[pronunce]

che il conflitto appare carente sotto il predetto profilo, non possedendo il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario di Milano, come egli stesso dichiara, «alcuna competenza funzionale» in ordine alla valutazione circa la natura ministeriale del reato; che, infatti, questa Corte ha già riconosciuto «che il ramo del Parlamento competente ai sensi dell'art. 96 Cost. possa esprimere una propria valutazione sulla natura del fatto contestato al ministro, purché essa si collochi all'interno della procedura per reato ministeriale attivata dall'autorità giudiziaria» (sentenze n. 88 e 87 del 2012; nello stesso senso, sentenza n. 29 del 2014); che, a fronte di una deliberazione parlamentare la quale, come nel caso di specie, attribuisca una qualificazione giuridica dei fatti ascritti al Ministro diversa da quella prospettata dal Collegio per i reati ministeriali, quest'ultimo può ben sollevare conflitto di attribuzione dinanzi a questa Corte; che, nondimeno, della diversa valutazione in ordine alla natura del fatto contestato al ministro la Camera competente deve dare comunicazione al Collegio per i reati ministeriali, in ossequio al principio costituzionale di leale collaborazione nonché in analogia con quanto previsto dall'art. 9, quarto comma, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1 (Modifiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione e della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, e norme in materia di procedimenti per i reati di cui all'articolo 96 della Costituzione) e dall'art. 4, comma 1, della legge 5 giugno 1989, n. 219 (Nuove norme in tema di reati ministeriali e di reati previsti dall'art. 90 della Costituzione); che, ad ogni modo, l'assenza di formale comunicazione della deliberazione parlamentare non osta alla proposizione del conflitto da parte del Tribunale dei Ministri competente; che, infatti, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato «si estende a comprendere ogni ipotesi in cui dall'illegittimo esercizio di un potere altrui consegua la menomazione di una sfera di attribuzioni costituzionalmente assegnate all'altro soggetto» (sentenza n. 110 del 1970); che, se un conflitto fra poteri può sorgere anche a fronte di un'omissione lesiva di attribuzioni altrui (ex plurimis, sentenza n. 241 del 2009 e sentenza n. 406 del 1989), a maggior ragione può essere sollevato quando un atto esista ancorché, come nella specie, non ne sia stata data formale comunicazione all'«organo competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere» che si assume menomato; che, alla luce di quanto rappresentato, il ricorrente, proprio perché è e si è riconosciuto privo di «competenza funzionale», non può che disporre, quindi, la trasmissione degli atti al Collegio per i reati ministeriali, costituito ex art. 7 della legge costituzionale n. 1 del 1989, da ritenersi necessaria, ai sensi del precedente art. 6, ogni qual volta «venga ravvisata, quantomeno sotto il profilo del dubbio, l'ipotizzabilità di un reato ministeriale [...] dal p.m. o, successivamente, dal g.i.p» (Cassazione penale, sezione terza, 6 agosto 1992, n. 2865); che, pertanto, il ricorso deve ritenersi inammissibile, restando assorbito l'esame di ogni altro profilo e requisito.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario di Milano nei confronti del Senato della Repubblica, con il ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 luglio 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 settembre 2016. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA