[pronunce]

Con riguardo all'ammissibilità, la difesa regionale osserva che la motivazione prospettata dalla difesa dello Stato si riferisce solo al primo motivo del ricorso - l'inesistenza del potere della Corte dei conti di sottoporre a giudizio preventivo di legittimità -, ma non agli altri due, ovvero all'omessa parificazione e all'assenza di contraddittorio. 4.2.- Nel merito, la Regione riafferma che la Corte dei conti, adottando una deliberazione di parificazione parziale, ha manifestato la pretesa di esercitare sui regolamenti regionali un potere che non le spetta; che la Corte dei conti ha parzialmente omesso di esercitare la propria giurisdizione; che vi è stata una totale assenza di contraddittorio.1.- La Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, con ricorso depositato il 6 settembre 2011 (reg. confl. enti n. 10 del 2011), ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, affinché sia dichiarato che non spettava allo Stato, e per esso alla Corte dei conti, sezioni riunite, «adottare la decisione n. 36/CONTR/2011 del 30 giugno 2011, che ha dichiarato regolare il rendiconto generale della Regione Trentino-Alto Adige per l'esercizio finanziario 2010, ad esclusione dei capitoli di spesa relativi all'esecuzione dei regolamenti emanati con decreti del Presidente della Regione nel periodo 2006/2009 e non inviati al controllo preventivo di legittimità, così manifestando la pretesa dello Stato di sottoporre a controllo preventivo di legittimità i regolamenti regionali, ed omettendo - ed in assenza di contraddittorio con la Regione - di svolgere la verifica di propria competenza. La ricorrente ha conseguentemente richiesto di annullare la predetta decisione, nella parte in cui esclude i capitoli di spesa relativi all'esecuzione dei regolamenti emanati con decreti del Presidente della Regione nel periodo 2006/2009 e non inviati al controllo preventivo di legittimità». 2.- Il ricorso è inammissibile sotto tutti e tre i profili di censura prospettati dalla Regione autonoma. 2.1.- La ricorrente, innanzitutto, sostiene che la Corte dei conti, con la decisione n. 36/CONTR/2011 del 30 giugno 2011, avrebbe illegittimamente rivendicato il potere di esercitare il controllo di legittimità preventiva sugli atti della Regione. La Corte dei conti, però, aveva già rivendicato a sé tale potere con precedenti atti, tra cui la nota dell'11 maggio 2011, prot. 0000670, e la lettera del 24 giugno 2011, prot. 0000754. Con la prima, essa ha richiesto la trasmissione di due regolamenti della Regione autonoma emanati con decreti del Presidente della Regione n. 2/L e n. 3/L del 12 aprile 2011, in modo da poter esercitare il controllo preventivo di legittimità; con la seconda, ha comunicato alla Regione di aver convocato l'adunanza della sezione di controllo per deliberare sulla opposizione dell'ente regionale all'invio dei due regolamenti per il controllo preventivo di legittimità. La decisione con cui la Corte dei conti ha escluso dalla dichiarazione di regolarità i capitoli di spesa relativi all'esecuzione per l'anno 2010 dei decreti del presidente della Regione non inviati al controllo preventivo di legittimità consegue alla nota dell'11 maggio - non a caso richiamata dalla Relazione sul rendiconto generale che accompagna la decisione impugnata n. 36/CONTR/2011 - e alla lettera del 24 giugno 2011, entrambe non impugnate dalla Regione. Con il ricorso relativo alla decisione n. 36/CONTR/2011 del 30 giugno 2011, la Regione censura in realtà i precedenti atti con cui la Corte dei conti ha rivendicato il potere di esercitare il controllo preventivo di legittimità e tenta così «in modo surrettizio, di contestare giudizialmente l'atto [...] per il quale è già inutilmente spirato il termine» entro cui il ricorso doveva essere presentato (sentenza n. 369 del 2010). Il ricorso, depositato il 6 settembre 2011, è dunque inammissibile perché proposto oltre il termine decadenziale di sessanta giorni di cui all'art. 39, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 - che decorre dalla notificazione o pubblicazione ovvero dall'avvenuta conoscenza dell'atto con il quale è stata manifestata la volontà di ledere l'altrui competenza (sentenza n. 84 del 1976) - e il conflitto con esso sollevato difetta «degli essenziali requisiti dell'originarietà e dell'attualità» in quanto si riferisce a un atto - la decisione n. 36/CONTR/2011 del 30 giugno 2011 - che conferma e attua il contenuto di precedenti atti, non impugnati, con i quali era stata già rivendicata la competenza contestata (sentenza n. 206 del 1975). 2.2.- La Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, inoltre, sostiene che la parziale parificazione del rendiconto da parte della Corte dei conti si tradurrebbe in un atto concretamente lesivo per essa quale omesso esercizio di giurisdizione. In via preliminare, occorre osservare che la pronuncia avente per oggetto il rendiconto delle Regioni a statuto speciale «non si differenzia dal giudizio sul rendiconto generale dello Stato» (sentenza n. 121 del 1966). La funzione di tale decisione consiste, secondo quanto disposto dall'art. 39 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214 (Approvazione del testo unico delle leggi sulla Corte dei conti), nel verificare se le entrate riscosse e versate ed i resti da riscuotere e da versare risultanti dal rendiconto siano conformi ai dati esposti nei conti periodici e nei riassunti generali trasmessi alla Corte dei conti; se le spese ordinate e pagate durante l'esercizio concordino con le scritture tenute o controllate dalla Corte stessa; nonché nell'accertare i residui passivi in base alle dimostrazioni allegate agli atti di impegno e alle scritture. Alla decisione della Corte dei conti, fa séguito l'approvazione del rendiconto annuale da parte dell'organo legislativo, che non può «significare ingerenza nell'opera di riscontro giuridico espletata dalla Corte dei conti» e costituisce esercizio di «autonoma funzione politica» (sentenza n. 121 del 1966). Con riguardo al rendiconto, quindi, le sfere di competenza della Regione e della Corte dei conti si presentano distinte e non confliggenti. Né può dirsi che l'esercizio dell'attività di un organo di rilevanza costituzionale dotato di indipendenza possa essere suscettibile di invadere la sfera di attività della Regione, se - come nel caso - si accompagna a «osservazioni intorno al modo con cui l'amministrazione interessata si è conformata alle leggi e suggerisce le variazioni o le riforme che ritenga opportuno» (art. 10, comma 2, del d.P.R. n. 305 del 1988).