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L'incidenza è stata calcolata prendendo i positivi e rapportandoli al numero complessivo dei vaccinati e dei non vaccinati, senza tener conto del fatto che i non vaccinati... (Richiami del Presidente). Mi scusi, signor Presidente, mi lascerà un paio di minuti in più. PRESIDENTE. Glieli ho lasciati, senatore Crucioli, ne aveva sette e gliene ho dati nove. Lei è alla fine del suo nono minuto. CRUCIOLI (Misto-l'A.c'è-LPC) . È l'unica voce che si alzerà in dissenso, una delle poche, se mi lascia due minuti in più le sarò grato. Non è stato preso in esame il numero di tamponi e questo porta evidentemente a sovrastimare l'efficacia del vaccino nella capacità di interrompe la trasmissione, perché il numero maggiore nella platea dei non vaccinati deriva dal fatto che questi sono necessariamente più tamponati, perché il green pass scade ogni quarantotto ore e devono fare i tamponi. Il secondo errore enorme è che la stima effettuata ha preso in esame anche i periodi di aprile, maggio e giugno, quando non c'era la variante delta . Cosa ci interessa sapere la capacità di interrompere il contagio della precedente variante, quando oggi ce ne è una diversa, che l'Istituto superiore di sanità ha attestato esser maggiormente capace di bucare il vaccino? Bisognava prendere in esame solo luglio e agosto, che sono i mesi in cui la variante delta è diventata dominante. Il terzo errore macroscopico è che vengono conteggiati i casi positivi maturati nei quattordici giorni dopo la prima dose, come se fossero a carico della platea dei non vaccinati, quando è incerto il tempo necessario per poter produrre gli anticorpi ed è incerto il tempo di incubazione. Si sarebbero dovuti eliminare questi numeri per avere un dato pulito. Gli errori elencati sono idonei a sovrastimare significativamente l'attale capacità di impedire la trasmissione dei contagi e sono di evidenza tale da ingenerare il dubbio che l'elaborato risponda allo scopo politico di comprovare l'efficacia del vaccino piuttosto che valutare imparzialmente tale efficacia. Al Parlamento non è stato consentito di svolgere alcun approfondimento scientifico (ho detto cosa è successo in Commissione); se a questo aggiungiamo l'opaca gestione dei dati da parte del Governo, del Comitato tecnico-scientifico e dell'Istituto superiore di sanità, la propaganda mediatica martellante, la divulgazione scientifica... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . Senatore, la devo interrompere, mi dispiace, le ho concesso veramente qualche minuto in più. Può depositare il testo del suo intervento agli atti della seduta. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vorrei in premessa riassumere i miei pensieri in tre punti: il primo è che la scienza propone e la politica dispone. Noi siamo qui come politici, non come scienziati, quindi dobbiamo assumere i dati dalla scienza, ma la responsabilità è del politico (Applausi) . Il secondo punto: certamente è meglio educare che obbligare; a volte però i tempi dell'educazione, i tempi della formazione, i tempi della moral suasion possono essere così lunghi da costituire un pericolo per la situazione che si sta fronteggiando. In questo caso è assolutamente lecito obbligare, peraltro facendo riferimento al secondo comma dell'articolo 32 della Costituzione. Nel caso però dell'obbligo è importante tenere presente tre punti: che l'obbligo sia proporzionato al pericolo che in quel momento si sta correndo; che sia contenuto nel tempo e che quindi abbia la durata dell'urgenza ed emergenza che si sta affrontando, e che l'obbligo sia evidence based, vale a dire fondato su prove di evidenza scientifica. Tutto questo non toglie assolutamente importanza al fatto che questo è un Parlamento, non il congresso mondiale (che spero ci sia) che si occuperà dei vaccini e in cui si sentiranno le voci più importanti a livello scientifico e si discuteranno le interpretazioni. Tutti noi - e in quest'Aula ci sono molte persone che, prima di fare il parlamentare, nella loro vita precedente si erano occupate di medicina, di scienza e di ricerca - sappiamo come la ricerca sia una realtà viva e dinamica, che può entrare in contraddizione con se stessa, perché è proprio da tale contraddizione che scaturisce l'evoluzione della scienza. Sappiamo perfettamente come, a livello scientifico, le posizioni possono essere molto diverse: è il dibattito scientifico; è il pane dei nostri giorni. La passione per la ricerca, che in qualche modo accompagna e precede la passione per la politica, non si può sovrapporre o imporre a questa. Quello che voglio dire è che c'è un po' - se mi permettete di dirlo in questi termini - il neofita della scienza, che guarda alla scienza come se fosse una sorta di moderna religione. No, la scienza non è assiomatica, non ha verità assolute, ma solo verità in transito, nell'attesa che qualcuno elabori una teoria scientifica in grado di spiegare un numero maggiore di fatti con maggiore chiarezza, e quindi in questo senso permettendo un cambiamento. La scienza non può essere fotografata come se fosse un'istantanea per poi essere proposta in questo modo. Diciamo che quello che scandalizza l'uomo comune - mi ci metto anch'io per tutti gli ambiti di cui sono totalmente ignorante - e che sono le contraddizioni della ricchezza legata alla complessità sono esattamente ciò che appassiona chi ci sta dentro, che è continuamente alla ricerca della possibilità di fare un passo avanti. Sostituire la responsabilità politica con la responsabilità scientifica è un errore strutturale che non possiamo commettere. Qui, in quest'Assemblea, dobbiamo rivendicare il diritto e la responsabilità della decisione, che chiaramente maturano in un contesto di precauzione. Pertanto, nel dubbio la scelta andrà sempre volta a garantire le fasce più fragili e più deboli. Nell'attesa che maturi una conoscenza più articolata, più solida e più costruita, debbo preoccuparmi della maggioranza della popolazione e quindi prenderò una misura che risponde alle loro esigenze. In questo caso, la prudenza ci spinge tutti a favore del vaccino e a favore della documentata vaccinazione (perché altro non è il green pass , che dimostrare quello che abbiamo fatto), nel rispetto e nell'attenzione di tutti gli altri. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà. RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, in accordo con il mio Capogruppo oggi farò un intervento che non sarà strettamente inerente al decreto-legge in oggetto, ma ovviamente è collegato. Vorrei far riferimento a un'interrogazione che ho depositato più di un mese fa (quasi due, in realtà) come primo firmatario, insieme ad altri colleghi. La premessa che voglio fare, a scanso di ogni equivoco e di ogni polemica (che in questi giorni mi sembra siano un po' lo sport preferito da tutti), è la seguente. Sono un uomo vaccinato e con il ciclo vaccinale completo, quindi questa interrogazione è funzionale, dal mio punto di vista, a cercare di contribuire a non disperdere il grande impulso che il presidente Draghi e il generale Figliuolo hanno dato alla campagna vaccinale e al tentativo di tornare alla normalità del Paese.