[pronunce]

eventi fronteggiabili mediante interventi degli enti e delle amministrazioni competenti in via ordinaria [art. 2, comma 1, lettera a)]; eventi che comportano l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria [art. 2, comma 1, lettera b)] ; calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, richiedono mezzi e poteri straordinari [art. 2, comma 1, lettera c)]. L'art. 3 della legge n. 225 del 1992 individua poi le attività in cui si articolano gli interventi di protezione civile: quelle di previsione e prevenzione, che attengono ad un momento precedente rispetto al realizzarsi di situazioni di rischio, e quelle di soccorso e di superamento dell'emergenza. Con la successiva legislazione in materia di protezione civile [art. 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa), artt. 107 - 109 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 e decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343 (Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile e per migliorare le strutture logistiche nel settore della difesa civile), convertito, con modificazioni, nella legge 9 novembre 2001, n. 401] sono state delineate le competenze e le responsabilità dello Stato, delle Regioni e degli enti locali, in funzione della tutela delle collettività interessate. Per quanto riguarda le attività di previsione e prevenzione delle ipotesi di rischio, è da dire che esse sono state affidate alla competenza regionale, senza distinzione tra le diverse tipologie di eventi calamitosi [art. 108, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 112 del 1998]. Alle Province e ai Comuni è stata affidata l'attuazione dei programmi regionali. Le Regioni, nell'esercizio delle attività di previsione e prevenzione, in ossequio ai principi, desumibili dall'art. 4 della legge delega n. 59 del 1997, di sussidiarietà, cooperazione e adeguatezza, devono tenere conto degli indirizzi operativi predisposti dal Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero dal Ministro dell'interno da lui delegato, di intesa con le Regioni stesse e gli enti locali, nonché dell'attività consultiva e propositiva della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi e degli indirizzi e dei criteri generali formulati dal Dipartimento della protezione civile (art. 107 del d.lgs. n. 112 del 1998 e art. 5, commi 2, 3-bis, 4-ter e 5, del decreto-legge n. 343 del 2001, convertito nella legge n. 401 del 2001). Per quanto riguarda la disciplina relativa all'emergenza, è stata prevista una competenza dello Stato per i soli eventi di natura straordinaria di cui all'art. 2, comma 1, lettera c), della legge n. 225 del 1992. In effetti, lo Stato, d'intesa con le Regioni interessate, delibera e revoca lo stato di emergenza, emana le ordinanze per l'attuazione degli interventi di emergenza, predispone i piani di emergenza e la loro attuazione (art. 107 del d.lgs. n. 112 del 1998 e art. 5, comma 4-bis, del decreto-legge n. 343 del 2001, convertito nella legge n. 401 del 2001). Le citate ipotesi nelle quali è previsto l'intervento dello Stato riguardano il soccorso alle comunità colpite, solo qualora l'intensità degli eventi calamitosi sia tale da superare le capacità di risposta operativa di Regioni ed enti locali. D'altra parte va considerato che la gravità degli eventi calamitosi, nonché l'intrinseca difficoltà delle operazioni di soccorso e l'immediatezza con cui le stesse devono essere poste in atto può coinvolgere tutte le amministrazioni pubbliche. 3. - Delineato il quadro normativo di riferimento, possono ora considerarsi le singole questioni. In via preliminare, sono da respingere le eccezioni di inammissibilità avanzate dalla Regione Marche. Le censure formulate dall'Avvocatura generale dello Stato, infatti, non sono generiche, riguardando disposizioni di legge e casi ben individuati. Quanto al merito, è da dire che comune denominatore hanno le questioni sollevate in riferimento a talune disposizioni della legge della Regione Marche n. 32 del 2001, e cioè in relazione all'art. 3, comma 3 (riguardante l'avvalimento da parte della Regione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco), all'art. 4, comma 2, lettera d) (concernente la formulazione da parte della Regione di indirizzi per la predisposizione dei piani comunali, provinciali e speciali di previsione, prevenzione ed emergenza), e all'art. 12, comma 1, lettera e) (relativo all'affidamento alle Province della predisposizione dei servizi urgenti). In tutti questi casi, infatti, si contesta alla Regione di non avere sottolineato che si tratta di ipotesi che richiedono l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni, come prescrivono le norme interposte, di cui all'art. 108, comma 1, lettera a), numeri 2 e 3 del d.lgs. n. 112 del 1998, le quali richiamano l'art. 2, comma 1, lettera b), della legge n. 225 del 1992. Le questioni non sono fondate. Il ricorrente lamenta la violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione per il mancato richiamo da parte della legge regionale dei limiti contenuti nelle citate norme interposte di cui all'art. 108, comma 1, lettera a), numeri 2 e 3, del decreto legislativo n. 112 del 1998. Ma tale omissione di per sé non comporta alcuna violazione di norme costituzionali. Infatti il mancato richiamo dei limiti alla competenza regionale, contenuti nelle norme interposte, non implica un'automatica espansione delle competenze regionali, restando tali limiti vincolanti e dovendosi piuttosto valutare in concreto se essi non siano violati dal contenuto normativo delle disposizioni impugnate. 4. - Denominatore comune hanno anche le questioni relative agli artt. 4, comma 1, lettera a), e 5, comma 1, ultimo periodo, della legge regionale. L'art. 4, comma 1, lettera a), omette di indicare che le funzioni regionali per la previsione e la prevenzione delle varie ipotesi di rischio devono essere svolte “sulla base degli indirizzi nazionali”, così come previsto dalla norma interposta di cui all'art. 108, comma 1, lettera a), numero 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. L'art. 5, comma 1, in materia di piani regionali di previsione e prevenzione, a sua volta, non prevede che nella elaborazione di detti piani vengano rispettati gli indirizzi nazionali, in violazione della ricordata norma interposta di cui all'art. 108, comma 1, lettera a), numero 1, del d.lgs. n. 112 del 1998. Le questioni non sono fondate.