[pronunce]

Inoltre, poiché la disciplina della contrattazione collettiva del rapporto di pubblico impiego appartiene alla materia dell'ordinamento civile, la disposizione impugnata violerebbe altresì l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto invaderebbe la competenza esclusiva statale in quest'ultima materia, posto che solo la legge dello Stato potrebbe mutare o integrare le decisioni assunte in sede collettiva in materia di aspettativa. 1.6.- Con riguardo all'art. 27, comma 6, lettera c), della legge della Provincia autonoma di Trento n. 18 del 2011, la Presidenza del Consiglio dei ministri ha sottolineato che tale disposizione, tra l'altro, assoggetta la dirigenza del servizio sanitario provinciale al cosiddetto spoils system, stabilendo che la durata massima degli incarichi non può essere superiore a quella del direttore generale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. La disposizione impugnata, ad avviso del ricorrente, violerebbe l'art. 8, numero 1), del d.P.R. n. 670 del 1972, in quanto contrasterebbe con i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica, che la legislazione provinciale in materia di personale deve rispettare, per effetto del rinvio all'art. 4 del medesimo statuto, e in particolare con gli artt. 14 e 19, comma 1-ter del decreto legislativo n. 165 del 2001, che individuano i casi di revoca degli incarichi dirigenziali e limitano il meccanismo dello spoils system ai soli uffici di diretta collaborazione con il vertice dell'ente. Ad avviso del ricorrente, inoltre, la disposizione impugnata violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto invaderebbe la competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile, posto che solo la legge dello Stato potrebbe mutare o integrare la materia della cessazione del rapporto di pubblico impiego. 1.7.- Relativamente all'art. 51, comma 4, della legge prov. Trento n. 18 del 2011, l'Avvocatura generale dello Stato ha fatto presente che tale disposizione introduce una nuova causa di esclusione obbligatoria delle imprese partecipanti alle gare pubbliche provinciali, nel caso in cui venga offerto un prezzo nel quale la percentuale di incidenza del costo del personale sia inferiore a quella minima indicata nel bando. Inoltre, per le sole gare di importo inferiore alla soglia comunitaria, prevede l'obbligo di sottoporre a verifica di anomalia le offerte nelle quali il costo del personale sia inferiore a quello indicato nel progetto posto a base di gara. Ad avviso del ricorrente, la disposizione, nella parte in cui introduce una nuova clausola di esclusione obbligatoria, violerebbe anzitutto l'art. 8, numero 17), del d.P.R. n. 670 del 1972, in quanto contrasterebbe con i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e con il diritto comunitario, che la legislazione provinciale in materia di lavori pubblici deve rispettare, e in particolare il «principio di concorrenza», per come desumibile dal codice dei contratti pubblici, adottato con il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE). In ossequio al «principio di concorrenza», enunciato, assieme a quello di economicità e ad altri, dall'art. 2 del d.lgs. n. 163 del 2006, l'enumerazione delle clausole di esclusione da parte del legislatore statale costituirebbe un numero chiuso non suscettibile di ampliamento, neppure da parte delle Regioni speciali e delle Province autonome, benché gli artt. 2 e 4 del d.lgs. n. 163 del 2006 lascino aperte alcune possibilità di deroga, in nome, tra l'altro, di «esigenze sociali». La disposizione impugnata violerebbe altresì l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., in quanto invaderebbe la competenza esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza, che ai sensi della giurisprudenza costituzionale costituisce una tipica «materia trasversale». Soltanto la legge dello Stato, perciò, potrebbe introdurre ulteriori cause di esclusione obbligatoria - che limitano l'efficienza concorrenziale del sistema, in quanto si traducono in limitazioni immediate delle possibilità di partecipazione delle imprese alle gare pubbliche - e nuove ipotesi di anomalia, al di là di quelle individuate nell'art. 86 del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006. In quest'ultimo caso, infatti, il legislatore provinciale introdurrebbe una restrizione della discrezionalità tecnica delle stazioni appaltanti, che si tradurrebbe in una violazione del principio di economicità e del principio di concorrenza. Infine, la disposizione impugnata, in entrambe le sue previsioni, contrasterebbe con l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto invaderebbe la competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile, posto che limiterebbe la libertà contrattuale delle imprese partecipanti di presentare le proprie offerte, le quali hanno, dal punto di vista privatistico, natura di proposta contrattuale. Ad avviso del ricorrente, i vizi suddetti si trasmetterebbero all'art. 51, commi 9 e 18, dal momento che ambedue i commi rinviano al comma 4 del medesimo articolo o, per meglio dire, all'art. 30, comma 5-bis, della legge della Provincia autonoma di Trento 10 settembre 1993, n. 26 (Legge provinciale sui lavori pubblici), come sostituito dall'impugnato comma 4. 1.8.- Relativamente all'art. 51, comma 12, della legge prov. Trento n. 18 del 2011, sempre in materia di contratti pubblici, il ricorrente ha evidenziato che esso, tra l'altro, subordina l'aggiornamento dei prezzi di progetto al superamento di una percentuale di aumento del 2,5 per cento dei medesimi prezzi, quali risultanti dagli elenchi ufficiali, che sia intervenuto tra la data della delibera di contrarre e quella di indizione dell'appalto. Ad avviso del ricorrente tale previsione violerebbe l'art. 8, numero 17), del d.P.R. n. 670 del 1972, in quanto contrasterebbe con i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica, che la legislazione provinciale in materia di lavori pubblici deve rispettare. In particolare, viene in rilievo il «principio di adeguamento continuo» dei prezzi posti a base di gara, per come desumibile dall'art. 133, comma 8, del codice dei contratti pubblici, adottato con il decreto legislativo n. 163 del 2006. La suddetta disposizione contrasterebbe inoltre con l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto invaderebbe la competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile, posto che la norma impugnata limita l'autonomia negoziale relativamente all'offerta del prezzo della prestazione dedotta in appalto, impedendo alle imprese di tenere conto nelle proprie offerte degli incrementi di costo fino a quando questi non abbiano superato la percentuale del 2,5 per cento rispetto all'elenco vigente al momento della deliberazione di contrarre.