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Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00144 FAZZOLARI BALBONI DE BERTOLDI GARNERO SANTANCHE' IANNONE RUSPANDINI TOTARO URSO ZAFFINI BERTACCO Al Ministro dell'interno Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: nel nostro Paese risulta fortemente consolidata la presenza di gruppi criminali nigeriani e del centro Africa; tra le organizzazioni criminali di matrice africana, quella nigeriana è sicuramente la più pervasiva: essa, infatti, è formata da diverse cellule criminali indipendenti e con strutture operative differenziate, ma interconnesse, dislocate in Italia e in altri Paesi europei ed extraeuropei; il gruppo più forte e pericoloso radicato nel nostro Paese è quello denominato "Black axe", il cui vincolo associativo è caratterizzato da una forte componente mistico-religiosa; si tratta di un sodalizio criminale nato a Benin City negli anni '70 e poi gradualmente diffusosi in tutto il mondo: in Italia risulta attivo per lo più a Torino, Novara, Alessandria, Verona, Bologna, Roma, Napoli e Palermo; già nel 2016 la Direzione investigativa antimafia (DIA), nella sua relazione periodica al Parlamento, aveva evidenziato che quella nigeriana rappresenta la mafia straniera più feroce e strutturata in Italia; l'ultima relazione, relativa al 2017, conferma la presenza di comunità di cittadini nigeriani, tra i quali numerosi irregolari, su buona parte del territorio nazionale; le attività investigative condotte dalle forze di polizia in questi anni hanno evidenziato come tali organizzazioni abbiano assunto la conformazione di vere e proprie associazioni per delinquere, caratterizzate da modus operandi tipicamente mafiosi e da comportamenti particolarmente aggressivi finalizzati al perseguimento dei propri interessi, anche economici; tali sodalizi risultano attivi soprattutto nel traffico e nello spaccio di stupefacenti, nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento della prostituzione (anche minorile); considerato che: a lanciare un serio allarme era stata già un anno fa la stampa estera: il "Time" aveva scritto: "Gruppi di migranti nigeriani che in un primo momento collaboravano con le mafie per lo sfruttamento della prostituzione ed il traffico delle droghe, ora stanno organizzando bande paramilitari per controllare il territorio italiano"; a parlare di gang criminali nigeriane e centrafricane attive in Italia era stato, altresì, il quotidiano "The Guardian"; secondo la stampa inglese il territorio italiano sarebbe, dunque, a forte rischio di "tribalizzazione territoriale", nel senso che le bande di migranti potrebbero appropriarsi di aree e difenderle come usano fare nelle zone del centro Africa, già attraversate da guerre civili e atavici conflitti tribali; queste organizzazioni molto gerarchiche, con capi presenti in molte città, potrebbero armare i centri d'accoglienza, e coloro che vivono nei palazzi occupati, per fronteggiare le forze dell'ordine in eventuali focolai di guerriglia urbana; il fenomeno, particolarmente preoccupante sotto il profilo dell'ordine pubblico, non va assolutamente sottovalutato soprattutto alla luce dell'acuirsi degli eventi criminosi, si chiede di sapere quali iniziative urgenti di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere per fronteggiare efficacemente l'emergenza e arginare, così, i gravi rischi connessi al diffondersi delle organizzazioni criminali nigeriane. Atto n. 3-00158 SICLARI Al Ministro della salute Premesso che: la notizia diramata dal "Corriere della Calabria" e ripresa da tutti gli organi di stampa locali e nazionali ha dato conto di come al grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria manchino i gessi ed i pazienti vengano medicati con pezzi di cartone, nonostante si tratti di un DEA (dipartimento d'emergenza e accettazione di secondo livello); a giudizio dell'interrogante non si tratta di un caso isolato di malasanità, anzi il personale medico e paramedico fa del suo meglio, quanto piuttosto di una situazione imbarazzante e inverosimile, considerati i numerosi disservizi che da tempo si registrano nel nosocomio; il reparto ortopedia dell'ospedale, così come molte altre unità operative, è diventato il principale punto di riferimento della provincia, a causa dello smantellamento del reparto dell'ospedale di Melito di Porto Salvo, dell'operatività a singhiozzo di quello di Locri e dell'esiguità dei posti letto disponibili a Polistena; il giorno successivo all'inquietante notizia, l'interrogante ha chiesto, durante l'Ufficio di Presidenza della 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) svoltosi alle ore 8.30, di convocare il commissario Scura ed il direttore generale dell'ospedale dottor Benedetto per riferire della situazione e la richiesta è stata accolta dal Presidente che li ha convocati in audizione; tutti le strutture pubbliche calabresi, purtroppo, sono carenti sotto tutti i punti di vista e si reggono solo grazie all'abnegazione del personale medico e paramedico che, pur in strutture il più delle volte fatiscenti e dotate di mezzi estremamente ridotti, riesce a garantire l'assistenza sanitaria; un caso identico a quello verificatosi nell'ospedale reggino era accaduto all'ospedale di Soveria Mannelli (Catanzaro); tutte le strutture sanitarie pubbliche calabresi sono al collasso e la politica di tagli operata dalla gestione commissariale ha determinato la chiusura di decine di reparti (da ultimo il reparto di ortopedia chiuso a Soverato), la scarsa funzionalità di molti presidi ospedalieri (solo in provincia di Reggio Calabria si pensi alla situazione degli ospedali di Locri, Polistena, Scilla e Melito di Porto Salvo scarsamente operativi o molto al di sotto delle potenzialità di ricettività); la situazione costituisce, a parere dell'interrogante, una palese violazione del diritto alla tutela della salute sancito dalla Carta costituzionale; infatti la Calabria, assieme alla Campania, anche a seguito del monitoraggio per l'anno 2016, risulta essere una Regione "inadempiente" nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA), cioè di quei servizi e prestazioni che devono essere garantiti in modo uniforme, sull'intero territorio nazionale, e elencati proprio per evitare che il federalismo sanitario porti a diritti per i cittadini diversi a seconda della Regione. Il punteggio minimo previsto è 160 e la Calabria ha raggiunto solo i 144 punti. Ad aggravare la situazione concorre il declassamento della Regione Calabria rispetto all'anno precedente di ben 3 punti nel confronto con la Sicilia, il Molise e la Puglia che nel 2015 erano considerate Regioni "inadempienti" e nel 2016 sono tutte diventate "adempienti" con punteggi pari rispettivamente a 163, 164, 169. È quanto emerge dai dati provvisori del monitoraggio LEA 2016 del Ministero della salute, contenuti nel rapporto di coordinamento di finanza pubblica 2018 della Corte dei conti;