[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, comma 2, alinea e lettera c), e comma 3, nonché dell'art. 4, comma 1, alinea e lettera b), della legge della Regione Veneto 22 gennaio 2010, n. 5 (Norme per favorire la partecipazione dei lavoratori alla proprietà e alla gestione d'impresa), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 26-31 marzo 2010, depositato in cancelleria il 1° aprile 2010 e iscritto al n. 54 del registro ricorsi 2010. Visto l'atto di costituzione della Regione Veneto; udito nell'udienza pubblica del 25 gennaio 2011 il Giudice relatore Franco Gallo; udito l'avvocato dello Stato Gabriella D'Avanzo per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Andrea Manzi per la Regione Veneto.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato tramite il servizio postale, consegnato per la spedizione il 26 marzo 2010, pervenuto alla destinataria Regione Veneto il 31 marzo 2010, depositato il 1° aprile 2010 e iscritto al n. 54 del registro ricorsi del 2010, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 1, comma 2, alinea e lettera c), e comma 3, nonché dell'art. 4, comma 1, alinea e lettera b), della legge della Regione Veneto 22 gennaio 2010, n. 5 (Norme per favorire la partecipazione dei lavoratori alla proprietà e alla gestione d'impresa), in riferimento agli artt. 23, 97 e 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione. La difesa dello Stato evidenzia che la suddetta legge regionale ha la finalità di attribuire benefici per favorire la partecipazione alla proprietà e alla gestione d'impresa delle categorie di lavoratori, pensionati e collaboratori a progetto indicate dall'art. 2, comma 1. I benefici sono previsti - secondo l'art. 2, comma 2 - in relazione alle seguenti situazioni: «a) l'acquisizione, l'assegnazione, il trasferimento di azioni o quote di società di capitali; b) l'ammissione di dipendenti come soci accomandanti in una società in accomandita semplice; c) l'ammissione di dipendenti come soci di una società esistente o da costituirsi mediante il conferimento dell'azienda dell'imprenditore; d) l'adesione a eventuali società o fondazioni d'investimento, riservate ai lavoratori previsti dal comma 1». Le disposizioni censurate prevedono che: a) «La Giunta regionale concede agevolazioni e/o finanziamenti ai dipendenti» e agli altri soggetti elencati all'articolo 2, comma 1, che partecipano alle operazioni previste dall'articolo 2» (art. 3, comma 1); b) a tale fine la Giunta regionale può, anche per il tramite di soggetti individuati con procedura ad evidenza pubblica: «concedere esenzioni o riduzioni di tributi, di canoni o di altri diritti, per quanto di competenza, nei limiti stabiliti annualmente con legge finanziaria regionale» (art. 3, comma 2, alinea e lettera c); c) «Le agevolazioni previste ai commi 1 e 2 sono aggiuntive rispetto a quelle eventualmente previste da norme nazionali» (art. 3, comma 3); d) «La Giunta regionale, anche per il tramite di soggetti individuati con procedura ad evidenza pubblica, concede alle imprese che attuano la partecipazione dei lavoratori alla proprietà e alla gestione dell'impresa le seguenti incentivazioni: [...] b) esenzioni, riduzioni o altre forme di agevolazioni in materia tributaria, per quanto di competenza, nei limiti stabiliti annualmente con legge finanziaria regionale» (art. 4, comma 1, alinea e lettera b). Il ricorrente ritiene che tali disposizioni víolino il principio del buon andamento della pubblica amministrazione di cui all'art. 97 Cost. «sia per l'attribuzione della competenza a concedere agevolazioni fiscali alla Giunta regionale anziché al Consiglio regionale, sia per la indeterminatezza e l'ampiezza dei rispettivi ambiti di applicazione, in quanto non vengono specificate né la natura - regolamentare o meramente amministrativa - del provvedimento di competenza della Giunta, né la tipologia dei tributi interessati». Sarebbe violato anche l'articolo 23 Cost. - il quale prevede la riserva di legge in materia tributaria -, per «lo spostamento di competenze dall'organo legislativo all'organo esecutivo e i diversi effetti dello strumento giuridico prescelto (provvedimento amministrativo, anziché legge)». La difesa dello Stato rileva, al riguardo, che le misure agevolative fiscali possono essere introdotte solo con legge, con l'eccezione - peraltro sempre nei limiti stabiliti dalla normativa statale di riferimento -dei casi in cui esenzioni o riduzioni di tributi comunali o provinciali siano oggetto di regolamenti locali. Non sarebbe sufficiente a garantire la conformità agli evocati parametri costituzionali la locuzione «per quanto di competenza, nei limiti stabiliti annualmente con legge finanziaria regionale», contenuta in entrambi gli articoli all'esame. L'Avvocatura generale dello Stato sostiene, infine, che le norme censurate si pongono in contrasto con l'articolo 117, secondo comma, lettera e), Cost. - il quale attribuisce allo Stato la legislazione esclusiva in materia di sistema tributario e contabile dello Stato -, perché prevedono la facoltà della Giunta di concedere esenzioni e riduzioni di tributi, anche in aggiunta alle agevolazioni introdotte dalla normativa statale; facoltà che deve ritenersi preclusa alle Regioni quanto ai tributi istituiti e disciplinati da legge statale, tra i quali, allo stato della legislazione vigente, vanno annoverati anche i «tributi regionali». 2. - Si è costituita la Regione Veneto, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e comunque infondate. Quanto alle questioni sollevate in riferimento agli artt. 23 e 97 Cost., la difesa regionale, in primo luogo, sostiene che l'unico strumento utilizzabile «dall'organo esecutivo della Regione del Veneto, allo stato attuale ed a Statuto invariato» è «solo ed esclusivamente il provvedimento amministrativo». E ciò, perché, nel riparto delle competenze istituzionali, è il Consiglio regionale ad esercitare tutte le potestà legislative e regolamentari ai sensi dell'articolo 8 dello statuto della Regione Veneto, approvato con la legge 22 maggio 1971, n. 340. Sempre per la Regione, in secondo luogo, le agevolazioni di cui alle norme censurate sono legittimamente autorizzate dalla specifica legge finanziaria che annualmente il Consiglio regionale approva e alla quale tali norme fanno esplicito rinvio.