[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel suo testo originario, introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c), numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 (Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione), introdotto, a sua volta, dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168, promosso con ordinanza del 4 marzo 2008 dal Tribunale di Trieste nel procedimento civile vertente tra M. R. e Ministero dell'Interno iscritta al n. 276 del registro ordinanze 2008 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 39, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 17 dicembre 2008 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che il Tribunale di Trieste ha sollevato – in riferimento agli articoli 3 e 42 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'articolo 213, comma 2-sexies, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel suo testo originario, introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c), numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 (Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione), a sua volta introdotto dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168; che il remittente precisa di censurare la norma «nella parte in cui disponeva la confisca in tutti i casi in cui il ciclomotore o motociclo fosse stato adoperato per commettere una delle violazioni amministrative di cui agli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171» del medesimo codice della strada; che, in punto di fatto, il giudice a quo premette di essere investito dell'appello proposto per la riforma della sentenza con cui il Giudice di pace di Trieste ha rigettato l'opposizione presentata – ai sensi dell'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale) – dal proprietario di un quadriciclo per l'annullamento del verbale con il quale, contestata all'appellante la violazione dell'art. 170, commi 2 e 6, del codice della strada (per avere il medesimo condotto un passeggero a bordo del veicolo di sua proprietà, sebbene lo stesso fosse «inidoneo al trasporto di due persone»), veniva comminata a suo carico, oltre alla sanzione pecuniaria, anche quella della confisca del mezzo, ai sensi, appunto, dell'art. 213, comma 2-sexies, del medesimo codice della strada; che il tribunale evidenzia come il testo originario di tale norma – anteriore, cioè, alle modifiche apportate dall'art. 2, comma 169, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), introdotto dall'art. 1, comma 1, della relativa legge di conversione, 24 novembre 2006, n. 286 (modifiche a seguito delle quali l'applicazione della confisca è ormai limitata alla sola ipotesi in cui ciclomotori o motocicli siano stati adoperati per commettere un reato) – risulti senz'altro applicabile, ratione temporis, alla fattispecie oggetto del giudizio principale; che, difatti, gli illeciti amministrativi – ai sensi dell'art. 1 della già citata legge n. 689 del 1981 (nell'interpretazione costatante che di tale norma ha proposto la giurisprudenza di legittimità) – sono soggetti al principio tempus regit actum, in ordine al quale la Corte costituzionale, rammenta il remittente, ha sempre escluso sussistere dubbi di costituzionalità, data l'assenza di un «vincolo per il legislatore nel senso dell'applicazione della legge più favorevole»; che, ciò premesso, il giudice a quo – nel sottolineare che l'appellante ha chiesto sollevarsi questione di legittimità costituzionale del testo originario dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada «per irragionevolezza e sproporzione della misura di sicurezza amministrativa di carattere patrimoniale della confisca obbligatoria del veicolo e per l'ingiustificata compressione del diritto di proprietà privata» – ha ritenuto necessario dare corso all'incidente di costituzionalità; che il remittente reputa la questione rilevante – dal momento che il giudizio principale non potrebbe essere definito indipendentemente dalla sua risoluzione, giacché nel caso di specie è necessario applicare la sanzione (confisca) «che era prevista dalla disciplina vigente al momento della commissione del fatto illecito» – e non manifestamente infondata; che sussiste, a suo dire, «certamente un fumus di irragionevolezza e sproporzione tra la condotta e la sanzione accessoria, anche alla luce dei successivi interventi del legislatore che è parso prendere atto delle incongruenze della norma»; che, d'altra parte, in senso contrario non potrebbe invocarsi la sentenza (n. 345 del 2007) con cui la Corte costituzionale ha escluso l'illegittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, giacché essa ha riguardato la disposizione de qua nella parte in cui stabilisce che è «sempre disposta la confisca del veicolo in tutti i casi in cui un ciclomotore o un motoveicolo sia stato adoperato per commettere un reato, sia che il reato sia stato commesso da un conducente maggiorenne, sia che sia stato commesso da un conducente minorenne»; che su tali basi, quindi, il remittente ha chiesto dichiararsi l'illegittimità costituzionale del testo originario dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada «nella parte in cui disponeva la confisca in tutti i casi in cui il ciclomotore o motociclo fosse stato adoperato per commettere una delle violazioni amministrative di cui agli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171» del medesimo codice; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sollevata sia dichiarata inammissibile o infondata;