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Disposizioni per la manutenzione degli alvei dei fiumi e dei torrenti. Onorevoli Senatori . – Sempre più di frequente il nostro Paese è interessato da gravi fenomeni alluvionali e di dissesto idrogeologico che richiedono l'attivazione urgente e inderogabile di misure di contrasto alla rottura degli equilibri naturali. Infatti il nostro territorio è ormai esposto a un susseguirsi di eventi calamitosi dovuti a eventi atmosferici eccezionali di particolare violenza, ma anche ad altri di minore intensità, che comunque provocano frane e allagamenti, devastano il nostro paesaggio, inghiottiscono strade e veicoli, causano morti e dispersi, creano danni alle infrastrutture viarie e ferroviarie, alle reti del gas ed elettriche, ai beni pubblici e privati, allagano case, cantine, negozi e aziende agricole. Le nostre imprese spesso non riescono a risollevarsi, nonostante gli sforzi, anche perché i fenomeni alluvionali si ripetono ormai quasi sistematicamente, soprattutto in determinate zone, e i contributi pubblici che vengono assegnati non sono mai sufficienti a fare fronte alle calamità naturali e a permettere il ritorno alle normali condizioni di vita della popolazione. Ne risente l'economia del Paese perché ad essere colpiti da fenomeni alluvionali sono appunto i territori di pianura e pedemontani più produttivi. Si ritiene ormai indispensabile affrontare queste situazioni con strategie politiche rivolte maggiormente alla prevenzione, alla cura del territorio, all'adozione di pratiche di vigilanza attiva e di manutenzione costante del suolo e soprattutto dei corsi d'acqua, che siano in grado di mantenere in uno stato di reale sicurezza le aree più sensibili dal punto di vista del rischio idrogeologico e di esondazione. Non possiamo continuare a dare la colpa esclusivamente a fenomeni estremi e ai cambiamenti climatici, quando la causa di tanti disastri sta, purtroppo, nella mancata pulizia degli alvei dei fiumi e dei torrenti, che provoca un innalzamento del livello dei corsi d'acqua. La cronica deposizione di sedimenti e di trasporto solido ne riduce infatti la sezione, che non riesce più a contenere il volume d'acqua del bacino scolante. Ci sono paesi rivieraschi ove il livello del fiume ha ormai raggiunto quello delle abitazioni, che vengono regolarmente inondate con le prime precipitazioni. Spesso il continuo innalzamento di argini diretti a proteggere gli abitati da situazioni emergenziali mette completamente in ombra interi quartieri. Una manutenzione costante e adeguata consentirebbe di prevenire molti di questi fenomeni, liberando i corsi d'acqua dai tronchi d'albero e dal materiale vegetale che ne impediscono il regolare deflusso, e garantendo una pulizia del fondale dei fiumi e dei torrenti dalla deposizione della sabbia e della ghiaia trascinate dalla corrente, per ripristinare la storica condizione dell'alveo e la sezione originale di deflusso. Purtroppo, attualmente, la pulizia dei fiumi e dei torrenti è bloccata da una legislazione obsoleta, carica di inopportune ideologie ambientaliste, e da una burocrazia insostenibile che mette in situazioni critiche i cittadini. Riteniamo che la situazione abbia raggiunto ormai un tale livello di gravità da rendere necessario intervenire con una norma di carattere straordinario. Con la legge 28 dicembre 2015, n. 221, recante disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali, cosiddetto « collegato ambientale » alla legge di stabilità 2014 (legge 27 dicembre 2013, n. 147), sono stati previsti una serie di programmi per la definizione del quadro conoscitivo del demanio idrico, ma mancano azioni concrete verso misure gestionali capaci di ripristinare la continuità idromorfologica longitudinale, laterale e verticale degli alvei dei fiumi e dei torrenti, ed evitare l'inondazione delle nostre pianure. Nella XVII legislatura il Governo ha elaborato un Piano per la riduzione del rischio idrogeologico, per un periodo di sette anni, dal 2014 al 2020, dal quale è stato fatto uno stralcio riguardante 127 interventi, di cui 33 immediatamente cantierabili, per una spesa di 1,3 miliardi di euro, di cui 1,1 dello Stato. Tuttavia tali interventi non riguardano la manutenzione della sezione fluviale, al di fuori di limitati interventi di manutenzione e sfalcio di tratti arginali. Con la legge di bilancio per il 2023 (legge 29 dicembre 2022, n. 197, bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025), il Governo è intervenuto in maniera decisa disponendo (articolo 1, commi 443-445) che « al fine di contenere i consumi energetici, di promuovere la produzione di energia dalla biomassa legnosa e l'autoconsumo nonché di prevenire il dissesto idrogeologico nelle aree interne » è consentito agli imprenditori agricoli « la raccolta di legname avulso e depositato naturalmente nell'alveo dei fiumi, dei torrenti, sulle sponde di laghi e fiumi e sulla battigia del mare » e istituisce a tale scopo un fondo presso il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, con una dotazione di 500.000 euro l'anno destinati al finanziamento di progetti relativi alle soprarichiamate attività; con il decreto del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste del 10 marzo 2023, sono state stabilite le condizioni, i criteri e le modalità di ripartizione delle risorse del fondo. Riteniamo che un intervento straordinario di estrema urgenza di pulizia e ristabilizzazione dell'assetto plano-altimetrico degli alvei e dei corridoi fluviali, come quello proposto dalla presente iniziativa parlamentare, che riprende un disegno di legge già presentato nella XVIII legislatura (atto Senato n. 216), potrà migliorare radicalmente la funzionalità idraulica dei corsi d'acqua e potrà così fronteggiare la situazione emergenziale di rischio di alluvioni che colpisce il nostro Paese. Pertanto, in aggiunta a quanto disposto dalla legge di bilancio 2023 in materia di raccolta di legname dagli alvei dei fiumi e dalle sponde dei laghi e dal decreto ministeriale del 10 marzo 2023, il presente disegno di legge prevede un periodo sperimentale di tre anni nel corso del quale il presidente della regione, in relazione alla presentazione di relative domande da parte dei soggetti pubblici o privati interessati, ivi inclusi i soggetti riconosciuti « agricoltori custodi » dell'ambiente e del territorio dalla recente legge 28 febbraio 2024, n. 24, può comportarsi come un commissario straordinario in situazione di emergenza e autorizzare in somma urgenza sia l'estrazione di tronchi d'albero e di materiale vegetale dal corso d'acqua, sia l'estrazione di ciottoli, ghiaia e sabbia dal letto dei fiumi e dei torrenti fino al ripristino del livello storico dell'alveo, sia la stabilizzazione dei versanti. Si tratta di interventi di ripristino della sezione originale di deflusso, con opere dirette a migliorare la funzionalità dell'alveo, compreso l'alveo in piena.