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Se il fatto è commesso su specie vegetali protette, la pena è ridotta da un terzo alla metà. 2 . Alla pena di cui al comma 1 soggiace altresì chiunque, a qualunque titolo, utilizzi esemplari appartenenti a specie protette di flora o fauna per la produzione o il confezionamento di oggetti, prodotti derivati anche destinati all'alimentazione, pelli, pellicce, capi di abbigliamento o articoli costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, da parti dei medesimi, esemplari di fauna sottoposti a procedimento tassidermico e di imbalsamazione, nonché chiunque importi, esporti, riesporti, trasporti, venda, offra in vendita, ceda, acquisti, utilizzi o detenga derivati da specie protette di flora e fauna. 3 . Ai fini dell'applicazione dei commi 1 e 2 della presente legge, per "specie protette" si intendono quelle elencate nell'allegato I della direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009; le specie, indicate come prioritarie, elencate nell'allegato II della direttiva 92/43/CE del Consiglio, del 21 maggio 1992; le specie elencate negli allegati A, B e C del regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio, del 9 dicembre 1996, nonché quelle elencate all'articolo 2, comma 1, lettere a) , b) e c) , della legge 11 febbraio 1992, n. 157. 4 . Qualora i fatti di cui ai commi 1 e 2 coinvolgano le specie elencate negli allegati B e C del citato regolamento (CE) n. 338/97 la multa prevista dal comma 1 è aumentata nel minimo a euro 20.000 e nel massimo a euro 200.000. 5. Se i fatti di cui ai commi 1 e 2 sono commessi per colpa, la pena prevista è diminuita da un terzo a due terzi. 6 . Qualora i fatti siano commessi al fine di produrre un profitto per sé o per altri, le pene di cui ai commi 1 e 2 sono aumentate da un terzo alla metà. 7 . Le pene di cui ai commi 1 e 2, diminuite della metà, si applicano altresì a chiunque metta a disposizione mezzi, strutture o beni per organizzare o facilitare le attività illecite di cui ai medesimi commi. 8 . Le pene previste dal comma 1 si applicano altresì a chiunque, mediante il rilascio o la liberazione nell'ambiente di animali ricoverati in strutture di allevamento, bioparchi o centri di ricerca, in violazione di disposizioni legislative, regolamentari od amministrative, cagioni una compromissione o un deterioramento durevoli della biodiversità. 9 . Nel caso di commissione delle attività illecite di cui al comma 1 è sempre ordinata la confisca degli animali. È altresì disposto il divieto temporaneo, da tre mesi a tre anni, della detenzione di tali esemplari e, in caso di sentenza di condanna o di applicazione della pena, a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, o del decreto penale di condanna, a norma dell'articolo 459 del codice di procedura penale, la sospensione, da tre mesi a tre anni, dell'attività di trasporto, di commercio o di allevamento degli esemplari medesimi. In caso di recidiva è disposto il divieto permanente di detenzione di esemplari e l'interdizione dall'esercizio delle predette attività; in caso di sentenza di condanna o di applicazione della pena a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale è disposta altresì la revoca della licenza di porto d'armi per uso di caccia. I costi per la custodia giudiziaria degli esemplari vivi in sequestro e per la confisca conseguente ai reati di cui al comma 1 sono posti a carico dell'autore del reato. 10 . Nel caso di violazione delle disposizioni di cui al comma 2 è sempre ordinata la confisca e la distruzione del materiale. È altresì disposto il divieto temporaneo, da tre mesi a tre anni, della detenzione degli esemplari nonché, in caso di sentenza di condanna o di applicazione della pena a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, la sospensione, da tre mesi a tre anni, dell'attività di trasporto, di commercio o di allevamento degli esemplari medesimi. In caso di recidiva è disposto il divieto permanente di detenzione degli esemplari e l'interdizione dall'esercizio delle citate attività. In caso di sentenza di condanna o di applicazione della della pena a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale è disposta altresì la revoca della licenza di porto d'armi per uso di caccia. I costi per la custodia giudiziaria, la confisca e la conseguente distruzione dei prodotti di cui al comma 2 sono a carico del destinatario dei provvedimenti di cui al presente comma. 11 . Le lettere a) , d) ed f) dell'articolo 1, comma 1, e le lettere a) , d) ed f) dell'articolo 2, comma 1, della legge 7 febbraio 1992, n. 150, sono abrogate». 2 (Traffico e commercio illeciti di esemplari o parti di essi di flora e fauna protette, nonché dei prodotti derivati) 1 Dopo l'articolo 25- undecies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è introdotto il seguente: «Art. 25- undecies.1. – (Traffico illecito di esemplari di flora e fauna). – 1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dall'articolo 452- sexies.1 del codice penale si applica all'ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote. 2 . Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per i delitti di cui al comma 1 del presente articolo si applicano all'ente le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, del presente decreto, per una durata non superiore a tre anni». 3 (Istituzione dei centri di recupero per la fauna selvatica) 1 Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa con il Ministro della salute e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, adotta un decreto volto a definire un elenco di requisiti e criteri obbligatori, uniformi su tutto il territorio nazionale, per l'istituzione di centri di recupero per la fauna selvatica. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano adeguano la propria normativa al citato decreto entro sessanta giorni dalla data della sua adozione. 2 Il decreto di cui al comma 1 si applica ai centri di recupero per animali selvatici, ai centri di recupero per animali selvatici esotici, ai centri di recupero per animali marini e ai santuari per il recupero degli animali domestici non a scopo di lucro, e prevede protocolli univoci per la gestione dei differenti gruppi di animali. 3 Il decreto di cui al comma 1 stabilisce: a i requisiti minimi standard relativi all'organizzazione, al funzionamento, alle risorse strumentali e umane relativi ai centri di cui al comma 1, nonché in merito ai livelli di competenza professionale necessari per operare nei medesimi; b il divieto di equiparazione dei suddetti centri alle attività aventi scopo di lucro;