[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), e art. 30, comma 1, lettera a) della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari; istituzione dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), promosso con ordinanza emessa il 19 febbraio 2001 dalla Commissione tributaria provinciale di Piacenza sul ricorso proposto da Ferrari Bruno contro Consorzio Bacini Piacentini di Levante, iscritta al n. 660 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti gli atti di costituzione di Ferrari Bruno e del Consorzio Bacini Piacentini di Levante, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 21 maggio 2002 il giudice relatore Fernanda Contri; Uditi gli avvocati Gian Paolo Nascetti e Alessandro Pace per il Consorzio Bacini Piacentini di Levante e l'avvocato dello Stato Sergio Laporta per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che la Commissione tributaria provinciale di Piacenza ha sollevato, per violazione degli artt. 3, 76 e 77 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), in riferimento all'art. 30, comma 1, lettera a), della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari; istituzione dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), nonché dello stesso art. 30, comma 1, lettera a), della legge n. 413 del 1991 (anche in rapporto alle lettere c), f) e h) del comma 1 ed al comma 3), per violazione degli artt. 3, 24, 111 e 113 della Costituzione, nella parte in cui non contemplano i contributi di bonifica tra i tributi devoluti alla giurisdizione del giudice tributario, diversamente dai tributi locali, dalle imposte comunali sull'incremento di valore degli immobili e delle controversie catastali e concernenti l'imposta catastale; che il giudice rimettente è investito dell'esame di un ricorso presentato avverso tre ruoli esattoriali e relativi avvisi di pagamento relativi a contributi di bonifica; che, come riferisce il giudice a quo il Consorzio convenuto ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice tributario ed ha depositato successivamente in cancelleria copia del ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione presentato alle sezioni unite della Corte di cassazione; che la Commissione rimettente, dovendo provvedere, ai sensi dell'art. 367, primo comma, del codice di procedura civile, alla decisione sulla sospensione del giudizio in corso, ritiene di dover a tal fine verificare se la contestazione sulla giurisdizione sia o meno manifestamente infondata; che, secondo il giudice a quo rispetto a tale verifica sarebbe pregiudiziale la questione di legittimità costituzionale sollevata sulla stessa norma su cui sono chiamate a decidere le sezioni unite della Corte di cassazione, dal momento che l'eventuale accoglimento della questione di legittimità da parte della Corte renderebbe la contestazione della giurisdizione manifestamente infondata, con la conseguente rilevanza della questione nel giudizio a quo; che, sempre ad avviso del rimettente, la questione, oltre che rilevante, sarebbe non manifestamente infondata, dal momento che l'art. 30, comma 1, lettera a), della legge n. 413 del 1991, nel conferire delega al Governo per la riforma del contenzioso tributario, ha previsto la competenza del giudice tributario per tutte le imposte e i tributi locali, laddove il legislatore delegato avrebbe operato come se un criterio direttivo ("i tributi locali") fosse un precetto tassativo, escludendo dalla cognizione della giurisdizione tributaria i contributi dovuti ai consorzi di bonifica, persone giuridiche pubbliche operanti in ambito locale; che, secondo il giudice a quo, tale parziale devoluzione di giurisdizione si pone in contrasto sia con la legge delega, con conseguente violazione degli artt. 76 e 77 Cost., sia con l'art. 3 Cost., perché in tal modo si sottopongono ad un trattamento ingiustificatamente differenziato prestazioni ontologicamente identiche, essendo incontroversa la natura tributaria dei contributi in parola; che mentre al giudice tributario sono state attribuite le controversie relative alle imposte comunali sull'incremento di valore degli immobili, l'esclusione dei contributi di bonifica, anch'essi subordinati all'incremento di valore degli immobili in dipendenza delle opere consortili, determina ulteriore violazione dell'art. 3 Cost; che la mancata previsione della giurisdizione tributaria sui citati contributi, secondo il giudice a quo viola anche gli artt. 3, 24, 111 e 113 Cost., poiché il cittadino, per controversie di modico valore, dovrebbe poter ottenere tutela senza sostenere rilevanti spese processuali e senza subire le lungaggini ed i tecnicismi discendenti dalla necessità di adire il tribunale ordinario; che nel giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare la questione sollevata manifestamente inammissibile o, in subordine, manifestamente infondata; che, come osserva preliminarmente la difesa erariale, la questione sollevata dal giudice a quo è priva del necessario rapporto di strumentalità tra la sua risoluzione e la definizione del giudizio principale, poiché l'art. 367 cod. proc. civ. prevede la sospensione del processo, a meno che il giudice davanti al quale pende la controversia non ritenga, con una delibazione sommaria, il ricorso per regolamento di giurisdizione manifestamente infondato, restando la risoluzione della stessa di esclusiva competenza della Corte di cassazione;