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Istituzione dell'Albo delle associazioni e della figura dell'operatore specializzato contro la violenza sessuale e di genere nonché disposizioni per l'assistenza delle vittime. Onorevoli Senatori . – Il caso Talpis contro Italia - in cui, con sentenza del 2 marzo 2017 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ritenuto lo Stato italiano responsabile per non aver preso i provvedimenti idonei a far cessare la violenza perpetrata dal marito contro la donna vittima di discriminazione e trattamenti disumani e degradanti nonché per i danni psicologici ai figli che vi avevano assistito - e il ripetersi incessante di violenze e, spesso, di omicidi nei confronti delle donne impongono un ripensamento attento della legislazione vigente che, evidentemente, si appalesa inadeguata a tutelare le vittime, in un contesto in cui il fenomeno del femminicidio ormai, purtroppo, non costituisce un fenomeno isolato. A ciò si aggiunga che l'emergenza da COVID-19 ha aggravato un problema già fortemente presente nel nostro Paese e che ora richiede interventi concreti e non differibili. La violenza sulle donne è il sintomo di una società in declino e il cosiddetto « lockdown » ha portato all'esasperazione situazioni già gravi. La crisi economica rischia di avere un effetto ulteriore sulla situazione delle donne che si trovano sottoposte a soprusi e in situazioni di estrema debolezza dal punto di vista sociale. In Italia, il reato di stalking (dall'inglese to stalk , letteralmente « fare la posta ») è entrato a far parte dell'ordinamento penale con l'articolo 7 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, che ha introdotto l'articolo 612- bis del codice penale, recante il reato di « atti persecutori », il quale punisce chiunque « con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita ». Anche se la casistica in astratto enucleabile mostra che spesso vi è un rapporto di natura affettiva, sentimentale o comunque qualificato che lega il soggetto agente alla vittima (ad esempio, fidanzati o ex mariti gelosi o anche stalker su « commissione », che commettono il reato al posto di un altro, eccetera), in base all'articolo 612- bis del codice penale lo stalking è un reato comune che può essere commesso da chiunque, anche da chi, dunque, non abbia alcun legame di sorta con la vittima, senza presupporre l'esistenza di interrelazioni soggettive specifiche (Corte di cassazione, VI sezione penale, sentenza n. 24575 del 20 giugno 2012). Ciò costituisce, peraltro, il discrimine con il più grave reato di maltrattamenti in famiglia (a meno che non intervenga la cosiddetta « clausola di sussidiarietà » prevista dall'articolo 612- bis , primo comma, del codice penale « Salvo che il fatto costituisca più grave reato », che renderebbe applicabile il reato di cui all'articolo 572 dello stesso codice), un reato proprio che può essere commesso soltanto da chi ricopra un ruolo nel contesto familiare (coniuge, genitore, figlio eccetera) o una posizione di autorità o di peculiare affidamento nelle aggregazioni comunitarie assimilate alla famiglia dal citato articolo 572 (ad esempio, organismi di educazione, istruzione, cura eccetera) (Corte di cassazione, citata sentenza n. 24575 del 2012). Ai sensi dell'articolo 612- bis , primo comma, del codice penale (come modificato dall'articolo 1- bis , comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2013, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 94, che ha elevato il massimo edittale), il reato è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi, salvo che il fatto non costituisca più grave reato. Al secondo e al terzo comma dell'articolo 612- bis sono previste due circostanze aggravanti. Al secondo comma, il legislatore, con il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119 (cosiddetto « decreto sul femminicidio »), ha esteso l'aggravante, prima circoscritta alle condotte moleste realizzate al di fuori del contesto familiare, agli atti persecutori commessi dal coniuge in costanza di matrimonio o anche separato e divorziato, ovvero da persona attualmente o in passato legata da relazione affettiva alla vittima o, ancora, agli atti persecutori commessi attraverso strumenti informatici e telematici. L'incremento della pena arriva fino alla metà se il reato di atti persecutori è stato commesso a danno dei soggetti più deboli (ovvero minori di età, donne in stato di gravidanza o persone con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104) o, ancora, se i fatti sono commessi con l'uso di armi o da persona travisata, in ragione della particolare pericolosità delle modalità per l'incolumità della vittima e della loro idoneità ad accrescere l'effetto intimidatorio delle condotte sulla stessa. Attualmente, con riferimento al regime di procedibilità, il delitto di regola è punito a querela della persona offesa. Il termine per proporre querela è di sei mesi (corrispondente a quello più elevato previsto per i reati di violenza sessuale) e inizia a decorrere « dalla consumazione del reato, che coincide con l'evento di danno consistente nella alterazione delle proprie abitudini di vita o in un perdurante stato di ansia o di paura, ovvero con l'evento di pericolo consistente nel fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto » (Corte di cassazione, V sezione penale, sentenza n. 17082 del 23 aprile 2015). La remissione può essere soltanto processuale. In ogni caso, la querela è irrevocabile se il fatto è commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui al secondo comma dell'articolo 612 del codice penale (ovvero minacce gravi commesse con armi o scritti anonimi, in modo simbolico, da persone travisate o da più persone riunite eccetera). Il reato diventa procedibile d'ufficio nelle ipotesi delle aggravanti di cui al terzo comma dell'articolo 612- bis , in particolare quando è commesso nei confronti di un minore o di persona con disabilità ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con un altro delitto per il quale si procede d'ufficio. È opportuno precisare che la condotta penalmente rilevante è costituita dalla reiterazione delle minacce o delle molestie poste in essere dallo stalker . A tale proposito, la legge ha voluto tutelare proprio l'incolumità individuale nell'ipotesi in cui le minacce mettano in pericolo l'integrità psicofisica del soggetto offeso.