e l'acuirsi del conflitto; l'USAID, l'agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo alimentare, ha dichiarato che da agosto i rifornimenti di aiuti umanitari e i convogli di cibo sono stati bloccati e non riescono più ad aver acceso al Tigray. I militari bloccano, infatti, l'accesso alle vie di comunicazione impedendo la distribuzione di cibo e aiuti nella regione, impegna il Governo: 1) ad adoperarsi in tutte le sedi multilaterali, a partire dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, al fine di ottenere quanto prima un cessate il fuoco di tutte le parti coinvolte nel conflitto etiope, nonché a mettere in campo tutte le iniziative utili al fine salvaguardare la sicurezza della popolazione civile; 2) ad intraprendere tutte le iniziative necessarie nelle sedi internazionali per consentire agli operatori umanitari l'accesso a tutte le aree del Paese, al fine di garantire l'approvvigionamento degli aiuti umanitari necessari per porre rimedio alle conseguenze della guerra civile e della drammatica carestia in atto. Interrogazioni Atto n. 3-02973 TURCO PIRRO L'ABBATE Ai Ministri della transizione ecologica, della salute e dello sviluppo economico Premesso che: uno studio pubblicato sulla rivista scientifica "Environmental research" ha dimostrato l'incremento di mortalità nei quartieri di Taranto interessati dall'attività industriale. La ricerca, dal titolo "Utilizzo dei dati demografici comunali per la stima della mortalità nelle città sottoposte ad elevata pressione ambientale: risultato del primo studio sui quartieri di Taranto dal 2001 al 2020", è stata condotta dalla Società italiana di medicina ambientale (SIMA) e dall'università di Bari "Aldo Moro" ed è la prima ad essersi basata sul conteggio delle schede anagrafiche comunali; nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Città vecchia-borgo a nord di Taranto, più vicini all'area industriale, è stato rilevato un eccesso statisticamente significativo di 1.020 decessi, tra uomini e donne, nel periodo 2001-2020, rispetto ai dati degli altri quartieri e delle altre città della regione, con un picco del 68 per cento di eccesso di mortalità rilevato nel 2019 in persone di sesso maschile tra i residenti del quartiere Paolo VI; considerato che: l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA) della Puglia ha pubblicato una relazione nella quale vengono riportati i dati di monitoraggio della qualità dell'aria aggiornati al 2020, registrati nelle aree di Taranto e Statte, attestando che nessun limite di legge previsto dal decreto legislativo n. 155 del 2010 è stato superato nell'intervallo osservato. Nella stessa relazione sono state evidenziate criticità: aumento della media annua del benzene nel 2020 rispetto al 2019, probabilmente imputabile all'obsolescenza degli impianti dello stabilimento siderurgico; superamento del valore limite orario del biossido di zolfo, attribuibile alle operazioni di colata della loppa; numerosi picchi orari tra gennaio e febbraio 2020 superiori alla soglia olfattiva per l'idrogeno solforato (inquinante non normato); l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), a settembre 2021, dopo oltre 15 anni, ha pubblicato le nuove linee guida sulla qualità dell'aria (AQG 2021), che presentano dei valori critici per gli inquinanti normati sostanzialmente inferiori rispetto a quelli del decreto legislativo n. 155; le nuove linee guida sottoscritte da oltre 100 società medico-scientifiche di tutto il mondo, inclusa una decina di italiane, tra cui il progetto CCM RIAS Rete italiana ambiente e salute, hanno potuto dimostrare e documentare la crescente influenza negativa dell'inquinamento atmosferico sulla salute; sussiste un eccessivo disallineamento tra i valori critici contemplati dal decreto legislativo n. 155 e i parametri delle linee guida dell'OMS, a tal punto che l'Istituto superiore di sanità, sul suo sito, ha auspicato la necessità di ridurre il livello di inquinamento dell'aria in tempi non troppo lontani; le linee guida dell'OMS hanno rivisto, ad esempio, al ribasso la media annuale del particolato fine (Pm2.5) portandolo da 10 a 5 microgrammi per metro cubo, quella del particolato inalabile (Pm10) da 20 a 15 microgrammi per metro cubo, così come per il biossido di azoto riducendolo da 40 a 10 microgrammi per metro cubo e per il monossido di carbonio viene suggerito il limite giornaliero di 4 microgrammi per metro cubo; la stessa OMS ha potuto accertare dalle pubblicazioni scientifiche sull'argomento, i cui risultati sono stati confrontati e valutati attraverso un accurato processo di peer review effettuato anche da esperti esterni all'organizzazione, che l'esposizione prolungata anche a bassi livelli degli inquinanti costituisce un pericolo per la salute umana e che, di fatto, non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio non aumenta; considerato infine che: il prossimo piano industriale dello stabilimento siderurgico di Taranto, così come il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA), non può non considerare l'incidenza della mortalità nelle aree prossime all'area industriale, né i nuovi valori critici raccomandati dalle nuove linee guida dell'OMS, nonché quanto accertato dalla stessa OMS sull'esposizione prolungata dei cittadini anche a bassi livelli di inquinamento; la valutazione del danno sanitario (VDS), contenuta nel cosiddetto decreto Balduzzi-Clini (decreto ministeriale 24 aprile 2013), è una misura superata, perché poco efficace a prevenire gli effetti degli inquinanti sull'ambiente e sulla salute, e inidonea a valutare il danno sanitario in caso di valori soglia al di sotto dei limiti di legge per ciascuno degli inquinanti presi in esame; sul tema, nel gennaio 2019, il primo firmatario della presente interrogazione ha depositato il disegno di legge AS 1011 avente ad oggetto l'introduzione della valutazione preventiva e integrata dell'impatto ambientale e sanitario (VIIAS), in una logica di prevenzione del danno ambientale e sanitario;