[pronunce]

4.- Preliminarmente, deve essere dichiarata cessata la materia del contendere sulla questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 14, lettera a), del d.l. n. 201 del 2011, proposta dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia in quanto, abrogando l'art. 1 del d.l. n. 93 del 2008 - il quale, a fronte dell'esclusione dell'ICI sull'abitazione principale, prevedeva (comma 4) che ai singoli Comuni fosse rimborsato il relativo minor gettito - avrebbe concorso a ridurre ulteriormente le risorse destinate al finanziamento delle funzioni comunali, con pregiudizio dell'autonomia finanziaria regionale ed in contrasto con il cosiddetto principio di neutralità e con quello consensualistico, che presidierebbe ai rapporti tra Stato e Regioni autonome. Relativamente alle autonomie speciali, i rimborsi in considerazione sono stati ripristinati, a distanza di circa due mesi dalla soppressione, dall'art. 4, comma 5, lettera m), del d.l. n. 16 del 2012, il quale ha modificato l'art. 13, comma 14, lettera a), introducendo un'eccezione all'abrogazione ivi prevista: l'art. 1, comma 4, del d.l. n. 93 del 2008, «che continua ad applicarsi per i soli comuni ricadenti nei territori delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano». La modifica, intervenuta dopo un breve lasso temporale, è pienamente satisfattiva delle pretese della ricorrente e l'affermazione del venir meno della materia del contendere (contenuta nella memoria illustrativa depositata dalla Regione il 16 ottobre 2012), «in quanto proveniente dalla stessa parte, titolare dell'interesse ad impugnare la norma in sede di giudizio in via di azione» (sentenza n. 144 del 2014), risulta sufficiente a determinare detto esito processuale in ordine alla questione proposta dalla predetta Regione. 5.- Come in precedenza evidenziato, nelle more del giudizio alcune delle disposizioni impugnate sono state modificate. Si tratta di modificazioni marginali, che non incidono sulle censure svolte dalle ricorrenti ed, in forza del principio di effettività della tutela costituzionale delle parti nei giudizi in via di azione (da ultimo, sentenza n. 77 del 2015), impongono di trasferire le originarie questioni sul testo modificato. L'art. 13, comma 11, e l'art. 14, comma 13-bis, sono stati abrogati dopo aver trovato applicazione rispettivamente negli anni 2012 e 2013, circostanza che impedisce una declaratoria di cessazione della materia del contendere con riferimento alle relative questioni di legittimità costituzionale. 6.- Al fine di un migliore inquadramento delle censure proposte dalle ricorrenti nel presente giudizio, è opportuno premettere alcune considerazioni circa la novità delle stesse con riferimento alle precedenti questioni venute all'esame di questa Corte in tema di relazioni finanziarie tra Stato ed autonomie speciali, nonché una sintetica ricognizione dello specifico contesto normativo e giurisprudenziale afferente alle stesse. 6.1.- Con riguardo alla peculiarità delle fattispecie in esame occorre anzitutto precisare che le norme impugnate non attengono al concorso delle autonomie speciali al patto di stabilità ed al perseguimento degli obiettivi finanziari di matrice comunitaria. Infatti, i punti da dirimere nella presente controversia non riguardano «la legittimità della determinazione unilaterale da parte dello Stato del contributo di ciascuna autonomia speciale [alla finanza pubblica], l'oggetto dell'accordo in relazione alla pretesa predeterminazione unilaterale, l'assenza o il mancato rispetto di criteri obiettivi ed imparziali per il riparto del concorso tra gli enti territoriali» (sentenza n. 19 del 2015). Le questioni in esame, d'altro canto, non possono neppure essere semplicemente inquadrate nell'ambito del contenzioso di natura tributaria che concerne la riserva allo Stato del maggior gettito derivante da episodici interventi normativi operati su tributi erariali oggetto di compartecipazione, per i quali il giudizio di costituzionalità si limita a verificare se la singola disposizione sia o meno rispettosa degli statuti speciali e delle norme di attuazione (ex plurimis, sentenza n. 241 del 2012). Nei presenti giudizi, come di seguito meglio evidenziato, le norme censurate, pur sprovviste dell'adeguato reciproco coordinamento e dell'organicità propria delle riforme ordinamentali, producono un risultato incidente sul nucleo del sistema della fiscalità locale in ragione della sommatoria dei loro effetti e dell'impatto finanziario che realizzano. 6.2.- È opportuno poi sottolineare come un rapido esame della disciplina finanziaria delle autonomie speciali sia sufficiente ad individuare, quale connotato tipico della stessa, la compartecipazione ai tributi erariali afferenti al proprio territorio. Ogni statuto elenca i tributi erariali dei quali una quota percentuale è attribuita alla Regione, le aliquote eventualmente differenziate per ciascun tipo di tributo, il criterio di computo, le modalità di attribuzione. Talune specificazioni di dettaglio sono rimesse, poi, alle norme di attuazione. Le compartecipazioni possono essere considerate tributi regionali solo ai fini della devoluzione del gettito. Non sono regionali, invece, per quanto riguarda struttura e fonti normative di regolazione: istituzione, soggetti passivi, base imponibile, sanzioni, contenzioso sono disciplinati dalla legislazione statale. In ogni caso, si può dire che il tratto distintivo più rilevante dell'autonomia speciale sta proprio nell'entità della devoluzione del gettito delle entrate tributarie che risponde al principio secondo il quale i tributi erariali rimangono per la maggior parte sul territorio a cui sono riferibili. Proprio in conformità a tale assunto, disposizioni di carattere generale - nel caso della Regione siciliana (art. 2, primo comma, del d.P.R. n. 1074 del 1965) - o "residuali" - nel caso delle altre autonomie speciali (con l'eccezione della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia) - attribuiscono alle Province autonome di Trento e di Bolzano (art. 75, comma 1, lettera g, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, recante «Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige», nella misura di nove decimi), alla Regione autonoma Valle d'Aosta (art. 4, terzo comma, della legge n. 690 del 1981, nella misura di nove decimi) ed alla Regione autonoma Sardegna (art. 8, primo comma, lettera m, dello statuto, nella misura di sette decimi) la compartecipazione a tutte le altre entrate tributarie erariali non altrimenti indicate nello statuto o nelle relative norme di attuazione. Ben quattro dei cinque statuti speciali vigenti (art. 63, quinto comma, dello statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, art. 54, quinto comma, dello statuto speciale per la Sardegna; art. 50, quinto comma, dello statuto speciale per la Valle d'Aosta;