[pronunce]

La ricorrente evidenzia che il rinvio alla procedura prevista dall'art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239 del 2004 implica che l'intesa tra Stato e Regione sull'autorizzazione prevista dall'art. 57, comma 2, del d.l. n. 5 del 2012 sia "debole" e possa venire superata in forza della sola volontà statale. Ciò comporterebbe la lesione delle prerogative regionali, come questa Corte avrebbe già deciso a proposito dell'art. 49, comma 3, lettera b), del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122, con la sentenza n. 179 del 2012. 4.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato infondato. L'Avvocatura ribadisce che la norma impugnata risponde all'esigenza di superare lo stallo nella realizzazione di opere strategiche nel settore dell'energia determinato dall'inerzia delle amministrazioni regionali. La sentenza di questa Corte n. 239 del 2013 avrebbe già escluso l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239 del 2004. 5.- Con ricorso spedito per la notificazione il 27 febbraio 2015, ricevuto il successivo 5 marzo e depositato il 6 marzo 2015 (reg. ric. n. 39 del 2015) , anche la Regione Marche ha promosso questioni di legittimità costituzionale, tra le altre, dell'art. 1, comma 552, lettera b), della legge n. 190 del 2014, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost. La ricorrente rileva che il rinvio all'art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239 del 2004 riguarda tutti i casi in cui il dissenso della Regione non è motivato con riguardo ai profili di tutela dell'ambiente, del paesaggio e del territorio, del patrimonio storico-artistico, della salute e della pubblica incolumità, presi in considerazione dall'art. 14-quater della legge n. 241 del 1990. La sentenza n. 239 del 2013 di questa Corte avrebbe già chiarito che il meccanismo indicato dall'art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239 del 2004 è costituzionalmente legittimo solo nel caso in cui la Regione resta inerte nella trattativa finalizzata all'intesa e non quando sorge un dissenso sul suo contenuto. In questo caso il superamento dell'opposizione regionale mediante atto unilaterale dello Stato violerebbe, nella materia dell'energia, gli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost. La norma impugnata sarebbe perciò illegittima, nella parte in cui prevede l'applicazione della procedura di cui all'art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239 del 2004 «anche ad ipotesi in cui lo stallo decisionale dipenda da divergenze sostanziali tra le parti e non esclusivamente [d]a "condotte meramente passive delle amministrazioni regionali"». Qualora invece dovesse trovare applicazione l'art. 14-quater della legge n. 241 del 1990 la norma sarebbe illegittima per la previsione del superamento unilaterale del dissenso espresso dalla Regione per esigenze di tutela dell'ambiente, del paesaggio e del territorio, del patrimonio storico-artistico, della salute e della pubblica incolumità. 6.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato infondato. L'Avvocatura ribadisce quanto già osservato a proposito dei precedenti ricorsi, e pone in luce che l'art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239 del 2004 è relativo ai casi di inerzia della Regione. Per tale evenienza la sentenza di questa Corte n. 239 del 2013 ne avrebbe già affermato la compatibilità con le competenze regionali. In caso di dissenso espresso, invece, l'art. 14-quater della legge n. 241 del 1990, garantendo «un congruo lasso di tempo per la definizione dell'intesa (centottanta giorni complessivi) e, soltanto in ultima istanza,» l'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri, sarebbe pienamente conforme a Costituzione. 7.- Con ricorso spedito per la notificazione il 27 febbraio 2015, ricevuto il successivo 4 marzo e depositato il 6 marzo 2015 (reg. ric. n. 40 del 2015) , anche la Regione Puglia ha promosso questioni di legittimità costituzionale, tra le altre, dell'art. 1, comma 552, lettera b), della legge n. 190 del 2014, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost. Il ricorso contiene censure analoghe a quelle proposte dalla Regione Marche. 8.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato infondato. L'Avvocatura svolge considerazioni analoghe a quelle proposte in relazione al ricorso della Regione Marche. 9.- Nell'imminenza dell'udienza pubblica, la Regione Campania ha depositato una memoria, insistendo per l'accoglimento del ricorso. 10.- Anche la Regione Abruzzo ha depositato una memoria, con cui ha dato atto che l'art. 1, comma 241, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2016) ha modificato il comma 3-bis dell'art. 57 del d.l. n. 5 del 2012, introdotto dall'impugnato art. 1, comma 552, lettera b), della legge n. 190 del 2014. In particolare, è stato abrogato il rinvio all'art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239 del 2004, ovvero la sola parte della disposizione impugnata oggetto di censura da parte della ricorrente. La Regione conclude per la cessazione della materia del contendere con riguardo all'art. 1, comma 552, lettera a) (recte: lettera b), ed insiste per l'accoglimento della questione relativa all'art. 1, comma 552, lettera b) (recte: lettera a). 11.- Con analoghe memorie, anche le Regioni Marche e Puglia hanno dato atto dello ius superveniens, ipotizzando che esso comporti la cessazione della materia del contendere, senza però escludere che la norma impugnata possa avere avuto applicazione medio tempore, ciò che esigerebbe una «attenta verifica». Riguardo al rinvio all'art. 14-quater, comma 3, della legge n. 241 del 1990, le ricorrenti reputano che, nell'ambito della chiamata in sussidiarietà, tale disposizione non garantisca un adeguato coinvolgimento regionale.