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Così come, signor Ministro, vogliamo accogliere in maniera positiva alcune modifiche che sono state apportate alla Camera dei deputati, anche a dimostrazione che si poteva già fare in Senato, ma vogliamo concedere ulteriore tempo, nella speranza che il Governo possa mettere mano alle questioni che abbiamo segnalato durante le audizioni e nello svolgimento dell'attività politica di quest'anno. Lei tornerà, come già annunciato, ad essere audito nelle Commissioni ai primi di settembre e certamente noi torneremo alla carica con le battaglie che abbiamo sposato, nell'auspicio che per il futuro si possa smentire questo atteggiamento e approccio che a noi sembra approssimativo e sbagliato e sconfessare un certo atteggiamento di sufficienza verso il mondo della cultura che ci ricorda un po' con i fatti quella affermazione, a mio avviso assolutamente infelice, secondo la quale con la cultura non si mangia. Noi invece riteniamo che la cultura sia un'opera morale che ci aiuta a vivere. Pertanto annuncio il voto di astensione del Gruppo Fratelli d'Italia al disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 59 del 2019. (Applausi dal Gruppo FdI) . MALPEZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, siamo un po' sorpresi, perché ci era stato detto che il provvedimento in esame sarebbe uscito dal Senato bloccato e c'era stata messa una fretta incredibile, anche nell'organizzazione delle audizioni. Ci hanno fatto lavorare in maniera super-veloce e super-rapida, dicendo che non c'era tempo e che si trattava di un provvedimento dall'urgenza impressionante, eppure ci troviamo ora ad affrontare un suo terzo esame. Signor Presidente, ciò accade per l'incapacità della maggioranza. Sarei infatti ben contenta di essere qui, in Aula, ad affrontare un terzo esame originato da cambiamenti apportati dall'altro ramo del Parlamento per migliorare il provvedimento; invece i cambiamenti che qui oggi ci troviamo a dover ridiscutere nascono da errori della maggioranza e, soprattutto, su questioni che erano già state presentate e votate dalla maggioranza anche con l'appoggio delle opposizioni. La prima questione passa in maniera quasi silente, ma è invece importante. Abbiamo ascoltato in precedenza l'intervento della relatrice, senatrice Granato, che ricorda quanto i colleghi della maggioranza siano bravi nei confronti dei precari. Signor Presidente, lei sa però che la norma arrivata in prima lettura al Senato prevedeva che l'assunzione dei lavoratori del settore della cultura dovesse avvenire per il 50 per cento da concorso e per l'altro 50 per cento per dare stabilità a chi lavora da anni nel settore. In Commissione, però, grazie ad un emendamento della relatrice Granato, che all'epoca non era relatrice del provvedimento, appoggiato dalla relatrice di due settimane fa e da tutti noi, si era aumentata la quota destinata ai precari sino al 70 per cento. Conosciamo infatti la peculiarità dei lavoratori di questo settore e la conoscete anche voi, che all'interno del provvedimento avete chiesto la deroga rispetto al decreto dignità per tali lavoratori, spostando il limite temporale da ventiquattro a trentasei mesi. Lo avete fatto voi ed eravamo tutti d'accordo (e voglio a tal proposito ribadire l'intervento del senatore Verducci, per segnalare con quale modalità di lavoro abbiamo lavorato all'interno della Commissione); il provvedimento però arriva alla Camera dei deputati e ritorna indietro, corretto, come nel testo originale, ovvero con una proporzione di 50-50. Quindi per i precari non si fa neppure uno sforzo in più. (Applausi dal Gruppo PD) . Di cosa stiamo parlando allora? Vi dobbiamo pure fare gli applausi, colleghi? Dobbiamo sentirci dire, in continuazione, che siamo quelli che hanno lasciato i lavoratori nella precarietà. No, siamo quelli che hanno messo a sistema, tanto che voi ribadite il sistema: se quel sistema non vi fosse piaciuto, lo avreste dovuto smontare. Dove lo avete cambiato? Dove avete impostato nuovamente la questione delle fondazioni lirico-sinfoniche? Dove lo avete modificato mettendoci soldi? Parliamo di conti: noi ci abbiamo messo 160 milioni di euro. Relatrice Granato, quanto ci avete messo voi nel provvedimento in esame? Zero, signor Presidente! Zero! (Applausi dal Gruppo PD) . Ritengo che chi governa abbia il potere di modificare tutte le scelte fatte da chi ha governato in precedenza e abbia il dovere di migliorare tutto quello che chi ha governato in precedenza ha fatto, ma abbia il coraggio di farlo, perché qui manca perfino il coraggio. Ci troviamo di fronte ad un decreto-legge che non ha assolutamente aggiunto nulla, ma ha assestato. Il motivo per cui ci asterremo - come abbiamo fatto nella prima lettura del Senato, nel passaggio alla Camera dei deputati e come fare nuovamente in questa sede - è dovuto al fatto che, chiaramente, siamo d'accordo su norme che cercano di assestare ulteriormente e di mettere in linea il sistema, ma non c'è una proposta di visione per il futuro. Anzi, addirittura viene tutto demandato, sulla base di verifiche triennali, persino laddove avete pensato di poter inserire, magari in futuro, qualche risorsa in più. Viene tutto demandato. In un anno di Governo non avete voluto neppure assumervi la responsabilità di fare una scelta che fosse una nel campo della cultura. Anzi no, una l'avete fatta: avete deciso che il bonus diciottenni dovesse essere ridotto, anche se il termine «riduzione» non vi piace e continuate a negarlo. Preferite dire che non è vero che avete tagliato sulla cultura: avete «accantonato» le risorse. Non le usate più per quegli interventi, ma non le avete destinate ad altre voci, bensì le avete messe da parte. Ma i soldi alla cultura servono oggi! Anzi, servivano ieri! Sarebbe stato sufficiente che voi aveste previsto la quantità di investimento che avevamo stanziato noi. Io mi chiedo perché non riesco a sentire il ministro Bonisoli chiedere a gran voce al ministro Tria di dare i soldi per questo settore. (Applausi dal Gruppo PD) . Perché poi ci facciamo tutti belli, con la bocca larga, dicendo che l'Italia ha il più grande patrimonio, che le fondazioni lirico-sinfoniche sono quelle che diffondono la lingua italiana nel mondo e che noi dobbiamo tutelarle e dobbiamo esserne fieri. Ma oltre a esserne fieri, metteteci i soldi! Questo serve, infatti. Fate gli investimenti, signor Ministro. Fate gli investimenti! Invece, zero. Non solo: ci ritroviamo qui in sede di terzo esame per una modifica che, oltretutto, lo ripeto, a noi sembrava giusta nella versione in cui l'avevamo votata qui al Senato. Anche perché, all'interno del decreto Bonisoli, che non mi sento neanche più, a questo punto, di chiamare «decreto cultura», è stata inserita - guarda caso - per la terza volta una previsione rispetto alla proroga della normativa antincendio nelle scuole. Signor Ministro, cosa c'entra? Cosa c'entra? L'avevate inserita nel primo milleproroghe e anche nel secondo milleproroghe.