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Signor Presidente chiedo, inoltre, di poter allegare il mio intervento scritto al Resoconto della seduta odierna. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. È iscritta a parlare la senatrice Lunesu. Ne ha facoltà. LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, ci troviamo in una situazione di grave crisi. Alle soglie del 2020, un evento, che in un primo momento sembrava interessare solamente i Paesi asiatici, ha avuto un effetto dirompente nella nostra società, colpendo l'aspetto sanitario, l'aspetto economico, l'aspetto sociale, ma soprattutto rendendo la nostra Nazione responsabile di un fenomeno del quale siamo stati solo vittime. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Per citare un nostro illustre e mai dimenticato ex collega: a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca. Sembra quasi che un disegno internazionale tenda a colpirci e screditarci. Giornalmente assisto a prese di posizione francamente intollerabili. La stampa americana, riferendosi al SARS-COV-2 lo definisce " Italy's coronavirus ". I media francesi con deprecabile ironia attaccano il nostro made in Italy . L'Asia e il Medio Oriente ghettizzano il nostro Paese e bloccano il traffico aereo, mettendo in quarantena qualsiasi passeggero proveniente dall'Italia, anche asintomatico, e cioè con mancanza di sintomi. Permettetemi di dire che, a proposito di sintomi, la mia formazione mi porta a voler esaminare brevemente anche l'aspetto tecnico di questa epidemia. Il 9 gennaio 2020 l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l'isolamento da parte delle autorità cinesi di un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima nell'uomo: il 2019-Ncov, meglio definito due settimane fa SARS-Cov-2. Il patogeno è stato chiamato così a causa della sua stretta parentela con il virus SARS-Cov, se ricordate responsabile della grande epidemia di malattia respiratoria nell'uomo dal 2002 al 2003. Il virus, come tutti sappiamo, è stato associato ad un focolaio di casi di polmonite registrati a partire dal 31 dicembre 2019 nella città di Wuhan nella Cina centrale. Il patogeno SARS-Cov-2 è stato associato agli altri virus influenzali, ma è differente dalla normale influenza, perché non esiste ancora il vaccino e quindi la popolazione non è immune. A differenza dell'influenza stagionale, che di anno in anno varia di poco le sue caratteristiche, il SARS-Cov-2 è completamente nuovo: è un genere di virus ad acido ribonucleico (RNA) e il suo primo nome deriva da un termine latino che significa «aureola». Infatti, l'aspetto caratteristico dei virioni che rappresentano la forma infettiva del virus visibile al microscopio elettronico è simile ad una corona solare: immaginate un corpo centrale con un'aureola attorno. Questi virus, che sono stati sempre responsabili di generare patologie in mammiferi e in pipistrelli, nell'uomo provocano infezioni di tipo respiratorio, spesso di lieve entità ma che a volte sfociano in bronchiti e polmoniti; in casi gravi c'è anche la morte, come abbiamo visto. A gennaio 2020 si conoscono sette ceppi di coronavirus in grado di infettare gli umani. Non esistono vaccini né farmaci antivirali considerati validi dalla comunità scientifica. Nell'uomo la trasmissione può avvenire tramite secrezioni respiratorie (come tutti sappiamo, attraverso la tosse e gli starnuti), ma mancano anche in questo caso informazioni epidemiologiche e sierologiche complete. Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità il 30 gennaio 2020 ha dichiarato l'emergenza sanitaria internazionale. Attualmente si conoscono 39 specie di coronavirus riconosciute e 10 provvisorie, molte delle quali contengono centinaia di virus diversi. Ma come ha agito lo Stato, e quindi il Governo, di fronte a questo fenomeno emergenziale? Si è spaventato, si è allarmato e soprattutto ha allarmato tutti noi. L'Italia si è mossa con troppa lentezza. Sarebbero occorse misure preventive serie che riguardassero tutto il territorio, perché oggi c'è il SARS-Cov-2, il prossimo anno potrebbe esserci un virus ancora diverso e sempre sconosciuto. Non è il tasso di mortalità quanto la trasmissibilità a rendere una malattia potenzialmente perfetta per trasformarsi da epidemia in pandemia: ad esempio il cancro ha un elevato tasso di mortalità, ma non è una pandemia. Ricordo che tutti gli anni soltanto il 50 per cento dei cittadini si vaccina per evitare l'influenza; occorrono informazioni diagnostiche di qualità, evitare gli assembramenti, maggior senso di responsabilità. Il virus si contrae o non si contrae, si è affetti o non si è affetti; non ci sono portatori sani; non è una malattia trasmissibile geneticamente. Quando il vice ministro Sileri - di cui apprezzo il lavoro e la competenza professionale e che ho occasione di incontrare spesso in 12 a Commissione - difende il decreto-legge definendolo flessibile mi fa preoccupare. Non si può navigare a vista in questo momento: significa che non si è capaci di delineare un programma che preveda situazioni del genere abbastanza prevedibili tutti gli anni. Occorrerà definire un protocollo nazionale adeguato, capace di circoscrivere e gestire un'eventuale emergenza perché oggi, ripeto, è arrivata dalla Cina ma la prossima volta potrebbe arrivare da un altro Paese, e non correre il rischio di trovarci impreparati ed affrontare la situazione in maniera pressapochistica come, secondo me, sta avvenendo in questo caso. Da cittadina mi rendo conto che ciò che preoccupa di più la popolazione non è tanto l'aspetto sanitario, che sicuramente colpisce maggiormente una fascia d'età più alta, ma è l'aspetto economico: i giovani che hanno paura del loro futuro perché si rendono conto che questo evento rischia di far saltare il già fragile sistema economico. Momenti eccezionali si affrontano con misure eccezionali. Non si può pensare che poche risorse siano sufficienti a risanare situazioni emergenziali come questa. Altri Paesi, con caratteristiche simili, hanno stanziato più cospicue risorse. Vi faccio l'esempio della Corea. Finalmente potremo verificare se in Europa prevale il senso di solidarietà oppure l'istinto egoistico che sino ad oggi ha caratterizzato la politica economica. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Faccio alcuni esempi che, se continua questa crisi, ci porteranno veramente a preoccuparci in maniera seria: la Confcommercio stima una perdita da cinque a sette miliardi di euro nel caso in cui la crisi si prolunghi sino a maggio. Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ha stimato la riduzione del PIL dello 0,2 per cento nell'arco di un anno. Il settore turistico, che in Italia vale 146 miliardi di euro, cioè il 12 per cento del nostro PIL, sta subendo un'enorme perdita. Le maggiori destinazioni turistiche - Roma, Venezia e Napoli - ricevono disdette dal 30 al 70 per cento per il prossimo periodo. Il commercio internazionale, che rappresenta 438 miliardi di euro, potrebbe perdere 140 miliardi di euro.