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La disciplina in questione viene analogamente estesa alle banche, alle imprese di investimento e alle succursali italiane degli istituti di moneta elettronica (IMEL) aventi sede nel Regno Unito che omettano di effettuare le notifiche necessarie a beneficiare del periodo transitorio di diciotto mesi sopra descritto. Gli intermediari che non presentino l'istanza per operare in via definitiva, dovranno procedere all'ordinata chiusura dei rapporti nei sei mesi successivi al termine entro cui avrebbero dovuto presentare l'istanza medesima. Si introduce un regime speciale per quanto concerne la gestione dei contratti derivati OTC in essere tra controparti italiane e imprese di investimento del Regno Unito che non intendano, o siano comunque impossibilitate, a richiedere un'autorizzazione ad operate in Italia o a costituire un intermediario italiano a cui cedere i rapporti instaurati nell'esercizio della propria attività. È necessario infatti fornire a tali imprese un quadro di continuità che consenta loro di effettuare il servicing dei contratti a tutto spettro fino al momento della cessazione delle attività in Italia. Come noto, relativamente al tema della contract continuity , nel mese di dicembre la Commissione europea ha approvato delle modifiche ai regolamenti delegati relativi all'obbligo di clearing e allo scambio di garanzie su base bilaterale per i derivati OTC, che sostanzialmente « incoraggiano » la sostituzione – attraverso il meccanismo della novation – delle controparti dei contratti derivati OTC del Regno Unito con controparti stabilite nell'Unione, prevedendo una finestra di dodici mesi a decorrere dalla data della Brexit nell'ambito della quale tali iniziative di « relocation » beneficiano di un trattamento speciale. Data tale finestra temporale, per garantire un allineamento, si ritiene di dover salvaguardare l'attività di gestione del ciclo di vita dei derivati OTC da parte delle imprese di investimento del Regno Unito che non notifichino la volontà di proseguire l'attività in Italia (o che, pur avendo notificato tale volontà, ritengano di non presentare istanza di autorizzazione), per il medesimo arco temporale massimo. Per quanto concerne l'operatività delle sedi di negoziazione italiane, lo schema di decreto consente ai gestori di un mercato regolamentato, di un sistema multilaterale di negoziazione o di un sistema organizzato di negoziazione di continuare ad estendere la propria attività nel Regno Unito per un periodo massimo di diciotto mesi dal momento del recesso, permettendo l'accesso agli operatori del Regno Unito che, alla data del recesso, risultano già membri o partecipanti della sede di negoziazione. La possibilità di beneficiare del periodo transitorio risulta comunque subordinata alla presentazione, entro la data del recesso, di un'istanza per l'estensione dell'operatività nel Regno Unito quale mercato extra -UE, ai sensi degli articoli 26, 29 o 70 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (TUF), di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. Viene inoltre riconosciuta ai gestori di sedi di negoziazione del Regno Unito la possibilità di continuare a svolgere la propria attività sul territorio della Repubblica nel periodo transitorio, consentendo l'accesso agli operatori ivi stabiliti che, alla data di recesso, risultano già membri o partecipanti della sede di negoziazione, a condizione che, entro la predetta data, venga presentata, ai sensi degli articoli 28, 29- ter o 70 del TUF, istanza per l'estensione dell'operatività nel territorio della Repubblica. Il decreto detta ulteriori disposizioni al fine di assicurare che per l'intera durata del periodo transitorio di diciotto mesi, o per il periodo necessario all'ordinata dismissione delle attività pari a sei mesi, i soggetti interessati mantengano l'adesione ai sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie con la clientela disciplinati dal testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (TUB), di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e dal TUF. Inoltre, a salvaguardia degli interessi dei clienti, viene previsto un meccanismo di adesione automatico ai sistemi di garanzia dei depositanti e di indennizzo degli investitori italiani per le banche e le imprese di investimento che continuino ad operare nel periodo transitorio. Il decreto prevede altresì specifiche disposizioni per il settore assicurativo in una prospettiva di tutela degli assicurati e aventi diritto a prestazioni assicurative, volte a consentire alle imprese assicurative del Regno Unito che, alla data di entrata in vigore del decreto-legge, siano già abilitate ad operare nel territorio della Repubblica in regime di stabilimento o libera prestazione di servizi, di proseguire tale attività, limitatamente alla sola gestione dei contratti e delle coperture in essere alla data di recesso del Regno Unito dalla Unione europea, per un periodo transitorio fino al diciottesimo mese successivo tale data. Con l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea tali imprese del Regno Unito prima operanti come imprese di Stato membro perderanno infatti tale qualifica e diventeranno imprese di Stato terzo, alle quali, ai sensi dell'articolo 29 del codice delle assicurazioni privave (CAP), di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, non è consentito l'esercizio dell'attività assicurativa nel territorio della Repubblica in regime di libera prestazione dei servizi. Tale previsione è coerente con il quadro normativo europeo di riferimento per il settore assicurativo che non contempla detta forma di operatività per le imprese di assicurazione. Dette imprese per continuare ad operare in Italia dovrebbero presentare istanza ed essere autorizzate all'esercizio dell'attività in regime di stabilimento, in conformità alla procedura di cui all'articolo 28 del CAP e alle relative disposizioni di attuazione. Tuttavia, in una prospettiva di garanzia della continuità dei servizi nei confronti degli assicurati e aventi diritto a prestazioni assicurative e al fine di prevenire ricadute sfavorevoli nei confronti di tali soggetti, dette imprese potranno procedere nel corso del periodo transitorio alla sola gestione dei contratti e delle coperture già in essere alla data di uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Le stesse imprese non potranno assumere nuovi affari, né procedere a rinnovare, anche tacitamente, i contratti, in assenza del soddisfacimento dei requisiti di accesso ed esercizio nel mercato italiano richiesti dalla normativa di settore a seguito del mutamento del quadro giuridico di riferimento con riguardo alla qualificazione dello Stato di origine. Le previsioni in argomento sono tese quindi a consentire alle imprese, nel periodo transitorio, di procedere a un'ordinata cessazione dell'attività e alla conseguente uscita dal business esistente alla data di recesso del Regno Unito dall'Unione europea. Con riguardo agli intermediari del Regno Unito operanti in Italia alla data di entrata in vigore del decreto-legge, è previsto, in coerenza con l'attuale framework nazionale primario per gli operatori di Stato terzo, che gli stessi cessino l'esercizio dell'attività di distribuzione nel territorio della Repubblica entro la data di recesso con conseguente cancellazione d'ufficio da parte dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) dall'elenco annesso al Registro unico.